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Il Sindacato di Base e Indipendente

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dicono di noi - le notizie
dal 21 al 30 novembre 2009


30 novembre 2009 - Adnkronos

RICERCA: PRECARI ISPRA, SE SERVE RESTEREMO SUL TETTO FINO A NATALE

Roma, 30 nov. - (Adnkronos) - «La ricerca e i controlli ambientali sono una risorsa per tutti gli italiani, al di la delle bandiere politiche, e quindi vanno difesi, anzitutto con una battaglia ad oltranza per salvare i 200 contratti a rischio all'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), portando sotto i riflettori quelle che di recente il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha definito 'tematiche trasversali che interessano la destra come la sinistrà. Vale a dire l'ambiente e la ricerca. All'Istituto vigilato dal Ministero dell'Ambiente, da gennaio fino ad oggi, sono già andati a casa 250 tra ricercatori, tecnologi, amministrativi e tecnici, e i lavoratori in lotta ci tengono a non ripetere la loro esperienza, anzi chiedono che i colleghi già allontanati tornino in servizio al più presto». È quanto si legge in una nota dei lavoratori precari dell'Ispra. I lavoratori dell'Ispra che occupano ormai da una settimana il tetto della sede di via Casalotti, hanno annunciato oggi che sono disposti ad andare avanti ad oltranza con le loro iniziative di lotta, nelle forme che saranno decise di volta in volta col sindacato Usi-Rdb. «Tutto dipenderà dalle risposte delle controparti, in particolare il ministero dell'Ambiente di Stefania Prestigiacomo e la struttura commissariale che gestisce l'Istituto, guidata dal prefetto Vincenzo Grimaldi». Tra le decisioni annunciate dai precari quella di restare sul tetto, se necessario, fino a Natale, a dimostrazione di una volontà che non è stata fiaccata nemmeno dall'ondata di forte maltempo che oggi ha investito Roma. Uno dei portavoce dei precari, il biologo marino Massimiliano Bottaro, ha raccontato che le condizioni sul tetto «ora sono difficili, tra diluvio e folate di vento, abbiamo appena dovuto montare un nuovo gazebo più robusto, ma non abbiamo assolutamente intenzione di muoverci da qui».

P.A.: PALAZZO CHIGI, RIFORMA LAVORO PUBBLICO APPLICATA A PRESIDENZA CONSIGLIO
SEGRETARIO GENERALE HA ISTITUITO COMMISSIONE APPOSITA

Roma, 30 nov. - (Adnkronos) - Le nuove norme sul lavoro della cosiddetta riforma Brunetta si applicano anche alla presidenza del Consiglio. Non a caso, il segretario generale di palazzo Chigi ha istituito una commissione ad hoc per attuare la normativa del caso. È quanto si precisa in una lunga nota in cinque punti diffusa dall'ufficio stampa del governo. «Con riferimento all'articolo di stampa pubblicato a pagina 4 del 'Messaggerò del 30 novembre 2009 -recita il comunicato- riguardante il contratto integrativo della presidenza del Consiglio dei ministri, si precisa quanto segue: la Presidenza del Consiglio dei Ministri non intende in alcun modo sottrarsi alle regole stabilite dalla legge 150/2009 ed è quindi falso affermare che tali nuove disposizioni dettate per riformare il lavoro pubblico non si applicheranno alla Presidenza». L'applicazione, si legge, «avverrà tenendo conto ovviamente della specificità della Presidenza del Consiglio, riconosciuta, come è noto, a livello costituzionale e legislativo, la quale si traduce in un'organizzazione e una peculiarità di prestazioni lavorative non rinvenibili in alcun altro settore della pubblica amministrazione. Al punto due si sottolinea: »Con riguardo al contratto integrativo definitivamente sottoscritto il 10 novembre 2009 e che entra in vigore dal 1° dicembre successivo, occorre innanzitutto precisare che esso si riferisce al CCNL per il quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007, mentre si deve ancora stipulare il CCNL relativo al biennio economico 2008-2009«. »Ne consegue -recita la nota- che detto contratto integrativo riguarda un periodo antecedente la normativa di riforma del Ministro Renato Brunetta e non poteva quindi contenere il recepimento delle relative regole. Tale recepimento avverrà con apposito decreto in modo tale da rendere le nuove regole operative, come in tutte le amministrazioni pubbliche, dal 2010. È inoltre stabilito, per tutto il settore pubblico, che entro il 31 dicembre 2010 i contratti integrativi già stipulati debbano adeguarsi alle regole in materia di valutazione, merito e premialità previsti dalla nuova normativa«. Al punto 3 palazzo Chigi spiega: «L'articolo confonde impropriamente, laddove attribuisce al contratto integrativo quanto invece previsto dal CCNL sottoscritto da tutte le OO.SS. rappresentative in PCM e quindi anche da RdB e UIL (mentre la CGIL non ha potuto sottoscriverlo in quanto non rappresentativa nel comparto). Infatti, è lo stesso CCNL ad avere stabilito l'aumento dell'orario ordinario di lavoro individuale da 36 a 38 ore settimanali, prevedendo un doveroso incremento proporzionale dello stipendio». Nel punto 4 si sottolinea che «è assolutamente tendenzioso quindi affermare che la decurtazione dell'indennità per i primi dieci giorni di malattia non si applichi ai dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Ciò, precisa la nota, «per due ragioni: la prima di tipo normativo, in quanto qualsiasi previsione contrattuale in contrasto con la richiamata normativa di riforma è nulla ope legis; in secondo luogo perchè, al di là dell'incremento dello stipendio tabellare legato alle 38 ore, non esiste alcuna indennità che diventi »a tutti gli effetti una parte del salario fisso«. Per altro verso occorre pure sottolineare come il contratto integrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri è assolutamente rispettoso dei principi normativi sul merito; l'indennità di specificità organizzativa e gli altri compensi in esso disciplinati, infatti, non vengono erogati »a pioggia«, ma solo in relazione a particolari prestazioni lavorative o situazioni di disagio ovvero, ancora, ad entrambi i criteri». Infine, al punto 5 si fa notare che «per completezza di informazione, si segnala che il Segretario generale di Palazzo Chigi ha già istituito l'apposita commissione incaricata di dare specifica attuazione alla normativa di cui alla 'legge Brunettà».


30 novembre 2009 - Omniroma

ISPRA, PRECARI: «SE NECESSARIO RESTEREMO SUL TETTO FINO A NATALE»

(OMNIROMA) Roma, 30 nov - «La ricerca e i controlli ambientali sono una risorsa per tutti gli italiani, al di là delle bandiere politiche, e quindi vanno difesi, anzitutto con una battaglia ad oltranza per salvare i 200 contratti a rischio all'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), portando sotto i riflettori quelle che di recente il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha definito 'tematiche trasversali che interessano la destra come la sinistrà. Vale a dire l'ambiente e la ricerca. All'Istituto vigilato dal Ministero dell'Ambiente, da gennaio fino ad oggi, sono già andati a casa 250 tra ricercatori, tecnologi, amministrativi e tecnici, e i lavoratori in lotta ci tengono a non ripetere la loro esperienza, anzi chiedono che i colleghi già allontanati tornino in servizio al più presto. Per questo, nel corso della conferenza stampa che si è svolta oggi, i lavoratori dell'Ispra che occupano ormai da una settimana il tetto della sede di via Casalotti, hanno annunciato che sono disposti ad andare avanti ad oltranza con le loro iniziative di lotta, nelle forme che saranno decise di volta in volta col sindacato Usi-Rdb». Così in una nota dei precari dell'Ispra. «Tutto - prosegue il comunicato - dipenderà dalle risposte delle controparti, in particolare il ministero dell'Ambiente di Stefania Prestigiacomo e la struttura commissariale che gestisce l'Istituto, guidata dal prefetto Vincenzo Grimaldi. Tra le decisioni annunciate dai precari quella di restare sul tetto, se necessario, fino a Natale, a dimostrazione di una volontà che non è stata fiaccata nemmeno dall'ondata di forte maltempo che oggi ha investito Roma. Uno dei portavoce dei precari, il biologo marino Massimiliano Bottaro, ha raccontato che le condizioni sul tetto »ora sono difficili, tra diluvio e folate di vento, abbiamo appena dovuto montare un nuovo gazebo più robusto, ma non abbiamo assolutamente intenzione di muoverci da qui«. »Intanto - conclude la nota - l'incontro convocato dall'assessore al Lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, al tavolo regionale per le emergenze occupazionali, è stato disertato dalla struttura commissariale dell'Ispra, che invece domani incontrerà i sindacati nella sede di via Brancati, all'Eur. Tutte le novità sull'occupazione sono visibili sul sito www.nonsparateallaricerca.org, da cui si può accedere al blog dei precari, con tutte le uscite stampa aggiornate, e alla pagina in cui si visualizza la diretta della webcam che trasmette dal tetto, in onda su internet 24 ore su 24«.


30 novembre 2009 - Ansa

UNIVERSITÀ:SINDACATI E ASSOCIAZIONI DOCENZA,DDL INADEGUATO

(ANSA) - ROMA, 30 NOV - Il ddl di riforma dell'università è stato elaborato «in sintonia con la Crui e senza una reale consultazione delle rappresentanze sindacali e delle organizzazioni universitarie». Lo denunciano in un documento unitario una ventina di sigle tra sindacati e associazioni della docenza (tra cui Adi, Andu, Cisal, Rdb, Cgil-Cisl-Uil di categoria ecc..). Secondo i firmatari del documento le soluzioni proposte «non consentono il rilancio dell'Università pubblica come Istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese, anche per la mancanza di adeguati investimenti». «Nel ddl - spiegano - si evidenziano i seguenti punti sui quali siamo particolarmente critici: l'Università pubblica non viene più indicata come 'sede primaria della ricercà; l'autonomia del sistema universitario viene svuotata sia a livello locale sia a livello centrale, concentrando in poche mani (il Rettore e il Consiglio di Ammnistrazione) il potere di gestione degli Atenei e assoggettando il Ministero competente a quello dell'Economia; i previsti meccanismi concorsuali potrebbero addirittura accentuare il localismo, senza eliminare i casi di nepotismo e senza premiare il merito; i problemi del precariato vengono aggravati con l'aggiunta del ricercatore a tempo determinato alle attuali innumerevoli figure a termine, invece di procedere alla loro totale sostituzione con un'unica figura pre-ruolo, dotata di autonomia e responsabilità diretta di progetti di ricerca; assenza di qualsiasi riferimento al destino degli attuali ricercatori di ruolo; assenza di qualsiasi riferimento alla rappresentanza e al destino del personale tecnico-amministrativo; la nuova figura del 'direttore generalè rischia di sovrapporsi a quella del rettore; le indicazioni sul diritto allo studio risultano generiche». I sindacati e le associazioni della docenza annunciano quindi assemblee e, alla luce di ciò che da esse emergerà, «le iniziative più adeguate». In cantiere anche incontri con forze politiche e gruppi parlamentari.

P.CHIGI,OK NORME LAVORO BRUNETTA, MA SPECIFICITÀPRESIDENZA
GOVERNO RISPONDE A SERVIZIO DEL MESSAGGERO

(ANSA) - ROMA, 30 NOV - «La Presidenza del Consiglio dei Ministri non intende in alcun modo sottrarsi alle regole stabilite dalla legge 150/2009 ed è quindi falso affermare che tali nuove disposizioni dettate per riformare il lavoro pubblico non si applicheranno alla Presidenza». «L'applicazione avverrà tenendo conto ovviamente della specificità della Presidenza del Consiglio, riconosciuta, come è noto, a livello costituzionale e legislativo, la quale si traduce in un'organizzazione e una peculiarità di prestazioni lavorative non rinvenibili in alcun altro settore della pubblica amministrazione». È quanto scritto in una lunga nota diffusa da palazzo Chigi in risposta d un articolo pubblicato oggi dal quotidiano 'Il Messaggerò dal titolo 'Statali, Palazzo Chigi schiva le norme Brunetta. Premesso, dunque, al primo punto che la Presidenza non intende sottrarsi alle regole previste dalla legge Brunetta, la nota così prosegue: «2) Con riguardo al contratto integrativo definitivamente sottoscritto il 10 novembre 2009 e che entra in vigore dal 1/o dicembre successivo, occorre innanzitutto precisare che esso si riferisce al CCNL per il quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007, mentre si deve ancora stipulare il CCNL relativo al biennio economico 2008-2009. Ne consegue che detto contratto integrativo riguarda un periodo antecedente la normativa di riforma del Ministro Renato Brunetta e non poteva quindi contenere il recepimento delle relative regole. Tale recepimento avverrà con apposito decreto in modo tale da rendere le nuove regole operative, come in tutte le amministrazioni pubbliche, dal 2010. È inoltre stabilito, per tutto il settore pubblico - continua la nota - che entro il 31 dicembre 2010 i contratti integrativi già stipulati debbano adeguarsi alle regole in materia di valutazione, merito e premialità previsti dalla nuova normativa». «3) L'articolo confonde impropriamente - prosegue il comunicato riferendosi sempre al servizio de 'Il Messaggerò - laddove attribuisce al contratto integrativo quanto invece previsto dal CCNL sottoscritto da tutte le OO.SS. rappresentative in PCM e quindi anche da RdB e UIL (mentre la CGIL non ha potuto sottoscriverlo in quanto non rappresentativa nel comparto). Infatti, è lo stesso CCNL ad avere stabilito l'aumento dell'orario ordinario di lavoro individuale da 36 a 38 ore settimanali, prevedendo un doveroso incremento proporzionale dello stipendio». «4) È assolutamente tendenzioso quindi affermare che la decurtazione dell'indennità per i primi dieci giorni di malattia non si applichi ai dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ciò per due ragioni: la prima di tipo normativo, in quanto qualsiasi previsione contrattuale in contrasto con la richiamata normativa di riforma è nulla ope legis; in secondo luogo perchè, al di là dell'incremento dello stipendio tabellare legato alle 38 ore, non esiste alcuna indennità che diventi »a tutti gli effetti una parte del salario fisso«. Per altro verso occorre pure sottolineare come il contratto integrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri è assolutamente rispettoso dei principi normativi sul merito; l'indennità di specificità organizzativa e gli altri compensi in esso disciplinati, infatti, non vengono erogati »a pioggia«, ma solo in relazione a particolari prestazioni lavorative o situazioni di disagio ovvero, ancora, ad entrambi i criteri. 5) Per completezza di informazione - conclude la nota - si segnala che il Segretario generale di Palazzo Chigi ha già istituito l'apposita commissione incaricata di dare specifica attuazione alla normativa di cui alla »legge Brunetta«.


30 novembre 2009 - Apcom

Università/ Sindacati: al via assemblee prof e lavoratori

Roma, 30 nov. (Apcom) - Nei prossimi giorni negli atenei i sindacati e le associazioni dei docenti universitari indiranno delle assemblee con i lavoratori per conoscerne il giudizio e formulare eventuali contro-proposte sui contenuti del ddl di riforma universitario, già approvato dal Cdm ed ora all'esame delle commissioni parlamentari: ad annunciarlo, con un comunicato congiunto, sono oggi 17 sigle di organizzazioni che tutelano le varie componenti accademiche. Adu, And, Andu, Apu, Cipur, Cisal, Cisl-Universita', Cnu, Cnru, Confsal, Filc-Cgil, Rdb-Cub, Snals-Docenti Università, Sun, Udu, Ugl-Università e Ricerca, Uilpa-Ur si soffermano le soluzioni proposte dal governo sono state formulate "senza una reale consultazione delle rappresentanze sindacali e delle organizzazioni universitarie" e che in ogni caso non consentirebbero "il rilancio dell'università pubblica come istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del paese, anche per la mancanza di adeguati investimenti". Associazioni e sindacati si soffermano anche sui punti che reputano "particolarmente critici: l'Università pubblica - scrivono - non viene più indicata come 'sede primaria della ricerca'; l'autonomia del sistema universitario viene svuotata sia a livello locale sia a livello centrale, concentrando in poche mani (il rettore e il Cda) il potere di gestione degli atenei e assoggettando il ministero competente a quello dell'Economia". I rappresentanti dei lavoratori accademici sostengono poi che attraverso il ddl di riforma i "previsti meccanismi concorsuali potrebbero addirittura accentuare il localismo, senza eliminare i casi di nepotismo e senza premiare il merito". Ritengono dunque che "i problemi del precariato vengono aggravati con l'aggiunta del ricercatore a tempo determinato alle attuali innumerevoli figure a termine, invece di procedere alla loro totale sostituzione con un'unica figura pre-ruolo, dotata di autonomia e responsabilità diretta di progetti di ricerca". Il testo approvato dal Cdm conterrebbe, inoltre, "l'assenza di qualsiasi riferimento al destino degli attuali ricercatori di ruolo, di qualsiasi riferimento alla rappresentanza e al destino del personale tecnico-amministrativo. E la nuova figura del 'direttore generale' rischia di sovrapporsi a quella del rettore: le indicazioni sul diritto allo studio risultano generiche". E' attorno a questo scenario che "nelle singole sedi - scrivono sempre le 17 sigle - saranno indette assemblee per discutere e approfondire i contenuti del ddl". Già fissato il passo successivo: "il 15 gennaio - annunciano - torneremo a riunirci a Roma per valutare gli sviluppi della situazione, tenendo anche conto dell'esito della assemblee di ateneo. Conseguentemente si decideranno le iniziative più adeguate e si programmeranno gli incontri con le forze politiche e i gruppi parlamentari".


30 novembre 2009 - Repubblica.it

Irruzione dell'Rdb in consiglio comunale
L'assemblea interrotta per pochi minuti. Solo pochi giorni fa furono i centri sociali

Bologna - Ennesima interruzione del Consiglio comunale di Bologna, quest'oggi ad opera delle Rdb. Il sindacato di base, con una piccola delegazione capitanata dal numero uno provinciale Massimo Betti, si e' pero' limitato a un intervento di pochi minuti, chiedendo ai consiglieri comunali di uscire dall'aula e ascoltare in diretta le istanze dei lavoratori. Il presidio organizzato dalle Rdb per le 15.30 in piazza Maggiore, infatti, si e' infatti trasformato in assemblea improvvisata all'ingresso della manica lunga di Palazzo D'Accursio: "In piazza pioveva e ci siamo trasferiti qui", ironizza Betti. Una cinquantina i lavoratori presenti, con bandiere e striscioni, che hanno protestato contro le misure anti-crisi messe in campo dal Comune ("Sbagliate e troppo burocratiche", sentenzia Betti), contro i licenziamenti fatti di recente dall'hotel Carlton e dal 2007 dalla Provincia di Bologna, per effetto dello sforamento del patto di stabilita', e contro il precariato dei lavoratori comunali, in particolare nei nidi e nelle materne.


30 novembre 2009 - Corriere.it

CONTINUA LA PROTESTA IN VIA CASALOTTI
Ricercatori Ispra: «Sul tetto fino a Natale»
I precari dell'Istituto per la ricerca ambientale sotto la pioggia: qui fin quando non ci regolarizzano
di Carlotta De Leo

ROMA - Di mattina, il vento forte minaccia di strappare via la tenda piantata sul tetto. Di sera, ci pensa la pioggia torrenziale ad allagare la terrazza e a bagnare i sacchi a pelo. Ma i ricercatori dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ) non demordono e restano sul tetto del loro ente per protestare contro i «licenziamenti» dei 500 precari. «Ormai siamo qui da sette giorni e sette e nottie se necessario rimarremo fino a Natale – spiega Michela Mannozzi, ricercatrice e rappresentante del coordinamento precari dell'Usi Rdb Ricerca -. Non abbiamo alcuna intenzione di scendere fin quando non saranno regolarizzati tutti i precari dell’Istituto, proseguiremo la battaglia in cima al tetto fin quando non ci sarà una soluzione politica alla vicenda».
NUOVO GAZEBO IN LEGNO - Uno dei portavoce dei precari, il biologo marino Massimiliano Bottaro, ha raccontato che le condizioni sul tetto «ora sono difficili, tra diluvio e folate di vento, abbiamo appena dovuto montare un nuovo gazebo più robusto, ma non abbiamo assolutamente intenzione di muoverci da qui».
DISERTATO L’INCONTRO IN REGIONE – Il tavolo per le emergenze occupazionali convocato per lunedì 30 novembre dall’assessore al Lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, è stato disertato dalla struttura commissariale dell’Ispra, che invece martedì 1 dicembre incontrerà i sindacati nella sede di via Brancati, all’Eur. Ma intanto i lavoratori si appellano al ministro dell’Ambiente e al governo. «Chiediamo al ministro Stefania Prestigiacomo di salvaguardare la ricerca pubblica – afferma Emma Persia, coordinatrice dell'Usi-RdB dell'Ispra -. L’attuale processo di riorganizzazione dell’Ispra ha lo scopo di smantellare le attività di ricerca e protezione ambientale finora svolte con professionalità dai ricercatori che sono per lo più precari. Senza di loro, non riusciremo a svolgere tutti le nostre mansioni a tutela dei cittadini. E abbiamo paura che buona parte dei compiti sia affidato ad aziende private. La ricerca e i controlli ambientali sono una risorsa per tutti gli italiani».
I NUMERI - L’Ispra nasce circa due anni fa dall’unione di tre Enti pubblici di ricerca (Apat, Icram e Infs) con la finalità di razionalizzare le competenze tecnico scientifiche presenti. «Finora però – afferma ancora Emma Persia, – abbiamo avuto solo licenziamenti. Nel dicembre dello scorso anno sono andati via i primi 50. Lo scorso giugno, invece, non è stato rinnovato il contratto ad altri 200 ricercatori e altri 200 rischiano di fare la stessa fine a dicembre 2009. Si potrebbe arrivare ben presto a 500 licenziamenti, ovvero il 40 per cento del personale in meno. Persone mandate via solo perché hanno un contratto a termine: io, che ho il posto fisso, posso garantire che questi colleghi che rischiano svolgono il mio stesso lavoro con la stessa professionalità».


30 novembre 2009 - Il Messaggero.it

La protesta dei precari Ispra: «Se necessario sul tetto fino a Natale»
I lavoratori dell'Istituto per la ricerca ambientale promettono battaglia a oltranza per salvare i 200 contratti a rischio
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Roma - ROMA (30 novembre) - I lavoratori precari dell'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca Ambientale (Ispra) che hanno occupato lo scorso 24 novembre il tetto della sede di via Casalotti, annunciano di esser disposti ad andare avanti a oltranza con la loro iniziativa di protesta, nelle forme che saranno decise di volta in volta con il sindacato dei lavoratori della ricerca Usi-RdB. «Tutto dipenderà - si legge in un comunicato diffuso oggi - dalle risposte delle controparti, in particolare il ministero dell'Ambiente di Stefania Prestigiacomo e la struttura commissariale che gestisce l'Istituto, guidata dal prefetto Vincenzo Grimaldi». Sul tetto dell'istituto fino a Natale. Tra le decisioni annunciate dai precari quella di restare sul tetto se necessario fino a Natale, nonostante l'arrivo dell'inverno e l'ondata di maltempo che oggi ha investito Roma. Uno dei portavoce, il biologo marino Massimiliano Bottaro, ha raccontato che le condizioni sul tetto «ora sono difficili, tra diluvio e folate di vento abbiamo dovuto montare un nuovo gazebo più robusto, ma non abbiamo assolutamente intenzione di muoverci da qui». «Battaglia ad oltranza per salvare i 200 contratti a rischio». «La ricerca e i controlli ambientali sono una risorsa per tutti gli italiani, al di là delle bandiere politiche, e vanno difesi con una battaglia ad oltranza per salvare i 200 contratti a rischio, portando sotto i riflettori quelle che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha definito "tematiche trasversali che interessano la destra come la sinistra"». Da gennaio ad oggi 250 i ricercatori, amministrativi e tecnici Ispra licenziati. «All'Istituto vigilato dal Ministero dell'Ambiente - prosegue la nota - da gennaio fino ad oggi sono già andati a casa 250 tra ricercatori, tecnologi, amministrativi e tecnici: i lavoratori in lotta ci tengono a non ripetere la loro esperienza e chiedono che i colleghi già allontanati tornino in servizio al più presto. Intanto - conclude la nota - l'incontro convocato dall' assessore al Lavoro della Regione Lazio al tavolo regionale per le emergenze occupazionali è stato disertato dalla struttura commissariale dell'Ispra, che invece domani incontrerà i sindacati nella sede di via Brancati all'Eur». In diretta via webcam l'occupazione del tetto dell'Istituto. Tutte le novità sull'occupazione sono visibili sul sito nonsparateallaricerca.org, da cui si può accedere al blog dei precari e alla pagina con la diretta via webcam 24 ore 24 dell'occupazione del tetto dell'istituto di ricerca.


30 novembre 2009 - Villaggio Globale

Ispra - «Se serve, sul tetto fino a Natale»
Dura da una settimana l'azione dei dipendenti. La decisione dipenderà dalle risposte del ministro Prestigiacomo e del prefetto Vincenzo Grimaldi, che guida in forma commissariata la struttura

Roma - La ricerca e i controlli ambientali sono una risorsa per tutti gli italiani, al di là delle bandiere politiche, e quindi vanno difesi, anzitutto con una battaglia ad oltranza per salvare i 200 contratti a rischio all'Ispra (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale), portando sotto i riflettori quelle che di recente il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha definito «tematiche trasversali che interessano la destra come la sinistra». Vale a dire l'ambiente e la ricerca. All'Istituto vigilato dal ministero dell'Ambiente, da gennaio fino ad oggi, sono già andati a casa 250 tra ricercatori, tecnologi, amministrativi e tecnici, e i lavoratori in lotta ci tengono a non ripetere la loro esperienza, anzi chiedono che i colleghi già allontanati tornino in servizio al più presto. Per questo, nel corso della conferenza stampa che si è svolta oggi, i lavoratori dell'Ispra che occupano ormai da una settimana il tetto della sede di via Casalotti, hanno annunciato che sono disposti ad andare avanti ad oltranza con le loro iniziative di lotta, nelle forme che saranno decise di volta in volta col sindacato Usi-Rdb. Tutto dipenderà dalle risposte delle controparti, in particolare il ministero dell'Ambiente di Stefania Prestigiacomo e la struttura commissariale che gestisce l'Istituto, guidata dal prefetto Vincenzo Grimaldi. Tra le decisioni annunciate dai precari quella di restare sul tetto, se necessario, fino a Natale, a dimostrazione di una volontà che non è stata fiaccata nemmeno dall'ondata di forte maltempo che oggi ha investito Roma. Uno dei portavoce dei precari, il biologo marino Massimiliano Bottaro, ha raccontato che le condizioni sul tetto «ora sono difficili, tra diluvio e folate di vento, abbiamo appena dovuto montare un nuovo gazebo più robusto, ma non abbiamo assolutamente intenzione di muoverci da qui». Intanto, l'incontro convocato dall'assessore al lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, al tavolo regionale per le emergenze occupazionali, è stato disertato dalla struttura commissariale dell'Ispra, che invece domani incontrerà i sindacati nella sede di via Brancati, all'Eur. Tutte le novità sull'occupazione sono visibili sul sito Non sparate alla ricerca, da cui si può accedere al blog dei precari, con tutte le uscite stampa aggiornate, e alla pagina in cui si visualizza la diretta della webcam che trasmette dal tetto, in onda su internet 24 ore su 24.


30 novembre 2009 - Brindisium.net

RdB aderisce alla manifestazione contro la "Strada dei Colli"

Cisternino - Le Rappresentanze Sindacali di Base aderiscono alla manifestazione contro la costruzione della cosiddetta "strada dei colli" indetta dal Comitato di salvaguardia ambiente e territorio di Cisternino per giorno 6 dicembre.
Questa strada è un’opera inutile e dannosa!
E’ inutile perché è un progetto vecchio di 40 anni che doveva portare da Ostuni a Laureto di Fasano e che oggi non ha nessuna utilità. E’ dannosa perché la larghezza totale di oltre 10 metri (e non 7 come dice il Sindaco di Cisternino) distruggerà un territorio unico fatto di ulivi, muri a secco, siti archeologici. Questa strada non servirà ai cittadini di Cisternino e di Ostuni che hanno altre 3 strade di collegamento, non servirà ai proprietari dei terreni, (che stanno firmando la petizione nonostante pressioni e minacce) e non servirà per portare turisti a Cisternino. Molto probabilmente servirà, invece per nuovi insediamenti turistico-alberghieri, visto che la previdente giunta ha individuato la zona a destra della "nuova Bretella autostradale" come area turistico-alberghiero e diminuito la possibilità di costruire diminuendo il lotto minimo da 8 ettari agli attuali 4. Se la Giunta è sicura di avere la popolazione dalla sua parte e si vanta di essere un Comune "partecipativo" può promuovere un referendum.
Noi intanto invitiamo alla mobilitazione contro questo scempio!
COMUNICATO STAMPA RAPPRESENTANZE SINDACALI DI BASE - COORDINAMENTO PROVINCIALE BRINDISI


30 novembre 2009 - Radio Città Aperta

'La protezione civile non può essere un business!'
Stamattina protesta dei Vigili del Fuoco contro il governo
di Alessio Calamita

La discussione si era aperta la scorsa settimana, a seguito della denuncia delle RdB Vigili del Fuoco, che riguardava una prossima rivoluzione all’interno della Protezione Civile: "Un decreto governativo si appresta a stravolgere la Protezione Civile, lasciando i Vigili del Fuoco alla finestra: dopo il cambio di natura e spirito su cui era originariamente fondata la Protezione Civile, che da struttura per le attività di prevenzione, previsione e salvaguardia del territorio è divenuta primariamente un gestore di ‘grandi eventi’, si preannuncia un altro grave stravolgimento che avrà pesanti ricadute sui cittadini e i lavoratori. Il Governo sta infatti predisponendo in questi giorni un decreto legge secretato in cui si prevede, tra l’altro, il trasferimento di competenze dal Dipartimento per la Protezione Civile ad una costituenda S.p.A.. In questo modo anche il soccorso diventa un business, un attività che si pone l’obiettivo di guadagnare sulla pelle della popolazione" ha denunciato ai microfoni di Radio Città Aperta Antonio Jiritano delle RdB dei Vigili del Fuoco. Secondo il sindacato di base, con questo provvedimento si intende sottrarre il controllo democratico del Parlamento da questo pezzo importante dell’organizzazione statale, sulla falsariga di quanto si sta consumando in merito alla ‘Servizi Difesa S.p.A.’. Si crea una nuova struttura in grado di acquistare inceneritori da società private con i soldi pubblici stanziati per far fronte alle calamità nel paese, per poi cederli agli enti locali, configurando un ulteriore indebitamento dei comuni. Una società per azioni all’interno della quale i lavoratori della Protezione Civile, a cui verranno sottratte competenze e funzioni, verranno pubblicizzati e quindi, come già successo per i Vigili del Fuoco, privati dei diritti sindacali e gerarchicamente "comandati". La nascita di una società per azioni sotto la diretta dipendenza del presidente del Consiglio - l’assicurazione obbligatoria contro calamità per le case private - l’istituzione di una task force per gli interventi rapidi - il passaggio al Dipartimento della rete di rilevazione sismica nazionale oggi all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dei poteri di "vigilanza e tutela" sull’Associazione italiana della Croce Rossa: così dovrebbe cambiare volto il Dipartimento della Protezione Civile, almeno stando alla bozza del decreto legge che gli uffici legislativi stanno predisponendo in questi giorni e con il quale verrà non solo chiusa l’emergenza rifiuti in Campania ma anche definita la gestione post terremoto in Abruzzo e post alluvione a Messina. Una riorganizzazione che lo stesso ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito non ha escluso, rispondendo ad un’interrogazione dell’I.d.v. durante il question time parlamentare. "Non si può escludere» una nuova strutturazione del Dipartimento", ha detto il ministro, sottolineando che "sono al vaglio misure atte a consolidare e migliorare la capacità di risposta del Dipartimento nella tutela delle primarie esigenze delle popolazioni colpite da disastri". E Vito non ha neanche escluso la possibilità che si facciano delle nuove assunzioni di personale che, secondo l’Idv, ammonterebbero a 1.200 unità, oltre a 50 dirigenti. Nell’ultima bozza del decreto è scritto che la "Protezione Civile servizi spa" avrebbe un capitale sociale di un milione di euro e sarebbe posta sotto la vigilanza della presidenza del Consiglio con l’obiettivo di garantire economicità e tempestività agli interventi del Dipartimento. La Spa opererebbe secondo gli indirizzi strategici ed i programmi stabiliti dal premier su proposta del capo del Dipartimento e ha ad oggetto lo svolgimento di funzioni strumentali per il Dipartimento, nonché la progettazione, la scelta del contraente, la direzione lavori, la vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali, l’acquisizione di forniture o servizi rientranti negli ambiti di competenza del Dipartimento, ivi compresi quelli concernenti le situazioni di emergenza socio-economico-ambientale. Nel decreto è inserito un altro punto molto discusso in questi anni, ovvero l’obbligatorietà dell’assicurazione contro le calamità e gli incendi per le case private. Ma non per quelle abusive. "È esclusa – si legge nella bozza del decreto – ogni forma di intervento pubblico per la riparazione o la ricostruzione delle unità immobiliari abusive". I premi assicurativi, invece, "sono correlati agli indici di rischio delle diverse aree del territorio, alle tecniche di costruzione, allo stato di manutenzione". Infine, è prevista la costituzione di una task force in grado di intervenire rapidamente per il soccorso delle popolazioni colpite da gravi calamità. Un nucleo di rapido intervento per il quale il capo del Dipartimento della Protezione civile definisce uno specifico mansionario recante i diritti ed i doveri del personale in servizio. Pochi giorni dopo arriva la risposta del capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che spiega come l’ipotesi di una "Spa" non piaccia e replica: "La possibilità che la Protezione civile sia in via di privatizzazione, come ipotizzano alcuni organi di stampa, sono solo chiacchiere e noi ci occupiamo di fatti. Del resto la protezione civile non può che essere pubblica". "La Protezione Civile" – continua Bertolaso – "non va riorganizzata e tanto meno trasformata in società per azioni (Spa), ma va sfruttata tutta l’esperienza di quest’anno durante il quale ci siamo dovuti confrontare con il terribile terremoto dell’Aquila, con l’incidente ferroviario di Viareggio e anche con l’alluvione di Messina". Per la precisione, però, il Dipartimento della protezione civile non smentisce il ministro Vito ma esclude la creazione di una Spa spiegando che non si è mai parlato della trasformazione in Spa della Protezione Civile nazionale, ma della possibilità che si costituisca una società in house con compiti strumentali rispetto alle finalità della Protezione civile. "Il sottosegretario Bertolaso rilascia dichiarazioni dubbiose e poco rassicuranti circa il futuro del dipartimento della Protezione civile e dei lavoratori addetti a questo delicato settore e servizio dello Stato preposto alla pubblica e privata incolumità. Quest’ultima l’unica cosa privata oggi contemplata nella P. Civile". A dirlo in una nota è il segretario nazionale della F.P. Cgil, Antonio Crispi. Nel frattempo la RdB Pubblico Impiego ha organizzato per oggi, dalle ore 9:30, un presidio davanti al Dipartimento della Protezione Civile, in Via Ulpiano 11 a Roma. L'iniziativa è stata indetta a seguito dello stato di agitazione di tutto il personale della Protezione Civile per manifestare contro il progetto governativo di trasformazione della Protezione Civile in società per azioni. Tale progetto, che sottrae un importante settore dell'organizzazione statale al controllo democratico del Parlamento - sulla falsariga di quanto si sta consumando in merito alla "Servizi Difesa S.p.A - svuoterà le competenze in capo al Dipartimento ed avrà pesanti ripercussioni sui cittadini e sui lavoratori, trasformando il soccorso in un business e prevedendo la mobilità forzata del personale che vedrà anche trasformato il proprio stato giuridico da dipendente pubblico a privato. Secondo la RdB P.I., la Protezione Civile deve invece rimanere in amministrazione pubblica e svolgere funzioni di prevenzione, previsione e salvaguardia del territorio integrando i Vigili del Fuoco, ora confinati alla manovalanza del soccorso ed a compiti di ordine pubblico. "Utilizzando la decretazione d’urgenza – dicono inoltre fonti sindacali della Cgil – che non c’entra nulla con la riorganizzazione, si sta facendo un colpo di mano. Che non nasce oggi ma nel 2001 e in maniera perfettamente bipartisan". "Il sottosegretario Bertolaso rilascia dichiarazioni dubbiose e poco rassicuranti circa il futuro del dipartimento della Protezione civile e dei lavoratori addetti a questo delicato settore e servizio dello Stato preposto alla pubblica e privata incolumità. Quest’ultima l’unica cosa privata oggi contemplata nella P. Civile". A dirlo in una nota è il segretario nazionale della Fp Cgil, Antonio Crispi che poi aggiunge: "A noi, ai lavoratori, questo silenzio non piace e ci creda pensiamo che il paese non avverta tutta questa necessità di una protezione civile privatizzata, seppur sapientemente camuffata".


30 novembre 2009 - Il Giornale di Calabria

Regione, assemblea degli ex lsu-lpu: "L’inquadramento sia a tempo pieno"

CATANZARO - Assemblea generale promossa dalla Rdb giovedì a Catanzaro dei dipendenti regionali ex Lsu-lpu che sollecitano la trasformazione a tempo pieno del loro contratto. All’incontro sono stati invitati il presidente della Regione, Loiero, la Giunta regionale e i capigruppo consiliari di maggioranza e opposizione. "Dopo oltre 12 anni di lavoro precario e sottopagato - è scritto in un comunicato dei lavoratori - dopo la finta "stabilizzazione", i lavoratori ex Lsu-Lpu di nuovo costretti alla lotta per la trasformazione a tempo pieno del contratto di lavoro. Dopo tanti anni di precariato e ad un anno dalla stabilizzazione, il contratto di lavoro è ancora per 24 ore settimanali (part time); pensiamo che il nostro lavoro, le nostre professionalità non possano e non debbano essere "part time" a vita; pensiamo che il nostro impegno nel lavoro, presso tutti i dipartimenti regionali, debba essere riconosciuto e regolarizzato alla pari di tutti gli altri lavoratori". "Dopo aver accettato il sottoinquadramento - prosegue la nota - solo per la necessità di un posto di lavoro stabile, e dopo aver avuto assicurazioni su veloci passaggi di qualifica, mai messi in atto, pensiamo che le nostre professionalità non possano essere mortificate ulteriormente. Riteniamo che i lavoratori diplomati e laureati della Regione, siano essi ex precari, che a tempo indeterminato, debbano essere inquadrati nella categoria di riferimento e non possiamo permettere che nuovi concorsi di giovani laureati, possano precludere questo diritto". "È pratica antica della maggior parte delle Amministrazioni della Pubblica Amministrazione - conclude la nota - sottoinquadrare i propri dipendenti: bene, noi non siamo più disponibili ad accettare questa situazione. Le lavoratrici e i lavoratori ex Lsu-Lpu sono stati deportati, senza motivazione logica di funzionalità, dalle sedi di assegnazione, dove peraltro lavoravano da anni, per essere assegnati ai dipartimenti regionali di Catanzaro: è giunto il momento di rivendicare una corretta dislocazione regionale".


30 novembre 2009 - Il Quaderno

Società provinciale rifiuti, Rdb/Cub: si parte con il piede sbagliato

Benevento - Giovanni Venditti, responsabile del sindacato Rdb/Cub di Benevento, ha chiesto un incontro urgente all’assessore provinciale all’Ambiente, Gianluca Aceto, sulla nuova società di gestione dei rifiuti nel Sannio. Nella nota, ha espresso critiche alle procedure adottate per la nomina del gruppo di esperti. Tutto ciò induce Venditti a "pensare che l’operatività di questa società già parte con il piede sbagliato".


30 novembre 2009 - La Nuova Sardegna

Sanità, oggi un sit in di protesta
Assunzioni Asl, in campo il sindacato di base

OLBIA - È scattata ieri mattina, in piazza Regina Margherita, la mobilitazione promossa dalla Rappresentanza sindacale di base sul fronte della sanità. Il sindacato ha allestito un piccolo presidio domenicale distribuendo un questionario ai cittadini per raccogliere le loro opinioni sulla qualità dei servizi e dell’asssistenza sanitaria I questionari, una volta compilati, verranno poi consegnati all’associazione Cittadinanzattiva. Intanto, la mobilitazione sindacale proseguirà questa mattina, alle 8.30, con un sit in davanti al qquartier generale della Asl, in via Caduti sul lavoro, sempre organizzato dalla Rdb. I lavoratori questa volta sollecitano «l’assunzione attraverso le graduatorie dei concorsi di tutti gli idonei, la stabilizzazione dei precari, l’espletamento dei concorso già banditi e la fine dell’utilizzo di agenzie interinali per le assunzioni».


30 novembre 2009 - IMG press

IL BALZELLO DEI PARCHEGGI DEL POLICLINICO DI MESSINA

Messina - La RdB Cub ha sempre sostenuto che i dipendenti dell’Azienda Ospedaliera Policlinico Universitario "Gaetano Martino" non dovevano pagare il balzello dei parcheggi. Ma se ciò doveva necessariamente avvenire, che non ci fossero dipendenti di serie A (cioè i "fortunati" abbonati) e di serie B (coloro che non sono riusciti ad abbonarsi). Finalmente il Rettore e il DG, comprendendo le sacrosante ragioni dei dipendenti e le sollecitazioni dello scrivente, hanno convenuto di estendere l’abbonamento a tutti i dipendenti, sia del Policlinico che dell’Università e di prevedere 200 posti auto per specializzandi, dottorandi e assegnisti. Questo non certo grazie a quelli che si erano supinamente dichiarati d’accordo per il tetto massimo di 1.200 abbonamenti!


30 novembre 2009 - Il Messaggero

Statali, Palazzo Chigi schiva le norme Brunetta
di Pietro Piovani

ROMA - La trattenuta sui giorni di malattia, prevista per tutti i dipendenti pubblici, non si applicherà agli impiegati di Palazzo Chigi. E la classifica dei dipendenti più bravi e meno bravi, i premi maggiorati per i meritevoli e azzerati per gli incapaci: anche questa regola a Palazzo Chigi non vale. Insomma alcune delle principali novità introdotte da Renato Brunetta per riformare il lavoro statale non si applicheranno al la Presidenza del Consiglio. Quindi neanche al Dipartimento Funzione pubblica, cioè proprio a quel personale che lavora alle dirette dipendenze del ministro Brunetta.
Sono gli effetti del contratto integrativo della Presidenza, firmato nei giorni scorsi dai sindacati e dal Segretario generale di Palazzo Chigi Manlio Strano. Il punto più importante dell’accordo è l’articolo 18, quello dedicato alla "indennità di specificità organizzativa". È una voce di stipendio che esisteva già, ma che adesso viene arricchita e modificata. La cifra può oscillare tra i 540 euro e i 440 euro lordi.
Sia chiaro, quello che i sindacati hanno ottenuto non è un clamoroso aumento di stipendio. I soldi sono all’incirca sempre gli stessi, solo che vengono distribuiti in un altro modo. Le risorse che prima venivano usate per pagare altre voci della busta paga ora vengono convogliate sull’indennità di specificità. Con una serie di interessanti conseguenze pratiche. L’indennità diventa a tutti gli effetti una parte del salario fisso quindi rientra nel calcolo per la pensione. Inoltre non può essere soggetta alle decurtazioni previste da Brunetta sui giorni di assenza per malattia.
Ma in cosa consiste la "specificità" premiata dal contratto? Consiste nel fatto che i dipendenti accettano un’estensione dell’orario di lavoro, 38 ore settimanali anziché 36. E che possono essere chiamati a lavorare, se necessario, anche nelle giornate festive.
L’indennità assorbe buona parte delle risorse che la Presidenza ha a disposizione per i premi di produttività. Quello che resta serve a pagare gli straordinari, più un’altra indennità fissa di 10 euro al giorno, motivata come "flessibilità". Questi 10 euro sono gli unici soldi che si perdono in caso di malattia (sempre che non sia dovuta a cause di servizio).
È chiaro che su nessuno di questi istituti contrattuali può essere applicata la regola dei premi selettivi voluta da Brunetta. Sono premi che vanno a tutti gli impiegati, a prescindere dalle loro capacità e dalla loro efficienza. Non solo: li incasseranno anche i dipendenti in distacco sindacale.
Il contratto non è stato firmato da tutti i sindacati. Hanno detto sì la Cisl e due sigle autonome: Snaprecom (molto forte alla Presidenza) e Flp. La Uil e le Rdb non hanno firmato, la Cgil non è neanche presente al tavolo delle trattative non avendo raccolto abbastanza adesioni fra i dipendenti.
L’accordo non è ancora in vigore. Prima deve ricevere il via libera del ministero dell’Economia e del ministro della Funzione pubblica. Dunque Brunetta, che non ha partecipato direttamente alle trattative, ha adesso la possibilità di chiedere correzioni al testo. Va detto però che questi contratti della Presidenza solitamente non vengono firmati senza aver prima ottenuto un assenso preventivo dal ministro della Pubblica amministrazione. Vedremo nei prossimi giorni se Brunetta deciderà di intervenire.

ASCOLI. Riparte la Manuli, con una emorragia del 40 per cento in meno di operai...
di ENNIO MANCINI

ASCOLI - Riparte la Manuli, con una emorragia del 40 per cento in meno di operai, e si muove la Regione con la Svim (agenzia regionale per lo sviluppo) per la Ahlstrom. Con grande fatica si cerca di dare respiro alla situazione occupazionale che ha devastato il Piceno e causa di migliaia di licenziamenti con la "fuga" dei maggiori insediamenti industriali. Questa mattina varcheranno i cancelli della Manuli, dopo 120 giorni di chiusura, gli operai addetti alla manutenzione e i 5 tecnici della centrale di cogenerazione della Cover di Verbania. La produzione dovrebbe ripartire dopo l’incontro di mercoledì al Ministero del Lavoro tra l’ad Roberto Grandi con i sindacati Ugl e Sdl e, il giorno seguente, in Confindustria ad Ascoli il dirigente incontrerà i sindacati confederali. Se non ci saranno intoppi entro il 10 dicembre si dovrebbero conoscere i nomi dei 125 operai che torneranno a lavorare nei reparti "banbury" (che produce la gomma per il comparto "Oil marine") e "Large bore 1" che produce i tubi spiralati. Si saprà anche chi verrà reintegrato nel reparto "Oil marine" in part-time verticale. Novità in vista anche per la Ahlstrom. Il presidio (nella foto) ha deciso che a partire da dicembre i lavoratori resteranno davanti allo stabilimento solo durante il giorno. La notte tutti a casa. Una decisione auspicata da tempo anche dal sindaco Castelli e da altre istituzioni. Contrariamente a quanto poteva accadere alla Manuli, qui non ci sarebbe il "rischio immediato" che l’Azienda porti via i macchinari. La protesta resta comunque molto alta. Tanto che il presidente della Regione ha deciso di ricevere una rappresentanza dei lavoratori per capire e decidere insieme come meglio agire. Il primo intervento del Presidente Spacca potrebbe essere quello di interessare la Svim. E’ la società regionale che contribuisce allo sviluppo dell’economia del territorio marchigiano, supportando l’attività dell’Amministrazione Pubblica, in stretta collaborazione con le forze economiche. Nel caso della ex Cartiera l’impegno potrebbe realizzarsi attraverso l’elaborazione di progetti locali, europei ed internazionali nell’ottica del sostegno all’occupazione e alla promozione del ricambio generazionale, nel rispetto degli indirizzi di programmazione regionale. Un intervento quanto mai opportuno per i 140 operai della Ahlstrom che, nella maggior parte, sono giovani.


30 novembre 2009 - Il Bologna

Crisi. A Casalecchio i precari Castorama bloccano gli ingressi ma riprende la trattativa
Scioperi nel commercio
oggi sit in Rdb in comune
Ieri astensioni del personale Trentialia nelle tratte locali. Sabato sciopero alla Pam
di Gian Basilio Nieddu

Bologna - Se l'industria non sta bene, solo nel settore meccanico 23 mila lavoratori sono interessati dagli ammortizzatori sociali, non stanno meglio gli altri settori. A iniziare dal commercio dove in queste ultime settimane si sono ripetute le manifestazioni di protesta e gli scioperi dei dipendenti di alcuni gruppi della grande distribuzione. Sabato è stato il turno dei dipendenti della Pam e il sindacato sostiene che la protesta è stato un successo: «I lavoratori hanno presidiato gli ingressi dei supermercati distribuendo volantini alla clientela per spiegare le ragioni della protesta - spiega Emiliano Sgargi della Filcams- Cgil - moltissimi clienti hanno espresso solidarietà ai lavoratori, preferendo rinunciare ai propri acquisti». L'astensione dal lavoro è legata alla «disdetta del contratto integrativo aziendale». Ieri la protesta si è spostata a Casalecchio dove, davanti al punto vendita Leroy Merlin, i precari Castorama hanno manifestato, presidiato l'ingresso, raccolto firme (dicono si averne raccolto 1500) e invitato i clienti a rinunciare agli acquisti. Il gruppo Leroy Merlin ha recentemente acquisito Castorama e secondo i lavoratori a termine vuole chiudere il punto vendita del Navile. Il gruppo, invece, spiega con dei manifesti affissi nella struttura commerciale di aver salvato settanta posti di lavoro. Ieri comunque c'è stato un passo avanti nella trattativa con una telefonata della dirigenza ai lavoratori. «Ora andremo a questo nuovo incontro, ma se non otterremo risultati - spiega Fabiano, uno dei precari a Zic. it - ci presenteremo di nuovo nei punti vendita Leroy Merlin per bloccarli».
Sciopero dei treni. Ieri si è svolto lo sciopero, indetto dalle sigle Filt-Fit-Uilt-Orsa-Ugl, che ha interessato i convogli locali, anche se dall'azienda fanno sapere che non si sono riscontrati particolari disagi: «Ha interessato il 5% dei convogli».
Oggi, invece, protestano le Rdb con un sit in in piazza Maggiore, in contemporanea al Consiglio comunale, per contestare il Consiglio straordinario sulla crisi del 4 dicembre: «Stiamo assistendo ad un metodo virtuale - scrivono in una nota - a cui corrisponde una politica della Giunta altrettanto virtuale». Si bocciano quindi le misure anti crisi di Delbono come «inadeguate» mentre si chiede una «carta servizi metropolitana», «ostelli per gli sfrattati» e l'assunzione dei precari comunali.

Sos vigili del fuoco

Mancano 50 uomini ai vigili del fuoco di Bologna che hanno denunciato la carenza all'amministrazione comunale. Una riduzione di forze che comporta una diminuzione del 25% degli interventi. Ci dovrebbero essere 10 squadre operative ogni giorno contro le 8 che sono attualmente impiegate.


30 novembre 2009 - La Stampa

Gli alluvionati si ribellano alla polizza "anticalamità"
Telegrammi a Napolitano e Berlusconi: sarebbe incivile
di SILVANA MOSSANO

ALESSANDRIA - Puntuale come un fungo dopo la pioggia, rispunta la tentazione di una legge per introdurre l'obbligo dell'assicurazione anticalamità. Non c'è governo che non ci provi. Fino a ora l'intenzione non si è tramutata in realtà, anche perché i comitati alluvionati locali sono costantemente in allerta e hanno le armi sempre affilate. E' accaduto di nuovo in questi giorni. Nelle assidue peregrinazioni su Internet, i comitati associazione Amici di Borgo Rovereto, Calca e Noi per l'Osterietta hanno intercettato l'allarme in un comunicato sindacale di Rdb cub vigili del fuoco. Immediato il contatto e la conferma che, nel piano di trasformare la Protezione civile in una spa alla dirette dipendenze del presidente del Consiglio, è inserita anche «l'assicurazione obbligatoria contro le calamità».
Storia vecchia rispolverata all'interno di pagine nuove. Ma i comitati non ci stanno. Hanno reagito subito inviando telegrammi di protesta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: venti righe per dire, con linguaggio efficace, che, se fosse introdotta «l'assicurazione obbligatoria per le civili abitazioni» in luoghi a rischio, «sarebbe una porcata: un modo incivile dello Stato di disimpegnarsi nel compito della messa in sicurezza del territorio da rischi idrogeologici che sono una calamità oggi poco naturale», nel senso che il pericolo è causato proprio da inadempienze e ritardi nella messa in sicurezza. La tesi, ribadita a Napolitano e Berlusconi (e, per conoscenza, anche all'Antitrust e a Confedilizia), è questa: ci sono territori (quelli della provincia sono un esempio) che periodicamente subiscono danneggiamenti perché di fatto «è tutto una gruviera». I comitati ritengono che di assicurazioni anticalamità si potrà parlare solo quando lo Stato (attraverso i suoi organismi operativi) avrà fatto le opere preventive che bisogna fare. Tanto più che Confedilizia ha già evidenziato, a scanso di scarsa memoria, che, «per essere difesi dalle calamità, condòmini e proprietari di casa già pagano fior di quattrini. Con le assicurazioni dovrebbero pagare due volte?».
Intanto, i parlamentari Stradella e Armosino hanno presentato un emendamento alla Finanziaria perché, reperendo risorse da imposte su produzione e consumi di birra e alcolici, si intercettino fondi per interventi urgenti nei territori piemontesi colpiti dagli eventi alluvionali dell'aprile 2009.


29 novembre 2009 - Omniroma

ISPRA, SINISTRA E LIBERTÀ: «SERVE PASSO INDIETRO GOVERNO»

(OMNIROMA) Roma, 29 nov - Questa mattina una delegazione di Sinistra e Libertà composta da Umberto Guidoni, astronauta ed esponente del Coordinamento Nazionale di SEL, e da Marco Furfaro, del coordinamento regionale di SEL Lazio, hanno fatto visita ai lavoratori dell'Ispra che dal 24 novembre presidiano il tetto dell'istituto per protesta contro il previsto licenziamento di 200 persone. Lo rende noto l'Ufficio Stampa di Sinistra e Libertà. «Sinistra e Libertà, già qualche mese fa, aveva manifestato al fianco dei lavoratori dell'Ispra, chiedendo al governo di stabilizzare i 430 precari che rischiavano di perdere il lavoro. Negli ultimi giorni, al contrario, la situazione è notevolmente peggiorata, costringendo i lavoratori a salire sul tetto dell'istituto per manifestare le loro legittime proteste. Adesso, per recuperare quel capitale umano che il nostro paese non può permettersi di perdere, serve una trattativa vera tra le parti e, sopratutto, un passo indietro del governo - continua la nota - Un passo indietro necessario per due ordini di ragioni, la prima è che bisogna valorizzare la risorse umane legate al mondo della ricerca, già troppo svilito dalle politiche di questo governo. In secondo luogo, mettere alla porta tanti ricercatori significa che l'Italia vedrà messa in discussione l'ottemperanza ad una serie di norme in campo ambientale stabilite a livello europeo. Si tratta di una situazione inaccettabile per un Paese che guarda al futuro. Il rilancio della ricerca italiana deve passare, necessariamente, per la valorizzazione del fattore umano, a cominciare proprio dai ricercatori precari, lavoratori qualificati che svolgono la loro attività professionale in un perenne stato di insicurezza».


