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Il Sindacato di Base e Indipendente

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23/12/09

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dicono di noi - le notizie
dall'11 al 20 dicembre 2009


20 dicembre 2009 - La Provincia di Varese

sdl e cub
Sindacati di base: è alleanza

Varese - (a. a.) «Uniti per affrontare la crisi». E' la scelta che fanno i sindacati di base Sdl e Cub per rafforzare la lotta. Presentato nella sede Sdl di Busto il percorso che porterà entro la primavera alla nascita di «un nuovo sindacato di base di massa», anche sul nostro territorio, attraverso la fusione. Un percorso che, dopo essere stato lanciato con il patto di base che comprendeva anche i Cobas, entra nel vivo: ieri a Varese il primo attivo con i delegati Cub e Sdl, a gennaio le assemblee con i lavoratori, da marzo i congressi. L'obiettivo è «stravolgere il panorama sindacale - spiega Marco Galli, Cub - unendo le forze a sinistra della Triplice per fare massa critica e tutelare meglio i lavoratori. Le aziende in crisi preferiscono le più moderate Cgil, Cisl e Uil, ma se uniamo le forze possiamo diventare il quarto sindacato più rappresentativo». «In aeroporto saremo il terzo sindacato» annuncia Luca Pistoia, segretario provinciale Sdl. Malpensa è uno dei terreni più complicati: «La nostra azione attraverso le vie legali è servita ad eliminare la precarietà» sottolinea Francesco Mainardi di Cub.

Tir sfonda il blocco: tensione al picchetto
Tafferugli ai magazzini di via Isonzo per uno sciopero, nessuno è rimasto ferito

Turate - Ieri sera sono dovuti intervenire in forze i carabinieri della compagnia di Cantù per riportare la calma al picchetto dello sciopero ai magazzini di via Isonzo a Turate. Per fortuna non si sono registrati feriti nonostante un tir avesse sfondato il blocco degli operai: a quel punto si sono vissuti momenti di tensione e tafferugli, ma la situazione è presto tornata alla normalità.
«Stiamo scioperando - dice Aldo Milani, rappresentante sindacale dello Slai Cobas - per scongiurare che una decina di dipendenti della cooperativa "Time Service" perda il posto. Questo rischio è legato al fatto che la cooperativa che gestisce i magazzini di via Isonzo, punto logistico del gruppo Bennet, possa avere una diminuzione del lavoro per la delocalizzazione di parte dell'attività nei magazzini in provincia di Rovigo, a San Gibellino. Nelle scorse settimane, dopo sette scioperi, siamo arrivati a un accordo per un problema identico ai magazzini di Origgio che ha scongiurato licenziamenti e siamo fiduciosi che ciò si possa ripetere anche per quelli di Turate. Ci incontreremo oggi a Milano con i rappresentanti della cooperativa e della Bennet: anche questi ultimi hanno stigmatizzato il gesto del camionista, autore della forzatura del blocco, che ha messo a rischio l'incolumità degli operai».(G.d.V.)


20 dicembre 2009 - La Voce d'Italia

Precari della ricerca Ispra sul tetto da 25 giorni
Lettera al Presidente Napolitano
di Loredana Grandi

Roma - Persistono, dal 26 novembre, a rimanere sul tetto della loro sede, l’Istituto di Casalotti,i poveri precari della ricerca Ispra, in lotta da mesi contro il loro ormai imminente licenziamento e per la difesa della ricerca pubblica e dei controlli ambientali, ma assicurano che con il cuore sono sulle spiagge della Puglia dove sono morti spiaggiati i Capodogli e che sono stati al lavoro anche nel giorno dell´Immacolata per avvistare squali nelle spiagge siciliane: ora hanno anche scritto un'accorata lettera al Presidente Napolitano. "Avremmo le competenze per la costituzione della task force capace di intervenire con mezzi adeguati per cercare di salvare grandi cetacei come quelli, come annunciato dal ministro Stefania Prestigiacomo, ed invece i ricercatori precari che se ne occupano sono vicini ad essere licenziati", dichiara Emma Persia, coordinatrice USI RB Ricerca dell´ISPRA. "Dal tetto, l´8 dicembre, giorno festivo, abbiamo fornito assistenza tecnica alla Capitaneria di Porto Empedocle che ci segnalava lo spiaggiamento di uno squalo", proseguono i ricercatori Ivan Consalvo e Massimiliano Botta "Nel nostro Istituto vengono catalogati tutti gli avvistamenti di specie protette e minacciate di estinzione e anche la presenza di specie tropicali, che sono sempre più presenti nel nostro mare, a seguito del riscaldamento globale. Se ne studia il comportamento e la biologia come nel caso dello squalo tigre, che desta allarmi del tutto infondati per i bagnanti". Oltre a questa forma di protesta contro i licenziamenti, dopo venticinque giorni, i precari scrivono al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sostenuti dal sindacato di base USI Rdb Ricerca: "Ci aiuti, lo Stato ci abbandona. Siamo esposti al freddo e alle intemperie ma questo non ci fa male, ciò che ferisce è l´indifferenza. Indifferenza dei nostri vertici, dei commissari dell´Ente, indifferenza del Ministro dell´Ambiente, on. Stefania Prestigiacomo, l´indifferenza di uno Stato che abbandona i suoi figli senza un perché". Questo è solo un passaggio della lettera che si può leggere in fondo per intero, con la quale i precari dell´ISPRA, chiedono il suo aiuto per cambiare l´atteggiamento di uno Stato che è lo stesso che li ha mandati "in Libano, per il più grande disastro ambientale degli ultimi anni in Mediterraneo, che richiede il nostro intervento sulle Navi dei Veleni, che rappresentiamo con orgoglio ai tavoli tecnico-scientifici internazionali, anche in ambito ONU, che esportiamo nel mondo con i nostri nomi in numerose pubblicazioni scientifiche. Uno Stato che a parole vuole organizzare task force in campo ambientale, senza sapere che gli esperti in quei campi li sta licenziando, dissipando con un gesto conoscenze e cultura irrecuperabili". Intanto, il Parlamento inizia a riconoscere le ragioni della lotta dei precari dell´ISPRA, e, in attesa della convocazione definitiva per l´incontro previsto lunedì prossimo, 21 dicembre, con il vice capo di Gabinetto del Ministero dell´Ambiente, delegato direttamente dal ministro, in sede di votazione della Legge Finanziaria, sono stati approvati dalla Camera dei deputati due ordini del giorno, che chiedono al governo di "adottare opportune iniziative volte ad individuare le risorse necessarie per valorizzare e sostenere la ricerca in materia ambientale, al fine di stabilizzare le professionalità che lavorano presso l´ISPRA".
Nella speranza che questi eccellenti ricercatori possano continuare le loro preziose attività per la ricerca e la cura del nostro mare così prezioso, questa è per intero la loro accorata lettera:
- Egregio Presidente,
siamo i tecnici e ricercatori precari che da 25 giorni stazionano permanentemente sul tetto dell’Istituto Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA), in attesa di un dialogo che non arriva.
Stiamo esposti al freddo e alle intemperie ma questo non ci fa male, ciò che ferisce è l’indifferenza.
Indifferenza dei nostri vertici, i commissari dell’Ente, indifferenza del Ministro dell’Ambiente, on. Prestigiacomo, l’indifferenza di uno Stato che abbandona i suoi figli senza un perché.
Vorremmo spiegare ad un interlocutore che si nega, che i fondi ci sono (il nostro stipendio proviene da progetti di ricerca e non da fondi ordinari), le soluzioni tecniche ci sono, il lavoro lo abbiamo sempre svolto con passione e dedizione e questo è dimostrabile con fatti concreti, senza pronunciare quella famosa meritocrazia di cui molti si riempiono la bocca.
Lo Stato ha investito su di noi e ci ha formato con Laurea, Dottorato di Ricerca ed esperienza lavorativa a volte anche decennale, ma non ci concede la dignità di considerarci lavoratori e da 25 giorni neanche quella di essere Italiani.
Lo stesso Stato che ci ha mandati in Libano per il più grande disastro ambientale degli ultimi anni in Mediterraneo, che richiede il nostro intervento sulle Navi dei Veleni, che rappresentiamo con orgoglio ai tavoli tecnico-scientifici internazionali anche in ambito ONU, che esportiamo nel mondo con i nostri nomi in numerose pubblicazioni scientifiche. Uno Stato che a parole vuole organizzare task force in campo ambientale, senza sapere che gli esperti in quei campi li sta licenziando, dissipando con un gesto conoscenze e cultura irrecuperabili.
Sul tetto fa freddo e non è al caldo di casa che vorremmo stare ma in mare, per controllare i danni dovuti allo sversamento di rifiuti tossico-nocivi, a evitare l’estinzione di specie ittiche per la pesca illegale, scoprire nuove foreste di corallo nero o organismi marini ancora sconosciuti, ma anche in montagna per evitare un nuovo disastro idrogeologico come quello di Messina oppure a Malagrotta per i controlli sui rifiuti, o anche in Europa a spiegare ai politici che il sequestro di CO2 è possibile.
Ovunque a fare il nostro lavoro, così come richiesto dal nostro Ministero, ma non su un tetto ad aspettare una risposta che non arriva!
Il freddo tempra il corpo, ma anche lo spirito ed è per questo che, forse esagerando, nei racconti notturni intorno alla stufa ci sentiamo l’ultima resistenza al processo di depauperamento della cultura nel nostro paese.
Chiedere un dialogo non è reato, è da un anno e mezzo che lo facciamo, da quando il nostro Istituto l’ICRAM è stato soppresso insieme ad APAT ed INFS per creare l’ISPRA, un Ente che ad oggi non ha Statuto, linee d’indirizzo ed una chiara missione da espletare, se non quella di eliminare 400 precari.
Occupare un tetto è reato, per noi non è facile, ma abbiamo tutti una famiglia che ci sostiene e che vorrebbe passare il Natale con noi, questo sarà possibile solo se qualcuno ci ascolterà!
La salutiamo citando le Sue parole che tanta speranza ci hanno donato: "la scelta della ricerca scientifica è sempre prioritaria, anche in una situazione di risorse scarse".
Auguri di Buon Natale e Grazie. -
Per maggiori informazioni i ricercatori invitano tutti a contattarli al telefono – 3470632009 oppure all'e-mail : ricercatori.ispra@gmail.com.


20 dicembre 2009 - Il Giornale di Vicenza

DOMANI. In Camera di commercio atteso anche Tomat (Confindustria)
Uil, maxi-convegno sulla crisi Arriva anche il ministro Sacconi

Vicenza - «Una crisi senza precedenti che ha cambiato e cambierà profondamente il modo di fare impresa nel NordEst. Le piccole e medie imprese del tessuto produttivo veneto si ritrovano a fare filiera e anche il modello del welfare deve necessariamente cambiare, pensando soprattutto alle categorie più deboli. È obbligo del sindacato mantenere la dignità dei salari, ma in tutto questo il federalismo fiscale può assumere un ruolo determinate?».
Così Gerardo Colamarco, segretario Uil Veneto appena riconfermato, lancia i temi del "Dalla crisi alla sfida riformista: riflessioni su welfare e federalismo" organizzato per domani mattina alle 9.30 nella sala Marzotto della Camera di commercio in corso Fogazzaro 37.
Ai lavori parteciperà anche il ministro ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali Maurizio Sacconi, che dovrebbe arrivare in tarda mattinata. Sarà presente anche Andrea Tomat presidente di Confindustria Veneto. Interverranno anche Romano Bellissima, segretario generale Uil Pensionati; Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia Mestre; Achille Variati, sindaco di Vicenza; Gianni De Michelis, pPresidente Ipalmo; Carlo Fiordaliso, segretario confederale Uil; Michel Martone, docente università Luiss; Giuseppe Moretti, segretario generale Feneal; Paolo Pirani, segretario confederale Uil, Giovanni Puglisi, rettore dell’Università Iulm; Luca Romano, diirettore di Panel Data; Giovanni Torluccio, segretario generale Uil-Fpl; Giovanni Tria, docente dell’Università di Roma.
Il sindacato Rdb-cub ha preannunciato un presidio dalle 9.30 per chiedere un incontro al ministro Sacconi.


20 dicembre 2009 - Corriere Adriatico

"Bisogna puntare tutto sui marchi territoriali"

Ascoli - Molto determinato infine, il pensiero di Andrea Quaglietti, leader del SdL: "Basta con le multinazionali che dopo aver saccheggiato il territorio fuggono indisturbate. La politica deve mettere dei paletti attraverso lo strumento legislativo, affinché le aziende che decidono di andarsene debbano lasciare sul territorio quanto avuto in precedenza. Altrimenti il sindacato sarà costretto sempre a rincorrere una ‘riduzione del danno’. Bisogna inoltre spingere le istituzioni a puntare su politiche che favoriscano la tutela dei marchi territoriali, così come sono convinto che bisognerebbe incentivare di più le piccole e medie imprese locali, assai più radicate sul territorio rispetto alle grandi aziende o peggio le multinazionali che hanno testa e cuore altrove e non nutrono alcun legame con il Piceno, con il risultato che nel momento di crisi non si fanno alcuno scrupolo nel lasciare in mezzo alla strada tanti lavoratori e tante famiglie". Intanto continua a crescere il numero degli iscritti al Sindacato dei Lavoratori intercategoriale di Ascoli. E non solo nelle industrie e fabbriche del territorio e della vallata del Tronto, ma ora anche negli enti pubblici. Dopo la lotta sostenuta a difesa e a tutela degli operai della Manuli, nell’azienda altri 10 lavoratori hanno aderito al Sdl, rafforzando ancora un organizzazione che era già maggioritaria nel sito produttivo del gruppo della gomma. "Il nostro obiettivo è quello di sostenere tutti, non solo quelli già garantiti – afferma Quaglietti".


19 dicembre 2009 - La Repubblica

Sindacati, fumata nera sul bilancio
"Nessuna intesa se confermano l´aumento della Tarsu per tutti"
L´allarme anche sui Cococo delle Asp: altre 15 persone rischiano il posto
di MARCO BETTAZZI e ANTONELLA CARDONE

Bologna - Niente esenzioni sugli aumenti della tassa dei rifiuti Tarsu, e i sindacati salgono sulle barricate contro il Bilancio 2010 del Comune. Ieri si è concluso con una fumata nera il primo incontro di Cgil, Cisl e Uil con l´assessore Villiam Rossi, ma si tenta di correre ai ripari, la prossima riunione è convocata per il 23 dicembre. L´amministrazione comunale è ottimista e il placet dei sindacati sembra raggiungibile. «Sono molto soddisfatto del lavoro fatto - aveva detto Delbono in mattinata - credo che abbiamo fatto due miracoli, riuscendo a evitare tagli e mantenere alto il livello dei servizi». La giunta non esclude di sgravare dall´aumento Tarsu i ceti più deboli, ma cerca lo strumento più adatto, al posto del parametro Isee. «Stiamo studiando le modalità tecniche affinché si evitino impatti sulle fasce più deboli della popolazione», spiega Rossi.
I sindacati hanno puntato i piedi: nell´incontro di ieri, rivela Alberto Schincaglia (Cisl) l´intesa «era a un passo», ma è sfumata perché l´amministrazione ha confermato l´aumento dell´1,8% della Tarsu per tutti e quindi non vuol rispettare l´impegno preso per evitare rincari per chi ha un Isee sotto i 20.000 euro».
«Per noi un aumento generalizzato è assolutamente inaccettabile - avverte Mauro Alboresi (Cgil) - è necessario che Palazzo d´Accursio trovi il modo per essere coerente con quello che ha sottoscritto». Scettico Luciano Roncarelli (Uil): «Io oggi gliel´ho detto, «non fate come l´amministrazione Cofferati che diceva sì, sì e poi diventano dei no». Contro la crisi, il Comune promette anche pagamenti più veloci alle imprese con una delibera varata martedì: conti saldati entro 90 giorni e tempi medi di 75 entro il triennio.
Rimangono sul piatto, comunque, anche i temi relativi ai lavoratori. Se le Rdb si dicono già pronte allo sciopero generale «per i 3,7 milioni di tagli alle spese per il personale comunale», Cgil e Cisl puntano ancora l´attenzione sui precari, e non ci sono solo quelli della Cineteca. «Sono a rischio i precari delle Asp, 15 persone tra dipendenti e personale delle cooperative. In particolare c´è il caso dei lavoratori al servizio immigrazione per i Poveri Vergognosi - spiega Viviana Laffi, Cgil - ci sono 8 precari su 12 impiegati in totale che hanno il contratto in scadenza il 31 dicembre e ci è stata assicurata una proroga di tre mesi, senza escludere la possibilità di esternalizzare il servizio».


19 dicembre 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. RUSCO o non rusco, questo è il problema..
di Sarah Buono

Bologna - RUSCO o non rusco, questo è il problema. Continua la polemica sulla tassa dei rifiuti dopo la messa a bilancio dell'aumento di un più 1,8%. Solo 30 centesimi al mese, per un totale annuo di 3,60 euro, come puntualizzato dall'assessore Villiam Rossi. Ma sono in molti a storcere il naso. In prima linea le Rdb, che avviano le procedure per lo sciopero generale dei dipendenti comunali: «Abbiamo appreso dai quotidiani dell'intenzione della Giunta di tagliare 3,7 milioni di euro di spese per il personale, di aumentare la Tarsu, e di non modificare nella sostanza le inefficaci misure anticrisi adottate fino ad oggi. Queste decisioni dovevano essere oggetto di discussione in sede di trattativa sul bilancio 2010, così non è stato». INTANTO è saltata anche l'intesa sul bilancio fra Comune e i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. Sfumata perché «l'amministrazione non vuole rispettare ciò che ha sottoscritto», accusa Alberto Schincaglia (Cisl). Cioè l'accordo che blocca tariffe e tasse per chi ha un Isee inferiore a 20mila euro. La trattativa è stata aggiornata all'antivigilia di Natale. «Ma sull'esenzione non deroghiamo», avverte Mauro Alboresi (Cgil). mentre Luciano Roncarelli (Uil) allarga le braccia: «Come faccio a discutere di un accordo con chi non lo rispetta solo pochi giorni dopo la firma?». «Bisogna trovare misure non impattanti sulle fasce più deboli. Ci siamo riservati un'altra soluzione commenta Rossi, dopo un incontro durato circa quattro ore , La volontà c'è e ora elaboreremo le nostre proposte che saranno pronte per il tavolo del 23 dicembre».


19 dicembre 2009 - Il Bologna

Comune. Ieri fumata nera di Cgil Cisl Uil sull'accordo sulle tariffe.
Il tavolo viene aggiornato a mercoledì
I sindacati bocciano il bilancio è battaglia sulle esenzioni Tarsu
Il sindaco Delbono: «Abbiamo fatto due miracoli evitare gli aumenti e tenere i servizi»
di Gian Basilio Nieddu

Bologna - Un bilancio letto con lenti diverse. Quelle del sindaco Flavio Delbono, «Credo che in questa fase il miracolo sarebbe stato quello di non tagliare. Credo che ne abbiamo fatti due, riuscendo anche a mantenere l'alto livello di servizi di questa città e in alcuni casi di ampliarlo ed estenderlo», quelle con gradazione diversa dei sindacati. Cgil Cisl Uil che ieri hanno innestano la retromarcia dal tavolo di trattativa e si sono presi qualche giorno, fino al 23 mattina, per sedersi nuovamente a discutere con l'amministrazione. Intanto il sindacato di base Rdb ha proclamato l'agitazione, lunedì lo sciopero, per i tagli alle spese del personale, circa 5 milioni di euro, i confederali contestano soprattutto, ma non solo, l'aumento della Tarsu.
La trattativa. La possibile bocciatura è già evidente nella mattina di ieri quando la Cisl, con Alberto Schincaglia, prende di mira l'assessore al bilancio: «Non si dovrebbero fare annunci stampa, prima ancora di aver aperto un tavolo di confronto coi noi». Passano poche ore, si apre e si chiude il tavolo in Comune, e Cgil Cisl Uil annunciano di non aver sottoscritto l'intesa. «Stavamo per firmare quando ci è stato presentato un testo diverso da quello sottoscritto nella Conferenza metropolitana dei sindaci». Un testo che impegna i Comuni a bloccare i rincari tariffari e le tasse per chi ha un Isee sotto i 20 mila euro. «Ci hanno detto prima di sì e poi di no - dice Luciano Roncarelli (Uil) -. Tragica conferma dello stato di confusione in cui ci pare sia un'amministrazione che agisce così dopo aver sottoscritto un'intesa». Rincara la dose la Cgil con Mauro Alboresi «Per noi un aumento generalizzato è assolutamente inaccettabile. Il Comune faccia tutti gli approfondimenti che oggi ci ha chiesto di fare, ma trovi il modo per essere coerente con quello che ha sottoscritto. Noi su quel punto - l'esenzione Isee, ndr - non deroghiamo».
L'assessore Rossi però cerca di accorciare le distanze, minimizza e spiega che c'è tutta la volontà di non far pagare ai più poveri l'aumento della Tarsu ma utilizzando altri strumenti tecnici rispetto alla dichiarazione Isee «I cittadini pagherebbero 10 euro - spiega Rossi con riferimento ai costi della certificazione - per averne indietro tre». Non manca la volontà di chiudere con i confederali «Stiamo studiando le modalità tecniche perchè, in conformità all'accordo provinciale si evitino impatti dell'aumento Tarsu sulle fasce più deboli della popolazione». Rifiutata anche la proposta comunale di un fondo da 120 mila euro, l'equivalente dell'esenzione chiesta dai sindacati, da destinare ai quartieri per interventi a favore delle persone in difficoltà. Sulla Tarsu scontata per i poveri i sindacati fanno l'esempio di San Lazzaro dove è passata la proposta. A questo punto più che l'entità delle esenzioni preoccupa la rottura di Bologna che potrebbe influenzare altri comuni. Se Cgil e Cisl sembrano più propense a trovare un accordo la Uil è ferma «Come faccio a discutere di un accordo di mandato - commenta Luciano Roncarelli - con gente che non riesce a rispettare accordi pochi giorni dopo averli firmati? Glielo ho detto: non fate come l?amministrazione Cofferati che diceva dei sì che poi diventavano dei no».

Presidio a Santa Lucia

Bologna - Cisl Uil ed Rdb disertano mentre oggi la Cgil fa un presidio informativo all'inaugurazione dell'anno accademico universitario.


19 dicembre 2009 - Libertà

«Telecom Italia, sciopero ok»
I promotori: contrari allo stop del call center tecnico

Piacenza - (mir) «Lo sciopero indetto dalla Cub e dalle Rsu di Telecom Italia per la giornata di ieri, riguardante tutti i dipendenti di Piacenza, ha visto la partecipazione quasi totale dei dipendenti». E' Mauro Bruzzi, rsu aziendale, a comunicare i dati dell'agitazione che ha visto protagonisti i lavoratori piacentini.
Secondo i dati forniti dai promotori dello sciopero, erano in servizio solamente i 4 tecnici previsti dalla legge per garantire i servizi essenziali, oltre ad altri pochi lavoratori.
I motivi della protesta riguardano la chiusura di 14 sedi territoriali di Telecom Italia che mettono a rischio 240 lavoratori, fra cui 14 di Piacenza.
«La vertenza - commenta Bruzzi, dopo aver denunciato la mancanza di iniziativa di Cgil, Cisl e Uil - esce rafforzata dall'impegno dei dipendenti, che hanno rinunciato ad una giornata di salario per ribadire la loro contrarietà. Ora i sindacati confederali, che partecipano al tavolo di relazione sindacale nazionale, devono farsi carico seriamente del problema di chiusura del reparto piacentino annunciato per i primi mesi del nuovo anno. L'azienda ha avuto la dimostrazione che a Piacenza esiste una realtà sindacalizzata che non è disposta a subire programmi di riorganizzazione in modo passivo e subalterno».
La sede Telecom di Piacenza negli anni ha subito un calo di personale, che ha portato l'organico da oltre 300 dipendenti nel 1995 agli attuali 100, causato da pensionamenti e trasferimenti su altre province a fronte di una sola assunzione nel 2007.
Nel 2000 fu creato un reparto che si occupava dell'assistenza tecnica sia ai tecnici di Telecom Italia che ai clienti sulla tecnologia adsl. Ciò aveva permesso il rientro a Piacenza di lavoratori in precedenza trasferiti. L'attuale occupazione professionale su Piacenza riguarda 40 tecnici impianti, 25 addetti call center commerciale, alcune figure individuali ed il gruppo di 14 Addetti al call center tecnico, quello a rischio. «Telecom Italia - spiega Bruzzi - dichiara che la chiusura del reparto, prevista nei primi mesi del 2010, diventa necessaria per sopperire alla carenza di tecnici, da risolversi con la conversione del personale e che l'attività attualmente svolta da questi lavoratori sarà coperta dalla rete dei call center. Nei fatti questo si tradurrà nella perdita di 14 posti di lavoro su Piacenza, oltre alla perdita professionale di un'attività che potrebbe essere implementata sia in termini di tecnologia che di personale».


19 dicembre 2009 - Corriere di Bologna

La trattativa La Cgil: non deroghiamo. Prossimo incontro il 23
Bilancio, è fumata nera Comune e sindacati rompono per 3 euro e 60
Niente intesa sui (micro) rimborsi Tarsu per i redditi bassi
di Marco Madonia

Bologna - «Ci mettiamo poco: se non passa l’esenzione della Tarsu andiamo via», avevano confessato i sindacati all’ingresso. Previsione smentita dai fatti. L’incontro con l’assessore al Bilancio, Villiam Rossi, sulla manovra del Comune è andato avanti per tutto il pomeriggio per poi arrivare alla fumata nera. Sul rimborso da 3 euro e 60 centesimi si è arenata la trattativa. Tutto rimandato al 23 dicembre quando le parti si siederanno al tavolo per chiudere la partita.
La prima di una lunga serie. Entro gennaio, infatti, si dovrà dare il via libera all’intero bilancio 2010 e all’accordo sulle linee del mandato amministrativo. Quando arriverà l’ok su tariffe e tributi, il confronto proseguirà. Prima sulla stabilizzazione dei precari e poi sull’integrativo dei dipendenti comunali.
Ieri l’intesa «era a un passo », ha rivelato Alberto Schincaglia della Cisl ma è sfumata perchè l’amministrazione «non vuol rispettare quello che ha sottoscritto». Ovvero l’accordo della Conferenza metropolitana che evita rincari tariffari. Il Comune aveva proposto di erogare 120.000 euro in più (la cifra che deriverebbe dalla Tarsu) ai quartieri per misure anti-crisi. I sindacati, però, hanno detto «no, grazie » per rilanciare sull’esenzione sotto i 20.000 euro di Isee e arrivare al rimborso da 3,60 euro. «Ci hanno detto prima di sì e poi di no», ha commentato Luciano Roncarelli della Uil parlando di «tragica conferma dello stato di confusione in cui ci pare sia un’amministrazione che agisce così». Il Comune ha chiesto un nuovo incontro per studiare la procedura. «Per noi un aumento generalizzato è assolutamente inaccettabile — ha commentato Mauro Alboresi della Cgil — il Comune faccia tutti gli approfondimenti, ma noi sull’esenzione sotto i 20.000 euro non deroghiamo», aggiungendo che ora «la palla è in mano loro». L’amministrazione ha lasciato intendere che l’intesa è vicina. Questione di trovare gli strumenti. Il valore Isee, per il costo della certificazione, si presta poco, perché «i cittadini pagherebbero 10 euro per averne indietro tre». «Stiamo studiando le modalità tecniche per evitare impatti dell’aumento Tarsu sulle fasce più deboli della popolazione», ha confermato Rossi. Intanto la delibera licenziata martedì scorso dalla giunta ha spiegato che l’aumento tariffario servirà anche a potenziare la raccolta del vetro nella zona universitaria o in «altre aree a significativa produzione di vetro » e «nei quartieri San Vitale, Saragozza e Porto».
Ma Comune e sindacati non hanno parlato solo di tassa sui rifiuti. Confermate le misure anti-crisi, come il fondo per prevenire gli sfratti. Per l’affitto (la scadenza del bando era il 15 dicembre) sono arrivate 181 domande. Resta da vedere quanti riceveranno il contributo «fino ad un massimo di 2.500 euro». Sulle tariffe scolastiche Rossi ha spiegato che sono 169 le domande accolte (i bambini esentati sono 301). Il Comune ha stanziato già 42.000 euro. Ma «è una situazione provvisoria perchè la graduatoria sarà aggiornata fino a febbraio». In un anno le domande sono raddoppiate. Nel 2008/09 erano state 85 per 13.000 euro.
Numeri che non soddisfano l’opposizione: «La montagna ha partorito un topolino», ha attaccato il consigliere guazzalochiano, Tommaso Bonetti. Intanto ieri le Rdb hanno avviato le procedure per lo sciopero dei dipendenti comunali. Lunedì, invece, sciopereranno le precarie di asili e materne.


19 dicembre 2009 - Il Messaggero

Ascoli. Forte tensione tra i lavoratori della Manuli...
di ENNIO MANCINI

Ascoli - Forte tensione tra i lavoratori della Manuli e tensione anche tra sindacati confederali e autonomi. Sono due le vicende che stanno infiammando questa vigilia di Natale. Da una parte sta andando a rotoli l’unità sindacale tra confederali e autonomi. Dall’altra c’è il rischio che vada ugualmente a rotoli l’accordo sottoscritto a fine ottobre da Cgil, Cisl, Uil con la Manuli. Proprio in questi giorni è in atto una raccolta di firme da parte degli operai per conoscere con chiarezza il contenuto di quanto sottoscritto a Roma. Ma vediamo con ordine. Sembrano praticamente insanabili i rapporti tra tutte le sigle sindacali. «Cgil, Cisl e Uil chiederanno in futuro tavoli separati nelle contrattazioni aziendali», dice il neo rieletto segretario provinciale della Uil Giuseppe Pacetti. «Il comparto dei chimici ha già fatto una richiesta in questa direzione a Confindustria», precisa. Si sgretola quindi il fronte comune dei sindacati. Una crisi iniziata tre mesi fa con la manifestazione del 19 settembre quando i sindacati autonomi (Ugl e Sdl) manifestarono ad Ascoli e i sindacati Confederali a Pagliare del Tronto. Frattura che si è ulteriormente acuita con la sottoscrizione di Cgil, Cisl e Uil dell’ipotesi di accordo per la Manuli e la conseguente "bagarre" scatenata durante l’assemblea. «Chiederemo ufficialmente a Confindustria e alle aziende dove ci saranno delle contrattazione di sentirci su tavoli separati», tiene a sottolineare Pacetti. Iniziative arrivano anche dai lavoratori Manuli che chiedono chiarezza sul "reale contenuto" dell’accordo sottoscritto con l’azienda. A quasi due mesi dalla firma ancora oggi non è stato deciso come spalmare gli incentivi dei 3,7 milioni di euro messi a disposizione dall’azienda. In questo periodo l’ad Roberto Grandi si trova in Australia e l’incontro programmato il 3 dicembre scorso, poi differito per motivi di sicurezza, non è stato ancora fissato. Con una petizione avente come oggetto «Richiesta di verifica e gestione dell’accordo», indirizzata a Cgil, Cisl e Uil, una sessantina di operai, ma il numero sarebbe destinato a crescere, chiedeo «un’assemblea urgente al fine di chiarire alcuni aspetti oscuri sottoscritti dalla parti». Va detto che attualmente alla Manuli è stato reintegrato un centinaio di operai. Di questi una decina ha rinunciato al lavoro ritenendo che non ci siano le necessarie condizioni di garanzia. I firmatari della petizione chiedono ai sindacati confederali di chiarire gli aspetti relativamente a: «rientri e tempi di rientro delle maestranze, ripartizione quote incentivo cassa integrazione speciale, mobilità ed esodo». Inoltre: «Premio maturato periodo luglio-agosto e non ancora pagato, clausola di salvaguardia premio di produzione (1.390 euro), chiarimento del pagamento delle ferie, salario di riferimento per i lavoratori reintegrati e da ultimo, condizioni ambientali e organizzazione del lavoro dei reintegrati».


19 dicembre 2009 - Corriere Adriatico

"Bisogna puntare tutto sui marchi territoriali"

Ascoli - Molto determinato infine, il pensiero di Andrea Quaglietti, leader del SdL: "Basta con le multinazionali che dopo aver saccheggiato il territorio fuggono indisturbate. La politica deve mettere dei paletti attraverso lo strumento legislativo, affinché le aziende che decidono di andarsene debbano lasciare sul territorio quanto avuto in precedenza. Altrimenti il sindacato sarà costretto sempre a rincorrere una ‘riduzione del danno’. Bisogna inoltre spingere le istituzioni a puntare su politiche che favoriscano la tutela dei marchi territoriali, così come sono convinto che bisognerebbe incentivare di più le piccole e medie imprese locali, assai più radicate sul territorio rispetto alle grandi aziende o peggio le multinazionali che hanno testa e cuore altrove e non nutrono alcun legame con il Piceno, con il risultato che nel momento di crisi non si fanno alcuno scrupolo nel lasciare in mezzo alla strada tanti lavoratori e tante famiglie". Intanto continua a crescere il numero degli iscritti al Sindacato dei Lavoratori intercategoriale di Ascoli. E non solo nelle industrie e fabbriche del territorio e della vallata del Tronto, ma ora anche negli enti pubblici. Dopo la lotta sostenuta a difesa e a tutela degli operai della Manuli, nell’azienda altri 10 lavoratori hanno aderito al Sdl, rafforzando ancora un organizzazione che era già maggioritaria nel sito produttivo del gruppo della gomma. "Il nostro obiettivo è quello di sostenere tutti, non solo quelli già garantiti – afferma Quaglietti".


18 dicembre 2009 - Apcom

Ispra/ I precari scrivono a Napolitano: Lo Stato ci abbandona
"Ci fa male l'indifferenza dei vertici e delle istituzioni"

Roma, 18 dic. (Apcom) - "Siamo esposti al freddo e alle intemperie ma questo non ci fa male, ciò che ferisce è l'indifferenza. Indifferenza dei nostri vertici, dei commissari dell'Ente, indifferenza del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, l'indifferenza di uno Stato che abbandona i suoi figli senza un perché". E' un passaggio della lettera che i precari dell'Ispra, che da venticinque giorni occupano il tetto della loro sede di via Casalotti, sostenuti dal sindacato di base USI Rdb Ricerca, hanno scritto oggi al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo il suo aiuto per cambiare l'atteggiamento di uno Stato che è lo stesso che li ha mandati "in Libano, per il più grande disastro ambientale degli ultimi anni in Mediterraneo, che richiede il nostro intervento sulle Navi dei Veleni, che rappresentiamo con orgoglio ai tavoli tecnico-scientifici internazionali, anche in ambito ONU, che esportiamo nel mondo con i nostri nomi in numerose pubblicazioni scientifiche. Uno Stato che a parole vuole organizzare task force in campo ambientale, senza sapere che gli esperti in quei campi li sta licenziando, dissipando con un gesto conoscenze e cultura irrecuperabili". Intanto, il parlamento inizia a riconoscere le ragioni della lotta dei precari dell'Ispra: in attesa della convocazione definitiva per l'incontro previsto lunedì prossimo, 21 dicembre, con il vice capo di Gabinetto del Ministero dell'Ambiente, delegato direttamente dal ministro, ieri, in sede di votazione della Legge Finanziaria, sono stati approvati dalla Camera dei deputati due ordini del giorno che chiedono al governo di "adottare opportune iniziative volte ad individuare le risorse necessarie per valorizzare e sostenere la ricerca in materia ambientale, al fine di stabilizzare le professionalità che lavorano presso l'Ispra".


