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Il Sindacato di Base e Indipendente

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12/09/09

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dicono di noi - le notizie
dal 1 al 10 settembre 2009


10 settembre 2009 - Dire

CASA. DOMANI PROTESTA MOVIMENTI, CORTEO DA PIAZZA ESQUILINO
"SGOMBERO DEL REGINA ELENA HA CAMBIATO I RAPPORTI CON IL COMUNE"

(DIRE) Roma, 10 set. - Domani alle 17 a piazza dell'Esquilino. I movimenti per la casa si sono dati appuntamento per un corteo di protesta promosso da numerose associazioni, a cominciare da Action e Rdb, ma anche dal Coordinamento cittadino di lotta per la casa. "Nella capitale, pochi giorni fa- si legge in una nota- una vera e propria operazione di guerra ha portato alla deportazione in strutture fatiscenti (residence-lager) di centinaia di famiglie e singoli senza casa che avevano trovato un tetto nel complesso del Regina Elena. Questo sgombero modifica i rapporti con Comune e Prefettura e sancisce la fine di uno spazio politico di contrattazione sociale sulla prima emergenza della citta': la precarieta' abitativa". "I movimenti per il diritto all'abitare- continua il comunicato- hanno risposto con una mobilitazione permanente, attraverso l'occupazione a oltranza dei tetti dei Musei Capitolini e con un presidio nel cuore della citta', a piazza Venezia, rilanciando una campagna contro gli sfratti e per il diritto alla casa. Ma la lotta per il diritto alla casa si deve connettere con le battaglie per i diritti e la liberta' che stanno attraversando la nostra citta': i precari della scuola, i vigilantes in sciopero della fame, i lavoratori dello spettacolo in lotta contro i tagli alla cultura, la comunita' gay che si mobilita contro le aggressioni fasciste, gli studenti che riprendono le mobilitazioni contro la riforma Gelmini". "Pensiamo- conclude- sia giunto il momento di unire la forza di queste battaglie in una grande mobilitazione cittadina... Per affermare un'altra idea di citta', la citta' dei diritti, della liberta', della solidarieta' e dell'accoglienza, per respingere le politiche poliziesche del 'pacchetto sicurezza'".

SANITÀ. RI.REI, RDB: CONSORZIO NON RISPONDE SU LICENZIAMENTI
"LAVORATORI PRONTI A NUOVE MOBILITAZIONI"

(DIRE) Roma, 10 set. - "Ad oltre 16 giorni dall'avvio da parte del consorzio Ri.Rei delle procedure di licenziamento per 193 su 450 impegnati nel servizio di assistenza ai disabili, e ad oltre 8 giorni dalla richiesta ufficiale di ritiro dei licenziamenti avanzata della Regione Lazio, i lavoratori sono ancora in attesa di una comunicazione ufficiale sul ritiro delle procedure". Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub. "RdB sta svolgendo assemblee i tutti i centri gestiti dal Consorzio, nelle quali emerge la ferma volonta' dei lavoratori a proseguire nella mobilitazione che verra' articolata in un calendario di iniziative- continua la nota- I lavoratori, sostenuti dalla Rdb, ritengono non piu' tollerabile l'inerzia della Regione, che nonostante gli impegni assunti nell'agosto scorso dallo stesso presidente Marrazzo permette che si dilatino i tempi della vertenza, lasciando operatori ed assistiti in una condizione di grave incertezza". "Rdb, a fronte dei pesanti sacrifici imposti ai cittadini della Regione in nome del piano di rientro dal deficit, sottolinea come ancora una volta il problema appalti ed esternalizzazioni- spiega ancora la nota- fra le principali cause di sprechi e clientele, non venga affrontato con il rigore necessario, facendo si' che la sanita' pubblica venga nei fatti governata da interessi privatistici".

CASA BOLOGNA. RDB: 2.000 SFRATTI, MA COMUNE AIUTA LA RENDITA
ASIA: SOLDI PUBBLICI INGROSSANO IL SISTEMA USANDO GLI INQUILINI

(DIRE) Bologna, 10 set. - Complice anche la crisi gli sfratti a Bologna si stanno moltiplicando: dai 1.500 avvisi di luglio ai circa 2.000 di settembre. L'allarme viene lanciato da Asia, il sindacato degli inquilini delle Rdb, che in una nota contesta il piano anti-crisi del Comune di Bologna a sostegno di chi ha un appartamento in locazione. La manovra, ricordano le Rdb, prevede lo stanziamento di un fondo straordinario da 163.000 euro, che potra' aumentare fino ad un massimo di 230.000 euro, in favore di chi e' stato colpito dalla crisi. "Questa manovra dovrebbe interessare circa 80 nuclei familiari- afferma Federico Orlandini di Asia- che dovrebbero ricevere un contributo pari a cinque mensilita'", un finanziamento "una tantum non rinnovabile negli anni successivi". Il piano e' stato presentato oggi dall'Ufficio casa di Palazzo D'Accursio ai sindacati, nel corso di un incontro del tavolo tecnico per la discussione dei regolamenti per l'edilizia popolare. Ma le Rdb attaccano. "Di fronte ad una crisi che sta investendo prepotentemente il territorio, estendendo l'emergenza abitativa- critica Orlandini- non si interviene strutturalmente per risolvere la situazione. C'e' un aumento esponenziale degli sfratti, passati da 1.500 in luglio a 2.000 in settembre", ma "ancora una volta si utilizzano fondi pubblici per continuare ad ingrossare il sistema della rendita, utilizzando l'inquilinato come tramite". Piuttosto bisogna "investire nell'edilizia pubblica residenziale, l'unica soluzione per contrastare l'emergenza abitativa", non solo costruendo nuovi alloggi "ma anche attraverso la requisizione e l'utilizzo di patrimonio privato sfitto", sostengono le Rdb.

