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Il Sindacato di Base e Indipendente

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21/01/10

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dicono di noi - le notizie
dall'11 al 20 gennaio 2010


20 gennaio 2010 - Ansa

LAVORO: ISPRA; RAGGIUNTO ACCORDO SU VERTENZA

(ANSA) - ROMA, 20 GEN - È stato firmato un accordo sulla vertenza dell'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) da tutti i sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil e il sindacato Usi. Lo rende noto il ministero dell'Ambiente dove per tutta la giornata si è svolto l'ultimo rush della vicenda Ispra che ha visto per giorni i lavoratori protestare sul tetto dell'istituto. Il ministero ha riferito che a seguito dell'accordo gli stessi lavoratori che sono ancora sul tetto hanno annunciato che scenderanno domani mattina.

DOMANI NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 20 GEN - AVVENIMENTI PREVISTI PER DOMANI NEL LAZIO: ... 10.30 - Roma, Centro Congressi Cavour, via Cavour 50/a. Presentazione del libro «Potere assoluto. La Protezione civile ai tempi di Bertolaso», di Manuele Bonaccorsi, organizzata dalla Rdb Pubblico Impiego. Partecipano, tra gli altri, l'autore, Bonelli della Federazione Verdi, Licandro del Pdci. Orlando dell'Idv e Morabito del coordinamento nazionale Rdb Pi.
....


20 gennaio 2010 - Omniroma

REGIONE, LAVORATORI SETTORI SANITÀ PROTESTANO DAVANTI PISANA

(OMNIROMA) Roma, 20 gen - Davanti l'ingresso del consiglio regionale del Lazio è in corso una protesta dei lavoratori del settore sanitario. A manifestare sono i lavoratori del consorzio Ri.Rei, quelli del consorzio Cosisan e quelli del Santa Lucia. «Per il Ri.Rei chiediamo che la Regione blocchi la procedura di licenziamento attuata dal consorzio e che affidi il servizio alle Asl», dichiara Pio Congi, di Rdb. «Per il consorzio Cosisan chiediamo una proroga del servizio fino all'assegnazione del servizio al nuovo gestore e che nel bando siano previste le clausole di salvaguardia per i lavoratori», spiega un manifestante. I lavoratori del Santa Lucia, invece, chiedono il ritiro della delibera di giunta regionale «che prevede la riduzione dell'Irccs a casa di cura».

GLI APPUNTAMENTI PER DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 20 gen - ...- Presentazione del libro «Potere assoluto. La protezione civile ai tempi di Bertolaso» scritto da Manuele Bonaccorsi, organizzata da Rdb Cub. Centro congressi Cavour. Via Cavour, 50/A (ore 10.30)
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20 gennaio 2010 - Adnkronos

GIUSTIZIA: FP CGIL, PROCESSO BREVE È RIFORMA PER UN SOLO CITTADINO

Roma, 20 gen. - (Adnkronos/Labitalia) - «Il Governo ancora una volta passa sopra i diritti costituzionali dei cittadini: il ddl sul cosiddetto 'processo brevè è stato approvato oggi in Senato». Lo dichiara il segretario nazionale della Fp Cgil, Antonio Crispi. «Tuttavia -prosegue Crispi- come dichiarato pubblicamente da un importante dirigente del Ministero della Giustizia collaboratore del Ministro Alfano, in realtà questa è una norma sull'estinzione dei processi: infatti con la giustizia in condizioni precarie, senza le persone dentro ai tribunali, senza risorse nè progetti di modernizzazione, varare una legge del genere significa condannare all'estinzione migliaia di processi. Altro che riforma per i cittadini, -dice Crispi- questa è un riforma per un solo cittadino». «Quattro sindacati che rappresentano la maggioranza del personale amministrativo, Fp Cgil, Uil Pa, RdB e Flp hanno proclamato uno sciopero unitario per il prossimo 5 febbraio, per rivendicare condizioni di lavoro migliori, nuove assunzioni e contrastare l'approvazione di un Ordinamento Professionale che peggiorerà ulteriormente il servizio portando gli uffici giudiziari nel caos. È così - osserva - che il Governo vuole garantire l'efficienza del servizio? Senza discutere con la Magistratura, l'Avvocatura ed il personale Amministrativo? Senza prendere in considerazione le effettive condizioni degli uffici giudiziari?» «Il Governo ascolti le proposte contenute nel 'Patto per la giustizia e per i cittadinì -avverte Crispi- oppure dimostrerà che l'obiettivo riformatore non ha come destinatari i cittadini ma gli interessi della politica».


20 gennaio 2010 - Civonline

Icpl, scongiurata la messa in mobilità

CIVITAVECCHIA - Per i lavoratori dell’Interporto si va verso la cassa integrazione in deroga. Nel corso della riunione fiume di ieri alla Regione Lazio, infatti, quando sindacati (Rdb Cub e Filt Cgil) e azienda si sono incontrati con il funzionario responsabile dell’assessorato al Lavoro Raffaele Fontana, è stata scongiurata la mobilità che, come spiegato più volte dalle organizzazioni sindacali, rappresenterebbe l’anticamera per i licenziamenti. Il nodo da sciogliere rimane però la possibilità o meno della rotazione. I rappresentanti di Filt Cgil e Rdb Cub Enrico Seri e Giancarlo Ricci hanno infatti ribadito come questa possa essere la strada migliore «per ripartire nel modo più equo possibile - hanno spiegato - il peso della sospensione dell’attività». L’azienda, invece, attraverso l’amministratore unico Ferdinando Bitonte ha parlato di ‘‘salvare’’ 37 unità che continueranno a lavorare per Icpl, mettendone in cassa integrazione 35, senza turnazione, almeno fino al 31 dicembre prossimo, in attesa, si spera di condizioni di lavoro migliori e della ripresa del mercato. Di questo si disucterà lunedì prossimo, termine ultimo per decidere e per sottoscrivere l’accordo.


20 gennaio 2010 - Liberazione

La prima giornata di sciopero degli immigrati può attendere
di Roberto Farneti

La prima giornata di sciopero degli immigrati può attendere. I tempi non sono ancora maturi e in ogni caso, se sciopero sarà, dovrà riguardare tutti i lavoratori, italiani e stranieri. I sindacati frenano sull'idea di celebrare così la "Giornata senza immigrati" del primo marzo. La proposta, nata in Francia, ha raccolto molte adesioni da parte di associazioni politiche, soprattutto del volontariato di sinistra, ed è esplosa su internet (oltre 40mila gli iscritti al gruppo nato su Facebook). E tuttavia per fare uno sciopero non basta che sia giusto: bisogna che riesca, perché non si trasformi in un boomerang.
Da qui i dubbi dei sindacati. «Noi della Cgil - chiarisce Piero Soldini, responsabile immigrazione - stiamo con il gruppo del 1° marzo e con il gruppo del 20 marzo per organizzare iniziative comuni che siano più forti possibili. L'obiettivo è porre all'attenzione del paese la condizione dei migranti e il tema del razzismo istituzionale». La Cgil è però contraria a uno sciopero fatto da soli immigrati «perché - spiega Soldini - sarebbe "autoisolante"». Insomma, se c'è un problema di diritti da difendere, come c'è, questi devono essere difesi da tutti i lavoratori. «E' con questo spirito - ricorda il dirigente della Cgil - che abbiamo realizzato la manifestazione del 17 ottobre e che intendiamo costruire iniziative che possano coinvolgere tutti dal 1° al venti marzo». Tra l'altro la Cgil ha già fatto il 12 dicembre 2008 uno sciopero generale in cui, tra le rivendicazioni, c'era l'abolizione della Bossi-Fini». E il paragone con la Francia? «Anche lì non ci sarà uno sciopero dei lavoratori, né migranti né francesi, bensì uno sciopero dei consumi accompagnato da altre iniziative, proprio come vogliamo fare qui», replica Soldini.
Di come essere presenti il 1° marzo, così come nelle altre iniziative che si stanno costruendo, ancora si discute dentro il coordinamento migranti della Fiom e comunque la decisione «spetta alla Fiom». A precisarlo è Sveva Haertter, responsabile immigrazione dei metalmeccanici Cgil: «Il coordinamento migranti della Fiom - ricorda la sindacalista - ha mantenuto una interlocuzione con quella parte del comitato 17 ottobre che si è riunita in assemblea a dicembre, lanciando una assemblea nazionale aperta a tutti, che si terrà domenica prossima a Roma. Appuntamento che, dopo i fatti di Rosarno, assume una valenza ancora maggiore, perché è chiara - sottolinea Haertter - l'urgenza di costruire un percorso di mobilitazione che riparta dalla questione del lavoro e, all'interno di questa, del lavoro migrante».
A differenza della Cgil, le RdB sono «favorevoli» a uno sciopero dei migranti. «Ci stiamo lavorando ogni giorno - rende noto Aboubakar Soumahoro - con assemblee nei luoghi di lavoro. Pensiamo a una giornata di lotta nella quale i lavoratori migranti si ritrovino gomito a gomito in piazza con quelli italiani e i cassintegrati per rivendicare i diritti di tutti noi e per la salvaguardia della nostra dignità». Quando lo proclamerete? «Non appena i lavoratori ci faranno capire che ci sono le condizioni per farlo - risponde Soumahoro - 40mila adesioni su Facebook non bastano, preferisco lavorare su dati reali. Comunque noi il 1° marzo ci saremo, con varie iniziative, per segnalare la drammatica condizione dei migranti in Italia».
Filippo Miraglia dell'Arci non parla di occasione perduta ma avverte: «Su questa vicenda dell'immigrazione si sta giocando una partita decisiva per la nostra democrazia. Perciò penso che le condizioni siano mature - afferma - per uno sciopero generale specifico in difesa dei diritti di chi viene nel nostro paese per lavorare. Quando e come, spetta ai sindacati deciderlo, anche se auspico che sia il prima possibile».


20 gennaio 2010 - Rassegna.it

Processo breve: sindacati, degrado sistema Giustizia

Milano - Al termine dell’Assemblea convocata il 20 gennaio 2010 da Fp Cgil – Uil Pa - Flp – Rdb Cub Pubblico Impiego, i lavoratori degli Uffici Giudiziari di Milano, esprimono "la propria preoccupazione per il degrado del sistema della Giustizia nel nostro Paese". E' quanto si legge in un comunicato unitario delle 4 sigle sindacali. "Tagli alle risorse, blocco del turnover, mancata riqualificazione del personale (con un vergognoso contratto integrativo siglato da una minoranza sindacale contro cui vi sarà uno sciopero il 5 febbraio p.v. con manifestazioni in varie città), carenza ed obsolescenza degli strumenti, sedi sovente fuori norma e non adeguate ad accogliere dignitosamente un pubblico servizio: sono tutti elementi in inconciliabile contrasto con il dichiarato e condivisibile obiettivo di superare i limiti della situazione attuale", scrivono le 4 sigle nel comunicato. I sindacati sottolineano inoltre che "alla luce di questo quadro a tinte fosche, la legge sul cosiddetto 'processo breve', approvata in queste ore al Senato, rivela tutta la sua beffarda strumentalità e l’assenza totale di ogni relazione con l’obiettivo di una Giustizia più efficiente a servizio dei cittadini".


20 gennaio 2010 - Bologna 2000

Prosegue la mobilitazione dei sindacati del personale giudiziario:
assemblea e convegno a Bologna

Bologna - Prosegue la mobilitazione dei sindacati a tutela dei diritti dei lavoratori per una giustizia efficace nella difesa della legalità e dei diritti di cittadinanza che avrà un importante momento con lo sciopero unitario nazionale proclamato per il 5 febbraio 2010. Contro la politica dei tagli alle risorse, contro la pratica degli accordi separati, per una riqualificazione reale delle professionalità e della qualità del servizio, le organizzazioni sindacali reg.li FP CGIL, UIL PA, FLP, RdB dell’Emilia Romagna scendono in campo venerdi 22 gennaio 2010 con due iniziative a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto integrativo del personale giudiziario e per un serio progetto di riforma della giustizia che assicuri la modernizzazione, l’efficacia e la funzionalità del sistema.
Le iniziative saranno così articolate:
- ore 12.00 in Corte d’Appello di Bologna – p.zza dei Tribunali, aula Bachelet – si terrà un’assemblea con il personale degli uffici giudiziari di Bologna e delegazioni degli uffici giudiziari del Distretto per rappresentare le ragioni dello sciopero indetto unitariamente a livello nazionale per l’intera giornata del 5 febbraio 2010 ; - ore 15.00, sempre in Corte d’Appello – aula Bachelet –, si svolgerà un convegno pubblico, promosso dalle scriventi insieme alle associazioni e rappresentanze distrettuali dell’ A.N.M. (Associazione Nazionale Magistrati), O.U.A. (Organismo Unitario dell’Avvocatura), Associazione Dirigenti Giustizia, sul tema "Sindacato, operatori del diritto, rappresentanti delle istituzioni a confronto per un patto per la giustizia e per i cittadini – un contributo per affrontare in modo unitario le criticità sul piano distrettuale, avanzare proposte e individuare possibili rimedi". I lavori saranno introdotti dai saluti del Presidente della Corte d’Appello, Dr. Giuliano Lucentini. Interverranno il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Sen. Filippo Berselli, il Sen. Luigi Li Gotti componente della Commissione Giustizia del Senato, il Dr. Pier Giorgio Morosini , componente della giunta naz.le dell’Associazione Naz.le Magistrati. All’iniziativa parteciperà la Regione Emilia Romagna rappresentata dal Direttore Generale degli Affari Istituzionali e legislativi Dr. Filomena Terzini. Saranno inoltre presenti l’U.R.C.O.F.E.R. (organismo unitario di rappresentanza dei Consigli dell’Ordine Forensi dell’Emilia Romagna) nella persona del Presidente Avv. Lucio Strazziari, i dirigenti nazionali delle organizzazioni sindacali promotrici, dell’Associazione Dirigenti Giustizia, oltre ai rappresentanti distrettuali dell’A.N.M. e dell’O.U.A.


20 gennaio 2010 - Giornale di Calabria

Catanzaro, vertenza Phonemedia: protesta dei lavoratori e traffico in tilt in centro

CATANZARO - Un centinaio di lavoratori del call center Phonemedia, senza stipendio da mesi, ha manifestato ieri per le strade di Catanzaro, bloccando anche la circolazione stradale in alcuni punti. I lavoratori dell'azienda, tanti giovani e moltissime donne (anche qualche passeggino con piccolo al seguito), che in Calabria occupa 2.500 persone, hanno chiesto risposte alle Istituzioni sulla loro sorte lavorativa, recandosi anche davanti la sede della Giunta Regionale. Alla manifestazione era presente una delegazione dei Cobas nazionali di settore. I manifestanti, seguiti da uno schieramento di poliziotti e carabinieri, si sono poi spostati con l'intento di proseguire la protesta in altre zone della città. E traffico in tilt in città quando la protesta si è spostata sul viadotto Morandi dove è stato attuato un blocco della circolazione. L’occupazione dell’importante via d’accesso al centro storico della città è stata tolta nel tardo pomeriggio. I lavoratori hanno fatto ritorno nella sede del call center per proseguire nell'occupazione della struttura che va avanti dallo scorso 4 gennaio.


20 gennaio 2010 - Italia Oggi

Per Bertolaso un libro infuocato

Viene accusato dalle rappresentanze di base di essere la reincarnazione del «re sole». Infatti, il libro di Manuele Bonaccorsi è intitolato «Potere assoluto. La protezione civile ai tempi di Guido Bertolaso». Che però domani non verrà presentato nella sala del comando provinciale di Roma dei Vigili del fuoco ma al centro congressi Cavour. Una «mattinata di fuoco», vista la decisione del Viminale di non concedere lo spazio istituzionale per l'incontro al quale parteciperanno con l'autore, i rappresentanti delle reti abruzzesi Epicentro Solidale e 3e32, il comitato contro la discarica di Chiaiano, i politici Luigi Zanda, Angelo Bonelli, Orazio Licandro, Leoluca Orlando e Maurizio Acerbo. Più Michele D'Ambrogio, coordinatore nazionale Cgil Vigili del Fuoco, e Fabio Morabito, per il coordinamento nazionale delle rappresentanze di base del pubblico impiego. Gli organizzatori accusano Bertolaso di voler marginalizzare il ruolo dei vigili del fuoco a vantaggio della Protezione civile spa.


20 gennaio 2010 - Dagospia

PER BERTOLASO UN LIBRO INFUOCATO...

Viene accusato dalle rappresentanze di base di essere la reincarnazione del «re sole». Infatti, il libro di Manuele Bonaccorsi è intitolato «Potere assoluto. La protezione civile ai tempi di Guido Bertolaso». Che però domani non verrà presentato nella sala del comando provinciale di Roma dei Vigili del fuoco ma al centro congressi Cavour. Una «mattinata di fuoco», vista la decisione del Viminale di non concedere lo spazio istituzionale per l'incontro al quale parteciperanno con l'autore, i rappresentanti delle reti abruzzesi Epicentro Solidale e 3e32, il comitato contro la discarica di Chiaiano, i politici Luigi Zanda, Angelo Bonelli, Orazio Licandro, Leoluca Orlando e Maurizio Acerbo. Più Michele D'Ambrogio, coordinatore nazionale Cgil Vigili del Fuoco, e Fabio Morabito, per il coordinamento nazionale delle rappresentanze di base del pubblico impiego. Gli organizzatori accusano Bertolaso di voler marginalizzare il ruolo dei vigili del fuoco a vantaggio della Protezione civile spa.


20 gennaio 2010 - La Repubblica

Precari Ispra, due mesi sul tetto "Non chiediamo la luna ma lavoro"
Oggi incontro decisivo dei ricercatori con il governo Cinquantanove notti all´aperto per tornare al contratto da poco più di mille euro al mese
di ROBERTO MANIA

ROMA - Sul tetto si prepara l´ultima notte. Forse. Ne sono già passate cinquantotto. Due mesi di protesta senza precedenti per chiedere di tornare a essere precari a tuttotondo; per avere la "sicurezza" di un contratto co. co. co. a poco più di mille euro al mese, non un contratto a tempo indeterminato. Paradossi di una storia tutta italiana nella quale l´unico ente pubblico che fa ricerca e controlli sull´ambiente (l´Ispra) avrebbe voluto sbarazzarsi nel silenzio di oltre 400 suoi ricercatori, proprio mentre il mondo scommette sulla green economy per uscire dalla grande recessione. Ma il 24 novembre i ricercatori, da più di un decennio precari e ormai ex giovani, sono saliti sul tetto e non sono ancora scesi. Potrebbero farlo oggi, se l´incontro al ministero dell´Ambiente finirà con l´impegno a confermare i contratti scaduti.
La palazzina dell´Ispra, una costruzione anni cinquanta disegnata da un architetto romano prestigioso come Ugo Luccichenti e immersa nel verde del parco della Cellulosa in via di Casalotti, estrema periferia nord occidentale della Capitale, non è occupata. Si entra senza problemi, basta lasciare un documento in portineria come in qualsiasi ufficio. Poi si sale al terzo piano, sul tetto della protesta, 200 metri quadri circa. «Non potevamo rischiare un´imputazione per interruzione di pubblico servizio. Avremmo compromesso i nostri prossimi concorsi», spiega Marco Matiddi, biologo, uno dei componenti del nocciolo duro che ha dato il via alla protesta. Protesta moderna, post-industriale, e tanto mediatica, pensata e attuata dopo la salita sulla gru degli operai dell´Innse di Milano. D´altra parte quelli dell´Ispra sono diventati esperti del ramo: si inventarono il ricercatore-lavavetri ai semafori, e poi l´esecuzione pubblica del ricercatore, fino alla rottamazione del ricercatore. Ma nulla come il tetto ha attirato l´attenzione. Di loro si è occupato anche l´austero Financial Times. «Abbiamo pensato che il tetto fosse il palcoscenico più adatto», dice Michela Mannozzi, rappresentante delle RdB, il sindacato di base che tra questi ricercatori non teme la concorrenza delle tre grandi confederazioni. Anzi. Qui, tra laureati, dottori in ricerca, tecnici di laboratorio, sventolano solo le bandiere delle RdB.
Da due mesi - Natale e Capodanno compresi - si dorme sul tetto. Lo si fa a turno, a gruppi di almeno una decina di persone, donne e uomini. Marco Pisapia: «Abbiamo rinunciato alla vita normale»; «una vita sospesa», per Salvatore Porrello.
All´inizio tutti dentro le tende, poi, con il grande freddo di inizio anno, si è "occupata" anche una stanza che viene liberata senza deroghe alle sette le mattino, quando arrivano le donne delle pulizie. Perché nella palazzina si continua a lavorare e chi vuole lo può fare anche sul tetto con il pc portatile. Si studia, sul tetto: ci sono stati corsi di statistica di base, sulla gestione del sistema di qualità in laboratorio. Si è costituito un governo, ma - precisano - senza presidente del Consiglio. Ciascuno ha una delega: l´alimentazione, la comunicazione, le finanze. È stato tirato su un gazebo, donato dal Parco della Cellulosa. Lì sotto trascorre la giornata, dalla prima colazione al cineforum serale. Qui da due mesi non si guarda la tv. C´è un gruppo elettrogeno per quando salta la corrente, le stufe per riscaldare e anche le ricetrasmittenti e le bombole del gas. Una webcam fissa mantiene il collegamento tra il tetto e il mondo di fuori.
«È la prima volta - dice Simone Canese, iscritto alla Cgil - che i ricercatori ci mettono la faccia. Prima il precario non si lamentava mai. Piano, piano ha preso coscienza...E ora, va detto, non chiediamo la luna! Chiediamo cose ragionevoli. Non una sanatoria, non l´assunzione di tutti a tempo indeterminato. Chiediamo quello che è già possibile con i normali atti amministrativi». Non è un problema di mancanza di risorse perché in buona parte le ricerche sono finanziate dai committenti. Che le affidano, dopo le gare, solo a ricercatori di qualità.
Questa, nata dopo gli anni Settanta, è una generazione che si accontenta. E verso la quale è scattata una inedita forma di solidarietà. C´è stata una fiaccolata lungo le vie del quartiere, il comitato "Casalotti libero" (dal traffico) ha fornito spesso il pranzo, ci sono state le famiglie (quelle del welfare protettivo degli anni Settanta) a scendere in campo. E poi le istituzioni locali (Regione e Provincia), i partiti e i sindacati. Ma solo oggi si capirà cosa vuol farne il governo di questi ricercatori precari, ex giovani.


20 gennaio 2010 - Il Tempo

Reddito minimo, sindacati di base pronti ai ricorsi
Luca Francescangeli Superficialità, carenze e circa tre milioni di euro di soldi pubblici sprecati

Rieti - Sono accuse dirette e pesanti quelle che arrivano dal sindacato Rappresentanze di base (Rdb) di Rieti e che riguardano la compilazione delle graduatorie per il Reddito minimo garantito. Ma la sigla dei lavoratori affonda ancor di più e parla di fallimentare gestione nell'applicazione della norma, una norma che avrebbe dovuto venire in aiuto dei disoccupati e precari laziali, garantendo fino a 580 euro al mese per un anno. «Dopo gli errori delle prime graduatorie, uscite il 25 novembre, anche le nuove graduatorie d'assegnazione dell'11 gennaio sono distorte – scrive Marco Salini, delegato Rdb - Risultano, infatti, inclusi tra gli aventi diritto, persone che hanno presentato domanda senza specificare la data di nascita (il diritto spetta a chi ha tra i 30 e 44 anni compiuti nel 2009 ndr). E altre amenità regolamentari dle genere. Senza parlare poi del sito web della Provincia di Rieti, che ha per giorni tenuto on line i vecchi elenchi, senza avvertire che non fossero più validi». Insomma, la sigla sindacale di base (ma anche la Cisl di Rieti, che si è occupata a più riprese del Reddito Minimo) esorta tutti gli esclusi «per motivi formali» a presentare istanza di revisione entro il 26 di gennaio, inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno alla Provincia di Rieti – Palazzo Dosi - settore I° - piazza Vittorio Emanuele II – 02100 Rieti. Le Rdb sono a disposizione per fornire maggiori informazioni, nella sede di via Fratelli Sebastiani 171, telefono 0746/218439.

La denuncia
E il padiglione Marchiafava «terremotato»
Bello di fuori

Roma - Ma dentro sembra terremotato. Il padiglione Marchiafava «cade a pezzi» denunciano le Rdb-cub (Rappresentanze sindacali di base) del San Camillo che in un volantino hanno messo nero su bianco il disastro. «Personale e degenti del Forlanini sono stati trasferiti in fretta e furia e si sono ritrovati in un cantiere ancora aperto pieno di calcinacci, con gli ascensori incartati e già sporchi». Mentre per il personale infermieristico ed ausiliario sono stati disposti spogliatoi «ampi e ariosi come le catacombe» ironizza il sindacato. Ma il peggio è quando piove. «L'acqua risale dagli scarichi e, mista ad escrementi, allaga tutto e rende l'aria irrespirabile». «Dove sono i controlli del Ditro?» chiede il sindacato.(G.M.C.)


20 gennaio 2010 - Gazzetta del Sud

I lavoratori dal viceprefetto Oggi il sit-in di protesta in piazza
Intanto il Ministero ha convocato i sindacati per lunedì prossimo
di Gabriella Passariello

Catanzaro - Il viceprefetto aggiunto Ferdinando Trombadori si è impegnato a concertare a breve un incontro con il presidente della Regione Agazio Loiero e il neo prefetto Giuseppina Di Rosa (assente per motivi istituzionali) per presentare una proposta operativa che dia risposte concrete ai lavoratori Phonemedia-Omega. È questo l'esito della riunione che si è tenuta ieri in Prefettura alla presenza di una delegazione del coordinamento di lotta Phonemedia, di Francesco Aroma e Giuseppe Mazzitelli del coordinamento provinciale Pcl (partito comunista lavoratori), di Antonio Fragiacomo e Giovanni Carioti rispettivamente responsabili regionale e provinciale della Rdb. Un incontro a porte chiuse durato circa due ore in cui i dipendenti hanno esposto per l'ennesima volta le gravi difficoltà economiche che stanno incontrando dal mese di settembre per la mancata erogazione degli stipendi da parte della società Phonemedia-Omega, chiedendo una moratoria sui mutui, sulle finanziarie e la gratuità dei trasporti pubblici regionali. Hanno illustrato a Trombadori tutta la situazione, hanno parlato dell'azienda «fantasma più volte inutilmente sollecitata», delle denunce alla Polizia tributaria per ottenere le buste paghe, di quegli 11 milioni di euro che la Regione ha stanziato per avviare l'attività del call center «finiti nel nulla o nelle tasche di chissà chi. Ci aspettavamo risposte concrete - hanno detto gli operatori dell Call center di Santa Maria- e ad un mese dal primo incontro in prefettura ci troviamo a chiedere sempre le stesse cose e sentiamo solo belle parole». La Rdb e il Pcl hanno chiesto la stabilizzazione dei lavoratori o quanto meno la nomina di un commissario con poteri esecutivi per il rispetto della legge e per la difesa dei diritti. Oggi intanto alle 9 in piazza Matteotti si terà un sit-in di protesta dei lavoratori Phonemedia-Omega. «I politici non possono - hanno dichiarato - farsi vedere solo quando devono chiedere voti. Le regioni della Puglia, della Lombardia e della Sicilia si sono mosse a tutela dei lavoratori, perché qui la Regione non fa nulla?». Intanto si sta lavorando per la creazione di un osservatorio nazionale sui call center e il ministero dello Sviluppo economico ha convocato le segreterie della Slc-Cgil, della Fistel-Cisl, della Uilcom- Uil e della Ugl telecomunicazioni a presentarsi a Roma il prossimo 25 gennaio.


20 gennaio 2010 - La Nazione

Tribunale a rischio chiusura: sindacati in rivolta, proclamato uno sciopero
LA PROTESTA POCHI MAGISTRATI. LA STRUTTURA APUANA E' STATA INSERITA DAL CSM NELLA LISTA DELLE SEDI DA SOPPRIMERE

MASSA - «UN GRAVE atto che penalizzerebbe oltre modo la cittadinanza della Provincia di Massa Carrara e i lavoratori della giustizia». Reagisce così e annuncia uno sciopero per il 5 febbraio la Funzione Pubblica della Cgil dinanzi alla notizia, da confermare, che il Tribunale di Massa sia inserito nella lista delle sedi giudiziarie che il Consiglio Superiore della Magistratura consiglia di chiudere a causa del fatto che lo stesso non raggiunge il minimo d'organico dei magistratura ritenuto funzionale all'erogazione dei servizi giudiziari. LA CGIL crede che l'erogazione di un servizio essenziale quale quello della giustizia «in un capoluogo di Provincia, non possa essere affrontato col solo dato dell'organico dei magistrati. Se si vuole davvero riformare le sedi giudiziarie spiegano dal sindacato occorre tenere conto del servizio che bisogna erogare in tutti le sedi capoluogo di Provincia dove risiedono cittadini che hanno il sacrosanto diritto di poter adire la giustizia». Ed è per questi motivi che la Cgil chiede che il Tribunale di Massa «venga messo in condizioni di poter operare dotando lo stesso del personale amministrativo e dei magistrati necessari, in base ai carici di lavoro, a dare risposte concrete alla fame' di giustizia che anche nella nostra Provincia risente delle lungaggini determinate non solo da carenze di magistrati, ma anche e soprattutto da organici amministrativi al limite della sopravvivenza e da risorse finanziarie sempre più risicate». PERTANTO, Cgil Uil Flp e RdB il prossimo 5 febbraio sciopereranno a sostegno della vertenza sulla mancata riqualificazione, e «contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall'amministrazione e dalla minoranza delle organizzazioni sindacali che demansiona e dequalifica i lavoratori, separa le funzioni con il conseguente peggioramento del servizio ed il rallentamento dei tempi dei processi».


20 gennaio 2010 - Il Mattino

Napoli. Rimangono i presidi agli impianti per lo smaltimento dei rifiuti...
di Gianni Colucci

Napoli - Rimangono i presidi agli impianti per lo smaltimento dei rifiuti ma le sigle sindacali (e sono ben undici) che hanno dichiarato lo stato di agitazione firmano una tregua e revocano ogni azione di protesta. È il giorno dopo gli scontri di piazza Cavour, la Provincia convoca i sindacati ma alla fine escono tutti «soddisfatti»: per il momento non si può completare il piano industriale del nuovo consorzio dei rifiuti perchè il decreto legge del Governo che trasferisce funzioni e compiti alle Province non è stato ancora convertito in legge. L’annuncio dell’assessore provinciale all’ambiente Romano fa tirare il primo sospiro di sollievo per il futuro occupazionale. Ma soprattutto c’è l’annuncio che il presidente Cirielli ha autorizzato i consorzi di bacino salernitani (1, 2, 3 e 4) a chiedere l’anticipazione di cassa al tesoriere per garantire gli stipendi per tutto il 2010. Ieri sera al confronto con i sindacati l’assessore provinciale all’Ambiente ha spiegato che se non si converte in legge il decreto non si avrà un assetto definitivo del ciclo di gestione dei rifiuti. E i sindacati, quelli di base, i più duri, annunciano solo presidi anche negli impianti a Salerno e nel resto della regione (infatti si annunciano esuberi nel passaggio ai consorzi unici a Napoli e Caserta). Ma se si bloccano gli impianti regionali, a Salerno saranno guai non essendoci discariche aperte in provincia ed essendo esaurita quella di Basso dell’Olmo. Oggi a Roma in un incontro all’ex commissariato di governo per l’emergenza rifiuti, potrebbero esserci indicazioni sulle modifiche al decreto (magari evitando conflitti con le indicazioni contenute nella finanziaria della Regione che lascia ai consorzi preesistenti tutte le competenze). Dalla riunione esce comunque un «impegno politico» sul mantenimento dei livelli occupazionali (oltre 1500 i dipendenti di tutti i consorzi esistenti). Severo il rappresentante del sindacato Azzurro, Guidotti: «Anche l’assessore ha ammesso di aver ricevuto dai consorzi contenitori vuoti e quindi incapaci di produrre reddito». Piano industriale e stipendi sono le due facce del progetto che Romano esibisce all’incontro. Se l’assessore non è in grado di fornire una ricetta definitiva per la gestione del ciclo rifiuti e la riscossione della Tarsu, mancando un quadro normativo certo, pacifica gli animi assicurando gli stipendi e mantenendo i livelli occupazionali. Costituita la società, insomma, bisogna deciderne il contenuto. «Siamo sereni sul tema della puntualità dei pagamenti e del mantenimento dei livelli occupazionali», dice Franco Tavella, segretario provinciale della Cgil. Che poi fa un passo indietro a lunedì: «Non siamo abituati alle cariche della polizia e agli scontri con feriti. Non era mai successo da quindici anni in città. La tensione che non aiuta nessuno: le istituzioni, le forze di polizia e i lavoratori». Ancora un centinaio di persone fino a ieri sera erano al sit in alla Provincia. Ma ieri piazza Cavour non si è trasformata in teatro di scontri con le forze dell’ordine. Sotto il presidio stretto dei celerini, ieri pomeriggio sono sfilate le delegazioni di ben undici sigle sindacali convocate all’incontro con l’assessore Romano e l’assessore al Lavoro Anna Ferrazzano. Il piano industriale che verrà pone anche molti interrogativi e i sindacati sono pronti a dare battaglia. «Romano ha riconosciuto che i commissari liquidatori non hanno potere. Un piano che non abbiamo avuto modo di discutere - dice Vincenzo Guidotti, del sindacato azzurro - e poi perchè i riferimenti di legge non sono ancora stati definiti: non c’è la conversione in legge del decreto rifiuti e anche la finanziaria regionale non è stata pubblicata». Per Tavella è invece necessario chiarire che al primo posto sono i lavoratori: «I pagamenti degli stipendi sono al centro di questa vertenza. Speriamo che lo scontro politico e le velleità elettorali non prevalgano nella gestione futura di questa delicata vicenda».

Benevento. Con l’ufficializzazione, avvenuta ieri...

Benevento - Con l’ufficializzazione, avvenuta ieri, delle nomine dei tre commissari liquidatori per i consorzi Bn1 (emilia Tarantino), Bn2 (Carmine Cossiga) e Bn3 (Santa Brancati) al Bn3, torna drammaticamente d’attualità il nodo delle sorti lavorative dei dipendenti degli organismi. «Il decreto 195/2009 - fa presente Giovanni Venditti, responsabile del sindacato Rdb-Cub - non tutela i lavoratori dei disciolti consorzi di bacino in palese violazione degli articoli 3 e 4 della Costituzione». Di qui la richiesta «che le Province di Napoli, Benevento, Avellino, Caserta e Salerno convochino un tavolo di confronto al fine di elaborare un piano industriale, salvaguardando tutti i 2400 legittimi lavoratori dei Consorzi di Bacino».


20 gennaio 2010 - Avvenire

Seconda notte sul tetto: ancora incerto il futuro delle scuole civiche
Studenti: riapertura o quassù a oltranza Oggi atteso il parere del Consiglio di Stato
di ANNALISA GUGLIELMINO

Milano - Finora la loro protesta non ha portato alla riapertura delle scuole civiche, chiuse ormai da sei mesi. Ma i cinque studenti saliti lunedì sul tetto della scuola di piazza XXV aprile sono intenzionati a restare lassù al freddo «a oltranza» , cioè fino a quando le lezioni non saranno ripristinate. Sono studentilavoratori tra i 20 e i 40 anni, e alcuni, come nel caso di un operaio, hanno dovuto prendere le ferie per poter attuare la propria protesta. Dopo due notti all’addiaccio sulla terrazza della sede storica del liceo civico "Gandhi", la speranza è che oggi arrivi il verdetto favorevole del Consiglio di Stato, che si è già espresso una volta a favore del Comune dopo il ricorso di Palazzo Marino a seguito del pronunciamento del Tar che aveva disposto la sospensiva del provvedimento di chiusura delle classi del liceo. Il Comune, tramite l’assessorato competente, Politiche sociali ed Educazione, ha proposto agli studenti corsi gratuiti verso l’esame d’idoneità, da sostenere privatamente. Ma «andare a scuola non è esattamente la stessa cosa» , ribatte l’Sdl, il sindacato dei Lavoratori intercategoriale, che da sei mesi sostiene con cortei e presidi la protesta degli studenti delle serali, con un presidio fisso e le tende canadesi montate davanti alla sede di piazza XXV aprile. Il patrimonio di scuole pubbliche serali paritarie di Milano comprende quattro licei ( classico, scientifico, sociopsicopedagogico e linguistico), due istituti tecnici ( ragionieri e geometri) e un professionale ( per l’industria e l’artigianato), per un costo annuale è di 258 Euro. Il Comune, che le gestisce, le ha chiuse all’inizio dell’anno perché alcuni corsi erano vuoti. I sostenitori delle serali ribadiscono che migliaia di studenti, in 50 anni, hanno conseguito un diploma nelle scuole civiche serali paritarie, che quest’anno contavano 600 iscritti ( per 106 dei quali i corsi non sono partiti). Molti studenti diplomati alle serali si sono poi inseriti nel mondo del lavoro. Gli studenti citano sempre il nome del ballerino Roberto Bolle e di dirigenti d’azienda: persone che hanno abbandonato gli studi per varie ragioni ma hanno voluto riprendere la scuola, immigrati e diversamente abili che per motivi d’età non venivano più accolti dalle scuole diurne. Oggi la situazione è notevolmente cambiata, aveva spiegato l’assessore Mariolina Moioli prima dell’inizio dell’anno scolastico: «La domanda è diminuita di molto, tanto che non è possibile comporre classi che rispettino gli standard stabiliti dalla legge» .


20 gennaio 2010 - Il Manifesto

MANULI /ASCOLI PICENO
Svaligiato il gazebo del presidio. Sdl: «È un'intimidazione»

Incidente spiacevole, ieri, al gazebo permanente degli operai Manuli, in presidio davanti all'azienda di Ascoli Piceno: è stato completamente svaligiato e reso inutilizzabile per incontri e riunioni. Il gazebo si trova a pochi metri dalla portineria della fabbrica: due sere fa, sono stati rubati frigoriferi, televisori, documenti, tavoli, sedie, forni a microonde e tutti gli oggetti utili custoditi nel presidio, rimasto sempre attivo anche dopo la firma dell'accordo di fine novembre fra azienda e sindacati confederali, mai accettato da Sdl e Ugl. Il membro del coordinamento Sdl e Rsu Andrea Quaglietti annuncia una denuncia contro ignoti e parla di un atto di «intimidazione contro i lavoratori da mesi in lotta per difendere il loro posto, e che va contro la libertà di pensiero e di manifestazione. Noi comunque non ci scoraggeremo perché l'episodio denota la paura che gli operai rimasti fuori dalla fabbrica in seguito all'intesa, possano riorganizzarsi per ottenere quello che spetta loro».


20 gennaio 2010 - Il Messaggero

Ascoli. È stato completamente svaligiato e reso inutilizzabile...