29 novembre 2009 - La Nuova Sardegna

Sanità. Un questionario per raccogliere l’opinione dei cittadini sulla qualità dell’assistenza
Asl, il sindacato di base in piazza
Concorsi, assunzioni e precariato: lunedì un sit in di protesta

OLBIA - Scatta la mobilitazione sul fronte della sanità in Gallura e in piazza scende la Rappresentanza sindacale di base. Il quesito che pone il sindacato è semplice: «A due anni dall’inaugurazioen del nuovo ospedale, cosa pensano i cittadini della sanità olbiese?». Così a partire da oggi, in piazza Regina Margherita, la Rdb punterà sul coinvolgimento diretto dei cittadini proponendo un questionario che raccoglierà le opinioni degli olbiesi sui servizi e sull’assistenza sanitaria prestata dalla Asl. I questionari - annuncia il sindacato di base - verranno poi consegnati all’associazione Cittadinanzattiva che elaborerà le risposte in un testo organico.
Intanto, domani alle 8.30 è in programma un sit in via dei Caduti sul lavoro, davanti al quartier generale della Asl olbiese, sempre organizzato dalla Rappresentanza sindacale di base. I lavoratori questa volta sollecitano «l’assunzione attraverso le graduatorie dei concorsi di tutti gli idonei, la stabilizzazione dei precari, l’espletamento dei concorso già banditi e la fine dell’utilizzo di agenzie interinali per le assunzioni».
Proprio sulle assunzioni, sui concorsi e sul precariato, la Rdb spara a zero contro il management Asl. Una battaglia iniziata molti anni fa quando pure lo scenario della sanità olbiese era molto diverso. «Dal 2003 - dicono i rappresentanti del sindacato di base cha ha indetto la manifestazione - il ricorso all’egenzia interinale nella Asl olbiese è diventato canale di clientelismi e favoritismi, utilizzata in modo sfacciato a beneficio esclusivo di parenti e amici».
Una battaglia finita in forma di esposto anche sui tavoli della magistratura, a Tempio, che proprio su uno degli ultimi concorsi Asl aveva aperto formalmente un’inchiesta. Adesso il sindacato di base riapre la partita puntando però sulla mobilitazione in piazza: un sit in di protesta (domani mattina) davanti agli uffici amministrativi dell’azienda sanitaria, accompagnato però dall’«azione politica» di un questionario da sottoporre all’attenzione dei cittadini (questa mattina). In sostanza un invito esplicito a esprimere un giudizio sulla qualità dei servizi e dell’assistenza sanitaria prestata dalla Asl olbiese.(red.ol.)


29 novembre 2009 - Il Cittadino

Lunedì se ne parlerà nella commissione sanità della regione
Bignamini del sindacato Rdb-Cub: «Così non ha senso di esistere»
L’ospedale dice addio al pronto soccorso
Allo studio del Pirellone la chiusura del punto di primo intervento
di Andrea Bagatta

Casale - Il punto di primo intervento di Casale verso la chiusura: la commissione Sanità e Assistenza della regione Lombardia ne discuterà nella prossima seduta del 3 dicembre, quando all’ordine del giorno è previsto «l’esonero dall’obbligo di partecipazione quale sede di pronto soccorso del polo di Casalpusterlengo dell’AO della provincia di Lodi».La commissione valuterà l’atto, che è un’iniziativa della giunta regionale del 24 novembre scorso, ma quale che sia il contenuto nel dettaglio è difficile prevedere stravolgimenti rispetto a quanto proposto. Anni fa, in un’analoga situazione si era trovato l’altro punto di primo intervento della provincia, quello di Sant’Angelo. Allora, l’amministrazione comunale e la Lega Nord alzarono la voce fino a ottenere il mantenimento del presidio.Oggi per Casale, invece, il destino sembra segnato, almeno a sentire Gianfranco Bignamini della Cub/Rdb: «In commissione arriva la delibera di chiusura del punto di primo intervento, e noi della Cub/Rdb non possiamo che essere finalmente soddisfatti - spiega il sindacalista -. Da due anni, da soli, ci battiamo perché il primo intervento sia chiuso. Così come è gestito non ha senso, perché non è un pronto soccorso ed è inserito in un ospedale che non ha caratteristiche generaliste o di pronto intervento».Per Bignamini, insomma, il punto di primo intervento così come è ora arreca più danni che benefici a pazienti e lavoratori. «Oggi si sprecano molte risorse in un primo intervento senza senso, mentre dovrebbero andare a potenziare il pronto soccorso di Codogno - continua Bignamini -. Casale ha ormai una vocazione oncologica e di lungo-degenza che deve essere coltivata e aumentata, in cui il primo intervento non c’entra ormai più nulla».Già oggi l’indicazione che spesso viene fatta ai pazienti è quella di perdere qualche minuto in più ma di recarsi al pronto soccorso della vicina Codogno per le vere emergenze. Il punto di primo intervento è consigliato per i casi lievi o per quelli di immediato soccorso. Resta però da capire quale sarà il contraccolpo sulla struttura, che secondo l’opposizione di centrosinistra sarebbe indebolita dalla perdita del punto di primo intervento, da migliorare e rivitalizzare, ma non da chiudere.Nemmeno un mese fa, interrogato in consiglio comunale sulla questione, il sindaco Flavio Parmesani era stato chiaro: «Dall’azienda ospedaliera non abbiamo avuto certezze sul mantenimento del primo intervento, ma abbiamo avuto rassicurazioni sul coinvolgimento dell’amministrazione comunale qualora si profilasse la chiusura». In pratica, una rassicurazione sul mantenimento del punto almeno fino a metà 2010, con un confronto su ogni ipotesi di diversa soluzione. Una prospettiva oggi messa in dubbio dalla Regione.«Prima di commentare la notizia è necessario conoscere la delibera e valutarne il contenuto - dice Parmesani -. Solo dopo si potrà ragionarne a mente serena».


29 novembre 2009 - Il Messaggero

Fara Sabina. I lavoratori socialmente utili (lsu) del Comune...
di RAFFAELLA DI CLAUDIO

Fara Sabina - I lavoratori socialmente utili (lsu) del Comune di Fara Sabina da domani entrano in assemblea permanente. Nonostante la Regione abbia già inviato la bozza di proroga delle attività per sei mesi e, da quello che sembra, anche per ulteriori sei, i 29 lavoratori socialmente utili che prestano servizio negli uffici dell’Ente non si accontentano.
«Sono 13 anni che siamo costretti a lavorare senza un contratto e non siamo più disposti a ricevere promesse e proroghe», dicono a gran voce e visibilmente stanchi. Per quando rappresentino nei fatti il cuore pulsante di molte amministrazioni sabine e reatine, gli lsu percepiscono uno stipendio di soli 500 euro mensili che non garantisce nemmeno i contributi per la pensione. E dire che a Fara Sabina, come a Magliano Sabina dove si annuncia ugualmente battaglia, i socialmente utili ricoprono ruoli di responsabilità che dovrebbero essere retribuiti con una paga ben al di sopra di quella attualmente percepita.
«Risposte serie da parte dell’amministrazione non arrivano dallo scorso anno (ricordiamo infatti che esattamente un anno fa nei comuni del Reatino i sindacati degli lsu avevano già indetto una protesta e una raccolta firma depositata in Prefettura, ndr) - spiega Leonide Mazzoni a nome dei colleghi - ora la bozza di proroga c’è, ma non vogliamo più rimanere nel precariato, andando avanti di sei mesi in sei mesi». Le richieste dei lavoratori vanno al di là del prolungamento momentaneo delle attività.
«Vogliamo un contratto di lavoro stabile - prosegue la rappresentante degli lsu farensi - in base ad uno schema che ci verrà inviato dalle rappresentanze di base (Rdb) proporremo all’amministrazione il trasferimento dei fondi dell’Inps degli Lsu agli Enti utilizzatori (in questo caso il Comune, ndr) al fine di estinguere finalmente la formula del socialmente utile, assumendo i lavoratori con un contratto a tempo indeterminato, fosse anche part - time».
La settimana degli lsu farensi che, a detta loro, concerteranno la loro azione di protesta anche con i colleghi delle altre amministrazioni (Magliano Sabina in testa) inizierà con un incontro con il segretario comunale Walter Gaudio. «A lui comunicheremo la volontà di entrare in assemblea straordinaria permanente (che consente comunque la retribuzione della giornata lavorativa, ndr) qualora il dirigente non ci accordi il permesso - hanno concluso gli lsu - entreremo in sciopero». Nessun passo indietro quindi. Gli lsu marciano compatti a difesa dei loro diritti nella speranza che la proposta della Rdb venga accolta e che finalmente possano uscire da quello che loro continuano a definire «un lavoro nero a tutti gli effetti».


29 novembre 2009 - La Repubblica

Pompieri a ranghi ridotti, 50 uomini in meno
Cgil e Rdb: calata del 25% la capacità di soccorso, a rischio la manutenzione dei mezzi "Manca da mesi il materasso gonfiabile su cui si atterra saltando dalla torre"
di ALESSANDRO CORI

Bologna - Sono pochi, pagano la manutenzione dei mezzi e delle sedi di servizio accumulando debiti e non hanno nemmeno il materasso gonfiabile per i salvataggi durante le evacuazioni. I vigili del fuoco bolognesi se la passano davvero male.
L´organico innanzitutto. Mancano 50 uomini rispetto al numero previsto. I pompieri in servizio al comando sono 402, ma dovrebbero essere 452. Una carenza del 12%, che comporta una riduzione della capacità di soccorso, in città e provincia, del 25% in meno. Vista la situazione, i sindacati hanno pensato bene di chiedere aiuto al Comune. Durante una commissione organizzata a Palazzo d´Accursio per raccontare i loro problemi dopo gli ultimi tagli, Cgil e Rdb hanno ricordato che il comando provinciale dei pompieri fa circa 50 interventi al giorno (per un totale di 15-17 mila all´anno) risolvendo problemi diversi: dagli incendi al gattino sull´albero, dall´apertura porte agli allarmi per scorie nucleari. Nell´incontro che si è tenuto in settimana uscirà presto un ordine del giorno bipartisan con il quale il consiglio comunale chiederà al governo di mandare a Bologna i mezzi che mancano. La commissione, presieduta da Maria Cristina Marri (Udc), farà inoltre una visita al comando dei vigili del fuoco per capire come aiutare il corpo con contributi o canali preferenziali.
I rappresentanti sindacali, Antonio Panza e Salvatore Bianco per la Cgil, Ciro Bartolemei delle Rdb, hanno stilato un lungo elenco di cose che non vanno. Oltre alla carenza di mezzi e uomini (anche amministrativi), c´è il continuo ricorso agli straordinari (pagati in ritardo), l´assenza di turnover e la mancata stabilizzazione dei precari. «Tutto questo crea difficoltà ai vigili nella loro attività quotidiana - dice Panza - Le manutenzioni dei mezzi e delle attrezzature vengono sempre effettuate dal comando, sia pure accumulando debiti, ma anche le sedi di servizio avrebbero bisogno di manutenzione e messa a norma». Un esempio delle carenze del comando di via Ferrarese lo fa Bartolomei. «Il materasso gonfiabile su cui si atterra saltando dalla torre manca da mesi. E´ l´unico che abbiamo in tutta la provincia ed è un´attrezzatura fondamentale per la salvaguardia delle persone nelle evacuazioni. Si era danneggiato e non è stato possibile ripararlo. Ora con i tecnici stiamo progettando un altro modello». Infine una richiesta precisa al Comune. «Far rispettare i divieti di parcheggio - spiega Bartolomei - perché si creano situazioni in cui i mezzi dei pompieri non riescono a passare e le auto parcheggiano dove non possono, bloccando gli idranti». I vigili del fuoco, che il 4 dicembre celebreranno la loro festa in piazza Maggiore, lanciano anche un obiettivo: «Con più risorse, vorremmo aprire un distaccamento a San Lazzaro».

Il comandante La Malfa punta alla prevenzione antincendio
"Aumentano i nostri interventi servirebbero più volontari"
La Regione ci ha fornito molti mezzi ma spesso non ci sono uomini per usarli. Ho scritto a tutti i sindaci, devono fare rispettare le nostre ordinanze
di LUIGI SPEZIA

Bologna - «Il problema non è soltanto la mancanza di 50 persone, che pure potrebbero, divise per quattro turni, consentire di avere una squadra in più. Il problema è più generale e riguarda soprattutto gli otto distaccamenti volontari, che spesso non sono operativi 24 ore su 24. La Regione Emilia Romagna, che è al primo posto in Italia per la promozione del volontariato nei vigili del fuoco, ci ha fornito molti mezzi, ma spesso non riusciamo a impiegarli perché ci vogliono più uomini». L´ingegner Antonio La Malfa è il comandante dei Vigili del Fuoco di Bologna dal luglio scorso, arrivato dopo esperienze a Cremona, Parma e Reggio Calabria. Risponde così alle osservazioni di Cgil e Rdb: «Il problema è più vasto. Bisogna tenere anche conto che il nostro impegno è sempre crescente. Il lavoro non si limita certo agli incendi: facciamo una media di 37 interventi al giorno, 13 mila l´anno, ma solo il 21% riguarda incendi». Un compito essenziale del Corpo, al di là delle emergenze, che sta a cuore al nuovo comandante - docente universitario e autore di testi sulla sicurezza antincendio - è la prevenzione. Di recente La Malfa ha scritto a tutti i sindaci della provincia una lettera sulla «sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro e attività soggette alle nome di prevenzione incendi», ricordando che debbono vigilare affinchè vengano eseguite le prescrizioni delle ordinanze antincendio dei vigili del fuoco. «E´ indispensabile per la sicurezza, non bisogna aspettare l´incidente o una denuncia penale. Non ho notizia di lassismo, ma è meglio ricordare agli amministratori i loro compiti».

Il dossier
Il sindacalista spiato va dal magistrato

Milano - Corrado Delle Donne, leader dello Slai Cobas, ha chiesto un incontro al pm Stefano Civardi, titolare delle indagini sulla microspia piazzata nell´ufficio del city manager del Comune di Milano Giuseppe Sala. Tra i documenti sequestrati ad Angela Di Marzo, l´investigatrice indagata nell´inchiesta, sono stati trovati una relazione dei carabinieri su Delle Donne e degli appunti sulla vicenda Innse. Anche Massimo Gatti, consigliere provinciale di Altra Provincia-Prc-Pdci, chiede l´intervento della magistratura.


29 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

Manuli, Ugl e Sdl al Ministero Spostato il presidio
di Emanuela Astolfi

Ascoli - IL MINISTERO del Lavoro ha convocato per mercoledì mattina alle 11 i rappresentanti sindacali di Sdl e Ugl sulla questione Manuli. L'incontro arriva dopo che Cgil, Cisl e Uil hanno firmato con il gruppo milanese l'accordo che prevede il reintegro di 135 lavoratori, più cinque entro un anno, 3,7milioni di euro sotto forma di incentivi all'esodo da ripartire tra i lavoratori e l'istituzione di un gruppo di lavoro tra istituzioni e sindacati che con cadenza mensile si riunisce con l'obiettivo di promuovere la piena occupazione delle eccedenze attraverso azioni che portino alla ricollocazione effettiva di tutti i lavoratori. Secondo i sindacati convocati a Roma, l'appuntamento di mercoledì al quale dovrebbe partecipare anche la Manuli, servirà a fare il punto della situazione in virtù del fatto che Ugl e Sdl si sono rifiutati di firmare l'ipotesi di accordo che era stata sottoscritta tra i confederali e la Manuli. «Abbiamo giudicato quell'accordo insufficiente e senza garanzie per il futuro dello stabilimento di Ascoli ha sottolineato Andrea Quaglietti del Sindacato dei lavoratori e ne siamo ancora convinti». IERI, INTANTO, è stato spostato, come avevano annunciato gli operai il presidio creato davanti alal fabbrica che produce tubi in gomma da quando ad agosto l'azienda ha nnunciato l'epertura della procedura di mobilità. Il presidio è stato spostato di qualche metreùo per permettere ad alcuni operai, già da domani mattina, di entrare nello stabilimento per riavviare gli impianti. Si riparte, quindi, ma con la presenza di un nutrito gruppo di lavoratori che presiderà la fabbrica. «La presenza del presidio aggiunge Quaglietti è una chiara dimostarzione del disagio sociale che stanno vivendo tante famiglie di lavoratori della Manuli e di tutto il Piceno».


29 novembre 2009 - Il Giorno

LO STABILIMENTO di Arese non deve chiudere...
di Corrado Delle Donne *

ARESE - LO STABILIMENTO di Arese non deve chiudere. La sentenza emessa dalla Cassazione ci dà più forza nella battaglia che come Slai Cobas stiamo facendo assieme a tutti i lavoratori del gruppo Fiat contro i licenziamenti, cassa integrazione continuata, chiusura di stabilimenti, precariato, salari da fame e supersfruttamento. Chiediamo alle istituzioni e alla magistratura di non voltare le spalle alle nostre lotte. Come è possibile che Fiat, dopo non aver pagato una lira per l'Alfa, dopo aver avuto solo per Arese 2.000 miliardi di lire, soldi dello Stato, oggi "venda" Arese buttando sulla strada gli ultimi mille di 20.000 operai e contemporaneamente rimane proprietaria della stessa area. Il tutto per prendere un'altra caterva di soldi pubblici con Alfa Romeo/Expo 2015. I 10.00 operai dell'Alfa Sud e del sito di Pomigliano devono avere una seria prospettiva lavorativa. Basta con la cassa integrazione continuata, anticamera dei licenziamenti. Il grande piano Marchionne, sponsorizzato in questi anni anche dalla "sinistra" e dai sindacati confederali, si è rivelato quello che è: fabbrica di fatto chiusa da tempo.
* Coordinatore Nazionale Slai-Cobas

Risarcimenti in arrivo dopo dieci anni
ARESE, LA CAUSA CON ROMITI

ARESE - DEPOSITA VENERDÌ la sentenza di Cassazione che condanna Cesare Romiti e Francesco Paolo Mattioli al pagamento di 1.508,78 euro, oltre gli interessi legali, a ciascuno dei cento lavoratori Alfa Romeo-Fiat che avevano fatto causa per danni morali e materiali. Questi dipendenti, con lo Slai-Cobas, si erano costituiti parte civile nel processo penale di dieci anni fa sulla tangentopoli Fiat conclusasi a Torino con la condanna di Romiti. Successivamente, con cause civili, hanno chiesto ed ottenuto il risarcimento. Infatti - come sostiene il sindacato che ha preso questa iniziativa - il premio di produzione Fiat, allora legato agli andamenti del bilancio aziendale, era stato decurato per effetti dei falsi in bilancio causati dai fondi neri usati da Fiat per pagare le tangenti. ROMITI AVEVA chiesto l'annullamento delle sentenze di Torino perchè adesso il falso in bilancio non è più reato se non supera una certa percentuale del bilancio aziendale. La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione discutendo la causa il 5 ottobre scorso ha dato ragione ai lavoratori Alfa Romeo e Fiat di Arese, Pomigliano, Torino, Termoli e Modena difesi dagli avvocati Roberto Lamacchia e Giorgio Marpillero di Torino. Il nome dello Slai-Cobas ed in particolare quello del suo coordinatore nazionale e personaggio in prima linea nelle proteste dell'Alfa Romeo, Corrado Delle Donne, appare anche in alcuni documenti sequestrati dalla Digos negli uffici comaschi di un'agenzia investigativa che è sospettata di aver piazzato una microspia sotto il tavolo del city manager milanese Giuseppe Sala. Il documento riguarda la contestazione a Moratti e Formigoni al Teatro Dal Verme durante gli stati generali dell'Expo del 16 luglio scorso. I Cobas hanno già organizzato una manifestazione mercoledì a Napoli davanti alla Prefettura ed il 7 dicembre alla Scala di Milano.(Gi.Do.)


28 novembre 2009 - Ansa

LUNEDÌ NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 28 NOV - AVVENIMENTI PREVISTI PER LUNEDÌ NEL LAZIO:...
9.30 - Roma, davanti al dipartimento della protezione civile, via Ulpiano, 11. Presidio di protesta «No alla Protezione Civile Spa», indetta dalla RdB Pi...

LAVORO: REALACCI, INACCETTABILE SITUAZIONE ISPRA

(ANSA) - ROMA, 28 NOV - «Inaccettabile la posizione del Commissario straordinario dell'Ispra Vincenzo Grimaldi che ieri sera a lungo ha impedito l'accesso alla troupe televisiva del programma della Rai Ballarò per documentare la situazione dei precari dell'Istituto di ricerca che da mesi manifestano contro i licenziamenti». È quanto denuncia Ermete Realacci (PD), riportando quanto accaduto del tardo pomeriggio di ieri. Realacci afferma che «la situazione si è risolta solo quando è riuscito a contattare il Ministro Stefania Prestigiacomo che è intervenuta subito». «Quella dei precari dell'Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale - continua - è una situazione grave che il Governo farebbe bene a non minimizzare. Tagliare sugli investimenti alla ricerca e su risorse preziose come i ricercatori scientifici è una scelta miope e sbagliata che impedisce al nostro paese un futuro all'altezza di un paese civile. Per questa ragione la prossima settimana il Partito Democratico presenterà una serie di emendamenti alla Finanziaria proprio per ripristinare i fondi alla ricerca scientifica».


28 novembre 2009 - Adnkronos

RICERCA: PRECARI ISPRA ANNUNCERANNO LUNEDÌ INIZIATIVE LOTTA

Roma, 28 nov. (Adnkronos) - I precari dellIspra, che ormai da cinque giorni occupano il tetto della sede romana dellIstituto di via di Casalotti 300, in considerazione del fatto che, come si legge in una nota, «la loro mobilitazione non ha ancora prodotto risposte e impegni concreti da parte degli interlocutori istituzionali, in particolare il ministero dellAmbiente e la struttura commissariale a capo dellIspra», indicono per lunedì 30 novembre, alle 11, una conferenza stampa dove spiegheranno nel dettaglio la loro situazione e annunceranno le prossime iniziative di lotta proiettando anche i loro video «Non sparate alla ricerca » e «Chi Cerca La Ricerca».

RICERCA: MAZZOLI INCONTRA LAVORATORI ISPRA,
'GOVERNO FACCIA MARCIA INDIETRO'

Roma, 28 nov. - (Adnkronos) - «Questo pomeriggio ho incontrato i lavoratori dell'Ispra, che dal 24 novembre presidiano il tetto dell'istituto per protesta contro il previsto licenziamento di 200 persone. Il Governo, a partire dal ministro dell'Ambiente Prestigiacomo, si deve assumere le proprie responsabilità e fare marcia indietro, evitando quella che sarebbe l'ennesima ferita alla ricerca e ai lavoratori italiani». Lo afferma Alessandro Mazzoli, segretario del Pd del Lazio. «Il personale dell'Ispra - continua Mazzoli - è noto in tutta Europa per la sua professionalità e l'altissima qualità scientifica. Un patrimonio di conoscenze che non può e non deve essere disperso per la dissennata politica del centrodestra, chiaramente mirata allo smantellamento della pubblica amministrazione. Il Partito Democratico condurrà questa battaglia accanto ai lavoratori dell'Ispra»


28 novembre 2009 - Omniroma

ISPRA, MAZZOLI (PD): «GOVERNO FACCIA PASSO INDIETRO SU TAGLI»

(OMNIROMA) Roma, 28 nov - «Questo pomeriggio ho incontrato i lavoratori dell'Ispra, che dal 24 novembre presidiano il tetto dell'istituto per protesta contro il previsto licenziamento di 200 persone. Il Governo, a partire dal ministro dell'Ambiente Prestigiacomo, si deve assumere le proprie responsabilità e fare marcia indietro, evitando quella che sarebbe l'ennesima ferita alla ricerca e ai lavoratori italiani. Il personale dell'Ispra è noto in tutta Europa per la sua professionalità e l'altissima qualità scientifica. Un patrimonio di conoscenze che non può e non deve essere disperso per la dissennata politica del centrodestra, chiaramente mirata allo smantellamento della pubblica amministrazione. Il Partito Democratico condurrà questa battaglia accanto ai lavoratori dell'Ispra». Lo ha detto, in una nota, Alessandro Mazzoli, segretario del Pd del Lazio.


28 novembre 2009 - Asca

ISPRA: REALACCI, SITUAZIONE INACCETTABILE
IMPEDITO ACCESSO TROUPE RAI

(ASCA) - Roma, 28 nov - ''Inaccettabile la posizione del Commissario straordinario dell'Ispra Vincenzo Grimaldi che ieri sera a lungo ha impedito l'accesso alla troupe televisiva del programma della Rai 'Ballaro'' per documentare la situazione dei precari dell'Istituto di ricerca che da mesi manifestano contro i licenziamenti. La situazione si e' risolta solo quando il sottoscritto e' riuscito a contattare il Ministro Stefania Prestigiacomo che e' intervenuta subito per risolvere l'incresciosa vicenda''. Lo afferma Ermete Realacci (PD), riportando in un comunicato quanto accaduto nel tardo pomeriggio di ieri. ''Quella dei precari dell'Ispra'', aggiunge Realacci, ''e' una situazione grave che il Governo farebbe bene a non minimizzare. Tagliare sugli investimenti alla ricerca e su risorse preziose come i ricercatori scientifici e' una scelta miope e sbagliata che impedisce al nostro paese un futuro all'altezza di un paese civile. Per questa ragione la prossima settimana il Partito Democratico presentera' una serie di emendamenti alla Finanziaria proprio per ripristinare i fondi alla ricerca scientifica''.


28 novembre 2009 - Repubblica.it

Violenza sulle donne, la protesta nella capitale

Roma - "Basta con i soprusi", "E' femminicidio". Gridano slogan in migliaia le donne di tutta Italia riunite a Roma per la manifestazione nazionale contro la violenza maschile. Vestite di rosa, danzano al ritmo dei tamburi. Da Piazza della Repubblica a San Giovanni alzando cartelli contro la discriminazione, le limitazionie all'autodeterminazione e le limitazioni alla Ru486, la pillola abortiva. Pullman di donne da Bologna, Perugia, dalla Lombardia soprattutto, anche da Montalto di Casto dove domani i collettivi femministi sosterranno la manifestazione di solidarietà alla 15enne vittima di uno stupro di minorenni l'anno scorso. Sul palco allestito in Piazza San Giovanni, si proiettano interviste e video sulla violenza alle donne e sulle mutilazioni genitali femminili. Serena Dandini è la testimonial dello spot che pubblicizza la manifestazione. Come lei anche la scrittrice Dacia Maraini. Gli organizzatori della manifetazione ricordano che in Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, nella sua vita è stata vittima della violenza di un uomo, e sono 6 milioni 743 mila le donne che hannosubito nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale. Per la maggior parte da mariti, fidanzati, padri, parenti. Dati Istat ripetuti anche mercoledì in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dieci anni fa dalle Nazioni unite. Piazza San Giovanni è sommersa di cartelloni rosa e bianchi sui quali è scritta la protesta delle donne. "Unite per la libertà contro la violenza, razzismo e omofobia" si legge su uno striscione scritto con i colori della bandiera della pace. "Chi ci difende dalle ronde? Nessuna azione razzista in nostro nome" si legge su un altro manifesto e ancora "Attente mamme!!! Il modello Barbie fa male alle bambine, le vuole sexy, magre uguali alle veline". E rosa è il colore che tante donne giovani e anziane, hanno scelto per scendere in piazza, collant, gonne, maglioni e perfino make-up. "Sono 40 anni che scendo in piazza - ha detto Edda Billi della Casa internazionale delle donne - e i problemi sono sempre gli stessi, la violenza sulle donne è vecchia come il mondo. Per questo oggi diciamo basta". La giornata di protesta è stata anche l'occasione per l'avvio di una vendita di arance, metà del cui ricavato andrà a sostegno della protesta delle lavoratrici e dei lavoratori di Eutelia contro lo smembramento della società e i conseguenti, massicci, licenziamenti. La restante metà del ricavato andrà ai coltivatori siciliani che forniranno le arance.


28 novembre 2009 - Il Giornale di Sondrio

Da lunedì fanno lo sciopero della fame
di Michela Turcatti

TIRANO - Alcune lavoratrici della casa di riposo, dipendenti Team Service, da lunedì daranno vita a uno sciopero della fame. E non saranno sole. Francesco Beltrama , referente del sindacato di base Rdb, le affiancherà aggiungendo anche lo sciopero della sete.
«E' una decisione drastica che abbiamo preso dopo un appello, rimasto inascoltato, per sensibilizzare le istituzioni sull'operato intimidatorio e persecutorio messo in atto dalla cooperativa Team Service nei confronti di alcune lavoratrici», denuncia Beltrama. Tutto ha avuto inizio lo scorso gennaio, quando alcune lavoratrici si rifiutarono di sottoscrivere i nuovi contratti di assunzione dopo che la cooperativa sociale il Cigno, per la quale lavoravano, era stata sostituita da Team Service. «Si tratta di contratti di per sè già poco ortodossi per modi e tempi di consegna, contenenti clausole - spiegano le lavoratrici - Contengono aspetti non previsti da quelli precedenti e, soprattutto, tutt'altro che favorevoli. Con l'aiuto di Rdb proponemmo a Team Service dei nuovi contratti, per ritornare sostanzialmente alla situazione contrattuale originaria». La coop aveva rifiutato l'accordo. «Così abbiamo cercato di risolvere la vertenza coinvolgendo diversi organismi istituzionali (prefetto, sindaco di Tirano, Fondazione casa di riposo), ma l'iniziativa, oltre a non aver condotto ad alcun esito positivo, ha fatto scaturire ulteriore accanimento da parte della cooperativa - insistono le lavoratrici - Sono state adottate dalla coop azioni disciplinari a nostro giudizio in modo arbitrario». Beltrama conclude: «La situazione è diventata insostenibile. Dovremo morire di fame e sete prima che qualcuno si interessi a questa vicenda?».


28 novembre 2009 - L'Unione Sarda

Tribunale. Assemblea il 10 dicembre
Tagli al personale: assistenti giudiziari pronti alla lotta
di PATRIZIA MOCCI

Oristano - I trenta operatori del Tribunale oristanese cominciano la lotta. Così come i loro colleghi della Penisola «contro il progetto di demolizione della giustizia». I rappresentanti sindacali Cgil, Uil e Rdb Attilio Licheri, Daniela Pireddu e Luciano Ghiani lamentano gravi carenze in particolare a proposito delle mancate sostituzioni in previsione dei pensionamenti. «Nel giro di poche settimane due assistenti dei magistrati andranno in pensione» spiega Luciano Ghiani, «e verosimilmente non saranno sostituiti con problemi che facilmente si possono intuire». Disagi soprattutto negli uffici del Tribunale: «Chiediamo da tempo nuove assunzioni e ci rispondono invece con i tagli al personale» spiega Daniela Pireddu. «Contemporaneamente aspettiamo da anni la riqualificazione, e cioè l'avanzamento di una posizione per anzianità di servizio e titoli di studio: di recente abbiamo avuto una proposta a costo zero».
Questi problemi locali si inseriscono in una situazione di disagio nazionale che sfocerà il 16 dicembre in una manifestazione in programma a Roma, mentre il 10 dicembre si terranno assemblee in tutti gli uffici giudiziari per illustrare ai cittadini le condizioni di lavoro del personale giudiziario. «L'amministrazione giudiziaria lavorare per l'estinzione dei processi» si legge in un comunicato unitario firmato da Cgil, Uil, Flp e Rdb. «Durante del 23 novembre scorso è risultata questa volontà. Attraverso i provvedimenti che l'Amministrazione giudiziaria intenderebbe adottare per il personale si peggiorano i servizi, si allungano i tempi dei processi, non si garantisce il funzionamento di alcun settore della Giustizia, si riduce sensibilmente il numero dei lavoratori impiegati nelle attività essenziali, si mortificano le professionalità e ogni giusta aspettativa del delpersonale». I sindacati, a eccezione della Cisl, sostengono che il progetto sia evidente: «Altro che processo breve: si tagliano i cancellieri e gli ufficiali giudiziari. Altro che processo telematico: diminuiscono gli informatici. Altro che integrazione europea e globale: diminuiscono gli esperti linguistici. Insomma una operazione devastante per ils ervizio della Giustizia, per l'efficienza del settore, per i lavoratori che si troveranno spogliati delle funzioni svolte in questi ultimi dieci anni».
Ecco perché le organizzazioni sindacali hanno intrapreso un percorso di lotta unitario.


28 novembre 2009 - Il Manifesto

ISPRA. LAVORATORI CONVOCATI, MA ANCORA SUL TETTO

Roma - Arrivano i primi risultati nella lotta dei lavoratori dell'ente di ricerca Ispra, oggi al quinto giorno di lotta sul tetto. Dopo un presidio ieri in mattinata davanti alla presidenza del Consiglio e accompagnati da Stefano Pedica dell'Idv hanno incontrato la loro piattaforma al consigliere Manlio Strano, che si è impegnato a intervenire presso il ministero dell'Ambiente. Intanto i lavoratori sono stati convocati lunedì al tavolo delle emergenze della regione Lazio. «Sono i primi risultati - dice Michela Mannozzi dell'Usi Rdb - ma la nostra lotta non può fermarsi senza un'intesa che determini per tutti noi contratti a tempo determinato».

TUNNEL ALTA VELOCITÀ OGGI NUOVA PROTESTA

FIRENZE - Si ritrovano alle 15.30 di oggi pomeriggio in piazza San Marco le realtà associative, politiche e sindacali che continuano a non arrendersi di fronte al progetto del tunnel ferroviario cittadino dell'alta velocità. "Il progetto di sottoattraversamento sembra andare avanti - osservano -nonostante i rischi e i problemi tecnici e ambientali, dall'impatto con la falda idrica ai possibili cedimenti del terreno. L'eventuale spostamento della stazione dai Macelli al sottosuolo della Fortezza da Basso non cambia molto lo scenario, e i costi dell'opera, con le prescrizioni dell'Osservatorio ambientale, andranno fuori da ogni controllo". Di qui la nuova protesta di piazza, organizzata dalla Consulta Tav, con numerose adesioni da vanno da Rifondazione a Perunaltracittà al gruppo Spini per Firenze (quindi con Verdi e Comitati dei Cittadini), passando per il sindacato di base Rdb Cub, l'associazione fi orentina Per una sinistra unita e plurale, le Cinquestelle di Beppe Grillo e altre realtà singole e associative, che chiedono un progetto alternativo di passaggio in superfi cie dei supertreni.


28 novembre 2009 - Il Giorno

Pronto intervento. A Casale si chiude
Se ne discute in Regione il 3 dicembre
di MARIO BORRA

CASALPUSTERLENGO - IL PUNTO di primo intervento dell'ospedale di Casale sparirà. Ormai la decisione è stata presa da tempo ed ora l'argomento verrà trattato durante la seduta della Terza commissione sanità ed assistenza della Regione durante la seduta del prossimo 3 dicembre. Infatti, all'ordine del giorno, si legge che verrà preso in esame «l'esonero dall'obbligo di partecipazione quale sede di pronto soccorso del presidio ospedaliero di Casale». A confermare che il servizio verrà cancellato è il direttore sanitario degli ospedali della Bassa Valerio Tagliaferri. «Non sappiamo ancora quando questo avverrà, ma il Punto di primo intervento di Casale verrà chiuso - ribadisce Tagliaferri -. Ad oggi è un grosso spreco di denaro tenere aperta una struttura del genere. Basti pensare che opera dodici ore al giorno, dalle 8 del mattino fino alle 20 di sera con due medici e due infermieri spalmati al mattino e al pomeriggio. Ma i numeri parlano da soli: a Casale fanno tappa una media di 3,7 pazienti al giorno contro i novanta che invece fanno tappa al Pronto soccorso di emergenza ed urgenza di Codogno. Inoltre credo di poter dire che è pericoloso un servizio di questo tipo in quanto genera aspettative negli utenti che, magari, credono di poter accedere trovando un servizio che invece non può essere erogato. Un punto di primo intervento non ha ragione di esistere in un territorio dove a cinque chilometri di distanza è aperto un pronto soccorso». Intanto scatta la «rivoluzione» nell'area esterna dell'ospedale di Codogno: il parcheggio, sul lato sinistro guardando l'entrata del presidio di viale Marconi, tradizionalmente utilizzato dagli utenti, sarà off limits e riservato al personale ospedaliero. Chi accederà alla struttura per visite sanitarie o per trovare parenti, è dunque «sfrattato» dal posteggio interno. Da ieri e fino al 4 dicembre, saranno effettuati lavori di asfaltatura con la posa di sbarre metalliche per l'accesso riservato. Vi saranno pure stalli per le ambulanze e per i portatori di handicap. Chi dovrà accedere al nosocomio, dovrà posteggiare la propria auto nel vicino maxi parcheggio del centro commerciale Famila. «È UNA NOSTRA vittoria - ribadisce Gianfranco Bignamini del sindacato Rdb - alcuni mesi fa era state rimosse vetture di alcuni dipendenti che avevano lasciato la propria auto tra i vialetti a fianco del presidio. Ora finalmente non ci sarà il rischio che il personale vada incontro a brutte sorprese».


28 novembre 2009 - Libertà

Parcheggio off-limits davanti all'ospedale

Codogno - (ms) Parcheggio "proibito" per i cittadini che si recano nell'ospedale di Codogno. E' scattata la rivoluzione nella gestione delle aree esterne del presidio ospedaliero. Il parcheggio, che si trova sul lato sinistro guardando l'entrata di viale Marconi, era tradizionalmente utilizzato dai visitatori. Ora diventerà off-limits e sarà riservato solo al personale del nosocomio. Chi dunque dovrà accedere alla struttura per visite sanitarie o per andare a trovare i parenti nei reparti, è dunque "sfrattato" dal posteggio interno. Da ieri e fino al 4 dicembre, saranno effettuati lavori di asfaltatura con la posa di sbarre metalliche per l'accesso riservato. Saranno garantiti stalli per le ambulanze e per i portatori di handicap. Chi dovrà accedere al nosocomio, invece dovrà posteggiare l'auto nel vicino maxiparcheggio del centro commerciale Famila. «E' una nostra vittoria - ribadisce Gianfranco Bignamini del sindacato Rdb - alcuni mesi fa erano state rimosse le auto lasciate da alcuni dipendenti tra i vialetti a fianco del presidio. Ora finalmente non ci sarà il rischio che il personale vada incontro a brutte sorprese».


28 novembre 2009 - Il Cittadino

Lunedì se ne parlerà nella commissione sanità della regione
Bignamini del sindacato Rdb-Cub: «Così non ha senso di esistere»
L’ospedale dice addio al pronto soccorso
Allo studio del Pirellone la chiusura del punto di primo intervento
di Andrea Bagatta

Casale - Il punto di primo intervento di Casale verso la chiusura: la commissione Sanità e Assistenza della regione Lombardia ne discuterà nella prossima seduta del 3 dicembre, quando all’ordine del giorno è previsto «l’esonero dall’obbligo di partecipazione quale sede di pronto soccorso del polo di Casalpusterlengo dell’AO della provincia di Lodi».La commissione valuterà l’atto, che è un’iniziativa della giunta regionale del 24 novembre scorso, ma quale che sia il contenuto nel dettaglio è difficile prevedere stravolgimenti rispetto a quanto proposto. Anni fa, in un’analoga situazione si era trovato l’altro punto di primo intervento della provincia, quello di Sant’Angelo. Allora, l’amministrazione comunale e la Lega Nord alzarono la voce fino a ottenere il mantenimento del presidio.Oggi per Casale, invece, il destino sembra segnato, almeno a sentire Gianfranco Bignamini della Cub/Rdb: «In commissione arriva la delibera di chiusura del punto di primo intervento, e noi della Cub/Rdb non possiamo che essere finalmente soddisfatti - spiega il sindacalista -. Da due anni, da soli, ci battiamo perché il primo intervento sia chiuso. Così come è gestito non ha senso, perché non è un pronto soccorso ed è inserito in un ospedale che non ha caratteristiche generaliste o di pronto intervento».Per Bignamini, insomma, il punto di primo intervento così come è ora arreca più danni che benefici a pazienti e lavoratori. «Oggi si sprecano molte risorse in un primo intervento senza senso, mentre dovrebbero andare a potenziare il pronto soccorso di Codogno - continua Bignamini -. Casale ha ormai una vocazione oncologica e di lungo-degenza che deve essere coltivata e aumentata, in cui il primo intervento non c’entra ormai più nulla».Già oggi l’indicazione che spesso viene fatta ai pazienti è quella di perdere qualche minuto in più ma di recarsi al pronto soccorso della vicina Codogno per le vere emergenze. Il punto di primo intervento è consigliato per i casi lievi o per quelli di immediato soccorso. Resta però da capire quale sarà il contraccolpo sulla struttura, che secondo l’opposizione di centrosinistra sarebbe indebolita dalla perdita del punto di primo intervento, da migliorare e rivitalizzare, ma non da chiudere.Nemmeno un mese fa, interrogato in consiglio comunale sulla questione, il sindaco Flavio Parmesani era stato chiaro: «Dall’azienda ospedaliera non abbiamo avuto certezze sul mantenimento del primo intervento, ma abbiamo avuto rassicurazioni sul coinvolgimento dell’amministrazione comunale qualora si profilasse la chiusura». In pratica, una rassicurazione sul mantenimento del punto almeno fino a metà 2010, con un confronto su ogni ipotesi di diversa soluzione. Una prospettiva oggi messa in dubbio dalla Regione.«Prima di commentare la notizia è necessario conoscere la delibera e valutarne il contenuto - dice Parmesani -. Solo dopo si potrà ragionarne a mente serena».


28 novembre 2009 - Il Bologna

Idv con la Fiom
Il Pd blinda Delbono per Consiglio straordinario

Bologna - La rottura tra Cgil e Comune continua ad animare il dibattito politico. Il Pd parla con Luigi Mariucci, dell' esecutivo provinciale e giuslavorista, che in una nota si schiera con il sindaco: «È del tutto improprio chiedere al sindaco di pronunciarsi sul contratto separato dei metalmeccanici». Poi arriva il capogruppo in Consiglio Sergio Lo Giudice ai microfoni di Radio Tau «Non si chieda all’amministrazione comunale se vuole bene più al papà o alla mamma». Tradotto: Cgil e Cisl facciano pace. Ma la lotta della Cgil è solo in parte indirizzata ai cugini cattolici. In questo spazio s'insinuano i dipietristi, (all'assemblea della Fiom erano presenti con un gazebo), che fanno propria la causa della Fiom sul consiglio straordinario per parlare di democrazia. Mossa spiazzante come si legge in una nota «Il Consiglio è non solo legittimo - scrive il deputato Silvana Mura - ma, per quanto riguarda l’Italia dei valori è addirittura auspicabile». In guerra anche le Rdb che lunedì protestano davanti al Comune.(GBN)


28 novembre 2009 - Quotidiani locali rete Repubblica

ALFA/FIAT IN CASSAZIONE
Risarcimento a 100 lavoratori

MILANO - La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento di 1508,78 euro oltre agli interessi legali a ognuno dei 100 lavoratori Alfa Romeo/Fiat che si erano costituiti parte civile nel processo a Cesare Romiti e Francesco Paolo Mattioli per falso in bilancio nel 1996. Secondo il sindacato Slai-Cobas «il premio di produzione Fiat era stato decurtato per effetto dei falsi in bilancio causati dai fondi neri usati dalla Fiat per pagare le tangenti ai politici».


28 novembre 2009 - La Repubblica

Dossier su Innse e sindacalisti Alfa nell´agenzia della cimice fantasma
La società indagata per la microspia in Comune aveva anche i rapporti riservati dei carabinieri sulle contestazioni Expo
di DAVIDE CARLUCCI

Milano - Appunti sulla cronologia della vicenda Innse. La copia di una relazione dei carabinieri su Corrado Delle Donne, coordinatore nazionale dello Slai Cobas e in prima linea nelle proteste contro la chiusura dell´Alfa Romeo di Arese. Sono alcuni dei documenti sequestrati dalla Digos negli uffici di Angela Di Marzo, titolare dell´agenzia investigativa comasca Adm, che secondo il pm Stefano Civardi avrebbe piazzato una microspia sotto il tavolo del city manager Giuseppe Sala per ottenere l´affidamento del servizio di bonifica degli uffici.
Il sequestro della spy pen utilizzata per la truffa, secondo l´accusa, e dei documenti, è stato confermato dal tribunale del Riesame: per i giudici "la prospettazione accusatoria del pm appare pienamente fondata". Ora gli investigatori stanno cercando di approfondire l´operato dell´agenzia d´investigazione, anche alla luce del ritrovamento dei documenti che riguardano le lotte operaie. Tra gli indagati c´è anche il fiorentino Lorenzo Fabbrizzi, collaboratore della Adm e titolare, a sua volta, di una sua società, la Signal Intelligence, con sedi anche a Lecco e, fino al novembre 2007, a Milano. Fabbrizzi è il tecnico che a metà settembre, all´indomani del ritrovamento della cimice, è entrato nell´ufficio di Sala per effettuare la bonifica. Poche settimane dopo, il 31 ottobre, è stato arrestato dalla squadra mobile di Firenze, in un troncone dell´inchiesta Telecom, per corruzione: avrebbe pagato, con soldi, auto e viaggi, un maresciallo dei carabinieri per farsi accreditare in procura e ottenere appalti per le intercettazioni. Secondo l´accusa, l´imprenditore avrebbe comprato informazioni attinte da banche dati riservate del ministero dell´Interno. Inoltre, sarebbe stato aiutato da poliziotti per fare pedinamenti e indagini su alcune persone.
Come mai anche Di Marzo fosse in possesso di una relazione dei carabinieri - che riguardava in particolare la contestazione a Moratti e Formigoni da parte di Delle Donne al teatro Del Verme durante gli Stati generali dell´Expo del 16 luglio - non è dato sapere. E resta da capire come e perché se la sia procurata. A lei fa capo anche la Innova service, la società che gestisce la portineria e la vigilanza dell´ex Alfa e che recentemente ha mandato in cassa integrazione 69 dipendenti, tra le proteste dello Slai Cobas. Gli appunti sulla vicenda Innse - l´azienda occupata quest´estate dagli operai - si potrebbero spiegare con l´interesse dell´azienda a ottenere la gestione della vigilanza. Sarà la procura - nelle cui mani restano i documenti - a verificarlo.


27 novembre 2009 - Ansa

VIOLENZA DONNE: RDB ADERISCONO A MANIFESTAZIONE DI DOMANI

(ANSA) - ROMA, 27 NOV - Le donne della RdB aderiscono alla manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne che si terrà domani a Roma. «Siamo consapevoli che la violenza sulle donne, da quella domestica, agli stupri, ai maltrattamenti, alle violenze psicologiche, sino all'assassinio, è una realtà in costante aumento nel corso degli anni. E i governi che avrebbero la responsabilità di fermare la mattanza - affermano le Rdb in una nota - poco o nulla hanno fatto per garantire i diritti fondamentali delle donne. Siamo convinte che il nostro governo non ha nessuna volontà di affrontare il problema, infatti l'attacco ai diritti scatenato negli ultimi tempi colpisce profondamente in primo luogo le donne. L'innalzamento dell'età pensionabile da 60 a 65 anni delle donne del pubblico impiego è un esempio per tutti. Nulla si è fatto nel corso degli anni per rendere più agevole l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro, nel sostenerle nei tempi di cura e assistenza, nel creare strutture e servizi idonei a permettere di affrontare con serenità la maternità».


27 novembre 2009 - Adnkronos

RICERCA: USI RDB, TAVOLO SU ISPRA LUNEDÌ IN REGIONE LAZIO

Roma, 27 nov. - (Adnkronos) - La lotta dei precari Ispra comincia a dare i primi risultati in termini di impegno delle istituzioni. Ma allo stesso tempo i lavoratori Usi RdB Ricerca continuano nelle iniziative. «Siamo al quarto giorno di lotta - racconta Michela Mannozzi, del coordinamento precari dell'Usi Rdb Ricerca - Stamani siamo andati a manifestare davanti alla Presidenza del Consiglio, e, con il contributo dell'onorevole Pedica dell'Idv, un nostro rappresentante ha illustrato la nostra piattaforma rivendicativa al segretario generale, il Consigliere Manlio Strano. Il segretario si è impegnato ad intervenire presso il ministro Prestigiacomo per risolvere positivamente la situazione». «Frattanto abbiamo ricevuto la convocazione per lunedì 30 presso la Regione Lazio del tavolo per le Emergenze - prosegue Mannozzi - a cui, oltre al nostro sindacato e agli assessori, è stato invitato anche il Commissario. Sono i primi risultati sul fronte istituzionale ma la lotta non può fermarsi senza l'intesa formale con Ispra, che determina per tutti noi contratti a tempo determinato nei prossimi anni. Perciò confermiamo nella mattinata di lunedì una conferenza stampa in cui aggiorneremo sugli sviluppi della nostra battaglia e proietteremo i nostri film Non sparate alla ricerca e Cerca la Ricerca». Conclude la ricercatrice-sindacalista: «Ci prepariamo ad affrontare un fine settimana senza corrente elettrica, ma con moltissima solidarietà e con la convinzione che stiamo ribaltando una situazione che ci vedeva licenziati con la conseguente chiusura dei nostri settori di ricerca. Per questo rimaniamo sul tetto».

VIOLENZA SU DONNE: ISCRITTE RDB
ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI ROMA

Roma, 27 nov. - (Adnkronos) - «Siamo consapevoli che la violenza sulle donne, da quella domestica, agli stupri, ai maltrattamenti, alle violenze psicologiche, sino all'assassinio, è una realtà in costante aumento nel corso degli anni. E i governi, che avrebbero la responsabilità di fermare la mattanza, poco o nulla hanno fatto per garantire i diritti fondamentali delle donne. Siamo convinte che il nostro governo non ha nessuna volontà di affrontare il problema, infatti l'attacco ai diritti scatenato negli ultimi tempi colpisce profondamente in primo luogo le donne». Lo hanno dichiarato in una nota le donne della RdB, confermando «la loro adesione alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne che si terrà a Roma domani, con partenza alle 14 da Piazza della Repubblica». «L'innalzamento dell'età pensionabile da 60 a 65 anni delle donne del pubblico impiego è un esempio per tutti. Nulla si è fatto nel corso degli anni per rendere più agevole l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro, nel sostenerle nei tempi di cura ed assistenza, nel creare strutture e servizi idonei a permettere di affrontare con serenità la maternità. Eppure - continuano da RdB - garantire l'indipendenza economica delle donne le renderebbe sicuramente più forti. Riteniamo che la prevaricazione degli uomini di tutti i ceti, di tutte le classi sociali e culturali sulle donne costituisca da sempre una discriminante. Riconosciamo che, al di là delle ideologie, della nazionalità, della religione o delle scelte sessuali, una cosa accomuna tutte le donne: il rifiuto della violenza che indistintamente subiamo». «Proprio questa caratteristica trasversale della violenza - concludono dal sindacato - ci spinge a partecipare a questa iniziativa senza alcuna bandiera, anche per rendere più significativo ed evidente che tutte le donne dicono basta. Le donne della RdB ci saranno in quanto donne e ognuna si collocherà nello spezzone delle associazioni per le quali sentirà di avere maggiore rispondenza ma, in ogni caso, all'interno della manifestazione. Diamo quindi appuntamento sabato 28 novembre a tutte le nostre iscritte e a tutte le nostre simpatizzanti, sapendo che riconoscerci in piazza, come di consueto, ci darà reciproca forza».


27 novembre 2009 - Omniroma

ISPRA, RDB: «PRIMI RISULTATI MA RIMANIAMO SUL TETTO»

(OMNIROMA) Roma, 27 nov - «Siamo al quarto giorno di lotta. Stamani siamo andati a manifestare davanti alla Presidenza del Consiglio, e, con il contributo dell'On. Pedica dell'IDV, un nostro rappresentante ha illustrato la nostra piattaforma rivendicativa al Segretario Generale, il Consigliere Manlio Strano. Il Segretario si è impegnato ad intervenire presso il Ministro Prestigiacomo per risolvere positivamente la situazione. Frattanto abbiamo ricevuto la convocazione per lunedì 30 presso la Regione Lazio del tavolo per le Emergenze a cui, oltre al nostro sindacato e agli Assessori, è stato invitato anche il Commissario». Lo dichiara in una nota Michela Mannozzi, del coordinamento precari dell'Usi Rdb Ricerca. «Sono i primi risultati sul fronte istituzionale - continua Mannozzi - ma la lotta non può fermarsi senza l'intesa formale con Ispra, che determina per tutti noi contratti a tempo determinato nei prossimi anni. Perciò confermiamo nella mattinata di lunedì una conferenza stampa in cui aggiorneremo sugli sviluppi della nostra battaglia e proietteremo i nostri film Non sparate alla ricerca e Cerca la Ricerca». Conclude la ricercatrice-sindacalista: «Ci prepariamo ad affrontare un fine settimana senza corrente elettrica, ma con moltissima solidarietà e con la convinzione che stiamo ribaltando una situazione che ci vedeva licenziati con la conseguente chiusura dei nostri settori di ricerca. Per questo rimaniamo sul tetto».


27 novembre 2009 - Apcom

Lazio/ Ispra, Rdb-Cub: primi risultati su fronte istituzionale
Incontro in presidenza consiglio; conferenza su tetto istituto

(APCOM) - I precari dell'Ispra sono al quarto giorno di protesta e oggi, hanno fatto un presidio la Presidenza del Consiglio, ottenendo "i primi risultati sul fronte istituzionali", - sottolinea Rdb cub - dopo un incontro con il Segretario generale, il consigliere Manlio Strano. Il Segretario si è impegnato ad intervenire presso il ministro dell'Ambiente. Intanto è arrivata anche la convocazione per lunedì 30 novembre in regione Lazio per il tavolo per le emergenze occupazionali. Ma le iniziative dei precari dell'Ispra comunque non si fermano, ed è confermata per lunedì 30, la conferenza stampa sul tetto dell'istituto, in via Casoalotti 300, alle 11.30. "Siamo al quarto giorno di lotta - racconta Michela Mannozzi, del coordinamento precari dell'Usi RdB Ricerca - stamani siamo andati a manifestare davanti alla Presidenza del Consiglio, e, con il contributo dell'onorevole Pedica dell'Idv, un nostro rappresentante ha illustrato la nostra piattaforma rivendicativa al Segretario Generale, il Consigliere Manlio Strano". "Il segretario - Mannozzi - si è impegnato ad intervenire presso il ministro Prestigiacomo per risolvere positivamente la situazione. Frattanto abbiamo ricevuto la convocazione per lunedì 30 presso la Regione Lazio del tavolo per le Emergenze a cui, oltre al nostro sindacato e agli assessori, è stato invitato anche il Commissario". "Sono i primi risultati sul fronte istituzionale - continua Mannozzi - ma la lotta non può fermarsi senza l'intesa formale con Ispra, che determina per tutti noi contratti a tempo determinato nei prossimi anni. Perciò confermiamo nella mattinata di lunedì una conferenza stampa in cui aggiorneremo sugli sviluppi della nostra battaglia e proietteremo i nostri film 'Non sparate alla ricerca' e 'Cerca la Ricerca'"."Ci prepariamo - conclude la ricercatrice-sindacalista - ad affrontare un fine settimana senza corrente elettrica, ma con moltissima solidarietà e con la convinzione che stiamo ribaltando una situazione che ci vedeva licenziati con la conseguente chiusura dei nostri settori di ricerca. Per questo rimaniamo sul tetto".