18 dicembre 2009 - Varese news

SdL e Cub verso un grande sindacato di base unitario
Lo hanno annunciato i referenti provinciali delle due sigle. Entro metà dell'anno prossimo nascerà una nuova sigla alla quale potranno aderire anche altre organizzazioni

Varese - Unire le forze per porsi come vera alternativa ai sindacati confederali e per aumentare il potere di contrattazione con Confindustria. Questo l'obiettivo principale dell'unione dei due sindacati di base SdL intercategoriale e Cub annunciato questa mattina nella sede bustocca di SdL. Luca Pistoia, segretario provinciale di SdL, Francesco Mainardi e Marco Galli (entrambi della segretaria Cub Varese) hanno annunciato dalla sede di via Genova che anche in provincia le due forze sindacali hanno avviato il percorso che porta all'unione sotto un'unica sigla: «Il nome non è stato ancora deciso ma la vera novità è la decisione di aggregare forze che singolarmente escono spesso sconfitte dalle vertenze ma che, una volta unite, non potranno essere ignorate dal mondo dell'imprenditoria - ha detto Francesco Mainardi - insieme solo in provincia arriviamo a contare quasi duemila iscritti e puntiamo qui ad essere la terza forza sindacale». SdL viene è forte nel settore pubblico e ha una buona base di iscritti a Malpensa mentre Cub viene dal mondo delle fabbriche. Insieme potranno contare su una buona rappresentatività sia nel settore pubblico che in quello privato e in questo modo far pesare le posizioni più radicali che da sempre rappresentano: «Ce l'hanno chiesto i nostri iscritti di percorrere la via dell'unione - ha detto Marco Galli, storico sindacalista varesino - e altre sigle potrebbero aggiungersi alle nostre. Noi lo speriamo». Per i due sindacati inizia proprio oggi, con le assemblee degli iscritti, un percorso che porterà ai congressi nazionali del prossimo anno, luoghi dove si deciderà lo scioglimento e l'entrata nel nuovo soggetto unitario dal nome ancora indefinito. Il percorso per un grande sindacato di base è iniziato - fanno sapere i tre - ora anche le altre sigle dovranno fare i conti con questa nuova realtà e almeno tre sindacati (Orsa, Snater e Slai Cobas) stanno già avvicinandosi alle posizioni del nuovo sindacato di base dei lavoratori.


18 dicembre 2009 - Villaggio Globale

I precari Ispra scrivono a Napolitano
«Ci aiuti, lo Stato ci abbandona»
Da venticinque giorni occupano il tetto della loro sede di via Casalotti, sostenuti dal sindacato di base Usi Rdb Ricerca. Forse un incontro ufficiale il 21 con il vice capo di Gabinetto del ministero

«Siamo esposti al freddo e alle intemperie ma questo non ci fa male, ciò che ferisce è l'indifferenza. Indifferenza dei nostri vertici, dei commissari dell'Ente, indifferenza del ministro dell'Ambiente, on. Stefania Prestigiacomo, l'indifferenza di uno Stato che abbandona i suoi figli senza un perché». È un passaggio della lettera che i precari dell'Ispra, che da venticinque giorni occupano il tetto della loro sede di via Casalotti, sostenuti dal sindacato di base Usi Rdb Ricerca, hanno scritto oggi al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo il suo aiuto per cambiare l'atteggiamento di uno Stato che è lo stesso che li ha mandati «in Libano, per il più grande disastro ambientale degli ultimi anni in Mediterraneo, che richiede il nostro intervento sulle Navi dei Veleni, che rappresentiamo con orgoglio ai tavoli tecnico-scientifici internazionali, anche in ambito Onu, che esportiamo nel mondo con i nostri nomi in numerose pubblicazioni scientifiche. Uno Stato che a parole vuole organizzare task force in campo ambientale, senza sapere che gli esperti in quei campi li sta licenziando, dissipando con un gesto conoscenze e cultura irrecuperabili». Intanto, il Parlamento inizia a riconoscere le ragioni della lotta dei precari dell'Ispra appoggiata dall'Usi Rdb Ricerca. In attesa della convocazione definitiva per l'incontro previsto lunedì prossimo, 21 dicembre, con il vice capo di Gabinetto del ministero dell'Ambiente, delegato direttamente dal Ministro, ieri, in sede di votazione della Legge Finanziaria, sono stati approvati dalla Camera due ordini del giorno che chiedono al governo di «adottare opportune iniziative volte ad individuare le risorse necessarie per valorizzare e sostenere la ricerca in materia ambientale, al fine di stabilizzare le professionalità che lavorano presso l'Ispra».


18 dicembre 2009 - Liberazione

"Io so. Ma non ho le prove"

Perugia - Presentazione del libro Piazza Fontana. Una strage lunga quarant'anni , alle 18.30 nella la sede Cobas, via del Lavoro 29, con Antonio Pedone, RdB CUB dell'Umbria; Sergio Cararo, coautore del libro. Alle 21 proiezione del film Processo politico di Francesco Leonetti.


18 dicembre 2009 - Il Manifesto

PROTEZIONE CIVILE Sì alla privatizzazione
Bertolaso resta, le tasse ai terremotati pure
di Eleonora Martini

ROMA - Di urgente non c'è proprio nulla, nemmeno l'addio a Guido Bertolaso. Il capo della Protezione civile rimarrà lontano dal focolare domestico - o dall'Africa, a seconda della versione - ancora per un altro anno. Niente prepensionamento, sarà troppo impegnato ad «alleggerire il Dipartimento» esternalizzando praticamente tutte le attività preposte al servizio ad una Società per azioni a capitale pubblico. E saranno contenti i terremotati aquilani che in compenso si sono visti stralciare dal decreto legge approvato ieri in Consiglio dei ministri - unico reale motivo che giustificava la decretazione d'urgenza - la proroga della sospensione dei tributi.
«Il provvedimento c'è - ha annunciato il sottosegretario in conferenza stampa a Palazzo Chigi - ma verrà inserito nel cosiddetto Milleproroghe», di cui ieri è stata approvata una prima bozza. Basta attendere: «Nei prossimi giorni - ha aggiunto - con decreto del ministro dell'Economia, su proposta del capo del Dipartimento, saranno finalizzati tempi, metodi e criteri perché ovviamente la proroga non è concessa a tutti ma riguarda il territorio del cratere e le categorie maggiormente a rischio quanto al pagamento dei tributi». Il regalo di Natale agli abruzzesi è servito. Incartato in un bel pacchetto: «Il commissario fa un passo indietro - è il fiocco di Bertolaso che come Berlusconi parla in terza persona - ed il governatore Gianni Chiodi diventerà commissario straordinario per la ricostruzione». Con tanti auguri e rallegramenti: la ditta B&B non si è sciolta.
Nemmeno i dipendenti del Dipartimento della Protezione civile (Dpc), che ieri hanno manifestato in piazza Montecitorio mentre i ministri confezionavano il cadeau, con un sit-in organizzato da Rdb-Cub e Fp-Cgil, esultano. Malgrado siano stati ricevuti dal segretario generale di Palazzo Chigi, Manlio Strano, che ha promesso loro una correzione al provvedimento in modo da lasciare ai lavoratori il "diritto di opzione", cioè la possibilità di scegliere se seguire come Protezione civile l'inquadramento nella Spa o rimanere alle dipendenze della Presidenza del consiglio dei ministri. Perché la «regolamentazione di tutto il personale che lavora nel dipartimento», annunciata ieri da Bertolaso, rischia di trasformarsi in un paradosso, come spiega Giovanni Ciancio, responsabile della Protezione civile per la Cgil-Fp: «Se da un lato si stabilizza tutto il personale co.co.co. con contratto a tempo determinato aspettando che venga bandito un concorso per 200 persone, dall'altro i dipendenti di ruolo saranno precarizzati dalla costituzione della Spa in house che espande di fatto il potere di arbitrio della politica». Nel silenzio generale si ode solo un'altra voce di protesta, quella dell'Anci, l'associazione dei comuni italiani, il cui vice presidente Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e a capo della Consulta per la protezione civile, esprimendo «stupore per il metodo utilizzato», ha chiesto ieri ai presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, un incontro «per discutere, nelle fasi di conversione in legge, i contenuti del Dl».
Se lo strumento legislativo scelto, che bypassa il Parlamento, è bollato come «improprio e a rischio incostituzionalità» dall'Fp-Cgil, il problema grosso sono i contenuti. Quella che Bertolaso chiama una «società di servizi che possa agire in nome e per conto del Dipartimento per quanto riguarda l'esecuzione di interventi veri e propri, in modo da alleggerire il Dipartimento stesso che tornerà alle sue funzioni originarie», previste dalla legge fondativa 225/'92 , viene smentito dagli addetti ai lavori. Dice Ciancio: «Delle quattro funzioni previste - previsione, prevenzione, gestione dell'emergenza e ripristino della normalità - solo la terza rimarrà alla Protezione civile che manterrà una sorta di task-force di "superuomini" chiamati a prestare soccorso, ma solo per i primi 15 giorni. Tutto il resto passa alla Spa». «La prevenzione e la previsione del rischio - conclude Ciancio - non è più nelle mani dello Stato. Se un sito nucleare si costruirà su una faglia sismica non lo sapremo mai perché il privato non è sottoposto allo stesso controllo di un funzionario pubblico».


18 dicembre 2009 - EPolis Roma

La manifestazione
Presidio dell'Rdb contro la dismissione e i licenziamenti da parte della Fondazione
Re Magi per protesta all'Enasarco

Roma - Tre particolari Re Magi sono andati ieri mattina sotto la fondazione Enasarco per protestare contro la fondazione insieme con oltre cento inquilini e lavoratori organizzati con le Rdb. Dopo l'arrivo degli Enasarco-Magi che hanno consegnato i doni della Fondazione (dismissioni a prezzi di mercato, sfratti e licenziamenti) una delegazione è stata ricevuta dai responsabili della gestione della dismissione del patrimonio Enasarco. Hanno difeso l'accordo che darà il via l'anno prossimo alla vendita a prezzi di mercato di 17 mila alloggi, confermando le intenzioni della Fondazione di non rimettere in discussione quanto già pattuito. Rispetto ai lavoratori che protestano da mesi, invece, hanno assicurato che portieri e pulitori degli stabili in dismissione non verranno licenziati e che la Fondazione si farà carico di riconvertirli. "Registriamo positivamente la decisione di garantire i lavoratori, ma continueremo a mobilitarci per chiedere alle istituzioni di intervenire a tutela degli inquilini interessati alla dismissione", dice l'Rdb. Oggi il coordinamento dei comitati degli inquilini Enasarco, dei portieri e pulitori parteciperranno all'assemblea pubblica indetta dai movimenti per il diritto all'abitare al Volturno.


18 dicembre 2009 - La Nuova Sardegna

I dipendenti della Procura «Servono investimenti adeguati»

NUORO - Anche la terza commissione del Consiglio superiore della magistratura indica al ministro Alfano il caso degli organici scoperti della Procura di Nuoro, il 67%, il più alto della Sardegna. La denuncia arriva all’indomani della grande manifestazione che ha visto 23 associazioni sfilare con gli avvocati. Le carenze riguardano i magistrati ma anche i dipendenti amministrativi. «Da parecchio tempo - ha detto a nome di tutti Natalina Farris - i lavoratori soffrono una situazione di disagio totale». «Noi lavoratori della Procura e del tribunale - hanno scritto Cgil funzione pubblica e Rdb-Cub pubblico impiego - siamo convinti che la preoccupante crisi di funzionalità degli uffici giudiziari si ripercuota negativamente sul tessuto sociale della provincia di Nuoro». «Per garantire servizi efficienti e di qualità e per un’effettiva accelerazione dei processi - si legge - servono investimenti, un giusto riconoscimento professionale dei lavoratori, assunzioni e forme di modernizzazione del sistema. Solo una riforma che affronti i nodi della legislazione e delle carenze organizzative e strumentali può garantire la riduzione dei tempi dei processi».(na.co.)


18 dicembre 2009 - Il Bologna

Emergenza
Sos casa, Asia Rdb: fate ostelli per sfrattati

Bologna - Ostelli contro l'emergenza abitativa, da destinare agli sfrattati. L'idea è di Asia-Rdb, che sollecita investimenti diretti nell'edilizia residenziale pubblica, ma "non unicamente costruendo nuove case", bensì anche da "da un punto di vista amministrativo", e cioè "requisendo le case sfitte private". L'emergenza abitativa, scrive Lidia Triossi, "è provocata dalla crisi economica in atto, tuttavia non si può nascondere chi oggi specula direttamente attraverso la rendita sul disagio abitativo" mentre "le migliaia di cassintegrati, i precari, i nuovi disoccupati sul territorio bolognese non hanno altra soluzione che resistere mobilitandosi direttamente". Le Rdb denunciano poi la "cronica mancanza di alloggi residenziali pubblici", ma bocciano anche le "aperture al cosiddetto housing sociale", perché "è un regalo agli speculatori". Piuttosto, gli enti locali dovrebbero realizzare "un nuovo piano casa popolare che tuteli lavoratori, precari e disoccupati".

Ateneo. Rdb Cils Uil domani disertano l'inaugurazione dell'anno accademico. Frattura con la Cgil
Sindacato contro il Rettore Dionigi

Bologna - L'inaugurazione dell'anno accademico on line e via web ma soprattutto accolto con le proteste del sindacato. Quelli di Cisl, Uil, Rdb e Udb annunciano di disertare la cerimonia di domani, in S.Lucia, mentre la Cgil sarà presente con un presidio all?esterno dell'aula magna. Gli esponenti del sindaco di via Marconi consegneranno un documento al rettore Ivano Dionigi, al sindaco di Bologna, Flavio Delbono, e a tutti i presenti, «Per chiedere un impegno concreto contro i tagli delle risorse agli Atenei e contro la riforma della governance delle Università, che ne penalizza l'autonomia». Poi «un piano di reclutamento straordinario di ricercatori precari e tipologie di contratto capaci di garantire diritti e retribuzioni dignitose». Infine il riferimento agli stipendi del personale con la richiesta di un incontro al Rettore. Una "protesta" che non convince le altre sigle «Ci sembra quanto meno singolare - criticano Cisl, Uil e le Rsu dell'Ateneo - pretendere di portare un messaggio a nome del personale quando la maggioranza dei rappresentanti legittimamente eletti dalle stesso personale non condivide questa scelta. Il rettore ha dimostrato una grave mancanza di attenzione nei confronti del personale».


18 dicembre 2009 - La Repubblica

Anno Accademico, Cisl e Uil disertano la cerimonia
di ILARIA VENTURI

Bologna - SARA´ il debutto ufficiale per Ivano Dionigi. Domani il rettore aprirà l´anno accademico, il numero 922 dalle origini dell´Alma Mater, il primo del suo rettorato. Con una nuova formula e la diretta dal Comune, ma non senza polemiche. I sindacati, che l´anno scorso decisero di disertare compatti la cerimonia, si spaccano: andrà (e parlerà) solo la Cgil, che però si farà sentire con un presidio alle 9.30 davanti a Santa Lucia. Le altre sigle (Cisl, Uil, RdB e le Rsu a maggioranza) attaccano: «Noi non ci saremo per protesta». Il nervo scoperto, da anni, è l´esclusione dal voto per le elezioni del rettore del personale tecnico amministrativo. «Le promesse fatte dal suo predecessore sono rimaste parole e lei ha evitato l´argomento anche in campagna elettorale», scrivono Cisl e Uil a Dionigi. Bruno Soro delle RdB parla di emergenza salariale e per questo di «celebrazioni fuori luogo».
«Disertare ora, con un nuovo rettore non ha senso», dice Sandra Soster (segretaria Flc-Cgil), «questo non vuol dire che non protestiamo, a partire dalla richiesta al rettore di un impegno concreto per contrastare i tagli». La cerimonia si annuncia affollata al punto che ci sarà una diretta su maxi schermo nel cortile di Palazzo d´Accursio e via Internet, collegandosi al magazine dell´Ateneo su www. unibo. it. L´inaugurazione, con ingresso a inviti fino ad esaurimento posti, avrà inizio all´aula magna alle 10.30. In apertura la relazione del rettore. Seguirà l´intervento del sindaco Delbono. Dopo le parole del rappresentante degli studenti e dei tecnici amministrativi, toccherà alla prolusione del matematico Tommaso Ruggeri. L´attore Toni Servillo interpreterà testi tratti dal Libro della Sapienza, da Nietzsche, Brecht, Calamandrei e dalla Magna Charta Universitatum. Infine, la consegna del Sigillo d´Ateneo a Isabella Seragnoli.


18 dicembre 2009 - Il Resto del Carlino

Università, si apre l'anno accademico numero 922
Le novità: il discorso del sindaco e la diretta internet
DOMANI IN SANTA LUCIA

Bologna - SARÀ trasmessa in diretta su uno schermo nel cortile di Palazzo d'Accursio e su internet attraverso il giornale on-line dell'Ateneo (www.unibo.it/magazine) l'inaugurazione del 922° anno accademico, che inizierà domani alle 10,30 nell'aula magna di Santa Lucia (via Castiglione 36). L'ingresso, a inviti, è fino ad esaurimento posti. Apre il rettore Ivano Dionigi poi, per la prima volta nella storia recente dell'Ateneo, prenderà la parola il sindaco, Flavio Delbono (nella foto). Dopo l'intervento del rappresentante degli studenti e del rappresentante del personale tecnico-amministrativo, la prolusione del professor Tommaso Ruggeri su L'Universo matematico: dalla Meccanica celeste ai Sistemi complessi'. Seguirà L'Università necessaria', una serie di letture dal Libro della Sapienza, da Nietzsche, Brecht, Calamandrei e dalla Magna Charta Universitatum, recitate da Toni Servillo. In chiusura, la consegna del Sigillo d'Ateneo a Isabella Seràgnoli (nella foto). E alle 21, concerto di coro e orchestra del Collegium Musicum Almae Matris. Si spacca intanto il fronte sindacale universitario: mentre Cisl, Uil, Rdb e Udb diserteranno la cerimonia, la Cgil fa sapere che sarà presente con un presidio all'esterno dell'aula magna. Al rettore, al sindaco e al pubblico verrà consegnato un documento con richieste legate ai tagli delle risorse e al reclutamento del personale.


18 dicembre 2009 - Corriere di Bologna

Ateneo Cisl e Uil diserteranno l’appuntamento. Parteciperà invece la Cgil: ascoltiamo il nuovo rettore
Anno accademico, sindacati spaccati. Per la cerimonia uno schermo a Palazzo
Domani l’inaugurazione. Letture di Servillo dalla Bibbia a Brecht
di Marina Amaduzzi

Bologna - I sindacati del personale non docente dell’Ateneo si spaccano alla prima inaugurazione di anno accademico del rettore Ivano Dionigi. Da una parte Cisl, Uil e gli autonomi Rdb e Udb che disertano l’appuntamento di domani. Dall’altra la Cgil che invece annuncia un presidio davanti all’aula magna di Santa Lucia. E durante la cerimonia sarà un’iscritta alla Cgil, Valentina Filippi, a parlare a nome dei tecnici e amministrativi. Ma gli altri sindacati sbottano: «Ci sembra quanto meno singolare pretendere di portare un messaggio a nome del personale quando la maggioranza dei rappresentanti legittimamente eletti dallo stesso personale non condivide questa scelta». Insomma, vigilia di polemiche (l’anno scorso i sindacati disertarono in blocco) per l’inaugurazione del 922esimo anno accademico, dalle 10,30 nell’aula magna di via Castiglione, trasmessa in diretta su uno schermo nel cortile di Palazzo d’Accursio e su Internet attraverso il magazine sul portale Unibo.
Cisl, Uil e Rsu non vanno, come l’anno scorso, perché il personale si sente «una Cenerentola», mentre ne andrebbe affermata «la pari dignità ad iniziare dal riconoscimento del diritto del voto per l’elezione del rettore». Udb, come spiegano Antonella Zago e Francesco Lopriore, avevano presentato due richieste al rettore: più risorse per il personale tecnico amministrativo e la garanzia di lavoro per i dipendenti precari dell’azienda agraria. Non avendo ottenuto segnali hanno deciso di disertare. Rdb invece non partecipa perché ritiene il programma del nuovo rettore troppo distante dal proprio. Di parere contrario la Cgil. «C’è un nuovo governo dell’Ateneo e un nuovo corso nei rapporti con il Comune — spiega Sandra Soster, segretario generale della Cgil-Flc —, è obbligata la ricerca di un confronto su tutti i temi ». La Cgil c’è, dunque. Con un presidio di lavoratori, collaboratori linguistici e precari, alle 9,30 davanti a Santa Lucia. In quest’occasione viene consegnato un documento anche al rettore Ivano Dionigi e al sindaco Flavio Delbono per chiedere, tra l’altro, un «impegno concreto» contro i tagli voluti da Tremonti e Gelmini, un piano di reclutamento di precari, un miglioramento delle condizioni economiche dei lavoratori e dei collaboratori linguistici, il cui contratto è scaduto da 6 anni, più trasparenza e un rapporto più stretto con il territorio. Temi su cui la Cgil vuole aprire un confronto con il rettore.
La cerimonia di domani comincia alle 10,30. L’ingresso, a inviti, sarà consentito fino all’esaurimento dei posti e comunque non oltre le 10,15. In apertura la relazione del rettore, a cui segue un intervento del sindaco Flavio Delbono. Parlano poi Alberto Aitini per gli studenti e Filippi per il personale. Il professor Tommaso Ruggeri tiene la prolusione dal titolo «L’universo matematico: dalla meccanica celeste ai sistemi complessi». Seguono una serie di letture sul tema «L’università necessaria» dal Libro della Sapienza, da Nietzsche, Brecht, Calamandrei e dalla Magna Charta Universitatum, recitate dall’attore Toni Servillo. A chiudere consegna del Sigillo d’Ateneo a Isabella Seragnoli. Alle 21 è previsto, sempre in Santa Lucia, il concerto del coro e dell’orchestra del Collegium Musicum Almae Matris, con musiche di Felix Mendelssohn- Bartholdy.


17 dicembre 2009 - Adnkronos

RICERCA: VERTENZA ISPRA, USI RDB INCONTRA COMMISSIONE AMBIENTE DELLA CAMERA
MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE PREPARANO AZIONI PARLAMENTARI PER SOLUZIONE DELLA VERTENZA

Roma, 17 dic. - (Adnkronos) - I ricercatori Michela Mannozzi e Massimiliano Bottaro, del coordinamento precari Ispra dell'USI RdB Ricerca, questa mattina hanno lasciato il tetto dell'istituto, dove prosegue la protesta, per incontrare la Commissione Ambiente della Camera. «Possiamo dirci estremamente soddisfatti di questi ultimi due giorni», commenta Michela Mannozzi. «Dopo aver ottenuto l'intervento diretto del Ministro Prestigiacomo, che riteniamo essenziale per evitare i licenziamenti e per avviare l'opera di stabilizzazione sia per i nostri posti di lavoro che per le attività di ricerca, oggi in Parlamento abbiamo avuto un incontro estremamente positivo, in cui fattivamente abbiamo ricevuto l'attenzione dei parlamentari della maggioranza e dell'opposizione, a conferma di tutte le manifestazioni di appoggio raccolte in questi 23 giorni di lotta». «I parlamentari - continua Mannozzi - hanno ascoltato con interesse le nostre analisi e le nostre proposte, dimostrando profonda conoscenza del settore e volontà progettuale per il bene del Paese. L'impegno da parte della Commissione si dovrebbe concretizzare nei prossimi giorni in azioni positive proprio nelle sedi parlamentari per accompagnare la trattativa che inizia lunedì con la partecipazione diretta del Ministero. Dal canto nostro, abbiamo da proporre soluzioni normative ed economiche che, se affiancate all'azione parlamentare, potrebbero a breve consentirci di tornare al lavoro, certi di avere ottenuto risultati concreti», conclude la rappresentante Usi RdB.


17 dicembre 2009 - Omniroma

CASA, COMITATI: INQULINI E LAVORATORI IN PRESIDIO DAVANTI ENASARCO

(OMNIROMA) Roma, 17 dic - «Si è svolto questa mattina, davanti la sede nazionale della Fondazione Enasarco, un presidio di oltre cento inquilini e lavoratori organizzati con le Rdb.Dopo l'arrivo degli Enasarco-Magi che hanno consegnato i doni della Fondazione (dismissioni a prezzi di mercato, sfratti e licenziamenti, una delegazione è stata ricevuta dal dottor Marcucci e dall'ingegnere Ribaldeschi, responsabili della gestione della dismissione del patrimonio Enasarco. Entrambi hanno difeso l'accordo che darà il via l'anno prossimo alla vendita a prezzi di mercato di 17 mila alloggi, confermando le intenzioni della Fondazione di non rimettere in discussione quanto già pattuito. Rispetto ai lavoratori che protestano da mesi, invece, hanno assicurato che portieri e pulitori degli stabili in dismissione non verranno licenziati e che la Fondazione si farà carico di riconvertirli. Registriamo positivamente la decisione di garantire i lavoratori, ma continueremo a mobilitarci per chiedere alle istituzioni di intervenire a tutela degli inquilini interessati al processo di dismissione. Domani parteciperemo all'assemblea pubblica indetta dai movimenti per il diritto all'abitare al Volturno alle ore 17.30 per discutere insieme alle altre reti, ai comitati, agli sfrattati e agli amministratori del ruolo delle banche, del libero mercato e delle dismissioni senza tutele nella crisi abitativa». Così, in una nota, il Coordinamento dei comitati degli inquilini Enasarco, dei portieri e pulitori.

ISPRA, USI RDB INCONTRA COMMISSIONE AMBIENTE CAMERA

(OMNIROMA) Roma, 17 dic - «I ricercatori Michela Mannozzi e Massimiliano Bottaro, del coordinamento precari Ispra dell'Usi RdB Ricerca, questa mattina hanno lasciato il tetto dell'istituto, dove prosegue la protesta, per incontrare la Commissione Ambiente della Camera». Lo comunica Rdb. «Possiamo dirci estremamente soddisfatti di questi ultimi due giorni - commenta Michela Mannozzi - Dopo aver ottenuto l'intervento diretto del Ministro Prestigiacomo, che riteniamo essenziale per evitare i licenziamenti e per avviare l'opera di stabilizzazione sia per i nostri posti di lavoro che per le attività di ricerca, oggi in Parlamento abbiamo avuto un incontro estremamente positivo, in cui fattivamente abbiamo ricevuto l'attenzione dei parlamentari della maggioranza e dell'opposizione, a conferma di tutte le manifestazioni di appoggio raccolte in questi 23 giorni di lotta». «I parlamentari - continua Mannozzi - hanno ascoltato con interesse le nostre analisi e le nostre proposte, dimostrando profonda conoscenza del settore e volontà progettuale per il bene del Paese. L'impegno da parte della Commissione si dovrebbe concretizzare nei prossimi giorni in azioni positive proprio nelle sedi parlamentari per accompagnare la trattativa che inizia lunedì con la partecipazione diretta del Ministero. Dal canto nostro, abbiamo da proporre soluzioni normative ed economiche che, se affiancate all'azione parlamentare, potrebbero a breve consentirci di tornare al lavoro, certi di avere ottenuto risultati concreti», conclude la rappresentante Usi RdB.


17 dicembre 2009 - Apcom

Ispra/ Usdi Rdb incontra commissione ambiente della Camera
Da maggioranza e opposizione azioni per soluzione a vertenza

(Apcom) I ricercatori Michela Mannozzi e Massimiliano Bottaro, del coordinamento precari Ispra dell'USI RdB Ricerca, questa mattina hanno lasciato il tetto dell'istituto, dove prosegue la protesta, per incontrare la Commissione Ambiente della Camera. "Possiamo dirci estremamente soddisfatti di questi ultimi due giorni - commenta Michela Mannozzi - Dopo aver ottenuto l'intervento diretto del Ministro Prestigiacomo, che riteniamo essenziale per evitare i licenziamenti e per avviare l'opera di stabilizzazione sia per i nostri posti di lavoro che per le attività di ricerca, oggi in Parlamento abbiamo avuto un incontro estremamente positivo, in cui fattivamente abbiamo ricevuto l'attenzione dei parlamentari della maggioranza e dell'opposizione, a conferma di tutte le manifestazioni di appoggio raccolte in questi 23 giorni di lotta". I parlamentari hanno ascoltato con le analisi e le nostre proposte, "dimostrando profonda conoscenza del settore e volontà progettuale per il bene del Paese. L'impegno da parte della Commissione - dice Mannozzi - si dovrebbe concretizzare nei prossimi giorni in azioni positive proprio nelle sedi parlamentari per accompagnare la trattativa che inizia lunedì con la partecipazione diretta del Ministero. Dal canto nostro, abbiamo da proporre soluzioni normative ed economiche che, se affiancate all'azione parlamentare, potrebbero a breve consentirci di tornare al lavoro, certi di avere ottenuto risultati concreti".


17 dicembre 2009 - Il Manifesto

ROMA A Palazzo Chigi la protesta dei dipendenti
«No alla svendita della Protezione civile»
di Eleonora Martini

ROMA - «Con questa manovra di fine anno Silvio Berlusconi mette la prima pietra per la "Mediaset delle calamità"». I lavoratori e i dipendenti della Protezione civile sono più che preoccupati, e anche arrabbiati - se non fosse che la parola di questi tempi è tabù -, per la trasformazione del "loro" Dipartimento in una società per azioni a capitale pubblico. Manovra inserita «ingiustificatamente» nel Decreto legge che questa mattina, salvo ulteriori rinvii, dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri.
Che lo strumento legislativo non abbia i requisiti di necessità e d'urgenza richiesti per l'emanazione, lo si capisce dal fatto che per ben sette volte è passato senza fermarsi sul tavolo della riunione settimanale dei ministri, anche per la ferma opposizione del ministero del Tesoro. E allora - si chiedono i dipendenti del Dipartimento della Protezione civile (Dpc) che si sono dati appuntamento alle nove di questa mattina in Piazza Montecitorio, a Roma, per un presidio di protesta organizzato dai sindacati di categoria Rdb-Cub e Cgil-Funzione pubblica - perché non «stralciare dal decreto i provvedimenti effettivamente urgenti che riguardano l'Abruzzo e ne giustificano l'emergenza»? E aprire immediatamente «un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per ottenere tutele per i dipendenti, dei quali viene prevista la mobilità forzata».
Il provvedimento, infatti, affronta uno per uno tutti i punti che Guido Bertolaso vuole risolvere prima di lasciare il suo posto a capo del Dipartimento, anche se ieri ha fatto sapere di aver accettato l'invito di Berlusconi a rimanere ancora per qualche mese - «ma solo per un periodo limitato di tempo», ha assicurato - per agevolare meglio la transizione. In nove articoli il Dl affronta la cessazione dello stato di emergenza per i rifiuti in Campania; il trasferimento della proprietà del termovalorizzatore di Acerra alla Regione Campania; il passaggio di consegne per la fase post-emergenziale in Abruzzo al nuovo commissario straordinario, il governatore Gianni Chiodi; la proroga ai terremotati dell'esenzione dalle tasse per il 2010 (ma la norma potrebbe invece essere stralciata e trovare posto, forse, nel Milleproroghe); il passaggio di poteri di tutela e vigilanza sulla Croce rossa italiana dal Ministero della difesa alla Presidenza del consiglio dei ministri.
Ma la vera rivoluzione sta nella privatizzazione del Dpc (non l'unica, visto che ai privati questo governo sta già regalando pezzi del Ministero della Difesa, e il centro di formazione e studi dello Stato per gli enti locali, il Formez) considerata dagli stessi lavoratori «un vulnus democratico, istituzionale e di dubbia costituzionalità» perché, come scrive in una nota il segretario nazionale Fp-Cgil Antonio Crispi, «eluderà parti consistenti della legge fondamentale della Protezione Civile, quali la 225/92, svuotando di contenuti il dipartimento, trasformato nella migliore delle ipotesi - se sopravvivrà - in un altro centro di pronto intervento derogando dai suoi compiti fondanti ispirati, invece, al principio di sussidiarietà e non certo di sostituzione come è stato fatto in Abruzzo e come si verificherà con la Spa». Al termine della trasformazione - messa in atto «per garantire economicità e tempestività agli interventi del Dipartimento», come recita l'incipit del relativo articolo 8 del Dl - il vertice della Protezione civile funzionerà come una centrale di appalto dei lavori pubblici, in deroga ad ogni legge e usufruendo dei poteri di ordinanza vigenti durante gli stati d'emergenza decretati dalla Presidenza del consiglio dei ministri. «È un colpo di mano che viene da lontano - spiega Giovanni Ciancio, responsabile Cgil del Dpc - costruito passo dopo passo nei sette anni di presidenza di Bertolaso, derogando ai compiti assegnati alla protezione civile, prima tra tutti la pianificazione d'emergenza delle zone a rischio di calamità». E, come ha avvertito nei giorni scorsi il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani in una lettera inviata a Gianni Letta, si aprirà un gap comunicativo tra gli enti locali e territoriali «di diritto pubblico» che «dovranno rapportarsi con una Spa che di fatto realizza gli interventi di protezione civile» «con le modalità organizzative e funzionali di un soggetto di diritto privato». Addio alla prevenzione e alla pianificazione della pubblica incolumità, e «nell'assordante silenzio dell'opposizione».

NATALE SUI TETTI DA UDINE A ROMA E POMIGLIANO
di Francesco Piccioni

Non c'è freddo che tenga. Le aziende in punto di chiusura sono centinaia e - dopo la vittoria dell'Innse - chiunque provi a resistere, giustamente, si arrampica da qualche parte. I più organizzati sembrano i quattro della Yamaha di Lesmo, in Brianza, che hanno affrontato il problema forti della loro esperienza di alpinisti. Tenda, sacco a pelo da notte in parete, rifornimenti «anche per un mese» e via sul tetto. L'azienda per ora resta ferma: Lesmo si chiude, anche se Valentino vince. Se ne parlerà comunque domani alle 11, al ministero del welfare, per verificare le possibilità di cassa integrazione per i 66 dipendenti.
I più resistenti, per ora, sono invece quelli dell'Ispra di Roma. E dire che sono «soltanto» precari di un ente di ricerca... Ma stanno da tre settimane sul tetto dell'istituto. Ieri mattina si sono spazientiti e hanno occupato, con il sindacato di base UsiRdB, la sede del ministero dell'ambiente (da cui in varia misura dipendono). Quel che non era stato ottenuto al freddo e al gelo è stato invece raggiunto immediatamente scorazzando per i corridoi di via Cristoforo Colombo: lunedì alle 12 il vicecapo di gabinetto della Prestigiacomo li incontrerà. E ci voleva tanto?
Il clima più gelido si registra invece a Udine, dove da venerdì scorso quattro dipendenti della Gros (mercati all'ingrosso) sono sul tetto del capannone. Scenderanno solo stamattina, dopo che il gruppo Lombardini ha firmato una «dichiarazione di intenti» insieme a regione, comune, provincia. In attesa dell'incontro al ministero, l'azienda li metterà in cig (detta così sembra quasi una «vittoria») per un anno; poi la mobilità, ma con l'impegno a riservare loro una «corsia preferenziale» nel caso aprisse qualcosa da quelle parti.
Sempre oggi, ma a Fabriano, ci sarà l'assemblea nazionale dei lavoratori della Antonio Merloni, che chiedono «attenzione e impegno istituzionali» per risolvere gli enormi problemi occupazionali creatisi negli ultimi mesi. Alle 9,30 si vedranno nella piazza del comune, poi, in corteo, arriveranno al Pala Guerrieri, dove dalle 11 ci sarà l'assemblea.
Vivacissimi anche a Pomigliano d'Arco (Napoli), dove una ventina di lavoratori della Fiat è salita sul tetto - mentre nello stabilimento si svolgeva un corteo interno - per chiedere il rinnovo dei contratti a termine per i precari in scadenza tra dicembre e marzo (come da accordo sottoscritto tra azienda, governo e sindacati). Bloccate le catene di montaggio della 147 e della 159, dove comunque si lavora a singhiozzo, con periodi di cig più lunghi di quelli di produzione. Poi, nel pomeriggio, sono andati ad occupare la sede del comune di Pomigliano.


