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Il Sindacato di Base e Indipendente

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12/11/09

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dicono di noi - le notizie
dal 1 al 10 novembre 2009


10 novembre 2009 - Adnkronos

ROMA: RDB-CUB, TEATRO DELL'OPERA CAMBIA IL VERTICE
MA LA MUSICA È SEMPRE LA STESSA

Roma, 10 nov. - (Adnkronos) - «Con il commissariamento e la nomina del nuovo sovrintendente ad interim eravamo fermamente convinti di un radicale cambiamento nella gestione della fondazione ma, evidentemente, abbiamo preso un abbaglio». Lo ha dichiarato in una nota il sindacato Rdb-Cub del Teatro dell'Opera di Roma. «In effetti all'inizio, il nuovo sovrintendente, aveva dato l'impressione che volesse rompere le vecchie sciagurate logiche con le quali è stato governato il teatro negli ultimi dieci anni sotto la gestione Ernani che, ricordiamo a tutti, ha annichilito uno dei tempi della musica tra i più famosi al mondo operando una conduzione che definire allegra è un eufemismo. L'attuale gestione - ha sottolineato il sindacato -, nonostante la denuncia continua degli sprechi, soprattutto nell'utilizzo dei servizi esternalizzati e le proposte per una migliore organizzazione del lavoro fatte dal nostro sindacato, persegue la vecchia strada». «Noi crediamo che per risollevare questo teatro, che ricordiamo essere patrimonio di tutti- ha spiegato Rdb-Cub -, vadano valorizzate le risorse professionali interne, che in certi casi raggiungono vere e proprie punte di eccellenza, vada sfruttato il patrimonio di scenografie e costumi, e vadano messi da parte quei dirigenti legati alla vecchia gestione che tuttora danno prova di non avere capacità all'altezza della situazione di crisi nella quale versa la ondazione». «Rileviamo, inoltre, che l'attuale direzione si sceglie i propri interlocutori lasciando fuori dal confronto il sindacato di base che è rappresentativo sia nei reparti tecnici che artistici», ha sottolineato nella nota Rdb-Cub. «Quella di escludere le RdB dai vari tavoli di confronto, non è sicuramente una prova di democrazia e, tale scelta, ci riporta ad un passato buio - ha proseguito il sindacato -. Di fatto escludendoci si estromettono dalle decisioni decine di lavoratori che ogni giorno si impegnano per confezionare un prodotto di pregio». «Riprenderemo, con la forza che da sempre ci contraddistingue, a denunciare a tutti i livelli tutto ciò che riteniamo non vada verso la salvaguardia del posto di lavoro di centinaia di famiglie - ha proseguito Rdb-Cub -, non ultima la disorganizzazione della direzione degli allestimenti scenici, la quale, col suo disordine organizzativo, non solo mette in difficoltà interi reparti tecnici ma contribuisce anche all'innalzamento dei costi del trasporto scene. »Facciamo un ultimo appello al senso di responsabilità del sovrintendente - hanno concluso le rappresentanze di base - affinchè avvii un deciso cambio di rotta ricordando che le RdB sono da sempre disponibili ad un cambiamento radicale proiettato verso il futuro che veda il Teatro dell'Opera di Roma ritornare agli antichi splendori«.


10 novembre 2009 - Julie news

Occupata la direzione sanitaria del San Giovanni Bosco
Tagli alla Sanità, la Rdb chiede incontro con le Istituzioni
di Nico Falco

NAPOLI - Sempre meno personale, di fronte ad un lavoro che potrebbe diventare ingestibile nel giro di poche settimane. E’ la preoccupazione espressa dalla RdB (Federazione Regionale della Campania) in un comunicato stampa in cui si chiede un incontro con le Istituzioni prima che la sanità debba fare i conti col picco influenzale previsto per dicembre. "Il rischio di trovarci di fronte ad una sanità inadeguata ad affrontare il momento del picco influenzale, previsto per la fine dell’anno, si fa sempre più probabile, considerata la situazione esistente, già precaria ed al di sotto degli standard Nazionali della normalità, - si legge nel comunicato, - un rischio che diventa una drammatica certezza con l’aggravante applicazione delle delibere sui tagli ai servizi, al personale ed al salario degli operatori, previsti per realizzare il piano di rientro". L’organizzazione sindacale chiede nel comunicato un incontro con la Prefettura di Napoli, alla presenza dei responsabili politici ed istituzionali titolati ad assumere decisioni "che possano evitare drammatiche conseguenze per i cittadini della Regione in questo frangente". "La richiesta della Rdb/Cub, - conclude il comunicato, - è quella di decidere una moratoria delle delibere dei piani di rientro per fronteggiare adeguatamente questa grave emergenza sanitaria". Intanto, è di pochi minuti fa la notizia che circa venti operatori, aderenti a diverse sigle sindacali (tra le quali anche la Rdb), hanno occupato la direzione sanitaria dell’ospedale napoletano San Giovanni Bosco.


10 novembre 2009 - Omniroma

TEATRO OPERA, RDB-CUB: «CAMBIA VERTICE MA MUSICA SEMPRE UGUALE»

(OMNIROMA) Roma, 10 nov - «Con il commissariamento e la nomina del nuovo Sovrintendente ad interim eravamo fermamente convinti di un radicale cambiamento nella gestione della Fondazione ma, evidentemente, abbiamo preso un abbaglio». Così, in una nota, il sindacato RdB-CUB del Teatro dell'Opera di Roma. «In effetti all'inizio, il nuovo sovrintendente, aveva dato l'impressione che volesse rompere le vecchie sciagurate logiche con le quali è stato governato il teatro negli ultimi dieci anni sotto la gestione Ernani che, ricordiamo a tutti, ha annichilito uno dei tempi della musica tra i più famosi al mondo operando una conduzione che definire allegra è un eufemismo - continua la nota sindacale - L'attuale gestione, nonostante la denuncia continua degli sprechi, soprattutto nell'utilizzo dei servizi esternalizzati e le proposte per una migliore organizzazione del lavoro fatte dal nostro sindacato, persegue la vecchia strada. Noi crediamo che per risollevare questo teatro, che ricordiamo essere patrimonio di tutti, vadano valorizzate le risorse professionali interne, che in certi casi raggiungono vere e proprie punte di eccellenza, vada sfruttato il patrimonio di scenografie e costumi, e vadano messi da parte quei dirigenti legati alla vecchia gestione che tuttora danno prova di non avere capacità all'altezza della situazione di crisi nella quale versa la Fondazione. Rileviamo, inoltre, che l'attuale direzione si sceglie i propri interlocutori lasciando fuori dal confronto il sindacato di base che è rappresentativo sia nei reparti tecnici che artistici. Quella di escludere le RdB dai vari tavoli di confronto, non è sicuramente una prova di democrazia e, tale scelta, ci riporta ad un passato buio - proseguono le RdB - Di fatto escludendoci si estromettono dalle decisioni decine di lavoratori che ogni giorno si impegnano per confezionare un prodotto di pregio. Riprenderemo, con la forza che da sempre ci contraddistingue, a denunciare a tutti i livelli tutto ciò che riteniamo non vada verso la salvaguardia del posto di lavoro di centinaia di famiglie, non ultima la disorganizzazione della direzione degli allestimenti scenici, la quale, col suo disordine organizzativo, non solo mette in difficoltà interi reparti tecnici ma contribuisce anche all'innalzamento dei costi del trasporto scene. Facciamo un ultimo appello al senso di responsabilità del sovrintendente affinché avvii un deciso cambio di rotta ricordando che le RdB sono da sempre disponibili ad un cambiamento radicale proiettato verso il futuro che veda il Teatro dell'Opera di Roma ritornare agli antichi splendori - concludono le rappresentanze di base».


10 novembre 2009 - Il Quaderno

Stipendi in ritardo alla Meridionale Servizi: protesta la RdB/Cub

Benevento - La Federazione provinciale della RdB/Cub di Benevento protesta dopo la comunicazione della Meridionale Servizi, cooperativa impegnata nell’appalto di pulizia in alcuni Istituti scolastici nella provincia, in merito all’impossibilità di definire una data per il pagamento delle retribuzioni di ottobre agli ex lavoratori socialmente utili. "Di questo gioco dello scaricabarile – si legge in una nota del sindacato - i lavoratori ne hanno le scatole piene, per cui oggi più che mai si è arrivati alla consapevolezza che bisogna rimboccarsi le maniche e scendere in campo, in prima persona, per difendere almeno i diritti e la dignità".


10 novembre 2009 - TRC giornale

Licenziamenti Icpl, Rdb: "Quale logistica? Il Comune intervenga"

Civitavecchia - Proprio ieri il sindaco Moscherini, parlando della think tank UrbanPromo, inquadrava ancora una volta la logistica come il futuro di questo territorio. Oggi viene fuori che – lo dicono le Rdb Cub-Trasporti – la situazione di sofferenza dell’Interporto è dovuta, oltre che a una crisi generale, anche a un’empasse su alcuni nodi infrastrutturali che non si spiega. "Il comune continua a tenere chiusa la strada per l’Interporto da Grosseto – dicono Fabio Pallassini e Giancarlo Ricci delle Rdb – e non concede i nulla osta necessari all’attivazione dei binari da parte di Rfi. Tutte cose che, unite al blocco di molti traffici per la crisi generale, significano far peggiorare la situazione di Icpl". Ora, anche se è tutta da verificare la sofferenza della società, in questa situazione si iscrive il licenziamento di 21 lavoratori di Icpl, come illustrato dall’amministratore Ferdinando Bitonte nella nota a Regione Lazio e sindacati dello scorso 5 novembre. I 21 sono una parte dei lavoratori rimasti degli originari 160 corsisti dell’Interporto, di quei tanto contestati corsi la cui trasparenza rimase, e a questo punto rimarrà, un enigma. In ogni caso di quei 160, 12 rinunciarono quasi subito all’inserimento lavorativo, altri più tardi. Ma tra loro ci sono anche una quarantina di persone che devono essere ancora assunte da Rtc, concessionaria della "banchina 25 ancora incompleta e spesso utilizzata impropriamente dalle crociere" proseguono le Rdb. Rtc che però non è più di proprietà del concessionario originario ma del gruppo Aponte. La richiesta dei sindacati è che il comune intanto "non venda le sue quote per lavarsi le mani dell’intera situazione" e che soprattutto "si faccia sentire per evitare il licenziamento dei 21 e eventuali altre situazioni di sofferenza che potrebbero dischiudersi nel futuro".


10 novembre 2009 - New Tuscia

Spedizione all'Eutelia, RDB CUB: 'Sembra essere tornati negli anni '20 in USA'

(NewTuscia) - VITERBO - Alle primissime ore di questa mattina si è verificato un gravissimo episodio all’ Eutelia, occupata ormai da settimane dai lavoratori contro la chiusura. Una squadraccia di 15 bodyguard, sarebbe meglio chiamarli con il loro vero nome, mazzieri mercenari, è penetrata nei locali occupati scardinando porte con i piedi di porco, svegliando in malo modo i lavoratori e, spacciandosi per poliziotti, identificandoli, minacciandoli e cercando di sgomberarli. La pronta reazione degli occupanti ha fatto sì che la provocazione non riuscisse: i 15 mazzieri, appartenenti ad una Società, Barani Group, di cui esibivano la scritta sui giubbotti, sono stati rinchiusi in una stanza e solo l’arrivo della polizia ha evitato loro una più dura lezione. La loro spedizione, tanto sfortunata più perchè sul posto era presente un operatore televisivo, ricorda le imprese delle agenzie americane degli anni venti, quando i padroni USA non arretravano davanti a niente per spezzare i movimenti sindacali, e fa riflettere sulla durezza dello scontro quando in ballo ci sono i diritti fondamentali dei lavoratori, primo fa tutti il diritto al lavoro e al salario. Il Governo sbandiera ai quattro venti che il peggio è passato, che stiamo uscendo dalla crisi; basta guardare agli episodi di lotta che diventano sempre più numerosi per sbugiardare chi ci Governa. Ai lavoratori dell’Eutelia tutta la nostra solidarietà e un grazie per aver respinto in maniera così decisa una provocazione che avrebbe potuto avere ben più gravi conseguenze.
Federazione Provinciale RdB CUB VITERBO


10 novembre 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 39 - 2Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Mai visto un decreto legislativo per tagliare la busta paga dei lavoratori
* Un presidio sanitario ricorda Provasoli
* Qualcuno apprezza il nostro lavoro
* Sul Corriere della Sera le storie del Foglietto
* Pioggia di euro pubblici su giornali e tivvù
* Cnr, per i direttori tempo d'esami
* L'Istat colto da amnesia dimentica la commissione
* Fondi per la ricerca, Italia ultima in Europa


10 novembre 2009 - La Sicilia

lavoratori senza stipendio
Protesta il «Brass group» concerto in piazza Massimo
di Antonio Fiasconaro

Palermo - L'emergenza rifiuti in città sembra avere le ore contate, malgrado in questi casi sia bene non cantare subito vittoria. Il rischio di essere smentiti è dietro l'angolo. In provincia, invece, nei 50 comuni più interessati dal caos dell'immondizia, l'emergenza è ancora viva e ci vorranno parecchi giorni prima che tutte le tonnellate di spazzatura possano essere confluite nella discarica di contrada «Baronia» a Partinico, riaperta ieri dopo un'ordinanza del presidente della Provincia, Giovanni Avanti. Un provvedimento «tampone» che durerà non più di un mese, poi i comuni dovranno cercare un altro sito dove poter conferire i rifiuti, dato che per loro la discarica di Bellolampo è «vietata» a causa dei debiti accumulati nei confronti dell'Amia, si parla di oltre 65 milioni di euro. Oggi a Bagheria si deciderà se chiudere uffici e scuole per l'emergenza salute provocata dai rifiuti. Nel frattempo nella giornata di sabato sono state raccolte lungo le strade della città quasi 1.200 tonnellate di rifiuti. Ieri fino alle 18 gli operatori dell'Amia avevano inviato a Bellolampo circa 600 tonnellate di spazzatura. Scenario a «macchia di leopardo». Le zone del centro città sono tornate quasi alla normalità; immagine ben diversa, invece, in periferia dove i cumuli di rifiuti sono ammassati agli angoli delle strade. Situazione critica a Brancaccio, Villaggio Santa Rosalia, Zen, e in diverse zone del quartiere Borgo Nuovo.
Intanto oggi alle 13 il sindacato Rdb (Rappresentanze sindacali di base) ha indetto un sit-in dei lavoratori Amia Essemme, società «satellite» che fa capo all'Amia Spa, che si terrà davanti al municipio in piazza Pretoria. Il sit-in è stato indetto per sollecitare l'attenzione del consiglio comunale circa la vertenza che interessa la società e il futuro occupazionale dei 926 dipendenti che ieri hanno ripreso il lavoro dopo un'astensione di sette giorni.
Il sindacato chiederà un incontro con i capigruppo del consiglio comunale per chiarire alcuni aspetti della stessa vertenza che «strumentalmente – dice Paolo Di Gaetano, segretario regionale delle Rdb – è stata presentata dagli organi di informazione in maniera distorta, disconoscendo il diritto di replica».


10 novembre 2009 - La Repubblica

Lunedì 2 Mercoledì 4 Sabato 7 La guerriglia Il rientro L´assenteismo
Spazzini, nuovo stop per un sit-in in, periferia strade ancora sporche
Raduno in piazza Pretoria. "Vogliamo andare tutti nell´Amia" Il presidente della Essemme: "Lotta all´assenteismo" Turni potenziati per vuotare i cassonetti
di ISABELLA NAPOLI

Palermo - GLI spazzini di Amia Essemme sono tornati al lavoro, ma le strade sono ancora sporche. Hanno ripreso a lavorare sabato, ma già per oggi annunciano uno stop alle 13. Un gruppo di lavoratori delle Rappresentanze di base si riunirà in un sit-in a piazza Pretoria. Dalla manifestazione si dissocia il sindacato Alba, che riunisce circa 200 dei 477 operatori impegnati nello spazzamento di strade e marciapiedi. Le Rdb chiedono che i dipendenti siano tutti inglobati nell´Amia spa, mentre gli autonomi di Alba spingono perché la società satellite venga sganciata dall´Amia e acquistata dal Comune.
Ma se non tutti gli addetti parteciperanno alla protesta e dalla presidenza di Essemme assicurano che il servizio sarà regolare, è certo che pure oggi le ore di lavoro dedicate a ripulire le strade della città saranno di meno. Anche se l´azienda ha annunciato decurtazioni dello stipendio per le assenze ingiustificate e licenziamenti nei casi più gravi. «L´orario di lavoro inizia alle 6 e termina a mezzogiorno, mentre la manifestazione è prevista alle 13 - spiega il presidente di Amia Essemme, Filippo Cucina - inoltre abbiamo intensificato le ispezioni sugli assenteisti».
Dopo l´astensione in massa della scorsa settimana per tre giorni consecutivi e un turno di riposo festivo, la domenica, due giornate di lavoro non sono bastate a recuperare gli arretrati. Le vie più trascurate e invase dalla sporcizia sono quelle della zona Oreto-Falsomiele, soprattutto via dell´Orsa Maggiore e via San Filippo, ma anche le strade intorno al Policlinico e quelle di Bonagia. Rifiuti lungo i marciapiedi anche in corso Calatafimi e a Mezzomonreale. «Qui gli spazzini non arrivano mai - sostiene Rosario Tantillo, consigliere della quarta circoscrizione, che riunisce i quartieri Cuba, Santa Rosalia, Altarello, Mezzomonreale e Boccadifalco - siamo abbandonati».
In molte strade i cestini sono ancora pieni. Nelle zone più centrali - Politeama, Libertà, Montepellegrino, Malaspina e Palagonia - gli spazzini, con scope e palette, hanno ripulito gli assi principali ma non le traverse, come le vie dell´Artigliere e del Bersagliere. «Il servizio di spazzamento - commenta Marcello Vitale, presidente dell´ottava circoscrizione - non è più quello di qualche anno fa. È peggiorato da quando è stata creata la società satellite».
Negli ultimi tre giorni è stata invece potenziata la raccolta dei rifiuti. Sabato sera doppi turni per recuperare e interventi in tutta la città, da Villagrazia a Bonagia, da Villa Tasca al centro storico. Sabato scorso sono state raccolte circa 1.200 tonnellate di immondizia. Domenica, soltanto nel servizio mattutino, gli autocompattatori hanno portato in discarica circa 950 tonnellate di spazzatura; ieri mattina altre 350.
Rimangono però alcune situazioni critiche. Nelle vie Sebastiano La Franca, del Vespro, Campisi e Villagrazia, accanto alle scuole elementari, i cassonetti svuotati lasciano una scia di cattivi odori e liquami. «Chiediamo che al più presto siano spostati altrove - lamentano i residenti - perché i bambini non possono rischiare infezioni». La richiesta è stata inviata al presidente della terza circoscrizione, Salvo Adelfio, che l´ha girata ai vertici dell´Amia. «Effettueremo un sopralluogo con i tecnici - dicono dagli uffici di via Nenni - e verificheremo se è possibile spostarli altrove».
Ancora a rilento anche il ritiro dei rifiuti nelle vie Domenico Russo, Saitta Longhi, Paruta, a Brancaccio e a Ciaculli. A Mondello, dopo alcuni giorni di mancata raccolta, si sono accumulati sacchetti di immondizia e ferraglie nelle vie Saturno, Niobe, Marinai Alliata e Dafne.


10 novembre 2009 - Il Giornale di Vicenza

LO SCONTRO POLITICO. Rolando invita il sindaco ad azzerare i vertici. Appelli di Cgil e Rdb Cub
«Ipab in deficit e nella paralisi. Fuori i bilanci, via tutto il Cda»
Variati: «Sto attendendo le imminenti decisioni della Regione»

Vicenza - «Avete visto Federico Formisano? Lo cercavo per firmare la petizione sul caso Ipab». Se ne andava alla ricerca del capogruppo del Pd, ieri mattina Gerardo Meridio, dicendosi pronto, tra il serio e il divertito, a sottoscrivere l’appello popolare per esortare il consiglio di amministrazione dell’ente a rassegnare le dimissioni in blocco: «È proprio quanto sostengo io, non posso che essere favorevole». Tutti a casa, allora, giusto per citare il ritornello più ascoltato di questi tormentati giorni, mentre tutti gli occhi sono puntati su Venezia, dove la Regione sta esaminando bilanci e delibere targati Ipab per stabilire se vi sia la giusta causa per azzerare i vertici. Le strade sono due: il commissariamento o nuove nomine affidate al sindaco Achille Variati, sempre che emergano difficoltà gestionali o di bilancio.
Non ne dubita Giovanni Rolando, capogruppo della lista "Variati sindaco" e presidente della quinta commissione "Servizi alla popolazione", che ieri ha convocato una conferenza stampa per esortare il sindaco a rompere gli indugi e a procedere di sua iniziativa alla revoca delle nomine hüllweckiane, forte di una sentenza del Consiglio di Stato che secondo Rolando attribuisce al sindaco questo potere, mentre secondo Meridio rappresenta una posizione superata da un recente pronunciamento del tribunale amministrativo di secondo grado relativo al caso Verona e all’azione di forza tentata dal sindaco Flavio Tosi. Il vicentino Variati preferisce attendere ancora un paio di giorni per capire come intende muoversi l’assessore regionale alle politiche sociali Stefano Valdegamberi.
Ispirato dalle ricorrenze berlinesi, Rolando si rivolge al Cda: «Abbattete quel muro che vi isola dalla realtà, ascoltate l’indignazione popolare e dimettetevi». Poi smentisce mire presidenziali: «Hic manebimus optime», chiosa per dire che non è interessato a un posto nel nuovo Cda. Quindi punta il dito contro i bilanci: «Negli ultimi anni c’è un deficit tra i 400 e gli 800 mila euro, ma non ci vogliono consegnare i bilanci consuntivi dal 2005 al 2008». Infine cita le modalità con cui Meridio divenne presidente dieci anni fa: a spese dell’allora presidente Fernando Pretto, sfiduciato dal Cda. Perché allora avvenne l’avvicendamento, mentre oggi non ne viene riconosciuta la regolarità?
Intanto si muove anche il mondo sindacale: «Ci sono dei momenti in cui bisogna dire basta - dichiarano Marina Beramin, segretario provinciale della Cgil, e Igino Canale, responsabile del dipartimento stato sociale della Cgil - non possiamo correre il rischio che questa gestione incredibile rechi danno alla professionalità dei suoi 600 lavoratori, alla qualità dei servizi erogati ma, soprattutto, al migliaio di utenti della struttura. L’Ipab non può essere una nuova Aim. Chiediamo il rinnovo del Cda e un nuovo presidente».
«Non è più rinviabile un ricambio radicale nella gestione - sostiene Germano Raniero per Rdb Cub - dobbiamo finirla con una eredità che ha portato disastri. Il sindaco e l’assessore competente convochino subito il tavolo istituzionale».(G.M.M.)


10 novembre 2009 - La Città di Salerno

E domani i precari della scuola manifestano davanti alla Prefettura

Salerno - Una manifestazione davanti alla Prefettura per denunciare, ancora una volta, la grave situazione che vivono, sulla propria pelle, i precari della scuola. L’iniziativa, in programma per domani pomeriggio alle 17, è stata promossa dal Comitato insegnanti e Ata precari, dal Cobas scuola, da Rete studenti e da Patto di base Salerno. «In Italia, con la Legge Treu del 24 giugno 1997, è stato istituzionalizzato il processo di precarizzazione del lavoro da parte di governi di centrodestra e di centrosinistra, con la complicitá dei sindacati confederali. Da allora - scrivono i promotori della manifestazione in un comunicato - il contratto a termine ha avuto un’escalation che ha costretto soprattutto i più giovani ad adattarsi a condizioni di lavoro incerte e senza tutele». La recente rivalutazione del posto fisso da parte del ministro dell’economia Giulio Tremonti è vista come un insulto, dato il continuo ricorso al lavoro precario anche nei settori di competenza pubblica come la scuola. «Chiediamo al ministro di passare dalle parole ai fatti. Licenziamenti, precarietá, disoccupazione: sono un problema che riguarda l’intero impiego pubblico e privato».


10 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

Assemblea e votazioni
Manuli: domani il referendum sull'accordo
di Emanuela Astolfi

Ascoli - DOMANI dalle 10 alle 12 al centro congressi della Camera di Commercio in via della Repubblica si svolgerà l'assemblea indetta da Cgil, Cisl e Uil, per tutti i lavoratori della Manuli. Saranno illustrati i contenuti dell'ipotesi di accordo che è stato sottoscritto a Roma a fine ottobre tra i sindacati confederali e la proprietà dell'azienda che produce tubi in gomma, dopo una lunga ed accesa trattativa. Quel giorno Ugl e Sdl hanno abbandonato il tavolo ritenendo che non c'erano margini per trovare un accordo e che il piano industriale proposto dalla Manuli non era sufficiente a garantire il futuro produttivo del sito e l'occupazione agli operai in mobilità. Sempre domani, l'assemblea sarà seguita dall'atteso referendum in cui i lavoratori saranno chiamati ad esprimersi sull'accordo firmato (votando si o no). Per questo dovranno presentarsi muniti di un documento di riconoscimento. Cgil, Cisl e Uil. Dopo le assemblee fatte con i lavoratori nei giorni scorsi, illustreranno anche un'ipotesi di ripartizione degli incentivi che la Manuli ha concesso. La somma, 3 milioni e 700mila euro, che deve essere ripartita tra sostegno al reddito e incentivi all'espodo. Una piattaforma studiata dai sindacati dopo aver ascoltato le esigenze dei lavoratori e che dovrà comunque trovare la loro approvazione. LA TENSIONE è molto alta tra gli operai, soprattutto dopo che i rappresentanti di Sdl e Ugl hanno esortato tutto l'organico della fabbrica a bocciare l'accordo. C'è una spaccatura evidente che è emersa già all'indomani della firma. Ieri, intanto, il Sindacato dei lavoratori ha incontrato ad Ancona i rappresentanti della Manuli. Il contenuto del faccia a faccia chiesto dall'Sdl è stato illustrato ieri sera nel corso di un'assemblea davanti alla fabbrica. Lì è ancora attivo un presidio dei lavoratori che da quando è stata annunciata l'apertura della procedura di mobilità per i 376 operai della fabbrica, all'inizio delle ferie di agosto, hanno sorvegliato giorno e notte i cancelli dello stabilimento.


