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Il Sindacato di Base e Indipendente

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22/11/09

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dicono di noi - le notizie
dall'11 al 20 novembre 2009


20 novembre 2009 - Omniroma

REGIONE, BUCCI (IDV): «CONCORSISTI CHIEDANO I DANNI»

(OMNIROMA) Roma, 20 nov - «Da quanto apprendiamo dai dati resi noti dal comunicato della RdB-CUB troppe sembrerebbero le 'strane coincidenzè e le irregolarità gravi che obbligano una presa di posizione ed un passo indietro: si faccia chiarezza attraverso un' indagine della procura che individui i possibili responsabili di eventuali manipolazioni e che sgombri il campo da qualsiasi legittimo dubbio». È quanto dichiara il Consigliere dell'Italia dei Valori Claudio Bucci, che in una nota «esprime la propria indignazioni nei confronti di quelle che sembrerebbero delle evidenze di irregolarità nel concorso indetto dal Consiglio regionale del Lazio». «Ciò tenuto conto anche del fatto che il Consiglio di Stato ha appena respinto l'appello della Giunta Regionale sulla sospensiva del Tar sul bando per 25 posti da dirigente in Consiglio - continua il Consigliere Idv - Invito tutti coloro che hanno partecipato ai concorsi a pensare ad una possibile azione collettiva per il risarcimento del danno morale e materiale chiedo che la magistratura indaghi su tutte le fasi del procedimento concorsuale, annullando immediatamente le graduatorie».


20 novembre 2009 - Roma Notizie

Asili Nido. RDB-CUB: il peggioramento del servizio è una realtà

Roma - Dopo la presentazione del rapporto dell’Agenzia per il Controllo della qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma, la RdB rileva il dato negativo del peggioramento della qualità erogata nei nidi comunali tra il 2007 e il 2009. "La grave situazione in cui versano i nidi comunali e che RdB va denunciando da anni, trova un riscontro oggettivo nei dati pubblicati dall’Agenzia", commenta Caterina Fida della RdB del Comune di Roma. "Alemanno sembra troppo impegnato a militarizzare la città per accorgersi delle reali esigenze dei cittadini di Roma che hanno chiesto, con molta chiarezza, servizi di qualità per i propri figli". "A nostro giudizio - continua ancora Caterina Fida - è giunto il momento di invertire la rotta e potenziare questo primario servizio pubblico, ampliando l’offerta di posti e strutture pubbliche, anziché erogando contributi ai privati. Il dato negativo dei nidi fa il paio con il peggioramento generale dei servizi sociali, nei quali impera la esternalizzazione dei servizi, auspichiamo che Alemanno si avveda di essere il Sindaco della Città capitale d’Italia anche per il livello dei servizi che offre", conclude la rappresentante sindacale.


20 novembre 2009 - Agora Magazine

Enti locali Lazio RdB: Peggiora la qualità dei nidi comunali
La rappresentante sindacale Caterina Fida Enti locali Lazio RdB, commenta i dati relativi al peggioramento della qualità nei nidi comunali

Roma - ASILI NIDO COMUNALI - anche l’Agenzia per il Controllo della qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma si accorge del peggioramento. Dopo la presentazione di Martedì pomeriggio del rapporto dell’Agenzia per il Controllo della qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma, la RdB rileva il dato negativo del peggioramento della qualità erogata nei nidi comunali tra il 2007 e il 2009. "La grave situazione in cui versano i nidi comunali e che RdB va denunciando da anni, trova un riscontro oggettivo nei dati pubblicati dall’Agenzia" commenta Caterina Fida della RdB del Comune di Roma. "Alemanno sembra troppo impegnato a militarizzare la città per accorgersi delle reali esigenze dei cittadini di Roma che hanno chiesto, con molta chiarezza, servizi di qualità per i propri figli" continua ancora Caterina Fida. "A nostro giudizio è giunto il momento di invertire la rotta e potenziare questo primario servizio pubblico, ampliando l’offerta di posti e strutture pubbliche, anziché erogando contributi ai privati" prosegue la sindacalista. "Il dato negativo dei nidi fa il paio con il peggioramento generale dei servizi sociali, nei quali impera la esternalizzazione dei servizi, auspichiamo che Alemanno si avveda di essere il Sindaco della Città capitale d’Italia anche per il livello dei servizi che offre".
Caterina Fida - Enti locali Lazio RdB


20 novembre 2009 - Trieste Oggi

AGGRESSIONI SUI BUS DELLA TRIESTE TRASPORTI. RAPPRESENTANZE SINDACALI DI BASE: "NON RIENTRA NELLE MANSIONI DEGLI AUTISTI FARSI INSULTARE O MALMENARE DA UTENTI SQUILIBRATI"

Trieste - Non sta scritto su nessun regolamento che il personale di guida dei bus, è obbligato a prendere provvedimenti diretti, nel caso in cui a bordo del mezzo, si trovino delle persone che fumano, che bevono, che si drogano, che portano dei passeggini, degli animali o peggio ancora delle armi ! ! !
A fronte degli episodi di aggressione – verbale e fisica - che purtroppo continuano a registrarsi con preoccupante frequenza, ai danni dei conducenti dei mezzi pubblici ( da ultimo domenica 15.11.09 sui bus della linea 34 ); ed in considerazione del disinteresse ripetutamente dimostrato dai dirigenti aziendali che - nonostante le richieste presentate dal Sindacato di base e a differenza di altre aziende italiane - non hanno ritenuto necessario intervenire con opportune misure di tutela dell’ incolumità dei dipendenti e della stessa utenza ( cabine blindate, telecamere, vigilanti e assistenti a bordo dei bus );
LE RAPPRESENTANZE SINDACALI DI BASE, INVITANO I CONDUCENTI AD EVITARE TUTTE QUELLE INIZIATIVE CHE PONGANO A RISCHIO LA PROPRIA INTEGRITA’ FISICA !
Durante il turno di servizio - nel caso in cui l’utenza dimostri di non voler rispettare il regolamento che indica il corretto utilizzo del servizio - l’autista non dovrà tentare di forzare la volontà dell’ utente o degli utenti, ma senza dimostrare alcuna astiosità, dovrà invece:
fermare il mezzo ;
attivare il pedale di allarme rapido aziendale e nei casi più gravi,
telefonare direttamente al pronto intervento delle forze dell’ordine;
IN MODO DA RIUSCIRE A GARANTIRE, LA SICUREZZA DELL’ UTENZA, L’AFFIDABILITÀ DEL SERVIZIO, NONCHÉ LA PROPRIA INCOLUMITÀ PERSONALE .


20 novembre 2009 - Il Bologna

La protesta Rdb al Carlton problemi a Phonemedia
Precari all'Inps

Bologna - La crisi non colpisce solo la meccanica e fa perdere colpi anche al terziario. A iniziare dal turismo come dimostrano i 24 licenziamenti all'Hotel Carlton dove ieri si è tenuto un sit in e raccolte firme, un centinaio, dei partecipanti ad un convegno. Le Rdb chiedono l'intervento delle istituzioni. Intanto Rifondazione rilancia l'allarme, per un possibile sfratto, sul call center di Phonemedia a Casalecchio di Reno. Tensioni anche all'Inps dove otto precari, «lavorano da nove anni», rischiano di perdere il lavoro.


20 novembre 2009 - Liberazione

La polizia ha fatto irruzione nel centro sociale ieri mattina. Immediata la mobilitazione degli attivisti
Roma, sgomberato l'Horus, occupato il Municipio
di Daniele Nalbone
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Roma - E se fosse partito un colpo? La domanda se la devono essere posta in molti, ieri, nella giornata dello sgombero del centro sociale Horus, a Roma. Chi scrive ha visto un agente sfoderare la pistola di ordinanza davanti a cinque ragazzi che tentavano di entrare nella sede del IV Municipio per protestare contro il terzo sgombero in sette giorni da parte di Alemanno & co. All'agente-sceriffo in questione è caduta la pistola e questo poteva essere la scintilla per far esplodere definitivamente una situazione già molto tesa. Dunque: se fosse partito un colpo? Questa domanda va ora girata al Prefetto di Roma, al sindaco, al presidente della Commissione sicurezza. Quanto accaduto ieri dimostra che l'aria che si respira in città, dopo gli ultimi sgomberi, è un'aria pesante.
Ecco la cronaca. Sono da poco passate le otto quando le "ronde" degli attivisti dei Blocchi precari metropolitani che da giorni controllano il quartiere contro i blitz dei gruppi neofascisti, notano uno strano e pericoloso via vai di agenti e blindati all'interno del commissariato di Fidene. «Abbiamo immediatamente pensato che volessero sgomberare un'occupazione abitativa qui vicino» - hanno spiegato - «ma quando abbiamo visto 15, 20 blindati fra polizia e carabinieri muoversi alla volta di piazza Sempione abbiamo subito capito che si trattava di Horus». Subito il tam tam telefonico e radiofonico porta decine di persone a precipitarsi davanti al centro sociale già sgomberato e rioccupato un anno fa. «Per pochi minuti non siamo riusciti ad entrare nella struttura prima della polizia e del piccolo caterpillar che sta distruggendo tutto», commenta Paolo Di Vetta di Asia Rdb.
Una vendetta. Dopo quanto dichiarato dalle forze dell'ordine che hanno ammesso di aver ricevuto il via all'operazione solo nella tarda sera di mercoledì non c'è dubbio: lo sgombero di ieri dell'Horus è una ritorsione da parte del Sindaco e del Prefetto dopo la contestazione avvenuta poche ore prima da parte dei movimenti contro il Piano Casa appena presentato in Campidoglio. Ormai è chiaro a tutti come Alemanno ha deciso di governare Roma: «Con sgomberi "preventivi" tesi a criminalizzare l'opposizione sociale e per sopperire alla sua incapacità di dare soluzione ai problemi della città» concordano Alfio Nicotra, responsabile politico Prc Roma e il consigliere regionale Ivano Peduzzi (Prc). Mentre cinquanta persone sono rimaste in piazza Sempione, circa trenta attivisti si sono mossi alla volta di via Monte Rocchetta, sede del IV Municipio. In pochi minuti e nonostante il tentativo, goffo quanto pericoloso, dei due agenti-sceriffo di bloccare i manifestanti questi sono riusciti ad arrivare nell'ufficio del presidente Cristiano Bonelli (Pdl) mentre circa dieci persone hanno continuato a salire le scale fino al tetto, da dove hanno calato due striscioni: "La libertà non si paga, si strappa" e "Horus e Villetta sono qui". Immediatamente tutta l'attenzione dei centri sociali, dei politici e delle forze dell'ordine si sposta sul Municipio. Chiuso nella sua stanza, Bonelli decide di aprire una trattativa con i movimenti. Intanto nel suo ufficio salgono i consiglieri Andrea Alzetta (Comune, Roma in Action), Gianluca Peciola (Provincia, Sl) e Anna Pizzo (Regione, Sl) mentre almeno cento persone si radunano all'ingresso del Municipio, ormai occupato. Dopo un'ora di trattativa la delegazione del BPM esce con una proposta che arriva direttamente dalla presidenza del IV Municipio: un incontro da tenersi entro il 15 dicembre per ragionare su come impedire la dispersione dell'esperienza sociale e culturale dell'Horus. Offerta rispedita al mittente dopo un'assemblea tenutasi sull'assolato tetto del municipio. «Un tavolo senza una data certa per noi significa occupazione a oltranza» spiega Emiliano del Bpm. Mossa azzeccata. Il presidente, ormai a tutti gli effetti "sostituto" di un sindaco inesistente, prende la decisione di convocare una riunione per oggi, alla quale parteciperanno gli assessori regionali Nieri (Bilancio), Di Carlo (Casa) e Rodano (Cultura), oltre ai consiglieri. Per il Comune «sarà responsabile direttamente il sottoscritto» ha spiegato Bonelli. Per chi pensava di vincere le resistenze dei movimenti, a fine giornata è arrivata la sconfitta finale: 250 persone davanti all'Ex Gil di Viale Adriatico in assemblea hanno dimostrato che Alemanno & Co. non potranno fare di Roma un deserto e chiamarlo città.


20 novembre 2009 - Il Messaggero

Roma. Ieri mattina in Regione circolavano dei volantini...

Roma - Ieri mattina in Regione circolavano dei volantini, diffusi dalla rappresentanza sindacale di base pubblico impiego, che ironizzava sugli undici concorsi banditi dal consiglio regionale per la copertura di oltre 130 posti. C’era una lunga lista di persone che sono risultate idonee, «tutti candidati di spicco, riconducibili al circuito politico-sindacale-amministrativo». Nell’elenco molti collaboratori di assessori e consiglieri regionali di maggioranza e minoranza. Attacca il portavoce di Prc, Pdci e Socialismo 2000, Ivano Peduzzi. Dice no alle primarie per la scelta del candidato del presidente, ma chiede anche discontinuità su vicende come «i concorsi banditi dalla Pisana: fra gli idonei risultano numerosi nomi riconducibili a personaggi politici, del centro sinistra come del centro destra». «E sulla questione morale - dice Peduzzi - che senso ha l’assunzione della figlia del deputato Pd, Pietro Tidei, nell’ufficio di presidenza del consiglio regionale? Il consiglio regionale è sciolto».


20 novembre 2009 - Cronache del Mezzogiorno

Provvedimenti contro chi sta crando disagi
Ad annunciarlo è il vice presidente della Salerno Mobilità Carrella che ieri insieme al presidente Napoli ha incontrato la RdB CUB

Salerno - "I lavoratori non sono accattoni, a Salerno Mobilità rivendichiamo trasparenza, diritti e dignità". A sostenerlo sono i lavoratori di Salerno Mobilità che si sono dissociati dai colleghi che da alcuni giomi sono in stato di agitazione. A rispondere ai dipendenti è il vicepresidente della società Vincenzo Carrella il quale ha tenuto a sottolineare la massima disponibilità dell'azienda a dialogare con i dipendenti al fine di intraprendere un percorso comune e insieme lavorare sul piano industriale in parte rappresentato dalla nuova tariffazione e annuncia prowedimenti nei confronti di chi sta determinando disagi. Ieri mattina nella sede di piazz.a Frincipe Amedeo a Salerno, per oltre 2 ore, si è svolta la prima riunione di contrattazione con l'azienda rappresentata al tavolo dal presidente Vincenzo Napoli, dal vice presidente Vincenzo Carrella e dal consigliere d'armministrazione Stefano Salimbene. Nel corso dell'incontro l'azienda ha ribadito che il tavolo separato è stato voluto dalle altre organizzazioni sindacali e che in queste ore subisce la pressione di uno sciopero "fantasma" di cui non si sanno modalità e conseguenze operative. Lazienda ha rassicurato i rappresentanti dei lavoratori: non c'è nessuna minaccia all'occupazione né agli stipendi che anzi, continueranno ad essere regolari. La delegazione RdB Cub, guidata da Rosario Guerra e Vincenzo De Súefano, ha preso atto del piano industriale in costruzione dai manager di Salerno Mobilità e ha preso le distanze da ogni discorso politico/sindacale che sottomette i lavoratori ad abusi strumentali di chi, oltre ad imporre tavoli separati di contrattazione, sta manovrando per mante nere posti di controllo dentro la società a scapito dei diritti e della dignità dei lavoratori. Noi rappresentiamo i lavoratori, quelli veri, che non solo fanno il loro dovere ma che addirittura si sacrificano per il bene dell'azienda e per il miglioramento dei servizi erogati. Durante lincontro la RdB Cub ha posto questioni rilevanti in merito alla riqualificazione del personale, all'organizzazione del lavoro e alla sicurezza. Nello specifico, la RdB Cub ha segnalato prowedimenti che l'azienda deve prendere con urgenza in varie sedi dislocate in città. Inoltre la RdB Cub pretende una necessaria regolamentazione dello straordinario usato spesso in modo improduttivo e clientelare. I problemi sono tanti e la questione economica è subordinata alle risorse che il nuovo piano industriale sarà capace di portare sul tavolo della contrattazione integrativa. Le rivendicazioni e le denunce di RdB Cub, saranno formalizzate nei prossimi incontri che l'azienda ha chiesto di tenere, possibilmente ad un tavolo unico."Visto il piano di allargamento sul territorio sia delle aree di parcheggio, eia delle ulteriori attività che Salerno Mobilità èarà chiamata a svolgere, la RdB Cub si ritiene soddisfatta dell'incontro e prende atto delle floride prospettive che i dirigenti hanno illustrato. La contrattazione aziendale è awiata e i lavoratori faranno la loro parte se la società saprà superare con sorietA i nodi critici denunciati per migliorurc tutti quei servizi pubblici che i cittadini pretendono ogni giomo da Salemo Mobilità".A margine del tavolo di confronto Carrella ha illustrato Ia posizione di Salerno Mobilità sottolineando la massima disponibilità dell'azienda a coinvolgere i dipendenti sul piano industriale. "Una volta che avremo avuto il piano definitivo, lo stesso verrà comunicato e illustrato ai lavoratori e insieme faremo un percorso comune che andrà sul solco già tracciato. Ma il tutto prenderà il via ad inizio anno. Non posso negare che vi è tanta amarezza per la situazione che si è venuto o creare. La modalità di sciopero posta in atto non rispecchia la normativa in materia e noi non staremo a guardare, faremo quanto richiede la circostanza e informeremo le autorità competenti in materia. In questo momonto chiediamo una maggiore disponibilità da parte dei cittadini. Dal canto nostro cercheremo di ridune al massimo i disagi che potrebbero determinarsi a seguito di questo stato di agitazione. Stiamo già predisponendo tutte le misure cautelative".(pi.fe)


20 novembre 2009 - Il Quaderno

Comune di Benevento, la RdB/Cub chiede informazioni sull’Ufficio Affissioni

Benevento - Giovanni Venditti, segretario provinciale del sindacato RdB/Cub di Benevento, ha scritto una nota al sindaco Fausto Pepe in cui chiede informazioni sull’Ufficio comunale Affissioni – Gestor – attualmente fermo per la vertenza intrapresa dai dipendenti che non vengono pagati da alcuni mesi. Il sindacalista protesta per l’atteggiamento degli amministratori: "In un sistema dominante, peraltro da tempo perseguito, quale è quello dell’esternalizzazione e privatizzazione dei servizi da rendere all’utenza, come sta avvenendo in questi giorni anche per l’acqua, nei fatti concreti determina questa situazione, per cui alla fine a farne le spese sono sempre i lavoratori".


20 novembre 2009 - Vivienna

Sicilia. Sindacati: Vigili del fuoco non sono mercenari

Le segreterie e coordinamenti regionali Vigili del fuoco – Sicilia di CGIL, FNS CISL, UIL, RdB e CONFSAL hanno diramato la seguente lettera aperta:
"Le OO.SS. hanno avuto modo di constatare, attraverso la lettura di articoli pubblicati sugli organi d’informazione locali, la presenza di inesattezze e affermazioni di basso profilo tendenti a macchiare oltre che ledere profondamente la dignità e la professionalità dei Vigili del Fuoco. Nell’ultimo articolo, pubblicato in ordine cronologico nel periodico settimanale di Politica, Cultura ed Economia "Centonove" hanno rilevato con estrema amarezza come l’opera svolta con massima professionalità, abnegazione e spirito di sacrificio da parte dei Vigili del Fuoco, venga comparata ad Aziende private che hanno avuto in questi mesi solo l’obiettivo di far pervenire la propria fattura a chi detiene la contabilità dei lavori eseguiti per l’emergenza in oggetto. Testualmente l’articolo recita: "Si dilatano i tempi e costi per uscire dall’emergenza". Il sindaco Buzzanca chiede 600 milioni, ne arrivano 40, maxi fattura dei Vigili del Fuoco. All’interno, viene riportato testualmente: a battere cassa per primi sono stati i vigili del fuoco che in mezzo al fango ci hanno sguazzato per un mese intero … " fino ad arrivare alla dichiarazione del Sindaco che riferendosi sempre ai Pompieri dichiara: "hanno chiesto 24 Mln di euro, ci siamo accordati per 14, ma credo di poter scendere a 5 o 6 Milioni". A seguire anche le dichiarazioni del Direttore regionale della Protezione Civile siciliana secondo il quale le altre forze intervenute in zona avrebbero avanzato pretese minori. Da quanto riportato, il lettore ha la netta sensazione che vi sia stata una mercanzia tra il soggetto attuatore (Sindaco Buzzanca) la Protezione Civile (Ing. Cocina) ed i Vigili del fuoco con l’intento di far "abbassare i prezzi" a quest’ultimi. Tutto questo oltre a rappresentare un colossale falso d’autore, mortifica e ferisce profondamente la categoria, sia nell’orgoglio che nella professionalità. Da qui la necessità di fare chiarezza sulla questione fornendo ai cittadini di Scaletta, Giampilieri, Molino, Altolia ed anche a tutti i lettori spunti su cui riflettere, ma soprattutto rimarcando che le prestazioni dei vigili del fuoco non sono e non possono mai essere oggetto di negoziati. Per far fronte alla gravità dell’evento, i Vigili del fuoco, da anni in gravissime carenze di personale, di mezzi e di attrezzature sono stati costretti ad operare in tutte le sedi di servizio dell’intera regione con turni massacranti di 24 ore continuative. Ciò per consentire l’invio di personale operativo in provincia di Messina, ma nello stesso tempo per garantire la tutela e la sicurezza alla popolazione nelle restanti provincie della Sicilia. Pertanto, andando in deroga al normale orario di lavoro, si è fatto ricorso cosi come in tutto il mondo del lavoro allo strumento dello straordinario (unico strumento utile per consentire la presenza dei vigili vista la gravissima carenza organica esistente in tutta la regione) che legittimamente deve essere retribuito. Le tariffe concernenti le prestazioni lavorative effettuate in tale regime dai Vigili del Fuoco, sono normate all’interno dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro e stipulati dal Ministro della Funzione Pubblica e dalle Organizzazioni Sindacali dei Vigili del Fuoco. Pertanto, risulta alquanto evidente che non potrà mai esistere alcun negoziato tra i vigili del fuoco ed il sindaco di Messina o da un suo delegato. Basterà effettuare alcuni semplici calcoli per ricavare il totale delle somme utili a retribuire in maniera legittima il lavoro di chi incessantemente non ha sguazzato, ma salvato vite umane, soccorso la popolazione e lavorato instancabilmente notte e giorno nel fango che ha devastato una parte della nostra amata terra. Tale opera prestata ha avuto il solo obiettivo di aiutare le popolazioni colpite dall’evento tenendo sempre alta l’abnegazione, il senso del dovere e la professionalità che gli hanno consentito di conquistare la fiducia e l’apprezzamento della popolazione e farlo diventare uno fra i Corpi dello Stato più amati. A parere di chi scrive, il messaggio passato attraverso gli organi di stampa, dipinge i Vigili del Fuoco in maniera distorta, ma soprattutto ingenerosa, ovvero, come dei mercenari pronti ad approfittare delle difficoltà altrui con l’unico meschino scopo di fare cassa. Se il soggetto attuatore giudica insufficienti le risorse assegnate dal Governo per la gestione dell’intera emergenza, compreso la messa in sicurezza e successiva ricostruzione di Giampilieri, Scaletta, ecc. anziché individuare nei Vigili del Fuoco il primo nemico, farebbe bene ad adoperarsi politicamente per fare incrementare le risorse senza colpire chi in questo periodo ha speso tantissimo mettendo anche a repentaglio la propria incolumità. Con la presente si vuole altresì puntualizzare quanto sia stato determinante l’apporto dei professionisti del soccorso attraverso l’opera delle squadre provenienti dai Comandi ed i Nucleo specialistici del corpo come i SAF (operatori con professionalità in tecniche di soccorso in ambienti speleo, alpino e fluviali) che hanno lavorato congiuntamente con gli elicotteristi, oppure del personale sommozzatore e nautico, o ancora di quello attualmente prestato dagli operatori specializzati nella conduzione di mezzi movimento terra, non dimenticando i vigili che da subito per salvare vite umane e recuperare le vittime hanno lavorato con le mani e con le unghie. Del suddetto personale e del loro encomiabile lavoro, pochissimi sono stati gli articoli pubblicati, ma ribadiamo che anche grazie all’opera silente ma sempre presente, costante e professionale di questi uomini tante vite umane sono state salvate, tante vittime sono state recuperate e consentito il ripristino delle vie di accesso e la messa in sicurezza di numerosi immobili. I fatti, fortunatamente, smentiscono questi detrattori d’immagine. In realtà, mentre qualcuno è dedito a speculare sull’informazione, oppure a recriminare sulla mancata solidarietà riservata a questa emergenza, i vigili del fuoco, che in altre emergenze sono stati puntualmente encomiati per la loro opera, stanno continuando a lavorare meritando la stima e la fiducia da parte dell’opinione pubblica, grata per la loro instancabile opera in favore della prevenzione, sicurezza e soccorso. Qualità di cui, con molto orgoglio, i Vigili del Fuoco sono portatori sani".


20 novembre 2009 - Il Secolo XIX

Protesta dei dipendenti del tribunale
Giustizia, presidio in Prefettura per la carenza degli organici

Savona - QUESTA MATTINA, dalle 9 alle 11, Fp-Cgil, Fps-Cisl, Rdb-Cub e Confsal-Unsa organizzano un presidio davanti alla Prefettura per denunciare le carenze di organico degli uffici giudiziari savonesi. Una delegazione di dipendenti degli uffici giudiziari sarà ricevuta dal Prefetto Nicoletta Frediani. I sindacati pongono l'attenzione soprattutto sulla sezione distaccata del tribunale di Albenga che risente di carenza di organico del personale amministrativo.«Le organizzazioni sindacali e la Rsu hanno evidenziato alla dirigenza e alla Corte d'Appello le gravi carenze di organico di tutti gli uffici giudiziari situati nel territorio provinciale di Savona -denunciano i sindacati - e negli anni non è stato attivato nessun provvedimento a soluzione di quanto segnalato, quali mobilità o assunzione del personale. Il risultato è stato un progressivo depauperamento delle attività ed uno spropositato aumento dei carichi di lavoro. Le tarature di organico non sono andate di pari passo con le attribuzioni di competenze: gli uffici dei Giudici di pace, ad esempio, hanno visto diminuire gli organici a fronte di un aumento consistente di lavoro. Oggi a fronte di una gravissima situazione ingeneratasi negli uffici di Albenga, l'unica soluzione individuata è stata quella del procedere con le applicazioni di personale di Savona provocando però una carenza sullo stesso tribunale già in sofferenza».

I pompieri
«rivogliamo la caserma di via nizza»

Savona - «TRA QUALCHE settimana vanno a scadere i termini per la riconsegna della sede dei Vigili del Fuoco di via Nizza ma la struttura ad oggi incompiuta rimane uno scheletro di cemento armato che rischia purtroppo di essere abbandonato alle intemperie per lungo tempo».
Le organizzazioni sindacali dei Vigili del Fuoco (Fns-Cisl, FpCgil, Rdb-Cub) lanciano un allarme per riavere la sede storica di via Nizza. sulla quale pende una controversia legale con la proprietà che da tempo ha bloccato i lavori di ristrutturazione. Fns-Cisl, FpCgil, Rdb-Cub si appellano alle autorità locali perchè si adoperino per trovare una soluzione e nelle prossime settimane è previsto un incontro con il Prefetto Nicoletta Frediani. «Abbiamo chiesto di parlare con il Prefetto - dicono i sindacati - e speriamo di incontrarlo entro il 4 dicembre , data simbolica per noi nella quale si celebra Santa Barbara, la patrona dei Vigili del Fuoco».
Sulla sede di via Nizza, in fase di ricostruzione, pende infatti una controversia legale con il proprietario del terreno confinante ( la ditta Assandri) che secondo le organizzazioni sindacali «rischia di allungarsi a tempi indefiniti rispetto a quelli preventivati. La sede operativa di via Bonini a Legino comincia a mostrare i primi segni di inadeguatezza, accettabili fino ad oggi soltanto in quanto la disponibilità della stessa era stata assicurata come provvisoria per una durata massima di 23 mesi per la consegna della sede ricostruita a via Nizza».
La sede di via Bonini è attualmente concessa in comodato d'uso gratuito dalla società Italgas per due anni prorogabili.
«Ringraziamo la società Italgas che ci ha concesso la sede di via Bonini - proseguono i sindacati dei Vigili del Fuoco - per questa struttura sono stati fatti investimenti contenuti per i lavori di ristrutturazione e adeguamento in quanto considerata una sede provvisoria. Ma ci sono spazi interni limitati, infiltrazioni d'acqua piovana, i servizi sanitari fatiscenti, l'assenza di strutture di riparo dalle intemperie del capannone adibito ad autorimessa die mezzi d'intervento e containers in sostituzione di idonee strutture in muratura come sede di laboratori e magazzini».


20 novembre 2009 - Il Padova

Finanze. Ieri in VIII commissione terzo ritocco da 2,5 milioni al bilancio del 2009
Informambiente, niente soldi polemica sull'assestamento
Littamè: «Carte recapitate troppo tardi, l'assessore Clai ne garantisca l'accessibilità»
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Padova - Niente soldi per sistemare la nuova sede di Informambiente; 2,5 milioni in meno in entrata dalle multe della Ztl; 2,5 milioni di dividendo di AcegasAps volatilizzati. Le finanze del Comune non godono di buona salute e le conseguenze rischiano di ripercuotersi sul servizio al cittadino. Per quanto riguarda le multe non dovrebbero tuttavia esserci variazioni. «La previsione di entrata per il 2009 sarà rispettata: contiamo di incassare tutti e 9 milioni di euro preventivati» spiega l'assessore alla Municipale Marco Carrai. Nessuna modifica dunque alle entrate dalle sanzioni, che nonostante il calo in valore assoluto dovrebbero comunque compensare le minori entrate per colpa del dividendo dimezzato di AcegasAps. Una voce da 890mila euro sarà ricavata dalla messa in ruolo delle multe, 1,5 milioni da tagli sulle spese, 300mila da minori spese per interessi passivi e 800mila da un taglio generalizzato nei settori. Le ristrettezze finanziarie di palazzo Moroni stanno anche bloccando il trasloco dei 12 dipendenti di Informambiente dalla sede di via Vlacovich, da lunedì senza riscaldamento, alla nuova sede della Guizza, in via dell'Orna. Ieri la protesta di Stefano Pieretti (Adl) dall'assessore Carrai, che ha promesso di verificare la fattibilità del trasloco. «I 60mila euro necessari ai lavori in via dell'Orna non ci sono, stiamo rivendendo il progetto per renderlo meno oneroso» ha spiegato Carrai. Sull'assestamento del Bilancio, votato martedì dalla giunta, si è incontrata ieri la VIII commissione presieduta da Antonio Foresta. A sollevare la polemica è stato l'esponente della Lega Nord Luca Littamè, che ha puntato il dito contro i tempi ristretti data ai consiglieri per l'analisi di documenti importanti come quelli dei conti del Comune, «al pari di quanto accaduto per il Piano Casa» spiega il consigliere, che ha chiesto di mettere a verbale la richiesta all'assessore alla Partecipazione Silvia Clai «di garantire l'accesso alla documentazione quanto prima possibile». Sotto accusa la procedura adottata. Ieri mattina era convocato il collegio dei revisori per approvare l'assestamento, il cui contenuto è stato poi messo in cassetta ai consiglieri della commissione, convocata per la fine mattinata. Gli stessi consiglieri comunali avranno tempo da oggi fino a lunedì per visionare le carte.(SIL.FA.)


20 novembre 2009 - Corriere del Veneto

«Lavoro al freddo» Protesta in Comune

PADOVA — Oltre sette mesi fa, con una delibera di giunta del 16 aprile 2009, veniva ratificato il trasferimento degli uffici comunali del settore Ambiente. Da via Vlacovich a via dell’Orna. Ad oggi, però, nulla è stato fatto. «E noi continuiamo a lavorare nella vecchia sede — spiega una dipendente, Daniela Luise — dove piove dentro e il riscaldamento non funziona». In segno di protesta, ieri mattina, alcuni impiegati (guidati da Stefano Pieretti dell’Adl-Cobas) hanno occupato l’ufficio dell’assessore Marco Carrai. Minacciando altre occupazioni se il trasloco non dovesse diventare realtà entro un mese.


20 novembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno

La vertenza. La Cgil: «L’80% dei lavoratori sta con noi»
Salerno Mobilità, primo sciopero Domani parcheggi gratis
L’azienda: pronto l’esposto in prefettura
di Umberto Adinolfi

SALERNO — È sempre più duro lo scontro in atto tra i sindacati e i vertici di Salerno Mobilità in vista dello sciopero dei lavoratori previsto per la giornata di domani. La querelle si protrae ormai da due settimane e sembra non avere altro esito se non l’annunciata paralisi per ventiquattro ore del sistema di parcheggio a pagamento in tutta la città di Salerno, a partire dalle sei di domani mattina e fino alle sei di domenica. Una situazione che si fa complicata dopo la spaccatura tra la triade confederale (Cgil, Cisl e Uil) da un lato, e Rdb e Ugl dall’altro. Queste due ultime sigle hanno avuto, ieri mattina, un incontro con i dirigenti di Salerno Mobilità, nel corso del quale è emersa la forte contrapposizione rispetto alla posizione di Cgil, Cisl e Uil. Rdb e Ugl (che rappresentano una ventina di dipendenti in tutto) non aderiscono infatti allo sciopero di domani. «Questi lavoratori - ha confermato il vice presidente di Salerno Mobilità Enzo Carrella - sono tutti impegnati nel turno serale che va dalle 18 alle 24 e dunque in quella fascia oraria, l’azienda conta di poter offrire un servizio all’utenza, seppur ovviamente a regime ridotto. Per il resto confermiamo la nostra serenità rispetto al lavoro fatto e la più ampia disponibilità a riprendere il dialogo con i sindacati ». Nonostante l’intento, le posizioni delle due parti sono ancora molto distanti e se nulla accadrà di rilevante nelle prossime ore, lo sciopero si farà.
In pratica dalle sei di domani mattina tutte le aree di parcheggio meccanizzate (dotate di barre automatiche e della presenza del classico gabbiotto) rimarranno aperte ed incustodite, così come tutte le aree di sosta a pagamento (le strisce blu) resteranno prive degli ausiliari per il controllo del ticket. Dunque parcheggio libero e gratuito per tutti in questo fine settimana. A meno che l’azione legale che intende intraprendere l’azienda non induca i sindacati a fare in extremis un passo indietro. «Visto che la comunicazione dello sciopero di sabato - continua Carrella - è stata notificata a noi solo lunedì scorso, in violazione di quelle che sono le leggi in materia che prevedono un preavviso di almeno dieci giorni, stiamo preparando ogni azione utile a tutela dell’azienda, compreso l’esposto alla Prefettura di Salerno». In pratica il prefetto, una volta ricevuta la segnalazione di Salerno Mobilità, potrebbe disporre la precettazione di tutti i lavoratori dell’azienda, obbligandoli di fatto a sospendere lo sciopero. Diametralmente opposta la versione dei sindacati confederali. «Abbiamo comunicato lo stato di agitazione dei lavoratori - sottolinea il segretario provinciale della Filt Cgil Vito Luciano - molto tempo prima dei dieci giorni, come invocato dall’azienda e dunque lo sciopero non sarà revocato. In queste ultime ore non è accaduto nulla per riaprire la trattativa e dunque non cambiamo di una virgola la nostra posizione in merito. Di sicuro posso confermare che l’80% dei lavoratori di Salerno Mobilità è dalla nostra parte ed è compatto nel ritenere giuste le motivazioni dello sciopero».
Si prepara insomma un fine settimana «anarchico», durante il quale si dovranno fare i conti con la sosta selvaggia di molte auto lasciate in doppia fila, considerando anche la preannunciata venuta a Salerno di migliaia di persone per la visita alle «luci d’artista», nella speranza che il dispositivo di traffico, varato dall’amministrazione comunale, possa quantomeno alleviare i disagi.


20 novembre 2009 - Il Mattino

La vertenza Il presidente Napoli: «Garantiremo la funzionalità dei parcheggi chiusi»
Salerno Mobilità si tratta sullo sciopero

Salerno - Pronti allo sciopero, lasciando aperti spiragli di trattative: i 108 lavoratori di Salerno Mobilità domani non dovrebbero andare a lavorare. Motivo dello scontro un premio di risultato lungamente atteso, proprio mentre la società è in ristrutturazione. «Mentre tutti licenziano stiamo difendendo strenuamente i posti di lavoro - dice il presidente Enzo Napoli - Lo sciopero si fa per cose gravi, ma noi manteniamo aperto il dialogo». Al momento lo sciopero proclamato da Cgil, Cisl e Uil (ma non condiviso dalla RdB, la rappresentanza di base che parla di «sciopero fantasma» voluto da qualcuno per mantenere posti di controllo dentro la società a scapito dei diritti e della dignità dei lavoratori») si farà. Domani, dunque, nessun controllo per strada mentre sorge un problema per le aree perimetrate come quelle di via Alvarez e piazza della Concordia. Teoricamente le sbarre dovrebbero rimanere alzate per la gioia degli automobilisti. Il caos «In realtà si rischia di generare solo un enorme caos - dice Enzo Napoli - Senza sbarre e senza conteggi dei posti disponibili una volta occupati i parcheggi gli automobilisti vagheranno alla ricerca di uno spazio libero intasando i parcheggi da cui sarà anche difficile uscire. Stiamo perciò cercando di alleviare i problemi degli utenti garantendo il servizio almeno in queste aree». I lavoratori rivendicano un premio di risultato, l’azienda risponde sottolineando una congiuntura non favorevole a nessuno in cui altrove si pensa più ai licenziamenti che ai premi. «Stiamo sostenendo in una serie di incontri - continua Napoli - Salerno Mobilità sta pensando ad una razionalizzazione con un piano industriale che una volta ultimato vedrà la convocazione dei sindacati. L’amministrazione sta facendo sforzi immani per la ristrutturazione del settore parcheggi in città e si prepara a darci in gestione altri 500 posti auto tra via Carella, via Flacco e l’area vicina al Grand Hotel. Lo sciopero dunque in questo momento è intempestivo e secondo me è sbagliato perché va fatto per cose gravi. Mi sembra che ci sia spazio per continuare a dialogare, spero che si riesca a trovare un accordo». Ieri altro giro di consultazioni in azienda. A cui, seppure ad un tavolo separato, hanno partecipato anche i rappresentanti della RdB-Cub. «Abbiamo avuto assicurazioni sul mantenimento dei livelli occupazionali - dicono Rosario Guerra e Vincenzo De Stefano - Abbiamo preso atto del piano industriale in costruzione, perciò prendiamo le distanze da ogni iniziativa che sottomette i lavoratori ad abusi strumentali di chi, oltre ad imporre tavoli separati di contrattazione, sta manovrando per mantenere posti di controllo dentro la società a scapito dei diritti e della dignità dei lavoratori».(f.s.)


20 novembre 2009 - La Provincia

storie d'impresa
Alfa Romeo: addio al mito, chiude Arese
Incontro a Milano con il sindacato, un solo risultato: la Fiat non tornerà indietro, in 232 tutti a Torino

Milano - La Fiat non ha accolto la richiesta dei sindacati di ritirare la procedura di trasferimento per 232 lavoratori del centro stile progettazione di Arese a partire dal 4 di gennaio. Corrado Delle Donne, sindacalista dello Slai Cobas, esce dalla sede di Assolombarda, dove era in corso l'incontro tra i rappresentanti della Fiat e i sindacalisti, e scuote il capo. Di fatto si configura la chiusura del Centro stile e progettazione a cui seguirà quella di Powertrain col trasferimento anche del call center e quindi l'abbandono definitivo - temono i sindacati - dell'Alfa Romeo di Arese.
La delegazione della Fiat era guidata da Andrea Farinazzo, il manager sequestrato dai dipendenti per qualche ora a Bruxelles nello scorso aprile a seguito dei licenziamenti che il gruppo aveva annunciato in Belgio. Secondo quanto riportato da Maria Sciancati della Fiom-Cgil, il Lingotto ha motivato la propria decisione con «esigenze organizzative finalizzate al miglioramento». Sciancati ha poi spiegato che i manager Fiat hanno affermato che i lavoratori «sicuramente saranno trasferiti a partire dal 4 gennaio a Mirafiori». Secondo la Fiom e gli altri sindacati «il ritiro della procedura è la condizione per discutere». In caso contrario, «si va allo scontro».
Già da lunedì prossimo è convocata una assemblea di tutti i sindacati alla portineria centrale di Arese e, come ha aggiunto Corrado Delle Donne, «ci saranno iniziative continuative per raggiungere uniti il nostro risultato».
L'obiettivo dei sindacati è «non mollare finché la Fiat non molla, Torino non può pensare di chiudere l'Alfa ad Arese e per questo le istituzioni si debbono schierare». Qui i sindacati chiamano in causa la Regione Lombardia, che nel 2004 aveva predisposto il «piano per la mobilità sostenibilè con il mantenimento dell'Alfa Romeo ad Arese e l'arrivo di nuove iniziative imprenditoriali rivolte all'attività di ricerca e produzione di veicoli a basso impatto ambientale. Qualcosa però si sta muovendo anche a livello istituzionale, e per questo i sindacati sono allarmati, in quanto venerdì prossimo verrà presentato a Rho, in Comune, il piano per l'area dell'Alfa Romeo di Arese in vista dell'Expo 2015. Sul piatto c'è il cambio, almeno in parte, di destinazione d'uso dell'area, da industriale a residenziale e servizi. Per questo Fiom-Cgil Slai-Cobas e Flmu-Cub hanno annunciato battaglia non solo nei confronti della Fiat, ma anche verso le istituzioni.
Intanto, all'Alfa Romeo di Arese ci sono ancora mille dipendenti Fiat, di cui la metà in cassa integrazione e qualcuno in mobilità. Di questi 232 sono impegnati nel Centro Stile e Progettazione, destinato al trasferimento a Torino. Se ne aggiungono altri 180 che fanno capo a Powertrain (cambi e motori) addetti alla progettazione e ai collaudi. Attualmente stanno mettendo a punto un motore 1800 turbo a benzina che, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere l'ultimo lavoro che si esegue ad Arese.
Altre 40 persone sono in mobilità da tre anni e lavoravano nelle carrozzerie, 100 sono amministrativi e addetti ai servizi di leasing e noleggio, mentre 450 sono gli operatori del call center, di cui la metà assunti a tempo indeterminato, che svolgono attività di assistenza ai clienti Fiat.


20 novembre 2009 - Settegiorni

ORGANIZZATI DALL'ASSESSORATO ALLA CULTURA
LAVORO PRECARIO E CRISI ECONOMICA: DUE INCONTRI PER SAPERNE DI PIÙ

CASSINETTA - Il Comune ospita due incontri, organizzati dall'assessorato alla cultura, per discutere su temi d'attualità . Il primo appuntamento, intitolato «Precarietà : opportunità o disgrazia?», si terrà mercoledì 25 novembre alle 21. Interverranno, coordinati dal giornalista Fabrizio Tassi , Andrea Fumagalli , docente della facoltà di economia all'università di Pavia e vicepresidente dell'associazione Bin-Italia, Giorgio Cremaschi, membro della segreteria nazionale della Fiom, e un'attivista dell'associazione Bios/SanPrecario e della rete nazionale «Colsenter». Il secondo incontro è in programma per sabato 28 novembre alle 21 con una serata intitolata: «Crisi economica: il peggio è passato o deve ancora venire?» alla quale parteciperanno il sindaco di Cassinetta Domenico Finiguerra , il segretario confederale Cgil Ticino Olona Vieri Bursich , un esponente Rdb-Cub e il «Folletto 25603» di Abbiategrasso. Entrambe le serate si terranno nella sala consigliare del Comune di Cassinetta. Per gli amanti di cinema, giovedì 3 dicembre alle 21, è prevista inoltre una serata di cineforum col film «Tutta la vita davanti» di Virzì.


20 novembre 2009 - La Nazione

Answers, solidarietà senza fine
CENA SOCIALE IN 350 CON L'ARCI A BONELLE, RACCOLTI 3200 EURO

Pistoia - UNA GRANDE serata di solidarietà quella organizzata mercoledì sera alla casa del popolo di Bonelle. Il circolo, insieme all'Arci provinciale e alla Rsu del call center Answers (quasi 600 lavoratori in assemblea permanente che non percepiscono lo stipendio) hanno messo in piedi l'iniziativa che ha avuto una grande risposta: alla cena offerta dalla sezione soci della Coop hanno partecipato 350 persone e ha fruttato 3200 euro per il fondo di solidarietà dei lavoratori Answers, decine dei quali non hanno più una casa e i soldi per andare avanti. «Ringraziamo sottolinea Michele Gargini segretario della Slc Cgil l'Arci, il circolo e la sezione soci Coop per l'organizzazione della cena a Bonelle, così come tutti coloro che sono intervenuti. La distribuzione dei fondi raccolti è iniziata già ieri sera presso il call center per le situazioni familiari di magior disagio». «Il mutuo soccorso tra i lavoratori è il mattone fondante delle case del popolo dice Federico Tasselli vicepresidente Arci Questa è la via de seguire, a cominciare dalla serata di musica 'ska' solidale coi lavoratori Answers che si terrà domani sera al Cral Breda (suoneranno i Taylor Made da Torino)». «I nostri soci sono felici quando sanno che le attività dell'associazione sono rivolte a dare una speranza a centinaia di persone, soprattutto giovani», dice Dora Donarelli, presidente della sezione soci Coop Pistoia. E c'è anche la voce della giovanissima Enrica Fragai, 24 anni, presidente del Circolo di Bonelle che rappresenta 300 soci: «Su tutti dobbiamo ringraziare i 30 volontari che tengono aperte pizzeria e ristorante della casa del popolo. Il volontariato è nel dna del nostro circolo e cene che portino una speranza di futuro a lavoratori in difficoltà sono il nostro miglior incentivo». Intanto, sostegno ai lavoratori Answers arriva anche dalla confederazione unitaria di base e dalla Federazione metalmeccanici uniti che hanno organizzato una raccolta di fondi per i lavoratori di Sant'Agostino. «L'offerta dicono può essere fatta nella sede in via Porta San Marco 134 o tramite bonifico bancario alla Caripit, codice Iban IT 40 N 06260 13898000305270C00 con la causale 'Solidarietà Answers'». I fondi raccolti verranno consegnati ai lavoratori Answers.(S.Vet.)


