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Il Sindacato di Base e Indipendente

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13/10/09

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dicono di noi - le notizie
dal 1 al 10 ottobre 2009


10 ottobre 2009 - Adnkronos

SUD: INSEGNANTI RDB DI SALERNO PROTESTANO CONTRO TAGLI SCUOLA

Salerno, 10 ott. - (Adnkronos) - Una cinquantina di insegnanti della provincia di Salerno, aderenti a RdB e Cobas, sta manifestando di fronte al Teatro Giuseppe Verdi di Salerno, dove si svolge il convegno sul Sud, voluto da 'Farefuturò. I manifestanti protestano contro quelli che definiscono i «tagli» alla scuola, voluti -si legge su uno striscione- da «Tremonti mano di forbice».


10 ottobre 2009 - Julie news

Salerno, sigle sindacali in sciopero
DALLA CONCERTAZIONE ALLA COMPLICITA’ ANGELETTI, BONANNI, EPIFANI, MARCEGAGLIA E TREMONTI FANNO PAGARE LA CRISI AI LAVORATORI. DAI FONDI PENSIONE AI CONTRATTI DI DISPONIBILITA’ LO SCUDO FISCALE AI RICCHI - LACRIME E MISERIA AI POVERI DALLA PRECARIETA’ AI LICENZIAMENTI DI MASSA DEI PRECARI. ACCORDI DEL LUGLIO 1993 - PROTOCOLLO SUL WELFARE LUGLIO 2007 - Legge 133 - FINANZIARIA TRIENNALE LUGLIO 2008

Chiediamo: blocco dei licenziamenti e la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario; aumenti consistenti di salari e pensioni, introduzione di un reddito minimo garantito per tutti/e; aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita; cassa integrazione almeno all'80% del salario e reddito per i lavoratori '' atipici''; mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati/e; abrogazione della Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza; sostegno al riassetto idrogeologico, alle energie rinnovabili, al risparmio energetico e contro il nucleare. NO alla privatizzazione dell'acqua e all'incenerimento dei rifiuti. Vogliamo: la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, delle scuole, dei trasporti, l’annullamento della riduzione delle sanzioni per chi causa morti sul lavoro, gravi infortuni e malattie professionali;il ritiro immediato dei tagli di posti, classi e orari nella Scuola pubblica e della legge Aprea; l’assunzione a tempo indeterminato dei precari e la ripubblicizzazione dei servizi;investimenti in un milione di alloggi popolari, tramite utilizzo di case sfitte, ristrutturazione e requisizioni del patrimonio immobiliare pubblico,il blocco degli sfratti, canone sociale per i bassi redditi; il diritto di uscita immediata per gli iscritti/e dai fondi-pensione chiusi; il ritiro della riforma Brunetta; fermare l’aumento dell’età pensionabile per le lavoratrici della P.A.; la difesa del diritto di sciopero; la fine del monopolio oligarchico di Cgil-Cisl-Uil sulla rappresentanza e i diritti sindacali, contro la pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare; pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori, rappresentanza elettiva democratica sui posti di lavoro e a livello regionale/nazionale.
Cub, Cobas e SdL hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore di tutti i lavoratori pubblici e privati per il 23 ottobre. Le organizzazioni di base ritengono indispensabile una forte risposta alla valanga di licenziamenti in corso, ai massicci tagli alla scuola pubblica con l'espulsione in massa dei precari, alla chiusura di aziende, alla ipotesi di gabbie salariali e all’attacco al contratto nazionale che, nella ritrovata unità dei sindacati concertativi, lascia solo il sindacalismo di base a difenderne il carattere unitario e solidaristico; al tentativo in corso di rendere i lavoratori subordinati ai destini delle aziende, alla xenofobia e al razzismo che il governo sta spargendo a piene mani.
UNIFICARE LE LOTTE PER NON PAGARE LA CRISI - 23 OTTOBRE 2009 – SCIOPERO GENERALE
PATTO DI BASE SALERNO - Cobas – CUB - SdL

Annuncio elezioni supplettive RSU nuova ASL di Salerno

Si e’ dato avvio alla procedura elettorale per la elezione della Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) – dei dipendenti del Comparto - nella Azienda Sanitaria Locale (ASL) di Salerno costituita con la DGRC n. 505 del 20.03.2009.
Tale annuncio fa seguito alla indizione delle predette elezioni effettuata, in modalità disgiunta dalle altre OO.SS., dalla scrivente Organizzazione Sindacale con la nota prot. n. 22817 del 1.7.2009.
La procedura elettorale è stata avviata dalla O.S. RdB CUB, che risulta essere l’unica O.S. ad aver indetto le elezioni per la nuova RSU, a seguito costituzione nuova ASL di Salerno e conseguente decadenza delle preesistenti RR.SS.UU. delle ex AA.SS.LL. 1, 2 e 3 della Provincia di Salerno. Il rinnovo dell’Organo di Rappresentanza di tutti i lavoratori del Comparto della nuova ASL di Salerno, pari a oltre 7.000 dipendenti, è condizione indispensabile per restituire:
1. la partecipazione dei Lavoratori ai processi decisionali che li riguardano;
2. per ripristinare la democrazia nei luoghi di lavoro (in assenza di rappresentanza i lavoratori sono esposti agli autoritarismi ed alle vessazioni)
3. per ristabilire la validità legale di qualsivoglia accordo integrativo e/o trattativa decentrata con la struttura commissariale dell’ASL.
Si invitano pertanto tutti i lavoratori del Comparto a partecipare al rinnovo del rispettivo Organismo di Rappresentanza che dovrà favorire e migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti i Lavoratori dell’ASL di Salerno. Per la presentazione del calendario della tempistica delle operazioni elettorali e per la presentazione del programma elettorale della RDB CUB si rinvia ad apposita conferenza stampa che è stata convocata per domani mattina alle ore 11,30 presso una sala incontri del Bar Stadio in Via Memoli (di fronte alla Direzione Commissariale dell’ASL di Salerno).
Il Segretario Provinciale RdB CUB Sanità - Vito Storniello


10 ottobre 2009 - Quotidiani locali rete Repubblica

Brunetta: ecco la mia riforma
Premi al merito, ma anche tagli allo stipendio. No della Cgil

ROMA - Taglio dello stipendio se non addirittura il licenziamento per i «fannulloni», premi al merito solo ai più «produttivi». Ecco la riforma Brunetta della pubblica amministrazione che ieri ha avuto il via libera definitvo del consiglio dei ministri. «In questo modo la pubblica amministrazione non sarà più una palla al piede e la lotta all’assenteismo diventerà strutturale», ha spiegato il ministro Renato Brunetta che prevede «un aumento della produttività del 20-30-40-50%» nei prossimi anni. «Una rivoluzione per modernizzare il Paese» ha aggiunto il premier Berlusconi. La riforma ha avuto la promozione nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera. Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e dalle Rdb. Per la Cgil è «un grave attacco al diritto alla contrattazione». Ma ecco cosa prevede.
Le sanzioni. Sanzioni anche penali sono previste in caso di falsi certificati medici. Per il dipendente scatta il licenziamento con l’obbligo del risarcimento del danno, mentre il medico eventualmente corresponsabile sarà radiato dall’albo e licenziato. Il licenziamento è poi previsto per il ripetersi di assenze ingiustificate, il rifiuto senza motivi del trasferimento, la presentazione di documenti falsi per l’assunzione o per essere promossi, comportamenti aggressivi e molesti, condanna per reati contro la pubblica amministrazione e il prolungato rendimento insufficiente. Viene definito un catalogo di infrazioni particolarmente gravi assoggettate al licenziamento, che potrà essere ampliato, ma non diminuito, dalla contrattazione collettiva.
I premi. Sono previsti incentivi economici e di carriera solo per i meritevoli. Chi non merita non prenderà nulla. Il dipendente che si collocherà nella fascia di merito alta concorrerà per il bonus annuale assegnato alle performance eccellenti. Previste anche forme di incentivazione aggiuntive per le performances di eccellenza e per i progetti innovativi; criteri meritocratici per le progressioni economiche; accesso dei dipendenti migliori a percorsi di alta formazione.
I dirigenti. A loro il compito di valutare la performance dei dipendenti. Saranno sanzionati con la decurtazione della busta paga se non svolgeranno efficacemente il proprio lavoro. Per i nuovi dirigenti sono previsti sei mesi di formazione all’estero. Previste anche nuove procedure di accesso alla dirigenza per concorso per titoli ed esami indetto dalle amministrazioni.
Mobilità. «Sarà fatta, con le dovute garanzie, anche se il dipendente non è d’accordo» ha detto Brunetta, spiegando che potrà capitare che il dipendente sia spostato a seconda delle necessità in un’area dove è più utile. Promossa poi la mobilità sia nazionale che internazionale dei dirigenti.
La pagella. Nasce un’Autorità per rafforzare la valutazione e la trasparenza. Si tratta di un’apposita Commissione che ogni anno predisporrà una graduatoria di performance delle singole amministrazioni in base a cui la contrattazione ripartirà le risorse. E arriva anche una sorta di pagella dei dipendenti.
Trasparenza. Ogni amministrazione adotterà un programma triennale per la trasparenza.(m.v.)


10 ottobre 2009 - Il Sole 24 Ore

Premi per gli statali meritevoli
Decolla la riforma anti-fannulloni: più trasparenza, dirigenti-manager e authority

ROMA - «Una riforma in positivo per dare dei "più" al paese: più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione. In pochi anni avremo un aumento della produttività della Pubblica amministrazione del 20-30-40-50%». Per Renato Brunetta è stato forse il giorno più importante da ministro. La riforma che porta il suo nomee che ieri è stata varata in via definitiva, mette a regime una serie di iniziative lanciate all'inizio della legislatura (dalla lotta all'assenteismo alla campagna per la trasparenza degli atti amministrativi) e che si sono poi collegate all'accordo sul nuovo modello di contrattazione.
Un percorso intenso, che ha dovuto fare i conti con i nuovi tagli orizzontali sugli statali (quelli della manovra d'estate 2008) e i pensionamenti forzati dell'ultimo decreto anti-crisi.
Ora Brunetta mette sul piatto i premi selettivi alla produttività e al merito, chiude il percorso di riforma della dirigenza e lancia la nuova Authority di valutazione che, in collegamento con gli organismi indipendenti che verranno istituti in ogni amministrazione, misurerà le performance che verranno poi premiate con la contrattazione decentrata. Brunetta ha parlato di un riforma organica «fatta non per tagliare risorse ai dipendenti pubblici ma per farli lavorare meglio ». Un provvedimento in buona misura bipartisan, ha aggiunto il ministro, che ha ringraziato le commissioni parlamentari per i pareri favorevoli e ha sottolineato la «piena intesa » raggiunta con la Conferenza unificata.
Soddisfatto anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha ricordato il divario che separa la Pa italiana da quella degli altri paesi europei: «Qui il costo della burocrazia è di 4.500 euro pro capite l'anno – ha esemplificato – mentre in Germania è di 3mila euro. Questa distanza va ridotta con un forte recupero di produttività ». Le nuove regole prevedono, fra l'altro, un incentivo alla riduzione dei tempi per il rinnovo dei contratti: entro 60 giorni dal varo della Finanziaria le risorse stanziate potranno essere pagate (sentiti i sindacati) con la garanzia di un conguaglio all'atto della stipula delle intese. Già nei giorni scorsi il testo definitivo del decreto aveva incassato la promozione a pieni voti di Confindustria, ma anche da Cisl e Ugl è venuto un sostanziale via libera, accompagnato però dalla richiesta di un ruolo non formale nella ridefinizione dei comparti di contrattazione.
Bocciatura, ribadita anche ieri, invece, dalla Cgil e dalle Rdb. Corso d'Italia, in particolare ha annunciato che contrasterà «qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D'Antona: il congelamento dell'accertamento della rappresentatività e il rinvio del voto per la elezione delle Rsu rappresenta una iniziativa di dubbia legittimità costituzionale». Anche la Uil ha insistito per la conferma delle elezioni delle Rsu. Ma sul punto ha risposto con una nota palazzo Vidoni,ricordando l'intesa già raggiunta in Aran dalla maggioranza delle sigle sindacali.(D.Col.)


10 ottobre 2009 - Il Piccolo

«E ora la Provincia revochi la concessione»
Puglia (Rdb): «L’azienda ha messo a rischio la salute di autisti e utenti» «Condanna sacrosanta, gli abusi vanno puniti»

Trieste - «La pesantissima sanzione da 40mila euro testimonia la gravità delle violazioni commesse. Trieste Trasporti, non rispettando i turni di riposo previsti per legge, ha messo a rischio la salute degli autisti e l’incolumità dei passeggeri. Chiederemo quindi alla Provincia di revocare all’azienda la concessione dell’appalto del trasporto pubblico».
Willy Puglia, coordinatore regionale delle Rdb, va giù duro e, prendendo spunto dalla recente condanna, arriva addirittura a "chiedere la testa" dei vertici della spa. «Non si può più far finta di niente - continua Puglia -. Prima della multa comminata dall’Ispettorato del lavoro, intervenuto a seguito di una nostra denuncia, c’erano state già 10 condanne della magistratura del lavoro. Cos’altro serve per prendere atto dell’inadeguatezza di questi amministratori?».
Dalle Rdb arrivano giudizi durissimi anche sull’appello lanciato da Trieste Trasporti a "stringere la cinghia" in vista del nuovo bando di gara. «È la solita litania che non siamo più disposti ad accettare - conclude Puglia -. I sacrifici l’azienda ce li aveva chiesti anche nel 2000, quando sono arrivati i privati. Che oggi ne sollecitino altri è una vera vergogna».
Più prudenti, invece, le altre sigle sindacali. «Monitoreremo la situazione, mantenendo senso di responsabilità - precisa Angelo D’Adamo, segretario proviciale della Filt-Cgil -. È presto, tuttavia, per dire cosa riserverà il nuovo bando di gara». «Nessuno di noi conosce attualmente i termini economici del contratto futuro - gli fa eco Bruno Rossetti dell’Ugl -. Parlare di ribassi d’asta e sacrifici, quindi, è del tutto prematuro».
Non lo è invece, secondo Rossetti, proseguire il dialogo con l’azienda per ottenere nuovi e ulteriori bonus per i lavoratori, alla luce dei conti in ordine dell’azienda. «Non chiediamo che vengano redistribuiti ai lavoratori tutti gli utili di esercizio - continua l’esponente dell’Ugl -. Sappiamo che il grosso deve andare al socio privato e al Comune. Pensiamo però sia necessario rivedere e indicizzare alcune indennità ferme a più di 10 anni fa». «Lo strumento giusto, però, non è la richiesta di redistribuzione degli utili, ma la contrattazione di secondo livello - prende le distanze D’Adamo -. L’unica via corretta è la ridefinizione del premio di produttività e su quello, come Cgil, lavoreremo. Quanto alla multa da 40 mila euro, è sacrosanta perché il ricorso allo straordinario è stato indubbiamente eccessivo. Giusto quindi sanzionare gli abusi, ma giusto sarebbe anche riconoscere la corresponsabilità di chi, tra i lavoratori, ha accettato quel sistema».(m.r.)

VIA LIBERA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI ALLA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Impiegati, parte la rivoluzione Brunetta
Tagli di stipendio e anche licenziamento per i "fannulloni", premi solo a quelli più produttivi
di Lucia Manca

ROMA - Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte già "digerita" tra gli statali, diventa ora operativa a tutti gli effetti: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme a una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga.
«Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l'ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione».
Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «il bastone e la carota», per usare un'espressione cara al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi (ieri il governo ha dato l'ok al decreto legislativo che attua la legge delega presentata per la prima volta al Consiglio dei ministri a giugno 2008), ha detto che è la più grande riforma della legislatura.
«Una riforma in positivo per dare dei più al Paese: più servizi ai cittadini - dice Brunetta -, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell'arco dei prossimi anni». Superando così anche il gap rispetto ad altri Paesi, come Francia o Germania, dove c'è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori.
La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i Comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell'arco di uno, due anni si avranno grandi risultati.
La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera anche se rivendicano un ruolo nell'attuazione e un rafforzamento della contrattazione.
Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e dalle Rdb. Corso d'Italia annuncia che «contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D'Antona: il congelamento dell'accertamento della rappresentatività e il rinvio, deciso per legge, del voto per la elezione delle Rsu rappresenta una iniziativa solo politica di dubbia legittimità costituzionale».


10 ottobre 2009 - Il Cittadino

L’Rdb Cub inaugura lo sportello stranieri

Lodi - Uno sportello per risolvere tutti i problemi relativi alle pratiche burocratiche dei cittadini extracomunitari: lo apre in via Marsala l’Rdb Cub, la Rappresentanza sindacale di base - Confederazione unitaria di base, presso la sua sede.Lo sportello apre due volte la settimana, il venerdì pomeriggio dalle 14.30 alle 18 e il martedì mattina dalle 9 alle 12, ed è sotto la responsabilità di Giovanna Raffaglio, infermiera presso l’ospedale di Lodi e militante da anni di Rdb Cub. «Per occuparmi dello sportello sono stata anche a Milano e poi a Roma per seguire un corso sulla compilazione dei moduli e per essere meglio informata sulle nuove leggi riguardanti l’immigrazione - dice Giovanna Raffaglio -. Seguirò le varie problematiche riguardanti gli immigrati, dai permessi di soggiorno ai ricongiungimenti familiari ai contratti di lavoro, e per farlo avrò il supporto di chi prima di noi ha iniziato questa attività in altre città italiane. Abbiamo già attivato anche un canale con la prefettura per accedere a tutta la modulistica necessaria». Diversi i servizi che lo sportello erogherà. Intanto darà informazioni sui diritti e i doveri dei cittadini stranieri in Italia, quindi fornirà assistenza in tutte le pratiche per il permesso di soggiorno, per la richiesta di ingresso in Italia, di cittadinanza, di iscrizione al servizio sanitario nazionale, di asilo politico e di rifugiato. Lo sportello organizzerà poi incontri e manifestazioni sulla legislazione italiana in materia di immigrazione, e offrirà servizi di consulenza e tutela legale, consulenza fiscale e pratiche dei Caf, consulenza sulle pratiche abitative. «Cercheremo di dare un servizio puntuale ed efficiente a chi verrà a bussare alla nostra porta per dare oltre a un supporto informativo anche un aiuto d’orientamento - conclude Giovanna Raffaglio -. Non mi resta che ringraziare chi mi dà la possibilità di svolgere questo servizio, che garantisco gratuitamente come volontariato. In particolare voglio segnalare il ruolo avuto dal responsabile regionale Rdb Cub Gianfranco Bignamini».(An.Ba.)


10 ottobre 2009 - Il Resto del Carlino

Per i prof giorno libero a rischio
Insegnanti segnalano circolari minacciose per spingerli alla reperibilità
di SAVERIO MIGLIARI

REggio E. - SOVRACCARICO di lavoro, carenza d'insegnanti e pessimo rapporto tra corpo docenti e dirigenti scolastici. Ma soprattutto l'emergere di un fenomeno nuovo, i calendari di reperibilità'', che spingerebbero in alcune scuole della nostra provincia gli insegnanti a dare la disponibilità a rientrare dal lavoro - in caso di necessità - anche nel loro giorno libero. SONO QUESTI i principali punti di discussione che ieri sono emersi dall'assemblea sindacale indetta da Cobas e Cub, organi di base della rappresentanza scolastica. In contemporanea al presidio organizzato da alcuni studenti davanti all'Ufficio scolastico provinciale, gli insegnanti si sono riuniti al liceo magistrale Matilde di Canossa, mettendo a nudo i problemi che interessano le scuole della provincia. PUNTO FOCALE della discussione è stato il precario equilibrio di convivenza, segnalato durante l'incontro, che si sarebbe creato tra alcuni dirigenti scolastici (preoccupati solo del profitto'', sostiene qualcuno), e gli insegnanti che dopo l'ultima manovra finanziaria si sono visti negare il rinnovo contrattuale (a meno che non rientrino i fondi grazie all'attuazione dello scudo fiscale). Un contrasto che si sviluppa all'interno degli stessi istituti, e che in alcuni casi sarebbe anche arrivato a livello di minacce''. IN ASSEMBLEA alcune insegnanti hanno infatti raccontato di aver ricevuto pesanti ordini di servizio. Richiami fatti dai dirigenti scolastici nei quali al corpo insegnante viene richiesta con forza la disponibilità a rientrare al lavoro anche nel proprio giorno libero, cosa che risparmierebbe alla scuola l'onere di una spesa. MA GLI ORGANI sindacali sono stati molto chiari su questo punto: «Bisogna assolutamente rifiutarsi di rientrare al lavoro nel proprio giorno libero, perché il nostro contratto parla chiaramente di 18 ore, niente di più». SAREBBERO in particolare alcune scuole della zona ceramica a essere interessate da questo fenomeno dei "calendari di reperibilità". Durante la riunione si è poi parlato di episodi accaduti nella scuola primaria e nelle medie-superiori. «Dobbiamo riportare al centro del dibattito i diritti dei lavoratori e non puntare solamente il dito sul peggioramento dell'insegnamento che interessa l'utenza». Questo il concetto portante di molti interventi. L'ASSEMBLEA è servita anche per rilanciare lo sciopero generale, in programma il 23 ottobre, cche sarà collegato a una manifestazione nazionale dei dipendenti della scuola.


10 ottobre 2009 - La Provincia di Cremona

La protesta. Assemblea oggi in piazza Antonella. Insegnanti, studenti e personale discutono dei tagli
La sinistra in campo per la scuola pubblica

Cremona - ‘Difendiamo la scuola pubblica dagli attacchi del governo’, è questo il titolo dell'assemblea pubblica che si terrà oggi, alle ore 16, in piazza Antonella. L’iniziativa è organizzata da un variegato gruppo di organizzazioni della sinistra cremonese: il Partito di Alternativa Comunista, Rifondazione comunista, Rdb, Movimento Studentesco. «Il nuovo anno scolastico - dicono gli organizzatori della manifestazione - si è aperto con 57 mila posti di lavoro tagliati nella scuola, tra docenti, bidelli e segretari. E tagli per altri 150 mila posti sono previsti nei prossimi due anni. Tanti i lavoratori (precari e non) colpiti dalle politiche del ministro Gelmini (in continuità, peraltro, con quelle del precedente ministro di centrosinistra Fioroni) e per questo il movimento nella scuola sta riprendendo a mobilitarsi in questo autunno». A discuterne, insieme con insegnanti, studenti e personale Ata, ci saranno oggi: Riccardo Boselli (del Movimento Studentesco di Cremona), Enzo De Vita (del sindacato Rdb), Paola Trombini (ex consigliere comunale di Rifondazione comunista), Fabiana Stefanoni (di Alternativa Comunista). «Sarà un dibattito, quindi, a più voci, per organizzare le prossime lotte e anche un’ occasione importante per un confronto tra le diverse posizioni presenti nella sinistra cremonese».

Pubblica amministrazione. Tremonti accelera sulla banca del Sud, ma è polemica
Via libera alla riforma Brunetta Premi, mobilità, lotta ai fannulloni

ROMA — Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte già digerita tra gli statali, diventa ora operativa a tutti gli effetti: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga. «Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l'ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi. Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «il bastone e la carota», per usare un'espressione cara al ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi, ha detto che è la più grande riforma della legislatura. La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera. Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e dalle Rdb. Corso d'Italia annuncia che «contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D'Antona. Fa discutere il governo, intanto, il progetto della Banca del Sud. Al Consiglio dei ministri Giulio Tremonti si presenta con l'imperativo di accelerarne la realizzazione. Non vuole perdere altro tempo e tenta quello che altri colleghi considerano un vero e proprio blitz. Ne è seguito un confronto serrato con alcuni ministri, soprattutto meridionali; poi si è deciso di rinviare l'esame alla prossima riunione del Cdm, la prossima settimana.


10 ottobre 2009 - L'Unione Sarda

Sciopero Ctm, anziani e studenti a piedi
Bus fermi e disagi per la protesta di quattro ore dei dipendenti

Cagliari - Disagi soprattutto per anziani e studenti ieri dalle 12 alle 16 per lo sciopero dei dipendenti della società che gestisce i trasporti pubblici.
«E adesso come faccio a tornare a casa?». Alle 12,45 Maria Cordeddu, 86 anni, «invalida al cento per cento», guarda la palina della fermata del Ctm di fronte al Leonardo. I led sentenziano implacabili Dalle 12 alle 16 sciopero . Maria Cordeddu è a Cagliari per alcune visite mediche e per tornare nella sua abitazione di Monserrato cosa fa? Blocca un pullman dell'Arst diretto ad Armungia chiede un passaggio all'autista che, mosso da compassione, l'autorizza a salire.
DISAGI Lo sciopero di quattro ore proclamato dagli autisti del Ctm ha causato disagi soprattutto a studenti dell'hinterland e anziani. Ma mentre i primi hanno ammortizzato il fastidio e dopo l'uscita da scuola sono tornati a casa a piedi o hanno atteso la ripresa del servizio in giro per la città, i meno giovani si sono dovuti arrangiare. Anna Piludu, in piazza Matteotti, attende soccorsi. «Sono appena arrivata da Arbus dopo due ore di viaggio e ora scopro che c'è sciopero. Spero solo che mia nipote sia disponibile per accompagnarmi a casa». A pochi metri, seduta sul cordolo di un giardinetto, Giorgia Valdes, studentessa all'Euclide, non sembra particolarmente adirata. «Abito a Pirri ed effettivamente questo sciopero mi ha causato molti disagi: dovrò tornare a casa a piedi». E la protesta dei lavoratori del Ctm? «Le loro richieste sembrano giuste, serve pazienza da parte di chi non ha potuto usare il bus». In ogni caso c'erano a disposizione alcune alternative: l'Arst e la metropolitana di superficie che collega il capoluogo con Monserrato. «C'è sciopero? Nessun problema per arrivare a Quartu salirò su una corriera dell'Arst», commenta Laura Murgia, studentessa del liceo Pitagora.
LA PROTESTA Alle 12 i primi pullman varcano i cancelli del deposito di viale Ciusa. Ad attenderli gli autisti che hanno appena concluso il turno di lavoro. «L'officina è bloccata, così come gli uffici amministrativi», commenta Sandro Putzu, della Cisl-Filt, quasi a voler esorcizzare la riuscita della manifestazione. Parte qualche fischio all'indirizzo di uno dei 35 autisti interinali assunti in vista dell'agitazione. «È un comportamento antisindacale - afferma Putzu - non sarà senza conseguenze». Alle 16 i numeri sono ufficiali. «Su 150 mezzi in circolazione durante il turno dello sciopero ben 132 sono rientrati in garage. Un successo che ci dà una forza eccezionale». I lavoratori e tutti i sindacati sono uniti. «Non chiediamo soldi, ma solo che l'azienda aumenti la sicurezza di autisti e passeggeri e la qualità del servizio», spiega Luigi Melis, della Rdb. «Il Ctm non vuole incrementare i tempi di percorrenza delle linee per non assumere personale. Il traffico è cresciuto e le corsie preferenziali spesso sono bloccate. Abbiamo sollecitato un intervento della Regione per le corse prova, ma niente. Non ci fermiamo qui: lo stato di agitazione continua».
L'INCONTRO La prefettura, dopo un sollecito della Commissione di garanzia sull'attuazione dello sciopero, tenta la via della conciliazione, ma a protesta ormai effettuata. Mercoledì sindacati e vertici del Ctm alle 10 si ritroveranno in piazza Palazzo.(a.a.)

Sanzioni e mobilità per chi non lavora. Berlusconi: «Una rivoluzione verso la modernità»
Riforma anti-fannulloni, sì del Governo
Per Brunetta la produzione aumenterà anche del 50%

Tagli di stipendi e licenziamenti sono le sanzioni che saranno inflitte ai dipendenti pubblici "fannulloni". La riforma Brunetta prevede anche premi al merito per i lavoratori più produttivi.
Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo, la norma è diventa ora operativa: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme aduna responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga.
LA RIFORMA «Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l'ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione». Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «il bastone e la carota», per usare un'espressione cara al ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi (il governo ha dato l'ok al decreto legislativo che attua la legge delega presentata per la prima volta al cdm a giugno 2008), ha detto che è la più grande riforma della legislatura.
I VANTAGGI La riforma, a dire del ministro, darà «più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti». Fattori che porteranno a un aumento della produttività dal 20 al 50% nell'arco dei prossimi anni. Superando così anche il gap rispetto ad altri paesi, come Francia o Germania, dove c'è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori.
I TEMPI La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell'arco di uno, due anni si avranno grandi risultati. La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera anche se rivendicano un ruolo nell'attuazione e un rafforzamento della contrattazione. Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e dalle Rdb. Corso d'Italia annuncia che «contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D'Antona».


10 ottobre 2009 - La Repubblica

I sindacati contestano il ministro. Le coop esterne licenziano
Scuola, bidelli in rivolta "Non tocca a noi pulire"
di FRANCESCO CLEMENTE e MATILDE CONTE

Bari - «Nelle scuole puliscano i bidelli, niente appalti all´esterno, è uno spreco di risorse pubbliche». Le dichiarazioni del ministro Gelmini infiammano la polemica. I sindacati bocciano in coro il piano contro «sprechi e inefficienze» degli istituti pubblici che, anziché avvalersi dei collaboratori scolastici interni, ricorrono ai servizi di pulizia esterni. Contrari anche le Rappresentanze di Base-Cub che preparano lo sciopero generale del 23 ottobre. «Il vero risparmio è l´internalizzazione, si taglierebbe il 50% dei costi attuali». A farne le spese, secondo le Rdb, sarebbero gli ex lavoratori socialmente utili che rischiano di trovarsi senza lavoro se non verrà rinnovato il contratto nazionale. Alcune cooperative hanno infatti già avviato le procedure di licenziamento collettivo perché i fondi ministeriali assicurano una copertura finanziaria fino a dicembre. E´ il caso del consorzio Manital i cui dipendenti guadagnano 800 euro al mese per 35 ore alla settimana. Ma a lucidare pavimenti e banchi delle scuole di Bari non sono soltanto le imprese di pulizia dei quattro consorzi. Ci sono anche gli "interni", i bidelli. Nel luglio scorso, l´Ufficio scolastico provinciale ha messo a disposizione 1328 posti a fronte di 1493 domande nella graduatoria di prima fascia e 81 nella seconda. Ad oggi, sarebbero 19 quelli che aspettano un contratto. Per Giovanni Lacoppola, dirigente dell´Ufficio scolastico provinciale, sono molti gli assunti grazie a certificati di disabilità sospetti. «Scelgono un posto nel luogo di residenza ingannando i presidi. Dopo la nomina presentano il certificato che gli esonera da alcune mansioni, a cominciare dalle pulizie». Ogni 5 collaboratori scolastici ne vengono assunti più dei 3 previsti dalla legge 104 del 1992. «Dovranno sottoporsi ad una nuova visita medica», fa sapere Lacoppola.

Metalmeccanici Fiom in sciopero "Vogliamo un contratto unitario"
Manifestazioni in 5 città, 250 mila partecipanti Rinaldini: "Non ci può essere un accordo senza la maggioranza dei lavoratori"
di ORIANA LISO e MASSIMO PISA

MILANO - Cinque piazze per 250mila lavoratori. Operai, ma non solo loro: perché la crisi nel mondo del lavoro tocca anche quelli che un tempo erano colletti bianchi e oggi sono cassintegrati e esuberi come gli altri. Le cinque manifestazioni della Fiom-Cgil si sono svolte ieri in parallelo tra Milano - oltre 80mila persone da tutto il Nord -, Firenze con 60mila lavoratori, Roma con 30mila, Napoli con 50mila persone e più di 10mila a Palermo. Una iniziativa, assieme alle 8 ore di sciopero nazionale, nata per protestare contro i licenziamenti e contro l´ipotesi di accordo separato per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, linea seguita da Fim e Uilm.
I numeri dell´adesione allo sciopero, i discorsi pronunciati nelle piazze - soprattutto quello del segretario generale Gianni Rinaldini in una piazza Duomo a Milano dove brillava l´esempio della Innse - sono diventati occasione di polemiche a distanza. «No ad un accordo firmato solo da sigle minori», ha detto Rinaldini, lanciando la proposta del referendum tra i lavoratori. A Federmeccanica ha detto: «Non fate gli incontri sulla piattaforma di Fim e Uilm prima di sentire cosa vuole la maggioranza dei lavoratori». Un rinvio che non accetta il segretario generale dell´Ugl Renata Polverini: «Massimo rispetto per i lavoratori che manifestano: non credo però che questo, visto il momento difficile della nostra economia, possa rivelarsi utile per uscire dalla crisi». Niente piazza, per Polverini, anzi: «Sicuramente otterremo qualcosa in più dei 103 euro di Federmeccanica, questo sarà probabilmente uno dei pochissimi contratti che porteremo a casa senza scioperi». Replica anche il segretario Cisl Raffaele Bonanni: «Loro hanno la maggioranza relativa, ma le altre che firmeranno hanno la maggioranza assoluta».
Duro anche il leader della Uil Luigi Angeletti: «È anche per i lavoratori scesi in piazza che facciamo la trattativa. Per ora la Fiom ha solo fatto perdere loro una giornata di salario». Parla di «modo sbagliato di rappresentare le istanze del lavoro» il ministro Maurizio Sacconi, dubbioso sul successo raccontato dalla Fiom «che dovrebbe riflettere sulla poca adesione registrata allo sciopero, praticamente non è esistito nelle piccole imprese». E la Confindustria di Bergamo, ieri, ha condannato come «fatto grave», un volantino che la Fiom locale avrebbe portato in piazza a Milano, con le foto di esponenti di Confindustria, Governo e sindacato bucherellate e accompagnate dalla scritta "Fermiamoli". Prossimo appuntamento in piazza il 23, con lo sciopero generale indetto da Cub, Cobas e SdL.


10 ottobre 2009 - Corriere di Viterbo

Igiene e sicurezza nei posti di lavoro
L’Inps regionale propone le mascherine per combattere i rischi influenza.
RdB chiede e ottiene più attenzione per i dipendenti

Viterbo - Si è svolto ieri l'incontro richiesto dalla RdB Cub di Viterbo con il Direttore provinciale dell'Inps di Viterbo per porre l'attenzione sul delicato tema dell'igiene e sicurezza nei posti di lavoro. A seguito dell'assemblea con i lavoratori tenutasi il 5 ottobre scorso, la RdB ha rappresentato l'esigenza di mettere in atto con urgenza una serie di misure finalizzate alla prevenzione e alla riduzione dei rischi, considerato che, presso l'Istituto di Viterbo, i dipendenti, in particolare quelli adibiti allo sportello al pubblico, sono sprovvisti di ogni tipo di protezione. L'esigenza, messa in risalto dall'arrivo dell'influenza A-H1N1, ha radici ben più profonde e riguarda in generale il rischio di esposizione alle infezioni e alle malattie epidemiche gravi. Non bisogna dimenticare, infatti, che l'Inps oltre a ricevere ogni giorno un massiccio numero di persone allo sportello, eroga servizi anche a particolari tipologie di utenza come, ad esempio, i portatori di malattie trasmissibili come Tbc eccetera. Le odierne tendenze di accogliere il pubblico in ambienti privi di barriere protettive dimostrano una particolare attenzione all'immagine nei confronti dell'utenza, ma allo stesso tempo espongono il personale dipendente a rischi di varia natura, a partire dal rischio alla salute che non si esaurisce nella sola prevenzione alle infezioni e ai contagi, ma riguarda anche l'incolumità fisica del personale. I fatti accaduti recentemente presso la Direzione provinciale dell'Inps di Napoli, dove un dipendente è stato fisicamente aggredito da un utente che reclamava l'immediato pagamento degli assegni familiari, ne rappresentano diretta testimonianza. Ma quello di Napoli non è un fatto isolato perché anche nella nostra regione, e più precisamente presso lo sportello Inps di Anzio, si è ripetuta la stessa scena non molto tempo prima, il 10 agosto scorso, e assai più recentemente, il 7 ottobre per la precisione, con aggressioni subite da operatrici del front-office nell'indifferenza pressoché generale di un’utenza inviperita da un continuo taglio di servizi che, però, niente ha a che fare con l'operato dei dipendenti dell'Istituto. L'Amministrazione centrale, più volte interpellata al fine di provvedere con misure idonee alla tutela della salute dei lavoratori, come previsto, peraltro, dalle attuali disposizioni sulla sicurezza nei posti di lavoro, sta rimpallando da una sede all'altra le responsabilità adducendo la motivazione che non ci sono risorse disponibili, ma, allo stesso tempo, le risorse si trovano per finanziare inutili progetti come gli emoticons o per sostituire computer perfettamente funzionanti. Il Direttore dell'Inps di Viterbo si è dimostrato, con i rappresentanti RdB, molto più sensibile alle richieste dei lavoratori e si è impegnato ad installare in brevissimo tempo pannelli di protezione per il front-office. Dalla prossima settimana dovrebbero infatti iniziare i sopralluoghi. La RdB, che ritiene una priorità la tutela alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro (si rammenti il libro bianco sulla sicurezza dei lavoratori presso l'Amministrazione provinciale), nei prossimi giorni promuoverà ulteriori interventi presso altri Uffici interessati da queste problematiche, chiedendo anche il sostegno di tutte le Istituzioni preposte.


10 ottobre 2009 - Il Mattino di Padova

COBAS
«Questionario stressante»

Padova - Questionario antistress? In pratica, il contrario: 350 domande non sono andate giù alle rappresentanze sindacali di palazzo Moroni. Non nella sostanza, ma nei modi. Tutti i dipendenti comunali saranno invitati a presentarsi in sei incontri in Sala Anziani ad ottobre ai test per capire quanto sono stressati. «Potevano almeno avvertirci prima e chiedere un parere - spiegano Stefano Pieretti e Daniela Luise delle Rsu - Così rischia di essere solo uno spreco di soldi ed energia. Ben venga l’indagine, ma la griglia di domande è generica». Il questionario è stato pagato 15 mila euro. Elaborato e valutato dal professor Nicola De Carlo, ordinario di Psicologia Generale a Padova.


10 ottobre 2009 - Il Mattino

Salerno. Proprio per avere un quadro quanto più chiaro possibile...
di GIANNI COLUCCI

Salerno - Proprio per avere un quadro quanto più chiaro possibile della situazione economica della provincia, si è pensato ad un contatto anche con i relatori che nella mattinata discuteranno al «forum delle idee». Il forum sarà aperto dallo stesso Cirielli, da Adolfo Urso, segretario della fondazione di Fini FareFuturo e dal presidente dell’associazione Mezzogiorno Nazionale e sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli. Nel pomeriggio Fini avrà quindi modo di partecipare al confronto tra i segretari dei principali sindacati italiani (ci sarà solo la defezione di Vecchioni di Confagricoltura sostituito dal salernitano Consalvo). Il discorso finale di Fini è previsto per le 17. Ma la giornata in cui Fini metterà il traffico della città sotto stress per l’apparato di sicurezza messo in campo a sua tutela, potrebbe diventare davvero campale. Infatti in occasione dell’arrivo del presidente della Camera si annuncia una protesta dei precari della scuola. Le organizzazioni di base hanno infatti organizzato un presidio davanti al teatro «Verdi». Chiederanno una parola di Fini contro i tagli, anche se nell’obbiettivo della protesta c’è sopratutto il ministro Tremonti. «Dopo 40 giorni di lotta la stanchezza comincia a sentirsi - dicono i precari della provincia di Salerno - ma non la volontà di combattere». Contro quello che i precari chiamano «Il grande burattinaio della Gelmini» per il taglio di «8 miliardi di euro in tre anni alla scuola pubblica», cioè Giulio Tremonti, si terrà un è presidio dei precari e dal patto di base Salerno Cobas-Cub-SdL da oggi alle 14 al teatro. Alla giornata con Fini partecipano per il «forum delle idee» Aldo Bonomi del consorzio A.Aster, Andrea Geremicca presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa, Massimo Lo Cicero, dell’Università di Roma Torvergata e Roberto Pasca di Magliano della Federico II, oltre ad Ortensio Zecchino, presidente dell’Associazione Europa Popolare. Nell’incontro del pomeriggio con Fini ci saranno i segretari dei sindacati Angeletti (Uil), Bonanni (Cisl) ed Epifani (Cgil), Polverini (Ugl), oltre a Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Rimangono sullo sfondo invece le polemiche tra le diverse anime del Pdl. In particolare il mancato invito al ministro Carfagna appare come foriero di una nuova impennata polemica tra gli ex di An e gli ex azzurri. L’organizzazione dell’evento che è stata affidata all’associazione Mezzogiorno Nazione di Viespoli e a Fare Futuro di cui è segretario Urso appare come il chiaro segno della volontà di stabilire un presidio forte dei finiani in Campania e a Salerno in particolare. Mantenere tutto «in casa» senza concessioni ai compagni di strada provenienti da Forza Italia - alla luce delle polemiche Cirielli-Carfagna di queste settimane - non fa che accentuare la controversia. In sedicesimo lo scontro che anche a livello regionale si sta consumando: contemporaneamente all’appuntamento di Salerno è in corso a Pietrelcina un’iniziativa analoga del Pdl tutta di marca forzista, La guerra nel pdl salernitano (e non solo) non è ancora finita.

