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Il Sindacato di Base e Indipendente

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14/01/10

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dicono di noi - le notizie
dal 1 al 10 gennaio 2010


10 gennaio 2010 - Adnkronos

PROTEZIONE CIVILE:
RDB, INIZIATIVE CONTRO DECRETO CHE LA TRASFORMA IN SPA
UNA SCELTA GRAVE E PERICOLOSA

Roma, 10 gen. (Adnkronos) - «Tra qualche giorno approderà nelle commissioni competenti del Parlamento il Decreto Legge 195/2009, che trasforma la Protezione Civile in una società per azioni e stabilisce per i dipendenti del Dipartimento della Protezione Civile il passaggio tout-court dal rapporto di lavoro pubblico a quello privato senza prevedere alcuna tutela. Queste decisioni sono state assunte da Bertolaso e dal Governo senza confronto con i sindacati ed in spregio alle regole democratiche previste dalle norme di legge e contrattuali». È quanto si legge in un comunicato di Rdb Pubblico impiego che ribadisce la «forte crotica» alla «privatizzazione di un servizio pubblico vitale per il Paese». Si tratta, prosegue la nota, di «un'operazione che, come già avvenuto con la costituzione della Difesa Servizi S.p.A, sottrae ad ogni controllo e trasparenza, e senza alcuna garanzia per i dipendenti, la gestione di un settore ove ogni anno si gestiscono centinaia di milioni». «La RdB, che insieme al personale della protezione civile ha lottato per contrastare questa operazione, rilancerà nei prossimi giorni ulteriori iniziative, interessando tutte le forze politiche, sociali e le amministrazioni coinvolte, in modo particolare gli Enti Locali, al fine di informare il Paese della pericolosità e della gravità della scelta operata da Bertolaso e dal Governo», conclude.

RICERCA: DOMANI TAVOLO TECNICO PRECARI ISPRA
DOPO 47 GIORNI SUL TETTO

Roma, 10 gen. - (Adnkronos) - Domani alle 15 e 30 nella sede del ministero dell'Ambiente si apre il tavolo tecnico ottenuto dai precari dell'Ispra dopo ormai 47 giorni trascorsi sul tetto della sede di via Casalotti per protestare contro le scelte della struttura commissariale. Un gesto «estremo quello di vivere accampati sul tetto - spiega all'ADNKRONOS Emma Persia coordinatrice Usi Rdb Ricerca Ispra e tecnico di laboratorio assunta a tempo indeterminato - scaturito da una situazione disperata». Quando la protesta è cominciata il 24 novembre erano già stati tagliati oltre 200 posti di lavoro e mancava un mese allo scadere di altri 150 contratti atipici per i quali non c'era alcuna garanzia di continuità, tanto che - dice la sindacalista - il 31 dicembre quei lavoratori atipici sono diventati ufficialmente disoccupati«. Senza tenere conto che »entro marzo prossimo altri 42 posti non verranno rinnovati«. Dal giorno della 'nuovà vita sul tetto, nulla di concreto è cambiato per i precari atipici dell'Ispra, salvo l'aver ricevuto tanta e concreta solidarietà (viveri e beni di conforto) dalla gente del quartiere oltre che le visite di numerosi politici, come quella del 31 dicembre del senatore dell'Idv Stefano Pedica che, dopo aver invano tentato di contattare il ministro Prestigiacomo per 'strapparlè l'impegno ad un sollecito incontro, è riuscito però a contattare il collega della Funzione Pubblica Brunetta che ha rinnovato la propria disponibilità ad interessarsi della vicenda. Ed è »dopo questo gesto di attenzione« da parte del titolare della Funzione Pubblica che è accaduto quanto dai precari richeisto sin dal principio: un incontro con la responsabile dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che il 4 gennaio li ha infatti ricevuti al ministero decidendo l'apertura di un tavolo tecnico per valutare i percorsi che, a normativa vigente, le consentano di dare risposte alle rivendicazioni dei precarie e per valutare anche la reale disponibilità delle risorse messe a disposizione da Regione e Provincia. I soldi, però, secondo le informazioni dei precari, »ci sono: ci sono convenzioni per complessivi 17 milioni per le attività di ricerca marina per il 2010«. Al tavolo che si riunirà domani pomeriggio parteciperanno i rappresentanti Usi Rdb Ricerca, i membri della struttura commissariale, il vice capo gabinetto dell'Ambiente, il capo del personale del dicastero dell'Ambiente e un rappresentante della Funzione pubblica«. Quali le aspettative? »Auspichiamo - fa sapere Cristiano Fiorentini della direzione nazionale Rdb - che al tavolo non si discuta solo dell'ordinaria amministrazione di rinnovi e proroghe perchè ci aspettiamo qualcosa in più che manifesti la chiara volontà del ministro Prestigiacomo di tutelare le attuali professionalità in funzione del rilancio dell'Istituto«. Domani, spiegano Persia e Fiorentini, contiamo di ottenere il mantenimento in servizio dei contratti atipici con proroghe per tutti, la trasformazione degli aticipi in rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato che significa copertura previdenziale, contributiva, ferie e malattie; l'avvio di un piano di assunzioni che, in base alla futura missione dell'Ente, sia calato sulle professioni presenti in Ispra, vale a dire un piano di assunzioni che, tenendo conto dei posti lasciati vacanti dal turn over (si prevedono circa 180 prepensionamenti nel 2010) preveda il bando di concorsi con riserva di legge per chi ha già svolto attività per l'Ente. Attualmente infatti i ricercatori lavorano come co.co.co che hanno »una copertura contributiva ma - fa notare Persia - davvero risibile), con assegni di ricerca (che di fatto sono usati ben al di là della loro funzione oroginale e quindi per coprire lavoro ordinario), con borse di studio o prestazioni occasionali«. «Noi - rimarca la coordinatrice Usi Rdb Ricerca Ispra - vogliamo che si torni a lavorare. Anche se, infatti, i precari restassero tutti in servizio, non ci sono comunque le condizioni per lavorare: nelle more della riorganizzazione ci hanno imposto tutte le procedure amministrative in vigore in ex Apat che non rendono il lavoro fluido per chi come noi sta in mare o in laboratorio. Tanto per dirne una - racconta - siamo tornati a procedure cartacee rispetto a quelle informatizzate. Assurdo!» Se (è la tesi sostenuta e rimarcata in questo ultimo mese dai precari Ispra, l'Istituto vigilato dal ministero dell'Ambiente e nato dall'accorpamento di Apat, Icram, Infs) la Prestigiacomo avesse applicato le norme e i pareri della Funzione Pubblica e quindi del ministro Brunetta, sarebbe stata già garantita la continuità contrattuale, risolvendo così almeno l'emergenza occupazionale del momento. E invece la titolare dell'Ambiente, così come la struttura commissariale da lei nominata, hanno scelto finora di interpretare la legge 133 del 2008 e le successive sui precari in modo restrittivo, nonostante le deroghe previste per il comparto della ricerca. La legge 133, spiega Michela Mannozzi delegato Usi Rdb Ricerca e ricercatrice precaria Ispra, «stabilisce regole che limitano l'utilizzo di personale precario nella PA, ma prevede anche deroghe per le quali ha rilievo la continuità della linea di ricerca e del singolo ricercatore e non il finanziamento del progetto per il quale viene pagato. Per esempio - spiega - non ha senso interrompere il contratto di un ricercatore precario dell'Ispra se le sue competenze in acquacoltura vengono usate prima per il progetto della Laguna di Orbetello e poi per quello della Laguna di Venezia. In entrambi i casi, infatti - sottolinea Mannozzi - la competenza richiesta è la stessa e quindi non ha senso interrompere la continuità contrattuale con l'Ispra in base allo specifico progetto cui il ricercatore fa capo. Questo in sostanza prevedono le deroghe applicate dalla Funzione Pubblica che, invece, nè la Prestigiacomo , nè i commissari hanno finora voluto attuare costringendo così il ricercatore a restare a spasso per 8 - 10 mesi anche quando il bando è stato espletato e il concorso vinto».

ISPRA: ARTICOLO 21 E FNSI, SOLIDARIETÀ AI PRECARI

Roma, 10 gen. (Adnkronos) - Il mondo dei media porta la sua solidarietà ai precari dell'Ispra, dopo che questi ultimi avevano chiesto sostegno con un appello rivolto all'Associazione per la libertà di stampa Articolo 21, per denunciare che la «ricerca precaria è una ricetta sotto ricatto che non fa bene al Paese», e chiedere che l'azione mediatica aiutasse la loro protesta «a non spegnersi». Per questo, domani mattina uno dei fondatori dell'associazione, il deputato Giuseppe Giulietti, sarà sul tetto insieme a Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa, al direttore di RaiNews24 Corradino Mineo, e a Santo Della Volpe, della redazione del TG3, per portare solidarietà ai ricercatori e tecnici Ispra che ormai da 47 giorni occupano il tetto della sede dell'Istituto in via Casalotti 300. «Nonostante l'importanza del nostro Istituto e la drammaticità della sua situazione - ha dichiarato Emma Persia, Coordinatrice dell'Usi - Rdb Ricerca Ispra - siamo convinti che l'attenzione dei media e il contributo dei giornalisti sia essenziale per riuscire a ottenere dei risultati concreti, nella difficile trattativa che si aprirà nei prossimi giorni sul futuro della ricerca pubblica, dell'Ispra e dei suoi lavoratori».


10 gennaio 2010 - Julie news

E' l'accusa del sindacato RDB
Maroni difende il Viminale con i manganelli

ROMA - Centinaia di manifestanti hanno tentato di raggiungere il Ministero degli Interni a Roma per far sentire al ministro in carica il forte dissenso con le sue inaccettabili dichiarazioni su ciò che sta accadendo a Rosarno. Nemmeno una parola sulla caccia all’uomo scatenata nei confronti dei migranti, degli assalti a colpi di fucile, dello sfruttamento di migliaia di stagionali da vent’anni impiegati alla giornata con paghe di fame, costretti a rintanarsi in ricoveri fatiscenti, vessati da un’organizzazione malavitosa che nessun governo si è mai sognato di contrastare. Maroni preferisce buttarla sull’eccessiva tolleranza nei confronti di chi arriva nel nostro paese per necessità. Come dire che fanno bene coloro che perseguitano gli immigrati - che a causa della loro condizione di irregolari lavorano accettando spesso salari inadeguati e forme di sfruttamento insostenibili -soprattutto quando si mobilitano per difendere diritti e dignità. L’ingente schieramento di forze dell’ordine non ha impedito però che la giusta rabbia dei romani e dei migranti confluiti in piazza Esquilino tentasse di arrivare fin sotto il Viminale, dove ben due violente cariche hanno cercato di disperdere i manifestanti. Una volta ricomposto, il corteo ha ripiegato verso piazza Vittorio. E’ chiaro che il comportamento nella gestione dell’ordine pubblico fa il paio con le affermazioni del ministro Maroni e va inquadrato nella cornice più generale dove è il governo stesso ad alimentare razzismo e negazione del diritto ad un’esistenza degna questo nome. Nello stesso senso vanno interpretate le indicazioni inviate ai presidi dalla Gelmini, unico esempio in tutt’Europa, di limitare ad un tetto del 30% la presenza di studenti immigrati in ogni classe. La necessità di porre un argine allo sfruttamento indiscriminato degli immigrati e di rilanciare l’iniziativa contro il pacchetto sicurezza deve mettere in connessione i lavoratori e i precari migranti con le lotte dei cittadini e delle cittadine italiani/e. Il ministro degli interni deve comprendere che il fronte è più largo di quanto crede, come dimostrano le lotte dei lavoratori della FIAT, dell’ISPRA, dell’Alcoa, dell’Eutelia solo per citarne alcune e che la crisi e il disagio sociale non si governano con i manganelli, con le deportazioni o fomentando odio razziale. Le Rdb ritengono la resistenza messa in campo a Rosarno frutto inevitabile di una condizione di vista bestiale, di un sistema che impedendo ai lavoratori immigrati la possibilità di acquisire regolarizzazione e permessi di soggiorno li getta nelle mani di speculatori malavitosi senza scrupoli. Sta a noi coniugare questi episodi, con le lotte di tutti coloro che oggi sono impegnati nella difesa dei propri diritti , con le lotte dei precari e di chi un lavoro non ce l’ha ed è costretto ad accettare pesanti condizioni per garantirsi un minimo di salario, condizioni che assumono le forme della schiavitù come a Rosarno e che producono le reazioni che abbiamo visto.

Salerno: RDB vigila sul bilancio di previsione 2010

SALERNO - Presso il Salone del CdA dell’Università degli Studi di Salerno, il Rettore Raimondo Pasquino ha presentato alle Organizzazioni Sindacali e alla RSU, il bilancio di previsione per il 2010. "Nessun taglio per il personale tecnico ammninistrativo": queste le parole del Magnifico. La RdB Pubblico Impiego nel suo intervento ha ribadito con fermezza che controllerà nel corso dell’anno l’impegno assunto dal Rettore, verificando se le parole saranno supportate dai fatti. La RdB ha ribadito come ogni anno al rito del bilancio di previsione poi segue, in modo sistematico da anni ormai, la mancata discussione sul bilancio consuntivo che priva, nella sostanza, i lavoratori, di qualsiasi controllo ed effettivo intervento sulla parte economica integrativa del loro stipendio. La verità è che quest’anno si sono consolidati i tagli del trattamento accessorio già operati nel 2009, tagli che da diversi anni sono una costante della contrattazione integrativa dell’Ateneo salernitano. Pertanto, la RdB ha chiesto al Rettore di sbloccare il varo del nuovo regolamento "conto terzi" che permetterebbe di apportare un minimo di risorse aggiuntive nella contrattazione. Inoltre, sul reclutamento, è necessario affrontare subito la programmazione triennale per ribandire i 14 posti di lavoro per personale tecnico ammninistrativo, che sono stati revocati nel 2009. La pianta organica và ripristinata visto che la Legge 1/2009 prevede che le Università "possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente". Infine la RdB ha sollecitato l’urgenza di affrontare la discussione sulle riforme che si abbatteranno sull’Ateneo a causa del DDL Gemini e del D.Lgs. 150/09 (riforma Brunetta della Pubblica Ammninistrazione). Il trattamento accessorio dei lavoratori dell’Università di Salerno è ormai ridotto al minimo storico, sotto l’1% dei 200 milioni di euro di tutto il bilancio dell’Ateneo: sempre più paradossale si rivela la propaganda di chi vuole far credere che così si premia la produttività e si qualifica il lavoro dei dipendenti pubblici.


10 gennaio 2010 - La Voce d'Italia

Precari Ispra. Domani il via al tavolo tecnico
I dipendenti si augurano che il ministro Prestigiacomo lanci segnali sul rilancio dell'Istituto
di Vincenzo Malara

Roma - Da 47 giorni sul tetto ma finalmente domani ci sarà un incontro decisivo. Sono quasi due mesi che i precari dell'Ispra occupano la sede per avere delle risposte sui licenziamenti e il futuro degli altri dipendenti con contratto scaduto o in scadenza a breve. Dopo l'incontro con il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo del 4 gennaio è nata la decisione dell'apertura del tavolo tecnico di domani per valutare i percorsi per dare risposte alle rivendicazioni dei precari e per valutare anche la reale disponibilià delle risorse messe a disposizione da Regione e Provincia. "Stare sul tetto è un gesto estremo scaturito da una situazione disperata. Quando la protesta è cominciata il 24 novembre erano già stati tagliati oltre 200 posti di lavoro e mancava un mese allo scadere di altri 150 contratti atipici per i quali non c'era alcuna garanzia di continuità, tanto che il 31 dicembre quei lavoratori atipici sono diventati ufficialmente disoccupati". A parlare è Emma Persia coordinatrice Usi Rdb Ricerca Ispra e tecnico di laboratorio che si è fatta voce, in questi 47 giorni, di tutti i precari dell'azienda. Al tavolo che si riunirà domani pomeriggio parteciperanno i rappresentanti Usi Rdb Ricerca, i membri della struttura commissariale, il vice capo gabinetto dell'Ambiente, il capo del personale del dicastero dell'Ambiente e un rappresentante della Funzione pubblica. Prova a fare un piano sul tavolo tecnico di domani Cristiano Fiorentini della direzione nazionale Rdb: "Auspichiamo non si discuta solo dell'ordinaria amministrazione di rinnovi e proroghe perché ci aspettiamo qualcosa in più che manifesti la chiara volontà del ministro Prestigiacomo di tutelare le attuali professionalità in funzione del rilancio dell'Istituto". Continua Fiorentini: "Contiamo di ottenere il mantenimento in servizio dei contratti atipici con proroghe per tutti, la trasformazione degli aticipi in rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato che significa copertura previdenziale, contributiva, ferie e malattie".


10 gennaio 2010 - Il Resto del Carlino

«Chiarezza con gli operai della Manuli»
LAVORO INTEGRAZIONE DI CIRCA 200 EURO A CHI E' IN CASSA INTEGRAZIONE, SDL ATTACCA
di Emanuela Astolfi

Ascoli - «L'ACCORDO sulla ripartizione degli incentivi tra i lavoratori è stato firmato. Adesso i sindacati convochino un'assemblea per informare tutti gli operai della Manuli sull'esito dell'incontro». Andrea Quaglietti del Sindacato dei Lavoratori e rsu dello stabilimneto che produce tubi in gomma interviene all'indomani della firma dell'accordo tra Cgil, Cisl, Uil e i rappresentanti della Manuli sulla divisione degli incentivi, messi a disposizione dei lavoratori della fabbrica da parte dei vertici aziandali. «Voglio sottolineare aggiunge Quaglietti che non tutta la rsu è stata convocata per l'incontro a Roma e questo comportamento non mi sembra corretto. Ribadisco che non vogliamo accordi che non siano partecipati con i lavoratori. Molti operai che sono in cassa integrazione nell'ultimo mese si sono guardati intorno, ma nessuno ha trovato un'altra occupazione. la situazione del territorio Piceno è preoccupante, serve un impegno istituzionale forte». QUAGLIETTI è critico anche nei confronti di quel gruppo di lavoro' tra sindacati e istituzioni che è previsto nell'accordo sottoscritto a Roma che ha scongiurato la chiusura della fabbrica. «Quel tavolo aggiunge il sindacalista che doveva verificare le manifestazioni di interesse alla reindustrializzazione del sito, valutare piani di formazione e riqualificazione avviare processi dim outplacement non è mai stato convocato. Eppure era una delle cose più urgenti per i lavoratori che sono rimasti fuori e per il futuro dello stabilimento». SECONDO l'accordo che i sindacati confederali hanno firmato a Roma venerdì sera, i lavoratori della Manuli in cassa integrazione dovrebbero percepire circa 200 euro in più al mese come integrazione salariale, mentre chi andrà in mobilità entro il 31 agosto avrà un incentivo mensile di 350 euro lordi. Nell'accordo che Ugl e Sdl hanno bocciato e che è stato firmato a fine novembre dai confederali era prevista infatti una somma di 3,7 milioni di euro che la Manuli ha messo a disposizione degli operai sotto forma di incentivi. L'Sdl ha convocato un'assemblea per domani mattina alle 8,30 davanti alla fabbrica.


9 gennaio 2010 - Adnkronos

RICERCA: ART. 21 LUNEDÌ PROSSIMO SUL TETTO CON LAVORATORI ISPRA

Roma, 9 gen. - (Adnkronos) - Lunedì prossimo alle ore 12, rispondendo all'appello dei lavoratori dell'Ispra Articolo21 parteciperà all'assemblea con una delegazione formata dal portavoce Giuseppe Giulietti, dal direttore Stefano Corradino insieme al presidente della Fnsi Roberto Natale, al direttore di Rainews24 Corradino Mineo e al vicepresidente di Libera Informazione Santo Della Volpe. «Abbiamo raccolto l'appello - scrive Articolo21 in una nota - per far sì che sulla vicenda Ispra come sulle altre, da Termini Imerese all'Eutelia, non cada il silenzio e affinchè la questione sociale torni ad essere all'attenzione quotidiana della politica e dei media».


9 gennaio 2010 - Il Manifesto

I RIBELLI · Nei campi gli espulsi dal lavoro
Da nord verso il sud, gli stagionali della crisi
di Cinzia Gubbini

Sono gli ultimi arrivati, quelli che ancora non parlano bene italiano, quelli che intanto trovano lavoro usando le braccia. Sono i richiedenti asilo, quelli che hanno in tasca un documento che li salva dalle espulsioni ma che gli impedisce di lavorare. Sono quelli più fragili, perché non riescono a trovare un inserimento lavorativo di livello maggiore.
Da quindici anni nelle campagne italiane (non solo quelle del sud) il raccolto passa per le mani dei migranti, principalmente africani ed est europei, vittime di condizioni paraschiavistiche del lavoro. Ultimamente il numero si è un po' ingrossato: a raccogliere pomodori, agrumi, olive, fragole e mele ci sono anche gli espulsi dalle fabbriche, il prodotto della crisi. Nei campi di Puglia, Campania, Sicilia e Basilicata si sente parlare bergamasco e trevigiano.
Ma il numero dei cosiddetti «stagionali» - si stima in 50-70 mila lavoratori, per quanto sia impossibile circoscrivere con esattezza il fenomeno - non supera di certo quello degli operai o delle badanti con passaporto straniero. Rimane un fenomeno minoritario, e marginale per le condizioni di vita e di lavoro. La caratteristica degli stagionali è la migrazione nella migrazione: dalla Sicilia, alla Puglia, alla Campania, su fino al Trentino a spostarsi spesso sono le stesse persone. La Capitanata, la Piana del Sele, il siracusano si riempiono e si svuotano come crescono e muoiono le piante. «È un numero programmabile - sottolinea Piero Soldini, responsabile immigrazione della Cgil - si sa quante persone arrivano ogni anno nei vari distretti, la falla sta in un sistema di accoglienza inesistente». Nella volontà, in parole povere, da parte dei governi nazionale e locali di ignorare il fenomeno e di pensare che il bracciantato possa vivere nei cartoni o negli edifici dismessi senza fare rumore. Ad accendere la miccia, secondo Soldini, «c'è senza dubbio un clima razzista che scatena la guerra fra poveri».
Ma di fatto rimane il nocciolo della questione: il lavoro nelle campagne è per «elezione» sommerso e al nero. Tra le persone con la schiena piegata sui campi per dodici ore al giorno, c'è anche chi un permesso di soggiorno ce l'ha ma non otterrà mai un contratto di lavoro regolare. E su questo punto nemmeno il governo della «tolleranza zero» è capace di mettere soluzione sul tavolo. «Persone che ieri erano nelle fabbriche oggi vanno a raccogliere perché almeno possono guadagnare quel che basta per mangiare», dice Aboubakhar Soumahoro, responsabile immigrazione delle Rdb, che ricorda i numeri: nel 2009 la crisi economica ha aumentato la disoccupazione tra gli italiani dello 0,6%, tra gli immigrati del 2,2%. «Solo che per uno straniero - insiste Soumahoro - non esistono nemmeno quei minimi ammortizzatori sociali che permettano a un lavoratore di rimanere a galla». Il ritorno alla campagna - o la campagna come prima occupazione in Italia - è il simbolo dell'esclusione: da uno status sociale e lavorativo che si è perso o da uno che si deve ancora conquistare. I supersfruttati delle campagne sono alla mercè del caporale e della polizia che viene chiamata puntualmente a fine raccolto, e che con gli sgomberi porta via anche le ultime paghe. Contemporaneamente lo strumento legale per l'ingresso dei lavoratori immigrati, il decreto flussi, continua a centellinare i posti in agricoltura: 80 mila nel 2009, di cui 5.500 per la Calabria. Probabilmente non sarebbe quello il principale strumento usato dai moderni latifondisti e mezzadri, ma almeno ci sarebbe meno ipocrisia.
Per i sindacati e le associazioni la strada rimane una: quella di utilizzare l'articolo 18 - la possibilità per la persona sfruttata di ottenere un permesso di soggiorno se denuncia il suo sfruttatore, e finora usato solo con le prostitute - anche nelle fabbriche e nei campi. Lo aveva promesso il governo di centrosinistra, deludendo le aspettative. Le proposte di legge che giacciono in parlamento rimarranno lettera morta. Per l'attuale sistema che governa l'agricoltura (che in Italia rappresenta il 15% del Pil, compreso servizi e distribuzione) il sommerso è una ricchezza. Per i lavoratori il campo è soltanto garanzia di esclusione. Cinzia Gubbini
Sono gli ultimi arrivati, quelli che ancora non parlano bene italiano, quelli che intanto trovano lavoro usando le braccia. Sono i richiedenti asilo, quelli che hanno in tasca un documento che li salva dalle espulsioni ma che gli impedisce di lavorare. Sono quelli più fragili, perché non riescono a trovare un inserimento lavorativo di livello maggiore.
Da quindici anni nelle campagne italiane (non solo quelle del sud) il raccolto passa per le mani dei migranti, principalmente africani ed est europei, vittime di condizioni paraschiavistiche del lavoro. Ultimamente il numero si è un po' ingrossato: a raccogliere pomodori, agrumi, olive, fragole e mele ci sono anche gli espulsi dalle fabbriche, il prodotto della crisi. Nei campi di Puglia, Campania, Sicilia e Basilicata si sente parlare bergamasco e trevigiano.
Ma il numero dei cosiddetti «stagionali» - si stima in 50-70 mila lavoratori, per quanto sia impossibile circoscrivere con esattezza il fenomeno - non supera di certo quello degli operai o delle badanti con passaporto straniero. Rimane un fenomeno minoritario, e marginale per le condizioni di vita e di lavoro. La caratteristica degli stagionali è la migrazione nella migrazione: dalla Sicilia, alla Puglia, alla Campania, su fino al Trentino a spostarsi spesso sono le stesse persone. La Capitanata, la Piana del Sele, il siracusano si riempiono e si svuotano come crescono e muoiono le piante. «È un numero programmabile - sottolinea Piero Soldini, responsabile immigrazione della Cgil - si sa quante persone arrivano ogni anno nei vari distretti, la falla sta in un sistema di accoglienza inesistente». Nella volontà, in parole povere, da parte dei governi nazionale e locali di ignorare il fenomeno e di pensare che il bracciantato possa vivere nei cartoni o negli edifici dismessi senza fare rumore. Ad accendere la miccia, secondo Soldini, «c'è senza dubbio un clima razzista che scatena la guerra fra poveri».
Ma di fatto rimane il nocciolo della questione: il lavoro nelle campagne è per «elezione» sommerso e al nero. Tra le persone con la schiena piegata sui campi per dodici ore al giorno, c'è anche chi un permesso di soggiorno ce l'ha ma non otterrà mai un contratto di lavoro regolare. E su questo punto nemmeno il governo della «tolleranza zero» è capace di mettere soluzione sul tavolo. «Persone che ieri erano nelle fabbriche oggi vanno a raccogliere perché almeno possono guadagnare quel che basta per mangiare», dice Aboubakhar Soumahoro, responsabile immigrazione delle Rdb, che ricorda i numeri: nel 2009 la crisi economica ha aumentato la disoccupazione tra gli italiani dello 0,6%, tra gli immigrati del 2,2%. «Solo che per uno straniero - insiste Soumahoro - non esistono nemmeno quei minimi ammortizzatori sociali che permettano a un lavoratore di rimanere a galla». Il ritorno alla campagna - o la campagna come prima occupazione in Italia - è il simbolo dell'esclusione: da uno status sociale e lavorativo che si è perso o da uno che si deve ancora conquistare. I supersfruttati delle campagne sono alla mercè del caporale e della polizia che viene chiamata puntualmente a fine raccolto, e che con gli sgomberi porta via anche le ultime paghe. Contemporaneamente lo strumento legale per l'ingresso dei lavoratori immigrati, il decreto flussi, continua a centellinare i posti in agricoltura: 80 mila nel 2009, di cui 5.500 per la Calabria. Probabilmente non sarebbe quello il principale strumento usato dai moderni latifondisti e mezzadri, ma almeno ci sarebbe meno ipocrisia.
Per i sindacati e le associazioni la strada rimane una: quella di utilizzare l'articolo 18 - la possibilità per la persona sfruttata di ottenere un permesso di soggiorno se denuncia il suo sfruttatore, e finora usato solo con le prostitute - anche nelle fabbriche e nei campi. Lo aveva promesso il governo di centrosinistra, deludendo le aspettative. Le proposte di legge che giacciono in parlamento rimarranno lettera morta. Per l'attuale sistema che governa l'agricoltura (che in Italia rappresenta il 15% del Pil, compreso servizi e distribuzione) il sommerso è una ricchezza. Per i lavoratori il campo è soltanto garanzia di esclusione.

SCIOPERO Domenica 5 registrata. Per il Tg5 precettati i quadri
Niente diretta per aggirare lo stop Mediaset attiva le contromosse
di Antonio Sciotto

Mediaset ha già attivato le contromosse per essere danneggiata il meno possibile dallo sciopero deciso per domani e lunedì. La trasmissione di punta Domenica 5 - condotta da Barbara D'Urso - non può saltare: dura diverse ore, è infarcita di spot redditizi, qualsiasi sostituto verrebbe stracciato dalla concorrenza Rai. Perciò si è deciso di correre ai ripari, rinunciando alla consueta diretta: alcuni lavoratori ci confermano che è già stato fissato lo studio 10 di Cologno Monzese, dove oggi D'Urso e il suo gruppo registreranno la puntata. Differente sarà la sorte dei programmi sportivi come Controcampo o quelli della piattaforma Premium: sono legati alle partite di calcio, e dovranno per forza rischiare la diretta. Così come il Tg5, che ancora ieri veniva dato - almeno nelle edizioni della domenica - come «fortemente a rischio» da parte degli scioperanti. Ma pare che l'azienda abbia già comandato diversi quadri per coprire le assenze.
Da Cologno Monzese, cuore dell'Impero televisivo del Cavaliere, le truccatrici si aspettano il massimo della mobilitazione: «L'atmosfera qui è molto calda, dello sciopero parlano tutti - conferma Anna Di Domenico, una delle lavoratrici che ha firmato la lettera aperta al premier - Ci aspettiamo sostegno anche dai lavoratori degli altri settori. E' chiaro che noi siamo l'"apripista", che presto partiranno altre cessioni. Cosa ci guadagnerebbe infatti l'azienda solo dall'esternalizzazione di 56 persone? Hanno cominciato da noi, dall'anello più debole, pensando che non avremmo creato problemi». Lo sciopero, il primo nazionale che coinvolge tutto il gruppo del Biscione (nelle sue ramificazioni Videotime, Rti, Elettronica industriale), è nato proprio dalla decisione di Mediaset, annunciata via fax il 5 gennaio, di cedere il reparto «Trucco, acconciatura e sartoria» alla Pragma srl: i 56 dipendenti coinvolti perderanno così l'integrativo e - temono - la sicurezza del proprio posto, mentre tutti gli altri colleghi si sono allarmati per future, eventuali, cessioni.
Quanto alle altre trasmissioni, sembra che i servizi di Mattino 5 e Pomeriggio 5 (in onda lunedì), verranno montati eccezionalmente tra oggi e domani in una società esterna, la Sea di Roma. I due programmi, però, dovranno comunque rischiare la diretta. Per Matrix, che a volte registra il lunedì, si è deciso di slittare direttamente a martedì. Particolare la scelta di Rita Dalla Chiesa: Forum di lunedì, quando ci sono scioperi, viene di solito registrato il venerdì; ma la conduttrice avrebbe disposto di non pre-registrare nè rischiare la diretta, lunedì, proprio in solidarietà con gli scioperanti; e avrebbe chiesto di mandare in onda una puntata di repertorio con la scritta sovraimpressa «trasmissione registrata». Quanto al Tg5, pare che l'azienda abbia comandato diversi quadri per salvare le edizioni di domenica: in ogni caso, dalle 10 di mattina un presidio degli scioperanti si troverà davanti al Centro Palatino, sede del tg. Così come presidi si svolgeranno a Cologno.
Proprio contro le sostituzioni abusive, Cgil, Cisl e Uil del Lazio hanno inviato a Mediaset una lettera di diffida: minacciano di «procedere in via giudiziale», per attività antisindacale, nel caso in cui l'azienda dovesse «porre in essere comportamenti lesivi del diritto di sciopero, tutelato dall'articolo 40 della Costituzione». «Stiamo cercando di sensibilizzare anche i quadri - dicono Roberto Crescentini e Dario Giordano, delegati Cisl e Cgil Videotime - Anche perché le prossime, eventuali, esternalizzazioni potrebbero riguardare pure loro». Si muove la Cub, che sta creando un sindacato interno, e lo Slai Cobas: gli operai Fiat di Arese saranno al presidio di Cologno. Danno la solidarietà anche i tecnici Broadcast della Clb, che chiede ai propri associati (spesso operatori esterni su cui si appoggia Mediaset) di non prestare la propria opera nelle giornate di sciopero.
Va ricordato infine che le truccatrici hanno ricevuto la solidarietà di tutti i cdr dei giornalisti Mediaset, Tg5 compreso, impegnati in una trattativa con l'azienda sulla creazione dell'agenzia unica che assorbirà Tg4 e Studio Aperto.


