testa1.jpg (24414 byte)

testa2.jpg (15476 byte)

Il Sindacato di Base e Indipendente

data di creazione
02/02/10

rassegna_logopicc_news_01.gif (3953 byte)

a

rassegna_logolungo_lenews.jpg (27081 byte)
dicono di noi - le notizie
dal 21 al 31 gennaio 2010


31 gennaio 2010 - Julie news

Sciopero nazionale degli LSU

Prorogati i pagamenti dall’Inps fino a febbraio ma restano da firmare le convenzioni tra Ministero e Regioni per i finanziamenti del 2010 !!! Addirittura nei giorni scorsi, si è deciso con un botta e risposta stravolgente (note Ministero del Lavoro del 22.12.09 e risposta Inpdap del 23.12.09), di richiedere agli enti la restituzione dell’incentivo statale alle assunzioni !!! Mentre i lavoratori fanno i conti solo con la condizione di precarietà e non hanno nell’immediato prospettive di superare lo svantaggio economico e sociale, il dibattito politico si arena sulle discussioni interne alle coalizioni … per restare sulle poltrone. In questi anni, nessuna Regione, si è davvero fatta carico della stabilizzazione dei lavoratori se non mettendo in campo incentivi per gli enti locali, derivanti da trasferimenti statali, per assunzioni part-time, per bassi profili, ma senza assunzioni dirette a creare occupazione nei settori e negli enti di competenza regionale. Di fronte alla ripresa di coscienza della propria precarietà e delle lotte che i precari hanno fatto scegliendo di battersi per l’assunzione invece delle proroghe-contentino ricattatorie, dobbiamo registrare il disimpegno delle Regioni e la totale ostilità del Governo. Niente possiamo aspettarci dal Governo Berlusconi, che vuole incrementare i lavori socialmente utili, gratuitamente, con l’utilizzo dei carcerati. Tutto dipenderà soprattutto dalle azioni di lotta che sapremo mettere in campo, con il Governo e con le Regioni. Non vogliamo più assistere allo stillicidio delle promesse pre-elettorali, degli annunci d’assunzione, che in passato e da 15 anni hanno significato solo rinvio della stabilizzazione di migliaia di lsu/lpu e il rigetto continuo di proposte per la contrattualizzazione e il riconoscimento d’ufficio dei contributi per la pensione. La verità è una sola: i lavoratori precari storici lsu/lpu non sono nell’agenda politica dei governi. RdB denuncia l’oscenità che viene consumata sulle vite dei lavoratori e lavoratrici lsu/lpu e non risparmia critiche a chi governa per aver trascurato o ignorato l’opportunità di sanare il lavoro nero dentro le pubbliche amministrazioni. Pertanto, rimettendo al centro le nostre rivendicazioni, le prossime elezioni regionali diventeranno occasione di lotta e di riscatto e non il solito ritornello delle promesse. Il primo appuntamento per il 2010 è lo sciopero nazionale con manifestazioni regionali del 5 febbraio.


31 gennaio 2010 - Il Gazzettino

«Quota stranieri, in classe si creano alunni di serie B»

VICENZA - Il nuovo Piano scolastico territoriale porterà alla spaccatura formativa e ci saranno studenti di serie A e studenti di serie B. È la grave denuncia lanciata dal segretario vicentino dell’Rdb-Cub Germano Raniero all’indomani della presentazione del Piano scolastico territoriale da parte dell’assessore all’Istruzione Alessandra Moretti. «L’autonomia voluta dal ministro Gelmini – spiega Germano Raniero – non ha certo raggiunto l'obbiettivo di dare pari opportunità a tutti gli studenti, di dare la stessa offerta formativa. Sempre più esiste una divisione di classe. E la strada intrapresa dal Comune di Vicenza è interessante, ma come tutte le strade per l'inferno è lastricata delle migliori intenzioni». È evidente la questione del forte numero di stranieri, che implica una corretta gestione. «Sappiamo che la situazione attuale porta al rischio di scuole ghetto – prosegue Germano Raniero - e sappiamo che per ragioni di lavoro qualcuno da altre zone iscrive i figli in scuole diverse da quelle del circolo di residenza. Per gli studenti stranieri vanno tenute presenti le loro difficoltà, il fatto che tendono a fare comunità, così come avviene tra gli italiani. Bisogna evitare che ci troviamo di fronte a situazioni in cui italiani ed immigrati si sentano discriminati». E sulla percentuale di stranieri da inserire in ogni classe l’Rdb-Cub aggiunge: «La percentuale prevista dal Comune deve essere flessibile e rispondere ai bisogni reali, infischiandosene della direttiva Gelmini. E per rispondere razionalmente ed efficacemente ai bisogni di studenti e famiglie è opportuno istituire un tavolo permanente di lavoro».

Treviso. «Ventiquattro ore senza di noi»...

Treviso - «Ventiquattro ore senza di noi». Dove quel "noi" sono gli stranieri pronti ad "astenersi dalla società" il prossimo primo marzo. A scioperare, insomma. Per far sentire il peso della loro assenza in una comunità che li vorrebbe lavoratori dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio. E poi, fantasmi che non disturbano. L’idea arriva dalla Francia. Ma si è sparsa subito in tutta Italia. Anche a Treviso, accolta da un gruppo di immigrati (ma anche di italiani), supportati dall’associazione Adl-Invisibili. Non sarà uno sciopero classico, però. O, per lo meno, non solo. Nessuna connotazione politica, innanzitutto. Solo un colore, il giallo, per unire gli intenti sotto un’unica bandiera. E poi tante idee da far correre, ancora una volta, sulle pagine di Facebook.
«Dobbiamo iniziare a fare qualcosa oggi. Sennò domani sarà peggio, anche per i nostri figli», ha commentato Joseph Oscar Yene, referente della manifestazione. Nulla è ancora deciso. Oltre alla possibile astensione dal lavoro si parla di "sciopero della spesa" e di una manifestazione in centro, assieme agli studenti delle superiori. «Vorremmo sviluppare nelle classi il dibattito sul razzismo», hanno proposto i rappresentanti delle associazioni studentesche. «Ma anche proporre un aiuto concreto agli studenti stranieri, come corsi di lingua e di recupero, uniti a momenti di aggregazione».
Intanto, i migranti trevigiani pensano soprattutto a far correre la voce. Su internet e per le strade, con volantini informativi auto-tradotti in tutte le lingue. La prossima riunione è già in calendario per sabato prossimo. Il "popolo giallo" sta per arrivare. Ma non saranno solo immigrati. «Sulle magliette gialle mettiamo anche il tricolore», propone Salvatore, siciliano. «Perché anch’io, qui in Veneto, mi sento straniero».


31 gennaio 2010 - Il Giornale di Vicenza

OSPEDALE. Nursind, Rdb-cub e Fsi attendono di incontrare Alessandri
Sospesa l’agitazione sindacale per il troppo lavoro in due chirurgie

Vicenza - Crisi nei reparti di cardiochirurgia e chirurgia vascolare del S. Bortolo per la situazione di disagio del personale del comparto impegnato nelle sale operatorie. Nursind, Rdb-Cub e Fsi, i tre sindacati autonomi, sospendono lo stato di agitazione in attesa di una soluzione promessa dall'Ulss.
Tutto è rinviato all'incontro sindacale del 2 febbraio in cui il dg Antonio Alessandri dovrebbe portare proposte concrete per uscire dall'emergenza. È la decisione presa al termine del tentativo di conciliazione esperito in prefettura fra sindacati e Ulss.
«È il segno della nostra disponibilità - dicono i segretari - ma teniamo aperto il tavolo in prefettura: lo chiuderemo solo se le proposte andranno veramente a risolvere le difficoltà, altrimenti manterremo lo stato di agitazione e decideremo coi lavoratori ulteriori passi per riportare sotto controllo la situazione».
Quattro i punti attorno a cui si articola la protesta, che - dicono Nursind, Rdb-Cub e Fsi - si protrae da molto tempo.
«Primo: l'elevato carico di lavoro che non permette un adeguato recupero psico-fisico ai lavoratori. Secondo: l'alto numero di chiamate in urgenza e emergenza non compatibili con l'organizzazione del personale. Terzo: la costante violazione dei diritti contrattuali in merito alla pronta disponibilità e all'orario di lavoro che ha raggiunto anche le 18 ore nell’arco della giornata, mettendo a rischio la sicurezza di lavoratori e pazienti. Quarto: l'elevata richiesta di turnover dai dipendenti assegnati al dipartimento cardiovascolare. Queste tematiche - rilevano gli autonomi - sono state già segnalate all'Ufficio provinciale del lavoro e in Procura con due diverse denunce nel corso del 2009, sono a conoscenza del- l'Amministrazione da mesi, sono state trattate più volte con Rsu, organizzazioni sindacali e amministrazione, e sono state ribadite in prefettura. L'arrivo del nuovo primario di cardiochirurgia che doveva riportare l'attività entro limiti accettabili non ha cambiato nulla, e la promessa del direttore generale di ridurre da 10 a 8 le sedute di elezione non é stata rispettata».(F.P.)


30 gennaio 2010 - Left

CODICE DI PROCEDURA INCIVILE
Sono migliaia gli invisibili impiegati negli uffici giudiziari italiani. Lasciati allo sbando, senza ricambio generazionale e con compiti sempre più pesanti. Il 5 febbraio scendono in piazza.
Todisco: «Nessuno ci informa, le leggi le apprendiamo dal Sole 24 Ore»
di Donatella Coccoli
20100130_left_todisco.jpg (42169 byte)

«Sa come lo chiamo? Il lento dissolvimento della giustizia». La voce, con un caldo accento napoletano, di Pina Todisco si ferma un attimo, come un segno di rispetto per quel che resta del complesso universo dell’amministrazione della giustizia. È di questi giorni il disegno di legge del cosiddetto "processo breve" approvato al Senato e adesso in via di discussione. L’ultimo di una lunga serie di provvedimenti che più o meno dal 1995, dagli anni successivi a "Mani pulite", cioè, stanno portando allo sbriciolamento del sistema che deve garantire la giustizia a tutti i cittadini. Un’operazione che coinvolge anche i governi di centrosinistra, un’operazione «trasversale, parlano i fatti», afferma seccamente Pina Todisco, sindacalista delle Rdb, cancelliere con 35 anni di attività alle spalle, appena uscita da un’assemblea al Tribunale di Roma in vista dello sciopero nazionale del 5 febbraio.
I lavoratori degli uffici giudiziari sono un popolo di invisibili. Non compaiono nelle cronache dei giornali, né tantomeno nei talk show televisivi. Eppure, queste migliaia tra cancellieri e operatori sono quelli che fanno celebrare i processi e danno esecuzione alle sentenze. Per questo motivo sono la cartina di tornasole che fa vedere lo sfascio della giustizia in Italia. Pina Todisco lo riassume così: «Questi la giustizia non la vogliono far funzionare. Non l’hanno mai voluta far funzionare. E oggi più che mai». Vediamo come. «Non c’è un ricambio generazionale - racconta Pina - la maggior parte di noi, l’80-85 per cento, è sopra i cinquant’anni. I giovani sono i quarantenni entrati con l’ultimo concorso del ’96». Delle 53mila unità di vent’anni fa, si è scesi a 41mila. Pina Todisco di fatti da raccontare ne ha molti. «Nel ’73 ho vinto il concorso e da Napoli sono andata a Pordenone, ho fatto tanti processi importanti, mi è toccato anche quello per il disastro del Vajont. Mi è capitato di lavorare anche fino all’una di notte. Con uno straordinario che a quei tempi era di 350 lire all’ora. Ho dato l’anima. E con me molti altri». Come accade spesso nel settore del pubblico impiego si assiste a una sottile perversione dello Stato che non valorizza, anzi, arriva a mortificare i suoi dipendenti (Brunetta docet). «Si arriva all’assurdo - continua Pina - che fanno le leggi e noi le conosciamo attraverso il Sole 24 Ore! Non solo non siamo formati ma nemmeno informati. Sia con la riforma del Codice di procedura penale, sia con il giudice unico, che con il giudice di pace, e anche per le espulsioni degli stranieri, è successo che abbiamo preso le carte in mano e ci siamo arrangiati da soli».
Ormai la situazione negli uffici giudiziari è insostenibile. «Non siamo in grado - spiega Pina Todisco - di reggere l’impatto con i carichi di lavoro sempre più pressanti. Accade così che nei grossi centri si cerca di mettere pezze da tutte le parti. Che so, si sposta una persona da Tivoli a Civitavecchia, per 15 giorni, poi un’altra per un giorno da Ostia a Tivoli. Tutto un movimento. Un mio collega mi ha raccontato che a Napoli ci sono tremila applicazioni, cioè tremila movimenti, che poi riguardano 100-200 persone in un anno». Ma il problema è più generale. Non sarebbe meglio depenalizzare tanti reati? «È quello che noi suggeriamo - risponde la sindacalista Rdb -. I primi anni a Pordenone ho fatto un processo che non scorderò mai. Un processo per un cane, due che se lo contendevano. Qua bisogna snellire, è chiaro, certi reati vanno depenalizzati. In questo Paese per ogni sciocchezza si ricorre al giudice. Troviamo la soluzione, noi abbiamo la possibilità di far funzionare bene questo fondamentale servizio che va garantito al cittadino. E lo possiamo fare investendo in risorse e in persone, e poi possiamo parlare di organizzazione del lavoro. Il ministro Alfano non mi può venire a dire del processo telematico quando solo lo 0,04 ha raggiunto il processo telematico, cioè quattro uffici. Non si possono fare proclami quando gli uffici giudiziari versano in condizioni disastrose». E poi ci sono le esternalizzazioni, i lavori appaltati fuori dagli uffici. Come il caso di Equitalia per il recupero crediti. «Mi chiedo perché ne abbiamo bisogno. Comunque io faccio tutto il lavoro preparatorio per Equitalia, che ha il compito solo di introitare. Ma perché dobbiamo pagare una società con una percentuale (al 10 per cento) che invece potrebbe rimanere all’interno? La stessa cosa vale per l’informatizzazione, che viene fatta da esterni». E non è solo una questione di risparmio, le ditte esterne manipolano dati giudiziari che sono dati sensibili e un rischio c’è sempre. «Nel Tribunale di Roma - racconta Pina Todisco - l’Abi ha messo a disposizione una serie di strutture con personale. Ma l’Abi, che sta dentro gli uffici che fanno le esecuzioni immobiliari, in molti casi è la controparte». Per ultimo chiediamo a Pina cosa pensa della separazione delle carriere. «Per me, come cittadina, è importante che la magistratura sia indipendente, non può dipendere dal potere politico». E i magistrati in politica? «Non lo condivido, è come se utilizzassi il mio mestiere per fare altro. Oggi in Italia ci sarebbe bisogno di politici veri. Oggi comandano i poteri forti». Un esempio? «Quello che ruba la mela va in galera mentre c’è gente con capitali all’estero e il falso in bilancio depenalizzato. Sono storture che non stanno né in cielo né in terra».

Vittoria
Per difendere il lavoro hanno vissuto due mesi su un tetto. Alla fine il governo ha ceduto: i loro contratti saranno rinnovati. La battaglia a lieto fine dei ricercatori dell’Ispra. I precari non mollano: «Dobbiamo verificare che gli impegni siano rispettati»
di Sara Picardo
20100130_left_ispra1.jpg (69881 byte)

Tutti giù per terra, il posto è salvo. Nel bel mezzo della crisi, ai lavoratori sembra non resti altro che salire sui tetti per farsi ascoltare e, soprattutto, per difendere il posto di lavoro. Così, infatti, è stato per i 230 ricercatori dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che, dopo ben 59 giorni passati sulla terrazza del loro posto di lavoro, in via Casalotti a Roma, la notte del 20 gennaio hanno ottenuto il rinnovo di tutti i contratti in scadenza. «Ci sono voluti quasi due mesi di tenda, Natale compreso, per vedere riconosciuto un nostro diritto ma alla fine ce l’abbiamo fatta», racconta Michela Mannozzi, portavoce dei ricercatori e delegata dell’Usi-Rdb, il sindacato che ha seguito la vertenza dei lavoratori dal suo inizio. «Questa è una vittoria importante ma non è la fine della lotta: ora dobbiamo vigilare sul rispetto dell’accordo, preso dopo 14 ore di trattativa serrata con il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo». «I contratti in scadenza fra il 31 dicembre e il 31 marzo - spiega la giovane ricercatrice precaria - sono tutti rinnovati e si è aperta una finestra per poter recuperare i 170 contratti scaduti a giugno». Il protocollo siglato dal ministero dell’Ambiente con i rappresentanti di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb impegna il governo a rinnovare tutti i contratti a tempo determinato «senza soluzione di continuità». L’Ispra dovrà «continuare ad avvalersi delle collaborazioni e degli assegni di ricerca, attivi al 31 dicembre 2009, fino al 31 dicembre 2010». Infine, secondo l’accordo, il governo dovrà «attivare, sulla base delle esigenze dell’Istituto, ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca» attivati successivamente al 20 gennaio 2010, nei quali «valorizzare le esperienze professionali maturate presso l’Ispra». Ovvero a ripescare tra i precari licenziati in passato. Insomma, la precarietà rimane, e non c’è alcuna certezza di riassumere coloro che hanno già perso il posto. Ma il rischio di licenziamento per 230 persone, per ora, è scongiurato.
Questa vittoria è stata anche un importante passo per bloccare lo smantellamento dell’Ente di ricerca. La Prestigiacomo, infatti, si è anche impegnata a «bandire nel triennio 2010-2012 concorsi pubblici (a tempo indeterminato e a tempo determinato)» e a «verificare le condizioni delle diverse sedi Ispra». «Da tempo, infatti - raccontano alcuni lavoratori - molti di noi nella sede di Casalotti lavorano senza luce, riscaldamento o internet, al massimo con una centralina comprata a proprie spese che dura poco più di due ore. Mancano, per esempio, gli strumenti per effettuare le verifiche di inquinamento ambientale e non abbiamo le attrezzature per andare con i gommoni in mare a vigilare sullo stato di salute delle acque». Tornati "per terra" , le cose si spera non saranno più le stesse: «Ogni notte eravamo in 15 ad alternarci sul tetto. Il giorno eravamo molti di più, visto che c’erano anche i colleghi assunti a sostenerci. Non è stato facile, in pieno inverno, con temporali e temperatura sotto zero», racconta Simone Canese, quarantenne biologo marino precario. «Alternavamo attimi di euforia ad altri di sconforto, visto che il primo segnale da parte del ministro è arrivato solo dopo un mese. Ma noi eravamo determinati perché non difendevamo solo il nostro salario: abbiamo lottato come giganti per la nostra identità». La gente e le associazioni del quartiere hanno sostenuto la battaglia portando coperte, brandine, lasagne e ogni genere alimentare. A Natale addirittura sono arrivati così tanti panettoni che hanno dovuti regalarli alla Caritas. Questa solidarietà ha permesso agli occupanti di andare avanti. «Ora l’Ispra ha bisogno di una dirigenza che capisca qualcosa di ricerca, non come l’attuale, che deve andarsene anche prima del 31 marzo -afferma Claudio Argentini, della segreteria nazionale dell’Usi Rdb -. A distanza di 18 mesi dalla loro nomina, gli attuali commissari, infatti, non hanno ancora scritto né il regolamento, fermo al Consiglio di Stato, né lo Statuto che definisce la mission dell’Istituto ma hanno trovato il tempo per licenziare tanti ricercatori, nonostante le norme vigenti consentissero di evitarlo».
«Visto che la lotta ha funzionato - aggiunge Crisitiano Fiorentini della direzione nazionale Rdb Pubblico impiego - e che la ricerca pubblica italiana continua a vivere di tagli in Finanziaria e di precarietà, a fronte di una ricerca privata cui il governo assicura sgravi senza sottoporla ad alcuna valutazione di merito, ci prepariamo a organizzareuno sciopero generale degli enti di ricerca, che stiamo valutando se allargare anche a scuola e università». «Un’altra tappa della vertenza dell’Ispra - conclude Argentini - sarà verificare che la Provincia di Roma mantenga il suo impegno a investire 10 milioni di euro, rinnovando la convenzione con l’Ispra». Una battaglia è vinta ma non tutta la guerra. Intanto i ricercatori festeggiano la prima vittoria: «La nostra non è stata solo l’incoscienza di chi non ha nulla da perdere - ha affermato una ricercatrice appena scesa dal tetto - ma anche la forza e la consapevolezza di dover lanciare un grido d’allarme, visto che i controlli ambientali pubblici riguardano tutti e sono un diritto sancito dalla Costituzione, proprio come quello al lavoro».


30 gennaio 2010 - Terra

No ai licenziamenti. Sciopero alla Ri.Rei
PROTESTA. A braccia incrociate per reclamare diritti e salvaguardia di lavoratori e disabili

Ventiquattro ore di sciopero per dire no al licenziamento, reclamare il pagamento degli stipendi degli ultimi tre mesi e salvaguardare i centri di assistenza disabili. I lavoratori del consorzio Ri.Rei, che da tre anni gestisce, senza aver vinto alcun bando di gara, diversi centri di recupero in provincia di Roma, incroceranno le braccia per un’intera giornata. A indire lo sciopero, il sindacato di base Rdb, che lancia per la stessa data un presidio sotto la Regione Lazio a partire dalle 9:30 per chiedere un incontro con il vicepresidente Montino e il commissario straordinario Guzzanti. «La Regione deve riprendere il confronto con i lavoratori e chi li rappresenta - dice Maria Teresa Pascucci, della Federazione regionale Rdb - per costruire una solida alternativa gestionale al disastro che è ormai sotto gli occhi di tutti». Secondo la Pascucci, da un lato «la Ri.Rei sta facendo di tutto per ottenere autorizzazioni e accreditamenti per i quali ha ampiamente dimostrato di non possedere i requisiti», dall’altro «la Regione sta evitando di assumersi la responsabilità di una soluzione che restituisca certezza al futuro dei lavoratori e degli assistiti». Il braccio di ferro tra il Consorzio e la Regione sta di fatto aggravando ulteriormente la situazione: l’ennesimo mancato pagamento degli stipendi e le procedure per la messa in mobilità di oltre 200 dipendenti, e l’incertezza riguardo alla continuità del diritto all’assistenza per i disabili e le loro famiglie. «In queste condizioni - continua la sindacalista - la proposta di cassa integrazione in deroga per oltre il 50 per cento dei lavoratori, oltre a rappresentare un pericolo per la sicurezza della gestione dei centri, è di fatto l’anticamera del licenziamento, un ulteriore regalo economico a carico della collettività alla Ri.Rei, che in questi anni non ha adempiuto ai doveri contrattuali di risanamento delle strutture e di riqualificazione del personale, nonché un modo per scaricare tutto nelle mani della prossima giunta. Dobbiamo impedire che il diritto alla salute e al lavoro divengano slogan per spot elettorali».


30 gennaio 2010 - Il Fatto online

Sanità Lazio, Pera: ticket è scelta odiosa ed ingiusta

ROMA – ''La scelta di Guzzanti di introdurre il ticket in Pronto Soccorso, se confermata, oltre che odiosa è particolarmente ingiusta e penalizzante'', commenta Licia Pera della RdB Sanità Lazio. ''Infatti i cittadini del Lazio sono già costretti a pagare IRPEF e IRAP oltre i livelli massimi, grazie ad un piano di rientro che non ha migliorato le prestazioni sanitarie né, tantomeno, ridotto le liste d'attesa. Ha invece soppresso ben 3 ospedali solo a Roma, tagliando complessivamente circa 5.000 posti letto e, come evidenziato dalla Corte dei Conti nella sua relazione, continua a produrre costantemente altro debito''. Precisa la rappresentante RdB: ''Una mera operazione di cassa che, oltre a non intervenire strutturalmente sulle cause che provocano l'affollamento dei Pronto Soccorsi, finirà per colpire le fasce più deboli della popolazione, che non sapranno più a quale santo votarsi mentre chi può permetterselo by-passerà le lunghe liste d'attesa ambulatoriali. Assurdo e contradditorio poi che a tale provvedimento si affianchi la conferma del blocco del turn over del personale, ridotto già all'osso da un decennale blocco delle assunzioni e che solo negli ultimi 3 anni ha visto una diminuzione di circa 4.000 unità. Chi si occuperà del triage e delle pratiche amministrative per il pagamento del ticket, se il personale non è sufficiente nemmeno a garantire soccorso ai codici rossi e gialli?''. ''La RdB, infine, trova patetico e in malafede questo modo di considerare la salute e la sanità come un bancomat per qualsiasi Governatore o Commissario, quando ormai le cause degli sprechi sono evidenti a tutti: appalti, esternalizzazioni, proliferazione di manager e consulenti, assenza di controlli sul privato accreditato, ovvero tutto ciò a cui chiunque si sia succeduto alla guida del Lazio si è ben guardato di mettere mano'', conclude Licia Pera.


30 gennaio 2010 - Il Cittadino

ASSEMBLEA E SCIOPERO PER IL PERSONALE DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA,
ANCHE I LEGALI SULLE BARRICATE
Acque agitate al tribunale di Lodi
di Carlo Catena

Lodi - Prima un’assemblea dei lavoratori, martedì. Poi una giornata di sciopero, venerdì, con la garanzia dei soli "servizi essenziali": anche il personale della giustizia lodigiana è in agitazione per il nuovo ordinamento professionale ratificato dall’accordo tra il sindacato di categoria della Cisl, la sigla autonoma Sag e il ministero della Giustizia. «Un accordo che dà luogo a un miglioramento economico, assegna compiti in più ma non dà luogo a progressioni di qualifica», spiega Leo Piccione, per la Cgil nelle Rsu del tribunale di Lodi. A promuovere l’assemblea tra i lavoratori presso il palazzo di giustizia di viale Milano, martedì dalle 12.30 alle 14, e lo sciopero nazionale di venerdì 5 febbraio sono le sigle Cgil Funzione pubblica, Uil Pubblica amministrazione, Flp Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche, e Rdb Cub Pubblico impiego. «Tra l’altro questi aumenti di retribuzione sono finanziati con soldi nostri prosegue il rappresentante sindacale visto che attingono al "fondo unico per l’amministrazione" del 2009: risorse che dovevano essere destinate all’incentivo della produttività, la "14esima" del settore, che invece viene distribuita su tutte le mensilità». L’aumento medio potrebbe aggirarsi sui 100 euro lordi mensili, «ma non sappiamo come verranno reperite le risorse per il futuro conclude Piccione, una situazione di incertezza e di mancata qualificazione che si aggiunge ad altri noti problemi». Per il tribunale di Lodi, la carenza di personale amministrativo in primis, a partire dal settore chiave delle notifiche, che sono la base di ogni procedimento giudiziario. Ci sono anche inchieste importanti bloccate alla soglia della richiesta di rinvio a giudizio perché il servizio postale in quattro mesi non è riuscito a recapitare un avviso di fine indagini. Venerdì saranno assicurati solamente i servizi e i procedimenti giudiziari connessi a persone con restrizioni della libertà oppure a misure cautelari urgenti. E questa settimana decine di processi sono stati rinviati di settimane per lo sciopero degli avvocati dell’Unione delle camere penali, mentre l’Unione nazionale dei giudici di pace ha proclamato l’astensione dalle udienze da lunedì scorso a venerdì prossimo. E stamane in corte d’appello a Milano, per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, è attesa polemica sul "processo breve".


30 gennaio 2010 - Il Mattino

RIFIUTI
Vertenza stipendi continua la protesta

Benevento - I circa 150 dipendenti dei disciolti consorzi di bacino (Bn1-Bn2-Bn3) hanno deciso di continuare la loro protesta scaturita dal fatto che ancora non è stata trovata una soluzione in merito al mancato pagamento degli stipendi. Per rendere ancora più pubblico il loro stato di disagio, è stato organizzato un presidio che si terrà, lunedì I° febbraio, davanti al palazzo del Governo con inizio alle ore 10.30. È stato anche chiesto un incontro con lo stesso prefetto. In un lungo ed articolato documento, inviato alle massime cariche istituzionali e politiche del capoluogo e della provincia, i sindacati «Rdb», «Confsal», «Uap», «Cesil», «Cobas» e «Fesica Confasl» denunciano: «L’incapacità delle autonomie locali: Comune, Consorzi di bacino, presidente della Provincia ed assessore all’ambiente dello stesso ente, di trovare le risorse economiche per garantire nel tempo gli stipendi degli addetti e l’assenza alla riunione dello scorso 28 gennaio del presidente della Provincia, del responsabile della società provinciale Samte, dei commissari liquidatori nominati, nonché del tesoriere della Provincia».


30 gennaio 2010 - Corriere di Siena

"Taglio drastico alla Cooperativa sociale Solidarietà "
I sindacati si scatenano per la perdita di venti posti di lavoro:
"Nessuno se ne occupa perchè non sono illustri"

Siena - Il risanamento di questo ateneo non smette di mietere le proprie vittime. Dal 1 febbraio, infatti, l'ateneo farà a meno di una ventina di colleghi della Cooperativa sociale Solidarietà, che si fa carico dell'inserimento e dell' integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro. Molti nemmeno se ne preoccupano, perché non sono vittime illustri, come magari un docente settantenne che decide di andare in prepensionamento con l'incentivo ed a cui sembra siano dovuti dei ringraziamenti da parte di tutta la comunità.No, quelli che vanno via ora sono vittime, sconosciute a molti, che anzi nemmeno ci dovrebbero interessare perché sono fornitori esterni. Vero, non siamo colleghi per dipendenza, qualcuno con un'espressione spiacevole può chiamarli anche fornitori esterni, ma per noi rimangono colleghi che hanno lavorato al nostro fianco guadagnando stipendi miserevoli, perché 800 euro, se va bene, in un mese oggi è miserevole. Noi come organizzazioni sindacali dell'università non li rappresentiamo ma sappiamo cosa vuol dire quando vediamo calpestare la dignità ed i diritti dei lavoratori e non possiamo stare zitti. Abbiamo davanti agli occhi due questioni: la prima è che la lenta cacciata della Cooperativa da questo ateneo è vergognosa perché si comincia col tagliare dai più deboli. Apre poi uno scenario inquietante dal primo luglio perché o si farà una gara d'appalto al ribasso, che vuol dire sfruttare ancora di più i lavoratori con la complicità grave dell’ateneo, oppure vuol dire mandare a casa tutti e sostituirli con lavoratori dell'Università, proposta già fatta in Cda. La seconda è che non si può solo ragionare in termini di risparmio e di perdita. Si, perché perdiamo dei servizi che non potranno essere rimessi in piedi in breve tempo. Il servizio nei didattici, gestione calendario lezioni, (per fare qualche esempio) non è cosa da poco, anche se molti pensano sia una sine cura. Andassero i fautori dei tagli a stare una settimana in un didattico, a gestire i rapporti con i docenti e poi ne riparleremmo. Vi è poi l'aspetto umano, molti di coloro che da lunedì non ci saranno, hanno avuto la notizia dalla sera alla mattina. Ancora una volta chi ha responsabilità ai vertici dell'Università ha proceduto in modo poco opportuno e drasticamente. Non vogliamo assistere al rimpallo delle responsabilità: chi dice i vertici dell'ateneo, chi il vertice della Cooperativa.
Rsu di Ateneo Flc-Cgil, Cisl-università, Uil-pa-ur, Cisal, Cisapuni, Rdb pubblico impiego, Ugl


30 gennaio 2010 - Il Gazzettino

Bitonci replica: «Nessuno è discriminato»

Vicenza - (M.C.) «Il signor Mourad Bentrand è talmente rispettoso delle nostre regole e così ben inserito nel nostro contesto civile e sociale, da non pagare l'affitto pur lavorando e si fa difendere da un gruppo di no global patavini in trasferta, assoldati ad hoc e non cittadellesi. Impari a rispettare il regolamento che vale per tutti ed i contratti che ha sottoscritto. Da noi non avrà alcuno sconto nè beneficio. Se non gli garbano le nostre norme e le nostre regole applicate a tutti, se ne può tornare da dove viene con buona pace di tutti». Molto forte la replica del sindaco della città murata e parlamentare Massimo Bitonci in seguito allo sfratto per cessata locazione di una famiglia marocchina, bloccato mercoledì dall'intervento di una cinquantina di attivisti di Razzismo stop e Adl Cobas che lamentavano l'eccessivo termine (10 anni) per avere punteggio nella residenza. «Il punteggio più elevato va a chi risiede a Cittadella da oltre 18 anni. Non si vuole discriminare nessuno, gli stranieri da un solo giorno possono presentare domanda».


30 gennaio 2010 - Il Mattino di Padova

Komatsu, altri 150 licenziamenti Il presidente
Enrico Prandini è franco con gli operai in assemblea
di Felice Paduano

ESTE - La situazione alla Komatsu sta precipitando. Tre giorni fa il presidente di Komatsu Utility Europe, Enrico Prandini (ex dirigente di Fiat Hitachi, che è anche il numero uno del Comamoter), ha parlato ai dipendenti riuniti in assemblea in modo franco ed esplicito.
Anche se da sempre gli amministratori giapponesi pongono al centro dell’azienda la forza-lavoro, il massimo dirigente della fabbrica di Via Atheste (ex Fai) ha fatto capire che l’andamento economico ha fatto ulteriori passi indietro perché l’obiettivo di produrre almeno 2.000 escavatori all’anno, al momento, resta una chimera. «Ad oggi si sono autolicenziati (con un incentivo pari a 12 mensilità, ndr) circa 150 lavoratori - sottolinea Stefano Pieretti, coordinatore dei Cobas -. Secondo l’azienda dovrebbero dimettersi altri 100-150 dipendenti. Oggi quello che era il più grande stabilimento della provincia, con 700 lavoratori, ha già subìto una drastica dieta dimagrante. In totale i dipendenti sono calati a 470. Tutti noi siamo molto preoccupati perché, per la prima volta, i rappresentanti della Komatsu hanno cominciato a parlare di licenziamenti e anche di eventuale dismissione del sito di Este. Gli altri stabilimenti europei del gruppo del Sol Levante si trovano ad Hannover, in Germania, a Newcastle, in Gran Bretagna e a Vilvoorde, in Belgio. Quindi la situazione è drammatica. Purtroppo rischiamo di trovarci di fronte a una storia analoga a quella delle già decise dismissioni dello stabilimento Fiat a Termini Imerese. A questo punto le istituzioni hanno il sacrosanto dovere di muoversi subito».
La situazione è considerata molto seria anche dalla Cgil. «Purtroppo nella fabbrica di Este la ripresa non è arrivata - osserva Giovanni Acco, della segreteria Fiom -. Tuttavia il nostro no ad eventuali licenziamenti è categorico. Bisogna, invece, valutare in tempi brevi l’ipotesi di effettuare un altro anno di cassa integrazione straordinaria. Una scelta, d’altronde, che avevamo già prevista».
Immediata la disponibilità da parte della Provincia. «L’incontro tra le parti sociali nel mio ufficio entro febbraio è già in calendario - dice l’assessore al Lavoro Massimiliano Barison -. Se è necessario, potremmo anche anticiparlo. Comunque, come sta succedendo per tutte le altre aziende padovane in crisi, sia il sottoscritto che tutti i miei collaboratori, siamo tutti disposizione per esaudire le necessità di quanti rischiano di perdere il posto di lavoro».
Due giorni fa dal comando generale della Komatsu Global, che si trova a Tokyo Minato Ku, è stato trasmesso, in lingua inglese, il rapporto dettagliato del fatturato del colosso nipponico, che riguarda i primi nove mesi dell’anno fiscale 2009-2010, che in Giappone si chiude sempre al 31 di marzo. Il bilancio generale di tutte le aziende, che fanno riferimento all’azienda, nata nel 1921 nel nord dell’isola di Honshu, è calato del 38,9%.


30 gennaio 2010 - La Provincia di Cremona

Benefattori, protesta del Sdl «Vogliamo trattare anche noi»

Cremona - Presidio di protesta ieri mattina davanti alla sede della Fondazione Benefattori Cremaschi in via Kennedy da parte del Sindacato dei Lavoratori. Una decina tra infermieri professionali, operatori socio-sanitari e assistenti sanitari, guidati dal responsabile intercategoriale Piergiuseppe Bettenzoli hanno avanzato una serie di richieste per la dirigenza della struttura. «Abbiamo trenta iscritti tra gli ottanta operatori (medici e amministrativi esclusi) della sede di via Kennedy — ha spiegato Bettenzoli — siamo il sindacato più rappresentato all’interno della struttura, per questo chiediamo di poterci sedere al tavolo delle trattative con i dirigenti. Sono trascorsi oltre 8 anni dall’ultima elezione della rappresentanza sindacale unitaria. E’ ora di indire nuove elezioni. Il presidente Walter Donzelli e il suo vice, Franco Conz non rispondono alle nostre richieste, protocollate tramite lettera da mesi. Vogliamo aumenti di stipendio, per i lavoratori che ne hanno diritto. Ci sono persone la cui retribuzione è ferma da quattro o cinque anni». A mezzogiorno i membri di Sdl sono stati ricevuti dal direttore generale della fondazione Giampaolo Foina che ha comunicato che l’amministrazione discuterà con il sindacato ad un tavolo separato per dare resoconti sugli accordi raggiunti con i sindacati unitari.


29 gennaio 2010 - Adnkronos

Roma: Rdb pubblico impiego occupa sede Enam a Trastevere

Roma, 29 gen. (Adnkronos) - Una nutrita delegazione della RdB Pubblico Impiego Parastato ha occupato la stanza del Presiedente dell'Enam, l'ente che si occupa dell'assistenza degli insegnanti delle scuole elementari e materne, con sede a Roma, in viale Trastevere 231, a Roma. ''All'origine della protesta - si legge in una nota - il grave ritardo da parte dell'Amministrazione, che ad oggi non e' stata in grado di sottoporre nemmeno i documenti tecnici preliminari per la sottoscrizione dell'accordo integrativo per i dipendenti, nonostante la discussione sia stata avviata quattro mesi orsono''. La RdB P.I. ricorda che ''l'Enam, ente di cui era stato annunciato lo scioglimento entro il 31 dicembre 2009 ma ancora attivo, annovera un Presidente, un Cda composto da 12 consiglieri, un Collegio dei Revisori, un direttore Generale, tre dirigenti e dei Comitati Provinciali, espressione delle organizzazioni sindacali, che amministrano l'assistenza sul territorio. Tale apparato non e' stato in grado di produrre i documenti preliminari per la sottoscrizione dell'accordo riguardante i 66 dipendenti dell'Ente. La RdB permane nella stanza presidenziale e chiede che vengano consegnate tutte le carte utili alla formazione del contratto integrativo''.


29 gennaio 2010 - Apcom

Lazio/ Roma, Rdb pubblico impiego occupa la sede dell'Enam
Ente su assistenza insegnanti e scuole materne della Capitale

(Apcom) Una delegazione della RdB Pubblico Impiego Parastato ha occupato la stanza del presidente dell'Enam, l'ente che si occupa dell'assistenza degli insegnanti delle scuole elementari e materne di Roma, in viale Trastevere 231. All'origine della protesta, denuncia il sindacato, "il grave ritardo da parte dell'amministrazione, che ad oggi non è stata in grado di sottoporre nemmeno i documenti tecnici preliminari per la sottoscrizione dell'accordo integrativo per i dipendenti, nonostante la discussione sia stata avviata quattro mesi or sono". L'Enam, ente di cui era stato annunciato lo scioglimento entro il 31 dicembre 2009 ma ancora attivo, "annovera un presidente, un cda composto da 12 consiglieri, un collegio dei revisori, un direttore generale, tre dirigenti e dei comitati provinciali, espressione delle organizzazioni sindacali, che amministrano l'assistenza sul territorio. Tale apparato non è stato in grado di produrre i documenti preliminari per la sottoscrizione dell'accordo riguardante i 66 dipendenti dell'Ente". La RdB chiede che vengano consegnate tutte le carte utili alla formazione del contratto integrativo.


29 gennaio 2010 - Dire

Scuola. RDB: Ecco documenti per contratto, fine occupazione

(Dire) Roma, 29 gen. - E' cessata l'occupazione della stanza presidenziale all'ENAM, l'ente che si occupa dell'assistenza degli insegnanti delle scuole elementari e materne, attuata questa mattina a Roma dalla RdB Pubblico Impiego Parastato, in segno di protesta contro il grave ritardo da parte dell'Amministrazione nelle procedure di rinnovo del contratto integrativo per i dipendenti dell'Ente. E' quanto si legge in una nota di RdB. La delegazione RdB, spiega la nota, ha finalmente ottenuto dall'Amministrazione i documenti necessari al rinnovo contrattuale. Non ha tuttavia ritenuto di apporre la propria firma al contratto relativo al 2009, in quanto questo non affronta tutte le materie in discussione al tavolo ma semplicemente le rinvia al successivo contratto 2010. Inoltre gli impegni assunti dall'Amministrazione nel contratto 2009 rischiano essere disattesi a causa della Legge 15, la cosiddetta Legge Brunetta, che introduce nuove modalita' sia sull'organizzazione del lavoro, sia sulla retribuzione accessoria, conclude la nota. La RdB P.I. si adoperera' affinche' gli impegni assunti nei confronti dei lavoratori dell'ENAM vengano rispettati dall'Amministrazione.


29 gennaio 2010 - Carta

Palazzo Chigi Spa
Il vero retroscena della nascente Protezione civile servizi Spa è il premierato forte. Sarebbe l'escamotage per una sorta di riforma costituzionale camuffata, portata avanti con un decreto legge e senza dibattito parlamentare. L'allarme è partito il 23 dicembre a L'Aquila
di Alberto Puliafito

Per governare questo paese ho bisogno dei poteri della Protezione civile». Lo diceva Silvio Berlusconi pochi giorni dopo il sisma aquilano. Detto, fatto: il vero retroscena della nascente Protezione civile servizi Spa – il cui uomo immagine, Guido Bertolaso, tenta la santificazione non solo sul suolo patrio ma anche ad Haiti – è il premierato forte. Insomma, la riforma costituzionale che Silvio Berlusconi sogna da anni può arrivare anche attraverso un decreto legge di stampo governativo. Senza dibattito parlamentare. Chi lo dice? Lo dicono i fatti e i documenti che vengono descritti il 23 gennaio a L’Aquila. Presenti politici, giornalisti, sindacalisti, semplici cittadini aquilani, si tiene un incontro informativo dal titolo Protezione Spa, sul recente operato e sulle modifiche che sta subendo il dipartimento nazionale di protezione civile. Un incontro da cui emergono tutte le ombre dell’ormai famigerato decreto 195 del 30 dicembre 2009. Di luci, a dire il vero, ce ne sono ben poche. E non solo nel decreto in sé, ma proprio nell’uso della Protezione civile che viene fatto dall’inseparabile duo Berlusconi-Bertolaso dal 2001 in avanti – con consenso pressoché bipartisan – fra tanti grandi eventi e poche emergenze. Quando arriva l’emergenza vera, a L’Aquila, diventa chiaro, definitivamente, che si può andare in deroga alle leggi vigenti anche per le grandi opere [come altro si può definire, il Piano C.A.S.E. con le sue 19 new town?]. E così, L’Aquila diventa banco di prova, esperimento per il futuro. Al microfono, gli interventi, sfilano uno dopo l’altro, Manuele Bonaccorsi, autore di «Potere assoluto. La Protezione civile al tempo di Bertolaso»; Alessandro Tettamanti, del comitato aquilano 3e32, che parla della militarizzazione della città dopo il sisma; Daniele Nalbone che fa un excursus sui mondiali di nuoto a Roma – gestiti dal Dpc in quanto «grande evento» – l’avvocato Valentini, che ha denunciato il dipartimento di protezione civile per omicidio colposo stante la mancata prevenzione; Angelo Venti, giornalista di Libera che lavora dal 6 aprile all’Osservatorio sulla ricostruzione, esponenti degli RdB, un urbanista che critica duramente il ridisegno della città de L’Aquila fatto a colpi di ordinanza. Insomma, è evidente come, già prima della Spa, grazie a un altro decreto di un precedente governo Berlusconi, la Protezione civile posta sotto controllo diretto della Presidenza del consiglio dei ministri goda di potere enorme [ordinanza e deroghe], bilancio illimitato e nessun controllo da parte della Corte dei conti. Con la costituzione della Spa le cose peggioreranno: il consiglio di amministrazione della stessa verrà nominato direttamente dalla Presidenza del consiglio, che ne definirà anche lo statuto, un codice della Protezione civile cui si sta lavorando e che tira in ballo «calamità naturali, catastrofi o altri eventi che per intensità e estensione devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari». Senza mezzi termini, è Giovanna Martini [circolo Pd della Protezione civile] a rilevare: «Questo decreto ha realizzato il premierato forte. Forse dovremmo parlare di Palazzo Chigi Spa». La genericità del mandato della Spa conferisce alla Presidenza del consiglio dei ministri un potere pressoché assoluto. Come? Lo spiega Paola Agnello Modica [Cgil]: nel decreto, c’è un’estensione dell’emergenza alle «situazioni di emergenza socio-economico-ambientali». Una dicitura talmente ampia, talmente indeterminata e ambigua da poter essere applicata in qualunque contesto. Magari, anche uno sciopero che disturba può entrare nel novero di questi eventi emergenziali, la cui definizione non è data ma verrà stabilita di volta in volta. Sempre dal presidente del consiglio. Non basta. Si afferma, nel decreto, che la Spa lavorerà in maniera «prevalente» per il dipartimento della protezione civile. Altra ambiguità, altri spiragli. Infine, la Spa potrà avere utili: si passa dal concetto costi-benefici al concetto costo-ricavi, allontanandosi moltissimo dal principio di sussidiarietà. E si può andare in deroga a tutto, tranne ai non meglio specificati «assi principali dell’ordinamento italiano ed europeo». Ennesima ambiguità che richiederà interpretazioni. E intanto, in attesa di interpretazioni, il decreto è fatto. I numeri per l’approvazione in parlamento ci sono. E anche l’obiezione di incostituzionalità che verrà sollevata – lo dichiara la senatrice Pd Maria Fortuna Incostante – avrà bisogno di un suo iter. Nel frattempo, ecco l’emergenza carceri. L’emergenza Haiti. E poi, magari, ci saranno l’emergenza Tav, l’emergenza centrali nucleari, l’emergenza dissenso: tutte le emergenze che possano essere definite «socio-economico-ambientali». Che potranno essere affrontate con discrezionalità e in deroga alle leggi. Altro che appalti d’oro e conti non controllati. La partita è molto più grossa: questo è l’ennesimo attacco alla democrazia, che arriva attraverso un decreto diabolico e l’apparenza angelica del dipartimento di San Guido Bertolaso. Un’immagine mediatica «buona» e «del fare» che rende difficile la critica. L’allarme è partito il 23 gennaio da L’Aquila, il territorio che, ultimo in ordine di tempo, ha subito il comando e il controllo del potere assoluto. C’è da chiedersi se verrà raccolto dalla politica e dalla società civile.


29 gennaio 2010 - Il Giornale di Calabria

Cdm a Reggio, rdb: "Censurare le proteste non rimuove i problemi"

REGGIO CALABRIA - "Ancora una volta Reggio Calabria è stata palcoscenico e vetrina per il Governo. Ancora una volta c’è stata una manifestazione di piazza organizzata da tutti i comparti della pubblica amministrazione delle RdB: parastatali, ministeriali, università, vigili del fuoco, beni culturali, Lsu e Lpu, comitato precari della scuola. In tutto circa un migliaio di persone contro e proprio per questo costrette a protestare alle spalle della Prefettura. Ghettizzati nel retro del palcoscenico perchè le telecamere, al passaggio e all’arrivo di Berlusconi, non registrassero il malcontento, la protesta. Viceversa, agli striscioni inneggianti al Presidente del Consiglio e alla relativa claque, è stato consentito di schierarsi a favore di telecamere". Lo si legge in una nota della federazione regionale del sindacato RdB. "La protesta dei lavoratori - è scritto nel documento - è una protesta necessaria che si leva da una terra che è costretta a chiedere: a chiedere un intervento straordinario del governo a favore degli Enti locali per far cessare la piaga del lavoro nero di Stato e la messa in ruolo di tutti i precari LSU - LPU negli enti di appartenenza; a chiedere un piano urgente per risolvere il problema del precariato nella scuola e nelle università, perchè è proprio la Regione Calabria la più penalizzata per i tagli subiti e per l’accorpamento selvaggio di molti istituti scolastici. E nonostante tutto questo le università calabresi, in particolare Rende e Catanzaro, continuano a lavorare grazie all’operato di centinaia di lavoratori a tempo determinato e Co.co.co. Già il 21 scorso, all’arrivo del presidente Napolitano, - si evidenzia nella nota - i lavoratori precari erano scesi in piazza, anche in quell’occasione inascoltati, ma allora non ci furono problemi a manifestare e ad esporre gli striscioni a portata di sguardo del Capo dello Stato, con tanto di denuncia scritta a caratteri cubitali sullo striscione "migranti, lavoratori in nero nel privato. Lsu-Lpu, lavoratori in nero nello Stato", con il megafono e tanta e giusta esasperazione. Ma ieri è stato diverso, è stato peggio. Perchè si è scelto, con la solita ipocrisia di mostrare una città felice, con bandiere e striscioni Pdl, esultanti per l’arrivo del massimo rappresentante del governo. Si è sollevato il tappeto per nasconderci sotto la polvere. Ma escludere alla vista delle telecamere il problema - scrive il sindacato autonomo - non lo risolve, al contrario, lo acuisce. E infatti il problema si ripresenterà e i lavoratori scenderanno ancora in piazza, a breve con una nuova una manifestazione regionale sul precariato, organizzata da RdB con tutto il sindacalismo di base".

Regione, Cersosimo incontra una delegazione sindacale RdB

CATANZARO - Si è svolto a Catanzaro, presso la sede dell’Assessorato all’Istruzione, un incontro tra una nutrita delegazione del sindacato RdB e il Vice Presidente della Giunta Regionale, Domenico Cersosimo. Nell’incontro la delegazione RdB, composta, oltre che da membri dell’esecutivo Regionale, anche da rappresentanti di alcuni dei settori in cui l’organizzazione è più presente nella regione (pubblico impiego, scuola, precari, pensionati), ha rivendicato con forza il diritto alla pari dignità nell’ambito delle trattative sindacali. Infatti, pur essendo RdB una confederazione sindacale maggiormente rappresentativa a livello nazionale e regionale, viene tuttavia, ingiustificatamente esclusa da quasi tutti gli incontri che la Regione Calabria ha con le parti sociali: i lavoratori hanno tutti pari dignità e tutte le organizzazioni sindacali che li rappresentano, devono essere ascoltate, ha affermato la sigla. RdB ha anche illustrato le linee guida della propria azione sindacale soprattutto in materia di politica sindacale, soffermandosi su alcuni settori strategici meritevoli di particolare attenzione, ma anche in materie inerenti alle politiche sociali, alle politiche ambientali e al ripristino della legalità. Il Vice Presidente Cersosimo, concordando su molti delle questioni esposte, a partire dalla centralità della lotta alla criminalità organizzata, ha dato ampie rassicurazioni a RdB sulle future convocazioni della stessa sigla ai tavoli regionali. Al termine dell’incontro i dirigenti sindacali si sono dichiarati soddisfatti degli impegni assunti dal Vice Presidente.


29 gennaio 2010 - Il Quaderno

Lavoratori Consorzi Rifiuti:
lunedì presidio e conferenza stampa davanti alla Prefettura

Benevento - I segretari regionali dei sindacati RdB, Confsal Sindacato Azzurro, UAP, Cesil, Slai Cobas e Fesica Confsal hanno annunciato un presidio che si terrà lunedì 1° febbraio alle ore 10,30, presso la Prefettura di Benevento, in merito alla situazione riguardante i lavoratori dei Consorzi Rifiuti Bn1, 2 e 3. "La manifestazione – si legge in una nota – avrà carattere pacifico ed è tesa in prima istanza a un colloquio con il prefetto di Benevento al quale verrà consegnato un esposto denuncia sulle manchevolezze istituzionali avvenute sul territorio (già trasmesse alla Guardia di Finanza competente)". Per l’occasione, si terrà una conferenza stampa alle ore 11, nello spazio antistante la Prefettura. Ci sarà la presenza di Vincenzo Guidotti, segretario nazionale della Confsal Sindacato Azzurro. Inoltre, in un'altra nota congiunta, i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Cesil, Cisal e Flaica CUB di Benevento sottolineano una "evidente sottovalutazione delle parti istituzionali e consortili, nel risolvere tale emergenza, ponendosi più il problema della forma tecnico- burocratica per giustificare gli impedimenti che la ricerca di soluzioni, per evitare che le mancate spettanze salariali possano avere sul servizio e sulla cittadinanza. Chiedono, quindi, al Presidente della Provincia, ai Consorzi di bacino, di verificare fino in fondo tutte le possibilità per anticipare le somme necessarie e chiedono al prefetto di Benevento di farsi carico di questa situazione e di attivare le necessarie azioni per costringere i Comuni a coprire i debiti nei confronti dei consorzi stessi".