10 novembre 2009 - Il Messaggero

Ascoli. E’ fissato per domani il referendum dei lavoratori della Manuli...
di ENNIO MANCINI

Ascoli - E’ fissato per domani il referendum dei lavoratori della Manuli che devono accettare o meno l’ipotesi di accordo sottoscritto dalle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil lo scorso 29 e 30 ottobre al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero del lavoro. Se passerà il si, dal 16 novembre lo stabilimento riaprirà alla produzione, se verrà bocciato si parlerà solo di licenziamenti. Si voterà presso il salone dei congressi della camera di Commercio in viale della Repubblica, subito dopo l’assemblea. Ma prima di esprimere il proprio voto ci sarà un incontro tra tutti i 376 operai della Manuli e i sindacati confederali. Dalle ore 10 alle 12 le tre sigle sindacali rappresentate da Ubaldo Falciani (Cgil), Floriano Canali (Uil) e Marsilio Antonucci (Cisl) illustreranno i punti dell’accordo sottoscritto al ministero ed indicheranno anche le ipotesi di distribuzione degli incentivi relativi ai 3,7 milioni di euro messi a disposizione dall’Azienda. E’ il momento più importante per il futuro del sito produttivo di Ascoli dopo la messa in mobilità di tutti i lavoratori. Sulla base dei risultati del referendum verrà deciso se la Manuli di Ascoli chiuderà i battenti oppure continuerà l’attività produttiva, seppur con un numero di lavoratori decimato, appena 140 su 376. Il malumore è forte e lo scontento è totale. Dagli incontri fatti dai sindacati confederali con gli iscritti è emerso un sostanziale via libera all’accordo. C’è però una irriducibile percentuale di operai propensi a bocciare l’accordo, soprattutto quelli legati all’Ugl e Sdl. Ma la sensazione più diffusa è che alla fine prevalga il senso di responsabilità, ovvero accettare il male minore rappresentato dall’accettazione dell’accordo. Ieri pomeriggio, come annunciato, c’è stato l’incontro tra l’ad della Manuli, Roberto Grandi e i rappresentati nazionali e locali del Sindacato dei Lavoratori ad Ancona. Un incontro fiume che si è protratto fino a tarda notte. L’appuntamento è stato chiesto dall’Azienda dopo che l’Sdl aveva fortemente contestato la non convocazione al primo tentativo di conciliazione tenutosi il 10 agosto ad Ostia Lido. L’Sdl è riuscito ad ottenere dall’Azienda «maggiori garanzie per il futuro dei lavoratori e che il numero di 140 reintegri non è forzatamente vincolante», hanno detto i responsabili Sdl. La richiesta che i 140 reinserimenti sul posto di lavoro deve rappresentare la base per l’aumento del numero degli operai da reintegrare è stata differita alle reali esigenze del mercato. Questa mattina (ore 11) appuntamento in Confindustria per discutere del futuro degli 80 operai della B&B di Campolungo. Il gruppo di Novedrate (Como) è fortemente deciso a chiudere il sito ascolano. I sindacati Cgil, Cisl e Uil sono fortemente contrari a questa ipotesi in quanto gli operi, già in cassa integrazione, sono disposti ad ulteriori sacrifici pur di non far dismettere la produzione. Si tenterà la strada dei contratti di solidarietà, l’unica via realmente percorribile e in grado di far dissuadere i responsabili del Fondo Investimento "Opera" di Milano, maggiore azionista della B&B.


10 novembre 2009 - Il Tirreno

Lettere. IPERMERCATO La Coop non doveva sostituire gli scioperanti

Livorno - In questi giorni abbiamo potuto leggere dello sciopero dei lavoratori dell’Ipercoop (alle origini "La Proletaria") indetto dalle rappresentanze di base, al quale hanno aderito un gran numero di lavoratori (per lo più precari) e la dirigenza ha risposto a tale protesta con la sostituzione degli scioperanti con personale dirigente. Non entro nel merito delle ragioni dello sciopero, ma sicuramente la sostituzione degli scioperanti è, a mio parere, un fatto da condannare ancor di più, viste le premesse e il contesto.


9 novembre 2009 - Il Quaderno

La RdB a Gabriele: definire l’intero pacchetto dei lavoratori socialmente utili

Benevento - La Federazione provinciale della RdB/Cub di Benevento interviene dopo aver appreso che giovedì 12 novembre l’assessore al Lavoro e alla Politiche Formative della Regione Campania, Corrado Gabriele, sarà presente a Benevento presso la Rocca dei Rettori per firmare un documento che sancisce la stabilizzazione di 14 lavoratori socialmente utili (LSU), attualmente impegnati presso il Comune di Telese Terme. "Pur apprezzando l’iniziativa volta a fronteggiare le dinamiche della precarietà – si legge in una nota -, la RdB pone l’accento su questo preoccupante tema facendo leva in maniera particolare alla questione della stabilizzazione dei precari LSU nel suo complesso, atteso che queste figure lavorative attualmente e da diversi anni vengono utilizzate nei diversi Enti della provincia di Benevento, espletando un ruolo attivo e significativo negli stessi Enti utilizzatori, assolvendo a compiti istituzionali in ragione dei vuoti strutturali in organico determinatesi per effetto del blocco del turn-over imposto dalle leggi finanziarie. Per tale motivo si sollecita l’assessore regionale ad attivare un tavolo di confronto con la RdB anche in ragione del protocollo d’intesa sottoscritto tra lo stesso Assessorato al Lavoro e la RdB/CUB Campania, per definire, in maniera compiuto, l’intero pacchetto LSU nella provincia di Benevento al pari di quelli del Comune di Telese".


9 novembre 2009 - New Tuscia

RdB contesta la legge che considera di rilevanza economica
servizi come gas, trasporti e acqua

9 novembre 2009 - Uno Notizie

CI RUBANO L'ACQUA / giovedì 12 novembre mobilitazione generale contro privitizzazione di un bene essenziale come l'acqua

9 novembre 2009 - Viterbo Oggi

RdB Viterbo: "Ci rubano l'acqua"
Critiche alla decisione del Governo di privatizzare l'acqua

(NewTuscia) - ROMA - Il 5 novembre il Senato ha votato la conversione in legge del decreto 135/09 con il quale si è sancito che i servizi pubblici locali sono di rilevanza economica, come il gas, i trasporti e soprattutto l’acqua. Questo vuol dire, dichiara Lino ROCCHI RdB CUB VT, che l’affidamento di questi servizi avverrà solo attraverso gara pubblica, vuol dire che i comuni non possono detenere più del 30% del capitale societario e che per averlo dovranno mettere a gara le azioni di cui oggi sono già proprietari per poi, magari attraverso prestiti bancari, cercare di riprendersele.
Follia totale!!!!
Quindi questo Governo ha deciso che si può generare profitto anche dal servizio idrico, che il consenso mondiale ha definito ESSENZIALE. Non dimentichiamoci di dire che unitamente alla maggioranza di questo Governo buona parte dell’opposizione ha votato a favore.
I numeri parlano da soli.
Quali danni provocherà questa ulteriore sferzata di privatizzazione dell’acqua dopo quella già messa in moto dal governo Amato nel 1994? Partendo dal concetto che il privato deve fare profitti e che i profitti si fanno a discapito degli investimenti, riducendo il costo del lavoro e alzando le tariffe, i dati dicono che dal 1994 al 2005 sono stati utilizzati 700 milioni di euro come investimenti sulla rete idrica a fronte dei 2 miliardi di euro investiti nei 10 anni precedenti. Quasi il 50% degli investimenti previsti nel 2008 non è stato ancora realizzato. Le tariffe aumentano in modo esponenziale, anche fino al 300% (vedi Arezzo e Latina). Se fino ad oggi, in questo settore, si è riusciti a contenere i livelli occupazionali, con questa ulteriore privatizzazione inizierà, come già successo nel settore elettrico e delle telecomunicazioni, un massiccio intervento a suon di mobilità, esodi agevolati, prepensionamenti e qualsiasi altra forma di licenziamento. Ora il tutto dovrà passare attraverso il voto alla Camera, prosegue ROCCHI, e se lì non ci saranno variazioni sostanziali, possiamo sicuramente affermare che sarà calpestata definitivamente ogni forma di democrazia locale. Sono i Consigli Comunali che devono stabilire se un servizio pubblico locale ha oppure no rilevanza economica e questo lo hanno stabilito anche dei giuristi e la Corte dei Conti della Lombardia, ma tutti sappiamo come questo Governo soffra di elevate forme di allergia a tutto ciò che lo contraddica. Decine e decine di Comuni hanno già inserito nei loro statuti la dichiarazione che l’acqua è un bene privo di rilevanza economica. A Parigi a partire dal prossimo gennaio, la produzione, il trattamento e la distribuzione dell’acqua saranno affidati ad una società pubblica, la municipalizzata Eau de Paris, estromettendo così Suez e Veolia, due dei maggiori colossi multinazionali privati. Non possiamo rimanere immobili di fronte a questo "furto di vita", conclude ROCCHI, la Federazione RdB CUB di Viterbo aderisce alla mobilitazione generale per impedire la conversione in legge di questo decreto taglia democrazia, contro la mercificazione di un bene essenziale, la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici partecipando al presidio giovedì 12 novembre alle ore 10,30 a Piazza Montecitorio, prima iniziativa per non "morire di sete".
RdB CUB Viterbo (Lino ROCCHI)


9 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

Manuli, accordo in mano agli operai
Saranno loro a decidere sul documento siglato a Roma, aggi incontro ad Ancona
di Emanuela Astolfi

Ascoli - I RAPPRESENTANTI del Sindacato dei lavoratori incontreranno oggi ad Ancona l'amministratore delegato della Manuli. L'incontro è stato richiesto dal sindacato dopo che la proprietà della fabbrica non aveva invitato l'Sdl alla trattativa di messa in mobilità. Un questione puramente tecnica, come ha spiegato Andrea Quaglietti Rsu della fabbria e membro del coordinamento nazionale del Sindacato dei lavoratori. «Il nostro obiettivo dice Queglietti è migliorare, per quanto possibile, l'ipotesi di accordo firmata a Roma da Cgil, Cisl e Uil per offrire maggiori garanzie ai lavoratori della fabbrica». Per i 376 operai della Manuli, la settimana che si apre oggi è decisiva. Proprio in questi giorni, infatti, saranno chiamati a votare l'ipotesi di accordo che i sindacati confederali hanno sottoscritto a Roma con l'azienda. Su questo punto c'è una divisione netta. Ugl e Sdl hanno esortato i lavoratori a bocciare l'accordo, mentre Cgil, Cisl e Uil ritengono che i contenuti del documento firmato siano il massimo che si poteve ottenere dalla Manuli. Mercoledì è in programma un'assemblea generale tra sindacati e operai. In evoluzione, anche la situazione della B&B che ha annuncito la chiusura dello stabilimento. Nella fabbrica lavorano un'ottantina di operai. Domani i rappresentanti sindacali incontreranno l'azienda nella sede di Confindustria. I sindacati si opporranno alla chiusura e all'intenzione di delocalizzare la produzione, in uno stabilimento in provincia di Como. Stamattina, invece, davanti ai cancelli della Ahlstrom a partire dalle 9,30 è in programma un'assemblea del Coordinamento dei lavoratori, nato spontaneamente dopo l'annuncio della chiusura della Manuli trai lavoratori delle fabbriche del Piceno in crisi. Il tema al centro della discussione sono le difficoltà occupazionali che hanno investito il territorio e le opportunità di ripresa per le aziende.


9 novembre 2009 - Il Messaggero

ASCOLI. Emergenza lavoro: in questa settimana si decide
il destino di centinaia e centinaia di lavoratori...
di ENNIO MANCINI

ASCOLI - Emergenza lavoro: in questa settimana si decide il destino di centinaia e centinaia di lavoratori. In programma appuntamenti di enorme importanza. Un calendario fittissimo. Intanto il ministro Claudio Scajola si rivolge direttamente a Silvio Berlusconi per sbloccare i fondi riguardanti le riconversioni industriali tra le quali quella della ex Sgl Carbon. Oggi ci sarà ad Ancona, ore 17, l’incontro "riparatore" tra Manuli e Sdl sulla mobilità. C’è un vizio di forma da correggere. «Cercherò in tutti i modi di essere presente», dice l’assessore regionale al lavoro Fabio Badiali. «Se non mi sarà possibile, qualche altro della Regione ci sarà sicuramente. Abbiamo sostenuto con forza l’impegno dei lavoratori della Manuli e non verremo meno neanche in questa occasione». Si guarda con grande attenzione a questo summit in quanto il sindacato Sdl non si limiterà all’aspetto formale ma chiederà alla Manuli un’integrazione all’ipotesi di accordo sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil. «Chiederemo che il numero dei 140 reintegri non sia fine a se stesso sostiene Andrea Quaglietti dirigente Sdl ma rappresenti la base per un successivo aumento». Per dopodomani i sindacati confederali hanno indetto un’assemblea di tutti i lavoratori. Faranno conoscere i parametri e gli indici a cui ogni operaio avrà diritto se posto in cassa integrazione, in prepensionamento oppure se deciderà di lasciare il lavoro. Un incontro che introduce al referendum che si terrà lo stesso giorno per decidere se accettare o meno l’accordo sottoscritto lo scorso 30 ottobre a Roma da Cgil,Cisl e Uil.
Domani in Confindustria ci sarà invece l’importante faccia a faccia tra sindacati e azienda sulla crisi alla B&B: altri 80 posti a rischio cancellazione. I sindacati tenteranno di convincere l’azienda a non smantellare lo stabilimento e a non trasferire il tutto in Lombardia. I lavoratori sarebbero disposti a compiere notevoli sacrifici, anche sotto l’aspetto retributivo, purché la produzione resti in questo territorio. L’intervento delle istituzioni potrebbe rappresentare una forte garanzia per l’azionista di riferimento che è il Fondo Investimenti "Opera" di Milano. In uno stato di disperazione gli operai della cartiera Ahlstrom, chiusa all’inizio del 2008, che hanno convocato per questa mattina (ore 9,30) una riunione del Coordinamento dei Lavoratori presso il presidio della Cartiera. Gli oltre 140 lavoratori si sentono ormai abbandonati da tutti. Nessuno, a livello istituzionale, sembra seguire più il loro problema. «Erano stati promessi da Regione e Provincia i corsi di riqualificazione per tutti i lavoratori in cassa integrazione. protestano con forza Ad oggi non abbiamo avuto nulla. Siamo lasciati a noi stessi senza alcuna possibilità di dialogo con nessuno».

Frosinone - Settimana importante per il futuro di alcune aziende...

Frosinone - Settimana importante per il futuro di alcune aziende ciociare che stanno vivendo una fase delicata...
...Settimana importante anche alla Videocon di Anagni dove i gruppi interessati all’acquisto sono saliti a 11. Si inizierà ad analizzare i progetti in vista dell’importante incontro del 17 novembre. «Resta il presidio in fabbrica», ha spiegato Paolo Sabatini della Sdl.


8 novembre 2009 - La Repubblica

Gli spazzini ritornano al lavoro
Il presidente di Essemme: "Ora controlli sulla produttività e licenziamenti"
Il sindacalista Di Gaetano attacca "L´Amia ci ha ricattato minacciando di rescindere il contratto"
L´azienda annuncia il pugno duro niente retribuzione agli assenti
di SARA SCARAFIA

Palermo - «Ci hanno ricattati, per questo torniamo a lavorare». Dopo tre giorni di astensione in massa dal lavoro, ieri gli spazzini di Amia Essemme sono tornati a pulire le strade e a svuotare i cestini. Ma i sindacati avvertono: «Non abbiamo mezzi idonei e non lavoriamo in sicurezza - dice Paolo Di Gaetano delle Rdb che ieri mattina ha organizzato una conferenza stampa - Se riprendiamo il servizio è solo perché Amia spa ha minacciato di rescindere il contratto con Essemme».
Tra i lavoratori e i vertici dell´azienda, è ormai braccio di ferro. Ieri il presidente di Essemme Filippo Cucina ha annunciato che sono al vaglio degli uffici le posizioni di tutti e 900 gli spazzini: «Chi in questi tre giorni non si è presentato in servizio senza giustificazione - dice - non verrà retribuito. Faremo le nostre verifiche e avvieremo i procedimenti disciplinari del caso». La società è diventata ingovernabile dopo la guerriglia davanti ai cancelli dell´Amia di lunedì notte. Dopo le assenze di massa, Cucina annuncia che per qualcuno scatterà il licenziamento: «Abbiamo deciso di potenziare i controlli sulla produttività - spiega - e di avviare un giro di vite sulle assenze: chi risulterà assente più degli altri verrà trasferito e sottoposto a visita medica. Non possiamo ritrovarci con strade che non vengono ripulite. Ci sono già diversi procedimenti disciplinari in corso: i recidivi verranno licenziati. C´è tanta gente che lavora: è per garantire loro che saremo più duri». Ma i sindacati non ci stanno: «Ci dipingono come una massa di delinquenti fannulloni - dice ancora Di Gaetano - ma non è così. Dai 132 mila chilometri spazzati nel 2005 si è passati ai 187 mila del 2008. È cresciuta anche la pulizia delle caditoie, da 40 mila a 70 mila». Di Gaetano rappresenta i lavoratori che chiedono di essere inglobati in Amia spa: «È la cosa più giusta - conclude - e ci batteremo per questo».
Ma dentro Essemme, è guerra anche tra le organizzazioni dei lavoratori. L´altro sindacato autonomo, Alba, conduce invece la battaglia opposta e chiede che la società satellite venga sganciata da Amia e venga acquistata dal Comune. «Noi non abbiamo mai dichiarato lo stato di agitazione - dice Maurizio Bongiovanni - se i lavoratori non si sono presentati in servizio è stato per protestare contro le condizioni in cui sono costretti a lavorare: senza mezzi, con gli stipendi sempre in ritardo e senza nessuna certezza per il futuro». Bongiovanni ribadisce che la soluzione migliore per i lavoratori è quella di essere sganciati dall´Amia e inglobati dal Comune. Il sindacato ha chiesto un incontro urgente con Amia minacciando uno nuovo stop del servizio: «Abbiamo chiesto che l´incontro venga convocato entro mercoledì - dice Bongiovanni - altrimenti proclameremo immediatamente lo stato di agitazione. Vogliamo certezze».
Intanto oggi il meetup Grillo di Palermo allestirà un banchetto informativo sui rifiuti in via Magliocco: verrà distribuito materiale cartaceo e verrà proiettato un docufilm dal titolo "Una montagna di balle".


8 novembre 2009 - Il Giornale di Vicenza

Lettere. Mi ha fatto impressione questa mattina
transitare per la rotatoria di San Bortolo...

Mi ha fatto impressione questa mattina (venerdì 6 novembre) transitare per la rotatoria di San Bortolo, davanti alla Caserma Chinotto, in via Cricoli. Non capivo più se ero in Italia o nei Paesi Baschi. Sei, sette cellulari della "Guardia Civil" spagnola stazionavano, nelle rotatorie o si muovevano lungo la strada con tanto di lampeggianti attivi.
Lo sgomento, da vecchio militante antimilitarista, è durato poco perché ho capito che questo contingente faceva parte delle forze di polizia europee che in questi giorni sono presenti a Vicenza per le esercitazioni della Gendarmeria Europea. Gendarmeria composta da poliziotti di Austria, Belgio, Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia e Spagna, che non sono qui per difendere le frontiere europee da presunte invasioni ma per operazioni di Peacekeeping, che tradotto in italiano significa esercitazioni per affrontare manifestazioni di piazza, "tafferugli", attentati. Sempre tradotto in italiano; si stanno esercitando per la repressione delle lotte sociali che presumibilmente la crisi economica scatenerà.
Le esercitazioni sono state riprese da tutte le televisioni e da tutta la stampa locale con grande rilievo e guarda caso (caso?) avvengono in un particolare momento... A vicenza si sta costruendo la Eederle 2 (magari con l'adiacente "parco della pace"!), con tutta l'opposizione che c'è stata, c'è stato il 4 novembre militare ma con le relative inizative antimilitariste, ci sarà la tappa della marcia mondiale della pace.
Vicenza da una parte percorsa da iniziative di pace dall'altra basi e truppe militari: Vicenza oggi ( per noi anche domani) è una città spaccata, lacerata, in conflitto. Non ci saranno compensazioni che cancelleranno questa realtà. Ci sarà sempre una parte della città ostile alle basi militari, ostile alle truppe militari.
Oggi il movimento contro la guerra a livello nazionale e a Vicenza come ha bisogno di riflettere, di confrontarsi perché oltre alle guerre in Afghanistan e in altri paesi del mondo ci saranno le guerre "interne" che come si vede non sono solo la costruzione di nuovi basi anzi la loro costruzione va letta in modo diverso.
Per questo la lotta al militarismo interessa tutti e soprattutto quelli che sono e saranno colpiti dalla crisi economica. È giunto il momento di tornare a battere un colpo.
Germano Raniero - RdB Vicenza


8 novembre 2009 - Sicilia Informazione

Rifiuti, domani sit-in dei lavoratori Amiaessemme

Palermo - Domani alle 13 il sindacato Rdb (Rappresentanze sindacali di base) ha indetto un sit-in dei lavoratori Amiaessemme, società che fa capo all'azienda di igiene ambientale Amia spa, che si terrà davanti al municipio di Palermo. Il sit-in è stato indetto per sollecitare l'attenzione del Consiglio comunale circa la vertenza che interessa la società e il futuro occupazionale dei 926 dipendenti che ieri hanno ripreso il lavoro dopo un'astensione di sette giorni. Il sindacato chiederà un incontro con i capigruppo del Consiglio comunale per chiarire alcuni aspetti della stessa vertenza che "strumentalmente - dice Paolo Di Gaetano, segretario regionale delle Rdb - è stata presentata dagli organi di informazione in maniera distorta, disconoscendo il diritto di replica".


7 novembre 2009 - Ansa

RIFIUTI: A PALERMO SOMMERSA RIENTRA SCIOPERO OPERATORI

(ANSA) - PALERMO, 7 NOV - È rientrata stamattina l'astensione dal lavoro dei 926 dipendenti dell'Amia Essemme, cominciata il 31 ottobre. È così tornata a regime la raccolta dei rifiuti a Palermo, anche se in alcune zone della città la situazione resta critica, in particolare nei quartieri Oreto, Arenella, Zisa, Papireto e nei pressi della Fiera. Lunedì i sindacati incontreranno i vertici della società e quelli della capogruppo Amia spa, che conta 1670 unità lavorative. I dipendenti di Amia-Essemme lamentano i costanti ritardi nel pagamento degli stipendi, le precarie condizioni delle sedi, la mancata di vaccinazione degli ultimi assunti, una ottantina, e l'interruzione della profilassi per gli altri lavoratori. Inoltre, l'80% dei dipendenti rifiuta di accettare l'ipotesi di passaggio alla società d'ambito Palermo Ambiente, chiedendo l'assunzione all'Amia spa. I dipendenti, tutti provenienti dal bacino degli ex Lavoratori socialmente utili, sono stati assunti con contratto a tempo indeterminato dall'agosto 2004 e stamane, in una conferenza stampa nella sede del sindacato Rdb, hanno fornito dei dati che dimostrerebbero il costante aumento dei carichi di lavoro: dai 132 mila chilometri spazzati nel 2005, si è passati ai 187 mila del 2008. «I lavoratori di Amia-Essemme - spiega il segretario regionale del sindacato, Paolo Di Gaetano - a fronte di un lavoro che comprende anche la pulizia di tombini, delle sedi aziendali, del diserbo, guadagnano meno dei colleghi di Amia spa e non hanno mai attivato la contrattazione di secondo livello».


7 novembre 2009 - Corriere di Viterbo

Vetralla Servizi, c’è l’intesa
L’assemblea dei lavoratori approva la "reinternalizzazione"
Il sindacato: "Occorre far presto, servono fatti concreti"

Vetralla - All’assemblea dei lavoratori della Vetralla Servizi aderenti alla RdB, organizzazione con la maggioranza all’interno della società, sono stati illustrati i risultati dell’incontro in Regione con i rappresentanti del Comune, (sindaco in testa), della società, della Regione Lazio, della RdB Cub e della Cisal, rappresentando in modo particolare la decisione condivisa da tutte le parti di attivare per il 2010 la cassa integrazione solo a fronte di un piano per la reinternalizzazione dei servizi e dei lavoratori ora in capo alla Vetralla Servizi, che dovrà essere presentato alla Regione Lazio al prossimo incontro da tenersi entro i primi dieci giorni di dicembre. Dopo una iniziale soddisfazione ed entusiasmo espressi di fronte a notizie non più negative, l’assemblea, insieme al rappresentante RdB, hanno evidenziato la necessità di fare presto, perché dicembre è già alle porte e si rischia di non portare nulla di concreto per l'incontro in regione. Precisa Rocchi: "Occorrono dei passaggi formali prima di dicembre, la giunta e il Consiglio devono deliberare la reinternalizzazione dei servizi, devono verificare le carenze in pianta organica del Comune (che comunque ha ad oggi una carenza di personale di circa il 40%), devono formalizzare la decisione di reinternalizzare con i tempi e i modi previsti dalle norme vigenti i lavoratori, (attuando così un risparmio sul bilancio comunale di almeno 180mila euro), e devono infine far uscire allo scoperto le posizioni contrarie a questa risoluzione siano essi assessori, consiglieri o la segretaria comunale". L’assemblea si è conclusa dando mandato al sindacato RdB di seguire costantemente l’evolversi della situazione e di accertare chi, all’interno dell’amministrazione, stia davvero facendo qualcosa per risolvere positivamente questa vicenda e chi invece tenti di sottrarsi sia per motivi politici, sia per incapacità gestionale. "Ho visto i volti dei lavoratori un po’ più distesi - conclude Rocchi - ma al tempo stesso determinati a non essere ancora strumentalizzati o accantonati, l’Associazione nazionale dei comuni d’Italia ha espresso parere positivo, la Corte dei Conti non può che essere d’accordo con la reinternalizzazione visto che le casse del Comune di Vetralla, quindi tutti i cittadini, avrebbero un risparmio di almeno 180-200mila euro, non andrebbero perse professionalità acquisite nei vari anni di lavoro e i servizi alla cittadinanze ne avrebbero ricadute positive, e allora? Basta con l’immobilismo e con tentativi da parte di alcuni dirigenti e amministratori di non assumere nessuna iniziativa, se hanno intenzione di andare contro il parere dell’Anci e contro un risparmio certo, pur di non firmare nessun atto, si dimettano o si licenzino e la smettano di parlottare nei corridoi del Comune, non lo accettiamo più. Si espongano al pubblico giudizio se hanno qualcosa da dire".