9 gennaio 2010 - Il Giorno

«Due pazienti di Codogno morte al Fatebenefratelli»
SAN COLOMBANO PROCLAMATO LO SCIOPERO

«APPRENDIAMO che due delle donne ricoverate alla Rsa di Codogno e trasferite senza criterio dal direttore generale dell'Asl all'istituto Fatebenefratelli di San Colombano, sono morte». La denuncia è di Gianfranco Bignamini, sindacalista RdB-Cub. «Nel silenzio di tutti, sindaco di Codogno, presidente della Provincia, prefetto, magistratura, partiti e sindacati, a Natale 11 donne in gran segreto sono state trasferite da Codogno a S.Colombano», attacca. La scelta - denuncia il sindacato, che proclama sciopero per il 18 gennaio con presidio dalle 10 alle 16 davanti alla Rsa di Codogno - «è consono al direttore dell'Asl perché mandando via tutte le donne la Rsa diventa appetibile per i mercanti della salute».

Arese, Cobas dell'Alfa: in piazza con Videotime

ARESE - I LAVORATORI dell'Alfa Romeo hanno dato mandato allo Slai-Cobas di concordare iniziative di lotta comuni con i dipendenti di Videotime (Mediaset). È l'esito di un'assemblea che si è tenuta ad Arese. «Una delegazione di lavoratori dell'Alfa - spiega Corrado Delle Donne dello Slai-Cobas - sarà presente al presidio organizzato nella sede Mediaset di Cologno Monzese domani, mentre all'assemblea di mercoledì prossimo sarà discusso un vasto programma di iniziative comuni».


9 gennaio 2010 - Il Cittadino

Sbagliato il trasloco dello psichiatrico: «Pazienti a rischio»

Profondo rammarico. E la promessa di andare sicuramente fino in fondo. Sindacalista di punta delle rappresentanze di base Rdb-Cub settore sanità, Gianfranco Bignamini ha reagito così ieri mattina alla notizia del decesso di due delle undici pazienti dell’ex psichiatrico di Codogno trasferite a fine dicembre al Fatebenefratelli di San Colombano. Le due donne avevano rispettivamente 96 e 86 anni. «Quello dalla Rsa di Codogno al Fatebenefratelli è stato per loro un viaggio senza ritorno - attacca Bignamini -. Stiamo ancora valutando con attenzione tutti i dettagli di quanto successo. Di certo nessuno ci toglierà la convinzione che, tra le cause di quanto accaduto a quelle due donne, ci sia stato proprio il trauma seguito allo spostamento dalla Rsa, che l’Asl ha effettuato in gran segreto tra il 28 e il 30 dicembre, senza alcun criterio di logica». Bignamini prosegue: «Per quarant’anni queste donne hanno vissuto in uno stesso posto, nell’ex psichiatrico di Codogno - sbotta il sindacalista -. Nella Rsa codognese sono state seguite da un’assistenza capillare e quotidiana fuori dal comune, dove le docce alle donne vengono fatte ogni giorno, dove chi ha problemi di deglutizione viene imboccato al momento del pasto. Impossibile pensare che spostare questi soggetti deboli ed anziani in un’altra struttura non avrebbe avuto su di loro conseguenze traumatiche». Ieri la notizia del decesso delle due donne è arrivata con il peso di un macigno anche in Rsa. Nessun commento ufficiale è arrivato dall’ex psichiatrico, a trapelare è stata però l’impressione che il personale dell’Rsa si aspettasse da un momento all’altro una notizia simile. «E come stupirsi, quando ad essere state spostate sono state donne anziane, deboli di corpo e di psiche, per cui ogni piccolo cambiamento genera inevitabili traumi - rimarca Bignamini -. Andremo fino in fondo su questa questione, questo è sicuro. Stiamo valutando la possibilità di denunciare i vertici dell’Asl». Attualmente in Rsa sono ancora ospitate 40 donne.


9 gennaio 2010 - Gazzetta del Sud

Nuovi call center per riciclare eterni precari
Tensione alle stelle. Cimino: l'unica soluzione è un tavolo istituzionale che finanzi un piano di salvataggio

Protesta ad oltranza. Continua l'occupazione della sede operativa del call center, a Santa Maria, da parte dei lavoratori Phonemedia-Omega piombati nel limbo dallo scorso 2 dicembre, giorno dell'inizio della protesta contro «una società fantasma più volte sollecitata» che non eroga ai dipendenti gli stipendi da oltre tre mesi. «I lavoratori – spiega Antonio Jiritano per il sindacato Rdb – stanno lottando a difesa dei loro posti di lavoro, in quanto i "fantasmi" dell'azienda hanno minacciato di esternalizzare le attività fino ad ora svolte». È forte la denuncia della Rappresentanza sindacale di base. «Purtroppo è una storia già vista negli anni passati. Prima – incalza Jiritano – si illudono tantissimi giovani e padri di famiglia che il lavoro precario sia il più bel risultato immaginabile, dopo avere preso soldi e sfruttato le maestranze; nessuno è proprietario nessuno ha responsabilità! Nelle more i lavoratori cercano altre occupazioni presso altri call center all'uopo organizzati (ne stanno nascendo altri tre in provincia) che riciclano gli stessi lavoratori sottopagati e la storia continua all'infinito, senza che nessuno possa organizzare la propria vita privata». Nel frattempo, secondo la Rdb, «altri lavoratori stufi e sfibrati di tale situazioni si ritirano completamente dalla scena facendo il gioco dei "padroni fantasmi"». Eppure, rispetto alla vertenza Phonemedia-Omega «non è un caso di call-center in crisi, ma l'ennesimo caso – lamenta ancora Jiritano – di multinazionale che viene qui ad attaccarsi alla mammella dei finanziamenti pubblici. Già: perché era lo Stato, la Comunità europea, cioè noi, a pagare una parte degli incentivi per mantenere il lavoro». Di certo, secondo la Rdb, ci sono responsabilità politiche. «Occorre chiederci perché si è arrivato a tanto e qual è stato il ruolo della politica in tutti questi anni: di chi sono le responsabilità per aver "regalato" alla Phonemedia soldi senza assicurazioni lavorative?». In assenza di segnali positivi sul futuro occupazionale degli oltre 2 mila 200 dipendenti, il sindacato annuncia che «l'occupazione prosegue. Ma la politica – domanda ironicamente Jiritano – cosa farà, si limiterà a continuare a trincerarsi dietro lussuose poltrone oppure convincerà i lavoratori ad abbonare gli arretrati ottenendo così qualche altro mese di tempo per prendere tutti in giro?». La necessità di battersi «per il lavoro e la difesa del presidio occupazionale» è oggetto invece dell'intervento del capogruppo di Nuova Alleanza in consiglio comunale, Franco Cimino. «L'unica via rimasta – aggiunge il consigliere – è quella di un tavolo unitario, dove, alla chiarezza sulla proprietà o sulla provvisoria gestione della crisi, si aggiunga l'impegno delle varie istituzioni, Governo e Regione in primis, per l'elaborazione di un piano interamente finanziato. Piano che riconverta le singole competenze e diversamente collochi quella parte di lavoratori che potrebbe non trovare posto in un'azienda risanata». Secondo Cimino «i lavoratori sono in mezzo a una strada, letteralmente. Li si voleva prendere per fame, negandogli o ritardando il pagamento degli stipendi. Ora li si vorrebbe prendere per stanchezza. Un classico delle antiche resistenze della proprietà, dai primi del '900 in poi, nei confronti dei lavoratori, che altro potere non hanno se non la fatica della lotta. E la lotta fisicamente stanca, consuma anche psicologicamente quando devi fare i conti, specialmente le madri e i padri, con i bisogni fondamentali delle famiglie. Per intenderci, il pane quotidiano, il vestiario di prima necessità, la pizza al sabato per i figli. Tutte cose semplici e normali per ogni famiglia, che invece – prosegue Cimino – per circa duemila persone sono diventati ostacoli insormontabili. Sono tutti uomini e donne della nostra terra già duramente colpita dall'insipienza delle classi dirigenti e dalla cronica arretratezza della nostra economia. La maggior parte di essi è di Catanzaro. La città, che già soffre di questa grave problematica e sulla quale insiste anche la questione Villa Betania, non può consentirsi di perdere un solo posto di lavoro. Neppure uno». Da qui l'esigenza d'intervenire in maniera forte. «L'Amministrazione comunale, opportunamente stimolata al suo interno da posizioni coraggiose – sottolinea ancora Cimino – ha compiuto gesti importanti e significativi. Tuttavia, essi rischiano di apparire inutili se non sarà rafforzata l'iniziativa dell'Ente a favore di una positiva e rapida conclusione della drammatica vicenda, che è sempre stata questione politica e mai vertenza sindacale. Pertanto, solo sul terreno politico potrà sciogliersi quell'intrigo che lega clientelismo, brutta politica, cattiva economia.Quei passaggi incomprensibili dell'intera contraddittoria vasta problematica e le più diverse negative responsabilità saranno chiariti presto. Almeno lo spero».(g.l.r.)

Proclamato lo stato d'agitazione
Mancini: «Siamo la città della provincia con il più alto reddito Irpef»
di Cesare Barone

Soverato - Le segreterie provinciali di Cgil funzione pubblica, Uil pubblica amministrazione e Rdb, hanno proclamato lo stato di agitazione del personale dell'Agenzia delle entrate della provincia di Catanzaro. La notizia è stata resa nota in una nota congiunta a firma delle organizzazioni sindacali, che hanno scritto al prefetto, al Ministro dell'Economia, al direttore dell'Agenzia delle entrate di Roma e ad altri organismi competenti. I sindacati lamentano una «gravissima carenza organica della direzione di Catanzaro e i tentativi di spoliazione dei servizi svolti da anni dall'ex sezione di Soverato. Di fronte al rifiuto del direttore provinciale di aprire un tavolo di confronto per evitare l'insorgenza di conflitti, proclamano lo stato di agitazione del personale dell'intera direzione, condividendo pienamente le posizioni assunte in merito, dalla Rsu dell'ufficio di Catanzaro, nonché, la più recente iniziativa assunta dal sindaco di Soverato ed oggetto di specifico documento diretto ai vertici dell'agenzia oltre che alle organizzazioni sindacali. È inaccettabile – proseguono i sindacalisti – che la drammatica carenza organica dell'ufficio provinciale continui ad essere sottaciuta e mortificata attraverso l'inaccettabile espediente della "pendolarizzazione" di personale dalle ex sezioni staccate all'ufficio di Catanzaro. Al riguardo, insieme al sindaco di Soverato Raffaele Mancini, abbiamo inteso mettere in evidenza la necessità di potenziamento organico da effettuarsi mediante un apposito e mirato interpello regionale anziché ricorrendo alla stantia panacea del continuo "pendolarismo"». Una situazione di disagio che non riguarda solo la sezione di Soverato, ma anche Squillace, Chiaravalle Centrale e Lamezia Terme. Secondo quanto sostengono le organizzazioni sindacali, ad aggravare la situazione di disagio organico sarebbe un provvedimento della direzione provinciale con il quale viene paralizzata l'attività di accertamento. «In particolare, a Soverato – sostengono i sindacalisti - non viene potenziato il team di controllo relegandolo ad appena due unità e ridimensionando la preziosa e continua presenza del capo team. Alla luce di tutto ciò, riteniamo ineludibile l'avvio della vertenza con la proclamazione dello stato d'agitazione del personale dell'intera provincia specificatamente sulla indifferibilità del potenziamento organico dell'ufficio di Catanzaro». Al riguardo il prossimo 19 gennaio dalle ore 11 alle 14 è indetta un'assemblea che si svolgerà nella sede di piazza Casalinuovo a Soverato, alla quale parteciperanno anche i lavoratori degli sportelli di Chiaravalle, Squillace e Borgia. A chiedere il potenziamento dello sportello dell'agenzia delle entrate, anche il sindaco Raffaele Mancini, che, con una lettera indirizzata al Ministro delle Finanze e ai vari direttori dell'agenzia, intende rappresentare i gravi disagi che deriverebbero dalla prospettiva di sospensione dovuta dal mancato potenziamento organico del servizio di accertamento. Il primo cittadino, ribadisce che la cittadina jonica «rappresenta il baricentro di un vasto comprensorio che vuole avere la stessa dotazione di servizi degli altri distretti della provincia di Catanzaro. Non solo. Soverato, per dati accertati e pubblicati da "Il sole 24 ore" è la città della provincia percentualmente a più alto reddito Irpef».

I precari salgono sul tetto del Cas

Stavolta si sono accampati sul tetto del Consorzio per dare maggiore impulso a una protesta che ormai si trascina da tempo. I precari delle Autostrade non hanno intenzione di mollare la presa e si dicono intenzionati ad andare avanti a oltranza. Obiettivo, l'agognata stabilizzazione. Ieri, alle prime ore del mattino, è scattata la mobilitazione: una cinquantina di lavoratori dei servizi di esazione si sono armati di igloo da campeggio occupando la terrazza della sede di contrada Scoppo da dove hanno sventolato enormi striscioni. Al centro della questione una delibera risalente alla precedente gestione del Cas, quando alla guida si trovava la dottoressa Patrizia Valenti, in cui si faceva riferimento alla stabilizzazione dei precari a copertura delle carenze di organico. La recente delibera n. 85 del 28 dicembre scorso dell'attuale commissario straordinario del Cas, Matteo Zapparrata, stabilisce in uno dei punti relativi alla parte "Servizi di esazione" che occorre «programmare l'eventuale possibilità di utilizzo del personale cosiddetto "stagionale" secondo criteri improntati a razionalità ed evitando il crearsi di aspettative di stabilizzazione di alcun tipo da parte di tale tipologia di lavoratori». A questo proposito il Cub Trasporti che anima la protesta sostiene che «contrariamente a quanto concordato il 22 gennaio del 2009 in sede di Presidenza della Regione circa la stabilizzazione dei precari del Cas, lo stesso presidente Lombardo ha ritenuto di dover smentire l'accordo stesso proseguendo contestualmente e precisamente il 7 dicembre scorso riproponendo ancora una volta in occasione del costituendo terzo governo Lombardo la stabilizzazione dei precari. Il cammino intrapreso – prosegue il Cub – volto a una sistemazione stabile e dignitosa per gli operatori stagionali Ate del Cas come per tutti gli altri non può subire battute d'arresto che ne pregiudicherebbero l'esito, né essere compromesso dal "gioco delle tre carte" cui gli amministratori regionali sono avvezzi da secoli. E a tale scopo impiegheremo ogni mezzo in linea coi nostri principi e con le nostre finalità per giungere al risultato che fervidamente auspichiamo. A partire da quegli incontri di base che ci vedranno uniti e determinati nelle decisioni necessarie atte a tradurre nel concreto delle iniziative, dichiarazioni di principio e obiettivi strategici». Intanto ieri sera, i manifestanti sono stati convinti a scendere dal tetto per "rifugiarsi" nella sala riunioni del Consorzio dove proseguono l'occupazione. Il Cas impiega, come personale di ruolo, 298 persone, di cui 155 full-time e 143 part-time. Troppo poche, secondo quanto aveva ammesso l'ex presidente Patrizia Valenti, quando parlò di una carenza d'organico di 238 persone, di cui almeno 130 di personale Ate (Agenti tecnici esattori). Ecco perché da più di vent'anni, ormai, il Consorzio si affida alla graduatoria dei precari, assumendoli periodicamente per 90 giorni l'anno, il massimo perché non si passi al tempo indeterminato.(t.c.)


9 gennaio 2010 - Il Resto del Carlino

Manuli: incentivi agli operai accordo a Roma
di Emanuela Astolfi

Ascoli - SI RIACCENDE la polemica legata al futuro della Manuli di Campolungo. L'attività all'interno della fabbrica che produce tubi in gomma è ripartita con poco più di cento operai, ma ieri alcuni dei lavoratori che invece sono in cassa integrazione hanno ricevuto una raccomandata dalla multinazionale. «La Manuli spiega Andrea Quaglietti, del Sdl e rsu li invita a presentarsi in fabbrica lunedì 12 gennaio ad orario stabiliti, dove saranno accompagnati per ritirare i propri effetti personali. E' una procedura fatta di solito a chi viene licenziato, non ci sembra corretto. Finché gli operai sono in cassa integrazione sono dipendenti della Manuli». Per questo l'Sdl ha promosso un'assemblea lunedì mattina davanti ai cancelli della fabbrica. «Invitiamo tutti i lavoratori aggiunge Quaglietti a non presentarsi alla convocazione fatta dalla Manuli e nel corso dell'assemblea lo ribadiremo». Ieri intanto, a Roma è stato raggiunto un accordo di massima tra la Manuli e i rappresentanti locali e nazionali di Cgil, Cisl e Uil (Falciani, Antonucci e Canali) sulla ripartizione degli incentivi tra i lavoratori. Una somma di quasi 4 milioni di euro che la Manuli aveva messo a disposizione nell'accordo sottoscritto a Roma a fine novembre.


8 gennaio 2010 - Adnkronos

PROTEZIONE CIVILE: FP CGIL, NON C'È BISOGNO DI CREARE ALTRE STRUTTURE
RDB PUBBLICO IMPIEGO, NO A PRIVATIZZAZIONE SERVIZIO PUBBLICO VITALE

Roma, 8 gen. (Adnkronos) - «Apprendiamo con piacere che anche il 'padrè della moderna Protezione civile appare contrario alla cosiddetta 'nuovà protezione civile, che il governo, attraverso il fido Bertolaso, sta trasformando in una macchina di soldi spesi senza alcun controllo sulla pelle dei cittadini. Perchè questo alla fine è e sarà. Con i poteri attualmente attribuiti alla protezione civile, non c'è alcun bisogno di creare alcunchè ciò che occorre invece è occuparsi seriamente dei rischi di questo Paese con una seria politica operativa di prevenzione che invece è mancata negli ultimi otto anni». Lo sottolinea Antonio Crispi, Segretario Nazionale Fp Cgil e Fp Cgil Protezione Civile. «E tale mancanza -rileva- si vede e si è vista al di là dell'effetto alone degli annunci roboanti e della resa mediatica di inesistenti emergenze gonfiate all'uopo, che ammorbano le coscienze e coprono come un velo l'atroce vuoto». Anche la Rdb Pubblico Impiego critica in una nota la «privatizzazione di un servizio pubblico vitale per il Paese; un'operazione che, come già avvenuto con la costituzione della Difesa Servizi s.p.a, sottrae ad ogni controllo e trasparenza, e senza alcuna garanzia per i dipendenti, la gestione di un settore ove ogni anno si gestiscono centinaia di milioni». «Tra qualche giorno approderà nelle commissioni competenti del Parlamento il Decreto Legge 195/2009, che trasforma la Protezione civile in una società per azioni e stabilisce per i dipendenti del Dipartimento della Protezione Civile il passaggio tout-court dal rapporto di lavoro pubblico a quello privato senza prevedere alcuna tutela. Queste decisioni sono state assunte da Bertolaso e dal Governo senza confronto con i sindacati ed in spregio alle regole democratiche previste dalle norme di legge e contrattuali», prosegue la Rdb. L'organizzazione, «che insieme al personale della protezione civile ha lottato per contrastare questa operazione», lancerà nei prossimi giorni «ulteriori iniziative, interessando tutte le forze politiche, sociali e le amministrazioni coinvolte, in modo particolare gli enti locali, al fine di informare il Paese della pericolosità e della gravità della scelta operata da Bertolaso e dal Governo».

IMMIGRATI: RDB, I FATTI DI ROSARNO FRUTTO DI CONDIZIONE SCHIAVISTA

Roma, 8 gen.(Adnkronos) - «I fatti di Rosarno sono soprattutto frutto di una condizione lavorativa schiavista, nella quale i lavoratori immigrati sono costretti a subire ogni tipo di umiliazione e vessazione». È Aboubakar Soumahoro, responsabile Nazionale Immigrazione del sindacato RdB a commentare la 'rivoltà nella cittadina calabrese. «L'introduzione del pacchetto sicurezza col reato di clandestinità e il contratto di soggiorno con la legge Bossi-Fini sono due facce della stessa medaglia che hanno, di fatto, alimentato e creato in alcuni casi una situazione di razzismo e odio sociale e lavorativo, e che tolgono ogni strumento di tutela sindacale e giuridica agli immigrati. Molti dei ragazzi, infatti, hanno richiesto asilo o sono stati licenziati per via della crisi in corso, e si ritrovano anche preda della criminalità organizzata e non». «La politica dell'essere cattivo con i clandestini, come sollecitato a suo tempo dal ministro dell'Interno, Maroni dimostra il fallimento legislativo e la mancanza della cultura dell'inclusione, del rispetto dei diritti e delle diversità».


8 gennaio 2010 - Ansa

ROSARNO: SOUMAHORO (RDB),FRUTTO DI UNA CONDIZIONE SCHIAVISTA

(ANSA) - ROMA, 8 GEN - «I fatti di Rosarno sono soprattutto frutto di una condizione lavorativa schiavista, nella quale i lavoratori immigrati sono costretti a subire ogni tipo di umiliazione e vessazione». Lo afferma Aboubakar Soumahoro, responsabile immigrazione del sindacato RdB. «L'introduzione del pacchetto sicurezza col reato di clandestinità e il contratto di soggiorno con la legge Bossi-Fini sono due facce della stessa medaglia che hanno, di fatto, alimentato e creato in alcuni casi una situazione di razzismo e odio sociale e lavorativo, e che tolgono ogni strumento di tutela sindacale e giuridica agli immigrati. Molti dei ragazzi sono infatti richiedenti asilo, lavoratori licenziati per via della crisi in corso, che si ritrovano anche preda della criminalità organizzata e non». «La politica dell'essere cattivo con i clandestini, come sollecitato a suo tempo dal ministro dell'Interno Maroni - conclude il responsabile RdB - dimostra il fallimento legislativo e la mancanza della cultura dell'inclusione, del rispetto dei diritti e delle diversità».

LAVORO:ISPRA;TIBALDI-SMERIGLIO,BENE INCONTRO CON COMMISSARIO

(ANSA) - ROMA, 8 GEN - Si è svolto questa mattina un tavolo tecnico interistituzionale convocato dal prefetto Vincenzo Grimaldi, commissario straordinario dell'Ispra. A rappresentare Regione Lazio e Provincia di Roma, gli assessori regionale e provinciale al Lavoro, Alessandra Tibaldi e Massimiliano Smeriglio, l'assessore provinciale alla Tutela Ambientale, Michele Civita e il Capo di Gabinetto della Provincia di Roma, Maurizio Venafro. «Siamo molto soddisfatti - spiegano Tibaldi e Smeriglio - dell'incontro di questa mattina per la disponibilità dimostrata dal commissario dell'istituto e dai suoi collaboratori al confronto con le diverse istituzioni. Conveniamo con loro sulla necessità di tenere distinto il piano della centralità della ricerca dalla legittima trattativa sindacale in corso». «Siamo convinti - aggiungono - che la ricerca sia motore fondamentale dell'economia romana e laziale. In questo senso il potenziamento e la valorizzazione delle competenze dell'Ispra possono svolgere un ruolo importante a supporto delle deleghe ambientali degli enti locali, e favorire allo stesso tempo un esito positivo della vertenza che, dopo quasi 50 giorni, vede ancora i lavoratori protestare sul tetto della sede di Casalotti». «Auspichiamo - sottolineano - che l'Istituto definisca al più presto la propria mission e le risorse di cui ha bisogno, così da poter pianificare, nell'ambito delle nostre competenze istituzionali, gli interventi e le collaborazioni da avviare».


8 gennaio 2010 - Iris

ROSARNO: SOUMAHORO (RDB), E’ IL FRUTTO DI UNA CONDIZIONE SCHIAVISTA

(IRIS) - ROMA, 8 GEN - "I fatti di Rosarno sono soprattutto frutto di una condizione lavorativa schiavista, nella quale i lavoratori immigrati sono costretti a subire ogni tipo di umiliazione e vessazione", afferma Aboubakar Soumahoro, responsabile Nazionale Immigrazione del sindacato RdB. Continua Soumahoro: "L’introduzione del pacchetto sicurezza col reato di clandestinità e il contratto di soggiorno con la legge Bossi-Fini sono due facce della stessa medaglia che hanno, di fatto, alimentato e creato in alcuni casi una situazione di razzismo e odio sociale e lavorativo, e che tolgono ogni strumento di tutela sindacale e giuridica agli immigrati". "Molti dei ragazzi sono infatti richiedenti asilo, lavoratori licenziati per via della crisi in corso, che si ritrovano anche preda della criminalità organizzata e non". "La politica dell’essere cattivo con i clandestini, come sollecitato a suo tempo dal Ministro dell’Interno Maroni – conclude il responsabile RdB – dimostra il fallimento legislativo e la mancanza della cultura dell’inclusione, del rispetto dei diritti e delle diversità".


8 gennaio 2010 - TRC Giornale

La protesta della Ri.Rei. arriva in tribunale
di Rita Busato

Civitavecchia - È stata rinviata al 4 giugno l'udienza del procedimento intentato dal Consorzio Ri.Rei, presidente Raimondo Pietropoletti e vice presidente Rossana Varrone, contro i rappresentanti dell'A.G.U.D. (Associazione Genitori Utenti Disabili), accusati di diffamazione nei confronti della stessa Ri.Rei.. Questa mattina di fronte al Tribunale di Civitavecchia si è svolta una manifestazione di solidarietà da parte di lavoratori e familiari a favore della presidente dell'A.G.U.D. Angelamaria Contona e della vice presidente Mirella Biferali Rossetti, alle quali i dirigenti del consorzio hanno richiesto un indennizzo di 5 milioni di euro. L'associazione, costituita dai parenti degli oltre 1000 disabili che sono ospitati o frequentano i 6 centri dislocati a Roma e Provincia, ha presentato questa mattina, tramite il proprio difensore, l'avvocato Giuseppe Rosso De Vita (lo stesso che ha difeso Wellby ed ha seguito il caso Englaro ndr), una nutrita documentazione sulle cattive condizioni e la mancanza di assistenza nei vari centri. Presso il centro di Santa Severa, dove i lavoratori stanno protestando sul tetto del loro posto di lavoro, sono ospitati anche alcuni disabili civitavecchiesi. La gestione, dal settembre del 2006 alla Ri.Rei, un consorzio di cooperative composta da Legacoop, Confcooperative e Agci Lazio, era in precedenza affidata ad Anni Verdi. In questi tre anni si sono moltiplicate le vertenze dei lavoratori per richiedere il rispetto del contratto di lavoro, della regolarità nel pagamento delle retribuzioni e contro i numerosi licenziamenti. Circa 500 i dipendenti occupati con diverse mansioni una cui delegazione, con i rappresentanti sindacali della CGIL e della RDB Cub, questa mattina era sul piazzale del Tribunale per sostenere però l'Agud. A portare la sua adesione anche Marco Cappato, del partito radicale, in rappresentanza anche della associazione Luca Coscioni. Una situazione difficile, controversa, in cui non sembra facile trovare una soluzione e per la quale tutti chiamano in causa la Regione Lazio per definire, attraverso una gara pubblica, una gestione giudicata inadeguata ed inaffidabile. Una Regione, secondo anche i sindacati, ad oggi totalmente assente.


8 gennaio 2010 - Il Messaggero

ROMA. Sciopero giustizia

ROMA - Dopo lo sciopero indetto dagli avvocati e la mobilitazione annunciata dalla magistratura, sarà il personale di tribunali e procure a mobilitarsi. Il 5 febbraio tutti i dipendenti delle amministrazioni giudiziarie incroceranno le braccia. «Una protesta proclamata a sostegno della vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall’amministrazione e dalla minoranza delle organizzazioni sindacali», spiega in una nota il comparto funzione pubblica di Cgil, Uil, Cisl e Rdb. Le nuove norme, per i sindacati, «dequalificano i lavoratori e separano le funzioni con il conseguente peggioramento del servizio e il rallentamento dei tempi dei processi».
E i la nota conclude: «Nessuna riforma della giustizia è possibile senza valorizzazione del personale, nuove assunzioni, investimenti adeguati e un serio progetto di riforma, che assicuri la modernizzazione, l’efficacia e la funzionalità del sistema».