20 novembre 2009 - Corriere Adriatico

"Operai narcotizzati dai sindacati confederali"

Ascoli - "Con le manovre degli ultimi giorni, le firme, le accuse e quant’altro, i sindacati Cgil, Cisl e Uil stanno narcotizzando i lavoratori, per dare via libera alla Manuli nel suo progetto ormai palese di smantellamento della fabbrica di Campolungo, e sferrare così un colpo decisivo verso la desertificazione industriale del territorio piceno." Lo afferma Andrea Quaglietti, dirigente Sdl Ascoli e dipendenti della stessa Manuli. "I confederali da un lato stanno sempre di più confondendo le idee ai lavoratori dello stabilimento – sostiene Quaglietti – e dall’altro attaccano l’operato del sindacato dei Lavoratori, che ha sempre ribadito che non avrebbe mai firmato un accordo che prevedeva lo smantellamento del sito produttivo ascolano e nient’altro.


19 novembre 2009 - Omniroma

ASILI NIDO, RDB: «PEGGIORAMENTO DATO DI FATTO OGGETTIVO»

(OMNIROMA) Roma, 19 nov - «Dopo la presentazione del rapporto dell'Agenzia per il Controllo della qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma, la RdB rileva il dato negativo del peggioramento della qualità erogata nei nidi comunali tra il 2007 e il 2009». È quanto si legge in una nota di Rdb. «La grave situazione in cui versano i nidi comunali e che RdB va denunciando da anni, trova un riscontro oggettivo nei dati pubblicati dall'Agenzia - commenta Caterina Fida della RdB del Comune di Roma - Alemanno sembra troppo impegnato a militarizzare la città per accorgersi delle reali esigenze dei cittadini di Roma che hanno chiesto, con molta chiarezza, servizi di qualità per i propri figli». «A nostro giudizio - continua ancora Caterina Fida - è giunto il momento di invertire la rotta e potenziare questo primario servizio pubblico, ampliando l'offerta di posti e strutture pubbliche, anziché erogando contributi ai privati. Il dato negativo dei nidi fa il paio con il peggioramento generale dei servizi sociali, nei quali impera la esternalizzazione dei servizi, auspichiamo che Alemanno si avveda di essere il sindaco della città capitale d'Italia anche per il livello dei servizi che offre».


19 novembre 2009 - Julie news

Salerno Mobilità: avviata la contrattazione aziendale

SALERNO - Nella sede di Piazza Principe Amedeo a Salerno, questa mattina, per oltre 2 ore, si è svolta la prima riunione di contrattazione con l’azienda rappresentata al tavolo dal presidente Napoli e dai dirigenti Carrella, Attianese e Salimbene. L’azienda ha ribadito che il tavolo separato è stato voluto dalle altre organizzazioni sindacali e che in queste ore subisce la pressione di uno sciopero "fantasma" di cui non si sanno modalità e conseguenze operative. L’azienda ha rassicurato i rappresentanti dei lavoratori: non c’è nessuna minaccia all’occupazione né agli stipendi che anzi, continueranno ad essere regolari. La delegazione RdB CUB, guidata da Rosario Guerra e Vincenzo De Stefano, ha preso atto del piano industriale in costruzione dai manager di Salerno Mobilità e ha preso le distanze da ogni discorso politico/sindacalese che sottomette i lavoratori ad abusi strumentali di chi, oltre ad imporre tavoli separati di contrattazione, sta manovrando per mantenere posti di controllo dentro la società a scapito dei diritti e della dignità dei lavoratori. Noi rappresentiamo i lavoratori, quelli veri, che non solo fanno il loro dovere ma che addirittura si sacrificano per il bene dell’azienda e per il miglioramento dei servizi erogati. Durante l’incontro RdB CUB ha posto questioni rilevanti in merito alla riqualificazione del personale, all’organizzazione del lavoro e alla sicurezza regolamentata nel testo unico D.lgs 81/08 (ex 626/94) corretto dal D.lgs 106/09 entrato in vigore il 20 agosto 2009. Nello specifico, la RdB CUB ha segnalato provvedimenti che l’azienda deve prendere con urgenza in varie sedi dislocate in città. Inoltre la RdB CUB pretende una necessaria regolamentazione dello straordinario usato spesso in modo improduttivo e clientelare. I problemi sono tanti e la questione economica è subordinata alle risorse che il nuovo piano industriale sarà capace di portare sul tavolo della contrattazione integrativa. Le rivendicazioni e le denunce di RdB CUB, saranno formalizzate nei prossimi incontri che l’azienda ha chiesto di tenere, possibilmente ad un tavolo unico. Visto il piano di allargamento sul territorio sia delle aree di parcheggio, sia delle ulteriori attività che Salerno Mobilità sarà chiamata a svolgere, la RdB CUB si ritiene soddisfatta dell’incontro e prende atto delle floride prospettive che i dirigenti hanno illustrato. La contrattazione aziendale è avviata e i lavoratori faranno la loro parte se la società saprà superare con serietà i nodi critici denunciati per migliorare tutti quei servizi pubblici che i cittadini pretendono ogni giorno da Salerno Mobilità.


19 novembre 2009 - Radio Città Aperta

Roma: all’alba sgomberato l’Horus, gli attivisti occupano il IV Municipio
Un poliziotto punta la pistola contro un manifestante
di Marco Santopadre

Roma - "Abbiamo occupato la sede del Quarto Municipio in Via di Monte Rocchetta, per protestare contro lo sgombero dell’Horus di Piazza Sempione e per denunciare l’atteggiamento ambiguo del presidente Bonelli che ancora questa mattina ha negato che sia in suo potere ogni intervento concreto a difesa di uno spazio sociale che ha recuperato alla socialità, alla cultura e al quartiere un posto abbandonato da anni. Con lo sgombero di questa mattina ha vinto la rendita, hanno vinto i poteri forti che volevano trasformare l’Horus in un ennesimo centro commerciale. Vorremmo capire chi governa questa città, se i politici o i poteri forti. Invitiamo tutti e tutte a unirsi a questa protesta perché non è possibile che i movimenti sociali e i cittadini di questa città vengano trattati in questo modo da Alemanno e dalla sua giunta". Lo ha detto ai microfoni di Radio Città Aperta Irene di Noto, dei Blocchi Precari Metropolitani, raccontando quanto avvenuto durante la mattinata. Anche il tetto della sede del municipio è stata occupato, e gli attivisti hanno esposto lo striscione: "La libertà non si paga si strappa! Guai a chi ci tocca". "Quando gli attivisti delle reti cittadine per il diritto all’abitare raggiungevano in corteo la sede del Municipio un poliziotto ha estratto incredibilmente la pistola d’ordinanza a scopo intimidatorio, puntandola contro un ragazzo di 17 anni. Pistola che poi gli è caduta dalle mani. Un gesto inaccettabile che la dice lunga sul clima che si respira nella città e che abbiamo documentato con le nostre telecamere." Mentre in Campidoglio era convocato per questa mattina l’ennesimo tavolo tra movimenti di lotta per la casa e rappresentanti della giunta Alemanno sul tema dell’emergenza abitativa e degli spazi sociali, centinaia tra Vigili urbani, Carabinieri e Polizia in assetto antisommossa hanno fatto irruzione nel centro sociale Horus Liberato in piazza Sempione, entrando all’interno dei locali e bloccando la circolazione nella piazza per evitare che gli attivisti dello spazio occupato e dei blocchi precari metropolitani potessero avvicinarsi. Le forze dell’ordine presidiano tuttora tutta la zona mentre alcuni esperti stanno perquisendo i locali del centro sociale e sequestrando materiali che in gergo questurino vengono definiti in una nota ‘oggetti contundenti ed atti ad offendere’. Secondo varie fonti una ruspa avrebbe letteralmente distrutto dall’interno il centro sociale mentre alcuni muratori installavano delle sbarre sulle finestre dell’edificio. Gli attivisti dell’Horus e dei movimenti di lotta per la casa si sono concentrati in Piazza Sempione; per le 12 avevano convocato una conferenza stampa che poi non si è tenuta perchè nel frattempo un centinaio di persone aveva scavalcato i cancelli della sede del municipio di zona procedendo all'occupazione. Alle 16 invece è previsto un presidio a piazza San Marco mentre sempre oggi ma dalle 18 all'ex GIL di Viale Adratico è prevista un'assemblea cittadina. Nei confronti dello spazio occupato di Piazza Sempione sembra esistere una vera e propria persecuzione: venne infatti sgomberato per la prima volta nell'ottobre del 2008, dopo un anno di occupazione, e poi fu rioccupato alcune settimane dopo. Si conferma così la volontà della Giunta Alemanno di voler affrontare il problema dell’emergenza abitativa e della mancanza di spazi sociali e di aggregazione nella città di Roma attraverso sgomberi e denunce, mentre le trattative in corso attraverso i cosiddetti tavoli tra le parti in causa non sembrano impegnare più di tanto le istituzioni capitoline e le forze dell’ordine. "Ci aspettavamo lo sgombero. Da qualche giorno tirava una brutta aria. Quanto sta avvenendo questa mattina è la dimostrazione che qualsiasi tavolo di trattativa con il sindaco è impossibile" denuncia ai microfoni di Radio Città Aperta Valentina, una delle attiviste dell’Horus e dei BPM. Ieri circa seicento persone, tra attivisti dei movimenti di lotta per la casa e famiglie in attesa di ricevere un alloggio popolare, hanno manifestato prima sotto l’assessorato alla casa e poi in Campidoglio bruciando le richieste di assegnazione della casa popolare come forma di protesta contro le politiche della giunta alemanno che privilegiano gli interessi dei palazzinari. Una settima fa i Blocchi Precari Metropolitani avevano occupato la sala consiliare del IV municipio contro l'operazione di vendita delle case popolari del Tufello e contro lo sgombero, avvenuto il giorno prima, di una villetta di via Alpi Apuane dove da più di un anno vivevano una decina di studenti e lavoratori precari che ne avevano occupato i locali abbandonati ormai da anni.


19 novembre 2009 - Corriere di Siena

Gli stabilizzandi lanciano accorato appello
"Chiediamo alle istituzioni soluzioni concrete per aiutare tutti quelli che hanno perso il lavoro"

SIENA - Riceviamo e pubblichiamo il comunicato degli stabilizzandi dell’Università di Siena. In occasione del tavolo interistituzionale rinnoviamo alle istituzioni presenti, già informate in merito alla nostra situazione mediante la lettera aperta del 6 novembre scorso, la richiesta di un intervento immediato al fine di affrontare l'emergenza che si sta consumando. Ci auguriamo che nella seduta di oggi (ieri ndr) tutte le parti convenute si uniscano nella volontà di cercare e trovare soluzioni concrete per aiutare gli ex-stabilizzandi che hanno perso il lavoro, di giorno in giorno più numerosi: domani altri due colleghi timbreranno per l'ultima volta il cartellino, tre la settimana prossima, cinque prima di Natale. C'è un'emergenza da affrontare subito: non è possibile rimandare oltre, non si può attendere il risanamento dei conti dell'Ateneo. Crediamo che sia indispensabile uno sforzo congiunto da parte di tutte le forze operanti nel territorio, superando le divisioni politiche e risolvendo eventuali problemi tecnici o burocratici. Vi chiediamo di difendere le nostre professionalità, di difendere la nostra dignità di lavoratori e il nostro diritto al lavoro, impegnandovi a sfruttare le nostre competenze consentendoci di continuare a fare il nostro lavoro all'Università o in altre strutture idonee nel territorio. Siamo persone abituate a lavorare con competenza e serietà, e chiediamo che ci venga data la possibilità di continuare a farlo, provvedendo con onore e dignità al sostentamento delle nostre famiglie. Non vogliamo, in seguito alla scadenza dei nostri contratti, essere dimenticati dall'ateneo e dalla città tutta. Non vogliamo diventare "invisibili". Non lo permetteremo. Anche le organizzazioni sindacali (Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Rdb Pubblico Impiego, Uil-Pa-ur - Ugl) sostengono la lettera degli stabilizzandi con scadenza contrattuale e ne difendono i valori. "Riteniamo che ogni piano di risanamento o iniziativa da mettere in atto per uscire dalla crisi non possa essere fatta solo di tagli ma anche di investimenti. Con le poche migliaia di euro necessarie per la copertura dei nostri contratti l'Università degli Studi di Siena difenderebbe non solo l'essere un'istituzione pubblica di qualità, a partire dai servizi che eroga, ma anche la qualità dei suoi investimenti e delle sue scelte sulle persone, a favore dell'intera comunità. Se non si deciderà di investire sulla difesa del personale e dei rapporti di lavoro si potranno aprire scenari difficili da accettare per l'impatto su tutto il territorio. Chiediamo quindi sostegno alle istituzioni anche con scelte importanti e coraggiose a sostegno dell'economia e del futuro delle nostre famiglie e del territorio in cui viviamo".


19 novembre 2009 - Diritti Distori

Reintegrato dal Tribunale lavoratore licenziato dalla Cooop di Genzano di Roma

La buona notizia di un diritto riconosciuto, questa volta, ci arriva dal Tribunale del Lavoro di Velletri che due giorni fa ha reintegrato al suo posto di lavoro Fabio Saracino, delegato Sindacale RdB presso la COOP di Genzano, giudicando illegittimo il suo licenziamento avvenuto lo scorso maggio. "Fabio – spiega in una nota la Federazione Nazionale RdB - invalido al 100%, assunto come categoria protetta, era stato licenziato al primo provvedimento disciplinare dopo 20 anni di servizio presso la Coop con la motivazione di aver interrotto il rapporto fiduciario con UNICOOP TIRRENO".  RdB "esprime soddisfazione per una sentenza che riconsegna a Fabio la dignità di lavoratore sottrattagli da un illegittimo ed immotivato licenziamento, ringrazia i colleghi di lavoro, che hanno concretamente espresso la propria solidarietà attraverso il sostegno economico al delegato licenziato, ed i soci della COOP di Genzano, che hanno raccolto quasi mille firme a sostegno del reintegro di Fabio" La Federazione Nazionale RdB si augura che con questa vittoria si apra una nuova strada per corrette relazioni sindacali, per l’affermazione del principio di democrazia nei luoghi di lavoro e per un assoluto rispetto dei principi di condotta espressi nello statuto della Coop.


19 novembre 2009 - IVG

Savona, vigili del fuoco: "Inadeguata la sede attuale"

Savona - Le organizzazioni sindacali dei vigili del fuoco (Fns-Cisl, Cgil-Fp, Rdb-Vvf) lamentano le condizioni di disagio del personale presente nella sede operativa di via Bonini 14 a Legino. A fronte di una controversia legale sulla ricostruzione della sede di via Nizza a Savona, che rischia di allungarsi a tempi indefiniti rispetto a quelli preventivati, la sede operativa di via Bonini comincia a mostrare i primi segni di inadeguatezza, accettabili fino ad oggi soltanto in quanto la disponibilità della stessa era stata assicurata come provvisoria (durata massima di 23 mesi per la consegna della sede ricostruita in via Nizza). In particolare, si evidenziano gli spazi limitati interni, le infiltrazioni di acqua piovana, i servizi sanitari fatiscenti, l’assenza di strutture di riparo laterale dalle intemperie del capannone adibito ad autorimessa dei mezzi, la presenza di containers in sostituzione di idonee strutture murarie per i magazzini, i laboratori, eccetera. Peraltro la sede di via Bonini è stata concessa in comodato gratuito dalla società Italgas per due anni prorogabili. I tempi per la riconsegna della sede di via Nizza vanno a scadere tra qualche settimana, ma la struttura ad oggi incompiuta rimane uno scheletro in cemento armato che rischia di essere abbandonato alle intemperie per lungo tempo. Le organizzazioni sindacali chiedono aiuto alle autorità locali per ricercare una soluzione volta a rendere più agevole il lavoro già difficoltoso dei vigili del fuoco.


19 novembre 2009 - Il Gazzettino

Padova. Energie rinnovabili, Adl Cobas crea un gruppo d’acquisto...

Padova - (Al.Rod.) Energie rinnovabili, Adl Cobas crea un gruppo d’acquisto. In gergo si chiamano Gas, l’acronimo di Gruppi d’acquisto solidali. In pratica sono gruppi organizzati di cittadini che si mettono assieme per acquisire un maggior potere d’acquisto "dal basso" e spuntarla sul prezzo dei prodotti di consumo. E proprio dal sindacato di base parte un’iniziava per l’acquisto di pannelli solari. «Vogliamo mettere a disposizione di tutti l’opportunità proposta da alcuni istituti di credito – spiega Stefano Pieretti di Adl Cobas-. In pratica le banche offrono mutui molto convenienti a chi acquista e installa pannelli solari e fotovoltaici». «Alla fine l’operazione diventa a costo zero – aggiunge – dal momento che l’energia elettrica non utilizzata per le utenze domestiche viene venduta all’Enel e con quei soldi si riescono a pagare le rate dei mutui». «Oltre a contribuire al risparmio energetico e alla tutela ambientale – dice ancora Pieretti – l’operazione può rivelarsi economicamente vantaggiosa dal momento che, una volta estinto il mutuo, i pannelli fotovoltaici diventano fonte di reddito». Dal canto suo il sindacato si offre di fare da intermediario tra il cittadino, gli istituti bancari e le imprese che dovranno installare gli impianti.


19 novembre 2009 - L'UnioneSarda

Durante il dibattito la Polizia scopre nel vicino parco di Sant'Onofrio una pistola con otto proiettili. Appello di Milia: «Subito le riforme»
La gente chiede lavoro, il Pd contesta
di MARILENA ORUNESU

NUORO - L'assemblea in trasferta a Nuoro si è aperta da pochi minuti con le parole del presidente Claudia Lombardo quando sul colle di Sant'Onofrio, oasi verde a un passo dall'Istituto etnografico trasformato in aula consiliare, la Polizia scorge una pistola. È una calibro 6.35 Astra con otto colpi nel caricatore. Sta nascosta in un anfratto, assieme a 22 proiettili infilati in una bustina. Il materiale, avvolto nel cellophane, salta fuori durante i controlli eseguiti dalle forze dell'ordine attorno all'insolita sede del Consiglio regionale. Le Squadriglie notano il pacchetto lucido vicino a una roccia: all'interno c'è una pistola comunemente definita da donna. La Squadra mobile avvia subito le indagini mentre nella sala la presidente Lombardo, dopo il suo intervento, annuncia: «La parola al sindaco di Nuoro». Piccola gaffe perché il sindaco non c'è. Mario Zidda è fuori, per un altro appuntamento perché - si dice - non avrebbe ricevuto l'invito a partecipare al Consiglio.E allora la parola arriva a Graziano Milia, presidente del Consiglio delle autonomie. Denuncia il ruolo marginale delle amministrazioni locali di fronte a una platea dove le assenze non mancano, non solo tra gli amministratori locali ma anche tra gli stessi consiglieri regionali. «Abbiamo fatto il federalismo fiscale senza decidere di essere uno stato federale», sottolinea invocando la necessità di mettere mano allo statuto. «Se ne parla da trent'anni, ma si rimanda sempre», dice richiamando «riforme nella maniera più sovrana possibile e una classe dirigente che su questo recuperi unità».
Roberto Deriu, presidente della Provincia di Nuoro, bacchetta il Consiglio regionale. «Non riesce a dare completezza, sotto il profilo finanziario e normativo, all'identità di queste istituzioni», dice a proposito della riforma che ha introdotto le otto Province. Conclude invocando una nuova stagione politica che si avvicini ai tempi della Rinascita.
Auspici e diplomazia lasciano poi spazio ai problemi di un territorio inghiottito da una grave crisi. Iniziano a sgranare le cose che non vanno i consiglieri nuoresi Giovanni Mariani per l'opposizione e Silvestro Ladu per la maggioranza. Fuori dall'aula il Pd nuorese esterna la sua protesta.
«Rinunciamo a intervenire in aula in assenza del presidente Cappellacci, anche perché i minuti a noi concessi non avrebbero consentito di esaminare la situazione del Nuorese che è il motivo per cui questa riunione si tiene a Nuoro», dicono il vice presidente del Consiglio Giuseppe Luigi Cucca e Francesca Barracciu. «Nella Finanziaria non c'è nessun intervento per affrontare l'emergenza drammatica di questa provincia. Chiediamo alla Giunta, che ha il governo della Regione, non al Consiglio, di assumere provvedimenti per dare risorse aggiuntive rispetto a quelle ordinarie ponendo fine a un disinteresse ormai storico verso questo territorio», sottolineano i due esponenti del Pd. «Questa è una parata con parole non sostenute dai fatti. Ci aspettavamo altro. Siccome il problema del Nuorese non ha colore politico, saremo disponibili per una misura straordinaria approvando una legge in tempi rapidi». In aula ha parole simili il sindaco di Ollolai Efisio Arbau che raccomanda per la prossima trasferta del Consiglio più coinvolgimento. «È mancato l'ascolto di forze sociali e amministratori locali. Questa trasferta poteva essere evitata», dice Paola Demuro, capogruppo Sdi di Nuoro. Fuori dalla sala un gruppo dei sindacati Rdb-Cub con due striscioni riporta l'attenzione sui problemi d'ogni giorno. «Più case meno sfratti, la casa è un diritto». «Il posto di lavoro non si tocca». I sindacati confederali hanno altre parole di protesta. «Prendiamo atto di quanto sia lontana la politica regionale dai problemi della gente e dei territori», dicono i leader di Cgil, Cisl e Uil, i primi a chiedere un Consiglio regionale a Nuoro per un pacchetto anticrisi. L'assemblea s'è fatta, non senza delusione.

A Portovesme gioia dei lavoratori per un risultato che sembrava irraggiungibile
«Ora cambi la strategia aziendale»
di ANTONELLA PANI

Portovesme - Salvi i 2 mila posti di lavoro, salve le prospettive di rilancio del polo industriale di Portovesme: dopo una giornata ad altissima tensione i lavoratori dell'Alcoa e le organizzazioni sindacali incassano il risultato più ambito, cioè l'impegno dell'azienda a non fermare gli impianti.
IL SINDACATO «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, la fabbrica resta aperta», dice Franco Bardi, segretario della Fiom Cgil: «Quando nessuno ci sperava più è arrivata questa svolta. Ora dobbiamo concretizzare questo risultato negli incontri tra azienda e sindacati». Piena soddisfazione tra i sindacati e gli operai: «Siamo felicissimi», commentano per la Cub Stefano Lai e Sergio Pisu: «La mobilitazione dei lavoratori ha pagato e alla fine di questa giornata durissima possiamo essere pienamente soddisfatti». La notizia della non chiusura è stata comunicata attraverso un megafono ai lavoratori in partenza verso Cagliari: incredulità e tanta gioia per un risultato che sembrava irraggiungibile. «Non abbiamo parole», dice Rino Barca, della Fsm Cisl: «È stata una giornata di forti tensioni, ma quello che ci ha comunicato il ministro ci rasserena. Ora si tratta di attuare tutte queste determinazioni, dando concretezza a questo verbale di intenti». Pur nella soddisfazione per il risultato ottenuto dalla trasferta romana, c'è chi guarda già al futuro: «Ora il conto alla rovescia dovrà riguardare il riavvio delle celle elettrolitiche spente», dice Andrea Cuccu, segretario della Uilm, «e una nuova politica degli investimenti che l'azienda dovrà mettere in campo per dare una vera prospettiva alla fabbrica».
ASSEMBLEA Per questo pomeriggio in fabbrica è prevista un'assemblea generale dei lavoratori, a cui probabilmente parteciperanno anche i tre lavoratori che da due settimane sono asserragliati su una torre d'acciaio a 60 metri d'altezza. «Ciò che è emerso nel vertice è indubbiamente positivo», dice Roberto Puddu della Cgil, «ed è una conquista dei lavoratori, a dimostrazione che la grande mobilitazione messa in campo ha dato i suoi risultati».
Il Sulcis tira un enorme sospiro di sollievo, moltiplicato per 2 mila, quanti erano i posti di lavoro potenzialmente a rischio se l'Alcoa avesse chiuso. «Adesso il Governo dovrà insistere con Bruxelles», dice Giampaolo Diana, consigliere regionale del Partito Democratico, «perché non può essere che lo svantaggio che pagano le nostre aziende, ci venga addebitato come un vantaggio e addirittura come un aiuto di Stato. C'è un problema di costi energetici e va affrontato in modo strutturale, per dare risposte a tutto il polo industriale di Portovesme».
LE REAZIONI Anche Francesco Sanna, senatore del Pd, affronta la questione della procedura di infrazione: «Da quanto ha detto il ministro Ronchi», spiega Sanna, «la legnata che ci prendiamo vale, con gli interessi, tre volte la somma indicata dal ministro». Interviene anche Claudia Lombardo, presidente del Consiglio regionale: «Non è solo l'Alcoa e la singola provincia del Sulcis-Iglesiente ad aver vinto una battaglia, ma è una vittoria per la Sardegna intera». A Portovesme il conto alla rovescia si è fermato: dopo due settimane di mobilitazione continua, la fabbrica è salva.


19 novembre 2009 - Corriere di Novara

"Sullo scudo fiscale"

Gentile Direttore,
in riferimento all’articolo apparso sul Corriere di Novara del 26.10.09 relativo al convegno organizzato all’Auditorium da Banca Popolare di Novara e Banca Aletti con titolo di apertura, ripreso da interventi dei relatori, "scudo fiscale opportunità per il Paese", riteniamo sia utile per le opinioni dei lettori farLe pervenire alcune nostre considerazioni: Pochi giorni fa il Parlamento ha approvato lo scudo fiscale. L’operazione consentirà, a tutti coloro che hanno occultato al Fisco capitali mobiliari ed immobiliari, di rimetterli in circolazione nel Paese, avendo assicurato l’anonimato e pagando un’aliquota dell’1% per 5 anni. A nostro parere, siamo davanti al peggior condono fiscale mai visto, che crea un buco di bilancio di oltre 100 miliardi di euro rispetto al gettito che sarebbe arrivato ad aliquota ordinaria. Un buco di risorse indirettamente sottratte a tutti quei lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che pagano regolarmente le tasse! Lo scudo è, anche, un’amnistia per reati gravi, per i quali i nostri codici prevedono la reclusione fino a sei anni: falso in bilancio, distruzione di scritture contabili, uso di false comunicazioni sociali, sono solo alcuni dei comportamenti illeciti connessi all’evasione fiscale sui quali calerà definitivamente il silenzio, grazie all’anonimato che la legge ha imposto per gli intermediari che invieranno le dichiarazioni di adesione allo scudo. Garanzia all’anonimato per chi evade, mentre i lavoratori dipendenti ed i pensionati, che hanno sulle loro spalle quasi l’intero gettito fiscale del nostro Paese, hanno nomi e cognomi conosciuti da tutti! L’ennesima legge che premia i grandi evasori, quelli che si sono arricchiti con le speculazioni finanziarie, quelli che hanno sottratto grandi risorse allo stato sociale, quelli che hanno impoverito il Paese sottoponendo i ceti sociali più deboli ad una pressione fiscale, diretta ed indiretta, enorme. E, intanto, per uscire dalla crisi economica, il Governo non stanzia le risorse per il rinnovo dei contratti ed opera tagli draconiani ai bilanci della pubblica amministrazione per utilizzare questo "tesoretto" a sostegno degli imprenditori e delle banche (gli stessi soggetti responsabili dell’esportazione dei capitali all’estero). A nostro parere bisogna fermare questo scempio e dire basta a questo stato di cose, facendo seguire all’indignazione concrete azioni. La RdB sta promuovendo una raccolta di firme rivolgendosi ai cittadini e a tutti i lavoratori contro lo scudo fiscale. RdB PI è contro lo scudo fiscale e denuncia la destrutturazione dell'apparato fiscale che contrasta l'evasione in Italia. Riorganizzazione degli uffici, centralizzazione delle verifiche, abbandono del presidio territoriale, taglio ai salari, blocco delle carriere, campagne mediatiche contro i fannulloni: queste sono alcune delle tessere di un mosaico che disegna servizi pubblici meno efficienti per i cittadini, pressione fiscale più pesante per lavoratori dipendenti e pensionati, Stato Sociale più debole. Ma riproviamo, comunque, a puntualizzare con oggettività: Scudo fiscale, che cos'è? Si tratta di una norma approvata in Parlamento il 2 ottobre 2009, grazie alla quale, nel più completo anonimato, si potranno rimpatriare o regolarizzare capitali detenuti irregolarmente all’estero. Su quali beni si può usare lo scudo? Beneficiano dello scudo i beni materiali e immateriali: contanti, azioni, bond, polizze, yacht, immobili e opere d’arte su cui non sono mai state pagate le tasse in Italia. Chi sono i soggetti interessati? Lo scudo fiscale può essere utilizzato da persone fisiche, enti non commerciali, società semplici e associazioni equiparate. Quanto si paga con lo scudo fiscale? Lo scudo costa il 5% del capitale rimpatriato e assicura un'immunità di 5 anni. Rientreranno in Italia circa 300 miliardi di euro, che daranno un gettito di 15 miliardi. Applicando agli stessi capitali l'aliquota normale, il gettito sarebbe stato di circa 120 miliardi: lo scudo genera un buco di bilancio di oltre 100 miliardi. Lo scudo fiscale è anche una sanatoria per reati penali? Sì. Anche reati che prevedevano fino a 6 anni di reclusione sono protetti dallo scudo. Ecco qualche esempio: dichiarazione fraudolenta o infedele con uso di fatture false; occultamento o distruzione di documenti contabili; falsità materiale e ideologica; falsità in registri, in scrittura privata, uso di atto falso; uso di false comunicazioni sociali anche in danno alle società. Perché lo scudo fiscale garantisce agli evasori l'anonimato? Il rimpatrio avviene attraverso intermediari come banche e Poste Italiane, che garantiscono l’anonimato del soggetto interessato. Per agevolare l’accesso allo scudo, gli intermediari non devono più segnalare le operazioni sospette. Lo scudo fiscale consente, quindi, il rientro dei capitali illeciti ed è un'offesa all'onestà di chi paga le tasse e alla professionalità dei lavoratori pubblici. Lo scudo premia gli evasori che possono riportare in Italia capitali illegali occultati al fisco pagando un'imposta dell'1% annuo con l'assicurazione dell'anonimato. Permette di "lavare" i capitali frutto di attività illecite ed è un invito ad evadere le tasse in attesa del prossimo condono. Invitiamo pertanto i cittadini e i lavoratori a firmare l’ appello a difesa del fisco e dei diritti di tutti i lavoratori pubblici e privati, contro un provvedimento che rischia di distruggere la credibilità del Fisco italiano, a cui hanno dato dedizione e professionalità i lavoratori. Questo può rappresentare un colpo mortale alla tax compliance, che ricordiamo doveva essere il pilastro della nuova politica fiscale. Il pilastro è stato abbattuto a colpi di scudo.
Ringraziandola anticipatamente per l’ospitalità, porgiamo distinti saluti.
Felice Lanni - Federazione Provinciale RdB Novara


19 novembre 2009 - Il Giorno

Fiat irremovibile: Arese deve chiudere
Nell'incontro in Assolombarda confermato il trasloco a Torino del 4 gennaio
di GIULIO DOTTO

ARESE - LE CAMPANE suonano a morte per lo stabilimento dell'Alfa Romeo di Arese. L'agonia della storica fabbrica automobilistica lombarda, iniziata alcuni anni fa, è ormai entrata in una fase irreversibile perchè il mitico "biscione di Arese", dovrebbe chiudere con la fine dell'anno. Ieri c'è stato l'ennesimo tentativo sindacale per salvare il salvabile, ma anche questo è andato a vuoto perchè Fiat ha deciso di non accogliere la richiesta di ritirare la procedura di trasferimento per 230 lavoratori del centro Stile progettazione di Arese. Una presa di posizione dolorosa non solo per la morte di una fabbrica tutta milanese, ma anche per chi ci lavorava, ormai con numeri ridotti all'osso, e per chi è impegnato nell'indotto dell'azienda. IERI DALL'ATTESO incontro in Assolombarda si aspettava un cenno di buona volontà per evitare la chiusura totale. La delegazione della Fiat era guidata da Andrea Finazzo, il manager che era stato sequestrato per qualche ora a Bruxelles, in aprile, dai dipendenti metalmeccanici a seguito dei licenziamenti che il gruppo aveva annunciato in Belgio. E ieri c'è stato un secco "no" alla richiesta dei sindacati. Quindi la procedura di trasferimento dei 230 lavoratori da Arese a Torino diventerà operativa dal prossimo 4 gennaio. Ieri mattina le delegazioni dei lavotori in cassa integrazione con le bandiere e gli striscioni di Slai-Cobas, Fiom-Cgil e Flmu-Cub, hanno protestato davanti alla sede milanese degli industriali annunciando l'apertura di numerose iniziative di protesta che prenderanno il via domani mattina con assemblee, picchetti e altro davanti alle portinerie dell'Alfa di Arese ed il 7 dicembre davanti alla Scala di Milano. La richiesta dei sindacati è rivolta in particolare alle Regione Lombardia e al presidente Roberto Formigoni con il quale, afferma lo Slai Cobas, «Abbiamo firmato un accordo sull'auto ecologica. Non è possibile che in Lombardia non si produca più una vettura e continuino i licenziamenti mentre la Regione si prepara a festeggiare da gennaio il centenario dell'Alfa Romeo con la famiglia Agnelli utilizzando soldi pubblici». LA LOMBARDIA è stata chiamata in causa anche perché nel 2004 aveva predisposto il "piano della mobilità sostenibile" con il mantenimento dell'Alfa Romeo ad Arese e l'arrivo di nuove iniziative imprenditoriali rivolte all'attività di ricerca e produzione di veicoli a basso impatto ambientale. La paura espressa dai sindacati riguarda anche il piano per l'area Alfa Romeo in vista di Expo 2015, che sarà presentato a Rho e per il quale i sindacati hanno già annunciato "battaglia non solo nei confronti della Fiat, ma anche verso le istituzioni". QUESTO IL CALENDARIO della prossime iniziative sindacali. Domani, ore 9.30 assemblea Slai-Cobas con iniziative da decidere al momento davanti alla portineria Sud-ovest che rimarrà bloccata, mentre lunedì prossimo alle ore 9.30 "assemblea ed iniziative di lotta" di tutti i lavoratori e sindacati davanti alla portineria centrale perchè, come afferma la Fiom, «A parte il sindacato, non esiste altro soggetto che non si tolga il cappello davanti ai voleri della Fiat».


19 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

La Manuli di Ascoli diventa un caso disperato Anche i sindacati ora sembrano crederci poco
SALTATO L'INCONTRO IN REGIONE: 360 A SPASSO
di Emanuela Astolfi

ASCOLI PICENO - SLITTA a data da destinarsi il vertice in Regione tra le istituzioni, i sindacati e l'aziendaa Manuli. L'atteso incontro convocato dalla Regione per fare il punto sulla vertenza, alla luce della bocciatura dell'ipotesi di accordo da parte dei lavoratori e dell'arrivo delle prime lettere di licenziamento, non c'è stato. Ed è saltato per l'indisponibilità comunicata all'ultimo minuto da parte di alcuni partecipanti. «E' assurdo sottolinea Andrea Quaglietti del Sindacato dei lavoratori e rsu della fabbrica che in un momento così delicato e davanti ad una convocazione della Regione con l'azienda disposta ad essere presente e a riaprire la discussione, qualcuno si tiri indietro per altri impegni». Difficile capire di chi è stato il forfait che ha fatto saltare tutto. Ieri, invece, il sindaco Castelli ha annunciato un incontro tra istituzioni proprio sul caso Manuli, domani in Regione. Secondo il sindacalista Sdl «con le manovre degli ultimi giorni, le firme, i sindacati Cgil, Cisl e Uil stanno narcotizzando' i lavoratori, permettendo alla Manuli di realizzare il suo progetto di smantellamento del sito e sferrare così un colpo decisivo verso la desertificazione industriale del piceno». Alcuni lavoratori, infatti, si sono attivati per raccogliere firme e chiedere all'azienda di rivedere tutto'. Ma anche queso tentativo estremo sembra non essere condiviso da tutti. «Non c'è unità d'intenti tra i lavoratori spiega Marsilio Antonucci della Cisl di Ascoli e questo rende ancora più difficile la situazione. Dubito che possa cambiare qualcosa, ma la speranza c'è sempre. Ci vorrebbe una spinta forte dei lavoratori per ribaltare il risultato. L'azienda ha già licenziato». Ad Ascoli tremano anche ottanta operai della B&B Italia che produce complementi d'arredo, per l'annunciata chiusura.


19 novembre 2009 - La Nazione

Nel 2010 servono 145 milioni Stabilizzandi, l'ipotesi fondo di solidarietà in cda
Ieri sera il summit tecnico Banca Mps-Ateneo
di LAURA VALDESI

Siena - «NON VOGLIAMO diventare invisibili. Non lo permetteremo». Si concludeva così l'appello letto da Ilaria Neri, uno dei 40 stabilizzandi del nostro Ateneo che stanno per perdere il posto. Dopo aver manifestato davanti a Palazzo Berlinghieri, indossando maschere bianche da fantasma ed esponendo cartelli che scandivano il conto alla rovescia con la data dell'ultimo giorno di lavoro, è stato consentito loro di leggere il documento. Ed entrare nella stanza dei bottoni. Mai termine fu più adeguato visto che, finalmente, qualche elemento di concretezza e cifre sono state portate. Unitamente a un documento di 6 pagine dove si avanzava una proposta concreta per consentire alle 40 risorse della nostra Università di restare in servizio. Ci hanno lavorato tutto il giorno Cgil-Cisl e Uil, insieme alle altre sigle che l'hanno firmato: Cisal, Cisapuni, Rdb pubblico impiego e Ugl. Un segno di unità che era importante dare ai vertici di via Banchi di Sotto. Le proposte? Due gli stabilizzandi già a casa. Visto che è impossibile prolungare ora la loro presenza in Ateneo i sindacati sollecitano «soluzioni in altri enti per arrivare alla data di stabilizzazione del primo luglio 2010». Una risposta indiretta fermo restando che il rettore Silvano Focardi si è impegnato a portare il testo nel cda di domani per una valutazione è giunta proprio dal Tavolo interistituzionale. E' stata infatti assicurata la disponibilità a verificare quali spazi occupazionali esistono negli enti locali. Tuttavia, poiché sarebbero probabilmente poche decine e la mobilità volontaria è parsa a tutti i presenti alla riunione un passo indispensabile seppure in fase di studio, Bezzini ha proposto di sondare altri istituti. Si è inoltre profilata un'ipotesi di mobilità allargata ad Arezzo e Grosseto visto che (almeno per ora) i poli «resistono», unitamente ad un sondaggio per capire se sono praticabili forme di sostegno al reddito specifiche per chi esce dall'Ateneo. Tornando alle proposte dei sindacati, è emerso che quella di prelevare un quota del 3% sul conto terzi senz aincidere sui conti non è praticabile: il delegato del rettore al bilancio, Antonio Barretta, ha evidenziato che il 10% è già impegnato quindi si creerebbe un altro buco. Non resta che la seconda. Ossia predisporre un regolamento per creare un fondo di solidarietà da discutere al tavolo di contrattazione al fine di stipulare un contratto integrativo per usare tali somme per i colleghi inseriti nelle procedure di stabilizzazione «scaduti», garantendone la continuità lavorativa e al contempo l'erogazione dei servizi da parte dell'Ateneo. Se poi ciascuno docente o tecnico-amministrativo desse 60 euro all'anno si raccoglierebbe un bel gruzzolo.C'è poi uno spiraglio nel chiaroscuro dei conti. Perché se è vero che le razionalizzazioni operate lasciano intravedere il ritorno a qualche segno positivo nelle cifre, al contempo per pagare tutto nel 2010 servirebbe una cifra intorno ai 145 milioni. Non siamo insomma assolutamente usciti dalla crisi che si combatte con la vendita di Scotte e Pontignano entro giugno, più l'ok alla linea Mps. Magari anche facendo sì che i 35 milioni del Governo non debbano essere restituiti ma vengano considerati anticipazione del fondo di rotazione previsto dal Ddl Gelmini. A proposito di Banca Mps: dopo il Tavolo in Comune, alle 18, ieri riunione tecnica alla Rocca per valutare se, ed eventualmente in quale forma, la Banca può intervenire per i 30 milioni ancora da trovare. Purché, il vice-presidente Ernesto Rabizzi a detta di tutti è stato chiaro, venga portata avanti una politica di risanamento seria e credibile. Apprezzati anche gli interventi dei senatori Tommaso Detti e Lorenzo Gaeta nel porre il tema del riposizionamento dell'Università che nascerà dal dopo crisi. Domani il cda, ci saranno gli stabilizzandi ad attendere il verdetto. Mentre si pone anche una questione etica: non ci possono essere privilegi ad personam in Ateneo mentre tanti vanno a casa. L'imperativo è massima trasparenza.


19 novembre 2009 - Il Mattino di Padova

Fotovoltaico: le banche pronte a collaborare

Padova - I pannelli fotovoltaici o solari? Te li paga e installa a costo zero la banca, rifacendosi poi senza pesare sulle tasche del cittadino, ma prelevando una parte della somma che l’impianto installato ti farà risparmiare. Chi fosse interessato (già 15 le famiglie prenotate) può rivolgersi al gruppo d’acquisto solidale organizzato dal sindacato Adl Cobas, con appuntamento il lunedì pomeriggio (15.30-19) nella sede di via Felice Cavallotti.
«Chiederemo inoltre all’assessore Aledssandro Zan di reintrodurre anche quest’anno gli incentivi per gli impianti solari» spiegano i sindacalisti Stefano Pieretti e Daniela Luise. A quota 50 prenotazioni si farà il punto di un meccanismo abbastanza semplice, ma efficace.
Alcune banche finanziano infatti gli impianti per le famiglie con tanto di assicurazione in caso di danni. Il sistema fotovoltaico grazie all’energia pulita determina uno sgravio in bolletta e un’entrata dovuta alla rivendita all’Enel di quella prodotta in più. Quest’ultima voce rappresenta una sorta di «rata» con la quale le banche rientrano dall’esposizione, interessi compresi. E, in base alla grandezza dell’impianto, entro dieci-quindici anni il pagamento sarà concluso. Si tratta quindi di partire, è una vera scommessa da vincere, a patto che le banche rispettino i patti fino in fondo.


19 novembre 2009 - Leggo

PADOVA. Un gruppo d’acquisto per l’installazione di impianti fotovoltaici...
di Gian Marco Gandini

PADOVA - Un gruppo d’acquisto per l’installazione di impianti fotovoltaici e solari senza spendere un euro. E’ l’iniziativa ideata e portata avanti dall’Adl di Padova ed è rivolta alle famiglie per incentivarle a utilizzare l’energia rinnovabile ed installare gli impianti (di una potenza che va dai 3 ai 4,5 kw) nei propri appartamenti. A provvedere al finanziamento saranno una decina di banche, già individuate dal sindacato, che si accorderanno con il Gse (gestore servizi elettrici) e offriranno ai privati la possibilità di risparmiare non solo sulle bollette di elettricità e acqua, ma anche dell’installazione dell’impianto. Per 15 anni la spesa potrà essere ammortizzata grazie all’energia risparmiata che verrà venduta all’Enel e permetterà ai finanziatori di avere un rientro. Già una quindicina di famiglie hanno aderito all’iniziativa, che partirà ufficialmente la settimana prossima. Da lunedì ci si potrà recare nella sede di Via Cavallotti dalle 15 alle 19 dove un esperto sarà a disposizione per illlustrare i vantaggi delle energie rinnovabili.


19 novembre 2009 - La Provincia Pavese

Arese verso la chiusura
La Fiat non cede, a Torino gli ultimi 232 lavoratori

MILANO - Il Lingotto non cede e conferma ai sindacati che, per «esigenze organizzative finalizzate al miglioramento», i 232 lavoratori del Centro Stile e Progettazione di Arese, autori tra l’altro della MiTo, «sicuramente saranno trasferiti dal 4 gennaio a Mirafiori».
E’ il risultato dell’incontro di ieri tra Fiat e sindacati ad Assolombarda, riferito da Maria Sciancati, segretario generale della Fiom-Cgil di Milano, che ha partecipato insieme a Corrado Delle Donne (Slai-Cobas) e Carlo Pariani (FlmU-Cub). Dall’altra parte del tavolo, a guidare la delegazione Fiat, Andrea Farinazzo, il manager famoso per essere stato sequestrato nello scorso aprile a Bruxelles dai dipendenti belgi inferociti per i tagli annunciati dal Lingotto.
Il piano di chiudere il Centro Stile ha ricompattato il fronte sindacale e lunedì prossimo si terrà la prima assemblea unitaria dei lavoratori davanti alla portineria centrale, la stessa che, nei momenti d’oro, vedeva passare 19.000 dipendenti al giorno. Era il 1982, quattro anni più tardi arrivava la Fiat e le tute rosse dell’Alfa, da 16.000, sono scese al ritmo di oltre 1.000 l’anno.
Lunedì operai e impiegati saranno poche centinaia (compreso il call-center, Fiat conta in tutto 1.000 dipendenti ad Arese), ma saranno disposti a tutto per salvare quello che resta della fabbrica, coinvolgendo anche le istituzioni che, come ha spiegato Delle Donne «si devono schierare, come ha fatto il sindaco di Termini Imerese». «Qui invece Comune, Provincia e Regione tacciono - ha aggiunto - e la Lega Nord fa finta che Arese non sia in Padania». «Vogliono festeggiare l’Alfa senza Arese - ha commentato Carlo Pariani della FlmU-Cub - ma noi ci saremo». «La prossima Alfa - ha proseguito - si chiamerà Milano e magari la faranno in Polonia, una vera beffa».
«I licenziamenti camuffati da trasferimenti - ha spiegato Sciancati - per noi non esistono e ad Arese devono restare tutte le funzioni presenti, così come i lavoratori». «La Fiat - ha proseguito - é convinta di essere Dio ed é insopportabile che, a parte il sindacato, in questo Paese non esista altro soggetto, a partire dal Governo e, per quanto ci riguarda, dalla Regione Lombardia, che non si tolga il cappello davanti a un’impresa che non discute, ma ordina».


