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Il Sindacato di Base e Indipendente

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22/09/09

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dicono di noi - le notizie
dall'11 al 20 settembre 2009


19 settembre 2009 - Il Manifesto

Le lenti del «Moro» sulla crisi di sistema
di Francesco Piccioni

A ogni crisi economica ci si ricorda imprivvisamente di Karl Marx. E' accaduto anche stavolta. Perché accade? Semplice - spiega Luciano Vasapollo, docente di economia alla Sapienza di Roma: «l'economia mainstream, compresa l'impostazione keynesiana, assume la crisi come evento anomalo o eccezionale», poiché la scuola teorica dominante da un secolo «suppone un modello macroconomico di equilibrio, e quindi un sistema regolare e prevedibile, sia nei comportamenti degli operatori economici sia negli assetti sistemici». Insomma: nel capitalismo immaginario degli economisti trendy la crisi non dovrebbe verificarsi. E dopo ogni crisi si dicono certi che, «corretti gli eccessi», non ce ne saranno altre. All'arrivo del successivo crack - come al solito mai previsto - si guardano intorno stupiti e a qualcuno torna in mente una visione teorica radicalmente alternativa che vede la crisi come una conseguenza necessaria, non occasionale, dell'accumulazione capitalistica.
Vasapollo è un docente dichiaratamente marxista e quindi il suo ultimo lavoro - La crisi del capitale, Jaca Book, 384 pagine - non «scopre» il materiale teorico consegnatoci dall'uomo di Treviri, ma lo mette al lavoro sulla crisi attuale. Un lavoro che dà certamente soddisfazione culturale, vista l'efficienza con cui i concetti marxiani padroneggiano l'immenso materiale informativo prodotto ogni giorno dall'andamento dei mercati. Ma non si limita certo a «l'avevamo detto», prendendo di petto gli snodi fondamentali di questa crisi.
Intanto perché la qualifica come «crisi di sistema», non congiunturale. Significa che da questa crisi - qualunque ne sia l'esito - si uscirà davvero solo con un «altro sistema» (altri assetti, paesi dominanti, produzioni-guida, ecc). E poi perché presenta almeno due momenti alti di questo lavorìo critico. In primo luogo, dimostra che l'attuale è una classica «crisi di sovraproduzione» (ovvero c'è troppo capitale in cerca di valorizzazione; quindi troppi asset, fabbriche, merci, uomini, «forze produttive», senza impossibili separazioni tra un «capitalismo industriale buono» e un «capitalismo finanziario cattivo»). Del resto, che altro dice Sergio Marchionne quando spiega che, nel settore automobilistico, «c'è una capacità produttiva globale di 100 milioni di unità l'anno, ma il mercato ne può assorbire solo 65»?
Una crisi globale che Vasapollo fa giustamente risalire agli anni '70 quando, a fronte dello stesso problema (eccesso di capacità produttiva), venne dato il via libera alla «finanziarizzazione dell'economia». Una scelta che ha permesso di spazzar via l'arrugginito «socialismo reale» e imporre la globalizzazione neoliberista, espandendo i consumi e gli investimenti grazie al credito facile e alla trasformazione del debito in una «risorsa» vendibile. Ma che oggi ha presentato il conto.
In secondo luogo, c'è una più soddisfacente considerazione teorica dell'«economia della conoscenza». Non certo per negare che questa abbia contribuito massimamente alle trasformazioni economiche degli ultimi 30 anni (dalla rivoluzione informatica in poi), quanto per smentire che abbia «rovesciato» i meccanismi dell'accumulazione, fino a svuotare di senso un fondamento della teoria marxiana e del movimento operaio: la teoria del valore (ogni produzione di ricchezza avviene solo grazie all'impiego di «lavoro umano astratto», in qualsiasi forma esercitato, dentro una relazione tra un «datore» e un «venditore» di lavoro). Questa crisi, come sempre, sforbicia via anche la «sovraproduzione» di teorie avventate, denudandole per quel che sono: narrazioni. Fiction, insomma.

Lo strano caso Ilmas: azzannata dalla crisi in un mercato vivace
di Mauro Ravarino

TORINO - A un certo punto Franco Berardo, 45 anni, 20 passati alla Ilmas, ha detto basta. Non ce la faceva più a vedere colleghi disperati cui pignoravano la casa. Proprio lui, che - dopo 4 mesi senza stipendio - era tornato a vivere con i suoi. Allora, ha chiamato l'amico e compagno di lavoro, Agostino Cuocolo, e gli ha detto: «Non si può andare avanti così, dobbiamo farci sentire. Saliamo sul tetto». Una tenda e coperte per ripararsi dal freddo. E' da giovedì che sono lì. Scenderanno solo in caso di buone notizie. Aspettano l'incontro di martedì tra le parti al ministero del Lavoro.
Quella della Ilmas non è una storia di ordinaria crisi economica. Le commesse non mancano, come in tutto il settore aereonautico. Il problema è la liquidità, i soldi. Alla base, un mix di responsabilità private e pubbliche: gestione discutibile e una cattiva politica. Adesso, senza stipendio, né premio di produzione, né soldi della cassa straordinaria, senza prospettive, gli operai chiedono un sostegno al reddito e la salvaguardia dei posti: 360 tra la sede centrale di Rivoli, Acerra e la controllata Osu di Orbassano. «Vogliamo inoltre - spiega Marinella Baltera, Fiom Torino - che si velocizzi la pratica per ottenere l'amministrazione straordinaria, chiesta il 31 luglio. E chiediamo che Invitalia (ex Sviluppo Italia, l'agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, ndr) sblocchi i fondi congelati da tempo per l'insediamento di Casalnuovo, in provincia di Napoli».
Qui la storia si fa difficile e complicata. Anche oscura. Le radici della crisi risalgono al 2005, quando la Ilmas vince un bando per la riqualificazione di un'area dismessa a Casalnuovo, ricollocando 85 lavoratori Exide in mobilità. Qui, zona di camorra, voleva costruire un addestratore acrobatico. Un'operazione da 27,5 milioni di euro, con fondi in parte privati, in parte di Sviluppo Italia e della Regione Campania. Quest'ultima, che doveva occuparsi della formazione, ha stanziato meno di 400.000 euro sui quasi 1,9 milioni previsti. Il progetto non decolla, anche per l'ostruzionismo dell'amministrazione comunale di centrodestra, sciolta due anni fa per infiltrazione mafiosa. Il sindacato lancia l'allarme: quelle aree sono al centro degli interessi della criminalità organizzata. Non si sbloccano i fondi Invitalia; per vizi di forma nella domanda, dicono dal governo: «Quattro anni di vizi sono un po' sospetti» commenta Baltera. L'Ilmas, che si sobbarca i costi per assunzioni e formazione, non riesce a gestire la situazione; troppo azzardata, e sprofonda in una crisi di liquidità.
«L'operazione a Casalnuovo ci aveva preoccupato: investivano al sud e non facevano nulla per ammodernare Rivoli. Più tardi ci saltò la tredicesima». Lo racconta Luciano Carta, fresatore iscritto alla Cub, che da giorni tiene vivo il presidio a Rivoli. Parla con Berardo, molto critico con le ultime operazioni della società: «Come fa a precipitare un'azienda aeronautica mentre i nostri concorrenti lavorano?». Gli operai sperano in un rapido commissariamento e si augurano che i compratori «non siano pescecani a cui fanno solo gola le commesse». Voci ufficiose dicono che Alenia e Augusta siano interessate. Pino Galgano, rsu Fiom, martedì andrà a Roma: «Ci spaventa l'inverno, quando dovremmo pagare il riscaldamento». E conclude: «Dobbiamo vigilare perché della nostra azienda non si faccia uno spezzatino».


20 settembre 2009 - Julie News

RdB: Assemblee Provinciali per attaccare la crisi
Attaccare la crisi: assemblee provinciali

Salerno - 10, 100, 1000 vertenze. Le RdB CUB sollecitate dai disoccupati e dai precari promuovono incontri provinciali con al centro della discussione la vertenzialità conflittuale come via d’uscita dal pantano politico sindacale della concertazione che negli ultimi 3 decenni ha depotenziato la forza contrattuale dei lavoratori obbligati a subire arretramenti ed isolamenti che riportano la loro condizione di classe sociale ai primi decenni del secolo scorso. I licenziamenti dei precari dall’impiego pubblico e privato, la condizione degli LSU vittime delle altre grandi crisi del passato, la disoccupazione cronicizzata e in pauroso aumento richiedono fatti concreti e razionali per affrontare con serenità l’immediato futuro. Cifre astronomiche sono state gestite dalla politica regionale che sta per andare a nuove elezioni mentre in questi ultimi anni a tali cifre spese ed impegnate non sono seguite azioni efficaci e risolutive. Ci riferiamo ai tanti progetti di formazione e stabilizzazione arenati e sprecati dalla macchina burocratica sottomessa alla responsabilità politica delle istituzioni regionali e provinciali. Ci riferiamo a deficit miliardari cui si vuole riparare con tagli indiscriminati al lavoro e ai servizi pubblici senza intaccare nel profondo le cause di spreco e clientela che in questi anni hanno ingrassato politici, dirigenti pubblici ed imprenditori senza scrupoli né vergogna. Lavoro, casa, reddito e dignità. Non chimere o promesse elettorali, chiediamo solo il rispetto dei diritti fondamentali per chiudere le 10, 100, 1000 vertenze che in tutt’Italia contrapporremo alla "gestione" della crisi a danno di chi invece, questa crisi non deve pagarla.
PRECARI & DISOCCUPATI: ASSEMBLEA PROVINCIALE Martedì 22 settembre, Via Zara, 32 - Salerno - ore 18.00
Quale prospettiva per precari e disoccupati nella provincia di Salerno?
Vogliamo risposte, vogliamo azioni e decisioni che possano realizzare concretamente formazione e lavoro vero! Che fine ha fatto il progetto "Conoscenza e Lavoro" gemello del progetto napoletano I.So.La. che nella sua prima parte si è rivelato solo un'altra opportunità per le scuole private di incamerare soldi pubblici e per le aziende di sfruttare e sottopagare i lavoratori? Ci sono domande irrisolte che bruciano sulla pelle dei corsisti che attendono di sapere dove sono andati a finire i tanti milioni di euro stanziati dalla Regione Campania e gestiti dalla Provincia di Salerno.
LSU (lavoratori socialmente utili) - ASSEMBLEA PROVINCIALE Mercoledì 23 Settembre, Via Zara, 32 - Salerno - ore 17,00
Dopo la partecipatissima assemblea indetta dalla Federazione Regionale RdB CUB tenuta, Venerdi 11 Settembre, presso la Sala Convegni dell’Assessorato al Lavoro al Centro Direzionale di Napoli, a Salerno presso la Federazione Provinciale RdB CUB si riuniscono i lavoratori socialmente utili impegnati da svariati anni, in progetti lavorativi con gli Enti Locali ed Amministrazioni in tutta la Provincia di Salerno. Durante l'incontro verrà illustrata la recente sentenza del Tribunale di Latina che dà ragione alle rivendicazioni dei lavoratori LSU, aprendo, quindi, una possibile opzione per affermare alcuni punti qualificanti della generale battaglia per la definitiva stabilità occupazionale e salariale. Verrà attivato il punto di consulenza e di raccolta per accogliere le volontà dei singoli lavoratori di adire, eventualmente, alle vie legali contro gli Enti e le Amministrazioni coinvolte.


20 settembre 2009 - Liberazione

Per le famiglie italiane la recessione è tutt'altro che finita
di Roberto Farneti

Per le famiglie italiane la recessione è tutt'altro che finita. Malgrado piccoli segnali di ripresa dell'economia giungano anche dal nostro paese (a luglio, rispetto a giugno, fatturato e ordinativi dell'industria sono cresciuti rispettivamente dello 0,7% e del 3,2%), a frenare la crescita è ancora il calo della domanda interna. Un problema non da poco, se è vero che soltanto nel 2013 i consumi pro capite torneranno ai livelli pre-crisi (cioè del 2007), mentre per quest'anno e anche per il prossimo continueranno a calare dello 0,6%. A rivelarlo, numeri alla mano, non è la sinistra "catastrofista", ma uno studio della Confcommercio presentato ieri a Venezia alla presenza di un imbarazzato Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione. «Abbiamo fatto un salto indietro di dieci anni, i consumi pro capite che avremo nel 2011 saranno gli stessi che abbiamo avuto nel 2000», sottolinea Paolo Galimberti, presidente dei Giovani Imprenditori dell'associazione.
La stessa Confcommercio indica quindi al governo la strada da seguire: detassare, in modo parziale, il reddito da lavoro dipendente; più credito alle imprese da parte degli istituti; incentivi all'innovazione e valorizzazione del capitale umano. La detassazione di parte dei salari «non scasserebbe i conti pubblici - argomenta Galimberti - che avrebbero un ritorno dal maggior gettito ottenuto dalla crescita del prodotto e dalle vendite».
Messo nell'angolo, Brunetta si limita a prendere tempo: «In questo momento stiamo aspettando l'affermazione del punto di svolta - ha spiegato il ministro - e sulla base di questo, penso per l'autunno, e quindi una volta approvata la Finanziaria, inizieremo a ragionare su come passare alla fase due, su come passare cioè dalla fase difensiva a quella dell'espansione e della stimolazione dell'economia».
Una dichiarazione che equivale a una confessione. Da mesi infatti i sindacati non fanno altro che denunciare l'assoluta inadeguatezza delle misure anticrisi messe in campo dall'Italia rispetto agli altri paesi. Ieri Cgil Cisl e Uil hanno intimato al governo di mantenere gli impegni presi sul rinnovo contrattuale del pubblico impiego per il triennio 2010-2012, prevedendo nella prossima finanziaria le risorse necessarie (circa 8 miliardi di euro). «I patti saranno rispettati», ha tagliato corto Brunetta.
E tuttavia di ben altri interventi avrebbe bisogno il paese per rimettersi in corsa. Il sindacato Cub, ad esempio, chiede il blocco dei licenziamenti, la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario e «consistenti aumenti» di salari e pensioni. Richieste che la Cub sosterrà con lo sciopero generale del 23 ottobre.
La proposta di detassazione dei salari e delle pensioni, oltre che dalla Confcommercio e dai sindacati, è condivisa anche dalle associazioni dei consumatori, che hanno indetto una manifestazione per il 23 settembre a Piazza Montecitorio. «Non basta restare sulla riva del fiume ed attendere che la crisi, prima o poi, naturalmente, finisca. Il governo italiano farebbe bene a dirci cosa intende fare per risolvere il problema del progressivo impoverimento delle famiglie italiane che, iniziato nel 2002, dura ormai da più 7 anni», insiste il Codacons, che sollecita provvedimenti «per rilanciare i consumi delle famiglie, aumentare la concorrenza, migliorare l'efficienza e la trasparenza del mercato».


20 settembre 2009 - Il Gazzettino

Monselice. Alle accuse dell’Associazione difesa dei lavoratori (Adl),
replica l’amministrazione del Santa Tecla di Este...

Monselice - (O.M.) Alle accuse dell’Associazione difesa dei lavoratori (Adl), replica l’amministrazione del Santa Tecla di Este. La direzione dell’istituto assistenziale è accusata dai Cobas di aver "imposto" ad una dozzina di lavoratrici del settore pulizie un corso di formazione professionale di operatore socio sanitario, agitando lo spettro del licenziamento.
La replica dell’istituto assistenziale viene affidata ad Ernesto Burattin. «La pulizia degli spazi comuni della struttura per anziani è svolta 11 dipendenti. Il servizio sarà appaltato all’esterno. L’operazione comporterà la perdita del posto di lavoro delle dipendenti. La direzione – ha detto Burattin - congela la decisione fino al 31 dicembre 2010. Questo consentirà di riqualificare le 11 lavoratrici attraverso la partecipazione ad un corso di qualificazione per operatore socio sanitario. In tal modo potranno vantare un titolo spendibile in tutti i servizi sociali della Regione».
L’istituto di assistenza agli anziani con l’accordo sindacale sottoscritto con Cgil, Cisl e Uil, garantirà alle persone che si qualificheranno: il mantenimento del tempo pieno, il contratto a tempo indeterminato e il passaggio a ben 5 livelli superiori a quello attuale con un incremento stipendiale di oltre 200 euro.
Per consentire poi l’effettiva frequenza ai corsi l’orario degli operatori sarà part time. In tal modo potranno svolgere i tirocini obbligatori nelle strutture abilitate.
«L'amministrazione è disposta ad integrare quasi totalmente la differenza in busta paga. L’ operazione si concretizzerebbe con il "prestito d’onore personale" – ha aggiunto - che dopo aver acquisito il titolo, i dipendenti restituiranno in 3 anni».


20 settembre 2009 - La Provincia Pavese

Stipendi non pagati, parte la causa
La cooperativa Mts ha operato fino a luglio dentro l’ospedale Ora i lavoratori si rivolgono al giudice per avere i loro soldi
di Luca Simeone

PAVIA - Finisce davanti al giudice del lavoro la vicenda degli stipendi non ancora pagati dalla Mts ai propri dipendenti, 48, in grande maggioranza donne, addetti alle pulizie al San Matteo. Mentre infatti alcune lavoratrici e lavoratori hanno sottoscritto l’accordo raggiunto giovedì tra Fisascat-Cisl e Meridional (associata alla Mts nell’appalto per le pulizie al Policlinico e vincitrice anche della gara per il 2009-2012), accordo che prevede il pagamento di 1.000 euro a titolo di acconto per i mesi di giugno, luglio, 14ªmensilità e tfr, altri si sono rivolti al sindacato di base Cub, avviando un’azione legale per recuperare tutto quanto gli spetta.
Così lo stesso giorno dell’accordo, giovedì, l’avvocato Alessandro Arrigo, ha depositato in tribunale la richiesta di decreto ingiuntivo per una prima lavoratrice, che fungerà da causa-pilota: in caso di esito positivo, verranno presentate altre richieste di decreti ingiuntivi.
Ma la Cub ha intenzione di alzare ulteriormente il tiro. Nel mirino ci sono tanto Mts e Meridional, quanto la stessa Cisl. Il motivo è l’intesa siglata tra l’amministratore unico della Meridional, Giacomo Giordano, e il segretario generale della Fisascat-Cisl, Matteo Barrella: la società (che ha assunto il personale ex Mts), si è impegnata in pratica a pagare al posto della Mts gli arretrati, ma naturalmente a chiusura di eventuali vertenze in tribunale da parte dei dipendenti. Alcune però non hanno accettato e si sono rivolte appunto alla Cub per proseguire la battaglia legale.
Pasquale Di Tomaso, segretario della Cub, ritiene l’intesa una beffa per chi da mesi è senza stipendio: «Abbiamo pronta una denuncia per comportamento antisindacale nei confronti della Meridional e della Cisl. Chiederemo il risarcimento per danni morali, da devolvere naturalmente alle lavoratrici». E non solo: «Pensiamo a una denuncia penale contro l’azienda». Ma Di Tomaso punta il dito anche contro il consiglio di amministrazione del Policlinico: «Assegnando l’appalto di nuovo alla Meridional si è reso corresponsabile di questa situazione».


19 settembre 2009 - Corriere del Veneto

Sciopero a Tessera 24 voli cancellati problemi ai bagagli

VENEZIA — Ventiquattro voli cancellati, due dirottati a Verona, ritardi che si sono accumulati fino a raggiungere e superare le 5 ore. Sono gli effetti dello sciopero di 24 ore proclamato dalla Rdb Cub Trasporti all’aeroporto Marco Polo di Venezia e che ha riguardato sia il personale Save che quello delle società di handling Ata, Gh e Aviapartner. Su 112 arrivi sono stati cancellati 12 voli, mentre due aerei sono stati fatti atterrare al Catullo di Verona. Uno dei voli provenienti da Barcellona è atterrato con oltre 5 ore e mezza di ritardo. Disagi anche per le partenze, con un’altra dozzina di voli annullati. A soffrire di più sono stati i servizi di carico e scarico bagagli, mentre la situazione ai check-in è rimasta sotto controllo. «Ata ex Sav - spiega il sindacalista Giampietro Antonini - ha presentato ufficialmente la procedura di mobilità per circa 105 esuberi, dichiarati a livello nazionale, senza fare i numeri aeroporto per aeroporto. Ma si tratta di un pretesto per cancellare definitivamente diritti, salari decenti e la dignità dei lavoratori».
Una delegazione degli scioperanti si è recata alla Torre di Mestre dove da una settimana gli operai della Montefibre sono in presidio.(Giu.Ga.)


19 settembre 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. «CON LA PIOGGIA e con il vento non si ferma il movimento»...

Bologna - «CON LA PIOGGIA e con il vento non si ferma il movimento». E' lo slogan che meglio sintetizza il primo appuntamento di piazza con cui il mondo della scuola bolognese ha protestato, ieri, contro i provvedimenti del ministro Gelmini. La pioggia ha cominciato a cadere a metà corteo, ma al termine si annuncia dal palco: «Siamo 3.000, vediamo se riusciamo a scalfire questa Gelmini». La manifestazione parte da piazza Re Enzo. Ci sono anche l'assessore comunale alla Scuola, Simona Lembi, il presidente del Consiglio comunale, Maurizio Cevenini, il segretario provinciale del Pd, Andrea De Maria. Quando la coda entra in via Zamboni, la testa è già sotto l'Ufficio scolastico regionale in via de' Castagnoli: gli uffici sono chiusi e ai manifestanti non resta che scandire Giù le mani dalla scuola'. Il corteo è aperto dal Coordinamento precari, con lo striscione "No ai tagli alla scuola pubblica". Dietro di loro una fila di bambini delle elementari (Difendiamo la scuola pubblica'). Tra fischietti, tamburi e trampolieri si vedono bandiere di Cobas, Cub, Prc e Socialisti. Quando il corteo torna in piazza Re Enzo ormai piove. I manifestanti si rifugiano sotto il Voltone di Palazzo Re Enzo, dove vengono spostate le attività in programma per la serata e il camping notturno.


19 settembre 2009 - Liberaroma

Nidi comunali: la protesta arriva in Campidoglio
di Fabio Sebastiani

Roma - Le maestre dei nidi comunali hanno portato la loro rabbia in Campidoglio. Mentre continua lo smantellamento dei nidi pubbici a favore di quelli privati, l'amministrazione capitolina vorrebbe dividerle in "precarie di serie A" e "precarie di serie B". E' solo l'inizio della protesta. E ancora non è iniziato l'autunno caldo...
Non ci sarà nessuna guerra tra poveri. Il Comune di Roma dovrà rivedere i suoi progetti. Le educatrici precarie degli asili nido giovedì pomeriggio hanno manifestato sotto le finestre del Consiglio comunale al Campidoglio. In più di cento, hanno portato la loro rabbia in piazza, coordinate nel sindacato Rdb-Cub, contro il tentativo dell'amministrazione di dividerle in gruppi di "serie A" e "serie B". La "serie A" sono le vincitrici di concorso, la "serie B", o meglio il girone delle dannate, sono quelle della graduatoria del 1997 per le supplenze. Con un blitz dopo pochi giorni dall'inizio dell'anno scolastico, l'assessorato alle Politiche educative ha deciso che le sostituzioni potevano essere effettuato solo dal primo gruppo. E questo contrariamente a quanto era stato stabilito ad inizio anno. Una vera e propria retromarcia che ha sorpreso non poche operatrici, alcune delle quali avevano già preso servizio. Un vero e proprio paradosso, sul quale il Comune di Roma per il momento ha preferito stendere un "pietoso velo" di silenzio. E' bastata una semplice circolare all'assessorato di Laura Marsilio per azzerare le aspettative di centinaia di educatrici precarie partite con la speranza di riuscire a spuntare qualche supplenza. La vicenda ovviamente non finisce qui. Forti di una assemblea affollatissima tenuta nei giorni scorsi per dar vita a un coordinamento, le educatrici torneranno in Campidoglio il prossimo giovedì per il Consiglio comunale e, comunque, hanno già ottenuto di mandare una loro rappresentanza di vincitrici di concorso e di precarie alla Commissione scuola. Le prime per essere assunte. Le seconde per mantrenere i loro incarichi.


19 settembre 2009 - Il Venezia

Lo sciopero. I lavoratori del Marco Polo in sciopero
hanno manifestato assieme agli operai della Montefibre
Aeroportuali e chimici sotto la Torre

Venezia - Lavoratori dell'aeroporto e della Montefibre uniti sotto la torre. Ieri i lavoratori del Marco Polo di Venezia hanno scioperato per l'intera giornata col rispetto delle fasce di garanzia dalle 8 alle 10 e dalle 16 alle 18. Lo sciopero è stato indetto dalla RdB Trasporti per riportare al centro della trattativa il riallineamento della retribuzione al costo della vita; una revisione dei profili professionali; la formazione e crescita professionale; l'adeguamento dei mezzi, organici e sicurezza sul lavoro; in difesa del futuro occupazionale. In occasione dello sciopero, che non ha creato gran problemi i lavoratori del Marco Polo dopo aver manifestato presso l'aeroporto si sono uniti ai lavoratori della Montefibre che sono in presidio presso la Torre di Mestre: medesima è la rivendicazione dei lavoratori che ancora una volta si vedono proporre la messa in mobilità e mettere a rischio il proprio futuro occupazionale. "C'è stato un uso massiccio degli interinali e dei turnisti per compensare il personale in agitazione - spiega Giampiero Antonini - per questo faremo valutare il comportamento dell'azienda alla Commissione di Garanzia per capire se ci sono stati abusi e nell'eventualità informeremo la magistratura".(A.CIC)


19 settembre 2009 - EPolis Roma

VI Municipio
La protesta degli attivisti ferma lo sfratto
L'esecuzione per la signora Sabrina è stata rinviata al 23 ottobre.
I Blocchi: «Ce ne saranno altri nei prossimi giorni»

Roma - Hanno barricato la porta d’ingresso con i mobili dell’appartamento, facendo leva con il muro della casa e si sono chiusi dentro con la padrona di casa sotto sfratto per evitare l’intervento della polizia e dell’ufficiale giudiziario: è accaduto ieri mattina in via Giuseppe Di Vittorio, al quartiere Collatino in Municipio VI, dove la signora Sabrina, sotto sfratto da due anni per morosità, attendeva l’arrivo della proprietaria e dell’ufficiale giudiziario. A darle man forte un gruppo di attivisti dei Blocchi precari metropolitani che si sono barricati con lei all’interno. «Sono riusciti a sfondare la porta ma non sono riusciti ad entrare - dicono gli attivisti - Sabrina vive con la madre malata di cuore e paga un canone d’affitto esorbitante. La padrona di casa non ha immediato bisogno dell’appartamento è proprietaria di una trentina di case nel quartiere». Alla fine si è aperta una trattativa e lo sfratto è stato rinviato al 23 ottobre. «Nel quartiere ci saranno diversi sfratti nei prossimi giorni - dicono i Blocchi - ci stiamo preparando per un altro intervento il 23 settembre».


19 settembre 2009 - La Repubblica

Meno compattatori, più immondizia
Nuova emergenza rifiuti: in assemblea anche gli spazzini di Essemme Solo trenta mezzi traffico e ripresa delle scuole rallentano la raccolta

Palermo - Cumuli di rifiuti in pieno centro già alle 9 del mattino. Cassonetti non svuotati nelle periferie. L´emergenza rifiuti vive un nuovo picco: l´Amia, con appena trenta compattatori funzionanti per tutta la città, attraversa giorni difficili. Alla carenza di mezzi, oltre il cinquanta per cento dei camion è fermo da settimane, si sono aggiunti i problemi della quotidianità: il traffico, che con la riapertura delle scuole rallenta il percorso di raccolta. La pioggia dei giorni scorsi, che ha creato non pochi disagi sia in discarica che tra i netturbini costretti in alcune zone a fare i conti con il fango che aveva riempito i contenitori.
La raccolta va a rilento. Se i pochi e malridotti compattatori, un´ottantina sono stati messi in vendita, fino a qualche settimana fa potevano contare su strade libere e quantità di immondizia contenuta, con il ritorno a casa dei palermitani oltre al traffico è aumentata anche la produzione giornaliera dei rifiuti. Meno mezzi, più immondizia: ecco quello che da inizio settimana ha mandato in tilt l´azienda.
Non solo cassonetti. A essere pieni, ieri, erano anche alcuni cestini. Buona parte dei lavoratori di Amia Essemme, la società collegata ad Amia che si occupa di spazzamento, ha partecipato all´assemblea indetta dai sindacati autonomi Alba ed Rdb davanti a Palazzo delle Aquile. I lavoratori temono per lo stipendio. «Ma non c´è alcun rischio - dice il presidente Filippo Cucina - l´Amia ci ha fatto sapere che sta per arrivare un contributo regionale che ci sarà immediatamente versato».
All´assemblea, che si è conclusa con un corteo fino alla presidenza della Regione, hanno partecipato circa quattrocento netturbini. Oggi e domani il personale lavorerà a ranghi ridotti e, inevitabilmente, dopo l´assemblea di ieri, alcune strade saranno più sporche. «Stiamo lavorando a un piano di riqualificazione dei servizi per renderli più efficienti - conclude Cucina - i disagi in questi giorni saranno limitati: chi ha partecipato all´assemblea ha smesso di lavorare due ore prima, ma durante la mattinata ha comunque coperto il suo itinerario».(sa.s.)

La protesta. I precari si incatenano per strada contro i tagli
"E i presidi ci chiedono di allungare l´orario"

Torino - Il ministero li taglia e loro si incatenano. Un centinaio di docenti precari ha bloccato per un paio d´ore la parte alta di via Roma. Alcuni si sono legati con delle catene al semaforo che dà su piazza Castello. Dice Elisabetta P. del coordinamento dei Precari autoconvocati: «Solo a Torino perderanno il lavoro in più di duemila tra docenti e collaboratori scolastici». All´iniziativa hanno partecipato anche gli Studenti medi contro la crisi, gli universitari dell´Onda anomala e i sindacati di base, con Cosimo Scarinzi (Cub) che lancia l´allarme: «Ci arrivano segnali di disagio dalle scuole, con dirigenti scolastici che fanno pressioni sui professori per allungare l´orario da 18 ore piene a 21 ore di 50 minuti».


19 settembre 2009 - Il Tirreno

IN LARGO MENOTTI
L’Agorà presenta i suoi corsi

Pisa - Oggi dalle 18 in poi, il circolo Agorà sarà in Largo Ciro Menotti, compatibilmente con la pioggia, per presentare corsi e servizi per il prossimo autunno-inverno, con banchetti informativi; si terranno esibizioni di danza e canto, ci sarà lo sportello del Caf di base per la compilazione Isee, lo sportello immigrati RdB su regolarizzazione colf e badanti, uno spazio enogastronomico.


19 settembre 2009 - Il Mattino di Padova

«Tutt’altro che licenziamenti»
L’ente «Santa Tecla» che gestisce la casa di riposo di Este spiega l’offerta ai 12 lavoratori che cambieranno mansioni

ESTE - L’Adl Cobas attacca la Fondazione S. Tecla sui lavoratori delle pulizie che operano nella casa di riposo. Secondo i Cobas «sarebbero stati ventilati 12 licenziamenti per i lavoratori che non intendono sottoscrivere una trasformazione del proprio orario di lavoro da full-time a part-time per un anno». Questo comporterebbe uno stipendio mensile di soli 450 euro, a cui si aggiungerebbe l’obbligo di frequentare a proprie spese un corso per operatori sanitari ad Albignasego. Questi dipendenti dovrebbero seguire mille ore di lezione e pagare 1.400 euro.
«La protesta dei Cobas sta creando solo danni ai nostri dipendenti», ribatte Ernesto Burattin, consigliere della Fondazione. Con il nuovo anno, la S. Tecla trasferirà le mansioni di pulizia ad operatori sanitari. «L’unica soluzione è appaltare ad una realtà esterna - continua - con la conseguenza che dal 1 gennaio dovremo lasciare a casa i 12 lavoratori. Abbiamo trovato però una soluzione alternativa». La Fondazione congelerà la decisione di appaltare fino al 31 dicembre 2010: nel frattempo i 12 dipendenti potranno frequentare un corso di specializzazione, che inizierà a novembre, e che farà guadagnare la carica di operatore sanitario e quindi la possibilità di continuare a lavorare nella struttura. Precisa il consigliere: «Chiunque frequenterà il corso avrà garanzia di ottenere con noi un contratto a tempo indeterminato, purché si leghi a noi almeno per tre anni, con aumento di stipendio di 220 euro. Stiamo valutando di rimborsare il 50% del costo del corso. Per poter frequentare le lezioni, i lavoratori dovranno "sacrificare" metà giornata: perciò abbiamo pensato ad un contratto part-time. Per non limitare lo stipendio potremo anticipare il 40% di quanto tolto con il nuovo contratto». Questo «prestito d’onore» sarà poi restituito a rate in tre anni. «Non ci sarà decurtazione di stipendio, in quanto la rata corrisponde ai 220 euro di aumento. E’ un caso unico di ammortizzatori sociali "interni"», concludono dalla S. Tecla.(n.s.)


19 settembre 2009 - Il Giorno

Aumenti per i dipendenti di Montescano e Maugeri
SANITÀ. NE BENEFICIANO OLTRE MILLE FIGURE PROFESSIONALI

PAVIA - QUALCHE MESE fa chiedevano di essere paragonati ai lavoratori della sanità pubblica e ora un piccolo passo su quella strada lo hanno compiuto. Grazie a un accordo sottoscritto ieri tra Cgil, Cisl, Uil, Fials, Rsu, Rdb Cub e azienda, infatti, gli oltre mille lavoratori della Fondazione Maugeri di Pavia (780 dipendenti) e Montescano (360) otterranno l'adeguamento del tabellare e il pagamento degli arretrati 2008-2009 previsti dal contratto nazionale della sanità pubblica. Nella busta paga di ottobre, quindi, i dipendenti troveranno un aumento e gli arretrati dello scorso anno mentre quelli previsti per il 2009 saranno corrisposti nella busta paga di febbraio, per un costo complessivo di 716 mila euro. «POTRÀ NON sembrare molto, ma è un risultato - commenta con orgoglio Oreste Negrini, segretario della Cgil Fp sanità -. Senza ricorrere al prefetto, senza azioni forti, siamo riusciti a strappare gli arretrati e un adeguamento tabellare, come prevede il contratto collettivo. Contratto, che la Fondazione Maugeri essendo un ente privato, applica "in quanto applicabile". E non è neanche tutto, perché inizierà una contrattazione decentrata per Pavia e Montescano che dovrà concludersi entro novembre. Inoltre, saranno avviate le trattative per la definizione dei contratti integrativi". Anche in questo caso si tratterà di aumenti che arriveranno nelle buste paga di tutti i 1140 dipendenti. «ABBIAMO ottenuto l'impegno ad incrementare i fondi contrattuali dello 0,80% pari a 20 euro procapite - sottolinea il sindacalista della Cgil - che non sono una cifra esagerata, però rappresentano pur sempre un incremento salariale».

Alla Novaceta l'assemblea si tiene all'aperto
NEGATI I LOCALI

MAGENTA - NEGATA L'ASSEMBLEA all'interno della fabbrica i lavoratori si sono incontrati all'esterno. Momenti di tensione ieri mattina alla Novaceta, ora chiusa, che hanno richiesto l'intervento di carabinieri e Polizia locale. «Due giorni fa era stato chiesto un locale in fabbrica per nominare due delegati Rls - ha spiegato Massimo Lettieri dei Cub - Per motivi organizzativi ci è stato negato. Per questo abbiamo deciso di organizzare un'assemblea in strada, ma ad un certo punto sono intervenuti i carabinieri». Le forze dell'ordine sono state allertate da un dirigente che, dopo circa un'ora, è uscito dalla fabbrica tra gli applausi ironici di una trentina di lavoratori. «Ciò che è accaduto è molto grave - ha commentato Mario De Luca -. La Novaceta non va smantellata. Per questo, con i delegati, terremo sotto controllo la situazione». I delegati sono Raffaele Grimaldi, che già ricopriva l'incarico, e Paolo Chianura. Con il comandante della Polizia locale, Claudio Vegetti, è intervenuto l'assessore Simone Gelli, membro permanente della commissione provinciale al Lavoro. Gr.Mas.

«L'area dell'Esab deve rimanere a uso industriale»
MESERO IL SINDACATO
di LUCA BALZAROTTI

MESERO «CAMBIEREMO solo la modalità della lotta», aveva dichiarato il segretario della Cub, Walter Montagnoli, dopo il voto favorevole all'accordo espresso dai lavoratori della Esab. E ieri la Confederazione unitaria di base, il sindacato numericamente più rappresentativo in azienda, ha mosso il primo passo inviando una lettera al ministero dello Sviluppo economico, alla Regione Lombardia e al Comune di Mesero chiedendo di aprire rapidamente un tavolo per la reindustrializzazione dell'area. «Nel verbale firmato il 3 agosto è previsto che l'area continui ad ospitare fabbriche in grado di offrire lavoro agli operai ha spiegato Montagnoli -. è necessario eliminare quelle ombre negative presenti nell'accordo dove l'azienda non si è minimamente impegnata ad avviare un processo di reindustrializzazione». Fino all'ultimo i sindacati hanno cercato di convincere la proprietà ad inserire nell'intesa un vincolo sulla vendita dell'area di via Mattei. La Charter, il fondo inglese che dal 1994 ha acquisito l'Esab, ha rifiutato qualsiasi obbligo che non fosse un sostegno economico ai lavoratori. L'assenza di impegni precisi sulla salvaguardia dei posti di lavoro ha spinto Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Cub a non firmare l'intesa. Solo le Rsa, i rappresentanti sindacali aziendali, hanno accettato la proposta della proprietà. Giovedì l'accordo è stato depositato al ministero del Lavoro e dal 1° ottobre inizierà la cassa integrazione straordinaria biennale per un massimo di 78 lavoratori dei quali 19 saranno accompagnati alla pensione con un sostegno economico pari al 90% della retribuzione. Per gli altri l'azienda ha messo sul tavolo 24 mila euro lordi come sussidio alle 750 euro di cassa. LA CONCLUSIONE della trattativa non ha spento le polemiche sindacali. «Per senso di responsabilità abbiamo evitato di sollevare polemiche che avrebbero indebolito il fronte sindacale spiega in una nota la Fiom-Cgil -. Non possiamo sottacere che si è assistito ad una sconcertante irresponsabilità nella gestione di una lotta generosa che ha prodotto un mero scambio monetario, che mai potrà riparare il danno della perdita del posto di lavoro». «Così come non si può non evidenziare la sconcertante passerella di rilevanti personalità politiche che si sono presentate davanti ai cancelli della fabbrica».