Roma. Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta...
di LUCIA MANCA

Roma - Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte già "digerita" tra gli statali, diventa ora operativa: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio di stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga. «Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l'ha giudicata il premier Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito a persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione». Non solo, quindi, una riforma per tagliare o punire. Visibilmente soddisfatto il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, per aver portato a casa il risultato in 15 mesi), ha detto che è la più grande riforma della legislatura. «Una riforma in positivo per dare dei più al Paese: più servizi ai cittadini, scuola, salute, trasparenza, mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti. Tutti insieme questi più porteranno un aumento di produttività del 20-30-40-50% nell'arco dei prossimi anni». Superando così anche il gap con altri paesi, come Francia o Germania, dove c'è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori. La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, e in uno, due anni si avranno grandi risultati. La riforma ha già avuto la promozione a pieni voti di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera. Bocciatura, invece, dalle da Cgil e Rdb. Corso d'Italia annuncia che «contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato D'Antona: il congelamento dell'accertamento della rappresentatività e il rinvio, deciso per legge, del voto per l’elezione delle RSU è un’iniziativa solo politica di dubbia legittimità costituzionale». Ma ecco alcuni dei punti principali della riforma. PREMI. È indicato come l'asse della riforma, prevedendo incentivi economici e di carriera per i meritevoli. Non più di un quarto dei dipendenti di ogni amministrazione potrà beneficiare del trattamento accessorio nella misura massima prevista dal contratto, non più della metà potrà goderne in misura ridotta del 50%. Chi non lo merita, non prenderà nulla. Il dipendente che si è collocato nella fascia di merito alta concorre per il bonus annuale assegnato alle performance eccellenti. CERTIFICATI MEDICI FALSI. Sanzioni anche di carattere penale sono previste in caso di falsi certificati medici, nei confronti del dipendente per il quale scatta il licenziamento con l'obbligo di risarcimento del danno, ma anche del medico eventualmente corresponsabile, che sarà radiato dall'albo e licenziato. LICENZIAMENTO. Tra le fattispecie individuate per il licenziamento ci sono il ripetersi di assenze ingiustificate, il rifiuto senza motivi del trasferimento, la presentazione di documenti falsi per l'assunzione o per essere promossi. Ma anche: comportamenti aggressivi e molesti e condanna per reati contro la pubblica amministrazione e il prolungato rendimento insufficiente. DIRIGENTI. A loro il compito di valutare la performance di ciascun dipendente. Saranno sanzionati se non svolgeranno efficacemente il proprio lavoro. Per i nuovi dirigenti previsti sei mesi di formazione all'estero. Previste anche nuove procedure di accesso alla dirigenza per concorso per titoli ed esami indetto dalle singole amministrazioni. MOBILITÀ. Se necessario i dipendenti dovranno spostarsi dove è più necessario anche se non sono d'accordo. PAGELLA AI DIPENDENTI. Nasce un'Autorità per rafforzare la valutazione e la trasparenza nelle amministrazioni. Ogni anno la commissione predisporrà una graduatoria di performance delle singole amministrazioni in base a cui la contrattazione ripartirà le risorse.


10 ottobre 2009 - Il Gazzettino

Sì alla riforma Brunetta: «Sarà una rivoluzione»
Disco verde in Consiglio dei ministri. Cisl, Uil e Confindustria danno l’ok. Contraria la Cgil

ROMA - Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte già 'digerita' tra gli statali, diventa ora operativa: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga.
«Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l'ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione». Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «il bastone e la carota», per usare un'espressione cara al ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta (foto), che visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi (ieri il governo ha dato l'ok al decreto legislativo che attua la legge delega presentata per la prima volta al cdm a giugno 2008), ha detto che è la più grande riforma della legislatura. «Una riforma per il Paese: più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell'arco dei prossimi anni». Superando così anche il gap rispetto ad altri paesi, come Francia o Germania, dove c'è meno burocrazia e i costi sono inferiori. La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i comuni hanno deciso di sperimentarla.
La riforma ha avuto la promozione a pieni voti di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera. Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e dalle Rdb.


10 ottobre 2009 - La Sicilia

Uffici pubblici
al via il nuovo corso
di Lucia Manca

Roma - Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte già «digerita» tra gli statali, diventa ora operativa a tutti gli effetti: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga.
«Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l'ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione». Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «Il bastone e la carota», per usare un'espressione cara al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che visibilmente soddisfatto per avere portato a casa il risultato in 15 mesi (ieri il governo ha dato l'ok al decreto legislativo che attua la legge delega presentata per la prima volta al cdm a giugno 2008), ha detto che è la più grande riforma della legislatura.
«Una riforma in positivo per dare dei "più" al Paese: più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell'arco dei prossimi anni». Superando così anche il gap rispetto ad altri paesi, come Francia o Germania, dove c'è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori.
La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell'arco di uno, due anni si avranno grandi risultati.
La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera anche se rivendicano un ruolo nell'attuazione e un rafforzamento della contrattazione.
Bocciatura, invece, dalla Cgil e dalle Rdb. Corso d'Italia annuncia che «contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D'Antona: il congelamento dell'accertamento della rappresentatività e il rinvio, deciso per legge, del voto per la elezione delle Rsu rappresenta una iniziativa solo politica di dubbia legittimità costituzionale». La riforma Brunetta della pubblica amministrazione è «un grave attacco al diritto alla contrattazione nei settori pubblici e il ritorno al primato della gestione da parte della politica dei diritti del lavoro nelle pubbliche amministrazioni e nei settori della conoscenza» è il giudizio del responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil nazionale, Michele Gentile.
Secondo Anna Bonfrisco, senatrice del Pdl, «l'approvazione del decreto è un passaggio cruciale per il rilancio dell'efficienza e della produttività economica del nostro Paese. Con tale riforma sarà possibile avere una migliore organizzazione del lavoro pubblico; assicurare il cittadino sulla qualità delle prestazioni erogate; ottenere adeguati livelli di produttività del lavoro pubblico; valorizzare le professionalità e allo stesso tempo riconoscere i demeriti dei dirigenti pubblici e del personale. L' approvazione di queste misure dimostra ancora una volta l'impegno del governo Berlusconi e dei suoi ministri a proseguire senza esitazioni sulla strada del rinnovamento e dell'efficienza. Questo è, senza dubbio, il governo del fare».


10 ottobre 2009 - Il Giornale di Brescia

Enti pubblici via alla riforma di Brunetta, premi al merito

ROMA - Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica Amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte già «digerita» tra gli statali, diventa ora operativa a tutti gli effetti: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga.
«Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l’ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica Amministrazione». Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «il bastone e la carota», per usare un’espressione cara al ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi.
«Una riforma in positivo per dare di più al Paese: più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell’arco dei prossimi anni». Superando così anche il gap rispetto ad altri Paesi, come Francia o Germania, dove c’è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori».
La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i Comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell’arco di uno, due anni si avranno grandi risultati.
La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera anche se rivendicano un ruolo nell’attuazione e un rafforzamento della contrattazione.Bocciatura, invece, dalla Cgil e dalle Rdb.


10 ottobre 2009 - L'Eco di Bergamo

Fannulloni, tagli a stipendio e licenziamenti
Via libera definitiva del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Il ministro: darà più servizi ai cittadini e aumenterà la produttività anche fino al cinquanta per cento

ROMA - Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte già «digerita» tra gli statali, diventa ora operativa a tutti gli effetti: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti.
E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga.
La soddisfazione del premier
«Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l'ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione».
Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «Il bastone e la carota», per usare un'espressione cara al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi (ieri il governo ha dato l'ok al decreto legislativo che attua la legge delega presentata per la prima volta al Consiglio dei ministri a giugno 2008), ha detto che è la più grande riforma della legislatura.
«Una riforma in positivo per dare dei più al Paese: più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell'arco dei prossimi anni». Superando così anche il gap rispetto ad altri Paesi, come Francia o Germania, dove c'è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori.
Riforma subito al via
La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i Comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell'arco di uno, due anni si avranno grandi risultati. La riforma, ha quindi aggiunto, «cambia lo stato della pubblica amministrazione che non sarà più una palla al piede dell'economia del Paese, ma un elemento di traino. Non è una riforma per tagliare ma per migliorare i servizi ai cittadini e viene fatta per 60 milioni di cittadini». Tra le novità della riforme elencate dal ministro anche quella che riguarda i nuovi dirigenti che saranno mandati per sei mesi all'estero.
Brunetta ha confermato, quindi, il forte impianto meritocratico, in base al quale solo al 25% dei dipendenti, i più bravi, verrà corrisposto il 50% delle risorse accessorie e solo chi è nella prima fascia per tre anni potrà passare di livello.
«Ai meno bravi non sarà dato niente in modo tale che riflettano sulla loro condizione».
«Abbiamo previsto un'Authority di controllo, l'agenzia della valutazione – ha quindi spiegato il ministro –. Una grande novità che ci porta a livello europeo per standard, controlli e valutazioni. La realizzeremo nelle prossime settimane al più alto livello possibile, con personalità standard per garantire autonomie ed indipendenza».
Sì di Cisl e Uil, no dalla Cgil
La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera pur rivendicando un ruolo nell'attuazione e un rafforzamento della contrattazione.
Bocciatura, invece, dalla Cgil e dalle Rdb. Corso d'Italia annuncia che «contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D'Antona: il congelamento dell'accertamento della rappresentatività e il rinvio, deciso per legge, del voto per la elezione delle Rsu rappresenta una iniziativa solo politica di dubbia legittimità costituzionale». «Si tratta – spiega Michele Gentile della Cgil – di una manovra sbagliata e centralistica che segna l'abbandono della contrattualizzazione del rapporto di lavoro, destinata solo a introdurre discrezionalità e inefficienze».


10 ottobre 2009 - Libertà

Il governo vara la riforma Brunetta
"Fannulloni" licenziati e premi al merito per i dipendenti pubblici

ROMA - Taglio dello stipendio se non addirittura il licenziamento per i "fannulloni", premi al merito solo ai più "produttivi". Ecco la riforma Brunetta della pubblica amministrazione che ieri ha avuto il via libera definitvo del consiglio dei ministri. «In questo modo la pubblica amministrazione non sarà più una palla al piede e la lotta all'assenteismo diventerà strutturale», ha spiegato il ministro Renato Brunetta che prevede «un aumento della produttività del 20-30-40-50%» nei prossimi anni. «Una rivoluzione per modernizzare il Paese» ha aggiunto il premier Berlusconi. La riforma ha avuto la promozione nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera. Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e dalle Rdb. Per la Cgil è «un grave attacco al diritto alla contrattazione». Ecco cosa prevede.
Le sanzioni - Sanzioni anche penali sono previste in caso di falsi certificati medici. Per il dipendente scatta il licenziamento con l'obbligo del risarcimento del danno, mentre il medico eventualmente corresponsabile sarà radiato dall'albo e licenziato. Il licenziamento è poi previsto per il ripetersi di assenze ingiustificate, il rifiuto senza motivi del trasferimento, la presentazione di documenti falsi per l'assunzione o per essere promossi, comportamenti aggressivi e molesti, condanna per reati contro la pubblica amministrazione e il prolungato rendimento insufficiente. Viene definito un catalogo di infrazioni particolarmente gravi assoggettate al licenziamento, che potrà essere ampliato, ma non diminuito, dalla contrattazione collettiva.
I premi - Sono previsti incentivi economici e di carriera solo per i meritevoli. Chi non merita non prenderà nulla. Il dipendente che si collocherà nella fascia di merito alta concorrerà per il bonus annuale assegnato alle performance eccellenti. Previste anche forme di incentivazione aggiuntive per le performances di eccellenza e per i progetti innovativi; criteri meritocratici per le progressioni economiche; accesso dei dipendenti migliori a percorsi di alta formazione.
I dirigenti - A loro il compito di valutare la performance dei dipendenti. Saranno sanzionati con la decurtazione della busta paga se non svolgeranno efficacemente il proprio lavoro. Per i nuovi dirigenti sono previsti sei mesi di formazione all'estero. Previste anche nuove procedure di accesso alla dirigenza per concorso per titoli ed esami indetto dalle amministrazioni.
Mobilità - «Sarà fatta, con le dovute garanzie, anche se il dipendente non è d'accordo» ha detto Brunetta, spiegando che potrà capitare che il dipendente sia spostato a seconda delle necessità in un'area dove è più utile. Promossa poi la mobilità sia nazionale che internazionale dei dirigenti.
La pagella - Nasce un'Autorità per rafforzare la valutazione e la trasparenza. Si tratta di un'apposita Commissione che ogni anno predisporrà una graduatoria di performance delle singole amministrazioni in base a cui la contrattazione ripartirà le risorse. E arriva anche una sorta di pagella dei dipendenti.
Trasparenza - Ogni amministrazione adotterà un programma triennale per la trasparenza.


10 ottobre 2009 - Il Messaggero Veneto

Fannulloni, via libera alla riforma
Arrivano tagli a stipendio e licenziamenti, premi soltanto a chi produce BUROCRAZIA. Approvate dal Cdm le nuove misure. Berlusconi: svolta epocale Obiettivi da centrare: più produttività, merito e trasparenza negli atti

ROMA - Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione.
Annunciata da tempo e forse, in gran parte già "digerita" tra gli statali, diventa ora operativa a tutti gli effetti: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti.
E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme a una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga.
«Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l'ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione».
Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «il bastone e la carota», per usare un'espressione cara al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi (ieri il governo ha dato l'ok al decreto legislativo che attua la legge delega presentata per la prima volta al consiglio dei ministri a giugno 2008), ha detto che è la più grande riforma della legislatura.
«Una riforma in positivo per dare dei più al Paese: più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell'arco dei prossimi anni». Superando così anche il gap rispetto ad altri paesi, come Francia o Germania, dove c'è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori.
La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell'arco di uno, due anni si avranno grandi risultati.
La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera anche se rivendicano un ruolo nell'attuazione e un rafforzamento della contrattazione.
Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e dalle Rdb. Corso d'Italia annuncia che «contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D'Antona: il congelamento dell'accertamento della rappresentatività e il rinvio, deciso per legge, del voto per la elezione delle RSU rappresenta una iniziativa solo politica di dubbia legittimità costituzionale».


10 ottobre 2009 - Brescia Oggi/Arena/Giornale di Vicenza

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Palazzo Chigi dà il via libera alla riforma Brunetta contro i dipendenti «fannulloni»
Statali, premi ai migliori e trasparenza

ROMA - Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai «fannulloni» i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di «pagella» dei dipendenti. Insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga. Sanzioni anche penali per certificati medici falsi, Ma l’asse della riforma resta il merito, per il quale sono previsti incentivi economici e di carriera.
«Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l’ha giudicata il premier Silvio Berlusconi, sottolineando che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione». Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «è una riforma in positivo, la più grande della legislatura», ha detto il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi, «per dare più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell’arco dei prossimi anni». Superando così anche il gap rispetto ad altri paesi, come Francia o Germania, dove c’è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori. La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell’arco di uno, due anni si avranno grandi risultati.
La riforma ha avuto la promozione di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera. Per la Cisl «tutto dipenderà dalla sua applicazione», per l’Ugl «può essere un’oppotrunità». Bocciatura, invece, da Cgil («grave attacco alla contrattazione» e dalle Rdb. Corso d’Italia annuncia che «contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D’Antona: il congelamento dell’accertamento della rappresentatività e il rinvio, deciso per legge, del voto per la elezione delle RSU rappresenta una iniziativa solo politica di dubbia legittimità costituzionale»
Contrari anche medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale. Per la Cosmed «è l’ennesima punizione, una legge centralista che non tiene conto delle specificità del settore medico».


10 ottobre 2009 - America Oggi online

Pubblica amministrazione. Via libera alla rivoluzione di Brunetta

ROMA -Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte già "digerita" tra gli statali, diventa ora operativa a tutti gli effetti: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga. "Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese", l'ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di "ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione". Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: "Il bastone e la carota", per usare un'espressione cara al ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi (oggi il governo ha dato l'ok al decreto legislativo che attua la legge delega presentata per la prima volta al cdm a giugno 2008), ha detto che è la più grande riforma della legislatura. "Una riforma in positivo per dare dei più al Paese: più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell'arco dei prossimi anni". Superando così anche il gap rispetto ad altri paesi, come Francia o Germania, dove c'é meno burocrazia e dove i costi sono inferiori. La riforma "partirà subito", ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell'arco di uno, due anni si avranno grandi risultati. La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera anche se rivendicano un ruolo nell'attuazione e un rafforzamento della contrattazione. Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e dalle Rdb. Corso d'Italia annuncia che "contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D'Antona: il congelamento dell'accertamento della rappresentatività e il rinvio, deciso per legge, del voto per la elezione delle RSU rappresenta una iniziativa solo politica di dubbia legittimità costituzionale".


10 ottobre 2009 - L'Adige

ROMA. La guerra ai «fannulloni» passa dagli annunci ai fatti...

ROMA - La guerra ai «fannulloni» passa dagli annunci ai fatti. È arrivato ieri il via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte, già «digerita» tra gli statali, diventa ora operativa a tutti gli effetti. Con tutte le sue novità: più produttività, più merito e più trasparenza, ma soprattutto lotta senza tregua appunto ai «fannulloni» i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, a tagli degli stipendi, fino all'extrema ratio del licenziamento. Non solo: dalla riforma arriva un forte impulso alla mobilità - quasi eccessivo dato che questa sarà imposta obbligatoriamente se necessario - oltre allo sbarco di una nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Il tutto, insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga. «Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l'ha definita il premier Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e insistendo sull'importanza del «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, che nella pubblica amministrazione sono molte». Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «bastone», ma anche «carota», per usare espressioni care al padre della norma, il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in quindici mesi (ieri il governo ha dato l'ok al decreto legislativo che attua la legge delega presentata per la prima volta nel giugno 2008), ha detto che è la più grande riforma della legislatura. «Una riforma in positivo per dare dei più al Paese: più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini-clienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell'arco dei prossimi anni, superando così anche il gap rispetto ad altri paesi, come Francia o Germania, dove c'è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori». La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell'arco di uno-due anni si avranno grandi risultati. La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi da parte di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera seppur rivendicando un ruolo nell'attuazione. Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e da Rdb, la federazione delle rappresentanze di base che - hanno annunciato - contrasteranno «qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D'Antona: il rinvio - deciso per legge - del voto per la elezione delle Rsu rappresenta una iniziativa di dubbia legittimità costituzionale».


10 ottobre 2009 - Il Cittadino

Statali, il via libera alla riforma Brunetta: «Rivoluzione per la modernità del Paese»
di Lucia Manca

10 ottobre 2009 - La Provincia

Lotta ai fannulloni e merito: «rivoluzione» per gli statali
La pubblica amministrazione cambia: più produttività, trasparenza e sanzioni. Brunetta: ai cittadini maggiori servizi e in un paio d'anni avremo grandi risultati
di Lucia Manca

10 ottobre 2009 - La Gazzetta di Parma

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NASCE ANCHE LA PAGELLA DEI DIPENDENTI
Statali: via libera alla stretta anti-fannulloni
Sì del governo alla riforma di Brunetta Berlusconi: «Una rivoluzione». Contraria la Cgil
di Lucia Manca

10 ottobre 2009 - Gazzetta del Sud

Via libera definitivo alla riforma Brunetta: «Premi a chi produce»
Stretta anti-fannulloni: tagli allo stipendio e rischio licenziamento
Nasce l'authority di controllo per la valutazione all'interno della Pubblica amministrazione
di Lucia Manca

ROMA - Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte già «digerita » tra gli statali, diventa ora operativa a tutti gli effetti: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, anche penali, taglio dello stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga. «Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l’ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione».
Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «Il bastone e la carota», per usare un’espressione cara al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi (ieri il governo ha dato l’ok al decreto legislativo che attua la legge delega presentata per la prima volta al cdm a giugno 2008), ha detto che è la più grande riforma della legislatura. «Una riforma in positivo per dare di più al Paese: più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadiniclienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell’arco dei prossimi anni». Superando così anche il gap rispetto ad altri Paesi, come Francia o Germania, dove c'è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori.
La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell’arco di uno, due anni si avranno grandi risultati.
La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera anche se rivendicano un ruolo nell’attuazione e un rafforzamento della contrattazione. Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e dalle Rdb. Corso d’Italia annuncia che «contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D’Antona: il congelamento dell’accertamento della rappresentatività e il rinvio, deciso per legge, del voto per la elezione delle Rsu rappresenta una iniziativa solo politica di dubbia legittimità costituzionale».
Tra i pareri negativi alla riforma di Brunetta si annoverano anche i medici e i dirigenti del Servizio sanitario nazionale (Ssn). La riforma Brunetta è «l'ennesima punizione per i medici e i dirigenti del Servizio sanitario nazionale Ssn: una legge centralista, che limita gli spazi professionali sindacali dei medici; una legge discriminatoria del servizio pubblico che riduce le prerogative sindacali ad esclusivo vantaggio della discrezionalità politica », ha affermato Carlo Lusenti, coordinatore della Cosmed (la Confederazione che rappresenta i medici e i dirigenti del Ssn). «Tutto si riduce a uno schema – denuncia Lusenti in una nota – schema burocratico che non tiene conto delle specificità». Pubblica amministrazione Il ministro Renato Brunetta ha ottenuto il via libera alla riforma definita «anti-fannulloni».


9 ottobre 2009 - Ansa

P.A.: RDB CUB, RIFORMA BRUNETTA È ATTACCO AI LAVORATORI

(ANSA) - ROMA, 9 OTT - La riforma Brunetta della pubblica amministrazione, approvata oggi dal Consiglio dei ministri, «è finalizzata ad ulteriori tagli alle risorse per il funzionamento e il personale pubblico, un ulteriore passo indietro rispetto al livello di protezione sociale che lo Stato dovrebbe garantire ai cittadini e che ci pone agli ultimi posti delle classifiche mondiali in termini di welfare». È quanto si legge in una nota della direzione nazionale della Rdb Cub-Pubblico impiego. Si tratta di «un attacco alle condizioni di lavoro, alla dignità e al salario dei dipendenti pubblici - si legge nel comunicato - che non ha eguali nella storia recente della Repubblica». La Rdb Cub-Pubblico Impiego, che ha già aderito allo sciopero generale proclamato per il 23 Ottobre, «contrasterà - si legge infine nella nota - con tutti i mezzi il progetto di devastazione e smantellamento contenuto nel decreto, avviando fin da domani assemblee in tutti i luoghi di lavoro per far comprendere fino in fondo ai lavoratori e agli utenti la reale portata di questa controriforma».

P.A.:AL VIA RIFORMA BRUNETTA;BERLUSCONI,UNA RIVOLUZIONE
OK DA CDM; PIÙ MERITO, MOBILITÀ E LOTTA A FANNULLONI
di Lucia Manca

(ANSA) - ROMA, 9 OTT - Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Annunciata da tempo e forse, in gran parte già 'digerità tra gli statali, diventa ora operativa a tutti gli effetti: più produttività, merito e trasparenza, ma anche lotta ai fannulloni i quali, a seconda della gravità del caso, andranno incontro a sanzioni, pure penali, taglio dello stipendio, licenziamenti. E ancora: forte impulso alla mobilità, obbligatoria se necessario, nuova Authority per la valutazione delle performance e una sorta di pagella dei dipendenti. Insieme ad una responsabilizzazione dei dirigenti che, se negligenti, si vedranno decurtare la busta paga. «Una rivoluzione e una grande spinta per la modernità del Paese», l'ha giudicata il premier, Silvio Berlusconi, sottolineando anche che dal 2011 tutto sarà digitalizzato e battendo sul tasto di «ridare fiducia e merito alle persone eccellenti, molte nella pubblica amministrazione». Non solo, quindi, una riforma per tagliare o per punire: «il bastone e la carota», per usare un'espressione cara al ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che visibilmente soddisfatto per aver portato a casa il risultato in 15 mesi (oggi il governo ha dato l'ok al decreto legislativo che attua la legge delega presentata per la prima volta al cdm a giugno 2008), ha detto che è la più grande riforma della legislatura. «Una riforma in positivo per dare dei più al Paese: più servizi ai cittadini, più scuola, più salute, più trasparenza, più mobilità, più soddisfazione dei cittadini clienti. Tutti insieme questi più porteranno ad un aumento della produttività del 20-30-40-50% nell'arco dei prossimi anni». Superando così anche il gap rispetto ad altri paesi, come Francia o Germania, dove c'è meno burocrazia e dove i costi sono inferiori. La riforma «partirà subito», ha assicurato Brunetta, aggiungendo che anche i comuni hanno deciso di sperimentarla e che nell'arco di uno, due anni si avranno grandi risultati. La riforma ha avuto la promozione a pieni voti nei giorni scorsi di Confindustria, ma anche da Cisl e Uil è venuto un sostanziale via libera anche se rivendicano un ruolo nell'attuazione e un rafforzamento della contrattazione. Bocciatura, invece, dalle dalla Cgil e dalle Rdb. Corso d'Italia annuncia che «contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge alla quale aveva lavorato Massimo D'Antona: il congelamento dell'accertamento della rappresentatività e il rinvio, deciso per legge, del voto per la elezione delle RSU rappresenta una iniziativa solo politica di dubbia legittimità costituzionale».


9 ottobre 2009 - Agenfax

IN SCENA OGGI L’ENNESIMA RIFORMA DELLA P.A.

Questa mattina è stato varato dal Consiglio dei Ministri il Decreto Legislativo, in attuazione della legge 15/09, di Riforma della Pubblica Amministrazione. L’ennesima riforma che, al di là dei particolari che si sapranno in giornata, è finalizzata ad ulteriori tagli alle risorse per il funzionamento e il personale pubblico. Un ulteriore passo indietro rispetto al livello di protezione sociale che lo Stato dovrebbe garantire ai cittadini e che ci pone agli ultimi posti delle classifiche mondiali in termini di welfare. Un attacco alle condizioni di lavoro, alla dignità e al salario dei dipendenti pubblici che non ha eguali nella storia recente della Repubblica. Attaccare le condizioni dei dipendenti per concludere l’operazione di smantellamento dei residui di stato sociale sopravvissuti alle precedenti riforme messe in atto dai passati governi, di centrosinistra e centrodestra. Da domani saremo tutti più poveri: i lavoratori pubblici, per l’attacco ai livelli salariali contenuto nel decreto, e i cittadini, per i processi di devastazione dei servizi sociali che il decreto accentuerà. La RdB/CUB Pubblico Impiego, che ha già aderito allo Sciopero Generale proclamato dal Sindacalismo di Base per il 23 Ottobre, contrasterà con tutti i mezzi il progetto di devastazione e smantellamento contenuto nel Decreto avviando fin da domani assemblee in tutti i luoghi di lavoro per far comprendere fino in fondo ai lavoratori e agli utenti la reale portata di questa controriforma.


9 ottobre 2009 - Agi

TRIESTE: PRESIDIO INFORMATIVO COBAS SU SCIOPERO GENERALE

(AGI) - Trieste, 9 ott. - Presidio informativo oggi in centro a Trieste da parte delle tre organizzazioni sindacali di base (Cub, Confederazione Cobas e Sdl Intercategoriale) per informare lavoratori e cittadinanza sulle motivazioni che hanno portato allo sciopero generale e alla manifestazione nazionale di tutte le categorie pubbliche e private per la giornata del 23 ottobre. Lo sciopero - si legge in una nota - e' a sostegno della piattaforma che e' stata consegnata al governo il 4 agosto scorso e che prevede: il blocco dei licenziamenti e la riduzione dell'orario di lavoro a parita' di salario; aumenti consistenti di salari e pensioni, introduzione di un reddito minimo garantito per tutti/e; aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita; cassa integrazione almeno all'80 per cento del salario e reddito per i lavoratori atipici, con mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati/e; abrogazione della Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza. Inoltre: sostegno delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, del riassetto idrogeologico e contro il nucleare, la privatizzazione dell'acqua e l'incenerimento dei rifiuti; messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, delle scuole, dei trasporti, rifiutando la riduzione delle sanzioni per chi causa morti del lavoro, gravi infortuni, malattie professionali; contro i tagli di posti, classi e orari nella scuola pubblica e contro la legge Aprea; assunzione a tempo indeterminato dei precari e reinternalizzazione dei servizi;investimenti in un milione di alloggi popolari, tramite utilizzo di case sfitte e ristrutturazione e requisizioni del patrimonio immobiliare, blocco degli sfratti, canone sociale per i bassi redditi; diritto di uscita immediata per gli iscritti/e ai fondi-pensione chiusi; contro l?aumento dell'eta' pensionabile per le lavoratrici della P.A.; ritiro della riforma Brunetta; difesa del diritto di sciopero; fine del monopolio oligarchico di Cgil-Cisl-Uil sulla rappresentanza e i diritti sindacali, contro la pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare; pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori, rappresentanza elettiva democratica sui posti di lavoro e a livello regionale/nazionale.


9 ottobre 2009 - Il Bologna

Via Tagliamento
Presidio di Asia Rdb scongiurato uno sfratto

Bologna - Un mese. È il tempo che l'ufficiale giudiziario ha dato a una famiglia - padre, madre e un figlio piccolo - per risolvere la morosità nell'appartamento in cui vivono, in via Tagliamento. È un tempo sufficinete, secondo Asia Rdb, perché Prefettura e Comune trovino una soluzione, come l'amministrazione due settimane fa fece per la vicenda di via Pontevecchio. L'ennesimo caso di nucleo familiare non in grado di pagare l'affitto è stato affrontato dall'associazione degli inquilini, ieri mattina, nel modo consueto: picchetto antisfratto e trattative con la controparte, con l'esito desiderato. A pagare, secondo Asia che chiede con sempre maggior urgenza un tavolo tra le parti sociali per affrontare il problema, sono come di consueto le fasce popolari, e il sindacato annuncia che continuerà a battersi per il diritto alla casa: «Uscire dall'emergenza abitativa vuol dire affitto calcolato in base al reddito, ovvero incremento dell'edilizia residenziale pubblica».


9 ottobre 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. UN PICCHETTO anti-sfratto organizzato dagli inquilini dell'Asia RdB...

Bologna - UN PICCHETTO anti-sfratto organizzato dagli inquilini dell'Asia (Associazione inquilini assegnatari)-RdB e dagli attivisti di Bologna Prende Casa ha impedito l'esecuzione di uno sfratto per morosità di una famiglia monoreddito composta da padre madre e figlio minore in via Tagliamento. Lo riferisce un comunicato dell'Asia in cui si precisa che «è stato ottenuto un rinvio di un mese, tempo che dovrà essere più che sufficiente perché vengano individuate delle soluzioni e perché ogni istituzione, dall'Amministrazione comunale alla Prefettura si assumano le loro responsabilità, passando dalle parole ai fatti». Uscire dall'emergenza abitativa sostiene l'associazione vuol dire affitto calcolato in base al reddito, ovvero incremento dell'edilizia residenziale pubblica.


9 ottobre 2009 - La Nuova Sardegna

«Casa, la lotta non si ferma» L’Rdb prepara la mobilitazione

NUORO - Dopo le proteste degli scorsi mesi, e il picchetto organizzato in occasione dell’ultimo sfratto a Nuoro, l’Rdb-Cub, il movimento di lotta per la casa, e l’associazione inquilini e assegnatari, in un comunicato annuncia che «La lotta per la casa non si ferma» e che presto si potrebbe preparare una mobilitazione popolare. Sempre nello stesso documento si ripercorrono i momenti dello scorso 6 ottobre quando a Nuoro è stato «effettuato il secondo sfratto». L’Rdb-Cub tiene a spiegare che l’abusivo in questione era «un uomo di 60 anni, imbianchino precario, con problemi di salute, che pur di non continuare ad occupare abusivamente le panchine di pizza Italia, ha occupato uno scantinato di 30 metri quadri privo di luce naturale». Secondo il sindacato e le varie associazioni «questo è il risultato dei mancati impegni da parte del Comune di Nuoro, in particolare dell’assessore Graziano Pintori e del sindaco Mario Zidda». «Come mai - si legge nel comunicato - in altre città il sindaco ha bloccato 200 sfratti, mentre qui ci dicono che non è possibile fare nulla?». «La lotta per la casa non si ferma - si legge in conclusione - prepariamoci a una mobilitazione popolare».


9 ottobre 2009 - L'Unione Sarda

I comitati di base contestano il blitz compiuto martedì scorso da Area
«Sfrattato da uno scantinato un uomo indifeso»

Nuoro - Un comitato formato da diverse sigle contesta gli sfratti eseguiti martedì scorso in città: «Con una brillante operazione stile sudamericano, l'ufficiale giudiziario e i dirigenti di Area (ex Iacp) scortati da un ingente numero di forze dell'ordine hanno effettuato il secondo sfratto nella nostra città - si legge nel documento sottoscritto da Rappresentanze Sindacali di Base, Cub, movimento di lotta per la casa, associazione Inquilini e assegnatari, Fip - il malfattore, l'abusivo, colui che aveva occupato una dependance (scantinato) residenziale, colui che aveva commesso un'azione illegale, è stato allontanato, buttato fuori dalla sua casa . La legalità ha trionfato ed è stata ripristinata. L'immagine della città, soprattutto dopo l'approvazione del Puc, è salva. Gli amministratori comunali, l'Area e i cittadini benpensanti nuoresi possono dormire sogni tranquilli».
«Chi è l'abusivo? - conclude la nota - un uomo di 60 anni, imbianchino precario, con problemi di salute, che pur di non continuare ad occupare abusivamente le panchine di piazza Italia ha occupato uno scantinato di trenta metri quadri privo di luce naturale. Esprimono profondo dissenso e sdegno nei confronti di questa politica e condanniamo duramente questo vile episodio che ha colpito un cittadino debole e indifeso».


9 ottobre 2009 - La Repubblica

Asili, i sindacati di base assediano
Tursi Centro bloccato, irruzione in sala giunta: "Più bambini, pochi insegnanti" Apertura di Veardo "Se necessario faremo assunzioni, ma non ritiriamo l´accordo siglato"
di MATTEO MUZIO

Genova - Caos in centro, rabbia in piazza, con irruzione finale nella sala dell Giunta comunale. Va in scena la protesta dei sindacati di base Cobas e RdB Cub in piazza ieri contro l´accordo dell´8 luglio tra il Comune di Genova e i sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil e Diccap. Il testo dell´accordo prevede l´inserimento di 500 bambini negli asili comunali, con l´assunzione di trentacinque insegnanti di scuola materna, più un centinaio di contratti da tre ore a tempo determinato per gli asili nido. «Peccato che il Comune li conti come un posto in più, anche se in realtà valgono mezzo» dice Annamaria Rosaspini, di RdB Cub. Altro punto di disaccordo è l´aumento dei bambini per insegnante, che passano da un massimo di sei a dieci e la conseguente riduzione dello spazio destinato al singolo bambino: otto metri quadri che diventano sei.
La manifestazione, partita da via Garibaldi alle dieci del mattino, ha attraversato piazza Fontane Marose e via 25 aprile per arrivare davanti al palazzo della Regione: «Perché alla base di tutto c´è la legge regionale numero 6 dell´aprile 2009, che però l´amministrazione ha recepito in maniera brutale» dice Patrizia Borrello, del Comitato di Difesa Sindacale. Nel corteo, composto da circa 500 persone, gli umori sono vari: «Io prima ero dipendente statale, poi sono entrata in comune con il primo concorso del 1979 - dice Francesca, dell´asilo nido Camelot - non voglio tornare ai tempi dell´Opera Nazionale Maternità Infanzia e ai suoi principi d´origine fascista». Anna e Antonella, dell´asilo nido Casetta degli Orsacchiotti, non sono iscritte ai sindacati di base: «Però protestiamo lo stesso, anche contro la Cgil che non ci ha rappresentato». Non mancano i genitori: Chiara Musso ha un figlio di due anni, con un handicap psicomotorio: «Da quest´anno mio figlio non avrà più un´insegnante di sostegno tutta per sé. Ce l´avrà solo per il 50% del tempo. Non so come farà, senza un sostegno rischia di farsi male in mezzo agli altri bambini «.
Il corteo dopo aver fatto tappa davanti alla Regione è tornato davanti al Comune, dove i manifestanti, prima hanno occupato l´atrio e poi sono entrati direttamente dentro la sala della Giunta dove sono stati ricevuti dall´assessore e dalla city manager Mariangela Danzì. Dopo una discussione molto accesa, le posizioni sono rimaste distanti. La prossima settimana incontreremo i sindacati per sanare le problematiche delle varie strutture. Se necessario, assumeremo dell´altro personale. Non intendiamo però ritirare l´accordo» dice l´assessore Veardo. I sindacati di base e il comitato di difesa sindacale però non si tira indietro: «Faremo allora altri scioperi e altre manifestazioni di protesta» dice Borrello.


9 ottobre 2009 - Roma Uno

Torbellamonaca, Rdb: "Rivedere decisione armi per vigili"

Roma - Dopo la sparatoria che ha visto impegnato il Comandante dell'8° Gruppo del Comune di Roma Antonio Di Maggio, RdB interviene sulla scelta politica di armare il Corpo della Polizia Municipale. "RdB si è sempre dichiarata contraria alla scelta di armare i Vigili Urbani, poiché per i compiti e le funzioni che svolgiamo l'armamento non è necessario" dichiara Paola Aimo dirigente sindacale delle RdB. "Circa metà dei Vigili Urbani di Roma ha rifiutato l'arma e preoccupa la possibile escalation che potrebbe generarsi, qualora si dovesse sparare contro tutti quelli che in città compiono manovre spericolate o superano i limiti di velocità" continua la rappresentante sindacale. "Ben altra professionalità hanno dimostrato altre forze di Polizia che hanno dato luogo successivamente al fermo del pregiudicato senza far uso di armi" incalza la Aimo. "RdB ritiene che il sindaco farebbe bene a riconsiderare la scelta di armare i Vigili prima che si facciano guai peggiori, anche alla luce delle tante inidoneità all'uso dell'arma accertate sul personale in servizio".


9 ottobre 2009 - L'Arena

COMUNE. Caso mense
Personale in stato di agitazione

Verona - Le Rappresentanze sindacali di base del Comune hanno proclamato lo stato di agitazione del personale comunale.
Ciò in seguito alla vicenda delle esternalizzazioni dei servizi delle mense comunali all’Agec.
Il 17 luglio era stato sottoscritto un pre-accordo tra Comune, Agec e alcuni sindacati. Il documento non era stato però siglato dalle Rdb, secondo le quali «l’esternalizzazione si configura come elusiva della normativa». Inoltre, secondo le Rdb vengono coinvolti anche lavoratori che nulla hanno a che vedere con le mense.