19 novembre 2009 - Il Messaggero

Roma. Ancora centro paralizzato, ancora cortei...

Roma - Ancora centro paralizzato, ancora cortei, ancora circolazione a rischio, ancora disagi per i romani. Sembra essere diventata una condanna quotidiana per la Capitale. Una condanna destinata a non esaurirsi mai. Dopo i giorni del calvario causati dal vertice Fao, coincisi anche con due cortei di protesta che hanno paralizzato il centro, ieri a portare scompiglio e disagi nel cuore della città ci ha pensato una manifestazione di lavoratori arrivati dalla Sardegna.
Ci sono stati scontri con le forze dell’ordine in pieno centro, da via del Corso a piazza di Spagna. E conseguenze dirette sulla circolazione, non solo perché il transito in via del Corso è stato bloccato, ma anche perché la regolarità del trasporto pubblico è stata colpita seriamente, visto che è divenuta inutilizzabile una delle vie principali di passaggio per i bus. Chi aveva deciso di spostarsi utilizzando i mezzi pubblici spesso è stato costretto ad attendere a lungo e, a volte, inutilmente.
Di cosa si trattava? Che cosa ha paralizzato ancora una volta ieri mattina il centro di Roma? Era la manifestazione dei lavoratori dell’Alcoa del polo industriale di Portovesme (Carbonia, Cagliari) in corteo a Roma, nella zona di via del Corso. Ci sono stati attimi di tensione fra i manifestanti e la polizia. Questa la versione di chi ha organizzato la protesta: «Durante la manifestazione di stamane c’è stata una carica da parte della Polizia - denuncia la Confederazione Unitaria di Base - Dal presidio di piazza Nicosia, sede del Ministero delle Politiche Comunitarie, il corteo di lavoratori si è diretto in via del Corso, bloccando la strada, con conseguente intervento della Polizia che ha caricato. La dinamica che si è poi ripetuta anche in piazza di Spagna». Quando si sono fronteggiati lavoratori e polizia è sorto un parapiglia nel quale sono anche volate alcune manganellate. In serata l’annuncio: lo stabilimento di Portovesme non chiuderà, salvi 2.000 posti di lavoro. Ma al di là di questo esito positivo, resta il solito prezzo che deve pagare la Capitale, chiamata sempre a sopportare il peso di queste, per quanto legittime, manifestazioni.
L’ennesima giornata di tensione di ieri arriva al termine di un periodo in cui Roma ha dovuto convivere con la presenza delle delegazioni straniere che hanno partecipato al vertice Fao, con ripercussioni andate ben oltre la zona del Circo Massimo. I romani hanno dovuto digerire i cortei di auto blu che prendevano possesso della città, con i blocchi della circolazione improvvisi. Non solo: anche martedì c’era stata una doppia razione di cortei per le manifestazioni degli studenti e dei dipendenti dell’ex Eutelia. Chi si aspettava un periodo di tregua, ieri mattina è rimasto deluso, con la nuova emergenza nel cuore della città, in via del Corso. Sulla carta, il prossimo appuntamento con una manifestazione ci sarà solo fra una decina di giorni: il 28 novembre è in programma una manifestazione contro la violenza sulle donne. Sulla carta, appunto. Intanto, prosegue la lunga e laboriosa preparazione del protocollo d’intesa per regolare il numero dei cortei a Roma, per evitare che non se ne svolga più di uno al giorno. Martedì il sindaco ha scritto al prefetto formalizzando una proposta e chiedendo una risposta entro dieci giorni. Ma la trattativa sembra ancora lunga. Intanto, restano le giornate di condanna quotidiana ai disagi inflitta ai romani.(C.R.)


18 novembre 2009 - Il Mattino di Padova

Antonio Campagnaro
E’ morto il sindacalista dei precari

Padova - La messa, la partita della sua squadra di calcio seguita da bordo campo all’Appiani, la cena con un’amica. Un’ultima domenica trascorsa in serenità, prima di andarsene in silenzio. Antonio Campagnaro, 46 anni, sindacalista di Adl-Cobas e dirigente della Polisportiva San Precario, è morto nella notte tra domenica e lunedì. Non vedendolo arrivare in sede né sentendolo rispondere al telefono, i compagni dell’Adl hanno allertato i carabinieri che l’hanno trovato senza vita nella sua abitazione di via Salerno 4. Una fine prematura, a pochi giorni dall’anniversario della morte della madre, scomparsa il 18 novembre 2006. Antonio, operaio specializzato, soffriva di crisi di epilessia e viveva da solo. Era attivo in parrocchia alla Madonna Incoronata, dove collaborava all’organizzazione della sagra. Della Polisportiva San Precario era dirigente, guardalinee e factotum della squadra di calcio di Terza categoria. Nel sindacato Adl-Cobas si dedicava alle vertenze del precariato da quando aveva vissuto sulla propria pelle le peripezie alla Color Color e alla Cet Eletric di Limena, che sei mesi fa lo ha messo in cassa integrazione.(s.var.)


18 novembre 2009 - Radio Sherwood

Antonio ci ha lasciato
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Padova - Non è facile ricordare in poche righe una persona come Antonio. Ieri improvvisamente ci ha lasciato. Antonio lo abbiamo conosciuto alcuni anni fa durante l’occupazione di una palazzina di alcune famiglie immigrate. Da lì il suo impegno nell’Ass.ne Razzismo Stop di Padova e poi nell’Ass.ne Difesa Lavoratori. Una delle persone più generose che abbiamo mai incontrato. Antonio ha speso la sua vita a fianco di chi non aveva diritti, di chi aveva bisogno di aiuto, dei più deboli di questa società. Lo vogliamo ricordare sui campi di calcio di 3° categoria dove negli ultimi anni faceva il guardalinee nelle partite della Polisportiva San Precario. Lo vogliamo ricordare allo Sherwood Festival mentre spaccava il ghiaccio nello stand dei cocktail’s. Lo ricorderemo nelle nostre battaglie di tutti i giorni per costruire un mondo migliore.
Ciao Antonio, ci mancherai.


18 novembre 2009 - Corriere del Veneto

Il lutto Guardalinee del San Precario stroncato da infarto a 46 anni
Il mondo del calcio piange «Toni»

PADOVA – Si è accasciato a terra con ancora addosso il giaccone granata del San Precario. E da lì, solo nella sua casa di via Salerno alla Madonna Incoronata, a due passi dal Tennis Club, non si è più rialzato. Se ne è andato così, reduce dall’ennesima domenica trascorsa sui campi polverosi dell’intera provincia, Antonio Campagnaro, 46 anni, per tutti «Toni». Allenatore ed educatore di rara grandezza morale, umana e sportiva. Conosciuto e stimato ovunque negli ambienti del calcio dilettantistico padovano. Un buono. Un maestro. Un esempio da seguire, pieno com’era d’esperienza e d’umiltà. Da qualche mese, era stato mandato in cassa integrazione dalla Cet Eletric Srl di Limena, l’azienda dov’era impiegato. E per questo, temporaneamente, «lavorava» un po’ all’Adl- Cobas. Tra gli ideatori, più di vent’anni fa, del «Natalizio» di Santa Giustina, torneo invernale riservato ai bimbi under 12, Campagnaro era cresciuto (prima da giocatore e poi da preparatore, specie dei portieri) nell’Excelsior. Quindi, a metà anni Novanta, era passato all’Sms 1956 e, ancora, al Real Padova. Dal 2007, Toni aveva sposato con la passione di sempre il progetto San Precario, la squadra di Terza categoria vicina a Radio Sherwood e al centro sociale Pedro. Domenica scorsa, a Grisignano, nelle solite vesti di guardalinee, ha indossato per l’ultima volta quel giaccone granata di cui tanto andava fiero. Sentiva freddo e, rinunciando alla partita del Padova in tivù al bar, ha preferito tornare a casa. Un malore improvviso l’ha portato via per sempre. Ciao Toni.(D.D’A.)


18 novembre 2009 - Il Gazzettino

San Precario in lutto: è morto Campagnaro

Padova - (al.rod.) È morto nel sonno, probabilmente per un infarto, a soli 46 anni. Antonio Campagnaro era conosciuto in città per il suo impegno nel San Precario, la polisportiva vicina al Pedro, e nel sindacato di base Adl Cobas. Domenica aveva passato il pomeriggio seguendo la "squadra del cuore" a Grisignano. Lunedì sera gli amici del sindacato, insospettiti per un telefono che troppo a lungo suonava a vuoto, l’hanno trovato morto a letto, nella sua casa in via Salerno alla Sacra Famiglia. «Era accompagnatore fisso del San Precario – lo ricorda commosso Stefano Pieretti di Adl Cobas – si occupava di tutti gli aspetti organizzativi, la sua è una perdita molto pesante».


18 novembre 2009 - Il Padova

La scomparsa. Il 46enne era uno dei "grandi" del calcio amatoriale padovano
Malore, morto Tony Campagnaro

Padova - Ucciso da un malore improvviso, si è spento nella notte fra domenica e lunedì Antonio Campagnaro, 46 anni, "Tony". Nel pomeriggio aveva fatto da guardalinee a Grisignano durante il match del "suo" San Precario, poche ore dopo si è accasciato nella sua casa di via Salerno alla Madonna Incoronata. Noto nell'ambiente del calcio amatoriale, era un simbolo per tutti gli appassionati nell'ambiente del calcio dilettantistico padovano. Nell'allenare si era rivelato un educatore universalmente stimato. Da qualche mese la Cet Eletric Srl di Limena, l'azienda dove lavorava, l'aveva messo in cassa integrazione. In attesa di tornare al suo posto di lavoro era temporaneamente impiegato all'Adl-Cobas. Oltre 20 anni fa fu tra i fondatori del "Natalizio" di Santa Giustina, dal 2007 seguiva con passione il progetto del San Precario.

"Anticipo della cig negato ai morosi"

Padova - Il fondo anticrisi istituito dalla Provincia di Padova ha rappresentato una boccata d'ossigeno per molti lavoratori colpiti dalla crisi che hanno potuto ottenere l'anticipo della cassaintegrazione attesa dall'Inps. Un salvagente per i dipendenti delle imprese che non hanno la liquidità sufficiente per garantire l'anticipo. Un aiuto da cui alcuni operai sono rimasti però esclusi: "Le banche - spiega infatti Gianni Boetto di Adl Cobas - non hanno concesso il contributo ai lavoratori che risultavano morosi prima dell'inizio della cassa integrazione". Chi ha saltato qualche rata del mutuo perché in difficoltà o magari ha dimenticato di pagare la rata della finanziaria si è ri trovato così completamente a secco: la maggior parte degli istituti di credito si sono mostrati inflessibili nell'applicare i criteri con cui abitualmente decidono se erogare i finanziamenti. Fra i lavoratori esclusi, due operai marocchini sposati e con figli che lavoravano alla Sirz Energy di Terradura di Due Carrare, storica azienda fallita nei mesi scorsi.


18 novembre 2009 - La Nuova Sardegna

Il Consiglio regionale in città. Tema: la manovra finanziaria

NUORO - Il parlamento sardo sbarca nel capoluogo della Barbagia. Ma il grande assente sarà proprio lui: il presidente della Regione Ugo Cappellacci. È di ieri, infatti, l’indiscrezione secondo la quale il capo dell’esecutivo non potrà essere presente al Consiglio regionale convocato per questo pomeriggio a Nuoro, a partire dalle ore 16, nell’auditorium del Museo etnografico. Una seduta congiunta che vedrà impegnati attorno allo stesso tema l’assemblea popolare con il Consiglio delle autonomie locali della Sardegna. All’ordine del giorno: «La discussione della manovra finanziaria». Documento che dovrebbe "entrare" nell’aula di via Roma a Cagliari soltanto tra una settimana, ossia il 24 novembre. Quella di Nuoro, dunque, sarebbe una tappa strategica, un colpo di teatro, per ridurre i tempi della burocrazia e per lanciare un segnale di attenzione verso le zone interne dell’isola, troppe volte dimenticate. Rimane il fatto, comunque, che l’argomento della crisi economica del Nuorese non è certo al centro della discussione odierna. Anche se il tema potrà essere portato sul tavolo dell’assise sia dal presidente della Provincia Roberto Deriu sia dal sindaco di Nuoro Mario Zidda. Entrambi, infatti, potranno prendere parola in quanto componenti del Consiglio delle autonomie locali. Non a caso la seduta congiunta è stata promossa dal presidente del Cal Graziano Milia e dal presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo. Iniziativa contestata dal Coordinamento provinciale Rdb-Cub di Nuoro, che ha annunciato un presidio sindacale in contemporanea all’assemblea all’Isre, per urlare a tutti quanto la Regione sia lontana dai problemi reali delle zone interne.(l.p.)


18 novembre 2009 - L'Unione Sarda

Protesta dei sindacati di base in concomitanza con l'assemblea che inizia alle 16
Appuntamento all'Istituto etnografico

Nuoro - La seduta del Consiglio regionale si svolge oggi pomeriggio, alle 16, nell'auditorium dell'Istituto etnografico. La riunione in città dell'assemblea come atto di attenzione a un territorio inghiottito dalla crisi è stata a suo tempo proposta dai leader provinciali di Cgil, Cisl e Uil. Di recente l'idea è stata rilanciata dai Riformatori. L'attesa non manca. Il coordinamento provinciale Rdb-Cub (comitati unitari di base) annuncia un presidio di protesta in concomitanza con la seduta consiliare e la mobilitazione dei precari dell'Ente foreste e della pubblica amministrazione, dei cassintegrati e dei lavoratori in mobilità, dei disoccupati e degli studenti delle scuole superiori e dell'università nuorese, degli sfrattati dagli alloggi di Area. «Per il diritto al lavoro, alla casa, alla salute, all'istruzione», spiegano in una nota.
I sindacati confederali, invece, annunciano un'assemblea per il 24 novembre. Cigl, Cisl e Uil si riuniranno a Nuoro in vista dell'assemblea delle rappresentanze del popolo sardo, in programma il 30 novembre. L'incontro di martedì prossimo alla Camera di commercio è l'occasione per riflettere sulle difficoltà economiche e sociali della provincia che registra un tasso di disoccupazione del 13 per cento, povertà in aumento, indice di invecchiamento superiore alla media regionale e nazionale, precarietà del lavoro in crescita, indebolimento del sistema educativo-formativo e dell'università nuorese, assenza di interventi e di investimenti infrastrutturali. Gianfranco Mussoni per la Cgil, Ignazio Ganga per la Cisl e Mario Arzu per la Uil ritengono che ci siano comunque «le potenzialità per un rilancio e per un riscatto, senza localismi - scrivono - ma nell'ambito di una rivendicazione regionale che necessita della coesione delle forze sociali, delle istituzioni, delle associazioni e del mondo del volontariato». Per questo i leader di Cigl, Cisl e Uil fanno appello alla società civile perché faccia sentire la sua voce e la sua presenza sulle questioni emergenti: «lo sviluppo dei settori produttivi nel rispetto dell'ambiente, l'occupazione di qualità che dia certezze di reddito, salvaguardia dei servizi pubblici territoriali, superamento dei problemi legati alla continuità territoriale e ai nodi dei trasporti, dell'energia e del credito».

Tribunale
Il sindacato Sdl contro Meridiana: la sentenza ai primi di dicembre

Tempio - Questa volta il giudice del lavoro si è occupato della guerra Meridiana-sindacati, nessun rinvio per il caso Sdl. La sigla che rappresenta assistenti di volo della compagnia aerea si era infatti rivolta al tribunale di Tempio chiedendo un intervento urgente per una presunta condotta antisindacale di Meridiana. Tra gli episodi segnalati al giudice del lavoro, oltre al licenziamento di un delegato Sdl, ci sono comportamenti discriminatori nei confronti dei rappresentanti di hostess e steward. Più in generale si tratta di episodi che, secondo i legali della sigla, hanno un unico significato: colpire il sindacato nato di recente dentro l'azienda sarda. Il giudice ieri mattina ha iniziato a trattare il caso sentendo i primi testimoni ed esaminando alcune richieste degli avvocati di Meridiana e di quelli del Sindacato dei lavoratori.
Una delle decisioni più importanti prese alla fine dell'udienza (il procedimento è andato avanti sino a tarda serata) riguarda la legittimità dell'azione del sindacato. Al giudice del lavoro è stato infatti chiesto di valutare i titoli e i diritti della sigla, soprattutto per quel che riguarda la sua presenza nella causa civile. Per il tribunale di Tempio, Sdl ha tutti i requisiti per stare in giudizio, una decisione ritenuta importante dall'avvocato del sindacato, Alessandro Meloni. Il procedimento è stato rinviato al prossimo 3 dicembre, quando potrebbe arrivare la sentenza. Il ricorso per condotta antisindacale presentato dagli avvocati della sigla autonoma segue una procedura breve, per questo tipo di istanze è prevista una corsia preferenziale che porta in breve tempo al provvedimento finale del giudice del lavoro. I magistrati del tribunale gallurese si stanno occupando anche di un'altra causa simile, promossa però dalla Cgil. In questo caso il giudice Alessandro Di Giacomo ha sempre rinviato le udienze in attesa di un accordo tra le parti.(A.B.)


18 novembre 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. Summit sulla crisi occupazionale all’Interporto...

Civitavecchia - Summit sulla crisi occupazionale all’Interporto. Lo ha indetto il sindaco e si terrà venerdì al Pincio. Al tavolo sono stati invitati i vertici dell’Icpl, i sindacati e il presidente dell’Authority Ciani, e sarà il momento, ha detto Moscherini per «verificare la situazione produttiva degli imbarchi e sbarchi in porto e la situazione gestionale dell’Interporto. Solo così avremo finalmente chiari i termini della vicenda per trarre le conclusioni». La decisione del sindaco è scaturita dopo il sit in inscenato lunedì sotto il Pincio dai lavoratori dell’Icpl, preoccupati dal drastico ridimensionamento dell’organico che l’azienda ha programmato. Secondo il sindaco, comunque, l’unica «soluzione a questa crisi può essere trovata solo all’interno del porto e con l’aiuto delle imprese portuali. Voglio sottolineare che l’Interporto è una struttura complementare alle attività portuali le quali invece di crescere diminuiscono, soprattutto nel settore legato al traffico dei container. Serve una svolta in tal senso».
Moscherini ha poi risposto alle critiche mossegli dal consigliere Marco Piendibene, invitando i «lavoratori a non ascoltare questo ciarlatano. Non mi meraviglio delle strumentalizzazioni di Piendibene, perché è notoriamente un tuttologo presunto e presuntuoso, che dimostra puntualmente di non conoscere le cose di cui parla e pensa di poter sparare sentenze fuori luogo, di calunniare e illudere i lavoratori che basta un editto comunale a garantire l’occupazione. Invece di continuare a fare il ciarlatano, utilizzando le disgrazie di chi lavora per attaccare me e la maggioranza, Piendibene prenda un trenino e vada in Regione a fare il suo mestiere di consigliere comunista, dal momento che anche Sviluppo Lazio ha una bella quota di partecipazione azionaria in Icpl».
Soddisfatta della decisione di indire il summit si è detta l’Rdb cub, che però ricorda al sindaco che «già un anno fa la Regione aveva proposto di stanziare fondi per un corso sulla sicurezza, indirizzato ai corsisti, al fine di farli poi assumere presso le imprese portuali. Le promesse però non sono mai state mantenute».(G.Am.)


18 novembre 2009 - Il Manifesto

PRESIDIO

Milano - CONSOLATO TURCO , via Larga 19, ore 18: presidio di solidarietà con gli attivisti e le attiviste sindacali in Turchia arrestati, organizzano Sdl, Cub e Marcia mondiale delle donne. PREFETTURA , corso Monforte, ore 10: in occasione dello sciopero generale contro le privatizzazioni indetto dalla Cub, c'è presidio davanti alla Prefettura dei lavoratori aderenti alla FlaicaUniti, l'organizzazione del commercio e dei servizi della Cub.


18 novembre 2009 - Il Mattino

Salerno. Una carovana di striscioni...
di Gianluca Sollazzo

Salerno - Una carovana di striscioni, cori e slogan. Rumorosa, nutrita. Ma soprattutto pacifica. È stato il giorno della protesta degli studenti. Anche a Salerno, come nel resto del Paese. A salire in cattedra, ieri, sono stati proprio loro. Traffico in tilt e strade del centro invase dall'onda di protesta degli studenti salernitani, scesi in piazza in occasione della giornata internazionale di mobilitazione studentesca proclamata dall'Unione nazionale degli studenti, dal Link coordinamento universitario e dalla Rete degli studenti. A sfilare in un corteo che ha attraversato tutto corso Vittorio Emanuele sono stati più di tremila manifestanti. Accomunati dalla lotta per la difesa del diritto allo studio. "Riprendiamoci il nostro futuro", "Cambiare ora!", "La scuola non è in vendita", eccoli alcuni degli striscioni preparati per l'occasione che riassumono il senso della mobilitazione. Nel giorno della protesta del mondo degli studenti di Salerno, si sono insinuati anche problemi di carattere locale. Solidarietà agli immigrati sgomberati dal "ghetto" di San Nicola Varco di Eboli è stata espressa dall'unanimità dei manifestanti che nel corso di un'assemblea pubblica svoltasi a piazza Portanova hanno cercato di offrire all'opinione pubblica spunti di riflessione. «Era nostro dovere - spiega Francesco Santimone, coordinatore provinciale dell'Uds - esprimere il nostro disappunto di fronte alla barbarie che si è consumata nei confronti di poveri extracomunitari costretti a subire, oltre allo sfregio del caporalato e dello sfruttamento, anche quello dello sgombero disumano». Confronto, ma anche l'immancabile colore di una fiumana di manifesti, volantini e slogan fischiettati che hanno riempito il corso. Un appuntamento a cui non ha voluto mancare proprio nessuno. Al corteo partito ieri da piazza Ferrovia dopo le 9.30 hanno preso parte le delegazioni studentesche di tutti gli istituti del capoluogo. Presenze anche dalla provincia. Da Battipaglia, Eboli, dalla valle dell'Irno. Proprio gli studenti di alcune scuole di Mercato San Severino e dell'area battipagliese, hanno posto all'attenzione generale la precarietà edilizia dei loro istituti. «Sono emerse nel corso del confronto - spiega Santimone dell'Uds - situazioni serie di difficoltà strutturale, la questione della sicurezza nelle scuole deve diventare una priorità soprattutto nella nostra provincia». Studenti in piazza per ribadire ancora una volta il loro secco "no" alla riforma dell'istruzione, al piano di riordino di quella rete scolastica introdotta dal ministro dell'istruzione Gelmini che ha fatto scattare l'accesa agitazione del mondo degli insegnanti. Anche loro scesi in piazza tra agosto e settembre per contrastare la riforma della scuola pubblica. Da ieri gli studenti hanno cominciato ad alzare la voce. E, a sentirli ieri, nella grande sfilata di piazza durata mezza giornata, si direbbe che sono pronti a non fare alcun passo indietro. «Le proteste continueranno - afferma il coordinatore dell'Uds - abolire la scuola e l'università pubblica, come di fatto propone il governo, significa sostanzialmente rassegnarsi in maniera definitiva al declino del nostro paese e alla sconfitta della nostra generazione». Dal centro del capoluogo all'Ateneo di Fisciano, non cambiano gli scenari di protesta. Lo sciopero generale del mondo studentesco, ieri, si è diffuso a macchia d'olio. Mobilitazione in mattinata anche all'Università dove in piazza del Sapere una folta rappresentanza di studenti si è riunita in una assemblea pubblica denunciando gli "arretramenti che il diritto allo studio sta subendo in questi anni". «Il disegno di legge che riguarda l'università - fanno sapere in una nota la Rdb Cub pubblico impiego-Università e la Rete degli studenti di Salerno - avvia una riforma autoritaria che accelera l'aziendalizzazione dell'università, scaricando i costi su lavoratori, precari e studenti».


18 novembre 2009 - La Nazione

Contratto Miccolis, la verità in cda
I sindacati tuonano:«Chiarezza subito». Oggi protesta dei precari durante il Tavolo in Comune
di LAURA VALDESI

Siena - IL CONSIGLIERE Vareno Cucini, che rappresenta il Comune, pretende chiarezza sul contratto del direttore amministrativo dell'Università Emilio Miccolis? Vuole che venga portato in cda? Otterrà quanto richiesto, assicura l'Ateneo, venerdì mattina nella riunione che doveva svolgersi ieri alle 18 ed è invece slittata. L'argomento è stato al centro del dibattito cittadino-sindacale, ovviamente anche all'interno dell'Università. Perché, questo il concetto che circola con forza nelle stanze, se si devono chiedere sacrifici agli altri bisogna che a farlo sia una persona sulla quale non vi è neppure un'ombra. Ritiene di esserlo Miccolis, che infatti ha depositato una querela ieri in procura attraverso il suo legale Luigi De Mossi, sostenendo che non rispondono a verità notizie diffuse su un presunto contenzioso da lui avuto con la Corte dei Conti. Ma alla Flc-Cgil, alla Cisl Università, insieme a Uil, Cisal, Cisapuni e Ugl non basta. In una nota chiedono lumi sull'eventuale «scelta di un contratto integrativo per sopperire alle spese di mobilità sostenute» dal direttore. La definiscono, nel caso fosse vera, inaccettabile anche perché, a loro dire, «sarebbe stata compiuta senza portarne a conoscenza gli organi di governo che statutariamente devono essere coinvolti». E ancora. «Se risulterà vero che questo atto è stato firmato si inserisce Lorenzo Costa dell'Rdb o fa parte del contratto, esprimiamo rabbia perché ci sono 40 colleghi stabilizzandi che stanno per andare a casa e che guadagnano 1000 euro al mese, perché sono stati mandati a casa i colleghi della cooperativa. Se tale atto è legittimo non c'interessa poiché pensiamo che in questo momento chi guida l'Ateneo debba avere l'umiltà di rinunciare a certi privilegi». Costa introduce l'argomento precari: oggi, a partire dalle 14,30, si raduneranno davanti al Comune in occasione dello svolgimento del tavolo interistituzionale con rettore, sindacati, istituzioni e Banca Mps. «Intendiamo ribadire con la nostra presenza alle istituzioni locali scrivono stante l'urgenza e la drammaticità della situazione della quale ci auguriamo si discuterà con impegno e serietà da parte di tutti nella riunione». L'idea di trovare forme di prolungamento del contratto almeno fino a inizio estate era stata portata in cda dall'Rdb ma oggi verrà ampliata e rinforzata dalla condivisione con Cgil-Cisl-Uil. Attingendo a risorse in conto terzi, quindi esterne, si punta ad allungare il contratto dei 40 (altri due scadono domani) fino a inizio estate. Per quella data si confida (ottimisticamente) di essere rientrati entro il 90% dell'Ffo e poterli dunque stabilizzare. La presenza di Comune e Provincia al tavolo consentirà comunque anche di ipotizzare eventuali soluzioni di mobilità. Da segnalare che il rettore aveva chiesto al Senato se, alla luce della richiesta avanzata in tal senso anche dalla commissione per il Piano strategico dell'Ateneo, qualcuno voleva partecipare al Tavolo. Ebbene, oggi sarà infatti accompagnato dal decano Tommaso Detti e dal preside di Giurisprudenza Lorenzo Gaeta. Chissà che qualche novità sui 30 milioni che servono per arrivare a fine dicembre arrivi proprio nel corso della riunione. Non c'è stato infatti ieri il summit Miccolis-Baretta-Mps di cui si parlò a fine seduta del consiglio di lunedì. Il rettore confida di avere notizie da portare al riguardo nel cda del 20.


18 novembre 2009 - Il Giornale di Brescia

Alfa di Arese: è il giorno delle scelte
Lo storico marchio rischia il trasferimento da Milano a Torino. La protesta del sindacato

ARESE - L’ultimo tassello del mosaico dell’Alfa Romeo, storico marchio fondato nel 1910 a Milano, rischia di essere trasferito da Arese, ridotta ormai ad una fabbrica fantasma fatta di tanti capannoni vuoti, a Torino. È previsto per oggi infatti il secondo round di un faccia a faccia tra Fiat e sindacati nella sede di Assolombarda, dove il Lingotto rilancerà la propria proposta di trasferire il Centro Stile e Progettazione nel capoluogo piemontese. Una decisione contrastata fin dall’inizio dai sindacati, che per domani hanno organizzato un presidio davanti alla sede degli imprenditori.
Sindacati uniti contro il Lingotto
Divisi da alcuni anni sulle strategie per salvare Arese, Fiom-Cgil, Slai-Cobas ed FlmU-Cub hanno ritrovato l’unità con l’annuncio del Lingotto ed hanno già avviato una serie di iniziative unitarie culminate con l’occupazione dell’Autostrada dei Laghi ed un presidio davanti alla sede della Regione Lombardia, altro grande protagonista della vicenda insieme al Lingotto. In gioco c’è il futuro di 232 lavoratori dei cosiddetti «enti tecnici» a partire dal prossimo 4 gennaio, con la fine della casa integrazione, mentre per quanto riguarda i 113 colleghi di PowerTrain, la divisione cambi e motori del gruppo, la decisione è rinviata solo di qualche mese, con lo scadere della cassa integrazione il 21 febbraio 2009. Il Centro Stile di Arese, tra i tanti progetti archiviati in oltre 40 anni di storia vanta quello della recente MiTo, così chiamata proprio per celebrare la città dove è stata disegnata (Milano) e quella in cui viene prodotta (Torino). Nel frattempo, il disegnatore dell’ultimo successo dell’Alfa, Wolfgang Egger, è emigrato da Arese a Ingolstadt (Germania) per guidare il centro stile dell’Audi. «Un’altra mente che se ne è andata - ha commentato Carlo Pariani, della FlmU-Cub, seguendo le orme di Walter de Silva, prima responsabile del Centro Stile di Arese ed ora capo alla Volkswagen». Quella di Arese, ricorda Pariani, è «una storia di chiusure e dismissioni, cominciata con l’arrivo della Fiat nel 1987: allora eravamo in 16.000, oggi siamo in 345 e tutti in cig».
«Una speculazione edilizia»
Corrado Delle Donne, sindacalista dello Slai-Cobas, il sindacato di base nato proprio in quella fabbrica, ha parlato di «situazione vergognosa: la Fiat ha ceduto l’area nel 2002 e oggi comanda ancora, guidando la speculazione edilizia, mentre la Regione Lombardia, che ha promesso nel 2004 finanziamenti per costituire il Polo della Mobilità Sostenibile ad Arese, non ha mai fatto nulla dopo tante promesse pre-elettorali». «Alla luce del piano Chrysler - spiega Maria Sciancati - ci sono le premesse perché Arese possa mantenere la funzione di progettazione e collaudo ampliandola, con lo sviluppo dell’auto ecologica che non possiamo lasciare fare solo agli americani».


18 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

Manuli, arrivano le lettere. Pronti 369 licenziamenti. Oggi vertice ad Ancona
Le prime missive agli operai sono arrivate ieri. VERTENZA Sindacati convocati i in Regione con l'azienda e le istituzioni
di EMANUELA ASTOLFI

Ascoli - SONO ARRIVATE ieri mattina le prime lettere di licenziamento per i dipendenti della Manuli Rubber Industries di Ascoli. La multinazionale di tubi idraulici che ad agosto aveva annunciato la messa in mobilità dell'intero organico della fabbrica è passata ai fatti. E' l'epilogo, per certi versi atteso, dopo che l'accordo fra azienda e sindacati confederali per il reintegro di parte dei dipendenti, raggiunto al Ministero dello sviluppo economico, è stato respinto da Sdl e Ugl e bocciato dall'assemblea dei lavoratori, svoltasi in un clima di forte tensione. Le lettere portano la data del 14 novembre, giorno dal quale i licenziamenti, che in tutto dovrebbero essere 373, decorrono ufficialmente. Lunedì mattina a Roma, la Manuli ha preso atto del mancato accordo sul piano industriale. Una bocciatura che, come avevano annunciato i sindacati, prefigurava l'invio delle lettere. «I LAVORATORI si stanno organizzando per una raccolta di firme per dare mandato a Cgil, Cisl e Uil di tentare di riaprire in extremis la trattativa con la direzione della Manuli» ha spiegato Antonio Angelini, segretario provinciale della Cisl. «Tecnicamente aggiunge abbiamo ancora un po' di tempo, finché i lavoratori non si iscriveranno alla mobilità potremmo chiedere all'azienda di sospendere i licenziamenti, anche se a questo punto è molto difficile». Stamattina è in programma un incontro ad Ancona sulla vicenda che interessa lo stabilimento. La Regione ha convocato un tavolo tra sindacati (Cgil, Cisl,Uil, Ugl e Sdl) e rappresentanti dell'azienda nella speraza di scongiurare il peggio. L'amministratore delegato della Manuli, Grandi ha detto Andrea Quaglietti, Sdl e rsu della fabbrica ci ha detto che l'azienda ha spedito 369 lettere di licenziamento, domani (oggi, ndr) ad Ancona cercheremo di capire se ci sono ancora margini per muoverci e dare garanzie ai lavoratori della fabbrica». Ieri mattina alcuni lavoratori si sono riuniti davanti alla fabbrica per un'assemblea in cui hanno fatto il punto della situazione, alla luce dei licenziamenti. Che adesso non sono più una voce che circola tra gli operai, senza trovare conferma, ma sono diventati realtà.


18 novembre 2009 - Quotidiani locali rete Repubblica

L’Alfa Romeo lascia Arese. Oggi il vertice decisivo

MILANO - L’ultimo tassello del mosaico dell’Alfa Romeo, storico marchio fondato nel 1910 a Milano, rischia di essere trasferito a Torino lasciando Arese, ridotta ormai ad una fabbrica fantasma fatta di tanti capannoni vuoti. E’ previsto per oggi infatti il secondo round di un faccia a faccia tra Fiat e sindacati nella sede di Assolombarda, dove il Lingotto rilancerà la propria proposta di trasferire il «Centro stile e progettazione» nel capoluogo piemontese. Una decisione contrastata fin dall’inizio dai sindacati, che per domani hanno organizzato un presidio davanti alla sede degli imprenditori. Divisi da alcuni anni sulle strategie per salvare Arese, Fiom-Cgil, Slai-Cobas ed FlmU-Cub hanno ritrovato l’unità con l’annuncio del Lingotto ed hanno già avviato una serie di iniziative unitarie culminate con l’occupazione dell’Autostrada dei Laghi ed un presidio davanti alla sede della Regione Lombardia, altro grande protagonista della vicenda insieme al Lingotto. In gioco c’è il futuro di 232 lavoratori dei cosiddetti "enti tecnici", mentre per quanto riguarda i 113 colleghi di PowerTrain, la divisione cambi e motori del gruppo, la decisione è rinviata solo di qualche mese.


18 novembre 2009 - Il Giorno

Alla «Giovanni Crespi» non sono stati pagati gli stipendi di ottobre
di CRISTIANA MARIANI

BUSCATE - DUE ORE DI SCIOPERO e di presidio davanti ai cancelli fino al pagamento dello stipendio di ottobre. I circa 70 dipendenti rimasti nello stabilimento di Buscate della "Giovanni Crespi" hanno scelto di sollecitare in questo modo risposte concrete alla proprietà. «L'azienda ha dichiarato di non avere le risorse finanziarie adeguate per pagare gli stipendi a tutti i dipendenti - hanno spiegato alcuni rappresentanti della Rsu - Eppure avevano promesso che le buste paga sarebbero state consegnate entro il 28 novembre. La paura è che possa diventare una scusa per non versare il salari di novembre». Il pagamento dello stipendio di ottobre riguarda solo una settantina di lavoratori. Per gli altri 130 dipendenti della "Giovanni Crespi", società che dal oltre 50 anni produce tessuti sintetici, è in atto da maggio la cassa integrazione straordinaria della durata di un anno. Vi è poi un documento, firmato da proprietà e sindacati, che prospetta il rischio di chiusura dell'azienda per la metà del 2010. «A CAUSA della cassa integrazione, le somme di cui si deve far carico l'azienda non sono più molto elevate - hanno sottolineato - Pertanto, non dovrebbe essere difficoltoso pagarle. Attraverso questa iniziativa di protesta si vuole far capire alla proprietà che non si intende accettare la violazione dei diritti dei lavoratori e che non ci si fermerà finchè non verranno date risposte concrete». L'INIZIATIVA - suggerita dai sindacalisti di Femca Cisl, Filcem Cgil e Uilcem Uil e accolta dai lavoratori nell'assemblea che si è svolta ieri pomeriggio nello stabilimento di Buscate, dove è ormai convogliata l'intera forza lavoro della "Giovanni Crespi" - proseguirà fino al 28 novembre. «In assenza di risposte verranno attuate altre iniziative di altro genere, ma di certo non ci si arrenderà», hanno affermato i lavoratori. SOTTO ACCUSA anche il ruolo degli istituti di credito, che non sembrano disposti a collaborare. "Secondo i dati in possesso del sindacato, ci sarebbero commesse per alcuni milioni di euro che attendono di essere evase, ma mancano i fondi per l'acquisto delle materie prime - hanno spiegato Vito Zagaria della Femca Cisl e Rosario Sergi della Filcem Cgil -. Il paradosso è che sono le banche ad impedire la ripresa delle attività non rifinanziando il debito dell'azienda». Dipendenti e sindacati sono preoccupati non solo per i ritardi economici, ma anche per «le norme di sicurezza sul lavoro che non vengono rispettate», ha denunciato Giuseppe Tampanella della Cub. «La cassa integrazione straordinaria dovrebbe coinvolgere a rotazione tutti i dipendenti - hanno commentato alcuni operai - In realtà, viene lasciato a casa chi rifiuta gli straordinari o non è ben visto dalla dirigenza. Chi lavora, invece, opera in situazione di costante emergenza. L'organico è talmente ridotto che spesso sui macchinari lavora anche personale non qualificato». IERI MATTINA, lavoratori e sindacati hanno incontrato il sindaco di Buscate, Luigi Serati. «La riunione è stata molto positiva - hanno spiegato Sergi e Zagaria - Il primo cittadino si è detto disponibile non solo ad aiutare i dipendenti buscatesi, ma anche a sensibilizzare le Giunte di Cuggiono e Castano Primo. Nei prossimi giorni verrà chiesta, invece, l'apertura di tavoli provinciali e regionali».


18 novembre 2009 - La Provincia Pavese

Caso pulizie, incontro con il presidente
Una delegazione di lavoratrici mercoledì saranno ricevute al San Matteo

PAVIA - Si avvicina il giorno di paga degli stipendi per le dipendenti della Meridional, la società che nel mese di agosto ha vinto l’appalto delle pulizie al San Matteo.
E le lavoratrici sono già in fibrillazione. Lo scorso mese di ottobre, infatti, per la consegna degli assegni non è filato tutto liscio: ritardi, impossibilità a incassarli subito nelle banche pavesi perché la società siciliana stava ultimando le pratiche di trasferimento a Pavia. «Temiamo che anche questa volta si ripresenti il problema» spiega Pasquale Di Tomaso, della Confederazione Unitaria di base che sta assistento alcune lavoratrici.
Intanto un punto il sindacato è riuscito a metterlo a segno. Da settimane chiede un incontro con il consiglio di amministrazione del San Matteo che, con l’appalto, ha dato lavoro alla società di pulizie.
«Il presidente della fondazione San Matteo, Alessandro Moneta, ci ha convocati per mercoledì 25 novembre alle 10 del mattino - dice Di Tomaso -. Per noi è una cosa molto importante. Pensiamo che l’ente non possa chiamarsi fuori da un controllo sulla società che lavora al suo interno. Noi da tempo segnaliamo le difficoltà in cui si trovano a lavorare le dipendenti. E non solo sul piano economico».
La denuncia dei sindacati è dettagliata: turni massacranti, contratti part-time di quattro ore che poi si dilatano a otto, una superficie da pulire maggiore rispetto al passato ma con un organico ridotto. I carichi di lavoro, sostengono anche le stesse lavoratrici, sono aumentati. Del problema si è di recente occupata anche la rappresentanza della Uil all’interno del San Matteo che ha ribadito la propria «contrarietà alle esternalizzazioni, perché riteniamo che debba essere valorizzato il personale interno». La Uil tiene però anche a precisare che il suo intervento non è un giudizio sulla qualità del lavoro delle addette.
La scorsa settimana una delegazione di lavoratrici della società di pulizie e i sindacalisti della Flaica-Cub ha presenziato anche ai lavori del consiglio comunale di Pavia per portare all’attenzione della città il disagio di questo gruppo di lavoratrici, per la maggior parte donne. Molte sono straniere sole con figli a carico e una situazione sociale e familiare difficile.(m.g.p.)


17 novembre 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 40 - 2Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Dirigente Ispra contesta un appalto: "Quella banca dati possiamo farla noi"
* Riordino degli enti o delle poltrone?
* La Ricerca con la Scuola? La Flc-Cgil lo rivendica
* Quantica: il Cnr snobba la maxi offerta dei privati
* Per l'Agenzia nucleare una corsa per quattro
* Dal Cnr 1,3 milioni di euro alla sanità assicurativa
* Consiglio di Stato, Kramer contro Kramer
* Dal 2009 al 2011, in 6 enti di ricerca 1313 assunzioni


17 novembre 2009 - Radio Città Aperta

Bologna: i senza casa occupano i tetti del Comune,
domani a Roma falò per il diritto all’abitare
di Marco Santopadre

Si è concluso intorno alle 18.00 di ieri sera l’occupazione del Consiglio Comunale e dei tetti del Comune di Bologna da parte di un consistente numero di inquilini e sfrattati. La mobilitazione è stata sospesa solo quando l’assessore alla casa Milena Naldi ha garantito che verrà trovata una soluzione che accompagnerà la famiglia, sfrattata ieri mattina, fino all’assegnazione di casa popolare prevista per l’inizio del prossimo anno, mantenendo così unito il nucleo famigliare. E’ stato fissato un appuntamento per domani pomeriggio con il sindacato AS.I.A.-RdB e la famiglia in questione per illustrare la soluzione trovata.
Durante la mobilitazione di ieri l'Asia/RdB di Bologna ha chiesto che di fronte all’attuale emergenza abitativa vadano trovate soluzioni condivise e collettive. "E’ per questo motivo che rilanciamo la proposta di ‘ostelli per sfrattati’, ovvero strutture di proprietà pubblica adibite ad ospitare chi rimane senza casa, così come già avviene in altre regioni, per consentirgli di trovare una altra soluzione abitativa e per evitare che lo sfratto rappresenti un problema insormontabile che può portare alla perdita del lavoro e alla separazione della famiglia. Questa soluzione deve essere concepita come misura emergenziale e deve essere accompagnata da una politica strutturale di sviluppo dell’edilizia residenziale pubblica e di calmierazione del mercato privato tramite una più rigorosa politica fiscale." L'Asia-RdB segnala inoltre l’aumento continuo delle forze dell’ordine utilizzate contro gli inquilini per risolvere i problemi dell’emergenza abitativa, che non si evidenzia solo in occasione degli sfratti ma anche ieri quando è stato minacciato l’utilizzo dei celerini per lo sgombero coatto del consiglio comunale.
A Roma una iniziativa di alcuni movimenti per il diritto all’abitare è fissata per domani, quando alcune sigle daranno vita a quello che hanno definito ‘il falò per il diritto alla casa’. L’appuntamento è a partire dalle 16 in Lungotevere de’ Cenci 1. Denunciano nel comunicato di indizione i Blocchi Precari Metropolitani, il Comitato Obiettivo Casa, il Coordinamento cittadino di lotta per la casa e Action:
"Lo scorso 13 novembre, Alemanno non ha potuto fare la presentazione del suo pacchetto di dismissione del patrimonio pubblico coniugato con misure di housing sociale di dubbia efficacia. Non l’ha fatto per motivi misteriosi e per qualche discrepanza, si vocifera che nessuno gli avesse saputo dire quante case avesse dato Veltroni nei suoi mandati. Ve li diamo noi i dati: 42mila domande inevase di un alloggio popolare, più di tremila sfratti eseguiti e in attesa di un passaggio da casa a casa, più di 6000 esecuzioni per morosità a causa del caro affitti, centinaia di giovani coppie indebitate con mutui insostenibili e a rischio di insolvenza, studenti e migranti che affollano a nero migliaia di stanze e posti letto. Affrontare questo con le proposte che sta per esibire l’assessore Antoniozzi non solo non serve ma risulta criminogeno. Se le uniche case disponibili verranno consegnate a poche decine di aventi diritto e tutte le altre domande verranno cancellate, che accadrà a chi aspetta da anni un alloggio? Coloro che non si sono organizzati, che non hanno occupato, che hanno atteso il loro momento, che hanno fatto una scelta di legalità e che non hanno acquistato alloggi popolari o non li hanno occupati abusivamente, quando avranno una risposta? Chi è stato sfrattato nel 2009 e che non avrà riconosciuto come titolo l’esecuzione dello sfratto dove andrà a bussare? L’emergenza abitativa che vive nei residence come verrà sistemata?
Dentro una città stremata e ingannata prima da Veltroni e oggi da Alemanno nessuno prende casa. Questa è l’amara conclusione alla quale siamo giunti e per questo invitiamo tutti quelli che hanno sottoscritto una domanda di alloggio popolare a partecipare al falò per il diritto all’abitare dove bruceremo le inutili richieste di una casa pubblica. (...) Migliaia di precari e precarie dell’affitto sfideranno l’insipienza di un assessore e di un sindaco che con una mano vendono le case popolari e con l’altra regalano aree e patrimonio pubblico alla rendita immobiliare con qualche briciola per l’emergenza. La stessa emergenza che ha permesso di fare affari d’oro alle realtà che gestiscono residence e accoglienza."
Anche i movimenti romani denunciano l’uso sempre più ricorrente della repressione contro le mobilitazioni: "Per fermare il movimento di lotta per il diritto all’abitare, il comune, la questura e la prefettura hanno inaugurato una stagione di sgomberi e di minacce che vuole travolgere ogni resistenza possibile. Il piano Alemanno che arriva insieme ai manganelli parla con la città dei solvibili e dimentica monoreddito, precari, migranti, anziani, giovani coppie, coppie separate. Gli stessi tavoli predisposti in prefettura sono fermi da tempo e non valgono più come argine contro gli sgomberi e gli sfratti. Ne chiediamo l’immediata convocazione, così come reclamiamo le dimissioni dell’assessore Antoniozzi."