17 dicembre 2009 - Radio Città Aperta

Operai sui tetti a Pomigliano e Lesmo,
il 22 a Roma sindacati di base in piazza contro la FIAT

Ieri una ventina di lavoratori di un reparto nello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, nel napoletano, dopo aver appreso che l’azienda non intende prorogare 38 contratti a termine in scadenza a partire da dicembre, hanno deciso di arrampicarsi. La protesta è nata nell’ambito di due ore di sciopero. La protesta, indetta da Fiom, Fim e Uilm, ha avuto inizio alle 14.30 e i lavoratori, alcune centinaia, hanno anche bloccato l’ingresso 1 per le merci. In serata le tute blu hanno poi abbandonato i presidi nella fabbrica e si sono diretti verso la sede del Comune, per un’assemblea pubblica. «La Fiat - ha dichiarato Massimo Brancato, segretario generale Fiom Cgil di Napoli - non intende onorare un accordo sindacale sottoscritto liberamente tra le parti che prevedeva la stabilizzazione di questi lavoratori. Anche il futuro di altri 55 lavoratori della Fiat Handling, il cui contratto di apprendistato scadrà nel marzo 2010, è segnato, se non cambierà la decisione dell'azienda. La Fiom - ha concluso - non intende recedere di fronte alla richiesta giusta e legittima di stabilizzazione di questi lavoratori e chiede alla Fiat di onorare gli impegni presi». Intanto sempre ieri i sindacati di base Cobas, Rdb e Sdl Intercategoriale hanno annunciato "per martedì 22 dicembre una manifestazione nazionale a Roma in occasione dell'incontro Fiat-governo-sindacati collaborazionisti". Scrivono i sindacati aderenti al Patto di Base: "Col cosiddetto piano Marchionne la Fiat con l'avallo sostanziale del governo si appresta a chiudere da subito gli stabilimenti di Arese e Termini Imerese, a dimezzare Pomigliano d'Arco e ridimensionare in progressione l'intero gruppo auto nella prospettiva di un pesante azzeramento della produzione in Italia in funzione della delocalizzazione verso l'estero". Secondo Slai Cobas, Rdb e Sdl "Fiom-Fim-Uilm, dopo aver accettato in questi anni - nascondendolo ai lavoratori - la sostanza antioperaia del piano Marchionne, ancora oggi insistono nella strategia di divisione di fatto del conflitto sindacale tra gli stabilimenti in immediato pericolo, e tra questi e tutti gli altri. Una scelta scellerata che mette i lavoratori in concorrenza tra loro, all'evidente scopo di aziendalizzare, indebolire e controllare la lotta operaia per renderla compatibile alle politiche di concertazione/consociazione politica e sindacale". Si va sui tetti anche a Lesmo, Monza, dove quattro operai dello stabilimento Yamaha Italia, del quale è stata annunciata la chiusura, protestano «per intensificare e drammatizzare la protesta dei lavoratori in lotta da oltre un mese e mezzo». Secondo i compagni di lavoro dei quattro, tutti uomini, gli operai sarebbero attrezzati per rimanere sul tetto della fabbrica «fino a un mese, Natale e Capodanno inclusi». Con loro hanno portato anche una tenda da campeggio. «A fronte del pesante atteggiamento di chiusura da parte di Yamaha Motor Italia di affrontare con l'utilizzo della cassa integrazione straordinaria la difficile situazione venutasi a creare con l'annunciato licenziamento di 66 lavoratori - spiega un sindacalista - quattro operai del settore metalmeccanico esasperati sono saliti sul tetto della società a Gerno di Lesmo». Contemporaneamente la rappresentanza sindacale unitaria di Yamaha Motor Italia ha indetto uno «sciopero a oltranza» con un presidio permanente presso lo stabilimento.


17 dicembre 2009 - Terra

Protezione civile spa, la nuova azienda del Cav
di Manuele Bonaccorsi

GOVERNO. Oggi nel Consiglio dei ministri il decreto che privatizza il dipartimento diretto da Bertolaso. Previste misure sulle emergenze di Abruzzo e Campania. E’ il secondo punto all’ordine del giorno del primo Consiglio dei ministri dopo il triste evento di Milano. E difficilmente qualcuno, nel governo, avrà il coraggio di opporsi all’insistenza del "Berlusconi ferito". Il Cdm di oggi, dopo sette tentativi andati a vuoto, dovrebbe approvare il decreto voluto dal premier e dalla sua spalla destra nelle emergenze Guido Bertolaso, che trasformerà in una società per azioni la Protezione civile. Un grande ente appaltatore, che potrà gestire senza i lacci propri di un soggetto pubblico i ricchi appalti legati alle "emergenze" gestite dal dipartimento. Dove il significato della parola "emergenza" ha assunto, nel tempo, significati sempre più ampi, dai "grandi eventi" sportivi e politici all’emergenza traffico in numerosi Comuni, passando per il modello delle new town imposto a L’Aquila dopo il sisma del 6 aprile. Il testo ha suscitato le ire dell’Anci e del presidente della Conferenza delle Regioni, l’emiliano Vasco Errani, che l’11 dicembre ha preso carta e penna per scrivere a Gianni Letta una missiva, pregandolo di non approvare il provvedimento. Della versione che oggi è giunta sul tavolo di palazzo, e che certo porterà con sé un lungo stuolo di polemiche, Terra è in grado di anticipare i contenuti più importanti.
Abruzzo.
Gianni Chiodi è il nuovo commissario straordinario per il sisma del 6 aprile. Subentrerà a Guido Bertolaso, ma la Protezione civile continuerà a gestire i cantieri del piano C.a.s.e., le new town costate oltre 800 milioni. Il decreto posticipa, come chiedevano gli aquilani, il rimborso delle tasse sospese dopo il sisma.
Campania.
L’emergenza rifiuti cessa il 31 dicembre. A prendere il posto della struttura commissariale sarà una "missione stralcio", gestita sempre dalla presidenza del Consiglio. Il suo compito principale sarà l’acquisto dell’inceneritore di Acerra. In attesa del contratto di trasferimento, lo Stato verserà alla Fibe, proprietaria dell’impianto, 1,2 milioni di usufrutto. Il decreto prevede poi assunzioni nei consorzi di bacino e il ritorno delle competenze sui rifiuti a Regioni, Province e consorzi.
Protezione civile.
Viene costituita la Protezione civile servizi spa, con capitale di un milione di euro, interamente sottoscritto da palazzo Chigi, che nominerà per intero il suo cda. I compiti sono pressochè infiniti: emergenze socioeconomico-ambientali. La Spa potrà anche detenere immobili e partecipazioni e raccogliere utili.
Le reazioni.
I dipendenti della Protezione civile della Cgil e dell’Rdb-Cub saranno oggi davanti Palazzo Chigi, per protestare contro quello che definiscono «il disdicevole obiettivo di fare utili sulle calamità». Per la segretaria confederale della Cgil Paola Agnello Modica «quello della Protezione civile è un tema troppo delicato per essere affidato a un decreto». Intanto Bertolaso ieri ha fatto balenare i primi dubbi sulla sua reale intenzione di dimettersi da capo della Protezione civile. «Berlusconi mi ha chiesto di rimanere. Un po’ tutti, non solo nel Governo, si oppongono alla mia decisione di dimettermi».


17 dicembre 2009 - EPolis Roma

Ispra
Il ministero occupato dai precari vertice il 21

Roma - Dal tetto al ministero: ieri una quindicina tra precari dell'Ispra e sindacalisti delle Rdb dell'Usi hanno occupato il quinto piano del dicastero dell'Ambiente. E per il 21 dicembre è stato fissato l'incontro tra i precari, i sindacati e il vicecapo di gabinetto del ministero dell'Ambiente, su delega del ministro e la struttura commissariale dell'ente. L'Usi Rdb chiede che «vengano rimessi in discussione i licenziamenti dei lavoratori precari ed auspica che dal tavolo emergano le iniziative adeguate a risolvere la vertenza». «Mentre a Copenhagen si cercano soluzioni per salvare l'ambiente - dichiara Stefano Pedica senatore Idv - qua in Italia si tenta di licenziare 250 ricercatori dell'istituto che si occupa di controllo ambientale, al fine di affidare il servizio a società private. Non è tollerabile». Solidarietà ai lavoratori che da tre settimane sono barricati sul tetto dell'ente da Andrea Alzetta, Roma in Action e Antonio Stampete, Pd. «È ora che il governo si assuma le sue responsabilità, e che faccia qualcosa per tanti lavoratori qualificati e per le loro famiglie», dice Alessandro Mazzoli, segretario laziale del Pd.


17 dicembre 2009 - Italia Sera

Ispra, finalmente si apre la "trattativa". Pedica: passo importante

Roma - Un’occupazione-lampo del ministero dell’Ambiente per sottolineare la gravità di una situazione che attende da troppo tempo l’intervento risolutivo delle Istituzioni. Ieri i lavoratori dell’Ispra hanno alzato la voce ottenendo un tavolo di incontro fissato per lunedì prossimo. "Un primo passo importante. – commenta il Senatore Stefano Pedica che ha condotto le trattative insieme ai lavoratori - Dopo un silenzio lungo il mese finalmente un cenno che il Ministro Prestigiacomo ci è. Speriamo adesso, anche, che ci faccia". "Ho parlato direttamente con il Vice Capo di Gabinetto della Prestigiacomo, dottoressa Nicotra, la quale ha appunto convocato, su delega del Ministro, il tavolo ministeriale assieme alla struttura Commissariale dell’Ispra - continua Pedica - mi auguro che dall’incontro possano uscire le soluzioni reali per il futuro dei ricercatori".


17 dicembre 2009 - Leggo

Vertenza Ispra

Roma - Altra giornata di lotta per i ricercatori dell’Ispra che protestano da 3 settimane sul tetto dell’istituto contro i licenziamenti: ieri hanno occupato il ministero dell’Ambiente lasciandolo dopo aver ottenuto un incontro per lunedì.


17 dicembre 2009 - La Repubblica

La protesta
"Soldi per il 31 e precari a casa"

Bologna - «E´ inaccettabile che si spendano centinaia di migliaia di euro per il veglione di Capodanno, per cancellare i graffiti, che si aumenti la tassa sui rifiuti solidi urbani e che contemporaneamente si licenzino decine e decine di lavoratori precari». Lo dice Massimo Betti, segretario dell´Rdb Cub che ha annunciato la ripresa della mobilitazione contro il Comune di Bologna. «Si spendono centinaia di migliaia di euro per il veglione di capodanno per fare contenta l´Ascom che ha fatto licenziare i 24 lavoratori dell´Hotel Royal Carlton. E stesso discorso vale per i cococo della Cineteca, mandati a casa dal Comune».


17 dicembre 2009 - Il Cittadino

Un vertice sull’addio della Biffi&Premoli: «Bisogna difendere i diritti dei lavoratori»

Un tavolo istituzionale a tutela dei lavoratori della storica azienda Biffi&Premoli. Lo chiede il sindacalista delle rappresentanze di base (Rdb) Gianfranco Bignamini in nome di una certezza: «Tutti i lavoratori, quando si vedono negati i propri diritti, vanno difesi con la medesima forza». Anche quelli, cinque in tutto, della Biffi&Premoli, «che non rappresenteranno i grandi numeri della Lever Gibbs o dell’Akzo Nobel ma che meritano comunque l’interessamento istituzionale del territorio», sottolinea Bignamini. Il sindacalista chiama così a rapporto l’amministrazione comunale. «Chiedo al sindaco Emanuele Dossena di convocare con urgenza un tavolo istituzionale, aperto al presidente della Provincia e al Prefetto - questo l’appello del sindacalista lodigiano -. La situazione dei cinque dipendenti della Biffi&Premoli deve essere oggetto di un’analisi a largo spettro. Per trovare soluzioni reali». Il socio di maggioranza, l’imprenditore Franco Mazzini di Rimini, ha infatti deciso di trasferire quanto resta della produzione dell’azienda codognese a Mondaino, in Romagna. Per i cinque dipendenti, una sola alternativa: trasferirsi o restare senza lavoro. «So bene che al di sotto dei 15 dipendenti non vige la mobilità- dice Bignamini -. Ma dei "paracadute", degli ammortizzatori sociali devono comunque essere trovati per questi lavoratori. Parliamoci chiaro: l’imprenditore privato non può prima sfruttare il territorio e poi usare diktat inaccettabili per i lavoratori». Le istituzioni, secondo il sindacalista Bignamini, potrebbero così diventare un elemento importante in questa fase delicata. «Sarebbe una vergogna- conclude Bignamini- se il territorio rimanesse indifferente alla situazione di questi lavoratori».


17 dicembre 2009 - Corriere del Veneto

Sfollati dopo il rogo «Paghino l’affitto»
Ospiti in 17 nella «Casa a colori», il Comune presenta il conto. Loro e i Cobas: «Scandaloso»
di Giovanni Viafora

PADOVA — Si trasforma in un caso l’incendio della palazzina di via Tonzig che, lo scorso 7 gennaio, venne semidistrutta dalle fiamme. Secondo la denuncia mossa ieri dall’Adl-Cobas (l’Associazione difesa lavoratori invisibili), il Comune avrebbe messo in conto agli sfollati — 17 persone, molte straniere — il soggiorno nella struttura di accoglienza che era stata loro offerta dopo il rogo. Per un totale di oltre 21 mila euro. «È uno scandalo», ha accusato il sindacalista di Adl, Nicola Grigion. «Non sarà l’amministrazione ad accollarsi quella spesa», ha ribattuto l’assessore comunale ai Servizi sociali Claudio Sinigaglia.
Nei giorni scorsi, in effetti, agli inquilini del condominio andato a fuoco sono state recapitate le raccomandate dell’Avvocatura civica che chiede di saldare «entro 20 giorni» la permanenza nella «Casa a colori» di via del Commissario, gestita dalla Cooperativa «Città solare », la struttura dove vennero dirottati all’indomani dell’incendio.
Assistenza contestata Dopo il rogo che distrusse un edificio in via Tonzig nel gennaio scorso, diverse famiglie furono costrette a farsi ospitare dal Comune nella struttura «Casa a colori» (a destra). In tanti stranieri, si sono visti arrivare un conto da 21 mila euro. Il Comune: «Non possiamo accollarcelo noi»
Per qualcuno, però, quell’intimazione al pagamento si è trasformata in una mazzata. Per esempio, il marocchino Ifguiss El Bachir, rimasto nella casa di accoglienza per oltre 80 giorni con la moglie e il figlio, si è trovato un conto di 7.338 euro. «Se me lo avessero detto prima — ha commentato il nordafricano, ieri a fianco del sindacalista dei Cobas — per quella cifra mi sarei trovato un appartamento in centro». Tra i destinatari dell’intimazione dell’Avvocatura c’è anche Miracle Ekhator, la nigeriana rimasta seriamente ferita nell’incendio del palazzo al Pescarotto (si buttò dalla finestra per evitare le fiamme): assieme al marito dovrà sborsare 2.342 euro. «Non ce la facciamo — ha detto lei — devo anche pagarmi le cure specialistiche».
Non lascia scampo Sinigaglia. «Se c’è l’assicurazione che dà il rimborso agli inquilini, perché dovremmo pagare noi il loro soggiorno nella 'Casa a colori'?», ha replicato l’assessore al Sociale. «Ora cercheremo una mediazione con gli inquilini — ha chiuso l’assessore — ma non dicano che non erano stati informati fin dall’inizio. Ci siamo accollati il soggiorno per i primi giorni, ma c’è della gente che è rimasta dentro quasi tre mesi».


17 dicembre 2009 - Il Padova

Sociale. Alle 10 famiglie accolte dopo l'incendio in via Tonzig chiesti 21mila euro
Un conto salato per gli sfollati "Casa Colori come un hotel"
Sinigaglia: «Il Comune non dà ospitalità gratis, troveremo l'accordo con l'assicurazione»

Padova - Un conto da 7.338 euro per la permanenza di due persone per 82 giorni alla Casa Colori di via del Commissario. A vedersi recapitare l'esosa fattura sono stati Ifguss El Bachir e sua moglie. Conto analogo da saldare è arrivato anche gli altri 17 inquilini sfollati da via Tonzig lo scorso gennaio, dopo che un incendio aveva reso inagibile lo stabile, che ad oggi non risulta ancora completamente a norma. Attraverso l'avvocatura civica del Comune il settore Servizi Sociali ha chiesto alle famiglie di saldare complessivamente 21.059 euro, per permanenze che in media hanno avuta la durata di 80 giorni. Ifguss si trova così a dover sborsare entro i prossimi 20 giorni una somma pari a 2.500 euro al mese, 44 euro al giorno, per sè e la moglie. «Nessuno mi aveva mai informato che avrei dovuto pagare, anzi io stesso avevo chiesto al Comune di aiutarmi a trovare un alloggio in affitto: sicuramente mi sarebbe costato meno della Casa Colori» spiega Ifguss. Impossibilitato a saldare il dovuto, l'inquilino si è rivolto insieme a Rita Ekhator (che ha visto recapitare al marito un conto di 2.342 euro) all'Adl. «I Servizi sociali non hanno mai risposto alle nostre richieste di chiarimento» spiega Nicola Grigion dell'Adl. «Chiediamo l'interessamento diretto dell'assessore Sinigaglia per risolvere la questione» chiede l'esponente dell'Associazione Difesa Lavoratori. «Cercheremo una mediazione con gli inquilini,che però erano stati informati fin dall'inizio che avrebbero dovuto pagare per il soggiorno» spiega l'assessore ai Servizi sociali Claudio Sinigaglia. L'esponente della giunta tiene a chiarire: «Una dilazione sui tempi del saldo è possibile, in attesa di incassare l'importo dell'assicurazione, ma l'ammontare dovuto deve essere corrisposto: il Comune non può accollarsi questa spesa».(SIL.FA.)


17 dicembre 2009 - Il Gazzettino

Conto salato agli sfollati della casa a Colori

Padova - «Il Comune fa pagare 21 mila euro agli sfollati di via Tonzing». A puntare il dito contro palazzo Moroni è Nicola Grigion di Adl Cobas. Secondo il rappresentante del sindacato di base, l’amministrazione Zanonato, dopo aver accolto nella casa a Colori di via del Commissario le 10 famiglie (soprattutto stranieri) sfollate a causa dell’incendio che lo scorso 7 gennaio ha colpito il condominio di via Tonzing 10, ha recapitato ai diretti interessati il conto. «Un conto salatissimo, degno di una albergo di livello – attacca Grigion -. Emblematica è la vicenda di Ifguiss El Bachir che, per aver soggiornato con la moglie e una figlia piccola nella struttura per 82 giorni, si è visto recapitare una richiesta di pagamento dall’Avvocatura civica da 7338 euro». «Il tutto da pagare entro 20 giorni o al massimo in comode rate», rincara la dose l’esponente di Adl Cobas che poi conclude: «Mi pare l’ennesimo segnale di un atteggiamento di chiusura portato avanti da questa amministrazione. Un atteggiamento che porta a far pagare le mense scolastiche anche a chi ha reddito». Le famiglie che hanno ricevuto il conto della Casa colori sostengono poi che durante il loro "soggiorno" gli era stata garantita dal Comune la gratuità dell’alloggio. «Non è affatto vero – ribatte l’assessore ai Servizi sociali Claudio Sinigaglia -. I primi giorni l’accoglienza era gratuita, poi sono stati informati che avrebbero dovuto contribuire». «Nessuno vuole obbligare a pagare migliaia di euro a chi è indigente – conclude –. Riteniamo però importante che ognuno faccia la sua parte. Non dimentichiamo che le assicurazioni dovrebbero rifondere i danni dell’incendio».


17 dicembre 2009 - Il Mattino di Padova

Brutta sorpresa per gli inquilini del condominio incendiato
Via Tonzig, l’ospitalità costa cara Conto da 21 mila euro agli sfollati

STANGA - Ospitalità a caro prezzo. Le famiglie del condominio di via Tonzig, dopo l’incendio del 7 gennaio, erano in teoria «a carico» del Comune. Invece è arrivata la lettera dell’Avvocatura Civica di palazzo Moroni, che per conto dei Servizi Sociali e della Casa a colori sollecita tutti al pagamento di 21 mila euro e 58 cent.
Nicola Grigion dell’Adl-Cobas solleva polemicamente il caso, insieme alla donna nigeriana che si buttò dal palazzo in fiamme e ad un altro migrante con famiglia a carico. «Vogliamo smascherare le operazioni aberranti della giunta Zanonato. E pretendiamo spiegazioni di un simile comportamento».
Alla conferenza stampa è presente Rita, 38 anni, nigeriana con una figlia che ora ha un anno e mezzo. Si era lanciata dalla finestra: fu ricoverata in ospedale. Per gli 82 giorni di ospitalità del resto della sua famiglia il Comune vuole 2.342 euro: «Venti giorni di tempo per pagare, al massimo a rate, mentre nessuno si vuol assumere la responsabilità politica» evidenzia Grigion. Altri due ospiti della Casa a colori si sono visti presentare un conto da 7.400 euro: «Per una stanza senza finestra significa 44 euro al giorno. Costa come in pensione o in albergo. Ma nessuno ha avvisato gli ospiti che avrebbero potuto cercare, allo stesso prezzo, una casa in affitto». E’ il caso di un altro migrante con moglie incinta e figlia piccola. Anche lui non ha nessuna intenzione di pagare.
Gli altri ex inquilini di via Tonzig? «Li stiamo cercando, visto che anche loro sono stati "dirottati" dal Comune nella Casa a colori. Complessivamente, si tratta di 17 persone. Tutta gente che già deve ancora recuperare i danni dell’incendio. Inimmaginabile scaricare su di loro altri costi, magari pensando alle assicurazioni».
La conclusione è tutta in chiave politica: «A gennaio l’Amministrazione si era spolmonata a garantire le famiglie. Ora pretende, e subito, il saldo dell’ospitalità con un conto salatissimo. E’ la stessa giunta che con Pipitone azzera l’emergenza sfratti. O con Piron a gennaio aumenterà la fascia zero per materne e asili. Sinigaglia ha già interpretato la nuova linea, rifacendosi in modo meschino con chi pensava di poter contare sul Comune» afferma Grigion.(e.m.)


17 dicembre 2009 - Leggo

PADOVA. Dopo il danno, la beffa...
di Gian Marco Gandini

PADOVA - Dopo il danno, la beffa. Conto salato per 10 famiglie residenti a Padova, "ospitate" da gennaio a fine marzo nella Casa a Colori della Cooperativa Città So.La.Re. dopo essere state vittime dell’incendio del 7 gennaio scorso in via Tonzig. Gli sfollati, rimasti senza un posto dove andare, sono stati sistemati dai servizi sociali del comune di Padova, che a inizio novembre ha però mandato una raccomandata a ognuno di loro (10 famiglie per 17 persone in tutto) presentando il conto. Salatissimo, specie nel caso di Ifguiss El Bachir, che ha vissuto in una stanza con moglie e figlioletto per 82 giorni e si è visto chiedere 7mila e 338 euro, quasi 90 al giorno. Da pagare entro 20 giorni. Un conto quasi da hotel a 5 stelle, sicuramente superiore a quello che avrebbe speso affittando un appartamento, o dormendo in hotel.
«Avevamo tutti capito che ci ospitavano gratis. Se avessimo saputo che costava tanto non ci saremmo fermati», ha detto El Bachir, semplice operaio in una cooperativa. Le case di via Tonzig inoltre non sono ancora agibili, e la maggior parte delle famiglie che aveva un alternativa, non è tornata. Tramite l’Adl, El Bachir e gli altri hanno chiesto una risposta all’assessore ai servizi sociali Claudio Sinigaglia, che però ha fornito una versione diversa: «L’alloggio era gratis solo i primi giorni, poi era previsto un contributo alla Casa a Colori. Loro lo sapevano». E ora non resta che il ricorso al giudice.


17 dicembre 2009 - Il Giorno

CORENA DI NERVIANO
Gli 80 dipendenti assunti da una coop

NERVIANO - ADESSO è ufficiale: il posto di lavoro degli ottanta ex dipendenti delle cooperative Orizzonte e Smile all'interno della Corena, azienda nervianese che si occupa del magazzinaggio e della logistica delle riviste e dei giornali invenduti in tutta la penisola, è salvo. A sancirlo è stato un accordo siglato dalla nuova cooperativa Alfa, subentrata alle due realtà precedenti nella gestione dell'appalto, e ratificata poi dall'assemblea di tutti i dipendenti, gli ottanta lavoratori, che erano rimasti senza occupazione a causa della perdita dell'appalto commissionato dall'impresa Parrini alla Corena. «Siamo soddisfatti, perché siamo riusciti a ottenere l'assunzione di tutti i dipendenti precedentemente presenti nel sito di Nerviano - spiega Giuseppe Tampanella della Confederazione unitaria di base -, oltre all'applicazione senza deroghe economiche o normative del Contratto nazionale di lavoro nel settore logistica, trasporto merci e spedizione». Diversi gli altri punti importanti dell'accordo: mantenimento delle condizioni economiche in essere conconservazione dell'anzianità, festività retribuite nei mesi in cui hanno scadenza e regolamentazione del pagamento delle ore di straordinario secondo il Contratto nazionale. «Un altro importante passo avanti è stato fatto per quanto riguarda i licenziamenti - commenta il sindacalista -, che possono essere messi in atto solo per giusta causa. L'accordo prevede anche il rispetto dei diritti sindacali da parte della cooperativa Alfa: Ci batteremo ancora per migliorare le condizioni di lavoro, ma almeno adesso sappiamo che possiamo essere ascoltati».(C.M.)


17 dicembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Il caso Gli uffici «blindati» dalla Polizia. Stefàno pronto alla «tassazione» degli assessori
Disoccupati Cobas, nuovo assedio
Protesta in Comune, chiedono una «indennità di Natale»
di Cesare Bechis

TARANTO — Sono tornati anche ieri mattina. I disoccupati organizzati dai Cobas raddoppiano. Non paghi di aver strappato a Nichi Vendola, presidente della Regione, un appuntamento il 22 dicembre per discutere del loro impiego nella raccolta differenziata dei rifiuti come valvola risolutiva alla loro mancanza di occupazione, ora puntano a un risultato più immediato: la strenna natalizia da parte del Comune di Taranto. Ieri mattina si sono ripresentati a Palazzo di città, sede ormai abituale delle loro proteste giornaliere, e hanno chiesto a gran voce un sussidio per Natale. Erano in tutto una trentina, avanguardia del bacino sponsorizzato da Slai Cobas. Per impedire una nuova, eventuale occupazione degli uffici di Palazzo di città, l’esposizione di striscioni e l’uso delle scrivanie come pedane da ballo è intervenuta la Polizia. Ha preso in mano le redini della situazione e ha ordinato la chiusura del portone d’accesso al Municipio. Nessuno, fin quasi a mezzogiorno, è potuto entrarvi né uscire, compreso il sindaco che ha dovuto così spostare in altra sede una conferenza.
Stefàno ha ripetuto ancora una volta che, al di là del tavolo tecnico che è riuscito a organizzare in prefettura, la soluzione al problema occupazionale di questi disoccupati, non molto diverso da quello che riguarda migliaia di altri tarantini giovani e meno giovani, laureati e senza titolo di studio, compete a Regione, Provincia e Ato, titolari della questione rifiuti. La ricerca di un progetto che dia un’occupazione stabile ai circa duecento disoccupati assistiti dalla regia di Slai Cobas è complicata e richiede finanziamenti per ora inesistenti nel volume necessario.
Le risorse di quattro milioni assegnati per ora all’Ato 1, che raccoglie undici Comuni del territorio ionico, possono fornire lavoro solo a una quarantina di questi disoccupati, ma non a tutti. Il 22 dicembre il problema sarà posto al presidente Vendola. Alla richiesta di una strenna natalizia il sindaco ha risposto che ci sta lavorando insieme con l’assessore ai servizi sociali, Mario Pennuzzi. C’è una delibera che potrebbe dare una prima risposta e, inoltre, Stefàno ha preannunciato una delle sue classiche mosse. Metterà mano al suo personale portafoglio, insieme con quanti assessori vorranno fare altrettanto, pur di aiutare queste persone.
Slai Cobas, a sua volta, intende «stimolare tutte le parti affinchè l’incontro con Vendola sia produttivo e a suo modo risolutivo ». Fa riferimento al suo cavallo di battaglia, la raccolta differenziata porta a porta estesa a tutti i quartieri della città come unico strumento per dare occupazione duratura e certa ai duecento disoccupati. Un progetto di quest’ampiezza costerebbe una quindicina di milioni. Il sindacato va oltre. «Servono altre forme di lavoro - è scritto in un comunicato - che comincino ad affrontare sistematicamente il lavoro a Taranto ben oltre gli attuali disoccupati organizzati. Serve un piano urgente per tempi, metodi e regole che privilegino chi il lavoro realmente lo vuole e per questo lotta e fa sacrifici e vuole sfuggire alle mance assistenziali». Infine Slai Cobas rimprovera agli altri sindacati di non rappresentare gli interessi delle categorie dei precari veri, degli svantaggiati come questi disoccupati.


16 dicembre 2009 - Asca

LAVORO:PRECARI ISPRA;SÌ A INCONTRO MINISTRO,VIA OCCUPAZIONE

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - La delegazione di rappresentanti dell'Usi-dB che questa mattina, insieme ai precari Ispra e a delegati precari di altri Enti Pubblici di Ricerca, aveva occupato il quinto piano del Ministero dell'Ambiente, ha tolto l'occupazione a fronte di un incontro sulla vertenza Ispra. L'incontro, hanno fatto sapere i precari in una nota,è stato fissato per lunedì 21 dicembre alle ore 12.00 e vi parteciperà il Vice Capo di Gabinetto del Ministero dell'Ambiente, su delega del Ministro Prestigiacomo, e la Struttura Commissariale dell'Ente. Usi-RdB chiede che vengano rimessi in discussione i licenziamenti dei lavoratori precari ed auspica che dal tavolo emergano le iniziative adeguate a risolvere la vertenza, iniziative che sono possibili sia sotto il profilo normativo che economico.

GIUSTIZIA: CONTRO CONTRATTO PROTESTA DAVANTI CAMERA

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - Contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo del personale della giustizia firmato da due soli sindacati, protesta davanti a Moneticitorio delle organizzazioni che non hanno sottoscritto l'intesa (tra le altre Cgil, Uil, Rdb e Ugl). «Così si mette in discussione la volontà reale dei lavoratori», sostiene in una nota l'Ugl Ministeri, facendo presente che l'intesa è stata sottoscritta «solo da una minoranza di sindacati». «Chiediamo che vengano riconosciute le funzioni realmente svolte dal personale giudiziario - dice il segretario Paola Saraceni - soprattutto alla luce della riforma sul processo breve che vedrà impegnato tutto il personale».

LAVORO: ISPRA, PRECARI OCCUPANO PIANO MINISTERO AMBIENTE

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - Una delegazione di rappresentanti dell'Usi-Rdb Ricerca, precari dell'Ispra e precari di altri enti pubblici di ricerca, ha occupato oggi a Roma il quinto piano del ministero dell'Ambiente, chiedendo un incontro «in data certa» con il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. La delegazione, informa in una nota la Usi-Rbd Ricerca, chiede che «l'incontro venga fissato in tempi certi al fine di dare risposte adeguate ai lavoratori precari dell'Ispra, sul tetto del loro istituto da ormai più di tre settimane».


16 dicembre 2009 - Adnkronos

RICERCA: ROMA, OTTENUTO INCONTRO CON MINISTERO PRECARI ISPRA TOLGONO OCCUPAZIONE
USI RDB, LE INIZIATIVE ADEGUATE A RISOLVERE LA VERTENZA SONO POSSIBILI SIA SOTTO PROFILO NORMATIVO CHE ECONOMICO

Roma, 16 dic. (Adnkronos) - La delegazione di rappresentanti dell'Usi e dell'RdB che questa mattina, insieme ad i precari Ispra e a delegati precari di altri Enti Pubblici di Ricerca, aveva occupato il quinto piano del Ministero dell'Ambiente, ha tolto l'occupazione a fronte di un incontro sulla vertenza Ispra. L'incontro è stato fissato per lunedì 21 dicembre alle ore 12.00 e vi parteciperà il Vice Capo di Gabinetto del Ministero dell'Ambiente, su delega del Ministro Prestigiacomo, e la Struttura Commissariale dell'Ente. Usi RdB chiede che vengano rimessi in discussione i licenziamenti dei lavoratori precari ed auspica che dal tavolo emergano le iniziative adeguate a risolvere la vertenza, iniziative che sono possibili sia sotto il profilo normativo che economico.

RICERCA: USI RDB, PRECARI OCCUPANO QUINTO PIANO MINISTERO AMBIENTE
CHIEDONO INCONTRO CON PRESTIGIACOMO

Roma, 16 dic. - (Adnkronos) - «Una delegazione di circa 15 rappresentanti dell'Usi e dell'RdB, insieme ad i precari Ispra e a delegati precari di altri Enti pubblici di ricerca, ha occupato il quinto piano del Ministero dell'Ambiente, in via Cristoforo Colombo 44 a Roma, ove hanno sede gli uffici del Ministro e del Capo di Gabinetto». È quanto si legge in una nota delle Rappresentanze Sindacali di Base Pubblico Impiego. «La delegazione - spiega la nota - chiede un incontro con il ministro Prestigiacomo, la quale si è finora sottratta al confronto sulla vertenza, e che l'incontro venga fissato in tempi certi al fine di dare risposte adeguate ai lavoratori precari dell'Ispra, sul tetto del loro istituto da ormai più di tre settimane».


16 dicembre 2009 - Omniroma

ISPRA, RDB CUB: «TOLTA OCCUPAZIONE MINISTERO AMBIENTE»

(OMNIROMA) Roma, 16 dic - «La delegazione di rappresentanti dell'Usi e dell'RdB che questa mattina, insieme ad i precari Ispra e a delegati precari di altri Enti Pubblici di Ricerca, aveva occupato il quinto piano del Ministero dell'Ambiente, ha tolto l'occupazione a fronte di un incontro sulla vertenza Ispra. L'incontro è stato fissato per lunedì 21 dicembre alle ore 12.00 e vi parteciperà il Vice Capo di Gabinetto del Ministero dell'Ambiente, su delega del Ministro Prestigiacomo, e la Struttura Commissariale dell'Ente. Usi RdB chiede che vengano rimessi in discussione i licenziamenti dei lavoratori precari ed auspica che dal tavolo emergano le iniziative adeguate a risolvere la vertenza, iniziative che sono possibili sia sotto il profilo normativo che economico». Lo comunica Rdb Cub.

ISPRA, RDB CUB: «PRECARI OCCUPANO UFFICI MINISTERO AMBIENTE»

(OMNIROMA) Roma, 16 dic - «Una delegazione di circa 15 rappresentanti dell'Usi e dell'RdB, insieme ad i precari Ispra e a delegati precari di altri enti pubblici di Ricerca, ha occupato il quinto piano del Ministero dell'Ambiente, in via Cristoforo Colombo 44 a Roma, ove hanno sede gli uffici del Ministro e del Capo di Gabinetto. La delegazione chiede un incontro con il Ministro Prestigiacomo, la quale si è finora sottratta al confronto sulla vertenza, e che l'incontro venga fissato in tempi certi al fine di dare risposte adeguate ai lavoratori precari dell'Ispra, sul tetto del loro istituto da ormai più di tre settimane». Lo comunica Rdb Cub.


16 dicembre 2009 - Asca

ISPRA: PRECARI OTTENGONO INCONTRO CON MINISTERO,
REVOCATA OCCUPAZIONE

(ASCA) - Roma, 16 dic - La delegazione di rappresentanti dell'Usi e dell'RdB che questa mattina, insieme ad i precari Ispra e a delegati precari di altri Enti Pubblici di Ricerca, aveva occupato il quinto piano del Ministero dell'Ambiente, ha tolto l'occupazione a fronte di un incontro sulla vertenza ISPRA. L'incontro e' stato fissato per lunedi' 21 dicembre alle ore 12.00 e vi partecipera' il Vice Capo di Gabinetto del Ministero dell'Ambiente, su delega del Ministro Prestigiacomo, e la Struttura Commissariale dell'Ente. Usi RdB chiede che vengano rimessi in discussione i licenziamenti dei lavoratori precari ed auspica che dal tavolo emergano le iniziative adeguate a risolvere la vertenza, iniziative che sono possibili sia sotto il profilo normativo che economico.

ISPRA: PRECARI RICERCA OCCUPANO MINISTERO AMBIENTE

(ASCA) - Roma, 16 dic - Una delegazione di circa 15 rappresentanti dell'Usi e dell'RdB, insieme ai precari Ispra e ai delegati precari di altri Enti Pubblici di Ricerca, ha occupato il quinto piano del Ministero dell'Ambiente, in via Cristoforo Colombo 44 a Roma, ove hanno sede gli uffici del Ministro e del Capo di Gabinetto. La delegazione chiede un incontro con il Ministro Prestigiacomo, la quale - spiega - ''si e' finora sottratta al confronto sulla vertenza'', e che ''l'incontro venga fissato in tempi certi al fine di dare risposte adeguate ai lavoratori precari dell'Ispra, sul tetto del loro istituto da ormai piu' di tre settimane''.