29 gennaio 2010 - La Sicilia

GIUSTIZIA
Sciopero del personale

Catania - Grande partecipazione, ieri all'assemblea del personale giudiziario organizzata dalle quattro organizzazioni sindacali: Cgil, Uil, R.d..B. e Flp le quali non hanno sottoscritto l'ipotesi di accordo del 15 dicembre scorso, che nega la riqualificazione interna attesa da decenni dai lavoratori della giustizia e penalizza alcune qualifica dimensionandone la loro professionalità.
Le quattro organizzazioni sindacali hanno programmato ed indetto, in tutti gli Uffici giudiziari d'Italia, una giornata di sciopero per il 5 febbraio. Poiché a Catania ricorre la festa di S.Agata è stato deciso, all'unanimità, con i lavoratori in assemblea, di manifestare in tale giorno davanti alla statua del Palazzo di Giustizia, dalle 10 alle 12.
All'assemblea, oltre ai rappresentanti sindacali nazionali e locali, hanno partecipato il presidente della giunta distrettuale dell'Anm Francesco D'Alessandro e il consigliere di Corte d'appello Marisa Acagnino, i quali, nonostante i loro impegni di udienza e di Ufficio, hanno voluto ugualmente assicurare la loro presenza per solidarizzare e sostenere la causa dei lavoratori giudiziari i quali per la mancata riqualificazione interna sono costretti ad enormi sacrifici per far funzionare la macchina giudiziaria. All'assemblea hanno, inoltre, partecipato il segretario nazionale della Cgil Funzione Pubblica, Cosimo Arnone, e per la CGIL-Funzione Pubblica di Catania Giovanna Marù e Gaetano Agliozzo; per la Flp-Giustizia, il Cordinatore nazionale Piero Piazza e per la R.d.B-Cub, Luciana Casciardi. I rappresentanti della Uil erano assenti perché impegnati a Palermo nel Congresso regionale.
Nel corso dell'assemblea, sono stati affrontati vari problemi, quali quelli dei carichi di lavoro, della carenze d'organico, dei tagli effettuati dal Governo con le ultime Finanziarie, del personale sempre più numeroso che va in pensione e che non viene sostituito.
Sciopero, quindi il 5 febbraio. A Catania, in concomitanza con la festa diS. Agata è stato chiesto ai lavoratori che saranno in Ufficio nella giornata del 5 febbraio di prendere una o due ore di permesso (da recuperare) e a quelli che, invece, saranno assenti (perchè usufruiranno della giornata del Santo Patrono), di assicurare la loro presenza alla manifestazione davanti al Palazzo di Giustizia.


29 gennaio 2010 - Il Fatto online

Cdm a Reggio, precari: è stata soltanto una vetrina

REGGIO CALABRIA – "Ieri, ancora una volta Reggio Calabria è stata palcoscenico e vetrina per il Governo. Ancora una volta c'è stata una manifestazione di piazza organizzata da tutti i comparti della pubblica amministrazione delle RdB: parastatali, ministeriali, università, vigili del fuoco, beni culturali, Lsu e Lpu, comitato precari della scuola. In tutto circa un migliaio di persone contro e proprio per questo costrette a protestare alle spalle della Prefettura. Ghettizzati nel retro del palcoscenico perché le telecamere, al passaggio e all'arrivo di Berlusconi, non registrassero il malcontento, la protesta. Viceversa, agli striscioni inneggianti al Presidente del Consiglio e alla relativa claque, è stato consentito di schierarsi a favore di telecamere". Lo si legge in una nota della federazione regionale del sindacato RdB. "La protesta dei lavoratori - è scritto nel documento - è una protesta necessaria che si leva da una terra che è costretta a chiedere: a chiedere un intervento straordinario del governo a favore degli Enti locali per far cessare la piaga del lavoro nero di Stato e la messa in ruolo di tutti i precari LSU - LPU negli enti di appartenenza; a chiedere un piano urgente per risolvere il problema del precariato nella scuola e nelle università, perché è proprio la Regione Calabria la più penalizzata per i tagli subiti e per l'accorpamento selvaggio di molti istituti scolastici. E nonostante tutto questo le università calabresi, in particolare Rende e Catanzaro, continuano a lavorare grazie all'operato di centinaia di lavoratori a tempo determinato e Co.co.co. Già il 21 scorso, all'arrivo del presidente Napolitano, - si evidenzia nella nota - i lavoratori precari erano scesi in piazza, anche in quell'occasione inascoltati, ma allora non ci furono problemi a manifestare e ad esporre gli striscioni a portata di sguardo del Capo dello Stato, con tanto di denuncia scritta a caratteri cubitali sullo striscione "migranti, lavoratori in nero nel privato. Lsu-Lpu, lavoratori in nero nello Stato", con il megafono e tanta e giusta esasperazione. Ma ieri è stato diverso, è stato peggio. Perché si è scelto, con la solita ipocrisia di mostrare una città felice, con bandiere e striscioni Pdl, esultanti per l'arrivo del massimo rappresentante del governo. Si è sollevato il tappeto per nasconderci sotto la polvere. Ma escludere alla vista delle telecamere il problema - scrive il sindacato autonomo - non lo risolve, al contrario, lo acuisce. E infatti il problema si ripresenterà e i lavoratori scenderanno ancora in piazza, a breve con una nuova una manifestazione regionale sul precariato, organizzata da RdB con tutto il sindacalismo di base".


29 gennaio 2010 - Il Gazzettino

VICENZA. Sospeso lo stato d’agitazione del Dipartimento Cardiovascolare...

VICENZA - Sospeso lo stato d’agitazione del Dipartimento Cardiovascolare. Il dialogo sembra essere la chiave delle relazioni sindacali tra sindacati autonomi (Fsi, Nursind ed Rdb-Cub) e Asl 6 in merito alle spinose questioni del personale del comparto dei Dipartimento Cardiovascolare. Questo quanto emerso nel corso del tentativo di conciliazione esperito ieri dalle parti interessate dinanzi al Prefetto di Vicenza, a seguito dello stato di agitazione proclamato lo scorso 21 gennaio. «Tra le ragioni del contendere», spiegano i sindacalisti vicentini di Fsi, Nursind ed Rdb-Cub, «l’elevato carico di lavoro che non permette un adeguato recupero psico-fisico ai lavoratori; l’elevato numero di chiamate in urgenza/emergenza non compatibili con l’organizzazione del personale; la costante violazione dei diritti contrattuali in merito alla pronta disponibilità e orario di lavoro che più volte ha superato le 12 ore fino a raggiungere le 14-16-18 ore nell’arco delle 24, mettendo a rischio la sicurezza dei lavoratori e dei pazienti e le elevate richieste di turnover dai dipendenti assegnati a questo dipartimento a causa dell’elevato sacrificio richiesto». Tutte problematiche comunicate formalmente all’Ufficio Provinciale del Lavoro ed alla Procura della Repubblica con due diverse denunce nel corso del 2009, ma alle quali non sono seguiti provvedimenti migliorativi da parte dell’Azienda. «Inoltre – proseguono i sindacalisti vicentini - l’avvicendamento del direttore di Cardiochirurgia, che doveva portare l’attività entro limiti accettabili e la promessa del direttore generale di ridurre da 10 a 8 le sedute di elezione, non sono stati rispettati». Nonostante ciò i vertici dell’Asl 6 davanti al Prefetto hanno dimostrato apertura e collaborazione. L’Asl 6, infatti, si è resa disponibile a portare la sua proposta di soluzione nel prossimo incontro sindacale che si terrà martedì 2 febbraio.


29 gennaio 2010 - Il Giornale

Servizio 118 allo sbando: la nuova centrale è stata soltanto uno spot
RDB-RSU «Inesistente la mappa digitale delle ambulanze, che sono senza radio»

Roma - Il servizio 118 è allo sbando. Lo denuncia Rosita Di Gregorio, della RdB e Rsu, che critica la dirigenza: «Avrebbe dovuto ridare impulso a questo fondamentale servizio pubblico, ma a due anni dal suo insediamento non è stato presentato ancora un piano strategico che ne indichi linee ed indirizzi». Secondo Di Gregorio «il direttore generale dell’Ares 118 ha pensato bene di investire su una pletora di dirigenti nel totale disprezzo del resto del personale ovvero quello che permette a questo servizio di funzionare, dal territorio alla centrale operativa, al quale questo mese non è stato neanche pagato il dovuto in busta paga». Di Gregorio denuncia anche «l’utilizzo elettorale che si fa di questo servizio» e ricorda «l’ultimo taglio di nastro, al cospetto dei vertici regionali, della nuova centrale operativa di Roma. Come volevasi dimostrare è stato solo uno spot elettorale, a più di un mese la "nuova centrale" non solo non è operativa ma le scrivanie acquistate non consentono l’alloggiamento dei computer come previsto dalla norma, mentre sono inesistenti la mappa digitale unica dove sono localizzate le ambulanze e il sistema satellitare che ne segue gli spostamenti annunciati dal commissario Montino, così come, del resto, non esiste alcun isolamento acustico per la Sala Radio. Ma a pensarci bene questo non è un problema visto che le nuove ambulanze sono tutte sprovviste di radio a bordo e si comunica solo attraverso telefoni cellulari, ovviamente quando c’è campo».


29 gennaio 2010 - Il Quaderno

Benevento: RdB/CUB al fianco dei lavoratori dei Consorzi Rifiuti

Benevento - Sulla vicenda riguardante i lavoratori dei Consorzi di Bacino Bn1, 2 e 3 si registra l’intervento di Giovanni Venditti (RdB/CUB di Benevento). "La questione - afferma in una nota - occupazionale e stipendiale degli oltre 130 lavoratori è al centro di un dibattito Istituzionale, a cui appare difficile trovare soluzioni praticabili. Il passaggio storico dalla fase straordinaria a quella ordinaria nella gestione del sistema dei rifiuti, le cui funzioni, in virtù del D.L. 195/2009, sono passate in capo ai Presidenti delle Province, deve trovare una sinergia ed intervento Istituzionale per dare continuità e concretezza lavorativa per questi lavoratori che in forza di un contratto pubblico, ex legge 608 del 96 e 2000 assunti ex OPCM 2948 e successive ordinanze commissariali, hanno per oltre 15 anni assolto alle proprie prerogative lavorative. E’ inammissibile, pertanto, che oggi, nonostante questi lavoratori continuino ad espletare le proprie attività, non si trova una Entità Giuridica e Amministrativa Contabile, entità meglio conosciuta come datore di lavoro a cui dover fare riferimento. E’ inammissibile, inoltre, che a fare le spese della crisi determinatasi per le tante e difficili interpretazioni delle norme emanate, siano sempre ed esclusivamente i lavoratori. Per questi motivi siamo al fianco di questi lavoratori che già domani mattina protesteranno sotto la Prefettura".


29 gennaio 2010 - Il Bologna

Le reazioni
Sconcerto tra i lavoratori: "Favoritismi, e noi precari"

Bologna - C'è "sconcerto" tra i lavoratori del Cup 2000, la società finita nel mirino della Procura per il Cinzia-gate. Ma a "metterci la faccia", ora, sono i dipendenti, che chiedono "chiarezza e rispetto", come sottolineano le Rappresentanze sindacali di base. La vicenda "mostra che il Cup è stato utilizzato come una sorta d’ufficio di collocamento -si legge nel comunicato- attuando favoritismi e atteggiamenti poco rispettosi della maggior parte dei lavoratori che, normalmente, sono costretti ad un lungo periodo di precariato".


29 gennaio 2010 - La Gazzetta di Reggio

CUB TRASPORTI
Il sindacato vince contro Ae

Reggio E. - Il 13 gennaio scorso Autolinee dell’Emilia è stata condannata a risarcire un lavoratore cui aveva contestata illegittimamente l’irreperibilità alla visita di controllo per infortunio sul lavoro. Una vittoria per i sindacati Rdb Trasporti-Cub. Il giudice ha così deciso perché l’azienda ha mancato al dovere di informare i dipendenti sui cambiamenti delle norme sulla reperibilità, «norme - dicono i sindacati - tra l’altro pesantemente discriminatorie nei confronti dei lavoratori dei trasporti, unici in tutta Italia a dover sottostare alle fasce di reperibilità anche in caso di infortunio sul lavoro. Il dipendente in questione, allontanatosi dalla propria abitazione per una prestazione medica non sapeva nulla su queste novità visto che l’azienda, così veloce nell’applicare sanzioni disciplinari, non si era nemmeno degnata di affiggere un avviso in bacheca».


29 gennaio 2010 - Il Centro

«Nuova Asl, tante incognite»
Appello di Meo (Rdb) a forze politiche e sindaci Chieste soluzioni per emodinamica e piccoli ospedali

VASTO - Emodinamica, primariati vacanti e piccoli ospedali. Vecchi problemi che attendono soluzione e nuovi problemi come il blocco degli incentivi al personale. Pesano numerose incognite sulla Asl unica provinciale, nata dalla fusione delle due aziende sanitarie di Chieti e di Lanciano-Vasto. A chiedere lumi sui programmi che il nuovo management vuole portare avanti, sono le rappresentanze sindacali di base (Rdb) che lanciano un appello alle forze politiche locali e ai sindaci «affinché la zona sud dell’Abruzzo non venga ulteriormente penalizzata e privata di ulteriori servizi fondamentali per i cittadini. A oggi la direzione generale non ha ancora convocato le organizzazioni sindacali per informarle se il piano elaborato dalla precedente gestione è ancora valido», attacca Emilio Meo delle Rdb, «cioè se a Vasto aprirà, come era previsto, l’Emodinamica che servirà a salvare qualche vita umana, se saranno ricoperti i posti vacanti di primario e che fine faranno gli ospedali più piccoli. Un territorio come quello della vecchia Asl Lanciano-Vasto ha bisogno di risposte, impegno e risorse umane ed economiche. I primi segnali non sono incoraggianti».


29 gennaio 2010 - Il Messaggero

Civitavecchia - Interporto, firmata la procedura per la cassa integrazione...
di GIULIA AMATO

Civitavecchia - Interporto, firmata la procedura per la cassa integrazione. Rispetto alla bozza che le organizzazioni sindacali e l’azienda hanno siglato davanti all’assessore regionale Alessandra Tibaldi, ci sono una serie di novità a favore dei lavoratori. Infatti, dopo un’attenta verifica, i sindacati hanno evidenziato che non tutte le 36 unità erano compatibili con la procedura e alla fine saranno 31 i dipendenti interessati dalla Cigs. Le organizzazioni di categoria sono riuscite anche a far accettare all’azienda la rotazione del personale, specie per quanto riguarda le attività all’interno del magazzino. «Inoltre abbiamo chiesto e ottenuto - si legge in un comunicato di Rdb Cub e Cgil - che i rientri dei lavoratori dalla Cigs, qualora se ne verificassero i presupposti, avvengano 48 ore prima dell’inizio attività e con un rientro minimo di due settimane. Siamo convinti che con questo accordo si riuscirà a garantire nel breve tempo la ripresa economico-produttiva».
Nel comunicato i sindacati pongono l’attenzione pure sul comportamento assunto da Comune e Autorità Portuale, nonché dalla società Rtc, che «non hanno fatto nulla per aiutare la piastra logistica. Sentiamo il dovere di denunciare - affermano Rdb Cub e Cgil - che la Rtc, nata dallo stesso progetto della piastra logistica e concepita proprio per lavorare sinergicamente, col suo atteggiamento operativo non ha aiutato la ripresa di Icpl. Siamo convinti che questa operazione finora non ha dato i risultati sperati, per questo ci vediamo costretti a chiedere al presidente dell’Authority un incontro urgente per verificare se la Rtc è ancora interessata al mercato dei container a Civitavecchia. Infine ci stupisce il silenzio dell’amministrazione e del sindaco che dalla riunione in Regione non si è più interessato al caso».


29 gennaio 2010 - La Stampa

PALAZZO ROSSO.SINDACATI
"Col Comune non c’è più dialogo" Proclamato lo stato di agitazione

La Rsu del Comune, con le segreterie provinciali Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Sulpm, ha dichiarato lo stato di agitazione di tutto personale. Il sindacato esprime «rammarico per l’atteggiamento dell’amministrazione che rifiuta il dialogo sui tanti problemi del personale, provocando un inesorabile smaltellamento della macchina comunale, con forti disagi nell’erogazione dei servizi ai cittadini».
Ricordano che non è ancora chiusa la discussione sul fondo per il salario accessorio del 2008 e che le richieste di incontro della polizia municipale «per numerose situazioni di disagio» non hanno avuto risposta. Così come per il personale di materne e asili: il sindacato non ha avuto risposta alla diffida per violazioni al contratto di lavoro, vuole aprire una procedura davanti alla Direzione del lavoro e ricorrere al giudice del lavoro.
«L’amministrazione - dicono i sindacati - ripete che non ci sono risorse ma gli stipendi dei top manager sono i più alti del Piemonte. La cifra che 700 dipendenti vorrebbero per mantenere il trattamento degli scorsi anni finisce nelle tasche di un solo dirigente». Se lo stato di agitazione non servirà la Rsu potrebbe pensare al blocco degli straordinari, al rallentamento delle procedure e, non ultimo, allo sciopero.


29 gennaio 2010 - Il Giornale di Vicenza

ACCORDO. Chi cambia azienda avrà lo stesso contratto e un incentivo
C’è l’intesa sui dipendenti tra Acque Vicentine e Etra

Vicenza - Con l’accordo relativo al trattamento economico dei dipendenti si è definitivamente chiusa la lunga guerra dell'acqua che vedeva i sei comuni di Camisano, Grumolo delle Abbadesse, Grisignano di Zocco. Montegalda, Montegaldella e Torri di Quartesolo, pur inserite nell’ambito dell’Ato Bacchiglione, avere la bizzarra situazione di fognatura e depurazione gestite da Aim Acqua, ma con servizio idrico gestito da Etra.
Chiusa lo scorso novembre la partita con l’effettivo subentro di Acque Vicentine nella gestione dell’acquedotto, ora si è formalizzata la parte sindacale relativa ai sette dipendenti. Le Rsu di Etra (assistite da Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil, Adl Cobas) e le direzioni delle società gestori del servizio idrico integrato dell’Ato Brenta (Etra) e dell’Ato Bacchiglione (Acque Vicentine) hanno firmato l’accordo relativo al trattamento economico e normativo, conseguenza del trasferimento del ramo d'azienda Etra in Acque Vicentine.
Secondo i sindacati «si tratta di un’intesa importante che, di fronte alle procedure previste dalla legge e riguardanti anche il personale, può determinare per i dipendenti interessati un miglior trattamento economico e le garanzie contrattuali e normative».
Per i lavoratori che individualmente potranno aderire all’accordo tra le parti verranno mantenute le condizioni contrattuali in atto al momento del passaggio al nuovo datore di lavoro ed erogato un incentivo pari a sei mesi di retribuzione (calcolate ciascuna nella misura di un quattordicesimo della retribuzione annua) per far fronte al disagio dovuto al trasferimento.


29 gennaio 2010 - Gazzetta del Sud

Ufficio delle Entrate, i dipendenti si mobilitano

Catanzaro - Sono tante le cose che non vanno nell'ufficio cittadino delle Entrate. Questo sostengono Cgil, Cisl, Uil e Rdb-Cub in un comunicato congiunto in cui esprimono soprattutto una forte carenza di personale. La protesta dei sindacati unitari e della Rsu, la rappresentanza sindacale unitaria aziendale, è scoppiata dopo l'assemblea della scorsa settimana, che ha chiesto «il potenziamento dell'organico dell'ufficio e la salvaguardia di tutti i dipendenti degli sportelli». ed ha evidenziato «la necessità che venga eliminata con carattere di immediatezza la criticità non oltre sopportabile riguardante diversi servizi». Per quanto concerne l'ufficio territoriale, nella nota si evidenzia «la carenza di personale addetto agli sportelli di front-office, l'inesistenza di un addetto alla prima informazione ed all'assistenza al contribuente». I sindacati proseguono: «Il servizio postale risulta carente, con conseguenti disagi e profondi ritardi nella spedizione degli atti, specie per quelli da notificare. Il personale addetto al servizio sgravi, controllo avvisi irregolarità, prenotazioni e servizio al pubblico, rateazioni e abilitazioni telematiche, risulta insufficiente, con forti disagi e lunghe attese per l'utenza che spesso protesta anche vivacemente. Per gli atti giudiziari il servizio risulta carente, attesa anche in questo caso la presenza di una sola unità». Secondo i rappresentanti dei dipendenti dell'Agenzia delle entrate «sarebbe opportuno intensificare la formazione del personale in modo da renderlo interscambiabile». E sottolineano anche «l'insostenibilità dei carichi di lavoro per il personale dell'ex team legale, già in evidenti difficoltà prima dell'istituzione della direzione provinciale pur con la presenza di una unità in più, poi passata alla direzione regionale Calabria. Il personale suddetto riusciva con notevole impegno e sacrificio, anche familiare, ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi, dovendo istruire solo i ricorsi presentati all'ufficio lametino, mentre ad oggi il carico di lavoro è aggravato dal fatto che spesso, per la carenza di personale dell'area legale della direzione provinciale, deve provvedere all'istruttoria delle vertenze relative a tutto il territorio provinciale, il che comporta anche problemi logistici ed organizzativi». Segnalazioni anche sull'area controllo: «L'assemblea ha ritenuto irrinunciabile il mantenimento e potenziamento degli attuali team in considerazione del vasto bacino d'utenza, nell'ambito del quale l'economia sommersa gestita prevalentemente dalla criminalità organizzata, necessita di una sempre più attenta presenza e vigilanza di qualificate figure professionali dell'Agenzia, non potendosi comunque ipotizzare che l'incremento della lotta all'evasione fiscale possa verificarsi depotenziando il controllo diretto ed efficace del bacino di riferimento». Da qui l'auspicio dell'assemblea del personale «che l'intera vertenza, anche e principalmente con il prefetto di Catanzaro, possa spostarsi su binari di corretti e democratici oltre che sereni confronti fra parte sociale e parte pubblica».

Nessun bagno di folla all'arrivo del premier

Reggio C. - Nessun bagno di folla per Silvio Berlusconi e i suoi ministri. I reggini, forse intirizziti dal freddo, hanno preferito guardare con distacco l'evento istituzionale che ha segnato la storia della città. D'altronde le rigide misure di sicurezza hanno scoraggiato chi avrebbe voluto curiosare davanti alla prefettura per vedere sfilare i ministri e Berlusconi. Dietro le transenne pochi estimatori del Popolo della libertà in attesa di una stretta di mano, mentre sul Corso Vittorio Emanuele precari e portuali agitavano striscioni e slogan. La divisione in due ali (simpatizzanti davanti all'ingresso principale e contestatori sull'altra sponda) è stata colta dai rappresentanti sindacali dei precari del pubblico impiego (Rdb): «Una disparità di trattamento che non abbiamo condiviso».
Tre i sit-in di protesta organizzati vicino la prefettura, in coincidenza con l'arrivo del presidente Berlusconi e dei ministri. I manifestanti, non potendo raggiungere la piazza antistante il palazzo del governo, si sono radunati davanti l'ingresso posteriore dell'edificio. A protestare sono stati soprattutto i lavoratori dell'area industriale ed i portuali di Gioia Tauro, per i quali si profila lo spettro della cassa integrazione, ma anche gli attivisti della Rete No Ponte che si battono contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto. «Vogliamo che il Governo intervenga – hanno detto i dirigenti di Cgil, Cisl e Uil che hanno organizzato la manifestazione – perché la disoccupazione nella piana di Gioia Tauro è un dramma che sta provocando insopportabili guasti sociali. Se si vuole combattere realmente la 'ndrangheta bisogna risolvere in primo luogo il problema del lavoro altrimenti la criminalità trova terreno morbido per estendere la sua influenza attingendo al malcontento sociale». I militanti della Rete No Ponte hanno chiesto a gran voce che i fondi destinati al Ponte sullo Stretto cambino direzione: «Soddisfano interessi privati ma devono invece essere utilizzati per venire incontro ad esigenze pubbliche e sociali». I manifestanti non hanno chiesto di incontrare il Presidente del Consiglio («tanto – hanno detto – sappiamo che non ci avrebbero accontentati»), ma hanno continuato a sgolarsi per l'intera durata della riunione del Consiglio dei Ministri, anche se tenuti a distanza dall'ingresso principale della Prefettura. Ma non è finita qui: un'altra contestazione è stata attuata nei confronti del Presidente del Consiglio durante la cerimonia d'inaugurazione del Centro di gestione del sistema idrico cittadino, nel rione Condera, cui Berlusconi ha partecipato insieme al sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti. Ad accogliere il presidente del Consiglio sono stati gli attivisti di alcune associazioni cittadine, che hanno protestato anche contro la «militarizzazione – hanno sostenuto – cui è stata sottoposta in questi giorni la città per la visita del Presidente del Consiglio. Reggio è una città in cui si pensa solo all'ordine pubblico e non allo sviluppo. Berlusconi è venuto a inaugurare un centro idrico, ma in realtà nelle nostre case non arriva acqua. È così che si fa il bene di Reggio?».(ant.sir)

Agenzia delle entrate Il sindaco critica il piano di riduzione degli sportelli
Bruno: le sezioni dislocate nella periferia offronoun servizio efficiente, diretto e immediato ai cittadini
di Vincenzo Iozzo

CHIARAVALLE CENTRALE - Arriva in periferia e tocca l'entroterra il Piano di ridimensionamento degli uffici dell'Agenzia delle Entrate. L'allarme è praticamente scattato, attraverso una nota delle organizzazioni sindacali di categoria, che hanno espresso forti critiche al provvedimento di restringere il "braccio operativo" degli sportelli e dei funzionari che al momento svolgono il servizio. Sull'argomento il sindaco di Chiaravalle Centrale Nino Bruno ha inteso rappresentare ai vertici della struttura regionale e allo stesso ministro dell'Economia, l'importanza del servizio che lo Sportello dell'Agenzia delle Entrate ha dato e continua a dare a tutta la popolazione delle Preserre Catanzaresi. «In questo contesto e nella prospettiva del potenziamento dello sportello, - rincara la dose il sindaco - l'amministrazione comunale di Chiaravalle Centrale ha ritenuto di dover dare in comodato d'uso gratuito i locali di via Francesco Spasari all'Agenzia, per il prezioso servizio offerto negli anni ad un territorio dell'entroterra privo di infrastrutture di collegamento adeguate con il capoluogo di Regione». Il rifiuto è secco a quella politica di contenimento dei costi e di spopolamento dei servizi dalle aree più svantaggiate. «Oggi – conclude il sindaco Bruno - assistiamo ad una centralizzazione del servizio a beneficio degli uffici di Catanzaro con la penalizzazione di quelli situati in realtà periferiche ma tuttavia importanti come quelle del Chiaravallese. La nostra solidarietà va quindi ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali che, correttamente, hanno posto il problema della valorizzazione delle Sezioni staccate proprio in virtù di un servizio diretto ed immediato che queste possono e debbono offrire ai cittadini». Nello specifico gli amministratori della sede municipale di via Castello chiedono, per lo sportello di Chiaravalle Centrale, che sia nominato stabilmente il Responsabile, mancante ormai da tempo, e sia evitato il pendolarismo del personale verso Catanzaro con grave pregiudizio del servizio. Una nota è stata trasmessa agli organismi di Catanzaro, dove si invita il Direttore Provinciale Demetrio Amaddeo, nel quadro del rilancio di tutte le sezioni decentrate, a valutare il potenziamento dello sportello del grosso centro delle Preserre, sede tra l'altro di una sezione Staccata del Tribunale che ha competenze a livello comprensoriale e che serve una popolazione residente in oltre 20 Comuni del circondario, evitando una centralizzazione foriera di disservizi che non possono che far aumentare il distacco fra i cittadini e le Istituzioni. Il rappresentante istituzionale ha inteso mettere mano ad una articolata missiva che presto arriverà sul tavolo del Governo. Si punta molto al mantenimento dell'ufficio e per questa ragione, l'interesse si è spostato pure su Attilio Befera direttore nazionale dell'Agenzia, Antonino Di Geronimo per l'area regionale e Demetrio Amaddeo per quella provinciale. Quindi le segreterie delle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Cud, chiamate in cause per dare la spinta propulsiva ad una azione di coraggio per mantenere in vita i servizi nelle periferie.


28 gennaio 2010 - Asca

LAZIO/SANITA': SINDACATI, ODIOSI E INGIUSTI TICKET PRONTO SOCCORSO

(ASCA) - Roma, 28 gen - ''La scelta di Guzzanti di introdurre il ticket in Pronto Soccorso, se confermata, oltre che odiosa e' particolarmente ingiusta e penalizzante'', commenta Licia Pera della RdB Sanita' Lazio. ''Infatti i cittadini del Lazio sono gia' costretti a pagare IRPEF e IRAP oltre i livelli massimi, grazie ad un piano di rientro che non ha migliorato le prestazioni sanitarie ne', tantomeno, ridotto le liste d'attesa. Ha invece soppresso ben 3 ospedali solo a Roma, tagliando complessivamente circa 5.000 posti letto e, come evidenziato dalla Corte dei Conti nella sua relazione, continua a produrre costantemente altro debito''. Precisa la rappresentante RdB: ''Una mera operazione di cassa che, oltre a non intervenire strutturalmente sulle cause che provocano l'affollamento dei Pronto Soccorsi, finira' per colpire le fasce piu' deboli della popolazione, che non sapranno piu' a quale santo votarsi mentre chi puo' permetterselo by-passera' le lunghe liste d'attesa ambulatoriali. Assurdo e contradditorio poi che a tale provvedimento si affianchi la conferma del blocco del turn over del personale, ridotto gia' all'osso da un decennale blocco delle assunzioni e che solo negli ultimi 3 anni ha visto una diminuzione di circa 4.000 unita'. Chi si occupera' del triage e delle pratiche amministrative per il pagamento del ticket, se il personale non e' sufficiente nemmeno a garantire soccorso ai codici rossi e gialli?''. ''La RdB, infine, trova patetico e in malafede questo modo di considerare la salute e la sanita' come un bancomat per qualsiasi Governatore o Commissario, quando ormai le cause degli sprechi sono evidenti a tutti: appalti, esternalizzazioni, proliferazione di manager e consulenti, assenza di controlli sul privato accreditato, ovvero tutto cio' a cui chiunque si sia succeduto alla guida del Lazio si e' ben guardato di mettere mano'', conclude Licia Pera.


28 gennaio 2010 - City

Assistenza disabili "stipendi da fame"

Firenze - Alcuni di loro avevano il corpo coperto da lenzuola bianche: "Siamo lavoratori fantasma", era lo slogan. Così, ieri, oltre 150 educatori dei servizi di assistenza scolastica agli alunni disabili hanno sfilato per le vie del centro. L’occasione era data dallo sciopero indetto dalla categoria per protestare contro le condizioni del contratto di lavoro. Il corteo è partito da largo Alinari, ha attraversato piazza del Duomo e si è concluso davanti a Palazzo Vecchio. Distribuiti ai passanti volantini (a firma Educatori delle rappresentanze sindacali di base Rdb-Cub). "Abbiamo contratti invisibili - ha detto Stefano Cecchi delle Rdb-Cub - e non abbiamo garanzie nel salario. Lo stipendio di 600 euro al mese ci fa vivere sotto la soglia di povertà. In questo settore i lavoratori impiegati sono 250. Quella di oggi è la prima iniziativa di lotta".


28 gennaio 2010 - EPolis Roma

Asili nido. Appello dei sindacati di base
Educatrici in agitazione: «Il sindaco ci dia ascolto»

Roma - Dopo l’avvio di trattative «giunte ad un punto morto», si riaccende la protesta delle lavoratrici dei nidi del Comune di Roma organizzate dalla RdB. «Le trattative, condotte dall’assessore al Personale Cavallari e dall’assessore alla Scuola Marsilio e si trascinano in modo infruttuoso e inconcludente - dice Caterina Fida, della RdB Comune di Roma -Per sbloccare la situazione le lavoratrici hanno richiesto un intervento diretto del sindaco». «RdB si è fatta interprete di questa esigenza - prosegue Fida - e ha chiesto un incontro con Alemanno per far presente che è possibile coniugare l’obiettivo di evitare sprechi con un quello di un miglioramento del servizio. Anche perché l’elargizione di denaro pubblico verso le strutture private non è affatto tollerato dalle lavoratrici del settore».


28 gennaio 2010 - Il Manifesto

PISA/FIRENZE
PROTESTE DEI PRECARI CON SCIOPERI E CORTEI

"Il rettore Pasquali non ha rispettato gli accordi: non ha stabilizzato trenta precari, e a rischio ce ne sono altri sessanta da stabilizzare entro quest'anno". La denuncia arriva dai Cobas pisani, che ricordano un accordo preso tempo addietro alla Direzione provinciale del lavoro: "Secondo questo accordo - segnala il sindacato di base - entro il 31 dicembre scorso l'Università avrebbe dovuto stabilizzare trenta precari tra tecnici, amministrativi e bibliotecari. Invece non è stato fatto niente, e così si disattende non solo una conciliazione della Direzione provinciale del lavoro ma perfi no atti formali dell'ateneo. In realtà il rettore vuole 'immobilizzare' l'ateneo, nell'attesa che scada il suo mandato. Una scelta incomprensibile, se consideriamo che ci sono i fondi per nuove assunzioni". Proteste precarie anche a Firenze, dove con la solidarietà dei Verdi e lo slogan "siamo lavoratori fantasma" oltre 150 educatori dei servizi di assistenza scolastica agli alunni disabili hanno sfi lato per le vie del centro, con alcuni di loro che avevano il corpo coperto da lenzuola bianche per mascherarsi da fantasmi. "I totale sono circa 250 e hanno contratti 'invisibili' - spiegano dal sindacato di base Rdb Cub - senza garanzie. Lo stipendio di 600 euro al mese fa vivere sotto la soglia di povertà, ma l'amministrazione comunale non si è presentata al tavolo di trattativa". Appena due giorni fa sotto Palazzo Vecchio c'era stata un'altra protesta precaria, questa volta degli insegnanti degli asili nido, in aperto contrasto con l'amministrazione comunale a causa della "riorganizzazione" del servizio, con numerosi genitori che hanno solidarizzato con il centinaio di manifestanti in sciopero.


28 gennaio 2010 - Il Mattino di Padova

Strangolato dalla crisi, per ora resiste allo sfratto

STANGA - Sfratto rinviato all’8 aprile in via Manara 39 per una famiglia di origine marocchina strangolata dalla crisi. Il presidio della rete antisfratto di Adl, Asc e Razzismo stop riesce nell’obiettivo di ottenere una proroga di due mesi e mezzo dall’ufficiale giudiziario. Ma le associazioni puntano più in alto, chiedendo aiuto al prefetto Ennio Mario Sodano: «Nei prossimi mesi ci saranno decine di mobilitazioni come questa - fa sapere Nicola Grigion - Chiediamo al prefetto una moratoria». Da quando la fabbrica non ha abbastanza lavoro, Ashfar ha dovuto scegliere se pagare l’affitto o far mangiare la sua famiglia: «Ho aspettato sette mesi per vedere il primo pagamento della cassa integrazione - racconta - prendo 750 euro al mese e siamo in tre. Per mantenere la mia famiglia non posso pagare un affitto così oneroso». Solidale con la giovane coppia il comitato residenti di via Manara.(s.var.)


28 gennaio 2010 - TRC giornale

Icpl, partita la cassa integrazione. "Urge incontro con Ciani"
di Katia Trombetta

Civitavecchia - L'attivazione della cassa integrazione in deroga per i lavoratori della società Interporto non significa certamente la conclusione della vertenza. L'accordo, che resterà attivo fino al termine del 2010, infatti, ha il solo scopo di tamponare una situazione emergenziale, "nell'attendere fiduciosamente la ripresa del mercato e la ripresa economico-produttiva, con il conseguente riassorbimento dei lavoratori" come hanno scritto oggi in una nota i sindacati Rdb-Cub e Filt Cgil. La cassa integrazione, infatti, è ufficialmente partita ieri, e quindi oggi non poteva mancare l'importante riflessione delle organizzazioni dei lavoratori, anche per annunciare le iniziative in programma nell'immediato. In cima alla lista c'è "la richiesta di un incontro urgente al presidente dell'Autorità Portuale, Fabio Ciani, per verificare se la società Rct, concessionaria della banchina containers, è ancora interessata a questo traffico a Civitavecchia". I sindacati, infatti, ricordano che quella di Icpl è in realtà una doppia vertenza, e che ci sono ancora cinquantadue lavoratori – ovvero ex corsisti – rimasti fuori da tutto. Il nodo del traffico containers, quindi, è cruciale, specie in prospettiva, laddove però i sindacati sottolineano che proprio "la Rct con il suo comportamento non sta aiutando la ripresa complessiva di Icpl". Sul fronte della cassa integrazione, le organizzazioni sindacali hanno voluto rivendicare la bontà delle loro posizioni nella trattativa. "Da una rotazione del personale data come impossibile – scrivono infatti nella nota – siamo riusciti a ottenere la rotazione in alcuni reparti, dimostrando che si tratta di una procedura vantaggiosa". Sempre l'analisi dei sindacati ha consentito di far scendere le unità interessate dalla cassa integrazione da 36 a 31. Rdb e Filt, però, mettono in evidenza anche l'assenza del sindaco nella vertenza, sottolineando che dopo le iniziative di protesta attivate in novembre "il primo cittadino non l'abbiamo più visto".


28 gennaio 2010 - La Città di Salerno

Sede dei Giudici di Pace: pochi spazi, celebrare i processi diventa un atto creativo
I faldoni sono nei corridoi e le udienze sono tenute in locali inadeguati. Ci sono gravi carenze nella vecchia palazzina di via Prudente
di Luigi Colombo

SALERNO - Forse il fatto di condividere lo stabile con l’Istituto d’Arte, li rende anche loro artisti. Di quelli anche un po’ folli, costretti ogni giorno a dipingere e scolpire qualcosa che si avvicini quanto più possibile all’idea di giustizia. Folli, perché certo occorre un minimo di pazzia per imbarcarsi in quest’i mpresa. Basta recarsi una mattina qualsiasi nella vecchia palazzina di via Prudente che ospita i locali del Giudice di Pace di Salerno e costatare con i propri occhi quanto accadde. Probabilmente molti vi avranno giá messo piede, visto che competenze del Gdp si allargano a macchia d’olio e riguardano casi di vita quotidiana, dalla diatriba col vicino alla contestazione di una multa. E mentre la decenza vorrebbe una proporzione di 2,5 amministrativi al fianco di ogni magistrato, qui la proporzione diventa di 0,5 ogni giudice. Pio Antonio De Felice, cancelliere e sindacalista della Rdb, ama particolarmente una metafora che indubbiamente rende l’idea: «E’ come se a un macchinista chiedessero di condurre contemporaneamente due treni. E’ materialmente impossibile». Ma le carenze d’organico sono sparite grazie alle magie del ministero. Basta stabilire meno persone in pianta organica e voilá non manca più il personale. Incontriamo De Felice nel suo ufficio. La giornata è grigia e rende necessario l’accensione dei malfunzionanti neon. «Purtroppo non possono essere riparati, perché ormai questo modello è fuori produzione. Figurarsi se si pensa di sostituirli con nuovi». Certo è che forse tutto l’impianto elettrico non è propriamente a norma, con fili che penzolano un po’ ovunque. E di solito le migliaia di persone che ogni giorno affollano questi uffici, che prima del ’95 ospitavano una facoltá dell’Universitá, si fanno spazio tra armadi stracolmi di fascicoli (alla mercé di chiunque) e piccole aule dove svolgere le udienze. Nessuna uscita di sicurezza, ma neanche l’a scensore. Così «quando arriva un portatore di handicap spostiamo l’u fficio al pian terreno, oppure dobbiamo prenderlo in braccio e portarlo qui. E’ mortificante per tutti. Speravamo nei nuovi uffici della cittadella giudiziaria, ma a quanto pare non ci sará spazio per noi». Al materiale di cancelleria, penne e fogli, ci pensano i cancellieri. «Nessuno, indipendentemente dal colore politico - dice il sindacalista. vuole che in realtá la giustizia funzioni». L’etá media del personale supera i 50 anni. Nessun concorso da almeno 15 anni, praticamente non c’è ricambio. «Il ministero prevede un altro taglio di 5mila unitá in Italia - dice De Felice. Non so come e quanto questo sistema potrá ancora reggere. Siamo al collasso».


28 gennaio 2010 - L'Unità online

Reggio Calabria, in piazza solo manifestanti pro Berlusconi
di Gianluca Ursini

Reggio C. - "Presidente siamo con te!" Le immagini che vedrete alle ore 13 sul Tg 1 di Minzolini mostreranno 300 giovani tirati a lustro con striscioni che inneggiano a Berlusconi e striscioni dei Circoli della Libertà, venuti a omaggiare il loro presidente del Consiglio. Siamo in piazza Italia, cuore amministrativo di Reggio Calabria, dove da pochi minuti è arrivato il presidente del Consiglio a presenziare la prima riunione dei Ministri mai tenuta in Calabria. I segretari dei circoli di Catanzaro, Reggio Cosenza, Vibo, Crotone e di altre 15 cittadine calabresi sono stati molto calorosi e si sono mostrati sorridenti alle telecamere nazionali. Ma a un centinaio di metri c’è un’altra Calabria. Quella dei 400 operai del porto di Gioja Tauro che dal 2 febbraio entreranno in Cassa integrazione, senza garanzie di prolungare la misura di sostegno, oltre sei mesi; ci sono centinaia di precari della scuola, e 300 studenti del corso universitario di Servizio Sociale di Locri che hanno visto il loro ateneo decentrato, chiudere per taglio di fondi dalla ministra M.S. Gelmini. Una Calabria alla quale alle 9.30 è stato negato accesso in Piazza; di fronte il palazzo della Prefettura dove il Governo si riunisce, ci possono stare solo gli ex forzitalioti (e sparute rappresentanze di ex An, come i membri di ‘Giovane Italia’, come si chiamano adesso gli ex Azione Giovani). "Abbiamo chiesto autorizzazione regolare in prefettura tre giorni fa, e ci è stato detto che potevamo manifestare per esprimere le nostre richieste", spiega Peppe Marra del centro sociale Cartella, Rete Migranti. "La nostra autorizzazione indica espressamente che possiamo stare in piazza di fronte la prefettura, ma da 3 ore ci tengono a distanza dal Palazzo", spiega Alessio Magro dell’associazione ‘Da Sud’. Il rappresentante locale di Rifondazione Danilo Barreca chiede di parlare con il funzionario incaricato della Digos, Crea: "Perché i giovani di Berlusconi possono spiegare i loro striscioni ‘amorevoli’ in piazza e i lavoratori che non hanno un futuro devono essere tenuti a distanza?". "Ah, ma quei signori sono stati invitati personalmente dal Presidente Berlusconi!" è la risposta di un altro responsabile Digos. Un moto di protesta sorge come un ruggito dalla folla di centinaia di disoccupati e precari transennati contro le aiuole del Lungomare da un cordone umano di oltre duecento questurini. "Qui si cerca come al solito di criminalizzare il dissenso, invece di ascoltare la voce di chi perde il lavoro", sbotta il politico locale. "La piazza è di tutti, non potete tenerci lontani", grida Aurelio Monte "precario da 14 anni al comune di Melito Porto Salvo" e ‘incazzato’ delle Rdb, Rappresentanze di Base: "Vogliamo lavoro, anche noi dipendenti precari abbiamo i nostri caporali, che sono i funzionari amministrativi". Ma come son andate le cose? Un commissario Digos (‘niente nomi per favore’) sostiene che "ci sono disposizioni ben precise su gravi motivi di ordine pubblico" per tenere lontani dalla piazza gran parte dei manifestanti. "Hanno paura che qualcuno tiri al presidente del Consiglio una statuetta con un finto Bronzo di Riace", scherza un agente che fa da guardaspalle al funzionario. "L’ordine del giorno parla appunto di gravi motivi di sicurezza del Presidente", chiarisce il funzionario Digos. "Si ma perché alcuni si e altri no?" "Infatti è una situazione anomala, ora cerchiamo di mediare con i signori dei sindacati (Cgil, Cisl hanno le loro bandiere bagnate dalla pioggia sul lungomare) per trovare una soluzione". "Noi siamo qui dalle 8 e mezza del mattino,un viaggio di due ore perché la Salerno Reggio è quel che è, e ci siamo svegliati alle 5 per dare il nostro appoggio al nostro presidente, siamo venuti da Catanzaro" spiega Rosario Lucisano del circolo del capoluogo regionale. "Siamo stati regolarmente autorizzati, ha organizzato tutto da Roma il nostro presidente Vallucci da giorni. In questo momento di tensione e dopo quel che è successo a Milano, è forse più prudente che alcuni elementi stiano lontano dal presidente",dice il coordinatore regionale Emilio Verrengia, che presidia alle 11.30 una cinquantina di superstiti. "Ha piovuto, alcuni di noi hanno trovato riparo nei bar, ma rimaniamo noi a dare la vicinanza a Berlusconi e per fare capire all’Italia che noi siamo con i magistrati che combattono la Mafia, perché non tutti i magistrati svolgono una azione che interferisce con il potere esecutivo, ma parecchi sono apprezzati dal Governo". Sulla Gazzetta del Sud, giornale il cui editore è anche consigliere della società ‘Ponte sullo Stretto Spa’, stamane c’era una lettera di Berlusconi ai calabresi: "Prometto di sconfiggere la 'ndrangheta con questo Governo". "Certo che ce la farà il presidente, ribattono i responsabili regionale e provinciale dei Circoli – non avete visto che questo Governo ha il record di sequestri di beni e di arresti di latitanti?" "Ragazzi, per adesso dovete sgomberare, ci vediamo alle 15 30" una voce alle spalle interrompe il colloquio tra fan di Berlusconi e cronisti. "Adesso da qui dovete andarvene, andate a mangiar un boccone e ci rivediamo dopo", un alto dirigente Digos nazionale con pesante accento romano e grisaglia ministeriale invita tutti a rientrare dopo la fine della riunione di Governo. La soluzione è stata trovata: molti colleghi delle tv calabresi ronzavano intorno gli slogan dei Circoli della Libertà e da bravi cronisti ponevano tutti la stessa domanda: "Ma perché voi si e i cassintegrati No?". Meglio fare pari e patta, tutti a debita distanza, e lontani dagli occhi dei giornalisti.


28 gennaio 2010 - La Provincia di Cremona

Sdl, domani presidio davanti al Kennedy Chiesto l’accesso al tavolo di trattativa

Il Sindacato dei Lavoratori si mobiliterà, domani, davanti alla sede della Fondazione Benefattori Cremaschi in via Kennedy, per organizzare un presidio di protesta nei confronti dell’ente. L’appuntamento inizierà alle 9 e 30 e proseguirà sino alle 15. Numerose le motivazioni alla base di questa iniziativa. Come sindacato con il maggior numero di dipendenti iscritti, tra coloro che lavorano presso la fondazione, Sdl chiede di essere ammesso ai tavoli di trattativa tra ente e personale. Inoltre vuole l’abolizione del rientro del sabato, una gestione delle ferie e dei permessi rispettosa delle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori, una progressione economica orizzontale per tutti i dipendenti.


27 gennaio 2010 - Ansa

SCUOLA: FIRENZE, SCIOPERO EDUCATORI, CORTEO VESTITI DA FANTASMI

(ANSA) - FIRENZE, 27 GEN - 'Siamo lavoratori fantasmà: con questo slogan oltre 150 educatori dei servizi di assistenza scolastica agli alunni disabili(in sciopero oggi per protestare contro le condizioni del loro contratto di lavoro) che hanno sfilato per le vie del centro: alcuni di loro avevano il corpo coperto da lenzuola bianche per mascherarsi da fantasmi. Il corteo è partito da largo Alinari, ha attraversato piazza del Duomo e si è concluso davanti Palazzo Vecchio. I manifestanti hanno distribuito ai passanti volantini (a firma Educatori delle rappresentanze sindacali di base-Rdb-Cub) in cui si sottolinea che «gli educatori dei servizi di assistenza scolastica e domiciliare, dipendenti delle cooperative Agorà e Di Vittorio, in appalto dal Comune di Firenze» nei mesi estivi non vengono pagati perchè «il Comune sospende il servizio», oppure «il Comune non paga quando un alunno disabile è assente per più di un giorno». «Abbiamo contratti invisibili - ha detto Stefano Cecchi delle rappresentanze sindacali di base - e non abbiamo garanzie nel salario. Lo stipendio di 600 euro al mese ci fa vivere sotto la soglia di povertà. Abbiamo fatto un primo tentativo di contatto con il Comune, che però non si è presentato al tavolo. In questo settore i lavoratori impiegati sono 250. Quella di oggi è la prima iniziativa di lotta».

SCUOLA: RDB, PRONTI A RIAPRIRE MOBILITAZIONE SU ASILI NIDO

(ANSA) - ROMA, 27 GEN - «Dopo l'avvio di trattative giunte ad un punto morto, si riaccende la protesta delle lavoratrici dei nidi del Comune di Roma organizzate dalla RdB». Lo ha annunciato, in una nota, Caterina Fida, della RdB del Comune di Roma. «Le trattative, condotte dall'assessore al Personale Cavallari e dall'assessore alla Scuola Marsilio, risentono di contrasti interni al PdL e - ha aggiunto la sindacalista - si trascinano in modo infruttuoso e inconcludente. Per sbloccare questa situazione le lavoratrici hanno richiesto un intervento diretto del sindaco, in modo da trovare una soluzione appropriata alle esigenze educative e culturali che la delicatezza di questi servizi richiede». «RdB si è fatta interprete di questa esigenza - ha concluso Fida - e ha chiesto un incontro con Alemanno per far presente che è possibile coniugare l'obiettivo di evitare sprechi con un quello di un miglioramento del servizio. Anche perchè l'elargizione di denaro pubblico verso le strutture private non è affatto tollerato dalle lavoratrici del settore».


27 gennaio 2010 - Omniroma

RI.REI, RDB: «LUNEDÌ 1 FEBBRAIO SCIOPERO LAVORATORI»

(OMNIROMA) Roma, 27 gen - RdB, si legge in una nota del sindacato, «proclama per lunedì 1 febbraio lo sciopero dell'intera giornata dei lavoratori Ri.Rei, con presidio davanti alla Regione Lazio, in via Rosa Raimondi Garibaldi, dalle ore 9.30. Lo sciopero è indetto contro le procedure di licenziamento, per l'immediato pagamento degli ultimi tre stipendi, per la salvaguardia dei centri di assistenza ai disabili. Il braccio di ferro tra il Consorzio Ri.Rei, che gestisce da tre anni il servizio con un affidamento temporaneo e senza gara, e la Regione Lazio sta portando la situazione a conseguenze drammatiche: per i lavoratori l'ennesimo mancato pagamento degli stipendi e le procedure per la messa in mobilità di oltre 200 dipendenti, per gli assistiti e le loro famiglie l'incertezza del futuro e della continuità del diritto all'assistenza». Dichiara Maria Teresa Pascucci, della Federazione Regionale RdB: «Il Consorzio sta facendo di tutto per ottenere autorizzazioni e accreditamenti per i quali, malgrado le sue dichiarazioni a mezzo stampa, ha ampiamente dimostrato di non possedere i requisiti; la Regione sta evitando di assumersi definitivamente la responsabilità di una soluzione che restituisca certezza al futuro dei lavoratori e degli assistiti, tirandoli fuori dal pantano delle irregolarità». «In queste condizioni - continua la sindacalista RdB - la proposta di cassa integrazione in deroga per oltre il 50% dei lavoratori, oltre a rappresentare un pericolo per la sicurezza della gestione dei centri, è di fatto l'anticamera del licenziamento, un ulteriore regalo economico a carico della collettività al Consorzio Ri.Rei., che in questi anni non ha adempiuto ai doveri contrattuali di risanamento delle strutture e di riqualificazione del personale, nonché un modo per scaricare tutto nelle mani della prossima Giunta». Conclude Pascucci: «Dobbiamo impedire che il diritto alla salute e al lavoro diventino anche in questa circostanza slogan per spot elettorali. La Regione riprenda il confronto con i lavoratori e chi li rappresenta, per costruire una solida alternativa gestionale al disastro che è ormai sotto gli occhi di tutti. Per questo la RdB ha chiesto un incontro urgente con il Vice Presidente Montino e il Commissario Straordinario Guzzanti, in concomitanza con lo sciopero del 1° febbraio».

ASILI NIDO, RDB-CUB:PRONTI A MOBILITAZIONE SE ALEMANNO IGNORA RICHIESTE

(OMNIROMA) Roma, 27 gen - «Dopo l'avvio di trattative giunte ad un punto morto, si riaccende la protesta delle lavoratrici dei nidi del Comune di Roma organizzate dalla RdB. Le trattative, condotte dall'assessore al personale Cavallari e dall'assessore alla Scuola Marsilio, risentono di contrasti interni al PdL e si trascinano in modo infruttuoso e inconcludente. Per sbloccare questa situazione le lavoratrici, nel corso di un'assemblea molto partecipata che si è svolta la settimana scorsa, hanno richiesto un intervento diretto del Sindaco, in modo da trovare una soluzione appropriata alle esigenze educative e culturali che la delicatezza di questi servizi richiede». Lo dichiara, in una nota, Caterina Fida, della RdB Comune di Roma. «RdB si è fatta interprete di questa esigenza - prosegue Fida - e ha chiesto un incontro con Alemanno per far presente che è possibile coniugare l'obiettivo di evitare sprechi con un quello di un miglioramento del servizio. Anche perché l'elargizione di denaro pubblico verso le strutture private non è affatto tollerato dalle lavoratrici del settore. Solo quando il sindaco dimostrerà di saper cogliere l'opportunità di questo vero e proprio investimento per il futuro dei nidi pubblici interromperemo le mobilitazioni e toglieremo lo stato di agitazione».


27 gennaio 2010 - Adnkronos

ROMA: RDB, SINDACO INVESTA NEL FUTURO DEI NIDI PUBBLICI

Roma, 27 gen. - (Adnkronos) - Dopo l'avvio di trattative giunte ad un punto morto, si riaccende la protesta delle lavoratrici dei nidi del Comune di Roma organizzate dalla Rdb. «Le trattative, condotte dall'assessore al Personale Cavallari e dall'assessore alla Scuola Marsilio, risentono di contrasti interni al Pdl e si trascinano in modo infruttuoso e inconcludente - dichiara Caterina Fida, della Rdb Comune di Roma - Per sbloccare questa situazione le lavoratrici, nel corso di un'assemblea molto partecipata che si è svolta la settimana scorsa, hanno richiesto un intervento diretto del Sindaco, in modo da trovare una soluzione appropriata alle esigenze educative e culturali che la delicatezza di questi servizi richiede». «Rdb si è fatta interprete di questa esigenza - prosegue Fida - e ha chiesto un incontro con Alemanno per far presente che è possibile coniugare l'obiettivo di evitare sprechi con un quello di un miglioramento del servizio. Anche perchè l'elargizione di denaro pubblico verso le strutture private non è affatto tollerata dalle lavoratrici del settore. Solo quando il Sindaco dimostrerà di saper cogliere l'opportunità di questo vero e proprio investimento per il futuro dei nidi pubblici interromperemo le mobilitazioni e toglieremo lo stato di agitazione».