17 novembre 2009 - La Nuova Sardegna

Domani presidio all’auditorium in contemporanea con il consiglio
Regione in città la contestazione delle Rdb-Cub

NUORO - Un presidio sindacale all’Auditorium museo del costume. In contemporanea con il consiglio regionale, che domani si riunirà a Nuoro. Lo promuove il coordinamento provinciale Rdb-Cub di Nuoro, che intende : «Levare alta la voce contro coloro che sono i veri responsabili delle fallimentari politiche del lavoro promosse negli ultimi vent’anni».
«Domani - spiga la Rdb-Cub in una nota - il parlamento regionale si sposta a Nuoro. Come dicono loro "in una provincia in difficoltà, in un territorio che chiede attenzione, dove la crisi fa sentire la sua morsa". In realtà l’unica cosa che aumenterà sarà la retorica sulla crisi. Eppure, con il benestare della Regione migliaia di milioni di euro "compaiono" per finanziare multinazionali che depredano il territorio lasciando dietro a sé inquinamento e degrado. Legler, Equipolymers, Ideamotore sono solo alcune delle brillanti operazioni messe a segno dagli "strateghi" economici del governo regionale. Per questo invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici della provincia, tutti i disoccupati e le disoccupate, tutti i precari e le precarie a manifestare con noi».


17 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

ASIA-RDB
Sul tetto del Comune contro lo sfratto di una famiglia in via del Tagliamento

Bologna - DUE ATTIVISTI di Asia-Rdb sono saliti per più di mezz'ora su una tettoia del Comune (nella foto) per protestare contro uno sfratto eseguito in mattinata in via del Tagliamento. Contemporaneamente alcune decine di manifestanti, con striscioni e bombette, hanno interrotto il consiglio comunale, chiedendo il blocco degli sfratti e l'istituzione di ostelli popolari. Dopo una lunga trattativa con l'assessore alla casa, Milena Naldi, è stato fissato un incontro per giovedì pomeriggio e la protesta è rientrata. A SCATENARE l'azione dei sindacalisti di base è stato lo sfratto di una famiglia extracomunitaria monoreddito con un bimbo a carico affetto da gravi problemi di salute. La Naldi ha auspicato una situazione transitoria che possa permettere il loro inserimento nelle graduatorie Erp di gennaio, una soluzione solo in parte accolta da Asia. Nell'incontro di giovedì le due parti tenteranno un nuovo accordo. Già nella mattina c'era stata la protesta del sindacato di base dei vigili del fuoco che erano stati chiamati per forzare la porta dell'appartamento. «I vigili del fuoco non devono essere usati come bassa manovalanza della Polizia», aveva protestato Ciro Bartolomei, del coordinamento bolognese RdB.


17 novembre 2009 - Il Piccolo

ARCHIVIATA LA DENUNCIA DELLA TRIESTE TRASPORTI ALLA RDB
Non è reato dare del vampiro al capo

Trieste - Definire i vertici della Trieste Trasporti «vampiri che succhiano il sangue ai lavoratori», come fatto di recente dalle Rdb, non configura il reato di diffamazione. L’ha stabilito il presidente aggiunto del gip Guido Patriarchi, disponendo l’archiviazione della denuncia presentata dall’azienda di trasporto pubblico. Una decisione accolta con grande soddisfazione dalla sigla autonoma e quasi ignorata invece dalla spa.
Le frasi incriminate erano state inserite dalla sigla sindacale all’interno di volantini affissi alla bacheca aziendale nel febbraio e nel marzo dello scorso anno. In quei testi, oltre che «vampiri» e «padroni delle ferriere», i vertici della Trieste Trasporti, in particolar modo i responsabili dei reparti manutentivi, venivano bollati come «arroganti» e persone «a cui il termine cortesia risulta sconosciuto». Forti anche i giudizi espressi più in generale sull’operato dell’azienda, che ignorerebbe «le continue segnalazioni e richieste avanzate dal personale per ottenere un’efficace organizzazione degli interventi manutentivi».
Quei giudizi, secondo il presidente aggounto del gip Guido Patriarchi, non hanno comunque travalicato i limiti dell’esercizio del diritto di critica sindacale. «Un diritto - si legge nell’ordinanza -, che consente nelle dispute sindacali toni di disapprovazione anche aspri, purchè non trasmodanti in attacchi personali». Alla luce di queste considerazioni, e ritenendo gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari non idonei a sostenere le ragioni dell’accusa, il giudice ha quindi accolto la richiesta del pm Federico Frezza e disposto l’archiviazione della denuncia firmata Trieste Trasporti.
«Questa decisione - hanno commentato le Rdb -, conferma ancora un volta la correttezza delle nostre iniziative sindacali e, al tempo stesso, censura il tentativo avviato dall’azienda di reprimere il conflitto sindacale attraverso un continuo ricorso alla magistratura. Rdb auspica che gli organismi di vigilanza presenti sul territorio (in primis la Provincia ndr), preso atto delle ripetute condanne inflitte dal Tribunale, oltre che delle sanzioni inflitte dall’Ispettorato del lavoro e delle censure della Commissione di garanzia, sappiano dare applicazione alla normativa vigente, attivando la procedura di revoca della concessione d’appalto alla spa». Una provocazione a cui l’azienda sceglie di non replicare, evitando anche qualsiasi valutazione sull’archiviazione dell’ultima denuncia per diffamazione. «No comment su tutta la linea - si limitano a precisare tanto l’amministratore delegato Cosimo Paparo, quanto il direttore generale Pier Giorgio Luccarini. «Nulla di ciò che riguarda le Rdb - aggiunge quest’ultimo - susciterà dichiarazioni da parte nostra».


17 novembre 2009 - La Repubblica

Il caso
Sul tetto di Palazzo d´Accursio per protestare contro gli sfratti

Bologna - Blitz delle Rdb fin sul tetto di Palazzo D´Accursio, per protestare contro gli sfratti dalle case popolari del Comune. Mezz´ora di trattative e proteste, con i lavori del Consiglio interrotti, per convincere i due attivisti del sindacato degli inquilini Asia-Rdb a scendere da una delle tettoie che si affacciano sul cortile del pozzo. La protesta è nata dallo sfratto di ieri mattina quando alle 7 la famiglia di Said, disoccupato e con un figlio in attesa di essere operato, ha dovuto lasciare la casa in via Tagliamento. Contro l´operazione era stato organizzato alle 17 un presidio in piazza Maggiore ma gli attivisti hanno preferito "scalare" il Palazzo. Famiglie con bambini al seguito hanno interrotto il Consiglio Comunale chiedendo il blocco degli sfratti e l´istituzione di ostelli popolari, mentre i due attivisti sono saliti sul tetto, e sono scesi solo quando l´assessore alla casa, Milena Naldi, ha dato la disponibilità ad incontrare il sindacato di base giovedì alle 15 per «cercare di trovare una soluzione». Anche i vigili del fuoco del sindacato di base hanno protestato per aver dovuto forzare la porta dell´appartamento: «Esprimiamo solidarietà alla famiglia, questo non vuol dire non stare dalla parte del diritto - ha scritto il coordinatore provinciale Ciro Bartolomei - perché crediamo nel diritto delle persone ad avere un tetto sopra la testa. I Vigili non devono essere usati come bassa manovalanza della Polizia».


17 novembre 2009 - Il Bologna

Via Tagliamento
Sfrattata famiglia con bimbo ammalato

Bologna - Ieri i vigili del fuoco, alle 7, hanno sfrattato una famiglia, composta da madre, padre e un bambino di 16 mesi affetto da gravi problemi di salute, in via Tagliamento. Ne dà notizia Asia, l'Associazione inquilini assegnatari, che fa sapere che il bambino è stato immediatamente ricoverato dalle unità sanitarie giunte sul posto. «Avevamo chiesto al Comune il passaggio da "casa a casa" in vista dell’assegnazione di una casa popolare prevista per la prossima primavera», fa presente l’associazione, che ha poi occupato il tetto di Palazzo D'Accursio. Naldi ha promesso un incontro per trovare una soluzione.


17 novembre 2009 - Corriere di Bologna

Protesta Il sindacato: ci impiegano come manovalanza
E due attivisti «occupano» una tettoia del Comune
I vigili del fuoco Rdb: «Basta usarci per gli sfratti»
di Paola Benedetta Manca

Bologna - «I vigili del fuoco non devono essere usati come bassa manovalanza della Polizia». La protesta arriva dai sindacati di base dei pompieri di Bologna, utilizzati spesso per forzare l’ingresso di appartamenti colpiti da sentenza di sfratto. Come è avvenuto ieri mattina, in via Tagliamento, dove, dopo che i Vigili del Fuoco hanno aperto la porta, la polizia ha sgomberato da un’abitazione una famiglia marocchina composta da due genitori e un bimbo di 16 mesi con gravi problemi di salute.
Rdb denuncia per voce di Ciro Bartolomei, del coordinamento bolognese, «l’uso improprio dei pompieri per compiti di polizia». «I vigili del fuoco — sottolinea — sono innanzitutto preposti al soccorso tecnico urgente. Denunciamo da tempo una cronica carenza di uomini e mezzi, che si aggrava ogni anno, rendendo sempre più difficile garantire il soccorso su tutto territorio». Quindi, conclude, certo «non ci possiamo permettere di distrarre dal soccorso squadre, per effettuare azioni di polizia». E nel pomeriggio di ieri, il tema degli sfratti è rimasto protagonista. Infatti, mentre una nutrita delegazione di Asia-Rdb (associazione sindacato inquilini affidatari) bloccava il consiglio comunale, manifestando contro lo sfratto di questa mattina, due attivisti della sigla hanno occupato, per protesta, una tettoia di Palazzo d’Accursio. Due le principali richieste alla giunta Delbono: il blocco degli sfratti e la creazione di ostelli popolari per «dare la possibilità a chi è stato sfrattato di assestarsi ». Dopo una trattativa di circa venti minuti fra la delegazione Rdb e l’assessore alla Casa, Milena Naldi, che ha acconsentito ad incontrare giovedì la famiglia marocchina, i due attivisti sono scesi dal tetto.


17 novembre 2009 - TRC giornale

Icpl, vertice in Comune. Dal sindaco attacco personale a Piendibene

Civitavecchia - Il sindaco Moscherini indica la sua strada sulla vertenza Interporto. Lo fa oggi in un lungo comunicato stampa, dove attacca duramente anche il consigliere del Pd, Marco Piendibene, il quale ieri aveva definito Moscherini corresponsabile del licenziamento che rischiano i lavoratori, perché membro del cda di Interporto. Quanto al primo punto il sindaco ha annunciato di avere convocato per venerdì un incontro con sindacati, Icpl, Autorità Portuale e Regione sulla crisi occupazionale in atto. Moscherini ha spiegato che "l’amministrazione comunale segue direttamente questa vicenda ma lo fa attraverso una reale vicinanza nei confronti dei lavoratori e non con prese in giro o strumentalizzazioni". Il sindaco, pertanto, ribadisce che "la situazione di sofferenza di Icpl" sarebbe dovuta alla "diminuzione del traffico portuale, con specifico riferimento a quello container". In questa prospettiva, pertanto, a suo avviso "la riunione di venerdì dovrà servire a verificare la situazione produttiva degli imbarchi e sbarchi in porto e la situazione gestionale di Icpl", sottolineando subito con chiarezza che "la soluzione si può trovare solo all’interno dell’organico delle imprese portuali". Di tutt’altro parere, invece, le organizzazioni sindacali che intanto, con Giancarlo Ricci delle Rdb-Cub, fanno sapere che fino a metà pomeriggio la Regione, la cui presenza considerano imprescindibile, non era stata informata. I sindacati, visto anche "come sono finiti lo scorso anno i programmati corsi sulla sicurezza che pure avevano la copertura finanziaria della Regione", affermano che "non è decisamente il caso di rimettersi su questa strada". A loro avviso "comune e regione devono restare in Icpl, e da quella posizione difendere i lavoratori". Su Piendibene il sindaco si è sbizzarrito. A suo avviso sarebbe "notoriamente un tuttologo presunto e presuntuoso, che non sa di cosa parla, che calunnia e illude i lavoratori", tanto che il sindaco li invita a "non fidarsi di uomini indegni di rappresentarli". Sempre secondo Moscherini il consigliere del Pd sarebbe "un ciarlatano, che utilizza le disgrazie dei lavoratori per attaccare la maggioranza e lo invita quindi "a prendere un trenino e fare il suo lavoro di consigliere comunista – scrive testualmente – per andare a Roma, visto che anche la Regione fa parte di Icpl".


17 novembre 2009 - Il Messaggero

Ieri il sit davanti al Pincio organizzato da Cobas e Rdb
Tra i manifestanti tanti corsisti in attesa di assunzione
Icpl, sos dei lavoratori il Comune
Vinaccia ai dipendenti licenziati: «Cercheremo una soluzione»
di GIULIA AMATO

Civitavecchia - Vertenza Icpl, in 40 sotto al Comune per non essere licenziati. Ieri mattina i lavoratori dell’Interporto si sono riuniti in sit-in davanti a Palazzo del Pincio per cercare di essere ricevuti dal sindaco e ottenere garanzie contro le procedure di licenziamento che i vertici della società hanno messo in atto nei giorni scorsi.
«Il sindaco come consigliere d’amministrazione ha firmato questi licenziamenti - ha tuonato Giancarlo Ricci dell’Rdb, la sigla che insieme ai Cobas ha indetto la giornata di contestazione -. La scorsa settimana avevamo protocollato una richiesta di incontro urgente, ma l’amministrazione ancora non ci ha risposto e oggi siamo qui a chiedere un incontro e la garanzia che il Comune non abbandoni di nuovo questi lavoratori». Tra i 40 dipendenti in sciopero c’erano anche alcuni corsisti che ancora aspettano di entrare in forza nell’azienda. «La situazione - ha spiegato Ricci - è molto complessa e l’amministrazione non può tirarsi indietro proprio ora. Siamo qui anche per ricordare che ci sono 50 corsisti che aspettano di essere assunti. Siamo certi che il primo cittadino, sempre attento alle problematiche dei lavoratori, in questo licenziamento di massa, si adopererà, nella doppia veste di sindaco e consigliere Icpl, per una soluzione che garantisca la ricostituzione dei patti parasociali, firmati lo scorso gennaio in Regione».
I lavoratori a suon di fischietti hanno chiesto di essere ricevuti ma in Comune non c’erano né il sindaco Gianni Moscherini, né il suo vice Gino Vinaccia e neppure il direttore generale Simone Giganti. Verso le 12 finalmente Vinaccia ha incontrato sindacati e operai con la promessa di riferire le loro istanze al sindaco. Nessuna risposta concreta, quindi, ma comunque Vinaccia ha tranquillizzato i lavoratori affermando che «la giunta è in possesso di tutti gli elementi per analizzare il problema e cercare una soluzione».
Per quanto riguarda la questione dell’uscita del Comune dal consiglio di amministrazione dell’Icpl, a quanto pare non si vogliono fare passi indietro. Infatti, con un bando (qualcuno sostiene che sarebbe anche viziato nella procedura) l’amministrazione ha già dato mandato ad uno studio romano di effettuare una perizia di stima concernente la partecipazione azionaria del Comune in Icpl. «Il Pincio - ha detto Ricci - non deve svendere le proprie quote visto che sono stati investiti soldi pubblici nella piastra logistica». La richiesta dei sindacati, però, non troverà riscontro positivo, tenuto anche conto del fatto che, oltre alle direttive nazionali che obbligano gli enti a uscire da società partecipate che non svolgono servizi essenziali per la cittadinanza, c’è la Corte dei Conti che in una relazione ha esplicitamente chiesto al Comune di vendere le proprie quote Icpl.
Un’altra questione sollevata dai sindacati riguarderebbe un finanziamento Cipe di circa 7 milioni di euro, fermo da tempo nelle casse municipali, ma che non può essere utilizzato. Anche su questa questione, come su altre, si dovrà esprimere la Corte dei Conti. Fino a quando ciò non avverrà (i tempi dovrebbero essere comunque brevi), gli stanziamenti rimarranno bloccati.

Ascoli. Emergenza lavoro su tutti i fronti...
di ENNIO MANCINI

Ascoli - Emergenza lavoro su tutti i fronti. Manuli e B&B su tutti. Ieri a Roma è stato ratificato il verbale di mancato accordo per la Manuli. Svanisce la possibilità di riaprire lo stabilimento e il reintegro di 140 sui 376 dipendenti. Per la B&B nuovo summit oggi in Confindustria e "pressing" dei sindacati confederali sull’Azienda per tentare di non far dismettere la produzione nello stabilimento ascolano. A Roma i sindacati confederali hanno ratificato il verbale di mancato accordo e l’Azienda ha informato di aver spedito le lettere di licenziamento per tutti. Nel pomeriggio c’è stata un incontro con Sdl e Ugl. I sindacati autonomi hanno chiesto di poter comunque accedere alla cassa integrazione. L’Azienda ha ribadito il diniego non essendoci le condizioni dell’accordo tra i lavoratori. Una possibilità la Manuli l’ha fatta palesare: «Siamo disponibili a un nuovo incontro -riferisce Andrea Quaglietti di Sdl- là dove le istituzioni si assumono impegni seri a favore di tutti i lavoratori». In altre parole, Regione, Comune e Provincia dovrebbero intervenire con finanziamenti cospicui sugli ammortizzatori sociali. Mobilitazione generale del presidio Manuli nell’iniziativa di raccolta di firme. «Al presidio Manuli è possibile firmare una petizione che rimarchi la volontà di tutti gli operai a riaprire il tavolo della trattativa. La petizione -si legge- verrà presentata all’Azienda, ai sindacati e alle istituzioni, che si riserveranno sulla possibile rimessa in discussione dell’accordo».
Che la Manuli avrebbe tentato di chiudere il sito ascolano lo si sarebbe dovuto intuire alla presentazione del bilancio 2008 che presentava un salasso economico- finanziario enorme. Il Gruppo non sarebbe fallito solo grazie ad una precedente solidità granitica. Ma un ridimensionamento era nell’aria. La società è passata da un utile di 19.774 milioni di euro a 490 mila euro. I costi della manodopera (aumentata da 2.531 a 2.700 unità) sono saliti da 83 a 89 milioni di euro. La perdita nei cambi è passata dai 251 mila euro del 2007 a 2.894 milioni dello scorso anno. Ma il tracollo vero e proprio il Gruppo lo ha avuto in investimenti finanziari rivelatosi "sbagliati", tanto che ha subito una perdita (iscritta al bilancio 2008) pari al 1.053%, praticamente una totale bancarotta. Una montagna di soldi che "forzatamente" resta immobilizzata in attesa di una ripresa dei mercati di investimento. Va anche detto che dal giugno 2009 l’esportazione di tubi idraulici dalla Cina verso gli Stati Uniti è aumentata del 79% mentre il magazzino in Italia è rimasto bloccato con un carico pari a 80 milioni di euro. Una manovra per sfuggire alla china della bancarotta, la Manuli -si legge in una relazione dell’Azienda dello scorso luglio- l’ha attuata dando il massimo incremento agli scambi in dollari tra Cina e Stati Uniti beneficiando del cambio fisso tra yuan e dollaro. Di contro ha ridotto all’osso gli scambi tra euro e dollaro che di fatto avrebbe "bruciato" qualsiasi guadagno. Una strategia che ad oggi ha "salvato" il Gruppo ma che -va detto chiaramente- ha distrutto la vita di centinaia di persone, in particolare nel nostro territorio. Altro fronte, altri problemi. Questa mattina in Confindustria Cgil, Cisl e Uil incontrano nuovamente i rappresentanti dello "Studio Bernasconi" di Milano che cura gli interessi della B&B. «La posizione dell’azienda è chiara -sostiene Leonardo Frascarelli della Uil -. Resteranno aperti fin quando ci sono ordinativi e al momento stanno arrivando diverse commesse. Resta il problema di fondo che la B&B vuole dismettere questo tipo di prodotto e le poche commesse che ricevono sono in grado di gestirle direttamente a Milano per il poco mercato che c’è».


17 novembre 2009 - Il Manifesto

MENSA POLITECNICO ,via Golgi, ore 14,30: sciopero e corteo...

MENSA POLITECNICO ,via Golgi, ore 14,30: sciopero e corteo dei lavoratori della mensa universitaria del Politecnico organizzato da Sdl e Rdb-Cub contro la decisione del Cda del Politecnico che la vorrebbe chiudere a partire dal 31 dicembre lincenziando 40 persone, la manifestazione parte dalla mensa e si conclude in piazza Leonardo Da Vinci, ci saranno anche gli studenti in solidarietà con i lavoratori e per la difesa del diritto allo studio.


17 novembre 2009 - Corriere della Sera

Periferie Sono state destinate a chi non supera i 18 mila euro l’anno di reddito
Case abitate? 39 su 440
A Ponte di Nona rimangono vuoti gli alloggi popolari
Deserti gli appartamenti di 114 famiglie domiciliate
di Ilaria Sacchettoni

Roma - «Cercasi gastronomo esperto di grande distribuzione per supermercato a Ponte di Nona: si richiede capacità di disossamento prosciutti». L’annuncio è rimasto inevaso tra le pagine on line di un’impresa interinale, a dispetto dei riflessi fulminei che, solitamente, accompagnano l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro.
Ponte di Nona e il «culatello »: un viaggio tra i citofoni in bianco e i cassonetti intatti suggerisce che il problema è più ampio di quello squisitamente occupazionale, proposto dall’annuncio sul web.
Nell’ultimo caleidoscopico quartiere di edilizia residenziale pubblica, dagli appartamenti ultimati nel 2007 e consegnati nel 2008, gli alloggi assegnati risultano 440. Le famiglie censite non supererebbero invece le quaranta: «Trentanove » è la precisazione di un preoccupato funzionario Ater che ha competenza su Ponte di Nona.
Il condizionale è d’obbligo con il censimento tuttora in corso. Eppure, mentre procedeva alla stipula dei contratti d’affitto (con ritardo dovuto anche alla mancata acquisizione della nuova toponomastica da parte del Comune), l’agenzia regionale presieduta da Luca Petrucci (anche legale dell’ex presidente Piero Marrazzo) ha realizzato l’ampiezza del problema: gli allacci del gas sono poche decine, mentre dagli elenchi municipali (VIII) le famiglie domiciliate sarebbero centoquattordici. Sulla carta almeno. Intanto come spiegano i pochi residenti e conferma il funzionario: «Abbiamo sventato cinque occupazioni. Erano entrati negli appartamenti che spettano a persone con disabilità motoria». Persone che dovrebbero essere pescate dalla graduatoria del comune ma che, dagli uffici comunali dell’emergenza abitativa, non sono fin qui mai stati indicati all’Ater, dicono dall’agenzia.
Che succede, allora, alla città dell’allarme casa che contende a Napoli il primato dell’emergenza?
Quattrocento appartamenti vuoti (a canone popolare) sono un numero troppo alto per addurre spiegazioni semplicistiche. Nell’ultima periferia romana - è vero - mancano dai bus ai lampioni. Ma da Ater dicono che «le rinunce sono state pochissime».
Parliamo di case destinate a chi non supera i diciottomila euro di reddito annuale. Moltissime famiglie, cioè. Almeno trentamila secondo il comune di Roma che gestisce la graduatoria. Oltre i centomila invece, per movimenti - Action, Coordinamento di lotta per la casa, Asia Rdb, Blocco precario Metropolitano, lotta per la casa e altre sigle - che da anni parlano di un’emergenza casa diffusa come un contagio.
Per la presidente del comitato inquilini Annamaria Addante la risposta è ancora una volta nell’inefficienza gestionale dell’agenzia regionale: «Petrucci ha tentato di risanare i debiti Ater (settecento milioni di euro, ndr ) sulla pelle degli inquilini ai quali sono state fatte pagare morosità inesistenti». Ma, debiti a parte, l’ente resta, nella migliore delle ipotesi, a due velocità: «Mentre si fanno controlli estenuanti sugli inquilini di via Timavo e si lasciano in sospeso per anni, quelle che vogliono acquistare, ecco che le case di Ponte di Nona sono lasciate in balia di chiunque voglia occupare abusivamente. E’ questo il modo di tutelare il patrimonio residenziale pubblico?» domanda la Addante.
Stupisce, in effetti, tra procedure di sfratto avviate e in esecuzione, enti privatizzati dal patrimonio in dismissione e immobili pubblici ceduti per far cassa, il «disinteresse» per gli appartamenti tra via Cerbara e via Capitini: «La mia ragazza ha avuto l’assegnazione l’anno scorso - racconta Alessandro - era in lista dal 2000». Pare sia stata fortunata e che, negli elenchi trasmessi dal comune di Roma (le case sono della Regione ma è il Comune a dover dare l’elenco dei nominativi a cui spettano in base alla graduatoria) ci fossero persone in attesa da dieci anni. E’ assurdo ipotizzare che, a questo punto, queste famiglie abbiano trovato altre soluzioni? E che poi quando gli è piovuta quest’assegnazione abbia preferito tacere? «E’ una spiegazione ma ce ne sono altre» dice il funzionario. Tutti hanno in mente i «traslochi» di Torbellamonaca: qualche decina di migliaia di euro ai clan nomadi ed ecco l’abusivo trasformato in assegnatario. Con buona pace del grossista di culatelli.


17 novembre 2009 - La Nazione

Siena. MANCANO ancora 30 milioni di euro...
di LAURA VALDESI

Siena - MANCANO ancora 30 milioni di euro per i pagamenti del bimestre novembre-dicembre 2009: l'incontro odierno fra il direttore amministrativo Emilio Miccolis e i vertici tecnici della Banca Mps servirà per individuare la formula (dilazione dei pagamenti?) in cui ottenerli. Così è stato concordato in cda dopo che al mattino c'era stata una riunione preliminare del rettore Silvano Focardi alla Rocca. Comunque sia, l'operazione contribuirà ad aumentare il debito per il 2010 anche alla luce del fatto che è stato ribadito nel corso dell'interminabile seduta durata fino alle 20.30 e che riprenderà oggi alle 18 i 35 milioni giunti dal Governo devono essere restituiti. Vero che sono a tasso zero e non è stato posto un termine per il rientro, ma si tratta pur sempre di euro da ridare indietro. I consiglieri hanno preteso e ottenuto di conoscere l'origine dei trasferimenti che sembra arrivino direttamente dal ministero. Questi alcuni passaggi di una riunione di cda caldissima che ha visto gli stabilizzandi attendere ieri fino a tarda sera, davanti alla porta, l'esito della proposta avanzata tramite il sindacato Rdb. Che mirava a consentire la prosecuzione dei loro contratti, almeno fino a inizio estate, attingendo al 10% del conto terzi. Ossia a risorse esterne, senza gravare sulle finanze dell'Ateneo. Tale punto all'ordine del giorno non è stato discusso, tuttavia del caso-stabilizzandi si parlerà domani al tavolo interistituzionale. Apriamo un inciso, al riguardo, per evidenziare che ad esso parteciperà il rettore. Ma con lui, per la prima volta, dovrebbero recarsi due senatori. Non dei «tutor», come si era ironizzato l'estate scorsa. L'ipotesi è ventilata ieri nella riunione informale dei senatori durante la quale sono stati messi in ordine i rilievi di facoltà, dipartimenti e consiglio studentesco sul nuovo statuto. Se per le questioni tecnico-formali si rimedierà velocemente, servirà un'altra riunione (il 26 novembre) per quelli «politici» quali la composizione del cda. LO SCONTRO, DURISSIMO, che ha segnato il consiglio di amministrazione ieri riguardava non solo l'annuncio di querela di Miccolis (vedi articolo a fianco) ma anche la richiesta, avanzata da un consigliere, di avere ulteriori chiarimenti sul contratto del direttore amministrativo. Si è chiesto esplicitamente di portarlo in cda visto che è un atto pubblico ed è già stato da esso approvato. La discussione si è poi arenata sul nuovo modello organizzativo dei servizi amministrativi che è passato con 10 voti a favore e 7 astenuti. Non solo. E' stato ottenuto di inserire nella delibera che l'intera operazione deve essere a costo zero e che ogni onere aggiuntivo passi dalle forche caudine del cda. Innumerevoli le contestazioni sul funzionigramma e, in particolare, sull'attribuzione di livelli dirigenziali ad alcune figure. Immaginate poi la levata di scudi quando si è saputo che eventuali risorse per il riordino sarebbero state attinte dal salario accessorio. Nulla da fare invece per la sigla del contratto con cui la società incaricata a trovare un compratore per la Certosa di Pontignano doveva procedere. Se tramonteranno le speranze di ottenere l'autorizzazione dal Ministero per la linea di finanziamento dell'Università, la vendita dei beni diventa manovra strategica. Ma questi non possono essere ceduti per tappare un buco, quanto soltanto nell'ambito di un piano di risanamento complessivo. Ecco perché si è deciso di chiedere alla società una proroga della scadenza del diritto di prelazione (il 19) per mettere a punto una delibera motivata. Oggi pomeriggio, come detto, nuovo round in cda.


17 novembre 2009 - Il Mattino di Padova

Adl Cobas contro la Santa Tecla
Acque agitate fra i lavoratori della Casa di riposo di Este

ESTE - Continua il braccio di ferro tra i Cobas e la Fondazione Santa Tecla. Nell’assemblea tenuta da Cgil, Cisl e Uil nella Rsa di Este è stato affermato che tali organizzazioni sindacali, negli incontri con la direzione, non rappresenteranno tutti i dipendenti ma solo i propri iscritti. A segnalarlo è l’Adl Cobas: «Crediamo che tale affermazione registri il fatto che alla Santa Tecla la maggioranza dei lavoratori iscritti ai sindacati abbia scelto di aderire al Cobas per l’opposizione che ha sviluppato ai piani aziendali di riorganizzazione, imponendo sacrifici continui ai lavoratori con aumento dei carichi di lavoro e diminuzione del salario». I Cobas puntano il dito contro l’imposizione dettata ad alcuni lavoratori di pagarsi autonomamente il corso per operatori sanitari per preservare il posto: «La direzione ha creato difficoltà a non finire ai nostri iscritti - aggiungono i Cobas - costringendoci a ripresentare tutte le deleghe, anche di lavoratori ai quali da anni veniva praticata la trattenuta nei nostri confronti. L’intimidazione non è riuscita: le nostre deleghe sono state nuovamente sottoscritte e tra novembre e dicembre dovranno essere effettuate regolarmente le trattenute a nostro favore».(n.c.)

La Spezia. SI DELINEANO i percorsi per il nuovo assetto industriale dell'Arsenale...
di CORRADO RICCI

La Spezia - SI DELINEANO i percorsi per il nuovo assetto industriale dell'Arsenale militare della Spezia, tra drastici tagli al personale, riorganizzazione delle strutture e prospettiva di apertura al mercato per mettere le mani anche sul naviglio mercantile con parallela trasformazione dello stabilimento in «ente pubblico non economico». Con tre mesi di ritardo sulla tabella di marcia, ieri a Roma, a palazzo Marina, il Sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga ha scoperto le prime carte dello studio sviluppato dal Cramm, il Comitato per la riconversione degli Arsenali della Marina Militare. Lo ha fatto incontrando le rappresentanze sindacali, con l'allestimento di tavoli separati: uno con i confederali, gli altri con i sindacati autonomi Flp, Rdb, Confsalunsa. Unici spezzini presenti, Elio Di Grazia (responsabile nazionale del settore Difesa della Flp) e Emanuele Benardini (segretario provinciale Fp Cgil-Difesa). Per ora nessuna reazione ufficiale. Anche perché, a quanto pare, la documentazione consegnata si rivela assai complessa e articolata e, a dire degli stessi sindacalisti, le conclusioni potranno essere tratte solo dopo una lettura approfondita e integrata con ulteriori elementi, ancora da approfondire, a cominciare dalle risorse reali a disposizione dell'Arsenale e dal destino delle aree non più necessarie per le attività dello stabilimento. Ma qualcosa è trapelato. In primo luogo, sul piano delle attività di manutenzione della flotta, l'Arsenale della Spezia manterrà il rango di stabilimento 'maggiore' insieme a Taranto. Sarà destinato a svolgere anche parte degli interventi manutentivi finora abitualmente svolti dall'Arsenale di Augusta, che verrà declassato ad unità produttiva «minore». LE TABELLE ORGANICHE sono destinate ad una consistente contrazione, nell'arco di cinque anni, con primo step al termine del 2012. Per quel tempo i dipendenti dovranno attestarsi a 868 unità, a fronte delle 965 attuali. Fra cinque anni, ancora di meno: 665. Ciò comunque in parallelo ad assunzioni e corsi di formazione, per rilanciare la dimensione produttiva in senso stretto. La scure dei tagli volteggerà esclusivamente sul fronte del personale amministrativo di supporto all'attività industriale. Ciò in parallelo ad una centralizzazione dei servizi amministrativi a livello romano, con la costituzione di una holding che sovrintenderà agli stabilimenti. Nessun licenziamento. Ma percorsi morbidi di smaltimento: scivoli verso la pensione, ammortizzatori sociali. Nell'arco di cinque anni, dovrebbero essere 35 le unità navali dipendenti direttamente dall'Arsenale della Spezia. Fra queste non ci sarà come diversamente auspicava il consiglio comunale della che aveva votato all'unanimità una richiesta allo Stato Maggiore della Marina la portaerei Cavour: la nave ammiraglia costruita dalla Fincantieri a Riva Trigoso e al Muggiano resterà alla Spezia solo per lo stretto tempo necessario alla messa a punto; poi, rotta su Taranto, dove è in corso l'allestimento della base operativa. Nulla, durante gli incontri con i sindacati, è stato detto sulle risorse disponibili per finanziare il nuovo corso. Resta ferma la necessità di 59 milioni di euro per attuare, almeno, il piano Brin, tra realizzazione di officine polifunzionali e messa in sicurezza di bacini e strutture. Si delinea, invece, l'inquadramento del personale sul piano contrattuale. La prospettiva è quella di un nuovo contratto sganciato dalla configurazione «ministeriale»: allo studio la realizzazione di un vero e proprio settore dell'industria della difesa. Novità rilevante e anche la prospettiva di aumentare i carichi di lavoro dell'Arsenale con la ricerca di attività all'esterno, al servizio delle navi mercantili, per la loro manutenzioni. Gli operai dell'Arsenale, dunque, sarebbero destinati ad intervenire anche sulle unità civili. Insomma, il tessuto cantieristico spezzino avrà nell'Arsenale un...concorrente.


17 novembre 2009 - La Tribuna di Treviso

I lavoratori occupano la sede dell’Usl
«Ceduti» a una società esterna, chiedono di tornare all’azienda sanitaria. BUFERA SUL PROJECT. Contestata la gestione dei servizi ospedalieri a società esterne private. Mason prende tempo
di SARA ROMANATO

ASOLO - I lavoratori delle cooperative del project occupano la sede dell’Usl 8. Sono gli aderenti alla Cub (sindacati di base) che ieri alle 9.30 si sono dati appuntamento alla sede istituzionale dell’Usl 8 per protestare contro l’esternalizzazione dei servizi ospedalieri alla Asolo Hospital Service. Chiedono di far tornare tre dipendenti, ora impiegati all’ospedale di Castelfranco, dalla gestione della Asolo Hospital Service alla gestione pubblica dell’Usl 8. Precedentamente altri nove dipendenti hanno chiesto e ottenuto il riassorbimento nell’Usl, ma la questione, secondo il direttore generale dell’Usl 8 Renato Mason, è più complessa. «Io devo garantire tutti i 76 dipendenti passati alla Asolo Hospital Service, perciò i tre lavoratori che chiedono di tornare all’Usl dovranno essere rimpiazzati». Il Cub, rappresentato da Federico Martelletto, non si lascia intimorire e annuncia: «Se i lavoratori non verranno al più presto spostati, torneremo ad occupare la sede di Asolo, e stavolta per un bel po’ di tempo». Dopo un breve colloquio tra Martelletto e Mason, tutti i dipendenti presenti sono stati invitati a discutere assieme al direttore generale. Quest’ultimo ha spiegato le difficoltà tecniche che impediscono la velocizzazione del processo di spostamento, ma si è anche impegnato a trovare una soluzione quanto prima. «Analizzando la questione caso per caso, per una persona lo spostamento è più fattibile in quanto si tratta di un cambiamento di settore, rimanendo nei servizi, ma per le altre due professionalità devo assolutamente trovare una precisa sostituzione» spiega Mason. Infatti per quanto riguarda i dipendenti con competenze professionali accertate, ad esempio operatori socio sanitari e infermieri, la sostituzione dev’essere più puntuale, rispetto a coloro che svolgono mansioni nei servizi. La trattativa di ieri si è conclusa con l’impegno tra Cub e Mason di ritrovarsi prima di Natale per un aggiornamento della questione.


17 novembre 2009 - Il Secolo XIX

Prefettura
Salta l'accordo tra sindacati e Acts

Savona - IERI MATTINA il tentativo di conciliazione promosso da Filt / Cgil, Fit/Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal, Cub, nei confronti di Acts e Sar sulla contrattazione integrativa aziendale e il processo di fusione tra le società di trasporto pubblico si è copncluso con un nulla di fatto. «La procedura di mediazione - si legge in una nota della Prefettura -è risultata infruttuosa e, pertanto, permane lo stato di agitazione dei lavoratori». I sindacati adesso ritengono fondamentale l'incontro che è stato convocato dall'assessore provinciale Paolo Marson il 24 novembre prossimo, finalizzato alla stipula del protocollo d'Intesa in vista dell'unificazione prevista dal 1 gennaio 2010.


16 novembre 2009 - Adnkronos

BOLOGNA: ASIA, IN VIA TAGLIAMENTO
SFRATTATA FAMIGLIA CON BIMBO MALATO

Bologna, 16 nov. - (Adnkronos) - E' stato eseguito dai vigili del fuoco, questa mattina a Bologna, alle 7, lo sfratto di una famiglia, composta da madre, padre e un bambino di 16 mesi affetto da gravi problemi di salute, in via Tagliamento. Ne da' notizia Asia, l'Associazione inquilini assegnatari, che fa sapere che il bambino e' stato immediatamente ricoverato dalle unita' sanitarie giunte sul posto. "Avevamo chiesto al Comune il passaggio da 'casa a casa' in vista dell'assegnazione di una casa popolare prevista per la prossima primavera di questo nucleo famigliare", fa presente l'associazione, secondo cui, invece, "l'amministrazione comunale risolve il problema dell'emergenza abitativa con la forza pubblica, criminalizzando chi oggi per colpe non sue si trova a dover affrontare una situazione di disagio legato alla precarieta' sociale diffusa". Asia torna dunque a chiedere che venga messo a disposizione " un ostello pubblico che possa ospitare gli sfrattati per un periodo sufficiente a trovare un nuovo alloggio, come gia' in diverse regioni sta avvenendo". Intanto nel pomeriggio alle 17 e' stato indetto un presidio sotto la sede del Comune.


16 novembre 2009 - Ansa

CASA: BOLOGNA; ATTIVISTI RDB SU TETTO COMUNE CONTRO SFRATTO

(ANSA) - BOLOGNA, 16 NOV - Due attivisti di Asia-Rdb sono saliti per più di mezz'ora su una tettoia del comune di Bologna per protestare contro uno sfratto eseguito in mattinata. Contemporaneamente alcune decine di manifestanti, con striscioni e bombette, hanno interrotto il consiglio comunale, chiedendo il blocco degli sfratti e l'istituzione di ostelli popolari. Dopo una lunga trattativa con l'assessore alla casa Milena Naldi è stato fissato un incontro per giovedì pomeriggio e la protesta è rientrata. A scatenare l'azione dei sindacalisti di base è stato lo sfratto di una famiglia extracomunitaria monoreddito con un bimbo a carico affetto da gravi problemi di salute. La Naldi ha auspicato una situazione transitoria che possa permettere il loro inserimento nelle graduatorie Erp di gennaio, una soluzione solo in parte accolta da Asia. Nell'incontro di giovedì le due parti tenteranno un nuovo accordo. Già nella mattina c'era stata la protesta del sindacato di base dei vigili del fuoco che erano stati chiamati per forzare la porta dell'appartamento. «I vigili del fuoco non devono essere usati come bassa manovalanza della Polizia», aveva protestato Ciro Bartolomei, del coordinamento bolognese RdB.

RDB VIGILI FUOCO BOLOGNA, POLIZIA NON CI USI PER MANOVALANZA
SINDACATO PROTESTA PER IMPIEGO POMPIERI IN ESECUZIONE SFRATTO

(ANSA) - BOLOGNA, 16 NOV - La RdB Vigili del Fuoco di Bologna protesta per l'impiego di una squadra di pompieri che questa mattina hanno dovuto forzare la porta d'ingresso di un appartamento, poi sgomberato per uno sfratto da forze di polizia. «I vigili del fuoco non devono essere usati come bassa manovalanza della Polizia», ha protestato Ciro Bartolomei, del coordinamento bolognese RdB. I pompieri - ha spiegato - hanno forzato la porta di ingresso «consentendo alle forze di Polizia di operare lo sgombero. La RdB Vigili del Fuoco denuncia l'uso improprio dei pompieri per compiti di polizia. I vigili del fuoco sono innanzitutto preposti al soccorso tecnico urgente. Denunciamo da anni una cronica carenza di uomini e di mezzi, che si aggrava di anno in anno rendendo sempre più difficile garantire il soccorso su tutto territorio». Secondo il sindacalista quindi, «non è solo una questione morale, ma pratica, non ci possiamo permettere di distrarre dal soccorso squadre per effettuare azioni di polizia, azioni che non si conciliano con la figura del vigile del fuoco». Bartolomei ha espresso solidarietà alla famiglia sfrattata (padre, madre e figlio di 16 mesi con gravi problemi di salute, una famiglia monoreddito che non riusciva più a pagare l'affitto) e ha auspicato che «in futuro non si ripetano casi analoghi e che le forze di Polizia si dotino degli strumenti necessari per poter svolgere il proprio lavoro senza utilizzare i vigili del fuoco, che devono avere compiti diversi». Sullo sfratto è intervenuta anche l' As.I.A-RdB (associazione inquilini assegnatari) che ha protestato contro il Comune per non avere trovato soluzioni alternative allo sgombero e ha annunciato un presidio davanti a Palazzo d'Accursio per il pomeriggio.


16 novembre 2009 - Julie news

Sfratto in via Tagliamento: Vigili del Fuoco usati
come bassa manovalanza della Polizia

BOLOGNA - Questa mattina alle ore 7 i Vigili del Fuoco sono intervenuti in appoggio alle forze dell'ordine per consentire uno sfratto coatto di una famiglia.
Materialmente i Vigili del Fuoco hanno forzato la porta di ingresso consentendo alle Forze di Polizia di operare lo sgombero.
La RdB Vigili del Fuoco denuncia l'uso improprio dei Vigili del Fuoco per compiti di polizia. I Vigili del Fuoco sono innanzitutto preposti al soccorso tecnico urgente.
Denunciamo da anni una cronica carenza di uomini e di mezzi, che si aggrava di anno in anno rendendo sempre più difficile garantire il soccorso su tutto territorio, c'è il rischio concreto di non riuscire a mantenere aperti tutti i distaccamenti.
Quindi non è solo una questione morale, ma pratica, non ci possiamo permettere di distrarre dal soccorso squadre per effettuare azioni di polizia, azioni che non si conciliano con la figura del Vigile del Fuoco e ricoprono un ruolo di bassa manovalanza.
Alla famiglia degli sfrattati, come sindacato, và la nostra solidarietà, perché i Vigili del Fuoco sono sempre stati dalla parte dei più deboli e questo non vuol dire non stare dalla parte del diritto, perché come RdB e come Pompieri, crediamo che in uno stato di diritto ogni persona dovrebbe avere un tetto sopra la testa.
Ci auguriamo dunque che in futuro non si ripetano casi analoghi e che le Forze di Polizia si dotino degli strumenti necessari per poter svolgere il proprio lavoro senza utilizzare i Vigili del Fuoco, che ribadiamo devono avere compiti diversi.