9 ottobre 2009 - Il Gazzettino

«Direttori, il nostro ruolo deve essere rispettato»

Vicenza - La Consulta regionale degli Operatori sociosanitari (Oss) diffida i direttori generali a rispettare il ruolo professionale loro riconosciuto. Il nuovo organismo è stato inaugurato a Vicenza, con il primo incontro ufficiale. Lunedì scorso nella sede sindacale dell’Rdb-Cub di Vicenza si è tenuto il primo incontro della Consulta con delegati e lavoratori delle province di Vicenza, Verona, Padova Venezia e Treviso. "Il primo obbiettivo politico emerso nell’incontro – spiega la coordinatrice veneta della Consulta, Orietta Totti – è costringere il Governo e la Conferenza Stato-Regioni ad attivarsi per il riconoscimento del ruolo sanitario degli Oss, attualmente inquadrati come tecnici. La prospettiva contrattuale vigente di fatto chiude le porte ad una più corretta evoluzione della professione, che è sanitaria, in quanto gli Oss svolgono assistenza diretta ai pazienti. Chiederemo inoltre il riconoscimento della fascia C per tutti gli Oss, quindi un’adeguata progressione economica". Nell’incontro è emerso che una delle problematiche più rilevanti per gli Oss è l’abuso di professione. "Gli Oss svolgono mansioni superiori nei luoghi di lavoro a causa della carenza infermieristica – prosegue Orietta Torri - e rischiano personalmente, sopratutto dal punto di vista giuridico. Gli Oss sono stati ripetutamente costretti a svolgere mansioni non dovute, altrimenti l’assistenza adeguata al paziente non sarebbe stata garantita, ma alcuni giudici li hanno condannati, ritenendo che devono essere a conoscenza del loro profilo professionale ed attenersi alle loro mansioni". Come primo atto formale a livello regionale, la Consulta ha inviato una diffida a tutti i direttori generali delle Ulss e delle case di riposo del Veneto, affinché venga fatta chiarezza sul ruolo degli Oss. "I rappresentanti della Consulta – conclude Orietta Totti – si attiveranno affinché i lavoratori richiedano ai diretti superiori ordini di servizio o protocolli per avere un minimo di tutela".

Padova. Già ci sarebbe da riflettere sul fatto che si facciano tre riunioni per trasferire di cinquecento metri un settore comunale...
di Mauro Giacon

Padova - Già ci sarebbe da riflettere sul fatto che si facciano tre riunioni per trasferire di cinquecento metri un settore comunale, ovvero 25 persone delle Infrastrutture che da palazzo Sarpi dovranno andare al Gozzi. Si discute di sicurezza dei locali, della dislocazione, della possibilità di parcheggio dei lavoratori. E coi sindacati convocati in sala del consiglio comunale si ritrovano l’assessore comunale Carrai e i capisettore Pilotto, e Gennaro e il direttore generale, Negrin.
Ma il bello ieri è venuto quando ad un certo punto Stefano Pieretti dell’Adl Cobas si è accorto che al quarto piano "fioriva" una scrivania di troppo. Era quella assegnata con computer e segretaria all’uomo che comanda tutti i cantieri della città, dal Sarpi al futuro Ponte Verde, l’ingegner Alberto Borghi. Solo che non è un dipendente del Comune ma un consulente esterno, al quale il Comune fa guadagnare non meno di 320 mila euro l’anno. Oddio, che avesse la scrivania l’avevamo scritto, ma sembrava pro-tempore. Invece... «Lo paghiamo già un sacco di soldi. Perché dobbiamo anche dargli un ufficio all’interno del settore? Lui è un esterno e se vuole avere un ufficio deve arrangiarsi per conto suo. In Comune che venga quando deve parlare coi dirigenti» ha detto Pieretti. «Mi hanno risposto che torna molto più utile così perché si mantiene omogeneità... Ma se si fa male a un braccio finché si trova al Gozzi chi ne risponde?»
Un ufficio è stato promesso anche all’ingegner Francesco Bambara, altro consulente eccellente, che di solito "assiste" Borghi nella direzione dei cantieri. Dice il consigliere del Pdl, Antonio Foresta: «Ma se questi sono professionisti ce l’avranno uno studio o no? Che lo usino allora, perché altrimenti vorrebbe dire che il Comune non gli da solo i soldi della parcella ma molti di più».


9 ottobre 2009 - Il Piccolo

E I SINDACATI AUTONOMI TENGONO UN PRESIDIO
Crisi: se ne discute con Rifondazione

Trieste - Ooggi alle 17 nella sede di Rifondazione comunista (via Tarabochia 3) si tiene invece un’assemblea pubblica organizzata dai Giovani comunisti col circolo Centro città di Rc in merito alla crisi economica. Saranno invitati gli operai della Fiom che scioperano oggi stesso.
Intanto Cobas, Cub e Sdl intercategoriale organizzano sempre oggi in piazza Unità alle 16 un «presidio informativo sullo sciopero generale e la manifestazione nazionale di tutte le categorie pubbliche e private» indetta dal coordinamento dei tre sindacati per il 23 ottobre.


9 ottobre 2009 - Il Secolo XIX

Dopo le maestre gli studenti sarà un autunno di cortei
Dagli asili alle fabbriche: numerose le manifestazioni in vista. Anche oggi è rischio caos. Altre categorie pronte a occupare la piazza
di Marco Grasso

Genova - NUMEROSE, compatte e agguerrite. A vederle manifestare, con fischietti e cartelli, qualcuno tra le forze dell'ordine mormora di non ricordare nulla di simile. «Mica sono metalmeccanici, sono maestre». In effetti fa impressione osservare 300 insegnanti di asili nido e scuole dell'infanzia rompere il cordone di polizia e vigili e invadere Palazzo Tursi, per ottenere un colloquio con l'assessore alla Scuola Paolo Veardo e il segretario generale Michelangela Danzì. E questo è solo un assaggio di un autunno che si annuncia rovente.
Le maestre hanno sfilato ieri mattina da via Garibaldi a piazza De Ferrari e bloccando il traffico del centro. Un'adesione «straordinaria», esultano gli organizzatori. Anche perché la manifestazione non era solo contro l'amministrazione, accusata di aver aumentato i posti nelle strutture pubbliche senza modificare gli organici, ma anche contro i sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil e Dicap, che avevano sottoscritto l'intesa con Tursi e oggi si trovano scavalcati.
«In campagna elettorale hanno promesso di aumentare i posti per i bimbi, ma questo servizio deve essere accompagnato da più assunzioni - denuncia un'insegnante - Hanno trasformato gli asili in parcheggi». Punti altrettanto contestati dell'accordo sono la diminuzione dei servizi ai disabili, alle insegnanti di sostegno sono stati assegnati più ragazzi in diversi istituti, e l'offerta di coprire con degli straordinari i turni mancanti.
«C'è poca informazione sull'accordo, sono previste assunzioni - replica l'assessore, fischiato sonoramente dalle maestre - In ogni caso siamo disposti ad analizzare ogni singolo caso». La richiesta di Cobas e Rdb è di «ritirare un accordo firmato da organizzazioni che non rappresentano i lavoratori. Se questo non succederà andremo avanti e coinvolgeremo anche le famiglie».
Il vero test per la scuola sarà oggi. Gli studenti medi, dopo un fitto volantinaggio andato avanti per una settimana, si sono dati appuntamento alle 9 in piazza Caricamento. Da qui raggiungeranno l'Ufficio scolastico regionale in via Assarotti. Al corteo si uniranno anche i precari.
Per Genova, in pieno Salone Nautico, sarà una giornata di passione. Neanche il tempo di riprendere il fiato e martedì ci sarà lo sciopero di otto ore degli autoferrotranvieri. C'è fermento anche fra i metalmeccanic, che oggi sfileranno a Milano. Alcuni focolai covano anche tra i dipendenti di Aster, che attendono l'esito di un incontro con l'azienda venerdì 16 ottobre, e fra gli ex consortili, che si vedranno in assemblea settimana prossima per fare il punto sulle pensioni all'amianto.
E, con la prospettiva che rieentri in campo anche il movimento universitario, la protesta continua ad allargarsi.


9 ottobre 2009 - Il Quaderno

Gestore unico dei trasporti, il sindacato CUB diffida la Provincia di Benevento

Benevento - La segreteria provinciale del sindacato Cub ha diffidato la Provincia di Benevento a procedere immediatamente alla pubblicazione del bando per l’assegnazione delle linee provinciali di trasporto, secondo quanto previsto dalle norme vigenti. Si invita, in particolare, il presidente Aniello Cimitile a fissare un preciso e indilazionabile termine ultimativo entro il quale il bando dovrà essere attivato.
In mancanza di risposte, il sindacato annuncia che procederà a inviare un’informativa alla magistratura per la verifica degli estremi di reato configurabili. La Cub scrive che "soprattutto i lavoratori attendono il gestore unico perché vengano tutelati i diritti oggi non riconosciuti se non a una parte privilegiata dei dipendenti di settore".


8 ottobre 2009 - Omniroma

VIGILI, RDB: «DOPO SPARATORIA DI MAGGIO RIVEDERE QUESTIONE ARMI»

(OMNIROMA) Roma, 08 ott - «Dopo la sparatoria che ha visto impegnato il Comandante dell'8° Gruppo del Comune di Roma Antonio Di Maggio, RdB interviene sulla scelta politica di armare il Corpo della Polizia Municipale. RdB si è sempre dichiarata contraria alla scelta di armare i Vigili Urbani, poiché per i compiti e le funzioni che svolgiamo l'armamento non è necessario», dichiara in una nota Paola Aimo dirigente sindacale delle RdB. «Circa metà dei Vigili Urbani di Roma ha rifiutato l'arma e preoccupa la possibile escalation che potrebbe generarsi, qualora si dovesse sparare contro tutti quelli che in città compiono manovre spericolate o superano i limiti di velocità - continua la rappresentante sindacale - Ben altra professionalità hanno dimostrato altre forze di Polizia che hanno dato luogo successivamente al fermo del pregiudicato senza far uso di armi. RdB ritiene che il sindaco farebbe bene a riconsiderare la scelta di armare i Vigili prima che si facciano guai peggiori, anche alla luce delle tante inidoneità all'uso dell'arma accertate sul personale in servizio», conclude la rappresentante delle RdB.


8 ottobre 2009 - Ansa

MANCA ACQUA IN CASE POPOLARI SAN BASILIO, PROTESTA INQUILINI

(ANSA) - ROMA, 8 OTT - È in corso, a San Basilio, la protesta degli inquilini di via Luigi Gigliotti 45, uno stabile di proprietà del Comune di Roma. Le 50 famiglie che vi risiedono denunciano l'interruzione dell'erogazione dell'acqua da oltre 48 ore, «a causa di un guasto che nè il Comune, nè la Romeo Gestioni, nè il V Municipio si dicono competenti a risolvere». Lo si legge in una nota dell'As.i.a. Rdb. «Ieri sera intorno alle ore 19 - si legge ancora - gli inquilini sono scesi in strada ricevendo la solidarietà dei cittadini. La protesta, che ha fatto registrare momenti di tensione con le forze dell'ordine, si è interrotta intorno all'una, dopo l'impegno assunto dal Comune di dare inizio ai lavori di riparazione alle 6.30 di questa mattina. Al momento però sul posto non si è ancora recato nessuno e gli inquilini, riuniti in presidio, annunciano il rilancio della protesta nei confronti dell'assessorato alla Casa. Il 1ø ottobre, la Romeo ha dichiarato di non avere più fondi per la gestione delle case popolari. Ci chiediamo, a questo punto, come il Comune di Roma intenda andare avanti nella garanzia dei diritti primari dei cittadini. Non solo, infatti, non riconosce il diritto all'abitare alle migliaia di persone in graduatoria che attendono un alloggio, ma non stanzia nemmeno risorse per il patrimonio esistente». L'AS.I.A. RdB sottolinea che «se la situazione rimarrà invariata, gli stessi disagi potrebbero riguardare centinaia di stabili gestiti dalla Romeo in altri territori, lasciando soli migliaia di donne, uomini, anziani, bambini».


8 ottobre 2009 - Il Secolo XIX.it

Asili, insegnanti in corteo a Genova

Genova - Al grido di «vergogna», oltre duecento insegnanti degli asili nido e scuole dell’infanzia del capoluogo ligure hanno partecipato in mattinata a un corteo da palazzo Tursi a piazza De Ferrari, indetto dal gruppo autogestito comitato Difesa Sindacale, con Cobas e Rdb. «Siamo contro la riorganizzazione del Comune, che applica una legge regionale all’estremo - ha detto il portavoce del comitato, Patrizia Borrello, insegnante di asili nido da 27 anni - Il risultato è che negli asili nido ci sono meno maestre in rapporto ai bambini: siamo passati a 10 bambini a testa anziché 8 nella fascia 0-3 anni e da 6 a 7 nella fascia 1-2. Inoltre, contestiamo questo "overbooking", che impone il 10% di iscritti in più, ipotizzando che non tutti frequentino». «Chiediamo un servizio pubblico di qualità, investimenti e assunzioni», ha detto Andrea Tosa dei Cobas del pubblico impiego del Comune. Gli insegnanti delle scuole dell’infanzia, dove la riforma non è stata applicata, contestano la carenza di insegnanti di sostegno e di sostituti: i lavoratori segnalano che, a fronte di un aumento dei bambini iscritti (da 1400 bambini circa dello scorso anno, da 0 a 3 anni, a 1900), sono stati assunti solo sette insegnanti in più e aperto un solo nuovo nido.


8 ottobre 2009 - Il Messaggero.it

San Basilio, stabile senza acqua
Protesta in strada degli inquilini

ROMA (8 ottobre) - A San Basilio gli inquilini di via Luigi Gigliotti 45, uno stabile di proprietà del Comune di Roma, sono scesi in strada per protestare contro la mancanza di acqua. Cinquanta le famiglie che hanno denunciato l'interruzione dell'erogazione dell'acqua da oltre 48 ore, «a causa di un guasto che né il Comune, né la Romeo Gestioni, né il V Municipio si dicono competenti a risolvere». Lo si legge in una nota dell'As.i.a. Rdb (Associazione inquilini e assegnatari). «Ieri sera intorno alle ore 19 - si legge ancora - gli inquilini sono scesi in strada ricevendo la solidarietà dei cittadini. La protesta, che ha fatto registrare momenti di tensione con le forze dell'ordine, si è interrotta intorno all'una, dopo l'impegno assunto dal Comune di dare inizio ai lavori di riparazione alle 6.30 di questa mattina. Al momento però sul posto non si è ancora recato nessuno e gli inquilini, riuniti in presidio, annunciano il rilancio della protesta nei confronti dell'assessorato alla Casa. L'1 ottobre, la Romeo ha dichiarato di non avere più fondi per la gestione delle case popolari». L'AS.I.A. RdB sottolinea che «se la situazione rimarrà invariata, gli stessi disagi potrebbero riguardare centinaia di stabili gestiti dalla Romeo in altri territori, lasciando soli migliaia di donne, uomini, anziani, bambini».


8 ottobre 2009 - OnTuscia

INPS, LA RDB CHIEDE E OTTIENE PIU' ATTENZIONE
PER IGIENE E SICUREZZA NEI POSTI DI LAVORO

Di seguito una nota di Lino Rocchi (foto), RdB CUB Viterbo
(OnTuscia) – VITERBO – (md) Giovedì si è svolto l’incontro richiesto dalla RdB CUB di Viterbo con il direttore provinciale dell’Inps di Viterbo per porre l’attenzione sul delicato tema dell’igiene e sicurezza nei posti di lavoro. A seguito dell’assemblea con i lavoratori tenutasi il 5 ottobre la RdB ha rappresentato l’esigenza di mettere in atto con urgenza una serie di misure finalizzate alla prevenzione e alla riduzione dei rischi, considerato che, presso l’istituto di Viterbo, i dipendenti, in particolare quelli adibiti allo sportello al pubblico, sono sprovvisti di ogni tipo di protezione. L’esigenza, messa oggi in risalto dall’arrivo dell’influenza A-H1N1, ha radici ben più profonde e riguarda in generale il rischio di esposizione alle infezioni e alle malattie epidemiche gravi. Non bisogna dimenticare, infatti, che l’Inps oltre a ricevere ogni giorno un massiccio numero di persone allo sportello, eroga servizi anche a particolari tipologie di utenza come, ad esempio, i portatori di malattie trasmissibili, TBC ecc. Le odierne tendenze di accogliere il pubblico in ambienti privi di barriere protettive dimostrano una particolare attenzione all’immagine nei confronti dell’utenza, ma allo stesso tempo, espongono il personale dipendente a rischi di varia natura, a partire dal rischio alla salute che non si esaurisce nella sola prevenzione alle infezioni e ai contagi ma riguarda anche l’incolumità fisica del personale. I fatti accaduti presso la direzione provinciale dell’Inps di Napoli, dove un dipendente è stato fisicamente aggredito da un utente che reclamava l’immediato pagamento degli assegni familiari, ne rappresentano diretta testimonianza. Ma quello di Napoli non è un fatto isolato perché anche nella nostra regione, e più precisamente presso lo sportello Inps di Anzio, si è ripetuta la stessa scena il 10 agosto scorso e il 7 ottobre con aggressioni subite da operatrici del front-office nell’indifferenza pressoché generale di un utenza inviperita da un continuo taglio di servizi che, però, niente ha a che fare con l’operato dei dipendenti dell’istituto. L’amministrazione centrale, più volte interpellata al fine di provvedere con misure idonee alla tutela della salute dei lavoratori, come previsto, peraltro, dalle attuali disposizioni sulla sicurezza nei posti di lavoro, sta rimpallando da una sede all’altra le responsabilità adducendo la motivazione che non ci sono risorse disponibili, ma, allo stesso tempo, le risorse si trovano per finanziare inutili progetti come gli emoticons o per sostituire computer perfettamente funzionanti. Il direttore dell’Inps di Viterbo si è dimostrato, con i rappresentanti RdB, molto più sensibile alle richieste dei lavoratori e si è impegnato a installare in brevissimo tempo pannelli di protezione per il front-office. Dalla prossima settimana dovrebbero iniziare i sopralluoghi. La RdB, che ritiene una priorità la tutela alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro (si rammenti il libro bianco sulla sicurezza dei lavoratori presso l’amministrazione provinciale), nei prossimi giorni, promuoverà ulteriori interventi presso altri uffici interessati da queste problematiche, chiedendo anche il sostegno di tutte le istituzioni preposte.


8 ottobre 2009 - Liberazione

Palermo. Verso la manifestazione nazionale antirazzista del 17 a Roma...

Palermo - Verso la manifestazione nazionale antirazzista del 17 a Roma: presentazione del libro di Dino Frisullo Con lo sguardo delle vittime domani alle 21 Malaussène in piazzetta di Resuttano 4. Con Stefano Galieni del Prc, Abou Soumahoro di Rdb-Cub e la musica dal vivo di Sara e Letizia romano. Ricordando il meraviglioso Dino, scomparso prematuramente il 5 giugno 2003.


8 ottobre 2009 - Il Secolo XIX

Asili e scuole superiori, due giorni di passione
Oggi presidio dei lavoratori di nidi e scuole infanzia, domani tocca agli studenti. I dipendenti comunali si incontrano davanti a Palazzo Tursi, mentre i ragazzi bloccheranno il centro con un corteo

Genova - OGGI incroceranno le braccia i lavoratori degli asili nido e delle scuole dell'infanzia comunali, che alle 10 si riuniranno davanti a Tursi, domani sarà la giornata dell'Unione italiana degli studenti delle scuole superiori che aderiranno alla prima manifestazione nazionale indetta dopo il decreto Gelmini. E a Genova sarà una giornata da "bollino rosso"per il traffico.
Nel dettaglio: la protesta odierna del personale delle scuole per l'infanzia è stata indetta dalle sigle della base, insoddisfatte dai risultati ottenuti dai sindacati confederali nel confronto sul piano di riorganizzazione del Comune. Comitato di difesa sindacale, Rdb e Cobas potranno così contarsi e valutare il loro radicamento: nidi e scuole per l'infanzia non saranno chiusi e il personale delle cucine non aderirà allo sciopero. Ma certamente potranno verificarsi disagi e il rapporto numerico minimo tra bambini e educatori, in ogni caso, non potrà essere garantito.
Il corteo studentesco di domani (concentramento alle 9 a Caricamento) potrebbe invece avere conseguenze pesanti sul traffico, soprattutto a causa della concomitanza con il Salone: in un primo tempo era stato ipotizzato di "accorciare " il corteo autorizzandolo solo fino alla prefettura, poi ha prevalso la linea meno rigorista: gli studenti potranno risalire piazza Corvetto e via Assarotti fino al provveditorato.


8 ottobre 2009 - Il Giornale di Vicenza

RDB-CUB. Infermieri, no mansioni superiori
Una diffida alle Ulss

Vicenza - Il sindacato di base Rdb-Cub denuncia ancora una volta la pesante situazione in atto nelle Ulss vicentine: causa la carenza di personale, molti operatori sanitari sono costretti a svolgere mansioni di livello superiore, non consone al loro profilo professionale.
L’abnegazione nel seguire i pazienti, sottolinea il sindacato di base, sta determinando situazioni di possibile rischio dal punto di vista giuridico per questi dipendenti, per i quali non esiste un supporto contrattuale adeguato.
Per questi motivi, Rdb-Cub ha inviato alla direzione di tutte le Ulss vicentine una diffida, affinchè il personale non sia costretto a svolgere mansioni non corrispondenti al proprio ruolo.
Il sindacato di base precisa infine che prenderà tutte le iniziative utili alla tutela dei dipendenti che in futuro fossero costretti a svolgere mansioni non di loro competenza.


8 ottobre 2009 - Terra

Le mani del ministro Prestigiacomo sull’Ispra «Rischiamo di chiudere»
DENUNCIA I sindacati: la bozza di regolamento elimina ogni forma di autonomia dal potere politico
di Rossana De Rossi

Il futuro dell’Ispra è sempre più nel segno del ministero dell’Ambiente. Secondo la bozza di regolamento dell’Istituto, nato l’anno scorso dalla fusione dei tre precedentemente vigilati da via Cristoforo Colombo (Apat, Icram, Infs), il titolare del dicastero avrà il potere di rimuovere, senza consultare nessuno, il presidente dell’ente di ricerca e il cda. Lo sottolinea Emma Persia dell’Usi-Rdb, che considera «gravissimo» l’ulteriore accentramento dei poteri nelle mani del ministro, che da compiti di semplice vigilanza passerebbe al «controllo totale» su un istituto che invece deve avere una certa autonomia, per poter vigilare in maniera adeguata sulla salute dei cittadini e dell’ambiente in cui vivono. La sindacalista spiega che all’articolo 11 comma 6 della bozza è scritto che in caso di «comprovata difficoltà di funzionamento» dell’ente, di «inosservanza » delle linee direttive ministeriali o di «mancato raggiungimento degli obiettivi indicati», è il ministro stesso a poter disporre «la cessazione del presidente delle sue funzioni e lo scioglimento del consiglio d’amministrazione», con una procedura che secondo la Persia è «inedita e pericolosa». In Ispra mancano ancora una struttura stabile e lo Statuto, un vertice che non sia provvisorio (l’ente è commissariato) e, secondo le denunce di sindacati e ricercatori, la bozza di regolamento in firma al ministero dell’Economia, se fosse approvata, renderebbe ancora più problematica l’attività di ricerca e controllo ambientale. Secondo Francesca Assennato, della Flc-Cgil, il protrarsi del periodo di incertezza, insieme alla perdita di centinaia di posti di lavoro negli ultimi mesi, rischia di portare «al collasso» le attività dell’Ispra, senza alcuna garanzia per i lavoratori precari ancora presenti in istituto. A rischiare di più sono i progetti di ricerca, che faticano «a essere rinnovati o stipulati ex novo». Una delle cause, secondo la rappresentante sindacale, sta nelle procedure farraginose, specialmente «quelle per attivare nuovi contratti a termine, collaborazioni e assegni di ricerca», strumenti fondamentali per portare avanti i progetti. Leggendo il testo della bozza di regolamento, che è contenuta in un decreto interministeriale e riguarda solo alcune delle competenze dell’Ispra, niente sembra invertire la tendenza alla "burocratizzazione" dell’ente: in alcune occasioni, sono stati necessari cinque o sei mesi di tempo per attivare contratti di collaborazione della durata di appena un paio di mesi. L’efficienza degli uffici, peraltro, sembra inversamente proporzionale ai compensi percepiti dai dirigenti Ispra, che in media si avvicinano ai 100mila euro e nel caso del capo del personale ai 200mila, nonostante permangano i dubbi sulla legittimità di molte delle loro nomine.


8 ottobre 2009 - L'Unione Sarda

Ctm. I sindacati contro la società di trasporti: domani sciopero dalle 12 alle 16
Stop degli autisti: «Turni massacranti»
Il direttore: scelte aziendali motivate, siamo pronti al dialogo
di ANDREA ARTIZZU

Cagliari - Domani 4 ore di disagi per uno sciopero proclamato dalle segreterie di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Ugl, RdB, Faisa-Cisal e Fts-Css.
I dipendenti del Ctm tirano il freno a mano. Domani i pullman non viaggeranno dalle 12 alle 16. «Ci confrontiamo con una dirigenza arrogante, prepotente e inadempiente», denunciano in coro le segreterie di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Ugl, RdB, Faisa-Cisal e Fts-Css. «Siamo una società per azioni con precisi criteri di gestione», replica il direttore generale del Ctm Ezio Castagna.
LA PROTESTA DEGLI AUTISTI Il clima nella società che gestisce i trasporti pubblici a Cagliari e nell'area vasta è incandescente. Tanto da convincere i sindacati a riunirsi senza distinzione di sigle per una denuncia congiunta. «Questa è solo la prima di una serie di azioni di protesta», afferma il rappresentante della Filt-Cgil Sandro Putzu. «Il comportamento della direzione è inqualificabile sia sul piano dei rapporti civili che delle relazioni industriali». Tradotto? «Ci mettono di fronte al fatto compiuto, senza neanche consultarci». I rappresentanti sindacali contestano i carichi di lavoro e la relativa carenza di personale. «L'azienda ha imposto il servizio estivo e quello invernale senza aver ascoltato le nostre richieste», dice Ezio Cardinale della Uilt. «I tempi di percorrenza sono troppo stretti e per i conducenti c'è il problema delle pause obbligatorie».
DISSENSO TRA LE SCRIVANIE Non solo autisti. I sindacati contestano alla società di trasporti pubblici la gestione dei rientri pomeridiani. «L'azienda obbliga gli impiegati a quattro turni serali, per noi tre sono più che sufficienti», spiega Putzu. «Un'imposizione che non serve né al Ctm, né ai dipendenti, che spesso, senza nulla da fare, si ritrovano a far compagnia ai dirigenti».
SPRECHI IN OFFICINA Le sigle sindacali lamentano la mancanza di dialogo anche sulla riparazione dei mezzi. «Vengono riparati in officine esterne, non capiamo perché, visto che i nostri meccanici sono preparati e spesso sono costretti a mettere le mani sui pullman appena aggiustati all'esterno», continua Putzu. «La dirigenza rinvia la discussione all'acquisto dei nuovi bus. Non capiamo la relazione». I rappresentanti dei lavoratori chiedono più sensibilità. «Abbiamo chiesto un incontro col sindaco Emilio Floris e con l'assessore regionale ai Trasporti, ma nessuno si è degnato di una risposta. Chiediamo l'apertura di un tavolo di confronto».
LA REPLICA DEL CTM Ezio Castagna è il direttore generale del Ctm. «Rientri? Qualcuno dimentica che siamo una società per azioni e non un ente pubblico. Secondo i nostri calcoli la disposizione è perfettamente motivata. Così come sono incontestabili i tempi di percorrenza dei bus: li abbiamo fissati in base a precise rilevazioni satellitari. Quando è stato necessario modificarli, come nelle linee 1 e 6, lo abbiamo fatto. Comunque - conclude Castagna - voglio precisare che siamo, e non da oggi, pronti alla discussione con i sindacati».


8 ottobre 2009 - La Nuova Sardegna

Gli impiegati del Ctm: «Riorganizziamo il lavoro»

CAGLIARI - Non più solo gli autisti del Ctm, da sempre lo zoccolo duro del sindacato, adesso sono anche gli impiegati a chiedere una nuova organizzazione del lavoro. Tema, tra l’altro, al centro dello sciopero indetto per domani (dalle 12 alle 16) da Cgil, Cisl, Uil e Rdb-sindacati di base. «È da dieci anni - scrivono in un comunicato gli amministrativi del Ctm - che noi ci lamentiano. Ma non come dicono i vertici aziendali per la quantità di lavoro, nonostante questa sia l’unica azienda autoferrotranviaria in Italia che preveda ben quattro rientri settimanali per il settore amministrativo. Noi da dieci anni denunciamo la scarsa organizzazione del lavoro, la distribuzione dei carichi nei vari uffici e la scarsa attenzione alla qualità della vita dei lavoratori».


8 ottobre 2009 - Il Giorno

«Autogestione» alla Ltm per tentare di salvare il posto
di Sonia Ronconi

LENTATE SUL SEVESO - I DIPENDENTI della Ltm Logistica Integrata dicono no alle speculazioni della proprietà . All'origine di tutto, secondo le maestranze, ci sarebbero i rapporti tra i tre familiari (con relativa eredità) che posseggono la società e l'immobiliare proprietaria dei capannoni. La nuova parola d'ordine sarebbe quindi chiudere per monetizzare. Sono preoccupati e arrabbiati perché da circa un mese garantiscono, con una sorta di autogestione, la fornitura dei servizi e il rapporto commerciale con i clienti e i partner, mantenendo integro il valore d'azienda. A settembre, nonostante tutto i lavoratori hanno mantenuto fatturato e servizi al livello di giugno e luglio. Alle argomentazioni prodotte dalla proprietà, che loro considerano pretestuose, per giustificare la chiusura dell'azienda, i lavoratori hanno risposto proclamando lo stato di agitazione. Tutti i pretesti: la crisi generale, l'incendio di parte dei capannoni dell'aprile scorso, i conti che non tornano (il bilancio approvato a giugno con una minima perdita e una corrispondente ricapitalizzazione), sono stati, secondo i sindacati, smontati. I 12 dipendenti di Ltm e il sindacato RdB rilanciano la loro disponibilità per una soluzione che permetta la prosecuzione dell'attività, anche in un altro sito. I dipendenti e il sindacato RdB dichiarano che non rimarranno inerti di fronte all'ennesima speculazione ai danni del mondo del lavoro.


8 ottobre 2009 - Il Tirreno

SABATO ALL’AGORÀ
CENA SENEGALESE

PISA - L’associazione Seneùgal Mbolo, il circolo Agorà e lo Sportello Immigrati della RdB Cub organizzano una serata senegalese sabato 10 ottobre. L’incasso della serata servirà a coprire parte delle spese dell’affitto autobus per Roma. Durante la serata saranno raccolte le prenotazioni per il pullman che sabato 17 porterà alla manifestazione nazionale antirazzista.


8 ottobre 2009 - Il Grecale

San Severo, probabile sciopero dei netturbini nei prossimi giorni
L'azienda Formula Ambiente diserta il tavolo con amministratori e sindacati che doveva servire a spegnere le proteste degli operatori ecologici
di Marilia Castelli

San Severo - Doveva essere un incontro che buttasse acqua sul fuoco delle proteste dai netturbini sanseveresi, che da giorni sono in sciopero della fame per far valere i propri diritti. Ma l’assenza dell’azienda Formula Ambiente, che si occupa della gestione dei rifiuti in città, al tavolo indetto dall’amministrazione comunale con i sindacati Cgil, Ugl e RdB per risolvere i problemi riguardanti i netturbini sanseveresi potrebbe sfociare presto in nuovi scioperi. "Restiamo sconcertati di fronte all’insensibilità di un’azienda che invece di dare risposte ai lavoratori che da giorni sono in sciopero della fame, decide di non intervenire e si limita ad indire un nuovo incontro per il 22 ottobre prossimo. E’ un chiaro segnale – spiega Santo Mangia dell’Rdb Cub - di non voler sanare una situazione che sta diventando pericolosa per la salute dei lavoratori stessi. La ‘RdB’ invita l’amministrazione Comunale, apprezzando l’attuale interessamento, ad attivare tutte le modalità possibili, anche attraverso la Prefettura, per costringere l’azienda a sedersi a un tavolo per l’approfondita discussione del problema in atto. Non avendo altre alternative, visto il comportamento aziendale, la ‘RdB’ avendo già intrapreso delle azioni di lotta che hanno portato ad una giornata di sciopero lo scorso 25 settembre, comunica di vedersi costretta, in continuità con quanto fatto sinora, ad indire 48 ore di sciopero nei prossimi 10 giorni". "L’assenza della ditta Formula Ambiente ad un tavolo istituzionale importante – aggiunge dalla Ugl, Gabriele Taranto - ci costringe ad indire lo stato di agitazione del personale dipendente che quasi certamente porterà a giornate di sciopero con notevoli ripercussioni sulla igiene della Città. Noi riteniamo che l’azienda continua a sfruttare i lavoratori e a non rispettare il CCNL di categoria. Ad oggi l’amministrazione ha la possibilità anche di revocare l’appalto, viste le continue violazioni dello stesso. Chiediamo all’amministrazione un impegno politico fatto di un serio piano di riorganizzazione dei servizi che preveda la tutela dei lavoratori a tempo determinato che sono stati messi da parte il 30 settembre 2009 e nuove assunzioni alla luce di una estensione maggiore del territorio cittadino". "L’amministrazione comunale – ha concluso l’assessore comunale al bilancio Michele Cicerale - ha svolto e svolgerà tutto quanto è possibile per far diventare il servizio di nettezza urbana sempre più efficiente ed efficace, in ossequio ai desideri della cittadinanza sanseverese. Sul fronte occupazionale, naturalmente, intendiamo monitorare la realtà quotidiana del servizio per chiedere sempre e comunque il rispetto dell’intero capitolato d’appalto". Piena solidarietà è stata anche espressa dall’Amministrazione Comunale ai lavoratori che stanno effettuando da giorni uno sciopero della fame ed una pacifica manifestazione di protesta nel tentativo di tornare in possesso del posto di lavoro, unico sostentamento delle loro famiglie.


8 ottobre 2009 - Il Mattino di Padova

Nuova protesta degli operatori Usl

CITTADELLA - La Confederazione unitaria di base (Cub) ha diffidato la direzione Usl per gli operatori che per carenza di personale svolgono mansioni che non competono loro.


7 ottobre 2009 - Asca

SCUOLA: COBAS, SCIOPERO GENERALE IL 23 OTTOBRE

(ASCA) - Roma, 7 ott - Nel quadro dello sciopero generale di tutte le categorie del 23 ottobre (indetto da Cobas, Cub e SdL), i Cobas hanno convocato lo sciopero generale della scuola per l'intera giornata: e' quanto si legge in un comunicato. I manifestanti, insieme agli altri lavoratori, riempiranno le strade di Roma con un grande corteo, che partira' alle 10 da P.za della Repubblica e si concludera' a P.za S.Giovanni, nel quale i protagonisti della scuola diranno No ai tagli, alle controriforme Tremonti-Gelmini, all'espulsione dei precari e ai ''contratti di disponibilita''', alla legge Aprea, alle cattedre oltre le 18 ore e chiederanno massicci investimenti nella scuola pubblica, l'assunzione dei precari su tutti i posti vacanti, significativi aumenti salariali per docenti ed Ata. In prima fila ci saranno, i precari che, dopo il corteo nazionale al Ministero della Pubblica Istruzione del 3 ottobre, verranno ancora una volta in massa a Roma per ''esprimere tutta la loro rabbia per la perdita del posto di lavoro per decine di migliaia di lavoratori''.


7 ottobre 2009 - Ansa

LAVORO: PROTESTA COLOSSEO; VIGILANTES MANIFESTANO A PISANA

(ANSA) - ROMA, 7 OTT - Un gruppo di guardie giurate dell'ex Ancr-Ivu, le stesse che lo scorso agosto occuparono con sette di loro il terzo anello del Colosseo per protestare contro la privatizzazione, a loro dire illegittima, del loro istituto di vigilanza, stanno manifestando davanti alla sede del Consiglio regionale del Lazio. I vigilantes, una delegazione di circa 50 persone a rappresentanza dei 300 che non hanno accettato il trasferimento, ritenuto non vantaggioso, alla nuova società privata, chiedono oggi «che venga individuato un datore di lavoro cosicchè la Regione possa erogare la cassa integrazione in deroga». «Dal 14 agosto questi lavoratori sono nel limbo - ha spiegato infatti Marco Lucarelli del Libero comitato Rdb - perchè non hanno stipendio ma non hanno neanche ricevuto una lettera di licenziamento che gli permetterebbe di usufruire degli ammortizzatori sociali». Da mesi, ha ricordato il sindacalista, mantengono un presidio a piazza San Marco, ai piedi dell'Altare della Patria. Oggi il consigliere regionale Giuseppe Mariani presenterà all'Aula una mozione per chiedere di sbloccare questa situazione.


7 ottobre 2009 - Adnkronos

SCUOLA: COBAS, SCIOPERO GENERALE IL 23 OTTOBRE

Roma, 7 ott. (Adnkronos) - Sciopero generale della scuola il prossimo 23 ottobre. Ad indirlo, «nel quadro dello sciopero generale di tutte le categorie, proclamato da Cobas, Cub e SdL, i Cobas che hanno convocato lo sciopero generale per l'intera giornata». «Il popolo della scuola pubblica - spiega il portavoce nazionale Piero Bernocchi - insieme agli altri lavoratori, riempirà le strade di Roma con un grande corteo, che partirà alle 10 da Piazza della Repubblica e si concluderà a Piazza S.Giovanni, nel quale i protagonisti della scuola diranno 'Nò ai tagli, alle controriforme Tremonti-Gelmini, all'espulsione dei precari e ai 'contratti di disponibilita», alla legge Aprea, alle cattedre oltre le 18 ore e chiederanno massicci investimenti nella scuola pubblica, l'assunzione dei precari su tutti i posti vacanti, significativi aumenti salariali per docenti ed Ata«. »E in prima fila - aggiunge - ci saranno, ovviamente i precari/e che, dopo il corteo nazionale al Ministero della Pubblica Istruzione del 3 ottobre, verranno ancora una volta in massa a Roma per esprimere tutta la loro rabbia per la perdita del posto di lavoro per decine di migliaia di lavoratori«.


7 ottobre 2009 - Repubblica.it

Vigilantes, no alla privatizzazione. Protesta alla Pisana

Roma - Un gruppo di guardie giurate dell'ex Ancr-Ivu, le stesse che lo scorso agosto occuparono con sette di loro il terzo anello del Colosseo per protestare contro la privatizzazione, a loro dire illegittima, del loro istituto di vigilanza, stanno manifestando davanti alla sede del Consiglio regionale del Lazio. I vigilantes, una delegazione di circa 50 persone a rappresentanza dei 300 che non hanno accettato il trasferimento, ritenuto non vantaggioso, alla nuova società privata, chiedono oggi "che venga individuato un datore di lavoro cosicchè la Regione possa erogare la cassa integrazione in deroga". "Dal 14 agosto questi lavoratori sono nel limbo - ha spiegato infatti Marco Lucarelli del Libero comitato Rdb - perchè non hanno stipendio ma non hanno neanche ricevuto una lettera di licenziamento che gli permetterebbe di usufruire degli ammortizzatori sociali". Da mesi, ha ricordato il sindacalista, mantengono un presidio a piazza San Marco, ai piedi dell'Altare della Patria. Mercoledì 7 ottobre il consigliere regionale Giuseppe Mariani presenterà all'Aula una mozione per chiedere di sbloccare questa situazione.