27 gennaio 2010 - Nove

Sciopero educatori delle Coop che lavorano col Comune di Firenze

Firenze - Si è tenuta questa mattina in occasione dello sciopero dei lavoratori – educatori delle Cooperative che lavorano per gli appalti del Comune, una manifestazione dei lavoratori e delle lavoratrici da Largo Alinari sede della Lega delle Cooperative a Palazzo Vecchio. Oggetto della manifestazione è stata la richiesta del rispetto del salario, dei diritti e della dignità degli educatori delle Cooperative. "Gli educatori – si legge in un comunicato della Federazione RdB Firenze - che sono lavoratori con contratto a tempo indeterminato, di fatto subiscono gravi tagli salariali quando l’alunno disabile è assente, oppure quando la didattica è sospesa. Non percepiscono altresì retribuzione nei mesi estivi quando il Comune sospende il servizio, ciò nonostante non possono accedere agli ammortizzatori sociali, come se d’estate i mutui, le bollette o la spesa al supermercato non si pagassero. Molti vivono con retribuzioni che a mala pena raggiungono ì 600-700 euro. Il Comune di Firenze in questo ha una grande responsabilità in quanto committente degli appalti, e dovrebbe spiegare come mai a fronte di 20-25 euro pagati per ora di servizio, agli educatori vanno solo le briciole 6-7 euro l’ora. L’altra grande responsabilità è di Cgil, Cisl, Uil che firmano per questi lavoratori i peggiori contratti al ribasso totale". "E’ giunta l’ora che servizi così importanti alla persona vengano reinternalizzati dalle amministrazioni pubbliche, e che nella via transitoria ai lavoratori venga applicato almeno il contratto di lavoro di riferimento dell’ente appaltante, garantendo in questo modo maggior diritti ai lavoratori ed un salario decente" termina la nota. All’arrivo in Palazzo Vecchio il corteo ha incontrato per caso il sindaco Renzi, con il quale si aperto per alcuni minuti in piazza un sereno e vivace confronto. "Il sindaco – fanno sapere i manifestanti - ha dichiarato di non essere a conoscenza del problema, ma che si sarebbe informato, invitando i lavoratori a formalizzargli le richieste via e- mail".


27 gennaio 2010 - Corriere Fiorentino

Foto del Giorno
I fantasmi e il sindaco
20100127_fi_educatori_nidi_04_corr_fior.jpg (88558 byte)

Firenze - «Siamo lavoratori fantasma»: con questo slogan oltre 150 educatori dei servizi di assistenza scolastica agli alunni disabili(in sciopero per protestare contro le condizioni del loro contratto di lavoro) hanno sfilato per le vie del centro: alcuni di loro avevano il corpo coperto da lenzuola bianche per mascherarsi da fantasmi. Il corteo è partito da largo Alinari, ha attraversato piazza del Duomo e si è concluso davanti Palazzo Vecchio dove hanno incontrato il sindaco Matteo Renzi.


27 gennaio 2010 - Civonline

Ri.Rei: ancora uno sciopero dei lavoratori
Sanità. Previsto per Lunedì un presidio davanti alla Pisana
La Unisan: «Dalla Regione assenza di risposte»

S. MARINELLA - Ri.Rei, la RdB ha proclamato per lunedì prossimo uno sciopero dell’intera giornata dei lavoratori, con presidio davanti alla Regione Lazio. «Manifestiamo - dichiara il sindacato - contro le procedure di licenziamento, per l’immediato pagamento degli ultimi tre stipendi, per la salvaguardia dei centri di assistenza ai disabili. Il braccio di ferro tra il Consorzio Ri.Rei e la Regione Lazio sta portando la situazione a conseguenze drammatiche: per i lavoratori l’ennesimo mancato pagamento degli stipendi e le procedure per la messa in mobilità di oltre 200 dipendenti, per gli assistiti e le loro famiglie l’incertezza del futuro e della continuità del diritto all’assistenza». Nel frattempo la Ri.Rei ha scritto una lunga lettera aperta alla giunta regionale. «Nel 2006 - scrivono i rappresentanti di Unisan e Legacoop - siamo stati chiamati in causa dalla Regione per dare una risposta immediata alla grave crisi provocata dalla messa in liquidazione dell’Associazione Anni Verdi, che gestiva diverse strutture per la cura e la riabilitazione dei disabili sul territorio laziale. Dopo quasi 4 anni di duro lavoro e di ingenti investimenti finanziari da parte delle cooperative, però, la Regione Lazio non ha ancora voluto normalizzare questa vicenda, ritardando sempre più i pagamenti e non concedendo a Ri.Rei. l’autorizzazione e l’accreditamento delle strutture. Oggi siamo ancora una volta testimoni impotenti di accordi non mantenuti, di parole che non diventano fatti, della preoccupazione delle famiglie dei nostri lavoratori e degli assistiti a cui non sappiamo dare certezze sul futuro dei servizi. L’assenza di risposte da parte della Regione ha generato uno stato di grave disagio dei lavoratori».

Icpl, 31 gli esuberi: parte domani la cassa integrazione

CIVITAVECCHIA - Si è chiuso, dopo diversi mesi, l’accordo per quanto riguarda il futuro dei lavoratori di Interporto. Da oggi è attivata, infatti, la cassa integrazione in deroga per 31 unità, secondo i calcoli effettuati ieri mattina dai vertici della società e dai rappresentanti di Filt Cgil, Rdb Cub e Cub Trasporti. In realtà, come hanno precisato poi gli stessi sindacalisti, 10 unità saranno interessate dalla rotazione, almeno per ora. «L’obiettivo, infatti - hanno aggiunto Enrico Seri della Filt Cgil e Giancarlo Ricci della Rdb Cub - è quello di far rientrare in questo processo anche altri gruppi operativi all’interno della società». Sindacalisti che hanno poi esortato le istituzioni, specie quelle locali, a non spegnere i riflettori su Icpl, «società - hanno sottolineato - comunque in crisi». E hanno sollecitato anche le aziende locali, e chi ora gestisce la banchina 25, a puntare sull’interporto.


27 gennaio 2010 - TRC giornale

Le RdB indice uno sciopero per Lunedì dei lavoratori dell'istituto ex Anni Verdi

Civitavecchia - Le Rappresentanze Sindacali di Base hanno indetto uno sciopero per i lavoratori della Ri.Rei per l'intera giornata del 1 Febbraio. Inoltre verrà fatto un presidio davanti alla Regione Lazio. Lo sciopero è indetto contro le procedure di licenziamento, per l’immediato pagamento degli ultimi tre stipendi, per la salvaguardia dei centri di assistenza ai disabili. Secondo le RdB "il braccio di ferro tra il Consorzio Ri.Rei, che gestisce da tre anni il servizio con un affidamento temporaneo e senza gara, e la Regione Lazio sta portando la situazione a conseguenze drammatiche: per i lavoratori l’ennesimo mancato pagamento degli stipendi e le procedure per la messa in mobilità di oltre 200 dipendenti, per gli assistiti e le loro famiglie l’incertezza del futuro e della continuità del diritto all’assistenza".


27 gennaio 2010 - Il Manifesto

Vittime DI TARANTO
Paolo, Franco e Pasquale D'Ettore morirono il 12 giugno del 2003. A quella data è intitolata un'associazione che si occupa dei morti sul lavoro, 44 negli ultimi 20 anni nel siderurgico tarantino. E dei malati di asbestosi, killer più lento ma non meno letale degli incidenti. Nella città dell'Ilva ben 8mila operai dell'Italsider hanno ottenuto i benefici previdenziali per l'esposizione all'amianto.
L'ILVA, IL LAVORO E LA MORTE LA STRAGE NON SI RACCONTA
di Ornella Bellucci

TARANTO - L'ultima volta che a Taranto si è parlato pubblicamente di morti sul lavoro è stato il 12 giugno scorso. In piazza Garibaldi, per iniziativa dell'associazione che da quella data prende il nome, in memoria di Paolo Franco e Pasquale D'Ettorre, operai caduti all'Ilva lo stesso giorno dello stesso mese del 2003. Avevano poco più di vent'anni quando sono stati sepolti dal braccio di una gru nei parchi minerali. Per loro quella piazza, simbolo della reazione civile alla routine di morti e infortuni in fabbrica, applaude: tre minuti di mani che si sfregano, piccole e grandi. Poi le parole di Fabrizia Ramondino, intellettuale scomparsa un anno fa. Nel '69, dopo aver seguito i comitati dei lavoratori in lotta all'Italsider di Bagnoli, scriveva: «Non so dire se in quei mesi gli operai abbiano imparato qualcosa da noi o se in qualche modo siamo stati loro d'aiuto. So invece che loro ci hanno insegnato molto: a vivere con maggiore consapevolezza, responsabilità, dirittura morale. A vedere dietro ogni manufatto dell'uomo, dal frigorifero al ninnolo di casa, dalla macchinetta del caffè all'ombrellone da spiaggia, il lavoro che li ha prodotti (...)». L'ultima «morte bianca» è arrivata invece l'altro ieri, questa volta all'Arsenale di Taranto, «devastato da una ristrutturazione selvaggia e dalla privatizzazione delle lavorazioni in atto da oltre dieci anni», come denuncia Giuliano Greggi delle Rdb. La prima della Difesa spa.
L'urlo di Munch
Dal gazebo volto verso la lingua di cemento che unisce la città nuova alla vecchia, quel giorno hanno preso la parola in tanti. Protagonisti, testimoni di una storia che quotidianamente nei cantieri tarantini miete vittime e ammala. Appena teso sul palco lo striscione dell'associazione 12 giugno, con L'Urlo di Munch. Davanti a esso, uno dei simboli della nazione: la bandiera. Nulla che sventolasse però, il tricolore era umano: a destra del palco tre ragazzi indossavano tute da lavoro rispettivamente di colore verde bianco e rosso. Davanti a loro un pubblico attento: ai lavoratori ed ex si mischiavano cariche istituzionali, sindacali e associazioni per l'ambiente. Arrivavano anche dalla Provincia, che soffre gli stessi mali della città: dall'inquinamento prodotto dall'industria, che per un gioco di venti la investe (secondo l'Inventario nazionale emissioni e loro sorgenti nei cieli di Taranto viene riversato il 92 per cento della diossina italiana. E la fonte principale di emissione è l'Ilva), ai lavoratori che garantisce in particolare al bacino Ilva. Perché a Taranto il lavoro si concentra ancora nel siderurgico (13mila dipendenti, e 4mila lavoratori nell'indotto), come i morti (44 negli ultimi 20 anni, fonti sindacali) e gli invalidi. Ci sono poi i malati professionali, che il più delle volte hanno contratto la patologia durante gli anni di lavoro all'Italsider. Segnala l'Inail che su 10mila lavoratori che a Taranto hanno già ottenuto i benefici previdenziali per l'esposizione all'amianto, 8mila sono ex operai dell'Italsider.
Cosimo Semeraro, presidente dell'associazione 12 giugno, è uno di loro. Era impiegato come elettricista alla manutenzione generale di spogliatoi e palazzine. Svolgendo quel lavoro ha contratto l'asbestosi pleurica, il cancro da amianto. Ora è in pensione, ma per ottenere il riconoscimento dell'esposizione ha dovuto penare. E non ha mollato. Quando ha visto la classe operaia sgretolarsi. Quando ha sentito il sindacato debole. Quando davanti a lui si ergevano sordi i colossi del potere. E la lotta l'ha ripagato. Ad aprile scorso, dopo anni di intoppi giudiziari, in primo grado ha ottenuto la condanna dell'allora direttore dell'Inail provinciale per occultamento e soppressione di atto pubblico. Cioè del fascicolo col quale nel '95 aveva inoltrato all'istituto la richiesta di prepensionamento. Sentenza confermata in appello il 29 settembre, ma con pena sospesa per prescrizione dei termini. Dal palco quel giorno Semeraro, non ha parlato. Oggi la testimonianza per lui ha un significato collettivo.
Il lavoro della Regione
Nichi Vendola ricorda che in Italia gli infortuni sul lavoro sono circa un milione l'anno, 20mila feriti e invalidi permanenti, 1300 morti. «È un'algebra insopportabile, drammatica, eppure cancellata. La notizia di una morte sul lavoro buca il video solo se è una strage, ma ogni giorno in Italia ci sono 4 morti sul lavoro. Se si ha la sfortuna di morire uno a Barletta, uno a Trieste, uno a Genova e uno ad Agrigento, la strage non viene neppure raccontata». Oggi in Italia, dati Inail, gli infortuni si verificano prevalentemente in edilizia, in agricoltura e nella grande fabbrica. E in fabbrica colpiscono in maniera crescente i lavoratori dell'appalto. «L'Ilva per esempio è una metropoli, e quando entra qualcuno per un lavoro di breve periodo senza avere l'adeguata formazione i rischi crescono». In tre anni la Regione Puglia ha incrementato i medici del lavoro del 24%, i tecnici della prevenzione del 42% e le ispezioni nei cantieri del 30%. E ha fatto della formazione alla sicurezza un pilastro della propria strategia d'intervento.
Spiega Vendola: «In un tessuto produttivo come questo, dove il 95% delle aziende sono microscopiche, l'imprenditore è un ex lavoratore la cui condizione si è evoluta. Al Truck Center di Molfetta, ad esempio, abbiamo il piccolo imprenditore che muore insieme ai suoi operai. Allora il problema è di formazione». A breve, per integrare il reddito dei lavoratori in cassa integrazione, la Regione finanzierà corsi di formazione nei rispettivi ambiti lavorativi. «Bisogna far cambiare il vento. Il vento che soffia oggi nel mondo è quello della perdita del valore del lavoro. Il lavoro ha solo un prezzo, non ha valore. Qualche tempo fa sono stato in Belgio» dice «a rendere omaggio ai caduti nella più grave strage di miniera, a Marcinelle. 262 morti, 136 italiani, 22 dei quali pugliesi». Era l'8 agosto del '56. «Mi ha accompagnato uno dei tre sopravvissuti, un uomo di 87 anni. Si è vestito da minatore, e ha portato con sé la lanterna che usava negli anni '50. Era emozionato, perché a 43 anni dalla strage, anche la sua Regione andava a rendere omaggio a quei martiri. E a un certo punto mi ha chiesto: 'Presidente, sai come mi chiamo?', l'ho guardato. 'Il mio nome è 709', ha detto. 'Perché a quel tempo in miniera non avevamo neanche diritto a un nome. Il carbone valeva più della vita umana.' Ha fatto un sospiro, poi due passi in avanti. Si è girato e mi ha chiesto: 'Presidente, non è che quei tempi sono tornati?'».
Cantieri e agricoltura a rischio
Cosimo Nacci, dell'Inail di Taranto, offre invece i dati sugli infortuni in città e provincia. Tra i siti a più alta concentrazione, nell'ordine, la grande industria, i cantieri edili e l'agricoltura. «Siamo passati da 9100 nel 2007 a 8600 nel 2008. Aumentano, invece, gli infortuni in itinere e quelli a carico dei lavoratori stranieri: nella provincia ne abbiamo contati 180». Il mese in cui si rileva il maggior numero di infortuni è luglio, il giorno il lunedì, mentre per le morti il mercoledì. Quanto agli orari, gli infortuni si verificano verso le 10 e nelle prime ore del pomeriggio, le morti tra le 9 e le 10. Parole che indignano Angelo Franco, ex dipendente Italsider e padre di Paolo, uno degli operai caduti all'Ilva il 12 giugno 2003. «Mio figlio è morto di giovedì, non di lunedì o di mercoledì. Però ha ragione, guardi, è morto alle 14. Perché era ubriaco forse? Perché fumava là dentro? O perché era arrivato al lavoro stanco dopo una serata di bagordi? Non sono d'accordo. Signore, signori» domanda «c'è qualcuno tra voi che ha un figlio all'Ilva?». Dal pubblico soltanto uno alza la mano. «Ah, ecco. E suo figlio che fa? Per caso va in discoteca la domenica e poi va a morire di lunedì?». Quello scuote la testa. «Vedete, non penso». Angelo sa che la morte di suo figlio all'Ilva di Taranto è parte della storia italiana. «Stamattina nella piazza intitolata ai morti sul lavoro, c'erano solo 26 persone. Una per ogni anno che aveva mio figlio quando è morto. E questo è grave». Silenzio. È vero che gli infortuni a Taranto e provincia sono diminuiti, «ma è vero anche che oggi all'Ilva abbiamo 6mila ragazzi in cassa integrazione»
Il diritto alla rabbia
«Credo si possa dire che c'è un diritto alla rabbia» dice don Ciotti «perché la rabbia è un sentimento umano, la rabbia è un atto d'amore. E noi dobbiamo esprimere questo diritto che chiede verità, che chiede giustizia. Non si può morire sul posto di lavoro, non si può morire per cercare lavoro, non ci si può suicidare perché non c'è lavoro». Silenzio. «Guardate, io ho fatto l'operaio, mio padre era operaio» dice «e sento di poter dire che questa non è una crisi economica. Questa è una crisi politica ed etica».
Sul palco poi sale Patrizia Perduno, vedova di Silvio Murri, morto all'Ilva il 21 maggio 2004, col sogno di essere stabilizzato. Sotto il palco Andrea, loro figlio. Parla con un filo di voce Patrizia, stringendo in un pugno il foglio con le parole da dire. «Silvio era un ponteggiatore. Montava e smontava ponteggi altissimi. Usava le misure di sicurezza. La frase che diceva sempre prima di uscire era: 'io devo tornare a casa la sera'." Cosa che non è avvenuta quel giorno. Il ponteggio su cui lavorava con altri operai è crollato e lui è precipitato nel vuoto. È morto dopo nove giorni di coma. Continua Patrizia: «Mi rivolgo a chi ha il dovere di rendere sicuri i posti di lavoro.Non è dignitoso morire per portare lo stipendio a casa, non è accettabile morire lavorando. E non si può permettere tutto questo solo per questioni economiche». Silenzio. «Ora mi rivolgo agli operai. Rifiutatevi di lavorare in condizioni pericolose. Non è più tempo per le parole, dobbiamo agire».
Morris Franchini sale sul palco con falcata sicura. Indossa un polo rossa e pantaloni beige. I capelli rasati, lo sguardo fondo. «Essere qui» dice «mi dà la stessa sensazione di quando ho assistito per la prima volta a un infortunio sul posto di lavoro. Era mattina. Stavamo facendo manutenzione a un carroponte». Morris ha 33 anni. Da 10 lavora all'Ilva come elettricista, nel Tubificio 2. «Abbiamo visto persone che correvano da una parte all'altra, e gridavano. Io e un altro ci siamo affacciati, e abbiamo visto un ragazzo esanime, senza un piede, una scena agghiacciante». Poi ci sono stati altri morti in fabbrica, anche nel suo reparto. Trema Morris e suda. «Sono un operaio dell'Ilva ma potrei essere un lavoratore di un'altra azienda, e potrei avere un altro nome. Sono colui che per la dannata legge del profitto, vale quanto un perno, una vite, un macchinario che appena si rompe viene sostituito. Sono colui al quale chiedete un voto e che poi dimenticate, tranne quando si tratta di fargli pagare tasse e crisi. Sono colui che per paura di perdere il posto di lavoro ha paura di altri come lui, li vede come nemici ai quali fare la guerra. Sì, la guerra dei poveri. Perché si sente questa cosa in fabbrica: 'Mica male quel capoturno, sai? Fai bene a non ribellarti, a chinare la testa, potresti essere spostato di reparto o messo in cassa integrazione'. Sono colui che dice 'tanto mi è andata bene molte volte stavolta non mi andrà male'. Sono io, il moderno Charlie Chaplin incatenato alla catena di montaggio sociale dove si vive per produrre, si produce per consumare, e al quale si offrono in pasto bisogni indotti e inutili. Sono colui che fa notizia perché muore e poi viene sepolto in un terribile silenzio. Ma questo silenzio deve veicolare un grido più forte. Di disperazione, di rabbia, di voglia di giustizia. Un grido per svegliare la vostra cattiva coscienza».


27 gennaio 2010 - La Repubblica

Il caso
Contributi beffa pagamenti all´Inps senza aver firmato il contratto di lavoro
di ILARIA URBANI

Napoli - Versano contributi all´Inps senza aver mai firmato un contratto di lavoro. È quello che sta accadendo a migliaia di immigrati a Napoli. Gli oltre 24 mila tra colf e badanti che hanno presentato a settembre la domanda di regolarizzazione stanno ricevendo in questi giorni i bollettini per il pagamento dei contributi all´ente previdenziale. La maggior parte dei migranti sta procedendo al pagamento delle quote - tra 630 e i 690 euro - per coprire i contributi da luglio a dicembre pur non avendo ancora firmato un contratto di lavoro. «La contribuzione spetterebbe ai datori di lavoro che invece spesso stanno chiedendo agli immigrati di sborsare di tasca propria le somme - spiega Svitlana Hrynorchuk, responsabile dello sportello immigrati Rdb - poiché non c´è alcuna garanzia che la domanda di regolarizzazione vada a buon fine, potrebbe trattarsi di un pagamento inutile».
Da settembre ad oggi è stato smaltito solo l´otto per cento delle richieste. Il requisito che blocca le domande nella maggior parte dei casi è quello dell´idoneità d´alloggio. L´iter burocratico prevede la presentazione della planimetria della casa e del certificato dell´impianto elettrico. «Il costo della pratica è di 103 euro, ma spesso le case non sono idonee nemmeno per gli italiani - sottolinea Hrynorchuk - e il calvario dei migranti prosegue con la paura di poter perdere anche i soldi versati all´Inps». Dura anche la denuncia della Cgil: «Si tratta di un paradosso tutto italiano», ironizza Jamal Qaddorah, «senza contratto di lavoro, ma con l´onere di pagare i contributi all´Inps. E se il datore di lavoro dovesse licenziarlo, come potrà riavere i soldi?».


27 gennaio 2010 - Il Gazzettino

Senza rifinanziamenti la "cassa" è a rischio

VICENZA - Migliaia di lavoratori vicentini rischiano di restare senza cassa integrazione per la mancanza di fondi. La denuncia giunge dal segretario dell’Rdb-Cub Germano Raniero, che evidenzia come esistano le norme, nazionali e regionali, ma mancano i soldi per concretizzare la cassa integrazione in deroga, indispensabile in questo momento di crisi. «Quarantamila lavoratori in cassa integrazione, 28mila i lavoratori disoccupati», spiega il segretario Germano Raniero.

Vicenza. Migliaia di lavoratori vicentini rischiano di restare senza cassa integrazione...

Vicenza - Migliaia di lavoratori vicentini rischiano di restare senza cassa integrazione per la mancanza di fondi. La denuncia giunge dal segretario dell’Rdb-Cub Germano Raniero, che evidenzia come esistano le norme, nazionali e regionali, ma mancano i soldi per concretizzare la cassa integrazione in deroga, indispensabile in questo momento di crisi. «Quarantamila lavoratori in cassa integrazione, 28mila lavoratori, che diventeranno 35mila nel corso dell’anno, disoccupati», spiega il segretario Germano Raniero, «che non troveranno lavoro anche in caso di ripresa economica: piccoli artigiani alla prese con il credito, grosse aziende che approfittano della crisi per ristrutturare ed espellere lavoratori, giovani in cerca di un lavoro che non c'è, se non per pochissimi (uno su quattro secondo le previsioni)». La situazione è pesante, anche nel Vicentino, area tra le meno colpite dalla crisi. «I soldi previsti per la cassa integrazione in deroga», prosegue Germano Raniero, «non sono stati stanziati dal Governo e di conseguenza dalla Regione Veneto e se verranno stanziati, non prima della fine di marzo, molti serviranno a pagare gli arretrati del 2009. Ma non è finita. L'Ebav, Ente bilaterale dell’artigianato veneto, che eroga otto euro al giorno per i primi tre mesi ha finito i soldi. Tale situazione riguarda 30mila lavoratori, il 20% dei quali stranieri».
Le richieste dell’Rdb-Cub sono chiare: «Non possiamo permettere che la Regione Veneto aspetti a fine marzo per verificare se ci sono soldi per la CIG in deroga. Serve un provvedimento ad hoc ed è urgente costituire un movimento per una legge regionale per un reddito sociale per precari e disoccupati. Per quelli che il lavoro ce l’hanno si deve andare al blocco dei licenziamenti ed alla rotazione totale dei dipendenti in cassa integrazione, con formazione (ci sono addirittura fondi europei) non tanto per un lavoro che non c'è, ma aziendale, in modo che i lavoratori vengano riqualificati all'interno dell'azienda. Per tutti va disposto il blocco degli sfratti ed il blocco del pagamento dei mutui. E, infine, per gli imprenditori che delocalizzano deve esserci la sospensione di tutte le agevolazioni».


27 gennaio 2010 - Il Messaggero

Civitavecchia. Inchiesta Etm, in tre rischiano il rinvio a giudizio...

Civitavecchia - Inchiesta Etm, in tre rischiano il rinvio a giudizio. La procura della Repubblica ha infatti chiuso le indagini sulla municipalizzata, nate dalla denuncia presentata da Flavio Zeppa, della Rdb Cub, e da Gabriella Rossi, di Ambiente&Lavoro. Piuttosto pesanti le ipotesi di reato: corruzione ed abuso d’ufficio per Salvatore Renda, ex direttore della muncipalizzata, e l’avvocato Rudy Antonini, presidente del comitato tecnico di Etm; solo abuso d’ufficio per Paolo Iarlori, direttore di esercizio.
Il sostituto procuratore Margherita Pinto, ha "avvisato" i diretti interessati, attraverso i propri legali di difesa, di aver completato il suo lavoro. Ora l’ultima parola spetta al magistratura inquirente che dovrà decidere per il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Civitavecchia. L’ex direttore di Etruria Trasporto e Mobilità...
di STEFANO PETTINARI

Civitavecchia - L’ex direttore di Etruria Trasporto e Mobilità Salvatore Renda, quello di esercizio della stessa municipalizzata Paolo Iarlori, e l’avvocato Rudy Antonini, presidente del comitato tecnico di Etm, adesso rischiano il rinvio a giudizio.
La procura della Repubblica di Civitavecchia, ha infatti chiuso le indagini sulla municipalizzata, nata dopo la denuncia presentata da Flavio Zeppa, della Rdb Cub, e da Gabriella Rossi, esponente del movimento politico Ambiente e Lavoro. Quindi il blitz dei carabinieri e della guardia di finanza all’inizio di dicembre del 2008, quando i militari dell’Arma e quelle delle Fiamme Gialle si presentarono in vari sedi, dagli appartamenti dei tre indagati, alla sede centrale di Etm in via Doria, fino al box del parcheggio di via Isonzo, gestito dalla municipalizzata. Venne sequestrata una cospicua quantità di documenti, oltre ad alcuni computer. Poi oltre un anno di ulteriori indagini, adesso chiuse.
Il sostituto procuratore Margherita Pinto, ha infatti "avvisato" i diretti interessati, logicamente attraverso i propri legali di difesa, di aver completato il suo lavoro. Adesso si attende quella che sarà la decisione della magistratura inquirente.
I tre erano stati iscritti sul registro degli indagati per truffa ai danni dell’erario il solo Salvatore Renda, mentre Paolo Iarlori e Rudy Antonini per abuso d’ufficio. Adesso invece le ipotesi di reato sono più pesanti, corruzione ed abuso d’ufficio per Renda ed Antonini, mentre è rimasto l’abuso d’ufficio per Iarlori. L’inchiesta comunque, avrebbe evidenziato come Renda, Iarlori ed Antonini, abbiano messo in piedi un servizio, attraverso un contratto con la Santa Rita Logistica, di trasporto di olio, senza però aver chiamato in causa il socio unico della società, ovvero l’amministrazione comunale, per stipulare un contratto che non era certo di interesse pubblico.
Peraltro la Santa Rita Logistica era nata proprio da Antonini e da Aldo Cutellè, entrambi soci fondatori. Quest’ultimo nello stesso tempo risultava membro del collegio dei sindaci di Etm. Cutellè invece, non compare nella chiusura delle indagini del pubblico ministero Pinto, per cui la sua posizione non risulta all’interno dell’indagine, dopo che inizialmente invece era trapelata la notizia che anche lui fosse stato indagato. Cutellè però si è poi dimesso dalla carica di Etm, ed evidentemente lo ha fatto in tempi utili affinché non potesse esserci un’incompatibilità tra i due ruoli.
Intanto gli avvocati difensori hanno già chiesto di poter visionare tutti gli atti dell’indagine portata avanti dalla dottoressa Pinto, per poter iniziare a studiare una strategia difensiva. Va inoltre detto che un’analoga inchiesta alla Corte dei Conti è finita con un’archiviazione.


27 gennaio 2010 - Il Giorno

Apertura a rischio per Brera e Cenacolo
ASSEMBLEA DOPO IL COMMISSARIAMENTO

MILANO - NUOVA PROTESTA contro la decisione del governo di commissariare la Pinacoteca di Brera con una disposizione di Protezione civile: oggi si terrà un'assemblea dei lavoratori dei 12 istituti dei Beni culturali di Milano, che resteranno chiusi dalle 12,30 alle 14,30. E questo include, oltre a Brera, il Cenacolo, la biblioteca Braidense e l'archivio di Stato. Dopo l'assemblea, poi, ci sara' un presidio di protesta contro l'ingresso del palazzo di Brera. «LE ORGANIZZAZIONI sindacali spiega un comunicato firmato da Cgil, Cisl, Uil Rdb Confsal Beni culturali sono fortemente contrarie alla scelta di un commissario per Brera, giustificata con la necessità di snellire e coordinare procedure di spesa per i lavori di ristrutturazione; infatti gli oltre 50 milioni di euro necessari al completamento del restauro, ad oggi non ci sono». Secondo i sindacati, infatti, manca un progetto complessivo per la Grande Brera, così come manca un progetto per il trasferimento dell'Accademia di Brera alla ex caserma di via Mascheroni. E «l'urgenza del ministero, e naturalmente del Governo, è davvero tutta politica e non certo la necessità di effettuare operazioni di protezione civile' o di messa in sicurezza. L'obiettivo - concludono - e' poter assegnare e consegnare a terzi tutte le risorse finanziarie disponibili, entro la fine di questa legislatura, disapplicando ogni norma prevista dal Codice dei Beni Culturali e dalla normativa in materia di appalti pubblici».


27 gennaio 2010 - Avvenire

Arese, nuovo presidio all’ex Alfa Operai convocati dal prefetto

ARESE - I lavoratori della società Innova Service di Arese sono tornati a picchettare l’ingresso dell’ex stabilimento Alfa Romeo. Una sessantina, coinvolti a sorpresa nei giorni scorsi con una cassintegrazione che interessa 54 su 69 unità, hanno bloccato entrata ed uscita dei mezzi. Motivo dell’ennesima contestazione: il licenziamento di un delegato sindacale dello Slai Cobas, Renato Parimbelli, e i pesanti dubbi sul loro futuro. La Innova Service gestisce le portinerie nell’area dell’ex stabilimento automobilistico. La protesta si è conclusa quando da Milano è giunta la notizia che il prefetto Gian Valerio Lombardi li riceverà domani mattina. «Aspettavamo da giorni questo incontro diretto per aprire un tavolo e discutere sulla situazione occupazionale dell’area – ha spiegato il coordinatore dello Slai Cobas, Corrado Delle Donne –. Al Prefetto chiederemo il rientro dei delegati sindacali licenziati dall’Innova Service e il commissariamento di un’azienda che, come più volte abbiamo ribadito, calpesta i diritti dei lavoratori».(F.Cla.)


26 gennaio 2010 - Adnkronos

UNIVERSITÀ: RDB, VALORIZZARE RUOLO E DIGNITÀ PERSONALE ATA E CEL
PRESENTATI EMENDAMENTI A DDL GELMINI

Roma, 26 gen. (Adnkronos) - Questa mattina una delegazione della RdB Pubblico Impiego è stata ricevuta dalla settima Commissione del Senato. Lo annuncia, in una nota, la stessa Rdb precisando che l'audizione «ha avuto come oggetto il disegno di riforma dell'Università, il cosiddetto Ddl Gelmini, al quale la RdB ha confermato le proprie critiche, ritenendo che tale disegno peggiori nel breve e lungo periodo la condizione e la prospettiva del sistema universitario italiano». La Rappresentanza sindacale di Base del Pubblico impiego, prosegue la nota, «ha inoltre presentato una serie di emendamenti finalizzati a rivendicare il valore, il ruolo e la dignità del personale tecnico amministrativo e Cel (Collaboratori esperti linguistici), personale che annovera professionalità notevoli nella gestione degli atenei, nel supporto alla didattica e alla ricerca». Tra gli emendamenti proposti, RdB evidenzia quelli «recanti il diritto dei lavoratori tecnico amministrativi alla partecipazione al voto per l'elezione del Rettore e per la presenza dei lavoratori negli organi accademici elettivi come CdA e Senato Accademico; la rimozione dei limiti alle assunzioni del personale tecnico-amministrativo, con il varo di un piano straordinario di riequilibrio che permetta alle autonomie universitarie di adeguare gli organici alle necessità del servizio». Il Senatore Valditara, relatore del Ddl, ha prestato attenzione agli emendamenti proposti dalla RdB, ed ha ritenuto di riconvocare le organizzazioni sindacali il prossimo 2 febbraio, alle 12.00, per un ulteriore approfondimento. «Il vero dramma - sottolinea Pietro Di Gennaro, della direzione nazionale RdB P.I. - è costituito dalle limitatissime opportunità offerte in Italia ai giovani di talento, che grazie al nostro sistema formativo, una volta raggiunti livelli altissimi di professionalità e maturità accademica, sono costretti ad emigrare facendo la fortuna di altri paesi». «Questo dato - aggiunge - di fatto giustifica e rende praticabile ogni nostra rivendicazione sindacale di riforma strutturale, una riforma vera che sappia stabilizzare, allargare e gratificare l'ossatura che tiene in piedi l'Università italiana attraverso il lavoro del personale tecnico amministrativo, bibliotecario e degli insegnati madrelingua sottoinquadrati come Cel», conclude il dirigente RdB.


26 gennaio 2010 - Ansa

GIUSTIZIA:SINDACATI,SUBITO RIFORMA PERSONALE,IL 5/2 SCIOPERO

(ANSA) - ROMA, 26 GEN - Per riformare la giustizia occorrono «più risorse finanziarie, nuove assunzioni e una riqualificazione costante del personale giudiziario». Lo affermano le organizzazioni sindacali Fp-Cgil, Uilpa, Flp e Rdb, che oggi a Roma, alla Corte d'appello, si sono riunite in assemblea in vista dello sciopero dei lavoratori giudiziari indetto per il 5 febbraio. In queste condizioni, ha affermato Pina Todisco (Rdb) «la legge sul processo breve non può funzionare. Per far funzionare la giustizia occorrono almeno 10 mila nuove assunzioni». Non ci sono possibilità, per Todisco, neppure per il processo telematico dal momento che «oltre metà dei lavoratori della giustizia non hanno un indirizzo di posta elettronica». Secondo Antonino Nasone (Uilpa) e Piero Piazza (Flp) «non ci può quindi essere una riforma della giustizia senza prima coinvolgere i dipendenti della giustizia. In un paese dove non funziona la giustizia, ci sono rischi anche per la democrazia». I sindacati - ha aggiunto Antonio Crispi (Fp-Cgil) - manifesteranno il 5 febbraio anche contro «l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata dall'amministrazione della giustizia e da Cisl e Unsa-Sag, che sancisce un nuovo ordinamento professionale che viola il contratto nazionale e, separando le funzioni e demansionando il personale, porterà ad un ulteriore peggioramento del servizio e a una divisione del lavoro che va contro ogni principio di buona organizzazione». Ad ascoltare le istanze dei sindacati anche alcuni rappresentanti politici come Luigi Li Gotti (Idv) e Giovanni Russo Spena (Prc). «Il Pd - hanno spiegato i sindacalisti - ha invece annunciato la presentazione di un emendamento al ddl del processo breve per riorganizzare il personale degli uffici giudiziari, per almeno 3 mila nuove assunzioni e internalizzare il personale destinato alla stenotipia e all'assistenza informatica. Ma questo è solo un primo passo».

UNIVERSITÀ:RDB, MODIFICHE PER VALORIZZARE PERSONALE TECNICO

(ANSA) - ROMA, 26 GEN - I sindacati di base chiedono modifiche alla riforma dell'università per valorizzare il ruolo del personale tecnico e amministrativo. Una delegazione della Rdb pubblico impiego stamani è stata ricevuta dalla 7ma Commissione del Senato e ha presentato a questo proposito un pacchetto di emendamenti. Tra l'altro si sottolinea il diritto dei lavoratori tecnico amministrativi alla partecipazione al voto per l'elezione del Rettore e alla presenza negli organi accademici elettivi come CdA e Senato Accademico. Si chiede, inoltre, la rimozione dei limiti alle assunzioni del personale tecnico-amministrativo, con il varo di un piano straordinario di riequilibrio che permetta alle autonomie universitarie di adeguare gli organici alle necessità del servizio. Il Senatore Valditara, relatore del ddl ha riconvocato le organizzazioni sindacali il prossimo 2 febbraio per un ulteriore approfondimento. «Il vero dramma - sottolinea Pietro Di Gennaro, della direzione nazionale RdB P.I. - è costituito dalle limitatissime opportunità offerte in Italia ai giovani di talento, che grazie al nostro sistema formativo, una volta raggiunti livelli altissimi di professionalità e maturità accademica, sono costretti a emigrare facendo la fortuna di altri paesi. Questo dato di fatto giustifica e rende praticabile ogni nostra rivendicazione sindacale di riforma strutturale, una riforma vera che sappia stabilizzare, allargare e gratificare l'ossatura che tiene in piedi l'Università italiana attraverso il lavoro del personale tecnico amministrativo, bibliotecario e degli insegnanti madrelingua sotto-inquadrati come Cel».

MUSEI: A MILANO PROTESTA CONTRO COMMISSARIAMENTO BRERA

(ANSA) - MILANO, 26 GEN - Nuova protesta contro la decisione del governo di commissariare la Pinacoteca di Brera con una disposizione di Protezione civile: domani si terrà un'assemblea dei lavoratori dei 12 istituti dei Beni culturali di Milano, che resteranno chiusi dalle 12,30 alle 14,30. E questo include, oltre a Brera, il Cenacolo, la biblioteca Braidense e l'archivio di Stato. Dopo l'assemblea, poi, ci sarà un presidio di protesta contro l'ingresso del palazzo di Brera. «Le organizzazioni sindacali - spiega un comunicato firmato da Cgil, Cisl, Uil Rdb Confsal Beni culturali - sono fortemente contrarie alla scelta di un commissario per Brera, giustificata con la necessità di snellire e coordinare procedure di spesa per i lavori di ristrutturazione; infatti gli oltre 50 milioni di euro necessari al completamento del restauro, ad oggi non ci sono». Secondo i sindacati, infatti, manca un progetto complessivo per la Grande Brera, così come manca un progetto per il trasferimento dell'Accademia di Brera alla ex caserma di via Mascheroni. E «l'urgenza del ministero, e naturalmente del governo, è davvero tutta politica e non certo la necessità di effettuare operazioni di 'protezione civilè o di messa in sicurezza. L'obiettivo - concludono - è poter assegnare e consegnare a terzi tutte le risorse finanziarie disponibili, entro la fine di questa legislatura, disapplicando ogni norma prevista dal Codice dei Beni Culturali e dalla normativa in materia di appalti pubblici».


26 gennaio 2010 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 3 - Anno VII
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Una sentenza dei giudici amministrativi dà l'ok alle coltivazioni transgeniche
* Se i togati invadono il campo degli Ogm
* I precari Ispra hanno lasciato il tetto
* Ricercatori Cnr e Inaf attaccano De Mattei
* Malattie e fasce orarie, scattano le nuove regole
* Infn, accordo sindacale proroga contratti a termine
* Esonero dal servizio e durata del volontariato
* Aumentano in Italia le macchine blu: sono 626.760


26 gennaio 2010 - Il Manifesto

L'AQUILA Comitati anti «Console» da tutta Italia
Protezione «militare» Spa Si prepara la resistenza
di Eleonora Martini

L'AQUILA - Nelle stesse ore in cui ad Haiti Guido Bertolaso si scontrava apertamente con le altre organizzazioni internazionali presenti per affermare il proprio modello di gestione dell'emergenza messo a punto col terremoto in Abruzzo - accentramento dei poteri decisionali, trasferimento in massa della popolazione di Port-au-Prince in tendopoli montate in periferia, divieto di accampamento autogestito: sono solo le prime proposte italiane - dall'Aquila partiva la protesta nazionale contro la trasformazione in Spa della Protezione civile nostrana operata a fine anno per volere dello stesso sottosegretario. L'Aquila è stata il miglior palcoscenico per la coppia Berlusconi-Bertolaso ma con l'assemblea che si è tenuta sabato - la più importante e partecipata che ci sia mai stata dal 6 aprile scorso, organizzata dal centro sociale occupato "3,32" con la partecipazione di comitati giunti anche da altre parti d'Italia -, il capoluogo abruzzese si candida a diventare il boomerang che si abbatte contro chi l'ha usato, contro chi ne ha fatto la propria «fiera delle vanità».
Centinaia di cittadini e decine di comitati, associazioni, dipendenti del Dipartimento di Protezione civile e Vigili del fuoco hanno opposto il loro no forte e chiaro alla «privatizzazione delle emergenze», alla gestione militarizzata del territorio interessato, alla costruzione di una centrale di appalti che interviene tramite ordinanze, in deroga alle leggi vigenti e bypassando completamente Parlamento e enti locali, finalizzata ad ottenere «utili netti», come recita il decreto legge istitutivo messo a punto dopo sei tentativi falliti dal Consiglio dei ministri, e attualmente in via di conversione al Senato. Un'operazione con la quale «si realizza il premierato forte», «si ottiene di fatto una riforma della Costituzione italiana attraverso una legge ordinaria, accentrando nelle mani del Presidente del Consiglio il potere diretto monocratico». «Palazzo Chigi Spa», l'hanno ribattezzata i terremotati aquilani che si stanno rimboccando le maniche per tentare di ricostruire oltre alla città anche un nuovo tessuto sociale, distrutto dall'imposizione del modello B2.
Tanti gli interventi, impossibile riportarli tutti, dell'assemblea organizzata anche per presentare il libro di Manuele Bonaccorsi «Potere assoluto, la Protezione civile al tempo di Bertolaso». Ma le parole dell'avvocato Antonio Valentini, che per primo ha denunciato la mancanza di prevenzione e di protezione della popolazione civile dai rischi sismici, spiegano bene i sentimenti di molti aquilani: «Non è vero che la gestione dell'emergenza a cui abbiamo assistito sia stata la migliore possibile - afferma applauditissimo - Ho sporto denuncia contro la Protezione civile perché tanti miei concittadini sono stati uccisi per imprudenza e negligenza». Intervengono i pompieri della Rdb, emozionati «per essere tornati all'Aquila non da soccorritori ma da liberi cittadini», e preoccupati per la «continua erosione di competenze e fondi al corpo dei Vigili del fuoco». Intervengono esponenti di Rifondazione comunista, parlamentari Pd, e sindacalisti Cgil del Dipartimento della Protezione civile che fanno le pulci, comma per comma, al decreto legge partorito dopo otto mesi di sperimentazione «sulla pelle degli aquilani». Ma soprattutto intervengono i comitati di Chiaiano e i tanti cittadini, non solo terremotati, per i quali Bertolaso è oramai solo «il console». «All'inizio eravamo grati alla Protezione civile per gli aiuti - raccontano alcuni aquilani a margine dell'assemblea - ma poi ci siamo sentiti un po' come gli iracheni, occupati e maltrattati». Durante tutta la gestione dell'emergenza, nelle tendopoli, hanno dovuto subire imposizioni e divieti «assurdi e incredibili a volte, come quello di non poter volantinare all'interno dei campi o di non poter consumare alcol, caffè e cioccolato in quanto eccitanti». «Con più di 40 ordinanze, e una serie di divieti mai codificati, la Protezione civile ha normato sui beni, sui corpi, su un territorio militarizzato fino all'eccesso, e non solo durante il G8». Il «console» è passato sopra agli enti locali e ha risposto picche ai consiglieri comunali che chiedevano trasparenza degli atti. Ed è stato santificato «per volontà bipartisan», come accusano dalla sinistra extraparlamentare. Non c'è strada del capoluogo abruzzese priva di volantini, manifesti, adesivi, spot pubblicitari della Protezione civile. Al contrario, sono durate solo poche ore le scritte e un paio di striscioni del tipo «Bertolaso, L'Aquila ti odia, riprendiamoci la città», comparsi sui muri aquilani alcuni giorni fa. «E adesso si popone come console di Haiti», azzarda qualcuno. Ma per gestire l'emergenza dell'isola caraibica e soprattutto la ricostruzione da svariate decine di miliardi, niente di meglio che la Spa italiana. Come incitava un titolo di Libero la settimana scorsa: «La gara al business è già partita, dobbiamo esserci».

Gli antirazzisti incalzano il sindacato

Anche a Roma, una partecipazione sorprendente. Domenica scorsa alla prima riunione nazionale antirazzista - promossa da decine e decine di realtà che avevano costruito la manifestazione dello scorso 17 ottobre - hanno preso la parola cinquanta persone per sottolineare l'importanza di impegnarsi per lo sciopero del Primo Marzo, in concomitanza con la giornata sans nous organizzata dai migranti in Francia. Il primo ad intervenire è stato un lavoratore nero cacciato da Rosarno, poi a seguire decine di militanti di altrettante associazioni sparse su tutto il territorio hanno dato la loro adesione «ufficiale» e si sono impegnati a costruire ovunque comitati locali. In sala sono stati visti anche alcuni rappresentanti della Cgil come «osservatori speciali», nonostante il sindacato si sia già pronunciato contro l'ipotesi di uno sciopero dei migranti. E proprio per incalzare il sindacato, alcuni comitati presenti in Lombardia e Veneto la prossima settimana chiederanno alla Cgil di discutere pubblicamente la sua posizione, la stessa che nei giorni scorsi ha messo in imbarazzo alcuni militanti presi in contropiede dalla pressante richiesta dei lavoratori immigrati che, invece, sarebbero favorevoli ad incrociare le braccia. Per ora sembra che solo la Rete 28 Aprile della Cgil si sia già sbilanciata in favore dello sciopero del primo marzo.
Intanto, continuano a crescere anche le adesioni all'iniziativa antirazzista del gruppo «No Lega Day» che ha convocato una manifestazione a Milano per il prossimo 6 marzo, «gemellandosi» di fatto con gli scioperanti del Primo Marzo. Anche loro continuano a coltivare un sogno, e per questo (in 30 mila!) hanno già inviato una mail a Cgil, Cisl, Uil, Cub, Cobas e Ugl. Il messaggio è abbastanza semplice: «Io aderisco»... a seguire le due date che potrebbero favorire la nascita di una accogliente primavera antirazzista italiana.


26 gennaio 2010 - Liberazione

Dimissioni ma solo dopo il voto al bilancio.
E, se il governo non farà un decreto, si voterà fra un anno
Bologna, Delbono si dimette. Dal Cinzia-gate al commissario
di Checchino Antonini

Bologna - C'è il nodo del bilancio da votare e che andrà in discussione già nei prossimi giorni e lo spettro di lunghi mesi di commissariamento. Ma se Palazzo Chigi volesse, basterebbe un decreto ad hoc e sotto le Due Torri si tornerebbe a votare in autunno. La svolta del cosiddetto Cinzia-gate (dove Cinzia sta per Cinzia Cracchi, ex segretaria personale ed ex compagna del quasi ex sindaco) arriva due giorni dopo le cinque ore di interrogatorio al termine delle quali Delbono aveva seccamente respinto ogni ipotesi di dimissioni. A sentire lui si sarebbe trattato di irregolarità per 490 euro, il costo di una diaria che non doveva percepire per una missione mai svolta nel 2007, frutto di un disguido amministrativo. Doveva essere per lavoro a Cancun ma era a Santo Domingo con Cracchi. Chi pagò le spese della fidanzata? Ma la procura indaga non solo per truffa aggravata, peculato e abuso d'ufficio in seguito alle rivelazioni di Cracchi che seguì in veste di segretaria le trasferte di Delbono tra il 2001 e il 2004 e poi, in veste privata, fino al 2008 quando termina la relazione. Nel mirino ci sarebbero non solo le ormai arcinote missioni all'estero, in Centroamerica e nell'Est Europa, ma anche una serie di dodici week end italiani su cui ci sarebbe pronto un nuovo fascicolo per peculato e abuso d'ufficio. I "soliti" reati contestati a Delbono da quando la sua ex, risentita per il trasferimento dalla Regione al centralino del Cup dopo la rottura, aveva aperto i rubinetti delle rivelazioni con l'antagonista di Delbono alla corsa a sindaco, Cazzola del Pdl. E poi c'è la faccenda del bancomat da cui Cracchi ha prelevato mille euro al mese. Delbono sostiene siano denari restituiti da un socio in un mancato affare immobiliare a Malta e titolare della carta. Costui, però, è anche in affari informatici col Cup, l'ente in cui lavora Cinzia. Quei soldi, secondo la Procura, avrebbero finanziato il silenzio di Cinzia.
Il passo indietro è stato chiesto a gran voce ma Delbono, annunciando il suo gesto, afferma di aver deciso da solo, senza sentire né Prodi, né Bersani o Errani, dopo una domenica solitaria.Avrebbe preferito continuare, non lo nega mica ai cronisti che lo incalzano, ma ora pensa sia la cosa migliore da fare «per Bologna». Prodi benedice: «Ora sarà più libero e forte nel dimostrare la propria estraneità ai fatti e potrà essere anche in futuro una risorsa per la politica italiana».
«Atto invitabile e doveroso», dice Rossella Giordano, a nome della segreteria provinciale di Rifondazione comunista, che non può non rimarcare la differenza tra il gesto di Delbono e quello che Berlusconi non farà mai. «Il rapproto con la città si stava logorando - riconosce Giordano - certamente hanno aiutato i frequenti cambiamenti del sindaco. Ora il comune verrà commissariato, è un risultato triste. Il caso di Bologna e la vittoria di Vendola in Puglia dimostrano che il Pd sta perdendo il legame con la sua base e con i soggetti sociali di riferimento rendendo più urgente e necessaria una vera svolta a sinistra».
Dunque, se Delbono rassegnerà le dimissioni dopo l'approvazione del bilancio non ci saranno i tempi tecnici per andare alle urne a primavera del 2001. Per votare a giugno Delbono si dovrebbe rassegnare le dimissioni a fine gennaio così da essere effettive entro il 24 febbraio altrimenti si slitta al turno elettorale dell'anno prossimo. L'escamotage potrebbe essere nelle dimissioni di massa dei consiglieri, la metà più uno, ma sempre entro il 24 febbraio. Altrimenti, se non verrà il decreto governativo invocato da pezzi di Pd e Pdl, Bologna avrà un commissario. Cosa che fa disperare i poteri forti - da Ascom a Cna fino a Legacoop - e preoccupa i cittadini.
Da qui le rimostranze delle Rdb-Cub, certe che le dimissioni siano arrivate troppo tardi. «Tutto avviene in un contesto dove il welfare cittadino è stato frantumato - dice Massimo Betti delle Rdb del comune - e dove si dovrebbe urgentemente intervenire; l'incoscienza degli amministratori coinvolti è doppiamente odiosa perché acuisce la fatica di tanti cittadini in difficoltà a mantenere livelli minimi di vita». Prc e Pdci chiedono un «vero confronto politico» nel centrosinistra. Di Pietro rivendica la partecipazione all'"accerchiamento" di Delbono e se la cava invocando «Belle primarie aperte a chi vuole candidarsi. Puglia docet». La Lega dice che crolla tutto il modello emiliano e il «presunto primato morale del centrosinistra». «Lo schieramento moderato non può perdere quest'occasione - le fa eco Giuliano Cazzola, Pdl, che sfidò Delbono alla corsa a sindaco - ma saremo in grado di superare le divisioni assurde, i veti, i personalismi?».
E in serata parte un ennesimo appello al Governo perchè a Bologna si torni a votare «al più presto, già entro l'estate». A lanciarlo Andrea De Maria, segretario cittadino dei democratici: «Penso sia giusto che tutte le forze politiche bolognesi chiedano che questo accada».


26 gennaio 2010 - Il Giorno

PLATEALI Le prime «vittime» delle esternalizzazioni nell'Azienda ospedaliera guidata da Carla Dotti furono le centraliniste che si resero protagoniste di varie manifestazioni
Sindacato di base contro Cgil, Cisl e Uil «Viene tutelata solo una minoranza»
«Pronti a manifestare se l'intesa sui lavoratori dipendenti non sarà modificata»
di SILVIA VIGNATI

LEGNANO - L'ASSEMBLEA dei lavoratori dell'ospedale Civile il primo febbraio. La convocazione dal prefetto, Gian Valerio Lombardi, il 4 febbraio. Sono queste le prossime tappe certe della nuova battaglia cavalcata da Rdb - Rappresentanze di base - e Sdl - Sindacato dei lavoratori - dell'azienda ospedaliera. Oggetto: il destino dei lavoratori dipendenti attualmente impiegati in servizi che verranno affidati ad aziende esterne con il passaggio al nuovo nosocomio di San Paolo. Qualche giorno fa i sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione del personale del comparto dell'azienda ospedaliera di Legnano. «Siamo di fronte alla mancanza totale di certezze sul futuro di una parte di lavoratori, nell'ipotesi di accordo raggiunto il 19 gennaio fra direzione e Cgil, Cisl e Uil - afferma Riccardo Germani, Rdb -. Nel documento sottoscritto si parla solamente di 10-15 operatori addetti alla cucina che andranno a lavorare nella concessionaria con contratto pubblico, ma non si parla del futuro e della destinazione dei rimanenti 50 lavoratori esternalizzati. Inoltre, nello stesso accordo, non viene data nessuna risposta sul destino del personale amministrativo. Invece, si apre la porta ad eventuali nuove esternalizzazioni. Quali? Non è dato saperlo». SECONDO GERMANI, anche il fronte della formazione mostra qualche falla. «Per il personale dei servizi sanitari non è stato ancora previsto un piano sufficiente di aggiornamento e addestramento sulle nuove modalità e procedure lavorative: l'unica certezza è il trasferimento durante la seconda metà di agosto. Ci chiediamo se le ferie verranno garantite o bloccate». «Rappresentanze di base ed Sdl, sentiti i lavoratori che hanno più volte sollevato il problema all'azienda senza avere ancora una volta nessuna risposta - prosegue Germani - ritengono il documento del 19 gennaio assolutamente insoddisfacente al problema specifico. Chiedono che vengano date risposte certe nei modi, nei luoghi e nel tempo più breve possibile. Ritenendo che il superamento di tali criticità sia interesse comune dei lavoratori, della azienda ospedaliera e degli utenti, e che lo scopo condiviso sia quello di dare un sempre migliore servizio ai cittadini, chiediamo all'azienda di accogliere le nostre richieste come gesto di reciproca responsabilità». E se non venissero accolte? «Proclameremo lo sciopero. E lanceremo un'iniziativa più forte dello strip delle centraliniste».