Ispra/ Idv: Non sparate alla ricerca. Siamo a fianco lavoratori
Pedica: Vogliamo risposte concrete non vane promesse

Roma, 27 nov. (Apcom) - "'Non sparate alla ricerca'. E' questo lo slogan che si legge sullo striscione esposto da una delegazione dei lavoratori dell'ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che sta protestando davanti a Palazzo Chigi, contro i licenziamenti annunciati dall'Ente. Al fianco dei lavoratori, travestiti da fantasmi della ricerca, con camice e maschera bianca, una delegazione dell'Italia dei Valori, guidata dal Sen. Stefano Pedica. "Al momento - spiega il senatore Pedica - un rappresentante dei ricercatori dell'ISPRA è stato ricevuto dal Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, Manlio Strano. La richiesta è l'apertura di un tavolo di trattativa per affrontare la questione". "Siamo qui in piazza con i precari dell'ISPRA - dichiara Pedica - per chiedere un intervento urgente e immediato del Governo che non può e non deve continuare a rimanere sordo alle legittime richieste dei lavoratori. Questo Esecutivo sta ammazzando la ricerca con tagli indiscriminati ai fondi destinati al comparto e al personale. Per i lavoratori vogliamo risposte concrete e non vane promesse come è accaduto finora".

Ispra/ Pd: Situazione grave, i vertici minimizzano
A un anno e mezzo dal commissariamento manca ancora una proposta

Roma, 27 nov. (Apcom) - "Sulla questione che riguarda i circa 200 ricercatori dell'Ispra che saranno licenziati a fine anno il commissario dell'ente, Grimaldi, nell'audizione in commissione Ambiente, ha parlato di una situazione amplificata dai giornali. Nonostante la protesta continui, i vertici dell'Ispra tendono dunque in sede istituzionale a diminuire la gravità del problema facendo riferimento al fatto che non si tratta di molti numeri ma solo di 15 amministrativi, mistificando una realtà grave". E' quanto affermano Raffaella Mariani e Alessandro Bratti, deputati del Pd in commissione Ambiente di Montecitorio. "Ci chiediamo come mai, a un anno e mezzo dal commissariamento, non ci sia ancora una proposta organizzativa che possa condurre a normalità la gestione di una delle più importanti agenzie ambientali del paese", concludono i parlamentari del Pd.

Ispra/ Diliberto: Il Governo vuole fare morire la ricerca
A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca

Roma, 27 nov. (Apcom) - "A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca" diceva uno piu' importante di me. E' quello che penso anch'io dopo aver ascoltato i lavoratori dell'Ispra. Sapere che con questo ente in crisi non si fanno piu' alcuni controlli ambientali; sapere che si vuole in qualche modo esternalizzare a privati un tipo di ricerca e che, ad esempio, certe valutazioni di impatto ambientale non sarebbero piu' svolte da personale qualificato ed esperto dell'ente, ma da lavoratori interinali scelti fra aziende private, mi fa pensar male, molto male. Lo ha detto il segretario del Pdci Oliviero Diliberto che e' andato sul tetto dell'Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale a portare la sua solidarieta' e quella dei Comunisti Italiani ai lavoratori precari dell'Istituto in lotta per la difesa del proprio posto di lavoro. "Che non ci sia da parte del Governo la volonta' politica di finanziare e sviluppare la ricerca in Italia e' noto. Ma che addirittura si voglia affossare un Ente un fiore all'occhiello della ricerca italiana prosegue - e' un paradosso. Oltre che un delitto visto che una gran parte del bilancio dell'Ente si paga con quello che i lavoratotori dell'Ispra producono in termini di controlli, consulenze e quant'altro a beneficio delle pubbliche amministrazioni. Ma affossare la ricerca fa parte di un progetto politico che vuole la conoscenza come ultima delle preoccupazioni di un Governo che scientemente perseguie l'obiettivo di far perdere il senso critico ai cittadini, alle nuove generazioni, a tutti. Perche' fa comodo che ci sia un pubblico non informato e non consapevole di fronte a tutte le questioni che ognuno di noi e' costretto ad affrontare quotidianamente. Ai lavoratori precari dell'Ispra, alcuni precari da 15 anni, va tutta la solidarieta' mia e dei Comunisti Italiani".


27 novembre 2009 - Il Manifesto

Il processo unitario «interessa» l'Orsa

Tra i molti mutamenti che stanno cambiando - ancora sottotraccia - lo scenario della rappresentanza sindacale c'è anche il processo di aggregazione dei vari sindacati di base. Partito inizialmente con il «patto di base» tra RdB-Cub, Cobas e Sdl ora si va allargando ad altre sigle, mentre diventa più vicina la data della probabile «fusione». Un processo ovviamente complicato, ma che vede oggi RdB, SdL, Snater e vasti settori della Cub, «nell'ambito del loro percorso di unificazione in un nuovo soggetto confederale e nazionale», incontrare organizzazioni di sicura rappresentatività. Per due giorni, a Grottaferrata, si sono confrontati con «una delegazione dell'Or.S.A. interessata ad approfondire e sviluppare i contenuti del processo unificante e soprattutto quelli relativi alla definizione di un progetto politico rivendicativo da offrire a tutto il mondo del lavoro». Un incontro positivo, visto che da oggi in poi l'Or.S.A. - (nata dalla fusione di Fisafs e parte del CoMu, quindi forte soprattutto nelle Ferrovie dello stato ) - parteciperà alle «tappe» successive.


27 novembre 2009 - Il Giorno

Le dipendenti di Team service fanno lo sciopero della fame

TIRANO - PRESIDIO PERMANENTE e sciopero della fame: protestano così le lavoratrici della cooperativa «Team service», che opera presso la Casa di riposo Città di Tirano, contro «l'operato intimidatorio - come cita un comunicato - e persecutorio messo in atto nei confronti di alcune lavoratrici». Da lunedì nei pressi della Prefettura di Sondrio allestiranno un presidio con l'installazione di una tenda, tavolo e sedie, che rimarrà fino al 5 dicembre. Durante il presidio, inoltre, alcune lavoratrici faranno lo sciopero della fame e il delegato della Rdb (Rappresentanze sindacali di base), Francesco Beltrama, le affiancherà facendo lo sciopero della fame e della sete. In pratica i problemi sono iniziati da quando alcuni servizi interni appaltati alla cooperativa «Il Cigno» sono stati presi in carico da «Team Service». «Queste lavoratrici spiega Beltrama si sono accorte che il contratto con la nuova cooperativa non corrispondeva a quello della vecchia e quindi si sono rifiutate di firmarlo e da qui sono iniziati i guai per loro: in poche settimane hanno ricevuto ben 16 provvedimenti sanzionatori e 6 lavoratrici sono state sospese dal lavoro per 4 giorni».


27 novembre 2009 - DNews

L’occupazione Il presidio monitorato da una webcam
Ispra, terza giornata sul tetto, tre precari si sentono male

Roma - L’occupazione dei lavoratori precari dell’Ispra va in onda sul web. Una webcam, puntata sul tetto dell’edificio di via Casalotti 300, testimonia il terzo giorno di presidio contro i licenziamenti e l’azzeramento della ricerca sul mare. Ieri mattina tre lavoratori, colti da malore, sono stati visitati da un medico dell’associazione Casalotti Libera, che ha riscontrato "condizioni di salute attualmente non preoccupanti". I carabinieri, allertati dal commissario dell’I spra, Vincenzo Grimaldi, hanno effettuato un blitz sul tetto dell’edificio per verificare le condizioni di sicurezza. Una persona sarebbe stata identificata. Il coordinamento dei precari Usi Rdb si è riunito poi in assemblea per esaminare gli imminenti disagi che si prospettano a causa del cambiamento delle condizioni meteorologiche e della sospensione dell’energia elettrica nell’edificio, annunciata dall’amministrazione per il fine settimana. I lavoratori hanno deliberato di proseguire nel presidio ad oltranza. Intanto le commissioni Lavoro e Ambiente della Provincia chiederanno la convocazione del commissario dell’Ispra, Vincenzo Grimaldi, per un’audizione con Comune e Regione, sulla questione dei duecento ricercatori che saranno licenziati dal ministero a fine anno.


27 novembre 2009 - Leggo

Roma. Quarto giorno di protesta sul tetto per i lavoratori dell’Ispra...

Roma - Quarto giorno di protesta sul tetto per i lavoratori dell’Ispra: la battaglia contro il licenziamento di 200 precari va avanti ad oltranza, nonostante i primi malori e la sospensione dell’energia elettrica. «Abbiamo esaminato gli imminenti disagi - raccontano i manifestanti Usi Rdb - dovuti al cambiamento del meteo e alla sospensione dell’energia elettrica, annunciata dall’amministrazione per il fine settimana. Già alcuni di noi hanno accusato dei malori per il freddo e la stanchezza. Andiamo avanti a oltranza e chiediamo alla cittadinanza di raggiungerci durante il weekend».(L.Loi./ass)


27 novembre 2009 - Il Faro online

‘Fondi alla chiesa: le priorità sono altre’
Quaresima (Rdb): ‘Se i finanziamenti fossero stati impiegati per la scuola la Giunta avrebbe fatto contenti tanti genitori’

Il Comune di Fiumicino ha deliberato lo stanziamento di 42.000 euro alla Chiesa per attività culturali. Con questo atto la Giunta Canapini dimentica che la chiesa è sì un polo di aggregazione presente nel territorio, ma è anche una struttura economicamente autonoma, e non deve essere finanziata per sostituire un vuoto lasciato proprio dalla struttura comunale". Sono le parole di commenta Fabio Quaresima, RdB Fiumicino che prosegue: "Siamo fermamente convinti – prosegue Quaresima - che se questi fondi fossero stati impiegati ad esempio per la scuola, la Giunta avrebbe fatto contenti tanti genitori, che ad oggi sono costretti a spendere soldi per acquistare materiali didattici, e spesso persino carta e sapone. Stanziare fondi a favore di strutture che non hanno un problema finanziario oggettivo, e che non possono essere frequentate da tutta la cittadinanza data la loro natura religiosa, sono un ulteriore schiaffo a tutti quei precari e a tutte quelle famiglie che lottano ogni giorno per la sopravvivenza". "Questa amministrazione – conclude conclude il rappresentante RdB - farebbe bene ad essere più attenta ai bisogni dei lavoratori precari, ai disoccupati, e ai cittadini che vivono in questo territorio, adottando una condotta laica e imparziale nella distribuzione di danaro pubblico".


27 novembre 2009 - La Sicilia

personale giudiziario in lotta
I cancellieri protestano contro i tagli

«La Giustizia itlaiana non deve funzionare!». È la provocazione di Cgil Funzione pubblica, Uil pubblica amministrazione, Flp, Rdb e Cub del pubblico impiego che in un comunicato stampa hanno annunciato per il 10 dicembre assemblee in tutti gli Uffici giudiziari d'Italia per illustrare ai cittadini le condizioni lavorative del settore Giustizia.
«Altro che processo breve - si legge nella nota - si tagliano i cancellieri e gli ufficiali giudiziari, diminuiscono gli informatici, diminuiscono gli esperti linguistici, si dimezzano i contabili. Un'operazione devastante - contestano i sindacati - per il servizio della Giustizia, per l'efficienza del settore, per i lavoratori che si troveranno spogliati delle funzioni svolte in questi ultimi dieci anni in condizioni difficilissime. Contro il progetto di demolizione dei servizi della giustizia che offende e mortifica le professionalità dei lavoratori giudiziari, le organizzazioni sindacali intraprendono un percorso unitario di lotta, per una giustizia efficiente ed efficace, per rivendicare la riqualificazione professionale negata al personale giudiziario sono state avviate le procedure di mobilitazione dei lavoratori. Il personale giudiziario scende in campo».


27 novembre 2009 - Il Gazzettino

Padova. Nessuna contrarietà da parte degli autisti del tram...

Padova - Nessuna contrarietà da parte degli autisti del tram all’avvio nelle prossime settimane del passaggio del mezzo sull’intera tratta Nord-Sud, ma solo un sano realismo sulle problematiche da risolvere al più presto. Così gli autisti che fanno capo a Filt – Cgil, Fit – Cisl e Rdb – Cobas rispondono a chi, all’interno di Ugl, avrebbe sostenuto una loro bocciatura dell’esercizio definitivo del tram in zona Arcella, già nel periodo pre-natalizio. Le difficoltà sono ancora molte ma non servirebbe a nulla bloccare per l’ennesima volta il tram, come evidenzia dalla Rsu di Filt – Cgil, Sergio Cosimi: «E’ meglio partire piuttosto che aspettare le calende greche, non ha senso rinviare l’esercizio definitivo, e non è assolutamente vero che gli autisti non vogliano andare all’Arcella. Rimangono le problematiche, come rimane il malcontento da parte degli autisti, ma non è stando fermi che le cose cambieranno». In ballo ci sarebbero ancora alcuni dettagli tecnici che proprio dettagli non sono: «Permangono tratte di promiscuità dove il rischio di incidenti è più alto, ad esempio in Corso del Popolo, c’è un problema di climatizzazione percepito anche dai passeggeri che riguarda la postazione di guida dove lo sbrinamento del parabrezza non avviene come dovrebbe riducendo la visibilità. Inoltre – prosegue Cosimi – la questione degli orari ci lascia ancora perplessi. Riteniamo che i tempi di percorrenza non siano soddisfacenti e sia necessaria una revisione in itinere essendosi dimostrati già insufficienti nel periodo di prova estivo, particolare di cui l’azienda è a conoscenza». Dai rappresentanti sindacali di base delle tre organizzazioni una netta condanna della posizione di Ugl: «E’ stato fatto un utilizzo strumentale del malessere dei lavoratori andando a sostenere altri interessi diversi da quelli degli addetti al Tram che viceversa ritengono necessario il repentino avvio dell’intera tratta prima del periodo natalizio, auspicando che serva ad incrementare l’utilizzo del trasporto pubblico in questa città».


27 novembre 2009 - Avvenire

Ispra, precari sul tetto. Eutelia, si tratta

Da tre giorni i lavoratori precari dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sono sul tetto della sede di via Casalotti, a Roma, per protestare contro i loro licenziamenti e l’azzeramento della ricerca sul mare. Ieri mattina il coordinamento dei precari Usi Rdb si è riunito in assemblea: i lavoratori hanno deliberato di proseguire nel presidio a oltranza e chiedono alla cittadinanza di recarsi durante il fine settimana in via Casalotti per esprimere sostegno alla lotta in corso. Una prima risposta è arrivata da Regione Lazio. Per il 30 novembre, l’assessore al Lavoro Alessandra Tibaldi, ha convocato sulla vicenda il tavolo interassessoriale. Mentre fino a tarda sera a Palazzo Chigi si è discusso della vertenza ex-Eutelia. All’incontro erano presenti il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Ugl e i rappresentanti del gruppo Omega, di cui fa parte Agila (ex-Eutelia). A Omega, dicono fonti sindacali, Letta ha posto come termine il 5 dicembre per il pagamento di tutto ciò che è dovuto ai lavoratori, senza nessun distinguo. Ieri per protesta contro gli esuberi e i mancati pagamenti dell’azienda, circa 400 dipendenti hanno riempito via del Corso, bloccando il traffico.


27 novembre 2009 - City

Piazza Barberini bloccata, scontri tra operai e agenti
Scioperi Non si placa la tensione nel mondo del lavoro. Ieri duro scontro tra operai sardi e poliziotti. E si annunciano nuove vertenze, dall’Ispra a Fiumicino

Roma - Piazza Barberini come una campo di battaglia, ieri mattina: ancora uno scontro tra operai e forze dell’ordine. Questa volta sono stati quelli dell’Alcoa (colosso americano dell’alluminio) venuti da Cagliari, a manifestare contro la cassa integrazione per l’imminente chiusura dell’impianto. Il corteo ha cercato di deviare dal percorso autorizzato e, a largo Santa Susanna, ha deviato imboccando via Bissolati, dove ha cercato di forzare lo sbarramento della polizia. Momenti di tensione, con due agenti feriti e un sindacalista finito per terra svenuto: sarebbe stato colpito da un manganello, anche la Questura nega di aver usato interventi "repressivi". Gli operai sono rimasti fino al tardo pomeriggio in piazza Barberini, con gli agenti a cordone che impedivano loro di raggiungere palazzo Chigi, dove era in corso il vertice sul destino dell’azienda. Quando i manifestanti hanno saputo che la cassa integrazione è rinviata fino al 9 dicembre si sono ritirati.
Ricercatori sui tetti
Restano intanto sui tetti della sede di via Casalotti i ricercatori dell’Ispra. L’ente di ricerca pubblica ambientale ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale. Regione, Provincia e Comune chiedono un tavolo per affrontare la vertenza, e l’assessore regionale al Bilancio, Luigi Nieri, ha portato la sua solidarietài: "È uno scandalo che professionisti qualificati debbano ricorrere a forme di protesta estrema". Anche la Regione è sul piede di guerra per risanare i suoi debiti e continuare a pagare gli stipendi: inviato al governo un dossier per battere cassa e chiedere 4 miliardi di credito. E si apre un altro fronte nel mondo del lavoro: sabato sciopero di 4 ore, dalle 12 alle 16, del personale di Flightcare Italia, una delle società che assicura servizi di handling (il servizio di assistenza ai passeggeri e agli aerei durante la sosta a terra): contestati tagli del personale e delle buste paga.


27 novembre 2009 - Il Giornale di Treviglio

I portinai minacciano lo sciopero

Romano - Minacciano di entrare in sciopero e di non consegnare più i referti medici ai pazienti. E' la linea dura minacciata dal sindacato Rdb dopo la riorganizzazione dei turni di servizio degli addetti alla portineria dell'ospedale di Romano. Oggetto del contendere è la decisione dell'azienda di non prevedere più la doppia presenza al pomeriggio durante la settimana e al sabato mattina. Da tempo, infatti, gli addetti si lamentano, oltre che per le condizioni del luogo in cui devono operare, anche per i carichi di lavoro che, soprattutto in caso di malattie e ferie, diventano molto pesanti. «I portinai saranno costretti a saltare i pranzi e le cene - ha sottolineato Roberto Cortesi , responsabile del sindacato Rdb - E per non abbandonare la postazione non potranno nemmeno assentarsi per recarsi al bagno Ricordo che il servizio prevede anche il centralino telefonico e la consegna dei referti».Al momento, al pomeriggio ci sono due addetti. Uno che copre l'orario dalle 14 alle 21.30, l'altro quello dalle 14 alle 19. Ed è proprio quest'ultimo che l'azienda sarebbe intenzionata a cancellare. Considerato che c'è un altro operatore che tutti giorni lavora dalle 7.30 alle 15.12, il portinaio sarebbe solo per oltre sei ore. E lo stesso avverrebbe il sabato dalle 8 alle 14. «E' una situazione assurda - ha proseguito Cortesi - Senza contare che con la prossima dismissione del servizio di vigilanza notturna, i portinai resteranno da soli senza nemmeno la protezione di una guardia giurata». Il sindacato Rdb ha quindi deciso di convocare un'assemblea per lunedì mattina, nella sala riunioni dell'ospedale, per decidere sul da farsi. L'ipotesi più probabile è che gli addetti alla portineria incrocino le braccia e decidano di non consegnare più i referti medici agli utenti.

Rubato un portaflebo

Romano - Entra in ospedale e ruba un'asta portaflebo. E' successo martedì sera poco prima della mezzanotte. La guardia giurata che era in servizio e i portinai hanno notato una persona di mezza età che zoppicava e che teneva un braccio lungo il corpo come se stesse nascondendo qualcosa. Il vigilantes si è lanciato all'inseguimento e a quel punto l'uomo si è messo a correre verso l'uscita. Durante la fuga ha lanciato qualcosa di metallico a terra, dopodichè è salito a bordo una vettura, sembra una «Ford», parcheggiata poco distante, e ha fatto perdere le proprie tracce. La guardia ha successivamente recuperato l'oggetto abbandonato dal ladro, un'asta metallica utilizzata per somministrare le flebo ai pazienti.
Un episodio che ha sollevato di nuovo le proteste del sindacato Rdb, che negli ultimi anni ha puntato parecchio sulla sicurezza del nosocomio. «Si conferma per l'ennesima volta il rischio che corre il nostro ospedale - ha commentato Roberto Cortesi - Continueremo la nostra battaglia per mantenere la vigilanza notturna nonostante ad altri sindacati faccia comodo questa situazione. Noi non ci fermiamo».


26 novembre 2009 - Ansa

UNIVERSITÀ: RDB-CUB, NO A DDL RIFORMA GELMINI STAMANI PRESIDIO LAVORATORI E STUDENTI DAVANTI CRUI

(ANSA) - ROMA, 26 NOV - «No» ai tagli della legge 133 e «no» allo «scandaloso» disegno di riforma dell'università del ministro Gelmini. È la posizione della Rdb università che stamani ha organizzato, assieme alla Rdb scuola, un presidio di lavoratori e studenti davanti alla sede della Conferenza dei Rettori dove si svolgeva la consueta assemblea generale. Una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dai rettori. Durante l'incontro la delegazione RdB ha chiesto con forza che i Rettori portino la discussione sul ddl Gelmini all'interno degli Atenei, affinchè tutta la comunità possa esprimersi a riguardo, e che la Crui prenda posizione contro l'applicabilità della Legge 150 (il cosiddetto decreto Brunetta) al personale tecnico-amministrativo. I rettori - secondo quanto riferisce la Rdb - si sono impegnati a portare in Giunta Crui la richiesta di coinvolgimento della comunità accademica sul ddl Gelmini e ad aprire dei tavoli con le organizzazioni sindacali sull'applicabilità del decreto Brunetta. I rettori hanno inoltre fatto presente, sempre secondo quanto riferito dalla Rdb, che continuano a persistere divisioni legate ai meccanismi di valutazione della didattica e della ricerca a cui sono legati parte dei finanziamenti pubblici. Dopo il presidio davanti alla Crui, i lavoratori dell'istruzione e gli studenti si sono recati in piazza Montecitorio per unirsi ai lavoratori Alcoa portando con sè lo striscione «Solidarietà a tutti i lavoratori in lotta. Alcoa, ex Eutelia, Ispra: uniti nelle lotte per non pagare la crisi».

LAVORO: ISPRA; RODANO, SUBITO TAVOLO ISTITUZIONALE

(ANSA) - ROMA, 26 NOV - «Ancora una volta a pagare il prezzo della recessione sono i precari delle ricerca i nuovi professionisti dell'economia della conoscenza. Purtroppo la vicenda dell'Ispra simboleggia efficacemente la crisi acutissima che un'intera generazione di lavoratori sta attraversando». Lo dice in una nota l'assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, Giulia Rodano. «Ed a salire sui tetti - aggiunge - potrebbero essere domani i ricercatori delle università, delle istituzioni scientifiche, delle Fondazioni culturali. Per questo ritengo auspicabile la rapida apertura di un tavolo istituzionale, che affronti il caso Ispra e manifesti inequivocabilmente l'atteggiamento di disponibilità ed attenzione degli enti locali nei confronti di questa nuova, preoccupante emergenza lavorativa».

LAVORO:ISPRA; PROVINCIA ROMA, AUDIZIONE CON COMUNE E REGIONE

(ANSA) - ROMA, 26 NOV - «Le Commissioni Lavoro e Ambiente della Provincia di Roma chiederanno la convocazione del Commissario dell'Ispra Vincenzo Grimaldi per un'audizione inter-istituzionale con Comune e Regione, sulla questione dei 200 ricercatori, il cui licenziamento, da parte del Ministero, è previsto a fine anno». A darne notizia i presidenti delle due commissioni Marco Miccoli e Alberto Filisio, entrambi del Pd, che annunciano anche l'intenzione di chiedere che si svolga un'audizione anche in Commissione Lavoro della Camera. È l'esito dell'incontro di stamani, in Provincia, tra i componenti delle Commissioni, in riunione congiunta e una delegazione di ricercatori dell'Ispra. «Ricerca e protezione ambientale sono a rischio insieme al futuro di questi lavoratori - ha spiegato Miccoli - poichè l'ultimo taglio di 200 contratti, che segue il taglio di altri 250 in giugno e di altri 30 lo scorso gennaio riduce di un terzo il numero dei ricercatori». «Intendiamo farci promotori di un'iniziativa comune che riunisca tutti gli Enti locali per sostenere le loro ragioni» ha sottolineato il presidente della Commissione Ambiente Filisio. «Apprezziamo molto la costruttiva solidarietà della Provincia, che è stato il primo ente locale a dare un supporto concreto e a voler incontrare i lavoratori - ha detto Barbara La Porta, ricercatrice precaria da 6 anni - e speriamo che anche gli altri enti vogliano fare lo stesso per trovare una soluzione ad una situazione drammatica culminata nel gesto estremo e disperato di questi giorni con l'occupazione del tetto dell'Istituto».

LAVORO: ISPRA; NIERI, SUI TETTI CON I LAVORATORI

(ANSA) - ROMA, 26 NOV - «È un vero e proprio scandalo che professionisti qualificati, biologi, geologi, chimici debbano ricorrere a forme di protesta estrema per attirare l'attenzione di un Governo sordo e muto di fronte alla crisi che ci attanaglia». Lo afferma l'assessore al Bilancio della Regione Lazio, Luigi Nieri, che questa mattina si è recato presso la sede dell'Istituto di via Casalotti che fa capo all'Icram, l'Istituto per la ricerca applicata al mare. «Sono salito sui tetti con i lavoratori per portare la mia solidarietà - aggiunge - a ricercatori e precari in agitazione. I tagli imposti della Legge 133 e lo scandaloso disegno di riforma dell'Università del ministro Gelmini ignorano il fatto che la ricerca è un settore di straordinaria importanza per il futuro del nostro Paese. Con questo atteggiamento, il Governo si illude di risparmiare, ma invece azzera in un sol colpo i sacrifici e gli anni di lavoro di ricerca di intere squadre di professionisti qualificati, che hanno messo il loro talento a servizio del Paese, decidendo di restare qui a fare ricerca, piuttosto che scappare, come purtroppo molti sono costretti a fare, all'estero, dove i ricercatori sono aiutati e giustamente coccolati dallo Stato. La Regione Lazio convocherà con urgenza il Tavolo per l'emergenza occupazionale chiamando il Commissario dell'Ente e tutti i soggetti coinvolti, compreso il Ministero per l'Ambiente, per provare a risolvere la situazione entro il 31 dicembre, data di scadenza dei contratti di ben 200 precari dell'Icram e - conclude Nieri - non disperdere il patrimonio di competenze e il preziosissimo lavoro di queste persone».


26 novembre 2009 - Apcom

Lazio/ Roma, terzo giorno sul tetto dei lavoratori Ispra
RdbCub: alcuni malori e fine settimana senza corrente elettrica

(APCOM) I precari dell'Ispra affrontano il terzo giorno sul tetto dell'Istituto di via Casalotti 300 a Roma contro i loro licenziamenti e l'azzeramento della ricerca sul mare, e l'Rdb-Cub riferisce di alcuni malori fra gli occupanti, denunciando anche che i lavoratori hanno trascorso il fine settimana senza corrente elettrica. Questa mattina il coordinamento dei Precari Usi RdB si è riunito in assemblea per esaminare gli imminenti disagi che si prospettano a causa del cambiamento delle condizioni meteorologiche e della sospensione dell'energia elettrica nell'edificio, annunciata dall'amministrazione per il fine settimana. I lavoratori hanno deliberato di proseguire nel presidio ad oltranza e chiedono alla cittadinanza di recarsi durante il fine settimana in via Casalotti per esprimere sostegno alla lotta in corso. Alcuni lavoratori hanno accusato dei malori, dovuti principalmente al freddo e alla stanchezza, e sono stati visitati da un medico dell'associazione Casalotti Libera, che ha riscontrato condizioni di salute attualmente non preoccupanti. E' importante che i cittadini sappiano quanto costano alla collettività questi licenziamenti - sottolinea Claudio Argentini, della Segreteria nazionale Usi RdB - gli indici europei riportano che per la formazione di un laureato sono necessari dai 200 ai 500 mila Euro, e per un tecnico specializzato dai 100 ai 250 mila Euro". "Riteniamo che i 200 licenziamenti siano un danno per la collettività e che la Struttura Commissariale e il ministro Prestigiacomo dovranno risponderne", avverte Argentini, concludendo: "Ci chiediamo inoltre quale organo dello Stato sia deputato ai necessari controlli al fine dell'individuazione di queste responsabilità".


26 novembre 2009 - Agi

UNIVERSITA': STUDENTI RDB, RETTORI SI OPPONGANO AL DDL

(AGI) - Roma, 26 nov. - Si e' da poco concluso il presidio indetto questa mattina a Roma dalla RdB Universita', col sostegno della RdB-CUB Scuola, davanti alla sede della conferenza dei rettori delle universita' italiane in piazza Rondanini, a cui hanno partecipato i lavoratori dell'universita', della scuola e gli studenti. L'iniziativa e' stata indetta per sollecitare i rettori a non accettare i tagli della legge 133 e il disegno di riforma dell'universita' del ministro Gelmini. I rettori, riuniti nella assemblea generale - si legge in una nota RdB Universita' - hanno interrotto i lavori per ricevere una delegazione di manifestanti. Durante l'incontro la delegazione RdB ha chiesto che la discussione sul ddl Gelmini sia portata all'interno degli atenei, affinche' tutta la comunita' possa esprimersi a riguardo, e che la CRUI prenda posizione contro l'applicabilita' della Legge 150 (il cosiddetto decreto Brunetta) al personale tecnico-amministrativo. I rettori - continua la nota - si sono impegnati a portare in giunta CRUI la richiesta di coinvolgimento della comunita' accademica sul ddl Gelmini e ad aprire dei tavoli con le organizzazioni sindacali sull'applicabilita' del decreto Brunetta. I lavoratori dell'istruzione e gli studenti si stanno ora recando in piazza di Montecitorio per unirsi ai lavoratori Alcoa.


26 novembre 2009 - Julie news

Vigili del fuoco: il soccorso non è un business

ROMA - Dopo il cambio di natura e spirito su cui era originariamente fondata la Protezione Civile, che da struttura per le attività di prevenzione, previsione e salvaguardia del territorio è divenuta primariamente un gestore di "grandi eventi", si preannuncia un altro grave stravolgimento che avrà con pesanti ricadute sui cittadini ed i lavoratori. Il Governo sta infatti predisponendo un decreto legge secretato in cui si prevede, tra l'altro, il trasferimento di competenze dal Dipartimento per la Protezione Civile ad una costituenda S.p.A.. In questo modo anche il soccorso diventa un business, un attività che si pone l'obiettivo di guadagnare sulla pelle della popolazione. Secondo la RdB, con questo provvedimento si intende sottrarre il controllo democratico del Parlamento da questo pezzo importante dell'organizzazione statale, sulla falsariga di quanto si sta consumando in merito alla "Servizi Difesa S.p.A.". Si crea una nuova struttura in grado di acquistare inceneritori da società private con i soldi pubblici stanziati per far fronte alle calamità nel paese, per poi cederli agli enti locali, configurando un ulteriore indebitamento dei comuni. Una società per azioni all'interno della quale i lavoratori della Protezione Civile, a cui verranno sottratte competenze e funzioni, verranno pubblicizzati e quindi, come già successo per i Vigili del Fuoco, privati dei diritti sindacali e gerarchicamente "comandati". "Ed i vigili del fuoco ? - si interroga Antonio Jiritano della RdB VVF - Non ce ne è menzione nella bozza del decreto! A questi non rimarrebbe altro che fare da specchietto per le allodole negli scenari colpiti da calamità, come rappresentazione mediatica dello Stato sul territorio, esautorati del loro ruolo nella cabina di regia delle emergenze, estromessi da tutte le attività di protezione civile, dopo la sottrazione di funzioni e competenze operata dalla nuova tipologia contrattuale". "Sarà un ruolo di pura manovalanza pagata a basso prezzo - prosegue Jiritano - ed in alcuni casi nemmeno pagata. Rimaniamo con le sofferenze giornaliere per prestare il soccorso, con i debiti in aumento nei confronti dei creditori, i mezzi ormai tanto usurati dai chilometri percorsi, il personale in servizio che lavora giorno notte e festivi senza ferie o tempo libero per le famiglie. Al soccorso ci penseranno le assicurazioni, visto che nello stesso decreto è prevista l'assicurazione obbligatoria per le civili abitazioni. Ma non è questo che i cittadini e i lavoratori vogliono", conclude il dirigente RdB.


26 novembre 2009 - Adnkronos

RICERCA: USI RDB, TERZO GIORNO SU TETTO PER PRECARI ISPRA
'ALCUNI MALORI FRA GLI OCCUPANTI E FINE SETTIMANA SENZA CORRENTE ELETTRICA'

Roma, 26 nov. - (Adnkronos) - Terzo giorno sul tetto dell'edificio di via Casalotti, a Roma, per i lavoratori precari dell'Ispra che continuano il loro presidio contro i licenziamenti e l'azzeramento della ricerca sul mare. Lo rende noto Usi Rdb. «Questa mattina il coordinamento dei Precari Usi Rdb si è riunito in assemblea per esaminare gli imminenti disagi che si prospettano a causa del cambiamento delle condizioni meteorologiche e della sospensione dell'energia elettrica nell'edificio, annunciata dall'amministrazione per il fine settimana - spiegano - I lavoratori hanno deliberato di proseguire nel presidio ad oltranza e chiedono alla cittadinanza di recarsi durante il fine settimana in via Casalotti per esprimere sostegno alla lotta in corso». «Alcuni lavoratori hanno accusato dei malori, dovuti principalmente al freddo e alla stanchezza, e sono stati visitati da un medico dell'associazione Casalotti Libera, che ha riscontrato condizioni di salute attualmente non preoccupanti», continua Usi Rdb. «È importante che i cittadini sappiano quanto costano alla collettività questi licenziamenti - sottolinea Claudio Argentini, della Segreteria nazionale Usi Rdb - gli indici europei riportano che per la formazione di un laureato sono necessari dai 200 ai 500 mila euro, e per un tecnico specializzato dai 100 ai 250mila euro. Riteniamo che i 200 licenziamenti siano un danno per la collettività e che la Struttura Commissariale e il ministro Prestigiacomo dovranno risponderne. Ci chiediamo inoltre quale organo dello Stato sia deputato ai necessari controlli al fine dell'individuazione di queste responsabilità».

RICERCA: TIBALDI, 30 NOVEMBRE TAVOLO IN REGIONE LAZIO SU ISPRA

Roma, 26 nov. - (Adnkronos) - «La grave situazione occupazionale dell'Ispra esige delle risposte immediate che tardano ad arrivare da parte delle autorità di Governo nazionale; per questo motivo ho convocato, per il 30 novembre alle ore 14 presso gli uffici dell'assessorato regionale al lavoro, il tavolo interassessorile per le emergenze occupazionali, che affronterà questa vicenda». Lo ha dichiarato l'assessore al Lavoro della Regione Lazio Alessandra Tibaldi in merito alla situazione di crisi dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. «All'incontro ho invitato le parti sociali, azienda e sindacati, e la Provincia di Roma nella persona del Presidente della Commissione Lavoro Miccoli. Per conoscenza - ha concluso Tibaldi - ho indirizzato la lettera di convocazione della riunione anche al ministero dell'Ambiente».

RICERCA: PROVINCIA ROMA RICEVE DELEGAZIONE PRECARI ISPRA
MICCOLI E FILISIO, CONVOCHEREMO COMMISSARIO ISPRA PER TAVOLO CON COMUNE E REGIONE

Roma, 26 nov. - (Adnkronos) - «Le commissioni Lavoro e Ambiente della Provincia di Roma chiederanno la convocazione del Commissario dell'Ispra, Vincenzo Grimaldi, per un'audizione inter-istituzionale con Comune e Regione, sulla questione dei 200 ricercatori, il cui licenziamento, da parte del ministero, è previsto a fine anno». A darne notizia, i presidenti delle due commissioni, Marco Miccoli (Lavoro) e Alberto Filisio (Ambiente), entrambi del Pd, che hanno annunciato di voler richiedere che venga fissata, inoltre, un'audizione presso la Commissione Lavoro della Camera. Questo l'esito dell'incontro di stamani, alla Provincia di Roma, tra i componenti delle commissioni in riunione congiunta, e una delegazione di ricercatori dell'Ispra. «Ricerca e protezione ambientale sono a rischio insieme al futuro di questi lavoratori - ha spiegato Miccoli - poichè l'ultimo taglio di 200 contratti, che segue il taglio di altri 250 in giugno e di altri 30 lo scorso gennaio riduce di un terzo il numero dei ricercatori». «Intendiamo farci promotori di un'iniziativa comune che riunisca tutti gli Enti locali per sostenere le loro ragioni. Non esiste infatti risparmio -ha sottolineato il presidente della Commissione Ambiente Filisio- se poi a pagare è l'ambiente e bisogna sempre chiedersi quanto costa in termini di sviluppo e salute pubblica l'assenza di ricerca». Per il vicepresidente della Commissione Ambiente, Gianluca Peciola (Sl): «Il ministero deve chiarire gli obiettivi dell'istituto, per il quale ad oggi non è stato definito nè un regolamento nè uno statuto e dunque alla trasparenza si deve unire la certezza sulla continuità lavorativa».

RICERCA: FONTANA (SEL), GOVERNO ASCOLTI LAVORATORI ISPRA

Roma, 26 nov. - (Adnkronos) - «Il governo ascolti le richieste dei lavoratori dell'Ispra, ai quali va la solidarietà del gruppo regionale di Sel, e apra un tavolo di confronto per stabilire le procedure necessarie affinchè il personale precario venga stabilizzato». Lo dichiara in una nota Enrico Fontana, capogruppo di Sinistra ecologia e libertà alla Regione Lazio.

RICERCA: RODANO, SUBITO UN TAVOLO ISTITUZIONALE PER ISPRA
'INTERA GENERAZIONE DI LAVORATORI IN CRISI'

Roma, 26 nov. - (Adnkronos) - «Ancora una volta, a pagare il prezzo della recessione sono i precari delle ricerca, i nuovi professionisti dell'economia della conoscenza. Purtroppo la vicenda dell'Ispra simboleggia efficacemente la crisi acutissima che un'intera generazione di lavoratori sta attraversando. Ed a salire sui tetti potrebbero essere, domani, i ricercatori delle università, delle istituzioni scientifiche, delle Fondazioni culturali». Lo dichiara in una nota l'assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, Giulia Rodano. «Per questo ritengo auspicabile la rapida apertura di un tavolo istituzionale - continua Rodano - che affronti il caso Ispra e manifesti inequivocabilmente l'atteggiamento di disponibilità ed attenzione degli enti locali nei confronti di questa nuova, preoccupante emergenza lavorativa»

RICERCA: CARAPELLA, LICENZIAMENTI ISPRA ROMA SONO DANNO PER COLLETTIVITÀ
'ISTITUZIONI SI MOBILITINO PER TROVARE UN PUNTO DI MEDIAZIONE'

Roma, 26 nov. - (Adnkronos) - «Ancora una notte sopra un tetto, ancora freddo, ancora disagi e ancora rabbia. Tutto questo per difendere il proprio posto di lavoro, improvvisamente minacciato da una mannaia che vorrebbe ridurre del 40 % l'intera pianta organica dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, costituito neanche due anni fa ed ora praticamente condannato all'inoperatività». Lo dichiara il presidente della Commissione Lavori Pubblici e Politiche per la Casa alla Pisana, Giovanni Carapella. «Tutto questo - continua Carapella - mentre della green economy ci si riempie la bocca e ad essa si affidano le possibilità di sviluppo economico e l'uscita fuori dalla crisi. La lotta, sacrosanta, dei 200 precari non può essere lasciata sola: occorre che le istituzioni si mobilitino per trovare un punto di mediazione compatibile con i diritti di chi lavora. Il licenziamento dei 200 precari Ispra, unito a quello che l'estate scorsa ne ha già lasciati a casa altri 250, rappresenta un danno per l'intera collettività».

RICERCA: FERRANTE (UDC), SOLIDARIETÀ A LAVORATORI ISPRA

Roma, 26 nov. - (Adnkronos) - «Voglio esprimere la mia piena solidarietà ai ricercatori precari dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale che manifestano per la tutela dei loro diritti e del loro posto di lavoro. Auspico una rapida soluzione e risposte certe alle loro legittime richieste». Lo dichiara in una nota il capogruppo a Palazzo Valentini e vicesegretario regionale Udc del Lazio, Mario Ferrante. «La ricerca è un settore cruciale per il futuro del nostro Paese - conclude Ferrante - un settore da troppo tempo trascurato e sul quale bisogna cambiare passo. Alla fallimentare politica dei tagli, che produce solo la fuga all'estero dei nostri migliori talenti e la scure della precarietà per chi sceglie di rimanere, bisogna sostituire un serio piano di investimenti fondati sul merito e sulla valorizzazione della professionalità».

RICERCA: PROVINCIA ROMA CONVOCHERÀ COMMISSARIO ISPRA PER AUDIZIONE

Roma, 26 nov. - (Adnkronos) - «Le Commissioni Lavoro e Ambiente della Provincia di Roma chiederanno la convocazione del Commissario dell'Ispra, Vincenzo Grimaldi, per un'audizione inter-istituzionale con Comune e Regione, sulla questione dei 200 ricercatori, il cui licenziamento, da parte del Ministero, è previsto a fine anno». A darne notizia, i presidenti delle due commissioni, Marco Miccoli e Alberto Filisio, entrambi del Pd, che annunciano anche l'intenzione di chiedere che si svolga un'audizione anche in Commissione Lavoro della Camera. Questo l'esito dell'incontro di stamani, in Provincia, tra i componenti delle Commissioni, in riunione congiunta e una delegazione di ricercatori dell'Ispra. «Ricerca e protezione ambientale sono a rischio insieme al futuro di questi lavoratori - ha spiegato Miccoli - poichè l'ultimo taglio di 200 contratti, che segue il taglio di altri 250 in giugno e di altri 30 lo scorso gennaio riduce di un terzo il numero dei ricercatori». «Intendiamo farci promotori di un'iniziativa comune che riunisca tutti gli Enti locali per sostenere le loro ragioni. Non esiste infatti risparmio -ha sottolineato il presidente della Commissione Ambiente Filisio- se poi a pagare è l'ambiente e bisogna sempre chiedersi quanto costa in termini di sviluppo e salute pubblica l'assenza di ricerca». Per il vicepresidente della Commissione Ambiente Gianluca Peciola (Sl) «Il ministero deve chiarire gli obiettivi dell'istituto, per il quale ad oggi non è stato definito nè un regolamento nè uno statuto e dunque alla trasparenza si deve unire la certezza sulla continuità lavorativa». «Apprezziamo molto la costruttiva solidarietà della Provincia, che è stato il primo ente locale a dare un supporto concreto e a voler incontrare i lavoratori - ha detto Barbara La Porta, ricercatrice precaria da 6 anni - e speriamo che anche gli altri enti vogliano fare lo stesso per trovare una soluzione ad una situazione drammatica culminata nel gesto estremo e disperato di questi giorni con l'occupazione del tetto dell'Istituto. »Chiediamo - Massimiliano Bottaro, biologo marino anche lui precario -di poter finalmente avviare, con il Commissario dell'Ispra, una trattativa che garantisca una continuità contrattuale sotto forma di contratto di 5 anni a tempo determinato come previsto dall'art. 5 del contratto nazionale della Ricerca. «Rivendichiamo solo il diritto di lavorare - concludono - e sarebbe davvero segno di disinteresse e scarsa sensibilità da parte del ministro, portare i lavoratori allo stremo delle forze rimandando ancora una risposta».

RICERCA: TIBALDI, CONVOCARE TAVOLO CON ISTITUZIONI LOCALI SU ISPRA ROMA

Roma, 26 nov. - (Adnkronos) - «I ricercatori precari Ispra che da tre giorni stanno protestando sul tetto dell'azienda hanno diritto ad una interlocuzione per trovare una via d'uscita al problema. Per questo chiediamo la convocazione urgente di un tavolo di trattativa sulla questione, con il coinvolgimento anche della Provincia e del Comune di Roma». Lo dichiara l'assessore al Lavoro, Pari Opportunità e Politiche Giovanili della Regione Lazio Alessandra Tibaldi in merito alla vicenda dei ricercatori Ispra. «La sorte della ricerca nella nostra Regione è quanto mai importante proprio in questo momento di crisi perchè è attraverso le innovazioni dei processi produttivi che si può preparare la strada per uscirne», conclude.


26 novembre 2009 - Omniroma

SCUOLA, PRESIDIO RDB-CUB DAVANTI SEDE CONFERENZA RETTORI

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «Si è da poco concluso il presidio indetto questa mattina a Roma dalla RdB Università, col sostegno della RdB-CUB Scuola, davanti alla sede della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane in piazza Rondanini, a cui hanno partecipato i lavoratori dell'Università, della Scuola e gli studenti. L'iniziativa è stata indetta per sollecitare i Rettori a non accettare i tagli della Legge 133 e lo scandaloso disegno di riforma dell'Università del ministro Gelmini». Lo comunica in una nota Rdb-Cub. «I rettori, riuniti nella Assemblea Generale, hanno interrotto i lavori per ricevere una delegazione di manifestanti - prosegue la nota - Durante l'incontro la delegazione RdB ha chiesto con forza che i Rettori portino la discussione sul ddl Gelmini all'interno degli Atenei, affinché tutta la comunità possa esprimersi a riguardo, e che la CRUI prenda posizione contro l'applicabilità della Legge 150 (il cosiddetto decreto Brunetta) al personale tecnico-amministrativo. I Rettori si sono impegnati a portare in Giunta CRUI la richiesta di coinvolgimento della comunità accademica sul ddl Gelmini e ad aprire dei tavoli con le organizzazioni sindacali sull'applicabilità del decreto Brunetta. I Rettori hanno inoltre fatto presente che continuano a persistere divisioni legate ai meccanismi di valutazione della didattica e della ricerca a cui sono legati parte dei finanziamenti pubblici». «I lavoratori dell'istruzione e gli studenti si stanno ora recando in piazza di Montecitorio per unirsi ai lavoratori Alcoa, portando con sé lo striscione: Solidarietà a tutti i lavoratori in lotta. Alcoa, ex eutelia, ispra: uniti nelle lotte per non pagare la crisi», conclude Rdb.

ISPRA, RDB: «TERZO GIORNO SU TETTO, MALORI TRA LAVORATORI»

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «I lavoratori precari dell'Ispra affrontano il terzo giorno di presidio contro i loro licenziamenti e l'azzeramento della ricerca sul mare sul tetto dell'Istituto di via Casalotti 300 a Roma. Questa mattina il coordinamento dei Precari Usi RdB si è riunito in assemblea per esaminare gli imminenti disagi che si prospettano a causa del cambiamento delle condizioni meteorologiche e della sospensione dell'energia elettrica nell'edificio, annunciata dall'amministrazione per il fine settimana. I lavoratori hanno deliberato di proseguire nel presidio ad oltranza e chiedono alla cittadinanza di recarsi durante il fine settimana in via Casalotti per esprimere sostegno alla lotta in corso. Alcuni lavoratori hanno accusato dei malori, dovuti principalmente al freddo e alla stanchezza, e sono stati visitati da un medico dell'associazione Casalotti Libera, che ha riscontrato condizioni di salute attualmente non preoccupanti». Così in una nota il sindacato Rdb Cub. «È importante che i cittadini sappiano quanto costano alla collettività questi licenziamenti - sottolinea Claudio Argentini, della Segreteria nazionale Usi RdB - gli indici europei riportano che per la formazione di un laureato sono necessari dai 200 ai 500 mila Euro, e per un tecnico specializzato dai 100 ai 250 mila Euro. Riteniamo che i 200 licenziamenti siano un danno per la collettività e che la Struttura Commissariale e il Ministro Prestigiacomo dovranno risponderne. Ci chiediamo inoltre quale organo dello Stato sia deputato ai necessari controlli al fine dell'individuazione di queste responsabilità», conclude Argentini.

ISPRA, NICOTRA (PRC): SUBITO SOLUZIONE CHE GARANTISCA POSTI LAVORO

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «Oltre ad esprimere la più ampia solidarietà ai lavoratori che stanno occupando l'azienda, il PRC di Roma denuncia l'arroganza del Ministero dell'Ambiente e del commissario che gestisce l'Ente. Va convocato dalla Regione Lazio un tavolo interistituzionale a cui deve partecipare il commissario dell'Ispra, un rappresentante del Ministero dell'Ambiente, insieme al Comune e alla Provincia di Roma e che veda la partecipazione delle rappresentanze sindacali». Così in una nota Alfio Nicotra, responsabile politico del Prc Roma. «Va trovata, da subito, - prosegue Nicotra - una soluzione che garantisca i posti di lavoro, con ammortizzatori sociali regionali e nazionali, e costringa il Ministero dell'Ambiente ad approntare una risoluzione che permetta di dare continuità alla ricerca pubblica sul mare, mantenendo in attività l'esperienza e le professionalità dell'Ispra».

ISPRA, FONTANA (PDL): «GOVERNO ASCOLTI LAVORATORI»

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «Il governo ascolti le richieste dei lavoratori dell'Ispra, ai quali va la solidarietà del gruppo regionale di Sel, e apra un tavolo di confronto per stabilire le procedure necessarie affinché il personale precario venga stabilizzato». Lo dichiara, in una nota, Enrico Fontana, Capogruppo di Sinistra ecologia e libertà alla Regione Lazio.

ISPRA, NANNI (PD): «A RIMETTERCI SONO SEMPRE I LAVORATORI»

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «Come al solito gli organi di potere fanno e disfanno ed a rimetterci sono solo e sempre i lavoratori». Ad affermarlo, in una nota, il consigliere Comunale Dario Nanni, con riferimento alla vicenda che vede coinvolti i lavoratori precari dell'Ispra. «Questo istituto di ricerca pubblica ambientale a giugno ha licenziato 200 lavoratori precari ed entro dicembre intende licenziarne altri 250, cifra che corrisponde al 40% del personale impiegato dall'ente. Ma cosa ancor più grave è che questo piano di licenziamenti riguarda in gran parte giovani ricercatori impegnati nel settore della ricerca sul mare - prosegue il Consigliere - Già all'inizio dell'anno incontrai una delegazione dei lavoratori Ispra i quali, a loro volta incontrarono alcuni rappresentanti dell'attuale governo cittadino che garantì un preciso impegno a ricercare un dialogo presso il Governo nazionale per dare una soluzione alle problematiche dell'Istituto di ricerca. Ma l'impegno preso non ha prodotto alcun risultato, tanto che proprio in questi giorni i lavoratori precari dell'Ispra chiedono ancora una volta di essere ascoltati e da tre giorni presidiano il tetto dell'Istituto di via Casalotti per protestare contro i loro licenziamenti e contro l'azzeramento della ricerca sul mare». «A questo punto - conclude il consigliere - oltre rinnovare la mia solidarietà a questi lavoratori, auspicio che il Governo nazionale intervenga e risolva al più presto la questione e che anche l'attuale governo cittadino manifesti il proprio sostegno ai lavoratori dell'Ispra, che sono in primo luogo cittadini e lavoratori romani».

ISPRA, RODANO: «SUBITO APERTURA TAVOLO ISTITUZIONALE»

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «Ancora una volta, a pagare il prezzo della recessione sono i precari delle ricerca, i nuovi professionisti dell'economia della conoscenza. Purtroppo la vicenda dell'Ispra simboleggia efficacemente la crisi acutissima che un'intera generazione di lavoratori sta attraversando. Ed a salire sui tetti potrebbero essere, domani, i ricercatori delle università, delle istituzioni scientifiche, delle Fondazioni culturali. Per questo ritengo auspicabile la rapida apertura di un tavolo istituzionale, che affronti il caso Ispra e manifesti inequivocabilmente l'atteggiamento di disponibilità ed attenzione degli enti locali nei confronti di questa nuova, preoccupante emergenza lavorativa». Lo dichiara in una nota l'assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, Giulia Rodano.

ISPRA, PROVINCIA CONVOCHERÀ COMMISSARIO GRIMALDI

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «Le Commissioni Lavoro e Ambiente della Provincia di Roma chiederanno la convocazione del Commissario dell'Ispra, Vincenzo Grimaldi, per un'audizione inter-istituzionale con Comune e Regione, sulla questione dei 200 ricercatori, il cui licenziamento, da parte del Ministero, è previsto a fine anno». A darne notizia, i presidenti delle due commissioni, Marco Miccoli e Alberto Filisio, entrambi del Pd, che in una nota annunciano anche l'intenzione di chiedere che si svolga un'audizione anche in Commissione Lavoro della Camera. Questo l'esito dell'incontro di stamani, in Provincia, tra i componenti delle Commissioni, in riunione congiunta e una delegazione di ricercatori dell'Ispra. «Ricerca e protezione ambientale sono a rischio insieme al futuro di questi lavoratori - ha detto Miccoli - poiché l'ultimo taglio di 200 contratti, che segue il taglio di altri 250 in giugno e di altri 30 lo scorso gennaio riduce di un terzo il numero dei ricercatori». «Intendiamo farci promotori di un'iniziativa comune che riunisca tutti gli Enti locali per sostenere le loro ragioni. Non esiste infatti risparmio - ha sottolineato il presidente della Commissione Ambiente Filisio- se poi a pagare è l'ambiente e bisogna sempre chiedersi quanto costa in termini di sviluppo e salute pubblica l'assenza di ricerca». Per il vicepresidente della Commissione Ambiente Gianluca Peciola (Sl) «Il ministero deve chiarire gli obiettivi dell'istituto, per il quale ad oggi non è stato definito né un regolamento né uno statuto e dunque alla trasparenza si deve unire la certezza sulla continuità lavorativa». «Apprezziamo molto la costruttiva solidarietà della Provincia, che è stato il primo ente locale a dare un supporto concreto e a voler incontrare i lavoratori - ha detto Barbara La Porta, ricercatrice precaria da 6 anni - e speriamo che anche gli altri enti vogliano fare lo stesso per trovare una soluzione ad una situazione drammatica culminata nel gesto estremo e disperato di questi giorni con l'occupazione del tetto dell'Istituto. »Chiediamo - Massimiliano Bottaro, biologo marino anche lui precario -di poter finalmente avviare, con il Commissario dell'Ispra, una trattativa che garantisca una continuità contrattuale sotto forma di contratto di 5 anni a tempo determinato come previsto dall'art. 5 del contratto nazionale della Ricerca. «Rivendichiamo solo il diritto di lavorare - concludono - e sarebbe davvero segno di disinteresse e scarsa sensibilità da parte del ministro, portare i lavoratori allo stremo delle forze rimandando ancora una risposta».