7 ottobre 2009 - Viterbo Oggi

"Non difendiamo comportamenti indifendibili, chiediamo solo che sia fatta chiarezza"
Lino Rocchi commenta le denunce arrivate a 50 dipendenti dell'ufficio provinciale del lavoro

7 ottobre 2009 - New Tuscia

50 IMPIEGATI PRESUNTI ASSENTEISTI ALL'UFFICIO DEL LAVORO,
ROCCHI (RDB): 'Attendere il lavoro della Magistratura'

7 ottobre 2009 - Occhio Viterbese

Dichiarazioni di Lino Rocchi sull'assenteismo dell'Ufficio Provinciale del Lavoro

Riceviamo e pubblichiamo
VITERBO - Apprendiamo dai giornali e da una nota inviataci dalla Direttrice dell’ufficio provinciale del lavoro di Viterbo, dei "fatti" riguardanti 50 impiegati su 60 dello stesso ufficio denunciati per assenteismo; siamo perplessi per le notizie pervenuteci, e molti passaggi non quadrano. Non è nostra intenzione difendere eventuali comportamenti indifendibili di singoli lavoratori, dichiara Lino ROCCHI delle RdB Viterbo, qualora la magistratura competente accerti mancanze penalmente rilevanti, ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità. Quello che ci stupisce e lascia alquanto contrariati è il comportamento della Direttrice che oggi, in un comunicato stampa, "….stigmatizza e rifiuta i contenuti e le considerazioni della stampa….", ma non nega esplicitamente di aver chiesto Lei stessa controlli e verifiche alle forze dell’ordine; riportiamo dai quotidiani: "Un malcostume talmente diffuso che all’inizio dell’estate….. ha spinto la direttrice Mariafrancesca Santoli a chiedere verifiche puntuali su zelo e dedizione dei propri dipendenti." Insomma, li ha chiamati lei o gli sono piovuti addosso? Ci domandiamo: che bisogno c’era di chiamare le forze dell’ordine se la direzione già sapeva di questi comportamenti? I contratti nazionali danno ampia facoltà, con provvedimenti disciplinari che arrivano fino al licenziamento in tronco, di sanzionare eventuali atteggiamenti scorretti di singoli dipendenti, se corrispondono al vero le notizie riportate dalla stampa, il comportamento della Direttrice è, a parer nostro, incompatibile con le prerogative della direzione, Il dirigente deve controllare e prevenire comportamenti scorretti, ed una volta accertati, punirli con i mezzi piuttosto ampi che i contratti collettivi gli consentono. Chiamare le forze dell’ordine perché puniscano gli eventuali "fannulloni" significa derogare ai propri compiti, ci chiediamo a cosa serve un direttore allora? Sostituiamolo con un graduato delle forze dell’ordine così ci risparmiamo anche un lauto stipendio da dirigente. Non ci nascondiamo dietro ad un dito, prosegue Rocchi, se i fatti riportati dalla stampa sono effettivamente di quella portata siamo davanti ad un gravissimo episodio di malcostume, ma la nota della Dirigente va in tutt’altra direzione. Siamo fiduciosi che la magistratura saprà in tempi brevi far emergere la verità, soprattutto per evitare che questa vicenda possa essere strumentalizzata dai soliti noti per continuare a denigrare e smantellare la pubblica amministrazione e sia l’occasione di "mettere alla berlina" il ruolo insostituibile degli Ispettori provinciali del lavoro, figura scomoda per quanti non rispettano le norme sul lavoro, per questo, conclude Rocchi, solleviamo forti perplessità sul ruolo ed il comportamento della Dirigenza locale dell’ufficio del lavoro in questa vicenda e chiediamo si faccia ampia luce soprattutto su questo.
Federazione RdB CUB Viterbo (Lino ROCCHI)


7 ottobre 2009 - La Repubblica

La manifestazione
Pacchetto sicurezza in 3 mila al corteo

Napoli - Sono almeno tremila gli immigrati che partiranno dalla Campania per la manifestazione contro il pacchetto sicurezza il 17 ottobre a Roma. «Siamo in attesa dell´accordo con Trenitalia - spiega Svitlana Hryhorchuk dello sportello immigrati del sindacato Rdb - diversamente raggiungeremo Roma con gli autobus».


7 ottobre 2009 - L'Unione Sarda

Nuoro. Ieri mattina, davanti alle palazzine ex Iacp di via Costituzione, il secondo provvedimento eseguito in città
Lo sfrattato si arrende al maresciallo
Minuti di tensione poi la casa occupata viene lasciata
di PIERA SERUSI

Nuoro - Decine i provvedimenti di sfratto arrivati alle famiglie che occupano abusivamente gli alloggi di edilizia popolare. Tanti i padri di famiglia disoccupati e le giovani madri senza il sostegno di un compagno.
La trattativa è andata avanti per un quarto d'ora. Dietro al portone sprangato l'inquilino abusivo minacciava di farsi male con un coltello, mentre un maresciallo dell'Arma invocava tutti i santi del paradiso per convincerlo ad aprire, lasciare la casa e prima di tutto il pugnale. Così, il disoccupato sessantenne, separato e padre di due figli, che dal 2005 viveva da solo nel monolocale ex Iacp occupato abusivamente, è uscito senza fare più storie sfilando davanti a un cordone di carabinieri, poliziotti, Digos e assistenti sociali.
È, quello avvenuto ieri mattina davanti alle fatiscenti palazzine ex Iacp di via Costituzione, il secondo sfratto eseguito in città. Già in serata le chiavi dei quaranta metri quadri dell'alloggio al piano terra (un loculo dove occorre accendere la luce pure a mezzogiorno tanto è buio) sono state consegnate al legittimo assegnatario, e siccome la legge è legge, pazienza se lo sfrattato - dopo un paio di giorni passati in albergo a spese del Comune - finirà a dormire sopra una panchina.
L'EMERGENZA Sono 300 a Nuoro le famiglie in attesa di sistemazione in una casa popolare. E mentre dall'ex Iacp assicurano che sono non più di 20 i provvedimenti di sfratto («In tutta la provincia, più l'Ogliastra», dice la dirigente del Servizio Viviana Pittalis), i coordinatori del Movimento di lotta per la casa, che riunisce RdB Asia (il sindacato di base) e l'associazione inquilini e assegnatari, conta una cinquantina di appartamenti occupati. «Una vera e propria emergenza - avverte Tiziana Mereu, portavoce del Movimento -. Le ingiunzioni di sfratto sono arrivate a tante famiglie qui in città: sarebbe opportuno che il sindaco, come prima cosa, bloccasse immediatamente i provvedimenti».
BIMBI SENZA UN TETTO Una che ha ricevuto l'ingiunzione è una trentenne, mamma di tre bambini (il più grande sei anni, il piccolo nato una settimana fa), che dopo la lettera ricevuta a giugno ora teme di finire in strada coi figli. Ieri mattina è arrivata davanti alla palazzina di via Costituzione, assieme a quelli del Movimento di lotta per la casa e ad altri occupanti abusivi. «Se dovessero mandarmi via assieme ai miei figli, davvero non saprei dove andare...», diceva sconsolata mentre osservava gli operai che caricavano sul camioncino mobilio e biancheria dello sfrattato. «Uno dei problemi è che manca una mappatura degli alloggi vuoti, considerato che - osserva Tiziana Mereu - tanti lo sono ma non vengono segnalati come tali, e nessuno ci abita perché sono in attesa di riscatto». Lo scorso mese di luglio l'emergenza abitativa di Nuoro e provincia è stata il tema di un incontro tra l'assessore regionale ai Lavori pubblici Angelo Carta, i dirigenti di Area (l'ex Iacp) e i delegati dell'associazione degli inquilini e assegnatari. Tra le questioni sollevate dai rappresentanti dei senza casa, la scarsa trasparenza nell'assegnazione degli alloggi popolari, il degrado delle strutture, l'assenza di una politica di edilizia popolare. Impegni, rassicurazioni, parole. E intanto, nella vita vera, la gente finisce in strada e va a dormire su una panchina.


7 ottobre 2009 - Il Messaggero

Chieti. E’ "allarme nero" per i servizi sociali, la Regione sta tagliando i fondi...
di NOVELLA DI PAOLO

Chieti - E’ "allarme nero" per i servizi sociali, la Regione sta tagliando i fondi e quest’autunno pare che sarà un autunno caldo. A dirlo con forza sono le rappresentanze sindacali di base, federazione del pubblico impiego e servizi. «All’appello manca un milione di euro - scrive Silvio Di Primio, della federazione di Chieti - e questo tsunami sta per abbattersi sulla nostra città. Presto se ne renderanno conto tutti, perché a soffrirne saranno i cittadini che usufruiscono di questi servizi».
Ossia molte famiglie chietine, se consideriamo che all’interno della categoria rientrano anziani, disabili motori, disabili psichici, ipovedenti, bimbi con problemi di apprendimento. Ma parliamo anche di ludoteche, centri sociali, dopo scuola. «Senza dimenticare che i dipendenti dell’Azienda Speciale Multiservizi Chieti Solidale rischiano seriamente il posto di lavoro». «Sia come rappresentanti sindacali di questi lavoratori che come sindacato generale - sottolinea Di Primio - riteniamo che non sia lecito utilizzare il proprio potere ai soli fini della lotta politica fregandosene dei bisogni della popolazione, cui meno di un anno fa si è promesso di tutto pur di arrivare al potere. E’ immorale il comportamento di chi specula sulle disgrazie altrui e seppur il Bilancio regionale è in ginocchio per via degli sprechi della sanità (ricordiamolo bene dati alla mano riconducibili per la gran parte alla passata gestione di centrodestra) non è giustificabile tagliare quei già minimi finanziamenti che vanno a sostegno dei più deboli».
Tutti devono essere consapevoli del problema, continua di Primio, che rivolge un appello particolare ai "politici locali di centrodestra finora silenti su questo tema, che ambiscono alla riconquista del Comune". «Dovrebbero - conclude Di Primio - utilizzare tutto il loro peso nei confronti della Regione per sbloccare questi finanziamenti, altrimenti dimostrano chiaramente di non tenere in alcun conto dei bisogni più urgenti dei loro concittadini».


7 ottobre 2009 - La Nuova Sardegna

Sfrattato. E lui si barrica in casa
Viale Costituzione, imbianchino precario resiste ma poi si arrende IL CASO Protestano sindacato e associazioni degli inquilini «Che fine ha fatto il piano di edilizia popolare?»
di Nadia Cossu

NUORO - Sguardo fisso verso il basso, passo lento e un borsone in mano. Mario Corrias, 60 anni, chissà quante volte si sarà chiesto, ieri mattina, se fosse più ingiusta la sua occupazione abusiva o quel provvedimento di sfratto che lo stava sbattendo fuori casa.
È il secondo che viene eseguito a Nuoro. L’ultimo era stato lo scorso maggio.
Mario fa l’imbianchino "precario", un aggettivo fin troppo diffuso da queste parti. Lavora qua e là, senza certezze, senza un gruzzolo da mettere da parte tutti i mesi. Dipinge le pareti, e così aveva fatto in quello scantinato di 35 metri quadri, dentro ci si poteva stare solo con la luce accesa. Gli aveva restituito dignità, la stessa che ha avuto lui ieri mattina quando i dirigenti di Area, la polizia e i carabinieri gli hanno comunicato che era arrivata l’ora di lasciare la casa dove viveva da quattro anni. Ha provato a barricarsi ma poi si è arreso. Nemmeno il tempo di raccogliere le sue cose. Perché c’era un’altra famiglia pronta a entrarci.
Ma tant’è. Lo sfratto è praticamente un atto obbligato per l’istituto di edilizia popolare. L’ex Iacp, infatti, deve render conto del mancato introito dei canoni d’affitto alla Corte dei Conti. Ragion per cui l’istituto ha l’obbligo di rendere esecutivi i provvedimenti di sfratto. Il problema, piuttosto, è a monte. «Che fine ha fatto il piano di edilizia economica popolare?». Se lo chiedevano ieri l’Rdb-Cub, il comitato sfrattati, l’associazione inquilini assegnatari Asia. «Non è stata fatta una conferenza di servizi - ha detto Tiziana Mereu dell’Rdb - non è stata programmata una piattaforma di edilizia. E come mai il sindaco di Cagliari ha bloccato gli sfratti e qui invece non è stato fatto nulla? Manca un impegno politico, è questa la verità». Al momento, però, la realtà è che un uomo di 60 anni si ritrova senza un tetto. Prima ha scelto di non opporre resistenza di fronte agli uomini in divisa e ai dirigenti Area, poi si è barricato in casa. Solo l’intervento degli assistenti sociali del Comune di Nuoro lo ha fatto tornare sui suoi passi. Per sei mesi, infatti, gli verrà pagato un affitto in un’altra abitazione. Quel che succederà dopo non si sa. Il signor Corrias in quella casa ci viveva dal 2005 e da abusivo pagava una tassa di occupazione ben più alta del canone di locazione previsto per chi abita regolarmente in quei locali.
Poco tempo fa, durante un incontro nel palazzo del governo di via Deffenu, il vicario del prefetto, Franca Cocco, lo aveva precisato che «l’occupazione di un’abitazione è reato». È però anche vero che, come dicevano ieri mattina sindacati e associazioni, «gli sfrattati spesso occupano case che pochi sarebbero disposti ad accettare».


7 ottobre 2009 - TRC giornale

Etm, Rdb/Cub: "No a strumentalizzazione politica"

Civitavecchia - L’amministratore Massimo Felice Lombardi ed il sindaco Giovanni Moscherini sono i responsabili della situazione in cui si trova Etm, ma non è accettabile la santificazione che Marco Piendibene ha fatto di Salvatore Andrea Renda, fautore della finanza creativa, creatore carbonaro dell’Etm e indagato dalla Procura. È il giudizio estremamente negativo delle Rdu/Cub, che non si capacitano delle dichiarazioni rilasciate giorni fa dal consigliere comunale del Pd e si chiedono perché ora si condannano soltanto il sindaco e Lombardi e prima non si chiedeva il licenziamento dell’intero consiglio dell’Etm o la responsabilità dell’allora commissario straordinario Di Caprio. Non solo. Il sindacato vuole sapere anche perché non ci si domanda dove siano andati a finire i soldi della collettività con una gestione privatistica e non pubblica del servizio trasporti. Secondo le Rdb/Cub sarebbe meglio parlare dopo gli esiti delle indagini della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti, a meno che dietro a questi interventi non ci sia una precisa strategia politica.


7 ottobre 2009 - Teleradioerre

San Severo: lavoratori incatenati, in sciopero della fame
di Tommi Guerrieri

San Severo (FG) - Un'azienda che evita il confronto con le organizzazioni sindacali, la InnovaAmbiente, ex Aspica che gestisce i rifiuti urbani a San Severo. Cinque unità lavorative sono in protesta, una protesta chiamata sciopero della fame mentre sono incatenati sotto Palazzo di Città, uno di loro è in ospedale - licenziate alla scadenza del loro contratto. Lavoratori con alcuni soli mesi di anzianità lavorativa sono stati preferiti a chi lavora a tempo determinato addirittura dal 2001. Domani ci sarà un incontro con i sindacati e l'amministrazione ha attivato l'ufficio legale del Comune per capire cosa è possibile fare per intervenire. Felice Lombardi - R.D.B. Cobas - spiega che ci sono stati problemi già nel passaggio dio gestione dall'Aspica alla Innovambiente ed è stato già chiesto un tavolo tecnico al Comune per sistemare le pendenze economiche. "Ora questi licenziamenti sono l'ennesimo episodio, che ci spinge a chiedere un confronto". L'amministrazione farà il possibile e si spera nell'incontro di domani.


7 ottobre 2009 - Il Mattino

Caserta. Schiarita nella vertenza dei lavoratori dei consorzi di bacino...

Caserta - Schiarita nella vertenza dei lavoratori dei consorzi di bacino che hanno tenuto in scacco per due giorni la sede del Consorzio unico (dopo sit-in e blocchi stradali) e che oggi porteranno il fronte della protesta a Benevento. La svolta è arrivata ieri sera dopo l’incontro al commissariato di governo cui hanno preso parte - per la struttura commissariale - Morelli, Figliolia, Reppucci, Mariantoni, Masidda e Nazzaro, mentre per le sigle sindacali c’erano Guidotti, Carbone, Merolla, Di Nardo, Avitabile, Covelli, Di Guida, Maietta e Mugnolo. La struttura di Bertolaso si è impegnata a trovare una soluzione per le 212 unità a rischio licenziamento tramite l’assorbimento, fino a dicembre, negli organici dei vari comuni che aderiscono al Consorzione. Questo per favorire quella continuità di almeno otto mesi di impiego che concederebbe ai lavoratori il requisito base per poter essere assunti - dopo il 31 dicembre e con la costituzione delle società provinciali - dal nuovo soggetto titolare dell’attività di raccolta rifiuti e gestione dei siti. Il primo effetto dell’intesa è stata la rimozione del blocco, ieri sera dopo le 21, della sede del Consorzio unico da lunedì occupata da una decina di lavoratori in agitazione permanente. Resta però duplice il motivo di preoccupazione da parte delle organizzazioni sindacali (Sindacato azzurro, Fials, Cobas, Cesil, Confsal, Uap, Rdb-Cub). Sono infatti circa 2200 gli operai assunti a tempo indeterminato nel febbraio del 2001 la cui posizione è stata ritenuta nulla da una sentenza del Consiglio di Stato. Ora lo spettro del licenziamento è concreto; se tutto andrà bene, solo un contratto co.co.pro. (dunque a progetto) di tre mesi fino a dicembre. Poi nulla, a meno che non siano i comuni ad assumere direttamente queste maestranze. I sindacati invece chiedono che ci sia una stabilizzazione definitiva in regime full time a tempo indeterminato per tutti i dipendenti degli ex consorzi di bacino della Campania assunti con le ordinanze del ’99 e confermate poi nel 2001. Ma c’è anche un altro motivo di preoccupazione: dal primo gennaio prossimo, con la conclusione della fase di emergenza, i nuovi soggetti titolari del servizio di raccolta e di gestione degli impianti dovranno essere le società provinciali. Il regolamento prevede la possibilità di assorbimento nei nuovi enti soltanto per chi può dimostrare un’anzianità di otto mesi. Ecco perché l’intesa raggiunta ieri sui 221 lavoratori del Consorzione è ritenuta un punto importante nel proseguimento della trattativa. Infine, slitta lo sciopero annunciato dalle organizzazioni di categoria per il prossimo 15 ottobre: la commissione di garanzia non ha dato il via libera procedendo invece alla precettazione. La manifestazione verrebbe rinviata al 22 o al 23 ottobre.(lor.ca.)


6 ottobre 2009 - Liberazione

Io non respingo! I diritti dei migranti

Mercoledì 10 ottobre a CINISI (Pa) alle 20.30 nell'aula consiliare "Peppino Impastato" del Palazzo Comunale, tappa di avvicinamento alla manifestazione nazionale antirazzista del 17 ottobre a Roma con un'iniziativa dal titolo Io non respingo! La lotta in difesa dei diritti dei migranti e contro il pacchetto sicurezza e i modelli di integrazionei con la partecipazione di Soumahoro Aboubakar, responsabile Immigrazione RdB-Cub, Domenico Lucano, sindaco di Riace (Rc). Parleremo con loro sia dei contenuti disumani e criminali del pacchetto sicurezza, dei respingimenti e delle sue vittime, in mare o nei campi di concentramento e prigioni libiche, che della speranza nutrita da politiche di integrazione dal basso come quella sperimentata a Riace, dove gli extracomunitari vengono accolti nelle case lasciate vuote dagli emigrati calabresi e coinvolti in progetti di recupero delle antiche tradizioni locali in fusione con quelle di origine. Dall'estate di quest'anno abbiamo deciso di intrecciare la nostra esperienza di lotta contro la mafia con le attività di questo piccolo comune della provincia di Reggio Calabria, che tenta il recupero del territorio e il contrasto della criminalità organizzata con la multiculturalità. A seguire, presentazione del libro "Vite sospese. Dieci storie di resistenza contemporanea" (Edizioni Navarra) di Vincenzo Figlioli. uno spaccato dell'inferno vissuto dai migranti ricostruito tassello per tassello con le parole dei loro racconti di vita e di viaggi, non sempre della speranza.

I precari della scuola? Per l'informazione non esistono
La libertà di informazione non è uguale per tutti

Il 3 ottobre 2009 migliaia di lavoratori della scuola provenienti da tutta Italia hanno manifestato a Roma per protestare contro gli ingenti tagli all'organico voluti e attuati dalla riforma Gelmini, secondo alcuni il più grande licenziamento di massa dei lavoratori del pubblico impiego negli ultimi anni. Due cortei distinti, quello del "Coordinamento precari scuola"-Cgil-studenti e quello dei Cobas-Sdl-Rdb avrebbero dovuto riunirsi davanti al ministero della Pubblica Istruzione a viale Trastevere. Ma lo spezzone proveniente da piazza del Popolo, dove era in corso la manifestazione per la libertà di informazione, è stato bloccato dalle forze dell'ordine sul Lungotevere e solo dopo lunghe trattative è riuscito a negoziare un percorso per raggiungere il ministero. Un corteo di 10mila insegnanti e studenti, fatto passare "di nascosto" sotto gli argini del Tevere, ha raggiunto la sua destinazione dopo 4 ore… Ma il dato davvero grave è che, come era prevedibile da giorni, la concomitanza tra la mobilitazione per la libertà di stampa e quella dei precari della scuola ha, di fatto, reso quest'ultima del tutto invisibile. Infatti, al termine della giornata, abbiamo constatato che nessuna delle principali testate giornalistiche ha riportato alcuna notizia riguardo alla manifestazione degli insegnanti. Anche il giorno successivo, era impossibile trovare un resoconto significativo sulle pagine nazionali dei quotidiani, ad eccezione del "manifesto" e di "Liberazione". E' paradossale che coloro che hanno rivendicato in piazza del Popolo il diritto alla libera informazione siano stati i primi a oscurare deliberatamente un momento di lotta così importante per un'altra categoria di lavoratori, quelli della scuola… E' evidente che le forze politiche e sindacali che hanno sostenuto l'iniziativa dei giornalisti non hanno alcuna volontà di contrastare il processo di smantellamento del sistema formativo pubblico portato avanti del governo di centro-destra. Naturalmente, la responsabilità per il fallimento di questa importante giornata di lotta - in un momento così critico per il diritto all'insegnamento e allo studio - è da ascrivere in gran parte anche agli organizzatori della protesta per la scuola che hanno accettato la sovrapposizione della manifestazione per la stampa proprio il 3 ottobre, data già stabilita da tempo, nella vana speranza di trovare solidarietà e visibilità.
Un gruppo di precari della scuola e del giornalismo Roma


6 ottobre 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 34 - 2Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Vaccino anti H1N1, tutte le clausole di un contratto nato come «riservato»
* Non ci sono scudi per lavoratori onesti
* Grande successo per "Cerca la Ricerca"
* Bankitalia convoca i soci di Quantica
* Censimento Agricoltura, pioggia di milioni sull'Istat
* Salta cda, mini proroga per i dirigenti del Cnr
* Cra: che fine ha fatto il bilancio consuntivo?
* Il Centro Fermi non ci sta: siamo noi i più piccoli


6 ottobre 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. PRIMO incontro a Palazzo d'Accursio tra il sindaco Flavio Delbono e i rappresentanti delle Rdb...

Bologna - PRIMO incontro a Palazzo d'Accursio tra il sindaco Flavio Delbono e i rappresentanti delle Rdb. Nel faccia a faccia, ha riferito il sindacato, il primo cittadino «ha confermato la validità del Protocollo di relazioni sindacali firmato nel 2006». Sul piatto il sindacato ha messo i temi della crisi economica, del bilancio, del welfare cittadino e delle Asp.


6 ottobre 2009 - Il Bologna

Delbono: pace con Rdb

Bologna - Il sindaco Flavio Delbono fa pace con i sindacalisti di base, le Rdb con cui non sono mancati scontri. «Un incontro importante - scrive in una nota il sindacato - con il quale si dovrebbe aprire una fase di nuove relazioni sindacali a partire dal fatto che è stata riconosciuta la reale rappresentatività di RdB». Nell'incontro si è parlato di crisi economica e welfare.


6 ottobre 2009 - Il Gazzettino

«Vogliamo il commissario per il Mariutto»

Mirano - I sindacati della Rdb, ieri in presidio di protesta davanti al municipio di Mirano, hanno avanzato la loro richiesta al sindaco Roberto Cappelletto.
«Gli orari di lavoro sono massacranti, l’organizzazione dei turni secondo noi è errata, la direzione non accetta di parlare e rifiuta di interagire dicendo addirittura che l’organico è in soprannumero di 50 unità».
Ieri una sparuta rappresentanza dei sindacati di base (appena quattro persone) ha manifestato davanti al Comune con bandiere e striscioni per chiedere al primo cittadino la testa del direttore dell’Ipab, Mario Finetto.
«A questo punto abbiamo valutato tutte le alternative – dice Federico Martelletto delle Rdb – il commissario ci sembra la soluzione migliore possibile. Siamo stanchi di veder disattese tutte le nostre aspettative».
Di fatto, la direzione non riconosce la rappresentanza della Rdb.
I sindacati "titolari" del personale sociosanitario della casa di riposo miranese sono Cgil, Cisl e Uil. Ma da un po’ di tempo, gli scontenti si stanno muovendo verso la Rdb.
Sindacato che, secondo i tre colossi principali, non avrebbe nemmeno diritto a sedere al tavolo delle trattative.
Cappelletto ha ricevuto il gruppo e si è detto disponibile a interagire, specificando però che il Mariutto è un ente autonomo e indipendente dal Comune. Insomma le speranze di poter giungere ad un compromesso ci sono ma lasituazione non è certo facile.
«Il direttore è stato scelto dall’attuale Cda, quindi se ci sono dei problemi la responsabilità è anche del consiglio di amministrazione. – ha specificato il sindaco – Personalmente ho organizzato due convegni sul Mariutto perché sono a conoscenza dell’importanza di questa casa di riposo per Mirano. Spero che si possa arrivare a un buon compromesso per tutti».


6 ottobre 2009 - Il Mattino

Caserta. La promessa di un incontro, per oggi alle 10, presso la struttura del sottosegretario all’emergenza rifiuti in Campania...
di LORENZO CALÒ

Caserta - La promessa di un incontro, per oggi alle 10, presso la struttura del sottosegretario all’emergenza rifiuti in Campania con Ettore Figliolia, avvocato dello Stato e capo dello staff tecnico di Bertolaso. È il risultato conseguito da decine di lavoratori dei consorzi di bacino al termine di una giornata di tensioni e proteste, blocchi stradali e dimostrazioni plateali. Ieri sera, intorno alle 20, erano ancora in 350 asserragliati davanti alla sede del Consorzio unico (l’ente nel quale sono confluiti alcuni degli ex consorzi delle province di Napoli e Caserta) dopo aver tenuto in scacco per l’intera giornata il centro del capoluogo minacciando anche blocchi stradali. Né la mediazione della Digos è riuscita a convincere due dei manifestanti a cessare il loro atto dimostrativo: sono saliti sul cornicione di un edificio di 15 piani, e lì sono rimasti per almeno sette ore. Altri 40 hanno dato vita a un’occupazione permanente degli uffici dirigenziali del consorzio, in quindici trascorreranno lì la notte. Sono venuti da ogni parte della Campania: da Benevento, da Avellino, dal Napoletano. Del resto, lo avevano annunciato: proteste per tutta la settimana. Ieri a Caserta, domani nel capoluogo sannita, giovedì in Irpinia, venerdì a Salerno. «Il 15 ottobre una grande manifestazione, ma soltanto il giorno prima vi annunceremo contenuti e modalità», fa sapere Enzo Guidotti, portavoce del movimento. Protestano i lavoratori dei consorzi, e il fronte del malcontento è duplice. Sono circa 2200 gli operai assunti a tempo indeterminato nel febbraio del 2001 la cui posizione è stata ritenuta nulla da una sentenza del Consiglio di Stato. Ora lo spettro del licenziamento è concreto; se tutto andrà bene, solo un contratto co.co.pro. (dunque a progetto) di tre mesi fino a dicembre. Poi nulla, a meno che non siano i comuni ad assumere direttamente queste maestranze. Loro invece chiedono che ci sia una stabilizzazione definitiva in regime full time a tempo indeterminato per tutti i dipendenti degli ex consorzi di bacino della Campania assunti con le ordinanze del ’99 e confermate poi nel 2001. Ma c’è anche un altro motivo di preoccupazione: dal primo gennaio prossimo, con la conclusione della fase di emergenza, i nuovi soggetti titolari del servizio di raccolta e di gestione degli impianti dovranno essere le società provinciali. «Ebbene - spiegano i lavoratori - il regolamento prevede la possibilità di assorbimento nei nuovi enti soltanto per chi può dimostrare un’anzianità di otto mesi. Ma se ci interrompono il rapporto di lavoro per tramutarlo in contratto a progetto, questa anzianità viene persa». Ecco perché Slai Cobas, Sindacato Azzurro, Rdb, Assotrasporti, Fesica Confsal, Uap e Cesil, da ieri anche Cgil, Cisl, Uil e Filas promettono ancora battaglia. Piccola appendice riservata al Consorzio unico: dalla scorsa settimana l’ente è acefalo (il presidente, Luigi Munno, sindaco di Macerata Campania, è stato considerato decaduto dal ministero dell’Interno) e la reggenza è affidata al vicepresidente. Acefala è pure la Gisec, l’unica società provinciale finora costituita in Campania, i cui vertici (presidente e cda) si sono dimessi a fine settembre.


6 ottobre 2009 - La Nuova Venezia

Il sindaco: «Il Cda si deve dimettere»
Mirano. Cappelletto torna all’attaco sul caso Mariutto

MIRANO - Sciopero e richiesta di commissariamento della direzione della casa di riposo. Si inasprisce il confronto all’interno del Mariutto, tra il direttore generale dell’ente e il sindacato Rdb-Cub. Ieri una sparuta rappresentanza degli operatori socio sanitari era davanti al municipio, con bandiere e cartelli, per chiedere al sindaco di intervenire nella vertenza. Rdb ha dunque proclamato due ore di sciopero, come promesso, denunciando in piazza la riorganizzare degli orari di lavoro e della turnistica operata, secondo il sindacato di base, ricorrendo a mobilità interne e modifiche di contratti part-time individuali. «La direzione non ci ascolta - attacca il portavoce di Rdb-Cub Federico Martelletto - e man mano che passano i mesi le cose peggiorano. Chiederemo il commissariamento della direzione, perché non ci si può trincerare dietro a cavilli di rappresentanza del nostro sindacato, ignorando i veri problemi all’interno dei reparti. Questo direttore non ascolta i lavoratori». Una richiesta subito girata al sindaco Roberto Cappelletto, che ha ricevuto la delegazione degli operatori nel suo ufficio. Per il sindaco il problema è legato all’attuale amministrazione dell’ente Mariutto. «Il direttore è stato nominato dal Consiglio di amministrazione dell’ente ancora in carica e fa il suo lavoro - è stata la replica di Cappelletto - il problema è proprio sul Cda, sul quale volevo intervenire e sono stato bloccato. Sto ancora aspettando le dimissioni dei consiglieri, come mi aveva annunciato lo stesso ex presidente Sante Bressan. Rimango convinto che un nuovo Cda resti l’unica strada percorribile, perché al Mariutto attualmente manca una strategia di gestione».(f.d.g.)


6 ottobre 2009 - Città e Regione

Come è andato a finire il bando di concorso per l'assunzione di varie figure professionali per il comune di Pomezia?

Pomezia - Quella che presentiamo oggi, non è una semplice domanda ma una vera e propria istanza alle istituzioni affinché si faccia chiarezza sulle assunzioni effettuate al Comune di Pomezia. I più sconcertati sono i sindacati della civica amministrazione RdB che ad oggi, hanno difficoltà a indicare il numero preciso di persone assunte a tempo determinato e qual è il tipo di procedura adita per le assunzioni.
Facciamo un po' di chiarezza con gli interessati sindacati:
"oggi – ci dice Antonio D.C. rappresentante sindacale della RdB – al Comune di Pomezia abbiamo circa 250 persone assunte a tempo indeterminato. Tra queste: 80 sono in forza presso la Polizia locale, 60 inserite nel comparto istruzione e insegnamento ed il rimanente impiegati come amministrativi presso l'ente comunale. Aggiungo che questo problema è stato affrontato nell'ultima commissione trattante con l'assessore al personale Cenacchi il quale ci ha riferito che per tutta una serie di problematiche le procedure concorsuali si sono fermate.
Un po' pochini gli impiegati per un Comune che conta oltre 50.000 residenti?
Le 250 persone di cui le dicevo, appartengono al quadro permanente del Comune. Poi abbiamo altro tipo di personale assunto a tempo determinato che ahimè non sappiamo in che numero preciso sia presente. Comunque queste persone dovrebbero essere in numero compreso tra le 130 e le 140 unità.
Mi scusi ci faccia capire, come avvengono allora le assunzioni? Non dovrebbe essere indetto un concorso pubblico per le assunzioni? Le rivolgo questa domanda perché poco tempo fa sono stati affissi dei manifesti che attaccavano l'amministrazione comunale per delle assunzioni anomale
Anche io ho visto i manifesti che attaccano l'amministrazione circa le presunte assunzioni irregolari che sembrerebbero essere state fatte, ma come le ho detto prima sappiamo soltanto che le procedure concorsuali sono ferme.
Come sindacato avete scritto qualcosa all'amministrazione ?
So che l'RSU ha fatto varie richieste chiedendo chiarimenti all'amministrazione ma non so riferirle altro.
Ultimamente abbiamo scritto all'amministrazione perché abbiamo riscontrato delle anomalie in quanto la Giunta ha emanato 2 delibere dove viene modificato il regolamento degli uffici e dei servizi. Queste delibere, la 129 e la 142 di Giugno riguardano alcune figure che andrebbero ad occupare delle particolari posizioni organizzative "D1 e D2" e vengono scelte direttamente dall'amministrazione. Queste delibere avrebbero dovute essere concordate con tutte le forze sindacali cosa che non è avvenuto.
Vi sono assunzioni di nomina sindacale?
Si. Alcune assunzioni sono fatte direttamente dal Sindaco che può nominare un numero di persone a corredo del suo staff. A Pomezia essendo circa 55.0000 i residenti, lo staff sindacale dovrebbe essere composta da circa 30 -40 persone.
Per ricapitolare abbiamo 250 assunti come tempi indeterminati, poi abbiamo una certa aliquota di persona assunti come tempi determinati che dovrebbero essere nel numero di 120 – 130 persone e poi altri assunti nello staff.
Mi scusi ma queste persone che vengono assunte direttamente hanno poi dei punti di merito o delle posizioni privilegiate nei confronti di giovani che non hanno mai fatto servizio presso l'ente locale anche se assunte direttamente e non tramite concorso?
Purtroppo si, vuol dire che in questo modo coloro che sono stati assunti senza alcun concorso vantano dei punti in più rispetto ai nostri giovani che studiano e aspettano i concorsi per poter accedere all'impiego presso la pubblica amministrazione. Vorrei ricordare infatti che coloro che hanno un contratto di lavoro continuativo per 36 mesi devono essere assunte a tempo indeterminato dal datore di lavoro ma sempre tramite concorso anche se godono di punti di merito.
Veniamo al concorso, ricordo bene o qualche anno fa il Comune aveva indetto un concorso per l'assunzione di varie figure professionali all'interno della pubblica amministrazione?
Si ricorda bene. Sono stati indetti vari concorsi per circa 64 persone nel 2008 a cui è seguita una partecipazione di circa 7000 domande. Ad oggi tutto è fermo e non si sa nulla.


5 ottobre 2009 - Adnkronos

BOLOGNA: RDB, CON DELBONO NUOVA FASE DI RELAZIONI SINDACALI
BETTI, SINDACO HA RICONOSCIUTO NOSTRA REALE RAPPRESENTATIVITÀ

Bologna, 5 ott. - (Adnkronos) - «Un incontro importante con il quale si dovrebbe aprire una fase di nuove relazioni sindacali a partire dal fatto che è stata riconosciuta la reale rappresentatività di Rdb». Così Massimo Betti, della federazione Rdb Cub di Bologna, commenta positivamente l'incontro tenutosi oggi a Palazzo D'Accursio con il sindaco del capoluogo emiliano Flavio Delbono e il direttore generale del Comune di Bologna Gaudenzio Garavini. «Il sindaco ha confermato la validità del Protocollo di relazioni sindacali firmato nel 2006 tra Rdb e l'allora sindaco Sergio Cofferati» riferisce Betti che ricorda come l'accordo preveda «un confronto su tutti i temi che riguardano le questioni sociali e del mondo del lavoro». Intanto, nel corso del faccia a faccia di oggi gli argomenti trattati sono stati quelli della crisi economica, del bilancio, del welfare cittadino e delle Asp. «Temi che - conclude Betti - dovranno essere approfonditi con gli appositi incontri con i singoli assessorati».


5 ottobre 2009 - Spoleto City

"STRAGE DI STATO NEL MESSINESE"
L'ennesima vergogna, il FANGO si abbatte sul paese
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Non sono passati neppure alcuni giorni dall'ultima iniziativa di denuncia e sensibilizzazione organizzata dalla RdB (manifestazioni in diverse e importanti città e lettera al Presidente Repubblica) per portare all'attenzione dell'opinione pubblica come i vari governanti di questo "paese europeo" hanno ridotto il CNVVF, e si è verificata l'ennesima catastrofe - strage. E come sempre assistiamo alle solite trasmissioni con giornalai prezzolati e politici che si costernano e si stringono nel dolore con le solite frasi di circostanza, consapevoli di aver fatto nulla per prevenire queste tragedie, speculando tra le disperazioni della gente... intanto poi tutto torna come prima, speculazioni edilizie, appalti poco chiari ecc. La RdB Vigili del Fuoco denuncia ormai da decenni che l'Italia è il paese delle catastrofi annunciate e lo ha scritto anche in un libro, organizzando convegni, denunciando lo stato in cui versa il paese ed i soccorritori Vigili del Fuoco che non vengono messi in condizione di poter svolgere il proprio a lavoro causa delle poche risorse stanziate dai vari Governi di turno. Nella zona di Messina eravamo intervenuti già da tempo prima per dissesti- poi per incendi di boschi – ed ora di nuovo con alluvioni. Senza riscontri successivi al primo soccorso; come RdB abbiamo presentato proposte di legge per far si che il CNVVF sia realmente la colonna portante di una nuova e moderna Protezione Civile. Ed in particolar modo possa svolgere tutta quella pratica di prevenzione del territorio necessaria ad evitare nuove catastrofe. A che serve denunciare la mappatura delle aree colpite da alluvioni oppure quelle da incendi se dopo nessun ministero ha soldi (tutti sapevano nessuno poteva intervenire per mancanza di fondi dovuti ai tagli perpetrati da questo e dai precedenti governi) per le attività successive. E qua potremmo aprire il capitolo delle privatizzazioni di tutti servizi (a partire, dall’Enel ancora non arrivata sul posto), e la svendita della pubblica amministrazione, ma evitiamo per il momento. Purtroppo in questo "bel paese" si preferisce non investire in previsione e prevenzione, anzi sembrerebbe che più catastrofi e emergenze ci sono, meglio è. La RdB VV.F. ritiene sia un problema soprattutto culturale e continuerà nell'opera di sensibilizzazione affinché nel nostro paese gli investimenti vengano dirottati su queste priorità, pur sapendo che al momento sarà difficile vedendo come i soldi degli italiani vengono usati dalla politica - vedi festini a palazzo... decreti salva banche... opere faraoniche, Tav o peggio ancora al posto delle attività sociali e di prevenzione del paese. Mentre per i soccorritori si organizzano marcie militari "per apparire " invece di concentrasi sulla formazione e le specializzazioni. In tutte queste stragi i primi soccorritori sono sempre i Vigili del Fuoco, e a queste stragi, dagli omicidi sul lavoro, volgarmente chiamate morti bianche... alla natura che si ribella, purtroppo assistiamo impotenti quasi quotidianamente, per questo ci sentiamo di dire a chi governa...
VERGOGNA
per il Coordinamento Naz. RDB VV.F. - Maccarino Giovanni


5 ottobre 2009 - La Gazzetta di Reggio

La scuola in assemblea
Convocata da Cub e Cobas all’istituto «Matilde di Canossa»
All’ordine del giorno i tagli a Reggio e lo sciopero generale

REGGIO E. - La Cub e i Cobas della scuola indicono per venerdì un’assemblea sindacale di tutti i lavoratori della scuola (docenti e personale Ata).
Durante l’assemblea, che si terrà dalle 11 alle 13 all’Istituto magistrale Canossa in via Makallè, si parlerà degli argomenti «caldi» che stanno travagliando il mondo della scuola di ogni ordine e grado. Tra i temi all’ordine del giorno ci saranno i tagli nella scuola a Reggio; la truffa dei «contratti di disponibilità; la legge Aprea; lo sciopero generale indetto dai sindacati per il 23 ottobrre. Nel corso della mattinata interverrano attivisti e rappresentanti del sindacalismo di base.