19 settembre 2009 - CittàOggiWeb

Forze dell'ordine allertate da un dirigente, sul posto anche l'assessore alla Sicurezza Gelli
Tensione alla Novaceta: assemblea in strada dei lavoratori, arrivano i carabinieri
di Graziano Masperi

Magenta - Momenti di tensione ieri mattina davanti ai cancelli della Novaceta, un tempo glorioso stabilimento tessile che dava lavoro a centinaia di famiglie di tutto il Magentino. Sono intervenuti i carabinieri della locale stazione e la Polizia locale di Magenta, oltre all'assessore alla sicurezza Simone Gelli. "Avevamo indetto un'assemblea all'interno della fabbrica - spiega Massimo Lettieri dei Cub - con richiesta regolarmente inoltrata. Visto che l'autorizzazione ci è stata negata per motivi organizzativi non meglio specificati, abbiamo deciso di ritrovarci comunque, in strada fuori dai cancelli, per nominare i due delegati Rsl che possano entrare in fabbrica per le opportune verifiche". A quel punto è arrivato un dirigente della Novaceta che ha allertato le forze dell'ordine, mentre i lavoratori continuavano a stazionare davanti ai cancelli della fabbrica di viale Piemonte. Ne è nata una discussione accesa perchè gli oltre trenta lavoratori presenti non avevano alcuna intenzione di andarsene. "Vogliamo sapere cosa sta accadendo all'interno della Novaceta - ha detto Mario De Luca - vogliamo sapere se stanno facendo manutenzione. La dirigenza deve capire che non devono smantellare nulla, non devono svitare nemmeno un bullone perchè non glielo permetteremo. Ciò che è accaduto oggi è sintomo che all'interno di quella fabbrica sta accadendo qualcosa di gravissimo. I lavoratori hanno deciso che è giunto il momento di intraprendere azioni concrete". I due Rls nominati sono Raffaele Grimaldi (che già ricopriva tale incarico) e Paolo Chianura che avranno il diritto di entrare in Novaceta a verificare lo stato delle cose. Alla fine, dopo circa un'ora di presidio, il dirigente è uscito dallo stabilimento tra gli applausi ironici dei lavoratori. "In Provincia abbiamo appena istituito un tavolo anti crisi davanti al quale è stato portato anche il problema della Novaceta - assicura l'assessore Gelli, membro permanente della commissione Lavoro in Provincia - Vorrei ricordare che un paio di anni fa all'interno di questa fabbrica il sottoscritto era presente ad un'assemblea, insieme al senatore Massimo Garavaglia per avviare la battaglia a tutela dei lavoratori. Mentre non ho notato, in quell'occasione, altri esponenti politici. Non sono d'accordo nell'elargire soldi a pioggia, non serve a nulla se non a prolungare l'agonia dei lavoratori. Servono azioni decise a tutela di tutti".


19 settembre 2009 - La Provincia di Cremona

Casale, il sindacato Cub chiede il reintegro di 91 operai Unilever

CASALPUSTERLENGO — Si preannuncia un autunno caldo al polo chimico Unilever, tornato in questi giorni al centro della ribalta dopo il silenzio che era calato su quella che è la più grande realtà produttiva lodigiana nei mesi successivi all’accordo per la messa in cassa integrazione di 170 operai, siglato il 9 aprile da vertici, rsu e sindacati confederali. A scatenare il dibattito è la Cub-Confederazione Unitaria di Base, secondo cui operai ancora impiegati da un lato e cassaintegrati dall’altro, starebbero oggi entrambi vivendo la situazione paradossale di dovere i primi sostenere carichi di lavoro superiori al passato, e gli altri invece non avere alcuno spiraglio di essere reintegrati. Dei 504 dipendenti in forza all’Unilever a gennaio, sono stati 170 quelli messi in cassa dall’azienda con la motivazione di voler delocalizzare l’attività all’estero, e di questi 30 hanno scelto la strada dell’accompagnamento in pensione, mentre circa 50 hanno trovato impiego altrove. Sono 91 i lavoratori al momento in cassa ed ora il Cub chiede vengano reintegrati: «la settimana scorsa ho chiesto un incontro con la direzione aziendale — spiega Vittorio Susani, segretario provinciale di Allca-Cub — e chiesto informazioni sulla cassa e gli sviluppi. La direzione ha detto che lavoro c’è, gli operai sono tirati, ma ha ribadito che non richiamerà nessuno a meno che non intervenga un miracolo con ordinativi di molte tonnellate in più». Stando così le cose secondo il Cub non resterebbe quindi che scioperare, come invita a fare anche Leopoldo Cattaneo, consigliere del Pdci a Casale: «Intendiamo costruire un coordinamento di operai autonomo, staccato dai sindacati e che però sappia coinvolgere oltre ai lavoratori del lodigiano anche gli stessi sindacati a difesa dell’occupazione». Di tutt’altro avviso il segretario della Cgil Francesco Cesari, tra i firmatari dell’accordo: «Siamo al fianco dei lavoratori ogni giorno — dice — il nostro è un confronto diretto e certamente vorremmo trovare al più presto una soluzione per i 91 ancora in cassa, ma prima sarà necessario incontrare l’azienda nel tavolo di verifica del numero di persone da riassorbire di cui abbiamo già chiesto la data». La partita peraltro sarebbe secondo Cesari ancora aperta: «Entro aprile 2010 dovremo andare a pianificare con Regione Lombardia il secondo anno di cassa integrazione straordinaria già concordato con l’azienda e a quel punto di quei 91 potrebbero essere anche 40, 45 a scegliere l’accompagnamento alla pensione». Per gli altri poi «continuerà la battaglia per farli rientrare in Lever oppure trovare un’altra soluzione lavorativa».(g.f.)


18 settembre 2009 - Iris

PRECARI: 22 SETTEMBRE SCIOPERO DIPENDENTI PUBBLICI AGES E SSPAL

(IRIS) - ROMA, 18 SET - L’Agenzia Autonoma per la Gestione dell’Albo dei Segretari comunali e provinciali (AGES), che gestisce l’Albo dei segretari, e la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione Locale (SSPAL), che cura la formazione della dirigenza locale, da oltre otto anni si avvalgono di circa 40 precari per svolgere le loro funzioni essenziali. In particolare i precari della SSPAL rappresentano il 50% del personale in organico. "Da Enti che dovrebbero rivestire un ruolo importante per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza e efficacia nella buona amministrazione - dichiara Carmela Bonvino, della Federazione Nazionale RdB-CUB - ci si aspetterebbe un esempio virtuoso per concludere la procedura di stabilizzazione già avviata nel 2008, viste anche le forti percentuali di carenza delle dotazioni organiche". "Il 22 settembre i precari di AGES e SSPAL sciopereranno per la seconda volta in due settimane – aggiunge Bonvino - per chiedere alla Funzione Pubblica di porre l’attenzione su tali Enti, domandandosi come mai da un lato si consenta ad AGES e SSPAL di spendere ingenti risorse del loro bilancio in consulenze, incarichi, esternalizzazioni ed assunzioni di nuovi precari, e dall’altro non vengano stabilizzati i precari di lungo corso. Noi auspichiamo che si avvii un reale e leale confronto e per questo i lavoratori attueranno una forma di protesta simbolica inscenando il tanto atteso "tavolo tecnico per le stabilizzazioni" conclude la dirigente RdB-CUB.


18 settembre 2009 - Agi

COMUNE PALERMO: CAMPAGNA INCONTRA SINDACATI DELLE PARTECIPATE

(AGI) – Palermo, 18 set. – "L’attenzione nei confronti di un tema cosi’ rilevante ed importante, quale quello che riguarda il futuro dei lavoratori delle aziende, necessita di un approfondimento serio tra tutte le parti interessate". Lo ha detto il deputato regionale del Pdl e presidente del Consiglio comunale di Palermo, Alberto Campagna, che ha incontrato a Palazzo delle Aquile i rappresentanti sindacali di Rdb e di Alba delle aziende partecipate dal Comune, che hanno manifestato preoccupazione per il rischio di riduzione degli occupati. "Mi impegno sin da ora a farmi promotore di un incontro -ha aggiunto Campagna- tra l’amministrazione attiva, il Consiglio comunale ed i rappresentanti sindacali. In quella sede sono certo che si potra’ affrontare la problematica, nella consapevolezza e nella certezza che la tutela del lavoro non potra’ che essere garantita, al di la’ delle legittime preoccupazioni che i lavoratori mi hanno manifestato".


18 settembre 2009 - Ansa

SCUOLA: INSEGNANTI PRECARI INCATENATI A TORINO

(ANSA) - TORINO, 18 SET - Si sono incatenati all'angolo tra piazza Castello e via Roma, a Torino, per protestare contro i tagli della riforma Gelmini. È la mobilitazione messa in atto oggi dagli 'Autoconvocati precari della scuolà. All'iniziativa hanno aderito anche Rdb-Cub, Cobas, studenti dell'Università e degli istituti superiori. «Siamo i primi disoccupati della riforma Gelmini - sottolineano gli insegnanti precari - e dal punto di vista dell'occupazione valiamo come 5 Alitalia. Per noi esiste un problema di lavoro e di reddito. Per il paese si crea un problema di qualità della scuola». Gli insegnanti precari autoconvocati, che per il Piemonte stimano il taglio di mille posti tra i docenti e altrettanti tra il personale tecnico-amministrativo, chiedono un tavolo di confronto alla Regione Piemonte e all'Ufficio Scolastico Provinciale. Insieme a Rdb-Cub e Cobas hanno indetto uno sciopero generale con manifestazione nazionale il 23 ottobre, che si svolgerà a Roma. A Torino è in programma un corteo studentesco contro la riforma Gelmini il prossimo 9 ottobre.


18 settembre 2009 - Il Faro

‘Consiglio: l’ennesima fuga dalle responsabilità della maggioranza'
L'intervento di Fabio Quaresima, delegato RdB-CUB al Comune di Fiumicino

Fiumicino (RM) Il Faro on line – "Il Consiglio Comunale di Fiumicino, aveva all’Odg anche una mozione sui Servizi Educativi del Comune, che avrebbe dovuto impegnare tutte le forze politiche, e ancor più l’Amministrazione, a mantenere gli impegni presi in campagna elettorale per una scuola di qualità garantita a tutti i cittadini e per la soluzione del problema delle insegnanti precarie da oltre 14 anni". E’ quanto dichiara dichiara Fabio Quaresima, delegato RdB-CUB al Comune di Fiumicino che spiega come al momento della relazione sulla mozione da parte del gruppo consiliare del Pd, i consiglieri della maggioranza abbiano "abbandonato l’aula" facendo così mancare il numero legale per il proseguimento dei lavori. "Ciò è avvenuto nonostante il Presidente Gonnelli avesse esortato i Consiglieri a discutere tutte le mozioni all’Odg" . "E’ l’ennesima riprova che questa Amministrazione fugge dinnanzi ai problemi primari della cittadinanza e dei lavoratori e non ha intenzione di risolvere un bel nulla. - prosegue Fabio Quaresima, delegato RdB-CUB al Comune di Fiumicino - " La scuola comunale dell’infanzia è insufficiente al fabbisogno della cittadinanza, con ulteriori sezioni che sono state chiuse e diverse insegnanti precarie storiche lasciate a casa". "I Consiglieri che hanno abbandonato l’aula - prosegue Quaresima - sono gli stessi che, sminuendo l’azione sindacale della RdB-CUB la quale aveva messo in risalto il problema, qualche tempo fa solidarizzavano a mezzo stampa con le insegnanti precarie mobilitate e giustamente preoccupate per il loro futuro, garantendo loro tutto l’impegno per la stabilizzazione. Il risultato di questa solidarietà si è concretizzato in 9 insegnanti senza lavoro dopo anni di servizio per questa Amministrazione". "Ci vogliono fatti e non chiacchiere – conclude Quaresima - ieri la maggioranza ha prodotto uno spettacolo indecoroso e irrispettoso nei riguardi delle insegnanti e dei cittadini di Fiumicino. Sicuramente le lavoratrici, sempre più arrabbiate, faranno in modo che tali azioni irresponsabili di non governo rimangano a futura memoria per le prossime elezioni".


18 settembre 2009 - Il Gazzettino

Venezia. Notizie buone e meno buone per l’aeroporto...

Venezia - Notizie buone e meno buone per l’aeroporto Marco Polo di Tessera. Da un lato oggi parte dei lavoratori dello scalo si fermeranno per uno sciopero proclamato da Cub Trasporti, il sindacato autonomo che intende così protestare contro la carenza di organici, per la sicurezza, per i contratti non rinnovati e contro la precarietà del lavoro. Dall’altro lato da Venezia presto sarà possibile partire per nuove destinazioni. Lo ha annunciato ieri Meridiana Eurofly (www.meridiana.com) che ha inserito Bari, porta del levante e capoluogo pugliese, e Bucarest, la capitale della Romania meglio nota come la Parigi dell’Est, tra le sue destinazioni strategiche. Il primo volo diretto per Bari decollerà il 25 ottobre e prevederà 4 rotazioni settimanali: lunedì, mercoledì, venerdì e domenica, in vendita a tariffe che partono da 21 euro, one way tutto incluso; mentre il 27 ottobre sarà la volta del primo Venezia-Bucarest, trisettimanale nei giorni di martedì, giovedì e sabato, in vendita a partire da 50 euro, solo andata tutto incluso. Bari e Bucarest si aggiungono alle altre città servite con partenza dal Marco Polo: Cagliari, Olbia, Helsinki (in collaborazione con Finnair), Sharm el Sheikh, Catania e Napoli (queste ultime due attive dal 1. ottobre).
Tornando allo sciopero, che sarà di 24 ore, potrebbe procurare disagi ai viaggiatori perché la protesta riguarderà non solo i dipendenti di Save, la società di gestione dello scalo, ma anche quelli dei tre handler che si occupano dei servizi a terra per le compagnie e i viaggiatori, come carico e scarico bagagli e check-in.

«Dateci i soldi che ci spettano»
Nuova manifestazione dei dipendenti comunali in consiglio contro la giunta

Rovigo - (m.l.) Continua la protesta dei lavoratori del Comune. Seguito dalle rappresentanze sindacali, il corteo di protesta del personale di Palazzo Nodari ha invaso ieri mattina la sala dove si stava svolgendo il consiglio.
La richiesta è quella che infiamma da un anno: la liquidazione del "premio" di produttività 2008 dei lavoratori.
«Dopo tutte le nostre richieste - afferma Fabio Raule dell'Rdb - continuiamo a non avere notizie del premio di produttività a causa delle inadempienze e dell'arroganza della classe dirigente che non ha presentato in tempo la nostra scheda di valutazione e che continua a giocare a braccio di ferro sulla nostra pelle. Dall'inizio del mandato fino alla sua conclusione, ci spetterebbero 720 mila euro, cioè quasi mille euro al giorno che vengono tolti alle tasche dei lavoratori».
Quello che chiedono, prosegue Raule «è che i vertici finalmente esprimano con onestà quello che pensano e cioè che preferiscono privilegiare la classe dirigente che è già superpagata. Tanti problemi si risolverebbero eliminando semplicemente le figure superflue. Invece il sindaco ci continua a venire a raccontare soltanto scuse. Se ci trovassimo in un'azienda privata il consiglio d’amministrazione sarebbe stato già mandato a casa».
Si arriva così a invocare «la Corte dei conti - conclude il sindacalista - a controllare come vengono spesi i soldi pubblici».
È un problema di soldi, «ma anche una questione di rispetto - tuona Romano Aio della Uil Fpl - l’assessore Azzalin si era impegnato a darci una risposta che non è mai arrivata. Manca il rispetto delle regole».
«Non c'è più un dialogo - evidenzia Francesco Malin della Cisl - avevamo chiesto la riapertura di un tavolo di trattativa ancora mesi fa e abbiamo ricevuto una risposta solo ora per l'apertura delle negoziazioni per fare ulteriori assunzioni a tempo determinato. Prima bisogna discutere dei problemi del personale già assunto, poi potremo parlare della carenza di organico».
D'accordo con i colleghi di Cisl e Uil anche Giuseppe Franchi della Cgil. «La questione è cotta e stracotta, ma si riassume in poche parole: se non arrivano i soldi della produttività sulla base dei criteri del 2007 non è più possibile mantenere fede agli accordi presi lo scorso anno».

Monselice. Grana sindacale alla casa di riposo,
con donne delle pulizie sul piede di guerra...
di Orfeo Meneghetti

Monselice - Grana sindacale alla casa di riposo, con donne delle pulizie sul piede di guerra.
La dirigenza dell’istituto per anziani di Este Santa Tecla ha deciso di non attuare la ritenuta sindacale su una dozzina di dipendenti perché iscritte all’associazione difesa dei lavoratori (Adl) cobas. La reazione dell’organizzazione sindacale è stata immediata.
«A questo attacco risponderemo dando mandato al nostro studio legale – ha detto Gianni Boetto, sindacalista Adl – affinché metta in atto tutte le azioni finalizzate a garantire il diritto dei lavoratori a scegliere a quale sindacato versare il proprio contributo».
L’azione promossa dalla dirigenza dell’istituto di assistenza per anziani, è stata spiegata così da Boetto: «L’organizzazione sindacale che rappresento è a fianco delle dodici lavoratici del settore delle pulizie che sono in rotta di collisione con l’amministrazione del Santa Tecla. Le ragioni sono presto dette. Le lavoratrici non intendono sottoscrivere una trasformazione del proprio orario di lavoro da tempo pieno a part-time. La situazione comporterebbe una riduzione stipendio, che sarebbe pari a 450 euro mensili. La situazione dovrebbe durare un anno, il tempo necessario per le lavoratrici di frequentare, a proprie spese, 1400 euro e fuori dell’orario di lavoro, un corso di operatore socio sanitario».
Il percorso di formazione si svolgerà ad Albignasego. Le spese di spostamento sono a carico delle dipendenti. Le lavoratici si sono rivolte alle loro organizzazioni sindacali sapendo che un eventuale loro rifiuto alla partecipazione al corso, rischiava di mettere in discussione il posto di lavoro.
«Le risposte che hanno attenuto dai sindacalisti di Cgil, Cils e Uil hanno deluso le dipendenti – ha aggiunto il rappresentante dell’Adl – e in polemica con i rappresentanti delle tre sigle sindacali hanno stracciato la tessera dei sindacati confederali e si sono iscritti all'Adl. Qualche giorno dopo alla mia organizzazione è arrivata la lettera dell’amministrazione della Santa Tecla che rendeva nota la decisione di non effettuare trattenute ai nuovi e vecchi iscritti dell’Adl».


18 settembre 2009 - Aprile online

Casa, tra fantasmi e diritti negati
C'è gente che ci scrive Dopo i tentativi d'intervento repressivo al Regina Elena e a Via Salaria, situazioni simbolo dell'emergenza abitativa a Roma, lo scorso14 settembre si è cercato di sgomberare il centro sociale "macchia rossa", tentativo respinto al carissimo prezzo di ben 5 arresti
di Enrico Biso

Roma - Dopo giorni e giorni in cui i quotidiani asserviti, politicamente e non solo, al governo Berlusconi hanno iniziato una vera e propria opera di criminalizzazione dei settori della sinistra di classe che portano avanti le occupazioni di spazi sociali e case vuote, arriva il tentativo di montare una campagna legalitarista di nome e criminalizzatrice di fatto.
Dopo i tentativi d'intervento repressivo al Regina Elena e a Via Salaria, situazioni simbolo dell'emergenza abitativa a Roma, lo scorso14 settembre si è cercato di sgomberare il centro sociale "macchia rossa", tentativo respinto al carissimo prezzo di ben 5 arresti tra i resistenti.
Il tutto condito con voci grossolane su un presunto racket degli occupanti, dove si chiederebbero veri e propri "pizzi" e si imporrebbe alle persone di partecipare alle manifestazioni. Ora, chiunque abbia partecipato ad occupazioni autogestite sa di sicuro che è prassi ricorrere alle "casse di resistenza economica" con vere e proprie collette e si cerca di avere il massimo della partecipazione ai sit-in e alle manifestazioni. Facile quindi fantasticheggiare di racket estorsivi, di forzature a manifestare e altre corbellerie similari.
Queste accuse servono, in realtà, a criminalizzare i movimenti di occupazione più combattivi, che a Roma lottano contro la rassegnazione ed il solito ricorrere a politiche di raccomandazione per risolvere il problema abitativo, quest'ultimo sì, vero e proprio malcostume criminale.
Il tentativo di montare un caso giudiziario in cui seppellire le lotte per la casa è sotto gli occhi di tutti. La criminalizzazione del dissenso, la condanna ad anni di carcere, il ricorso a costosi avvocati, insomma si cerca di far tacere chi oggi è in realtà fuori dal coro.
E' per questo motivo che la cub-asia chiama alla massima solidarietà contro la caccia alle streghe. Il tam - tam solidale è partito, conscio che questo tentativo di criminalizzazione è solo il primo di una prossima lunga serie e che il passo dai centri sociali alle case occupate, e poi alle fabbriche, e poi ad ogni seria opposizione, è assai breve.
L'autunno che verrà, si sta cercando di imprigionarlo, urge renderlo libero di esprimersi , ma questo al Campidoglio è visto con orrore. Forse la Roma della vittoria delle destre è già entrata in crisi? E per questo si devono già inventare fantasmi?


18 settembre 2009 - Corriere dell'Umbria

Impiegata aggredita in tribunale: è allarme
I sindacati di base hanno inviato una lettera ai vertici della magistratura

PERUGIA - (Ecbert) Allarme sicurezza in tribunale. Nel volgere di pochi due due episodi davvero gravi: una impiegata della cancelleria penale del tribunale aggredita da uno sconosciuto, in orario pomeridiano e una impiegata della sezione distaccata del tribunale di Assisi è stata addirittura picchiata da una donna che le ha procurato gravi danni al naso oltre che averle spaccato gli occhiali. Su questi due episodi si basa una lettera inviata dal sindacato RdB-cub-P.I., a firma di Raimondo Becchetti e Biagio Scialò, al procuratore generale, al presidente della corte d’appello e al presidente del tribunale. I sindacati del personale chiedono che "venga tutelata la sicurezza e che vengano eliminate le situazioni di rischio per il personale". L’episodio avvenuto nella cancelleria penale a piano terra della palazzina Ex Enel, che ospita il tribunale penale e l’ufficio gip, è avvenuto una settimana fa. Poco prima il gup Marina De Robertis aveva assunto una determinazione nei confronti di uno straniero. Un familiari di quest’ultimo (pare albanese) era entrato nel corridoio della cancelleria penale e aveva strattonato una delle impiegate (una giovane signora). Evidente lo stato di paura della impiegata anche perchè nel pomeriggio rimangono pochi a lavorare e trovarsi sola con un energumeno non è assolutamente piacevole. Gravissimo, perchè cruento, l’episodio della sezione distaccata di Assisi. In questo caso - avvenuto una quindicina di giorni fa - una impiegata è stata aggredita da una donna che prima si sarebbe sfogata verbalmente e che poi avrebbe rifilato un pugno al volto dell’impiegata tanto da frantumarle gli occhiali e da causarle la frattura del setto nasale. E’ sulla scorta di questi episodi che è scattato l’allarme sicurezza in tribunale. Il pizzo nei locali E’ proseguito ieri il processo ad un gruppo di albanesi (sei) accusati di aver cercato di imporre il pizzo in alcuni locali dell’hinterland di Perugia (le indagini erano partite dai carabinieri della stazione carabinieri di Corciano). Alcuni degli imputati sarebbero stati espulsi perchè ritenuti indesiderabili, ma ora reclamano di poter avere il diritto di rientrare in Italia per potersi difendere al meglio davanti alla giustizia italiana. Lo spaccio di droga E’ proseguito ieri il processo che vede un gruppo formato da calabresi, da un nigeriano e da un calabrese, accusato di traffico di cocaina nel perugino. Gli imputati sono comparsi davanti ad un collegio presieduto da Andrea Battistacci, a latere Umberto Rana e Francesca Altrui. Secondo l’accusa quella del gruppo calabrese sarebbe stata una vera e propria infiltrazione nel tessuto sociale perugino.


18 settembre 2009 - Il Manifesto

SCUOLA
Precari in movimento: tante iniziative prima del corteo del 3 ottobre
di Francesco Piccioni

ROMA - Il movimento dei precari è allo stato aurorale, pieno di slancio e di ingenuità. Ma vero come le vite difficili dei lavoratori - docenti e non docenti - che lo compongono.
Vero come la conferenza stampa convocata ieri tra tende e cucina da campo, in pieno viale Trastevere, proprio davanti alle finestre del ministro Gelmini. Parlano della manifestazione convocata a Roma per il 3 ottobre, un sabato, quando molte delle scuole sono chiuse, proprio per permettere a tutti di partecipare; lavoratori in cattedra e docenti a spasso, genitori preoccupati e studenti sovraffollati.
Vero come l'indignazione frenata che li anima. Parlano della loro piattaforma rivendicativa - già riportata più volte su queste pagine - per sottolineare i «punti centrali», quelli che la qualificano come «unificante tutto il mondo della scuola», «non corporativa». Sanno di essere una parte, numerosa ma dispersa, di quel mondo. E sanno anche che la ristrutturazione che li sta triturando si traduce in smantellamento dell'istruzione pubblica, abbassamento della qualità, sovvenzioni a fondo perduto alle scuole private e confessional-cattoliche. Sanno perciò di essere un «soggetto parziale» che rappresenta però, vivendolo sulla propria pelle, un «interesse generale».
Hanno faticosamente costruito un Coordinamento nazionale che raccoglie - a ieri - strutture di oltre 50 province. Ma la lista si allunga di giorno in giorno. Non male per un insieme spontaneo che ha dato la prima manifestazione di vita soltanto il 15 luglio di quest'anno, con un sit-in sotto il Parlamento di cui pochi preconizzavano il successo. Poi hanno preso fiducia. E consapevolezza delle proprie ragioni, addirittura «costituzionali». E hanno imposto di fatto la propria agenda alle organizzazioni sindacali che tardavano - per motivi molto diversi da sigla a sigla - a prendere atto dello sfascio incipiente e quindi a contrastarlo con iniziative di massa appropriate. Lo si capisce dal rispetto silenzioso con cui diversi sindacalisti di lungo corso (Cobas, Flc Cgil, RdB-Cub) lavorano con loro senza pretedere stupidi protagonismi di bandiera. «Un movimento deve essere aperto a tutti, altrimenti non può reggere», spiegano i precari, pazienti, davanti ai taccuini.
Altrimenti non sarebbe stato possibile che in molte scuole i collegi dei docenti votassero un ordine del giorno contro i tagli decisi dal governo; oppure che molti insegnanti di ruolo rifiutassero orari di cattedra superiori alle 18 ore contrattuali (lo sconquasso organizzativo provocato dalla «circolare» ministeriale è stato potenziato da un'interpretazione rovesciata della «deroga» prevista al superamento del limite: da «possibilità autodeterminata» dei singoli docenti di arrivare anche a 24 ore per condurre progetti particolari, decisi con il preside, a «straordinario preventivo obbligatorio» in previsione della necessità di «supplire all'assenza di supplenti»).
Un movimento aurorale e con molte comprensibili ingenuità, si diceva (ne è un esempio la convocazione di una conferenza stampa in cui il contenuto era stato totalmente anticipato nei comunicati; vedi il manifesto di ieri). Ma senza esagerazioni naif. Se i sindacalisti che ancora si interessano a quel che avviene nella «base» hanno stabilito da subito un rapporto corretto con questi lavoratori, non altrettanto si può dire di partitini e altre concrezioni «gruppettare» che provano a scambiare la dovuta solidarietà al movimento con una sovraesposizione di sé davanti ai media. Un modo parassitario di «far politica mediatica» proprio dei due decenni passati. E che sarebbe ora di sbianchettare.


18 settembre 2009 - Viterbo Oggi

Catasto, la caccia al dipendente pubblico è arrivata anche a Viterbo
RdB si schiera a favore dei lavoratori

18 settembre 2009 - Maremma Oggi

Catasto: la caccia al dipendente pubblico
è arrivata anche a Viterbo. L'intervento dell' RDB Cub

18 settembre 2009 - La Tua Voce

VITERBO: "DAGLI AL DIPENDENTE PUBBLICO"
Catasto: la caccia al dipendente pubblico è arrivata anche a Viterbo

18 settembre 2009 - New Tuscia

Impiegati del catasto di Viterbo fannulloni per la stampa?
RDB: 'Pensate piuttosto alla privatizzazione selvaggia della P.A.'

Riceviamo e pubblichiamo:
"Riteniamo del tutto inappropriato il duro attacco realizzato in questi giorni nei confronti degli impiegati del Catasto di Viterbo, non è nostra intenzione difendere eventuali comportamenti di singoli impiegati rispetto ai quali andrebbero accertate le responsabilità, ma i cittadini che rivolgono, giustamente, le loro lamentele ai giornali, non conoscono che una parte della verità.
All’Agenzia del Territorio di Viterbo, come in molti altri Uffici Pubblici, a fronte di un elevato numero di pensionamenti, non vi sono state assunzioni e si è determinato, di fatto, un enorme ridimensionamento dell’organico con una conseguente ricaduta sulla qualità del servizio reso ai cittadini, quindi, a differenza di quanto riportato sull’articolo in questione, gli sportelli al pubblico non restano chiusi perché gli impiegati stanno sempre al bar, bensì perché gli organici degli uffici sono ormai ridotti all’osso grazie ad anni di blocchi del turn-over.
Nonostante ciò, dobbiamo prendere atto che l’Agenzia del Territorio di Viterbo, malgrado abbia subito una drastica contrazione del suo organico, ha mantenuto uno standard di produttività molto superiore a quanto previsto dalla media nazionale, rispettando ampiamente i tempi medi previsti per l’espletamento delle pratiche che attualmente si attestano in 20 minuti contro i trenta previsti dalle disposizioni in atto (certificazione del sistema telematico nazionale).
Questo risultato è stato raggiunto proprio grazie all’impegno del personale in servizio che, per supplire alle carenze di organico, si è visto aumentare i carichi di lavoro.
Detto ciò, non vogliamo negare le inefficienze e gli abusi di una amm.ne Pubblica malata, ma riteniamo, al tempo stesso, che sia troppo banale attribuirne le cause al caffè della mattina come qualcuno vorrebbe farci credere, è chiaro che l’esasperazione dei cittadini che vedono ridursi continuamente i servizi, alimentata negli ultimi anni da una campagna diffamatoria nei confronti dei lavoratori pubblici, determina sempre più spesso momenti di tensione tra l’utenza e gli operatori allo sportello.
Proprio in questi giorni un dipendente della sede prov. dell’INPS di Napoli è stato aggredito fisicamente da un utente che reclamava l’immediato pagamento degli assegni familiari erogati dall’istituto per conto del Comune di Napoli e come si è accertato poi il dipendente, vittima dell’aggressione, non aveva alcuna responsabilità in merito.
Paradossalmente molti cittadini, sostenendo in buona fede tale campagna diffamatoria finiscono, inconsapevolmente, per allearsi con chi ha ben altri piani che risanare la pubblica amm.ne, ovvero con coloro che hanno interesse ad affossare il sistema pubblico per mettere tutto nelle mani del privato.
Sono sotto gli occhi di tutti gli esempi di una privatizzazione selvaggia tesa a tagliare posti di lavoro ricorrendo in maniera sempre più massiccia al ricatto del precariato o alle esternalizzazioni e fornendo di conseguenza un pessimo e costoso servizio all’utenza, che vengono spacciati per razionalizzazioni e miglioramenti.
È questo il futuro che desiderano i cittadini? Forse sarebbe utile una riflessione magari davanti ad un buon caffè, naturalmente fuori dall'orario di lavoro!".
Federazione RdB CUB Viterbo - Paola CELLETTI


18 settembre 2009 - Il Resto del Carlino

Mancati pagamenti, dipendenti comunali sempre sul piede di guerra

Rovigo - I DIPENDENTI comunali sono tornati, ieri, a farsi sentire durante il consiglio a Palazzo Nodari. Sul piatto, i temi, sono quelli che ormai da tempo stanno tenendo banco: la questione del fondo salario accessario e quella della riorganizzazione del personale. In aula c'erano anche i sindacati. «Il giorno prima del consiglio ha spiegato Romano Aio, della Uil Fpl ci è arrivata una mail nella quale l'amministrazione dice di voler riprendere la trattativa sui dipendenti. Ma fino ad ora la giunta non ha mai rispettato gli impegni presi. Sappiamo che ci sono ristrettezze economiche, ma non si può sempre togliere a chi prende meno». Severo anche Francesco Malin, della Fps Cisl: «Non c'è dialogo con la controparte. La giunta aveva promesso la stabilizzazione dei precari entro il 30 giugno e invece siamo al 17 settembre e nonè accaduto nulla». Non era presente in consiglio perchè occupato in un impegno preso in precedenza, il segretario di categoria della Cgil, Giuseppe Franchi. Ma è in linea con i colleghi: «Sull'accordo per i 140mila euro, la giunta è stata evasiva e abbiamo perso un anno di tempo. Che ci dicano: non li abbiamo oppure la legge non lo permette. Ora siamo da punto e a capo, la politica del rinvio produce soltanto screzi e offese. Io chiedo che venga liquidata la produttività con i criteri dell'anno 2007 e la cosa logica sarebbe mettere già i soldi in bustapaga. Quanto ai tavoli di trattativa vorrei fossero seri e costruttivi. Quanto alla riorganizzazione, è due anni che la aspettiamo, e i dipendenti non ce la fanno più. Pensiamo solo ai servizi sociali: in un periodo come questo hanno la coda fuori dagli uffici». Va giù duro anche Fabio Raule (Rdb): «Ancora non è stata data la produttività, e per l'inadempienza di alcuni dirigenti non sono state compilate tutte le schede di valutazione dei lavoratori».(m.c.)


18 settembre 2009 - Il Giorno

I lavoratori Lever portano la loro solidarietà
IL MOVIMENTO L'AZIENDA DI DETERSIVI DI CASALE HA LASCIATO IN CASSA 91 PERSONE
di Mario Borra

FOMBIO - BLOCCO DELLA produzione ad oltranza con picchetto fino alle 22 di ieri sera davanti ai cancelli della fabbrica, che riprenderà questa mattina alle 6. I lavoratori hanno scelto la linea dura, almeno fino a quando non potranno riprendere il filo del discorso sul futuro della ditta, tramite i loro rappresentanti sindacali, con il general manager della multinazionale Rob Molenaar. Oggi, alle 14.30, in provincia, si terrà un incontro tra rappresentanti di categoria, Rsu, presidente Foroni e sindaci di Fombio e Codogno. Ieri davanti allo stabilimento si sono presentati pure i segretari provinciali di Cgil e Cisl, Domenico Campagnoli e Mario Uccellini. «Avevamo preannunciato che dopo l'estate la ripresa non si sarebbe vista spiega Uccellini . Ora è il momento che le istituzioni provinciali pongano la questione occupazionale al primo posto, favorendo gli insediamenti sul territorio anche con incentivi ed agevolazioni». Sul posto sono arrivati pure diversi delegati sindacali della Lever di Casale, in segno di solidarietà, e il segretario provinciale di Rifondazione Comunista Andrea Viani. «SECONDO gli ultimi dati aggiornati alla fine di agosto, 64 operai della Lever sono usciti dalle linee produttive in maniera volontaria o accompagnati alla pensione, mentre 91 sono in cassaintegrazione spiega Carlo Carelli dell'Rsu Lever il nostro obiettivo è che, al termine dei due anni di "cassa", tutti possano trovare una nuova sistemazione». Per quanto riguarda la reindustrializzazione della parte lasciata libera dal trasferimento del reparto polveri in Grecia e in Inghilterra, Carelli ribadisce che ora «dipende da come si muove il territorio e le istituzioni che devono giocare un ruolo fondamentale in questa partita». Ad oggi, la produzione dei liquidi rimasta è praticamente stabile con un aumento del cinque per cento rispetto all'anno precedente. Nei giorni scorsi, però il Partito comunista dei lavoratori aveva annunciato la possibilità di riprendere la battaglia, promuovendo, insieme al sindacato autonomo Cub, un presidio permanente fuori dalla fabbrica in segno di protesta.


17 settembre 2009 - Nuova Venezia/Mattino di Padova/Tribuna di Treviso

AEROPORTO MARCO POLO
Sciopero dei dipendenti

Venezia - Domani i lavoratori dell’aeroporto Marco Polo di Venezia sciopereranno per l’intera giornata col rispetto delle fasce di garanzia dalle 8 alle 10 e dalle 16 alle 18. Lo sciopero è stato indetto dalla RdB Trasporti.


17 settembre 2009 - Leggo

Roma. Dall’asilo al Campidoglio, le educatrici dei nidi...

Roma - Dall’asilo al Campidoglio, le educatrici dei nidi comunali tornano oggi in Consiglio per far sentire la loro protesta, pronte allo sciopero. Hanno infatti già annunciato il blocco delle attività per il 28 ed il 29 settembre e oggi pomeriggio, dopo due giorni di trattative sindacali senza risultato, torneranno in Consiglio comunale «per chiedere il rispetto della mozione – spiega Caterina Fida, della RdB Cub del Comune - adottata proprio dal Consiglio lo scorso 21 maggio dopo lo sciopero e la manifestazione cittadina». Il motivo della vertenza delle educatrici riguarda «la scelta dell’Amministrazione – spiega RdB in una nota - di non avvalersi del personale precario della vecchia graduatoria del 1997» ed il mancato ripristino delle due unità di organico sottratte ai nidi negli ultimi due anni.(L.Loi./ass)


17 settembre 2009 - Il Gazzettino

Venezia. Domani nuovo sciopero all’aeroporto Marco Polo...

Venezia - Domani nuovo sciopero all’aeroporto Marco Polo di Tessera. È stato proclamato dalla sola Cub-Trasporti, ma potrebbe ugualmente procurare disagi ai viaggiatori perché la protesta riguarderà non solo i dipendenti di Save, la società di gestione dello scalo, ma anche quelli dei tre handler che si occupano dei servizi a terra per le compagnie e i viaggiatori, come carico e scarico bagagli, check-in. Potrebbero, quindi, verificarsi rallentamenti nelle procedure che riguardano questi servizi e nell’assistenza agli aerei. Giampiero Antonini, segretario della Rdb-Cub, nello spiegare che lo sciopero è stato organizzato per protestare per la carenza di organici, per la sicurezza, i contratti non rinnovati e la precarietà del lavoro, annuncia che questa mattina, dalle 11 alle 13,30, una delegazione di lavoratori in sciopero andrà sotto la scala di piazza Ferretto a dare solidarietà ai dipendenti di Montefibre: «Bisogna finirla con le lotte solitarie, serve una ricomposizione della lotta del mondo del lavoro. Proporremo anche ai lavoratori della scuola di unirsi a noi, se non sarà domani, magari più avanti».