ISPRA, TIBALDI: «CONVOCARE TAVOLO CON ISTITUZIONI LOCALI»

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «I ricercatori precari Ispra che da tre giorni stanno protestando sul tetto dell'azienda hanno diritto ad una interlocuzione per trovare una via d'uscita al problema. Per questo chiediamo la convocazione urgente di un tavolo di trattativa sulla questione, con il coinvolgimento anche della Provincia e del Comune di Roma. La sorte della ricerca nella nostra Regione è quanto mai importante proprio in questo momento di crisi perché è attraverso le innovazioni dei processi produttivi che si può preparare la strada per uscirne». Èquanto si legge in una nota diffusa dall'assessore al Lavoro, Pari Opportunità e Politiche Giovanili della Regione Lazio Alessandra Tibaldi.

ISPRA, NIERI: SU TETTO CON LAVORATORI PER PORTARE SOLIDARIETÀ

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «È un vero e proprio scandalo che professionisti qualificati, biologi, geologi, chimici debbano ricorrere a forme di protesta estrema per attirare l'attenzione di un Governo sordo e muto di fronte alla crisi che ci attanaglia». È quanto dichiara in una nota Luigi Nieri, Assessore al Bilancio, programmazione economico-finanziaria, partecipazione della Regione Lazio, che questa mattina si è recato presso la sede dell'Istituto di via Casalotti, 300 a Roma, che fa capo all'Icram, l' Istituto per la ricerca applicata al mare. «Sono salito sui tetti con i lavoratori - aggiunge - per portare la mia solidarietà a ricercatori e precari in agitazione. I tagli imposti della Legge 133 e lo scandaloso disegno di riforma dell'Università del ministro Gelmini ignorano il fatto che la ricerca è un settore di straordinaria importanza per il futuro del nostro Paese. Con questo atteggiamento, il Governo si illude di risparmiare, ma invece azzera in un sol colpo i sacrifici e gli anni di lavoro di ricerca di intere squadre di professionisti qualificati, che hanno messo il loro talento a servizio del Paese, decidendo di restare qui a fare ricerca, piuttosto che scappare, come purtroppo molti sono costretti a fare, all'estero, dove i ricercatori sono aiutati e giustamente coccolati dallo Stato». «La Regione Lazio - conclude - convocherà con urgenza il Tavolo per l'emergenza occupazionale, chiamando il Commissario dell'Ente e tutti i soggetti coinvolti, compreso il Ministero per l'Ambiente, per provare a risolvere la situazione entro il 31 dicembre, data di scadenza dei contratti di ben 200 precari dell'Icram, e non disperdere il patrimonio di competenze e il preziosissimo lavoro di queste persone».

ISPRA, FERRANTE (UDC): «SOLIDARIETÀ A PRECARI»

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «Voglio esprimere la mia piena solidarietà ai ricercatori precari dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale che manifestano per la tutela dei loro diritti e del loro posto di lavoro. Auspico una rapida soluzione e risposte certe alle loro legittime richieste. La ricerca è un settore cruciale per il futuro del nostro Paese, un settore da troppo tempo trascurato e sul quale bisogna cambiare passo. Alla fallimentare politica dei tagli, che produce solo la fuga all'estero dei nostri migliori talenti e la scure della precarietà per chi sceglie di rimanere, bisogna sostituire un serio piano di investimenti fondati sul merito e sulla valorizzazione della professionalità». Lo dichiara in una nota il capogruppo a Palazzo Valentini e vicesegretario regionale Udc Mario Ferrante.

ISPRA, AZUNI (SD): «VICINANZA A LAVORATORI»

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «Intendo esprimere piena solidarietà e vicinanza ai ricercatori precari dell'Ispra che da ieri protestano, con un presidio sul tetto dell'Istituto di Via Casalotti, per il rischio di non veder rinnovati i contratti a tempo determinato in scadenza a dicembre. In qualsiasi paese civile gli investimenti nella ricerca applicata e nella prevenzione soprattutto in ambito ambientale, dovrebbero essere sostenuti per pervenire ad una qualità ambientale che riduca al minino i rischi significativi per la salute umana. Invece nel nostro paese si interviene tagliando e risparmiando, come in questo caso, in un settore strategico come quello della ricerca della protezione del suolo, dell'habitat marino, delle biodiversità etc». Così in una nota Maria Gemma Azuni di Sinistra Democratica. «Secondo le stime dell'organizzazione per l'ambiente dell'ONU - aggiunge - entro il 2030 saranno 20 milioni i 'posti di lavoro verdì in tutto il mondo per la necessità di tutelare, salvaguardare e ripristinare i paesaggi, il suolo, l'aria e l'acqua. Noi invece in una totale miopia non solo non investiamo ma tagliamo addirittura le risorse finora garantite. Mi auguro che il Ministero dell'Ambiente ci ripensi e dia garanzia di continuità e stabilizzazione lavorativa a personale altamente qualificato dimostrando e vera attenzione alle tematiche ambientali visti i continui disastri che ormai con cadenza frequentissima investono i nostri territori e le nostre coste».

ISPRA, CARAPELLA (PD): LICENZIAMENTI DANNO PER INTERA COLLETTIVITÀ

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «Ancora una notte sopra un tetto, ancora freddo, ancora disagi e ancora rabbia. Tutto questo per difendere il proprio posto di lavoro, improvvisamente minacciato da una mannaia che vorrebbe ridurre del 40 % l'intera pianta organica dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, costituito neanche due anni fa ed ora praticamente condannato all'inoperatività. Tutto questo mentre della green economy ci si riempie la bocca e ad essa si affidano le possibilità di sviluppo economico e l'uscita fuori dalla crisi. La lotta, sacrosanta, dei 200 precari non può essere lasciata sola: occorre che le istituzioni si mobilitino per trovare un punto di mediazione compatibile con i diritti di chi lavora. Il licenziamento dei 200 precari Ispra, unito a quello che l'estate scorsa ne ha già lasciati a casa altri 250, rappresenta un danno per l'intera collettività». È quanto dichiara in una nota il presidente della Commissione Lavori Pubblici e Politiche per la Casa alla Pisana, Giovanni Carapella (Pd).

ISPRA, TORRICELLI (SL): «INTERVENTO IMMEDIATO GOVERNO»

(OMNIROMA) Roma, 26 nov - «Nell'esprimere la mia solidarietà ai lavoratori Ispra, costretti ad una protesta eclatante per difendere i loro posti di lavoro, chiediamo un intervento immediato del governo». A dichiararlo in una nota Giancarlo Torricelli, del coordinamento regionale di Sinistra e Libertà del Lazio. «Quella dell'Istituto superiore per la ricerca ambientale - prosegue Torricelli - è infatti l'emblema da un lato del fallimento della gestione commissariale dell'ente, che il governo Berlusconi ha voluto, dall'altro della totale denigrazione di figure altamente professionalizzate come quelle che da anni lavorano per l'istituto con contratti precari. È evidente che dopo anche 10 anni di lavoro continuato non si può concepire che un lavoratore venga licenziato o per meglio dire allontanato per mancato rinnovo del contratto. Ciò appare tra l'altro ancora più grave se si pensa che in questo caso il datore di lavoro è il ministero dell'Ambiente». «Subito quindi un intervento che chiarisca le intenzioni del governo e che ponga fine all'ennesima ingiustizia nel mondo dell'occupazione, fatto di lavoratori precari privi di ogni tutela. Al ministro competente suggeriamo quindi di farsi promotore per una iniziativa volta, non solo a salvare centinaia di posti di lavoro, ma a garantire e restituire dignità ad un servizio che l'Ispra svolge per il nostro paese: controllo del territorio, controllo di 11mila Km di costa e dei nostri mari; questioni che dovrebbero stare a cuore al ministro Prestigiacomo», conclude.


26 novembre 2009 - Asca

ISPRA: I PRECARI AFFRONTANO IL TERZO GIORNO SUL TETTO

(ASCA) - Roma, 26 nov - I lavoratori precari dell'ISPRA affrontano il terzo giorno di presidio contro i loro licenziamenti e l'azzeramento della ricerca sul mare sul tetto dell'Istituto di via Casalotti 300 a Roma. Questa mattina il coordinamento dei Precari Usi RdB si e' riunito in assemblea per esaminare gli imminenti disagi che si prospettano a causa del cambiamento delle condizioni meteorologiche e della sospensione dell'energia elettrica nell'edificio, annunciata dall'amministrazione per il fine settimana. I lavoratori hanno deliberato di proseguire nel presidio ad oltranza e chiedono alla cittadinanza di recarsi durante il fine settimana in via Casalotti per esprimere sostegno alla lotta in corso. Alcuni lavoratori - informano i manifestanti - hanno accusato dei malori, dovuti principalmente al freddo e alla stanchezza, e sono stati visitati da un medico dell'associazione Casalotti Libera, che ha riscontrato condizioni di salute attualmente non preoccupanti. ''E' importante che i cittadini sappiano quanto costano alla collettivita' questi licenziamenti - sottolinea Claudio Argentini, della Segreteria nazionale Usi RdB - gli indici europei riportano che per la formazione di un laureato sono necessari dai 200 ai 500 mila Euro, e per un tecnico specializzato dai 100 ai 250 mila Euro. Riteniamo che i 200 licenziamenti siano un danno per la collettivita' e che la Struttura Commissariale e il Ministro Prestigiacomo dovranno risponderne. Ci chiediamo inoltre quale organo dello Stato sia deputato ai necessari controlli al fine dell'individuazione di queste responsabilita''', conclude Argentini.


26 novembre 2009 - Repubblica.it

I lavoratori sfilano nel centro e provano a forzare il blocco: "Non molliamo". Ex Eutelia, oggi il vertice a Palazzo Chigi. Occupata la sede dei vigilantes
Alcoa, operai in piazza a Roma tensione e scontri con la polizia

ROMA - Resta alta la tensione intorno al mondo del lavoro. Oggi Roma è stata lo scenario dei tafferugli tra lavoratori dell'Alcoa e la polizia. Mentre restano aperte le vicende dell'ex Eutelia e dei ricercatori dell'Ispra. Stamattina circa tremila lavoratori dell'Alcoa, fabbrica che produce alluminio a Portovesme, in provincia di Cagliari, sono arrivati a Roma per dire no alla chiusura dello stabilimento. Sono partiti da piazza della Repubblica, poi, arrivati a largo di Santa Susanna hanno imboccato via Bissolati, dove hanno cercato di forzare lo sbarramento della polizia. Sono volate manganellate mentre all'interno del ministero del lavoro una delegazione di lavoratori stava incontrando i funzionari del dicastero. In ospedale è finito un operaio di 40 anni raggiunto da una manganellata. "Il nostro compagno aveva l'occhio gonfio a causa del colpo ricevuto - racconta Antonio -. E' stato trasportato in ospedale da un'ambulanza, davvero non capiamo perchè le forze dell'ordine abbiano deciso di caricarci: noi siamo qui per una protesta pacifica". Opposta la versione della polizia: "Nessuna manganellata e un nostro agente è rimasto ferito". Al momento gli operai sono a piazza Barberini, decisi a non mollare. "O scendono con delle risposte o noi da qui non ce ne andiamo. O c'è il lavoro o il sindacato non esiste" dicono i lavoratori. E al loro fianco scendono in campo sia Antonio Di Pietro che il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. "Non bisogna toccare gli operai, sono persone arrivate a manifestare in modo pacifico per difendere i posti di lavoro" dice il leader del sindacato.
Eutelia. Altra situazione calda è quella dell'ex Eutelia, stabilimento romano attualmente occupato dagli operai che difendono, così, il posto di lavoro. Oggi è in programma un presidio a palazzo Chigi indetto in occasione dell'apertura del tavolo di trattativa. E in mattinata alcuni militanti di Patria Socialista, Rash e Magazzini popolari Casalbertone hanno occupato la sede dei vigilantes che, guidati dall'amministratore delegato, avevano cercato di cacciare i lavoratori dalla fabbrica. Dopo l'intervento delle forze dell'ordine, i ragazzi, che avevano issato bandiere rosse sotto la sede della società e uno striscione con la scritta "Guai a chi tocca gli operai", hanno interrotto la protesta.
Ispra. Restano sul tetto i ricercatori precari dell' Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che da martedì protestano presso la sede di via Casalotti per salvare il posto di lavoro. In giornata una delegazione di precari verrà ricevuta dal consiglio provinciale di Roma. "Il nostro obiettivo è di resistere almeno fino al 1 dicembre" dicono. Giorno in cui è atteso un incontro tra i sindacati e l'ente commissariale. I problemi dell'occupazione, però, cominciano a farsi sentire. A breve verrà staccata l'elettricità. E non solo: "Ci hanno velatamente minacciato di denunciarci per peculato in seguito all'installazione della webcam".


26 novembre 2009 - Villaggio Globale

La protesta contro i licenziamenti
Ispra - Terzo giorno sul tetto
La protesta, che continua da alcuni giorni, dopo mesi dall'apertura della vertenza, è la plastica dimostrazione della considerazione in cui il governo ha i precari e la ricerca in Italia

«I lavoratori precari dell'Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) affrontano il terzo giorno di presidio contro i loro licenziamenti e l'azzeramento della ricerca sul mare sul tetto dell'Istituto di via Casalotti 300 a Roma. Questa mattina il coordinamento dei Precari Usi RdB si è riunito in assemblea per esaminare gli imminenti disagi che si prospettano a causa del cambiamento delle condizioni meteorologiche e della sospensione dell'energia elettrica nell'edificio, annunciata dall'amministrazione per il fine settimana. I lavoratori hanno deliberato di proseguire nel presidio ad oltranza e chiedono alla cittadinanza di recarsi durante il fine settimana in via Casalotti per esprimere sostegno alla lotta in corso. Alcuni lavoratori hanno accusato malori, dovuti principalmente al freddo e alla stanchezza, e sono stati visitati da un medico dell'associazione Casalotti Libera, che ha riscontrato condizioni di salute attualmente non preoccupanti». Così in una nota il sindacato Rdb Cub. «È importante che i cittadini sappiano quanto costano alla collettività questi licenziamenti - sottolinea Claudio Argentini, della Segreteria nazionale Usi RdB - gli indici europei riportano che per la formazione di un laureato sono necessari dai 200 ai 500mila Euro, e per un tecnico specializzato dai 100 ai 250mila Euro. Riteniamo che i 200 licenziamenti siano un danno per la collettività e che la Struttura Commissariale e il ministro Prestigiacomo dovranno risponderne. Ci chiediamo inoltre quale organo dello Stato sia deputato ai necessari controlli al fine dell'individuazione di queste responsabilità», conclude Argentini.


26 novembre 2009 - Agenfax

NO ALLA PROTEZIONE CIVILE TRASFORMATA IN S.P.A.

Dopo il cambio di natura e spirito su cui era originariamente fondata la Protezione Civile, che da struttura per le attività di prevenzione, previsione e salvaguardia del territorio è divenuta primariamente un gestore di "grandi eventi", si preannuncia un altro grave stravolgimento che avrà con pesanti ricadute sui cittadini ed i lavoratori. Il Governo sta infatti predisponendo un decreto legge secretato in cui si prevede, tra l’altro, il trasferimento di competenze dal Dipartimento per la Protezione Civile ad una costituenda S.p.A.. In questo modo anche il soccorso diventa un business, un attività che si pone l’obiettivo di guadagnare sulla pelle della popolazione. Secondo la RdB, con questo provvedimento si intende sottrarre il controllo democratico del Parlamento da questo pezzo importante dell’organizzazione statale, sulla falsariga di quanto si sta consumando in merito alla "Servizi Difesa S.p.A.". Si crea una nuova struttura in grado di acquistare inceneritori da società private con i soldi pubblici stanziati per far fronte alle calamità nel paese, per poi cederli agli enti locali, configurando un ulteriore indebitamento dei comuni. Una società per azioni all’interno della quale i lavoratori della Protezione Civile, a cui verranno sottratte competenze e funzioni, verranno pubblicizzati e quindi, come già successo per i Vigili del Fuoco, privati dei diritti sindacali e gerarchicamente "comandati". "Ed i vigili del fuoco ? " Non ce ne è menzione nella bozza del decreto! A questi non rimarrebbe altro che fare da specchietto per le allodole negli scenari colpiti da calamità, come rappresentazione mediatica dello Stato sul territorio, esautorati del loro ruolo nella cabina di regia delle emergenze, estromessi da tutte le attività di protezione civile, dopo la sottrazione di funzioni e competenze operata dalla nuova tipologia contrattuale". Sarà un ruolo di pura manovalanza pagata a basso prezzo ed in alcuni casi nemmeno pagata. Rimaniamo con le sofferenze giornaliere per prestare il soccorso, con i debiti in aumento nei confronti dei creditori, i mezzi ormai tanto usurati dai chilometri percorsi, il personale in servizio che lavora giorno notte e festivi senza ferie o tempo libero per le famiglie. Al soccorso ci penseranno le assicurazioni, visto che nello stesso decreto è prevista l’assicurazione obbligatoria per le civili abitazioni. Ma non è questo che i cittadini e i lavoratori vogliono.


26 novembre 2009 - Il Manifesto

RICERCA Dal primo gennaio 200 precari dell'Ispra rischiano il posto
Dalla «nave dei veleni» alla protesta sul tetto
di Eleonora Martini

ROMA - Dai tetti dell'Ispra di via Casalotti, a Roma, il mare non si vede proprio. Ma la trentina di ricercatori precari che da martedì mattina vi si è arrampicata su per protestare contro il piano licenziamenti, sa che il mare potrebbe sparire definitivamente dall'orizzonte della loro vita lavorativa. Sono oceanografi, biologi marini, geologi, chimici, esperti in scienze ambientali che da anni lavorano con contratti precari (co.co.co, assegni di ricerca, borse di studio, contratti occasionali a tempo determinato) per l'Icram, l'istituto per la ricerca applicata al mare, confluito poi per effetto della legge 133/08 nell'Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale, ente vigilato dal ministero dell'Ambiente tramite un commissario straordinario. Tra loro anche alcuni dei ricercatori che il 20 settembre partirono sulla nave oceanografica dell'Ispra Astrea e poi sulla Mare Oceano della Geolab - più attrezzata - per compiere rilievi al largo di Cetraro, in Calabria, sulle tracce delle cosiddette "navi dei veleni". Senza di loro nemmeno quell'operazione sarebbe stata possibile.
«Un mare di precari in un mare di guai», hanno scritto sullo striscione tirato giù dal tetto dove hanno deciso di trasferirsi almeno fino a quando qualcuno non dirà loro quale futuro li attende e cosa ne sarà dei loro lavori, destinati a naufragare come tutta la ricerca ambientale in Italia. Tra loro molti delegati sindacali dell'Usi Rdb Ricerca, perché la protesta è cominciata proprio con un'assemblea indetta dal sindacato di base. Dal primo gennaio prossimo, infatti, 200 precari storici dell'Icram verranno messi alla porta come è già avvenuto ad altri 250 loro colleghi nel giugno scorso, raggiungendo così complessivamente un taglio del 40% del personale in forze all'inizio del 2009. I ricercatori, che hanno trascorso già due notti all'addiaccio sul tetto dell'istituto muniti di brandine e sacchi a pelo, hanno chiesto almeno di incontrare il commissario straordinario dell'Ispra, ma del prefetto Vincenzo Grimaldi nessuna traccia.
La dieta dimagrante messa in atto dalla legge 133 e dal decreto Brunetta secondo i ricercatori «non è finalizzata al risparmio, ma allo smantellamento dell'ente pubblico in modo da poter controllare e indirizzare la ricerca scientifica secondo i bisogni dell'industria, e favorire gli istituti privati dove, non a caso, molti di noi vengono ricollocati con condizioni contrattuali addirittura peggiori di quelle attuali», spiega Michela Mannozzi, al lavoro precario da sei anni sul monitoraggio marino. D'altra parte i ricercatori del mare sono troppo specializzati per poter trovare lavoro nello stesso campo in Italia. Una vecchia storia, insomma, che segue il filo delle università trasformate in fondazioni e ricalca la notizia diffusa ieri dall'Invg secondo cui il monitoraggio dei terremoti, scippato agli scienziati, passerebbe alla Protezione civile. Ed infatti qualche giorno fa il ministero dell'Ambiente ha lanciato un bando di gara da oltre un milione di euro per la costruzione di una banca dati sulle diversità ambientali pur sapendo che, come scrive in una lettera inviata dal dirigente del Servizio tutela delle biodiversità, Paolo Gasparri, a Grimaldi, «l'Ispra ha già tutte le conoscenze e i mezzi necessari per realizzarla».
«Fanno i tagli senza nemmeno l'idea di una governance», lamenta Ezio Amato, dirigente tecnologico delle emergenze ambientali in mare, unico assunto tra gli inviati speciali a caccia delle "navi dei veleni". Il gruppo di Amato, per esempio, da gennaio si ridurrà da 13 a due ricercatori. «È impossibile - spiega - sostituire un ricercatore con competenze tanto dettagliate e particolari». «A differenza degli altri due enti che sono stati accorpati nell'Ispra - aggiunge Mannozzzi - l'Icram riceve pochissimi fondi ministeriali e le nostre ricerche sono finanziate soprattutto con fondi esterni: europei, regionali, degli enti portuali. Rinunciando a noi e ai nostri lavori, l'Ispra rinuncia anche ai soldi che con tante difficoltà avevamo trovato».
Gli scienziati del mare non hanno alcuna intenzione di mollare: «Chiediamo di trasformare tutti i contratti a tempo determinato, cosa possibile per ricercatori di "chiara fama", secondo l'articolo 5 del contratto nazionale». A scendere, almeno fino al primo dicembre, giorno in cui è previsto il primo tavolo di incontro tra commissario e sindacati, non ci pensano nemmeno.


26 novembre 2009 - Gli Altri

Le vertigini dei precari
Prosegue la protesta dei ricercatori dell'Ispra da due giorni sul tetto dell'Ente:
"Licenziano il 40% del personale"
di Giulia Cerino

Mercoledi, ore 15. La prima nottata sul tetto dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) di via Casalotti a Roma è ormai passata. La protesta però non si spegne. Nonostante l’indifferenza manifestata nei loro confronti da televisioni e giornali, i precari Ispra non si scoraggiano. E anzi, alzano il tiro. La storia: ieri l’altro, dopo l’assemblea indetta da Usi RdB Ricerca (sindacato di base dei lavoratori della ricerca), i lavoratori dell’Istituto hanno deciso di salire sul tetto della sede di via Casalotti 300, per protestare contro i licenziamenti. L’ente ha infatti già buttato fuori 200 precari "da sempre" e si appresta a congedarne altri 250, ovvero il 40 per cento del personale e la quasi totalità dei giovani lavoratori dell’ente. Risultato, quattrocentocinquanta precari in cassa integrazione. «E come se non bastasse, riferisce a gli Altri Aldo, cinquantreanni e precario da venti, da gennaio, al termine del piano di licenziamenti, il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato. Se al Ministero non importa di noi precari, che abbia almeno un occhio di riguardo per la Ricerca, quella con la R maiuscola». È così che ieri si è conclusa la seconda giornata di una protesta che si prospetta duratura. «Non scenderemo fino alla conclusione positiva della nostra vertenza. Lo abbiamo già detto, esclama Livio, giovane precario dell’Istituto, e lo ripeteremo all’infinito». L’avvertimento era, infatti, già stato lanciato martedì pomeriggio da Michela Mannozzi, del coordinamento precari Ispra dell'Usi Rdb Ricerca: «Questa notte, aveva detto, non sarà l'ultima, perché per ora non ci sono segnali chiari da parte dell'amministrazione. Nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento». E c’è di più anche perché, come spiega Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi RdB Ricerca, «oltre ai lavoratori ridotti alla disperazione, licenziati o con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l'ente stanno tagliando completamente la ricerca dedicata al mare, azzerando completamente il piano organico per la valorizzazione delle grandi competenze scientifiche presenti. Stiamo assistendo insomma al progressivo smantellamento di gran parte delle attività di ricerca, protezione e monitoraggio ambientale». Proprio nel Bel Paese, terra di spiagge pittoresche mete di turismo estivo, proprio in Italia, dove per dirla con Jean-Claude Izzo "di fronte al mare la felicità è un’idea semplice", investite sulla protezione dell’ambiente sembra non essere poi così importante. E nonostante il silenzio assordante di telegiornali e quotidiani, qualche risposta al malcontento è arrivata da parte del sindacato di base che, a sostegno dei lavoratori, ha messo in campo iniziative che si svolgeranno oggi alla Provincia di Roma e domani al Parlamento. E anche dal Ministero sembrano arrivare delle novità. Qualche giorno fa Stefania Prestigiacomo ha fatto sapere di avere richiesto al governo 1 miliardo di euro per l'ambiente. Tutto bene quel che finisce bene, insomma. Se non fosse che ormai «delle chiacchiere» i precari non si fidano più. «Se non vedo non credo» continua Aldo. Siamo proprio curiosi di sapere quanti di questi soldi saranno destinati all’Ispra, quanti alla ricerca, e quanti per reintegrare noi precari». Stando a quanto dichiarato dagli scioperanti, il problema non sarebbe solo di tipo economico. «Il problema è soprattutto gestionale. Le modalità di attuazione dei programmi per l’assunzione e l’utilizzo del personale, nonché per l’erogazione delle risorse Ispra sono determinate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Questo è vero. Ma c’è di più, perché è l’Ispra che, in quanto ente autonomo, gestisce le inerenti risorse finanziarie e il personale». In altre parole i fondi destinati all’ambiente sono pochi ma il personale Ispra non è in grado di gestirli. Secondo Monia però, quarantatreanni e precaria da quindici, in tutta questa storia «il fatto grave» è un’altro: «In questi giorni, sembra che a parte il caso Marrazzo e la legge sul processo breve in Italia non stia succedendo nulla. Eppure noi ci siamo, siamo saliti sul tetto dell’azienda e ci abbiamo passato la notte». Le notizie "dimenticate" sono tante. In Puglia gli agricoltori denunciano la crisi del settore chiedendo misure concrete per la tutela dei prodotti locali. Ma nessuno ne parla. A Parma, gli operai della Eurorubber, un’azienda che lavora pneumatici, si sono riuniti davanti alla sede della Provincia per protestare contro 12 licenziamenti, su un totale di circa 50 persone. E ancora, a Caorso, nel piacentino, i lavoratori dell’ex centrale nucleare hanno scioperato fermando i lavori di smantellamento della struttura per sapere qualcosa sul loro futuro. Solo fatti locali? Sarà, ma c’è da stare attenti perché, per dirla con le parole di Monia, «se continuano a fare finta di non sentire, noi urleremo più forte. Allora sì che il problema comincerà ad essere serio anche per loro».


26 novembre 2009 - Liberazione

Roma, spiragli per i ricercatori Ispra. Che, però, restano sul tetto

Roma - Spiragli nella vertenza dei ricercatori dell'Istituto superiore di protezione ambientale, saliti sul tetto dell'Istituto di via Casalotti 300, a Roma, martedì sera dopo l'annuncio del mancato rinnovo del contratto per 250 precari alla fine di novembre. Secondo «fonti ufficiose», citate dal sindacalista Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi Rdb, il ministero dell'Ambiente, convocando la struttura dirigenziale dell'Ispra, avrebbe intenzione di rimettere in discussione i licenziamenti. «Se ciò sarà confermato vorrà dire che» ciò è avvenuto «grazie alla nostra iniziativa di lotta - ha proseguito Argentini -; la nostra ferma determinazione è di attendere una trattativa vera e non fumosa sul problema specifico della continuazione e della natura dei contratti. Ringraziamo tutti coloro che ci stanno sostenendo - ha concluso il dirigente Usi Rdb -. Noi siamo sempre di più, ed anche stanotte dormiremo sul tetto»


26 novembre 2009 - Il Fatto

Ancora sul tetto i ricercatori dell'ISPRA che rischiano il posto
di Caterina Perniconi

"Non ci muoviamo da qui finché non avremo risposte. Se scendiamo, sappiamo già che il ministro non si occuperà più dell’Ispra". E’ questo il grido disperato dei precari dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, asserragliati sul tetto della sede di Roma, in via Casalotti, da due giorni e due notti. Quaranta ragazzi, con thermos e sacchi a pelo per ripararsi dal freddo, rappresentano i 430 che in un anno sono stati lasciati a casa dall’ente. L’Ispra è stato istituito a giugno del 2008 dal Ministero dell’Ambiente attraverso la soppressione di tre enti (l’Apat-Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e i servizi Tecnici, l’Icram-Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare e l’Infs-Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica). Da allora la struttura è commissariata e i ricercatori e i tecnici precari, legati agli enti anche da dieci anni con contratti a termine, non sono stati più rinnovati. L’accorpamento dei tre soggetti era stato illustrato agli operatori come la costituzione di una grande struttura al pari dell’Istituto superiore di sanità. La nascita dell’Ispra doveva costituire un’occasione per rendere più competitive le conoscenze tecnico-scientifiche di ricerca e controllo su materie come la tutela della biodiversità, i rifiuti, i siti contaminati, gli interventi per le emergenze in mare, l’inquinamento acustico, la valutazione del rischio nucleare. E invece è stato avviato un processo che porterà al taglio della maggioranza del personale precario (oltre un terzo di tutto il personale). Il ministro Stefania Prestigiacomo, ascoltata ieri dalla Commissione ambiente della Camera, non ha dato risposte prendendosi un’altra settimana di tempo. Il ministero, in una nota, spiega il grande impegno profuso in favore dell’Ispra in questi anni, compresa l’assunzione durante la scorsa primavera di 200 dei 630 precari, "ai sensi della Finanziaria 2008", cioè dall’ultima legge di bilancio fatta dal governo Prodi. Inoltre è stato bandito un concorso per 69 posti a tempo indeterminato, che deve concludersi entro dicembre. Per il ministero le cessazioni dei contratti dipendono "da progetti che non hanno un’estensione, quindi né un’attività né un finanziamento per il 2010, da tipologie contrattuali che non si prestano in via ordinaria ad una proroga quali, ad esempio, le borse di studio finalizzate a percorsi di formazione che non giustificano facilmente proroghe contrattuali, e motivi e scelte personali dei detentori dei contratti". Ma 430 tagli sono un numero troppo alto per i precari che non ci stanno: "Resto sul tetto per disperazione – racconta Massimiliano Bottaro, precario da 9 anni all’Ispra – il ministro ci ha detto che lei avrebbe voluto tenerci tutti ma non può, con tono materno. Io una madre ce l’ho e voglio un datore di lavoro onesto. Ci sono precari che hanno famiglie da mantenere. In 9 anni ne ho avuti circa 5 retribuiti, a causa delle interruzioni, e nel frattempo mi sono arrangiato: ho fatto il cameriere, il commesso, e forse questa volta è quella in cui dovrò cambiare lavoro definitivamente. Perché fare ricerca in Italia è diventata un’impresa impossibile". I ricercatori hanno realizzato un video per sensibilizzare le istituzioni sulla loro situazione e un sito nonsparateallaricerca.org? , oltre ad una petizione che sarà consegnata al ministro dell’Ambiente. "Io sono stato assunto quest’anno, ho 46 anni ed ero precario dal 1994 – racconta Gabriele La Mesa, ricercatore – ma senza il lavoro di tutte queste persone anche noi ‘fortunati’ non possiamo più fare niente. Ci mancano, oltre ai ragazzi che facevano parte dei gruppi di ricerca da anni, anche servizi essenziali, dalla biblioteca al protocollo".


26 novembre 2009 - Italia Oggi

Consiglio dei ministri rovente
Stop alla spa di Bertolaso

L'Economia dà parere negativo al decreto Il decreto legge sarà comunque presentato oggi al consiglio dei ministri. E sarà una riunione rovente, probabilmente non l'ultima, visti i presupposti. Già, perché, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, il decreto legge che riforma la Protezione civile (si vedano la anticipazioni di IO di ieri), il progetto caro a Guido Bertolaso, parte con un forte handicap: il parere contrario del dicastero dell'economia. Ministero che ha valutato negativamente molti punti del provvedimento. In primis la spa di interesse nazionale, che l'Economia cancellerebbe ben volentieri, a cui passerebbero tutti gli appalti per la fornitura di beni e servizi, aggirando i controlli e i limiti di spesa previsti invece per gli acquisti di tutte le altre pubbliche amministrazioni. Poi ci sono gli inquadramenti in qualifiche più alte e le assunzioni in pianta stabile dei collaboratori del dipartimento che non vanno giù. E poi c'è la struttura stralcio per i rifiuti in Campania e l'acquisto del termovalorizzatore di Acerra ma anche la nomina di Giovanni Chiodi, governatore dell'Abruzzo, a nuovo commissario per l'emergenza terremoto, suscettibili di far crescere le spese. Insomma, sono tante le contestazioni di spesa. E ancora non se ne è parlato con gli altri ministri, che oggi potranno dire la loro. A confermare che la riforma della protezione civile è «in corso di perfezionamento» è stato ieri anche il ministro dei rapporti con il parlamento, Elio Vito. Che si è detto però incerto sui contenuti e la forma del decreto: «Sarà una scelta collegiale». Non è infatti escluso che alcune norme (vedi la spa) possano essere stralciate dal dl. Per essere magari ripresentate in corso di conversione in parlamento. Intanto, alla notizia della riforma, sono insorti i sindacati. «È urgente che il governo ci convochi», dice Antonio Crispi, segretario nazionale Fp-Cgil, «non si capisce l'urgenza e il senso di questo provvedimento». Con la costituenda spa, « anche il soccorso sarà un business sulla pelle della popolazione», attacca il sindacato di base Rdb-Cub.


26 novembre 2009 - Il Sole 24 Ore

VERTENZA ISPRA
Precari sul tetto contro i tagli

Sono in presidio da martedì notte sul tetto dell'Ispra una decina di precari dell'istituto di ricerca ambientale per protestare contro gli annunciati licenziamenti di altri 250 ricercatori. Secondo i sindacati di base «il ministero dell'Ambiente convocando i dirigenti dell'Ispra potrebbe rimettere in discussione la decisione».


26 novembre 2009 - L'Unità

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Tra i fantasmi dell’Ispra scaricati dallo Stato
di Felicia Masocco

Eradicare. Significa estirpare, all’Ispra lo usano per dire «licenziare ». È scritto su una circolare in cui si parla di soluzione del problema del precariato tramite "eradicazione". Sarà perché all’Ispra si fa ricerca e protezione ambientale, dunque c’è qualche attinenza con la flora. Oppure perché è inesatto parlare di licenziamento per lavoratori che non sono stati mai assunti.E i200 ricercatori che a dicembre non avranno il contratto rinnovatononsono assunti pur svolgendo lo stesso lavoro per otto, nove anni presso lo stesso datore che poi è il ministero dell’Ambiente. È ovvio che non ci stanno e in un crescendo di proteste l’altro ieri sono saliti sul tetto dell’istituto a Casalotti, hinterland a nord di Roma. Hanno sistemato tende e sacchi a pelo e anche una webcam (www.nonsparateallaricerca. org) per documentare la protesta in presa diretta. Resteranno lì, promettono, fintanto che non avranno garanzie per il loro lavoro, ma anche per la ricerca e la protezione ambientale in Italia. Due cose che marciano insieme. Il taglio di 200 contratti segue il taglio di 250 del giugno scorso e di altri 30 in gennaio su un totale di 1500 ricercatori quindi un terzo, conun evidente svilimento dell’attività dell’Istituto, il solo in Italia che, tra l’altro, vigila su 11mila chilometri di coste. I ricercatori sul tetto provengono dall’Icram, facevano e fanno ricerca e protezione marina.
AMBIENTE? NO, CEMENTO
Con l’Infs (fauna selvatica) e Apat (agenzia protezione ambiente) dal luglio2008sono confluiti in Ispra, ente nuovo di zecca voluto dal governo. È stato uno dei suoi primi atti e un segnale chiaro: l’Ispranon hauno statuto, a capo ci sono tre commissari straordinari, insomma non è il massimose si ha a cuore l’ambiente. «Forse perché questo è il governo del ponte sullo Stretto, del nucleare, dei porti, del cemento - ipotizzano i ricercatori - e meno ostacoli ci sono e meglio è». Loro ci sono quando si tratta di alghe o mucillagini, ma anche se a fondo ci sono le navi dei veleni. Fanno ricerca e controllo: si pensi a cosa significa in fatto di prevenzione dell’abusivismo. «Non facciamo ricerca accademica, pura, la nostra è applicata ai problemi che incontriamo e a cui contribuiamo a dare soluzione», spiegano. I tagli ai contratti non possono essere giustificati con risparmi di spesa. «L’Ispra percepisce 6 milioni di euro l’anno di finanziamenti pubblici che bastano a pagare i 90 dipendenti a tempo indeterminato e le bollette. Ma ha un bilancio di 40 milioni: gli vengono dal mercato. Ha una grande capacità di attrarre risorse », spiega Salvatore Porrello, uno dei pochi ad avere un contratto stabile. La ricerca dunque potrebbe non essere assistita. Potrebbe. Accade invece che contratti milionari vengano messi a repentaglio. Come?
CAVILLI E CONTRATTI
«Scoraggiando i progetti e le missioni, attaccandosi ai cavilli pur di non fare». Un esempio: c’è un contratto con l’Eni di 1 milione e mezzo per i prelievi che si fanno dalle piattaforme in Adriatico. È prevista e obbligatoria la presenza di Ots, operatori tecnici subacquei. L’Ispra li chiama da fuori, costano 2 mila euro: «Ma si fa fatica a far autorizzare la spesa e il contratto con l’Eni rischia di andare a monte», spiega Pierpaolo Giordano, 35 anni, precario da 9. Accanto a lui c’è Isabel Mercatali, che da 9 anni va avanti con assegni di ricerca, «eppure è un lavoro a tutti gli effetti, con tanto di cartellino da timbrare anche solo per alzare la sbarra all’ingresso», aggiunge Simone Canese. Affissa sulla macchina del caffé c’è la lettera di solidarietà del Pd della zona. E in Parlamento Walter Veltroni e Alessandro Brattihanno incontrato una delegazione di precari sollecitando risposte e impegni dal ministro Stefania Prestigiacomo. Per il resto l’unica altra sigla esposta nel palazzo è quella dell’Usi-Rdb, il sindacato autonomo a cui la protesta fa riferimento. E mentre a Casalotti è un via-vai di ricercatori, Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi fa trapelare la notizia che il ministero dell’Ambiente «rimetterebbe in discussione i 250licenziamenti». Ovviamente si attendeuna conferma. «Sarebbe il risultato della nostra iniziativa ha proseguito Argentini -, la nostra determinazione è di attendere una trattativa vera sulla continuazione e sulla natura dei contratti».


26 novembre 2009 - City

Lavorare senza stipendio dall’università ai canili
La crisi La capitale nella morsa della crisi economica. Stipendi a rischio alla Sapienza, alla Regione, nei canili. E lavoratori che manifestano preoccupati

Roma - "La Sapienza non sarà in grado di erogare gli stipendi a fine anno 2010 a causa della drastica riduzione di risorse": l’annuncio del rettore Luigi Frati è di quelli choc, ma è solo la punta di un iceberg. Questo mese 119 lavoratori dei canili comunali non avranno lo stipendio, dice la Cgil. I precari dell’Ispra (l’istituto di ricerca ambientale) sono ancora sul tetto della sede di via Casalotti per protestare contro 250 licenziamenti e hanno anche attivato una webcam per far seguire la loro battaglia. In agitazione anche le guardie giurate dell’Istituto di vigilanza dell’urbe che lo scorso agosto hanno protestato salendo sul Colosseo, temendo licenziamenti. Per non parlare dell’ex Eutelia, ancora alle prese con il serio problema dei tagli al personale: oggi i dipendenti dell’Alcoa e di Agile (ex Eutelia) manifestano a Roma per chiedere al governo di salvare i rispettivi posti di lavoro.
Le crepe nascoste
Quella che doveva essere un’inaugurazione festosa dell’anno accademico si è trasformata in un rito funereo ieri alla Sapienza: Frati ha annunciato che il taglio dei finanziamenti (50 milioni di euro) gli imporrà di nominare un commissario in primavera, e "dopo aver economizzato quanto possibile, La Sapienza non sarà comunque in grado di erogare gli stipendi a fine 2010", ha detto Frati, sferrando un attacco alla Regione che "pensa solo a incassare soldi". Ma il vicepresidente della Regione Esterino Montino ha ribattuto delineando un quadro per niente roseo: altro che incassare soldi, "siamo al verde di brutto". Al punto che "se continua così non saremo in grado di pagare gli stipendi neppure a dicembre". Dal Campidoglio sembrano arrivare lampi di speranza: la giunta ha approvato una delibera per l’assunzione entro il 2011 di 1099 persone. Ma intanto lo stesso Comune non paga le fatture ai canili da luglio a ottobre, causando di fatto il mancato pagamento degli stipendi ai volontari già da questo mese.(V.S.)


26 novembre 2009 - Leggo

Roma. Dai tetti alla Provincia e poi dritti al Ministero...

Roma - Dai tetti alla Provincia e poi dritti al Ministero. La protesta dei precari dell’Ispra, l’Ente di ricerca ambientale, sembra avere i suoi effetti: dopo due giorni e due notti sul tetto dell’istituto di via Casalotti, ripresi 24 ore su 24 da una webcam, i ricercatori questa mattina saranno ricevuti dalla Provincia: il nodo della protesta sarebbero i 250 licenziamenti in vista.
Ma la mobilitazione va avanti: «Sappiamo da fonti ufficiose che il Ministero ha convocato la struttura commissariale – ha dichiarato Claudio Argentini, segreteria nazionale Usu RdB – la nostra ferma determinazione è di attendere una trattativa vera e non fumosa sul problema specifico della continuazione e della natura dei contratti».


26 novembre 2009 - QN quotidiano nazionale

RICERCATORI ISPRA: NO AI LICENZIAMENTI I PRECARI PROTESTANO SUL TETTO

ROMA - NOTTE di protesta sul tetto per i precari dell'istituto di ricerca ambientale Ispra, a Roma. Una decina di ricercatori, saliti martedì sul tetto della sede dell'istituto, sono contrari agli annunciati licenziamenti di altri 250 precari. A sostegno dei lavoratori, l'Usi RdB Ricerca ha messo in campo iniziative che si svolgeranno oggi alla Provincia di Roma e domani al Parlamento. Per far seguire e appoggiare la loro battaglia i precari hanno attivato anche una webcam sul tetto. «Sappiamo che questa notte non sarà l'ultima, perché per ora non ci sono segnali chiari da parte dell'amministrazione» ha detto Michela Mannozzi, del coordinamento precari Ispra dell'Usi RdB Ricerca. Gli stessi precari hanno spiegato di sapere «da fonti ufficiose che il ministero ha convocato la struttura commissariale» ha detto Claudio Argentini della segreteria nazionale USI RdB.


26 novembre 2009 - Eco.blog

Precari Ispra sul tetto per salvare l'ambiente

I controlli e la ricerca ambientale si salvano andando sul tetto. Lo pensano i precari della sede ISPRA di via Casalotti, a Roma, che da ieri hanno occupato il tetto dell’edificio dove si trovano i loro uffici e lavoratori, per protestare contro l’annunciato licenziamento di 200 di loro entro fine anno, che seguirebbe quello di altri 250 colleghi già allontanati tra gennaio e giugno di quest’anno. La disperazione dei lavoratori non deve però far dimenticare l’importanza del ruolo dell’Istituto, il principale ente pubblico di ricerca che in Italia si occupa di ambiente, vigilato proprio dal dicastero di via Cristoforo Colombo oggi guidato da Stefania Prestigiacomo: infatti, l’ISPRA ha funzioni fondamentali per la ricerca e il controllo ambientale nel nostro paese.


26 novembre 2009 - Il Mattino di Padova

Appello dell’Associazione difesa lavoratori all’Ufficio casa di Padova
Sfrattati con i 3 figli perché non pagano 400 euro al mese per una baracca fatiscente

CAMPODARSEGO - Ha un impiego, è sfrattato, ma non può aspirare a un alloggio di emergenza a Padova, dove lavora. «Per potersi iscrivere nelle liste, il Comune di Padova pretende una dichiarazione di inidoneità dell’alloggio attualmente occupato sottoscritto dai servizi sociali del Comune di Campodarsego, che non intende rilasciarlo» dichiara l’incaricato dell’Associazione difesa lavoratori che tutela Abdelkadir Qabeqba, dipendente di una società di logistica di Padova.
Ieri mattina in via Muson 91, accompagnato dai carabinieri, si è presentato per la terza volta l’ufficiale giudiziario per eseguire lo sfratto per morosità. La catapecchia abitata da Qabeqba con moglie e 3 figli è senza acqua, luce, gas e piena di umidità. Ha solo mezzo tetto. L’affitto richiesto è di 400 euro mensili, che Qabeqba si rifiuta di pagare ritenendolo troppo elevato per quei locali. Così è scattato lo sfratto. «C’è la possibilità che Abdelkadi possa iscriversi alle liste cittadine per l’emergenza abitativa, ma l’Ufficio casa di Padova pretende un documento non previsto dalla legge regionale, che oltretutto Campodarsego non fornisce nonostante le reiterate richieste. Ma il nostro assistito non fa richiesta di assistenza, che viene fornita peraltro a discrezione dell’assessore, bensì di una relazione - afferma l’Adl - facciamo appello a qualsiasi ente o cittadino che possa fornirgli un paio di stanze dietro versamento di un canone ragionevole».
Ieri la famiglia è riuscita a strappare una proroga allo sfratto fino al 21 dicembre. Legata alla presentazione della domanda a Padova, stavolta spedita per posta. La palla passa ora all’Ufficio Casa del capoluogo.(g.a.)


26 novembre 2009 - Corriere di Bologna

Crisi, è tregua armata tra Comune e Cgil. E la 2 giorni divide ancora
Stati generali in consiglio il 3 e 4 dicembre
di Benedetta Boldrin

Bologna - La due giorni sulla crisi a Palazzo d’Accursio si terrà il 3 e il 4 dicembre. Intanto la Cgil, che ieri ha partecipato a un incontro con il sindaco Flavio Delbono insieme agli altri confederali, dichiara la tregua col Comune, anche in vista della trattativa sul bilancio. Ma è una tregua armata. «Come prima non ero in guerra, adesso non sono in pace», chiarisce il segretario, Cesare Melloni.
Da una parte, il leader della Cgil smussa gli attacchi dello Spi (l’ultimo sui pasti offerti dal Comune nei centri anziani): se il segretario della Cisl, Alessandro Alberani, difende Palazzo d’Accursio dicendo che «pagare pranzi agli anziani è una cosa di buon senso», Melloni precisa che quelle dello Spi sono «critiche per fare meglio». Poi, però, rispondendo a un’altra battuta di Alberani («Dopo un sindaco ex segretario della Cgil, ben venga un po’ di alternanza», ha detto riferendosi ai diversi membri della squadra Delbono legati alla Cisl), Melloni lancia una frecciata anche al sindaco: «Non sono abituato a discutere della controparte: la rispetto e discuto con quella che c’è, non con quella che mi piacerebbe». Melloni non è morbido nemmeno sul consiglio straordinario convocato per il 4 dicembre (da preparare il 3 in commissione). Il Comune ha deciso che si parla solo di crisi? «Io parlerò anche di democrazia sindacale ». Nonostante la Fiom (che l’ha proposto) non sia stata invitata, come sottolinea Roberto Sconciaforni (Prc): «Le si sbatte la porta in faccia». Ci saranno, invece, oltre ai confederali, Ugl e Rdb, Unindustria, Confartigianato, Cna, Ascom, Confesercenti, Legacoop, Confcooperative, le Fondazioni Del Monte e Carisbo, aeroporto, Fiera, Caritas, Compagnia delle opere, Università, Camera di commercio, Provincia, Regione e il prefetto. «La moltiplicazione dei soggetti non garantisce la rappresentatività — storce il naso Melloni — Per esempio, siamo sicuri che Confindustria rappresenti la maggioranza delle imprese?». Non ci saranno, poi, i «saggi» del piano strategico, come avrebbero voluto Daniele Corticelli e Paolo Foschini. Ieri, intanto, sempre sulle misure per gestire la crisi, il sindaco ha incontrato Melloni, Alberani e Giancarlo Martelli, della Uil: «Si è aperta una trattativa — dice Melloni — e auspichiamo un’intesa su bilancio e programma ». L’idea è di tamponare l’emergenza e progettare iniziative a medio termine sul welfare. Casa, infanzia e anziani sono i temi su cui puntano i sindacati, in «piena sintonia», dice Alberani. Delbono assicura che «a breve» ci saranno nuovi incontri.


26 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

«Cisl in Comune? L'alternanza fa bene»
Alberani: «Dopo Cofferati...». Melloni (Cgil) fa la tregua e attacca Unindustria
di RITA BARTOLOMEI

Bologna - SA DI BATTUTA ma è una roba seria. «Mi chiede se in Comune comanda la Cisl? Forse un po' di alternanza fa solo bene, dopo un sindaco che è stato segretario generale della Cgil... Cofferati ha fatto pochissimo per la città. Io l'ho detto subito, gli altri poi mi sono venuti dietro. Un sindaco vale due-tre assessori. Quindi ne abbiamo ancora pochi». Così Alessandro Alberani, segretario della Cisl, prima di iniziare l'incontro con Flavio Delbono sulla crisi e i colleghi di Cgil e Uil, Cesare Melloni e Gianfranco Martelli. Tregua tra il sindacato rosso e il Comune. Più o meno traballante. Con un siluro per Unindustria: «Nessuno ha mai posto il tema di quanto rappresenta», butta là Melloni. Alberani resta basito. E IL SINDACO? Non può sentire. E' appena uscito quasi di corsa da una porta laterale. Però detta al portavoce: «Incontro utile, molto positivo». Melloni entra in Comune con il biglietto da visita dello Spi, che spara a zero sul pranzo per gli anziani. Non solo quello. Le critiche all'amministrazione sono state tante, anche sulle misure contro la crisi. Eppure: «Come prima non ero in guerra, così oggi non sono in pace», riassume il segretario. Insiste: «Faccio una trattativa, faccio il mio lavoro. Qui inizia un percorso. Prematuro dire se ci sarà l'accordo sul bilancio e sul mandato». La chiusa è un capolavoro: «Sono abituato a discutere con quella controparte che c'è, non con quella che mi piacerebbe avere». ARGOMENTO spinoso: il 3 e 4 dicembre in Comune si terrà uno speciale crisi, sotto la regia di Maurizio Cevenini, presidente del consiglio comunale. Che, fa sapere ieri mattina dopo la riunione dei capigruppo, ha già fatto partire gli inviti. Lista lunga: i tre sindacati confederali ma anche Rdb e Ugl. Non solo: il prefetto Angelo Tranfaglia, Provincia e Regione, Camera di Commercio e Università, Unindustria, Confartigianato, Cna, Ascom, Confesercenti, Legacoop, Confcooperative, fondazioni del Monte e Carisbo, Aeroporto, Fiera, Caritas e Compagnia delle Opere. Diritto di parola a tutti il 3, commissioni riunite «sulla crisi», mette in chiaro il Cev. Invece il giorno dopo consiglio straordinario. Parla Delbono, gli altri ascoltano. MA si discuterà di democrazia' sui luoghi di lavoro, argomento che divide la Cgil dalle altre sigle e ha già fatto saltare un incontro parallelo in Provincia? «Si parlerà di crisi», tiene il punto Cevenini, con il piglio di chi era ingraiano, vent'anni fa. «Melloni è d'accordo», suggerisce il portavoce del sindaco. Proprio no. «Non c'è limite agli argomenti che possiamo trattare mette in chiaro il segretario nel pomeriggio . Non posso accettare una limitazione. Parlerò di crisi, contratto e democrazia sindacale». E lei, Alberani? «Anch'io», s'allinea. Ma scusi, aveva detto che mai e poi mai si doveva discutere di contratto... «Sì, ma quello era riferito ai metalmeccanici». DALL'ELENCO degli invitati mancano i saggi voluti dal sindaco e messi sulla graticola soprattutto a sinistra. Non sembra sentirne la mancanza Melloni: «Non so chi sono i saggi, io vorrei esserlo!». Chissà se pensa anche a loro quando attacca, citando Confindustria e Ugl: «Ci vorrebbe una legge per misurare la rappresentatività sindacale». Invece il pool è richiesto dal civico Daniele Corticelli. Che va all'attacco, alla riunione dei capigruppo. Il vicepresidente Pdl Paolo Foschini lo sostiene. «Il no dimostra la distonia totale tra il sindaco, che ha un'ansia inclusiva, e il gruppo consiliare, che invece chiude».


26 novembre 2009 - La Repubblica

Bologna. Doveva essere pace, e invece è solo tregua armata....
di SILVIA BIGNAMI

Bologna - Doveva essere pace, e invece è solo tregua armata. Non è bastato l´incontro convocato ieri dal sindaco Flavio Delbono con Cgil, Cisl e Uil per far tornare il sereno nei rapporti tra Comune e Camera del Lavoro. Né tra Cgil e Cisl. Anzi. Alla vigilia del doppio consiglio comunale anti-crisi convocato per il 3 e 4 dicembre e del via alla discussione sul bilancio, restano molti i nodi da sciogliere. A dispetto dell´ottimismo di Delbono, che attraverso il suo portavoce definisce il summit «molto utile e positivo per concordare interventi utili anche quando dalla crisi si uscirà».
«Come prima non ero in guerra col Comune, ora non sono in pace» mette in chiaro il segretario Cgil Cesare Melloni, lasciando ieri l´ufficio del sindaco insieme al leader Cisl Alessandro Alberani e a Gianfranco Martelli, Uil. «Faremo un confronto serrato, di merito, rigoroso - spiega Melloni - con l´obiettivo di fare un accordo sul bilancio e sul programma di mandato. Non è pace perché non so come andrà a finire». Per ora la Camera del Lavoro incassa dalla giunta la rassicurazione che sulla crisi non ci si fermerà agli interventi-tampone, ma si lavorerà in un ottica di medio termine sui temi del welfare, della casa, e della riconversione produttiva. Dal canto suo Palazzo D´Accursio ottiene quantomeno una apertura di credito. Ma i motivi di tensione restano. A cominciare dal doppio consiglio anti-crisi fissato per il 3-4 dicembre. Un consiglio che esclude i 23 saggi a capo del piano strategico - «Perché mai allora fare quel comitato?» polemizza il Pdl - e include molti soggetti nuovi, come l´Ugl, la Compagnia delle Opere, e le Rdb. Critico Melloni: «La moltiplicazione dei soggetti non garantisce la rappresentatività. Mi chiedo ad esempio quale sia quella di Unindustria». La Cgil rivendica anche di poter discutere di democrazia sindacale, tema di fatto escluso dal dibattito perché non di competenza del consiglio: «Non accettiamo che ci sia una limitazione preventiva alle cose di cui possiamo parlare». E restano anche le divisioni tra Cgil e Cisl. Alberani ironizza sui tanti ex delegati Cisl nello staff del Comune: «Abbiamo avuto un sindaco della Cgil per cinque anni. Se un sindaco vale tre o quattro assessori noi ne abbiamo ancora pochi». Gelida la replica di Melloni: «Cofferati lo avevano votato i cittadini, come Delbono. Quanto agli assessori, li sceglie il sindaco. Io non sono abituato a discutere della controparte, ma a discutere con la controparte che c´è, anche se non è quella che mi piacerebbe avere».