5 ottobre 2009 - Il Giorno

«Pulizie al policlinico, turni insopportabili. Chiediamo l'intervento del vescovo»
PAVIA LE LAVORATRICI DEL SAN MATTEO SCRIVONO A MONSIGNOR GIUDICI
di Manuela Marziani

PAVIA - «VOGLIAMO incontrare il vescovo, monsignor Giovanni Giudici». A chiederlo sono le lavoratrici della Meridional, società che si occupa delle pulizie del San Matteo iscritte al sindacato Rdb-Cub che l'altra sera si sono riunite in assemblea e hanno deciso di far partire oggi una richiesta urgente indirizzata a piazza Duomo. Un luogo anomalo per le trattative sindacali, ma che le lavoratrici motivano così: «Quasi tutti i dipendenti sono donne con problemi familiari pesanti. Tra noi c'è la madre single che non riesce ad arrivare a fine mese perché lavora 10-12 ore al giorno e paga la baby sitter più di quanto guadagna, ci sono straniere sfruttate, persone in gravi difficoltà nel gestire la famiglia a diversi chilometri dal posto di lavoro. Vogliamo spiegargli che per risparmiare il San Matteo ha firmato un contratto in cui ci obbliga a lavorare di più in minor tempo e poi, se si verificano troppe infezioni la colpa è nostra. Speriamo che il vescono possa fare pressioni sul cda». STANCHE di avere un contratto part-time di 20-22 ore settimanali, quando l'impegno effettivo è anche di 45, le donne vorrebbero cambiare gli accordi. «Porteremo le nostre istanze al presidente del San Matteo, Alessandro Moneta, che speriamo di incontrare in settimana aggiunge il sindacalista Pasquale Di Tomaso , ma nel frattempo ci affidiamo anche al vescovo che ha sempre dimostrato sensibilità verso i lavoratori».


5 ottobre 2009 - Il Capoluogo

Strage nel Messinese: L'ennesima vergogna
di Maccarino Giovanni (Coordinamento Naz. RDB VV.F.)

Non sono passati neppure alcuni giorni dall'ultima iniziativa di denuncia e sensibilizzazione organizzata dalla RdB (manifestazioni in diverse e importanti città e lettera al Presidente Repubblica) per portare all'attenzione dell'opinione pubblica come i vari governanti di questo "paese europeo" hanno ridotto il CNVVF, e si è verificata l'ennesima catastrofe - strage. E come sempre assistiamo alla solita farsa dei politici fatta di costernazione, stringersi nel dolore con le solite frasi di circostanza, consapevoli di aver fatto nulla per prevenire queste tragedie, che pur di far notizia si buttano nel fango e nelle disperazioni della gente, si rimpallano le responsabilità...intanto poi tutto torna come prima, speculazioni edilizie, appalti poco chiari ecc. La RdB Vigili del Fuoco denuncia ormai da decenni che l'Italia è il paese delle catastrofi annunciate e lo ha scritto anche in un libro, organizzando convegni, denunciando lo stato in cui versa il paese ed i soccorritori Vigili del Fuoco che non vengono messi in condizione di poter svolgere il proprio a lavoro causa delle poche risorse stanziate dai vari Governi di turno. Nella zona di Messina eravamo intervenuti già da tempo prima per dissesti- poi per incendi di boschi - ed ora di nuovo con alluvioni. Senza riscontri successivi al primo soccorso; come RdB abbiamo presentato proposte di legge per far si che il CNVVF sia realmente la colonna portante di una nuova e moderna Protezione Civile. Ed in particolar modo possa svolgere tutta quella pratica di prevenzione del territorio necessaria ad evitare nuove catastrofe. A che serve denunciare la mappatura delle aree colpite da alluvioni oppure quelle da incendi se dopo nessun ministero ha soldi (tutti sapevano nessuno poteva intervenire per mancanza di fondi dovuti ai tagli perpetrati da questo e dai precedenti governi) per le attività successive. E qua potremmo aprire il capitolo delle privatizzazioni di tutti servizi (a partire, dall'Enel ancora non arrivata sul posto), e la svendita della pubblica amministrazione, ma evitiamo per il momento. Purtroppo in questo "bel paese" si preferisce non investire in previsione e prevenzione, anzi sembrerebbe che più catastrofi e emergenze ci sono, meglio è. La RDB VV.F. ritiene sia un problema soprattutto culturale e continuerà nell'opera di sensibilizzazione affinché nel nostro paese gli investimenti vengano dirottati su queste priorità, pur sapendo che al momento sarà difficile vedendo come i soldi degli italiani vengono usati dalla politica - vedi festini a palazzo... decreti salva banche... opere faraoniche, Tav o peggio ancora al posto delle attività sociali e di prevenzione del paese. Mentre per i soccorritori si organizzano marce militari "per apparire " invece di concentrasi sulla formazione e le specializzazioni. In tutte queste stragi i primi soccorritori sono sempre i Vigili del Fuoco, e a queste stragi, dagli omicidi sul lavoro, volgarmente chiamate morti bianche... alla natura che si ribella, purtroppo assistiamo impotenti quasi quotidianamente, per questo ci sentiamo di dire a chi governa... VERGOGNA!

4 ottobre 2009 - Liberazione

Assemblea nazionale. Nella primavera del 2010 il congresso costitutivo del nuovo soggetto unitario
Il sindacato di base molla gli ormeggi
di Fabio Sebastiani

Roma - "Il sindacato che serve". L'hanno titolata così l'assemblea nazionale del Patto di base che si è svolta ieri a Roma (Centro Congressi Frentani). Una tessera in un percoso più lungo che porterà Rdb, Sdl, Cobas, Slai-Cobas e Usi ad unirsi in un unico sindacato confederale. Ciò dovrebbe avvenire nella primavera del prossimo anno, a ridosso del congresso Cgil.
Nel corso di questa manciata di mesi, quindi, si svolgeranno i vari congressi di scioglimento dei vecchi soggetti sindacali. Chi a livello di categorie, come la galassia delle Rappresentanze di base, chi, come Sdl, a livello confederale. Il vecchio sindacalismo "anticonfederale" sta per andare in soffitta, e non perché la concertazione, sotto varie forme, non sia più il nemico da battere. Quello che darà il là alle lotte sindacali e non sarà, appunto "il sindacato che serve".
Il primo a lanciare il segnale di chiusura di un'epoca che dura ormai dalla fine degli anni '80, sarà la Cub, che il prossimo week end terrà a Milano l'assemblea nazionale (Hotel Leonardo da Vinci). A dire la verità il sindacato di Giorgio Tiboni non sembra così determinato ad abbracciare il percorso unitario, tracciato da ben tre assemblee nazionali e una assise generale che si è svolta a maggio a Riccione. «Siamo consapevoli - scrive la Cub nel documento di convocazione - che la lotta azienda per azienda, località per località, è assolutamente una condizione imprenscindibile dell'azione sindacale ma che solo coordinandola ed unificandola sulla basae di una piattaforma che sappia andare oltre le singole questioni si possono ottenere risultati adeguati alle esigenze dei lavoratori, ricomporre l'unità di classe che i nostri avversari lavorano a distruggere, superare i limiti delle singole vertenze». Insomma, la Cub ha in mente un "gradualismo" che mal si combina con la svolta confederale impressa dagli altri soggetti.
Per opposte ragioni, ma molto meno distante, un po tiepido rispetto al percorso, è anche l'universo Cobas, trattenuto ieri dagli impegni di piazza sul fronte della scuola. Il percorso unitario, comunque, così come si è capito da tutti gli interventi in assemblea, compresa la relazione introduttiva di Fabrizio Tommaselli, mantiene ancora una forte dose di apertura. E ieri gli appelli in questa direzione si sono davvero sprecati. La prova del nove sarà lo sciopero generale proclamato per il 23 ottobre. Potrà replicare il grande successo di quello del 17 ottobre dello scorso anno?
Allo stato dell'arte, il sindacato unitario di base che si va profilando è una organizzazione indipendente, democratica e in grado di avere una struttura solida. «Un sindacato democratico e partecipativo - sottolinea Paolo Leonardi - capace anche di indagare la complessità del sociale».
Particolarmente applaudito l'intervento di Paolo Di Vetta, dei Blocchi sociali metropolitani. «I centri sociali che lottano contro la rendita fondiaria - ha detto - sono già una forma di sindacalismo sociale». La sensazione è che il nuovo soggetto dovrà sviluppare una sintesi piuttosto robusta non solo intorno ai temi del lavoro ma anche rispetto al grande mare del non-lavoro. E in questo si può dire senza tema di smentita che la sfida del sindacato di base vale sicuramente la pena di essere percorsa.
Tra i primi obiettivi da raggiungere c'è sicuramente il reddito sociale e la stabilizzazione del precariato.
Presente in sala il segretario del Prc Paolo Ferrero, che ha espresso apprezzamento per il percorso unitario che si va profilando e per i valori che esprime soprattutto su democrazia, indipendenza e partecipazione.
Per Fabrizio Tommaselli, attualmente coordinatore di Sdl, il sindacato di base del futuro dovrà «parlare con i lavoratori a trecentosessanta gradi non utilizzando però il linguaggio che abbiamo sempre utilizzato». Il sindacato di base ha per il momento due comparti, pubblico e privato. Ciò che si sta decidendo è se dare o no una articolazione su tre livelli che parte dall'aspetto confederale e arriva a quello territoriale passando però per le categorie.
L'assemblea ha espresso solidarietà ai lavoratori della Fondazione Santa Lucia. Duecentoquaranta operatori altamente qualificati, specializzati nella riabilitazione di persone da traumi gravissimi o da malattie cardiocircolatorie che hanno provocato seri danni fisici e psichici, perderanno il loro lavoro a causa dei tagli della Regione Lazio.


4 ottobre 2009 - Il Manifesto

RAPPRESENTANZA SOCIALE
Assemblea nazionale RdB-Cub, SdL, Snater. Poi tutti al corteo dei precari
Confederazione del sindacato di base, ora si fa sul serio
di Francesco Piccioni

ROMA - «Si è chiusa la fase della discussione, inizia quella della costruzione». Il soggetto è la «confederazione del sindacato di base», prodotto ed evoluzione di oltre trenta anni di prassi rivendicative «dal basso», fuori dalla logica della «concertazione». Quella di ieri, nella sala dei Frentani, non è stata un'assemblea tra le tante, ma l'atto di nascita di un nuovo soggetto sindacale. «Tutto da costruire», ma che intanto si lascia alle spalle «la vocazione autoreferenziale», propria di una fase in cui - nel bene e nel male - la rappresentanza generale dei lavoratori era assorbita pressoché in toto dalla «triplice» (Cgil, Cisl e Uil), mentre quelle categorie che dovevano pagare un prezzo più alto alle «liberalizzazioni» o alle privatizzazioni erano quasi obbligate a rivolgersi fuori da quel recinto: e quindi o ai sindacatini corporativi oppure agli organismi «di base».
Quel tempo «è finito», spiegano Paolo Leonardi (RdB-Cub) e Fabrizio Tomaselli (Sdl). Ora c'è un governo e una classe imprenditoriale che hanno decretato «la morte della concertazione»; e pretendono (il ministro Sacconi dixit) «rapporti complici» con chi di mestiere fa il sindacalista. Un cambio di marcia, viene notato, che sta creando non pochi problemi di visione e di strategia anche all'interno della Cgil. Per questo il «soggetto sindacale unitario in costruzione non è interpretabile come una semplice sommatoria di sigle», ma come «un salto di maturità». Non si tratta infatti più di «dar voce agli scontenti», ma di «interagire con i bisogni di milioni di lavoratori».
Il «colpo di reni» non viene immaginato come un facile atto di volontà. «Si torna ai fondamentali del fare sindacato; conflittuale, di massa, democratico, indipendente», capace quindi di «esser presente in azienda e nel territorio, ma anche di offrire servizi al di fuori delle esigenze strettamente legate al lavoro». Qui viene vissuta con un certo fastidio l'immagine costruita addosso al sindacalismo di base, che li descrive come dei patiti della «conflittualità fine a se stessa». «Abbiamo firmato migliaia di contratti e di accordi, nel pubblico impiego, in Alitalia, alla Rai, in centinaia di aziende grandi e piccole, a cominciare dal trasporto pubblico locale». Certo, «non stiamo lì con la penna in mano a dir di sì a qualsiasi cosa la controparte pretenda». Il baricentro dell'azione sindacale, da queste parti, è solo «l'interesse dei lavoratori, che si devono poter esprimere liberamente su tutto ciò che li riguarda, per condizioni di lavoro o salario».
Un sindacato che sarà una «confederazione», articolata in due macro-aree (pubblico e privato), in categorie e territori. Perché «i lavoratori non sono più quelli degli anni '70», ma soprattutto perché «la precarietà è ormai una condizione generale, sul luogo di lavoro e fuori». Star chiusi dentro le vecchie trincee, insomma, significherebbe sconfitta certa. Qui, invece, si vuol «battere la rassegnazione». Alla fine, un rapido panino e poi di corsa al corteo dei precari della scuola.

I precari della scuola in piazza
Due i cortei per dire no a Gelmini e chiedere «dignità e futuro» per la scuola pubblica
L'ALTRO CORTEO Voci dal Sud: «C'a putima fà»

ROMA - Li potevi sentire da lontano. Fischietti, tamburi e slogan. La seconda manifestazione dei precari della scuola - che ha preso il via da Santa Maria Maggiore, a due passi da Termini - è stata caratterizzata dai colori e dallA verve meridionale, ovvero dele regioni più tartassate dai tagli della Gelmini.
Duemila persone, davanti lo striscione del Coordinamento precari scuola di Salerno, più indietro molte bandiere Cobas, Cub. C'è Napoli con «la scuola s'è rotta», la vivacissima Cosenza con una traduzione obamiana («C'a putima fà»). Striscioni più analitici («Stipendi da fame, ipersfruttamento; basta con i guadagni illeciti di ditte e cooperative») e più politici («La mafia ringrazia lo stato per la morte della scuola pubblica»). Altri che fotografano con ironia le disparità di trattamento tra docenti normali e confessionali («la prossima volta mi faccio prete»).
Questa è la parte del movimento dei precari che ha scelto di non mescolarsi con la manifestazione per la libertà di informazione, piovuta come un macigno sulla scadenza della scuola, decisa oltre un mese fa. C'è un po' di polemica con chi invece ha deciso di andarci, ma senza astio. «E' l'annoso problema della visibilità», spiega un insegnante romano; «come se un breve momento sul palco di piazza del Popolo, tra una canzone e un discorso di Saviano, potesse conferirti centralità politica».
Un altro fa notare come i professionisti della stampa siano molto interessati alla propria condizione, ma ben poco a quella altrui. «Guarda Repubblica di oggi; non c'è una sola riga sulla protesta dei precari della scuola!». Altre voci si aggiungono, elencando testate, tg anche democratici, ecc, «tutti sordi». «Noi esistiamo solo quando dobbiamo votare o dare solidarietà; per il resto possiamo pure sparire».
Il corteo si snoda lento, sotto un sole estivo. Fino a raggiungere il palazzo del ministero col cielo che comincia a scurirsi. Davanti a tutti un Dante Alighieri sui trampoli, volteggiante sopra la fila di poliziotti che segna il confine tra manifestanti e no. Gli slogan si sommano ai fischi e ai tamburi. La Gelmini fa mettere da parte incomprensioni e divisioni, e i precari si soffermano a lungo in attesa che qualcuno arrivi da piazza del Popolo (secondo le intenzioni originarie dell'altra parte del Coordinamento precari il corteo partito da piazza della Repubblica avrebbe dovuto «attraversare» la manifestazione della stampa e poi raggiungere Trastevere). Mentre gli elicotteri della polizia girano nemmeno fosse il '77.
L'attenzione torna sui temi della piattaforma unitaria, mettendo da parte i distinguo sull'analisi. E quindi «Gelmini dimettiti», «no all'elemosima dei contratti di disponibilità», «immissione in ruolo di tutti i precari sui posti vacanti», «ritiro del decreto Aprea».


4 ottobre 2009 - La Stampa

GENOVA LA PROTESTA DURANTE L’INAUGURAZIONE DEL SALONE
L’urlo dei vigili del fuoco "Siamo pochi, vecchi e con mezzi antiquati"

GENOVA - Qualcuno aveva con sé moglie e bambini, per sottolineare il significato di una vita incentrata sul lavoro tanto da influenzare l’intera famiglia. Erano circa in 60 i vigili del fuoco che ieri, a nome di tutti i colleghi della Liguria, hanno scelto il giorno inaugurale del Salone Nautico per effettuare un presidio e portare alla ribalta i problemi della categoria. Tra gli uomini in uniforme da lavoro, anche i rappresentanti sindacali con le bandiere di Cgil, Cisl, Rdb e Confsal, per denunciare che in Italia i pompieri sono troppo pochi, vecchi e con mezzi inadeguati.
«I vigili del fuoco operativi in tutto il Paese sono 22.800, di cui mille in Liguria, mentre secondo le norme europee di sicurezza dovrebbero essere quasi il doppio - hanno denunciato i manifestanti -. Il contratto nazionale è scaduto nel 2007 e le condizioni di lavoro sono sempre più difficili».
«L’età media dei pompieri italiani è di 44 anni - hanno aggiunto i sindacati - troppo alta per un lavoro faticoso come il nostro. Da decenni nessuna assunzione, niente forze giovani, niente turn over. Con qualsiasi governo». «Il 30% dei nostri mezzi di soccorso inviati in Abruzzo - è la denuncia dei sindacati - non è arrivato a destinazione a causa delle pessime condizioni in cui versano. L’80% ha più di 20 anni».
E, mentre i vigili del fuoco protestano per le difficili condizioni di lavoro, la vedova e la figlia di Giorgio Lorefice, il pompiere morto in un esplosione per salvare la vita ai suoi colleghi e ai civili dopo lo scoppio di un’autocisterna di gpl a Serra Riccò, hanno scritto al presidente Giorgio Napolitano, pronte a restituire la medaglia d’oro al valor civile ricevuta alla memoria, perchè attendono ormai da 5 anni l’inizio del processo: «Non sono le onorificenze, ma è la giustizia quello che conta».


4 ottobre 2009 - Il Mattino

Napoli. Da domani presidi e cortei: monta in tutta la regione...

Napoli - Da domani presidi e cortei: monta in tutta la regione la rabbia dei lavoratori degli ex consorzi di bacino che s’aspettano, è questione di ore, i licenziamenti. Sono i circa 2200 operai assunti a tempo indeterminato con due ordinanze firmate nel febbraio del 2001 dagli allora vertici del commissariato per l’emergenza rifiuti. Due atti dichiarati nulli da una sentenza del Consiglio di Stato a cui aveva fatto ricorso l’ex consorzio di bacino Napoli 1 che già il 30 settembre ha provveduto alla messa in uscita per 221 maestranze. Poi due giorni fa la sentenza dei giudici amministrativi di secondo grado è stata spedita, dai vertici di palazzo Salerno, ai 10 consorzi di bacino e all’Asìa: «Per le opportune valutazioni e l’eventuale adozione dei provvedimenti di competenza di codesti enti», ha scritto il vicario del sottosegretario Guido Bertolaso, il generale Mario Morelli. In pratica, è il via libera per la messa in uscita per queste persone assunte otto anni fa per la raccolta differenziata e in organico oggi in diversi enti della Campania. Per loro, se tutto andrà bene, solo un contratto co.co.pro. di tre mesi sino a dicembre. Poi nulla a meno che non siano i comuni ad assumerli direttamente. Ma sinora le richieste in tal senso dei 5 prefetti campani sono cadute nel vuoto. Per questo da due giorni le maestranze dei consorzi di bacino sono in stato di assemblea permanente e hanno proclamato uno sciopero di due giorni per il prossimo 14 ottobre. Mentre sale il nervosismo per le lettere di licenziamento che sarebbero già partite. Ma il pericolo è che la situazione possa sfuggire di mano. «Esistono molti focolai di lavoratori che oramai sfuggono al controllo delle organizzazioni sindacali e che autonomamente in questi giorni - scrivono le sigle Slai Cobas, Sindacato Azzurro, Rdb, Assotrasporti, Fesica Confsal, Uap e Cesil - hanno dato vita ad azioni dimostrative che stanno seriamente mettendo a repentaglio l’ordine pubblico: decliniamo sin da ora ogni responsabilità per atti spontanei». E da domani la protesta scende in piazza. A Benevento dove i lavoratori stanno facendo fronte comune con i precari della scuola; a Caserta, dove domattina alle 11 è stato previsto un sit-in presso la sede del consorzio unico interregionale, adiacente la prefettura. A Napoli, invece, prima un corteo e poi il presidio sotto palazzo Salerno, in piazza del Plebiscito, sede del commissariato per i rifiuti. La richiesta delle sigle sindacali è che ci sia una stabilizzazione definitiva in regime full time a tempo indeterminato per tutti i dipendenti degli ex consorzi di bacino della Campania assunti con le ordinanze del ’99 e confermate poi nel 2001. Difficile che avvenga visto che dal primo gennaio con il ritorno dei poteri ordinari per la gestione del ciclo dei rifiuti, non sarà più garantita, ai consorzi da parte del commissariato, la somma di 2mila euro a lavoratore. Da qui la minaccia delle sigle sindacali: «Se entro il 15 ottobre non si sarà raggiunto un accordo definitivo ordineremo azioni di protesta mirate al blocco dei siti strategici dell’emergenza rifiuti».(ad.pa.)


4 ottobre 2009 - Il Gazzettino

Rdb Cub ribatte: «Sciopero legittimo quello al Mariutto»

Mirano (d.t.) - «Ma quale sciopero irresponsabile, Cgil Cisl e Uil avevano firmato un accordo che dava al direttore del Mariutto la possibilità di agire senza interpellare i lavoratori».
Secca replica di Federico Martelletto della Rdb Cub al comunicato delle rappresentanze sindacali della casa di Riposo.
«L’accordo non è andato giù a molti dipendenti, che ci hanno chiamato perché si sentivano soli e abbandonati. Stiamo cercando di recuperare una situazione di disagio interno, legata a carenze di personale e alla disorganizzazione di una direzione poco sensibile alle problematiche di chi lavora ogni giorno nei reparti». Cgil, Cisl e Uil avevano messo in guardia i lavoratori su un eventuale sciopero che, se avesse portato all’eliminazione del servizio minimo, avrebbe potuto trasformarsi in un’illegale omissione di assistenza. «Lo sciopero è legittimo – continua Martelletto – e i lavoratori non rischiano risvolti penali. Sarà sufficiente garantire la sorveglianza con un solo operatore per reparto. Abbiamo un importante strumento di lotta, usiamolo quando serve!». Infine, l’incontro con il Comune e con il sindaco Roberto Cappelletto. «Lunedì probabilmente avremo un incontro con il primo cittadino. Il sindaco ha il dovere di intervenire in questa situazione, per fare in modo che il direttore mostri un atteggiamento più disponibile nei confronti della trattativa sindacale».


4 ottobre 2009 - Il Secolo XIX

la protesta
I pompieri: «siamo pochi e mal pagati»

Genova - TROPPO POCHI, troppo vecchi e con mezzi inadeguati. È la situazione dei Vigili del Fuoco in Italia secondo la denuncia di un gruppo di pompieri e dei sindacati di categoria fatta ieri a Genova in occasione della inaugurazione del Salone Nautico Internazionale.
Al presidio hanno partecipato circa 60 Vigili del Fuoco e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Rdb e Confsal. «I vigili del fuoco operativi in Italia sono 22.800, 1.000 in Liguria, mentre secondo le norme europee di sicurezza dovrebbero essere quasi il doppio - hanno denunciato i sindacati -. Il contratto nazionale è scaduto nel 2007 e le condizioni di lavoro sono sempre più difficili». «L'età media dei pompieri italiani è di 44 anni - hanno aggiunto i rappresentanti dei pompieri - troppo alta per un lavoro faticoso come il nostro. Da decenni nessun assunzione, niente forze giovani, niente turn over. Con qualsiasi Governo». Infine, nel mirino della protesta il problema degli automezzi di soccorso: «il 30% dei nostri mezzi di soccorso inviati in Abruzzo - è la denuncia - non è arrivato a destinazione a causa delle pessime condizioni in cui versano. L'80% ha più di 20 anni. In un anno in Italia sono stati spesi solo 8 milioni di euro per la manutenzione».


4 ottobre 2009 - Il Giorno

Trasferiti in un anno 32 capisquadra
Quelli rimasti sono costretti al doppio lavoro
di Fabrizio Vertua

BRESCIA - POMPIERI SENZA TESTA. Non stiamo certo parlando della loro mancanza di professionalità, ma del fatto che a Brescia il Comando provinciale lamenta una grave insufficienza organizzativa che riguarda i capisquadra. «Una situazione praticamente unica in Italia come denuncia Massimiliano Gregori del consigliere nazionale dell'Rdb, d'istanza nel distaccamento di Salò -. Noi avevamo già una carenza d'organico notevole già a dicembre del 2008, da allora sono andati via 32 capisquadra che hanno ottenuto il trasferimento in altre sedi più vicine a casa. Oggi ne abbiamo 45, praticamente la metà di quelli che sarebbero necessari». IN TERMINI PRATICI questa carenza costringe i capisquadra presenti sul territorio a fare delle integrazioni, lavorando in straordinario negli altri turni. «Straordinari che vengono pagati e riconosciuti con un anno di distanza». Ai turni da 12 ore, a volte vengono richieste dunque altre ore in supplemento. E questa non è l'unica carenza che riguarda il comando provinciale. Il problema che sta alla base è che Brescia viene riconosciuta come una provincia di seconda fascia, nonostante conti oltre 1 milione e 200mila abitanti e che nel suo vastissimo territorio siano presenti realtà totalmente diverse, dalle valli e le montagne ai laghi, per arrivare ai territori agricoli della bassa. UNA PROVINCIA fra le più industrializzate d'Italia, che annovera diverse aziende ad alto rischio. Oggi in questo contesto il personale professionista conta oggi 250 unità contro le 320 (dati forniti dal Ministero), a cui si aggiungono circa 300 volontari. Quattro i distaccamenti gestiti dai vigili del fuoco professionisti, mentre sono quattordici quelli in mano ai volontari. «Secondo la normativa europea sarebbe necessario un pompiere ogni mille abitanti afferma Gregori -, i numeri devono far riflettere». E poi, ancora, mancano 13 funzionari e 27 capireparto. In questo contesto c'è ancora una squadra di 6 uomini costantemente presente in Abruzzo. «In tutti questi mesi abbiamo garantito la nostra presenza a L'Aquila in almeno due squadre, anche questo è uno sforzo non indifferente conclude Gregori -, ma anche da noi la stagione sta cambiando, e non se davanti ad episodi e catastrofi come quelle di Messina potremmo reggere con questa carenza di personale».


4 ottobre 2009 - Il Resto del Carlino

Caso esercitazione, i sindacati dei pompieri puntano il dito contro il comandante

Pesaro - I SINDACATI dei vigili del fuoco (Cgil, Cisl e Rdb) battono ancora dove il dente duole: «Abbiamo appreso con profondo rammarico "chi" ha voluto con proposito escludere i vigili del fuoco dalla partecipazione all'esercitazione Airsubsarex 2009 tenutasi a Fano il 29 settembre. Il capo di gabinetto della prefettura di Pesaro e Urbino, dottor Di Nuzzo, è stato esplicito nell'indicare il comandante dei vigili del fuoco di Pesaro e Urbino Carlo Carlucci, quale responsabile della mancata presenza dei vigili del fuoco, trincerandosi dietro la sommaria risposta di non avere disponibilità di uomini. Purtroppo il problema è molto più grave, perché nel caso descritto dal comandante, le organizzazione sindacali sarebbero sicuramente state le prime a segnalare una carenza tanto macroscopica. Il problema sta, invece, nel non aver richiesto se vi fosse personale a turno libero, disponibile a partecipare anche gratuitamente, come già avvenuto e come avviene di solito, in altre esercitazioni. A nostro avviso vi era personale libero pronto a partecipare all'esercitazione. Quanto avvenuto non fa altro che avvilire la professionalità del personale dei vigili del fuoco di questo Comando e "stride" fortemente con le parole di apprezzamento rivolte dalle più alte autorità al Corpo nazionale dei vigili del fuoco nel giorno del 70° Anniversario della sua fondazione, quando si è affermato che il personale del Corpo rappresenta "un esempio dell'Italia migliore e degli italiani migliori". Al comando provinciale vigili del fuoco di Pesaro e Urbino, si respira decisamente un'aria diversa. Più cupa e priva di questi sentimenti».

Classe di bimbi stranieri Confronto Cgil-Comune
Luzzara, spiragli di dialogo: domani l'incontro
di Antonio Lecci

LUZZARA - TROPPO PICCOLA la sala della Cgil di Luzzara per contenere tutti i genitori, stranieri e non, che l'altra sera hanno partecipato all'assemblea convocata dal sindacato della Bassa per discutere della sezione separata di bimbi stranieri alla scuola materna statale del paese, contestata da Cgil, Prc e da un gruppo di genitori extracomunitari. Ciro Maiocchi, della Camera del lavoro di zona, annuncia positivi spiragli: «Il sindaco luzzarese dice il sindacalista ha accolto la proposta di aprire un dialogo sulla vicenda. Lunedì, in municipio, ci sarà un incontro importante fra le parti. Rispetto ai giorni scorsi notiamo una maggiore disponibilità a discutere su questi temi da parte delle autorità civili e scolastiche. Questo problema rischia di coinvolgere anche altre realtà». Anche il Cub Scuola di Reggio si dice contrario alle sezioni con soli bimbi stranieri: «Questa scelta conferma il razzismo di alcuni italiani verso gli immigrati. Chiediamo l'istituzione di classi miste». Va detto che il progetto sulle sezioni separate prevede ampi momenti di interscambio fra i bimbi, in base a un piano didattico che è in vigore, senza alcun problema, da due anni a Villarotta.


3 ottobre 2009 - Omniroma

CORTEO COBAS, VIALE TRASTEVERE CHIUSO AL TRAFFICO

(OMNIROMA) Roma, 03 ott - Hanno da qualche minuto attraversato ponte Garibaldi e ora stanno «marciando» verso il ministero dell'Istruzione percorrendo viale di Trastevere. Sono i precari della scuola che sfilano sotto le bandiere di Cobas, Sdl, Rdb e coordinamento precari Roma. Sono giunti dal Nord e dal Sud d'Italia per raggiungere il dicastero da cui dipendono e manifestare contro la riforma della scuola e i tagli al personale. Intanto viale Trastevere è stato chiuso al traffico e sotto il ministero ad attendere il corteo ci sono blindati della polizia e i precari che protestano in maniera permanente con un presidio fisso da quest'estate.

ESQUILINO, PARTITO CORTEO COBAS SCUOLA

(OMNIROMA) Roma, 03 ott - «Docenti ed Ata precari della scuola». È lo striscione che apre la manifestazione contro i tagli e la riforma della scuola organizzato dai Cobas. I manifestanti hanno cominciato a muoversi da piazza dell'Esquilino da qualche minuto e affronteranno una lunga marcia che li porterà fino a sotto il ministero dell'istruzione a Trastevere. Bandiere dei Cobas, dei Coordinamento precari scuola, di Rdb e Sdl. Fra i manifestanti molti i cartelli di protesta firmati dai diversi coordinamenti venuti da Salerno, da Napoli, dalla Calabria, dalla Sicilia, dall'Emilia Romagna. A guidare il corteo un «Dante Alighieri» che guida i manifestanti fra prosa e rima. A sfilare anche il segretario nazionale scuola Piero Bernocchi che ha dichiarato: «La nostra è una manifestazione per la scuola ecco perché non partecipiamo a quella per la libertà di stampa, che è rispettabilissima, ma che è una protesta che riguarda un'altra cosa».


3 ottobre 2009 - Ansa

VIGILI FUOCO: MANIFESTAZIONE A GENOVA, POCHI E TROPPO VECCHI

(ANSA) - GENOVA, 3 OTT - Troppo pochi, troppo vecchi e con mezzi inadeguati. È la situazione dei Vigili del Fuoco in Italia secondo la denuncia di un gruppo di pompieri e dei sindacati di categoria fatta oggi a Genova in occasione della inaugurazione del Salone Nautico Internazionale. Al presidio hanno partecipato circa 60 Vigili del Fuoco e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Rdb e Confsal. «I vigili del fuoco operativi in Italia sono 22.800, 1.000 in Liguria, mentre secondo le norme europee di sicurezza dovrebbero essere quasi il doppio - hanno denunciato -. Il contratto nazionale è scaduto nel 2007 e le condizioni di lavoro sono sempre più difficili». «L'età media dei pompieri italiani è di 44 anni - hanno aggiunto i sindacati - troppo alta per un lavoro faticoso come il nostro. Da decenni nessun assunzione, niente forze giovani, niente turn over. Con qualsiasi Governo». Infine, il problema degli automezzi di soccorso: «il 30% dei nostri mezzi di soccorso inviati in Abruzzo - è la denuncia dei sindacati - non è arrivato a destinazione a causa delle pessime condizioni in cui versano. L'80% ha più di 20 anni. In un anno in Italia sono stati spesi solo 8 milioni di euro per la manutenzione».


3 ottobre 2009 - Apcom

Scuola/ Oggi a Roma cortei contro precariato, sindacati divisi
Un corteo fino al Miur, l'altro si unisce ai giornalisti

(APCOM) Sindacati, coordinamenti e comitati dei precari della scuola ancora in piazza oggi, a Roma, contro le politiche del governo e del ministro Gelmini sul settore istruzione: divise sulla partecipazione le organizzazioni 'confederali', più compatte quelle di base. Due i cortei previsti, distinti e quasi divergenti sulle modalità di svolgimento. Una manifestazione partirà infatti alle 14.30 da piazza della Repubblica e sfilerà per le strade della capitale fino a piazza del Popolo, dove dalle 15.30 la Federazione nazionale della stampa italiana ha organizzato la manifestazione per la libertà d'informazione. A questo primo corteo, indetto dai Comitati dei lavoratori precari della scuola, hanno aderito la Flc-Cgil e la Gilda. Non partecipano Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals, che sono più soddisfatti delle misure 'salva-precari' messe a punto dal Ministero dell'Istruzione. L'altra manifestazione partirà invece da piazza dei Cinquecento alle 15, davanti la stazione Termini, e terminerà sotto il Ministero dell'Istruzione in viale Trastevere. È promossa dai Cobas e vi partecipano Sdl Intercategoriale, RdB e diversi comitati locali dei precari, a cominciare da quello di Salerno che in agosto diede il via alle proteste dei precari in piazza. In una nota i Cobas spiegano che "il tentativo di convogliare i precari nella manifestazione della Fnsi dimostra una fondamentale divergenza tra le forze in campo rispetto alla riapertura del conflitto in Italia, allo sviluppo di esso e dei movimenti di lotta per la giustizia sociale e gli interessi materiali dei salariati e dei settori popolari e giovanili. Non possono esserci connessioni di alcun tipo tra le due iniziative".


3 ottobre 2009 - Il Messaggero.it

Scuola, precari in piazza a Roma
Cgil: 120mila docenti senza contratto

ROMA (3 ottobre) - Due manifestazioni contro i tagli alla scuola e oggi a Roma. Una partita da piazza della Repubblica e l'altra, organizzata dai Cobas, da piazza dell'Esquilino. Appuntamento per entrambi alla sede del ministero dell'istruzione di viale Trastevere chiusa al traffico. Secondo la questura alla prima manifestazione hanno partecipato in 5mila. Secondo gli organizzatori in strada c'erano 20 mila persone.
«Dignità e futuro per la scuola pubblica». Questo lo striscione d'apertura del corteo dei precari della scuola e del Coordinamento degli studenti universitari, che ha fatto tappa a piazza del Popolo per unirsi alla manifestazione sulla libertà d'informazione. In testa al corteo, gli insegnanti precari e alcuni manifestanti con una maschera bianca sul volto con su scritto «Precario» e una croce rossa sulla bocca.
Da piazza dell'Esquilino è partita la manifestazione organizzata dai Cobas Sdl, Rdb e coordinamento precari Roma. Tra gli slogan «Lasciate ogni Gelmini o voi che entrate», «La Gelmini deve essere tagliata, la Gelmini deve essere decapitata». Fra i manifestanti molti i cartelli di protesta firmati dai diversi coordinamenti venuti da Salerno, da Napoli, dalla Calabria, dalla Sicilia, dall'Emilia Romagna. In testa al corteo un «Dante Alighieri» che ha guidato i manifestanti fra prosa e rima. A sfilare anche il segretario nazionale scuola Piero Bernocchi che ha dichiarato: «La nostra è una manifestazione per la scuola ecco perché non partecipiamo a quella per la libertà di stampa, che è rispettabilissima, ma che è una protesta che riguarda un'altra cosa».
Tra i manifestanti, diverse centinaia e soprattutto insegnanti precari e personale Ata, provenienti particolare dalle regioni del sud. «Dai tetti del sud fino al nord è mobilitazione permanente» recitava uno striscione dei precari di Salerno. «Abbiamo deciso di non aderire al corteo degli insegnanti precari della Cgil che invece è diretto a piazza del Popolo - ha detto il segretario nazionale dei Cobas Piero Bernocchi - perché lì c'è una manifestazione per la libertà di stampa ma che non è per la scuola». Il corteo ha attraversato via Labicana, via dei Fori Imperiali, piazza Venezia fino ad arrivare in viale Trastevere.
Cgil: 120mila docenti precari. «In Italia stimiamo 120 mila docenti precari a cui si deve aggiungere tutto il personale Ata. Di fronte al dramma che stanno vivendo queste persone il governo deve fare marcia indietro, stabilizzare e ritirare i tagli alla scuola». Lo ha detto il segretario generale Flc-Cgil Mimmo Pantaleo.


3 ottobre 2009 - Rainews 24

Due cortei per i precari della scuola

Roma - A venti giorni dall'inizio del nuovo anno scolastico si moltiplicano le singole iniziative di protesta - operate da precari, sindacati, associazioni e movimenti studenteschi - contro l'operato del governo e del Miur riguardo - il comparto dell'istruzione pubblica: a partire da oggi e per tutto il mese di ottobre e' previsto un fitto piano di proteste che si tradurra' in tre scioperi e ben cinque manifestazioni. Tra le organizzazioni sindacali solo due, la Uil Scuola e lo Snals, non hanno sinora predisposto iniziative di protesta. Ad aprire il mese di contestazioni saranno, oggi pomeriggio alle 15, i precari. Anche loro, al pari della maggior parte dei sindacati, si presenteranno in piazza divisi. Tra i partecipanti, infatti, non e' stato raggiunto un accordo sulla pertinenza di partecipare alla manifestazione, che si svolgera' in contemporanea, organizzata dalla Federazione nazionale della stampa in difesa della liberta' di informazione. Ci saranno cosi' due cortei: il primo, che si preannuncia piu' folto, a cui parteciperanno la gran parte degli organizzatori dell'iniziativa, il `Coordinamento precari scuola, oltre che rappresentanti della la Flc-Cgil, della Gilda e di diverse associazioni, come quelle studentesche quali l'Uds e la Rete degli studenti, partira' da piazza della Repubblica in direzione di piazza del Popolo: qui una delegazione di precari salira' sullo stesso palco allestito per la liberta' di stampa (posticipato di due settimane a seguito dell'uccisione dei sei para' a Kabul). L'altro corteo dei precari partira' invece da piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini: il percorso ignorera' la protesta a piazza del Popolo e si dipanera' sino a viale Trastevere (tappa finale anche del primo corteo): in questo raggruppamento di manifestanti ci saranno i Cobas, Sdl Intercategoriale, RdB ed alcuni comitati locali dei precari (tra cui probabilmente l'attivissimo Salerno) in disaccordo con la decisione del Cps nazionale di connettere le due iniziative. Non e' ancora chiaro, infine, dove si posizioneranno i rappresentanti di alcuni partiti (tra cui il Prc) che hanno assicurato il loro sostegno ai precari.


3 ottobre 2009 - La Repubblica

Libertà di stampa e precari-scuola una manifestazione e due cortei
L´appuntamento indetto dalla Fnsi alle 15.30 piazza del Popolo. Alle 14.30 invece da piazza della Repubblica sfilano i prof. Il sindaco: "Una sola protesta al giorno"
di TEA MAISTO

Roma - Si incomincia alle 14.30 a piazza della Repubblica con il corteo organizzato dal "Coordinamento precari scuola" con il sostegno del Flc Cgil e studenti. Gli insegnanti percorreranno via Barberini e via Sistina e raggiungeranno la manifestazione della Fnsi dove è previsto un intervento dal palco. Poi il corteo proseguirà fino al ministero dell´Istruzione. "Chiediamo il ritiro dei tagli alla scuola pubblica, l´immissione in ruolo dei precari e le dimissioni del ministro Gelmini", spiegano i precari del coordinamento. Sempre in difesa della scuola pubblica, ma con un corteo distinto, scendono in piazza anche Cobas, Sdl e Rdb. "E´ una mobilitazione - ha detto Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas - sviluppatasi in tutta Italia, contro la politica scolastica di Tremonti-Gelmini". Il percorso: da piazza dell´Esquilino dove l´appuntamento è per le 15 fino al ministero dell´Istruzione passando per Colosseo e Circo Massimo. E proprio sulle manifestazioni ieri è intervenuto il sindaco Gianni Alemanno: "Bisogna rivedere il protocollo sui cortei. Vogliamo regole più rigide perché non ci può essere contemporaneità di eventi. Con tre iniziative nello stesso giorno la città soffoca". Per Alemanno "non possono esserci più cortei contemporaneamente ma manifestazioni stanziali che cercheremo di rendere visibili anche con canali di informazione".