ISPRA: PEDICA (IDV), MINISTERO DIA RISPOSTE AI RICERCATORI

(ASCA) - Roma, 16 dic - ''La situazione dei ricercatori dell'Ispra, che da ben 4 settimane chiedono un incontro con il Ministro Pestigiacomo e da ben 4 settimane ricevono soltanto silenzio, e' scandalosa'': lo afferma il Senatore Stefano Pedica, commentando l'occupazione del Ministero dell'Ambiente da parte dei lavoratori dell'Ispra. ''Mentre a Copenaghen si cercano soluzioni per salvare l'ambiente - continua Pedica - qua in Italia si tenta di licenziare 250 ricercatori dell'Istituto che si occupa di controllo ambientale, al fine di affidare il servizio a societa' private, e, suppongo, abbassare conseguentemente il livello di controllo. L'Italia va sempre in senso inverso rispetto al resto dei paesi. Non e' tollerabile''. Pedica, che si sta recando presso gli occupanti al Ministero, esorta ''il governo, nella persona del Ministro Prestigiacomo, ad aprire il dialogo con i ricercatori al fine di non perdere una eccellenza nella ricerca e nella tutela dell'ambiente''.


16 dicembre 2009 - Omniroma

ISPRA, RDB CUB: "PRECARI OCCUPANO UFFICI MINISTERO AMBIENTE"

(Omniroma) "Una delegazione di circa 15 rappresentanti dell'Usi e dell'RdB, insieme ad i precari Ispra e a delegati precari di altri enti pubblici di Ricerca, ha occupato il quinto piano del Ministero dell'Ambiente, in via Cristoforo Colombo 44 a Roma, ove hanno sede gli uffici del Ministro e del Capo di Gabinetto. La delegazione chiede un incontro con il Ministro Prestigiacomo al fine di dare risposte adeguate ai lavoratori precari dell'Ispra, sul tetto del loro istituto da ormai più di tre settimane". Lo comunica Rdb Cub.


16 dicembre 2009 - Repubblica.it

Vertenza Ispra, prima l'occupazione e poi il vertice
E' fissato per il 21 dicembre l'incontro tra vicecapo di gabinetto del ministero dell'Ambiente e i rappresentanti dei 250 ricercatori che rischiano il licenziamento. Stamani per protesta una delegazione aveva occupato il quinto piano del dicastero
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Roma - E' fissato per lunedì 21 dicembre l'incontro tra ministero dell'Ambiente e i rappresentanti dell'Usi, delle RdB e i precari dell'Ispra che stamani avevano occupato il quinto piano del ministero che si trova in via Cristoforo Colombo. La protesta aveva coinvolto una quindicina di esponenti delle rappresentanze sindacali dei ricercatori che da ben quattro settimane chiedono un incontro al ministro Stefania Prestigiacomo per ricevere rassicurazioni sul proprio futuro professionale. "Mentre a Copenhagen si cercano soluzioni per salvare l'ambiente - dichiara Stefano Pedica senatore Idv commentando in un nota l'occupazione - qua in Italia si tenta di licenziare 250 ricercatori dell'istituto che si occupa di controllo ambientale, al fine di affidare il servizio a società private, e, suppongo, abbassare conseguentemente il livello di controllo. L'Italia va sempre in senso inverso rispetto al resto dei paesi. Non è tollerabile". All'incontro della prossima settimana parteciperà il vicecapo di gabinetto del ministero dell'Ambiente, su delega del ministro e la struttura commissariale dell'ente. L'Usi Rdb chiede che "vengano rimessi in discussione i licenziamenti dei lavoratori precari ed auspica che dal tavolo emergano le iniziative adeguate a risolvere la vertenza, iniziative che sono possibili sia sotto il profilo normativo che economico".


16 dicembre 2009 - Corriere.it

ISTITUTO PER LA RICERCA AMBIENTALE
Precari Ispra al ministero dell'Ambiente dopo l'occupazione ottenuto incontro
I ricercatori dopo tre settimane sul tetto, il 21 dicembre saranno ricevuti in via Cristoforo Colombo
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Roma - La delegazione di rappresentanti dell'Usi e dell'RdB che mercoledì mattina, insieme ad i precari Ispra e a delegati precari di altri Enti Pubblici di Ricerca, aveva occupato il quinto piano del Ministero dell'Ambiente di via Cristoforo Colombo, ha sospeso l'occupazione a fronte della promessa di un incontro sulla vertenza Ispra. L'incontro è stato fissato per lunedì 21 dicembre alle ore 12.00 e vi parteciperà il Vice Capo di Gabinetto del Ministero dell'Ambiente, su delega del Ministro Prestigiacomo, e la Struttura Commissariale dell'Ente. Usi RdB chiede che vengano rimessi in discussione i licenziamenti dei lavoratori precari ed auspica che dal tavolo emergano le iniziative adeguate a risolvere la vertenza, iniziative che sono possibili sia sotto il profilo normativo che economico.
INCONTRO CON PRESTIGIACOMO - La delegazione sollecitava da tempo l'incontro «con il Ministro Prestigiacomo, la quale si è finora sottratta al confronto sulla vertenza, al fine di dare risposte adeguate ai lavoratori precari dell'Ispra, sul tetto del loro istituto da ormai più di tre settimane».

ISTITUTO PER LA RICERCA AMBIENTALE
Precari Ispra al ministero dell'Ambiente. Occupati uffici al quinto piano
La protesta dei lavoratori da 3 settimane sul tetto «Il ministro Prestigiacomo ci deve ricevere»

ROMA - «Una delegazione di circa 15 rappresentanti dell'Usi e dell'RdB, insieme ai precari Ispra e a delegati precari di altri enti pubblici di Ricerca, ha occupato il quinto piano del Ministero dell'Ambiente, in via Cristoforo Colombo 44 a Roma, ove hanno sede gli uffici del Ministro e del Capo di Gabinetto».
INCONTRO CON PRESTIGIACOMO - La delegazione, fa sapere Rdb Cub, «chiede un incontro con il Ministro Prestigiacomo, la quale si è finora sottratta al confronto sulla vertenza, e che l'incontro venga fissato in tempi certi al fine di dare risposte adeguate ai lavoratori precari dell'Ispra, sul tetto del loro istituto da ormai più di tre settimane». Lo comunica Rdb Cub.


16 dicembre 2009 - Roma Notizie

ISPRA: OTTENUTO INCONTRO COL MINISTERO DELL’AMBIENTE PRECARI TOLGONO OCCUPAZIONE

Roma - La delegazione di rappresentanti dell’Usi e dell’RdB che questa mattina, insieme ad i precari Ispra e a delegati precari di altri Enti Pubblici di Ricerca, aveva occupato il quinto piano del Ministero dell’Ambiente, ha tolto l’occupazione a fronte di un incontro sulla vertenza ISPRA. L’incontro è stato fissato per lunedì 21 dicembre alle ore 12.00 e vi parteciperà il Vice Capo di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente, su delega del Ministro Prestigiacomo, e la Struttura Commissariale dell’Ente. Usi RdB chiede che vengano rimessi in discussione i licenziamenti dei lavoratori precari ed auspica che dal tavolo emergano le iniziative adeguate a risolvere la vertenza, iniziative che sono possibili sia sotto il profilo normativo che economico.


16 dicembre 2009 - Terra

Sotterrata la civiltà. Si protesta sul tetto
E’ allarme sopravvivenza sia dei lavoratori Ri.Rei che per i ragazzi in cura
di Ylenia Sina

ROMA - Dopo mesi senza stipendio, arrivano i licenziamenti. Per questo, da sabato pomeriggio, una quindicina di lavoratori del centro di assistenza ai disabili ex Anni Verdi di Santa Severa è accampata sul tetto della struttura per protestare contro «la scellerata gestione Ri.Rei». Sono ben 260 i lavoratori messi alla porta dal consorzio su un totale di 400 dipendenti, mentre solo nel centro di Santa Severa sono state avviate le procedure di licenziamento per 40 lavoratori su 85. Senza contare che questi, dopo più di un anno di ritardi negli stipendi, non ricevono le retribuzioni da ottobre. «Rimarremo sul tetto avvertono - fino a quando il reggente della Regione Lazio, Esterino Montino, non accetterà di fare chiarezza». Intanto il direttore generale della Asl RmF, Salvatore Squarcione, ha dichiarato la sua disponibilità ad assumere temporaneamente la gestione del servizio in attesa di trovare un nuovo soggetto a cui affidarlo. «Iter che può essere approvato e avviato» spiega Pio Congi di RdB Cub «solo dalla Regione Lazio, così come dovrebbe essere di competenza della Regione, e non del consorzio Ri.Rei, stabilire il numero di esuberi». A tutto questo si aggiunge la condizione di degrado in cui versano tutti i centri Ex Anni Verdi. «L’ultimo allarme» racconta Pio Congi «ci è stato comunicato lunedì: il centro di via Dionisio, nel quartiere La Romanina, è chiuso da quasi una settimana, sembra, per scabbia e diversi pazienti si sarebbero ammalati di questa dermatosi contagiosa». Preoccupanti anche le dichiarazioni del presidente della commis sione Politiche Sociali della Regione Lazio, Giuseppe Mariani, quando definisce il centro di Santa Severa «degno di un girone dantesco con una puzza che toglie il respiro». Lì, solo tre settimane fa, un paziente è morto per asfissia. Così, per difendere lavoro e qualità del servizio per «i propri ragazzi», come li definiscono i lavoratori del centro, non rimane che conquistare il tetto. «Ma il servizio sarà mantenuto - assicurano - Nonostante la protesta».


16 dicembre 2009 - Rassegna.it

Finanziaria: lavoratori giustizia in protesta a Montecitorio

Roma - Si terrà oggi, 16 dicembre, a piazza Montecitorio alle ore 16, una manifestazione dei lavoratori della giustizia. Ne danno notizia in una nota unitaria i sindacati Fp Cgil, Uil Pa, Fpl e Rdb Cub. "Nonostante il dibattito politico sul cosiddetto ‘processo breve’ e le previsioni del Dpef 2010/13 - si legge nel documento -, non vi è nessuna risposta nella legge finanziaria per la giustizia: nessun investimento, nessun progetto di modernizzazione, ma solo una proposta di ordinamento professionale respinto dalla maggioranza dei lavoratori che allungherà i tempi dei processi". Il ministro Alfano, proseguono le quattro sigle sindacali, "dimostra di non dire la verità quando parla di accelerazione dei tempi dei processi, perché ha proposto un ordinamento professionale che demansiona e dequalifica i lavoratori garantendo un sicuro peggioramento del servizio, ed è determinato a portarlo avanti con la firma di due soli sindacati minoritari contro la maggioranza dei sindacati che hanno presentato a loro volta una proposta unitaria". "Chiediamo alle forze politiche e al governo - conclude la nota - di fermare questa operazione che porterà allo sfascio della giustizia e di discutere di un vero progetto partendo dal ‘Patto per la giustizia e per i cittadini’ firmato dai sindacati che oggi scenderanno in piazza e da tutte le magistrature associate, dagli avvocati e dalle associazioni dei dirigenti. Nei prossimi giorni indicheremo la data per lo sciopero contro questo progetto di smantellamento della giustizia".


16 dicembre 2009 - Il Secolo XIX.it

Sit in dei dipendenti di palazzo di Giustizia

Genova - I dipendenti dell’amministrazione giudiziaria di Genova si sono riuniti questa mattina in un sit in per aderire simbolicamente alla manifestazione nazionale di Roma che si sta svolgendo in queste ore, a piazza Montecitorio. I dipendenti si sono riuniti per mezz’ora «anche se - fanno sapere alcuni rappresentanti sindacali - non tutti i dirigenti hanno concesso i permessi per partecipare alla riunione». In particolare, gli iscritti alla Cgil, Uil funzione pubblica, Federazione lavoratori pubblici e Rdb pubblico impiego, protestano contro la firma del nuovo contratto integrativo della giustizia che, secondo i sindacati, squalifica il personale giudiziario.


16 dicembre 2009 - Nove da Firenze

RdB CUB: oggi presidio dei lavoratori del Convitto ex Istituto dei Ciechi

Firenze 16 Dicembre 2009- Oggi si è tenuto presso la sede di via Nicolodi, promosso dalla RSU del Comune di Firenze, un presidio dei lavoratori del Convitto ex Istituto dei Ciechi, al quale ha partecipato anche una delegazione degli ospiti del Convitto. I lavoratori che sono in lotta contro l’esternalizzazione del servizio hanno vivacemente protestato esponendo cartelli e chiedendo a gran voce di essere ricevuti dall’Assessore alla Pubblica istruzione e dal Direttore all’Istruzione. La protesta è andata avanti per oltre un ora, dopo di che i rappresentanti della RSU e i lavoratori sono stati ricevuti dal Direttore all’Istruzione. Nel corso dell’incontro la Dott.ssa Danti ha nuovamente comunicato che è intenzione dell’Amministrazione procedere in una prima fase ad una parziale esternalizzazione del servizio attraverso l’appalto di alcune funzioni. La RSU ha ribadito la propria totale contrarietà alla scelta che per altro oltre ad essere l’anticamera della definitiva chiusura del Convitto ex Istituto dei Ciechi, un servizio per altro di grande importanza, comporta anche una grave penalizzazione professionale per i lavoratori oltre che una forte penalizzazione economica per gli stessi. Inoltre cosa ancor più grave, alla fine dell’operazione anche 14 lavoratori di una cooperativa che opera nei Punti Insieme resteranno per strada.


16 dicembre 2009 - Corriere di Rieti

"Lsu in Provincia problema grave"
La polemica segue le proteste per la mancata riscossione dei voucher formativi. Costini (Pdl) manifesta le perplessità sull’operato dell’Ente
di Leonardo Ranalli

Rieti - I lavoratori socialmente utili della Provincia al centro di un’interrogazione consiliare del centrodestra di Palazzo Dosi. Il capitolo Lsu non sembra proprio trovare pace e così ai già preesistenti problemi manifestati nei giorni scorsi dai lavoratori precari ed ex precari, se ne aggiungono di nuovi. Per Felice Costini, capogruppo del Pdl in Provincia, "la vicenda degli lsu dell’ente continua ad aggravarsi e a riservare perplessità su alcune azioni amministrative non proprio trasparenti". Secondo il consigliere "il 4 maggio scorso è stato approvato il contratto di servizio tra Provincia e Rieti Turismo spa, Risorse Sabine spa, Ittica Rieti srl. Questo ha decorrenza dal 31 maggio, come previsto da una delibera di giunta, e ha inglobato nelle società partecipate 119 lsu per lo svolgimento di attività previste nell’accordo. Un aspetto grave di questa vicenda è, però, che l’amministrazione provinciale è costretta ad anticipare per intero gli stipendi al personale delle società, con un aggravio di spesa rispetto alla cifra stabilita dalle previsioni contrattuali. Altre preoccupazioni emergono su alcune operazioni che meriterebbero maggiore trasparenza. Vogliamo sapere, infatti, se le società stiano procedendo alla firma di ulteriori contratti per collaborazioni esterne, assumendo nuovo personale che dovrebbe essere impiegato negli uffici della Provincia con funzioni tecniche, in particolare consulenze per tecnici informatici". Tra le tante cose che non funzionano per Costini risulta poi che "una ventina di dipendenti della società Risorse Sabine spa venga oggi impiegata con ruoli di ‘accoglienza’, una mansione che non risulta tra quelle previste dal contratto. Mi auguro che alcuni sindacati, sempre solerti dopo le richieste di alcune forze politiche, lo siano anche stavolta per quello che sta accadendo nella stanze di palazzo Dosi". Nei giorni scorsi intanto di lsu se ne era già parlato e precisamente a dare nell’occhio erano stati due episodi: la manifestazione organizzata dal sindacato Rdb per stimolare l’assunzione dei lavoratori che nella categoria conta precari da oltre 13 anni e la protesta di alcuni ex lavoratori socialmente utili, assunti nel 2009, che lamentano il mancato introito di alcuni voucher formativi dovuti dalla Regione alla Provincia. Il capitolo Lsu è quindi tutt’altro che chiuso e così la Provincia, oltre che rispondere a chi aspetta risposte (in questo caso a chi lamenta il mancato introito dei voucher), dovrà rispondere al consigliere che ha presentato una interrogazione con l’appoggio di tutto il centro destra.


16 dicembre 2009 - La Sicilia

Fiat, sindacati in piazza il 22 dicembre «Su Termini Imerese non si scherza»

Roma - Slai Cobas, Rdb e Sdl Intercategoriale annunciano «per martedì 22 dicembre una manifestazione nazionale a Roma in occasione dell'incontro Fiat-governo-sindacati collaborazionisti». Lo comunicano le sigle sindacali in una nota. «Col cosiddetto piano Marchionne la Fiat - si legge nel comunicato - con l'avallo sostanziale del governo si appresta a chiudere da subito gli stabilimenti di Arese e Termini Imerese, a dimezzare Pomigliano d'Arco e ridimensionare in progressione l'intero gruppo auto nella prospettiva di un pesante azzeramento della produzione in Italia in funzione della delocalizzazione verso l'estero».
Secondo Slai Cobas, Rdb e Sdl «Fiom-Fim-Uilm, dopo avere accettato in questi anni - nascondendolo ai lavoratori - la sostanza antioperaia del piano Marchionne, ancora oggi insistono nella strategia di divisione di fatto del conflitto sindacale tra gli stabilimenti in immediato pericolo, e tra questi e tutti gli altri. Una scelta scellerata - si legge ancora nella nota - che mette i lavoratori in concorrenza tra loro, all'evidente scopo di aziendalizzare, indebolire e controllare la lotta operaia per renderla compatibile alle politiche di concertazione/consociazione politica e sindacale».
Il polo industriale di Termini Imerese «deve essere salvaguardato, per oggi e per il futuro». È l'auspicio del segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, espresso a Bologna, a margine della conferenza dei presidenti di Legacoop. «Termini Imerese - ha detto - è una grande realtà produttiva e ci lavorano attorno ai 3.000 lavoratori, tra diretti e indiretti. Quindi non si può scherzare, non si può dire la Fiat va o resta, i cinesi arrivano o non arrivano. Non si affrontano così problemi di queste dimensioni».
Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom torinese, in un incontro organizzato per fare il punto con la Regione Piemonte sulla crisi, a proposito della Fiat dice: «È il momento di pretendere dalla Fiat impegni seri per il Paese. E questo dovrebbe farlo il governo. Non c'è nessun produttore mondiale di auto - ha detto Airaudo - che non abbia nel suo portafoglio prodotti una vettura elettrica. Non capisco perché nessuno chieda a Marchionne per quale motivo non produca l'auto elettrica in Italia e si accetti che vada a farla in America. C'è la capacità per realizzarla qui e in particolare a Torino, ci sono fior di ingegneri del Politecnico e dello stesso Centro Ricerche Fiat».
Sul vertice del 22 dicembre tra governo, Lingotto e sindacati, il segretario della Fiom torinese ha ribadito che il sindacato «non accetterà alcuna soluzione che non preveda la salvaguardia di Termini Imerese. Marchionne ha le sue convinzioni, noi le nostre. Vogliamo sapere che cosa si produrrà in ogni sito e quali siano i prodotti del futuro».


16 dicembre 2009 - Il Giorno

«Le ospiti dell'ex pisichiatrico restino qui»
CODOGNO IL SINDACALISTA BIGNAMINI CONTRARIO AL TRASFERIMENTO AL FATEBENEFRATELLI

CODOGNO - «DICIAMO con forza no al trasferimento delle ospiti dell'ex psichiatrico di Codogno al Fatebefratelli di San Colombano. Le utenti non sono un pacco e non sono una merce di scambio all'interno di un accordo sindacale». È duro il commento di Gianfranco Bignamini, sindacalista Rdb, sulla firma del patto che «sancisce di fatto il licenziamento di 12 operatori dell'Rsa codognese» e, per Bignamini, mette in pratica il futuro avvento di una Fondazione nella gestione. «Per la Rsa di Codogno di viale Gandolfi scatterà la ristrutturazione e la trasformazione dei vecchi edifici in una casa di riposo (per 56 ospiti) che, secondo noi, verrà poi affidata ai privati», ribadisce. «NON SIAMO d'accordo su quello che accadrà e non abbiamo firmato l'accordo che hanno sottoscritto Cgil, Cisl, Uil e Confsal. Per noi un punto fermo è che le pazienti devono restare a Codogno e la struttura deve restare in mano pubblica. I posti di lavoro del Fatebenefratelli devono essere salvaguardati, ma non possono diventare merce di scambio con le pazienti che vengono spostate come pacchi postali». Ieri è saltato l'incontro fra Asl, Fatebenefratelli e sindacati. I vertici dell'istituto religioso non si sono presentati. Pare però che per i 56 lavoratori a rischio del polo di San Colombano si aprano scenari favorevoli. «L'Asl ha garantito altri 40 pazienti all'azienda per scongiurare i tagli», rivela Stefano Lazzarini (Confsal).

Invalido accusa il Comune «Mi spostano per punirmi»
CAMBIO DI MANSIONE CONTESTATO
di Davide Bortone

ABBIATEGRASSO - UN DIPENDENTE comunale si autodenuncia: «Lavoro troppo poco». Sembra una barzelletta, invece è la realtà. Piero Sebri ha scelto questa via per far conoscere alla città le difficoltà che sta vivendo come dipendente del Comune di Abbiategrasso, dove ricopre anche incarichi sindacali per conto del Sindacato dei Lavoratori (SdL). «Sono invalido al 75 per cento - spiega - cardiopatico in attesa di trapianto, con una scheda di valutazione dell'attività svolta nell'anno 2008 in cui i giudizi sono tutti molto scarsi, "al di sotto delle aspettative", compresa la "cortesia e disponibilità nei confronti degli utenti". Addirittura sono "non valutabile" per "professionalità (non rispetto delle norme di sicurezza, per evitare il verificarsi di condizioni ed eventi pericolosi per sé e per gli altri)". Ebbene - continua il lavoratore - il segretario generale Carmelo Fontana ha disposto che uno come me debba lavorare presso gli uffici dei Servizi sociali, con le seguenti mansioni: "Sorveglianza all'ingresso, accoglienza degli utenti e orientamento ai diversi uffici". Ritengo ci siano delle contraddizioni e provocazioni molto pesanti. Il sottoscritto, portatore di defibrillatore cardiaco, è stato mandato ai Sevizi sociali per fare, in pratica, il bodyguard degli operatori sociali e di qualche presunto responsabile». Da contratto, Sebri dovrebbe lavorare 36 ore. È per quelle che è pagato. «In realtà - rivela - visti gli orari dell'ufficio e le mansioni che mi sono state affidate, lavoro solo 14 ore e mezza. È chiaro che mi sorge una domanda da porre alla direzione del personale: vorrei sapere cosa sorveglio io all'ingresso e quali utenti devo accogliere e orientare ai diversi uffici, se questi sono chiusi al pomeriggio, escluso il solo giorno di lunedì?». Per l'Amministrazione replica il segretario generale Carmelo Fontana, chiamato in causa da Piero Sebri. «Per quanto mi consta - dichiara Fontana - il dipendente svolge presso gli uffici di via San Carlo le stesse mansioni che svolgeva in Piazza Marconi. Per altro verso, preciso che le "punizioni" passano esclusivamente attraverso sanzioni disciplinari già definite nella sede della Direzione provinciale del lavoro».


16 dicembre 2009 - Libertà

«Anziani, no al trasloco da Codogno a San Colombano»

CODOGNO - (m. s.) «Ribadiamo con forza il nostro parere contrario al trasferimento delle ospiti dell'ex psichiatrico di Codogno al Fatebefratelli di San Colombano al Lambro. Le utenti non sono un pacco e soprattutto non sono una merce di scambio all'interno di un accordo sindacale». E' duro il commento di Gianfranco Bignamini, sindacalista autonomo Rdb, sulla firma del patto che «sancisce di fatto il licenziamento di dodici operatori dell'Rsa codognese» e, secondo Bignamini, mette in pratica il progetto dell'avvento di una Fondazione nella gestione.
«Per la Rsa di Codogno in viale Gandolfi - afferma Bignamini - scatterà la ristrutturazione e la trasformazione dei vecchi edifici in una casa di riposo (per 56 ospiti) che, secondo noi, verrà poi affidata ai privati. Noi non siamo assolutamente d'accordo su quello che accadrà e non abbiamo firmato l'accordo che invece hanno sottoscritto Cgil, Cisl, Uil e Confsal. Per noi un punto fermo è che le pazienti devono rimanere a Codogno e la struttura deve soprattutto restare in mano pubblica».
«I posti di lavoro del Fatebenefratelli - conclude l'esponente Rdb - devono certamente essere salvaguardati, ma non possono diventare merce di scambio con le pazienti che vengono spostate come pacchi postali».


16 dicembre 2009 - Il Giornale di Vicenza

RdB pubblico impiego

Vicenza - Alla circoscrizione 3, in viale della Pace, alle 14.30, incontro regionale delegati del pubblico impiego, con Paola Palmieri responsabile nazionale RdB.


16 dicembre 2009 - Maremma Oggi

Provincia di viterbo. Spese per il personale, le delegazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil, RdB Cub, suplm, Feneal hanno abbandonato la riunione con la parte pubblica

Viterbo - Le delegazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, RdB Cub, suplm, Feneal, hanno ieri,14/12/09, interrotto e abbandonato la riunione con la parte pubblica, appena venuti in possesso del prospetto pluriennale delle spese per il costo del personale. Dal 2007 al 2010 la provincia ha diminuito unilateralmente di 1000.000 di euro il costo del personale dipendente incidendo sul salario accessorio e sul mancato reintegro del personale pensionato.Dal 2007 al 2010 sono stati spesi 1.500.000 euro per pagare le segreterie politiche ed il Direttore generale.Nello stesso periodo è stato speso 1.000.000 di euro in più, pagando le agenzie di lavoro interinale per la fornitura di lavoro precario fuori dalle procedure selettive di verifica di merito e congruenza. Bastano solo questi 3 dati per capire che:
1. I banchetti di S. Rosa, le auto di rappresentanza, il cambio dei mobili degli assessorati li hanno pagati i dipendenti lavorando al posto dei pensionati non rimpiazzati per fare cassa
2. la stabilizzazione dei cantieri scuola, degli Lsu e la trasformazione del loro part time in tempo pieno è stato pagato con risorse destinate ai dipendenti in ruolo e non con fondi dell’Ente.
3. la mancanza di fondi per incrementare progetti, per sviluppare nuovi servizi, per incentivare adeguatamente il lavoro di tutti i lavoratori non era imputabile ad un destino vile ma allo sperpero sistematico di risorse sull’altare della politica, della ricerca del consenso e anche del bell’apparire.
Le OOss richiedono quindi unitariamente e immediatamente per il bilancio anno 2010:
· L’impegno a reintegrare nel fondo personale dipendente almeno 500.000 euro
· Impegno a non reiterare sotto alcuna forma i contratti con il personale addetto alle segreterie politiche ex art. 90
· Pubblicazione degli indicatori qualitativi e quantitativi del lavoro precario presso l’ente
· La progressiva trasformazione in altra forma meno onerosa dei contratti di somministrazione
AVEVAMO IL SOSPETTO CHE I SOLDI MANCASSERO SOLO PER I LAVORATORI MA SCOPRIRE CHE I LAVORATORI PAGAVANO I CONTI LASCIATI DALLA POLITICA e’ FRANCAMENTE TROPPO!!!
RdB cub viterbo


16 dicembre 2009 - MB news

Inps Monza, due ore di sciopero: "La Brianza ha diritto a una sede provinciale"
di Marco Mologni

Monza - Due ore di sciopero per protestare contro la "quasi promozione" della sede di Monza dell’Inps: che da una parte non sarà soppresso. Ma dall’altra non ha neppure ottenuto la dignità di Ufficio provinciale, e resterà condannato a restare sotto l’ala dell’Inps di Milano. Un verdetto che alla Rsu del personale dell’Inps di Monza non è decisamente andato giù. Ieri per quattro ore i lavoratori si sono riuniti in assemblea. E alla fine il verdetto è stato duro: sciopero. Rsu Inps Monza, Fp-Cgil, Cisl-Fps Uilpa Cisal e Rdb-Cub hanno scelto la linea della protesta a oltranza: "Esprimiamo la nostra completa insoddisfazione rispetto all’inserimento di Monza nell’Area Metropolitana Milanese e della sua definizione come Filiale di Coordinamento – protesta il sindacalista Marco Marino -. Abbiamo già indetto due ore di sciopero per protestare contro una decisione ingiusta per il nostro territorio e se non ci sarà un ripensamento la protesta proseguirà a oltranza. La Brianza ha diritto a una sede Inps provinciale".


16 dicembre 2009 - Il Cittadino

«Le pazienti dello psichiatrico non siano merce di scambio»

Codogno - «Le donne dell’ex psichiatrico devono restare nella struttura di Codogno». Nome di spicco delle rappresentanze sindacali di base (Rdb), Gianfranco Bignamini non usa mezzi termini nell’affrontare la spinosa questione dell’annunciato trasferimento al Fatebenefratelli di San Colombano delle pazienti dell’ex psichiatrico (oggi Rsa) di Codogno: una vicenda, questa, che Bignamini non esita a definire «scandalosa» e su cui il sindacalista annuncia battaglia. «Ricordiamocelo bene: queste donne rappresentano un pezzo di storia di Codogno, hanno legittimo diritto ad una dignità di persona - incalza Bignamini -. Per questo è come minimo inaccettabile che ora vengano usate come merce di scambio per salvare i posti di lavoro a rischio al Fatebenefratelli. Sia chiaro: i posti di lavoro sono sacrosanti. Non vanno però salvati con manovre vergognose, bensì con accordi e trattative da farsi direttamente con i vertici del Fatebenefratelli». La questione è di estrema attualità e pure Bignamini non intende perdere tempo. Proprio per questo il sindacalista chiede un incontro urgente con i vertici provinciali dell’Asl. «Questo incontro si deve fare entro breve - dichiara -. Se così non fosse, non esiterò a portare l’Asl davanti al Prefetto». La vicenda del trasferimento delle donne dell’ex psichiatrico di Codogno al Fatebenefratelli sta catalizzando il dibattito territoriale da settimane. I piani dell’Asl sono chiari: trasferimento delle attuali pazienti a San Colombano, quindi riconversione futura dell’Rsa in una nuova casa di riposo per ospitare anziani oggi in lista di attesa negli altri ricoveri del Lodigiano. «Ma questo sarebbe solo il primo passo verso una svendita futura al privato della Rsa- sbotta Bignamini -. È il piano dell’ex direttore generale Andrea Belloli che ritorna e che prevedeva una Fondazione proprio all’ex psichiatrico. Noi però non ci stiamo». Per il sindacalista la questione deve così tornare oggetto di confronto. «Noi riteniamo fondamentale che l’Rsa di Codogno resti struttura pubblica- conclude il sindacalista- E in essa vi devono restare le donne dell’ex psichiatrico». E la parte di edificio non terminata, il cui restyling sta per ripartire? «I soldi per rimetterla a posto ci sono- dice Bignamini- L’Asl la sistemi e la converta pure in una nuova casa di riposo. Che sia però pubblica, non svenduta al privato solo per fare cassa».


16 dicembre 2009 - Tempo Stretto

Piano interventi di messa in sicurezza. L’Ordine degli Ingegneri chiede un incontro con il commissario Lombardo
Il presidente Santi Trovato considera opportuno il coinvolgimento di chi "dal 5 ottobre, a titolo gratuito, è stato impegnato nella verifica di agibilità degli abitati". A Ponte Schiavo il consiglio di quartiere chiede il ripristino della pubblica illuminazione
di Elena De Pasquale

Messina - Alla notizia del piano di interventi di messa in sicurezza del territorio nelle zone alluvionate che qualche giorno fa il commissario Lombardo ha detto essere in via di definizione, segue oggi la richiesta di un incontro urgente da parte del presidente dell’Ordine degli Ingegneri Santi Trovato. Quest’ultimo, infatti, sottolineando il lavoro svolto negli ultimi mesi, a titolo gratuito, da numerosi professionisti del settore per verificare le condizioni strutturali di oltre 800 abitati, chiede un’occasione di confronto con il commissario per l'emergenza ed i tecnici da lui nominati, prima della stesura finale del documento. Trovato, infatti, pur sottolineando l’assoluta utilità del Piano in via di definizione, considera al tempo stesso necessario prendere in considerazione il parere ed i risultati raccolti in occasione dei sopralluoghi effettuati dal 5 ottobr in poi, così da ottenere uno strumento di intervento ancor più valido e completo. Intanto giunge notizia che il presidente dell’ottava Commissione Parlamentare Ambiente, Territorio e Lavori pubblici, in visita nei villaggi di Messina lo scorso 5 dicembre, ha accolto la richiesta presentata dal deputato Germanà sulla convocazione dei presidente degli ordini professionali di ingegneri, architetti e geologi della provincia di Messina. "Il presidente Angelo Alessandri – afferma Germanà – ha fissato l’incontro per il prossimo 12 gennaio alla ripresa dell’attività parlamentare". Il deputato ribadisce inoltre quanto dichiarato nel corso della riunione avuta a Palazzo Zanca nel giorno del sopralluogo della commissione, chiedendo la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra Stato-Regione-Comune. Da Messina sud giungono invece nuove richieste di interventi urgenti per Ponte Schiavo da parte del consiglio del Primo Quartiere. Nel villaggio infatti da diverse sere, secondo quanto denunciato dal consigliere Natale Trsichitta, manca l’illuminazione per un guasto all’impianto elettrico causato dal nubifragio, su ancora non si è intervenuti. Il rappresentante di circoscrizione nel rivolgersi al sindaco Buzzanca e all’assessore Isgrò, sottolinea gli enormi disagi arrecati soprattutto agli studenti sfollati di Giampilieri Superiore, "i quali nelle ore serali, con i doppi turni, frequentano l’Istituto Comprensivo " L. da Vinci " di Ponteschiavo. Quel tratto di strada è completamente al buio". Nuova iniziativa invece da parte dei comitati per le zone alluvionate. Venerdì infatti, alle 19.30, presso la Sala Ausilia di Itala, si terrà un incontro dibattito pubblico sul tema: "Dissesto del territorio e/o dissesto delle istituzioni? Qaule politica per la sicurezza del territorio? Quali soluzioni alla precarietà dell’ambiente e del lavoro?". Ad intervenire Giacomo Di Leo, comitato "NO FRANE" della riviera jonica messinese; Fabrizio Nigro, geologo, dipendente Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sez. di Palermo; Giuseppe Lanza, presidente Associazione Civica "collettivo Santa Margherita Marina"; Saro Visicaro, osservatorio per i diritti dei minori "Lucia Natoli"; Salvatore Granata, segretario regionale di Legambiente; Luca Cangemi, segretario regionale Prc; Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL. E poi ancora i lavoratori del NOLU (Nucleo Organizzato Lavoratori Uniti); un rappresentante della Rete No Ponte, un rappresentante Rdb "Vigili del Fuoco", un rappresentante della Cub e dei Cobas. L’invito è esteso a tutti gli altri comitati presenti su territorio e ai rappresentanti di Cgil, OrSa, Legambiente, Wwf, il Cip, il Movimento Popolare Giampilieri e a tutta la cittadinanza.


16 dicembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Municipio
Cobas, conclusa l’occupazione

Taranto - È rientrata la protesta dei disoccupati organizzati aderenti allo Slai Cobas di Taranto - un centinaio in tutto - che hanno trascorso la notte negli uffici del Comune per ribadire la loro richiesta di essere impegnati nel servizio di raccolta differenziata porta a porta. I disoccupati hanno interrotto il presidio nel Comune dopo aver ottenuto la promessa di un incontro con il presidente della Regione, che si terrà il 22 dicembre a Bari, alla presenza del sindaco Stefàno.