26 novembre 2009 - La Nuova Ferrara/Gazzetta di Reggio-Modena

BOLOGNA
Consiglio comunale dedicato alla crisi
L’istruttoria parte il 3 dicembre

BOLOGNA - Fissata la data del consiglio comunale sulla crisi. Si svolgerà il 4 dicembre, mentre il 3 verrà svolta un’istruttoria sulla situazione economica. Tra gli invitati all’assemblea ci sono, oltre a Regione, Provincia e all’Università, il Prefetto di Bologna, la Camera di Commercio, i tre sindacati confederali più Ugl e Rdb, Unindustria, le associazioni di artigiani e commercianti, il mondo delle cooperative e le due Fondazioni cittadine, poi l’aeroporto, la Fiera e anche Caritas e Compagnia delle opere.


26 novembre 2009 - Il Giorno

Coop di pulizia, le lavoratrici si appellano al presidente del San Matteo
LA VERTENZA UN CENTINAIO DI DONNE NON HA ANCORA PRESO GLI ARRETRATI E LAMENTA CONDIZIONI INADEGUATE

PAVIA - HA SENTITO una parte, ha ascoltato i problemi, poi sentirà l'altra e cercherà di risolvere la situazione. Il presidente del San Matteo, Alessandro Moneta, che ieri mattina con il consigliere Ettore Filippi e il direttore generale, Pietro Caltagirone ha incontrato il sindacato della Flaica Cub e le arrabbiate donne delle pulizie del San Matteo, ha preso un impegno. "Entro 20 giorni saremo riconvocati per capire come si può intervenire - ha detto al termine dell'incontro il sindacalista Pasquale Di Tomaso -. Le donne non possono continuare a lavorare per pochi soldi, con gli straordinari che non vengono pagati e un lavoro che dovrebbe essere accurato anche se non vengono messe nelle condizioni di farlo". Perché le dipendenti sono anche demotivate. Dopo giorni d'attesa, infatti, gli stipendi sono arrivati, ma le buste paga erano sbagliate. "Chi ha lavorato 80 ore - ha spiegato Di Tomaso - ha guadagnato 300 euro, come chi ha lavorato per 180 ore. Un errore, solo che nessuno in ufficio ha l'autonomia per sistemare la situazione e così si rimanda". Nel frattempo è attesa da un momento all'altro la decisione del giudice chiamato ad esprimersi sugli arretrati che le lavoratrici aspettano dall'estate. La vecchia cooperativa appaltatrice sostiene d'aver versato alla Meridional i quattrini per i pagamenti, la nuova ditta sostiene di non averli presi e le dipendenti aspettano.(M.M.)


26 novembre 2009 - La Provincia Pavese

Pulizie in ospedale. I sindacati da Moneta

PAVIA - Il contenzioso tra il sindacato Cub e la Meridional, società che ad agosto ha vinto l’appalto per le pulizie al San Matteo, è arrivato ieri mattina nell’ufficio del presidente della fondazione, Alessandro Moneta. Una delegazione, guidata da Pasquale Di Tomaso che sta portando avanti la rivendicazione sindacale per conto di un gruppo di lavoratrici, ha incontrato il presidente, il direttore generale Pietro Caltagirone e il consigliere d’amministrazione Ettore Filippi. «Gli amminisratori hanno ascoltato le nostre rimostranze - spiega Di Tomaso -. Ci aggiorneremo tra una ventina di giorni».


25 novembre 2009 - Adnkronos

GOVERNO: RDB, QUESTA VOLTA HA RAGIONE BRUNETTA
BLOCCO INTERVENTO PUBBLICO RISCHIA STRANGOLARE SALARI

Roma, 25 nov. (Adnkronos) - «Questa volta ha ragione Brunetta e non c'è bisogno di essere degli economisti per capire che è indispensabile aprire i cordoni della borsa». Lo dichiara il coordinatore nazionale della RdB Pierpaolo Leonardi. «Ogni volta che ci troviamo a discutere con i vari ministri delle esigenze dei vari dicasteri, e non solo in materia di personale, ci troviamo di fronte alla stessa tiritera: non c'è un euro! La stessa giustificazione addotta per non rinnovare i contratti dei dipendenti pubblici». «È evidente che la cura Tremonti sta producendo un blocco dell'intervento pubblico che rischia di strangolare, di riflesso, i salari e le disponibilità economiche delle famiglie. Se vogliamo provare a ridurre i danni prodotti dalla crisi, è indispensabile rilanciare la domanda e i consumi e permettere la ripresa degli interventi di spesa ai vari dicasteri», conclude il Coordinatore RdB.

RICERCA: USI RDB, PRECARI ISPRA SI PREPARANO
A SECONDA NOTTE SU TETTO
DA DOMANI ALTRE INIZIATIVE, A COMINCIARE DALLA PROVINCIA DI ROMA

Roma, 25 nov. - (Adnkronos) - Mentre i precari Ispra dell'Usi Rdb Ricerca proseguono il loro presidio ad oltranza e si preparano alla seconda notte sul tetto dell'Istituto, il ministero dell'Ambiente convoca la struttura dirigenziale dell'Ispra. «Sappiamo da fonti ufficiose che il ministero ha convocato la struttura commissariale», dichiara Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi Rdb. «Se ciò sarà confermato vorrà dire che i licenziamenti vengono rimessi in discussione grazie alla nostra iniziativa di lotta - aggiunge - La nostra ferma determinazione è di attendere una trattativa vera e non fumosa sul problema specifico della continuazione e della natura dei contratti». Intanto da domani partono ulteriori iniziative: alle 11.30 una delegazione di precari dell'Usi Rdb Ricerca verrà ricevuta presso il Consiglio Provinciale di Roma, in via IV Novembre 119/A. «Ringraziamo tutti coloro che ci stanno sostenendo, dai singoli cittadini che ci contattano per mostrarci solidarietà, alle forze politiche - aggiunge Argentini - Comunque, se la trattativa non sarà sbloccata, lunedì 30 novembre convocheremo una conferenza stampa proprio sotto il tetto, durante la quale faremo il punto della situazione e proietteremo i film Non sparate alla ricerca e Cerca la ricerca, che abbiamo prodotto come sindacato per denunciare lo stato della ricerca pubblica - conclude il dirigente Usi Rdb - Noi siamo sempre di più, ed anche stanotte dormiremo sul tetto».

ROMA: RDB, VIA A VERTENZA LEGALE BUONI PASTO NEGATI A LAVORATORI NIDI

Roma, 25 nov. (Adnkronos) - Circa 250 lavoratori degli asili nido, sostenuti dalla RdB, hanno avviato una vertenza legale nei confronti del Comune di Roma per chiedere l'applicazione di quanto previsto dagli accordi sindacali in materia di erogazione dei buoni pasto. Infatti, sottolinea Rdb, «il personale dei nidi, pur avendo diritto ad almeno due buoni pasto settimanali, vede negato questo diritto da oltre quattro anni». «Forse Alemanno ha deciso di imporre a tutti i dipendenti capitolini una dieta forzata», commenta ironicamente Caterina Fida, RdB del Comune di Roma. «È vergognoso che il Comune di Roma neghi il diritto al buono pasto al personale dei nidi provocando così una consistente perdita salariale. Scandaloso inoltre che il buono pasto erogato al resto del personale capitolino sia fermo da quasi 10 anni a poco più di 5 euro. Ci auguriamo che la nostra iniziativa induca l'amministrazione e le altre organizzazioni sindacali a mettere fine a questa situazione inammissibile», conclude la rappresentante RdB.

CRISI ECONOMICA: BOLOGNA, IL 4 DICEMBRE
CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO
CEVENINI, FUORI LUOGO INVITARE I SAGGI DEL PIANO STRATEGICO

Bologna, 25 nov. - (Adnkronos) - È stato fissato al 4 dicembre prossimo alle 15 il consiglio comunale straordinario di Bologna sulla crisi economica. La decisione, comunicata dal presidente del consiglio di Palazzo D'Accursio Maurizio Cevenini, è stata presa nel corso della riunione dei capigruppo di oggi. In realtà, prima della seduta straordinaria, ci sarà un incontro preparatorio il 3 dicembre alle 9.30 tra tutte le commissioni consiliari e i rappresentanti del mondo economico, sindacale e del volontariato. Ai due appuntamenti sono stati invitati il prefetto Angelo Tranfaglia, la Provincia, la Regione Emilia Romagna, la Camera di Commercio, l'università, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Rdb, Unindustria, Confartigianato, Cna, Ascom, Confesercenti, Legacoop, Confcooperative, le fondazioni del Monte e Carisbo, l'Aeroporto, la Fiera, la Caritas e la Compagnia delle Opere. Se il 3 dicembre parleranno Cevenini, un membro della giunta e i rappresentanti delle varie categorie e organizzazioni sociali, il 4 sarà la volta dell'intervento del sindaco Flavio Delbono e del dibattito. «Su questi inviti c'è stato, di massima, l'assenso di tutti» ha spiegato Cevenini ai cronisti, riferendo però che i consiglieri Paolo Foschini (Pdl) e Daniele Corticelli (lista Cazzola) «hanno chiesto di invitare anche i saggi che lavorano al Piano strategico metropolitano». Una richiesta bocciata da Cevenini che ha sottolineato «trovo fuori luogo che i saggi, scelti da Comune e Provincia, per avviare un lavoro che è appena stato messo in moto, vengano già a dare delle risposte sulla crisi. Con loro ci sarà modo di confrontarsi più avanti». Respinta anche la richiesta del capogruppo del Prc Roberto Sconciaforni che aveva chiesto di incentrare la seduta sul tema della democrazia sindacale. Accolta, invece, ma per una discussione in commissione ancora da definire, l'istanza di diversi consiglieri che hanno sollevato la necessità di approfondire il tema legato alle politiche abitative, tramite un confronto con i costruttori e i sindacati di inquilini e proprietari. «È un tema molto sentito -ha concluso Cevenini- che affronteremo in un'apposita commissione».

RICERCA: USI RDB, PRIMA NOTTE SUL TETTO PER I PRECARI DELL'ISPRA
LA LOTTA AD OLTRANZA ORA ANCHE SUL WEB

Roma, 25 nov. (Adnkronos) - È passata la prima notte sul tetto ma non la determinazione dei precari Ispra, che proseguono nella loro protesta all'Istituto di via Casalotti 300 a Roma. A sostegno dei lavoratori, Usi RdB Ricerca mette in campo iniziative che si svolgeranno domani alla Provincia di Roma e venerdì al Parlamento. «Sappiamo che questa notte non sarà l'ultima, perchè per ora non ci sono segnali chiari da parte dell'amministrazione - riferisce Michela Mannozzi, del coordinamento precari ISPRA dell'USI RdB Ricerca - Nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento». «Ieri il Ministro Prestigiacomo ha richiesto 1 miliardo di Euro per l'ambiente - prosegue Mannozzi - noi siamo interessati a sapere quanti di questi denari saranno destinati ad ISPRA e quanti alla ricerca, e quindi ai precari. Dal Ministro attendiamo l'intervento risolutivo per iniziare e concludere positivamente la trattativa che predisponga la continuazione dei contratti. Allora veramente sarà chiaro che l'intento del Ministro è quello di lavorare per il bene dell'Ambiente. Nel frattempo per tutti coloro che vogliano seguire ed appoggiare la nostra lotta abbiamo attivato una webcam sul tetto (http://it.justin.tv/precariispra). Ci troverete lì, ad oltranza», conclude Mannozzi.

RICERCA: SMERIGLIO, SOLIDARIETÀ A PRECARI ISPRA ROMA

Roma, 25 nov. - (Adnkronos) - «Siamo vicini ai ricercatori precari dell'Ispra, che da ieri, evidentemente esasperati, sono saliti sui tetti dell'istituto di Via Casalotti a Roma per protestare contro il licenziamento annunciato dall'ente di oltre 250 lavoratori». Lo dichiara in una nota l'assessore al Lavoro e alla Formazione professionale della Provincia di Roma, Massimiliano Smeriglio . «Purtroppo - conclude Smeriglio - siamo di fronte all'ennesima situazione estrema che porta dei lavoratori, ricercatori, la cui attività è fondamentale per il nostro Paese, a gesti estremi di reazione alla possibilità di perdere non solo uno stipendio, ma un lavoro di dedizione e appassionato impegno nei confronti della ricerca ambientale che li coinvolge da anni. A chi da 24 ore si trova sui tetti dell´Ispra e ai loro colleghi, va tutta la nostra solidarietà».

RICERCA: STAMPETE (PD), ALEMANNO MEDI CON IL GOVERNO SU ISPRA

Roma, 25 nov. (Adnkronos) - «Questa mattina, mi sono recato qui all'istituto di via Casalotti per portare la mia solidarietà ai lavoratori precari dell'Ispra, che hanno dato atto ad una protesta assolutamente legittima contro i licenziamenti selvaggi dell'azienda». Lo comunica in una nota, il consigliere del comune di Roma Antonio Stampete (Pd). «Il sindaco Alemanno - ha proseguito Stampete - deve intervenire immediatamente sulla questione mediando con il governo. So che è già stato chiesto un miliardo di euro all'esecutivo nazionale da parte del Ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo e vorremmo tutti quanti sapere, quanti di questi soldi saranno destinati al centro di ricerca Ispra e ai lavoratori precari». «Non è ammissibile - ha proseguito Stampete - che vengano gettate via risorse umane così numerose e preziose. Sono stati lasciati a casa già 200 lavoratori lo scorso anno - ha cocluso - non è tollerabile un ulteriore snellimento di un settore che dovrebbe essere il futuro per un italia sempre più all'avanguardia nel rispetto dell'ambiente».


25 novembre 2009 - Ansa

LAVORO:ISPRA; PRECARI ANCORA SUL TETTO, MINISTERO IN FERMENTO

(ANSA) - ROMA, 25 NOV - «Licenziamenti rimessi in discussione grazie alla nostra iniziativa di lotta». A dichiararlo, riferendosi alla protesta dei precari dell'Istituto di ricerca ambientale Ispra, Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi rdb. Da quanto afferma il sindacato secondo «fonti ufficiose», il ministero dell'Ambiente, convocando la struttura dirigenziale dell'Ispra, rimetterebbe «in discussione i 250 licenziamenti»; un passo avanti nella vicenda che da ieri sera mantiene in presidio sul tetto dell'istituto di ricerca una decina di lavoratori precari. «Se ciò sarà confermato vorrà dire che i licenziamenti vengono rimessi in discussione grazie alla nostra iniziativa di lotta - ha proseguito Argentini -; la nostra ferma determinazione è di attendere una trattativa vera e non fumosa sul problema specifico della continuazione e della natura dei contratti. Ringraziamo tutti coloro che ci stanno sostenendo - ha proseguito il dirigente Usi rdb - dai singoli cittadini che ci contattano per mostrarci solidarietà, alle forze politiche. Noi - ha concluso - siamo sempre di più, ed anche stanotte dormiremo sul tetto».

GOVERNO: RDB, QUESTA VOLTA HA RAGIONE BRUNETTA

(ANSA) - ROMA, 25 NOV - «Questa volta ha ragione Brunetta - dichiara il coordinatore nazionale della RdB Pierpaolo Leonardi riferendosi alla polemica con Giulio Tremonti - e non c'è bisogno di essere degli economisti per capire che è indispensabile aprire i cordoni della borsa». Secondo Leonardi: «Ogni volta che ci troviamo a discutere con i vari Ministri delle esigenze dei vari dicasteri, e non solo in materia di personale, ci troviamo di fronte alla stessa tiritera: non c'è un euro. La stessa giustificazione addotta per non rinnovare i contratti dei dipendenti pubblici. È evidente che la cura Tremonti sta producendo un blocco dell'intervento pubblico che rischia di strangolare, di riflesso, i salari e le disponibilità economiche delle famiglie. Se vogliamo provare a ridurre i danni prodotti dalla crisi, è indispensabile rilanciare la domanda e i consumi e permettere la ripresa degli interventi di spesa ai vari dicasteri», conclude il Coordinatore RdB.

LAVORO: ISPRA; PROTESTA PRECARI, PRIMA NOTTE SUL TETTO

(ANSA) - ROMA, 25 NOV - Prima notte di protesta sul tetto per i precari dell'istituto di ricerca ambientale Ispra, a Roma. Una decina di ricercatori, saliti ieri sul tetto della sede dell'istituto in via Casalotti 300, sono contrari agli annunciati licenziamenti di altri 250 precari. A sostegno dei lavoratori, l'Usi RdB Ricerca ha messo in campo iniziative che si svolgeranno domani alla Provincia di Roma e venerdì al Parlamento. Per far seguire e appoggiare la loro battaglia i precari hanno attivato anche una webcam sul tetto. «Sappiamo che questa notte non sarà l'ultima, perchè per ora non ci sono segnali chiari da parte dell'amministrazione - ha detto Michela Mannozzi, del coordinamento precari Ispra dell'Usi RdB Ricerca -. Nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento. Ieri il Ministro Prestigiacomo ha richiesto un miliardo di euro per l'ambiente noi siamo interessati a sapere quanti di questi denari saranno destinati ad Ispra e quanti alla ricerca, e quindi ai precari. Dal Ministro attendiamo l'intervento risolutivo per iniziare e concludere positivamente la trattativa che predisponga la continuazione dei contratti. Allora veramente sarà chiaro che l'intento del Ministro è quello di lavorare per il bene dell'Ambiente».

LAVORO:GRECO, NON TOLLERABILE DISPERDERE CAPITALE UMANO ISPRA

(ANSA) - CATANZARO, 25 NOV - «All'Ispra c'è un capitale umano straordinario che rischia di essere disperso. E ciò non è tollerabile». Lo ha detto l'assessore all'Ambiente della Regione Calabria, Silvo Greco, che oggi ha portato la solidarietà degli assessori all'ambiente della Conferenza delle Regioni, di cui è coordinatore, ai ricercatori dell'Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) che ieri sono saliti sul tetto dell'istituto per protestare contro gli annunciati licenziamenti. «Sono preoccupato - ha detto Greco che è un noto biologo marino - per lo smantellamento dell'unico istituto di ricerca sul mare. Il problema è che la ricerca, in Italia, non interessa a nessuno». «Oggi - ha aggiunto - sono voluto venire all'Istituto a portare la solidarietà mia e del coordinamento degli assessori all'Ambiente delle Regioni. Il patrimonio di conoscenze dell'Ispra non può essere disperso». A protestare, ieri, sono stati una decina di precari con contratti Co.co.co. e ricercatori a tempo determinato dell'Istituto. Secondo il sindacato Usi RdB Ricerca, l'ente di ricerca, dopo avere licenziato 200 precari storici, è pronta a fare altrettanto con altri 250, pari al 40% del personale.

LAVORO: ISPRA; GUIDONI (SL),TAGLI RICERCA PER ESIGENZE CASSA

(ANSA) - ROMA, 25 NOV - «Ancora una volta le esigenze di cassa vengono anteposte alla qualità della investigazione scientifica». È quanto afferma in una nota Umberto Guidoni, del Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, a proposito del licenziamento di 250 giovani ricercatori dell'Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione ambientale (Ispra), che ha subito una decurtazione del 40% della forza lavoro e probabilmente l'espulsione della totalità delle nuove leve. Con questi licenziamenti, che sono «la risposta, prosegue l'esponente di Sl, del governo all'appello del presidente Napolitano sulla valorizzazione della ricerca», il governo «penalizza la ricerca pubblica ed umilia le ambizioni dei giovani ricercatori». «Sinistra, Ecologia Libertà - conclude Guidoni - è solidale con i ricercatori licenziati ed è al fianco delle battaglie dei precari della ricerca» contro «una scelta ideologica che reca grave danno alle prospettive future del nostro Paese».

LAVORO: ECODEM CON I RICERCATORI, RIAPRIRE VERTENZA ISPRA

(ANSA) - ROMA, 25 NOV - «Necessario riaprire la vertenza per salvaguardare i livelli occupazionali, valorizzare le professionalità e sostenere il settore della ricerca». «Gli Ecologisti Democratici sono al fianco dei dipendenti dell'Ispra che si vedono costretti ad adottare forme di lotta dure ed estreme per difendere il posto di lavoro e per chiedere concreto sostegno al settore della ricerca». È quanto dichiara oggi Marco Ciarafoni, portavoce nazionale dell'Associazione. «La decisione - continua l'esponente Ecodem - di procedere ai licenziamenti di oltre il 40% dei lavoratori è il drammatico segno del fallimento della stagione commissariale voluta dal governo Berlusconi e certifica, se mai ve ne fosse ancora bisogno, il suo completo disinteresse verso gli enti e gli istituti che svolgono, con competenza e professionalità, importanti e qualificate attività di ricerca, protezione, controllo e monitoraggio ambientale».

LAVORO: ISPRA; VELTRONI E BRATTI INCONTRANO PRECARI

(ANSA) - ROMA, 25 NOV - Oggi pomeriggio una delegazione dei lavoratori precari dell'Ispra ha incontrato i parlamentari del PD Walter Veltroni e Alessandro Bratti a margine dell'audizione in Commissione Ambiente del Ministro Prestigiacomo. ''In commissione Ambiente - riferisce una nota del partito - il Partito Democratico ha chiesto al Ministro di riferire circa il grave stato della situazione in cui versa l'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale con particolare riferimento alla situazione lavorativa dei circa 200 tra ricercatori e tecnici in scadenza di contratto, che da ieri protestano sul tetto della sede dell'Istituto a Roma. Sul punto il Ministro e' stato al momento vago rimandando alla prossima settimana la trattazione dell'argomento. Ieri inoltre il PD ha chiesto in una informativa urgente che il Governo riferisca a riguardo della situazione dei ricercatori precari''.(ANSA).


25 novembre 2009 - Il Velino

Ispra, Pd: Sollevata questione dei precari a Prestigiacomo

Roma, 25 NOV (Velino) - "Oggi durante l'audizione alla Camera del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, abbiamo sollevato il problema dei precari dell'Ispra la cui drammaticita' e' ormai sotto gli occhi di tutta l'opinione pubblica". Lo dichiarano Raffaella Mariani e Alessandro Bratti, deputati del Pd in commissione Ambiente di Montecitorio. "Il ministro ha preso l'impegno di riferire dettagliatamente sulla situazione e sul futuro dei 250 ricercatori dipendenti dell'istituto superiore per la Ricerca e la protezione ambientale - continuano i due esponenti del Pd -. Continueremo il nostro pressing aspettando dunque le risposte del ministro per risolvere un problema che ci sta a cuore non solo per la vita dei precari stessi, ma per la qualita' e il futuro della ricerca in Italia".

Ispra, Pedica/Monai (Idv): Non sparate alla ricerca

Roma, 25 NOV (Velino) - "Ieri, una delegazione dell'Italia dei valori e' stata a fianco dei ricercatori dell'Ispra, Istituto superiore di ricerca ambientale, costretti ad un gesto eclatante e disperato, occupare la sede di Roma e dormire sul tetto della stessa, per protestare contro i licenziamenti annunciati dall'Ente". Lo scrivono in un post sul sito dell'Italia dei valori, il senatore Stefano Pedica e il deputato Carlo Monai. "Il prefetto Vincenzo Grimaldi, alla guida dell'Ente malgrado non abbia alcuna competenza in materia ambientale - continuano gli esponenti dell'Idv - ieri ha impedito l'ingresso nella sede ai giornalisti: un tentativo di mettere a tacere la protesta dei lavoratori. L'Ispra oltre ad aver licenziato 200 precari si appresta a licenziarne altri 250 entro la fine dell'anno. Perche'? A detta del governo mancano i soldi. Ma i fondi utilizzati per mantenere questo Istituto, che controlla la qualita' dell'acqua che beviamo e dell'aria che respiriamo, vengono dalla comunita' europea e, quindi, sono disponibili. La vera ragione e' che questo governo, dopo aver deciso di vendere l'acqua, ora vuole esternalizzare anche i controlli ambientali. Al peggio non c'e' mai fine! Ci piace riportare qui le parole del presidente Napolitano: 'C'e' necessita' di investire in ricerca e innovazione, perche' su questo ci giochiamo il nostro futuro, anche per uscire dalla crisi in condizioni migliori di come ci siamo entrati'. La maggioranza, purtroppo, la pensa diversamente. L'Ispra non deve chiudere. L'Italia dei valori sara' vicina a tutti quei ricercatori che hanno deciso di non piegare la testa alla logica distruttiva del ministro dell´Ambiente Prestigiacomo che, pezzo dopo pezzo, sta sfasciando il nostro sistema ambientale. E, per questo, interverremo in Parlamento per continuare ad essere al fianco dei lavoratori e far valere le loro ragioni. Consigliamo a tutti di vedere questo video realizzato dai precari che stanno rischiando il proprio posto di lavoro. Una satira amara che rischia di diventare realta' con questo governo intenzionato ad ammazzare la ricerca e a ridurre sul lastrico i professionisti che a questa hanno dedicato la loro vita".


25 novembre 2009 - Julie news

Vigili del fuoco: il soccorso non è un business

ROMA - Dopo il cambio di natura e spirito su cui era originariamente fondata la Protezione Civile, che da struttura per le attività di prevenzione, previsione e salvaguardia del territorio è divenuta primariamente un gestore di "grandi eventi", si preannuncia un altro grave stravolgimento che avrà con pesanti ricadute sui cittadini ed i lavoratori. Il Governo sta infatti predisponendo un decreto legge secretato in cui si prevede, tra l'altro, il trasferimento di competenze dal Dipartimento per la Protezione Civile ad una costituenda S.p.A.. In questo modo anche il soccorso diventa un business, un attività che si pone l'obiettivo di guadagnare sulla pelle della popolazione. Secondo la RdB, con questo provvedimento si intende sottrarre il controllo democratico del Parlamento da questo pezzo importante dell'organizzazione statale, sulla falsariga di quanto si sta consumando in merito alla "Servizi Difesa S.p.A.". Si crea una nuova struttura in grado di acquistare inceneritori da società private con i soldi pubblici stanziati per far fronte alle calamità nel paese, per poi cederli agli enti locali, configurando un ulteriore indebitamento dei comuni. Una società per azioni all'interno della quale i lavoratori della Protezione Civile, a cui verranno sottratte competenze e funzioni, verranno pubblicizzati e quindi, come già successo per i Vigili del Fuoco, privati dei diritti sindacali e gerarchicamente "comandati". "Ed i vigili del fuoco ? - si interroga Antonio Jiritano della RdB VVF - Non ce ne è menzione nella bozza del decreto! A questi non rimarrebbe altro che fare da specchietto per le allodole negli scenari colpiti da calamità, come rappresentazione mediatica dello Stato sul territorio, esautorati del loro ruolo nella cabina di regia delle emergenze, estromessi da tutte le attività di protezione civile, dopo la sottrazione di funzioni e competenze operata dalla nuova tipologia contrattuale". "Sarà un ruolo di pura manovalanza pagata a basso prezzo - prosegue Jiritano - ed in alcuni casi nemmeno pagata. Rimaniamo con le sofferenze giornaliere per prestare il soccorso, con i debiti in aumento nei confronti dei creditori, i mezzi ormai tanto usurati dai chilometri percorsi, il personale in servizio che lavora giorno notte e festivi senza ferie o tempo libero per le famiglie. Al soccorso ci penseranno le assicurazioni, visto che nello stesso decreto è prevista l'assicurazione obbligatoria per le civili abitazioni. Ma non è questo che i cittadini e i lavoratori vogliono", conclude il dirigente RdB.


25 novembre 2009 - Omniroma

COMUNE, RDB: LAVORATORI ASILI NIDO FANNO VERTENZA PER BUONI PASTO

(OMNIROMA) Roma, 25 nov - «Circa 250 lavoratori degli asili nido, sostenuti dalla RdB, hanno avviato una vertenza legale nei confronti del Comune di Roma per chiedere l'applicazione di quanto previsto dagli accordi sindacali in materia di erogazione dei buoni pasto. Infatti il personale dei nidi, pur avendo diritto ad almeno due buoni pasto settimanali, vede negato questo diritto da oltre quattro anni». Lo comunica Rdb. «Forse Alemanno ha deciso di imporre a tutti i dipendenti capitolini una dieta forzata- commenta Caterina Fida, RdB del Comune di Roma - È vergognoso che il Comune di Roma neghi il diritto al buono pasto al personale dei nidi provocando così una consistente perdita salariale. Scandaloso inoltre che il buono pasto erogato al resto del personale capitolino sia fermo da quasi 10 anni a poco più di 5 euro. Ci auguriamo che la nostra iniziativa induca l'amministrazione e le altre organizzazioni sindacali a mettere fine a questa situazione inammissibile».

CASALOTTI, RDB: «PRIMA NOTTE SU TETTO PER I PRECARI ISPRA»

(OMNIROMA) Roma, 25 nov - «È passata la prima notte sul tetto ma non la determinazione dei precari Ispra, che proseguono nella loro protesta all'Istituto di via Casalotti 300 a Roma. A sostegno dei lavoratori, Usi Rdb Ricerca mette in campo iniziative che si svolgeranno domani alla Provincia di Roma e venerdì al Parlamento. Sappiamo che questa notte non sarà l'ultima, perché per ora non ci sono segnali chiari da parte dell'amministrazione», lo dichiara in una nota Michela Mannozzi, del coordinamento precari Ispra dell'Usi Rdb Ricerca. «Nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento - prosegue Mannozzi - Ieri il ministro Prestigiacomo ha richiesto 1 miliardo di euro per l'ambiente noi siamo interessati a sapere quanti di questi denari saranno destinati a Ispra e quanti alla ricerca, e quindi ai precari. Dal Ministro attendiamo l'intervento risolutivo per iniziare e concludere positivamente la trattativa che predisponga la continuazione dei contratti. Allora veramente sarà chiaro che l'intento del Ministro è quello di lavorare per il bene dell'Ambiente. Nel frattempo per tutti coloro che vogliano seguire ed appoggiare la nostra lotta abbiamo attivato una webcam sul tetto (http://it.justin.tv/precariispra). Ci troverete lì, ad oltranza», conclude Mannozzi.

ISPRA, SMERIGLIO: «VICINI A RICERCATORI»

(OMNIROMA) Roma, 25 nov - «Siamo vicini ai ricercatori precari dell´Ispra, che da ieri, evidentemente esasperati, sono saliti sui tetti dell'istituto di Via Casalotti a Roma per protestare contro il licenziamento annunciato dall'ente di oltre 250 lavoratori. Purtroppo siamo di fronte all'ennesima situazione estrema che porta dei lavoratori, ricercatori, la cui attività è fondamentale per il nostro Paese, a gesti estremi di reazione alla possibilità di perdere non solo uno stipendio, ma un lavoro di dedizione e appassionato impegno nei confronti della ricerca ambientale che li coinvolge da anni. A chi da 24 ore si trova sui tetti dell´Ispra e ai loro colleghi, va tutta la nostra solidarietà». Lo dichiara in una nota l'assessore provinciale al Lavoro e alla Formazione professionale, Massimiliano Smeriglio.

ISPRA,STAMPETE(PD):«ALEMANNO MEDI CON GOVERNO PER SBLOCCO FONDI»

(OMNIROMA) Roma, 25 nov - «Questa mattina, mi sono recato qui all'istituto di via Casalotti per portare la mia solidarietà ai lavoratori precari dell'Ispra, che hanno dato atto ad una protesta assolutamente legittima contro i licenziamenti selvaggi dell'azienda. Il sindaco Alemanno deve intervenire immediatamente sulla questione mediando con il governo». Lo afferma, in una nota, il consigliere Pd del Comune di Roma Antonio Stampete. «So che è già stato chiesto un miliardo di euro all'esecutivo nazionale da parte del Ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo e vorremmo tutti quanti sapere, quanti di questi soldi saranno destinati al centro di ricerca Ispra e ai lavoratori precari. Non è ammissibile - ha proseguito Stampete - che vengano gettate via risorse umane così numerose e preziose. Sono stati lasciati a casa già 200 lavoratori lo scorso anno - ha concluso - non è tollerabile un ulteriore snellimento di un settore che dovrebbe essere il futuro per una Italia sempre più all'avanguardia nel rispetto dell'ambiente».


25 novembre 2009 - Repubblica.it

Precari, la protesta corre via webcam
Prosegue l'occupazione dei ricercatori dell'Istituto di Casalotti contro i licenziamenti di centinaia di persone. E una webcam li segue in diretta
di Katia Ancona

Giovedì 26 novembre i dipendenti dell'Alcoa e di Agile (ex Eutelia) manifestano nella Capitale per chiedere al Governo di salvare i rispettivi posti di lavoro. Intanto i ricercatori precari dell'Ispra hanno passato la notte sul tetto della sede di via Casalotti e non intendono muoversi fino a quando non riceveranno proposte concrete. E attraverso questa webcam li si può seguire in diretta.
Giovedi 26 si preannuncia una giornata intensa per le proteste dei lavoratori.
Alcoa
Si comincia in mattinata con l'arrivo nella Capitale di almeno 400 lavoratori dell'Alcoa di Portovesme, nel Sulcis Iglesiente. L'azienda americana, che ha due sedi anche in Italia (in Sardegna e in Veneto) nei giorni scorsi ha annunciato, infatti, chiusura degli impianti e licenziamenti. I lavoratori hanno reagito trattenendo alcuni dirigenti e organizzando occupazioni e sit-in. Per domani è in programma un vertice tra Governo, Regione e sindaci dei territori per trovare una via d'uscita. Contemporaneamente i lavoratori arriveranno nella Capitale insieme alle loro famiglie per chiedere all'esecutivo di scongiurare la chiusura degli stabilimenti. La parte più consistente degli operai partirà questa sera con il traghetto da Olbia per Civitavecchia (verranno imbarcati anche 8 pullman) mentre gli altri arriveranno a Roma ina aereo. Per la mattinata i lavoratori hanno organizzato un sit-in davanti al Ministero dello Sviluppo economico di via Molise e poi, dopo le 11, si trasferiranno a piazza Montecitorio dove la protesta proseguirà dalle 14 alle 19.
Agile (ex Eutelia)
Proprio per le 19 a palazzo Chigi è fissato un tavolo tra il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, una delegazione di lavoratori e rappresentanze sindacali per discutere la vertenza del gruppo Eutelia-Omega-Agile. Come è già successo la scorsa settimana, i lavoratori del gruppo Omega Spa, senza stipendio da tre mesi, e con lo spettro del licenziamento che pesa sulle loro teste, arriveranno da tutta Italia per partecipare allo sciopero generale indetto dal coordinamento sindacale. In programma anche una una manifestazione sotto la Presidenza del Consiglio dei ministri anche se manca ancora l'autorizzazione da parte della Questura.
Ispra
Intanto prosegue la protesta dei ricercatori precari dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che martedì sono saliti sul tetto della sede di via Casalotti, dove hanno passato anche la notte, per salvare il loro posto di lavoro. L'Ispra, infatti, che a Roma conta mille dipendenti distribuiti su tre sedi, a giugno ha licenziato circa 200 precari e si appresta a licenziarne altri 250, cioè quasi tutti i lavoratori giovani dell'ente. Dalla segreteria nazionale Usi RdB Ricerca fanno sapere che i dipendenti rimarranno lì fino a quando non otterrano proposte concrete. "Sappiamo che la notte appena trascorsa non sarà l’ultima, perché per ora non ci sono segnali chiari da parte dell’amministrazione", riferisce Michela Mannozzi, del coordinamento precari ISPRA dell’U SI RdB Ricerca. "Nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento". "Ieri il Ministro Prestigiacomo ha richiesto un miliardo di Euro per l’ambiente – prosegue Mannozzi – noi siamo interessati a sapere quanti di questi denari saranno destinati ad ISPRA e quanti alla ricerca, e quindi ai precari. Dal Ministro attendiamo l’intervento risolutivo per iniziare e concludere positivamente la trattativa che predisponga la continuazione dei contratti. Allora veramente sarà chiaro che l’intento del Ministro è quello di lavorare per il bene dell’Ambiente. Nel frattempo per tutti coloro che vogliano seguire ed appoggiare la nostra lotta abbiamo attivato una webcam sul tetto. Ci troverete lì, ad oltranza", conclude Mannozzi.


25 novembre 2009 - Corriere.it

via casalotti 300
Ispra, la notte dei precari sul tetto. E la lotta va online con la webcam
Va avanti ad oltranza la protesta dei ricercatori dell'Istituto superiore di protezione ambientale

ROMA - «È passata la prima notte sul tetto ma non la determinazione dei precari Ispra, che proseguono nella loro protesta all'Istituto di via Casalotti 300 a Roma. Sappiamo che questa notte non sarà l'ultima, perché per ora non ci sono segnali chiari da parte dell'amministrazione». Così va avanti ad oltranza la protesta dei precari Ispra - Istituto superiore di protezione ambientale - che martedì sono saliti sul tetto per protestare contro il mancato rinnovo del contrattodi 150 precari in scadenza alla fine di novembre.
ALTRE INIZIATIVE - Michela Mannozzi, del coordinamento precari Ispra dell'Usi Rdb Ricerca, fa sapere che «nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento». E spiega: «Martedì il ministro Prestigiacomo ha richiesto 1 miliardo di euro per l'ambiente, noi siamo interessati a sapere quanti di questi denari saranno destinati a Ispra e quanti alla ricerca, e quindi ai precari. Dal ministro attendiamo l'intervento risolutivo per iniziare e concludere positivamente la trattativa che predisponga la continuazione dei contratti».
WEBCAM - La protesta dei precari è anche online. Infatti il coordinamento ha attivato una webcam sul tetto all'indirizzohttp://it.justin.tv/precariispra «per tutti coloro che vogliano seguire ed appoggiare la nostra lotta, Ci troverete lì, ad oltranza».


25 novembre 2009 - Apcom

Ispra/ Roma, precari ancora sul tetto: Qui a oltranza
Continua la protesta iniziata ieri, attivata una webcam

(APCOM) Roma - Prosegue a Roma la protesta dei precari dell'Ispra, che da ieri hanno occupato il tetto dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale di via Casalotti 300. "Sappiamo che questa notte non sarà l'ultima, perché per ora non ci sono segnali chiari da parte dell'amministrazione", riferisce Michela Mannozzi, del coordinamento precari Ispra dell'USI RdB Ricerca: "Nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento". "Ieri il ministro Prestigiacomo ha richiesto un miliardo di euro per l'ambiente - prosegue Mannozzi - noi siamo interessati a sapere quanti di questi denari saranno destinati ad Ispra e quanti alla ricerca, e quindi ai precari. Dal Ministro attendiamo l'intervento risolutivo per iniziare e concludere positivamente la trattativa che predisponga la continuazione dei contratti. Allora veramente sarà chiaro che l'intento del Ministro è quello di lavorare per il bene dell'Ambiente. Sul tetto rimarremo ad oltranza". I precari hanno attivato una webcam sul tetto dell'Istituto per seguire la protesta anche on-line (http://it.justin.tv/precariispra).


25 novembre 2009 - Agi

LAVORO: ASSEMBLEA PRECARI REGIONE IL 2 A CATANZARO

(AGI) - Catanzaro, 25 nov. - E’ in programma per il prossimo 2 dicembre, alle ore 10,30, a Catanzaro, nella sala conferenza dell’Istituto Tecnico Industriale in Piazza Matteotti, organizzata dai lavoratori precari, con l’appoggio del Sindacato RdB, l’assemblea dei precari della Regione Calabria. All’assemblea, a cui partecipera’ Paola PalmierI, della segreteria nazionale della RdB, sono stati invitati a partecipare il Governatore della Regione Calabria,. Agazio Loiero, i membri della giunta e del Consglio regionale," per discutere - spiega una nota - della gravissima situazione del personale precario ex Lsu-Lpu della Regione".


25 novembre 2009 - Liberazione

4 dicembre Giornata nazionale contro sfratti e sgomberi
di Daniele Nalbone

Le previsioni del tempo, per venerdì 4 dicembre, danno clima caldo. Caldissimo. In tutte le città d'Italia. Napoli, Bologna, Firenze, Palermo, Milano. Ma soprattutto Roma. Qui, in occasione di quella che è stata chiamata la Giornata nazionale contro gli sfratti e gli sgomberi, nella Capitale ci sarà un corteo cittadino «per fermare la stagione di guerra contro i diritti e le libertà, inaugurata da Alemanno il primo settembre con lo sgombero dell'ex ospedale Regina Elena e culminata con quello di Horus lo scorso 19 novembre» spiega Paolo Di Vetta di Asia Rdb. Ieri, in una partecipata assemblea presso lo spazio pubblico autogestito Strike, si è deciso di scendere in piazza con una manifestazione «per ricostruire un punto di resistenza diffuso e radicale, rompere l'inerzia di una città governata con la paura e in cui la politica coincide con gli interessi economici, finanziari e immobiliari». Dopo le mobilitazioni contro il Piano Casa e l'occupazione del IV Municipio a seguito dello sgombero di Horus, i movimenti sono pronti a tornare all'attacco. «Abbiamo scelto la data del 4 dicembre» spiega Emiliano dei Blocchi precari metropolitani «per una connessione simbolica e materiale con la giornata di mobilitazione contro gli sfratti che vedrà iniziative diffuse in tutto il paese». Quel giorno tutte le associazioni, i comitati, le realtà politiche cittadine saranno chiamate «a esprimere la ricchezza e la molteplicità delle lotte che vivono negli spazi occupati e autogestiti». Tutte le maggiori città italiane hanno non solo recepito l'appello proveniente da Roma, ma lo hanno "reso proprio". A Bologna, infatti, la giornata contro gli sfratti sarà l'occasione per chiedere «un reale piano casa, sia sul piano regionale che nazionale, che rilanci l'edilizia residenziale pubblica e colpisca a livello fiscale chi specula attraverso la rendita» spiega Lidia Triossi di Asia Rdb. Al centro della mobilitazione ci sarà, ovviamente, la difesa del Lazzaretto Autogestito per il quale, ieri, c'è stato un incontro tra una delegazione del centro sociale, accompagnata da rappresentanti degli altri centri sociali cittadini, e Maurizio Cevenini, presidente del consiglio comunale di Bologna. Incontro che si è risolto con un nulla di fatto. Così, dopo un'assemblea improvvisata all'interno di del Palazzo Comunale, si è deciso di lanciare un'iniziativa pubblica presso l'Xm24 per oggi pomeriggio. A Napoli, invece, la manifestazione cittadina del 4 dicembre sarà incentrata contro la repressione e sulla difesa degli spazi sociali «sempre più criminalizzati dalle forze politiche, dalle forze dell'ordine e dalla stampa» denuncia Antonio Musella del laboratorio Insurgencia. Per questo è stato organizzato un corteo che partirà da piazza Mater Dei, a pochi metri dall'occupazione neofascista di Casa Pound, e che terminerà con un presidio sotto la Prefettura dove una delegazione dei movimenti napoletani incontrerà il prefetto Alessandro Pansa. Il corteo sarà aperto dallo striscione "Verità e Giustizia per Stefano Cucchi".


25 novembre 2009 - Villaggio Globale

Prima notte sul tetto per i precari Ispra
Sono una decina e sono contrari agli annunciati licenziamenti di altri 250 precari. L'Usi RdB Ricerca ha messo in campo iniziative che si svolgeranno domani alla Provincia di Roma e venerdì al Parlamento

Roma - I precari dell'Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) hanno trascorso la prima notte sul tetto della sede dell'istituto in via Casalotti 30, a Roma, continuando la loro protesta iniziata ieri. Sono una decina e sono contrari agli annunciati licenziamenti di altri 250 precari. A sostegno dei lavoratori, l'Usi RdB Ricerca ha messo in campo iniziative che si svolgeranno domani alla Provincia di Roma e venerdì al Parlamento. Per far seguire e appoggiare la loro battaglia i precari hanno attivato anche una webcam sul tetto. «Sappiamo che questa notte non sarà l'ultima, perché per ora non ci sono segnali chiari da parte dell'amministrazione - ha detto Michela Mannozzi, del coordinamento precari Ispra dell'Usi RdB Ricerca -. Nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento. Ieri il Ministro Prestigiacomo ha richiesto un miliardo di euro per l'ambiente noi siamo interessati a sapere quanti di questi denari saranno destinati ad Ispra e quanti alla ricerca, e quindi ai precari. Dal Ministro attendiamo l'intervento risolutivo per iniziare e concludere positivamente la trattativa che predisponga la continuazione dei contratti. Allora veramente sarà chiaro che l'intento del Ministro è quello di lavorare per il bene dell'Ambiente». Forte è la solidarietà delle forze politiche e il consigliere del comune di Roma Antonio Stampete (Pd) ha chiesto esplicitamente la mediazione del sindaco di Roma. «Non è ammissibile - ha detto Stampete - che vengano gettate via risorse umane così numerose e preziose. Sono stati lasciati a casa già 200 lavoratori lo scorso anno non è tollerabile un ulteriore snellimento di un settore che dovrebbe essere il futuro per un Italia sempre più all'avanguardia nel rispetto dell'ambiente».

Predisposizione governativa
La Protezione civile diventerà una Spa
Il Governo sta predisponendo un decreto legge che prevede il trasferimento di competenze dal Dipartimento per la Protezione civile ad una costituenda Spa. Ai Vigili del Fuoco, non rimarrebbe altro che avere un ruolo di pura manovalanza

Dopo il cambio di natura e spirito su cui era originariamente fondata la Protezione civile, che da struttura per le attività di prevenzione, previsione e salvaguardia del territorio è divenuta primariamente un gestore di «grandi eventi», si preannuncia un altro grave stravolgimento che avrà pesanti ricadute sui cittadini ed i lavoratori. Il Governo sta infatti predisponendo un decreto legge secretato in cui si prevede, tra l'altro, il trasferimento di competenze dal Dipartimento per la Protezione civile ad una costituenda Spa. Secondo la RdB (Rappresentanze sindacali di base), con questo provvedimento si intende sottrarre il controllo democratico del Parlamento da questo pezzo importante dell'organizzazione statale, sulla falsariga di quanto si sta consumando in merito alla «Servizi difesa Spa». Antonio Jiritano della RdB-Vvf si interroga su quello che potrà accedere ai Vvf, e dichiara che «ai Vigili del Fuoco, se il decreto venisse approvato, non rimarrebbe altro che fare da specchietto per le allodole negli scenari colpiti da calamità, come rappresentazione mediatica dello Stato sul territorio, esautorati del loro ruolo nella cabina di regia delle emergenze, estromessi da tutte le attività di protezione civile, dopo la sottrazione di funzioni e competenze operata dalla nuova tipologia contrattuale. «Sarà un ruolo di pura manovalanza pagata a basso prezzo, ed in alcuni casi nemmeno pagata. Rimaniamo con le sofferenze giornaliere per prestare il soccorso, con i debiti in aumento nei confronti dei creditori, i mezzi ormai tanto usurati dai chilometri percorsi, il personale in servizio che lavora giorno notte e festivi senza ferie o tempo libero per le famiglie. Al soccorso ci penseranno le assicurazioni, visto che nello stesso decreto è prevista l'assicurazione obbligatoria per le civili abitazioni. Ma non è questo che i cittadini e i lavoratori vogliono», conclude il dirigente RdB.


25 novembre 2009 - Spoleto City

VIGILI DEL FUOCO: RdB, IL SOCCORSO NON E' UN BUSINESS
No alla Protezione Civile trasformata in S.p.a. Un decreto governativo si appresta a stravolgere la Protezione Civile lasciando i Vigili del Fuoco alla finestra

Dopo il cambio di natura e spirito su cui era originariamente fondata la Protezione Civile, che da struttura per le attività di prevenzione, previsione e salvaguardia del territorio è divenuta primariamente un gestore di "grandi eventi", si preannuncia un altro grave stravolgimento che avrà con pesanti ricadute sui cittadini ed i lavoratori. Il Governo sta infatti predisponendo un decreto legge secretato in cui si prevede, tra l'altro, il trasferimento di competenze dal Dipartimento per la Protezione Civile ad una costituenda S.p.A.. In questo modo anche il soccorso diventa un business, un attività che si pone l'obiettivo di guadagnare sulla pelle della popolazione. Secondo la RdB, con questo provvedimento si intende sottrarre il controllo democratico del Parlamento da questo pezzo importante dell'organizzazione statale, sulla falsariga di quanto si sta consumando in merito alla "Servizi Difesa S.p.A.". Si crea una nuova struttura in grado di acquistare inceneritori da società private con i soldi pubblici stanziati per far fronte alle calamità nel paese, per poi cederli agli enti locali, configurando un ulteriore indebitamento dei comuni. Una società per azioni all'interno della quale i lavoratori della Protezione Civile, a cui verranno sottratte competenze e funzioni, verranno pubblicizzati e quindi, come già successo per i Vigili del Fuoco, privati dei diritti sindacali e gerarchicamente "comandati". "Ed i vigili del fuoco ? - si interroga Antonio Jiritano della RdB VVF - Non ce ne è menzione nella bozza del decreto! A questi non rimarrebbe altro che fare da specchietto per le allodole negli scenari colpiti da calamità, come rappresentazione mediatica dello Stato sul territorio, esautorati del loro ruolo nella cabina di regia delle emergenze, estromessi da tutte le attività di protezione civile, dopo la sottrazione di funzioni e competenze operata dalla nuova tipologia contrattuale". "Sarà un ruolo di pura manovalanza pagata a basso prezzo - prosegue Jiritano - ed in alcuni casi nemmeno pagata. Rimaniamo con le sofferenze giornaliere per prestare il soccorso, con i debiti in aumento nei confronti dei creditori, i mezzi ormai tanto usurati dai chilometri percorsi, il personale in servizio che lavora giorno notte e festivi senza ferie o tempo libero per le famiglie. Al soccorso ci penseranno le assicurazioni, visto che nello stesso decreto è prevista l'assicurazione obbligatoria per le civili abitazioni. Ma non è questo che i cittadini e i lavoratori vogliono", conclude il dirigente RdB.
Antonio Jiritano


25 novembre 2009 - Il Capoluogo.it

RdB: Il soccorso non è business
No alla Protezione Civile trasformata in S.p.a

Roma, 25 nov - Un decreto governativo si appresta a stravolgere la Protezione Civile lasciando i Vigili del Fuoco alla finestra. Dopo il cambio di natura e spirito su cui era originariamente fondata la Protezione Civile, che da struttura per le attività di prevenzione, previsione e salvaguardia del territorio è divenuta primariamente un gestore di "grandi eventi", si preannuncia un altro grave stravolgimento che avrà con pesanti ricadute sui cittadini ed i lavoratori. Il Governo sta infatti predisponendo un decreto legge secretato in cui si prevede, tra l'altro, il trasferimento di competenze dal Dipartimento per la Protezione Civile ad una costituenda S.p.A.. In questo modo anche il soccorso diventa un business, un attività che si pone l'obiettivo di guadagnare sulla pelle della popolazione. Secondo la RdB, con questo provvedimento si intende sottrarre il controllo democratico del Parlamento da questo pezzo importante dell'organizzazione statale, sulla falsariga di quanto si sta consumando in merito alla "Servizi Difesa S.p.A.". Si crea una nuova struttura in grado di acquistare inceneritori da società private con i soldi pubblici stanziati per far fronte alle calamità nel paese, per poi cederli agli enti locali, configurando un ulteriore indebitamento dei comuni. Una società per azioni all'interno della quale i lavoratori della Protezione Civile, a cui verranno sottratte competenze e funzioni, verranno pubblicizzati e quindi, come già successo per i Vigili del Fuoco, privati dei diritti sindacali e gerarchicamente "comandati". "Ed i vigili del fuoco ? - si interroga Antonio Jiritano della RdB VVF - Non ce ne è menzione nella bozza del decreto! A questi non rimarrebbe altro che fare da specchietto per le allodole negli scenari colpiti da calamità, come rappresentazione mediatica dello Stato sul territorio, esautorati del loro ruolo nella cabina di regia delle emergenze, estromessi da tutte le attività di protezione civile, dopo la sottrazione di funzioni e competenze operata dalla nuova tipologia contrattuale". "Sarà un ruolo di pura manovalanza pagata a basso prezzo - prosegue Jiritano - ed in alcuni casi nemmeno pagata. Rimaniamo con le sofferenze giornaliere per prestare il soccorso, con i debiti in aumento nei confronti dei creditori, i mezzi ormai tanto usurati dai chilometri percorsi, il personale in servizio che lavora giorno notte e festivi senza ferie o tempo libero per le famiglie. Al soccorso ci penseranno le assicurazioni, visto che nello stesso decreto è prevista l'assicurazione obbligatoria per le civili abitazioni. Ma non è questo che i cittadini e i lavoratori vogliono", conclude il dirigente RdB.
Antonio Jiritano


25 novembre 2009 - La Repubblica

"No ai licenziamenti", ricercatori sul tetto
La protesta dei precari dell´Ispra: a rischio cinquecento posti In pericolo gli studi sull´ambiente marino e le rilevazioni sulla nave dei veleni
di LAURA SERLONI

Roma - Si sono portati i sacchi a pelo, qualche bevanda e alcuni viveri. I trenta ricercatori dell´Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che da ieri mattina sono sul tetto dell´ente, sapevano già che la protesta sarebbe andata per le lunghe. Così hanno passato la prima notte sulla terrazza all´ultimo piano di via Casalotti 300. Una mobilitazione organizzata per cercare di salvare centinaia di posti di lavoro. «Ci vogliono mandare tutti via - spiega Michela Mannozzi, 37 anni da sei all´Ispra e da ieri sul tetto - Lottiamo contro il precariato. Non scenderemo finché non avremo certezze sul futuro e la stabilizzazione del contratto».
L´Ispra, che a Roma ha tre sedi e mille dipendenti, a giugno ha mandato a casa 250 precari e per altri 250 dovrebbero arrivare le lettere di licenziamento entro dicembre. Insomma il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell´ente non potrà più svolgere il lavoro che porta avanti da anni. Rischiano così di saltare importanti progetti come il Mose di Venezia e di finire chiuse in un cassetto le ricerche sulle biodiversità marine o sul monitoraggio ambientale nelle aree di scarico delle piattaforme industriali e sulla nave dei veleni in Calabria. «Se questo piano di licenziamenti verrà portato a termine, da gennaio il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato - sottolinea Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi RdB rca - Oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l´ente stanno uccidendo la ricerca». Sono arrabbiati, disperati e determinati a portare avanti la protesta fino a quando i loro posti di lavoro non saranno salvi. Un incontro tra i sindacati e l´ente commissariale è stato fissato per il primo dicembre. Solidarietà è stata espressa dal vicepresidente della giunta della Regione Lazio, Esterino Montino e dal presidente dell´Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. Vicini ai lavoratori anche i deputati del Pd Raffaella Mariani e Alessandro Bratti, della commissione Ambiente di Montecitorio. «Domani - spiegano - in occasione della prevista audizione alla Camera, chiederemo al ministro Prestigiacomo cosa intenda fare per scongiurare nuovi licenziamenti».