CRISI/BOLOGNA. RDB STRONCANO DELBONO: SUOI AIUTI? PROPAGANDA
INCONTRO CON ROSSI, BETTI: INUTILI PER QUASI TUTTI I LICENZIATI

(DIRE) Bologna, 10 set. - Le misure anticrisi della giunta Delbono "non avranno nessun effetto per la quasi totalita' dei lavoratori licenziati o in cassa integrazione". La stroncatura, nettissima, porta la firma del sindacato di base Rdb, ricevuto oggi dall'assessore al Bilancio di Palazzo D'Accursio William Rossi. I provvedimenti del Comune contro la crisi, "seppur ispirati al principio di garantire quote di 'salario indiretto'- scrive in una nota Massimo Betti delle Rappresentanza sindacali di base- sono inefficaci, improvvisate e rispondono probabilmente alle necessita' di propaganda politica antigovernativa". Solo chiacchiere, insomma, per il sindacato di base. In particolare, le "tanto sbandierate agevolazioni o esenzioni tariffarie in merito alla refezione scolastica e al servizio post scuola non avranno nessun effetto per la quasi totalita' dei lavoratori licenziati o in cassa integrazione in quanto l'attuale modulazione Isee non lo consente". Secondo Rdb, "sono altri gli strumenti che oggi il Comune potrebbe e dovrebbe utilizzare per essere minimamente incisivo senza illudere e prendere in giro i lavoratori che stanno subendo e subiranno gli effetti della crisi". Per questo, spiega ancora Betti in una nota, "abbiamo chiesto di aprire la discussione a tutto campo con un apposito tavolo al quale siamo pronti ad avanzare delle proposte di merito. Tocca ora alla giunta- gettano il guanto di sfida Rdb- decidere se il confronto e' fatto solo con pochi amici e per motivi di propaganda o se deve essere fatto con il massimo coinvolgimento delle organizzazioni sociali e non debba essere utile solo per riempire qualche pagina dei quotidiani". Le Rdb infatti lamentano l'esclusione dal tavolo sindacale a cui hanno invece partecipato Cgil, Cisl e Uil. E' "una pratica, quella delle promesse e dei proclami mezzo stampa, che diversi assessori stanno seguendo- conclude il sindacato, tra i piu' radicati in municipio- ma che e' destinata inevitabilmente a trasformarsi in un boomerang nel momento in cui dall'illusione si passera' alla disillusione".

INFLUENZA A. RDB: IN COMUNE BOLOGNA VACCINARSI NON D'OBBLIGO
CHIARIMENTO CON ROSSI, 'SAREBBE INACCETTABILE SE LO FOSSE'

(DIRE) Bologna, 10 set. - Il piano di vaccinazione obbligatoria degli oltre 4.000 dipendenti comunali non esiste: saranno i lavoratori a decidere se premunirsi contro l'influenza A oppure no. Lo affermano le Rdb dopo aver incontrato questa mattina l'assessore comunale al Bilancio, William Rossi. "Diversamente da come riportato da alcuni quotidiani- spiega in una nota Vilma Fabbiani, delle Rdb- abbiamo preso atto che il Comune non ha predisposto nessun piano di vaccinazione obbligatoria per l'influenza A. Ricordiamo ai lavoratori che non esiste nessuna legge che rende obbligatoria la vaccinazione, quindi ogni lavoratore decidera' individualmente". Oltretutto "ad oggi il vaccino non esiste ancora" e il "mondo scientifico stesso ha delle perplessita' sulla vaccinazione di massa contro l'influenza A". La posizione del sindacato e' comunque molto critica su una vaccinazione a tappeto. "Abbiamo fatto presente all'amministrazione che, vaccinare i dipendenti comunali che lavorano nei servizi, non serve ai fini della non diffusione del virus, in quanto ogni utente ha una miriade di relazioni sociali che non possono essere tutte sterilizzate". Il sospetto e' che la "vaccinazione di massa dei dipendenti" sia invece "funzionale a 'ridurre l'assenteismo', come qualche economista ha dichiarato sui giornali. Per noi questo e' inaccettabile in quanto lesivo dei diritti individuali dei lavoratori".


10 settembre 2009 - Omniroma

RI.REI, RDB-CUB: «SANITÀ PUBBLICA GOVERNATA DA INTERESSI PRIVATI»

(OMNIROMA) Roma, 10 set - «Ad oltre 16 giorni dall'avvio da parte del consorzio Ri.Rei delle procedure di licenziamento per 193 su 450 impegnati nel servizio di assistenza ai disabili, e ad oltre 8 giorni dalla richiesta ufficiale di ritiro dei licenziamenti avanzata della Regione Lazio, i lavoratori sono ancora in attesa di una comunicazione ufficiale sul ritiro delle procedure. La RdB-CUB sta svolgendo assemblee i tutti i centri gestiti dal consorzio, nelle quali emerge la ferma volontà dei lavoratori a proseguire nella mobilitazione che verrà articolata in un calendario di iniziative. I lavoratori, sostenuti dalla RdB-CUB, ritengono non più tollerabile l'inerzia della Regione, che nonostante gli impegni assunti nell'agosto scorso dallo stesso Presidente Marrazzo permette che si dilatino i tempi della vertenza, lasciando operatori ed assistiti in una condizione di grave incertezza». Così RdB in una nota. «La RdB-CUB, a fronte dei pesanti sacrifici imposti ai cittadini della regione in nome del piano di rientro dal deficit, sottolinea come ancora una volta il problema appalti ed esternalizzazioni, fra le principali cause di sprechi e clientele, non venga affrontato con il rigore necessario, facendo sì - conclude la nota - che la sanità pubblica venga nei fatti governata da interessi privatistici».