8 gennaio 2010 - InAlessandria

Vigili del Fuoco e Soccorso Sanitario non li dividono solo i numeri:
la RdB Vigili del Fuoco chiede sospensione protocollo con 118

Abbiamo ricevuto tramite mail la seguente lettera, che pubblichiamo integralmente:
Tra i pompieri che rispondono al numero telefonico 115 e il soccorso sanitario che risponde al 118, la divisione non rimane limitata, come si potrebbe pensare, da quei pochi numeri che li separano. Purtroppo proseguono le incomprensioni operative tra le due istituzioni del soccorso.
Già in passato, si era avvertita la necessità di migliorare i rapporti tra i Vigili del Fuoco e il nascente 118; rapporti che dovevano essere finalizzati ad una maggiore sinergia durante le operazioni di soccorso.
Quando ancora non esisteva la centrale unificata del soccorso sanitario, poteva capitare, sopratutto sugli incidenti stradali, che qualche ambulanza esitasse, a chiamare i Vigili del Fuoco, in loro supporto. Forse non tutti sanno che i Vigili del Fuoco non sono solo addestrati all’estricazione del ferito, ma hanno come loro compito istituzionale, la prevenzione, la previsione sui luoghi incidentati del rischio evolutivo e la messa in sicurezza, ecc. ecc!
Proprio in questa ottica di collaborazione, i pompieri della provincia di Alessandria, hanno dato vita ad una serie di incontri informali, hanno scopiazzato qua e là qualche protocollo operativo 118/115 già esistente e si sono messi in fila per le pratiche burocratiche.
Ma come si suol dire, non tutte le ciambelle riescono con il buco!
Il precedente Dirigente del Comando VVF di Alessandria ha rimescolato un po’ le carte ed ha stravolto in alcuni passaggi quel protocollo pensato dai pompieri, arrivando così a siglare con il Responsabile 118 territoriale, un documento, che già a qualche ora dalla firma, si sarebbe rilevato fallimentare, inefficace ed eccessivamente burocratico; un documento che non rifletteva e non rispettava quello che era stato l’intento per cui i pompieri l’avevano voluto; rimane solo un vero e proprio accordo di "forma" tra due Dirigenti, ma sicuramente niente a che vedere con lo strumento che doveva riuscire a far parlare la stessa lingua all’infermiere, al medico ed agli stessi pompieri.
E’ per questo motivo che sia come sindacati, che come pompieri, non appena al Comando si è insediato il nuovo Dirigente, abbiamo chiesto che si intervenisse per rivedere quel protocollo, magari cancellando qualche frase o alla peggio di riscriverlo in toto; in questa situazione, chi ci rimette è l’utente finale, proprio quello che invece noi saremmo chiamati a soccorrere.
Le due sale operative, 118 e 115, continuano a parlare lingue differenti; spesso i pompieri sono costretti a lunghe attese prima dell’arrivo di un ambulanza.
Se non avessimo testimonianze assurde di spese discutibili, come quella dell’eliambulanza privata appaltata dalla regione Piemonte, potremmo pensare che questi ritardi siano creati a hoc, forse con l’intento di scoraggiare il paziente ad inutili ricoveri, e si potrebbe dubitare che magari i pompieri siano utilizzati "in avan scoperta" per verificare la vera necessità di un soccorso sanitario e solo dopo, forse, provvedere all’invio di un’ambulanza!
Tutto in un ottica di tagli alla spesa, di risparmio di uomini e mezzi.
Ma avendo testimonianza di un fatto sconcertante come quello accaduto a Cuneo, riteniamo che non sarà l’invio più o meno tempestivo di un’ambulanza, magari su un falso allarme, che potrà sanare le casse della sanità della nostra regione.
Cuneo: elicottero dei Vigili del Fuoco Piemonte sul posto; il personale VVF vericellato, recuperate e imbarellate le spoglie di un uomo deceduto da diversi giorni in montagna; tutto era pronto perché la salma fosse portata a valle per poi consegnarla alle autorità competenti, quando arriva il contrordine.
Mentre l’elicottero VVF è in overing, arriva l’ordine via radio di rimettere la salma a terra perché era pronto a partire l’elicottero del 118! pare che la sigla dell’eliambulanza fosse la stessa di quello abitualmente in uso ad Alessandria.
Altro episodio. Recupero di persona infortunata in grotta sempre nel Cuneese, ore 7 ferito all’esterno della grotta con arto inferiore rotto e principio di ipotermia - elicottero VVF già sul posto pronto al recupero in quanto l’elicottero del 118 di stanza a Torino non poteva alzarsi in volo per mancanza di visibilità e quello di Cuneo per contratto non poteva volare prima delle ore 9, sfruttando una temporanea apertura di visibilità si iniziavano le operazioni di imbarco con sul posto il medico del CNSAS speleologico che inizialmente aveva dato il suo consenso, all’improvviso lo stesso medico negava l’autorizzazione al recupero del ferito allontanando l’elicottero VVF dal posto. Il ferito veniva recuperato dopo circa 2 ore dall’elicottero del 118 di Levaldigi dopo avere tentato, a causa delle cattiva visibilità, per diverse volte di raggiungere la zona dove si trovava l’infortunato. Il ferito è stato ospedalizzato in ritardo a causa di una incomprensibile presa di posizione e ha rischiato di essere portato a valle con un lungo e impegnativo percorso di terra.
Questi episodi ci devono far riflettere.
Gli attuali ritardi, le incomprensioni, le complicanze tra le due istituzioni vanno appianate: ora non si tratta di risparmiare un ambulanza o di ottimizzare se mandare una base o una medicalizzata: qui si tratta di una questione burocratica che và superata, perché quanto accade non rientra nello spirito con cui i Vigili del Fuoco si sono fatti promotori di questo protocollo.
I nostri "clienti" sono gli stessi, i nostri "padroni" sono gli stessi, il nostro è un servizio al cittadino che ha necessità di aiuto senza se e senza ma!
Contestualmente a questo comunicato stampa come Sindacato RdB Vigili del Fuoco abbiamo scritto anche al Prefetto ed ai Dirigenti 115 e 118, al fine di superare queste incomprensioni, al fine di una totale incondizionata sinergia atta a svolgere il migliore soccorso possibile nella nostra provincia di competenza.
Vladimiro Alpa


8 gennaio 2010 - La Gazzetta di Modena

La polizia sgombera l’ex Ford occupata
Venti agenti sono entrati in azione alle 7.30 in via Canaletto. Dieci giovani denunciati
di PAOLO FORMICOLA

MODENA - Sgomberato il "Guernica". Polizia e carabinieri sono intervenuti ieri mattina alle 7 e 30: dopo un mese e mezzo di occupazione, lo "spazio antagonista" - nato nei locali dismessi dell’ex concessionario Ford Motorstore in via Canaletto Sud - è stato chiuso. Al momento dell’irruzione nei locali erano presenti solamente due attivisti del Cam, che presidiavano la struttura occupata lo scorso novembre. Le operazioni di sgombero, che sono state coordinate dalla questura, si sono svolte senza particolari problemi, in quanto gli occupanti non hanno opposto resistenza.
Chiusura del Guernica dopo un mese e mezzo di attività nel capannone occupato: il Cam afferma «Ce lo aspettavamo». Il procedimento di sequestro dei locali, disposto dal gip del Tribunale di Modena, è stato messo in atto ieri mattina dalla questura di Modena con l’ausilio di mezzi e uomini della squadra mobile di Bologna, dei carabinieri e della polizia municipale. Venti gli agenti complessivamente impegnati nelle operazioni, dieci le persone identificate dalla Digos e denunciate per occupazione abusiva di immobile.
Al momento dell’irruzione, complici la fine delle vacanze natalizie e la ripresa delle attività scolastiche e lavorative, erano presenti all’interno solamente due attivisti del Cam, che non hanno opposto resistenza e sono usciti dai locali.
Nel giro di poche decine di minuti, avvisati dell’operazione in corso, anche gli altri militanti del Cam hanno raggiunto la sede del centro sociale; sul posto anche il proprietario del complesso immobiliario in carico alla Fi.Mar srl, entrato subito dopo all’interno dei locali per verificarne lo stato. In accordo con la proprietà è stato consentito agli ex-occupanti di rientrare nei locali accompagnati dalle forze dell’ordine per consentire il recupero dei materiali di loro proprietà presenti all’interno ed utilizzati in questi due mesi di occupazione per lo svolgimento delle attività. «Questo spazio dà fastidio ai poteri forti, è uno spazio di aggregazione al di fuori delle logiche di partito, è stata un’esperienza straordinaria di autogestione, che ha dimostrato come questa pratica possa funzionare davvero. In questi mesi di occupazione si è posto solamente l’accento sulla legalità, noi ci chiediamo che cosa si intenda. Se legalità significa accettare gli sfratti e mandare le famiglie su una strada, allora siamo fieri di restarne fuori», spiega un portavoce del Cam, che continua: «Comunque ce lo aspettavamo, nei giorni scorsi c’era già stata chiusa l’acqua». I segnali del possibile sgombero in effetti erano diventati via via più frequenti negli ultimi giorni, soprattutto dopo la lettera aperta inviata ai giornali dal legale della Fi.Mar. srl, nella quale si auspicava un intervento celere per consentire alla proprietà di disporre nuovamente del fabbricato occupato. Presentata anche un’altra denuncia, effettuata dalla Curatela fallimentare di Bologna in quanto custode dei beni della fallita concessionaria Ford, ed un diffida ad Hera ad erogare i servizi di distribuzione di luce, gas e acqua. Non si danno per vinti gli attivisti del Cam, che sabato saranno sotto il portico del collegio per effettuare un presidio comunicativo per raccontare l’esperienza di autogestione del Guernica. «In programma avevamo concerti fino a febbraio, diversi incontri per presentazioni di libri con case editrici, stava per partire un laboratorio di teatro ed erano da poco iniziate le attività del laboratorio di fotografia - spiega Luca del Cam - L’appuntamento con Guernica è dunque solo rimandato, le iniziative verranno comunque fatte presso il laboratorio in via Carteria e nelle sale comunali». Il proprietario del fabbricato, dopo un sopralluogo all’interno dei locali, ha commentato la vicenda: «In questo stabile non regnava il degrado, l’immobile era chiuso in quanto era in corso un procedimento fallimentare e all’interno erano presenti dei beni in custodia, ora per risistemare tutto ci vorranno circa 7-8 mila euro». Poco prima delle 11, al termine di tutte le operazioni, sono stati posti dalla polizia i sigilli sulle porte ed i cancelli perimetrali sono stati chiusi con delle catene. Diverse le reazioni dal mondo politico locale. Per Enrico Aimi del Pdl «le forze dell’ordine hanno dato un importante segnale di legalità». Di tutt’altro avviso il segretario cittadino del Prc che esprime agli occupanti tutta la solidarietà di Rifondazione Comunista e attacca anche la maggioranza di centro-sinistra che «fin da dicembre ha chiesto repressione». Sulla questione si sono espresse anche quelli della rete 28 Aprile della Cgil, che si schierano contro lo sgombero dichiarando «saremo dalla parte dei ragazzi del Guernica, se decidessero una nuova occupazione». Contraria alla chiusura dello spazio anche l’RdB/Cub di Modena.


8 gennaio 2010 - Il Giornale di Treviglio

Pronto soccorso sotto assedio

Romano - Lui finisce all'ospedale dopo un incidente e il Pronto Soccorso viene preso d'assalto da una cinquantina di parenti. E' incominciato nel peggiore dei modi l'anno nuovo al Pronto soccorso dell'ospedale cittadino. Mezzanotte era scoccata da poco che il personale in servizio ha dovuto assistere un uomo sulla quarantina rimasto ferito poco prima in un incidente stradale. Il quarantenne, di origine rom, aveva perso il controllo della sua vettura, forse a causa delle avverse condizioni atmosferiche finendo con lo schiantarsi. Trasportato d'urgenza al Pronto soccorso le sue condizioni non sono apparse particolarmente preoccupanti. La notizia dell'incidente però aveva destato forte allarme tra i suoi parenti che si sono precipitati in massa al nosocomio cittadino per accertarsi sulle sue condizioni di salute. Così diverse decine di persone si sono riversate prima nella sala d'attesa e da lì si sono poi recate al capezzale dell ferito. Una situazione che ha rischiato di compromettere fortemente la funzionalità della struttura. «Gli infermieri hanno dovuto lasciare gli altri pazienti per cercare di ripristinare un po' d'ordine - ha spiegato Roberto Cortesi dirigente sindacale di «Rdb Sanità » e infermiere in servizio proprio a Romano - Si sta verificando quanto temevamo per la mancanza del servizio di vigilanza presso il presidio ospedaliero». Nelle scorse settimane infatti l'Azienda ospedaliera aveva annunciato l'intenzione di sostituire la vigilanza delle guardie giurate con un sistema di videosorveglianza.«Avevamo subito messo le mani avanti avvertendo che tale sostituzione avrebbe causato dei problemi di sicurezza - ha concluso Cortesi - Abbiamo dovuto constatare che l'anno nuovo era iniziato solo da poche ore e già si è registrato un episodio in tal senso».


8 gennaio 2010 - Il Gazzettino

«Tuteliamo tutti i lavoratori»
di Federica Broglio

Rovigo - «Accusarci di essere al servizio dell’amministrazione e venduti è un’affermazione rozza e incomprensibile nel merito. Siamo un sindacato responsabile e non abdichiamo al nostro ruolo mai». Giovanni Nalin, segretario provinciale della Cgil si sente offeso per le dichiarazioni di Cisl, Uil e Rdb (a cui si è accodato anche il consigliere del Pdl Paolo Avezzù) in Comune contro la sua organizzazione, che non ha partecipato all’ultima assemblea del personale. Il punto di contrasto sono i precari, la cui stabilizzazione, secondo alcuni rappresentanti sindacali, avrebbe compromesso la destinazione del fondo salario accessorio ai dipendenti. «Aver trasformato 20 contratti a tempo determinato in stabili credo sia una conquista per un sindacato di questi tempi – rimarca Nalin -, le altre rivendicazioni riguardo alla produttività rientrano nella contrattazione, ma devono rispettare vincoli stabiliti a livello governativo che il Comune non può disattendere». Una battaglia, quella del fondo salario accessorio, che si trascina da un anno e mezzo, dopo che l’amministrazione, per problemi legati al bilancio, non ha rispettato l’accordo di destinare 140mila euro, più 60mila di adeguamento contrattuale. «Un accordo firmato dalla parte politica e non dalla delegazione trattante –precisa il segretario Fp Cgil Giuseppe Franchi -. Sfido comunque chiunque a trovare, nei verbali delle contrattazioni, una riga di accordo sulla produttività e sulla riorganizzazione, proprio perché mancavano i soldi del fondo salario accessorio. Noi non abbiamo siglato alcun accordo, anzi siamo stati noi a chiedere assunzioni di operai, vigili e educatrici in primis che l’amministrazione sembra aver accolto questa necessità con nuovi concorsi. Mai fatto sconti all’amministrazione, semmai c’è qualcun altro, come a Rdb, che si è dimesso dopo aver ottenuto una promozione». L’ultima assemblea del personale era già preparata, secondo Emanuela Previato dell’Rsu Cgil, «per questo non siamo andati, Siamo gli unici ad essere in sintonia con i nostri segretari territoriali, i contrasti interni appartengono ad altri».


7 gennaio 2010 - Adnkronos

GIUSTIZIA: SCIOPERO PERSONALE UFFICI GIUDIZIARI IL 5 FEBBRAIO

Roma, 7 gen. - (Adnkronos) - Sciopero di tutto il personale degli uffici giudiziari per l'intera giornata del 5 febbraio. La mobilitazione e' a sostegno della vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall'amministrazione e dalla minoranza delle organizzazioni sindacali che "demansiona e dequalifica i lavoratori, separa le funzioni con il conseguente peggioramento del servizio ed il rallentamento dei tempi dei processi", spiegano in una nota Fp Cgil, Uil pa, Flp Cisl e Rdb Cub.

RICERCA: ISPRA LANCIA APPELLO AD ART.21, NON SI SPENGA LA NOSTRA PROTESTA

Roma, 7 gen. - (Adnkronos) - «Dal tetto dell'Ispra vi rivolgiamo un appello affinchè attraverso la vostra azione mediatica, non si spenga la nostra protesta perchè: la ricerca precaria è una ricerca sotto ricatto, e non fa bene al paese». Lo scrive Emma Persia, lavoratrice Ispra in una lettera appello ad Articolo21. «La crisi della ricerca pubblica ambientale italiana non è solo nell'espulsione dagli enti, in particolare dall'Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) di centinaia di lavoratori, - afferma Persia - ma soprattutto nel danno che in questo modo viene fatto alla collettività e al territorio, senza più controlli adeguati e studi che rivelino il reale stato dei nostri mari, dell'aria che si respira nelle nostre città, di un intero paese a rischio frane e dissesto idrogeologico, sempre più concreto con i cambiamenti climatici che portano piogge meno frequenti ma più violente». «Abbiamo deciso di pubblicare in apertura sul nostro sito la lettera appello di questa lavoratrice perchè, come loro, anche noi pensiamo che una vicenda come quella dell'Ispra non possa passare sotto silenzio». Lo affermano Giuseppe Giulietti e Stefano Corradino, portavoce e direttore di Articolo21.


7 gennaio 2010 - Apcom

P.A./ Sciopero il 5 febbraio del persone degli uffici giudiziari
A sostegno vertenza su mancata riqualificazione professionale

Roma, 7 gen. (Apcom) - Fp-Cgil, Uilpa, Flp e Rdb Cub hanno proclamato uno sciopero il 5 febbraio del personale degli uffici giudiziari. Lo riferisce una nota sindacale, sottolineando che l'iniziativa è a sostegno della vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall'amministrazione e dalla minoranza dei sindacati, che demansiona e dequalifica i lavoratori, separa le funzioni con il conseguente peggioramento del servizio ed il rallentamento dei tempi dei processi.


7 gennaio 2010 - Agi

GIUSTIZIA: 5 FEBBRAIO SCIOPERO PERSONALE UFFICI GIUDIZIARI

(AGI) - Roma, 7 gen. - Un'intera giornata di sciopero di tutto il personale degli uffici giudiziari. A proclamarla, per il 5 febbraio prossimo, sono i sindacati Fp Cgil, Flp, Uil Pa, Rdb-Cub Pubblico impiego. Lo sciopero, si legge in una nota congiunta dei sindacati, e' "a sostegno della vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall'Amministrazione e dalla minoranza delle organizzazioni sindacali che demansiona e dequalifica i lavoratori, separa le funzioni con il conseguente peggioramento del servizio ed il rallentamento dei tempi dei processi".


7 gennaio 2010 - Il Cittadino

Bignamini annuncia una mobilitazione per l’ex psichiatrico

Codogno - Sciopero per l’ex psichiatrico di Codogno. È un annuncio tutto all’attacco quello che in queste ore arriva dal sindacalista Gianfranco Bignamini, leader delle rappresentanze di base Rdb-Cub sanità lodigiana: «Il 18 gennaio saremo davanti all’ex psichiatrico di viale Gandolfi, con un presidio di protesta che durerà tutta mattina - incalza Bignamini -. Per la stessa giornata abbiamo indetto anche uno sciopero di 24 ore per tutti i lavoratori del settore sanità». Dal sindacato di base, dunque, si alzano i toni. Al centro di tanta tensione, resta sempre l’Rsa di Codogno, edificio che è casa delle pazienti dell’ex psichiatrico cittadino, le stesse per cui la direzione generale dell’Asl ha annunciato il prossimo trasferimento al Fatebenefratelli di San Colombano, struttura sanitaria privata. Un annuncio, questo del trasferimento delle donne dell’ex psichiatrico al Fatebenefratelli, che sta catalizzando il dibattito territoriale ormai da settimane. Oltre all’Rdb, anche il sindacato autonomo dello Slai Cobas ha già manifestato forte dissenso per i piani dell’Asl che, per i sindacati, hanno obiettivi chiarissimi: trasferimento delle donne dell’ex psichiatrico a San Colombano, sistemazione strutturale dell’Rsa, da riconvertire poi in una nuova casa di riposo per ospitare anziani oggi in lista di attesa negli altri ricoveri del Lodigiano. «E questo sarebbe solo il primo passo verso una svendita futura al privato della Rsa - sbotta Bignamini -. È il piano dell’ex direttore generale Andrea Belloli che ritorna e che prevedeva una Fondazione proprio all’ex psichiatrico. Noi però non ci stiamo». Per il sindacalista la questione deve così tornare al centro dell’attenzione pubblica. «È la finalità alla base del presidio di protesta e dello sciopero del 18 gennaio - spiega il sindacalista -. Noi riteniamo fondamentale che l’Rsa di Codogno resti struttura pubblica. E in essa vi devono restare le donne dell’ex psichiatrico». Da qui, la battaglia, che l’Rdb vuole avviare a tutto tondo ma soprattutto vuole indirizzare contro la direzione generale dell’Asl «il cui menefreghismo ci spaventa - conclude Bignamini -. Dall’Asl si pretende di gestire la vita delle donne ospiti dell’Rsa, trattate come fossero marionette o, peggio ancora, merce di scambio da utilizzare nella spinosa vicenda occupazione del Fatebenefratelli».

Fiege Borruso, è il giorno del sollievo
L’assemblea dei lavoratori soddisfatta per l’accordo "salva posti"
di Alberto Belloni

Brembio - Sollievo, soddisfazione e... code di polemica. Il giorno dopo l’ufficializzazione dell’accordo che salva tutti e 68 i posti di lavoro della Fiege Borruso di Brembio alle stesse condizioni precedenti alla crisi di dicembre, l’assemblea dei lavoratori accoglie di buon grado il risultato ottenuto: uno stato d’animo condiviso anche dalle Cub (Confederazioni unitarie di base) e dal Pd, che pure non mancano di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Ratificato l’accordo nella serata di lunedì, intanto, ieri i sindacati si sono presentati in azienda per illustrare la conquista ai lavoratori: l’occasione, come spiega Aldo Milani dei Cobas, per ricucire qualche spiacevole strappo e per cominciare a guardare avanti. «L’assemblea è andata bene, speravamo in un po’ più di partecipazione, mancava qualche persona ma eravamo circa un cinquantina - spiega Milani -. Ora è il contratto è uno solo per tutti e 68, con una sola cooperativa e le stesse condizioni economiche e normative di prima: tutto è bene quel che finisce bene, insomma, siamo soddisfatti noi ma soprattutto lo sono i lavoratori. Quello che è stato importante è stata la riunione tra chi aveva picchettato e chi era rimasto dentro. Un lavoratore, per esempio, era entrato perché aveva solo un contratto a tempo determinato per tre mesi e temeva per il permesso di soggiorno, l’altro perché gli hanno detto che se voleva trasferirsi in un’altra sede, come desiderava, o entrava in ditta o non avrebbe potuto spostarsi: senza dimenticare chi ha più figli a casa. Alla fine la cosa è stata vissuta come liberatoria e motivo di riappacificazione».Milani freme ancora al ricordo dei "ricatti" sofferti dai lavoratori, ma guarda avanti e spera che il peggio, difficoltà con le altre sigle sindacali comprese, siano alle spalle. Più severe, le Cub di Lodi e Cremona esprimono sì "l’apprezzamento e la gioia" per la vittoria ottenuta dai lavoratori "assieme al sindacato Slai Cobas", esaltando i valori di unità e solidarietà che hanno accompagnato la vicenda: ma non disdegnano una critica alla forze dell’ordine per le cariche del 30 dicembre, né "ai sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil", che per le Cub "nella gestione di questa vertenza hanno dimostrato di essere completamente lontani dagli interessi dei lavoratori e il loro ruolo di pompieri dei padroni non gli è riuscito".Il Pd lodigiano, invece, esulta rendendo merito agli sforzi profusi da tutti gli attori scesi in campo a difesa dei lavoratori, sindaco di Brembio Giuseppe Sozzi compreso; poi, respinte alcune accuse mosse al partito, ricorda come il Pd non abbia mancato "di farsi sentire nei contesti più appropriati" e tira una stoccata alla Provincia: «Se avesse voluto giocare una reale funzione da protagonista - spiega il segretario provinciale Mauro Soldati -, avrebbe potuto farsi sentire e portare il proprio contributo ai tavoli di concertazione, visto anche l’ampio risalto dato dalla stampa alla vicenda».


7 gennaio 2010 - La Repubblica

Smog, il quartiere si tassa per monitorare l´aria
Casalotti, la sfida degli abitanti: "Qui è traffico caos, in pericolo la nostra salute" L´allarme per la smobilitazione dell´Ispra competente sui controlli ambientali
di LAURA SERLONI

Roma - La borgata Casalotti è in rivolta. I residenti ora si autotassano per finanziare un monitoraggio ambientale che riveli i livelli di inquinamento acustico e atmosferico della zona.
È il traffico il peggior nemico per quanti ogni giorno devono entrare o uscire dai quartieri limitrofi: più di 45 minuti per percorrere appena qualche chilometro. Il comitato "Casalotti libera…dal traffico" ha già raccolto duemila firme che presto consegnerà all´assessore ai Lavori Pubblici, Fabrizio Ghera, e ai municipio XVIII e XIX. «Chiediamo che le promesse fatte in campagna elettorale siano mantenute», gridano dall´associazione. Le richieste sono l´allargamento di via di Boccea, il collegamento tra via di Casalotti e via della Maglianella e il prolungamento della metro A fino a Casal Selce. «Ormai siamo prigionieri delle ore da trascorrere in auto per raggiungere il posto di lavoro – incalzano i cittadini – Ma intanto sono previsti un milione di metri cubi di cemento e nessuna opera di viabilità è ancora stata avviata. Prima delle nuove case devono essere fatte le strade».
Tanto traffico e cemento, ma solo una piccola parte dell´area verde del parco della Cellulosa è realmente fruibile dai residenti. «Non c´è nessuno sfogo nella zona – spiega Manuela Nardi del comitato in difesa del parco – solo una ventina di ettari che curiamo noi dell´associazione sono realmente aperti al pubblico. E sono anni ormai che chiediamo al Comune di avviare le procedure per acquisire l´area».
I timori dei residenti che curano l´area verde di centinaia di ettari sono due: che i casali vengano utilizzati per l´housing sociale e che con la smobilitazione dell´Ispra non ci siano più controlli. «Insomma qui è a rischio il monumento naturale – racconta Fulvio Bartoloni, portavoce dell´associazione Parco della Cellulosa – Siamo contrari all´housing sociale nei casali perché questa è una zona tutelata e aggraverebbe la situazione del traffico, già drammatica a Casalotti». Non solo. «Con la dismissione dell´Ispra ci sarà una totale assenza di controlli – continua Bartoloni – E basti pensare che a poca distanza, nella Valle Galeria ci sono molti insediamenti industriali, la più grossa raffineria del centro sud Italia, la discarica di Malagrotta, l´impianto di gassificazione dei rifiuti e l´inceneritore dei rifiuti organici ospedalieri. Una bomba ecologica da tenere sotto controllo, senza più l´Ispra cosa succederà?».

Taranto Ilva, Slai Cobas sul piede di guerra
"Stop alla cig o pronti a scioperare"

«All´ilva di Taranto è ora che gli operai si facciano sentire». A rivendicarlo è la rappresentanza Slai Cobas del polo siderurgico che indice così una nuova piattaforma di lotta, a partire da lunedì 11 gennaio minacciando in caso di nuovi cassintegrati di incrociare le braccia. «Sindacati e padroni ci vogliono mettere a tacere con i tribunali ma - annunciano in una nota - lunedì divulgheremo il nostro appello allo sciopero generale contro la cassa integrazione. Delegare ai sindacati confederali è servito a far passare senza opposizione alcuna i piani Riva, accontentandosi di briciole e prendendo per buone le sue promesse». Da qui l´appello che sarà lanciato a tutti gli operai dello stabilimento: «Fino a quando daranno la loro delega a chi non ne tutela posti di lavoro, salari e diritti? È questa la domanda che porteremo in fabbrica, ma anche in tribunale e in tutta la città di Taranto a partire da lunedì prossimo».


6 gennaio 2010 - Articolo 21

"Non si spenga la nostra protesta"
di Emma Persia

Dal tetto dell'ISPRA rivolgiamo un appello a Voi di Articolo21, affinchè attraverso la vostra azione mediatica, non si spenga la nostra protesta perché: la ricerca precaria è una ricerca sotto ricatto, e non fa bene al paese. La crisi della ricerca pubblica ambientale italiana non è solo nell'espulsione dagli enti, in particolare dall'ISPRA (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) di centinaia di lavoratori, ma sopratutto nel danno che in questo modo viene fatto alla collettività e al territorio, senza più controlli adeguati e studi che rivelino il reale stato dei nostri mari, dell'aria che si respira nelle nostre città, di un intero paese a rischio frane e dissesto idrogeologico, sempre più concreto con i cambiamenti climatici che portano piogge meno frequenti ma più violente. Questo è il ruolo di un istituto come l'ISPRA, questi i motivi per cui dovrebbe essere potenziato e rilanciato, non ridimensionato come invece si cerca di fare, allontanando i suoi ricercatori e tecnici giovani, smantellando i laboratori, chiudendo le sedi o riducendole in stato di abbandono. Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, dice di essere interessata alla ricerca e alla protezione ambientale: se è così lo dimostri, rimuovendo tutti gli ostacoli, dall'emorragia di personale a quella di fondi, che impediscono all'ISPRA di svolgere al meglio il suo ruolo di controllore pubblico della salute del nostro territorio, che porta necessariamente con sé quella dei cittadini che lo abitano.

Ispra, 44° giorno di protesta. Si deve salire su un tetto per ottenere attenzione?
di Vincenzo Vita

Le ricercatrici e i ricercatori dell’Ispra sono al 44° giorno di permanenza sul tetto della sede di via Casalotti a Roma. E’ sembrato doveroso anche a me passare del tempo con loro proprio in un giorno festa. Finalmente si è un po’ aperto il muro di gomma del governo e del ministero dell’ambiente. Lunedì 11 si terrà il primo incontro. E’ una vicenda scandalosa, che mette a rischio drammaticamente il futuro di tantissime persone, esperte e qualificate, adibite alla ricerca e alla protezione dell’ambiente. Non è accettabile che nell’Italia di oggi si debba salire sui tetti o sulle gru per ottenere attenzione. Nel portare l’adesione anche di Articolo21 e del suo portavoce Giulietti si è preso l’impegno a sollecitare i media, a cominciare dal servizio pubblico radiotelevisivo, perché i drammi della precarietà e della disoccupazione trovino spazio nell’informazione. Il pluralismo vero è questo.


6 gennaio 2010 - Il Manifesto

PRECARI
Calza di carbone al commissario Ispra

Un sacco pieno di carbone per il commissario straordinario dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) Vincenzo Grimaldi. A consegnarlo è stata la befana di Legambiente, arrivata alla sede centrale dell'ente a Roma. Sono ormai 44 giorni, infatti, che sul tetto della sede i ricercatori precari protestano contro il loro licenziamento. «L'intento della befana ambientalista - ha dichiarato Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente - è quello di sollecitare il prefetto Grimaldi a prestare attenzione alle richieste dei lavoratori, affinché si trovi una soluzione che tenga conto della professionalità degli addetti minacciati dai licenziamenti. Insieme a Legambiente, era presente una delegazione dei precari Ispra: «Le bugie dei commissari sono tante - ha detto il portavoce Massimiliano Bottaro - Secondo loro in Ispra ci sono 534 lavoratori con contratto flessibile, mentre lo stesso ministro Prestigiacomo, durante un'audizione alla commissione Ambiente della Camera del 29 ottobre 2008, ha affermato che i precari in Ispra erano 618». Riguardo la scadenza di 111 contratti a fine 2009, ha precisato infine il ricercatore, «le scadenze proseguono nei primi mesi del 2010, per un totale di 230 rapporti a termine: di questi, oltre 150 al momento non hanno avuto nessuna proroga, non si tratta quindi di 21 lavoratori come riportato dai prefetti».

AEREI
Sdl: «La Ryanair rispetti i lavoratori»

L'Sdl, in vista dell'incontro il 7 gennaio nella sede dell'Enac sulle polemiche in corso con la compagnia irlandese Ryanair (la compagnia ha bloccato tutti i voli domestici, per uno scontro con lo stesso Enac), ribadisce in una nota tutte le denunce, presentate fin dal 2006, sull'attività e il trattamento del personale da parte della compagnia low cost. Sdl elenca, fra l'altro, «una inadeguata tutela complessiva delle condizioni del lavoratore italiano», con tutele sanitarie, della sicurezza delle condizioni di lavoro e della privacy «assolutamente deficitarie e in contraddizione con le normative e le leggi italiane». La tutela previdenziale è «assolutamente mancante e in contraddizione con le normative e le leggi italiane» e la retribuzione è «fuori da ogni logica legata alle leggi italiane». Inoltre l'utilizzo del personale italiano «non segue alcuna normativa di sicurezza (Enac) prevista dalla legge italiana e dalle norme vigenti in termini d'impiego del personale».