Ascoli - È stato completamente svaligiato e reso inutilizzabile per incontri e riunioni il gazebo del presidio permanente degli operai della Manuli di Ascoli Piceno, punto di ritrovo per tutti i lavoratori della vallata del Tronto, dall’agosto scorso ad oggi. Lo ha reso noto la sigla sindacale Sdl. Il gazebo si trova a pochi metri dalla portineria della fabbrica: ignoti, nella tarda serata di ieri, hanno portato via frigoriferi, televisori, documenti, tavoli, sedie, forni a microonde e tutti gli oggetti utili custoditi nel presidio, rimasto sempre attivo anche dopo la firma dell’accordo di fine novembre fra azienda e sindacati confederali, mai accettato da Sdl e Ugl. Il membro del coordinamento nazionale Sdl e Rsu della Manuli Andrea Quaglietti annuncia una denuncia contro ignoti e parla di un atto di «intimidazione contro i lavoratori da mesi in lotta per difendere il loro posto di lavoro, e che va contro la libertà di pensiero e di manifestazione. Noi comunque non ci scoraggeremo - aggiunge - perchè l’episodio denota anche la paura che gli operai rimasti fuori dalla fabbrica in seguito all’intesa, possano riorganizzarsi per ottenere quello che gli spetta».
Il presidio è attivo dai primi di agosto, allorquando i lavoratori della Manuli si stabilirono davanti ai cancelli dello stabilimento ascolano a Campolungo a "protezione" delle attrezzature. Temevano che le migliori apparecchiature fossero portate via e che questo contribuisse a far perdere loro il posto di lavoro così come annunciato dall’azienda. Un presidio che non è stato interrotto nemmeno quando, dopo l’accordo firmato dai sindacati confederali (ma non da Ugl e Sdl) la produzione è ripresa con parte dei lavoratori riassunti.(P.Erc.)


19 gennaio 2010 - Adnkronos

GIUSTIZIA: SINDACATI, SCIOPERO DEL PERSONALE IL 5 FEBBRAIO
L'AGITAZIONE ANNUNCIATA DA CGIL, UIL, RDB E FLP VERRÀ ILLUSTRATA MARTEDÌ 26 GENNAIO A ROMA

Roma, 19 gen. (Adnkronos) - Sciopero del personale dell'organizzazione giudiziaria il prossimo 5 febbraio. Le ragioni dello sciopero, proclamato da Fp Cgil, Uil Pa, RdB Pubblico impiego e Flp, verranno illustrate in una conferenza stampa martedì 26 gennaio, alle 12.30, presso la Sala Conferenze della Corte D'Appello di Roma.


19 gennaio 2010 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 2 - Anno VII
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Istat, stop al regolamento di riordino il Consiglio di Stato sospende l'esame
* Ci aspetta un anno di forte impegno
* Precari Ispra in difesa del bene comune
* Boschi: il Cnr ci dia in gestione Anacapri
* Consulenze nella P.A., nel 2008 aumento boom
* Le vicende interne dell'Inaf sconvolgono il firmamento
* Tre mesi dopo Il Foglietto scoprono contratto H1N1
* Brunetta trova il posto occupato e se ne va


19 gennaio 2010 - Corriere.it

Lavoratori in piazza contro la crisi Ma il corteo si scontra con il divieto
L'appuntamento è per sabato in piazza dell'Unità

Bologna - Una manifestazione contro la crisi «perchè in questa città possano essere visibili le nostre rivendicazioni». L’appuntamento è per sabato prossimo, 23 gennaio, e a lanciarlo è un appello firmato da circa 60 lavoratori di svariati settori (l’indirizzo di posta elettronica a cui inviare eventuali adesioni è quello del sindacato di base Rdb).
L'APPELLO - «Non passa giorno senza nuovi annunci di licenziamenti, di messa in cassa integrazione, di pesanti ristrutturazioni aziendali- si legge nell’appello - di sfratti per morosità, di restrizioni della democrazia». La crisi economica e sociale «viene scaricata tutta sui lavoratori e sui settori popolari, e in questa macelleria sociale sono molti gli imprenditori che speculano, approfittando della crisi- continua il documento- per incrementare i propri profitti e liberarsi di lavoratrici e lavoratori». Di fronte a questa «situazione drammatica è necessario rendere comuni e unificare le tante ed importanti vertenze e mobilitazioni sparse sul nostro territorio», scrivono i lavoratori coinvolti. La mobilitazione intanto ha preso già forma: il Coordinamento 23 gennaio contro la crisi (ha aderito ad esempio Terre libere) dà appuntamento in piazza dell’Unità dalle 15 (il corteo partirà alle 17).
DIVIETO DI MANIFESTAZIONE - Trattandosi però di un sabato pomeriggio, il corteo è sottoposto all'ordinanza prefettizia che vieta manifestazioni politiche in centro nel week end. Due delegati sindacali Rdb hanno scritto una lettera al sindaco e alla presidente della Provincia, chiedendo di ritirare «la propria sottoscrizione al provvedimento».

MERCOLEDì VERTICE AL DICASTERO DELL'AMBIENTE
Precari dell'Ispra verso un accordo, dopo 55 giorni pronti a scendere dal tetto
Si profila un'intesa col ministero: sì alla continuità dei contratti, ma slitta la stabilizzazione di 430 ricercatori
di Carlotta De Leo

ROMA - I precari dell’Ispra si preparano a smontare le tende. Se tutto andrà bene, infatti, tra poche ore terminerà l’occupazione del tetto dell’Istituto superiore per la ricerca ambientale. Tutto dipenderà dall’incontro al ministero dell’Ambiente fissato per mercoledì alle 12: è lì che i tre commissari dell’Ispra presenteranno un protocollo d’intesa per la risoluzione della vertenza. «Se terranno in considerazione le nostre proposte scenderemo presto dal tetto», assicura Michela Mannozzi, coordinamento precari Ispra dell'Usi-Rdb Ricerca, una delle più attive nella protesta.
NOTTI AL FREDDO – Dopo 55 giorni e notti al freddo (feste comprese), i precari dell’Ispra sembrano essere ottimisti. «Ci hanno convocato al ministero – dice ancora la Mannozzi – e ci aspettiamo che sia l’incontro risolutivo. Dopo il tavolo tecnico dell’11 gennaio abbiamo consegnato un documento che sintetizzava le nostre richieste». La posizione dei precari è quindi nota, non solo ai commissari dell’Ispra, ma anche ai rappresentanti del ministero dell’Ambiente e della Funzione Pubblica che saranno presenti all’incontro di mercoledì.
STRADA A TRE TAPPE – Nel documento, spiega la Mannozzi, «abbiamo disegnato una strada a tre tappe per risolvere la vertenza che riguarda 430 ricercatori precari. Come primo passo – aggiunge – vogliamo la continuità contrattuale. Oggi, anche quando si tratta della stessa linea di ricerca, ci obbligano a stare fermi per 7 o 8 mesi tra un contratto e l’altro. Ogni volta dobbiamo aspettare un nuovo bando, la nuova selezione e il vaglio della Corte dei Conti». Il secondo passo riguarda, invece, la trasformazione dei contratti: «Basta con i Co.co.co e con gli assegni di ricerca – dice la Mannozzi – che ci relegano alla figura di collaboratore. Vogliamo bandi per contratti a tempo determinato per conquistare lo status di dipendente. E ovviamente deve essere chiuso il rubinetto: prima va stabilizzata la situazione interna e poi si può pensare di prendere altri precari dall’esterno». L’ultima tappa, infine, riguarda il turn-over: «Ci sono almeno 180 dipendenti dell’Ispra che andranno in pensione nel 2010. I posti vacanti dovranno essere assegnati con bandi a tempo indeterminato», spiega Mannozzi. Su questo punto, l’accordo con i commissari sembra già acquisito.
FINE DELLA PROTESTA – In assenza di sorprese dell’ultima ora, il ministero dell’Ambiente sembra pronto a chiudere la partitae, di conseguenza, i precari dell’Ispra scenderanno presto dal tetto. Si profila dunque una vittoria importante, anche se non completa. «Ci era stato chiesto di rimanere all’interno della normativa – conclude la Mannozzi – e non abbiamo potuto chiedere la stabilizzazione tout court dei 430 precari perché la crisi non permette nuove assunzioni a tempo indeterminato. Ma ci batteremo ancora».


19 gennaio 2010 - Il Giorno

Codogno, sciopero alla Rsa

CODOGNO - I SINDACATI di base della Bassa all'attacco dei vertici dell'Asl di Lodi. Dopo la denuncia di tre pazienti della Rsa di Codogno morte poco dopo il trasferimento nell'istituto Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro, ieri c'è stato lo sciopero dei dipendenti della casa di riposo di Codogno contro i tagli previsti dopo la perdita di ricoveri. «L'organizzazione sindacale, e il delegato Rsu aziendale dopo lo sciopero riuscito si legge nella lettera aperta scritta dal sindacalista Gianfranco Bignamini anche con il boicottaggio della capo sala della Rsa di Codogno e di questa Amministrazione (su questo sarà la commissione di Garanzia ad intervenire) l'assemblea dei lavoratori pienamente riuscita ha dato mandato di chiedere un incontro con i vertici aziendali per il giorno 25 gennaio 2010, alla presenza del sindacato RdB e una rappresentanza dei dipendenti».La lettera prosegue con una minaccia: «In attesa di un vostro riscontro vi si legge ricordiamo che se ci sarà ancoro un silenzio da parte di questa Amministrazione continueranno le giornate di sciopero e occupazione della palazzina amministrativa».(R.Lo.)


19 gennaio 2010 - La Repubblica

Precari Ispra, da due mesi sul tetto picchetto-simbolo per la ricerca
Domani incontro decisivo: a rischio 170 lavoratori Il sindacato: non c´è la volontà politica di salvaguardare il comparto della ricerca scientifica nel suo insieme
di DANIELE AUTIERI

Roma - Cinquantasette giorni ai piedi del cielo per non finire all´inferno: 1.368 ore sul tetto di un istituto che li vorrebbe fuori dalla porta. «Siamo saliti quassù il 24 novembre scorso per difendere il nostro posto e la nostra dignità», spiega Simone, 40 anni, rimasto dopo 11 anni senza lavoro. «Non possiamo tornare in strada senza aver visto riconosciuti i nostri diritti». Come lui ci sono altri 60 giovani biologi, ingegneri, chimici che hanno scelto la via della protesta per raccontare la loro storia. Nel giugno 2009 all´Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) scadono 170 contratti che non vengono rinnovati. A dicembre sono altri 150, ai quali miracolosamente il ministro dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo, promette il rinnovo. Ma per il primo nucleo la situazione non si sblocca, e così non si ferma la clamorosa protesta dei ricercatori che qui sul tetto hanno trovato un nuovo acronimo per quell´ente che non li vuole più: "Insieme Si Può Resistere Ancora".
«Il mio ultimo contratto è scaduto il 30 giugno», racconta Carla, 31 anni, da cinque all´Ispra con 10 rinnovi contrattuali. «A ottobre è uscito un bando per essere di nuovo assunti, ma attendiamo ancora i risultati della commissione giudicante». Come lei Cristina, 34 anni, da sette mesi senza stipendio. «Ho passato la selezione in agosto, ma non posso cominciare a lavorare perché il mio co.co.pro è fermo alla Corte dei Conti». Nella sacca del precariato istituzionalizzato lo stillicidio si misura sulla necessità di un pronunciamento della Corte per un contratto da 800 euro al mese, sull´abbandono dei laboratori (da Natale senza riscaldamento), sulla gestione dell´Istituto, affidato dal luglio 2008 (quando l´Ispra nacque dalla fusione di Icram, Infs e Apat) al prefetto Vincenzo Grimaldi, e ancora senza statuto e regolamento.
Per questo i ricercatori hanno portato la loro vita sul tetto: sveglia alle 7, poi riunioni, dibattiti, incontri con politici e sindacalisti. Si pranza tutti insieme. Pizza, lasagne offerte dagli abitanti del quartiere, ravioli al vapore ordinati dal cinese di Casalotti. Ognuno ha un ruolo e la gerarchia è ironica ma rispettata. Manuela è il ministro dell´economia, si occupa di organizzare le collette; Simone, quello dell´alimentazione, pensa ai pasti e prende le ordinazioni. Filippo, il ministro delle comunicazioni e Massimiliano dei rapporti con il parlamento. «Veniamo da tutta Italia – racconta Max, 34 anni, biologo marino, fino a poche settimane fa impegnato nel controllo ambientale delle piattaforme petrolifere dell´Eni – e siamo qui perché adoriamo questo lavoro. Non si resta 50 giorni sul tetto per un contratto, ma perché crediamo che la ricerca debba avere maggiore dignità».
Gli fa eco Angela Imperi, coordinatrice nazionale della Cgil per l´Ispra: «Il ministro Prestigiacomo ci ha ricevuto per la prima volta il 4 gennaio. A lei abbiamo chiesto solo di applicare contratti e leggi già esistenti». Proprio domani è previsto il nuovo incontro tra governo, sindacati e ricercatori per cercare una soluzione alla vicenda. Sembra che il ministro abbia una proposta pronta. Le aspettative, sul tetto, sono tante. «Anche se siamo forti – racconta Stefano, 38 anni, da 11 all´Ispra – è dura restare qui sopra senza sapere fino a quando. Ogni tanto qualcuno perde la testa e lo invitiamo a passare qualche giorno a casa. Per riappropriarsi della sua vita e poi tornare». Intanto sul tetto che domina Casalotti sta arrivando la sera. Qualcuno accende un computer per mettere un film; qualcun altro prepara le tende per dormire. Simone e Massimiliano resteranno svegli. Tocca a loro, stanotte, piantonare l´Istituto. «Con il buio e il silenzio i pensieri fanno più rumore – confessa Max – ma sappiamo che finché resteremo quassù, avremo una speranza». Quattro piani più in basso li aspetta la strada e con lei il rischio di perdere tutto. Dal tetto dell´Ispra guardare giù fa paura a tutti, anche a chi non soffre di vertigini.


19 gennaio 2010 - Libertà

«Noi stranieri andiamo bene solamente in fabbrica
Nel tempo libero ci considerano un danno di immagine»
di Cristian Brusamonti

CASTELSANGIOVANNI - Quali prospettive per gli stranieri in questi tempi di crisi? Con quali mezzi possono difendersi da ogni tipo di sfruttamento e regolarizzare la propria situazione lavorativa? Queste e molte altre le domande a cui si è cercato di dare risposta nel corso dell'incontro "Lavoro e immigrazione" organizzato venerdì sera dalle Rappresentanze Sindacali di Base (Rdb) presso il centro culturale di Castelsangiovanni. In sala, presenti diversi immigrati che hanno offerto al dibattito la propria personale esperienza; a rispondere, Aboubakar Soumahoro, responsabile nazionale per il settore immigrazione dell'Rdb - Cub e Giovanna Raffaglio dell'Rdb di Lodi e responsabile, insieme a Rafik Touil, dello sportello immigrati di Castello.
E proprio riguardo al nuovo sportello, che si avvia ad essere un importante punto di ascolto per gli stranieri della zona, sono stati sottolineati i passi avanti di quest'ultimi mesi. «Adesso siamo riusciti ad avere un computer. E nonostante girino voci contrarie, voglio confermare il mio impegno anche in futuro in questo progetto» ha detto la Raffaglio. «Per ora è aperto un giorno a settimana, ma puntiamo a tenerlo aperto tutti i giorni; e saremo a disposizione di tutti gli stranieri, anche quelli non tesserati Rdb».
Ma è stato impossibile parlare della situazione locale senza fare accenno a quella nazionale. «Voglio ringraziare gli italiani che in questi giorni si sono vergognati» esordisce Soumahoro, in riferimento agli episodi di violenza a Rosarno. «Sono gli italiani che hanno memoria, quelli che sono stati a loro volta emigrati in altri paesi del mondo. Viviamo in un paese dove il progresso demografico non va di pari passo con quello dei diritti: e così quando uno straniero sfruttato e umiliato osa alzare la testa, il risultato è quello di Rosario» ha detto. « È un'altra l'immagine dell'Italia che vogliamo costruire ogni giorno: se il 10% del Pil nazionale è prodotto dagli immigrati, qual è il suo peso nel campo dei diritti? Vai bene solo quando sei in fabbrica, ma quando sei in vacanza o nei centri commerciali sei un danno per l'immagine del luogo». Ma Soumahoro non ha risparmiato attacchi al governo, alla sinistra «che non ha impedito questa situazione» e a Cgil, Cisl e Uil. «Maroni ha detto che Rosario è il frutto di troppa tolleranza. Ma la legge Bossi-Fini è ormai in vigore da 8 anni ed è servita solo a produrre sfruttamento e illegalità: per questo va eliminata. E dove vanno a finire le trattenute sulla busta paga per Cgil, Cisl e Uil? Sono davvero servite a cambiare la nostra situazione? Noi, come Rdb, vogliamo costruire insieme a voi il nostro sindacato: ci finanziamo da soli e vi diamo ascolto. E soprattutto non siamo un'azienda».


19 gennaio 2010 - Il Cittadino

Morta un’altra paziente trasferita a San Colombano

Codogno - Rappresentanze sindacali di base e autonomi del sindacato Slai Cobas uniti nella protesta per l’ex psichiatrico di Codogno. È successo ieri davanti alla Rsa di viale Ganfoldi. Durante il presidio è emersa inoltre la notizia di un ulteriore decesso: è morta infatti un’altra delle undici donne trasferite a fine dicembre dalla Rsa al Fatebenefratelli di San Colombano. «Questo è il terzo decesso da fine dicembre ad oggi - ha detto il sindacalista Rdb Gianfranco Bignamini -. I conti si fanno da soli, un decesso ogni sei giorni». All’ex psichiatrico ieri c’era anche Luca Beretta, segretario provinciale Slai Cobas. Il presidio è continuato fino a metà pomeriggio, alle 14 è poi iniziata l’assemblea dei lavoratori organizzata dalle Rdb, la stessa che ha visto presenti una quindicina di lavoratori della Rsa. E lo sciopero? «Quattro lavoratori della Rsa hanno aderito, degli altri abbiamo notizie di intimidazioni che ne hanno frenato l’adesione - sottolineava in serata Bignamini -. Noi comunque non ci fermiamo: invieremo una lettera alla dirigenza Asl con la richiesta di un incontro urgente. Se non avremo risposta, andremo avanti con gli scioperi». «Il trasferimento delle prime undici ospiti psichiatriche della Rsa di Codogno al Fatebenefratelli avvia alla conclusione una vicenda sempre stata conseguenza di un disegno rispondente a interessi puramente economici, pensato e realizzato sulle spalle delle ospiti prima e dei lavoratori della struttura poi - così dallo Slai Cobas -. Una vicenda triste, che mette la parola fine ad un servizio pubblico unico sul territorio e a 12 posti di lavoro».


19 gennaio 2010 - Il Mattino

Napoli. Per il momento disagi gravi non si registrano.
Ma la situazione potrebbe precipitare...

Napoli - Per il momento disagi gravi non si registrano. Ma la situazione potrebbe precipitare già oggi a causa della protesta dei lavoratori del Consorzio che ieri hanno inscenato una manifestazione a Napoli davanti alla Provincia e, in maniera più aggressiva, a Salerno. A Caserta situazione più tranquilla per la decisione adottata dai vertici del Consorzio unico di «risolvere in tempi brevi» i nodi relativi all’assunzione del personale e al contenimento degli esuberi. In particolare, a protestare ieri sono state le organizzazioni sindacali Slai Cobas, Sindacato Azzurro, Rdb, Cesil, Uap e Fesica che in una nota hanno ribadito lo sciopero di 48 ore iniziata domenica a mezzanotte. Oggi anche da Caserta partiranno gruppi di lavoratori per un’altra manifestazione davanti a Montecitorio. Da Terra di Lavoro si muoveranno alcuni pullman per raggiungere la capitale: l’obiettivo delle organizzazioni sindacali è quello di spostare l’attenzione della vicenda davanti agli organi parlamentari e davanti al governo. La protesta è contro le norme del decreto 195 (in discussione da domani in commissione Ambiente del Senato). Secondo Vincenzo Guidotti, portavoce dei sindacati in sciopero, i dipendenti dei consorzi erano inizialmente 2400 e sono poi lievitati fino ad ottomila. Dovevano occuparsi della raccolta differenziata, poi le cose cambiarono. Il decreto 195 prevede che i dirigenti del consorzio unico di Napoli e Caserta definiscano gli organici in base al piano industriale. Il personale eventualmente in esubero entrerebbe in una lista di mobilità e rischierebbe di tornare a casa nell’arco di due anni. In una prima versione del provvedimento, invece, era prevista una deroga al patto di stabilità che avrebbe permesso il graduale assorbimento da parte degli enti locali. Erano state calcolate nei mesi scorsi 551 unità. Ma gli attuali dirigenti del «consorzione» sperano di poter ridurre il numero degli esclusi. Se i servizi fossero forniti su base provinciale i lavoratori potrebbero essere impegati anche al di fuori dei Comuni che del consorzio hanno fatto parte. Perciò annunciano di voler fermare gli impianti di Maruzzella, Ferrandelle, Macchia Soprana, Sardone, Casalduni, Terzigno, Chiaiano. I sindacati annunciano anche di voler bloccare la raccolta differenziata. Alla protesta di ieri non hanno aderito i dipendenti degli impianti di tritovagliatura e imballaggio che sono attualmente gestiti dall’Asia.(lor.ca.)


19 gennaio 2010 - Il Quotidiano.it

Svaligiato il Presidio Manuli: "gravissimo gesto intimidatorio"

Ascoli Piceno - Il gazebo allestito dai lavoratori della Manuli di fronte allo stabilimento è stato svaligiato nella tarda serata di ieri ed è ora inutilizzabile per incontri e riunioni. Il Sindacato dei Lavoratori: "Fatto gravissimo, non ci faremo intimidire". E' stato completamente svaligiato e reso inutilizzabile per incontri e riunioni di qualsiasi genere, il grande gazebo che ospita il presidio permanente degli operai della Manuli di Ascoli, punto di ritrovo, oltre che di accessi confronti e di tensione con le forze dell'ordine, per tutti i lavoratori della Vallata del Tronto, dall'agosto scorso ad oggi. Ignoti, nella tarda serata di ieri, hanno portato via frigoriferi, televisori, documenti, tavoli, sedie, forni a microonde e tutti gli oggetti utili e di un qualche valore che erano custoditi dagli operai nel presidio, rimasto attivo anche dopo la firma dell'accordo di fine novembre fra azienda e sindacati confederali; accordo mai accettato dal Sindacato dei Lavoratori (maggioritario nella fabbrica ascolana del gruppo milanese) e dall'UGL. "Si tratta di un fatto gravissimo che comporterà da subito una denuncia contro ignoti - commenta Andrea Quaglietti del coordinamento nazionale SDL e RSU della Manuli -. Un atto che vuole essere un intimidazione contro i lavoratori da mesi in lotta per difendere il loro posto di lavoro, e che va contro la libertà di pensiero e di manifestazione". "Noi non ci scoraggeremo - aggiunge Quaglietti - perché l'episodio denota anche la paura di qualcuno legata al fatto che gli operai rimasti fuori dalla fabbrica in seguito all'intesa, possano riorganizzarsi per ottenere quello che gli spetta". "E' strano - si legge nel comunicato inviato dai Sindacati - che quanto accaduto, con il furto di numerosi oggetti voluminosi e di valore, per alcuni migliaia di euro, possa essere avvenuto in maniera apparentemente facile, visto che la portineria del sito della Manuli si trova a pochi metri di distanza".


18 gennaio 2010 - Asca

CATANZARO: RDB, CONTINUA OCCUPAZIONE SEDE PHONOMEDIA

(ASCA) - Catanzaro, 18 gen - Continua da parte dei lavoratori del call-center Phonomedia di Catanzaro l'occupazione della sede per capire se si continuera' a lavorare oppure i lavoratori sono destinati a fare statistica in termini di disoccupati. Ma la cosa piu' grave e' che, fino ad ora, nessun proprietario ( multinazionale o altro) si e' presentato alla sede per discutere del futuro o della ricollocazione del call-center. Gli unici riferimenti di questi lavoratori sono diventati alcuni sindacalisti concertativi, che con ''messaggini telefonici '' invitano i lavoratori a riprendere a lavorare''. Lo si legge in una nota del Sindacato RdB. ''Lavorare sulla base di quali presupposti? Arretrati non pagati - dice RdB - commesse che continuano a mancare, anzi sono di oggi alcune notizie che alcune multinazionali hanno disdettato i vecchi contratti di vendita alla Phonemedia/Omega''. ''Martedi', 19 gennaio, alle ore 17, una delegazione del sindacalismo di base sara' ricevuta dal prefetto di Catanzaro, a cui verranno posti tre fondamentali interventi: la ricollocazione dell'attuale sede del call-center come sede per produrre nuove o vecchie attivita' lavorative per i 2.500 lavoratori piu' tutto l'indotto che gira intorno a queste famiglie; la sicurezza di continuare a lavorare e cominciare a parlare di stabilizzazione del lavoro; individuazione dei flussi di denaro che sono stati percepiti dalla vecchia multinazionale e come sono stati impiegati - e quelli che potrebbero essere individuati per il futuro lavorativo della citta' di Catanzaro''.


18 gennaio 2010 - Ansa

UNIVERSITÀ: SIGLE DOCENZA, DDL GOVERNO NON CONSENTE RILANCIO SVUOTA AUTONOMIA, AGGRAVA PRECARIATO E CREA SOVRAPPOSIZIONI

(ANSA) - ROMA, 18 GEN - Le soluzioni proposte dal ddl governativo sull'università «non consentono il rilancio dell'Università pubblica come istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese, anche per la mancanza di adeguati investimenti». Lo affermano le sigle della docenza in un documento unitario che sarà al centro degli incontri con i gruppi parlamentari e le forze politiche. Entrando nel merito del provvedimento i firmatari della nota (Adi, Adu, And, Apu, Cipur-Confsal, Cisl università, Cnu, Cnru, Confsal, Flc-Cgil, Rdb-Cub, Snals-docenti università, Sun, Udu, Ugl-università e ricerca, Uilpa-Ur) individuano alcuni punti particolarmente critici. «L»Università pubblica - osservano - non viene piu« indicata come 'sede primaria della ricercà; l'autonomia del sistema universitario viene svuotata sia a livello locale sia a livello centrale, concentrando in poche mani (il Rettore e il Cda) il potere di gestione degli Atenei e assoggettando il Ministero competente a quello dell'Economia; i previsti meccanismi concorsuali potrebbero addirittura accentuare il localismo, senza eliminare i casi di nepotismo e senza premiare il merito; la istituzione della figura del ricercatore a tempo determinato, in aggiunta alla pletora di figure post-dottorato, aggrava il problema del precariato; la progressione economica dei professori e dei ricercatori viene completamente affidata alla discrezionalità dell'Esecutivo, di fatto del ministro dell'Economia; c'è l'assenza di qualsiasi riferimento al destino degli attuali ricercatori di ruolo; non viene prevista alcuna riforma del dottorato di ricerca; la nuova figura del »direttore generale« rischia di sovrapporsi a quella del rettore; le indicazioni sul diritto allo studio risultano generiche e rinviano a una delega totale all'Esecutivo». Le organizzazioni della docenza, infine, ritengono «inaccettabile la differenziazione del regime pensionistico tra le varie figure docenti» denunciando, in particolare, «i prepensionamenti di associati e ricercatori, in corso in diversi Atenei, sulla base di recenti normative incoerenti e discriminatorie».


18 gennaio 2010 - Brindisium

Cobas e Rdb-Cub sui mancati pagamenti di Innovambiente

Brindisi - Il Coordinamento Pugliese del "Patto di base" che comprende i Sindacati Cobas, Rdb-Cub, Sdl intercategoriale esprime la sua solidarietà ai lavoratori di Innovambiente di Brindisi che versano in una situazione di difficoltà . Alle già note difficoltà si aggiunge oggi il mancato pagamento degli stipendi che secondo la Innovambiente potrà avvenire solo nei prossimi giorni. Il Patto di Base inoltre racconta ai lavoratori e alla opinione pubblica brindisina quello che è già successo a San Severo in provincia di Foggia. A San Severo la Innovambiente , anche lì subentrata con una cessione di ramo d’azienda alla Aspica , ha finito di lavorare nel mese di Aprile ’09 lasciando dietro di sé i mancati pagamenti della liquidazione, delle ferie, della tredicesima, dei ratei trattenuti e non versati. Dall’Aprile ’09 i lavoratori di San Severo non hanno più visto un Euro di quelli che avanzavano. Il "Patto di base" della Puglia considera positiva l’azione di denuncia dai lavoratori di Brindisi sull’appropriazione indebita realizzata dalla Innovambiente sui ratei dovuti alle finanziarie e che ha comportato in questi giorni l’intervento della magistratura. Quando in solitaria solitudine denunciammo lo strana cessione di ramo di azienda che Aspica realizzava a favore di Innovambiente , che nasceva con un capitale sociale di 10.000 Euro , scrivemmo anche che quello che stava accadendo era il segnale negativo dell’inizio di una grande crisi economica della società. Valutammo anche che quella crisi economica a livello nazionale, dovuta soprattutto alla mancanza di liquidità nelle casse, li avrebbe portati al collasso producendo solo danni per i lavoratori. Per questo il "Patto di base" ritiene che le azioni intraprese da parte dei lavoratori in questi mesi possono solo produrre un risultato positivo , rivolto ad una maggiore tutela per i soldi che si avanzano, che rischiano di scappare e di non essere più visti.
Patto di Base pugliese: Cobas , Rdb-Cub , Sdl Intercategoriale


18 gennaio 2010 - La Repubblica

Il caso Più piccoli nei "nidi" comunali, il sindacato accusa:
"Per mettersi in regola si aumentano solo i servizi igienici"
Asili, sei bambini per un water
L´assessore Veardo "Qualità educativa come priorità, abbiamo assunto cento persone"
di MICHELA BOMPANI

Genova - «PER il Comune, sei bambini valgono un water»: accusano, e assicurano che il calcolo sia scientifico, Cobas, Rdb e l´"assemblea permanente delle lavoratrici e dei lavoratori del servizio 0-6" che rilanciano lo stato di agitazione, e dopo una rovente assemblea pubblica, che si è svolta negli scorsi giorni, annunciano un nuovo sciopero del settore, all´inizio di febbraio.
Nel mirino, ancora una volta, c´è il "piano Veardo", che l´assessore comunale alla Scuola ha scritto (firmato dai sindacati confederali) e porterà ad aggiungere, complessivamente, 530 posti in più negli asili nido del Comune, rispetto allo scorso anno scolastico. «Prima delle vacanze natalizie - attaccano i sindacati - abbiamo assistito a sopralluoghi di personale di Regione e Comune, per verificare l´idoneità delle strutture scolastiche ad accogliere più bambini: il rispetto delle norme igieniche si è raggiunto, secondo loro, aumentando il numero di water e di punti d´acqua dove ci sia spazio e non, come dovrebbe essere, dove sia necessario. Ogni sei bambini un water, ecco come hanno calcolato e risolto il problema. Sei bambini valgono un water? E´ questa la qualità del servizio educativo che noi ci ostiniamo a difendere?». L´assessore, tuttavia, non ci sta: «Abbiamo ampliato i posti negli asili, valutando le possibilità specifiche di ogni struttura: spiace dirlo, ma queste sono accuse sterili che mirano solo a distruggere il servizio pubblico». Fa l´elenco dei punti della protesta Andrea Tosa, sindacalista Cobas: «Manca il personale, è stato ridotto lo spazio per ogni bambino e poi abbiamo chiesto i dati, ma Tursi non ce li ha forniti: quanti bimbi in più sono stati inseriti finora?».
Risponde con i numeri, l´assessore Veardo: «Abbiamo assunto 100 persone, a tempo determinato e indeterminato, nel servizio 0-6. Gli inserimenti, sino ad oggi, sono stati di 200 bambini in più, rispetto all´anno scorso: siamo certo ben lontani dal nostro obiettivo, ce ne rendiamo conto, ma lo raggiungeremo gradualmente perché la lentezza ci permette di fare le cose per bene, garantendo quella qualità educativa che tanto viene richiesta e che è e deve essere certamente una nostra priorità».
Paolo Veardo spiega poi che gli adeguamenti negli asili per ospitare nuovi alunni si sono appena conclusi: in tutto, sono state coinvolte una ventina di strutture. Ma è evidente che la dialettica sull´impegno del Comune e la protesta da parte dei sindacati restano sul tavolo. Una questione, quella del welfare locale, che sta diventando sempre più fondamentale e delicata per le pubbliche amministrazioni.


18 gennaio 2010 - Gazzetta del Sud

vertenza sempre più aspra
Phonemedia, vertice con il nuovo prefetto

La vertenza Phonemedia approda davanti al nuovo prefetto Giuseppina Di Rosa. Secondo quanto annunciato dal sindacato Rdb, in una nota a firma di Antonio Jiritano, una delegazione dell'organizzazione autonoma sarà ricevuta alle 17 a Palazzo del Governo.


18 gennaio 2010 - Il Mattino

Napoli. Via a allo sciopero...

Napoli - Via a allo sciopero degli aderenti ai sindacati autonomi dei consorzi di bacino. Le organizzazioni sindacali Slai Cobas, Fesica Sindacato Azzurro, Rdb, Cesil, Uap e Fesica in una nota hanno ribadito la protesta di 48 ore iniziata ieri a mezzanotte. Oggi i lavoratori manifesteranno davanti alle sedi delle cinque Province campane e martedì a Roma in piazza Montecitorio. Protestano contro le norme del decreto 195 che,a loro parere, non offre alcuna certezza occupazionale per i dipendenti. Difficile valutare l’impatto sui servizi che potrebbe farsi sentire soprattutto in quei comuni dove il ciclo è affidato interamente ai consorzi. Intanto venerdì i lavoratori degli impianti di tritovagliatura e imballaggio di Tufino e Giugliano hanno firmato l’accordo con l’Asia ottenendo il contratto a tempo indeterminato di Federambiente: in un primo momento l’azienda aveva proposto un’assunzione temporanea in attesa della conversione del decreto. I cosiddetti Stir, dunque, dovrebbero continuare a funzionare. Secondo Vincenzo Guidotti, portavoce dei sindacati in sciopero i dipendenti dei consorzi erano inizialmente 2400 e sono poi lievitati fino ad ottomila. Dovevano occuparsi della raccolta differenziata, poi le cose cambiarono: «Dopo avere lavorato alacremente i primi quattro anni - sostiene Guidotti - i dipendenti si videro sottrarre le attività dai sindaci che pur facendo parte dei consorzi facevano concorrenza agli stessi creando proprie società, con ulteriori assunzioni clientelari di soggetti molto spesso legati all’ecomafia». Di qui, è la tesi degli autonomi, le attuali difficoltà che, a loro parere non possono ricadere sui lavoratori.Il decreto 195 prevede che i dirigenti del consorzio unico di Napoli e Caserta definiscano gli organici in base al piano industriale che dovrebbe essere reso pubblico proprio lunedì. Il personale eventualmente in esubero entrerebbe in una lista di mobilità e rischierebbe di tornare a casa nell’arco di due anni. In una prima versione del provvedimento, invece, era prevista una deroga al patto di stabilità che avrebbe permesso il graduale assorbimento da parte degli enti locali. Erano stati calcolati nei mesi scorsi 551 unità. Ma gli attuali dirigenti del cosiddetto consorzione sperano di poter ridurre il numero degli esclusi: se i servizi fossero forniti su base provinciale i lavoratori potrebbero essere impegati anche al di fuori dei Comuni che del consorzio hanno fatto parte. Perciò annunciano di voler fermare gli impianti di Maruzzella, Ferrandelle, Macchia Soprana,Sardone, Casalduni, Terzigno, Chiaiano. I sindacati annunciano anche di voler bloccare la raccolta differenziata. Oggi i manifestanti, alle 10, si concentreranno in un presidio dinanzi alle sedi delle rispettive Province per presentare un documento di protesta. A Napoli si sono dati appuntamento in piazza Matteotti. Per la giornata di domani, invece, è prevista una manifestazione a Roma. Il corteo di pullman dalla Campania partità alle 6,30 del mattino. Obiettivo: essere ricevuti «da un rappresentante del governo».(d.d.c.)


18 gennaio 2010 - Il Messaggero

Civitavecchia. «La denuncia avanzata...

Civitavecchia - «La denuncia avanzata dalla Filcem-Cgil in merito alle carenze d’organico di Torrevaldaliga Nord è assolutamente fondata»: lo sostiene Roberto Bonomi del Partito di Rifondazione comunista che ricorda come faccia seguito ad una analoga denuncia della RdB Energia-CUB, che, sempre evidenziando i riflessi sulla sicurezza delle carenze occupazionali, già diversi mesi fa «aveva inutilmente invitato il sindaco ad intervenire verso l’azienda».
«Il problema è reale - afferma Bonomi -. A fronte della quantità e delle dimensioni dei nuovi impianti, il numero complessivo degli occupati risulta infatti addirittura più basso che nella vecchia centrale, con tutto ciò che ne consegue in termini di criticità sul piano della sicurezza e di quello ambientale. Il problema principale risiede nel fatto che Enel, nel definire la nuova struttura del personale, ha non solo abbandonato il principio dell’autonomia operativa. Estendendo quindi le esternalizzazioni su manutenzioni e discarica carbone – ma ha inoltre sopravvalutato gli effetti di una estesa automatizzazione dei processi che si sta dimostrando impraticabile».
Bonomi quindi parla di «un organico insufficiente a cui fa riscontro una realtà operativa densa di difficoltà, determinate da una quantità di impianti ancora in stato di avviamento, dalla mancata realizzazione della banchina secondaria, dai ripetuti guasti a importanti macchinari, e così via, fino al problema delle numerose posizioni lavorative ancora vacanti, per ricoprire le quali, anziché ricorrere a nuove assunzioni, Enel sta peraltro ricorrendo a trasferimenti da altre realtà».
«Le giustificazioni aziendali a questi rilievi appaiono assai deboli - prosegue -. Sì, è vero che l’attuale struttura del personale è stata concordata con i sindacati nazionali: una evidenza di cui i vertici sindacali portano tutta la responsabilità e che oggi Enel può utilizzare contro le critiche dei delegati Filcem. Ciò nonostante la stessa azienda non può dimenticare la contrarietà a quell’intesa espressa dai lavoratori, i quali, soprattutto in materia di organico e di organizzazione del lavoro, avevano preventivamente e unitariamente indicato obiettivi assai diversi. E non può nemmeno negare una realtà operativa che, come denunciato, non sembra attualmente garantire il necessario livello di tutela dei lavoratori e dell’ambiente». «Al di là di chi siano le responsabilità i problemi esistono ed esigono risposte, quindi, tanto dall’azienda elettrica quanto da una amministrazione finora incapace di staccarsi la flebo dei contributi Enel - conclude l’esponente del Prc -. Poco tempo fa uno sciopero della RdB Energia-CUB ha fermato i gruppi di produzione: senza soluzioni adeguate può ancora accadere».