26 gennaio 2010 - Il Giornale di Vicenza

Infermieri in agitazione per due chirurgie

Vicenza - Nursind, Rdb Cub e Fsi, i sindacati autonomi del comparto presenti al S.Bortolo, dichiarano lo stato di agitazione del personale che lavora nelle sale operatorie del dipartimento cardio-vascolare dell'ospedale.
La protesta coinvolge infermieri, operatori e tecnici di due reparti: la cardio-chirurgia diretta da Loris Salvador e la chirurgia vascolare gujdata da Domenico Milite.
La dichiarazione con relativa richiesta di conciliazione, firmata in piena sintonia dalle tre sigle sindacali, è stata già spedita al prefetto Melchiorre Fallica e al dg dell'Ulss 6 Antonio Alessandri. E ora gli autonomi sono in attesa della convocazione in prefettura per l'espletamento del previsto tentativo di conciliazione.
«In caso di mancato accordo - spiega in un comunicato Andrea Bottega, segretario provinciale di Nursind, il sindacato maggioritario degli infermieri all'interno del S. Bortolo - proclameremo lo sciopero. Due le ragioni. La prima è la costante violazione delle previsioni contrattuali in merito ai turni di pronta disponibilità del personale delle sale operatorie. La seconda è la gestione delle urgenze e delle sedute ordinarie, che ormai da tempo non è assolutamente compatibile con l'attuale organizzazione del personale». «Sono entrambi problemi che abbiamo trattato ripetutamente con l'Amministrazione dell'Ulss sollecitando una risposta concreta ma senza che la direzione abbia finora saputo trovare una soluzione in grado di garantire da una parte il rispetto della normativa contrattuale - conclude Bottega - e dall'altra la sicurezza sia del paziente e sia dell'operatore».(F.P.)


26 gennaio 2010 - Il Firenze

Il presidio. Amanti delle due ruote e dipendenti degli asili nido insieme di fronte a Palazzo Vecchio
Ciclisti e lavoratori protestano in Comune

Firenze - Ciclisti e dipendenti degli asili nido comunale. Categorie che in comune non hanno nulla, se non la voglia di pretestare. Si sono incontrati ieri pomeriggio, in occasione del Consiglio Comunale, davanti a Palazzo Vecchio. A presidiare l’ingresso dell’edificio comunale alcuni attivisti dell’associazione "Città ciclabile" che chiedono all’amministrazione di «dare concreta attuazione agli annunciati provvedimenti per favorire l’uso della bici in città». Con loro circa 50 addetti degli asili nidi comunali, che denunciano come «Palazzo Vecchio abbia aumentato arbitrariamente la capienza degli asili senza incrementarne gli organici né potenziare i servizi». «L'amministrazione - ha detto Stefano Cecchi, della Rsu dei nidi comunali - lo ha deciso con un atto unilaterale adottato alcuni mesi fa senza consultare ne informare i rappresentanti sindacali, un fatto inaccettabile. Vogliamo dunque che Palazzo Vecchio riattivi subito un tavolo di confronto sui nidi». L'Assessore alla pubblica istruzione, Rosa Maria Di Giorgi, rispondendo alla domanda di attualità del consigliere Grassi (Spini per Firenze), ha spiegato che «non è un’operazione di bilancio. La riformulazione delle tariffe ha come obiettivo favorire le giovani coppie e le famiglie in difficoltà ». E annuncia: «Liste d’attesa azzerate nel 2?11». I manifestanti di Città Ciclabile, dal canto loro, hanno spiegato come «il Comune, estremamente efficace e rapido nel sanzionare i ciclisti, fatto dimostrato dai sequestri dell’ultimo dell’anno, non lo sia altrettanto nell’attuare le promesse misure a sostegno e tutela della bicicletta come mezzo di trasporto in città». «Vogliamo - ha spiegato la presidente dell’associazione Carla Lucatti -che l’amministrazione dia seguito alla mozione pro bici adottata dal consiglio tempo fa, e rimasta, a tutt'oggi, lettera morta».


26 gennaio 2010 - Il Gazzettino

Dipendenti in agitazione

Rovigo - Stato di agitazione tra i dipendenti dell’Agenzia delle entrate. Ieri lo sportello al pubblico è rimasto chiuso dalle 12 per un’assemblea del personale che rivendica una maggiore flessibilità di orario. Da quando, a fine novembre scorso, la sede di Rovigo è diventata direzione provinciale, accentrando su di sé molte funzioni che prima venivano espletate anche dagli uffici periferici di Adria e Badia, il modello organizzativo è cambiato e avrebbe peggiorato le condizioni di lavoro dei dipendenti.
Avviata una contrattazione tra il direttore e i sindacati, nella quale si chiedeva di mantenere la flessibilità degli orari già previsti nel contratto nazionale e pure in quello decentrato, nulla è stato concesso, facendo leva su disposizioni della direzione regionale. «Con grande senso di responsabilità - spiegano i responsabili sindacali Barbiani (Cisl), Tartari (Cgil) Previato (Uil), Taibi (Rdb) e Rizzato (Salfi) - i lavoratori hanno accettato il cambiamento, la mobilità volontaria, la perdita di professionalità di alcune figure, per tutelare prima gli interessi e i diritti dei cittadini. Saranno salvaguardati gli orari al pubblico, ma non si accettano passi indietro in termini di flessibilità». Pur garantendo il rispetto del monte ore lavorativo, i dipendenti chiedono di poter gestire l’orario con più elasticità, recuperando il tempo di permesso in un altro momento. Così è prassi in tutti gli enti pubblici, privare di questo diritto un dipendente è contro ogni concezione moderna di gestione del lavoro, a loro avviso. La prossima assemblea è convocata per venerdì e in questa fase di vertenza sindacale, inevitabilmente ci sarà qualche disagio per il pubblico. Anche le verifiche e i controllo saranno rallentati perché il personale non si muoverà più con auto propria, ma con mezzi pubblici. Il tutto fino a quando non arriveranno delle risposte dalla direzione.

Manifestazione Cobas per il no-sfratto day

Padova - (M.B.) Una manifestazione, quella avvenuta ieri mattina davanti all’Ufficio Casa comunale di via Tommaseo, che l’Asc – Agenzia sociale per la casa – Razzismo Stop e Adl Cobas hanno organizzato sia per promuovere il No-sfratto day di domani, sia per criticare l’attuale politica abitativa del Comune. Ma dai manifestanti è arrivata anche la proposta, diretta al Prefetto, di bloccare, almeno per un anno, gli sfratti a Padova e provincia.
«Che dato il perdurare della crisi economica sono arrivati ad essere centinaia – dice Nicola Grigion, rappresentata dell’Asc – Da qui dunque parte la nostra richiesta al Prefetto».


26 gennaio 2010 - Il Resto del Carlino

Agenzia delle Entrate, dipendenti in agitazione
La direzione ci toglie il diritto a un orario flessibile'
di Maristella Carbonin

Rovigo - DA VENERDÌ scorso i dipendenti dell'Agenzia delle Entrate di Rovigo (circa 160 persone, comprese anche quelle che lavorano nelle succursali di Badia ed Adria) sono in stato di agitazione. Il motivo affonda le radici nella riorganizzazione voluta il 23 novembre dello scorso anno e che ha previsto l'accentramento di alcuni servizi (come quello del controllo) nella sede di Rovigo. Come spiegano i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil (rappresentati rispettivamente da Eriberto Tartari, Antonio Barbiani e Claudia Previato), le Rdb (Giuseppe Taibi) e il Salfi, insieme ai lavoratori riuniti ieri mattina in assemblea, «il nodo principale è quello della mancanza di flessibilità negli orari di lavoro imposta dalla direzione». «In tutti gli uffici pubblici i dipendenti godono infatti della flessibilità spiegano i sindacati : se devono staccare mezz'ora prima, possono farlo, recuperando la mezz'ora i giorni successivi, per fare solo un esempio. Ora per i dipendenti dell'Agenzia delle entrate non è più possibile». Vana, fino ad ora, la trattativa con la direzione, che non ha accolto le proposte presentate, «volte a conciliare le esigenze dei lavoratori con quella di garantire una migliore funzionalità del servizio». E se la direzione non farà un passo indietro, pare di capire, i lavoratori sono pronti a continuare con assemblee, anche due volte alla settimana. Assemblee programmate negli orari di front-office e che di fatto creeranno qualche disagio anche agli utenti dell'ufficio, che lo troveranno chiuso (come è avvenuto ieri, a mezzogiorno). «Speravamo, anche di fronte alla disponibilità manifestata dai dipendenti nella fase della riorganizzazione continuano i sindacati in un modello in linea con i tempi e con le esigenze dell'utenza, invece sono stati ripresi modelli burocratici superati, in contrasto con lo spirito di efficacia ed efficenza, visto che si vogliono imporre gli stessi orari di lavoro in tutte le sedi del Veneto». I sindacati tengono comunque a ricordare che non sono messi in discussione gli orari di apertura al pubblico, che restano quelli attuali.


26 gennaio 2010 - Il Messaggero

Civitavecchia. Icpl: firmato l’accordo tra organizzazioni sindacali e vertici dell’azienda...

Civitavecchia - Icpl: firmato l’accordo tra organizzazioni sindacali e vertici dell’azienda. Dopo le tante rotture tra dirigenza e organizzazioni di categoria, finalmente si è riusciti a mettere la parola fine sulla vertenza dei lavoratori dell’Interporto.
La riunione della scorsa settimana alla Pisana, presieduta dall’assessore al Lavoro Alessandra Tibaldi, si era conclusa con una bozza di accordo che fissava i paletti per contrastare i licenziamenti. Ieri mattina, presso i locali dell’azienda, le sigle sindacali hanno posto la loro firma all’intesa che prevede la cassa integrazione per 35 dipendenti a partire da giovedì 28. Una scelta, questa, che i sindacati hanno accettato a denti stretti, ma come spiegano era «l’unica soluzione per tutelare i lavoratori facendoli rimanere in forza all’Icpl almeno fino al 31 dicembre 2010». Data in cui verranno rinegoziati gli accordi alla luce di quella che sarà l’attività della piastra logistica. Domani, intanto, i vertici dell’Icpl forniranno ai rappresentanti dei lavoratori la lista completa con i nominativi delle 35 persone destinate alla cassa integrazione. Lista che sarà poi esaminata per verificarne la compatibilità con le norme vigenti in materia.
Nell’accordo, le organizzazioni di categoria sono riuscite a far inserire un punto importante. Hanno infatti chiesto e ottenuto, che se la ditta, nel corso del 2010, riscontrasse la necessità di personale aggiuntivo dovrà attingere proprio dai dipendenti in cassa integrazione. «Quando dei lavoratori vengono licenziati - ha spiegato Giancarlo Ricci dell’Rdb cub trasporti - per noi è sempre una sconfitta. Ma perlomeno siamo riusciti a far passare la nostra proposta che prevedeva la cassa integrazione e non la mobilità. Una manovra che permetterà al personale di rimanere legato all’azienda, così da poter avere maggiori garanzie circa il riassorbimento. Intanto domani visioneremo la lista delle persone che verranno sottoposte a cig per verificarne la compatibilità».(G.Am.)

Perugia. Se la sanità può, almeno in parte, sorridere, la giustizia finisce in bolletta...
di LUCA BENEDETTI

Perugia - ....
Se la sanità può, almeno in parte, sorridere, la giustizia finisce in bolletta. Ieri, dalle 11 alle 12,30 assemblea dei lavoratori della giustizia aderenti a Cgil, Rdb, Uil e Federazione dei lavoratori pubblici e funzioni pubbliche. La preparazione dello sciopero del 5 febbraio è solo la punta dell’iceberg. A Perugia, dicono i sindacati, soffrono il tribunale civile in crisi di personale amministrativo e il giudice di pace (uffici travolti dai ricorsi contro i semafori vampiro) che ha perso, anche i rinforzi del Comune di Perugia. Non ci sono quasi più i soldi per gli straordinari. Per mandare avanti gli uffici, andando oltre il normale orario, dicono i sindacati, si lavora gratis.


26 gennaio 2010 - Il Mattino di Padova

Volantinaggio anti-sfratto Adl mobilitata

STANGA - Volantinaggio e manifestazione (nella foto) ieri dalle 10 alle 12 davanti all’Ufficio Casa del Comune in via Tommaseo. A protestare la rete anti-sfratto di Adl, Asc e Razzismo Stop, che lancia per domani l’iniziativa di «no sfratto day». La mobilitazione si concretizzerà domani in via Manara, in zona Stanga, e a Cittadella, in via 2 giugno.(s.var.)


26 gennaio 2010 - L'Eco di Bergamo

Gleno: niente licenziamenti, sì alla «cassa»
di Carmen Tancredi

Salvi: un accordo dell'ultima ora ha permesso di evitare la procedura di messa in mobilità per 14 dipendenti del Gleno. La questione degli esuberi (15, inizialmente) nasce dalla fase di ristrutturazione della casa di riposo Gleno diventata da Ipab a Fondazione Casa di Riposo Santa Maria ausiliatrice onlus: insieme alla ristrutturazione aziendale, in base a un accordo di programma siglato 2 anni fa da Fondazione e sindacati che evidenziava gli esuberi, con relativa messa in mobilità a partire dall'1 gennaio 2010. Con quest'anno era stato subito aperto un tavolo di trattative per evitare il licenziamento secco dei 14 dipendenti: ieri l'accordo risolutivo. Accordo che, spiegano Fiorenza Mologni, Cgil e Giulio Pennacchia, Cisl, è stato accolto, dopo una serie di «limature» chieste dalle organizzazioni sindacali alla Fondazione rispetto alla bozza che era stata presentata nei giorni scorsi: «È stato davvero un buon segnale per la tutela di 14 lavoratori. Siamo soddisfatti di questa importante tappa, che dimostra l'importanza delle trattative sindacali. E, nel caso del Gleno, siamo ulteriormente soddisfatti perché si dimostra così che il dialogo, a volte anche animato e concitato, serve sempre per risultati soddisfacenti per tutti». Convinto della bontà dell'accordo anche Fabrizio Lazzarini, direttore generale della Fondazione. L'accordo prevede quindi la cassa in deroga di 12 mesi (la pratica, spiegano dalla Cisl, verrà avviata da subito), a rotazione, che permetterà quindi ai lavoratori di restare ancora un anno all'interno della Fondazione, con la possibilità anche, spiega Fiorenza Mologni, Cgil, «di poter accedere a occasioni di riqualificazione professionale per questi lavoratori, così da poter rendere più concreta una ipotesi di ricollocazione». Ovviamente con l'accordo sottoscritto ieri e l'avvio della cassa in deroga si blocca automaticamente la procedura della messa in mobilità dei 14 esuberi previsti nell'accordo di programma.
È stato siglata inoltre nell'accordo la possibilità di incentivi a esodi volontari: si parte, per chi si licenzia entro i primi tre mesi di cassa in deroga, con 18 mensilità pagate come incentivo, poi le mensilità pagate come buona uscita calano man mano che aumenta il periodo di cassa in deroga. L'azienda inoltre ha accolto l'invito dei sindacati a estendere fino al 2013 lo «scivolo» per questi lavoratori che hanno i prerequisiti al pensionamento (in sostanza, contributi pagati fino al 2013). Non hanno siglato l'accordo per posizioni differenti, Rdb/Cub (Fiorangela Agustoni: «Non sarebbe comunque stato possibile per noi accettare un accordo in cui non venisse garantito il riassorbimento dei lavoratori all'interno dell'azienda, dopo la cassa in deroga»), né da Fials, Federazione italiana autonoma lavoratori sanità, critica sull'accordo di programma siglato due anni fa perché, secondo Fials, questi lavoratori essendo ex Ipab, quindi sanità pubblica, dovrebbero essere reintegrati in aziende a contratto pubblico.
Il licenziamento per i 14 esuberi è stato comunque evitato con l'accordo di ieri, almeno per un anno. «Abbiamo lavorato con impegno proprio per la tutela dei lavoratori. Si è fatto tutto il possibile e anche di più», è stato il commento di Fabrizio Lazzarini, direttore generale della Fondazione.


26 gennaio 2010 - TRC giornale

Caso Etm, Renda, Iiarlori e Antonini a rischio di rinvio a giudizio

Civitavecchia - La procura della Repubblica di Civitavechia ha chiuso le indagini sul caso Etm. A rischiare il rinvio a giudizio sono in tre, l'ex direttore di Etm Salvatore Renda, il direttore di esercizio Paolo Iarlori e l'avvocato Rudy Antonini, presidente del comitato tecnico della municipalizzata. Tutti e tre risultavano infatti iscritti sul registro degli indagati, Renda per truffa ai danni dell'erario e gli altri due per abuso d'ufficio. Con la chiusura delle indagini del sostituto procuratore Margherita Pinto, titolare dell'inchiesta, adesso resta da vedere se le ipotesi di reato sono rimasti tali o se sono cambiati. Il caso era nato dopo la denuncia del sindacalista della rdb Cub Flavio Zeppa e dell'esponente di Ambiente e Lavoro Gabriella Rossi. Secondo quanto avrebbe accertato la magistratura inquirente, i tre avrebbero stipulato un contratto con la Santa Rita Logistica, per il trasporto di olio, senza aver sentito il socio unico, ovvero l'amminitrazione comunale, per un servizo che non aveva scopi pubblici. A questo punto resta da attendere le prossime iniziative della procura, che può avanzara la richiesta di rinvio a giudizio per i tre indagati, oppure archiviare il tutto. Intanto le difese hanno chiesto di poter avere accesso agli atti per iniziare ad organizzare l'eventuale strategia difensiva.


25 gennaio 2010 - Adnkronos

BOLOGNA: RDB-CUB, DIMISSIONI DELBONO TROPPO IN RITARDO
'SUBITO IN BILANCIO PROVVEDIMENTI A FAVORE LAVORATORI E CETI POPOLARI'

Bologna, 25 gen. - (Adnkronos) - Le dimissioni di Flavio Delbono, sindaco di Bologna, «sono state date troppo in ritardo determinando così la possibilità di un lungo commissariamento del Comune e, per questo, fanno rischiare ulteriori e serie conseguenze per i lavoratori e i ceti popolari in generale». Lo rileva Massimo Betti delle Rdb/CUb, osservando che si tratta di «dimissioni dovute che arrivano a seguito delle inchieste che hanno messo in evidenza una parte di quella gestione privatistico-affaristica del bene pubblico presente nel nostro territorio». «Il sistema affaristico e privatistico della cosa pubblica che sta emergendo in queste settimane, che tira doppiamente in causa il governo del Comune e della Regione, non si cancella certo con le dimissioni di Delbono» aggiunge, osservando che si tratta di «dimissioni che tanto addolorano i poteri forti e speculativi di questa città che già si stanno stracciando le vesti, come ad esempio l'Ascom per voce del suo presidente Postacchini». «Tutto ciò avviene in un contesto dove il welfare cittadino, devoluto ai quartieri, è stato frantumato e dove si dovrebbe urgentemente intervenire: l'incoscienza degli amministratori coinvolti in questo sistema è doppiamente odiosa, a partire dalle responsabilità del Sindaco e dall'assessore alle Politiche Sociali Lazzaroni, perchè acuisce la fatica di tanti cittadini in difficoltà quotidiana a mantenere livelli minimi di dignità di vita per se e le proprie famiglie» aggiunge Betti che chiede «immediate modifiche al bilancio perchè a rimetterci per responsabilità di altri non siano i soliti noti: lavoratori, precari, disoccupati, pensionati».

LAVORO: TIBALDI, CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA PER 35 DIPENDENTI ICPL CIVITAVECCHIA

Roma, 25 gen. - (Adnkronos) - «La vicenda della Icpl si è finalmente sbloccata, e con l'accordo sottoscritto oggi è stata concessa la cassa integrazione in deroga, per il periodo che va dal prossimo 28 gennaio fino alla fine anno, per un numero massimo di 35 lavoratrici e lavoratori ritenuti in esubero dall'azienda». È quanto dichiara l'assessore al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili della regione Lazio, Alessandra Tibaldi, al termine dell'incontro odierno sull'azienda di Civitavecchia svoltosi nella sede della Regione Lazio con i rappresentanti aziendali e sindacali della Filt Cgil e delle Rdb Cub Trasporti. «In questo lasso di tempo - conclude Tibaldi - le parti si incontreranno periodicamente al fine di verificare la possibilità di applicare l'ammortizzatore sociale a rotazione tra tutto il personale interessato dal trattamento. Inoltre l'intesa prevede un intervento di politica attiva del lavoro a favore di ciascun lavoratore posto in cassa integrazione, erogabile attraverso i Centri per l'Impiego ed avente l'obiettivo di favorire un utile processo di reintegro nel mercato del lavoro».


25 gennaio 2010 - Omniroma

ICPL,TIBALDI:CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA PER MASSIMO 35 LAVORATORI

(OMNIROMA) Roma, 25 gen - «La vicenda della ICPL si è finalmente sbloccata, e con l'accordo sottoscritto oggi è stata concessa la cassa integrazione in deroga, per il periodo cha va dal prossimo 28 gennaio fino alla fine anno, per un numero massimo di 35 lavoratrici e lavoratori ritenuti in esubero dall'azienda». È quanto dichiara, in una nota, l'assessore al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili della regione Lazio Alessandra Tibaldi al termine dell'incontro odierno sull'azienda di Civitavecchia svoltosi nella sede della Regione Lazio con i rappresentanti aziendali e sindacali della Filt Cgil e delle RdB Cub Trasporti. «In questo lasso di tempo - conclude Tibaldi - le parti si incontreranno periodicamente al fine di verificare la possibilità di applicare l'ammortizzatore sociale a rotazione tra tutto il personale interessato dal trattamento. Inoltre l'intesa prevede un intervento di politica attiva del lavoro a favore di ciascun lavoratore posto in cassa integrazione, erogabile attraverso i Centri per l'Impiego ed avente l'obiettivo di favorire un utile processo di reintegro nel mercato del lavoro».


25 gennaio 2010 - Il Reporter

Educatori scolastici in piazza, "Stipendio da fame"
di Francesca Puliti

Firenze - Educatori scolastici e accompagnatori sugli scuolabus sul piede di guerra. Mercoledì prossimo, 27 gennaio, oltre 400 bambini rimarranno a piedi o senza sostegno scolastico e pre/post scuola, a causa dello sciopero che riunisce i dipendenti delle due maggiori cooperative del settore, la Agorà e la Di Vittorio. Sono oltre 300 gli educatori scolastici che operano su Firenze tra assistenza scolastica, domiciliare, pre e post scolastica, compreso il servizio di accompagnamento a scuola con il pulmino. Servizi che il Comune appalta annualmente alle cooperative sociali (le solite due ormai da diversi anni) e che sono regolati da un contratto nazionale di riferimento. "Un contratto ridicolo – affermano gli educatori delle Rappresentanze Sindacali di Base – RdB – CUB – che prevede la sospensione dello stipendio per il periodo di chiusura delle scuole". Piccolo dettaglio che molti non sanno, infatti, è che gli educatori scolastici, da giugno a settembre, sono di fatto disoccupati, ma non di diritto. Il che significa che non percepiscono stipendio, ma non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale. Stessa cosa vale per i giorni in cui i bambini a cui fanno assistenza sono assenti. Questo perché il Comune sborsa esattamente per le ore di lavoro effettuato, anche se poi i dipendenti delle cooperative sociali sono assunti da queste con un contratto a tempo indeterminato, almeno nella maggior parte dei casi. Il che significa che dovrebbero essere le stesse cooperative a garantire ai lavoratori il pagamento anche per i giorni di assenza dei bambini. Ma così non è. "E il nostro stipendio, già da fame, si assottiglia ancor di più". Si creano così delle situazioni al limite del paradossale. "Siamo a gennaio e non ho ancora un orario definito – racconta Paolo Vecchi, educatore nelle scuole superiori – non è possibile alzarsi la mattina e non sapere se prenderai uno stipendio, se e dove andrai a lavorare. Com'è possibile concentrarsi sul lavoro in queste condizioni?" "Altro paradosso è che gli educatori rimangano senza stipendio nel periodo estivo, durante il quale in realtà il Comune appalta un altro tipo di servizio – continua un altro educatore, Vladimiro Orlandi – quello dei centri estivi". In questo caso però il servizio viene appaltato ad altri tipi di associazioni e retribuito tramite rimborsi spese, il che dovrebbe consentire un certo risparmio alle casse comunali. "I contratti nazionali sono rispettati – replica l'assessore comunale all'istruzione Rosa Maria Di Giorgi – e il Comune vigila sul rispetto dei diritti dei lavoratori". Ma i sindacati non ci stanno. E mercoledì gli educatori incroceranno le braccia.


25 gennaio 2010 - Corriere Fiorentino

la manifestazione
Doppia protesta a Palazzo Vecchio di ciclisti e addetti degli asili nido
L'associazione Città Ciclabile chiede i provvedimenti per le biciclette mentre la Rsu dei nidi comunali denuncia l'aumento della capienza senza potenziamento di organico

Firenze - Doppia manifestazione di protesta, nel pomeriggio, di fronte a Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria. A presidiare l’ingresso dell’edificio comunale alcuni attivisti dell’associazione «Città ciclabile» che chiedono all’amministrazione di «dare concreta attuazione agli annunciati provvedimenti per favorire l’uso della bici in città», e circa 50 addetti degli asili nidi comunali, che denunciano come «Palazzo Vecchio abbia aumentato arbitrariamente la capienza degli asili senza incrementarne gli organici nè potenziare i servizi».
«ATTO UNILATERALE» - «L’amministrazione - ha detto Stefano Cecchi, della Rsu dei nidi comunali - lo ha deciso con un atto unilaterale adottato alcuni mesi fa senza consultare nè informare i rappresentanti sindacali, un fatto inacccettabile. Vogliamo dunque che Palazzo Vecchio riattivi subito un tavolo di confronto sui nidi». I manifestanti di Città Ciclabile, dal canto loro, hanno spiegato come «il Comune, estremamente efficace e rapido nel sanzionare i ciclisti, fatto dimostrato dai sequestri dell’ ultimo dell’anno, non lo sia altrettanto nell’attuare le promesse misure a sostegno e tutela della bicicletta come mezzo di trasporto in città». «Vogliamo - ha spiegato la presidente dell’associazione Carla Lucatti - che l’amministrazione dia seguito alla mozione pro bici adottata dal consiglio tempo fa, e rimasta, a tutt’oggi, lettera morta».


25 gennaio 2010 - Articolo 21

Testimoninanza ricercatori ISPRA
di Salvatore Porrello*

Ringrazio a nome dell’USI RdB Ricerca ISPRA che rappresenta i "ricercatori sul tetto" l’Associazione Articolo 21 che ci permette di portare la testimonianza di una battaglia condotta a nome ed in difesa della Ricerca pubblica ambientale di questo Paese.
La nostra storia inizia 16 mesi fa quando il Ministro dell’Ambiente decise di accorpare i tre enti pubblici sotto la sua vigilanza (APAT, Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e del Territorio; INFS, Istituto Nazionale Fauna Selvatica; ICRAM, Istituto Centrale per la Ricerca scientifica Applicata al Mare) in un unico che chiamò ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale). L’Istituto ha compiti importanti per i cittadini: la libertà di informazione prevista dall’articolo 21 della nostra Costituzione si rappresenta anche nel diritto del cittadino ad essere informato sullo stato dell’ambiente che lo circonda, sui rischi che corrono gli 8 mila chilometri di coste italiane, sui problemi del dissesto idrogeologico o della qualità dell’aria che respiriamo nelle città. Di questo dovrebbe occuparsi l’ufficio stampa e la comunicazione dell’ISPRA. Ma altri articoli della Costituzione sono presenti nei compiti dell’ISPRA: si deve infatti occupare della salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini, in un’ottica di prevenzione e tutela nel rispetto dell’articolo 9 e 32 della costituzione, che recitano rispettivamente: "la Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio artistico della nazione" (art. 9), e "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività" (art.32). Quindi l’Istituto ha compiti fondamentali di ricerca e controllo ambientale, finalizzati alla tutela del territorio nazionale e alla salute dei cittadini. Ruolo dell’ISPRA è quello di intervenire nelle emergenze in mare, compiere studi sulla biodiversità, effettuare bonifiche di siti contaminati, aggiornare il registro delle emissioni in atmosfera, curare le certificazioni ambientali per conto delle imprese, collaborare alla stesura di documenti come il rapporto rifiuti e l’annuario dei dati ambientali, informare i cittadini sullo stato dell’ambiente. Ma 16 mesi fa, dopo l’istituzione, il Ministro mise, come spesso si usa in Italia, a capo dell’ISPRA un Commissario e due sub commissari. Due su tre sono Prefetti ovviamente più adusi a gestire l’ordine pubblico che la ricerca e protezione ambientale. Nei mesi successivi abbiamo assistito ad un preciso e sistematico piano di smantellamento della funzionalità del nuovo Istituto al licenziamento del precariato all’inizio del processo di esternalizzazione di attività e mansioni tanto caro al nostro Governo. Ciò è avvenuto applicando in modo miope, colpevole, capzioso le innumerevoli norme che regolano la vita del pubblico impiego. Dopo poco tempo ci siamo resi conto che nulla sarebbe stato come prima, che eravamo di fronte alla volontà di mandare tutti i precari con le loro pluriennali professionalità a casa e di ridurre gli strutturati a meri burocrati dietro grigie scrivanie. Sconcertati, cercammo di spiegarci come era possibile che nostri colleghi, con professionalità preziose ma anche molto specifiche per reinserirsi nel mercato del lavoro italiano, da sempre arido di finanziamenti alla ricerca, venivano estromessi dalle loro attività di ricerca, allontanati senza nessuna considerazione, anzi ritenuti il problema dell’Istituto, un peso inutile. Ci si rese conto che le competenze in realtà non hanno mai avuto nessuna importanza, se non per l’onestà intellettuale dei lavoratori stessi. Tutto ciò senza nessun apparente risparmio economico visto che questi lavoratori gravavano su finanziamenti di ricerca, esterni al bilancio ordinario. Un anno e mezzo per comprendere che gli strumenti ordinari della protesta non bastavano più; i presidi, le manifestazioni, gli scioperi, un meraviglioso corto dal titolo "non sparate alla ricerca" restano pochi giorni sulla stampa online e non "bucano" sulla carta stampata. Ed allora l’idea ed il coraggio di alcuni di noi che con l’appoggio del sindacato organizzano una protesta "estrema", un gesto disperato che riesca ad abbattere il muro di gomma eretto dai Commissari, attirare l’attenzione del Ministro, mettere al centro dell’opinione pubblica l’importanza ed il bisogno di Ricerca pubblica ambientale in Italia ed i rischi del suo soffocamento nel silenzio generale. C’è il desiderio di chi, prima di essere mandato via, prima di gettare via una parte consistente della sua vita passata a formarsi, vuole almeno riuscire a denunciare coloro che con la scusa del risparmio vogliono esternalizzare la Ricerca pubblica. E allora si sale su un tetto per cercare di fare notizia e si aggiunge la webcam che permette di seguire i lavoratori 24 ore su 24, per riuscire a denunciare come viene trattata la ricerca in Italia. Si sale e diventiamo ogni giorno di più, capiamo che ce la possiamo fare: almeno qui siamo i primi ricercatori e tecnici dipendenti dello Stato che salgono su un tetto. Sin dai primi giorni si maturava la certezza di aver ricominciato a restituire al nostro lavoro la dignità che merita e ai cittadini l’informazione sulla ricerca e il controllo ambientale perché, per quanto salire su un tetto sembri un gesto disperato, a volte nella vita dignità e disperazione coincidono. I giorni passano, non si registra nulla da un punto di vista "istituzionale", la stampa e la televisione cominciano ad interessarsi a noi; cresce il consenso e la consapevolezza della "giustezza" della protesta che al passare dei giorni anziché indebolirsi prendeva sempre più vigore alimentata oltre che dalle famiglie anche dalla immediata solidarietà dei cittadini del territorio che si sono addirittura costituiti in un comitato pro ISPRA. Passano ben 29 giorni prima che il Ministro emetta la prima ANSA chiedendoci di passare il Natale con i nostri cari. Ma ormai è troppo tardi; i numerosi giornalisti della televisione e della carta stampata che superano il fallace muro di omertà imposto dai Commissari, ci danno coraggio e forza; ormai siamo notizia; ormai per parlare dei problemi della ricerca e della protezione ambientale bisogna salire su un tetto, soffrire il freddo ed il vento notturno, "montare" come militari di notte a turni di due ore davanti alla webcam per farci vedere dal Ministro ed dal Paese e che noi siamo lì e non molliamo. Siamo scesi tre giorni fa, ci sono voluti ben 59 giorni di lotta dura per ottenere quello che anni fa si sarebbe ottenuto con la sola minaccia di occupazione! C’è stato bisogno di un impegno straordinario eppure chi come me ha vissuto quest’esperienza, può raccontare di esserne uscito più forte, maturo, consapevole e anche, oserei dire un po’ più libero. Siamo scesi dal tetto dopo aver firmato con il Ministro un Protocollo d’intesa, un foglio che in qualche modo sancisce i nostri diritti, ma che consideriamo solo un primo passo, una prima vittoria, una tappa oltre la quale proseguire con altre forme di lotta, vigilando nel frattempo che il protocollo d’intesa venga applicato in maniera corretta. Chiediamo anche al Ministro di porre fine alla gestione prefettizia dell’ISPRA nominando al loro posto degli esperti in materia ambientale provenienti dalla comunità scientifica. Ci siamo chiesti tante volte quanto sia stato importante il "megafono" della stampa nella nostra protesta: la risposta è tantissimo anche se rimane l’amarezza che per riuscire ad avere l’attenzione sui problemi del lavoro in tematiche così importanti per i cittadini come la tutela dell’ambiente in cui essi vivono sei costretto ad utilizzare gesti estremi. Avremo quindi ancora bisogno dell’aiuto dei media perché se non fai notizia non sei nessuno e perché c’è ancora la necessità di parlare di precarietà e ricerca pubblica ambientale in questo Paese. La ricerca come l’informazione deve essere libera, perché libertà è garanzia di terzietà ed oggettività. Auspichiamo che continuino a seguirci soprattutto quei media che ci hanno aiutato ad amplificare la nostra protesta; l’elenco sarebbe talmente lungo che si correrebbe il rischio di dimenticare qualcuno. Tra tutti vogliamo però menzionare la terza rete RAI per la costanza nel tempo e la numerosità delle trasmissioni che ci hanno dedicato in particolar modo RAI news 24, TG3 Linea notte, TG3 LAZIO. A nome di tutti i lavoratori sul tetto nuovamente ringrazio Articolo 21 per averci seguito ed organizzato questo importante manifestazione a difesa dell'ordinamento costituzionale e per lo sviluppo democratico, pluralistico, giusto della nostra società.
*Per il Coordinamento USI RdB/Ricerca ISPRA


25 gennaio 2010 - Roma Notizie

RDB-CUB: IL CENTROSINISTRA NON USI LA CANDIDATURA POLVERINI
PER ATTACCARE IL SINDACATO

"Non condivido la scelta della Polverini di lasciare la guida dell’UGL per candidarsi alla Regione Lazio per il PdL, ma nessuno usi la sua candidatura per mettere in ridicolo il ruolo del sindacato nel Paese, non ce n’è bisogno, ci riesce da solo!". Pierpaolo Leonardi, leader dell’RdB attacca così quanti, stampa e politici, per contrastare la candidatura di Renata Polverini alla guida della Regione Lazio, non trovano di meglio che attaccare il suo ruolo sindacale nell’UGL. "Siamo tra coloro che più di altri hanno sofferto la sovraesposizione mediatica dell’UGL di Polverini, in verità molto debole tra i lavoratori sia pubblici che privati, la cui regia è stata assunta direttamente dai leader confederali Bonanni, Angeletti ed Epifani per dimostrare che in Italia la contestazione a Cgil, Cisl e Uil può venire solo da destra. Ma siamo anche coscienti che gli stessi media che l’hanno pompata finora saranno tra quelli che, per mettere in difficoltà la candidata presidente, attaccheranno non le sue scelte politiche, ma le vicende del suo sindacato, così contribuendo a rafforzare l’opera di demolizione della funzione sindacale di tutela dei diritti dei lavoratori che è uno degli obbiettivi principali del centrodestra". "Non ci prestiamo a questo gioco, anche se molti redattori di quotidiani - sia del centrodestra che del centrosinistra - ci chiamano incessantemente, interessati a qualsiasi tipo di gossip in materia di tessere e di reale consistenza sindacale dell’UGL, a noi interessa davvero solo la tutela dei lavoratori e pensiamo che essa spetti ai sindacati che, per esercitarla, non possono che essere indipendenti" conclude Leonardi.


25 gennaio 2010 - Rassegna.it

Agenda economico-sindacale
Gli appuntamenti dal 25 al 30 gennaio

.... Martedì 26 gennaio
GIUSTIZIA
.... Roma: Conferenza stampa sindacati lavoratori uffici giudiziari aderenti a Fp Cgil, Uil FP, Flp e RdB-Cub per presentare lo sciopero proclamato per il 5 febbraio (Sala Conferenze della Corte d'Appello, ore 12,30).
....


25 gennaio 2010 - Corriere di Arezzo

I lavoratori chiedono risorse E venerdì 5 incrociano le braccia
Astensione dal servizio negli uffici giudiziari

Arezzo - I lavoratori della giustizia scioperano venerdì 5 febbraio. Lo annunciano Fp Cgil, Uil pubblica amministrazione, Flp e RdB CUB del pubblico impiego che parlando di problemi del settore "aggravati nel tempo". "Da tempo - ricordano i sindacati - gli uffici giudiziari del paese versano in condizioni gravi, mancano le persone che li facciano funzionare, mancano le risorse e non vi sono progetti di modernizzazione per accelerare i tempi dei processi". Il Governo, invece di finanziare il settore con adeguati investimenti e risorse, sceglie un Ddl sul cosiddetto 'processo breve' che inevitabilmente determinerà l'estinzione dei processi penali senza alcun miglioramento per l'efficienza del servizio. "A ciò si aggiunge la firma da parte dell'Amministrazione della Giustizia e delle organizzazioni sindacali minoritarie (CISL e UNSA-SAG) dell'ipotesi di accordo sul Contratto Integrativo che sancisce un nuovo ordinamento professionale che viola il Contratto Nazionale e - dice la Cgil - peggiorerà il servizio"


25 gennaio 2010 - La Nazione

Radiologia, operatori dimezzati: proteste e volantini
SANITÀ LA DIREZIONE DI CAREGGI: «DUE DIPENDENTI SI SONO AMMALATI, TUTTO FUNZIONA COME DOVREBBE»
di Manuela Plastina

Firenze - «SE SUBITE disagi, la colpa è della mancanza di personale». Ieri mattina un volantino firmato Rdb è stato affisso sulle pareti della radiologia di Careggi, proprio vicino ai bunker che ospitano i 4 acceleratori lineari, strumenti che irradiano raggi nucleari per distruggere le cellule tumorali in maniera mirata. Il volantino spiega che «per colpa di politiche aziendali sbagliate» sono troppo poche le persone che si devono occupare dei tanti pazienti da sottoporre a esami di radioterapia usati per combattere patologie oncologiche. E la gente si è già accorta che qualcosa nel reparto non funziona più come prima: «A volte denunciano alcuni pazienti ci vogliono varie ore di attesa dall'orario dell'appuntamento a quando realmente è possibile entrare nel bunker del sottosuolo di Careggi per sottoporsi alla terapia». Secondo la ricostruzione di alcuni lavoratori del reparto, se fino a qualche mese fa alla radioterapia erano impiegati 4 operatori sociosanitari la mattina e 4 il pomeriggio oltre a uno che lavorava in regime di straordinario per tenere aperti e attivi i bunker anche fino alle 23, oggi il personale è più che dimezzato: gli operatori sono in tutto 4 al giorno, ma una collega è assente a causa di un infortunio riportato proprio sul luogo di lavoro. Così in alcune giornate capita che sono solo due gli operatori che si occupano della radioterapia al mattino, uno nel turno di pomeriggio. In tre in una giornata devono occuparsi di una quarantina di pazienti. E per supportare il lavoro di infermieri e tecnici radiologi non è possibile essere così pochi. MA SECONDO la direzione di Careggi, la situazione è ben diversa. «A pieno regime gli operatori sociosanitari sono 6, cioè uno per ogni acceleratore lineare in attività più altri colleghi che possono sostituirli in caso di assenza. A dicembre una persona è stata trasferita perché non giudicata idonea a quella mansione dal medico del lavoro ed è stata aperta la procedura per sostituirla. La scorsa settimana si sono ammalati due operatori e quindi son rimasti in tre al lavoro ai quali si è aggiunto un altro operatore preso da un altro reparto. Tutto funziona come dovrebbe, nessun disagio per i pazienti».


25 gennaio 2010 - TRC giornale

Icpl, scongiurato il licenziamento. Esuberi in cassa integrazione

Civitavecchia - Si è sbloccata positivamente la vertenza Interporto. Al termine dell'incontro svoltosi oggi a Roma, infatti, presso l'assessorato regionale al Lavoro, è stato sottoscritto un accordo tra le parti che di fatto recepisce quelli che erano stati, già prima di Natale, i suggerimenti delle organizzazioni sindacali. L'accordo prevede infatti l'attivazione della procedura di cassa integrazione in deroga fino al termine del 2010, per un numero massimo di 35 esuberi, pari a venti unità produttive. All'incontro di oggi sono intervenuti, oltre all'assessore regionale al Lavoro, Alessandra Tibaldi, i rappresentanti dell'azienda e per i sindacati la Filt Cgil e le Rdb-Cub Trasporti. "Fino alla fine dell'anno – ha scritto la Tibaldi in una nota – le parti si incontreranno periodicamente al fine di verificare la possibilità di applicare l'ammortizzatore sociale a rotazione tra tutto il personale interessato dal trattamento. L'intesa – conclude la nota - prevede inoltre un intervento di politica attiva del lavoro a favore di ciascun lavoratore in cassa integrazione, erogabile attraverso i centri per l'impiego, con l'obiettivo di favorire il rientro nel mercato del lavoro.


25 gennaio 2010 - Orvieto.si

Potere assoluto - la Protezione civile ai tempi di Bertolaso
di Mirko Pacioni, Cobas Orvieto

Vietato parlare male di Bertolaso. Questa sembra essere la logica con la quale il Dipartimento dei Vigili del Fuoco presso il Ministero degli Interni, facendo riferimento ad una circolare (la n.3 del 16 settembre 2009) mai fatta pervenire alle organizzazioni sindacali, ha negato la disponibilità dei locali di via Genova 3/A, sede del Comando Provinciale VV.F di Roma, per la presentazione del libro "Potere assoluto - la Protezione civile ai tempi di Bertolaso", del giornalista Manuele Bonaccorsi, organizzata dalla RdB Pubblico Impiego. La presentazione è stata poi confermata e spostata al Centro Congressi Cavour. Tra gli interventi in programma vi erano quelli dell’autore del libro, di alcuni rappresentanti delle reti abruzzesi Epicentro Solidale e 3e32, di alcuni parlamentari di PDCI, VERDI e IDV (tra cui Orazio Licandro, Leoluca Orlando, Angelo Bonelli), di rappresentanti sindacali di CGIL Vigili del Fuoco e RdB Pubblico Impiego. Un’inchiesta a firma di Albero Statera, della quale vi consigliamo caldamente la lettura (http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/20/news/bertolaso_protezione_civile-2012264/), descrive chiaramente nuovi poteri e allegre modalità di gestione di soldi pubblici, da parte di colui che è stato già soprannominato Vicerè, e la sua struttura "Bertolaso s.p.a." Il capo della protezione civile potrà spendere all’infinito, non solo per frane, incendi e terremoti, ma per qualunque "grande evento" sia giudicato degno di un "decreto emergenziale", con una quasi totale deroga alle tradizionali norme di legge per i fondi in transito da palazzo Chigi e destinati ai più svariati scopi: dalle gare ciclistiche, alla celebrazione di santi, dalle feste di Stato ai viaggi del Papa, dalle piscine alle discariche, dal traffico delle gondole in laguna alle regate, dagli alberghi di lusso agli scenari di cartapesta per i vertici internazionali. Sbaglierebbe pertanto chi credesse che l'emergenza della "Bertolaso Spa" si sostanzi soltanto nei terremoti, nelle frane, nelle esondazioni, negli incendi. Tutto è ormai emergenza - dice Statera - in questo paese: dal quattrocentesimo anniversario della nascita di San Giuseppe da Copertino, celebrato in provincia di Lecce con l'ordinanza "emergenziale" 3356, al congresso eucaristico nazionale, previsto ad Ancona dal 4 all'11 settembre 2011, di cui Bertolaso è già commissario, per ora con una dote di soli 200 mila euro da spendere per la buona riuscita dell'evento. Spiccioli. Ben altri sono gli interessi che sotto la voce "Protezione civile" fanno fluire centinaia e centinaia di milioni. Spesso agli amici e agli amici degli amici - prosegue l’inchiesta - così come fa impressione il fatto che nessun organo di controllo sia in grado al momento di sapere quanto la coppia "B&B" è riuscita a spendere negli ultimi anni, senza alcun controllo di legittimità. Certo è che le cifre parlano da sole: tra il 2001, quando Bertolaso venne nominato capo della Protezione civile e i primi cinque mesi del 2009, la presidenza del Consiglio ha emesso 587 "ordinanze emergenziali", di cui solo una parte riferita a calamità naturali. Il resto a "Grandi eventi", o presunti tali. Il dossier snocciola cifre, legami e intrallazzi vari tra politici, funzionari e palazzinari: tra il 3 dicembre 2001 e il 30 gennaio 2006 la presidenza del Consiglio ha varato 330 ordinanze. Di queste, sono pubblici gli stanziamenti di 75 ordinanze, che valgono circa un miliardo e 490 mila euro. Nei cinque anni, tramite ordinanze della Protezione civile, in spregio alle norme sugli appalti e le assunzioni, sarebbero stati spesi 6,5 miliardi. Se si fa il calcolo su 587 ordinanze della presidenza del Consiglio in meno di nove anni, si arriva a 10,6 miliardi. Una somma sufficiente - giudicano gli autori del dossier - a costruire un blocco di potere indistruttibile, segreto e libero da qualsiasi regola. E’ quindi evidente perché Bertolaso, diventato oggi l'imperatore di tutti gli appalti, che il centrosinistra considerava uno dei suoi, dichiara nelle interviste che tra tutti i quattordici governi in cui ha "servito", il Berlusconi quater è "il migliore". La preoccupazione di questo strapotere è tale che si è creato oggi un fronte molto allargato di oppositori, anche in diversi settori delle istituzioni: oltre ad alcuni esponenti parlamentari, al momento si annoverano tra questi, la Cgil, la Conferenza delle Regioni e l'Associazione dei comuni. Nella repubblica democratica italiana non è mai accaduto che un membro del governo abbia avuto contemporaneamente la carica di sottosegretario e di direttore generale. È come se il ministro dell'Interno Maroni fosse anche il capo delle polizia. Alcune sindacati autonomi, ma anche lavoratori facenti riferimento alle sigle confederali, da anni si battono affinché la Protezione Civile recuperi la sua funzione originaria e diventi lo strumento necessario a tutte le attività prevenzione, previsione, monitoraggio e pianificazione, nel quale i Vigili del Fuoco rappresentino la struttura centrale per tutte le attività di soccorso tecnico urgente nel paese. Mentre tutto questo accade sopra le nostre teste, e a spese delle nostre tasche, nessuna presa di posizione ufficiale in merito nel nostro territorio, né da parte di sindacati confederali, tanto meno da parte della delegazione orvietana della stessa protezione civile.


25 gennaio 2010 - La Provincia di Cremona

Casa di riposo Manifestazione sindacale

Cremona - Il Sindacato dei lavoratori organizzerà venerdì 29 gennaio dalle 9 e 30 alle 15 un presidio davanti alla fondazione Benefattori Cremaschi in via Kennedy 2 per chiedere l’abolizione del rientro del sabato, una gestione di ferie e permessi rispettosa delle esigenze dei dipendenti e una progressione economica orizzontale per tutti i lavoratori. Inoltre verrà richiesta l’ammissione di Sdl ai tavoli di trattativa, in qualità di sindacato con più iscritti all’interno della fondazione.


25 gennaio 2010 - La Provincia di Varese

il fenomeno/erano già 380 gli iscritti
Il concorso vigili riapre. E prepara il boom
Adesso c'è tempo fino al 18 febbraio. Il sindacato commenta: «E' l'effetto della crisi economica»
di Andrea Aliverti

BUSTO ARSIZIO - Tutti vogliono fare il vigile urbano, seconda puntata. Riaperti i termini per il concorso pubblico per sei posti di agente di polizia locale: ci sono già 380 candidati ma il numero è destinato a lievitare ulteriormente. La crisi fa tornare di moda una professione spesso bistrattata: ci sono già la bellezza di 380 potenziali candidati per il concorso che mette in palio appena 6 posti di agente di polizia locale presso il comando di Busto Arsizio.
e si cresce
Il numero, già impressionante, rischia di lievitare ulteriormente, dato che nei giorni scorsi l'ufficio personale di palazzo Gilardoni ha deciso di riaprire i termini di iscrizione fino al prossimo 18 febbraio, per evitare che possibili ricorsi da parte di chi non ha fatto in tempo a depositare la domanda di candidatura potessero creare problemi in futuro. «E' un segno della crisi che perdura, alla faccia delle dichiarazioni di chi ci governa - commenta il sindacalista Sdl Fausto Sartorato - siamo tornati ai tempi della caccia al posto fisso». Per le Rsu comunali i concorsi sono una conquista importante per alleggerire il problema della carenza di organico nella polizia locale ma non sufficiente.
«il nostro ruolo»
E anche la stessa categoria, recentemente celebrata da Sdl per il patrono dei vigili San Sebastiano, dovrebbe essere "valorizzata soprattutto nel suo ruolo tradizionale, sulla strada e a contatto con i cittadini per fare prevenzione" come ha ricordato in quell'occasione il 'ghisa' Antonio Barbato, oggi direttore della scuola di polizia locale di Milano.
Intanto si terrà a metà febbraio il primo dei concorsi per i 24 posti in organico banditi in tutto dal Comune, quello di ufficiale commissario aggiunto. In questo caso, i candidati ammessi sono 41.


24 gennaio 2010 - Ansa

REGIONALI: RDB-CUB, NON USARE POLVERINI CONTRO SINDACATO

(ANSA) - ROMA, 24 GEN - «Non condivido la scelta della Polverini di lasciare la guida dell'Ugl per candidarsi alla Regione Lazio per il PdL, ma nessuno usi la sua candidatura per mettere in ridicolo il ruolo del sindacato nel Paese, non ce n'è bisogno». Lo afferma in una nota Pierpaolo Leonardi, leader dell'RdB. Leonardi critica i media che, «per mettere in difficoltà la candidata presidente, attaccheranno non le sue scelte politiche, ma le vicende del suo sindacato, così contribuendo a rafforzare l'opera di demolizione della funzione sindacale di tutela dei diritti dei lavoratori che è uno degli obbiettivi principali del centrodestra». «Non ci prestiamo a questo gioco - assicura Rdb - anche se molti redattori di quotidiani, sia del centrodestra che del centrosinistra, ci chiamano incessantemente, interessati a qualsiasi tipo di gossip in materia di tessere e di reale consistenza sindacale dell'Ugl, a noi interessa davvero solo la tutela dei lavoratori e pensiamo che essa spetti ai sindacati che, per esercitarla, non possono che essere indipendenti», conclude Leonardi.