Salerno: La RdB CUB chiede un incontro urgente
con il Sindaco De Luca e il Presidente Napoli

SALERNO - Apprendiamo dalla stampa che per venerdi 21 novembre sarebbe stato proclamato uno sciopero dei lavoratori di Salerno Mobilità perché c’è stata una rottura tra sindacati e la società. Ma quali lavoratori hanno deciso lo sciopero ? Dov’è la piattaforma della trattativa ? Cosa è stato chiesto a quel tavolo ? Quali sono le motivazioni che spingono verso il più alto atto di lotta che i lavoratori possono mettere in campo contro il loro datore di lavoro ? Quello che noi sappiamo è che la trattativa non è ancora iniziata e che dopo 3 anni di completa assenza di relazioni sindacali ufficiali in poche ore si passa da una convocazione allo sciopero. I fatti (e i documenti allegati) dicono che al tavolo delle trattative, per il giorno 13 novembre, l’azienda ha convocato anche la RdB CUB, però poi con un fax ha spostato la convocazione al giorno 19, adducendo sopravvenuti motivi organizzativi e aziendali. Però, sabato 14 leggiamo sul quotidiano La Città che la riunione si è svolta regolarmente anche se con esito catastrofico. Il fatto ancora più grave è un altro: mercoledì 11 novembre c’è stata un’assemblea dei lavoratori che però è stata vietata ad alcuni lavoratori non iscritti alle sigle organizzatrici, in palese violazione di ogni criterio minimo di democrazia sindacale e di rispetto alla dignità e ai diritti dei lavoratori. Cosa sta succedendo allora in Salerno Mobilità ? I sindacati tolgono la parola e la partecipazione ai lavoratori, la dirigenza rompe con i sindacati o i sindacati rompono con la dirigenza ? E’ ora di smetterla. I lavoratori pretendono chiarezza e lo chiedono a chi ha la responsabilità politica e manageriale della Salerno Mobilità Spa: il Sindaco De Luca e il Presidente Napoli, sono vittime o responsabili di tutta questa "ammuina"? I lavoratori e i cittadini vogliono e devono sapere.


16 novembre 2009 - Agi

CONSIGLIO REGIONALE A NUORO: MERCOLEDI’ PRESIDIO RDB-CUB

(AGI) - Nuoro, 16 nov. - Il coordinamento provinciale di Nuoro Rdb-Cub ha promosso per mercoledi’ prossimo, 18 novembre, un presidio sindacale "per il diritto al lavoro, alla casa, alla salute e all’istruzione", in occasione della convocazione in citta’ della seduta congiunta del Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali. "Il Consiglio regionale sbarca a Nuoro per dar fiato alle parole, promettendo attenzione per il territorio, rilancio economico, aumento degli aiuti per combattere la disoccupazione", sostiene il sindacato di base, in una nota in cui annuncia il presidio davanti all’Auditorium del museo del costume. "In realta’, l’unica cosa che aumentera’ sara’ la retorica della crisi. Invitiamo tutti i lavoratori e lavoratrici della provincia, i disoccupati, i precari a incontrarsi fuori dall’auditorium per levare alta la voce contro coloro che sono i veri responsabili delle fallimentari politiche del lavoro promosse negli ultimi vent’anni".


16 novembre 2009 - Corriere.it

L'AZIONE DI ASIA-RDB
Sfratti, protesta a Palazzo D'Accursio
Due attivisti sul tetto, consiglio interrotto
I vigili del fuoco: non usateci come manovalanza della polizia nell'esecuzione degli sgomberi

Bologna - Famiglie sfrattate in consiglio comunale, con tanto di bimbi e passeggini. Due attivisti del sindacato inquilini Asia-Rdb hanno sono saliti su una delle tettoie di Palazzo D’Accursio (che si affacciano sul cortile). Contemporaneamente la delegazione, di una ventina di persone, ha bloccato i lavori del consiglio, esponendo striscioni a favore delle case popolari e contro la rendita. Il sindacato protesta per lo sfratto avvenuto questa mattina alle 7 in via Tagliamento, contro il quale aveva organizzato un presidio di protesta alle 17 in piazza Maggiore.
LO SFRATTO - La protesta si è conclusa pacificamente dopo una lunga trattativa durata oltre mezz’ora con l’amministrazione comunale. Il segnale che ha fatto sbloccare la trattativa è stata la disponibilità da parte dell’assessore comunale alla Casa, Milena Naldi, ad incontrare il sindacato di base giovedì prossimo alle 15, per «provare a trovare una soluzione». Naldi ha parlato personalmente con Said, il padre di famiglia (disoccupato, mentre la moglie ha uno stipendio di 800 euro al mese; il figlio è in ospedale in attesa di un’operazione). Said e la sua famiglia sono regolarmente in graduatorie e avranno l’assegnazione di una casa Erp a gennaio. «Domani farò una verifica coi servizi per trovare una soluzione transitoria», spiega Naldi. Il problema è però che una soluzione nel pubblico rischia di sottrarre punteggio e fare slittare l’assegnazione. Per questo l’assessore ha caldeggiato una «soluzione di ospitalità» presso amici o parenti «fino a gennaio. Non posso - sottolinea l’assessore - alterare la graduatoria per lui».
I VIGILI DEL FUOCO - La Rdb dei vigili del fuoco intanto protesta per l’impiego di una squadra di pompieri che questa mattina hanno dovuto forzare la porta d’ingresso di un appartamento, poi sgomberato per uno sfratto da forze di polizia. «I vigili del fuoco non devono essere usati come bassa manovalanza della polizia», ha protestato Ciro Bartolomei, del coordinamento bolognese Rdb. I pompieri - ha spiegato - hanno forzato la porta di ingresso «consentendo alle forze di Polizia di operare lo sgombero. Denunciamo da anni una cronica carenza di uomini e di mezzi, che si aggrava di anno in anno rendendo sempre più difficile garantire il soccorso su tutto territorio». Secondo il sindacalista quindi, «non è solo una questione morale, ma pratica, non ci possiamo permettere di distrarre dal soccorso squadre per effettuare azioni di polizia». Bartolomei ha espresso solidarietà alla famiglia sfrattata (padre, madre e figlio di 16 mesi con gravi problemi di salute, una famiglia monoreddito che non riusciva più a pagare l’affitto) e ha auspicato che «in futuro non si ripetano casi analoghi e che le forze di Polizia si dotino degli strumenti necessari per poter svolgere il proprio lavoro senza utilizzare i vigili del fuoco, che devono avere compiti diversi».


16 novembre 2009 - Il Quaderno

La Cub denuncia in Procura la Provincia di Benevento:
non ha nominato il gestore dei trasporti

Benevento - Per la mancata nomina del gestore unico dei traporti provinciali, la Cub di categoria ha inviato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Benevento in data odierna. Come spiega il segretario provinciale, Marcelo Amendola, l’esposto fa seguito alla diffida che la Cub sannita in data 9.10.2009, inviata alla Provincia "per porre in essere, entro e non oltre 15 giorni, tutte le attività necessarie e sufficienti alla pubblicazione del bando per l’assegnazione delle linee provinciali di trasporto". Per la Cub Trasorti sannita ci si trova davanti a "un’inspiegabile omissione dell’Ente provinciale competente; in particolare, quest’ultimo, con deliberazione di giunta numero 776 del 30.11.2007, aveva deciso di predisporre il bando di gara per l’affidamento dell’intero servizio di trasporto pubblico locale urbano ed extraurbano mediante gara a procedura aperta, ma dopo 2 anni ancora non ha provveduto agli adempimenti necessari per la scelta del gestore unico, impedendo di fatto di uscire dalla assurda situazione in atto caratterizzata dalla presenza di una ventina di micro concessionari". "Dopo molteplici sollecitazioni – continua Amendola -, provenienti sia dalle associazioni rappresentative dei consumatori che dal sindacato scrivente, la Provincia, attraverso il presidente, aveva assicurato, a luglio, che avrebbe immediatamente provveduto agli adempimenti necessari. Dopo un ulteriore rinvio, determinato dalla mancata trasmissione delle necessarie deleghe regionali, preso atto, da parte dell’assessore ai Trasporti, dell’intervenuta trasmissione, sin da agosto, delle stesse deleghe da parte della Regione, consumatori e lavoratori attendevano, finalmente, che il procedimento iniziato 2 anni fa arrivasse a definizione: nulla di tutto ciò è accaduto". La diffida del 9 ottobre scorso, infatti, non ha avuto riscontro. E così "in assenza di ragionevoli spiegazioni la Cub Trasporti ha deciso - atteso il grado di importanza dei diritti in gioco, soprattutto di quelli dei dipendenti danneggiati da una situazione di inaccettabile precarietà e discriminazione - che sia necessario un intervento della Magistratura inquirente volto a verificare l’esistenza, nella fattispecie, di eventuali elementi di reato, soprattutto di tipo omissivo, tali da aver pregiudicato gli interessi dei lavoratori rappresentati. Da ciò l’esposto denunzia recapitato in data odierna".


16 novembre 2009 - TRC giornale

Vertenza Icpl, lavoratori in Comune: "Sindaco barbiere"

Civitavecchia - "Sindaco barbiere, chiuso il lunedì". "Amministrazione assenteista". Sono questi solo alcuni degli slogan scanditi questa mattina sotto palazzo del Pincio, con il rumoroso accompagnamento dei fischietti, dai lavoratori di Interporto che rischiano il licenziamento. "Visto che alla nostra richiesta scritta il sindaco Moscherini non ha mai risposto – hanno dichiarato i lavoratori – chiediamo di essere ricevuti oggi". Ma stamattina è andata male: il sindaco non era in comune, il vice-sindaco Gino Vinaccia era in riunione dal vescovo, il presidente del consiglio Francesco Cappellani sembra che se ne sia andato. E allora che faranno i lavoratori di Icpl? "Ritorneremo – rispondono – fino a quando qualcuno non ci riceverà". Al momento il gruppo è ancora compatto. Circa quaranta i manifestanti, tutti potenzialmente interessati dalla procedura di licenziamento che non si sa ancora chi andrà a colpire. Tempo di conclusione dell’intero iter: due mesi e mezzo. "Ci sono ancora margini quindi – spiega Giancarlo Ricci della Rdb Cub – per una positiva soluzione". Intanto per oggi l’amministratore delegato di Icpl, Ferdinando Bitonte, aveva convocato le organizzazioni sindacali (rappresentanza sindacale aziendale) a un incontro per le 14.30. Impossibile partecipare per la Rsa, a causa della manifestazione di oggi. Soprattutto si cerca una difficile sponda nell’amministrazione comunale. "Sia chiaro che con questo comportamento – hanno spiegato ancora i lavoratori – il sindaco sarà considerato diretto responsabile dei licenziamenti dal momento che è membro del consiglio di amministrazione che lo ha deciso". Per tutta risposta però questa mattina, andando a vedere la data di protocollo della corrispondenza su questa vertenza, è venuto fuori che "mentre il 10 novembre i sindacati chiedevano un incontro urgente al sindaco per metterlo a conoscenza della grave situazione – spiegano ancora i sindacati – lo stesso giorno il comune faceva tutt’altro". Cosa? "Si comunica che è stato conferito al dottor Gianluca Piredda – si legge nella nota del Pincio 62059 del 10 novembre – l’incarico peritale finalizzato all’acquisizione della perizia di stima concernente la partecipazione azionaria del comune in Icpl". Insomma, mentre i lavoratori chiedono aiuto il comune sembra che inizi a preoccuparsi solo di liberarsi quanto prima di Interporto.


16 novembre 2009 - Civonline

Icpl, un sit-in per salvare l'occupazione

CIVITAVECCHIA - Un sit-in sotto Palazzo del Pincio per richiamare l’attenzione del primo cittadino e discutere insieme del futuro di Icpl. Peccato che il sindaco Moscherini, però, non fosse in Comune. In realtà la richiesta formale per un incontro urgente era già stata inviata il 10 novembre scorso da parte dei sindacati. «D’altronde – hanno spiegato Giancarlo Ricci di Rdb Cub e Fabio Pallassini, di Cub Trasporti – l’amministrazione comunale fa parte del consiglio di amministrazione di Icpl: questo vuol dire che anche Moscherini ha firmato i licenziamenti. Per questo avevamo chiesto un incontro urgente, a cui ancora non ci è stato risposto. Anzi il Sindaco, il giorno prima dell’invio della comunicazione di licenziamento collettivo, ossia proprio il 10 novembre, ha affidato allo studio romano Ferri-Minnetti-Piredda l’incarico peritale finalizzato all’acquisizione della perizia di stima concernente la partecipazione azionaria del Comune in Icpl». I rappresentanti sindacali, a nome dei lavoratori interessati, chiedono quindi che vengano rispettati gli accordi stipulati l’8 gennaio scorso in Regione a tutela dei posti di lavoro e che non si vendano le quote, «iniziava - hanno aggiunto - che parlato deve passare attraverso il consiglio comunale». La società aveva convocato le parti per ieri pomeriggio alle 14.30, con lettera inviata però venerdì sera alle 19.30: l’incontro è slittato. Alla fine la delegazione è stata ricevuta dal vice sindaco Gino Vinaccia e dal consigliere di An Dimitri Vitali, ai quali hanno chiesto di bloccare i licenziamenti e portare l’stanza al Cda. «Il problema dell’occupazione - ha spiegato Vinaccia - è anche un problema dell’amministrazione comunale e per questo, nonostante si tratti di una vicenda complessa, ci impegneremo a risoverla per il meglio. Informerò il Sindaco per promuovere al più presto un nuovo incontro».


16 novembre 2009 - Alguer

I sindacati a Nuoro invitano al presidio il prossimo mercoledì quando il parlamento regionale si sposterà in città per rivendicare il diritto alla casa, alla salute, all´istruzione e al lavoro
Sindacati nuoresi: l'urlo di rabbia

NUORO - I sindacati a Nuoro invitano al presidio il prossimo mercoledì 18 novembre quando il parlamento regionale si sposterà in città per rivendicare il diritto alla casa, alla salute, all'istruzione e al lavoro. «Il Consiglio regionale sbarca nel capoluogo, per dar fiato alle parole promettendo attenzione per il territorio, rilancio economico del medesimo, aumento degli aiuti per combattere la disoccupazione. In realtà l’unica cosa che aumenterà sarà la retorica sulla crisi» si legge nella nota. Secondo le sigle sindacali RdB CUB di Nuoro «Oramai, con la scusante della crisi, padroni e governanti parlano e agiscono in lungo e in largo, senza che nulla cambi per i lavoratori e tutto a vantaggio dei soliti noti». Fanno i nomi i sindacati nuoresi in aperta polemica con l'esecutivo regionale: «Legler, Equipolymers, Ideamotore e chi più ne ha più ne metta, sono solo alcune delle brillanti operazioni messe a segno dagli "strateghi" economici del governo regionale». Per questi motivi, le Rappresentanze Sindacali di Base invitano «tutti i lavoratori e le lavoratrici della provincia, tutti i disoccupati e le disoccupate, tutti i precari e le precarie a incontrarsi fuori dall’auditorium del Museo del Costume di Nuoro, per levare alta la voce contro coloro che sono i veri responsabili delle fallimentari politiche del lavoro promosse negli ultimi vent’anni. Per promuovere il conflitto e la solidarietà tra gli sfruttati. Per supportare le vertenze del lavoro che si aprono nel territorio e far si che nessun lavoratore, precario, disoccupato, uomo, donna, giovane, vecchio, si senta solo. Per urlare al Consiglio Regionale la nostra rabbia».


16 novembre 2009 - Il Messaggero

Il consigliere del Pd Piendibene smentisce il sindaco: «Illude i dipendenti dell’Icpl, che co-amministra da tre anni»
Interporto, oggi la protesta dei lavoratori
Dalle 9 alle 13 il sit in organizzato dalla Rdb Cub contro i 21 licenziamenti

Civitavecchia - Dalle 9 alle 13, stamattina, la Federazione Rdb Cub invita la cittadinanza ad aderire al sit in a piazzale del Pincio, per offrire solidarietà ai lavoratori dell’Icpl. «Dove - spiega il sindacalista Giancarlo Ricci - 21 di essi saranno messi in licenziamento collettivo, dopo l’espletamento delle procedure di legge».
Sulla questione dell’interporto e della sua gestione, il sindaco giorni fa aveva fornito delle rassicurazioni ai dipendenti. Affermazioni confutate dal consigliere del Pd Marco Piendibene che definisce Moscherini «a metà fra il guascone e il ciarlatano». «Solo parole al vento - dice -, con buona pace dei lavoratori dell’interporto, che forse riuscirà a illudere per qualche mese. Ora è opportuno precisare alcune cose: Moscherini da poco meno di tre anni (non da due giorni) è consigliere di amministrazione di Icpl. Cioè ne è amministratore (in quota parte) e corresponsabile. Per questo ruolo viene, tra l’altro, retribuito con circa 12 mila euro annui. C’è quindi da evidenziare che l’azienda, che co-amministra Moscherini da quasi tre anni, va male. Pertanto il Cda (del quale fa parte lo stesso Moscherini) con il suo voto ha deciso di licenziare 21 unità (con i part time più di 30 persone). E uno degli amministratori di Icpl (Moscherini), corresponsabile, non trova di meglio che insultare il Presidente Ciani per sviare l’attenzione dai suoi fallimenti e promettere interventi che non arriveranno mai».
«L’uscita, come al solito, è ad effetto: "il Comune uscirà presto da Icpl…" - aggiunge il consigliere d’opposizione -. Peccato che è l’identica cosa annunciata nel luglio del 2007. Da allora due anni e mezzo sono trascorsi inutilmente, anzi … dannosamente, visto che la situazione di Icpl si è ulteriormente deteriorata anche a causa dell’arrivo di Moscherini nel ruolo di amministratore. Poi annuncia di voler uscire in un mese e raggranellare quanti più soldi possibili? Tra un mese il sindaco non potrà combinare nulla: i passaggi di una cessione sono talmente complessi (perizie, valutazioni, Cda, assemblea dei soci, ecc)... Le cessioni (e le acquisizioni) poi sono di competenza esclusiva del consiglio comunale. Dice di voler portare soldi a Comune? Finora si è fatto "sfilare" il 10% della partecipazione, non opponendosi a una ricapitalizzazione strumentale di cui si sarebbe accorto anche l’amministratore più sprovveduto (perfino Lombardi). La verità è che, a gennaio, quando il Cda chiederà ai soci di ricapitalizzare, il Comune non metterà un euro e quindi la sua partecipazione diventerà pressoché inesistente…».
«Infine - conclude Marco Piendibene - come non sottolineare la contraddizione tra le dichiarazioni di una stessa mattina? Alle 10 di mercoledì annuncia che il Comune uscirà da Icpl perché un ente locale non può fare logistica. Alle 11 si contraddice e ai dipendenti delle Fs afferma che, per risolvere il loro problema, il Comune proporrà la costituzione di una società mista per la logistica (cosa già proposta pubblicamente come consiglieri di minoranza qualche mese fa). Alla faccia della coerenza, caro sindaco…».


16 novembre 2009 - Marketpress

SALERNO: L’U.O. DI PEDIATRIA SI ALLAGA OGNI VOLTA CHE PIOVE

Salerno, 16 novembre 2009 – Questa è purtroppo l’amara conclusione a cui è arrivata l’ Organizzazione Sindacale Rdb Pubblico Impiego Cub dopo gli esiti negativi di tutti gli interventi richiesti per il ripristino delle condizioni igienico-sanitarie e per evitare gli infortuni sia al personale dipendente sia ai piccoli pazienti ricoverati che ai visitatori. La vicenda è nota anche al Direttore Sanitario che ha ricevuto un esposto dalla Rdb a cui ha anche risposto, ma dell’intervento dell’Ufficio Tecnico chiamato in causa dal Direttore Sanitario non vi è traccia a distanza di un anno dall’esposto. E’ semplicemente vergognoso che in un Reparto così particolare come la Pediatria (ristrutturato da pochi anni e arredato con tecnologie moderne), uno dei più delicati del P. O. "Umberto I" di Nocera Inferiore, sia per il grande flusso di piccoli pazienti che vi afferiscono e sia per le patologie trattate, non si ponga rimedio ad una grave infiltrazione di acqua piovana che costringe il Personale Infermieristico ad asciugare l’acqua distogliendolo dalle attività assistenziali ai bambini ricoverati (abbiamo diverse immagini fotografiche degli allagamenti che si verificano ogni volta che piove e dei secchi che si mettono per contenere l’acqua piovana dalla copiosa infiltrazione!!!). Tutto la vicenda è aggravata dal fatto che in questo periodo, a causa della influenza suina (e relativa psicosi), il reparto è intasato dalle richieste di ricovero e dalle consulenze provenienti dal Pronto Soccorso. Il sindacato si auspica che la denuncia ai Nas di Salerno insieme a quella alla opinione pubblica possa determinare gli opportuni interventi di manutenzione per riparare la infiltrazione ma nello stesso tempo anche la dovuta punizione per tutti coloro che sono stati inadempienti rispetto a quanto denunciato un anno fa dalla Rdb Cub.


16 novembre 2009 - Il Gazzettino

Sanità, "mansioni non dovute"

ASOLO - (L.Bon) Gli operatori socio sanitari del Veneto a confronto ad Asolo. Appuntamento oggi nella sala Meneghetti di Villa d'Asolo dalle 14 alle 16 su organizzazione del sindacato Cub Si tornerà a parlare delle "mansioni non dovute" compiute dagli Oss che, inquadrati nel ruolo tecnico, svolgono assistenza diretta sui malati. Nell'occasione verranno varate le prossime azioni di lotta, dopo la diffida già inviata alle direzioni generali.


16 novembre 2009 - Caserta news

Rappresentanze Sindacali Base:
"Giustizia su sgombero braccianti San Nicola Varco"

Eboli - "Vogliamo verità e giustizia sullo sgombero dei braccianti ad Eboli: politici e sindacalisti di mestiere, acrobati dell'infimo sottobosco degli assessorati, dirigenze di partiti e sindacati complici, partitini allo sbando che cercano di rifarsi una verginità, tutti hanno concorso alla pianificazione dello sgombero di San Nicola Varco ed ora oscurano quella che è una vera EMERGENZA UMANITARIA, fatta di disperazione e di una vergognosa caccia all'uomo "illegale".
Chiediamo un confronto pubblico per determinare una piattaforma condivisa di rivendicazione che abbia il carattere della EMERGENZA UMANITARIA su cui chiamare alle loro responsabilità, tutte le istituzioni locali - comuni, provincia e regione.
Queste istituzioni si sono già caratterizzate per il più bieco razzismo, ed in queste istituzioni ci sono tutte le rappresentanze politiche di sinistra e di destra, al governo e all'opposizione.
Il razzismo e lo sfruttamento dei braccianti poveri è abietto sia che venga da destra che da sinistra, da laici o da cattolici. Vogliamo sapere la "task force" per San Nicola Varc, nominata dalla Regione Campania (DECRETO DELL'ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI n. 153 del 5 giugno 2009), cosa ha fatto e cosa ha in programma nell'immediato futuro.
Denunciamo con forza l'uso "strumentale" e "politico" del sequestro disposto dalla magistratura per ragioni di igiene e sicurezza e la caccia al criminale del "clandestino" e di chi, in queste ore, organizza ogni tipo di assistenza umanitaria, sindaci compresi. Allo stesso tempo, denunciamo gli "avvertimenti" che i media stanno passando all'opinione pubblica: chi è mosso da sentimenti umanitari stia attento, anche l'intervento umanitario deve essere compatibile coi decreti-flussi. Tutto questo non è accettabile.
L'EMERGENZA UMANITARIA di San Nicola Varco non è dovuta ad un fenomeno naturale ma a precise responsabilità politiche, etiche e morali che non possono essere né taciute né nascoste".


16 novembre 2009 - Il Secolo XIX

Trasporti
Acts-Sar, confrontotra dirigenti e sindacati

Savona - CONFRONTO questa mattina in Prefettura tra sindacati e dirigenti di Acts e Sar. Il trasporto pubblico locale con gli annessi problemi occupazionali dei lavoratori di Acts e Sar legati all'inquadramento salariale nel contratto, alla fusione tra le due aziende savonesi di trasporto pubblico e una serie di cause di lavoro, sarà al centro questa mattina con inizio alle ore 11.30 del tentativo di conciliazione («obbligatorio» in base alla legge 146 del 1990) che si terrà in Prefettura. Il prefetto Nicoletta Frediani farà da mediatrice tra le parti. Al tavolo i delegati della Filt/Cgil, Fit/Cisl, Uiltrasporti, Faisa/Cisal e Cub Trasporti e i responsabili di Acts e Sar. Invitati anche gli amministratori della Provincia.


16 novembre 2009 - La Provincia di Como

sit in alle Poste
La battaglia del postino: «Licenziato perché parlo di sicurezza»
di Pier Carlo Batté

COMO - «Ho denunciato le condizioni di lavoro dei postini, soprattutto sul fronte della sicurezza, e non ritengo di avere fatto nulla di male con i video pubblicati su Internet»: Maurizio Stabile, postino comasco, annuncia ricorso contro il licenziamento. Ieri mattina ha spiegato le proprie ragioni durante un sit-in di solidarietà che si è svolto di fronte alle Poste centrali, organizzato dai Cobas (dei quali è esponente), da Rifondazione comunista e altre realtà di base della sinistra. Interpellate sul caso, Poste italiane hanno ribadito la linea del «no comment» di fronte a simili cause di lavoro. Nella lettera di licenziamento l'azienda contesta contenuti e tenore dei video, ritenendosi lesa non solo nel rapporto di fiducia con il dipendente ma anche nell'immagine. Un fatto che Stabile contesta: «Mi colpiscono perché non accetto di stare zitto. Tanti colleghi mi hanno espresso solidarietà, ma non tutti se la sentono di denunciare apertamente quello che non va. Insieme ai Cobas voglio fare valere i diritti di chi ogni giorno rischia per fare il proprio dovere: in un anno 14 colleghi hanno perso la vita». E a esprimere solidarietà al postino ieri c'era anche il padre di Roberto Scavo, portalettere precario morto in servizio a Limido Comasco.


16 novembre 2009 - La Città di Salerno

«Sono tutti colpevoli per San Nicola Varco»
Duro atto d’accusa dei Cobas. Oggi fissato un incontro pubblico . Nel comunicato si fa riferimento alle responsabilitá della classe politica Adesso si chiede un intervento forte
di Maria Vita Della Monica

EBOLI - I Cobas non ci stanno. Parlano, a proposito di San Nicola Varco, di una vera e propria "deportazione". E per discutere di quello che è successo e, in parte, sta ancora accadendo, hanno fissato un incontro pubblico. Si terrá, oggi alle diciotto, nella sala della chiesa del Volto Santo a Salerno un incontro pubblico. Si legge nella nota: «Vogliamo veritá e giustizia sullo sgombero dei braccianti ad Eboli: politici e sindacalisti di mestiere, acrobati dell’infimo sottobosco degli assessorati, dirigenze di partiti e sindacati complici, partitini allo sbando che cercano di rifarsi una verginitá, tutti hanno concorso alla pianificazione dello sgombero di San Nicola Varco». Parole durissime che vengono, come dire, "rincarate": «Ora oscurano quella che è una vera emergenza umanitaria, fatta di disperazione e di una vergognosa caccia all’uomo "illegale". Chiediamo un confronto pubblico per determinare una piattaforma condivisa di rivendicazione che abbia il carattere della emergenza umanitaria su cui chiamare alle loro responsabilitá, tutte le istituzioni locali - comuni, provincia e regione». Una posizione che fará discutere, sicuramente forte e netta, dove alla fine non viene risparmiato niente e nessuno. Nel comunicato si legge ancora: «Queste istituzioni si sono giá caratterizzate per il più bieco razzismo, ed in queste istituzioni ci sono tutte le rappresentanze politiche di sinistra e di destra, al governo e all’opposizione». Botte da orbi, dunque, per tutti: «Il razzismo e lo sfruttamento dei braccianti poveri è abietto sia che venga da destra che da sinistra, da laici o da cattolici. Vogliamo sapere la "task force" per San Nicola Varco, nominata dalla Regione Campania (decreto dell’assessore alle Politiche sociali Lilli De Felice numero 153 del 5 giugno 2009), cosa ha fatto e cosa ha in programma nell’immediato futuro». Le rappresentanze dei Cobas annunciano in un certo qual modo anche le iniziative in cantiere per il futuro più vicino e per quello prossimo. Si legge infatti: «Denunciamo con forza l’uso "strumentale" e "politico" del sequestro disposto dalla magistratura per ragioni di igiene e sicurezza e la caccia al criminale del "clandestino" e di chi, in queste ore, organizza ogni tipo di assistenza umanitaria, sindaci compresi. Allo stesso tempo, denunciamo gli "avvertimenti" che i media stanno passando all’opinione pubblica: chi è mosso da sentimenti umanitari stia attento, anche l’intervento umanitario deve essere compatibile coi decreti-flussi. Tutto questo non è accettabile». Una posizione che naturalmente ognuno è libero di condividere o meno, in tutta la sua crudezza. Allora ecco la sintesi finale del lungo ragionamento. «L’emergenza umanitaria di San Nicola Varco non è dovuta ad un fenomeno naturale ma a precise responsabilitá politiche, etiche e morali che non possono essere né taciute né nascoste». Il dibattito è aperto.


15 novembre 2009 - Corriere Adriatico

Quaglietti chiede l’intervento della Regione

Ascoli - "Abbiamo chiesto al presidente Spacca di intervenire presso la Manuli affinchè riapra la trattativa, e lui ci ha promesso che si impegnerà in questa direzione. Nulla è perduto, perchè dal mancato accordo, giovedì 12 novembre, se l’azienda vuole, ci sono ancora 75 giorni per tornare a discutere sul futuro dello stabilimento ascolano". Lo afferma Andrea Quaglietti, membro del direttivo nazionale del Sindacato dei Lavoratori (Sdl)e delegato Rsu nella fabbrica di Campolungo. Per il dirigente Sdl, il piano industriale presentato dalla Manuli non si poteva accettare. La discussione poteva essere proseguita solo su altre basi: "il mantenimento del posto di lavoro per almeno 200 addetti, il cospicuo finanziamento degli ammortizzatori sociali per gli altri, in cassa integrazione, e un piano di rientro complessivo per tutti i lavoratori, erano e restano le uniche basi su cui confrontarci, in maniera dignitosa. Non altro".


15 novembre 2009 - Corriere del Veneto

La polemica
Adl-Cobas: usa due pesi e due misure

PADOVA – La proroga dei 18 incarichi «fiduciari », decisa mercoledì scorso dal sindaco Flavio Zanonato, per i capo settore di Palazzo Moroni in scadenza, non va giù a Stefano Pieretti, messo comunale e sindacalista dell’Adl-Cobas: «Per l’ennesima volta – attacca Pieretti – vengono utilizzati due pesi e due misure. La condizione contrattuale di pochi ed alti dirigenti viene sistemata in quattro e quattr’otto. Mentre quella di oltre 450 dipendenti che, ormai da quasi due anni, aspettano una minima progressione orizzontale continua a passare sotto silenzio...». «Mi spiace dirlo — conclude Pieretti — ma, se nulla cambierà nelle prossime settimane, sarà difficile garantire lo standard di servizi mantenuto finora».(D.D’A.)


15 novembre 2009 - Il Mattino di Padova

PIERETTI (COBAS)
«Dipendenti dimenticati»

Padova - «Da una giunta che si dice di centrosinistra mi sarei aspettato qualcopsa di meglio. Così viene il dubbio che si usino due pesi e due misure». Per Stefano Pieretti (nella foto) dei Cobas-Adl, il decreto del sindaco sui 18 dirigenti di fiducia stride con la condizione degli altri 1.933 dipendenti comunali. «Per i dirigenti si provvede in quattro e quattr’otto, mentre 450 lavoratori che guadagnano 1.100-1.700 euro sono ancora in attesa del pagamento di quanto dovuto dal 1º gennaio 2009» attacca. Pieretti osserva: «Nell’arco degli ultimi dieci anni, dalla giunta Destro alle giunte Zanonato, programmazione pari a zero nella gestione del personale. Con il direttore generale ricordo 2-3 incontri ufficiali. E ricordo 250 mila euro spesi con il Cuoa per un’indagine finita in qualche cassetto. Il sindaco ora mi sembra più interessato ad altro. Ma forse fra qualche mese sarà arduo garantire l’efficienza degli stessi servizi. Basta pensare agli operai delle manutenzioni, ridotti a quattro gatti». E conclude così: «Non si nota la stessa solerzia nei corsi-concorsi per i dipendenti "normali". I precari del Comune continuano a restare tali. Sui dirigenti, misureremo l’Amministrazione in base a chi andrà sul serio in pensione».


15 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

«Manuli, 75 giorni di tempo»
Spacca ha promesso un intervento. Domani vertice a Roma
di Emanuela Astolfi

Ascoli - «ABBIAMO chiesto al presidente della Regione Gian Mario Spacca di intervenire presso la Manuli, affinché riapra la trattativa. Nulla è perduto, perché dal mancato accordo se l'azienda vuole ci sono ancora 75 giorni per tornare a discutere sul futuro dello stabilimento ascolano. Spacca ci ha garantito impegno in questa direzione». Andrea Quaglietti, del direttivo nazionale del Sindacato dei lavoratori e delegato rsu della fabbrica, insiste sulla necessità di riaprire la vertenza dopo l'assemblea di mercoledì scorso alla Camera di Commercio. Un appello che il sindacato ha rivolto con l'Ugl ai confederali. Domani mattina alle 11, i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sdl saranno al Ministero del lavoro dove incontreranno i vertici della Manuli, dopo la bocciatura dell'ipotesi di accordo da parte dei lavoratori. «I LAVORATORI non hanno bocciato l'accordo di Cgil, Cisl e Uil ribadisce Quaglietti ma un piano in cui l'azienda non dava nessuna garanzia per il futuro della produzione locale e questo anche per i 125 addetti che avrebbero, secondo l'ipotesi sottoscritta dai confederali, continuato a lavorare nello stabilimento» Secodo Quaglietti, la discussione poteva essere proseguita solo su altre basi. «Il mantenimento del posto di lavoro per almeno 200 addetti aggiunge , il cospicuo finanziamento degli ammortizzatori sociali per gli altri, in cassa integrazione, e un piano di rientro complessivo per tutti i lavoratori, erano e restano le uniche basi su cui confrontarci, in maniera dignitosa». NESSUNA confermana da parte dei sindacati locali della voce che circola tra gli operai della fabbrica che produce tubi in gomma, sull'ipotetica partenza di lettere di licenziamento da parte del gruppo milanese per l'intero organico dello stabilimento ascolano. «PER UNA BUONA riuscita di tutta questa faccenda abbiamo bisogno dell'intesa tra sindacati di base e confederali, un atteggiamento isolazionista non giova a nessuno» fa sapere in una nota il circolo del Prc di Ascoli «Peppe Fanesi» che interviene sulla vertenza Manuli.


15 novembre 2009 - La Provincia di Varese

risarcimenti
Dipendenti comunali, vai col coro per far scendere il sindaco in strada
di Andrea Aliverti

BUSTO ARSIZIO - La rabbia dei dipendenti in presidio fuori da palazzo Gilardoni. «Non chiediamo la luna, solo quello che ci spetta». Alla fine dal sindaco Gigi Farioli, invocato a gran voce, arrivano le risposte attese: «Gli accordi saranno rispettati, non una parola in più, non una in meno». Una piccola vittoria (per ora) per le rappresentanze sindacali che hanno dato «un segnale» all'amministrazione chiamando in assemblea i dipendenti dopo le richieste di risarcimento dalla Corte dei Conti.
«Da gennaio prendo 100 euro al mese in meno e non voglio più essere trattata in questo modo - le parole di Annamaria, cuoca - piuttosto vado in galera ma per questi amministratori non tiro fuori un centesimo». Nel partecipato presidio sono volate parole pesanti e la minaccia di sciopero. «Siamo stufi delle ?supercazzole? e delle promesse - tuona Fausto Sartorato (SdL) - troppe cose ferme e trattative bloccate con la scusa della Corte. Da due anni senza fondi incentivanti, i concorsi fatti per retrocedere, colleghi che lavorano per due, una vergogna. O si fa una politica del personale seria o si chiude il Comune». Gli fa eco Angelo Liguori (Csa-Fadel): «Organizzazioni sindacali messe da parte su problemi importanti. Siamo qui non in segno di sfida ma per dire che ci siamo». Poi i cori verso il sindaco, per farlo scendere. Farioli non si sottrae e, pungolato da Liguori sui termini dell'accordo di inizio anno («azioni di accertamento davanti ad un giudice» prima di chiedere restituzioni), ricorda: «Sono andato personalmente al ministero per chiedere una procedura che consentisse di mitigare o annullare le cifre, a tutela dei dipendenti non responsabili degli errori commessi da politici e dirigenti. La vicenda non è chiusa del tutto e non ci fermiamo. Chiederò al nuovo segretario di convocare la commissione trattante». Rassicurazioni già in consiglio la sera prima. «Il sindaco si è impegnato a proseguire sulla strada intrapresa facendo una relazione riassuntiva - la soddisfazione di Cislaghi, autore di un'interrogazione - continuerò a seguire la vicenda, a partire dai precari».


15 novembre 2009 - La Repubblica

La denuncia Sindacati in allarme. Adf: non è grave
"Aereo urta scala pericolo al Vespucci"

Firenze - Lunedì scorso un aereo pronto a decollare da Peretola ha urtato con un´ala la scala per l´imbarco dei passeggeri. A denunciare l´incidente è il sindacato di base Cub trasporti: «E´ successo alle 13.45 circa. L´incidente, che non ha provocato danni importanti ma è comunque molto grave, va ad aggiungersi ad altri che con sempre maggiore frequenza si verificano all´aeroporto». Da Adf spiegano che si è trattato di un problema non grave. «Il volo Meridiana in partenza per Catania, durante la manovra al parcheggio urtava lievemente con l´ala una scala, senza provocare conseguenze né per i passeggeri né per il personale Adf. Il velivolo è stato fermato per verificare eventuali danni e riprendeva l´operatività lo stesso pomeriggio. Abbiamo avviato un´inchiesta interna per accertare le responsabilità del mancato rispetto di una procedura standard, ripetuta per ogni volo». Cioè il via libera all´aereo solo dopo l´allontanamento di tutti i mezzi dalle aree di sicurezza.


15 novembre 2009 - La Provincia di Como

la manifestazione
Postino licenziato, oggi in piazza per solidarietà

Como - «Nessuno tocchi il postino!»: con questo slogan i Cobas Pt Cub di Como, insieme a diverse organizzazioni sindacali e di partito (Rifondazione comunista, Giovani comunisti, Collettivo Knr e tanti altri) organizzano questa mattina in via Gallio, di fronte alla sede delle Poste Italiane, un sit in di solidarietà nei confronti di Maurizio Stabile, un postino in servizio da oltre vent'anni e licenziato proprio da Poste Italiane lo scorso mese di ottobre.
Un vicenda che non è passata sotto silenzio, anche se l'impiegato che ha perso il lavoro non ha voluto rilasciare dichiarazioni, se non questa: «Sono stato licenziato per avere denunciato su Internet le condizioni di lavoro dei postini». Lo stesso Stabile, lo ricordiamo, era stato tra gli organizzatori delle manifestazioni di solidarietà a seguito della morte del giovane portalettere Roberto Scavo. Su un blog il postino ha pubblicato due video per sottolineare la pericolosità del lavoro quotidiano di recapito della posta. Questa mattina sarà in piazza per raccontare ai cittadini la propria vicenda e per raccogliere la solidarietà di chi, di fronte al licenziamento, ha deciso di stargli vicino aprendo anche una sottoscrizione. L'appuntamento è per la sede delle Poste, in via Gallio, dalle 8.30 alle 15.


15 novembre 2009 - Il Tirreno

Ai lavoratori i gettoni di presenza
L’ha deciso il consiglio comunale di Sambuca su proposta del sindaco
di TIZIANA GORI

PISTOIA - La città si muove in aiuto dei 560 lavoratori Answers. Mentre prosegue il presìdio dell’azienda, il sindaco di Sambuca Marcello Melani annuncia che i consiglieri comunali devolveranno il gettone di presenza della prossima seduta ai dipendenti del call center.
«Siamo un comune piccolo - afferma Melani - ma il nostro gesto viene dal profondo del cuore. La consigliera Franca Verucchi chiederà ai colleghi di donare il gettone di presenza ai dipendenti Answers. Nella giunta della Comunità montana di martedì 16 - aggiunge Melani - solleverò il problema della crisi occupazionale e ne chiederò l’inserimento nell’ordine del giorno del 30 novembre».
Il segnale lanciato da Sambuca sarà raccolto da altri enti o altri soggetti economici dopo Coop e Panorama, che hanno accettato la richiesta dei lavoratori di distribuire il cibo invenduto dei reparti di gastronomia? Alla Answers, ci sperano. E nel frattempo continuano i turni per garantire l’assemblea permanente.
«Questa esperienza ci sta facendo riscoprire la solidarietà e l’impegno - dice Sabrina Puddu, rappresentante dei Cub all’interno di Answers - Sono già stati organizzati 4 pulman per partecipare alla manifestazione di domani l’altro a Roma, in cui i 10000 dipendenti del gruppo Omega sfileranno per le strade della capitale rivendicando i propri diritti».
Fabio Evangelisti, deputato toscano vicecapogruppo alla Camera per l’Italia dei Valori, fa sapere che «il sottosegretario allo sviluppo economico Paolo Romani è stato del tutto reticente alla nostra interpellanza (firmata da Antonio Di Pietro) che chiedeva spiegazioni sui molti misteri del gruppo Omega e sollecitava un intervento del governo affinché il gruppo - con oltre 10000 dipendenti - non venga liquidato per coprire interessi e affari non trasparenti».
Evangelisti proporrà alla Regione Toscana uno speciale "pacchetto Pistoia". «Con cui avviare un intervento forte delle amministrazioni pubbliche locali, tale da non permettere al governo il totale disimpegno».
Un’interrogazione al ministro del lavoro Roberto Maroni è stata invece inviata dall’onorevole di An Riccardo Migliori, che chiede a Maroni quali iniziative il governo intenda attuare per fronteggiare la crisi.
E intanto, ieri mattina, è tornato in visita al call center di Sant’Agostino il presidente del consiglio comunale Marco Vettori, che ha anche garantito la presenza del consiglio comunale a fianco dei lavoratori alla manifestazione di Roma. «Nessuno - ha detto poi Vettori riferendosi alle minacce ricevute da alcuni dipendenti in lotta - può permettersi di intervenire contro lavoratori disperati. Sono fiducioso che le istituzioni chiamate in causa, la magistratura prima di tutto, facciano il loro dovere».
Sulla vicenda Answers, infine, da segnalare l’intervento del gruppo consiliare dei Comunisti italiani. «E’ vergognoso - si dice tra l’altro - che il governo attuale parli di superamento della crisi quando assistiamo a delle vere tragedie come questa che stiamo vivendo a Pistoia».


14 novembre 2009 - Asca

CALABRIA: RDB, PROTESTANO I PRECARI DELLA REGIONE

(ASCA) - Catanzaro, 14 nov - ''I lavoratori precari ex Lsu e Lpu della regione Calabria, in agitazione per vedere riconosciuti i propri diritti, pesantemente calpestati, e disperati per il protrarsi di una situazione davvero insostenibile, hanno chiesto l'appoggio dei sindacati, appoggio che la sola RdB ha prontamente fornito''. lo si legge in una nota del Sindacato Rdb- Cub. ''Infatti, il nostro sindacato - continua Rdb - e', da sempre, particolarmente attento e sensibile a questa problematica: non a caso nell'assemblea che i lavoratori hanno tenuto l'altro giorno per strada, davanti la sede del Dipartimento dell'Assessorato regionale al Lavoro, la RdB e' stata presente con i suoi massimi vertici nazionali, Paola Palmieri, della Segreteria Nazionale di RdB, e regionali, che hanno ascoltato i vari interventi sui disagi patiti ed hanno prospettato le strategie da seguire, con la creazione di un coordinamento, che prepari una grande assemblea regionale''. ''I lavoratori, costantemente umiliati nelle professionalita' e discriminati nella qualifica di lavoratori a tempo pieno - continua la nota di Rdb - sono stati ''assunti'' solo a tempo parziale e con qualifiche largamente inferiori a quelle che dovrebbero avere sia per i titoli di studio posseduti, che per le professionalita' acquisite negli anni di precariato. La creazione del coordinamento dei lavoratori e' indispensabile, poiche' bisogna essere consapevoli che occorre organizzarsi al meglio, da una parte per difendersi dalla totale indifferenza mostrata sin qui dalla Giunta Regionale e dalle forze politiche, e dall'altra per difendersi dalle insidie di quelle organizzazioni che, a livello nazionale, si sono rese complici di questo governo, condividendone pienamente la scelta di fare la guerra, non al precariato, ma ai precari, mentre poi in periferia cercano di ricostruirsi una verginita' agli occhi dei lavoratori, fingendo di schierarsi a fianco di chi e' stato, anche da loro, costantemente mortificato''. Per questo motivo la RdB ''ha messo a disposizione dei lavoratori le strutture regionali e provinciali del sindacato, affinche' si elabori tutti insieme la piattaforma per portare avanti nel migliore dei modi le rivendicazioni, a partire dalla grande assemblea regionale, su cui si sta gia' lavorando e che coinvolgera' gli amministratori ed i politici regionali''.


14 novembre 2009 - Ansa

LAVORO: LUNEDÌ SCIOPERO DIPENDENTI ICPL CIVITAVECCHIA

(ANSA) - CIVITAVECCHIA (ROMA), 13 NOV - Sciopero dalle 9 alle 13 di lunedì prossimo dei dipendenti della Icpl (Interporto Civitavecchia piastra logistica), la società mista che gestisce l'interporto, contro il preannunciato avvio delle procedure di licenziamento nei confronti di 30 lavoratori. Oltre a scioperare, i lavoratori daranno vita ad un sit in davanti alla sede del Comune, detentore di alcune quote della società che il sindaco Gianni Moscherini intende vendere. Ad indire la protesta sono stati i sindacati Rdb Trasporti, Cobas e Rdb Cub, mentre le organizzazioni confederali ritengono che esistano ancora i margini per una trattativa.