10 settembre 2009 - Ansa

LAVORO: ESAB; STOP A TRATTATIVE, OPERAI RESTANO SUL TETTO
LUNEDÌ INCONTRO AL MINISTERO,ASSEMBLEA PER DECIDERE NUOVE LOTTE

(ANSA) - MILANO, 10 SET - Nulla di fatto sul fronte dell'Esab di Mesero (Milano), l'azienda che ha messo prima in cassa integrazione e poi in mobilità 85 dipendenti su 143, 6 dei quali protestano sul tetto della fabbrica dallo scorso 2 settembre. «Nessuna delle nostre richieste è stata accolta », ha spiegato Walter Montagnoli, coordinatore nazionale della Cub, che ha partecipato all terzo incontro con la direzione aziendale, nella sede del Comune, nel tentativo di raggiungere un accordo prima di vedere i rappresentanti del ministero del lavoro lunedì prossimo. «A queste condizioni - ha spiegato Montagnoli - firmare un accordo è impossibile», dato che «nessuna delle nostre richieste sostanziali è stata accolta dall'azienda», che deve però inviare ai rappresentanti dei lavoratori il testo definitivo della controproposta elaborato dalla sede centrale di Londra, ritenuta insufficiente dai sindacati. Esab Saldature, è una società controllata dall'inglese Chartes International che produce macchine e accessori per saldatura e taglio dei metalli, e ha chiesto la mobilità dei lavoratori in vista della chiusura dell'unità produttiva di Mesero e lo spostamento del sito produttivo nell'Europa dell'Est. «La protesta continua nelle forme che ha assunto finora», ha piegato Montagnoli, ossia con 6 operai costantemente sul tetto dello stabilimento, mentre il sindacato sta cercando di contattare i lavoratori per indire un'assemblea da tenersi nelle prossime ore. Riguardo l'opportunità di avviare altre iniziative di protesta Montagnoli ha spiegato che «saranno i lavoratori a decidere in assemblea». L'obiettivo del sindacato, che aveva presentato una piattaforma lo scorso 7 settembre, è « garantire continuità sia lavorativa che produttiva della stessa azienda, - ha spiegato Montagnoli - con questa o con un'altra proprietà, oltre al mantenimento dell'assetto industriale su quest'area territoriale». «È importante - ha concluso Montagnoli - che l'azienda accetti l'idea di cedere l'area a un eventuale nuovo imprenditore, che ovviamente deve anche assumere tutti i lavoratori, ma se oppone resistenza lo fa per motivi di profitto».


10 settembre 2009 - Inviato Speciale

La scuola in lotta
In tutto il Paese si allarga una protesta dimenticata dai media

Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato ieri una norma che nelle intenzioni dovrebbe consentire di tutelare gli insegnanti precari. La norma verrà inserita nel decreto legge Ronchi (su questioni ambientali) e interesserà 12-13 mila docenti, che fino allo scorso anno hanno avuto supplenze annuali.
Coloro che hanno diritto all’indennità di disoccupazione - ha spiegato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, in una conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri - potranno avere una via preferenziale per rimanere all’interno della scuola attraverso le supplenze brevi e potranno essere coinvolti in progetti educativi: contro la dispersione scolastica, il sostegno ai soggetti più deboli, o per l’orientamento. Sarà, inoltre, possibile siglare accordi con le Regioni che potranno partecipare anche in maniera finanziaria all’attuazione di questi progetti. Il progetto sarà valido soltanto per quest’anno. "Per il prossimo prevediamo - ha assicurato il ministro - che questo tipo di problemi non ci sia più".
"Abbiamo raggiunto un obiettivo importante che anche i sindacati attendevano con ansia" ha aggiunto Gelmini, sostenendo che "il Governo ha mantenuto un impegno preciso nei confronti degli insegnanti precari. Abbiamo ottenuto un risultato davvero significativo e ci abbiamo molto lavorato. E’ il frutto dell’impegno di tutti e un punto di orgoglio per questo Governo".
Il ministro ha detto che la Finanziaria prevedeva un taglio di 43mila posti. "30mila - ha precisato - si sono però liberati con i pensionamenti e dunque il numero effettivo si aggira tra i 12 e i 13 mila".
Le reazioni alle decisioni del governo sono state immediate ed hanno rinnovato un copione ormai abituale. Cisl e Uil morbide con l’esecutivo e ‘quasi soddisfatte’, mentre per la Cgil "il decreto salva precari: ancora tanto fumo e nessuna novità".
Secondo Domenico Pantaleo, segretario generale di Flc Cgil "il Consiglio dei ministri ha inserito nel decreto Ronchi una norma attraverso la quale dovrebbero attivarsi i cosiddetti contratti di disponibilità per i lavoratori precari della Scuola. Dalle prime anticipazioni, non essendo ancora disponibile il testo, è chiaro che il Governo non ha accolto nessuna delle richieste sindacali e persevera in una proposta fumosa, insufficiente e iniqua. Dalle parole del ministro Gelmini - ha aggiunto Pantaleo - non risulta chiaro quali siano i destinatari di tale provvedimento ed in particolare è preoccupante il silenzio sul personale Ata".
"Ribadiamo la nostra posizione: non accetteremo soluzioni pasticciate e parziali. Abbiamo chiesto al governo un piano straordinario con risorse aggiuntive, l’abolizione dei tagli e un piano certo di immissioni in ruolo per docenti e Ata. Per questo - ha concluso - domani mattina (oggi, ndr) manifesteremo davanti al ministero: la Cgil sarà in campo con tutte le proprie strutture per sostenere il diritto al lavoro per tutti i precari".
Per i ‘Comitati insegnanti precari’ (Cip) vi è un "netto rifiuto per i cosiddetti contratti di disponibilità", perchè "non risolvono l’emergenza istruzione del Paese, ma sono un palliativo che favorisce, solo per i prossimi 8 o 12 mesi, il parziale mantenimento del reddito di alcuni precari".
Per i Cip il provvedimento del governo "invece di essere un ammortizzatore sociale, diviene un detonatore per ulteriori conflittualità". Dal contratto di disponibilità verrebbero, infatti, esclusi, evidenziano i Comitati, coloro che hanno lavorato per l’intero anno scolastico con incarichi dei presidi (e non con l’assegnazione annuale come previsto dal provvedimento) e tutti quelli che hanno maturato un anno di servizio cumulando più periodi in diverse scuole o per vari insegnamenti. Inoltre, ha insistito l’associazione di insegnanti, la misura prospettata "altro non è che un sostegno al reddito, già in parte disponibile, a carico dell’Inps, noto come disoccupazione ordinaria che, di norma, viene erogata ai docenti disoccupati per la durata di 8 mesi per un ammontare di circa 860 euro al mese".
Infine il governo, secondo i Cip, non è intervenuto in alcun modo "sulla questione nodale dei tagli indiscriminati nella scuola pubblica" non solo al personale, ma anche a tempo scuola, istituti, classi".
Intanto le manifestazioni si susseguono, del tutto ignorate dai media. Ieri a Pisa una settantina di precari sono entrati pacificamente nell’atrio dell’ufficio scolastico provinciale. Altri insegnanti si trovano all’esterno del provveditorato dove era stato organizzato un presidio. Di "occupazione" del provveditorato ha parlato uno dei rappresentanti dei docenti, Daniele Ippolito: "Abbiamo occupato il provveditorato e chiesto un incontro con la dirigente provinciale Maria Gloria Bracci Marinai, in quanto rappresentante del ministero. Vogliamo risposte dal ministero, vogliamo che siano azzerati i tagli previsti quest’anno e che si avvii un piano di immissioni in ruolo in tutti i posti vacanti e disponibili". In totale a Pisa e provincia, ha spiegato sempre Ippolito, sono 269 i posti di lavoro tagliati nella scuola, di cui 178 per docenti, gli altri per tecnici-amministrativi.
A Palermo, sempre ieri, dietro lo striscione "Salviamo la scuola pubblica" hanno sfilato circa 700 precari della scuola per protestare contro i tagli di posti di lavoro causati dalla riforma del ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini. Nel corteo c’erano docenti precari rimasti senza cattedra, personale amministrativo ma anche insegnanti di ruolo e cittadini che partecipavano per solidarietà. La protesta, organizzata dai Cobas e dal Coordinamento dei precari, si è conclusa davanti all’albero Falcone. I manifestanti gridavano slogan contro il ministro Gelmini, il premier Berlusconi e il ministro Tremonti. Alcuni esponenti del Coordinamento dei precari hanno annunciato altri sit-in di protesta a Palermo, il 18 settembre in piazza Politeama e il 19 in piazza Verdi.