6 gennaio 2010 - Europa

La ricerca sul tetto che scotta

Cara Europa, ho visto a "Striscia la notizia" una documentazione sul degrado ambientale, che senza le testimonianze illustrate della tv si stenterebbe a credere. Si tratta di una porcilaia a cielo aperto ai bordi del raccordo anulare di Roma, dove, sotto la pioggia e nel miscuglio di fango e deiezioni organiche che arrivano alle ginocchia, maiali magri come nell’Africa più povera, e tuttavia destinati alla macellazione e alle nostre mense, sono in cerca di residui di verdura e di pane, che non trovano. Il tutto mentre un sordido guardiano dice che tutto va bene e che lo spettacolo ignobile che si presenta ai telecronisti è dovuto solo alla pioggia recente. Ma io ho visto una documentata testimonianza di degrado ambientale, praticamente in piena città di Roma, perchè al di là del raccordo vivono centinaia di migliaia di cittadini della capitale. Così mi è venuto di fare un collegamento tra quel che vedevo e quel che avevo letto sul tira e molla tra il ministro dell’Ambiente, Prestigiacomo, e ricercatori che da oltre 40 giorni e notti, compresi Natale e Capodanno, protestano contro i licenziamenti, sul tetto dell’Ispra, l’istituto per la protezione e la ricerca ambientale, in via del Casaletto.
NICOLA TIRABASSI, ROMA

Non so, caro Tirabassi, se il suo collegamento tra la porcilaia inquinante e pestilenziale e la crisi dell’Ispra abbia fondamenti obbiettivi o sia solo l’ovvio richiamo che, di fronte a un caso di inquinamento ambientale, ciascuno di noi farebbe d’istinto alle vicende anche dell’Ispra. Io so di certo che la ministra Prestigiacomo ha impiegato 42 giorni per decidersi a incontrare rappresentanze sia della maggioranza dei ricercatori, aderenti ai sindacati confederali, sia della minoranza aderente alle Rdb (rappresentanze di base), che hanno trascorso anche le feste sul tetto che scotta. E che hanno richiamato più volte l’attenzione di giornali (non di quelli di destra, si capisce) e delle tv regionali e nazionali. Ai ricercatori avevano espresso solidarietà il capogruppo del Pd alla camera, Franceschini, e il senatore Marino, che della ricerca scientifica è uno dei massimi rappresentanti in parlamento. Immagino che lei conosca qualcosa della vicenda Ispra: l’istituto, commissariato un anno e mezzo fa (luglio 2008) contava 1439 lavoratori: di cui 905 con contratto a tempo indeterminato e 534 a tempo determinato o con altre forme di lavoro flessibile (co.co.co, borse di studio, assegni di ricerca). Insomma precari. A sentire la Prestigiacomo, che con flemma meridionale ha finalmente incontrato rappresentanze dei ricercatori e annunciato un tavolo tecnico a partire dall’11 gennaio, il suo piano triennale mirerebbe a ridurre l’anomalia di un precariato pari a più di un terzo dell’intero personale. Per conseguire questo obbiettivo, cioè a fin di bene, l’anno scorso non ha rinnovato il contratto di lavoro a circa 500 ricercatori: così, per potenziare l’Ispra «con particolare riferimento alle finalità di ricerca e tutela ambientale». Una classica ricetta brunettiana, e difatti il ministero della Funzione pubblica è, dopo quello dell’Ambiente e insieme al Tesoro (cioè Tremonti), il più coinvolto nella vertenza. Giustamente, a parer mio, il senatore Ignazio Marino, che tiene d’occhio la faccenda, ha giudicato «inconcludente » l’incontro di lunedì. «Il ministro – ha detto il senatore – parla di valorizzazione e promozione della ricerca, ma davanti ai ricercatori dell’Ispra ci sono solo la certezza dei licenziamenti e il miraggio di un tavolo tecnico. Il ministro, se vuol fare qualcosa di concreto, stabilizzi i precari o, meglio, bandisca un concorso urgente, per valutarne il merito: in modo da prendere in considerazione i titoli scientifici delle centinaia di persone che, dal 31 dicembre, sono praticamente licenziate». Quale migliore risposta anche al ministro Brunetta che, nell’invocare la riforma totale della Costituzione, vuole che la Carta dichiari fondamenti della repubblica il mercato, le imprese e il merito?
Federico Orlando


6 gennaio 2010 - Il Cittadino

Accordo alla Fiege, salvi i dipendenti L’intesa firmata ieri:
i 68 lavoratori resteranno tutti al loro posto
di Andrea Bagatta

Brembio - È stato firmato ieri l’accordo alla Fiege Borruso: tutti i 68 lavoratori coinvolti dal cambio d’appalto nel passaggio da una cooperativa all’altra rimangono a lavorare a Brembio, con l’applicazione delle medesime condizioni contrattuali e salariali che erano in vigore fino al 31 dicembre scorso. L’intesa è siglata dalla multinazionale della logistica, dalla cooperativa subentrante, da Cgil, Cisl e Cobas. In sostanza, l’azienda ha ceduto su tutto e si applica quello che era stato sempre chiesto dai lavoratori, il mantenimento delle vecchie condizioni di lavoro. Si risolve così una situazione molto difficile per 68 lavoratori, nella stragrande maggioranza stranieri, e si stemperano finalmente le tensioni sociali che avevano portato il 30 dicembre scorso a un blocco dei cancelli non autorizzato con relativa carica per lo sgombero da parte delle forze dell’ordine. Quella sera, sei erano stati i contusi portati al pronto soccorso, tra cui due esponenti della polizia, e due gli arrestati, il sindacalista dello Slai Cobas di Cremona Fulvio Di Giorgio e il lavoratore della Fiege, l’albanese residente a Brembio Ermir Gremi. La svolta positiva alla trattativa è avvenuta lunedì sera, dopo un’altra giornata di protesta messa in scena da un centinaio di manifestati organizzati dai Cobas con i lavoratori e i movimenti antagonisti provenienti da tutta la regione. Il 31 dicembre, Cgil e Cisl avevano firmato insieme alla multinazionale della logistica e alla cooperativa subentrante nell’appalto una bozza di accordo per la quale si sarebbe dovuto tenere un incontro chiarificatore il 7 gennaio. I Cobas, però, avevano lasciato il tavolo della trattativa e proseguito con le proteste, contestando la previsione che alcuni lavoratori potessero essere spostati in altre azienda in un raggio di 50 chilometri e che il nuovo contratto collettivo in applicazione avrebbe peggiorato le condizioni dei lavoratori. Ipotesi che i sindacati confederali negavano, rimandando i dettagli proprio all’incontro del 7. Invece, lunedì sera la dirigenza aziendale aveva chiesto un incontro con i manifestanti, dimostrando disponibilità a trattare per il mantenimento di tutti i 68 lavoratori nello stabilimento di Brembio alle condizioni in vigore in precedenza. Così, ieri è stato organizzato in fretta e furia un nuovo incontro a Brembio tra Fiege Borruso, cooperativa subentrante, Cgil, Cisl e Cobas. Le parti si sono ritrovate in azienda alle 16.30, e in meno di un’ora avevano già siglato tutte il nuovo accordo: tutti i 68 lavoratori restano a Brembio con le stesse condizioni contrattuali e salariali in vigore fino al 31 dicembre con la precedente cooperativa. L’accordo si applica a tutti i dipendenti, anche quelli che già avevano firmato singolarmente dei nuovi contratti il giorno 29 senza l’ok delle organizzazioni sindacali.Oggi si tiene l’assemblea dei lavoratori chiamata a ratificare l’accordo, ma si tratta di una mera formalità. Nei prossimi giorni i dipendenti saranno chiamati a firmare i nuovi contratti, ma già da oggi dovrebbero riprendere le normali attività in azienda.

Cobas e sindacati si contendono il successo
Ciascuno ora rivendica per sé la buona riuscita della difficile trattativa

Brembio - La firma è ancora calda e partono subito i distinguo tra sindacati, Cobas da una parte, Cgil e Cisl dall’altra, con ciascuno che rivendica per sé il merito dell’intesa. E del resto ieri per Cgil e Cisl non erano mancate le contestazioni da parte dei manifestanti legati a Cobas e movimenti antagonisti, in picchetto davanti la ditta fin da ieri mattina. «La vittoria è arrivata soltanto grazie a voi, al vostro impegno e alla vostra lotta - si rivolge così ai dimostranti Aldo Milani, coordinatore milanese dello Slai Cobas .- Adesso comincia subito la corsa ad accaparrarsi questo risultato, con i sindacati confederali che hanno già detto che anche loro sarebbero arrivati su questa posizione di rifiuto di accordi al ribasso. Ma il risultato è arrivato solo grazie a voi e alla vostra protesta. Adesso è finita la lotta più dura, ma tra breve se ne aprirà un’altra perché restano dei nodi da sciogliere sul contratto applicato: secondo la normativa nazionale vi spettano più soldi, e andremo in vertenza perché li abbiate. Adesso però prendiamoci questo meritato successo».Ancora ieri una cinquantina di dimostranti avevano bloccato di fatto l’attività di movimentazione merci dell’azienda, e secondo i Cobas questo è stato l’elemento determinante che ha portato l’azienda ad accettare le richieste dei lavoratori.Diversa la valutazione di Cgil e Cisl, che già avevano firmato un preaccordo in prefettura il 31 dicembre scorso. La differenza più rilevante tra i due testi, al netto delle interpretazioni sui dettagli, riguarda il tipo di contratto collettivo scelto dalla cooperativa subentrante: il 31 dicembre si parlava di multiservizi del commercio, ieri si è tornati a quello in vigore in precedenza, ovvero quello dei trasporti. La mancata variazione evita operazioni di armonizzazione normativa e salariale che avrebbero potuto portare cambiamenti di condizioni per i lavoratori.«Ma quanto firmato è la naturale conclusione dell’intesa del 31 dicembre - spiega Mario Uccellini, segretario provinciale della Cisl -. Tutto rimane esattamente come prima, e proprio come avevamo sempre chiesto sono applicate le norme dei contratti nazionali. Non si capisce il cambiamento di rotta dell’azienda, che testimonia una volta di più quali scelte dissennate abbia fatto in questi ultimi mesi, con il tentativo di estromettere i sindacati dal passaggio di appalto. Oggi siamo molto soddisfatti per questo risultato».Analoga soddisfazione arriva da Domenico Campagnoli, segretario provinciale Cgil. «Il giudizio è molto positivo perché tutti i 68 posti di lavoro sono salvi, non si parla più di mobilità e c’è continuità di trattamento economico e normativo. L’azienda ha tentato una serie di colpi bassi, complice la cooperativa subentrante, per ridurre i diritti contrattuali e salariali degli operai e per tentare una pulizia etnica di cui i primi a farne le spese sarebbero stati i delegati di Cgil e Cisl. Oggi siamo molto contenti perché quel tentativo è stato neutralizzato con un’operazione in continuità con l’accordo siglato in prefettura».Alla trattativa era presente anche il sindaco Giuseppe Sozzi, che avrebbe avuto un ruolo di mediazione non secondaria per far sedere attorno a un tavolo tutte le parti. «Sono mantenuti tutti i lavoratori, alle stesse condizioni, e si mantiene qui l’attività - precisa il primo cittadino -. Da parte mia c’è grande soddisfazione istituzionale, anche perché sono state smentite quelle fosche previsioni tratteggiate ad arte da chi voleva cavalcare questa crisi».(An.Ba.)


6 gennaio 2010 - Il Messaggero

Ascoli. Tensione tra i lavoratori della Manuli anche nel giorno della Befana...

Ascoli - Tensione tra i lavoratori della Manuli anche nel giorno della Befana. «La Manuli farà lavorare il centinaio di operai riassunti anche domani (oggi per chi legge, ndr), nel giorno di festa dell’Epifania, afferma Andrea Quaglietti leader Sdl e membro della Rsu della Manuli senza nessuna intesa sindacale preventiva. E poi non risponde alle nostre richieste di un incontro, già sollecitato prima di Natale, e soprattutto non fornisce informazioni circa i tempi di erogazione degli incentivi previsti nell’accordo del novembre scorso (3,7 milioni di euro) che dovevano servire a integrare il reddito dei 250 lavoratori messi in cassa integrazione».
«Mentre due terzi dei lavoratori rimarrà a casa per la festa dell’Epifania continua Quaglietti gli altri più fortunati dovranno andare in fabbrica in un giorno festivo, lasciando i loro bambini nel giorno della Befana, e ciò senza nessun accordo preventivo con i sindacati. L’azienda ormai, dopo aver firmato l’intesa con i confederali si sente libera di andare avanti per conto proprio, senza avere alcun rapporto con i rappresentanti degli operai. Questo dimostra ancora una volta continua il delegato Sdl che quell’accordo di novembre che noi, pur essendo maggioranza rappresentativa in fabbrica, non abbiamo siglato, non era chiaro in tanti aspetti fondamentali, a cominciare dall’organizzazione del lavoro e dalle risorse messe in campo».
Per Quaglietti il problema più importante, quello che sta emergendo mano a mano che il tempo passa, e senza confronti con la direzione della Manuli, è legato al fondo di integrazione al reddito previsto dall’accordo siglato a Roma. «Molti lavoratori tornarono sui loro passi ricorda il delegato del sindacato di base proprio perché convinti di ottenere un buon sostegno al reddito, grazie ai 3,7 milioni di euro di incentivi che dovevano essere distribuiti a tutti gli addetti dello stabilimento finiti in cassa integrazione, chi per tre mesi a rotazione chi per un anno. Ma quei soldi non solo non sono mai arrivati ma non si sa ancora quando e con quale criterio verranno effettivamente erogati. Che cosa si aspetta a parlarne con i rappresentanti sindacali?».
Il Sindacato dei Lavoratori, comunque, ha già chiesto una riunione della Rsu di fabbrica per cercare di affrontare la questione e risolverla «nell’interesse conclude Andrea Quaglietti di tutti i dipendenti della Manuli di Ascoli in specialmodo la maggioranza che è stata lasciata a casa con il misero reddito della cassa integrazione».


6 gennaio 2010 - Il Resto del Carlino

«In fabbrica per l'Epifania»
MANULI L'SDL CHIEDE CHIAREZZA ALL'AZIENDA

Ascoli - LA MANULI Rubber di Ascoli Piceno farà lavorare un centinaio di operai riassunti nelle settimane scorse «anche domani (oggi, ndr), festa dell'Epifania, senza nessuna intesa sindacale preventiva». Andrea Quaglietti del Sindacato dei Lavoratori e membro della della Rsu della fabbrica, ribadisce che «mentre due terzi dei lavoratori rimarranno a casa per la festività gli altri dovranno andare in fabbrica in un giorno festivo, lasciando i loro bambini nel giorno della Befana, e questo senza nessun accordo preventivo con i sindacati». Secondo il Sindacato dei lavoratori «dopo l'intesa con i confederali, l'azienda si sente ormai libera di andare avanti per conto proprio, senza avere alcun rapporto con i rappresentanti degli operai». Alcuni mesi fa, Sdl e Ugl avevano bocciato l'accordo, sottoscritto invece da Cgil, Cisl, Uil. Per Quaglietti, il problema più importante resta il fondo di integrazione al reddito previsto dall'intesa. «Molti lavoratori dice il sindacalista che avevano bocciato l'intesa tornarono poi sui loro passi proprio perché convinti di ottenere un buon sostegno al reddito, grazie ai 3,7 milioni di euro di incentivi che dovevano essere distribuiti a tutti gli addetti dello stabilimento finiti in cassa integrazione, chi per tre mesi a rotazione chi per un anno. Ma quei soldi non solo non sono mai arrivati, ma non si sa ancora quando e con quale criterio verranno effettivamente erogati».(e.a.)


5 gennaio 2010 - Adnkronos

RICERCA: LEGAMBIENTE REGALA CARBONE AL COMMISSARIO DELL'ISPRA
GLI AMBIENTALISTI, VOGLIAMO SOLLECITARE UNA SOLUZIONE PER I PRECARI

Roma, 5 gen. - (Adnkronos)- I precari dell'Istituto Ispra sono ancora sul tetto e Legambiente consegna il carbone della Befana al commissario straordinario dell'istituto di ricerca, Vincenzo Grimaldi, per «sollecitare una soluzione». Il sacco pieno di carbone è stato consegnato questa mattina a Grimaldi dalla Befana di Legambiente che, cavalcando la sua scopa, è arrivata fino alla sede centrale dell'ente in via Brancati, a Roma. Intanto sono ormai 44 giorni che sul tetto della sede di via Casalotti i ricercatori precari protestano contro il loro licenziamento. «L'intento della Befana ambientalista -spiega Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente- è quello di sollecitare il prefetto Grimaldi a prestare attenzione alle richieste dei lavoratori, affinchè si trovi una soluzione che tenga conto delle competenze e della professionalità degli addetti minacciati dai licenziamenti». «L'azione che il prefetto sta intentando, irrigidendo le procedure e tagliando posti di lavoro, -sottolinea Venneri- impedirà infatti la prosecuzione delle ricerche su un bene primario per l'interesse generale del paese e, oltre a disperdere professionalità e competenze, determinerà anche l'impossibilità di sviluppare il controllo pubblico su temi di primaria importanza e di interesse generale». Per Venneri, inoltre, «il governo deve fare il possibile affinchè la ricerca pubblica ambientale non venga svenduta». Il sacco privo di caramelle, consegnato oggi dalla Befana di Legambiente è, infatti, anche un modo per «cercare di scongiurare il rischio che, con il taglio alla ricerca, -spiegano gli ambientalisti- siano compromesse importanti attività come gli interventi sulla biodiversità marina, le emergenze in mare, tra cui anche le cosiddette 'navi dei velenì, le bonifiche di siti contaminati, la pesca sostenibile, l'informazione ambientale, l'aggiornamento del registro delle emissioni in atmosfera e la prevenzione del dissesto». «Speriamo vivamente -conclude il numero due di Legambiente, Sebastiano Venneri- che il Prefetto ripensi alla situazione dei lavoratori dell'Ispra ed eviti al nostro Paese di perdere un grande patrimonio nel settore strategico della ricerca». Insieme a Legambiente, oggi era presente una delegazione dei precari dell'Ispra, ormai da 44 giorni sul tetto della sede di via Casalotti a Roma. «Le bugie dei commissari, riportate anche dal Ministro Prestigiacomo, sono tante -afferma Massimiliano Bottaro, portavoce dei precari Ispra-. Secondo loro in Ispra ci sono '534 lavoratori con contratto flessibilè, mentre lo stesso ministro Stefania Prestigiacomo, durante un'audizione alla commissione ambiente della Camera del 29 ottobre del 2008, ha affermato che i precari in Ispra erano 618». «Riguardo la scadenza di '111 contrattì a fine 2009, le scadenze proseguono nei primi mesi del 2010, per un totale di 230 rapporti a termine: di questi, -conclude Bottaro- oltre 150 al momento non hanno avuto nessuna proroga, non si tratta quindi di 21 lavoratori come riportato dai prefetti».


5 gennaio 2010 - Radio Città Aperta

Ispra: dopo l'incontro col ministro i precari rimangono sul tetto
Legambiente regala il carbone al Commissario dell'ente

Finalmente i precari dell'Ispra hanno avuto ieri pomeriggio il loro primo incontro con il ministro dell'Ambiente Stefania Prstigiacomo, la quale ha annunciato che da lunedì prossimo sarà aperto un tavolo tecnico, ma i precari hanno comunque deciso di continuare nel frattempo con le loro iniziative di protesta contro i licenziamenti che vanno avanti da oltre 42 giorni e resteranno ancora sul tetto dell'Istituto, in via Casalotti, dove hanno trascorso anche tutte le feste natalizie e il Capodanno. "Il primo incontro col ministro Stefania Prestigiacomo e il capo dipartimento della Funzione pubblica ha mostrato una volontà di affrontare le problematiche al centro della protesta che va avanti ormai da 42 giorni", dice Emma Persia, coordinatrice dell'Usi - Rdb Ricerca dell'Istituto, aggiungendo: "In particolare, il ministro vigilante ha affermato di voler agire per la valorizzazione delle professionalità presenti all'Ispra". "Per questo - ha proseguito - nel tavolo tecnico che il ministro ha deciso di aprire da lunedì prossimo, 11 gennaio, porteremo i numeri esatti e presenteremo soluzioni tecniche ed economiche, oltre a quelle già offerte dalle istituzioni locali, sperando che in quella sede vengano esaminate adeguatamente, visto che consentono il totale rispetto della normativa vigente". Ma, dopo 42 giorni di protesta, il sindacato di base e i precari non hanno intenzione di "aspettare per una settimana senza agire", e annunciano: "La mobilitazione dei ricercatori e tecnici interessati dai licenziamenti, oltre 480 tra quelli allontanati nel corso del 2009 e coloro i cui contratti scadono in questi giorni, andrà avanti con nuove iniziative, oltre a proseguire con l'occupazione del tetto". In particolare, l'Usi - RdB Ricerca ha avviato le procedure di conciliazione per lo sciopero del comparto ricerca a sostegno della vertenza dei precari dell'Ispra e per un piano di rilancio e di investimenti a favore della ricerca pubblica nazionale. I precari inoltre stanno organizzando per la fine della prossima settimana un'assemblea cittadina per dibattere sul tema della ricerca e i controlli ambientali, alla quale saranno invitati rappresentanti politici, cittadini, istituzioni, associazioni, università ed esperti del settore. Questa mattina Michela Mannozzi, del coordinamento precari Ispra dell'Usi-Rdb Ricerca, ha raccontato gli ultimi sviluppi ai microfoni di Radio Città Aperta. Anche lei ha passato sul tetto le feste, e a Capodanno ha brindato pur sapendo di non avere più uno stipendio. «Dal primo gennaio io e altri 230 lavoratori siamo ufficialmente disoccupati e per questo non possiamo mollare. Dobbiamo riconoscere che per la prima volta da un anno a questa parte i segnali ci sono. Sembra davvero che il ministero si stia impegnando per assicurare a tutti il rinnovo. Ma 42 giorni di lotta e di freddo non si possono esaurire con la promessa di un tavolo tecnico. Noi vogliamo verificare l’esistenza di una volontà politica per la nostra regolarizzazione. Dopo 12 anni di precariato, vogliamo un contratto stabile. Inoltre la ministra Prestigiacomo ha parlato solo 21 licenziamenti mentre in realtà nel 2009, 430 ricercatori dell’Ispra hanno perso il lavoro. A Capodanno sono scaduti gli ultimi 230 contratti e soltanto una settantina di questi lavoratori ha firmato un rinnovo annuale. Insomma, le cifre sono ben diverse…». Tra le varie iniziative in preparazione Michela Mannozzi ne ha annunciata anche un'altra: «Abbiamo intenzione di promuovere una conferenza internazionale sull’importanza della prevenzione ambientale nel bacino del Mediterraneo. La nostra battaglia, oltre che per la difesa del nostro posto di lavoro, è a favore dell’ambiente. Dimezzando i ricercatori dell’Ispra si dimezzano i controlli sul dissesto idrogeologico, sulla qualità delle acque, sulla sicurezza dell’ambiente. Insomma, noi chiediamo un rilancio dell’Istituto e non solo per garantire il nostro posto di lavoro». E mentre i precari rimangono sul tetto di Via di Casalotti l'associazione Legambiente oggi ha consegnato al commissario straordinario dell'Istituto Vincenzo Grimaldi un sacco pieno di carbone. "L'intento della befana ambientalista - ha dichiarato Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente - è sollecitare il prefetto Grimaldi a prestare attenzione alle richieste dei lavoratori, affinché si trovi una soluzione che tenga conto delle competenze e della professionalità degli addetti minacciati dai licenziamenti. L'azione che il prefetto sta intentando, irrigidendo le procedure e tagliando posti di lavoro, impedirà infatti la prosecuzione delle ricerche su un bene primario per l'interesse generale del paese e, oltre a disperdere professionalità e competenze, determinerà anche l'impossibilità di sviluppare il controllo pubblico su temi di primaria importanza e di interesse generale. Il governo deve fare il possibile affinché la ricerca pubblica ambientale non venga svenduta". Si teme infatti che il taglio alla ricerca comprometta numerose attività, dagli interventi sulla biodiversità marina alle emergenze in mare (tra cui le cosiddette "navi dei veleni"), dalle bonifiche di siti contaminati, all'informazione ambientale, all'aggiornamento del registro delle emissioni nell'atmosfera."


5 gennaio 2010 - Green Report

La befana di Legambiente porta carbone al commissario straordinario Ispra
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FIRENZE - Continua senza risposte la dignitosa protesta dei ricercatori precari dell'Ispra che ormai da 44 giorni occupano il tetto della sede di via Casalotti. Oggi a sostenere i lavoratori è arrivata anche la befana di Legambiente che poi si è diretta fino alla sede centrale dell'ente, in via Brancati a Roma, per consegnare un sacco pieno di carbone al commissario straordinario dell'Ispra Vincenzo Grimaldi. «L'intento della befana ambientalista - ha sottolineato Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente - è quello di sollecitare il prefetto Grimaldi a prestare attenzione alle richieste dei lavoratori, affinché si trovi una soluzione che tenga conto delle competenze e della professionalità degli addetti minacciati dai licenziamenti. L'azione che il prefetto sta intentando, irrigidendo le procedure e tagliando posti di lavoro, impedirà infatti la prosecuzione delle ricerche su un bene primario per l'interesse generale del paese e, oltre a disperdere professionalità e competenze, determinerà anche l'impossibilità di sviluppare il controllo pubblico su temi di primaria importanza e di interesse generale. Il governo deve fare il possibile affinché la ricerca pubblica ambientale non venga svenduta». Al di la dell'interesse per la sorte di questo gruppo di ricercatori, Legambiente è preoccupata per il rischio che corrono, con il taglio alla ricerca, importanti attività come gli interventi sulla biodiversità marina, le emergenze in mare (tra cui anche le cosiddette "navi dei veleni"), le bonifiche di siti contaminati, la pesca sostenibile, l'informazione ambientale, l'aggiornamento del registro delle emissioni in atmosfera e la prevenzione del dissesto idrogeologico. «Speriamo vivamente che il Prefetto ripensi alla situazione dei lavoratori dell'Ispra ed eviti al nostro Paese di perdere un grande patrimonio nel settore strategico della ricerca» ha concluso Venneri.


5 gennaio 2010 - L'Unità

Dopo 42 notti passate sul tetto ieri i delegati sono stati ricevuti dal ministro Prestigiacomo. Lunedì convocato il primo tavolo tecnico. Ma sui numeri c’è disparità tra lavoratori e governo
Ispra, tutto rimandato. I ricercatori non scendono
Ci sono volute 42 notti sul tetto e la scadenza di altri 230 contratti, ma alla fine il ministro Prestigiacomo ha aperto un tavolo per i precari dell’Ispra. È convocato per lunedì. Nell’attesa loro restano sul tetto
di FELICIA MASOCCO

Roma - Ha aspettato un mese e mezzo per pronunciarsi, alla fine il ministro Stefania Prestigiacomo ha detto la sua sull’Ispra, l’istituto per la ricerca e la protezione ambientale cui il suo ministero, di concerto con il Tesoro e la Funzione Pubblica, ha tagliato le prospettive e, nel 2009, 480 contratti.
A FIN DI BENE
Dopo 42 notti passate dormire sul tetto dell’istituto, ieri una delegazione di ricercatori è stata ricevuta dalla titolare dell’Ambiente, la quale si è difesa snocciolando una serie di cifre e smentendo di aver abbandonato la ricerca, accusa che le vienemossa da ogni dove.Ariprova della buona volontà, la convocazione per lunedì prossimo di un tavolo tecnico al ministero per tentare una soluzione. Sarà l’occasione per i ricercatori di presentare le loro cifre che differiscono da quelle del governo. Almeno fino ad allora, dal tetto non scenderanno e continueranno la protesta anche con altre iniziative. Perché di concreto ieri non si è intravisto nulla, né nell’incontro con Cgil, Cisl e Uil e Anpri, né con l’Usi-Rdb che è la sigla di riferimento per i ricercatori saliti sul tetto. Secondo una nota ministeriale non ci sarebbe stato «nessun abbandono», «piuttosto valorizzazione e promozione della ricerca». Questo il quadro fornito dal ministero: al momentodel commissariamento, fine luglio 2008, l’Ispra contava su 905unità di personale a tempo indeterminato e 534 unità di personale con contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio) per un totale di 1439 lavoratori. Per ripianare questa situazione, giudicata da Prestigiacomo, «una forte anomalia visto che il precariato rappresentava il 38%della forza lavoro», è stato predisposto un piano triennale per ridurre l’area del precariato e portare a 400 le assunzioni a tempo indeterminato. In pratica se quasi 500 ricercatori nel 2009 non hanno avuto il rinnovo del contratto, è a fin di bene. È un po’ contraddittorio ma è quanto si legge nella nota dell’Ambiente che precisa, l’obiettivo era «potenziare l’Ispra, con particolare riferimento alle finalità di ricerca e tutela ambientale».
INCONCLUDENTE
I ricercatori non sottovalutano l’aver ottenuto una sede di confronto, ma non si fanno soverchie illusioni: «Il primo incontro con Prestigiacomo e il capo dipartimento della funzione pubblica ha mostrato la volontà di affrontare le problematiche - diceEmmaPersia, coordinatrice dell’Usi-Rdb-. In particolare il ministro ha affermato di voler agire per la professionalità. Lunedì le porteremo i numeri esatti e presenteremo soluzioni tecniche ed economiche , oltre a quelle giù offerte dalle istituzioni locali, sperando che vengano esaminate adeguatamente». A sottolineare «l’inconcludenza » dell’incontro di ieri è Ignazio Marino. «Il ministro parla di valorizzazione e promozione della ricerca, madavanti agli occhi dei ricercatori dell'Ispra ci sono solo la certezza dei licenziamenti e il miraggio di un tavolo tecnico», taglia corto il senatore Pd in sintonia con i colleghi Roberto della Seta e Francesco Ferrante. «Il ministro -continua Marino - stabilizzi i precari o, ancora meglio, ne valuti il meritobandendourgentemente un concorso nel quale vengano presi in considerazione i titoli scientifici delle centinaia di ricercatori che, dalla notte di San Silvestro, sono tecnicamente licenziati». In attesa di lunedì, continua la protesta sul tetto dell’istituto nel quartiere Casalotti, dovrebbe invece rientrare lo sciopero della Usi-Rdb Ricerca, sono infatti in corso le procedure di conciliazione. Un’assemblea cittadina per parlare della ricerca e dei controlli ambientali è in programma per la fine della prossima settimana.