18 gennaio 2010 - Fidest

Libro: Potere assoluto

Roma 21 gennaio Via Genova 3/A – ore 10.30 Comando Provinciale dei Vigili Del Fuoco. La RdB Pubblico Impiego, che da anni si batte affinché la Protezione Civile recuperi la sua funzione originaria e diventi lo strumento necessario a tutte le attività prevenzione, previsione, monitoraggio e pianificazione, nel quale i Vigili del Fuoco rappresentino la struttura centrale per tutte le attività di soccorso tecnico urgente nel paese, organizza la presentazione del libro "Potere Assoluto – La Protezione Civile ai tempi di Bertolaso", del giornalista Manuele Bonaccorsi, pubblicato per i tipi delle Edizioni Alegre. L’iniziativa, intende porsi come momento di dibattito sul futuro della Protezione Civile, sulla sua trasformazione in società per azioni, e sul ruolo dei Vigili del Fuoco. Partecipano: L’autore, Manuele Bonaccorsi Rappresentanti delle reti abruzzesi Epicentro Solidale e 3e32 Rappresentanti del Comitato contro la discarica di Chiaiano Il Sen. Luigi Zanda, PD L’On. Angelo Bonelli, Federazione Verdi L’On. Orazio Licandro, PdCI L’On. Leoluca Orlando, IdV L’On Maurizio Acerbo, Consigliere Regione Abruzzo, PRC Michele D’Ambrogio, Coordinatore nazionale FP CGIL Vigili del Fuoco Fabio Morabito, Coordinamento nazionale RdB Pubblico Impiego Coordina: Antonio Jiritano, RdB P.I. Vigili del Fuoco Sono stati inoltre invitati: Il Capo Dipartimento CN.VV.F., Prefetto Francesco Paolo Tronca Tutte le forze politiche e sindacali


18 gennaio 2010 - inAbruzzo

"Protezione civile e potere assoluto"

L’Aquila – Nuova iniziativa in occasione della poubblicazione di un libro sul ruolo dei vigili del fuoco e sull’assetto della Protezione civile, destinata secondo progetti molto vicini alla realizzazione ad essere ristrutturata in modo che non tutti condividono. La RdB Pubblico Impiego, che da anni si batte affinché la Protezione Civile recuperi la sua funzione originaria e diventi lo strumento necessario a tutte le attività prevenzione, previsione, monitoraggio e pianificazione, nel quale i Vigili del Fuoco rappresentino la struttura centrale per tutte le attività di soccorso tecnico urgente nel paese, organizza la presentazione del libro "Potere Assoluto – la Protezione Civile ai tempi di Bertolaso", del giornalista Manuele Bonaccorsi, pubblicato per i tipi delle Edizioni Alegre. L’iniziativa, che si terrà giovedì 21 gennaio a Roma, presso il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, Via Genova 3/A alle ore 10.30, intende porsi come momento di dibattito sul futuro della Protezione Civile, sulla sua trasformazione in società per azioni, e sul ruolo dei Vigili del Fuoco. Partecipano: l’autore, Manuele Bonaccorsi, rappresentanti delle reti abruzzesi Epicentro Solidale e 3e32 , il Sen. Luigi Zanda, PD; l’On. Angelo Bonelli, Federazione Verdi , Maurizio Acerbo, Consigliere Regione Abruzzo, PRC; Michele D’Ambrogio, Coordinatore nazionale FP CGIL Vigili del Fuoco , Fabio Morabito, Coordinamento nazionale RdB Pubblico Impiego. Invitati i dirigenti dei vigili del fuoco e le forze politiche e sindacali.


18 gennaio 2010 - myCatanzaro

RdB tuonano su call center Phonomedia

Riceviamo e pubblichiamo
Prosegue da parte dei lavoratori del call-center di Catanzaro l’occupazione della sede per capire se si continuerà a lavorare oppure sono destinati a fare statistica in termini di disoccupati. Ma la cosa più grave è che fino ad ora nessun proprietario ( multinazionale o altro) si è presentato alla sede per discutere del futuro o della ricollocazione del call-center. Gli unici riferimenti di questi lavoratori sono diventati alcuni sindacalisti concertativi che con "messaggini telefonici " invitano i lavoratori a riprendere a lavorare. Fino ad oggi li abbiamo conosciuti come zerbini dei vecchi "padroni " oggi non hanno nemmeno la faccia di affrontare pubblicamente i lavoratori ed utilizzano i "nuovi strumenti" di massa per comunicare con i lavoratori!! Lavorare sulla base di quali presupposti? Arretrati non pagati, commesse che continuano a mancare - anzi sono di oggi alcune notizie che alcune multinazionali hanno disdettato i vecchi contratti di vendita alla Phonemedia/Omega. Si è parlato tanto di ndrangheta in questi giorni nella nostra regione dopo Rosarno – dobbiamo far rilevare che di solito la ndrangheta non si fa depredare il territorio anzi è gelosissima della propria terra, della propria cultura, delle proprie origini. Qua a Catanzaro invece sono arrivati gli "UNNI " hanno sfruttato la manodopera hanno preso i soldi ed ora nessuno li conosce! Fantasmi del passato. In compenso però ce qualche sindacato che funge da padroncino! Forse la domanda è implicita: dove sta la ndrangheta in Calabria oppure altrove? Martedì 19 c.m. - alle 17 una delegazione del sindacalismo di base sarà ricevuta dal prefetto di Catanzaro, a cui verranno posti tre fondamentali interventi a) la ricollocazione dell’attuale sede del call-center come sede per produrre nuove o vecchie attività lavorative per i 2.500 lavoratori più tutto l’indotto che gira intorno a queste famiglie b) la sicurezza di continuare a lavorare e cominciare a parlare di stabilizzazione del lavoro c) individuazione dei flussi di denaro che sono stati percepiti dalla vecchia multinazionale e come sono stati impiegati – e quelli che potrebbero essere individuati per il futuro lavorativo della città di Catanzaro.


18 gennaio 2010 - èCostiera

Campania: tra scioperi e proteste arrivano le prime modifiche al decreto sui rifiuti

Campania - Mentre i consorzi di bacino scioperano, nei "palazzi" della politica si discute del decreto 195 che sancisce la fine dell'emergenza rifiuti in Campania e la gestione affidata alle Province, che proprio non è piaciuta ai sindaci. Ma si dovrà attendere a metà febbraio perché il decreto passi al Senato. E dopo le contestazioni dei sindaci rappresentati dall’Anci, è probabile che il testo venga aggiornato. Le principali modifiche riguarderanno, probabilmente, proprio i punti considerati critici dai primi cittadini e dagli amministratori provinciali che hanno chiesto un "tempo ragionevole" per il decollo delle società provinciali. La prima modifica riguarderà il decollo della nuova organizzazione:dovrebbe essere introdotto un "periodo ponte" di sei mesi con possibile proroga di altri sei mesi per dare modo alle province di organizzare le società che attraverso gli Ato gestiranno il ciclo. La Tarsu continuerà a essere riscossa dai Comuni fino alla fine del periodo del "periodo ponte". Le amministrazioni continueranno a provvedere allo spazzamento, alla raccolta e al trasporto. Dovranno, però, pagare le società provinciali, che gestiranno gli impianti, per lo smaltimento. Finora i Comuni hanno pagato con grande ritardo o non hanno pagato affatto accumulando un debito complessivo di 400 milioni di euro nei confronti del commissariato di governo prima e della struttura di Bertolaso dopo. D’ora in poi, se non verseranno il dovuto, vedranno le somme trattenute dai trasferimenti erariali. Dal primo dicembre del 2011 Tarsu e Tia saranno pagate alle Province . Nell’attuale decreto il trasferimento doveva avvenire entro trenta giorni e i soldi dovevano essere subito riscossi dalle Province. Gli impianti saranno gestiti dalle società provinciali. I Comuni avranno il compito di disegnare il proprio sistema di raccolta e spazzamento dei rifiuti sulla cui base sarà calcolata la Tarsu. La Provincia utilizzerà i rapporti contrattuali in essere e li ottimizzerà. Probabilmente nella provincia di Napoli e in quella di Salerno ci saranno più Ato, mentre gli ambiti di Benevento, Avellino e Caserta potrebbero essere unici. Intanto le organizzazioni sindacali Slai Cobas, Fesica Sindacato Azzurro, Rdb, Cesil, Uap e Fesica in una nota hanno ribadito la protesta di 48 ore iniziata domenica 17 gennaio a mezzanotte. I lavoratori hanno manifestato davanti alle sedi delle cinque Province campane e la manifestazione di martedì (19 gennaio) a Roma in piazza Montecitorio è stata revocata per uno sciopero "ad oltranza". Difficile valutare l’impatto sui servizi che potrebbe farsi sentire soprattutto in quei comuni dove il ciclo è affidato interamente ai consorzi. I lavoratori sollecitano garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali. A Salerno ci sono stati momenti di tensione: hanno bloccato il traffico veicolare con alcuni autocompattatori che sono stati poi rimossi. I sindacati hanno chiesto anche le dimissioni del Questore di Salerno per un "vergognoso uso della forza pubblica".


18 gennaio 2010 - UniMagazine

Università. Sigle della docenza criticano DDL
Le soluzioni proposte dal ddl governativo sull'università "non consentono il rilancio dell'Università pubblica come istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese, anche per la mancanza di adeguati investimenti". Lo affermano le sigle della docenza in un documento unitario

Le soluzioni proposte dal ddl governativo sull'università "non consentono il rilancio dell'Università pubblica come istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese, anche per la mancanza di adeguati investimenti". Lo affermano le sigle della docenza in un documento unitario che sarà al centro degli incontri con i gruppi parlamentari e le forze politiche. Entrando nel merito del provvedimento i firmatari della nota (Adi, Adu, And, Apu, Cipur-Confsal, Cisl università, Cnu, Cnru, Confsal, Flc-Cgil, Rdb-Cub, Snals-docenti università, Sun, Udu, Ugl-università e ricerca, Uilpa-Ur) individuano alcuni punti particolarmente critici. "L'Università pubblica - osservano - non viene più indicata come "sede primaria della ricerca". L'autonomia del sistema universitario viene svuotata sia a livello locale sia a livello centrale, concentrando in poche mani (il Rettore e il Cda) il potere di gestione degli Atenei e assoggettando il Ministero competente a quello dell'Economia; i previsti meccanismi concorsuali potrebbero addirittura accentuare il localismo, senza eliminare i casi di nepotismo e senza premiare il merito; la istituzione della figura del ricercatore a tempo determinato, in aggiunta alla pletora di figure post-dottorato, aggrava il problema del precariato; la progressione economica dei professori e dei ricercatori viene completamente affidata alla discrezionalità dell'Esecutivo, di fatto del ministro dell'Economia; c'è l'assenza di qualsiasi riferimento al destino degli attuali ricercatori di ruolo; non viene prevista alcuna riforma del dottorato di ricerca; la nuova figura del "direttore generale" rischia di sovrapporsi a quella del rettore; le indicazioni sul diritto allo studio risultano generiche e rinviano a una delega totale all'Esecutivo". Le organizzazioni della docenza, infine, ritengono "inaccettabile la differenziazione del regime pensionistico tra le varie figure docenti" denunciando, in particolare, "i prepensionamenti di associati e ricercatori, in corso in diversi Atenei, sulla base di recenti normative incoerenti e discriminatorie".


18 gennaio 2010 - TRC giornale

Prc: fondate denunce della Filcem, a Tvn carenza d'organico

Civitavecchia - La denuncia avanzata dalla Filcem-Cgil in merito alle carenze d’organico di Torrevaldaliga Nord è assolutamente fondata". Inizia così una nota stampa del Partito della Rifondazione Comunista, dopo la presa di posizione della Filcem e una analoga denuncia della Rdb-Cub, che aveva anche chiesto aiuto al sindaco Moscherini. Intanto il Prc precisa che, se anche è vero che l'attuale organico è stato concordato da Enel con le organizzazioni sindacali nazionali, questa "è una responsabilità tutta delle segreterie nazionali", ricordando che "i lavoratori in materia di organico e organizzazione del lavoro avevano indicato obiettivi assai diversi". Poi il Prc precisa che "a fronte della quantità e delle dimensioni dei nuovi impianti, il numero complessivo degli occupati risulta infatti addirittura più basso che nella vecchia centrale, con tutto ciò che ne consegue in termini di criticità sul piano della sicurezza e di quello ambientale. Il problema principale – si legge ancora nella nota – risiede nel fatto che Enel, nel definire la nuova struttura del personale, ha non solo abbandonato il principio dell’autonomia operativa - estendendo quindi le esternalizzazioni su manutenzioni e discarica carbone – ma ha inoltre sopravvalutato gli effetti di una estesa automatizzazione dei processi che si sta dimostrando impraticabile". Scelte che sono evidenti nel fatto che "numerose posizioni lavorative sono ancora vacanti" e che per ricoprirle "anziché ricorrere a nuove assunzioni Enel sta ricorrendo a trasferimenti da altre realtà". Se non ci saranno soluzioni adeguate, quindi, per Rifondazione potrebbe esserci un nuovo sciopero dei gruppi di produzione.


18 gennaio 2010 - Città di Genova

Il 5 febbraio sciopero nazionale della giustizia, aderiranno anche i lavoratori genovesi

Genova - Nell’assemblea dei lavoratori giudiziari che si è svolta oggi presso il Palazzo di Giustizia di Genova, le OO. SS. CGIL Funzione Pubblica, UIL Pubblica Amministrazione, RDB ed FLP hanno confermato lo sciopero del 5 febbraio prossimo contro i nuovi provvedimenti del Governo nel campo della giustizia. L’Amministrazione della giustizia ha recentemente firmato, con il solo consenso di alcune OO. SS. minoritarie (CISL e UNSA-SAG), un’ipotesi di accordo sul nuovo Contratto Integrativo, non solo in violazione del Contratto Nazionale, ma anche dannosa per i lavoratori e l’intero sistema della giustizia italiana. Nicoletta Grieco, Segreteria Nazionale FP CGIL, non nasconde il proprio dissenso: "Non solo assistiamo ad un continuo attacco alla rappresentanza dei lavoratori, ora hanno anche firmato un accordo antidemocratico, discusso in segreto ed alle spalle dei lavoratori. La bozza d’accordo alternativa che avevamo proposto non è stata neanche presa in considerazione". Se l’accordo diventasse esecutivo la già precaria situazione della giustizia italiana si farebbe ancor più insostenibile: il personale verrebbe demansionato in nome di una flessibilità selvaggia, il servizio peggiorerebbe ulteriormente, mentre ogni dipendente perderebbe circa 350 euro all’anno in busta paga. Tutte le OO. SS. presenti in assemblea hanno denunciato come ormai da anni si assiste ad una cronica mancanza di risorse, mentre, solo per sopperire alle gravi carenze di organico, sarebbero necessarie 3000 nuove assunzioni. Il Governo, invece, punta solo sugli annunci propagandistici: a dispetto della tanto sbandierata informatizzazione della Pubblica Amministrazione oltre la metà dei lavoratori giudiziari non ha la possibilità di ottenere un indirizzo di posta elettronica sul luogo di lavoro. In queste condizioni garantire il diritto costituzionale alla giustizia è impresa sempre più ardua. Per tutti questi motivi occorre che i lavoratori giudiziari facciano sentire la loro voce. Anche a Genova, così come in tutte altre regioni italiane, le locali iniziative di protesta richiameranno l’attenzione su uno dei più gravi problemi del nostro paese. I lavoratori ed i cittadini italiani attendono da troppi anni una riforma della giustizia seria e concreta, che ponga fine ad una situazione scandalosa".


18 gennaio 2010 - Gazzetta della Martesana

SCIOPERO
Protesta dopo la cessione a una società di Pioltello
TRUCCATRICI E COSTUMISTI ANCORA IN PRESIDIO DAVANTI A MEDIASET

COLOGNO MONZESE - Un centinaio di dipendenti di Mediaset ha protestato davanti alla sede di Cologno in seguito alla decisione da parte dell'azienda di cedere a una società esterna, la Pragma service Srl con sede a Pioltello, il settore trucco, acconciature e sartoria. E' durato due giorni il presidio dei lavoratori. Dopo il sit-in di domenica, una rappresentanza di iscritti alle sigle sindacali Slai, Slc, Cobas, Cgil, Cisl e Fistel ha incrociato le braccia anche per l'intera giornata di lunedì, costringendo la Videotime a fare ricorso ad agenzie esterne per mettere ugualmente in onda i programmi in palinsesto. Diversi giornalisti hanno espresso solidarietà ai 56 colleghi, seppure operanti in un altro settore, informando gli spettatori della vertenza e offrendo, in qualche caso, programmi privi di alcuni contenuti «caratterizzanti». E' stato il caso di Controcampo, la trasmissione di calcio in onda tutte le domeniche sera su Italia 1. Il conduttore Alberto Brandi , in apertura di collegamento, ha comunicato la decisione da parte della redazione di «confezionare» un programma in versione ridotta, in segno di vicinanza ai lavoratori in agitazione.
«Lavorando per 20 anni dietro le quinte, le truccatrici e le costumiste hanno dato un importante contributo alla crescita dell'azienda - hanno scritto i sindacati in una nota ufficiale - Oggi veniamo cedute, senza una parola di spiegazione, a una società priva di qualunque qualifica ed esperienza nel settore. E' una cessione immorale, dopo tutti questi anni ci danno un bel calcio nel sedere. Provate a chiederlo a un giornalista o a un presentatore se non siamo parti produttive. Chiedete loro se possono andare in onda senza trucco o vestiti. La prima cosa che si fa quando si riorganizza il lavoro è programmare i nostri turni. Questo dà l'idea di quanto siamo necessarie». La Videotime ha risposto con un altro comunicato: «Il nuovo assetto non avrà ripercussioni sui contratti dei dipendenti, che non perderanno il lavoro ma, anzi, potranno sviluppare nuove opportunità professionali nella nuova società , che ha sede a Pioltello».


17 gennaio 2010 - Gazzetta del Sud

Call center, continua la protesta Martedì l'incontro col prefetto

Catanzaro - Prosegue da parte dei lavoratori del call-center ex Phonemedia l'occupazione della sede «per capire se si continuerà a lavorare oppure sono destinati a fare statistica in termini di disoccupati». Lo ha ricordato il sindacalista Antonio Jiritano della federazione regionale RdB secondo il quale «la cosa più grave è che fino ad ora nessun proprietario (multinazionale o altro) si è presentato alla sede per discutere del futuro o della ricollocazione del call center. Gli unici riferimenti di questi lavoratori sono diventati alcuni sindacalisti concertativi che con "messaggini telefonici" invitano i lavoratori a riprendere a lavorare». Jiritano a questo punto si chiede: «Lavorare sulla base di quali presupposti? Arretrati non pagati, commesse che continuano a mancare, anzi sono di oggi alcune notizie che alcune multinazionali hanno disdettato i vecchi contratti di vendita alla Phonemedia-Omega. Si è parlato tanto di 'ndrangheta in questi giorni nella nostra regione dopo Rosarno. Dobbiamo far rilevare che di solito la 'ndrangheta non si fa depredare il territorio anzi è gelosissima della propria terra, della propria cultura, delle proprie origini. Qua a Catanzaro invece sono arrivati gli "Unni" hanno sfruttato la manodopera, hanno preso i soldi e ora nessuno li conosce! Fantasmi del passato. Forse la domanda è implicita: dove sta la ndrangheta in Calabria oppure altrove?».
Intanto, Jiritano ha reso noto che martedì prossimo, alle 17, una delegazione dei sindacalisti di base sarà ricevuta dal prefetto, «a cui verranno posti tre fondamentali interventi: la ricollocazione dell'attuale sede del call center come sede per produrre nuove o vecchie attività lavorative per i 2.500 lavoratori più tutto l'indotto che gira intorno a queste famiglie; la sicurezza di continuare a lavorare e cominciare a parlare di stabilizzazione del lavoro; individuazione dei flussi di denaro che sono stati percepiti dalla vecchia multinazionale e come sono stati impiegati e quelli che potrebbero essere individuati per il futuro lavorativo della città».(g.m.)


17 gennaio 2010 - Il Mattino

Napoli. Confermato per domani lo sciopero dei lavoratori del settore rifiuti...

Napoli - Confermato per domani lo sciopero dei lavoratori del settore rifiuti. Le organizzazioni sindacali Slai Cobas, Fesica Sindacato Azzurro, Rdb, Cesil, Uap e Fesica - in una nota hanno ribadito la protesta di 48 ore con inizio alle 24 di stasera che produrrà inevitabilmente anche una serie di problemi nel ciclo di smaltimento. Domani i manifestanti, alle 10, si concentreranno in un presidio dinanzi alle sedi delle rispettive Province per presentare un documento di protesta. A Napoli si sono dati appuntamento in piazza Matteotti. Per la giornata di martedì, invece, è prevista una manifestazione a Roma. Il corteo di pullman dalla Campania partità alle 6,30 del mattino. Obiettivo: essere ricevuti «da un rappresentante del governo». Al centro della vertenza il decreto sui rifiuti che affida alla Province una serie di competenze dirette nella gestione del ciclo dei rifiuti in Campania e in particolare la gestione del personale dei consorzi, per molti dei quali - denunciano i lavoratori - non esiste alcuna certezza occupazionale. Nella giornata di domani, per la manifestazione che si svolgerà in tutte le cinque province della Campania, rischiano di fermarsi gli impianti di Maruzzella, Ferrandelle, Macchia Soprana, Casalduni, Sardone, Chiaiano, Terzigno. Disagi annunciati anche per la raccolta differenziata, il prelievo e il trasporto.


17 gennaio 2010 - Il Messaggero

Civitavecchia. Ordine del giorno: pronto. Iniziative popolari: in itinere...
di FRANCESCA OGGIANO

Civitavecchia - Ordine del giorno: pronto. Iniziative popolari: in itinere. Convegno già in calendario a febbraio. Obiettivo: "aprire il dibattito in città sulla privatizzazione del servizio idrico". Parola d’ordine: l’acqua è pubblica e tale deve restare. «Pronti a contrastare con qualsiasi mezzo legale lo scippo dell’acqua che sta preparando la Giunta Moscherini». Aula Cutuli ore 11. All’appello non manca nessuno, o quasi. Civitavecchia c’è. Riformisti di sinistra, Pdci, Prc, Coordinamento Medici, Comitato piazza pulita, Nodo ambientalista Sinistra Europea, Cobas, Sinistra Ecologia e Libertà, Rdb-Cub, Comitato 4 Porte, Rete socialista cittadina e due consiglieri comunali: Marco Piendibene (Pd) e Alessandro Manuedda (Verdi) questi ultimi a titolo personale. Sedici sigle che danno vita ad un unico volto: "il tavolo di coordinamento dell’opposizione" ovvero "coordinamento per l’azione comune" come tiene a precisare Maurizio Puppi del Comitato Piazza pulita per mettere fine una volta per tutte alle affermazioni di chi ha indicato questo raggruppamento di uomini, associazioni, partiti e movimenti, come tavolo di coordinamento del centro sinistra. «La nostra è un’anima laica - prosegue Valentina Di Gennaro, segretaria del Prc - il coordinamento prevede l’adesione di singoli, quindi anche di consiglieri comunali qualora ne sentano l’esigenza. Qui si parla di argomenti e non di partiti». Argomenti come la privatizzazione dell’acqua. Il primo dei cinque temi (acqua, energia, rifiuti, diritto all’abitare e lavoro) sui quali il coordinamento punta la barra a dritta contro palazzo del Pincio. E il primo passo di quella che sarà una lunga marcia, è la mozione contro la privatizzazione dell’acqua e la contrarietà più totale all’ingresso del comune di Civitavecchia nell’Ato2 - Acea. Mozione che attende le firme dei consiglieri comunali «di opposizione e maggioranza - spiega Manuedda -. Su questo tema auspichiamo la più ampia convergenza possibile anche da parte di consiglieri di centro destra». L’assunto principale? Uno soltanto. «L’acqua non può essere considerata un bene economico che apporta fondi ai bilanci comunali. E’ un diritto inalienabile di tutti i cittadini».
«Non c’è legge europea che imponga ai Governi la privatizzazione del servizio idrico pubblico - aggiunge Simona Ricotti, Nodo ambientalista - la stessa direttiva Cee nota come Bolkestein esime soltanto due settori dalla liberalizzazione dei servizi: distribuzione idrica e acque reflue. C’è una forzatura in atto da parte del Governo. Per questo il coordinamento parteciperà al referendum nazionale che si sta organizzando per denunciare l’incostituzionalità delle norme governative». Di più. «E’ in corso un colpo di mano da parte della Giunta intenzionata a stabilire con propria delibera e non con decisione di consiglio comunale, la cessione del servizio idrico ad Acea. Sono mesi che dirigenti di Acea frequentano palazzo del Pincio». «Delibera - aggiunge Flavio Zeppa, Rdb-Cub - che, se sarà firmata, come sindacato impugneremo al Tar Lazio».
E in questa battaglia Civitavecchia non è sola. I comuni di Ato 5, Frosinone, si stanno mobilitando per rescindere il contratto con Acea. «E’ un percorso Europeo quello che si è innescato sull’acqua - conclude Gennaro Di Crescenzo, Sel - anche Parigi sta percorrendo la stessa strada. Dal privato al pubblico. Entro febbraio indiremo un convegno pubblico durante il quale sarà possibile ascoltare testimonianze ed esperienze dirette».

Cassino. Uno sciopero di due ore nello stabilimento Fiat...

Cassino - Uno sciopero di due ore nello stabilimento Fiat di Cassino è stato indetto dal sindacato SDL (ex Cobas) per il prossimo 27 gennaio (le ultime due ore per turno) e con un presidio dalle 12 alle 14 presso l’ex ITCA 6. Questa protesta precede quella del 3 febbraio organizzata dai sindacati confederali a sostegno del sito di Termini Imerese e della produzione. Di recente la Fiat ha riassorbito tutte le aziende che erano state terziarizzate tra cui Itca e Ceva. Ora Sdl critica quelle cessioni perché «come da noi denunciato furono un grave errore economico e la Fiat approfittò di quelle cessioni di ramo d’azienda per ‘liberarsI’ del personale ritenuto scomodo sia per ragioni politico sindacali che per motivi di salute. Le aziende che vennero costituite, come la Ceva, non persero tempo ed iniziarono da subito a spedire in cigs tantissimi dipendenti, molti dei quali restarono in cigs per anni, stante il rifiuto della società di attuare la rotazione». Secondo il segretario Ascione «i recenti trasferimenti forzati di lavoratori che operavano nel sito Fiat alla ex Itca e viceversa segue esattamente lo stesso tipo di logica dei reparti confino creati a Pomigliano, uno stile intimidatorio in cui la minaccia continua è che ‘se non righi dritto’ vieni spedito al reperto confino o in cassa integrazione. Noi crediamo invece che non si possano accettare i reparti confino, che sia vergognoso che i lavoratori e lavoratrici vengano trasferiti dalla sera alla mattina senza spiegazione né motivazione».(D.Tor.)


17 gennaio 2010 - Leggimi

"Potere Assoluto - la Protezione Civile ai tempi di Bertolaso"
Presentazione del volume Giovedì 21 gennaio, Roma
Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco Via Genova 3/A - ore 10.30

La RdB Pubblico Impiego, che da anni si batte affinché la Protezione Civile recuperi la sua funzione originaria e diventi lo strumento necessario a tutte le attività prevenzione, previsione, monitoraggio e pianificazione, nel quale i Vigili del Fuoco rappresentino la struttura centrale per tutte le attività di soccorso tecnico urgente nel paese, organizza la presentazione del libro "Potere Assoluto - la Protezione Civile ai tempi di Bertolaso", del giornalista Manuele Bonaccorsi, pubblicato per i tipi delle Edizioni Alegre.
L'iniziativa, che si terrà giovedì 21 gennaio a Roma, presso il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, Via Genova 3/A alle ore 10.30, intende porsi come momento di dibattito sul futuro della Protezione Civile, sulla sua trasformazione in società per azioni, e sul ruolo dei Vigili del Fuoco.
Partecipano: L'autore, Manuele Bonaccorsi Rappresentanti delle reti abruzzesi Epicentro Solidale e 3e32 Rappresentanti del Comitato contro la discarica di Chiaiano Il Sen. Luigi Zanda, PD L'On. Angelo Bonelli, Federazione Verdi L'On. Orazio Licandro, PdCI L'On. Leoluca Orlando, IdV L'On Maurizio Acerbo, Consigliere Regione Abruzzo, PRC Michele D'Ambrogio, Coordinatore nazionale FP CGIL Vigili del Fuoco Fabio Morabito, Coordinamento nazionale RdB Pubblico Impiego Coordina: Antonio Jiritano, RdB P.I. Vigili del Fuoco Sono stati inoltre invitati: Il Capo Dipartimento CN.VV.F., Prefetto Francesco Paolo Tronca Tutte le forze politiche e sindacali.


17 gennaio 2010 - Il Giornale di Vicenza

No Dal Molin in stazione...con il treno da Cavazzale

Vicenza - Una piccola malandrinata come fuori-programma, incassata pazientemente dagli uomini della Questura. È quella messa a segno ieri alle 17 dai manifestanti del Presidio No Dal Molin, per aggirare il divieto di utilizzare la stazione dei treni per il loro sit-in di solidarietà con la popolazione della Val di Susa contraria alla realizzazione del corridoio ferroviario dell’alta velcità. Mentre una cinquantina di No Dal Molin davano vita, come da programma, ad un picchetto all’esedra Ovest di Campo Marzo, un’altra pattuglia riusciva a compiere l’agognato raggiungimento della stazione in modo legale e pacifico: salendo, munita di biglietto, sul treno proveniente da Cavazzale. Il drappello ha sostato per qualche minuto sul marciapiedi del binario 1, per poi ricongiungersi con gli altri manifestanti sul piazzale della stazione. Gerardo Bonuomo , vicario della Questura, commenta: «Potevamo usare la forza, ma non aveva senso creare tensione e disagi. Ci aspettavamo un diversivo del genere e infatti in stazione c’erano già polizia e carabinieri». Un secondo picchetto di protesta è stato animato, alle 18, dai militanti del sindacato Rdb-Cub, che in piazza Matteotti hanno atteso gli ospiti del Galà a palazzo Chiericati inalberando striscioni in cui si invitava a boicottare Israele, tra le protagoniste della Fiera dell’Oro».


17 gennaio 2010 - La Provincia di Cremona

Iniziativa. Ieri pomeriggio in Galleria un anno dopo ‘piombo fuso’
per non dimenticare il lento genocidio nella striscia di Gaza
Gap: manifestazione a favore del popolo palestinese

Cremona - Manifestazione contro il lento genocidio della popolazione palestinese nella striscia di Gaza ieri pomeriggio in Galleria. Promossa dal Gap, Gruppo Antifascista Partigiano di Cremona, ha voluto ricordare anche l’operazione ‘piombo fuso’ del 27 dicembre 2008. In quella data lo Stato di Israele come sostiene il volantino distribuito ieri, ha ‘sferrato un criminale attacco militare, la cosiddetta operazione piombo fuso, di fatto accanendosi contro la popolazione civile, attraverso intensi bombardamenti con armi di distruzione di massa (tra cui il temibilissimo fosforo bianco). L’esercito israeliano ha provocato la morte di oltre 1.400 persone, di cui un terzo bambini, distrutto abitazioni, infrastrutture e presidi sanitari’. Ancora: a un anno esatto da quel massacro, l’assedio a Gaza e il disastro umanitaro continua di fronte all’immobilità silenziosa e complice della comunità internazionale. Noi non vogliamo dimenticare’. Ecco perchè il Gap chiede ‘un futuro per Gaza e il popolo palestinese’. Alla manifestazione, che si è tenuta in modo pacifico, hanno aderito anche la Federazione dei Comunisti Anarchici, Alternativa Comunista, Csa Kavarna, Rinfondazione Comunista-Federazione della Sinistra, Movimento Studentesco, Associazione Italia-Cuba, Csa Dordoni, Arcigay La Rocca, Giovani per la Federazione della Sinistra, Partito dei Comunisti Italiani, Rdb Rappresentanze Sindacali di base.


16 gennaio 2010 - Ansa

LUNEDÌ IN PUGLIA

(ANSA) - BARI, 16 GEN - ...09.00 - Taranto - ingresso Ospedale SS.Annunziata, via Bruno Corteo di protesta dei lavoratori delle ditte e cooperative appaltatrici presso la Asl Ta per la 'vertenza precarì, indetta dalle organizzazioni sindacali RdB e Cobas.
....


16 gennaio 2010 - Iris

LIBRI: RDB PRESENTA,
'IL POTERE ASSOLUTO. LA PROTEZIONE CIVILE AI TEMPI DI BERTOLASO'

(IRIS) - ROMA, 15 GEN - La RdB Pubblico Impiego, che da anni si batte affinché la Protezione Civile recuperi la sua funzione originaria e diventi lo strumento necessario a tutte le attività prevenzione, previsione, monitoraggio e pianificazione, nel quale i Vigili del Fuoco rappresentino la struttura centrale per tutte le attività di soccorso tecnico urgente nel paese, organizza la presentazione del libro "Potere Assoluto – La Protezione Civile ai tempi di Bertolaso". Il libro è del giornalista Manuele Bonaccorsi, pubblicato per i tipi delle Edizioni Alegre. L’iniziativa, che si terrà giovedì 21 gennaio a Roma, presso il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco. Via Genova 3/A alle ore 10.30, intende porsi come momento di dibattito sul futuro della Protezione Civile, sulla sua trasformazione in società per azioni, e sul ruolo dei Vigili del Fuoco.


16 gennaio 2010 - Radio Città Aperta

Centinaia di lavoratori e cittadini all’assemblea dei precari dell’Ispra:
‘Ora unificare le lotte’

Roma - Centinaia di persone – lavoratori dell’Ispra, ricercatori degli enti di ricerca pubblica come l’ENEA, aderenti ai sindacati di base della scuola, lavoratori e ricercatori dell’Università e di alcune aziende in crisi come l’Eutelia - hanno partecipato ieri all’assemblea cittadina convocata nella sede di Via di Casalotti 300, presidiata ormai da 54 giorni dai dipendenti dell’istituto che protestano contro il licenziamento di fatto di centinaia di loro e il rischio di chiusura dell’ente di protezione ed indagine ambientale. L'assemblea si è svolta in un'aula gremita, che non è riuscita a contenere le oltre 300 presenze fra lavoratori, esponenti politici, dell'arcipelago ambientalista e di tanti comitati e cittadini romani che da settimane hanno portato la loro solidarietà alla battaglia contro i licenziamenti ISPRA e a sostegno della ricerca pubblica. Obiettivo dell'iniziativa, oltre a riaffermare il sostegno ai lavoratori ISPRA, è stato quello di unificare le lotte, a partire dai precari della ricerca per estenderle a tutti i settori della conoscenza ed in lotta contro la precarietà, con la consapevolezza che in gioco non ci sono solo dei posti di lavoro ma il futuro di tutto il Paese. "L'assemblea di oggi - spiega Cristiano Fiorentini, della Segreteria Nazionale Usi/RdB - rappresenta una tappa di un percorso che ha come obiettivo immediato la costruzione dello sciopero degli Enti di Ricerca, per il quale abbiamo concluso le procedure di conciliazione, attraverso il rilancio delle vertenze locali e di momenti di aggregazione e di confronto sulle questioni relative al sistema della formazione e della Ricerca Pubblica, guardando con estrema attenzione a tutte le alle altre vertenze che coinvolgono lavoratori italiani e migranti. Un ulteriore momento di questo percorso sarà l'organizzazione di un convegno internazionale sul ruolo e la funzione della Ricerca Pubblica nel nostro paese e nel panorama internazionale", ha concluso il dirigente sindacale. I precari dell'Ispra, sul tetto dell'Istituto di via Casalotti da quasi due mesi ormai "sono solo interessati a continuare a servire lo Stato italiano, con ricerche e controlli ambientali essenziali per la salute pubblica". Lo hanno dichiarato ieri al termine dell’assemblea in una nota in cui esprimono "dispiacere sentire il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ripetere che la vertenza riguarda solo 21 lavoratori, che per di più non avrebbero superato un concorso. I contratti scaduti sono invece 188 e per 42, che scadranno tra gennaio e marzo, c'è certezza di non rinnovo, per decisione della Struttura commissariale, mentre presso l'Ispra non si è ancora svolto nessun concorso per ricercatori". E questo proprio "mentre è finalmente in corso una trattativa sul futuro lavorativo dei 430 ricercatori e tecnici allontanati nel corso del 2009 o in scadenza nel 2010", scrivono i ricercatori. La piattaforma dei lavoratori, ricordano, prevede la trasformazione dei contratti atipici in subordinati a tempo determinato, un piano triennale per la graduale immissione in ruolo dei precari e il rinnovo di tutti i contratti scaduti finora: "su questi punti è in corso un dialogo, - spiegano - ma ancora non si è raggiunto un accordo, per questo i ricercatori hanno deciso di restare sul tetto, non certo per rendere la situazione 'esplosiva' o rendere la discussione meno serena, come afferma il ministro". "I ricercatori dell'Ispra non sono degli agitatori, ma scienziati con anni di esperienza e centinaia di pubblicazioni alle spalle, molti dei quali conosciuti e stimati a livello internazionale: se hanno scelto una forma di protesta eclatante è stato solo perché indotti da sgomento e disperazione per aver visto tanti loro validi colleghi perdere il posto di lavoro e constatato di fatto il completo svilimento della ricerca ambientale pubblica, settore strategico di primaria importanza" hanno spiegato alcuni dei lavoratori intervenuti durante la lunga assemblea. "La vertenza ISPRA è ormai diventata la nostra vertenza", spiega Barbara Battista, della RdB Scuola. "Gli enti di ricerca e le università continuano ad essere piene di lavoratori precari che consentono alla ricerca pubblica di andare avanti ed in cambio hanno un presente ed un futuro all'insegna della precarietà sul lavoro e nella vita. Lo stesso avviene nella scuola dove le cosiddette riforme del governo in realtà attuano la restaurazione di un sistema sordo a qualsiasi progresso civile e sociale e dove la cultura, la formazione e la ricerca vengono finalizzati solo agli interessi di una minoranza assetata di guadagni immediati senza nessuna prospettiva di futuro". Conclude Barbara Battista: "Licenziando chi protegge l'ambiente, chi insegna ai nostri giovani, stanno mettendo le mani sul futuro di tutti". All’iniziativa di ieri hanno partecipato anche alcuni rappresentanti del comitato delle insegnanti precarie di Benevento, protagoniste di un'altra importante battaglia sui tetti del nostro paese nell’autunno scorso. «Ci aspettavamo entro oggi una comunicazione dal tavolo di trattativa e invece non è arrivato nulla. Finché non sarà scritto tutto nero su bianco, noi dal tetto non scenderemo» ha denunciato a fine giornata Michela Mannozzi, portavoce dei precari Ispra aderenti all’USI-RdB. «Dopo l'incontro di lunedì al ministero ci era stato detto che entro venerdì avremmo avuto una risposta - continua Mannozzi - fino ad ora, però, nulla».