15 dicembre 2009 - Ansa

FIAT: SLAI COBAS-RDB-SDL, MANIFESTAZIONE 22 DICEMBRE A ROMA
CONTRO PIANO MARCHIONNE E DELOCALIZZAZIONE ALL'ESTERO

(ANSA) - ROMA, 15 DIC - Slai Cobas, Rdb e Sdl Intercategoriale annunciano «per martedì 22 dicembre una manifestazione nazionale a Roma in occasione dell'incontro Fiat-governo-sindacati collaborazionisti». Lo comunicano le sigle sindacali in una nota. «Col cosiddetto piano Marchionne la Fiat - si legge nel comunicato - con l'avallo sostanziale del governo si appresta a chiudere da subito gli stabilimenti di Arese e Termini Imerese, a dimezzare Pomigliano d'Arco e ridimensionare in progressione l'intero gruppo auto nella prospettiva di un pesante azzeramento della produzione in Italia in funzione della delocalizzazione verso l'estero». Secondo Slai Cobas, Rdb e Sdl «Fiom-Fim-Uilm, dopo aver accettato in questi anni - nascondendolo ai lavoratori - la sostanza antioperaia del piano Marchionne, ancora oggi insistono nella strategia di divisione di fatto del conflitto sindacale tra gli stabilimenti in immediato pericolo, e tra questi e tutti gli altri. Una scelta scellerata - si legge ancora nella nota - che mette i lavoratori in concorrenza tra loro, all'evidente scopo di aziendalizzare, indebolire e controllare la lotta operaia per renderla compatibile alle politiche di concertazione/consociazione politica e sindacale».

LAVORO:ISPRA;ASSEMBLEA PRECARI,ESTENDERE PROTESTA ALTRI ENTI

(ANSA) - ROMA, 15 DIC - Nessun risultato soddisfacente dalla trattativa svoltasi ieri tra i sindacati e la struttura commissariale che guida l'Ispra, l'istituto di ricerca ambientale occupato dai lavoratori precari dalla sera del 24 novembre scorso. Lo ha reso noto oggi l'assemblea generale dei precari degli enti di ricerca, indetta ieri da Usi/Rdb Ricerca nella sede di via Casalotti a Roma. Nell'incontrl è stata approvata una mozione in cui, oltre a manifestare la solidarietà ai lavoratori dell'Ispra, è stata espressa la volontà di estendere la protesta a tutti gli altri enti di ricerca. L'Usi/Rdb Ricerca ha sottolineato la necessità di aprire un tavolo politico con il Ministero dell'Ambiente «per affrontare la situazione e dare risposte concrete ai lavoratori precari che entrano oggi nella quarta settimana di occupazione».


15 dicembre 2009 - Omniroma

ISPRA, RDB-CUB:NULLA DI FATTO DA TRATTATIVA CON STRUTTURA COMMISSARIALE

(OMNIROMA) Roma, 15 dic - «L'assemblea generale dei precari della ricerca, che si è svolta ieri, lunedì 14 dicembre, presso la sede Ispra occupata, ha visto la partecipazione di oltre 150 delegati e lavoratori provenienti da tutti gli Enti Pubblici di Ricerca. Molti gli interventi in rappresentanza di Enea, Iss, Inran, Inea, Cra, ecc., nei quali, oltre ad esprimere solidarietà, è stata manifestata la ferma volontà di unirsi alle lotte dei lavoratori Ispra e ad estenderle in tutti gli enti di ricerca. Nel tardo pomeriggio di ieri si è poi svolto il secondo round della trattativa tra la struttura commissariale che guida l'Ispra e le Organizzazioni sindacali. Per Usi RdB, che sta conducendo l'occupazione sul tetto dell'istituto, anche il tavolo di ieri non ha prodotto risultati minimamente soddisfacenti. Appare dunque sempre più evidente la necessità di un tavolo politico con il Ministro Prestigiacomo, per affrontare la situazione e dare risposte concrete ai lavoratori precari che entrano oggi nella quarta settimana di occupazione». Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub.

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 15 dic - ....- Presidio sotto l'Acea indetto da RdB Energia Acea, Cobas Energia Acea, Sdl Intercategoriale, Attac Roma e Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua contro i cambiamenti climatici. Piazzale Ostiense 2 (ore 10.00 - 14.00)....


15 dicembre 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 44 - 2Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Il Cnr sempre più in cerca di profitti nega il parcheggio all'Ise di Verbania
* C'è davvero poco da festeggiare
* Ex Icram, 3 mln di euro scomparsi e poi riapparsi
* Consulenza inutile, risarcimento mite
* Riordino enti di ricerca, decreto in Parlamento
* Ufficio stampa missing a piazzale Aldo Moro?
* Il sito www.usirdbricerca.it supera i 500 mila accessi
* Sereno Natale e Felice 2010 dalla redazione del Foglietto


15 dicembre 2009 - La Città di Salerno

I precari urlano: «Mafiosi». Presidio davanti al teatro Augusteo
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SALERNO - "Mafiosi","Buffoni". Così un gruppo di manifestanti ha accolto davanti al teatro Augusteo ministri e sottosegretari. Sono poche decine, in gran parte esponenti del precariato della scuola e dell'Università, con l'unica sigla sindacale della Rdb Cub. Gli striscioni recitano che "L'Università pubblica" non si tocca, e sbeffeggiano la delegazione governativa con un "Salerno ospita il circo". Sono lì dalle 14.30, mezz'ora prima dell'orario fissato per l'appuntamento governativo. Urlano "buffoni" quando arrivano i primi ministri, e ripetono un "mafiosi, mafiosi" quando dal teatro esce il ministro della giustizia, Alfano. I manifestanti restano dietro le transenne, guardati a vista dalle forze dell'ordine. Nessun contatto con i membri del Governo. «Io le persone che protestano le ho sempre ricevute - precisa il ministro Gianfranco Rotondi - ma da domenica, con l'aggressione al premier, la politica italiana è cambiata».


15 dicembre 2009 - Roma Notizie

ISPRA OCCUPATO: NULLA DI FATTO DA TRATTATIVA CON STRUTTURA COMMISSARIALE

Roma - L’assemblea generale dei precari della ricerca, che si è svolta ieri, lunedì 14 dicembre, presso la sede IPSRA occupata, ha visto la partecipazione di oltre 150 delegati e lavoratori provenienti da tutti gli Enti Pubblici di Ricerca. Molti gli interventi in rappresentanza di ENEA, ISS, INRAN, INEA, CRA, ecc., nei quali, oltre ad esprimere solidarietà, è stata manifestata la ferma volontà di unirsi alle lotte dei lavoratori ISPRA e ad estenderle in tutti gli enti di ricerca. Nel tardo pomeriggio di ieri si è poi svolto il secondo round della trattativa tra la struttura commissariale che guida l’ISPRA e le Organizzazioni Sindacali. Per USI RdB, che sta conducendo l’occupazione sul tetto dell’istituto, anche il tavolo di ieri non ha prodotto risultati minimamente soddisfacenti. Appare dunque sempre più evidente la necessità di un tavolo politico con il Ministro Prestigiacomo, per affrontare la situazione e dare risposte concrete ai lavoratori precari che entrano oggi nella quarta settimana di occupazione.
Mozione approvata dall’assemblea del 14/12/2009:
L’assemblea generale dei precari degli enti di ricerca indetta da USI/RdB Ricerca nella sede ISPRA occupata di via Casalotti esprime la massima solidarietà ai lavoratori precari in lotta e si impegna a sostenere la vertenza ISPRA fino al raggiungimento degli obbiettivi prefissati: difesa del posto di lavoro, riconoscimento del carattere subordinato di tutti i rapporti di lavoro precari, costruzione di un percorso di stabilizzazione. Obiettivi che coincidono pienamente con il rilancio dell’Ente. L’assemblea si impegna inoltre ad estendere la lotta contro la precarietà, in difesa della ricerca pubblica, per il ritiro del pacchetto Treu e della Legge 30, per il rilancio dell’ISPRA e di tutti gli Enti Pubblici di Ricerca. A questo scopo, nell’ambito delle iniziative già previste da RdB/CUB contro la precarietà, USI/RdB chiamerà alla mobilitazione i lavoratori, precari e non, in tutti gli Enti di Ricerca in opposizione alle politiche di precarizzazione e smantellamento della Ricerca Pubblica


15 dicembre 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. Rinviato a lunedì prossimo l’incontro...

Civitavecchia - Rinviato a lunedì prossimo l’incontro in Regione per discutere sui licenziamenti Icpl. Dalla Pisana è finalmente arrivata la convocazione: il 21 dicembre tutti i soci e le organizzazioni sindacali si siederanno intorno a un tavolo per cercare una soluzione ai 21 licenziamenti che la dirigenza dell’Interportoa ha predisposto.
Intanto ieri mattina le sigle sindacali hanno incontrato il presidente di Icpl Ferdinando Bitonte, che ha manifestato la volontà di procedere sulla strada della mobilità. I sindacati però non sono voluti entrare nel merito della questione e hanno chiesto la sospensione delle procedure, proprio in vista del vertice alla Regione. E alla fine Bitonte ha concesso la proroga riconvocando le parti per mercoledì 23. «Siamo riusciti - spiega Giancarlo Ricci dell’Rdb - a ottenere una sospensione nell’attesa che del tavolo regionale. Siamo fiduciosi e speriamo di riuscire a trovare una soluzione per scongiurare i licenziamenti».(G.Am.)

Anagni - La Cigs in deroga per i 1300 lavoratori della Videocon...

Anagni - La Cigs in deroga per i 1300 lavoratori della Videocon di Anagni scadrà il 31 marzo. Ieri sera, all’Unione industriali di Frosinone, è stato firmato l’accordo che prevede la proroga di un mese del provvedimento per tutti gli operai. Inizialmente la Cigs in deroga scadeva il 28 febbraio. In questo modo si scongiura l’apertura della procedura di mobilità che poteva essere fatta già da oggi e che ora si posticipa di almeno un mese. Nel frattempo si cercherà di chiudere il quadro sul nuovo proprietario. A tal proposito oggi a partire dalle ore 18 nuovo incontro al Ministero Dello Sviluppo Economico. Verranno esaminati due nuovi progetti di riconversione, quello del Gruppo di 8 imprenditori cinesi e quello con a capo un magnate arabo che prevede al suo interno anche alcuni indiani. Ma ieri sulla firma dell’accordo si è confermata la divisione del sindacato. Non hanno infatti partecipato all’incontro la Cisl e la Sdl. La Cgil che sembrava inizialmente scettica, ha invece firmato. Soddisfatto il rappresentante della Cisal, Massimo Arilli. «E’ un grande risultato, abbiamo scongiurato l’apertura della procedura della mobilità che poteva avvenire già domani (oggi, ndr)».
Critica la Cisl: «Questo accordo per noi è un ulteriore regalo agli indiani che possono continuare a giocare ed individuare soluzioni. Noi siamo per le cose certe, non per allungare i tempi» ha tuonato Mariano Ranieri della Cisl.(Em.Pap.)

Ascoli. Continuano, a rilento, i reintegri dei lavoratori alla Manuli...
di ENNIO MANCINI

Ascoli - Continuano, a rilento, i reintegri dei lavoratori alla Manuli. Dopo i 55 operi tornati in fabbrica la scorsa settimana, ieri ne sono stati reinseriti poco più di un trentina. Complessivamente sono circa 90, che vanno ad aggiungersi ai capi reparto e ai manutentori esterni, per complessive 105 unità lavorative. Oggi come oggi, però, alla Manuli si lavora, ma non si produce. Proprio così, i macchinari girano a vuoto. Gli operai lavorano su due turni giornalieri con orario ridotto e senza mensa: riceveranno tutti un buono mensa e, per tutti, l’orario lavorativo verrà pagato per intero (8 ore giornaliere). Le linee di produzione più che tirar fuori tubi o gomma, girano in prova, in costante verifica. Un modo questo per meglio prepararle per quando si tornerà a produrre a pieno regime (non prima di Natale), ma è sicuramente un modo molto insolito. Forse anche per questo sono operativi oggi solo i due terzi della manodopera che verrà effettivamente impegnata nella produzione. I restanti operai da reinserire, circa una cinquantina, verranno riassunti per il turnover che l’azienda intende compiere ogni sei mesi. E sui nomi di chi è tornato c’è molto dissenso. Diversi, secondo quanto riferiscono gli stessi operai, sarebbero coloro che oggi lavorano ma che fino allo scorso mese di luglio erano occupati in ben altri settori. «E’ assolutamente necessario chiarire chi deve rientrare dice preoccupato Marsilio Antonucci della Cisl perché, se ci sono stati reintegri da altri reparti, questa è una cosa che non va bene. Ci vuole maggiore chiarezza». E su questo argomento Andrea Quaglietti di Sdl non le manda a dire: «Ad oggi sono rimasti fuori dallo stabilimento ben 20 operai che stavano nei reparti che torneranno a produrre. Posso capire che non sono stati richiamati quelli che hanno un’anzianità lavorativa elevata ma gli altri hanno il diritto di lavorare». Si profila una guerra tra poveri sulla quale la Manuli sembra voler procedere di propria iniziativa senza alcun confronto sindacale. «Abbiamo chiesto maggiore chiarezza all’Azienda» dice ancora Quaglietti. «Ci è stato risposto che è inopportuno incontrarci perché quanto c’era da dire è stato tutto detto. Nessuno riuscirà a tapparci la bocca perché se l’azienda pensa realmente di voler intavolare la discussione su un’attività antisindacale si sbaglia di grosso. Il presidio sta sempre lì, resterà lì proprio a monito che vengano fatte le cose correttamente, uguali per tutti». Ed entro oggi o domani dovrebbe esserci l’incontro tra Manuli e sindacati confederali per decidere come spalmare gli incentivi (3,7 milioni di euro) a favore dei cassintegrati o quanti hanno deciso di lasciare volontariamente il lavoro. Un incontro differito dallo scorso 3 dicembre quando l’azienda non si presentò in Confindustria. E’ un passo urgente quello di ripartire i fondi perché i lavoratori non hanno ricevuto incentivi né per il mese di novembre e, presumibilmente, neanche per dicembre. L’azienda ha anticipato, per conto dell’Inps, 800 euro di cassa integrazione.


15 dicembre 2009 - Tuscia web

Vetralla servizi - Se il Comune non si presenterà con atti formali
"Rdb non firmerà la proroga di cassa integrazione"

15 dicembre 2009 - New Tuscia

CASSA INTEGRAZIONE PER I LAVORATORI DELLA VETRALLA SERVIZI:
mercoledì incontro in Regione

15 dicembre 2009 - On Tuscia

VETRALLA SERVIZI, LA RDB: "E' ARRIVATA L'ORA DELLA VERITA'"

VETRALLA - Mercoledì 16 dicembre 2009, alle ore 10,00 Il comune di Vetralla, la Vetralla Servizi e le OO.SS. sono convocate presso la regione Lazio, per discutere della Cassa integrazione della società Vetralla servizi per il 2010. Finora da parte del Sindaco e del Presidente del consiglio del comune di Vetralla abbiamo ascoltato solo buone intenzioni, dichiara Lino Rocchi della RdB CUB Viterbo, finalmente vedremo se le loro sono state promesse da "marinaio" oppure manterranno l’intenzione di formalizzare la re-internalizzazione dei servizi e dei lavoratori. La RdB non firmerà una proroga della cassa integrazione anche per il 2010, se il Comune di Vetralla non si presenterà al tavolo con atti formali e concreti che vadano in tale direzione. Comprendiamo lo spettro di perdere il lavoro dei 23 dipendenti rimasti, ma non possiamo sopportare che ci sia un ulteriore spreco di risorse pubbliche. La Società Vetralla Servizi, come tutte le "Partecipate" degli enti locali della nostra provincia, è destinata a morire, le possibilità di mantenerla in piedi non vanno oltre il 31 dicembre del 2010 e con grande spreco di denaro pubblico. L’unica soluzione, per risparmiare soldi delle casse comunali, non disperdere professionalità qualificate e non depauperare servizi ai cittadini, è quella di re-internalizzare, tesi sostenuta anche dall’ANCI, dal fantomatico "Tavolo tecnico", da tutti gli esperti ascoltati, e dalla RdB CUB. Avrà il coraggio Il Sindaco Marconi di fare la cosa giusta, conclude Rocchi, o vorrà barcamenarsi per un altro anno per poi licenziare e mettere in mezzo alla strada 23 famiglie di suoi concittadini? Tra meno di 24 ore avremo la risposta, e se sarà negativa la RdB insieme ai lavoratori che vorranno farlo inasprirà la vertenza, fin dove i dipendenti saranno disposti a seguirci.
RdB CUB Viterbo (Lino ROCCHI)


15 dicembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Il Governo a Salerno: collaboriamo con De Luca
Mano tesa da Brunetta: «Se posso aiutarlo, lo farò» In strada protestano i precari, città blindata
di Umberto Adinolfi

SALERNO — Città blindata per accogliere, ieri pomeriggio, i ministri Renato Brunetta, Gianfranco Rotondi, Angelino Alfano e Mara Carfagna e i sottosegretari Viespoli e Crosetto, intervenuti a «Governincontra» al teatro Augusteo. E mentre fuori impazzava la contestazione dei precari della scuola, in sala si riaffermava il feeling tra il sindaco De Luca, rimasto fino alla fine, seduto per quasi quattr’ore, e il Pdl. Cinquanta tra automezzi blindati e macchine di scorta, oltre trecento uomini tra polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia municipale a presidiare Palazzo di Città. Intorno all’edificio misure di sicurezza eccezionali, con un elicottero che sorvolava l’intera area del centro storico. Non poteva mancare il dissenso, pacifico e civile, di chi si oppone alle scelte di questo governo. Su via Roma, infatti, i precari della scuola, i vigili del fuoco e i sindacati di base dei lavoratori dell’università hanno esposto i propri striscioni di contestazione. Fischi e cori di disapprovazione («buffoni, buffoni») hanno salutato l’arrivo delle auto blu. Molte le defezioni all’ultimo momento, a causa dell’aggressione subita da Berlusconi. Assenti i ministri Maroni, Matteoli, Bondi e Fitto, i sottosegretari Cosentino e Pizza. In una sala gremita soprattutto da sindaci con fasce tricolori, amministratori locali e simpatizzanti del Pdl, il ministro Rotondi ha introdotto l’evento partendo da quanto accaduto domenica a Milano: «Attenzione, qui si sta giocando col fuoco. Esiste un clima dell’odio contro questo governo e soprattutto contro il premier, evidente nei tanti siti internet che inneggiano ad ammazzarlo». Restando in tema, il guardasigilli Alfano: «Insieme al ministro Maroni stiamo pensando di allargare il reato di istigazione alla violenza ed apologia di reato ai gruppi presenti su Facebook e siti simili». È stata poi la volta di Renato Brunetta, che ha stupito tutti, aprendo ad una stretta collaborazione con il sindaco De Luca: «Ognuno faccia il suo mestiere, ma non sarò certo io a mettere il bastone tra le ruote al sindaco di Salerno. Anzi, se posso dargli una mano, ben venga. Occorre superare stereotipi e partiti, quelli che hanno buona volontà devono stare dalla stessa parte ed io sto dalla parte di sindaci come De Luca». Prima della ministra Carfagna, è intervenuto il sottosegretario Viespoli: «Il Governo per la Campania ha individuato 114 milioni di euro per il 2009 per la cassa integrazione e la mobilità in deroga. A ciò si aggiungono 54 milioni per gli Lsu. Questa è la prova che oltre alla quantità delle risorse c’è il problema della qualità delle risorse e della pubblica amministrazione: al Sud c’è deficit di progettualità, il problema non sono i soldi ma l’incapacità di progettare per risolvere i problemi».


15 dicembre 2009 - Julie news

Morte capodogli per licenziamento ricercatori Ispra, sdegno dell'Italia dei Diritti

FOGGIA - "Sulla vicenda dei cetacei morti sulle spiagge pugliesi non possiamo che censurare l'operato del Ministro Prestigiacomo che annunciava l'avvio di una squadra speciale a tal proposito". Queste le prime parole del responsabile per il Lavoro e l'Occupazione dell'Italia dei Diritti Giuseppe Criseo alla notizia del licenziamento dei ricercatori precari dell'Ispra - Istituto per la ricerca ambientale - al ventesimo giorno di protesta sul tetto della sede di via di Casalotti a Roma. Nonostante la lotta hanno fornito tutto il loro contributo e le loro competenze nell'avvistamento degli squali in Sicilia e avevano un piano per salvare i capodogli sulle spiagge pugliesi bloccato dal mancato avvio della task force annunciata dal Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Incalza così l'esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: "Gli intenti e gli annunci non bastano, occorre intervenire concretamente. Gli specialisti esistono e sono coloro che lavorano all'Ispra, ricercatori precari. Dove vogliamo andare se continuiamo su questa strada, senza dare i meriti a chi ha dimostrato il proprio valore sul campo? I ricercatori proseguono la loro lotta e intanto i cetacei muoiono, risultato della politica dell'apparire". Alle polemiche di Criseo si aggiungono quelle del responsabile per la Tutela degli Animali dell'Italia dei Diritti Marco Di Cosmo: "Mentre i grandi del mondo fanno finta di occuparsi di ambiente a Copenaghen, in Italia i cambiamenti climatici danno già i loro effetti. Ne sono testimonianza i decessi degli ultimi capodogli spiaggiati tre giorni fa lungo il litorale di Foce Varano. Nel frattempo le persone competenti, cioè i ricercatori che ogni giorno si adoperano per monitorare e salvaguardare il più grande patrimonio italiano della biodiversità, vengono bloccate e addirittura licenziate. Ciò avviene perché questo schizofrenico e poco lungimirante Governo, anziché tagliare finalmente gli inutili privilegi della casta politica, preferisce fare economia su tutte quelle attività che consentono di produrre non solo posti di lavoro ma di valorizzare il patrimonio ambientale nazionale. A nome dell'Italia dei Diritti - conclude Di Cosmo - esprimo solidarietà alle proteste dei ricercatori poiché chi ci va realmente di mezzo sono gli animali: oggi è toccato ai cetacei ma la lista delle specie a rischio di estinzione ogni anno che passa aumenta sempre di più".


15 dicembre 2009 - La Stampa

Dischi. Esce "Oggi mi alzo e canto!" con l’ex Groovers
Pronto anche il nuovo cd jazz di Carlo Bernardinello
Operai e mondine nel rock da lavoro di Anelli & Co.
«Romantic» è l’album del batterista novarese. Hanno collaborato Migliardi e Allifranchini
di MARIA PAOLA ARBEIA e PAOLO USELLINI

Novara - La «premiata cooperativa Anelli» sforna un disco che per tanti motivi merita attenzione: «Oggi mi alzo e canto!» propone, tra altri, i brani che erano intonati da mondine e operai e qui sono rivisitati in chiave rock’n folk. Atteso ritorno, con nuovi stimoli e ideali di sempre, quello del rocker Michele Anelli da Lesa, 45 anni. Già consigliere provinciale di Rifondazione, confida: «Di questi tempi con la chitarra in mano mi sento meglio che in politica. Osservo, penso e canto». Ora è leader di una nuova line-up, la formazione, che coinvolge gli amici ex «Groovers» Evasio Muraro «Eva» e Paolo Montanari «Pol», i giovanissimi figli Elia, Gioele e Matteo (10 anni), la moglie cantante Federica Diana «Fede», più Lorenzo Prealoni (ex «In the Kitchen»), Michele Berti, Elena Toscan e Anna Marra. Altra uscita in cd con Dna novarese è firmato Carlo Bernardinello: qui si viaggia su nuovi itinerari di jazz europeo.
«Oggi mi alzo e canto!» di Anelli & Co. comprende 14 brani che vanno da «O cara moglie» a «Sciur padrun...» a «Se otto ore vi sembran poche», per un totale di 43 minuti di ritmi e parole dedicate «alle persone che lavorano e ai loro diritti - sottolineano Felice Lanni e Romeo Cavalli dell’Rdb-Cub, sindacato che promuove il disco -. Tra le soluzioni più curiose spiccano "O cara moglie" di Della Mea e "La leva" di Pietrangeli e brani quasi dimenticati come "Le opere di Bartolomeo", portato a Sanremo senza successo dai Roles e Cowsills, o "Il lavoro" di Pieretti». Del critico e autore Gianni Lucini il libretto. Per dettagli: www.siamoiribelli.org; www.thegroovers.net oppure mick@siamoiribelli.org. Anelli: «E’ un cammino che continua, il nostro, tra rientri e nuove leve. Mi emoziona riscoprire con i figli alcuni valori e testimonianze che sono l’ossatura di molti nostri dischi e della mia formazione culturale». «Romantic» è invece il nuovo cd di Bernardinello, prosecuzione ideale del progetto musicale «Artist’s Dreams». Spiccano le collaborazioni di Lars Jansson, talentuoso pianista svedese, Wally Allifranchini sax e flauto, Alberto Mandarini tromba e flicorno, Rudy Migliardi trombone e Fabio De March basso. Il disco include brani di Bernardinello e Jansson tra i quali «More Human», ricco di creatività melodica e che ha permesso a Carlo di scoprire, anni fa, le qualità comunicative di Lars il quale firma «Inner Room» e «More Human» con le caratteristiche armonico-melodiche delle atmosfere scandinave «Romantic» è la ballad d’apertura di Bernardinello: «Mi sta molto a cuore l’affiatamento tra noi musicisti. Un divertente gioco di complicità emotiva che vogliamo condividere con chi ama o scopre il jazz».


15 dicembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno

La protesta Vogliono un posto nella raccolta dei rifiuti
Disoccupati e Cobas mettono sotto assedio Palazzo di città
In 200 chiedono un lavoro al sindaco
di Cesare Bechis

TARANTO — Non mollano la presa i disoccupati organizzati da Slai Cobas la cui protesta va avanti da mesi. Sono duecento e tutti puntano, attraverso la raccolta differenziata porta a porta, a rovesciare la loro condizione, da disoccupati storici in persone con un lavoro. Il progetto, però, ancora non esiste, anche perché richiede una quindicina di milioni per essere messo in pratica, ma è stato ventilato durante una delle tante riunioni in prefettura da un dirigente della Regione. Da allora questo è diventato il loro obiettivo perché l’unico in grado di garantire l’occupazione di tutti. Ieri mattina, di buon’ora, hanno preso d’assalto ancora una volta Palazzo di città occupando le sale del primo piano ed esponendo striscioni dai balconi. Hanno invano atteso di parlare con il sindaco Stefàno per spingerlo a chiedere al presidente della Regione Nichi Vendola un appuntamento. Chiedono una parola chiarificatrice e definitiva. I finanziamenti eventuali per avviare il progetto della raccolta casa per casa sono regionali e vengono triangolati dagli Ato ai Comuni. Quindi il vero interlocutore dei disoccupati è la Regione, piuttosto che l’amministrazione comunale semplice tramite in questa vertenza. Slai Cobas sottolinea che la raccolta porta a porta, oltre a dare una sistemazione a duecento persone, raggiungerebbe altri due obiettivi di cui gli amministratori devono tener conto. Uno di carattere ambientale e l’altro economico. Con la differenziata l’azienda di igiene urbana (Amiu) otterrebbe notevoli economie e questa dovrebbe essere, secondo i Cobas, la molla decisiva a realizzare il progetto.
A Taranto, per ora, la raccolta differenziata viene fatta soltanto nel quartiere Solito-Corvisea ma prevede la partecipazione dei cittadini che devono poi conferire le buste con i rifiuti differenziati in centri di raccolta predisposti. Durante la protesta di ieri, Palazzo di città era presidiato dai vigili del fuoco, perché alcuni disoccupati erano saliti sui cornicioni minacciando di lanciarsi di sotto, dai poliziotti oltre che dai vigili urbani ormai abituati alla presenza quasi giornaliera di senza lavoro e senza casa. Ieri hanno protestato ancora per la mancanza di riscontro alla loro richiesta di incontro. «Quando le parole non sono seguite dai fatti - hanno dichiarato i loro rappresentanti - si tratta solo di chiacchiere. Non ce ne andremo fino a quando non sarà fissata la data dell’incontro a Bari». Non hanno ottenuto risposta, anche perché il sindaco non era a Palazzo di città, ma forse oggi a Bari potrebbe esserci un incontro tecnico per chiarire alcuni aspetti sulla fattibilità finanziaria e organizzativa della raccolta porta a porta che, per Taranto, sarebbe un’assoluta novità.


15 dicembre 2009 - Il Piccolo

TRASPORTO PUBBLICO URBANO
Tt, la Provincia tenta di mediare
Zollia: troppi conflitti tra azienda e lavoratori Volantini al Broletto

Trieste - «Apriremo un tavolo di confronto a tre con Provincia, Trieste trasporti e rappresentanti sindacali per tentare di risolvere un confronto tra azienda e lavoratori che sta diventando eccessivamente conflittuale». L’annuncio è stato dato ieri dall’assessore provinciale alle infrastrutture Vittorio Zollia che già oggi incontrerà personalmente i vertici di Tt: l’amministratore delegato Cosimo Paparo e il direttore generale Piergiorio Luccarini.
La decisione di Zollia è stata presa dopo l’incontro che l’assessore ha avuto ieri con gli esponenti di tutte le sigle sindacali rappresentate all’interno dell’azienda: RdB, Cgil, Cisl, Uil, Faisa e Ugl. All’alba di ieri infatti un gruppo di lavoratori e di sindacalisti si è presentato ai cancelli del deposito del Broletto per consegnare volantini e spiegare i motivi della protesta agli autisti che uscivano con i bus per le prime corse del mattino. «Solo qualche minuto di rallentamento - ha fatto sapere l’azienda, ma non sono saltati nessun servizio e nessuna corsa». «Eravamo un centinaio di persone di tutte e sei le sigle sindacali - ha replicato Willy Puglia delle RdB - abbiamo provocato ritardi di oltre mezz’ora. La situazione è molto tesa e la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza dei lavoratori è stato il fatto che Tt addebita ora agli autisti il pagamento dei danni subiti dai mezzi per incidenti durante il servizio. L’ultimo caso è stato di 4.500 euro, ma in una situazione precedente a un autista sono stati chiesti addirittura 20 mila euro».
«Già nel mio incontro con i vertici di Ttp - ha annunciato Zollia - intendo chiarire la questione dei pagamenti addebitati agli autisti, ma ne approfitteremo per cominciare ad affrontare anche le questioni più generali che saranno approfondite nel tavolo che costituiremo nel tentativo di smussare un contraddittorio che si va facendo eccessivamente aspro.
Frattanto venerdì sera per un guasto si sono spenti gli impianti semaforici che fermano il flusso delle auto in via Comemrciale in coincidenza con i passaggi del tram di Opicina. «Il ripistino è questione di ore», ha fatto sapere ieri Tt.(s.m.)


14 dicembre 2009 - Corriere.it

VENTESIMO GIORNO DI OCCUPAZIONE DELLA SEDE DI VIA CASALOTTI
«Potevamo salvare i capodogli, invece gli specialisti saranno licenziati»
I ricercatori dell'Ispra ancora sul tetto contro i tagli: siamo capaci di aiutare i cetacei, ma ci mandano via

ROMA - Sono ancora sul tetto. Al ventesimo giorno di occupazione della sede di via Casalotti, a Roma. Nonostante il freddo, la pioggia. E il Natale in avvicinamento. «Noi resteremo qui ad oltranza», avevano detto. Lo stanno facendo. E nonostante la loro situazione non sembri destinata a migliorare, i lavoratori dell'Ispra, Istituto per la ricerca ambientale, fanno sapere: «Non dimentichiamo i nostri doveri verso l’ambiente in generale e le creature marine in particolare».
SQUALI E CAPODOGLI - La lotta e la preoccupazione per il loro futuro non ha impedito infatti di lavorare all’avvistamento di squali in Sicilia e pensare a un intervento per i nove capodogli che in questi giorni si sono arenati e sono morti sulle spiagge pugliesi. «Gli specialisti dell’Ispra avrebbero tutte le competenze per costituire una task force capace di intervenire, con mezzi adeguati, per cercare di salvare questi grandi cetacei – secondo la coordinatrice USI RdB Ricerca dell’ISPRA, Emma Persia – invece i ricercatori precari che se ne occupano stanno per essere licenziati». E’ stata la stessa Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, spiegano, ad annunciare la costituzione di una simile task force, «ma le sue parole sono contraddette dall’inerzia sul rinnovo dei contratti e l’immissione in ruolo proprio dei lavoratori che si occupano di questi delicati interventi».
L'INTERVENTO - «Anche l’8 dicembre, giorno festivo, mentre ci trovavamo sul tetto abbiamo fornito assistenza tecnica alla Capitaneria di Porto Empedocle, che ci segnalava lo spiaggiamento di uno squalo - proseguono i ricercatori Ivan Consalvo e Massimiliano Bottaro - Nel nostro Istituto vengono catalogati tutti gli avvistamenti di specie protette e minacciate di estinzione, oltre che la presenza di pesci tropicali, sempre più diffusi nel nostro mare a causa del riscaldamento globale».


14 dicembre 2009 - TRC giornale

Privatizzazione acqua, le Rdb/Cub incalzano il Comune

Civitavecchia - Una riunione con l'amministrazione comunale per informare i lavoratori della cessione del settore idrico da parte del Comune all'Acea Ato 2. Tornano a chiederla le Rdb/Cub Enti Locali, che già il 4 dicembre avevano scritto al sindaco ed all'assessore al Personale per discutere queste problematiche, senza però ricevere risposta. Flavio Zeppa sottolinea però che nel frattempo continuano le riunioni al Pincio tra l'amministrazione comunale e l'Acea, senza che i sindacati vengano resi partecipi delle contrattazioni e delle decisioni. "Interi settori della pubblica amministrazione sono in subbuglio – dichiara Flavio Zeppa – ed a pagare le nefandezze politiche del sindaco Moscherini e dell’assessore Vinaccia sono i dipendenti, preoccupati della loro sorte lavorativa e familiare. Nel ribadire la nostra totale convinzione che l’acqua è un bene primario pubblico e come tale va gestita e controllata dal Comune e non affidata a privati, riteniamo necessario ed urgente una riunione con l’amministrazione al fine di informare questi lavoratori e di tutelarne i loro diritti".


14 dicembre 2009 - Civonline

«L’amministrazione comunale disattende le regole sindacali»

CIVITAVECCHIA - Rdb-Cub Federazione sindacale di Civitavecchia, lo scorso 4 dicembre, ha inviato una lettera per richiedere un incontro urgente con il sindaco Moscherini e l’assessore al Personale, per discutere dei problemi dei lavoratori del settore idrico che verrà privatizzato. «Nessuna risposta è tutt’ora pervenuta», si lamentano i sindacati che vedono minacciati i diritti dei loro lavoratori: «Da più di un mese si susseguono incontri al Comune tra amministrazione e Acea - aggiungono - eppure nessuno informa la Rsu comunale e le organizzazioni sindacali territoriali». Inoltre il sindacato torna a precisare che «l’acqua è un bene primario pubblico e come tale va gestito e controllato dal Comune e non affidato a privati». I Sindacati a questo punto attendono una riunione al Pincio, al fine di potere informare i lavoratori sul loro futuro professionale. «In questo modo - commentano - l’amministrazione comunale disattende le regole sindacali previste dai contratti e dalle leggi».


14 dicembre 2009 - La Tua Voce

TFR: STORIA DI UN FURTO ANNUNCIATO
di Lino Rocchi

14 dicembre 2009 - New Tuscia

STORIA DI UN FURTO ANNUNCIATO

14 dicembre 2009 - Uno Notizie

FINANZIARIA E TFR / un terzo dell'intera Finanziara coperta dagli accantonamenti del tfr dei lavoratori. Chi li garantisce?