Scajola avverte Fiat: folle chiudere Termini
Epifani: "Bene, intervenite". Il ministro: "Ridurremo gli eco-incentivi" Cassa a Mirafiori. Continuano le proteste operaie. Ispra, sui tetti i ricercatori precari
di PAOLO GRISERI

TORINO - La prima mossa della giornata arriva da Dubai, dove il ministro Claudio Scajola accompagna Berlusconi in visita. Dice il titolare dell´Industria: «Sarebbe folle far morire un polo industriale come quello di Termini Imerese su cui nel tempo sono stati fatti investimenti importanti». Poi il ministro chiede «a Fiat che venga aumentata la produzione industriale in Italia dove immatricoliamo più auto di quante ne produciamo anche se la stessa Fiat ritiene che sei stabilimenti siano troppi e Termini Imerese abbia difficoltà oggettive». E annuncia: «Gli incentivi diminuiranno in modo graduale per essere trasferiti ad altri settori».
Le parole di Scajola danno fuoco alla discussione sul futuro Termini. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, approvano la linea del ministro: «Apprezzo la posizione di Scajola, speriamo che il governo la ponga con forza nel negoziato con il Lingotto», dice Epifani. Per Bonanni «il Mezzogiorno non può fare a meno del polo di Termini e il governo dovrebbe concedere gli incentivi solo a condizione che vengano mantenute le produzioni». Angeletti sostiene che «non c´è bisogno di chiudere gli stabilimenti».
In realtà le parole del ministro si prestano a interpretazioni diverse e sembrano già prefigurare la trattativa. Scajola chiede di non far morire il polo industriale di Termini ma non dice che nella fabbrica siciliana debbano essere per forza costruite automobili. È quel che sostiene da tempo il Lingotto: «Il governo e le istituzioni locali - ha detto di recente Marchionne - facciano delle proposte per mantenere l´attività a Termini. La politica industriale non la fa la Fiat». Quanto al fatto che debba essere aumentata la produzione di auto in Italia, questo sarebbe già nel piano del Lingotto. Ma l´aumento si realizzerebbe anche chiudendo la produzione a Termini. L´andamento del mercato non è ancora incoraggiante come dimostra il nuovo ricorso alla cassa integrazione che bloccherà le fabbriche del gruppo da Natale all´Epifania. La prospettiva per i 1.500 dipendenti siciliani non è dunque rosea: «Siamo pronti a riprendere l´occupazione del municipio», annunciavano ieri sera le tute blu.
Sono invece saliti sul tetto della sede di via Casalotti, a Roma, i precari dell´Ispra, l´Istituto nazionale che, tra gli altri compiti, dovrebbe svolgere indagini sull´ambiente marino. Rischiano il posto 450 persone, il 40 per cento della forza lavoro dell´istituto. Si siedono infine davanti a Montecitorio gli agricoltori della Cia: «Se non vengono messi altri fondi nella finanziaria - dicono - l´anno prossimo sono a rischio 100 mila posti nel settore agricolo».


25 novembre 2009 - Il Manifesto

TAGLI ALLA RICERCA/IL CASO ISPRA
A rischio i ricercatori della «nave dei veleni»

Roma - I lavoratori dell'Ispra - ente di ricerca pubblica - sono saliti ieri sul tetto della sede di via Casalotti, a Roma. Protestano contro il licenziamento di 200 precari storici - già avvenuto - e l'ipotesi di cacciarne altri 250: il 40% del personale, che coincide con la totalità dei giovani presenti nell'ente. I precari, alcuni dei quali ricercatori dell'equipaggio della nave Astrea inviata il 20 settembre scorso per compiere alcuni rilievi sulla «nave dei veleni» individuata al largo di Cetraro, in Calabria, hanno chiesto di incontrare il commissario dell'Ispra e sono disposti a continuare la protesta fin quando non verranno individuate soluzioni concrete per bloccare i licenziamenti e per salvaguardare le attività di ricerca sul mare. Claudio Argentini, della segreteria nazionale dell'Usi-RdB ricerca, parla di «disperazione dei lavoratori, che oltre a perdere il posto, cui hanno dedicato molti anni della loro vita, vedono il ministro e il commissario azzerare completamente la ricerca dedicata al mare». In serata, davanti al silenzio totale delle istituzioni, i dipendenti hanno deciso di rimanere sul tetto anche per la notte. «Non scenderanno se non di fronte a risposte precise sul sostegno al settore della ricerca marina».


25 novembre 2009 - Corriere della Sera

Casalotti
Ispra, i precari dormono sul terrazzo

Roma - Protesta sui tetti a Casalotti. Ieri pomeriggio un gruppo di precari dell’ente di ricerca pubblica ambientale Ispra ha inscenato una protesta contro il piano di licenziamenti. Una decina di manifestanti ha trascorso la notte sul tetto con tende e sacchi a pelo.


25 novembre 2009 - EPolis Roma

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Via Casalotti.
L'ente ha previsto un piano che prevede il taglio di personale: a casa già duecento persone
Ispra, ricercatori precari sul tetto «entro l'anno 250 licenziamenti»
Solidarietà del centrosinistra. Si chiede l'intervento del governo e della Prestigiacomo
di Marta Rossi

Roma - Un piano da 250 licenziamenti che si vanno ad aggiungere ai già ducento mandati a casa, in pratica il 40 per cento del personale dell'Ispra, ente di ricerca pubblica ambientale, è destinato a perdere il lavoro. E dopo un'assemblea sindacale indetta da Usi Rdb ricerca, in via Casalotti un gruppo di precari è salito sul tetto dello stabile per protestare contro il piano di licenziamenti che, di fatto, taglierà fuori dall'ente la quasi totalità del personale giovane.
«I lavoratori precari dell'Ispra sono ormai alla disperazione - dice Claudio Argentini, dell'Usi Rdb -. Oltre a perdere il lavoro a cui hanno dedicato molti anni spesso con salari da fame, il ministro e la struttura commissariale stanno azzerando completamente la ricerca sul mare». «Il mio appello è rivolto al governo - dice Esterino Montino, vice presidente della Regione - affinchè si adoperi per dare riconoscimento delle competenze e certezza del lavoro ai ricercatori». I gruppi del Pd alla Provincia e quello del XVIII municipio chiedono che il ministro Prestigiacomo salvi i posti di lavoro e rilanci la ricerca. Solidarietà anche dall'Italia dei Valori: Stefano Pedica ha raggiunto la Ispra per stare al fianco dei lavoratori. «Il governo deve ascoltare l'appello dei lavoratori - dice Alessandro Mazzoli, segretario laziale del Pd - e tutelare un ente prezioso e ricco di professionalità che non possono essere disperse». «Duecento lavoratori già mandati a casa e altri 180 non riconferma ti a fine dicembre - spiega Luisa Laurelli, consigliere regionale del Pd . Alcuni dei dipendenti a rischio lavorano all’Ispra da 15 anni e hanno acquisito competenze ed esperienza. Ora se ne può fare a meno senza che l'attività dell’istituto ne risenta?». «Altri cittadini romani, dopo quelli dell’Eutelia, di Gemma si ritrovano senza lavoro e senza stipendio. Con una mozione che chieda al Sindaco Alemanno e all’assessore al Bilancio Leo di intervenire presso il Governo nazionale per tutelare i dipendenti dell’Ispra», dice Paolo Masini, consigliere comunale del Pd. «La vicenda dell'Ispra è l'ennesima dolorosa ferita inferta al tessuto produttivo regionale e ad un patrimonio di conoscenze scientifiche di grande valore, ma colpevolmente trascurato dalle autorità di governo», commenta l'assessore al Lavoro regionale Alessandra Tibaldi. «Tra i precari Ispra che rischiano il posto di lavoro ci sono alcuni ricercatori impegnati sulle navi dei veleni - dice l'assessore regionale all'Ambiente Filippo Zaratti -. La gestione commissariale di Ispra, inoltre, deve produrre un organico piano di riordino e non può limitarsi a licenziare personale qualificato, reinserendolo in Ispra, come è avvenuto in alcuni casi, attraverso agenzie di lavoro interinale». Intanto, i ricercatori precari hanno passato la notte sul tetto, «vista - fa sapere il sindacato - l’assenza di qualunque risposta da parte dell’amministrazione». La protesta andrà avanti «fino a quando non verranno individuate soluzioni concrete per bloccare i licenziamenti».

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25 novembre 2009 - Il Tempo

La Regione lancia un appello al governo
Ricercatori a rischio Protesta sul tetto
Ispra 250 precari sull'orlo del licenziamento
di Francesca Mariani

Roma - I lavoratori precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), dopo l'assemblea di ieri sono saliti sul tetto della sede di via Casalotti e dichiarano di non voler scendere fino alla conclusione positiva della loro vertenza». L'Ispra ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente. «I lavoratori precari dell'Ispra sono ormai alla disperazione - spiega Claudio Argentini della Segreteria Nazionale Usi RdB Ricerca - oltre a perdere il lavoro, cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, vedono azzerare completamente la ricerca dedicata al mare». «Vista l'assenza di qualunque risposta da parte dell'amministrazione - si legge nella nota del sidnacato - i lavoratori precari dell'Ispra si preparano così ad affrontare la notte sul tetto dell'Istituto di Via Casalotti 300 a Roma. I lavoratori chiedono di incontrare il commissario per l'ente e sono determinati a proseguire nella protesta fino a quando non verranno individuate soluzioni concrete per bloccare i licenziamenti e per salvaguardare le attività di ricerca sul mare in cui sono prevalentemente impegnati i lavoratori che verrebbero messi alla porta entro dicembre 2009». Sulla vicenda sono intervenuti diversi esponenti politici del Pd e dell'Italia dei Valori. Tra gli altri, anche il vicepresidente della giunta della Regione, Esterino Montino il quale, dopo aver espresso la sua solidarietà ai lavoratori precari, ha rivolto un appello al Governo «e in particolare ai Ministri Prestigiacomo e Sacconi, affinché si adoperino sia per dare riconoscimento delle competenze e certezza di lavoro ai ricercatori, sia per valorizzare le attività dell'Ente».


25 novembre 2009 - Leggo

Roma. Alla ricerca non resta che andar per tetti...

Roma - Alla ricerca non resta che andar per tetti. E’ la protesta - quella di occupare il tetto - messa in atto dai precari dell’Ispra per scongiurare altri licenziamenti. Ieri mattina sono saliti sul tetto dell’Istituto, in via Casalotti 300 (foto), per ottenere un incontro risolutivo con il commissario straordinario dell’Ente, il prefetto Vincenzo Grimaldi, e bloccare i nuovi licenziamenti. Secondo i manifestanti infatti sarebbero ben 250 i posti a rischio, si andrebbe a perdere quindi ben il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori più giovani. I precari dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale infatti hanno già subito 200 licenziamenti la scorsa estate: «Sono disperati. Questa nuova fase ha scatenato infatti la rabbia dei lavoratori - spiega Claudio Argentini, segreteria nazionale Usi RdB Ricerca - ieri mattina hanno deciso di portare la protesta all’estremo, occupando il tetto dell’edificio nel quale lavorano dar anni. Non scenderanno se non con la garanzia del posto di lavoro e del sostegno al settore della ricerca marina».(L.Loi./ass)


25 novembre 2009 - City

Precari ispra sul tetto per protesta

Roma - I lavoratori precari dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), dopo un’assemblea, hanno deciso di salire sul tetto della sede di via Casalotti, dichiarando di non voler scendere fino alla conclusione positiva della loro vertenza. L’Ispra ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell’ente.


25 novembre 2009 - City - Genova

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25 novembre 2009 - Corriere del Veneto

Palazzo Trissino
Personale, i sindaci: «No ai tagli»

VICENZA - «La rivoluzione del personale messa in atto dall’amministrazione Variati? Negativa». Lo sostengono le rappresentanze sindacali di base del Comune di Vicenza. «Chi pensava che l’amministrazione avrebbe dato il via ad una serie di progressioni verticali, come avvenne nel 2001, per sistemare situazioni anacronistiche, rimarrà deluso - spiegano- : rimangono delusi quei 20 impiegati che svolgono a tutti gli effetti mansioni di terminalista o impiegato di concetto, ma che sono inquadrati al di sotto di operai e cuochi per fare qualche esempio».
L’assessore al Personale Tommaso Ruggeri replica: «A fronte di 1043 posti in organico sono 959 le persone effettivamente occupate, di cui 802 tempo pieno e 157 part time. I posti vacanti non potranno tuttavia essere coperti per ragioni di bilancio, in quanto il patto di stabilità ci consentirà al massimo di procedere alla sostituzione di chi va in pensione: 18 persone nel 2010 e 21 nel 2011. Alle rappresentanze sindacali abbiamo presentato tutto il lavoro nei minimi dettagli, per consentire di conoscere fino in fondo la situazione attuale e le ragioni delle nostre decisioni, che abbiamo già condiviso con i dirigenti».(S.M.D.)


25 novembre 2009 - La Nuova Sardegna

NUORO. Sportello Rdb

Le RdB-Cub di Nuoro informano i cittadini che presso la sede del sindacato, in via Manzoni 57 di Nuoro (di fronte alla libreria Novecento) sono attivi l’ufficio vertenze-Sportello legale e il Caf di base. Il primo si preoccupa di fornire consulenza ed assistenza in materia previdenziale e sulle controversie legate al mondo del lavoro. Il Caf, invece, della compilazione della dichiarazione dei redditi Mod. 730 e Unico PF, della compilazione dichiarazione e bollettini Ici, della trasmissione telematica di tutte le dichiarazioni fiscali, dei modelli reddituali Red Inps, Inpdap, Enpals, degli indicatori Ise-Isee, della consulenza su contenzioso tributario. E’ possibile usufruire dei servizi previa prenotazione telefonica ai seguenti recapiti: Ufficio vertenze-Sportello legale, 392 9337000; Caf di base, 340 9651984; Info generali sindacato, 0784 443140 o 329 0724482. Le RdB-CUB si riuniscono ogni mercoledì alle ore 18.30.


25 novembre 2009 - TRC giornale

Icpl, apertura dei privati. Verso il tavolo con la Regione
di Katia Trombetta

Civitavecchia - La riunione programmata per oggi tra la società Icpl e le organizzazioni sindacali, nell'ambito dell'avvio delle procedure di licenziamento, è stata rimandata al prossimo 14 dicembre. La comunicazione giunge direttamente dalle Rappresentanze Sindacali di Base che, in una nota stampa, esprimono un parere moderatamente positivo su come sta evolvendo la vertenza. Si ricorderà che al termine dell'incontro che si era svolto lo scorso venerdì, il sindaco Moscherini aveva chiesto ai soci privati di Interporto di stoppare le procedure di licenziamento. Da parte sua Eugenio Bitone, in rappresentanza dell'amministratore delegato Ferdinando Bitonte, aveva affermato che ogni decisione in questo senso sarebbe stata subordinata alla convocazione di un tavolo con la Regione Lazio. Tavolo che non è stato ancora ufficialmente fissato ma che, stando a quanto riferiscono le organizzazioni sindacali, potrebbe riunirsi la prossima settimana, alla presenza anche dell'assessore regionale al Lavoro, Alessandra Tibaldi. Ma nell'incertezza che ancora caratterizza questa vertenza che, come noto, vede a rischio ventuno unità produttive per un numero massimo di 36 lavoratori, le Rdb chiedono che il tavolo regionale si tenga nel più breve tempo possibile. Tanto più che, come si diceva in apertura, l'azienda ha accettato lo spostamento dell'incontro di oggi in attesa che si trovino "vie alternative alla mobilità attraverso l'intervento congiunto di Regione e Comune" come ha scritto Interporto nella nota trasmessa ai sindacati. Mentre le Rdb ricordano che occorrerà sviluppare tutte le sinergie che portino a uno sbocco più che positivo, che non dimentichi gli altri cinquanta lavoratori di Rtc, sottolineano che "parlare di licenziamenti in una città dove la disoccupazione viaggia a due cifre è veramente essere certi di ritornare nel mare del sommerso per molti lavoratori".


25 novembre 2009 - Libertà

Provincia, dipendenti sul piede di guerra
I lavoratori riuniti in assemblea chiedono risposte su precari e buoni pasto
di Elisa Malacalza

Piacenza - La "voglia di riscatto" dei dipendenti pubblici: lunedì quelli comunali, ieri quelli provinciali. L'ondata di "agitazione" infatti, partita a palazzo Mercanti, è poi arrivata in corso Garibaldi, segnalando una situazione di tensione che sfugge ad ogni colore politico (considerate le diverse "bandiere" delle amministrazioni): due situazioni quasi speculari che potrebbero sovrapporsi «in un'azione congiunta», ha infatti commentato Ermanno Rizzi (Uil Fpl). Circa 150 persone, voto unanime alla delega alle organizzazioni sindacali di dichiarare all'occorrenza lo stato di agitazione: è questo il quadro dell'assemblea di ieri mattina in Provincia, dove, rispetto al Comune, una "tregua" arriverà fino al 1 dicembre, quando la nuova direttrice generale Cinzia Bricchi incontrerà le delegazioni sindacali. Poi non saranno ammessi ritardi. «Il 7 ottobre - ha spiegato infatti Achille Antonelli, rsu - abbiamo avuto un primo incontro interlocutorio, poi nessuna risposta».
CONTRATTI: QUALI PROSPETTIVE? Il 31 dicembre, fra 36 giorni quindi, scadranno 3 contratti a tempo determinato, rischiano di saltare altri 3 "fiduciari" e ci sono più di 30 persone coinvolte in appalti. «Ma ancora queste persone non sanno cosa gli riservi il futuro», hanno denunciato Michele De Rose (Fp Cgil), Fausto Rosi (Fps Cisl) e Ermanno Rizzi (Uil Fpl).
Altro nodo cruciale: sulla base di quanto previsto dal contratto nazionale, una parte del fondo di produttività decentrata può essere incrementata, per gli enti con un costo del personale inferiore al 31%, fino all'1,5%. Questo dovrebbe essere il caso della Provincia. «Vogliamo - ha spiegato Rosi - che venga aperto un tavolo per sapere quali siano queste risorse. Noi chiediamo l'applicazione massima dell'1,5%».
BUONI PASTO Il malcontento prende inoltre spunto da una questione molto concreta, come l'aumento di un euro sui buoni pasto da 10 euro per 12 giorni mensili: «Abbiamo già ricevuto in eredità questo cruccio dalla scorsa amministrazione», ha aggiunto Antonelli.
L'ACCUSA E IL SILENZIO Non solo cause concrete ma anche un senso di offesa morale nei confronti della "dignità", una parola chiave dell'incontro sollevata, strappando l'applauso dell'assemblea, da Luigi Rabuffi. Dignità offesa, secondo i lavoratori, dalle parole del consigliere provinciale Stefano Cavalli (Lega nord) che ha attaccato la scarsa efficienza dei dipendenti. Ma - ha sottolineato - De Rose, «quello che più ha colpito è stato il silenzio del presidente Massimo Trespidi che di fronte a un consigliere che offendeva in consiglio provinciale i suoi dipendenti non ha detto nulla».
LA RIORGANIZZAZIONE È anche tutto il "sistema" che non torna: «Questa riorganizzazione di cui parla Trespidi - ha spiegato ancora De Rose - nelle linee di mandato, quali ripercussioni ha sui lavoratori? Siamo preoccupati, mi sembra si voglia scimmiottare Brunetta. Noi diffidiamo dei rapporti diretti con i lavoratori, fatti per minarne la coesione».
Infine, il dibattito dei lavoratori: «La Provincia smetta di andare in giro per i Comuni e cominci a guardare al suo interno», ha invocato Davide Fornasari. E poi la "spina" dei dirigenti: «Questi sconosciuti», ha annunciato Maurizio Lottici (Rdb). E ancora, da una lavoratrice rimasta nell'anonimato, la proposta: «A cosa servono 15 posizioni organizzative, quando ci sono 28 dirigenti? Tolgono soldi al fondo dei dipendenti. Ci sono persone che sono dirigenti di loro stessi».
Si elimina l'amianto da alcuni pavimenti della sede di via Garibaldi, l'amministrazione ha stanziato 170mila euro per questa bonifica. Si chiede inoltre a gran voce un'alternativa alla sede di Borgo Faxhall. Ma sono di altra natura i "risanamenti" che i dipendenti vogliono.


25 novembre 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. I vertici di Icpl accettano la richiesta del sindaco...

Civitavecchia - I vertici di Icpl accettano la richiesta del sindaco Gianni Moscherini e indicono un incontro del Cda per il 14 dicembre. Dopo lo sciopero di mercoledì scorso e l’intervento del primo cittadino, l’azienda ha deciso di sospendere momentaneamente le procedure di licenziamento che avrebbero messo fuori dai cancelli dell’Interporto 21 unità. Contestualmente è stata accolta dalla società la proposta di aprire un tavolo istituzionale per risolvere la situazione. Tavolo, questo, che potrebbe essere convocato già nella prossima settimana dall’assessore regionale al Lavoro Daniela Tibaldi, che durante la riunione di venerdì scorso ha manifestato la volontà di incontrare i rappresentanti di Icpl e le organizzazioni sindacali. Comunque si dovrà attendere il 14 dicembre per sapere quale esito avrà la vicenda e se i lavoratori manterranno o meno il loro posto. In quella data, infatti, i vertici della piastra logistica hanno invitato tutti i soci (Regione Lazio, Comune di Civitavecchia, Sviluppo Lazio e il gruppo Aponte) e si prenderà una decisione in merito.
In questa fase così delicata i sindacati si sono detti «moderatamente soddisfatti» della decisione assunta dall’Interporto per i lavoratori. «Le nostre lotte - spiega Giancarlo Ricci dell’Rdb Cub - hanno almeno prodotto una sospensione, seppur provvisoria, della procedura di licenziamento. Speriamo che la Regione ci convochi al più presto e che da quell’incontro esca una proposta efficace a stroncare definitivamente i licenziamenti».
«Siamo contenti - dice il segretario della Cgil Franco Boriello - della decisione presa dalla Icpl. Speriamo che in questi incontri si creino i presupposti giusti per trovare delle soluzioni che scongiurino il "taglio" di 21 posti di lavoro».(G.Am.)


25 novembre 2009 - Corriere di Bologna

Crisi Nuovo scontro
Il Comune: pasti gratis agli anziani. Ma la Cgil lo gela: «Serve altro»
Pizzica: pensino alle badanti. Critiche anche da Piazza Grande: welfare al palo
di Olivio Romanini

Bologna - Il Comune di Bologna investe dieci mila euro per offrire due mila pasti nei centri sociali anziani tra dicembre e gennaio, ma il sindacato dei pensionati della Cgil gela la giunta: «I pranzi non sono una priorità, semmai è meglio trovare i 60 mila euro che mancano per l’integrazione delle badanti». Niente a che vedere con lo scontro della scorsa settimana sugli interventi anti-crisi, ma comunque un altro duello tra sindacato e amministrazione.
Ieri l’esecutivo Delbono ha varato un atto di indirizzo del progetto «Un pranzo in compagnia » che, come ha spiegato l’assessore agli Anziani Luisa Lazzaroni, «ha l’obiettivo di incentivare la socializzazione intergenerazionale » e al tempo stesso «di coinvolgere gli adulti in difficoltà e che vivono situazione di disagio sociale». I pranzi, a cui seguiranno tombo-- late, partite di carte o altri passatempi, sono aperti a tutti ma l’idea è quella di dare sviluppo all’iniziativa «Estate in città» che quest’anno ha coinvolto circa 900 anziani. I pranzi si faranno ai centri sociali Villa Bernaroli (Borgo Panigale), Croce coperta (Navile), Pilastro (San Donato) e Barca (Reno). Il segretario dello Spi-Cgil, Bruno Pizzica, pur premettendo che «tutto fa brodo» suggerisce al Comune di «lasciare queste cose a chi le fa per definizione, concentrandosi invece sulle emergenze che riguardano gli anziani». Qualcuno a Palazzo d’Accursio ricorda che i rapporti tra Pizzica e l’amministrazione non sono mai stati sereni, dopo l’esclusione dello stesso Pizzica dalla giunta, dove era in predicato di entrare.
Ma, al netto di queste valutazioni, le critiche del sindacato si concentrano sul merito: «Si tratta comunque di cose positive — osserva Pizzica — ma questo è un lavoro che fanno i centri sociali, le nostre Leghe ne fanno almeno una decina al mese. Il punto vero è che il sistema dei servizi non riesce più a rispondere alla domanda ». E ancora: «A maggio abbiamo firmato un accordo che prevedeva una serie di interventi per l’integrazione delle badanti, ma tutto è fermo perché non si è riusciti a trovare 60 mila euro. Molto serenamente faccio notare che se si partisse da questo, sarebbe molto meglio».
Ieri la giunta ha anche annunciato che metterà a disposizione 12 monolocali da meno di 28 metri quadrati di proprietà del Comune per gli sfrattati. La decisione presa anche sulla scia della famiglia di immigrati che la settimana scorsa ha provocato il blitz di Asia-Rdb in consiglio comunale si rivolge a quelle famiglie che sono sotto sfratto ma che sono già in graduatoria per accedere alla casa popolare. Il progetto, varato ieri dall’esecutivo su proposta dell’assessore alla Casa Milena Naldi, cercherà di offrire una sistemazione provvisoria alle famiglie che sono in attesa di entrare nella graduatoria dell’edilizia residenziale pubblica.
Quella di ieri però evidentemente non era una giornata fortunata per la giunta comunale. Perché dopo quelle della Cgil, ha dovuto subire anche le dure critiche di Piazza Grande, il giornale dei senzatetto a Bologna: «I gloriosi servizi sociali del Comune — scrive il giornale — non funzionano più. La riforma dei servizi sociali va incontro alle figure dei cosiddetti nuovi poveri ma chiude le porte a chi occupa gradini ancora più bassi, come gli stranieri senza dimora, ai tossicodipendenti non residenti».


25 novembre 2009 - Il Gazzettino

Crisi Komatsu, il sindaco frena
Piva: «Al momento non c’è stato ancora alcun licenziamento, questo è importante»

Padova - Riunioni provinciali, promesse d'investimento, piani di recupero e prospettive di esuberi. Non se ne capisce più nulla e gli operai della Komatsu non sanno se sia meglio rimaner tranquilli in vista della ripresa oppure aprire l'ombrello. Piove o non piove? Secondo i Cobas è in arrivo il diluvio, mentre il barometro delle trattative in Provincia delle scorse settimane non segnava ancora tempesta. «Le informazioni fornite dall'Adl sulla Komatsu devono essere verificate e non sono ancora passate al vaglio dei tavoli istituzionali - mette le mani avanti il sindaco di Este, Giancarlo Piva - certo che le dichiarazioni dei Cobas non possono che creare una certa ansia».
Secondo l'Adl Cobas sarebbero in arrivo forti tagli al personale dell'azienda atestina. E che tagli: si parla di circa 200 esuberi, da attuare in tempi molto stretti. Il motivo, legato comunque ad un momento terribile per l'intero comparto, sarebbe da imputare anche ad una difficoltà negli anticipi della cassa integrazione straordinaria. Troppi cassintegrati e poche dimissioni, quindi, avrebbero fatto sballare i conti dello stabilimento padovano della multinazionale.
«Qualche settimana fa c'è stato un tavolo provinciale - continua Piva - proprio sulla questione della Komatsu e non è stato fatto cenno a tagli simili. Sono numeri preoccupanti che, se confermati, assumerebbero una dimensione tragica. Però al momento la cosa più importante è che non c'è stato ancora alcun licenziamento». Di fronte all'assessore provinciale al Lavoro, Massimiliano Barison, le parti si erano accordate per un lungo periodo di cassa integrazione. Almeno un biennio senza sforbiciate al personale, che comunque avrebbe ricevuto un incentivo in caso di dimissione volontaria dal posto di lavoro. Un anno di stipendio anticipato, che però al momento non sembra esercitare un particolare interesse nei dipendenti. I quali preferiscono rimanersene buoni buoni ad aspettare una ripresa, piuttosto che ritrovarsi alla ricerca di un nuovo posto con qualche decina di migliaia di euro in tasca. «Non è il caso di cedere agli allarmismi - conclude il sindaco - non fanno il bene dei lavoratori, delle istituzioni e del sistema economico».

Venezia. Alta tensione ieri mattina a Palazzo Balbi, sede della giunta regionale...
di Tullio Cardona

Venezia - Alta tensione ieri mattina a Palazzo Balbi, sede della giunta regionale, dove 250 lavoratori della Alcoa di Fusina, arrivati alle 9.15, hanno cercato di forzare il blocco della polizia e di penetrare negli uffici. Ne è seguito un tafferuglio con spinte e caos nella stretta calle che conduce al portone d'ingresso, tanto che due agenti sono rimasti contusi e un operaio, Paolo Niero, schiacciato nella bolgia contro il muro, si è sentito male ed è stato trasportato con l’ambulanza in ospedale.
I lavoratori dell’Alcoa sono in grave difficoltà, come i colleghi della Sardegna, dipendenti della medesima multinazionale. L’azienda ha deciso di spegnere le cellule del forno del laminatoio, mettendo per tal modo in cassa integrazione, a rotazione, 120 persone, mentre i 40 interinali rimarranno definitivamente senza lavoro. Il provvedimento dovrebbe scattare il primo dicembre, poiché Alcoa ha fatto sapere di non poter sostenere i costi energetici troppo alti per la produzione dell’alluminio.
Ammassati in calle, polizia e lavoratori si sono fronteggiati per due ore, fino a quando ai sindacalisti e ad una delegazione di 30 operai è stato permesso di incontrare il vicepresidente della giunta Franco Manzato, l’assessore all’Urbanistica con competenza alla riconversione di Portomarghera Renzo Marangon, l’assessore alle Politiche economiche Vendemiano Sartor e l’assessora alle Politiche del lavoro Elena Donazzan. I primi strali sono stati rivolti al governatore Giancarlo Galan, accusato di disinteresse e di non essere intervenuto con il sindaco e i parlamentari veneziani, all’assemblea pubblica di martedì in sede Alcoa. Manzato ha rigettato l’accusa, mostrando un precedente documento di Galan indirizzato al premier Silvio Berlusconi, nel quale viene chiesto al Governo di prendere in carico la questione.
I lavoratori, però, ne hanno preteso e ottenuto un altro, nel quale la Regione si impegna a fare lobby con il Comune e la Provincia, chiedendo fermamente ad Alcoa di non prendere decisioni fino a quando risulti aperto il tavolo delle trattative. I tempi sono, infatti, assai ristretti, tanto che già domani è previsto un incontro a Roma, in sede ministeriale. La Regione sarà presente con il vicepresidente ed i citati assessori, mentre Pierangelo Pettenò (Rifondazione) ha chiesto l’annullamento del consiglio regionale di giovedì per favorire una massiccia presenza nella capitale di tutti i consiglieri. «Mentre le difficoltà della chimica hanno come fonte la concorrenza del mercato - hanno spiegato i sindacalisti Giorgio Molin (Cgil), Gianni Fanecco (Cisl) e Diego Panisson (Uil) - il settore dell’alluminio è una questione politica, sia per la politica industriale che per il prezzo dell’energia. La Regione e gli enti locali veneziani debbono essere uniti e latori dell’urlo che si leva dai lavoratori di Fusina, anche perché è impensabile che possa essere risolta la questione Alcoa in Sardegna, grazie ai vantaggi dell’autonomia regionale, e non nel Veneto. Meglio un lavoratore di meno, ma mantenere aperti gli impianti in attesa di positivi sviluppi industriali, che un momentaneo posto di lavoro in più e la chiusura definitiva del forno di Fusina. Sarebbe un effetto domino devastante».
«Ci hanno venduto per niente - racconta un anziano operaio - prima, nel 1996, quando l’azienda si chiamava Alumix, siamo stati acquistati da Alcoa a prezzo stracciato. Di 1701 lavoratori, ne sono rimasti 420».
«Se giovedì non si approderà a nulla - ha aggiunto un esponente delle Rdb - occuperemo la fabbrica ed inizieremo l’autogestione».


25 novembre 2009 - Corriere Adriatico

Varato l’accordo alla Manuli
I confederali hanno firmato il verbale con i vertici della multinazionale al ministero

Ascoli - Accordo ratificato nella serata di ieri per la Manuli Rubber Industries. La firma contestuale era prevista per ieri in tarda serata a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico, dove sindacati (solo i confederali di Cgil, Cisl e Uil, con Ugl e SdL che, confermando la propria contrarietà, sono rimasti ad Ascoli) e proprietà si erano dati appuntamento sin dal primo pomeriggio per siglare l’accordo sulla base di quanto contrattato il 30 ottobre. Un accordo travagliato, che ha messo a dura prova la tenuta dell’unità dei lavoratori, dopo la burrascosa assemblea che aveva detto no all’ipotesi di accordo proposta dai confederali e la susseguente presa di posizione, controfirmata, da parte della maggioranza dei lavoratori del gruppo Manuli, che si sono invece espressi a favore. Un clima che quindi non è certo dei migliori quello che fa da corollario ad un accordo che non soddisfa le aspettative ma è il massimo che si è riusciti ad ottenere, come hanno confermato gli stessi sindacati confederali, e che almeno permetterà di sperare ancora nel salvataggio dello stabilimento ascolano, oltre a garantire alcuni anni di ammortizzatori sociali e quindi sostentamento economico a tante famiglie. Non la pensano così la Ugl e l’SdL, con il coordinamento Manuli che minaccia vertenze sindacali e querele. "Stiamo ancora discutendo alcune questioni contingenti – la dichiarazione di Floriano Canali della Uil rilasciate in serata - ma sostanzialmente l’accordo sarà firmato secondo quanto contrattato e definito il 30 ottobre scorso. In particolare, fermo restando i numeri degli esuberi, stiamo verificando le risorse economiche per l’incentivazione all’esodo". Sostanzialmente quindi, saranno 140 i lavoratori che continueranno a lavorare nello stabilimento ascolano, in aggiunta ai 6 destinati a Bologna, mentre in 230 saranno destinati alla mobilità. Da dire che l’impegno sulla cassa integrazione, prevista a rotazione, sarà di due anni, ma con verifica annuale in quanto l’ammortizzatore sociale è soggetto a rifinanziamento governativo. Confermati anche i 3,7 milioni di euro a disposizione per integrare il sostegno al reddito riguardante la Cigs. In serata, sindacati e azienda stavano ancora discutendo sul presupposto di retroattività della cassa integrazione al 1° settembre, mentre rimane avvolto in uno scenario alquanto nebuloso il futuro stesso dello stabilimento.

Il presidio rimane in segno di protesta

Ascoli - Dopo aver analizzato in assemblea l'attuale situazione alla luce degli avvenimenti dei giorni scorsi, il presidio della Manuli ha deciso di restare in loco in segno di protesta verso l'immobilità delle istituzioni e della Manuli, rispetto alle continue perdite di posti di lavoro in Manuli e nel resto della vallata e sarà pronto a contestare nei luoghi e nei modi opportuni, individuando gia' da subito la data del 30 novembre quando nella provincia di Ascoli interverranno l’ex ministro del lavoro e oggi presidente della commissione lavoro al senato Treu unitamente all'assessore regionale al lavoro, Badiali. "Quest’ultimo - affermano Quaglietti di Sdl e Morganti dell’Ugl - il 4 agosto, durante la prima assemblea tra lavoratori e istituzioni, incitava alla lotta con queste parole: La messa in mobilità come è stata attuata da parte della Manuli è un atto criminale. Noi metteremo in campo tutto quello che e' in nostro potere e dalla Manuli non uscirà neanche un bullone e qualsiasi azione di lotta, compresa l'occupazione, sarà lecita e tutelata dalle istituzioni, visto il comportamento criminale della Manuli!. All'iniziativa parteciperanno oltre ai lavoratori licenziati, anche i lavoratori precari creati dal pacchetto Treu. Nella stessa assemblea è stato altresì valutato che gran parte delle firme raccolte dal Comitato del si' "sono state psicologicamente ottenute dietro paura di un licenziamento e di una eventuale mancata erogazione di incentivi e cassa integrazione, nonostante l'intenzione espressa dall'azienda il giorno 14 novembre di tornare sul tavolo delle trattative. Non volendo condannare nessuno, riflettiamo sul fatto che una anomala raccolta di firme potrebbe essere utilizzata ed allegata a qualsiasi documento legale che potrebbe invalidare qualsiasi iniziativa degli stessi anche in futuro. Sono stati istituiti dei gruppi di lavoro per attuare qualsiasi tipo di protesta al fine di arginare l'emorragia di posti di lavori nel Piceno". Il coordinamento è aggiornato a domenica alle 21.30 al Presidio Manuli.


24 novembre 2009 - Corriere.it

EMERGENZA OCCUPAZIONE
Ispra, sul tetto contro i licenziamenti, la polizia interviene tra i precari
La protesta dei lavoratori: «A rischio 150 posti di lavoro ma l'incaricato del ministro non vuole incontrarci»
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ROMA - Continua la protesta dei lavoratori precari dell’Ispra che, a Roma, sono saliti sul tetto della sede di via di Casalotti 300, per occuparla contro l'annuncio di altri 150 licenziamenti, dopo i 250 tra gennaio e giugno. L’amministrazione nominata dal ministro vigilante, la titolare dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, fanno sapere in una nota i lavoratori, per tutta risposta ha chiamato le forze dell’ordine, che sono intervenute tra i lavoratori dell’Ispra. I precari, appoggiati dal sindacato di base Usi RdB Ricerca, chiedono di salvare il loro posto di lavoro e riaprire un dialogo con il prefetto Vincenzo Grimaldi, commissario straordinario dell’Istituto, oltre che con il ministro, «che da quando stata nominata ha sempre rifiutato di incontrarli», scrivono.
LAVAVETRI PER UN GIORNO - Lo scorso 20 maggio, in occasione della prima ondata di licenziamenti, i ricercatori e i precari dell'Ispra - Istituto superiore di protezione ambientale - avevano inscenato una clamorosa protesta nella Capitale: lungo la via Cristoforo Colombo si erano improvvisati lavavetri in camice bianco, per chiedere garanzie sul proprio futuro professionale (oltre 200 i contratti di collaborazione in via di scadenza) al ministero dell'Ambiente. A giugno già 200 lavoratori precari avevano visto il loro contratto non riconfermato, in novembre altri 150 lavoratori rischiano la stessa sorte.
SOLIDARIETA' DAL XVIII MUNICIPIO - Ai manifestanti sul tetto è giunta la solidarietà del Partito Democratico del Municipio XVIII e del gruppo consiliare del Pd della Provincia di Roma. «L’accorpamento dei tre enti che hanno dato vita all’Ispra (Apat -Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e i servizi Tecnici, Icram -Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare, Infs -Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) avrebbe dovuto razionalizzare in un'unica entità le competenze tecnico-scientifiche presenti - sottolinea una nota del Pd - al fine di corrispondere in modo puntuale ed armonico alla politica ambientale del Paese».
TAVOLO DI CONCERTAZIONE - Tuttavia, «a distanza di un anno manca completamente un piano organico per la valorizzazione delle grandi competenze scientifiche presenti e si assiste al progressivo smantellamento di gran parte delle attività di ricerca e protezione e monitoraggio ambientale», accusano i democratici che chiedono l’immediata convocazione di un tavolo di concertazione interistituzionale «con Regione, Provincia e Comune, come da mozione già approvata dal Consiglio Provinciale, al fine di avviare le procedure per la soluzione della vertenza Ispra».


24 novembre 2009 - Repubblica.it

Ispra, a rischio 250 posti. I precari salgono sul tetto
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Roma - Ancora lavoratori sul tetto che scotta. Stavolta è toccato ai precari dell'Ispra, dopo un'assemblea indetta questa mattina da Usi RdB Ricerca, montare sulla sede dell'ente di via Casalotti e minacciare di restarci fino alla conclusione, positiva, della loro vertenza. L'Ispra, ente di ricerca pubblica ambientale che effettua anche funzioni di controllo e ispezione, ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, "il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente" ricorda l'Usi RdB. "Se questo piano di licenziamenti verrà portato a termine, da gennaio - aggiunge il sindacato - il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato". "I lavoratori precari dell'Ispra sono ormai alla disperazione - spiega Claudio Argentini della Segreteria Nazionale Usi RdB Ricerca -. Oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l'Ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare. Come segreteria nazionale avevamo previsto che ulteriori licenziamenti, dopo i 200 della scorsa estate, sarebbero stati la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso e causato l'esplosione della rabbia di questi lavoratori. E non scenderanno se non di fronte ad atti chiari che garantiscano loro il mantenimento del posto di lavoro e il sostegno al settore della ricerca marina". Tra tante dichiarazioni a sostegno dei lavoratori dell’Ispra, spiccano le parole di Esterino Montino. "Esprimo tutta la mia solidarietà ai precari Ispra che in queste ore stanno manifestando per la salvaguardia del posto di lavoro - afferma il vicepresidente della giunta della regione Lazio -. Il mio appello è rivolto al Governo, e in particolare ai ministri Prestigiacomo e Sacconi, affinché si adoperi sia per dare riconoscimento delle competenze e certezza di lavoro ai ricercatori, sia per valorizzare le attività dell'ente".


24 novembre 2009 - Il Messaggero.it

Precari Ispra sul tetto dell'istituto contro licenziamenti

ROMA (24 novembre) - Un gruppo di precari dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) sono saliti stamattina sul tetto della sede di via Casalotti 300 a Roma per protestare contro il piano di licenziamenti. I precari in mattinata si erano riuniti in un'assemblea indetta dal sindacato di base dei lavoratori della ricerca Usi RdB Ricerca: l'ente ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente. Al termine del piano di licenziamenti il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato da gennaio. «I lavoratori precari dell'Ispra sono ormai alla disperazione - ha detto Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi RdB Ricerca - oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il ministro e la struttura commissariale che gestisce l'ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare. Ci aspettiamo - ha concluso il sindacalista - che il Commissario abbia il coraggio di invertire la rotta ed avvii subito le iniziative adeguate che sono possibili sia normativamente che economicamente». «Ci appelliamo al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo perché intervenga sul Commissario Ispra per la salvaguardia dei posti di lavoro e per il rilancio delle attività di ricerca dell'Ente», hanno detto i consiglieri provinciali del Pd Alberto Filisio e Marco Miccoli e il coordinatore del Pd del Municipio XVIII Valentino Mancinelli che questa mattina hanno incontrato i lavoratori precari. «A distanza di un anno - hanno aggiunto i consiglieri - manca completamente un piano organico per la valorizzazione delle grandi competenze scientifiche presenti e si assiste al progressivo smantellamento di gran parte delle attività di ricerca e protezione e monitoraggio ambientale». «Chiediamo - hanno concluso - l'immediata convocazione di un tavolo interistituzionale con Regione, Provincia e Comune, come da mozione già approvata dal Consiglio Provinciale, al fine di avviare le procedure per la soluzione della vertenza Ispra».


24 novembre 2009 - Unità online

Ricerca, precari Ispra sui tetti
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Roma - Un gruppo di precari dell'ente di ricerca pubblica ambientale Ispra sono saliti sul tetto della sede di via Casalotti a Roma per protestare contro il piano di licenziamenti. I precari, questa mattina, si erano riuniti in un'assemblea indetta da Usi RdB Ricerca. L'ente ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente. Al termine del piano di licenziamenti il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato da gennaio. «I lavoratori precari dell'Ispra sono ormai alla disperazione - ha detto Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi RdB Ricerca - oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l'ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare». «Ci aspettiamo - ha concluso il sindacalista - che il Commissario abbia il coraggio di invertire la rotta ed avvii subito le iniziative adeguate che, è necessario precisarlo, sono possibili sia normativamente che economicamente».


24 novembre 2009 - Ansa

LAVORO: ISPRA; REGIONE LAZIO, GOVERNO INTERVENGA SUBITO

(ANSA) - ROMA, 24 NOV - Il vicepresidente della giunta della Regione Lazio Esterino Montino ha espresso la sua solidarietà ai lavoratori precari che da questa mattina stanno manifestando sul tetto dell'Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale in via di Casalotti a Roma. «Il mio appello è rivolto al Governo - ha detto Montino -, ed in particolare ai Ministri Prestigiacomo e Sacconi, affinchè si adoperi sia per dare riconoscimento delle competenze e certezza di lavoro ai ricercatori, sia per valorizzare le attività dell'Ente».

LAVORO: PD, SOLIDARIETÀ A LAVORATORI ISPRA

(ANSA) - ROMA, 24 NOV - «Totale solidarietà» ai lavoratori Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che da stamattina manifestano sul tetto della sede di Roma è stata espressa dai deputati del Pd Raffaella Mariani e Alessandro Bratti, della commissione Ambiente di Montecitorio. «Domani - dicono - in occasione della prevista audizione alla Camera, chiederemo al ministro Prestigiacomo cosa intenda fare per scongiurare nuovi licenziamenti. Siamo in attesa, ormai da due anni, di una soluzione per l'Ispra dopo che la stessa Prestigiacomo ha voluto sciogliere l'Agenzia ambientale e accorpare tre Enti, l'Apat, l' Icram e l'Infs, riducendo il budget complessivo del 20% e creando le basi per una continua precarietà dei dipendenti che rappresentano una enorme risorsa che non viene valorizzata ma al contrario mortificata continuamente».

AMBIENTE: PROTESTA ISPRA, PRECARI SU TETTO ISTITUTO

(ANSA) - ROMA, 24 NOV - I lavoratori precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), dopo l'assemblea di questa mattina - riferiscono i sindacati in una nota - hanno deciso di salire sul tetto della sede di via Casalotti a Roma e dichiarano di non voler scendere fino alla conclusione positiva della loro vertenza. L'Ispra ha gia' licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalita' dei lavoratori giovani dell'ente. ''I lavoratori precari dell'Ispra sono ormai alla disperazione - spiega Claudio Argentini della Segreteria Nazionale Usi RdB Ricerca - oltre a perdere il lavoro, cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, vedono azzerare completamente la ricerca dedicata al mare''. ''Questa mattina - aggiunge Argentini - un gruppo di lavoratori, delegati sindacali di Usi/RdB, ha deciso di portare la protesta all'estremo, occupando il tetto dell'edificio nel quale hanno lavorato per anni. Non scenderanno se non di fronte ad atti chiari che garantiscano loro il mantenimento del posto di lavoro ed il sostegno al settore della ricerca marina''. ''Vista l'assenza di qualunque risposta da parte dell' amministrazione - si legge nella nota - i lavoratori precari dell'Ispra si preparano cosi' ad affrontare la notte sul tetto dell'Istituto di Via Casalotti 300 a Roma. I lavoratori chiedono di incontrare il commissario per l'ente e sono determinati a proseguire nella protesta fino a quando non verranno individuate soluzioni concrete per bloccare i licenziamenti e per salvaguardare le attivita' di ricerca sul mare in cui sono prevalentemente impegnati i lavoratori che verrebbero messi alla porta entro dicembre 2009''.

Roma: precari Ispra sul tetto, no a licenziamenti

ROMA - Un gruppo di precari dell'ente di ricerca pubblica ambientale Ispra sono saliti sul tetto della sede di via Casalotti a Roma per protestare contro il piano di licenziamenti. I precari, questa mattina, si erano riuniti in un'assemblea indetta da Usi RdB Ricerca. L'ente ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente. Al termine del piano di licenziamenti il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato da gennaio. "I lavoratori precari dell'Ispra sono ormai alla disperazione - ha detto Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi RdB Ricerca - oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l'ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare". "Ci aspettiamo - ha concluso il sindacalista - che il Commissario abbia il coraggio di invertire la rotta ed avvii subito le iniziative adeguate che, è necessario precisarlo, sono possibili sia normativamente che economicamente". Il vicepresidente della giunta della Regione Lazio Esterino Montino ha espresso la sua solidarietà ai lavoratori precari che da questa mattina stanno manifestando sul tetto dell'Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale in via di Casalotti a Roma. "Il mio appello è rivolto al Governo - ha detto Montino -, ed in particolare ai Ministri Prestigiacomo e Sacconi, affinché si adoperi sia per dare riconoscimento delle competenze e certezza di lavoro ai ricercatori, sia per valorizzare le attività dell'Ente". "Totale solidarietà" ai lavoratori Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che da stamattina manifestano sul tetto della sede di Roma è stata espressa dai deputati del Pd Raffaella Mariani e Alessandro Bratti, della commissione Ambiente di Montecitorio. "Domani - dicono - in occasione della prevista audizione alla Camera, chiederemo al ministro Prestigiacomo cosa intenda fare per scongiurare nuovi licenziamenti. Siamo in attesa, ormai da due anni, di una soluzione per l'Ispra dopo che la stessa Prestigiacomo ha voluto sciogliere l'Agenzia ambientale e accorpare tre Enti, l'Apat, l' Icram e l'Infs, riducendo il budget complessivo del 20% e creando le basi per una continua precarietà dei dipendenti che rappresentano una enorme risorsa che non viene valorizzata ma al contrario mortificata continuamente".

UNIVERSITÀ: RDB-CUB, GIOVEDÌ PROTESTA DAVANTI ALLA CRUI

(ANSA) - ROMA, 24 NOV - La RdB Università, con il sostegno della RdB-Cub Scuola, indice per giovedì, 26 novembre, un presidio di protesta con assemblea pubblica davanti alla sede della Conferenza dei Rettori a cui parteciperanno lavoratori e studenti. L'iniziativa, che si svolgerà in concomitanza con l'assemblea generale della Crui, vuole sollecitare un «forte impegno» da parte dei rettori a difesa dell'Università pubblica. In particolare la RdB chiede che l'intero corpo accademico si batta per il rifinanziamento del sistema senza alcuna altra contropartita, a cominciare dal recupero dei tagli della Legge 133/08, e che gli organi accademici e stati generali possano pronunciarsi liberamente sui contenuti del ddl Gelmini. Secondo la RdB, il ddl Gelmini sull'Università, così come il decreto «salva precari» per la scuola e le riforme, dal maestro unico a quella della secondaria, «sono l'accelerazione del processo di privatizzazione che regala ai privati il controllo del profitto su sapere, ricerca e formazione, cancellando di fatto il diritto sancito dalla Costituzione». La RdB chiede, invece, per l'Università e la Scuola una «riforma condivisa che corregga realmente le storture del sistema formativo delle lauree triennali, che ha causato la dequalificazione dell'istruzione universitaria; il ritiro del ddl Gelmini che getta nelle mani dell'imprenditoria privata il sistema universitario, derubando gli operatori universitari e gli studenti della loro rappresentatività negli Atenei; un piano straordinario di reclutamento per personale tecnico-amministrativo, insegnanti e ricercatori, il cui ruolo è dequalificato dalla precarietà; il rifiuto della finta meritocrazia, che istituisce pochi Atenei d'eccellenza a spese del restante sistema universitario nazionale; corsi universitari, pubblici e gratuiti, di aggiornamento e perfezionamento del personale della scuola pubblica; uno stop allo smantellamento dell'Università pubblica per fermare lo smantellamento di tutta la Pubblica Amministrazione».


24 novembre 2009 - Apcom

Lazio/ Roma, precari Ispra: Continua protesta, interviene polizia
Chiesto incontro con prefetto Grimaldi, commissario straordinario

Roma - Continua la protesta dei lavoratori precari dell'Ispra che, a Roma, sono saliti sul tetto della sede di via Casalotti, per occuparla contro lannuncio di altri 150 licenziamenti, dopo i 250 tra gennaio e giugno. L'amministrazione nominata dal ministro vigilante, la titolare dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, fanno sapere in una nota, per tutta risposta ha chiamato le forze dell'ordine, che proprio in questi minuti stanno arrivando all'Ispra. I precari, appoggiati dal sindacato di base Usi RdB Ricerca, chiedono di salvare il loro posto di lavoro e riaprire un dialogo con il prefetto Vincenzo Grimaldi, commissario straordinario dell'Istituto, oltre che con il ministro, "che da quando stata nominata ha sempre rifiutato di incontrarli", scrivono.

Lazio/ Roma, Usi Rdb ricerca: Precari sul tetto sede Ispra
Protestano per evitare i licenziamenti

Roma - I lavoratori precari dell'Ispra, ente di ricerca ambientale, dopo un'assemblea indetta questa mattina da Usi RdB Ricerca, hanno deciso di salire sul tetto della sede di via Casalotti a Roma e di non scendere fino alla conclusione positiva della loro vertenza. L'Ispra, fanno sapere in una nota, ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente. "Se questo piano di licenziamenti verrà portato a termine, da gennaio il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato", sottolinea Claudio Argentini, della segreteria nazionale Usi RdB ricerca. "Ci aspettiamo - dice - che il commissario abbia il coraggio di invertire la rotta ed avvii subito le iniziative adeguate che, è necessario precisarlo, sono possibili sia normativamente che economicamente. Questi lavoratori chiedono giustizia e lavoro. Lavoro nella ricerca pubblica".

Università/ Roma, giovedì protesta RdB-Cub a Conferenza rettori
"Il corpo accademico si batta per il rifinanziamento del sistema"

La RdB Università, col sostegno della RdB-CUB Scuola, ha indetto per giovedì prossimo a Roma un presidio di protesta con un'assemblea pubblica davanti alla sede della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. L'appuntamento è dalle ore 9 a piazza Rondanini. L'iniziativa, che si svolgerà in concomitanza con l'assemblea generale della Crui, intende "sollecitare un forte impegno da parte dei Rettori a difesa dell'Università pubblica": in particolare la RdB chiede che "l'intero corpo accademico si batta per il rifinanziamento del sistema senza alcuna altra contropartita, a cominciare dal recupero dei tagli della legge 133/08, e che gli organi accademici e stati generali possano pronunciarsi liberamente sui contenuti del ddl Gelmini". Secondo la RdB, "il ddl Gelmini sull'Università, così come il decreto 'salva precari' per la scuola statale e le cosiddette riforme, dal maestro unico a quella della secondaria, sono l'accelerazione del processo di privatizzazione che regala ai privati il controllo del profitto su sapere, ricerca e formazione, cancellando di fatto il diritto sancito dalla Costituzione".


24 novembre 2009 - Roma Today

Notte sul tetto contro i licenziamenti per i precari dell'Ispra
Da questa mattina la protesta dei ricercatori dell'Istituto per la Ricerca Ambientale si è spostata sui tetti della sede di via Casalotti 300. Nessuna risposta dalle istituzioni: si prospetta una notte all'aperto per ottenere un incontro

I lavoratori precari dell’ISPRA, dopo un’assemblea indetta questa mattina da USI RdB Ricerca, hanno deciso di salire sul tetto della sede di via Casalotti a Roma e di non scendere fino alla conclusione positiva della loro vertenza. Vista l'assenza di qualunque risposta da parte dell'amministrazione, i lavoratori precari dell’ISPRA si preparano ad affrontare la notte sul tetto. I lavoratori chiedono di incontrare il Commissario per l’Ente e sono determinati a proseguire nella protesta fino a quando non verranno individuate soluzioni concrete per bloccare i licenziamenti e per salvaguardare le attività di ricerca sul mare in cui sono prevalentemente impegnati i lavoratori che verrebbero messi alla porta entro dicembre 2009. L'ISPRA, ente di ricerca pubblica ambientale che effettua anche funzioni di controllo ed ispezione, ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente. Se questo piano di licenziamenti verrà portato a termine, da gennaio il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato. "I lavoratori precari dell’ISPRA sono ormai alla disperazione", spiega Claudio Argentini della Segreteria Nazionale USI RdB Ricerca, "oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l'Ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare". "Come segreteria nazionale", continua Argentini, "avevamo previsto che ulteriori licenziamenti, dopo i 200 della scorsa estate, sarebbero stati la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso e causato l’esplosione della rabbia di questi lavoratori. Questa mattina un gruppo di lavoratori, delegati sindacali di USI/RdB, ha deciso di portare la protesta all'estremo, occupando il tetto dell'edificio nel quale hanno lavorato per anni. Non scenderanno se non di fronte ad atti chiari che garantiscano loro il mantenimento del posto di lavoro ed il sostegno al settore della ricerca marina". Conclude il sindacalista di base: "Ci aspettiamo che il Commissario abbia il coraggio di invertire la rotta ed avvii subito le iniziative adeguate che, è necessario precisarlo, sono possibili sia normativamente che economicamente. Questi lavoratori chiedono giustizia e lavoro. Lavoro nella ricerca pubblica".