16 gennaio 2010 - Liberazione

In più di cinqueceno nell'aula magna dell'istituto
Ispra, grande assemblea a Roma con tanti lavoratori e lavoratrici
di Fabrizio Salvatori

«Ci aspettavamo entro oggi (ieri, ndr) una comunicazione dal tavolo di trattativa e invece non è arrivato nulla. Finché non sarà scritto tutto nero su bianco, noi dal tetto non scenderemo». Michela Mannozzi, rappresentante sindacale Usi-Rdb e portavoce dei precari Ispra che da più di cinquanta giorni protestano sul tetto della sede, in via Casalotti a Roma, rilancia la battaglia contro il precariato e la mancata riconferma di una ventina di ricercatori a tempo determinato. Ieri è stata una giornata importante per quelli dell'Ispra. Con loro oltre cinquecento persone tra semplici cittdadini, lavoratori e lavoratrici in assemblea nell'aula magna dell'istituto: Eutelia, Inap, precari della scuola e degli asili del Comune di Roma, e anche alcuni rappresentanti di Prc, Pdci, Pd. Una intera mattinata di solidarietà, insomma. Secondo Claudio Argentini, delle Rappresentanze di base, «si è cercato di tenere alta l'attenzione verso il tema ampio del lavoro e della precarietà, non solo in Istituto ma sull'intero territorio». Tentativo riuscito se si pensa all'intervento efficace di Alessandra Carnicella della Fiom di Eutelia e di Paolo Di Nunzio del Blocco Metropolitano che ha raccontato l'esperienza altrettanto importante di chi a Roma lotta per il diritto all'abitare. Una grande esperienza di lotta a cui non è mancata la solidarietà degli insegnanti precari che per primi quest'anno hanno dato inizio alle mobilitazioni nel comparto della conoscenza coinvolgendo migliaia di docenti in tutta Italia. Una insegnate precaria di Benevento, Patrizia Lepore, che è stata protagonista in agosto dell'occupazione dei tetti del suo provveditorato è intervenuta raccontando la sua esperienza di vita, la sua lotta che è diventata lotta collettiva. «Questo governo ci leva la dignità, ma non si rende conto che così ci rende più forti. Mai avrei pensato un tempo che avrei trovato il coraggio di parlare a un pubblico così numeroso eppure oggi sono qui, perché tra di voi ho trovato una nuova famiglia allargata».
«Per la prima volta quest'anno ad occupare i luoghi di lavoro sono docenti e ricercatori del comparto pubblico - ricorda Adriana Spera della segreteria nazionale RdB - questo vuol dire che per la prima volta lo Stato si comporta come e peggio dei padroni». «Facciamo dunque appello alla costruzione di un fronte di lotta unitario - continua Fabio de Nardis, responsabile Università e Ricerca per il Prc, presente all'iniziativa - che metta insieme studneti, ricercatori, insegnanti e in genere tutti quei cittadini che non si arrendono al progetto nefasto portato avanti dal governo Berlusconi».
Per Usi-Rdb il successo dell'iniziativa consente di traguardare il futuro con ottimismo, fino al punto di pensare di convocare uno sciopero degli Enti di Ricerca.

Mentre la visita divide il mondo ebraico, emergono i problemi sociali
Sgomberati gli sfrattati arriva il papa in Sinagoga
di Daniele Nalbone

Roma è ormai, da tempo, una città-vetrina. Tutto deve essere, all'apparenza, perfetto. Così la visita di Benedetto XVI alla Sinagoga, in programma per domani, sta assumendo sempre di più i caratteri del "Grande Evento". Comune e Questura stanno lavorando, nei minimi particolari, affinché la scenografia che accompagnerà il Santo Padre nella visita al ghetto sia semplicemente perfetta. Per far questo, però, c'è un problema da risolvere: quello relativo a una "fastidiosa" e scomoda tendopoli, allestita ventidue giorni fa sul Lungotevere de' Cenci, a pochi metri dal luogo di culto ebraico. Gli accampati sono decine di famiglie in emergenza abitativa, dimenticate da un'amministrazione più attenta ai bisogni dei costruttori che a quelli degli inquilini. L'emergenza abitativa deve essere invisibile: questo il diktat proveniente dal Campidoglio, spaventato da una protesta così significativa della "vera Roma" che potrebbe attirare l'attenzione degli oltre cinquecento giornalisti accreditati per immortalare e raccontare la storica visita di Benedetto XVI nella Sinagoga. Così la Questura ha imposto lo smantellamento del presidio Tendopoliz, allestito dai Movimenti per il diritto all'abitare davanti all'Assessorato alla Casa del Comune di Roma. «Si dice per motivi di sicurezza», commentano i Movimenti, «in realtà questa scelta nasconde la volontà di rendere invisibile, agli occhi del Pontefice e del Paese, la testimonianza della cruda realtà dell'emergenza abitativa, simbolo delle contraddizioni sociali che affliggono la città di Roma». Ma le centinaia di nuclei familiari in emergenza abitativa, che sono rimasti accampati sul Lungotevere De' Cenci per tutte le feste natalizie, non sono disposte ad accettare di tornare a vivere nell'invisibilità, «scomparendo velocemente come polvere da nascondere sotto un tappeto». Per questo i Movimenti hanno lanciato un appello alle associazioni, ai movimenti, alle forze politiche e ai rappresentanti istituzionali per dar vita a un presidio ad oltranza, sotto l'assessorato alla Casa, oggi pomeriggio a partire dalle 14,30: «dopo aver manifestato pacificamente, al freddo e sotto la pioggia di questo rigido inverno, per chiedere al sindaco Alemanno di non cancellare come annunciato circa 40mila persone dalla graduatoria per l'assegnazione delle case popolari e per ottenere soluzioni vere e dignitose». Così spiega Luca Fagiano del Coordinamento cittadino di lotta per la casa. «Chiediamo al Santo Padre di interessarsi alla vicenda e di riceverci, evitando così che questa sua visita fuori dallo Stato Vaticano si macchi, sia pure indirettamente, di questa brutale e violenta chiusura». Le famiglie che hanno trovato rifugio al Tendopoliz ricordano quando, a Natale, il Santo Padre ha pranzato con i poveri che frequentano e vivono le strutture di accoglienza della Comunità di Sant'Egidio. «Quante volte ha richiamato i governanti a non lasciare nessuno, in questo momento di crisi e grave difficoltà, indietro e solo? Quante volte si è scagliato contro l'emarginazione e a favore degli ultimi?» si chiedono le persone che sono state costrette a trascorrere le feste in tenda o al riparo sotto al portico di Lungotevere De' Cenci. «Appena mercoledì scorso - ricorda Paolo Di Vetta di Asia Rdb - Papa Ratzinger ha incontrato gli amministratori regionali, provinciali e comunali chiedendo loro grande attenzione verso le famiglie in difficoltà, accennando anche alla necessità di curare la qualità della vita nella progettazione della città. Ecco la risposta di Roma…».
Anche il portavoce del Gruppo regionale della Federazione della Sinistra, Ivano Peduzzi, si unisce all'appello dei movimenti «e alla richiesta che il Santo Padre si interessi alla vicenda e ascolti le istanze dei senza casa che, in questa città, continuano a non trovare il sostegno delle istituzioni».


16 gennaio 2010 - Il Manifesto

Il futuro sul tetto
Affollata assemblea nella sede dell'Ispra contro la precarietà e per la difesa della ricerca pubblica. I ricercatori sul tetto da cinquantaquattro giorni. «Senza risposte da qui non ci muoviamo». E il governo annuncia la nomina dei commissari straordinari per tutte le emergenze idrogeologiche
di Sara Farolfi

ROMA - Dopo cinquantaquattro giorni sul tetto il tasso di emozione è palpabile. Segna ogni parola, vena ogni intervento, sfuma in impercettibile commozione. Sono le dieci del mattino e la stanza dalle finestre a vetri che apre direttamente sul parco della Cellulosa si fa d'improvviso piccolissima. L'assemblea cittadina organizzata dai ricercatori precari dell'Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra) - «quale futuro per la ricerca e per l'ambiente» - ha fatto il pieno. Il pieno di colleghi degli altri enti pubblici di ricerca, di cittadini del quartiere che da 54 giorni solidarizzano con 'il tetto' di via Casalotti, c'è una rappresentanza di Eutelia e ci sono delegazioni di altre realtà locali battute dalla crisi. Ai politici ieri (ai pochi presenti) non è stata data parola.
Il tendone e le tende per dormire sono ancora lì. Senza risposte risposte i ragazzi del 'tetto' di via Casalotti non hanno alcuna intenzione di mollare. Tantomeno di «svendere 54 giorni per un piatto di lenticchie», avverte Cristiano Fiorentini, del sindacato Usi-Rdb che sta seguendo la vertenza. Chiedono in sostanza la prosecuzione contrattuale degli attuali ricercatori, concorsi per contratti di lavoro a tempo determinato (che per moltissimi di loro sarebbero una vera conquista) e il blocco dell'accesso di precari esterni.
Ma sanno che la partita sarà molto più difficile. Ivan Consalvo, che da ben nove anni fa ricerca nell'istituto, quando lo dice si prende un applauso lunghissimo. «Non ci interessa occupare una scrivania, vogliamo fare ricerca e siamo convinti che la ricerca debba essere pubblica perchè solo così può cercare la verità». Non è stato facile decidere di occupare il tetto del proprio istituto e rimanerci 54 giorni, Natale e capodanno compresi. Ma da quando Ispra è nata, per decreto del ministro Tremonti nell'agosto 2008 e come accorpamento di tre enti preesistenti, «l'intenzione di svilimento e di progressivo smantellamento è stata evidente». Basti dire che l'istituto è ancora commissariato e che il commissario proviene dal ministero dell'interno: «Ma qualcuno sa spiegarmi cosa ne sa di ricerca un ex prefetto?».
«La verità è che vogliono smantellare tutto quello che è pubblico a cominciare dall'istruzione, università e ricerca», interviene emozionatissima Patrizia Lepore, una delle precarie della scuola, salite a settembre sul tetto del provveditorato di Benevento. «Il sapere non è merce, non può essere messo sul mercato, come hanno tentato di fare sia governi di centro destra che di centro sinistra - dice Francesco Porcaro dell'Infn (l'Istituto nazionale di fisica nucleare - Mercificarlo è ucciderlo». Eppure gli enti pubblici di ricerca sono ormai strutturalmente precari. All'Ingv (l'istituto di geofisica e vulcanologia) su 1000 dipendenti 400 sono precari, «e sono loro, anzi noi, che facciamo turni di monitoraggio sismico ventiquattrore su ventiquattro», racconta Raffaele. Stesso discorso all'Enea, ancora per aria da quando da ente per la ricerca ambientale è stato trasformato in un'agenzia per l'energia.
I sindacati di base pensano a uno sciopero di tutta la ricerca pubblica. E i sindacati confederali dove sono? Alessandra Carnicella, delegata Fiom di Eutelia, si sente chiamata in causa e risponde: «La Cgil ha il dovere d'intervenire in vertenze così aspre». Qui si parla del futuro del paese, per dirla con l'attore e autore teatrale Ulderico Pesce: «Vogliono farvi diventare dei burocrati, vogliono una ricerca al servizio di chi comanda, attenti ragazzi».

AMBIENTE
E la ministra Prestigiacomo si fa la sua «task force»
Le funzioni Ispra affidate a Sogesid

(S. F.) Perchè, a più di un anno dal commissariamento e dalla nascita, l'Ispra, l'ente nazionale che dovrebbe occuparsi dello stato di salute del nostro territorio, ancora non ha uno statuto, nè una mission? Le ricerche, quelle europee soprattutto, scivolano via insieme ai contratti non rinnovati (250, solo tra gennaio e giugno 2009), i tecnici e gli amministrativi denunciano la progressiva spoliazione delle competenze, la struttura commissariale è del tutto sorda e, quel che è peggio, una vicenda che ha attirato l'attenzione del Financial Times e di Science, la rivista scientifica più influente e più letta al mondo, sembra non importare un granchè alla ministra competente.
«È uno zibaldone, non ci si capisce niente». I ricercatori temono che l'intento sia quello della privatizzazione della ricerca e della tutela dell'ambiente. Preoccupazioni fondate, a quanto pare. L'agenzia nazionale ambientale, occupandosi di monitoraggi e controlli, dovrebbe essere un ente terzo mentre il ministro sembra volerne fare una specie di propria succursale, spogliandola progressivamente delle proprie funzioni. Come? «Esternalizzando le funzioni di Ispra, derivate dai tre enti precedenti, a società private o apparentemente tali», afferma Bracchi. Per esempio alla Sogesid Spa, società in house del ministero dell'ambiente, costituita all'inizio degli anni Novanta dalla cessata Cassa per il Mezzogiorno e oggi interamente partecipata dal ministero dell'economia.
Molti dei settori in cui opera Sogesid (che ha sedi in tutte le regioni del Mezzogiorno e ai cui vertici c'è Vincenzo Assenza, parente del ministro Prestigiacomo dicono i rumors) sono gli stessi di cui dovrebbe occuparsi l'Ispra: valutazione di impatto ambientale, messa in sicurezza e bonifica di siti contaminati, monitoraggio e vigilanza in materia di rifiuti, e via dicendo. Con la differenza però che Sogesid può, per statuto, ricevere commesse pubbliche senza gara. E può anche poi decidere di subappaltare a esterni quelle stesse commesse. Anzi, questo è quanto avviene nella maggioranza dei casi, sostiene Bracchi in una recente interrogazione parlamentare. Non solo: «Sogesid svolge attività di Manpower per il ministero, costituendo occasione per assumere personale bypassando le procedure concorsuali obbligatorie». Nel bilancio Ispra 2010 la struttura commissariale ha iscritto risorse per svariati milioni di euro, sostiene il sindacato Usi-Rdb, «e in mancanza di personale è facile immaginare che tali attività saranno esternalizzate».
A fare scuola è stato il caso dell'emergenza idrica nelle isole Eolie, dove Sogesid è riuscita ad avere in affidamento il progetto per il ciclo integrato dell'acqua (38 milioni di euro stanziati), togliendo lavoro ad altre imprese e senza nessun beneficio per i cittadini che continuano a pagare l'acqua potabile come oro. Lo scioglimento di Sogesid è stato chiesto a più riprese da diversi parlamentari, ultimamente è stata fatta richiesta di un'audizione da parte dell'ad: «Sono passati otto mesi e ancora niente».
E non è tutto perchè, in materia di rischio idrogeologico, il decreto legge di riforma della Protezione civile, la cui legge di conversione è ora al Senato, contiene la possibilità per la ministra di proporre la nomina di commissari straordinari. Tanti quanti ne serviranno per gli interventi di messa in sicurezza del territorio, e con una clausula non da poco, ha svelato Italia Oggi giovedì: per i commissari nominati dalla Prestigiacomo non varrà la regola prevista per tutti gli altri e cioè il mancato obolo nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.


16 gennaio 2010 - Il Quotidiano della Calabria

Phonemedia. Il sindacato di base incontra martedì il prefetto
Una delegazione del sindacata di base incontrerà martedì il prefetto di Catanzaro per discutere della intricata e sempre più preoccupante vertenza che riguarda la società Phonemedia

Catanzaro - Una delegazione del sindacalismo di base sarà ricevuta martedì prossimo dal prefetto di Catanzaro per discutere della vertenza Phonemedia. Lo ha annunciato Antonio Jiritano, della Rdb Cub regionale. Al centro dell’incontro, secondo quanto anticipa il sindacalista, «la ricollocazione dell’attuale sede del call-center come sede per produrre nuove o vecchie attività lavorative per i 2.500 lavoratori più tutto l’indotto che gira intorno a queste famiglie; la sicurezza di continuare a lavorare e cominciare a parlare di stabilizzazione del lavoro; l'individuazione dei flussi di denaro che sono stati percepiti dalla vecchia multinazionale e come sono stati impiegati e quelli che potrebbero essere individuati per il futuro lavorativo della città di Catanzaro». Il sindacalista ha ricordato che «prosegue, da parte dei lavoratori del call-center di Catanzaro, l’occupazione della sede per capire se si continuerà a lavorare oppure sono destinati a fare statistica in termini di disoccupati. Ma la cosa più grave – ha concluso Jiritano – è che fino ad ora nessun proprietario (multinazionale o altro) si è presentato alla sede per discutere del futuro o della ricollocazione del call-center. Gli unici riferimenti di questi lavoratori sono diventati alcuni sindacalisti concertativi che con 'messaggini telefonicì invitano i lavoratori a riprendere a lavorare».


16 gennaio 2010 - Bari live

L'altra notte ignoti vandali hanno imbrattato le pareti della struttura
occupata da 40 rifugiati politici somali
Scritte razziste e svastiche sui muri del Ferrhotel
Sportello immigrati: "Bisogna bloccare questa spirale di violenza razzista"
di Gianpietro Occhiofino

Bari - Scritte razziste all’ingresso del Ferrhotel. L’altra notte alcuni ignoti hanno imbrattato con scritte xenofobe e svastiche naziste la facciata della struttura, dove risiedono 40 rifugiati politici somali. "Raus", che equivale a "Fuori" in italiano e che richiama uno dei comandi usati dai kapó e dalle SS nei confronti dei deportati, ripreso su una delle pareti dell’edificio. "Denunciamo questo atto provocatorio gravissimo di matrice fascista". E’ il primo commento di Chouaib Chtiwi, coordinatore regionale dello Sportello immigrati Rdb/Cub. "Bisogna bloccare questa spirale di violenza razzista, prima che si traduca in una drammatica violenza fisica, anche qui a Bari", dichiara Chtiwi. Un appello in tal senso è stato lanciato a tutte le istituzioni politiche e agli organi preposti al controllo dell’ordine pubblico, affinché gli autori del vile gesto vengano identificati. "Ci battiamo da sempre e continueremo a farlo, perché la città di Bari possa essere multietnica, multirazziale, democratica e civile nei confronti di tutti gli extracomunitari", ha concluso il rappresentate di Rdb. Intanto, domani 17, è prevista, nell’ambito della giornata mondiale del migrante, un’iniziativa che si terrà presso il centro culturale "Terre di Babele" in via Fornari 19. Alle 18.30, infatti, si terrà la proiezione di due film, cui seguiranno un dibattito e una festa multietnica. Si parlerà dei fatti di Rosarno e degli ultimi episodi di razzismo. Alla tavola rotonda prenderà parte anche Onofrio Romano, docente dell’Università degli Studi di Bari. Oggi pomeriggio alle 16.00, invece, è previsto il presidio della Rete Antirazzista davanti al CIE del quartiere S.Paolo.


16 gennaio 2010 - TRC Giornale

Acqua pubblica, coordinamento in campo. Si attende il Pd
di Katia Trombetta

Civitavecchia - Sedici adesioni complessivamente, tra partiti, movimenti, associazioni e singoli consiglieri comunali, per una prima proposta operativa. Il Coordinamento di tutti questi gruppi si è presentato per la prima volta questa mattina alla stampa, nel corso di un incontro svoltosi alla sala Cutuli di Palazzo del Pincio. Come ha spiegato nella sua introduzione la segretaria del Prc, Valentina Di Gennaro, "il Coordinamento è nato dall'esigenza di creare un collante tra tutte le vertenze aperte sul territorio, con l'obiettivo di avviare in primo luogo un'opposizione sociale a questa amministrazione comunale, convinti che siamo in una città in emergenza". In questa prospettiva quindi "il Coordinamento – ha aggiunto la Di Gennaro – non ha posto alcun veto dal punto di vista ideologico, nei confronti di nessuno, chiedendo invece adesione su cinque punti fondamentali: lavoro, diritto all'abitare, gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti, acqua pubblica, no al carbone". Nel corso della conferenza stampa, Roberto Melchiorri dell'associazione "Civitavecchia c'è" ha dato lettura una mozione che, come anticipato nei giorni scorsi, prevede il mantenimento pubblico del servizio idrico. Mozione già sottoscritta da alcuni consiglieri comunali (quelli che fanno già parte del Coordinamento sono Vittorio Petrelli di Ambiente e Lavoro, Alessandro Manuedda dei Verdi per Porro, e Marco Piendibene del Pd), e sarà presentata quanto prima in consiglio, chiedendo su di essa la più larga adesione. "Auspichiamo la maggiore convergenza possibile – ha dichiarato Manuedda – anche da parte dei consiglieri di maggioranza, visto anche il programma delle larghe intese su questo punto". Per Manuedda, comunque, il governo nazionale nel considerare l'acqua un servizio di interesse economico ha operato una "forzatura perché non c'è alcun obbligo comunitario di privatizzare il servizio idrico". Il riferimento, come noto, è al decreto legge Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi, compreso anche quello idrico. In questo senso Simona Ricotti (Nodo Ambientalista) ha richiamato l'articolo 17 della direttiva Ce 2006/123 (cosiddetta Bolkeinstein) sui servizi, nella versione emendata e approvata il 12 dicembre del 2006. L'articolo 17, infatti, esclude i servizi di interesse generale dal campo di applicazione della legge, rivolta appunto a servizi di interesse economico. Ma prima di arrivare in Europa, c'è la mozione da firmare. Estremamente significativa, in questo senso, sarà la decisione del Partito democratico, la cui direzione si è tenuta ieri. Nel caso in cui la mozione non venisse approvata, il Coordinamento – che ha già aderito alla proposta di referendum nazionale – non esclude la richieda di un referendum cittadino, una petizione popolare e, soprattutto, di impugnare dinnanzi al Tar del Lazio l'eventuale delibera di giunta che, secondo indiscrezioni, dovrebbe varare la privatizzazione del settore.
Ecco gli aderendi al Coordinamento: Civitavecchia c'è, Riformisti di Sinistra, Comunisti italiani, Rifondazione comunista, Coordinamento medici, Piazza Pulita, Nodo ambientalista, i consiglieri comunali Marco Piendibene, Alessandro Manuedda e Vittorio Petrelli, Cobas, Sinistra e Libertà, Rdb-Cub, Comitato Quattro Porte, Rete socialista, Partito comunista dei lavoratori.


16 gennaio 2010 - Il Giornale di Vicenza

PROTESTA PRO PALESTINA. Alle 18 davanti al galà a palazzo Chiericati
Vicenzaoro ospita stand di Israele. Il sindaco aderisca al boicottaggio»

Vicenza - Boicottare la Fiera e la Golden Night che ospitano aziende e rappresentanti di Israele. Questo il proposito che alle 18 porterà Rdb-Cub, Collettivo studenti per la scuola pubblica e Associazione vicentine per la Palestina davanti a Palazzo Chiericati, dove si svolgerà il gala di benvenuto che legherà l’inaugurazione di VicenzaOro First alla Golden night.
Nei giorni scorsi il sindacato ha inviato al sindaco Achille Variati una lettera aperta ricordando che «fra i gruppi più importanti di espositori a VicenzaOro spicca quello israeliano, organizzato e controllato direttamente a livello statale. Dunque la Fiera ospita e sponsorizza i rappresentanti economici di uno Stato che opprime e stermina un popolo, quello palestinese» e chiedendo di «agire perché Vicenza non sia conosciuta anche come complice dello Stato criminale di Israele» aderendo «alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni nei confronti delle attività direttamente legate a Israele, annullando e non partecipando ad ogni iniziativa che vada in direzione opposta, quale sarebbe la Golden night, a meno che non diventi occasione per dichiarare l’adesione e annunciare atti a tal fine».
Sullo stesso tono l’associazione, secondo la quale «per impedire il genocidio del popolo palestinese bisogna boicottare politicamente, socialmente ed economicamente il Governo israeliano e chi collabora con Israele. Qui a Vicenza noi possiamo boicottare i rapporti economici e culturali tra la Fiera e lo Stato di Israele».


16 gennaio 2010 - Il Mattino di Padova

Rinviati due sfratti
Si tratta di famiglie rimaste senza reddito che non pagano il canone ormai da tempo
di MARTINA MANIERO

BRUGINE - E’ stata concessa una proroga alle due famiglie extracomunitarie che rischiavano di essere sfrattare ieri mattina. La data è stata posticipata «inderogabilmente» a martedì 9 febbraio, giorno in cui le due abitazioni dovranno essere liberate. Il primo avviso di sfratto è stato comunicato ai residenti in via Buffa 39. Padre, madre e due figli piccolissimi (il maggiore di 2 anni e il più piccolo di appena 20 mesi) non pagano l’affitto da almeno un anno. Il marito è disoccupato dal 2008. L’altro sfratto è stato notificato a una famiglia che risiede in via IV Novembre. Anche qui il marito ha perso il posto di lavoro. Ieri difronte l’abitazione di via Buffa si sono date appuntamento oltre 25 persone che, coordinate da «Rete anti-sfratto», hanno costituito un movimento autonomo per la difesa delle famiglie. «Il prossimo passo - ha annunciato Nicola Grigion - è chiedere l’intervento del Prefetto di Padova affinché venga firmata una moratoria sugli sfratti per morosità che pendono sulle famiglie colpite dalla crisi economica». L’associazione, che collabora con «Agenzia sociale per la casa», «Adl-Cobas» e «Razzismo Stop» ha anche avviato una trattativa con il Comune di Brugine. «Attraverso l’associazione Nuovo Villaggio verrà trovata una sistemazione provvisoria alle due famiglie - annuncia il sindaco Davide Zanetti - Prima di tutto infatti si deve pensare alla tutela dei minori. Si tratta comunque di due provvedimenti che si potevano prevedere, in quanto questa situazione dura da anni».

Che doccia fredda per Voltabrusegana
Aps rifiuta una corsa bis dell’autobus 5

VOLTABRUSEGANA - Niente corsa bis per l’autobus 5, l’unico che serve Voltabrusegana. Dopo le voci dei giorni scorsi - che ventilavano un potenziamento del servizio per far fronte ai cronici ritardi nella linea a causa del recente cambio di tragitto - arriva la doccia gelata per centinaia di utenti, cui si aggiunge la beffa del contemporaneo rincaro delle tariffe. Le speranze, però, non sono svanite. Uno spiraglio potrebbe aprirsi la settimana prossima, con l’apertura di un tavolo tra sindacati di categoria e Aps. L’azienda sostiene che, attualmente, a causa del personale risicato, non è possibile aggiungere una corsa bis.
Ma Stefano Pieretti, del sindacato autonomo Cub, è pronto a dar battaglia: «Altri bus e anche il tram hanno difficoltà a rispettare gli orari in tabella. Ne discuteremo con Aps ma le prospettive non sembrano rosee per lavoratori e utenti, perciò ma ci riserviamo di intraprendere ogni iniziativa a tutela della gente e degli autisti». E i residenti di Voltabrusegana? Attendono buone nuove ma il disagio cresce.


16 gennaio 2010 - Strill.it

Catanzaro: RdB tuonano su call center Phonomedia

Di seguito il comunicato diffuso dalle RdB/Cub relativo alla situazione dei dipendenti del call center di Catanzaro
Prosegue da parte dei lavoratori del call-center di Catanzaro l’occupazione della sede per capire se si continuerà a lavorare oppure sono destinati a fare statistica in termini di disoccupati. Ma la cosa più grave è che fino ad ora nessun proprietario ( multinazionale o altro) si è presentato alla sede per discutere del futuro o della ricollocazione del call-center. Gli unici riferimenti di questi lavoratori sono diventati alcuni sindacalisti concertativi che con "messaggini telefonici " invitano i lavoratori a riprendere a lavorare. Fino ad oggi li abbiamo conosciuti come zerbini dei vecchi "padroni " oggi non hanno nemmeno la faccia di affrontare pubblicamente i lavoratori ed utilizzano i "nuovi strumenti" di massa per comunicare con i lavoratori!! Lavorare sulla base di quali presupposti? Arretrati non pagati, commesse che continuano a mancare - anzi sono di oggi alcune notizie che alcune multinazionali hanno disdettato i vecchi contratti di vendita alla Phonemedia/Omega. Si è parlato tanto di ndrangheta in questi giorni nella nostra regione dopo Rosarno – dobbiamo far rilevare che di solito la ndrangheta non si fa depredare il territorio anzi è gelosissima della propria terra, della propria cultura, delle proprie origini. Qua a Catanzaro invece sono arrivati gli "UNNI " hanno sfruttato la manodopera hanno preso i soldi ed ora nessuno li conosce! Fantasmi del passato. In compenso però ce qualche sindacato che funge da padroncino! Forse la domanda è implicita: dove sta la ndrangheta in Calabria oppure altrove? Martedì 19 c.m. - alle 17 una delegazione del sindacalismo di base sarà ricevuta dal prefetto di Catanzaro, a cui verranno posti tre fondamentali interventi: a) la ricollocazione dell’attuale sede del call-center come sede per produrre nuove o vecchie attività lavorative per i 2.500 lavoratori più tutto l’indotto che gira intorno a queste famiglie b) la sicurezza di continuare a lavorare e cominciare a parlare di stabilizzazione del lavoro c) individuazione dei flussi di denaro che sono stati percepiti dalla vecchia multinazionale e come sono stati impiegati – e quelli che potrebbero essere individuati per il futuro lavorativo della città di Catanzaro.


16 gennaio 2010 - Corriere Adriatico

L’ufficio del fisco è ancora sguarnito

Fermo - Allarme dei sindacati (Rsu, Cgil, Cisl, Uil Salfi e Rdb) in merito alla situazione del personale all’Agenzia delle entrate di Fermo, Chiedono pari dignità con le altre province. "Più volte i dipendenti - scrivono - per gli enormi carichi di lavoro hanno lamentato problemi di salute a livello psico-fisico. Abbiamo ripetutamente chiesto una maggiore disponibilità di risorse umane, nonché una più oculata ed equa distribuzione. Invece la Direzione regionale ha assegnato i nuovi dipendenti assunti lunedì scorso ad Ancona, Pesaro e Macerata, tralasciando completamente Fermo".
Una situazione che appare molto rischiosa per il futuro di Fermo tanto che i sindacati hanno organizzato una serie di proteste. Si va dal rispetto pedissequo degli orari all’indisponibilità a straordinario o servizio prolungato; dallo stretto rispetto delle procedure operative al ricevimento del pubblico solo su appuntamento se non si è personale dei front-office; dallo stesso servizio al front-office effettuato nel limite massimo di 20 minuti a utente al rispetto al... secondo degli orari di apertura e chiusura degli sportelli; dalla possibilità di indire assemblee non preventivamente programmate alla organizzazione di pause obbligatorie secondo la legge o secondo la propria situazione sanitaria nell’uso di apparecchiature informatiche; dalla utilizzazione di tutte le tempistiche possibili per una accurata azione fiscale repressiva allungando tempi al rallentamento di tutte le attività informatiche che possano dar modo all’amministrazione di conoscere l’andamento dell’attività della Agenzia. E altro ancora. Questo nella speranza di sbloccare la situazione per un ufficio molto importante ma a forte rischio. Che chiede un trattamento di pari dignità con quello delle altre province.


16 gennaio 2010 - Il Resto del Carlino

Assemblea all'ingresso della Manuli

Ascoli - IERI dalle 12 si è svolta la prima assemblea tra i rappresentanti sindacali di Ugl e Sdl (Marucci e Quaglietti) e i lavoratori della Manuli, dopo la ripartenza delle produzione all'interno della fabbrica di Campolungo. L'incontro è stato chiesto dai due sindacati che hanno posto sul tavolo della discussione alcune questioni molto sentite dagli operai. L'assemblea, a cui hanno partecipato lavoratori in cassa integrazione ma anche operai che hanno ripreso a lavorare nello stabilimento è andata avanti per un paio d'ore. «Dalla discussione spiega Andrea Quaglietti del Sindacato dei lavoratori e Rsu della fabbrica è emersa la volontà forte dei lavoratori della Manuli di insistere affincheé le istituzioni si adoperino per convocare prima possibile quel gruppo di lavoro' tra istituzioni, sindacati e azienda previsto nell'accordo sottoscritto a Roma tra i sindacati confederali e l'azienda». Nel corso dell'assemblea, i dipendenti della Manuli hanno deciso di riunirsi ogni lunedì sera e di chiedere un incontro e breve termine con il presidente della Provincia Celani.


16 gennaio 2010 - Avvenire

Ancora proteste all’ex Alfa di Arese
di FRANCA CLAVENNA

ARESE - Blocchi presidio e momenti di tensione alla portineria dell’ex Alfa di Arese. Motivo dell’ennesima protesta la cassintegrazione in deroga per 54 dei 69 lavoratori dipendenti della ditta Innova Service. Si tratta dell’azienda che gestisce la sicurezza nel sito ex Alfa.
«Siamo stanchi di essere presi in giro da questa società e la vertenza che abbiamo in corso deve sfociare con l’allontanamento della ditta. Della cassintegrazione siamo stati avvertiti solo giovedì nella tarda serata e per tutti è stato come un fulmine a ciel sereno – ha spiegato Renato Parimbelli delegato dello Slai-Cobas, l’organismo sindacale promotore delle manifestazioni –. Non è in crisi l’azienda. Sta solo cercando di far fuori i lavoratori ex Alfa per sostituirli da personale con contratti da precari. Ha anche abolito la mensa e tolto ai dipendenti la possibilità di restare in ditta nella pausa pranzo».
Altra protesta è legata alla richiesta avanzata sempre alla Innova Service di far rientrare il licenziamento del delegato Carmelo D’Arpa, avvenuto a fine dicembre.
I Cobas da giorni stanno bloccando le portinerie est dell’ex Alfa di Arese tenuti a vista da una massiccia presenza delle forze dell’ordine davanti ai cancelli dello stabilimento.
Mercoledì la protesta aveva causato una lunga coda di mezzi pesanti in entrata ed uscita dalle portinerie. Poi tutto si era sbloccato con la promessa di essere ricevuti dal prefetto di Milano.
«Avevamo chiesto un colloquio serio con il prefetto Lombardi. Ci siamo trovati con un suo sostituto – ha spiegato il leader dei Cobas Corrado Delle Donne –. Così non va, noi vogliamo parlare solo con il prefetto per documentare come i lavoratori vengono trattati e per chiedere che la società Innova Service venga allontanata».


15 gennaio 2010 - Adnkronos

RICERCA: RDB SU ISPRA, PRESTO SCIOPERO,
ASSEMBLEA CITTADINA TAPPA IMPORTANTE

Roma, 15 gen. - (Adnkronos) - La vertenza Ispra va avanti ed oggi l'assemblea cittadina presso la sede dell'Istituto è ha registrato una grande partecipazione. Prossima tappa lo sciopero della ricerca. Ad informare dell'esito dell'iniziativa è l'Usi Rdb in una nota. «Si è tenuta questa mattina a Roma l'assemblea cittadina sui temi della Ricerca Pubblica, della precarietà e della tutela dell'ambiente indetta dall'Usi/RdB Ricerca presso l'Ispra di via di Casalotti 300, sede dell'Istituto e luogo simbolo della lotta che vede i lavoratori al 52° giorno sul tetto. L'assemblea - racconta il sindacato - si è svolta in un'aula gremita, che non è riuscita a contenere le oltre 300 presenze fra lavoratori precari della Ricerca, della Scuola e dell'Università, esponenti politici, dell'arcipelago ambientalista e di tanti comitati e cittadini romani che da subito hanno dato solidarietà alla battaglia contro i licenziamenti Ispra e per la ricerca pubblica». Obiettivo dell'iniziativa, oltre a riaffermare il sostegno ai lavoratori Ispra, è stato quello di «unificare le lotte, a partire dai precari della ricerca per estenderle a tutti i settori della conoscenza ed in lotta contro la precarietà, con la consapevolezza che in gioco non ci sono solo dei posti di lavoro ma il futuro di tutto il Paese». «L'assemblea di oggi - sottolinea Cristiano Fiorentini della segreteria nazionale Usi/Rdb - rappresenta una tappa di un percorso che ha come obiettivo immediato la costruzione dello sciopero degli Enti di Ricerca, per il quale abbiamo concluso le procedure di conciliazione, attraverso il rilancio delle vertenze locali e di momenti di aggregazione e di confronto sulle questioni relative al sistema della formazione e della Ricerca Pubblica, guardando con estrema attenzione a tutte le alle altre vertenze che coinvolgono lavoratori italiani e migranti. Un ulteriore momento di questo percorso sarà l'organizzazione di un convegno internazionale sul ruolo e la funzione della Ricerca Pubblica nel nostro paese e nel panorama internazionale», conclude il dirigente sindacale«.

ROMA: RDB CUB, LAVORATRICI ASILI NIDO PRONTE A NUOVE MOBILITAZIONI

Roma, 15 gen. - (Adnkronos) - «Ha dell'incredibile l'operato della Giunta Alemanno: da un lato dice di non avere soldi per ripristinare le unità di personale sottratte ai nidi comunali, ma subito si smentisce erogando soldi alle scuole dell'infanzia paritarie». È quanto afferma in una nota Roberto Betti, responsabile RdB al Comune di Roma, «in merito al sostanziale stallo delle trattative sindacali per il personale dei nidi comunali». «Da due anni e mezzo le lavoratrici dei nidi si sono sobbarcate un carico di lavoro senza precedenti - prosegue il sindacalista - lavorando con personale a ranghi ridotti, ma vengono additate dall'amministrazione comunale come causa principale dello sfascio economico. A nostro giudizio il vero spreco è quello attuato da Alemanno con la fornitura di pistole che i vigili non useranno poichè inidonei, o per pagare concerti e baccanali vari». «Se questa città può permettersi il lusso di ospitare la Formula 1 o le Olimpiadi - conclude Betti - può certamente finanziare i costi di funzionamento dei nidi pubblici, permettendo condizioni dignitose di lavoro al personale addetto e di rispetto per le necessità dei bambini. In caso contrario le lavoratrici dei nidi sono pronte a riprendere iniziative di mobilitazione».

AMBIENTE: RDB PI, ISPETTORATO 'SPOLPA' COMPETENZE VIGILI FUOCO

Roma, 15 gen. (Adnkronos) - L'istituzione dell'ispettorato con commissari straordinari presso il ministero dell'Ambiente al fine di attuare «interventi urgenti in situazioni di rischio idrogeologico e salvaguardare la sicurezza delle infrastrutture ed il patrimonio ambientale e culturale» toglie competenze al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. È quanto stigmatizza la Rdb Pubblico Impiego evidenziando che con il decreto del 30 dicembre (n. 195 all'art. 17) per la sua istituzione, viene superata la proposta della Rdb di due anni fa di far transitare i Vigili del Fuoco nel ministero dell'Ambiente, una proposta motivata dal fatto che con le sue attività di tutela dell'ambiente e del patrimonio nazionale e le sue strutture sparse su tutto territorio aveva sicuramente maggiore attinenza con le funzioni svolte da tale dicastero piuttosto che con gli Interni, dove sarebbe stato trasformato in un'altra forza di polizia. «La RdB VV.F si domanda se il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco sia diventato una sorta di carcassa che ogni giorno può essere spolpata da parte degli avvoltoi di turno - continua la rdb - ad oggi infatti una parte di competenze dei vigili del Fuoco è già stata sottratta dall'attuale organizzazione parallela della Protezione Civile, ora trasformata in società per azioni; altre competenze, che appartengono strettamente agli enti locali, sono però surrogate dai VV.F. Non mancava che il ministero dell'Ambiente, per intervenire con un Ispettorato sulle emergenze idrogeologiche ambientali e patrimoniali». «Secondo la RdB P.I. VV.F è impensabile che una struttura diffusa sull'intero territorio nazionale, con conoscenze dirette del patrimonio ambientale e culturale del nostro paese, venga relegata - conclude - a mera manovalanza del soccorso. Pertanto la RdB proseguirà nella sua battaglia a difesa del ruolo dei Vigili del Fuoco, augurandosi che molti altri si schierino a difesa del patrimonio culturale e professionale rappresentato dal Corpo Nazionale».