AEROPORTI: FIUMICINO; MARTEDÌ ASSEMBLEA LAVORATORI TERRA

(ANSA) - FIUMICINO (ROMA), 14 NOV - Per la difesa del posto di lavoro e contro il precariato, il sindacato dei lavoratori intercategoriale (Sdl) e la Cub Trasporti hanno organizzato per martedì 17 novembre a Fiumicino un'assemblea dei lavoratori di terra. Per l'occasione, si legge in un volantino a firma dei due sindacati autonomi, che chiedono tra l'altro il rinnovo del contratto nazionale di lavoro aeroportuale «scaduto da due anni», verrà fatto un sit-in di cinque ore (dalle 11 alle 16) davanti al varco equipaggi.

LAVORO: CUB, 'FANTASMI' I LICENZIATI HOTEL HILTON MILANO

(ANSA) - MILANO, 14 NOV - La crisi non risparmia nemmeno i lavori meno retribuiti nella filiera alberghiera: 33 camerieri ai piani, lavapiatti, facchini e addetti alla manutenzione dell'Hotel Hilton, in via Galvani a Milano, hanno perso - denuncia il sindacato Cub in una nota - il posto di lavoro «per poi essere sostituiti da lavoratori precari e molto meno pagati assunti in forma di cooperativa». E ora «sono diventati dei fantasmi». «L'Hilton ha chiesto il licenziamento con la procedura della mobilità per 33 dipendenti - afferma Ferdinando Maestroni sindacalista della Confederazione unitaria di base - che è scattata dal 24 settembre: alcuni se ne sono andati, altri hanno accettato un bonus. Per dieci abbiamo presentato ricorso al giudice perchè si eliminano posti non perchè manchi il lavoro, ma per pagare meno dei lavoratori di cooperative che non hanno stabilità ed equivalenti contributi previdenziali e contributivi. La storia è da film 'Ghostbusters', non se ne parla, la stampa non se ne occupa. Nei giorni scorsi infatti abbiamo fatto una protesta proprio vestiti con i lenzuoli».


14 novembre 2009 - Adnkronos

FIRENZE: CUB TRASPORTI DENUNCIA INCIDENTE IN AEROPORTO
UN AEREO AVREBBE URTATO CON ALA SCALA IMBARCO PASSEGGERI

Firenze, 14 nov. - (Adnkronos) - «Alle 13.45 circa del 9 novembre un aereo in partenza» dall'aeroporto di Firenze 'Amerigo Vespuccì «andava ad urtare con un'ala la scala che era stata appena utilizzata per l'imbarco dei passeggeri del volo stesso». Lo denuncia, in una nota, il sindacato di base Cub Trasporti. «Tale incidente, molto grave, va ad aggiungersi ad altri che con sempre maggiore frequenza si verificano all'aeroporto di Firenze», denuncia ancora Cub Trasporti, ricordando che l'estate scorsa un gruppo elettrogeno si era incendiato mentre era posizionato sotto la carlinga di un aereo.


14 novembre 2009 - Il Messaggero

Contro gli annunciati 21 licenziamenti , Cobas e Rdb cub e trasporti hanno scelto la linea dura
Icpl, lunedì sciopero e sit in
I lavoratori incroceranno le braccia per quattro ore e protesteranno al Pincio
di GIULIA AMATO

Civitavecchia - Icpl: sciopero di quattro ore per lunedì e manifestazione sotto palazzo del Pincio.
A proclamare la protesta sono stati i sindacati di base Cobas, Rdb cub e trasporti, che ieri mattina hanno diffuso una nota stampa nella quale contestavano i 21 licenziamenti che i vertici della società hanno predisposto.
«La precaria situazione economica - si legge nella nota - in cui versa la società non è altro che il prodotto notevole di una serie di scelte sbagliate, sia da parte del comune sia da parte del porto. Ciani deve incrementare il traffico merci, perché un calo dell’80% non può essere totalmente imputato alla crisi mondiale. Moscherini, invece, non deve svendere le quote ma migliorare i servizi a corollario della piastra logistica e fare da garante nei confronti di questi cittadini e degli altri 50 che sono ancora in attesa di un’occupazione. In merito ai corsi di formazione e all’assunzione obbligatoria, ricordiamo che il tutto fu creato da Regione Lazio e Comune e da persone molto vicine politicamente all’attuale sindaco».
Di altro parere, invece, la Cgil che dopo la riunione della camera del lavoro, ha deciso di attivare le procedure per la contrattazione e ha già chiesto un incontro urgente all’Icpl.
«Noi abbiamo scelto di seguire un’altra via - ha spiegato Luciana Ceppolino segretaria Filt - aspettiamo l’esito dell’incontro con la dirigenza prima di prendere qualunque decisione». In merito all’incontro che la sigla vuole fortemente e che comunque ci si augura avvenga entro la prossima settimana, ha spiegato che «ci sono molte cose da capire soprattutto circa il numero delle unità che l’Icpl vuole licenziare».
«Molti lavoratori sono inquadrati con contratto a part-time e questo vuol dire che un’unità è data da due lavoratori part-time. Quando li incontreremo questa sarà la prima questione da affrontare. Al tavolo comunque porteremo all’attenzione del management tutta una serie di proposte scaturire dalla camera del lavoro per ovviare ai licenziamenti in tronco».
In merito, poi, alla decisione del Comune di uscire dalla società, il segretario generale Franco Boriello ha ricordato «l’uscita dai consorzi era uno dei punti cardine del programma elettorale di Moscherini, ora non ci possiamo certo stupire».


14 novembre 2009 - Il Treviso

Ospedale. Le RdB: «Cooperative amiche»
Rivolta al Ca' Foncello «Servizi dati ai privati»

Treviso - Amministrativi, sindacati di base in rivolta contro l'Usl 9 che ha deciso di affidare in appalto i servizi di segreteria nelle sedi territoriali, concentrando al Ca' Foncello i dipendenti attualmente in servizio nei distretti. «Gli appalti non costano certamente meno, anzi talvolta costano parecchio di più -. accusano le Rappresentanze di Base - rappresentano l’allargamento del precariato. Va aggiunto che vincono gli appalti sempre le stesse Cooperative "amiche", addirittura alcune legate alle organizzazioni sindacali». Non solo gli uffici, le coop starebbero entrando anche nei servizi, come la sterilizzazione e nella fornitura di operatori socio sanitari: «A piccoli passi, per non dare nell’occhio - accusa Federico Martelletto (RdB) - stanno attribuendo pezzi sempre maggiori ai privati».


14 novembre 2009 - La Tribuna di Treviso

Superturni in sala operatoria, apertura di Dario
Il direttore generale incontrerà i sindacati la settimana prossima

Il direttore generale Claudio Dario «apre» alle organizzazioni sindacali. E nei prossimi giorni chiamerà attorno a un tavolo le rappresentanze sindacali unitarie dell’Asl 9 che giusto l’altro ieri avevano proclamato lo stato di agitazione a causa dei turni massacranti cui gli operatori sanitari delle sale operatorie sono sottoposti. Secondo il sindacato il mancato rispetto delle norme contrattuali sulla pronta disponibilità da parte dell’Uls 9 ha portato a una situazione non sostenibile. «Questo può comportare la riduzione delle ore di riposo notturno degli operatori, con rischio per i pazienti», denunciano i rappresentanti delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil. Il direttore generale, così, ha deciso di incontrare le delegazioni sindacali per evitare lo stato di agitazione che potrebbe creare molti disagi all’utenza. «Ho dato mandato all’ufficio relazione sindacali di convocare il tavolo la settimana prossima e di ascoltare le richieste dei rappresentanti dei lavoratori» spiega il direttore generale.
Intanto, sempre nel mondo della sanità, si agitano anche le Rappresentanze sindacali di base, che denunciano l’uso improprio del sistema delle cooperative per lavoro di tipo amministrativo.
«La direzione dell’Als 8 ha deciso di concludere a favore di aziende private l’appalto che attribuisce le segreterie amministrative del territorio». La rappresentanza di base critica anche l’atteggiamento delle principali sigle sindacali a proposito, denunciando in particolare gli appalti al Consorzio Prisma che riunisce circa trecento cooperative vicine alla Cisl veneta.


14 novembre 2009 - La Nazione

«Telecamere, istigazione al reato E non possono controllarci i primari»
REAZIONI DEI SINDACATI AL CONTROLLO SUI CARTELLINI
di Manuela Plastina

Firenze - «LA CIRCOLARE inviata dalla Regione alle aziende sanitarie per l'installazione di telecamere che controllino l'ingresso e l'uscita dei dipendenti è un'istigazione al reato». Non usa mezzi termini il segretario regionale Fpl Uil Mario Renzi: la ricetta dettata dall'assessore alla salute Enrico Rossi contro i furbetti' della sanità che timbrano i cartellini al posto dei colleghi o marcano la loro presenza sul luogo di lavoro quando non ci sono, non va giù al sindacato. «La legge dice Renzi vieta di utilizzare la videosorveglianza per ragioni di controllo. Anche la Cassazione ha ribadito questo concetto. Quindi ci sembra assurdo che chieda telecamere per controllare le timbrature». Ma il Grande Fratello' sanitario in alcune strutture già esiste. «All'ospedale di Poggibonsi da anni abbiamo una telecamera per ogni macchina spiega il segretario regionale dei medici ospedalieri Anaao Carlo Palermo e nessuno ha mai protestato». Ai primari, dice Rossi, spetterà controllare la presenza effettiva dei loro dipendenti. «Di fatto già lo facciamo prosegue Palermo perché ai primari spetta la stesura dei piani di lavoro che verifichiamo mensilmente coi tabulati emessi dalle macchinette della timbratura. Bisogna però capire che il lavoro del personale sanitario deve essere flessibile perché non possiamo uscire all'ora che ci spetta abbandonando pazienti che ancora hanno bisogno della nostra assistenza». Ma il sistema delle telecamere secondo i Cobas non è realizzabile, almeno a Careggi. «Abbiamo almeno 50 macchine per la timbratura dei cartellini, impossibile attrezzarle tutte dice Roberto Barbuti -. Non possono poi essere i primari a controllare i dipendenti, ma i responsabili di comparto». «Noi rispondiamo all'azienda, non ai direttori di dipartimento spiega Franco Pietrangeli, responsabile Cisl di Careggi -. Se vogliono mettere le telecamere lo facciano: ben venga tutto ciò che è per la trasparenza. Ma si accorgeranno che i sospetti sui "furbetti" tra i dipendenti della sanità sono infondati». Secondo Aurelio Minichiello di Rdb, invece qualche furbetto' c'è, ma «lo statuto dei lavoratori non permette di controllare con la videosorveglianza. Va cercato qualche altro sistema». Anche per Roberto Vangelisti, responsabile Cgil per le trattative di Careggi e del Meyer, le telecamere possono pure esser messe, «ma non possono essere i primari a controllarci. E a loro chi li controlla quando abusano della pronta disponibilità e del lavoro aggiuntivo di infermieri e operatori?»


14 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

«Adesso serve unione, vertenza da riaprire»
Ugl e Sdl respingono le accuse dei confederali
di EMANUELA ASTOLFI

Ascoli - «SE I LAVORATORI vanno a casa la colpa è solo della Manuli che il tre agosto ha chiuso lo stabilimento». Ugl e Sdl respingono le accuse mosse dai sindacati confederali di aver fatto perdere il posto a 376 operai, bocciando l'ipotesi di accordo firmata a Roma. Poi chiedono a Cgil, Cisl e Uil di «cercare di riaprire insieme le trattative». I due sindacati sono convinti che la partita non sia ancora chiusa. E lanciano un appello ai confederali. «Non è tutto irreversibile. Un sindacato attento deve essere vicino alla volontà dei lavoratori dice Giuseppe Marucci, segretario provinciale dell'Ugl , facciamo in modo che il Governo intervenga per congelare questa trattativa. Manuli non vuole chiudere lo stabilimento di Ascoli, ma non può pensare di saccheggiare il territorio. E' una battaglia in cui, adesso più che mai, le istituzioni devono intervenire». IL SINDACATO dei lavoratori per voce di Andrea Quaglietti sottolinea che «durante l'ssemblea di mercoledì c'è stata una richiesta chiara dei lavoratori: quell'accordo firmato a Roma non offre garanzie sul futuro della fabbrica». «In questi mesi aggiunge Quaglietti, rsu dello stabilimento da dieci anni , Manuli non ha dato risposte serie ai lavoratori, per questo noi non abbiamo firmato l'accordo». Secondo Mirko Morganti, rsu Ugl, non ci sarebbe stata nessuna trattativa tra la Manuli e i sindacati confederali. «L'ipotesi di accordo firmata dice Morganti è la proposta fatta dalla Manuli. Le condizioni per cui Manuli voleva restare ad Ascoli sono un'offesa anche per gli imprenditori che lavorano ancora qui con le proprie forze e non chiedono nulla». Il riferimanto è alla linea elettrica che Manuli ha chiestoi di realizzare al Comune dalla sezione idraulica della Manuli alla sezione Oil. Manuli, per Ugl e Sdl, non può chiudere lo stabilimento di Ascoli perché al suo interno c'è una produzione di qualità. «Su questo sottolinea Marucci bisogna fare leva per trattare ancora, ma a questo punto deve intervenire direttamente il Governo, devono rinnovare il loro impegno gli enti locali e deve scendere in campo direttamente la famiglia Manuli». IL RESPONSABILE provinciale di CasaPound di Ascoli, Giorgio Ferretti, invece, interviene sulla polemica dopo l'infuocata assemblea di mercoledì alla Camera di Commercio. CasaPound respinge le affermazioni della Cisl secondo cui il referendum sull'accordo per la Manuli Rubbers Industries sarebbe stato bocciato anche per iniziativa di «infiltrati politici ed estremisti come i membri dell'associazione CasaPound. La soluzione proposta da Cigl, Cisl e Uil non ha incontrato il favore dei lavoratori a dimostrazione di quanto gli operai si sentano scarsamente tutelati». Per CasaPound l'accordo bocciato «non contemplava nessun piano di investimento e nessuna garanzia sul futuro dell'azienda e dei lavoratori dell'indotto».


13 novembre 2009 - Adnkronos

MILANO: MENSA POLITECNICO VERSO CHIUSURA,
MARTEDÌ SCIOPERO LAVORATORI
TROPPO COSTOSA PER L'ATENEO, 33 DIPENDENTI IN MOBILITÀ

Milano, 13 nov. - (Adnkronos Salute) - «Il Politecnico vuole chiudere la storica mensa di via Golgi». A lanciare l'allarme sono i sindacati Rdb e Sdl, che annunciano uno sciopero con manifestazione per martedì prossimo e hanno già raccolto 4 mila firme contro lo smantellamento del servizio che «condanna al licenziamento i 33 lavoratori della struttura, visto che la loro società (la Serist) ha già avviato le procedure di mobilità». La mensa oggi serve circa 1.500 pasti al giorno in convenzione a studenti, docenti e lavoratori di Politecnico, Statale e di altre strutture della zona. Ma «l'ateneo sostiene che questo servizio è un aggravio insopportabile di spese», attaccano i sindacati in una nota, dimenticando «di dire che i fondi sono quelli stanziati per il diritto allo studio dalla Regione per oltre 40 mila studenti su Città Studi, che la mensa garantisce un pasto completo e caldo con un adeguato servizio e funziona da calmiere dei prezzi in zona». E, aggiungono i delegati di Rdb e Sdl, «risulta discutibile anche la scelta di garantire ai soli studenti con borsa di studio i servizi mensa presso i bar della zona a 4,50 euro, mentre fino a oggi erano gratuiti». Il cda del Politecnico ha deliberato a fine settembre la chiusura definitiva della mensa per il 31 dicembre. I sindacati, su mandato dell'assemblea che si è tenuta nei giorni scorsi, hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione e hanno lanciato «un accorato appello» a comunità universitaria, lavoratori, abitanti di Città Studi, Comune e Regione. «Non si può tollerare questo ennesimo attacco al diritto allo studio - si legge nella nota - questo uso proprietario dei fondi pubblici per cancellare servizi e diritti». Per martedì i lavoratori della mensa hanno scelto una forma di sciopero che rispetti le esigenze degli studenti: per non lasciarli senza pranzo, distribuiranno ugualmente pasti forniti dall'azienda gratis. Alle 14.30 scatterà la manifestazione di protesta con corteo che partirà dalla mensa di via Golgi per concludersi in piazza Leonardo da Vinci, sotto la sede del rettorato del Politecnico. Gli studenti hanno assicurato la loro partecipazione in solidarietà con i lavoratori in mobilità.


13 novembre 2009 - Il Venerdì di Repubblica

Dipendenti pubblici e influenza A: due ministri, due regole. Opposte
La denuncia dei sindacati di base: mentre il responsabile del Welfare, Maurizio Sacconi, invita chi ha i sintomi del virus a restarsene a casa, la legge Brunetta non risparmia dai tagli alla retribuzione neanche chi si assenta per questa malattia
di RICCARDO BIANCHI

ROMA - L'influenza A sta mettendo a dura prova non solo gli ospedali, ma anche la pazienza dei dipendenti pubblici, schiacciati dalle diverse richieste che arrivano dai vari ministeri. Da una parte, il ministro del Welfare Sacconi e il suo vice alla Salute Fazio, che, per evitare il diffondersi del contagio, hanno invitato tutti coloro che stanno a contatto con il pubblico a restare a casa se manifestano i sintomi del virus. Dall'altra, il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, che, con la nota legge 133 del 2008, ha imposto per i giorni di assenza per malattia il taglio di indennità e premi di produzione, che lo stesso ministro quantificò intorno al 25-30 per cento della retribuzione quotidiana.
In mezzo ci sono, appunto, i lavoratori: «Ci adegueremmo volentieri all'invito del Suo collega (il ministro del Welfare Sacconi, ndr)» scrivono le Rappresentanze di base in una lettera inviata a Brunetta, «ma siamo impossibilitati. La Sua iniziativa di introdurre una penalizzazione economica in caso di assenza per malattia, ci induce a recarci al lavoro quale che sia il nostro stato di salute». Alle domande delle Rappresentanze di base, che non sono in ottimi rapporti con il ministro, si sono aggiunte a sorpresa quelle dell'Associazione dei medici dirigenti, che ha chiesto di sospendere in via eccezionale la legge Brunetta, per permettere a chi ha bisogno di «assentarsi dal posto di lavoro» di farlo «senza il timore delle conseguenze di questo provvedimento». Una richiesta cui Brunetta ha detto di non voler rispondere. Il ministro si è appena pentito di aver riportato da undici a quattro le ore in cui un dipendente malato deve essere reperibile dal medico fiscale, e questo, secondo i dati del dicastero, avrebbe fatto ripartire le assenze. Perciò di fare altre concessioni non ne vuol sapere. Dal ministero smentiscono poi gli allarmi e dicono che il numero dei contagiati è in linea, se non inferiore, con quello della comune influenza dell'anno scorso. Nessuna pandemia, quindi, e nessun motivo per bloccare la legge.


13 novembre 2009 - Tempo Stretto

La denuncia della RdB/PubblicoImpiego
Laudini:«Al pronto soccorso pediatrico del Policlinico
una situazione da terzo mondo»

Messina - Una denuncia dai toni forti quella a firma di Roberto Laudini, della Rappresentanze sindacale di Base per il pubblico impiego, rispetto alla situazione del pronto soccorso pediatrico del Policlinico di Messina che Laudini definisce da "terzo mondo". Una riflessione nata sulla scorta di un'esperienza personale, dopo essersi recato nei locali dell'azienda universitaria con il proprio figlio che, malgrado le cure prescritte dal pediatra di fiducia, continuava ad avere febbre alta e mal di testa. Questa la cronaca dei fatti raccontata da Laudini: «Sono stato costretto dalle circostanze, vedi virus influenzale (A N1/H1 o febbre suina) a recarmi al Policlinico dietro consiglio della Pediatra, per richiedere assistenza. Giunto lì alle 20.00 circa dell’8 novembre 2009 (giorno festivo, Domenica),con moglie e figlio d’anni 10 che, da tre giorni, nonostante fosse seguito a casa dalla pediatra, continuava ad accusare mal di testa, febbre alta (39°), tosse, dolori muscolari, mi ritrovai in una situazione da " Terzo Mondo", una fila d’attesa lunghissima; genitori, con bambini d’ogni età, nell’attesa di poter essere visitati dall’unico Medico Pediatrico presente coadiuvato da un infermiere e da due operatori socio sanitari; un androne adibito a sala d’attesa dove i bambini, sofferenti e con diverse patologie, sono costretti a stare a contatto. Mi domando se un ospedale e principalmente un pronto soccorso pediatrico non dovrebbe essere un luogo accogliente, con persone professionalmente preparate, competenti, disponibili,cordiali, per cercare di rendere meno traumatico il momentaneo, si presume soggiorno. Questo forse in altre Città del Nord, non a Messina dove appena presentatomi mi sono sentito dire: "c’è d’attendere, non lo faccia scendere, lo lasci in macchina (quasi tre ore), meglio non correre rischi", per non parlare poi se devi essere sottoposto ad altri accertamenti diagnostici, come RX o TAC ECC, nel qual caso vieni accompagnato a piedi da un operatore sociosanitario attraverso i sotterranei anche se hai 40° di febbre perché non c’è un mezzo (Ambulanza) disponibile, e se chiedi di poter usare il tuo mezzo ti senti rispondere: " non è possibile, il regolamento non lo prevede", e questo accade sempre, non solo in questo periodo di emergenza .Alla fine, se sei fortunato e ti va bene, dopo un paio d’ore, forse riesci a sapere da quale patologia è affetto tuo figlio, se non deve essere ospedalizzato altrimenti inizia un altro calvario. Ecco, per essere breve questo è quello che accade ogni qual volta ci si reca al pronto soccorso pediatrico». Una disavventura che, a detta di Laudini, in questi giorni di grande caos legati soprattutto al panico da influenza A può capitare a tanti cittadini che si recano al Policlinico e continua il sindacalista «passando per i reparti è facile sentire il malcontento del personale infermieristico e di supporto. Il Direttore Generale in una conferenza sosteneva che avrebbe garantito il minimo assistenziale in tutte le Unità Operative, ma la realtà è ben diversa» . Luci sempre accese dunque sul Policlinico univeristario: qualche giorno fa, infatti, i rappresentanti sindacali attraverso una nota hanno espresso profondo disappunto rispetto al ritardo nella nomina del direttore sanitario dell'azienda.


13 novembre 2009 - TRC giornale

Interporto, Rdb e Ciani "sbugiardano" il sindaco

Civitavecchia - Non potevano mancare le repliche di sindacati e Autorità Portuale alle dichiarazioni di ieri del sindaco Moscherini, il quale aveva accusato le organizzazioni dei lavoratori di dire "stupidaggini" e il presidente Fabio Ciani di essere il responsabile della crisi dell’Interporto a causa di quella che Moscherini ha definito la sua gestione improduttiva dello scalo. Ciani afferma che la flessione nel traffico containers degli ultimi anni, con un -19% nel 2008, quest’anno fatto registrare un’inversione di tendenza, sia per l’ingresso di Europe Terminal nel quadro azionario di Rtc e il trasferimento alla banchina 25. Sulla base degli esiti del primo e secondo trimestre, infatti, Ciani parla di un calcolo tendenziale e prudenziale che lascia ipotizzare per il 2009 un + 1,5%. "Voler legare presunte colpe dell’Autorità Portuale alla situazione di Icpl è strumentale, anche perché l’Interporto va avanti grazie al traffico delle provviste delle crociere". Da parte loro i sindacati dicono che tutte le istituzioni, sia Comune che Authority, hanno fallito, e affermano da un lato che molo Vespucci deve incrementare i traffici e dall’altro che il sindaco non deve vendere le quote, specie in un momento in cui non conviene. "Il Comune non può lasciare i cittadini senza appoggio da parte delle istituzioni – hanno detto ancora le Rdb – e per questo è assolutamente negativo che il sindaco non abbia nemmeno nominato le persone che stanno per essere licenziate, facendo credere che la strada giusta è solo quella di recuperare i soldi".


13 novembre 2009 - La Repubblica

Si rifiutano di guidare il nuovo filobus perché è pericoloso
Gli autisti: "Niente Civis senza maggiore sicurezza"

Bologna - Il Civis non deve muoversi dal deposito, l´opera su cui punta la giunta (nella foto l´assessore Simonetta Saliera) viene contestata dai lavoratori. I sindacati faranno di tutto per non fare girare il tram su gomma, almeno finché non verranno risolti i problemi di sicurezza. E in caso di incidenti promettono: «Ci costituiremo parte civile». Gli autisti si rifiutano di guidare il filobus, giudicato «troppo pericoloso» dai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, oltre che di Ugl, Cisal, Sdl e Rdb. Il problema, spiegano i sindacati, è che «girare col Civis nelle vie medievali del centro storico è rischioso, senza una sede stradale protetta. Per questo invieremo il nostro dossier al Ministero dei Trasporti, alla Motorizzazione e al Prefetto - annuncia Maurizio Lunghi, segretario provinciale della Filt-cgil - e se non vengono trovate soluzioni al problema, non escludiamo anche azioni legali». Tutta colpa di Atc, Comune e Provincia, accusati di sottovalutare la questione. «E´ sconvolgente e stucchevole l´atteggiamento degli assessori e del Presidente Sutti - attacca Daniele Galletti della Fisa-Cisal - sghignazzavano mentre noi parlavamo di questi problemi». Non si fa attendere la risposta del vicepresidente della Provincia Giacomo Venturi: «Spiace l´ironia che i sindacati hanno manifestato. Quelli sollevati sono problemi di natura tecnica, di cui si stanno occupando due commissioni tecniche, una sulla sicurezza e una sui mezzi». E il Pdl coglie l´occasione per chiedere la revisione del progetto.


13 novembre 2009 - Il Giornale di Vicenza

No base L’uomo è entrato nel cantiere mercoledì. E’ accusato di spionaggio.
Denunciata una vicentina
Entra al Dal Molin Arrestato pacifista
Vaccaro rischia 5 anni di carcere
di Giulio Todescan

VICENZA - E’ stato arrestato la sera di mercoledì al Dal Molin, portato per alcune ore alla caserma Ederle dai carabinieri della Setaf, e di lì rinchiuso al carcere di San Pio X. Salvatore «Turi» Vaccaro, pacifista siciliano di 56 anni, è accusato di ingresso abusivo in zona militare con possesso di «strumenti atti allo spionaggio». Questa mattina alle 9 inizia il processo per direttissima a suo carico: secondo l’articolo 260 del codice penale rischia da uno a cinque anni di reclusione. Ma la solidarietà di molti vicentini si è fatta sentire: ieri alle 18.30 cento persone si sono ritrovate sotto le finestre del carcere, portando bandiere No Dal Molin e rametti di ulivo, per chiedere la sua immediata scarcerazione.
Mercoledì alle 18 Vaccaro era entrato, passando sotto una recinzione, nel cantiere della nuova base americana, portando delle palline di argilla che avvolgevano dei semi: la sua personale «semina di San Martino», una «protesta nonviolenta contro l’inizio dei lavori di questa nuova base di guerra». Era accompagnato da Agnese Priante, vicentina. I due, dopo aver sparso i semi, si sono consegnati spontaneamente alle guardie del cantiere; la donna, a cui sono imputate le stesse accuse, è stata però rilasciata nella tarda serata di mercoledì dalla caserma Ederle.
«L’esempio di San Martino, vescovo che abbandonò la divisa dell’esercito romano, ci sprona. Con metà del suo mantello donato al povero ci ricorda che ogni euro speso in armamenti è tolto ai poveri e a tutti i bisognosi », scrive Turi Vaccaro spiegando la scelta del giorno per la sua azione antimilitarista. Turi è un personaggio noto a Vicenza: negli ultimi anni vi ha fatto visita spesso, dormendo in una tenda, scalzo anche in inverno. I vicentini hanno imparato ad apprezzare la saggezza di quest’uomo barbuto e silenzioso, già studente di filosofia a Torino e animatore delle lotte pacifiste di tre decenni. Negli anni ottanta ha partecipat alle manifestazioni contro l’installazione dei missili Cruise nella base Nato di Comiso, nel 2005 si è intrufolato in una base militare a Rotterdam e con un martello ha danneggiato due caccia F-16 dell’esercito americano, azione che gli costò sei mesi di carcere e 750 mila euro di multa.
Vaccaro è arrivato a Vicenza lo scorso 8 novembre dopo tre mesi di cammino solitario, partito da Napoli. Durante la marcia aveva raccolto semi di alberi da frutto, che mercoledì ha voluto piantare al Dal Molin con il metodo della permacultura, l’agricoltura non-violenta teorizzata dal giapponese Fukuoka. L’azione potrebbe costargli caro, perché la macchinetta fotografica che si portava dietro per documentarla potrebbe essere considerata in tribunale addirittura uno strumento di «spionaggio».
«Turi dimostra che ognuno può trovare le sue forme per opporsi concretamente alla guerra e alla militarizzazione », dicono gli attivisti del presidio, dove Vaccaro era stato ospite la sera di mercoledì all’assemblea settimanale. E la solidarietà unisce tutto il movimento: «Ha attraversato l’Italia, è arrivato a Vicenza. Ha attraversato la recinzione ed è entrato nel cantiere 'militare' dove si sta costruendo la base militare. Fatti concreti e poche parole – dice Germano Raniero del sindacato Rdb Cub - . Turi sapeva che rischiava ma lo ha fatto lo stesso. Tutti siamo in debito con Turi e Agnese». La Casa per la Pace solidarizza con Turi «sottolineando il carattere del tutto nonviolento della sua azione». Il Tavolo per la consultazione ne chiede l’immediato rilascio: «Sconcerta che per un’azione compiuta in territorio italiano dei dimostranti vengano trattenuti in una base militare Usa. Riteniamo che tale misura sia sproporzionata rispetto al gesto compiuto».

Nuova Asm, si occuperà di multe e recupero crediti
Ieri, in consiglio comunale, via libera alla As2
di Nicola Chiarini

ROVIGO – Si chiamerà As2 e sarà il nuovo ramo d’azienda della spa municipale Asm. A dare semaforo verde alla costituzione della nuova società è stato ieri pomeriggio il consiglio comunale, con l’ok della maggioranza e l’uscita dall’aula dell’opposizione (esclusi l’Udc Rinaldo Salvan e il leghista Alessandro Zanforlini D’Isanto astenutisi), critica più nel metodo che nel merito.
Il centrodestra, infatti, rimprovera alla coalizione di governo di averla coinvolta troppo poco in una questione di prospettiva che, proprio in quanto, richiederebbe un approdo il più possibile condiviso. In ogni modo, la necessità di chiudere la questione era avvertita in maniera pressante, per evitare che i cosiddetti «servizi strumentali», per attuazione del decreto Bersani sulle liberalizzazioni, al principio del 2010 finissero sul mercato con il «rischio» di essere ceduti in mani private.
La futura As2, dunque, si occuperà del centro elaborazione dati (Ced), dell’ufficio progettazione, della gestione di multe e contravvenzioni con il relativo servizio di recupero crediti. Alla società madre, quindi, resteranno il servizio pubbliche affissioni, la gestione del gas, i servizi cimiteriali, il verde cittadino, i parcheggi in attesa che il servizio rifiuti venga ceduto a brevissimo all’azienda provinciale Ecogest.
Ed è proprio la dimensione di servizio al territorio polesano quella che pare interessare in primis la maggioranza. «Non ci interessa solo mantenere una serie di servizi importanti sotto il controllo pubblico – sottolinea Dante Buson, Pd – ma divenire una realtà di riferimento nel territorio, affermarsi sul mercato come un partner affidabile e competitivo innanzitutto sul terreno locale. In questo modo, ne trarranno beneficio anche le casse comunali che potranno fare conto di entrate utili all’amministrazione ».
La gestione della società sarà affidata a un consiglio di amministrazione, composto da tre componenti non retribuiti e, con ogni probabilità, presi in prestito dagli attuali vertici di Asm. Una scelta su cui l’opposizione ha espresso perplessità. «Sarebbe stato più opportuno individuare un amministratore unico – sostiene il capogruppo Pdl, Andrea Bimbatti – e, dunque, affidare in questa fase costitutiva la responsabilità a Giovanni Salvaggio, presidente della società madre. Comunque la sensazione è che il fatto che, ancora una volta, si arrivi a dibatterne in extremis non sia dovuto alla scadenza ravvicinata posta dal Decreto, ma dalla litigiosità interna di un Pd ancora in fase congressuale. Poi la relazione che ci chiede di sostenere questo progetto non è esaustiva, nel senso che ci viene posto come un passaggio non è suffragato da conti e cifre come avremmo auspicato. In ogni modo, non intendiamo esprimere un parere contrario su una operazione, rispetto alla quale avremmo offerto volentieri il nostro contributo».
A Palazzo Nodari, ieri, un altro fatto da segnalare. I rappresentanti per la sicurezza dei dipendenti comunali hanno deciso di segnalare allo Spisal il sindaco Fausto Merchiori, l’assessore competente Graziano Azzalin e i dirigenti perché manca il piano della gestione dei rischi sul lavoro. «Abbiamo richiesto che provvedessero a questo atto dovuto quasi un anno fa – osserva Fabio Raule, Rdb Cub – speriamo questo atto serva a smuovere i nostri datori di lavoro».


13 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

SICUREZZA SUL LAVORO
Raule denuncia il Comune allo Spisal «Sulla normativa è inadempiente»
E il dipendente annuncia: «Poi andremo alla Corte dei Conti»
di Maristella Carbonin

Rovigo - «IL COMUNE, che tra l'altro dovrebbe dare il primo esempio, risulta inadempiente rispetto alla normativa vigente sulla sicurezza sui luoghi di lavoro». Dopo la diffida, partita nel mese di dicembre dello scorso anno, ora arriva la denuncia, da parte dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, Fabio Raule e Laura Cuozzo, alla Spisal. Ieri mattina i due si sono recati alla sede della Spisal, in Cittadella sanitaria, e hanno presentato denuncia formale nei confronti dell'amministrazione comunale. «Ormai quasi un anno fa spiega Raule avevo diffidato il Comune, il sindaco e i dirigenti, affinché si mettessero in regola con la normativa. Da allora soltanto nel mese di maggio ci è stato possibile effettuare lo specifico corso sulla sicurezza. Ma su molte cose il Comune è inadempiente. La redazione del documento sulla valutazione dei rischi, col quale si decidono le politiche per eliminare gli eventuali infortuni, non è stata fatta. Questo è grave osserva Raule perché credo che l'ente pubblico, tanto più su tematiche come queste, dovrebbe dare l'esempio, mentre se ne disinteressa totalmente». Il rappresentante dei lavoratori spiega che durante il corso dell'anno è stata fatta solamente un riunione sulla sicurezza: poco più di un mese fa, il 16 ottobre: «E su 9 dirigenti spiega Raule ben cinque erano assenti e avevano delegato altre persone al posto loro. Così come vengono date alte retribuzioni ai dirigenti, che sono i datori di lavoro, ritengo sia giusto che proprio la classe dirigenziale si prenda le responsabilità che deve». Smesse le vesti di rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, Raule torna a indossare quelle di battagliero portavoce delle Rdb del Comune: «Ricordo che nemmeno a novembre i dipendenti hanno avuto la produttività». E annuncia: «Ci stiamo preparando a fare una denuncia alla Corte dei Conti rispetto all'utilizzo dei soldi pubblici per pagare i dipendenti comunali. Vogliamo evidenziare la mala gestione fatta dall'amministrazione Merchiori, visto che secondo noi c'è uno spreco di risorse».

«Non guideremo questo Civis» Pronto un dossier per Matteoli
I sindacati: «Guida centrale pericolosa. E disagi per i disabili».
DUBBI Un istruttore Atc alla guida del Civis
di LUCA ORSI

Bologna - SONO PRONTI al gran rifiuto: «Non guideremo il Civis». Almeno non quello che Atc ha acquistato da Irisbus, con la «pericolosissima» guida centrale. I sette sindacati degli autisti Atc (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, Sdl e Rdb) minacciano di «non fare uscire i nuovi mezzi dal deposito» se non saranno risolti i problemi di sicurezza segnalati. Nato «per girare in sede protetta», come un tram o un metrò, il Civis dovrà invece affrontare il traffico cittadino e le vie medievali. Ma «il grande cruscotto impedisce una visibilità adeguata nel traffico, causando un angolo cieco di 3-4 metri davanti e di fianco», denuncia Maurizio Lunghi, della Filt-Cgil. Con evidenti «problemi di sicurezza guidando fra bici, motorini, pedoni e auto». E «vergognose» vengono definite da Claudia Stefanelli (Fit-Cisl) le condizioni di salita e discesa di disabili in carrozzina nelle strade come strada Maggiore e via San Vitale in cui non ci saranno banchine alle fermate. L'autista «dovrà scendere, montare uno scivolo, smontarlo, riporlo, risalire e ripartire». Con il disabile «sempre costretto a chiedere aiuto per salire». IN ALTRE CITTÀ europee la guida centrale è stata rifiutata. E negli anni 70, ricorda Franco Fioresi, al volante da 36 anni e istruttore, «i bus con la guida al centro furono eliminati perché pericolosi». Eppure, Atc, Comune e Provincia, accusa Daniele Galletti (Faisa-Cisal), «sembrano pronte a ignorare il problema pur di fare girare il Civis a ogni costo». Trattano la cosa «con incredibile leggerezza e non danno risposte», dicono Gianni Cremonini (Rdb) e Giuseppe D'Ambrosio (Sdl). Gli autisti sono dunque sul piede di guerra. L'unico modo per utilizzare questo Civis è realizzare corsie dedicate, affermano all'unisono i sindacati. Pronti «a spedire un dossier completo al ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, al Prefetto e a tutti gli organismi competenti», avverte Lunghi. LA PROVINCIA respinge le accuse. «Abbiamo sempre affrontato il tema con grande senso di responsabillità», assicura il vicepresidente, Giacomo Venturi. I sindacati sollevano «problemi di natura tecnica di cui si occupano due commissioni tecniche». Intanto, il deputato del Pdl Fabio Garagnani chiede al governo di bloccare i finanziamenti statali per il Civis. E al sindaco, Flavio Delbono, di «rivedere totalmente il progetto». Mentre i comitati No Civis' guardano con sospetto alla «protesta ad orologeria» degli autisti. «Non hanno detto nulla quando si era in tempo per cambiare: oggi il loro scopo è ottenere nuove preferenziali e lavorare con più tranquillità».

«Se partono i licenziamenti, noi faremo ricorso»

Ascoli - «LA RESPONSABILITÀ di quanto è accaduto ricade sull'azienda e su quelle organizzazioni che la sostengono» afferma Andrea Quaglietti (Sdl e del Coordinamento dei lavoratori), che ha tenuto un'assemblea degli operai davanti alla sede della fabbrica. «Nel caso partissero i licenziamenti ha aggiunto , noi faremo ricorso e denunceremo l'azienda». Il Coordinamento ha lanciato un appello ai partiti e alle forze politiche del territorio affinché difendano i posti di lavori in pericolo.


13 novembre 2009 - Il Piccolo

ACCORDO TRA SINDACATI E TMT PER IL MOLO SETTIMO
Scongiurata la cassintegrazione
di Riccardo Coretti

Trieste - Il Molo VII reagisce alla crisi ed evita – almeno per il momento – il ricorso alla cassa integrazione. Prosegue nel frattempo la linea con il Far East messa in piedi dalla joint venture tra Maersk e Cma-Cgm: una nave transoceanica ha toccato ieri lo scalo triestino.
È stato siglato la scorsa settimana, tra le organizzazioni sindacali e Trieste marine terminal, la società controllata dalla To Delta di Pierluigi Maneschi, un accordo che prevede l’utilizzo delle ferie ancora rimanenti e di un meccanismo per lasciare a casa i lavoratori quando non ci sono navi da scaricare. In pratica, chi accetta di farlo, resta a casa percependo lo stipendio base per poi recuperare le ore o le giornate entro il 2010.
La soluzione studiata dai rappresentanti locali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl di categoria, sembra aver soddisfatto le parti in presenza di "situazioni estremamente critiche in termini di traffici internazionali", come si legge nel documento appena siglato. Soddisfatti i sindacati, soddisfatta Tmt, che per bocca dell’amministratore Fabrizio Zerbini ribadisce di non voler ricorrere alla Cassa integrazione e ricorda che nei mesi scorsi sono stati confermati numerosi contratti a tempo determinato: oggi i dipendenti sono 158 (erano 33 all’arrivo di Tmt).
Unica voce fuori dal coro le Rappresentanze di base, secondo le quali l’accordo "non esclude il futuro ricorso alla cassa integrazione", "non esclude il futuro allontanamento dei 20 dipendenti con contratto a termine" e "non rispecchia quanto prevedono le normative contrattuali e legislative, che parlano di accordi per regolare la fruizione delle giornate festive".
Confermata, intanto, la linea per il Far East curata da Maersk e Cma-Cgm, con una nave transoceanica di quest’ultimo operatore arrivata al Molo VII per le operazioni di sbarco e imbarco. Si tratta di imbarcazioni da 6800 teu, frutto dell’accordo siglato appena qualche mese fa dalla marsigliese Cma-Cgm (terza al mondo nel ranking del trasporto container) e dalla danese Maersk, leader mondiale assoluto.
Dopo l’abbandono di Evergreen e la crisi mondiale, l’impressione è che al Molo VII si stia facendo di tutto per contenere perdite e ricadute occupazionali nel settore in cui, di prassi, viene identificato lo stato di salute di un porto: il traffico di container. Sono attese a giorni, infatti, le cifre aggiornate al mese di ottobre, le quali, ancora ufficiosamente, sembrano confermare un trend destinato a riportare i numeri – a fine anno – sui livelli del 2007.


13 novembre 2009 - Tribuna Novarese

«LA STRUTTURA è sottoutilizzata»
Quale futuro per Villa Segù?
Botta e risposta fra i sindacati di base e l'assessore Contaldo

NOVARA - L'eventuale privatizzazione del servizio di cura dei portatori di handicap, ospiti di Villa Segù e le sorti dei dipendenti comunali che vi operano all'interno è un tema che preoccupa le rappresentanze sindacali di base. Ma l'assessore alle politiche sociali Massimo Contaldo getta acqua sul fuoco e parla di "allarme ingiustificato e strumentale". "Pare vi sia l'intenzione dell'Amministrazione, non solo di esternalizzare il centro diurno di Villa Segù, che, attualmente ospita una ventina di portatori d'handicap, ma altresì di cedere il personale, attualmente impegnato, alle dirette dipendenze del soggetto a cui verrà assegnata la gestione esternalizzata del centro medesimo - si legge in una delle Rdb-Cub - Si paventerebbe un non meglio precisato processo di privatizzazione di servizi pubblici con delega a privati di funzioni che, a nostro parere, assolutamente, devono essere proprie di un Ente Pubblico per la salvaguardia delle stesse prestazioni e per la difesa di quello che ririmane un baluardo dello stato sociale". Invece, secondo i sindacati di base, "sembra che materie così delicate possano essere ere riconduci bili a mere operazioni di maquillage organizzativo in una bieca logica di mercato, dove il presunto fine ultimo dovrebbe essere un ipotetico risparmio". Alla luce di questi timori i sindacati di base chiedono di ricevere "una Direttiva emanata dalla Giunta Comunale, dalla quale si evincerebbero le reali intenzioni dell'amministrazione". 'Villa Segù al momento è una struttura sovradimensionata, rispetto al suo reale utilizzo - spiega l'assessore Contaldo - Il mio predecessore (Ferullo) ne ha promosso la sistemazione e ora abbiamo due piani che restano vuoti. La privatizzazione del servizio è al momento solo una mera ipotesi di lavoro, che fa parte di un ragionamento per un utilizzo più ottimale di Villa Segù. E aggiunge: "All'interno operano dipendenti comunali, che sono lì da più di 20 anni. Anche umanamente non me la sentirei mai di mettere queste persone in difficoltà sul piano lavorativo, soprattutto in un momento come quello che stiamo attraversando".(e.f.)


13 novembre 2009 - Irpinia news

Caschi rossi in agitazione per carenza di organico

Avellino - Caschi rossi in emergenza. Nonostante richieste degli ultimi mesi, sembra che il primo dirigente del comando provinciale di avellino attui un dispositivo di organizzazione del soccorso senza cognizione di logica. "Solo 5 vigili del fuoco a servizio della popolazione di Avellino e di tutti i comuni coperti dalla centrale operativa. Se non si corre ai ripari in tempi stretti, gravi saranno le ripercussioni sul soccorso tanto da mettere in pericolo la sicurezza dei cittadini e degli stessi vigili del fuoco". Questo è quanto dichiarano i sindacati di Cgil, Cisl, Uil, Confsal e Rdb del comando provinciale avellinese.
"Nostro malgrado – si legge nella nota - siamo costretti a proclamare lo stato di agitazione di tutto il personale e siamo pronti ad intraprendere tutte le iniziative di lotta qualora non venisse ritirato il dispositivo. Chiediamo un intervento urgente del Prefetto di avellino e del sindaco inteso a chiarire le problematiche riguardanti il territorio delle quali il nostro comandante ancora non conosce, visto il recente insediamento. Questo comunicato si rende necessario perché i cittadini devono sapere che per qualsiasi richiesta di intervento si possono verificare attese inimmaginabili certamente non volute da coloro che tutti i giorni, con spirito di abnegazione, lavorano per garantire la sicurezza a tutti i cittadini".