5 gennaio 2010 - NewNotizie

Precari sui tetti, resistono ancora dopo 42 giorni
di Mattia Nesti

Quello appena trascorso è stato il quarantaduesimo giorno trascorso dai precari dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sul tetto della loro sede romana in Via Casalotti, dopo che l’ente ha comunicato il licenziamento di 430 lavoratori. Così, dopo il Natale (quando avevano ricevuto la solidarietà di Ignazio Marino), anche per il giorno dell’Epifania una rappresentanza dei lavoratori rimarrà sul tetto per portare avanti la lotta contro i licenziamenti, rivendicando il diritto al lavoro e la dignità del lavoro, tanto odiata da questo Governo e dal ministro Brunetta. Questa mattina i lavoratori, dopo quarantadue giorni di attesa, sono finalmente riusciti ad incontro il Ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, unica attendibile rappresentante dell’ISPRA. "Siamo delusi, – si legge in un comunicato dei precari in lotta – anche se abbiamo ottenuto per lunedì prossimo l’apertura di un tavolo tecnico, che potrebbe portare dei risultati concreti. Ma la nostra delusione è stata più per l’atteggiamento del ministro, che ci aspettavamo maggiormente comprensiva nei nostri confronti. Invece, ha detto, nell’ordine: che la nostra protesta riguarda solo una manciata di lavoratori, che lei ha già fatto tantissimo per rilanciare questo Istituto e noi dovremmo solo ringraziarla, e ha addirittura insinuato che alcuni dei nostri colleghi licenziati sarebbero dei raccomandati che non meritano il posto". Evidentemente il Governo è sempre più infastidito dai tanti episodi di lotta, a centinaia su tutto il territorio nazionale, che sempre più spesso riescono a fare breccia nei media nazionali, seguendo il virtuoso esempio degli operai della INNSE, che lo scorso agosto occuparono le prime pagine di giornali e telegiornali occupando la fabbrica e passando diversi giorni su una gru a 18 metri da terra. Anche perché, nel corso di queste settimane, i precari della ISPRA sono stati capaci di coniugare la lotta per difendere il loro posto di lavoro con una più ampia battaglia a favore della ricerca, che, a partire dalle riforme della scuola pubblica, è stata sempre sotto l’attacco del Governo Berlusconi. Al tavolo di questa mattina hanno partecipato solo i rappresentanti dei sindacati di base, dato che Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto di trattare separatamente con la Prestigiacomo. "Nella riunione – ha spiegato Michela Mannozzi, del coordinamento precari - è emerso che tanti impedimenti avanzati dai commissari non hanno fondamento. Se venissero applicate le norme della funzione pubblica stabilite dallo stesso Brunetta, noi oggi avremmo almeno la continuità contrattuale. Tranne quelli di noi che hanno bisogno di un rifinanziamento del progetto di ricerca". Intanto i lavoratori annunciano che continueranno nella loro occupazione ad oltranza e che, il prossimo 15 gennaio, organizzeranno un’assemblea cittadina per rendere partecipe tutta la città della loro lotta per il lavoro e la ricerca, il futuro del nostro Paese.


5 gennaio 2010 - Liberazione

Lunedì prossimo nuovo incontro. I lavoratori senza più contratto attendono la verifica concreta
Ispra, impegno Prestigiacomo a riassumere i precari
di Paolo Persichetti

Si è tenuto ieri presso il ministero dell'Ambiente, presente anche il capo dipartimento della Funzione pubblica, l'incontro tra la ministra Stefania Prestigiacomo e i lavoratori precari dell'Ispra, l'istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, che da 43 giorni occupano il tetto della loro sede in via di Casalotti a Roma. Inizialmente previsto per le 11, il tavolo con i precari accompagnati dal rappresentante dell'Usi-RdB si è aperto solo alle 13 ed è durato fino alle 14,30 circa. Nella mattinata la ministra aveva ricevuto i sindacati confederali, insieme all'Anpri (sindacato dei dirigenti). I lavoratori in lotta hanno preso atto della volontà politica positiva espressa dalla responsabile del dicastero dell'Ambiente che durante l'incontro ha escluso qualsiasi «volontà di abbandono» ma piuttosto «l'intenzione di valorizzare e promuovere la ricerca». In una nota diffusa nel primo pomeriggio, la Prestigiacomo ha fatto sapere che per ripianare la situazione di «forte anomalia» presente tra i lavoratori dell'Ispra, in una condizione di precariato cronico che raggiunge il 38% dell'intero personale, con contratti atipici che spaziano lungo l'intero arco dei modelli di flessibilità congeniati, dal tempo determinato (nella migliore delle ipotesi) ai Co.co.co., agli assegni di ricerca, alle borse di studio, sarebbe pronto «un piano di assunzioni volto a portare nel prossimo triennio alla stabilizzazione a tempo indeterminato per quasi 400 unità e a ridurre l'area del precariato a una percentuale fisiologica». Pur apprezzando queste dichiarazioni, i lavoratori hanno comunque rilevato alcune incongruenze importanti, costatando con un certo sconcerto che la struttura commissariale ai vertici dell'Ente di ricerca non ha fornito al ministero le cifre esatte. Nel corso della seduta, infatti, la Prestigiacomo avrebbe parlato «solo di 21 persone a rischio». Numeri immediatamente contestati dai lavoratori, come la cifra dei 534 lavoratori precari complessivi indicata sempre dal ministro al posto dei 618 reali. D'altronde dopo il mancato rinnovo dei contratti, almeno 480 lungo tutto il 2009, all'interno dell'Ispra vige il caos più assoluto tanto che i commissari hanno diramato un ridicolo ordine di servizio nel quale si trovano inclusi nomi di persone senza più contratto. L'incontro si è concluso con la decisione di aprire un tavolo tecnico dal prossimo lunedì 11 gennaio, sede nella quale i lavoratori faranno valere in modo documentato le cifre esatte della situazione e presenteranno «soluzioni tecniche ed economiche nel rispetto delle normative vigenti», tenendo anche conto degli impegni già annunciati dalla provincia di Roma e dalla regione Lazio venute incontro alle richieste dei precari. Oltre ai rinnovi contrattuali scaduti, l'obiettivo è quello della graduale stabilizzazione del personale attraverso il riconoscimento della natura «subordinata» delle prestazioni fornite. Dopo 12 anni di contratti atipici è giunta l'ora di includere stabilmente i lavoratori in azienda. Nell'attesa che il tavolo tecnico previsto la prossima settimana traduca gli impegni di principio in risultati concreti, i precari hanno deciso di rimanere sul tetto. «La mobilitazione - sottolinea un comunicato diffuso dalla coordinatrice sindacale dell'Usi-RdB - andrà avanti con nuove iniziative, oltre a proseguire con l'occupazione del tetto. In particolare, l'Usi-RdB Ricerca ha avviato le procedure per lo sciopero del comparto ricerca a sostegno della vertenza dei precari dell'Ispra e per un piano di rilancio e di investimenti a favore della ricerca pubblica nazionale». L'obiettivo è quello di arrivare per la fine della prossima settimana a un'assemblea cittadina per dibattere sul tema della ricerca e i controlli ambientali, alla quale saranno invitati rappresentanti politici, cittadini, istituzioni, associazioni, università ed esperti del settore.


5 gennaio 2010 - Il Manifesto

ISPRA Dopo 43 giorni di occupazione ininterrotta, il ministero apre un confronto
I precari dal tetto al tavolo
Centinaia in attesa di stabilizzazione: «Ora basta ai contrattini»
di Giulia Torbidoni

Ci sono voluti 42 giorni di protesta, Natale e Capodanno compresi, passati sopra un tetto e sotto il riparo di alcune tende, prima di ottenere un incontro con il ministero. Sono i precari dell'Ispra che, ieri, hanno avuto la prima riunione con il ministero dell'ambiente, il vice-capo di gabinetto della Funzione pubblica e i rappresentanti della struttura commissariale. A questo incontro mancavano i sindacati confederali che «hanno chiesto un tavolo separato dal nostro», ha ricordato Michela Mannozzi del coordinamento precari dell'Usi-RdB.
Due tavoli per un'unica vicenda, quindi. Un fatto, questo, che non è sfuggito alla ministra dell'ambiente Stefania Prestigiacomo che ha esordito dicendo che «le RdB protestano solo per le 21 persone più a rischio mentre i confederali per tutti gli altri», ha ricordato ancora Mannozzi. «Non è così. La nostra protesta è in nome di tutti i lavoratori dell'Ispra. Chiediamo contratti per tutti e il rilancio dell'istituto che non può che passare da noi e dalle nostre professionalità».
Alla fine dell'incontro, durato più di un'ora, si è stabilito di aprire un tavolo tecnico interministeriale. Lunedì prossimo, infatti, i ministeri dell'ambiente, della funzione pubblica e la struttura commissariale si siederanno di nuovo per trovare le soluzioni da prospettare per i precari.
«Nella riunione - ha sottolineato Mannozzi - è emerso che tanti impedimenti avanzati dai commissari non hanno fondamento. Se venissero applicate le norme della funzione pubblica stabilite dallo stesso Brunetta, noi oggi avremmo almeno la continuità contrattuale. Tranne quelli di noi che hanno bisogno di un rifinanziamento del progetto di ricerca». Per esempio, «prima di essere riassunta, io sono costretta a uno stacco di 20 giorni tra un contratto e l'altro. Invece, il contratto nazionale della ricerca permette una continuità fino a 5 anni». Nell'incontro, inoltre, il ministro ha avanzato la possibilità che si facciano nuovi bandi di concorso con una riserva del 60%. Cioè, l'Ispra può bandire un certo numero di posti a tempo determinato, riservando il 60% di quel numero a chi già lavora nell'istituto.
«C'è un primo segnale. Un tavolo interministeriale è una grande conquista per una occupazione condotta pacificamente, ma stiamo con i piedi per terra», ha detto Mannozzi. Intanto, però, i piedi dei ricercatori restano sul tetto. «La ministra non si aspetti che scendiamo prima di lunedì prossimo. Vogliamo atti concreti». L'occupazione non si ferma, quindi. Anzi, si pensa a nuove iniziative da programmare.
Dopo l'incontro con la ministra Prestigiacomo, infatti, i ricercatori si sono raccolti in assemblea per discutere il da farsi. «Venerdì 15 gennaio terremo un'assemblea cittadina a cui sono invitati tutti: associazioni che si occupano di territorio e ambiente e tutti quelli che vorranno». Per fine mese è previsto uno sciopero nazionale di tutti gli enti pubblici di ricerca e «stiamo pensando a una conferenza internazionale. Chiameremo intellettuali, scienziati ed esperti, dall'Europa all'area del Mediterraneo, per parlare di tutela ambientale a livello politico, sociale ed economico».
Dall'1 gennaio, 230 lavoratori dell'Ispra sono disoccupati perché il loro contratto non è stato rinnovato. Un numero che si va ad aggiungere a quelli che hanno perso il posto di lavoro durante il 2009. In totale 430. L'istituto è stato commissariato alla fine di luglio del 2008. Contava sul lavoro di 1.439 persone di cui il 38% aveva contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co., borse di studio e assegni di ricerca). Sembra che la ministra abbia messo in campo un piano di assunzione di 400 unità per ridurre l'area di precariato. «Magari - ha commentato Mannozzi - ma questa cosa, nella riunione di ieri, noi non l'abbiamo sentita».


5 gennaio 2010 - Il Sole 24 Ore

LA PROTESTA DEI RICERCATORI DELL'ISPRA
La Prestigiacomo incontra i precari che restano sul tetto

Hanno deciso di rimanere sul tetto e di continuare la protesta cominciata ormai 42 giorni orsono. Ieri però si è aperto un piccolo spiraglio per i precari dell'Ispra, l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha infatti incontrato le rappresentanze sindacali dei ricercatori e ha annunciato che lunedì partirà un tavolo tecnico per esplorare tutte le possibili soluzioni. «Nessun abbandono, piuttosto valorizzazione e promozione della ricerca», è stato il commento del titolare dell'Ambiente al termine della riunione.
Soddisfatta Emma Persia, coordinatrice dell'Usi-Rdb Ricerca dell'Ispra. «Il primo incontro con il ministro e il capo del dipartimento della funzione pubblica ha mostrato una volontà di affrontare le problematiche al centro della protesta che va avanti ormai da 42 giorni». E, in attesa del confronto della prossima settimana, i sindacati proseguiranno la mobilitazione con nuove iniziative.


5 gennaio 2010 - Avvenire

Prestigiacomo: i precari dell’Ispra? Nessun abbandono
Ipotesi di tavolo con Regione Lazio e Provincia di Roma
di DIEGO MOTTA

Guerra sui numeri e schermaglie intorno al negoziato. Quello andato in scena ieri al ministero dell’Ambiente è stato il primo atto, non risolutivo, di un confronto che promette di durare almeno fino alla fine del mese.
Da una parte i ricercatori dell’Ispra, irriducibili nel difendere le loro posizioni dal tetto dell’istituto, dall’altro il ministro Stefania Prestigiacomo, che ieri ha chiarito le posizioni del governo. «Nessun abbandono, piuttosto valorizzazione e promozione della ricerca» ha ribadito la rappresentante dell’esecutivo, che ha smentito le cifre sui tagli diffuse dai lavoratori dell’istituto per la protezione ambientale.
Secondo il ministro, infatti, sarebbero solo 21 le persone a rischio: solo un decimo rispetto a quelli annunciati dalla rappresentanza Usi- Rdb, la sigla che ha promosso la mobilitazione. Una «forbice» così grande è giustificata solo con una diversa interpretazione delle norme sui contratti. Così, per il ministero, a fronte di una «forte anomalia» rappresentata dal 38% di precari, «è stato posto in campo un piano di assunzioni volto a portare nel triennio ad assunzioni a tempo indeterminato per quasi 400 unità» . «Per quanto ci riguarda, c’è invece il rischio che per il rinnovo dei contratti scaduti servano sei, otto mesi senza alcuna garanzia che questo avvenga » replica Pier Paolo Giordano, uno dei rappresentanti della protesta.
Il risultato più importante ottenuto al termine di un incontro rivelatosi interlocutorio è stato probabilmente la disponibilità mostrata dal ministro di esplorare tutte le soluzioni possibili per assicurare risorse alla ricerca, a partire dall’interesse mostrato dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma, che nei giorni scorsi hanno fatto sapere di voler finanziare con 10 milioni di euro progetti di ricerca in collaborazione con l’Ispra: risorse che permetterebbero almeno la trasformazione dei co. co. co e degli assegni di ricerca in contratti a tempo determinato, come chiedono i lavoratori.
Nel confronto tecnico voluto dalla Prestigiacomo, che si aggiornerà lunedì prossimo, ci sarà anche questo punto, oltre alla calendarizzazione delle prossime tappe del negoziato. «Fino ad allora resteremo sul tetto – conferma Giordano – e nel frattempo vorremmo organizzare un’assemblea aperta a tutti per ragionare sulla condizione dei precari nel mondo della ricerca, chiamando a raccolta anche quei parlamentari che in queste settimane ci hanno sostenuto» .


5 gennaio 2010 - Il Giorno

«Comune e Provincia sappiano che esistiamo»
Ex Arsenale, lettera aperta dei dipendenti
di MANUELA MARZIANI

PAVIA - UN SENSO di abbandono e decisioni che vengono assunte passando sulle loro teste, nella speranza che presto non ci siano più, perché vengono visti quasi come un intralcio alla realizzazione dei progetti. Con questi sentimenti, per augurare un felice 2010, Faustino Giani della segreteria della Rdb-Cub ha preso carta e penna e ha scritto una lettera aperta al sindaco Alessandro Cattaneo e al presidente della Provincia Vittorio Poma. "Il problema dell'Arsenale di Pavia è stato di grande interesse per i lavoratori che ne calcano il suolo da decenni e non solo per chi li ha rappresentati - scrive Giani -. Ecco perché a fronte di progetti ambiziosi da voi enunciati con clamore e poco tatto per gli "arsenalotti", (celebrazione del 150° anniversario dell' unità d'Italia) che includerà lo Stabilimento Genio Militare di Pavia, non fa certamente piacere ai lavoratori, leggere che questi impegni, più e più volte chiesti, vengono solo ora definiti tenendo a debita distanza i lavoratori, che zittiti se ne vanno". CON QUESTE motivazioni, il sindacalista accusa anche oggi le istituzioni di indifferenza: "Ora caro sindaco caro presidente, visto che i nodi del problema diventeranno attuali con o senza i lavoratori dell'Arsenale, elenco a titolo di memoria, risorse e progetti che potrebbero incrementare l'occupazione pubblica in alternativa agli interessi privati. Abbiamo il nulla osta dei fondi europei per il 150° anniversario d'Italia, un disegno di legge che al suo interno contiene soddisfacenti strumenti di valorizzazione e trasformazione degli immobili della Difesa, progettualità occupazionali in corso di definizione tra ministero Difesa e Istruzione che riguardano un importante sbocco occupazionale legato alla vertenza Arsenale e la necessità di collocare in città una sede dei vigili del fuoco adeguata funzionale e idealmente capace di rispondere a svariate prospettive. Posto che ci si arrivi prima o dopo a queste opportunità, non solo sarebbe meglio condividerle, ma andrebbero inserite in una logica di potenziamento dello sviluppo e dell'occupazione territoriali. QUINDi, ben vengano proposte in sinergia con il meglio che il territorio esprime, nella consapevolezza che una colata di cemento non è propriamente uguale a un giardino". E, se per l'Arsenale forse già nei prossimi giorni Comune e Provincia saranno chiamati a disegnare il futuro, concludendo un lunghissimo iter fatto di attese, rinvii e promesse, i lavoratori di un'altra azienda pavese sperano che il 2010 porti qualcosa di buono. Sono i dipendenti dell'ex zuccherificio che stanno facendo il conto alla rovescia in vista di martedì 19, quando azienda, associazioni agricole e parti sociali si incontreranno di nuovo in Regione per firmare l'accordo di riconversione. Un impegno che in tre anni dovrebbe portare alla nascita di una centrale a biomasse al confine tra i comuni di Casei Gerola e Silvano Pietra. Quattro anni dopo la dismissione dell'impianto che, tra dipendenti e indotto, dava lavoro a 300 persone.

Fiege, Cobas in lotta senza scontri
Presidio all'alba per dire no alla firma dell'intesa del 31 dicembre. La polizia si tiene a distanza e la logistica resta chiusa
di MARIO BORRA

BREMBIO - NUOVO PICCHETTO ieri all'alba ai cancelli della Fiege Borruso, logistica del settore alimentare. Dopo il blocco dei camion, le botte e le polemiche sull'ordine pubblico del 30 dicembre, quando un sindacalista e un lavoratore furono fermati, mentre alcuni operai e agenti rimasero feriti, la lotta di chi non ha accettato gli accordi dei giorni scorsi ha preso corpo. Sotto le bandiere dello Slai Cobas, già dalle 5.30 della gelida mattinata di ieri, un centinaio tra operai e sindacalisti hanno inscenato la protesta. La stretta di mano tra i confederali e l'azienda, non è andata giù al sindacato di base. QUESTA VOLTA niente scontri, anche perché polizia e carabinieri si sono tenuti distanti. La notizia del picchetto era stata già diffusa e l'azienda ieri di fatto ha fermato la produzione. Solo qualche tir, si è fermato nel parcheggio fin dalle 6, ma è rimasto a debita distanza. Attorno a un falò improvvisato, i lavoratori si sono stretti per un'assemblea all'aperto mentre il cielo si stava schiarendo e la neve cominciava a cadere. Durissime le parole di Aldo Milani dello Slai Cobas. «Noi abbiamo rifiutato di firmare un accordo, i sindacati confederali hanno detto di sì. Noi andiamo avanti con la lotta. I 33 che hanno firmato lo hanno fatto sotto ricatto. E per gli altri 28 spediti a 50 chilometri di distanza o senza garanzie? L'altro giorno in Prefettura siamo stati accusati di essere dei delinquenti». Poi vengono sollecitati interventi degli operai e la memori a va agli scontri della settimana scorsa. «Eravamo davanti ai cancelli per i nostri diritti. Ci hanno picchiato senza motivo». «Noi vogliamo solo un contratto giusto e continueremo la lotta». «Abbiamo sempre lavorato. Ora cosa dico alla mia famiglia? Chi è disposto ad accettare uno stipendio più magro». Tutte voci in un italiano stentato, ma la sostanza è ben chiara. «Abbiamo scioperato perché ci hanno cambiato il contratto e abbassato la paga. Non c'è crisi. Qui lavoriamo anche 15 ore al giorno». Sul posto c'è anche Emir, il 31enne albanese, arrestato il 30 dicembre. Il sindacalista Fulvio Di Giorgio 41 anni, invece è a casa. A raccogliere il testimone e la moglie Romina, pure lei sindacalista, che ha portato anche le figlie. «Mio marito è sotto choc. Andare in carcere è stato tremendo; per lui che ha fatto tante battaglie sindacali e che mercoledì scorso spiegava ai lavoratori come mettere in pratica la lotta, è stato uno choc. Non aveva fatto nulla». Intanto, ieri in serata, i Cobas, sotto minaccia di un nuovo blocco della logistica per stamattina, hanno ottenuto di farsi ricevere per una trattativa ad oltranza nella sede dello stabilimento.


5 gennaio 2010 - Corriere di Viterbo/Rieti

Prestigiacomo: tavolo tecnico per i precari dell’Ispra
Il ministro ha incontrato i sindacati. I ricercatori da oltre un mese manifestano sul tetto dell’Istituto

Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha avuto ieri mattina un incontro con le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell’Ispra. La situazione dei precari dell’Istituto - informa una nota - è stata discussa in due riunioni separate, prima con Cgil, Cisl Uil e Anpri e, successivamente, con Usi-Rdb che rappresenta i lavoratori che da oltre un mese manifestano sul tetto della sede dell’Istituto. Il ministro ha illustrato ai sindacati la situazione dell’Ispra che al momento del commissariamento, fine luglio 2008, contava su 905 unità di personale a tempo indeterminato e 534 unità di personale con contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio) per un totale di 1439 lavoratori. Per ripianare questa situazione di forte anomalia dove, il precariato rappresentava il 38% della forza lavoro, è stato posto in campo un piano volto a portare nel triennio ad assunzioni a tempo indeterminato per quasi 400 unità e a ridurre l’area del precariato ad una percentuale fisiologica. Il ministro ha quindi sottolineato come il Governo abbia nei fatti programmato un piano di potenziamento dell’Istituto, con particolare riferimento alle finalità di ricerca e tutela ambientale. "Non vi è stata quindi alcun ’abbandono’ della ricerca, ma esattamente il contrario: un progetto organico di valorizzazione e promozione delle attività dell’Ispra proiettato nel futuro e tendente alla stabilizzazione del personale addetto". La Prestigiacomo ha dato la sua disponibilità ad avviare da subito un tavolo di confronto tecnico presso il ministero con i sindacati al fine di esplorare tutte le soluzioni possibili, anche alla luce delle proposte avanzate a mezzo stampa dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma e che già da oggi verranno verificate.


5 gennaio 2010 - La Sicilia

UNIVERSITÀ. L’Amministrazione attiverà tavolo tecnico coi sindacati.
La Uil Pa: «Restino almeno tutto il 2010»
«Precari Lettere, cerchiamo delle soluzioni»

L'amministrazione dell'Ateneo catanese si è impegnata ad attivare un tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali universitarie per individuare possibili soluzioni, compatibili dal punto di vista finanziario e delle disposizioni normative vigenti, al problema dei collaboratori co.co.co. della facoltà di Lettere ai quali non è stato rinnovato il contratto di lavoro, scaduto alla fine del 2009. È quanto deciso al termine della riunione convocata dal rettore Antonino Recca su istanza dei sindacati universitari, tenutasi ieri mattina nella sede del Palazzo centrale, nel corso della quale si è ampiamente discusso della vicenda. All'incontro hanno preso parte, oltre allo stesso rettore Recca, il direttore amministrativo Lucio Maggio, il preside della facoltà di Lettere Enrico Iachello, la dirigente dell'area risorse umane Agata Lo Faro e i rappresentanti delle sigle Flc-Cgil, Cisl Università, Uil Pa, Confsal-Snals Università-Cisapuni, Csa di Cisal, Rdb/Cub.
E a proposito di sindacati, il segretario generale della Uil Pa, Antonino Gatto, ha inviato una lettera aperta al rettore Antonino Recca e al prefetto Vincenzo Santoro in merito ai lavoratori della facoltà di Lettere. «Prendiamo atto di quanto dichiarato dal preside Iachello quando afferma che "si tratta di un provvedimento preso molto malvolentieri a causa di tagli del budget della facoltà che hanno superato il 30%"» scrive Gatto. Il mancato rinnovo riguarda precari impegnati da anni «in attività ordinarie esecutive, a copertura di carenze d'organico: servizi generali di apertura e chiusura aule, biblioteca, prestito e deposito libri; attività amministrativa: protocollo, segreteria studenti e attività svolte al Centro di gestione amministrativa della Facoltà».
Tuttavia, riprende il segretario del sindacato, «qualunque possa essere stata la natura giuridica del rapporto di lavoro instaurato con questi dipendenti precari (di tipo subordinato con contratto atipico o cos'altro?), non vi è dubbio che il datore di lavoro è individuato nell'Amministrazione universitaria nel suo complesso». In ogni caso, «traspare inequivocabile, dalle dichiarazioni del preside, che il personale "tagliato", in carenza di criteri oggettivi, non sia stato esorbitante ai bisogni della facoltà nel passato come non lo sarebbe nel presente mentre la riduzione operata sarebbe da addebitare unicamente da un presunto fattore di contingente riduzione dei fondi».
Da ciò, sostiene Antonino Gatto, «la convinzione che l'autorevole intervento del rettore e del prefetto potrebbe consentire una favorevole soluzione della questione, anche ricorrendo a forme di solidarietà tra i lavoratori dell'Ateneo, sia pure temporanee». Pertanto, la Uil Pa ribadisce, come già fatto in occasione di altri incontri, «l'assoluta necessità che questi lavoratori, così come tutti coloro che con rapporto di lavoro atipico sopperiscono a carenze di organico, restino in servizio almeno per l'anno 2010, nell'attesa di un auspicato intervento normativo nazionale». Al prefetto il segretario segnala «il rischio di eventuali ripercussioni di ordine pubblico» chiedendo che convochi «con urgenza un incontro».


5 gennaio 2010 - Il Giornale di Monza

Sindacati e dipendenti: «Premiato il nostro impegno»

Monza - La bella notizia della promozione della sede Inps a provinciale, è stata ovviamente salutata con soddisfazione anche dalle organizzazioni sindacali. «Si conclude felicemente - hanno sottolineato la Cisl Brianza con la Funzione pubblica e la Federazione dei pensionati - un iter che troppo spesso è risultato accidentato e, a volte, incomprensibile. Le dimensioni e la qualità dei servizi non potevano che far giungere a tale risultato. E' questo un giusto riconoscimento dell'impegno che la Cisl Brianza, assieme agli altri sindacati confederali, ha posto nel sollecitare tutti i livelli istituzionali e la stessa dirigenza nazionale dell'Istituto di previdenza».
Per il coordinamento Rdb-Cub della sede Inps la promozione a provinciale premia il duro lavoro fatto, «senza tentennamenti o mediazioni al ribasso. Il merito di questo successo va ai lavoratori della sede di Monza, che hanno saputo mobilitarsi in modo straordinario. Siamo fieri di aver contribuito al consolidamento di un pilastro dello Stato sociale sul territorio del Brianza».


5 gennaio 2010 - Legambiente

Befana di Legambiente consegna carbone al Commissario Ispra
Legambiente "La ricerca ambientale non deve essere svenduta"

Un sacco pieno di carbone per il commissario straordinario dell’Ispra Vincenzo Grimaldi. A consegnarlo stamattina è stata la befana di Legambiente che, cavalcando la sua scopa, è arrivata fino alla sede centrale dell’ente in via Brancati a Roma. Sono ormai 44 giorni, infatti, che sul tetto della sede di via Casalotti i ricercatori precari protestano contro il loro licenziamento. "L’intento della befana ambientalista - ha dichiarato Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente – è quello di sollecitare il prefetto Grimaldi a prestare attenzione alle richieste dei lavoratori, affinché si trovi una soluzione che tenga conto delle competenze e della professionalità degli addetti minacciati dai licenziamenti. L'azione che il prefetto sta intentando, irrigidendo le procedure e tagliando posti di lavoro, impedirà infatti la prosecuzione delle ricerche su un bene primario per l'interesse generale del paese e, oltre a disperdere professionalità e competenze, determinerà anche l’impossibilità di sviluppare il controllo pubblico su temi di primaria importanza e di interesse generale. Il governo deve fare il possibile affinché la ricerca pubblica ambientale non venga svenduta". Il sacco privo di caramelle, consegnato oggi dalla befana di Legambiente è, infatti, anche un modo per cercare di scongiurare il rischio che con il taglio alla ricerca siano compromesse importanti attività come gli interventi sulla biodiversità marina, le emergenze in mare (tra cui anche le cosiddette "navi dei veleni"), le bonifiche di siti contaminati, la pesca sostenibile, l’informazione ambientale, l’aggiornamento del registro delle emissioni in atmosfera e la prevenzione del dissesto. "Speriamo vivamente – ha concluso Venneri - che il Prefetto ripensi alla situazione dei lavoratori dell’Ispra ed eviti al nostro Paese di perdere un grande patrimonio nel settore strategico della ricerca". Insieme a Legambiente, oggi era presente una delegazione dei precari dell’Ispra, ormai da 44 giorni sul tetto della sede di via Casalotti a Roma. "Le bugie dei commissari, riportate anche dal Ministro Prestigiacomo, sono tante – ha aggiunto Massimiliano Bottaro, portavoce dei precari Ispra -. Secondo loro in Ispra ci sono ‘534 lavoratori con contratto flessibile’, mentre lo stesso ministro Stefania Prestigiacomo, durante un’audizione alla commissione ambiente della Camera del 29 ottobre 2008, ha affermato che i precari in Ispra erano 618. Riguardo la scadenza di "111 contratti" a fine 2009, le scadenze proseguono nei primi mesi del 2010, per un totale di 230 rapporti a termine: di questi, oltre 150 al momento non hanno avuto nessuna proroga, non si tratta quindi di 21 lavoratori come riportato dai prefetti".


5 gennaio 2010 - Il Tempo

Ispra, sul tetto della protesta il bluff di ventuno lavoratori
L'Istituto di ricerca ha già regolarizzato più di 400 contratti
di Fabio Perugia

I lavoratori dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) restano sui tetti. Protestano. Non mollano. Chiedono un posto fisso. O almeno una scrivania ancora per un anno. Alzano un polverone dietro il quale sembrano quasi in mille a sventolare la bandiera della disoccupazione. In realtà sono ventuno persone. La storia delle regolarizzazioni dei contratti dell'Istituto, nato nel 2008 dalla fusione di tre enti (Apat, Cram e Infs), è meno tortuosa di quanto sembrerebbe. Un'avventura di certo lunga e sofferta, ma lineare. Al momento del commissariamento, nel luglio 2008, l'ente di ricerca contava 905 dipendenti con contratto a tempo inderminato e 534 con contratto flessibile. Insomma, il 38 per cento della forza lavoro era precaria ed è partito il piano di regolarizzazione. Così, già il 17 maggio scorso l'Ispra ha assunto quattordici vincitori dei concorsi pubblici e stabilizzato altri 201 lavoratori. Mentre dopo più di un mese, a luglio, sono scaduti 179 contratti a progetto già prorogati un anno prima. E nessuno di questi lavoratori aveva superato una selezione o una comparazione, ma erano stati assunti a «chiamata diretta». Insomma, dati alla mano, si è arrivati al primo dicembre dell'anno appena passato con un organico Ispra formato da 1310 contratti: 1080 a tempo indeterminato, 230 flessibili (di cui 117 a tempo determinato, 61 collaborazioni, 47 assegni di ricerca e 5 borse di studio). È nella notte di San Silvestro che 111 contratti sono scaduti innescando la grande protesta. Contratti di vario titolo: a tempo indeterminato (21), co.co.co (39), assegni di ricerca (55) e borse di studio (6). Ma di questi, ben ottantasei sono stati già rinnovati. Ne restano fuori venticinque. Quattro persone non hanno voluto continuare il rapporto con l'ente. Ventuno sono lì sui tetti dell'Ispra a dormire, protestare, col freddo o la pioggia senza differenze sventolando bandiere ed esponendo striscioni. Ventuno contratti. Punto. Molti di questi riguardano posizioni amministrative in relazione alle quali l'Ispra sta concludendo i concorsi per immettere 69 lavoratori nel personale a tempo indeterminato. Altri hanno concluso progetti che non vengono rifinanziati. Infine ci sono i contratti che, ordinariamente, non prevedono proroga come le borse di studio finalizzate a percorsi di formazione. Nessun licenziamento, dunque. È infatti per questo che la protesta sul tetto riceve l'adesione di un solo sindacato (Usi Rdb), che rappresenta poco più del dieci per cento del personale dell'Ispra. Non è neppure un caso se negli incontri di ieri tra il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo le sigle si siano divise in due riunioni. Il ministro ha dovuto tenere un confronto prima con Cgil, Cisl, Uil e Anpri. Poi con i rappresentanti Usi Rdb. Prestigiacomo, oltre a illustrare i dati, ha confermato che nei piani del governo c'è il potenziamento dell'Ispra: «Non vi è alcun abbandono della ricerca, ma esattamente il contrario: un progetto organico di valorizzazione e promozione delle attività dell'Ispra proiettato nel futuro e tendente alla stabilizzazione del personale addetto». Secondo il piano, a fine 2010 i lavoratori, tra contratti a tempo indeterminato e flessibili, saranno 1471. Trentadue in più rispetto al primo mese di commissariamento. Per lunedì, inoltre, Prestigiacomo ha fissato un tavolo tecnico per cercare di accontentare gli ultimi precari dell'Istituto e i contestatori dei tetti. Loro, per ora, hanno deciso di restare sotto le stelle.