24 gennaio 2010 - Liberazione

La rete "3e32" pronta alla mobilitazione
«No alla Protezione Civile Spa». Parte da L'Aquila la protesta
di Daniele Nalbone

E' partita da L'Aquila la campagna nazione per impedire la trasformazione della Protezione Civile in Spa come previsto dal Decreto legge del 30/12/2009. L'occasione è stata un incontro, organizzato dalla rete cittadini aquilana "3e32", tenutosi presso l'auditorium Carispaq. Moderate da Manuele Bonaccorsi, l'autore del discusso libro "Potere Assoluto - la Protezione Civile al tempo di Bertolaso" (ed.Alegre), diverse realtà territoriali, sindacali (Rdb e Cgil) e politiche (Prc e Pd) si sono confrontate per analizzare come, nel corso dei nove anni di "comando" Bertolaso, si sia trasformato quello che era nato come uno strumento di autotutela della cittadinanza. Si è partiti dal racconto "aquliano" del terremoto per spiegare come l'emergenza si sia trasformata, in Abruzzo, immediatamente in militarizzazione del territorio: «Nelle tendopoli niente volantinaggi ma anche niente cioccolata e caffè, sostanze che avrebbero potuto "eccitare" i terremotati» ha ricordato Alessandro Tettamanti del comitato. E' nato così il "modello L'Aquila", «perenne e quotidiana deroga alle norme di base», che ha gettato le fondamenta per la definizione finale della Protezione Civile Spa. «Una definizione che ha avuto il suo laboratorio nella gestione della "emergenza rifiuti" napoletana» ha spiegato Antonio Musella del presidio di Chiaiano, per il quale il decreto, in cui si parla di "fine emergenza rifiuti in Campania", «ha l'obiettivo di instaurare un nuovo modello di governance, dove si punta ad annullare il dissenso e la partecipazione, distruggendo ogni spazio di democrazia». La costituzione della Protezione Civile Spa, come riporta il decreto, "per garantire un risparmio di tempi negli interventi del Dipartimento", «punta a costruire una SpA a capitale pubblico» spiegano della neonata Rete contro la privatizzazione della Protezione Civile «che, di fatto, può agire da general contractor, consegnando nelle mani dei privati la gestione delle emergenze». Il che, tradotto, significa che tra qualche mese la Protezione Civile potrà non solo assumere partecipazioni, detenere immobili ed avere utili (!), ma che compiti della SpA saranno gestire la flotta aerea e le risorse tecnologiche, dirigere e vigilare sugli interventi, ma soprattutto non meglio specificati compiti in tema di emergenza socio-economico-ambientale e di organizzazione dei Grandi Eventi. «Temiamo», spiegano dalla Rete «che dopo la gestione "militare" dell'emergenza terremoto e dei rifiuti, la gestione "perennemente derogatoria" dei Grandi Eventi e la futura gestione della "emergenza carceri" (che prevede la costruzione di 27 nuove strutture), la Protezione civile si potrebbe trovare a gestire la costruzione della Tav o del Ponte sullo Stretto». Tutto questo «è decisamente preoccupante» spiega Paola Angello Modica, della segreteria Cgil: «Istituire "commissari per l'emergenza" nel nostro paese significa dire che, in Italia, tutto è commissariabile. Commissariare, significa porre le condizione per derogare a qualsiasi norma. Ed estendere il concetto di emergenza a quelle socio-economico-ambientali potrebbe significare, ad esempio, la possibilità di intervenire per bloccare scioperi che possono disturbare qualcuno?». «Quello contro cui ci batteremo» spiega Maurizio Acerbo, consigliere regionale Abruzzo del Prc,«è che "qualcuno" si stia approfittando della crisi, del terremoto de L'Aquila, ieri, e di Haiti, oggi, dell'emergenza rifiuti e dell'emergenza traffico, per gettare le basi affinché la Protezione Civile possa produrre degli "utili" a livello economico». La prova di tutto ciò «già si è avuta a Napoli» commentano dalla Rete, «dove, dopo (non) aver risolto l'emergenza rifiuti, la Protezione Civile ha presentato al Comune un conto di ben 160 milioni di euro». La mobilitazione per fermare tutto ciò è partita. Prossimo appuntamento, Roma, quando il decreto sbarcherà in Parlamento.


24 gennaio 2010 - Il Resto del Carlino

Bologna. E' FINITA sotto Palazzo d'Accursio...

Bologna - E' FINITA sotto Palazzo d'Accursio con uno striscione ironico, che allude al Cinzia-gate, la manifestazione delle Rdb contro la crisi. Alcune attiviste lo hanno srotolato: «Contro la crisi Bancomat per tutte= paga la Regione».


24 gennaio 2010 - Il Giornale di Vicenza

PALAZZO TRISSINO. I rappresentanti di Rdb- Cub criticano le scelte dell’Amministrazione
«Uffici chiusi senza personale E mancano cinque dirigenti»
L’assessore Ruggeri replica: «Stiamo lavorando sodo, serve tempo»

Vicenza - Uffici sguarniti per mancanza di personale, incarichi dirigenziali che durano un anno, il piano di formazione professionale bloccato chissà dove, i sistemi informatici in stallo. La mancanza di cinque dirigenti di settore. «E gli sprechi - sottolineano in una nota i rappresentanti dei Rdb-Cub - nei confronti dell’ufficio di gabinetto del sindaco, dove lavorano tre persone. Se dal prossimo mese non cambierà nulla - afferma Germano Raniero - presidieremo il Consiglio in modo da rendere pubblica la delusione che serpeggia tra i dipendenti del Comune».
C’è da dire che a palazzo Trissino lavorano poco meno di mille persone, si tratta dell’"azienda" cittadina più grande, dopo l’Ulss 6, e la questione personale è al centro dei dibattito politico da molto tempo. Prima con i tagli dei dirigenti, che in questi ultimi decenni sono stati consistenti: ora in servizio ce ne sono 23, ma all’appello ne mancano cinque. A sostenerlo l’assessore al personale, Tommaso Ruggeri. «Purtroppo, per cavilli di natura legislativa, se n’è andato il dirigente del dipartimento informatico Peter Liverani, costretto alla pensione, altrimenti avrebbe avuto una posizione peggiorativa con le nuove norme.E questo non potevamo prevederlo. Agli interventi sociali Carlo Scapin ha scelto di tornare all’Ulss, ma siamo vicini alla nomina del sostituto: ci sono già stati parecchi colloqui e la rosa si sta restringendo. Per quanto riguarda Ambiente, Economato e la nomina del vice direttore generale molto probabilmente procederemo con la norma dei concorsi. Ci stiamo già attrezzando...». Intanto, i sindacati denunciano che ci sono uffici che restano senza personale. «È accaduto con qualche anagrafe decentrata, ma stiamo già lavorando ad un progetto complessivo. Ci rendiamo conto che il servizio è utile, ma non possiamo nemmeno ampliarlo se non abbiamo la certezza di risorse sia finanziarie che umane. Non so nemmeno se per quest’anno riusciremo a garantire il turn-over con i 18 dipendenti che andranno in pensione».
Niente da dire, il quadro non è incoraggiante, da un lato Rdb-Cub non risparmia critiche anche sulla nomina dei dirigenti per un anno, quando in realtà dovrebbero restare in sella per tutto il mandato amministrativo. «Si tratta di una scelta operata dalla giunta per valutare la loro operatività - spiega Ruggeri -. Il piano di formazione del personale, invece, partirà in primavera in accordo con il Cuoa. Per quanto riguarda l’ufficio di gabinetto del sindaco sfido i sindacati a vedere quante persone ci sono a Padova oppure a Verona. Variati mantiene ancora alcune deleghe senza dimenticare che controlla tutto quello che avviene: che abbia uno staff è normale. Da ultimo il sistema informatico è rimasto fermo per almeno 10 anni, ci stiamo mettendo mano già da tempo», conclude Ruggeri.(C.R.)


24 gennaio 2010 - Il Gazzettino

Ulss 6, verso lo sciopero del personale
Stato di agitazione di infermieri e tecnici delle sale operatorie del Dipartimento cardiovascolare

Vicenza - (M.C.) Il Nursind vicentino con Rdb-Cub ed Fsi dichiarano lo stato di agitazione del personale del comparto (infermieri, operatori sociosanitari e tecnici) delle sale operatorie del Dipartimento Cardiovascolare dell’Ulss n. 6 di Vicenza. Proprio l’altro giorno i segretari provinciali delle tre organizzazioni sindacali autonome hanno inviato al prefetto la dichiarazione sullo stato di agitazione, alla quale seguirà l’invito del prefetto stesso per l’espletamento del tentativo di conciliazione. "Le motivazioni che, in caso di mancato accordo, porteranno alla dichiarazione di sciopero – spiegano i tre sindacalisti - sono la costante violazione delle previsioni contrattuali in merito ai turni di pronta disponibilità del personale delle sale operatorie e la gestione delle urgenze e delle sedute ordinarie non compatibile con l’attuale organizzazione del personale". Tutte questioni delle quali i tre sindacati di base vicentini hanno trattato in precedenza con i vertici dell’Ulss n. 6, ma senza giungere a soddisfacenti risultati.

Il soccorso in appalto
La difesa del dg Alessi: «Non ci sono medici sufficienti a coprire le esigenze»

Vicenza - (Mc.) L’Rdb-Cub denuncia l’appalto dei servizi di pronto soccorso da parte dell’Ulss n. 5 negli ospedali di Arzignano, Montecchio Maggiore e Valdagno, ma il direttore generale Renzo Alessi si difende: "in Veneto non ci sono medici di pronto soccorso sufficienti a coprire le esigenze delle Aziende". La carenza di medici di pronto soccorso, per i quali è richiesta la specialità in Medicina di pronto soccorso e Medicina d’urgenza, è consolidata ormai da anni e non soltanto in Veneto, ma in tutta Italia. "Nel 2006 la Regione Veneto – spiega il direttore generale dell’Ulss n. 5 Renzo Alessi – ha disposto che l’Azienda potesse ricorrere alla copertura dei cinque posti di medico di pronto soccorso carenti attraverso l’appalto del servizio ad una cooperativa, che può fornire medici, secondo quanto previsto dalla legge italiana, anche non specializzati per la destinazione al pronto soccorso". Ogni sei mesi l’Ulss n. 5 Ovest Vicentino, a partire dal 2006, ha bandito un concorso per la copertura di quei cinque posti, ma nessuna candidatura è mai pervenuta. "All’ultimo bando – prosegue il direttore generale Renzo Alessi – ci sono stati cinque candidati al bando ed a tutti è stato riconosciuto il posto di medico del pronto soccorso. Il pensionamento di due medici, però, ha creato una situazione di sostanziale equilibrio, tale da richiedere nuovamente il ricorso all’appalto del servizio per scongiurare l’interruzione di pubblico servizio o la riduzione dei livelli essenziali d’assistenza". Una questione spinosa, dunque, e senza un’apparente soluzione. "Le Università venete – conclude il direttore generale dell’Ulss n. 5 – formano ogni anno una quindicina di medici specializzati per il pronto soccorso, ma il fabbisogno è decisamente maggiore. Due potrebbero essere le soluzioni: o ne vengono formati di più oppure, come avviene nel resto d’Europa, viene consentito il servizio di pronto soccorso anche ai medici internisti".


24 gennaio 2010 - Corriere dell'Umbria

Sciopera il personale I penalisti si astengono

Perugia - La crisi della Giustizia diventa sempre più palpabile, proprio nella settimana in cui è prevista l’inaugurazione dell’anno giudiziario, fissata per sabato prossimo. Per il 27, 28 e 29 gennaio è programmata l’astensione degli avvocati delle Camere Penali Italiani che protestano contro i provvedimenti del governo in tema di giustizia. In questi tre giorni salteranno tutti i processi in cui non ci saranno detenuti da difendere. Tra i processi che salteranno anche quello che riguarda una coda del processo per l’omicidio di Meredith Kercher (la diffusione del filmato girato dalla polizia sulla scena del delitto con scene crude del corpo nudo della vittima), che vede coinvolti alcuni familiari di Solelcito e il direttore e un giornalista di Telenorba Bari.. Per domani, lunedì, è provista una manifestazione del sindacati Cgil-Uil,. RdB, Flp, che si concretizzerà in un sit-in (dalle 12.20 alle 13.30) in piazza Matteotti. La manifestazione sarà il preannuncio dello sciopero di tutto il personale fissato per il prossimo 5 febbraio. Manifestazione e sciopero sono relativi alla firma del contratto integrativo (sottoscritto da Cisl e Usla e respinto dalle altre sigle sindacali).


24 gennaio 2010 - Il Giorno

Lavoratori esterni Salario da dipendenti
Intesa siglata fra sindacati e vertici dell'Ao
di LUCA DI FALCO

Legnano - TRA CGIL, CISL, Uil e dell'Azienda ospedaliera (Ao) è stato firmato il protocollo d'intesa che conserva lo status di dipendenti pubblici ai lavoratori destinati ai servizi esternalizzati nel nuovo ospedale del rione San Paolo. Un punto rivendicato da Stefano Dell'Acqua, segretario generale Uil e Rocco Sabatino e Paolo Vieri Bursich, rispettivamente delle segreterie Cisl e Uil. «La nostra preoccupazione - spiega Sabatino - era di garantire ai 63 dipendenti coinvolti nella esternalizzazione dei servizi di guardiania, manutenzione, cucina, mensa e distribuzione pasti, il mantenimento del rapporto di lavoro pubblico dal punto di vista economico e giuridico. Solo una quindicina di addetti alla cucina potrà essere interessato ad un passaggio funzionale, ma non gerarchico al concessionario, rimanendo però dei dipendenti pubblici». «Abbiamo - osserva il sindacalista Vieri Bursich - messo nero su bianco anche una procedura concertativa in caso di future ulteriori esternalizzazioni di cui le rappresentanze sindacali saranno preventivamente messe al corrente». Nel protocollo si prende atto anche della destinazione dell'area del vecchio nosocomio in via Candiani, come deliberato dal Consiglio comunale, con una parte destinata a servizi di natura socio-assistenziale, un'altra ad area verde e parte ad uso residenziale. Nel protocollo come fa notare Dell'Acqua si affronta un altro punto importante che sarà all'ordine del giorno molto presto: «Le parti hanno convenuto di riservare massima attenzione agli aspetti viabilistici e di mobilità pubblica relativi al nuovo ospedale, mettendo in atto ogni azione positiva nei confronti degli enti proposti». Il protocollo d'intesa non è andato giù però a Rdb Pubblico Impiego e Sdl Intercategoriale che per bocca di Riccardo Germani e Alberto Morelli hanno espresso tutte le proprie perplessità sull'accordo firmato dai confederali, proclamando lo stato di agitazione: «Nell'accordo del 19 gennaio si parla solamente di 10-15 lavoratori addetti alla cucina che andranno a lavorare presso la concessionaria con contratto pubblico ma non si mette in discussione quale futuro e quale destinazione è prevista per i rimanenti 50 lavoratori esternalizzati. Non viene data nessuna risposta sul destino del personale amministrativo, e se trasferito, dove e in quali tempi ciò avverrà?».

Un altro sindacalista licenziato
ARESE, PRIMA D'ARPA (RSU), ORA PARIMBELLI (SLAI COBAS)
di Giulio Dotto

ARESE - UN ALTRO LEADER dello Slai Cobas si è ritrovato la lettera di licenziamento. Si tratta di Renato Parimbelli, storico sindacalista nato dalle prime proteste all'Alfa Romeo e personaggio sempre in prima linea, a fianco del coordinatore nazionale Corrado Delle Donne, nella manifestazioni contro i tagli occupazionali ad Arese. Alla fine di dicembre i licenziamenti dei sindacalisti da parte di Innova Service, la società che gestisce le portinerie e i servizi nell'ex area Alfa, erano iniziati con l'estromissione del delegato Rsu, Carmelo D'Arpa. Un provvedimento, come più volte sottolineato nei comunicati dei Cobas, fatto «per rappresaglia». Ieri mattina è arrivata la seconda raccomandata a Renato Parimbelli, altro delegato Rsu-Cobas. «Ieri ho ritirato ben tre raccomandate della Innova Service. In due mi si facevano delle contestazioni con la possibilità di rispondere entro 5 giorni, cosa impossibile visto che con queste c'era anche la terza del licenziamento. Innova Service ormai cerca di usare solo la forza sui lavoratori per arrivare ai licenziamenti, in primis quelli dei delegati Rsu-Cobas. E' ALLUCINANTE che da dicembre ad oggi abbiamo dovuto rispondere a ben 130 lettere di contestazioni inviate ai lavoratori. Questo provvedimento al quale, come Carmelo D'Arpa farò ricorso al giudice, non fa altro che caricarmi ancora di più», afferma Renato Parimbelli. E il licenziamento, come sostiene il coordinatore Corrado Delle Donne «peserà molto nei prossimi giorni ed aggraverà senza ombra di dubbio i nostri rapporti con l'azienda che ha il solo scopo di licenziare». La settimana scorsa i delegati Slai-Cobas erano stati convocati dal prefetto di Milano per discutere la vicenda e in particolare la gestione di Innova Service. Gian Valerio Lombardi nei prossimi giorni darà una risposta, ma il nuovo licenziamento peggiorerà senz'altro la vertenza.


24 gennaio 2010 - Il Megafono quotidiano

Piccolo caso editoriale per una grande battaglia
Prima la trasmissione La storia siamo noi, poi Repubblica, L'Unità e la prima pagina di Liberazione. Il libro Potere assoluto è diventato un piccolo caso editoriale che può aiutare una grande battaglia contro la privatizzazione della Protezione civile. Oggi nuova presentazione a L’Aquila
di Giulio Calella

Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco presso il Ministero degli Interni ha cercato di non infastidire il capo della Protezione civile, e ha negato la sala della sede nazionale per la presentazione organizzata dai Vigili del fuoco delle Rdb. Ma il fastidio è arrivato lo stesso. Giovedì, dopo la presentazione che si è tenuta comunque a Roma al Centro congressi Cavour e alcune agenzie come quella di Leoluca Orlando (Idv) che annunciava un'ispezione sulla Protezione civile proprio a partire dai contenuti del libro, Bertolaso ha sbottato: «sono orgoglioso, lieto e onorato per tutta questa attenzione al nostro movimento e per questa voglia di fare i conti in tasca e con il microscopio alla Protezione Civile». A volte anche un piccolo libro, persino di una piccola casa editrice come la nostra e di un autore nemmeno trentenne come Manuele Bonaccorsi, può dare molto fastidio a chi detiene un "potere assoluto". E' quello che sta accadendo in questi giorni con il libro Potere assoluto. La protezione civile al tempo di Bertolaso. Mentre Bertolaso viene osannato dai media come grande salvatore che in modo apparentemente inattaccabile interviene solo con il mero compito di soccorso in caso di calamità naturali, qualcuno è andato a vedere come opera realmente la Protezione civile. Senza il libro la trasmissione di lunedì sera di Minoli - La storia siamo noi - sarebbe stata una semplice agiografia dell'uomo dalla polo blu, così come è stato il libro a dare gli strumenti a vari giornali in questi giorni - soprattutto Repubblica - per analizzare gli interessi che spingono il Governo a trasformare la Protezione civile in una Spa. Pochi sanno infatti che l'ordinanza di protezione civile permette di agire in deroga all'intera legislazione italiana, gestendo così senza alcun controllo, e a volte con la secretazione, appalti per centinaia di milioni di euro. E ancora meno sanno che tale ordinanza non viene utilizzata solo nei casi di calamità naturali ma anche per gestire eventi sportivi, religosi, addirittura il problema del traffico in alcune città. Un business enorme che la trasformazione in Spa può solo aumentare. Non a caso l'imprenditore Tarantini - famoso per il caso delle escort - aveva chiesto un solo favore a Berlusconi: "Fammi conoscere Bertolaso". Il tutto in barba alle migliaia di volontari che si impegnano gratuitamente per la Protezione civile, e a quei lavoratori - come appunto i vigili del fuoco - che rischiano realmente la vita nelle emergenze. Ma soprattutto a danno delle popolazioni che subiscono le calamità naturali, perchè pochissimo viene speso per la prevenzione. Il piccolo libro di Bonaccorsi è stata la prima voce precisa e documentata a denunciare questo funzionamento e l'attenzione che sta sucitando nella stampa in questi giorni, fino alla prima pagina di Liberazione di venerdì, può aiutare la nascita di una grande battaglia che coinvolga le popolazioni che subiscono tali processi e chi con la privatizzazione perderà ulteriori diritti. Oggi, per la seconda volta in poche settimane, il libro viene presentato a L'Aquila dal Comitato 3 e 32. Bertolaso è infastidito da noi, ma è dai lavoratori e dalla popolazione di una città che rischia di sparire che può arrivare il fastidio vero. La forza per bloccare la privatizzazione e ridare priorità ai bisogni e ai diritti dei cittadini.


24 gennaio 2010 - Gazzetta del Sud

Ammesse solo le 22 in testa alla graduatoria

ROSSANO - Con riferimento al progetto borse lavoro erogate dal Comune, si precisa che rispetto alla graduatoria delle centosei complessive partecipanti risultate idonee, sono ammesse però solo le prime ventidue in testa alla classifica. Le partecipanti possono consultare la graduatoria finale visitando il sito internet del Comune di Rossano ed, eventualmente, presentare ricorso entro 10 giorni dalla data di pubblicazione avvenuta l'altro ieri, 21 gennaio. Sul progetto, finalizzato alla tutela delle donne in difficoltà, è intervenuto anche Nilo Morfù, responsabile dell'Sdl, il quale si augura che la selezione sia stata effettuata nella massima trasparenza e legalità, sottolineando come le borse lavoro rappresentino un valido strumento ed una occasione di occupazione per quelle donne che vivono in situazioni di grave disagio economico.(a.r.)


23 gennaio 2010 - Apcom

Tav/ Più di 20mila manifestanti arrivati nel centro di Susa
Il leader No Tav Alberto Perino: "Non ci fermeremo qui"

Susa (Torino) , 23 gen. (Apcom) - E' entrato nel centro storico di Susa il chilometrico corteo dei no Tav, partiti verso le 15 dall'autoporto: i manifestanti hanno marciato lungo le statali 25 e 24. Sono più di 40mila secondo gli organizzatori, almeno 20mila secondo la Digos. Per circa un decina di minuti la folla dei manifestanti si è fermata in piazza del Sole, in pieno centro, ed è in corso un comizio in cui ha parlato per primo lo storico leader no Tav Alberto Perino: "Oggi siamo molti di più di 40mila ha urlato al megafono acclamato dalla popolazione no Tav - e sono in corso anche altre due manifestazioni in Francia una nel paese di Andai e un'altra in Spagna oltre i Pirenei. Là in Francia i sindaci non si vergogna a manifestare con la fascia tricolore, da loro non è proibito". Perino, indicando un manifesto con un foto di Antonio Ferrentino, un tempo leader no Tav ma oggi non più, sindaco di Sant'Antonino, ha esclamato: "Toglietemi di fronte il cartello con la faccia di quella persona perchè è un traditore visto che è passato dalla parte del governo". Poi ha preso la parola Sandro Plano, il presidente del comunità montana Val Susa e Val Sangone (Pd), "oggi abbiamo smentito tutte le persone che dicono che qui i Val di Susa a a manifestare contro la Tav siamo quattro gatti. Abbiamo smentito tutti quelli che hanno detto che la nostra protesta è solo una storia. Noi siamo qui anche senza fascia tricolore. Vogliono fare un'opera che costerà alla valle dieci miliardi di euro per un linea ferroviaria che avrà una capienza non superiore alle 5mila persone. Per noi è un investimento sbagliato e pensiamo che questi soldi vadano trasferiti al miglioramento del trasporto locale". Sono centinaia le bandiere no Tav, sventolate o avvolte sulle schiene delle persone presenti in piazze. Molte le famiglie, i bambini e anche molti cani con la bandiere no Tav. Il grande corteo è entrato nel centro di Susa verso le 17. In testa un striscione lungo circa 10 metri con scritto "la valle che resiste, no Tav". A trainare la massa un grande trattore e due asini con avvolti sul dorso due striscioni con scritto "sono sempre un po' depresso continuano a chiamarmi Chiamparino e Bresso". Lele Rizzo, leader dei movimento no Tav legato ai centri sociali ha detto: "Chiamparino diceva che loro del Pd domani faranno la marci adei 40mila (la manifestazione T Tav che si terrà domani mattina a Torino proposta dal sindaco e che ha raccolto l'adesione del Pd ma non della minoranza, ndr). Oggi stiamo dimostrando invece che 40 mila sono qui. La valle è tutta no Tav. La vera manifestazione è qui". Tra i manifestanti oltre a Paolo Ferrero leader della Federazione della sinistra, molti consiglieri regionali del suo partito, Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom - Cgil e il filosofo che è anche deputato dell'Idv Gianni Vattimo. "Sono contento di questa ampia adesione popolare ha detto il filosofo - questo significa che nonostante i bombardamenti dei media che sono pro Tav la gente non si è lasciata intimidire. Ormai è chiaro il distacco tra la volontà delle comunità locali e in grandi partiti del potere che sono contaminati dalle mafie". Sono centinaia gli striscioni esibiti, tra cui quelli di Federazione della sinistra, Verdi per la pace, Cub, Anarchici, Auotonomi : "Alta velocità uguale mafia". In un altro: "Vento neve e gelo siamo sempre qua". Tra i cori cantati "Caro Virano (Presidente dell'osservatorio tecnico della Torino Lione, ndr) vai pure da Letta ma senza Tav vacci in bicicletta". E ancora: "Susa, stiamo arrivando e continueremo a occupare tutti i nostri presidi". Il corteo si è svolto pacificamente, poche le forze dell'ordine. Ad attendere la fiumana di gente all'ingresso della cittadina, solo una decina di carabinieri e altrettanti membri della Digos. Nonostante la temperatura sotto lo zero, centinaia di persone sono ancora in piazza del Sole ad ascoltare il comizio, che si concluderà a breve. "Siamo in tanti e continueranno a rimproverarci ha detto Alberto Perino - ma noi continueremo a occupare i nostri presidi a Susa, a Venaus e in tutti gli altri punti della Valle. Il sito S68 dell'autoporto di Susa non lo abbiamo ancora abbandonato e lì non hanno ancora trivellato. ma arriveranno e noi staremo pronti a rispondere. Sono venti anni che rispondiamo".


23 gennaio 2010 - Left

APPUNTAMENTO
Un convegno contro la spa di Bertolaso

Il 23 gennaio a L’Aquila, alle 15:30 all’auditorim Carispaq, si terrà un incontro informativo sulla nuova società di servizi cui dovrebbe essere demandata la gestione dell’emergenza: la Protezione civile servizi spa. Parteciperanno, fra gli altri, Angelo Venti di Libera, Paola Agnello Modica (segretaria confederale della Cgil); Fabio Morabito e Vladimiro Alpa (RdB pubblico impiego); alcuni esponenti dei comitati cittadini aquilani sorti dopo il sisma, due avvocati del Legal Team Italia; l’Avvocato Valentini che ha ipotizzato il reato di omicidio colposo per le continue rassicurazioni che provenivano agli aquilani dalla commissione Grandi rischi. Un’occasione per fare il punto sulle evoluzioni passate e recenti della Protezione civile.(a.p.)


23 gennaio 2010 - Il Manifesto

VAL SUSA Un grande corteo dalla valle a Torino. Domani contromanifestazione di Pd e Pdl
Non si arrende il popolo no-Tav. Oggi in piazza
di Mauro Ravarino

I No Tav ne sono convinti: «Sarà una grande manifestazione. Contro l'alta velocità, i sondaggi truffa e tutte le mafie». Oggi è un giorno importante in Val Susa, il movimento dovrà dimostrare di essere vivo e per nulla rassegnato. Sono attese migliaia di persone, dalla valle e da Torino, dalle province del Piemonte ma anche dal resto d'Italia, da tutte le lotte per la difesa dei territori e dell'ambiente. Il corteo partirà alle 14 dal presidio Maiero-Mejer di Susa (zona Autoporto) per chiudersi in piazza del Sole intorno alle 18.
Intanto, le trivelle lasciano la valle («Vedrete che torneranno martedì» avverte Alberto Perino, uno dei leader del movimento) e compaiono alla periferia di Torino, come in via Fermi, dove nel pomeriggio di ieri i manifestanti si sono ritrovati per informare i lavoratori delle fabbriche in zona. Al corteo di Susa hanno aderito, tra gli altri, la federazione della Sinistra (presenti Paolo Ferrero e Vittorio Agnoletto), l'Anpi, gli studenti dell'Onda torinese, la Fiom e alcuni dirigenti della Cgil, Legambiente, Wwf, Cub, e i giovani democratici.
Domenica sarà invece la volta della manifestazione bipartisan «Sì Tav» al Lingotto di Torino con Pd e Pdl. Ma dentro il partito di Bersani c'è chi dissente. Per Roberto Della Seta, c'è «un errore di metodo, perché se c'è una cosa che non va fatta in campagna elettorale è diluire, offuscare le differenze tra noi e il centrodestra». E c'è, spiega, «un errore di merito, perché non va dimenticato che la destra a suo tempo mandò l'esercito contro i manifestanti no-Tav, mentre il Pd ha sempre cercato, con l'Osservatorio, la via del dialogo con le comunità della valle». Accuse rigettate da Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, e dai parlamentari piemontesi del Pd, Giorgio Merlo e Stefano Esposito: «Solo banalità».

La dismissione del restauro

All'interno del progetto politico di questo governo che prevede lo smantellamento e la privatizzazione del settore pubblico (scuola, salute, cultura) applicandovi l'aberrante logica del mercato, si colloca anche la vicenda dell'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (Iscr). L'Iscr, istituzione che ha fatto, anche a livello internazionale, la storia del restauro scientifico contribuendo alla fruizione del patrimonio culturale, verrà a giorni sfrattato dalla sua sede storica di P.zza S Francesco di Paola che occupa dal 1939, quando fu fondato da Cesare Brandi. L'immobile è di proprietà dei Frati Minimi e la vicenda dello sfratto, iniziata nel 2001, sta giungendo alla sua conclusione nel modo peggiore in quanto non è stata individuata una sede alternativa idonea. Da circa venticinque anni la metà di questo istituto (scuola e laboratori di restauro, laboratori di fisica e di documentazione grafica, biblioteca) si trova nel complesso del S. Michele a Ripa mentre a breve la restante metà (laboratori di chimica, prove sui materiali, biologia, archivio storico dei restauri, archivio ed amministrazione) verrà dispersa in ambienti non ancora individuati. I referenti a livello sia di Ministero dei beni e attività culturali che politico di tutti gli schieramenti che si sono succeduti non hanno dato risposte concrete per la collocazione in una sede unica ed idonea e si paventa quindi una totale frammentazione di questo istituto, anticamera della sua dismissione. Per contrastarla si chiede con forza di trovare una soluzione che permetta a questa Istituzione di continuare a rendere il proprio servigio alla collettività attraverso la conservazione del patrimonio culturale, che è di tutti, e la formazione di operatori del restauro altamente qualificati.
Veniero Santin RdB CUB PI dell'Iscr


23 gennaio 2010 - Il Bologna

Welfare. Dal Comune 400 mila euro per le persone che hanno perso il lavoro.
Oggi manifestazione Rdb
Sono 400 le esenzioni per la crisi

Bologna - Arrivano i primi dati sulla destinazione dei soldi stanziati dal Comune per il fondo anti crisi. Ieri l'assessore al bilancio Villiam Rossi ha fornito i numeri. Per quanto riguarda gli aiuti "scolastici" per i lavoratori, (quelli colpiti da mobilità, cassa integrazione o contratti di solidarietà), si sono registrati 403 interventi. In specifico si tratta di 55 esenzioni totali e 348 riduzioni di tariffe. Si tratta di sconti per le rette dei nidi, per la mensa e altri servizi a pagamento. Per quanto riguarda i nuovi posti negli asili nido, 50 promessi ad autunno, al momento c'è ne sono 12 e sono in via di assegnazione. In totale si tratta di 420 mila euro ma le domande, per le diverse esenzioni possono essere presentate fino a giugno. Sul fronte dei sostegni al pagamento degli affitti sono state presentate 181 domande, si tratta di 220 mila euro, che si liquidano entro gennaio. Al fondo ordinario sugli affitti sono state presentate 7.700 domande per 4 milioni e 300 mila euro, di cui 1 milione e 400 mila escono dalle casse comunali. Intanto l'assessore Lembi, martedì prossimo, in una conferenza stampa presenterà "ScuolaBologna", per recuperare il "tempo" tagliato dalla Gelmini. Oggi corteo anti crisi, partenza alle 15 in piazza dell'Unità.


23 gennaio 2010 - La Nazione

Firenze. TANTE le rassicurazioni arrivate ieri ai sindacati...

Firenze - TANTE le rassicurazioni arrivate ieri ai sindacati e alla Rsu del Comune di Firenze. Durante l'incontro in prefettura, in occasione della procedura di raffreddamento, l'amministrazione comunale ha di nuovo ribadito quanto affermato lunedì scorso dal sindaco Matteo Renzi ai segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil. Ovvero, che il contratto decentrato non sarà toccato e che dunque gli stipendi dei dipendenti comunali resteranno gli stessi. Smentita anche l'intenzione di interrompere il dialogo con le organizzazioni sindacali. Un segnale di apertura che è stato apprezzato. «L'aria sembra cambiata», è il commento di Stefano Cecchi, delle Rdb Cub. «Aspettiamo però di vedere cosa succede lunedì 1 febbraio, quando incontreremo di nuovo l'amministrazione comunale». «Oggi è stato un primo momento di verifica», aggiunge Giovanni Giuliani, segretario provinciale della funzione pubblica Cisl. «Abbiamo avuto la sensazione di un atteggiamento più dialogante rispetto al passato, anche se per ora non abbiamo ravvisato novità tali da giungere alla firma della conciliazione». In attesa, dunque, del nuovo incontro, resta confermata l'assemblea generale dei lavoratori del Comune di Firenze, in programma giovedì 4 febbraio al Saschall. Confermato anche lo sciopero di lunedì degli educatori e del personale degli asili nido, che incroceranno le braccia per l'intera giornata e, a partire dalle 15.30, manifesteranno insieme agli altri dipendenti comunali sotto Palazzo Vecchio.(mo.pi.)


23 gennaio 2010 - Il Firenze

Palazzo Vecchio
I dipendenti comunali contro il sindaco

Firenze - Un incontro in Palazzo Vecchio, il primo febbraio, tra amministrazione comunale, Rsu e le organizzazioni sindacali dei lavoratori del Comune di Firenze per discutere del contratto integrativo e delle risorse per il piano assunzioni. È stato deciso ieri in Prefettura, al termine della procedura di raffreddamento. La Rsu ha invitato tutti i lavoratori a partecipare allo sciopero, con presidio in piazza della Signoria, del personale degli asili nido previsto per lunedì alle 15.30. «È il primo momento di iniziativa e lotta dei lavoratori e delle lavoratrici del Comune di Firenze», spiega la Rsu. Tutto è iniziato lo scorso 18 gennaio, quando, il sindaco Matteo Renzi aveva dichiarato che l’amministrazione comunale «non intende sospendere l’applicazione del contratto decentrato e il pagamento delle indennità». E, intanto, il 4 febbraio al Saschall è in programma l’assemblea generale dei dipendenti comunali per discutere di un eventuale sciopero.


23 gennaio 2010 - Andria live

Pastore (RdB): per le donne lavoratrici andare in pensione diventa più duro
Pensioni di vecchiaia più lontane per le lavoratrici del pubblico impiego. Ma continuare ad andare in pensione a 60 anni si può!

Andria - Tempi duri per il conseguimento della pensione di vecchiaia per le donne lavoratrici del pubblico impiego. Lo sottolinea Marco Pastore, Segretario aziendale della Rappresentanza di Base al Comune di Andria. "L’art. 22-ter della legge n. 102/2009, di conversione del Dl n. 78/2009 introduce, infatti, a decorrere dal 1° gennaio 2010, per le predette lavoratrici, nuovi requisiti anagrafici per la maturazione del diritto ad un trattamento pensionistico di vecchiaia nonché per quello previsto dall’art. 1, co. 6, lett. b), della legge n. 243/2004. In particolare, le disposizioni su indicate individuano, per il 2010, il requisito anagrafico di 61 anni per accedere al pensionamento di vecchiaia che viene ulteriormente incrementato di un anno, a decorrere dal 1° gennaio 2012, nonché di un ulteriore anno per ogni biennio successivo, fino al raggiungimento dell’età di 65 anni. L’innalzamento graduale di tale limite di età scatta anche nei confronti delle lavoratrici del comparto Sanità, compreso il personale infermieristico, il cui regolamento organico stabilisce il limite di età di 60 anni per la pensione di vecchiaia. Va evidenziato pure che le lavoratrici che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2009 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa attuale conseguono il diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia secondo la previgente normativa e possono chiedere all’ente di appartenenza la certificazione di questo diritto. Da ultimo, va suggerita alle lavoratrici che desiderano continuare ad andare in pensione all’età di 60 anni una strada per non cadere nella rete del predetto innalzamento graduale dell’età pensionabile per la pensione di vecchiaia. Ecco in breve di cosa si tratta. Nel panorama legislativo previdenziale esistono due norme che possono far comodo a queste lavoratrici che desiderano trasferire gratuitamente la posizione contributiva Inpdap presso l’Inps dove le donne lavoratrici continuano ad andare in pensione di vecchiaia a 60 anni.
Legge n. 29 del 9 febbraio 1979
Secondo l’articolo 1 della legge n. 29/1979, è prevista, su domanda da presentare mentre si è ancora in servizio, la ricongiunzione dei periodi assicurativi Inpdap presso l’Inps, anche se all’Inps non si possiedono contributi previdenziali.
Legge n. 322 del 2 aprile 1958
Questa legge -conclude Marco Pastore della R.d.B.- trova applicazione quando la lavoratrice cessa dal servizio con iscrizione Inpdap senza diritto a pensione e senza la richiesta di prosecuzione volontaria. Anche questa costituzione di posizione assicurativa presso l’Inps è gratuita".


23 gennaio 2010 - Arezzo news

5 febbraio, sciopero dei lavoratori della giustizia

Il 5 febbraio sciopereranno i lavoratori della giustizia. La decisione è stata assunta unitariamente da Fp Cgil, Uil pubblica amministrazione, Flp e RdB CUB del pubblico impiego. La Funzione Pubblica Cgil sottolinea come i problemi della giustizia italiana non siano una novità e che si sono progressivamente aggravati nel tempo. I rapporti di istituzioni nazionali ed internazionali, da ultimo il Consiglio d’Europa, denunciano una situazione di degrado al limite del collasso e una durata eccessiva dei processi. A causa di ciò il cittadino si trova in una situazione di impotenza per la negazione del suo diritto costituzionale alla giustizia. "Da tempo – ricordano i sindacati - gli uffici giudiziari del paese versano in condizioni gravi, mancano le persone che li facciano funzionare, mancano le risorse e non vi sono progetti di modernizzazione che possano garantire una accelerazione dei tempi dei processi". Il Governo, invece di finanziare il settore con adeguati investimenti e risorse, sceglie un DDL sul cosiddetto ‘processo breve’ che, in queste condizioni, inevitabilmente determinerà l’estinzione dei processi penali, senza alcun miglioramento per l’efficienza del servizio. "A ciò si aggiunge la recente firma da parte dell'Amministrazione della Giustizia e delle organizzazioni sindacali minoritarie (CISL e UNSA-SAG) dell'ipotesi di accordo sul Contratto Integrativo che sancisce un nuovo ordinamento professionale che viola il Contratto Nazionale e, separando le funzioni e demansionando il personale, porterà ad un ulteriore peggioramento del servizio e ad una divisione del lavoro che va contro ogni principio di buona organizzazione. L’Amministrazione ha rifiutato di aprire un confronto sulla proposta di accordo da noi presentata, improntata all’efficienza del servizio e basata su un documento emanato dallo stesso Governo, ovvero l’allegato al dpef 2010/13, nel quale si affermava la necessità, per attuare le riforme in programma e quelle già avviate, di dare il giusto riconoscimento professionale al personale e di procedere a 3000 nuove assunzioni, per sopperire alle ‘gravi carenze di organico’ e garantire la prosecuzione del servizio". FPCGIL, UILPA, RdB e FLP, che hanno presentato questa proposta, "rappresentano la maggioranza dei lavoratori e dunque, preso atto dell’atteggiamento contraddittorio e antidemocratico dell’Amministrazione che, pur di attuare la violazione contrattuale ha proceduto alla firma con la minoranza dei sindacati, hanno proclamato lo sciopero del personale dell'Organizzazione Giudiziaria per il prossimo 5 febbraio. Il personale degli uffici giudiziari, profondamente demotivato, attende da anni il giusto riconoscimento professionale e lavora in condizioni di gravi carenze di organico, senza mezzi né risorse. In queste condizioni nessuna riforma determinerà l'accelerazione dei tempi dei processi e il buon andamento degli uffici giudiziari. Il 10 luglio scorso – concludono i sindacati - abbiamo firmato, insieme con l’Associazione Nazionale Magistrati, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, le Magistrature Associate e l’Associazione Dirigenti della Giustizia il 'Patto per la giustizia e per i cittadini' che costituisce una piattaforma unitaria di tutti gli operatori della giustizia e che fa proposte concrete per una vera riforma che porti ad un miglioramento del servizio.


23 gennaio 2010 - Laquila.com

PROTEZIONE CIVILE SPA: UN BUSINNES COLOSSALE

Roma, 23 gen 2010- La Protezione civile s.p.a.? Un "business miliardiario" e una "concezione sbagliata della difesa del territorio". A lanciare ancora dure critiche al progetto di trasformazione della Protezione civile italiana e a non lesinare critiche al suo capo, Guido Bertolaso, definito "il capo assoluto degli italiani", sono i sindacati di base dei Vigili del Fuoco che stamane a Roma hanno presentato un libro-inchiesta del giornalista Manuele Bonaccorsi dal significativo titolo: "Potere assoluto - La Protezione civile ai tempi di Bertolaso", per i tipi delle Edizioni Alegre. Un libro nel quale l’autore definisce Bertolaso il "Re Sole dell’intervento pubblico" e ricostruisce gli ultimi fatti legati alla Protezione civile affermando che questa ormai "non si occupa soltanto di soccorsi in caso di calamita’ naturali ma decide la ricostruzione delle citta’ disastrate, coordina gli appalti pubblici, amministra risorse finanziarie di proporzioni rilevanti". Una macchina con pochi intralci che "gestisce grandi eventi, manifestazioni sportive, meeting religiosi. Utilizza l’emergenza per governare il territorio. Ma non fa prevenzione, come dimostra il caso de L’Aquila e quello di Messina". Insomma, in un paese delle emergenze continue come il nostro, una organizzazione a cui non manchera’ mai il lavoro e soprattutto un "business milionario". "Tutte cose - ha sottolineato Paola Palmieri, della Federazione nazionale dei sindacati di base RdB - da noi puntualmente denunciate da mesi e che hanno trovato stranissimi e intricati intrecci trasversali che hanno portato al risultato della S.p.a. Tutto nasce nel 2004 quando il Corpo dei Vigili del fuoco e’ stato spostato nel cosiddetto ‘Comparto sicurezza’ alle dirette dipendenze dei Prefetti e cioe’ del potere politico. La concezione che questo governo ha dell’importante settore della difesa del territorio la sta dimostrando con i suoi ultimi provvedimenti ma una sperimentazione importante c’e’ stata a partire dal G8 di Genova quando, denunciammo che alcuni mezzi del Vigili del fuoco furono riverniciati e usati per l’ordine publico". Altro esempio negativo della nuova gestione della Protezione civile e’ venuto, secondo i sindacati di base, anche nell’ultimo terremoto in Abruzzo. "Basti dire - ha denunciato Antonio Jatano, della RdB Vigili del Fuoco - che a otto mesi dal sisma il centro storico dell’Aquila e’ ancora deserto e impraticabile. Tornando all’aprile scorso, poi, nessuno ha sottolineato abbastanza che lo svuotamento della Protezione civile si e’ toccato con mano subito dopo il sisma, con l’allertamento che non ha funzionato cosi’ come e’ stato disastroso l’avvio dei soccorsi. Ricordo che le nostre colonne mobili, subito partite per l’Abruzzo, anche per la mancanza di manutenzione, sono state falcidiate bloccandosi per la meta’ sull’autostrada e l’intera macchina della Protezione civile non ha, di fatto, funzionato nei primi tre giorni dal sisma".


22 gennaio 2010 - Adnkronos

RICERCA: RDB, PRESTIGIACOMO ALLA PROVA SU NUOVA DIRIGENZA ISPRA
ENTRO 3 MESI SINDACATO PRONTO A GIOCARE CARTA
SCIOPERO PER TUTTI GLI ENTI

Roma, 22 gen. (Adnkronos) - L'Ispra ha bisogno di una dirigenza che capisca qualcosa di ricerca! E ne ha bisogno con urgenza, ben prima del 31 marzo, data di scadenza di una struttura commissariale (prorogata da poco) che «non ha di certo curricula di tipo scientifico». Una lacuna che purtroppo, stando a quanto affermato dall'Usi Rdb e dai precari dell'Ente nella conferenza stampa di oggi, si è tradotta in una «gestione insufficiente sia dal punto di vista scientifico che amministrativo»: a distanza di 18 mesi dalla nomina i commissari «non hanno ancora scritto nè il regolamento (fermo al Consiglio di Stato), nè lo Statuto che definisce la mission dell'Istituto», ma hanno trovato il tempo per licenziare tanti ricercatori «nonostante le norme vigenti consentissero di evitarlo». Ecco perchè la scelta di una presidenza idonea è per l'appunto uno dei banchi di prova della titolare dell'Ambiente. Stefania Prestigiacomo, infatti, sarà ora chiamata a tenere fede ai nove impegni presi dai commissari nel Protocollo d'Intesa siglato con il sindacato («La prossima settimana - fa sapere Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi Rdb - chiederemo un incontro con i commissari» per verificare l'applicazione del capitolo del protocollo che prevede il rinnovo dei precari in scadenza fra il 31 dicembre il 31 marzo«) e a dimostrare, più in generale, quanto le sta realmente a cuore l'ambiente e la relativa ricerca. Come? Con atti concreti, uno dei quali, scandisce Crisitiano Fiorentini della direzione nazionale Rdb Pubblico Impiego, è appunto quello di »non aspettare la fine di marzo« per ritenere chiusa l'esperienza commissariale e scegliere un presidente nell'ambito di figure della comunità scientifica. Le altre azioni sono, invece, scritte nero su bianco nel protocollo e sono impegni da concretizzare nel tempo. Oggi però è stata anche una giornata dedicata alla presa di coscienza dell'efficacia della strategia di lotta assunta. Salire sul tetto e restarci, nonostante il freddo e tutti i disagi del caso, per ben due mesi di fila, ha funzionato! I precari dell'Ispra sono stati ascoltati dal ministro e di conseguenza i commissari si sono impegnati a rinnovare tutti i contratti in scadenza e a bandire concorsi per selezionare contratti a tempo determinato con riserve di legge per gli interni. E, visto che la lotta ha funzionato e che la ricerca pubblica italiana continua a 'viverè di tagli in Finanziaria e di precarietà (a fronte di »una ricerca privata cui il governo assicura sgravi e quindi risorse«), allora l'Rdb rilancia e si prepara ad »allargare la mobilitazione anche agli altri enti di ricerca, a partire da Enea, Inea e Cnr. Tutti gli enti, infatti, basano le loro attività sui precari!«. Sulla data dello sciopero l'Rdb tace ma fa notare: »Dal 5 gennaio, data in cui è fallito il tentativo di conciliazione, abbiamo tre mesi per indire lo sciopero«. Usi Rdb ancora non ha deciso se allargare lo sciopero a Scuola e Università, ma ha comunque le idee chiare sulla necessità di difendere la ricerca pubblica italiana, soprattutto a fronte di un governo che, come evidenzia Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi Rdb, «finanzia la ricerca privata attraverso sgravi fiscali, senza sottoporla ad alcuna valutazione di merito». Proprio per contrastare questa tendenza l'Rdb sta anche preparando un grande convegno per convincere l'esecutivo, che «i finanziamenti devono essere diretti alla ricerca pubblica». Alla conferenza stampa di oggi ha preso parte anche Michela Mannozzi, delegato sindacale Usi Rdb ricerca nell'Ispra, che è tornata sulle ragioni della scelta del 'tettò, evidenziando «l'incoscienza di chi non ha nulla da perde» e «la forza e la consapevolezza di dover lanciare un grido d'allarme» per un vulnus che riguarda tutta la comunità e non solo i precari dell'Ispra, visto che «i controlli ambientali pubblici» sono anche contemplati anche dalla carta costituzione italiana agli articoli 9 ('La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnicà) e 32 ('La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umanà) e che, restare inermi avrebbe lasciato campo libero ad «una vera e propria mattanza». È stata un'esperienza vincente, ha osservato la portavoce della lotta, «in fondo, però - ha aggiunto con una punta di amarezza - siamo stati due mesi sul tetto per far rispettare norme già in vigore negli altri Enti di ricerca». Resta il fatto, però, che , «grazie a questa scelta, il ministro Prestigiacomo ha aperto un tavolo di trattativa e che il Protocollo d'Intesa che ne è scaturito sconfessa tutte le procedure dei commissari». Altra tappa a breve della vertenza Ispra è, ha fatto sapere Argentini, verificare che l'impegno assunto dalla Provincia si concretizzi: «aveva detto che avrebbe investito 10 mln di euro» rinnovando la Convenzione con l'Ispra e contrattualizzando a tempo determinato i ricercatori necessari ai controlli ambientali sul territorio. «Vogliamo quindi incontrare rappresentanti della Provincia - ha detto - per avere certezza della cosa». Al termine della gestione commissariale, una partita tutta da giocare per l'Usi Rdb Ricerca sarà quella di verificare se diventerà realtà l'impegno meno a breve termine assunto nel Protocollo d'Intesa e cioè se l'Ispra riuscirà ad avere un piano triennale di assunzioni a tempo indeterminato attraverso concorsi pubblici, valorizzando anche le professionalità interne.


22 gennaio 2010 - Agenzia AMI

Accordo dopo 2 mesi sul tetto. Previsto un piano triennale di assunzioni
Ispra, intesa con il ministero. I ricercatori: «Continueremo a vigilare»
I punti: contratti rinnovati, collaborazioni estese a fine 2010, concorsi per recuperare i licenziati
di Valerio Perogio

Dopo 59 giorni passati sul tetto, ricercatori e tecnici dell'Ispra possono tornare al lavoro con in mano l'intesa raggiunta con il ministero dell'Ambiente. Rinnovati tutti i contratti a tempo determinato, estese collaborazioni e assegni di ricerca in essere al 31 dicembre 2009 fino alla fine dell'anno in corso. Impegno ad attivare concorsi per il recupero dei 250 lavoratori già licenziati in estate. previsto anche un piano di assunzioni per il 2010-2012. Cauta soddisfazione tra dipendenti e sindacati, l'Usi-Rdb: «Il ministro si è impegnata in prima persona, ma la mobilitazione prosegue: cambiano solo le forme». «Un'intesa che ci soddisfa abbastanza». Dalla segreteria Usi-Rdb, la sigla sindacale che dall'inizio ha sostenuto la vicenda Ispra, Claudio Argentini commenta con prudenza il protocollo d'intesa firmato per Ispra con il ministero il 20 gennaio, insieme a Flc-Cgil, Fir-Cisl, Uil-Paur e Cida Anpri. «Un punto di partenza» lo definiscono ricercatori e tecnici precari, scesi dopo due mesi di protesta dal tetto dell'istituto di via Casalotti, ma la vertenza non è finita qui: «Vigileremo che i punti sottoscritti siano tutti rispettati, altrimenti riprenderemo la lotta», spiega Cristiano Fiorentini, altro rappresentante sindacale. Il protocollo, illustrano alla sede della Rdb-Cub, recepisce sostanzialmente alcune delle principali richieste avanzate dall'inizio della protesta. Il ministero, si legge nel documento, rinnova tutti i contratti a tempo determinato dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale «senza soluzione di continuità», a fronte dall'«incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo; si impegna a estendere le collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 - erano 200 i posti a rischio - fino a fine 2010; viene aperta la possibilità di riassunzione per i lavoratori senza contratto da luglio 2009, attraverso specifiche selezioni e saranno inoltre attivati ulteriori bandi per convertire i cosiddetti co.co.co. e assegni di ricerca in contratti a tempo determinato. Previsto infine un piano triennale di assunzioni a tempo indeterminato e determinato sulla base della normativa vigente. Non mancano comunque le perplessità, «è un accordo che giudichiamo valido per quanto riguarda le nostre richieste, ma resta importante definire le modalità di selezione a tempo determinato, un punto non chiaramente definito», spiega Argentini. Positivo invece l'impegno a recuperare i 250 lavoratori senza contratto dalla fine del giugno scorso: «L'inserimento di selezioni ad hoc è comunque un passo importante per questi lavoratori, che attualmente sono senza stipendio e senza alcun rapporto con l'Ente». L'atteggiamento non cambia sul fronte dei 60 dipendenti Ispra protagonisti dell'occupazione e che da lunedì torneranno al lavoro. C'è cauto ottimismo, molti sono convinti che si può parlare di vittoria perchè «il ministero alla fine ha ceduto». Al di là di tutto Michela Mannozzi, ricercatrice precaria e delegata Usi-Rdb Ricerca per l'istituto, ritiene «confortante che il ministro abbia preso un impegno politico serio per il rilancio dell'ente e per la difesa professionalità dell'Ente» e che il confronto sia avvenuto direttamente con il ministero.«Se il protocollo fosse stato sottoscritto solo dai commissari (l'Ispra è attualmente in gestione commissariale, ndr) non potremmo pensare che il protocollo rappresenta una base di partenza». Una base attorno a cui continuerò a muoversi la mobilitazione dei ricercatori: «La lotta prosegue, cambiano solo le forme: dal tetto, la forma più clamorosa, si passa a quella già in atto oggi più incentrata sulla vertenza, il rinnovo del contratto e le norme. Controlleremo che l'intesa sia applicata secondo fino in fondo». La mobilitazione dunque continua, in programma una conferenza sulla settore ricerca organizzata dall'Usi-Rdb e uno sciopero del settore per contestare un governo «che non investe nella ricerca pubblica, ma regala due miliardi di euro a quella privata».