7 novembre 2009 - Il Giornale di Sondrio

«Non chiudo, razionalizzo»

SONDRIO - «O sono un pazzo oppure non spenderei tanti soldi per migliorare le infrastrutture e poi chiudere gli ospedali. Semmai serve una razionalizzazione. E occorre scordarsi di avere un primario e un laboratorio in ogni presidio».
Marco Votta , direttore generale dell'Aovv, è chiaro: la sua idea di sanità in Provincia non è compatibile con al chiusura dei presidi di Chiavenna e Morbegno. Lo ha detto a chiare lettere giovedì nel corso dell'incontro organizzato dal sindacato di base Rdb nella sala Besta della Bps. Nel suo intervento, Votta ha puntato l'attenzione, tra l'altro, sull'impiego di circa 50 milioni di euro per l'ammodernamento e la sistemazione strutturale dei quattro presidi provinciali, oltre che sul miglioramento tecnologico. Annunciando in anteprima che a Sondrio potrebbe presto essere realizzata una sala operatorio robotizzata. Una vera eccellenza che ha pochi eguali in Lombardia.Ha però insistito sulla necessità di razionalizzare le risorse. Togliere dove non servono per impiegarle meglio. A cominciare da quelle umane.«Quando sono arrivato c'era un primario di ortopedia, solo per fare un esempio, in ogni presidio - ha affermato - Non può più essere così. Meglio averne uno solo per l'intera azienda e dotarsi di strutture semplici. Lo stesso discorso vale per i laboratori. Anche perchè il numero elevato di analisi effettuate dalla stessa struttura favorisce anche la crescita professionale dei medici. E, dunque, la garanzia di risposte diagnostiche migliori per i pazienti».E Sondalo? Secondo Votta anche qui occorre razionalizzare, «accorpando tutti i servizi in quattro padiglioni, perchè quello è lo spazio adatto»Il problema, in fondo, è sempre quello delle risorse, come ha sottolineato anche Luigi Gianola , direttore dell'Asl, spiegando il metodo lombardo, varato nel 1997, che prevede, appunto, lo stabilire dei vincoli di spesa a inizio anno. «I vincoli non sono tagli - ha spiegato - Sono invece un incentivo a utilizzare al meglio le risorse e a razionalizzare la spesa. Non si poteva più procedere con il saldo a piedi lista alla fine dell'anno».Una visione che non ha convinto Francesco Beltrama , coordinatore della Rdb di Sondrio intervenuto prima delle conclusioni affidate a Gianfranco Bignamini (coordinatore nazionale Rdb/Cub Sanità ): «Da anni sentiamo parlare di riorganizzazione e razionalizzazione. Senza sapere cosa si riorganizza e cosa si razionalizza. Ma quando ristrutturo la mia casa, cerco di farla più bella. Non taglio una stanza per abbellirne un'altra. Chi paga tutto questo? I cittadini, ovviamente, e i lavoratori, sottoposti a turni massacranti».


7 novembre 2009 - Il Giorno

Scatta la protesta Pompieri in corteo

PAVIA - Martedì 10 novembre, dalle 10 per la mobilitazione regionale dei Vigili del fuoco si terrà un presidio davanti alla caserma provinciale di viale Campari. La protesta è organizzata dalle sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil, RdB e Confsal. Oltre a un volantinaggio alla cittadinanza sui motivi della protesta (contratto scaduto il 31 dicembre 2007, carenze di personale e mezzi) un corteo arriverà in Prefettura, chiedendo un incontro col prefetto Ferdinando Buffoni.


7 novembre 2009 - Bari live

A Bari, in via Garruba
Prima il fuoco, poi le botte: due bengalesi in ospedale
Sullo sfondo una richiesta di danni per una "strisciata" sul fianco dell'auto:
ma non si esclude la variante razzista

Bari - Un cittadino bengalese, venditore ambulante in centro di Bari, provoca involontariamente un danno alla macchina di un cittadino italiano. Alla subitanea e un po' rozza richiesta di soldi per risarcire il danno (poco più di una strisciata fatta al fianco di un'auto durante una manovra), il bengalese risponde che per queste cose c'è l'assicurazione e non sgancia un euro. Questo qualche giorno fa. Si susseguono continue richieste di denaro, da parte di un tizio che dice di parlare in nome del danneggiato. Richieste sempre seguite da un deciso diniego del bengalese, che fa sempre riferimento all'assicurazione.
Nel pomeriggio di domenica le cose prendono però una svolta inattesa e pericolosa: verso le 17.30 il tizio seguito da altre tre persone (tutti baresi a quel che se ne sa) si presenta direttamente al domicilio del bengalese, in via Garruba 72, piano terra. La solita richiesta, questa volta minacciosa, il solito diniego: il bengalese chiude la porta di ferro massiccio in faccia ai pretenziosi. I quali, però tornano subito dopo con un bidone di benzina, spargono per terra il liquido infiammabile e danno fuoco senza pensarci due volte. Qui il racconto, che è attualmente al vaglio degli inquirenti, si fa confuso: sta di fatto che dall'abitazione esce il cittadino bengalese con altri tre connazionali, qualcuno chiama i vigili del fuoco, altri il 112 del carabinieri, ma per strada ad attendere il gruppetto degli scampati al fuoco c'è un vero e proprio commando di oltre dieci persone, a quel che se ne sa tutti bianchi (baresi, specificano gli aggrediti) che attaccano i quattro e li massacrano di botte, costringendo due in condizioni più gravi al ricovero in ospedale. Di questi uno, fratello del titolare della macchina, ha ricevuto 25 giorni di prognosi ed è ricoverato per accertamenti. Presenta numerose contusioni in diverse parti del corpo.
Fra i primi ad arrivare sul posto e a raccogliere le testimonianze dei presenti ci sono gli attivisti dello Sportello Immigrati RDB CUB: "gli aggrediti sono sicuri che chi è venuto oggi a dare fuoco non è il padrone dell'auto danneggiata, ma si tratta comunque di "facce note" ai bengalesi". Sono in corso le indagini da parte dei Carabinieri.


7 novembre 2009 - La Nazione

«Solo rassicurazioni verbali: non bastano»
Dipendenti sul piede di guerra: oggi volantinaggio «in nero», il 10 tutti in Comune
di LAURA VALDESI

Siena - «SE IL RETTORE non quantifica il denaro che arriverà, non giustifica perché viene concesso a Siena e con quali modalità, c'è da avere paura». Questo il messaggio (non l'unico) che i sindacati Cgil-Cisl-Uil e Rdb trasmettono al personale quando, poco dopo mezzogiorno, inizia l'assemblea. Non partecipatissima, a conferma della stanchezza che anche i lavoratori provano di fronte alla drammatica telenovela che è diventata la crisi dell'Università. Poco prima delle 15 l'incontro si chiude con il calendario delle iniziative concordate: stamani, alle 10, ritrovo nel cortile del rettorato, vestiti significativamente di nero, pronti a distribuire un volantino dal titolo: «State sereni. Ma a tranquillo... (come di dice a Siena)». Se poi riusciranno a leggerlo anche durante l'inaugurazione dell'anno accademico avrebbe maggiore risonanza. Martedì, poi, tutti al consiglio comunale a manifestare mentre si discute la mozione di otto pagine presentata dalla maggioranza sull'Ateneo. QUELLO CHE TUTTI volevano sapere, però, era il risultato dell'incontro avuto ieri dai sindacati alle 10,30 con il rettore. «L'abbiamo chiesto per confrontarci sulla lettura delle parole contenute nel comunicato con cui si assicurava che l'ordinaria amministrazione era salva», esordisce Iacoboni rilanciando la necessità di «un'informazione corretta rispetto alla realtà che si sta vivendo». Era stato un dialogo fra sordi quello avvenuto poco prima fra sigle e Magnifico. Quest'ultimo, riferiscono all'assemblea, «a fronte della richiesta di svelare le ragioni tecniche dei finanziamenti si è limitato a ribadire che c'è un impegno forte per il sostentamento dell'Università. Solo rassicurazioni verbali, non abbiamo visto alcun atto amministrativo: ecco il quadro. Cosa vuol dire poi che le soluzioni verranno prese da Roma?». Nessun documento è stato sbandierato per dimostrare che esistono le risorse sufficienti a fronteggiare il fabbisogno che, di qui a gennaio, è di 110 milioni: 7,5 milioni per gli stipendi di novembre, 12milioni e 100 per dicembre, 13 milioni e 400mila per l'Inpdap del bimestre, 12 milioni per pagamenti vari e altri per i mutui. «Si continua ad affrontare il problema come un'emergenza continua, senza guardare al futuro», rilancia Iacoboni che, dietro il ddl Gelmini ma anche in passaggi dell'intesa con la Regione vede l'intenzione «di fondere gli Atenei oppure di realizzare una federazione. Un progetto pilota è stato attuato in Puglia (terra da cui proviene il direttore amministrativo, ndr), altro tentativo in Piemonte che parte dal Politecnico». Dall'assemblea è emerso però anche un mea culpa del personale tecnico-amministrativo èer non aver fatto sentire finora la sua voce. «Forse nessuno crede veramente che l'Università vada a rotoli», asserisce una donna. «In realtà servono garanzie documentali per capire quanto ossigeno abbiamo per decidere come muoverci», dice un altro. Anche perché la mobilità, la possibilità di traslocare altrove, i dipendenti cominciano a ritenerla concreta. «Difficile intervenire in un settore in cui il personale è diviso», osserva con un pizzico di rammarico Iacoboni che conclude: «Nessuna protesta, nessuna reazione di fronte alle prese in giro e alle calunnie. Se non ci muoviamo, a seguito di questo stato di cose, ci troveremo dentro qualcosa che è poi incontrollabile. Non possiamo aspettare ogni volta l'intervento del governo, né subire il laccio al collo. Non si può vivere così». Oggi il personale ha l'occasione di dimostrare che è stanco di tale situazione anche se, come sembra, stipendi, contributi e pagamenti legati alla gestione ordinaria sono assicurati. Parola del direttore amministrativo Miccolis che, mentre l'assemblea è in corso, ribadisce «con forza quanto garantito dal rettore».


7 novembre 2009 - L'Unione Sarda

Portovesme. Paralizzata dalla protesta tutta l'area industriale mentre si avvicina la data in cui la fabbrica potrebbe chiudere i battenti
Alcoa, in strada la rabbia delle tute blu
di ANTONELLA PANI

Blocchi nelle strade e presidi con gli operai in tutti gli accessi del polo industriale di Portovesme: la rabbia dei lavoratori dell'Alcoa si è fatta sentire anche ieri mattina con un'iniziativa che ha paralizzato per diverse ore tutta l'area industriale.
Impossibile arrivare alle fabbriche, così come spostarsi da Portoscuso o imbarcarsi per Carloforte: i blocchi organizzati di buon mattino dai lavoratori hanno creato parecchi disagi, ma quasi nessuno ha provato a forzarli. Anzi dagli automobilisti, finiti loro malgrado nel bel mezzo della protesta, è arrivata tanta solidarietà per i lavoratori che rischiano di vedere chiusa la loro fabbrica.
«È un po' strano sentirsi quasi licenziati da un'istituzione, com'era diventata Alcoa in questi anni - dice Massimiliano Basciu, delegato Cisl della Rsu - eppure sta succedendo. Oggi abbiamo ricevuto molta solidarietà dalla gente comune, che era informatissima della nostra vertenza e ci chiedeva notizie dei nostri colleghi sulla torre».
L'incontro di giovedì al Ministero non ha schiarito l'orizzonte dei lavoratori Alcoa, che si sentono in bilico, con la data del 17 novembre (giorno in cui scade il regime energetico agevolato attuale) sempre più vicina. «Le notizie arrivate da Roma mi hanno lasciato ancora più perplesso - dice Stefano Lai, delegato Cub - perché la soluzione è sì possibile, ma quanto tempo sarà necessario e perché siamo arrivati fino a questo punto?».
Il Governo ha illustrato la ricetta per abbassare i costi dell'energia, ora si tratta di trovare un punto di incontro con le esigenze di Alcoa. Tenendo d'occhio anche la decisione della Commissione Europea sulla procedura di infrazione aperta per il regime speciale: se l'Ue ritenesse le tariffe un aiuto di Stato, Alcoa dovrebbe sborsare più di 400 milioni di euro. «Sul versante europeo abbiamo sentito a Roma parole tranquillizzanti - dice Andrea Cuccu, segretario della Uilm - ma per noi sono solo parole, al momento». Gli operai non hanno ritenuto soddisfacente l'incontro di giovedì, vogliono avere la certezza che la fabbrica non chiuderà. E ieri hanno organizzato i blocchi stradali, mantenendo il presidio in stabilimento.
Sulla torre d'acciaio, ormai da cinque giorni, resistono i tre lavoratori asserragliati a 60 metri di altezza: l'unico riparo, in queste lunghe giornate di pioggia e vento, è un insieme di cartoni e sacchi che però non bastano a rendere più ospitale la torre. Tanto che nei giorni scorsi uno dei tre ha avuto un malore. Di scendere non vogliono proprio sentirne parlare, almeno fino a quando non avranno la certezza che il posto di lavoro è davvero salvo. « Siamo determinati a non mollare e a continuare con le iniziative - dice Bruno Usai, delegato Cgil nella Rsu - per salvare la fabbrica serve un fronte unitario, che si batta per risolvere il problema del caro-energia, tenendo a mente gli interessi di questo territorio». Per lunedì, alle 17, il presidente della Provincia, Pierfranco Gaviano, ha convocato una riunione con tutte le forze politiche, istituzionali e sindacali. «Questa crisi - ha detto Gaviano - rischia di ingenerare la più devastante deriva sociale degli ultimi 40 anni». Sul caso Alcoa ha lanciato un appello anche Giommaria Uggias, europarlamentare dell'Idv.
Ieri in fabbrica si sono incontrati la Rsu, il Coordinamento Appalti e le segreterie dei Metalmeccanici: «Siamo fortemente preoccupati per i ritardi e le mancate promesse che non possiamo più tollerare - si legge in una nota - in fabbrica il malumore e le tensioni continuano a crescere, e potrebbero portare ad azioni incontrollabili ed ingestibili».


6 novembre 2009 - Apcom

Caso Cucchi/ Domani a Roma corteo per verità e giustizia
Federazione nazionale Rdb aderisce alla manifestazione

(APCOM) Verità e giustizia per Stefano Cucchi. Domani manifestazione a Roma per il giovane morto dopo l'arresto. Il corteo partirà alle 15 da via dell'Acquedotto Alessandrino ed arriverà al mercato coperto di via Ciro da Urbino, nei pressi dell'abitazione della famiglia Cucchi. "Il caso di Stefano - si spiega in una nota - è tragicamente simile a molti altri episodi di violenza istituzionale, esercitata ai danni di persone rimaste in silenzio perché sole, spaventate o minacciate, che non hanno ricevuto la stessa risonanza mediatica". La Federazione nazionale RdB aderisce alla manifestazione: "Questa violenza, di cui si chiede con forza che vengano accertate tutte le responsabilità, è frutto di un sistema securitario inutile e dannoso, il quale dimostra di non garantire l'incolumità e la vita stessa di tanti cittadini, italiani ed immigrati". Poi si sottolinea: "Per quanto attiene il percorso sanitario seguito da Stefano, c'è il rischio che la gestione dello stato detentivo abbia prevalso sulle necessità di cura del paziente e che la ricerca affannosa delle responsabilità degli operatori sanitari metta in secondo piano le carenze oggettive di un sistema penitenziario inadeguato alle necessità di salute".


6 novembre 2009 - Carta

Il Forum dell'acqua si riunisce a Firenze
di Enzo Mangini

Dopo l'approvazione dell'articolo 15 del decreto 135, la campagna per l'acqua bene comune sale di tono. Previste manifestazioni il 19 a Roma e in altre città, in vista della discussione alla camera, fissata per il 24 novembre. E la Puglia, intanto, ripubblicizza il suo acquedotto.
L’appuntamento è per le 11 nella sede dell’Rdb, a via Galliano 107. La riunione nazionale del Forum dei movimenti per l’acqua era già stata fissata, quando è arrivata la notizia, ieri mattina, dell’approvazione dell’articolo 15 del decreto 135/09, quello che nelle intenzioni del governo dovrebbe aprire le porte a una nuova ondata di privatizzazione dei servizi idrici, prologo di una più ampia privatizzazione di quello che resta dei servizi pubblici essenziali dopo l’ondata di liberalizzazioni degli anni novanta, del primo governo Berlusconi e del governo Prodi. All’ordine del giorno della riunione c’è come rilanciare la campagna a favore della gestione pubblica dell’acqua in Italia. Una campagna tanto più urgente dopo il voto del senato che, se fosse confermato dalla camera dei deputati, romperebbe la già esile diga che ha impedito finora che tutta l’acqua che i cittadini italiani usano diventasse patrimonio delle multinazionali del settore. Il decreto prevede che la gara d’appalto per l’affidamento ai privati del servizio pubblico sia obbiglatoria e non più facoltativa; che le spa a totale capitale pubblico non siano più ammissibili ma siano anzi sostituite al massimo da società miste pubblico-privato, in cui però la partecipazione pubblica non può superare il 30 per cento. In sostanza, è esattamente la lista della spesa delle aziende del settore, tanto delle grandi multinazionali internazionali, arrivate in Italia sull’onda delle liberalizzazioni degli anni novanta, quanto delle «multiutilities» nostrane, le ex municipalizzate che in alcuni casi [Roma, Bologna, Milano, per esempio] sono diventate a loro volta multinazionali, e come tali si comportano quando «sbarcano» in altri continenti. La decisione del governo, però, si scontra con una mobilitazione molto forte. Sono decine gli enti locali che in questi anni hanno evitado, sfruttando le possibilità offerte dalla legge, che l’acqua rimanesse un bene pubblico solo sulla carta. Senza il controllo del servizio idrico, infatti, dichiarare che l’acqua sia un bene comune è solo un’operazione retorica che si ripete, beffa sommata al danno, anche nel testo del decreto del governo. Oltre agli enti locali, poi, la mobilitazione nei comitati locali per l’acqua ha coinvolto centinaia di migliaia di cittadini, quelli che hanno firmato una legge di iniziativa popolare da mesi arenata in parlamento. La campagna per bloccare il decreto salirà di tono nelle prossime settimane, fino al 24 novembre, quando è prevista la discussione alla camera dei deputati, per cu sarà indetta una massiccia manifestazione sotto Montecitorio ed in contemporanea in molte città italiane. E intanto, lunedì 9 novembre, c’è la conferenza stampa congiunta tra il Forum dei movimenti per l’acqua e la Regione puglia [alle 12.00 presso la sede romana della Regione Puglia, in via Barberini 36] che il 20 ottobre ha deciso di riportare la gestione dell’Acquedotto pugliese, uno dei più grandi d’Europa, interamente sotto controllo pubblico attraverso una cosiddetta in house, chiudendo la società per azioni che finora ha gestito l’Aqp. Il principio dell’acqua bene comune, in questo caso, ha trovato un’applicazione concreta che ora mette la Regione Puglia in rotta di collisione con il governo. Anche per il metodo. Perché il percorso per tornare alla gestione pubblica dell’Acquedotto pugliese sarà studiato da un gruppo di lavoro congiunto composto dalla Regione Puglia e dai rappresentanti del Comitato pugliese Acqua bene comune con il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua. Entro il 31 dicembre, il gruppo di lavoro produrrà una proposta da sottoporre alla giunta regionale per trasformare la delibera del 20 ottobre in un provvedimento legislativo regionale. E allora si aprirà il conflitto: chi decide sull’acqua? Il governo «federalista» che consegna tutto alle multinazionali o i cittadini e le istituzioni locali?


6 novembre 2009 - Maremma Oggi

L’assemblea dei lavoratori della Vetralla Servizi dice SI alla reinternalizzazione,
ma occorre fare presto e servono fatti concreti

VETRALLA - All’assemblea dei lavoratori della Vetralla Servizi aderenti alla RdB, organizzazione con la maggioranza all’interno della società, sono stati illustrati i risultati dell’incontro in regione con i rappresentanti del Comune, (sindaco in testa), della società, della regione Lazio, della RdB CUB e della Cisal, rappresentando in modo particolare la decisione condivisa da tutte le parti di ultra attivare per il 2010 la cassa integrazione solo a fronte di un piano per la reinternalizzazione dei servizi e dei lavoratori ora in capo alla Vetralla Servizi, che dovrà essere presentato alla regione Lazio al prossimo incontro da tenersi entro i primi dieci giorni di Dicembre. Dopo una iniziale soddisfazione ed entusiasmo espressi di fronte a notizie non più negative, l’assemblea insieme al rappresentante RdB, hanno evidenziato la necessità di fare presto, perché dicembre è già alle porte e si rischia di non portare nulla di concreto per l’incontro in regione. Precisa ROCCHI, occorrono dei passaggi formali prima di dicembre, la Giunta ed il Consiglio devono deliberare la reinternalizzazione dei servizi, devono verificare le carenze in pianta organica del comune (che comunque ha ad oggi una carenza di personale di circa il 40%), devono formalizzare la decisione di reinternalizzare con i tempi ed i modi previsti dalle norme vigenti i lavoratori, (attuando così un risparmio sul bilancio comunale di almeno 180.000 euro), e devono infine far uscire allo scoperto le posizioni contrarie a questa risoluzione siano essi assessori, consiglieri o la Segretaria Comunale. L’assemblea si è conclusa dando mandato alla O. S. RdB di seguire costantemente l’evolversi della situazione e di accertare chi, all’interno dell’amministrazione, stia davvero facendo qualcosa per risolvere positivamente questa vicenda e chi invece tenti di sottrarsi sia per motivi politici, sia per incapacità gestionale. Ho visto i volti dei lavoratori un po’ più distesi, conclude Rocchi, ma al tempo stesso determinati a non essere ancora strumentalizzati o accantonati, l’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia ha espresso parere positivo, la Corte dei Conti non può che essere d’accordo con la reinternalizzazione visto che le casse del Comune di Vetralla, quindi tutti i cittadini, avrebbero un risparmio di almeno 180.000/200.000 euro, non andrebbero perse professionalità acquisite nei vari anni di lavoro ed i servizi alla cittadinanze ne avrebbero ricadute positive, ed allora? Basta con l’immobilismo e con tentativi da parte di alcuni dirigenti ed amministratori di non assumere nessuna iniziativa, se hanno intenzione di andare contro il parere dell’Anci e contro un risparmio certo, pur di non firmare nessun atto, si dimettano o si licenzino e la smettano di parlottare nei corridoi del Comune, non lo accettiamo più. Si espongano al pubblico giudizio se hanno qualcosa da dire!


6 novembre 2009 - Il Tempo

Denuncia di Rdb
«In Comune condizioni igieniche pessime»
Da circa un mese le condizioni igienico-sanitarie al Comune di Civitavecchia risultano essere precarie e insoddisfacenti: ieri mattina la situazione è peggiorata per la mancata pulizia dei bagni e degli uffici.

Civitavecchia - A lanciare l'allarme è il sindacato Rdb Cub che da tempo denuncia la grave situazione igienica nei locali pubblici, addirittura nello stesso palazzo comunale che teoricamente dovrebbe essere sotto controllo delle maggiori autorità cittadine. Bagni sporchi e privi di tutti gli accessori (sapone, asciugatrici, carta, suppellettili e detersivi per pavimento), uffici non spazzati e cestini non svuotati oltre alla pulizia dei vetri che ormai è stata completamente dimenticata. «Da notizie di corridoio – afferma la Rdb Cub - sembra che l'Etruria Servizi, ora fornitrice provvisoria del servizio pulizie in attesa dell'appalto che il comune deve effettuare, non fornisca il materiale utile per servizio igienico-sanitario al minimo della decenza. Da notizie certe invece l'Etruria Servizi non fornisce neanche le buste per l'immondizia». «Paradossale – prosegue il sindacato - è che l'Etruria Servizi, fornitrice del servizio raccolta rifiuti, non fornisca nemmeno le buste per l'immondizia ai propri lavoratori impegnati nelle pulizie degli uffici. L'esternalizzazione del servizio pulizie – conclude Rdb - è la causa di tutto ciò: soltanto il mantenimento del servizio pubblico garantisce i diritti e la sicurezza ai lavoratori e i servizi efficenti all'utenza».


6 novembre 2009 - Roma Notizie

RDB ADERISCE A MANIFESTAZIONE
PER VERITA’ E GIUSTIZIA PER STEFANO CUCCHI

La Federazione nazionale RdB aderisce alla manifestazione indetta a Roma per chiedere verità e giustizia per Stefano Cucchi, che domani, 7 novembre, partirà alle ore 15.00 da via dell’Acquedotto Alessandrino ed arriverà al mercato coperto di via Ciro da Urbino, nei pressi dell’abitazione della famiglia Cucchi. Il caso di Stefano Cucchi è tragicamente simile a molti altri episodi di violenza istituzionale, esercitata ai danni di persone rimaste in silenzio perché sole, spaventate o minacciate, che non hanno ricevuto la stessa risonanza mediatica. Questa violenza, di cui la RdB chiede con forza che vengano accertate tutte le responsabilità, è frutto di un sistema securitario inutile e dannoso, il quale dimostra di non garantire l’incolumità e la vita stessa di tanti cittadini, italiani ed immigrati. Per quanto attiene il percorso sanitario seguito da Stefano Cucchi, c’è il rischio che la gestione dello stato detentivo abbia prevalso sulle necessità di cura del paziente e che la ricerca affannosa delle responsabilità degli operatori sanitari metta in secondo piano le carenze oggettive di un sistema penitenziario inadeguato alle necessità di salute.