4 gennaio 2010 - Ansa

AMBIENTE: PROTESTA PRECARI ISPRA SU TETTO CONTINUERÀ
SINDACATI DI BASE, VOGLIAMO ATTI CONCRETI

(ANSA) - ROMA, 4 GEN - La protesta dei precari dell'Ispra, sostenuta dai sindacati di base Usi-RdB Ricerca, continuerà almeno fino a lunedì. Lo riferisce un rappresentante dei sindacati di base, che ha preso parte ad una delle due riunioni che oggi si sono svolte al ministero dell'Ambiente per risolvere la questione relativa alla stabilizzazione di alcuni precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Secondo quanto riferito, c'è, in ogni caso, «un'apertura da parte del ministro Prestigiacomo: da lunedì è infatti prevista una calendarizzazione con tavoli tecnici più che normativi». A proposito della protesta da parte dei precari sul tetto di una delle sedi dell'istituto, dovrebbe continuare ancora: «Il tetto deciderà - riferisce la rappresentante Usi-RdB - posso anticiparvi che protesteremo almeno fino a lunedì, anche perchè vogliamo atti concreti». Il ministro avrebbe, secondo quanto riportato all'esterno dalla rappresentanza Usi-RdB, parlato «solo di 21 persone a rischio», ma le cose non starebbero così. L'auspicio è che «da lunedì ci sia un processo virtuoso» per giungere ad una soluzione.

LAVORO:ISPRA;LUNEDÌ TAVOLO TECNICO MIN. AMBIENTE SU PRECARI

(ANSA) - ROMA, 4 GEN - Un tavolo tecnico è previsto per lunedì prossimo 11 gennaio per sbloccare la questione legata alla protesta dei precari dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che da 42 giorni stanno occupando il tetto della sede dell'Istituto, in via di Casalotti a Roma, per chiedere la stabilizzazione lavorativa. Questo è quanto si è deciso stamani, nel corso dei due incontri - il primo con i sindacati confederali (Cgil, Cisl, Uil, Anpri) e il secondo con quelli di base Usi-RdB Ricerca - al ministero dell'Ambiente. Il tavolo tecnico, previsto per la prossima settimana, dovrebbe servire a mettere a punto, dicono fonti che hanno partecipato agli incontri di oggi, «le strategie e gli strumenti per risolvere la questione».

LAVORO:ISPRA;PRESTIGIACOMO,PROMOZIONE RICERCA E NO ABBANDONO

(ANSA) - ROMA, 4 GEN - «Nessun abbandono, piuttosto valorizzazione e promozione della ricerca». Così il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo commenta l'incontro di oggi con i ricercatori precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che da settimane protestano sul tetto dell'istituto contro i previsti licenziamenti. Il ministro dell'Ambiente, spiega una nota del ministero, «ha avuto stamani un incontro con le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell'Ispra. La situazione dei precari dell'Istituto è stata discussa in due riunioni separate, prima con Cgil, Cisl Uil e Anpri, e, successivamente, con Usi-Rdb che rappresenta i lavoratori che da oltre un mese manifestano sul tetto della sede dell'Istituto». Il ministro ha illustrato ai sindacati la situazione dell'Ispra che al momento del commissariamento, fine luglio 2008, contava su 905 unità di personale a tempo indeterminato e 534 unità di personale con contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio) per un totale di 1439 lavoratori. Per ripianare questa situazione di «forte anomalia dove - rileva il ministero - il precariato rappresentava il 38% della forza lavoro, è stato posto in campo un piano di assunzioni volto a portare nel triennio ad assunzioni a tempo indeterminato per quasi 400 unità ed a ridurre l'area del precariato ad una percentuale fisiologica». Il ministro ha quindi sottolineato come il Governo abbia «nei fatti programmato un piano di potenziamento dell'Istituto, con particolare riferimento alle finalità di ricerca e tutela ambientale». «Non vi è stato quindi alcun 'abbandonò della ricerca, come è stato affermato a più riprese in questi mesi - ha affermato Prestigiacomo - ma esattamente il contrario: un progetto organico di valorizzazione e promozione delle attività dell'Ispra proiettato nel futuro e tendente alla stabilizzazione del personale addetto. In questo ambito già moltissime delle posizioni precarie hanno trovato soluzione». Il ministro ha dato quindi la propria disponibilità ad avviare da subito un tavolo di confronto tecnico presso il ministero con i sindacati al fine di esplorare tutte le soluzioni possibili, anche alla luce delle proposte avanzate a mezzo stampa dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma e che già da domani verranno verificate.

AMBIENTE: RIUNIONE CON PRESTIGIACOMO SU PRECARI ISPRA
DUE INCONTRI, PRIMA CON CONFEDERALI POI CON SINDACATI DI BASE

(ANSA) - ROMA, 4 GEN - Si sta svolgendo al Ministero dell'Ambiente una riunione alla presenza del ministro Stefania Prestigiacomo sulla questione legata alla protesta dei precari dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambienta) che chiedono stabilizzazione lavorativa. Da alcuni giorni, da Natale in poi, il ministro ha rivolto ai precari un appello a scendere dal tetto di una delle sedi dell'istituto, dove si svolge la protesta, chiedendo al governo di interessarsi della situazione per trovare una soluzione. In realtà, gli incontri previsti per la mattinata di oggi sono due: il primo con i confederali rappresentanti da Cgil, Cisl, Uil e Anpri (il sindacato dei dirigenti), il secondo incontro si svolgerà con rappresentanti dei precari e con i sindacati di base Usi-Rdb che da 42 giorni stanno protestando, con una pacifica occupazione, sul tetto della sede dell'ex Icram (l'ex istituto che si occupava della ricerca marina). L'obiettivo dei sindacati, raccontano alcuni rappresentanti in attesa di essere ricevuti dal ministro, è «ottenere un piano che consenta, al di là dei rinnovi contrattuali, una graduale immissione in ruolo del personale compresi quelli licenziati nel 2009, in tutto circa 430». Sul tavolo delle riunioni della mattinata, il ministro porterà un piano, già previsto per l'Ispra per il 2010 in cui sono contenuti tutti gli sforzi per giungere a una soluzione.

LAVORO: ISPRA; DELLA SETA E FERRANTE (PD), ORA ATTI CONCRETI

(ANSA) - ROMA, 4 GEN - «Ora arrivino atti concreti». Lo chiedono i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante a proposito della vicenda dei ricercatori precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che da oltre un mese protestano sul tetto dell'Istituto contro i previsti tagli del personale. «Dopo mesi di mobilitazione dei lavoratori precari dell'Ispra che rischiano il licenziamento e dopo 40 giorni di protesta no-stop sul tetto della sede dell'Istituto - affermano i due senatori Pd in una nota - l'incontro di oggi del ministro Prestigiacomo con le rappresentanze sindacali e la sua dichiarata disponibilità a dare un futuro all'Istituto e a chi ci lavora rappresentano un mezzo dietro-front rispetto alle rigidità delle settimane scorse, e dunque un primo, importante successo di chi sta difendendo, con il proprio lavoro, l'interesse generale della ricerca pubblica in campo ambientale». «Va sottolineato l'impegno profuso da tutto il Pd a sostegno della vertenza Ispra - affermano ancora i due parlamentari - ma ora bisogna vigilare perchè alle parole del ministro seguano i fatti: quasi 200 precari dell'Ispra sono senza contratto dall'1 gennaio, e l'incerta gestione commissariale dell'Istituto fa temere che da parte di alcuni vi sia l'intenzione di smantellare l'autonomia, l'autorevolezza, la forza di quella che per storia e per necessità dovrebbe essere l'Agenzia pubblica per la protezione dell'ambiente, dunque - concludono - uno strumento essenziale per mettere in fatto di ambiente l'Italia al passo con i Paesi più avanzati».

LAVORO: ISPRA; MARINO, PRESTIGIACOMO STABILIZZI I PRECARI

(ANSA) - ROMA, 4 GEN - «Solo un incontro inconcludente. Il ministro dell'Ambiente Prestigiacomo parla di valorizzazione e promozione della ricerca, ma davanti agli occhi dei ricercatori dell'Ispra ci sono solo la certezza dei licenziamenti e il miraggio di un tavolo tecnico. I cui orientamenti sono tutti da verificare». Ignazio Marino, senatore del Pd, si dice sgomento davanti alla chiave di lettura dell'incontro con i ricercatori dell'Ispra, fornita dal ministro Prestigiacomo. «Il ministro stabilizzi i precari - chiede Marino - o, ancora meglio, ne valuti il merito bandendo urgentemente un concorso nel quale vengano presi in considerazione i titoli scientifici delle centinaia di ricercatori che, dalla notte di San Silvestro, sono tecnicamente licenziati». «Ai ricercatori è stato chiesto di scendere dal tetto della sede di Casalotti - aggiunge il senatore del Pd - in cambio dell'apertura di un tavolo tecnico, in agenda lunedì. Mi sembra un pò poco. Si dica almeno che la direzione sarà quella di individuare un'adeguata soluzione preofessionale per i tanti lavoratori dell'Ispra, molti dei quali hanno già in tasca un contratto a tempo indeterminato in Francia, Germania o Stati Uniti, forti delle loro competenze nel campo della tutela ambientale». «Certamente, in una visione di ampio respiro internazionale, è importante esportare cervelli che si possano occupare dei disastri ambientali degli Stati Uniti, ma il ministro dell'Ambiente del nostro paese dovrebbe preoccuparsi più dell'Italia che di mostrarsi generoso con altre nazioni. Rispetto poi ai numeri forniti dal ministro Prestigiacomo - riferisce Marino - lei oggi ha parlato del 50% di stabilizzati. In realtà, secondo fonti degli stessi ricercatori, coloro che hanno ottenuto un posto di lavoro a tempo indeterminato sono solo il 30%, per lo più scelti tra i contratti a chiamata. Alla faccia della cultura del merito».


4 gennaio 2010 - Omniroma

ISPRA, IN ATTESA TAVOLO TECNICO PROSEGUE PROTESTA SU TETTO

(OMNIROMA) Roma, 04 gen - «Prendiamo atto della disponibilità del ministro Prestigiacomo all'apertura fissata per lunedì 11 di un tavolo tecnico ma la nostra protesta sul tetto continua». A dichiararlo è Cristiano Fiorentini dell'Usi-Rdb che stamani ha incontrato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, il vice-capo di gabinetto del ministero della Funzione pubblica e due sub-commissari incaricati di risolvere la questione dell'Ispra, l'ente che si occupa di ambiente i cui lavoratori precari sono da 42 giorni sul tetto dell'istituto per protesta contro i licenziamenti. Durante la mattinata, i rappresentanti del governo hanno anche incontrato i sindacati Cgil, Cisl Uil e Anfri sulla vicenda. «Chiediamo il rinnovo e la proroga dei contratti - ha detto ancora Fiorentini - per il delicato lavoro sull'ambiente che l'Ispra porta avanti tutti i ricercatori sono indispensabili, anzi, ne servirebbero di più. Per questo vogliamo che tutti i lavoratori diventino subordinati». L'Usi-Rdb, il sindacato che ha portato avanti la protesta sui tetti dove i lavoratori si trovano da 42 giorni, contesta anche i dati sul numero di lavoratori precari e quelli a rischio licenziamento. «Lunedì, durante l'incontro tecnico, porteremo al ministro Prestigiacomo i numeri giusti», conclude il sindacalista.


4 gennaio 2010 - Adnkronos

RICERCA: PRESTIGIACOMO SU ISPRA, NESSUN ABBANDONO MA VALORIZZAZIONE
TAVOLO TECNICO AL MINISTERO PER I PRECARI

Roma, 4 gen. - (Adnkronos) - «Non vi è stata quindi alcun 'abbandonò della ricerca, come è stato affermato a più riprese in questi mesi ma esattamente il contrario: un progetto organico di valorizzazione e promozione delle attività dell'Ispra proiettato nel futuro e tendente alla stabilizzazione del personale addetto. In questo ambito già moltissime delle posizioni precarie hanno trovato soluzione». Ad affermarlo in una nota è il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che questa mattina ha avuto un incontro con le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell'Ispra. La situazione dei precari dell'Istituto è stata discussa in due riunioni separate, prima con Cgil, Cisl Uil e Anpri, e, successivamente, con Usi-Rdb che rappresenta i lavoratori che da oltre un mese manifestano sul tetto della sede dell'Istituto. Il ministro ha illustrato ai sindacati la situazione dell'Ispra che al momento del commissariamento, fine luglio 2008, contava su 905 unità di personale a tempo indeterminato e 534 unità di personale con contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio) per un totale di 1.439 lavoratori. Per ripianare questa situazione di forte anomalia dove, il precariato rappresentava il 38% della forza lavoro, si legge nella nota del ministero dell'Ambiente, è stato posto in campo un piano di assunzioni volto a portare nel triennio ad assunzioni a tempo indeterminato per quasi 400 unità ed a ridurre l'area del precariato ad una percentuale fisiologica. Il ministro ha quindi sottolineato come il Governo abbia nei fatti programmato un piano di potenziamento dell'Istituto, con particolare riferimento alle finalità di ricerca e tutela ambientale. Prestigiacomo ha dato la sua disponibilità ad avviare da subito un tavolo di confronto tecnico presso il ministero con i sindacati al fine di esplorare tutte le soluzioni possibili, anche alla luce delle proposte avanzate a mezzo stampa dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma e che già da domani verranno verificate.

RICERCA: FERRANTE-DELLA SETA (PD), PER ISPRA ORA ATTI CONCRETI

Roma, 4 gen. - (Adnkronos)- Per l'Ispra ed i i suoi lavoratori precari «ora arrivino atti concreti». A richiederlo sono i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che durante le festività natalizie hanno più volte fatto visita ai precari in lotta. «Dopo mesi di mobilitazione dei lavoratori precari dell'Ispra che rischiano il licenziamento, e dopo quaranta giorni di protesta no-stop sul tetto della sede dell'Istituto di Via di Casalotti, -affermano i due senatori del Pd- l'incontro di oggi del ministro Prestigiacomo con le rappresentanze sindacali e la sua dichiarata disponibilità a dare un futuro all'istituto e a chi ci lavora rappresentano un mezzo dietro-front rispetto alle rigidità delle settimane scorse, e dunque un primo, importante successo di chi sta difendendo, con il proprio lavoro, l'interesse generale della ricerca pubblica in campo ambientale». «Va sottolineato -affermano ancora i due parlamentari Ecodem- l'impegno profuso da tutto il Pd a sostegno della vertenza Ispra ma ora bisogna vigilare perchè alle parole del ministro seguano i fatti». «Quasi 200 precari dell'Ispra -ricordano Ferrante e Della Seta- sono senza contratto dal 1° gennaio, e l'opaca, incerta gestione commissariale dell'Istituto fa temere che da parte di alcuni vi sia l'intenzione di smantellare l'autonomia, l'autorevolezza, la forza di quella che per storia e per necessità dovrebbe essere l'Agenzia pubblica per la protezione dell'ambiente, dunque uno strumento essenziale per mettere in fatto di ambiente l'Italia al passo con i Paesi più avanzati».


4 gennaio 2010 - Apcom

Ispra/ Tavolo tecnico tra Prestigiacomo e i precari
Il ministro: "Nessun abbandono, ma valorizzazione ricerca"

(APCOM) Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha avuto questa mattina un incontro con le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell'Ispra. La situazione dei precari dell'Istituto - informa una nota - è stata discussa in due riunioni separate, prima con Cgil, Cisl Uil e Anpri, e, successivamente, con Usi-Rdb che rappresenta i lavoratori che da oltre un mese manifestano sul tetto della sede dell'Istituto. Il ministro ha illustrato ai sindacati la situazione dell'Ispra che al momento del commissariamento, fine luglio 2008, contava su 905 unità di personale a tempo indeterminato e 534 unità di personale con contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio) per un totale di 1439 lavoratori. Per ripianare questa situazione di forte anomalia dove, il precariato rappresentava il 38% della forza lavoro, è stato posto in campo un piano di assunzioni volto a portare nel triennio ad assunzioni a tempo indeterminato per quasi 400 unità e a ridurre l'area del precariato ad una percentuale fisiologica. Il ministro ha quindi sottolineato come il Governo abbia nei fatti programmato un piano di potenziamento dell'Istituto, con particolare riferimento alle finalità di ricerca e tutela ambientale. "Non vi è stata quindi alcun 'abbandono' della ricerca, come è stato affermato a più riprese in questi mesi - ha affermato il ministro - ma esattamente il contrario: un progetto organico di valorizzazione e promozione delle attività dell'Ispra proiettato nel futuro e tendente alla stabilizzazione del personale addetto. In questo ambito già moltissime delle posizioni precarie hanno trovato soluzione". La Prestigiacomo ha dato la sua disponibilità ad avviare da subito un tavolo di confronto tecnico presso il ministero con i sindacati al fine di esplorare tutte le soluzioni possibili, anche alla luce delle proposte avanzate a mezzo stampa dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma e che già da domani verranno verificate.

Lazio/ Ispra, incontro con ministro ma precari restano sul tetto
Prestigiacomo ha annunciato apertura tavolo tecnico

Roma, 4 gen. (Apcom) - I precari dell'Ispra hanno avuto il loro primo incontro con il ministro dell'Ambiente Stefania Prstigiacomo, la quale ha annunciato che da lunedì prossimo sarà aperto un tavolo tecnico, ma i precari hanno comunque deciso di continuare nel frattempo con le loro iniziative di protesta contro i licenziamenti che vanno avanti da oltre 42 giorni e resteranno ancora sul tetto dell'Istituto, in via Casalotti, dove hanno trascorso anche tutte le feste natalizie. "Il primo incontro col ministro Stefania Prestigiacomo e il capo dipartimento della Funzione pubblica ha mostrato una volontà di affrontare le problematiche al centro della protesta che va avanti ormai da 42 giorni", dice Emma Persia, coordinatrice dell'Usi - Rdb Ricerca dell'Istituto, aggiungendo: "In particolare, il ministro vigilante ha affermato di voler agire per la valorizzazione delle professionalità presenti all'Ispra". "Per questo - ha proseguito la rappresentante sindacale - nel tavolo tecnico che il ministro ha deciso di aprire da lunedì prossimo, 11 gennaio, porteremo i numeri esatti e presenteremo soluzioni tecniche ed economiche, oltre a quelle già offerte dalle istituzioni locali, sperando che in quella sede vengano esaminate adeguatamente, visto che consentono il totale rispetto della normativa vigente". Ma, dopo 42 giorni di protesta, il sindacato di base e i precari non hanno intenzione di "aspettare per una settimana senza agire", e annunciano: "La mobilitazione dei ricercatori e tecnici interessati dai licenziamenti, oltre 480 tra quelli allontanati nel corso del 2009 e coloro i cui contratti scadono in questi giorni, andrà avanti con nuove iniziative, oltre a proseguire con l'occupazione del tetto". In particolare, l'Usi - RdB Ricerca ha avviato le procedure di conciliazione per lo sciopero del comparto ricerca a sostegno della vertenza dei precari dell'Ispra e per un piano di rilancio e di investimenti a favore della ricerca pubblica nazionale. I precari inoltre stanno organizzando per la fine della prossima settimana un'assemblea cittadina per dibattere sul tema della ricerca e i controlli ambientali, alla quale saranno invitati rappresentanti politici, cittadini, istituzioni, associazioni, università ed esperti del settore.


4 gennaio 2010 - Asca

ISPRA: PRESTIGIACOMO, NESSUN ABBANDONO DELLA RICERCA

(ASCA) - Roma, 4 gen - Il Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha avuto stamani un incontro con le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell'Ispra. La situazione dei precari dell'Istituto e' stata discussa in due riunioni separate, prima con Cgil, Cisl Uil e Anpri, e, successivamente, con Usi-Rdb che rappresenta i lavoratori che da oltre un mese manifestano sul tetto della sede dell'Istituto. Il ministro ha illustrato ai sindacati la situazione dell'Ispra che al momento del commissariamento, fine luglio 2008, contava su 905 unita' di personale a tempo indeterminato e 534 unita' di personale con contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio) per un totale di 1439 lavoratori. Per ripianare questa situazione di forte anomalia dove, il precariato rappresentava il 38% della forza lavoro, e' stato posto in campo un piano di assunzioni volto a portare nel triennio ad assunzioni a tempo indeterminato per quasi 400 unita' ed a ridurre l'area del precariato ad una percentuale fisiologica. Il ministro ha quindi sottolineato come il Governo abbia nei fatti programmato un piano di potenziamento dell'Istituto, con particolare riferimento alle finalita' di ricerca e tutela ambientale. ''Non vi e' stata quindi alcun 'abbandono' della ricerca, come e' stato affermato a piu' riprese in questi mesi - ha affermato il Ministro - ma esattamente il contrario: un progetto organico di valorizzazione e promozione delle attivita' dell'Ispra proiettato nel futuro e tendente alla stabilizzazione del personale addetto. In questo ambito gia' moltissime delle posizioni precarie hanno trovato soluzione''. Il Ministro Prestigiacomo ha dato la sua disponibilita' ad avviare da subito un tavolo di confronto tecnico presso il ministero con i sindacati al fine di esplorare tutte le soluzioni possibili, anche alla luce delle proposte avanzate a mezzo stampa dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma e che gia' da domani verranno verificate.

LAVORO: PEDICA (IDV), PER ISPRA SI PASSI DA EMERGENZA A PROGETTUALITA'

(ASCA) - Roma, 4 gen - ''Apprezziamo che per la prima volta, in 40 giorni di occupazione del tetto dell'Ispra da parte dei precari, il Ministro Prestigiacomo abbia finalmente preso in considerazione il problema. Ma adesso si deve passare da un paradigma basato sull'emergenza ad uno incentrato sulla progettualita'''. Lo afferma il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica commentando la questione dei ricercatori Ispra. ''Quel che i precari chiedono non e' un 'contentino' che plachi le acque, e cioe' contratti di 6 o 8 mesi tanto per spegnere la legittima protesta. Quello che giustamente vorrebbero e' che, nella ristrutturazione dell'Ente e nel nuovo Statuto, i precari, almeno quelli storici, - aggiunge Pedica - siano riconosciuti come lavoratori integranti, dato che per anni hanno speso risorse e intelligenze per la ricerca ambientale dell'Ispra. Per questo continueremo a tenere vigile e alta l'attenzione sul problema, anche perche' non passi il messaggio, del tutto falso, che il problema Ispra interessi solo 21 persone, perche', lo ribadiamo, sono in 150 i ricercatori senza contratto dal primo gennaio''.


4 gennaio 2010 - Agenfax

LA RDB VIGILI DEL FUOCO CHIEDE LA SOSPENSIONE
DEL PROTOCOLLO CON IL 118

Alessandria - Tra i pompieri che rispondono al numero telefonico 115 e il soccorso sanitario che risponde al 118, la divisione non rimane limitata, come si potrebbe pensare, da quei pochi numeri che li separano. Purtroppo proseguono le incomprensioni operative tra le due istituzioni del soccorso. Già in passato, si era avvertita la necessità di migliorare i rapporti tra i Vigili del Fuoco e il nascente 118; rapporti che dovevano essere finalizzati ad una maggiore sinergia durante le operazioni di soccorso. Quando ancora non esisteva la centrale unificata del soccorso sanitario, poteva capitare, sopratutto sugli incidenti stradali, che qualche ambulanza esitasse, a chiamare i Vigili del Fuoco, in loro supporto. Forse non tutti sanno che i Vigili del Fuoco non sono solo addestrati all'estricazione del ferito, ma hanno come loro compito istituzionale, la prevenzione, la previsione sui luoghi incidentati del rischio evolutivo e la messa in sicurezza, ecc. ecc! Proprio in questa ottica di collaborazione, i pompieri della provincia di Alessandria, hanno dato vita ad una serie di incontri informali, hanno scopiazzato qua e là qualche protocollo operativo 118/115 già esistente e si sono messi in fila per le pratiche burocratiche. Ma come si suol dire, non tutte le ciambelle riescono con il buco! Il precedente Dirigente del Comando VVF di Alessandria ha rimescolato un po' le carte ed ha stravolto in alcuni passaggi quel protocollo pensato dai pompieri, arrivando così a siglare con il Responsabile 118 territoriale, un documento, che già a qualche ora dalla firma, si sarebbe rilevato fallimentare, inefficace ed eccessivamente burocratico; un documento che non rifletteva e non rispettava quello che era stato l'intento per cui i pompieri l'avevano voluto; rimane solo un vero e proprio accordo di "forma" tra due Dirigenti, ma sicuramente niente a che vedere con lo strumento che doveva riuscire a far parlare la stessa lingua all'infermiere, al medico ed agli stessi pompieri. E' per questo motivo che sia come sindacati, che come pompieri, non appena al Comando si è insediato il nuovo Dirigente, abbiamo chiesto che si intervenisse per rivedere quel protocollo, magari cancellando qualche frase o alla peggio di riscriverlo in toto; in questa situazione, chi ci rimette è l'utente finale, proprio quello che invece noi saremmo chiamati a soccorrere. Le due sale operative, 118 e 115, continuano a parlare lingue differenti; spesso i pompieri sono costretti a lunghe attese prima dell'arrivo di un ambulanza. Se non avessimo testimonianze assurde di spese discutibili, come quella dell'eliambulanza privata appaltata dalla regione Piemonte, potremmo pensare che questi ritardi siano creati a hoc, forse con l'intento di scoraggiare il paziente ad inutili ricoveri, e si potrebbe dubitare che magari i pompieri siano utilizzati "in avan scoperta" per verificare la vera necessità di un soccorso sanitario e solo dopo, forse, provvedere all'invio di un'ambulanza! Tutto in un ottica di tagli alla spesa, di risparmio di uomini e mezzi. Ma avendo testimonianza di un fatto sconcertante come quello accaduto a Cuneo, riteniamo che non sarà l'invio più o meno tempestivo di un'ambulanza, magari su un falso allarme, che potrà sanare le casse della sanità della nostra regione. Cuneo: elicottero dei Vigili del Fuoco Piemonte sul posto; il personale VVF vericellato, recuperate e imbarellate le spoglie di un uomo deceduto da diversi giorni in montagna; tutto era pronto perché la salma fosse portata a valle per poi consegnarla alle autorità competenti, quando arriva il contrordine. Mentre l'elicottero VVF è in overing, arriva l'ordine via radio di rimettere la salma a terra perché era pronto a partire l'elicottero del 118! pare che la sigla dell'eliambulanza fosse la stessa di quello abitualmente in uso ad Alessandria. Altro episodio. Recupero di persona infortunata in grotta sempre nel Cunese, ore 7 ferito all'esterno della grotta con arto inferiore rotto e principio di ipotermia - elicottero VVF già sul posto pronto al recupero in quanto l'elicottero del 118 di stanza a Torino non poteva alzarsi in volo per mancanza di visibilità e quello di Cuneo per contratto non poteva volare prima delle ore 9, sfruttando una temporanea apertura di visibilità si iniziavano le operazioni di imbarco con sul posto il medico del CNSAS speleologico che inizialmente aveva dato il suo consenso, all'improvviso lo stesso medico negava l'autorizzazione al recupero del ferito allontanando l'elicottero VVF dal posto. Il ferito veniva recuperato dopo circa 2 ore dall'elicottero del 118 di Levaldigi dopo avere tentato, a causa delle cattiva visibilità, per diverse volte di raggiungere la zona dove si trovava l'infortunato. Il ferito è stato ospedalizzato in ritardo a causa di una incomprensibile presa di posizione e ha rischiato di essre portato a valle con un lungo e impegnativo percorso di terra. Questi episodi ci devono far riflettere. Gli attuali ritardi, le incomprensioni, le complicanze tra le due istituzioni vanno appianate: ora non si tratta di risparmiare un ambulanza o di ottimizzare se mandare una base o una medicalizzata: qui si tratta di una questione burocratica che và superata, perché quanto accade non rientra nello spirito con cui i Vigili del Fuoco si sono fatti promotori di questo protocollo. I nostri "clienti" sono gli stessi, i nostri "padroni" sono gli stessi, il nostro è un servizio al cittadino che ha necessità di aiuto senza se e senza ma! Contestualmente a questo comunicato stampa come Sindacato RdB Vigili del Fuoco abbiamo scritto anche al Prefetto ed ai Dirigenti 115 e 118, al fine di superare queste incomprensioni, al fine di una totale incondizionata sinergia atta a svolgere il migliore soccorso possibile nella nostra provincia di competenza.