22 gennaio 2010 - Liberazione

20100122_liberazione_cop.jpg (120880 byte)

I vigili del fuoco denunciano: Protezione Civile senza controlli
Guido Bertolaso, quando i disastri diventano affare
di Daniele Nalbone

Dalla gestione "mediatica" delle emergenze fino ad arrivare ai grandi eventi e alle grandi opere. Tutto questo è la Protezione Civile "modello Bertolaso". Un sistema apparentemente inattaccabile, che ha come obiettivo quello di superare il mero compito di soccorso in caso di calamità naturali per il quale è stato creato e che già oggi « decide delle città disastrate, coordina gli appalti pubblici, amministra risorse finanziarie di proporzioni rilevanti, gestisce grandi eventi, manifestazioni sportivi, meeting religiosi». Ma alcune crepe, nel solido muro di "omertà mediatica" eretto dalla premiata ditta B&B, Berlusconi & Bertolaso, iniziano a notarsi. La prima scalfittura è merito di un libro, dal quale è tratto il virgolettato di cui sopra, di Manuele Bonaccorsi, intitolato "Potere assoluto - La Protezione civile ai tempi di Bertolaso" (Ed. Alegre) e presentato, ieri, tra mille difficoltà, non da "addetti ai lavori" della cultura, ma dai Vigili del Fuoco aderenti al sindacato Rdb. Tra mille difficoltà perché, inizialmente, la presentazione, con annesso dibattito al quale hanno partecipato diverse forze politiche del centrosinistra (presenti Angelo Bonelli, segretario dei Verdi, Francesco Piobbichi, responsabile politiche sociali del Prc e Orazio Licandro del PdCI) e rappresentanti dei movimenti aquilani, doveva tenersi nei locali di via Genova, sede del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco. «Avevamo organizzato tutto» racconta Antonio Jiritano, responsabile Rdb dei vigili del fuoco, «ma martedì pomeriggio, facendo riferimento a una circolare, la n.3 del 16 settembre 2009, mai fatta pervenire alle organizzazioni sindacali, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco presso il Ministero degli Interni ha bloccato tutto, in quanto il libro in questione, definito "dai contenuti forti" dal Dipartimento stesso, avrebbe potuto suscitare la contrarietà del capo della Protezione Civile». Ma alla fine non solo la presentazione c'è stata ugualmente, ma è stata l'occasione per gettare le basi per un'ampia mobilitazione, sia a livello territoriale che politico, contro la gestione privata e privatistica della Protezione Civile, «un organo che ormai utilizza l'emergenza per governare il territorio, dimenticandosi, però, di fare "prevenzione e monitoraggio"» ha spiegato Michele D'Ambrogio, coordinatore nazionale Rdb Pubblico Impiego. «Per dare l'idea della sproporzione di mezzi e stanziamenti economici» ha sottolineato Manuele Bonaccorsi «basti pensare che mentre, nel 2008, per far fronte allo stato di emergenza dichiarato per Messina, dove poi si sarebbe verificata la drammatica alluvione di pochi mesi fa, sono stati stanziati appena 3 milioni di euro, per organizzare il G8 della Maddalena di milioni ne sono stati spesi 300».
E ancora la Protezione Civile non è una Spa. Figuriamoci cosa accadrà quando sarà chiamata a gestire, con i propri tentacoli, la questione "nucleare" o quella delle "grandi opere". Così, mentre i Vigili del Fuoco, a Roma, ricordavano, tornando con la mente a quella mattina del 6 aprile 2009, le colonne mobili partite per l'Abruzzo abbandonate lungo l'autostrada, L'Aquila veniva invasa da centinaia di manifesti contro la trasformazione della Protezione civile in società per azione: da un lato i "35 euro per un buono pasto" del corpo al servizio di Bertolaso, dall'altro i "4 euro a pasto per i Vigili del Fuoco". Da un lato «gestori dell'emergenza che arrivano tra i terremotati con il loro Suv scintillante» hanno spiegato i ragazzi del Comitato 3e32 «dall'altro i soccorritori dei vigili del fuoco che cercano di farsi largo nelle macerie a bordo di vecchie utilitarie».
Un blitz, quello di ieri, che è servito per lanciare l'incontro informativo che domani, dalle 15.30, si terrà nel capoluogo abruzzese presso l'auditorium Carispaq di via Strinella 88 in cui verranno illustrate le trasformazioni che ha subito la Protezione Civile, «ormai organo di gestione "privata" delle emergenze e grimaldello per "Grandi Eventi" e "Grandi Opere" grazie alla pratica del commissariamento senza controllo». Sarà il secondo evento "scomodo" in tre giorni: la scalfittura nel sistema è più profonda di quanto possa sembrare e il nervo di Bertolaso è evidentemente scoperto se, nel mezzo dei preparativi per il suo viaggio alla volta di Haiti, dove proverà ad esportare il destrutturante, legislativamente parlando, modello "B&B", ha sentito il bisogno di dirsi «orgoglioso, lieto e onorato per tutta questa attenzione al nostro movimento e per questa voglia di fare i conti in tasca e con il microscopio alla Protezione Civile».

Intesa al ministero dopo 57 giorni sul tetto della sede. «Ora la stabilizzazione»
Ispra, prima vittoria per i precari. Tutti i contratti saranno rinnovati
di Paolo Persichetti

Dopo 57 giorni passati sul tetto, i precari dell'Ispra, l'ente per la protezione e la ricerca ambientale, hanno siglato un accordo con il ministero dell'Ambiente. Dopo un primo incontro interlocutorio svoltosi l'11 gennaio, seguito da alcuni tavoli tecnici, mercoledì scorso si è aperta la seduta decisiva. Iniziata alle 15, la trattativa è terminata a mezzanotte. «All'inizio le posizioni erano molto distanti», racconta Emma Persia dell'Usi-Rdb. Alla fine nove sono stati i punti su cui si è trovato un compromesso, tra cui il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato» e nuovi bandi. Nella mattinata di ieri si è tenuta l'assemblea dei lavoratori per discutere i contenuti dell'accordo, al temine della quale gli occupanti hanno deciso di scendere dal tetto. «Sono stati giorni carichi di emozioni intense», spiegava una di loro. Iniziata in sordina a fine di novembre, la protesta ha lentamente guadagnato terreno e visibilità mediatica, soprattutto sotto le feste di fine anno quando il commissario prefettizio messo alla testa dell'ente ha deciso la serrata dei cancelli chiudendo gli occupanti all'interno. Una delegazione di deputati giunti in visita ha dovuto quasi scavalcare i cancelli per entrare. Allora la popolazione del quartiere è venuta incontro ai precari in lotta portando cibo, panettoni, spumante e solidarietà. Pochi giorni dopo, malgrado le intemperie, un incontro pubblico si è tenuto sulla piazza di Casalotti dove ha sede l'Ispra. «L'assemblea - ha riferito Michela Mannozzi, portavoce degli occupanti - ha dato un giudizio positivo sull'intesa con cui abbiamo fatto un passo importante per bloccare il processo di smantellamento dell'ente che passava attraverso il licenziamento dei lavoratori precari». L'accordo stipulato prevede il mantenimento dei livelli occupazionali (i 230 contratti in scadenza fra il 31 dicembre il 31 marzo saranno tutti rinnovati), l'impegno a riassorbire i lavoratori mandati via a giugno e la conversione successiva a forme contrattuali a tempo indeterminato. Tra due mesi sarà eseguita una prima verifica. Incontri periodici sono stati previsti per controllare le modalità di applicazione degli accordi. La ministra Prestigiacomo si è portata garante del protocollo d'intesa. Scesi dal tetto, i precari avviano ora la seconda fase della loro lotta mantenendo lo stato di agitazione. Oltre a vigilare sull'intesa, i ricercatori puntano sul rilancio dell'attività dell'Ispra a partire innanzitutto dall'interruzione del regime commissariale dell'istituto e la nomina di nuovi vertici con competenze scientifiche e una cultura del controllo e della ricerca ambientale. All'interno di questo percorso l'obiettivo è il varo di un nuovo statuto che sfoci anche in un piano triennale di assunzioni. Tra le varie questioni ancora non risolte vi è il mantenimento della sede di Casalotti, che i commissari prefettizi sollevando pretestuosi problemi di sicurezza mai certificati hanno messo sul mercato. Il progetto di smantellamento dell'Ispra prevedeva, infatti, oltre alla dismissione dell'immobile, la cessione del parco della Cellulosa di proprietà dell'ente e unico spazio verde del quartiere. Una cessione che, accompagnata da un cambio di destinazione d'uso, fa gola alla speculazione edilizia molto attiva nella zona, un tempo terreno del piccolo abusivismo edilizio tirato su a "pane e cipolla", tipico delle borgate della periferia romana, e oggi oggetto delle mire della grande speculazione. Il parco della Cellulosa si trova a ridosso del comprensorio del monte Aurelio, dove è stata proposta la costruzione del nuovo stadio calcistico dell'As Roma, accompagnato da importanti cubature di cemento residenziale e commerciale e opere di urbanizzazione come il prolungamento della metropolitana. Alle 12 di oggi gli ex occupanti del tetto terranno una conferenza stampa presso la sede nazionale delle RdB nella quale annunceranno le prossime tappe della battaglia in difesa della ricerca pubblica.


22 gennaio 2010 - Terra

Protezione civile, l’affaire della privatizzazione
DENUNCIA. Dopo l’uscita del libro-inchiesta del giornalista di Left Manuele Bonaccorsi è un coro di critiche al disegno di legge. I sindacati, Cgil e Rdb: «Sarà un business miliardario». Bonelli dei Verdi: «Un problema per la democrazia»
di Emiliano Marchetti

Il primo appuntamento per il No Bertolaso Day, sarà sabato, a L’Aquila, in un convegno indetto dai comitati dei terremotati, contro la trasformazione della Protezione civile in una società per azioni. Come prevede un decreto legge già in vigore, che nei prossimi giorni sarà discusso in Parlamento per l’approvazione definitiva. Per pubblicizzare l’iniziativa i ragazzi del 3e32 e di Epicentro solidale hanno riempito la città di manifesti: «198 euro un giubbino della Protezione civile; 35 euro un buono pasto per chi lavora al dipartimento, contro i 5 euro a pasto per i vigili del fuoco». Evento che ha suscitato l’immediata reazione del capo della protezione civile Guido Bertolaso, abituato ad accettare le provocazioni: «Non abbiamo nulla da nascondere - ha detto il sottosegretario - nulla da temere, ben vengano queste critiche, tanto sono i risultati che contano». Certo, qualche domanda più precisa gli aquilani - come i napoletani, i messinesi e i tanti altri che hanno avuto a che fare con le mille emergenze annunciate del Paese - vorrebbero rivolgerla all’uomo delle catastrofi. Il quale su Repubblica, l’altro ieri, smentiva ogni accusa su un’eccessiva spesa della Protezione civile, avanzata dal giornalista di Left Manuele Bonaccorsi nel suo libro Potere assoluto, la protezione civile ai tempi di Bertolaso: «Sciocchezze, il nostro bilancio è di circa un miliardo l’anno». Se Bertolaso non avesse nulla da nascondere potrebbe anche rendere pubblici i dati sull’emergenza rifiuti campana e quelli dei cantieri della Maddalena, coperti dal segreto di Stato. E pubblicare, magari, un bel contro dossier, per farci sapere, per ogni ordinanza (elenco molto lungo, sono oltre 600 dal 2001), quanti soldi pubblici sono stati spesi senza rispettare regolamenti ambientali, urbanistici e il codice degli appalti pubblici. Prima che la Protezione civile deleghi tutto alla sua Spa. La quale potrà gestire «progettazione, scelta del contraente, direzione lavori, l’acquisitura di forniture e servizi ». E domani, magari, costrui re grandi opere malvolute dalla popolazione o centrali nucleari. Se necessario con l’intervento dell’esercito, come accaduto per l’emergenza rifiuti di Napoli. Il tutto in deroga all’intero ordinamento giuridico italiano, grazie ai poteri speciali delle ordinanze di Protezione civile. Qualcosa, però sembra scricchiolare. Contro la Spa pende il duro atto d’accusa dei sindacati. Cgil e Rdb, il sindacato di base molto rappresentativo tra i vigili del fuoco, secondo cui la Protezione civile Spa rappresenta «un business miliardiario e una concezione sbagliata della difesa del territorio». Anche parte del volontariato è con loro - oltre un milione di cittadini nel Paese - che comincia a interrogarsi se la Protezione civile di Bertolaso si sia o meno trasformata in altro, rispetto agli obiettivi originari. Dure critiche anche da esponenti dell’opposizione. «La Protezione civile di Bertolaso è divenuta un problema per la democrazia, per la legalità costituzionale. A pagarne i costi sono i cittadini. Basti pensare all’inceneritore di Acerra, che viola sistematicamente i limiti delle emissioni di polveri sottili, avvelenando un’intera città», ha affermato il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. «L’accentramento personalistico e la privatizzazione produce una progressiva e costante mortificazione degli operatori della Protezione civile, ma anche di vigili del fuoco, volontari, lavoratori e collaboratori, ed esalta al contempo i vizi del sistema, rendendoli insindacabili», ha denunciato Leoluca Orlando, portavoce dell’Italia dei Valori, durante la presentazione del libro di Manuele Bonaccorsi. «Come il testo spiega egregiamente - ha proseguito Orlando - Bertolaso si comporta ormai come sovrano assoluto e gestore unico di eventi di ogni tipo, dalle calamità naturali ai meeting religiosi e ai viaggi pastorali dei pontefici. Tutto ciò senza nessuno controllo di spese e appalti». Il portavoce dell’Italia dei Valori, infine, ha annunciato un atto ispettivo, a partire dal libro, insieme a Sergio Piffari dell’Idv. «Bertolaso dica pubblicamente a quanto ammontano le spese della Protezione civile, e smentisca, se può, i dati pubblicati in questi giorni dai giornali», ha aggiunto Orazio Licandro dei Comunisti italiani. Intanto i senatori del Pd Bianco, Adamo, Bastico, Ceccanti, De Sena, Incostante, Marino, Sanna e Vitali del Pd hanno presentato una «proposta alternativa di parere », che boccia la Protezione civile Spa, ritenuta, incostituzionale e contraria alla legislazione vigente.


22 gennaio 2010 - Avvenire

Ispra, fatto l’accordo. I precari scendono
di DIEGO MOTTA

Tutti giù dal tetto, l’accordo è stato firmato. Cinquantanove giorni dopo si chiude la protesta dei lavoratori dell’Ispra, in mobilitazione permanente dal 24 novembre scorso. Decisiva l’intesa raggiunta nella notte di mercoledì tra i ricercatori e il ministero dell’Ambiente, che ha portato al rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato «senza soluzione di continuità» . Accolte dunque le richieste dei precari, secondo cui è stato fatto «un passo importante per bloccare il processo di smantellamento dell’ente e si è aperta una finestra per poter recuperare i lavoratori già licenziati» . Soddisfatto anche il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha voluto chiudere a tutti i costi la vicenda e ha parlato di «intesa difficile e sofferta. È prevalsa la positiva volontà di tutte le parti di non disperdere un patrimonio di esperienza e professionalità» .
Con il passare delle settimane, la vicenda dei ricercatori dell’Istituto per la protezione ambientale è diventata, sia per le modalità della protesta che per l’eco mediatica, un casosimbolo. Non a caso ieri il vicario di Roma, cardinale Agostino Vallini, riferendosi più in generale al fenomeno della precarietà giovanile, si è augurato che «in questo momento così difficile si possano aprire strade di inserimento per l’esercizio di un diritto fondamentale » , qual è quello del lavoro.
I 217 ricercatori «scaduti» a fine 2009 sono stati immediatamente reintegrati con contratti annuali e pluriennali, a seconda dei progetti finanziati con grandi enti pubblici e privati. «Sono stati due mesi necessari – commenta Pier Paolo Giordano, uno dei leader della mobilitazione – Il risultato minimo è stato raggiunto e ora vigileremo perché l’intesa venga rispettata integralmente » . Nel mirino dell’Usi/ Rdb, la sigla sindacale che ha organizzato la protesta, c’è la questione della stabilizzazione dei lavoratori con contratto a tempo determinato, con meccanismi ancora tutti da verificare. A questo allude il sindacato, che ha organizzato per oggi un incontro pubblico, quando sostiene che «la lotta paga e non si ferma» . I finanziamenti ora ci sono ( e resta aperta la possibilità di ricevere fondi anche da progetti con Regione Lazio e Provincia di Roma) ma è sui meccanismi di cooptazione e di regolarizzazione dei precari che il negoziato andrà avanti nei prossimi mesi. Nel frattempo, il protocollo ha messo nero su bianco le assunzioni in base al turn over dei pensionamenti e l’impegno a indire concorsi pubblici nel triennio 2010- 2012 per trasformare i contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato.
È un segnale di svolta per la ricerca pubblica? La cautela è d’obbligo. Se Prestigiacomo adesso insiste sulla necessità di «rilancio e valorizzazione dell’istituto» , dal Pd si risponde dicendo che l’intesa «è una buona notizia, ma siamo solo all’inizio di un percorso» , mentre l’Italia dei valori parla di «soddisfazione solo parziale » . Quanto ai lavoratori, che sul tetto dell’Ispra hanno passato anche il Natale e il Capodanno, la sensazione è che dopo quasi due mesi di protesta no stop, una soluzione fosse attesa. Alla fine, ci sono volute 14 ore di negoziato per chiudere.
«Tutte le fasi di questa protesta sono state necessarie – spiega Pier Paolo – E poi l’importante è che da domani si ricomincia a lavorare...»
Cessa la protesta dei ricercatori Il cardinale Vallini: «Il lavoro è un diritto fondamentale, va garantito ai giovani»


22 gennaio 2010 - Il Manifesto

Accordo sui contratti Dopo 57 notti precari giù dal tetto
di Sara Farolfi

Roma - Hanno passato sul tetto anche la cinquantasettesima notte, quella dell'accordo. Tredici ore di confronto serrato al ministero, una notte a discutere e un'affollatissima assemblea ieri mattina per decidere se togliere la riserva dalla firma apposta la notte precedente. Il «sì» è stato bulgaro. Solo allora, prima di smontare il tendone sul tetto di via Casalotti, hanno brindato.
Dopo quasi due mesi trascorsi sul tetto del loro istituto i ricercatori precari dell'Ispra hanno avuto risposta. Nella notte tra mercoledì e giovedì sindacati e ministero dell'ambiente hanno sottoscritto un protocollo d'intenti che, pur non recependo in toto le loro richieste, «costituisce senz'altro una buona base di partenza». «Abbiamo sventato il tentativo di smantellamento dell'istituto da parte della struttura commissariale», dice Michela Mannozzi, ricercatrice e portavoce dei precari per l'Usi-Rdb: «la nostra lotta non finisce ma si sposta dal tetto alle stanze dell'istituto, sarà meno clamorosa ma forse più difficile perchè dovremo vigilare sull'applicazione del protocollo».
Le richieste dei ricercatori Ispra vertevano sostanzialmente su tre punti: il rinnovo per tutti i contratti, il passaggio a tempo determinato per gli «atipici», e un piano triennale di assunzioni. Il protocollo siglato da Usi-Rdb, Cgil, Cisl e Uil prevede il rinnovo di tutti i 230 contratti in scadenza tra dicembre e marzo, e la possibilità di recuperare (attraverso nuovi bandi) quelli già scaduti nel 2009, che sono altri 250 circa. Per quanto riguarda l'ampliamento della pianta organica il ministero si è impegnato al rispetto del turn over: ad andare in pensione a breve dovrebbero essere circa 180 persone, e dato che un nuovo assunto costa meno di una persona con diversi anni di anzianità lavorativa, i nuovi contratti potrebbero arrivare a 210-220. Infine, la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato: «un po' la nota dolente del protocollo» dice Michela Mannozzi, che prevede un generico impegno a bandire concorsi pubblici nel triennio 2010-2012.
«Due mesi sul tetto per ottenere quello che hanno già gli altri enti pubblici di ricerca?», questa domanda ha tenuto banco tra i ricercatori la notte di mercoledì e ieri mattina in assemblea. Dice Michela: «Abbiamo posto le basi per una prospettiva futura, il patrimonio di professionalità rimane dentro l'ente a disposizione di chi vorrà guidarlo. Abbiamo impedito che i commissari facessero scelte strategiche per le quali non erano competenti e confidiamo in una futura dirigenza che venga dal mondo scientifico e che abbia preparazione adeguata per valutare ricercatori che hanno competenze riconosciute all'estero».
Perciò la domanda - «due mesi sul tetto per ottenere...?» - andrebbe girata alla politica. Dopo due mesi di assordante silenzio, mentre persino il Financial Times si interessava alla vicenda, ieri la ministra Stefania Prestigiacomo si è fatta vanto del protocollo siglato «per consentire un processo di valorizzazione dell'istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente del nostro paese». L'Flc Cgil parla di «un accordo che pone le basi per iniziare a risolvere alcuni dei problemi dei precari, e che restituisce al confronto la problematica più generale della missione dell'ente». «Spero davvero che non ci sia più bisogno di tornare su quello o su altri tetti di istituti di ricerca per difendere il lavoro dei nostri scienziati...», commenta Ignazio Marino (Pd). Anche l'Idv esprime «parziale soddisfazione» per l'intesa raggiunta. Secondo Paolo Ferrero (Prc): «la positiva conclusione della vicenda dei lavoratori Ispra dimostra che la lotta paga».


22 gennaio 2010 - EPolis Roma

20100122_epolis_rm_cop.jpg (116997 byte)
Via Casalotti. Dopo due mesi di lotta, sciolto il presidio dei ricercatori dell'Istituto di ricerca ambientale
Giù dal tetto i precari dell'Ispra c'è l'accordo, contratti rinnovati
Mannozzi (UsiRdb): "Confermate 230 persone in scadenza, spiraglio per i licenziati"
20100122_epolis_rm_art.jpg (113392 byte)

Roma - Dopo due mesi al freddo, alla fine i precari dell'Ispra sono scesi dal tetto di via Casalotti. Dopo lunghe trattative è stato siglato al ministero dell'Ambiente un protocollo di intesa sulla vertenza dei precari Ispra (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale). A siglare l'accordo sono stati il ministro dell'Ambiente, il commissario Ispra e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. "L'assemblea ha dato un giudizio positivo sull'intesa, con cui abbiamo fatto un passo importante per bloccare il processo di smantellamento dell'ente che passava attraverso il licenziamento dei lavoratori precari - ha detto Michela Mannozzi dell'Usi RdB, portavoce della lotta sul tetto - Tra i 230 precari in scadenza fra il 31 dicembre il 31 marzo sono tutti rinnovati e si è aperta una finestra per poter recuperare quelli già licenziati". Oggi a mezzogiorno, alla Federazione Nazionale RdB Via dell'Aeroporto 129, in programma l'assemblea dei ricercatori. "Soddisfazione" per il positivo esito della trattativa è stato espresso dal ministro Prestigiacomo. "È prevalsa - ha detto il ministro - la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente". Soddisfatto anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti: "Credo che la vicenda dell'Ispra possa diventare un simbolo per chi non si arrende e per chi vuole difendere il diritto al lavoro e la valorizzazione delle eccellenze del nostro Paese". Meno entusiastiche le reazioni di Alessandra Tibaldi, assessore regionale al Lavoro, e del senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica:"Parziale soddisfazione per l'intesa firmata fra il Ministero dell'Ambiente e i rappresentanti sindacali dei lavoratori dell'Ispra - dice Pedica - innanzitutto perchè le garanzie contrattuali sono solo fino a dicembre prossimo, in secondo luogo perchè per 200 lavoratori non c'è ancora certezza di reintegro, ed infine perchè non posso esimermi dal pensare che per vedere riconosciuto il diritto fondamentale al lavoro non dovremmo essere costretti a passare due mesi, giorno e notte, sui tetti". "L'accordo firmato la notte scorsa sulla vertenza dei precari Ispra dimostra che la lotta paga". Così il portavoce della Federazione della Sinistra Paolo Ferrero, idem Ivano Peduzzi, portavoce in Consiglio regionale della Federazione della Sinistra (Prc-Pdci, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà) e Claudio Fiorella, responsabile Lavoro Prc Lazio. I punti principali dell'accordo riguardano il rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità; l'impegno a continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca, attivi al 31 dicembre 2009, fino al 31 dicembre 2010; l'impegno ad attivare, sulla base delle esigenze dell'Istituto, ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca; il bando di concorsi pubblici, a tempo indeterminato e a tempo determinato, nel triennio 2010-2012; la previsione di incontri periodici con la componente ministeriale per il monitoraggio dell'attuazione del protocollo.(P.A.)


22 gennaio 2010 - La Repubblica

Ispra, vincono i precari: stop alla protesta sul tetto
di ANNA MARIA LIGUORI

Roma - Dopo 59 giorni di protesta, ieri alle 13, i precari dell´Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) sono scesi tutti dal tetto della loro sede di lavoro. «Dopo 14 ore di trattativa - ha detto un precario - hanno risposto alle nostre richieste all´80-90 per cento». L´accordo è stato siglato da ministero dell´Ambiente e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Con l´intesa si è sventato il rischio di lasciare a casa 200 persone. Per quanto riguarda il Protocollo d´intesa, sono nove i punti che compongono l´accordo. Tra questi il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità» nell´ambito della disponibilità economica, motivato dall´incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo»; l´impegno a «continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010», fatte salve necessità relative ai progetti. C´è poi l´impegno ad attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell´accordo, e i concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012. Soddisfatta Stefania Prestigiacomo ministro dell´Ambiente: «Una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti. E´ prevalsa la positiva volontà di tutte le parti per trovare le soluzioni possibili e non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell´Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell´ambiente nel nostro Paese».

La striscione dei lavoratori del Cup.
Intanto sul sito di Repubblica più di 200 commenti sul Cinzia-gate
"Contro la crisi, bancomat per tutti"
C´è chi fa battute "con le salsicce non si scherza" e chi vorrebbe fare "le famose dieci domande"

Bologna - Il web si divide, ma le Rdb hanno le idee chiare sul Cinzia-gate: «Contro la crisi, un bancomat per tutti». Questo l´ironico slogan che i sindacati di base porteranno in corteo sabato, nero su bianco su uno striscione. Più sfumata la risposta della rete. In tempi di grillismo semplici ombre sull´operato di un politico bastano a invocare i fantasmi: da Mario Chiesa al ritorno nell´agenda della sinistra della berlingueriana «questione morale», passando per «un complotto organizzato dalla P2». Il popolo della web si spacca e il Cinzia-gate non fa eccezione, suscitando sentimenti contrastanti tra gli internauti che hanno firmato gli oltre 200 commenti apparsi sul sito di Repubblica Bologna. C´è chi, rievocando i recenti scandali che hanno coinvolto il premier Silvio Berlusconi, invoca «10 domande» per Flavio Delbono e coloro i quali, al contrario, chiedono che Cinzia Cracchi faccia «chiarezza» nella speranza che «la bufera passi presto». Se per stm01 esprimersi prima della conclusione delle indagini significa «avere atteggiamenti pregiudiziali», per alcontrario il sindaco «dovrebbe dimettersi» senza pensarci due volte anche se i reati contestati non sembrano tali, dice laos, da «obbligare a lasciare la carica in caso di rinvio a giudizio». Altri esprimono fiducia «nell´operato della magistratura», ma non manca l´ironia nel commentare una vicenda che ha sorpreso non pochi elettori del Pd: «Con le salsicce non si scherza» ammonisce Nopolpot. Marcone non ha dubbi che «Delbono uscirà indenne da questa storia», ma molti consigliano al primo cittadino almeno di «autososperdersi» in attesa di far luce sulla vicenda. Sarà una «storiella da balera» o una classico «esempio di nepotismo» le notizie corrono sul web ed il popolo dei lettori non esita a dire la sua.


22 gennaio 2010 - Il Tempo

Protesta I precari sono rimasti sul tetto dell'Istituto per 59 giorni
Ispra, trovato l'accordo per i lavoratori
È finita la protesta dei precari «tettisti» che hanno resistito 59 giorni sul tetto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) per difendere il posto di lavoro

Roma - Si tratta dei ricercatori che verranno sicuramente ricordati per l immagine simbolo del panettone che «vola» oltre i cancelli proprio la notte di Natale. Per loro è arrivato l'accordo sindacale che apre le porte alle assunzioni e al salvataggio di 200 persone. «Dopo 14 ore di trattativa che si è chiusa alle 23:00 del 20 gennaio - ha detto uno dei precari che hanno vissuto per quasi due mesi sul tetto dell'Istituto, Simone Canese, di 40 anni - abbiamo portato a casa un protocollo di intesa che rappresenta una buona piattaforma e risponde alle nostre richieste all'80-90 per cento e oggi intorno alle 13:00 siamo scesi dal tetto». L'accordo è stato siglato da ministero dell'Ambiente e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Al momento della sigla il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva parlato di un'intesa «difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti». L'intesa garantisce, tra l'altro, assunzioni sulla base del turnover dei pensionamenti, concorsi per la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato. Nove i punti dell'accordo. Tra questi il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità» nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo; l'impegno a «continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010», fatte salve necessità relative ai progetti; l'impegno ad attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo; concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012.


22 gennaio 2010 - La Stampa

ROMA. Alla fine duecento ce l’hanno fatta a salvare il posto di lavoro per un altro anno...
di FLAVIA AMABILE

ROMA - Alla fine duecento ce l’hanno fatta a salvare il posto di lavoro per un altro anno. Sono i ricercatori dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Dai supplenti delle scuole agli operai delle fabbriche in tanti in questi ultimi mesi sono saliti sui tetti dei loro luoghi di lavoro per richiamare l’attenzione sui licenziamenti o sui mancati rinnovi dei contratti.
I ricercatori dell’Ispra sul tetto sono rimasti quasi due mesi. «Per ottenere quello che in 24 ore avrebbero potuto concederci», commenta Emma Persia, una delle protagoniste della protesta.
E’ arrivato ufficialmente all’una del pomeriggio di ieri l’accordo che dà il via libera alle assunzioni e al salvataggio di 200 persone. «Abbiamo ottenuto - racconta Simone Canese, 40 anni, biologo marino - un protocollo di intesa che rappresenta una buona piattaforma e risponde alle nostre richieste all’80-90%».
L’accordo è stato firmato da ministero dell’Ambiente e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Per il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si tratta di un’intesa «difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti». L’intesa garantisce assunzioni sulla base del turnover dei pensionamenti, concorsi per la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato.
«Complessivamente noi "tettisti" eravamo 50 e ci alternavamo sul tetto. Ogni notte eravamo in 15. Il clima è stato freddo, abbiamo sopportato condizioni estreme - racconta Canese - con temporali e temperature sottozero. Il primo segnale da parte del ministro dell’Ambiente è arrivato dopo un mese. Ma noi eravamo determinati. Non difendevamo il salario».
Tanti i commenti. Innanzitutto loro, i protagonisti della protesta che sanno che la partita è ancora lunga. «Vigileremo perché l’accordo venga applicato e chiediamo che il ministro metta fine alla gestione dell’Istituto da parte di un commissario e nomini finalmente un esponente della comunità scientifica a guidarlo», spiega Emma Persia. Anche per il segretario generale della Flc-Cgil Domenico Pantaleo «l’accordo va bene ma la vertenza continua». Il senatore del Pd Ignazio Marino sottolinea la necessità di sostenere la ricerca. Per Francesco Cerisoli, presidente dei precari dell’Apri «sembra una bella conclusione, in realtà se le regole dei concorsi rimarranno le solite, sarà una stabilizzazione mascherata da concorso: nessuna prova, valutazione solo di titoli e pubblicazioni e soprattutto nessun punteggio riservato per aver fatto precariato nello stesso ente dove si concorre».


22 gennaio 2010 - Leggo

Roma. Quasi due mesi sul tetto...

Roma - Quasi due mesi sul tetto, Natale compreso, per difendere il posto di lavoro e poi finalmente la svolta: i ricercatori precari dell’Ispra hanno trovato un accordo con il ministero dell’Ambiente e, ieri, hanno lasciato il presidio di via Casalotti. «Siamo soddisfatti dell’intesa – ha commentato la portavoce della protesta, Michela Mannozzi dell’Usi RdB - con cui abbiamo fatto un passo importante per bloccare il processo di smantellamento dell’ente che passava attraverso il licenziamento dei precari. Ora i 230 lavoratori in scadenza fra il 31 dicembre il 31 marzo sono tutti rinnovati e si è aperta una finestra per poter recuperare quelli già licenziati. Noi manteniamo comunque lo stato di agitazione e vigileremo sull’attuazione degli accordi».(L.Loi./ass)


22 gennaio 2010 - La Stampaweb

Diritto di cronaca

Alla fine in duecento ce l’hanno fatta a salvare il posto di lavoro per un altro anno. Sono i ricercatori dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Dai supplenti dellle scuole agli operai delle fabbriche in tanti in questi ultimi mesi sono saliti sui tetti dei loro luoghi di lavoro per richiamare l’attenzione sui licenziamenti o sui mancati rinnovi dei contratti.
I ricercatori dell’Ispra sul tetto sono rimasti quasi due mesi. «Per ottenere quello che in 24 ore avrebbero potuto concederci», commenta Emma Persia, una delle protagoniste della protesta.
E’ arrivato ufficialmente all’una del pomeriggio di ieri l’accordo che dà il via libera alle assunzioni e al salvataggio di 200 persone. «Abbiamo ottenuto - racconta Simone Canese, 40 anni, biologo marino - un protocollo di intesa che rappresenta una buona piattaforma e risponde alle nostre richieste all’80-90%».
L’accordo è stato firmato da ministero dell’Ambiente e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Per il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si tratta di un’intesa «difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti».L’intesa garantisce assunzioni sulla base del turnover dei pensionamenti, concorsi per la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato.
«Complessivamente noi ’tettisti’ eravamo 50 e ci alternavamo sul tetto. Ogni notte eravamo in 15 sul tetto. Il clima è stato freddo, abbiamo sopportato condizioni estreme - racconta Canese - con temporali e temperature sottozero. Il primo segnale da parte del ministro dell’Ambiente è arrivato dopo un mese. Ma noi eravamo determinati. Non difendevamo il salario».
Tanti i commenti. Innanzitutto loro, i protagonisti della protesta che sanno che la partita è ancora lunga. «Vigileremo perché l’accordo venga applicato e chiediamo che il ministro metta fine alla gestione dell’Istituto da parte di un commissario e nomini finalmente un esponente della comunità scientifica a guidarlo», spiega Emma Persia. Anche per il segretario generale della Flc-Cgil Domenico Pantaleo «l’accordo va bene ma la vertenza continua». Il senatore del Pd Ignazio Marino sottolinea la necessità di sostenere la ricerca.
Per Francesco Cerisoli, presidente dei precari dell’Apri «sembra una bella conclusione, in realtà se le regole dei concorsi rimarranno le solite, sarà una stabilizzazione mascherata da concorso: Nnssuna prova, valutazione solo di titoli e pubblicazioni e soprattutto nessun punteggio riservato per aver fatto precariato nello stesso ente dove si concorre».


22 gennaio 2010 - Il Piccolo

DUE MESI SUL TETTO
Ispra, accordo per i precari

ROMA - Dopo quasi due mesi di protesta sul tetto dell’istituto per non perdere il lavoro (compresa la notte di Natale) è arrivata la notizia: siglata l'intesa tra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Si tratta dei lavoratori precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Per quanto riguarda il protocollo d'intesa, sono nove i punti che compongono l'accordo. Tra questi il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità» nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo».


22 gennaio 2010 - Il Messaggero

Roma. Dopo 59 giorni di protesta, ieri, i precari...

Roma - Dopo 59 giorni di protesta, ieri, i precari dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) sono tutti scesi dal tetto. «Dopo 14 ore di trattativa che si è chiusa la sera di mercoledì - ha detto Simone Canese, di 40 anni, uno dei precari che ha vissuto sul tetto dell’Istituto - abbiamo portato a casa un protocollo di intesa che rappresenta una buona piattaforma e risponde alle nostre richieste all’ottanta per cento». L’accordo è stato siglato da ministero dell’Ambiente e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. L’intesa garantisce, tra l’altro, assunzioni sulla base del turnover dei pensionamenti, concorsi per la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato. Con l’intesa si è sventato il rischio, ha sottolineato Canese, di lasciare a casa duecento persone.


22 gennaio 2010 - La Provincia di Cremona

Contratti. Quasi due mesi di protesta a cielo aperto
C’è l’accordo per Ispra I precari giù dal tetto
Turn over e concorsi, ‘salvi’ 200 lavoratori

ROMA — È finita alle 13 di ieri la protesta dei precari ‘tettisti’ che hanno resistito 59 giorni sul tetto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) per difendere il posto di lavoro. Si tratta dei ricercatori che verranno sicuramente ricordati per l' immagine simbolo del panettone che vola oltre i cancelli proprio la notte di Natale. Per loro è arrivato l'accordo sindacale che apre le porte alle assunzioni e al salvataggio di 200 persone. «Dopo 14 ore di trattativa che si è chiusa alle 23 del 20 gennaio — ha detto uno dei precari che hanno vissuto per quasi due mesi sul tetto dell'Istituto, Simone Canese, di 40 anni — abbiamo portato a casa un protocollo di intesa che rappresenta una buona piattaforma e risponde alle nostre richieste all' 80-90 per cento e ieri intorno alle 13 siamo scesi dal tetto». L'accordo è stato siglato da ministero dell'Ambiente e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. L'intesa garantisce, tra l'altro, assunzioni sulla base del turnover dei pensionamenti, concorsi per la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato. Nove i punti dell'accordo. Tra questi il rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato, l'impegno a continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative, l'impegno ad attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo; concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012.


22 gennaio 2010 - Il Messaggero Veneto

Ispra, accordo dopo le proteste: lavoratori per 59 giorni sul tetto

ROMA - È finita alle 13 di ieri la protesta dei precari "tettisti" che hanno resistito 59 giorni sul tetto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale per difendere il posto di lavoro. Si tratta dei ricercatori che verranno sicuramente ricordati per l’immagine simbolo del panettone che "vola" oltre i cancelli proprio la notte di Natale. Per loro è arrivato l’accordo sindacale che apre le porte alle assunzioni e al salvataggio di 200 persone.
«Dopo 14 ore di trattativa che si è chiusa alle 23 del 20 gennaio - ha detto uno dei precari che hanno vissuto per quasi due mesi sul tetto dell’Ispra, Simone Canese, di 40 anni - abbiamo portato a casa un protocollo di intesa che rappresenta una buona piattaforma e risponde alle nostre richieste all’80-90 per cento e oggi intorno alle 13 siamo scesi dal tetto».
L’accordo è stato siglato da ministero dell’Ambiente e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Al momento della sigla il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva parlato di un’intesa «difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti». L’intesa garantisce, tra l’altro, assunzioni sulla base del turnover dei pensionamenti, concorsi per la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato.


22 gennaio 2010 - La Gazzetta di Parma

ISPRA
Trovato l'accordo per i ricercatori

Roma - Quasi due mesi sul tetto per non perdere il lavoro e mercoledì sera, dopo aver passato anche la notte di Natale al presidio a cielo aperto, è arrivata la notizia: siglata l’intesa tra il ministero dell’Ambiente e i rappresentanti dei sindacati. Sono i lavoratori precari dell’Istituto superiore protezione e ricerca ambientale (Ispra).


22 gennaio 2010 - Radio Città Aperta

Protezione Civile Spa. Un libro-inchiesta
e le RdB denunciano il 'potere assoluto' di Bertolaso

Roma - La Protezione civile s.p.a rappresenta un 'business miliardario' e una 'concezione sbagliata della difesa del territorio'. A lanciare ancora dure critiche al progetto di trasformazione della Protezione civile italiana e a non lesinare critiche al suo capo, Guido Bertolaso, definito ''il capo assoluto degli italiani'', sono le RdB dei Vigili del Fuoco che ieri mattina a Roma hanno presentato un libro-inchiesta del giornalista Manuele Bonaccorsi dal significativo titolo: ''Potere assoluto - La Protezione civile ai tempi di Bertolaso'', edito dalle Edizioni Alegre. Un libro nel quale l'autore definisce Bertolaso il ''Re Sole dell'intervento pubblico'' e ricostruisce gli ultimi fatti legati alla Protezione civile affermando che questa ormai ''non si occupa soltanto di soccorsi in caso di calamità naturali ma decide la ricostruzione delle città disastrate, coordina gli appalti pubblici, amministra risorse finanziarie di proporzioni rilevanti''. «Il centro d'interesse della protezione civile – dichiara Bonaccorsi durante la conferenza stampa organizzata da RdB Pubblico Impiego -, oramai non è più la prevenzione ma l'ingegneria fisica. Alla protezione civile interessa la gestione del potere che viene dall'alto e discende al basso. Quando il sindaco di Catania Umberto Scapagnini è stato chiamato dai consiglieri comunali per relazionare su come stesse utilizzando il denaro dei cittadini, ha risposto che lui non aveva nulla da dire: a Catania aveva avuto il potere dall'altro, da Berlusconi stesso e non dal Comune». Secondo il giornalista, quello proposto da Bertolaso e dal Governo «è un modello da ripetere: questo è il potere assoluto. Non esiste potere più assoluto di quello che il proprietario ha rispetto alla sua proprietà e questa, al momento, è una precisa concezione della cosa pubblica». Come esempio, Manuele Bonaccorsi prende il terremoto dell'Aquila dello scorso aprile: «I campi sono diventati subito campi militari, dove era impedito ai cittadini di riunirsi e discutere. Il modello di costruzione è diventato solo un grande affare. E infatti 8000 aquilani sono ancora negli alberghi della costa. Bisogna fermare questa protezione civile Spa, impedire che diventi cosa privata. C'è da difendere la costituzione e la democrazia italiana». La protezione diventa sempre più una macchina con pochi intralci che ''gestisce grandi eventi, manifestazioni sportive, meeting religiosi. Utilizza l'emergenza per governare il territorio. Ma non fa prevenzione, come dimostrano il caso de L'Aquila prima e quello di Messina dopo''. ''Tutte cose - ha sottolineato Paola Palmieri, della Federazione Nazionale delle RdB - da noi puntualmente denunciate da mesi e che hanno trovato stranissimi e intricati intrecci trasversali che hanno portato al risultato della S.p.a. Tutto nasce nel 2004 quando il Corpo dei Vigili del fuoco è stato spostato nel cosiddetto 'Comparto sicurezza' alle dirette dipendenze dei Prefetti e cioè delle emanazioni territoriali del potere politico. La concezione che questo governo ha dell'importante settore della difesa del territorio la sta dimostrando con i suoi ultimi provvedimenti ma una sperimentazione importante c'è stata a partire dal G8 di Genova quando già denunciammo che alcuni mezzi del Vigili del fuoco furono riverniciati e usati con funzioni di ordine pubblico''. Altro esempio negativo della nuova gestione della Protezione civile è venuto, secondo i sindacati di base, anche nell'ultimo terremoto in Abruzzo. ''Basti dire - ha denunciato Antonio Jiritano, della RdB Vigili del Fuoco - che a otto mesi dal sisma il centro storico dell'Aquila è ancora deserto e impraticabile. Ricordo che le nostre colonne mobili, subito partite per l'Abruzzo, anche per la mancanza di manutenzione, sono state falcidiate bloccandosi per la metà sull'autostrada e l'intera macchina della Protezione civile non ha, di fatto, funzionato nei primi tre giorni dal sisma''. La presentazione del libro e il lungo dibattito al quale hanno preso parte oltre all'autore Bonaccorsi e gli esponenti dei sindacati di base dei Vigili del Fuoco anche esponenti dei comitati abruzzesi, si doveva tenere nei locali del Comando Provinciale dei VVFF di Roma, in Via Genova. Ma martedì il Ministero degli Interni con una banale scusa lo ha vietato, obbligando le RdB del Pubblico Impiego a cercare un'altra sala. A proposito di potere assoluto...

Lazio. La Corte dei Conti boccia i piani antideficit della sanità.
RdB: 'E' ora di cambiare rotta'

Roma - "Da anni lottiamo, in completa solitudine, contro i piani di rientro dal deficit additandoli come uno strumento fallimentare di gestione della sanità pubblica" – dichiara Licia Pera dell’esecutivo nazionale sanità della RdB/CUB. In nome dei Piani di Rientro sono stati chiusi interi ospedali e servizi, tagliati posti letto (più di 4000 solo nel Lazio), ridotto fino al collasso il personale sanitario con il blocco del turn over, decurtati i salari e avviati alla mobilità e al licenziamento centinaia di precari e operatori della sanità privata e innalzate ai massimi livelli le tasse regionali, "senza che in alcun modo ciò si sia tradotto in maggiore qualità dell’assistenza e delle prestazioni, come del resto dimostrano l’aumento del deficit e l’allungamento delle liste d’attesa" prosegue la sindacalista. "Fin dalla vicenda Lady ASL abbiamo dimostrato attraverso la stesura di numerosi libri bianchi, oggetto di attenzione della Corte dei Conti e della Procura della Repubblica, dove risiedano realmente gli sprechi: cartolarizzazioni, appalti, esternalizzazione dei servizi, proliferazione di manager da stipendi milionari con lauti extra pure in assenza di risultato" continua indignata la sindacalista "siamo perciò soddisfatti che il nostro grido non sia più isolato ma addirittura confermato da un organo autorevole come la Corte dei Conti attraverso una dettagliata relazione, che dovrebbe far riflettere numerose forze politiche e sindacali che di quei Piani sono stati artefici e sostenitori". E’ il caso che riflettano a fondo anche quanti si apprestano a campagne elettorali tutte all’impronta delle promesse di "buona sanità", nel Lazio in particolare, le parole d’ordine finora agitate sono da una parte la rinegoziazione del Piano di Rientro e dall’altra l’operazione "trasparenza", "programmi che devono essere rivisitati al più presto se anche la Corte dei Conti dichiara il fallimento totale del primo e l’incompatibilità del secondo stante la conferma dell’attuale politica sanitaria. E’ evidentemente arrivato il momento di cambiare rotta." conclude la sindacalista.


22 gennaio 2010 - Il Giornale della Protezione Civile

I costruttori temono la nascita di una nuova e potente edilizia di stato
I costruttori temono di perdere il mercato: ecco come la Protezione Civile spa può danneggiare la concorrenza

"La spa della Protezione civile e', insieme al commissariamento per il piano carceri, un altro segnale della volonta' di procedere negli appalti pubblici con procedure straordinarie, ed emergenziali, in deroga alle regole ordinarie. Una cosa del genere non puo' passare con un decreto legge senza che si svolga un ampio dibattito". E' quanto afferma, in un'intervista al Sole 24 Ore, il presidente della Ance Paolo Buzzetti, aggiungendo che "dopo aver vinto con la legge sui servizi pubblici locali una battaglia storica contro l'in house, ora lo Stato si dota di una struttura in house le cui competenze hanno confini incerti. Un general contractor di Stato che ci fa tornare ai tempi dello Stato costruttore. Incredibile". Secondo Buzzetti "c'è il timore largamente condiviso nel nostro mondo che si vogliano estendere a questa struttura le competenze relative a eventi speciali di ogni tipo. Ora, passi per emergenze vere come la prima ricostruzione in Abruzzo, ma sarebbe assurdo pensare di affidare a questa spa, fuori di tutte le regole di mercato, organizzazione di eventi come Olimpiadi, G8 o Expo. Il decreto legge presenta profili di incostituzionalità, lo dicono anche autorevoli esponenti della maggioranza". Per quanto riguarda il piano carceri, Buzzetti riferisce che "il ministro Alfano sei mesi fa ha chiamato Confindustria e noi, ci ha chiesto se c'era spazio per operazioni finanziate da private. Abbiamo dato questa disponibilita' e abbiamo prospettato alcuni strumenti. Ci siamo messi a studiare le soluzioni. poi improvvisamente apprendiamo, senza che nessuno ci avvisi, che si procedera' con un commissario e le regole di emergenza della protezione civile. Non va bene. Abbandonando le regole ordinarie, convinti che con la protezione civile si faccia prima, non solo vengono meno le regole fondamentali di trasparenza, ma si rinuncia anche ad accelerare le procedure ordinarie come noi chiediamo da tempo. La via maestra - conclude - deve essere quella, procedure ordinarie veloci, non leggi speciali". Contro la privatizzazione della Protezione Civile hanno manifestato inoltre ieri a Roma le RdB e i Vigili del Fuoco.


22 gennaio 2010 - Rassegna.it

Giustizia, 5 febbraio sciopero operatori giudiziari

Fp Cgil, Uil Pa, RdB e Flp, hanno proclamato lo sciopero del personale dell'Organizzazione Giudiziaria per il prossimo 5 febbraio 2010. "Il personale degli uffici giudiziari - si legge in un comunicato delle organizzazioni sindacali - è profondamente demotivato e attende da anni il giusto riconoscimento professionale e lavora in condizioni di gravi carenze di organico, senza mezzi né risorse". "Il 10 luglio scorso - spiegano ancora le organizzazioni sindacali - abbiamo firmato, insieme con l’Associazione Nazionale Magistrati, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, le Magistrature Associate e l’Associazione Dirigenti della Giustizia il 'Patto per la giustizia e per i cittadini' che costituisce una piattaforma unitaria di tutti gli operatori della giustizia e che fa proposte concrete per una vera riforma che porti ad un miglioramento del servizio". Per illustrare le motivazioni dello sciopero le 4 sigle hanno convocato una conferenza stampa per il prossimo 26 gennaio alle ore 12,30 presso la Sala Conferenze della Corte D’Appello di Roma "per discutere insieme agli altri operatori della giustizia ed ai rappresentanti delle forze politiche di cosa serve per far funzionare veramente la giustizia nel nostro Paese".


22 gennaio 2010 - Il Giornale del Treviglio

«Il Comune faccia qualcosa per l'ospedale»

Romano - Il sindacato Rdb dell'ospedale di Romano attacca l'Amministrazione comunale. Dopo i numerosi episodi di scarsa sicurezza nel nosocomio cittadino (l'ultimo in ordine di tempo è stato l'«assalto» di un gruppo di zingari il 31 dicembre ai danni del Pronto soccorso), il responsabile Roberto Cortesi ha chiesto l'intervento del Comune, in particolare della Lega Nord, affinchè si mobiliti presso la Regione.
«Sono tanti gli interrogativi che si pone l'uomo della strada - ha detto il sindacalista - Innanzitutto vuole sapere chi governa il nostro ospedale. Inoltre, è preoccupato perchè sembra che in atto ci sia un ridimensionamento del nostro ospedale in favore di quello di Treviglio. Ma è possibile che i nuovi amministratori della città non abbiano alcuna voce in capitolo? Ma la Lega Nord non ha l'assessorato alla Sanità regionale?».Cortesi se la prende con la nuova Amministrazione che, nonostante il centrodestra governi in Provincia e Regione, non starebbe facendo niente per migliorare la situazione. «All'uomo della strada interessa solo che il nostro ospedale funzioni - ha sottolineato il responsabile dell'Rdb - E l'assessore alla Sicurezza, molto stimato prima dell'insediamento, non aveva promesso tanti bei propositi. Il Comune, la Provincia e la Regione hanno un unico colore. La sanità è gestita da loro, cosa aspettano? Che si continui con questa defaillance? Romano ha un nuovo e giovane sindaco e siamo sicuri che abbia la giusta capacità decisionale e di gestione per trovare una soluzione. I 130 mila utenti dell'ospedale gliene saranno grati».


22 gennaio 2010 - Il Resto del Carlino

Ispra, i lavoratori scendono dal tetto Accordo dopo 59 giorni di protesta

ROMA - Dopo 59 giorni di protesta, ieri i precari dell'Ispra sono scesi tutti dal tetto. L'accordo trovato garantisce, tra l'altro, assunzioni sulla base del turnover dei pensionamenti, concorsi per la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato.

Fini, accuse di bluff

ZOLA PREDOSA - Tensione anche alla Fini compressori, azienda di Zola che nei giorni scorsi ha annunciato l'esubero di 106 dipendenti su 260. Il Comune in una nota solidarizza con i lavoratori, mentre Nicoletta Frabboni (Flmu-Rdb), in vista del corteo di domani contro la crisi, accusa l'azienda di dirottare una parte della produzione in un altro magazzino per fare apparire ancora inferiore l'attività. Accusa rafforzata da Tiziano Loreti (ex dipendente, oggi esponente di Terre Libere), che sostiene che l'operazione servirebbe anche a garantire «una valvola di sfogo» all'azienda in modo da aggirare eventuali blocchi messi in campo dai lavoratori dello stabilimento di via Toscana.(g.m.)

Bologna. I DIPENDENTI del Cup 2000 iscritti al sindacato di base Rdb...

Bologna - I DIPENDENTI del Cup 2000 iscritti al sindacato di base Rdb, si ritagliano uno spazio nel Cinzia-gate' con questo messaggio ironico: «Contro la crisi, bancomat per tutti». Recita così lo striscione che porteranno alla manifestazione in piazza domani.


22 gennaio 2010 - Il Gazzettino

«Privatizzato il pronto soccorso negli ospedali dell’Asl 5»

Vicenza - L’Asl 5 Ovest Vicentino affida a un’impresa specializzata, la Efds srl di Casalecchio di Reno (BO), per 46mila euro al mese, l’espletamento di prestazioni mediche di pronto soccorso da effettuarsi presso gli ospedali di Arzignano, Montecchio Maggiore e Valdagno per il corrente anno. Il direttore generale Renzo Alessi ha preso tale decisione per scongiurare l’interruzione di pubblico servizio, la diminuzione dei livelli di assistenza in atto e l’interruzione della continuità assistenziale. Forte la reazione di Germano Raniero dell’Rdb-Cub, che in una lettera al dg dell’Asl 5 scrive: «Come mai una scelta simile? ci risulta che questi medici privati siano numerosi con relativo impegno di spesa non trascurabile. Solitamente per prestazioni del genere si va a concorsi per assunzione diretta: questi concorsi sono stati indetti? E come mai non si è provveduto ad assumerli nello scorso anno? Crediamo che questa vicenda sia utile spiegarla alla popolazione, da parte nostra siamo ad esprimerle la contrarietà a questa forma di "privatizzazione" e ad invitarla alla scadenza dei termini previsti dalla delibera ad assumere per concorso i medici per svolgere il servizio di pronto soccorso».


22 gennaio 2010 - La Nazione

UNIVERSITA'
«Blocchiamo subito le indennità del 2009 Incarichi trasparenti»

Siena - «ABBIAMO chiesto che ogni responsabilità attribuita o indennità riconosciuta nel 2009, che non rispetti quanto previsto dai contratti collettivi integrativi vigenti, venga interamente bloccata. Non si può assistere al perdurare di discriminazioni fra i lavoratori», annuncia l'Rdb in un lungo comunicato. Dove si sofferma, dopo l'incontro «teso ma sempre nel rispetto dei ruoli» con il direttore amministrativo, anche sul nodo degli straordinari. «Abbiamo chiesto una seduta monotematica prosegue per decidere la ripartizione delle ore in modo che non si assista più alla selvaggia corresponsione delle stesse ad alcuni senza alcuna logica o controllo. Vero che ci sono strutture che hanno carichi di lavoro che necessariamente, in certi periodi, comportano la necessità di ricorrere alle ore di lavoro straordinario, ma a fine anno va fatta un'analisi che permetta di non trovarsi nelle stesse condizioni l'anno successivo, rafforzando la dotazione di personale delle strutture. Non ci dovrebbero essere problemi, visto che tutti dicono che i tecnici amministrativi sono in esubero». CONFERMATO CHE scatterà la denuncia unitaria al giudice del lavoro per comportamento antisindacale relativa alla questione degli scatti, nel dibattito si inserisce anche la Uil-Pa-Ur-Afam evidenziano fra l'altro che il punto è individuare come rientrare in tempi congrui dalla crisi finanziaria «con un bilancio preventivo di oltre 143 milioni di euro scrive la sigla a fronte di 120 milioni di Ffo. La strada intrapresa è ancora una volta diversificata per il personale docente e il personale tecnico-amministrativo: ai primi viene chiesto il pre-pensionamento incentivato da un contratto di collaborazione e l'uso delle risorse e spazi dell'Ateneo, mentre ai tecnici viene indicata la via della mobilità volontaria».