6 novembre 2009 - Il Quaderno

L’Rdb minaccia lo sciopero dei dipendenti comunali di Ponte

La segreteria provinciale del sindacato Rdb/Cub di Benevento è pronta a indire lo sciopero del personale del Comune di Ponte – Settori Tecnico, Manutentivo e Urbanistico, Edilizio. "Nonostante la proclamazione dello stato di agitazione attraverso cui si rivendicano diritti avviando il confronto su tematiche definite dal Contratto Collettivo Nazionale di Comparto - si legge in una nota -, a oggi nessuna comunicazione è pervenuta né tanto meno si sono poste le basi per avviare un confronto sulla vertenza in atto. La RdB unitamente ai lavoratori rappresentano che se nei prossimi giorni non interverrà la convocazione del tavolo negoziale, da parte dell’Amministrazione e/o del prefetto che in questa vertenza è chiamato in causa, si procederà all’indizione dello sciopero dei lavoratori".


6 novembre 2009 - Corriere del Veneto

La storia. I Cobas: lavoro duro, paghe da fame. L’Aps li assuma
«Spazzini delle Piazze a rischio»

PADOVA — Vite da precari. A poco più di 1.100 euro (lordi) al mese. È la storia infinita di 5 spazzini «stranieri», tutti regolarmente residenti a Padova. Dal 2003, ogni giorno, domenica compresa, si occupano della pulizia delle Piazze del centro storico. Nella loro giubba arancione fosforescente, rimettono in ordine piazza delle Erbe, dei Frutti e dei Signori dopo il mercato mattutino e fanno lo stesso, nelle notti del mercoledì e del sabato, al termine delle serate dello spritz.
I loro volti, in città, sono parecchio conosciuti. Ma non così, forse, i loro nomi: tre sono nati in Nigeria, Nhannino Chukundi, Agbontaen Ibude e Joseph Ninolisa; uno è originario del Camerun, Paul Ndaseh; l’altro viene dalla Moldavia, Petru Cazacu.
Questi 5 spazzini non sono dipendenti di Palazzo Moroni. E nemmeno di Acegas-Aps, la Spa partecipata dai comuni di Trieste e Padova che gestisce l’asporto rifiuti e l’igiene delle strade in città. Acegas-Aps dal 2003 ha esternalizzato il servizio, affidandolo (di volta in volta) a tre cooperative diverse: Ecosistema, PuliVeneto e La Casona.
«I 5 lavoratori si sono sempre visti rinnovare un contratto di collaborazione continuativa — spiega Gianni Boetto dell’Adl-Cobas — Con uno stipendio da fame, 7 euro lordi al’ora. A dicembre scade l’ultimo contratto firmato con La Casona e rischiano la disoccupazione». Aggiunge il collega Stefano Pieretti: «Acegas-Aps, che riprenderà il servizio assuma queste 5 cinque persone».


6 novembre 2009 - La Repubblica

Cresce la rivolta degli spazzini nessuno si presenta in servizio
Ultimatum dell´Amia: "Tornino al lavoro o stop al contratto" Emergenza rifiuti I sindacalisti "Scarse condizioni di sicurezza" Il Pd solleva il caso delle consulenze
di SARA SCARAFIA

Palermo - ieri nessuno spazzino si è presentato al lavoro: i dipendenti Essemme hanno dato forfait in massa. Se due giorni fa sei lavoratori su dieci erano assenti, ieri la cifra è lievitata: «L´astensione dal lavoro ha sfiorato il cento per cento», ammette il presidente Filippo Cucina. Dopo la guerriglia di lunedì notte davanti agli autoparchi dell´Amia, con quattro autisti finiti in ospedale e uno sfregiato in volto con il collo di una bottiglia rotta, ieri i dipendenti Essemme non hanno preso servizio. Denunciano di non poter lavorare in sicurezza. Una ragione ritenuta insufficiente dal cda dell´Amia spa che ieri ha inviato una lettera di diffida alla società satellite: «Abbiamo intimato di riprendere subito il servizio, altrimenti rescinderemo il contratto», dice il presidente Gaetano Lo Cicero.
Due sere fa i sindacati di Essemme avevano incontrato Cucina per firmare un accordo sindacale: le organizzazioni dei lavoratori avevano preteso venisse messo a verbale che non ci sono le condizioni per lavorare in sicurezza: «Dalle sedi ai mezzi fino al vestiario - denuncia Paolo Di Gaetano, delle Rdb - non si può chiedere ai lavoratori di operare in queste condizioni».
Ma il presidente non ci vede chiaro: «Durante l´incontro sindacale non ho affatto percepito la possibilità di un´astensione in massa dal lavoro - dice Cucina - anzi pensavo si fosse deciso di far prevalere il buon senso. Per questo mi ero impegnato a far incontrare i sindacati con Diego Cammarata. Ma come posso chiederglielo adesso? Lancio un appello ai lavoratori: riprendete il servizio». Cucina parla di assenze «sospette». Intravede agitatori occulti che spingono i lavoratori al boicottaggio: «Chiedo alle autorità preposte di verificare se stia succedendo qualcosa. Io posso solo dire che i lavoratori che si sono assentati ingiustificatamente non saranno pagati per le giornate di astensione. Dopo quello che è accaduto lunedì notte serve senso di responsabilità».
Dietro il malessere dei dipendenti Essemme c´è il timore che il crac Amia possa travolgere il destino della società satellite. Ma il malessere si è trasformato in disobbedienza di massa: prima la manifestazione diventata guerriglia davanti ai cancelli degli autoparchi, poi la decisione di non presentarsi al lavoro. Con l´astensione in massa, i cestini traboccanti e i rifiuti che invadono marciapiedi e aiuole, i lavoratori tentano di alzare la posta. Cucina ha chiesto all´Amia e alla Gesip di aiutarlo a recuperare l´enorme arretrato, mettendo a disposizione uomini e mezzi.
Ieri il capogruppo del Pd a Sala delle Lapidi, Davide Faraone, ha presentato un´interrogazione sollevando dubbi sul bilancio consuntivo 2008 dell´Amia. «Le perdite potrebbero essere di circa 230 milioni e non di 173 come annunciato dall´azienda - dice Faraone - A guardare i dati di bilancio, il rendiconto appare drogato: i crediti vantati dai Comuni dell´hinterland, oltre 50 milioni difficili da ottenere, vengono considerati come entrate, mentre non sono stati accantonati i 12 milioni contestati dalla Guardia di finanza per le violazioni contributive».
Secondo Faraone, «rivedendo certi errori l´Amia potrebbe rimettere i conti in equilibrio senza alcun aumento del contratto di servizio: nel 2008 sono stati spesi oltre quattro milioni per lo straordinario, senza contare i 341 milioni per incarichi esterni e consulenze». Tra i professionisti retribuiti, gli avvocati Pitruzzella, Corso, Cuva e Armao.


6 novembre 2009 - Tuscia web

Vetralla servizi- Interviene Lino Rocchi (Rdb)
"L’assemblea dei lavoratori dice sì alla reinternalizzazione"

Riceviamo e pubblichiamo - All’assemblea dei lavoratori della Vetralla Servizi aderenti alla RdB, organizzazione con la maggioranza all’interno della società, sono stati illustrati i risultati dell’incontro in regione con i rappresentanti del Comune, (sindaco in testa), della società, della regione Lazio, della RdB CUB e della Cisal, rappresentando in modo particolare la decisione condivisa da tutte le parti di ultra attivare per il 2010 la cassa integrazione solo a fronte di un piano per la reinternalizzazione dei servizi e dei lavoratori ora in capo alla Vetralla Servizi, che dovrà essere presentato alla regione Lazio al prossimo incontro da tenersi entro i primi dieci giorni di Dicembre. Dopo una iniziale soddisfazione ed entusiasmo espressi di fronte a notizie non più negative, l’assemblea insieme al rappresentante RdB, hanno evidenziato la necessità di fare presto, perché dicembre è già alle porte e si rischia di non portare nulla di concreto per l’incontro in regione. Precisa Rocchi, occorrono dei passaggi formali prima di dicembre, la Giunta ed il Consiglio devono deliberare la reinternalizzazione dei servizi, devono verificare le carenze in pianta organica del comune (che comunque ha ad oggi una carenza di personale di circa il 40%), devono formalizzare la decisione di reinternalizzare con i tempi ed i modi previsti dalle norme vigenti i lavoratori, (attuando così un risparmio sul bilancio comunale di almeno 180.000 euro), e devono infine far uscire allo scoperto le posizioni contrarie a questa risoluzione siano essi assessori, consiglieri o la Segretaria Comunale. L’assemblea si è conclusa dando mandato alla O. S. RdB di seguire costantemente l’evolversi della situazione e di accertare chi, all’interno dell’amministrazione, stia davvero facendo qualcosa per risolvere positivamente questa vicenda e chi invece tenti di sottrarsi sia per motivi politici, sia per incapacità gestionale. Ho visto i volti dei lavoratori un po’ più distesi, conclude Rocchi, ma al tempo stesso determinati a non essere ancora strumentalizzati o accantonati, l’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia ha espresso parere positivo, la Corte dei Conti non può che essere d’accordo con la reinternalizzazione visto che le casse del Comune di Vetralla, quindi tutti i cittadini, avrebbero un risparmio di almeno 180.000/200.000 euro, non andrebbero perse professionalità acquisite nei vari anni di lavoro ed i servizi alla cittadinanze ne avrebbero ricadute positive, ed allora? Basta con l’immobilismo e con tentativi da parte di alcuni dirigenti ed amministratori di non assumere nessuna iniziativa, se hanno intenzione di andare contro il parere dell’Anci e contro un risparmio certo, pur di non firmare nessun atto, si dimettano o si licenzino e la smettano di parlottare nei corridoi del Comune, non lo accettiamo più. Si espongano al pubblico giudizio se hanno qualcosa da dire!
Lino Rocchi - Rdb Cub Viterbo


6 novembre 2009 - Il Gazzettino

Telecamere e rotazione contro i furbetti di Actv

Venezia - In ogni biglietteria una telecamera riprenderà costantemente la scena del maneggio del denaro, saranno organizzate sistematiche "incursioni" di finti acquisti e si procederà alla turnazione per evitare che il personale si fossilizzi nello stesso gabbiotto. Sono le misure decise ieri sera, al termine dell’incontro tra Actv, la controllata Vela e i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Rdb Cub, per evitare nuove scorrettezze da parte del personale. Il problema, come è noto, è balzato agli onori delle cronache con un servizio di "Striscia la notizia" messo in onda martedì scorso che aveva evidenziato un comportamento quantomeno discutibile da parte di alcuni addetti agli sportelli dei biglietti. Se si tratterà di distrazione o di dolo lo chiarirà la magistratura. Per le due aziende l’importante è correre ai ripari, per evitare un danno di immagine ancora più grande. Questi provvedimenti - hanno precisato i rappresentanti delle due aziende - hanno lo scopo di tutelare sia il cliente che i lavoratori che compiono onestamente il loro dovere.
Prima di tutto, quindi, ci saranno le telecamere, che saranno installate in ossequio alla legge sulla privacy. Poi una società specializzata acquisterà periodicamente e a sorpresa biglietti un po’ dappertutto per verificare la correttezza delle procedure. Infine, è stata stabilita una turnazione di sportelli.
Ieri, in commissione Bilancio, il presidente di Actv Marcello Panettoni ha spiegato come con Imob si sia eliminata quasi totalmente la possibilità di lucrare sulla bigliettazione.
«La redicontazione - ha detto - un tempo avveniva ogni due mesi, oggi è praticamente quotidiana. In questi ultimi giorni altre forme di controllo sono state adottate e sono aumentati anche i giri degli ispettori. Inoltre saranno aumentate anche le biglietterie automatiche».
Per quanto riguarda l’inchiesta penale, i quattro dipendenti sorpresi da Striscia la scorsa settimana rimangono sospesi dal servizio. Il sostituto procuratore Federico Bressan ha però deciso di indagarli anche per peculato, ritenendo che dal momento in cui il cliente consegna il denaro al bigliettaio, questo automaticamente sarebbe da considerarsi dell’azienda.

Padova. Contribuiscono a tener pulito il salotto buono della città...

Padova - Contribuiscono a tener pulito il salotto buono della città. Ogni giorno, con la pioggia o con il sole, già di buon mattino sono lì, ramazza in mano e pettorina sgargiante, che puliscono il cortile di palazzo Moroni e attorno alle piazze. Quando verso le due del pomeriggio le bancarelle se ne vanno sono loro a tirare a lucido il selciato. Quando anche l’ultimo tiratardi se ne torna a casa a notte fonda, a raccogliere il mare di bicchieri lasciato dal popolo degli spritz ci pensano sempre loro. Ci sono la domenica all’alba e il sabato. I loro nomi sono Nhannino Chukundi, Agbontaen Ibude, Joseph Ninolisa, Paul Ndaseh e Petru Cazacu. Sono originari del Camerum, della Nigeria e della Moldavia, ed hanno un unico desiderio: poter vivere dignitosamente lavorando. Un sogno che rischia di infrangersi allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre. Dal primo gennaio infatti potrebbero rimanere disoccupati. A lanciare l’allarme è Gianni Boetto di Adl Cobas. «la situazione è preoccupante - tuona -. Queste persone ormai da anni lavorano per l’amministrazione comunale, ma non sanno quale sarà il loro futuro. Dipendono da AcegasAps che però ha esternalizzato il servizio. Nel 2003 sono stati assunti dalla società Ecosistema per passare due anni dopo alla cooperativa PuliVeneto. Nel 2008 poi sono diventati dipendenti della cooperativa sociale La Casona che ora non è più in grado di garantire il rinnovo del contratto». Un contratto che prevede poco più di 7 euro lorde all’ora (comprensive di tredicesima, ferie e malattia). «A volte - raccontano - al sabato sera stacchiamo a mezzanotte e la domenica mattina alle 6 siamo già in piazza con la scopa in mano». «E’ capitato che con una busta paga da 700 euro, in banca ce ne siano stati accreditati 600» aggiungono. «E’ scandaloso che dei lavoratori, di fatto alle dipendenze del Comune, possano avere un trattamento del genere», rincara Stefano Pieretti sempre di Adl Cobas. «Non essere in grado di assorbire 5 persone - conclude Boetto - sarebbe paradossale».


6 novembre 2009 - Corriere della Sera

Il caso. Tagli alle borse di studio e persino al materiale di cancelleria.
I sindacati: ma ci sono 3.344 contratti esterni
Il Cnr in rosso fa un’asta a Capri
Buco da 18 milioni. In vendita l’Osservatorio avuto dalla Svezia
di Sergio Rizzo

ROMA — Luciano Maiani, fisico di chiara fama presidente del Consiglio nazionale delle ricerche dal primo febbraio 2008, non ha avuto altra scelta. Il 20 ottobre ha scritto a tutti i direttori chiedendogli di stringere la cinghia. Allegato alla lettera, un «provvedimento d’urgenza» con le sforbiciate necessarie per arrivare a San Silvestro senza arrampicarsi sugli specchi. Si va dai due milioni di euro da risparmiare sugli affitti (si spendono 19 milioni l’anno) e la logistica, ai 150 mila euro per borse di studio e concorsi, ai 600 mila euro di spese varie: carta, matite, bollette...
Il «buco» da tappare si aggira sui 18 milioni. Colpa dei soliti tagli alla ricerca, per giunta assestati da un governo ostile, visto che Maiani è stato nominato dal centrosinistra una settimana dopo che Romano Prodi si era dimesso? Non sembrerebbe, a leggere le carte. Dove il presidente del Cnr spiega che i costi del personale sono letteralmente esplosi. Andando ben oltre gli accantonamenti, già generosi, fatti in vista del nuovo contratto. A bocce ferme la spesa per i dipendenti (6.471 più 850 a termine) sarebbe aumentata del 4,5%, toccando 467,4 milioni: 20 in più del 2008. Ma il contratto firmato a maggio ha concesso loro aumenti medi monstre del 9,5%, con il risultato che nel 2010 il costo del solo personale fisso sarà di 71 milioni superiore al 2008. Una impennata del 19,7%, tenendo conto pure di 584 nuove assunzioni.
A sentire i sindacati, poi, c’è la storia dei contratti esterni. L’Usi-Rdb, che col periodico interno Il Foglietto non dà tregua a Maiani, sostiene che il loro numero è lievitato da 167 a 3.250 fra il 2006 e il 2008, con un costo schizzato da 1,6 a 25,6 milioni. Dal 15 marzo 2008 ne sono stati assegnati ben 2.581. Mentre negli allegati al bilancio di previsione 2009 ne figurano addirittura 3.344. Numeri giustificati dalle carenze di personale rispetto alla dotazione organica? Comunque balzano agli occhi. Come i nomi di alcuni illustri consulenti: per esempio la componente del «governativo» comitato di bioetica, Cinzia Caporale, incidentalmente consorte del consigliere «governativo » della Rai Angelo Maria Petroni.
Non si sarebbe arrivati a questo giro di vite, probabilmente, se fosse andata in porto la vendita dell’ex Osservatorio di Anacapri, rilevato nel 1982 a una cifra simbolica dall'Accademia delle scienze del regno di Svezia al Cnr (circa 400 milioni di lire), rimasto pressoché in stato di abbandono fino al 2000, quindi ripristinato, collaudato due anni fa e ora messo in vendita al prezzo di 15,4 milioni di euro. La gara è andata però deserta, mentre decollava una violenta polemica con il Comune di Anacapri. L’operazione è stata anche pesantemente contestata dal sindacato, secondo cui «il Cnr continua a spendere ogni anno 180 mila euro per la manutenzione dell’immobile mai utilizzato».
Ma all’ombra di questi problemi si sta dipanando un’altra complessa vicenda. La Banca d’Italia ha avvertito che se non si troverà presto una soluzione dovrà intervenire. E l’intervento, se ci sarà, non potrà che essere l’imbarazzante commissariamento di Quantica, una sgr creata per finanziare con fondi di venture capital iniziative innovative.
I soldi, 63 milioni di euro, vengono per metà da vari soggetti, come Enpam e Inarcassa, e per metà dallo Stato. Ebbene, da quando il fondo è stato avviato sono cominciate improvvisamente le liti fra i soci. Chi sono? C’è il Cnr, attraverso la società Rete ventures, che controlla il 36%. C’è poi la Fondazione Bnc, che detiene il 15%. Emanazione di quella che una volta era la Banca nazionale delle comunicazioni, istituto di credito delle Ferrovie già feudo cislino, è presieduta fin dalla sua creazione (1993) dall’ex segretario della Cisl trasporti, Gaetano Arconti. Nel 2007 ha perso 5,2 milioni, ha «erogato » 1,4 milioni di contributi e ne ha spesi 1,5 solo per gettoni dei consiglieri, stipendi, consulenti e commissioni finanziarie. Ci sono poi i privati, ai quali spetta per statuto la gestione. In particolare, due: Pierluigi Paracchi e Stefano Peroncini, che hanno il 34%. Il restante 15% è di un terzo privato, Paul Muller, che si trova in una situazione alquanto curiosa. Era infatti il direttore di Rete ventures. Finché il rapporto di lavoro si è interrotto, con uno strascico da 150 mila euro di buonuscita. Ma lui è rimasto socio della società pubblica che dirigeva.
Il Cnr dichiara totale insoddisfazione per la gestione di Quantica, che ha chiuso l’ultimo bilancio in lieve perdita (50 mila euro). Paracchi e Peroncini rivendicano al contrario i successi testimoniati da vari riconoscimenti, come il premio Demattè assegnato nel 2008 alla Greenfluff, di cui Quantica possiede il 30%. In ogni caso Manuela Arata, potentissima responsabile del trasferimento tecnologico del Cnr, di cui Maiani ha totale fiducia, è determinata a estrometterli. Ma dopo che un primo tentativo condotto attraverso la sgr milanese Fondamenta è fallito, i due hanno deciso una contromossa, presentando un’offerta per acquistare il 36% del Cnr al prezzo di 900 mila euro. Proposta neanche presa in esame (secondo Arata il 100% di Quantica vale oltre 3 milioni). Anche se, sottolineano i due nell’offerta, il Cnr ha venduto il 15% alla Fondazione Bnc per un prezzo di 150 mila euro: sei volte di meno. Ora la situazione è di completo stallo. Se si eccettua il tentativo che sta facendo per acquisire le azioni di Paracchi e Peroncini la Fondazione di Arconti. Forse nelle vesti di Cavaliere bianco del Cnr?


6 novembre 2009 - La Nuova Venezia

Accordo sulle telecamere alle biglietterie
Sì dei sindacati a controlli più stringenti alle casse
di ROBERTA DE ROSSI

Venezia - Sì alla videosorveglianza in tutte le biglietterie con telecamere puntate sul banco cassa, sì al «cliente misterioso», sì a controlli più stringenti e frequenti da parte degli ispettori aziendali, sì anche a versamenti quotidiani dei corrispettivi di cassa. «Nì» alla turnazione del personale tra gruppi d’ambito di biglietterie.
E’ stato accordo quasi su tutta la linea quello raggiunto ieri tra i vertici di Actv e Vela e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Rdb sul piano controlli che si realizzerà nei prossimi mesi: i rappresentanti dei lavoratori hanno dato piena disponibilità alla rete di videosorveglianza, mentre hanno tenuto duro - rinviando la discussione all’interno di quella sul piano industriale - per quanto riguarda la turnazione del personale. Corale, comunque, «la ferma e totale condanna di qualsiasi comportamento scorretto nei confronti dei clienti, nonché lesivo dell’immagine della città e dell’azienda». Dunque, niente più bigliettai furbi (4, sospesi dal servizio) immortalati da «Striscia» a far la cresta sul resto ai turisti, come quelli denunciati dall’azienda (7, licenziati) perché vendevano biglietti da traghetto al prezzo intero di 6,50 euro, intascando la differenza: ci saranno le videocamere a vigilare, tutelando così i molti lavoratori onesti.
«Siamo molto contenti, perché c’è stata da parte del sindacato quell’apertura sulle telecamere che aspettavamo da tempo», commenta il direttore di Vela, Vincenzo Monaco, «entro novembre definiremo nel dettaglio il programma».
Ieri mattina, intanto, in commissione comunale sono stati bilanci ed attività di Actv al centro del dibattito: se l’azienda ha chiuso il 2008 con un leggero avanzo - a fronte di calo passeggeri e 10 milioni di euro in più di servizi - è stato grazie all’intesa con l’Agenzia delle Entrate contabilizzata il 31 dicembre per il rimborso dell’Irap non dovuta. E quest’anno? «Contiamo di chiudere in leggerissimo attivo grazie ad un’altra partita straordinaria», osserva il presidente Marcello Panettoni. Ma certamente - aggiunge - ci sono voci che sfuggono alla volontà dell’azienda, come i 1,2 milioni di euro pagati alle banche di interessi passivi sui prestiti accesi causa ritardi nel versamento dei corrispettivi dovuti da Stato e Regione. E il milione e mezzo - a fronte di 300 mila euro di contributo comunale - per garantire a tutti gli ultra 75enni abbonamenti gratuiti. Su questo punto, i consiglieri Molina e Bonzio hanno annunciato l’intenzione di chiedere al Consiglio comunale di garantire la gratuità solo alle fasce di reddito più deboli.


6 novembre 2009 - La Nazione

Acquisizione del Policlinico Da Firenze parte un ricorso

Siena - L'UNIVERSITA' di Siena tiene banco anche a Firenze. Alcuni consiglieri regionali di centrodestra starebbero infatti preparando un ricorso per far dichiarare illegittima l'acquisizione delle Scotte che, invece, secondo i consiglieri, spetterebbe alla Regione in comodato d'uso gratuito. Il sindacato dal canto suo sta mobilitandosi. Per discutere dell'evolversi della situazione e per informare il personale tecnico-amministrativo, Cigl, Cisl, Uil, Ugl e Rdb hanno convocato per stamani alle 12, nell'aula magna storica del Rettorato, un'assemblea d'urgenza. «SALVARE e rilanciare l'Università di Siena». E' questo invece il titolo dell'iniziativa che si svolgerà oggi alle 17.30, al Circolo Arci di S.Andrea: un primo incontro con i dipendenti iscritti al Pd, al quale seguiranno altre iniziative che culmineranno con la conferenza sull'Università, in programma a gennaio. All'iniziativa parteciperanno il presidente della Provincia Bezzini, il sindaco Cenni, Franco Ceccuzzi, deputato del Pd; Luciano Cortonesi, capogruppo del Pd in consiglio comunale; Dino Marchese, coordinatore provinciale del Forum sull'Università; Elisa Meloni, segretario provinciale del Pd; Alberto Monaci, capogruppo del Pd in consiglio regionale e Marco Nasorri, capogruppo del Pd in consiglio provinciale. L'incontro sarà l'occasione per esprimere una valutazione sul piano di risanamento ad un anno dall'emersione del debito.


6 novembre 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. Lavoratori senza gli "attrezzi del mestiere"...

Civitavecchia - Lavoratori senza gli "attrezzi del mestiere": condizioni igienico-sanitarie del comune al limite.
A denunciare l’incresciosa situazione è stata la sigla sindacale dell’Rdb che, nel solidarizzare con i dipendenti, accusa l’Etruria di «non fornire il materiale ai lavoratori».
«Questa storia - si legge nel comunicato diffuso dalla sigla - va avanti già da un mese, ma questa mattina (ieri per chi legge) la situazione è peggiorata».
Bagni sporchi e privi degli accessori, uffici non puliti e cestini non svuotati: questo lo scenario che ieri mattina hanno visto i dipendenti del comune.
«Ci sono giunte notizie - si legge nel comunicato - che la municipalizzata abbia interrotto la fornitura del materiale utile per lavorare: questa è un’indecenza. E’ paradossale che Etruria, che si è fatta carico di svolgere il servizio pulizia nelle more che venga espletato l’iter per un nuovo affidamento, abbia assunto tale atteggiamento. Rimaniamo sempre più convinti che soltanto il servizio pubblico garantisce qualità ed efficienza. Speriamo che questa situazione termini al più presto».(G.Am.)