3 ottobre 2009 - Il Bologna

Lavoro. I dipendenti dell'Hotel Royal Carlton hanno invaso i locali dell'associazione
Blitz delle Rdb ad Ascom sgomberati gli occupanti
Lunedì presidio in piazza Maggiore di Fini Compressori.Sciopero anche al Carrefour
di Gian Basilio Nieddu
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Bologna - A settembre i dipendenti della Disco Verde di Zola Predosa sono saliti sui tetti dell'azienda, ieri quelli dell'Hotel Royal Carlton hanno occupato le sale dell'Ascom prima di essere sgomberati dalla polizia. Insomma dopo l'estate la situazione delle aziende bolognesi, di tutti i settori, non migliora e in alcuni casi esplode la rabbia dei lavoratori. Ieri gli operai della Fini Compressori di Zola Predosa hanno volantinato davanti alla Coop del paese e lunedì mettono le tende in piazza Maggiore con un gazebo e presidio per far conoscere la situazione di crisi di una delle aziende storiche del bolognese. Scioperi anche agli ipermercati Carrefour di Bologna e provincia. Il blitz in Strada Maggiore, alla sede dell'associazione dei commercianti, è stato organizzato dalle Rdb per protestare contro 24 licenziamenti del gruppo Monrif. I dirigenti Ascom hanno incontrato i lavoratori ma è stato: «un muro contro muro», sostengono i sindacalisti. «Giancarlo Tonelli, direttore generale di Ascom, non ha fatto altro che chiedere l'immediata fine dell'occupazione - racconta Luigi Marinelli delle Rdb - e poi si è messo a strappare le bandiere che avevamo issato alle finestre». Attimi di tensione ma Tonelli sostiene: «Il comportamento delle Rdb è stato inaccettabile, non hanno concordato l'incontro e sono entrati senza avvisare - spiega il dirigente - prassi e buone maniere sono altra cosa, anche nelle questioni sindacali più complesse. Per la sostanza della vertenza: noi abbiamo fatto una proposta per garantire il lavoro a tutti i dipendenti, da reintegrare nella nuova società ma c'è stato l'irrigidimento di Rdb ». I sindacati di base non vogliono accettare: «Significa disfarsi di lavoratori con una certa anzianità di servizio - spiega Marinelli - perderebbero lo stipendio e sarebbero pagati solo dietro le prestazioni». Insomma poco dialogo e la palla passa in Provincia dove lunedì si riunisce il tavolo istituzionale. Ascom vuole dialogare con Cgil e Csil mentre Rdb accusa i sindacati confederali di aver accettato un accordo al ribasso. Tensione anche alla Fini Compressori dove Fiom e Fim hanno proclamato uno sciopero, ieri hanno volantinato alla Coop di Zola Predosa, e lunedì saranno in piazza Maggiore: «Per cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica, la Fini è un patrimonio di tutta la comunità bolognese - spiega Marino Mazzini della Cisl -, la proprietà ha presentato un piano industriale che non ci convince. Un piano di tagli, la Cig senza possibilità di rotazione per 100 dipendenti come a voler già identificare gli esuberi». Sciopero, indetto da Cgil Cisl Uil, anche agli ipermercati Carrefour, (in via Don Sturzo e in via Arno a Bologna), per la disdetta, da parte aziendale, del contratto integrativo.

Postacchini sorpreso

Per la prima volta l'Ascom ha vissuto questa esperienza: "E' un segno dei tempi nuovi: Ascom non aveva mai vissuto questo tipo di trattative, oggi le aziende che stiamo assistendo per la crisi sono tante". Parole del presidente Enrico Postacchini che pensa ai lavoratori: "Capisco lo stress e la sofferenza dei lavoratori, perchè è la stessa di tanti imprenditori".


3 ottobre 2009 - Corriere di Bologna

Blitz all’Ascom dei dipendenti del Carlton
di Marco Madonia

Bologna - Un blitz lampo a palazzo Segni Masetti. Ieri una ventina di lavoratori dell’Hotel Royal Carlton ha occupato per dieci minuti la sede dell’Ascom in Strada Maggiore. «L’abbiamo occupata — ha spiegato Luigi Marinelli delle Rdb — poi però è arrivata la Digos e siamo dovuti uscire».
L’iniziativa di protesta è stata messa in atto contro le 24 procedure di mobilità intraprese dal gruppo Monrif, assistito nell’operazione da Ascom.
«Intendono esternalizzare i servizi — ha detto Marinelli — e vogliono licenziare tutti quelli che non accettano di passare sotto le cooperative». L’azienda, attraverso una nota, ha ribadito la decisione di affidare «ad aziende specializzate alcuni processi finora svolti direttamente con l’obiettivo di avere una gestione più efficiente». La proprietà ha spiegato che il confronto con i sindacati è ancora in atto e ha criticato «l’iniziativa presso l’Ascom di alcuni lavoratori che non aiuta le parti in questa fase delicata».


3 ottobre 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. Blitz nella sede Ascom dei lavoratori Rdb dell'hotel Royal Carlton...

Bologna - Blitz nella sede Ascom dei lavoratori Rdb dell'hotel Royal Carlton. C'è stata una breve occupazione, poi è arrivata la Digos e i manifestanti sono stati allontanati. La protesta è stata messa in atto «contro le 24 procedure di mobilità intraprese da Ega srl». L'azienda ribatte con una proposta in base alla quale «vengono garantite nella nuova posizione lavorativa la stessa retribuzione e la normativa contrattuale, nonchè la continuità occupazionale nel caso di fine appalto».


3 ottobre 2009 - Il Giornale di Vicenza

IERI MATTINA ALLE 6.30
EDERLE, NUOVO BLITZ DEL SINDACATO RDB-CUB

Vicenza - Ieri mattina alle 6.30 lavoratori del sindacato Rdb-cub hanno effettuato un secondo blitz agli ingressi della caserma Ederle. «Sono stati affissi - dice una nota - striscioni e manifesti per la chiusura delle basi e il ritiro delle truppe dall’Afghanistan».


3 ottobre 2009 - La Provincia Pavese

Arsenale, oggi è attesa per La Russa
Ieri il presidio. Invito al ministro nel pomeriggio a Pavia

PAVIA - Nella mappa di Milano è evidenziata la Caserma Mercanti. La cartina è inserita nel progetto di «rigenerazione urbana» per usare caserme in via di chiusura per nuove costruzioni in vista dell’Expo 2015. Un accordo firmato da Letizia Moratti, sindaco di Milano, e Ignazio La Russa, ministro della Difesa. «Solo che la Caserma Mercanti è una delle destinazioni per 50 dipendenti dell’Arsenale - spiegano i sindacati - e quindi non ci sono garanzie per i lavoratori».
Questo ha fatto scattare il blocco delle trattative. E anche per questo ieri tutte le sigle unite (Cgil, Cisl, Uil, Flp, Rdb e Rsu) hanno organizzato un presidio davanti all’Arsenale. E saranno lì anche oggi, dalle 16 alle 18. «Con la speranza che il ministro La Russa che alle 17 sarà alla Casa del giovane possa venire a vedere cosa ha intenzione di dismettere - sottolineano i sindacati -. Siamo perplessi per l’impegno che si era preso il Comune di Pavia di coordinare i Comuni sui posti disponibili».
«L’impegno è mancato sia dal governo che dal territorio - aggiunge il senatore Daniele Bosone -. Avevamo presentato un’interrogazione a dicembre e la risposta è arrivata pochi giorni fa. Ora in commissione Difesa il sottosegretario Cossiga si è impegnato ad affiancare il tavolo territoriale, ma Provincia e Comune devono dire quanti sono posti possono offrire. Il sottosegretario intanto ha dato la disponibilità da parte del ministero dell’Istruzione ad assumere personale». (ma.br.)


3 ottobre 2009 - Il Giorno

Arsenale in vendita, presidio dei lavoratori

PAVIA - «VENDESI». Sui cancelli dell'Arsenale di via Riviera si leggeva questo striscione ieri pomeriggio, mentre un centinaio di lavoratori si trovava fuori dai cancelli per un presidio. "Abbiamo saputo che in base a un accordo tra il ministro La Russa e il sindaco Moratti - hanno detto Cgil, Cisl, Uil, Flp, Rdb e Rsu che ieri con un centinaio di lavoratori sono usciti dai cancelli per manifestare - molte aree della Difesa sono state cedute al Comune di Milano per l'Expò. Tra queste stando ad indiscrizioni, ci sarebbero anche le strutture in cui noi avremmo dovuto essere reimpiegati. Dove ci manderanno quindi? E il Comune di Pavia quanto incasserà, visto che Milano percepirà il 15%?" I 216 dipendenti si aspettano delle risposte e cercheranno di ottenerle direttamente dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa che oggi sarà alla Casa del giovane, a pochi metri dall'Arsenale, per un incontro organizzato da "Identità e libertà".(M.M.)


3 ottobre 2009 - Il Tirreno

Una festa multietnica allo Spazio liberato

PISTOIA - Continuano le attività dello Slebest, lo Spazio liberato ex Breda Est, che per questo fine settimana presenta una due giorni di "socializzazione multietnica", in collaborazione con il comitato antifascista di San Lorenzo, il comitato pistoiese per la Palestina, Mediterranea Al Sadaqa, la comunità Rom, i Cobas, rdb Cub, Associazione per la sinistra. La festa si svolge in piazzetta dell’incontro, in via Pacinotti dalle 16 a mezzanotte. Alle 18.30 dibattito su "lavoro e diritti dei migranti". Alle 20 ci sarà una cena a cui seguirà alle 21.30 lo spettacolo teatrale di Luca Privitera "Zingari". Domenica si riparte alle 16 con musica e informazione. Alle 18.30 dibattito sulle politiche securitarie in Italia e Europa, introdotto da Barbara Beneforti. Alle 20 la cena e alle 21.30 lo spettacolo teatrale di Saverio Tommasi "Storie clandestine".(M.Q.)


3 ottobre 2009 - Il Mattino

Napoli. Siti e impianti fermi. Roghi per le strade e due raid...

Napoli - Siti e impianti fermi. Roghi per le strade e due raid, ben studiati, in Tangenziale e sull’Asse mediano. E ancora: operai asserragliati da giovedì sera nelle sedi operative degli ex consorzi a Giugliano e Castellammare. Esplode la rabbia dei lavoratori degli ex consorzi di bacino dopo, accusano, il non rispetto degli accordi presi mercoledì nella sede del commissariato per i rifiuti. La vicenda si riferisce solamente a 221 operai, il cui contratto è scaduto il 30 settembre e non sarà rinnovato (come accaduto da sette anni a questa parte) dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Per loro, sino a dicembre, solo un contratto a progetto che gli farebbe perdere i diritti pregressi. Poi nulla da gennaio. Ma è solo la punta dell’iceberg perché ieri mattina sempre l’unità di crisi di Bertolaso ha spedito il provvedimento dei giudici a tutti i consorzi di bacino della Campania affinché «letta la sentenza, si prendano provvedimenti». Sembra un invito a non rinnovare i contratti e tra i circa duemila lavoratori serpeggia nervosismo e paura anche se non sanno ancora della missiva spedita via fax da palazzo Salerno. Ma la rabbia è già esplosa da ore, quando le sette organizzazioni sindacali autonome (Slai Cobas, Sindacato Azzurro, Rdb, Assotrasporti, Fesica Confsal, Uap e Cesil) che, da giorni, guidano la protesta, hanno saputo che il Consorzio unico ha pronto per loro solamente un contratto Co.co.pro.. Ufficialmente sono in assemblea permanente ma è uno sciopero vero e proprio. Niente raccolta differenziata a Napoli e in provincia e conferimenti di rifiuti che rallentano sino al collasso nelle discariche di Terzigno e San Tammaro, e nello stir di Casalduni. E sono ritardi a catena per la raccolta. La rabbia esplode invece in strada. A Giugliano, dove i dipendenti dei consorzi di bacino approfittano di una manifestazione degli imprenditori che lavorano nell’area Asi. Si mischiano a loro e nelle retrovie si mettono all’opera: approfittano dell’immondizia non raccolta nelle strade e vi danno fuoco. Decine di roghi che appestano l’aria e richiedono l’intervento dei vigili del fuoco. Ma non è tutto. Viene presa di mira anche la Tangenziale: un altro gruppo verso le 11.30 occupa la rampa di accesso ad Agnano. Solo un blitz ma abbastanza per creare disagi e bloccare il traffico. Verso le 13, invece, dall’altra parte della città accade lo stesso: un gruppo di disoccupati ed ex corsisti vuole parlare con l’assessore Corrado Gabriele. Sono preoccupati del fatto che da gennaio, secondo l’allarme dell’assessore Ganapini, il sistema-ambiente potrà garantire lavoro solo a 9mila degli attuali occupati (circa 24mila). Una cinquantina di loro, sono le 13.30, cerca di raggiungere la Tangenziale e blocca le rampe di entrate e uscita di corso Malta. Intervengono una ventina di uomini del commissariato Vasto Arenaccia, coordinati dal vicequestore Pasquale Trocino, che riesce a disperderli, evitando qualsiasi contatto. Solo uno viene denunciato. Sono episodi a macchia d’olio che però mettono in pensiero gli investigatori: sanno che la settimana prossima sarà calda, sotto il profilo dell’ordine pubblico. A cominciare da lunedì quando gli operai degli ex consorzi scenderanno in corteo per le vie del centro.(ad.pa.)


2 ottobre 2009 - Adnkronos

SINDACATO: AL VIA DOMANI STATI GENERALI CUB
OBIETTIVO LA COSTITUENTE DELLA
CONFEDERAZIONE ITALIANA SINDACATO DI BASE

Roma, 2 ott. - (Adnkronos) - Arriveranno domani mattina da tutta Italia i tanti delegati del sindacalismo di base che si riuniranno a Roma, al centro Congresso Frentani. Il confronto sarà aperto e verterà sulla costruzione di un nuovo soggetto sindacale in grado di rilanciare ed estendere l'unità del mondo del lavoro e rappresentare un'alternativa a Cgil, Cisl, Uil e Ugl con l'obiettivo di dar vita ad una Costituente della Confederazione italiana del sindacato di base. Presenti , RdB, SdL Intercategoriale, Snater, Cub Informazione, Flaica Cub Lazio, Cub Varese, Cub Vicenza, Cub Scuola Centro Sud, Flmu Cub Bologna e Torino, Cub Legnano, Usi RdB Ricerca, insieme a molti altri delegati Cub. «Sbaglierebbe chi credesse a una semplice sommatoria di sigle sindacali di base - sottolinea Pierpaolo Leonardi di RdB - questa non è una somma, ma una moltiplicazione di esperienze profondamente radicate nel tessuto del lavoro, il modo più efficace per rompere steccati, per aumentare il perimetro delle contraddizioni tra Capitale e Lavoro, nell'epoca in cui la crisi produce disoccupazione e fa strage dei diritti». «È la più importante innovazione che il sindacalismo di base abbia mai fatto in Italia - annuncia Fabrizio Tomaselli di SdL - capace di fare i conti col sindacalismo consociativo e la ferocia delle teorie filo liberiste. Il sindacalismo di base si dà la forza di una confederazione, capace di dettare l'agenda delle sacrosante rivendicazioni dei lavoratori italiani: è a questa agenda che d'ora in poi dovranno iscriversi le organizzazioni padronali, il Governo, i sindacati consociativi».Al centro dei lavori anche il prossimo appuntamento unitario: lo sciopero generale nazionale del 23 ottobre indetto dal Patto di Base, con manifestazione nazionale a Roma.


2 ottobre 2009 - Ansa

SCUOLA: COBAS, DOMANI IN PIAZZA CON PRECARI PER IL LAVORO

(ANSA) - ROMA, 2 OTT - Domani a Roma i precari della scuola, in lotta fin da agosto in difesa del pubblico e dei posti di lavoro, effettueranno la manifestazione nazionale a Roma con un corteo che raggiungerà il ministero dell'Istruzione. A viale Trastevere si svolgerà l'assemblea dei precari per fare un bilancio del movimento e per proporre le future iniziative. È quanto ricordano Cobas, mentre hanno dato la loro adesione anche Rdb e Sl. «È una mobilitazione - ha detto Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas - sviluppatasi in tutta Italia, contro la politica scolastica di Tremonti-Gelmini, che, in spregio a qualsiasi progetto didattico e culturale, sta ingigantendo il distruttivo immiserimento della scuola pubblica praticato anche dai governi di centrosinistra, tagliando circa 60 mila posti di lavoro, scuole, classi ed espellendo in massa i precari in base a sciagurate motivazioni finanziarie. Come oramai da almeno quindici anni, in Italia, al contrario di ogni paese sviluppato, la scuola è considerata un albero fatto di rami secchi da tagliare in continuazione». I precari, e in «generale il popolo della scuola pubblica, non accettano un istruzione sempre più impoverita e umiliata, vogliono l'annullamento dei tagli, dei contratti di disponibilità, delle cattedre oltre le 18 ore, rifiutano la legge Aprea, chiedono massicci investimenti nella scuola pubblica e l'assunzione di tutti i precari in quanto risorsa per l' istruzione nazionale».

DOMANI NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 2 OTT - AVVENIMENTI PREVISTI PER DOMANI NEL LAZIO:.....15.00 - Roma, piazza dei Cinquecento. Manifestazione dei precari della scuola con corteo fino a viale Trastevere, sede del ministero dell'Istruzione, per chiedere il ritiro dei tagli, fondi per il diritto allo studio, la copertura finanziaria dei corsi di recupero e la modifica del riordino degli istituti superiori, con la partecipazione, tra gli altri, di Sdl e Rdb, collettivi, coordinamenti ed il sindacalismo di base...


2 ottobre 2009 - Omniroma

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 02 ott - .....- Assemblea nazionale «Percorsi e scelte per unire le lotte nel nuovo sindacato di base» , per iniziativa di RdB, Sdl Intercategoriale, Snater, Cub Informazione, Flaica Cub Lazio, Cub Varese, Cub Vicenza, Cub Scuola Centro Sud, Flmu Cub Bologna, Cub Legnano, Usi RdB Ricerca e altri delegati Cub. Centro Congressi Frentani, Via dei Frentani 4 (9.30 - 14.30)...


2 ottobre 2009 - Apcom

Scuola/ Domani a Roma cortei contro precariato, sindacati divisi
Un corteo fino al Miur, l'altro si unisce ai giornalisti

(Apcom) Sindacati, coordinamenti e comitati dei precari della scuola ancora in piazza domani, a Roma, contro le politiche del governo e del ministro Gelmini sul settore istruzione: divise sulla partecipazione le organizzazioni 'confederali', più compatte quelle di base. Due i cortei previsti, distinti e quasi divergenti sulle modalità di svolgimento. Una manifestazione partirà infatti alle 14.30 da piazza della Repubblica e sfilerà per le strade della capitale fino a piazza del Popolo, dove dalle 15.30 la Federazione nazionale della stampa italiana ha organizzato la manifestazione per la libertà d'informazione. A questo primo corteo, indetto dai Comitati dei lavoratori precari della scuola, hanno aderito la Flc-Cgil e la Gilda. Non partecipano Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals, che sono più soddisfatti delle misure 'salva-precari' messe a punto dal Ministero dell'Istruzione. L'altra manifestazione partirà invece da piazza dei Cinquecento alle 15, davanti la stazione Termini, e terminerà sotto il Ministero dell'Istruzione in viale Trastevere. È promossa dai Cobas e vi partecipano Sdl Intercategoriale, RdB e diversi comitati locali dei precari, a cominciare da quello di Salerno che in agosto diede il via alle proteste dei precari in piazza. In una nota i Cobas spiegano che "il tentativo di convogliare i precari nella manifestazione della Fnsi dimostra una fondamentale divergenza tra le forze in campo rispetto alla riapertura del conflitto in Italia, allo sviluppo di esso e dei movimenti di lotta per la giustizia sociale e gli interessi materiali dei salariati e dei settori popolari e giovanili. Non possono esserci connessioni di alcun tipo tra le due iniziative".

Scuola/ Al via ottobre anti-Gelmini:3 scioperi e 5 manifestazioni
Da domani mobilitati precari, sindacati, associazioni e studenti

(Apcom) - A venti giorni dall'inizio del nuovo anno scolastico si moltiplicano le singole iniziative di protesta - operate da precari, sindacati, associazioni e movimenti studenteschi - contro l'operato del governo e del Miur riguardo il comparto dell'istruzione pubblica: a partire da domani e per tutto il mese di ottobre è previsto un fitto piano di proteste che si tradurrà in tre scioperi e ben cinque manifestazioni. Significativo che tra le organizzazioni sindacali solo due, la Uil Scuola e lo Snals, non abbiano sinora predisposto iniziative di protesta. Ad aprire il mese di contestazioni saranno, oggi pomeriggio alle 15, i precari. Anche loro, al pari della maggior parte dei sindacati, si presenteranno in piazza divisi. Tra i partecipanti, infatti, non è stato raggiunto un accordo sulla pertinenza di partecipare alla manifestazione, che si svolgerà in contemporanea, organizzata dalla Federazione nazionale della stampa in difesa della libertà di informazione. Ci saranno così due cortei: il primo, che si preannuncia più folto, a cui parteciperanno la gran parte degli organizzatori dell'iniziativa, il 'Coordinamento precari scuola, oltre che rappresentanti della la Flc-Cgil, della Gilda e di diverse associazioni, come quelle studentesche quali l'Uds e la Rete degli studenti, partirà da piazza della Repubblica in direzione di piazza del Popolo: qui una delegazione di precari salirà sullo stesso palco allestito per la libertà di stampa (posticipato di due settimane a seguito dell'uccisione dei sei parà a Kabul). L'altro corteo dei precari partirà invece da piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini: il percorso ignorerà la protesta a piazza del Popolo e si dipanerà sino a viale Trastevere (tappa finale anche del primo corteo): in questo raggruppamento di manifestanti ci saranno i Cobas, Sdl Intercategoriale, RdB ed alcuni comitati locali dei precari (tra cui probabilmente l'attivissimo Salerno) in disaccordo con la decisione del Cps nazionale di connettere le due iniziative. Non è ancora chiaro, infine, dove si posizioneranno i rappresentanti di alcuni partiti (tra cui il Prc) che hanno assicurato il loro sostegno ai precari. Dopo meno di una settimana, il 9 ottobre, davanti al Miur si svolgerà un'altra manifestazione. A sostenere l'iniziativa, associata allo sciopero nazionale, sarà l'Unicobas. Le contestazioni di piazza di oggi e del 9 ottobre vedranno protagonisti anche gli studenti: 'Unione degli studenti e 'Rete degli studenti hanno annunciato che domani si uniranno a Roma al corteo in difesa dei diritti dei precari, che farà sosta a piazza Navona per unirsi alla manifestazione per la libertà di informazione e poi concludersi a viale Trastevere; per il 9 ottobre, venerdì prossimo, hanno invece organizzato una mobilitazione esclusivamente studentesca in molte città e 40 provincie complessive. Per il 10 e l'11 ottobre l'Unione degli studenti ha inoltre organizzato a Roma una grande assemblea studentesca di iscritti e frequentanti tutti gli istituti scolastici: il dibattito sarà aperto anche agli universitari, ai dottorandi ed ai ricercatori. Il 20 ottobre sarà la volta dell'Anief, la nuova Associazione nazionale italiana educatori in formazione, che tutela principalmente i precari abilitati negli ultimi anni attraverso le Ssis: anche se in questi giorni il giovane sindacato canta vittoria a seguito della sentenza del Consiglio di Stato che ha di fatto bocciato la decisione del Miur di impedire, in tre nuove province, il trasferimento dei precari 'a pettine e mantenendo il punteggio originario, ha comunque deciso di continuare la battaglia legale e di scendere in piazza. Dopo soli tre giorni, il 23 ottobre, ad incrociare le braccia saranno Cub, Cobas e SdL: i comitati di base hanno indetto uno sciopero generale di ventiquattro ore di tutti i lavoratori, pubblici e privati, con contestuale manifestazione. A chiudere un mese costellato di mobilitazioni sarà la Cisl: oggi il sindacato guidato da Francesco Scrima, ormai sempre più in polemica con la Flc-Cgil che ha scelto una strategia meno concertativa e più aggressiva, ha annunciato che il 31 ottobre organizzerà una manifestazione nazionale a Roma a cui parteciperanno anche rappresentanti della confederazione. La manifestazione, cui parteciperà anche il segretario generale, Raffaele Bonanni, sarà preceduta da una campagna di assemblee in tutte le scuole.


2 ottobre 2009 - Il Manifesto

SINDACATO Assemblea nazionale a Roma dei delegati alla sala Frentani.
Poi tutti alla manifestazione contro i tagli all'istruzione
Via alla costituente dell'«altro sindacato». Prima tappa: lo sciopero del 23
di Francesco Piccioni

Un nuovo soggetto sindacale sta prendendo forma. Il «corpo» trae alimento dai sindacati di base storici: tanti, decisamente troppo piccoli per costituire un'alternativa generale, spesso limitati a una categoria o poco più. Ma espressione ormai trentennale di un'insufficienza altrettanto storica delle organizzazioni confederali (spesso nominata come «la triplice») a rappresentare in modo soddisfacente gli interessi di gente che lavora; spesso in condizioni non facili.
Nell'ultimo anno e mezzo questa galassia ha trovato un primo momento di unità nel «patto di base», che ha all'attivo un riuscito sciopero generale il 17 ottobre dello scorso anno (capace anche di intercettare la protesta in quel momento vibrante del mondo della scuola) e che ne ha proclamato un altro per il 23 di questo mese. Un processo unitario che «raccoglie la spinta proveniente dai luoghi di lavoro», ma che ha dovuto anche fare i conti con abitudini consolidate, diversità di metodo, prassi organizzative.
Ma la crisi, il «restringimento degli spazi di democrazia e del diritto di sciopero», l'evidente bisogno - anche per questo - di un «sindacato forte, radicato nei territori e nei settori», hanno ben presto preso il sopravvento. Domani mattina, nell'assemblea dei delegati che si riunisce nella sala di via dei Frentani, a Roma (anch'essa un pezzo di storia nella sinistra italiana), ci saranno le RdB, l'Sdl intercategoriale e lo Snater. Più intere strutture territoriali della Cub, singoli delegati e rappresentanti di altre sigle. «Un passaggio di fase - spiega Paolo Leonardi, dell'RdB - da quella della discussione a quella della costruzione di un nuovo soggetto». Giudizio che ritorna con Fabrizio Tomaselli (Sdl): «E' la più importante innovazione che il sindacalismo di base abbia mai fatto in Italia; si dà la forza di una confederazione, capace di dettare l'agenda delle rivendicazioni».
Sul piano politico, però, «sbaglierebbe chi credesse a una semplice sommatorie di sigle sindacali di base» dice Leonardi, «questa è una moltiplicazione di esperienze profondamente radicate nel tessuto del lavoro, il modo più efficace per rompere steccati, per aumentare il perimetro delle contraddizioni tra capitale e lavoro, nell'epoca in cui la crisi produce disoccupazione e fa strage dei diritti». E che cerca di «recuperare di disastri lasciati dalla 'concertazione' sul piano della partecipazione alle lotte e alle decisioni». L'obiettivo dichiarato - spiega Tomaselli - è dunque «un'alternativa globale, a tutto tondo, rispetto a Cgil, Cisl e Uil». Certo, «il momento è difficile, ma proprio per questo si deve uscire dalla gabbia e rilanciare».
Il «nuovo» sta dunque tutto nella consapevolezza di dover finalmente assumere un ruolo «generale» nel panorama sindacale e politico, abbandonando senza tanti rimpianti quel «minoritarismo» che - a torto o a ragione - ha fin qui contraddistinto il «basismo». Al centro della discussione ci sarà perciò «il rilancio dell'unità del mondo del lavoro, dal precariato al lavoro dipendente, pubblico e privato, nell'epoca della crisi globale; la generalizzazione e l'unificazione delle lotte; la conquista della continuità di reddito, migliori condizioni di vita, lavoro e casa per tutti: lavoratori, giovani, donne e migranti». Così come anche le caratteristiche fondamentali del nuovo soggetto: un sindacato confederale, naturalmente, ma «molto orizzontale» e poco verticistico, organizzato su due macro-aree (pubblico e privato).
E che si mette alla prova fin da subito: il 23 ci sarà lo sciopero generale, proclamato anche dai Cobas e dalla parte di Cub che fa riferimento a Giorgio Tiboni.

Il caos in cui si è voluta gettare l'istruzione italiana è davvero enorme...
di Francesco Piccioni

Il caos in cui si è voluta gettare l'istruzione italiana è davvero enorme. E si ripercuote sia sull'organizzazione del servizio che sulle dinamiche stesse dei movimenti che cercano di contrastarla.
Un esempio diretto viene dalla sentenza del consiglio di stato che annulla il decreto ministeriale che imponeva di mettere «in coda» dei docenti provenienti da altra provincia, indipendentemente dal punteggio. Una misura che era stata pensata per dividere docenti del nord e del sud, come aveva chiesto al Lega. Il fatto che ora venga cancellata, però, provoca lo stesso un secondo atto della «guerra tra poveri», perché nel frattempo molti di quei docenti sono passati in ruolo e - se la soluzione non sarà una «sanatoria» - ora sentono a rischio il posto tanto atteso.
Nel frattempo le scuole hanno aperto e molti presidi - non avendo una pianta organica completa - hanno proceduto a nominare «supplenti temporanei» su cattedre «in attesa di titolare». Preparando, quindi, altri potenziali conflitti interni al personale (naturalmente è possibile, e persino auspicabile, che tutte queste persone per bene prese per i fondelli si uniscano contro chi vorrebbe vederli litigare).
Un secondo esempio arriva invece dallo spostamento della manifestazione - in piazza del Popolo - per la libertà di informazione dal 19 settembre al 3 ottobre; data decisa ormai da molto tempo dal Coordinamento dei precari (Cps). E' stato subito chiaro a tutti che delle due manifestazioni previste nello stesso giorno una avrebbe avuto una copertura mediatica eccezionale (manifestanti e cronisti si sarebbero per una volta identificati), mentre l'altra avrebbe svolto - nel migliore dei casi - il ruolo di «ancella». In un movimento orgoglioso della propria autonomia forti erano le argomentazioni per un corteo comunque distinto; ma molto forti erano anche le argomentazioni a favore del «cercare visibilità», interloquire con altre proteste, e così via. Qui è partita la discussione sul «che fare» che - nonostante gli appelli di diversi comitati locali «all'unità» - ha prodotto la solita, salomonica, decisione lacerante: un corteo che parte da Santa Maria Maggiore e raggiunge il ministero della pubblica istruzione in viale Trastevere (passando per il Circo Massimo e piazza Venezia), un corteo che da piazza della Repubblica per «attraversare» la manifestazione di piazza del Popolo e poi riprendere il cammino verso il ministero della Gelmini. Anche la questura di Roma ha voluto metterci del suo, nel complicare un po' le cose. Per il secondo tratto di strada è stato infatti imposto un percorso mai visto: gli argini del Tevere, sotto i muraglioni.
Come sempre in questi casi, lunga sarebbe la lista delle recriminazioni reciproche tra «separati in piazza». E poco importante sembra anche il fatto che i sindacati fin qui vicini e solidali con il movimento dei precari abbiano aderito ai due cortei distinguendosi fra loro: i sindacati di base (Cobas, RdB-Cub, Sdl) dritti fino al ministero e la Cgil che sponsorizza invece il passaggio in piazza del Popolo. In fondo, questo movimento - se vuole raggiungere gli obiettivi che si è dato - deve non solo «ricucire» se stesso, ma andare ben al di là: mettere in moto tutto il mondo dell'istruzione e interagire con il mondo del lavoro nel suo insieme.
Sulla piattaforma, non a caso, non ci sono distinzioni di sorta. Il «no ai contratti di disponibilità» appena varati dal governo è netto. E bisogna anche notare che la sentenza del Consiglio di stato li rende praticamente inutilizzabili, visto che bisognerà rifare tutte le graduatorie a esaurimento, oppure immettere in ruolo gli aventi diritto che sono stati per ora esclusi (riducendo di fatto le cattedre disponibili per i «disponibili»).
Gli altri punti sono noti: ritiro dei tagli ai fondi e di tutti i provvedimenti attuativi relativi; immissione in ruolo dei precari sui posti vacanti; ritiro del ddl Aprea; dimissioni del ministro Gelmini.

LAVORO · Parla Ruth Quevedo, una lavoratrice licenziata dall Hilton
«Se devo perdere il posto voglio uscire a testa alta»
di Luca Fazio

Milano - Una lavoratrice normale, un albergo così, a due passi dalla Stazione Centrale, non se lo potrà mai permettere. Se poi la licenziano, al massimo può liberamente piazzarsi fuori dall'atrio (previa autorizzazione della questura) per intercettare i Vip che infilano la porta e sgusciano nelle accoglienti stanze a quattro stelle appena riassettate - «ehi, quello è Figo!», perché nelle sale dell'Hilton di via Galvani si conducono anche le trattative del calcio mercato. Ne hanno cacciati 32 (quasi tutte donne), perché c'è la crisi, naturalmente, con l'obiettivo di rimpiazzarli con personale precario proveniente dalle cooperative. Ma loro insistono. Dal 22 maggio non mollano, e anche oggi sono lì, con le bandiere della Cub. Tutto il giorno. Come Ruth Quevedo, 45 anni, equadoregna. «Sono entrata in un tunnel e non vedo l'uscita, però ho imparato a lottare». Che lavoro facevi? Pulivo le camere ai piani, lavoro all'Hilton dal 2000, sono stata assunta regolarmente due anni dopo. E prima? Quando ero senza documenti curavo una donna anziana. Più che un lavoro brutto era un lavoro molto triste. E poi sapevo che non poteva durare a lungo, per questo quando mi hanno assunto all'Hilton ero proprio contenta, pensavo che non me ne sarei mai andata via. Era quello il mio posto fisso. Ti piaceva come lavoro? Logicamente...mi doveva piacere, perché era un lavoro che mi dava dei soldi, però era pesante. Arrivavamo ai piani spingendo due carrelli da 20-25 chili pieni di biancheria e lenzuola, ma la cosa più massacrante era fare i letti, ti spacca la schiena, è faticosissimo farlo per otto ore di seguito. Quant'era lo stipendio? All'inizio prendevo 800 euro al mese, adesso che sono arrivata a prenderne 1000 mi hanno sbattuto fuori... Hanno licenziato 22 cameriere e altri lavoratori di reparti dove si svolgevano le mansioni più umili, come i lavapiatti. Come è nata l'idea di organizzare una protesta di questo genere, con picchetti e volantinaggi in perfetto stile operaio? E' stata durissima. Io non ero iscritta a nessun sindacato e quando ho protestato contro il licenziamento le Rsu interne mi hanno detto che non c'era niente da fare. I sindacati confederali non ci hanno sostenuto, ero furibonda... Io volevo portare avanti la mia battaglia e ho cercato un sindacato che mi permettesse di lottare. Mi sono detta che se dovevo perdere il lavoro almeno dovevo uscire a testa alta. La Cub ci ha aiutato. Il primo giorno di sciopero, l'Hilton ci ha spedito un richiamo disciplinare, ma dopo quattro mesi noi siamo ancora qui. Non è vero che questo albergo è in crisi. Alcune lavoratrici però hanno accettato una buonauscita... Cosa vuoi...è la crisi. Alcune hanno accettato le 14 mensilità, ma prima della protesta ce ne offrivano solo 6! Non è poco, ma io ho bisogno di un posto di lavoro con delle prospettive non di qualche mensilità, e poi l'arroganza dell'azienda è insopportabile. Siamo rimaste in nove a protestare. Come fai adesso senza lavoro? Non lo so, ho un mutuo alto da pagare, 600 euro, ma almeno a ottobre prendo la liquidazione. E comunque ci sono tante mie colleghe che sono messe peggio. Mi sono sempre detta che stavo finendo in un tunnel e ancora oggi non riesco a vedere la via d'uscita, però sono ancora qui, davanti a questo albergo, e non voglio mollare. Quattro mesi di lotta sono tanti, è un'esperienza che ti ha segnato solo negativamente oppure conserverai qualcosa di buono? Sì, ho imparato tanto. Ho imparato prima di tutto che bisogna lottare per i propri diritti, mentre prima ero abituata a lavorare a testa bassa. E poi ho stretto dei rapporti di amicizia, tra colleghe adesso siamo più unite, c'è solidarietà...sembriamo quasi una grande famiglia. Dicevano proprio così quelli dell'Hilton prima di licenziarci, qui siamo come una grande famiglia....


2 ottobre 2009 - Ami

Due i cortei, sindacati divisi
Scuola, i precari in piazza a Roma
Bernocchi (Cobas): «Vogliamo massicci investimenti nella scuola pubblica»
di valentina venturi

Sabato 3 ottobre alle ore 15 da Piazza Esquilino prende il via la manifestazione nazionale dei precari della scuola. Aderiscono i Cobas, Rdb e Sl. Le mobilitazioni sono iniziate da agosto, attraverso la creazione di presidi sparsi lungo tutta la penisola. A Roma è stato allestito un presidio fisso davanti al Ministero dell'Istruzione, dove è stabilita la conclusione del corteo. I precari della scuola, in lotta fin da agosto in difesa del pubblico e dei posti di lavoro, manifestano a livello nazionale a Roma con un corteo che ha come punto d'arrivo il ministero dell'Istruzione, simbolo dei tagli alla scuola. L'appuntamento è alle ore 15 a Piazza Esquilino (pedonalizzata), davanti alla basilica di S. Maria Maggiore, dal lato di Via Cavour, a 100 metri dalla Stazione Termini, scendendo per Via Cavour. A viale Trastevere si svolgerà poi l'assemblea dei precari per fare un bilancio del movimento e per proporre le future iniziative. Hanno dato la loro adesione, oltre ai Cobas, anche Rdb e Sl. Mobilitazione diretta contro la politica scolastica del ministro Mariastella Gelmini. Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas, chiarisce le richieste dei precari: «Vogliono l'annullamento dei tagli, dei contratti di disponibilità, delle cattedre oltre le 18 ore, rifiutano la legge Aprea, chiedono massicci investimenti nella scuola pubblica e l'assunzione di tutti i precari in quanto risorsa per l' istruzione nazionale». Il portavoce dei Comitati di Base ci tiene a precisare che «in una mobilitazione così rilevante per il futuro della scuola, sconcertano le manovre della "cattiva politica" dei partiti e sindacati di centrosinistra che, dopo aver praticato, una volta al governo, gli stessi contenuti del berlusconismo, oggi si oppongono a Berlusconi come persona e non come politica, non solo manifestando per "la libertà di stampa" (mai garantita quando erano al governo) nello stesso giorno, ora e città, ma addirittura sottraendo, con il corteo della Cgil e di tali partiti da P. della Repubblica, gruppi di precari, ad essi legati, dalla mobilitazione verso il Ministero per rimpinguare P. del Popolo». La Cgil ha infatti deciso di manifestare il proprio dissenzo prendendo parte alla manifestazione sulla libertà di stampa che prevede un palco a P.zza del Popolo. La scelta della Confederazione Italiana Sindacati lavoratori di aderire alla manifestazione sulla libertà di stampa «certamente non aiuta» i rapporti tra i sindacati. Lo afferma il leader della Uil Luigi Angeletti ai microfoni di "La telefonata" di Maurizio Belpietro su Canale 5. «I sindacati – spiega Angeletti - dovrebbero sforzarsi di non farsi coinvolgere più di tanto, di riuscire sempre a distinguere il merito dalla parte dalla fazione, dal giudizio pregiudiziale».