14 dicembre 2009 - Occhio Viterbese

Storia di un furto annunciato

VITERBO - La decisione del Governo di utilizzare oltre 3 miliardi di Euro provenienti dagli accantonamenti del Tfr dei lavoratori a copertura di un terzo dell'intera Finanziaria è un "furto annunciato", afferma Lino ROCCHI della RdB VT, (nella foto) già dalla decisione di trasferire il Tfr dalle aziende ai fondi pensione, ed all'Inps era chiaro che i "risparmi" dei lavoratori affidati ai fondi pensione sarebbero diventati carta straccia, e quelli all'Inps sarebbero stati utilizzati dal Tesoro a copertura di esigenze che nulla hanno a che vedere con la previdenza dei lavoratori. Non ci stupisce quindi questo, ma il fatto che Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, che hanno fortemente voluto e sostenuto il trasferimento del Tfr ai fondi pensione e lo smantellamento, di fatto, dell'istituto del Tfr, oggi si stupiscano dell'uso che il Governo ne intende fare. Poco più di due anni fa, il governo di centrosinistra, le confederazioni sindacali ed i "sindacatini" che oggi si "stracciano le vesti", ebbero la faccia tosta di presentare la riforma del TFR come un vantaggio per i lavoratori, annunciando che i fondi pensione sarebbero cresciuti sul mercato finanziario e che il TFR "inoptato" sarebbe stato, in ogni caso, "garantito" dall’Inps. In realtà, è accaduto l’opposto, i fondi pensione sono stati colpiti dalla crisi con una perdita che va dal 3 al 7%, ed il TFR depositato all’Inps è diventato il Bancomat del governo, esattamente come avevano denunciato e previsto il sindacalismo di base, gli unici che si erano opposti. Quel 84,8% di lavoratori del privato che, anche grazie alla nostra campagna di informazione, prosegue Rocchi, non ha ceduto alla tentazione di conferire il proprio TFR ai fondi pensione rischia oggi di vedere i propri "risparmi", (ricordiamo che il Tfr è in realtà un salario differito), andare in fumo. Certo, meglio dei loro colleghi che, attirati "nell’orto dei miracoli dal gatto e la volpe di turno", hanno scelto incautamente i fondi, perché ora con una crisi che sta rallentando, ma, solo per i padroni, chi è stato licenziato, o rischia di perdere nel prossimo futuro il posto di lavoro, non ha più nemmeno il paracadute di quei pochi Euro della "liquidazione" per tirare avanti qualche mese nella speranza di tempi migliori, perché i loro soldi sono "Blindati" nei fondi pensione e non rientrano nelle disponibilità dei lavoratori. E chi ora teme per i propri soldi e singolarmente vorrebbe uscire dai fondi non può farlo, peggio di una trappola per topi. Non solo la RdB diffida il governo dall'utilizzare questi fondi in modo diverso da quello che è il loro unico scopo, conclude Rocchi, ovvero garantire la buonuscita dei lavoratori, ma ritiene che sia ormai improcrastinabile l'introduzione di una norma che almeno consenta od ogni singolo lavoratore di fare marcia indietro e di riprendersi i propri risparmi, ci troviamo di fronte da un lato, ad un gigantesco condono per i grandi evasori fiscali e dall'altro, al sequestro di tre miliardi dalla "buonuscita" dei lavoratori, non è questo che ci si aspetta da una legge Finanziaria.


14 dicembre 2009 - Leggo

Torino. Sciopero di quattro ore dei mezzi pubblici...

Torino - Sciopero di quattro ore dei mezzi pubblici, oggi a Torino, organizzato dalla segretaria sindacale Cub-Rdb. Il servizio urbano e suburbano (escluse le linee 43, 46b e 19) si fermerà dalle 17,30 alle 21,30. Stesso orario (dalle 17,30 alle 21,30) per il metrò, mentre per le linee extraurbane e quelle urbane 43, 46b e 19 lo stop andrà dalle 10,30 alle 14,30. Per quanto riguarda le ferrovie Torino-Ceres e Canavesana lo sciopero andrà dalle 9 alle 13. In ogni caso, sarà assicurato il completamento delle corse in partenza entro l’orario di inizio dello sciopero. Maggiori informazioni potranno essere richieste al numero verde Gtt 800-019152.(C.Fer./ass)


14 dicembre 2009 - La Città di Salerno

Oggi Governoincontra. In arrivo otto ministri

Salerno - Otto ministri e quattro sottosegretari sbarcheranno oggi a Salerno per "Governoincontra", l’iniziativa promossa dal Ministro per l’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi, per avvicinare le istituzioni ai problemi dei territori. Contestualmente sia gli insegnanti precari che il sindacato Rdb hanno organizzato un presidio di protesta in piazza Amendola. Critico anche Luigi Ciancio (Uil): «Rischia di essere solo una passerella».


14 dicembre 2009 - Gazzetta del Mezzogiorno.it

Disoccupati sul cornicione del Comune di Taranto
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TARANTO - Una cinquantina di persone, aderenti al comitato spontaneo 'Disoccupati organizzati' dello Slai Cobas, questa mattina ha occupato gli uffici del Comune di Taranto. Alcuni di loro sono saliti su un cornicione del palazzo di città. I disoccupati chiedono un incontro con la Regione Puglia per discutere di progetti sulla raccolta differenziata porta a porta e lamentano il fatto che dagli uffici regionali non sia giunta ancora alcuna risposta concreta. Lo Slai Cobas chiede anche l'avvio di corsi di formazione e forme di sostegno al reddito.


13 dicembre 2009 - Ansa

GOVERNO: DOMANI PRESIDIO RDB-CUB IN PIAZZA A SALERNO

(ANSA) - SALERNO, 13 DIC - Un presidio di protesta, promosso dalla Federazione nazionale delle rappresentanze sindacali di base Rdb-Cub. si terrà domani alle 15, in piazza Amendola a Salerno, in concomitanza con 'Governoincontrà, l'appuntamento al teatro Augusteo della città campana dove è annunciata la presenza di sette ministri e un collegamento video con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Sarà la solita rappresentazione mediatica - si legge nella nota sindacale dell'Rdb-Cub - di una casta politica e imprenditoriale che non ha alcuna volontà di affrontare e risolvere i problemi reali della gente: disoccupazione, mancanza di reddito economico e sociale, precarietà. Presentiamo loro il conto del peggiore governo degli ultimi 150 anni. Manifestiamo insieme il nostro dissenso, in un fronte comune di resistenza contro corrotti e corruttori, truffatori e pifferai della propaganda del lusso e dell'effimero, manipolatori della realtà, predatori ingordi di immense risorse pubbliche frutto del sudore di milioni di lavoratori onesti che pagano le tasse alla fonte ma stentano ad assicurare a loro e alle loro famiglie un vita dignitosa e un briciolo di speranza per il futuro. Facciamo appello di partecipare al presidio - conclude la nota - a cittadini, pensionati, lavoratori, precari, studenti, disoccupati, cassintegrati che stanno pagando insieme a noi la crisi».

AMBIENTE:PRECARI ISPRA,CI LICENZIANO MA NOI SALVIAMO CETACEI
MINISTRO VUOLE TASK-FORCE? CONTRADDETTA DA STOP RINNOVO CONTRATTI

(ANSA) - ROMA, 13 DIC - «Ci licenziano, ma siamo noi che salviamo le balene». È la protesta dei ricercatori precari dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), giunti al ventesimo giorno di occupazione del tetto nella loro sede di Roma, che sottolineano come l'intenzione del ministro dell'Ambiente di istituire una task force 'salva-cetaceì sia contraddetta dalla «inerzia sul rinnovo dei contratti» dei lavoratori che si occupano di tali interventi. «La lotta - affermano i ricercatori precari - non ci ha impedito, anche in giorni festivi, di lavorare all'avvistamento di squali in Sicilia e pensare a un intervento per i nove capodogli che in questi giorni si sono arenati e sono morti sulle spiagge pugliesi». Gli specialisti dell'Ispra «avrebbero tutte le competenze per costituire una task force capace di intervenire, con mezzi adeguati, per cercare di salvare questi grandi cetacei - afferma la coordinatrice USI RdB Ricerca dell'Ispra Emma Persia - invece i ricercatori precari che se ne occupano stanno per essere licenziati». È stata lo stesso ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ricordano i ricercatori, «ad annunciare la costituzione di una simile task force, ma le sue parole sono contraddette dall'inerzia sul rinnovo dei contratti e l'immissione in ruolo proprio dei lavoratori che si occupano di questi delicati interventi». «Anche l'8 dicembre, giorno festivo, mentre ci trovavamo sul tetto del nostro Istituto, abbiamo fornito assistenza tecnica alla Capitaneria di Porto Empedocle, che ci segnalava lo spiaggiamento di uno squalo», sottolineano i ricercatori Ivan Consalvo e Massimiliano Bottaro, ricordando come all'Ispra vengano catalogati tutti gli avvistamenti di specie protette e minacciate di estinzione, oltre che la presenza di pesci tropicali, sempre più diffusi nel nostro mare a causa del riscaldamento globale.


13 dicembre 2009 - Villaggio Globale

Il caso Ispra
Capodogli - Al lavoro i precari che saranno licenziati
Sul tetto della sede per protestare da 20 giorni contro i prossimi licenziamenti. Interpellati nell'avvistamento di squali in Sicilia mentre la fantomatica task force per i nove capodogli che in questi giorni si sono arenati e sono morti sulle spiagge pugliesi, è stato solo fumo e propaganda

I precari Ispra, giunti al ventesimo giorno di occupazione del tetto nella loro sede di via Casalotti, a Roma, nonostante la drammatica situazione occupazionale non dimenticano i loro doveri verso l'ambiente in generale e le creature marine in particolare. La lotta non gli ha impedito infatti, anche in giorni festivi come oggi e quello dell'Immacolata, di lavorare all'avvistamento di squali in Sicilia e pensare a un intervento per i nove capodogli che in questi giorni si sono arenati e sono morti sulle spiagge pugliesi, senza che ci sia stato un gruppo di ricercatori capace di salvarli. Gli specialisti dell'Ispra avrebbero tutte le competenze «per costituire una task force capace di intervenire, con mezzi adeguati, per cercare di salvare questi grandi cetacei - secondo la coordinatrice Usi RdB Ricerca dell'Ispra, Emma Persia - invece i ricercatori precari che se ne occupano stanno per essere licenziati».
È stata la stessa ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ad annunciare la costituzione di una simile task force, ma le sue parole sono contraddette dall'inerzia sul rinnovo dei contratti e l'immissione in ruolo proprio dei lavoratori che si occupano di questi delicati interventi. «Anche l'8 dicembre, giorno festivo, mentre ci trovavamo sul tetto abbiamo fornito assistenza tecnica alla Capitaneria di Porto Empedocle, che ci segnalava lo spiaggiamento di uno squalo - proseguono i ricercatori Ivan Consalvo e Massimiliano Bottaro -. Nel nostro Istituto vengono catalogati tutti gli avvistamenti di specie protette e minacciate di estinzione, oltre che la presenza di pesci tropicali, sempre più diffusi nel nostro mare a causa del riscaldamento globale».


13 dicembre 2009 - Aprile online

Ispra, una lotta che ci riguarda tutti
La riflessione. Ispra in lotta: non si tratta solo di ricerca e di sperimentazione ma anche del controllo e della protezione dei siti che riguardano ben ottomila km di coste italiane. In questo governo c'è insensibilità, superficialità, ignoranza oppure un preciso disegno che va smascherato? Il merito di quei giovani ricercatori è quello di legare con la loro lotta la grande questione sociale del "precariato" con quella ambientale
di Giancarlo Girardi

Sembra davvero singolare la coincidenza della vicenda dei ricercatori Ispra, che hanno cercato e trovato visibilità in queste settimane con la loro protesta simile a quella di altri lavoratori in questi mesi, con il vertice mondiale sul clima e l'ambiente a Copenaghen. Lì si parla della sopravvivenza del Pianeta per i prossimi cinquanta anni e degli indispensabili investimenti per contenere le emissioni nocive, qui invece si chiede la sopravvivenza di centinaia di posti di lavoro necessari per difendere il nostro ed altrui territorio. "Non sparare sulla ricerca", essi affermano, perché si rischia la distruzione di un patrimonio di intelligenze e di esperienze accumulato faticosamente in tanti anni, un delitto per l'ambiente, la cultura, l'intera società. Eppure si tratta non solo di ricerca e di sperimentazione ma anche del controllo e della protezione dei siti che riguardano ben ottomila km di coste italiane. In questo governo c'è insensibilità, superficialità, ignoranza oppure un preciso disegno che va smascherato? Il primo atto dell'attuale legislatura fu quello di creare Ispra per un migliore funzionamento dell'intero ministero dell'Ambiente, successivamente si cambiarono i direttori generali e si decapitò la commissione delle AIA, quella che decide delle autorizzazioni a produrre delle grandi aziende. In seguito si nominò commissario, un ex prefetto, per la gestione delle risorse umane dell'Istituto, il quale ha affermato di recente che il suo unico problema rimane quello di ricollocare 15 funzionari e che il resto è stato enfatizzato nelle ultime settimane dai media, per cui tutti i contratti precari sono destinati a decadere di conseguenza alla loro scadenza naturale. Nei fatti entro la fine di quest'anno escono cinquecento ricercatori, la metà circa dell'intero organico. Il lavoro, quello iniziato e futuro, andrebbe esternalizzato a società private, perché lì non è possibile, è noto, si possano annidare "fannulloni". Si privatizzano i controlli e le bonifiche e con essi la salute e la sicurezza dei cittadini, beni pubblici e diritti costituzionali. Eppure l'operazione non va fatta per ripianare i conti dello Stato, la "coperta troppa corta" dei conti pubblici, perché il bilancio Icram è fortemente in attivo. Nel rendiconto 2008 a fronte di costi per lo Stato pari a 7 milioni di euro, i progetti preparati ed eseguiti, gran parte da questi precari, hanno fatto incassare all'Istituto ben 40 milioni da fondi europei, da altri ministeri, regioni, provincie e privati. Quindi questi giovani e meno giovani che si vogliono licenziare si pagano ampiamente i loro sudati guadagni, lo fanno volentieri perché la difesa dell'ambiente è per molti di loro una missione, una scelta di vita. Essi sono lì, in queste ore, alle intemperie ed a "tempo indeterminato" sino alla soluzione del "loro e nostro problema", sul terrazzo dell'Istituto. I cittadini di Casalotti lo hanno compreso, bene e subito, non facendo mancare la loro solidarietà morale e materiale. Questi lavoratori sono lì, i loro censori ed avversari possono vederli attraverso una webcam 24 ore su 24. Si sono resi visibili a tutti ed anche controllabili. Non cederanno, consapevoli che in gioco non è solo il loro futuro. Il merito, per tutti noi una lezione, è quello di legare con la loro lotta la grande questione sociale del "precariato" con quella "ambientale". Il disegno del governo è molto chiaro e preciso, spetta alla politica intervenire.


13 dicembre 2009 - Quotidiani rete Repubblica

Morti gli ultimi due capodogli
Autopsia per chiarire lo spiaggiamento. Smaltimento difficile

FOGGIA - Sono morti ieri mattina i due capodogli rimasti agonizzanti dei sette spiaggiati 4 giorni fa per cause ancora sconosciute lungo il litorale della Foce Varano. Sabato si era discusso se interrompere l’agonia con una iniezione letale ma il ministero dell’Ambiente si era opposto all’eutanasia. Stretti in uno specchio d’acqua poco profondo, sono morti asfissiati per lo schiacciamento del diaframma.
Una riunione in prefettura si terrà oggi per lo smaltimento delle carcasse, molto urgente visto che nella zona si è ormai diffuso un forte tanfo dovuto alla decomposizione. Va trovato un sito in cui sotterrare le carcasse senza che i processi di decomposizione abbaino effetti negativi sull’ambiente. Le carcasse pesano circa 13 tonnellate ciascuna e sono spiaggiate in una zona litoranea di sabbia e macchia mediterranea difficilmente raggiungibile con automezzi idonei. Un camin si è ribaltato non appena la carcassa è stata caricata. I biologi e gli esperti del centro nazionale studi sui cetacei hanno eseguito due autopsie per capire le cause dello spiaggiamento di massa. L’Asl ha invitato la cittadinanza e i curiosi a non recarsi sulla spiaggia, non si esclude che i capodogli siano morti per una malattia.
«Ci licenziano, ma siamo noi che salviamo le balene»: è la protesta dei ricercatori precari dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), giunti al 20º giorno di occupazione del tetto nella loro sede di Roma, che sottolineano come l’intenzione del ministro dell’Ambiente di istituire una task force ‘salva-cetacei’ sia contraddetta dalla «inerzia sul rinnovo dei contratti» dei lavoratori che si occupano di tali interventi.


13 dicembre 2009 - Il Manifesto

PRECARIETÀ Qualche scatto «di sinistra»
Contro la «legge 30» anche un referendum
di Francesco Piccioni

Dopo un anno e mezzo passato a capire dove si era sbagliato e a ricostruire formazioni uscite malconce dalla sconfitta elettorale e dalle successive scissioni, la sinistra «extraparlamentare» prova a prendere l'iniziativa su temi che riguardano direttamente la vita di decine di milioni di persone. A fine gennaio, con molta probabilità, sarà lanciata la campagna per la raccolta di firme per tre referendum decisamente «popolari»: contro il nucleare, la privatizzazione dell'acqua e la «legge 30».
I primi due sono delle new entry (il 1987 è lontano e «dimenticato» dall'attuale governo) e non presentano aspetti problematici. Dal punto di vista giuridico non ci sono problemi neppure per quello sulla «legge 30», che vanta già un quesito referendario presentato nell'ottobre del 2007 dal sindacato di base SdL. Una iniziativa che riscosse molte adesioni, sia politiche (in pratica tutta Rifondazione comunista, diversi dilibertiani, Giulietto Chiesa, ecc; vedi www.bastaprecarieta.org) che sindacali (da Giorgio Cremaschi allo Snater, ecc).
La raccolta delle firme, però, non fu fatta partire. Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale SdL, ricorda le difficoltà a passare alla «fase operativa» da parte di «formazioni che in quel momento erano al governo» con Prodi. E «noi eravamo coscienti che, da soli, non avremmo potuto riuscirci» (ci sono solo 90 giorni di tempo per raccogliere almeno 700.000 firme).
Naturalmente, da queste parti non dispiace che l'aria sia cambiata e che ora si possa fare sul serio. E pensano anche di avere qualche esperienza importante da mettere in campo. «La materia è complicata, perché - per esempio - se abolisci la legge 30 sparisce il co.co.pro. ma torna il co.co.co., che è anche peggio. Ci sono poi tutta una serie di leggine, norme, interpretazioni che hanno peggiorato di molto il quadro contrattuale. Fatto e magari vinto il referendum, servirebbe comunque una legge per mettere ordine nella materia recependo lo spirito del referendum». Che è poi quello di eliminare le mille forme della precarietà. «Abbiamo valutato a lungo le diverse possibilità - abolizione totale, oppure solo di alcuni articoli - ma alla fine abbiamo scelto la via dell'abolizione secca, che creava meno problemi».
In ogni caso, ricorda Tomaselli, «abbiamo depositato altri due quesiti, oltre quello sulla legge 30; e riguardavano l'abrogazione del decreto 368 del 2001 - che disciplina il lavoro a tempo determinato - e dell'art. 19 sulle rappresentanze sindacali, che con il referendum del '95 autorizza soltanto le sigle firmatarie di accordi a formare le Rsa».
Questo punto intersca «oggettivamente» gli stessi temi toccati dalla proposta di legge popolare sulla rappresentanza sindacale avanzata dalla Fiom, su cui partirà - sempre in gennaio - una raccolta firme.
Paolo Ferrero, segretario del Prc, Conferma la volontà di mettere in agenda a gennaio i tre referendum, anche se formalmente la decisione verrà presa nella prima riunione del comitato politico della Federazione. «Subito dopo proporremo a tutte le forze interessate e disponibili di fare insieme la campagna; a cominciare ovviamente da tutti i sindacati». Interesse anche per la proposta di legge della Fiom, «che appoggiamo in pieno e a cui daremo una mano».
Grande attenzione anche alla formulazione tecnica dei testi. «Si tratta - spiega Ferrero - da presentare più quesiti: una di carattere generale e altri più specifici. Di modo che, se per caso quello generale dovesse essere bocciato, ci sia la possibilità di intervenire sulle fattispecie peggiori».
L'anno che si apre, quindi, vedrà i conflitti di lavoro affiancati da una serie di iniziative che puntano a «tradurre» in legislazione (visto che sul piano politico le attuali forze in parlamento non brillano quanto a «copertura» degli interessi del lavoro dipendente) alcuni bisogni fondamentali dei giovani precari, dei lavoratori, ma anche dei consumatori in generale.


13 dicembre 2009 - Corriere del Veneto

Padova Contestato all’ospedale: «Vai a lavorare»
Rissa Brunetta-Cobas «Il fannullone sei tu» «Mi fate tanta pena»
di Gabriele Galate
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PADOVA — Ha avuto una buona parola per tutti, ieri mattina, il ministro Renato Brunetta. Giunto all’ospedale di Padova in mattinata per una visita «privata» (in realtà ampiamente annunciata a tutti i media da giorni) ai bimbi ricoverati in Oncoematologia pediatrica e per presentare il progetto «Smart inclusion », il titolare della Funzione pubblica ha trovato ad accoglierlo non l’annunciato governatore Giancarlo Galan, ma una delegazione dei Cobas. I sindacalisti della sigla Rdb, sui volti maschere riproducenti il viso del rappresentante di governo che dorme «sottotitolato» dallo slogan «Ci vuole tutti come lui», l’hanno travolto con fischi e grida di contestazione. «Brunetta buffoneee, vai a lavorare!», «Vergogna, sei un provocatore, sono due anni che ci insulti», «Il fannullone sei tu», ha scandito al megafono la delegazione in rappresentanza dei lavoratori di scuola, sanità, Comune e agenzie fiscali. Degna cornice del siparietto un enorme striscione con la scritta: «A differenza del ministro i dipendenti pubblici non dormono».
E’ stato come sventolare il drappo rosso sotto il naso del toro. Brunetta non ci ha visto più, è sgattaiolato tra guardie del corpo, Digos e carabinieri per scagliarsi velocissimo contro Stefano Pieretti, capo delegazione, e sbattergli in faccia una manina con le quattro dita alzate: «Siete solo quattro gatti, bravi, bravi, siete in quattro». Per nulla intimoriti, i contestatori gli hanno concesso il bis di fischi e urla: «Sei un provocatore, per colpa tua la gente va a lavorare malata!». A quel punto il seguito del ministro è riuscito a infilarlo nell’auto blu, tanto lui si era già sfogato con una gran lavata di capo al direttore generale dell’Azienda ospedaliera, Adriano Cestrone, «colpevole» del sit-in. «Non si fa così — gli ha sibilato il titolare della Funzione pubblica, facendogli segno di no col ditino — non è il modo di organizzare le cose. Domani sui giornali ci sarà solo la mia foto con i manifestanti». Inutile spiegargli che un dg non può imbavagliare i sindacati e che è in ben altre faccende affacendato.
«La libertà di manifestazione va bene, ma farlo di fronte ad un contenuto di questo genere mi sembra di cattivo gusto — ha infierito —. Sono venuti a contestare cosa? Che contestino me, ci sono abituato, ma non le cose buone che fa questo Paese e l’abnegazione del personale sanitario: tanta miopia mi provoca una grande tristezza».
Brunetta si riferiva al progetto «Smart inclusion», che entro il 2010 porterà in dodici Oncoematologie pediatriche d’Italia postazioni di computer, con microfono e telecamera, sui letti dei piccoli in isolamento nelle camere sterili. L’iniziativa, sostenuta da ministero della Pubblica amministrazione e realizzata da Telecom con la supervisione del Cnr di Bologna, è partita nel capoluogo emiliano, a Roma e a Padova. E consente ai piccoli di collegarsi con i genitori (a coloro che ne erano sprovvisti il ministero ha donato un pc), la scuola (fornite di lavagne elettroniche per lezioni interattive), giochi e canali Sky dedicati ai bambini. I malati possono inoltre chiamare gli infermieri, che a loro volta li controllano via telecamera. I medici invece consultano la cartella clinica on line. «Non c’è ospedale che non possa utilizzare i servizi di information & communication technology per curare e assistere meglio i malati e per gestire in modo più efficiente le risorse e i costi », ha rilevato.


13 dicembre 2009 - La Città di Salerno

In piazza Amendola un presidio di protesta

Salerno - Cobas, Rappresentanza sindacale di base e Sindacato dei lavoratori hanno promosso per domani alle 14, in concomitanza con la manifestazione Governoincontra, un presidio di protesta in piazza Amendola. "Presentiamo il conto ai ministri di Beriusconi" è lo slogan dell'iniziativa. Motivo della mobilitazione, le scelte di politica economica del Governo contro le quali le organizzazioni dei lavoratori chiedono una decisa sterzata.

Il cammino tutto in salita di chi ha scontato il proprio debito con la giustizia
e i problemi di chi è in cella
«Dopo il carcere difficile trovare lavoro»
II racconto di un ex detenuto: fuori da otto anni ma sono ancora inoccupato

di Maria Laura Pirone

Salerno - "Casa, lavoro, reddito per non andare, per non tornare in carcere". A caratteri cubitali, era questo uno dei messaggi più forti scritti sugli striscioni che ieri mattina hanno attirato l'attenzione di quanti passavano nei pressi della casa circondariale di Fuorni, dove un gruppo dei giovani universitari della "Rete degli studenti" ha dato vita a una giornata di riflessione in memoria delle vittime della strage di Piazza Fontana. Gli universitari, insieme ad ex detenuti, familiari di persone in carcere, esponenti del Comitato di lotta dei corsisti del progetto "Conoscenza e lavoro", Cobas, Rdb e Rsa Cgil, hanno così inteso rinnovare il ricordo «di uno dei giorni più neri della nostra storia repubblicana». «La strage di Piazza Fontana - era spiegato in un volantino distribuito dai partecipanti all'iniziativa - si collega a una serie di avvenimenti drammatici e morti "strane" che partendo da Pinelli, Valpreda fino ad arrivare a Carlo Giuliani, Franco Mastrogiovanni e Stefano Cucchi vedono da una parte l'impunità dello Stato verso gli artefici delle stragi e dall'altra una barbara repressione verso chi si batte per ridare giustizia alle vittime di un disegno eversivo in cui il primo indagato è lo Stato stesso». Tra i manifestanti, anche un ex detenuto, Michelangelo Iovine, rimasto in carcere per 19 anni per scontare il proprio debito con la giustizia e ritornato "alla vita normale" otto anni fa. Ioevine è tra quelli che hanno partecipato al corso di formazione "Conoscenza e lavoro", durato tre anni e conclusosi la scorsa estate. Ora aspetta il bando rivolto alle aziende per completare la formazione con il work experience di sei mesi, visto che "fuori" ha incontrato enormi difficoltà per impiegarsi, tanto che ancora oggi risulta ancora inoccupato. La manifestazione ha puntato l'attenzione sulle condizioni di vita dei detenuti e sul triste capitolo delle morti nei penitenziari. «Secondo una stima aggiornata al 9 dicembre, dall'inizio dell'anno in Italia sono 67 i suicidi avvenuti in carcere su 169 casi di decesso. Inoltre - ha affermato Franz Cittadino, Rsu Cobas del Comune di Salerno - l'assistenza sanitaria è disastrata, numerosi sono i maltrattamenti e le morti per cause non chiare». A Salerno, hanno fatto notare alcuni genitori di detenuti hanno denunciato le spese che bisogna sostenere per l'acquisto dei beni di prima necessità. «Si tratta di costi che non possiamo permetterci ma dobbiamo comunque trovare il modo di dare i soldi ai nostri figli per farli vivere» hanno affermato. Dalla giornata di ieri ci si aspetta che «le istituzioni salernitane pongano maggiore attenzione alla condizione dei detenuti, evitando il sovraffollamento delle unità che causa esasperazione e stati di avvilimento nell'individuo» come ha sottolineato lo studente Mario Garloni. Che ha concluso: «Va attuato, inoltre, un sistema riabilitativo concreto per coloro che hanno scontato la pena e hanno diritto al reinserimento sociale». 


13 dicembre 2009 - Julie news

TFR: Un furto secondo le organizzazioni sindacali

"La decisione del Governo di utilizzare oltre 3 miliardi di Euro provenienti dagli accantonamenti del Tfr dei lavoratori a copertura di un terzo dell'intera Finanziaria è un furto annunciato". "Già dalla decisione di trasferire il TFR dalle aziende ai fondi pensione e all'Inps era chiaro che il risparmio affidato ai fondi pensione sarebbe diventato carta straccia, e quello all'Inps sarebbe stato utilizzato dal Tesoro a copertura di esigenze che nulla hanno a che vedere con la previdenza dei lavoratori". "Dunque, non ci stupisce tanto questo quanto il fatto che Cgil, Cisl, Uil, Ugl, che hanno fortemente voluto e sostenuto il trasferimento del Tfr ai fondi pensione e lo smantellamanto di fatto dell'istituto del TFR, oggi si stupiscano dell'uso che il Governo ne intende fare ". "Non solo RdB diffida il governo dall'utilizzare questi fondi in modo diverso da quello che è il loro unico scopo, ovvero garantire la buonuscita dei lavoratori, ma ritiene che sia ormai improcrastinabile l'introduzione di una norma che almeno consenta od ogni singolo lavoratore di fare marcia indietro e di riprendersi i propri risparmi".

APPROFONDIMENTO: TFR, UN FURTO ANNUNCIATO

La Legge finanziaria procede speditamente verso il voto di fiducia e, in attesa del gettito proveniente dallo scudo fiscale, tra le pieghe della Legge il governo ha introdotto il meccanismo attraverso il quale drenare 3,1 miliardi dal TFR dei lavoratori. Infatti, l'esecutivo, grazie alle norme della "riforma" Prodi del 2007, sottoscritta da CGIL, CISL, UIL e UGL, si appresta ad un prelievo forzoso del TFR depositato all'Inps. Due anni fa, il governo di centrosinistra e le burocrazie sindacali confederali e di destra, ebbero la faccia tosta di presentare la riforma del TFR come un vantaggio per i lavoratori, annunciando che i fondi pensione sarebbero cresciuti sul mercato finanziario e che il TFR "inoptato" sarebbe stato, in ogni caso, "garantito" dall’Inps. In realtà, è accaduto l’opposto. I fondi pensione sono stati colpiti dalla crisi, e il TFR depositato all’Inps è diventato il Bancomat del governo: esattamente come avevano denunciato e previsto il sindacalismo di base, gli unici che si erano opposti. Ora, il governo usa a proprio vantaggio, contro i lavoratori, l’eredità del centrosinistra: purtroppo non solo sul TFR ma, anche, su tanti altri terreni. Insomma, se oggi il governo di centrodestra mette le mani nei risparmi dei lavoratori è perché il governo Prodi gli ha spianato la strada. Prodi lo definì un "accordo verso la concertazione" mentre il suo Ministro dell'Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa Schioppa, noto ai lavoratori del MEF per la destrutturazione del dicastero, "un accordo storico". Le dichiarazioni di soddisfazione da parte del sindacato confederale furono incontenibili: "una buona intesa, un accordo soddisfacente", anche perché, in questo modo, "i lavoratori potranno scegliere liberamente". Era ottobre del 2006 e si respirava grande soddisfazione tra Governo, Confindustria e CGIL, CISL, UIL e UGL anche dopo la sigla dell'accordo che spostava il cosiddetto TFR inoptato quello, cioè, che non viene dirottato dai lavoratori alla previdenza complementare, sul Fondo Tesoreria dell'Inps. Si trattava esattamente della riforma che, oggi, la finta opposizione e la CGIL rimproverano al governo Berlusconi e al ministro Tremonti ma che, in realtà, è il prodotto delle politiche del secondo governo Prodi. Più precisamente, la norma era prevista dalla finanziaria 2007. L'ex presidente del Consiglio, infatti, dichiarava che "quelli del TFR e della previdenza integrativa sono temi centrali per l'impianto della manovra e per le scelte di fondo della politica di governo" mentre, Tommaso Padoa Schioppa, non vedeva l'ora di poter disporre di un Fondo di alcuni miliardi di euro. L'accordo fu raggiunto dopo alcune tribolazioni. Il governo, infatti, voleva trasferire presso l'Inps tutto "l'inoptato", circa 6 miliardi di euro, scatenando la protesta delle piccole e medie imprese che si sarebbero viste così sottrarre una enorme quantità finanziaria molto importante per il loro autofinanziamento. Solo dopo un lungo tira e molla, il padronato di Confindustria, ottenne l'esenzione per le imprese con meno di 50 dipendenti. L'accordo fu siglato nell'ambito del lancio della previdenza complementare, già stabilito dal precedente governo ma che il governo Prodi decise di anticipare di sei mesi, al primo gennaio 2007. Una riforma che prevede l'investimento dei fondi del TFR in appositi fondi di investimento previdenziali, con l'odiosa truffa del silenzio-assenso, e il cui andamento dal 2007 a oggi è stato poco più che disastroso. La burrasca finanziaria che ha colpito il mondo intero si è abbattuta come una mannaia sui risparmi dei lavoratori che, oggi, sono falcidiati e che dovranno attendere molto tempo ancora prima di poter essere rivalutati, a differenza dei fondi mantenuti nel TFR, che si sono rivalutati in misura del 2-3% annuo. Oggi, il Ministro Tremonti, approfitta di quella norma per incamerare circa 3 miliardi di fondi "inoptati" e utilizzarli per far quadrare i conti facendo, quindi, debito, cosa sempre categoricamente esclusa finora. Uno scippo dei soldi dei lavoratori, a cui nessuno ha chiesto il parere, esattamente come accadde tre anni con il governo Prodi. Solo che, allora, a gestire la misura fu il governo di centrosinistra con il consenso esplicito di CGIL, CISL e UIL. E' bene ricordare che per i lavoratori pubblici, gli stessi autori della rapina del TFR dei lavoratori privati, si apprestarono a sottoscrivere all'Aran, con un vero e proprio blitz estivo (1 agosto 2007) "l’Accordo per la costituzione del Fondo Nazionale Pensione Complementare per i lavoratori dei Comparti Pubblici", con la chiara intenzione di non rinunciare al bottino del TFS. La decisione del Governo, quindi, di utilizzare oltre 3 miliardi di euro provenienti dagli accantonamenti del TFR dei lavoratori a copertura di un terzo dell'intera Finanziaria è un furto già annunciato. Già dalla decisione di trasferire il TFR dalle aziende ai fondi pensione e all'Inps era chiaro che il risparmio affidato ai fondi pensione sarebbe diventato carta straccia, e quello all'Inps sarebbe stato utilizzato dal Tesoro a copertura di esigenze che nulla hanno a che vedere con la previdenza dei lavoratori. Dunque, non ci stupisce tanto questo quanto il fatto che CGIL, CISL, UIL e UGL, che hanno fortemente voluto e sostenuto il trasferimento del TFR ai fondi pensione e lo smantellamanto di fatto dell'istituto del TFR, oggi si stupiscano dell'uso che il Governo ne intende fare. Non solo la RdB diffida il governo dall'utilizzare questi fondi in modo diverso da quello che è il loro unico scopo, ovvero garantire la buonuscita dei lavoratori, ma ritiene che sia ormai improcrastinabile l'introduzione di una norma che almeno consenta ad ogni singolo lavoratore di fare marcia indietro e di riprendersi i propri risparmi. Ci troviamo, quindi, di fronte da un lato a un gigantesco condono per i grandi evasori fiscali e, dall'altro, al sequestro di tre miliardi dalle "buonuscite" dei lavoratori. Questi sono gli unici pilastri della legge finanziaria del governo attuale.


13 dicembre 2009 - Il Mattino di Padova

PROTESTA DEI SINDACATI
Il ministro contro il picchetto «Siete solo quattro gatti»

Padova - Entrata ed uscita di scena con contestazione. Doppio «no a Brunetta» da parte delle sigle sindacali. Ad inizio cerimonia a protestare contro il ministro della Funzione pubblica sono stati alcuni lavoratori della Cgil-Rdb capeggiati da Paola Fungenzi di Fp Cgil, al termine invece ad esprimere il proprio dissenso è stato Adl Cobas: questi ultimi si sono presentati con slogan e striscioni anti ministro e con il volto ironicamente coperto da un’immagine fotocopiata di Renato Brunetta. Paola Fungenzi, al grido di «Brunetta non funziona» ha sottolineato che «l’attuale ministro della Funzione pubblica svilisce il nostro lavoro, abusa del suo potere, non premia il merito, divide i lavoratori». Ha poi aggiunto che «criminalizza la malattia e non rinnova i contratti di lavoro». Il ministro, nel corso della presentazione del progetto Smart inclusion, al terzo piano della palazzina dei servizi dell’azienda ospedaliera, ha commentato le azioni sindacali: «La libertà di manifestazione va bene, ma farlo di fronte ad un contenuto di questo genere mi sembra di cattivo gusto. Brunetta è poi passato all’attacco: «Nessuno si è accorto dello sciopero dei lavoratori pubblici e della scuola della Cgil di ieri (venerdì, ndr): vi ha partecipato il 9,5% dei dipendenti pubblici, meno degli iscritti alla Cgil. Uno sciopero, quindi, senza capo né coda». Il ministro ha poi chiesto polemicamente: «Sono venuti a contestare cosa? Che contestino me, ci sono abituato, ma contestare le cose buone che fa questo Paese e l’abnegazione del personale sanitario che è straordinaria mi provoca tanta tristezza».
Contro Adl Cobas ha puntato sull’esiguità della manifestazione: ha fatto loro segno del quattro con la mano alzata, gridando: «Siete solo quattro gatti». (fa.p.)