4 gennaio 2010 - Villaggio Globale

Oggi l'incontro col Ministro
La protesta dei precari Ispra continuerà

Secondo un rappresentante sindacale «Il tetto deciderà» e probabilmente l'occupazione continuerà almeno fino a lunedì. Il ministro avrebbe, secondo quanto riportato all'esterno dalla rappresentanza Usi-RdB, parlato «solo di 21 persone a rischio». Il comunicato ministeriale parla di intenzione di sanatoria per 400 unità in tre anni.La protesta dei precari dell'Ispra, sostenuta dai sindacati di base Usi-RdB Ricerca, continuerà almeno fino a lunedì. Lo riferisce un rappresentante dei sindacati di base, che ha preso parte ad una delle due riunioni che oggi si sono svolte al ministero dell'Ambiente per risolvere la questione relativa alla stabilizzazione di alcuni precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Secondo quanto riferito, c'è, in ogni caso, «un'apertura da parte del ministro Prestigiacomo: da lunedì è infatti prevista una calendarizzazione con tavoli tecnici più che normativi». A proposito della protesta da parte dei precari sul tetto di una delle sedi dell'istituto, dovrebbe continuare ancora: «Il tetto deciderà - riferisce la rappresentante Usi-RdB - posso anticiparvi che protesteremo almeno fino a lunedì, anche perché vogliamo atti concreti». Il ministro avrebbe, secondo quanto riportato all'esterno dalla rappresentanza Usi-RdB, parlato «solo di 21 persone a rischio», ma le cose non starebbero così. L'auspicio è che «da lunedì ci sia un processo virtuoso» per giungere ad una soluzione. Nel balletto prevedibile dei numeri, non ci si trova con le dichiarazioni del Ministro. «Nessun abbandono, piuttosto valorizzazione e promozione della ricerca», ha commentato la Prestigiacomo. Il ministro dell'Ambiente, spiega una nota del Ministero, «ha avuto stamani un incontro con le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell'Ispra. La situazione dei precari dell'Istituto è stata discussa in due riunioni separate, prima con Cgil, Cisl Uil e Anpri, e, successivamente, con Usi-Rdb che rappresenta i lavoratori che da oltre un mese manifestano sul tetto della sede dell'Istituto». Il ministro ha illustrato ai sindacati la situazione dell'Ispra che al momento del commissariamento, fine luglio 2008, contava su 905 unità di personale a tempo indeterminato e 534 unità di personale con contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio) per un totale di 1.439 lavoratori. Per ripianare questa situazione di «forte anomalia dove - rileva il ministero - il precariato rappresentava il 38% della forza lavoro, è stato posto in campo un piano di assunzioni volto a portare nel triennio ad assunzioni a tempo indeterminato per quasi 400 unità ed a ridurre l'area del precariato ad una percentuale fisiologica». Il ministro ha quindi sottolineato come il Governo abbia «nei fatti programmato un piano di potenziamento dell'Istituto, con particolare riferimento alle finalità di ricerca e tutela ambientale». «Non vi è stato quindi alcun "abbandono" della ricerca, come è stato affermato a più riprese in questi mesi - ha affermato Prestigiacomo - ma esattamente il contrario: un progetto organico di valorizzazione e promozione delle attività dell'Ispra proiettato nel futuro e tendente alla stabilizzazione del personale addetto. In questo ambito già moltissime delle posizioni precarie hanno trovato soluzione». Il ministro ha dato quindi la propria disponibilità ad avviare da subito un tavolo di confronto tecnico presso il ministero con i sindacati al fine di esplorare tutte le soluzioni possibili, anche alla luce delle proposte avanzate a mezzo stampa dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma e che già da domani verranno verificate.


4 gennaio 2010 - Green Report

Ispra, la Prestigiacomo si impegna per un piano di assunzioni
Ma i precari restano sul tetto

ROMA - Un piano volto a portare nel triennio ad assunzioni a tempo indeterminato per quasi 400 unità ed a ridurre l'area del precariato ad una percentuale fisiologica. E' quanto ha sostenuto il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo (Nella foto) stamani in un incontro con le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell'Ispra. La situazione dei precari dell'Istituto è stata discussa in due riunioni separate, prima con Cgil, Cisl Uil e Anpri, e, successivamente, con Usi-Rdb che rappresenta i lavoratori che da oltre un mese manifestano sul tetto della sede dell'Istituto. Il ministro ha illustrato ai sindacati la situazione dell'Ispra che al momento del commissariamento, fine luglio 2008, contava su 905 unità di personale a tempo indeterminato e 534 unità di personale con contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio) per un totale di 1439 lavoratori. Per ripianare questa situazione di forte anomalia dove, il precariato rappresentava il 38% della forza lavoro, è stato posto in campo il piano accennato in precedenza. «Non vi è stata quindi alcun "abbandono" della ricerca, come è stato affermato a più riprese in questi mesi - ha affermato il ministro in una nota stampa - ma esattamente il contrario: un progetto organico di valorizzazione e promozione delle attività dell'Ispra proiettato nel futuro e tendente alla stabilizzazione del personale addetto. In questo ambito già moltissime delle posizioni precarie hanno trovato soluzione». Prestigiacomo ha dato la sua disponibilità ad avviare da subito un tavolo di confronto tecnico presso il ministero con i sindacati al fine di esplorare tutte le soluzioni possibili, anche alla luce delle proposte avanzate a mezzo stampa dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma e che già da domani verranno verificate. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni. Intanto arriva a stretto giro di posta il commento dei precari attraverso il sindacato: «Il primo incontro col ministro Stefania Prestigiacomo e il capo dipartimento della Funzione pubblica ha mostrato una volontà di affrontare le problematiche al centro della protesta che va avanti ormai da 42 giorni - dice Emma Persia, coordinatrice dell'Usi - Rdb Ricerca dell'Istituto - in particolare, il ministro vigilante ha affermato di voler agire per la valorizzazione delle professionalità presenti all'Ispra». «Per questo - ha aggiunto la rappresentante sindacale - nel tavolo tecnico che il ministro ha deciso di aprire da lunedì prossimo, 11 gennaio, porteremo i numeri esatti e presenteremo soluzioni tecniche ed economiche, oltre a quelle già offerte dalle istituzioni locali, sperando che in quella sede vengano esaminate adeguatamente, visto che consentono il totale rispetto della normativa vigente». Inoltre, dopo 42 giorni di protesta, il sindacato di base e i precari non hanno intenzione di aspettare per una settimana senza agire. La mobilitazione dei ricercatori e tecnici interessati dai licenziamenti, oltre 480 tra quelli allontanati nel corso del 2009 e coloro i cui contratti scadono in questi giorni, andrà avanti con nuove iniziative, oltre a proseguire con l'occupazione del tetto. In particolare, l'Usi - RdB Ricerca ha avviato le procedure di conciliazione per lo sciopero del comparto ricerca a sostegno della vertenza dei precari dell'Ispra e per un piano di rilancio e di investimenti a favore della Ricerca pubblica nazionale. Sta inoltre organizzando per la fine della prossima settimana un'assemblea cittadina per dibattere sul tema della ricerca e i Controlli Ambientali, alla quale saranno invitati rappresentanti politici, cittadini, Istituzioni, associazioni, università ed esperti del settore.


4 gennaio 2010 - Il Giornale di Vicenza

LA PETIZIONE. Firmata da italiani, stranieri e persone di fede diversa
"Multicolored Christmas" Appello contro il razzismo

Dal bianco di Coccaglio ai tanti colori di Vicenza. Nelle scorse settimane nel comune bresciano il sindaco leghista Franco Claretti ha dato il via ad un’operazione di controllo degli stranieri irregolari che ha immediatamente suscitato una bufera mediatica. Da ovunque sono piovute accuse di xenofobia e razzismo e, a finire nel mirino, è stato soprattutto il nome scelto, "white Christmas", ovvero bianco Nalale. L’eco delle vicende di Coccaglio è giunto fino a Vicenza dove, in pochi giorni soltanto, partendo da un semplice passa-parola tra amici, è iniziata una raccolta di firme che mira a «lanciare un segnale forte, sia dal punto di vista sociale che religioso».
Il nome è emblematico: "multicolored Christmas - perché di bianco, a Vicenza, c’è solo la neve". E le firme a sostegno del progetto chiariscono subito gli obiettivi. Ci sono membri di associazioni religiose, politiche, sindacali e culturali, credenti di fedi religiose diverse, non credenti, sinti e rom, persone di diversa estrazione economica e sociale: figurano, per citarne solo alcune, Germano Raniero (Rdb Cub), don Maurizio Mazzetto e don Giovanni Cecchetto, Nazir Saquib (pres. comunità pakistana), Bojan Rajic (coordinatore associazione Madre Serbia), Krika Riad (portavoce centro culturale islamico) e il prof. Gianluigi Bellin.
In comune hanno la «preoccupazione per le vergognose ed ormai quotidiane manifestazioni di xenofobia, razzismo, ostilità nei confronti di immigrati». «Il nostro appello - ha spiegato Germano Raniero - vuole sensibilizzare il Vicentino. Una provincia che, purtroppo, è stata a sua volta teatro di episodi xenofobi».
«Siamo per un’applicazione piena ed universale del diritto di cittadinanza, inteso come insieme di diritti civili ed economici di tutti quanti vivano e lavorino in Italia; perché i membri di diverse confessioni religiose si sentano uniti in momenti di preghiera e di riflessione a difesa dei diritti umani fondamentali in Europa e nel mondo, ed in solidarietà con quanti in questi giorni soffrono per la guerra; per fermare la paura individuale e sociale che porta alla xenofobia ed al razzismo, che vede nel diverso una minaccia per la propria sicurezza sociale e individuale e per una cultura dell'accoglienza solidale, del rispetto in tutti della dignità di ciascuno; per lo sviluppo di una cultura pienamente laica, capace di un rigoroso esame della realtà sociale e che aiuti a dissolvere pregiudizi e paure».
Ecco dunque i progetti futuri: «Chiederemo un incontro all’amministrazione perché Vicenza "città della pace" si doti di strumenti per gli studi della pace stessa; perché si consideri l'opportunità di un istituto superiore di studi in quest’ambito, che cooperi con università italiane e straniere, non solo riunendo competenze esistenti nel territorio ma anche offrendo risorse a giovani studiosi ed a esperti». Nelle prossime settimane i sostenitori presenteranno, infine, l’iniziativa in pubblico.(C.M.)


4 gennaio 2010 - Il Giorno

BREMBIO IL FUTURO DI 68 LAVORATORI È IN BILICO
Fiege, il sindacato si spacca
I Cobas sono contrari all'intesa e promettono il blocco dei tir
di FABRIZIO LUCIDI

BREMBIO - DOPO LE BOTTE e i picchetti davanti ai cancelli, i sindacati si spaccano. Cisl e Cgil da una parte, Slai-Cobas dall'altra. Perché mentre i primi hanno convocato questa mattina, alle 9.30, l'assemblea dei lavoratori all'interno dello stabilimento della Fiege Borruso per spiegare l'accordo trovato con l'azienda, i Cobas, dalle 5.30, promettono picchetto a oltranza davanti ai cancelli e blocco dei tir. IL 30 DICEMBRE è finita con una carica delle forze dell'ordine, due operai feriti, due poliziotti in ospedale, un sindacalista e un lavoratore romeno arrestati per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Al centro della disputa, il futuro dei 68 lavoratori della cooperativa Rsz che ha perso un appalto nello stabilimento della Fiege (attiva nella logistica alimentare) a favore della ditta Ucsa. Quest'ultima ha promesso di assumere tutti: 40 a partire dal 1 gennaio, gli altri 28 dall'11 gennaio. Con un contratto multiservizi nella categoria commercio da 900 euro al mese per 40 ore settimanali, contro i circa 516 per 24 ore offerti in un primo momento. Ma i Cobas non ci stanno. «La Fiege non è in crisi, apriranno un nuovo capannone attacca Fulvio Di Giorgio, 41 anni, sindacalista arrestato nei tafferugli e scarcerato il giorno dopo . La ditta e la cooperativa Ucsa vogliono lavoratori pagati a cottimo e non sindacalizzati». I Cobas non hanno firmato alcun accordo. E sull'incontro in Prefettura attaccano: «È un bluff, cacceranno i lavoratori il 26 gennaio. Troveranno un motivo per mandarli in un'altra ditta nel raggio di 50 km. Ma noi rappresentiamo la maggioranza dei lavoratori sempre più arrabbiati. Cisl e Cgil, forse, non l'hanno ancora capito». SUI DISORDINI, Di Giorgio è netto: «All'Ortomercato di Milano nel 2005 bloccammo 500 tir e non accadde nulla. A Brembio la gestione dell'ordine pubblico è stata scandalosa. Era una questione fra lavoratori e azienda, carabinieri e polizia non dovevano prendere parte ». Di Giorgio rivendica il blocco dei tir. «Se qualcuno conosce un modo di scioperare, senza fermare la produzione, sono curioso di ascoltarlo. Lo sciopero è un diritto costituzionale: c'è gente che ha famiglia e perde il posto. La prossima volta che fanno? Ci tirano giù dai tetti?». Si allarga il fossato fra Cobas e il duo Cisl-Cgil. Roberto Savoldelli, delegato Cgil, attacca: «Le scelte dello Slai-Cobas sono strumentali. È gente che viene da fuori, rappresentavano poco più di 30 persone, dopo l'accordo che abbiamo raggiunto non più di 15». Cgil difende l'intesa trovata assieme alla Cisl con l'azienda: «Tutti e 68 i lavoratori a rischio saranno assunti. Abbiamo ottenuto ciò che ci siamo prefissi: nessuno perderà il posto. Dal 7 gennaio comincia la trattativa sui contenuti del contratto assieme all'azienda. Ma le guerre preventive non servono».


3 gennaio 2010 - Corriere.it

OCCUPAZIONE
Precari Ispra, lunedì doppio incontro
I ricercatori che da più di un mese protestano sul tetto
saranno ricevuti dalla Prestigiacomo e da Brunetta
di Carlotta De Leo

ROMA - Il nuovo anno regala una bella soddisfazione ai precari dell’Ispra. I ricercatori dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che da 42 giorni vivono accampati sul tetto, hanno incassato una prima vittoria. Nella mattina di lunedì 4 gennaio, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo incontrerà una delegazione dei ricercatori che protestano per il mancato rinnovo del contratto di oltre 400 precari, circa un terzo di tutto il personale dell’Ispra.
PRIMA LA PRESTIGIACOMO E POI BRUNETTA – La decisione della Prestigiacomo è arrivata inaspettatamente e c’è chi malignamente ipotizza che sia stata sollecitata (involontariamente) da un altro membro del governo: Renato Brunetta. È stato proprio del ministro della Funzione Pubblica, infatti, il primo a promettere un incontro con i ricercatori. La riunione è stata fissata dal capodipartimento per lunedì 4 gennaio a Mezzogiorno. Subito dopo, a sorpresa, la Prestigiacomo ha rilanciato convocando i precari dell’Ispra lunedì 4 gennaio alle 10 del mattino per cercare «una soluzione per quelle professionalità che non hanno trovato una opportunità di stabilizzazione in questi mesi». «Non abbiamo il dono dell’ubiquità e quindi stiamo cercando di organizzare le due riunioni»dice Michela Mannozzi del coordinamento precari Ispra dell'Usi-Rdb Ricerca. E alla fine gli sforzi sono stati ripagati e si è giunti alla convocazione di un unico tavolo al Ministero dell'Ambiente per le 11 del mattino. Oltre alla Prestigiacomo sarà presente anche un rappresentante del ministero guidato da Brunetta.
DEROGHE ALLA LEGGE 133 - L’incontro con il ministero della Funzione Pubblica è giudicato davvero importante dai lavoratori. «Da tempo - spiega la Mannozzi - ribadiamo che se la Prestigiacomo applicasse le norme e i pareri del ministro Brunetta almeno verrebbe garantita la continuità contrattuale, risolvendo l'emergenza occupazionale del momento». La legge 133 stabilisce regole che limitano l'utilizzo di personale precario nella Pubblica amministrazione, ma prevede anche deroghe. «Una di queste riguarda la continuità della ricerca e del singolo ricercatore – aggiunge la Mannozzi – ma né la Prestigiacomo né i commissari voglio attuarla. E così costringono i ricercatori a restare a spasso».
LE RICHIESTE DEI PRECARI - Dal primo gennaio in 230, compresa la Mannozzi, sono ufficialmente disoccupati. E dall’inizio del 2009, non sono stati rinnovati circa 400 contratti precari. Al ministro Prestigiacomo i lavoratori sul tetto faranno sentire le loro ragioni: «Noi vogliamo un impegno nero su bianco per la nostra regolarizzazione. Certo non subito – spiega la Mannozzi – ma nel medio periodo vogliamo il riconoscimento del nostro lavoro come subordinati. Basta con il precariato. Dopo 12 anni di contratti atipici, vogliamo diventare dipendenti a tutti gli effetti. Questo sì che sarebbe il vero segnale che il ministro e il ministero puntano sull'Ispra per un rilancio della politica di protezione e tutela dell'ambiente».
LA FIACCOLATA – La situazione dei precari dell’Ispra è ormai nota, ma questa sembra davvero la prima seria apertura di una trattativa. Da quando sono saliti sul tetto, i ricercatori hanno incassato la solidarietà dell’opposizione (con le visite di Dario Franceschini, Ignazio Marino e Nicola Zingaretti. Al loro fianco anche il quartiere periferico di Casalotti dove ha sede l’Ispra. Il primo gennaio si è svolta una fiaccolata di solidarietà aperta dallo striscione «Non sparate alla ricerca». A promuovere il corteo di 300 persone è stato il Comitato pro-Ispra, composto da associazioni e forze politiche. Alla fiaccolata hanno preso parte anche l'assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri (Sel) e il consigliere del XIX municipio Claudio Ortale (Prc).


3 gennaio 2010 - Liberazione

Un mese e mezzo di protesta contro il Ministero
che vuole cacciare tutti i precari dell'istituto Ispra, licenziati sul tetto:
«Non sparate sulla ricerca»
di Paolo Persichetti

La lotta ha bisogno di vertigine. È una vecchia legge fisica, non quella che descrive i moti celesti ma quella che si occupa dei moti sociali. Un vecchio esperto della questione, uno dei massimi teorici del problema, non a caso parlava di «assalto al cielo». Erano gli albori del Novecento, da allora l'uomo è arrivato sulla luna, ha spedito navicelle e satelliti nello spazio. Il cielo è diventato molto più vicino; il «cielo della politica» invece è miseramente precipitato in mare. Nell'epoca del disincanto, della fine delle grandi narrazioni rivoluzionarie ha ripreso vigore il «cielo mistico», quello delle religioni, che però ci racconta un al di là, un altrove diverso dalle leggi della fisica sociale. Tuttavia chi lotta non ha smesso di guardare in alto e da un po' di tempo ha preso l'abitudine di arrampicarsi sui tetti. La vertigine aiuta il conflitto, non foss'altro perché ricorda che in questa società esiste una contraddizione decisiva che segue una linea verticale, dall'alto in basso: quella tra capitale e lavoro. I ricercatori precari dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, tutta gente che la fisica la conosce bene, l'hanno capito al volo e dal 24 novembre occupano il tetto della sede di Casalotti, una ex borgata situata nella periferia nord-ovest di Roma che ospita laboratori e uffici dell'ente. Dopo gli operai dell'Innse di Sesto san Giovanni, saliti questa estate sui carri-gru della loro azienda, sui tetti sono saliti un po' tutti. Lo hanno fatto gli operai della Cim, ditta di materiali per l'edilizia di Marcellina, piccolo paese in provincia di Roma, che hanno puntato davvero in alto fino a scalare una torre di lavorazione alta circa 50 metri. Sono seguiti mesi di arrampicate operaie: nei cantieri navali di Pesaro, alla Lasme di Melfi che produce per la Fiat, nello stabilimento Yamaha Italia di Lesmo (Monza). La lista è davvero lunga. I tetti sono diventati la punta dell'Iceberg della crisi economica e del prezzo da pagare, che come al solito si riversa sulla forza lavoro: personale messo in mobilità, contratti a termine non rinnovati, licenziamenti secchi, smantellamenti della produzione e delocalizzazioni.
I controllori del territorio
Sui tetti dell'Ispra è di scena invece la forza lavoro intellettuale: biologi, geologi, chimici, tecnici, impiegati fino al mancato rinnovo dei loro contratti in settori di punta della ricerca applicata. Per intenderci sono loro che sorvegliano le nostre coste e i nostri mari (per esempio, recentemente sono stati impegnati nelle ricerche sulla nave dei veleni), controllano il territorio dai dissesti idrogeologici, dai rischi industriali e nucleari, realizzano il monitoraggio delle discariche, sono loro che forniscono le valutazioni sull'impatto ambientale e offrono agli enti locali le mappe necessarie per poter pensare qualsiasi tipo di sviluppo urbanistico, industriale, turistico e paesaggistico nel territorio. In sostanza sono loro che vigilano sulla qualità della nostra vita. Un bene prezioso, un bene comune. Donne e uomini che dovremmo difendere con le unghie e con i denti. E invece c'è chi vorrebbe disperdere questo capitale umano e intellettuale formato nelle nostre università pubbliche, animato da tanta passione civile, per svenderlo al mercato privato delle consulenze ambientali, certamente più malleabile e orientabile. In questo modo serietà, scientificità, autonomia e indipendenza delle ricerche verrebbero meno. Nei loro interventi i lavoratori dell'Ispra tengono a sottolineare come la loro battaglia non sia rivolta soltanto alla difesa dei posti di lavoro, ma riguardi la tutela generale della ricerca pubblica e dell'ambiente. L'istituto, nato con la legge (133/2008) di riordino dei vari enti che operavano sotto la tutela del ministero dell'ambiente, ha raccolto in un'unica struttura l'ex agenzia per la protezione ambientale (Apat), l'istituto nazionale per la fauna selvatica (infs) e l'istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram). Al momento della sua nascita il nuovo ente contava 926 lavoratori di ruolo e circa 618 precari, legati da rapporti di lavoro i cui modelli ricoprono l'intero arco delle forme contrattuali atipiche che il cinismo sadico dell'ingegneria della precarietà sociale è arrivato congeniare (tempo determinato, collaborazioni continuative, assegni di ricerca e borse di studio). Non lontani dunque da forme di lavoro nero legalizzato. Che il riordino del settore non rispondesse affatto a criteri di razionalità e rilancio, lo si è capito appena costituita la struttura commissariale posta alla guida del nuovo ente. Nessun esperto in materia ambientale ma tre funzionari di carriera prefettizia, con un passato solo al ministero degli Interni. Spontanea è sorta la domanda: perché piazzare al comando di una struttura di ricerca gente che di mestiere sa fare solo il controllo dell'ordine pubblico? Forse perché il mandato era uno solo: smantellare l'ente di ricerca, gestire con il dovuto polso gli eventuali contraccolpi sociali. Certo è che le cose fin dall'inizio sono andate in questo modo. Non solo la nuova dirigenza in un anno e mezzo di gestione non ha mai prodotto un regolamento di organizzazione, come previsto dalla norma istitutiva, ma non ha più rinnovato i contratti in scadenza: a fine 2008 i primi 50 (tutti ex Infs); altri 200 a fine giugno 2009 (ex Apat), gli ultimi 200 il 31 dicembre (ex Icram). Nonostante questa opera di smantellamento risultano comunque iscritti nel bilancio 2010 diversi milioni di euro. La circostanza lascia strada al legittimo sospetto che vi sia, in realtà, l'intenzione di esternalizzare le attività.
Capodanno sul tetto
Sul tetto si danno il cambio con thermos e sacchi a pelo per ripararsi dal freddo. Dormono in tende igloo, altri su materassi allungati lungo un corridoio. Hanno fatto della trasparenza la loro arma migliore, chiunque può vederli 24 su 24 sul sito web che hanno creato, www.nonsparateallaricerca.org . Sotto un tendone che li ripara dalla pioggia e dal vento hanno montato una postazione web che li collega al mondo. Webcam fissa, due computer, chat, chiunque può interloquire con loro. Sul sito c'è anche un clip girato sul prato del piazzale antistante l'edificio. Dei manager in doppiopetto fucilano i ricercatori in camice e maschera bianca sul viso. I dirigenti non hanno apprezzato e il regista, un tecnico dell'Ispra, si è visto resiliare il contratto per un vizio stranamente scoperto all'ultimo momento. I prefetti-sbirri hanno svolto egregiamente il loro lavoro fino a rinchiudere gli occupanti dentro l'istituto nei giorni di Natale. Una serrata vecchia maniera. Ma gli abitanti del quartiere sono venuti in aiuto dei ragazzi lanciando oltre il cancello viveri, panettoni e bottiglie di spumante. Il giorno di capodanno un'assemblea, con la popolazione e una delegazione di lavoratori dell'Eutelia e del comitato di lotta per la casa, si è tenuta nella piazza centrale di Casalotti. Poi una fiaccolata di cittadini ha riaccompagnato i ricercatori sul tetto. Il quartiere guarda con simpatia alla mobilitazione anche perché è previsto che il parco della cellulosa, unico spazio verde della zona di proprietà dell'Ispra, dovrebbe finire nelle mani del comune, ma il sindaco Alemanno pare intenzionato a cambiarne la destinazione d'uso. Il timore è che voglia darlo in pasto alla speculazione del cemento. Quaranta giorni sul tetto hanno obbligato il governo ad aprire la trattativa. Domani ci sarà un doppio incontro: alle 10 presso il ministero dell'Ambiente e a mezzogiorno al ministero della Funzione pubblica. Inizia la partita delle trattative, ma i ricercatori dell'Ispra ribadiscono che non scenderanno dal tetto senza garanzie di rinnovo e stabilizzazione dei contratti lasciati scadere.


3 gennaio 2010 - Gazzetta del Sud

Vallecrati, lettere di licenziamento firmate dal commissario liquidatore
Futuro incerto per 90 operai. Consorzio: Eraldo Rizzuti presidente?
di Franco Rosito

Lettere di licenziamento per i 340 (uno è andato in pensione il 31 dicembre) dipendenti della Vallecrati. Il liquidatore Aldo Rizzuti ieri mattina ha fatto partire le lettere raccomandate che annunciano l'avvio delle procedure di mobilità previste dalle legge 223/91 ex articoli 4 e 24. Il provvedimento che era nell'aria ma che i lavoratori speravano potesse arrivare il più tardi possibile è stato notificato anche ai sindacati di categoria e ai delegati aziendali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Isa, Unicobas ed Rdb che nel giro di qualche giorno dovranno incontrare il liquidatore per definire i passaggi successivi. C'è tempo 45 giorni per l'esame congiunto presso Confindustria Cosenza. Ma prima si raggiunge l'accordo meglio è. A conclusione dell'iter di mobilità scatteranno i licenziamenti e il personale potrà essere ricollocato presso la aziende a cui è affidato nei vari comuni tramite ordinanza o gara d'appalto il servizio di nettezza urbana. Ma non tutti i 340 dipendenti (295 operai, 44 impiegati e un dirigente) potranno tornare a lavorare subito. Una novantina, dichiarati in esubero, rimarranno in mobilità fino a quando non si creeranno le condizioni per permettere il loro reintegro presso qualche ditta. Nella lettera inviata ai lavoratori e ai sindacati Rizzuti spiega che la riduzione d'organico si rende necessaria a causa della messa in liquidazione e della impossibilità di potere proseguire nello svolgimento delle regolari attività anche in virtù del fortissimo stato di liquidità che sta attraversando la società. Il liquidatore fa notare inoltre che al momento non sussiste alcuna prospettiva di reimpiego o ricollocazione per le qualifiche dichiarate in esubero visto che la società non ha in previsione a medio e lungo termine alcuna attività lavorativa in portafoglio o di prossima acquisizione. Tantomeno sono utilizzabili strumenti a sostegno del reddito per le imprese in temporanea difficoltà che non risultano applicabili per la situazione di messa in liquidazione finalizzata alla cessazione delle attività. L'unico percorso è costituito dalla riduzione di personale. Verranno immediatamente collocati in mobilità, al termine della procedura, gli operai direttamente impegnati nelle attività di spazzamento, trasporto e raccolta rifiuti. Successivamente toccherà ai lavoratori del settore depurazione delle acque e a quelli il cui apporto si rende necessario per adempimenti amministrativi e tecnico-contabili propri della procedura di messa in liquidazione. I 126 operai del cantiere cittadino che attualmente sono distaccati presso Ecologia Oggi dopo il licenziamento saranno riassunti dalla stessa ditta lametina. Lo stesso accadrà per quelli impiegati da Calabra Maceri a Rende, Montalto e in altri comuni dell'area urbana. Per 90 persone, però, il futuro rimane incerto. Il liquidatore della Vallecrati, però, in queste ore, non ha lavorato solo alla messa in mobilità del personale ma ha varato un piano studiato a tavolino per fare fronte al pagamento dei creditori definendo in modo bonario il contenzioso. Un lavoro certosino per avere dati certi sull'attività dell'azienda ed elaborare la proposta di concordato da consegnare il 21 gennaio in Tribunale. Rizzuti è all'opera per accertare crediti e debiti verso i fornitori e verso Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, quanto spetta ai dipendenti. Il liquidatore deve ancora pagare il rimanente 15% dello stipendio di settembre più ottobre, novembre e parte della tredicesima. Lo stipendio di dicembre, un mese di tredicesima e 5 giorni di dicembre spettano a Ecologia Oggi che dovrebbe pagare il 10 gennaio. Sempre che le somme erogate a Vallecrati Spa non vengano pignorate per cui saremmo punto e a capo. Un piano d'azione vero e credibile, così l'ha definito il liquidatore, che serve a tutelare lavoratori (a parte i 126 del cantiere cosentino e i 30 impegnati nel settore della depurazione tutti gli altri sono in ferie fino al 9 gennaio) e creditori che sarà convalidato da due esperti già ingaggiati da Rizzuti che avranno il compito di attestare veridicità dei dati (debiti e crediti) e consistenza del concordato. Lunedì 10 intanto si riunisce l'assemblea dei sindaci del Consorzio. Il 21 in concomitanza con l'udienza in Tribunale è prevista l'elezione del nuovo presidente in sostituzione del dimissionario Salvatore Perugini. Perde colpi la candidatura del sindaco di Rende, Umberto Bernaudo, ma la poltrona della presidenza rimarrebbe a Rende. Circola con insistenza il nome dell'assessore all'Ambiente, Eraldo Rizzuti.


3 gennaio 2010 - Il Cittadino

Due a giudizio per gli scontri alla logistica
Dirigente dei Cobas e operaio albanese accusati per i poliziotti feriti
di Carlo Catena

Brembio - Sono stati rimessi in libertà ma saranno processati a partire dal 23 febbraio il coordinatore provinciale del sindacato Slai Cobas di Cremona Fulvio Di Giorgio, 41 anni, di Crema, dipendente del ministero della Giustizia, ed Ermir Gremi, 31 anni, operaio di origini albanesi che vive a Brembio con i genitori, arrestati mercoledì alle 19.30 dalla Digos di Lodi nel corso delle proteste dei lavoratori davanti alla logistica Fiege Borruso di Brembio. Sono accusati di violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, violenza privata, promozione di riunione con altri manifestanti senza preavviso al questore e di lesioni pluriaggravate, in concorso tra loro. Secondo l'accusa sarebbero infatti tra i responsabili delle ferite riportare da due poliziotti: il commissario capo Angelo Di Legge, dirigente Digos, che ha avuto una prognosi di 20 giorni per un trauma al torace per il quale ha passato la nottata in osservazione in ospedale, e la contusione di una spalla all’ispettore capo Valerio Spelta, per 10 giorni di prognosi. Nell'udienza di giovedì mattina, che ha visto la convalida dei due arresti, il pubblico ministero Arturo Iacovacci non ha chiesto misure cautelari e il giudice Stefania Pepe ha disposto l’immediata scarcerazione.L'albanese, che aveva in mano una lettera di licenziamento consegnatagli appena mercoledì, è regolare e incensurato, il sindacalista invece era stato denunciato in passato a Crema perché sospettato di aver organizzato un corteo senza aver dato preavviso alle autorità.I due, che hanno passato la nottata nel carcere di Lodi, erano stati individuati in mezzo a una trentina tra lavoratori e sindacalisti che dal primo pomeriggio di mercoledì manifestavano davanti alla Fiege Borruso in quanto il subentro, dal 2 gennaio 2010, della cooperativa Ucsa di Milano al posto dell’uscente R.S. Service di Rho sarebbe costato la perdita di una trentina dei circa 70 posti di lavoro e nuovi contratti a condizioni peggiori per chi sarebbe rimasto.Lavoratori e sindacalisti si erano seduti davanti ai cancelli dell'azienda, bloccando il passaggio di uomini e mezzi, e la polizia, dopo tre ore di trattative, era intervenuta incontrando "resistenza attiva", con colluttazioni costate il ferimento, non grave, di sei persone: quattro lavoratori attorno alle 17 e più tardi i due poliziotti L’udienza si è tenuta a porte chiuse: nel corridoio del tribunale si sono schierati una decina di uomini del reparto prevenzione crimine della questura di Milano, in assetto antisommossa, assieme ad agenti e funzionari della questura di Lodi, per controllare una cinquantina di manifestanti, tra cui molti dei lavoratori in cooperativa presso la Fiege Borruso, loro familiari, bambini compresi, sindacalisti, affiliati dei Cobas e anche giovani con un look da centri sociali, che si sono presentati nel palazzo di giustizia. Tutto si è svolto senza incidenti, con striscioni e megafoni riposti e qualche slogan del tipo «via la polizia» e «Fulvio ed Ermir liberi», e il gruppo si è poi spostato sotto la prefettura di Lodi, in corso Umberto, dove dalla tarda mattinata e fino a metà pomeriggio si è tenuto un primo vertice sulla situazione occupazionale.