13 novembre 2009 - Il Gazzettino

Esposto allo Spisal contro la giunta
«Non rispetta le norme di sicurezza»

Rovigo - Questione sicurezza negli enti pubblici. Parte la denuncia delle Rdb del Comune contro l'amministrazione di Palazzo Nodari. Ieri, infatti, Fabio Raule e Laura Cuomo hanno presentato denuncia alla Spisal (Servizio di prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro) per l'inadempienza dell'ente rispetto alle disposizioni previste dal Testo unico per la sicurezza.
«Già nel dicembre scorso - spiega Raule - avevo diffidato l'amministrazione nelle persone del sindaco, dell'assessore al Personale e di tutti i dirigenti, affinché si mettessero in regola con la normativa, per far partecipare il personale addetto a un corso obbligatorio (frequentato poi in maggio) e per sollecitare la redazione del documento di valutazione dei rischi. A oggi non è stato fatto ancora nulla, per questo è partita la denuncia».
Raule sottolinea come «il Comune dovrebbe dare il buon esempio ed essere tra i primi, invece questo non succede». Il sindacalista anticipa che «a breve partirà anche un denuncia alla Corte dei conti per la mala gestione delle risorse».


13 novembre 2009 - Basilicatanet

FIAT SATA, FLMUNITI-CUB: OGGI SCIOPERO DI 4 ORE

La FlmUniti-Cub di Potenza e provincia sciopera oggi alla Fiat-Sata e nelle aziende dell'Indotto di San Nicola di Melfi, 4 ore alla fine di ogni turno per chiedere "il ritorno al lavoro di tutti i 174 lavoratori della Lasme; aumenti consistenti dei salari; contro gli accordi che danno le briciole agli operai".
E’ quanto comunica la Segreteria della FlmUniti-Cub.


13 novembre 2009 - Liberazione

Nessuno tocchi il postino

Le "buone" notizie che appaiono di frequente sulla stampa nazionale riguardo lo stato di benessere della più grande azienda di servizi italiana, Poste Italiane Spa, nascondono all'opinione pubblica lo stato di sofferenza dei lavoratori, che ivi prestano la propria opera, stretti nella contraddizione tra gli interessi di mercato, a cui si sta avviando l'impresa, e i propri bisogni di vita.
L'azienda governata dall'ing. Sarmi, analizzando i bilanci (sempre in attivo) degli ultimi anni, non è un'azienda in crisi, eppure, di fronte a utili astronomici, in previsione della liberalizzazione del settore, che avverrà il primo gennaio 2011, vengono dichiarati 10.665 esuberi.
Il suo risanamento e rilancio è stato possibile grazie al sacrificio dei lavoratori (oggi Poste ne conta poco meno di 154mila, dieci anni fa erano più di 250mila) che prestano la propria opera in cambio di un salario tra i più bassi a livello nazionale ed europeo, i quali lavorano con ritmi e carichi sempre più veloci e pesanti, mettendo a rischio la propria incolumità (13 postini e un autista morti nel 2008). Davanti a questo dato politico, che ha una valenza abnorme, il silenzio di quasi tutti i sindacati di categoria è assordante. Ma, se sei sigle sindacali su sette tacciono, lo stesso non vale per i lavoratori. E' il caso di Maurizio Stabile, licenziato da Poste perché ha avuto il coraggio di denunciare quanto accaduto. Maurizio ha prestato il suo servizio (a lui piace dire che è al servizio della collettività) diligentemente e con abnegazione per 25 anni, è il classico postino, che tutti conoscono, e fino al 19 ottobre ha distribuito la corrispondenza con ogni tipo di condizione climatica, sia quando il sole picchiava forte e non c'era un filo d'ombra, sia quando il freddo, la pioggia e la neve, penetravano oltre la divisa fin nelle ossa. Lui crede che il diritto alla corrispondenza è uno dei diritti fondamentali e quindi il suo lavoro e le sue battaglie sono incentrate sulla difesa del servizio pubblico universale, ma se quello alla corrispondenza è un diritto fondamentale, maggiormente lo è quello alla vita, quindi la sua battaglia più grande diventa la sicurezza sul posto di lavoro. Non tollera che si possa morire mentre si lavora e 14 suoi colleghi morti per lui sono morti che gridano giustizia. Le morti in Poste sono archiviate come incidenti stradali e quei lavoratori morti non hanno la stessa dignità degli altri. Sono morti di serie B, non fanno rumore, sono come le foglie che cadono in autunno.
Maurizio a tutto ciò non ci sta e per rompere il muro di silenzio che gravita intorno a questi infortuni, insieme al circolo delle Poste di Rifondazione di Milano e al Cobas Pt Cub organizza a Como il 10 marzo scorso (anniversario della morte di Roberto Scavo, giovane postino precario) un'assemblea pubblica, che ha per tema la sicurezza sui posti di lavoro. La partecipazione dei lavoratori e dei delegati sindacali è notevole e oltremodo significativa è la presenza dei genitori di Roberto, che narrano il loro dramma e l'isolamento vissuto fino a quel momento. La mamma di Roberto più volte ripete che i morti sul lavoro sono tutti uguali e che la battaglia, che loro portano avanti, è per garantire ai portalettere maggiore sicurezza, affinché ciò che è successo al loro ragazzo non accada a nessun altro. Il 29 maggio, data della riapertura del processo, le stesse organizzazioni e gli stessi lavoratori presidiano il tribunale. In una Como dormiente, il postino di Como Maurizio Stabile dà la sveglia e... a Poste non conviene far svegliare i lavoratori, quindi bisogna far tacere quel grillo parlante prima che le coscienze si risveglino.
Maurizio Stabile è stato licenziato, ma non sono riusciti a mettergli il bavaglio, ora più che mai lui parla e alla sua voce si unisce anche la nostra.
Sabato 14 novembre a Como dalle 8,30 alle 15 davanti alla sede di Poste Italiane c'è un primo appuntamento per sostenere la battaglia per la riassunzione di questo postino "scomodo" ma tanto coraggioso.
Circolo Poste "Gennaro Messina", Milano


13 novembre 2009 - Corriere di Novara

RDB CUB
Gestione di villa Segù ai privati?

Novara - Nota al sindaco e al personale del Comune della Rdb sulla presunta «volontà o l'intendimento dell'Amministrazione di non più occuparsi in linea diretta del Centro diurno semiresidenziale che, allo stato, si trova nella Villa Segù di Olengo. Nello specifico pare vi sia l'intenzione dell'Amministrazione, non solo di esternalizzare il centro diurno di VillaSegù, ma altresì di cedere il personale, attualmente impegnato, alle dirette dipendenze del soggetto a cui verrà assegnata la gestione esternalizzata del centro medesimo. Si paventerebbe un non meglio precisato processo di privatizzazione di servizi pubblici essenziali con delega a privati di funzioni che, a nostro parere, assolutamente, devono essere proprie di un Ente Pubblico per la salvaguadia delle stesse prestazioni e per la difesa di quello che rimane un baluardo dello stato sociale». Alla Rdb Cub appare "fortemente lesivo non solo dei lavoratori, ma del ruolo dell'amministrazione, il progettare in tutta segretezza una simile modifica del servizio che da pubblico diverrebbe privato, senza conoscerne tempi, modalità, ma soprattutto motivazioni». Per questo si chiede "copia della Direttiva della Giunta Comunale attraverso la quale si evincono le vere intenzioni dell'Amministrazione circa l'esternalizzazione del Centro diurno nonché del passaggio del personale dal Comune ad altro soggetto; di conoscere le motivazioni formali e sostanziali che spingerebbero l'amministrazione ad una simile e definitiva scelta di campo».(p.v.


13 novembre 2009 - Il Mattino di Padova

Longo: «Ce lo impone l’Ue»
A rischio le inchieste sull’eredità Conte e sui fondi alla CdO
di ENZO BORDIN

Padova - Il penalista-sentatore-docente Piero Longo, collega di studio ma soprattutto maestro in punta di procedura dell’ex allievo Niccolò Ghedini, lancia un monito ai detrattori del disegno di legge sul processo breve. «Ce lo impone la Corte Europea, stanca di comminare sanzioni all’Italia per l’eccessiva lunghezza dei processi. Finora abbiamo dovuto sborsare la bellezza di 80 milioni di euro per cause vinte dai cittadini sul punto. E va pure rispettato l’articolo 111 della Costituzione».
Longo, parlamentare del Pdl, spiega perché si è arrivati a questa decisione. «La Corte Europea ha indicato che un termine ragionevole per la durata dei processi nei tre gradi di giudizio è di sei anni. E a questo ci siamo uniformati, anche in ottemperanza all’articolo 111 della Costituzione sulle norme della giurisdizione, soprattutto nel punto in cui, parlando del processo, si specifica che la «legge ne assicura la ragionevole durata». Abbiamo proposto questo disegno di legge non già per salvare il presidente Berlusconi ma per il bene dei cittadini e della giustizia». In Procura di Padova sono al vaglio operativo dei 12 pm (coordinati dal procuratore Mario Milanese e dal procuratore aggiunto Matteo Stuccilli) 17 mila fascicoli, alcuni dei quali molto importati tra cui l’inchiesta sui fondi europei alla Compagnia delle Opere e l’eredità Conte, tanto per citarne alcuni. Tre pm (Orietta Canova, Federica Baccaglini e Silvia Scamurra) hanno in carico circa 1500 procedimenti a testa. Ma stanno «soffocando» di fascicoli anche gli altri sostituti procuratori.
E ieri, durante la partecipata assemblea sindacale dei dipendenti del tribunale e della Procura, i delegati dell’esecutivo nazionale RdB Pina Todisco e Giovanni Martullo si sono espressi così: «Possono fare tutte le leggi che vogliono, ma se non depenalizzano i reati minori e non ci danno strumenti, mezzi e persone, questa ed altre riforme verranno disattese».


13 novembre 2009 - Corriere di Bologna

La polemica Preparano dossier e azioni legali: «Troppo pericoloso»
I sindacati alla guerra del Civis «Lo lasceremo nei depositi»
Gli autisti: porte, specchi e banchine, ecco cosa non va

Bologna - I sindacati fanno fronte comune contro il Civis. Gli autisti iscritti a Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, Sdl ed Rdb dichiarano guerra ad Atc e annunciano che faranno di tutto perché il tram su gomma non esca dal deposito. Si rifiutano di guidarlo, insomma, per i problemi di sicurezza del mezzo più volte da loro sollevati. L’annuncio pubblico non piace al numero due della Provincia, Giacomo Venturi, che ai sindacati risponde ricordando come «due commissioni tecniche, una sulla sicurezza e una sui mezzi, stiano lavorando attentamente prendendo anche in considerazione le questioni sollevate dai lavoratori».
«Il Civis è troppo pericoloso ». Questa la conclusione a cui sono arrivati i sindacati dopo aver studiato il mezzo e averlo testato su strada. Questo il succo del dossier che, annunciano, sarà presto inviato al ministero dei Trasporti, alla Motorizzazione e al prefetto. Ma quali sono i «difetti » che renderebbero il filobus rischioso per autisti e passeggeri? Eccone alcuni. Il posto guida centrale che «limita la visibilità, determinando un angolo buio di 4-5 metri sia davanti al mezzo che lateralmente », spiega Maurizio Lunghi, segretario provinciale della Filt-Cgi, secondo cui questo problema «non si può risolvere installando telecamere e monitor per l’autista». Poi, «lo specchio centrale montato male» e «le porte, soprattutto quelle anteriori, troppo strette». E, ancora, la mancanza di un dispositivo per disabili. In alcune tratte mancano, cioè, le banchine attrezzate alte come la pedana del Civis. Per consentire la salita, o la discesa, di un disabile «l’autista è dunque costretto a scendere e ad agganciare una pedana di legno che azzeri il dislivello», spiega Lunghi. Un esempio concreto di questo meccanismo: un disabile che sale in via Marconi (dove ci sono le banchine) potrebbe avere seri problemi a scendere in strada Maggiore, dove invece la Soprintendenza ha vietato la costruzione di fermate attrezzate. «È una vergogna che un mezzo supertecnologico come questo, con otto telecamere, non abbia altre soluzioni per l’incarrozzamento dei disabili tranne le banchine attrezzate », si infuria Claudia Stefanelli della Fit-Cisl.
Ecco, dunque, le ragioni della linea dura che gli autisti intendono seguire e che, fanno sapere, potrebbe portarli anche a intraprendere azioni legali. Ecco le ragioni dell’attacco ad Atc, Comune e Provincia, che per i sindacati «stanno provando a mettere delle pezze alle mancanze di sicurezza». Parole dure vengono pronunciate contro l’assessore Venturi e la sua collega a Palazzo d’Accursio Saliera, il cui atteggiamento viene definito «sconvolgente e stucchevole » da Daniele Galletti della Faisa-Cisal. «Spiace la durezza dei sindacati», commenta Venturi, che proprio due giorni fa li ha incontrati per parlare di Civis. «Siamo tutti impegnati in uno sforzo importante, perché gli investimenti corrispondano alle esigenze dei cittadini in termini di sicurezza, funzionalità e servizio pubblico», conclude l’assessore.(A.Esp.)


13 novembre 2009 - Leggo

Bologna. Gli autisti dell’Atc protestano
e chiedono che il Civis non si muova dal deposito...

Bologna - Gli autisti dell’Atc protestano e chiedono che il Civis non si muova dal deposito. Nel mirino, dicono i sindacati di categoria, ci sono problemi di sicurezza, denunciati dagli stessi conducenti: «finchè non verranno risolti dicono faremo di tutto per tenere il nuovo tram su gomma in garage».
«E’ troppo pericoloso», dicono i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, Sdl e Rdb, soprattutto per girare nelle vie del centro storico al di fuori di una sede stradale protetta. Non escludiamo azioni legali».


13 novembre 2009 - Il Messaggero

Frosinone. Uno sciopero di quattro ore per turno
dei lavoratori metalmeccanici dela provincia...

Frosinone - Uno sciopero di quattro ore per turno dei lavoratori metalmeccanici dela provincia di Frosinone è stato indetto per oggi da Fiom-Cgil e Sdl-Intercategoriale (ex Cobas) in segno di protesta contro il rinnovo del contratto firmato soltanto da Fim-Cisl e Uilm. Una manifestazione è prevista questa mattina dalle 9 alle 13 in via del Plebiscito davanti alla sede della Confindustria. Il primo turno sciopera dalle 10 alle 14, il terzo turno dalle 2 alle 6 del mattino mentre per consentire una maggiore partecipazione dei lavoratori alle iniziative sindacali il secondo turno si ferma dalle 14 alle 18. Questi orari riguardano sia gli stabilimenti Fiat che dell’indotto ma anche tutte le fabbriche metalmeccaniche della provincia.
Per Donato Gatti, segretario della Fiom-Cgil di Cassino, Fim, Uilm e Federmeccanica non hanno preso in considerazione la piattaforma Fiom che tra l’altro chiede il blocco dei licenziamenti per due anni, l’estensione degli anmortizzatori sociali a tutte le imprese e a tutte le forme di lavoro. Inoltre per Gatti l’accordo separato peggiora, anche, la normativa del contratto in modo illegittimo e peggiorativo. «La Fiom - conclude Gatti - ritiene che Fim, Uìlm e Federmeccanica hanno arrecato un danno serio e perciò chiede un referendum perché siano i lavoratori a decidere del loro contratto». «Con il contratto dei metalmeccanici, firmato da Fim e Uilm - è detto in una nota della Sdl - i lavoratori hanno perso l’occasione per recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione. Il rinnovo del contratto è l’unico strumento per mettere un pò di soldi in busta paga ma quello rinnovato è inadeguato, perciò va migliorato».(D.Tor.)

Ascoli. «La responsabilità del mancato accordo...
di ENNIO MANCINI

Ascoli - «La responsabilità del mancato accordo e il reintegro di 140 operai, oltre a 60-70 lavoratori dell’indotto, è ben chiara, è tutta di Sdl e Ugl. Entrambi dovranno rispondere ai lavoratori e alle famiglie di oltre 200 operai del perché ora non potranno più avere il posto». I sindacati confederali denunciano con forza quello che hanno definito "stato di intimidazione durante l’assemblea convocata da Cgil, Cisl e Uil per il referendum sull’ipotesi di accordo sottoscritto a Roma". «Ora tutti i 376 lavoratori della Manuli non potranno più accedere alla cassa integrazione per due anni e agli incentivi, avranno diritto solo all’indennità di mobilità in base all’età anagrafica». «Durante l’assemblea indetta per tutti i lavoratori della Manuli, per colpa di alcune frange estremiste e infiltrati politici con nessun interesse sindacale, sono venuti meno i principi fondamentali della democrazia e della civile convivenza -ha stigmatizzato Antonio Angelini, segretario della Cisl anche a nome della Cgil (Giancarlo Collina) e Uil (Giuseppe Pacetti)-. Ancora più grave è poi il fatto che frange interne ed esterne, queste ultime senza alcun diritto di stare tra i lavoratori Manuli, abbiano di fatto impedito che si svolgesse il referendum. Gruppi squadristi che si trincerano dietro sigle sindacali, dei centri sociali, di Rifondazione Comunista e naziskin che hanno determinato una situazione da rissa nei confronti del segretario nazionale della Cisl chimici (Angelo Colombini, ndr) a cui va tutta la nostra solidarietà. Purtroppo gli effetti di questa situazione -ha concluso Angelini- pesano ora sulle spalle dei lavoratori della Manuli e quelli dell’indotto». Ugualmente contrariato il segretario provinciale Cgil, Giancarlo Collina. «Non voglio dare giudizi ma voglio invece sottolineare come in una vera democrazia il diritto di espressione è irrinunciabile. E’ allarmante quanto accaduto perché non è stato consentito di far parlare i dipendenti della Manuli durante un’assemblea indetta e riservata solo a loro. I responsabili di tutto questo li conosciamo bene». Neanche Giuseppe Pacetti, Uil è tenero. «Denunciamo pubblicamente chi aizza i lavoratori con volantini o siti Internet. Chiediamo alle istituzioni di essere equanimi di fronte a queste situazioni. Abbiamo totalmente creduto ai lavoratori, tanto che abbiamo convocato l’assemblea nella sala più bella della città. Risultato? Oggi ci troviamo a pagare i danni». Quindi tutta colpa dei sindacati Ugl e Sdl? Manco a pensarci. «Il Coordinamento dei Lavoratori del Piceno, a cui aderiscono Sdl, Ugl, singoli lavoratori e movimenti, rigetta le accuse mosse da un delegato della Cgil che ha sostenuto che la responsabilità del mancato accordo per la Manuli e dei licenziamenti ricade sul Coordinamento dei lavoratori. La responsabilità -si legge in un comunicato di Sdl- ricade esattamente sull’azienda e su quelle organizzazioni che la sostengono. Nel caso partissero i licenziamenti, come sostiene la Cgil, noi faremo ricorso e denunceremo l’azienda». Mirko Morganti (delegato Rsu-Ugl) parlando ai lavoratori di fronte allo stabilimento ha sostenuto: «L’ipotesi di accordo firmato a Roma, quello che è accaduto mercoledì e le prese di posizioni contro i lavoratori, dimostrano che la Cgil non è interessata più ai tesserati e ai lavoratori. E’ ora che gli operai della Manuli alzino il livello dello scontro -si legge- e, se necessario, occupino la fabbrica. E’ l’unico modo per risolvere la nostra situazione». Lunedì a Roma la Manuli (se ci sarà) potrebbe comunicare l’esecutività dei licenziamenti. Ma in una situazione così caotica non si escludono neanche altre ipotesi.


13 novembre 2009 - Il Tirreno

La lotta per il lavoro non si ferma
Partite le richieste alla magistratura per gli stipendi non pagati a ottobre L’informazione è un’arma chiave «Dovevano venire qui anche quelli di Striscia ma ci hanno fatto capire che sono stati bloccati»
di TIZIANA GORI

PISTOIA - Due giorni e due notti di presìdio nell’azienda, e la voglia di andare avanti per rivendicare il proprio diritto al lavoro. I dipendenti Answers hanno ricevuto ieri pomeriggio la visita del presidente della Provincia, Federica Fratoni, venuta a portare la solidarietà delle istituzioni.
L’ufficio vertenze della Cgil, intanto, ha fatto partire le richieste di decreto ingiuntivo del mese di ottobre. Un passo niente affatto scontato. Mentre Omega deve ancora pagare la prima parte degli stipendi di settembre, infatti, dovevano essere state consegnate due giorni fa le buste paga di ottobre. Con quelle in mano i lavoratori possono procedere con il decreto ingiuntivo dal giudice di pace. Ma Omega non inviava le buste.
«I dipendenti - spiega Sabrina Puddu, esponente dei Cub all’interno di Answers - hanno un username e una password con le quali accedono al sito internet di Phonemedia (da cui Omega ha rilevato il call center a luglio), e da questo possono scaricare il cedolino della busta paga. Omega però aveva bloccato l’operazione». Puddu ha consultato il suo avvocato ed era pronta richiedere l’intervento della finanza, ma nel primo pomeriggio di ieri le buste sono finalmente arrivate.
Poco cambia, al momento, tranne la possibilità del decreto ingiuntivo, perché i lavoratori non percepiscono lo stipendio da due mesi e la dirigenza di Omega non si viva. O se si presenta, come ha fatto il 2 novembre al tavolo del Ministero dello Sviluppo economico, fa promesse che poi non mantiene.
Alcuni dei 560 dipendenti di Anwers - 430 dei quali, lo ricordiamo, sono donne - devono ancora ricevere la seconda parte degli stipendi di agosto. La prima di settembre sembra sia arrivata a tutti i call center del gruppo meno che a quello pistoiese, reo di aver dato vita al presìdio permanente.
Non c’era altra possibilità per ottenere spazi più ampi sui media e visibilità oltre i confini regionali. «Di Eutelia - dice Pietro Giordano, supervisore dello staff -, un gruppo con 2000 dipendenti rilevato da Omega, si è iniziato a parlare solo pochi giorni fa. Phonemedia è arrivato all’attenzione dell’opinione pubblica solo grazie ad un servizio del Tg 3 di alcuni giorni fa».
Striscia la notizia aveva garantito un passaggio su Canale 5, ma la troupe non è mai arrivata a Sant’Agostino. «Il dirigente della rete Mediaset con cui abbiamo parlato - racconta Giordano - ci ha confessato che ordini superiori non volevano si parlasse del problema Omega».
Battute d’arresto che però non scoraggiano i lavoratori Answers. Si organizzano per presidiare a turno l’azienda: 20, 25 persone di notte, quasi il doppio durante il giorno. La notte spetta a chi non ha figli, né situazioni di particolari disagio. Ai giovani, e a chi è in grado di reggere meglio senza dormire. «Anche perché - spiega Consuelo Fazio - non riusciamo a dormire. C’è freddo, ma cerchiamo di non pensarci. Il pensiero va sempre al lavoro, e allora cerchiamo di distrarci giocando a carte e parlando tra noi».
Al mattino ecco finalmente il cambio di turno. «Ci organizziamo - dice Rosa Macaluso - mettendoci d’accordo per venire in azienda su un’auto sola, in modo da risparmiare sulla benzina». E una volta lì pensano a come andare avanti nei giorni seguenti. Un piccolo passo alla volta. Intanto, dopo quasi un anno di incuria, alcuni volenterosi hanno ridato dignità al giardino ripulendolo dalle erbacce e dalla sporcizia con scope e rastrelli.


12 novembre 2009 - Omniroma

UNIVERSITÀ, RDB-CUB:«OPPOSIZIONE DI MASSA CONTRO RIFORMA GELMINI»

(OMNIROMA) Roma, 12 nov - «La RdB-CUB Università, nel pomeriggio di ieri, convocata al ministero dell'Istruzione Università e Ricerca per un tavolo tecnico sul disegno di riforma dell'università del Ministro Gelmini, ha denunciato l'espulsione del personale Tecnico Amministrativo da tutti gli organi istituzionali rappresentativi. Ha denunciato la sua ferma opposizione all'università impresa che accentra tutta la 'governancè in un ristretto ma potentissimo Consiglio di Amministrazione in cui entrano su chiamata diretta i privati e i politici trombati del territorio. Si introduce l'indebitamento degli studenti con i prestiti d'onore, altro che diritto allo studio. Questo disegno di legge è una vergogna che viola apertamente gli articoli 3 e 33 della Costituzione e scarica i costi della riforma universitaria su lavoratori, precari e studenti. Il disegno di legge proposto dal ministro avvia una riforma autoritaria imponendo la modifica degli statuti universitari minacciando il commissariamento degli atenei. È un atto di forza, parallelo ai tagli che aumentano il sotto-finanziamento degli Atenei, che impone lo svilimento del Senato Accademico declassato a mero istituto propositivo sottomesso al CdA, per mettere in condizione i Rettori di accelerare il processo di aziendalizzazione privatistica degli Atenei italiani. Cavalcando la demagogia della meritocrazia questo disegno di legge rafforza il progetto di smantellamento dell'Università Pubblica; per questo respingiamo questo DDL. Invitiamo alla discussione tutte le diverse componenti della comunità universitaria, a partire dalle RSU degli atenei insieme alle forze politiche parlamentari ed extraparlamentari del territorio, per dare corpo ad un'opposizione di massa che riesca a gennaio ad imporre al Parlamento la bocciatura della riforma Gelmini». Lo comunica, in una nota, la Rdb-Cub.


12 novembre 2009 - Inviato Speciale

Il Teatro dell’Opera di Roma sempre più in difficoltà
Lo afferma il sindacato Rdb-Cub

Roma - In una nota, il sindacato RdB-CUB del Teatro dell’Opera di Roma ha affermato: "Con il commissariamento e la nomina del nuovo Sovrintendente ad interim eravamo fermamente convinti di un radicale cambiamento nella gestione della Fondazione ma, evidentemente, abbiamo preso un abbaglio". Continua il comunicato: "In effetti all’inizio, il nuovo sovrintendente, aveva dato l’impressione che volesse rompere le vecchie sciagurate logiche con le quali è stato governato il teatro negli ultimi dieci anni sotto la gestione Ernani che, ricordiamo a tutti, ha annichilito uno dei tempi della musica tra i più famosi al mondo operando una conduzione che definire allegra è un eufemismo". Per i sindacalisti "l’attuale gestione, nonostante la denuncia continua degli sprechi, soprattutto nell’utilizzo dei servizi esternalizzati e le proposte per una migliore organizzazione del lavoro fatte dal nostro sindacato, persegue la vecchia strada. Noi crediamo che per risollevare questo teatro, che ricordiamo essere patrimonio di tutti, vadano valorizzate le risorse professionali interne, che in certi casi raggiungono vere e proprie punte di eccellenza, vada sfruttato il patrimonio di scenografie e costumi, e vadano messi da parte quei dirigenti legati alla vecchia gestione che tuttora danno prova di non avere capacità all’altezza della situazione di crisi nella quale versa la Fondazione". Se la situazione generale è allarmante anche le relazioni sindacali non vanno bene. "Rileviamo, inoltre, - ha psiegato Rdb-Cub – che l’attuale direzione si sceglie i propri interlocutori lasciando fuori dal confronto il sindacato di base che è rappresentativo sia nei reparti tecnici che artistici. Quella di escludere le Rdb dai vari tavoli di confronto, non è sicuramente una prova di democrazia e, tale scelta, ci riporta ad un passato buio. Di fatto escludendoci si estromettono dalle decisioni decine di lavoratori che ogni giorno si impegnano per confezionare un prodotto di pregio. Riprenderemo, con la forza che da sempre ci contraddistingue, a denunciare a tutti i livelli tutto ciò che riteniamo non vada verso la salvaguardia del posto di lavoro di centinaia di famiglie, non ultima la disorganizzazione della direzione degli allestimenti scenici, la quale, col suo disordine organizzativo, non solo mette in difficoltà interi reparti tecnici ma contribuisce anche all’innalzamento dei costi del trasporto scene". Il comunicato si conclude con un appello "al senso di responsabilità del sovrintendente affinché avvii un deciso cambio di rotta ricordando che le RdB sono da sempre disponibili ad un cambiamento radicale proiettato verso il futuro che veda il Teatro dell’Opera di Roma ritornare agli antichi splendori".


12 novembre 2009 - Il Giornale di Vicenza

ASSEMBLEA. Rappresentanti nazionali di Rdb
«Impiegati in tribunale sono sotto organico»

Vicenza - «La questione del personale al tribunale di Vicenza è conosciuta. È sotto organico e si fanno i salti mortali per garantire un servizio il più efficiente possibile». A dirlo sono i rappresentanti romani del sindacato Rdb che ieri hanno incontrato gli impiegati nell’aula della corte d’assise. Sono stati espressi una serie di no contro la "meritocrazia" del decreto Brunetta perché «è un sistema per premiare i pochi con i soldi di tutti, perciò è inaccettabile oltre che immorale».
E poi i carichi di lavoro «sono aumentati, il personale diminuisce, si tagliano le risorse economiche» con inevitabili ripercussioni sulla qualità del servizio giustizia. Perchè al di là delle parole e delle conferenze stampa di ministri e quant’altri, «la realtà di tutti i giorni è dura perchè, ad esempio, il Ministro di Giustizia non ha ancora detto in maniera chiara e inequivocabile che cosa intende fare per la riqualificazione del personale». «È inaccettabile - hanno ribadito i sindacalisti davanti a una trentina di impiegati - che dopo dieci anni si proceda a un mero avanzamento economico all’interno delle aree, anzichè con le modalità previste dal vecchio contratto integrativo che parlava di progressione economica e giuridica».
È stato ribadito che il tribunale di Vicenza è l’emblema che bisogna assumere e non tagliare il personale impiegatizio, perché di questo passo quando sarà aperto il tribunale nuovo, autentica cattedrale, mancherà il personale per farlo funzionare. Per migliorare la macchina giudiziaria, visto che a parole tutti lo vogliono, bisogna che ci sia personale qualificato perché il lavoro giudiziario richiede adeguate professionalità. Che sempre più mancano perché chi va in pensione non viene sostituito.


12 novembre 2009 - La Città di Salerno

L’iniziativa per il "Posto fisso day" organizzata dai lavoratori della scuola
La rabbia dei precari paralizza via Roma
di Fiorella Loffredo

Salerno - «Credo nel posto fisso, la precarietá non è un valore», parola di Giulio Tremonti. E i precari della scuola, insieme ai Cobas e al neonato Comitato disoccupati organizzati di Battipaglia, prendendo spunto proprio dall’affermazione del ministro dell’economia, hanno provocatoriamente indetto, così come avvenuto ieri in molte cittá italiane, il "Posto fisso day". Alle 17 c’è stato un presidio simbolico davanti alla Prefettura che poi si è spostato, creando qualche problema al traffico, su via Roma. Una cinquantina di precari ha occupato per circa un’oretta la strada, creando rallentamenti al traffico, usando la tecnica dell’attraversamento continuo sulle strisce pedonali mentre ai conducenti delle auto bloccate venivano distribuiti volantini che spiegavano il perché della protesta.
«Vogliamo credere al ministro Tremonti, una volta tanto siamo d’accordo con lui - ha affermato Teresa Vicidomini - e siamo qui per testimoniare ancora una volta nostro secco "No" all’instabilitá del lavoro e del salario. Chiediamo al ministro di passare dalle parole ai fatti».
A dare man forte ai lavoratori precari anche alcuni universitari della Rete degli Studenti, Asilo Politico e Patto di Base Salerno. Massiccia anche la presenza dei disoccupati di Battipaglia che circa un mese fa si sono riuniti in un comitato che attualmente conta più di cento iscritti.


12 novembre 2009 - Il Bologna

Lavoro. Licenziati al Carlton tensione alla Sabo

Bologna - Ben 24 lavoratori licenziati all'hotel Carlton, gruppo Monrif, dopo il rifiuto di accettare il trasferimento in una agenzia esterna. Per tutta risposta una parte dei lavoratori ieri ha manifestato davanti al negozio di Enrico Postacchini, presidente Ascom. Un vero atto d'accusa contro l'organizzazione dei commercianti. Tensione, sempre ieri, davanti al centro stampa Sabo del Gruppo Espresso quando all'arrivo di due camion per ritirare dei macchinari, è prevista la chiusura del centro a dicembre, i lavoratori hanno cercato di ostacolare l'operazione. Sono poi intervenuti i carabinieri e la Digos.


12 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

I sindacati contro il Civis: «L'abbiamo guidato, è pericoloso»

Bologna - IL CIVIS «È PERICOLOSO». Almeno per potere circolare così com'è. I sindacati confermano l'allarme lanciato più di un anno fa: sotto accusa, il tracciato in sede promiscua e la posizione centrale del posto guida, «pericolosissima». Tanto che la Uil arriva a proporre agli altri rappresentanti dei lavoratori un documento in cui si prevede che «in caso di gravi incidenti con il Civis, i sindacati si costituiscano parte civile». La questione della sicurezza del mezzo è stata sollevata ancora una volta dalle sette sigle sindacali che rappresentano gli autisti Cgil, Cisl, Uil, Cisal, Ugl, Sdl e Rdb in una riunione tenuta in Provincia. Presenti il presidente Atc, Francesco Sutti, gli assessori ai Trasporti di Comune e Provincia, Simonetta Saliera e Giacomo Venturi, tecnici dell'azienda e rappresentanti della commissione sicurezza, che stanno valutando la conformità del mezzo. SECONDO GLI AUTISTI, il posto di guida centrale andrebbe spostato a sinistra. E «molto rischioso» è anche il tracciato del Civis in sede promiscua. «Il mezzo in strada è sicuro solo in sede protetta», afferma senza giri di parole Gianluca Neri, segretario cittadino della Uil Trasporti. A fine incontro, i sindacati sono usciti scontenti. «Non abbiamo avuto risposte dall'azienda e dagli assessori. Sutti ha spiegato che finora sono state fatte 43 modifiche al Civis riferisce Neri tranne quella che abbiamo chiesto sul posto guida». «FINO A QUEST'ESTATE avevamo soltanto valutazioni teoriche e tecnico-visive sul mezzo spiega Maurizio Lunghi, numero uno della Filt-Cgil a Bologna; ora, dopo averlo guidato su strada, abbiamo la prova provata delle problematiche del Civis». Insomma, afferma Lunghi, «siamo molto lontani» dagli standard di sicurezza. Per il Pdl, il grido di allarme dei sindacati «è di una gravità assoluta». Ilaria Giorgetti e Michele Facci, consiglieri comunali, si dicono «preoccupati di fronte alla grande leggerezza con la quale le istituzioni coinvolte evitano di affrontare e risolvere aspetti di sicurezza da lungo tempo segnalati dagli autisti».

La rivolta della Manuli: scomunicato il sindacato
Gli operai bocciano gli accordi siglati. Tensione
di EMANUELA ASTOLFI

ASCOLI PICENO - Mai come ieri mattina, gli operai della Manuli Rubber Industries di Ascoli sono sembrati uniti. Almeno lo sono stati tutti quelli che al termine di un'infuocata assemblea tra delegati locali e nazionali di Cgil, Cisl e Uil del settore gomma e lavoratori hanno alzato la mano per dire no all'ipotesi di accordo firmata a Roma. Hanno bocciato il documento sottoscritto dalla Manuli e dai sindacati confederali nella notte tra il 29 e il 30 ottobre. Una votazione fatta tra urla, insulti e provocazioni. Nessuno dei presenti è riuscito a prendere la parola senza essere ripetutamente interrotto. Alla fine è stato necessario l'intervento della Digos e di una pattuglia dei carabinieri. I sindacalisti sono usciti scortati. Colombini della Cisl è stato aggredito e intimidito fisicamente. Quella di ieri, per i lavoratori della fabbrica che produce tubi in gomma, doveva essere un'assemblea per conoscere meglio i contenuti del documento firmato tra Manuli (che ad agosto ha messo in mobilità l'intero organico della fabbrica di Ascoli, 376 operi), Cgil, Cisl e Uil al Ministero del Lavoro. Subito dopo era previsto un referendum. Ogni operaio della Manuli, in forma anonima e con tanto di documento d'identità, avrebbe votato si o no all'accordo. Ma arrivare a questo punto non è stato possibile. La situazione all'interno della sala congressi della Camera di Commercio di Ascoli, gremita fino all'ultimo posto, è degenerata molto prima. Anzi è iniziata già in un clima rovente. I sindacati sono stati attaccati sin dal loro arrivo. «Buffoni, buffoni» hanno gridato alcuni operai ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil del settore gomma. «Abbiamo convinto l'azienda a non chiudere ha detto Angelo Colombini della Csil gomma nazionale ed a mantenere attivo il sito Manuli di Ascoli». L'accordo, bocciato da Ugl e Sdl, prevede il reintegro di 135 lavoratori nell'immediato, 5 entro un anno e 3,7 milioni di euro di incentivazione per chi fosse andato in mobilità o in cassa integrazione. LA RABBIA di alcuni operai è esplosa quando Colombini ha ipotizzato di rimandare il referendum ritenendo il clima troppo accesso. A quel punto alcuni lavoratori si sono scagliati contro i responsabili sindacali. Li hanno aggrediti verbalmente, lanciando anche un bicchiere d'acqua ed è scattata la votazione per alzata di mano. «Un gesto estemporaneo» ha detto Falciani della Cgil di Ascoli. Alcuni lavoratori, nel frattempo, si erano allontanati. «Nell'assemblea di ieri hanno commentato i delegati regionali di Cgil, Cisl e Uil è stato impedito con intimidazioni e interruzioni continue di dare ai lavoratori informazioni in modo chiaro e completo. Una vera e propria aggressione squadrista' ha poi bloccato anche l'iniziativa del sindacato confederale di sottoporre al voto dei dipendenti Manuli con un referendum a scrutinio segreto, i contenuti dell'accordo. Cgil Cisl Uil respingono il tentativo di impedire la dialettica democratica, l'espressione libera dell'attività sindacale, il tentativo responsabile e tenace del sindacato confederale di salvaguardare in tutti i modi l'occupazione».


12 novembre 2009 - Il Piccolo

ALL’ORDINE DEL GIORNO DELLA GIUNTA ODIERNA
Aeroporto di Ronchi, via libera alla ricapitalizzazione

TRIESTE - La giunta regionale dovrebbe dare oggi il via libera alla ricapitalizzazione dell’Aeroporto di Ronchi dei Legionari. L’operazione, autorizzata con la legge di assestamento di bilancio, comporterà una spesa di poco più di 600 mila euro con la quale la Regione parteciperà all’aumento di capitale della società di gestione di cui detiene il 49% delle quote. Ieri intanto l’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi ha illustrato ai sindacati dei trasporti Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal e Federazione delle rappresentanze sindacali di base-Cub le azioni messe in atto dalla giunta nel settore viabilità e trasporti, il terzo pilastro della Finanziaria, con sanità e occupazione. Proprio per quanto riguarda l’aeroporto, Riccardi ha rimarcato la necessità di un programma di investimenti che impegneranno 12 milioni di euro. «È in atto - ha aggiunto l’assessore - una negoziazione non facile, in quanto legata a limiti di mercato, con Cai-Alitalia per il ripristino della rotta Ronchi-Milano Linate». Per quanto riguarda il sistema portuale, Riccardi ha affermato di «voler chiudere al più presto la partita legata alle risorse Cipe per la Piattaforma logistica di Trieste e, al contempo, di voler approfondire con Ferrovie dello Stato il tema delle connessioni ferroviarie dello scalo giuliano». Per Monfalcone e Porto Nogaro, ha continuato l’assessore, l’obiettivo è quello di una governance unica per i due scali.
All’ordine del giorno della giunta odierna, oltre all’Aeroporto e alla Finanziaria da 4,3 miliardi giunta all’approvazione definitiva, c’è anche una delibera a firma di Elio De Anna per la localizzazione di interventi di edilizia sovvenzionata da finanziare con uno stanziamento di oltre 500 mila euro. Il vicepresidente Luca Ciriani sottoporrà alla giunta una delibera che assegna 150mila euro per quindici anni per la realizzazione del programma di investimento al progetto Marketing del Carso, a favore della Provincia di Trieste. Sempre l’assessore alle Attività produttive sottoporrà ai colleghi l’individuazione definitiva dei locali storici del Friuli Venezia Giulia. L’assessore al Personale e all’Organizzazione Andrea Garlatti porterà all’attenzione della giunta la stipula del contratto per i giornalisti della Regione, a chiusura di una vertenza che aveva portato, nelle scorse settimane, allo stato di agitazione degli uffici stampa di Giunta e Consiglio.(r.u.)


12 novembre 2009 - La Repubblica

Abcd, inaugurazione con contestazione in piazza gli insegnanti degli asili nido
di NADIA CAMPINI

Genova - C´è l´Agenzia Spaziale europea con il videogioco «Star4Physics» che insegna a conoscere lo spazio, ci sono i bambini dell´asilo che giocano a inventare giocattoli di cartone e gommapiuma riciclati, i ragazzi dei licei impegnati a raccontare cosa si fa al Colombo o al Cassini e ci sono anche gli insegnanti di asilo in corteo con gli striscioni che protestano contro la riforma messa in campo dal Comune. Tutto questo e molto altro ancora compone il puzzle variegato di Abcd-Orientamenti, il salone dell´educazione inaugurato ieri mattina in Fiera. Al taglio del nastro hanno preso parte il presidente della Provincia Alessandro Repetto, l´assessore regionale al lavoro Enrico Vesco, il rettore dell´Università Gaetano De Ferrari, il presidente della Fiera Paolo Lombardi e la sindaco Marta Vincenzi, principale destinataria della contestazione organizzata dai sindacati Rdb Cub. «Negli asili nido genovesi - denuncia Patrizia Borrello del Comitato di difesa sindacale lavoratrici e lavoratori della scuola - a fronte di una aumento dei bambini iscritti, che passano dai 1.456 del 2008 ai 1.920 di quest´anno, il numero degli insegnanti è rimasto sostanzialmente invariato». «Se si tolgono risorse ai Comuni ed alla scuola il rischio è di ridurre la qualità del servizio - risponde la Vincenzi - ma il nostro obiettivo è mantenere alta questa qualità, operando quel cambiamento dell´organizzazione del lavoro che ormai è necessario e che non bisogna considerare come un arretramento sui diritti dei lavoratori».
La prima giornata del salone è dominata comunque dall´assalto di ragazzi e insegnanti, che arrivano sempre più numerosi delle scorse edizioni. Tra le novità che emergono ci sono le diecimila lavagne elettroniche, interattive e multimediali, che saranno distribuite a partire da novembre nelle scuole secondarie italiane, con un finanziamento del ministero dell´Istruzione, illustrato ieri proprio ad Abcd.


12 novembre 2009 - Il Messaggero

Ascoli. Respinta dai lavoratori l’ipotesi di accordo per la Manuli...
di ENNIO MANCINI

Ascoli - Respinta dai lavoratori l’ipotesi di accordo per la Manuli. Insulti, parole grosse e alla fine i sindacalisti che se ne vanno scortati dalle forze dell’ordine. All’assemblea di ieri voluta da Cgil, Cisl e Uil per il referendum sull’ipotesi di accordo sottoscritto dai confederali a Roma, è accaduto di tutto. Per sedare gli animi è stato necessario l’intervento di Polizia e Carabinieri che hanno formato un cordone di protezione davanti al tavolo dove sedevano i delegati per respingere ogni tentativo di aggressione. Il segretario nazionale dei Chimici della Cisl, Angelo Colombini, è uscito dal salone dei congressi della Camera di Commercio protetto dalla Polizia. Quando ha detto che il referendum si sarebbe dovuto comunque fare, anche dopo il voto assembleare, è successo il finimondo. Il salone dei congressi è diventato una bolgia e si sono levate grida e cori del tipo: "venduti" e "buffoni". Nel caos più totale, Andrea Quaglietti di Sdl (sigla che non ha organizzato l’assemblea) ha preso la parola invitando i circa 300 presenti a votare subito per alzata di mano. La gran parte dei lavoratori ha alzato la mano per dire no all’accordo. Al voto di controprova nessuno ha risposto. Subito qualcuno ha posto l’accento sulla validità o meno di questo tipo di votazione. «Prendo atto di questo clima aggressivo -dice Stefania Pomante, delegata Cgil -dove non è stato possibile spiegare i termini esatti dell’accordo. Purtroppo chi veramente ci rimetterà sono le famiglie. Questo è l’aspetto più drammatico». Cauto anche Colombini: «Il mancato accordo comporta, sulla base delle ipotesi sottoscritte a Roma, la messa in mobilità dei lavoratori. Quanto accaduto oggi è un metodo molto, ma molto lontano da una democrazia sindacale». «Bocciando l’ipotesi di accordo dice Ubaldo Falciani della Cgil i lavoratori hanno deciso che l’azienda deve chiudere. Come dire "muoia Sansone con tutti i filistei". Ma tanti già nel pomeriggio si sono accorti della grande fesseria che è stata fatta».
«Denunciamo con sdegno la violenza verbale e fisica di cui sono stati fatti oggetto i responsabili sindacali - affermano i segreteri regionali Gianni Venturi (Cgil), Stefano Mastrovincenzo (Cisl) e Graziano Fioretti (Uil)-. Nell’assemblea è stato impedito con intimidazioni e interruzioni continue di dare ai lavoratori informazioni in modo chiaro e completo; una vera e propria aggressione "squadrista" ha poi bloccato anche l’iniziativa del sindacato confederale di sottoporre al voto dei dipendenti Manuli con un referendum a scrutinio segreto, i contenuti dell’accordo. Cgil Cisl Uil -concludono i tre sindacalisti- respingono con decisione il tentativo di impedire la dialettica democratica». Che succederà il 16 al Ministero dello Sviluppo economico? Difficile prevederlo. L’Azienda potrebbe tornare al tavolo della trattativa oppure prendere atto dell’impossibilità di un accordo. Ministero del lavoro e Mise ora devono riaprire la trattativa. dice Pino Marucci dell’Ugl. Siamo consapevoli che le istituzioni locali non sono assolutamente in grado di ricollocare tutti i lavoratori che non verranno reintegrati dalla Manuli e proprio per questo motivo non hanno firmato a Roma. Se ci fosse un loro impegno, chiaro e preciso, si potrebbe valutare tutto con un’ottica diversa».