6 novembre 2009 - Liberazione

Raccolta firme in Parlamento, mentre Prc, Pdci e sinistra popolare continuano la battaglia fuori
Per la libertà dei 5 cubani in Usa si muovono anche la Lega e l'Idv
di Rosy Marano

Si può definire in molti modi la vicenda dei cinque patrioti cubani detenuti, da oltre 11 anni, nelle carceri americane: «accanimento sconcertante», «strumentalizzazione del diritto per fini politici», «scandalo internazionale». Ma a ben vedere, essa altro non è che una palese ingiustizia. Talmente palese da non lasciare nessuno indifferente. E così, ieri, al dibattito organizzato alla Camera dei deputati dall'Associazione italiana giuristi democratici e dall'Italia dei Valori, oltre alla presenza di esponenti delle forze della sinistra (Pdci, Prc, Sinistra popolare), delle associazioni impegnate a fianco di Cuba e, ovviamente, dell'ambasciatore cubano in Italia, tra gli intervenuti c'era anche Matteo Brigandì, deputato della Lega Nord. Venuto a dire, papale papale: cari compagni, io non sono comunista e Cuba è vicina a voi, non a me; sono d'accordo che si tratta di un'ingiustizia e ho preparato una mozione su cui ho raccolto già 30 firme, ma spetta a voi darvi da fare in parlamento.
Leoluca Orlando (Idv), tra i promotori dell'iniziativa, ha annunciato che presenterà un atto parlamentare sia in Italia che in Europa («Metto subito alla prova l'onorevole Brigandì»), mentre Giovanni Russo Spena (responsabile giustizia per il Prc) ha ricordato le diverse iniziative messe in campo nella scorsa legislatura. Ma l'occasione di ieri era soprattutto finalizzata a far conoscere la vicenda ad un pubblico più vasto e alla presentazione di una petizione al presidente Obama, il cui senso è stato spiegato da Fabio Marcelli (Giuristi democratici), da Domenico Gallo, magistrato di Cassazione e da Luciano Vasapollo (Comitato internazionale per i Cinque): «Poiché ci troviamo di fronte ad un vero scandalo internazionale, in cui i diritti della persona sono stati brutalmente calpestati in nome di una logica di guerra; e poiché a Barack Obama è stato assegnato il Nobel per la pace, al presidente degli Usa non si chiede che di mettere fine ad un atto di guerra». Insomma, il capo della Casa Bianca usi il potere di grazia di cui dispone e rimetta in libertà i Cinque. La cui vicenda è stata ampiamente raccontata su queste pagine, ma vale la pena ricordarla, se non altro perché - come è stato più volte sottolineato - su di loro c'è un «vuoto di informazione», senza colmare il quale sarà difficile tirarli fuori di prigione.
Gerardo Hernandez, Ramon Labanino, Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez e Renè Gonzalez sono stati arrestati il 12 settembre 1998 con l'accusa di spionaggio e, nel caso di Gerardo Hernandez, di omicidio, pur non avendo ucciso proprio nessuno. In realtà, i cinque erano sul territorio americano infiltrati nelle file dei gruppi anticastristi attivi a Miami per ottenere informazioni e prevenire gli attentati che per anni hanno insanguinato Cuba. Vale la pena ricordare che questi attentati hanno provocato qualcosa come oltre tremila morti (tra cui il ragazzo italiano Fabio Di Celmo), un numero imprecisato di mutilati e danni economici molto ingenti. Processati, hanno ricevuto condanne pesantissime (due ergastoli per Hernandez, ergastolo per altri due, varie decine di anni di reclusione per gli altri).
Che non si sia trattato di un processo imparziale è universalmente riconosciuto (si è espresso in tal senso anche il gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie della commissione Onu sui diritti umani): basta ricordare che i Cinque non sono stati trovati in possesso di alcun documento "classificato", cioè segreto, quindi non hanno "spiato". Per non dire che in questi 11 anni hanno dovuto subire trattamenti degradanti (giorni e giorni di isolamento, celle microscopiche) e tutt'ora alle mogli viene negato il visto per visitarli (una vera e propria «tortura democratica»).
In breve, i Cinque vengono puniti per aver semplicemente difeso il proprio paese dal terrorismo; quello stesso terrorismo che gli Usa dicono di voler combattere.
Ed è tutta qui la contraddizione. Anzi, la vicenda dei Cinque rappresenta il «ventre molle delle contraddizioni Usa», come osserva il giornalista ed esperto di America latina Gianni Minà. Ciò che rende l'argomento assai "scomodo", sul quale l'informazione (nazionale e non) preferisce sorvolare. Sì, perché a nessuno sfugge quanto sia potente l'arma dell'opinione di massa. Ma la fabbrica del consenso, si sa, è in tutt'altre faccende affaccendata.


5 novembre 2009 - Il Messaggero

Viterbo. «Le esternalizzazioni di servizi pubblici...

Viterbo - «Le esternalizzazioni di servizi pubblici e la costituzione di società private per gestire denaro pubblico sono solo la rovina della città, dell’utenza e dei lavoratori». A dichiararlo è stata la Rdb, che in un comunicato solidarizza con i lavoratori e le lavoratrici che stanno passando nelle holding e nelle sot.
«La nostra solidarietà - si legge nel comunicato - va a tutti i lavoratori che stanno vedendo calpestare i loro diritti da amministratori comunali che gestiscono società private».
L’invettiva del sindacato, poi, prende di mira le politiche messe in atto dall’amministrazione in materia di riorganizzazione dei servizi, giudicandole « solo strategie finalizzate a dimostrare l’inefficienza del servizio pubblico per giustificare la costituzione di società ad hoc che portano solo ad enormi sperperi di denaro pubblico con la mancata erogazione dei servizi essenziali». «Privatizzare servizi pubblici e concorrere con il privato è risultato fallimentare nella quasi totalità delle città italiane. Il processo di privatizzazione che l’amministrazione sta attuando serve solo a tutelare gli esclusivi interessi del politico di turno e del suo entourage. Rivolgiamo infine l’ennesimo appello ai lavoratori affinché si uniscano e si ribellino a quei politici che vogliono gestire la cosa pubblica come privata».(G.Am.)

PESARO. «Un incontro urgente» tra i vertici regionali dei vigili del fuoco...
di MARCO DELLA FORNACE

PESARO - «Un incontro urgente» tra i vertici regionali dei vigili del fuoco di Marche ed Emilia Romagna, quelli di Pesaro e Rimini e le organizzazioni sindacali di settore. E’ questo che chiedono il segretario regionale di categoria della Cisl, Cinzio Scatassa, il segretario provinciale della Cgil, Maurizio Marini, quello della Rdb, Paolo Giuliani, e gli altri rappresentanti sindacali intervenuti ieri pomeriggio nella sede Cisl di via Porta Rimini. «Un incontro costruttivo e possibilmente risolutivo. Lasciando da parte i livori, le ripicche politiche e guardando al sodo. Ovvero, alle reali problematiche della categoria». L’intento è quello di chiudere le polemiche scoppiate dopo il passaggio dei sette comuni della Valmarecchia in Romagna e a seguito del "passaggio di mezzi" da un territorio all’altro, che ha dato il via alla bagarre. Un trasloco, quest’ultimo, definito «non corretto» a Rimini e dintorni. Visto diversamente, invece, a Pesaro e provincia. «I mezzi di cui si parla – chiarisce infatti il segretario Cisl, Scatassa - se proprio vogliamo buttarla sulle polemiche di bandiera, sono nostri. Quindi, nessuno ha portato via nulla a nessuno. Oltretutto nel momento in cui Novafeltria passa in Romagna e se, come sembra ormai certo, si aprirà il presidio fisso a Macerata Feltria, a questa nuova sede, quali mezzi diamo? Siccome però il nostro intervento vuole essere costruttivo e non polemico, chiediamo semplicemente di smetterla con questa battaglia tra poveri. Come? Lasciando da parte le querelle puramente politiche e guardando al pratico. E chi meglio dei rispettivi vertici regionali e provinciali, e delle organizzazioni sindacali di settore, conosce le difficoltà oggettive della categoria? Chi, meglio di questi soggetti può sapere cosa fare per porre fine a una disputa che non ha fatto altro che distogliere l’attenzione dai veri problemi del settore, come la cronica carenza di risorse, di uomini e mezzi? Questi sono i nodi da risolvere. Non altri».


5 novembre 2009 - Il Cittadino

Rsa psichiatrica, i lavoratori sono in stato di agitazione
di Andrea Bagatta

Lodi - Il personale della Rsa psichiatrica dell’Asl di Lodi dichiara lo stato di agitazione in seguito all’annuncio della ristrutturazione della struttura e alla sua riconversione in Rsa per anziani. I posti di lavoro a rischio nell’immediato sono nove, ma i sindacati pretendono garanzie anche sul mantenimento della gestione pubblica della futura casa di riposo.In un incontro il 20 ottobre scorso, il direttore generale dell’Asl di Lodi Emilio Triaca aveva spiegato i termini della ristrutturazione della sede della Rsa, annunciando lo spostamento di 13 pazienti al Sacro Cuore del Fatebenefratelli di San Colombano entro dicembre e quindi lo spostamento dei rimanenti 38 entro il 2011, al termine della costruzione del nuovo padiglione del centro Sacro Cuore. L’operazione comporta il mancato rinnovo di nove contratti a termine in scadenza nei prossimi mesi tra gli operatori della Rsa di Codogno, e la sua riconversione nel 2011 in Rsa per anziani con 56 posti letto accreditati.Per questo le segreterie provinciali dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil e della Rdb/Cub hanno chiesto al prefetto e agli enti coinvolti «l’attivazione della procedura per il tentativo obbligatorio di conciliazione», passaggio obbligatorio nei servizi pubblici ed essenziali prima di proclamare possibili azioni di sciopero. Il prefetto ha già convocato le parti per martedì prossimo 10 novembre alle 11 del mattino.I sindacati si prefiggono di ottenere dall’incontro le garanzie da parte dell’Asl di Lodi sul «mantenimento della gestione pubblica della Rsa di Codogno, sul mantenimento della continuità del rapporto di lavoro pubblico dei lavoratori a tempo indeterminato della struttura, sull’avvio di procedure di stabilizzazione del personale con rapporto di lavoro atipico», come si legge nella lettera di richiesta.Inoltre, nella stessa sede, si chiederanno precisi impegni perché «il trasferimento delle pazienti al Fatebenefratelli costituisca elemento vincolante per il Fatebenefratelli stesso a non procedere agli annunciati licenziamenti». La struttura banina ha dichiarato in esubero 59 dipendenti, ma i sindacati sperano di far cambiare idea all’azienda con un impegno formale e vincolante da parte dell’Asl per il trasferimento dei 51 pazienti della Rsa di Codogno entro il 2011.


5 novembre 2009 - Il Padova

Patto di stabilità. Comune in ritardo nel saldo di 51mila euro, Esso blocca le Fuel Card
Niente soldi per il rifornimento auto ferme a palazzo Moroni
Zampieri: «Il bonifico è stato disposto, entro qualche giorno tutto rientrerà nella norma»
di Silvia Fabbi

Padova - Palazzo Moroni non paga la benzina e le auto del Comune restano ferme. È bastato un ritardo di un paio di giorni nel saldo delle fatture per i rifornimenti effettuati nel mese di ottobre, per un importo di 51mila euro. La Esso, aggiudicataria dell'erogazione del servizio per l'ente pubblico, ha deciso di chiudere le pompe senza neppure preavvisare. La brutta sorpresa l'hanno avuta ieri mattina i dipendenti comunali che sono andati a fare rifornimento. Nessun distributore della città accettava la Fuel Card prepagata con cui i dipendenti dei settori, dalla Polizia Municipale ai Messi, all'Ambiente fino alle "auto blu" di rappresentanza dell'amministrazione, riforniscono i mezzi per l'adempimento delle proprie funzioni. Risultato: alcuni dipendenti che avevano già ricevuto il carburante erogato hanno dovuto pagare di tasca, propria anticipando l'importo. A denunciarlo è il sindacalista di Adl Cobas Stefano Pieretti: «È vero che il Governo ha tagliato i trasferimenti, ma è inaccettabile che a settori vitali del Comune come la Municipale manchi la benzina per lo svolgimento del servizio». L'assessore al Provveditorato Umberto Zampieri chiarisce che «si tratta di un problema relativo ai flussi di cassa dovuto al rispetto del patto di stabilità». Il settore Risorse Finanziarie ha subito disposto il pagamento dovuto. «Questione di qualche giorno e tutto tornerà normale, con Fuel Card efficienti e importo pienamente disponibile» prosegue Zampieri. Nel frattempo i settori sono stati invitati ad attingere dal fondo cassa Provveditorato. «Il problema è stato il mancato preavviso di Esso: nel caso l'episodio dovesse ripetersi dovremmo pensare a una denuncia per interruzione di pubblico servizio» conclude Zampieri.

Contro l'influenza

Padova - Un gruppo di una decina di dipendenti sono andati ieri mattina al settore Salute e Prevenzione in via Raggio di Sole con mascherina e guanti. «Denunciamo un eccesso di zelo nell'applicazione della direttiva nazionale da parte dell'amministrazione e uno spreco di risorse» spiega il sindacalista Stefano Pieretti.


5 novembre 2009 - Viterbo Oggi

NO COKE DI TARQUINIA
Aderisce anche la Federazione di Viterbo delle RdB Cub

VITERBO - "Dopo un incontro con i rappresentanti del Comitato NO COKE di Tarquinia, la Direzione Provinciale delle RdB CUB ha deciso di aderire al Comitato No Coke - dichiara Lino Rocchi - condividendone le motivazioni ed il percorso; per una Organizzazione che difende il lavoro ed i lavoratori è automatico difendere anche la salute degli stessi e di tutti i cittadini, smascherando false contrapposizioni tra tutela della salute e perdita di posti di lavoro create da chi ha solo a cuore i propri capitali. Con l’occasione abbiamo elaborato un primo comunicato a sostegno delle tesi condivise".
Riceviamo e pubblichiamo: "Anche il caso delle centrali elettriche di Montalto di Castro e di Civitavecchia è emblematico rispetto agli effetti negativi che ha causato sul lavoro, l’ambiente e la politica di questo territorio. La storia della costruzione della centrale di Montalto di Castro dimostra come all’iniziale grande impiego di manodopera, (gli anni della costruzione dei manufatti edili), segua sempre una grande disoccupazione legata al ritorno degli operai nei settori tradizionali di provenienza, (agricoltura, artigianato e turismo). Non solo uno spopolamento lavorativo verso lavori dipendenti di breve durata ma anche la "stagnazione" di ogni altro possibile sviluppo del territorio attraverso la valorizzazione delle proprie peculiarità, ad esempio, nell’accoglienza turistica legata alle bellezze naturalistiche ed archeologiche della maremma e dell’entroterra viterbese. Montalto ed ogni sito oggetto di grandi impianti energetici, dimostrano anche un’altra cosa: l’inquinamento ambientale nasconde sempre un "inquinamento politico": il consenso elettorale delle amministrazioni comunali è "facilitato" da cospicui quanto leciti introiti ENEL che consentono una sorta di "dopaggio" nelle possibilità di spesa per lavori in appalto, contributi ad associazioni, finanziamenti di piscine, campi sportivi, ambulanze, ecc. La storia delle centrali elettriche di Civitavecchia dimostra l’esistenza delle stesse dinamiche, con in più la peculiarità che il grosso delle maestranze impiegate nel cantiere ENEL sono di provenienza esterna. I tragici e gravissimi incidenti sul lavoro avvenuti nel cantiere della centrale di Civitavecchia, appaiono la conseguenza di un complicato sistema di appalti e sub-appalti e crediamo siano legati alla fretta con cui si voleva dimostrare che "la centrale a carbone è ormai quasi fatta e che non c’è più niente da fare", (per le popolazioni in lotta), per ostacolarne il completamento. La novità è che a partire da questi problemi è cresciuto un largo movimento di cittadini che ora è sostenuto anche dall’importante categoria degli agricoltori che vedono nell’inquinamento ambientale la distruzione del loro futuro, (chi vorrà acquistare prodotti agricoli provenienti da questa area stretta dai sovrastanti fumi di due centrali?), e il ricorso al nucleare non potrebbe che aumentare tali diffusi timori. Ultimamente si è registrato su questo territorio un fatto di una rilevanza democratica eccezionale, i cittadini hanno avviato una raccolta diffusa di fondi, nelle famiglie, nelle cooperative agricole, nei bar, ecc, per finanziare un controllo autonomo dell’aria e presto presenteranno i risultati di questo monitoraggio, i cittadini si stanno auto tassando per pagare un vero monitoraggio ambientale per avere, cioè, un controllo autonomo dell’aria che respirano che i sindaci del comprensorio non osano fare per contrastare l’inquinamento diffuso. Dal punto di vista di una forza sindacale come la nostra è evidente che le grandi centrali non sono grandi occasioni di lavoro ma solo dei grandi ostacoli allo sviluppo di una occupazione diffusa sul territorio per l’utilizzo delle fonti rinnovabili: la vera rivoluzione in termini di occupazione, oltre ché ambientalista, ci sarà, quando sopra i tetti di ogni condominio ci saranno i pannelli ad energia solare per la produzione di energia elettrica e calore. Se ciò sarà non avremmo più bisogno di grandi centrali, ma di tante persone che lavorano come idraulici, installatori, elettricisti, manutentori, piccoli artigiani, commercianti, ecc. Le grandi centrali servono solo alle grandi forze economiche che speculano sul carbone e petrolio e ai politici che da essi prendono ordini (a destra e a sinistra), a noi serve un ambiente sano dove ci siano tanti posti di lavoro durevoli e non tanti posti al cimitero. RdB Sara sempre dalla parte dei cittadini e dei lavoratori, mai dalla parte degli inquinatori che ingannano i disoccupati".
Federazione RdB Viterbo


5 novembre 2009 - TRC giornale

Rdb/Cub: "Il Comune è sporco"

Civitavecchia - Bagni sporchi e privi di accessori, uffici non spazzati e cestini non svuotati, vetri che non vedono uno straccio da tempo. È il quadro desolante di Palazzo del Pincio tracciato dalle Rdb/Cub, che in una nota parlano di condizioni igienico – sanitarie scadenti da circa un mese. Il sindacato punta il dito contro Etruria Servizi, fornitrice provvisoria del servizio pulizia in attesa dell’appalto che il Comune deve effettuare. Per le Rdb/Cub sembrerebbe che l’azienda non dia il materiale utile per effettuare una pulizia decente, mentre è certo che non fornisce le buste per l’immondizia. Secondo il sindacato la causa di tutto questo è l’esternalizzazione del servizio pulizie.


5 novembre 2009 - Aprile online

La storia di chi osò chiedere tutto
Gli attivisti, i militanti, gli intellettuali che non hanno abdicato al conflitto di classe prendono di nuovo la parola sull'"Autunno Caldo" del 69 a quarant'anni dall'evento che segna il punto più alto dell'anomalia italiana
di Sergio Cararo

Roma - A quaranta anni dall'Autunno Caldo del '69, sabato 7 novembre a Roma si terrà una giornata di confronto, testimonianze, analisi sulla stagione di lotta ed emancipazione che dichiarò i lavoratori e i salari variabili indipendenti dal capitale e li rese protagonisti del cambiamento di un'epoca. Ci è sembrato decisamente opportuno che gli attivisti, i militanti, gli intellettuali che non hanno abdicato al conflitto di classe prendano di nuovo la parola sull'"Autunno Caldo" del 69 a quarant'anni dall'evento che segna il punto più alto dell'anomalia italiana. L'autunno caldo è caratterizzato sicuramente dall'irruzione sulla scena politica del movimento operaio emerso dalla rincorsa dell'Italietta all'industrializzazione e dalla immigrazione interna che riempì le città-fabbrica del nord di immigrati meridionali. Non solo. L'autunno caldo segna anche la "proletarizzazione" del '68 studentesco che, lasciato a se stesso, avrebbe potuto limitarsi a dare protagonismo politico alle ambizioni della nuova borghesia italiana in sofferenza rispetto all'arretratezza della borghesia tradizionale e al moderatismo culturale e politico dominanti fino agli anni sessanta.
L'entrata in scena dell'autonomia operaia (intesa come coscienza di sé di migliaia di operai, maturata a partire dalla propria concreta condizione di sfruttamento, al di fuori e contro la mediazione delle organizzazioni "ufficiali" del movimento operaio) e il condizionamento del conflitto su scala internazionale (Vietnam, movimenti di liberazione nel terzo mondo etc.), innestarono sul '68 studentesco un valore aggiunto politico e sociale che rese non più utopistica agli occhi di milioni di persone l'opzione rivoluzionaria nel nostro paese. Che questa fosse realizzabile o meno è tutt'altra cosa che potremo e dovremo continuare a discutere nel tempo. Riteniamo che oggi chi è ancora attore del conflitto sociale e non rinuncia alla sua indipendenza dalle compatibilità politiche, economiche, culturali del capitale, non possa che riconoscere le radici di gran parte della propria storia nell'autunno caldo del '69. Azzardiamo dunque una rivendicazione collettiva di quella esperienza e una sua continuità critica sul piano dei riferimenti culturali e politici. Sappiamo che esistono idee e analisi postume diverse. Per queste ragioni pensiamo che una giornata di discussione, confronto ed anche testimonianze dei protagonisti di quella stagione possano rivelarsi utili non solo per rivendicare un passato che è nostro ma anche per iniziare a costruire un presente che ci veda capaci inserire le nostre battaglie rivendicative e sindacali quotidiane in un orizzonte complessivo all'altezza delle sfide dei nostri tempi, quell'altezza cui seppe innalzarsi la storia di chi osò chiedere tutto. La giornata di discussione si terrà sabato 7 novembre dalle 10.00 alle 18.00 a Roma, all'ex mattatoio di Testaccio (entra via Monte Testaccio 22).
Sono previsti interventi e testimonianze di Riccardo Bellofiore, Piero Bernocchi, Sergio Cararo, Mauro Casadio, Fabio Ciabatti, Sergio Dalmasso, Marco D'Ubaldo, Giorgio Ferrari, Giorgio Gattei, Antonio Mariti, Vincenzo Miliucci, Enzo Modugno, Alfonso Natella, Gabriele Polo, Franco Russo, Amedeo Timperi, Luciano Vasapollo. Una relazione sarà dedicata alle riflessioni sull'Autunno Caldo del compagno Marco Melotti, recentemente deceduto.
Il meeting è stato organizzato dalla redazione di Contropiano; dalla Confederazione Cobas; dal collettivo Vis a Vis e dal comitato di quartiere Alberane.


5 novembre 2009 - Il Gazzettino

Padova. Tutti a piedi, i mezzi di palazzo Moroni rimangono senza benzina...

Padova - Tutti a piedi, i mezzi di palazzo Moroni rimangono senza benzina. Stupore, disappunto, incredulità. Sono stati questi i sentimenti delle decine di dipendenti comunali che ieri mattina, come tante altre volte, sono andati a far rifornimento in uno dei distributori della Esso convenzionati con l’amministrazione. «Mi dispiace, ma la carta è disabilitata» si sono sentiti dire agenti della Polizia municipale, messi comunali, dipendenti dei settori che, come di consueto, avevano «strisciato» la loro scheda carburante. «Molto semplicemente, è successo che il comune non ha pagato le fatture- tuona Stefano Pieretti di Adl Cobas coinvolto in prima persona nel "disguido"-. Questa mattina sono andato a fare benzina con il mio scooter e ho dovuto mettere di tasca mia 5 euro». «Peggio di me è andata a uno degli autisti delle auto blu che ha dovuto pagarsi il pieno o ai vigili che sono andati a fare rifornimento alle auto di sevizio». A determinare questa situazione sarebbe stato un blocco dei pagamenti determinato dai nuovi parametri del Patto di stabilità che hanno impedito al settore Provveditorato di onorare la fattura alla Esso. «Almeno avrebbero potuto avvertirci- sbotta l’assessore alle Manutenzioni Umberto Zampieri che conferma la circostanza-. E’ vero, non abbiamo effettuato in tempo il pagamento di 51 mila euro che scadeva a fine ottobre, ma non si può sospendere il servizio dall’oggi al domani senza nessuna comunicazione». Per l’esponente del Partito democratico, per uscire dall’empasse dovrebbero bastare un paio di giorni: «Abbiamo già dato il mandato per liquidare la somma ed entro il fine settimana dovrebbero essere riabilitate le schede carburante». Nel frattempo però i dipendenti dovranno fare rifornimento ai mezzi comunali a spese proprie? «Niente affatto- replica-. Per far fronte a questa situazione di emergenza verrà utilizzato un fondo di riserva che sarà nelle disponibilità del Provveditorato». Sulla questione è intervento ieri anche il Segretario generale Giuseppe Contino. «L’inconveniente è stato causato dalla mancata segnalazione di detta priorità nel pagamento da parte del Settore Provveditorato - ha spiegato in un comunicato -. Non appena venuti a conoscenza del fatto, si è disposto l’immediato pagamento delle forniture, avvenuto in data odierna».


5 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

«L'autobotte è nostra: Novafeltria ha scelto la Romagna»
VALMARECCHIA IL DOPO SECESSIONE', ACCESO INCONTRO DEI VIGILI DEL FUOCO DI PESARO
di Martina Manfredi

Pesaro - LE ORGANIZZAZIONI sindacali Cgil, Cisl e Rdb dei Vigili del Fuoco di Pesaro, si sono incontrate per discutere i problemi relativi al passaggio del distaccamento dei Vigili del Fuoco di Novafeltria dal Comando Provinciale di Pesaro a quello di Rimini. Sì perché questo passaggio di problemi ne ha creati, a partire dai ritardi dell'amministrazione centrale nell'emanare apposite disposizioni. Al centro delle polemiche le assegnazioni dei mezzi: la miccia si è accesa con il trasferimento di un'autobotte 4x4 da Novafeltria a Cagli. «I mezzi, già molto pochi, sono stati assegnati dal Ministero dell'Interno al Comando di Pesaro interviene il Segretario regionale Marche della Federazione Nazionale Sicurezza Cisl Cinzio Scatassa , quindi intervengono sul nostro territorio, come è successo per l'autobotte trasferita a Cagli, il comune della zona a maggior rischio d'incendi boschivi». L'assegnazione dei mezzi è diventata una questione centrale in vista dell'apertura di un nuovo distaccamento dei Vigli del Fuoco a Macerata Feltria, dove ora esiste solo una sede provvisoria estiva. «In conseguenza al passaggio di Novafeltria a Rimini spiega Cinzio Scatassa tra qualche mese verrà inaugurato un nuovo distaccamento a Macerata Feltria che diventerà un punto strategico». Il segretario Regionale Cisl a questo punto si sbottona: «La scelta di distaccarsi è stata della Valmarecchia e di certo non può ricadere sugli altri cittadini. Dialogare e accordarsi con il Comando di Rimini è comunque la soluzione auspicata dai sindacati».