2 gennaio 2010 - Asca

CALABRIA: RDB, MANIFESTAZIONE LAVORATORI EX LSU/LPU REGIONE

(ASCA) - Reggio Calabria, 2 dic - Ennesima manifestazione dei i lavoratori della Regione Calabria ex Lsu/Lpu. Dopo le iniziative messe in campo a Catanzaro da RdB e culminate con l'assemblea regionale, svoltasi ai primi di dicembre, i lavoratori, hanno manifestato, guidati dal Sindacato RdB, davanti a palazzo Campanella, a Reggio Calabria. Le rivendicazioni dei lavoratori, attualmente posti forzatamente in part-time a 24 ore, sotto qualificati e concentrati nelle sedi di lavoro di Catanzaro - si legge in un comunicato - hanno trovato accoglimento in un emendamento del Consigliere regionale del Prc, Nino De Gaetano, che, dopo alcuni incontri nei giorni scorsi con il sindacato e con i lavoratori, si e' fatto carico di presentare al Consiglio regionale un emendamento alla legge di bilancio in discussione, perche' i lavoratori siano assunti a tempo pieno e, la' dove possibile, siano delocalizzati anche in sede periferiche. Il sindacato RdB ha avuto incontri, oltre che con lo stesso De Gaetano, anche con alcuni assessori, tra cui Michelangelo Tripodi e Domenico Cersosimo, nonche' con diversi consiglieri sia di maggioranza che di opposizione, come Talarico, Feraudo e La Rupa. Tutti hanno assunto l'impegno di sostenere l'emendamento che dovrebbe essere discusso e approvato nelle sedute del Consiglio regionale della Calabria, previste per il 22 o del 25 gennaio, in occasione dell'approvazione del bilancio regionale.


2 gennaio 2010 - Avvenire

Ispra, lunedì la Prestigiacomo incontra i precari
di DIEGO MOTTA

MILANO - «Un segnale importante, ma noi restiamo sui tetti». Il brindisi di mezzanotte è già un ricordo per i ricercatori dell’Ispra, giunti oggi al quarantesimo giorno di presidio sul tetto dell’istituto per la protezione ambientale. Il passaggio al nuovo anno ha portato infatti con sé una novità di rilievo nella vertenza aperta con il ministero dell’Ambiente per la salvaguardia dei posti di lavoro di 217 persone, i cui contratti da ieri sono scaduti. A San Silvestro, infatti, il ministro Stefania Prestigiacomo ha annunciato che lunedì incontrerà i precari presso la sede del ministero. Una svolta, vista la distanza registrata tra le parti nell’ultimo mese. «Obiettivo del tavolo – ha spiegato una nota della Prestigiacomo – sarà quello di verificare la possibilità di individuare una soluzione per quelle professionalità che non hanno trovato una opportunità di stabilizzazione in questi mesi». La mossa del governo non è bastata per bloccare la protesta dei ricercatori, che ieri a Roma hanno incassato anche la solidarietà del quartiere Casalotti, arrivata con una fiaccolata a cui hanno partecipato circa 300 persone, aperta dallo slogan «Non sparate alla ricerca». In realtà, lunedì saranno due gli appuntamenti per i precari: il primo alle 10 con Prestigiacomo e i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Usi-Rdb, la sigla che ha promosso la mobilitazione; il secondo a mezzogiorno, quando è previsto l’incontro al ministero della Funzione pubblica tra una delegazione dei lavoratori del presidio e il direttore generale Antonio Naddeo. Sembra che sia stato proprio il ministro Renato Brunetta a sbloccare la situazione, convocando i lavoratori. «In effetti basterebbe applicare la sua circolare per i dipendenti pubblici – spiega Pier Paolo Giordano, uno dei leader della protesta – per assicurare a chi, come noi, ha il contratto scaduto quelle garanzie che invece non ci sono state riconosciute dal commissario dell’istituto ». Da parte sua, Prestigiacomo ha voluto ricordare che l’incontro con i precari dell’Ispra rientra «nell’ambito del piano che ha condotto alla positiva soluzione per la stragrande maggioranza delle posizioni lavorative precarie dell’istituto», facendo capire di voler chiudere una vicenda che per il governo è già durata fin troppo. Lo testimonia proprio il fatto che siano ormai il Pd e l’Italia dei valori i partiti più attivi nel difendere le prerogative dei ricercatori. Ieri il partito democratico ha lanciato un appello all’esecutivo affinché risolva al più presto le vertenze non solo dell’Ispra, ma anche delle aziende Eutelia e Alcoa, mentre sul tetto dell’istituto si alternano esponenti come Ignazio Marino (Pd) e Stefano Pedica (Idv) assai attivi nel portare il caso all’attenzione del Parlamento e del governo. «Ma la nostra resta una lotta senza bandiere – spiega Giordano – Dai messaggi che riceviamo, sentiamo tutta la responsabilità di portare avanti una battaglia che riguarda la ricerca e il suo valore, innanzitutto per lo Stato».
Svolta nella protesta dei ricercatori: il ministro dell’Ambiente convoca i sindacati. Incontro anche alla Funzione pubblica I leader della protesta: ma dai tetti non si scende Il racconto della mobilitazione dei ricercatori dell’Ispra, sul tetto dell’istituto a Roma ormai da 40 giorni, nella pagina di «Avvenire» di giovedì 31 dicembre, in cui una coppia di lavoratori narrava le promesse tradite verso una generazione il cui futuro è a rischio.


2 gennaio 2010 - Il Tempo

«Non sparate alla ricerca»
All'insegna di questo slogan si è svolta ieri pomeriggio una fiaccolata di solidarietà per sostenere i ricercatori precari dell'Ispra che dal 23 novembre scorso protestano, accampati sul tetto dell'istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale, contro il rischio di perdere il posto di lavoro che grava su più di duecento di loro

Roma - A promuovere la manifestazione è stato il Comitato pro-Ispra, composto da associazioni e forze politiche. Il corteo si è snodato sotto la pioggia per le strade del quartiere Casalotti, fino alla sede dell'Ispra, dove una trentina di ricercatori continua a stare nelle tende allestite sul tetto e dove i precari hanno brindato anche la scorsa notte di Capodanno. Alla manifestazione, secondo gli organizzatori, hanno partecipato circa 300 persone, tra cui anche l'assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri e il consigliere del XIX Municipio Claudio Ortale. «Siamo qui - ha ricordato una ricercatrice precaria - con l'incoscienza di non avere nulla da perdere ma con la consapevolezza di essere dalla parte del giusto». Il corteo è potuto entrare nel cortile dell'istituto, fino sotto all'edificio sopra al quale protestano i precari che attendono «risposte concrete e immediate» dai ministri Brunetta, Tremonti e Prestigiacomo. Uno spiraglio per la vertenza, tuttavia, si è aperto. Il ministro dell'Ambiente incontrerà i precari dell'Ispra lunedì prossimo presso la sede del Ministero.


2 gennaio 2010 - Il Messaggero

Roma. «Non sparate alla ricerca». Sotto questo slogan...

Roma - «Non sparate alla ricerca». Sotto questo slogan si è svolta nel pomeriggio una fiaccolata di solidarietà con i ricercatori precari dell’Ispra, il principale ente pubblico di ricerca ambientale, che dal 23 novembre scorso protestano accampati sul tetto dell’istituto, nato dalla fusione di tre enti, contro il rischio di perdere il posto di lavoro che grava su cinquecento di loro a partire da ieri primo gennaio.
A promuovere la manifestazione, che si è snodata sotto la pioggia incessante per le strade del quartiere Casalotti, fino alla sede dell’Ispra, dove una trentina di ricercatori continua a restare nelle tende allestite sul tetto e dove i precari hanno brindato anche la scorsa notte di Capodanno, è stato il Comitato pro-Ispra, composto da diverse associazioni e forze politiche.
Il corteo, a cui secondo gli organizzatori hanno partecipato circa trecento persone, tra cui anche l’assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri (Sinistra Ecologia Libertà) e il consigliere del XIX municipio Claudio Ortale (Prc), è potuto entrare nel cortile dell’ Istituto, fino a sotto l’edificio sul cui tetto protestano i precari che attendono «risposte concrete e immediate» dai ministri Brunetta, Tremonti e Prestigiacomo.
«E’ un vero scandalo - ha detto l’assessore Nieri - che giovani biologi, geologi e chimici che per la nostra regione effettuano importanti compiti tra cui i monitoraggi ambientali per la tutela della salute dei cittadini quale quelli della centrale a carbone di Civitavecchia o quelli per l’area di Malagrotta, siano costretti a queste forme estreme di protesta per chiedere l’immediato rinnovo di tutti i contratti in scadenza».
Uno spiraglio per la vertenza, tuttavia, si è aperto. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo incontrerà i precari dell’Ispra lunedì prossimo presso la sede del ministero.


2 gennaio 2010 - Il Manifesto

DALL'ISPRA ALLA FIAT CAPODANNO SUL TETTO PER OPERAI E PRECARI

Capodanno sui tetti o ai presidi, ieri, per tanti operai italiani. E anche per i ricercatori. All'Ispra, infatti, continua la protesta per conservare il posto di lavoro, minacciato dai tagli decisi dal governo. «Non sparate alla ricerca», era questo lo slogan di ieri, alla fiaccolata che si è svolta nel pomeriggio a Roma: i precari dal 23 novembre scorso protestano, accampati sul tetto dell'istituto, contro il rischio di perdere il lavoro che grava su 500 di loro. A promuovere la manifestazione, che si è snodata sotto la pioggia per le strade del quartiere Casalotti, fino alla sede dell'Ispra, dove una trentina di ricercatori continua a stare nelle tende allestite sul tetto e dove i precari hanno brindato anche la notte di Capodanno, è stato il Comitato pro-Ispra, composto da associazioni e forze politiche. Il corteo, a cui hanno partecipato circa 300 persone, è potuto entrare nel cortile dell' Istituto: i lavoratori attendono «risposte concrete e immediate» dai ministri Brunetta, Tremonti e Prestigiacomo. Uno spiraglio intanto pare essersi aperto: il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo incontrerà i precari dopodomani, presso la sede del ministero.
Festa di fine anno al freddo davanti all'azienda anche per i lavoratori della Mangiarotti Nuclear Spa (ex Breda - Ansaldo Energia), tra le ultime aziende lombarde in grado di produrre grossi componenti speciali per centrali nucleari. Nello stabilimento milanese lavorano 136 persone, la maggior parte delle quali rischia la cassa integrazione e il posto di lavoro.
Hanno trascorso invece San Silvestro e Capodanno in Comune, insieme con moglie e figli, i 38 operai della Fiat di Pomigliano d'Arco, il cui contratto, scaduto il 31 dicembre, non è stato rinnovato. I lavoratori occupano l'aula consiliare dallo scorso 16 dicembre per cercare di convincere la Fiat a riassumerli nello stabilimento pomiglianese, e annunciano che la lotta proseguirà fino a quando i vertici del Lingotto non siederanno a un tavolo per la trattativa. Vivono un momento difficile altri 2000 lavoratori della Campania che hanno raggiunto i limiti massimi della mobilità ordinaria e a tutt'oggi non è stata riconosciuta loro la mobilità in deroga: sono in sostanza senza reddito e contribuzione previdenziale. Nei giorni scorsi hanno anche rivolto un appello al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Tra loro gli operai della Meltem di Arzano, della Birra Peroni di Miano a Napoli, la Icmi di San Giovanni a Teduccio, la Cablauto di Mariglianella, La Bitron di Morra de Santis in provincia di Avellino, la Scai Sud di Oliveto Citra in provincia di Salerno.


2 gennaio 2010 - Il Giornale

Casalotti Una fiaccolata per i ricercatori Ispra

Roma - «Non sparate alla ricerca». Sotto questo slogan si è svolta nel pomeriggio del primo dell’anno una fiaccolata di solidarietà con i ricercatori precari dell’Ispra che dal 23 novembre scorso protestano, accampati sul tetto dell’istituto di ricerca, contro il rischio di perdere il posto di lavoro che grava su 500 di loro. A promuovere la manifestazione, che si è snodata sotto la pioggia per le strade del quartiere Casalotti, fino alla sede dell’Ispra, dove una trentina di ricercatori continua a stare nelle tende allestite sul tetto e dove i precari hanno brindato anche la scorsa notte di Capodanno, è stato il Comitato pro-Ispra, composto da associazioni e forze politiche. Il corteo, a cui secondo gli organizzatori hanno partecipato circa 300 persone, è potuto entrare nel cortile dell’ Istituto, fino a sotto l’edificio sul cui tetto protestano i precari che attendono «risposte concrete e immediate» dai ministri Brunetta, Tremonti e Prestigiacomo. Uno spiraglio per la vertenza, tuttavia, si è aperto. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo incontrerà i precari dell’Ispra lunedì prossimo presso la sede del ministero.


2 gennaio 2010 - La Nuova Venezia

L’astensione dal lavoro del 31 dicembre non ha recato disagi pesanti,
i biglietti si potevano fare a bordo
Riuscito lo sciopero delle biglietterie Vela

Venezia - Per i sindacati che lo hanno organizzato (Cgil, Cisl, Uil e RdbCub) lo sciopero dell’ultimo giorno dell’anno che appena se n’è andato è stato un successo: si sarebbe astenuto l’85 per cento dei dipendenti di Vela, costringendo l’azienda comunale dei trasporti a chiudere la maggior parte delle biglietterie sia in centro storico sia in terraferma.
«E’ stato un segnale forte ai vertici dell’Actv» commenta Walter Novembrini della Filt Cgil. Il giorno prima dell’astensione del lavoro, Actv aveva diffuso un comunicato in cui parlava dello sciopero come di un «atto irresponsabile» e definiva «furbetti» i lavoratori di Vela. «Irresponsabili - risponde Novembrini - sono loro, che dopo sei mesi di trattative hanno proposto un accordo soltanto in seguito alla dichiarazione dello sciopero». Tra l’altro, il sindacalista della Cgil spiega che durante le trattative da parte loro non c’è stata alcuna richiesta economica-salariale, se non quella di mantenere l’occupazione per dare un futuro a lavoratori precari.
Nel comunicato Actv si avvertivano poi i turisti e i veneziani che l’acquisto dei biglietti si sarebbe potuto fare sia nelle rivendite autorizzate sia soprattutto a bordo dei mezzi, rivolgendosi al marinaio per i vaporetti e al conducente per i bus. In questo modo, il disagio per i viaggiatori è stato in gran parte limitato.
Lo sciopero di 24 ore era stato indetto dalle organizzazioni sindacali per ottenere l’assunzione dei precari, contro le incertezze sul futuro della società e contro la ristrutturazione delle biglietterie. Vela si era dichiarata disposta a firmare l’accordo che prevedeva l’assunzione di dieci lavoratori a tempo indeterminato e a dare continuità ai contratti a tempo determinato, ma ai rappresentanti dei lavoratori non è bastato per sospendere lo sciopero già dichiarato, in rapporto alle numerose richieste avanzate da tempo.


2 gennaio 2010 - La Stampa web

Capodanno sul tetto
Dopo un mese e mezzo di protesta dei ricercatori senza contratto dell'Ispra
il ministro Prestigiacomo li convoca per un incontro
di FLAVIA AMABILE

Dopo quaranta giorni, un Natale e un Capodanno ininterrottamente su un tetto per i ricercatori dell’Ispra sembra aprirsi un primo, timido segnale di speranza. Sono scaduti ieri i contratti per 230 ricercatori dell’Ispra, l’istituto vigilato dal ministero dell’Ambiente che si occupa di ricerca ambientale. E per la prima volta da quando è iniziata la protesta a poche ore dalla scadenza, il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha annunciato che lunedì incontrerà i precari per «verificare la possibilità di individuare una soluzione per quelle professionalità che non hanno trovato una opportunità di stabilizzazione in questi mesi, nell’ambito del piano che ha condotto alla positiva soluzione per la stragrande maggioranza delle posizioni lavorative precarie dell’Istituto».
Non è molto ma è comunque un passo avanti rispetto al nulla che aveva caratterizzato il mese e mezzo di protesta. E’ il frutto di un piccolo blitz organizzato da uno dei tanti parlamentari che in questi giorni di vacanze, si sono avvicendati sul tetto per portere solidarietà ai precari. Da Ignazio Marino del Pd a Loredana De Petris di Sinistra e Libertà a Stefano Pedica dell’Idv. Ed è proprio Pedica a telefonare due giorni fa al ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta per chiedergli un intervento visto che in un mese e mezzo dal ministero dell’Ambiente non era giunto alcun segnale. Brunetta promette un incontro, viene fissato per mezzogiorno di lunedì con il suo capodipartimento al ministero. Ed è poco dopo che all’improvviso viene diffusa la notizia di una convocazione anche da parte della Prestigiacomo, ma alle dieci del mattino.
E, dunque, i precari dell’Ispra si preparano a incontrare il ministro dell’Ambiente. Che cosa risponderanno se chiederanno loro di scendere dal tetto? «Subito, il rinnovo contrattuale per tutti. - spiega Emma Persia, una delle due portavoci dei manifestanti - Le risorse economiche ci sono. Nel medio periodo, invece, chiediamo impegni seri, scritti nero su bianco, per una progettazione che preveda il risconoscimento della natura subordinata del lavoro effettuato sotto forma di contratti atipici dal personale precario e quindi la stabilizzazione». Insomma, «basta con i contratti atipici. Solo contratti di natura subordinata. Questo sì - spiega la delegata Usi Rdb, precaria Ispra - sarebbe il vero segnale che il ministro e il ministero puntano sull'Ispra per un rilancio della politica di protezione e tutela dell'ambiente».


2 gennaio 2010 - Gazzetta di Reggio/Modena/Mantova

Capodanno, amaro brindisi per il lavoro
Da Pomigliano all’Ispra continuano le proteste nelle fabbriche e sui tetti. L’Eutelia occupata da più di due mesi A rischio 400 posti

ROMA - Capodanno di lotta per tanti precari e lavoratori a rischio. L’anno che ha sofferto il passaggio dalla crisi finanziaria a quella occupazionale è finito con cenone e brindisi in fabbrica o sui tetti. Uno spumante amaro stappato nei vari presidi: dal Nord al Sud; dalle tute blu delle grandi imprese simbolo dell’industria italiana, come la Fiat, ai ricercatori dell’Ispra. Nella notte di San Silvestro la Penisola è stata costellata da festeggiamenti di protesta.
Come a Natale quando hanno manifestato anche i lavoratori di tante piccole imprese, che portano avanti vertenze rimaste sotto silenzio, come gli operai della Frattini di Seriate, Bergamo, della Dierre di Asti e dell’Italcor di Potenza. Questa la mappa dei presidi non abbandonati neanche in questi giorni di festa.
Eutelia. A Pregna milanese, Ivrea e Torino i lavoratori dell’Agile-Eutelia hanno brindato in azienda. In tutti e tre gli stabilimenti l’occupazione va avanti da due mesi, visto che gli stipendi mancano ormai da mezzo anno. A Pregna rischiano il posto 200 persone. «Abbiamo mangiato molte lenticchie - ha detto il delegato Fiom Angelo Pagaria - sperando che il 2010 ci porti molti soldi, visto che nel 2009 ne abbiamo visti davvero pochi». I piatti sono stati preparati su una cucina da campo messa a disposizione della Protezione civile. Tra Torino e Ivrea ci sono altri 200 lavoratori che non possono guardare con certezza verso il futuro, e anche qui il Capodanno non ha fermato il presidio. E si è anche ballato: danze occitane nella sede piemontese e musica anni Sessanta con balli popolari a Ivrea.
Fiat. A Pomigliano d’Arco le tute blu a rischio hanno portato la loro protesta dalla fabbrica al Comune. E così i 38 operai a cui non è stato rinnovato il contratto hanno trascorso la notte di San Silvestro e il primo dell’anno in municipio. I lavoratori occupano l’aula consiliare da due settimane per cercare di convincere la casa automobilistica di Torino a riassumerli. «I cittadini di Pomigliano si sono dimostrati solidali - ha spiegato Franco D’Isanto, Uilm - e conoscendo le difficoltà di questi lavoratori, stanno continuando a portare qualcosa. Hanno regalato alcuni panettoni e una bottiglia di spumante perché, nonostante tutto, si deve brindare al nuovo anno che speriamo sia migliore di quello appena finito».
Ispra. Sul tetto la notte del 31 e in strada il primo, per una fiaccolata di protesta che ha sfidato la pioggia battente e ha visto marciare oltre 300 persone, così i lavoratori precari dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione ambientale con sede a Roma, hanno trascorso la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Sono ricercatori nel campo della biologia, della chimica e della geologia. L’occupazione va avanti da più di un mese e proseguirà finché non saranno rinnovati i contratti in scadenza: in pericolo 500 posti.


2 gennaio 2010 - Il Cittadino

Due a giudizio per gli scontri alla logistica
Dirigente dei Cobas e operaio albanese accusati per i poliziotti feriti
di Carlo Catena

Brembio - Sono stati rimessi in libertà ma saranno processati a partire dal 23 febbraio il coordinatore provinciale del sindacato Slai Cobas di Cremona Fulvio Di Giorgio, 41 anni, di Crema, dipendente del ministero della Giustizia, ed Ermir Gremi, 31 anni, operaio di origini albanesi che vive a Brembio con i genitori, arrestati mercoledì alle 19.30 dalla Digos di Lodi nel corso delle proteste dei lavoratori davanti alla logistica Fiege Borruso di Brembio. Sono accusati di violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, violenza privata, promozione di riunione con altri manifestanti senza preavviso al questore e di lesioni pluriaggravate, in concorso tra loro. Secondo l'accusa sarebbero infatti tra i responsabili delle ferite riportare da due poliziotti: il commissario capo Angelo Di Legge, dirigente Digos, che ha avuto una prognosi di 20 giorni per un trauma al torace per il quale ha passato la nottata in osservazione in ospedale, e la contusione di una spalla all’ispettore capo Valerio Spelta, per 10 giorni di prognosi. Nell'udienza di giovedì mattina, che ha visto la convalida dei due arresti, il pubblico ministero Arturo Iacovacci non ha chiesto misure cautelari e il giudice Stefania Pepe ha disposto l’immediata scarcerazione.L'albanese, che aveva in mano una lettera di licenziamento consegnatagli appena mercoledì, è regolare e incensurato, il sindacalista invece era stato denunciato in passato a Crema perché sospettato di aver organizzato un corteo senza aver dato preavviso alle autorità.I due, che hanno passato la nottata nel carcere di Lodi, erano stati individuati in mezzo a una trentina tra lavoratori e sindacalisti che dal primo pomeriggio di mercoledì manifestavano davanti alla Fiege Borruso in quanto il subentro, dal 2 gennaio 2010, della cooperativa Ucsa di Milano al posto dell’uscente R.S. Service di Rho sarebbe costato la perdita di una trentina dei circa 70 posti di lavoro e nuovi contratti a condizioni peggiori per chi sarebbe rimasto.Lavoratori e sindacalisti si erano seduti davanti ai cancelli dell'azienda, bloccando il passaggio di uomini e mezzi, e la polizia, dopo tre ore di trattative, era intervenuta incontrando "resistenza attiva", con colluttazioni costate il ferimento, non grave, di sei persone: quattro lavoratori attorno alle 17 e più tardi i due poliziotti L’udienza si è tenuta a porte chiuse: nel corridoio del tribunale si sono schierati una decina di uomini del reparto prevenzione crimine della questura di Milano, in assetto antisommossa, assieme ad agenti e funzionari della questura di Lodi, per controllare una cinquantina di manifestanti, tra cui molti dei lavoratori in cooperativa presso la Fiege Borruso, loro familiari, bambini compresi, sindacalisti, affiliati dei Cobas e anche giovani con un look da centri sociali, che si sono presentati nel palazzo di giustizia. Tutto si è svolto senza incidenti, con striscioni e megafoni riposti e qualche slogan del tipo «via la polizia» e «Fulvio ed Ermir liberi», e il gruppo si è poi spostato sotto la prefettura di Lodi, in corso Umberto, dove dalla tarda mattinata e fino a metà pomeriggio si è tenuto un primo vertice sulla situazione occupazionale.


1 gennaio 2010 - Ansa

LAVORO: ISPRA; A ROMA FIACCOLATA PRO-PRECARI SUL TETTO
PROTESTA RICERCATORI PROSEGUITA ANCHE A CAPODANNO

(ANSA) - ROMA, 1 GEN - «Non sparate alla ricerca». Sotto questo slogan si è svolta nel pomeriggio a Roma una fiaccolata di solidarietà con i ricercatori precari dell'Ispra che dal 23 novembre scorso protestano, accampati sul tetto dell'istituto di ricerca, contro il rischio di perdere il posto di lavoro che grava su 500 di loro. A promuovere la manifestazione, che si è snodata sotto la pioggia per le strade del quartiere Casalotti, fino alla sede dell'Ispra, dove una trentina di ricercatori continua a stare nelle tende allestite sul tetto e dove i precari hanno brindato anche la scorsa notte di Capodanno, è stato il Comitato pro-Ispra, composto da associazioni e forze politiche. Il corteo, a cui secondo gli organizzatori hanno partecipato circa 300 persone, tra cui anche l'assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri (Sel) e il consigliere del XIX municipio Claudio Ortale (Prc), è potuto entrare nel cortile dell' Istituto, fino a sotto l'edificio sul cui tetto protestano i precari che attendono «risposte concrete e immediate» dai ministri Brunetta, Tremonti e Prestigiacomo. Uno spiraglio per la vertenza, tuttavia, si è aperto. Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo incontrerà i precari dell'Ispra lunedì prossimo presso la sede del ministero.


1 gennaio 2010 - Omniroma

CAPODANNO, A CASALOTTI FIACCOLATA PER I PRECARI ISPRA SUL TETTO

(OMNIROMA) Roma, 01 gen - «Insieme si può resistere» e «non sparate sulla ricerca l'Ispra resiste». Sono gli striscioni esposti dai manifestanti dell'Istituto di ricerca ambientale e da alcuni comitati di cittadini di Casalotti. Una protesta sola per difendere i posti di lavoro dei precari dell'Ispra e lo spazio verde del quartiere, il Parco della Cellullosa. Una cinquantina di persone si sono ritrovate questo pomeriggio in piazza Ormea a Casalotti e con una fiaccolata hanno manifestato solidarietà a ricercatori e lavoratori precari che da giorni occupano il tetto dell'Ispra. Una fiaccolata che ha attraversato via di Casalotti per raggiungere l'Ispra. «Siamo qui - ha ricordato una ricercatrice precaria - con l'incoscienza di non avere nulla da perdere ma con la consapevolezza di essere dalla parte del giusto». L'Ispra è un istituto di ricerca e di tutela ambientale è stato istituito un anno e mezzo fa, dipende dal ministero dell'ambiente e come ricordano i precari «siamo bloccati da regolamenti ministeriali ma ci hanno anche lasciato nella più totale indifferenza. I ministri Brunetta, Tremonti e Prestigiacomo devono darci delle risposte».


1 gennaio 2010 - Dagospia

MANIFESTAZIONE PACIFISTA AL CAIRO
Diversi feriti lievi tra i quali due italiani

Diversi feriti lievi tra i quali due italiani: donne trascinate per i capelli, pugni, spinte e diverse telecamere danneggiate. Si è chiusa con questa bilancio una giornata di mobilitazione che circa 400 pacifisti provenienti da ogni parte del mondo hanno tentato di organizzare nella capitale egiziana.
Sin da questa mattina si sono radunati nella piazza del museo egizio del Cairo per protestare contro il governo egiziano che da giorni negava agli attivisti di partecipare alla 'Gaza Freedom March', una marcia per portare aiuti e solidarietà ai palestinesi di Gaza ad un anno esatto dalla sanguinosa operazione israeliana 'Piombo fuso' sulla Striscia.
Durissima la reazione della polizia al concentramento dei manifestanti: i pacifisti sono stati chiusi in un angolo da un enorme cordone di poliziotti in tenuta anti-sommossa che ha usato sin dall'inizio le maniere forti. "La polizia ci ha prima diviso in due gruppi e poi ci ha violentemente riunito tutti in un unico gruppo. Agenti in tenuta anti-sommossa - ha riferito Laura Pernice telefonicamente dal Cairo - hanno trascinato i pacifisti con violenza. Ho visto donne trascinate per i capelli, hanno dato pugni e calci e spaccate le telecamere. Ci sono alcuni feriti nella delegazione, ho visto volti sanguinanti ed anche una signora italiana sta male".
Successivamente la Farnesina ha confermato che sono due gli italiani che sono stati feriti, seppur lievemente, dalla polizia anche se altre fonti parlano di un terzo connazionale coinvolto. Contemporaneamente alcune centinaia di arabi e di pacifisti israeliani si sono radunati all'altezza del valico di confine con la striscia di Gaza a Erez sempre per ricordare il primo anniversario dell' operazione Piombo Fuso, la guerra di 23 giorni lanciata da Israele contro Hamas a Gaza.
In contemporanea con Londra, Parigi e Gaza, attivisti che sostengono la Freedom March che intendeva ricordare, ad un anno esatto, l'operazione piombo fuso hanno protestato davanti l'ambasciata egiziana a Roma dopo che stamani i pacifisti rappresentanti di 42 paesi sono stati malmenati a Il Cairo dopo essere stati bloccati nella loro intenzione di varcare il confine e unirsi alle manifestazioni di Gaza.
Circa 200 attivisti con bandiere palestinesi e striscioni con su scritto "Egitto vergogna" e "Gaza libera boicotta l'Egitto", hanno scandito davanti l'ambasciata egiziana a Roma slogan di protesta alzando numerosi striscioni di contestazione alla scelta egiziana di fermare gli attivisti pacifisti.
Proteste anche per il ferimento di due partecipanti alla Freedom March. Marco Benevento, in rappresentanza del Forum Palestina, ha spiegato che al sit-in hanno partecipato le comunità islamiche, le rappresentanze Rdb, la Fiom, la Federazione della sinistra e la comunità di San Paolo. I manifestanti hanno anche protestato strappando davanti l'ambasciata i depliant illustrativi di note mete turistiche egiziane e invitando al boicottaggio di questo paese arabo che "aiuta Israele a strangolare Gaza".


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