Una manifestazione sindacale si è svolta anche nel centro di Macerata e si è conclusa con un incontro nella sala consiliare della Provincia, dove alcuni manifestanti e dirigenti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Snals sono stati ricevuti dall’assessore all’istruzione Nazareno Agostini. Secondo fonti sindacali, in provincia i tagli al personale della scuola riguardano 163 docenti e 90 addetti amministrativi. E produrranno un sovraffollamento delle classi, con conseguenze sulla sicurezza delle strutture scolastiche e sulla qualità del servizio. Riguardo al dimensionamento delle rete scolastica, Agostini ha preannunciato che la giunta proporrà al consiglio di non apportare modifiche riduttive per il prossimo biennio rispetto a quanto deliberato lo scorso anno. Ha poi annunciato che a partire dall’anno scolastico 2010-2011 entrerà in funzione l’Istituto per l’istruzione degli adulti, che avrà una propria dirigenza, struttura amministrativa e organico. La riduzione del personale scolastico avrà ripercussioni negative sull’offerta formativa ai cittadini, soprattutto quelli che seguono i corsi serali per adulti e immigrati (il 20 per cento della popolazione provinciale), e per i diversamente abili.
A Roma continua l’assedio al Ministero dell’Istruzione iniziato con il sit-in del 3 settembre scorso.
In Sardegna, Toninu Ladu, assessore delle Politiche sociali ed educative della Provincia di Nuoro ha dichiarato. "Appare ormai evidente, che a causa della irresponsabilità del governo, si preannuncia un inizio di anno scolastico pieno di tensioni. Per la nostra provincia è una vera e propria emergenza. Abbiamo la conferma della giustezza delle proteste e della fondatezza delle mobilitazioni dei precari della scuola in atto in questi giorni che non e devono e non possono rimanere inascoltate. La preoccupazione per i danni e le conseguenze - ha affermato l’assessore nuorese - a danno del sistema dell’istruzione e per le tensioni sociali che in queste ore si stanno manifestando in questi giorni nel territorio, alimentate dall’esasperazione esistenziale e professionale dei lavoratori".
Per Ladu "l’ipotesi di garantire ai precari licenziati, almeno nei prossimi mesi, un’indennità di disoccupazione, fronteggia in parte, le conseguenze più immediate della crisi sulla vita dei lavoratori e delle loro famiglie, ma lascia intatta la pesante incertezza sulle prospettive future,ciò sommato al giudizio sulla totale assenza di una strategia di valorizzazione della scuola pubblica da parte del governo. Questa linea infatti danneggia pesantemente il funzionamento delle scuole colpite dai tagli. Questo territorio - ha concluso - non può e non deve sopportare ulteriori disaggi che si sommerebbero a quelli in corso in un momento di crisi tremenda, di cui non si intravede la fine".
Nel frattempo sono partiti i tavoli tecnici regionali sui contratti di disponibilità.
Lunedì prossimo la Rdb -Cub manifesterà in Viale Trastevere, davanti al Ministero a Roma dalle 16, "per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome". L’ organizzazione sindacale dice "no ai contratti di disponibilità, no ai tagli, no alla privatizzazione".
"La nostra organizzazione viene convocata ai tavoli tecnici regionali insieme ai comitati dei precari - ha spiegato Barbara Battista di Rdb-Cub - e la voce del sindacalismo di base sale unica con quella dei precari contro i contratti di disponibilità e la privatizzazione, verso i quali dai sindacati concertativi, Cgil compresa, registriamo invece disponibilità ed accordo con la politica governativa di introdurre di fatto, anche nella scuola, quel lavoro interinale che già ha provocato gravi danni nel privato".
"La nostra mobilitazione non si arresta - ha aggiunto Battista - a Roma saremo di nuovo davanti al Ministero, dove ci raggiungeranno i lavoratori dell’Alitalia. A Salerno la lotta dei precari, anche loro in presidio, ha abbracciato quella dei lavoratori del Alcatel di Battipaglia; così a Napoli, con quei genitori che si sono incatenati per difendere la loro scuola dalla chiusura. Dai tetti, alle scuole, nella società, fino allo sciopero generale indetto dal patto di Base per il 23 ottobre prossimo", ha conclude la dirigente sindacale.
La ‘Rete degli studenti’ in un comunicato ha sostenuto: "I dati Ocse ancora una volta rivelano il completo sfascio del nostro sistema di istruzione e di certo non possono essere letti come dati di supporto all’azione del governo". Per gli studenti le rilevazioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico la "nostra scuola costa molto, ma che l’investimento rispetto al Pil è molto più basso rispetto alla media europea, e soprattutto che di fronte alle spese ci sono scarsi risultati, in particolare nella secondaria superiore e nell’università".
"Il ministro Gelmini - ha aggiunto la Rete - dovrebbe imparare a leggere i dati prima di snocciolare le sue solite frasi da copione: il rapporto dimostra che l’azione del governo è lontanissima dal cogliere le necessità che il nostro sistema di istruzione. Ed è normale che sia così visto che l’unico codice di lettura possibile per spiegare l’operato della Gelmini è la necessità di tagliare in maniera indiscriminata le risorse alla scuola e all’università".
Infine a Roma l’assemblea del personale dei nidi presso la sede del Dipartimento XI, Politiche Educative e Scolastiche, indetta da Rdb-Cub ed alla quale hanno partecipato 600 persone del settore ha confermato i due giorni di sciopero, per il 28 e 29 settembre, e il proseguimento della protesta attraverso iniziative di mobilitazione nei confronti del consiglio comunale e dei consigli municipali, ma anche "azioni di vera e propria disobbedienza civile, fino a quando l’Amministrazione non porrà in essere azioni concrete per ripristinare almeno le unità tolte nei nidi e nelle sezioni ponte e dimostri più rispetto per il lavoro di chi ogni giorno si impegna per far vivere meglio le future generazioni".
Caterina Fida, della Rdb - Cub del Comune di Roma "i lavoratori hanno preso atto dell’atteggiamento unilaterale assunto della giunta Alemanno, che già in questi giorni ha dato il via alle modifiche organizzative senza un adeguato confronto sindacale. Inoltre hanno sonoramente bocciato la doppiezza sia dell’Amministrazione comunale sia delle organizzazioni sindacali, che mostrano apparenti aperture alle esigenze della cittadinanza ma poi finiscono per concordare sottobanco le future scelte strategiche per Roma".