15 gennaio 2010 - Omniroma

ASILI NIDO, RDB: «TRATTATIVE IN STALLO, PRONTI A MOBILITAZIONE»

(OMNIROMA) Roma, 15 gen - «Ha dell'incredibile l'operato della Giunta Alemanno: da un lato dice di non avere soldi per ripristinare le unità di personale sottratte ai nidi comunali, ma subito si smentisce erogando soldi alle scuole dell'infanzia paritarie». È quanto afferma, in una nota, Roberto Betti, responsabile RdB al Comune di Roma, in merito «al sostanziale stallo delle trattative sindacali per il personale dei nidi comunali». Prosegue il sindacalista: «Da due anni e mezzo le lavoratrici dei nidi si sono sobbarcate un carico di lavoro senza precedenti, lavorando con personale a ranghi ridotti, ma vengono additate dall'amministrazione comunale come causa principale dello sfascio economico. A nostro giudizio il vero spreco è quello attuato da Alemanno con la fornitura di pistole che i vigili non useranno poiché inidonei, o per pagare concerti e baccanali vari». «Se questa città può permettersi il lusso di ospitare la Formula 1 o le Olimpiadi - conclude Betti - può certamente finanziare i costi di funzionamento dei nidi pubblici, permettendo condizioni dignitose di lavoro al personale addetto e di rispetto per le necessità dei bambini. In caso contrario le lavoratrici dei nidi sono pronte a riprendere iniziative di mobilitazione».

ISPRA, PRECARI: «OGGI NESSUNA RISPOSTA, RIMANIAMO SU TETTO»

(OMNIROMA) Roma, 15 gen - (RIPETIZIONE CON TESTO CORRETTO) «Ci aspettavamo entro oggi una comunicazione dal tavolo di trattativa e invece non è arrivato nulla. Finché non sarà scritto tutto nero su bianco, noi dal tetto non scenderemo». Lo dice Michela Mannozzi, portavoce dei precari Ispra che da un mese e mezzo circa si trovano sul tetto della sede dell'Icram, in via Casalotti, per protestare contro il rischio-licenziamento. «Dopo l'incontro di lunedì al ministero ci era stato detto che entro oggi avremmo avuto una risposta - continua Mannozzi - fino ad ora, però, nulla». Stamani all'interno dell'edificio di via Casalotti si è tenuta un'assemblea pubblica a cui hanno partecipato circa 300 persone tra lavoratori Eutelia, Inap, precari della scuola, e rappresentanti di Prc, Pdci, Pd. «Sappiamo che si sta predisponendo un protocollo d'intesa sulle nostre richieste tutte dichiarate, tra le parti, legittime - continua la portavoce - richieste che vanno dalla prosecuzione contrattuale degli attuali lavoratori Ispra alla sottoscrizione di contratti a tempo determinato e il blocco dell'accesso di precari esterni. Per arrivare a concorsi per contratti di lavoro a tempo determinato. Ora aspettiamo. Saremo ben felici di scendere una volta trovata una soluzione. Il nostro prossimo obiettivo sarà quello di migliorare la funzionalità dell'ente stesso, ridotto ad oggi ad una scatola vuota».

ISPRA, FED. SINISTRA: STRAORDINARIA PARTECIPAZIONE AD ASSEMBLEA

(OMNIROMA) Roma, 15 gen - «La grande assemblea di oggi dei dipendenti Ispra, che ha visto una straordinaria partecipazione anche di delegazioni di altre realtà in crisi, a partire da Eutelia, conferma che i lavoratori stanno lottando non solo per difendere il proprio posto di lavoro ma anche per salvare un settore strategico per il sistema Paese, che è quello della ricerca ambientale». Così in una nota congiunta Ivano Peduzzi, portavoce in Consiglio regionale del gruppo federato Prc, Pdci, Socialismo 2000, e Claudio Fiorella, responsabile Lavoro del Prc Lazio, che insieme a Giuseppe Carroccia, Alfio Nicotra, Salvatore Bonadonna, Fabio Nobile e Mario Marioli hanno portato ai lavoratori la solidarietà della Federazione della Sinistra. «Certamente - aggiungono - oggi è stata affermata in maniera molto netta l'importanza di unire le vertenze per arrivare a una soluzione dei problemi. Il diritto al lavoro deve tornare ad essere al centro delle lotte e delle rivendicazioni con l'obiettivo del superamento della precarietà del lavoro che oggi si traduce in precarietà esistenziale. In questa fase, è determinante l'individuazione di un percorso comune a fronte di un governo che 'svendè settori pubblici fondamentali ai privati. In Italia - dicono ancora Peduzzi e Fiorella - il comparto della ricerca muove circa 30 miliardi di euro, non è vero quindi che mancano i soldi. La verità è che proprio perché ci sono, e sono tanti, vogliono dirottarli sugli amici degli amici. Ma il processo che bisogna cambiare è proprio quello delle privatizzazioni».


15 gennaio 2010 - Ansa

LAVORO: ISPRA; USI-RDB,COSTRUZIONE SCIOPERO ENTI DI RICERCA

(ANSA) - ROMA, 15 GEN - «L'assemblea di oggi rappresenta una tappa di un percorso che ha come obiettivo immediato la costruzione dello sciopero degli Enti di Ricerca, per il quale abbiamo concluso le procedure di conciliazione, attraverso il rilancio delle vertenze locali e di momenti di aggregazione e di confronto sul sistema della formazione e della Ricerca Pubblica, guardando con estrema attenzione a tutte le altre vertenze che coinvolgono lavoratori italiani e migranti». Lo sostiene, in una nota, Cristiano Fiorentini della Segreteria Nazionale Usi/RdB commentando l'affollata assemblea. All'assemblea hanno partecipato oltre 300 persone fra lavoratori precari della Ricerca, della Scuola e dell'Università, esponenti politici, dell'arcipelago ambientalista e di tanti comitati e cittadini romani che da subito hanno dato solidarietà alla battaglia contro i licenziamenti Ispra e per la ricerca pubblica. «Un ulteriore momento di questo percorso - aggiunge la sindacalista - sarà l'organizzazione di un convegno internazionale sul ruolo e la funzione della Ricerca Pubblica nel nostro paese e nel panorama internazionale».

LAVORO: ISPRA; ASSEMBLEA RICERCATORI,SOLIDARIETÀ DI TOUADÌ

(ANSA) - ROMA, 15 GEN - Un'assemblea cittadina dei precari e dei ricercatori dell'Ispra si è svolta stamani presso lo stabile sul cui tetto da 54 giorni i lavoratori dell'Istituto vivono giorno e notte «per difendere il loro lavoro e la ricerca pubblica». Tra i partecipanti all'assemblea anche il deputato del Pd Jean Leonard Touadi che ha portato la sua solidarietà ai precari. «Ho ascoltato e ho visto l'enorme dignità di questi nostri ricercatori - ha detto Touadi - che rappresentano la pietra angolare di ogni ragionamento sullo sviluppo economico e culturale dell'Italia». «Sono salito sul tetto insieme ai ricercatori dell'Ispra ed ho offerto loro tutta la mia solidarietà - ha aggiunto Touadi - mi hanno raccontato con entusiasmo l'amore per il loro lavoro, mi hanno spiegato il valore eccezionale della loro ricerca per la salvaguardia del territorio e della salute pubblica». «Il Governo - ha proseguito Touadi - deve dare delle risposte positive ai ricercatori dell'Ispra, negare loro un futuro contrattuale significherebbe condannare alla disoccupazione centinaia di lavoratori della conoscenza e contestualmente uccidere ogni speranza per lo sviluppo e il progresso dell'Italia».


15 gennaio 2010 - Roma Notizie

ISPRA: ASSEMBLEA CITTADINA GREMITA. USI/RDB,
PRESTO SCIOPERO DELLA RICERCA

Si è tenuta questa mattina a Roma l’assemblea cittadina sui temi della Ricerca Pubblica, della precarietà e della tutela dell’ambiente indetta dall’Usi/RdB Ricerca presso l’ISPRA di via di Casalotti 300, sede dell’Istituto e luogo simbolo della lotta che vede i lavoratori al 52° giorno sul tetto. L’assemblea si è svolta in un’aula gremita, che non è riuscita a contenere le oltre 300 presenze fra lavoratori precari della Ricerca, della Scuola e dell’Università, esponenti politici, dell’arcipelago ambientalista e di tanti comitati e cittadini romani che da subito hanno dato solidarietà alla battaglia contro i licenziamenti ISPRA e per la ricerca pubblica. Obiettivo dell’iniziativa, oltre a riaffermare il sostegno ai lavoratori ISPRA, è stato quello di unificare le lotte, a partire dai precari della ricerca per estenderle a tutti i settori della conoscenza ed in lotta contro la precarietà, con la consapevolezza che in gioco non ci sono solo dei posti di lavoro ma il futuro di tutto il Paese. "L’assemblea di oggi – sottolinea Cristiano Fiorentini, della Segreteria Nazionale Usi/RdB - rappresenta una tappa di un percorso che ha come obiettivo immediato la costruzione dello sciopero degli Enti di Ricerca, per il quale abbiamo concluso le procedure di conciliazione, attraverso il rilancio delle vertenze locali e di momenti di aggregazione e di confronto sulle questioni relative al sistema della formazione e della Ricerca Pubblica, guardando con estrema attenzione a tutte le alle altre vertenze che coinvolgono lavoratori italiani e migranti. Un ulteriore momento di questo percorso sarà l’organizzazione di un convegno internazionale sul ruolo e la funzione della Ricerca Pubblica nel nostro paese e nel panorama internazionale", conclude il dirigente sindacale.

Dipendenti spiati con telecamere a Euroma 2? RDB chiede chiarimenti

La Federazione Nazionale RdB esprime preoccupazione e sgomento in merito a quanto emerso dai mezzi di informazione sui sistemi di videosorveglianza e di registrazioni telefoniche che sarebbero stati messi in atto nei confronti dei lavoratori da parte della Coop Lombardia. La RdB, largamente presente nei supermercati ed ipermercati Coop di Roma e del Lazio, si augura che l’episodio, se accertato nella sua gravità, sia circoscritto alla sola Coop Lombardia. Ritiene inoltre urgente e doveroso che Coop rassicuri tutti i lavoratori sull’argomento. La RdB fa inoltre presente che, raccogliendo la sollecitazione di alcuni lavoratori, ha già richiesto dal 19 novembre 2009 un incontro ad Unicoop Tirreno per valutare la collocazione di diverse telecamere poste nell’area di lavoro dell’ipermercato Coop presso il centro commerciale Euroma2. A tale richiesta non è stata ancora fornita risposta da parte di Unicoop Tirreno. La RdB sottolinea di non aver mai sottoscritto gli accordi che consentono la videosorveglianza nella grande distribuzione e che si adopererà in ogni modo per contrastare qualunque comportamento lesivo dei diritti e della dignità dei lavoratori.


15 gennaio 2010 - C6 Tv

Assemblea cittadina dei precari ISPRA dopo 54 giorni di protesta sul tetto
guarda il servizio

Dopo 54 giorni di occupazione del tetto dell Ispra di Casalotti, i precari tornano a farsi vedere con una assemblea cittadina. Partecipano ricercatori e dipendenti dell'istituto e alcuni rappresentanti della cittadinanza e dei sindacati, per discutere il futuro della ricerca e soprattutto dei ricercatori, da anni legati alla precarietà del settore. Negli ultimi 3 anni la riduzione del personale per la ricerca all'Ispra si è ridotto del 38%. circa 500 tra co.co.co. contratti a progetto, e borse di studio non rinnovate.


15 gennaio 2010 - Corriere.it

LA PROTESTA CONTINUA
Precari Ispra: «Nessuna risposta, rimaniamo sul tetto»
Assemblea dei lavoratori che vivono da 54 giorni, giorno e notte, sul tetto per sventare il licenziamento

ROMA - «Ci aspettavamo entro oggi una comunicazione dal tavolo di trattativa e invece non è arrivato nulla. Finché non sarà scritto tutto nero su bianco, noi dal tetto non scenderemo». Lo dice Michela Mannozzi, portavoce dei precari Ispra che da un mese e mezzo circa si trovano sul tetto della sede dell'Icram, in via Casalotti, per protestare contro il rischio-licenziamento. «Dopo l'incontro di lunedì al ministero ci era stato detto che entro oggi (venerdì ndr) avremmo avuto una risposta - continua Mannozzi - fino ad ora, però, nulla». Da 54 giorni i lavoratori dell'Istituto vivono giorno e notte sul tetto.
L'ASSEMBLEA PUBBLICA - Venerdì mattina all'interno dell'edificio di via Casalotti si è tenuta un'assemblea pubblica a cui hanno partecipato circa 300 persone tra lavoratori Eutelia, Inap, precari della scuola, e rappresentanti di Prc, Pdci, Pd. «Sappiamo che si sta predisponendo un protocollo d'intesa sulle nostre richieste tutte dichiarate, tra le parti, legittime - continua la portavoce - richieste che vanno dalla prosecuzione contrattuale degli attuali lavoratori Ispra alla sottoscrizione di contratti a tempo indeterminato e il blocco dell'accesso di precari esterni. Per arrivare a concorsi per contratti di lavoro a tempo indeterminato. Ora aspettiamo. Saremo ben felici di scendere una volta trovata una soluzione. Il nostro prossimo obiettivo sarà quello di migliorare la funzionalità dell'ente stesso, ridotto ad oggi ad una scatola vuota».
SCIOPERO ENTI DI RICERCA - Tanta solidarietà anche da parte di lavoratori e cittadini romani che hanno partecipato all'assemblea che «rappresenta una tappa di un percorso che ha come obiettivo immediato la costruzione dello sciopero degli Enti di Ricerca» ha detto Cristiano Fiorentini della Segreteria Nazionale Usi/RdB. «Un ulteriore momento di questo percorso - aggiunge la sindacalista - sarà l'organizzazione di un convegno internazionale sul ruolo e la funzione della Ricerca Pubblica nel nostro paese e nel panorama internazionale».
LA PRESENZA DELLA POLITICA - Tra i partecipanti all'assemblea anche il deputato del Pd Jean Leonard Touadi che ha portato la sua solidarietà ai precari. «Ho ascoltato e ho visto l'enorme dignità di questi nostri ricercatori - ha detto Touadi - che rappresentano la pietra angolare di ogni ragionamento sullo sviluppo economico e culturale dell'Italia». «Il Governo - ha proseguito Touadi - deve dare delle risposte positive ai ricercatori dell'Ispra, negare loro un futuro contrattuale significherebbe condannare alla disoccupazione centinaia di lavoratori della conoscenza e contestualmente uccidere ogni speranza per lo sviluppo e il progresso dell'Italia»


15 gennaio 2010 - Eco Tv

Vigili del Fuoco: Emergenze idrologiche a Ministero Ambiente

Circa due anni fa la RdB Pubblico Impiego dei Vigili del Fuoco aveva chiesto al governo il transito del Dipartimento VV.F al Ministero dell’Ambiente in virtù del fatto che, con le sue attività di tutela dell’ambiente e del patrimonio nazionale e le sue strutture sparse su tutto territorio, il Corpo dei VV.F aveva sicuramente maggiore attinenza con le funzioni svolte da tale dicastero piuttosto che con gli Interni, dove sarebbe stato trasformato in un’altra forza di polizia. Oggi il governo "supera" la proposta della RdB, e con il decreto del 30 dicembre n. 195, all’art. 17, stabilisce l’istituzione di un Ispettorato con commissari straordinari presso il Ministero dell’Ambiente al fine di attuare «interventi urgenti in situazioni di rischio idrogeologico e salvaguardare la sicurezza delle infrastrutture ed il patrimonio ambientale e culturale» . La RdB VV.F si domanda se il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco sia diventato una sorta di carcassa che ogni giorno può essere spolpata da parte degli avvoltoi di turno. Ad oggi infatti una parte di competenze dei VV.F è già stata sottratta dall’attuale organizzazione parallela della Protezione Civile, ora trasformata in società per azioni; altre competenze, che appartengono strettamente agli enti locali, sono però surrogate dai VV.F. Non mancava che il Ministero dell’Ambiente, per intervenire con un Ispettorato sulle emergenze idrogeologiche ambientali e patrimoniali. Eppure, in questi mesi, tutti si sono riempiti la bocca della professionalità ingegneristica e specialistica del Corpo Nazionale, a partire da quello che è successo in Abruzzo per finire con la Sicilia. Secondo la RdB P.I. VV.F è impensabile che una struttura diffusa sull’intero territorio nazionale, con conoscenze dirette del patrimonio ambientale e culturale del nostro paese, venga relegata a mera manovalanza del soccorso. Pertanto la RdB proseguirà nella sua battaglia a difesa del ruolo dei Vigili del Fuoco, augurandosi che molti altri si schierino a difesa del patrimonio culturale e professionale rappresentato dal Corpo Nazionale.


15 gennaio 2010 - Liberazione

«Il precariato nella ricerca è un problema politico»
di Fabio Sebastiani

Cosa rispondete alla Prestigiacomo che ha bollato la vostra assemblea come una adunata e si è sostanzialmente deresponsabilizzata?
Sono le cose che ripete sempre. Quello che è certo è che noi siamo assolutamente disponibili al dialogo e alla collaborazione. La nostra organizzazione sindacale ha mandato un documento al ministero per riassumere i punti e le modalità della vertenza. Si tratta di toni da provocazione che noi non vogliamo assolutamente accettare perché siamo tranquilli e sereni e riteniamo questa una vertenza trasparente. Del resto, quelle sono le indicazioni che riceve dalla struttura commissariale messa a gestire l'Ispra, che non si è mai degnata nemmeno di affacciarsi. Il problema, lo ribadiamo, non è solo la questione delle 21 persone a cui scadono i contratti ma di approccio generale alla situazione del precariato in Ispra, tanto è che abbiamo chiesto il blocco di nuovo precariato.
Questa lotta, che ha trovato molto consenso, è animata dall'Usi-Rdb. Possibile che non si sia trovato il modo di formare un comitato con più sigle?
Da più di cinque anni ci siamo mossi per formare un comitato. Ciò che non ha permesso di portare a termine il lavoro è che la discussione si riduceva troppo spesso a una discussione sterile e non c'era mai una linea sindacale netta e chiara. Questo rendeva fumosa la nostra linea, con un grande dispendio di energie. Abbiamo scelto la linea delle Rappresentanze di base perché comunque garantisce che al centro della trattativa ci siamo noi.
Come sta andando la gestione della vostra lotta sul tetto?
Siamo in 50-60 che girano e si alternano. Poi ci sono tutti i colleghi, magari con un contratto a tempo indeterminato, che aiutano. Questi ventuno che richiama la Prestigiacomo sono quelli senza copertura economica. E il nostro problema è anche far funzionare il nostro istituto che è ancora bloccato dalla burocrazia. Siamo tornati agli anni 70 in cui si utilizzava il protocollo cartaceo nell'era della informatizzazione. Lo stesso bilancio prima era di tipo europeo. Per avere un permesso servono settimane e settimane. Quando si parla di protezione ambientale a volte occorrono tempi rapidi di intervento sul posto che in questo modo vengono del tutto vanificati. Se noi avessimo domani un contratto a tempo indeterminato in una struttura come questa non vorremmo nemmeno lavorarci. Vogliamo fare il nostro lavoro al servizio dello Stato. Questa verità elementare loro non la capiscono. Per tornare alla gestione della nostra lotta, l'idea della webcam è stata vincente. Ci contattano dall'estero anche se siamo alla periferia di Roma. Hanno parlato di noi in Messico e in Portogallo. Siamo costantemente collegati h 24 . E finora abbiamo collezionato 61mila contatti in web e una petizione on line con 4.500 firme (www.nonsparateallaricerca.org).
Come è andata con la solidarietà di categoria
Quello che ho notato nel resto della ricerca è una spaccatura tra il mondo dell'università e gli enti pubblici di ricerca. I secondi ci hanno dimostrato una solidarietà maggiore, dall'Enea al Cnr. Rispetto al mondo universitario c'è un po' più di lontananza e di problemi di comunicazione. Sono venuti alcuni studenti universitari ma poi quello che si legge nei blog è "basta pensare alla ricerca applicata c'è la ricerca pura".
Nelle scorse settimane avete detto che il punto della vostra vertenza è tutto politico e non economico.
Si certo, il punto è economico e non politico. A dicembre il commissario ha sottoscritto convenzioni esterne per diciassette milioni di euro. Convenzioni relative a progetti in cui i precari costituiscono la parte sostanziale del personale. Ci sono progetti che vengono portati davanti al cento per cento dal personale precario. I soldi quindi ci sono ma a convenzione. Di fatto il settore è strozzato dalla politica che ogni anno decide sulle risorse. Tutto è legato ai capricci del singolo dirigente del ministero dell'Ambiente.
Che cosa vi ha spinto a salire sul tetto?
Non potevamo più accettare la situazione. Era un anno e mezzo che lottavamo. La scintilla è stata un po la coscienza di non aver più nulla da perdere e la consapevolezza di essere nel giusto. E devo dire che già nei primi giorni nonostante che non sapessimo cosa avevamo davanti eravamo molto più felici e in pace con noi stessi perché avevamo preso in mano la situazione. Come diceva Brecht "chi lotta può perdere ma chi non lotta ha subito perso".


15 gennaio 2010 - Left

Via la ricerca, arriva il cemento
Da cinquanta giorni protestano contro il loro licenziamento, occupando la storica sede dell’Ispra nella Capitale, a due passi dal nuovo stadio per la Roma voluto dalla famiglia Sensi. I precari: «Vogliono smantellare l’Istituto per lasciare spazio alla speculazione edilizia»
di Rossana De Rossi
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«Lo Stato uccide la ricerca», tra licenziamenti di precari e speculazione edilizia. Non è solo lo slogan azzeccato che i lavoratori dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) usano ormai da tempo per la lotta che ha come obiettivo la loro sopravvivenza in un settore che in Italia è sempre stato figlio di un dio minore. Ma anche un concetto che si concretizza visitando la sede dell’Istituto a via Casalotti e parlando con chi la vive. Uno spazio della periferia nord romana, all’interno del parco della Cellulosa, che fino al 1994-95 ha ospitato l’Ente nazionale cellulosa e carta e dal 1997 al 2008 l’Icram (Istituto centrale per la ricerca tecnologica applicata al mare, poi sciolto nell’Ispra), da oltre cinquanta giorni occupato da ricercatori e tecnici, che protestano per il lavoro ma anche per lo stato di abbandono cui è stata ridotta la storica sede.
Dietro sembra esserci solo la volontà della struttura commissariale dell’Ispra, nominata dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e guidata dal prefetto Vincenzo Grimaldi, insieme ai subcommissari Stefano Laporta ed Emilio Santori, di smantellare parte dei controlli e della ricerca ambientale, in particolare quella legata al mare. Ma il sospetto è che dietro lo stato di abbandono dell’ex Icram si possano nascondere anche altri interessi. Un sospetto confermato da Luciano Del Bianco, presidente del Comitato di promozione del parco della Cellulosa, che dal 2005 si dedica alla «tutela, la salvaguardia, l’acquisizione e la destinazione a parco dei circa 90 ettari delle due aree di proprietà pubblica» che costituiscono il polmone verde del quartiere. Del Bianco teme una possibile modifica nella destinazione d’uso di queste meraviglie naturali per aprirle al sacco edilizio, sottolineando che «la preoccupazione dei cittadini è che l’annunciato svuotamento della sede dell’Ispra possa rispondere all’esigenza di sgomberare al più presto l’immobile per permettere il passaggio del bene dallo Stato al Comune, che poi potrebbe cambiarne la destinazione d’uso per fare cassa con gli oneri concessori, come previsto dal progetto di social housing proposto di recente dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno». L’area verde è infatti divisa in due lotti, rispettivamente di 77 e 13 ettari, il più grande dei quali è proprietà del demanio dello Stato mentre l’altro è di Fintecna, società in house del ministero dell’Economia, che si è già detta disponibile a vendere. L’acquisto da parte del Comune di Roma è sollecitato anche dal Comitato per il parco, visto che era già stato promesso dalla precedente giunta guidata da Walter Veltroni e i fondi sono disponibili in base alla recente legge su Roma Capitale, ma la paura, spiega Del Bianco, è che non vengano rispettati i «forti vincoli ambientali e l’edificabilità molto ristretta previsti nel Piano regolatore del Comune». Il presidente del Comitato ricorda anche, con una certa preoccupazione, che il parco, dove sono ospitate specie animali come l’upupa, la poiana, la civetta, la volpe e l’istrice, «si trova in linea d’aria a soli tre chilometri dalla Monachina, dove potrebbe sorgere il nuovo stadio dell’A.s. Roma», progetto che in città ha già causato polemiche per il possibile impatto sull’agro romano. A meritare attenzione e tutela non è solo il verde pubblico ma anche lo stesso edificio che ospita la sede Ispra, costruito nel 1953 su progetto di Ugo Luccichenti, tra le figure più importanti del Novecento romano per quanto riguarda l’architettura: un’opera di «rilevante interesse storico e artistico», almeno secondo il Darc (Direzione generale per l’architettura e arte contemporanea del ministero dei Beni culturali), che sicuramente non merita di essere demolita per far posto a centri commerciali o palazzine. E nemmeno può essere lasciata in stato di abbandono come potrebbe accadere da qui a pochi mesi. Secondo l’architetto Carlo Ragaglini, si tratta infatti di «uno dei primi edifici moderni per uffici realizzati a Roma, e se si pensa che non ha mai avuto restauri significativi, rimane molto attuale come immagine architettonica».
Accanto all’accanimento con cui sono colpiti centinaia di ricercatori coi contratti che scadono tra fine 2009 e i primi mesi del 2010, che seguono gli oltre 200 già allontanati nel corso dello scorso anno, ci sono aspetti sconcertanti, come il fatto che l’istituto di ricerca dedicato all’ambiente abbia smantellato un sistema di riscaldamento tutto ecocompatibile, basato sulla combustione del cascame di pigne, col bel risultato che oggi, visti i problemi dell’impianto a gas, tutto l’edificio è senza termosifoni, in questo freddo inverno di occupazione. L’ordinaria manutenzione è stata quasi completamente abbandonata, per cui gli oltre 250 lavoratori che frequentano la struttura si trovano ogni giorno alle prese con vetri e maniglie rotti, lampadine non sostituite che lasciano le rampe di scale dei quattro piani totalmente al buio, laboratori da mesi senza corrente, stanze allestite nei sottoscala, gommoni inutilizzabili e le bellissime serre che erano fiore all’occhiello dell’Ente cellulosa ormai irriconoscibili, tanto sono deturpate dall’incuria. In condizioni critiche anche le due biblioteche del complesso, quella dell’ex Centro di sperimentazione agricola e forestale, nel 2001 devoluta al Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra), fino a pochi anni fa la più grande biblioteca forestale d’Italia. Ma anche quella dell’ex Icram, che dispone di circa tremila volumi e cento abbonamenti a periodici dedicati allo studio del mare. «Sembra che tutti i problemi ordinari dell’Istituto vengano lasciati marcire senza porvi rimedio - racconta la ricercatrice Michela Mannozzi, una delle coordinatrici della protesta – e sicuramente c’è una volontà di smantellare questa sede per trasferire i pochi lavoratori superstiti altrove. Ma come sono poco chiare le ragioni del licenziamento dei precari, così c’è il sospetto che dietro la volontà di "liberare" Casalotti ci sia la possibilità di attuare speculazioni di vario tipo».
Insomma, sparare alla ricerca, come denunciano i ragazzi di Casalotti, significa anche demolire gran parte del patrimonio naturale, architettonico e culturale di un’area già periferica della Capitale, che infatti ha ben percepito questo rischio, stringendosi ai ricercatori con grande solidarietà, tra manifestazioni, fiaccolate e creazione di comitati ad hoc. Mandare a casa gli studiosi che si occupano di emergenze come quella sulle navi dei veleni, dello studio e la tutela delle forme di vita più a rischio nei nostri mari e di rappresentare l’Italia nei principali consessi internazionali dedicati al Mediterraneo, significa non solo colpire la credibilità scientifica del nostro Paese ma anche sparare sulla storia e la vita di una fetta importante della Città eterna. Forse i ricercatori, da buoni «capitani di ventura» come li definisce il ministro Brunetta, a malincuore troveranno un altro lavoro all’estero ma per gli abitanti di Casalotti sarà molto più difficile trovare qualcosa che rimpiazzi i ricordi del loro passato e i luoghi del loro presente.

CRONOLOGIA DELLA PROTESTA
Quei lavoratori, fatti fuori a sangue freddo

25 giugno 2008. Il decreto legge n. 112 istituisce l’Ispra, che nasce dall’accorpamento di Apat, Icram e Infs. Al suo interno, i precari sono 618, oltre un terzo del personale.
31 dicembre 2008. I commissari dell’Ispra non rinnovano decine di contratti di collaboratori e quelli di alcuni dipendenti a tempo determinato.
18 giugno 2009. I precari presentano il loro cortometraggio"Non sparate alla ricerca". Sarà il simbolo della protesta.
30 giugno 2009. Vengono allontanati 200 lavoratori: a nulla serve un’occupazione nella sede di via Brancati, a Roma, organizzata dai sindacati di base.
24 novembre 2009. In previsione della scadenza di 200 contratti, i precari, sostenuti da Usi-Rdb, occupano il tetto della sede di Casalotti, a Roma.
4 gennaio 2010. Dopo 42 giorni di occupazione, sindacati e precari incontrano il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che annuncia l’apertura di un tavolo tecnico.
11 gennaio 2010. Prima riunione del tavolo. I precari sono da cinquanta giorni sul tetto.(r.d.r.)

MOVIMENTI
ASSOLTO SAN PRECARIO

Napoli - La Corte d’appello di Napoli ha ribaltato la sentenza di primo grado a carico di 9 attivisti dei movimenti campani che erano stati condannati a tre anni e mezzo di carcere con l’accusa di "estorsione aggravata", in merito alle mobilitazioni contro il carovita del 2005. Tra gli imputati figurava anche l’ex deputato di Rifondazione comunista, Francesco Caruso. Erano finiti sotto processo dopo aver inscenato una manifestazione di protesta in un supermercato di Afragola (Na), sottraendo dagli scaffali beni di prima necessità. Era la famosa "spesa proletaria". In realtà, hanno sempre sostenuto gli attivisti, si trattava di una sorta di contrattazione sociale con la direzione del centro commerciale, che aderì alla campagna dei "Comitati per la quarta settimana". In quegli anni, le "spese proletarie" erano diventate una delle pratiche politiche maggiormente utilizzate dai disobbedienti e avevano portato a dure reazioni da parte del mondo politico. Sindaci di centrodestra e di centrosinistra erano uniti nella condanna. Oggi, invece, i movimenti si sentono soddisfatti. «Viene finalmente riconosciuta la matrice sociale e il carattere assolutamente politico e trasparente di quelle iniziative - affermano in una nota - che si erano concluse talvolta con l’offerta, da parte della direzione aziendale, di beni di prima necessità distribuiti ai clienti stessi del supermercato». In questo caso, ha vinto san Precario.


15 gennaio 2010 - IVG Il Vostro Giornale

Vigili del Fuoco: "Ingiustamente privati di competenze da parte del Governo"

"Circa due anni fa la RdB Pubblico Impiego dei Vigili del Fuoco aveva chiesto al governo il transito del Dipartimento VV.F al Ministero dell’Ambiente in virtù del fatto che, con le sue attività di tutela dell’ambiente e del patrimonio nazionale e le sue strutture sparse su tutto territorio, il Corpo dei VV.F aveva sicuramente maggiore attinenza con le funzioni svolte da tale dicastero piuttosto che con gli Interni, dove sarebbe stato trasformato in un’altra forza di polizia". "Oggi il governo "supera" la proposta della RdB, e con il decreto del 30 dicembre n. 195, all’art. 17, stabilisce l’istituzione di un Ispettorato con commissari straordinari presso il Ministero dell’Ambiente al fine di attuare "interventi urgenti in situazioni di rischio idrogeologico e salvaguardare la sicurezza delle infrastrutture ed il patrimonio ambientale e culturale" . "La RdB VV.F si domanda se il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco sia diventato una sorta di carcassa che ogni giorno può essere spolpata da parte degli avvoltoi di turno. Ad oggi infatti una parte di competenze dei VV.F è già stata sottratta dall’attuale organizzazione parallela della Protezione Civile, ora trasformata in società per azioni; altre competenze, che appartengono strettamente agli enti locali, sono però surrogate dai VV.F. Non mancava che il Ministero dell’Ambiente, per intervenire con un Ispettorato sulle emergenze idrogeologiche ambientali e patrimoniali. Eppure, in questi mesi, tutti si sono riempiti la bocca della professionalità ingegneristica e specialistica del Corpo Nazionale, a partire da quello che è successo in Abruzzo per finire con la Sicilia". "Secondo la RdB P.I. VV.F è impensabile che una struttura diffusa sull’intero territorio nazionale, con conoscenze dirette del patrimonio ambientale e culturale del nostro paese, venga relegata a mera manovalanza del soccorso. Pertanto la RdB proseguirà nella sua battaglia a difesa del ruolo dei Vigili del Fuoco, augurandosi che molti altri si schierino a difesa del patrimonio culturale e professionale rappresentato dal Corpo Nazionale".
RdB Pubblico Impiego dei Vigili del Fuoco


15 gennaio 2010 - Il Manifesto

ISPRA Ministro sordo, oggi assemblea aperta

Roma - I ricercatori dell'Ispra restano sul tetto dell'Istituto, in via Casalotti a Roma. Qui, per questa mattina alle 10.30, hanno indetto un'assemblea pubblica: «a dimostrazione che la lotta dei precari è quella di tutti i cittadini italiani che hanno a cuore le sorti del mare e dell'ambiente». Gli scienziati, che oggi staccano il foglio numero 53 al calendario della loro protesta, ripetono che «non chiedono nessuna stabilizzazione e non convocano adunate, ma sono interessati a continuare a servire lo Stato». Chiedono al ministero dell'ambiente che i contratti atipici siano trasformati in contratti subordinati a tempo determinato; che si rendano di ruolo i precari e che si rinnovino tutti i contratti scaduti finora. «È in corso un dialogo - dicono - ma ancora non si è raggiunto un accordo». Per questo «hanno deciso di restare sul tetto, non certo per rendere la situazione 'esplosiva', come afferma il ministro». Inoltre, «è un dispiacere sentire il ministro Prestigiacomo ripetere che la vertenza riguarda solo 21 persone». Lo scorso anno, infatti, hanno perso il proprio lavoro 430 ricercatori: «scienziati con anni di esperienza e centinaia di pubblicazioni alle spalle, molti dei quali conosciuti anche a livello internazionale».(gi.tor)


15 gennaio 2010 - Il Resto del Carlino

PERSONALE
Agenzia delle entrate in agitazione

Ascoli - I DIPENDENTI della direzione provinciale fermana dell'Agenzia delle entrate protestano per le condizioni di lavoro, cui sono sottoposti e per le carenze di organico. Al termine dell'assemblea del personale, svoltasi nei giorni scorsi, la rappresentanza sindacale unitaria e le organizzazioni sindacali regionali e territoriali di Cgil, Cisl, Uil, Salfi, Rdb hanno diffuso un comunicato in cui annunciano una serie di iniziative di protesta. I dipendenti dell'Agenzia delle entrate di Fermo rivendicano da tempo si legge in una nota «il diritto di poter lavorare in condizioni umane e dignitose e non pericolose per la propria salute. A tal fine hanno ripetutamente chiesto una maggiore disponibilità di risorse umane, nonché una più oculata ed equa distribuzione delle stesse. Contro gli accordi, invece, la direzione regionale ha assegnato i nuovi dipendenti assunti l'11 gennaio alle direzioni di Ancona, Pesaro e Macerata, tralasciando la direzione di Fermo».

Non si ricompone la frattura tra le Rsu di Cisl e Uil con la Cgil
COMUNE DOPO L'ASSEMBLEA PRENATALIZIA: «SIAMO NOI A STARE DALLA PARTE DEI DIPENDENTI»

Rovigo - «I COMPONENTI delle Rsu eletti nella lista della Cgil spesso non hanno partecipato agli incontri delle Rsu». Replicano così i componenti delle rappresentanze sindacali unitarie del Comune alla polemica innescatasi con i colleghi' della Cgil dopo l'assemblea prenatalizia. «Se loro avessero partecipato alla denigrata' assemblea si legge in una nota convocata per informare sugli esiti dei vari incontri avuti con l'amministrazione, avrebbero potuto rendersi conto che i lavoratori presenti avevano ben altre cose da lamentare e da chiedere ai proprio rappresentanti. Prova ne è continua la nota che da quella assemblea è scaturito il chiaro e inequivocabile mandato, deliberato all'unanimità dei presenti, di bloccare, dal primo gennaio, l'erogazione di qualsiasi indennità del salario accessorio del 2010, previa contrattazione con i rappresentanti dei lavoratori, per evitare di arrivare anche a fine di quest'anno, così come successo per il 2008 e il 2009 dicono le Rsu a decidere sulla distribuzione delle somme dovute quando i soldi sono già stati spesi con decisioni unilaterali». Per questo i rappresentanti delle Rsu di Cisl, Uil e le Rdb si sono attivati inviando una diffida agli organi competenti, «diffida non sottoscritta dalla Cgil senza motivare il perchè». Con questa precisazione le Rsu della Cisl e della Uil vogliono informare i dipendenti del Comune «di come si sono realmente svolti i fatti, affinchè loro possano valutare, in piena autonomia chi sta realmente, con impegno e dedizione, difendendo i loro diritti, soprattutto in questo momento di pesante crisi economica, che si riflette su tutte le famiglie e impone una oculata gestione delle risorse».