17 settembre 2009 - Il Manifesto

PRECARI DELLA SCUOLA
Una piattaforma in sette punti
contro i tagli all'occupazione e la riduzione dell'offerta formativa
di Francesco Piccioni

La data è tratta. Il Coordinamento dei precari della scuola ha ufficializzato ieri con un comunicato la decisione di convocare per il 3 ottobre, a Roma, una manifestazione nazionale contro i tagli previsti dal duo Gelmini-Tremonti. Stamattina la scelta sarà spiegata nel corso di una conferenza stampa convocata davanti al ministero dell'istruzione, nell'«accampamento» di tende che presidia da molti giorni gli uffici della «strega Gelmina». La stessa giornata è stata indicata anche dai sindacati Cobas, RdB-Cub, Sdl riuniti nel «patto di base».
Il contenuto della piattaforma è noto ormai da tempo, come anche l'elenco (e l'analisi) dei guasti che stanno devastando la scuola pubblica. Si parte dai 57.000 posti persi già quest'anno (42.000 docenti e 15.000 Ata), per arrivare ai 150.000 in tre anni che il consigliere del ministro, Giorgio Stracquadanio, preferisce calcolare come «solo l'8%» del totale. Ma questa riduzione di personale è ottenuta attraverso «ristrutturazioni» che abbassano seriamente la qualità della didattica; aumento folle del numero di alunni per classe, l'abolizione del maestro unico, l'obbligo di completamento delle cattedre a 18 ore (prima alcune ore potevano essere non di lezione, ma «a disposizione» di esigenze formative decise come offerta formativa di istituto), gli straordinari imposti (cattedre fino a 24 ore, in alcuni casi), riduzione d'orario per materie importanti come l'italiano.
Scelte di bilancio tradotte in provvedimenti che da un lato tolgono il lavoro, dall'altro riducono un diritto costituzionale a «un'istruzione pubblica di qualità». Non suona perciò troppo paradossale che i tagli al bilancio dell'istruzione pubblica vadano di pari passo con l'aumento dei finanziamenti a quella privata (direttamente gestita dalla chiesa cattolica, quasi sempre).
Le richieste vengono urlate in strada tutti i giorni: dimissioni della Gelmini, ritiro dei tagli previsti dalla legge 133 e dalla legge 169 (maestro unico), immissione in ruolo dei precari su tutti i posti vacanti, ritiro del pdl Aprea, corsi abilitanti per i docenti non abilitati in servizio, abolizione del tetto massimo di un insegnante ogni due alunni «diversamente abili».
L'emergenza precari» viene però ormai apertamente delegata dal governo alle singole regioni, che dovrebbero impegnare per i «contratti di disponibilità» una parte dei fondi europei ricevuti per «implementare» l'offerta formativa. Ne è un esempio l'azione di Roberto Formigoni, «governatore» della Lombardia, che offre un'integrazione al reddito differenziata a seconda del reddito familiare. La regione Toscana, viceversa, si è resa disponibile a partecipare a un eventuale tavolo nazionale con il governo per trovare altre soluzioni. Ma «non ci è pervenuta nessuna richiesta in merito».
Le proteste, intanto, si estendono. Stamattina aprono le scuole sarde ed è previsto un presidio davanti al palazzo della giunta regionale (la Sardegna è a statuto speciale), organizzata dalla Flc Cgil. Nell'isola il sindacato calcola 2.448 posti in meno nell'organico di diritto.
Sul tema degli ammortizzatori sociali per chi non si è visto rinnovare l'incarico annuale interviene ancora Guglielmo Epifani che li indica come sia «uno spreco di risorse». «tanto vale pagarli per il lavoro che fanno, altrimenti - oltre a doverli pagare per non lavorare - si è costretti a fare aule da 30 alunni o a ridurre il tempo pieno». Senza nemmeno dover accennare al fatto che - in piena crisi economica - un governo responsabile si preoccuperebbe di creare lavoro (magari persino stabile, anziché precario), non di licenziare chi ce l'ha.


17 settembre 2009 - EPolis Roma

L'incontro. Vertice in Prefettura. Alemanno indica quattro punti: «Lavoro condiviso»
Casa, piano per l'emergenza spazio a Erp e housing sociale
Il tavolo avrà cadenza settimanale. Soddisfatti i movimenti che sciolgono il presidio

Roma - Definizione del fabbisogno di case, una manovra sull'edilizia residenziale pubblica e sull'housing sociale e un meccanismo di assistenza alloggiativa più ampio, flessibile ed economico dei residence: questi i quattro punti che il sindaco di Alemanno ha trattato nel corso del tavolo interistituzionale sulla casa tenuto ieri in Prefettura che, come spiegato dal prefetto Pecoraro, avrà cadenza settimanale. «Faremo degli incontri serrati che inizieranno martedì 22 settembre». «Noi abbiamo dato come indicazione quella dei 30 mila alloggi del piano casa, però complessivamente dobbiamo trovare un accordo sia sull'Erp che sull'housing sociale». Un meccanismo che sia «più funzionale ed economico dei residence» ha precisato, poichè il costo degli stessi residence «non ci mette in condizioni di rendere universale il diritto». Il sindaco ha poi sottolineato come sia «importante» che il confronto avvenga simultaneamente coinvolgendo sindacati, cooperative, costruttori e movimenti. Sulla questione degli sgomberi, Alemanno ha spiegato che «non saranno prese iniziative finchè il Tavolo sarà aperto. C'è soltanto un problema a via Collatina dove un incendio ha causato l'inagibilità e quindi si dovrà intervenire». Mentre, per quanto riguarda gli sgomberati del Regina Elena, il sindaco ha assicurato una verifica. «Abbiamo consegnato un documento con interventi fattibili che riguardano alcune semplificazioni che abbiamo introdotto nella legge regionale sul patrimonio dell'Ater», ha detto l'assessore regionale Di Carlo. «Ci auguriamo e lavoreremo perchè questo incontro in Prefettura sulla casa rappresenti l'inizio di un percorso condiviso tra le istituzioni e tutti i soggetti coinvolti, per mettere in campo un programma di interventi capace di affrontare con forza questo fenomeno», ha detto l'assessore provinciale alle Politiche Sociali Claudio Cecchini. «Siamo soddisfatti della riunione, la discussione così come è stata impostata ci convince, lo consideriamo l'inizio di un percorso che comunque è tutto ancora da verificare. Pensiamo che ci siano le condizioni per rimuovere il presidio a piazza Madonna di Loreto», ha detto Paolo Di Vetta del Bpm, presente al tavolo con Action, Comitato obiettivo casa e Coordinamento cittadino di lotta.(M.R.)


17 settembre 2009 - Il Mattino

Benevento. Docenti precari, continua la mobilitazione...

Benevento - Docenti precari, continua la mobilitazione. La federazione provinciale delle rappresentanze sindacali di base sta distribuendo volantini davanti alle scuole «per sensibilizzare anche il personale di ruolo sulla portata del provvedimento di riordino della scuola, che non risparmia nessuno, dagli alunni ai docenti, dagli Ata alle famiglie. Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica - si legge in una nota - attivando assemblee cittadine e/o provinciali per esporre le nostre rivendicazioni, in vista dei tavoli interistituzionale presso la Regione Campania, della manifestazione del 3 ottobre a Roma e dello sciopero generale del 23 ottobre.

Caserta. Neanche la pioggia è riuscita a fermarle. Al grido di «lavoro, lavoro» un’ottantina di impiegate...
di MARIA CRISTINA MONACO

Caserta - Neanche la pioggia è riuscita a fermarle. Al grido di «lavoro, lavoro» un’ottantina di impiegate del settore pulizia ha sfilato in corteo per attirare l’attenzione delle istituzioni sulla loro situazione contrattuale. Da piazza Bovio hanno percorso le principali strade del centro fino a raggiungere palazzo Lucarelli. Alcuni momenti di tensione si sono registrati proprio all’ingresso della sede comunale, il cui accesso originariamente avrebbe dovuto essere permesso solo a una ristretta delegazione. Ma, complice la partecipazione così sentita e il maltempo, alla fine tutte le manifestanti - assistite dalla Flaica Cub - sono entrate nel palazzo municipale occupando pacificamente la sala consiliare in attesa di incontrare gli esponenti dell’amministrazione. Due le problematiche al centro della discussione: le garanzie occupazionali e il pagamento della retribuzione arretrata. Il contratto di appalto per il servizio di pulizie del tribunale civile e penale e del Comune sta per scadere e un nuovo bando di gara è in procinto di essere emanato. Alla base della protesta delle 107 operaie vi sono le preoccupazioni per il mantenimento del proprio livello occupazione in caso di passaggio di consegne. Ieri mattina le impiegate dell’ex Team Italia non hanno dovuto attendere molto: a riceverle l’assessore al Patrimonio, Michele Castaldo. Il delegato ha rassicurato le manifestanti sia per le garanzie lavorative in vista della scadenza dell’appalto sia per il pagamento della mensilità di agosto, impegnandosi a riferire le loro problematiche alla giunta e, su sollecitazione delle lavoratrici, anche a portare la discussione in Prefettura con l’istituzione di un tavolo di conciliazione. Tra le richieste figura anche l’estensione degli orari di lavoro così come stabilito dal contratto nazionale. Nonostante questo lo stato di agitazione non è cessato. «Prendiamo atto del positivo impegno dell’assessore Castaldo - dice Fulvio Beato, rappresentante della Flaica Cub - ma al momento abbiamo solo garanzie verbali. Aspettiamo che si concretizzino in fatti, nel frattempo proseguiamo la nostra battaglia proclamando due giornate di sciopero per il 28 e 29 settembre».


17 settembre 2009 - Il Cittadino

Unilever, si annuncia un "autunno caldo"
di Andrea Bagatta

Casale - Sulla vicenda Lever è calato il silenzio delle istituzioni e della politica, ma l’autunno potrebbe essere molto caldo nella fabbrica casalese. Questa almeno è la promessa del Pcl, il Partito Comunista dei Lavoratori, che denuncia come la vicenda del complesso industriale della Bassa sia caduta nel più completo disinteresse. E contemporaneamente la Cub - Confederazione Unitaria di Base denuncia come la situazione lavorativa interna allo stabilimento sia al limite e chiede a gran voce il reintegro nel posto di lavoro dei dipendenti in cassa integrazione.«Ormai nessuno parla più della Lever e dei lavoratori in cassa integrazione, ma noi siamo pronti invece a una mobilitazione dura - dice Leopoldo Cattaneo del Pcl -. Continuano ad arrivare voci che all’interno dello stabilimento la situazione è molto tesa, con gli operai che sono sottoposti a carichi di lavoro superiori al passato. E nonostante questo l’azienda non ha alcuna intenzione di reintegrare i lavoratori».Con queste premesse, il Pcl è pronto a una serie di iniziative dure per riportare l’attenzione dei media e della politica sulla questione e per costringere l’azienda a tornare sui suoi passi richiamando i lavoratori in cassa integrazione. «Se gli operai saranno disposti a seguirci organizzeremo un picchetto permanente davanti ai cancelli dello stabilimento - continua Cattaneo -. La lotta dura ha pagato in altre realtà, e non si capisce perché il modello di resistenza continua non debba essere applicato anche a Casale».Dei 170 esuberi per i quali era stato firmato l’accordo lo scorso aprile, i lavoratori ancora in cassa integrazione erano 90 al 26 agosto, data dell’ultima rilevazione. In 64 avevano scelto un percorso di uscita aziendale volontario tramite mobilità o verso la pensione, con gli incentivi previsti nell’accordo, ovvero 47 mila euro lordi per chi ha fatto la scelta nei primi due mesi, 35 mila per chi l’ha fatta successivamente. Degli altri 16 lavoratori che mancano dal totale di 170, alcuni non sono mai stati lasciati a casa dall’azienda, pochi altri sono stati spostati in altri stabilimenti produttivi, alcuni sono stati richiamati in servizio dopo alcune settimane di cassa integrazione.Ma proprio sui reintegri si concentra la protesta della Cub - Confederazione Unitaria di Base, che è uscita in questi giorni con un volantino in distribuzione ai lavoratori e con un comunicato stampa ufficiale. Secondo la Cub, dall’incontro tra il rappresentante lodigiano Vittorio Susani e i vertici aziendali del sito casalino sarebbe emerso che i carichi di lavoro sono molto intensi, ma l’azienda «non richiamerà nessuno, a meno che non intervenga un miracolo con ordinativi di molte tonnellate in più», secondo le parole che la Cub riporta come riferite dai dirigenti Lever a Susani. La Confederazione tuttavia non si arrende e chiede il rientro in produzione per tutti i lavoratori in cassa integrazione. Un appello destinato a restare inascoltato, anche perché, tecnicamente, gli organici sulle linee di produzione non sono inferiori a quelli che c’erano prima della crisi.


17 settembre 2009 - La Repubblica

Corteo e tende, notte in piazza contro la Gelmini
Alla manifestazione di genitori e insegnanti hanno aderito attori e politici
di ILARIA VENTURI

Bologna - L´hanno chiamata manifestazione «senza fine». Che coinvolgerà Vito, che già aveva partecipato alla Notte bianca della scuola la scorsa primavera, Ivano Marescotti e tanti altri artisti e attori bolognesi. A difesa della «scuola che si occupava di tutti i bambini, di quelli in difficoltà, di quelli che non sono nati in Italia, di quelli che la mamma non può aiutare a fare i compiti».
Dov´è finita questa scuola, si chiedono insegnanti e genitori, di nuovo in piazza domani per una non-stop di protesta. Il corteo, alle 17.30 da piazza re Enzo, aprirà la mobilitazione contro i tagli del ministro Gelmini: 551 docenti e 160 tra bidelli e personale di segreteria in meno a fronte di un incremento di oltre 3500 alunni in provincia di Bologna. Tagli che hanno portato, ribadisce l´Assemblea genitori e insegnanti delle scuole di Bologna e provincia che ha promosso la manifestazione, a una scuola «senza soldi, senza insegnanti, senza bidelli, senza tempo per fermarsi ad ascoltare, senza speranza». La manifestazione continuerà dopo il corteo con una cena, alle 19.30, in piazza Re Enzo, lo spettacolo di afro danza alle 20,30 e la serata, dalle 21 alle 23, con Vito, Matteo Belli, gli attori Maurizio Cardillo, Anna Amadori e Bruno Stori. Alle 23 la favola a cura del teatro Testoni Ragazzi. La notte sarà passata in piazza con l´allestimento di decine di tende. Il sabato mattina, dalle 10 alle 14, sempre in piazza Re Enzo, sarà allestito un banchetto informativo, ci sarà un aperitivo con Ivano Marescotti e Luciano Manzalini. Una delegazione di insegnanti e genitori si recherà all´Ufficio scolastico regionale. «Pianteremo le tende in piazza come questo governo ha piantato le unghie nella scuola degli italiani», recita il volantino. «Chiederemo, con i nostri bambini, che lo sfascio della scuola pubblica sia fermato». La manifestazione avrebbe dovuto durare 24 ore, ma è stata «tagliata» a causa del divieto a mobilitazioni in centro al sabato pomeriggio, «decreto che chiediamo non sia più reiterato», scrivono gli organizzatori della manifestazione a cui aderiscono il sindaco Delbono, i comuni della provincia, gli insegnanti precari, Andrea Mingardi, il Pd, Prc e i sindacati Flc-Cgil, Cobas e Cub scuola. Sempre ieri la Regione ha invitato per l´inaugurazione dell´anno scolastico, venerdì alle ore 17 (aula magna di via Belmeloro 14), il sociologo statunitense Richard Sennett, consulente del presidente Obama.
Infine, sul fronte delle proteste sindacali, c´è stata la fumata nera ieri dell´incontro tra Filcams-cgil e il preside delle Aldini Valeriani. Resta quindi aperto il problema della pulizia dell´istituto di via Bassanelli e quello dei 13 dipendenti dell´Operosa che rischiano di rimanere senza impiego per via della scadenza dell´appalto per la fornitura del servizio.

Esab, giù dal tetto dopo l´accordo a metà
Stop alla protesta dopo 15 giorni, buonuscita più alta ma la fabbrica chiude. Le proteste dilagano: ieri operai dell´ex Eutelia sui binari della Milano-Novara, oggi quelli della Lares bloccheranno la Valassina
di ILARIA CARRA

Milano - La protesta è finita, l´Esab chiuderà, ma gli operai hanno ottenuto migliori condizioni di uscita. I sei che erano sul tetto della fabbrica a Mesero sono scesi: la firma sull´accordo tra l´azienda e i lavoratori c´è già, mentre quella ufficiale per l´avvio della cassa integrazione sarà messa stamattina a Roma dai rappresentanti del sindacato autonomo Cub, che rappresentano i dipendenti, e dai funzionari del ministero del Welfare. Il futuro della fabbrica, però, è segnato. Dopo quindici giorni è finita la lotta contro la decisione della proprietà, l´inglese Charter International, di chiudere la produzione e lasciare a casa 85 lavoratori (intanto 7 hanno trovato un altro impiego). L´assemblea dei dipendenti, a larga maggioranza, ha detto sì alla bozza di accordo trovata martedì in Comune. Ma nessuno canta vittoria: «Non è un ottimo accordo - hanno ammesso fin da subito sul loro blog gli operai - , ma abbiamo migliorato le condizioni d´uscita».
Nell´intesa non c´è infatti nessun impegno sulla reindustrializzazione dell´area: Esab non ha mai voluto mettere nero su bianco un vincolo su quei 77mila metri quadrati che, vicini a Malpensa ma soprattutto ai padiglioni della Fiera di Rho-Pero, avrebbero visto triplicato il loro valore fino a 15 milioni di euro. Quindi l´azienda a Mesero cesserà di esistere, gli operai andranno in mobilità e cassa integrazione, gli impiegati saranno trasferiti. La lotta degli operai ha portato almeno a condizioni economiche più vantaggiose: due anni di cassa integrazione dal 1° ottobre per 78 lavoratori, l´integrazione fino al 90 per cento dello stipendio per chi andrà in pensione e 24mila euro lordi come incentivo all´esodo per chi andrà in mobilità. Molto critica sull´accordo la Fiom Cgil: «Un insulto alla dignità dei lavoratori - denuncia Antonio Del Duca - si danno solo più soldi alla gente per licenziarla. E poi?».
Nel giorno in cui il prefetto Lombardi si è detto disponibile a «ogni tavolo di mediazione ma con la precondizione che mentre si tratta non si resti sui tetti degli stabilimenti», continuano le proteste di altri lavoratori. Un centinaio di lavoratori della Agile, ex Eutelia di Pregnana, il cui destino potrebbe decidersi oggi in un incontro al ministero dello Sviluppo economico, hanno bloccato per mezz´ora i binari della Milano-Novara. E gli operai di Metalli Preziosi e Lares rilanciano: oltre alla protesta sul tetto a Paderno Dugnano, oggi è annunciata l´occupazione della Valassina intorno alle 10.30 e domani, dopo la riunione in Provincia, le tute blu sfileranno sotto al Pirellone. Per far fronte alla crisi del lavoro scende in campo anche la Regione con due misure: 250 euro mensili in voucher ai cassintegrati con famiglia a carico e l´integrazione del buono pasto fino a 100 euro.

Montagnoli, sindacalista Cub: ora vigileremo per impedire speculazioni sull´area
"Era il massimo che potevamo ottenere"

Milano - Walter Montagnoli, segretario nazionale Cub, lei ha seguito tutte le trattative per la Esab. Come giudica l´accordo?
«Rispetto alla situazione di partenza qualcosa l´abbiamo ottenuto. Sul futuro invece abbiamo cavato poco: sull´area l´azienda non ha voluto impegnarsi e nemmeno costringere un nuovo potenziale acquirente a farsi carico degli operai. Ci siamo dovuti accontentare, era il massimo che potevamo ottenere».
Due settimane sul tetto, per gli operai. Sono valse a qualcosa?
«Senza la loro lotta non avremmo ottenuto nessun miglioramento economico, quindi è servita senz´altro, anche se non tutti erano d´accordo a scendere. Siamo i primi ad ammettere che restano luci e ombre, specie per come s´è comportata l´azienda sull´area. Ma su questo noi non molliamo».
Che cosa farete?
«Per ora continuiamo il presidio fisso alla fabbrica fino a fine mese. Continueremo la battaglia fino alla rioccupazione di tutti i lavoratori. E chiederemo alle istituzioni di impegnarsi per la reindustrializzazione della zona. Non vorrei mai che tra qualche mese si faccia vivo qualcuno che su quell´area ha in mente di costruire. Staremo sempre in allerta».(i.c.)


17 settembre 2009 - CittàOggiWeb

Attaccati anche i politici del territorio, scomparsi dalla scena
Fiom Cgil e Fim Cisl sulla trattativa Esab: "Pesanti responsabilità dei Cub"
di Graziano Masperi

Mesero - E' un giudizio negativo quello delle organizzazioni sindacali Fiom Cgil e Fim Cisl coinvolte nell'estenuante trattativa conclusasi l'altro giorno con l'accordo votato dagli operai della Esab di Mesero. Un accordo che non è piaciuto nemmeno agli stessi operai che però hanno deciso di porre fine ad una vicenda che si trascinava ormai dalla fine di giugno e che per due settimane ha visto sei di loro sul tetto in segno di protesta con tutte le difficoltà che ne sono conseguite. Ad ottobre partirà la cassa. Mercoledì pomeriggio nella sede della Cgil di Magenta Antonio Del Duca e il segretario generale della Fiom Ticino Olona Renato Esmeraldi hanno tracciato un quadro generale della situazione: "Siamo arrivati ad un punto, al Ministero del Lavoro, in cui l'azienda ha posto un diktat - ha detto Del Duca - negando qualsiasi proposta in merito alla reindustrializzazione dell'area e alla ricollocazione dei lavoratori. I funzionari del Ministero del Lavoro, delle Attività Produttive e della Regione Lombardia si sono adoperati formulando proposte che l'azienda, in maniera arrogante, ha sempre respinto. Anche se arrivavano dal campo istituzionale e questo è il fatto ancora più grave. La dirigenza italiana, completamente sottoposta a quella inglese, non è stata in grado di fare nulla". Ma c'è un altro dato che la Fiom Cgil vuole sottolineare ed è stata la completa assenza delle forze politiche: "Auspichiamo che si diano una svegliata e tornino in campo - continua - hanno fatto passerella nel mese di luglio per poi sparire dalla scena". Infine si torna sulla questione della responsabilità sindacale e qui le lotte tra forze sindacali (Fim Cisl e Fiom Cgil da un lato e Cub dall'altro) si sono fatte sentire. "Il pressapochismo dei Cub è stata la parte preponderante della trattativa", ha tuonato Del Duca. Esmeraldi ha aggiunto: "E' inaccettabile che un fondo inglese possa fare operazioni di questo tipo sul territorio". Dall'altro lato Giuseppe Viganò della fim Cisl si è detto "sconcertato per il fatto che la segreteria dei Cub non si sia nemmeno presentata in sala consigliare del comune di Mesero per comunicare la propria posizione. Flmu ha condotto una trattativa scellerata. Ha sprecato 40 giorni senza avanzare richieste, ha gestito con scelleratezza la rabbia dei lavoratori che hanno occupato il tetto ad oltranza, senza una visione strategica chiara e lineare. Alla fine non si è raggiunto alcun risultato, costringendo i lavoratori a scegliere se accettare l'inaccettabile o farsi licenziare. Resta l'amarezza per la perdita di un pezzo di storia e con esso di 80 posti di lavoro".
Per chi ha combattuto comunque la battaglia non è ancora finita. Ne è convinto Valerio Garavaglia, uno di coloro che è rimasto sul tetto: "C'è un tavolo per monitorare la situazione e verificare se qualcuno possa subentrare nell'azienda. Dobbiamo continuare tutti a lottare nella consapevolezza di avere ragionato più con la testa che con il cuore".


17 settembre 2009 - La Nuova Sardegna

Alcoa, corsa contro il tempo
Cisl e Uil: «La situazione è in fase di miglioramento»
«Le celle non si possono spegnere altrimenti la fabbrica non riaprirà più
di Erminio Ariu

PORTOVESME - Non c’è, in atto, solo la copertura delle celle ma è visibile, ad occhio nudo, il tentativo di governare e gestire una situazione ambientale drammatica per salvare lo stabilimento. Sullo stato di salute del reparto elettrolitico di Alcoa riferiscono solo i rappresentanti sindacali della Rls e della Rsu che, senza il conforto di numeri, garantiscono, a vista, che la situazione in reparto è nettamente migliorata.
«Siamo sempre in una situazione difficile.- ammette Stefano Lai (Rls Cisl - ma la fermata di 57 celle ci consente di confermare che le emissioni di gas al fluoro sono diminuite in modo rilevante. Certo non possiamo dire che abbiamo superato l’emergenza ma è chiaro che lo sforzo dell’azienda di ripristinare una situazione normale sta dando risultati incoraggianti». Nessuno per il momento parla di responsabilità dirette ma qualcuno dovrà essere riconosciuto responsabile del naufragio della corazzata Alcoa se appena il 29 luglio scorso la Rsu, la Fms-Cisl, la Fiom-Cgil, la Uilm e Cub avevano denunciato un calo di rendimento in sala elettrolisi, e che l’arretrato del cambio anodi nelle celle aveva raggiunto quota 640. «Si preferiva far cassa - insiste Stefano Lai - invece di fare le manutenzioni. La scelta aziendale era quella di produrre alluminio senza badare alla sicurezza delle celle. Ecco le conseguenze». «La situazione è migliorata e notiamo che l’azienda sta dando risposte concrete ed immediate. Certo ci sono da rimettere in marcia ben 57 celle - riconosce Andrea Cuccu (Uil Rsu) - e ciò ci induce a credere che il peggio sia passato. Del resto oltre ai tre tecnici del gruppo Alcoa, venuti dall’estero, ci sono i controlli dell’Arpas e del Noe che garantiscono un monitoraggio costante e puntuale». Qualche dubbio emerge comunque sui controllo Arpas che ha istallato ben 10 centraline, sei nello stabilimento e quindi nel punto di massima criticità, altre quattro a ridosso del perimetro esterno dello stabilimento ed un laboratorio analisi sul tetto del dipartimento dell’Arpas, a Portoscuso. Di fatto però queste centraline non sono abilitate ad accertare eventuali presenze di fluoro e di fluoruri. a spargere. Tutti tacciono. Anche il direttore del dipartimento dell’Arpas di Portoscuso, Ing, Giorgio Tore, non è disponibile, per motivi istituzionali, a svelare quanto è stato accertato dai tecnici. Un rifiuto cordiale dettato dalla necessità di informare sui fatti le autorità preposte prima di rilasciare dichiarazioni ai media. Di fatto comunque in un lungo colloquio con l’ing. Tore e il responsabile del servizio controllo, Massimo Secci, è possibile capire ed intendere che l’impegno dell’Arpas è iniziato nel mese di luglio e la punta massima della criticità è stata rilevata nei giorni scorsi. Non ci sarebbe emergenza ambientale e se dovesse esistere qualche momento di difficoltà ciò sarebbe rilevabile solo all’interno dello stabilimento. L’Arpas continua a rilevare dati per poi sintetizzare i dati in una scheda d’ordine che sarà posta, a fine settimana, alla verifica dei Noe, della provincia, dell’assessorato regionale all’ambiente e alla sanità e al ministero della salute. «Questa fabbrica - conclude Sergio Pisu (Rsu Cub) - non può fermarsi perché non potrebbe ripartire. Si sta lavorando senza interruzione per raggiungere questo obiettivo». Alcoa, intanto, ha emesso un comunicato stampa. «L’anomalia verificatasi nelle condizioni di esercizio della sala elettrolisi: precisa Alcoa, è dovuta ad un malfunzionamento delle condizioni operative delle celle ed è al centro dell’attenzione dello stabilimento. Le emissioni atipiche, in atmosfera, sono state causate da anomalie dei principali parametri del processo elettrolitico, Al fine di consentire il più rapido rientro dei problemi accertati, sono già state disattivate,a titolo precauzionale, 50 celle elettrolitiche,. Tale circostanza, unitamente agli interventi eventi effettuati, ha già dato un significativo miglioramento della situazione complessiva».


16 settembre 2009 - Adnkronos

ROMA: RDB, DOMANI EDUCATRICI ASILI NIDO COMUNE TORNANO IN CAMPIDOGLIO

Roma, 16 set. (Adnkronos) - «Si inasprisce la vertenza degli asili nido dopo due giorni di trattative sindacali le quali, oltre a non aver registrato alcun avanzamento concreto nella soluzione della vertenza, hanno ulteriormente avvelenato il clima generale a causa della scelta unilateralmente assunta dell'Amministrazione di non avvalersi del personale precario della vecchia graduatoria del 1997». Lo sottolinea in una nota Rdb del Comune di Roma. «Dopo le dichiarazioni espresse nel corso di un dibattito televisivo da autorevoli esponenti della maggioranza che hanno rappresentato i nidi come un parcheggio per i bambini, e dopo la scelta sconsiderata dell'Amministrazione che fa tabula rasa del personale precario della vecchia graduatoria del 1997, non possiamo far altro che riportare la nostra protesta in Campidoglio - dichiara Caterina Fida - È semplicemente vergognoso che questa maggioranza abbia trovato i soldi per le armi ai vigili per aumentare i compensi per la dirigenza, per attribuire incarichi ad personam a un nutritissimo ufficio stampa o per un fantomatico ufficio per la sicurezza, per pagare onerosissime penali sui prodotti della finanza derivata e non trovi invece i soldi per recuperare le unità di organico sottratte nei nidi, in virtù degli scellerati accordi sottoscritti dalla passata amministrazione». «Nel pomeriggio di domani torneremo in consiglio comunale a chiedere il rispetto della mozione dallo stesso adottata lo scorso 21 maggio dopo lo sciopero e la manifestazione cittadina indette dalla RdB», conclude Caterina Fida.


16 settembre 2009 - Omniroma

ASLI NIDO, RDB CUB: «RIPORTIAMO PROTESTA IN CAMPIDOGLIO»

(OMNIROMA) Roma, 16 set - «Si inasprisce la vertenza degli asili nido dopo due giorni di trattative sindacali le quali, oltre a non aver registrato alcun avanzamento concreto nella soluzione della vertenza, hanno ulteriormente avvelenato il clima generale a causa della scelta unilateralmente assunta dell'Amministrazione di non avvalersi del personale precario della vecchia graduatoria del 1997. Dopo le dichiarazioni di autorevoli esponenti della maggioranza, che hanno rappresentato i nidi come un parcheggio per i bambini, e dopo la scelta sconsiderata dell'Amministrazione che fa tabula rasa del personale precario della vecchia graduatoria del 1997, non possiamo far altro che riportare la nostra protesta in Campidoglio». Lo dichiara in una nota Caterina Fida della RdB del Comune di Roma. «È semplicemente vergognoso - aggiunge Fida - che questa maggioranza abbia trovato i soldi per le armi ai vigili per aumentare i compensi per la dirigenza, per attribuire incarichi ad personam a un nutritissimo ufficio stampa o per un fantomatico ufficio per la sicurezza, per pagare onerosissime penali sui prodotti della finanza derivata e non trovi invece i soldi per recuperare le unità di organico sottratte nei nidi, in virtù degli scellerati accordi sottoscritti dalla passata amministrazione. Nel pomeriggio di domani torneremo in Consiglio Comunale a chiedere il rispetto della mozione dallo stesso adottata lo scorso 21 maggio dopo lo sciopero e la manifestazione cittadina indette dalla RdB», conclude Fida.


16 settembre 2009 - Iris

ROMA: ASILI NIDO, RDB "LE EDUCATRICI TORNANO A PROTESTARE IN CAMPIDOGLIO"

(IRIS) - ROMA, 16 SET - Si inasprisce la vertenza degli asili nido dopo due giorni di trattative sindacali le quali, oltre a non aver registrato alcun avanzamento concreto nella soluzione della vertenza, hanno ulteriormente avvelenato il clima generale a causa della scelta unilateralmente assunta dell’Amministrazione di non avvalersi del personale precario della vecchia graduatoria del 1997."Dopo le dichiarazioni espresse nel corso di un dibattito televisivo da autorevoli esponenti della maggioranza, che hanno rappresentato i nidi come un parcheggio per i bambini, e dopo la scelta sconsiderata dell’Amministrazione che fa tabula rasa del personale precario della vecchia graduatoria del 1997, non possiamo far altro che riportare la nostra protesta in Campidoglio", dichiara Caterina Fida della RdB del Comune di Roma."E’ semplicemente vergognoso – aggiunge Fida - che questa maggioranza abbia trovato i soldi per le armi ai vigili per aumentare i compensi per la dirigenza, per attribuire incarichi ad personam a un nutritissimo ufficio stampa o per un fantomatico ufficio per la sicurezza, per pagare onerosissime penali sui prodotti della finanza derivata e non trovi invece i soldi per recuperare le unità di organico sottratte nei nidi, in virtù degli scellerati accordi sottoscritti dalla passata amministrazione"."Nel pomeriggio di domani, 17 settembre, torneremo in Consiglio Comunale a chiedere il rispetto della mozione dallo stesso adottata lo scorso 21 maggio dopo lo sciopero e la manifestazione cittadina indette dalla RdB", conclude Caterina Fida.


16 settembre 2009 - Dire

ASILI. RDB: TORNA PROTESTA DELLE EDUCATRICI IN CAMPIDOGLIO
"DOMANI SAREMO IN CONSIGLIO PER RISPETTO MOZIONE DEL 21 MAGGIO"

(DIRE) Roma, 16 set. - "Si inasprisce la vertenza degli asili nido dopo due giorni di trattative sindacali le quali, oltre a non aver registrato alcun avanzamento concreto nella soluzione della vertenza, hanno ulteriormente avvelenato il clima generale a causa della scelta unilateralmente assunta dell'amministrazione di non avvalersi del personale precario della vecchia graduatoria del 1997". Si legge in una nota di Rdb-Cub. "Dopo le dichiarazioni espresse nel corso di un dibattito televisivo da autorevoli esponenti della maggioranza, che hanno rappresentato i nidi come un parcheggio per i bambini, e dopo la scelta sconsiderata dell'amministrazione, che fa tabula rasa del personale precario della vecchia graduatoria del 1997- dice Caterina Fida della RdB del Comune di Roma- non possiamo far altro che riportare la nostra protesta in Campidoglio". "E' semplicemente vergognoso- aggiunge Fida- che questa maggioranza abbia trovato i soldi per le armi ai vigili per aumentare i compensi per la dirigenza, per attribuire incarichi ad personam a un nutritissimo ufficio stampa o per un fantomatico ufficio per la sicurezza, per pagare onerosissime penali sui prodotti della finanza derivata e non trovi invece i soldi per recuperare le unita' di organico sottratte nei nidi, in virtu' degli scellerati accordi sottoscritti dalla passata amministrazione". "Nel pomeriggio di domani, 17 settembre- conclude- torneremo in Consiglio Comunale a chiedere il rispetto della mozione dallo stesso adottata lo scorso 21 maggio dopo lo sciopero e la manifestazione cittadina indette dalla RdB".


16 settembre 2009 - Apcom

Venezia, venerdì sciopero lavoratori aeroporto Marco Polo
Indetto da RdB per chiedere aumenti retributivi

Roma, 16 set. (Apcom) - Venerdì 18 settembre i lavoratori dell'aeroporto Marco Polo di Venezia sciopereranno per l'intera giornata, col rispetto delle fasce di garanzia (dalle 8 alle 10 e dalle 16 alle 18). Lo sciopero è stato indetto dalla RdB Trasporti "per riportare al centro della trattativa il riallineamento della retribuzione al costo della vita; una revisione dei profili professionali; la formazione e crescita professionale; l'adeguamento dei mezzi, organici e sicurezza sul lavoro; in difesa del futuro occupazionale". In occasione dello sciopero, fa sapere il sindacato, i lavoratori del Marco Polo manifesteranno dalle 10.30 presso l`aeroporto per poi unirsi ai lavoratori della Montefibre che sono in presidio presso la Torre di Mestre: medesima è la rivendicazione dei lavoratori "che ancora una volta si vedono proporre la messa in mobilità e mettere a rischio il proprio futuro occupazionale".


16 settembre 2009 - Ansa

Aeroporti: Marco Polo, lavoratori in sciopero il 18 ottobre
Garantite le fasce orarie dalle 8 alle 10 e dalle 16 alle 18

(ANSA) - VENEZIA, 16 SET - Venerdi' 18 ottobre i lavoratori dell'aeroporto Marco Polo di Venezia sciopereranno per l'intera giornata. Le fasce di garanzia vanno dalle 8.00 alle 10.00 e dalle 16.00 alle 18.00. Lo sciopero e' stato indetto dalla RdB Trasporti per riportare al centro della trattativa il riallineamento della retribuzione al costo della vita; una revisione dei profili professionali; formazione e crescita professionale; deguamento dei mezzi, organici e sicurezza sul lavoro.

Scuola, l' Onda torna a protestare contro i tagli
Presidio venerdi' in piazza Castello

(ANSA) - TORINO, 16 SET - ''Un'azione eclatante, i cui dettagli sono ancora top-secret''. La annunciano gli studenti dell'Onda, per l'inizio della scuola. Gli studenti tornano a mobilitarsi per protestare contro i tagli. Il presidio si svolgera' venerdi' pomeriggio, alle 17, in piazza Castello, ed e' stato indetto da una decina di sigle autonome fra cui Precari autoconvocati, Onda anomala Torino, Cub e Cobas scuola, Studenti autorganizzati. ''Siamo di fronte a un attacco generalizzato al sistema della formazione nel suo complesso'', dice una nota.

LAVORO: ESAB; I PUNTI DELL'ACCORDO LAVORATORI-AZIENDA
DOMANI CUB A MINISTERO LAVORO PER SIGLA VERBALE SU CIG

(ANSA) - MILANO, 16 SET - L'intesa, siglata oggi tra la Rsa (rappresentati sindacali aziendali) e l'Esab, per l'avvio della mobilità prevede due anni di cassa integrazione a partire dal prossimo 1 ottobre e riguarda un totale di 78 lavoratori (dopo l'uscita volontaria di 7 dipendenti a fine luglio). Mentre domani al ministero del Lavoro sarà firmato dalla Confederazione unitaria di base (Cub) il verbale di avvio per la procedura della cassa integrazione. Nell'accordo si spiega che al personale in mobilità con la prospettiva del pensionamento per vecchiaia o anzianità (nel termine massimo di 3 anni dalla data di sottoscrizione dell'odierno accordo), come incentivazione all'esodo ed in occasione della cessazione del rapporto, sarà erogato un importo lordo pari alla differenza tra il 90% della retribuzione normale annua e quanto erogato annualmente dall'Inps a titolo di 'indennità di mobilità. Ai lavoratori, privi della possibilità di raggiungere un trattamento di quiescenza e per i quali non fosse utilizzato lo strumento alternativo di ri-collocazione (a fronte di dimissioni volontarie o di adesione alla collocazione in mobilità), l'Esab riconoscerà, a seguito della cessazione del rapporto di lavoro ed a titolo di incentivazione all'esodo, la somma lorda di 24.000 euro. L'Esab confida poi di raggiungere un accordo con la Schenker per consentire la normale prosecuzione del rapporto di lavoro a 2 dipendenti addetti al magazzino che verranno trasferiti presso la sede della società a Peschiera Borromeo (Mi). L'azienda di Mesero confida anche di concludere un intesa con la società di di logistica tale da consentire a 3 dipendenti addetti al magazzino la riassunzione presso la Schenker. Sul fronte della re-industrializzazione dell'area (70 mila metri quadrati vicini al nodo autostradale della Milano-Torino e della diramazione per Malpensa) e la ri-collocazione del personale l'Esab, in caso di offerte equivalenti, considererà debitamente anche l'elemento della possibile riassunzione di alcuni dei dipendenti in esubero.