10 settembre 2009 - Quotidiani locali rete Repubblica

La norma prevede indennità di disoccupazione e precedenza nelle supplenze brevi
Varato il decreto per i precari
Interessati 12-13mila docenti per il 2009-2010

ROMA - Indennità di disoccupazione e precedenza nelle supplenze brevi: è quanto prevede il provvedimento varato ieri dal governo definito «a sostegno dei precari della scuola». La norma è stata inserita nel decreto Ronchi, ha quindi un’efficacia immediata e riguarda circa 12-13 mila supplenti annuali che per l’anno scolastico 2009-2010 hanno perso il posto di lavoro a causa dei tagli.
«Il provvedimento - ha spiegato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini - è valido solo per il 2009-2010, in quanto l’anno prossimo questo problema non ci sarà. La Finanziaria ha effettuato un taglio di 43.000 posti, ma poi ci sono stati 30.000 pensionamenti. Restano quindi almeno 12-13.000 precari che quest’anno non avevano il posto di lavoro». Il ministro ha aggiunto che «tutti coloro che hanno diritto all’indennità di disoccupazione potranno avere una via preferenziale per rimanere all’interno delle scuole attraverso le supplenze brevi e potranno essere coinvolti in progetti educativi». Il sostegno ai precari avverrà grazie anche ad accordi con le Regioni che potranno finanziare progetti di rafforzamento dell’offerta formativa. «Abbiamo mantenuto l’impegno preso» ha concluso il ministro.
Ma non basta a placare le proteste. Oggi scende in piazza la Cgil scuola con una manifestazione davanti al ministero. «Ancora tanto fumo e nessuna novità - ha detto Domenico Pantaleo, segretario generale di Flc Cgil - Ribadiamo la nostra posizione: non accetteremo soluzioni pasticciate e parziali». Lunedì prossimo ci sarà poi una nuova protesta della Rdb-Cub scuola mentre i Cobas hanno annunciato lo sciopero generale della scuola per il 23 ottobre.
La norma «salva precari» divide però i sindacati. La Cisl Scuola parla di «primo importante passo», la Uil di «un fatto positivo» e lo Snals-Confsal esprime «un vivo apprezzamento». Le Regioni invece lamentano di non essere state coinvolte preventivamente nella stesura del provvedimento e dicono «no» agli accordi bilaterali, come quello raggiunto pochi giorni fa con la Lombardia.(m.v.)


10 settembre 2009 - Gazzetta di Reggio

Supplenti annui, in 150 a casa
Gli insegnanti hanno perso il posto di lavoro nel Reggiano

Reggio E. - Sono 150, secondo il sindacato Cub-scuola, gli insegnanti che hanno perso il posto di supplenti annui che occupavano nello scorso anno scolastico nelle scuole della nostra provincia. «I docenti licenziati - denuncia la confederazione unitaria di base - dovranno, con i famigerati contratti di disponibilità, mettersi a disposizione dei presidi per coprire supplenze temporanee anche di un solo giorno, in cambio di un misero sussidio di disoccupazione e senza alcun diritto garantito. E’ l’ennesima beffa ai danni di tantissimi insegnanti che, dopo anni di formazione universitaria, concorsi, corsi abilitanti, scuole di specializzazione, esperienza maturata sul campo, si ritrovano ulteriormente precarizzati e sottopagati».
Questa situazione drammatica dipende, secondo la Cub, dalle scelte fatte dal ministro Gelmini. Le immissioni in ruolo sono state fatte con il contagocce e solo uno su cinque degli insegnanti andati in pensione è stato sostituito. Per contro, nella nostra provincia, il numero degli studenti è aumentato di duemila unità in due anni. Quindi si formano classi con anche più di trenta alunni.
La confederazione di base ha indetto un’assemblea per domani alle 18 nella sede di via Don Minzoni, in preparazione dello sciopero del 23 ottobre.(l.s.)


10 settembre 2009 - L'Unione Sarda

Sfratti, oggi sit-in

Nuoro - Sit-in contro gli sfratti ordinato da Area (ex Iacp) oggi alle 16 davanti al Municipio di Nuoro. Organizzano le Rappresentanze sindacali di base e l'Associazione inquilini e assegnatari.

Salvagente per i precari, ok alla norma
Interessa 12-13 mila lavoratori, ma vale solo per un anno

ROMA - La norma «salva-precari» è passata: il Consiglio dei ministri ha deciso ieri di inserire nel cosiddetto decreto Ronchi (un decreto legge relativo a direttive comunitarie) una disposizione che, limitatamente all'anno scolastico 2009-2010, prevede che le supplenze temporanee siano assegnate, con precedenza assoluta, al personale docente e Ata già destinatario di supplenze annuali nel precedente anno scolastico. Norma che viene integrata dall'erogazione dell'indennità di disoccupazione nei periodi di non lavoro (il mix delle due iniziative è stato sintetizzato coniando la formula «contratto di disponibilita») e dal coinvolgimento in progetti, finanziati dalle Regioni, che ampliano l'offerta formativa delle scuole.
Il provvedimento, che interessa una platea di 12-13 mila persone, illustrato con soddisfazione dal ministro Gelmini in una conferenza stampa, non è stato accolto con unanime entusiasmo dalla categoria, dalle Regioni e dai sindacati. «Coloro che hanno diritto all'indennità di disoccupazione - ha spiegato il ministro Gelmini - potranno avere una via preferenziale per rimanere all'interno della scuola, attraverso le supplenze brevi e potranno essere coinvolti in progetti speciali: contro la dispersione scolastica, il sostegno agli studenti più deboli, o per l'orientamento. Sarà, inoltre, possibile siglare accordi con le Regioni che potranno partecipare anche in maniera finanziaria all'attuazione di questi progetti».
SIT IN Non tutti i precari hanno però accolto con favore il varo del provvedimento. Un gruppo di loro ha organizzato un sit-in di protesta a Roma sotto il palazzo in cui era in corso una riunione degli assessori regionali all'Istruzione proprio per discutere di questi temi. «Se le Regioni - hanno spiegato - dicono sì ai contratti di disponibilità avallando la politica di tagli del ministro Gelmini, la scuola pubblica non avrà alcun vantaggio». Un no deciso anche dalla Rdb-Cub, che prosegue il suo «assedio» al ministero dell'Istruzione «per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome». E mentre a Palermo è continuata anche ieri la protesta di centinaia di precari, i Comitati degli insegnanti precari hanno fatto notare che i cosiddetti contratti di disponibilità «non risolvono l'emergenza istruzione del Paese, ma sono un palliativo che favorisce, solo per i prossimi 8 o 12 mesi, il parziale mantenimento del reddito di alcuni precari».
REGIONI Scettiche anche le Regioni, o almeno parte di esse. «Tutta questa partita - ha spiegato Alessandra Tibaldi, assessore al Lavoro del Lazio, regione che coordina la Conferenza delle Regioni in materia di lavoro, formazione e istruzione - va riportata a livello di presidenti delle Regioni: la nostra richiesta è che venga ricondotta alla conferenza Stato-Regioni, perchè va affrontata in un'ottica nazionale».
SINDACATI Sul fronte sindacale, pareri diversi. Lo Snals ha accolto con plauso la soluzione adottata, che «rappresenta un sistema di protezione sociale a favore di persone che per anni hanno lavorato con dedizione per il buon funzionamento della scuola». La Uil invita a far presto, perchè »«al primo settembre migliaia di persone sono già senza lavoro e senza stipendio». La Flc-Cgil, invece, ha parlato di «tanto fumo e nessuna novità».
REAZIONI Critico anche il Pd: «Decreto inutile e inspiegabile» ha commentato l'ex ministro Giuseppe Fioroni»; una «indegna presa in giro» ha aggiunto la collega di partito Mariangela Bastico. «Mi rendo perfettamente conto - ha assicurato nel pomeriggio il ministro Gelmini - di quanto sia grave la situazione che abbiamo davanti, ma proprio per questo la politica dovrebbe in maniera bipartisan offrire delle soluzioni e non cavalcare il disagio sociale».
SCIOPERO DEI COBAS Infine già si annuncia il primo sciopero dell'anno scolastico. Contro i tagli del governo che stanno determinando la perdita di migliaia di posti di lavoro tra insegnanti e personale precario, i Cobas proclamano lo sciopero generale della scuola per il prossimo 23 ottobre con manifestazione a Roma. L'organizzazione dell'iniziativa, da parte dei Cobas e Rdb Cub, è stata comunicata nel corso della manifestazione di protesta in corso a Palermo, promossa dal sindacato autonomo e dal Coordinamento dei precari.