12 novembre 2009 - Marketpress

TRASPORTI FVG: ANCHE INFRASTRUTTURE TRA PRIORITÀ 2010

Trieste, 12 novembre 2009 - Salute ed occupazione sono al primo posto delle priorità d´intervento 2010 del Governo Tondo con la prossima legge finanziaria ma, ha segnalato ieri l´assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi incontrando le organizzazioni sindacali di categoria, "il terzo pilastro" della manovra regionale per il prossimo anno si concentra sulla politica delle infrastrutture, nella consapevolezza sia della strategicità di impostare un programma di grandi opere viarie per evitare la "marginalizzazione fisica del Friuli Venezia Giulia e del suo sistema imprenditoriale che dalla necessità di sostenere, oggi e nei prossimi anni, le dinamiche economiche regionali". Ai rappresentanti regionali di Filt-cgil, Fit-cisl, Uil Trasporti, Ugl Trasporti, Cisal e Federazione delle rappresentanze sindacali di base-Cub l´assessore Riccardi ha quindi illustrato le azioni messe in atto dal Governo regionale per il comparto di Viabilità e Trasporti a sostegno delle infrastrutture e del diritto alla mobilità. Così, per quanto riguarda l´aeroporto di Ronchi dei Legionari, Riccardi ha posto l´accento sull´esigenza sia su un programma di investimenti per complessivi 10 milioni di euro sia di un aumento di capitale, che sarà sostenuto dall´Amministrazione del Friuli Venezia Giulia. "E´ in atto - ha quindi aggiunto - una negoziazione non facile, in quanto legata a limiti di mercato, con Cai-alitalia per il ripristino della rotta Ronchi-milano Linate". In campo portuale, "contiamo di chiudere al più presto la partita legata alle risorse di fonte Cipe necessarie per la Piattaforma logistica di Trieste ma nel contempo di approfondire con Ferrovie dello Stato il tema delle connessioni ferroviarie dello scalo giuliano". Per quanto riguarda, invece, Monfalcone (il grande interrogativo resta il suo Piano regolatore) e Porto Nogaro, è già emersa chiaramente la volontà della Regione di "un modello di governance unico per i due scali". "Va avanti, secondo i programmi del presidente della regione, Renzo Tondo, commissario per la gestione dell´emergenza sulla A4, il complesso piano per la realizzazione della terza corsia sulla Venezia-trieste - ha osservato Riccardi - con il prossimo obiettivo del bando di gara, entro fine 2009, per il lotto Gonars-villesse". Sempre in campo stradale, ma nei programmi di Fvg Strade, il 2010 sarà l´anno dell´apertura dei cantieri della cosiddetta "variante di Mariano" e della bretella tra la statale 14 e l´interporto di Cervignano. Più complicato di altri, ha quindi indicato l´assessore, la partita dei collegamenti ferroviari, merci e di persone. Per tale motivo, "occorre, anche con l´aiuto dei sindacati, riprendere il discorso ed assumere delle decisioni (´una riflessione forte´, ha ribadito Riccardi), considerato l´evidente disimpegno del Gruppo Fs sul trasporto merci". Un accenno, poi, alle connessioni da Trieste ed Udine per Roma e Milano: "come minimo vogliamo confermare lo stesso numero di treni ma il nostro sforzo, e la trattativa è in corso, è teso anche a garantire tempi di percorrenza inferiori tra i nostri due capoluoghi e la capitale". Infine il "capitolo" della banda larga e del superamento dello svantaggio digitale di alcune parti della regione e, in particolare, dell´area montana, che per questo motivo viene "privilegiata": sui 122 milioni di euro previsti, ha affermato Riccardi, 50 milioni di euro di lavori sono già stati realizzati.


12 novembre 2009 - Varese news

Presidio dei lavoratori del Cub davanti all'Agusta
La protesta è di un gruppo di lavoratori addetti alla movimentazione all'interno dello stabilimento Agusta di Cascina Costa e l'azienda Compass (ex Palmar)

Samarate - Prosegue ormai da diversi mesi il braccio di ferro tra i lavoratori addetti alla movimentazione all'interno dello stabilimento Agusta di Cascina Costa e l'azienda Compass (ex Palmar). I lavoratori, tramite le loro rappresentanze (RSU), hanno da mesi chiesto un incontro con l'azienda ma quest'ultima non ne vuol sapere di intraprendere contrattazioni di alcun genere: «Nonostante siano passati 5 mesi, l'azienda, con il solo scopo di innervosire i lavoratori e creare spaccature tra loro, continua a tergiversare – si legge in un comunicato del Cub -. I numerosi provvedimenti disciplinari per futili motivi arrivati alla RSU/RLS sono un chiaro segnale sulla indisponibilità ad un qualsiasi approccio negoziale da parte di Compass, ma i lavoratori non ci stanno. Dal 6 ottobre si è alzato il livello dello scontro e, dopo che l'azienda ha disatteso le due date di incontro proposte dalle RSU, i lavoratori hanno dichiarato lo stato di agitazione con l'immediato blocco dello straordinario e 10 ore di sciopero fatte fino ad oggi. Sia Compass che Agusta cercano di recuperare i ritardi dovuti allo stato di agitazione utilizzando, fino allo sfinimento, i soliti quattro crumiri. I lavoratori chiedono solo il rispetto della legge in materia di prevenzione infortuni e di poter contrattare, con i loro rappresentanti sindacali (RSU), ogni richiesta di variazione di orario, notturno, straordinario o altro senza che vi siano imposizioni unilaterali da parte aziendale. Chiedono, inoltre, un riconoscimento economico per i lavori disagiati e pesanti come quello dei mulettisti, degli operatori del magazzino barre ecc., oltre a un incremento economico per tutti».


12 novembre 2009 - La Provincia di Cremona

Cappella Cantone. La denuncia è stata depositata martedì al palazzo di giustizia.
«Quel sito non è adeguato»
Discarica, esposto alla procura
I comitati contro l’amianto: la magistratura accerti l’iter. Ieri presentato il documento «I pareri favorevoli degli enti non sono vincolanti»
di Matteo Berselli

CAPPELLA CANTONE — Depositato in Procura il primo esposto contro la discarica di amianto di Cappella Cantone. Il ricorso alla magistratura porta la firma del comitato ‘Cittadini contro l’amianto’, di ‘L’altra Lombardia - Su la testa’, dei sindacati di base (Cub Crema) e del coordinamento dei comitati ambientalisti della Lombardia. La documentazione si propone di dimostrare l’inadeguatezza del sito di Retorto e i pericoli che un eventuale centro di stoccaggio di amianto potrebbe procurare (in primis) alle comunità di Oscasale, San Bassano e Corte Madama. «E’ la stessa relazione tecnica dei cavatori a non lasciare tranquilli — spiega la portavoce Mariella Megna —; le loro indagini geologiche e idrogeologiche non escludono che le falde acquifere possano correre dei rischi, e chi si ricorda l’esondazione del settembre 2007 proprio in quella zona non può non domandarsi cosa sarebbe successo se all’epoca fosse già stata realizzata la discarica. Dove sarebbero finite le fibre di eternit? Semplice: nei fossi, nei campi, persino nell’acquedotto. Per queste ragioni, e per molte altre ancora, ci aspettiamo che la procura salvaguardi la salute e l’incolumità pubblica dei cittadini, bloccando l’iter autorizzativo dell’impianto. L’impatto ambientale non si gestisce riparando i danni, ma prevenendo i danni». L’esposto è stato curato dall’avvocato Ezio Bonanni, specializzato nelle cause a tutela delle vittime dell’amianto. «I pareri favorevoli di Comune, Provincia e Regione non sono così vincolanti — prosegue Megna —; chiamando in causa la magistratura accerteremo se i giudizi tecnici emessi dai loro uffici sono conformi o meno alla normativa vigente. Noi crediamo di no perchè lo spirito della legge è quello di individuare la soluzione meno impattante possibile per il territorio; qui a Cappella Cantone il tentativo non è neanche stato fatto perché il progetto alternativo, peraltro sostenuto da undici Comuni, non è nemmeno stato preso in esame». A margine dell’illustrazione dell’esposto, Giorgio Riboldi di ‘L’altra Lombardia’ ha rivolto alle istituzioni tre domande ancora senza risposta: «Perchè un terreno che valeva ‘uno’, dai cavatori è stato pagato ‘sei’? Come mai non si sono voluti prendere in considerazione metodi alternativi all’interramento? E perché per un impianto più grande come dimensioni ma meno impattante dal punto di vista ambientale come quello di Cingia de’ Botti la Regione ha, a mio avviso, giustamente sospeso il giudizio, mentre il progetto di Cappella Cantone è stato subito autorizzato?».


11 novembre 2009 - Adnkronos

BOLOGNA: SIT-IN DIPENDENTI MONRIF DAVANTI NEGOZIO PRESIDENTE ASCOM
MARINELLI, POSTACCHINI NON VUOLE EVITARE 24 LICENZIAMENTI

Bologna, 11 nov. - (Adnkronos) - Dopo l'occupazione della sede dell'Ascom di Bologna in strada Maggiore, i lavoratori degli Hotel Royal Carlton e Hotel Internazionale hanno preso di mira, questa volta, il negozio del presidente dell'associazione dei commercianti Enrico Postacchini. Organizzati delle Rdb, i lavoratori hanno, infatti, promosso un presidio di protesta proprio davanti al punto vendita di Postacchini in via Carbonesi, sotto le Due Torri. Secondo i manifestanti che contestano il licenziamento di 24 persone ci sarebbero «forti responsabilità dell'Ascom che si è rifiutata di aprire una vera trattativa a tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori». «Il presidente dell'Ascom, Enrico Postacchini, - sostiene Luigi Marinelli delle Rdb - si è dimostrato assolutamente indisponibile a trovare alternative dignitose per evitare i licenziamenti, riproponendo ricatti ed accordi siglati con Cgil e Cisl, ma rifiutati, giustamente, dai lavoratori». «Il gruppo Monrif, proprietario degli hotel, licenzia non perchè in crisi, ma per poter aumentare margini di profitto utilizzando il personale 'ad orè piuttosto che in maniera stabile» prosegue Marinelli che afferma «l'Ascom si è quindi prestata a fare un lavoro sporco e dovrà aspettarsi iniziative di protesta ad ogni occasione pubblica». In particolare le Rdb chiede il ritiro dei licenziamenti e al Comune di Bologna ed alla Regione Emilia Romagna di intervenire perchè i 24 lavoratori non perdano il posto, «riteniamo - conclude il sindacalista - che i comportamenti di Ascom e Gruppo Monrif non possano trovare la complicità del silenzio assenso delle istituzioni locali».


11 novembre 2009 - Ansa

DOMANI IN UMBRIA

(ANSA) - PERUGIA, 11 NOV - QUESTI GLI AVVENIMENTI PREVISTI PER DOMANI IN UMBRIA:...
PERUGIA - Conferenza stampa della RdB Cub Medici con il coordinatore nazionale, Ivan Potente. (Ore 17, sede, in via del Lavoro, 29)...


11 novembre 2009 - La Provincia Pavese

«Basta rischi e basta morti»
Da tutta la Lombardia in corteo 400 vigili del fuoco
Tra i manifestanti anche il padre di Davide Achilli vittima dell’incidente mortale la notte del 12 agosto a Romagnese

PAVIA - «Davide sarebbe stato qui oggi, insieme ai suoi colleghi. E allora sono venuto io». Ernestino Achilli è il padre del vigile del fuoco morto la notte del 12 agosto per arginare un incendio che stava per propagarsi alle case di Romagnese. Ieri faceva parte della folta delegazione che ha incontrato il prefetto.
«Eroi sui giornali, sconosciuti in Parlamento». Il vigile del fuoco regge il cartello anticipando, per le strade della città, i suoi 400 colleghi arrivati da tutte le caserme della Lombardia.
Tutte le sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Confsal) hanno indetto questo secondo appuntamento regionale. Dopo il 9 luglio a Varese, ieri sono scesi in piazza i a Pavia per protestare contro «la politica dissennata del Governo che continua a negare le risorse umane, strumentali ed economiche indispensabili affinché i vigili del fuoco garantiscano la salvaguardia dei cittadini» spiegano i sindacati.
Dopo la retorica dei "pompieri brava gente" o "angeli del terremoto" e gli elogi di politici e rappresentanti di varie istituzioni a tutti i livelli, i vigili del fuoco si sono dovuti scontrare con una realtà ben diversa: carenze croniche di organico e di mezzi, vecchi anche di 20 o 30 anni, turni massacranti e straordinari arretrati da aprile e spesso non pagati.
Eppure, fanno rimarcare i lavoratori, i vigili del fuoco non si tirano mai indietro di fronte alle esigenze.
«Questo Governo vuole fare cassa anche su questi capitoli di spesa - dicono sindcati -. La sicurezza nei luoghi di lavoro non può avere logiche di risparmio».
Che la manifestazione questa volta abbia toccato propro Pavia non è casuale. Sono trascorsi tre mesi dall’ultimo drammatico infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita proprio un vigile del fuoco, Davide Achilli, 39 anni, morto nel crollo di un capannone a Romagnese dove insieme ai compagni stava cercando di aerginare le fiamme che rischiavano di lambire alcune abitazioni.
Le rivendicazioni di ieri, portate anche in Prefettura, si concentrano su quattro richieste: La necessità di garantire al cittadino un servizio di qualità, maggior presenza di personale qualificato (capi reparto e capi squadra), rinnovo del contratto di lavoro scaduto da 2 anni e adeguamento del parco automezzi ormai troppo obsoleto.
«Il Ministro Maroni si era impegnato all’assunzione di 1400 precari che già da oggi potrebbero essere inseriti in organico e, per di più, a costo zero in quanto le risorse sono già stanziate - dicono ancora i sindacati -.
Gli impegni si mantengono: in caso contrario siamo in presenza soltanto di spot pubblicitari».
Non solo il prefetto, Ferdinando Buffoni, ha manifestato solidarietà ai 400 vigili del fuoco impegnandosi a portare le loro istanze alla Presidenza del Consiglio e al Governo. Lungo il percorso del corteo, trale strade del centro, la gente ha dimostrato interesse a sostegno. Qualcuno ha applaudito.(m.g.p.)


11 novembre 2009 - La Repubblica

Intorno a Palermo un mare di rifiuti
Il sindaco di Bagheria: "Subito una discarica o chiudo scuole e uffici" Raccolta bloccata fuoco ai cassonetti Corsa contro il tempo per l´invaso di Bolognetta
di ISABELLA NAPOLI SARA SCARAFIA

Palermo - Il sindaco di Bagheria pensa di chiudere le scuole. Perché nei comuni del Palermitano, da Bagheria a Partinico, da Monreale a Borgetto, è scoppiata l´emergenza, con i residenti che, esasperati, cominciano a dare alle fiamme i cassonetti. Da quando la discarica di Bellolampo ha chiuso le porte agli Ato morosi, nessun autocompattatore ha scaricato nell´invaso di Partinico, la cui apertura era stata autorizzata dal presidente della Provincia, Giovanni Avanti. Dopo la polemica sollevata dal sindaco e dai consiglieri comunali di Partinico, contrari all´apertura della discarica per tutti e sessanta i comuni, adesso c´è anche un problema tecnico: manca un trituratore che consenta di smaltire almeno 300 tonnellate di immondizia ogni sei ore.
La situazione più grave è a Villabate, Ficarazzi e Bagheria, dove è stato appiccato il fuoco a diversi cassonetti stracolmi. Due gli interventi dei vigili del fuoco nel giro di poche ore per sedare le fiamme appiccate l´altra notte. Un rogo in via Libertà, a Bagheria, ha distrutto due auto e ne ha danneggiata un´altra. «La situazione è gravissima - dice il sindaco, Biagio Sciortino - se continua così, domani sarò costretto a chiudere le scuole e gli uffici».
Anche a Monreale e negli altri comuni dell´Ato Pa 2, da Altofonte a Santa Cristina Gela, le strade sono piene di rifiuti. Ieri Lea Giangrande, presidente della spa Alto Belice, che riunisce 17 centri fra i quali Monreale, ha scritto una lettera al prefetto Giancarlo Trevisone. «Chiediamo un´ordinanza che ci autorizzi a utilizzare Bellolampo per tre o quattro giorni», dice.
Ieri l´assessore regionale all´Ambiente, Mario Milone, ha convocato una riunione per accelerare l´apertura della discarica di Bolognetta. Al tavolo i vertici del Coinres, la Provincia e il sindaco Gaspare Greco. «I tempi che ci hanno prospettato - spiega Vitale Gattuso, presidente del Coinres - sono però di almeno una settimana». Intanto i 515 dipendenti del consorzio che gestisce i rifiuti dei 22 comuni sul versante orientale, da Alia a Villafrati, sono in stato di agitazione perché non hanno ricevuto lo stipendio di ottobre. Ieri, al termine di un´assemblea sindacale, hanno siglato un documento in cui chiedono lo scioglimento del consorzio e garanzie sul posto di lavoro.
Alta tensione anche a Palermo, con l´incubo di un nuovo stop allo spazzamento. Ieri i dipendenti di Essemme che aderiscono al sindacato Rdb hanno manifestato davanti al municipio chiedendo di essere assunti dall´Amia. In serata una delegazione è stata ricevuta da alcuni consiglieri comunali: «Vogliamo certezze per il futuro», dice Paolo Di Gaetano, leader delle Rdb.
Se ieri la pulizia delle strade è stata comunque garantita, oggi potrebbe esserci un nuovo stop: scade infatti l´ultimatum che il sindacato Alba ha dato ai vertici di Essemme dopo il rientro del personale al lavoro. «Se Amia e Comune non convocano un incontro - dice Maurizio Bongiovanni - incroceremo le braccia: il Comune ci dica cosa vuole fare della società».

Muratore ucciso nel crollo i colleghi "in nero" fuggono
Tragedia nel palazzo delle Generali in ristrutturazione I detriti hanno reciso l´arteria femorale a un egiziano irregolare che lavorava per un connazionale. I sindacalisti: "Gli altri sono scappati a prendere le dotazioni di sicurezza che non avevano"
di MASSIMO PISA

Milano - Travolto e ucciso da un tramezzo, al decimo piano di un palazzo nel cuore della città: è il palazzo delle Generali all´inizio di via Vittor Pisani, guarda la stazione Centrale, da quell´altezza si vede da vicino il Pirellone, all´orizzonte ci sono le torri delle radio di piazza Repubblica e le guglie del Duomo. Muore sul lavoro, Youssef Ahmed Ihab Fouad, 39 anni, egiziano irregolare e senza famiglia che a Milano (abitava in zona Certosa) era arrivato due anni fa a fare il muratore. E muore da solo: quando arrivano i sanitari del 118, i pompieri e gli agenti delle volanti, sul posto trovano solo il capocantiere italiano, che aveva sentito grida d´allarme da quegli uffici sventrati e in ristrutturazione e aveva dato l´allarme col cellulare. Gli altri operai sono spariti. Più tardi, alcuni di loro torneranno sul posto per mettere a verbale che un collega si era sentito male alla vista di Fouad morto, che erano usciti a rianimarlo, che non scappavano. Altri testimoni, i sindacalisti di Cub e Fiom che dalla mattina manifestavano sotto la sede della Regione, arrivano quasi contemporaneamente sul posto e raccontano un´altra scena. «Scappavano tutti - dice Pierluigi Sostaro, dei Cub - andavano a prendere caschi e protezioni prima che arrivasse la polizia. Nessuno aveva visto nulla. Ma ci hanno detto che nel palazzo ci sono almeno quaranta aziende al lavoro». Luciano Muhlbauer, consigliere regionale Prc, era anche lui al presidio: «Ne ho contati almeno sei che "telavano". Ovviamente perché non erano in regola. Fa rabbia».
Erano passate da pochi minuti le 12. Fouad aveva staccato un attimo e si era messo a sedere accanto a un muro divisorio alto 4 metri che la sua squadra - come accerteranno gli esperti dell´Asl - aveva demolito in alto e in basso e non aveva più appoggi. I mattoni schiacciano torace e addome del muratore, gli recidono l´arteria femorale, la morte arriva in pochi attimi. L´ufficio, di proprietà di Generali gestione immobiliare che cura il rifacimento della facciata (progetto importante, curato dallo studio EET dell´ingegner Stefano Cobolli Gigli), è in affitto alla società di consulenza Kpmg, committente dei lavori. Quelli per la demolizione spetterebbero alla Gcg, ditta edile a conduzione familiare di Abbiategrasso, intestata a Giuseppe Galuppo, 37 anni. Qui, però, nei rivoli dei subappalti spunterebbe un´altra ditta, la Kamel srl, sempre di Abbiategrasso, intestata a Said Ahmed Salah Kamel, 34enne egiziano. L´uomo, dagli accertamenti, risulterebbe il reale datore di lavoro di Fouad da un paio d´anni. Fonti interne a Kpmg, vertice di questa piramide di appalti, esprimono «sgomento per la morte di un lavoratore e sorpresa perché non eravamo a conoscenza di subappalti: tutte le clausole del contratto erano state rispettate, offriremo la massima collaborazione agli inquirenti perché vogliamo anche noi chiarezza, siamo coinvolti in una vicenda più grande di noi che ci vede parte lesa».
Entrambi gli imprenditori, Galuppo e Kamel, sono stati ascoltati ieri dagli agenti delle volanti, coordinati dal pubblico ministero Grazia Colacicco che ha aperto un fascicolo sull´ennesima morte bianca.


11 novembre 2009 - Catanzaro Informazione

Manifestazione ex Lsu-Lpu della Regione Calabria

I lavoratori della Regione Calabria dell'ex comparto LPU-LSU si sono riuniti, oggi pomeriggio, per strada, muniti di megafono, nella piazza antistante l'Assessorato al Lavoro, per manifestare le loro gravi perplessità relative ai seguenti punti:
-Pieno titolo a partecipare alle progressioni orizzontali e verticali, alla luce delle nuove disposizioni di legge che entreranno in vigore dal 15 novembre prossimo cioè il Decreto legislativo n. 159/2009 attuativo della Legge n.15/2009;
- aumento delle ore settimanali fino al raggiungimento del full-time;
- razionalizzazione dell'impiego nei vari uffici comprese le sedi periferiche;
- contributi figurativi relativi al periodo pre-stabilizzazione.
Hanno partecipato anche i rappresentanti, nazionale e provinciale, della sigla sindacale RdB (Rappresentanze sindacali di Base- Federazione del pubblico impiego, servizi, industria e settore privato, aderente alla Confederazione Unitaria di base) e quello regionale della sigla Ugl Calabria. Subito dopo la riunione è stata consegnata all'Assessorato al Personale (n.protocollo 21090 dell'11 novembre 2009) la richiesta, in duplice copia, di incontro urgente con l'Assessore al Personale, on. Carmela Frascà e con il Direttore Generale del Dipartimento n.7 ''Organizzazione e Personale', dott. Antonio Izzo ''al fine - è scritto nella richiesta - di giungere ad un confronto ed una soluzione idonea alle problematiche della categoria relative all'attuale situazione contrattuale'. I lavoratori si riservano di chiedere una sala all'Assessorato al Personale (per oggi negata) per una seconda assemblea sindacale per il tramite di una sigla sindacale per come richiesto dallo stesso Assessorato.


11 novembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Le rappresentanze sindacali di base
«Sos pandemia, fermate il piano di rientro»

SALERNO — Il piano di rientro della sanità campana fa tante vittime quanto l’influenza A. Si può riassumere così la denuncia della segreteria provinciale di Salerno delle Rappresentanze sindacali di base che lancia una provocazione: decidere la moratoria delle delibere del piano di rientro. L’appello è rivolto al ministro della Salute, Maurizio Sacconi, al governatore Antonio Bassolino e ai prefetti delle cinque province campane. «Quando a fine anno arriverà il picco influenzale, la sanità campana, nella condizione in cui è costretta - incalza il sindacato, riferendosi ai tagli previsti dalle continue delibere, regionali prima e commissariali dopo, emesse per sanare il buco economico del comparto - non sarà in grado di garantire ai cittadini una vera e propria assistenza. Non a caso un terzo delle morti per influenza suina in Italia sono avvenute proprio in Campania». E se l’Rdb si batte contro i tagli, la Cisl la segue a ruota. Portando come esempi due presidi ospedalieri in grave emergenza di personale. Come quello di Sarno, ristrutturato da soli tre anni ma non meno sofferente di altri. Tanto che ieri il segretario provinciale della Cisl, Pietro Antonacchio, ha chiesto a gran voce l’intervento dell’Ispettorato del lavoro al fine di avviare un’inchiesta sui turn over massacranti a cui sono costretti medici e personale infermieristico. La situazione non migliora a Scafati, dove a soffrire maggiormente è il reparto di anatomia patologica. «L’enorme carico di lavoro dirottato da tutta l’Asl sull’esiguo numero di lavoratori - scrive il sindacalista - deve mettere l’azienda nella condizione di poter determinare la capacità del servizio di ottemperare compiti richiesti, reperendo personale o convenzionare strutture analoghe per la garanzia dei livelli essenziali di assistenza».(A.C.)


11 novembre 2009 - Il Mattino

Benevento. Con un messaggio indirizzato a tutte le organizzazioni sindacali...

Benevento - Con un messaggio indirizzato a tutte le organizzazioni sindacali, la Meridionale Servizi, cooperativa impegnata nell'appalto di pulizia in alcuni Istituti scolastici nella provincia di Benevento, ha comunicato che «stante il perdurare dei noti ritardi nei pagamenti da parte degli Istituti scolastici, non è nelle condizioni di definire una data per il pagamento delle retribuzioni del mese di ottobre». Con la stessa nota viene annunciato che «presumibilmente si provvederà all'erogazione delle retribuzioni entro il giorno 19 novembre in una misura compatibile con i flussi finanziari in arrivo». La Federazione provinciale RdB/CUB di Benevento denuncia quello che considera «un gioco dello scarica barile, per cui oggi più che mai si è arrivati ad una consapevolezza che bisogna rimboccarsi le maniche e scendere in campo, in prima persona, per difendere i diritti e la dignità, richiedendo, con fermezza ed incisività, di andare oltre le cooperative, ditte, o meglio che si è arrivati ad un bivio in cui pretendere di togliere di mezzo questi intermediari del lavoro. In questi lunghissimi 8 anni si è perpetrato solo sfruttamento dei lavoratori, gabbati con false stabilizzazioni a tempo, pagate a caro prezzo dallo Stato (accordo Consorzi-Ministero del 26 gennaio 2005 dove il Ministero evidenzia l'importo da versare ai Consorzi «costo mensile procapite per ciascun addetto ex LSU da corrispondere… è di 2029.91 euro da portare ad un massimo 2131.29 euro») il tutto avallato dai sindacato confederali.

Napoli. Sprint sulla vaccinazione per i mille bambini campani...
di MARIA PIRRO

Napoli - Sprint sulla vaccinazione per i mille bambini campani che hanno dai sei mesi ai due anni e che sono ad alto rischio di complicanze se contagiati dal virus H1N1. Si tratta di bambini nati prima della 32esima settimana di gestazione o con peso inferiore ai 1.500 grammi. «Oggi cominciamo a chiamare i piccoli pazienti che sono stati dimessi dalla nostra terapia intensiva per vaccinarli in ospedale», dice il professore Roberto Paludetto, direttore della neonatologia del Secondo Policlinico che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello alle famiglie sull’importanza di aderire al programma di prevenzione, sottolineado i maggiori pericoli collegati all’influenza A per questi bambini che hanno una ridotta funzionalità polmonare e di altri organi. «Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che il vaccino contro l’influenza A faccia male ai bambini non sani», sottolinea Maria Triassi, ordinario di Igiene dell’ospedale universitario Federico II di Napoli. E aggiunge: la vaccinazione «serve per l’intera comunità»; «più persone si vaccinano meno il virus circola». In Campania salgono intanto a quattordici le vittime, l’ultima a Eboli. Si chiamava Ciro D’Azzo, aveva 42 anni, era disabile e malato di cuore. È preoccupante anche il quadro clinico di altri diciotto adulti e di due bambini ricoverati nelle terapie intensive degli ospedali campani. In più, esplodono tre proteste in corsia: gli operatori sociosanitari del San Giovanni Bosco ieri hanno occupato la direzione sanitaria, i sindacalisti dell’Anaao-Assomed (medici ospedalieri) lamentano le carenze di personale al Cardarelli, quelli della Rdb-Cub chiedono un incontro urgente al prefetto. Medici e infermieri, infatti, sono chiamati a sostenere un carico di lavoro notevole. Come dimostra il bollettino della giornata di ieri. Al Cotugno sono sessantasette i degenti. Occupati tutti i posti disponibili in rianimazione, sono sette gli ammalati gravi. Tra questi, E.S., la donna di 29 anni con seri problemi respiratori, positiva al test del virus A e trasferita dal San Leonardo di Castellammare. Al Secondo Policlinico, quattro i ricoverati in rianimazione; mentre al Cardarelli ci sono in tutto trenta pazienti contagiati dall’influenza A, di cui sedici in osservazione nel padiglione Palermo. Migliorano le condizioni della ragazza di 15 anni di Avellino ricoverata nella rianimazione pediatrica dell’ospedale, stazionario il quadro clinico del neonato di 25 giorni. Due pazienti sono, invece, in Utif (terapia intensiva per il fegato): si tratta di due trapiantati risultati positivi al test. Uno di loro aveva ricevuto un rene cinque giorni fa. E anche nella rianimazione del Monaldi è ricoverato un trapiantato di rene, assieme a un giovane che è sotto trattamento con la macchina Ecmo proveniente dal Cotugno. Buone notizie dal Santobono: è stato dimesso il bimbo di 10 anni, di Caserta, ricoverato nei giorni scorsi in rianimazione. Rimangono ricoverati nove bimbi nella pediatria d’urgenza, uno in cardiologia, quattro in immunologia, cinque in nefrologia. Tra questi ultimi, un bambino con patologie pregresse in condizioni gravi dai medici, mentre per altri dieci casi sospetti si attende l’esito del tampone. Un’altra bambina di 9 mesi di Marzano di Nola, con un quadro clinico severo e diagnosi non ancora confermata, è stata trasferita dall’ospedale di Nola. A Caserta, all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano ci sono otto casi accertati e sei sospetti. E restano stazionarie le condizioni dei due pazienti, padre e figlio (il ragazzo pesa 210 chili), ricoverati in rianimazione. Quadro clinico invariato anche per il 60enne ricoverato in rianimazione nell’ospedale Moscati di Avellino. Nell’ospedale di Eboli (Salerno) ci sono quindici pazienti (tra cui sei bambini), tre adulti in rianimazione.


11 novembre 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. Il direttore generale dell’Icpl, Gianfranco Santini, interviene...

Civitavecchia - Il direttore generale dell’Icpl, Gianfranco Santini, interviene poi sulla questione dei 21 licenziamenti che l’azienda ha previsto per la fine dell’anno. «E’ una scelta forzata - ha detto - comunque valuteremo anche altre soluzioni e speriamo di poter poi riassorbire una parte di questo personale».
La notizia, comunque, è arrivata sotto forma di informativa alle sigle sindacali che subito si sono mobilitate e hanno indetto un summit. «Piove sul bagnato», tuona la Cgil che in un comunicato chiede al sindaco, «in qualità di azionista, di convocare le parti per capire cosa sta succedendo». Secondo il segretario Franco Boriello, la retrocessione dell’Icpl non è altro che il prodotto notevole di scelte sbagliate e della graduale cessione delle quote pubbliche che oggi si attestano al 12%. «Quando la maggior parte delle quote - si legge - era nelle mani pubbliche i privati si sono giovati dei finanziamenti che da questi provenivano, così senza grandi investimenti si ritrovano proprietari di tanto. Oggi, terminato l’aiuto economico pubblico, attivano le procedure di licenziamento».
Sulla scia della Cgil, i Cobas che aggiungono: «I lavoratori sono costretti a fare straordinari, che non gli vengono pagati, in nome del bene dell’azienda. Oltre il danno la beffa. Il comune deve farsi carico della situazione e garantire l’occupazione. Temiamo, invece, che sia pronto a vendere».
Anche l’Rdb cub e trasporti si è messa in moto e ha già chiesto un incontro urgente alla Regione (ancora in possesso di alcune quote) per cercare di ovviare ai licenziamenti. «Chiediamo alle istituzioni di prendere in mano la situazione e salvaguardare il livello occupazionale».(G.Am.)


11 novembre 2009 - Il Manifesto

PISTOIA. CALL CENTER ANSWERS OCCUPATA L'AZIENDA

I circa 600 lavoratori, in gran parte donne, del call center Answers hanno occupato la sede dell'azienda, in un ex capannone industriale alla periferia di Pistoia. La protesta riguarda il mancato pagamento degli stipendi da agosto, e più in generale il clima di grande incertezza sulle sorti del call center. A settembre un gruppo di dipendenti della Answers si incatenò simbolicamente con rotoli di carta igienica di fronte allo stabilimento, mentre il mese scorso, durante uno sciopero, circa 300 manifestanti occuparono pacifi camente per un paio di ore una sala del palazzo comunale di Pistoia, per poi manifestare nei giorni seguenti davanti al Consiglio regionale nel centro di Firenze, in una iniziativa di protesta organizzata dal sindacato di base Cub e dalla Slc Cgil. Ieri pomeriggio, dopo una serie di incontri con le istituzioni ai quali non sono seguite risposte dell'azienda, negli ultimi tempi latitante, i lavoratori hanno proclamato assemblea permanente e hanno occupato l'immobile. Il call center fa parte del gruppo internazionale Phonemedia-Omega, su tutta la vicenda l'assessore regionale Gianfranco Simoncini alcni giorni fa aveva osservato: "Comprendiamo le ragioni della mobilitazione dei lavoratori: dalla rivendicazione del diritto allo stipendio, all'obiettivo di rafforzare la presenza di una realtà importante, con un patrimonio professionale consolidato nel paese. Un patrimonio che non vogliamo sia disperso" .


11 novembre 2009 - La Stampa

VIA LIBERA DALLA COMUNITÀ MONTANA
Risolto il problema del depuratore nella cartiera Bormida di Murialdo

Murialdo - Dopo quattro anni di riunioni e dibattiti, ieri, nella sede della Comunità montana a Millesimo, la Conferenza dei Servizi ha approvato il progetto di realizzazione dell’impianto biologico alla cartiera Bormida di Murialdo. Grande la soddisfazione dei Cub, sindacato che «per primo ha intuito nel depuratore l’unica possibilità di continuità per la cartiera insistendo con la direzione che per avere un prodotto di qualità l’unica soluzione era appunto una lavorazione con acqua rigenerata attraverso un impianto biologico». Aggiunge Giampiero Icardo, segretario dei Cub e dipendente della cartiera: «Ringraziamo l’attuale direttore tecnico, per il supporto dato all’attuazione del progetto, e non vorremmo fossero dimenticati i residenti delle borgate vicine alla fabbrica che per anni hanno sopportato i miasmi con la speranza che qualcosa cambiasse». Prosegue: «Vorremmo ringraziare tutti coloro che si sono interessati per riuscire a dare un futuro ai dipendenti della Bormida e all’indotto, quali l’assessore regionale alle Attività produttive, Enrico Vesco; l’amministrazione di Murialdo, i sindaci Mozzoni, Righello, Ferraro, e il presidente della Comunità montana Fracchia».


11 novembre 2009 - Il Giorno

Scuola Borsa Incontro in Provincia
RDB SI MOBILITA

Monza - IL FUTURO della scuola civica Borsa e dei suoi 13 dipendenti passa oggi dall'incontro tra Provincia e RdB, il sindacato di base dei lavoratori del Comune, e prosegue lunedì con l'apertura di un tavolo con l'Amministrazione comunale. Il sindacato alza la voce dopo la scelta della Giunta di costituire entro fine anno un'azienda speciale in cui travasare servizi e dipendenti della scuola Borsa e già ieri ha dato il via al pressing. Un centinaio di lavoratori hanno presidiato l'ultimo Consiglio comunale per rilanciare, spiega Massimo Andreotti delegato RdB, «la soluzione del distacco funzionale, con cui i lavoratori restano dipendenti del Comune e non passano sotto un'azienda che non dà garanzie sul futuro e snatura l'attività formativa e di servizio che dal 1861 ha contraddistinto la scuola Borsa». La manifestazione ha ricevuto la solidarietà dell'opposizione con Pd, lista Faglia e Prc, mentre l'assessore all'Istruzione Piefranco Maffé ha difeso la scelta dell'azienda speciale: «sarà al 100% comunale, quindi sarà salvaguardata la vocazione pubblica della scuola».(M.Ag.)

Lavoratori coop, la rabbia in Consiglio
LA PROTESTA IN 50 HANNO LANCIATO L'SOS A PALAZZO MEZZABARBA
di Manuela Marziani

PAVIA - LA NUOVA amministrazione comunale non aveva ancora subito un'irruzione simile: una cinquantina di lavoratori e lavoratrici che si presentano nella sala consiliare per esporre un proprio problema. E' accaduto lunedì sera, quando i dipendenti della Meridional che ha vinto l'appalto per le pulizie al policlinico San Matteo sono arrivati "armati" di volantini e striscioni per raccontare ai rappresentanti politici le loro condizioni occupazionali. E inizialmente la relazione è stata difficile. "Il presidente del consiglio comunale non voleva farci parlare - ha spiegato Pasquale Di Tomaso, sindacalista della Flacia Cub che guidava la protesta -. Avrebbe voluto leggere lui il nostro comunicato, quando noi chiedevamo al sindaco e all'intero consiglio comunale di intercedere per fare in modo che si potesse realizzare quell'incontro con il cda del San Matteo richiesto ufficialmente da un mese per discutere diverse questioni". SECONDO i sindacati, infatti, per svolgere i compiti loro assegnati le donne sono costrette a lavorare al limite delle loro possibilità con turni massacranti, ricorrendo ad ore straordinarie non pagate come tali. "Questa è la dimostrazione di come l'appalto non tiene conto delle reali esigenze del servizio». Al termine della lettura del comunicato, su proposta del capogruppo di "Democrazia e solidarietà", Antonio Sacchi è stato votato un ordine del giorno (approvato con 31 voti, 1 astenuto e 4 consiglieri che non hanno partecipato al voto perché in disaccordo con la discussione di un argomento non in agenda) con il quale l'amministrazione comunale si impegna a sollecitare un incontro tra una delegazione sindacale e il consiglio d'amministrazione del policlinico.


11 novembre 2009 - Leggo

Milano. E’ morto sotto i resti di una parete che l’ha travolto...
di Chiara Prazzoli

Milano - E’ morto sotto i resti di una parete che l’ha travolto mentre la stava abbattendo. Operaio irregolare, in un grosso cantiere nel cuore di Milano, in via Vittor Pisani, al decimo piano di un palazzo delle assicurazioni Generali, a due passi dalla Regione, a due passi dalla manifestazione dei sindacati che, davanti al Pirellone, chiedevano più certezze per i lavoratori in tempo di crisi. Lui, F. I., egiziano di 39 anni, era impegnato ad abbattere un’intercapedine, qualcosa è andato storto. Le macerie gli hanno schiacciato il petto e questo gli è stato fatale. Secondo alcuni testimoni, proprio i lavoratori che stavano protestando - e gli investigatori non smentiscono - il cantiere presenterebbe numerose irregolarità, a partire dal numero di operai in regola, troppo pochi per una mole di lavoro enorme.
«Abbiamo sentito i vigili arrivare e ci siamo incuriositi - ha raccontato Guido Trifiletti della Cub, che era al Pirellone -, abbiamo visto sei o sette persone, forse operai, allontanarsi. C’era il corpo, coperto da un lenzuolo sotto le macerie e ci hanno detto che i soccorsi all’arrivo hanno trovato solo il cadavere e un po’ di macerie spostate. Non c’era neanche chi ha telefonato. Qualcuno ci ha anche detto di aver visto gente entrare con un sacchetto con dei caschi». Le indagini sono affidate a polizia, vigili e ispettorato del lavoro. Per ora si è accertato che il piano è affittato a una società di revisione che ha commissionato i lavori a una ditta che li ha subappaltati. I compagni di lavoro del morto, fuggiti, sono poi tornati indietro. Incerta la loro posizione.


11 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

ASSEMBLEA E VOTAZIONE SULL'ACCORDO

Ascoli - SARÀ UN'ATMOSFERA bollente quella che respireranno questa mattina i lavoratori della Manuli, riuniti nel centro congressi della Camera di Commercio. A partire dalle 10 i delagati sindacali di Cgil, Cisl e Uil locali (Falciani, Antonucci e Canali) e nazionali illustreranno il contenuto dell'accordo firmato a Roma a fine ottobre con la proprietà della Manuli. Sul sito del presidio (creato da alcuni operai davanti alla fabbrica dall'apertura della procedura di mobilità) già ieri pomeriggio, si annunciavano azioni di forte protesta in programma per stamattina, quando dopo l'assemblea gli operai saranno chiamati a promuovere o bocciare l'accordo. Proprio quello, per i 376 lavoratori dello stabilimento, sarà il momento decisivo. Subito dopo le votazioni si procederà allo spoglio dei voti che sarà fatto da un'apposita commissione elettorale. Per gli operai della fabbrica che produce tubi in gomma sarà una giornata lunghissima. Difficile fare previsioni sull'esito del referendum. «L'esito della votazione dice Andrea Quaglietti, rsu della fabbrica e sindacalista dell'Sdl sarà una specia di lotteria. Ogni lavoratore sarà solo con se stesso e deciderà sulla base delle prospettive che ha». I RAPPRESENTANTI di Ugl e Sdl hanno esortato i lavoratori a votare no' all'intesa siglata a Roma tra Manuli e sindacati confederali. «Ci auguriamo che l'accordo passi sottolinea invece Marsilio Antonucci della Femca Cisl . Se i lavoratori decideranno di bocciarlo non ci saranno alternative ai licenziamenti».


11 novembre 2009 - L'Unione Sarda

Alcoa, esplode la rabbia degli operai
Bloccato il porto di Cagliari, protesta in Regione: «Aiutateci»
di ANTONELLA PANI

La rabbia degli operai dell'Alcoa di Portovesme si è trasferita ieri a Cagliari: è stato bloccato il porto.
Non resta confinata nel Sulcis la protesta dei lavoratori dell'Alcoa di Portovesme: ieri mattina circa 300 operai, con tamburi, fischietti, bandiere, striscioni e tanta disperazione, hanno invaso le banchine del porto di Cagliari impedendo lo sbarco dei passeggeri dal traghetto "Nomentana" della Tirrenia che avrebbe dovuto attraccare al molo. La data del 17, giorno in cui scade il regime delle tariffe energetiche speciali di cui gode la multinazionale dell'alluminio, si avvicina velocemente e se per allora non ci saranno novità positive l'Alcoa sospenderà la produzione. Da qualche giorno le iniziative di protesta dei lavoratori si susseguono, sempre più intense e sempre più partecipate. Ieri le tute blu si sono date appuntamento di buon mattino davanti ai cancelli della fabbrica, a Portovesme: un pullman e tantissime auto sono partite alla volta di Cagliari. Un lungo corteo a passo d'uomo che ha paralizzando il traffico sulla Statale 130.
PORTO BLOCCATO Dal Sulcis gli operai hanno spostato a Cagliari la loro protesta, bloccando il molo e impedendo l'attracco del traghetto in arrivo da Civitavecchia: i passeggeri sono riusciti a sbarcare soltanto dopo mezzogiorno, con quattro ore di ritardo rispetto al previsto. Dopo la clamorosa iniziativa nel porto del capoluogo, i lavoratori si sono diretti davanti alla sede del Consiglio regionale in via Roma. E anche lì non sono mancati i momenti di tensione, anche sulla composizione della delegazione che avrebbe dovuto incontrare (insieme ai sindaci del Sulcis) i presidente della Giunta regionale Ugo Cappellacci e del Consiglio Claudia Lombardo. Ma anche durante il vertice gli operai si sono fatti sentire, tenendo alta la tensione.
ALTA TENSIONE «Purtroppo non si è mossa un virgola, è rimasto tutto immutato rispetto all'ultimo incontro», ha riferito Franco Bardi, segretario della Fiom Cgil: «L'unica cosa che è cambiata è il tempo a disposizione per fare qualcosa: sempre di meno». Per la Cisl l'incontro è stato interlocutorio:«Non ci sono sostanziali novità», ha commentato Rino Barca, segretario della Fsm-Cisl: «Sono in corso trattative, ma il tempo a disposizione è poco e servono immediatamente risposte concrete, che finora non abbiamo avuto». Dopo la mattinata di protesta a Cagliari i lavoratori sono tornati a Portovesme, dove continua il presidio sotto la torre di 60 metri, sulla sommità della quale tre operai sono asserragliati da più di una settimana, sfiniti dal disagio e dalla tensione. «Abbiamo sentito tante parole», sottolinea Andrea Cuccu, segretario della Uilm, «ma, per evitare che l'Alcoa metta in atto l'ipotesi di chiusura, servono atti concreti».
OGGI A ROMA Ieri a Cagliari con i lavoratori c'erano anche i sindaci del Sulcis, che oggi saranno a Roma in sit-in davanti a Palazzo Chigi, proprio per la vertenza-Alcoa. Mentre gli operai stanno organizzando una trasferta a Roma per il 17, alla scadenza del conto alla rovescia che da giorni angoscia circa duemila famiglie del Sulcis. «Ci auguriamo che si scongiuri la sospensione delle produzioni», dice Stefano Lai, delegato Cub della Rsu, «altrimenti nessuno sarà più in grado di controllare la rabbia dei lavoratori». Sulla questione Alcoa è intervenuto anche Silvio Lai, segretario regionale del Pd: «L'esecutivo regionale deve dare risposte concrete alle istanze dei lavoratori e dei rappresentanti dell'opposizione», si legge in una sua nota. «In questo momento delicato va la solidarietà alle numerose famiglie che rischiano di trovarsi senza uno stipendio». Anche Giampaolo Diana, consigliere regionale del Pd, chiede risposte alla Giunta: «Non ha ancora detto quale sarà lo strumento che Regione e Governo intendono adottare per trovare una soluzione».


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