2 ottobre 2009 - La Repubblica

La vertenza Asili nido, insegnanti in sciopero "Siamo in pochi, non ce la facciamo"

Genova - Asili nido e scuole infanzia comunali: l´8 ottobre è sciopero dei lavoratori. Lo hanno proclamato Cobas, Rdb e il Comitato difesa lavoratori della scuola. Nel mirino degli organizzatori c´è il Comune e l´accordo firmato tra Tursi e Cgil, Cisl-Uil e Diccap. «Prima dell´accordo c´erano 1456 bimbi iscritti, 415 insegnanti e 32 asili nido a Genova, da settembre la situazione è così cambiata: 464 bimbi in più mentre gli educatori sono aumentati di 7 unità e di asili nuovi ce n´è solo uno», denunciano i Cobas.


2 ottobre 2009 - La Provincia Pavese

Arsenale, salta l’accordo
Oggi un nuovo presidio e l’assemblea aperta I sindacati: «Non ci danno garanzie sui posti»

PAVIA - Per i dipendenti dell’Arsenale non c’è pace. Ieri pomeriggio alcuni delegati del ministero della Difesa hanno incontrato a Pavia i sindacati per il secondo appuntamento previsto nella trattativa. Obiettivo: trovare un posto sicuro per i 235 lavoratori. «Ma abbiamo bloccato le trattative, non siamo andati avanti», dice Massimiliano Preti, Cgil. E oggi pomeriggio sarà il momento del presidio e dell’assemblea aperta proprio davanti alla sede. A partire dalle 14.30.
Perché le trattative sono state bloccate? «Non ci sono garanzie per i dipendenti - spiega Preti - Secondo l’accordo firmato tra Letizia Moratti e Ignazio La Russa per l’Expo 2015 sono state individuate delle aree soggette a chiusura e vendita, e una parte di queste saranno usate perl’Expo. Tra quesre c’è il terzo Cerimot dove dovevano andare 40 dipendenti dell’Arsenale. Significa che tra due anni dovremmo ricominciare le trattive. E noi questo lo abbiamo appreso dal Sole 24 Ore».
In questa fase quindi ogni richiesta di ricollocamento dei dipendenti è congelata. Almeno fino al prossimo piano di impiego. Una parte dei dipendenti, così era stato deciso, sarà smistata in altre strutture della Difesa, in altre città. Ma i sindacati hanno sempre chiesto di far restare i lavoratori sul territorio. Per esempio con il reimpiego in altri uffici pubblici, a «costo zero» in quanto a pagare gli stipendi sarebbe sempre la Difesa.
«Dovranno darci delle garanzie dal ministero», aggiunge Preti. Che riflette anche su un altro aspetto. «Il sindaco di Pavia si era impegnato a verificare 22 comuni disponbili al reimpiego - spiega il sindacalista - Noi sappiamo che c’è richiesta di personale, ma manca l’ok della Funzione pubblica». E sarà anche per sollecitare l’impegno della città che oggi tutte le organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Rdb, Flp e le Rsu) saranno davanti all’Arsenale. L’appuntamento è per le 14.30. Ci sarà un presidio fino alle 16 e sarà organizzata un’assemblea aperta direttamente in strada, a cui potranno partecipare tutti i lavoratori.(ma.br.)


2 ottobre 2009 - Il Mattino

Napoli. Ci risiamo: di fatto incrociano di nuovo le braccia
i lavoratori degli ex consorzi da bacino...

Napoli - Ci risiamo: di fatto incrociano di nuovo le braccia i lavoratori degli ex consorzi da bacino. Da ieri sera sono in assemblea permanente le maestranze in servizio presso le discariche e i siti di conferimento di tutta la regione. E sicuramente da oggi l’astensione dal lavoro provocherà disagi e ritardi che si ripercuoteranno sulla raccolta dei rifiuti. E non solo nel Casertano e nel Napoletano. A scatenare l’agitazione, proclamata dalle sette sigle sindacali (Slai Cobas, Sindacato Azzurro, Rdb, Assotrasporti, Fesica Confsal, Uap e Cesil), il tipo di contratto con cui, appena ventiquattr’ore prima, sono stati riassunti i 221 lavoratori degli ex bacini (dopo una sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le due ordinanze commissariali del 2001 con cui erano stati chiamati allora in servizio). Un contratto siglato dopo un accordo stipulato mercoledì con la regia dei vertici del commissariato per i rifiuti che avevano garantito un contratto sino a dicembre. «La struttura del sottosegretario di stato vuole però assumere ex novo i lavoratori con contratto a progetto (co.co.pro) contravvenendo - accusano i sindacati - quanto concordato con le organizzazioni sindacali dove si era stabilito di prorogare i vecchi rapporti. In questo modo i lavoratori non potrebbero piu rivendicare il diritto alla continuità. Ed è inoltre previsto lo sradicamento dal territorio e la deportazione degli operai dalle altre province a Caserta». Si ricomincia daccapo, quindi, e le assemblee permanenti non verranno dichiarate concluse se non ci sarà una marcia indietro, fanno sapere le sette sigle sindacali. Intanto ieri gli assessori regionali alle Attività Produttive e all’Ambiente, Gianfranco Nappi e Walter Ganapini, hanno presentato la task force per effettuare un’operazione di ricognizione dell’intero territorio dei Regi Lagni prima di poter procedere a un intervento di riqualificazione ambientale e culturale: lavoreranno per monitorare la presenza di tutti gli scarichi, abusivi e non, e dei depositi di rifiuti prima che si proceda alla bonifica (un piano finanziato con 50 milioni di euro). E nella presentazione alla stampa l’assessore Ganapini ha rilanciato l’allarme-lavoro con il ritorno dei poteri ordinari per il ciclo dei rifiuti. «Chiedo al commissario - ha detto Ganapini - coerenza rispetto ai temi del lavoro. Non possiamo avere molteplici ordinanze discordanti sui consorzi. La dimensione corretta è quella provinciale, perchè riportare tutto ai singoli comuni è un rischio». Occorre proseguire nello «sforzo di sistema» e «mettere ordine» nella normativa soprattutto dove c’è in gioco il lavoro: «A gennaio - conclude il responsabile dell’Ambiente - la Regione già in campagna elettorale ed è importante riflettere insieme al governo per evitare che le manovre sui rifiuti possano diventare oggetto di strumentalizzazioni anche molto pesanti».(ad.pa.)

Benevento. Mentre Cgil, Cisl e Uil si attivano attraverso i canali istituzionali...

Benevento - Mentre Cgil, Cisl e Uil si attivano attraverso i canali istituzionali per chiarire le sorti dei lavoratori dei consorzi e delle cooperative che si occupano di rifiuti, il coordinatore provinciale delle «rappresentanze di base», Piero Mancini, annuncia: «I lavoratori hanno deciso di seguire l’esempio delle precarie della scuola sannita, ed hanno creato un comitato autonomo indipendente da tutti i sindacati: questo, infatti, è l’ultimo intervento targato Rdb». Per il momento, tuttavia, non sono previste iniziative clamorose come quelle poste in essere dalle «leonesse» (vedi occupazione del tetto dell’Ufficio scolastico provinciale): «L’accordo raggiunto mercoledì sera a livello regionale, per stabilizzare una parte dei lavoratori fino a tutto dicembre, è un fatto positivo - spiega a questo proposito Mancini - anche se non certo risolutivo. Quantomeno, avremo il tempo per fare riunioni ed assemblee per chiarire la situazione, perchè una cosa è certa: la provincializzazione della gestione dei ciclo dei rifiuti prevede una selezione dei lavoratori». Tuttavia, per capire esattamente chi farà cosa e chi resterà fuori bisogna aspettare il piano industriale della nascente società provinciale per la gestione dei rifiuti. «È proprio su quest piano - conclude il sindacalista - che vogliamo poterci confrontare con il presidente Cimitile e l’assessore Aceto. C’è già stato un contatto nei giorni scorsi, e credo che possiamo ragionevolmente aspettarci la convocazione di un incontro di qui a breve».


2 ottobre 2009 - Il Messaggero

Pesaro. «Prima ancora che dalle organizzazioni sindacali di categoria, il rammarico per il mancato intervento dei vigili del fuoco...

Pesaro - «Prima ancora che dalle organizzazioni sindacali di categoria, il rammarico per il mancato intervento dei vigili del fuoco alla esercitazione Airsubsarex 2009 di martedì scorso, è stato provato da questa Autorità marittima quando, alla vigilia dell’evento, è arrivata una missiva firmata dal comandante provinciale Carlucci, che ci informava dell’impossibilità, da parte del suo comando, di inviare personale all’esercitazione a causa della situazione contingente e dell’impegno in Abruzzo». Il chiarimento, il giorno dopo la contestazione dei sindacati dei vigili del fuoco per il "mancato invito di loro uomini alla simulazione in mare", arriva dalla Capitaneria di porto di Ancona e dal Direttore marittimo delle Marche, il contrammiraglio Antonio Pasetti. «Mi preme sottolineare e ribadire con chiarezza – aggiunge Pasetti – che non è stata la Guardia costiera a non coinvolgere i vigili del fuoco. Piuttosto, si è trattato di un’autonoma scelta maturata in quella sede».
A protestare, attraverso un documento sottoscritto dalle forze sindacali, erano stati i segretari provinciali della Cgil, Maurizio Marini, della Fns Cisl, Fabio Sacchi, e della Rdb, Paolo Giuliani.
«D’altro canto - conclude Pasetti - ci si compiace che i sindacati abbiano individuato, in quella esercitazione, "un’occasione di crescita professionale del personale, nell’ottica di uno sviluppo delle sinergie e collaborazioni tra i vari enti preposti al soccorso».


2 ottobre 2009 - Il Resto del Carlino

PROTESTA
Sindacato pompieri: «Rdb è autonomo»

Pesaro - IN MERITO alla protesta dei vigili del fuoco sulla loro mancata partecipazione all'esercitazione al largo di Fano, apparsa sulle pagine di ieri, riceviamo una precisazione di un sindacato dei pompieri: «Siamo del gruppo Rdb che non si riconosce nella Uil come erroneamente riportato. Una precisazione che è necessario fare per evitare fraintendimenti ed equivoci. Abbiamo voluto associarci nella protesta con i colleghi di Cisl e Cgil perché abbiamo considerato quella mancata partecipazione un fatto molto grave che si poteva evitare con un maggior confronto».


2 ottobre 2009 - La Provincia di Cremona

LA RISPOSTA
Tutto regolare alla Coop Sentiero

Egregio direttore, il consiglio di Amministrazione della Cooperativa Sociale Sentiero ritiene necessario rispondere alle affermazioni del sindacato RdB/CUB e SdL che ha indetto lo sciopero del giorno 29 settembre contro la nostra Cooperativa, adducendo motivazioni non corrette e pretestuose. Non sentiamo il bisogno di cercare giustificazioni o contestare tali affermazioni di fronte ad una base sociale che ben conosce la cooperativa ed i suoi amministratori, soci lavoratori anch’essi - non "padroni" quindi - eletti dalla Assemblea dei soci. La vicinanza dei soci alla Cooperativa è il vero motivo del sostanziale fallimento dell’iniziativa della suddetta organizzazione sindacale che, con due soli iscritti, manca di una reale rappresentanza tra i nostri lavoratori e per raccoglier 7 presenti ha dovuto utilizzare i "dirigenti" regionali, attribuendo poi il risultato dello sciopero al fatto che i soci sarebbero ricattati e temano ritorsioni. Queste affermazioni, se reali, rappresenterebbero una palese violazione non solo della normativa sui diritti dei lavoratori ma anche e soprattutto dell’etica della nostra cooperativa. Tutte le argomentazioni utilizzate da questo sindacato, con il solo scopo di attaccare una delle più importanti imprese sociali del nostro territorio, sono false. La cooperativa applica il Contratto collettivo di lavoro, firmato a livello nazionale dalle principale associazioni di categoria e organizzazioni sindacali (ma non da RdB/Cub e SdL). Le decisioni su temi delicati che riguardano l’organizzazione del lavoro ed aspetti esecutivi del contratto e le poche deroghe a marginali aspetti contrattuali sono demandate alla assemblea dei soci. (...) Analoghe affermazioni distorte riguardano il problema della sicurezza del lavoro. La Cooperativa tiene ed aggiorna la documentazione prevista dalla vigente normativa, effettua decine di corsi di formazione sulla sicurezza ed il tutto è gestito in collaborazione con una primaria società di consulenza. (...) La cooperativa Sociale Sentiero rappresenta una delle maggiori imprese di servizi cremonese; ha realizzato, in oltre 25 anni di vita, in collaborazione con Enti pubblici, Associazioni, Fondazioni e partner privati, importanti processi di riorganizzazione e qualificazione dei servizi sul nostro territorio, per i quali la nostra città è considerata una delle prime in Italia. Ha fatto crescere competenze e capacità progettuali che le permettono di concorrere alla pari con soggetti nazionali di maggiori dimensioni. Ha riconosciuto e promosso il sostegno al lavoro, soprattutto per quanto riguarda le donne lavoratrici e le nuove marginalità. Questa risposta alle calunnie, e le azioni legali che stiamo valutando di intraprendere, hanno oltre che lo scopo di tutelare la nostra dignità anche quello di salvaguardare un’esperienza economica ed una struttura sociale che, a Cremona, dà lavoro a quasi 400 persone e della quale oggi abbiamo, pro tempore, la responsabilità di amministratori.
Il Consiglio di Amministrazione (Sentiero società cooperativa sociale Onlus, Cremona)


1 ottobre 2009 - Fidest

Assemblea nazionale sindacato base

Roma, 3 ottobre 2009 Centro Congressi Frentani, via dei Frentani 4 – ore 9,30/14,30 Dopo le Assemblee nazionali dei mesi scorsi e raccogliendo la spinta unitaria proveniente dai luoghi di lavoro, RdB, SdL Intercategoriale, Snater, Cub Informazione, Flaica Cub Lazio, Cub Varese, Cub Vicenza, Cub Scuola Centro Sud, FLMU CUB Bologna, CUB Legnano, USI RdB Ricerca e molti altri delegati CUB daranno vita all’Assemblea nazionale che si terrà a Roma. L’Assemblea intende essere un momento di confronto pubblico di massa per definire i caratteri, la fisionomia, la realizzazione del nuovo sindacato di base unitario. Al centro del dibattito, il rilancio dell’unità del mondo del lavoro, dal precariato al lavoro dipendente, pubblico e privato, nell’epoca della crisi globale; la generalizzazione e l’unificazione delle lotte; la conquista della continuità di reddito, di migliori condizioni di vita, di lavoro e casa per tutti: lavoratori, giovani, donne e immigrati. Un nuovo soggetto sindacale capace di rilanciare ed estendere una concreta e necessaria alternativa a CGIL-CISL-UIL-UGL che, nell’attuale contesto di crisi economica e sociale, stanno accentuando – se possibile – la loro subordinazione alle logiche di compatibilità agli interessi di impresa e al quadro politico istituzionale. L’Assemblea preparerà inoltre il percorso di mobilitazione verso lo sciopero generale nazionale del prossimo 23 ottobre indetto dal Patto di Base.


1 ottobre 2009 - Omniroma

COMUNE, GUARDIE GIURATE PROTESTANO IN AULA GIULIO CESARE

(OMNIROMA) Roma, 01 ott - Blitz di una ventina di guardie giurate dell'Associazione nazionale combattenti e reduci in consiglio comunale. Il gruppo ha manifestato con un gilet giallo con su scritto «Inoccupate per la sicurezza» con l'intenzione di richiamare l'attenzione del consiglio comunale sul «problema delle guardie giurate che da giorni sono in presidio stabile a piazza Venezia». «In 300 - ha spiegato Giulio Tordi dell'Rdb - non abbiamo accettato la proposta di privatizzazione dell'ente per cui lavoriamo, che è un ente morale, e non abbiamo accettato la proposta peggiorativa di assunzione. Quindi chiediamo al sindaco di intervenire».


1 ottobre 2009 - Agi

SALONE NAUTICO: SABATO MANIFESTAZIONE VIGILI DEL FUOCO LIGURIA

(AGI) - Genova, 1 ott. - Chiedono il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, piu' personale e un piano di manutenzione di mezzi e sedi. Per questo i vigili del fuoco della Liguria sabato mattina manifesteranno di fronte alla fiera di Genova in occasione dell'inaugurazione del Salone Nautico dando vita ad in volantinaggio. Parteciperanno alla manifestazione Cgil, Cisl, Rdb e Confsal. I vigili del fuoco guadagnano 1300 euro al mese con 10 anni di servizio, non sono pagati per gli straordinari e lavorano con in contratto scaduto il 31 dicembre 2007. In Liguria sono sotto organico di 150 unita' su 1100 effettivi.


1 ottobre 2009 - Città di Genova

Sciopero degli asili

Genova - Per l’intera giornata di giovedì 8 ottobre, le Organizzazioni Sindacali RdB/CUB Rappresentanze Sindacali di Base-Pubblico Impiego aderente alla Confederazione Unitaria di Base e COBAS Pubblico Impiego hanno proclamato uno sciopero di tutti i lavoratori del settore Servizi Educativi ai Bambini 0/6 (asili nido-scuole infanzia) nel rispetto della disciplina per la tutela dei servizi pubblici essenziali.

Vigili del Fuoco: meno stima più risorse

Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa dei Coordinamenti e delle Segreterie regionali della Liguria dei Sindacati dei Vigili del Fuoco.
Questa mattina presso la saletta sindacale del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova si e' svolta la conferenza stampa organizzata da FP Cgil Cisl Vigili Fuoco Rdb Cub Confsal per denunciare le gravi carenze di risorse nel comparto. Il mese di settembre ha visto impegnati i vigili del fuoco della Liguria, nella grave emergenza dovuta agli incendi boschivi. L'enorme sforzo profuso, ha permesso ancora una volta di salvaguardare l'incolumità di persone e cose, tuttavia la condizione dei lavoratori è divenuta insostenibile. Il contratto di lavoro è scaduto da quasi 2 anni, le retribuzioni (mediamente di 1.300 euro al mese), peraltro non in linea con i parametri europei, sono tra le più basse fra i paesi comunitari. I Vigili del Fuoco sono costretti - a seguito delle gravissime carenze di organico - a continui richiami in straordinario: a questo proposito sono ancora da percepire gli emolumenti dovuti dal dicembre 2008. I mezzi, le sedi di servizio, le attrezzature sono carenti e soprattutto necessiterebbero di fondi per la manutenzione; purtroppo i capitoli di spesa indicano disponibilità pari a zero. Per questi motivi i vigili del fuoco non chiedono continui attestati di stima, bensì risorse vere per poter adempiere in maniera efficace a quelli che sono da sempre i loro compiti istituzionali. E' necessario un contratto di lavoro dignitoso, il pagamento delle competenze straordinarie arretrate e nuove assunzioni per sopperire alla carenza di organico. Per rendere note le difficoltà del settore e per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni competenti, i Vigili del Fuoco di Genova effettueranno un volantinaggio sabato mattina 3 ottobre in occasione dell'inaugurazione del Salone Nautico.


1 ottobre 2009 - Savona news

Savona: i Cobas scuola in fermento per manifestazione Roma

Savona - Cresce la protesta in tutta la provincia, si prepara la manifestazione a Roma. Cresce,dopo due settimane dall'inizio delle lezioni,la protesta, in tutta la provincia,dei docenti,dei genitori,degli Ata contro i tagli del Ministro Gelmini. Molti genitori sono intenzionati a rivolgersi ai Vigili del Fuoco per chiedere ispezioni nelle classi sovraffollate, per verificare il rispetto della metratura di legge(1 m2 e 96 per persona). Sono a rischio soprattutto le scuole superiori. Il caso-limite è la classe dell'Ipsia di Cairo con 35 alunni. Nel mirino sono anche altre scuole superiori. Intanto,si prepara la partecipazione alla Manifestazione Indipendente del precariato,sabato 3 a Roma. Concentramento piazza Esquilino a 100 metri da Termini.Il corteo di migliaia di precari, docenti, Ata, genitori, studenti percorrerà sei chilometri fino al Ministero della Gelmini, in viale Trastevere,che verrà assediato. Da Savona e dalla Liguria sono in partenza bus,treni, macchine,con l'adesione di Cobas scuola,Rdb/Cub,Sdl e Comitati dei precari. Ma la situazione è ormai in fermento dappertutto.


1 ottobre 2009 - L'Arena

ANNIVERSARI. A settantanni dalla fondazione dei vigili del fuoco
Tante parole ma pochi soldi
Straordinari mai pagati, e poco personale

Trenta settembre, 70° anniversario della fondazione dei vigili del fuoco. Tutta Italia festeggia, i pompieri no.
Doveva essere il giorno in cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano consegnava, nel cortile del Quirinale, due medaglie d'oro alla bandiera del corpo nazionale dei vigili del fuoco e una terza alla memoria del capo squadra Marco Cavagna, deceduto nei giorni del sisma in Abruzzo scavando tra le macerie, nel disperato tentativo di estrarne persone ancora in vita.
Festa è stata, ma solo a metà. Sicuramente non hanno gioito i vigili del fuoco del sindacato RdB CUB, che tra le 10 e mezzogiorno contromanifestavano, nei pressi della prefettura, per esprimere il loro dissenso per quella che definiscono un'autocelebrazione da parte di chi amministra il Corpo nazionale e di chi governa il Paese, e per illustrare la situazione in cui sono costretti ad operare. Questa però non è stata un'iniziativa a livello locale. In tutte le principali città italiane si sono tenuti sit-in di protesta per difendere la categoria.
«Mentre lo Stato italiano ci premia per le nostre innumerevoli e meritevoli azioni ed esalta il ruolo del corpo nazionale, il governo continua a tagliarci i fondi. Solo grazie a turni massacranti, continui straordinari, che non assicurano il necessario recupero psico-fisico dei vigili del fuoco e che rischiano di mettere a repentaglio la sicurezza di tutti, oltretutto retribuiti dopo mesi se non dopo anni, riusciamo a garantire il soccorso». Questi e molti altri i motivi, spiegati dal rappresentante sindacale, Antonio Jiritano, in una lettera a Napolitano, per il «no» all'invito alla cerimonia di stato. «Contrariamente ai proclami, in questo Paese non si investe in sicurezza: si preferisce indirizzare risorse a mille organizzazioni di protezione civile e di volontariato efficaci per la comunità se di supporto ad un corpo nazionale vigili del fuoco, istituito appositamente e strutturato per rispondere efficacemente e capillarmente sul territorio. Con un contratto di lavoro scaduto da due anni, questa medaglia rischia di essere vanificata. Ai vigili del fuoco servono scelte concrete, risorse vere, mezzi adeguati e formazione per continuare ad assicurare la salvaguardia degli italiani».
Il corpo nazionale dei vigili del fuoco è composto da 6.511 uomini, che effettuano ogni giorno su tutto il territorio italiano oltre 2.000 interventi di soccorso tecnico urgente. Il sindacato RdB chiede allo Stato organici adeguati per poter svolgere il proprio lavoro senza rischi (mancherebbero infatti 15.000 unità, di cui 95 nella provincia veronese). Reclama più mezzi a disposizione e riconoscimenti delle indennità a carico dello stato, e non dei lavoratori. Pretende il rinnovo di un contratto di lavoro scaduto ormai da due anni e il pagamento di tutte le ore di straordinario effettuate per calamità o emergenze nel paese. Si scaglia invece contro la spettacolarizzazione delle calamità che troppo spesso i media tendono a fare e contro quei politici che con le imprese dei pompieri fanno propaganda governativa.
«A volte servirebbero meno medaglie e più gesti concreti per tutelare la categoria dei vigili del fuoco» dicono i pompieri. Un corpo che è sempre stato in prima linea.


1 ottobre 2009 - L'Unione Sarda

vigili del fuoco «Vogliamo più personale»

Cagliari - «Non vogliamo medaglie ma un reale interesse per i problemi che sta vivendo il nostro Corpo». Una parte dei vigili del fuoco, iscritti al Rdb (in Sardegna sono circa l'8 per cento, in Italia il 12), hanno manifestato in 13 città italiane. A Cagliari il presidio, formato da una quindicina di vigili, si è dato appuntamento davanti alla Prefettura. Dopo essere stati ricevuti dal prefetto e avergli consegnato una lettera con i motivi della protesta, sono rimasti in piazza Palazzo per raccontare una situazione definita "critica".
«In Sardegna», ha sottolineato il segretario provinciale, Gianfranco Mei, «mancano 400 uomini rispetto all'organico previsto. A Cagliari ne servirebbero 112. Il servizio è garantito grazie ai precari: soltanto in Sardegna, in questi primi mesi del 2009, sono stati 900. Ma i discontinui non hanno diritti e non possono manifestare il loro dissenso. Inoltre trent'anni fa ogni squadra era composta da sette vigili del fuoco e, in Sardegna, gli interventi erano circa 4000, 4500 a squadra. Ora le "uscite" sono triplicate mentre le squadre sono formate soltanto da quattro vigili e un precario». L'elenco dei problemi non è finito: «Contratto scaduto da due anni», ha aggiunto Mei, «materiale da lavoro vecchio, indennità festive e di turno pagate con mesi di ritardo così come gli straordinari». Per il sindacato di base dunque c'è poco da festeggiare. E le altre sigle sindacali? «Chiedete a loro perché non protestano».(m.v.)


1 ottobre 2009 - Il Giorno

Sette autopompe per due milioni di abitanti
I vigili del fuoco: ogni giorno a rischio collasso
Per i sindacati mancano 300 uomini, il primo problema però è l'alto turnover
di GIULIA BONEZZI

MILANO - SETTE AUTOPOMPE per una metropoli di un milione 300 mila abitanti, denuncia il sindacato di base. Quando per domare un incendio «normale» in appartamento ne servono due, e un totale di quattro mezzi. Una su un «soccorso di persona», cinque mezzi se è un tentato suicidio sotto la metro. «Possiamo fare un servizio e mezzo alla volta», calcola Marco Testa, caposquadra dei vigili del fuoco di Milano. Sono 840, gli «operativi», con una giurisdizione che spazia dal gattino intrappolato sul tetto al rogo nell'azienda chimica; circa trecento in meno del minimo indispensabile secondo la Rdb. Ma il problema numero uno è l'anzianità di servizio: troppo bassa a Milano, comando «di prima assegnazione» e perciò sottoposto a un alto turnover di pompieri «ragazzini» che arrivano dal corso, si fermano per un periodo tra i sei e i 18 mesi e, una volta imparato il mestiere, vengono trasferiti. Testa è arrivato vent'anni fa da Roma, e s'è tenuto l'accento: «Allora questa era l'università dei pompieri. Mo' so' rimasti i professori, con gli alunni dell'asilo infantile». IERI, invece di partecipare alla festa dei vigili, i coordinatori provinciali della Rdb erano in presidio davanti alla Prefettura (come in diverse città italiane). Perché abbiano rifiutato l'invito, l'hanno spiegato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una lettera aperta. «Intanto non si capisce perché stiamo festeggiando i settant'anni del corpo dei pompieri, quando abbiamo celebrato il 50 esimo nel 2001», spiega a voce il rappresentante regionale Massimo Berto. Non è solo uno sfottò: troppe celebrazioni, «parate a uso e consumo dei vertici e dell'amministrazione. Una festa basta, ed è il 4 dicembre, il giorno di Santa Barbara». I soldi, meglio destinarli dove sono più necessari, hanno spiegato incontrando i rappresentanti del governo, a cominciare dall'organico: in Lombardia, «servirebbe un'iniezione del 70-80%» degli attuali 2.400 uomini, e anche così si resterebbe sotto il paramentro europeo che vorrebbe un vigile ogni mille/millecinquecento abitanti». A Milano, in aggiunta, «sette vigili su dieci non sono residenti nel comando»: i "novellini", e «tocca a noi formarli sul campo, compresi gli autisti. Ma in questo lavoro contano la squadra e l'esperienza. Quando si esce con quattro vigili in prima assegnazione su sei la nostra capacità d'intervento è compromessa». E si rischia, «a ogni nubifragio», spiega Davide Suffada, che al collo ha un cartello: «Meno oro più euro». Non vuole medaglie ma magari la qualifica, visto che dopo 19 anni di servizio è ancora un vigile semplice a 1.300 euro al mese, nonostante i corsi e le specializzazioni. I concorsi, spiegano i suoi colleghi, sono bloccati. Così il caposquadra Testa, a 55 anni, è ancora operativo sul soccorso, invece di passare ad altre funzioni come all'estero avviene poco dopo i quarant'anni: «Durante il terremoto si mettono tutti l'elmetto, ma quando servono i soldi se squagliano».


1 ottobre 2009 - Il Bologna

Prefettura
Anche i vigili del fuoco manifestano in piazza

Bologna - In piazza per segnalare le gravi difficoltà in cui si trovano ad operare. Hanno scelto il giorno in cui a Roma il capo dello Stato ha consegnato la medaglia d’oro al merito al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco per il soccorso ai terremotati dell’Abruzzo. Sono i pompieri delle Rdb dell’Emilia Romagna che hanno manifestato di fronte alla Prefettura con un presidio mentre una delegazione è stata ricevuta dal vice prefetto Raffaele Ricciardi. I problemi sono tanti, dalla carenza d’organico alla mancanza di capi squadra e capi servizio passando per uno stipendio che rimane sempre basso, 1300 euro, rispetto al lavoro con il contratto di lavoro scaduto da due anni e un aumento di otto euro che è stato riconosciuto per il 2008. Le Rdb ricordano anche che i vigili del fuoco volontari vengono formati con un corso di "sole" 120 ore ma vengono impiegati come i pompieri permanenti anche se hanno minor formazione e minori garanzie perché sono a tutti gli effetti dei lavoratori precari.(GM)


1 ottobre 2009 - Corriere del Veneto

Sindacato Rdb-Cub
Pompieri, protesta della base

VERONA - Protesta dell'Rdb-Cub nel giorno del settantesimo anniversario di fondazione dei vigili del fuoco.
I sindacati di base hanno volantinato ieri davanti alla prefettura di Verona contro «la spettacolarizzazione delle calamità, le medaglie di cartone che non servono alla vita quotidiana e la carenza cronica di organico dei vari comandi provinciali».
Assunzioni bloccate, straordinari non pagati mezzi vecchi ed inefficienti, mancato riconoscimento di categoria usurante tra le rivendicazioni dell’Rdb-Cub . «Con la nostra protesta - dicono - siamo certi di essere portavoce di chiunque pensi che tutte le cose promesse dall'amministrazione e dal governo di turno siano solo uno specchietto per le allodole».


1 ottobre 2009 - Il Brescia

Emergenza. I vigili del fuoco della Rdb manifestano a Milano per le carenze e i disagi
Pompieri senza capi squadra "Situazione unica in Italia"
Proteste in tutto il Paese, in città mancano 13 funzionari, 27capireparto e 40 capisquadra
di Marco Sedda

Brescia - Mentre a Roma le massime cariche dello Stato premiano con tre medaglie d'oro i vigili del fuoco impegnati per il terremoto in Abruzzo, in tutta Italia i pompieri protestano. Duramente. Una delegazione di vigili bresciani delle Rappresentanze sindacali di base (Rdb) ieri mattina era a Milano per partecipare al presidio davanti alla prefettura. I motivi per lamentarsi non mancano: contratto scaduto da quasi due anni, gravi carenze d'organico, mezzi vecchi e insufficienti, straordinari pagati con un anno di ritardo. A Brescia, spiega il coordinatore provinciale della Rdb Matteo Angelini, la situazione è drammatica: "Siamo con l'acqua alla gola. Dobbiamo supplire alle gravi carenze d'organico aumentando le ore di straordinario, che tra l'altro ci pagano sempre con un anno di ritardo, e dobbiamo combattere tutti i giorni per poter svolgere un servizio decoroso". Che si tratti di un'emergenza lo dimostrano i numeri forniti dalla Rdb: a Brescia dovrebbero esserci 19 funzionari ma ce ne sono solo 6; i capireparto dovrebbero essere 29, ma sono appena 2; i capisquadra 89 ma invece se ne contano 49. "Da un anno ci mancano 30 capisquadra che sono stati trasferiti e mai rimpiazzati. Abbiamo aperto un presidio nautico a Salò ma non ci hanno dato un euro. Abbiamo i soldi solo per il gasolio. La mole di lavoro è altissima e abbiamo ancora molti colleghi in Abruzzo. A Brescia, di notte, in servizio c'è solo una squadra mentre di giorno c'è anche quella di San Polo che però è pagata dal Comune. Al mese dovremmo lavorare 160 ore ma ne facciamo il doppio, con gravi rischi a causa della fatica". E mentre i pompieri rischiano tutti i giorni la propria vita per salvarne tante altre, a Roma va in onda la retorica di Stato.


1 ottobre 2009 - Il Capoluogo

Vigili del Fuoco: nulla da festeggiare

Roma,01 ott - I vertici nazionali del sindacato hanno restituito l’invito per la festa Nazionale dei VV.F. al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il gesto clamoroso, ha un significato ben preciso, dal momento che nella manifestazione nazionale verrà consegnata al Corpo dei Vigili del Fuoco la Medaglia d’oro alla Bandiera, onorificenza sicuramente meritata secondo la RdB, ma consegnata in un momento in cui appare solo come un simbolo vuoto pieno di inutile retorica, visto che le famiglie dei lavoratori non hanno bisogno di medaglie, ma vogliono veder tornare a casa tutte le sere i loro cari e vogliono poter contare su uno stipendio che non sia da fame come quello attuale. Infatti il Corpo dei Vigili del Fuoco vive da tempo stagioni di continue emergenze, acuite da scelte politiche miopi che stanno sempre di più tagliando fondi e che non consentono il rinnovo dei mezzi adeguati a svolgere in sicurezza il lavoro di tutela e salvaguardia degli italiani. Anche in Calabria, dopo l’ennesima estate fatta di emergenza, al momento di tirare i bilanci, rimane la triste realtà di turni massacranti e continui straordinari che non assicurano il necessario recupero psico-fisico dei lavoratori e che rischiano di mettere a repentaglio la sicurezza di tutti; oltre tutto questi straordinari vengono retribuiti con gravi ritardi, addirittura dopo anni. I "Pompieri", esaltati nelle calamità e nelle situazioni di grandi difficoltà, vengono poi dimenticati nella quotidianità: contratto scaduto da due anni, ripetuti tagli di fondi, mezzi inadeguati, turni massacranti, straordinari continui e retribuiti in ritardo, cronica carenza di personale (servirebbero almeno diecimila uomini in più per avvicinare l’Italia agli standard europei), questi i motivi che hanno spinto la RdB ad organizzare a Catanzaro e nelle altre città principali d’Italia, la contromanifestazione odierna per esprimere questi disagi. Anche al Prefetto di Catanzaro, così come è avvenuto al Quirinale, è stata consegnata la lettera destinata al Presidente della Repubblica, con l’auspicio che lo stesso, di fronte all’insensibilità di chi governa, sollevi il problema legato alla sicurezza dei cittadini e dei lavoratori impegnati nei Vigili del Fuoco.


1 ottobre 2009 - La Nuova Sardegna

«Più organici e meno precari»
Sit-in in prefettura dei vigili del fuoco: «Ci sentiamo abbandonati»
di Paolo Camedda

CAGLIARI - Un contratto nazionale scaduto da oltre due anni, stipendi più bassi di quelli degli altri colleghi europei, organici sottodimensionati, tanti precari, mezzi di soccorso superati e indennità e straordinari pagati in ritardo. I vigili del fuoco italiani, nonostante il fondamentale lavoro svolto ogni giorno per il Paese, si sentono, nei fatti, molto trascurati dal governo.
Per questo motivo le rappresentanze sindacali di base hanno respinto in segno di protesta l’invito di partecipazione alla festa del corpo nazionale, che si è svolta ieri a Roma, in Quirinale, con la consegna della medaglia d’oro alla bandiera. E hanno organizzato un sit-in di protesta davanti alle prefetture delle principali città, fra cui Cagliari. I pompieri hanno rinunciato a parte del loro tempo libero (la legge vieta loro di scioperare) per manifestare il loro disagio. «In questo momento non c’è nulla da festeggiare - ha detto il coordinatore regionale di federazione Enrico Rubiu - i problemi sono tanti e bisognerebbe che il governo intervenisse quanto prima. Abbiamo deciso di scrivere una lettera al presidente Napolitano per chiedere il suo sostegno».
«La contraddizione è innegabile», è stato più volte affermato. Il corpo è sempre stato in prima linea per garantire la sicurezza dei cittadini. Ma se da un lato viene premiato dallo Stato, dall’altro il governo continua a tagliare i fondi. «Siamo sempre di meno. Solo in città lavorano a tempo indeterminato 460 pompieri ma, in base alle stime del ministero dell’Interno, per completare l’organico ne servirebbero altri 120», ha denunciato il coordinatore provinciale delle Rdb Enrico Rubiu. «Così non è raro che si facciano turni di 24 ore, con gravi rischi per la sicurezza. Per tentare di far fronte alla carenza di personale si fa ricorso ai precari. In città i pompieri a tempo determinato sono 400 (900 in Sardegna). Le loro condizioni di lavoro sono spesso difficili. Molte volte sono costretti a comprarsi la divisa o a usare quella di un loro collega», ha affermato ancora Rubiu. C’è poi la questione dei salari, inferiori alla media europea, e degli straordinari pagati in ritardo. «Il nostro stipendio è di 1200-1300 euro al mese - ha precisato a riguardo il coordinatore provinciale - mentre, ad esempio, in Francia i nostri colleghi prendono mille euro in più. Non parliamo poi degli straordinari per gli incendi estivi e l’alluvione, che ci sono stati pagati un anno in ritardo». Le richieste al governo sono dunque numerose. «Chiediamo il rinnovo del contratto, scaduto ormai da due anni, l’adeguamento degli organici, la regolamentazione e una maggiore formazione del precariato, il riconoscimento del nostro lavoro come professione "logorante" e l’acquisto di mezzi più efficienti e sicuri», ha sottolineato Gianfranco Mei, che ha realizzato anche le vignette sulle bandiere sventolate ieri davanti alla prefettura.
I vigili del fuoco sono stati ricevuti dal prefetto, che ha garantito la sua mediazione nei confronti del governo.


1 ottobre 2009 - Il Resto del Carlino

Mezzi obsoleti e carenza di risorse
Sit-in dei pompieri in prefettura

Bologna - «DA GRANDE farò il pompiere. Ma dai palazzi in fiamme non farò saltare nessuno». Secondo i pompieri dell'Emilia-Romagna, ieri in protesta davanti alla prefettura (foto), è questo il pensiero con cui oggi dovrebbe fare i conti un aspirante vigile del fuoco. In regione, infatti, c'è un solo carrotelo', cioè un camion dotato dei teli per attutire la caduta delle persone. «E quell'unico carrotelo dice Ciro Bartolomei (Rdb) è rotto». Situazione drammatica, quella portata in piazza Roosevelt dai pompieri che per denunciare la carenza di risorse hanno respinto al mittente, cioè al presidente Napolitano, invito e medaglia d'oro. «Nessuna polemica con il Capo dello Stato precisa però Bartolomei ce l'abbiamo con il ministro Maroni, che promette e non mantiene». Sotto di 500-700.000 euro, i pompieri bolognesi hanno già rischiato per morosità di vedersi tagliare luce e gas e «solo l'intervento della Prefettura ha evitato che ciò accadesse». E poi mezzi obsoleti e carenza di organici.

Lunedì consiglio dedicato ai dipendenti comunali
COMUNE DAL PREMIO PRODUTTIVITA' ALLA QUESTIONE DEI PRECARI, MOLTI TEMI BOLLENTI SUL PIATTO

Rovigo - SI SVOLGERÀ LUNEDÌ, alle ore 18, un consiglio comunale monotematico dedicato alla questione dei dipendenti comunali. Sarà l'occasione per prendere in esame i temi che, fino ad oggi, hanno diviso i dipendenti e l'amministrazione. Prima fra tutte quella del premio produttività, che i lavoratori aspettano ormai da molto tempo. I rappresentanti delle Rsu hanno voluto, ieri, puntare i riflettori proprio sull'appuntamento di lunedì: «Sarà un dibattito aperto a tutta la cittadinanza», hanno detto: «Vorremmo spiegare alle società civile le nostre posizioni e le nostre richieste, che più volte ci hanno portato a protestare in consiglio comunale nel tentativo di ottenere delle risposte da parte dell'amministrazione. Vogliamo continuano i rappresentanti delle Rsu che si arrivi a un miglior clima aziendale, a risorse distribuite più equamente e a una riorganizzazione. I tagli vanno fatti dove è necessario». Anche il portavoce delle Rdb, Fabio Raule, ha voluto mettere in luce l'importanza del consiglio monotematico: «Questo ha detto deve essere il momento in cui l'amministrazione si deve prendere le proprie responsabilità. L'amministrazione, tra l'altro, ha finito per darmi ragione: avevo scritto che la classe dirigente era super pagata, scatenando una scia di proteste. Ora in una delibera la giunta decide che non saranno sostituiti i dirigenti che andranno in pensione. Ce ne sono quattro più il direttore generale che hanno i requisiti per farlo...». Raule riserva qualche battuta anche alla questione dei precari che attendono la stabilizzazione: «Credo che l'amministrazione stia tergiversando: è palese che quell'operazione secondo la normativa non è percorribile. L'amministrazione non ha saputo fare le scelte che doveva fare quando era il momento giusto: il piano dei fabbisogni serviva entro il 30 aprile. Quindi o sta prendendo ancora una volta in giro i precari, oppure vuole andare avanti anche se contro la normativa».