10 settembre 2009 - Corriere Adriatico

Indennità ai supplenti annuali
Il Consiglio dei ministri dà il via libera. Interesserà 12-13 mila docenti
di RODOLFO DRINI

Roma - La norma "salva-precari" è passata: il Consiglio dei ministri ha deciso di inserire nel cosiddetto decreto Ronchi (un decreto legge relativo a direttive comunitarie) una disposizione che, limitatamente all’anno scolastico 2009-2010, prevede che le supplenze temporanee siano assegnate, con precedenza assoluta, al personale docente e Ata già destinatario di supplenze annuali nel precedente anno scolastico. Norma che viene integrata dall’erogazione dell’indennità di disoccupazione nei periodi di non lavoro (il mix delle due iniziative è stato sintetizzato coniando la formula "contratto di disponibilità") e dal coinvolgimento in progetti, finanziati dalle Regioni, che ampliano l’offerta formativa delle scuole. Il provvedimento, che interessa una platea di 12-13 mila persone, illustrato con soddisfazione dal ministro Gelmini in una conferenza stampa, non è stato accolto con unanime entusiasmo dalla categoria, dalle Regioni e dai sindacati. "Coloro che hanno diritto all’indennità di disoccupazione - ha spiegato il ministro Gelmini - potranno avere una via preferenziale per rimanere all’interno della scuola, attraverso le supplenze brevi e potranno essere coinvolti in progetti speciali: contro la dispersione scolastica, il sostegno agli studenti più deboli, o per l’orientamento. Sarà, inoltre, possibile siglare accordi con le Regioni che potranno partecipare anche in maniera finanziaria all’attuazione di questi progetti".
Non tutti i precari hanno però accolto con favore il varo del provvedimento. Un gruppo di loro ha organizzato un sit-in di protesta a Roma sotto il palazzo in cui era in corso una riunione degli assessori regionali all’Istruzione proprio per discutere di questi temi. "Se le Regioni - hanno spiegato - dicono sì ai contratti di disponibilità avallando la politica di tagli del ministro Gelmini, la scuola pubblica non avrà alcun vantaggio". Un no deciso anche dalla Rdb-Cub, che prosegue il suo "assedio" al ministero dell’Istruzione "per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome".


10 settembre 2009 - TRC giornale

Italcementi, solidarietà ai lavoratori e critiche alla giunta

Civitavecchia - Sull'occupazione dell'Italcementi da parte dei 26 lavoratori si registrano alcuni interventi di solidarietà, accompagnati da riflessioni e critiche nei confronti dell'amministrazione comunale. Le note portano la firma di Rdb/Cub, Prc, Pdci e Pd. Per la federazione locale delle Rdb/Cub è gravissimo che a pochi mesi dalla chiusura dell'impianto nessun amministratore si sia fatto vivo, perché servono risposte ed impegni immediati a garanzia del posto di lavoro e dell'emergenza abitativa. Prc e Pdci, invece, ritengono inammissibile la dismissione di un impianto che ha dato molto alla città in termini occupazionali. I due partiti, inoltre, annunciano che si attiveranno per evitare la perdita sia del lavoro che, in alcuni casi, degli alloggi dei dipendenti dell'Italcementi. Marco Piendibene ed Alessio Gatti del Pd, infine, sottolineano che il vero nodo da sciogliere è la mancanza di garanzie inequivocabili di riassunzione, tanto più quando la cassa integrazione sarà finita. In merito al comportamento del sindaco, che ha lasciato l'impianto dopo aver letto uno striscione dei lavoratori, i due consiglieri comunali sostengono che non si può negare un confronto ai dipendenti e tanto meno dare in escandescenza utilizzando un vocabolario che poco si addice alla figura di primo cittadino.