24 novembre 2009 - Dire

Ispra, precari sul tetto: "Azzerata la ricerca sul mare"
Assemblea Usi-Rdb, poi la protesta contro i licenziamenti e i tagli all'ente di ricerca pubblica ambientale: "Non scenderanno fino a quando non avranno certezze sul posto di lavoro"

Roma (DIRE) - ROMA - I lavoratori precari dell’Ispra, dopo un’assemblea indetta questa mattina da Usi RdB Ricerca, hanno deciso di salire sul tetto della sede di via Casalotti, a Roma, e di non scendere fino alla conclusione positiva della loro vertenza. Lo si legge in una nota. L'Ispra, ente di ricerca pubblica ambientale che effettua anche funzioni di controllo ed ispezione, ha già licenziato duecento precari storici e si appresta a licenziarne altri duecentocinquanta, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente. Se questo piano di licenziamenti verrà portato a termine, da gennaio il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato. "I lavoratori precari dell’Ispra sono ormai alla disperazione– spiega Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi RdB Ricerca- oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il ministro e la struttura commissariale che gestisce l'Ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare". "Come segreteria nazionale– continua Argentini- avevamo previsto che ulteriori licenziamenti, dopo i duecento della scorsa estate, sarebbero stati la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso e causato l’esplosione della rabbia di questi lavoratori. Questa mattina un gruppo di lavoratori, delegati sindacali di Usi/RdB, ha deciso di portare la protesta all'estremo, occupando il tetto dell'edificio nel quale hanno lavorato per anni. Non scenderanno se non di fronte ad atti chiari che garantiscano loro il mantenimento del posto di lavoro ed il sostegno al settore della ricerca marina". Conclude il sindacalista di base: "Ci aspettiamo che il commissario abbia il coraggio di invertire la rotta ed avvii subito le iniziative adeguate che, è necessario precisarlo, sono possibili sia normativamente che economicamente. Questi lavoratori chiedono giustizia e lavoro. Lavoro nella ricerca pubblica".


24 novembre 2009 - Asca

ROMA: CONTINUA PROTESTA LAVORATORI ISPRA
PER PRECARI NOTTE SU TETTO

(ASCA) Continua la protesta dei lavoratori precari dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) che da stamane sono saliti sul tetto della sede di via Casalotti 300 a Roma per protestare contro il piano di licenziamenti messo in atto dall'ente. I precari, in mattinata, si erano riuniti in un'assemblea indetta dal sindacato di base RdB Ricerca, per discutere sulle decisioni assunte dall'ente che ha gia' licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, il 40% del personale e la quasi totalita' dei lavoratori giovani. ''Vista l'assenza di qualunque risposta da parte dell'amministrazione, i lavoratori precari dell'Ispra - fa sapere un comun icato del sindacato di base RdB - si preparano ad affrontare la notte sul tetto dell' Istituto di Via Casalotti''. I lavoratori chiedono di incontrare il Commissario per l'Ente e sono determinati a proseguire nella protesta fino a quando ''non verranno individuate soluzioni concrete per bloccare i licenziamenti e per salvaguardare le attivita' di ricerca sul mare in cui sono prevalentemente impegnati i lavoratori che verrebbero messi alla porta entro dicembre 2009''.

RICERCA: PROTESTA PRECARI ISPRA, SALGONO SUL TETTO SEDE CASALOTTI

(ASCA) - Roma, 24 nov - Protesta dei lavoratori precari dell'Ispra che oggi a Roma, dopo un'assemblea indetta questa mattina, hanno deciso di salire sul tetto della sede dell'ente di via Casalotti dove minacciano di voler rimanere fino alla conclusione positiva della loro vertenza. L'Ispra, ente di ricerca pubblica ambientale che effettua anche funzioni di controllo ed ispezione, ''ha gia' licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalita' dei lavoratori giovani dell'ente'' secondo quanto riferisce il sindacato di base Usi RdB Ricerca che sottoliena come ''l'amministrazione per tutta risposta abbia chiamato la polizia che in questi minuti sta giungendo all'Ispra''. I precari chiedono di salvare il loro posto di lavoro e riaprire un dialogo con il prefetto Vincenzo Grimaldi, commissario straordinario dell'Istituto, oltre che con il ministro, che - riferiscono - da quando e' stata nominata ha sempre rifiutato di incontrarli.


24 novembre 2009 - Omniroma

ISPRA, RDB CUB: «PRECARI SI PREPARANO A PERNOTTARE SU TETTO»

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «Vista l'assenza di qualunque risposta da parte dell'amministrazione, i lavoratori precari dell'Ispra si preparano ad affrontare la notte sul tetto dell' Istituto di Via Casalotti 300 a Roma. I lavoratori chiedono di incontrare il Commissario per l'Ente e sono determinati a proseguire nella protesta fino a quando non verranno individuate soluzioni concrete per bloccare i licenziamenti e per salvaguardare le attività di ricerca sul mare in cui sono prevalentemente impegnati i lavoratori che verrebbero messi alla porta entro dicembre 2009». Così in una nota il sindacato Rdb Cub.

ISPRA, ZARATTI: «PRESTIGIACOMO INTERVENGA PER BLOCCO LICENZIAMENTI»

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «Il Governo metta in atto immediatamente gli strumenti più incisivi per porre fine allo stato di precarietà dei lavoratori dell'Ispra, oppure butti la maschera e decida che la ricerca scientifica per la difesa dell'ambiente non è una priorità». Lo afferma in una nota l'assessore regionale all'Ambiente della Regione Lazio Filiberto Zaratti: «La difesa dei livelli occupazionali all'Ispra è una questione fondamentale, e lo Stato non può permettersi di ledere i livelli occupazionali in un anno di crisi come questo. Questi lavoratori sono una priorità per la difesa ambientale che non deve privarsi delle intelligenze necessarie sotto il profilo scientifico. Basti pensare che tra i precari Ispra che rischiano il posto di lavoro ci sono alcuni ricercatori impegnati sulle navi dei veleni. La gestione commissariale di Ispra, inoltre, deve produrre un organico piano di riordino e non può limitarsi a licenziare personale qualificato, reinserendolo in Ispra, come è avvenuto in alcuni casi, attraverso agenzie di lavoro interinale». «I lavoratori ai quali non è stato rinnovato il contratto rappresentano un patrimonio di conoscenze, come dimostrano le centinaia di pubblicazioni scientifiche, del quale il nostro Paese non può fare a meno. Senza ricerca scientifica le condizioni ambientali nel nostro Paese sono destinate a peggiorare, con conseguenze pesanti sul fronte della salute dei cittadini - conclude Zaratti - Pertanto chiedo al Ministro Prestigiacomo di intervenire immediatamente per stabilizzare i precari Ispra, ai quali va la mia massima solidarietà, ed evitare che questo patrimonio di conoscenze venga disperso con un gravissimo danno per tutta la collettività nazionale».

ISPRA, TIBALDI: «ENNESIMA FERITA A TESSUTO PRODUTTIVO REGIONE»

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «La vicenda dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale è l'ennesima dolorosa ferita inferta al tessuto produttivo regionale e ad un patrimonio di conoscenze scientifiche di grande valore, ma colpevolmente trascurato dalle autorità di governo». È quanto dichiara l'assessore al Lavoro della Regione Lazio Alessandra Tibaldi in una nota in merito alla situazione di crisi occupazionale dell'istituto di via Casalotti a Roma. «Nell'esprimere la mia vicinanza e solidarietà alle lavoratrici e lavoratori in lotta - conclude - chiedo al Ministero dell'Ambiente di rinnovare i contratti in scadenza. Sono in gioco 250 posti di lavoro ed un contributo produttivo, anche dal punto di vista qualitativo, di assoluto rilievo sia in ambito regionale che nazionale».

ISPRA, LAURELLI (PD): «SOLIDARIETÀ AI PRECARI»

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «Duecento lavoratori già mandati a casa ed altri 180 non riconfermati a fine dicembre. Quello che sta accadendo all'Ispra è l'ennesimo esempio di una strategia che taglia costi senza alcuna programmazione e senza alcun interesse per la qualità del lavoro e la perdita di professionalità. Alcuni dei dipendenti a rischio lavorano all'Ispra da 15 anni ed hanno acquisito competenze ed esperienza. Ora se ne può fare a meno senza che l'attività dell'istituto ne risenta? Con 380 lavoratori in meno l'attività dell'istituto non potrà che subire un grave ridimensionamento. Mi unisco perciò all'appello al Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo perchè intervenga sul Commissario Ispra per la salvaguardia dei posti di lavoro e per il rilancio delle attività di ricerca dell'ente». Così, in una nota, Luisa Laurelli, consigliere regionale del Pd.

ISPRA, CARAPELLA (PD): SCONGIURARE ENNESIMA EMORRAGIA POSTI LAVORO

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «Dopo i 200 licenziati quest'estate ora a rischiare il posto sono altri 250 ricercatori dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: si tratta di un taglio spropositato che, oltre a ledere il diritto di centinaia di lavoratori e a causare un grave pregiudizio per la loro vita e quella delle loro famiglie, rischia di paralizzare, per mancanza di personale necessario, l'attività dell'Istituto stesso. Un paradosso inaccettabile che si abbatte su una struttura appena nata ed in grado di creare competenze proprio in uno dei settori più propagandati del momento, ovvero l'ambiente. Occorre un intervento deciso e congiunto di sindacati e istituzioni affinché sia scongiurata l'ennesima emorragia di forza lavoro sul nostro territorio che ha già pagato prezzi altissimi, vedi la vertenza Alitalia o, per restare sull'attualità, la grave situazione che stanno vivendo gli operai dell'Agile ex Eutelia». È quanto dichiara, in una nota, il presidente della Commissione Lavori Pubblici e Politiche per la Casa, Giovanni Carapella (Pd).

ISPRA, RDB CUB: «PRECARI SI PREPARANO A PERNOTTARE SU TETTO»

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «Vista l'assenza di qualunque risposta da parte dell'amministrazione, i lavoratori precari dell'Ispra si preparano ad affrontare la notte sul tetto dell' Istituto di Via Casalotti 300 a Roma. I lavoratori chiedono di incontrare il Commissario per l'Ente e sono determinati a proseguire nella protesta fino a quando non verranno individuate soluzioni concrete per bloccare i licenziamenti e per salvaguardare le attività di ricerca sul mare in cui sono prevalentemente impegnati i lavoratori che verrebbero messi alla porta entro dicembre 2009». Così in una nota il sindacato Rdb Cub.

ISPRA, MASINI (PD): «ALTRI ROMANI CHE RESTANO SENZA LAVORO»

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «Altri cittadini romani, dopo quelli dell'Eutelia, di Gemma si ritrovano senza lavoro e senza stipendio. Con una mozione che chieda al Sindaco Alemanno e all'assessore al Bilancio Leo di intervenire presso il Governo nazionale per tutelare i dipendenti dell'Ispra, porterò il dramma di questi lavoratori in Aula Giulio Cesare». A dichiararlo in una nota Paolo Masini consigliere comunale Pd. «Ormai operai, ricercatori, impiegati per denunciare i loro licenziamenti, la violenza e la vergogna di uno stipendio che non percepiscono, sentendosi abbandonati dallo Stato, non possono far altro che salire sui tetti per manifestare e farsi sentire - continua Masini - La Giunta Alemanno si sta macchiando di un'inerzia che è incapace di garantire serenità e dignità ai propri concittadini di proteggerli dall'operato di un Governo nazionale che segue la sua stessa fede politica. Per questo come consigliere comunale presenterò un atto per sensibilizzare l'amministrazione capitolina affinché si adoperi presso il Governo Nazionale per tutelare i lavoratori dell'Ispra».

ISPRA, MONTINO: «INTERVENGA GOVERNO»

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «Esprimo tutta la mia solidarietà ai lavoratori precari Ispra che in queste ore stanno manifestando per la salvaguardia del posto di lavoro. Il mio appello è rivolto al Governo, ed in particolare ai Ministri Prestigiacomo e Sacconi, affinchè si adoperi sia per dare riconoscimento delle competenze e certezza di lavoro ai ricercatori, sia per valorizzare le attività dell'Ente». Lo dichiara in una nota il vicepresidente della Regione, Esterino Montino.

ISPRA, PASETTO (PD): «SOLIDARIETÀ A RICERCATORI»

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «Esprimo solidarietà e vicinanza ai ricercatori, tecnici e amministrativi del l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) di via dei Casalotti a Roma, molti dei quali hanno già perduto il posto di lavoro ed altri rischiano di perderlo nelle prossime settimane». Lo dice in una nota Giorgio Pasetto, componente dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico. «Da quanto risulta, infatti - aggiunge - in Ispra si licenzia senza badare a quali progetti di ricerca vengono conseguentemente bloccati, come i progetti sul Mose, le bonifiche di zone portuali da ordigni bellici, la bonifica di siti inquinati, i monitoraggi ambientali di piattaforme off shore, la pesca sostenibile e acquacoltura. Faccio un appello al Ministero dell'Ambiente affinché ponga argine a questi licenziamenti rinnovando i contratti di questi lavoratori e - conclude Pasetto - esprimo vicinanza alle rappresentanze sindacali in questa difficile battaglia in difesa del lavoro».

ISPRA, PD: «PRESTIGIACOMO INTERVENGA A TUTELA POSTI LAVORO»

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «Il Gruppo del Pd alla Provincia di Roma e il Partito Democratico del Municipio XVIII esprimono solidarietà ai lavoratori Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che da stamattina manifestano sul tetto della sede di Roma». A dichiararlo, in una nota, sono i consiglieri provinciali Alberto Filisio e Marco Miccoli (presidenti delle Commissioni Ambiente e Lavoro) e il coordinatore del Pd del Municipio 18 di Roma Valentino Mancinelli, che hanno voluto incontrare i manifestanti in via di Casalotti 300. «L'accorpamento dei tre Enti che hanno dato vita all'Ispra (Apat-Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e i servizi Tecnici, Icram-Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare, INFS-Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) avrebbe dovuto razionalizzare in un'unica entità le competenze tecnico-scientifiche presenti al fine di corrispondere in modo puntuale ed armonico alla politica ambientale del Paese. A distanza di un anno - affermano i consiglieri - manca completamente un piano organico per la valorizzazione delle grandi competenze scientifiche presenti e si assiste al progressivo smantellamento di gran parte delle attività di ricerca e protezione e monitoraggio ambientale. A giugno già 200 lavoratori precari hanno visto il loro contratto non riconfermato. Un patrimonio intellettuale e professionale di fondamentale valore per l'Istituto, documentato da centinaia di pubblicazioni scientifiche. Ora altri 250 lavoratori rischiano la stessa sorte. Ci appelliamo perciò al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Stefania Prestigiacomo perché intervenga senza indugio sul Commissario Isra per la salvaguardia dei posti di lavoro e per il rilancio delle attività di ricerca dell'Ente». «Inoltre - continuano i consiglieri del Pd - sosteniamo le richieste dei lavoratori relative al termine del regime di commissariamento, all'adozione di uno statuto che finalmente possa dare certezze circa le finalità e gli obiettivi dell'Ente, all'individuazione dei più idonei strumenti tecnico legislativi per la tutela dei ricercatori non strutturati dell'Istituto al fine di non dissipare le loro competenze e gli investimenti pubblici finalizzati alla loro formazione. Infine - concludono i consiglieri - chiediamo l'immediata convocazione di un tavolo interistituzionale con Regione, Provincia e Comune, come da mozione già approvata dal Consiglio Provinciale, al fine di avviare le procedure per la soluzione della vertenza Ispra».

ISPRA, RDB-CUB: «PRECARI A OLTRANZA SU TETTO CONTRO LICENZIAMENTI»

(OMNIROMA) Roma, 24 nov - «I lavoratori precari dell'Ispra, dopo un'assemblea indetta questa mattina da USI RdB Ricerca, hanno deciso di salire sul tetto della sede di via Casalotti a Roma e di non scendere fino alla conclusione positiva della loro vertenza. L'ISPRA, ente di ricerca pubblica ambientale che effettua anche funzioni di controllo ed ispezione, ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente. Se questo piano di licenziamenti verrà portato a termine, da gennaio il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato». Lo comunica, in una nota, L'Rdb-Cub. «I lavoratori precari dell'ISPRA sono ormai alla disperazione - spiega Claudio Argentini della Segreteria Nazionale USI RdB Ricerca - oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l'Ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare». «Come segreteria nazionale - continua Argentini - avevamo previsto che ulteriori licenziamenti, dopo i 200 della scorsa estate, sarebbero stati la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso e causato l'esplosione della rabbia di questi lavoratori. Questa mattina un gruppo di lavoratori, delegati sindacali di USI/RdB, ha deciso di portare la protesta all'estremo, occupando il tetto dell'edificio nel quale hanno lavorato per anni. Non scenderanno se non di fronte ad atti chiari che garantiscano loro il mantenimento del posto di lavoro ed il sostegno al settore della ricerca marina». Conclude il sindacalista di base: «Ci aspettiamo che il Commissario abbia il coraggio di invertire la rotta ed avvii subito le iniziative adeguate che, è necessario precisarlo, sono possibili sia normativamente che economicamente. Questi lavoratori chiedono giustizia e lavoro. Lavoro nella ricerca pubblica».


24 novembre 2009 - Adnkronos

RICERCA: RDB-CUB, PRECARI ISPRA PRONTI A PERNOTTARE SUL TETTO

Roma, 24 nov. (Adnkronos) - «Vista l'assenza di qualunque risposta da parte dell'amministrazione, i lavoratori precari dell'Ispra si preparano ad affrontare la notte sul tetto dell'Istituto di Via Casalotti 300 a Roma». È quanto si legge in una nota di Rdb-Cub. «I lavoratori chiedono di incontrare il Commissario per l'Ente e sono determinati a proseguire nella protesta fino a quando non verranno individuate soluzioni concrete per bloccare i licenziamenti e per salvaguardare le attività di ricerca sul mare in cui sono prevalentemente impegnati i lavoratori che verrebbero messi alla porta entro dicembre 2009», conclude la nota.

RICERCA: ESPONENTI PD SU ISPRA ROMA,
PRESTIGIACOMO BLOCCHI ALTRI LICENZIAMENTI

Roma, 24 nov. - (Adnkronos) - "Il gruppo del Pd alla Provincia di Roma e il Partito Democratico del Municipio XVIII esprimono solidarieta' ai lavoratori Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che da stamattina manifestano sul tetto della sede di Roma". A dichiararlo in una nota sono i consiglieri della Provincia di Roma Alberto Filisio e Marco Miccoli e risprettivamente presidenti delle commissioni Ambiente e Lavoro, e il coordinatore del Pd del Municipio XVIII di Roma Valentino Mancinelli, che hanno voluto incontrare i manifestanti in via di Casalotti 300. "L'accorpamento dei tre enti - continuano - che hanno dato vita all'Ispra (Apat-Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e i servizi Tecnici, Icram-Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare, Infs-Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) avrebbe dovuto razionalizzare in un'unica entita' le competenze tecnico-scientifiche presenti, al fine di corrispondere in modo puntuale ed armonico alla politica ambientale del Paese. A distanza di un anno - spiegano i consiglieri - manca completamente un piano organico per la valorizzazione delle grandi competenze scientifiche presenti e si assiste al progressivo smantellamento di gran parte delle attivita' di ricerca e protezione e monitoraggio ambientale". "A giugno gia' 200 lavoratori precari hanno visto il loro contratto non riconfermato. Un patrimonio intellettuale e professionale di fondamentale valore per l'Istituto, documentato da centinaia di pubblicazioni scientifiche. Ora - si legge nella nota - altri 250 lavoratori rischiano la stessa sorte. Ci appelliamo percio' al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Stefania Prestigiacomo, perche' intervenga senza indugio sul Commissario Ispra per la salvaguardia dei posti di lavoro e per il rilancio delle attivita' di ricerca dell'ente". «Inoltre - sottolineano gli esponenenti del Pd - sosteniamo le richieste dei lavoratori relative al termine del regime di commissariamento, all'adozione di uno statuto che finalmente possa dare certezze circa le finalità e gli obiettivi dell'ente, all'individuazione dei più idonei strumenti tecnico legislativi per la tutela dei ricercatori non strutturati dell'Istituto al fine di non dissipare le loro competenze e gli investimenti pubblici finalizzati alla loro formazione». «Infine - concludono i consiglieri - chiediamo l'immediata convocazione di un tavolo interistituzionale con Regione, Provincia e Comune, come da mozione già approvata dal Consiglio provinciale, al fine di avviare le procedure per la soluzione della vertenza Ispra».

RICERCA: DI PIETRO, IDV VICINA A LAVORATORI ISPRA

Roma, 24 nov. (Adnkronos) - «Esprimo la mia personale solidarietà e quella dell'Italia dei Valori ai lavoratori Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca Ambientale, oggi costretti ad un gesto eclatante e disperato per protestare contro i licenziamenti annunciati dall'ente». Lo afferma in una nota il Presidente dell'Italia dei Valori, Antonio di Pietro, in riferimento alla protesta dei lavoratori Ispra che, da questa mattina, sono sul tetto della sede di Roma. «È necessario e doveroso che il Governo intervenga per evitare che altre famiglie finiscano sul lastrico e che le professionalità dei lavoratori vengano mortificate e umiliate -continua Di Pietro- Una delegazione dell'IdV, guidata dal senatore Stefano Pedica, è al fianco dei lavoratori e, sulla delicata vicenda, il gruppo dell'IdV alla Camera presenterà un'interrogazione urgente al Governo affinchè intervenga con immediati provvedimenti».

RICERCA: PROTESTA PRECARI ISPRA,
SALITI SUL TETTO CONTRO LICENZIAMENTI
MINACCIANO DI RIMANERVI FINO A CONCLUSIONE VERTENZA
USI RDB, SONO ESASPERATI

Roma, 24 nov. (Adnkronos)- Protesta dei lavoratori precari dell'Ispra che oggi a Roma, dopo un'assemblea indetta questa mattina da Usi RdB Ricerca, hanno deciso di salire sul tetto della sede dell'ente di via Casalotti dove minacciano di voler rimanere fino alla conclusione positiva della loro vertenza. L'Ispra, ente di ricerca pubblica ambientale che effettua anche funzioni di controllo ed ispezione, «ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente» ricorda l'Usi RdB. «Se questo piano di licenziamenti verrà portato a termine, da gennaio -aggiunge il sindacato- il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato». «I lavoratori precari dell'Ispra sono ormai alla disperazione perchè -spiega Claudio Argentini della Segreteria Nazionale Usi RdB Ricerca- oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l'Ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare». «Come segreteria nazionale -continua Argentini- avevamo previsto che ulteriori licenziamenti, dopo i 200 della scorsa estate, sarebbero stati la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso e causato l'esplosione della rabbia di questi lavoratori». «Questa mattina un gruppo di lavoratori, delegati sindacali di Usi/RdB, ha deciso di portare la protesta all'estremo, occupando il tetto dell'edificio nel quale hanno lavorato per anni. Non scenderanno -avverte Argentini- se non di fronte ad atti chiari che garantiscano loro il mantenimento del posto di lavoro ed il sostegno al settore della ricerca marina». «Ci aspettiamo che -conclude il sindacalista di base- il Commissario abbia il coraggio di invertire la rotta ed avvii subito le iniziative adeguate che, è necessario precisarlo, sono possibili sia normativamente che economicamente. Questi lavoratori chiedono giustizia e lavoro. Lavoro nella ricerca pubblica».


24 novembre 2009 - Agi

RICERCA: PRECARI ISPRA SALGONO SUL TETTO CONTRO LICENZIAMENTI

(AGI) - Roma, 24 nov. - I lavoratori precari dell'ISPRA, dopo un'assemblea indetta questa mattina da USI RdB Ricerca, hanno deciso di salire sul tetto della sede di via Casalotti a Roma e di non scendere fino alla conclusione positiva della loro vertenza. Lo rende noto un comunicato. L'ISPRA, ente di ricerca pubblica ambientale che effettua anche funzioni di controllo ed ispezione, ha gia' licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalita' dei lavoratori giovani dell'ente. Se questo piano di licenziamenti verra' portato a termine, da gennaio il settore della ricerca sul mare sara' di fatto completamente azzerato.
"I lavoratori precari dell'ISPRA sono ormai alla disperazione - spiega Claudio Argentini della segreteria nazionale USI RdB Ricerca - oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il ministro e la struttura commissariale che gestisce l'Ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare. Come segreteria nazionale - continua Argentini - avevamo previsto che ulteriori licenziamenti, dopo i 200 della scorsa estate, sarebbero stati la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso e causato l'esplosione della rabbia di questi lavoratori. Questa mattina un gruppo di lavoratori, delegati sindacali di USI/RdB, ha deciso di portare la protesta all'estremo, occupando il tetto dell'edificio nel quale hanno lavorato per anni. Non scenderanno se non di fronte ad atti chiari che garantiscano loro il mantenimento del posto di lavoro ed il sostegno al settore della ricerca marina". Conclude il sindacalista di base: "Ci aspettiamo che il commissario abbia il coraggio di invertire la rotta ed avvii subito le iniziative adeguate che, e' necessario precisarlo, sono possibili sia normativamente che economicamente. Questi lavoratori chiedono giustizia e lavoro. Lavoro nella ricerca pubblica".

NO A POSTER CLOONEY IN TRIBUNALE, DIPENDENTI INDOSSANO T-SHIRT

(AGI) - Genova, 24 nov. - Non solo David Beckham, George Clooney e Johnny Deep. Sulle magliette che stamani indossavano i dipendenti degli uffici amministrativi del tribunale di Genova c'era anche l'effigie della bella Belen Rodriguez.
Magliette realizzate e indossate in segno di protesta per quanto accaduto venerdi' scorso, quando il dirigente del personale del Tribunale, Vincenzo Grasso, per motivi di decoro, aveva imposto la rimozione dai muri di poster e calendari raffiguranti star piu' o meno sexy di Hollywood. Gia' allora le parti sindacali insorsero contro i rigori del decreto Brunetta.
Stamani le varie sigle sindacali hanno indetto un'assemblea al termine della quale hanno divulgato un comunicato. I lavoratori 'Respingono - si legge nella nota - con fermezza la proposta di Ordinamento Professionale dell'Amministrazione Giudiziaria in quanto sbagliata per i lavoratori che verrebbero mortificati e dequalificati, nonche' per il servizio che verrebbe danneggiato da un ordinamento che, invece di guardare ad un progetto futuro, riporta l'Amministrazione indietro di 10 anni.
Denunciano le condizioni di lavoro degli uffici giudiziari di Genova che soffrono per gravi carenze di organico e mancanza di risorse. Ritengono dunque necessari per garantire una effettiva accelerazione dei tempi di processi investimenti adeguati per il giusto riconoscimento professionale dei lavoratori, per nuove assunzioni e per la modernizzazione del sistema'. Il documento prosegue con un attacco alla legge Brunetta. I dipendenti del tribunale 'Respingono l'impianto della legge Brunetta - si legge - in quanto non finalizzato al miglioramento del servizio ma ad una punizione e mortificazione dei lavoratori pubblici e del servizio pubblico. Respingono inoltre qualsiasi progetto che possa condurre ad una privatizzazione dei servizi pubblici. Rivendicano un rinnovo contrattuale che garantisca il potere di acquisto dei lavoratori e chiedono al Governo di stanziare fondi adeguati nella legge finanziaria. Chiedono ai Capi degli Uffici Giudiziari di Genova di respingere la proposta dell'Amministrazione e di farsi portavoce delle condizioni di lavoro di emergenza degli uffici'. Al termine dell'assemblea e' stato dato mandato FPCGIL, UILPA-UIDAG, FLP e RdB, che unitariamente hanno avviato una mobilitazione, 'di seguitare - si legge ancora nella nota - nelle iniziative di contrasto al disegno dell'Amministrazione per ottenere la ricomposizione dei profili professionali e la riqualificazione del personale della giustizia'.


24 novembre 2009 - Uno Notizie

ROMA, PROTESTA LAVORATORI ISPRA / negato confronto
Contro i licenziamenti i precari ISPRA sul tetto tutta la notte

I lavoratori precari dell’ISPRA, dopo un’assemblea indetta questa mattina da USI RdB Ricerca, hanno deciso di salire sul tetto della sede di via Casalotti a Roma e di non scendere fino alla conclusione positiva della loro vertenza. L'ISPRA, ente di ricerca pubblica ambientale che effettua anche funzioni di controllo ed ispezione, ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40% del personale e la quasi totalità dei lavoratori giovani dell'ente. Se questo piano di licenziamenti verrà portato a termine, da gennaio il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato. "I lavoratori precari dell’ISPRA sono ormai alla disperazione – spiega Claudio Argentini della Segreteria Nazionale USI RdB Ricerca - oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l'Ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare". "Come segreteria nazionale – continua Argentini - avevamo previsto che ulteriori licenziamenti, dopo i 200 della scorsa estate, sarebbero stati la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso e causato l’esplosione della rabbia di questi lavoratori. Questa mattina un gruppo di lavoratori, delegati sindacali di USI/RdB, ha deciso di portare la protesta all'estremo, occupando il tetto dell'edificio nel quale hanno lavorato per anni. Non scenderanno se non di fronte ad atti chiari che garantiscano loro il mantenimento del posto di lavoro ed il sostegno al settore della ricerca marina". Conclude il sindacalista di base: "Ci aspettiamo che il Commissario abbia il coraggio di invertire la rotta ed avvii subito le iniziative adeguate che, è necessario precisarlo, sono possibili sia normativamente che economicamente. Questi lavoratori chiedono giustizia e lavoro. Lavoro nella ricerca pubblica". Ma vista l'assenza di qualunque risposta da parte dell'amministrazione, i lavoratori precari dell’ISPRA si preparano ad affrontare la notte sul tetto dell' Istituto di Via Casalotti 300 a Roma. I lavoratori chiedono di incontrare il Commissario per l’Ente e sono determinati a proseguire nella protesta fino a quando non verranno individuate soluzioni concrete per bloccare i licenziamenti e per salvaguardare le attività di ricerca sul mare in cui sono prevalentemente impegnati i lavoratori che verrebbero messi alla porta entro dicembre 2009.


24 novembre 2009 - Aprile online

Ispra, i precari sul tetto
Crisi. L'ente di ricerca pubblica ambientale Ispra ha già licenziato 200 precari storici e si appresta a licenziarne altri 250, ovvero il 40 per cento del personale e la quasi totalità dei giovani. Al termine del piano di licenziamenti il settore della ricerca sul mare sarà di fatto completamente azzerato da gennaio

Roma - Un gruppo di precari (i lavoratori questa mattina si erano riuniti in un'assemblea indetta dall'Usi Rdb) è salito oggi sul tetto della sede di via Casalotti, a Roma, per protestare contro il piano di licenziamenti.
"I lavoratori precari dell'Ispra sono ormai alla disperazione - ha detto Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi RdB Ricerca - oltre a perdere il lavoro, cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il ministro e la struttura commissariale che gestisce l'ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare. Ci aspettiamo - ha continuato il sindacalista - che il commissario abbia il coraggio di invertire la rotta e avviare subito le iniziative adeguate che, è necessario precisarlo, sono possibili sia normativamente che economicamente". Ai precari dell'Ispra è arrivata la solidarietà del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, per il quale "è necessario e doveroso che il governo intervenga per evitare che altre famiglie finiscano sul lastrico e che le professionalita' dei lavoratori vengano mortificate e umiliate". Giorgio Pasetto, componente dell'Assemblea nazionale del Partito democratico, ha ricordato che all'interno dell'Ispra "si licenzia senza badare a quali progetti di ricerca vengono conseguentemente bloccati, come i progetti sul Mose, le bonifiche di zone portuali da ordigni bellici, la bonifica di siti inquinati, i monitoraggi ambientali di piattaforme off shore, la pesca sostenibile e acquacultura". L'esponente del Pd perciò fa un appello al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, "affinché ponga argine a questi licenziamenti rinnovando i contratti di questi lavoratori". Al ministro si rivolgono anche i consiglieri provinciali di Roma del Pd Alberto Filisio e Marco Miccoli e il coordinatore del Pd del Municipio XVIII Valentino Mancinelli che questa mattina hanno incontrato i lavoratori precari. "Ci appelliamo al ministro dell'Ambiente Prestigiacomo perché intervenga senza indugio sul commissario Ispra per la salvaguardia dei posti di lavoro e per il rilancio delle attività di ricerca dell'ente - hanno chiesto -. A distanza di un anno, manca completamente un piano organico per la valorizzazione delle grandi competenze scientifiche presenti e si assiste al progressivo smantellamento di gran parte delle attività di ricerca e protezione e monitoraggio ambientale. Chiediamo l'immediata convocazione di un tavolo interistituzionale con Regione, Provincia e Comune, come da mozione già approvata dal Consiglio provinciale, al fine di avviare le procedure per la soluzione della vertenza Ispra".


24 novembre 2009 - CNR media

PRECARI ISPRA PROTESTANO SUL TETTO

Roma - I lavoratori di Ispra sul tetto dell'ente per chiedere la stabilizzazione dopo anni di precariato. Argentini (RdB Ricerca): "Non scenderemo fino a quando la trattativa non sarà conclusa positivamente". Sul tetto da questa mattina i precari dell'ente di ricerca pubblica ambientale Ispra. Chiedono all'ente di ricerca pubblica ambientale, che effettua anche funzioni di controllo ed ispezione, di sbloccare la trattativa ferma da oltre un anno. "Siamo in trenta, altre quaranta persone sono alla base dell'edificio - racconta a CNRmedia dal tetto dell'Ispra Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi RdB Ricerca . "Questa mattina durante un'assemblea sindacale i lavoratori hanno deciso che dopo un anno e mezzo di trattative infruttuose e con il contratto che scade a fine dicembre non c'era altro da fare che prendere un'iniziativa drastica e rimanere sul tetto fino a quando non si chiude una trattativa con esito positivo. Questi - spiega ancora Argentini - sono lavoratori precari che prestano servizio in Ispra da una media di 5-6 anni con punte di 12 o 13 anni. Sono persone che attraggono fondi da vari enti, dall'Unione europea e dal ministero, hanno la capacità di trovare fondi e finanziamenti. Non è un problema economico, quello che noi chiediamo è che venga avviato un piano di stabilizzazione coerente con la loro funzione che è diventata essenziale per l'ente.


24 novembre 2009 - Bari Mia

L'Italia che soffre:
contro i licenziamenti i precari dell'Ispa salgono sul tetto dell'Istituto
di Angela Rubino

Roma - Mentre il tema "processo breve" continua ad occupare i media nazionali (e non solo) come se fosse la preoccupazione principale per gli italiani, a Roma questa mattina salgono sul tetto della loro sede, in via Casalotti, i precari dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Lo fanno per far sentire la loro voce, per rivendicare il loro lavoro e per contestare i licenziamenti che l'Istituto ha messo in atto: 200 precari storici già licenziati e 250 in via di licenziamento. In percentuale si tratta del 40% di lavoratori giovani che vengono messi "fuori" dall'Ispra. Il dirigente nazionale Usi Rdb Ricerca, Claudio Argentini, spiega come questa categoria sia penalizzata per i salari da "fame" e ora rischia anche di perdere il posto di lavoro dopo che sia il Ministero all'Ambiente (nelle vesti del ministro Prestigiacomo) e sia l'Ente Ispra hanno azzerato la ricerca riguardante il mare. Insieme ad Argentini anche i consiglieri provinciali del Pd, Alberto Fisilio e Marco Miccoli, chiedono al ministro Stefania Prestigiacomo un intervento urgente sul commissario dell'Ente affinchè si possa tutelare il lavoro dei precari Ispra e allo stesso tempo si chiede di rilanciare le attività di ricerca (auspicate anche dal Presidente Napolitano). Da parte dei consiglieri Pd non manca la puntualizzazione sulla scarsa attenzione, da parte del governo, nei confronti delle attività di ricerca essendo un utile mezzo per la salvaguardia dell'ambiente. L'Italia è in fermento, i lavoratori scelgono forme più forti per farsi sentire. Da Nord a Sud le problematiche lavorative stanno esplodendo. Dal Mezzogiorno arriva la protesta degli imprenditori agricoli che rischiano di perdere le proprie terre. Forse sarà arrivato il momento di pensare alle problematiche che affliggono seriamente il "popolo" italiano?


24 novembre 2009 - Villaggio Globale

Una brutta pagina
I precari Ispra sul tetto
Protestano contro l'annuncio di altri 150 licenziamenti ed intendono restare lì fino alla risoluzione positiva della vertenza. Rischia di essere azzerata la ricerca marina

Roma - Stamattina i lavoratori precari dell'Ispra sono saliti sul tetto della sede di via Casalotti dell'Istituto, per occuparla contro l'annuncio di altri 150 licenziamenti, dopo i 250 che si sono già verificati tra gennaio e giugno 2009. L'amministrazione nominata dal ministro vigilante, la titolare dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, per tutta risposta ha chiamato le forze dell'ordine. I precari, appoggiati dal sindacato di base Usi RdB Ricerca, chiedono di salvare il loro posto di lavoro e riaprire un dialogo con il prefetto Vincenzo Grimaldi, commissario straordinario dell'Istituto, oltre che con il Ministro, che da quando è stata nominata ha sempre rifiutato di incontrarli. Non solo, ma in un improvvido intervento si appropriò di una stabilizzazione non sua. «I lavoratori precari dell'Ispra sono ormai alla disperazione perchè - spiega Claudio Argentini della Segreteria Nazionale Usi RdB Ricerca - oltre a perdere il lavoro, a cui hanno dedicato molti anni della loro vita, spesso con salari da fame, il Ministro e la struttura commissariale che gestisce l'Ente stanno azzerando completamente la ricerca dedicata al mare». La ricerca marina ed una serie di controlli ambientali rischiano, quindi, di saltare in Italia, né l'aver accorpato enti differenti come Apat, Icram e Infs con l'inserimento da parte del Governo di un emendamento al decreto legge sull'emergenza rifiuti, pressati (ufficialmente) dal bisogno di semplificazione degli Enti, si è rivelata una mossa giusta. In pratica sono stati messi a rischio centinaia di posti di lavoro nell'agenzia governativa che esegue i controlli ambientali. L'ex Apat con circa 1.100 dipendenti, di cui oltre 400 precari, quasi il 50% di tutta la pianta organica, che di fatto svolge il 90% delle attività. E solo per un eufemismo, quindi, che si chiamano precari.


24 novembre 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 41 - 2Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* La Corte dei conti si rivolge alla Consulta, semaforo rosso per il «lodo» statistico
* La procura dissequestra il germoplasma
* Una banca dei semi bene dell'umanità
* L'Ingv trasmigra verso la protezione civile?
* Aumenti del 330 per cento per il presidente dell'Istat
* Finita la crisi? Si riparte dal vecchio Pil
* Primo ricercatore Isae? Con 10 anni di esperienza


24 novembre 2009 - Terra

Nuovi licenziamenti alla casa di assistenza Ri.Rei
POLEMICA. Termosifoni rotti, panni sporchi e mezzi per il trasporto dei disabili senza benzina. Continua la protesta degli operatori del consorzio senza stipendio da ottobre
di Ylenia Sina

Strutture fatiscenti, condizioni di lavoro impossibili, minaccia di licenziamenti e gravi ritardi nei pagamenti. E, sabato mattina, la morte di un ragazzo ricoverato nel centro di Santa Severa. Per utenti e lavoratori la situazione dei centri di assistenza ai disabili gestiti dal 2006 dal Consorzio Ri.Rei, costituito dalle cooperative Unisan, Osa e Nuova Sair, peggiora sempre di più. Nonostante tutto Ri. Rei ribadisce la volontà di continuare con le procedure di licenziamento avviate alla fine di agosto per 193 lavoratori sui 450 impegnati nel servizio. In un incontro, avvenuto ieri mattina, tra il consorzio e i sindacati Uil e RdB.Cub, Ri. Rei ha comunicato che avvierà l’iter presso l’assessorato regionale al Lavoro per dar via alla seconda fase dei licenziamenti. «Il termine di conferma delle procedure è scaduto da tempo» spiega Pio Congi di RdB, «per questo tutto l’iter andrebbe sospeso. Inoltre l’assistenza ai disabili è un servizio pubblico e, di conseguenza, a determinare eventuali esuberi dovrebbe essere la Regione Lazio». Intanto i lavoratori stanno ancora aspettando lo stipendio di ottobre «e nessuno», denuncia una dipendente del centro di via Majorana, a Roma, «sa darmi una garanzia di quanto tempo passerà prima di ricevere i prossimi versamenti». Come se non bastasse, i lavoratori sono stanchi di assistere i "loro" disabili in condizioni disastrose: «Panni sporchi, riscaldamenti rotti, in alcuni giorni ci siamo ritrovati senza la benzina per i mezzi per trasportare i ragazzi. Non ne possiamo più». è solo grazie alle competenze e alla passione dei lavoratori che la situazione dei centri non degenera: «Con la nostra esperienza e il nostro affetto», racconta un’assistente del centro di Santa Severa, «cerchiamo ogni giorno di sopperire alla scarsità dei mezzi». I genitori degli utenti raccontano come ragazzi, anche con patologie che causano reazioni violente, vengono spesso lasciati insieme nella stessa stanza per mancanza di personale. Ma è a Lavinio che si registra la situazione più grave. Nel centro, da ottobre affidato alla Asl di riferimento con un’ordinanza del presidente della Regione, la direzione sanitaria dell’Asl RmH sta tentando di collocare i disabili nei posti disponibili sparsi nei differenti centri del territorio di competenza. «Questo "spacchettamento"», spiega Teresa Pascucci di RdB Cub, «produrrebbe la progressiva riduzione dei posti di lavoro, se non addirittura la chiusura della struttura ». Esasperati da questa situazione, venerdì mattina un gruppo di lavoratori e genitori dei centri Ri. Rei. ha presidiato la sede della Asl Rm H ad Albano Laziale per esigere un incontro con il direttore generale, Alessandro Cipolla. Dopo un’ora di proteste una delegazione accompagnata dal consigliere regionale Ivano Peduzzi è stata ricevuta dal direttore sanitario, Vittorio Cicogna. «Chiediamo la sospensione di iniziative unilaterali e la pubblicazione di un bando per l’assegnazione del centro a un soggetto qualificato » ha spiegato Pio Congi di RdB. «Soprattutto vogliamo evitare che lo "spacchettamento" di Lavinio diventi un modello "risolutivo" da applicare a tutti gli altri centri». Tutto ciò verrà messo sul tavolo in programma per domani quando il dg riceverà una delegazione di utenti e lavoratori. Il tutto mentre all’ingresso della struttura si terrà l’ennesimo presidio.


24 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. Un picchetto ha bloccato ieri «l'ennesimo sfratto per morosità»...

Bologna - Un picchetto ha bloccato ieri «l'ennesimo sfratto per morosità» che pendeva su un'abitazione in via Zaniboni (nella foto). Lo rende noto il sindacato inquilini Asia Rdb, specificando che a rischiare di rimanere senza una casa era «ancora una volta, una famiglia monoreddito: per colpa dell'attuale situazione di crisi, non riusciva a sostenere l'affitto». Per il sindacato di base, come si legge in un comunicato, questa è l'ennesima spia di «un'emergenza abitativa» che a Bologna «sta diventando sistematica». Asia quindi rilancia e sostiene «la giornata nazionale del 4 dicembre contro gli sfratti».

Agenzia delle entrate, sindacati sul piede di guerra «Ci ostacolano nel lavoro»
Dubbi sull'apertura degli uffici di Adria

Rovigo - GIÀ A SUO TEMPO, i 18 dipendenti dell'ufficio controllo dell'agenzia delle entrate di Adria, avevano detto di no al trasferimento alla direzione provinciale di Rovigo, richiedendo di continuare a svolgere la propria professione sempre negli uffici della cittadina adriese. In tutta risposta la direzione provinciale ha tolto, ai 18 dipendenti dell'unità di controllo, le pratiche per passarle ai nuovi addetti nella sede di Rovigo. Nella mattinata di ieri, proprio in contemporanea alla partenza della nuova direzione provinciale, i sindacati RdB, assieme ai dipendenti, hanno indetto un'assemblea per contestare e mettere a conoscenza l'opinione pubblica su quanto sta succedendo. La regione Veneto, infatti, ha deciso di operare dei tagli sui costi di gestione, portando solo a quattro gli uffici dell'agenzia delle entrate che potranno disporre di un'unità di controllo su 32 sedi attualmente esistenti. Di conseguenza gli uffici di Adria e di Badia Polesine si sono visti privare del team di controllo che è stato centralizzato a Rovigo. «I dipendenti sono stati sollevati dal loro compito, togliendo loro una professionalità che è stata acquistata nel tempo ha continuato Giacon , anche le persone che avevano incarichi dirigenziali si sono visti togliere le competenze». Il timore, manifestato dai dipendenti, è che questo sia solo un primo passo verso un futuro taglio ancora più drastico, con il timore che l'ufficio di Adria arrivi a diventare un semplice sportello. «La provincia di Rovigo, da un punto all'altro, è lunga circa 160 chilometri ha spiegato Giuseppe Taibi del sindacato RdB . Questi tagli vanno contro la logica. Un dipendente da Rovigo dovrà percorrere molta più strada per muoversi da un punto all'altro, aumentando i costi degli spostamenti, quindi servirà più personale per riuscire a mantenere la stessa efficacia nei controlli. Dove sta allora il risparmio? Inoltre, lo spostamento dell'ufficio di controllo creerà non pochi disagi all'utenza della zona che, in caso di bisogno, dovrà recarsi a Rovigo. Per chi abita nel comune di Porto Tolle la strada non è poi così breve». «Tutto è partito con le affermazioni del ministro Brunetta ha contestato uno dei dipendenti dell'ufficio parlando di dipendenti pubblici fannulloni. Noi abbiamo sempre lavorato per obiettivi e li abbiamo sempre raggiunti. Inoltre, siamo monitorizzati nel lavoro, visto che lavoriamo in rete usando il software di gestione e, tranne per alcuni uffici, non disponiamo di internet. Così intanto hanno anche aumentato le spese, da tre direttori, a Rovigo, siamo passati a quattro». Il nuovo direttore provinciale è stato nominato nel pomeriggio di venerdì «La nomina ha spiegato Giacon deve essere fatta quaranta giorni prima, per poter organizzare il lavoro. Questo è mettere i bastoni fra le ruote ad un sistema funzionante».


24 novembre 2009 - La Repubblica

La vertenza
Ma i Cobas insistono oggi nuova protesta

Genova - MA LE rappresentanze di base non ci stanno: oggi alle 14, all´inizio del consiglio comunale, nuovo presidio dei laboratori e delle lavoratrici dei Nidi davanti a Tursi. Che denunciano come, nonostante la rigidità del Comune e le dichiarazioni tranquillizzanti, le famiglie siano in rivolta rispetto all´intero sistema della riorganizzazione. In vista un confronto tra i capigruppo consiliari e i lavoratori.


24 novembre 2009 - Corriere di Bologna

L’emergenza I primi cittadini chiedono più risorse allo stato:
«Serve anche una sede istituzionale di conciliazione»
Sfratti, allarme dei sindaci: «Situazione esplosiva, siamo soli»

Bologna - Sotto le Due Torri è emergenza casa. A Bologna il rischio di sfratto coinvolge 1.828 famiglie. E anche nei comuni vicini la situazione è da allarme rosso. «I sindaci dei Comuni della provincia non possono essere chiamati da soli a far fronte ad un’emergenza sociale che ha natura eccezionale e straordinaria », recita l’ordine del giorno approvato ieri dalla Conferenza metropolitana. Un documento sottoscritto da tutti i primi cittadini su iniziativa del vicepresidente della Provincia, Giacomo Venturi (che ha parlato di una «situazione particolarmente esplosiva»), in accordo con l’assessore alla Casa del Comune di Bologna, Milena Naldi. Del resto i numeri parlano da soli. Solo a Bologna per il 2009 le richieste di sfratto previste sono 2.900. Nel giro di due anni, inoltre, le domande valide per la graduatoria Erp sono aumentate del 45,3 per cento. Passando dalle 5.465 del 2007 alle 7.943 del 2009. E le assegnazioni vanno a rilento: solo 287 negli ultimi dodici mesi.
Per questo sindaci non vogliono essere lasciati soli: «È necessario attivare misure finalizzate alla prevenzione degli sfratti per morosità fornendo un tempestivo supporto alle famiglie ». I primi cittadini hanno chiesto che alle misure anticrisi degli enti locali siano «affiancate misure finanziate con risorse dello Stato». Inoltre, al tavolo prefettizio sugli sfratti «si affianchi una sede istituzionale di conciliazione, che sulle singole situazioni» aiuti proprietari, inquilini e sindacati.
Intanto con una nota il sindacato inquilini delle Rdb ha annunciato che ieri «grazie alla presenza di un picchetto», è stato «bloccato l’ennesimo sfratto per morosità» che pendeva su un’abitazione in via Zaniboni.(M.M.)


24 novembre 2009 - Il Mattino di Padova

Komatsu, rischiano il posto in 250
Pieretti (Cobas): «Cassa integrazione al lumicino, la risposta sarà dura» ESTE Si aggrava la crisi dello stabilimento di via Atheste Fallito il piano di esodo volontario con incentivi
di Felice Paduano

ESTE - Vertenza Komatsu, di male in peggio. Rischiano il posto in 200, forse 250. Nell’ultimo comunicato che il direttore del personale Francesco Blasi ha consegnato ai delegati sindacali Baio, Naso, Schiona e Tamiazzo, i dati e le prospettive per l’azienda meccanica di via Atheste, legata al colosso giapponese degli escavatori, sono diventati più neri rispetto a quello che si immaginava. Tant’è che, nel verbale d’incontro sottoscritto il 5 novembre scorso dai dirigenti Blasi, Trevisan e Stecchini oltre che dalle Rsu, si parla apertamente di «consistente numero di esuberi, che dovrebbero scattare alla fine della Cassa integrazione straordinaria» e di «una perdita di 800.000 euro di fatturato nel solo mese di ottobre».
La nota rivela anche che in Europa, nell’ambito del Gruppo Komatsu (holding con sede a Tokyo-Minato Ku), lo stabilimento di Este del Gruppo Komatsu (sede centrale a Tokyo-Minato Ku) sta peggio di quelli che hanno sede in Gran Bretagna e in Germania (Hannover), dove il trend produttivo pur essendo di segno negativo è decisamente più incoraggiante rispetto a quello dell’azienda di Este. Blasi nella sua analisi fa sapere che, oramai, tutto il settore delle macchine di movimento terra sta attraversando, in ogni continente, una crisi pesantissima dalla quale le aziende del settore usciranno con le ossa rotte. Ad esempio la Caterpillar ha annunciato 2.500 licenziamenti negli Usa e ha chiuso l’unità produttiva di Grenoble (700 posti).
«Insomma alla Komatsu si prevedono lacrime e sangue - sottolinea Stefano Pieretti, coordinatore provinciale dei Cobas (80 iscritti in azienda) -. Il direttore del personale ha anche detto che, purtroppo, sono pochissimi i dipendenti ad aver presentato domanda, su base volontaria, per lasciare l’azienda, dietro un discreto incentivo. Quindi, nella prossima lista nera dei licenziandi, l’azienda dovrà conteggiare tra gli esuberi anche i lavoratori del mancato «esodo». Nessuno dei dirigenti ha fornito numeri, ma, a quanto hanno capito quasi tutti i delegati, oltre ai 60 lavoratori già espulsi dallo stabilimento su base volontaria, appena dopo Natale dovrebbe arrivare la richiesta di altri 200 o 250 esuberi.
Lo stesso Pieretti è portavoce, suo malgrado, di un’altra brutta notizia. «L’azienda ci ha anche comunicato di avere difficoltà ad anticipare gli assegni della Cassa integrazione speciale. Quindi, a questo punto, la risposta delle tute blu sarà durissima.


24 novembre 2009 - Il Gazzettino

Padova. Autunno nero, nerissimo per il lavoro...

Padova - Autunno nero, nerissimo per il lavoro nell'estense. Dove il colosso Komatsu inizia a far sentire preoccupanti scricchiolii, nonostante le rassicurazioni istituzionali dello scorso ottobre. La cassa integrazione prosegue, ma c'è il rischio che a gennaio il rubinetto venga improvvisamente ghiacciato. A darne notizia è Stefano Pieretti, coordinatore regionale dell'Adl Cobas. «Da un incontro delle rsu con la dirigenza dell'azienda – taglia corto Pieretti – risulta che non viene garantito il trattamento dopo le ferie natalizie della cigs, che quindi potrebbe non proseguire come invece era stato promesso». Pare infatti che gli "scivoli" messi a disposizione dei dipendenti dalla ditta, in modo da incentivare le dimissioni e diminuire quindi il volume della forza lavoro, non abbiano ricevuto la risposta che ci si aspettava. Molti lavoratori preferiscono rimanere in cassa integrazione, magari con la prospettiva di poter iniziare a lavorare nuovamente un giorno, piuttosto che ritrovarsi a cercare una nuova occupazione. Un anno, forse addirittura 18 mesi di stipendio anticipato, non hanno convinto molti operai. «Speravano in una maggior riduzione del personale con questi incentivi – ammette il delegato Adl Cobas – ora stanno valutando la possibilità di ricorrere, con tempi e modi ancora da stabilire, alla mobilità ed ai licenziamenti. Anche se c'è un accordo siglato in Provincia che prevede la cassa integrazione sino al 2011 e l'arrivo di 10 milioni di euro per dare nuove risorse allo stabilimento». La situazione economica è peggiorata dalle ultime stime ed il mercato italiano è sceso del 49 per cento rispetto a due anni fa. Quello europeo non dà segni di ripresa e pare che qualche raggio di luce si vedrà solo verso il 2013. Troppo tardi per salvare tutta la baracca. La sede estense è preda di una costante perdita economica, che nel solo mese di ottobre è stata di circa 800 mila euro. Nei primi sei mesi di quest'anno il crollo produttivo è stato del 75 per cento sulla media degli anni passati. La Komatsu ha prodotto 7300 mezzi nel primo semestre del 2007 e 5600 nello stesso periodo del 2008, mentre 900 sono stati immessi sul mercato tra gennaio e luglio di quest’anno. «Bisogna arrivare quanto prima ad un altro incontro con l'azienda e la Provincia – dice infine Pieretti – prima di Natale o al massimo dopo le feste, qui c'è il rischio di perdere tutta la fabbrica».