LAVORO: ESAB; 15 GIORNI SUL TETTO, LE TAPPE DELLA VICENDA

(ANSA) - MILANO, 16 SET - Prima il sole poi le prime piogge preludio dell'autunno e, infine, la firma dell'accordo dei rappresentanti sindacali dell'azienda con la società. Dopo due settimane sul tetto si chiude così la vicenda dei 6 operai dell'Esab Saldatura di Mesero accampati, dal 2 settembre, in cima al sito produttivo alle porte di Milano per protestare contro la decisione della proprietà (il fondo inglese Charter International) di chiudere lo stabilimento e mettere in mobilità 85 dipendenti. - 22 giugno. Esab avvia la procedura di consultazione sindacale (ex art. 4 Legge 223/91) finalizzata alla procedura di mobilità per complessivi 85 dipendenti addetti alla produzione e al magazzino, attività che la società ha deciso di cessare. - fine luglio: uscita volontaria di 7 operai. - 3 agosto. Esab e le organizzazioni sindacali sottoscrivono, presso la Regione Lombardia, un verbale di intesa nel quale convengono di trasformare la procedura di mobilità in una procedura di Cassa integrazione speciale per cessazione di attività della durata di 24 mesi e per un massimo di 85 dipendenti. - 27 agosto. Presso il Ministero del Lavoro, si tiene la prima riunione tra Esab, le organizzazioni sindacali ed il Sindaco di Mesero nel corso della quale il Ministero, verificata la necessit… di ulteriori approfondimenti, rinvia il ad una successiva riunione da tenersi il 10 settembre 2009 sempre presso il Ministero del Lavoro. Un'intesa deve essere raggiunta entro il 15 settembre. - 2 settembre. Sei operai salgono sul tetto del sito produttivo a rischio chiusura. Un operaio del presidio davanti ai cancelli viene colto da infarto. - 3 settembre. In cima allo stabilimento anche la bandiera dell'Innse. - 4 settembre. Incontro azienda e i sindacati. I vertici italiani: «L'azienda non ha mai chiuso la porta alle trattative ed è tutt'ora disponibile». - 6 settembre. Visita del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero: «Queste ormai sono le uniche forme di lotta efficaci per obbligare governo e padronato a occuparsi dei problemi degli operai». - 7 settembre. Il municipio di Mesero viene chiuso per motivi di sicurezza in occasione di un nuovo incontro tra azienda e sindacati. Il coordinatore nazionale Cub, Walter Montagnoli: «posizioni distanti ma si tratta». Le sigle sindacali e la Rsa presentano una proposta di accordo. - 8 settembre. Spostata dal 10 al 14 settembre la riunione al ministero del Lavoro per stabilire le modalità della cassa integrazione. - 9 settembre. Controproposta azienda; Valerio Garavaglia, delegato Rsa e uno dei sei operai sul tetto: «»Noi andiamo avanti, i ragazzi non cedono«. - 10 settembre: Nono giorno di protesta, trattative in stallo. Gli operai incontrano Maurizio Martina, candidato alla segreteria regionale del Pd, l'ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati. - 14 settembre. Incontro al ministero del Lavoro. Operai: »non siamo il Grande Fratello«. - 15 settembre. Si chiude con un nulla di fatto alle due della notte l'incontro al ministero del Lavoro a Roma tra i rappresentanti della Esab e il sindacato. Nuova riunione a Mesero, per i sindacati la bozza di accordo »è insoddisfacente«. - 16 settembre. L'assemblea dei lavoratori, con 52 voti a favore e 8 contrari, dà il via all'accordo con l'azienda.


16 settembre 2009 - Liberazione

Paolo Di Vetta Asia Rdb, movimenti per il diritto all'abitare
«Il 19 saremo in piazza per una stampa libera dai palazzinari-editori»
di Daniele Nalbone

Il 19 settembre migliaia di persone saranno in piazza per difendere la libertà di informazione. Cosa faranno quel giorno i movimenti di lotta per l'abitare?
Ci saremo, incarnando tutta la contraddizione di quell'appuntamento. Lo faremo con una folta presenza dietro uno striscione che ricordi come la libertà di stampa non può prescindere dai diritti e dalle libertà di espressione e di movimento. Non abbiamo assolutamente intenzione di manifestare per permettere ai giornali di essere liberi... di parlar male di Berlusconi. Per noi, un'iniziativa del genere, che ha come capofila Repubblica e i poteri forti che ci ruotano intorno, non ha senso. Chi crede che rovesciare Berlusconi, punto e basta, risolverebbe i problemi si sbaglia di grosso. In piazza faremo vedere tutta la distanza che c'è fra il movimento e questo tipo di manifestazioni: denunceremo i vincoli padronali che limitano la libertà di stampa in Italia e lo faremo attaccando i grandi gruppi editoriali che hanno al loro interno grandi costruttori, come il caso di Rcs e dei fratelli Toti; de Il Messaggero di Caltagirone; de Il Tempo di Bonifaci. E lo faremo "a caldo", nel pieno della campagna di stampa montata ad arte contro di noi da questi quotidiani. Certo, non saremo "importanti" come Gianfranco Fini, ma anche noi, nel nostro piccolo, siamo stati vittime di un gravissimo attacco che ha, di fatto, legittimato l'intervento della forza pubblica contro le nostre occupazioni. Anche noi abbiamo querelato due quotidiani: Il Messaggero e Il Tempo dopo gli articoli, rispettivamente, di Davide Desario e di Grazia Maria Coletti.
Quindi il movimento di lotta per l'abitare sarà in piazza per contestare la manifestazione?
Assolutamente no. Saremo in piazza attivamente ma per portare le nostre istanze. Lo faremo chiedendo di salire sul palco, in primis per farci ascoltare, finalmente, da tutti quei giornalisti tanto distratti da non rendersi conto di quale fenomeno drammatico sia, oggi, a Roma, l'emergenza abitativa. Quindi chiederemo un incontro alla Federazione Nazionale Stampa Italiana per denunciare la grave campagna mediatica messa in atto nell'ultimo mese e mezzo da certa stampa di proprietà dei costruttori romani. Il Messaggero , ad inizio agosto, con una criminalizzazione esasperata degli occupanti dell'ex Regina Elena, attaccò i responsabili delle politiche sociali del III Municipio che avevano concesso la residenza alle persone che da oltre due anni vivevano nella struttura abbandonata. Risultato: sgombero con militarizzazione di un intero quartiere il primo settembre. Quindi Il Tempo prima, il Corriere della Sera domenica mattina, hanno attaccato ferocemente, con accuse infamanti, l'occupazione della ex scuola 8 Marzo. Risultato: militarizzazione, lunedì all'alba, del quartiere Magliana, tentato sgombero, cinque arresti.
In sintesi estrema, in uno slogan, quale sarà lo spirito che vi porterà a manifestare sabato prossimo?
Uno slogan che potrebbe spiegare chiaramente la nostra posizione è: "Per la libera stampa...dal suo proprietario". I giornalisti, in Italia, possono scrivere svincolati dagli interessi degli editori?
A margine del corteo di venerdì scorso, avete protestato contro la sede de "Il Messaggero": politici, da Marrazzo ad Alemanno, passando per Zingaretti, vi hanno accusato «di aver tentato di intimidire i liberi giornalisti del quotidiano». Non credete sia stata un'azione controproducente?
Abbiamo discusso a lungo, al nostro interno, se protestare o meno contro il giornale di Caltagirone. Alla fine abbiamo optato per un'azione simbolica, quasi goliardica, ma estremamente significativa: abbiamo tirato decine di rotoli di carta igienica contro la loro sede, in via del Tritone. In fondo, la carta è di tanti tipi, se ne possono fare molteplici usi. Noi abbiamo solo consigliato come utilizzare correttamente la carta prodotta dentro quella sede. Alla fine, dopo aver incontrato i vertici del quotidiano, sarà un caso ma uno dei migliori articoli di cronaca sul corteo di venerdì è stato proprio quello de Il Messaggero . Mettiamola così: visto che loro erano, e sono ancora, così restii rispetto al venire a trovarci nelle nostre occupazioni, siamo andati noi a trovar loro.


16 settembre 2009 - La Repubblica

Scuola, protesta anche l´Onda "Saliamo sui tetti con i precari"
Franceschini: i tagli, suicidio collettivo. Il professor Israel: clima preoccupante Franceschini: i tagli, suicidio collettivo. Il professor Israel: clima preoccupante Il 3 ottobre i precari dell´istruzione organizzeranno una manifestazione nazionale
di MARIO REGGIO

ROMA - L´Onda anomala torna in piazza. Ieri decine di studenti della Sapienza, assieme ad un gruppo di precari della scuola, sono saliti sui tetti dell´università per protestare contro i tagli della Gelmini alla scuola pubblica ma anche all´università.
Scende in campo anche il Pd. Il segretario Dario Franceschini dichiara: «Tagliare le risorse della scuola è un suicidio collettivo». E l´ex ministro Giuseppe Fioroni rincara la dose, replicando alla Gelmini che ha invitato i docenti che fanno politica a lasciare la scuola: «Fare critiche non è fare politica, ma occuparsi del bene delle nuove generazioni. La riforma serve solo a fare cassa, tagliare le risorse è la peggiore scelta possibile».
Parla anche il professor Giorgio Israel, docente di Matematica alla Sapienza, oggetto di una serie di minacce apparse e continuate sul sito donchisciotte.org e sul suo blog: «La commissione di cui faccio parte non ha mai preso in esame l´annoso e drammatico problema dei precari della scuola - commenta - il problema è politico ed è compito del governo affrontarlo e trovare una soluzione sia nei confronti dei precari che dei giovani che intendono seguire la strada dell´insegnamento. Noi, infatti, abbiamo elaborato un progetto sulla formazione dei futuri docenti. Sul sito mi accusano di essere il puparo che affama migliaia di famiglie di precari. Sul blog ricevo minacce da giorni. Non vorrei che si sottovalutasse questa campagna che getta benzina sul fuoco e va a caccia di capri espiatori - conclude - stabilendo parallelismi con Marco Biagi, del quale si dice che fu sbagliato ucciderlo ma che comunque se l´era cercata». Messaggi di solidarietà al professor Israel dall´intero fronte politico e dal rettore della Sapienza Luigi Frati.
Intanto, sul problema dei precari storici della scuola, l´opposizione annuncia battaglia. «Il governo con una mano annuncia di volersi preoccupare di tutti i precari, con l´altra mette in campo il più grande licenziamento di massa della storia - afferma il segretario del Pd Dario Franceschini - non si tratta di persone che lavorano da qualche mese, ma anche da 18 anni e più ed ora si trovano improvvisamente senza lavoro. Se non è un´emergenza sociale questa, non si capisce quale possa essere».
E si risveglia l´Onda anomala. Non solo per i tagli alla scuola pubblica, ma anche perché la finanziaria prevede una decurtazione di 700 milioni di euro per il 2010 anche al Fondo di funzionamento ordinario delle università, pari al dieci per cento dei soldi messi a disposizione nel 2009. Neanche Letizia Moratti aveva osato tanto.
Venti di guerra anche dai Cobas. L´annuncio: «Il 23 ottobre il popolo della scuola pubblica riempirà le strade di Roma» insieme alle altre categorie del lavoro dipendente in occasione dello sciopero generale. «I protagonisti della scuola - avverte il sindacato in una nota - diranno no ai tagli, alle controriforme Tremonti-Gelmini, all´espulsione dei precari e ai contratti di disponibilità, alla legge Aprea, alle cattedre oltre le 18 ore», e chiederanno le dimissioni del ministro dell´Istruzione Mariastella Gelmini. Intanto i precari hanno promosso per il 3 ottobre una manifestazione nazionale a cui i Cobas hanno assicurato il loro sostegno.


16 settembre 2009 - Corriere del Veneto

Mestre
Aeroporto venerdì una giornata di sciopero

VENEZIA — Sciopero all'aeroporto «Marco Polo». Il Cub Trasporti di Venezia ha proclamato per venerdì 18 settembre un'astensione dal lavoro di 24 ore dei dipendenti di Save e delle società di handling Ata, Gh e Aviapartner, che offriranno la propria solidarietà ai lavoratori della Montefibre. «L'affluenza sarà alta e vi saranno disagi», prevede Giampiero Antonini segretario Rdb-Cub di Venezia. «C’è è molta preoccupazione per i 105 licenziamenti annunciati dalla società Sav in tutta Italia e che — spiega— coinvolgeranno anche Venezia. Le persone non sono sacchi da spostare a piacimento, protestiamo — continua Antonini— perché le condizioni di lavoro nell'aeroporto peggiorano continuamente». Da ultimo un diktat sulle vacanze natalizie: «Aviapartner ha già comunicato al personale che dal 19 dicembre all'8 gennaio nessuno— denuncia Antonini— potrà andare in ferie». In una nota la società di gestione dell'aeroporto, Save, minimizza: «Potrebbero verificarsi sporadici rallentamenti nelle consuete procedure di assistenza ai passeggeri e agli aeromobili».


16 settembre 2009 - Gazzetta del Sud

Scuola-Università
Un gruppo di studenti della Sapienza ha manifestato insieme con gli insegnanti rimasti senza lavoro
La protesta dell'Onda riparte dai tetti con i precari
di Lorenzo Attianese

ROMA - La protesta dell'Onda torna a farsi sentire su Roma e stavolta riparte dai tetti, in particolare quelli dell'università La Sapienza, dove da ieri gli universitari hanno deciso di protestare assieme ai precari della scuola contro «i tagli all'istruzione». Ma l'asse trasversale della nuova protesta contro il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini si è esteso anche agli studenti delle scuole superiori, che per i prossimi giorni annunciano blitz e cortei. Ieri una ventina di persone tra studenti dei collettivi della Sapienza e insegnanti precari sono saliti sul tetto dell'entrata principale della città universitaria dell'ateneo romano protestando «contro i tagli decisi dal governo». Dal tetto i manifestanti hanno calato uno striscione verticale lungo una decina di metri con su scritto «Tagli alla scuola: una truffa per tutti» ed è stato esposto anche lo striscione «Scuola e università stessi tagli e stessa precarietà». I manifestanti, decisi a passare la notte sul tetto, hanno montato tre tende da campeggio e dall'alto hanno lanciato dei volantini con l'immagine dell'Uomo Ragno e la scritta «Contro la 133 arrampichiamoci tutti». La protesta degli universitari, oltre a richiamare la «vittoriosa battaglia degli operai dell'Innse di Milano», segue analoghe iniziative di alcuni giorni fa, come la contestazione dei precari della scuola sul tetto dell'ex-provveditorato a Roma e quella dei movimenti per il diritto alla casa sui tetti dei musei capitolini. Ma l'Onda, annunciano gli studenti, «si ingrandirà sempre di più in vista di un nuovo autunno "caldo" a ottobre». E in attesa di partecipare alla manifestazione organizzata dai precari della scuola per il 3 ottobre a Roma, l'Unione degli Studenti delle scuole superiori ha annunciato un blitz nei pressi del ministero dell'Istruzione per giovedì prossimo, in occasione dell'incontro del ministro Maria Stella Gelmini con le associazioni studentesche nelle sede di Viale Trastevere. L'Uds ha anche lanciato, per il prossimo 9 ottobre, una mobilitazione nazionale annunciando cortei studenteschi in diverse città italiane, tra cui Roma, contro i tagli alla scuola. Il 10 e l'11 sarà invece organizzata nella Capitale una grande assemblea studentesca di studenti delle scuole, universitari, dottorandi e ricercatori. Il 23 ottobre «il popolo della scuola pubblica riempirà le strade di Roma» assieme alle altre categorie del lavoro dipendente in occasione dello sciopero generale. Lo annunciano i Cobas. «I protagonisti della scuola – avverte il sindacato in una nota – diranno no ai tagli, alle controriforme Tremonti-Gelmini, all'espulsione dei precari e ai contratti di disponibilità, alla legge Aprea, alle cattedre oltre le 18 ore».


16 settembre 2009 - Leggo

Autunno di crisi, sono 10mila le aziende lombarde in difficoltà ...
di Chiara Prazzoli

Autunno di crisi, sono 10mila le aziende lombarde in difficoltà e 70mila i dipendenti che sono o presto saranno in cassa integrazione. L’anno scorso erano appena 7mila. Sono i dati elencati ieri in consiglio Regionale da Giovanni Rossoni, l’assessore del Pirellone al lavoro che ha fatto il punto su quanto sta accadendo in Lombardia dopo le ultime, clamorose proteste dei lavoratori di Innse, Esab e da lunedì di Lares e Metalli Preziosi. La situazione, insomma, è destinata solo a peggiorare. Lo garantiscono i sindacati, specie quelli di base che sono i più vicini ai lavoratori in lotta. Per il 23 ottobre è stato indetto uno sciopero generale da Cub, Cobas e Sdl con l’obiettivo di «generalizzare e unificare le lotte in scuole, fabbriche, aziende e uffici». Solo così - sono convinti i promotori - si avrà davvero la proporzione del dramma che si sta vivendo nella regione che è ancora il motore d’Italia.
Intanto, ieri sera a tarda ora era ancora in corso in Prefettura l’incontro per far ripartire al più presto la Innse. Bisogna trovare un accordo tra chi ha comprato le macchine e il Gruppo Camozzi, che deveriacquisirle per riavviare la produzione. Da tutte le parti ieri erano state espresse disponibilità. Oggi, invece, incontro al ministero del Lavoro per la Lares e la Metalli preziosi: obiettivo trovare per davvero qualche imprenditore, si parla di russi già soci, che faccia ripartire le aziende. Ci sarebbero speranze.


16 settembre 2009 - Il Manifesto

in PRESIDIO
AGENZIA REGIONALE DEL LAVORO

Milano - via Cardano 10, ore 14: continua la lotta dei lavoratori dell'Hotel Hilton contro il licenziamento di 30 dipendenti che verrebbero sostituiti con lavoratori esterni delle cooperative, l'ente alberghiero è già stato condannato dalla magistratura per attività antisindacale per aver rimpiazzato alcuni dipendenti in sciopero con dei precari lo scorso maggio. Evidentemente non è stato sufficiente. Oggi i lavoratori e la Cub sono sotto l'agenzia regionale del lavoro in via Cardano per protestare.


16 settembre 2009 - Vivimilano

Esab, firmato l'accordo: scendono dal tetto i sei operai del presidio
Migliorate le condizioni d'uscita per chi va verso la pensione, ma niente garanzie per il ricollocamento

MILANO - La protesta dei sei operai da quindici giorni sul tetto dell'Esab di Mesero, nel milanese, si chiude con una nota, apparsa sul blog dei 143 lavoratori che protestavano dal 22 giugno contro la decisione della proprietà, la Charter International, di chiudere alcuni stabilimenti e di mettere in cassa integrazione speciale 85 lavoratori dello stabilimento milanese.
LA NOTA - «Quindicesimo e ultimo giorno, ore 12.45 - recita la nota-. L'assemblea ha deciso di firmare (52 voti a favore e 8 contrari). Non è un ottimo accordo, soprattutto per quanto riguarda il ricollocamento (da quell'orecchio l'azienda non ci sente). Abbiamo migliorato le condizioni d'uscita, soprattutto per chi verrà accompagnato alla pensione (integrazione fino al 90% dello stipendio), per gli altri 2 anni di cassa integrazione ed incentivo all'esodo di 24.000 euro per chi va in mobilità volontaria. Niente garanzie per quelli che vengono ricollocati presso la sede di Peschiera Borromeo
LUCI E OMBRE - Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?. «L'accordo con l'Esab contiene luci e ombre - spiega il coordinatore nazionale Cub, Walter Montagnoli - ma è il massimo che si poteva ottenere». Montagnoli sottolinea poi che «i contenuti dell'intesa», il cui verbale per l'avvio della procedura della cassa integrazione sarà firmato domani a Roma al ministero del Lavoro, è il frutto, comunque «della lotta durissima che i lavoratori hanno intrapreso» nelle ultime settimane.


15 settembre 2009 - Radiocor

FISCO: RDB-CUB, AL VAGLIO CIRCOLARE
PER PREMIARE CHI COMBATTE EVASIONE
Al Tesoro. Incontro con la Funzione Pubblica

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 15 set - Prime aperture sulle progressioni di carriera per i dipendenti delle Agenzie fiscali. Lo riferisce il sindacato RdB-Cub in una nota. «È arrivata una prima risposta dal rappresentante della Funzione Pubblica - dice Francesco Serino dell'Esecutivo nazionale - che ha convenuto sulla necessità di un impegno da parte delle Amministrazioni perchè in tempi rapidi siano date risposte ai lavoratori del fisco sui percorsi di carriera». Sarebbe già stata «predisposta una circolare, al vaglio del ministero dell'Economia, per escludere le progressioni verticali dai recenti interventi normativi che impongono blocchi alle assunzioni». Secondo Serino è comunque «indispensabile il recupero totale delle risorse dei fondi aziendali decurtati nel 2008. Investire sulla lotta all'evasione vuol dire puntare sui lavoratori, sostenendone la crescita professionale e il diritto alla carriera».


15 settembre 2009 - Adnkronos

SANITÀ: RDB-CUB, DIETRO INFLUENZA A REGIONE LAZIO NASCONDE EMERGENZA

Roma, 15 set. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - «Dopo anni di interventi sciagurati sulla sanità romana e regionale che hanno prodotto attraverso il taglio dei posti letto, la chiusura degli ospedali e il blocco delle assunzioni la devastazione del servizio sanitario pubblico, la Giunta Marrazzo fa un improvviso dietro front e, aiutata dall'emergenza per la nuova influenza, dà avvio alla sua campagna elettorale». L'accusa arriva da Teresa Pascucci della RdB-Cub sanità, all'indomani della decisione di rinviare il riordino della rete ospedaliere in vista dell'emergenza nuova influenza. «Lo stop al piano di riordino della rete ospedaliera annunciato in questi giorni dal vice presidente della giunta laziale Esterino Montino - dichiara Pascucci in una nota - è la dimostrazione che il servizio sanitario del Lazio è ormai ridotto ai minimi termini e già da tempo non risponde più alla domanda di salute dei cittadini della regione». «È finalmente caduto il velo delle emergenze stagionali - continua la sindacalista - che, come da noi costantemente denunciato, sono di fatto strutturali e frutto di un sistema al collasso. L'arrivo dell'influenza A pertanto è solo il dito dietro cui la Regione continua a nascondere una sanità malata quotidianamente in emergenza».

ROMA: ALEMANNO INCONTRA ESPONENTI MOVIMENTI LOTTA PER LA CASA

Roma, 15 set. - (Adnkronos) - Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha incontrato oggi in Campidoglio gli esponenti dei movimenti della lotta per la casa. Presenti all'incontro il 'Coordinamento cittadino lotta per la casà, 'Blocchi precari metropolitanì, 'Comitato obiettivo casà, 'Action' e 'Asia rdb cub'. «Il comune di Roma si è impegnato al recupero di un migliaio di alloggi per gli sfollati, di cui il 23% destinato a chi sta già dentro le occupazioni», ha dichiarato Paolo Di Vetta, esponente di 'Blocchi precari metropolitanì a conclusione dell'incontro in Campidoglio con il sindaco di Roma. «Il Comune - ha continuato Di Vetta - recupererà 180 alloggi tramite acquisti da privati entro 2 mesi. Ottocento alloggi in 2 anni acquistabili a 2.200 euro al mq da privati, tramite avviso pubblico e altri recuperabili da alloggi popolari. Domani il sindaco presenterà inoltre un piano casa di 30.000 alloggi al tavolo interistituzionale che si terrà in prefettura». «Entro ora di pranzo di domani - ha affermato il sindaco Alemanno - ci sarà una comunicazione concordata con il Prefetto, che affronterà il tema dell'occupazione e dell'accoglienza in maniera specifica per quanto riguarda la questione Regina Elena». Domani in Prefettura il primo punto all'ordine del giorno sarà appunto la questione delle famiglie sfollate del Regina Elena.


15 settembre 2009 - Agi

CASA: ALEMANNO, DOMANI PROPOSTE SU OCCUPAZIONI E ACCOGLIENZA

(AGI) - Roma, 15 set. - "Entro l’ora di pranzo di domani faremo una comunicazione, concordata col prefetto, che affrontera’ il tema delle occupazioni e dell’accoglienza, in maniera specifica per quanto riguarda il Regina Elena". Lo ha dichiarato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al termine dell’incontro avuto oggi pomeriggio in Campidoglio con i rappresentanti dei movimenti per il diritto alla casa. Al tavolo sedevano le sigle di Blocchi precari metropolitani, Coordinamento cittadino lotta per la casa, Comitato obiettivo casa, Action e Asia-Rdb. "Il sindaco ha espresso l’impegno dell’amministrazione - ha riferito Paolo Di Vetta, dei Bpm - a reperire un migliaio di alloggi, il 23% dei quali destinati agli occupanti e il resto ai nuclei familiari con dieci punti in graduatoria; 180 abitazioni saranno acquistate dai privati entro due mesi, mentre altre 800 saranno disponibili in 12/13 mesi, parte derivanti da privati e parte da recupero forzoso di case popolari". Di Vetta ha confermato che "consideriamo dirimente un impegno immediato sugli occupanti del Regina Elena per porre fine al presidio permanente in piazza del Campidoglio".


15 settembre 2009 - Ansa

LAVORO: MILANO; CUB, HILTON IN PRESIDIO CONTRO LICENZIAMENTI

(ANSA) - MILANO, 15 SET - La FlaicaUniti-Cub annuncia per domani pomeriggio un presidio dei lavoratori dell' hotel Hilton davanti l'Agenzia regionale del lavoro di Milano. Il motivo della protesta - fanno sapere dal sindacato - è il licenziamento annunciato di 30 lavoratori. La procedura di licenziamento - aggiungono - è stata avviata dall'ente alberghiero il 22 maggio scorso, lo stesso giorno in cui i lavoratori hanno iniziato la protesta. «Se l'Hilton giustifica il provvedimento con l'abbattimento dei costi - fanno sapere i lavoratori della FlaicaUniti-Cub - il vero obiettivo è la sostituzione di questi lavoratori con precari provenienti da cooperative esterne, privi della stessa stabilità lavorativa oltre che dei medesimi trattamenti contributivi e pensionistici».

LAVORO: ESAB; DOMANI ASSEMBLEA OPERAI, DISTANZA CON AZIENDA

(ANSA) - MILANO, 15 SET - Resta in salita la trattativa tra i sindacati e la direzione italiana dell'Esab saldature di Mesero (Milano). Dopo l'ennesimo incontro nel pomeriggio le parti rimangono ferme sulle proprie posizioni. Ora l'attenzione è tutta rivolta all'assemblea dei lavoratori convocata per domani alle 10 per esaminare la bozza di accordo presentata dall'Esab. L'incontro si terrà nello stabilimento dove, da due settimane, sei operai sono accampati sul tetto per protestare contro la decisione della proprietà (il fondo inglese Charter International) di chiudere il sito produttivo e di mettere in mobilità 85 dipendenti su 143. La bozza «è insoddisfacente» spiega il coordinatore nazionale Cub, Walter Montagnoli che sottolinea come nel documento la re-industrializzazione dell'area sia «totalmente mancante». Anche il capitolo incentivi non piace ai sindacati. L'offerta dell'azienda è di 24 mila euro da erogare ad ogni singolo operaio a integrazione della cassa integrazione. «Al momento - aggiunge Montagnoli - le strade sono due: accontentarsi di quel poco che si è ottenuto o continuare nella lotta, il che vuol dire anche mesi, finchè si trova un compratore, ma la parola spetta agli operai e domani vedremo». Per giovedì è poi in programma un nuovo round a Roma al ministero del Lavoro per la firma di un eventuale accordo o il definitivo stop alle trattative.

LAVORO: ESAB, OGGI ULTIMO TENTATIVO DI ACCORDO CON AZIENDA

(ANSA) - MILANO, 15 SET - Si è chiuso con un nulla di fatto alle due di questa notte l'incontro al ministero del Lavoro tra i rappresentanti della Esab, l'azienda di Mesero (Milano) che ha messo in mobilità 85 lavoratori a giugno, 6 dei quali stanno protestando sul tetto della fabbrica da 14 giorni, e il sindacato. Lo riferisce Walter Montagnoli, coordinatore nazionale della Cub, che preannuncia comunque un ultimo tentativo di ricomposizione tra le parti nel pomeriggio di oggi a Mesero. «Abbiamo interrotto la trattativa - spiega Montagnoli - perchè permangono le divergenze sulla reindustrializzazione dell'area». In pratica l'azienda «non intende fare concessioni su questo fronte», mentre, sul piano economico «qualche piccolo passo avanti è stato fatto». La tabella di marcia prevede un ulteriore incontro nel pomeriggio e la presentazione dell'eventuale proposta di accordo ai lavoratori domani. In caso di mancato accordo - spiega il sindacalista - potranno scattare i licenziamenti dei lavoratori che, a tutt'oggi, sono ancora dipendenti della società.

LAVORO: ESAB, INCONTRO A MINISTERO PROSEGUE A OLTRANZA

(ANSA) - MILANO, 15 SET - È ancora in corso, dalle 15 di ieri, la trattativa presso il ministero del lavoro, tra la Esab Saldature di Mesero (Milano), i rappresentanti delle istituzioni e i sindacati. È quanto si apprende da Walter Montagnoli, coordinatore nazionale Cub, secondo il quale «l'azienda non lascia spazio sulla reindustrializzazione, indicata dal sindacato come obiettivo fondamentale per chiudere un accordo. »La trattativa prosegue molto lentamente - spiega Walter Montagnoli - perchè i tecnici del ministero fanno la spola tra noi e la controparte con cui non trattiamo più direttamente«. La delegazione sindacale prevede comunque di entrare nella mattinata a Milano per poter incontrare i lavoratori nel pomeriggio »qualsiasi proposta riceveremo - ha concluso il sindacalista - ne parleremo subito con i lavoratori. Su questo siamo molto ostinati«. Da 14 giorni ormai prosegue la protesta dei sei operai della fabbrica, che il fondo inglese Charter International intende trasferire nell'Europa dell'Est. L'azienda produce elettrodi e accessori per il taglio dei metalli, occupa 143 lavoratori di cui 85 in mobilità da giugno. I sindacati chiedono garanzie di ricollocazione, ammortizzatori sociali e la reindustrializzazione dell'area. Dopo diversi incontri tra azienda e sindacati, conclusi con un nulla di fatto per il veto posto dalla proprietà inglese, le parti sono state convocate al ministero del lavoro.


15 settembre 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 31 - Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* E' l'istituto italiano di studi germanici il più piccolo ente di ricerca italiano
* La Gelmini riordina in gran segreto
* Enea, salta Paganetto, Lelli è il commissario
* La Cassazione "definisce" il mobbing
* L'Ipsos di Pagnoncelli sta per sbarcare all'Istat
* Fondazione Ebri in crisi il Cnr corre in soccorso
* Clamorosa contrazione delle pensioni d'anzianità
* L'Italia è una fabbrica di premi letterari
* Come si atteggia Usi/RdB con Cisl e Uil?


15 settembre 2009 - La Repubblica

In piazza
In classe con le proteste, sit-in contro i "tagli-truffa"
Primo giorno per elementari e medie. Blitz al Virgilio La scuola Alle 8 i precari sono con i volantini davanti alle scuole Quello striscione sul Lungotevere
di TEA MAISTO

Roma - Blitz in aula magna, volantinaggi, clown, trampolieri, sit-in e assedio a suon di musica davanti al ministero. Cronaca di un primo giorno di scuola contrassegnato dalla proteste. In piazza Cobas, Gilda, Rdb-Cub, studenti e il Coordinamento precari scuola Roma che in diversi punti della città hanno ribadito il loro "no" ai tagli alla scuola pubblica. Sono le 8 quando i precari arrivano davanti alle scuole per distribuire volantini ai genitori e spiegare i motivi della loro manifestazione. E´ così alla Falcone Borsellino (piazza Bologna) e alla Principe di Piemonte (San Paolo). Al Virgilio la protesta vede la partecipazione anche di qualche studente: uno striscione, lungo 15 metri, con la scritta "Tagli alla scuola una truffa per tutti" viene esposto sulla facciata che dà su Lungotevere proprio grazie all´aiuto degli alunni. Alcuni precari poi entrano nel liceo classico confondendosi tra i genitori diretti in aula magna e riescono a intervenire durante la tradizionale presentazione dell´istituto fatta dalla dirigenza ai genitori delle matricole: «Ribellatevi! - attacca un docente - stanno distruggendo la scuola». Poche ore dopo la protesta arriva al ministero dell´Istruzione con "l´assedio sonoro": studenti e rappresentanti Cobas con musica techno per il rave party di protesta anche per i precari che da una settimana sono sotto viale Trastevere. Alle 12 all´elementare Maffi arrivano giocolieri, trampolieri per l´"assalto giocoso" contro "la politica di Tremonti e Gelmini". «Hanno tolto le ore di compresenze» spiega una maestra «ma erano fondamentali per la didattica». «Chiediamo il ritiro dei tagli» spiega Domenico Montuori, Cobas «e l´immissione in ruolo dei precari sui posti vacanti». Palloncini e giochi per i piccoli e volantini per gli adulti anche alla Principe di Piemonte e alla media De Andrè. In piazza San Marco manifestazione anche della Gilda. "Gelmini vattene" è uno dei tanti striscioni nel sit in dei Cobas organizzato ieri davanti al ministero dell´Istruzione con un centinaio di precari. E la protesta non si ferma neanche oggi, all´apertura ufficiale delle superiori. «Resteremo in presidio fino alla manifestazione del 3 ottobre - spiega un docente - Domani (oggi ndr) saremo davanti all´istituto Galilei e poi ogni lunedì faremo un´assemblea davanti all´Ufficio scolastico regionale". E per il 9 ottobre l´Unione degli studenti lancia la mobilitazione "Diamogli una lezione!".

Manifestazioni e scioperi è l´autunno caldo del lavoro
Vertice tra i sindacati per scendere in piazza compatti Insieme per la Fondazione welfare: tra gli obiettivi progetti per il microcredito, cura e assistenza degli anziani Petteni, Cisl: la chiave è il confronto con le istituzioni, non la contrapposizione I Comitati di base: stop il 23 ottobre
di STEFANO ROSSI

Milano - Si fa sempre più frastagliato e complesso il quadro sindacale in Lombardia, tra lavoratori che salgono sui tetti (ultimi, ieri, quelli della Metalli Preziosi) e ripercussioni di vicende nazionali come l´abbandono da parte della Cgil delle trattative per il contratto dei metalmeccanici. Il risultato è che le diverse sigle marciano in ordine sparso. Nei giorni scorsi il segretario milanese della Cgil, Onorio Rosati, ha lanciato una iniziativa a Milano per ottobre (sarà un sabato, il 24 o il 31), auspicando che sia unitaria. I tre segretari cittadini ne discuteranno lunedì prossimo ma l´accoglienza è fredda. La Cisl ha già programmato per il giorno seguente una manifestazione a Milano su lavoro e le politiche sociali: «Abbiamo gestito la crisi con senso di responsabilità, senza esasperare il conflitto - dice il segretario regionale Gigi Petteni - La chiave è il confronto fra sindacati, imprese e istituzioni, non la contrapposizione». La Uil non ha previsto ancora nulla ma, ragiona il segretario Walter Galbusera, «di fronte a una rottura nazionale ci devono essere forti elementi di convergenza».
E sono proprio questi a mancare. Il 9 ottobre la Fiom sciopera per il contratto dei metalmeccanici, una protesta interregionale. Se la Lombardia sarà aggregata al Veneto, si farà a Milano. Se sarà accoppiata al Piemonte, è più probabile Torino. Si decide oggi o domani. In ogni caso, la divisione entra nel cuore delle realtà locali. Come la Lombardia, dove i confederali hanno mantenuto una coesione che ha consentito accordi quali quello con la Regione sulla cassa in deroga. Gli ammortizzatori sociali sono stati estesi a 53mila lavoratori, perciò Cisl e Uil non hanno gradito il recente attacco di Rosati al Pirellone sul welfare.
«Fino a oggi nella Cgil abbiamo trovato un interlocutore serio che ha distinto ambito locale e nazionale - dice Petteni - vorremmo tenere assieme tutto quello che si può». Mentre Rosati, sulla Regione, chiarisce: «L´accordo sulla cassa in deroga certamente va bene, si tratta però di capire se le istituzioni siano capaci di politiche utili a uscire dalla crisi. Altrimenti, quando si esaurisce la cassa integrazione, l´imprenditore non ha altra scelta che licenziare».
Contemporaneamente, c´è il movimentismo fai-da-te dei lavoratori che perdono il posto. Il sindacato di base lo segue da vicino e aggiunge la sua data al calendario dell´autunno caldo: il 23 ottobre ci sarà uno sciopero generale indetto da Cub, Cobas e Sdl. Obiettivo «generalizzare e unificare le lotte in scuole, fabbriche, aziende e uffici».
In questo clima è stata costituita ieri, dopo una lunghissima gestazione, la Fondazione per il welfare, promossa da Cgil, Cisl e Uil. Molti i compiti statutari. La Cgil spinge per i progetti di microcredito riservati a lavoratori con contratti a tempo sia indeterminato che determinato, ovunque siano residenti (purché lavorino a Milano), mentre la Uil pensa alla promozione di mutue assicuratrici per la cura e l´assistenza di anziani non autosufficienti. La gestione non si annuncia semplice. La presidenza spetta al sindaco di Milano (o a un suo delegato). Comune e Camera di Commercio stanziano 2 milioni, i sindacati 1,6 a testa, la Provincia 500.000 euro ma ci mette la sede, alcuni locali in via Pecchio, zona Buenos Aires.

Scuola, partenza tra le polemiche
Bresso apre sul fronte dei precari "I soldi non ci sono ma troveremo una soluzione" La Regione non accetta il diktat di Roma. Sindacati critici: "Trionfano caos e fai da te"
di STEFANO PAROLA

Torino - «Faremo il possibile per garantire il personale scolastico che è rimasto senza lavoro, ma non siamo assolutamente d´accordo con il metodo del Governo». Mentre si consuma il rito del primo giorno di scuola e oltre mezzo milione di studenti piemontesi prende posto tra i banchi, la presidente della Regione, Mercedes Bresso, apre uno spiraglio sulla possibilità che la Regione contribuisca alla norma "salva precari" varata la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri. E spiega: «La situazione è difficile a causa della cancellazione di molti precari e stiamo cercando di reperire delle risorse, anche se ormai abbiamo raschiato i fondi di tutti i barili possibili».
Alla presidente restano comunque molte perplessità sul provvedimento dell´esecutivo, che prevede di offrire ai docenti precari che hanno perso la cattedra otto mesi di sussidio che copre il 60 per cento della retribuzione, lasciando la possibilità di integrare alle Regioni: «Noi vogliamo tutelare le persone – afferma Bresso – ma non ci piace il metodo perché, come sempre, anziché fare un vero federalismo, il Governo non ci dà le competenze ma ci scarica solo le spese. In ogni caso, prima di spendere voglio essere sicura che sia un esborso straordinario e che non diventi per sempre una voce di bilancio». E poi, fa notare la leader del Piemonte, «è assurdo erogare denaro senza organizzare servizi, perché con poco di più tutto potrebbe funzionare come prima».
Per capire il da farsi la Regione ha avviato un dialogo con i sindacati, che intanto continuano le attività di protesta. Ieri, la Flc-Cgil ha tenuto un presidio, a cui hanno aderito anche Cub e Cobas, sotto la sede del Miur di via Pietro Micca. E il segretario regionale Rodolfo Aschiero commenta: «Dagli istituti ci arrivano segnalazioni di grandi difficoltà, di un inizio dell´anno all´insegna del fai da te e del caos». Preoccupato anche il numero uno della Cisl scuola, Enzo Pappalettera: «La scuola inizia all´insegna della grande confusione, per quanto riguarda la gestione del personale, pasticci nelle graduatorie e precari da sistemare. Ai tanti problemi dell´anno scorso si aggiunge il fatto che l´organizzazione del lavoro è stata clamorosamente modificata. E non è detto che tutto il personale e le famiglie abbiano chiari questi cambiamenti». Diego Meli, leader della Uil scuola Piemonte, incalza la Regione: «Ci sono centinaia di persone che hanno avuto il posto fino all´anno scorso e che ora l´hanno perso e non ce la fanno più. Per questo auspico vivamente che l´amministrazione regionale metta a disposizione dei soldi per tutti i disgraziati che il 14 settembre si ritrovano senza un euro in tasca».