1 ottobre 2009 - Il Tirreno

I vigili del fuoco scendono in piazza
Il corteo nel giorno della medaglia d’oro al corpo: «Servono mezzi»
I pompieri spiegano che mancano strumenti e uomini e spesso si ricorre ai volontari
di ROY LEPORE

VIAREGGIO - Ieri mattina manifestazione di protesta dei vigili del fuoco in piazza Dante. A promuoverla è stata la rappresentanza sindacale di base, in concomitanza con la cerimonia di premiazione del corpo al Quirinale, cui ha preso parte anche il sindaco. Al presidio, con una cinquantina di vigili del fuoco, anche alcuni rappresentanti dell’Associazione 29 giugno, che hanno solidarizzato con i pompieri. Insieme hanno raggiunto il gazebo al "giardino del pianto", in via Ponchielli, per ricordare le 31 vittime del disastro. Quella di Viareggio è stata una delle diverse contro manifestazioni che si sono tenute in tutta Italia, proprio mentre a Roma veniva consegnata la medaglia d’oro al corpo per gli interventi in occasione del terremoto dell’Aquila e della strage ferroviaria.
E tutto questo per portare a conoscenza dell’opinione pubblica le difficoltà lavorative cusate da mezzi tecnici non adeguati e organici carenti, da questioni economiche e contrattuali e dalla tendenza a sostituire personale professionista con volontari. Il sindaco, Luca Lunardini, ha segnalato ai vertici dei vigili del fuoco la difficile situazione del personale viareggino, in vista dello sdoppiamento del presidio fra Viareggio e Pietrasanta.
In città dovrebbe essere, infatti, creato un Centro studi internazionale di alta specializzazione per i vigili.
Il distaccamento viareggino potrebbe ottenere la medaglia d’oro per i tragici fatti del giugno scorso.
Rimane ancora irrisolto invece il problema della caserma, che doveva essere costruita nuova o ristrutturata, ma di cui non si sa più nulla da parecchio tempo. Sembra più vicina ad una sua concretizzazione quella di Pietrasanta.

I DIPENDENTI DELLA SER.IN
Non siamo più ex lavoratori grazie a chi ci ha sostenuto

Montecatini - Lunedi scorso nella sede di via Galvani si sono riuniti le lavoratrici e i lavoratori della ditta Ser.In, i rappresentanti dell’azienda e quelli dei sindacati Cgil, Cisl e Cub, per il secondo incontro relativo alla procedura di mobilità richiesta dall’azienda il 20 agosto. L’incontro ha avuto esito positivo poiché è stata revocata la procedura di mobilità e sostituita con la riduzione/rotazione degli orari con l’utilizzo della Cigs. Questa decisione ha dato a no un po’ di quella serenità che avevamo perso dalla fine del mese agosto.
Siamo stati uniti nel manifestare il nostro disagio e la nostra intenzione di lottare per salvare il posto di lavoro e ci sentiamo in dovere di rimanere uniti nel porgere i nostri ringraziamenti per l’impegno e l’interesse nei nostri confronti ai rappresentanti della Filcams-Cgil Fabio Capponi e Barbara Orlandi; i rappresentanti Flaica-Cub Valerio Degl’Innocenti, Marco Fantozzi e Luca Taddei; il rappresentante della Fisascat-Cisl Aniello Montuolo.
Non possiamo inoltre dimenticare l’attenzione dedicataci dal sindaco di Pistoia Renzo Berti, dalla presidente della Provincia, Federica Fratoni e da tutti i rappresentanti della Provincia e del Comune che ci hanno seguito. Ricordiamo l’incontro con il Antonio Recchioni che ha assicurato il suo interesse al nostro caso. Un ringraziamento particolare va all’assessore regionale Gianfranco Simoncini. Riconosciamo la buona volontà dell’Azienda nel revocare la procedura di mobilità e ci auguriamo che il nostro rapporto di lavoro prosegua ulteriormente senza intoppi per entrambe le parti. Grazie anche ai giornalisti che non ci hanno mai lasciato da soli e ci hanno aiutato nel far conoscere la nostra situazione ed a mantenerne alto il livello di attenzione.


1 ottobre 2009 - Liguria Notizie

VIGILI DEL FUOCO DI GENOVA:"MENO ATTESTATI DI STIMA, PIU' RISORSE"

GENOVA. 1 OTT. Questa mattina presso la saletta sindacale del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova si è svolta la conferenza stampa organizzata da FP Cgil Cisl Vigili Fuoco Rdb Cub Confsal per denunciare le gravi carenze di risorse nel comparto.  Il mese di settembre ha visto impegnati i Vigili del Fuoco della Liguria, nella grave emergenza dovuta agli incendi boschivi. L'enorme sforzo profuso, ha permesso ancora una volta di  salvaguardare l'incolumità di persone e cose, tuttavia la condizione dei lavoratori è divenuta insostenibile. In una nota unita delle Segreterie regionali della Liguria FP Cgil Cisl VF RbB Cub Confsal VVF, si evidenziano tutti i problemi inerenti a tale lavoro. "Il contratto di lavoro è scaduto da quasi 2 anni, le retribuzioni (mediamente di 1.300 euro al mese), peraltro non in linea con i parametri europei, sono tra le più basse fra i paesi comunitari. I Vigili del Fuoco sono costretti - a seguito delle gravissime carenze di organico - a continui richiami in straordinario: a questo proposito sono ancora da percepire gli emolumenti dovuti dal dicembre 2008. I mezzi, le sedi di servizio, le attrezzature sono carenti e soprattutto necessiterebbero di fondi per la manutenzione; purtroppo i capitoli di spesa indicano disponibilità pari a zero. per questi motivi i vigili del fuoco non chiedono continui attestati di stima, bensì risorse vere per poter adempiere in maniera efficace a quelli che sono da sempre i loro compiti istituzionali. E' necessario un contratto di lavoro dignitoso, il pagamento delle competenze straordinarie arretrate e nuove assunzioni per sopperire alla carenza di organico". Per questi motivi e per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni competenti, i Vigili del Fuoco di Genova effettueranno un volantinaggio sabato mattina 3 ottobre in occasione dell'inaugurazione del Salone Nautico.


1 ottobre 2009 - IVG

Liguria, le sigle sindacali dei vigili del fuoco denunciano carenze di risorse

Liguria. Stamattina si è svolta a Genova la conferenza stampa organizzata da Fp Cgil, Cisl Vigili Fuoco, Rdb Cub e Confsal per denunciare le gravi carenze di risorse nel comparto. Le organizzazioni sindacali hanno fatto notare come il mese di settembre abbia visto impegnati i vigili del fuoco della Liguria, nella grave emergenza dovuta agli incendi boschivi. L’enorme sforzo profuso, ha permesso ancora una volta di salvaguardare l’incolumità di persone e cose, tuttavia la condizione dei lavoratori è divenuta insostenibile. Il contratto di lavoro dei pompieri è scaduto da quasi 2 anni, le retribuzioni (mediamente di 1.300 euro al mese), peraltro non in linea con i parametri europei, sono tra le più basse fra i paesi comunitari. I vigili del fuoco sono costretti, a seguito delle gravissime carenze di organico, a continui richiami in straordinario: a questo proposito sono ancora da percepire gli emolumenti dovuti dal dicembre 2008. I mezzi, le sedi di servizio, le attrezzature sono carenti e soprattutto necessiterebbero di fondi per la manutenzione, purtroppo i capitoli di spesa indicano disponibilità pari a zero. Per questi motivi i vigili del fuoco non chiedono continui attestati di stima, bensì risorse vere per poter adempiere in maniera efficace a quelli che sono da sempre i loro compiti istituzionali. I sindacati sottolineano che è necessario un contratto di lavoro dignitoso, il pagamento delle competenze straordinarie arretrate e nuove assunzioni per sopperire alla carenza di organico.


1 ottobre 2009 - InVersilia

I VIGILI DEL FUOCO IN PROTESTA
DI FRONTE AI LUOGHI DELLA STRAGE DI VIA PONCHIELLI

Viareggio - Manifestazione di protesta ieri a Viareggio dei vigili del fuoco, promossa dalla Rdb in concomitanza con la cerimonia di premiazione del corpo al Quirinale. Dopo un presidio davanti alla stazione i partecipanti, una cinquantina, hanno raggiunto in corteo via Ponchielli, luogo della strage ferroviaria del 29 giugno, dove hanno lasciato un mazzo di fiori al gazebo del 'giardino del pianto' in ricordo delle 31 vittime del disastro. Quella di Viareggio, scelta come luogo simbolico dell'impegno dei vigili, spiegano le Rdb, è stata una delle manifestazioni organizzate oggi in Italia per portare a conoscenza dell'opinione pubblica le difficoltà lavorative dei vigili a causa di mezzi tecnici non adeguati e organici carenti, questioni economiche e contrattuali, e quella relativa alla sostituzione del personale professionista con i volontari. "Siamo stufi di essere presi in giro da una casta politica immorale ed insensibile nei confronti di chi ha lavorato per portare aiuto a cittadini in drammatiche situazioni traendone solo propaganda utile a fini d'immagine ma senza contenuti", era scritto in uno dei volantini distribuiti ai passanti. "L'unica medaglia che valga la pena - aggiungono le Rdb - è la riconoscenza della gente, la certezza di aver svolto il nostro lavoro nel migliore dei modi ed avere reso un servizio a chi si trova nel bisogno".


1 ottobre 2009 - Radio Nostalgia

Manifestazione ieri a Viareggio dei Vigili del fuoco

Manifestazione di protesta ieri a Viareggio dei vigili del fuoco, promossa dalla Rdb in concomitanza con la cerimonia di premiazione del corpo al Quirinale. Dopo un presidio davanti alla stazione i partecipanti, una cinquantina, hanno raggiunto in corteo via Ponchielli, luogo della strage ferroviaria del 29 giugno, dove hanno lasciato un mazzo di fiori al gazebo del 'giardino del pianto' in ricordo delle 31 vittime del disastro.
Paolo Pucci della Rappresenta di Base dei Vigili del Fuoco


1 ottobre 2009 - La Nazione

vigili del fuoco Protesta nei luoghi simbolo del disastro ferroviario

Viareggio - «I VIGILI del fuoco non hanno nulla da festeggiare». E' il duro commento del delegato regionale delle rappresentanze sindacali di base dei vigili del fuoco, Paolo Pucci, sulla consegna delle tre medaglie d'oro a Roma al Corpo in occasione del 70° anniversario della sua fondazione. Un commento, che non si ferma alle sole parole visto che, mentre i vertici dei pompieri sono stati ricevuti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale, le Rdb Cub provenienti da tutta la Toscana per protesta si sono rese protagoniste di un presidio cominciato ieri mattina dinanzi alla stazione centrale (nella foto) e conclusosi nel primo pomeriggio in via Ponchielli, con la deposizione di una corona di fiori in memoria delle vittime ("per non dimenticare" il messaggio che è stato scritto sul mazzo), sul luogo della tragedia. «ABBIAMO scelto di protestare qua come a L'Aquila spiega Pucci perchè sono luoghi simbolici. Vogliamo esprimere il nostro dissenso per questa autocelebrazione che non sembra considerare affatto tutte le problematiche che ci accompagnano come la mancanza di organico e contratti o il fatto che si voglia sostituire i pompieri che fanno questo mestiere di lavoro coi volontari. Tutto questo, senza perdipiù fargli fare esperienza ma solo 120 ore di corso quando ci vogliono almeno 3 anni di lavoro per poter gestire situazioni difficili con la giusta mentalità». Mancanza di contratti, a cui fa da corollario anche una certa carenza di mezzi. «Per fare un esempio sottolinea Pucci quando ci siamo mossi da tutta Italia per andare a L'Aquila, il 30 per cento dei nostri mezzi si sono rotti per la via».


1 ottobre 2009 - La Nuova Ferrara/Gazzetta Modena e Reggio

MANCA ANCHE IL CARRO-TELONE
Vigili del fuoco senza soldi: uno spreco la festa a Roma

BOLOGNA - «Da grande farò il pompiere. Ma dalle finestre dei palazzi in fiamme non farò saltare nessuno». E’ la battuta che girava ieri durante la protesta davanti alla prefettura di Bologna, In tutta la regione, infatti, c’è un solo "carrotelo", cioè un solo camion dotato dei teli per attutire la caduta delle persone, per giunta «rotto» afferma Ciro Bartolomei (Rdb). I pompieri di Bologna hanno giudicato uno spreco la festa a Roma con Napolitano. Non ce l’hanno con lui, spiegano, ma con il ministro Maroni «che promette e non mantiene, e con i nostri dirigenti centrali, che non si rendono conto della realtà».

Il compleanno del Tenorissimo cade di lunedì, giorno di riposo, e il Teatro di Bologna non può pagare straordinari
Nicoletta incassa il no degli orchestrali
Aveva chiesto di lavorare gratis per il concerto dedicato a Pavarotti il 12 ottobre. I sindacati Rdb: pagate e faremo noi la beneficenza

BOLOGNA - La richiesta di Nicoletta Mantovani non passa. I dipendenti del Teatro comunale, riuniti ieri in assemblea, hanno respinto l’appello della vedova Pavarotti a esibirsi volontariamente e senza compensi nella serata omaggio per ricordare il Tenorissimo nel giorno del suo compleanno.
La ricorrenza cade il 12 ottobre ed essendo un lunedì è giorno di riposo per il personale del Teatro. Per cui Mantovani, che è presidente delal Fondazione Pavarotti oltre che assessora comunale, fin da questa estate, ha chiesto ai lavoratori di realizzare l’evento senza pesare sulle casse del Teatro. E lo stesso Teatro, nell’invitare i sindacati a discutere dei dettagli organizzativi, aveva specificato che l’evento doveva svolgersi «senza che ciò possa arrecare oneri aggiuntivi per la Fondazione». Il Teatro si aspettava però che il personale cogliesse l’opportunità di non disertare «un evento di grande rilevanza con conseguenti ricadute positive per la nostra fondazione» e con scopi di beneficenza, come scritto dalla direzione del personale. Ieri però l’assemblea ha detto no. La Fials, il sindacato autonomo molto radicato tra gli orchestrali, aveva avvertito che questo sarebbe potuto succedere, spiegando che molti artisti e lavoratori non avevano gradito sentire la Mantovani assicurare che la loro disponibilità era già data per certa. Fatto sta che ieri, l’ipotesi di accordo raggiunta da Cgil-Cisl-Uil con il Teatro per le prestazioni volontarie, è stata respinta (solo 16 i sì e 15 astenuti). Il personale è però disponibile ad esibirsi a patto che venga retribuita la prestazione straordinaria. «Provvederanno poi i lavoratori a versare queste quote di salario in beneficienza», all’Ant, come spiega il segretario Fials, Enrico Baldotto. Ma, al di là di questa possibile via d’uscita, resta lo ‘strappo’ con la vedova di Pavarotti che è anche assessore comunale.


1 ottobre 2009 - Corriere Adriatico

"Si sono dimenticati di noi"
Dopo la simulazione in mare protestano i vigili del fuoco. La verità del comandante
di SILVIA SINIBALDI

Pesaro - Inatteso strascico polemico segue l’esercitazione realizzata mercoledì dalla Capitaneria di porto, simulando i soccorsi a un aereo precipitato. All’apparenza una clamorose dimenticanza: la convocazione dei Vigili del fuoco. Secondo i controlli della prefettura una scelta dello stesso comando dei vigili. Protestano le organizzazioni sindacali (Cgil, Fns, Cisl e Rdb) denunciando il fatto che all’esercitazione non ha partecipato il Corpo nazionale vigili del fuoco che è istituzionalmente preposto al soccorso tecnico urgente anche in ambiente marino, il collaborazione con altri Enti preposti e sotto il coordinamento della Capitaneria di Porto. "A nostro parere - scrivono - quanto avvenuto è di una gravità assoluta, in quanto limita la crescita professionale del personale dei vigili del fuoco e pregiudica lo sviluppo di sinergie e collaborazioni tra i vari Enti preposti al soccorso, che sono fondamentali in emergenze di tale complessità, come realmente accaduto già in altre occasioni sul nostro litorale. Teniamo anche a specificare che, all’interno del nostro Comando Provinciale esistono figure professionali altamente specializzate ad intervenire in qualsiasi ambiente acquatico con mezzi specifici (ad esempio la prima moto d’acqua avuta in dotazione in tutto l’Adriatico e adibita al soccorso in mare)". Secondo i sindacati quanto è avvenuto, in caso di reale emergenza, potrebbe avere una notevole ricaduta negativa sull’organizzazione del soccorso e di conseguenza sulla salvaguardia delle persone coinvolte. "A margine - aggiungono - dobbiamo sottolineare ancora una volta come debbano essere le organizzazioni di categoria a prendere posizione in merito a problematiche inerenti al soccorso, facendo le veci dell’Istituzione competente". La protesta dei vigili del fuoco è arrivata anche in Prefettura. Alessio Giuffrida, nella mattinata di ieri, ha contattato il comandante provinciale dei vigili del fuoco per chiarire il disguido. Il comandante ha fatto presente l’impossibilità di partecipare alla simulazione da parte dei suoi uomini per mancanza di personale, al punto che una scelta diversa avrebbe messo a rischio il comando che sarebbe rimasto sguarnito.


1 ottobre 2009 - Il Manifesto

SANATORIA BADANTI
«286 mila domande» Maroni: niente proroga
di Cinzia Gubbini

ROMA - Alle 18 di ieri, ultimo dato completo della regolarizzazione per colf e badanti che si è conclusa a mezzanotte, le richieste arrivate al portale telematico del ministero dell'Interno erano 286.148. Oggi sapremo se è stata toccata la vetta delle 300 mila domande. E' questo il numero ufficiale previsto sin dall'inizio dal ministero guidato dal leghista Roberto Maroni, che per assicurare il raggiungimento di un numero così esiguo ha preteso regole strettissime. «Chi prevedeva tra le 500 e le 700 mila domande ha fatto stime a casaccio. Parlare di flop non ha senso. Non ci sarà alcuna proroga», ha detto ieri Maroni. Discorso chiuso. Eppure l'opinione di patronati, sindacati e associazioni è unanime: la regolarizzazione ha tagliato fuori tantissime persone che sarebbero state disposte a regolarizzare. Rimane un mare di sommerso. Le Acli tentano anche una stima: tra il 30 e il 40% dei datori di lavoro che avrebbero voluto partecipare, alla fine non l'hanno fatto. «Tra le cause principali della rinuncia: il limite di reddito richiesto dal provvedimento, il limite minimo di 20 ore lavorative, che ha inciso sulle colf con più datori di lavoro, e il requisito dell'alloggio. Ma l'ostacolo più grande, affermano le Acli, si è manifestato il costo complessivo del rapporto di lavoro», spiega una nota dell'associazione. Che ora chiede «misure di sostegno» per le famiglie: «Non si può continuare a far ricadere interamente sulle spalle delle famiglie i costi del lavoro domestico». Aboubakar Soumahoro, responsabile immigrazione delle Rdb, parla di «fallimento della politica del governo Berlusconi», chiede l'estensione della regolarizzazione a tutte le figure lavorative e invita a partecipare alla manifestazione antirazzista del 17 ottobre. Il capo del dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione, Mario Morcone, che ha materialmente gestito l'intera procedura però ammonisce: «Attenzione alle strumentalizzazioni. Trecentomila persone che emergono dalla clandestinità sono comunque moltissime. Ora ci impegneremo perché tutto si concluda velocemente». La previsione è che i permessi di soggiorno arriveranno nel giro di nove mesi al massimo.
Ma già si preannuncia una battaglia legale. Se da una parte l'associazione Duumchatu - che a Roma rappresenta centinaia di migranti del sud est asiatico - fa notare come esista una contraddizione tra la circolare dell'Inps (che prevede anche la partecipazione nella veste di datore di lavoro di persone giuridiche come gli enti no profit) e la procedura telematica (che invece non li prevede) e per questo annuncia un ricorso al Tar, dall'altro la Cgil promette di continuare a spingere il tasto delle vertenze. «Esistono centinaia di colf e badanti i cui datori di lavoro non hanno voluto partecipare per paura, o per non pagare i contributi. E molte di queste sono state licenziate - dice il responsabile immigrazione Piero Soldini - queste persone hanno diritto a partecipare e a vedersi riconosciuto un permesso di soggiorno. Prima di tutto la regolarizzazione non è volontaria ma obbligatoria. In secondo luogo è sbagliata la procedura voluta dal ministero, che dà il potere di decidere se partecipare o meno esclusivamente al datore di lavoro».
Intanto, i dati del ministero raccontano un'Italia in cui si cerca di pagare i contributi il meno possibile: prevalgono infatti le colf (per cui i contributi sono più bassi) rispetto alle badanti. 174.133 le prime e 110.625 le altre. Tra le prime dieci nazionalità spicca l'Ucraina con una percentuale di 12,74%, il Marocco (11,96%) e la Moldavia (8,83%). Al quarto posto si piazza la Cina. Ultimo nella topo ten è l'Albania, mentre l'unica nazionalità americana a comparire è il Perù. Ben strano, visto che tra le colf e le badanti le persone provenienti dal continente americano sono numerose.

SCUOLA Il sindacato confederale annuncia iniziative e manifestazioni. Sabato 3 ottobre, però, i precari saranno in due cortei diversi
Dossier Cgil contro le bugie della Gelmini: i tagli ammazzano l'istruzione
di Francesco Piccioni

ROMA - La Cgil non ci sta. E prima ottiene una pesante rettifica del comunicato diffuso dal ministro Gelmini, poi squaderna i numeri veri sui tagli apportati alla scuola. Quelli già in atto e quelli che diventeranno operativi a partire dal prossimo anno. L'episodio di martedì sera dà il segno dell'approssimazione (a esser buoni) con cui lavora lo staff del ministro. Una nota dà conto della firma del decreto sui «contrattti di disponibilità», con cui viene creata una corsia preferenziale per supplenze brevi a un numero di precari assai minore di quelli che hanno già perso il posto. Particolare stupefacente, la nota spiega che il provvedimento è stato «condiviso da tutti i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anp)». Con tanto di sigle bene in vista.
Per la Flc-Cgil, che si sta muovendo insieme ai precari che fanno sit-in, presìdi, ecc, in attesa della manifestazione di sabato a Roma, è uno schiaffo. Peggio: ne mette in discussione l'attendibilità presso i lavoratori. La risposta arriva nel giro di pochi minuti dal segretario generale Flc, Mimmo Pantaleo: «Il ministro Gelmini è una bugiarda. La Flc-Cgil non ha condiviso nè firmato alcuna intesa relativa ai contratti di disponibilità che sono una vera e propria presa in giro per i precari. Pertanto la diffidiamo di fornire notizie false». Il ministero rettifica, parlando di «refuso».
Poi, ieri mattina, lo stesso Pantaleo, accompagnato dal segretario confederale Fulvio Fammoni, ha presentato un articolato dossier che smonta pezzo pezzo la montagna di «deformazioni» diffuse dal ministero. Un'analisi che prende in considerazione anche il linguaggio usato, perché «parole che fino all'anno scorso significavano modelli organizzativi, orari, scelte didattiche precise, quest'anno rappresentano cose del tutto diverse». Balle, insomma.
Confermato quindi il numero dei posti tagliati: 42.104 docenti e 15.167 Ata (segretari, bidelli, ecc). Non i 12.000 dichiarati dal ministro con la semplice sottrazione tra tagli e pensionamenti. Molto personale di ruolo, vista la riduzione del numero delle cattedre, è stato infatti «girato» su posti di solito riservati ai supplenti annuali (un esempio: si vedono docenti con 35 anni di servizio «assegnati» anche a tre scuole diverse, magari con più succursali).
Non si tratta solo del «più grande licenziamento di massa della storia repubblicana», ma anche di una scelta suicida. Gli alunni, quest'anno, sono aumentati di 37.000 unità. E continueranno a crescere nei prossimi anni, spiega l'Istat. Meno insegnanti e fondi, più studenti, uguale una scuola pubblica che fa fatica a «formare». L'Italia è l'unico paese al mondo che reagisce alla crisi riducendo l'istruzione; ovvero il fattore che tutti considerano il «fattore chiave» per l'economia futura; oltre che un diritto costituzionalmente garantito. L'elenco delle disfunzioni è lunghissimo - l'azzeramento del fondo per il funzionamento didattico sta costringendo le scuole a chiedere ai genitori soldi per il materiale didattico, la cancelleria, persino la carta igienica - ed eccede le possibilità di qualunque giornale.
Per questo ed altro, dunque, la Flc si prepara ad una lunga serie di iniziative. Come le «100 piazze» per illustrare a genitori, docenti, studenti «lo stato dell'istruzione». Primo passo, la manifestazione dei precari sabato. Qui si vede però quanti problemi «la politica» crea - invece di risolvere - a un movimento genuino e ancora fragile. Lo spostamento della manifestazione in difesa delle libertà di stampa dal 19 settembre al 3 ottobre ha infatti prodotto il pessimo risultato di «dividere» il movimento. Una parte seguirà la Cgil in piazza del Popolo, mentre l'altra - cui aderiscono anche i sindacati di base (RdB-Cub, Cobas, Sdl,) - si concluderà nel luogo più logico: il ministero dell'istruzione.


1 ottobre 2009 - Liberazione

Operazione-verità della Cgil. Roma, sabato in piazza con i precari anche SdL e RdB
La scuola della Gelmini: niente fondi e 57mila posti di lavoro tagliati
di Roberto Farneti

Altro che semplice «razionalizzazione», come è stata provocatoriamente definita da Mariastella Gelmini. I tagli alla scuola pubblica decisi dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti e avallati dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca sono la causa dello "tsunami" che si è abbattuto su tutti gli istituti di ordine e grado con il recente avvio del nuovo anno scolastico e che sta già provocando seri danni in parecchie zone del Paese, soprattutto in quelle situazioni dove la mancanza di risorse è tale da imporre risparmi a scapito della qualità degli studi.
A ristabilire la verità sulla condizione «deformata» della scuola italiana, contraddicendo le «mistificazioni» della ministra, è la Flc Cgil, che ieri a Roma ha presentato un dossier ricco di numeri e di esempi concreti. La prima questione, la più spinosa, è quella dell'occupazione. Mentre gli studenti iscritti sono in continua crescita (a settembre erano quasi 8mila in più rispetto all'anno scorso ) «nell'anno scolastico appena iniziato sono stati tagliati 42.104 docenti e 15.167 Ata per un totale di 57.271 unità: è il taglio di personale più pesante mai realizzato», sottolinea con voce ferma Mimmo Pantaleo, segretario nazionale Flc-Cgil.
Inoltre saranno oltre 18 mila i docenti e 7mila gli ausiliari precari che non avranno più lavoro: 25mila licenziamenti contro i 12mila di cui parla Gelmini. Iinfatti, ai fini del calcolo, non si può utilizzare - come fa la ministra - il semplice saldo tra i tagli e i pensionamenti, perché di fatto il personale di ruolo in sovrappiù verrà utilizzato per coprire i posti fino all'anno scorso coperti dai precari. Questo quindi comporterà una riduzione dei posti disponibili. «Il governo non può dire di voler risolvere il problema dei precari se tramite i suoi provvedimenti li ha licenziati», osserva Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil.
C'è poi il problema delle risorse. «I bilanci delle scuole - accusa la Cgil - sono stati privati dei fondi per il funzionamento didattico e amministrativo, cioè per i bisogni quotidiani, dal materiale didattico per i laboratori e le biblioteche al materiale per le pulizie». Nelle scuole non ci sono i soldi per pagare i supplenti, mentre la mancanza di collaboratori scolastici ha costretto tre istituti della provincia di Pisa a ridurre l'orario delle lezioni. Le famiglie che hanno richiesto il tempo pieno o saranno costrette a rinunciarvi («a Bologna è rimasta inevasa la richiesta di 57 classi di tempo pieno in più rispetto all'anno scorso») o dovranno accontentarsi di "parcheggiare" i figli in classi private delle attività formative tipiche del tempo pieno. «La mancanza di fondi - si legge nel dossier - impedisce anche la messa in sicurezza dell'edilizia scolastica».
Per tutte queste ragioni la Flc Cgil sta preparando nuove iniziative di contrasto alla politica del governo e parteciperà al corteo dei precari di sabato prossimo a Roma, con partenza alle ore 15.00 da Piazza dei Cinquecento e arrivo a viale Trastevere davanti alla sede del MIUR.
In piazza con i precari ci saranno anche i sindacati SdL Intercategoriale e RdB, impegnati nella costruzione dello sciopero generale nazionale indetto dal Patto di Base per il 23 ottobre. Secondo SdL e RdB, quella del governo sulla scuola «è un'operazione che, oltre ad offendere la dignità e la professionalità dei docenti, lede gli stessi principi costituzionali che garantiscono ai cittadini tutti un'istruzione pubblica di qualità».


1 ottobre 2009 - Il Messaggero

PESARO. C’erano tutti, o quasi. Per terra e per mare...

PESARO - C’erano tutti, o quasi. Per terra e per mare. Volontari e non. Forze dell’ordine e protezione civile. Ma qualcuno mancava. Assenze eccellenti come quella dei vigili del fuoco. All’indomani della maxi esercitazione, coordinata dalla capitaneria di porto di Ancona, che ha simulato i soccorsi ai naufraghi di un ammaraggio a largo di Fano del volo Falconara-Timisoara, i sindacati territoriali dei vigili del fuoco di Pesaro e Urbino, chiedono i motivi di questa esclusione. E lo fanno in un documento firmato dai segretari provinciali della Cgil, Maurizio Marini, della Fns Cisl, Fabio Sacchi, e della Rdb, Paolo Giuliani. "Quanto è avvenuto - dicono nel documento - è di una gravità assoluta, in quanto limita la crescita professionale del personale dei vigili del fuoco e pregiudica lo sviluppo di sinergie e collaborazioni tra i vari enti preposti al soccorso. All’interno del nostro comando provinciale esistono figure professionali altamente specializzate ad intervenire in qualsiasi ambiente acquatico con mezzi specifici (come la prima moto d’acqua adibita al soccorso in mare). Quanto avvenuto, in caso di reale emergenza, potrebbe avere una notevole ricaduta negativa sull’organizzazione del soccorso". A esprimere il proprio "rammarico" per essere state escluse dall’esercitazione anche il C.B. club E. Mattei, l’Avio Club di Fano, il circolo velico Torrette e l’associazione K9 con i loro cani da soccorso. Chiedono che in futuro il volontariato "venga tenuto maggiormente in considerazione".(Em.I.)


1 ottobre 2009 - New Tuscia

Rdb: la situazione occupazionale del territorio è preoccupante

Viterbo (NewTuscia) - La condizione occupazionale che da anni sta vivendo il nostro territorio è una questione seria che coinvolge la vita di molte famiglie e non può essere presa in considerazione solo oggi, a danni conclusi, gridando l’emergenza sociale. Ci appare assai ipocrita l’allarme lanciato in questi giorni dai rappresentanti prov.li di CGIL CISL UIL e UGL quando, a livello nazionale, proprio queste OO.SS., hanno avallato sempre le scelte di Governo e Confindustria per elargire finanziamenti a banche e grandi imprese che spesso investono all’estero, rendendosi artefici della situazione in cui ci troviamo. Sono anni che RdB denuncia che la vera emergenza è quella salariale e se oggi le piccole imprese chiudono e la disoccupazione dilaga bisogna ringraziare chi ha sempre sostenuto ed affiancato la politica di finanziare i grandi interessi, con il disastroso risultato che la ricchezza si è accumulata nelle tasche di pochi. Allora come può stupirci il fallimento delle piccole aziende o dei poli industriali della nostra provincia se le fasce medie e basse, che rappresentano la maggioranza della popolazione, non hanno i soldi in tasca per comprare? L’ipocrisia, celata agli occhi della gente, consiste nel gridare all’allarme sociale e nello stesso tempo occultare gli intrighi di palazzo. Ci si domanda perché CISL, UIL e UGL,con una CGIL che tentenna ma alla fine è sempre pronta a saltare sul carro dei potenti, accolgono e condividono sempre i piani di Governo e di Confindustria firmando accordi sempre al ribasso? Da diversi anni a questa parte l’interesse di queste OO.SS. non è più rivolta alla tutela dei diritti dei lavoratori bensì alla gestione dei loro capitali. Abbiamo già assistito alla regalia del TFR tramite la gestione dei fondi pensione, che sottoposti alla logica di mercato pressoché senza protezione, hanno già dilapidato i capitali dei lavoratori. Ora, con la riforma degli assetti contrattuali sottoscritta da CISL UIL UGL il 22/1/2009, le OO.SS. si preparano a gestire anche parte del welfare, tramite l’istituzione di enti bilaterali composti sempre da rappresentanze datoriali e sindacali, pronti a sottrarre competenze attualmente in capo ad enti pubblici come ad esempio la gestione dell’indennità di disoccupazione oggi amministrata dall’INPS. Evidentemente la fetta di torta da spartire insieme a Governo e Confindustria è molto più allettante, e il potere economico derivante dalla gestione dei capitali prevale su ogni altra cosa al punto che, per ricambiare il favore, sono disposte a svendere definitivamente quei pochi diritti certi rimasti ai lavoratori. Quest’ultima riforma prevede, infatti, la possibilità di abolire la base salariale garantita dal contratto nazionale rafforzando la contrattazione locale, ovvero autorizza lo spostamento delle risorse dallo stipendio fisso al salario accessorio, concordato all’interno di ogni singolo posto di lavoro dalle rappresentanze sindacali locali e dal datore di lavoro. Questo mostro, fortemente voluto dalla CISL e sbandierato quale conquista per i lavoratori, produrrà forti ed immotivate differenze salariali tra i dipendenti dello stesso ufficio, della stessa fabbrica, dello stesso posto di lavoro sulla base di valutazioni discrezionali espresse molto spesso da soggetti ignari di ciò che succede all’interno di un posto di lavoro. La cosiddetta meritocrazia , termine oggi usato in modo del tutto improprio, avrà quali unici parametri "il signorsì" al Capo o qualche "complice" tessera sindacale in tasca. Il fine dei poteri forti è proprio quello di far saltare ogni regola oggettiva, ogni diritto certo e la demolizione del contratto nazionale di lavoro fa parte di questo disegno. Si sa che dove non c’è regola non esiste controllo ed il campo si apre al ricatto, alla precarizzazione, al lavoro nero, ad affermare definitivamente lo "sfruttamento legalizzato" che toglie il futuro alle nuove generazioni. In questa direzione CGIL CISL UIL e UGL stanno offrendo tutto il loro sostegno salvo poi gridare all’emergenza sociale. Non ci interessano le detassazioni degli straordinari o le decontribuzioni del salario accessorio che determinano ulteriori sconti alle categorie imprenditoriali e ulteriori danni ai lavoratori che vedono diminuirsi i contributi sui quali verrà conteggiata la loro base pensionabile, ci interessa un salario adeguato al reale costo della vita e una rete di protezione sociale per chi sta perdendo il lavoro.  "Gridare a Viterbo per banchettare a Roma", in psichiatria si chiama schizofrenia, in politica trasformismo. Se i confederali ci tolgono diritti e salario almeno non ci prendano in giro!


1 ottobre 2009 - La Provincia di Cremona

LA POLEMICA
Coop Sentiero, più diritti e meno omertà

Signor direttore, le scrivo per esporre pubblicamente ciò che penso. Allo sciopero indetto dal Sindacato autonomo RdB e del Sdl non ha aderito nessuno per non impoverire ulteriormente la busta paga e per paura delle ritorsioni. Le persone comunque presenti erano di riposo o fuori turno. Io non ero presente per cause di forza maggiore, ma in diretto contatto telefonico con gli organizzatori. Sono socia-lavoratrice della cooperativa Sentiero e svolgo il mio lavoro nel Servizio assistenza domiciliare. Tutte ci lamentiamo di come si lavora male, di come sono gestiti male gli orari e gli spostamenti. Delle buste paga misere. Purtroppo lo si fa con sms e telefonate tra colleghe. Purtroppo lo si fa sfogandosi con gli utenti che notano il nostro disagio e sono solidali con noi perché comunque vengono penalizzati in prima persona con «mala-assistenza». Perché lo si fa «fuori» e non tutte insieme con chi ci tutela e pretende i nostri diritti? Perché chi ha contratto a termine rischia il non rinnovo e chi è a tempo indeterminato vede assegnati turni con meno utenti e quindi meno ore. Se ti va bene è così altrimenti ti cerchi un altro posto! Comunque ci sono molte cose che non vanno nelle cooperative e non solo in questa. Sentite le lamentele anche di altre colleghe, e tutto a discapito nostro e soprattutto degli utenti. Spero venga rotta questa omertà e si possano ottenere i nostri diritti per poter prestare al meglio la nostra assistenza ai nostri utenti. Elena Generali (Persico Dosimo)


1 ottobre 2009 - Il Cittadino

«Subito il reintegro in Lever, il lavoro c’è ed è fin troppo»

Casale - «Il lavoro in Lever c’è, e gli operai sono sotto tensione per tenere dietro ai ritmi produttivi: per questo chiediamo l’immediato reintegro dei cassintegrati sul posto di lavoro».Dopo le polemiche dei giorni scorsi sul mancato ricollocamento di alcuni lavoratori al nuovo supermercato Famila di Casale, a uscire allo scoperto ora è la Confederazione Unitaria di Base, che critica la strategia della Rsu tesa a garantire un posto di lavoro ai cassintegrati anche fuori dallo stabilimento Lever.«In un incontro in Lever, un dirigente del personale ha candidamente ammesso che la produzione è aumentata, che si fa fatica a tenere il ritmo ma che si vuole continuare con i dipendenti rimasti, senza alcuna ipotesi di reintegro dei cassintegrati - dice Vittorio Susani, segretario di categoria della Cub, dipendente Lever e uno dei 170 lavoratori in esubero -. La rappresentanza sindacale unitaria deve preoccuparsi di questo e darsi da fare per farci tornare nello stabilimento, visto che il lavoro c’è». La Cub racconta di lavoratori a cui sarebbero state negate ore di permesso perché la loro assenza avrebbe bloccato la produzione e dipendenti a cui sarebbero state affidate mansioni doppie, probabilmente operai specializzati in manutenzione messi anche sulle linee. Ma a fronte di questo giro di vite sulla produttività, nulla si muove per i quasi 90 rimasti in cassa integrazione. Un’ottantina dei 170 esuberi, infatti, accogliendo le proposte di incentivo all’esodo sono già entrati in mobilità, e alcuni di essi hanno anche già trovato altri posti di lavoro, in particolare all’Arvedi di Cremona, che avrebbe assorbito diverse unità.«Se nonostante l’aumento di lavoro non si possono reintegrare i cassintegrati, allora siamo solo licenziati - si chiede Susani -. Invece di fare l’ufficio di collocamento e pensare di piazzare cinque o sei lavoratori al supermercato, i sindacalisti ci aiutino nella battaglia per tornare al posto di lavoro in Lever».Tra i lavoratori in cassa integrazione, comunque, il malumore è palpabile: oltre alla difficoltà della situazione in sé, c’è malcontento perché alcuni colleghi di stabilimento in età prepensionabile non lasciano il posto di lavoro e perché l’attività di ricollocazione professionale affidato alla ditta specializzata DBM sarebbe inadeguata, con troppa lentezza nel definire i profili dei cassintegrati e scarsa conoscenza del territorio e delle sue possibilità lavorative.(An.Ba.)


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