Rovigo. Nel giorno in cui è partita l'operazione di riorganizzazione...

Rovigo - Nel giorno in cui è partita l'operazione di riorganizzazione territoriale degli uffici, sale alta la protesta degli impiegati dell'Agenzia delle entrate di Adria, in disaccordo con quanto stabilito a livello regionale.
Nella mattinata i lavoratori si sono riuniti in assemblea per far giungere l'eco anche nelle stanze dei piani più alti della Direzione regionale. Una protesta che va contro il piano di trasferimento a Rovigo di 18 persone da Adria, addette all'area controlli, con rinuncia alla professionalità acquisita in lunghi anni di lavoro.
Con loro in assemblea erano presenti Celeste Giacon e Giuseppe Taibi del coordinamento regionale Rdb delle Agenzie fiscali del Veneto. «Come organizzazione sindacale non abbiamo sottoscritto l'accordo regionale perchè si crea un esubero di lavoratori e uno spreco di professionalità - spiega i termini della protesta Giacon -. Le 18 unità di Adria a Rovigo non sarebbero più adibite all'area controllo, ma ad altri compiti. Verranno loro tolte le pratiche seguite e sollevati dai loro compiti, persone che hanno anche più di 50 anni e che fanno questa attività da oltre 20. In Veneto ci sono 32 uffici e solo 4 avranno l'area controllo. A Rovigo non ci saranno più Adria e Badia. Una scelta illogica in una provincia lunga 160 chilometri, che non tiene conto delle realtà territoriali e contro anche gli interessi dell'utenza stessa. Non vogliamo che Adria diventi un semplice sportello come altri uffici remotizzati che ci sono in Veneto».
«L'accordo nazionale aveva previsto la riorganizzazione spostando solo poche persone, qui invece è stata impiegata la mano pesante - gli fa eco Giuseppe Taibi, esprimendo anche la delusione e la frustrazione dei colleghi -. Essere qui ad Adria in assemblea con mozione una mozione già preparata, proprio nel giorno in cui parte la riorganizzazione è un segnale forte che mandiamo perchè Rovigo si ravveda ed ascolti le voci che vengono dal territorio».

Telecamere sui pontili e "spie" travestite da clienti

Venezia - Turnazione agli sportelli; una telecamera in ogni biglietteria per controllare il maneggio del denaro; sistematiche "incursioni" di finti acquirenti. Sono le misure che la direzione di Actv e della società controllata, Vela, ha concordato assieme ai sindacati Cgil, Cisl, Uil, Rdb Cub, per evitare nuove scorrettezze da parte del personale. La decisione è stata assunta all’inizio di novembre, dopo il caso di presunte irregolarità denunciate da "Striscia la notizia". Provvedimenti, ha precisato l’azienda, che hanno lo scopo di tutelare sia il cliente che i lavoratori che svolgono onestamente il loro lavoro.


24 novembre 2009 - La Nazione

Siena. I FISCHI della contestazione...

Siena - I FISCHI della contestazione arrivano all'interno dei «Rinnovati» quando la trattativa va in porto: una delegazione può entrare a parlare con il ministro Gianfranco Rotondi. Sono in 5 gli ammessi al colloquio (foto in alto) che fa ritardare l'inizio dei lavori di «Governincontra». Fra loro c'è Lorenzo Costa dell'Rdb, Massimo Tarantini, leader dei ricercatori precari. Ma la prima a raccontare a Rotondi le storture della riforma dell'istruzione è un'insegnante. «Quest'anno per fortuna mi è toccato il posto ma il prossimo? I soldi, invece di tagliare nella scuola, prendiamoli dove sono e facciamo rientrare le truppe dall'Afganistan». Tarantini stuzzica Rotondi: «Ma lei lo sa quanto prende un docente a contratto?» Un altro interviene: «Lo farebbe lei il ministro a tre mesi, rinnovabile?» Rotondi ribatte: «Anche il nostro lavoro è sempre sub judice». Promette che si farà portavoce delle loro istanze nelle sedi competenti. E, una volta presa la parola nella sala, parla dell'incontro con i 5 ricordando «che non sono questioni immediatamente risolvibili, bisogna fare i conti con il debito pubblico». Coglie qui la palla al balzo per «spezzare una lancia nei confronti del collega Tremonti (attaccato da Brunetta nei giorni scorsi, ndr): la dieta dimagrante fa effetto, l'Italia acquista credibilità invece di continuare ad essere considerata sciupona».(La.Valde.)


24 novembre 2009 - Il Bologna

Centri sociali. Protesta senza precedenti per la struttura che a fine anno sarà abbattuta
Lazzaretto, no allo sgombero in 300 bloccano il Consiglio
Dopo tre ore uno spiraglio, tra 7 giorni un incontro: «Ma senza l'assessore Lazzaroni»
di Renzo Sanna

Bologna - La mobilitazione ha coinvolto tutti, non solo il Lazzaretto. Quando alle 17.10 il presidio contro lo "sgombero senza alternative valide" decide di salire a Palazzo, in sala D'Ercole si ritrovano in 300. Se ne vanno dopo tre ore di pacifica occupazione, i rappresentanti di centri sociali e associazioni, con la promessa di un incontro tra 7 giorni, che dovrebbe significare riapertura delle trattative. Perchè la richiesta di Giorgio Simbola, rappresentante della struttura destinata all'abbattimento, non ammetteva mediazioni: "Si trovi una soluzione, diversa da quelle prospettate sinora, e fino ad allora ci garantiscano dallo sgombero". Con una condizione: al prossimo incontro non ci dovrà essere l'assessore Luisa Lazzaroni, ma il sindaco Delbono. Oggi il presidente del consiglio Cevenini comunicherà la data, mentre domani all'Xm 24 un'assemblea pubblica deciderà come muoversi in vista dell'incontro. Non è stata una festa di belle statuine e striscioni, il presidio di piazza Maggiore: Xm, Vag, Crash, Tpo, due sigle politiche, il sindacato Rdb e Bologna prende casa assecondano il piglio decisodi Simbola, snervato da anni di trattative, e fanno della solidarietà al Lazzaretto una protesta in nome del diritto ad avere spazi di cultura e condivisione degni. Gli attivisti ottengono, dopo aver bloccato il consiglio ed esposto in aula slogan, un incontro ristretto: in 8, alla presenza dei cronisti, faccia a faccia con Cevenini e col capo di gabinetto Cremonesi. Le posizioni sembrano inavvicinabili: il Comune rimane a via San Carlo ("90 metri quadri più cantina, che ci facciamo?") più l'utilizzo, 2-3 volte al mese, del Link, loro non ci stanno e Simbola ripercorre tutte le proposte: quelle congeniali ma poi accantonate di Parco dei cedri, Corticella e via Fantoni, quelle "inaccettabili" di via Felsina e via della Canapa, quella da loro presentata dell'ex Enel, "mai considerata". Tra l'incubo dello sgombero, anche se le barricate sono pronte, si avvicina: il 30 scade la proroga della convenzione, a fine anno l'abbattimento. Ma la resistenza, ieri, è cominciata: "Se non viene trovata una soluzione lasceremo un segno tale che il Comune avrà paura in futuro a sgomberare un centro sociale".


24 novembre 2009 - Il Giornale di Brescia

Gli operai dell’Alfa di Arese occupano l’A9
Autostrada bloccata per mezz’ora, a Lainate, contro il trasferimento a Torino di 232 lavoratori

MILANO - Un gruppo di operai dell’Alfa Romeo di Arese, nel milanese, ha bloccato ieri mattina per circa mezz’ora l’autostrada A9 all’altezza del casello di Lainate, per protestare contro il trasferimento a Torino di 232 lavoratori del centro stile progettazione. Il corteo era partito dallo stabilimento e i lavoratori sono tornati dopo una trentina di minuti davanti ai cancelli dove era in corso un presidio indetto dalle organizzazioni sindacali di categoria.
«Fiat ha dichiarato il trasferimento dei lavoratori a Torino, mascherando di fatto i licenziamenti», spiega Antonio Cribiù, funzionario della Fiom. «Noi chiediamo - continua - che Fiat ritiri il provvedimento e che mantenga gli impegni presi per lo stabilimento di Arese, per questo siamo in piazza e lo chiediamo anche alla Provincia e alla Regione». Secondo il sindacalista, «i lavoratori sono in cassintegrazione perché la Fiat dice che c’è un calo di lavoro, ma questo calo è momentaneo e la Fiat ha comunque fatto degli utili ed ha molte opportunità di salvare gli stabilimenti italiani. La sua politica industriale è quella di spostare gli stabilimenti all’estero e licenziare qui in Italia: così è stato fatto per Alfa e il Governo non sta intervenendo in nessun modo». Gli operai di Arese, pertanto, «porteranno avanti le proteste», contro il trasferimento a Torino e «l’abbandono dello stabilimento da parte di Fiat». Oggi i sindacalisti della Fiom-Cgil, dello Slai-Cobas e della Cub andranno alla sede della Provincia di Milano per incontrare il presidente Guido Podestà, seguiti dai lavoratori dell’Alfa Romeo che organizzeranno una manifestazione in via Vivaio.
«Chiediamo alle istituzioni - dice il segretario della Fiom di Milano, Maria Sciancati - che mantengano la promessa di sviluppare sull’area dell’Alfa di Arese un polo per la mobilità sostenibile e l’auto ecologica, mantenendo i livelli occupazionali». «Non accettiamo il trasferimento a Torino, il nostro obiettivo è quello di far sì che Fiat rimanga ad Arese e investa su questo territorio», sottolinea Corrado Delle Donne, coordinatore dello Slai-Cobas. «Sull’area dell’Alfa Romeo verranno costruite case, alberghi e centri commerciali - prosegue Delle Donne - che faranno tabula rasa delle fabbriche della zona». È in programma per sabato un’altra manifestazione a Rho (Milano): i sindacati parteciperanno al corteo organizzato dal comitato No Expo e dai centri sociali contro «la speculazione edilizia legata all’Expo 2015».


24 novembre 2009 - Quotidiani rete Corriere

Tensione e assemblee per tutta la giornata
La protesta sospesa grazie alla mediazione del sindacato
Niente paghe, manager «sequestrato»
I dipendenti del call center Omnia: resti qui e spieghi quando pagherete
di Rita Querzé

MILANO — «Adesso basta! Questa volta lei resta qui con noi e ci spiega quando arriveranno gli stipendi arretrati». Parlare di sequestro di persona sarebbe troppo. Resta il fatto che ieri, al call center Omnia, periferia Nord di Milano, la tensione è rimasta alta tutto il pomeriggio. Intorno alle 14 i 400 dipendenti in turno hanno «convinto» il direttore del personale, Manuel Putto, a fare chiarezza riguardo il futuro dell’azienda: ormai da un anno gli stipendi vengono pagati a singhiozzo, in questo momento i mesi di ritardo sono due.
«Purtroppo non avevo le risposte alle domande che mi venivano fatte», allarga le braccia Putto. Così l’assemblea permanente — il direttore del personale nel mezzo — è rimasta convocata a oltranza. In attesa di qualcuno che intervenisse a chiarire la situazione.
Finalmente, alle sei del pomeriggio, è arrivato il presidente dell’azienda, Alessandro Gili. «Vi chiedo di continuare a lavorare. Solo così manterremo le commesse in corso. Al più presto sarà presentato un piano industriale. Da gennaio la situazione tornerà normale », ha detto in sostanza Gili.
Le ragazze e i ragazzi dai mille euro al mese (a tempo pieno) non l’hanno presa bene. «E’ una questione di dignità, il nostro lavoro va rispettato», alzava la voce dal fondo una signora con gli occhiali. «E il mio mutuo chi lo paga?», faceva eco un ragazzo. «Io faccio fatica persino a comprare i pannolini per i miei bambini», sussurrava un terzo, un po’ imbarazzato, al collega sindacalista. Alle otto di sera, grazie alla mediazione del sindacato, l’assemblea si è sciolta con una sorta di ultimatum all’impresa: «O domani mattina alle otto (oggi per chi legge, ndr; ) venite qui e ci assicurate il pagamento degli stipendi, o noi smettiamo di lavorare».
«Chi è assunto a tempo pieno in Omnia guadagna tra 950 e 1.100 euro — racconta Guido Trefiletti della Cub, sindacato presente nel call center insieme con la Cgil —. Ormai c'è gente che trova difficile fare il pieno all’automobile per raggiungere il posto di lavoro». «La situazione è troppo tesa. I dipendenti pretendono chiarezza e progetti chiari. Difficile dare loro torto, molti hanno famiglie da mantenere», si inserisce Paolo Puglisi, Slc Cgil, ancora pressato a tarda sera dai dubbi e dalle domande degli operatori del call center.
Omnia service era un'azienda quotata in Borsa che, attraverso una serie di società, dava lavoro in Italia a oltre tremila persone. Di recente ha ceduto le controllate a VoiCity holding, partecipata al 70 per cento da un socio finanziario, la East investment, e al 30 per cento dai manager dell’azienda. Ieri mattina tra i banchi del call center è arrivata la notizia delle dimissioni di due dirigenti e la tensione è diventata ingestibile. Nella sede di via Breda, a Milano lavorano circa 800 persone. Le loro voci rispondono al telefono per conto di Wind, H3G, Mediaset. Altri call center del gruppo si trovano a Roma, Torino, Napoli, Bari.


24 novembre 2009 - Il Giorno

ARESE, A9 MILANO LAGHI
I cassintegrati Alfa bloccano l'autostrada
Nuovo corteo contro la chiusura del centro stile e il trasloco dei lavoratori a Torino
di GIULIO DOTTO

ARESE - IL SINDACATO si ricompatta e i lavoratori in cassa integrazione dell'Alfa Romeo, insieme a una rappresentanza di altre aziende in crisi della zona, bloccano insieme l'autostrada. L'unità ritrovata e l'accordo di andare avanti uniti in questa "guerra" contro la Fiat, ha portato al blocco di circa un'ora del traffico sulla Milano-Laghi. La decisione, che era già nell'aria dalla scorsa settimana dopo la decisione di Fiat di trasferire 232 lavoratori da Arese a Torino, è stata presa definitivamente ieri mattina dopo il concetramento organizzato dallo Slai-Cobas e dalla Fiom Cgil davanti alla portineria centrale dello stabilimento aresino. DA QUI si è mosso il corteo che ha poi raggiunto lo svincolo autostradale della Laghi dove, nonostante Polizia Stradale e Società Autostrade fossero al corrente della protesta, non era ancora stato bloccato il traffico. Per questo motivo, il corteo è stato fermato sullo svincolo d'ingresso da un cordone delle forze dell'ordine, decisione che ha fatto surriscaldare l'atmosfera per alcuni minuti. In autostrada si è svolta l'assemblea dove Corrado Delle Donne dello Slai Cobas dopo aver affermato che l'impedimento a entrare è stato «Un fatto molto grave» ha affermato: «Se vogliamo accendiamo dei falò e rimando quì anche per due giorni». Il sindacalista ancora una volta ha attaccato la Regione che non ha mantenuto le promesse fatte . «Saremo vigili e presenti in tutti i consigli comunali dove si dovrà discutere della ridefinizione dell'aerea ex Alfa», hanno detto. CARLO PARIANI del Cub, ricordando i 22 anni di proteste che molti lavoratori hanno alle spalle, ha urlato: «L'Alfa Romeo non se ne deve andare da Milano. Teniamo i nervi saldi, arriveranno altre provocazioni, ma di questo non dobbiamo spaventarci». L'assemblea è stata chiusa da Maria Sciancati, segretario generale Fiom di Milano che definendo i trasferimenti dei «Veri e propri licenziamenti» ha chiesto al presidente Formigoni: «Perché i soldi dei finanziamenti del Polo Sostenibile non sono mai stati usati?» e ha ribadito che i lavoratori dovranno rimanare ad Arese. Tutti d'accordo, quindi, sulla parola d'ordine per le prossime iniziative: «Dobbiamo restare uniti per sconfiggere la Fiat. Arese non si chiude».


23 novembre 2009 - Adnkronos

RICERCA: USI RDB, VICINI A LICENZIAMENTO 200 PRECARI ISPRA
ARGENTINI, SI CONTINUA A SMANTELLARE SETTORE PUBBLICO A FAVORE RICERCA INDUSTRIALE

Roma, 23 nov. - (Adnkronos) - «Il ministro Prestigiacomo e la struttura commissariale dell'Ispra 'buttano a marè la ricerca pubblica ambientale italiana. Dopo i 240 licenziati di giugno nel settore del controllo ambientale e territoriale terrestre, ora per i circa 200 precari del settore marino si approssima la stessa fine e con i loro licenziamenti la chiusura di un intero settore». A denunciarlo è l'Usi Rdb. «È davvero incredibile come nello stesso momento in cui la Francia investe 16 miliardi sulla ricerca e l'università pubblica, in Italia si continua a smantellare il nostro settore pubblico e a regalare miliardi alla ricerca industriale che molto spesso è fittizia e non è sottoposta ad alcuna verifica» afferma Claudio Argentini della segreteria nazionale dell'Usi RdB Ricerca. «In sostanza -continua il sindacalista- il Ministro e la dirigenza dell'Ispra stanno chiudendo un intero settore di intervento pubblico. Nell'ente sta crescendo la rabbia dei lavoratori che vedono buttati a mare anni di professionalità, di lavoro e sacrifici. Alla faccia di tutte le belle parole sull'importanza della ricerca». «Nei fatti i fondi alla ricerca vengono tagliati, gli enti ridimensionati rinunciando ad interi campi di intervento con danni anche ai controlli correlati e le giovani generazioni licenziate. La vicenda dei precari Ispra -conclude Argentini- sta diventando emblematica delle politiche di questo Governo sulla Ricerca Pubblica e la nostra Organizzazione intende continuare a stare a fianco dei lavoratori che non intendono mollare. I lavoratori non vogliono ammortizzatori e chi li chiede li prepara al licenziamento, i precari vogliono lavoro e futuro, non la miseria.»


23 novembre 2009 - Ansa

ALCOA: PROTESTA, BLOCCATI CANCELLI CENTRALE ENEL

(ANSA) - CAGLIARI, 23 NOV - «Sta succedendo quello che temevamo, non riusciamo più a controllare gli operai. Il blocco dei camion delle biomasse è stata un'iniziativa estemporanea, è la fotografia della tensione che si vive in fabbrica». Così il rappresentate della RdB dell'Alcoa, Roberto Ballocco, ha commentato quanto è accaduto la scorsa notte a Portovesme, dove alcuni lavoratori sardi dell'Alcoa hanno bloccato i cancelli della centrale termoelettrica dell'Enel. «L'Alcoa - spiega il sindacalista - continua a lavorare ma dai cancelli non esce il prodotto finito. Esce solo del materiale per un'azienda locale, del nostro territorio, che altrimenti sarebbe costretta a chiudere. Vediamo cosa succederà nell'incontro di giovedì a Roma, ma per ora non abbiamo avuto notizie. La chiusura temporanea dell'impianto, come annunciato dalla proprietà, è solo uno stratagemma. Non si può chiudere e riaprire uno stabilimento di questo tipo, sarebbe troppo costoso. È solo una scusa per poi far partire le lettere di cassa integrazione», ha concluso il sindacalista.


23 novembre 2009 - Polis blog

Riforma Gelmini università: le ragioni dei contrari

Le proposte di riforma dell’Università italiana presentate dal governo stanno suscitando – così come a suo tempo quelle per le scuole elementari e superiori – vibranti proteste da parte di molte delle associazioni sindacali coinvolte. Vediamone il dettaglio. Secondo le RdB-CUB Universita’, ad esempio, il disegno di legge del Ministro Gelmini e’ da bocciare per vari motivi: più in generale, esso viene considerato come "una riforma autoritaria che accelera l’aziendalizzazione dell’Universita’, scaricando i costi su lavoratori, precari e studenti, violando apertamente gli articoli 3 e 33 della Costituzione". Un primo punto di contrasto sono i nuovi organi istituzionali rappresentativi. In particolare si denuncia l’eccessivo accentramento di poteri di "governance" nei nuovi Consigli di Amministrazione, che subordinerebbero il Senato Accademico e, al di là dei richiami retorici ad una gestione più efficiente, rischiano secondo i critici di trasformarsi in un consesso in cui "entrano su chiamata diretta i privati e i politici trombati del territorio". Viene criticata inoltre l’espulsione del personale Tecnico Amministrativo (che costituisce spesso la maggioranza relativa dei dipendenti di un Ateneo) da tutti i nuovi organi rappresentativi. Secondo la RdB-CUB Università, poi, l’introduzione dei prestiti d’onore non è un valido strumento per il sostegno del diritto allo studio, ma costituisce invece un modo per introdurre l’indebitamento degli studenti. Oggetto di strali è poi anche proprio il metodo della riforma, considerata "autoritaria" in quanto impone la modifica degli statuti universitari con la forza, minacciando il commissariamento degli atenei proprio nel momento in cui i tagli ne aumentano il sotto-finanziamento. Le rappresentanze di base invitano dunque tutte le diverse componenti della comunita’ universitaria e le forze politiche che condividono la loro diagnosi a "un’opposizione di massa che riesca a gennaio ad imporre al Parlamento la bocciatura della riforma Gelmini". Un appello che non pare per il momento aver trovato molto ascolto: a differenza di un anno fa, gli atenei del paese non sembrano essere attraversati da fermenti di mobilitazione.


23 novembre 2009 - Il Faro

Nidi chiusi durante le festività natalizie, in strada la protesta
Fiumicino - Insegnanti precarie e genitori degli alunni, 'assalto' al ponte Due Giugno
di Stefanica Carlucci

Fiumicino - Hanno sfilato fino al ponte Due Giugno gridando la loro rabbia contro l’amministrazione, i genitori dei bambini delle scuole per l’infanzia, insieme alle precarie. I rapporti sono completamente sbriciolati, se da un lato i genitori chiedono altre scuole pubbliche – quest’anno sono rimasti fuori 1.000 bambini – l’amministrazione risponde che non ci sono fondi. A far scattare l’ennesima protesta, è stata la scelta di chiudere i nidi durante le festività natalizie, dal 22 dicembre al 7 gennaio prossimi. "L’unico motivo per cui l’amministrazione possa aver fatto questa scelta – spiega Daniele Pecci, presidente del Comitato Genitori Scuole per l’Infanzia – è solo per risparmiare qualche soldo, creando disagi alle famiglie e lasciando senza lavoro le insegnanti precarie. Vorrei inoltre ricordare che in sei anni non sono riusciti a creare una struttura scolastica, tanto da arrivare al numero esorbitante di bambini esclusi quest’anno. Tenendo presente che questo Comune cresce di 2.500 abitanti ogni anno, non immaginiamo come sarà la situazione il prossimo anno". Le proposte del comitato sono due: stanziare soldi per trasformare più classi possibili a tempo pieno già dal prossimo anno, e trovare una copertura di spesa per il settore scuola: "Ed iniziare i lavori per la famosa scuola da "4" milioni di euro – prosegue Pecci - che l’ amministrazione vende a livello mediatico da anni come se fosse già realizzata,ricordando che tutti questi bambini tra qualche anno avranno bisogno di una scuola elementare che li possa accogliere". A sostenere la causa anche Fabio Quaresima, delegato territoriale Rdb Cub, che sottolinea la grave situazione in cui versano le insegnanti precarie: "Ci sono addirittura alcune insegnanti che attendono la regolarizzazione dal ’95, ma con l’intenzione dell’amministrazione di privatizzare il settore dei servizi non obbligatori, il lavoro di anni andrà perduto. Bisognerà mettere in piedi un percorso di lotta per difendere queste lavoratrici". Sono molti quindi i motivi che hanno portato alla rottura, e non di poco conto. Fiumicino è un Comune con un’età media dei residenti che tende al ribasso, questo grazie anche alla nascita di nuovi quartieri che hanno spinto molte giovani coppie a trasferirsi qui. La carenza di infrastrutture doveva essere compensata con nuovi progetti, ora la situazione appare però fuori controllo. "Non è possibile variare la durata delle vacanze scolastiche con un’ordinanza del Sindaco – afferma Di Marco, coordinatore di Sinistra e Libertà – Va invece presentata in Consiglio Comunale. Noi appoggiamo la battaglia dei genitori, perché comprendiamo la necessità di nuovi asili pubblici. Presentammo anche un emendamento, che venne bocciato, per gli oneri aggiuntivi del nuovo porto turistico, nel quale si richiedeva al privato la costruzione di una struttura scolastica. Nessun genitore può permettersi di mandare suo figlio ad un asilo nido privato, con i costi che di solito vengono proposti, l’amministrazione – conclude – dovrà focalizzare la propria attenzione verso questo grave problema".


23 novembre 2009 - Brindisium

Cobas: lottare per l'internalizzazione

Brindisi - Comunicato stampa Un gruppo di lavoratori delle ditte e cooperative che operano nel mondo della sanità della provincia di Brindisi, iscritti al Cobas del lavoro Privato e alla Rdb-Cub, ha partecipato con i colleghi delle altre province pugliesi all’incontro svoltosi alle ore 13,00 di Venerdì 20 Novembre presso la presidenza della Regione Puglia alla presenza del Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola e dell’Assessore regionale alla Sanità, Tommaso Fiore, per discutere della possibilità di essere trasferiti entro la fine dell’anno ad una società pubblica di proprietà dell’Asl. Si tratta di realizzare quello che è stato fatto a Foggia dove è stata creata la società Sanitaservice, di proprietà dell’Asl, che ha assorbito i lavoratori delle ditte e delle cooperative in appalto. L’esempio della realtà foggiana, nato sotto la spinta realizzata in questi anni del Cobas e della Rdb-Cub, diventa quindi l’esempio da seguire. Fermo restando la necessità di discutere in maniera costruttiva tutti gli importanti risvolti di questo processo di internalizzazione, non bisogna tuttavia dimenticare che questa vertenza e’ stata condotta dal sindacalismo di base già da diversi anni, con l’obiettivo dichiarato di porre fine al diffuso fenomeno del precariato ed allo sperpero di denaro pubblico finito nelle tasche di faccendieri e speculatori senza scrupoli. Basta leggere le cronache giudiziarie di questi giorni, sia a livello regionale sia a livello locale, per avere conferma che la pratica degli appalti esterni nella sanità hanno costituito zone d'ombra sul piano amministrativo e generato vere e proprie politiche del malaffare. Ma non solo, spesso hanno rappresentato disagio organizzativo, provvisorietà dei rapporti di lavoro, negazione di diritti, logiche imprenditoriali lontane dai bisogni degli utenti, mancata formazione del personale, ecc. ecc. Queste sono le motivazioni che ci hanno spinto a chiedere una gestione diretta di questi servizi da parte della asl e che avvenga presso tutte le asl della regione. La volontà espressa nel corso della riunione dal Governatore e dall’Assessore alla Sanità è quella di arrivare in tempi brevi alla realizzazione di questa importante trasformazione. Hanno anche affermato che il tutto per essere realizzato ha bisogno comunque di una forte coesione politica della maggioranza, che non deve vedere alcun tipo di sfilacciatura perché il tempo a disposizione non è molto. Per fare questo è necessario mobilitarsi e far sentire la propria voce. C’è la necessità da parte della Regione Puglia di realizzare atti deliberativi e procedure affinché il trasferimento del personale possa essere compiuto rispettando le leggi. I pericoli sono dietro l’angolo per la presenza di leggi come quella di Brunetta e di ulteriori peggioramenti legislativi che il governo vuole intraprendere a favore delle aziende appaltatrici. Per questi motivi i Sindacati Cobas del Lavoro Privato ed Rdb-Cub hanno deciso di inviare ai Consiglieri Regionali della maggioranza una lettera. In questa lettera si inviteranno i Consiglieri Regionali ad adoperarsi nel miglior modo possibile , affinché questo percorso avviato dalla Regione Puglia possa concludersi nel più breve tempo possibile. Cobas ed Rdb chiederanno a tutti i Sindaci della Provincia di Brindisi e al Presidente della stessa, Massimo Ferrarese di convocare la Conferenza dei Sindaci allargata all’altro Ente Locale, per sostenere questi percorsi di lotta alla precarietà occupazionale che coinvolge la vita di migliaia di cittadini della nostra provincia. La riunione si è conclusa con la firma condivisa di un comunicato in cui sostanzialmente si afferma la validità della strada intrapresa a favore dei lavoratori interessati e di mettere in campo tutte le iniziative possibili al più breve completamento di questa operazione , che ad oggi è unica in Italia. Cobas ed Rdb della provincia di Brindisi realizzeranno assemblee sui posti di lavoro per spiegare ai lavoratori direttamente i contenuti della riunione e della necessità di organizzarsi ancora meglio.


23 novembre 2009 - Il Gazzettino

Rovigo. Le organizzazioni sindacali dei lavoratori dell'Agenzia delle entrate...

Rovigo - Le organizzazioni sindacali dei lavoratori dell'Agenzia delle entrate di Adria iniziano a "scendere in campo" contro la nuova riorganizzazione degli uffici. Chiaro e forte il loro segnale proprio oggi, con tanto di iniziative presso gli uffici di piazzale Lupati, nel giorno in cui decolla ufficialmente la Direzione provinciale di Rovigo.
Se ne fanno interpreti all'unisono Claudio Milan della Rdb -Cub Rovigo e Celestino Giacon del Coordinamento Regionale Rdb Cub Agenzie Fiscali del Veneto.
Il tutto, non per puro interesse coroporativo, ma nell’interesse principale del’utenza e dei cittadini che dalla riorganizzazione non trarranno alcun vantaggio, come sostengono con forza.
«Facciamo sentire forte alla Direzione Regionale e all'opinione pubblica che i lavoratori sono contrari al fatto che nessuna lavorazione di competenza dell'Ufficio Controlli rimanga presso l'Ufficio di Adria».
Secondo loro la sottrazione di risorse comporterà la dispersione della professionalità acquisita dai funzionari dell'area controllo ed un grave impoverimento dell'attività sopraindicata, specie, in un territorio notevolmente esteso come quello di Rovigo. «Tutto ciò - proseguono - mentre l'Ufficio Controlli di Rovigo si troverà costretto a lavorare con personale numericamente insufficiente. Prendiamo atto della realtà: 18 lavoratori destinati all'Ufficio di Rovigo hanno optato per rimanere ad Adria».
Da qui la loro proposta rivolta alla direzione regionale che siano istituiti due team di accertamento nella città etrusca.
«La battaglia che intendiamo intraprendere, per ottenere questo obiettivo, contrasta con la logica attuata dalla direzione regionale che ha previsto che solo in quattro uffici periferici del Veneto possano rimanere dei team controllo mentre l'accordo nazionale sulla riorganizzazione alle entrate parla di facoltà di dislocazione di attività presso gli uffici del capoluogo solo per le poche attività oggetto di compattazione obbligatoria».
«La nostra - specificano - è una battaglia realistica e chiediamo a tutti i lavoratori, alle rsu, alle altre organizzazioni sindacali di farla propria visto che in altre regioni, quali la Toscana, l'amministrazione ha agito in una maniera più attenta ai lavoratori e all'utenza».


23 novembre 2009 - Rainews 24

Gli operai dell'Alfa Romeo di Arese bloccano l'A9

Milano - Circa 300 lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese hanno occupato l'autostrada A9 per protestare contro il trasferimento a Torino dal 4 gennaio di 232 dipendenti del centro stile e progettazione. Il corteo, organizzato dalla Fiom-Cgil, dallo Slai-Cobas e dai Cub e' partito dai cancelli dello stabilimento e si e' diretto verso l'autostrada, dove e' in corso un'assemblea dei sindacati. Alla manifestazione sono presenti i lavoratori di altre fabbriche occupate del milanese, dalla Lares di Paderno Dugnano (Milano) all'Eutelia-Agile di Pregnana Milanese.


23 novembre 2009 - Il Padova

Multiutilities
L'Adl Cobas e i Verdi: «No all'acqua privatizzata»

Padova - Una presa di posizione ufficiale da parte dei cda delle società partecipate e degli enti pubblici con quote nelle multiutilities contro il decreto 135/09. La chiede Adl Cobas, che legge nel processo di privatizzazione di settori chiave come acqua e rifiuti il primo passo verso «l'aumento delle tariffe e il peggioramento dei servizi, un accentuarsi delle carenze della rete di distribuzione e un minor controllo sul funzionamento dei termovalorizzatori o delle discariche». Ininfluente per Adl anche il fatto «che questa logica della privatizzazione sia trasversale agli schieramenti». Contro la privatizzazione dell'acqua sono scesi in campo anche i "Verdi per La Costituente Ecologista" Aurora d’Agostino e Roberto Marinello. In cantiere una raccolta di firme. obiettivo: promuovere referendum per dire No al nucleare, Sì al solare, NO all’acqua privata. D'Agostino, già consigliera comunale, ricorda che lo scorso anno fu proposta la discussione di un odg in materia.


23 novembre 2009 - Il Bologna

La protesta. Sfrattato per far spazio a un quartiere, il centro sociale prepara barricate.
Alle 16 attivisti in piazza
Il Lazzaretto è pronto a resistere oggi presidio davanti al Comune
Le proposte di Palazzo D'Accursio non soddisfano: «Vogliamo una sede adeguata»
di Renzo Sanna

Bologna - «Dopo lunga agonia, muore per mano delle scelte politiche del Comune di Bologna il Lazzaretto». Il manifesto listato a lutto e griffato dalla lettera elle simbolo del centro sociale disegna graffiante tutta la rabbia dei suoi attivisti. Loro non ci stanno, con le scelte del Palazzo e le proposte da questo ricevute per trovare una sede che sostituisca degnamente quella che tra una settimana dovranno liberare, e avendo deciso di «non svendere una storia lunga 13 anni » sono pronti a lottare. Oggi dalle 16 saranno in piazza Maggiore, dove renderanno pubbliche la protesta nella speranza che il sindaco, come da loro richiesta, intervenga personalmente. Con i ragazzi del Lazzaretto Autogestito ci saranno Rc, Rdb, Pcl, gli altri centri sociali: sono solo una parte delle 2500 firme raccolte dalla fine di settembre, quando l’appello di Giorgio Simbola, referente delle associazioni della struttura, presagiva il raffreddarsi del dialogo. Così è stato, e dunque via alla resistenza: «Come allora avevamo annunciato, non abbiamo intenzione di cedere. E dunque abbiamo alzato la recinzione e altre barriere per resistere alla polizia». Come fecero al Pratello, la prima sede, 13 anni fa: li volevano sgomberare, loro salirono sui tetti. Le facce di allora non sono cambiate, solo cresciute di numero. Nel '96 la vertenza si risolse, oggi le associazioni vorrebbero qualcosa di almeno simile a quella che è diventata la loro casa. Ora, però, hanno contro il tempo: tra 7 giorni finirà la proroga della convenzione scaduta a fine settembre, ed entro il 31 dicembre quello che era un casolare semidiroccato e i ragazzi hanno trasformato in centro di scambio e cultura, sarà distrutto. La società cui Palazzo D’Accursio ha venduto l’area, sulle ceneri del centro sociale edificherà un quartiere, oltre 4 ettari che sono solo una parte del progetto di riqualificazione dell'area. Le proposte dell’assessore Luisa Lazzaroni, l’interlocutore di mesi di dialogo infruttuoso, non sono cambiate: «Una sede in via San Carlo, troppo piccola, e una in periferia, troppo lontana. Le vorremmo tutte e due, anche se insieme non fanno due terzi del Lazzaretto, ma non ce le concedono. Abbiamo proposto la ristrutturazione, a nostre spese, di una ex centrale Enel al Navile. Nulla. Poi il dialogo si è interrotto, solo una telefonata. Siamo disposti a riaprire le trattative, ma non ad accettare proposte che sminuiscono la nostra esperienza». Che è fatta di uno studio di registrazione, tre sale prove, un laboratorio di scenografia, una sala danza, un piccolo auditorium, due magazzini per attrezzature audio. L’attività (concerti, laboratori, eventi), in questi mesi non si è fermata. Ora si concentrerà su altro. Ora, è il momento della resistenza.


22 novembre 2009 - Il Messaggero

Fiumicino. Genitori dei bambini esclusi dalla scuola dell’infanzia e insegnanti precarie manifestano...
di UMBERTO SERENELLI

Fiumicino - Genitori dei bambini esclusi dalla scuola dell’infanzia e insegnanti precarie manifestano insieme in piazza a Fiumicino. Al corteo hanno aderito un centinaio di persone e protestato contro l’assenza di scuole, dopo le «promesse fatte dall’amministrazione in campagna elettorale».
«Da circa sei anni attendiamo risposte - precisa Alessio Pecci, presidente del Comitato genitori scuola dell’infanzia - in merito alla costruzioni di nuovo plessi. Sono circa mille i bambini iscritti nelle liste di attesa e le famiglie sono costrette a pagare le conseguenze di una mancata programmazione».
Le insegnanti precarie hanno sfilato con i genitori. «Il Comune - precisa Fabio Quaresima del sindacato RdB-Cub - intende privatizzare i servizi educativi e circa 150 precarie, in graduatoria da 15 anni, rischiano di restare senza lavoro».
Sulla vicenda l’assessore alla Scuola, Gino Percolo, ha garantito che «sta lavorando per trovare soluzioni».


22 novembre 2009 - Il Piccolo

DA DUE ENERGUMENI, MA IL CONDUCENTE SI È DIFESO BENE IL CASO
Aggredito un autista del bus "34". Volevano fumare sul mezzo pubblico

Trieste - «A bordo dei mezzi pubblici non si può fumare». È bastato che l’autista in servizio sulla linea 34 pronunciasse questa frase per scatenare l’altro giorno la reazione incontrollata di due passeggeri alterati dall’abuso di droga e alcol. Ne è nata una vera e propria rissa, che ha costretto tutti e tre gli uomini coinvolti a farsi medicare al Pronto soccorso: il conducente ha riportato lesioni al volto e colpi in testa giudicati guaribili in cinque giorni (a cui si è aggiunta una prognosi di altri sette giorni emessa dal medico dell’Inail), ma ai due aggressori pare sia andata ancora peggio. L’autista preso di mira, G.V. di 37 anni, è infatti uomo ben piazzato e molto sportivo che, anziché soccombere sotto i colpi dei due balordi, si è difeso sferrando a sua volta calci e pugni.
L’episodio, l’ennesimo ai danni del personale viaggiante di Trieste Trasporti, si è verificato alle 8.15 di mattina in viale D’Annunzio. «Ormai i conducenti corrono rischi anche in pieno giorno - afferma il segretario delle Rdb Willy Puglia -. Tra l’altro oltre al collega picchiato sul bus 34, che nelle prossime ore sporgerà denuncia per lesioni e ingiurie, altri due autisti negli ultimi giorni sono stati malmenati da passeggeri esagitati. Esiste chiaramente un problema sicurezza che Trieste Trasporti continua a ignorare. Ma non è accettabile che siano gli autisti a difendersi dagli attacchi degli aggressori, come fatto dal collega in viale D’Annunzio. È l’azienda a dover dotare i bus di dispositivi in grado di assicurare l’incolumità, anche degli stessi passeggeri. Non sono più accettabili i silenzi di fronte alle nostre richieste di installare cabine blindate e telecamere». «Nessuna delle due soluzioni purtroppo risolve - replica Pier Giorgio Luccarini, direttore Trieste Trasporti -. Le telecamere consentono di identificare i violenti, ma non ne eliminano le intemperanze. La cabina blindata poi è una vera stupidaggine, perché le aggressioni avvengono fuori dalla postazione di guida, nel momento in cui l’autista va a redarguire gli eventuali balordi. Purtroppo, al momento, non esiste una soluzione realmente valida. Siamo di fronte ad un’emergenza sociale che potrebbe essere combattuta solo moltiplicando la presenza delle forze dell’ordine. Con 5800 corse al giorno, però, è impensabile riuscire a farle presidiare tutte».(m.r.)


22 novembre 2009 - Left

L’eredità del capo
Assunzioni senza concorso e pagate coi soldi degli sfollati aquilani.La nomina di Chiodi a commissario per il terremoto. L’acquisto dell’inceneritore di Acerra. Una spa per gli appalti. In anteprima, il decreto con cui il governo disegna il dopo Bertolaso
di Manuele Bonaccorsi

E' il decreto di addio di Guido Bertolaso. Ventisette pagine che smontano e rimontano alcuni tra gli uffici più delicati e influenti della pubblica amministrazione: il dipartimento della Protezione civile, il Segretariato generale della Presidenza del consiglio, i commissariamenti ai rifiuti napoletani e all’emergenza Abruzzo. Centri di potere che gestiscono i ricchi appalti legati alla ricostruzione de L’Aquila, agli impianti di smaltimento dei rifiuti, ai Grandi eventi. In un Paese dove ormai tutto è emergenza. Guido Bertolaso, per ora, lascia tutto questo: l’uomo più potente d’Italia, vera ombra del premier Berlusconi, ufficialmente va in pensione. E annuncia un suo viaggio in Africa (sì, la stessa promessa non mantenuta di Veltroni) per dimenticare in riva al Nilo le inchieste giudiziarie che lo riguardano. Prima che i tanti buchi riempiti di monnezza straripino e gli aquilani si rendano conto che nelle new town non c’è posto per tutti. Ma a poche settimane dal meritato riposo - in attesa, si immagina, di una nuova carica - Bertolaso ha voluto lasciare il segno. Cosa prevede la bozza di decreto, ancora segreta, che il governo si appresta ad approvare? Centinaia di assunzioni negli uffici romani, quelli che contano, decise da Guido Bertolaso. Ma pagate coi soldi stanziati per gli sfollati, quelli del decreto Abruzzo. L’acquisto «oneroso» da parte del governo dell’inceneritore dei veleni di Acerra. Assunzioni nei consorzi dei rifiuti campani. La nomina dei nuovi commissari per il terremoto aquilano. E ancora: la costituzione, alle dirette dipendenze della Protezione civile, di una società per azioni. Un soggetto di diritto privato che coprirà tutti i compiti operativi del dipartimento, una specie di megastazione appaltante, senza le briglie proprie degli uffici pubblici. E per finire, il varo dell’assicurazione obbligatoria degli edifici contro le calamità naturali. Una nuova tassa sugli immobili che sostituirà l’Ici. Con l’obiettivo di trasferire ai privati il più importante compito della Protezione civile. Che Bertolaso, in questi anni, aveva dimenticato: la prevenzione delle calamità naturali, la messa in sicurezza del territorio.
Non ha ancora un numero, il decreto
"fantasma". Nonostante lungo i corridoi di via Vitorchiano, piazza San Silvestro e palazzo Chigi non si parli d’altro. Il governo ha stretto intorno al testo una cortina di silenzio. Anche i parlamentari non hanno saputo niente, nonostante la deputata Pd Sesa Amici abbia presentato, sull’argomento, un’interrogazione parlamentare. Nella quale si chiedono notizie più certe sul decreto. «In genere la riorganizzazione degli uffici passa dalle commissioni parlamentari per un parere », spiega l’esponente del Pd. Il decreto ha però un numero di protocollo (15185) e una data, 29 ottobre 2009 (chi volesse leggerlo potrà scaricarlo sul nostro sito (www.avvenimentionline.it). La Presidenza del consiglio lo invia alla Ragioneria generale dello Stato e, per conoscenza, al Gabinetto del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. I tempi sono stretti: i commissariamenti abruzzesi e campani scadono il 31 dicembre, c’è molto da fare per lasciare tutto in ordine. E poter dire che l’emergenza, grazie a san Guido Bertolaso, è finita.
Lo «spazza tour» non lava l’emergenza
Il 18 novembre il sottosegretario all’emergenza rifiuti Bertolaso ha accompagnato giornalisti e fotografi in uno «spazza tour istituzionale». Utile a spiegare, dice il comunicato della Protezione civile, «che l’emergenza è in fase di conclusione». Ai cronisti «sarà permesso di esaminare liberamente, come sempre accade con la Protezione civile, la quantità di energia elettrica già prodotta, le migliaia di tonnellate di rifiuti già smaltiti e il funzionamento delle tre linee di combustione che rappresentano il cuore dell’impianto di Acerra, in grado di smaltire ogni anno 600mila tonnellate di rifiuti». Nonostante fino ad agosto fossero stati superati ben 80 volte i limiti di emissioni (per legge potrebbero essere oltrepassati solo per 35 giorni l’anno). Prima che il sito del commissario oscurasse la rilevazione quotidiana delle emissioni. Ma, c’è da starne certi, il sottosegretario ai rifiuti potrà a scadenza naturale, il 31 dicembre 2009, dichiarare chiusa la quindicennale e fallimentare esperienza del commissariamento della monnezza campana. Lo sostiene anche il decreto"fantasma" in via d’approvazione. Ma, a ben leggere gli articoli, la realtà appare molto diversa. La Protezione civile istituisce una «struttura stralcio», che rimarrà in vigore fino al 30 settembre 2010. Il suo compito sarebbe quello di «garantire il rientro nel regime ordinario». Ma le sue competenze, e i suoi poteri, sono del tutto straordinari. L’Ufficio stralcio, nominato ancora una volta da Guido Bertolaso, dovrà non solo realizzare un «piano di rilevazione» su crediti e debiti dell’ufficio commissariale. Avrà anche le «competenze amministrative » sugli impianti di trattamento dei rifiuti di «Caivano (Na), Tufino (Na), Giugliano (Na), Santa Maria Capua Vetere (Ce), Avellino, Battipaglia (Sa) e Casalduni (Bn), nonché del termovalorizzatore di Acerra (Na)». Potrà avvalersi di militari, poiché le aree rimarranno «siti di interesse strategico nazionale» proprio come deciso dalla legge 123, quella che nel 2008 istituiva il commissariamento e dava a Guido Bertolaso i superpoteri. Ancora: l’ufficio stralcio potrà utilizzare «le procedure d’urgenza previste dall’ordinamento vigente». Il commissariamento, dunque, dura de facto almeno fino al prossimo settembre, a meno di nuove proroghe.
Cosa farà l’ufficio stralcio nei prossimi dieci mesi? Il decreto gli assegna il compito di acquistare, per conto della Presidenza del consiglio dei ministri, l’inceneritore di Acerra, pagandolo coi ricavi della vendita dell’energia elettrica, con l’aggiunta degli interessi. Insomma, il governo verserà fiumi di denaro alla Fibe (il costruttore dell’impianto) per acquisirne il controllo, che sarà poi ceduto alla Regione Campania. La valutazione sul prezzo, scrive il decreto "fantasma", sarà realizzata dall’Enea. Ma il decreto mette le mani avanti: «Se dopo il collaudo l’impianto non raggiungerà i parametri produttivi l’importo sarà proporzionalmente ridotto». Per il resto, gli impianti e la gestione dei rifiuti passano alle aziende e ai consorzi provinciali. Comprese le aree di deposito e stoccaggio temporanee, quasi tutte ancora aperte, i cui rifiuti saranno conferiti in discarica. Viene aumentata dell’8 per cento la capacità ricettiva degli impianti di compostaggio in esercizio sul territorio nazionale. Per coprire le falle lasciate dalla pressoché totale assenza, in Campania, di impianti ecologici del genere, capace di ricavare dai rifiuti il materiale organico non inquinante. Tutto uguale, insomma. Cambia solo una cosa. Il costo del ciclo dei rifiuti, nonostante manchino ancora termovalorizzatori e impianti di compostaggio, «trovano integrale copertura economica a carico dell’utenza». C’è da immaginare, dunque, un’esponenziale crescita della tassa sui rifiuti nella regione. Il decreto procede anche all’assunzione del personale dei Consorzi di Bacino delle province campane. Nonostante abbiano sei volte i dipendenti impiegati nel ciclo dei rifiuti nelle regioni del Nord. Pagheranno, anche in questo caso, i cittadini.
Chiodi supercommissario
Tutti i poteri al presidente della Regione Abruzzo, il Pdl Giovanni Chiodi, che dal primo gennaio assumerà i compiti attualmente in capo al commissario Guido Bertolaso e al suo vice Bernardo De Berardinis. Un ruolo di secondo piano, invece, per il sindaco Pd de L’Aquila Massimo Cialente, che sarà semplicemente «vicecommissario per l’attuazione degli interventi di ricostruzione della città dell’Aquila». Con compiti, cioè, puramente operativi. Il decreto, inoltre, posticipa di altri sei mesi il pagamento delle indennità di espropriazione dovute ai proprietari delle zone dove sta sorgendo il progetto case. Toccherà dunque a Chiodi risolvere i grandi problemi rimasti aperti nella zona colpita dal sisma del 6 aprile. A partire dalla carenza degli alloggi: nonostante le 184 palazzine del piano C.a.s.e., le new town sorte nella campagna aquilana, molti sfollati rischiano di rimanere senza un tetto. Perché i piccoli lavori, quelli delle case solo parzialmente inagibili, non sono ancora partiti per problemi tecnici (un’ordinanza il 12 novembre ha ulteriormente posticipato il termine ultimo per le domande di risarcimento). Mentre gli sfollati, secondo i dati forniti proprio dalla Protezione civile, sono ancora 26mila. Di questi, solo cinquemila sono stati trasferiti nelle new town antisismiche, mentre ben 13mila vivono nelle caserme e negli alberghi fuori città. Nelle tende resistono al freddo ancora 600 cittadini, altri 8.000 usufruiscono del contributo di autonoma sistemazione, pagato dalla Protezione civile. Calcolando che l’intero piano C.a.s.e. dovrebbe ospitare 17mila persone, in 9.000 rischiano di rimanere negli alberghi ancora per mesi. Mentre i lavori nel centro storico sono ancora fermi. A quasi nove mesi dal 6 aprile, è come se il sisma avesse appena colpito la città. Ma non sarà più affare di Bertolaso.
Una Rca per le catastrofi
Una nuova tassa, obbligatoria per tutti proprio come l’Rc auto. Il decreto fantasma che rivoluziona la Protezione civile rilancia l’idea avanzata dal ministro Renato Brunetta pochi giorni dopo il sisma dell’Abruzzo. Recita l’articolo 7 del decreto "fantasma":«Le unità immobiliari private, a qualunque uso destinate, sono assoggettate ad assicurazione obbligatoria per i danni derivanti da incendio e calamità naturali». Nel caso in cui il proprietario fosse inadempiente, sarebbe «esclusa ogni forma di intervento pubblico per la riparazione o la ricostruzione delle unità immobiliari». In parole povere, lo Stato d’ora in poi si disinteressa delle conseguenze delle calamità naturali sugli edifici e demanda tutto ai privati. Che dovranno assicurare gli immobili, ricevendo in cambio il pagamento di un premio. In epoca di crollo dei mercati finanziari, non è certo una grande sicurezza. E in caso di evento catastrofico, è facile che un’assicurazione privata non sia in grado di ripagare per intero i danni, senza andare in bancarotta, specie in un Paese dall’elevatissimo rischio sismico e geologico come il nostro. Senza dimenticare che la nuova tassa sarà molto più pesante nelle aree più sensibili, in gran parte ubicate nel Mezzogiorno del Paese.
Gli sfollati pagano le clientele
Per i più "buoni" ci sarà un ricco cestino natalizio. Pagato con quasi sei milioni di euro, sottratti ai già magri fondi del decreto Abruzzo. Per gli altri, nel peggiore dei casi, si rischia la mobilità, la perdita del posto nel dipartimento della Protezione civile. È l’ultimo intervento di Guido Bertolaso sugli uffici della Protezione civile, stabilito all’articolo 8 del decreto "fantasma". Il personale del dipartimento dovrà firmare «un mansionario», una specie di carta dei doveri, in assenza della quale, scrive il decreto «si applicano le procedure di mobilità». Dopo il bastone, la carota. A scelta di Guido Bertolaso, 25 lavoratori del dipartimento assunti a tempo determinato passeranno di ruolo, a tempo indeterminato. Sempre a totale discrezone del capo del dipartimento, i co.co. co. potranno essere assunti a tempo determinato, con un contratto sufficiente per arrivare fino al prossimo concorso, nel quale il 50 per cento dei posti sarà riservato proprio a loro, i collaboratori scelti dal capo. La stessa norma, applicata in uno qualsiasi dei centri di ricerca delle università italiane o tra gli "atipici" degli enti locali e della scuola, risolverebbe per sempre l’emergenza del precariato. Ma i precari sono di serie a e di serie b, e i precari di Bertolaso giocano nella massima serie. Non solo, il decreto dà al capo dipartimento il potere di «inquadrare», senza concorso, tutto il personale dirigente di seconda fascia che superi una non meglio specificata "procedura di selezione". Chi paga l’ultima infornata di assunzioni, in un dipartimento che è passato, dal 2001 a oggi, da 350 a oltre mille dipendenti? I terremotati abruzzesi: 0,9 milioni per il 2009 e 4,8 milioni nel 2010 saranno finanziati con gli stanziamenti della legge 77, il decreto Abruzzo. Tra i fortunati, si sostiene nei corridoi del dipartimento, ci saranno molti "figli di". Compresi figli di sindacalisti. In particolare di un’organizzazione, la più forte. Che a palazzo Chigi non è la Cgil, bensì il meno noto Snaprecom, alias Sindacato autonomo della Presidenza del consiglio. Molto vicino al governo. E favorevole anche - lo si legge sul suo sito - a quanto previsto nell’articolo 9 del decreto "fantasma". Che ripubblicizza i rapporti di lavoro, finora governati dalle norme del Codice civile e dalla contrattazione. Spazzando via dagli uffici che contano scomodi sindacalisti. «Il sindacato, in sistema pubblicistico, non avrà bisogno di misurare la sua rappresentatività, basta avere le giuste referenze politiche. Sarà deciso tutto dalle leggi», afferma Claudio Meloni, della Fp Cgil. «Come nell’esercito. Un mansionario che impone degli obblighi, con la minaccia della mobilità. Assunzioni e promozioni senza concorso, per scelta del capo», accusa Bruno Stramaccioni, dell’Rdb-Cub.
Una nuova spa per gli appalti
Dopo di lui, il deserto. Col decreto "fantasma" Guido Bertolaso cambia in maniera sostanziale la sua creatura, il dipartimento della Protezione civile. Con una logica precisa: cedere poteri e spogliare di compiti gli uffici. La gestione dei Grandi eventi passa direttamente alla Presidenza del consiglio, con la costituzione di un ufficio dirigenziale presso il Segretariato generale di palazzo Chigi. La pratica di gestire con misure straordinarie eventi come i mondiali di nuoto di Roma e i meeting internazionali non passa di moda col pensionamento anticipato del suo inventore Bertolaso. Mentre tutti i compiti che contano, gli appalti e i contratti di fornitura, vengono privatizzati. La Presidenza del consiglio dei ministri costituirà una società per azioni «per lo svolgimento delle funzioni strumentali del dipartimento di Protezione civile», con compiti di peso: «Progettazione, direzione lavori, acquisizione di forniture e servizi, formazione e ricerca nell’ingegneria sismica, emergenze socio-economico-ambientali». A fare da base alla nuova struttura saranno probabilmente l’Eucentre (la fondazione privata diretta da Gian Michele Calvi che gestisce gli appalti del piano C.a.s.e. a L’Aquila) e Finmeccanica, società pubblica specializzata nel settore militare, che