15 gennaio 2010 - Il Giorno

Brera, tensione con i sindacati
Due ore di chiusura oggi per l'assemblea dei lavoratori. IL NODO DOPO IL COMMISSARIAMENTO. Tensione alla Pinacoteca di Brera per la minacciata decisione del governo di commissariare l'ente
di LUCA SALVI

MILANO - NIENTE CODE al Cenacolo o visite all'uovo sospeso di Piero della Francesca oggi, tra le 12.30 e le 14.30. I musei di piazza Santa Maria delle Grazie e di via Brera sono chiusi per un'assemblea dei lavoratori e delle due soprintendenze dei beni artistici e dei beni architettonici di Milano, che si svolgerà in una sala dell'Accademia delle belle arti. La nomina di Mario Resca come Commissario delegato della Grande Brera che comprende le due sedi museali ha scatenato la reazione delle Rappresentanze sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Rdb Cub e Confsal) che criticano l'incarico, ritenuto «inutile», e lo stipendio che verrà attribuito. E allora: chiusura di Brera e del museo vinciano tra mezzogiorno e primo pomeriggio. Chi ha prenotato da mesi una visita all'«Ultima cena» leonardesca in quelle due ore rimarrà a spasso. I SINDACATI PROTESTANO contro una decisione ritenuta inopportuna dal punto di vista finanziario. «I soldi per il commissario si sono trovati, ma i 50 milioni di euro per la ristrutturazione di Brera non si sono ancora visti», afferma Maria Antonia Galeone, delle Rsu. Secondo il decreto del presidente del Consiglio del 30 dicembre scorso lo stipendio di Resca viene equiparato a quello di un direttore dei lavori. Una ricostruzione minuziosa della Uil ha spiegato che tale carica, quando viene ricoperta da un funzionario di provenienza esterna come in questo caso, dà diritto a ricevere il 3-5% complessivo della spesa totale per il progetto di ristrutturazione. Mario Resca potrebbe ricevere tra 2 e 2,5 milioni di euro come stipendio. Se invece il commissario fosse stato scelto all'interno dell'Accademia, avrebbe ricevuto circa lo 0,5%. MA C'È UN ALTRO aspetto. «La nomina di Resca fa notare Nicola Cavalieri (Cgil) è stata indicata in fondo a un decreto fatto passare come "disposizioni urgenti di protezione civile"». Infatti è contenuta nel ventunesimo e ultimo articolo del decreto e segue gli interventi previsti per alcune calamità naturali, tra cui quelle di Sarno, L'Aquila e Messina. Resca inoltre diventa commissario delegato «nell'ambito delle iniziative» del «150° anniversario dell'Unità d'Italia», una manifestazione che finora non sembrava avere interessato particolarmente il governo. «In Italia aggiunge Misia Fasano (Uil) le assunzioni nei musei sono state bloccate dal decreto anticrisi del luglio scorso del ministro Tremonti, che ha sospeso l'ultimo concorso. E Brera non assume lavoratori a tempo pieno dal 1998».


15 gennaio 2010 - La Gazzetta di Modena

Sgombero, domani un corteo del Cam
Adesioni da fuori provincia. Prc darà assistenza legale ai denunciati
di PAOLO FORMICOLA

Modena - Non si danno per vinti gli attivisti del Collettivo Autonomo Modenese, recentemente sgomberati dall’ex-concessionario Ford alla Sacca a seguito delle denunce presentate dal proprietario dell’immobile in cui avevano creato lo Spazio Antagonista Guernica.
Nel mese e mezzo di attività, secondo gli organizzatori delle serate e degli eventi, circa 6000 persone hanno attraversato lo spazio partecipando a concerti, dj-set, laboratori autogestiti e proiezioni di documentari.
Continuerà quindi l’esperienza anche dopo lo sgombero, spiegano gli attivisti del Cam: "Il Guernica è stato uno spazio in cui fai socialità per quello che effettivamente sei e non per i soldi che hai o per il ruolo che ricopri nella società" spiegano i promotori dell’occupazione.
Per affermare la necessità di avere uno spazio sociale autogestito a Modena organizzano quindi per domani una giornata di mobilitazione, invitando tutti a partecipare alla manifestazione che avrà inizio alle 16 in via Sant’Eufemia. Aderiranno il Collettivo studentesco di Modena, il Crash di Bologna, il collettivo AsseDonne, esponenti dell’RdB, che tramite Maria Tartaglia dà "pieno appoggio ed auspica il moltiplicarsi di queste esperienze", la Rete 28 Aprile della Cgil che rinnova la propria solidarietà schierandosi contro la "pericolosa deriva securitaria di destra in atto a Modena".
Non mancheranno Rifondazione Comunista, disponibile ad aiutare per le spese legali dei denunciati, e il collettivo universitario autonomo di Bologna.
Ieri una delegazione del Cam si è incontrata con il consigliere di Sinistra per Modena Federico Ricci per spiegare che l’unico obiettivo è creare uno spazio per le attività. Ricci si farà da intermediario con il Comune per la ricerca di una nuova sede.


15 gennaio 2010 - La Provincia di Cremona

Gruppo Antifascista Partigiano
«Piombo fuso» Un presidio domani in Galleria

Cremona - «Il 27 dicembre del 2008, lo Stato di Israele ha sferrato un criminale attacco militare, la cosiddetta operazione ‘piombo fuso’, di fatto accanendosi contro la popolazione civile, attraverso intensi bombardamenti con armi di distruzione di massa (tra cui il temibilissimo fosforo bianco). L’esercito israeliano ha provocato la morte di oltre 1400 persone di cui un terzo bambini, distrutto abitazioni, infrastrutture e presidi sanitari: a un anno esatto da quel massacro, l’assedio a Gaza e il disastro umanitario continua di fronte all’immobilità silenziosa e complice della comunità internazionale. Noi non vogliamo dimenticare». E per questo il Gap organizza un presidio domani in Galleria, dalle 16: «La nostra solidarietà deve tradursi in una azione politica quotidiana, incessante, per conseguire la fine dell’occupazione colonialista e di apartheid sionista, per non consentire il radicamento di strutture religiose integraliste, per una resistenza laica e fuori dalla logica di negoziazioni fallimentari e di collusioni con la politica della diplomazia internazionale vergognosamente schierata con Israele». Tutti sono chiamati a dare un contributo «perché il futuro non può esistere senza Memoria». Oltre al GAP – Gruppo Antifascista Partigiano di Cremona — hanno già aderito all’iniziatica la Federazione dei Comunisti Anarchici, il Partito di Alternativa Comunista, il centro sociale autogestito Kavarna, Rifondazione Comunista, la Federazione della Sinistra, il Movimento Studentesco, l’associazione Italia-Cuba, il centro sociale autogestito Dordoni. Ancora: non mancheranno l’Arcigay La Rocca, il gruppo ‘Giovani per la Federazione della Sinistra’, il partito dei Comunisti Italiani e, per finire, RdB, le rappresentanze sindacali di base.


15 gennaio 2010 - Il Tempo

Anagni Oggi a Roma l'atteso vertice al Ministero dello sviluppo
Videocon, i sindacati alzano la voce
di Ivan Quiselli

ANAGNI Rappresentanti della famiglia indiana Dooth, proprietaria dell'azienda, esponenti del Governo centrale, imprenditori e segreterie nazionali di tutte le sigle sindacali si incontreranno oggi alle 13 a via Molise, sede del Ministero dello Sviluppo economico, per trarre, si spera, le conclusioni definitive dalla serie di riunioni tenutesi in questi ultimi mesi per decidere le sorti dello stabilimento anagnino della Videocon, ex Videocolor.
Restano fuori, e non senza polemica, dunque, i rappresentanti provinciali delle organizzazioni sindacali finora protagonisti dell'acceso dibattito che ha tenuto col fiato sospeso migliaia di famiglie che risiedono nella nostra provincia. Non è ottimista Paolo Sabatini, Sdl Intercategoriale, sull'esito dell'incontro di oggi: «Bisogna vedere quale porcheria ne verrà fuori. Delle proposte finora avanzate, nessuna mi esalta particolarmente. Forse quella più credibile è quella legata alla filiera del carbonio». Gli fa eco Augusto Pascucci, segretario generale della Uil Cem nazionale, per il quale «c'è una forte preoccupazione ed incertezza per il futuro dello stabilimento anagnino. Il vero problema – afferma Pascucci – non sta solo nel perdere quasi 1400 posti di lavoro ma nella deindustrializzazione del territorio ciociaro. Chiederemo a Scajola di occuparsi personalmente del caso Videocon e di non lasciarlo fare ai suoi delegati».


14 gennaio 2010 - Omniroma

ISPRA, RDB-CUB: ADERIAMO A ASSEMBLEA CITTADINA INDETTA DA PRECARI

(OMNIROMA) Roma, 14 gen - «La RdB-CUB Scuola aderisce all'assemblea cittadina indetta dai precari dell'Ispra per venerdì 15 gennaio all'Istituto di via Casalotti 300. La vertenza ISPRA è ormai diventata la nostra vertenza. Gli enti di ricerca e le università continuano ad essere piene di lavoratori precari che consentono alla ricerca pubblica di andare avanti ed in cambio hanno un presente ed un futuro all'insegna della precarietà sul lavoro e nella vita. Lo stesso avviene nella scuola dove le cosiddette riforme del governo in realtà attuano la restaurazione di un sistema sordo a qualsiasi progresso civile e sociale e dove la cultura, la formazione e la ricerca vengono finalizzati solo agli interessi di una minoranza assetata di guadagni immediati senza nessuna prospettiva di futuro». Lo dichiara, in una nota, Barbara Battista, della RdB-CUB Scuola. «Licenziando chi protegge l'ambiente, chi insegna ai nostri giovani, stanno mettendo le mani sul futuro di tutti - conclude - Per discutere di questi temi e organizzare il rilancio delle lotte saremo all'assemblea cittadina dell'ISPRA, a cui parteciperà anche una rappresentanza delle insegnanti precarie di Benevento protagoniste di un'altra importante battaglia sui tetti del nostro paese. Dobbiamo aggregarci e ricostruire un fronte compatto che metta insieme tutte le lotte e ne apra altre mille laddove si assiste con rassegnazione alla cancellazione dei diritti e della dignità dei lavoratori».


14 gennaio 2010 - Ansa

RESTAURO: SINDACATI, ICR A RISCHIO SFRATTO E DISMISSIONE

(ANSA) - ROMA, 14 GEN - Sfratto a giorni a Roma l'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, di piazza San francesco di Paola, sede che occupa dal 1939, quando fu fondato da Cesare Brandi. Lo denunciano i sindacati confederali e le rappresentanze di base. Che chiedono al segretario generale del ministero dei beni culturali un incontro per trovare «soluzioni definitive al problema di una sede», mentre invitano a intervenire anche i rappresentanti nazionali dei sindacati. Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Rsu spiegano che l'immobile è di proprietà dei Frati Minimi e che la vicenda dello sfratto era iniziata nel 2001. Due giorni fa, riferiscono, l'attuale Direttore, «che ha ereditato una tale situazione, ha comunicato l'imminenza dello sfratto esecutivo che diventa emergenza se si considera che non sono stati individuati locali per la collocazione definitiva degli uffici dei servizi e dei laboratori scientifici». Il timore è quello della «frammentazione fisica» dell'istituto, che porterà, dicono, «ad una totale impossibilità di ottemperare ai compiti istituzionali propri e determinerà inadeguati livelli di tutela delle condizioni lavorative del personale dipendente; situazione che sembra configurarsi - sottolineano- come l'anticamera di una dismissione strisciante di questa istituzione».


14 gennaio 2010 - Iris

LAVORO: RDB-CUB SCUOLA ADERISCE AD ASSEMBLEA PRECARI ISPRA

(IRIS) - ROMA, 14 GEN - La RdB-CUB Scuola aderisce all’assemblea cittadina indetta dai precari dell’ISPRA per venerdì 15 gennaio all’Istituto di via Casalotti 300. "La vertenza ISPRA è ormai diventata la nostra vertenza", spiega Barbara Battista, della RdB-CUB Scuola. "Gli enti di ricerca e le università continuano ad essere piene di lavoratori precari che consentono alla ricerca pubblica di andare avanti ed in cambio hanno un presente ed un futuro all’insegna della precarietà sul lavoro e nella vita. Lo stesso avviene nella scuola – continua la rappresentante RdB – dove le cosiddette riforme del governo in realtà attuano la restaurazione di un sistema sordo a qualsiasi progresso civile e sociale e dove la cultura, la formazione e la ricerca vengono finalizzati solo agli interessi di una minoranza assetata di guadagni immediati senza nessuna prospettiva di futuro". "Licenziando chi protegge l'ambiente, chi insegna ai nostri giovani, stanno mettendo le mani sul futuro di tutti. Per discutere di questi temi e organizzare il rilancio delle lotte saremo all’assemblea cittadina dell’ISPRA, a cui parteciperà anche una rappresentanza delle insegnanti precarie di Benevento protagoniste di un’altra importante battaglia sui tetti del nostro paese. Dobbiamo aggregarci - conclude Battista - e ricostruire un fronte compatto che metta insieme tutte le lotte e ne apra altre mille laddove si assiste con rassegnazione alla cancellazione dei diritti e della dignità dei lavoratori".(bar.co.)


14 gennaio 2010 - Il Manifesto

ISPRA
Il ministro Prestigiacomo sbatte la porta: «Nessuna stabilizzazione»

«Li capisco umanamente ma non si possono pensare dei provvedimenti ad hoc per loro». Dopo oltre cinquanta giorni trascorsi in silenzio, mentre per i ricercatori precari Ispra Natale e capodanno trascorrevano sul tetto di via Casalotti - e la loro protesta finiva sulle pagine del Financial Times - ieri il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo ha parlato chiaro: «Tutto quello che si può fare sono dei progetti, ma non la stabilizzazione che è difficile e che non sono in condizione di potere garantire», ha detto. Non è piaciuta al ministro l'idea di organizzare un'assemblea pubblica (venerdì mattina alle 10 in via Casalotti) per discutere con tutti coloro che vorranno partecipare del caso Ispra e del ruolo della ricerca pubblica nel paese. E così il ministro dell'ambiente vorrebbe lavarsi le mani dell'istituto nazionale che si occupa della ricerca ambientale. «È una situazione che ho ereditato, abbiamo fatto il massimo». Falso. L'Ispra è nato come accorpamento di tre enti preesistenti per mano di Tremonti con la finanziaria 2008. A un anno dalla decisione, l'istituto è ancora commissariato e privo di uno statuto. Dal sindacato Usi Rdb, che sta seguendo la vicenda, ribadiscono che un'intesa è possibile.


14 gennaio 2010 - Villaggio Globale

Il Ministro non sa ancora quanti sono i precari Ispra
A trattativa iniziata e dopo 52 giorni di occupazione del tetto dell'istituto, parla di 21 lavoratori mentre dei 430 il suo commissario ne ha già licenziati una parte nel 2009 ed ora ce ne sono già 188 scaduti

I precari dell'Ispra, sul tetto dell'Istituto per protesta da cinquantadue giorni, non chiedono nessuna stabilizzazione e non convocano adunate, ma sono solo interessati a continuare a servire lo Stato italiano, con ricerche e controlli ambientali essenziali per la salute pubblica. È quindi un dispiacere, proprio mentre è finalmente in corso una trattativa sul futuro lavorativo dei 430 ricercatori e tecnici allontanati nel corso del 2009 o in scadenza nel 2010, sentire il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ripetere che la vertenza riguarda solo 21 lavoratori, che per di più non avrebbero superato un concorso. I contratti scaduti sono invece 188 e per 42, che scadranno tra gennaio e marzo, c'è certezza di non rinnovo, per decisione della Struttura commissariale, mentre presso l'Ispra non si è ancora svolto nessun concorso per ricercatori. La piattaforma dei lavoratori prevede la trasformazione dei contratti atipici in subordinati a tempo determinato, un piano triennale per la graduale immissione in ruolo dei precari e il rinnovo di tutti i contratti scaduti finora: su questi punti è in corso un dialogo, ma ancora non si è raggiunto un accordo, per questo i ricercatori hanno deciso di restare sul tetto, non certo per rendere la situazione «esplosiva» o rendere la discussione meno serena, come afferma il Ministro. A dimostrazione che la lotta dei precari è quella di tutti i cittadini italiani che hanno a cuore le sorti del mare e dell'ambiente, senza distinzioni tra destra e sinistra, oltre alla solidarietà di molti esponenti locali del centrodestra i precari hanno ricevuto oggi la visita di Fabio Granata, deputato del Popolo della libertà, vicepresidente della Commissione antimafie e capogruppo Pdl alla Commissione cultura della Camera. I ricercatori dell'Ispra non sono agitatori, ma scienziati con anni di esperienza e centinaia di pubblicazioni alle spalle, molti dei quali conosciuti e stimati a livello internazionale: se hanno scelto una forma di protesta eclatante è stato solo perché indotti da sgomento e disperazione per aver visto tanti loro validi colleghi perdere il posto di lavoro e constatato di fatto il completo svilimento della ricerca ambientale pubblica, settore strategico di primaria importanza. Il loro invito ai cittadini romani e a tutti i soggetti che in Italia si occupano di ricerca, ambiente e lavoro, non è quindi per un «adunanza» ma per un'assemblea pubblica che si terrà domani, 15 gennaio, alle ore 10,30, presso la sede Ispra di via Casalotti 300.


14 gennaio 2010 - Il Tempo

Prestigiacomo
Precari Ispra «No soluzioni ad hoc»
Legalità, trasparenza, risparmio e semplificazione

Questi i principali obiettivi con cui nasce Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali - pericolosi e non pericolosi - presentato al ministero dell'Ambiente e il cui provvedimento sarà pubblicato domani in Gazzetta ufficiale. La massa di rifiuti che sarà sorvegliata speciale è di 147 milioni di tonnellate all'anno di cui il 10% ritenuti pericolosi. Con Sistri si terrà, infatti, sotto controllo la movimentazione 24 ore su 24 dei rifiuti, dalla produzione allo smaltimento. Intanto Prestigiacomo ha anche precisato che i lavoratori sul tetto dell'Ispra, che protestano da più di 50 giorni, sono solo 21. E che, in ogni caso, si sta facendo tutto il possibile per risolvere tutte le situazioni contrattuali: «Ma non si possono fare provvedimenti ad hoc».(F.P.)


14 gennaio 2010 - Il Mattino di Padova

Pieretti (Adl Cobas) critica la giunta per gli incarichi
«Un errore riassumere Pilotto inutile la commissione Zanetti»

Padova - «Si continuano a privilegiare gli esterni, senza sfruttare le risorse interne al Comune che sono invece di ottima qualità». Commenta così Stefano Pieretti di Adl Cobas la conferma e neo assunzione come consulente di Marzio Pilotto, che torna a palazzo Moroni con un incarico da 82mila euro, quasi 7 mila euro al mese. Pilotto ha già lavorato 42 anni e a dicembre era andato in pensione. Per pochi giorni. Ma non solo. «Veniamo a sapere che ci sarà una commissione guidata da un esterno, Aldo Zanetti, per la scelta del nuovo comandante dei Vigili. Altre risorse sprecate, mentre si potevano sfruttare le risorse già presenti nel corpo o bandire un concorso».


14 gennaio 2010 - La Repubblica

Servizi interni nelle Asl la maggioranza si divide
I consiglieri frenano. Fiore: lo spieghino Secondo l´assessore "ora dovranno motivare questa decisione verso i lavoratori"
di FULVIO DI GIUSEPPE

Bari - Giù le mani dall´internalizzazione dei servizi nelle Asl. È questo in sintesi, il messaggio che l´assessore regionale alla Salute Tommaso Fiore e i lavoratori delle Asl pugliesi lanciano ai diciassette consiglieri che martedì hanno firmato un´interrogazione urgente, in cui chiedono di «avviare un tavolo di concertazione con le parti economiche e sociali ed esaminare la problematica dell´internalizzazione in una seduta di Consiglio regionale monotematico».
Una mozione per rallentare l´iter dal sapore prettamente "politico", dato che i primi firmatari della mozione sono Giuseppe Taurino e Antonio Maniglio, esponente e capogruppo del Partito democratico. E proprio quest´aspetto ha provocato la reazione amareggiata di Fiore, che «perplesso per il comportamento dei consiglieri che in passato avevano manifestato tutt´altro che contrarietà», li ha invitati a «spiegare la loro scelta ai lavoratori» e ancora una volta ha ribadito il principio che sottende alla decisione di creare delle società in house per dipendenti pubblici, tra cui operatori del 118, portieri, addetti alla pulizia e portantini. «La nostra idea - spiega l´assessore - parte da alcune considerazioni sotto gli occhi di tutti: innanzitutto la grave precarietà e il non rispetto dei diritti per i lavoratori delle imprese esterne, la difficoltà di ottenere buoni risultati attraverso le gare d´appalto, spesso annullate per inchieste della Procura e - conclude - l´ottima esperienza di Sanitaservice a Foggia e il business plan di Taranto, che rendono evidente il risparmio economico». Per le casse regionali, infatti, secondo le stime dell´assessorato il risparmio in un anno dovrebbe aggirarsi intorno ai 20 milioni di euro.
Ieri, mentre in Regione si chiarivano gli ultimi punti del disegno di legge omnibus in materia sanitaria, è proseguita anche la protesta dei lavoratori: a Foggia alcuni dipendenti si sono incatenati, per il 18 è previsto un presidio nel Leccese e nel Tarantino e il per il 19 gennaio, data in cui dovrebbe giungere in Aula la mozione, il sindacato RdB ha annunciato un sit-in davanti al Consiglio regionale.
L´interrogazione ha scatenato la bagarre tra i consiglieri, anche della stessa coalizione. A Manni (Rifondazione comunista), che legge nella mozione la presenza di «voti di scambio e interessi in aziende appaltatrici», Taurino (Pd e primo firmatario) risponde ribattezzando il collega «Piero "Danni" e spiegando che «ho imparato dai tempi del liceo a diffidare di chi fa il moralista di mestiere». Per Sannicandro (Movimento per la sinistra) «è evidente che si tratta di una manovra che cerca la sponda con la destra per affossare una delle migliori esperienze di buongoverno della giunta Vendola».


14 gennaio 2010 - Il Giorno

Ex Alfa, scatta il blocco alle portinerie
Nuova manifestazione di protesta dei lavoratori che ora bussano al prefetto
di GIULIO DOTTO

ARESE - «SE IL PREFETTO non ci riceverà personalmente la lotta diventerà sempre più dura. Siamo ormai stanchi di essere presi in giro e la vertenza aperta contro la Innova Service, società che gestisce la sicurezza nel sito ex Alfa, deve finire con l'allontanamento di questa ditta». Sono decisi i rappresentanti dello Slai Cobas Alfa Romeo che ieri mattina, nonostante la pioggia, hanno ripreso le proteste bloccando due portinerie dell'ex area Alfa e creando lunghe file di autotreni sia all'interno che all'esterno dello stabilimento. Una manifestazione che ha avuto anche momenti di tensione quando si era ipotizzato un intervento di forza della polizia, ma che alla fine con il dialogo ed il buon senso e la promessa di essere subito ricevuti dal prefetto di Milano, è tornata nella normalità. «CI SENTIAMO presi in giro. In prefettura siamo andati molte volte e siamo stanchi di parlare con i funzionari. La nostra richiesta era quella di avere un colloquio direttamente con il prefetto al quale vogliamo dare prove concrete su come i lavoratori sono trattati e chiedere la rimozione di questa società in quanto la sua titolare è coinvolta nella vicenda delle microspie trovare nell'ufficio del direttore generale del comune di Milano. Il prefetto anche questa volta non si è fatto trovare ed ha mandato una sua delegata. Nulla contro di lei, ma è mai possibile che il rappresentante del governo non si faccia mai trovare? La sua rappresentante ha promesso che gli riferirà quanto da noi richiesto. Speriamo di avere una riposta al più presto. Così non si può più andare avanti. La nostra lotta diventerà sempre più dura» ha affermato Corrado Delle Donne, coordinatore nazionale dello Slai-Cobas. La convocazione in prefettura, arrivata ieri mattina, durante la manifestazione, ha convinto i lavoratori a togliere un presidio da una portineria permettendo il movimento dei mezzi pesanti. DAVANTI all'ingresso «est» rinmasto bloccato fino a mezzogiorno, si è tenuta un'assemblea nella quale è stato chiesto a Innova Service di «far rientrare il licenziamento del delegato Carmelo D'Arpa, avvenuto alla fine di dicembre, dopo che ispettori dell'Inps avevano dichiarato illegale la cassa integrazione per 70 lavoratori, ex Alfa, applicata dalla Innova che ha anche fatto decine di provvedimenti disciplinari contro i suoi dipendenti, abolito la mensa e impedita ai lavoratori la piossibilità di rimanere in ditta durante la pausa pranzo». NELL'ASSEMBLEA è stato chiesto ancora una volta l'intervento delle Istituzioni e non è stato trascurato neppure il problema Fiat che «deve ritirare i 232 trasferimenti da Arese a Torino e non deve far scomparire questo sito dalla cartina geografica in cambio dei milioni in arrivo da Expo». Se la situazione non si sbloccherà, nei prossimi giorni si potrebbe ritornare a proteste che non si fermeranno ai blocchi delle portinerie, ma potrebbero arrivare ancora in autostrada.


13 gennaio 2010 - Adnkronos

RICERCA: USI RDB SU VERTENZA ISPRA, RIBADIAMO DISPONIBILITÀ A CONFRONTO E VOLONTÀ DI ARRIVARE AD UNA INTESA

Roma, 13 gen. - (Adnkronos) - «Ribadiamo la nostra disponibilità al confronto e la nostra volontà di arrivare ad un'intesa». A dichiararlo è Cristiano Fiorentini, della segreteria nazionale di Usi/Rdb Ricerca dopo le dichiarazioni del ministro Prestigiacomo sulla vicenda Ispra. «Prova ne è - dice - che proprio oggi abbiamo inviato al ministero e all'Ispra i contenuti che a nostro avviso potrebbero portare ad una soluzione positiva della vertenza. I punti fondamentali sono il mantenimento in servizio di tutto il personale precario e l'avvio di un percorso che porti alla trasformazione dei contratti parasubordinati in contratti a tempo determinato, che meglio rappresentano i rapporti di lavoro in essere. Poi, quando l'Ente avrà finalmente una mission ben definita, riteniamo indispensabile che si arrivi ad un piano triennale di assunzioni». «Teniamo inoltre a precisare - conclude il dirigente sindacale - che coloro che stanno conducendo la protesta sono lavoratori con eccellenti professionalità ed un attaccamento al lavoro tali da portarli durante l'occupazione ad intervenire per risolvere situazioni problematiche come il ritrovamento, l'8 dicembre scorso, di uno squalo sulla spiaggia di porto Empedocle, solo per fare un esempio» .

RICERCA: USI-RDB SU TRATTATIVA ISPRA, NOSTRE RICHIESTE IN PROTOCOLLO INTESA. VENERDÌ ASSEMBLEA CITTADINA NELLA SEDE DI VIA CASALOTTI 300 ALLE 10.30

Roma, 13 gen. (Adnkronos) - «La trattativa Ispra è giunta ad un momento cruciale. Si prospetta, infatti, un accordo dopo il tavolo tecnico fra ministeri dell'Ambiente e della Funzione pubblica, struttura commissariale e organizzazioni sindacali». Per questo è ora fondamentale che le richieste dei precari vengano «formalizzate in un Protocollo di Intesa». È quanto si legge in una nota dell'Usi Rdb a due giorni dall'avvio della trattativa in sede tecnica di lunedì scorso. «Effettivamente nella seduta dell'11 gennaio abbiamo riscontrato delle aperture da parte del ministero in relazione ai punti che per Usi/Rdb Ricerca sono fondamentali - riferisce Cristiano Fiorentini della segreteria nazionale - La formalizzazione di quei punti in un protocollo d'intesa potrebbe essere - fa sapere - una soluzione adeguata. È chiaro - precisa - che tutto dipende dai contenuti, infatti non bisogna solo risolvere il problema contingente dei licenziamenti, ma dare una prospettiva vera a questi lavoratori». «La vertenza Ispra comunque - rileva Fiorentini - ha evidenziato come la questione precarietà nella Ricerca è ancora tutta aperta e il governo deve trovare gli strumenti adeguati per affrontarla, strumenti che certamente non sono quelli di cui si è dotato in questo inizio di legislatura. È un fatto di scelte: se si destinano 2 miliardi alla ricerca delle imprese e si tagliano i bilanci degli Enti Pubblici di Ricerca vuol dire che non si intende investire sulla ricerca pubblica e sulle professionalità che, pur in una condizione di grande precarietà, consentono da anni a questi enti di svolgere un ruolo fondamentale nel nostro Paese». «Di Ricerca Pubblica e di precarietà, ma anche di tutela dell'ambiente, di crisi e di lavoro - annuncia il sindacalista - parleremo nell'assemblea cittadina che si svolgerà venerdì 15 gennaio dalle ore 10.30 nella sede Ispra di via di Casalotti 300, a cui invitiamo tutti gli esponenti delle istituzioni, del mondo scientifico e accademico, delle associazioni ambientaliste, i lavoratori precari e la cittadinanza tutta».

AMBIENTE: RDB PI, IN NOME DELL'EMERGENZA SI SMANTELLA MINISTERO
NO A NUOVO ISPETTORATO PER EMERGENZA RISCHIO IDROGEOLOGICO

Roma, 13 gen. (Adnkronos) - «C'è una parola magica che nel nostro paese tutto giustifica, con la quale è possibile scavalcare regole e responsabilità stabilite, aggirare le forme di controllo democratico, snaturare le funzioni di enti ed istituzioni. Questa parola magica è Emergenza; uno dei sui strumenti d'elezione è la decretazione di urgenza». È quanto sottolineano in una nota le rappresentanze di base del pubblico impiego. «Con l'ennesimo ricorso alla decretazione d'urgenza, - spiega la nota - il Governo sta procedendo allo smantellamento della tutela del territorio e del ministero dell'Ambiente, ad essa preposto. Il decreto legge varato il 30 dicembre 2009, lo stesso attraverso il quale viene posto temine all'emergenza rifiuti in Campania e viene costituita la Protezione Civile Spa, sottrae infatti risorse economiche e riduce dirigenti e uffici al ministero dell'Ambiente, mettendo così il ministero nell'impossibilità di operare per i suoi scopi istituzionali di monitoraggio e prevenzione». «Lo scopo del provvedimento è quello di istituire e pagare un nuovo Ispettorato con dei commissari dotati di poteri straordinari, a cui saranno trasferite le competenze della gestione dell'emergenza nelle situazioni a più elevato rischio idrogeologico sul territorio nazionale, un'emergenza che però è stata generata dalla mancanza di pianificazione e di progetto da parte del Ministero e che contraddistingue l'operato del Governo. Nessuna riposta è stata fornita alle domande avanzate dalla RdB Pubblico Impiego in merito al destino di tanti lavoratori del Ministero dell'Ambiente impegnati negli uffici coinvolti dal provvedimento». La RdB «si oppone a questo nefasto progetto e, come già avvenuto col sostegno dato ai lavoratori dell'Ispra, sosterrà la lotta dei lavoratori del ministero dell'Ambiente ponendo in essere ogni possibile azione di contrasto e di informazione e rivolgendo un appello a tutte le forze politico-parlamentari, sociali e dell'ambientalismo per costruire un'iniziativa comune e rilanciare un ministero dell'Ambiente di fondamentale importanza per lo sviluppo sostenibile e la tutela delle risorse, con fondi e competenze adeguate».


13 gennaio 2010 - Apcom

Ispra/ Usi-Rdb Cub: trattative giunte a un momento cruciale
Sindacati: si formalizzino nostre richieste in protocollo intesa

(APCOM) La trattativa Ispra è giunta ad un momento cruciale. In seguito al tavolo tecnico che si è tenuto lunedì 11 gennaio, a cui hanno preso parte il ministero dell'Ambiente, la struttura commissariale, il ministero della Funzione Pubblica e le organizzazioni sindacali, si prospetta l'ipotesi di un accordo: "Effettivamente nella seduta di lunedì abbiamo riscontrato delle aperture da parte del Ministero in relazione ai punti che per USI/RdB Ricerca sono fondamentali - riferisce Cristiano Fiorentini della segreteria nazionale di Usi/RdB Ricerca - La formalizzazione di quei punti in un protocollo d'intesa per noi potrebbe essere una soluzione adeguata. E' chiaro che tutto dipende dai contenuti, infatti non bisogna solo risolvere il problema contingente dei licenziamenti, ma dare una prospettiva vera a questi lavoratori".

Ispra/ Damiano: Grave negare stabilizzazione precari
Così si impedisce un futuro alle giovani generazioni

(APCOM) "E' grave quanto ha affermato il ministro Prestigiacomo a proposito dei ricercatori Ispra. Negare la possibilità di assunzione e ripiegare su ipotetici progetti, vuol dire ricondurre questi lavoratori di alta professionalità nell'area del lavoro precario, dell'indeterminatezza e della mancanza di futuro lavorativo". Lo afferma Cesare Damiano, capogruppo del Pd nella commissione Lavoro di Montecitorio, dopo l conferenza stampa del ministro Prestigiacomo sui precari Ispra. "Tutto questo - conclude - vuole condannare le nuove generazioni, ancora una volta, a dover sopportare il peso di un mercato del lavoro strutturalmente instabile ed impedire loro la possibilità di costruire un progetto di vita".


13 gennaio 2010 - Ansa

LAVORO: ISPRA; PRESTIGIACOMO, STABILIZZAZIONE DIFFICILE OK A PROGETTI ANCHE ESTERNI; SERVE COLLABORAZIONE SERENA

(ANSA) - ROMA, 13 GEN - «Li capisco umanamente ma non si possono pensare dei provvedimenti ad hoc per loro. Quello che si può fare sono dei progetti ma non la stabilizzazione che è difficile e che non sono in posizione di poter garantire». Questo il pensiero del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, a margine della conferenza di presentazione del nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti, sui precari dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che da oltre 50 giorni sono organizzati in protesta occupando il tetto di una delle sedi dell'Istituto (quella dell'ex Icram, l'Istituto di ricerca ambientale applicata al mare), a Roma. A proposito delle trattative, in corso da giorni per tentare di trovare una soluzione, il ministro dice:«Sto cercando di fare del mio meglio ma ci vuole anche collaborazione. Il fatto che siano comparsi molti manifesti che chiamano la città a una adunanza significa che non siamo in presenza della volontà di discutere in maniera serena». Tempo fa, rileva Prestigiacomo, «la provincia era disponibile a mettere 10 milioni di euro per dei progetti. Io - spiega - non ho difficoltà a dire che l'Ispra possa operare anche con progetti esterni provenienti da parte di terzi. Eravamo disponibili verso la provincia, li abbiamo chiamati ma questi soldi ancora non ci sono». In Ispra, racconta il ministro, ho trovato «una situazione delicata: ho trovato tre istituti nel caos organizzativo, con il 38% di precari e alcune forme di contratto che per natura non prevedevano la stabilizzazione». Noi, continua Prestigiacomo, «abbiamo fatto i concorsi, cioè quello che in 24 anni non era mai stato fatto, e alcuni di quelli che sono sul tetto hanno partecipato ma non lo hanno superato». Il ministro allora chiude:«Sono professionalità preziose, però è una situazione che ho ereditato e abbiamo fatto il massimo di quello che potevamo fare. E, poi, nei prossimi tre anni si prevede un incremento delle assunzioni».


13 gennaio 2010 - Asca

ISPRA: RDB, RIBADIAMO DISPONIBILITA' A CONFRONTO E VOLONTA' INTESA

(ASCA) - Roma, 13 gen - ''In relazione alle dichiarazioni del Ministro Prestigiacomo sulla vicenda Ispra ci sentiamo di ribadire la nostra disponibilita' al confronto e la nostra volonta' di arrivare ad un'intesa''. E' quanto ha dichiarato Cristiano Fiorentini, della Segreteria Nazionale di USI-RdB Ricerca. ''Prova ne e' che proprio oggi abbiamo inviato al Ministero e all'Ispra i contenuti che a nostro avviso potrebbero portare ad una soluzione positiva della vertenza''. Le richieste del sindacato di base restano il mantenimento in servizio di tutto il personale precario e l'avvio di un percorso che porti alla trasformazione dei contratti parasubordinati in contratti a tempo determinato, rpima che si giunga a varare un piano triennale di assunzioni.


13 gennaio 2010 - Il Fatto

Ispra, prime trattative ma senza il ministro
Dopo 50 giorni sul tetto i ricercatori devono fare i turni perché cominciano ad ammalarsi

Sono passati cinquanta giorni e i ricercatori dell’Ispra sono ancora sul tetto della sede di Roma. Ieri, le rappresentanze sindacali degli scienziati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale si sono sedute al tavolo del ministero dell’Ambiente per trattare dei loro contratti e del loro futuro. Il ministro Stefania Prestigiacomo ha lasciato l’edificio poco prima dell’inizio della riunione. Niente interesse diretto nel problema quindi, che viene lasciato al vicecapo di gabinetto Bernadette Nicotra, al funzionario del ministero della Funzione pubblica Maria Barilà, ai commissari dell’Ispra Stefano La Porta ed Emilio Santori. Di fronte a loro, in due riunioni separate, il sindacato di base Usi-Rdb e i confederali Cgil e Uil. La Cisl ha preferito non partecipare, mostrando il fianco al divide et impera. "E’ stato un incontro interlocutorio ma ci è sembrato proficuo – ha detto Michela Mannozzi, delegata Usi-Rdb – abbiamo aperto una trattativa, chiesto il mantenimento dei rapporti scaduti e in scadenza e una prospettiva futura di rapporti subordinati che si trasformino in un chiaro piano occupazionale". I presupposti ci sono, ma non si fanno illusioni: "Adesso aspettiamo il riscontro della disponibilità mostrata oggi al tavolo – spiega Mannozzi - sia attraverso il verbale che sarà redatto dopo le riunioni, sia con la convocazione del prossimo incontro che deve avere all’ordine del giorno le nostre richieste". I ricercatori Ispra erano presenti al ministero con una piccola delegazione perché è stato difficile per loro dividersi in due gruppi per mantenere il presidio sul tetto. Infatti questi ultimi sono stati i giorni dell’influenza, della tosse e della febbre. L’umidità e la pioggia hanno provato la salute degli studiosi oltre al loro morale. I contratti, infatti, sono scaduti il 31 dicembre, e più di 200 persone sono rimaste senza lavoro, dopo gli altrettanti terminati a giugno. Lunedì scorso il ministro dell’Ambiente aveva accettato di ricevere i ricercatori in seguito alle tensioni natalizie che avevano costretto i deputati dell’opposizione a scavalcare i cancelli scortati dalla polizia, e durante la riunione era stata decisa l’apertura del tavolo di trattativa. In attesa dei prossimi passi, è stata convocata un’assemblea cittadina, venerdì mattina presso la sede Ispra di via Casalotti, durante la quale saranno verificate le condizioni per interrompere la protesta o continuarla.