«Basta con le polemiche, la politica rimanga fuori»
I sindacati vogliono il dialogo coi colleghi di Rimini
di Martina Manfredi

GIU' i toni e fuori la politica. Queste le linee guida delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Rdb dei Vigili del Fuoco di Pesaro e Urbino, che si sono incontrate ieri per discutere i problemi relativi al passaggio del distaccamento di Novafeltria dei Vigli del Fuoco dal Comando provinciale di Pesaro e Urbino a quello di Rimini. Sì perché questo passaggio di problemi ne ha creati, in conseguenza ai ritardi dell'amministrazione centrale nell'emanare apposite disposizioni. Al centro delle polemiche l'assegnazioni dei mezzi: dopo la presunta questione del camion Eurofire, la miccia si è riaccesa con il trasferimento di un'autobotte 4x4 da Novafeltria a Cagli. «I mezzi, già molto pochi, sono stati assegati dal Ministero dell'Interno al Comando di Pesaro e Urbino interviene il Segretario regionale della Federazione Nazionale Sicurezza (Fns) Cisl Cinzio Scatassa , quindi appartengono a Pesaro che ne è il responsabile, e si muovono a seconda delle esigenze che intervengono sul territorio, come è successo per l'autobotte che è stata trasferita a Cagli non a caso, ma perché è il Comune della zona a maggior rischio d'incendi boschivi». Accanto a Cinzio Scatassa, il Segretario provinciale Fns Cisl Fabio Sacchi, il Segretario provinciale Fns Cgil Maurizio Marini e il segretario provinciale Fns Rdb Paolo Giuliani, tutti d'accordo sull'esigenza di pianificare un incontro tra la Dirigenza delle Marche insieme al Comando provinciale di Pesaro e la Dirigenza dell'Emilia Romagna con il Comando di Rimini. «Auspichiamo un incontro al più presto afferma il segretario provinciale Fns Cisl Fabio Sacchi senza polemiche e senza ulteriori strumentalizzazioni create dall'intromissione della politica». L'ASSEGNAZIONE dei mezzi è diventata una questione centrale in vista dell'apertura di un nuovo distaccamento dei Vigili del Fuoco a Macerata Feltria, dove ora esiste solo una sede provvisoria estiva. «In conseguenza al passaggio di Novafeltria a Rimini spiega Cinzio Scatassa tra qualche mese verrà inaugurato un nuovo distaccamento a Macerata Feltria, che diventerà un punto strategico con competenze in una porzione importante del territorio provinciale, da Carpegna a Casinina. Un servizio di soccorso che deve essere garantito da una celere assegnazione dei mezzi». A questo punto il segretario Regionale Cisl si sbottona: «E se proprio qualche piccolo disagio ci deve essere, visto che la coperta è corta, non dovrebbe essere il territorio sotto il Comando di Pesaro Urbino a pagarne le spese. La scelta di distaccarsi è stata della Valmarecchia e di certo non può ricadere sugli altri cittadini». Dato il carattere di corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, dialogare e accordarsi con il Comando di Rimini è comunque la soluzione indicata e auspicata dai sindacati.


5 novembre 2009 - La Nazione

«I milioni? Datemi due giorni di tempo»
Manca sempre la firma ma Focardi è «fiducioso». RETTORE Ha chiesto di anticipare il fondo di finanziamento 2010
di LAURA VALDESI

Siena - «DATEMI DUE GIORNI di tempo», ha chiesto ieri il rettore Silvano Focardi al consiglio di amministrazione. Obtorto collo (ma potevano fare altrimenti?) gli sono stati concessi. In realtà i milioni-salvagente per l'Università potrebbero arrivare anche oggi. «Siamo in attesa che il Ministero delle finanze autorizzi al Miur l'anticipazione del Fondo di finanziamento ordinario 2010», spiega a caldo Focardi quando, alle 19.20, il cda termina. Guai a sbilanciarsi sulle cifre perché, evidentemente, esiste una forbice entro cui i palazzi romani possono agire. Martedì si era parlato di 35 milioni in arrivo. Il direttore amministrativo Emilio Miccolis non si è pronunciato al riguardo. Sarà anche perché nella seduta appena conclusa c'era stata un bel po' di maretta sull'argomento fondi e su come è stata gestita la vicenda risanamento negli ultimi cinque mesi, da quando è stato approvato il Piano. Bacchettate ai vertici sono giunte anche sugli «annunci» ripetuti di obiettivi perseguiti mentre, magari, bisognava ancora lavorare molto o, addirittura, si era lontani dall'averli centrati. Il caso dei milioni per pagare l'Inpdap (il 9 devono essere in cassa per sbrigare le pratiche) e gli stipendi non deve essere insomma l'ennesimo proclama a cui non seguono risultati, questo il rimprovero. Ma i volti di rettore e direttore amministrativo, a differenza di momenti di tensione passati, tradivano tranquillità. «Sono fiducioso che il denaro necessario alla vita del nostro Ateneo arriverà nei tempi giusti. Fiducioso ribadisce il rettore perché le assicurazioni che ho ricevuto personalmente mi rendono tale». Colloqui importanti, si dice. In cda sarebbe circolato addirittura il nome di Gianni Letta. Restano da capire però le modalità di erogazione. «Impossibile che neppure una delle strade aperte venga perseguita prosegue il Magnifico , sia essa quella dell'anticipazione oppure un'altra via. So bene che questo denaro, se arriverà non sarà mai sufficiente al fabbisogno di 65 milioni per chiudere l'esercizio di bilancio 2009, per cui dovremmo attivarci per una soluzione finanziaria alternativa». Quale, però, non si sa. Ecco allora che in cda si è ribadito che qualora fosse necessario una sorta di Piano B questo dovrebbe passare per il coinvolgimento maggiore della Regione e della Banca Mps, magari, senza mangiarsi il fondo di finanziamento ordinario 2010. Al contempo i vertici sostengono di «continuare a caldeggiare l'ipotesi dell'autorizzazione alla linea di finanziamento approvata dalla Banca che ad oggi manca perché è la strada che permetterebbe maggiore respiro. La possibilità di adesione è del resto valida dicono fino al 10 febbraio prossimo». UN BREVE PASSAGGIO in cda anche sulla revisione dello Statuto per caldeggiare «la prosecuzione dei lavori per l'approvazione. E' stato chiesto al rettore di impegnarsi personalmente. La bozza deve essere aggiornata rapidamente con le modifiche proposte, ritornando magari alla commissione che l'ha formulato». Il 9 il pacchetto va in Senato accademico mentre è stata rinviata al consiglio del 16 (quando si dovrebbe portare anche la riorganizzazione dei servizi amministrativi) la questione, posta ieri dai sindacati Flc-Cgil, Cisl, Uil-Pa e Rdb dei contratti in scadenza a 39 stabilizzandi. Dodici terminano nel 2009, gli altri cadenzati nel 2010, 2011 e 2012. La lettera inviata a consiglieri, rettore e direttore amministrativo chiedeva una proroga dei contratti di quanti sono inseriti nelle apposite graduiate ribadendo che ogni nuova procedura concorsuale per assunzioni a tempo determinato e indeterminato sia subordinata all'uso di queste ultime e ogni nuovo ingresso derivi da quelle e non da altre procedure». Accennato alle «aspettative prospettate finora e alle rassicurazioni profuse senza che però venisse attivata alcuna soluzione», domandano al cda «di farsi portatore del problema e insieme ad amministrazioni e istituzioni presenti nel territorio di attivare contratti di solidarietà per garantire un 'ponte' agli addetti». Intanto annunciano che «già a partire dai prossimi giorni in molte biblioteche di facoltà non si potranno garantire i servizi di base con la riduzione o addirittura la chiusura di alcuni di essi, vedi le aperture serali e le sale di lettura». Il personale, altro tasto dolente in un periodo di vacche magrissime come l'attuale. Anche se siamo in tempi elettorali e, a parte alcuni tecnici, nessuno lo ammette apertamente, è anche qui che bisogna intervenire per risanare. Il fondo di finanziamento ordinario dello Stato non basta (siamo molto distanti!) a coprire il costo dei lavoratori a tutto tondo. Però si tace. In cda l'argomento è stato sfiorato quando si è detto che per ora c'è solo «interesse» al pre-pensionamento incentivato dei prof. Il 31 dicembre scade il termine per le domande.


5 novembre 2009 - Il Giorno

Lavoratrici delle coop in Consiglio

PAVIA - DECRETI ingiuntivi per costringere la Meridional a versare gli arretrati alle donne che si occupano delle pulizie del San Matteo. L'avvocato della Flaica Cub li sta già preparando, ma nel frattempo, i sindacati si organizzano per far conoscere la situazione in cui sono costrette ad operare queste lavoratrici. Per questa ragione da tempo hanno chiesto un incontro al consiglio di amministrazione del policlinico. "Vogliamo portare alla sua attenzione le problematiche di chi effettua le pulizie all'interno del San Matteo - dice il sidacalista della Cub, Pasquale Di Tomaso - perché il lavoro svolto dalle lavoratrici è di estrema importanza in un contesto delicato come quello della sanità". Ma, secondo la Cub, tutte le istituzioni cittadine "hanno l'obbligo morale e politico di vigilare". "Quindi - conclude Di Tomaso - lunedì, data del prossimo consiglio comunale, andremo al Mezzabarba con le lavoratrici della Meridional".(M.M.)

«Ho una famiglia e dei figli che vanno a scuola: con mille euro come faccio?»
LE TESTIMONIANZE DI CHI NON RIESCE AD ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE
di CRISTIANA MARIANI

LEGNANO - «VOGLIAMO il lavoro». Le richieste degli oltre cento dipendenti della Giovanni Crespi, azienda con sede a Legnano e a Buscate in cui si produce materiale high tech sintetico, sono tanto semplici da risultare disarmanti. Per affermare a gran voce i propri diritti i lavoratori hanno sfilato ieri pomeriggio per le vie del centro di Legnano partendo dal piazzale del Mercato e raggiungendo piazza San Magno. Che la situazione economica dell'azienda di via Pasubio non fosse delle più rosee era evidente già da almeno tre anni. Nessuno, però, si aspettava il tracollo. Attualmente è a rischio il destino di ben 150 dei 207 dipendenti totali della storica azienda legnanese. «All'inizio della crisi ci era stato detto che alcuni nostri prodotti erano ormai fuori mercato e che quindi sarebbe stato necessario tagliare alcuni settori - spiega Giuseppe Locatelli della Rsu -. Proprio per questo a maggio sono stati messi in cassa integrazione straordinaria 89 dipendenti». A questi se ne sono, però, aggiunti altri sessanta che, come loro, prenderanno i soldi fino a maggio 2010. «Una clausola inserita in quell'accordo prevede la possibilità per l'azienda di ricorrere allo stesso provvedimento per altri lavoratori, visto che si tratta di una richiesta di cassa integrazione per crisi - dichiarano i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil -. A questo punto si tratta di comprendere quale sarà il piano industriale che l'azienda intende adottare». DIVERSI MESI FA nello stabilimento legnanese di via Pasubio erano state avviate le operazioni di smantellamento. «Ormai il sito di Legnano è praticamente chiuso - racconta Filippo Arcidiacona della Rsu Cub -. Lì ci sono soltanto magazzini e uffici, mentre tutto è stato trasferito a Buscate. L'intenzione dell'azienda sembra adesso essere quella di trasferire la produzione in altre aziende lasciando a Buscate soltanto la sede nominale». Imminente sembra il passaggio alla toscana Nuova Mabel. «Di fatto si tratta di uno spostamento a un'azienda del gruppo, visto che questa ditta era stata acquistata dalla Giovanni Crespi Spa» spiegano i confederali. Di altro avviso sono invece alcuni lavoratori, che con il trasferimento della produzione perderebbero il posto. «Quello toscano è uno stabilimento più piccolo e quindi con costi di gestione inferiori - sottolineano -. In realtà, attraverso una gestione più attenta e oculata, la direzione avrebbe potuto far diminuire le spese anche delle due sedi altomilanesi». Sotto accusa anche la modalità in cui si sta svolgendo la cassa integrazione straordinaria. «La legge prevede che questo provvedimento coinvolga i lavoratori a rotazione, ma in realtà non è così - affermano alcuni operai -. Per non parlare del fatto che ormai nello stabilimento di Buscate mancano le condizioni di sicurezza per poter lavorare con tranquillità». IL CORTEO - organizzato da Cgil, Cisl e Uil e al quale hanno partecipato anche i rappresentanti del Cub, ovvero la Confederazione unitaria di base - è culminato con l'incontro fra i sindacati e il primo cittadino legnanese, Lorenzo Vitali. «Il sindaco si è impegnato a utilizzare tutti gli strumenti per alleviare il disagio dei cittadini legnanesi - affermano Cgil, Cisl e Uil -. Ha anche assicurato che nel bilancio sono previste somme destinate al sostegno ai lavoratori in difficoltà». A rincarare la dose hanno pensato i rappresentanti della Cub, che hanno incontrato Vitali in una riunione separata. «Il sindaco ha promesso che sarà sua premura capire al più presto quanti lavoratori sono realmente in esubero e cosa intende farne la proprietà - racconta Giuseppe Tampanella -. Speriamo che alle parole seguano i fatti».


4 novembre 2009 - Omniroma

PERTINI, RDB-CUB:PRESIDIO PERMANENTE PER STABILIZZAZIONE PRECARI

(OMNIROMA) Roma, 04 nov - «La Rdb e i lavoratori precari della Asl RmB stanno effettuando un presidio permanente con un gazebo installato nei giardini dell'Ospedale Pertini». Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub. «Nonostante da anni lavoratori e lavoratrici di ditte private e cooperative garantiscano l'effettiva funzionalità di gran parte dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali - dichiara Stefano Zecchetti della RdB della RmB - ad oggi risultano invisibili, persone in affitto come oggetti, privi di diritti e sottopagati, per favorire finti appalti che in realtà nascondono solo fornitura di manodopera e producono aumento della spesa sanitaria. Solo l'immediata reinternalizzazione di questi servizi e la stabilizzazione di tutto il personale delle ditte in appalto e delle cooperative, possono garantire dignità, diritti e salario a questi lavoratori/ici e riportare risorse nelle casse della sanità pubblica: l'unica in grado di garantire il diritto alla salute costituzionalmente sancito».


4 novembre 2009 - Ansa

DOMANI IN LOMBARDIA

(ANSA) - MILANO, 4 NOV - AVVENIMENTI PREVISTI PER DOMANI, GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE, IN LOMBARDIA:...
SONDRIO - Sala Besta BPS Dibattito su 'Quale futuro per il sistema sanitario in provincia di Sondriò, promosso da Rdb Cub (ore 21.00)...


4 novembre 2009 - Il Giorno

Scuola Borsa, sindacati sul piede di guerra
ISTRUZIONEL'ISTITUTO COMUNALE SARÀ GESTITO DA UN'AZIENDA SPECIALE
di Martino Agostoni

Monza - «CHIEDIAMO l'apertura immediata di un tavolo di concertazione per il futuro della scuola civica Borsa e dei suoi lavoratori». RdB, la rappresentanza sindacale di base dei dipendenti del Comune, e Cgil funzione pubblica tornano ad alzare la voce contro le prospettive di esternalizzazione dei circa 40 insegnati (due terzi precari) e 12 dipendenti amministrativi della scuola civica Borsa, il centro attivo dal 1.861 che segue circa 250 alunni ogni anno offrendo corsi di preparazione di attestati e diplomi per ragazzi con difficoltà scolastiche e percorsi di inserimento professionale per diversamente abili. Un servizio destinato, entro fine anno, a cambiare status e passare dalla gestione diretta del Comune a quella di un'azienda speciale istituita dalla Giunta per seguire le direttive della nuova legge regionale sull'autonomia dei centri di formazione pubblici. UN'OPERAZIONE già criticata dai sindacati perché, spiegano, «l'azienda speciale, anche se sotto il controllo comunale, opererà secondo logiche di profitto e non di servizio». Con il 2010 sarà attiva l'azienda speciale ma ancora non si è aperto un confronto sul futuro dei lavoratori. «Sembra - spiegano i sindacalisti - che i circa 50 dipendenti comunali dovranno passare all'azienda. Ma non si sa con che contratto né con quali garanzie. Siamo contrari all'esternalizzazione e proponiamo che si usi il cosiddetto distacco funzionale: i lavoratori restano assunti dal Comune ma vengono distaccati e gestiti dall'azienda. E' una soluzione a cui però la Giunta sembra contraria solo per questioni di bilancio». Ma, intanto, il confronto tra le parti non c'è ancora stato e i sindacati si stanno mobilitando: è iniziata una raccolta firme tra i genitori degli alunni della Borsa, gli ex allievi e i cittadini mentre, se la situazione non si sbloccherà velocemente, seguiranno altre iniziative.


4 novembre 2009 - La Repubblica

L´iniziativa Sono oltre 4 mila le colf e badanti che hanno richiesto la carta di soggiorno:
l´80 per cento rischia di non averla
Permessi, il calvario continua
Via al progetto di riabilitazione socio-sanitaria di chi richiede asilo ed è vittima di torture
File e disagi per ottenere il certificato di idoneità dell´abitazione
di ILARIA URBANI

Napoli - L´ottanta per cento delle oltre 4 mila colf e badanti che ha richiesto il permesso di soggiorno alla prefettura di Napoli rischia di non averlo. La ragione? La maggior parte dei migranti in questi giorni sta attraversando un vero e proprio calvario per ottenere il certificato di idoneità alloggiativa e così completare la richiesta di regolarizzazione. Dal 30 settembre ad oggi su quattromila richieste di permessi di soggiorno meno di ottocento sono state completate. Se infatti gli immigrati con difficoltà ottengono un contratto di locazione, quasi mai riescono ad avere il certificato di idoneità alloggiativa per completare la richiesta di regolarizzazione: significa che l´abitazione dove vivono deve essere a norma. Un atto che accerta la planimetria dell´appartamento e i requisiti igienico-sanitari. «Se l´immigrato è fortunato e riesce ad avere il contratto di locazione dal proprietario - spiega Svitlana Hryhorchuk, dello Sportello immigrati Cub/Rdb Napoli - deve recarsi all´ufficio comunale per ottenere il certificato di idoneità alloggiativa che comporta una trafila burocratica complicata. Serve la planimetria della casa che spesso i proprietari non hanno e bisogna richiedere al catasto, la conformità dell´impianto elettrico e lo stato di famiglia. Nella maggior parte dei casi i proprietari rinunciano e affittano l´abitazione ad altri. Chiediamo una procedura più semplice».
Il problema non riguarda soltanto il Comune di Napoli, ma anche quelli di San Giuseppe Vesuviano, Afragola e Castel Volturno. «Si può chiedere lo stesso certificato all´Asl ma costa 103,32 euro - prosegue Svitlana - è assurdo che dopo aver speso 500 euro per presentare la domanda, gli immigrati debbano spendere altri soldi». Solo dopo la presentazione della documentazione completa l´immigrato potrà ricevere il permesso di soggiorno, intanto rimane in uno status giuridico ibrido e le probabilità di trovare casa diminuiscono sempre di più. «Molti proprietari - spiega Jamal Qaddorah, responsabile immigrazione della Cgil Campania - non accettano queste difficili trafile burocratiche perché il pacchetto sicurezza parla di reato di favoreggiamento dell´immigrazione clandestina e non più di una multa se si affitta una casa ad un clandestino. I proprietari credono che il richiedente, prima di ottenere il permesso di soggiorno, sia ancora un clandestino. Ma senza quel contratto di locazione, queste domande non andranno a buon fine e l´immigrato non avrà mai il permesso di soggiorno».
C´è di più. L´idoneità degli alloggi a Napoli è un miraggio molto più che altrove perché nel capoluogo partenopeo si concentra una quantità alta di case antiche. «Quando non arrivano le idoneità è perché in molti casi le abitazioni non sono a norma - spiega Giulio Riccio, assessore alle Politiche sociali del Comune - ci stiamo attivando affinché queste criticità vengano superate e non vadano persi i 500 euro investiti per le singole pratiche. Chiederemo alla prefettura di limitarsi ad accettare per il momento la richiesta di idoneità dell´alloggio».


4 novembre 2009 - Tuscia web

La posizione di Rdb sulla situazione all'Univeristà della Tuscia
"Indennità di responsabilità non a figli e figliastri"

Viterbo - Riceviamo e pubblichiamo - Alla prossima riunione della delegazione trattante dell’Università della Tuscia, convocata per Il 16/11/09 si dovranno approvare i criteri di distribuzione delle indennità di responsabilità. L’ipotesi consegnata alle RdB nella riunione precedente, prevede l’erogazione di tale indennità a gran parte del personale Amministrativo con inquadramento D e solamente ad una ristretta parte del personale Tecnico con pari qualifica. Non comprendiamo perché si debbano pagare in modo ricorrente da anni posizioni che nella stragrande maggioranza dei casi dovrebbero essere già comprese nello stipendio tabellare. Nel caso in cui si trattasse invece di mansioni aggiuntive e/o superiori dovrebbe essere, a nostro avviso, ammissibile il pagamento solo per un periodo limitato nel tempo e per tamponare un’eventuale situazione straordinaria. Riteniamo inaccettabile un modello organizzativo che crea le condizioni per cui solo una parte del personale accede ad un incremento salariale creandosi nel contempo condizioni di sviluppo di carriera in base ai titoli utili a percepire il reddito in parola. Le RdB pensano che tale indennità venga utilizzata come una sorta di premio di produttività aggiuntivo destinato al personale che negli anni ha potuto conseguire, in assenza di un modello organizzativo certo, certificazioni e lettere di incarico specifiche. Non vorremmo a questo punto sentire parlare di meritocrazia e professionalità poiché, a fronte di stipendi medi di 1000 euro, di part-time a 800 e di precari a 500 e quindi inferiori a qualsiasi concetto di dignità sociale, riteniamo di secondaria importanza andare a ricompensare posizioni su cui avanziamo perplessità di efficacia e legittimità normativa. Poiché i fondi destinati al pagamento delle indennità di responsabilità pesano negli equilibri di bilancio all’interno delle spese del personale riteniamo più corretto e più etico proporre che dette risorse siano destinate all’incremento della produttività del personale tutto. Questo anche in considerazione del fatto che riteniamo impossibile, nella nostra realtà, dove esistono moltissime tipologie lavorative, identificare criteri oggettivi, giusti e certi che possano attribuire ad alcune figure professionali, e non ad altre, mansioni o competenze che giustifichino l’erogazione di un’indennità per di più differenziata. Inoltre tutto questo strizza l’occhio al Decreto Brunetta, le cui ricadute provocheranno un 25% di Super lavoratori ed un 25% in automatico di fannulloni da licenziare, precostituendo una classe di "garantiti" cui creare corsie preferenziali per i prossimi anni. Le RdB non possono quindi accettare questo gioco al massacro che non riguarda né produttività, né responsabilità, né efficienza, né fannulloni, né razionalità, ma fa solo parte del grande progetto di smantellamento della Pubblica Amministrazione, con l’aggravante per le università di una ormai palese privatizzazione della cultura, che rischia di tornare ad essere appannaggio delle Classi abbienti, escludendo dall’accesso alla cultura la maggior parte della popolazione, un ritorno al passato che porterebbe l’Italia ad essere una delle più arretrate nazioni dell’occidente.
Rdb Cub P.I. Sergio de Paola


3 novembre 2009 - Adnkronos

BOLOGNA: PRECARI COMUNE SI MOBILITANO PER ASSUNZIONE

Bologna, 3 nov. - (Adnkronos) - I precari del Comune di Bologna si mobilitano per chiedere l'assunzione. "Ci sono ancora tanti precari nella pubblica amministrazione che saranno espulsi a causa del blocco delle stabilizzazioni del ministro Brunetta. Sono i precari storici che, dopo aver assicurato la funzionalita' dei servizi per anni, rischiano di andare a casa, entro il 31 dicembre 2009" si legge in una nota delle Rdb". L'amministrazione del comune di Bologna, dopo un anno di iniziative e mobilitazioni delle educatrici precarie dei nidi, sostenute da RdB, con il risultato di 30 assunzioni nel mese di giugno e con l'impegno di riaprire il tavolo di trattativa in settembre, e' nell'immobilismo piu' totale" denunciano le rappresentanze sindacali di base annunciando un presidio nel pomeriggio di oggi alle 15,30 in piazza Maggiore.


3 novembre 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 38 - 2Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Enti di ricerca, briciole dal 5 per mille e maglia nera all'Istat con 130 euro
* Maxi offerta dei soci privati di Quantica
* Vertici enti di ricerca, un boom di nomine
* H1N1, trattamento peggiore della malattia?
* Il decreto legislativo "Brunetta" è legge
* Polizza sanitaria al Cnr, il cda stanzia bonus da 1,3 milioni?
* Riordino in gran segreto per alcuni enti di ricerca
* Per le malattie, Brunetta riallarga le fasce orarie
* Tutti gli ex parlamentari vittime del terrorismo?


3 novembre 2009 - Il Bologna

Occupazione. Lavoratori sgomberati dalla polizia. Blitz in Consiglio provinciale
Rdb occupano Ascom per la vertenza Carlton

Bologna - Sale la temperatura nella vertenza sui dipendenti Carlton che secondo i piani dell'azienda devono essere esternalizzati. Progetto che non piace ai lavoratori rappresentanti dalle Rdb, «anticamera di licenziamento», che nei giorni scorsi hanno fatto fallire una consultazione di Cgil e Cisl. Tensioni che poi hanno portato anche a dei provvedimenti, possono portare al licenziamento, contro un delegato Rdb. Ieri una ventina di lavoratori hanno occupato gli uffici di Ascom chiedendo un incontro con il presidente Enrico Postacchini. I dirigenti dell'associazione hanno condannato l'azione: «Le Rdb senza ragione si sono introdotte e si sono intrattenute in maniera illecita all'interno della nostra sede - spiega il vice presidente di Ascom Giancarlo Tonelli -. E' un accordo assolutamente positivo perchè i lavoratori non perderanno il posto di lavoro e lo stipendio». Poi la polizia ha sgomberato i lavoratori che si sono diretti in Provincia dove è stato sospeso il Consiglio e sono stati invitati ad uscire. «Uno striscione non è niente in confronto ai problemi reali dei lavoratori» hanno risposto prima di strappare un incontro, nei prossimi giorni, con l'assessore Anna Pariani. Accusata di non farli sedere al tavolo, come la Cgil e la Cisl. I grillini con Favia con hanno espresso solidarietà ai lavoratori.