22 gennaio 2010 - Il Mattino

Benevento. Non solo il personale medico,
ma anche quello infermieristico del Rummo...

Benevento - Non solo il personale medico, ma anche quello infermieristico del Rummo scende sul piede di guerra, a causa di un provvedimento di trasferimento, definito «illecito ed ingiusto», di alcuni operatori che è stato ieri al centro di un’assemblea dei lavoratori. Ma sullo sfondo, come spiega in una nota il responsabile provinciale del sindacato Rdb-Cub, vi è anche il malcontento per i tagli ai fondi e quindi al salario accessorio; e per «le croniche carenze di organico che stanno mettendo in ginocchio la funzionalità dell’azienda ospedaliera con una grave perdita in termini di qualità delle prestazioni rese e con un enorme aggravio dei carichi di lavoro per i dipendenti». L’assemblea ha dunque concluso i lavori di ieri dando mandato al sindacato Rdb-Cub di proclamare lo stato di agitazione e di diffidare il direttore generale dell’azienda ospedaliera « ritirare, con immediatezza, i provvedimenti emanati e nel contempo, avviare all’interno delle relazioni sindacali, rappresentanze unitarie comprese, l’analisi di tutte le Unità operative dell’azienda per un intervento atto ad una migliore e razionale distribuzione degli infermieri all’interno dell’ospedale». Se entro 20 giorni non giungeranno risposte adeguate dai vertici dell’azienda i lavoratori, fa sapere il responsabile del Rdb/Cub, torneranno a riunirsi in assemblea per decidere l’eventuale inasprimento delle forme di lotta, scegliendo «quelle che si riterranno più opportune a difesa della discriminazione - vessazione subita dai lavoratori trasferiti, e non escludendo l’intervento dell’autorità giudiziaria».


22 gennaio 2010 - Corriere Adriatico

Una battaglia tra sindacati

Porto Sant’Elpidio - "Faremo subito ricorso alla Commissione elettorale interna, e se non basterà direttamente al Comitato dei Garanti della Direzione provinciale dell’Ispettorato del Lavoro, ad Ascoli". Lo afferma il vicecoordinatore provinciale del Sindacato dei Lavoratori (ex Sincobas), e membro del coordinamento nazionale Andrea Quaglietti, denunciano "l’ennesimo atto prevaricatore di Cigl e Cisl alla Euroinga di Porto S.Elpidio (azienda che produce suole per calzature). I due sindacati conferederali hanno per la seconda volta e ad appena due giorni dalle elezioni per il rinnovo della Rsu di fabbrica, escluso martedì scorso, 19 gennaio, in maniera illegittima la lista SdL dalla votazione, impedendo ai lavoratori di poter scegliere realmente e liberamente i propri rappresentanti. E questo nonostante il Sindacato dei Lavoratori avesse ottemperato a tutte le procedure necessarie per partecipare all’elezione". "Cgil e Cisl lo hanno fatto anche nel novembre scorso – ricorda Quaglietti – ottenendo poi niente altro che l’annullamento dell’elezione. Nonostante ciò, nonostante la regolarità del nostro comportamento, e anche nonostante il fatto che il SDL ha regolarmente firmato l’accordo del 20 dicembre 1993 in materia di costituzioni delle RSU di fabbrica, anche martedì si è ripetuto questo vergognoso atteggiamento di censura e prevaricazione. I nostri documenti e la nostra lista di delegati da sottoporre ai lavoratori – aggiunge il dirigente SdL – erano tutti in regola, ma i due confederali a due giorni dal voto altro non potevano fare che semplicemente toglierci dalla consultazione". Il Sindacato dei Lavoratori giudica l’atto di Cgil e Cisl alla Euroinga "gravissimo".


21 gennaio 2010 - Adnkronos

RICERCA: USI/RDB, PER ISPRA LA LOTTA PAGA E NON SI FERMA
DOMANI CONFERENZA STAMPA SU ACCORDO E PROSSIME VALUTAZIONI

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - La lotta paga e non si ferma: questo in sintesi il risultato dell'assemblea dei lavoratori dell'Ispra organizzata questa mattina dall'Usi/RdB per discutere l'accordo siglato in tarda serata con il Ministero dell'Ambiente che domani sarà al centro della conferenza stampa presso la Federazione Nazionale RdB nel corso della quale saranno annunciate le prossime tappe della battaglia in difesa della Ricerca pubblica. «L'assemblea ha dato un giudizio positivo sull'intesa, con cui abbiamo fatto un passo importante per bloccare il processo di smantellamento dell'ente che passava attraverso il licenziamento dei lavoratori precari. Ora i 230 precari in scadenza fra il 31 dicembre il 31 marzo sono tutti rinnovati e si è aperta una finestra per poter recuperare quelli già licenziati», dice Michela Mannozzi dell'Usi RdB, portavoce della lotta sul tetto. «Inoltre - sottolinea - abbiamo posto delle basi per una prospettiva futura. Il patrimonio di professionalità rimane dentro l'ente, a disposizione chi verrà a guidarlo. Abbiamo impedito che i commissari facessero scelte strategiche per le quali non erano competenti e confidiamo che la futura dirigenza venga dal mondo scientifico ed abbia preparazione adeguata per valutare ricercatori che hanno competenze riconosciute all'estero». «L'accordo - aggiunge la portavoce - verrà comunque qualificato nella sua applicazione. Il Ministro Prestigiacomo sarà garante del percorso che si è aperto con la firma del protocollo. Noi intanto manteniamo lo stato di agitazione del personale, e riteniamo di esercitare un ruolo fondamentale nell'applicazione e nell'interpretazione del protocollo. Domani -conclude Mannozzi- annunceremo i prossimi passi della battaglia».

RICERCA: ISPRA, DOPO DUE MESI PRECARI SCENDONO DA TETTO

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - Dopo circa due mesi di protesta i lavoratori precari dell'Ispra che erano sul tetto dell'Istituto sono scesi. Al termine dell'Assemblea che si è svolta questa mattina i lavoratori «hanno giudicato che l'accordo» raggiunto nella notte «rappresenta un buon punto di partenza e quindi hanno deciso di scendere dal tetto» sottolinea Cristiano Fiorentini della direzione nazionale di Usi-RdB. Ora, sottolinea Fiorentini, «bisognerà vedere l'applicazione dell'accordo. Tutti i punti importanti per noi sono stati toccati: alcuni di meno, altri di più. C'è ancora lavoro da fare». Sono previsti incontri periodici per vedere le modalità di applicazione dell'accordo.

RICERCA: USI-RDB, SU ISPRA PASSO IMPORTANTE, IL TESTO DELL'ACCORDO

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - «L'assemblea dei lavoratori dell'Ispra ha dato un giudizio positivo sull'intesa siglata con il ministero dell'Ambiente: un passo importante per bloccare il processo di smantellamento dell'ente che passava attraverso il licenziamento dei lavoratori precari». A riferirlo in una nota è Michela Mannozzi dell'Usi RdB, portavoce di una lotta che ha portato i lavoratori a vivere sul tetto della sede di Via Casalotti per ben due mesi. «Ora - rimarca - i 230 precari in scadenza fra il 31 dicembre il 31 marzo sono tutti rinnovati e si è aperta una finestra per poter recuperare quelli già licenziati». Il 'comè si evince dai 'capitolì del protocollo siglato dalle parti che hanno convenuto sull'attuazione, «nel corso del 2010», di una serie di misure «in materia di assunzione e mantenimento in servizio del personale con contratto di lavoro flessibile, fermo restando il rispetto della soglia massima dei tetti di spesa» (il 35% del capitolo di spesa 2003 relativo ai contratti flessibili dei tre enti confluiti in Ispra. Contratti che gravano su fondi ordinari e non su fondi esterni). Il ministero dell'Ambiente, in particolare, si è impegnato a rinnovare tutti i contratti a tempo determinato «senza soluzione di continuità» (e quindi senza stacco) con la possibilità di estendere il contratto fino a 5 anni; a «continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca, attivi al 31 dicembre 2009, fino al 31 dicembre 2010, fatte salve le necessità legate a specifiche esigenze delle connesse attività progettuali che saranno di volta in volta verificate, a valersi su fondi esterni e, salvo capienza, sui fondi istituzionali, anche su progetti diversi o su diverse linee di attività purchè afferenti a mansioni equivalenti». Ed anche «ad attivare, sulla base delle esigenze dell'Istituto, ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca» attivati successivamente al 20 gennaio 2010, nei quali «valorizzare le esperienze professionali maturate presso l'Ispra o amministrazioni confluite a valersi su fondi esterni e, salvo capienza, sui fondi istituzionali ». La «funzione auspicabile di questo punto dell'intesa - spiega Mannozzi - è quella di far rientrare tutti gli esplulsi del 2009». Il ministero guidato da Stefania Prestigiacomo si è impegnato poi a «bandire nel triennio 2010-2012 concorsi pubblici (a tempo indeterminato e a tempo determinato)» nell'ambito dei quali «saranno valorizzate le esperienze professionali maturate presso Ispra o amministrazioni confluite, nonchè eventuali previsioni di riserva di posti nei limiti consentiti dalla legislazione vigente». Il dicastero ha garantito anche il «rispetto delle linee di assunzioni richiamate dal sottosegretario Roberto Menia in osservanza dei seguenti principi: massima occupazione entro i tetti di spesa» fissati dalla finanziaria 2007 «tenuto conto anche delle economie derivanti dal turn over; utilizzazione delle graduatorie di idoneità, scaturite dai concorsi a tempo indeterminato in corso di svolgimento, sia per l'assunzione a tempo indeterminato nell'ambito della programmazione dei fabbisogni sia per le assunzioni a tempo determinato necessarie a far fronte alle necessità contingenti dell 'Istituto». Poi, una volta scritto lo Statuto dell'Ispra (ancora non definito), la nuova dirigenza si impegna ad aggiornare il piano triennale delle assunzioni. Il ministero dell'Ambiente, inoltre, si impegna ad «individuare entro due mesi» dalla sottoscrizione di questo protocollo «le professionalità e le linee di attività non presidiate dai concorsi già attivati al fine di bandire appositi concorsi a tempo determinato per i corrispondenti profili professionali. Nell'ambito di tali concorsi saranno valorizzate le esperienze professionali maturate presso Ispra o amministrazioni confluite, nonchè eventuali previsioni di riserva di posti nei limiti consentiti dalla legislazione vigente». Altro impegno assunto è quello di «verificare le condizioni delle diverse sedi Ispra» per migliorare le condizioni di lavoro e la previsione di incontri periodici con la componente ministeriale per il «monitoraggio dell'attuazione del protocollo» ma anche per affrontare le tematiche di maggiore rilievo dell'Ispra.

RICERCA: ACCORDO RAGGIUNTO SU VERTENZA ISPRA

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - Dopo circa due mesi di protesta sul tetto della sede dell'Istituto, accordo raggiunto nella notte sulla vertenza dei precari Ispra, l'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale. L'intesa è stata siglata tra ministero dell'Ambiente, Commissario Ispra e sindacati. Rdb ha firmato l'accordo con riserva.

RICERCA: PAGLIARINI (PDCI), LA LOTTA PAGA, MA GRAVE MIOPIA PRESTIGIACOMO

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - «Che si sia giunti ad un accordo è cosa buona, a testimonianza del fatto che la determinata lotta dei lavoratori, che per 50 lunghi giorni hanno vissuto sui tetti per tallonare l'esecutivo, paga, ma la grave miopia della Prestigiacomo, che ha solo permesso il rinnovo annuale dei contratti a tempo determinato senza soluzioni di continuità, fa male alla Ricerca, che più che una risorsa viene considerata un peso da questo Governo». Ad affermarlo in una nota è Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci - Federazione della sinistra a commento del protocollo di intesa siglato tra il ministero dell'Ambiente, il commissario Ispra e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb, presso il ministero dell'Ambiente sulla vertenza dei precari Ispra (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale). «Complimenti ai lavoratori, dunque, che ora -sottolinea Pagliarini- devono continuare a tenere alta l'attenzione mediatica sull'Ispra, affinchè la determinatezza dei contratti si tramuti in lavoro stabile».

RICERCA: PD, ACCORDO VERTENZA ISPRA PASSO AVANTI MA ORA VALORIZZARE RUOLO

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - «L'accordo raggiunto è solo l'inizio di un percorso. Ribadiamo la necessità di operare attivamente per la valorizzazione piena dell'agenzia, un fiore all'occhiello del sistema ambientale e della ricerca nel nostro Paese». Ad affermarlo in una nota congiunta sono i parlamentari del Partito Democratico Raffaella Mariani, Marianna Madia, Manuela Ghizzoni e Cesare Damiano, dopo che nella notte è stato raggiunto un accordo nella vertenza Ispra. Le risorse umane e il ruolo dell'Ispra, aggiungono, «servono a utilizzare al meglio conoscenze e capacità di controllo e di valutazione in un settore tanto delicato per la tutela e la qualità della vita dei cittadini e del nostro sistema ambientale. Nella fase nuova che si sta aprendo, questo ruolo non può essere ignorato da un governo che intenda prestare vera attenzione alle tematiche ambientali. Continueremo a vigilare per una piena e soddisfacente applicazione dell'accordo e perchè questo sia seguito da una reale valorizzazione dell'istituto e delle sue professionalità». Per i parlamentari del Pd «resta intatta la preoccupazione per la politica del governo, che, colpevolmente, riduce le risorse in favore della ricerca pubblica, scelta che si dimostra ancora più grave data una congiuntura economica che richiederebbe invece ogni sforzo possibile e massicci investimenti per l'innovazione e per la società della conoscenza».

RICERCA: PEDICA (IDV), PARZIALE SODDISFAZIONE PER INTESA SU ISPRA
PER DIRITTI FONDAMENTALI NON DOVREMMO ESSERE COSTRETTI A LOTTA

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - «Parziale soddisfazione per l'intesa firmata fra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti sindacali dei lavoratori dell'Ispra, innanzitutto perchè le garanzie contrattuali sono solo fino a dicembre prossimo, in secondo luogo perchè per 200 lavoratori non c'è ancora certezza di reintegro, ed infine perchè non posso esimermi dal pensare che per vedere riconosciuto il diritto fondamentale al lavoro non dovremmo essere costretti a passare due mesi, giorno e notte, sui tetti». Lo afferma il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica, che ha seguito da vicino la questione dell'Ispra partecipando alla protesta dei precari. Il silenzio del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, «è stato assordante per ben 58 giorni -continua Pedica- e se non fosse stato per il coraggio dei precari, per l'attenzione dei media e anche per il mio intervento del 31 dicembre, quando chiamando direttamente il ministro Brunetta dal tetto dell'Istituto si è sbloccata l'indifferenza del governo, questo risultato non sarebbe arrivato». Per questo l'Italia dei Valori, conclude Pedica, «continuerà a vigilare attentamente sull'applicazione concreta dell'intesa e sul futuro dei ricercatori».

RICERCA: SMERIGLIO, SODDISFATTI PER RISOLUZIONE ISPRA MA NON ABBASSARE GUARDIA

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - «La risoluzione positiva della vicenda Ispra, che vedeva i ricercatori protestare sui tetti della sede di Casalotti da quasi due mesi, è sicuramente una notizia molto positiva. Rimane il dato di fatto però, che ci deve far riflettere e costringere a non abbassare la guardia: una lotta estrema dei lavoratori, che hanno vissuto, dormito, lavorato per giorni su un tetto del loro luogo di lavoro e che hanno continuato a dimostrare grande senso di responsabilità durante tutto il periodo». Lo ha dichiarato in una nota Massimiliano Smeriglio, assessore al Lavoro e Formazione della Provincia di Roma. «L'accordo con il Ministero, i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali è solo una prima fase, importantissima, ma solo l'inizio di un percorso che deve portare alla stabilizzazione. La ricerca è motore fondamentale di un Paese; il mantenimento di un polo pubblico, la tutela e il potenziamento di quelle professionalità, competenze e esperienze che hanno fatto dell'Istituto un'eccellenza nelle tematiche ambientali, devono essere obiettivi prioritari per le istituzioni a tutti i livelli. Proprio per questo, - conclude Smeriglio - anche grazie all'impegno in prima persona del Presidente Zingaretti, ci siamo impegnati fin da subito per sostenere la vertenza e difendere il ruolo strategico della ricerca nel nostro territorio».

RICERCA: REALACCI (PD), BENE ACCORDO ISPRA, È SOLO INIZIO PER PIÙ DIGNITÀ

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - «L'accordo raggiunto per i precari dell'Ispra è sicuramente un fatto positivo. Ma è solo l'inizio di un processo che deve portare più certezze, risorse e dignità alla ricerca scientifica in Italia». Lo afferma in una nota l'esponente del Pd, Ermete Realacci, commentando l'accordo raggiunto fra il Governo e i ricercatori dell'Ispra che da mesi protestano per il rinnovo del contratto. «Quello dei ricercatori dell'Ispra non è un caso isolato. L'Italia -sottolinea Realacci- deve puntare, per guardare al futuro, ad una ricerca in campo ambientale e scientifico all'altezza di un grande paese civile. E questo si ottiene solo investendo risorse, dando certezze ai ricercatori, valorizzando le tante eccellenze che operano nel nostro paese».

RICERCA: GENTILI (PD), ACCORDO ISPRA È PASSO AVANTI. ORA VIGILARE SU IMPEGNI

Roma, 21 gen.(Adnkronos) - «Dopo circa sessanta giorni di protesta democratica e di pesanti sacrifici, per i ricercatori dell'Ispra si apre una concreta possibilità di difesa del posto di lavoro. L'accordo delineatosi è certamente un passo in avanti». Lo dichiara Sergio Gentili, della Direzione nazionale del Pd «Alla solidarietà che è stata forte e convinta, si dovrà ora affiancare la vigilanza per far rispettare gli accordi e l'impegno a realizzare una vera e seria riforma del sistema della ricerca e dei controlli ambientali», conclude.

RICERCA: PD SU ACCORDO ISPRA, VITTORIA DELLA SOLIDARIETÀ

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - «La notizia del protocollo siglato da ministero e precari Ispra, riempie di soddisfazione, perchè importante passo avanti. È una vittoria non soltanto per i lavoratori ma per l'intera ricerca italiana e il nostro territorio che vuole conservare le sue eccellenze». Lo dichiarano i consiglieri Paolo Masini, Marco Miccoli e Enzo Foschi, esponenti del Partito Democratico rispettivamente del Comune, della Provincia e della Regione Lazio. «In questi mesi, enti locali come Provincia e Regione ma anche privati cittadini - proseguono gli esponenti del Pd - si sono mobilitati e stretti accanto ai precari Ispra, non solo per tutelarne l'occupazione ma proteggere quel bene pubblico che la ricerca aiuta e difende: il nostro ambiente. Per questo vogliamo ringraziare tutti i protagonisti di questa vicenda. Se un primo risultato è arrivato, sebbene dopo mesi di mobilitazioni e difficoltà, si deve infatti al grande livello di solidarietà, che unita all' attenzione mediatica ha fatto sì che la battaglia di alcuni divenisse una battaglia generale per far vincere i valori umani e tutelare un bene di tutti». «Da parte nostra - concludono gli esponenti del Pd - l'attenzione resterà vigile affinchè l'accordo venga rispettato e la ricerca e i suoi protagonisti siano prioritari nell'agenda di un governo finora indifferente tanto alla crisi occupazionale quanto alle tematiche ambientali».

RICERCA: ZINGARETTI SU ISPRA, RISULTATO STRAORDINARIO PER LAVORATORI

Roma, 21 gen. - (Adnkronos) - «Sono molto contento per il raggiungimento dell'accordo tra il ministero dell'Ambiente e i lavoratori dell'Ispra. Per i ricercatori si tratta di un risultato straordinario, che premia il loro impegno nel portare avanti una battaglia importante per il riconoscimento della loro professionalità». È quanto dichiara in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. «Credo che la vicenda dell'Ispra possa diventare un simbolo per chi non si arrende e per chi vuole difendere il diritto al lavoro e la valorizzazione delle eccellenze del nostro Paese - prosegue Zingaretti - Non dimentichiamo, infine, quei lavoratori che stanno portando avanti altre importanti rivendicazioni e che, in questo momento così delicato e così complesso, abbiamo il dovere di ascoltare, di non abbandonare per individuare una soluzione capace di salvare il nostro tessuto produttivo, e soprattutto di rilanciarlo su nuove basi».


21 gennaio 2010 - Ansa

LAVORO: ISPRA, OGGI DOPO 59 GIORNI PRECARI SCESI DA TETTO
RAGGIUNTO ACCORDO DOPO TRATTATIVA DI 14 ORE

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - Dopo 59 giorni di protesta, oggi, intorno alle 13:00, i precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) sono scesi tutti dal tetto. «Dopo 14 ore di trattativa che si è chiusa alle 23:00 del 20 gennaio - ha detto uno dei precari che hanno vissuto per quasi due mesi sul tetto dell'Istituto, Simone Canese, di 40 anni - abbiamo portato a casa un protocollo di intesa che rappresenta una buona piattaforma e risponde alle nostre richieste all' 80-90 per cento e oggi intorno all'una siamo scesi dal tetto». L'accordo è stato siglato da ministero dell'Ambiente e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. L'intesa garantisce, tra l'altro, assunzioni sulla base del turnover dei pensionamenti, concorsi per la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato. Con l'intesa si è sventato il rischio, ha sottolineato Canese, di lasciare a casa 200 persone.

LAVORO: ACCORDO PER ISPRA, PRECARI 59 GIORNI SUL TETTO
TURN OVER E CONCORSI, SALVATE 200 PERSONE E IDENTITÀ RICERCA
di Elisabetta Guidobaldi

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - È finita alle 13:00 di oggi la protesta dei precari 'tettistì che hanno resistito 59 giorni sul tetto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) per difendere il posto di lavoro. Si tratta dei ricercatori che verranno sicuramente ricordati per l' immagine simbolo del panettone che 'volà oltre i cancelli proprio la notte di Natale. Per loro è arrivato l'accordo sindacale che apre le porte alle assunzioni e al salvataggio di 200 persone. «Dopo 14 ore di trattativa che si è chiusa alle 23:00 del 20 gennaio - ha detto uno dei precari che hanno vissuto per quasi due mesi sul tetto dell'Istituto, Simone Canese, di 40 anni - abbiamo portato a casa un protocollo di intesa che rappresenta una buona piattaforma e risponde alle nostre richieste all' 80-90 per cento e oggi intorno alle 13:00 siamo scesi dal tetto». L'accordo è stato siglato da ministero dell'Ambiente e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Al momento della sigla il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva parlato di un'intesa «difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti». L'intesa garantisce, tra l'altro, assunzioni sulla base del turnover dei pensionamenti, concorsi per la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato. «Ogni notte eravamo in 15 sul tetto. Complessivamente noi 'tettistì eravamo 50 e ci alternavamo sul tetto. Il clima è stato freddo, abbiamo sopportato condizioni estreme - ha raccontato Canese - con temporali e temperatura sotto zero, tempeste di vento. Poche le speranze, qualche attimo di euforia, poi si ricadeva nello sconforto. Il primo segnale da parte del ministro dell'Ambiente è arrivato dopo un mese. Ma noi eravamo determinati. Non difendevamo il salario. La nostra protesta è stata molto di più. Abbiamo lottato come giganti per la nostra identità». Canese ringrazia quanti hanno sostenuto lui e gli altri 49 'tettistì: «Abbiamo avuto il supporto di tanti partiti e di tutti i cittadini del quartiere che ci hanno portato coperte, brandine, lasagne e ogni genere alimentare. Dopo l'accordo le cose sicuramente cambieranno in questo Istituto. Ora torno a fare il mio lavoro, il biologo marino ma so che c'è ancora molto da fare almeno però ora abbiamo una strada». Tanti i commenti. Per il segretario generale della FLC-Cgil Domenico Pantaleo «l'accordo va bene ma la vertenza continua»; il senatore del Pd Ignazio Marino sottolinea la necessità di sostenere la ricerca. Sostengono l'accordo i parlamentari del Partito Democratico Raffaella Mariani, Marianna Madia, Manuela Ghizzoni e Cesare Damiano secondo i quali ora vanno valorizzate le conoscenze mentre Maurizio Zipponi, Responsabile Welfare e Lavoro dell'Italia dei Valori, annuncia lotta per ottenere nuove garanzie. Nove i punti dell'accordo. Tra questi il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità» nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall' incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo«; l'impegno a »continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010«, fatte salve necessità relative ai progetti; l'impegno ad attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo; concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012.

LAVORO: ISPRA; C'È ACCORDO, PRECARI SCENDONO DA TETTO
INTESA MINISTERO-SINDACATI;PRESTIGIACOMO,DURA MA SODDISFATTI

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - Quasi due mesi sul tetto per non perdere il lavoro e ieri sera, dopo aver passato anche la notte di Natale al presidio a cielo aperto, è arrivata la notizia: siglata l'intesa tra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Questi ultimi hanno annunciato che nelle prossime ore, in seguito alla firma dell'intesa, verrà rimosso il presidio dei lavoratori che da quasi 2 mesi protestano sul tetto della sede dell'Istituto. Si tratta dei lavoratori precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Una decina è rimasta sul tetto dal 24 novembre scorso. Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: «Una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti». «È prevalsa - ha dichiarato Prestigiacomo - la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro Paese». Il ministro ha quindi riconosciuto l'impegno della gestione commissariale e delle rappresentanze sindacali. Per quanto riguarda il Protocollo d'intesa, sono nove i punti che compongono l'accordo. Tra questi il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità» nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo«; l'impegno a »continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010«, fatte salve necessità relative ai progetti; l'impegno ad attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo; concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012. A rischio, oltre i 200 lavoratori che avevano già terminato il rapporto con l'Ispra, erano altri 250 precari.

LAVORO:ISPRA;PRESTIGIACOMO,INTESA SOFFERTA MA SODDISFAZIONE

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - Un'intesa «difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in merito all'accordo sulla vertenza dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che ha visto per quasi due mesi i lavoratori precari protestare sul tetto dell'istituto a Roma. «È prevalsa - ha dichiarato Prestigiacomo - la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro paese». A siglare il protocollo d'intesa il ministero dell'ambiente, il commissario Ispra e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Questi ultimi hanno annunciato che nelle prossime ore, in seguito alla firma dell'intesa, verrà rimosso il presidio dei lavoratori che dal 24 novembre protestano sul tetto della sede dell'istituto. Nove i punti dell'accordo tra cui il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità» e nuovi bandi.

LAVORO:ISPRA; IDV, CI BATTEREMO PER ULTERIORI GARANZIE

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - «Quel poco raggiunto è tutto merito dei lavoratori, ma è poco e, quindi, deve essere intergrato con ulteriori garanzie». Lo afferma in una nota Maurizio Zipponi, Responsabile Welfare e Lavoro dell'Italia dei Valori, commentando l'intesa firmata fra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti sindacali dell'Ispra. «Questa vicenda ha dimostrato come, ancora una volta, il governo non investa nella ricerca e nei ricercatori, figure di altissima professionalità che sono state sistematicamente mortificate. L'esecutivo continua a non voler scommettere in settori fondamentali per il futuro del Paese quali quello della ricerca e della conoscenza». «L'Italia dei Valori - conclude - continuerà a battersi affinchè ai lavoratori dell'Ispra vengano date le giuste garanzie».

LAVORO: ISPRA; PD, OK ACCORDO MA ORA VALORIZZARE CONOSCENZE

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - «La decisione dei lavoratori di Ispra di scendere dal tetto dopo 2 mesi di mobilitazione è certamente una buona notizia, ma l'accordo raggiunto è solo l'inizio di un percorso». Lo affermano i parlamentari del Partito Democratico Raffaella Mariani, Marianna Madia, Manuela Ghizzoni e Cesare Damiano. «Ribadiamo - proseguono - la necessità di operare attivamente per la valorizzazione piena dell'agenzia, un fiore all'occhiello del sistema ambientale e della ricerca nel nostro Paese. Le risorse umane e il ruolo dell'Ispra servono a utilizzare al meglio conoscenze e capacità di controllo e di valutazione in un settore tanto delicato per la tutela e la qualità della vita dei cittadini e del nostro sistema ambientale. Nella fase nuova che si sta aprendo, questo ruolo non può essere ignorato da un governo che intenda prestare vera attenzione alle tematiche ambientali. Continueremo a vigilare per una piena e soddisfacente applicazione dell'accordo e perchè questo sia seguito da una reale valorizzazione dell'istituto e delle sue professionalità. Resta intatta la preoccupazione per la politica del governo, che, colpevolmente, riduce le risorse in favore della ricerca pubblica, scelta che si dimostra ancora più grave data una congiuntura economica che richiederebbe invece - concludono - ogni sforzo possibile e massicci investimenti per l'innovazione e per la società della conoscenza».

LAVORO: ISPRA; FERRERO, INSEGNA CHE LA LOTTA PAGA

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - Per Paolo Ferrero, portavoce della Federazione della Sinistra, «la positiva vicenda della conclusione dei lavoratori dell'Ispra e il rinnovo di tutti i loro contratti dimostra che la lotta paga». «È stata infatti la lunga azione di lotta dei lavoratori, che ha assunto anche forme simboliche altamente efficaci, a portare a casa il risultato, non certo il volere del governo. Questa lotta e il suo successo dimostrano che se si alza la testa e si protesta con vigore i licenziamenti vengono bloccati ma anche che bisogna chiedere a tutti i sindacati di iniziative piu» energiche e decise a difesa dell'occupazione e dei precari, unico modo che rende possibile, anzi obbligatorio l'intervento del governo - conclude - dove sono in gioco i posti di lavoro«.

LAVORO: ISPRA; MARINO, BENE SOLUZIONE, SOSTENERE LA RICERCA

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - «Ho passato con i ricercatori dell'Ispra Natale e Capodanno. Spero che davvero non ci sia più bisogno di tornare su quello o su altri tetti di istituti di ricerca, per difendere il lavoro dei nostri scienziati. In ogni caso io sarò sempre al loro fianco». Così il senatore del Pd Ignazio Marino commenta l'intesa siglata tra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti sindacali dei lavoratori dell'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale, per quasi due mesi impegnati in una protesta sul tetto della sede di Casalotti, a Roma. «Mi auguro - dice Marino - che la proposta del ministro Prestigiacomo soddisfi le esigenze di tutela dei posti di lavoro e mi aspetto che, oltre alla conservazione di questo straordinario patrimonio di esperienze, si lavori ad un serio piano di rilancio dell'Istituto». «Sembra questo - conclude Marino - un segnale di cambiamento di visione del governo della destra che finora, priva della lungimiranza necessaria nella gestione del futuro del Paese, ha sottratto risorse allo sviluppo e all'innovazione».

LAVORO: ISPRA; BIANCHI(PD), BENE ACCORDO, MA È SOLO INIZIO

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - «La sigla dell'accordo sulla vertenza dei precari Ispra è una buona notizia. È un risultato ottenuto soprattutto grazie alla tenacia dei lavoratori che si sono mobilitati in questi mesi», afferma Stella Bianchi, della segreteria nazionale del Pd, responsabile Ambiente. «Ma si tratta - aggiunge - solo dell'inizio di un percorso. È necessario far uscire definitivamente l'Ispra da una logica di precarietà e dare alla protezione ambientale e alla ricerca il ruolo centrale che deve avere in un Paese come il nostro. È giunta l'ora - conclude - che il governo e il ministero dell'Ambiente investano maggiori risorse e diano certezze e stabilità ai compiti dell'istituto, emanando finalmente quello statuto atteso da un anno e mezzo».

LAVORO:ISPRA; ZINGARETTI, SIA SIMBOLO PER CHI NON SI ARRENDE

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - «Credo che la vicenda dell'Ispra possa diventare un simbolo per chi non si arrende e per chi vuole difendere il diritto al lavoro e la valorizzazione delle eccellenze del nostro Paese». Lo ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Zingaretti si è detto «molto contento per il raggiungimento dell'accordo tra il Ministero dell'Ambiente e i lavoratori dell' Ispra. Per i ricercatori - ha sottolineato - si tratta di un risultato straordinario, che premia il loro impegno nel portare avanti una battaglia importante per il riconoscimento della loro professionalità». Il presidente della Provincia di Roma invita a non dimenticare «quei lavoratori che stanno portando avanti altre importanti rivendicazioni e che, in questo momento così delicato e così complesso, abbiamo il dovere di ascoltare, di non abbandonare per individuare una soluzione capace di salvare il nostro tessuto produttivo, e soprattutto di rilanciarlo su nuove basi».


21 gennaio 2010 - Omniroma

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - .... Conferenza stampa sulla vicenda Ispra organizzata da Rdb. Federazione nazionale Rdb, via dell'aeroporto 129 (ore 12).
....

ISPRA, PRECARI SCESI DA TETTO

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - Scesi dal tetto i precari dell'Ispra dopo 57 giorni di protesta nella sede dell'istituto a Casalotti. «Abbiamo deciso d'accordo con il sindacato Usi Rdb - spiga Michela Mannozzi, rappresentante dei precari - di togliere la riserva alla firma apposta sull'accordo raggiunto stanotte. Il protocollo per noi rappresenta la vittoria della battaglia, senza la protesta sul tetto ci sarebbe stato un massacro di precari come accaduto a giugno. Dobbiamo riconosce l'impegno significativo del ministro Prestigiacomo, cui va dato atto di aver 'addolcitò e ridimensionato il comportamento della struttura commissariale. Voglio specificare che il tetto è sì smobilitato, ma restiamo vigili perché il protocollo sottoscritto va poi attuato». I lavoratori hanno indetto per domani una conferenza stampa presso la Federazione Nazionale RdB. Prosegue Michela Mannozzi dell'Usi RdB, portavoce della lotta sul tetto: «L'assemblea - dichiara in una nota - ha dato un giudizio positivo sull'intesa, con cui abbiamo fatto un passo importante per bloccare il processo di smantellamento dell'ente che passava attraverso il licenziamento dei lavoratori precari. Ora i 230 precari in scadenza fra il 31 dicembre il 31 marzo sono tutti rinnovati e si è aperta una finestra per poter recuperare quelli già licenziati». «Inoltre - sottolinea Mannozzi - abbiamo posto delle basi per una prospettiva futura. Il patrimonio di professionalità rimane dentro l'ente, a disposizione chi verrà a guidarlo. Abbiamo impedito che i commissari facessero scelte strategiche per le quali non erano competenti e confidiamo che la futura dirigenza venga dal mondo scientifico ed abbia preparazione adeguata per valutare ricercatori che hanno competenze riconosciute all'estero». «L'accordo - aggiunge la portavoce - verrà comunque qualificato nella sua applicazione. Il Ministro Prestigiacomo sarà garante del percorso che si è aperto con la firma del protocollo. Noi intanto manteniamo lo stato di agitazione del personale, e riteniamo di esercitare un ruolo fondamentale nell'applicazione e nell'interpretazione del protocollo. Domani annunceremo i prossimi passi della battaglia».

ISPRA, GUIDONI (SEL): «ORA GOVERNO INVESTA SU RICERCA»

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «Ci sono voluti 59 giorni passati sulla terrazza dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, per arrivare ad un accordo che soddisfacesse le legittime richieste delle ricercatrici e dei ricercatori dell'Istituto. I ragazzi sono stati costretti ad allontanarsi dalle loro famiglie per rivendicare il loro sacrosanto diritto al lavoro per 2 mesi: una cosa che dovrebbe farci vergognare di fronte al mondo. Fortunatamente, è stato raggiunto un accordo positivo, che risponde alle esigenze dei lavoratori, ma è uno scandalo che questo governo pensi al processo breve piuttosto che a investire sul futuro, puntando sulla professionalità e la qualità dei nostri ragazzi. Mi auguro che ci sia un cambio di rotta del governo e che finalmente il governo italiano cerchi di invertire la rotta che ci vede fanalino di coda per quanto investe e per come tratta i nostri ricercatori». Lo dichiara in una nota Umberto Guidoni, responsabile Università e Ricerca di Sinistra Ecologia Libertà.

ISPRA, FEDERAZIONE SINISTRA: «LA LOTTA PAGA»

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «L'accordo firmato la notte scorsa sulla vertenza dei precari Ispra dimostra che la lotta paga. Nessuna intesa, infatti, sarebbe stata possibile senza la grande determinazione dei lavoratori in difesa della loro professionalità e del ruolo centrale dell'Istituto nella ricerca pubblica ambientale». Così in una nota Ivano Peduzzi, portavoce in Consiglio regionale della Federazione della Sinistra (Prc-Pdci, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà) e Claudio Fiorella, responsabile Lavoro Prc Lazio. «È grande la soddisfazione per questo accordo che apre una prospettiva di rilancio. Soprattutto - dicono Peduzzi e Fiorella - sono stati salvati i posti di lavoro. Adesso l'importante è dare esecuzione all'intesa. Ricordiamo che la fine dell'occupazione del tetto della sede di Casalotti non significa che la lotta si ferma: andrà avanti per vigilare sul rispetto del protocollo, quindi fino al completamento delle assunzioni e al superamento di tutte le forme di precariato. La Federazione della Sinistra - concludono - continuerà ad affiancare e sostenere i lavoratori».

ISPRA, MEI (PD): «SODDISFAZIONE PER SOLUZIONE POSITIVA»

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «Sono molto soddisfatto per la sottoscrizione del Protocollo d'intesa tra i lavoratori dell'Ispra ed il ministero dell'Ambiente. I precari hanno vinto una battaglia importante per la salvaguardia del posto di lavoro e della propria professionalità.» È quanto dichiara, in una nota, il vice-capogruppo del PD Mario Mei. «I lavoratori dell'Ispra - aggiunge Mei - hanno contribuito ad accrescere il patrimonio di conoscenze del nostro Paese in campo ambientale, ed il Governo avrebbe commesso un grande errore nell'ignorare questo valore aggiunto».

ISPRA, FILISIO (PD): BENE ACCORDO, MA VICENDA LASCIA SEGNO PROFONDO

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «La notizia del raggiungimento dell'accordo tra Ministero dell'Ambiente e precari dell'Ispra è motivo di grande soddisfazione perché risultato del coraggio e della determinazione dei lavoratori e della solidarietà dei cittadini che insieme ad enti locali come Provincia e Regione si sono loro stretti intorno nel nome della ricerca e della tutela dei diritti». È quanto dichiara, in una nota, il presidente della Commissione Ambiente della Provincia di Roma, Alberto Filisio (Pd). «In questi mesi - aggiunge - abbiamo voluto sostenere questa battaglia importante per preservare la professionalità dei ricercatori, il cui lavoro è strettamente legato alla qualità della vita di tutti e al futuro dell'ambiente. Anche se il protocollo è solo un primo ma importante passo la vicenda dell'Ispra lascia un profondo segno perché ribadisce come l'unione sia l'elemento chiave per dare forza vincente alle giuste rivendicazioni contro un governo miope nel privare la ricerca scientifica della sua linfa professionale ed economica».

ISPRA, SMERIGLIO: «POSITIVA RISOLUZIONE VICENDA»

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «La risoluzione positiva della vicenda Ispra, che vedeva i ricercatori protestare sui tetti della sede di Casalotti da quasi due mesi, è sicuramente una notizia molto positiva. Rimane il dato di fatto però, che ci deve far riflettere e costringere a non abbassare la guardia: una lotta estrema dei lavoratori, che hanno vissuto, dormito, lavorato per giorni su un tetto del loro luogo di lavoro e che hanno continuato a dimostrare grande senso di responsabilità durante tutto il periodo». Lo afferma in una nota Massimiliano Smeriglio, assessore al Lavoro e Formazione della Provincia di Roma. «L'accordo con il Ministero, i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali è solo una prima fase, importantissima, ma solo l'inizio di un percorso che deve portare alla stabilizzazione - aggiunge - La ricerca è motore fondamentale di un Paese; il mantenimento di un polo pubblico, la tutela e il potenziamento di quelle professionalità, competenze e esperienze che hanno fatto dell'Istituto un'eccellenza nelle tematiche ambientali, devono essere obiettivi prioritari per le istituzioni a tutti i livelli». «Proprio per questo, - conclude Smeriglio - anche grazie all'impegno in prima persona del Presidente Zingaretti, ci siamo impegnati fin da subito per sostenere la vertenza e difendere il ruolo strategico della ricerca nel nostro territorio».

ISPRA, PD: «BATTAGLIA DI TUTTI E VITTORIA SOLIDARIETÀ»

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «La notizia del protocollo siglato da ministero e precari Ispra, riempie di soddisfazione, perchè importante passo avanti. È una vittoria non soltanto per i lavoratori ma per l'intera ricerca italiana e il nostro territorio che vuole conservare le sue eccellenze». Lo dichiarano, in una nota, i consiglieri Paolo Masini, Marco Miccoli e Enzo Foschi, esponenti del Partito Democratico rispettivamente del Comune, della Provincia e della Regione Lazio, che aggiungono: «In questi mesi, enti locali come Provincia e Regione ma anche privati cittadini, si sono mobilitati e stretti accanto ai precari Ispra, non solo per tutelarne l'occupazione ma proteggere quel bene pubblico che la ricerca aiuta e difende: il nostro ambiente - proseguono - Per questo vogliamo ringraziare tutti i protagonisti di questa vicenda. Se un primo risultato è arrivato, sebbene dopo mesi di mobilitazioni e difficoltà, si deve infatti al grande livello di solidarietà, che unita all' attenzione mediatica ha fatto sì che la battaglia di alcuni divenisse una battaglia generale per far vincere i valori umani e tutelare un bene di tutti. Da parte nostra l'attenzione resterà vigile affinché l'accordo venga rispettato e la ricerca e i suoi protagonisti siano prioritari nell'agenda di un governo finora indifferente tanto alla crisi occupazionale quanto alle tematiche ambientali».

ISPRA, ZINGARETTI: «RISULTATO STRAORDINARIO PER LAVORATORI»

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «Sono molto contento per il raggiungimento dell'accordo tra il Ministero dell'Ambiente e i lavoratori dell'Ispra. Per i ricercatori si tratta di un risultato straordinario, che premia il loro impegno nel portare avanti una battaglia importante per il riconoscimento della loro professionalità. Credo che la vicenda dell'Ispra possa diventare un simbolo per chi non si arrende e per chi vuole difendere il diritto al lavoro e la valorizzazione delle eccellenze del nostro Paese. Non dimentichiamo, infine, quei lavoratori che stanno portando avanti altre importanti rivendicazioni e che, in questo momento così delicato e così complesso, abbiamo il dovere di ascoltare, di non abbandonare per individuare una soluzione capace di salvare il nostro tessuto produttivo, e soprattutto di rilanciarlo su nuove basi». È quanto dichiara, in una nota, il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

ISPRA, SENATORI PD:OK ACCORDO,ORA CERTEZZE PER ISTITUTO E LAVORATORI

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «Bene l'accordo ma ora si operi per dare certezza e continuità all'Ispra e a chi ci lavora». Così in una nota i senatori del Partito democratico Roberto Della Seta, Francesco Ferrante e Vincenzo Vita commentano il protocollo di intesa sulla vertenza dei precari Ispra siglato ieri tra il Ministero dell'Ambiente e le rappresentanze sindacali dell'Ispra. «L'accordo - spiegano i senatori - è un primo risultato della mobilitazione messa in atto dai lavoratori dell'istituto che da mesi si battono per difendere il loro lavoro e il futuro della ricerca ambientale in Italia. Grazie a questa prima intesa ora è possibile avviare una discussione di merito che porti rapidamente a scelte del Ministero e delle strutture direttive dell'Ispra capaci di assicurare stabilità, dignità a centinaia di ricercatori che devono essere sollevati dal continuo e ricorrente pericolo di perdere il posto di lavoro». «L'Italia - concludono i senatori Pd - ha bisogno nel campo della ricerca e protezione ambientale di una struttura pubblica solida e autorevole. Finora i lavoratori dell'Ispra si sono dimostrati più consapevoli del governo di questa necessità che è un interesse generale dell'intero Paese, l'auspicio dunque è che il loro impegno generoso contagi anche chi tiene le redini delle politiche ambientali».

ISPRA, TIBALDI: «DA MINISTERO PARZIALE RISPOSTA»

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «Il ministero dell'Ambiente ha finalmente dato una risposta, seppur parziale, alle ricercatrici e ai ricercatori ISPRA che da due mesi protestavano sui tetti dell'azienda in condizioni difficilissime». È quanto dichiara, in una nota, l'assessore regionale al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili Alessandra Tibaldi in merito all'accordo raggiunto al ministero dell'Ambiente sull'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. «Si tratta - conclude - di un primo riconoscimento dei diritti di questi lavoratori precari che portano avanti attività di ricerca di straordinaria importanza. Il nostro punto di vista, fin dal primo momento in cui abbiamo ascoltato le loro richieste, è stato quello di percorrere la strada verso la stabilizzazione lavorativa. Soltanto riconoscendo questo diritto la ricerca, nella nostra Regione e nel nostro Paese, sarà favorita e sostenuta come dovuto».

ISPRA, PEDICA (IDV): «PARZIALE SODDISFAZIONE PER INTESA»

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «Parziale soddisfazione per l'intesa firmata fra il Ministero dell'Ambiente e i rappresentanti sindacali dei lavoratori dell'Ispra, innanzitutto perché le garanzie contrattuali sono solo fino a dicembre prossimo, in secondo luogo perché per 200 lavoratori non c'è ancora certezza di reintegro, ed infine perché non posso esimermi dal pensare che per vedere riconosciuto il diritto fondamentale al lavoro non dovremmo essere costretti a passare due mesi, giorno e notte, sui tetti». Lo afferma in una nota il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica. «Il silenzio del Ministro Prestigiacomo è stato assordante per ben 58 giorni - continua Pedica - e se non fosse stato per il coraggio dei precari, per l'attenzione dei media e anche per il mio intervento del 31 dicembre, quando chiamando direttamente il Ministro Brunetta dal tetto dell'Istituto si è sbloccata l'indifferenza del governo, questo risultato non sarebbe arrivato. Per questo l'Italia dei Valori continuerà a vigilare attentamente sull'applicazione concreta dell'intesa e sul futuro dei ricercatori, anche se oggi possiamo scendere da quel tetto con la soddisfazione di una prima vittoria che la società civile si è presa nei confronti di un governo che troppo spesso taglia risorse fondamentali per i lavoratori, la ricerca pubblica e l'ambiente».


21 gennaio 2010 - Asca

PROTEZIONE CIVILE: RDB, S.P.A. LA TRASFORMA IN COLOSSALE BUSINESS

(ASCA) - Roma, 21 gen - La Protezione civile s.p.a.? Un ''business miliardiario'' e una ''concezione sbagliata della difesa del territorio''. A lanciare ancora dure critiche al progetto di trasformazione della Protezione civile italiana e a non lesinare critiche al suo capo, Guido Bertolaso, definito ''il capo assoluto degli italiani'', sono i sindacati di base dei Vigili del Fuoco che stamane a Roma hanno presentato un libro-inchiesta del giornalista Manuele Bonaccorsi dal significativo titolo: ''Potere assoluto - La Protezione civile ai tempi di Bertolaso'', per i tipi delle Edizioni Alegre. Un libro nel quale l'autore definisce Bertolaso il ''Re Sole dell'intervento pubblico'' e ricostruisce gli ultimi fatti legati alla Protezione civile affermando che questa ormai ''non si occupa soltanto di soccorsi in caso di calamita' naturali ma decide la ricostruzione delle citta' disastrate, coordina gli appalti pubblici, amministra risorse finanziarie di proporzioni rilevanti''. Una macchina con pochi intralci che ''gestisce grandi eventi, manifestazioni sportive, meeting religiosi. Utilizza l'emergenza per governare il territorio. Ma non fa prevenzione, come dimostra il caso de L'Aquila e quello di Messina''. Insomma, in un paese delle emergenze continue come il nostro, una organizzazione a cui non manchera' mai il lavoro e soprattutto un ''business milionario''. ''Tutte cose - ha sottolineato Paola Palmieri, della Federazione nazionale dei sindacati di base RdB - da noi puntualmente denunciate da mesi e che hanno trovato stranissimi e intricati intrecci trasversali che hanno portato al risultato della S.p.a. Tutto nasce nel 2004 quando il Corpo dei Vigili del fuoco e' stato spostato nel cosiddetto 'Comparto sicurezza' alle dirette dipendenze dei Prefetti e cioe' del potere politico. La concezione che questo governo ha dell'importante settore della difesa del territorio la sta dimostrando con i suoi ultimi provvedimenti ma una sperimentazione importante c'e' stata a partire dal G8 di Genova quando, denunciammo che alcuni mezzi del Vigili del fuoco furono riverniciati e usati per l'ordine publico''. Altro esempio negativo della nuova gestione della Protezione civile e' venuto, secondo i sindacati di base, anche nell'ultimo terremoto in Abruzzo. ''Basti dire - ha denunciato Antonio Jatano, della RdB Vigili del Fuoco - che a otto mesi dal sisma il centro storico dell'Aquila e' ancora deserto e impraticabile. Tornando all'aprile scorso, poi, nessuno ha sottolineato abbastanza che lo svuotamento della Protezione civile si e' toccato con mano subito dopo il sisma, con l'allertamento che non ha funzionato cosi' come e' stato disastroso l'avvio dei soccorsi. Ricordo che le nostre colonne mobili, subito partite per l'Abruzzo, anche per la mancanza di manutenzione, sono state falcidiate bloccandosi per la meta' sull'autostrada e l'intera macchina della Protezione civile non ha, di fatto, funzionato nei primi tre giorni dal sisma''.

ISPRA: ACCORDO RAGGIUNTO,
PRECARI SCENDONO DAL TETTO DOPO 50 GIORNI

(ASCA) - Roma, 21 gen - Stanno finalmente scendendo dal tetto, dopo 50 giorni di proteste e anche le feste passate al freddo, i lavoratori precari dell'Ispra, ricevuta la notizia dell'intesa fra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. L'accordo prevede, fra l'altro, il rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuita' nell'ambito della disponibilita' economica'' e l'impegno a ''continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010''. ''Una intesa difficile e sofferta'' per il ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo, ma ''un risultato di cui possiamo essere soddisfatti''.

RICERCA: ZINGARETTI, RISULTATO STRAORDINARIO PER LAVORATORI ISPRA

(ASCA) - Roma, 21 gen - ''Sono molto contento per il raggiungimento dell'accordo tra il Ministero dell'Ambiente e i lavoratori dell'Ispra. Per i ricercatori si tratta di un risultato straordinario, che premia il loro impegno nel portare avanti una battaglia importante per il riconoscimento della loro professionalita'''. E' quanto dichiara il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. ''Credo che la vicenda dell'Ispra - prosegue Zingaretti - possa diventare un simbolo per chi non si arrende e per chi vuole difendere il diritto al lavoro e la valorizzazione delle eccellenze del nostro Paese. Non dimentichiamo - conclude Zingaretti - quei lavoratori che stanno portando avanti altre importanti rivendicazioni e che, in questo momento cosi' delicato e cosi' complesso, abbiamo il dovere di ascoltare, di non abbandonare per individuare una soluzione capace di salvare il nostro tessuto produttivo, e soprattutto di rilanciarlo su nuove basi''.

ISPRA: GENTILI (PD), ACCORDO E' PASSO AVANTI, ORA VIGILARE SU IMPEGNI

(ASCA) - Roma, 21 gen - ''Dopo circa sessanta giorni di protesta democratica e di pesanti sacrifici, per i ricercatori dell'Ispra si apre una concreta possibilita' di difesa del posto di lavoro. L'accordo delineatosi e' certamente un passo in avanti. Ai ricercatori dell'Ispra e alle loro organizzazioni sindacali deve andare un ringraziamento da parte di tutte le forze democratiche, perche' con la loro battaglia hanno portato alla luce lo stato di precarieta' e di abbandono in cui versano in Italia le strutture e gli istituti della ricerca. E in particolare quelli ambientali''. Lo dichiara Sergio Gentili, della Direzione nazionale del Pd. ''Essere riusciti a sventare il tracollo dell'occupazione all'Ispra - prosegue - significa anche aver conquistato maggiori spazi per riaprire la discussione sul sistema della ricerca e dei controlli ambientali in Italia''. ''Alla solidarieta' che e' stata forte e convinta - avverte - si dovra' ora affiancare la vigilanza per far rispettare gli accordi e l'impegno a realizzare una vera e seria riforma del sistema della ricerca e dei controlli ambientali''.