13 gennaio 2010 - InAlessandria

Se giustizia è fatta ora bisogna riappropriarsi dei diritti negati:
un brindisi per Kovacic

Alessandria - La RdB, nel partecipare virtualmente al brindisi, causa impegni, martedi alle ore 17 presso il comune di Alessandria per la positiva e ovvia risoluzione decisa dal giudice del lavoro che ha disposto il reintegro al lavoro di Renato Kovacic dipendente dell’azienda partecipata Aristor del Comune di Alessandria, vuole porre all’attenzione dei contribuenti e dei lavoratori alcune considerazioni in merito. Quando si dice "Giustizia è fatta" non basta ora bisogna continuare a fare "giustizia" a tutela dei diritti dei lavoratori e dei contribuenti. Ci riferiamo alle sacrosante spese da rifondere per i danni economici e morali provocati ad un lavoratore da parte dell’amministrazione comunale tramite un "direttore" evidentemente non all’altezza di tale compito e che moralmente, a nostro avviso, dovrebbe dimettersi immediatamente e in caso contrario dovrebbe essere l’amministrazione a sollevarlo dagli incarichi per manifesta incompetenza. Per quanto riguarda le spese non dovrebbero essere a carico della collettività, in quanto essendo purtroppo in vigore le regole cervellotiche "brunettiane", applicabili anche ai dirigenti,...allora dovrebbe pagare di tasca propria chi ha dimostrato arroganza e incompetenza in materia contrattuale perseverando nell’accanimento nei confronti di un lavoratore malato. Questo lo dovrebbe sapere anche il sindaco di Alessandria che non molto tempo fa si compiaceva per l’introduzione, sempre a nostro avviso di cervellotica brunettiana, degli "emoticons" di gradimento per il servizio reso al cittadino da parte dei dipendenti ora dovrebbe prendere coerentemente provvedimenti per il ritorno d’immagine negativo causato dal "suo dirigente". Abbiamo usato il condizionale in quanto sappiamo bene che tutto ciò non avverrà d’altronde la politica nazionale insegna ad essere forti con i deboli e viceversa, per poi usare soldi pubblici per risanare banche o socializzare le perdite di imprese private. La Rdb vuole ricordare ai dipendenti comunali, sia a tempo indeterminato che precari ed esternalizzati, che questa vicenda è il frutto delle scelte politiche fallimentari di esternalizzazione messe in atto negli ultimi anni che hanno permesso e consentono tutt’ora ai vari amministratori "destri e sinistri", con il consenso sindacale concertativo, di creare scatole cinesi, matriosche vuote di contenuti, ovvero servizi resi alla comunità, ma piene di risorse economiche, quelle si dei contribuenti, che servono a retribuire con stipendi e buone uscite consulenti, dirigenti e quant’altro meno che gli stipendi dei lavoratori per non parlare dei contratti a perdere che vengono applicati agli esternalizzati in termini di diritti e tutele del posto di lavoro, dei veri e propri buchi neri. La RdB ritiene pertanto indispensabile che le forze politiche, che prossimamente chiederanno ai contribuenti di amministrare questa città, debbano farsi carico di tutto ciò per essere credibili e ricomprendere nei propri programmi elettorali la reinternalizzazione dei servizi e dei lavoratori per rilanciare un servizio pubblico alla portata di tutti. Invitiamo inoltre i lavoratori ad uscire dalla "gabbia" sindacal-concertativa e ad organizzarsi con l’unica organizzazione sindacale che ad Alessandria, a fianco e sostenendo i lavoratori cimiteriali, ha dimostrato che solo con la lotta e l’opposizione a queste politiche scellerate si ottengono risultati positivi. CIN CIN e auguri per un "rivoluzionario" 2010...con la RdB naturalmente.
Rappresentanze Sindacali di Base / CUB / Federazione Pubblico Impiego - Alessandria


13 gennaio 2010 - La Repubblica

Garage e sottoscala diventano un business:
un prestanome firma il contratto, poi si rivende i posti-brandina
Quelle case d´inferno pagate a caro prezzo
Il mercato degli affitti per gli immigrati: tuguri di 40 metri a 450 euro al mese
di FRANCESCA RUSSI

Bari - Garage, sottoscala, solai e scantinati, veri e propri tuguri di trenta-quaranta metri quadri affittati per 450-500 euro al mese. Sotto lo stesso tetto vivono ammassati da otto a quindici tra donne, uomini e bambini. Tutti immigrati, spesso clandestini o in attesa del permesso di soggiorno. A prevalere sono contratti completamente in nero, in caso contrario il titolare è un prestanome, nella maggior parte dei casi un italiano o un connazionale con regolare permesso di soggiorno, che provvede a subaffittare un posto letto nelle grandi camerate.
Si tratta di stanzoni invasi dall´umidità, privi di finestre e servizi igienici. Dieci brandine sistemate l´una accanto all´altra per trascorrere la notte al riparo dal freddo e dai pericoli della strada. Per i migliaia di cingalesi, bengalesi, marocchini, tunisini, indiani, nigeriani e senegalesi residenti a Bari quel materasso vuol dire casa.
«Gli appartamenti assomigliano più a delle stalle che a delle abitazioni – denuncia Chouaib Chtiwi, marocchino, responsabile dello Sportello immigrati Rdb del capoluogo pugliese – gli stranieri vengono trattati come delle bestie». Sono 13mila in tutto i migranti che vivono a Bari, una stima però al ribasso che non riesce a conteggiare i tanti irregolari. Inquilini senza diritti, disseminati tra il quartiere Madonnella e il Libertà, le zone centrali meno costose e più multietniche, condividono gli alloggi indipendentemente dalla nazionalità. Abdul ha 21 anni, viene dal Bangladesh e vive in un locale in via Nicolai con altri tre bengalesi e cinque marocchini. Paga 65 euro ogni mese che divide con il fratello. Non è l´unico infatti a fare i turni per dormire: dalle 22 alle 4 del mattino c´è la prima fascia, per lo più chi lavora come ambulante o bracciante; dalle 4 alle 10 invece tocca al secondo turno, i lavoratori della notte come il fratello di Abdul che vende rose in giro per i pub e i bar della città.
«È difficile trovare baresi disposti ad affittare ad immigrati - accusano i militanti della Rete Antirazzista di Bari – da un lato prevale il razzismo, dall´altro l´assenza di garanzie economiche come la busta paga». Secondo un´indagine del Sunia nell´85 per cento dei casi il contratto non è registrato e i canoni sono maggiorati rispetto a quelli ordinari del 30–50 per cento con la giustificazione dei rischi che il proprietario corre ospitando irregolari. Un mercato sommerso che sfugge a ogni controllo e in cui proliferano i fenomeni di sovraffollamento per fronteggiare il caro-affitti.
In tanti così sono costretti ad adeguarsi alle condizioni e accettano di vivere in case inagibili, con allacci all´elettricità non a norma, senza riscaldamento né mobili e con muri che grondano acqua per l´umidità. «Eppure - si infervora Chouaib – ci sono migliaia di appartamenti sfitti a Bari. Ma noi immigrati non abbiamo accesso neanche alle case popolari. Mancano vere e proprie politiche abitative. Una idea sarebbe quella di utilizzare i beni sequestrati alla mafia per farne residenze per stranieri». Gli fa eco la comunità somala che ha occupato il Ferrhotel: «Questo territorio è pieno di strutture dismesse e non riutilizzate, spazi vuoti come la ex caserma Rossani e la scuola San Nicola a Barivecchia, un enorme patrimonio di immobili sfitti».
Dalla Regione Puglia arriva una prima risposta, il progetto Asia, agenzie di intermediazione abitativa che offriranno ai cittadini immigrati in situazioni di emergenza assistenza e supporto per l´accesso alla casa, tra le attività previste gruppi appartamento per adulti, piccoli nuclei in fitto e centri di pronta accoglienza.


13 gennaio 2010 - La Nuova Venezia

«I body scanner non sono una priorità»
Antonini (Rdb): «Le emergenze riguardano carenze di personale e tagli»
di GIANLUCA CODOGNATO

TESSERA. Voli che restano scoperti per carenza di personale di terra, situazioni lavorative precarie, politiche di risparmio anche sull’assistenza. Sono queste, secondo Pietro Antonini dell’Rdb Trasporti, le questioni che devono essere affrontate all’aeroporto Marco Polo di Tessera: «I body scanner - attacca - dovrebbero essere l’ultimo pensiero davanti a una situazione di degrado complessivo. Al di là dell’invasività di questo strumento, i problemi nello scalo veneziano sono altri, anche se vengono spesso sottaciuti». Già oggi, annuncia Antonini, «tre voli resteranno in parte scoperti per quanto riguarda il servizio di carico-scarico bagagli. Questo per carenza di personale dell’Aviapartner. Il Lufthansa in arrivo alle 12.45 e quello in partenza alle 18.30 saranno assistiti da due addetti invece che 6. La stessa cosa succede al volo per Zurigo delle 14.50».
Anche le situazioni occupazionale e contrattuale preoccupa il sindacalista: «La nuova cooperativa di pulizia Giacchieri ha annunciato con un telegramma il licenziamento di almeno un paio di lavoratori a partire dal 15 gennaio. All’Ata sono stati lasciati a casa diversi lavoratori a termine. In più anche le paghe sono state spostate dal 27 del mese al 10 e a oggi i dipendenti non hanno ricevuto nulla. Al Marco Polo sono stati ridotti i turni di lavori e si sono registrati vari infortuni, soprattutto di occupati con contratto a termine. In più, si continua a risparmiare sull’assistenza ai velivoli. Il personale è scarso e ci ritroviamo con i capolinea costretti ai controlli di vigilanza». Insomma, ci si trova di fronte a «una situazione potenzialmente più pericolosa anche del fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit. Ecco perché i body scanner non sono una priorità».


13 gennaio 2010 - Il Messaggero

S.Severa. I lavoratori del consorzio Ri.Rei restano sul tetto...

S.Severa - I lavoratori del consorzio Ri.Rei restano sul tetto. Ieri dalle istituzioni non è giunta alcuna risposta concreta in grado di porre fine all’iniziativa di protesta in atto nel centro per disabili di Santa Severa che prosegue ormai da oltre un mese. Un serio impegno a trovare una soluzione che blocchi le procedure di licenziamento e assicuri la continuità dei servizi assistenziali a favore dei disabili ospitai nei centri ex Anni Verdi è giunta ieri dall’assessore al bilancio Luigi Nieri, intervenuto insieme all’ex consigliere Enrico Luciani all’assemblea promossa dal sindacato RdB Cup. Assemblea che si sarebbe dovuta tenere all’interno del centro di Santa Severa ma per il rifiuto posto dai dirigenti del consorzio si è svolta nella sala parrocchiale di San Giuseppe gremita di lavoratori e genitori dei disabili. «Già da domani mattina (oggi) ha assicurato l’assessore Nieri - tornerò ad affrontare la problematica con il vice presidente della giunta Montino con l’obiettivo di convergere sulla migliore soluzione auspicabile, per garantire in futuro il mantenimento dei posti di lavoro e il pagamento regolare degli stipendi». Non si comprende infatti come hanno ribadito i rappresentanti sindacali su quali base il consorzio Ri.Rei dichiari l’esistenza di un esubero del personale tale da poter giustificare il licenziamento del 60% dei lavoratori attualmente assunti. Poiché in Regione il settore sanità è ancor oggi sotto l’egida del commissario di governo Guzzanti, Nieri non ha potuto sciogliere il nodo sul futuro accreditamento delle strutture sanitarie a favore del consorzio Ri.Rei. Un’ipotesi contro la quale si sono scagliati i lavoratori e i familiari dell’associazione disabili che hanno chiesto la revoca della gestione da parte delle Coop.


13 gennaio 2010 - Terra

DIRITTI. Da novembre non ricevono lo stipendio, i lavoratori del centro sono ancora sul tetto
Vergogna Ri.Rei. Disabili senza cure
di Ylenia Sina

Continua la battaglia dei genitori e dei lavoratori dei centri di assistenza ai disabili del consorzio laziale Ri.Rei. Lunedì pomeriggio una cinquantina di persone ha risposto all’appello dell’Associazione genitori utenti disabili-Onlus e dell’Associazione Luca Coscioni radunandosi davanti alla sede della prefettura di Roma, in piazza Santi Apostoli. «Siamo qui - spiega Angelamaria Contona, presidente dell’Agud - per incontrare il prefetto Pecoraro, sperando che un suo intervento ripristini al più presto la legalità nei centri di assistenza Ex Anni Verdi». Ma la delegazione che avrebbe dovuto partecipare all’incontro, composta da lavoratori e genitori Ri. Rei e alcuni rappresentanti istituzionali, è stata ricevuta solo in parte dalla vicecapo di Gabinetto della prefettura, Clara Vaccaro. Unica concessione: sollecitare il reggente del Lazio Montino a versare nelle casse di Ri. Rei i soldi necessari a pagare gli stipendi dei lavoratori dei centri, che da novembre non ricevono lo stipendio. «Nessun interessamento per i diritti e la dignità dei disabili ospitati nei centri - commenta Contona - nemmeno di fronte al dolore di una madre anziana come Mariella che ogni giorno è costretta a vedere il figlio vivere in condizioni poco dignitose». Come spiega un lavoratore del centro diurno di via Majorana, «le ore di assistenza agli utenti sono state ridotte da sette a quattro, provvedimento ingiustificato che invalida gran parte delle attività riabilitative» e motivo per cui il 4 gennaio i genitori del centro hanno sporto denuncia per interruzione di pubblico servizio. La soluzione? «Affida re temporaneamente il servizio alle Asl di competenza e indire un bando pubblico che assegni il servizio a un gestore idoneo a garantirlo e solo dopo le opportune verifiche. Il tutto», concordano i rappresentanti istituzionali, l’Agud e i sindacati presenti (Cgil, Uil, RdB) «in tempi brevi, in quanto la situazione è insostenibile da diversi mesi». Come dimostrano i 32 giorni che i lavoratori Ri.Rei hanno, a oggi, passato sul tetto del centro di Santa Severa.


13 gennaio 2010 - Libertà

Venerdì incontro su lavoro e immigrazione promosso da Rdb

Castelsangiovanni - (mm) Venerdì 15 gennaio a Castelsangiovanni la Federazione delle Rappresentanze sindacali di Base di Piacenza in collaborazione con quella lodigiana organizza un'assemblea pubblica che avrà per tema: "Lavoro e immigrazione". L'incontro si terrà a partire dalle ore 21 al centro culturale di via Mazzini 2. Interverranno all'assemblea Aboubarak Soumahoro, responsabile nazionale per il settore immigrazione Rdb Cub e responsabile del comitato immigrati in Italia, Giovanna Raffaglio, delegata Rdb Cub e responsabile dello sportello immigrati di Castelsangiovanni e Casalpusterlengo e Rafik Touil, referente per lo sportello immigrati di Castelsangiovanni.


13 gennaio 2010 - Il Mattino

Napoli. Fervono i preparativi per la doppia manifestazione...

Napoli - Fervono i preparativi per la doppia manifestazione dei lavoratori del consorzio unico di Napoli e Caserta, in programma lunedì e martedì. A rischio mobilità, i dipendenti terranno presidi davanti alle sedi delle cinque Province della Campania lunedì e si trasferiranno in massa a Roma martedì per chiedere al governo di rivedere il tanto discusso decreto sui rifiuti. A tal proposito, le organizzazioni sindacali autonome (Sindacato azzurro, Cobas, Rdb, Cesil, Uap, Fesica Confsal) stanno già organizzando i bus per raggiungere la capitale. All’iniziativa, però, non parteciperanno i sindacati confederali, che a loro volta hanno già rifiutato incontri collegiali.

Mentre la Fiat di Pomigliano e il suo indotto annaspano...
di Pino Neri

Pomigliano - Mentre la Fiat di Pomigliano e il suo indotto annaspano nella palude della cassa integrazione la giunta regionale continua a battere la strada degli aiuti sociali. Dopo la delibera-pilota relativa ai 630 euro al mese e ai bonus assunzione per i 38 precari non confermati dalla Fiat, l'esecutivo Bassolino serba infatti nella sua agenda un altro provvedimento analogo. Stavolta però di portata notevole: un sostegno salariale accompagnato da incentivi alle imprese per i circa 1400 precari di tutto il settore automobilistico campano, dalla Fiat di Pomigliano alla Magneti Marelli di Napoli, Pomigliano e Marcianise, dalla Fma di Pratola Serra alla Proma di San Nicola La Strada, tanto per fare qualche esempio. «Stiamo preparando - conferma l'assessore regionale al lavoro Corrado Gabriele - questo nuovo provvedimento, Pomigliano ha fatto scuola». Ieri la Fiat ha annunciato che Pomigliano e le fabbriche collegate potranno lavorare, a gennaio, soltanto tre giorni: dal 19 al 21. Il 19 produzioni in ripresa solo per il modello Alfa 159. Dal 20, invece, rientro in fabbrica consentito anche agli operai addetti al modello Alfa 147. La cassa integrazione affligge quasi senza soluzione di continuità questo nevralgico settore della nostra industria dal settembre del 2008. «Tre giorni - dice Luigi Aprea, rsu dello Slai Cobas - che non risolvono il problema soprattutto a Pomigliano, per il quale l'azienda ha illustrato solo progetti vaghi, senza dare certezze sull'occupazione». Domani i 38 precari estromessi dalla Fiat parteciperanno alla processione per il patrono di Pomigliano, San Felice. Porteranno la statua del santo insieme con gli sfortunati colleghi del pastificio Russo, a rischio licenziamento. Sempre per domani, in mattinata, è previsto un appuntamento sindacale importante: la riunione congiunta delle segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm e Fismic. Obiettivo dell'incontro: stabilire un calendario di lotta contro il piano per gli stabilimenti italiani, presentato il 22 dicembre scorso a palazzo Chigi dall'amministratore delegato Sergio Marchionne. «Il coordinamento nazionale della Uilm - fa sapere Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm - ha deciso di proporre due ore di sciopero in tutto il gruppo automobilistico». «Si tratta di definire un vero e proprio piano di iniziative - aggiunge Massimo Brancato, segretario generale della Fiom di Napoli - anche perché il sindacato a Palazzo Chigi ha già espresso il suo giudizio negativo, unanime, sul piano Marchionne: domani il no del sindacato al funesto progetto Fiat sarà ulteriormente confermato». La chiusura di Termini Imerese e le incertezze sul futuro occupazionale di Pomigliano non sono state accolte favorevolmente dalla giunta regionale. L'altro giorno proprio l'assessore Gabriele ha annunciato la sospensione dei finanziamenti pubblici da assegnare alla Fiat-Elasis allo scopo di favorire la ricerca sull'auto elettrica. Dopodomani la giunta Bassolino si riunirà per decidere sulla questione. C'è voglia di portare la rabbia in piazza. «Appoggeremo - fa sapere Laura De Rosa, della segreteria nazionale Ugl-metalmeccanici - qualsiasi forma di lotta che sarà necessario intraprendere». «Il problema dei precari - dice Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic - fa capire quale brutta piega sta assumendo la vertenza Pomigliano per cui subito un incontro con l'azienda». In questa direzione si attendono notizie dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. «Credo che però riusciremo a ottenere chiarezza soltano in primavera», conclude Michele Liberti, segretario provinciale della Fim-Cisl.


13 gennaio 2010 - Il Denaro

giustizia
Spesa proletaria all'Ipercoop, assolti Caruso e Avoletto

Napoli - Francesco Caruso, ex deputato del Prz, è stato assolto in secondo grado dall'accusa di estorsione. La vicenda è quella dell'irruzione all'interno dell'Ipercoop di Afragola avvenuta nel 2004 per protestare contro il carovita e per il diritto al reddito. In primo grado erastato condannati a tre anni e 4 mesi di reclusione con l'accusa di estorsione. Stessa condanna inferta anche a Mario Avoletto del laboratorio Ska, Michele Franco e Antonietta Terracciano del movimento precari della Rdb. Ieri i giudici della Corte di Appello hanno assolto tutti, accogliendo la richiesta del pg Giuseppe Lucantonio. L'episodio risale al 27 ottobre 2004, quando alcune centinaia di persone attuarono una manifestazione all'Ipercoop di Afragola. Dopo aver riempito i carrelli della spesa fino all'orlo con merce prelevata alla rinfusa dagli scaffali, i manifestanti occuparono la barriera delle casse chiedendo lo sconto "del 50 per cento del prezzo di vendita". Secondo l'accusa iniziale, per questo motivo uno dei responsabili avrebbe consegnato loro generi alimentari per un valore di 350 euro. Gli imputati respinsero l'addebito sostenendo che non vi fu violenza.(S.M.)


13 gennaio 2010 - Il Tempo

Usi-Rdb
In merito all'articolo pubblicato su «Il Tempo» del 5 gennaio 2010, pagina 15, a firma Fabio Perugia, il sindacato Usi-Rdb Ricerca precisa che molti dati riportati sul personale Ispra risultano errati

In particolare, si legge che a luglio 2008 erano in servizio «534 lavoratori con contratto flessibile», mentre il ministro Stefania Prestigiacomo, in audizione alla commissione ambiente della Camera il 29 ottobre 2008, ha affermato che i precari in Ispra erano 618. Sulla citata scadenza di a111 contrattiA, si precisa che le scadenze proseguono nel 2010, per un totale di 230 rapporti a termine: di questi, oltre 150 non hanno avuto proroga, non si tratta dunque di 21 lavoratori come riportato. I contratti scaduti sono 188 e per 42, che scadranno tra gennaio e marzo, c'è certezza di non rinnovo, per decisione della Struttura commissariale. Ad oggi sarebbero in servizio per tutto il 2010 solo 28 tempi Determinati con contratto sine die, 28 Assegni di Ricerca e 24 Tempi Determinati definiti «scorritori».

Nel 2010 solo 12 contratti su 100 a tempo determinato
L'Ispra assume ancora e il sindacato protesta
Ricerca Nel 2010 aumento del personale del 2%

I lavoratori dell'Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale sono ancora lì sui tetti a protestare. Il loro sindacato (Usi-Rdb), che rappresenta poco più del dieci per cento dei dipendenti dell'ente, continua una battaglia in difesa di 21 lavoratori, con un eco tale da farli apparire centinaia. Chiedendo anche a Il Tempo di rettificare i dati pubblicati, forniti però in via ufficiale dal ministero dell'Ambiente. Eppure i numeri smentiscono le ragioni di una protesta che ha raccolto l'attenzione dei media. L'attuale governo non sta smobilitando la ricerca in Italia a causa del mancato rinnovo dei contratti precari Ispra. La realtà è profondamente diversa, rispetto alla versione del sindacato. La gestione commissariale dell'Istituto ha varato un piano di stabilizzazioni che punta a portare l'area della precarietà in Ispra dal 38 per cento, ricevuto in eredità dal governo Prodi, al 12 per cento. Con un aumento del personale impiegato di circa il 2 per cento entro il 2010. L'Ispra passerà, a fine anno, dai 905 contratti a tempo indeterminato del 2008 a 1271, riducendo i precari da 534 a 180. Insomma, non proprio un assassinio della ricerca, come urlano i rappresentanti sindacali. Durante un mese e mezzo di proteste sul tetto della sede, si è parlato di centinaia di precari che sarebbero stati «mandati a casa» entro il 31 dicembre. Ma il «saldo reale» a fine 2009 (fra contratti rinnovati e altre assunzioni adottate) è di sole 21 persone. E, nonostante gli sforzi già effettuati, un ulteriore segnale di distensione è arrivato aprendo una trattativa sindacale volta a cercare di affrontare le singole posizioni personali e professionali. Un tavolo tecnico con il ministro Stefania Prestigiacomo è stato aperto proprio per affrontare fino in fondo i problemi dell'ente. In questo quadro, conferma il governo, i massimi sforzi per conservare le risorse umane della ricerca dell'Istituto si stanno effettuando.


12 gennaio 2010 - Adnkronos

RICERCA: 50ESIMO GIORNO SUL TETTO PER PRECARI ISPRA,
VENERDÌ IL VERDETTO
SE AFFONDASSE UNA PETROLIERA INTERVERREMMO TARDI
E CON COSTI MOLTO ALTI

Roma, 12 gen. - (Adnkronos) - Sono passati ormai 50 giorni da quando i precari dell'Ispra hanno iniziato la loro protesta sul tetto dell'Istituto in Via Casalotti e venerdì prossimo è atteso il 'verdettò sulla reale disponibilità della «parte pubblica» di dare seguito alle aperture verbali manifestate ieri, primo giorno del tavolo tecnico con ministero dell'Ambiente, Funzione Pubblica e struttura commissariale. «Il tavolo è stato proficuo - dice all'ADNKRONOS Michela Mannozzi, ricercatrice precaria Ispra del coordinamento precari dell'Usi Rdb Ricerca - e attendiamo per venerdì un riscontro attraverso un verbale in cui dovranno essere esplicitate le intenzioni emerse al tavolo. Questo sarebbe un primo passo importante verso la concretizzazione degli accordi». «La nostra richiesta - evidenzia - si è suddivisa in tre fasi. La prima prevede la prosecuzione di tutti i rapporti di lavoro scaduti nel 2009 e in scadenza nel 2010. La seconda, prevede l'indizione di selezioni per trasformare contratti atipici in contratti subordinati per mezzo di concorsi con riserve previste dalla legge. La terza, un piano per assunzioni a tempo indeterminato anche in vista del turn over (dovrebbero essere circa 200 infatti i prepensionamenti). Abbiamo anche chiesto il finanziamento di alcuni progetti (Sima e Indigest) in modo da salvaguardare le professionalità coinvolte. Si tratta, infatti, di progetti cui afferiscono figure interdisciplinari e personale amministrativo fondamentali per gestire i programmi di ricerca». «È stata fondamentale - racconta la ricercatrice - la presenza di Funzione pubblica che ha dichiarato congrue, rispetto alla normativa vigente, le nostre istanze dimostrando così che l'atteggiamento finora tenuto dalla struttura commissariale era pregiudiziale. Dopo due ore di dibattito, abbiamo raggiunto un momento di sintesi nel quale la controparte pubblica ci ha invitato ad inviare un documento esplicitando le tre fasi e ci ha annunciato a voce una disponibilità che dovrebbe ora concretizzarsi». Al momento, fa sapere la ricercatrice, »l'unica situazione chiara è che gli interessi dei precari da un lato e quelli della struttura commissariale e del ministero (con l'avallo della Funzione pubblica) possono convergere sulla prosecuzione di tutti i rapporti di lavoro scaduti nel 2009 e in scadenza nel 2010«. Questo punto, però, per i precari ormai da 50 giorni sul tetto, è »necessario ma non sufficiente« per smobilitare la protesta. Infatti, come dice Mannozzi, i precari si aspettano »un impegno concreto rispetto al passaggio da contratti atipici a contratti a tempo determinato, a normativa vigente«. Nel frattempo, a giugno, ricorda Mannozzi, »l'Italia ha perso due ricercatori che, con l'Ispra non avevano nemmeno la 'precarieta« garantita (il loro contratto è scaduto a dicembre), e invece in Inghilterra sono stati assunti nel giro di pochi giorni con un contratto a tempo indeterminato. Ed è stato pagato loro persino il trasloco!». Intanto per venerdì prossimo, giorno del 'verdettò, l'Usi Rdb Ricerca ha indetto per le 10 e 30 un'assemblea cittadina aperta a tutti nella sede di Via Casalotti con lo scopo di «parlare della vertenza Ispra, ma anche della situazione dell ricerca in Italia e dei controlli ambientali. Il tema infatti è di interesse per tutti. »Se oggi una petroliera affondasse in uno dei nostri mari - dice la ricercatrice per dare la misura della centralità della questione - il ministero dell'Ambiente non avrebbe la possibilità di intervervenire con la tempestività necessaria e a costi sostenibili. Primo - spiega - perchè di fatto non c'è più il gruppo emergenze che dovrebbe coordinare gli interventi (da 13 unità sono diventate 4). Secondo, non c'è più la convenzione tra ministero dell'Ambiente e Rete Castalia, un consorzio di armatori con il compito di entrare in azione in questi casi«. «In sostanza - chiarisce Mannozzi - dato lo stato dell'arte, passerebbero giorni prima che tutti i tasselli amministrativi fossero messi in ordine per consentire l'intervento della Rete Castalia». In soldoni, per le due ragioni suddette, se una petroliera affondasse «gli interventi idonei scatterebbero »troppo tardi per poter davvero evitare i danni maggiori« e, per di più, »l'intervento avrebbe comunque costi ben superiori a quelli previsti nel caso di strutture di intervento ordinarie«. Insomma la macchina dei controlli ambientali deve essere ben oliata ed efficiente per offrire tutte le garanzie necessarie. »A giugno - ricorda la precaria del coordinamento Usi Rdb Ricerca - quando c'è stato il primo licenziamento di massa (179 i licenziati) i controlli previsti nella discarica di Malagrotta hanno subìto forti rallentamenti se non la paralisi«. E l'Italia, prosegue, è persino »andata in infrazione comunitaria perchè tra i licenziati di giugno c'era una collega che si occupava di certificazione Emas nelle industrie della cercamica e che, causa licenziamento, non ha potuto fare il suo lavoro. Poi - fa sapere Mannozzi - l'hanno dovuta riprendere e hanno optato per un contratto interinale«.


12 gennaio 2010 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 1 - Anno VII
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Ispra, da 50 giorni sul tetto dell'Istituto per difendere ambiente e posto di lavoro
* Figlio del malgoverno sfruttamento del lavoro
* Cnr, bufera per due concorsi da guinness
* Odifreddi attacca De Mattei ma "risparmia" Maiani
* Enrico Fermi da 10 anni aspetta il suo Museo
* Per l'Istat i risultati sono confidenziali
* Corte dei conti: all'Inrim servono nuovi impianti
* All'Ense ancora non si ferma il periplo a 360 gradi
* Addio a un grande avvocato amico dei lavoratori


12 gennaio 2010 - Cronache del Mezzogiorno

Tagli al personale, RdB d'ateneo: «Vigileremo»
Il coordinatore Di Gennaro preannuncia una verifica sulle promesse del rettore Pasquino

Salerno - Venerdì scorso, presso il Salone del CdA dell’Università degli Studi di Salerno, il Rettore Raimondo Pasquino ha presentato alle Organizzazioni Sindacali e alla RSU, il bilancio di previsione per il 2010. "Nessun taglio per il personale tecnico ammninistrativo": queste le parole del Magnifico. La RdB Pubblico Impiego, attraverso il coordinatore Pietro Di Gennaro nel suo intervento ha ribadito con fermezza che controllerà nel corso dell’anno l’impegno assunto dal Rettore, verificando se le parole saranno supportate dai fatti. La RdB ha ribadito come ogni anno al rito del bilancio di previsione poi segue, in modo sistematico da anni ormai, la mancata discussione sul bilancio consuntivo che priva, nella sostanza, i lavoratori, di qualsiasi controllo ed effettivo intervento sulla parte economica integrativa del loro stipendio. «La verità è che quest’anno si sono consolidati i tagli del trattamento accessorio già operati nel 2009, tagli che da diversi anni sono una costante della contrattazione integrativa dell’Ateneo salernitano», denuncia il sindacato. Pertanto, la RdB ha chiesto al Rettore di sbloccare il varo del nuovo regolamento "conto terzi" che permetterebbe di apportare un minimo di risorse aggiuntive nella contrattazione. Inoltre, sul reclutamento, è necessario affrontare subito la programmazione triennale per ribandire i 14 posti di lavoro per personale tecnico ammninistrativo, che sono stati revocati nel 2009. La pianta organica và ripristinata visto che la Legge 1/2009 prevede che le Università «possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente». Infine la RdB ha sollecitato l’urgenza di affrontare la discussione sulle riforme «che si abbatteranno sull’Ateneo a causa del DDL Gemini e del D.Lgs. 150/09 (riforma Brunetta della Pubblica Ammninistrazione). Il trattamento accessorio dei lavoratori dell’Università di Salerno è ormai ridotto al minimo storico, sotto l’1% dei 200 milioni di euro di tutto il bilancio dell’Ateneo: sempre più paradossale si rivela la propaganda di chi vuole far credere che così si premia la produttività e si qualifica il lavoro dei dipendenti pubblici».


12 gennaio 2010 - Liberazione

Riunioni in corso nei comitati, assemblea il 24 a Roma
Sciopero il 1° marzo: dal web alle associazioni, passando per i sindacati
di Stefano Galieni

«Siamo partite in 4, donne normali, impegnate nell'antirazzismo e nelle dinamiche dell'interculturalità.- racconta Stefania Ragusa - Quando è uscita l'iniziativa francese abbiamo pensato che i tempi fossero maturi anche in Italia e ne abbiamo parlato con tante altre persone, italiani e immigrati che conosciamo e a cui siamo legati. Abbiamo lanciato ad ottobre la proposta di seguire l'esempio d'oltralpe e tramite la rete hanno aderito in tanti e si sono costituiti dei gruppi locali per promuovere quella che anche noi abbiamo immaginato come una giornata senza il lavoro migrante». Stefania è una delle promotrici del movimento "primomarzo2010", è consapevole di aver lanciato una forte provocazione e prova a spiegarne le ragioni: «Non pensiamo di fermare il Paese ma semplicemente provare a far capire l'importanza e il ruolo della presenza migrante in Italia, partendo dal presupposto che non vogliamo "aiutare gli immigrati" ma che in questo contesto di leggi razziali dobbiamo lottare insieme per difendere i diritti di tutti e tutte, oggi messi a rischio. Viviamo in un contesto di inesorabile e giusto passaggio al meticciato, le seconde generazioni in gran parte d'Italia rappresentano il presente ma esiste una discriminazione di base da affrontare. Sappiamo che lo sciopero è difficile da organizzare, che forse, se i sindacati non lo indicono, potremmo fare uno sciopero della fame o una astensione dai consumi, o inventarci altro, ma il primo marzo vogliamo uscire fuori. Anche la data è importante, se cresce anche in Francia comincia ad assumere dimensione europea e non vogliamo rinunciarci». Stefania è molto netta su un punto: questo movimento può crescere, costruire un percorso, porsi obbiettivi, ma non deve essere sovradeterminato da partiti o da altri soggetti. Sì al dialogo e al lavoro comune, no a tentativi egemonici. Il movimento primomarzo, dopo i fatti di Rosarno ha avuto una grande visibilità mediatica, aumentano di giorno in giorno contatti e adesioni, ma è possibile che riesca via web a dare vita a iniziative concrete? Domenica 17 marzo, a Milano ci sarà la prima uscita pubblica con la presentazione del lavoro sinora svolto e non mancano considerazioni da parte dell'arcipelago delle associazioni di migranti e antirazziste. che chiedono di mobilitarsi avendo obbiettivi più definiti - la legge Bossi Fini, il pacchetto sicurezza, il razzismo istituzionale - e di lavorare rapidamente per costruire dal basso, con i lavoratori e le lavoratrici migranti, questo percorso. Alcuni coordinamenti territoriali si stanno riunendo in questi giorni per decidere il da farsi, la stessa Fiom ne discuterà il 21 gennaio e il tema verrà sicuramente posto il 24 gennaio nell'assemblea convocata a Roma, dalla rete nata dalla manifestazione che si è svolta il 17 ottobre scorso. Aboubakar Soumhoro, responsabile nazionale immigrazione delle Rdb: «Uno sciopero non può nascere dal web e non può essere solo uno slogan da agitare. Chi lavorava a Rosarno o nelle campagne del sud non ha modo di navigare in internet né di essere protagonista di un processo del genere. Gli ingredienti per arrivare ad uno sciopero ci sono ma questo va costruito realmente, insieme, italiani e migranti per dare voce ai veri invisibili che oggi non hanno di che campare. Va quindi organizzato se no è solo una inutile sparata sulla nostra pelle ma non può essere rimandato all'infinito. Le difficoltà che i sindacati confederali evidenziano non debbono divenire un ricatto».


12 gennaio 2010 - City

Antirazzisti manifestano per Rosarno

Bologna - Una cinquantina di persone, per la maggior parte italiani, hanno manifestato ieri pomeriggio in centro per esprimere solidarietà agli immigrati di Rosarno dopo i disordini scoppiati nei giorni scorsi. Al presidio, organizzato in piazza Nettuno dalle associazioni "3 febbraio", "Socialismo rivoluzionario" e dai comitati antirazzisti cittadini, erano presenti anche alcuni esponenti delle rappresentanze sindacali di base. Al centro del presidio uno striscione con scritto: "Solidarietà con i fratelli di Rosarno contro il razzismo". E da domani, in Piazza Puntoni, sorgerà fino al 20 gennaio una "tenda della solidarietà umana", sia per "la libertà in Iran" che per la "dignità dei fratelli immigrati".


12 gennaio 2010 - Il Manifesto

LAVORO Ma la Cgil non c'è e pensa invece a uno sciopero generale
Primo marzo italiano, un giorno senza migranti
di Sara Farolfi

ROMA - «Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?». La giornata senza immigrati arriva anche in Italia, buttata lì da Emma Bonino, concretamente lanciata da quattro donne (di cui tre immigrate) e portata alla ribalta, «nostro malgrado» dicono loro, dai fatti di Rosarno. Astensione dal lavoro per chi potrà permetterselo, sciopero dei consumi come alternativa, «20 mila contatti su facebook non sono una stima realistica, lo sappiamo», dicono le organizzatrici, «ma accanto allo sciopero ci sono molte forme di partecipazione, e quindi il primo marzo potrà anche non fermarsi il paese, l'importante sarà che arrivi un segnale». Soprattutto dopo Rosarno.
La giornata senza migranti scompiglia ulteriormente le carte in una Cgil già presa dal dibattito congressuale. Nessuna decisione è ancora stata presa. Contatti (finora telefonici) tra il sindacato e il comitato promotore della giornata sono in corso. «Noi speriamo che i sindacati aderiscano, lasciare che un'iniziativa così si frantumi sarebbe un'occasione persa», dice Stefania Ragusa, una delle promotrici, «ma se il sindacato non ci sarà non sarà la fine del mondo, il nostro obiettivo è quello di mandare un segnale forte e chiaro per fare capire quanto sono importanti i migranti nella nostra società».
Il maggiore sindacato italiano, la Cgil, con ogni probabilità non ci sarà. Imbarazzi e timidezze della prima ora assumono sempre più la forma di un'alternativa: uno sciopero generale - e il periodo, tra elezioni e congresso Cgil, sarebbe sempre quello - in cui assorbire anche le tematiche del lavoro migrante. Sui fatti di Rosarno ieri il segretario dell'organizzazione, Guglielmo Epifani, ha tenuto una conferenza stampa. Lo ha fatto per proporre un'agenzia pubblica che, in collegamento con sindacati e enti locali, organizzi e governi l'utilizzo della manodopera e anche per lanciare una serie di manifestazioni sindacali contro il razzismo. L'11 febbraio (a Firenze, per l'anniversario dell'uscita dal carcere di Nelson Mandela) e il 20 marzo (in occasione della giornata mondiale contro il razzismo). Neppure un accenno al primo marzo.
L'argomento è delicato e la discussione per nulla univoca. Morena Piccinini, segretaria confederale con delega all'immigrazione, spiega: «Se per sciopero intendiamo l'astensione dal lavoro, organizzare quella dei soli migranti è un errore, anche dopo Rosarno, un errore strategico e politico. Dobbiamo pensare a come unificare le lotte e mobilitare l'intero mondo del lavoro sui diritti dei migranti». In Cgil si discute (da tempo) di uno sciopero generale - «comprensivo di tutte queste tematiche» dice Piccinini - ma le reticenze, con la mannaia del congresso alle porte, seguitano a essere molte.
Il dibattito è comunque articolato. Gianni Rinaldini, segretario dei metalmeccanici Cgil, è convinto che il punto non è quello di dichiararsi pro o contro la giornata senza migranti: «C'è bisogno di un'interlocuzione è evidente, il problema esiste e dunque il confronto va costruito». Così del resto ha fatto la Fiom, continuando a partecipare ai tavoli della rete costituitasi all'indomani della manifestazione antirazzista del 17 ottobre (tra i cui promotori c'era anche la Cgil). Nel report dell'incontro del 13 dicembre si propone espressamente «di lanciare una giornata di mobilitazione nazionale per il primo marzo 2010, in concomitanza con lo sciopero dei migranti in Francia». Tra i firmatari, che si ritroveranno a Roma il 24 gennaio per una nuova assemblea, c'è anche il coordinamento nazionale migranti della Fiom, oltre ai sindacati di base, e diverse associazioni, coordinamenti e comitati. Sveva Haerter (coordinamento migranti Fiom) dice: «Discuteremo nei prossimi giorni di come stare dentro a un percorso di movimento che dopo Rosarno assume una valenza ancora maggiore».
Chi parla di uno «sciopero indispensabile» è invece Aboubakar Soumahoro, responsabile immigrazione delle Rdb. Abou, come lo chiamano gli amici, ha parlato sul palco della manifestazione antirazzista lo scorso 17 ottobre e quella piazza non se la dimenticherà mai. Oggi è convinto più che mai che le premesse di uno sciopero ci sono tutte, «e non si tratta solo del colore della pelle, ma di una condizione lavorativa di sfruttamento, solitudine e miseria». Perciò lo sciopero va fatto, «si chiama sciopero dei migranti ma noi in piazza ci vogliamo portare tutti, senza dimenticare però che, una volta espulsi dalle fabbriche, per i lavoratori migranti c'è in gioco il permesso di soggiorno, la condizione di "clandestinità"...». Ad Abou non importa un bel nulla del web, la maggior parte delle persone di cui si occupa non ha neppure un pc: «Non è questione di slogan - conclude - sto ai tempi e alla realtà e questa mi dice che il primo marzo dobbiamo esserci».