Alloggi. L'associazione replica all'assessore alla Casa che promette tolleranza zero sulle occupazioni
Asia contro Naldi: politica dello struzzo

Bologna - L’assessore comunale alla Casa Milena Naldi, dai microfoni di Radio Città del Capo, parla delle misure anti-crisi sulla casa, di contributi stanziati e della speranza di revisione dei meccanismi di erogazione dei contributi regionali. "Perché - fa sapere - il fondo sociale regionale per l’affitto è troppo spalmato, garantisce in media di 900 euro a famiglia, a nucleo, all’anno e alle volte è anche meno. In momento di crisi reale dare 50-100 euro al mese non aiuta, è troppo poco". Ma avverte: "non tollereremo una nuova ondata di occupazioni come conseguenza della crisi e del problema casa". Parole che non sono piaciute molto all’associazione degli inquilini assegnatari (Asia- RdB) che ha subito replicato. "Le dichiarazioni dell'assessore Naldi - fanno sapere - perpetrano la politica dello struzzo per quanto riguarda l'emergenza abitativa sul nostro territorio tentando di illuderci che diminuendo le persone a cui si dà il contributo per l'affitto si migliora la situazione. Mentre di investire più fondi per il problema casa non si parla, anzi vengono diminuiti, così come non si tocca il caro-affitti e l'esistenza di migliaia di case sfitte. In più - accusa - si minaccia tolleranza zero per le occupazioni che altro non sono che un tentativo di usufruire di diritto, quello alla casa. Di nuovo all'emergenza sociale si risponde con soluzioni di ordine pubblico e ci si guarda bene dall'affrontare le vere cause del problema e quindi anche solo dal provare a risolvere. L’uso delle forze dell’ordine viene invocato contro le vertenze sociali, trasversalmente contro il mondo del lavoro come alle problematicità del territorio. La speculazione immobiliare è ovviamente tutelata secondo la vecchia logica: potente coi deboli, debole coi forti. E’ significativo chequesta zelante difesa dei 'poteri forti' della città venga sostenuta e sviluppata dagli stessi settori politici di 'sinistra' che siedono a palazzo".(FR.MU.)


3 novembre 2009 - City

Vertenza Carlton, le Rdb occupano l’Ascom

Bologna - Manifestanti delle Rappresentanze sindacali di base hanno occupato ieri la sede dell’Ascom in strada Maggiore. Motivo del gesto, lo stato d’agitazione all’Hotel Royal Carlton. L’occupazione - hanno spiegato le Rdb - si è resa necessaria perché Ascom e direzione dell’Hotel rifiutano ogni dialogo con le Rdb, nonostante siano il sindacato maggiormente rappresentativo fra i lavoratori che contestano la soluzione alla crisi prospettata: esternalizzazione dei lavoratori a cooperative, vista come l’anticamera del licenziamento. Le Rdb accusano la controparte di "sconfinata arroganza" per aver di fatto obbligato i lavoratori al trasferimento e "proseguito sulla via del licenziamento del delegato Rdb Antonio Lo Monaco che a tutto ciò si oppone da mesi". I manifestanti hanno chiesto di incontrare il presidente Enrico Postacchini, poi hanno occupato i locali, mentre altri lavoratori presidiavano l’entrata. Dal canto suo, l’Ascom ha duramente condannato "l’occupazione illecita della propria sede" e si è rifiutato di incontrare il sindacato. Nel merito, peraltro, contesta le ragioni stesse della protesta, ricordando che l’accordo accettato da Cgil e Cisl garantisce posto e stipendio ai lavoratori esternalizzati. Due ore dopo, i manifestanti hanno lasciato l’Ascom scortati dalla Polizia.


3 novembre 2009 - La Repubblica

Le Rdb occupano l´Ascom, la polizia sgombera

Bologna - Due ore di occupazione della sede di Ascom, finché la polizia non è intervenuta a sgomberarli. Tanto è durata la protesta messa delle Rdb e di alcuni lavoratori dell´hotel Royal Carlton, in sciopero contro l´esternalizzazione di alcuni dipendenti dell´albergo, nella sede dell´associazione dei commercianti nella centralissima Strada Maggiore. Al termine del blitz, i manifestanti hanno dovuto lasciare Palazzo Segni Masetti scortati dagli agenti del reparto mobile della polizia. Nessuna mediazione è stata possibile, perché l´associazione non ha acconsentito ad incontrare il sindacato. «E´ un epilogo triste - commenta il direttore di Ascom Giancarlo Tonelli - dovuto all´atteggiamento delle Rdb che senza ragione si sono introdotte nella nostra sede per dare seguito ad un´azione sindacale illogica». L´associazione, contestando le modalità dell´irruzione del sindacato nei propri uffici, ha subito fatto sapere di non essere disponibile ad una faccia a faccia e ha chiesto l´intervento delle forze dell´ordine. Sfiorata la protesta a oltranza, alla fine le Rdb, guidate da Luigi Marinelli, hanno accettato di lasciare il palazzo scortati dagli agenti. «Spiace che si sia giunti ad un finale del genere» osserva il presidente dell´associazione di Strada Maggiore Enrico Postacchini. Ascom, peraltro, contesta le ragioni stesse della protesta di oggi, ricordando che l´accordo accettato da Cgil e Cisl garantisce i lavoratori che saranno esternalizzati (26 in tutto, tre pare abbiano già accettato). «E´ un accordo assolutamente positivo - spiega Tonelli - Il comportamento di Rdb è fuori logica, soprattutto in un momento come questo».

Asili nido, la battaglia dello sciopero
Tursi ai sindacati: "Non si può" Contro il piano Veardo, stop al servizio l´11 novembre Nel mirino ancora l´aumento del numero di piccoli per classe "Senza assunzioni non si garantiscono i bambini"
di MICHELA BOMPANI

Genova - Asili nido: è ancora sciopero. Con giallo. Ad annunciare la mobilitazione è il Comitato di difesa sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola del Comune di Genova con un volantino "da affiggere in tutti i luoghi pubblici": l´11 novembre non solo lo sciopero interromperà il servizio, ma dalle 10, alla Fiera di Genova, si formerà un presidio in occasione dell´inaugurazione del Salone nazionale dell´educazione "Abcd". E iniziative di sensibilizzazioni si ripeteranno alla Fiera, sfruttando la ribalta nazionale, anche nei due giorni successivi.
Dagli uffici di Tursi, però, oggi stesso partirà una lettera alla commissione nazionale di garanzia dell´attuazione della legge sullo sciopero, al Prefetto, al sindaco, all´assessore all´Educazione del Comune, Paolo Veardo, e allo stesso comitato: lo stop lavorativo sarebbe stato convocato in modo "non conforme" alla legge 146 e potrebbe essere dichiarato illegittimo.
La scorsa settimana un centinaio di insegnanti e genitori si sono riuniti spontaneamente in un locale del centro storico per fare il punto sulla situazione "asili" e organizzare le forme di protesta contro il "piano Veardo" che prevede l´inserimento di 500 bimbi in più, rispetto al 2008, nei nidi genovesi. All´incontro erano presenti anche Cobas, Rdb e lo stesso Comitato, con alcuni rappresentanti: nel mirino l´aumento dei bambini non supportato, secondo i partecipanti, da adeguate assunzioni di personale, elevando in maniera sproporzionata il rapporto insegnanti-bimbi. Dalla riunione, però, era uscita forte una richiesta di unità di tutti, nelle azioni. Era stato previsto uno sciopero a fine mese e "un´invasione" festosa di Palazzo Tursi di bambini, genitori e insegnanti dei nidi che organizzeranno una merenda e giochi nel cortile. Il Comitato, però, ha fatto un passo in più. E sul fronte della protesta non sarebbero mancati mal di pancia, proprio per questa azione che, spiegano gli arrabbiati, è sentita come un "sorpasso" che rischia di frammentare la compagine e danneggiare l´efficacia delle rivendicazioni.
«Per ora abbiamo convocato lo sciopero solo noi - spiega Patrizia Borrello, portavoce del Comitato - la situazione è grave e bisogna agire: il bando di assunzione di personale lanciato dal Comune scade il 16 novembre. Poi partiranno preselezioni, scritti e orali. Significa che prima di gennaio, non vedremo nessun insegnante nuovo. E poi si prevedono assunzioni solo a 18 ore, a metà tempo cioè». Il Comitato chiede di essere invitato al tavolo delle trattative in Comune, «perché finora non siamo ancora stati invitati», aggiunge Borrello.
L´assessore Veardo continua a spiegare che la situazione non è così grave come viene dipinta, il Comune sta rispettando tutti gli step previsti e concordati con le quattro sigle sindacali con cui, a luglio, ha firmato l´accordo sugli asili. Nei giorni scorsi però, anche la Cgil ha suonato un inaspettato allarme, chiedendo all´assessore di vedere le autorizzazioni di Asl e uffici comunali e regionali per l´agibilità degli asili nido della città. Veardo ha ribadito il rispetto dei patti, sottoscritti anche da quello stesso sindacato.


3 novembre 2009 - La Nuova Ferrara/La Gazzetta di Reggio-Modena

Contro il licenziamento di un delegato sindacale e l’esternalizzazione dei dipendenti
Blitz dei lavoratori Rdb dell’Hotel Carlton negli uffici dell’Ascome e in Provincia

BOLOGNA - Nell’aula del Consiglio provinciale è arrivata la protesta delle Rdb per il licenziamento di un suo delegato sindacale all’hotel Carlton e contro l’esternalizzazione dei dipendenti. I manifestanti, una ventina, sono arrivati esibendo uno striscione con scritto «No ai licenziamenti politici» e chiedendo un incontro con l’assessore provinciale al Lavoro. Sono stati però invitati ad uscire. Hanno risposto così: «Uno striscione non è niente in confronto ai problemi reali dei lavoratori. Facile per voi che sotto avete le auto blu». I lavori del Consiglio provinciale sono stati sospesi per riprendere poco dopo le 15.30 a fronte della possibilità di un incontro oggi.
I manifestanti scortati dalla polizia arrivavano dall’Ascom, dove per due ore avevano occupato gli uffici in Strada Maggiore. L’associazione, contestando l’irruzione nei propri uffici, ha rifiutato un faccia a faccia. Ascom, peraltro, ricorda l’accordo accettato da Cgil e Cisl: «I lavoratori non perderanno il posto di lavoro e lo stipendio». Ma loro non si sentono garantiti.


3 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. Il Comune deve preoccuparsi dei suoi precari
negli asili nido e nelle materne...

Bologna - Il Comune deve preoccuparsi dei suoi precari negli asili nido e nelle materne. Questa la richiesta delle Rappresentanze sindacali di base (Rdb) che rilanciano la mobilitazione per chiedere di stabilizzare educatrici e collaboratori scolastici degli asili e delle materne. Lo faranno con un presidio in piazza Maggiore oggi dalle 15.30, in concomitanza con i lavori del Consiglio comunale: chiesto anche un incontro all'assessore comunale all'Istruzione, Simona Lembi.


3 novembre 2009 - La Nazione

L'Ente Cassa punta al 17% di AdF «Governance, cambio necessario»
AEROPORTO SINDACATI SORPRESI: «VOGLIAMO SAPERNE DI PIU'»

Firenze - LA NOTIZIA che l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze è interessato a rilevare il 17,4% di Meridiana in Adf ha colto di sorpresa i sindacati. Eppure le voci su una possibile cordata fiorentina si rincorrono da tempo. E, in ogni caso, si profilano mesi caldi, dove si giocherà la partita che porterà a un cambio di governance. Il cda di Adf spa scade a fine anno, infatti, e a marzo si insedierà quello nuovo. I sindacati, che si stanno organizzando per costituire un consiglio di azienda e andare quindi alle elezioni per la Rsu, sperano effettivamente che un vento nuovo soffi quanto prima sull'aeroporto di Peretola. Dopo mobilitazioni e scioperi (gli ultimi a maggio e a settembre), i rapporti tra i rappresentanti dei lavoratori e la proprietà sono ridotti a zero. «Un cambio nella governance è più che necessario commenta Alessio Ammannati, della Cgil per il rilancio dell'aeroporto fiorentino e per il miglioramento dei rapporti sindacali. E' ora, infatti, di mettere mano all'organizzazione del lavoro». Da tempo, infatti, i sindacati chiedono la stabilizzazione dei precari e il rinnovo e il pagamento dei contratti integrativi. Che sia poi l'Ente Cassa a cambiare gli equilibri, attraverso un patto di sindacato con i soci pubblici che riesca a trasformare quel 17,4%, oggi in quota Meridiana, in una effettiva maggioranza, ai sindacati non dispiace. «ANCHE SE bisognerà attendere di capire sottolinea Ammannati se il cambio al vertice comporterà davvero un'inversione di rotta nella gestione dell'aeroporto». «Sarà il nuovo piano industriale a fare la differenza», dichiara Roberto Iuorio, della Fit-Cisl. «Non dovrà essere volto, infatti, a fare cassa e basta, com'è stato fino ad oggi». Più cauto Roberto Bencini, delle Rdb-Cub. «Il presunto interesse dell'Ente Cassa per le quote di Meridiana mi ha colto di sorpresa. Non è certo, poi, che l'operazione andrà a buon fine. Prima di pronunciarmi preferisco saperne qualcosa di più».(mo.pi.)


3 novembre 2009 - Liberazione

Muore di crepacuore dopo il licenziamento

Milano - È morto di crepacuore dopo dieci giorni dalla perdita del posto un lavoratore di una società di pulizie appalti ferroviari già in precarie condizioni di salute. A segnalare la vicenda sono i Cub di Milano. L'uomo, Saidur Rahman, era stato lasciato a casa il 19 ottobre, giorno in cui la Pietro Mazzone Ambiente aveva perso l'appalto di pulizie per Trenitalia nello scalo della Stazione Centrale di Milano in favore della Tim Service. Malgrado le rassicurazioni dei colleghi, afferma sempre la confederazione unitaria di base, la salute del lavoratore si è gradualmente aggravata fino al ricovero una decina di giorni dopo e al decesso in ospedale lo stesso giorno.

Lettere. Licenziato perché non sta "zitto"
Se muore un postino...

Cara "Liberazione", il 19 ottobre Maurizio Stabile è stato licenziato. Maurizio è un portalettere da sempre impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori e attivo nella denunzia delle condizioni di precarietà e di pericolosità in cui lavorano i postini. Il 10 marzo 2008 - per ricordare Roberto Scavo giovane precario morto mentre distribuiva la corrispondenza - insieme a Rifondazione, al Cobas Pt Cub, ai Giovani comunisti e ai lavoratori di Como, organizza un'assemblea pubblica, che ha per tema, la sicurezza sui posti di lavoro. Si vuole rompere il muro di silenzio, che circonda le morti bianche in Poste italiane. La partecipazione dei lavoratori e dei delegati sindacali è notevole e oltremodo significante è la presenza dei genitori di Roberto Scavo, che narrano il loro dramma e l'isolamento vissuto fino a quel momento. La mamma di Roberto più volte ripete che non esistono morti di serie B e che la battaglia, che loro portano avanti, è per garantire ai portalettere maggiore sicurezza, affinché ciò che è successo al loro ragazzo non accada a nessun altro. Il 29 maggio, data della riapertura del processo, le stesse organizzazioni e gli stessi lavoratori presidiano il tribunale di Como. La famiglia di Roberto diventa la famiglia di tutti i postini, i lavoratori vogliono far sentire che ci sono, manifestare tutto il loro calore e la loro solidarietà, oltre a sensibilizzare l'opinione pubblica. Maurizio è sempre in prima fila: volantina, parla con le persone che si fermano e solidarizzano. Non è capace di stare zitto, lui ha 50 anni e dice, sempre, che Roberto sarebbe potuto essere suo figlio (Roberto aveva 19 anni). Continua anche dopo il presidio, dal suo sito, a denunciare le condizioni in cui operano i portalettere. La sua è una voce che scuote le coscienze, che ti impone di muoverti, di far qualcosa. Ti dice che non puoi rimanere a guardare. Maurizio è stato licenziato, non perché "fannullone", il suo lavoro lo fa con spirito di servizio, perché lui crede che Poste sia un servizio per la collettività. E' stato licenziato per aver danneggiato, con le sue denunce, l'immagine di Poste. Il messaggio è chiaro: nessuno deve sapere e se si muore pazienza, è un semplice incidente stradale. I postini muoiono sulla strada (perché la strada è il loro posto di lavoro) lasciati sull'asfalto, come cani abbandonati in estate, in autostrada, dai padroni. I cani hanno servizi sui telegiornali. I postini no.
Circolo Poste "Gennaro Messina" Milano


3 novembre 2009 - Il Giorno

Operaio perde il posto e muore di crepacuore

MILANO - È MORTO di crepacuore dopo dieci giorni dalla perdita del posto un lavoratore di una società di pulizie appalti ferroviari già in precarie condizioni di salute. A segnalare la vicenda sono i Cub di Milano. L'uomo, Saidur Rahman, era stato lasciato a casa il 19 ottobre, giorno in cui la Pietro Mazzone Ambiente aveva perso l'appalto di pulizie per Trenitalia nello scalo della stazione Centrale di Milano in favore della Tim Service. Malgrado le rassicurazioni dei colleghi, afferma sempre la confederazione unitaria di base, la salute del lavoratore si è gradualmente aggravata fino al ricovero una decina di giorni dopo e al decesso in ospedale lo stesso giorno. E sempre in tema di tragedie sul lavoro, ieri un operaio di 61 anni è rimasto vittima di un incidente all'interno dell'officina meccanica in cui stava lavorando, in via Ripamonti. L'uomo mentre stava compiendo un intervento di riparazione su un'auto, ha riportato lievissime ferite alle mani e alle braccia. Soccorso dai colleghi, si è fatto medicare sul posto rinunciando al trasporto in ospedale.


3 novembre 2009 - Il Tirreno

SINDACATI CONTRO
Sdl esulta, per la Cgil il blocco è stato un errore

LIVORNO - «Lo sciopero di domenica ha assunto un significato enorme. I lavoratori hanno sposato la linea decisa delle rsu e alla fine hanno detto: "Siamo stanchi di farci prendere in giro"». Non ha dubbi Diego Perez, rappresentante del sindacato di base Sdl e membro della rsu interna dell’Ipercoop: «Lo sciopero di domenica è stato un successo sia per i rappresentanti sindacali che per i lavoratori che hanno aderito in massa (oltre il 90%)». Perez ribadisce le ragioni della protesta e risponde alle accuse dell’azienda: «La storia della maggiorazione già prevista in busta paga in caso doppia festività è un’assurdità, uno specchietto per le allodole: quei soldi rappresentano una sorta di rimborso per la festività che viene "bruciata" nel corso del mese e sono previsti per tutti i dipendenti, anche quelli che scelgono di non lavorare nel weekend. Non solo: ci sarebbero spettati anche se domenica l’ipermercato fosse rimasto chiuso». Il sindacato di base chiede che ai lavoratori sia riconosciuta la prestazione straordinaria festiva (una giornata doppia oltre al ventiseiesimo del contratto nazionale). «A fare gli scioperi - conclude Perez - non si diverte nessuno. Ma in questo caso la responsabilità è tutta dell’azienda che ci ha avvisato dell’ennesimo cambio di linea solo venerdì». E la "scorrettezza" dei vertici sembra essere l’unico punto di incontro tra sindacati di base e confederali. «Domenica - interviene Franco Franceschini (Filcams Cgil) abbiamo proclamato mezz’ora di sciopero proprio per protestare contro l’atteggiamento tenuto dai vertici. Ma quella della rsu è una richiesta inapplicabile, perché fuori dal contratto nazionale. Fermare l’Ipercoop è stato un errore. Non stiamo parlando di uno sciopero scolastico: qui si perdono incassi e immagine».(j.g.)


3 novembre 2009 - La Stampa

Retroscena. La ripartizione dei fondi dei contribuenti
Il 5 per mille premia volontariato e sanità
Il versamento istituito nel 2007
di RAPHAËL ZANOTTI

TORINO - All’Istat si è aperta la caccia ai tre sconosciuti e ormai leggendari benefattori che hanno destinato il loro 5X1000 all’istituto. Sono stati gli unici in Italia. Il loro contributo di 58,03 euro è salito a 130 solo grazie alla ripartizione di chi aveva indicato un settore generico senza indicare alcun ente. Il sindacato dell’Rdb-Cub ironizza: «Ma come? Con un presidente, un direttore generale, 18 direttori centrali e 60 capi servizio a sottoscrivere sarebbero dovuti essere almeno in 80, per spirito di corpo. Forse la credibilità dell’istituto è bassissima anche tra i suoi vertici?».
L’Istat, purtroppo, è in buona compagnia. Secondo i dati appena pubblicati dall’Agenzia delle Entrate tutta la ricerca italiana è uscita con le ossa rotte dalla distribuzione del 5X1000 del 2007. Dei circa 370 milioni di euro raccimolati dallo Stato solo il 15,5% è andato a enti di ricerca e università. Un po’ meglio se l’è cavata la ricerca sanitaria (17%), ma sono state come sempre le associazioni di volontariato a fare la parte del leone. Il primo ente di ricerca per contributi è risultato essere l’Associazione Italiana per la ricerca sul cancro (33 milioni di euro) seguito da Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (quasi 4 milioni), Fondazione Umberto Veronesi (3,6 milioni) e Fondazione Telethon (1,7).
Scorrendo l’elenco, tuttavia, si scoprono alcune sorprese. Per esempio la Fondazione Bettino Craxi ha ricevuto 9.792 euro, più di quanto destinato dai sostenitori dell’Ebri (9.339 euro), il centro di ricerche internazionale di Rita Levi Montalcini di recente sfrattato perché senza più soldi per affitto e bollette. Ci si domanda cosa potrà mai spedire oltre i 600 metri di quota l’Agenzia Spaziale Italiana con gli 8.922 euro raccolti e fa una certa impressione, proprio in questo periodo, vedere l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’ente che si occupa di terremoti, ottenere un’elemosina di poco più di 5000 euro. Tanto per fare un paragone, la Confraternita della Misericordia di Tavarnelle Val di Pesa, settemila anime, ha ottenuto dieci volte tanto.
Ai primi posti del volontariato compaiono nomi importanti come Medici senza Frontiere (7.810.191 euro), il Comitato italiano Unicef (7.461.285 euro) o Emergency (6.951.105 euro), ma il disequilibrio dà da pensare: i tre quarti delle scelte espresse dai contribuenti è andato al volontariato. Restano alcuni misteri: per esempio perché candidare il Centro Nazionale di Studi Cateriniani quando nemmeno i suoi frequentatori se lo sono filato (zero contribuenti)? O perché oltre due milioni di contribuenti ha indicato un ente pur denunciando zero nella dichiarazione dei redditi? Forse una partecipazione in spirito: «Ragazzi, ci siamo». Come i tre contribuenti all’Istat.
Il 5 per mille è un meccanismo previsto da una legge entrata in vigore nel 2006. Il provvedimento introduce la possibilità per i contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a favore di soggetti legati al no profit e ad attività con finalità di interesse sociale. Si possono sostenere onlus, enti della ricerca scientifica e dell’università oppure enti della ricerca sanitaria.


2 novembre 2009 - Adnkronos

BOLOGNA: LAVORATORI 'ROYAL CARLTON' OCCUPANO ASCOM,
A BREVE INCONTRO IN PROVINCIA

Bologna, 2 nov. - (Adnkronos) - Si è conclusa con un presidio in consiglio provinciale la giornata di mobilitazione delle Rdb a fianco dei lavoratori del Royal Carlton Hotel di Bologna. Una giornata iniziata con la decisione di indire uno sciopero immediato contro la decisione della direzione di trasferire i lavoratori alle cooperative. I dipendenti e i rappresentanti delle Rdb hanno dunque organizzato un presidio sotto la sede Ascom e ne hanno occupato i locali. La mobilitazione è proseguita poi durante la seduta del consiglio provinciale, dove è stato srotolato uno striscione ed è stato chiesto un incontro urgente all'assessore provinciale al Lavoro che ha già trattato di tale questione, ma «esclusivamente con Cgil e Cisl» afferma Massimo Betti delle rappresentanze sindacali di base. La giornata si è conclusa con la garanzia di un incontro entro la settimana con l'assessore.

MILANO: CUB, MUORE DI CREPACUORE DOPO AVER PERSO IL LAVORO

Milano, 2 nov. - (Adnkronos) - È morto di crepacuore dopo dieci giorni dalla perdita del posto un lavoratore di una società di pulizie appalti ferroviari già in precarie condizioni di salute. A segnalare la vicenda sono i Cub di Milano. L'uomo, Saidur Rahman, era stato lasciato a casa il 19 ottobre, giorno in cui la Pietro Mazzone Ambiente aveva perso l'appalto di pulizie per Trenitalia nello scalo della Stazione Centrale di Milano in favore della Tim Service. Malgrado le rassicurazioni dei colleghi, afferma sempre la confederazione unitaria di base, la salute del lavoratore si è gradualmente aggravata fino al ricovero una decina di giorni dopo e al decesso in ospedale lo stesso giorno.


2 novembre 2009 - Caserta news

Costituito sindacato RdB nell'azienda Salerno Mobilità Spa

Salerno - Nell'Azienda Salerno Mobilità Spa, società con capitale sociale interamente detenuto dal Comune di Salerno, si è costituito il terminale associativo dell'Organizzazione Sindacale – Rappresentanze Sindacali di Base - RdB - aderente alla Confederazione Unitaria di Base – CUB. I lavoratori hanno designato, Rosario Guerra e Vincenzo De Stefano a coordinare la struttura sindacale per lo sviluppo e la diffusione del progetto del sindacalismo di base. L'avvio delle relazioni sindacali è stato ufficializzato il giorno 30 ottobre con un incontro tenuto con il CdA di Salerno Mobilità Spa presso la sede di Piazza Principe Amedeo a Salerno. La delegazione RdB CUB è stata ricevuta dall'Avvocato Stefano Solibene responsabile delle relazioni sindacali e del personale. L'incontro è stato franco e denso di contenuti in merito alle relazioni sindacali da intraprendere, all'organizzazione del lavoro, la formazione nonché riqualificazione dei dipendenti di Salerno Mobilità che da anni sono impegnati nella gestione coordinata delle aree di sosta urbane con la gestione dei parcheggi, lavorando alla tutela e la razionalità del sistema di mobilità cittadina. L'azienda ha chiesto un dettagliato resoconto delle rivendicazioni che RdB CUB si propone di presentare dopo un confronto assembleare con i lavoratori. A partire dai diritti e della dignità dei lavoratori, RdB CUB prende atto della disponibilità dimostrata dall'Azienda e la attendono alla prova dei fatti.