13 dicembre 2009 - Il Cittadino

Un presidio per difendere l’occupazione sul territorio

Lodi - Lo Slai Cobas scende in piazza per un presidio contro la crisi, affinché non siano solamente i più deboli a pagare le conseguenze della situazione economica. «Ci avevano detto che per difendere l’occupazione dovevamo garantire la competitività delle imprese - fa sapere il Coordinamento contro il precariato e la disoccupazione di Lodi -, aumentare la produttività del lavoro, cioè il nostro sfruttamento, i salari dovevano restare dentro i limiti dell’inflazione programmata, cioè diminuire, o dovevamo andare in pensione più tardi. Erano tutte bugie, la competitività fra le imprese è stata scaricata sui lavoratori che sono diventati concorrenti fra loro, ovviamente al ribasso. Meno salario, meno diritti, meno tutela sull’ambiente di lavoro, più precarietà, più malattie professionali, più povertà, più disoccupazione, più disperazione, più razzismo. Continuiamo a crepare di lavoro e di malattie professionali, i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri sono di più e più poveri. L’occupazione è diminuita assieme ai salari e ai servizi sociali. Il valore reale delle pensioni è diminuito alla pari di quello dei salari». La manifestazione è stata organizzata per la giornata di domenica (13 dicembre) in piazza Barzaghi, dalle 9 alle 18, tra coloro che hanno aderito all’iniziativa ci sono Rdb-Cub Lodi, la rappresentanza sindacale unitaria Inps Lodi e Fabrizio Gerlanzani dell’Rsu Abb Adda. «Se non vogliamo pagare ancora noi dobbiamo rivendicare più lavoro, unirci a tutti gli altri lavoratori per costruire una piattaforma nazionale».


13 dicembre 2009 - La Nuova Sardegna

Anche gli impiegati sono in sofferenza
Dal 2010 parte il processo telematico ma il personale non è stato istruito E i computer sono in condominio, senza internet né e-mail

NUORO - Non hanno internet né e-mail, e i pochi computer esistenti sono in "comunione di beni" tra diversi impiegati. Altro che processo telematico. Gomme e matite? Spesso le comprano di tasca propria perché il ministero non sgancia più neppure un euro. E le note più dolenti, per i dipendenti dell’amministrazione giudiziaria e per quelli del tribunale nuorese in particolare, devono ancora arrivare. La pianta organica, ad esempio, al Palazzo di giustizia barbaricino, è ferma da quindici anni: l’ultimo concorso per assumere qualcuno risale proprio a tre lustri fa. Nessun concorso, nessun rinforzo. Sino a quattro anni fa, ogni tanto, per tappare i buchi dell’organico, l’amministrazione attingeva dall’ufficio di collocamento e assumeva per qualche mese alcuni precari. Ora niente.
Una vera tragedia con conseguenze che i cittadini, purtroppo, toccano con mano ogni giorno. Un esempio illuminante. Qualche mese fa, un ufficio della sezione civile del tribunale nuorese, la cancelleria iscrizioni, è rimasto chiuso per una trentina di giorni perché mancava il personale. L’ultima assemblea in tribunale a Nuoro, per parlare dei problemi dei dipendenti, risale a pochi giorni fa. La organizzano l’Rdb-Cub e la Cgil. I sindacati più critici, sinora, con le decisioni del governo. Uno dei problemi più grossi di cui si parla è quello della mancata riqualificazione dei dipendenti. Non c’è stata alcuna riqualificazione promessa, sottolineano Cgil-funzione pubblica e l’Rdb-cub provinciale, non ci sono soldi per fare i corsi né per pagare il personale che si riqualifica. «Questo non è accaduto, invece, nel settore penitenziario, e non è giusto» dicono le rappresentanze sindacali.
Un altro disagio, poi, in tribunale a Nuoro, è quello delle "applicazioni". Ci sono alcuni dipendenti che, come alcuni pm, vengono mandati temporaneamente a coprire i buchi nell’organico di altri uffici: quelli del giudice di pace di Siniscola e Dorgali. Ma la coperta, anche in questo caso, è troppo corta e lascia scoperte diverse cancellerie a Nuoro. E non basta. Il ministero vorrebbe mandare la categoria degli operatori giudiziari ad assistere i giudici in udienza. Nulla di riprovevole, se non fosse che non ha alcuna intenzione di pagarli di più per questo prezioso servizio. Un capitolo a parte, infine, merita il cosiddetto processo telematico. Stando alle previsioni del ministero a partire dall’anno nuovo anche in tribunale a Nuoro tutta la mole di informazioni, fascicoli e dati dei processi civili dovrà essere pronta e confezionata in formato digitale. Il problema è che nessuno dei dipendenti, sinora, è stato istruito a dovere sul nuovo sistema informatico da utilizzare: l’inquietante Sic. Corre voce, comunque, che entro pochi giorni, dovrebbe arrivare un tecnico per istruire i dipendenti. Ma pare che per farlo abbia solo una settimana a disposizione mentre da altre parti è rimasto un mese. «I magistrati, insomma - spiegano i sindacati - non sono gli unici ad avere problemi».(v.g.)


13 dicembre 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. Dopo essersi confrontati e aver trovato unità...

Civitavecchia - Dopo essersi confrontati e aver trovato unità d’intenti su argomenti quali "la difesa del lavoro", "il diritto all’abitare e gestione dell’emergenza abitativa" con un secco no alle casette di legno, "gestione virtuosa dei rifiuti", "no alla privatizzazione dell’acqua" e "no al carbone", alcuni cittadini e rappresentanti di partiti, sindacati, associazioni, comitati e movimenti, hanno costituito un gruppo denominato "Il Coordinamento".
«Siamo tutti stanchi - si legge nella nota di presentazione - di sottostare a una politica che quasi sempre antepone gli interessi di terzi a quelli della comunità».
Queste le adesioni, finora: Coordinamento Medici, Piazza pulita, Rifondazione comunista, Civitavecchia C’è, Riformisti di sinistra, sindacato Rdb, Sinistra e Libertà, Cobas, Ambientalisti SE, Pdci, Comitato Quattro Porte, consiglieri comunali Marco Piendibene e Alessandro Manuedda.
Lo scopo de "Il Coordinamento" è quello di fare emergere e rendere pubblico lo stato di estrema sofferenza in cui versa Civitavecchia, nonché attivare tutte le iniziative utili a sostenere le varie problematiche che affliggono la città «da troppo tempo amministrata - sostengono i promotori dell’iniziativa - da personaggi dotati di scarso senso civico, che hanno scambiato il ruolo di amministratore con quello di padrone della città». "Il Coordinamento" si propone diaccogliere tutti quei cittadini e organismi intenzionati a «rigettare l’assuefazione all’attuale sistema di gestione della cosa pubblica». E a quanto pare ci sono diversi - singoli cittadini e sodalizi - intenzionati ad aderire a"Il coordinamento".


13 dicembre 2009 - La Stampa

TRASPORTI URBANI, DOMANI SCIOPERO DI QUATTRO ORE

La Segreteria Sindacale CUB-RdB ha indetto uno sciopero di 4 ore per domani. Dalle 17.30 alle 21.30 si fermeranno i mezzi urbani, suburbani e la metropolitana; dalle 10.30 alle 14.30 si fermeranno i mezzi extraurbani e le linee 43, 46 barrato e 19 del servizio urbano. Sarà assicurato il completamento delle corse in partenza entro l’orario d’inizio dello sciopero.


12 dicembre 2009 - Asca

STATALI: BRUNETTA, NESSUNO SI E' ACCORTO SCIOPERO CGIL

(ASCA) - Padova, 12 dic - ''Nessuno si e' accorto'' dello sciopero dei dipendenti pubblici della Cgil, svoltosi ieri. Lo ha detto il ministro Renato Brunetta, a Padova, spiegando che ''vi ha aderito il 9,5% dei dipendenti pubblici, un numero inferiore agli iscritti della Cgil. Insomma, uno sciopero senza ne' capo ne' coda''. Brunetta lo ha detto alla presentazione del progetto 'Smart inclusion' presso il reparto di onco-ematologia pediatrica dell'Azienda ospedaliera di Padova, al cui ingresso c'erano anche alcuni cartelli di contestazione da parte di Rdb-Cgil. ''Certo, c'e' liberta' di manifestare, ma queste critiche di fronte ad un progetto come questo mi sembrano francamentte di cattivo gusto - ha commentato Brunetta -. Di piu', con questo progetto portiamo il sorriso ai bambini ricoverati e che vengono collegati via internet con le loro famiglie, con i loro amici, con la scuola. Di fronte a tutto questo - ha concluso Brunetta - la Cgil viene a contestare, ma a contestare che cosa?: la generosita' di Telecom, l'abnegazione del personale sanitario, di chi organizza questo progetto? tutto cio' mi fa tanta tristezza''.


12 dicembre 2009 - Il Mattino di Padova

PUBBLICO IMPIEGO
C’è Brunetta e si protesta In ospedale il ministro accolto dal sit-in di RdB

Padova - Arriva il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta questa mattina al reparto di oncoematologia pediatrica dell’azienda ospedaliera, per l’inaugurazione del progetto «Smart inclusion». Assieme a lui ci saranno il presidente di Telecom Italia Gabriele Galateri di Genola, il presidente del Veneto Giancarlo Galan, il direttore dell’azienda ospedaliera Adriano Cestro e il rettore Giuseppe Zaccaria. Ma ad aspettare il ministro ci saranno anche i dipendenti pubblici che protestano contro la riforma della pubblica amministrazione. Il sindacato RdB Cub Pubblico impiego ha organizzato un sit-in alle 10.15 davanti all’entrata dell’ospedale. Una contestazione «scenografica» al ministro che ha fatto della «lotta ai fannulloni» il centro della sua azione di governo.


12 dicembre 2009 - Corriere di Rieti

Lsu: sale la protesta per il mancato incasso dei voucher
La Provincia di Rieti rassicura. Oreste Pastorelli: "Aspettiamo il versamento della Regione Lazio per poi adempiere a quanto dovuto"

Rieti - Gli Lsu del comune reatino protestano. Da piazza Vittorio Emanuele, dove ieri c’è stata una manifestazione organizzata dal sindacato RdB per stabilizzare i lavoratori socialmente utili, il malcontento arriva nei palazzi della Provincia e qui a protestare sono i lavoratori già stabilizzati. Al centro delle polemiche mosse da oltre 100 neodipendenti delle due società satellite dell’ente pare esserci un credito vantato sul quale si sta generando una sorta di mistero. Oggetto delle polemiche è un voucher formativo dal valore procapite di mille 400 euro relativo un pacchetto riferito alla formazione del personale per l’anno 2008. Nel trambusto generale la vicenda sta assumendo sfumature differenti e così da una parte giungono le rassicurazioni generali del vice presidente Oreste Pastorelli che specifica come il mancato versamento sia causato esclusivamente dal non aver percepito ancora i fondi in oggetto dalla Regione e dall’altra gli Lsu dicono chiaramente che i soldi sono stati già trasferiti e che la Provincia vorrebbe farne un uso sostanzialmente diverso. Se la verità sta a metà strada un qualche elemento in più potrebbe darlo quanto riferito dall'assessore Luigi Taddei per il quale il problema non sarebbe unicamente riferibile al mancato trasferimento dei fondi, ma a una sorta di inghippo amministrativo per il quale la Provincia potrebbe non riconoscere quanto reclamato dai lavoratori con la scusante che i voucher erano per il personale precario,mentre loro sono poi stati stabilizzati. Vero che una stabilizzazione è arrivata, ma vero anche che nel 2008 gli Lsu erano precari e che comunque la formazione la hanno fatta eccome. Altro elemento in favore degli Lsu è poi quello che i loro colleghi dislocati nei comuni hanno già percepito questo credito, mentre in Provincia si nicchia. Dalla Regione intanto il dirigente responsabile del procedimento conferma che l’atto è giunto al termine del suo iter e che sono state fatte sia la determina che l’ordinativo di pagamento. Questione di tempo? In molti lo sperano e comunque le parole del vice Pastorelli tendono al rasserenamento con i lavoratori: "La Provincia - dichiara - aspetta solo i fondi dalla Regione. La nostra volontà è quella di regolarizzare la situazione nel migliore dei modi e quando avremo tutte le carte in regola si procederà con il dare le risposte che tutti i lavoratori aspettano".(Leo.Ran.)


12 dicembre 2009 - Il Gazzettino

Padova. Sit-in contro la riforma Brunetta...

Padova - (F.C.) Sit-in contro la riforma Brunetta stamane all'ingresso dell'Ospedale civile dove, non a caso, è atteso il ministro Renato Brunetta in persona. RdB Cobas pubblico impiego, con i suoi portavoce Stefano Pieretti e Celestino Giacon, promettono di "dare il benvenuto" al responsabile del dicastero per la pubblica amministrazione e l'innovazione, invitato a Pediatria per presentare "Smart inclusion", il primo progetto italiano di teledidattica per i bambini ospedalizzati. Grazie all'innovativo terminale touchscreen "Smart Care" con telecamera al bordo del letto, i bimbi possono partecipare alle lezioni scolastiche.


12 dicembre 2009 - Il Tirreno

In stato di agitazione i lavoratori della giustizia

LUCCA - In agitazione i dipendenti della giustizia che organizzano assemblee in preparazione della manifestazione nazionale di mercoledì per protestare contro i provvedimenti del ministro della giustizia Angelino Alfano. Il Governo dice di voler approvare la legge sul processo breve, ma, di fatto, lavora per l’estinzione dei processi. A denunciarlo sono i sindacati, Cgil, Flp, Uil e RdB Cub, impegnati unitariamente nella vertenza: attraverso i provvedimenti che l’Amministrazione giudiziaria intenderebbe adottare per il personale si peggiorano i servizi, si allungano i tempi dei processi, non si garantisce il funzionamento di nessun settore della Giustizia, si riduce sensibilmente il numero dei lavoratori impiegati nelle attività essenziali, si mortificano le professionalità e ogni giusta aspettativa del personale giudiziario. Con una pseudo riqualificazione al ribasso si cerca di sopperire alla mancanza di cancellieri (B3), addetti all’assistenza all’udienza, dando mansioni nuove a figure che fino ad oggi svolgevano attività di cancelleria, come gli operatori B2. «Tutto questo a costo zero - dicono i sindacati - in quanto il mero passaggio economico all’interno delle aree sarà finanziato coi soldi del salario accessorio».
I lavoratori degli uffici giudiziari hanno quindi deciso di arrivare allo stato di agitazione, fissando assemblee sindacali e organizzandosi in vista della manifestazione nazionale. «Il progetto è evidente - spiegano i sindacati - la giustizia italiana non deve funzionare. Altro che processo breve: si tagliano i cancellieri e gli ufficiali giudiziari; altro che processo telematico: diminuiscono gli informatici; altro che integrazione europea e globale: diminuiscono gli esperti linguistici; altro che attenzione alle economie: si dimezzano i contabili». Un’operazione devastante, dicono i lavoratori, «che peggiorerà il servizio della Giustizia, l’efficienza del settore e la situazione, già difficilissima, dei lavoratori stessi, che si troveranno spogliati delle funzioni svolte in questi ultimi dieci anni». «Nessun investimento e nessun progetto di modernizzazione - continuano i sindacati - non è questa la strada per accelerare i tempi dei processi. Il ministro Alfano deve chiarire quali sono le sue vere intenzioni, perchè in queste condizioni nessuna riforma potrà essere efficace per i cittadini. Per questo continueremo convinti nel percorso di lotta intrapreso unitariamente».
Il prossimo appuntamento è la manifestazione nazionale. «Se non ci saranno risposte concrete e impegni fattivi da parte del governo, lo sciopero dei lavoratori della giustizia sarà inevitabile», assicurano i sindacati.


12 dicembre 2009 - Corriere Adriatico

Dipendenti degli uffici giudiziari in allarme

Ancona - Si è svolta ieri mattina, nel quadro di mobilitazione nazionale, l’assemblea sindacale dei lavoratori della Giustizia di Ancona presso la sala biblioteca del Tribunale, alla presenza della Fp Cgil e della Rdb Pi. L’assemblea ha visto una straordinaria partecipazione di lavoratrici e lavoratori ( oltre 70) i quali hanno denunciato la difficile condizione di lavoro degli Uffici giudiziari di Ancona, in sofferenza per carenze di organico. I lavoratori della giustizia di Ancona respingono con fermezza la proposta di ordinamento professionale dell’amministrazione giudiziaria, "in quanto sbagliata per i lavoratori che verrebbero dequalificati, e per il servizio che verrebbe danneggiato da un ordinamento che, invece di guardare ad un progetto futuro, riporta l’amministrazione indietro di dieci anni". Una proposta che "renderà il servizio meno efficiente per l’utenza, rallentando i tempi dei procedimenti e disegnando un ordinamento antiquato attraverso la separazione delle funzioni delle figure professionali". I lavoratori della giustizia parlano di "un’operazione devastante per il servizio della giustizia, per l’efficienza del settore, per i lavoratori che si troveranno spogliati delle funzioni svolte in questi ultimi dieci anni in condizioni difficilissime".


12 dicembre 2009 - Il Messaggero

Viterbo. La Provincia è stata condannata per attività antisindacale...

Viterbo - La Provincia è stata condannata per attività antisindacale. Ne danno notizia, con un comunicato a firma congiunta, numerose sigle del comparto funzione pubblica (Cgil, Uil, RdB, Ugl, Diccap) diffondendo un pronunciamento emesso nei giorni scorsi del giudice del lavoro del Tribunale, Mauro Ianigro.
La Provincia era finita sul banco degli imputati per un procedimento avviato dalle organizzazioni sindacali (patrocinate nell’occasione dall’avvocato Massimo Pistilli) con il quale si contestava «una sciagurata determinazione» di attribuzione di mansioni superiori non sottoposta alla prescritte procedure di consultazione con le parti. L’atto dirigenziale, ritenuto illegittimo, non fu revocato e né «la presidenza dell’ente né la direzione generale ebbero la necessaria forza per rimuovere l’illegittimità, pur riconoscendo le nostre buone ragioni».
Ora il giudice del lavoro ha rimesso le cose a posto: da un lato ha dichiarato antisindacale la condotta di palazzo Gentili, sancendo di aver violato le procedure e le prerogative delle parti sociali; dall’altro ha ordinato l’immediata revoca del provvedimento; dall’altro ancora condannando la Provincia, al pagamento di circa 2.00 euro per spese legali.
«Ora è nostro augurio - concludono i sindacati nella loro nota - che i costi del procedimento non siano fatti ricadere sui cittadini, ma siano posti a carico dei dirigenti che hanno provocato danno all’amministrazione».

Rieti. Cinquecentocinquanta ancora a galleggiare...

Rieti - Cinquecentocinquanta ancora a galleggiare nel bacino provinciale dopo 14 anni di precariato, molti di meno in piazza a reclamare la regolarizzazione di quello che definiscono «lavoro nero di Stato», ieri mattina i lavoratori socialmente utili del reatino hanno manifestato sotto Palazzo Vincentini e sono stati ricevuti insieme a qualche sindaco dalla Prefetto Silvana Riccio. Prefetto che «conosce benissimo la nostra condizione, visto che quando era commissario al Comune di Colleferro stabilizzò tutti gli lsu in servizio», riferisce ai lavoratori rimasti sotto ad aspettare Elisabetta Callari, responsabile nazionale della Rdb. Ma inutile pensare che "il miracolo" possa ripetersi: «Il percorso di stabilizzazione avviato due anni fa dal Governo Prodi con questo Governo si è interrotto: col sottosegretario Viespoli non c’è stato verso di aprire un confronto, nemmeno tramite la Regione. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto dalla Riccio l’impegno a premere insieme agli altri Prefetti interessati per avere un tavolo di confronto». Tavolo sul quale far arrivare le proposte del sindacato di base che da sempre segue le vicissitudini degli lsu: «Primo, mettere fine ad una situazione immorale qual è quella di utilizzare lavoratori precari per coprire le carenze di organico. Come fare? Capiamo che la situazione al momento non è rosea ma non dobbiamo neanche pensare di stare a chiedere la luna: col trasferimento agli enti dell’assegno per i lavoratori e gli incentivi della Regione ad un part time si potrebbe arrivare». Con quali soldi? «Al Governo chiederemo di trovare le risorse dall’evasione fiscale. Risorse che la Regione può integrare. Soldi che possono servire anche ad avviare al prepensionamento chi tra noi è più avanti negli anni». La pattuglia degli lsu che si ritrovano in piazza stretti intorno alla Calleri per ascoltare è assai assortita: ci sono giovani e persone più avanti negli anni, ma su tutto domina lo scoramento e la rassegnazione: «E’ proprio quello che dobbiamo vincere - dice la Calleri - i comuni non sono nostri antagonisti, eccezion fatta per qualcuno che non vuole tenere gli lsu nemmeno se pagati dallo Stato. Cito per tutti il caso di Longone: una vergogna. Se necessario andremo a manifestare anche la perché nessuno si senta abbandonato». Dopo tante promesse, la tentazione è forte.(A.L.)

Pomezia. Prosegue lo stato di agitazione...
di MOIRA DI MARIO

Pomezia - Prosegue lo stato di agitazione da parte degli 81 lavoratori del servizio di nettezza urbana a Pomezia.
L’incontro di giovedì convocato dall’assessore comunale all’Ambiente, Stefano Arciero, per trovare una soluzione alle istanze dei dipendenti si è concluso con un nulla di fatto. Nulla sulla stabilizzazione dei precari a cui è scaduto il contratto a fine novembre e che le due aziende dell’Associazione temporanea d’impresa vincitrice l’appalto (Cns e Manutencoop) non hanno ancora rinnovato, nonostante la carenza di personale più volte denunciata dai sindacati. Nulla anche sul reintegro di un lavoratore con oltre 20 anni di esperienza, licenziato senza giusta causa. Nulla nemmeno sull’utilizzo di mezzi vecchi e non idonei a garantire l’incolumità degli operai e le carenza di regole sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, come gli spogliatoi senza riscaldamento. Una lunga lista di richieste rimaste lettera morta.
L’annuncio del sindaco Enrico De Fusco e del consigliere di maggioranza Marcello Franceschetti (Pomezia unita) secondo cui ai precari sarebbe stato rinnovato il contratto è stato clamorosamente smentito al termine del confronto. Per questo la Fit-Cisl, la Fp-Cgil, la Filas, la Rdb-Cub e la Flaica hanno deciso la prosecuzione dello stato di agitazione «anche se nei prossimi giorni scatterà la moratoria per i conflitti sindacali nel periodo natalizio - si legge su una nota dei sindacati - che si tradurrà nell’osservanza pedissequa del contratto e della legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro». Come dire se i mezzi non sono idonei la normativa vieta di utilizzarli.


12 dicembre 2009 - Il Cittadino

Un presidio per difendere l’occupazione sul territorio

Lodi - Lo Slai Cobas scende in piazza per un presidio contro la crisi, affinché non siano solamente i più deboli a pagare le conseguenze della situazione economica. «Ci avevano detto che per difendere l’occupazione dovevamo garantire la competitività delle imprese - fa sapere il Coordinamento contro il precariato e la disoccupazione di Lodi -, aumentare la produttività del lavoro, cioè il nostro sfruttamento, i salari dovevano restare dentro i limiti dell’inflazione programmata, cioè diminuire, o dovevamo andare in pensione più tardi. Erano tutte bugie, la competitività fra le imprese è stata scaricata sui lavoratori che sono diventati concorrenti fra loro, ovviamente al ribasso. Meno salario, meno diritti, meno tutela sull’ambiente di lavoro, più precarietà, più malattie professionali, più povertà, più disoccupazione, più disperazione, più razzismo. Continuiamo a crepare di lavoro e di malattie professionali, i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri sono di più e più poveri. L’occupazione è diminuita assieme ai salari e ai servizi sociali. Il valore reale delle pensioni è diminuito alla pari di quello dei salari». La manifestazione è stata organizzata per la giornata di domenica (13 dicembre) in piazza Barzaghi, dalle 9 alle 18, tra coloro che hanno aderito all’iniziativa ci sono Rdb-Cub Lodi, la rappresentanza sindacale unitaria Inps Lodi e Fabrizio Gerlanzani dell’Rsu Abb Adda. «Se non vogliamo pagare ancora noi dobbiamo rivendicare più lavoro, unirci a tutti gli altri lavoratori per costruire una piattaforma nazionale».


11 dicembre 2009 - Omniroma

COMUNE, RDB: «BENE RICONOSCIMENTO
PROFESSIONALITÀ PERSONALE NIDI»

(OMNIROMA) Roma, 11 dic - «La RdB del Comune di Roma accoglie positivamente le dichiarazioni dell'assessore Laura Marsilio in merito al riconoscimento della professionalità del personale educativo e della capacità di coinvolgimento dei genitori nei processi di cura extrafamiliare. Non si riesce invece a comprendere in cosa si concretizzi l'attenzione verso la qualità dei nidi da parte del Comune di Roma, visto che in questi anni le politiche all'infanzia sono state caratterizzate da pesanti tagli agli organici tali da mettere in crisi tutto il modello educativo. È evidente che l'assessore dimentica le numerose proteste del personale e degli utenti che, proprio a causa di questi tagli, vivono situazioni costantemente emergenziali. Da tempo la RdB denuncia la situazione drammatica in cui versano i nidi della capitale, denunce recentemente avvalorate anche dall' Ente di controllo della Qualità dei Servizi del Comune di Roma. Inoltre, nei nidi in convenzione, il monitoraggio sulla qualità è del tutto inesistente. I 200 funzionari educativi in servizio, a cui viene demandato il controllo di oltre 670 strutture, sono infatti in numero decisamente insufficiente a garantire qualsiasi forma di controllo o di eventuale correttivo. Secondo la RdB, ai bambini e alle lavoratrici dei nidi, più che le altisonanti parole espresse dall'assessore Marsilio, sarebbe sicuramente più utile un numero adeguato di educatrici e di funzionari tale da realizzare concretamente le buone pratiche educative». Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub.


11 dicembre 2009 - Agenfax

RdB CUB ALESSANDRIA: "USARE 3 MLD DI EURO DAGLI ACCANTONAMENTI DEL TFR E' UN "FURTO ANNUNCIATO""

(Agenfax) La decisione del Governo di utilizzare oltre 3 miliardi di Euro provenienti dagli accantonamenti del Tfr dei lavoratori a copertura di un terzo dell'intera Finanziaria è un "furto annunciato". Già dalla decisione di trasferire il Tfr dalle aziende ai fondi pensione e all'Inps era chiaro che il risparmio affidato ai fondi pensione sarebbe diventato carta straccia, e quello all'Inps sarebbe stato utilizzato dal Tesoro a copertura di esigenze che nulla hanno a che vedere con la previdenza dei lavoratori. Pertanto, non ci stupisce tanto questo, quanto il fatto che Cgil, Cisl, Uil, Ugl, che hanno fortemente voluto e sostenuto il trasferimento del Tfr ai fondi pensione e lo smantellamanto di fatto dell'istituto del Tfr, oggi si stupiscano dell'uso che il Governo ne intende fare . Non solo RdB diffida il governo dall'utilizzare questi fondi in modo diverso da quello che è il loro unico scopo, ovvero garantire la buonuscita dei lavoratori, ma ritiene che sia ormai improcrastinabile l'introduzione di una norma che almeno consenta od ogni singolo lavoratore di fare marcia indietro e di riprendersi i propri risparmi".


11 dicembre 2009 - Corriere di Viterbo

Le organizzazioni sindacali incassano e premono sulla Regione:
"Ora s’inizi a pensare al futuro"
Lino Rocchi della Rdb chiede ai vertici della Pisana di risolvere le carenze locali

Viterbo - Risolta la vertenza Ro. Ri., per i sindacati è l’ora di guardare al futuro. "La sensibilità dimostrata dal vice presidente della Regione Lazio Montino - dice Aurelio Neri della RdB Sanità -, e la disponibilità del direttore generale della Asl di Viterbo, Pipino, hanno contribuito a fugare le prospettive di licenziamento dei lavoratori ed ad impedire un peggioramento della sanità nella nostra provincia". Secondo il l’organizzazione sindacale i vertici sanitari potranno, ora, occuparci del futuro della Provincia: "Per avere una vera sanità privata che sia sussidiaria di quella pubblica - continua Rdb -, mancano posti letto per la riabilitazione ed un abbattimento delle lista d'attesa per le Rsa; manteniamo alta la guardia, per impedire ripensamenti o colpi di mano e, per il momento, incassiamo il fatto che almeno 250 famiglie passeranno un natale senza lo spettro dell'incertezza del futuro". Sull’argomento, il responsabile viterbese di Rdb, Lino Rocchi, ha ricordato al vice presidente Montino, all’assessore Parroncini, ed al direttore generale Pipino, che: "Stante la disponibilità in questa occasione, occorre tenere presente nel nuovo piano di rientro Sanitario regionale, delle carenze del viterbese, se la nuova media di posti letto sarà del 3,25 per mille, la nostra provincia è ora a meno dell'1,7 posti letto per mille abitanti.Una situazione insostenibile, qui non vanno fatti tagli ma, anzi, vanno aumentati i servizi alla cittadinanza, sia per evitare la "mobilità passiva", cioè che i nostri cittadini vadano a farsi curare nelle regioni limitrofe con un costo non indifferente per le casse della Regione"


11 dicembre 2009 - Corriere di Rieti

Lsu precari protestano in piazza
I lavoratori della Provincia attendono la stabilizzazione da tredici anni

Rieti - Le rappresentanze sindacali di base scendono in piazza e lo fanno in nome e in difesa dei lavoratori socialmente utili non ancora stabilizzati.Appuntamento questa mattina alle 9.30 in piazza Vittorio Emanuele dove il sindacato riporterà in primo piano lo status precario che molti Lsu vivono ancora dopo 13 anni dalla loro assunzione. "Dopo una settimana di blocco dei servizi ai quali sono stati assegnati che hanno portato alla paralisi dell'attività degli enti pubblici utilizzatori - fanno sapere dal sindacato - i lavoratori socialmente utili della Provincia di Rieti incontreranno il prefetto Silvana Riccio per rivendicare il loro sacro santo diritto ad un lavoro stabile ed un salario dignitoso". Obiettivo dei manifestanti sarà quello di "denunciare questa scandalosa condizione lavorativa che dura ormai da più di 13 anni nonostante le attuali disposizioni in materia di stabilizzazione del personale contenute nella legge 102/2009 che prevede per gli enti pubblici la possibilità di assunzione del personale precario a partire da gennaio 2010 fino al 31 dicembre 2012 che di fatto non consentiranno di stabilizzare i lavoratori utilizzati perché le stesse non sono supportate dalle risorse necessarie e tuttavia sarebbero comunque subordinate al rispetto del vincolo di spesa e del patto di stabilità". Diverse le richieste del sindacato autonomo RdB che tra le alternative per uscire da questo circolo vizioso propone soluzioni di diverso genere tra cui la deroga al rispetto del patto di stabilità, la portabilità dell'assegno o i prepensionamenti con il riconoscimento dei contributi agli stabilizzati. La piazza torna a mobilitarsi e i manifestanti daranno libero sfogo per urlare contro quello che definiscono "il lavoro nero di Stato". Una condizione che persiste ormai da lungo tempo e con i chiari di luna all’orizzone rischia di finire nel dimenticatoio.(Leo.Ran.)


11 dicembre 2009 - Il Secolo XIX

Giustizia-volontariato, penne e carta da casa
La protesta di sindacati e associazioni dei consumatori

Genova - PENNE, carta e persino chiamate dai telefoni cellulari personali; tutto a carico del personale amministrativo del tribunale di Genova. È la giustizia-volontariato, che si regge, a sentire le rappresentanze di categoria di cancellieri e impiegati, «solo sulla buona volontà e la disponibilità degli operatori». È una delle denunce emerse ieri nel corso di una conferenza stampa convocata dalle maggiori sigle sindacali della giustizia, (Cgil, Uil, Flp e Rdb) in apertura dell'assemblea pubblica organizzata per discutere dei problemi e delle carenze del settore, alla presenza di magistrati, avvocati e associazioni dei consumatori.
«Il ministro Angelino Alfano - spiega Patrizia Bellotto, responsabile della funzione pubblica Cgil Genova - aveva promesso grandi investimenti per il nostro settore. Nella finanziaria presentata in questi giorni, invece, per l'amministrazione giudiziaria non è previsto nemmeno un centesimo: nulla per le risorse e nemmeno per la formazione e la riqualificazione degli operatori».
In tutta la Liguria la carenza di personale è pari al 30 per cento e, secondo quanto denunciato dai rappresentanti sindacali, gli stessi dipendenti portano le penne e la carta per le fotocopie da casa oppure chiamano gli avvocati dai loro telefoni, visto che la maggior parte delle utenze del tribunale non è abilitata per le chiamate all'esterno.
Ieri, in contemporanea nei tribunali di tutta Italia, si sono svolte assemblee di lavoratori giudiziari per analizzare tutti i problemi sul campo. Spiega Raimondo Castellano, Flp: «La finanziaria non solo non ha previsto il potenziamento del settore giustizia, ma ha imposto ulteriori tagli agli organici del 10 per cento unitamente al blocco delle nuove assunzioni. Questo atteggiamento di chiusura e di prevaricazione ci amareggia». Maurizio Maffi, Rdb giustizia: «La sensazione è che della giustizia non freghi niente a nessuno di chi ci governa. Interessa solo che si affronti l'emergenza riguadante solo pochi soggetti coinvolti in inchieste e processi. I problemi veri sono altri. Sono le carceri, nelle quali ci sono migliaia di detenuti in attesa di giudizio che non possono ricevere nemmeno una visita medica. E sono gli uffici giudiziari, senza strumenti e senza personale, che generano tempi incredibili per il processo civile e vergognosi per quello penale». Per questo al fianco dei sindacati degli impiegati della giustizia si sono schierati i consumatori. A Genova Antonio Molari, presidente Federconsumatori, e Giovanni Adezati, presidente regionale Confconsumatori.


11 dicembre 2009 - L'Unione Sarda

tribunale
In agitazione i 30 operatori degli uffici

Oristano - La lotta non si ferma. I trenta operatori degli uffici giudiziari di Oristano ieri, come nel resto della Penisola, si sono fatti sentire contro quello che loro definiscono un «progetto di demolizione della giustizia». Negli uffici si è svolta un'assemblea per illustrare la situazione e i disagi con cui devono fare i conti. I lavoratori respingono la proposta di ordinamento professionale «è sbagliata per i lavoratori che verrebbero mortificati e dequalificati - si legge nella petizione, - ma anche per il servizio che tornerebbe indietro di dieci anni». I rappresentanti Cgil, Uil e Rdb Attilio Licheri, Daniela Pireddu e Luciano Ghiani lamentano gravi carenze in particolare per le mancate sostituzioni in previsione dei pensionamenti. «Nel giro di poche settimane due assistenti dei magistrati andranno in pensione e se non saranno sostituiti, si possono immaginare i problemi». Di nuove assunzioni non si parla, né di riqualificazione o di avanzamento di una posizione per anzianità di servizio e titoli di studio.Infine la richiesta ai capi degli uffici giudiziari «di respingere la proposta dell'Amministrazione e di farsi portavoce delle difficili condizioni di lavoro degli uffici».(v.p.)