12 gennaio 2010 - EPolis Roma

La protesta. I ricercatori da 48 giorni sul tetto dello stabile di via Casalotti
per manifestare contro i "tagli"
Precari Ispra, verso la schiarita al via il tavolo per la trattativa
Vertice al ministero dell'Ambiente per fare il punto sui fondi a disposizione per i contratti
di Giulia Bertagnolio

Roma - Schiarita in vista per i precari dell'Ispra, l'Istituto vigilato dal ministero dell'Ambiente nato dall'accorpamento di Apat, Icram, Infs, da 48 giorni sul tetto della sede di via Casalotti per protestare contro i licenziamenti e le scelte della struttura commissariale. Ieri alle 15 e 30 nella sede del Ministero si è aperto un tavolo tecnico per cercare di risolvere la spinosa situazione determinata dal taglio di oltre 400 posti di lavoro, anche se il percorso si presenta in salita e la svolta appare ancora lontana. La protesta dei ricercatori atipici è cominciata il 24 novembre quando sono scattati i primi licenziamenti e mancava un mese allo scadere di decine di altri contratti per i quali non c'era alcuna garanzia di continuità: i lavoratori hanno subito scelto una forma estrema e provocatoria per manifestare il proprio dissenso, passando sul tetto giorno e notte inclusi Natale e Capodanno, ma fino ad ora nulla di concreto è cambiato anche se nelle scorse settimane in tanti, tra politici e gente del quartiere, hanno manifestato solidarietà ai neo disoccupati. Loro non si danno per vinti: lottano con tutte le forze contro i licenziamenti «camuffati da un semplice mancato rinnovo di un contratto a termine che i tre commissari dell'ente di ricerca ritengono necessari per la riorganizzazione dell'Istituto». Per far sì che qualcuno si interessasse alla protesta il gruppo ha chiesto incontri con il ministro Prestigiacomo, che solo il 4 gennaio scorso si è concesso, e anche occupato gli uffici del ministero dell'Ambiente. La speranza ora è tutta riposta nei risvolti del vertice di ieri, forse l'apertura di uno spiraglio per una trattativa: al vaglio i percorsi che potrebbero permettere di dare risposte alle rivendicazioni dei precari e valutare la reale disponibilità delle risorse messe a disposizione da Regione e Provincia. Secondo le informazioni dei precari «i soldi ci sono» tanto che sarebbero in piedi convenzioni per complessivi diciassette milioni per le attività di ricerca marina per il 2010. L'Istituto per la Ricerca ambientale Ispra è nato circa due anni fa dall'unione di tre Enti pubblici di ricerca con l'obiettivo di razionalizzare le competenze tecnico scientifiche presenti. «Finora però abbiamo avuto solo licenziamenti - sottolinea Emma Persia, coordinatrice dell'Usi-RdB dell'Ispra – nel dicembre del 2008 sono andati via i primi 50. Lo scorso giugno, invece, non è stato rinnovato il contratto a 200 ricercatori e altri 200 rischiano di fare la stessa fine a gennaio 2010». La previsione dei sindacati è nera: «Si potrebbe arrivare presto a 500 licenziamenti, ovvero il 40 per cento del personale in meno».


12 gennaio 2010 - Il Giornale di Vicenza

CORNEDO. Rdb-Cub
Intesa trovata con i sindacati sui premi di produttività

Cornedo (VI) - Vento di novità nelle relazioni fra dipendenti comunali e la nuova giunta del sindaco Martino Montagna. Pace fatta tra Comune e sindacati, sulla vicenda dei premi alla produttività dei dipendenti. A confermarlo è Maria Teresa Turetta, coordinatrice provinciale delle Rappresentanze sindacali di base-Cub per il pubblico impiego.
«Dopo anni di rapporti tesi con l’amministrazione di Lucio Vigolo, è finalmente ritornato il dialogo con il nuovo sindaco Montagna - spiega la coordinatrice Turetta - l’attuale primo cittadino ha preso a cuore alcune situazioni anacronistiche che vedevano lavoratori con responsabilità riconosciute, ma inquadrati sotto il loro livello e, quindi, sottopagati. Nonostante la mannaia del decreto Brunetta, la giunta ha approvato a dicembre le procedure per riqualificare alcune figure interne, ferme da anni siglando un accordo che eroga un compenso per la produttività ai dipendenti».(A.C.)


12 gennaio 2010 - Andria live

CSA ed RdB del Comune di Andria
chiedono all'Amministrazione comunale il rispetto degli accordi
Le richieste dei Sindacati del Comune di Andria riguardano l'effettuazione delle progressioni economiche orizzontali e l’ incremento del valore del buono pasto

Andria - La segreteria del Coordinamento Sindacale Autonomo -C.S.A.- e la Segreteria Aziendale della Rappresentanza di Base - R.d.B.- entrambe del Comune di Andria hanno inviato una nota ai vertici istituzionali, in primis al Primo Cittadino, avv. Vincenzo Zaccaro, per ottenere chiarimenti in merito alle progressioni economiche orizzontali -non effettuate da oltre due anni- ed all’ incremento del valore del buono pasto per i lavoratori del Comune di Andria.
"Con la presente il CSA territoriale e la RdB del comune di Andria, subordinano la sottoscrizione del fondo di produttività 2009 alle seguenti condizioni:
1) in primis alla garanzia da parte dell’Amministrazione Comunale di consentire a tutti i lavoratori in servizio di ogni categoria, aventi il maturato requisito, prescritto contrattualmente, dei due anni di anzianità al 31/12/2008 nella posizione economica del proprio profilo d’inquadramento, di partecipare alle selezioni delle predette progressioni orizzontali;
2) alla possibilità –proseguono nella nota la delegata Coordinatrice Territoriale CSA, Raffaella Scamarcio ed il Segretario Aziendale RdB. Marco Pastore- di incrementare le risorse previste per il finanziamento delle progressioni orizzontali, al fine di consentire l’avanzamento economico a tutti i dipendenti in servizio. Ricordiamo all’Amministrazione Comunale che i dipendenti comunali non devono subire per l’inefficienza della gestione economica dell’Ente che non ha potuto incrementare le risorse decentrate per il mancato rispetto nell’anno 2005 del patto di stabilità, in quanto il Fondo di produttività è istituito per la premialità e l’incentivazione alla produttività ed efficienza di servizi al personale che è al servizio dell’Amministrazione e della collettività.
3) all’ incremento del valore del buono-pasto, più volte richiesto dal CSA, dalla R,d.B. e dalle altre sigle, così come riportato con relative note nei vari verbali di incontro di Delegazione Trattante e in considerazione dell’appostamento in Bilancio delle risorse previste all’uopo.


12 gennaio 2010 - Gazzetta del Sud

Vallecrati, bocciata la mobilità Salta l'assemblea del Consorzio
Solo 11 sindaci presenti alla riunione indetta dopo le dimissioni di Perugini
di Franco Rosito

Vallecrati - altre due riunioni con esito negativo. L'incontro tra il liquidatore Aldo Rizzuti e i sindacati si è chiuso con un verbale di mancato accordo. L'assemblea dei sindaci per l'elezione del nuovo presidente in sostituzione del dimissionario Perugini è saltata per mancanza di numero legale. Teatro delle due riunioni la sede del Consorzio, in contrada Cutura. In mattina, attorno a un tavolo, oltre a Rizzuti, si sono seduti i responsabili di categoria Ianni della Cgil, Campolongo della Cisl, Verrino dell'Uil, Morrone dell'Ugl, D'Ambrosio dell'Isa, Benigno dell'Unicobas e De Luca della Rdb e quelli aziendali Luise (Cgil), Brogno (Cisl), De Rose (Uil), Fortino (Ugl), D'Apolito (Isa), Aceto (Unicobas) e Gozzi (Rdb). Aldo Rizzuti ha esposto i motivi che hanno porto all'avvio della procedura di mobilità. «I soci della Vallecrati hanno posto in liquidazione la società, pertanto l'unico ammortizzatore sociale applicabile è questo, previsto dalla legge 223/91. Né è possibile applicare gli ammortizzatori sociali in deroga in presenza di quelli ordinari. Tantomeno Cig e Cigs in quanto non sussistono le condizioni per la ripresa dell'attività del settore rifiuti. I rappresentanti delle organizzazioni sindacali sono rimasti fermi sulla loro posizione contestando il provvedimento del liquidatore. Per i sindacati Rizzuti «ha avviato la procedura senza consultarli» aggiungendo che «la soluzione della vicenda deve necessariamente seguire altri percorsi rispetto alla mobilità». Al liquidatore è stato chiesto infine di convocare un incontro istituzionale con il prefetto, l'assessorato regionale al Lavoro e la direzione provinciale del lavoro da tenersi in tempi brevi. Dopo di che Rizzuti andrà avanti con il suo lavoro interpellando la commissione tripartita. Per i sindacati sarebbe stato meglio aspettare l'esito degli incontri dell'apposita commissione mista con gli amministratori dei comuni dove dovrebbero essere impiegati gli operai. Operazione non facile, considerato che sono pochi i sindaci che intendono accollarsi qualche tuta gialla in più rispetto a quelle già assegnate (domani è previsto un incontro con Rende che potrebbe passare da 24 a 28 operai). Prima dell'incontro liquidatore-sindacati a Coda di Volpe c'erano stati momenti di tensione. I circa 170 operai del cantiere di Rende che avevano finito le ferie sabato 9 hanno trovato chiusi i cancelli. In realtà le ferie erano state prolungate fino alla conclusione della procedura di mobilità. Gli operai sono entrati ugualmente ed è cominciata una trattativa tra i sindacalisti della Cgil e il liquidatore che alla fine ha rassicurato i lavoratori: le ferie saranno pagate a chi le ha finite o le sta maturando.


12 gennaio 2010 - Il Giorno

SOLIDARIETÀ
Noi con i dipendenti Videotime
di GIACOMO GIUDICI

ARESE - ERA PRESENTE anche una delegazione di operai dell'Alfa Romeo di Arese, domenica 10, allo «storico» presidio-sciopero di circa 3.000 dipendenti Mediaset tenutosi a Cologno Monzese. Lo sciopero è stato indetto per protestare contro l'esternalizzazione dei settori di sartoria, trucco e acconciatura in tutto 56 dipendenti - da Videotime (società del gruppo Mediaset) a Pragma Service. Una alleanza che può sembrare «singolare», quella tra dipendenti Alfa e dipendenti Videotime, che si occupano di ambiti molto diversi tra loro. Quali le motivazioni? Le spiega Corrado Delle Donne, «storico» sindacalista dello Slai-Cobas: «La nostra solidarietà è dovuta soprattutto al fatto che siamo di fronte ad un film già visto. A nostro avviso, infatti, esternalizzare è sinonimo di licenziare. Nel caso dell'Alfa l'esternalizzazione avviene soprattutto all'estero, ma non solo: anche mensa, manutenzione, pulizie hanno subito la stessa sorte». Perfino i carrellisti, che lavorano gomito a gomito con gli operai Alfa, dipendono da un'altra azienda. «E lo smantellamento è sotto gli occhi di tutti». A DELLE DONNE FA ECO Paolo Casamassima, della Rsu-Cobas, delegato per Videotime: «Il nostro settore era considerato tra i più garantiti. In quanto a garanzie invece siamo ormai paragonabili ai lavoratori di un call center. Molti temono che l'esternalizzazione di Videotime sia solo l'inizio». Pragma Service, la nuova azienda su cui verranno «dirottati» i 56 dipendenti, per Casamassima sembrerebbe un bluff: «Le informazioni che abbiamo parlano di un'azienda sull'orlo del fallimento». Dopo un autunno piuttosto caldo, dunque, anche i mesi a venire vedranno probabilmente delle agitazioni.


12 gennaio 2010 - Europa

Duecentomila con l’Ugl e non due milioni. Le altre sigle prendono le distanze
Soluzione dieci per cento: Polverini e le tessere fasulle
Il sistema Ugl: un iscritto vero ogni dieci. Lei: «Di queste cose non parlo»
di Gianni Del Vecchio

Un iscritto vero ogni dieci. È questo il sistema Polverini: dichiarare dieci volte le tessere reali per vantare più potere di rappresentanza di quello che effettivamente si ha. Più precisamente, dire di avere due milioni di iscritti quando si superano di poco i 200mila lavoratori affiliati.
La sproporzione fra le due cifre viene fuori mettendo a confronto i dati che la stessa Ugl ha dichiarato ai ricercatori del Censis (due milioni) con i risultati di un lavoro fatto dalla Cisl e da altre sigle sindacali sulla base dei dati in loro possesso (203 mila). Il che significa che l’organizzazione della Polverini è ben lungi dall’essere il quarto sindacato, classificandosi solo al settimo posto, dietro a sigle mediaticamente poco conosciute come Cisal, Confsal e Cobas. Alle accuse sulla "sopravvalutazione" delle tessere la candidata nel Lazio non solo preferisce tacere («di queste cose non parlo») ma anzi contrattacca, tirando in ballo gli altri sindacati («non voglio che il mio sindacato sia coinvolto nella campagna elettorale, anche perché dovrei dire cose che non posso rivelare, nell’interesse dei lavoratori italiani »). Una sorta di chiamata di correo, neanche tanto velata, riguardo una pratica più generalizzata di quanto si pensi. Accuse che però hanno fatto andare su tutte le furie le altre organizzazioni.
Tanto da fare il miracolo di ricomporre per un giorno l’unità sindacale. La Triplice infatti ha risposto compatta: «Se la Polverini ha qualcosa da dire, allora lo faccia pubblicamente. Provi le accuse e non spari nel mucchio».

Due milioni? No, 200mila. La vera forza della Polverini
I dati Cisl, Uil e Confsal svelano il bluff Ugl: tessere gonfi ate di 10 volte
di Gianni Del Vecchio

Dieci volte tanto. Come se il Partito democratico dichiarasse otto milioni di tessere invece delle 800mila ufficiali. Il bluff di Renata Polverini sul numero degli iscritti all’Ugl pian piano si sta svelando in tutta la sua interezza. E le proporzioni lasciano di stucco.
Cominciamo dai numeri che il sindacato di destra ha dichiarato ai ricercatori del Censis. Nell’ultimo rapporto dell’istituto di ricerca, gli iscritti del 2008 si attestano poco sopra i due milioni. Per l’esattezza due milioni e 54mila tessere. Un numero, questo, dieci volte più grande rispetto al dato che emerge da un lavoro fatto dalla Cisl assieme a Uil e Confsal. Secondo gli altri sindacati, infatti, gli iscritti Ugl non supererebbero le 203 mila unità, lasciando l’organizzazione della Polverini lontana anni luce da Cgil (5 milioni e 734 mila), Cisl (4 milioni e mezzo) e Uil (2 milioni e 100mila). E non solo: con poco più di 200mila tessere l’Ugl si fermerebbe al settimo posto nella classifica delle sigle italiane, dietro alla Cisal, a Confsal e addirittura ai Cobas.
Per avere un’idea più precisa di quanto poco rappresentativo sia il sindacato di via Margutta, basta spulciare il documento della Cisl nella parte in cui fornisce le cifre divise per categoria. A partire dai metalmeccanici, che messi assieme fanno circa un milione e mezzo di lavoratori. In questo settore la Fiom-Cgil la fa da padrone con 360mila iscrizioni mentre Fim e Uilm assieme arrivano attorno alle 300mila. E l’Ugl? Più o meno 4.200 iscritti e 150 delegati di fabbrica. Stesso andamento marginale se dagli altoforni si passa ai cantieri. Qui il sindacato della Polverini è presente solamente in quattro casse edili sulle cento totali che sorgono in quasi ogni provincia italiana. Altri numeri sparsi confermano tutti i limiti dell’Ugl: fra gli elettrici conta 215 iscritti, 1.716 nel settore delle telecomunicazioni, 6.279 in agricoltura e 4.809 fra i bancari. E ancora: 500 fra gli assicurativi, altrettanti nel credito cooperativo, 7.500 fra i postali , 400 fra i lavoratori autonomi (soprattutto tassisti) e solo 20 nel comparto innovazione e ricerca.
Questo per quanto riguarda tutti quei settori privati in cui è possibile avere dei numeri solo grazie al lavoro dei sindacati, perché non esiste nessun meccanismo di certificazione ufficiale degli iscritti. Ma le cose non cambiano neanche quando si vanno a prendere i numeri ufficiali nel settore dei pensionati e del pubblico impiego. I dati Inps 2008 ci dicono che l’Ugl ha 62mila deleghe di chi è in pensione, in calo di duemila rispetto all’anno precedente. Cosa che la pone come quattordicesimo sindacato.
Nel pubblico impiego l’organizzazione guidata dalla Polverini è ancora più in difficoltà.
Secondo le stime della Confsal conterebbe solo per lo 0,7 per cento. Infatti, sui dieci comparti pubblici è riuscita a superare la soglia del 5 per cento (tetto che divide i sindacati rappresentativi da quelli marginali) solo nella presidenza del consiglio.
Tanto da intimare all’Aran, l’ente che certifica il peso sindacale nella pubblica amministrazione, di non divulgare i dati su deleghe e voti presi alle ultime elezioni delle Rsu.


11 gennaio 2010 - Agi

ROSARNO: BOLOGNA, PRESIDIO SOLIDARIETA' AGLI IMMIGRATI

(AGI)- Bologna, 11 gen. - Una cinquantina di persone, per la maggior parte italiani, hanno manifestato nel pomeriggio a Bologna per esprimere solidarietà agli immigrati di Rosarno dopo i disordini scoppiati nei giorni scorsi. Al presidio, organizzato in piazza Nettuno nel pieno centro città, erano presenti anche alcuni esponenti delle rappresentanze sindacali di base. Al centro del presidio uno striscione con scritto: "Solidarietà con i fratelli di Rosarno contro il razzismo".


11 gennaio 2010 - Rainews 24

Non sparate alla ricerca è lo slogan

Roma - Il mondo dei media porta la sua solidarieta' ai precari dell'Ispra, dopo che questi ultimi avevano chiesto sostegno con un appello rivolto all'Associazione per la liberta' di stampa Articolo 21, per denunciare che la "ricerca precaria e' una ricetta sotto ricatto che non fa bene al Paese", e chiedere che l'azione mediatica aiutasse la loro protesta "a non spegnersi". E' quanto comunicano in una nota i precari dell'Ispra che sottolineano per questa mattina come "uno dei fondatori dell'associazione, il deputato Giuseppe Giulietti, sara' sul tetto insieme a Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa (Fnsi - il sindacato unitario dei giornalisti), al direttore di RaiNews24, a Corradino Mineo, e a Santo Della Volpe, della redazione del TG3, per portare solidarieta' ai ricercatori e tecnici Ispra che ormai da 47 giorni occupano il tetto della sede dell'Istituto in via Casalotti 300". "Nonostante l'importanza del nostro Istituto e la drammaticita' della sua situazione - ha dichiarato Emma Persia, Coordinatrice dell'Usi - Rdb Ricerca Ispra - siamo convinti che l'attenzione dei media e il contributo dei giornalisti sia essenziale per riuscire a ottenere dei risultati concreti, nella difficile trattativa che si aprira' nei prossimi giorni sul futuro della ricerca pubblica, dell'Ispra e dei suoi lavoratori".


11 gennaio 2010 - Ansa

LAVORO: ISPRA; PEDUZZI, SOSTEGNO A PROTESTA PRECARI

(ANSA) - ROMA, 11 GEN - «Ai lavoratori dell'Ispra che stanno lottando per difendere il proprio posto di lavoro e restituire centralità al ruolo pubblico della ricerca va tutta la nostra solidarietà. È necessario dare un futuro a questa realtà potenziando un settore tecnicamente di eccellenza, che può svolgere una funzione fondamentale di supporto agli enti pubblici sia a livello locale che nazionale». Lo affermano in una nota congiunta il portavoce della Federazione della Sinistra al Consiglio regionale del Lazio Ivano Peduzzi, portavoce della Federazione di Sinistra in Consiglio regionale, e il responsabile Lavoro Prc Lazio Claudio Fiorella che ieri hanno partecipato a un incontro con i lavoratori sul tetto della sede di via Casalotti. Con loro anche Mario Michelangeli, Alfio Marioli e Maria Antonietta Grosso del Pdci e il segretario regionale Idv Stefano Pedica. «Auspichiamo - dicono ancora Peduzzi e Fiorella - la cessazione di ogni tentativo di speculazione sia nei confronti dei lavoratori sia su piano edilizio. Non è un mistero che la sede di Casalotti potrebbe far gola a quanti ipotizzano in quell'area la costruzione del nuovo stadio di Roma». Il prossimo 15 gennaio, annunciano infine, parteciperanno «all'assemblea organizzata dal comitato cittadino di sostegno alla lotta dei lavoratori Ispra».


11 gennaio 2010 - Corriere.it

CRISI e occupazione
Precari Ispra, 48 giorni sul tetto ma forse si riapre la trattativa
Lunedì attesa per il nuovo tavolo tecnico sulla ricerca
vertice al ministero dell'Ambiente per salvare 430 posti

ROMA - E sono 48. Giorno e notte sul tetto. Pioggia, vento, sole. Giorno feriale, giorno festivo. Natale e Capodanno. Non importa. La lotta dei precari dell'Ispra (Istituto per la Ricerca Ambientale) va avanti dalla fine di novembre, quando per far sentire la loro voce salirono sul tetto della sede di via Casalotti. Da allora, non sono mai scesi. Protestano contro i 430 licenziamenti («camuffati da un semplice mancato rinnovo di un contratto a termine») che i tre commissari dell’ente di ricerca ritengono necessari per la riorganizzazione dell’Istituto che si troverebbe così ad avere il 40 per cento della forza lavoro in meno. Hanno chiesto incontri con il ministro Prestigiacomo, hanno perfino occupato gli uffici del ministero dell'Ambiente per far sì che qualcuno si interessasse alla loro protesta.
L'INCONTRO CON IL MINISTRO - Solo il 4 gennaio, il ministro dell'Ambiente si è concesso. E ha ricevuto una delegazione dei lavoratori in protesta, oltre ai sindacati. Si sono dati poi appuntamento a lunedì 11. E proprio nel pomeriggio di lunedì 11, alle 15.30 si apre il tavolo tecnico al ministero per valutare i percorsi che, a normativa vigente, le consentano di dare risposte alle rivendicazioni dei precarie e per valutare anche la reale disponibilità delle risorse messe a disposizione da Regione e Provincia. I soldi, però, secondo le informazioni dei precari, »ci sono: ci sono convenzioni per complessivi 17 milioni per le attività di ricerca marina per il 2010».
FUSIONE E TAGLI AL PERSONALE - L'Istituto per la Ricerca ambientale Ispra è nato circa due anni fa dall’unione di tre Enti pubblici di ricerca (Apat, Icram e Infs) con la finalità di razionalizzare le competenze tecnico scientifiche presenti. «Finora però – afferma Emma Persia, coordinatrice dell'Usi-RdB dell'Ispra – abbiamo avuto solo licenziamenti. Nel dicembre del 2008 sono andati via i primi 50. Lo scorso giugno, invece, non è stato rinnovato il contratto a oltre 200 ricercatori e altri 200 rischiano di fare la stessa fine a gennaio 2010». In tutto sono 430 i precari da «stabilizzare». E i sindacati prevedono: «Si potrebbe arrivare ben presto a 500 licenziamenti, ovvero il 40 per cento del personale in meno. Persone mandate via solo perché hanno un contratto a termine». Accusa Persia: «Io, che ho il posto fisso, posso garantire che questi colleghi che rischiano svolgono il mio stesso lavoro con la stessa professionalità».


11 gennaio 2010 - Redattore Sociale

Emergenza casa: a Roma sale la protesta tra tendopoli, presìdi e occupazioni
I movimenti per il diritto all'abitare, in fermento soprattutto dopo l'approvazione del Piano Casa, oggi incontrano i capigruppo in consiglio comuanale. Numeri contestati: solo 3 mila alloggi per l'edilizia popolare, ben 25 mila per l'housing sociale

ROMA - Contro l'emergenza abitativa, a Roma monta la protesta. Il 2010 si apre tra tendopoli, presidi e occupazioni. Un po' come si è chiuso il 2009. Negli ultimi mesi, a partire dall'approvazione del piano Casa, si è sempre più alzata la voce dei movimenti per il diritto alla casa, che oggi pomeriggio incontreranno i capigruppo del consiglio comunale e alcuni rappresentanti del gabinetto del Sindaco, in una manifestazione pubblica convocata per le 16,30 davanti all'assessorato alla Casa (Lungotevere de'Cenci 5). L'incontro farà seguito alla conferenza dei capigruppo, in programma per le 15.00, in cui dovrebbe essere calendarizzato il consiglio comunale straordinario sul problema casa. L'incontro di oggi si terrà presso "Tendopoliz", l'ultima tendopoli che i movimenti hanno piantato proprio davanti all'assessorato lo scorso 23 dicembre e che è andata ad aggiungersi al presidio permanente iniziato lo scorso 4 dicembre a viale del policlinico, di fronte a due palazzi vuoti di proprietà della Bnp/Paribas e di Unicredit. Sono solo le tappe più recenti di una protesta che sta impegnando, a Roma, migliaia di persone che avrebbero diritto a un alloggio popolare, ma che da anni aspettano invano un'assegnazione. "Contestiamo l'impianto e i numeri messi in campo dall'amministrazione con il piano Casa ci spiega Paolo Di Vetta, rappresentante del sindacato di Base indipendente Rdb - Un piano che privilegia l'housing sociale, a spese dell'edilizia residenziale pubblica. Solo 3.000 alloggi saranno impiegati in edilizia residenziale pubblica nei prossimi 3 anni, mentre 25.000 alloggi saranno destinati ad housing sociale, secondo modalità e formule non ancora chiare". Ma qual è la differenza? "Una casa popolare ha canone che varia in base al reddito, ma che si aggira intorno ai 100 euro. Un alloggio in housing sociale costa circa 400 euro: non è per tutti, insomma". Ma c'è un altro punto che preoccupa ancor di più gli animatori della protesta: "Entro la fine di gennaio continua Di Vetta - sarà pubblicato un nuovo bando generale per chiedere in affitto le case popolari del Comune. Sostituirà integralmente il vecchio bando del 2000. La vecchia graduatoria sarà cancellata e, insieme a questa, circa 42.000 nomi di persone che da anni aspettano un'assegnazione. Persone che non sanno nulla di tutto questo, non hanno ricevuto nessuna comunicazione fino ad oggi e quindi rischiano di non essere più inserite nella graduatoria". Intanto, due giorni fa, è stata pubblicata dal comune di Roma la graduatoria definitiva aggiornata al 31 dicembre 2008 nell'ambito delle richieste di assegnazione case popolari. "Ma riguarda solo i cosiddetti punti 10: circa 2 mila persone, che da anni aspettano un alloggio ma che molto probabilmente continueranno a non averlo". Perché? Perché le ultime assegnazioni di case popolari a Roma risalgono a circa un anno fa, quando "in pompa magna furono assegnati circa 330 alloggi a Ponte di Nona. Ora, altre 167 case saranno disponibili molto presto, mentre entro il 2010 dovrebbero essere disponibili altri 300 alloggi provenienti dall'ultimo bando per l'acquisto, da parte del comune, di alloggi da destinare all'edilizia residenziale pubblica, pubblicato la scorsa settimana. Entro la fine dell'anno si potrebbe arrivare a un totale di 600 nuovi alloggi: poca cosa, rispetto ai 2.000 punti 10 e soprattutto rispetto ai 42.000 con meno di 10 punti. Intanto conclude Di Vetta il comune continua a buttare 32 milioni l'anno tra buoni per la locazione, case di accoglienza e residence per l'accoglienza temporanea".(cl)


11 gennaio 2010 - La Voce d'Italia

Ispra: dopo il primo incontro col ministro
Ma i precari aspettano sul tetto
di Loredana Grandi

Il 2010, oltre che con il Capodanno sul tetto e la fiaccolata nel quartiere di Casalotti, a Roma, in favore dei precari dell´Ispra, si è aperto con una dichiarazione del ministro dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che lo considera "un anno decisivo per costruire una nuova, più salda e consapevole progettualità per l'ambiente. Ed in questa direzione le parole del Papa Ratzinger e del presidente Napolitano rappresentano il più autorevole sostegno al nostro impegno". Salutando positivamente questa presa di posizione del ministro, i ricercatori hanno atteso fiduciosi lunedì 4 gennaio, quando la ministro ha incontrato una delegazione di occupanti del tetto dell´Ispra, che da più di 40 giorni proseguono la loro protesta sul tetto della sede di via Casalotti contro l´allontanamento di oltre 400 lavoratori precari, circa un terzo di tutto il personale dell´Istituto: "Il primo incontro col ministro Stefania Prestigiacomo e il capo dipartimento della Funzione pubblica ha mostrato una volontà di affrontare le problematiche al centro della protesta che va avanti ormai da 47 giorni – ha detto Emma Persia, coordinatrice dell’Usi – Rdb Ricerca dell’Istituto – in particolare, il ministro vigilante ha affermato di voler agire per la valorizzazione delle professionalità presenti all’Ispra. Per questo – ha aggiunto la rappresentante sindacale – nel tavolo tecnico che il ministro ha deciso di aprire da domani lunedì 11 gennaio, porteremo i numeri esatti e presenteremo soluzioni tecniche ed economiche, oltre a quelle già offerte dalle istituzioni locali, sperando che in quella sede vengano esaminate adeguatamente, visto che consentono il totale rispetto della normativa vigente".
Accogliendo quindi quello che sembra essere un inizio di trattativa seria, i lavoratori tengono comunque a ribadire, partendo dal presupposto che tutti i contratti in essere al momento dell´occupazione devono essere rinnovati, quelli che sono gli obiettivi finali della mobilitazione: o il pieno riconoscimento del loro ruolo di lavoratori subordinati ed adozione, da parte dell´Istituto di un piano per la graduale immissione in ruolo di tutto il personale precario, secondo quando già attuato in altri enti pubblici di ricerca, oppure l’attivazione di un piano di rientro di tutti i lavoratori allontanati nel corso del 2009. Inoltre, dopo 47 giorni di protesta, il sindacato di base e i precari non hanno avuto intenzione di aspettare per una settimana senza agire. La mobilitazione dei ricercatori e tecnici interessati dai licenziamenti, oltre 480 tra quelli allontanati nel corso del 2009 e coloro i cui contratti scadono in questi giorni, è andata avanti con nuove iniziative, oltre a proseguire con l’occupazione del tetto. In particolare, l’Usi - RdB Ricerca ha avviato le procedure di conciliazione per lo sciopero del comparto ricerca a sostegno della vertenza dei precari dell’Ispra e per un piano di rilancio e di investimenti a favore della Ricerca pubblica nazionale. Sta inoltre organizzando un’assemblea cittadina per dibattere sul tema della ricerca e i Controlli Ambientali, alla quale saranno invitati rappresentanti politici, cittadini, Istituzioni, associazioni, università ed esperti del settore. Va anche detto che nel frattempo, grazie all´occupazione, alcuni dei ricercatori che si trovano sul tetto hanno potuto intervenire a sostegno delle capitanerie di porto di Anzio e Tor Vaianica, nel salvataggio di una tartaruga marina spiaggiata nel basso Lazio. Un intervento che sarebbe stato impossibile senza la mobilitazione, visto che in questi giorni le sedi dell´Ispra sono chiuse e i ricercatori che si sono occupati del problema hanno il contratto già scaduto. Per maggiori informazioni i ricercatori invitano tutti a contattarli al telefono – 3470632009 oppure all'e-mail : precarispra@gmail.com o http://precariispra.blogspot.com e a visitare il sito www.nonsparateallaricerca.org


11 gennaio 2010 - Articolo 21

Ispra: oggi sul tetto con i lavoratori

Questa mattina alle ore 12, rispondendo all'appello dell'Ispra una delegazione di Articolo21 formata dal portavoce Giuseppe Giulietti, dal direttore Stefano Corradino insieme al presidente della Fnsi Roberto Natale, al direttore di Rainews24 Corradino Mineo e al vicepresidente di Libera Informazione Santo Della Volpe sarà sul tetto con i lavoratori. "Abbiamo raccolto l'appello - scrive Articolo21 in una nota - per far sì che sulla vicenda Ispra come sulle altre, da Termini Imerese all'Eutelia, non cada il silenzio e affinchè la questione sociale torni ad essere all'attenzione quotidiana della politica e dei media".


11 gennaio 2010 - Il Giorno

Mediaset, truccatori in sciopero e Tg5 in onda senza firme

ROMA - I GIORNALISTI del Tg5 hanno ritirato le firme nell'edizione delle 20 di ieri sera perché l'azienda non ha autorizzato la lettura del comunicato sindacale di solidarietà ai lavoratori in sciopero. E' infatti partita ieri, e proseguirà anche oggi, la protesta dei dipendenti Mediaset contro la cessione di alcuni rami d'azienda come il settore trucco, sartoria e acconciature. I lavoratori ieri hanno formato piccoli presidi di protesta davanti agli studi di Roma e di Cologno Monzese mentre non è mancata la polemica politica, ma le trasmissioni sono andate avanti tranquillamente mentre si ipotizzano possibili difficoltà questa sera per Il Grande fratello' che pure è annunciato regolarmente in onda. Lo sciopero è stato indetto dalle segreterie nazionali Slc-Cgil, Fistel-Cisl E Uilcom-Uil per i lavoratori del Gruppo Mediaset (Videotime, Rti, Elettronica Industriale) ed ha aderito anche lo Slai-Cobas. Secondo Emilio Miceli, segretario generale Slc/Cgil nazionale, «l'azienda sta tentando in tutti i modi di mantenere la programmazione e lo sta facendo usando anche mezzi dubbi sul piano della legittimità, tali da rendere possibile il ricorso per attività antisindacale». DA PARTE sua l'azienda, in un comunicato, rassicura i dipendenti spiegando che l'operazione «non avrà alcun effetto sull'occupazione o sulla condizione retributiva» dei lavoratori coinvolti che «avranno posto di lavoro assicurato». Inoltre, l'azienda sottolinea che considera sempre «strategica l'attività televisiva». Polemica anche sul fronte politico dove dal Pd Vincenzo Vita sottolinea che «fa specie che proprio una dirigente sindacale come Renata Polverini, candidata alla Regione Lazio, abbia rilasciato una lunga intervista al Tg5 nel giorno dello sciopero dei lavoratori del gruppo». Per il senatore «forse distratta, forse disattenta, certo la Polverini poteva evitare una simile e sgradevole gaffe».

Mediaset, presidio anti cessione
Sarti e truccatori davanti alla sede di viale Europa: non «vendeteci»
di CHIARA GIAQUINTA

COLOGNO MONZESE - PER LA PRIMA volta i lavoratori Mediaset incrociano le braccia per protestare contro la decisione dell'azienda di cedere dal prossimo 1 febbraio il settore trucco, acconciature e sartoria a un'agenzia esterna. Sono stati circa un centinaio i dipendenti che ieri hanno aderito allo sciopero indetto dalle sigle Slai Cobas, Slc, Cgil, Fistel, Cisl e Uilcom Uil e che hanno partecipato al presidio all'entrata degli studi di viale Europa. Sarti, truccatori e parrucchieri che da anni, in alcuni casi decenni, lavorano negli studi di Mediaset e che si dicono spiazzati e delusi dalla decisione dell'azienda di esternalizzare il loro settore. «Mediaset non è in crisi e quindi non c'è motivo di procedere all'esternalizzazione di un settore importante come quello di truccatori, sarti e acconciatori spiega Paolo Casamassima, rappresentante Slai Cobas Videotime . Crediamo che la manovra sia paragonabile a un licenziamento: ecco perché chiediamo all'azienda di tornare sui suoi passi e di sedersi a un tavolo con i lavoratori». Secondo quanto comunicato nei giorni scorsi da Videotime, da febbraio 56 addetti a trucco, parrucco e sartoria dovrebbero essere «ceduti» a una agenzia esterna, la Pragma Service Srl. LA PREOCCUPAZIONE dei lavoratori, 26 dei quali impiegati negli studi di Cologno, è finita anche in una lettera inviata direttamente al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, cui un gruppo di truccatrici rivolge al Premier un accorato appello: «Molte di noi hanno condiviso con Lei gli anni della fondazione del gruppo. Nel 2010 Canale 5 compirà 30 anni: vogliamo festeggiare con quella che è stata la nostra famiglia professionale. Confidiamo in Lei e nella sua sensibilità». Secondo i sindacalisti, ieri non è stato permesso ai lavoratori di entrare in azienda per verificare l'adesione allo sciopero e molti programmi sarebbero andati in onda grazie all'intervento di personale esterno. Durante il Tg5 delle 13 una nota dell'azienda ha assicurato che l'operazione «non avrà effetto sull'occupazione o sulla condizione retributiva».


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