15 settembre 2009 - La Città di Salerno

Precari in corteo sotto la pioggia
Scuola al via. Magliette, slogan e striscioni per protestare contro la Gelmini. Hanno partecipato anche delegazioni di studenti Alternativa comunista e gli operai dell’Alcatel
di Fiorella Loffredo

Salerno - La pioggia non ha fermato la lotta dei precari della scuola salernitana che ieri hanno sfilato numerosi per le vie del centro cittadino. Armati di k-way e ombrelli, in trecento hanno sfidato il maltempo e sono scesi in strada a manifestare contro la Gelmini e la sua riforma, chiedendo a gran voce la revoca immediata dei tagli effettuati nel mondo della scuola. Ad aprire il lungo corteo organizzato dal Comitato precari, dai Cobas e dal Patto di Base Salerno, l’emblema della lotta di chi ha visto il proprio posto di lavoro sparire nel nulla: la signora Graziella Ventrone, collaboratrice scolastica da giorni incatenata al portone dell’Ufficio scolastico provinciale che, per l’occasione, si è lasciata slegare e con il figlio Emilio, ha preso parte alla manifestazione.
Le note di Rino Gaetano e di De Andrè hanno accompagnato la marcia dei precari, che ha visto l’attiva partecipazione di Alternativa comunista, della Rete degli studenti e di una delegazione degli operai dell’Alcatel di Battipaglia, i quali reggevano un grande striscione su cui campeggiava la scritta "Dignitá non precarietá". Ed è proprio in nome della loro dignitá che i docenti e gli impiegati amministrativi e tecnici della scuola salernitana, si sono uniti per dire il loro categorico "no" ai contratti di disponibilitá. «Vogliamo un lavoro vero non elemosina». Molti degli insegnanti, di ruolo e non, che ieri hanno preso parte al corteo hanno deciso di farlo portando con sé i propri figli. "Da quando anno fatto i tagli alla squola sto andando più meglio", questa la provocatoria e volutamente sgrammaticata scritta che si leggeva sulle magliette indossate dai più piccoli manifestanti presenti. "Mariastella Gelmini, la rovina dei bambini", questo uno dei tanti slogan urlati a squarcia gola dai 300 precari che sui loro striscioni non hanno certo riservato parole gentili nemmeno al ministro Carfagna, ampiamente contestato due giorni fa a Scafati. Il lungo serpentone partito da piazza Ferrovia, che ha attirato l’attenzione di passanti e curiosi che affollavano, nonostante la pioggia, le vie dello shopping del centro cittá, è giunto fino a piazza Portanova dove i suoi componenti hanno dato vita ad un’assemblea pubblica per cercare di sensibilizzare il più possibile i presenti sul dramma che si sta consumando nel mondo della scuola. Dopo il lungo pomeriggio di ieri i precari non intendono fermarsi. Continua fino a venerdì, il presidio permanente che ormai da giorni stanzia davanti all’Usp di via Monticelli. La loro speranza è che le mobilitazioni in atto possano dare vita a un movimento unitario.


15 settembre 2009 - Il Gazzettino

SINDACATO
Cobas, il 23 ottobre sciopero generale

Cub, Cobas e Sdl hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore di tutti i lavoratori pubblici e privati per il 23 ottobre. Le organizzazioni sindacali di base ritengono "indispensabile una forte risposta alla valanga di licenziamenti in corso, ai massicci tagli alla scuola pubblica, con l’espulsione in massa dei precari, alla chiusura di aziende, all’ipotesi di gabbie salariali e all’attacco al Contratto nazionale; al tentativo in corso di rendere i lavoratori subordinati ai destini delle aziende; alla xenofobia e al razzismo" che - sempre secondo i sindacati di base - contraddistiguerebbe l’azione del Governo.

Manca personale, stato d’agitazione al Mariutto
Atto d’accusa del sindacato autonomo Rdb-Cub che chiama in causa la direzione della casa di riposo

Mirano - Il personale della casa di riposo "Luigi Mariutto" di Mirano è in stato di agitazione sindacale. Ad annunciarlo è il responsabile delle Rappresentanze di Base, Federico Martelletto, che proprio ieri ha inviato una lettera informativa al Prefetto. L’informativa è stata accompagnata anche da una richiesta, perché il Prefetto convochi ad un tavolo le parti e dia inizio a un confronto, teso a raffreddare la situazione in essere. «La situazione - ha spiegato Martelletto - era diventata davvero troppo pesante per poter essere ignorata. E tutte le strade percorse fino ad ora, non hanno portato alcun beneficio». Da questo l’esigenza di proclamare lo stato d’agitazione dei lavoratori. Non solo, Martelletto annuncia anche la possibilità d’indire una giornata di sciopero. «Le assenze improvvise degli Operatori socio sanitari nei reparti - sottolinea - non vengono frequentemente sostituite. Vi sono diversi di loro, che accumulano molti straordinari».
Ciò per Martelletto dimostra una carenza generale nelle risorse umane a disposizione della casa di riposo. «Vi è una problematica inerente la funzione di sorveglianza particolarmente delicata - rilancia - In alcuni padiglioni il personale nel turno di notte, anche per diverse ore, si deve spostare da un reparto all’altro, per svolgere il "giro" letti, lasciando completamente sguarnito il Reparto di appartenenza e vi sono anche alcuni reparti caratterizzati da problematiche strutturali, che rendono difficili il controllo dei pazienti». Sottolineando: «Vi sono problematiche di turnistica irrisolte da molti mesi che comportano pochi riposi compensativi e modifiche dell’orario di lavoro non condivise. Non solo, ci viene riferita inoltre una carenza infermieristica nei reparti; gli operatori socio sanitari da molti anni non beneficiano di incrementi economici (passaggi di fascia orizzontali) a differenza di molte altre Ipab e le quote economiche destinate alla produttività vengono utilizzate per altri scopi (pagamento degli straordinari in carenza di personale); il personale part-time, a tutt’oggi non ha potuto ancora concordare le modifiche dell’orario di lavoro come prevedono le normative vigenti; ci è stato segnalato di un utilizzo degli ordini di servizio non conforme le normative (non vengono utilizzati solo nelle emergenze e vengono compilati da personale non autorizzato); vi sono problematiche individuali di personale con problemi di salute anche importanti, che lavora in Reparti caratterizzati da carichi di lavoro elevati».
Ribadendo, come la direzione della Casa di riposo non sia disponibile alla trattatia: «Con la presente va denunciato l’atteggiamento di non disponibilità alla trattativa che la direzione Ipab continua a tenere. Ricordiamo al prefetto che gli impegni assunti dal direttore Ipab nell’incontro in Prefettura del mese di aprile 2009 non sono stati rispettati. Per questo motivo intendiamo far proprie le rimostranze dei dipendenti e proprio per questo vorremmo indire una giornata di sciopero nelle modalità e nei tempi previsti dalle norme vigenti». Concludendo: «Considerate le norme vigenti in materia la presente dichiarazione comporta la convocazione delle parti, sindacali e aziendale entro 5 giorni dalla presente precisando che le norme in materia prevedono che durante il tentativo di conciliazione e raffreddamento le parti non intraprendono atti unilaterali».(G.D.C.)


15 settembre 2009 - Brindisium.net

Rdb-Cub: internalizzare i servizi dell'Asl

Dopo l’Asl di Foggia, anche all’Asl di Taranto si reinternalizzano i servizi ausiliari (circa 1000 dipendenti).
Fermo restando la necessita' di discutere in maniera costruttiva tutti gli importanti risvolti di questo processo di internalizzazione, non bisogna tuttavia dimenticare che questa vertenza e’ stata condotta dalle Rdb-Cub e dal sindacalismo di base gia' da diversi anni, con l’obiettivo dichiarato di porre fine al diffuso fenomeno del precariato ed allo sperpero di denaro pubblico finito nelle tasche di faccendieri e speculatori senza scrupoli. Basta leggere le cronache giudiziarie di questi giorni, sia a livello regionale sia a livello locale, per avere conferma che la pratica degli appalti esterni nella sanita' hanno costituito zone d'ombra sul piano amministrativo e generato vere e proprie politiche del malaffare.
Ma non solo, spesso hanno rappresentato disagio organizzativo, provvisorieta' dei rapporti di lavoro, negazione di diritti, logiche imprenditoriali lontane dai bisogni degli utenti, mancata formazione del personale, ecc. ecc.
Queste sono le motivazioni che ci hanno spinto a chiedere una gestione diretta di questi servizi da parte della Asl, alla stregua di cio' che e' gia' avvenuto da circa un anno presso l'Asl di foggia con la cosituzione della societa’ "Sanità Service" e che si auspica avvenga presso tutte le asl della regione.
Per fare questo e’ necessario mobilitarsi e far sentire la propria voce.
Anche in provincia di Brindisi siamo pronti a seguire questa difficile battaglia.
COMUNICATO STAMPA RDB - CUB - COORDINAMENTO PROVINCIALE BRINDISI


15 settembre 2009 - Il Tirreno

AL CIRCOLO AGORÀ
Incontro sulle badanti

PISA - Giovedì alle 17.30 al circolo Agorà, in via Bovio 48, si terrà un incontro informativo sul tema "Sanatoria per colf e badanti, pacchetto sicurezza. Verso la manifestazione antirazzista del 17 ottobre". Interverrà Aboubakar Soumahoro, responsabile nazionale RdB-Cub immigrati; coordinatore Cinzia Della Porta, responsabile sportello immigrati RdB-Cub Pisa. Lo sportello immigrati RdB/Cub-Pisa organizza autobus per la manifestazione in programma il 17 ottobre. Per avere maggiori informazioni è possibile telefonare al 3384014989.


15 settembre 2009 - Terra

MOLTE STRADE PORTANO A FINI
MIGRANTI L’Alto commissariato Onu per i diritti umani denuncia la politica dei respingimenti. «Persone abbandonate a stenti e pericoli». Intanto associazioni di volontariato e sindacati sono pronti a scendere in piazza contro le leggi vergogna.

La denuncia dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay sulla politica dei respingimenti attuata dal governo Berlusconi rappresenta un giudizio che pesa e peserà sulla percezione internazionale del nostro Paese. Pillay parla di «immigrati abbandonati e respinti senza verificare in modo adeguato se stanno fuggendo da persecuzioni in violazione del diritto internazionale ». Con riferimento al caso del gommone di eritrei rimasto senza soccorsi tra Libia, Malta e Italia, l’Alto Commissario specifica che «in molti casi le autorità respingono questi migranti e li lasciano affrontare stenti e pericoli, se non la morte, come se stessero respingendo barche cariche di rifiuti pericolosi».
Un giudizio netto che non lascia spazio a dubbi. Probabilmente anche perché era a conoscenza di questa bordata dell’Onu, il Presidente della Camera Fini ha deciso di inasprire la polemica con Berlusconi e la Lega in relazione alla politiche sui migranti. Di sicuro nelle parole che Fini ha pronunciato negli ultimi giorni c’è la consapevolezza che la questione migranti, oltre ad essere un problema eticoumanitario, è anche e soprattutto una questione politica ed istituzionale. La questione immigrazione è sempre più, infatti, un tema su cui non solo si ridisegnano tattiche e strategie all’interno del sistema politico italiano, ma su cui si misurerà, nelle prossime settimane, il giudizio internazionale.
La stessa polemica che gran parte della stampa internazionale indirizza a Berlusconi sugli effetti pubblici della sua vita privata nel lungo periodo può diventare ben poca cosa rispetto a una condanna permanente delle istituzioni internazionali, a cominciare dell’Onu su come l’Italia attua la politica dei respingimenti. Certo, il presidente della Camera dimentica, in questa sua nuova versione moderata, che l’origine di una politica illiberale e anti umanitaria dei migranti sta nella legge Bossi-Fini e che ha aperto la strada a un’idea puramente mercantile dell’immigrazione e a quella vera e propria vergogna giuridica che erano prima i Cpt e ora i Cie.
L’asse FiniCasini-Rutelli che si è palesato nell’ultimo fine settimana se vuole essere credibile deve avere la capacità di disarticolare proprio questa legislazione e di intraprendere anche a livello parlamentare un’iniziativa coerente capace di corrispondere al giudizio negativo dell’alto Commissario Onu per i diritti umani. In tutto questo sorprende ancora una volta l’assenza del Pd e dell’opposizione parlamentare.
Proprio dalle colonne di Terra, in una delle tre domande rivolte ai candidati alla segretria del Pd, si chiedeva una parola chiara non solo sul pacchetto sicurezza e le ronde ma soprattutto sulla legge Bossi-Fini e i Cie. Intanto si muovono le associazioni di solidarietà agli immigrati, la Chiesa, le associazioni del volontariato religioso e laico e alcune organizzazioni sindacali, Cgil e Rdb: all’ordine del giorno c’è la proposta per metà ottobre di una grande manifestazione nazionale contro la vergogna dei respingimenti. Noi ci saremo.


15 settembre 2009 - Il Mattino

Santa Maria Capua Vetere. Lo stato di agitazione permanente...
di MARIA CRISTINA MONACO

Santa Maria Capua Vetere - Lo stato di agitazione permanente. È quanto hanno proclamato ieri mattina le 107 impiegate del settore pulizia che hanno così aperto una vera e propria battaglia contrattuale. La loro protesta proseguirà fino a quando - fanno sapere le dirette interessate - non riceveranno garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali attualmente esistenti. Assistite dalla Flaica Cub (Federazione Lavoratori Agro - Industria Commercio Uniti) le dipendenti, che prestano servizio presso l'ex Team Italia (oggi Ro.Ma), hanno indetto per le giornate di ieri e oggi un'assemblea di due ore sul posto di lavoro. Mercoledì, invece, sfileranno in corteo per le strade della città per sensibilizzare le istituzioni sulla loro situazione. Da piazza Bovio percorreranno le principali arterie cittadine fino a raggiungere Palazzo Lucarelli dove chiederanno di essere ricevute dal sindaco per esporre le loro perplessità e chiedere garanzie sul futuro. La vicenda è complessa e riguarda il destino lavorativo di un gran numero di donne per lo più sammaritane. Le lavoratrici hanno deciso di combattere una battaglia contrattuale in vista della scadenza dell'appalto indetto dal Comune e aggiudicato dall'ex Team Italia per garantire il servizio di pulizia nelle strutture pubbliche presenti sul territorio. Il tribunale - nelle due sezioni civile e penale -, il cimitero, la villa comunale (di recente a loro è stato affidata anche l'apertura e la sorveglianza per quattro ore al giorno dei servizi igienici presenti nell'area a verde pubblico), il carcere, l'aula bunker nonché gli uffici amministrativi comunali: insomma dalle 107 lavoratrici - da oggi in vertenza - dipende la pulizia di un numero notevole di strutture. L'appalto vinto dall'ex Team Italia scade nel mese di gennaio, dopodichè il Comune dovrà indire un nuovo bando e preparare un nuovo capitolato. In base alle previsioni del contratto nazionale le dipendenti hanno diritto al «passaggio di appalto». Ma è forte il timore che la previsione di un cambiamento nelle voci di spesa possa mutare in peggio le posizioni lavorative delle operaie. I rappresentanti sindacali, infatti, non hanno ricevuto allo stato alcuna garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali. A questo si aggiungono anche preoccupanti indiscrezioni che stanno circolando nell'ultimo periodo che vedrebbero una diminuzione - nel prossimo capitolato d'appalto - della somma destinata dal Comune al settore pulizia. Diminuzione che potrebbe avere ricadute negative sul destino delle stesse lavoratrici. Si tratta solo di indiscrezioni ma che, unitamente all'incertezza sulla situazione futura, hanno portato alla proclamazione dello stato di agitazione. Le 107 lavoratrici chiedono l'immediata corresponsione della mensilità di agosto (qualche giorno fa con un fax sono state avvertite del ritardo del pagamento motivato da problemi tecnico-bancari), l'istituzione di un tavolo di conciliazione istituzionale tra i rappresentanti sindacali e gli esponenti dell'amministrazione comunale e la regolarizzazione delle dipendenti che al momento prestano servizio solo per 14 ore a settimana.


15 settembre 2009 - Interno 18

Nessuna garanzia contrattuale, 107 addette alle pulizie minacciano sciopero
Le lavoratrici prestano servizio presso il tribunale, la villa comunale, il cimitero e tutti gli uffici amministrativi del Comune

Santa Maria Capua Vetere - Pronte persino a scioperare se non otterranno garanzie contrattuali. Sono le 107 lavoratrici che si occupano della pulizia del tribunale, della villa comunale, del cimitero e degli uffici amministrativi del Comune. Insomma la pulizia di gran parte delle strutture pubbliche presenti sul territorio è di loro competenza. L'ALLARME - L'appalto vinto dall'ex Team Italia (presso la quale lavorano le operaie) e indetto dal Comune scadrà nel mese di gennaio, ma secondo quanto prevede il contratto nazionale le dipendenti hanno diritto al 'passaggio di appalto' cioè devono essere impiegate anche dalla ditta che vincerà la prossima gara. Circostanza, questa, che non è stata però garantita ancora dal Comune. Come se non bastasse indiscrezioni degli ultimi tempi parlano di tagli che l'amministrazione intende fare per il settore pulizie. Tutto questo ha allarmato non poco le operaie che, assistite dalla Flaica Cub sono entrate in stato di agitazione permanente. Domani, invece, sfileranno in corteo per le strade della città. Partiranno alle 9 da piazza Bovio fino a Palazzo Lucarelli.


15 settembre 2009 - Il Resto del Carlino

L'Ausl piazza distributori
di BENEDETTA SALSI

Reggio E. - SI COMINCIA. Pronti gli zaini e gli astucci pieni di penne nuove. Ci si sveglia presto e si infila la mise' pensata da tempo. Il primo giorno di scuola è così, per tutti. Un mix di emozioni e di paura. Ma le polemiche sulla pulizia delle aule scolastiche e dei bagni, a livello nazionale, sono numerose: in molti istituti mancano sapone, asciugamani e carta igienica. «Ma a Reggio sarà possibile seguire la corretta prevenzione - spiega Vincenzo Aiello, dirigente ufficio scolastico provinciale . Poi ci affidiamo all'intelligenza dei dirigenti. Ma non sarà adottata nessuna misura straordinaria, in linea con le direttive del ministero. Se qualche episodio di incuria è accaduto, si tratta di eventi sporadici». TUTTI BELLI agghindati si sale dunque sull'autobus per tornare a casa. E si cerca un posto a sedere, tra uno spintone e l'altro. Ed ecco che cominciano i guai. Soprattutto se si parla di contagio da stretto contatto, dell'influenza più temuta di questi tempi. «A Reggio non si fa niente, i veicoli che girano non sono disinfestati' commenta sconsolato Mauro Berni, sindacalista Cub e autista di autobus . E c'è una bella differenza tra la disinfestazione di un mezzo pubblico e la semplice igienizzazione. Si pensa poi che ci sia una profilassi naturale dovuta ai vari vaccini a cui erano state sottoposte le scorse generazioni e gli anticorpi che passano nel latte delle madri. Ma ciò che preoccupa, più dell'influenza, sono le malattie tropicali e subsahariane. Per quelle nessuno è vaccinato, nemmeno gli autisti». MICHELE VERNACI, direttore di Act è però ottimista: «Il problema di questa famigerata pandemia' lo stiamo affrontando. Tutti gli anni i conducenti possono usufruire delle vaccinazioni gratuite e da quando esiste questa pratica le assenze per malattia sono diminuite. Poi la categoria degli autisti rientra tra quelle indicate dal ministero della salute per le vaccinazioni obbligatorie». QUEL CHE PIÙ preoccupa è la sporcizia e la possibile diffusione dell'influenza A proprio sui mezzi affollati. «Per quanto riguarda la pulizia continua Vernaci abbiamo già sollecitato la società che se ne occupa per sensibilizzarli. Il posto di guida, comunque, viene pulito ogni giorno. Ogni due o tre tutto il resto del mezzo. L'igienizzazione radicale viene fatta due volte l'anno. Ma in questa situazione straordinaria è sicuramente il caso di aumentare. Non è comunque il caso di fare allarmismi, la situazione è sotto controllo, il rischio di contagio sui mezzi pubblici è minore rispetto agli aerei, ad esempio. Ora stiamo discutendo con gli enti locali una forma di publicizzazione con cartelli. In più cercheremo di diffondere tra gli autisti norme igienico-sanitarie ancor più rigorose». ANCHE I TRENI non esulano dal problema sporcizia'. «Noi pendolari siamo talmente immunizzati dai batteri che ci sono sui treni che questa influenza ci fa un baffo». Mario Cervino, membro del comitato pendolari "Fuoriservizio" è rassegnato: «Maggiore pulizia sui mezzi noi la chiediamo da parecchio tempo e vanamente. Ma la domanda più importante da porre alla Regione è quale sia l'esito delle campagne di controllo. Nessuno sa niente. Per quanto riguarda la "suina" penso che con un po' di cura della persona si possa essere tutti più tutelati. Tanto ormai al resto siamo abituati... ».


15 settembre 2009 - Il Messaggero Veneto

CUB, COBAS E SDL
Sciopero il 23 ottobre per licenziati e precari

TRIESTE - Cub, Cobas e SdL hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore dei lavoratori pubblici e privati per il 23 ottobre. Le Organizzazioni sindacali di Base «ritengono indispensabile una forte risposta ai licenziamenti, ai tagli alla scuola pubblica con l’espulsione dei precari, alla chiusura di aziende, alla ipotesi di gabbie salariali e all’attacco al contratto nazionale che, nella ritrovata unità dei sindacati concertativi, lascia solo il sindacalismo di base a difenderne il carattere unitario e solidaristico».


15 settembre 2009 - La Nuova Venezia

Mariutto, personale in agitazione
Secondo i sindacati i turni non coprono il servizio

MIRANO - Servizi a rischio alla casa di riposo Luigi Mariutto a Mirano. Le rappresentanze sindacali di base RdB-Cub hanno dichiarato lo stato di agitazione di tutto il personale dell’istituto, chiedendo al prefetto un incontro urgente e minacciando uno sciopero che potrebbe avere ripercussioni pesanti sull’assistenza agli anziani ospiti.
«Le assenze improvvise degli operatori socio sanitari nei reparti - spiegano per Rdb-Cub Germano Raniero e Federico Martelletto - non vengono sostituite, con evidenti problemi di carenza di personale. A risentirne è soprattutto la sorveglianza: in alcuni padiglioni il personale nel turno di notte si deve spostare da un reparto all’altro per svolgere il cosiddetto giro-letti, lasciando sguarnito il reparto di appartenenza».
Ma per Rdb-Cub vi sono anche problemi di turnistica irrisolti da mesi, che comportano pochi riposi compensativi, modifiche dell’orario di lavoro non condivise e quote economiche destinate alla produttività utilizzate per altri scopi.
Inoltre, sempre secondo i sindacati, il personale part-time non ha ancora potuto concordare le modifiche dell’orario di lavoro come previsto dalle normative vigenti. «La direzione - accusano Raniero e Martelletto - non rispetta gli impegni presi nell’aprile scorso. Questo basta a motivare una giornata di sciopero a meno di una convocazione ufficiale che porti al ripristino della trattativa da parte dell’ente».(f.d.g.)


15 settembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno

In ritardo i pagamenti delle indennità
Ispettori del lavoro, bloccate le attività

Napoli - Sono 110 gli ispettori del lavoro di Napoli e provincia che da oggi incroceranno le braccia. Si bloccano le attività, quindi, dopo la decisione presa ieri durante un’assemblea con i sindacati.
Nessuna visita ispettiva, dunque, su cantieri, in negozi e attività commerciali in genere per rilevare casi di lavoro nero e insicurezza dei luoghi di lavoro.
Al centro della bufera il mancato pagamento delle indennità di missione. «Una situazione insostenibile — dicono in una nota i sindacati di Cgil, Cisl, Uil, Unsa Confsal, Rdb e Ugl —, dovuta al mancato pagamento delle tabelle di missione che si protrae ormai dal mese di dicembre del 2008. In tutti questi mesi il personale ha comunque assicurato con notevoli sacrifici economici propri lo svolgimento dell’attività ispettiva, facedo leva unicamente sul proprio senso di responsabilità». Per questo motivo gli ispettori «rinunciano all’uso del mezzo proprio per svolgere le proprie attività», chiedendo «l’anticipazione all’Ispettorato del costo del biglietto per il mezzo pubblico».
Operazione difficile, visto i tagli alla pubblica amministrazione. I nove mesi di indennità arretrate ammonterebbero in media, secondo un primo calcolo, a circa 165 mila euro. Tra le altre cose ispettori e amministrativi in forza al Sil chiedono «la perequazione dei tratta,enti retributivi e contrattuali dei diversi enti che svolgono attività di vigilanza, attraverso l’istituzione di un’unica Agenzia ispettiva sul modello dell’Agenzia delle Entrate, con pari funzioni e dignità di tutti i funzionari addetti». Auspicano «una sorta di copertura assicurativa per il personale ispettivo, in caso di errore non doloso compiuto nell'espletamento del proprio lavoro, al fine di dare una maggiore serenità agli operatori nel loro delicato compito».
Infine, «la previsione di visite mediche cicliche per gli ispettori e gli amministrativi, per l’accertamento del proprio stato di salute, e soprattutto visite oculistiche per l’utilizzo del computer e il pieno riconoscimento agli ispettori del lavoro dell'indennità di polizia giudiziaria».(pa.man.)


15 settembre 2009 - La Provincia Pavese

IMMIGRAZIONE

Pavia - La Confederazione unitaria di base di Pavia offre il servizio di consulenza per la compilazione del modello per la regolarizzazione di colf ed assistenti alle persone. Questo servizio è attivo dalle 15 alle 18. Per informazioni telefonare allo 0382-21221, email cub.pavia@libero.it.


15 settembre 2009 - Il Giorno

Quel «sì» da Londra che non arriva
Accordo con i sindacati: la proprietà britannica decisa a prendere tempo
di LUCA BALZAROTTI

MESERO - «IL GIORNO della verità». Così lo avevano definito ieri mattina, scrivendo sul loro blog, i sei operai che il 2 settembre sono saliti sul tetto della Esab. Quale verità lo sapranno solo oggi, quando la delegazione sindacale riferirà dell'incontro che si è svolto a Roma, nella sede del ministero del Lavoro. Al vertice hanno preso parte i rappresentanti della Fim-Cisl, della Fiom-Cgil, della Cub e delle Rsa aziendali. La controparte era rappresentata da due inglesi, uomini della Charter, il fondo che dal 1994 ha acquisito la proprietà della Esab. Al tavolo hanno partecipato anche la Provincia di Milano e Regione Lombardia. Il confronto è iniziato poco dopo le 14 ed è ripartito dall'esito della trattativa che i sindacati e l'azienda avevano condotto la scorsa settimana, nella sede del Comune di Mesero. I rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito le richieste avanzate già a luglio. UN IMPEGNO concreto e messo per iscritto degli inglesi a vendere l'area a un soggetto in grado di ricollocare la maggior parte degli 85 lavoratori in esubero. Garanzie di reindustrializzazione. Un piano biennale di cassa integrazione accompagnato da un sostegno economico fornito dalla proprietà, per consentire agli operai di non dover vivere con i 700-800 euro dello Stato. Un accompagnamento a chi andrà incontro a una mobilità volontaria e ai dipendenti prossimi al prepensionamento. L'azienda ha ribadito inizialmente il contenuto della bozza inviata ai sindacati giovedì scorso, quando Londra sospese di fatto le trattative, rifiutandosi di proseguire ad oltranza. In mancanza di un accordo, che il ministero aveva richiesto già il 30 agosto, durante l'ultimo incontro romano, i rappresentanti della Charter hanno proseguito il colloquio in separata sede. Un'ora di confronto segreto dal quale i sindacalisti sono stati esclusi. Le parti si sono ritrovate dopo le 17,30, proseguendo a oltranza, a piccoli passi. Solo dopo l'assemblea con i lavoratori che si terrà oggi a Mesero, la delegazione sindacale prenderà una decisione definitiva. Ieri i lavoratori hanno atteso per tutta la giornata una telefonata che annunciasse la fumata bianca. La pioggia e l'abbassamento delle temperature hanno creato ulteriori difficoltà ai dipendenti della Esab, che proseguono nel presidio. I turni sono regolari, come se fosse una giornata di lavoro. Davanti ai cancelli un cartellone scandisce nomi e orari dei presenti. Anche gli impiegati degli uffici, dopo le divergenze dei primi giorni, hanno mostrato solidarietà nei confronti dei colleghi del reparto produttivo e logistico. Gli operai sul tetto resistono, nonostante l'acqua caduta abbia reso più difficile la permanenza sotto gazebo e tende. La tredicesima notte, quella appena trascorsa, sarà ricordata come una della peggiori. Negli ultimi giorni, i temporali hanno costretto a scollegare gli apparecchi elettrici. Computer e televisioni, che rompevano la noia dell'attesa, non hanno funzionato per diverse ore.


14 settembre 2009 - Ansa

LAVORO: ESAB, INCONTRO A MINISTERO PROSEGUE A OLTRANZA

(ANSA) - MILANO, 15 SET - È ancora in corso, dalle 15 di ieri, la trattativa presso il ministero del lavoro, tra la Esab Saldature di Mesero (Milano), i rappresentanti delle istituzioni e i sindacati. È quanto si apprende da Walter Montagnoli, coordinatore nazionale Cub, secondo il quale «l'azienda non lascia spazio sulla reindustrializzazione, indicata dal sindacato come obiettivo fondamentale per chiudere un accordo. »La trattativa prosegue molto lentamente - spiega Walter Montagnoli - perchè i tecnici del ministero fanno la spola tra noi e la controparte con cui non trattiamo più direttamente«. La delegazione sindacale prevede comunque di entrare nella mattinata a Milano per poter incontrare i lavoratori nel pomeriggio »qualsiasi proposta riceveremo - ha concluso il sindacalista - ne parleremo subito con i lavoratori. Su questo siamo molto ostinati«. Da 14 giorni ormai prosegue la protesta dei sei operai della fabbrica, che il fondo inglese Charter International intende trasferire nell'Europa dell'Est. L'azienda produce elettrodi e accessori per il taglio dei metalli, occupa 143 lavoratori di cui 85 in mobilità da giugno. I sindacati chiedono garanzie di ricollocazione, ammortizzatori sociali e la reindustrializzazione dell'area. Dopo diversi incontri tra azienda e sindacati, conclusi con un nulla di fatto per il veto posto dalla proprietà inglese, le parti sono state convocate al ministero del lavoro.

OGGI NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 14 SET - AVVENIMENTI PREVISTI PER OGGI NEL LAZIO:...
11.00, Roma - davanti palazzo Vidoni. Presidio alla Funzione Pubblica a difesa della carriera dei lavoratori delle agenzie fiscali e dei monopoli di Stato organizzato da Rdb-Cub Pubblico Impiego...
16.00, Roma - davanti al ministero dell'Istruzione, viale Trastevere. Manifestazione «No ai contratti di disponibilità, no ai tagli, no alla privatizzazione» organizzata da Rdb-Cub Scuola per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile...


14 settembre 2009 - La Repubblica

Primo giorno per cinquantamila studenti di Roma e provincia.
Precari e sindacati annunciano una raffica di manifestazioni
Scuola al via, blitz anti-tagli
Dalle elementari ai licei del centro, sarà un giorno di protesta
di TEA MAISTO

Roma - Dai volantinaggi ai clown fino a veri blitz negli istituti. Oggi sarà un primo giorno di scuola con proteste. A firmarle Cgil, Cobas, Rdb-Cub e il Coordinamento precari. Una delle prime tappe della protesta sarà uno dei licei più noti, il classico Virgilio di via Giulia. «Saremo lì con striscioni e volantini – spiega un precario del Coordinamento – ma vorremo anche entrare all´interno del liceo durante la tradizionale presentazione dell´istituto che il preside farà ai genitori». Altre iniziative alla elementare Principe di Piemonte e alla Falcone e Borsellino. E poi i Cobas: alla Principe di Piemonte a San Paolo e alla media De André a Monteverde alle 8, alla Pietro Maffi a Pienta Sacchetti alle 12.30, si svolgeranno «assalti giocosi contro la distruttiva politica scolastica di Tremonti-Gelmini, con clown, trampolieri, striscioni, palloncini e occupazioni simboliche».
Ma alle 8 davanti alle scuole ci saranno poi i rappresentanti della Cgil con volantinaggi agli istituti del V municipio, negli istituti di Ostia, ma anche alla Falcone Borsellino (zona piazza Bologna) e alla Trilussa (zona Prenestina). Nel pomeriggio precari, Rdb-Cub e Cobas saranno in sit in davanti al ministero dell´Istruzione.
Ma anche se con scioperi e manifestazioni, l´anno scolastico 2009-2010 è pronto a partire: sui banchi ci saranno circa 50mila studenti tra Roma e provincia. Ma sarà un inizio a singhiozzo. Avverte Saverio Pantuso, Uil-scuola: «Il 30 per cento di docenti e del personale Ata (collaboratori scolastici e personale tecnico-amministrativo) non è ancora stato nominato».


14 settembre 2009 - La Nazione

LA DENUNCIA DEL MOVIMENTO DEL BENE COMUNE
"Dal Fiora pesanti attacchi al sindacato di base"
"La direzione del personale del Fiora SpA, in sede di confronto con le Rsu Aziendali - dice Amarugi - ha attaccato con toni minacciosi un membro delle Rappresentanze sindacali unitarie eletto nelle RdB-Confederazione unitaria di base, Fausto Giommoni"

Grosseto - «C'È STATO un pesante attacco ad un rappresentante dei sindacati in seno all'Acquedotto del Fiora. Un attacco mosso dalla stessa direzione del personale del Fiora Spa proprio mentre si stava svolgendo il consiglio comunale aperto. Noi respingiamo certi metodi». Sono le parole di Tania Amarugi (nella foto), del Movimento per il Bene Comune, attivo nella lotta per l'eliminazione del famoso «balzello» imposto dall'Acquedotto. «La direzione del personale del Fiora SpA, in sede di confronto con le Rsu Aziendali dice Amarugi ha attaccato con toni minacciosi un membro delle Rappresentanze sindacali unitarie eletto nelle RdB-Confederazione unitaria di base, Fausto Giommoni. La colpa di Giommoni, ad avviso della direzione, è essere contemporaneamente un esponente delle RdB e portavoce dei Lavoratori per l'acqua pubblica del Forum toscano dei movimenti per l'acqua, alcuni dei quali erano in aula consiliare a partecipare e contribuire con un'intervento al dibattito. La direzione aziendale del Fiora ha chiesto le dimissioni di Giommoni dalla Rsu per incompatibilità degli incarichi di rappresentanza, minacciandolo in caso contrario di provvedimenti disciplinari per il blog su internet che lo stesso, per conto delle RdB del Fiora, ha attivato ed amministra. Un atto di arroganza e di spregio delle norme e della democrazia contro chi con impegno rappresenta i lavoratori. La minaccia è un metodo inaccettabile e nell'esprimere solidarietà a Giommoni dichiariamo la disponibilità ad agire in sede istituzionale e giudiziaria».


14 settembre 2009 - Il Tirreno

AMARUGI SUL FIORA. Solidarietà a Giommoni
di TANIA AMARUGI / MOVIMENTO PER IL BENE COMUNE

Grosseto - Il vero volto del Fiora è quello che qualche consigliere di maggioranza ha dipinto o è quello che ha mostrato mentre erano in corso i lavori del consiglio aperto di venerdi?
Come Movimento per il Bene Comune lo chiediamo perché mentre veniva affrontata la questione acqua e balzello, mentre assistevano al coro di giudizi non lusinghieri su come i vertici dell’azienda gestiscono il servizio, la direzione del personale del Fiora Spa, in sede di confronto con le Rsu aziendali, portava un gravissimo attacco, dai toni minacciosi, al membro delle Rsu eletto nelle liste delle Rdb-Cub, Fausto Giommoni.
La colpa di Giommoni, ad avviso della direzione, è quello di essere contemporaneamente un esponente delle Rdb e portavoce dei Lavoratori per l’acqua pubblica del Forum toscano dei movimenti per l’acqua, alcuni dei quali erano in aula consiliare a partecipare e contribuire con un’intervento al dibattito.
La direzione aziendale del Fiora si è spinta fino a chiedere le dimissioni di Giommoni dalla Rsu per incompatibilità degli incarichi di rappresentanza, minacciandolo in caso contrario di provvedimenti disciplinari per il "blog" su internet che lo stesso, per conto delle Rdb del Fiora, ha attivato ed amministra.
Un’atto di arroganza e di spregio delle norme e dei principi elementari di democrazia contro chi coraggiosamente rappresenta i lavoratori in seno all’azienda ed esprime liberamente il proprio pensiero sull’attuale gestione del servizio idrico. Le minacce e le ritorsioni sono metodi per noi inaccettabili e nell’esprimere solidarietà a Giommoni dichiariamo la disponibilità ad agire sia nelle sedi istituzionali che giudiziarie.
Tania Amarugi Movimento per il bene comune


14 settembre 2009 - Maremme news

"Acquedotto del Fiora : giu’ la maschera"
Intervento del Movimento per il Bene Comune in merito
ad un grave atto avvenuto durante il Consiglio comunale aperto

Grosseto - "Il vero volto della Società Fiora è quello che qualche Consigliere di Maggioranza al Comune di Grosseto ha teso dipingere o è quello che ha mostrato mentre erano in corso i lavori del Consiglio Comunale Aperto di venerdi 11 settembre?"
"Come Movimento per il Bene Comune – dicono - facciamo questa domanda perché mentre veniva affrontata la questione acqua e balzello, in parallelo magari mentre assistevano al coro unanime di giudizi non lusinghieri su come i vertici dell’azienda gestiscono il servizio, la Direzione del Personale del Fiora SpA, in sede di confronto con le RSU Aziendali, portava un gravissimo attacco, dai toni minacciosi, al membro delle RSU eletto nelle liste delle RdB-CUB, Sig. Fausto Giommoni."
"La colpa di Fausto Giommoni , ad avviso della Direzione, - prosegue Tania Amarugi, membro del Movimento per il Bene Comune - è quello di essere contemporaneamente un esponente delle RdB e portavoce dei Lavoratori per l'Acqua Pubblica del Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua , alcuni dei quali erano in aula consiliare a partecipare e contribuire con un intervento al dibattito.
La Direzione Aziendale del Fiora si è spinta fino a chiedere le dimissioni di Giommoni dalla RSU x incompatibilità degli incarichi di rappresentanza , minacciandolo in caso contrario di provvedimenti disciplinari per il Blog su internet che lo stesso, per conto delle RdB del Fiora, ha attivato ed amministra."
"Un atto di arroganza e di spregio delle norme e dei principi elementari di democrazia – conclude infine Amarugi - contro chi coraggiosamente e con impegno civico rappresenta i lavoratori in seno all’azienda ed esprime liberamente il proprio pensiero sull’attuale gestione del servizio idrico. Le minacce e le ritorsioni sono metodi per noi inaccettabili e nell’esprimere solidarietà a Fausto Giommoni dichiariamo la disponibilità come Movimento per il Bene Comune ad agire sia nelle sedi Istituzionali che Giudiziarie."