2 novembre 2009 - Cronache del Mezzogiorno

La sigla sindacale approda nella Spa del Comune capoluogo
Salerno Mobilità: Guerra ed Alfano nuovi coordinatori delle RdB-CUB

Salerno - Approda anche nell'Azienda Salerno Mobilità Spa, società con capitale sociale interamente detenuto dal Comune di Salerno, si è costituito il terminale associativo dell’Organizzazione Sindacale – Rappresentanze Sindacali di Base - RdB - aderente alla Confederazione Unitaria di Base – CUB. I lavoratori hanno designato, Rosario Guerra e Vincenzo De Stefano a coordinare la struttura sindacale per lo sviluppo e la diffusione del progetto del sindacalismo di base.L’avvio delle relazioni sindacali è stato ufficializzato lo scorso 30 ottobre con un incontro tenuto con il CdA di Salerno Mobilità Spa presso la sede di Piazza Principe Amedeo a Salerno. La delegazione RdB CUB è stata ricevuta dall’Avvocato Stefano Solibene responsabile delle relazioni sindacali e del personale. "L’incontro è stato franco e denso di contenuti in merito alle relazioni sindacali da intraprendere, all’organizzazione del lavoro, la formazione nonché riqualificazione dei dipendenti di Salerno Mobilità che da anni sono impegnati nella gestione coordinata delle aree di sosta urbane con la gestione dei parcheggi, lavorando alla tutela e la razionalità del sistema di mobilità cittadina - si legge in una nota diffusa dal segretario provinciale Pietro Di Gennaro - L’azienda ha chiesto un dettagliato resoconto delle rivendicazioni che RdB CUB si propone di presentare dopo un confronto assembleare con i lavoratori. A partire dai diritti e della dignità dei lavoratori, RdB CUB prende atto della disponibilità dimostrata dall’Azienda e la attendono alla prova dei fatti".


2 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

I sindacati: «La caserma è una discarica Per questo il secondo varco resta chiuso»
Nel mirino il comandante della sede provinciale dei vigili del fuoco
di LUCA BOLOGNINI

Ferrara - LA DEFINISCONO una discarica. Secondo i sindacati Confsal, Rdb Cub e Uil, il cimitero' dei vecchi automezzi lasciati a morire a ridosso del confine con la casa protetta per anziani Santa Caterina' sarebbe il vero motivo per cui non viene aperto un secondo accesso alla sede del comando provinciale di Ferrara dei vigili del fuoco. «A tre anni dall'incidente in cui è stato coinvolto il nostro collega Marco Galan, assistiamo a un totale immobilismo», accusano le organizzazioni di categoria. La «situazione di rischio» non è stata risolta e gli «automezzi del comando, del 118, dei dipendenti, e degli esterni» continuano a utilizzare «un unico portone d'entrata con il grave pericolo che si possa ripetere» quanto successo all'esperto vigile del fuoco. Nel 2006, Marco Galan era sdraiato a terra, quando un corriere postale entrò nella caserma. L'autista non si accorse di un cavo teso fra due automezzi e ci andò a sbattere contro. Uno dei due veicoli travolse il vigile, che ancora oggi è in stato vegetativo. Nel 2007 arriva un nuovo dirigente e i sindacati affrontano subito la questione della sicurezza sul posto di lavoro. «Considerato il drammatico incidente scrivono in una nota congiunta Confsal, Rdb Cub e Uil pensavamo che la cosa si potesse risolvere nel più breve tempo possibile, ma ancora oggi» e nonostante «i ripetuti inviti, la situazione è immutata». La sede del comando provinciale è dotata di un secondo varco che la collega con i magazzini e che se aperto potrebbe evitare il transito dei veicoli «esterni all'amministrazione nelle aree operative, dove il personale svolge le attività di controllo dell'efficienza di automezzi, attrezzature e di addestramento». Il 23 di ottobre i sindacati si sono incontrati con il comandante e hanno discusso dell'argomento. «Abbiamo ascoltato la solita telenovela. La strada, via Luciano Chailly, è ancora privata e fino a quando il sindaco non la rende pubblica non possono transitare automezzi». I SINDACATI dubitano che alle due amministrazioni che si sono avvicendate dal 2006 a oggi siano stati necessari «anni per soddisfare una richiesta di un comando provinciale dei vigili del fuoco, legata alla sicurezza sul lavoro». Tiziano Tagliani, raggiunto telefonicamente, dichiara di non sapere a che punto sia l'iter. «Non posso essere a conoscenza spiega della situazione di tutte le strade di Ferrara. Contatti il nostro ufficio Viabilità». Nelle organizzazioni si è così instillato il dubbio che «il comandante sia preoccupato dal fatto che l'utilizzo del secondo varco metterebbe in risalto la discarica' dei vecchi automezzi. Quel mucchio di rottami rappresenta una situazione di pericolo e degrado, oltretutto in contrasto con la normativa vigente e senza dimenticare il pericolo di infestazioni d'insetti a ridosso di una struttura che ospita persone che necessitano di assistenza costante». Ma non è solo la sicurezza ad agitare i vigili del fuoco di Ferrara. «Un altro elemento di dissapore è rappresentato dal trattamento» del personale inviato nelle zone colpite dal sisma in Abruzzo, «dove dalle 6 del mattino al tramonto i vigili del fuoco lavorano incessantemente». I vigili sono contrariati «dall'atteggiamento del nostro comandante che con grande fiscalità, discutibile sul piano delle procedure contabili, rende difficoltoso al personale ricevere l'anticipo di missione. Parliamo di 22 euro che permetterebbero di usufruire di un pasto durante il rientro dopo una settimana di lavoro».


2 novembre 2009 - Viterbo Oggi

Condannato il Comune contro una dipendente RdB

Riceviamo e pubblichiamo.
VASANELLO - Il Tribunale di Viterbo, in funzione di Giudice del Lavoro ha condannato il Comune di Vasanello in persona del Sindaco pro-tempore al pagamento alla dipendente Luisa Purchiaroni del saldo del salario accessorio ingiustamente decurtato nell’anno 2006. Il ricorso al Giudice del Lavoro si è reso necessario perché, a fronte di numerosi tentativi della dipendente comunale e rappresentante sindacale RdB CUB, di ottenere quanto ingiustamente trattenuto, l’amministrazione comunale ha sempre negato la liquidazione, fornendo risposte che anche ad uno sprovveduto sarebbero sembrate pretestuose. Alla dipendente sostenuta dalla RdB VT non è rimasto altro da fare che rivolgersi allo studio legale della nostra organizzazione sindacale, per ottenere quanto dovuto.
Appare significativo che tra le motivazioni sia in primo luogo affermato dal Giudice: " In primo luogo, perché non appare rispondente ai principi di ragionevolezza, buona fede e correttezza, che un distacco concordato da due amministrazioni, sia pure con il consenso dell’interessato, si riverberi in danno proprio del dipendente CHE SI E’ RESO DISPONIBILE A PRESTARE LA PROPRIA COLLABORAZIONE PER IL CORRETTO FUNZIONAMENTO DI APPARATI PUBBLICI, COME TALI DESTINATI A SODDISFARE PUBBLICHE ESIGENZE" A fronte quindi di una cifra di partenza di Euro 386,52 lordi, somma decurtata illegittimamente, il Comune di Vasanello è stato condannato dal Tribunale al pagamento degli interessi e della rivalutazione, delle spese di lite, al rimborso forfettario delle spese IVA e CPA, delle spese legali e spese per decreto ingiuntivo, portando così il "saldo" ad una cifra che va molto oltre la decuplicazione del debito originario.
Certo fintanto che gli Amministratori non pagheranno di persona i loro "sbagli" ed i loro "ingiustificati accanimenti" potranno continuare a "giocare a fare i duri" anche quando la ragione da loro torto, ma che ne pensano i cittadini di un simile illogico scialacquamento di denaro pubblico, cioè di tutti noi? Quanto costa la magra soddisfazione dell’accanimento verso un dipendente pubblico? Brunetta si accanisce contro i lavoratori, ma i veri responsabili dei disservizi della burocrazia sono gli amministratori mal consigliati da "poco efficienti" dirigenti. Quando i dipendenti siano essi pubblici che privati, prendono in mano il proprio destino e si rivolgono alla RdB, non c’è spazio, per tutti quelli che si ritengono "superiori" ai lavoratori.
Federazione RdB CUB VT


2 novembre 2009 - Il Tirreno

Ipercoop bloccata dallo sciopero
L’azienda mette alle casse i dirigenti: file e caos e così deve chiudere
di CRISTIANO MEONI

LIVORNO - Uno sciopero ha bloccato ieri l’Ipercoop. L’azienda ha provato ad aprire l’ipermercato mettendo alle casse i pochi lavoratori che non hanno aderito all’agitazione ma non potendo garantire il normale deflusso della clientela alla fine ha dovuto arrendersi. E così, dopo aver funzionato a singhiozzo per tutta la mattinata, a mezzogiorno e mezza l’ipermercato è stato chiuso.
Lo sciopero è stato indetto dalla rappresentanza sindacale unitaria, egemonizzata dal sindacato di base Sdl, per protestare contro la decisione di Unicoop Tirreno di non riconoscere la prestazione straordinaria festiva per la giornata di ieri, doppiamente festiva in quanto domenica e Ognissanti. I sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil avevano invece proclamato, per la stessa ragione, mezz’ora di astensione di lavoro a fine turno.
Nell’incontro sindacale di venerdì scorso, i responsabili del personale di Unicoop Tirreno avevano annunciato che la giornata di ieri sarebbe stata pagata con la semplice maggiorazione festiva (+ 35% rispetto alla giornata feriale), respingendo la richiesta della Rsu e della Rsa di Cgil Cisl e Uil di avere la maggiorazione del 135% prevista per le doppie feste. Dopo una approfondita discussione interna, i lavoratori hanno deciso di proclamare lo sciopero.
Così, ieri mattina alle 3.30, i rappresentanti della Rsu si sono ritrovati all’ingresso dell’ipermercato per sensibilizzare i lavoratori che sarebbero entrati in servizio alle 4. L’adesione è stata massiccia. Secondo la Rsu, il 95% dei lavoratori al lavoro ieri avrebbero scioperato: hanno preso regolarmente servizio solo una quindicina fra impiegati amministrativi e quadri. E’ apparso subito evidente che sarebbe stato problematico garantire l’apertura dell’ipermercato con un simile organico ma l’azienda ha voluto comunque provare, mettendo alle casse impiegati e dirigenti. Sono state aperte cinque casse su quarantaquattro. Poco dopo l’apertura, slittata alle 10, si sono però formate lunghe code e non pochi clienti, spazientiti, hanno abbandonato il carrello alle casse. Così, alle 11, per smaltire le file l’ipermercato è stato chiuso una prima volta. Poi, dopo che si era svuotato, è stato nuovamente riaperto ma si è nuovamente ripresentato il problema delle code e ci sono stati momenti di tensione tra addetti alla vigilanza e clienti. E dunque a mezzogiorno e mezzo la grande saracinesca che separa l’ipermercato dal centro commerciale è stata tirata giù definitivamente, tra le proteste dei livornesi che volevano fare shopping e l’esultanza dei lavoratori, consapevoli di aver vinto il braccio di ferro con l’azienda. Pare che i manager dell’Ipercoop, a partire dalla direttrice Francesca Addis, in carica da appena due mesi, siamo rimasti sorpresi dall’adesione allo sciopero, che non si aspettavano così massiccia.
«Hanno fatto peggio che meglio - commenta Diego Perez, uno dei membri della Rsu - L’azienda ha perso un incasso cospicuo e ha fatto infuriare la clientela: sarebbe stato più ragionevole riconoscere almeno per questa volta lo straordinario festivo, con l’impegno di ridiscutere la questione subito in trattativa. Ma l’hanno voluta».


2 novembre 2009 - La Nazione

L'Ipercoop chiude, sciopero riuscito
Dipendenti mobilitati per il mancato pagamento della festa di Ognissanti. SERRATA Solo i più mattinieri hanno potuto far la spesa: alle 15 le saracinesche si sono definitivamente abbassate
di PAOLA ZERBONI

LIVORNO - APERTURA a singhiozzo fino alle 12.30, con sole sei casse in funzione, ed una quindicina di addetti regolarmente al lavoro in tutto il supermercato, poi la resa definitiva allo sciopero proclamato dai sindacati di base dell'Ipercoop Fonti del Corallo per contestare il dietrofront della direzione aziendale in merito al riconoscimento della paga per lo straordinario festivo della domenica di Ognissanti. Per non saltare l'appuntamento con la prima domenica di apertura del supermercato coincidente ieri con la festa comandata del Primo Novembre, Unicoop del Tirreno ce l'ha messa tutta. Incluso dicono gli organizzatori della clamorosa «serrata», «arruolare alle casse e come assistenti agli scaffali, anche il personale amministrativo, i coordinatori e i capireparto. Ma alla fine della fiera, hanno dovuto rassegnarsi ad abbassare la saracinesca dell'ipermercato, invitando i clienti ad uscire, perché lo sciopero cui stavolta ha aderito la stragrande maggioranza dei dipendenti è andato a segno, paralizzando l'attività e rendendone impossibile la prosecuzione, dopo mezzogiorno e mezza. DAL CANTO LORO i rappresentanti sindacali della Sdl Ipercoop Fonti del Corallo hanno tenuto duro, mantenendo la promessa annunciata sabato al nostro giornale di mettere in piedi il presidio ad oltranza fin davanti agli ingressi del supermercato fin dalle 3.30 del mattino. «Per informare spiegano i dipendenti che ancora non era stato possibile avvisare, visti i tempi ristretti con cui l'azienda ci ha comunicato che non ci avrebbe pagato la giornata di straordinario». Come noto, infatti, la direzione dell'ipermercato, prima ha dato l'ok al riconoscimento in busta paga del lavoro straordinario nel giorno nella domenica di Ognissanti, ha poi fatto marcia indietro, comunicandolo alle rappresentanze sindacali soltanto venerdì mattina, con soli due giorni di preavviso sull'apertura festiva. Un comportamento, questo, che è stato stimmatizzato anche da Cgil, Cisl e Uil, che hanno criticato la condotta altalenante di Unicoop Tirreno, imputandogli di «creare confusione e disagi ai dipendenti». LA TRIPLICE però aveva scelto una linea di protesta più «soft», proclamando sì lo sciopero, ma soltanto per mezz'ora a fine turno. Una mobilitazione che avrebbe comunque consentito l'apertura domenicale dell'Ipercoop, anche se avrebbe magari anticipato la chiusura alle 20, anziché alle 21 previste. In realtà, invece, ieri soltanto i livornesi più mattinieri hanno potuto far la spesa. Le casse sono state aperte regolarmente dalle 10 alle 11, poi sono state chiuse, poi hanno riaperto dalle 11.30 alle 12.30. Nel pomeriggio, chi si è recato alle Fonti del Corallo, ha trovato le saracinesche dell'ipermercato abbassate e un cartello ad avvisarli della «chiusura causa sciopero». Ne hanno beneficiato gli altri esercizi del centro commerciale, soprattutto, i negozi del centro città, regolarmente aperti come lo saranno sempre, da qui, a Natale.


1 novembre 2009 - Tribuna Economica

Energia: Mse, partecipazione lavoratori settore elettrico

Il Ministro dello Sviluppo Economico, on. Claudio Scajola, ha disposto la precettazione per il 31 ottobre, 1 e 2 novembre di lavoratori del settore elettrico, in seguito alla dichiarazione con cui le Organizzazioni Sindacali "RdB-Cub–Energia" e "Cobas Lavoro Privato" aderivano allo sciopero generale proclamato dalla Confederazione Unitaria di Base da Sdl Intercategoriale e da Confederazione Cobas per il 23 ottobre 2009.
L'ordinanza, in particolare, dispone per il 31 ottobre, 1 e 2 novembre la precettazione dei lavoratori turnisti e dell’ulteriore personale addetto all'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica per i quali Terna SpA, secondo le procedure vigenti, ha valutato l'incompatibilità dell'astensione dal lavoro con il funzionamento in sicurezza del sistema elettrico nazionale. Gli impianti in questione sono quelli di Monfalcone, Priolo G. e Sulcis (31 ottobre), Brindisi Sud e Fiumesanto 2-3 (1 novembre), Termini Imerese Ponente e Fiumesanto 1-4 (2 novembre).


1 novembre 2009 - La Nazione

Il precedente del 17 ottobre
Chiuso «per problemi tecnici»

Livorno - RISALE AL 17 ottobre l'ultimo sciopero ei dipendenti di Ipercoop Livorno. «Una giornata di chiusura straordinaria e di paralisi dell'attività che dicono i sindacati di base è stata letteralmente nascosta ai clienti. Gli avvisi lanciati dagli altoparlanti e i cartelli all'interno dell'ipermercato parlavano di "problemi tecnici" per giustificare i disagi e l'impossibilità di aprire altre casse. La realtà è invece che la causa di ciò è l'adesione di buona parte dei dipendenti allo sciopero generale indetto dalle sigle Cobas, Cub e SdL intercategoriale».


1 novembre 2009 - La Tribuna di Treviso

Firme per il voto agli stranieri
Adl, Verdi e «Un’altra Treviso»: sì al diritto dopo 5 anni di residenza

Treviso - Una raccolta di firme per sostenere la proposta di legge presentata alla Camera in questi giorni da un ampio schieramento di forze e che mira a dare agli immigrati il diritto di voto alle elezioni amministrative dopo cinque anni di regolare residenza in Italia. L’iniziativa è promossa da Un’Altra Treviso, Associazione Difesa Lavoratori, Verdi.
«La proposta di legge rappresenta, a nostro avviso, un segnale molto positivo in questi mesi segnati dalla durezza e dall’iniquità delle norme "antistranieri" del pacchetto sicurezza - spiegano gli organizzatori della raccolta di firme - Sancisce l’importanza della partecipazione elettorale, civica, politica nell’integrazione dei lavoratori stranieri: il diritto di voto per l’elezione di sindaci e consigli comunali, infatti, sarebbe indipendente dal riconoscimento della cittadinanza italiana e aprirebbe agli immigrati le porte della rappresentanza nelle istituzioni. Ed è un segnale importante perché la proposta è stata firmata da deputati di Pd, Pdl, Idv e Udc, a dimostrazione del fatto che la consapevolezza dell’importanza dei diritti civili per gli stranieri residenti nel nostro Paese va oltre i confini degli schieramenti politici. L’unico confine che non riesce a superare, ed anche questo è significativo, è quello della Lega Nord, l’unico partito rappresentato in Parlamento i cui rappresentanti non hanno firmato la proposta di legge».
Gli organizzatori invitano pertanto a sostenere la proposta con una firma di adesione da inviare all’indirizzo di posta elettronica unaltratreviso@hotmail.it o da apporre sui moduli disponibili presso la sede dell’Associazione Difesa Lavoratori (via Marco Polo, vicino alla stazione ferroviaria, martedì e mercoledì dalle 16.30 alle 18.30, giovedì dalle 16.00 alle 19.30).
Via e-mail o presso la sede dell’Adl si possono inoltre trovare i moduli per la raccolta di firme. Una volta raccolte le sottoscrizioni, verranno inviate alla Camera dei Deputati e ai parlamentari proponenti.


1 novembre 2009 - Il Messaggero Veneto

Rincorsi e minacciati da teste rasate
La denuncia di intimidazioni arriva da gruppi della sinistra pordenonese
IL CASO. Tutto sarebbe cominciato in occasione del banchetto predisposto da Casa Pound. Da allora si sarebbero ripetuti gli episodi di violenza con una "caccia al dissidente"
di Rosario Padovano

Pordenone - Forti intimidazioni sono state denunciate da alcuni appartenenti alla galassia della sinistra di Pordenone nel corso della manifestazione di Casa Pound che si è svolta in città la scorsa settimana. Ne hanno parlato, in una conferenza stampa al caffè Letterario, appartenenti a Comitato 25 aprile, Anpi Pordenone, Arci Tina Merlin Montereale, Iniziativa libertaria, Circolo libertario Zapata, Giovani comunisti Pordenone, Rifondazione comunista, Rdb Cub Pordenone, Cobas scuola e Uis-Ait Pordenone.Il banchetto predisposto da Casa Pound in piazza Cavour aveva suscitato nei giorni precedenti l’indignazione di una parte della sinistra pordenonese, cui era stata negata l’autorizzazione per manifestare. I collettivi comunque avevano deciso di "rispondere" con un volantinaggio in piazza Risorgimento, dove hanno denunciato di essere «rimasti imprigionati» per oltre tre ore.
«I componenti di Casa Pound – è stato detto nel corso della conferenza – provenivano da Udine e Treviso. Tra loro c’erano alcune donne. Casa Pound si ispira al poeta Ezra Pound. E’ un’organizzazione ben radicata a Roma e sta tentando di organizzare filiali in tutta Italia. Si rifà al fascismo di terza posizione, quello degli anni 70, quello movimentista. A livello provinciale raccoglie adesioni soprattutto a Maniago e si è distinta per alcune scritte dal contenuto razzista. Va poi stigmatizzata la scelta della Questura di tutelare loro e accerchiare un presidio antifascista come il nostro. La cosa grave è che questi hanno potuto mandare in giro i loro simpatizzanti, dopodiché hanno ingaggiato una caccia al dissidente». I giovani e gli adulti riunitisi al caffè letterario hanno citato gli episodi incriminati. «In piazzale Ellero – ha raccontato un giovane – stavamo camminando in 5, siamo stati avvicinati da 10 persone. Siamo andati a prendere qualcosa in un bar, ci hanno seguito. Ci siamo chiusi dentro il locale perché avevamo paura». L’altro episodio si sarebbe verificato sul binario 2 della stazione ferroviaria di Pordenone. «Eravamo in due – ha raccontato un altro –, stavamo attendendo sul marciapiede il treno per Sacile. Siamo stati accerchiati da 6 persone, tra cui 3 ragazze. Non si sono mossi perché c’era la Polfer». Le donne sarebbero studentesse iscritte in istituti superiori di Pordenone. L’episodio più violento si sarebbe invece verificato a Roncade, nei pressi del New Age, al termine di una convention di musica rock che ha visto protagonisti sul palco anche un gruppo di Pordenone. Sei pordenonesi, tra cui una ragazza, hanno rincontrato 6 simpatizzanti di destra già incrociati nel pomeriggio a Pordenone. «Siamo riusciti a scappare senza conseguenze, a bordo di due automobili. Hanno rincorso una Opel Corsa tentando di colpirla con catene e lanciando sanpietrini».


1 novembre 2009 - Il Resto del Carlino

Gli operai: continueremo a presidiare la Manuli
Domani saranno decise altre forme di protesta
di NICOLETTA TEMPERA

Ascoli - «I CENTOQUARANTA lavoratori che la Manuli reintegrerà sono il risultato della lotta che i dipendenti dello stabilimento hanno portato avanti dal 3 agosto fino ad oggi. Il risultato portato a casa dai sindacati è invece la perdita di 240 posti di lavoro». Ci sarà sicuramente qualcuno soddisfatto dall'accordo raggiunto al Ministero dello Sviluppo Economico, ma la gran parte dei dipendenti della Manuli Idraulica non brinda all'ipotesi firmata da Cgil, Cisl e Uil. Ad affermarlo e a farsi portavoce dei lavoratori è ancora una volta Andrea Quaglietti, Rsu della Manuli e rappresentante sindacale Sdl che, in proposito, aggiunge: «I sindacati confederali non si sono battuti per tutti i dipendenti, non hanno lottato per mantenere attivo il sito: se ci fosse stata una lotta più dura non si sarebbe permesso all'azienda di smantellare il sito ascolano, come invece accadrà a breve. Noi, come lavoratori, continuiamo a presidiare l'azienda, perché non accettiamo che questo avvenga. La lottizzazione dell'area presuppone un lento declino dell'attività produttiva che continua, comunque, in Cina». Per farla breve, l'opinione diffusa tra i lavoratori è che l'azienda «abbia utilizzato la cessazione di attività per ridurre l'organico drasticamente, invece di dichiarare lo stato di crisi». INDUBBIAMENTE, l'ipotesi d'accordo firmata al Ministero, ha accentuato ancora di più la spaccatura già esistente tra Ugl e Sdl e Cgil, Cisl e Uil. E cioè gli stessi sindacati confederali che, all'annuncio della nuova manifestazione che si sarebbe dovuta svolgere sabato scorso, avevano risposto picche all'invito rivolto loro dal Coordinamento dei Lavoratori del Piceno. Nel corso dell'incontro romano, Ugl e Sdl hanno abbandonato la seduta, perché non soddisfatti della proposta fatta dall'azienda, firmata, invece, dalle altre sigle sindacali presenti. Una situazione che sembra abbia portato anche alla decisione, d'ora innanzi, di tenere assemblee sindacali separate. E quindi, se per Cgil, Cisl e Uil c'è un buon punto di partenza da offrire ai lavoratori, per le altre sigle sindacali la lotta continua. «Il presidio non si toglie ha detto ancora Quaglietti . Ancora non è stato predisposto un piano d'azione', ma lunedì ci incontreremo per decidere il da farsi. L'accordo firmato a Roma non è l'obiettivo che ci eravamo prefissi. L'azienda mantiene l'organico minimo per far andare avanti quella sezione ancora aperta, ma non avvia un piano industriale strategico per il territorio e continua a produrre tubi in Cina da rivendere in Italia, mentre i lavoratori continuano a pagare il prezzo, sempre più alto, della crisi».


1 novembre 2009 - La Provincia

fiat: la mobilitazione
Scioperi a oltranza per non dire addio all'Alfa di Arese

MILANO - Fiat vuole smobilitare il Centro stile e progettazione, l'ultimo baluardo dello stabilimento di Arese, ma gli operai non ci stanno e annunciano scioperi a oltranza. La decisione è stata presa da Slai-Cobas e FlmU-Cub, che hanno tenuto le rispettive assemblee in due angoli diversi della fabbrica, mentre la Fiom-Cgil si riunirà martedì, ma ha già fatto sapere che «se la Fiat non intende trattare, anche per noi non si tratta». Il Lingotto ha annunciato di voler trasferire a Torino 230 lavoratori in cassa integrazione fino al 3 gennaio.


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