11 dicembre 2009 - Il Resto del Carlino

«Il processo breve? Al macero il 36% dei fascicoli»
UN TEST DELL'ANM

Bologna - PER TENERE alta la guardia sul tema del processo breve e dimostrare che le preoccupazioni dei magistrati sono motivate, l'Anm dell'Emilia-Romagna ha deciso di fare calcoli per poi dire al ministro Angelino Alfano che le sue stime sui processi a rischio «non tornano proprio». Lo dimostra, secondo il segretario regionale Pier Luigi Di Bari, l'indagine realizzata dall'Anm in regione prendendo a riferimento una giornata di udienze, il 1° dicembre, e andando a verificare l'effetto virtuale della riforma nei Tribunali monocratici. Il risultato è il seguente: l'effetto peggiore si registrerebbe a Rimini, dove andrebbero al macero il 71% dei fascicoli in trattazione. Bologna è al terzo posto fra le province con quattro processi su 11 (36%). QUANTO al secondo grado, annuncia l'Anm, ad oggi il 37,1% dei processi pendenti alla Corte d'Appello di Bologna (4.329 su 11.658) andrebbe buttato, perché i procedimenti hanno già superato i due anni a partire dalla sentenza di primo grado. I magistrati dell'Anm sono tornati ieri a far sentire la propria voce, schierandosi a fianco dei sindacati dei lavoratori degli uffici giudiziari (Cgil, Uil, Flp e Rdb) che protestano contro i tagli e l'assenza di riqualificazione. In Emilia-Romagna, attacca la coordinatrice regionale Cgil giustizia Paola Morga, «con la legge 133 del 2008 il personale di cancelleria è stato tagliato del 10%, da 1.840 a 1.700 unità, non è così che si fanno le riforme». Quello che i sindacati degli operatori giudiziari vogliono far capire è che «si sta mettendo in atto un progetto di demolizione dei servizi della giustizia» e che «il personale giudiziario non può più continuare a lavorare in queste condizioni», spiega Morga. «SONO 10 ANNI che il personale attende una riqualificazione professionale che non e' mai avvenuta prosegue la sindacalista intanto la legge 133, inserita nella Finanziaria 2008, ha trovato piena applicazione e sono state tagliate tutte le figure apicali, quelle più qualificate. E' una cosa assurda, tutte le amministrazioni moderne stanno andando nel senso esattamente contrario, quella della giustizia in questo modo fa un salto indietro di 20 anni».

I dipendenti del ministero della Giustizia protestano:
«Organici carenti: così non si lavora»
ASSEMBLEA IN TRIBUNALE

Rovigo - SI È TENUTA ieri anche a Rovigo, come in moltissime altre città d'Italia, l'assemblea dei dipendenti del Ministero della Giustizia, che hanno protestato «contro il progetto di smantellamento della giustizia» e hanno «illustrato le condizioni di lavoro degli uffici giudiziari». Condizioni molto difficili anche nel tribunale rodigino, dove una trentina di dipendenti, ieri, si sono riuniti insieme alle sigle sindacali che hanno promosso l'assemblea: FpCgil, Flp, Rdb e Uilpa (che ha aderito all'iniziativa a livello nazionale sul fronte giustizia, ma non per il contratto). Come spiega Eriberto Tartari (FpCgil), è stata firmata una petizione, condivisa anche da alcuni impiegati della casa circondariale, nella quale vengono messe in luce le istanze dei lavoratori. L'occasione di ieri è servita per ribadire le gravi carenze di organico: «A Rovigo lavorano una sessantina di dipendenti, ma non bastano dice Tartari anche se stando alla pianta organica non risultano in carenza. Eppure i carichi di lavoro sono molto gravosi. In particolare mancano tantissimi cancellieri e amministrativi». D'altra parte per avere un'idea della situazione in cui versa la macchina del tribunale rodigino basta fare un giro per i corridoi della Procura, dove, accatastati sui carrelli e sui tavoli, giacciono pile infinite di faldoni. «Si dibatte ogni giorno di giustizia e accelerazione dei processi afferma Tartari ma i comportamenti del Governo vanno in direzione opposta: nessuna risposta nella legge finanziaria per il riconoscimento professionale dei lavoratori giudiziari nè per nuove assunzioni necessarie a garantire la prosecuzione del servizio. Inoltre da parte dell'amministrazione c'è una proposta di ordinamento professionale che demansiona e dequalifica i lavoratori garantendo un sicuro peggioramento dei servizi». In più i sindacati non vedono «alcun investimento e nessun progetto di modernizzazione: non è questo la strada per accelerare i tempi dei processi».(m.c.)

«Tagli, così il tribunale rischia il collasso»
GIUSTIZIA MOLTO PARTECIPATA L'ASSEMBLEA DI IERI. SPUNTA ANCHE UNA PETIZIONE

Ancona - I LAVORATORI del tribunale di Ancona dicono no ai tagli alla giustizia che dal 2010 influenzeranno il lavoro delle strutture giudiziarie anconetane. Una petizione firmata da decine di lavoratori che denunciano le precarie condizioni di lavoro. Un'assemblea pubblica aperta dei lavoratori accesa quella che si è svolta ieri mattina nella biblioteca al quarto piano del palazzo di giustizia di Ancona dove l'adesione ai lavori è stata pressoché totale da parte dei lavoratori, cancellieri, operatori. Secondo la nuova pianta organica in vigore l'anno prossimo, il tribunale di Ancona perderà il 10% della propria forza lavoro: «Il tutto a fronte dell'ingresso nel campo giudiziario di nuove figure di reati ha spiegato ai lavoratori Alberto Beltrani, dirigente della Fp-Cgil Marche come quello di immigrazione clandestina che intasa l'attività delle procure. Invece di potenziare il servizio si è deciso di depotenziare gli organici e ciò in prospettiva provocherà soltanto nuovi problemi». UN'ASSEMBLEA partecipata quella organizzata ieri ad Ancona dalla Fp Cgil, da segnalare tuttavia la presenza di alcuni rappresentanti del sindacato autonomo Rdb, sempre presente sul fronte delle lotte nella pubblica amministrazione. Nel cuore dei lavori la partecipazione dei lavoratori è stata pressoché totale, circa un'ottantina di presenze. Ricordiamo che la riorganizzazione del lavoro nel tribunale di Ancona nel 2010 produrrà in pratica un taglio di sei posti di lavoro. Da 80 si passerà a 74 unità, più che tagli si tratta di mancata copertura del turn-over e dei pensionamenti. I lavoratori degli uffici giudiziari hanno sottoscritto una petizione presentata dai sindacati di categoria e costruita su cinque punti in cui appunto si contesta le decisioni del governo. Per ora si tratta di una petizione condivisa, ma proprio nell'ultimo punto emerge la forte probabilità che alle parole seguano i fatti attraverso nuove iniziative di contrasto: «Denunciamo si legge nella petizione le difficili condizioni di lavoro degli uffici giudiziari di Ancona che soffrono di gravi carenze di organico e mancanza di risorse. Respingiamo inoltre l'impianto della legge Brunetta non finalizzata ad un miglioramento del servizio, piuttosto ad una punizione e mortificazione dei lavoratori pubblici».


11 dicembre 2009 - La Nuova Venezia

Ieri assemblee. Intanto la Corte d’appello accelera i processi civili
Poche risorse, protesta in Tribunale

Venezia - Mentre in Parlamento si discute di processo breve e di riforme della giustizia, negli uffici giudiziari i lavoratori protestano per le condizioni in cui sono costretti a lavorare: sotto organico, senza alcun riconoscimento della loro professionalità (dal 1980 il ministero della Giustizia non organizza corsi professionali e gli scatti di carriera sono di fatto bloccati) e con messi e risorse inadeguati (mancano le fotocopiatrici, se un computer si blocca non c’è chi lo aggiusta, addirittura la carta per le copie e le penne non si trovano). Secondo il lavoratori non è certo così che si accorciano i tempi dellsa giustizia.
Ieri, in centro storico, nelle sedi di San Donà e del Tribunale dei Minori di Mestre si sono tenute assemblea affollate, organizzate da Cgil, Uil, Flp e Rdb. Tutti hanno contestato la proposta del ministero di ristrutturazione delle carriere perchè mantiene la situazione così come è ora, cambiando solo nomi e definizione dei ruoli. Tra l’altro molti saranno coloro che parteciperanno allo sciopero nazionale del Pubblico impiego indetto per oggi dalla Cgil.
Nei giorni scorsi, intanto, è stata avviata una collaborazione tra la Corte d’appello di Venezia e la sezione veneta dell’Associazione degli avvocati giuslavoristi (Agi) per accelerare la pubblicazione delle motivazioni delle sentenze di lavoro. L’accordo è tra le iniziative che la presidente della Corte di appello lagunare Manuela Romei Pasetti ha avviato per accelerare i processi civili. L’intesa prevede la collaborazione del personale che svolge attività ausiliarie presso la cancelleria della sezione lavoro della Corte con la sezione veneta dell’Agi, che ha offerto un impegno concreto per il miglior funzionamento della giustizia, soprattutto per quanto riguarda i tempi.


11 dicembre 2009 - Il Giorno

Nuovi tagli in vista. Tutti contro Brunetta
TRIBUNALE E PROCURA

Bergamo - APPARECCHIATURE obsolete, carenza di personale e nuovi tagli in arrivo. E tutto questo in tempi in cui si parla di processo breve. Il lavoro dei dipendenti del Ministero della Giustizia assomiglia ad un vero e proprio percorso a ostacoli. Per questo ieri mattina i lavoratori del tribunale di Bergamo (in totale sono 144 fra il palazzo di giustizia di via Borfuro e la Procura di Piazza Dante), così come è accaduto in tutta Italia, hanno partecipato ad un'assemblea, organizzata da Fp-Cgil, Uilpa-Uidag e Flp e Rdb, per discutere della situazione. Al centro dell'incontro, che è durato 4 ore, la proposta di ordinamento professionale dell'amministrazione giudiziaria, una proposta considerata dai sindacati «sbagliata per i lavoratori che verrebbero mortificati e dequalificati, nonchè per il servizio che verrebbe danneggiato da un ordinamento che, invece di guardare ad un progetto futuro, riporta l'amministrazione indietro di 10 anni». L'assemblea ha anche affrontato il problema delle carenze di organico, aggravate pesantemente dai tagli previsti dal Decreto Brunetta, quantificati in un 10% in meno degli organici in servizio. Per il tribunale di Bergamo significa che dai 97 oggi in servizio si scenderà a 87 (quando la pianta organica, cioè i posti di lavoro effettivamente necessari, sarebbero invece 125). In Procura non va meglio: «Ci risulta - sottolinea Giovanni Martina, della Fp-Cgil - che in servizio ci siano 47 lavoratori e che negli ultimi 5 anni ne siano andati persi, cioè mai sostituiti, 13. Ora col Decreto Brunetta altre 14 unità saranno tagliate».


11 dicembre 2009 - La Nuova Sardegna

tagli al personale, le carenze d’organico e la riqualificazione tra i punti dello scontro col governo
Giustizia a singhiozzo, sale la protesta
Ieri mattina assemblea dei dipendenti anche nel tribunale cittadino Al palazzo di giustizia hanno aderito tutti alla campagna nazionale

ORISTANO - Niente di nuovo sotto il sole. La Finanziaria non regala sorprese gradite, semmai offre conferme poco piacevoli. Così mentre si continua a parlare di processi più o meno brevi, si prosegue nel dribblare il vero problema del malfunzionamento della giustizia italiana. E allora, non resta altro da fare se non dare vita ad una protesta generalizzata.
Anche i dipendenti del tribunale oristanese si sono uniti alla protesta nazionale. Eccezion fatta per la Cisl, le altre sigle sindacali (Cgil Funzione Pubblica, Uil Pubblica amministrazione e Rappresentanze di Base Pubblico impiego) hanno aderito tutte alla protesta, dando vita ad un’assemblea sindacale, durante la quale sono stati chiariti i punti principali della vertenza ormai annosa col governo. E c’è assai poco da stupirsi se i temi dibattuti sono gli stessi da tempo immemore. Certo, coma hanno ribadito i rappresentanti sindacali Attilio Licheri, Daniela Pireddu e Luciano Ghiani, si aggiungono nodi importanti come quello della mancata riqualificazione del personale, ma in fondo il nocciolo della questione è sempre legato alla mancata sostituzione del personale che va in pensione.
Ci si ritrova quindi con gli organici all’osso e con il problema che ad Oristano sarà ingigantito a gennaio, quando lascerà il posto di lavoro un altro funzionario. Nel gioco del calcio entrerebbe un sostituto, in questo caso bisognerà ancora una volta fare come se ci fosse stata un’espulsione. Nessun sostituto e chi resta in campo deve occuparsi di coprire anche il lavoro del suo collega in pensione.
Si sprecano anche i commenti sulla nuova normativa del Trattamento di fine rapporto, del quale il governo si è appropriato tramite la Finanziaria. Parole dure e poi una petizione, presentata da Attilio Licheri per la Cgil e condivisa da molti dipendenti, nella quale si riassumono i nodi cruciali - molte le critiche che colpiscono il governo - e si chiede ai capi degli uffici giudiziari di respingere la proposta dell’amministrazione e di farsi portavoce delle difficili condizionidi lavoro degli uffici.(e.c.)


11 dicembre 2009 - Nuova Ferrara/Gazzetta di Modena e Reggio

PENDENTI DA DUE ANNI
Con il processo breve sparirà il 37 per cento dei processi d’appello

BOLOGNA - Su 11.658 processi pendenti alla Corte d’appello di Bologna, 4.329 (il 37,1%) sarebbero già ‘morti’ se entrasse in vigore il ddl sul processo breve, tenendo conto delle deroghe previste nel disegno di legge per determinati reati e pene ma escludendo i processi a carico di recidivi (quest’ultimo dato non è disponibile). In altre parole il 37,1% dei processi è in attesa di sentenza di 2º grado già da due anni. Questi i dati diffusi dalla Anm dell’Emilia-Romagna all’assemblea organizzata a Bologna, come nel resto d’Italia, da Cgil, Uil, Rdb e Federazione lavoratori pubblici.


11 dicembre 2009 - La Repubblica

La protesta
Tagli alla giustizia assemblea a Palazzo

Genova - CON una carenza di personale del trenta per cento e nessun investimento in prospettiva, nelle strutture e tantomeno nella formazione, gli operatori della giustizia rischiano il collasso. Ieri negli uffici giudiziari genovesi si è riunito il personale aderente Cgil Funzione pubblica, Uil pubblica amministrazione, Flp e Rdb, protestando contro i tagli alla giustizia previsti dalla finanziaria attualmente in discussione. All´assemblea hanno preso parte anche rappresentanti dell´Associazione nazionale magistrati, dell´Ordine degli Avvocati, di Federconsumatori e Confconsumatori.

Piano anti-crisi, aiuti a 200 famiglie
Più del doppio le richieste al Comune, ma per gli autonomi è corsa ad ostacoli
di SILVIA BIGNAMI

Bologna - Oltre duecento le famiglie che hanno già ottenuto sconti ed esenzioni sulle rette per la refezione scolastica e i nidi. Più del doppio le richieste a Caf e patronati. Anche se è solo uno (per ora) il lavoratore autonomo che ha avuto accesso agli sconti. Decolla, pur con qualche ombra, il piano anti-crisi promosso da Flavio Delbono. In soli due mesi il primo atto della manovra da 1,9 milioni di euro messa in piedi dalla nuova giunta per dare una mano alle famiglie colpite dalla crisi supera nei numeri quella lanciata da Sergio Cofferati nel gennaio scorso, che aveva soddisfatto lo stesso numero di richieste in oltre sei mesi.
Un bilancio positivo per la nuova amministrazione, che a ottobre ha riproposto la stessa formula anti-crisi promossa dal Cinese, estendendola però anche a partite Iva e precari. I dati arrivano direttamente dai sei Caf ai quali la giunta ha dato mandato di compilare le dichiarazioni "Isee speciale" necessarie a certificare una diminuizione del reddito a causa della perdita del lavoro o della cassa integrazione. Si tratta dei patronati dei sindacati confederali, delle Rdb, di Confartigianato e Ascom, che negli ultimi due mesi hanno ricevuto su appuntamento tutti i lavoratori che hanno chiesto informazioni sugli sconti per le tariffi di nidi e mense. Tantissime le richieste, anche se spesso per ottenere uno sconto di poche decine di euro sulla refezione o sull´accesso ai nidi bisogna affrontare una corsa a ostacoli. «Da noi sono arrivate centinaia di persone a chiedere informazioni» spiegano dal Caf Cgil, dove gli operatori hanno chiesto giornate aggiuntive di lavoro per ricevere tutti, «ma alla fine le richieste accolte sono state solo 45». Un peccato, perché «spesso chi è in cassa integrazione ha diminuizioni di reddito rilevanti nella vita reale, ma che nel calcolo del reddito familiare non risultano sufficienti a rientrare nei parametri del Comune». Una difficoltà riscontrata anche dal Caf Uil, dove delle oltre 50 persone ricevute nessuna aveva i requisiti per ottenere gli sconti comunali. Mentre meglio è andata alla Cisl, dove 70 famiglie su quasi 200 richiedenti hanno ottenuto sconti ed esenzioni. Lunghissima la fila anche al Caf dei sindacati di base, dove sono accorsi anche molti precari, e dove alla fine sono stati 70 quelli che hanno ottenuto una riduzione delle tariffe. Meno bene è andata invece nei patronati di Confartigianato (appena 20 richieste accolte) e Ascom, dove addirittura le tabelle del Comune che contenevano le fasce di sconto sono arrivate con un mese di ritardo e gli operatori non hanno potuto spiegare agli oltre 50 lavoratori che hanno chiesto informazioni se rientrassero o meno tra coloro che ne avevano diritto. Ma è soprattutto sugli autonomi che la manovra Delbono avanza lento. Anzi, lentissimo. Il piano del Comune prevede infatti che solo chi ha chiuso la partita Iva possa accedere agli sconti. «E´ chiaro - spiegano al Caf di Confartigianato - che nessun autonomo rinuncerà mai alla partita Iva per avere qualche euro di sconto al nido. Ci sono persone che hanno avuto riduzioni di fatturato anche di decine di migliaia di euro, ma che noi abbiamo dovuto respingere. Solo uno ce l´ha fatta».


11 dicembre 2009 - Telesanterno

ANM Emilia-Romagna: "Magistrati stanchi di sentirsi dare dei fannulloni"

Bologna - Sono tantissimi i processi penali che verrebbero annullati in regione se passasse la legge sul processo breve. Ad affermarlo oggi da Bologna nell’ambito dell’assemblea dei lavoratori degli uffici giudiziari è l’ANM dell’Emilia-Romagna. Tornando alle recenti accuse di scarsa produttività arrivate dal Governo il sindacato delle toghe ha ribadito: "i magistrati sono stanchi di sentirsi dare dei fannulloni".
Un fiume di processi penali a rischio nei tribunali dell’Emilia-Romagna se passasse la norma sul processo breve. A fornire i dati è l’ANM regionale all’interno dell’assemblea cittadina organizzata a Bologna, come nel resto d’Italia, da Cgil, Uil, Rdb e Federazione lavoratori pubblici, per denunciare le difficili condizioni di lavoro del personale degli uffici giudiziari. Secondo i numeri, se il provvedimento fosse stato in vigore lo scorso primo dicembre, giorno preso come riferimento, i processi con giudice monocratico a saltare avrebbero oscillato da 20 su 30 di Reggio Emilia-sino al 10% di Modena, con situazioni giudicate molto calde anche a Rimini con 5 processi su 7 saltati e Bologna con 4 su 11. Dati molto pesanti per i magistrati che hanno fatto fronte comune coi i dipendenti degli uffici nel parlare di situazioni di disagio. Nel mirino dell’ANM questa mattina l’ulteriore taglio alla giustizia, stimato dalla finanziaria di quest’anno nel 4,7%, assieme all’eventualità di stralciare la voce di spesa per le intercettazioni in un capitolo di spesa a parte con fondi limitati. Parlando di stretta attualità poi, duro il commento contro le accuse di scarsa produttività arrivate anche nelle ultime ore . Per il sindacato delle toghe una soluzione importante per un processo più breve sarebbe costituita da un potenziamento delle risorse. Nell’ottica di un miglioramento del sistema giudiziario invece, secondo l’ANM si dovrebbe andare in direzione opposta rispetto alla legge sul processo breve, sospendendo i termini della prescrizione dopo la conclusione del processo di primo grado come in molti sistemi europei.


11 dicembre 2009 - Il Bologna

Giustizia. I magistrati hanno simulato una giornata tipo
con l'applicazione del discusso disegno di legge
Test di processo breve, l'Anm: nel nulla il 36%

Bologna - Una giornata a campione per certificare quanti potrebbero essere i processi che finirebbero sotto la mannaia del nuovo progetto di legge sul processo breve. E’ un test che ha fatto l’Anm dell’Emilia Romagna prendendo a riferimento una giornata di udienze, il primo dicembre, nei tribunali monocratici di quasi tutto il distretto. Un lavoro a campione che ha portato a risultati diversi: a Bologna morirebbe il 36% dei processi che quel giorno erano a ruolo, a Rimini il 71%, Forlì il 14%, Ravenna il 12,5% e Modena il 10% mentre Ferrara sarebbe sotto il 10%. Alla Corte d’Appello invece i processi che hanno già superato i due anni dalla sentenza di primo grado rappresentano il 37,1% di quelli pendenti. I magistrati dell'Anm emiliano-romagnola tornano a far sentire la propria voce schierandosi a fianco dei sindacati dei lavoratori degli uffici giudiziari (Cgil, Uil, Flp e Rdb) che protestano contro i tagli e l'assenza di riqualificazione. In Emilia-Romagna, attacca la coordinatrice regionale Cgil giustizia Paola Morga, "con la legge 133 del 2008 il personale di cancelleria e' stato tagliato del 10%, da 1.840 a 1.700 unità, non e' così che si fanno le riforme". Quello che i sindacati degli operatori giudiziari vogliono far capire e' che "si sta mettendo in atto un progetto di demolizione dei servizi della giustizia" e che "il personale giudiziario non può più continuare a lavorare in queste condizioni". "Sono 10 anni che il personale attende una riqualificazione professionale che non e' mai avvenuta". La Cgil nel denunciare un "progetto che ripropone fratture professionali", si allea con l'Anm e insieme ai magistrati manda a dire ad Alfano che "senza investimenti e processi di modernizzazione non si accelerano i processi, servono interventi concreti". In Corte d'Appello ieri si è tenuta un'assemblea pubblica con i lavoratori.

I sindacati contro la Saliera per la sicurezza del mezzo Prc con i lavoratori

Bologna - Ieri i sindacati si sono arrabbiati con l'assessore Saliera perchè quando si è iniziato a parlare dei problemi di sicurezza del Civis, un motociclista mesi fa ha perso la vita schiantandosi contro il mezzo, ha lasciato la Commissione. «E' una mancanza di rispetto», è sbottato Gianni Cremonini delle Rdb. Appoggiato da Roberto Sconciaforni di Rifondazione: «Si è parlato per mesi di ciottoli e di quanti posti auto sarebbero stati cancellati dal Civis, mentre qui i lavoratori stanno dicendo che c'è il concreto rischio di investire un bambino guidando questo mezzo. E l'assessore se ne va». Accordata, per questo, un 'altra seduta. I sindacati confermano i rischi già denunciati: «In caso di incidente - sostiene Gian Luca Neri della Uil - ci costituiremo parte civile e informeremo il Prefetto come garante del trasporto pubblico». Il presidente di Atc Francesco Sutti minimizza e sostiene che non ci sono problemi con i lavoratori ma il conflitto con i sindacati resta.


11 dicembre 2009 - Il Mattino di Padova

AGITAZIONE AL CONFIGLIACHI

Padova - RdB Cub rende noto, con una lettera al prefetto, lo stato di agitazione sindacale di tutto il personale dell’Ipab Configliachi, che prevede una giornata di sciopero. Le motivazioni: «I dipendenti che svolgono mansioni assistenziali non sono ancora inquadrati come Oss».


11 dicembre 2009 - Libertà

Striscia di Gaza: video e assemblea al centro culturale

Castelsangiovanni - (mm) Stasera alle 21 il centro culturale di via Mazzini di Castelsangiovanni ospita un'assemblea pubblica dal titolo "Piombo fuso. Nella striscia di Gaza. 27 dicembre 2008 - 18 gennaio 2009", promossa dalle Rappresentanze Sindacali di Base, federazione provinciale di Piacenza. Durante la serata verrà proiettato il video Gaza. Il genocidio e il silenzio a cura del Forum Palestina che mostra le immagini dei bombardamenti su Gaza, quelle della manifestazione per la Palestina del 17 gennaio, la delegazione del Forum Palestina e quelle della delegazioni di medici che è riuscita ad arrivare all'ospedale Al Awda di Gaza ecc. Durante la serata interverranno attivisti del Forum Palestina.


11 dicembre 2009 - Corriere di Bologna

Il filobus Saliera: «Seguiremo la Soprintendenza, via Riva Reno non è fondamentale»
«Almeno due anni per finire il Civis» In Strada Maggiore tornano le pietre
E Atc attacca le imprese sui ritardi: «Mancano i progetti esecutivi»

Bologna - L’assessore al Traffico Simonetta Saliera assicura che il Civis tra due anni sarà una realtà e aggiorna il conto dei cantieri chiusi (via Longo, via Arno e via Marconi), di quelli aperti (piazza Trento e Trieste, via Irnerio e rotonda Decorati) e di quelli da aprire a breve (via Gramsci e via Bellaria a gennaio) per far circolare il filobus a guida ottica. In alto mare, però, rimane la questione del centro: in Strada Maggiore i lavori di ripavimentazione, con il ripristino delle pietre anche nell’ultimo tratto ma senza banchine, si faranno d’estate, più nel 2011 che nel 2010 come ha annunciato ieri l’assessore. Ma su via Ugo Bassi, via Rizzoli, via San Vitale, via San Felice e via Riva Reno il Comune sta ancora trattando con la Soprintendendenza e la soluzione non sembra dietro l’angolo.
Altri ritardi dipenderebbero dalle imprese appaltatrici, almeno a sentire il presidente di Atc Francesco Sutti che ieri in commissione Mobilità di Palazzo d’Accursio ha fatto il punto sul Civis insieme a Saliera: «Mancano ancora i progetti esecutivi su alcuni tratti, ci rivarremo con le aziende», minaccia Sutti. Un altro fronte, per il Comune e Atc, è quello dei sindacati che da tempo denunciano a gran voce gravi problemi di sicurezza del contestatissimo filobus a guida ottica. Se ne doveva parlare anche ieri in commissione Mobilità, ma l’assessore Saliera ha lasciato la seduta «per altri impegni istituzionali » proprio quando era il momento di affrontare il nodo della sicurezza, scatenando le proteste dei sindacalisti presenti e di Roberto Sconciaforni del Prc. «È una mancanza di rispetto », ha dichiarato Gianni Cremonini, delle Rdb di Atc. I confederali non alzano i toni ma Sconciaforni sì: «Si è parlato per mesi di ciottoli e di quanti posti auto sarebbero stati cancellati dal Civis — ha detto il consigliere di Rifondazione — mentre qui i lavoratori stanno dicendo che c’è il concreto rischio di investire un bambino guidando questo mezzo. E l’assessore se ne va». Deluso Domenico Trapasso, consigliere Idv e autista: «Ci si è trovati a discutere dell’argomento negli ultimi minuti della commissione ». Con qualche imbarazzo Paolo Natali, presidente Pd della commissione, ha accettato la richiesta di Sconciaforni di una nuova udienza conoscitiva sull’argomento.
Saliera, prima di lasciare la seduta, ha risposto sulle critiche del centrodestra e del grillino Giovanni Favia: «Non ho più intenzione di pensare alla storia del Civis, ora è tempo di seguire il progetto giorno per giorno, di avere i progetti esecutivi, di trovare l’accordo con la Soprintendenza e di realizzare le opere». E sulle obiezioni della direttrice dei Beni culturali Carla Di Francesco, contrarissima a far collocare nelle vie del centro, specie San Vitale e San Felice che sono a senso unico, banchine come quelle comparse in via Marconi (ma escluse in Strada Maggiore), ha detto: «Siamo assolutamente ragionevoli sulle prescrizioni della Soprintendenza, non abbiamo preconcetti su eventuali varianti ma l’importante — sostiene l’assessore— è che il servizio mantenga le sue caratteristiche». Per esempio «via Riva Reno non è un tratto che ha un impatto decisivo » e quindi, fa capire Saliera, potrebbe anche uscire dal percorso del nuovo filobus. Il Consorzio cooperative costruzioni e Coop costruzioni, appartenenti all’associazione temporanea di imprese che ha l’appalto dei lavori (capofila Irisbus), non hanno voluto replicare all’attacco del presidente di Atc Sutti: i ritardi nei lavori ci sono stati e probabilmente ce ne saranno ancora, committente e appaltatori discutono delle rispettive responsabilità a colpi di deduzioni e controdeduzioni.(A.Man.)


11 dicembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Arsenale
Il prefetto Cuttaia rassicura: nessun taglio al personale

Brindisi - La visita del prefetto Domenico Cuttaia, svolta nei giorni scorsi in tutte le sedi del polo militare brindisino, aveva fatto temere ai lavoratori dell’Arsenale il vicino taglio del personale. Una visita «sospetta» l’avevano definita i rappresentanti dei sindacati (Cisl, Cgil, Uil, Flb, Rdb ed Rsu) che ieri sono stati ricevuti nel Palazzo di Governo. Ma le esigenze operative, con la presenza della base Onu, e gli impegni internazionali del’Italia non fanno presupporre alcun ridimensionamento anzi, potrebbero portare presto a Brindisi un aumento del personale del Battaglione San Marco. E’ stato proprio il prefetto, nel corso dell’incontro con le rappresentanze sindacali, a chiarire infatti che di «sospetto» le sua visita non avesse nulla. «Ho ritenuto doveroso conoscere più da vicino questa realtà - spiega il prefetto Cuttaia - anche come semplice ringraziamento dell’efficienza e della concretezza della presenza militare a Brindisi. Era questo il significato della mia visita».
Per i 400 lavoratori che fanno parte dei dipendenti civili dell’Arsenale però, il cui posto di lavoro è ancora a rischio, contano soprattutto i piani - ancora incerti - del governo sul futuro degli insediamenti militari a Brindisi. «I livelli occupazionali - assicura il prefetto - saranno garantiti anche in caso di ridimensionamento.
Al ministero della Difesa intanto, chiederò chiarezza proprio sui loro impegni per questa città così come anche una risposta all’esigenza di essere ascoltare di questi lavoratori».
L’eventuale rimodulazione insomma, non costerà il lavoro ai 400 dipendenti civili che, comunque, potrebbero essere rassegnati ad altri uffici pubblici.(F.Cu.)


11 dicembre 2009 - Il Quotidiano

Sdl e iscritti al fondo si autofinanziano
Pacchi natalizi e regali befana da oggi con distribuzione
Ascoli Piceno - Sdl su Manuli : azienda non convoca sindacato per informare su organico, assetti organizzativi, orari, volumu e salari. E nega anche fondo sociale e regali bambini.
di Andrea Quaglietti

Dal Sindacato dei Lavoratori intercategoriale di Ascoli Piceno riceviamo:
" La direzione della Manuli Rubber industries non ci convoca e non ci informa circa i suoi programmi per lo stabilimento di Campolungo, relativamente a tutto : organici, assetti organizzativi, volumi, retribuzioni, modalità di integrazione al reddito per i dipendenti in cassa integrazione." Lo segnala Andrea Quaglietti, RSU di fabbrica e dirigente nazionale del Sindacato dei Lavoratori, organizzazione che insieme all'UGL si è sempre opposta all'accordo con l'azienda, siglato invece dai sindacati confederali ( 140 conferme e 235 licenziati). "Alla luce di quanto sta avvenendo adesso quasi in sordina - dice Quaglietti - e delle singole e arbitrarie riassunzioni di personale in alcuni reparti produttivi ( circa 50 addetti), tutto senza nessun confronto con i sindacati, noi, ormai a 10 giorni dalla riapertura dei cancelli, abbiamo chiesto un colloquio con la Manuli per comprendere meglio quali sono i suoi programmi per il sito di Campolungo. E questo - aggiunge il delegato SDL - anche per poterli illustrare ai lavoratori in una prossima assemblea di fabbrica : ma l'incontro fino ad ora ci è stato negato, e l'azienda va avanti per conto suo." Quaglietti poi, tiene a denunciare un'altra comportamento da stigmatizzare della Manuli, sempre riguardo allo stabilimento di Ascoli. "Per la prima volta quest'anno - dice il sindacalista - l'azienda ci ha negato l'assegnazione dei pacchi con i regali natalizi per tutti i dipendenti, e perfino i regali per i bambini che per tradizione vengono donati a gennaio, durante l'Epifania. Tutto ciò devo ricordare, era finanziato dal fondo sociale dell'azienda, sulla base dei contributi degli stessi lavoratori." Ma nonostante l'ennesimo sgambetto da parte aziendale, SDL e lavoratori iscritti al Fondo andranno avanti da soli, e autofinanzieranno l'iniziativa. Da oggi, giovedi 10 dicembre, davanti ai cancelli della fabbrica, comincerà infatti la distribuzione dei pacchi natalizi ai richiedenti, in base alle disponibilità. "Uno schiaffo morale a imprenditori che danno le briciole ai loro ex dipendenti per mandarli a casa, mentre enormi liquidità vengono investite in fondi immobiliari in America per scopi non certo industriali."


11 dicembre 2009 - Il Messaggero

Ascoli. Trattativa infinita, fino a tarda notte...
di ENNIO MANCINI

Ascoli - Trattativa infinita, fino a tarda notte in Confindustria, tra sindacati e legali della B&B. Oltre ai rappresentanti di Assindustria era presente il presidente della Provincia, Piero Celani. E’ stato un discorso tra sordi, almeno fino ad ieri sera. Da una parte i sindacati confederali di Cgil (Francesco Petrocchi), Cisl (Tonino Passaretti), Uil (Leonardo Frascarelli) e dall’altra i legale dello Studio Bernasconi di Como, in rappresentanza del Fondo Investimento "Opera", azionista di maggioranza della B&B Italia. I sindacati hanno chiesto certezze sulla cassa integrazione (la richiesta è di un anno più uno) e un congruo adeguamento agli incentivi che, al momento, ammonterebbero a poco più di 7 mila euro per ognuno dei 77 dipendenti da spalmare nel periodo della cig e della mobilità. L’irrigidimento dell’Azienda è, presumibilmente, dovuto al fatto che i dipendenti non avrebbero portato a conclusione un lavoro da consegnare entro il 2009. Il presidio istituito dagli operai davanti alla fabbrica, oltre a richiamare l’attenzione sulla loro situazione, ha anche lo scopo di evitare che venga portato via qualcosa dall’interno del sito produttivo. I dipendenti sono già a conoscenza da fine estate che la fabbrica di Ascoli è destinata alla chiusura. In presenza di una decisione già assunta dal Fondo Investimento "Opera", gli operai hanno messo in atto tutte le strategie possibili per avere un adeguato incentivo nel periodo della cassa integrazione. Problemi non indifferenti ci sono anche alla Manuli. Durissima la protesta degli operai del presidio e di SdL. «La direzione della Manuli non ci convoca e non ci informa circa i futuri programmi per lo stabilimento di Campolungo. Non sappiamo più nulla -denuncia Andrea Quaglietti, Sdl- relativamente agli organici, assetti organizzativi, volumi di produzione, retribuzioni, modalità di integrazione al reddito per i dipendenti in cassa integrazione. Alla luce di quanto sta avvenendo, in questi giorni, quasi in sordina, l’azienda sta compiendo singole e arbitrarie riassunzioni di personale in alcuni reparti produttivi (circa 50 addetti), tutto senza nessun confronto con i sindacati. A dieci giorni dalla riapertura dei cancelli dice ancora Quaglietti- abbiamo chiesto un colloquio con la direzione per comprendere meglio quali sono i programmi per questo stabilimento, anche per poterli comunicare ai lavoratori in una prossima assemblea di fabbrica. L’incontro chiesto, fino ad ora, ci è stato negato, e l’azienda va avanti per conto suo». Per la prima volta in tanti anni -viene fatto notare - la Manuli ha negato l’assegnazione dei pacchi con i regali natalizi per tutti i dipendenti, e perfino i regali per i bambini che per tradizione vengono donati a gennaio, durante l’Epifania. Tutto è stato sempre finanziato dal fondo sociale dell’azienda, sulla base dei contributi degli stessi lavoratori. I regali di Natale verranno comunque consegnati, fin da ieri, davanti al presidio.


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