13 settembre 2009 - Liberazione

Le precarie di Benevento occupano un asilo abbandonato
No Gelmini Night a Roma e Milano. E s’infiamma la battaglia per i nidi
di Daniele Nalbone

La musica prima della tempesta. Ieri sera, sotto le finestre del Ministero della Pubblica Istruzione, centinaia di persone hanno ballato e cantato al ritmo della musica folk di Enrico Capuano durante la "No Gelmini Night", notte bianca della protesta precaria. Attratti dalla musica, tantissimi turisti e passanti si sono fermati al camper e alle tende che da diversi giorni piantonano il ministero per protestare contro i tagli ma anche contro il piano "salvaprecari" della Gelmini. Questa sera si replica con un monologo di Emiliano Valente e la musica dei Trojan. Anche ieri è stata una giornata calda sul fronte della protesta del mondo della scuola: dagli asili nido all’università continua la rivolta degli insegnanti «che non possono accettare di veder distrutto il loro decennale lavoro da una manovra economica celata sotto il nome di riforma scolastica» spiega Gennaro Loffredo, responsabile scuola del Prc. «Ma ora è arrivato il momento di far confluire i singoli focolai di protesta che si sono riattivati a livello locale dopo la pausa estiva in una grande mobilitazione nazionale a Roma per difendere il diritto al lavoro e alla qualità della scuola». Entro stasera si saprà la data della manifestazione che porterà decine di migliaia di insegnanti, di ruolo e non, personale Ata, studenti fin sotto il Ministero dell’Istruzione. Siamo ormai al ballottaggio fra il 3 e il 6 ottobre, con un leggero vantaggio per la prima opzione. L’autunno caldo è comunque già iniziato. Il Comitato 3 Ottobre ha protestato ieri davanti al Provveditorato degli studi di Milano con una perfomance artistica: Federica Fioroni, artista e insegnante, e altri precari si sono legati, con lunghe corde, agli alberi di via Ripamonti e, intrecciandosi tra loro, hanno creato una fitta rete per rappresentare il sistema scolastico italiano. Qui, a portare in piazza centinaia di insegnanti, è stato l’accordo siglato nei giorni scorsi tra il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, e la ministra Mariastella Gelmini «che è riuscito nel "capolavoro"» spiega Federica Fioroni «di creare dei precari di serie A e precari di serie B introducendo come criterio per il conseguimento dell’indennità di disoccupazione l’aver versato contributi per almeno due anni. E chi ha versato un solo anno di contributi? Dove saranno collocati e come saranno tutelati i precari di serie B?». Il tutto mentre a Benevento le precarie salite agli onori della cronaca per essersi arrampicate sul tetto dell’ex Provveditorato hanno occupato l’asilo di via Firenze, ristrutturato e mai consegnato alla comunità. «Abbiamo deciso di scendere da quel tetto per invadere la città, per dare vita a mobilitazioni generalizzate al fianco di lavoratori, precari, senza casa e di tutti quelli che rivendicano i propri diritti e la propria dignità». Con questa occupazione «abbiamo riconsegnato a Benevento uno spazio per l’autoformazione, un luogo di socialità, aperto alla città e, soprattutto, ai giovani». Qui, da domani, nascerà la Scuola Popolare Alternativa, «unica risposta possibile allo scempio Gelmini, dove gli insegnanti precari metteranno a disposizione della città la loro esperienza per tenere corsi di doposcuola gratuiti e lezioni di approfondimento per ogni materia di insegnamento». La protesta non si ferma alla "scuola dell’obbligo". A Roma, dopo un’assemblea indetta da Rdb-Cub tenutasi martedì scorso al piano terra del dipartimento Politiche educative e scolastiche, alla quale hanno partecipato circa 400 maestre, si è creato un Coordinamento di supplenti «che si unirà al personale di ruolo nella battaglia per la tutela dei nidi pubblici che l’amministrazione comunale vorrebbe distruggere per consegnare tutto nelle mani dei privati» spiega Cinzia Conti, maestra precaria. «In fondo» afferma Caterina Fida di Rdb, «è stato lo stesso vicepresidente della Commissione scuola del Comune di Roma, Ludovico Todini, in diretta venerdì sera sull’emittente locale Romauno, a spiegare l’Alemanno-pensiero sulla questione nidi affermando che gli asili sono dei semplici parcheggi in cui le mamme che lavorano lasciano i propri figli, negando così ogni valore educativo di una scuola che, in realtà, è la prima "esperienza sociale" di un bambino». Tutto questo spiega perfettamente per quale motivo, da due anni a questa parte, il numero dei posti disponibili negli asili comunali sia rimasto praticamente invariato mentre è raddoppiato quello nelle strutture private convenzionate. Ecco perché Rdb-Cub ha dichiarato, per il 29 e 30 settembre, uno sciopero generale del personale dei nidi comunali.


13 settembre 2009 - 0564news.it

MBC: ACQUEDOTTO del FIORA : GIU’ LA MASCHERA
di Tania Amarugi

Grosseto - Il vero volto della Società Fiora è quello che qualche Consigliere di Maggioranza al Comune di Grosseto ha teso dipingere o è quello che ha mostrato mentre erano in corso i lavori del Consiglio Comunale Aperto di venerdi 11 settembre?
Come Movimento per il Bene Comune facciamo questa domanda perché mentre veniva affrontata la questione acqua e balzello, in parallelo magari mentre assistevano al coro unanime di giudizi non lusinghieri su come i vertici dell’azienda gestiscono il servizio, la Direzione del Personale del Fiora SpA, in sede di confronto con le RSU Aziendali, portava un gravissimo attacco, dai toni minacciosi, al membro delle RSU eletto nelle liste delle RdB-CUB, Sig. Fausto Giommoni.
La colpa di Fausto Giommoni , ad avviso della Direzione, è quello di essere contemporaneamente un esponente delle RdB e portavoce dei Lavoratori per l'Acqua Pubblica del Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua , alcuni dei quali erano in aula consiliare a partecipare e contribuire con un’intervento al dibattito.
La Direzione Aziendale del Fiora si è spinta fino a chiedere le dimissioni di Giommoni dalla RSU x incompatibilità degli incarichi di rappresentanza , minacciandolo in caso contrario di provvedimenti disciplinari per il Blog su internet che lo stesso, per conto delle RdB del Fiora, ha attivato ed amministra.
Un’atto di arroganza e di spregio delle norme e dei principi elementari di democrazia contro chi coraggiosamente ed impegno civico rappresenta i lavoratori in seno all’azienda ed esprime liberamente il proprio pensiero sull’attuale gestione del servizio idrico. Le minacce e le ritorsioni sono metodi per noi inaccettabili e nell’esprimere solidarietà a Fausto Giommoni dichiariamo la disponibilità come Movimento per il Bene Comune ad agire sia nelle sedi Istituzionali che Giudiziarie.


13 settembre 2009 - Corriere di Viterbo

Tagli: sindacati sul piede di guerra
Saranno 234 i lavoratori del comparto scolastico ad uscire di scena

Viterbo - Tagli nelle scuole, i sindacati di base alzano il tono della protesta. É un coro unanime quello che si muove dal fronte sindacale per portare all’attenzione pubblica i tagli previsti per l’avvio del nuovo anno scolastico. Nel totale saranno ben 234 i lavoratori che dovranno lasciare cattedre, scrivanie e posti di segreteria, in virtù del ridimensionamento voluto dalla riforma ministeriale. "Meno 234, sembra di stare al polo nord - commenta ironicamente Lino Rocchi della Rdb Viterbo -. Quest'anno tra pensionamenti e tagli al personale mancheranno 86 posti tra bidelli ed applicati di segreteria e più di 148 insegnanti; peggio andrà nei prossimi tre anni, causa tagli, chiuderanno da 45 a 60 tra scuole materne, dell'infanzia e di primo grado, ce n'è abbastanza da far ripiombare il viterbese nell'analfabetismo". Una situazione che certamente non mancherà di essere portata in piazza. Infatti lo stesso Rocchi ricorda che: "La Federazione Rdb Cub di Viterbo si associa alla Rdb Cub scuola, per dire no ai contratti di disponibilità, no ai tagli, no alla privatizzazione. Mentre continua l'assedio dei precari al Ministero dell'istruzione, iniziato con il sit-in del 3 settembre scorso, la Federazione Rdb Cub Viterbo aderisce, lunedì 14 settembre, alla manifestazione indetta dalla Rdb Cub scuola in viale Trastevere a Roma, per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome". Certamente quanto emerso dai tavoli tecnici non rappresenta una risposta alle difficoltà lavorative che si prospettano nel mondo dell’istruzione. "La nostra organizzazione è convocata a questi i tavoli insieme ai comitati dei precari - spiega Barbara Battista della Rdb Cub scuola - e la voce del sindacalismo di base sale unica con quella dei precari contro i contratti di disponibilità e la privatizzazione, verso i quali dai sindacati concertativi, Cgil compresa, registriamo invece disponibilità ed accordo con la politica governativa di introdurre, di fatto, anche nella scuola, quel lavoro interinale che già ha provocato gravi danni nel privato". Dall’altra parte Rocchi conclude dicendo: "La nostra mobilitazione non si arresta, a Roma saremo di nuovo davanti al ministero, dove ci raggiungeranno i lavoratori dell'Alitalia. Una mobilitazione che passa dai tetti, alle scuole, nella società, fino allo sciopero generale indetto dal patto di Base per il 23 ottobre prossimo"


13 settembre 2009 - Caserta news

Lavoratori socialmente utili all'assemblea RdB CUB
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Napoli – "Diverse centinaia di lavoratori socialmente utili della Campania impegnati, a vario titolo, in progetti lavorativi con gli Enti Locali ed Amministrazioni varie hanno partecipato ad una Assemblea indetta dalla Federazione Regionale della Campania dell'RdB CUB tenuta, Venerdi 11 Settembre, presso la Sala Convegni dell'Assessorato al Lavoro al Centro Direzionale di Napoli.
All'Incontro ha partecipato l'Avvocato Ruggero Mantovani il quale ha illustrato la recente sentenza del Tribunale di Latina che dà ragione alle rivendicazioni dei lavoratori LSU aprendo, quindi, una possibile opzione per affermare alcuni punti qualificanti della generale battaglia per la definitiva stabilità occupazionale e salariale.
Nei prossimi giorni presso le sedi delle nostre Federazioni provinciali (Napoli, Salerno, Benevento ed Aversa) saranno attivi i punti di consulenza e di raccolta per accogliere le volontà dei singoli lavoratori di adire, eventualmente, alle vie legali contro gli Enti e le Amministrazioni coinvolte."


13 settembre 2009 - Salerno news

Tagli e nomine: precari in corteo
Raccolte giá 300 firme per le dimissioni del provveditore
di Fiorella Loffredo

Salerno - «Uniamoci e scendiamo in strada a manifestare per fermare chi vuole che la scuola pubblica diventi uno strumento per selezionare ed espellere piuttosto che garantire le pari opportunitá». Questo l’appello che il Comitato insegnanti e Ata precari, i Cobas Scuola e il Patto di Base Salerno lanciano a prof, studenti e genitori. L’obiettivo è quello di far sì che al corteo organizzato per domani pomeriggio, che attraverserá le strade del centro cittadino a partire dalle 17, partecipi il maggior numero di persone. Nel frattempo, il presidio che da circa una settimana stanzia davanti all’entrata dell’Ufficio scolastico provinciale va avanti e, dopo lo scempio delle nomine dei docenti non di ruolo ancora una volta saltate venerdì mattina all’Istituto tecnico Santa Caterina da Siena, è ancora più affollato di prima. Sotto il gazebo dei precari infatti è stata allestita anche una postazione dove è possibile firmare la petizione che chiede le immediate dimissioni del dirigente dell’Usp, Luca Iannuzzi. Redatta alla fine della mattinata di fuoco che ha decretato un inizio anno scolastico privo di un organico al completo, la suddetta petizione ha finora raccolto circa 300 consensi ma con la manifestazione di domani questo numero potrebbe lievitare di molto. Stampati inoltre circa 10 mila volantini che domani mattina verranno distribuiti dalle centinaia di precari sparsi per tutta la provincia di Salerno davanti ai plessi prima del suono della prima campanella dell’anno scolastico 2009/10 che sembra partire sotto i peggiori auspici. Solo il 18 settembre saranno infatti resi noti i calendari per le convocazioni degli insegnanti non di ruolo, ciò significa che per lo meno per la prima settimana di scuola molte classi risulteranno scoperte e si dovrá ricorrere alle supplenze a pagamento. Soluzione dispendiosa e con ricadute didattiche estremamente negative.


13 settembre 2009 - Corriere della Sera

Protesta Ai tagli proposti dall’azienda si oppongono i dipendenti di sette sale
Ieri sera contro i tagli della «Circuito Cinema»
Scioperano sette multisala Salta l’ultimo spettacolo

Roma - «Non vogliamo andare a casa», «Sciopero» e anche «The show must go on». Lo spettacolo non va avanti per i lavoratori della «Circuito Cinema» che ieri sera hanno dato il via alla prima protesta contro i taglia annunciati dall’azienda. Serrande abbassate per l’ultimo spettacolo del sabato sera, quello delle 22.30. Quindi assemblea al Maestoso, una delle sale dell’azienda.
«Prima di tutto intendiamo sfiduciare gli attuali rappresentanti sindacali e nominarne altri», dice una dipendente. La serrata, indetta da «Cub informazione», ha riguardato Metropolitan, Fiamma, Giulio Cesare, Eurcine, Jolly, King e Maestoso. Da tempo la società di gestione prospetta tagli: si parla già di chiudere alcune sale. Per ovviare l’azienda ha proposto un taglio del 50 per cento sugli stipendi dei dipendenti. Ma, come spiegano i manifesti sulle vetrate del Metropolitan, nessuno è disposto a un sacrificio così drastico: «L’azienda ha già detto di non voler rinnovare sei contratti di personale a termine e minaccia di licenzaare altre dieci persone», dicono ancora i lavoratori annunciando un’altra manifestazione per il 18 settembre, giorno del Cda della «Circuito Cinema».


13 settembre 2009 - Il Tempo

Le guardie giurate avevano occupato il Colosseo a Ferragosto.
Da 17 giorni si sono accampati in 50 sotto l'Altare della Patria
Piazza Venezia ostaggio dei vigilantes
Da diciassette giorni occupano piazza San Marco con grandi striscioni appesi tra gli alberi e una tenda per passare la notte

Roma - È il presidio con vista Altare della Patria delle guardie giurate dell'Associazione nazionale combattenti e reduci (Ancr) che si rifiutano di passare al nuovo Istituto di vigilanza dell'Urbe. Gli stessi vigilantes che alla vigilia di Ferragosto hanno attirato l'attenzione di istituzioni e media con l'occupazione del Colosseo. Sette di loro infatti si erano asserragliati nel terzo anello del monumento e solo dopo cinque giorni avevano deciso di scendere convinti dalla promessa delle istituzioni che il loro posto di lavoro sarebbe stato salvato. Ora dal 27 agosto stanno portando avanti la nuova protesta. Ogni giorno una cinquantina di loro presidiano ininterrottamente i giardini di piazza San Marco. Gli striscioni che campeggiano a due passi dal'Altare della Patria parlano da soli: «Alemanno ci hai abbandonato» o «Silvio, i dipendenti dell'Ancr attendono digiunando». Alcune guardie giurate infatti hanno pure iniziato lo sciopero della fame. E non accennano a mollare. Giovedì scorso, assistiti dall'avvocato Carlo Taormina, hanno presentato un'istanza al Tribunale penale di Perugia per chiedere di riesaminare la sentenza del Tribunale fallimentare di Roma che il 26 settembre 2007 aveva dichiarato lo stato di insolvenza dell'Istituto di vigilanza. Sentenza che ha aperto le porte alla creazione della nuova società nella quale sono già confluiti 630 dipendenti. Gli altri 300 non vogliono sapere «di essere privatizzati». Claudio Bigioni della rappresentenza sindacale Rdb ricorda che il passaggio alla nuova società privata è libero: «L'adesione dei lavoratori è volontaria e non c'è nessun obbligo di accettare le nuove condizioni. Nell'accordo che noi abbiamo sottoscritto assieme alle altre sigle sindacali questo punto è molto chiaro». Secondo i vigilantes «ribelli» le condizioni sono nettamente sfavorevoli: «Se accettassimo avremmo una perdita di stipendio ci circa 200 euro mensili e dei diritti acquisiti negli anni», sostiene Bigioni. La situazione pareva essersi sbloccata dopo le riunioni in prefettura che si erano tenute durante l'occupazione del Colosseo conclusasi con la promessa che il Governo avrebbe cercato una soluzione. È passato un mese e i vigilantes sono ancora lì a manifestare.


13 settembre 2009 - Il Mattino

Salerno. Lunedì di protesta per i Cobas e i docenti precari...

Salerno - Lunedì di protesta per i Cobas e i docenti precari. Domattina si presenteranno in via Gaeta, a Pastena, presso la scuola Alfonso Gatto che sarà inaugurata dal sindaco Vincenzo De Luca in occasione dell'avvio delle lezioni. Al taglio del nastro, intorno alle 9, i precari manifesteranno pacificamente il loro malcontento per il rinvio delle nomine annuali. Sempre in mattinata previsti volantinaggi davanti alle scuole principali del capoluogo e un sit in, ancora da confermare, davanti al liceo classico Torquato Tasso. Nel pomeriggio spazio al corteo organizzato da Cobas, Rdb Cub e Comitato insegnanti precari, che si snoderà lungo Corso Vittorio Emanuele a partire da piazza Ferrovia alle 17. Armati di volantini e striscioni, i precari della scuola sfileranno per il centro cittadino contro il taglio delle cattedre.


13 settembre 2009 - Il Mattino di Padova

Domani la campanella. Lettera del provveditore ai ragazzi:
«Impegnatevi a costruire una scuola-comunità»
Mille studenti in più, 500 prof in meno
La protesta dei precari: «Lasciati a casa dopo anni di supplenze annuali
di Felice Paduano

Padova - Pronti, via. Domani negli istituti padovani, sia statali che paritari, tra le 8,10 e le 8,30, suonerà la prima campanella dell’anno scolastico 2009-2010, il secondo dell’era Gelmini-Tremonti-Berlusconi, che inizia all’insegna dello spauracchio rappresentato dall’influenza A.
Ma anche dei pesantissimi tagli alle cattedre e al sostegno, e di classi gremite anche da 29-30 alunni.
500 CATTEDRE IN MENO. Dalle materne alle superiori, gli studenti padovani sono 106.000. Circa 40.000 alle elementari, per l’esattezza 39.683 con 529 in più rispetto all’anno scorso, dei quali il 30% figli d’immigrati, 25.140 (più 549) alle medie inferiori e 35.942 (meno 404) alle superiori. Più ragazzi in aula, meno docenti in cattedra. Rispetto al 2008-2009 sono state eliminate 500 cattedre, delle quali 300 solo tra i precari. In calo anche il personale Ata: meno 200.
LE PROTESTE. I ragazzi tornano a scuola nel clima delle proteste organizzate, da Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e da Cobas e Cub. Venerdì circa 200 persone si sono riunite a Pontecorvo, davanti al Provveditorato dove hanno tenuto una manifestazione coordinata da Maria Teresa De Sanctis, segretaria Flc-Cgil, Giuseppe Benegiamo, Uil e altri. Tra loro anche un docente di educazione musicale, precario da 28 anni. Ieri i Cobas, in piazza delle Erbe, hanno inscenato una protesta che ha fatto accorrere Digos, carabinieri e vigili. Un gruppo di cento giovani ha sistemato all’esterno del Palazzo della Ragione e del Palazzo delle Debite striscioni con slogan contro il Governo: «La scuola si taglia; la società deraglia», «Più scuola, meno tagli, uguale più futuro per tutti».
I PRECARI. «Sono precario da 15 anni - ha detto Alfredo Aloi, originario di Catanzaro - Mi hanno fatto sempre girare nelle scuole delle province di Padova, Venezia e Rovigo. Per un anno ho fatto il pendolare con Porto Tolle, con la nebbia delle 7 di mattina e i tir che ti tagliano la strada. Sono laureato a La Sapienza di Roma in Economia eppure mi sono adattato a fare sostegno ai disabili». Storie tristi anche quelle di Chiara Bubola e Pasquale Baccillieri. «Dopo 8 anni di supplenze annuali, mi hanno lasciata a casa - racconta la prima - Sono abilitata e laureata con 110 e lode. Ho tre figli. Per fortuna mio marito lavora, ma perché non devo più avere il diritto di lavorare?». «Sono laureato con 110 e lode - dice Baccillieri - Quest’anno mi hanno dato l’incarico alle serali dello Scalcerle. Perché da 13 anni la mia vita deve restare appesa ad un filo e non devo essere pagato per i mesi estivi?». Duro il commento del segretario regionale Cisl-Scuola. «Siamo tornati indietro - accusa Nereo Marcon - Specialmente nella scuola primaria. I tagli sono stati pesantissimi anche tra il personale Ata. Sapete che in alcune scuole in provincia, al mattino, mancheranno i bidelli per aprire i cancelli?»
IL PROVVEDITORE. Una lettera lunga e articolata, quella del provveditore Franco Venturella. Parla della nostra società «che esalta la furberia e il qualunquismo piuttosto che il bene collettivo» e si rivolge ai ragazzi: «Prendetevi il tempo per voi stessi. Non lasciatevelo rubare dai molteplici impegni. Ricordate che il sapere autentico si matura dentro, nel silenzio della coscienza si compie la sintesi tra conoscenze, valori, intelligenza, volontà, sogni, passioni, desideri». E ancora: «Impegnatevi per costruire una scuola che fa esperienza di comunità. Per essere autenticamente voi stessi non avete bisogno di apparire diversi. Non servono allucinogeni. Bastano la volontà e le vostre capacità».


13 settembre 2009 - L'Unione Sarda

Portovesme. Situazione gravissima in fabbrica, i sindacati preoccupati per i posti di lavoro
Arpas, ultimatum all'Alcoa
La Sala Elettrolisi adesso rischia la chiusura
di ANTONELLA PANI

Continua l'allarme-inquinamento nello stabilimento di Portovesme. L'Arpas e il Noe dopo un'ispezione hanno chiesto all'Alcoa di intervenire urgentemente per fermare le emissioni di fluoro. Ieri sono state bloccate altre due celle elettrolitiche.
Ultimatum all'Alcoa: le emissioni di fluoro dovranno cessare entro pochi giorni. C'è il rischio reale che la Sala Elettrolisi possa essere fermata per inquinamento. L'ispezione di Arpas, Noe e Provincia effettuata venerdì si è conclusa con un verdetto preoccupante per la fabbrica di alluminio.
SITUAZIONE GRAVISSIMA Gli ispettori hanno rilevato una situazione gravissima in Sala Elettrolisi e hanno dato all'Alcoa pochi giorni di tempo per superare il problema. Ieri mattina l'azienda ha convocato d'urgenza la Rsu di fabbrica per comunicare ai delegati quanto sia delicata la situazione: tutti gli accorgimenti tecnici che potevano ripristinare la funzionalità delle celle elettrolitiche sono già stati presi, sono state potenziate le squadre, incrementati gli straordinari.
Ma è una strategia che dovrebbe dare i suoi frutti nel giro di qualche settimana (c'è chi dice un mese e mezzo), mentre l'emergenza ambientale non può più attendere: le autorità hanno concesso solo pochi giorni di tempo. Poi ogni scenario sarà plausibile, se l'inquinamento non verrà bloccato alla fonte. Inclusa la fermata della Sala Elettrolisi, che ovviamente avrebbe effetti devastanti per l'intera produzione. «La situazione è drammatica - dicono Stefano Lai, Sergio Pisu, Massimo Cara, Massimiliano Basciu, Roberto Ballocco e Andrea Cuccu della Rsu di fabbrica - anche le autorità hanno verificato quanto sia allarmante l'aspetto ambientale in questo momento». E infatti Noe e Arpas hanno dato poco tempo alla multinazionale americana per eliminare le emissioni di fluoro ed altre sostanze, dovute al cattivo funzionamento delle celle elettrolitiche. A proposito, ieri ne sono state bloccate altre due, così le celle ferme sono ora 52 su 326.
LAVORO A RISCHIO «È uno dei momenti più difficili nella storia dello stabilimento - dicono Pierpaolo Gai e Bruno Usai, della Rsu - ma non permetteremo che si mettano a rischio i posti di lavoro». L'emergenza in corso all'Alcoa ha provocato anche una rottura sindacale all'interno della Rsu di fabbrica. Infatti mentre i delegati della Fiom Cgil hanno chiesto ufficialmente all'azienda che venga riconosciuta un'indennità di disagio ai lavoratori, che stanno mettendo il massimo impegno per risolvere la crisi operando in condizioni ambientali particolarmente difficili, i delegati di Cub, Cisl e Uil si sono dissociati dalla richiesta, comunicando all'azienda di volere incontri separati dalla Cgil per la riunione del prossimo martedì. Cub, Cisl e Uil hanno rigettato l'idea dell'indennità disagio ai lavoratori, specificando che in questo momento ogni euro disponibile deve essere speso per risolvere l'emergenza ambientale.
Intanto, in seguito all'ispezione dell'Arpas in fabbrica, fioccano polemiche da Portoscuso.
LA PROTESTA «Il nostro Comune, che attraverso la popolazione pagherà le conseguenze più salate di queste continue emissioni di fluoro - dice Angelo Cremone, consigliere comunale di opposizione - non ha nemmeno ricevuto il verbale dell'Arpas. Non sappiamo quali prescrizioni sono state fatte all'Alcoa, quanto è grave il danno ambientale. Nessuna informazione certa, mentre sarebbe doverosa la massima trasparenza, visto che i cittadini, loro malgrado, da settimane respirano quelle sostanze dannosissime».


13 settembre 2009 - La Nuova Sardegna

La nube al fluoro. Fermate altre celle, i tecnici in difficoltà per le riparazioni
L’Alcoa vicina alla paralisi
Attese domani le prime decisioni dopo i sopralluoghi Cinquantuno forni elettrolitici ormai bloccati Timori crescenti sull’impatto ambientale
di Erminio Ariu

PORTOVESME - Il reparto elettrolisi è gravemente malato: altre due celle sono state bloccate e ora il numero dei forni elettrolitici paralizzati ha raggiunto quota 51. Un grave danno per la multinazionale del comparto alluminio che sta affrontando un’emergenza difficile da raddrizzare. Un vero inferno quello che si riscontra all’interno del capannone industriale dove si lavora con maschere e in un ambiente invaso dalla polvere e dai fumi di fluoro. I tre esperti arrivati dal Brasile, dalla Spagna e dalla Danimarca cominciano anch’essi ad incontrare difficoltà e pare non abbiano ancora trovato la cura adatta per bloccare la morìa dei forni. Ogni volta che si ferma una cella si deve sollevare il coperchio liberando nell’aria i gas tossici che dovrebbero andare all’impianto abbattimento fumi.
Venerdì gli ispettori dell’Arpas, i tecnici della Provincia e i carabinieri del Noe di Cagliari hanno ispezionato il reparto in crisi ma non è arrivata alcuna indiscrezione sullo stato di salute dell’impianto e dintorni. L’assessore provinciale all’Ambiente, Bruno Pissard si è presentato fortemente preoccupato per le conseguenza ambientali che si stanno presentando da settimane nei centri adiacenti al polo industriale dove le ricadute del fluoro potrebbero compromettere i raccolti e minare la salute degli abitanti di Portoscuso e Paringianu. «Attendiamo i risultati delle verifiche effettuate dai nostri tecnici - ha precisato Bruno Pissard - e solo lunedì mattina potremmo assumere eventuali decisioni. Alcoa comunque deve rientrare nel controllo degli impianti, in caso contrario si potrebbe emettere anche l’ordinanza di fermata degli impianti». Un avvertimento che verosimilmente arriva dopo avere verificato che gli esperti non sono riusciti a governare una macchina ormai da rottamare soprattutto perchè, in tempi andati, dovevano essere sottoposto a tagliando. «I danni sono pregressi - insiste Pissard - da quando insomma hanno ridotto le manutenzioni. E’ vero che ad agosto, quando la linea di produzione dell’alluminio hanno cominciato a perdere colpi, sono stati assunti alcuni operai, ma ormai tutto era compromesso».
Anche il sindacato comincia a riflettere sulle conseguenze che potrebbero manifestarsi tra i lavoratori. «Abbiamo chiesto ufficialmente un incontro all’azienda - precisano Massimo Cara, Roberto Balocco Massimo Cara della Cisl, Sergio Pisu e Massimiliano Lai dei Cub e Andrea Cuccu della Uil - per individuare una soluzione. E’ in pericolo la fabbrica». Ma all’interno del sindacato ci sono anche orientamenti differenti su alcuni aspetti. La Cgil ha chiesto un indennizzo economico per le conseguenze derivate dalle complicazioni di questi giorni, le altre componenti hanno reagito escludendo l’altra parte del sindacato. «E’ certo che in simili situazioni occorrono anche contromisure di carattere economico. Non si può lavorare in un ambiente simile. Stiamo chiedendo un incentivo consistente solo per incentivare il lavoro», precisano i sindacalisti della Cgil.
Fuori intanto c’è preoccupazione. Ogni volta che si ferma una cella il tasso di inquinamento aumenta perché la rimozione del coperchio significa liberare gas, quelli che dovrebbe finire nell’impianto abbattimento fumi, aggravando ulteriormente il clima esterno. «Occorre intanto - aggiunge il consigliere comunale Angelo Cremone - che si faccia conoscere al sindaco Puddu, i risultati degli accertamenti di carabinieri del Noe e degli ispettori dell’Arpas. Occorre che si facciano verifiche anche sulle uve. L’Arpas non sarebbe in grado di fere le verifiche sui grappoli d’uva e l’impegno sarebbe stato girato ad una ditta esterna. Una decisione che non offre alcuna garanzia di obiettività».
Intanto gli esperti dell’Arpas hanno comunicato alla direzione aziendale che i monitoraggi all’interno dello stabilimento continueranno giornalmente.


12 settembre 2009 - Ansa

LUNEDÌ NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 12 SET - AVVENIMENTI PREVISTI PER LUNEDÌ NEL LAZIO:
...12.30, Roma - scuola 8 marzo, via dell'Impruneta 51. Conferenza stampa «Non abbiamo nulla da nascondere» organizzata dai movimenti romani per il diritto all'abitare per discutere della situazione della scuola occupata «8 marzo» e della situazione alloggi a Roma. 11) 16.00, Roma - davanti al ministero dell'Istruzione, viale Trastevere. Manifestazione «No ai contratti di disponibilità, no ai tagli, no alla privatizzazione» organizzata da Rdb-Cub Scuola per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile...

LAVORO: ESAB; 11/MO GIORNO OPERAI SU TETTO, LUNEDÌ INCONTRO

(ANSA) - MILANO, 12 SET - I sindacati della Confederazione unitaria di base (Cub) e la dirigenza dell'Esab Saldature di Mesero (Milano), che fa capo alla holding inglese Charter, si incontreranno, anche se le posizioni appaiono al momento, lunedì prossimo al ministero del Lavoro a Roma. Per i sei operai saliti sul tetto continua quindi la protesta, arrivata all'undicesimo giorno. L'incontro fra le parti era inizialmente previsto per giovedì scorso, è stato rinviato al 14 nella speranza di trovare un accordo. L'Esab Saldature è un'azienda che produce elettrodi e accessori per il taglio dei metalli e occupa 143 lavoratori: per 85 operai si prospetta il licenziamento con la procedura di mobilita. I lavoratori chiedono garanzie di ricollocazione, ammortizzatori sociali e la re-industrializzazione dell'area. Il punto chiave è la compravendita dello stabilimento. «L'azienda - spiega Walter Montagnoli, uno dei coordinatori nazionali della Cub - si rifiuta di mettere nell'accordo una frase che preveda la cessione dell'area e dei lavoratori a un nuovo imprenditore con un prezzo adeguato alla necessità». Prezzo «che quindi dovrà essere contenuto» e, se l'azienda si rifiuta «lo fa - afferma il sindacalista - per motivi di profitto e per speculare sul valore dell'area». La direzione dell'azienda ha fatto un'altra proposta economica sull'accompagnamento al pensionamento e sulla buonuscita, «comunque sempre insufficiente», dice Montagnoli. «Inoltre - aggiunge - non ci sono garanzie neppure per i 58 impiegati: se intendono davvero smantellare la produzione, i due terzi delle attività amministrative non avrebbero più senso di esistere». Per trovare una soluzione, quindi, dopodomani si riunirà il tavolo composto dal sindacato Cub, la dirigenza Esab, i rappresentanti del fondo Charter, insieme a Regione Lombardia, il ministero del Lavoro e quello delle Attività produttive.


12 settembre 2009 - Il Manifesto

Iniziativa del «patto di base» Il 23 ottobre in tutta Italia

Cub, Cobas e SdL hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore di tutti i lavoratori pubblici e privati per il 23 ottobre. Le organizzazioni riunite nel «patto di base» ritengono «indispensabile una forte risposta alla valanga di licenziamenti in corso», ai massicci tagli alla scuola pubblica e l'espulsione in massa dei precari, alla chiusura di aziende, all'ipotesi di gabbie salariali e all'attacco al contratto nazionale». La piattaforma è ampia e articolata, a partire dal «blocco dei licenziamenti»; aumenti consistenti di salari e pensioni; cassa integrazione all'80%, ecc.

Corteo degli occupanti di case contro gli sgomberi di Alemanno.
Blitz serale nella sede del quotidiano
«Andremo sui tetti, non sotto i ponti». E al Messaggero
di Cinzia Gubbini

ROMA - In tarda serata, troppo tardi per noi, oltre un centinaio di manifestanti dei movimenti di lotta per la casa a Roma, al grido di «Vergogna, vergogna» ha occupato la reception del quotidiano Il Messaggero del palazzinaro Caltagirone per protestare contro «la campagna denigratoria compiuta contro i movimenti per il diritto alla casa». Tutti venivano dal corteo per il diritto alla casa che si è svolto ieri pomeriggio per le strade del centro. Il movimento per la casa a Roma si estende. Il dato lo dà Alessandra, dell'associazione Duumchatu: «In una settimana, 600 persone per strada». Ieri in piazza Esquilino ce n'erano almeno tremila. Un corteo per opporsi agli sgomberi messi in campo dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e che ha raccolto non soltanto l'adesione dei comitati e delle associazioni dei due posti «evacuati» questa settimana - il Regina Elena e l'ex museo della Carta - ma di tutti i coordinamenti che a Roma hanno lottano per il diritto all'abitare, insieme a Sinistra e Libertà, Rifondazione, le Rdb. Alemanno ha deciso di mettere fine alle occupazioni abitative in nome della «legalità». La risposta sta scritta in uno striscione: «Ci volete sotto i ponti, ci vedrete sopra i tetti». La sensazione è che la guerra sia cominciata. Una guerra sporca, dicono i manifestanti - che ieri hanno sfilato dall'Esquilino fino al Campidoglio - riferendosi soprattutto alle pagine del Messaggero, che nei giorni scorsi ha denunciato un presunto racket nella scuola di via dell'Impruneta. Il «Comitato 8 marzo» che gestisce quell'occupazione ha già presentato querela. Gli slogan contro il giornale romano, il cui azionista di riferimento è il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, sono tra i più gettonati, da «foglio di merda» a «vergogna». Ma soprattutto i manifestanti chiedono «casa, diritti e dignità». Come in tutti i cortei delle occupazioni sfilano storie e persone italiane e straniere, giovani e anziani, famiglie e single, lavoratori, studenti, pensionati. Uno spaccato vero della città, la voce di chi non ce la fa a pagare un affitto o a comprare una casa e che in questi anni non ha semplicemente sfondato una porta e occupato abusivamente, ma ha anche cercato soluzioni.
Non sarà facile per Alemanno gestire la questione. Per martedì ha convocato un tavolo per discutere della situazione. Intanto, però, in mezzo agli sgomberi è finito pure Babu, il marito di Mery Begu, la donna bangladesha che morì insieme al figlio buttandosi dalla finestra del suo appartamento di Piazza Vittorio andato a fuoco. Da allora Babu ha girato per i centri di accoglienza, e solo da poco aveva trovato riparo nell'occupazione di via Salaria. Ora annuncia: «Se non ci saranno soluzioni darò fuoco a tutti i miei ricordi in piazza Vittorio».


12 settembre 2009 - Avvenire

Continuano le proteste contro i tagli
di Paolo Ferrario

Proseguono le proteste dei precari della scuola, contro i tagli della riforma Gelmini. Per lunedì e martedì, il sindacato degli insegnanti Gilda ha promosso un presidio in piazza San Marco a Roma. Al sit-in, convocato per «difendere il diritto al lavoro» e «chiedere al Governo provvedimenti più incisivi che diano risposte concrete a tutti i precari», parteciperanno numerose delegazioni di insegnanti precari, provenienti da tutta Italia, ma soprattutto dalla Campania, regione maggiormente colpita dai tagli. La riforma della scuola sarà al centro anche dello sciopero generale di tutti i dipendenti pubblici, proclamato dalle organizzazioni di base Cub, Cobas e SdL per il 23 ottobre. L’obiettivo è «generalizzare e unificare le lotte in corso nella scuola, nelle fabbriche, nelle aziende e negli uffici». Intanto, la protesta si estende ai territori. A Caserta, anche ieri c’è stata una manifestazione davanti alla sede dell’Ufficio scolastico provinciale, mentre per lunedì è previsto un vertice tra i sindacati locali della scuola e il commissario straordinario alla Provincia, Biagio Giliberti. Restando in Campania, a Salerno ci sono stati momenti di tensione, quando una docente, da tre giorni incatenata davanti alla sede dell’ex-Provveditorato agli studi, è stata colta da malore ed è stata ricoverata in ospedale. La tensione era salita in mattinata, dopo che all’Istituto scolastico "Santa Caterina da Siena", erano state sospese le operazioni di nomina annuale delle supplenze. I precari hanno così raggiunto la sede dell’Ufficio scolastico provinciale per protestare. In Sardegna, invece i manifestanti hanno bloccato a singhiozzo la circolazione sulla statale 131 all’altezza del bivio per Muros (Sassari). La protesta si è svolta senza incidenti, sotto il controllo di carabinieri e polizia stradale, che hanno agevolato lo scorrimento del traffico. Lunedì protesteranno anche i precari del Veneto, che si accamperanno sotto la sede della Direzione scolastica regionale a Venezia. «Salteranno 1.822 posti di lavoro», ha sottolineato Alessandra Michieletto portavoce del coordinamento precari del Veneto. «A livello nazionale – ha aggiunto Manuel Cecchinato coordinatore del movimento precari – saranno quattro milioni i ragazzi senza professore. La Gelmini dove li mette? In altre classi naturalmente, a scapito della qualità dell’insegnamento». Sulle cifre dei tagli fornite dal Ministero ha polemizzato anche il vice-presidente della Regione Calabria, Domenico Cersosimo. «Prima il ministro ha detto che i precari erano 13mila – ha ricordato – poi 27mila, senza mai chiarire che la platea stimata nel triennio è in realtà di 130mila tra insegnanti e personale non docente». Da Gubbio, dove è intervenuta alla scuola di formazione del Pdl, il ministro Mariastella Gelmini ha risposto così: «La protesta dei precari è comprensibile e legittima, ma io non sarò corresponsabile di aver aumentato il loro numero. Oggi mi sento più forte perchè la gente ha capito la nostra battaglia».


12 settembre 2009 - EPolis Roma

Emergenza abitativa.
I senza casa invadono la reception del quotidiano: campagna denigratoria contro di noi
Il corteo dall'Esquilino. Messaggero occupato
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Roma - Si è mosso dall'Esquilino per arrivare fino alla tendopoli di piazza Madonna di Loreto il corteo organizzato ieri dai movimenti di lotta per la casa. In testa ci sono gli sgomberati del Regina Elena, poi gli attivisti e i senza casa del Coordinamento cittadino di lotta per la casa, Action, il Comitato obiettivo casa, i Blocchi precari metropolitani, il Comitato popolare di lotta per la casa. Alla manifestazione hanno partecipato anche Andrea Catarci, i consiglieri di Regione, Anna Pizzo, Peppe Mariani, Ivano Peduzzi, e Provincia Gianluca Peciola. Campeggiano gli striscioni, "Mai più sgomberi, Roma non si chiude" e "Ci volete sotto i ponti, ci vedrete sopra i tetti". Presente anche "Epicentro solidale", uno dei comitati aquilani sorti dopo il terremoto. «Siamo venuti anche noi dall’Aquila, ci sembrava giusto essere vicini a chi vive problematiche come la nostra e cioè l’emergenza casa», dice Enrico Ciccozzi. «Fino ad ora sono venuti sempre da Roma all’Aquila per starci vicino: questa volta siamo venuti noi». Intanto, in serata oltre un centinaio di manifestanti dei movimenti di lotta per la casa a Roma, al grido di "Vergogna, vergogna", ha occupato la reception del quotidiano Il Messaggero in via del Tritone, per protestare contro «la campagna denigratoria compiuta contro i movimenti per il diritto alla casa». I manifestanti, provenienti dal corteo del pomeriggio, hanno chiesto di parlare al direttore del quotidiano, e hanno lanciato in aria copie del giornale e rotoli di carta igienica sull'insegna luminosa del quotidiano, bloccando poi il traffico in via del Tritone. Sul posto è giunta la polizia in tenuta antisommossa. Per arrivare in via del Tritone senza essere intercettati dalle forze dell'ordine, gli esponenti dei movimenti di lotta per la casa si erano staccati dal corteo alla spicciolata. Nel mirino la campagna del Messaggero sul racket delle occupazioni.