21 gennaio 2010 - Dire

Accordo Ispra, giù dal tetto: rinnovo di contratti e collaborazioni
Intesa raggiunta al ministero dell'Ambiente. La soddisfazione di Prestigiacomo. Attivazione bandi di ricerca e miglioramento delle condizioni di lavoro. Dopo due mesi, stop alla protesta

ROMA - Alla fine l'accordo è arrivato. Dopo una lunga giornata di trattative, intorno alle 23 di ieri è stato siglato al ministero dell'Ambiente un protocollo di intesa sulla vertenza dei precari Ispra (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale). A siglare l'accordo sono stati il ministero dell'Ambiente, il commissario Ispra e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Questi ultimi hanno annunciato che nelle prossime ore, in seguito alla firma dell'intesa, verrà rimosso il presidio dei lavoratori che da quasi due mesi protestano sul tetto della sede dell'Istituto a Roma, in via Casalotti. "Soddisfazione" per il positivo esito della trattativa è stato espresso dal ministro Prestigiacomo. "E' prevalsa- ha dichiarato il ministro- la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro paese. Do atto alla gestione commissariale ed alle rappresentanze sindacali di essersi adoperati con il massimo impegno per raggiungere una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti".
I PUNTI DELL'ACCORDO - Ma quali sono i punti previsti dal protocollo d'intesa approvato dalle parti e dai sindacati? Innanzitutto si fa specifico riferimento a misure in materia di assunzione e mantenimento in servizio del personale con contratto di lavoro flessibile, da attuare in questo anno fermo restando il rispetto della soglia massima dei tetti di spesa stabiliti dall'art.1, comma 643, della legge 27 dicembre 2006, n 296 come richiamato dall'art. 66, comma 14, del d.l. 112/2008, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.133 e s.m.i.
In particolare, l'accordo prevede:
- il rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità, e per il tempo consentito dall'art. 24 del Ccnl Epr, nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo;
- l'impegno a continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca, attivi al 31 dicembre 2009, fino al 31 dicembre 2010, fatte salve le necessità legate a specifiche esigenze delle connesse attività progettuali che saranno di volta in volta verificate, a valersi su fondi esterni e, salvo capienza, sui fondi istituzionali di cui all'art.1, comma 187, della legge 29 dicembre 2005, n.266, e successive modificazioni, anche su progetti diversi o su diverse linee di attività purché afferenti a mansioni equivalenti;
- l'impegno ad attivare, sulla base delle esigenze dell'Istituto, ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati successivamente alla data di sottoscrizione del presente protocollo, nel quale valorizzare le esperienze professionali maturate presso l'Ispra o amministrazioni confluite a valersi su fondi esterni e, salvo capienza, sui fondi istituzionali di cui all'art.1, comma 187, della legge 29 dicembre 2005, n.266;
- oltre che al fine di soddisfare il fabbisogno dell'ente, le previsioni di cui ai precedenti punti consentiranno al personale interessato di maturare ulteriori esperienze da valorizzare nell'ambito dei concorsi pubblici, a tempo indeterminato e a tempo determinato, che saranno banditi nel triennio 2010-2012. Nell'ambito dei predetti concorsi saranno valorizzate le esperienze professionali maturate presso Ispra o amministrazioni confluite, nonché eventuali previsioni di riserva di posti nei limiti consentiti dalla legislazione vigente;
- il rispetto delle linee assunzionali richiamate dal sottosegretario di Stato, Roberto Menia, presso la Camera dei Deputati in occasione del suo intervento del 10 dicembre 2009, in osservanza dei principi di massima occupazione entro i tetti di spesa di cui in premessa, tenuto conto anche delle economie derivanti dal turn over, e di utilizzazione delle graduatorie di idoneità, scaturite dai concorsi a tempo indeterminato in corso di svolgimento, sia per l'assunzione a tempo indeterminato nell'ambito della programmazione dei fabbisogni sia per le assunzioni a tempo determinato necessarie a far fronte alle necessità contingenti dell'istituto (attività progettuali ed esigenze temporanee).
- fermo restando il completamento del programma di assunzioni già avviato ai sensi dell'art.3, comma 1, del decreto legge 30 dicembre 2008, n.208 convertito dalla legge 27 febbraio 2009, n.13, e s.m.i., l'attivazione di un aggiornamento, sentite le organizzazioni sindacali, da avviare entro marzo 2010 del documento di programmazione triennale delle assunzioni, a tempo indeterminato e a tempo determinato, sulla base della pianificazione delle linee di attività poste a fondamento della nuova pianta organica dell'Istituto come definita nello Statuto, da concludere entro trenta giorni dall'approvazione dello Statuto dell'Ispra;
- l'impegno a individuare entro due mesi dalla sottoscrizione del presente protocollo le professionalità e le linee di attività non presidiate dai concorsi già attivati al fine di bandire appositi concorsi a tempo determinato per i corrispondenti profili professionali. Nell'ambito dei predetti concorsi saranno valorizzate le esperienze professionali maturate presso Ispra o amministrazioni confluite, nonché eventuali previsioni di riserva di posti nei limiti consentiti dalla legislazione vigente;
- l'impegno a verificare le condizioni delle diverse sedi Ispra al fine di migliorare le condizioni di lavoro;
- la previsione di incontri periodici con la componente ministeriale per il monitoraggio dell'attuazione del presente protocollo nonché sulle tematiche di maggiore rilievo dell'Ispra, con le organizzazioni sindacali firmatarie del presente protocollo.

Ricerca. Ispra, i precari: "Per noi l'accordo è un punto partenza"

Roma - "Siamo scesi dal tetto con la consapevolezza che quello di oggi e' un punto di partenza importante per noi, un punto che vede accettate con chiarezza solo alcune delle nostre richieste". Cinquantanove giorni dopo essere saliti sui tetti della sede di via Casalotti a Roma, i precari dell'Ispra fanno il percorso inverso: a questo e' servito l'accordo raggiunto solo ieri in tarda serata tra i vertici dell'Istituto di ricerca ambientale, il ministero dell'Ambiente e le organizzazioni sindacali. Un accordo che "prevede in sostanza il rinnovo del contratto per parte del personale- spiega all'agenzia Dire uno dei portavoce dei precari, il biologo marino Massimiliano Bottaro- Questo e' sicuramente fondamentale in un momento di crisi: il ministro Prestigiacomo e i rappresentanti dell'istituto si sono impegnati a far fronte anche ad altre nostre richieste tramite questo protocollo d'intesa". Su cui poco fa l'assemblea dei lavoratori ha dato il proprio parere positivo dopo alcune ore di riunione che hanno interessato l'intera mattinata. Ma non e' finita qui. "Noi vigileremo con estrema cura per il rispetto del protocollo che deve far fronte alle nostre esigenze, basilari per quel che riguarda i posti di lavoro ma anche per il rilancio dell'istituto: ci aspettiamo- aggiunge Bottaro- che non solo da parte nostra ma pure dai sindacati, dalle forze politiche e dal ministero ci sia la volonta' di farsi garante per il mantenimento della parola data". Il presidio e' stato portato avanti da circa 50-60 lavoratori che in queste settimane si sono dati il cambio in rappresentanza di 400 lavoratori che vedevano a rischio il proprio lavoro. La 'calata' dai tetti, dopo praticamente due mesi fatti di proteste e notti passate al freddo, comprese quelle di Natale e Capodanno e di tutto il periodo festivo, e' quindi solo il primo passo per rispondere all'accordo. Anche se resta l'amarezza. "Ci addolora che siano stati necessari 59 giorni di protesta sui tetti per arrivare a un punto di partenza- sottolinea Bottaro- C'e' amarezza per questo ma alla fine e' venuta fuori la nostra determinazione a non mollare e a restare uniti per raggiungere un obiettivo che va al di la' della conservazione del nostro posto di lavoro, pur importantissimo. Noi vogliamo che venga estirpato il precariato dal settore della ricerca, perche' non permette di lavorare in modo serio". Alla fine, pero', per i precari resta comunque "una parziale soddisfazione". E proprio questo ha permesso di dare "un segno preciso- spiega Bottaro- della nostra volonta' di trattare su temi concreti come quelli del protocollo, verso cui agiremo con grande determinazione per far si', come ha detto lo stesso ministro, che le nostre competenze non vengano disperse e si possa rilanciare in pieno l'Istituto. Certo, sarebbe stato meglio un ottenimento certo delle nostre richieste: alcune infatti sono chiare, altre sono interpretabili. Ma questo- ripete in conclusione Bottaro- e' solo il primo passo che pone l'amministrazione dell'Ispra e il ministero dell'Ambiente nell'ottica di agire in modo concreto".

Ricerca, Realacci (Pd): "Ok intesa Ispra, ma più dignità al settore"

Roma - "L'accordo raggiunto per i precari dell'Ispra e' sicuramente un fatto positivo. Ma e' solo l'inizio di un processo che deve portare piu' certezze, risorse e dignita' alla ricerca scientifica in Italia": lo afferma Ermete Realacci (Pd), commentando l'accordo raggiunto fra il Governo e i ricercatori dell'Ispra che da mesi protestano per il rinnovo del contratto. "Quello dei ricercatori dell'Ispra non e' un caso isolato- avverte pero' Realacci- l'Italia deve puntare, per guardare al futuro, ad una ricerca in campo ambientale e scientifico all'altezza di un grande paese civile". E questo si ottiene "solo investendo risorse, dando certezze ai ricercatori, valorizzando le tante eccellenze che operano nel nostro paese", conclude il democratico.

Ricerca. Ispra, Gentili (Pd): "Passo avanti, vigilare sugli impegni"

Roma - "Dopo circa sessanta giorni di protesta democratica e di pesanti sacrifici, per i ricercatori dell'Ispra si apre una concreta possibilita' di difesa del posto di lavoro. L'accordo delineatosi e' certamente un passo in avanti. Ai ricercatori dell'Ispra e alle loro organizzazioni sindacali deve andare un ringraziamento da parte di tutte le forze democratiche, perche' con la loro battaglia hanno portato alla luce lo stato di precarieta' e di abbandono in cui versano in Italia le strutture e gli istituti della ricerca. E in particolare quelli ambientali". Lo dichiara Sergio Gentili, della Direzione nazionale del Pd. "Essere riusciti a sventare il tracollo dell'occupazione all'Ispra significa anche aver conquistato maggiori spazi per riaprire la discussione sul sistema della ricerca e dei controlli ambientali in Italia- aggiunge Gentili- il centro destra dopo un anno di intollerabile disinteresse dovra' tornare ora a discutere con le forze sociali e sindacali e con il Parlamento sulla funzione e sul ruolo da assegnare all'Ispra, superando cosi' quelle incertezze e quei vuoti nella missione dell'ente che sono state alla base di assurde ipotesi di tagli occupazionali, sottovalutazioni, confusione, disfunzioni e ritardi organizzativi". Alla solidarieta' "che e' stata forte e convinta- conclude il democratico- si dovra' ora affiancare la vigilanza per far rispettare gli accordi e l'impegno a realizzare una vera e seria riforma del sistema della ricerca e dei controlli ambientali".


21 gennaio 2010 - Apcom

Ispra/ Raggiunto ieri sera accordo su vertenza precari
Prestigiacomo: Soddisfazione per intesa. Presidio verrà rimosso

(Apcom) Accordo raggiunto sulla vertenza dei precari Ispra, l'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale. Ieri sera alle 23 è stato siglato presso il Ministero dell'Ambiente un protocollo di intesa dal ministero dell'Ambiente, dal Commissario Ispra e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Questi ultimi hanno annunciato che nelle prossime ore, in seguito alla firma dell'intesa, verrà rimosso il presidio dei lavoratori che da quasi 2 mesi protestano sul tetto della sede dell'Istituto. "Soddisfazione" per il positivo esito della trattativa è stato espresso dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. "E' prevalsa - ha dichiarato il Ministro - la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro paese. Do atto alla gestione commissariale ed alle rappresentanze sindacali - ha detto - di essersi adoperati con il massimo impegno per raggiungere una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti".


21 gennaio 2010 - Agi

PROTEZIONE CIVILE: RDB VV. FF, LA SPA UNO STRUMENTO INUTILE

(AGI) - Roma, 21 gen. - "La Protezione Civile Spa rischia di diventare uno strumento inutile, uno strumento che non serve a niente tanto meno alle emergenze". E' l'accusa lanciata questa mattina da Antonio Jiritano, rappresentante della Rdb dei Vigili del Fuoco, a margine della presentazione del libro 'Potere assoluto, la Protezione Civile ai tempi di Bertolaso', di Manuele Bonaccorsi. "La Protezione Civile - ha detto ancora Jiritano delle rappresentanze sindacali di base - senza il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e' svuotata del suo spirito. Gli effetti li abbiamo gia' avuti il 6 aprile scorso con il terremoto in Abruzzo dove i primi tre giorni la macchina della Protezione Civile e' stata inesistente". "Con la Protezione Civile Spa - ha detto Paolo Palmieri, della Federazione nazionale Rdb - viene fuori cio' che il Governo ha in mente da anni per la gestione del territorio e il soccorso. La Protezione Civile Spa gestira' un fiume di denaro che potra' essere speso senza controllo con potere assoluto di Bertolaso. Tutto questo parte da lontano, gia' dal 2004 quando i Vigili del Fuoco sono stati spostati nel comparto sicurezza. E' passato da un servizio al cittadino a un servizio per l'ordine pubblico".


21 gennaio 2010 - Radio Città Aperta

La lotta paga: dopo 2 mesi sul tetto dell’Ispra tutti salvi i lavoratori.
‘Scendiamo dal tetto ma la lotta continua’
di Marco Santopadre

Roma - Sono scesi finalmente dal tetto i precari dell'Ispra. Ieri in tarda serata è arrivata la notizia che al ministero dell'Ambiente è stata siglata un'intesa con i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Usi-Rdb. I punti che compongono l'accordo sono nove: il più importante di tutti è il rinnovo dei contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità e quindi dovrebbero essere salve anche le oltre 200 collaborazioni coordinate e continuative fino al 31 dicembre 2010. Previsto inoltre l'impegno ministeriale ad «attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo». Si prevedono «concorsi pubblici per posizioni a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012». Sul tetto dell'Istituto ci sono rimasti per 57 giorni, e notti, ma adesso sembra che la fatica fatta e subita abbia prodotto un primo risultato. Dopo la vittoria dei lavoratori dell'Innse, nell’agosto dell’anno scorso a Milano, un altro risultato positivo che dimostra che la mobilitazione può servire a difendere il lavoro e i diritti dei lavoratori. La lotta paga e non si ferma: questo in sintesi il risultato dell'assemblea dei lavoratori dell'ISPRA organizzata questa mattina sul tetto dell’ente di Via di Casalotti 300 dall'Usi/RdB per discutere l'accordo siglato nella tarda serata di ieri con il Ministero dell'Ambiente. Intorno alle 13, dopo un’assemblea durata circa 3 ore, i lavoratori hanno deciso di scendere dal tetto, dove hanno dovuto trascorrere quasi due mesi prima che le autorità competenti si degnassero di prendere in considerazione la loro situazione, ed hanno indetto per domani, venerdì 22 gennaio, una conferenza stampa presso la Federazione Nazionale RdB in cui illustreranno le loro valutazioni ed annunceranno le prossime tappe della battaglia in difesa della Ricerca Pubblica che, nonostante la fine della protesta sul tetto, continua sotto altre forme. Ha raccontato questa mattina ai microfoni di Radio Città Aperta Michela Mannozzi, dell'Usi RdB e una delle portavoce della lotta sul tetto: "L'assemblea ha dato un giudizio positivo sull'intesa, con cui abbiamo fatto un passo importante per bloccare il processo di smantellamento dell'ente che passava attraverso il licenziamento dei lavoratori precari. Ora i 230 precari in scadenza fra il 31 dicembre il 31 marzo sono tutti rinnovati e si è aperta una finestra per poter recuperare quelli già licenziati". "Inoltre - sottolinea Mannozzi - abbiamo posto delle basi per una prospettiva futura. Il patrimonio di professionalità rimane dentro l'ente, a disposizione chi verrà a guidarlo. Abbiamo impedito che i commissari facessero scelte strategiche per le quali non erano competenti e confidiamo che la futura dirigenza venga dal mondo scientifico ed abbia preparazione adeguata per valutare ricercatori che hanno competenze riconosciute all'estero". "L'accordo – ha aggiunto la portavoce - verrà comunque qualificato nella sua applicazione. Il Ministro Prestigiacomo sarà garante del percorso che si è aperto con la firma del protocollo. Noi intanto manteniamo lo stato di agitazione del personale, e riteniamo di esercitare un ruolo fondamentale nell'applicazione e nell'interpretazione del protocollo. Domani - conclude Mannozzi - annunceremo i prossimi passi della battaglia".


21 gennaio 2010 - Green Report

Una vittoria dei lavoratori della ricerca italiana
Ispra: i precari strappano l’accordo e scendono dal tetto dopo 59 giorni

ROMA - I precari dell'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) lo hanno annunciato su internet e sui Facebook: «WebCam Broadcaster precari Ispra: interrompiamo le trasmissioni e scendiamo dal tetto! Grazie a tutti per il sostegno!». Hanno smontato le tende e messo fine all'occupazione del tetto dell'Istituto superiore per la ricerca ambientale. «Dopo 59 giorni di lotta abbiamo ottenuto un protocollo di intesa con il Ministero - dicono - ora lo nostra lotta consiste nel farlo rispettare!». Ieri notte alle 23 è stato siglato al ministero dell'ambiente un protocollo di intesa sulla vertenza dei precari Ispra. Hanno firmato il Commissario Ispra e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. I sindacalisti hanno poi annunciato che in seguito alla firma dell'intesa si sarebbe proceduto a rimuovere il presidio dei lavoratori che da quasi 2 mesi protestavano sul tetto della sede dell'Istituto. Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha espresso «Soddisfazione per il positivo esito della trattativa. E' prevalsa la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro paese. Do atto alla gestione commissariale ed alle rappresentanze sindacali di essersi adoperati con il massimo impegno per raggiungere una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti». La battaglia dei precari Ispra per la dignità del lavoro e della ricerca italiana ha pagato e greenreport.it è orgogliosa di aver dato anche un minimo contributo, accompagnandola e sostenendola dalle nostre pagine elettroniche.
Ecco il testo del protocollo d'intesa:
Il giorno 20 gennaio 2010, i rappresentanti del Ministero dell'ambiente, dell'Ispra e delle OO.SS. riuniti presso il tavolo tecnico istituito dal Sig. Ministro in data 4 gennaio 2010, a seguito delle riunioni tenutesi l'11 e il 20 gennaio anche alla presenza dei rappresentanti del Dipartimento della funzione pubblica, convengono sull'attuazione, nel corso del corrente anno, delle seguenti misure in materia di assunzione e mantenimento in servizio del personale con contratto di lavoro flessibile, fermo restando il rispetto della soglia massima dei tetti di spesa stabiliti dall'art.1, comma 643, della legge 27 dicembre 2006, n 296 come richiamato dall'art. 66, comma 14, del d.l. 112/2008, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.133 e s.m.i.:
- rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità - e per il tempo consentito dall'art. 24 del CCNL EPR - nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo;
- impegno a continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca, attivi al 31 dicembre 2009, fino al 31 dicembre 2010, fatte salve le necessità legate a specifiche esigenze delle connesse attività progettuali che saranno di volta in volta verificate, a valersi su fondi esterni e, salvo capienza, sui fondi istituzionali di cui all'art.1, comma 187, della legge 29 dicembre 2005, n.266, e successive modificazioni, anche su progetti diversi o su diverse linee di attività purché afferenti a mansioni equivalenti;
- impegno ad attivare, sulla base delle esigenze dell'Istituto, ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati successivamente alla data di sottoscrizione del presente protocollo, nel quale valorizzare le esperienze professionali maturate presso l'Ispra o amministrazioni confluite a valersi su fondi esterni e, salvo capienza, sui fondi istituzionali di cui all'art.1, comma 187, della legge 29 dicembre 2005, n.266;
- oltre che al fine di soddisfare il fabbisogno dell'ente, le previsioni di cui ai precedenti punti consentiranno al personale interessato di maturare ulteriori esperienze da valorizzare nell'ambito dei concorsi pubblici - a tempo indeterminato e a tempo determinato - che saranno banditi nel triennio 2010-2012. Nell'ambito dei predetti concorsi saranno valorizzate le esperienze professionali maturate presso Ispra o amministrazioni confluite, nonché eventuali previsioni di riserva di posti nei limiti consentiti dalla legislazione vigente;
- rispetto delle linee assunzionali richiamate dal Sottosegretario di Stato, on. le Roberto Menia, presso la Camera dei Deputati in occasione del suo intervento del 10 dicembre 2009, in osservanza dei seguenti principi:
- massima occupazione entro i tetti di spesa di cui in premessa, tenuto conto anche delle economie derivanti dal turn over; utilizzazione delle graduatorie di idoneità, scaturite dai concorsi a tempo indeterminato in corso di svolgimento, sia per l'assunzione a tempo indeterminato nell'ambito della programmazione dei fabbisogni sia per le assunzioni a tempo determinato necessarie a far fronte alle necessità contingenti dell'Istituto (attività progettuali ed esigenze temporanee);
- fermo restando il completamento del programma di assunzioni già avviato ai sensi dell'art.3, comma 1, del decreto legge 30 dicembre 2008, n.208 convertito dalla legge 27 febbraio 2009, n.13, e s.m.i., attivazione di un aggiornamento - sentite le OO.SS da avviare entro marzo 2010 del documento di programmazione triennale delle assunzioni, a tempo indeterminato e a tempo determinato, sulla base della pianificazione delle linee di attività poste a fondamento della nuova pianta organica dell'Istituto come definita nello Statuto, da concludere entro trenta giorni dall'approvazione dello Statuto dell'Ispra;
- impegno a individuare entro due mesi dalla sottoscrizione del presente protocollo le professionalità e le linee di attività non presidiate dai concorsi già attivati al fine di bandire appositi concorsi a tempo determinato per i corrispondenti profili professionali. Nell'ambito dei predetti concorsi saranno valorizzate le esperienze professionali maturate presso Ispra o amministrazioni confluite, nonché eventuali previsioni di riserva di posti nei limiti consentiti dalla legislazione vigente;
- impegno a verificare le condizioni delle diverse sedi Ispra al fine di migliorare le condizioni di lavoro;
- previsione di incontri periodici con la componente ministeriale per il monitoraggio dell'attuazione del presente protocollo nonché sulle tematiche di maggiore rilievo dell'Ispra, con le organizzazioni sindacali firmatarie del presente protocollo.


21 gennaio 2010 - Carta

Ispra, accordo raggiunto. I precari scendono dal tetto

Sono rimasti 57 giorni sul tetto della loro sede di Casalotti, ma adesso i precari dell’Ispra [Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale] si apprestano a scendere. Questa notte è stata siglata l’intesa tra il ministero dell’Ambiente e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Appena le carte saranno firmate dal ministro Prestigiacomo, assicurano i lavoratori, si terrà un’assemblea [sul tetto] e si deciderà se il protocollo soddisfa davvero le esigenze di tutela dei posti di lavoro. Il gruppo, composto a fasi alterne da 10-20 ricercatori, era salito sul tetto dal 24 novembre scorso. Sono nove i punti che compongono l’accordo. Tra questi il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità» nell’ambito della disponibilità economica, motivato «dall’incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo». E qui si gioca il punto più critico, perché nei giorni scorsi era circolata voce che – in base alla normativa vigente – non sarebbe stato possibile «stabilizzare» i 430 ricercatori a contratto a tempo determinato che rischiano il mancato rinnovo. A rischio, oltre i 200 lavoratori che avevano già terminato il rapporto con l’Ispra, ci sono infatti altri 230 precari. Nella bozza ci sarebbe poi l’impegno a «continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010», fatte salve necessità relative ai progetti. Si cita inoltre l’impegno ministeriale ad «attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell’accordo». Si prevedono «concorsi pubblici per posizioni a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012».


21 gennaio 2010 - Articolo 21

Ispra: " Vigileremo affinchè l'accordo venga rispettato"

Dopo un lungo braccio di ferro, durato ben 57 giorni, tra i lavoratori dell'Ispra e il Ministero dell'Ambiente finalmente la firma di un protocollo d'intesa che da garanzie ai precari a rischio licenziamento. Ora si può scendere dal tetto e i primi commenti sono quelli di chi dopo una lunga battaglia può finalmente tirare un sospiro di sollievo ma continuando a rimanere vigile. " Bilancio sull'accordo soddisfacente, ci sono le condizioni per scendere... ma noi vigileremo perchè l'accordo venga rispettato, continueremo a portare avanti le nostre richieste e chiediamo al Ministro dell'ambiente di vigilare affinchè il protocollo venga rispettato e vengano nominati vertici che siano esperti in materia ambientale..." Così Emma Persia, coordinatrice dell'Usi RdB Ricerca all'Ispra, ai microfoni di Italia Radioweb.


21 gennaio 2010 - Sky Tg24

Ispra, i precari giù dal tetto: hanno vinto loro
Siglata l'intesa tra il ministro dell'Ambiente e i rappresentanti dei sindacati: tutti i contratti a tempo determinato saranno rinnovati. I ricercatori hanno passato quasi due mesi sul tetto dell'istituto per non perdere il lavoro

Roma - Quasi due mesi sul tetto per non perdere il lavoro e ieri sera, dopo aver passato anche la notte di Natale al presidio a cielo aperto, è arrivata la notizia: siglata l'intesa tra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Questi ultimi hanno annunciato che nelle prossime ore, in seguito alla firma dell'intesa, verrà rimosso il presidio dei lavoratori che da quasi 2 mesi protestano sul tetto della sede dell'Istituto. Si tratta dei lavoratori precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Una decina è rimasta sul tetto dal 24 novembre scorso. Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: "Una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti". "E' prevalsa - ha dichiarato Prestigiacomo - la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro Paese". Il ministro ha quindi riconosciuto l'impegno della gestione commissariale e delle rappresentanze sindacali. Per quanto riguarda il Protocollo d'intesa, sono nove i punti che compongono l'accordo. Tra questi il "rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità" nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo"; l'impegno a "continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010", fatte salve necessità relative ai progetti; l'impegno ad attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo; concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012. A rischio, oltre i 200 lavoratori che avevano già terminato il rapporto con l'Ispra, erano altri 250 precari.


21 gennaio 2010 - Julie news

Ispra: firmato il contratto, i precari scendono dal tetto
di Antonio Rispoli

ROMA - Ci sono voluti due mesi di protesta, ma i precari dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ce l'hanno fatta. Infatti ieri i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb hanno firmato il contratto al Ministero dell'Ambiente. Questo ha permesso ai precari di rinunciare alla postazione creata in cima all'edificio, dove erano presenti sempre una decina di persone che si davano il cambio e mantenevano un presidio attivo. Un presidio anche abbastanza organizzato, con brandine, tende ecc., sin dal 24 novembre scorso.
L'accordo prevede quindi che i contratti a tempo determinato vengano prolungati fino al 31 dicembre 2010. Soluzione del problema? Manco per sogno, ovviamente. Si tratta solo di rimandare il problema. Perchè l'incertezza dei 200 precari dell'Ispra tornerà a fine 2010, insieme all'incertezza di altri 250 tecnici a cui scadrà il contratto naturalmente a fine 2010. E quindi in quel momento avremo non più 200, ma 450 persone in piazza a protestare perchè si trovano senza contratto nonostante l'elevata esperienza tecnica che hanno fatto.


21 gennaio 2010 - Corriere.it

CRISI E OCCUPAZIONE
Ispra, raggiunto l'accordo al ministero. I precari scendono dal tetto
Dopo 57 giorni di presidio nella sede di Casalotti, ricercatori in assemblea: si valuta la bozza ministeriale

di Carlotta De Leo e Luca Zanini
(articolo aggiornato alle 15.00)

ROMA - Su quel tetto sono rimasti 57 giorni, ma adesso i precari dell'Ispra possono sorridere e tornare alle loro case. Dopo quasi due mesi di presidio nella sede di Casalotti, a Roma, i ricercatori dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) intorno alle 13 sono scesi dal tetto su cui avevano montato tende e ripari per difendersi dal freddo.
Per non perdere il lavoro e difendere 430 contratti a rischio, avevano passato lassù anche la notte di Natale. E al presidio a cielo aperto era giunta anche la solidarietà degli abitanti del quartiere: una fiaccolata e varie visite per lanciare viveri e panettoni oltre i cancelli bloccati dai dirigenti dell'azienda. Lassù erano saliti vari leader politici a portare il loro sostegno e ad ascoltare le ragioni dei ricercatori. Adesso si scende.
ACCORDO SOFFERTO - Sono scesi perchè nella notte tra mercoledì 20 e giovedì 21 è stata siglata, intorno alla mezzanotte, l'intesa tra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Un accordo sofferto. Appena le carte sono state firmate dal ministro Prestigiacomo, i lavoratori hanno convocato un'assemblea sul tetto. Poi hanno deciso per la smobilitazione: il protocollo sembra soddisfare le esigenze di tutela dei posti di lavoro. Il presidio nella sede dell'Istituto è stato sciolto. Il gruppo composto a fasi alterne da 10-20 ricercatori era rimasto sul tetto dal 24 novembre scorso.
VOLONTA' COMUNE - Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: «Una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti». «È prevalsa - ha dichiarato Prestigiacomo - la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro Paese». Il ministro ha quindi riconosciuto l'impegno della gestione commissariale e delle rappresentanze sindacali.
NOVE IMPEGNI DA ATTUARE - Per quanto riguarda il Protocollo d'intesa, sono nove i punti che compongono l'accordo. Tra questi il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità» nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo». E qui si gioca il punto più critico, perchè nei giorni scorsi era circolata voce che - in base alla normativa vigente - non sarebbe possibile «stabilizzare> i 430 ricercatori a contratto a tempo determinato che rischiano il mancato rinnovo. A rischio, oltre i 200 lavoratori che avevano già terminato il rapporto con l'Ispra, ci sono infatti altri 230 precari.
BANDI E CONCORSI - Ma nella bozza ci sarebbe l'impegno a «continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010», fatte salve necessità relative ai progetti. Si cita inoltre l'impegno ministeriale ad «attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo». Si prevedono «concorsi pubblici per posizioni a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012».
DI NUOVO CON I PIEDI PER TERRA - «Siamo tornati con i piedi per terra» dice soddisfatta Michela Mannozzi del coordinamento precari Ispra dell'Usi-Rdb Ricerca. «E’ stata una trattativa vera – afferma - un testa a testa con il ministero dell’Ambiente che alla fine ha accolto le nostre indicazioni. Le nostre richieste sono state inserite nero su bianco nel protocollo d’intesa: alcune in maniera più esplicita, come il rinnovo del contratto o il recupero dei nostri colleghi che sono stati espulsi nel 2009; altre in maniera meno chiara, ma con l’impegno politico a voce. Ora tocca a noi vigilare che queste promesse siano rispettate». La battaglia, quindi, non è finita: «Si apre solo un nuovo fronte – aggiunge la Mannozzi –. La lotta sarà meno evidente e rumorosa, ma continueremo a farci sentire per il rispetto del protocollo. Il nostro impegno si riverserà all’interno dell’Ispra, nella difesa di questo ente di ricerca e nella sua ristrutturazione: vogliamo che sia garantita la sua funzionalità nell’interesse della tutela dell’ambiente e dei cittadini». Domani alle 12 è fissata una conferenza stampa dei precari che spiegheranno le motivazioni della firma.
CONTRATTI SENZA STOP – La notizia del possibile accordo durante il vertice di mercoledì al ministero era giunta il 19 gennaio: «Se terranno in considerazione le nostre proposte scenderemo presto dal tetto», aveva assicurato Michela Mannozzi, del Coordinamento precari Ispra dell'Usi-Rdb Ricerca, una delle sindacaliste più attive nella protesta. Dopo il tavolo tecnico dell’11 gennaio i sindacati avevano consegnato un documento che sintetizzava le loro richieste. La posizione dei precari è stata quindi vagliata dai commissari dell’Ispra insieme ai rappresentanti del ministero dell’Ambiente e della Funzione Pubblica presenti all’incontro di mercoledì. Nel documento, aveva spiegato la Mannozzi, «abbiamo disegnato una strada a tappe per risolvere la vertenza che riguarda 430 ricercatori precari». «Come primo passo – aggiunge – vogliamo la continuità contrattuale. Oggi, anche quando si tratta della stessa linea di ricerca, ci obbligano a stare fermi per 7 o 8 mesi tra un contratto e l’altro. Ogni volta dobbiamo aspettare un nuovo bando, la nuova selezione e il vaglio della Corte dei Conti».

CRISI E OCCUPAZIONE
Ispra, raggiunto l'accordo al ministero. I precari pronti a scendere dal tetto
Dopo 57 giorni di presidio nella sede di Casalotti, ricercatori in assemblea: si valuta la bozza ministeriale
di Carlotta De Leo e Luca Zanini

ROMA - Su quel tetto sono rimasti 57 giorni, ma adesso i precari dell'Ispra possono sorridere e tornare alle loro case. Dopo quasi due mesi di presidio nella sede di Casalotti, a Roma, i ricercatori dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), si apprestano a scendere dal tetto su cui avevano montato tende e ripari per difendersi dal freddo. Per non perdere il lavoro e difendere 430 contratti a rischio, avevano passato lassù anche la notte di Natale. E al presidio a cielo aperto era giunta anche la solidarietà degli abitanti del quartiere: una fiaccolata e varie visite per lanciare viveri e panettoni oltre i cancelli bloccati dai dirigenti dell'azienda. Lassù erano saliti vari leader politici a portare il loro sostegno e ad ascoltare le ragioni dei ricercatori. Adesso si scende.
ACCORDO SOFFERTO - Si scende perchè nella notte tra mercoledì 20 e giovedì 21 è stata siglata l'intesa tra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Un accordo sofferto,. raggiunto intorno alla mezzanotte. Appena le carte saranno firmate dal ministro Prestigiacomo, assicurano i lavoratori, si terrà un'assemblea sul tetto con tutti i lavoratori. Poi si deciderà se il protocollo soddisfa davvero le esigenze di tutela dei posti di lavoro. Infine il presidio nella sede dell'Istituto verrà sciolto. Il gruppo composto a fasi alterne da 10-20 ricercatori era rimasto sul tetto dal 24 novembre scorso.
VOLONTA' COMUNE - Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: «Una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti». «È prevalsa - ha dichiarato Prestigiacomo - la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro Paese». Il ministro ha quindi riconosciuto l'impegno della gestione commissariale e delle rappresentanze sindacali.
NOVE IMPEGNI DA ATTUARE - Per quanto riguarda il Protocollo d'intesa, sono nove i punti che compongono l'accordo. Tra questi il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità» nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo». E qui si gioca il punto più critico, perchè nei giorni scorsi era circolata voce che - in base alla normativa vigente - non sarebbe possibile «stabilizzare> i 430 ricercatori a contratto a tempo determinato che rischiano il mancato rinnovo. A rischio, oltre i 200 lavoratori che avevano già terminato il rapporto con l'Ispra, ci sono infatti altri 230 precari.
BANDI E CONCORSI - Ma nella bozza ci sarebbe l'impegno a «continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010», fatte salve necessità relative ai progetti. Si cita inoltre l'impegno ministeriale ad «attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo». Si prevedono «concorsi pubblici per posizioni a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012».
L'ATTESA, GLI ULTIMI GIORNI - La notizia del possibile accordo durante il vertice di mercoledì al ministero era giunta il 19 gennaio: «Se terranno in considerazione le nostre proposte scenderemo presto dal tetto», aveva assicurato Michela Mannozzi, del Coordinamento precari Ispra dell'Usi-Rdb Ricerca, una delle sindacaliste più attive nella protesta. Dopo il tavolo tecnico dell’11 gennaio i sindacati avevano consegnato un documento che sintetizzava le loro richieste. La posizione dei precari è stata quindi vagliata dai commissari dell’Ispra insieme ai rappresentanti del ministero dell’Ambiente e della Funzione Pubblica presenti all’incontro di mercoledì.
CONTRATTI SENZA STOP – Nel documento, spiega la Mannozzi, «abbiamo disegnato una strada a tappe per risolvere la vertenza che riguarda 430 ricercatori precari». «Come primo passo – aggiunge – vogliamo la continuità contrattuale. Oggi, anche quando si tratta della stessa linea di ricerca, ci obbligano a stare fermi per 7 o 8 mesi tra un contratto e l’altro. Ogni volta dobbiamo aspettare un nuovo bando, la nuova selezione e il vaglio della Corte dei Conti».


21 gennaio 2010 - La Repubblica

BELPAESE IL REGNO DI BERTOLASO
di ALESSANDRA LONGO

E´ l´uomo forse più potente dopo Berlusconi e Gianni Letta. Eppure c´è chi si permette di criticare dall´interno Guido Bertolaso. Le RdB, Rappresentanze sindacali di base dei Vigili del Fuoco, saranno oggi, a Roma, in prima fila alla presentazione del libro di Manuele Bonaccorsi «Potere assoluto-La Protezione Civile ai tempi di Guido Bertolaso». Quel che non piace è la piega che sta prendendo la creatura gestita dall´attuale numero uno della struttura, quel filo diretto con il governo che sarà rafforzato dal progetto di privatizzazione in discussione al Senato. Le RdB dei Vigili del Fuoco lamentano «la marginalizzazione e militarizzazione» del corpo. «La Protezione Civile - è l´accusa - sta diventando un Regno a parte e Bertolaso beneficia di una discrezionalità totale». Coraggiosi.


21 gennaio 2010 - Liberazione

Tendopoliz, nella capitale la crisi è di casa
di Paolo Di Vetta*

Numeri più o meno vicini alla realtà ne sono stati fatti ormai a iosa. Soprattutto sull'emergenza abitativa. Eppure questi stessi numeri non sono sufficienti per spingere l'amministrazione comunale ad un diverso passo nelle politiche abitative capitoline. Anzi, gli interessi della rendita immobiliare continuano a prevalere. A leggere con attenzione il "piano casa" di Alemanno appare evidente il tentativo di dimostrare che l'emergenza in questa città non c'è. Che le necessità da affrontare si possono risolvere con poche centinaia di alloggi popolari, mentre il "pacchetto edilizio" dell'housing sociale diventa la vera partita da giocare. Qui i numeri spariscono, come accadrà ai 42mila nuclei aventi diritto ad una casa popolare. Questo perché la graduatoria per l'edilizia residenziale pubblica di Roma sta per essere cancellata. Un genocidio sociale di massa, nel più assoluto silenzio della stampa capitolina e senza alcuna comunicazione ufficiale agli interessati, con molti e molte di loro che aspettano da anni ignari della loro sorte e che dovranno nuovamente compilare la domanda. Ci si potrebbe aspettare che il nuovo bando cammini insieme a un bel lotto di alloggi popolari, per non alimentare speranze già andate deluse con il precedente del 2000. Purtroppo i numeri qui ci sono e sono davvero scarsi. Forse 3mila alloggi entro 3 anni, e quel forse non è una sottolineatura di natura ideologica o un atto di sfiducia nei confronti dell'assessore, nonché europarlamentare, Antoniozzi: non sono proprio chiare le procedure per arrivare a quella cifra. Siccome il Cresme parla di un deficit di alloggi pari circa a 42mila e 600 unità, l'amministrazione fa un capolavoro: inventa 25mila e 600 appartamenti sociali che dovrebbero sorgere con fondi privati e aree pubbliche, senza contare gli incentivi fiscali, i premi di cubatura, le compensazioni e le procedure edilizie semplificate. Un regalo per i costruttori e un gran "pacco" per chi soffre in emergenza abitativa. Ora 25.600 più 3.000 fa 28.600. Mancherebbero ancora, secondo il Cresme, 14mila case per risolvere il fabbisogno esistente e cosa fa il Comune? Tira fuori dal cilindro il bonus casa coprendo così con geometrica potenza l'intera necessità della città. Questa stessa amministrazione, però, si è insediata con slogan efficaci: superamento della politica dell'emergenza e dello spreco, basta con i residence e con il buono casa, 35mila alloggi popolari per Roma, nessuna remora verso i costruttori romani, la destra sociale non è la sinistra bettiniana (di Goffredo Bettini) che considera Caltagirone una risorsa. Dalla destra sociale all'housing sociale, il passo è stato breve, con l'Acer e le cooperative a fregarsi le mani, con le banche pronte ad organizzare i fondi immobiliari necessari con buona pace di chi da anni attende una casa popolare e se non avrà la pazienza di aspettare le varianti al piano regolatore e le deroghe necessarie per mettere mano sull'agro romano, e soprattutto non avrà i soldi per un affitto superiore ai 500 euro, potrà dire addio ad una politica abitativa pubblica, l'unica in grado di tutelare il diritto alla casa per tutti e tutte. La precarietà che sta divorando questa città è ben rappresentata da tendopoli, arrampicamenti, presidi, picchetti e sgomberi. Da una parte, la forte spinta a dare visibilità alle resistenze in atto dall'Ispra all'Eutelia, dall'assessorato alla casa a via del Policlinico, dalle scuole medie all'università, nelle mobilitazioni dei migranti. Dall'altro il tentativo sistematico di cancellare questa insorgenza. A Rosarno come a Roma. Fino all'eliminazione fisica della graduatoria per una casa popolare, che possiamo considerare la continuazione della politica degli sgomberi e degli sfratti con la forza pubblica. Il generoso tentativo di tenere accesi i riflettori su un'emergenza, che il prefetto di Roma ha messo al primo posto nel discorso di fine anno, dà un valore più grande al presidio - ribattezzato "Tendopoliz"- che dal 23 dicembre abbiamo allestito sotto l'assessorato alla casa. Quel valore che i media ignorano perché subordinati agli interessi della rendita ma che la città deve invece assumere, sostenendo il presidio come baluardo nella difesa dei beni comuni. La casa, come l'acqua, deve essere pubblica e non un diritto appaltato al miglior gestore. Intrecciare la lotta per il diritto all'abitare con i lavoratori, i precari, gli studenti declinandola come forma di resistenza nella crisi, di lotta al caro affitti, all'insostenibilità dei mutui, al peso delle tariffe, al costo del diritto allo studio, ai licenziamenti, alla precarietà del reddito: Tendopoliz prova a racchiudere tutto questo nella proposta "abitare nella crisi", senza voler schiacciare tutto sull'emergenza abitativa e provando a mantenere l'ariosità necessaria per costruire sinergie, commistioni e nuovo attivismo metropolitano. Anche nelle forme di lotte si respira un vento che sembra spirare nella stessa direzione. La radicalità e la conflittualità, l'indipendenza e la necessità di allargare l'orizzonte delle tutele sindacali, la trattativa non più immaginata come difesa di una corporazione o di una lobbie, ma la precarietà assunta come paradigma generale e la generalizzazione delle mobilitazioni come atto che rafforza tutti sia sul piano della politica che delle questioni materiali. La sfida immaginata con "abitare nella crisi" sta tutta qui ed è per questo che o la si ignora o la si reprime. Oppure, come voleva fare la questura in occasione della visita del papa alla sinagoga di Roma, a due passi dal presidio sotto l'assessorato, si tenta di nasconderla impedendo la prosecuzione della tendopoli. Proprio pochi giorni dopo che il pontefice ha incontrato gli amministratori locali raccomandando la cura degli ultimi e mettendoli in guardia dal produrre nuove cementificazioni.
*Associazione Inquilini e Assegnatari - Rdb


21 gennaio 2010 - Repubblica.it

Ispra, c'è l'accordo. Giù i precari "Ma l'attenzione resta alta"
Sono rimasti sul tetto del loro istituto a Roma per quasi due mesi per non perdere il lavoro, compreso il giorno di Natale, ma alla fine ce l'hanno fatta. I ricercatori precari dell'Istituto superiore per la ricerca ambientale questa notte hanno rimosso il loro presidio, dopo l'intesa fra sindacati e ministero dell'Ambiente che prevede il rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato. Il commento: "Siamo soddisfatti, ma vigileremo"

Roma - Quasi due mesi sul tetto per non perdere il lavoro e ieri sera, dopo aver passato anche la notte di Natale al presidio a cielo aperto, è arrivata la notizia: siglata l'intesa tra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Così i lavoratori precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) rimuovono il presidio: una decina era rimasta sul tetto con tende e brandine, dal 24 novembre scorso. "Siamo soddisfatti". E' il commento a caldo di Massimiliano Bottaro, biologo marino che si occupa prevalentemente di squali. "Abbiamo spuntato qualcosa nell'immediato - spiega il ricercatore - si tratta di un prolungamento contrattuale da non sottovalutare, anche se - come in tutte le trattative - alcune richieste non sono state accolte". La protesta, cominciata con l'inverno, è stata lunga e sfiancante. Ma adesso i precari che "scadevano" il 31 dicembre scorso possono contare su un altro anno di lavoro. "Se non fossimo saliti sul tetto saremmo stati spazzati via" - un bilancio obbligato per Massimiliano, che però avverte: l'attenzione resta alta, soprattutto per quanto riguarda il futuro dell'Istituto. "Ci aspettiamo un piano di rilancio e la conservazione di un patrimonio di esperienze" - conclude - poiché negli ultimi mesi era successo tutto il contrario". Soddisfazione è stata espressa anche dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: "Una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti". "E' prevalsa - ha dichiarato Prestigiacomo - la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro Paese". Il ministro ha quindi riconosciuto l'impegno della gestione commissariale e delle rappresentanze sindacali. Per quanto riguarda il Protocollo d'intesa, sono nove i punti che compongono l'accordo. Tra questi il "rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità" nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo"; l'impegno a "continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010", fatte salve necessità relative ai progetti; l'impegno ad attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo; concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012. A rischio, oltre i 200 lavoratori che avevano già terminato il rapporto con l'Ispra, erano altri 250 precari.

Quasi due mesi di protesta, compresa la notte di Natale in presidio a cielo aperto
Nella notte la notizia dell'intesa tra il ministero dell'Ambiente e i sindacati
Ispra, accordo sui contratti I precari scendono dal tetto

ROMA - Quasi due mesi sul tetto per non perdere il lavoro e ieri sera, dopo aver passato anche la notte di Natale al presidio a cielo aperto, è arrivata la notizia: siglata l'intesa tra il ministero dell'Ambiente e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Questi ultimi hanno annunciato che nelle prossime ore, in seguito alla firma dell'intesa, verrà rimosso il presidio dei lavoratori che da quasi 2 mesi protestano sul tetto della sede dell'Istituto. Si tratta dei lavoratori precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Una decina è rimasta sul tetto dal 24 novembre scorso. Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo: "Una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti". "E' prevalsa - ha dichiarato Prestigiacomo - la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro Paese". Il ministro ha quindi riconosciuto l'impegno della gestione commissariale e delle rappresentanze sindacali. Per quanto riguarda il Protocollo d'intesa, sono nove i punti che compongono l'accordo. Tra questi il "rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità" nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo"; l'impegno a "continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010", fatte salve necessità relative ai progetti; l'impegno ad attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo; concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012. A rischio, oltre i 200 lavoratori che avevano già terminato il rapporto con l'Ispra, erano altri 250 precari.


21 gennaio 2010 - La Stampaweb

LA CRISI
Ispra, ricercatori precari scendono dal tetto
Siglata l'intesa con il ministero dell'Ambiente dopo due mesi di presidio a cielo aperto

ROMA - Quasi due mesi sul tetto per non perdere il lavoro e ieri sera, dopo aver passato anche la notte di Natale al presidio a cielo aperto, è arrivata la notizia: siglata l’intesa tra il ministero dell’Ambiente e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb. Questi ultimi hanno annunciato che nelle prossime ore, in seguito alla firma dell’intesa, verrà rimosso il presidio dei lavoratori che da quasi 2 mesi protestano sul tetto della sede dell’Istituto. Si tratta dei lavoratori precari dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), di cui una decina è rimasta sul tetto dal 24 novembre scorso. Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo: «Una intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti». «È prevalsa - ha dichiarato Prestigiacomo - la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell’ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell’Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell’ambiente nel nostro Paese». Il ministro ha quindi riconosciuto l’impegno della gestione commissariale e delle rappresentanze sindacali. Per quanto riguarda il Protocollo d’intesa, sono nove i punti che compongono l’accordo. Tra questi il «rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità» nell’ambito della disponibilità economica, motivato dall’incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo; l’impegno a «continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010», fatte salve necessità relative ai progetti; l’impegno ad attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell’accordo; concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012. A rischio, oltre i 200 lavoratori che avevano già terminato il rapporto con l’Ispra, erano altri 250 precari.


21 gennaio 2010 - Aprile online

Ispra, la protesta è finita
Dopo quasi due mesi i precari dell'Ispra scendono dal tetto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, dove protestavano dal 24 novembre per difendere il loro posto di lavoro. Ieri in tarda serata è stata siglato l'accordo tra i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb con il ministero dell'Ambiente. Soddisfazione per l'intesa è stata espressa dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Pd e Idv: l'accordo raggiunto è solo l'inizio di un percorso

"Siamo scesi dal tetto con la consapevolezza che quello di oggi è un punto di partenza importante per noi, un punto che vede accettate con chiarezza solo alcune delle nostre richieste". Cinquantanove giorni dopo essere saliti sui tetti della sede di via Casalotti a Roma, i precari dell'Ispra fanno il percorso inverso: a questo è servito l'accordo raggiunto solo ieri in tarda serata tra i vertici dell'Istituto di ricerca ambientale, il ministero dell'Ambiente e le organizzazioni sindacali. Un accordo che "prevede in sostanza il rinnovo del contratto per parte del personale- spiega uno dei portavoce dei precari, il biologo marino Massimiliano Bottaro-. Questo è sicuramente fondamentale in un momento di crisi: il ministro Prestigiacomo e i rappresentanti dell'istituto si sono impegnati a far fronte anche ad altre nostre richieste tramite questo protocollo d'intesa". Su cui poco fa l'assemblea dei lavoratori ha dato il proprio parere positivo dopo alcune ore di riunione che hanno interessato l'intera mattinata. Ma non è finita qui. "Noi vigileremo con estrema cura per il rispetto del protocollo che deve far fronte alle nostre esigenze, basilari per quel che riguarda i posti di lavoro ma anche per il rilancio dell'istituto: ci aspettiamo - aggiunge Bottaro - che non solo da parte nostra ma pure dai sindacati, dalle forze politiche e dal ministero ci sia la volontà di farsi garante per il mantenimento della parola data". Il presidio è stato portato avanti da circa 50-60 lavoratori che in queste settimane si sono dati il cambio in rappresentanza di 400 lavoratori che vedevano a rischio il proprio lavoro. La ‘calata'dai tetti, dopo praticamente due mesi fatti di proteste e notti passate al freddo, comprese quelle di Natale e Capodanno e di tutto il periodo festivo, è quindi solo il primo passo per rispondere all'accordo. Anche se resta l'amarezza. "Ci addolora che siano stati necessari 59 giorni di protesta sui tetti per arrivare a un punto di partenza - sottolinea Bottaro -. C'è amarezza per questo ma alla fine è venuta fuori la nostra determinazione a non mollare e a restare uniti per raggiungere un obiettivo che va al di là della conservazione del nostro posto di lavoro, pur importantissimo. Noi vogliamo che venga estirpato il precariato dal settore della ricerca, perché non permette di lavorare in modo serio". Alla fine, però, per i precari resta comunque "una parziale soddisfazione". E proprio questo ha permesso di dare "un segno preciso- spiega Bottaio - della nostra volontà di trattare su temi concreti come quelli del protocollo, verso cui agiremo con grande determinazione per far sì, come ha detto lo stesso ministro, che le nostre competenze non vengano disperse e si possa rilanciare in pieno l'Istituto. Certo, sarebbe stato meglio un ottenimento certo delle nostre richieste: alcune infatti sono chiare, altre sono interpretabili. Ma questo- ripete in conclusione Bottaio - è solo il primo passo che pone l'amministrazione dell'Ispra e il ministero dell'Ambiente nell'ottica di agire in modo concreto". Soddisfazione per l'intesa è stata espressa dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. E' stata "un'intesa difficile, sofferta ma che alla fine credo rappresenti un risultato di cui tutti possiamo essere soddisfatti. E' prevalsa la positiva volontà di tutte le parti per trovare nell'ambito delle leggi vigenti tutte le soluzioni possibili per non disperdere il patrimonio di esperienza e professionalità rappresentato dai ricercatori e consentire un processo di rilancio e valorizzazione dell'Istituto che ha un ruolo centrale nella tutela dell'ambiente nel nostro Paese". Il ministro ha quindi riconosciuto l'impegno della gestione commissariale e delle rappresentanze sindacali. I punti che caratterizzano l'accordo sono nove. Tra questi il "rinnovo di tutti i contratti a tempo determinato senza soluzione di continuità" nell'ambito della disponibilità economica, motivato dall'incremento imprevisto delle richieste di pensionamento del personale di ruolo"; l'impegno a "continuare ad avvalersi delle collaborazioni coordinate e continuative e degli assegni di ricerca attivi al 31 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010", fatte salve necessità relative ai progetti; l'impegno ad attivare ulteriori bandi per collaborazioni coordinate e continuative e per assegni di ricerca attivati dopo la data dell'accordo; concorsi pubblici a tempo determinato e indeterminato che saranno banditi nel triennio 2010-2012. A rischio, oltre i 200 lavoratori che avevano già terminato il rapporto con l'Ispra, erano altri 250 precari. "L'accordo raggiunto è solo l'inizio di un percorso - hanno commentato i parlamentari del Partito democratico Raffaella Mariani, Marianna Madia, Manuela Ghizzoni e Cesare Damiano -. Ribadiamo la necessità di operare attivamente per la valorizzazione piena dell'agenzia, un fiore all'occhiello del sistema ambientale e della ricerca nel nostro Paese. Resta intatta la preoccupazione per la politica del governo, che, colpevolmente, riduce le risorse in favore della ricerca pubblica, scelta che si dimostra ancora più grave data una congiuntura economica che richiederebbe invece ogni sforzo possibile e massicci investimenti per l'innovazione e per la società della conoscenza". "Credo che la vicenda dell'Ispra - ha aggiunto Zingaretti - possa diventare un simbolo per chi non si arrende e per chi vuole difendere il diritto al lavoro e la valorizzazione delle eccellenze del nostro Paese. Non dimentichiamo, infine, quei lavoratori che stanno portando avanti altre importanti rivendicazioni e che, in questo momento così delicato e così complesso, abbiamo il dovere di ascoltare, di non abbandonare per individuare una soluzione capace di salvare il nostro tessuto produttivo, e soprattutto di rilanciarlo su nuove basi".
Maurizio Zipponi, responsabile Welfare e lavoro dell'Italia dei valori ha sottolineato che "quel poco raggiunto è tutto merito dei lavoratori, ma è poco e, quindi, deve essere intergrato con ulteriori garanzie. Questa vicenda ha dimostra