12 settembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Servizi Asl
Via Capruzzi e Legacoop finiscono in tribunale
Si scatena la guerra sul proposito (antico e mai revocato) di internalizzare alcuni servizi delle Asl

Bari - L’intenzione della Regione di portare alle dipendenze del servizio pubblico (o di società pubbliche) quasi settemila tra ausiliari, portieri, autisti e altre figure, ha scatenato la rabbiosa reazione delle aziende. Legacoop, Confcooperative e Fise-Confindustria, categorie che riuniscono le imprese del settore, hanno protestato rumorosamente. E con toni aspri. Ieri Vendola ha annunciato l’intenzione di «portare in tribunale Legacoop». «Abbiamo trasformato - ha detto il governatore - dei precari in lavoratori. Dei lavoratori umiliati in uomini e donne liberi.
Abbiamo cosiddette cooperative che in alcuni casi tengono i lavoratori in condizioni di schiavismo e anche con una discreta prenetrazione della malavita in queste cooperative». Sul tema sono intervenuti anche Michele Ventricelli (Sl) ed Arcangelo Sannicandro (Mps): entrambi favorevoli all’internalizzazione, anche sulla base di quella che viene considerata l’«esperienza felice» di Sanità service di Foggia (società controllata dalla Asl). «L’internalizzazione serve a far risparmiare - dicono - e a migliorare il servizio erogato».
Sannicandro, al riguardo, ha mostrato i conti e una recente sentenza del Tar favorevole all’esperienza di Sanità service (che diventa così un’esperienza pilota). Il pd Giuseppe Taurino invece invoca prudenza e chiede, prima di decidere, che la giunta mostri l’efficacia dell’esperienza foggiana. Favorevole all’internalizzazione il sindacato Rdb.(f. str.)


12 settembre 2009 - Corriere di Bologna

La polemica Il vicesindaco: non c’è indisponibilità all’uso, aspettiamo l’ok da Roma
Vigili, Merighi riapre il dossier manganelli Sindacati divisi. Prc: «Scelta ideologica»

Bologna - Spray urticanti e manganelli (o meglio «bastoni distanziatori ») ai vigili urbani, ma solo quando Roma spiegherà quali comprare. La nuova amministrazione Delbono non rinnega la scelta fatta dalla giunta Cofferati sulle nuove dotazioni per i fischietti bolognesi. Critiche dal Prc: «Scelta ideologica, non sono una necessità». Mentre sul tema i sindacati rimangono divisi.
È stato il vicesindaco Claudio Merighi, rispondendo in consiglio comunale all’azzurro Daniele Carella, a confermare che la nuova giunta è determinata a fornire ai vigili bolognesi i due nuovi strumenti di autodifesa. «Da parte nostra non vi è indisponibilità al loro uso», ha detto Merighi in aula, ricordando inoltre che il Comune «ha già chiesto eplicitamente al ministero dell’Interno quali tipologie di spray o bastoni distanziatori si possano utilizzare ». Il problema a questo punto è a Roma. «Non abbiamo ancora ricevuto risposta », dice il vicesindaco, che promette massimo impegno sul fronte della sicurezza. «Faremo di tutto», assicura Merighi, che non non esclude nemmeno di ripristinare il settore Sicurezza.
Contro la conferma di spray e bastoni per i vigili urbani si schiera Rifondazione comunista. «Invito il vicesindaco Merighi a consultare i sindacati, non sono tutti d’accordo — dice il capogruppo del Prc Roberto Sconciaforni — l’adozione di spray e manganelli è una scelta di carattere politico-ideologico, più che una reale necessità dei vigili urbani». D’altro canto il fronte sindacale sul tema resta sul tema. Favorevoli i vigili del Sulpm e della Uil. «A patto che il personale venga formato adeguatamente e abbia giusta copertura assicurativa », dice Claudio De Luca della Uil Fpl. Contrari, invece, le Rdb e la Cgil. «La decisione spetta all’amministrazione — dice Vanni Albertin della Cgil — ma è una scelta che va nella direzione opposta a quella di creare un vigile di prossimità, in contatto col cittadino, invece di un vigile da battaglia».(F.Ro.)


12 settembre 2009 - La Repubblica

Sotto accusa anche la "classifica" degli handicap, la presenza dei docenti di sostegno non sarà più permanente
I bambini aumentano, gli insegnanti no sciopero in arrivo per gli asili nido
Il Comune convoca per mercoledì prossimo i sindacati per studiare nuove ipotesi di organizzazione La riforma dell´assessore Veardo garantisce cinquecento posti in più, Cobas e Rdb non gradiscono e attaccano
di MICHELA BOMPANI

Genova - Sciopero dei lavoratori degli asili nido genovesi, entro la fine del mese. La "riforma Veardo", che porta 500 posti in più nelle strutture 0-3 del Comune di Genova non va giù agli operatori, perché ogni asilo deve accudire più bambini, mentre diminuisce lo "spazio" fisico per ciascuno di essi, così come la percentuale di tempo che l´insegnante potrà loro dedicare, almeno così accusano Cobas e Rdb che giovedì si sono riuniti in assemblea e hanno iniziato l´iter di convocazione dello sciopero.
Non solo: «E´ stata applicata agli asili nido comunali la "classifica" degli handicap, così come accade nelle scuole di grado superiore: i piccoli sono stati "valutati" da una commissione. In base al punteggio, la presenza dell´insegnante di sostegno, che fino all´anno scorso era permanente, sarà proporzionale alla gravità dell´handicap»: lo denuncia Patrizia Borrello, del "Comitato di difesa delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola del Comune di Genova", che riunisce un centinaio di partecipanti tra insegnanti, operatori, assistenti degli asili nido della città. «Ciò significa che se un bimbo ha un handicap del 30%, oppure del 50% o del 100%, verrà affiancato da un´insegnante specifica per il 30-50-100% dell´orario: non solo un servizio in meno per i piccoli, ma un aggravio di lavoro per gli insegnanti», conferma Andrea Tosa, Cobas. Che annuncia lo sciopero, pure invocato dal Comitato: «Vorremmo che partecipassero insegnanti, operatori, assistenti degli asili della città, al di là della loro appartenenza sindacale perché questa riforma è scellerata e colpisce tutti - spiega Andrea Tosa, Cobas - invitiamo però anche i genitori a combattere con noi questa battaglia, per garantire un servizio scolastico dignitoso».
I numeri: 415 insegnanti che l´anno scorso seguivano 1456 bimbi, quest´anno sono diventati 422 e si dedicheranno a 1920 piccoli (secondo i dati ufficiali che il Comune di Genova ha fornito alle organizzazioni sindacali). Il rapporto passa così da 3.5 bambini per ogni insegnanti a 4.5.
«Ogni operatore avrà il 30% di lavoro in più da affrontare», attacca Tosa. E il Comitato sta diffondendo in città un volantino in cui, asilo nido per asilo nido, punta il dito contro la sproporzione tra alunni e insegnanti e accusa Tursi di mandare all´aria anni di buon lavoro negli asili nido genovesi. Come il Filastrocca, che da 65 bimbi e 19 insegnanti dell´anno scorso, quest´anno ospiterà 88 piccoli, ma il numero di docenti non cambia. O il San Donato, che passa da 30 a 60 alunni, mentre le maestre da 9 sono diventate 11. O il Rondine, che da 77 iscritti e 20 insegnanti, balza a 112 bambini e 21 maestre.
«Nel nostro Comitato ci sono ex iscritti alle sigle sindacali confederali che hanno restituito la tessera proprio quando i sindacati hanno firmato questo assurdo accordo con il Comune, dando il via alla riforma dei nido», assicura Borrello.
Intanto il Comune ha convocato un tavolo sindacale per mercoledì prossimo sulla questione e le organizzazioni promettono, come conferma Michele Sichenz, segretario provinciale Funzione pubblica Cgil, che «sarà un punto fermo, per tutti noi, avere la garanzia della qualità del servizio e la tutela di tutti gli operatori del settore».

Undicesimo giorno sul tetto della fabbrica.
Gli operai replicano alla proprietà: "Mancano impegni precisi"
Esab, uno spiraglio nel muro contro muro
"Trattativa aperta, cerchiamo investitori"
di SANDRO DE RICCARDIS

Milano - «La trattativa non è chiusa. Sono ottimista, spero che nell´incontro di dopodomani al ministero del Welfare, con il contributo delle istituzioni, si arrivi a un accordo. Ma finora i sindacati sono sempre rimasti fermi sulle loro posizioni». Mentre gli operai della Esab sono da undici giorni e dieci notti sul tetto dello stabilimento, l´amministratore delegato Massimo Impavidi apre alla possibilità di un accordo in extremis, e risponde ai sospetti di un progetto già pronto sull´area dello stabilimento. «Speculazione? Lo escludo. Il piano regolatore del Comune non lo permette e noi non abbiamo questa intenzione. Stiamo cercando un investitore serio». Al momento, però, non ci sono candidature concrete: «Tocca a tutti trovarlo, a noi e alle istituzioni. Anche se sarebbero necessari incentivi pubblici per favorire l´ingresso di nuovi attori in questo periodo di crisi». E comunque, spiega l´ad, Esab non lascerà l´Italia. «Resteremo con la progettazione e amministrazione, la mente dell´azienda, responsabile dello sviluppo dei mercati del Mediterraneo».
Ieri, intanto, sindacati e operai hanno definito «assolutamente insoddisfacente e irricevibile» la bozza di accordo presentata dalla Esab: mancano impegni precisi, dicono, su reindustrializzazione e sbocchi occupazionali. «Se l´azienda non modificherà le proprie proposte - insiste Walter Montagnoli dei Cub - non firmeremo accordi». Posizioni che i lavoratori hanno ripetuto in serata a Pierluigi Bersani, ex ministro per lo Sviluppo economico e candidato alla segreteria del Pd, in un incontro alla Festa democratica a Lampugnano.

Reggae contro il razzismo tra suoni, media e incontri
Parco Virgiliano In consolle contro ogni tipo di intolleranza i Kinky Sound, African Sound, Pone dj, Conscious Sound Southboyz Sound e Ricky Dread Stand di artigianato proveniente da altri paesi e di diverse associazioni di immigrati. Non mancheranno giochi e laboratori per bambini
di ILARIA URBANI

Napoli - "One love, one heart, let´s get together and feel all right". Bob Marley cantava la fratellanza tra i popoli e nel segno del grande ambasciatore dell´amore in musica si tiene oggi e domani al parco Virgiliano "One World", manifestazione con musica, dibattiti e diffusione di informazioni contro ogni forma di razzismo. File rouge dell´evento sarà proprio il reggae. Stasera a Posillipo dalle 21 si alterneranno in consolle i migliori soundsystem reggae napoletani Kinky Sound, African Sound e Pone dj. Domani sera ai piatti Conscious Sound, Southboyz Sound e Ricky Dread. «Napoli sta vivendo un clima di intolleranza contro ogni forma di diversità - spiega uno degli organizzatori Mr. Bigga - in un periodo storico nel quale si acuiscono le divisioni e le incomprensioni tra diverse culture, ci sembra necessario abbattere la convinzione che ogni persona diversa da noi costituisca un pericolo. Questo risultato lo si può raggiungere solo approfondendo le radici e la cultura di colui che viene da altri paesi così da cambiarne radicalmente l´immagine distorta che i media dipingono con troppa superficialità. La musica reggae da sempre incarna valori quali la giustizia e il rispetto dei diritti umani».
La manifestazione inizia alle 16 con laboratori e giochi per bambini, corsi di danze africane, capoeira e percussioni tenuti da ragazzi immigrati. L´associazione Jolibà per l´occasione apre uno sportello informativo per diffondere informazioni utili sui diritti di cui possono godere i migranti in Italia e per condividere problematiche e ostacoli che incontra un immigrato a Napoli. «Un´occasione importante per fare chiarezza sui passaggi, non proprio semplici, della regolarizzazione di badanti e colf - spiegano gli organizzatori - un momento di scambio gratuito di cultura e informazioni utili a chi sceglie, o è costretto, a vivere nel nostro paese. Ma soprattutto un modo per far capire agli italiani che gli immigrati non sono coloro che ci sottraggono posti di lavoro, ma una fonte di ricchezza culturale». Nel parco Virgiliano saranno allestiti stand di artigianato proveniente da altri paesi del mondo e di diverse associazioni di immigrati. Dalle 19 djset di musiche africane a caura di dj Abou, Alì e Paco. I primi due deejay, immigrati dall´Africa qualche anno fa, sono diventati una realtà musicale a Napoli dove suonano regolarmente in alcuni club del centro storico.
Alle 17 si terrà il dibattito sulla legislazione che ha introdotto il reato di clandestinità per gli stranieri "Misure disumane", moderano Mass, mediatore culturale africana e Svletana, presidente dello sportello immigrati del sindacato Rdb. Domani alla stessa ora si terrà la presentazione del libro "Voci in cammino. Dalla dimora all´esodo" di Sandra Vatrella (editore Rubbettino), analisi delle dinamiche migratorie partendo dalle testimonianze dei protagonisti, oltre il clima di mistificazione che vuole i migranti soggetti "pericolosi" per l´identità culturale italiana.


12 settembre 2009 - La Nazione

Pistoia. «GLI OPERATORI senza stipendio sono di fronte alla Provincia a manifestare...

Pistoia - «GLI OPERATORI senza stipendio sono di fronte alla Provincia a manifestare. Le linee telefoniche sono staccate. Pregasi richiamare domani». E' stato ancora sciopero all'Answers. I dipendenti del maggiore call center pistoiese che svolge attività per conto di Enel e Tim, hanno partecipato ieri all'agitazione di otto ore indetta a livello nazionale da Slc-Cgil, Uilcom-Uil e Fisel-Cisl nel gruppo Phonemedia, la grande società di telemarketing con 13 sedi in tutta Italia e una in Argentina, cui fa capo l'azienda pistoiese. Ancora una volta i lavoratori, per la maggior parte donne, hanno protestato contro i ritardi nei pagamenti degli stipendi che perdurano ormai da mesi. «Più precisamente da quando spiegavano snervati di fronte al palazzo provinciale l'azienda ha cominciato a corrisponderli in due tranche». Con il presidio in piazzetta San Leone, armati di striscioni e di magliette «a tema», presenti anche i Cub, operatori ed operatrici telefoniche hanno manifestato tutte le preoccupazioni sul proprio futuro. Oltre ai ritardi dei pagamenti, che l'azienda aveva giustificato come un mezzo per far fronte alla crisi, è la stessa situazione finanziaria del gruppo a destare timori. «La fusione con altre società come Omega che stanno affrontando simili problemi finanziari si spiega da parte sindacale è ulteriore motivo di perplessità. Impensierisce ancora di più la dichiarazione aziendale secondo cui la stipula di questo accordo potrebbe portare ulteriori ritardi alla conclusione del piano di finanziamento richiesto da Phonemedia alle banche, ritardo che, sempre a detta dell'azienda, non produrrebbe però effetti gravi grazie alle nuove linee di credito aperte a seguito dell'inizio dell'operazione con Omega». Phonemedia assicura che per le commesse già aggiudicate non ci sono elementi di preoccupazione, ma nel call center di Sant'Agostino e negli altri sparsi in mezza Italia il clima è teso.(S.T.)


12 settembre 2009 - Il Giorno

LA CRISI A MESERO
Esab, a un punto morto
Il leader Fiom Cremaschi sul tetto coi lavoratori
di LUCA BALZAROTTI

MESERO (Milano) - LA TRATTATIVA non proseguirà a oltranza, come richiesto dai sindacati. La Charter, il fondo inglese che dal 1994 ha acquisito la Esab Saldature, ha dichiarato che la bozza di accordo presentata giovedì rappresenta l'ultima offerta, rinviando all'incontro di lunedì, nella sede del ministero del Lavoro, eventuali variazioni. «La proposta è assolutamente insoddisfacente e irricevibile», è stato il commento della delegazione sindacale composta dalla Fiom-Cgil, dalla Fim-Cisl, dalla Cub e dalle Rsa della Esab. Dopo una settimana di trattative, le parti sono ancora distanti. Manca un'intesa sia sul processo di reindustrializzazione dell'area, sia sulla ricollocazione dei lavoratori. «Non ci sono neppure elementi sufficienti di tutela del reddito per coloro che usufruiranno degli ammortizzatori sociali», precisano le sigle sindacali. La forbice tra la domanda e l'offerta sull'accompagnamento economico è ancora rilevante. Poche le mensilità che l'azienda è disposta a mettere sul tavolo (circa 18mila euro lorde per due anni) in aggiunta alle 700 euro mensili della cassa integrazione statale. «Non è solo una questione di soldi hanno spiegato i rappresentanti dei lavoratori -. È tutto l'impianto dell'accordo che non è soddisfacente». Londra non intende inserire nell'intesa un impegno a vendere l'area a un imprenditore che garantisca posti di lavoro agli 85 dipendenti in esubero. I sindacati non sono disposti a fare passi indietro sulla ricollocazione dei lavoratori. Nessun accordo nemmeno sul futuro dei dipendenti non coinvolti direttamente nel processo di ristrutturazione. «Abbiamo ribadito la disponibilità a proseguire le trattative a oltranza fa sapere la delegazione sindacale - Prendiamo atto della grave affermazione dell'azienda, che ha dichiarato che la bozza di accordo rappresenta il limite del mandato ricevuto dalla proprietà, almeno fino all'incontro al ministero». Un ultimatum che i rappresentanti dei lavoratori hanno comunicato agli operai ieri mattina, nel corso di un'assemblea che ha definito le linee guida del vertice di lunedì a Roma. L'ORIENTAMENTO è di non firmare alcun accordo almeno fino a martedì, quando i sindacati incontreranno nuovamente i lavoratori. Ieri i dipendenti della Esab hanno ricevuto la visita di Giorgio Cremaschi. Il segretario nazionale della Fiom-Cgil è salito sul tetto dello stabilimento, dove da undici giorni sei operai vivono giorno e notte. «Li ho trovati stanchi. Di giorno fa caldo e la notte fa freddo ha detto Cremaschi - È scandaloso che in una delle regioni più ricche d'Italia non si possa impedire la chiusura di imprese che avrebbero la possibilità di riprendere l'attività, perché all'origine della loro crisi non ci sono problemi di mercato».


11 settembre 2009 - Ansa

CRISI: CUB-COBAS-SDL, 23 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE

(ANSA) - ROMA, 11 SET - Cub, Cobas e SdL hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore di tutti i lavoratori pubblici e privati per il 23 ottobre. Le organizzazioni di base ritengono indispensabile «una forte risposta alla valanga di licenziamenti in corso, ai massicci tagli alla scuola pubblica con l'espulsione in massa dei precari, alla chiusura di aziende, alla ipotesi di gabbie salariali e all'attacco al contratto nazionale che, nella ritrovata unità dei sindacati concertativi, lascia solo il sindacalismo di base a difenderne il carattere unitario e solidaristico; al tentativo in corso di rendere i lavoratori subordinati ai destini delle aziende, alla xenofobia e al razzismo che il governo sta spargendo a piene mani». Gli obiettivi «immediati» sono di «generalizzare ed unificare le lotte in corso nella scuola, nelle fabbriche, nelle aziende e negli uffici», aggiungono le organizzazioni di base, che tra l'altro chiedono il blocco dei licenziamenti; aumenti «consistenti» di salari e pensioni; abrogazione della Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza; dicono no ai tagli nella scuola pubblica.

FISCO: RDB CUB, LUNEDÌ PROTESTA AGENZIE FISCALI-MONOPOLI

(ANSA) - ROMA, 11 SET - Rdb-Cub ha organizzato per lunedì 14 settembre una giornata di protesta «a difesa della carriera dei lavoratori delle Agenzie Fiscali e dei Monopoli di Stato». con una manifestazione che si terrà alle ore 11 davanti a Palazzo Vidoni, sede a Roma del ministero della Pubblica Amministrazione. «Saremo davanti Palazzo Vidoni - annuncia Stefania Lucchini, dell'esecutivo nazionale RdB-CUB Agenzie Fiscali - per chiedere che si sblocchino immediatamente le autorizzazioni a bandire concorsi interni e ad assumere, ferme alla funzione Pubblica da troppo tempo. Di anno in anno - sottolinea Lucchini - calano sensibilmente i fondi destinati alla contrattazione integrativa e il diritto alla carriera per i lavoratori del Fisco rimane un miraggio, con attese di anni per l'autorizzazione a bandire concorsi interni. I lavoratori sono stanchi: il 14 settembre saranno in assemblea in tutti gli uffici e daranno il via alla protesta, decisi a non fermarsi fino alla soluzione della vicenda».


11 settembre 2009 - Adnkronos

LAVORO: 23 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE INDETTO DA CUB COBAS E SDL

Roma, 11 set. - (Adnkronos/Labitalia) - Cub, Cobas e SdL hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore di tutti i lavoratori pubblici e privati per il 23 ottobre. Come annunciato da una nota unitaria,«le organizzazioni di base ritengono indispensabile una forte risposta alla valanga di licenziamenti in corso, ai massicci tagli alla scuola pubblica con l'espulsione in massa dei precari, alla chiusura di aziende, alla ipotesi di gabbie salariali e all'attacco al contratto nazionale che, nella ritrovata unità dei sindacati concertativi, lascia solo il sindacalismo di base a difenderne il carattere unitario e solidaristico; al tentativo in corso di rendere i lavoratori subordinati ai destini delle aziende, alla xenofobia e al razzismo che il governo sta spargendo a piene mani». «Generalizzare ed unificare -prosegue la nota- le lotte in corso nella scuola, nelle fabbriche, nelle aziende e negli uffici, sono quindi gli obiettivi immediati dello sciopero generale che si preannuncia già grande e partecipato». La piattaforma dello sciopero, che rappresenta, secondo Cub, Cobas e Sdl, «un ampio ed esauriente programma sul quale costruire mobilitazione, lotta, organizzazione e consenso», richiede tra l'altro il blocco dei licenziamenti e la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario; aumenti consistenti di salari e pensioni, introduzione di un reddito minimo garantito per tutti/e; aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita; cassa integrazione almeno all'80% del salario e reddito per i lavoratori atipici, con mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati/e; abrogazione della Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza; sostegno delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, del riassetto idrogeologico e contro il nucleare,messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, delle scuole, dei trasporti, rifiutando la riduzione delle sanzioni per chi causa morti del lavoro, gravi infortuni, malattie professionali; contro i tagli di posti, classi e orari nella scuola pubblica e contro la legge Aprea; assunzione a tempo indeterminato dei precari e reinternalizzazione dei servizi; ritiro della riforma Brunetta; difesa del diritto di sciopero.


11 settembre 2009 - MF - DJ

Trasporti: Cub-Cobas-SdL, il 23/10 sciopero generale

ROMA (MF-DJ)--Il 23 ottobre e' sciopero generale. Cub, Cobas e SdL hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore di tutti i lavoratori pubblici e privati per il prossimo 23 ottobre. "Le organizzazioni di base ritengono - in una nota congiunta - indispensabile una forte risposta alla valanga di licenziamenti in corso, ai massicci tagli alla scuola pubblica con l'espulsione in massa dei precari, alla chiusura di aziende, alla ipotesi di gabbie salariali e all'attacco al contratto nazionale che, nella ritrovata unita' dei sindacati concertativi, lascia solo il sindacalismo di base a difenderne il carattere unitario e solidaristico; al tentativo in corso di rendere i lavoratori subordinati ai destini delle aziende, alla xenofobia e al razzismo che il governo sta spargendo a piene mani". Generalizzare ed unificare le lotte in corso nella scuola, nelle fabbriche, nelle aziende e negli uffici, sono quindi gli obbiettivi immediati dello sciopero generale che si preannuncia gia' grande e partecipato.


11 settembre 2009 - Dire

Sciopero generale Cobas il 23 ottobre: reddito minimo per tutti

Roma - Cub, Cobas e SdL hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore di tutti i lavoratori pubblici e privati per il 23 ottobre. Lo comunica una nota che spiega che quella delle organizzazioni di base e' una risposta "indispensabile" a "i licenziamenti in corso, ai massicci tagli alla scuola pubblica con l'espulsione in massa dei precari, alla chiusura di aziende, alla ipotesi di gabbie salariali, all'attacco al contratto nazionale che, nella ritrovata unita' dei sindacati concertativi, lascia solo il sindacalismo di base a difenderne il carattere unitario e solidaristico, al tentativo di rendere i lavoratori subordinati ai destini delle aziende, alla xenofobia e al razzismo che il governo sta spargendo a piene mani". Tra le tante richieste il ritiro di una serie di atti del governo, "un reddito minimo garantito, messa in sicurezza dei luoghi di lavoro" e poi alloggi popolari, garanzie per gli 'atipici' e rifiuto del nucleare.(DIRE)


11 settembre 2009 - Agi

PERSONALE SANITARIO A RISCHIO? I DUBBI DEL SINDACATO

(AGI) - Roma, 11 set. - Restano alcuni dubbi sulla politica vaccinale intrapresa da questo Governo, specialmente sulla necessita' di considerare potenzialmente a rischio il personale sanitario. E' quanto afferma in una nota Sabino Venezia del Coordinamento Nazionale RdB/CUB. "Le alternanti e contraddittorie esternazioni del viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, sullo scenario per mesi rappresentato come apocalittico della pandemia da influenza suina, vorrebbe relegare oggi gli operatori sanitari tra le categorie professionali sicuramente esposte a rischio infezione". Nessuna intenzione di influenzare come "sindacato le scelte degli operatori sanitari per quanto riguarda la vaccinazione - dichiara Venezia - molti di loro sono professionisti del bene salute e sanno di certo come comportarsi", ma restano alcuni dubbi sulla necessita' di considerare il personale sanitario a rischio. "A detta del viceministro - prosegue Venezia - la chiusura delle scuole e/o l'eventuale accentuarsi della pandemia tra il personale sanitario rischierebbe di mettere a dura prove il sistema". Secondo Fazio gli operatori dovrebbero restare a casa con i figli o per curarsi, prosegue la nota. "Ma il sistema e' in grado di reggere alla pandemia piu' o meno apocalittica che ci propinano? E se il sistema e' fatto di operatori e strutture, i nostri ospedali sono in grado di offrire, specie nel clima di psicosi collettiva ingenerata, adeguati posti letto a chi ne potrebbe avere bisogno?". "Da anni ci propinano politiche securitarie che hanno ricadute sul sistema sanitario, sviluppando/consolidando economie parallele mai sfiorate dalla crisi, e' il caso delle holding farmaceutiche, spesso note alla cronaca per le mazzette ad amministratori compiacenti in appalti e forniture". Occorre invece, conclude il sindacalista, "un sistema sanitario pubblico e di qualita', occorre principalmente che il governo blocchi il piano di riduzione di 27.000 posti letto entro il 2014 e che le regioni costruiscano piani di rientro dal deficit senza chiudere ospedali e assumendo i precari che da anni mandano avanti il sistema pubblico".


11 settembre 2009 - Omniroma

CASA, RDB CUB: «AL FIANCO DI OCCUPA»

(OMNIROMA) Roma, 11 set - La Federazione nazionale RdB-CUB in una nota «giudica scandalosa la decisione di Cgil Cisl Uil di avviare una raccolta di firme contro le occupazioni delle case, iniziativa che pone questi sindacati a fianco della speculazione, contro chi rivendica un diritto e raffigura il conflitto come malattia da estirpare. Chi occupa le case lo fa perché privo di alternative e penalizzato da politiche sociali sempre meno attente a risolvere i bisogni primari dei cittadini e dei lavoratori meno abbienti. Pertanto la RdB-CUB sarà oggi in piazza a Roma, a fianco di chi lotta per la casa, ed invita i cittadini romani a partecipare numerosi alla manifestazione che partirà alle 17 da Piazza dell'Esquilino».


11 settembre 2009 - Liberazione

Oggi alle 17 a piazza Esquilino l'appuntamento
in cui far convergere le diverse vertenze aperte nella Capitale
"Roma non si chiude", corteo per la casa, i diritti, le libertà
di Daniele Nalbone

Roma - "Ci volete sotto i ponti, ci vedrete sopra ai tetti". Dal primo settembre, giorno dello sgombero delle famiglie occupanti dell'ex ospedale Regina Elena con uno spiegamento di forze dell'ordine degno di uno stato di polizia, questa scritta, firmata Movimenti di lotta per l'abitare, campeggia sui muri di tutta Roma. Intanto il sindaco Alemanno continua a parlare di «ripristino della legalità» e il prefetto Pecoraro prosegue nella sua campagna di forza: mercoledì mattina decine di agenti hanno fatto irruzione nell'occupazione dell'ex Museo della Carta di via Salaria 971, chiuso al traffico la strada per oltre quattro ore e (de)portato in centri di accoglienza fatiscenti oltre duecento persone che da anni vivevano nella struttura. Così oggi pomeriggio, alle 17, da piazza dell'Esquilino, un corteo attraverserà la città giungendo fin sotto al Campidoglio «perché Roma non si chiude» spiegano i movimenti nel comunicato unitario di lancio della manifestazione. "Vogliono fare un deserto e lo chiamano città" lo slogan scelto «per dimostrare come le vertenze che in queste settimane hanno attraversato Roma, anticamera di quello che sarà il caldo autunno alle porte, hanno deciso di mettersi in rete» spiega Paolo Di Vetta di Asia Rdb. Queste operazioni da stato militare hanno modificato i rapporti tra i movimenti e l'amministrazione comunale: «la vicenda del Regina Elena e lo sgombero di via Salaria» spiegano i portavoce della Rete romana per il diritto all'abitare «sanciscono la fine di uno spazio politico di contrattazione sociale sulla prima emergenza della città: la precarietà abitativa che coinvolge migliaia di persone, famiglie, studenti, lavoratori, giovani e migranti che non ce la fanno più a pagare affitti e mutui da usura, senza alcuna tutela e possibilità di accedere a una casa popolare». Ma Roma, oggi, non è solo emergenza abitativa. «Il diritto alla casa si deve connettere con le battaglie per i diritti e le libertà che stanno attraversando la nostra città»: i precari della scuola, i vigilantes in sciopero della fame, i lavoratori dello spettacolo in lotta contro i tagli alla cultura, la comunità gay che si mobilita contro le aggressioni fasciste, gli studenti che riprendono le mobilitazioni contro la riforma Gelmini. Il corteo di oggi pomeriggio, al quale hanno aderito anche le segreterie regionali e romane del gruppo federato Prc-Pdci, sarà quindi il primo passo per unire queste forze in una serie di mobilitazioni che sappiano coinvolgere tutti coloro che vogliono affermare un'idea "altra" di città, «quella dei diritti, della libertà, della solidarietà, dell'accoglienza per respingere le politiche poliziesche del "pacchetto sicurezza"» spiega Bartolo Mancuso di Action. La mappa della crisi, in fondo, ci ha già consegnato uno scenario in cui è evidente la rottura del quadro sociale. «Ora dobbiamo fare in modo che la composizione dei conflitti non avvenga con il prevalere della svolta autoritaria che ha portato alla militarizzazione di Roma al fine di "ripristinare la legalità" in un luogo, il Regina Elena, criminalmente abbandonato da sette anni dall'Università La Sapienza e dall'allora giunta regionale di Storace» sottolinea Paolo Di Vetta. Ma per valutare l'importanza di tali mobilitazioni non si dovrà aspettare domani sera. La pressione esercitata dai movimenti dopo la prova di forza, il primo settembre, del prefetto Pecoraro e del sindaco Alemanno su "ordine" del rettore de La Sapienza, Luigi Frati, culminata con l'occupazione, per una settimana, del tetto dei Musei Capitolini e l'allestimento di una tendopoli-presidio sotto il Campidoglio, ha già portato i primi frutti. Mercoledì 16 settembre è infatti in programma un tavolo al quale siederanno Comune, Regione, Provincia, Prefettura, sindacati degli inquilini e costruttori in cui, come chiesto dai movimenti, tutte le parti in causa potranno finalmente confrontarsi sulle misure più urgenti da prendere per affrontare l'emergenza abitativa. Misure che non possono di certo continuare ad essere sgomberi e deportazioni in strutture indegne di uno stato civile.


11 settembre 2009 - Left

Emergenza casa, business della Chiesa
Ecco i lager che ospitano le famiglie sgomberate dall’ex ospedale Regina Elena. Un affare da 27 milioni l’anno. Che il Campidoglio versa ad associazioni legate alla Curia. Ogni alloggio costa più di un appartamento al centro
di Daniele Nalbone e Ylenia Sina

L'emergenza è un ricco affare, a Roma. Che Chiesa e Comune gestiscono con una simbiosi perfetta. Sono oltre mille le famiglie che vivono in appartamenti gestiti dal vicariato della curia romana, per le quali il Campidoglio paga prezzi superiori all’affitto di un appartamento al centro. Mentre si apre una nuova stagione di sgomberi delle case occupate. Per alimentare il business.
Roma, alba del primo settembre. Si apre la stagione degli sgomberi della premiata ditta Alemanno-Pecoraro. Il primo, sindaco della Capitale, da Lourdes, dove si era appena recato per quattro giorni di pellegrinaggio, ha dato mandato di procedere con lo sgombero forzato dell’ex ospedale Regina Elena, in disuso dal 2002 e occupato, dopo cinque anni di abbandono, da oltre 250 famiglie in emergenza abitativa. Per l’occasione il secondo, prefetto di Roma da quasi un anno, ha militarizzato un intero quadrante cittadino, nella zona universitaria, con uno schieramento di polizia e carabinieri "da G8" e «ristabilito la legalità in una struttura occupata abusivamente dal luglio del 2007, restituendola, di fatto, ai malati». Il tutto, come spiegato dal sindaco e confermato dal prefetto, in obbedienza al rettore dell’università La Sapienza, Luigi Frati, che potrà così rientrare in possesso dell’ospedale chiuso sette anni fa per volere dello stesso ateneo e dall’allora giunta regionale di Storace, «altrimenti» ha spiegato il "maginifico" «avremmo perso i finanziamenti pubblici per la sua ristrutturazione». Non è che l’inizio. Il prefetto Pecoraro ha prospettato il pugno duro contro le occupazioni abitative. La risposta è stata immediata: dodici ragazzi del movimento di lotta per la casa hanno occupato, arrampicandosi su un’impalcatura, il tetto dei Musei Capitolini: «Come all’Innse, sino alla vittoria! Casa subito». Dietro questo striscione, rappresentanti di tutte le occupazioni cittadine si sono dati il cambio, per una settimana, presidiando il Campidoglio in attesa del rientro di Alemanno da Lourdes riuscendo a ottenere un tavolo di trattative. Contemporaneamente, dal 3 settembre, nel Foro Traiano centinaia di senzacasa, famiglie sgomberate, attivisti, militanti hanno allestito una tendopoli in segno di protesta. «Nella città con gli affitti più alti d’Italia e con il numero degli alloggi sfitti più grande, si è deciso di risolvere l’emergenza attaccando proprio chi, con le lotte di questi anni per il diritto alla casa, ha anche rappresentato, involontariamente, un potente ammortizzatore sociale», commenta Paolo Di Vetta, sindacalista di Asia Rdb.
L’impressione è che l’emergenza casa sia più un business da alimentare, che un problema da risolvere. Forse proprio per questo, l’emergenza continua. Un’enorme business che, già in ordinaria amministrazione, è in grado di muovere qualcosa come 27 milioni di euro l’anno. Soldi che il Comune versa nelle casse di cattolicissimi privati. Ecco come mai , dinanzi allo sgombero del Regina Elena, gli uffici di Alemanno hanno messo il turbo. «In due giorni», spiegano rappresentanti del gabinetto del Sindaco il primo settembre, «abbiamo trovato due milioni di euro per sistemare le famiglie sgomberate ». Soldi che, come definito in accordi firmati nell’epoca veltroniana, sono finiti nelle tasche del vicariato. Li chiamano Centri di accoglienza. Dovrebbero essere sistemazioni temporanee per le persone in attesa dell’assegnazione di un alloggio popolare. Una chimera. In realtà sono strutture ai margini della città, come quella di Grotte Celoni denominata "Casa della pace": un capannone all’interno di una zona industriale all’altezza di via Casilina 1670. Molti tra gli ex occupanti del Regina Elena oggi vivono qui, in "alloggi" che ricordano veri e propri lager con bagni e docce in comune, senza cucina, né frigorifero.
Abbiamo fatto un giro nei "residence" in cui vivono oltre mille famiglie, alcune da più di tre anni. La struttura di Casal Lumbroso, un’ ex discoteca, non è molto diversa da quella di Grotte Celoni dove oggi vivono "temporaneamente" le famiglie dell’ex Regina Elena. Anche in questa enorme struttura, come in tutti gli altri centri di accoglienza, gli "ospiti" non sanno che fine faranno: «ci hanno parcheggiato qui nel 2006, dopo una lunga trattativa, con il Comune che voleva lasciarci in un campeggio» racconta una signora sudamericana che vive in Italia da otto anni. «Da allora non ci è stata più prospettata alcuna soluzione alternativa». I costi per queste sistemazioni, che dovrebbero essere temporanee, sottraggono dalle casse comunali da un minimo di 1.260 euro al mese per "appartamento", come la struttura di Valcannuta, fino a 3.721 e 3.462 euro per i residence di Pietralata e di Colleverde. E ancora 1.800 euro a nucleo familiare per Tor Pagnotta, 2.230 per il residence "Romanina" o 1.300 per quello "Porrino", entrambi gestiti da arciconfraternita S. Trifone, cooperativa facente capo al vicariato, quasi un monopolista del settore. I residence sono tutti posizionati nell’estrema periferia, lontano dagli occhi degli elettori. Piccoli appartamenti, monolocali o bilocali, spesso semplici stanze dove solo un armadio, una tenda o, nel migliore dei casi, una parete di cartongesso dividono la camera da letto dalla cucina. Nessun inquilino può uscire dalla struttura portandosi con sé le chiavi di "casa": vanno, per regolamento, lasciate presso quella che dovrebbe essere la portineria ma assomiglia molto di più a una guardiola. Il cancello di accesso chiude entro le 24. In alcune strutture alle 22. Dopo quest’ora non è più concesso di raggiungere la propria abitazione. Nei residence più "aperti" è necessario farsi identificare al citofono. «Non possiamo arredare con mobili nostri, comprare elettrodomestici, fumare negli appartamenti o ospitare persone anche solo per una notte» denuncia un inquilino del residence di Pietralata per il quale, ogni anno, il Comune versa oltre 1,5 milioni di euro. «È una situazione di continua emergenza che ci ricorda, giorno e notte, che questa non è casa nostra». Significativo, per comprendere la situazione indegna in cui sono costretti a vivere tanti nuclei, è il caso di una famiglia di quattro persone, due adulti e due ragazzi, che dopo aver passato più di un mese accampata alla fiera di Roma dopo che un incendio, nel novembre dello scorso anno, aveva distrutto la palazzina occupata in cui vivevano, in viale Gottardo, è diventata assegnataria di un bilocale: una cucina, un bagno e una piccola camera con un letto matrimoniale e uno a castello. Questo a Tor Tre Teste, in via Tineo, estrema periferia della Capitale, nella struttura di proprietà dalla Wolt spa alla quale il Comune versa un assegno da 3 milioni di euro l’anno. «Quando ci siamo sposati siamo rimasti a vivere in casa con i miei, pensando che una volta trovato un lavoro stabile saremmo riusciti ad avere una nostra vita», racconta Paolo. «Ma quel giorno non è mai arrivato. Ho lavorato per vent’anni in una cooperativa, poi ho trovato un impiego alla fabbrica della Lavazza che lo scorso anno ha chiuso. Ora sono un magazziniere. Un lavoro normale. Abbiamo provato diverse volte a trovare una casa in affitto ma con due figli e uno stipendio tra i 1.000 e i 1.200 euro al mese non ci possiamo permettere di pagare un minimo di 900 euro mensili. Mia moglie lavora in un supermercato e prende 5 euro l’ora. Per questo» continua «abbiamo deciso di seguire i movimenti che si battono per il diritto alla casa e siamo andati a vivere nell’occupazione di viale Gottardo». Con quello che il Comune paga oggi per il loro alloggio sarebbe possibile affittare un appartamento al centro di Roma.
È questa la "politica dell’emergenza". E, per evitare che un giorno questo giro di soldi possa finire, altri sgomberi sono alle porte. Sono decine le occupazioni a rischio sgombero, dopo le minacciose dichiarazioni di sindaco e prefetto, pronti a «riportare la legalità» nella città. Migliaia le persone che, a breve, potrebbero rimanere senza un tetto ed essere confinate, i più "fortunati", in uno degli oltre venti residence privati presenti in città.


11 settembre 2009 - Il Giornale di Vicenza

Blocco della delibera e 13 lavoratori salvi «Ma ora vigileremo»
Ipab: delibera di esubero ritirata

Vicenza - Quello di ieri mattina in Prefettura è stato un incontro lungo, non privo di momenti di tensione ma dall’esito soddisfacente. Per oltre quattro ore, al tavolo del vice prefetto, si sono confrontati assessore comunale, presidente e consiglieri dell’Ipab, direttore e dirigente del personale dell’ente e i rappresentanti delle segreterie provinciali delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Rdb-Cub e componenti della rsu aziendale.
«Abbiamo preso positivamente atto che la delibera di esubero è stata ritirata dal cda dell’Ipab, come da noi richiesto - hanno sottolineato Cgil, Cisl e Uil - Il Comune si è impegnato a dare le necessarie linee di indirizzo (che saranno contenute nell’accordo di programma), in base alle quali l’Ipab dovrà poi predisporre il relativo piano aziendale che sarà oggetto di confronto con sindacati e la rsu». «L’Ipab, inoltre, riaprirà i tavoli negoziali relativi ai vari istituti contrattuali a livello aziendale e ancora sospesi - hanno aggiunto - Questo risultato rafforza la nostra scelta di perseguire, unitariamente, l’obiettivo primario di salvaguardare i servizi per i cittadini, salvaguardia che non può prescindere dalla valorizzazione e dalla tutela dei lavoratori».
«Durante l’incontro - ha considerato Germano Raniero, Rdb Cub di Vicenza - abbiamo più volte considerato che, in futuro, sarà di fondamentale importanza poter discutere alla presenza di entrambi gli interlocutori. Altrettanto importante sarà cercare di evitare che eventuali tensioni tra i due possano avere ripercussioni, ovviamente negative, sull’attività dell’ente».
«Dopo tanti anni - ha aggiunto Claudio Scambi della Uil - finalmente si potrà discutere concretamente e capire cosa vogliamo che sia l’Ipab in futuro». «Quello di ieri è stato un "patto tra galantuomini". Ciò significa che, in futuro, vigileremo molto attentamente che gli impegni presi vengano rispettati e che nessuno trasgredisca». «Garantire ai lavoratori di una Casa di riposo, o di un Centro diurno, dignitose condizioni di lavoro significa favorire un contesto fertile per la migliore qualità dei servizi e quindi per il migliore benessere degli ospiti e delle loro famiglie. - ha concluso Renato Riva della Cisl - In questo periodo i lavoratori hanno dimostrato grande sensibilità, cercando di compiere al meglio i loro ruoli nonostante l’evidente preoccupazione per la situazione che stavano attraversando».(C.M.)

OCCUPAZIONE. Ok dei dipendenti della storica ditta del gruppo Scm a chiudere l’intesa sul piano di ristrutturazione
Stefani, primo passo verso l’ipotesi di accordo
Le Rsu dell’azienda: «La speranza è di ottenere più garanzie. L’alternativa? La rinuncia a tutto»
di Alessia Zorzan

Si profila l’ipotesi di un accordo tra i dipendenti e i vertici del gruppo romagnolo Scm, di cui fa parte anche la storica azienda di Thiene "Stefani". L’altra mattina infatti i dipendenti della sede thienese hanno dato il via libera ai rappresentanti delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil per chiudere l’accordo sulla gestione del piano di ristrutturazione.
Prima di considerare la cosa fatta bisogna però attendere che si esprimano anche le altre sedi del gruppo, come quella di Rimini, al voto stamattina. Il primo passo di un’intesa tra azienda e lavoratori è stato fatto venerdì scorso durante l’incontro a Roma tra le rappresentanze sindacali Cgil-Cisl-Uil, rapprestanti aziendali e funzionari del ministero del lavoro. L’incontro non si è concluso con alcuna firma di accordi, ma con l’impegno a sentire la volontà dei lavoratori delle varie aziende che fanno parte del gruppo Scm.
Dal momento che l’accordo non è ancora sottoscritto, e la fase è delicata, le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil preferiscono non parlare nel dettaglio di quanto previsto. Tuttavia, da quest’ultima trattativa romana, i portavoce dei lavoratori avrebbero ottenuto un’apertura sul blocco del numero di dipendenti del Gruppo in cassa integrazione straordinaria a zero ore e sull’incremento dei lavoratori che potranno contare su una rotazione mensile tra zero ore e orario di lavoro ridotto. Si è inoltre parlato dell’attivazione di percorsi di riqualificazione per il personale e dell’integrazione da parte dell’azienda di quanto corrisposto dall’Inps.
«Si spera sempre di ottenere il massimo delle garanzie per i lavoratori - ha commentato Carmine Battipaglia Rsu-FimCisl - ma l’alternativa all’esito dell’ultima trattativa sarebbe stata la rinuncia a tutto. L’azienda si è dimostata disponibile a portare avanti una verifica trimestrale in ogni stabilimento, in modo che anche i sindacati possano essere costantemente informati sullo stato di avanzamento del piano di ristrutturazione»
Critica la Confederazione unitaria di base che ha reso pubblico, con un comunicato, l’esito dell’assemblea.
«Come Cub - ha spiegato il portavoce Germano Raniero - chiediamo che la cassa integrazione sia a rotazione per tutto il personale, anche per quei 79 dipendenti della Stefani che oggi sono a casa a zero ore. Inoltre chiediamo un’integrazione mensile alla cassa integrazione di 300 euro e maggiore chiarezza sul possibile trasferimento dei macchinari di produzione a Rimini. C’è tempo fino al 28 ottobre per trovare un accordo. Vale la pena sfruttare i giorni che restano».


11 settembre 2009 - Il Messaggero

Roma. Un corteo per protestare contro lo sgombero
degli occupanti dell’ospedale Regina Elena...

Roma - Un corteo per protestare contro lo sgombero degli occupanti dell’ospedale Regina Elena. L’appuntamento è in piazza dell’Esquilino alle 17. Ad organizzarlo sono stati i movimenti di lotta per il diritto alla casa che gravitano intorno ai centri sociali e all’estrema sinistra tra cui Action, Asia- Rdb, Blocchi precari metropolitani, Comitato obiettivo casa, Coordinamento cittadino di lotta per la casa. Acrobax, Angelo Mai, Corto circuito, Ex Snia, Forte Prenestino, Horus liberato 2.0. Hanno aderito anche Rifondazione comunista/Comitato regionale, Anna Pizzo (consigliera regionale), Peppe Mariani (consigliere regionale), Gruppo Sinistra e Libertà Provincia di Roma, Gianluca Peciola e il consiglieri comunali Andrea Alzetta e Maria Gemma Azuni.


11 settembre 2009 - La Nuova Sardegna

Sfrattati, in campo il Comune
Dopo il sit-in di protesta arriva il sostegno della giunta
L’assessore Pintori incontra il comitato degli abusivi ex Iacp
di Marco Deligia
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NUORO - Cinquanta famiglie, considerate abusive dall’ex Iacp, rischiano di finire sulla strada. E ora, per cercare una soluzione, è coinvolto il Comune. L’urgenza di fermare provvedimenti che gravano su nuclei familiari già precari è stata posta ieri dal comitato degli sfrattati.
In prima fila le rappresentanze sindacali di base Cub e Asia (Associazione inquilini e assegnatari). Il sodalizio, fortememte critico nei confronti dell’Area (ex Iacp), ha promosso un presidio davanti alla sede del Comune. Una delegazione formata da tre esponenti (Franceschino Nieddu, Antonio Satta e Giusy Selloni) ha avuto l’opportunità di incontrare l’assessore ai Servizi sociali, Graziano Pintori, e Francesco Muscas, capo di Gabinetto del sindaco Mario Zidda.
Le situazioni più stringenti in città interessano «Su Nuraghe», in particolare via Martiri della Libertà e via Costituzione. Emergenza sfratti anche a Ottana, Olzai, Siniscola e Orgosolo. Il comitato - che nel suo impegno vede dichiarato il pieno appoggio di Rifondazione Comunista - si è ripresentato all’amministrazione comunale nuorese muovendo da linee generali che rivendicano la realizzazione di una nuova e adeguata offerta di alloggi pubblici. «È urgente sottrarre spazio alla speculazione privata - ribadiscono le rappresentanze di base degli inquilini -, come è necessario il recupero del patrimonio immobiliare abbandonato. Questo in favore di una proposta che affermi la casa come bene pubblico e diritto da garantire a tutti».
Nel faccia a faccia con i rappresentanti dell’amministrazione comunale è stato osservato che da diverso tempo a Nuoro non viene elaborata un’esauriente politica per la casa. Le rappresentanze degli sfrattati hanno messo sul tavolo un documento. Una piattaforma rivendicativa che richiede un impegno al Comune perché l’Area revochi le ordinanze di sfratto. Su questo punto è stato prospettato un incontro con il prefetto. Ha tenuto banco la prospettiva di realizzare, in un’operazione di recupero di immobili per l’emergenza abitativa, appartamenti nei pilotis di Funtana Buddia, negli edifici ex Telecom di Badu’ e Carros e piazza Italia e nella ex sede del centro dell’impiego di via Cogoni, tanto per elencare alcuni siti.
Nell’incontro, dopo aver preso atto della piattaforma rivendicativa del comitato, il Comune si è dichiarato disponibile per una verifica, presso l’assessorato regionale ai Lavori pubblici, della possibilità di rientrare nei finanziamenti per l’emergenza abitativa, tramite un bando emanato a suo tempo dalla giunta Soru. Per la specifica esigenza, l’assessore Graziano Pintori ha preso l’impegno di formare una delegazione con gli altri assessori comunali competenti per materia, che chiederà un incontro urgente all’assessore regionale Angelo Carta per affrontare il problema dell’edilizia residenziale pubblica a Nuoro.


11 settembre 2009 - Il Venezia

Trasporti. Per i sindacati le sanzioni sarebbero più di 150,
per la Direzione sono 9 al mese da inizio anno
Vaporetti beccati da autovelox
Verbali da 112 fino 1400 euro. Rdb Cub: «L'azienda è omertosa, vuole nascondere tutto»
di Elena Callegaro

Venezia - Actv, le polemiche tornano insieme agli orari invernali. Questa volta la bufera riguarda le multe ai piloti dei vaporetti, per eccesso di velocità o moto ondoso. Stando ai sindacati i verbali sarebbero oltre 150, per l'azienda invece sono 72. Numeri a parte, l'imbeccata viene dal capogruppo di Rifondazione, Sebastiano Bonzio, che ha scritto un'interpellanza al sindaco per sapere la verità, ma anche eventualmente per mettere allo studio l'istituzione di corsie preferenziali come quelle che ci sono in terraferma. Beninteso, i soldi li deve pagare l'azienda. Tant'è che le multe, tranne qualche raro e inspiegabile caso, non sono state recapitate nominalmente ai dipendenti. Eppure c'è anche chi si è visto arrivare a casa un bollettino da 1.400 euro per aver infranto le norme sul moto ondoso (quindi sanzione amministrativa e penale, con le inevitabili ripercussioni pure sui lavoratori). I sindacati sono infuriati, la loro teoria dice: l'Actv tiene tutto nascosto perchè non vuol far sapere che i piloti sono costretti a correre per rispettare gli orari, altrimenti non ce la fanno. Conclusione logica del ragionamento: i vaporetti son troppo pochi, anche perchè negli ultimi mesi sono state aggiunge delle nuove fermate. Morale: a rimetterci è sempre il Comune che, seppur indirettamente, paga. «L'atteggiamento dell'azienda è omertoso - dice Piero Antonini, Rdb Cub - se ci saranno gli estremi sporgeremo denuncia». L'azienda: «Il servizio offerto da Actv e i relativi orari sono regolamentati in base ai limiti di velocità imposti nei canali percorsi».


11 settembre 2009 - La Provincia

consiglio dei ministri. Supplenza breve e progetti formativi con le Regioni
Approvata la norma «salva precari» della scuola

ROMA - La norma «salva-precari» è passata: il Consiglio dei ministri ha deciso ieri di inserire nel cosiddetto decreto Ronchi (un decreto legge relativo a direttive comunitarie) una disposizione che, limitatamente all'anno scolastico 2009-2010, prevede che le supplenze temporanee siano assegnate, con precedenza assoluta, al personale docente e Ata già destinatario di supplenze annuali nel precedente anno scolastico. Norma che viene integrata dall'erogazione dell'indennità di disoccupazione nei periodi di non lavoro (il mix delle due iniziative è stato sintetizzato coniando la formula «contratto di disponibilità») e dal coinvolgimento in progetti, finanziati dalle Regioni, che ampliano l'offerta formativa delle scuole. Il provvedimento, che interessa una platea di 12-13 mila persone non è stato accolto con unanime entusiasmo dalla categoria, dalle Regioni e dai sindacati.
«Coloro che hanno diritto all'indennità di disoccupazione - ha spiegato il ministro Gelmini - potranno avere una via preferenziale per rimanere all'interno della scuola, attraverso le supplenze brevi e potranno essere coinvolti in progetti speciali: contro la dispersione scolastica, il sostegno agli studenti più deboli, o per l'orientamento. Sarà, inoltre, possibile siglare accordi con le Regioni che potranno partecipare anche in maniera finanziaria all'attuazione di questi progetti».
Non tutti i precari hanno però accolto con favore il varo del provvedimento. Un gruppo di loro ha organizzato un sit-in di protesta a Roma sotto il palazzo in cui era in corso una riunione degli assessori regionali all'Istruzione. «Se le Regioni - hanno spiegato - dicono sì ai contratti di disponibilità avallando la politica di tagli del ministro Gelmini, la scuola pubblica non avrà alcun vantaggio». Un no deciso anche dalla Rdb-Cub, che prosegue il suo «assedio» al ministero dell'Istruzione «per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome». E mentre a Palermo è continuata la protesta di centinaia di precari, i Comitati degli insegnanti precari hanno fatto notare che i cosiddetti contratti di disponibilità «non risolvono l'emergenza istruzione del Paese, ma sono un palliativo che favorisce, solo per i prossimi 8 o 12 mesi, il parziale mantenimento del reddito di alcuni precari».


11 settembre 2009 - L'Unione Sarda

in municipio
La protesta degli sfrattati

Nuoro - Hanno manifestato davanti al Muncipio ieri pomeriggio, in concomitanza con la seduta del consiglio comunale. Così le rappresentanze sindacali di base-Cub e l'associazione degli inquilini e assegnatari hanno posto il problema degli sfratti che a Nuoro coinvolge una quarantina di famiglie. Una delegazione è stata ricevuta dall'assessore comunale ai Servizi sociali Graziano Pintori che ha assicurato l'attenzione dell'amministrazione al problema. Sarà chiesto, in particolare, un incontro con l'assessore regionale ai Lavori pubblici Angelo Carta - ha annunciato Pintori - per valutare la possibilità che il comune di Nuoro concorra al bando per la realizzazione di nuovi alloggi.
I manifestanti hanno distribuito volantini con varie richieste: in testa, la sollecitazione di un intervento presso Area per la revoca delle ordinanze di sfratto. E poi una proposta di utilizzo degli immobili in disuso di proprietà degli enti pubblici come gli edifici di Funtana Buddia, dell'ex Telecom di Badu 'e Carros e di piazza Italia, della vecchia sede dell'Ufficio del lavoro in via Monsignor Cogoni, di un'area della vecchia Questura e del parco Sant'Onofrio, e dell'ex Inam.


11 settembre 2009 - Corriere di Bologna

IN COMUNE
Le Rdb sull’influenza A: vaccino non obbligatorio

Bologna - «Nessuna vaccinazione obbligatoria contro l’influenza A per i dipendenti comunali». Lo affermano le Rdb dopo un un incontro con l’assessore al Bilancio William Rossi.
Vilma Fabbiani ha ricordato che «non esiste nessuna legge» in materia, e ha ribadito il sospetto che una vaccinazione di massa sia invece «funzionale a ridurre l’assenteismo».


11 settembre 2009 - La Nuova Venezia

Arrivate sanzioni per moto ondoso, ma vigili e azienda smentiscono
Panico multe tra i piloti e scatta «vaporetto lumaca»
Nove verbali su 47 mila corse: il traffico acqueo costringe gli incaricati Actv ad accelerare per cercare di recuperare le troppe pause

VENEZIA - Il panico da multa da moto ondoso - o, peggio, da denuncia penale per violazione del codice della navigazione - serpeggia in questi giorni tra i piloti Actv, due due quali si sono visti recapitare a casa (uno) una sanzione amministrativa da 100 euro e (l’altro) un decreto penale per 1500 euro, per eccesso di velocità. Così è facile vedere in questi giorni circolare battelli ad esasperante passo d’uomo, per non rischiare sanzioni, mentre si vocifera di oltre 150 multe in arrivo ai singoli piloti: dati smentiti ieri da Actv e dalla Polizia Municipale. Ma il malessere è palpabile.
I recenti incidenti in Bacino, d’altra parte, dimostrano che il livello di traffico - tra taxi, trasporti, barche private, granturismo, rimorchiatori, navi, mezzi di soccorso e delle forze dell’ordine - è ormai al limite e che il trasporto pubblico acqueo ne è soffocato.
Rdb-Cub suona la grancassa: «Non sono i piloti Actv a dover subire la malagestione del traffico acqueo e di orari improponibili», tuona il segretario Giampietro Antonini.
Il consigliere comunale Sebastiano Bonzio scrive un’immediata interpellanza al sindaco per conoscere il numero esatto di sanzioni, chiedendo in più «che l’Amministrazione assuma, di concerto con Actv, i necessari provvedimenti che garantiscano, quanto meno in acque di competenza comunale, effettiva priorità alle esigenze del servizio di trasporto pubblico, arrivando a prevedere corsie preferenziali come quelle esistenti in terraferma».
Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisal hanno chiesto incontri urgenti da tempo al Comune, ma dopo le promesse iniziali, nulla.
Se il problema moto ondoso e sicurezza del trasporto acqueo esiste, ed è pesante a causa del traffico caotico di troppi mezzi in circolazione, quello delle multe a centinaia dovrebbe essere un timore eccessivo. «Le sanzioni ai mezzi di trasporto sono rare», assicura il comandante dei vigili urbani, Marco Agostini, «normalmente ci limitiamo a richiamare al rispetto dei limiti con il fischietto». Actv garantisce che le contravvenzioni sono minime e vengono pagate dall’azienda: «Circa 9 su un totale di 47.400 corse effettuate ogni mese, ovvero una sanzione ogni 3 giorni, su 1580 corse giornaliere e 100 imbarcazioni operative. Può accadere che a fronte di un traffico così intensificato, il pilota per garantire il servizio lavori al limite della velocità consentita per assicurare il servizio». Il problema del traffico acqueo è comunque, di certo, un’emergenza che deve trovare posto nell’agenda amministrativa.


11 settembre 2009 - Il Gazzettino

Vicenza. Revocato lo stato di agitazione all’Ipab...

Vicenza - Revocato lo stato di agitazione all’Ipab. A dichiararlo ieri , nella tarda mattinata, le organizzazioni sindacali provinciali di Rdb-Cub, Fp-Cgil, Fps-Cisl e Fpl-Uil. La decisione è stata presa al termine di una riunione che si è svolta in Prefettura a Vicenza che aveva come tema in discussione l’iter, avviato ancora tempo addietro dall’Ipab, per mettere in mobilità 13 dipendenti. All’incontro, presieduto dal vice capo di Gabinetto Lorusso, erano presenti l’assessore alla Famiglia del Comune di Vicenza, Giovanni Giuliari, il presidente dell’ente assistenziale, Gerardo Meridio, alcuni suoi consiglieri d’amministrazione e dirigenti del personale, oltre ai rappresentanti delle segreterie provinciali delle organizzazioni sindacali vicentine. Lo stato di agitazione, come detto, era stato proclamato dopo che l’Ipab aveva dato avvio nell’agosto scorso all’attuazione di una delibera adottata ancora a luglio che prevedeva appunto il collocamento in disponibilità di 13 dipendenti. La decisione aveva sollevato non poche reazioni tanto che anche il Comune era stato chiamato in causa per far rientrare tale decisione. Nell’incontro di ieri la discussione ha fatto emergere la necessità di elaborare una strategia di sviluppo dell’Ipab in linea con le modifiche normative che sono in atto nel settore. Strategia dunque che tenga conto da un lato dell’incremento e del miglioramento qualitativo dei servizi offerti agli anziani e dall’altro della salvaguardia dei livelli occupazionali. Nel confronto, grazie anche all’intervento della Prefettura, l’Ipab si è impegnata a revocare la delibera che aveva provocato lo stato di agitazione e il Comune, dal canto suo, ha assicurato l’intenzione di presentare entro fine anno le linee di indirizzo relative all’accordo di programma raggiunto attualmente tra Ipab e Ulss di Vicenza. L’Ipab si è inoltre impegnata, in collaborazione con l’amministrazione comunale, a coinvolgere le organizzazioni sindacali nella definizione del piano aziendale e a riprendere in tempi brevi il tavolo di contrattazione aziendale. Una linea di impegni che ha convinto i sindacati a revocare lo stato di agitazione.


11 settembre 2009 - La Repubblica

Prof, è battaglia sui precari la Regione non mette i fondi
Da Pentenero un secco no alle richieste di De Sanctis L´assessore "In questa fase non ci sono risorse I soldi Ue sono già sfruttati"
di STEFANO PAROLA

Torino- «Il sistema educativo piemontese non è a rischio. C´è un problema occupazionale sul quale però è intervenuto ieri il Consiglio dei ministri. Alcune regioni sono intervenute a compensare la quota coperta dallo Stato e mi auguro che il Piemonte faccia lo stesso». Il direttore generale dell´Ufficio scolastico regionale, Francesco De Sanctis, getta acqua sul fuoco delle proteste innescate dalla riforma Gelmini e lancia un messaggio alla giunta Bresso. E precisa: «Alcune regioni si sono dichiarate disponibili indipendentemente dal loro colore politico. Anche se mi rendo conto che la nostra sta già facendo molto per la scuola e non mi sento di creare polemiche».
Al centro della discussione c´è la norma "salva precari" varata mercoledì dal Consiglio dei ministri, che vede favorevoli Cisl e Uil Scuola, contraria la Flc-Cgil. Prevede otto mesi di sussidio di disoccupazione ai precari senza più una cattedra. La misura però copre solo il 60% dello stipendio da "prof", ma il Governo ha lasciato la porta aperta all´intervento delle Regioni per far salire la quota di copertura al 100%.
La Lombardia ha messo sul piatto 15 milioni di euro e anche Puglia e Campania interverranno. E il Piemonte? Mercoledì la presidente Bresso ha bollato la misura come "letteralmente vergognosa". E ieri il suo assessore all´Istruzione, Gianna Pentenero, ha spiegato: «Le risorse non ci sono. I fondi per la scuola hanno una loro programmazione e a questo punto dell´anno è impossibile trovarne altri o sottrarli ad altre attività. E il Fondo sociale europeo non può essere utilizzato, anche perché già sfruttato per la cassa integrazione creata dalla crisi».
Dunque, difficile pensare che l´auspicio di De Sanctis abbia un seguito. Il direttore regionale, comunque, ha buone sensazioni sull´anno scolastico che va a iniziare: «Sarà un avvio regolare come gli anni passati – spiega –, si sta un po´ enfatizzando il problema». Il rappresentante del ministero parla di «poco più di 300 persone senza cattedra, che però potrebbero essere recuperate con le nomine fatte dai singoli istituti». Nei giorni scorsi gli assessori all´Istruzione di Provincia e Comune di Torino, Umberto D´Ottavio e Beppe Borgogno, avevano chiesto una cabina di regia per monitorare la situazione, ma per il direttore regionale non è necessaria: «Credo sia sufficiente l´attenzione che ognuno di noi sta già ponendo sulla situazione». Una risposta che delude Borgogno: «Mi sorprende perché fu lui a dirci a giugno che sarebbe stata utile. È vero che ognuno ha dei dati, ma non si fa una valutazione comune diventa difficile capire l´entità del problema».
Intanto proseguono le proteste. Ieri i sindacati Cub e Cobas hanno tenuto un presidio sotto l´Ufficio provinciale di via Coazze, mentre alla scuola elementare Gambaro genitori e docenti hanno distribuito volantini in cui, tra l´altro, lamentano il fatto che per un gioco di incastri d´orario ciascuna delle tre nuove classi prime avranno quattro maestri differenti.

Esab, c´è il pericolo licenziamenti
Nessun accordo con gli inglesi. Gli operai restano sul tetto Lunedì il confronto si trasferisce a Roma Solidarietà agli 85 dipendenti dal Pd e dalle altre ditte in crisi

Milano - «Siamo sull´orlo del baratro» dice dopo un altro pomeriggio di trattative sterili un lavoratore presente al tavolo delle trattative. Anche ieri, l´incontro in Comune a Mesero tra i vertici di Esab Saldature, l´azienda controllata dal fondo inglese Charter International, e i rappresentanti dei lavoratori si è concluso con un nulla di fatto, avvicinando l´epilogo che gli 85 operai dello stabilimento stanno tentando in ogni modo di scongiurare: il licenziamento.
Lunedì mattina al ministero del Welfare, dove azienda e sindacati si presenteranno senza accordo, non potranno che confermare il muro contro muro di queste settimane. I sindacati che chiedono 36mila euro come incentivo all´esodo per singolo operaio, l´Esab ferma a 18mila. I lavoratori che non scendono dai 18mila euro per chi si dimette e viene assorbito in aziende esterne, l´Esab che ne offre 7mila. E ancora, i sindacati che chiedono 10mila euro per chi viene reimpiegato nel sito produttivo di Mesero. In più nessuna garanzia è stata data sull´impegno per la reindustrializzazione dell´area e sulla vendita a un prezzo "attrattivo per chi acquista favorendo la ricollocazione". Distanze che, salvo concessioni dell´ultima ora, aprire le porte ai licenziamenti. «Nessuna delle nostre richieste è stata accolta - dicono i rappresentanti di Cub e Fiom - A queste condizioni firmare un accordo è impossibile».
Ieri i sei lavoratori che sono da dieci giorni e nove notti sul tetto dello stabilimento hanno ricevuto la visita del candidato alla segreteria regionale del Pd Maurizio Martina e del coordinatore della "mozione Bersani" ed ex presidente della Provincia Filippo Penati. E nello stabilimento di Mesero sono arrivate anche le lavoratrici della Abm di Marcallo, in sciopero perché da tempo lavorano senza essere pagate. «Noi lottiamo anche per loro e per tutti quelli che sono in difficoltà ma non hanno la nostra visibilità». Come i trenta dipendenti dell´hotel Hilton di Milano, che da una settimana scioperano ad oltranza contro l´affidamento all´esterno dei servizi. Mercoledì saranno in Regione per sperare di risolvere la loro vertenza.(s.d.r.)


11 settembre 2009 - Settegiorni

Un cartello è comparso sui cancelli della storica azienda magentina
BRUNO ROMEO: AFFITTASI
Il liquidatore, nominato per gestire la crisi, sta cercando di raccogliere liquidi

MAGENTA - «Affittasi». àˆ questa la scritta a caratteri cubitali che in questi giorni è comparsa sui cancelli della Bruno Romeo, la storica ditta magentina che da circa ottant'anni produce impianti di riscaldamento e condizionamento posta lungo la ex statale 11, a pochi metri dal vivaio. Lo scorso 26 febbraio è stato chiesto il concordato preventivo e «il liquidatore che è stato nominato ha avuto il compito di vendere tutto il possibile o, come nel caso di questi giorni, affittare per recuperare denaro» spiega Massimo Lettieri del sindacato di base Cub Magenta. La situazione quindi non è certo delle più rosee. Di fronte ci si trova cioè una ditta che sta per essere smantellata nonostante l'impegno dei sindacati e dei lavoratori per mantenerla in vita. Per questi ultimi, il lento declino della Bruno Romeo ha comportato conseguenze economiche pesantemente negative. Già lo scorso marzo, i dipendenti avevano protestato davanti i cancelli dell'azienda per poter riscuotere gli ammortizzatori sociali a loro spettanti per legge. In quell'occasione lo stesso Lettieri parlava infatti di cassa integrazione straordinaria concessa a dicembre 2008 con pagamento anticipato per conto dell'Inps e con un contributo extra di 200 euro. Misure queste che a loro detta sono state attuate per il mese di dicembre 2008, in cui è sono stati erogati anche due terzi della tredicesima, ma che da gennaio a marzo 2009 non sarebbero più state rispettate. Si parlava poi di un debito aziendale accumulato negli anni pari a 15milioni di euro. I debiti facevano perdere alla Bruno Romeo competitività e la mancanza di competitività non faceva altro che peggiorare la situazione finanziaria. Il circolo vizioso era quindi sotto gli occhi dei dipendenti e a nulla sono valse le azioni intraprese dagli stessi per mantenere il proprio lavoro. Dei 50 lavoratori rimasti, una ventina ha dovuto scontrarsi con questa realtà mentre 11 sono stati assorbiti nella I-Plant, il ramo d'azienda che da dicembre 2008 si è staccato dalla Bruno Romeo svolgendo pressochè lo stesso tipo di produzione in loco. Se non ci saranno svolte positive, per i dipendenti della Bruno Romeo scatterà la mobilità . A fronte degli ultimi risvolti infine, anche per la I-Plant si prospetta un trasferimento.

«Valuteremo se ci sono gli estremi per una denuncia per comportamento antisindacale»
NOVACETA, LA CUB RESTA FUORI
Grigis: «Niente di così grave, solo non sono io a dover dare l'autorizzazione»

MAGENTA - Ancora problemi alla Novaceta. Nel pomeriggio di mercoledì 9 settembre il delegato Rsu-Cub Paolo Chianura , si è presentato in portineria, insieme Mario De Luca e a un dipendente - Vincenzo Leone -, chiedendo il permesso di recarsi (da solo, precisa il sindacato) presso l'ufficio Rsu poichè avrebbe dovuto espletare attività sindacali per convocare, nei prossimi giorni, un'assemblea dei lavoratori. «Gli addetti alla portineria - affermano dalla Cub - hanno contattato il dirigente presente in stabilimento, Libero Grigis che ha negato l'ingresso al rappresentante sindacale, senza addurre alcuna spiegazione». Un no che non è andato giù al sindacato che si dice pronto a compiere i passi necessari per veder tutelati i diritti dei lavoratori. «Valuteremo nei prossimi giorni - afferma De Luca - se sussistono le condizioni per denunciare questa persona per condotta antisindacale». Stempera i toni Libero Grigis : «Non c'è stata alcuna volontà di negare un diritto. Semplicemente io non avevo alcun ruolo per autorizzare l'ingresso di un rappresentante sindacale. Ho semplicemente affermato che era necessario sentire direttamente il liquidatore, il dottor Fantoni. Soltanto lui può dare quel permesso. Niente di drammatico quindi, ho solo chiesto di sentire chi di dovere. Mi pare normale». Libero Grigis, Marco Fantoni (che è anche il liquidatore) e Ciro Favecchia sono i nuovi referenti societari della 2Fg, società alla quale è stata ceduta una percentuale della Novaceta. Intanto si attendono notizie in merito all'esposto sottoscritto da alcuni lavoratori per chiedere un'indagine della magistratura sull'iter che ha portato al fallimento della Novaceta e al fermo imposto all'attività produttiva.

I sei operai continuano a rimanere sul tetto
PER LA ESAB LA TRATTATIVA PROCEDE A PICCOLI PASSI

Mesero - Nove giorni sono un periodo di tempo che può passare in un battito di ciglia oppure durare un'eternità . Dipende da dove e da come li si vive. Sul tetto della Esab, sotto il sole cocente e il cielo stellato, in balia del vento e della pioggia, nove giorni sono davvero infiniti. Lo sanno bene Valerio Garavaglia , Daniele Colombo , Antonino Lazzara , Christian Imbrogno , Giorgio Garavaglia e Daniele Cera , i sei operai della Esab Saldature che mercoledì 2 settembre, alle prime luci dell'alba, si sono accampati sul tetto della ditta di via Mattei per protestare contro la decisione della multinazionale inglese Charter di chiudere lo stabilimento meserese per trasferire l'attività produttiva nell'Europa dell'Est. Dal tetto della Esab, ricoperto di vecchio eternit sgretolato, i sei lavoratori hanno aperto un blog (http://quellideltetto.blogspot.com) sul quale raccontano le loro giornate e scrivono la cronaca delle fasi della trattativa che in questi giorni sta impegnando i sindacati e i vertici dell'azienda e che si svolge nell'aula consiliare del Comune di Mesero. La trattativa vera è propria è stata aperta lunedì scorso, 7 settembre, quando i rappresentanti dei lavoratori e i sindacati hanno presentato all'azienda un documento scritto in cui sono state riportate tutte le richieste degli 85 dipendenti interessati dalla procedura di licenziamento. Uno dei punti fondamentali di questo documento riguarda l'obbligo dell'azienda ad impegnarsi per vendere l'area di via Mattei a prezzi attrattivi, senza nessuna speculazione, e in modo da reimpiegare gli esuberi. Altri punti importanti riguardano gli aspetti finanziari: si chiede all'azienda di integrare i 700 euro della cassa integrazione con un contributo che permetta ai lavoratori di ricevere lo stipendio pieno e si chiede anche di alzare l'offerta per la buonuscita di quei dipendenti che decideranno di lasciare il posto volontariamente. Il documento è stato inviato in Inghilterra e valutato dai vertici di Charter che, mercoledì 9 settembre, hanno presentato a loro volta una controproposta ai sindacati. Nessuna delle proposte, fin'ora, è stata però risolutiva, tant'è che, al momento di andare in stampa, la trattativa è ancora aperta. «Si sta procedendo a piccoli passi - hanno dichiarato Walter Montagnoli della Cub e Antonio Del Duca della Fiom-Cgil -. Le distanze tra le due posizioni sono ancora elevate, ma siamo fiduciosi nella possibilità di arrivare ad un accordo soddisfacente. Continueremo a parlare e a confrontarci, chiedendo anche al Ministero del Lavoro di riinviare la riunione prevista per lunedì 14 settembre, se questo sarà necessario. L'importante è che tutte queste persone ricevano delle risposte per quanto riguarda il loro posto di lavoro e il loro futuro». Le fasi della trattativa sono seguite in prima persona dal sindaco di Mesero Riccardo Molla , ma anche i Senatori Mario Mantovani del Pdl e Massimo Garavaglia della Lega Nord, nonchè il consigliere regionale Francesco Prina del Pd (che negli scorsi giorni ha ufficialmente dichiarato di stare lavorando per trovare un imprenditore industriale che rilevi l'azienda), continuano ad interessarsi alla vicenda. Intanto i sei operai che sono sul tetto della Esab si dichiarano convinti a non scendere fino a che non sarà raggiunto un accordo soddisfacente.

Flm Uniti e Cub all'ingresso del Museo dell'Alfa Romeo per un «blitz»

ARESE - Stanno cancellando e smantellando tutti i simboli del glorioso passato dell'Alfa Romeo dallo stabilimento aresino. Al posto delle glorie del biscione vi sono ora sporcizia e degrado. La denuncia viene dai sindacalisti ma anche dalla semplice constatazione delle condizioni in cui si trova il fabbricato che ospitava la fabbrica ad Arese. Per verificarlo i sindacalisti della Flm Uniti, Cub dell'Alfa Romeo di Arese hanno fatto una visita al Museo dell'Alfa Romeo. «Dopo nove mesi di chiusura, martedì 8 settembre in sordina è stato annunciata la riapertura del Museo Alfa al Centro direzionale di Arese - scrivono Flm Uniti e Cub -. Abbiamo perciò deciso di visitarlo per vedere che cosa è stato fatto. Così circa una sessantina di lavoratori in cassa integrazione di Arese, dopo aver fatto una breve assemblea in portineria centrale si sono recati in corteo a visitare il museo. Abbiamo trovato il Museo Alfa in uno stato di pietoso abbandonoInnanzitutto il piazzale del museo presentava la pavimentazione rovinata e in disordine, delimitata da varie transenne. Ma il peggio è venuto subito dopo. Entrando al museo non c'è nessuno ad accogliere i visitatori e nemmeno esiste qualche cartello di spiegazione. Tutto è allo sbando. Poi ci si guarda attorno e si nota una grande sporcizia, polvere dappertutto, come se tutto fosse in uno stato di avanzato abbandono. Un signore con il figlio, arrivato dopo di noi se ne è andato "schifato" e incredulo». Da questa visita i sindacalisti hanno tratto indicazioni molto negative. «La sensazione provata è che Fiat non abbia proprio nessun interesse per l'Alfa Romeo e per il Museo. La grande contraddizione è che in quel Museo sono contenute auto dal valore inestimabile e che rappresentano quasi cento anni di storia dell'Alfa e dell'auto. Occorre credere nel rilancio dell'Alfa a partire dal Museo». Un altro segnale significativo sul disinteresse per i simboli dell'Alfa Romeo è il fatto che sono sparite di recente le bandiere con il marchio del biscione che sventolavano all'incrocio tra i due vialoni nei pressi della nuova rotonda. Qui c'era il Centro Stile, che dal 15 giugno è stato chiuso. Le bandiere sono state tolte e così è scomparso un altro dei simboli dell'Alfa. «Respingiamo con forza la chiusura di Arese attuata con la cassa integrazione - scrive Flm Uniti Cub - perchè questo significa il disimpegno sul marchio Alfa. Ad Arese deve rimanere un presidio significativo di Fiat e Powertrain e devono iniziare al più presto i lavori del motor village al Centro direzionale per ridare slancio al Museo e al marchio Alfa. A Fiat chiediamo di aprire subito un confronto serio per dare una collocazione lavorativa agli operai e agli impiegati presenti ad Arese».


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