10 settembre 2009 - La Provincia Pavese

Prevista anche l’indennità di disoccupazione nei periodi di non lavoro
con la formula del contratto di disponibilità
Scuola, via libera alla norma salva-precari
Supplenze a chi ha già insegnato, il provvedimento interessa 13 mila persone

ROMA - La norma «salva-precari» é passata: il Consiglio dei ministri ha deciso ieri di inserire nel cosiddetto «decreto Ronchi» (un decreto legge relativo a direttive comunitarie) una disposizione che, limitatamente all’anno scolastico 2009-2010, prevede che le supplenze temporanee siano assegnate, con precedenza assoluta, al personale docente e Ata già destinatario di supplenze annuali nel precedente anno scolastico.
Norma che viene integrata dall’erogazione dell’indennità di disoccupazione nei periodi di non lavoro (il mix delle due iniziative é stato sintetizzato coniando la formula «contratto di disponibilità») e dal coinvolgimento in progetti, finanziati dalle Regioni, che ampliano l’offerta formativa delle scuole.
Il provvedimento, che interessa una platea di 12-13 mila persone, illustrato con soddisfazione dal ministro Gelmini in una conferenza stampa, non é stato accolto con unanime entusiasmo dalla categoria, dalle Regioni e dai sindacati.
«Coloro che hanno diritto all’indennità di disoccupazione - ha spiegato il ministro Gelmini - potranno avere una via preferenziale per rimanere all’interno della scuola, attraverso le supplenze brevi e potranno essere coinvolti in progetti speciali: contro la dispersione scolastica, il sostegno agli studenti più deboli, o per l’orientamento».
Non tutti i precari hanno però accolto con favore il varo del provvedimento. Un gruppo di loro ha organizzato un sit-in di protesta a Roma sotto il palazzo in cui era in corso una riunione degli assessori regionali all’Istruzione proprio per discutere di questi temi. «Se le Regioni - hanno spiegato - dicono sì ai contratti di disponibilità avallando la politica di tagli del ministro Gelmini, la scuola pubblica non avrà alcun vantaggio». Un no deciso anche dalla Rdb-Cub, che prosegue il suo «assedio» al ministero dell’Istruzione «per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome».
Sul fronte sindacale, pareri diversi. Lo Snals ha accolto con plauso la soluzione adottata, che «rappresenta un sistema di protezione sociale a favore di persone che per anni hanno lavorato con dedizione per il buon funzionamento della scuola». La Uil invita a far presto, perché «dal primo settembre migliaia di persone sono già senza lavoro e senza stipendio». Mentre il sindacato Flc-Cgil, invece, ha parlato di «tanto fumo e nessuna novità».


10 settembre 2009 - Il Piccolo

LA NORMA DELLA GELMINI SARÀ INSERITA NEL DECRETO RONCHI
Precari, sì del Consiglio dei ministri
Indennità per i supplenti annuali. Critiche da docenti, regioni e sindacati

ROMA - La norma «salva-precari» è passata: il Consiglio dei ministri ha deciso ieri di inserire nel cosiddetto decreto Ronchi (un decreto legge relativo a direttive comunitarie) una disposizione che, limitatamente all'anno scolastico 2009-2010, prevede che le supplenze temporanee siano assegnate, con precedenza assoluta, al personale docente e Ata già destinatario di supplenze annuali nel precedente anno scolastico. Norma che viene integrata dall'erogazione dell'indennità di disoccupazione nei periodi di non lavoro (il mix delle due iniziative è stato sintetizzato coniando la formula 'contratto di disponibilita«) e dal coinvolgimento in progetti, finanziati dalle Regioni, che ampliano l'offerta formativa delle scuole.
Il provvedimento, che interessa una platea di 12-13 mila persone, illustrato con soddisfazione dal ministro Gelmini in una conferenza stampa, non è stato accolto con unanime entusiasmo dalla categoria, dalle Regioni e dai sindacati.
«Coloro che hanno diritto all'indennità di disoccupazione - ha spiegato il ministro Gelmini - potranno avere una via preferenziale per rimanere all'interno della scuola, attraverso le supplenze brevi e potranno essere coinvolti in progetti speciali: contro la dispersione scolastica, il sostegno agli studenti più deboli, o per l'orientamento. Sarà, inoltre, possibile siglare accordi con le Regioni che potranno partecipare anche in maniera finanziaria all'attuazione di questi progetti».
Non tutti i precari hanno però accolto con favore il varo del provvedimento. Un gruppo di loro ha organizzato un sit-in di protesta a Roma sotto il palazzo in cui era in corso una riunione degli assessori regionali all'Istruzione proprio per discutere di questi temi. «Se le Regioni - hanno spiegato - dicono sì ai contratti di disponibilità avallando la politica di tagli del ministro Gelmini, la scuola pubblica non avrà alcun vantaggio». Un no deciso anche dalla Rdb-Cub, che prosegue il suo «assedio» al ministero dell'Istruzione «per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome». E mentre a Palermo è continuata anche oggi la protesta di centinaia di precari, i Comitati degli insegnanti precari hanno fatto notare che i cosiddetti contratti di disponibilità «non risolvono l'emergenza istruzione del Paese, ma sono un palliativo che favorisce, solo per i prossimi 8 o 12 mesi, il parziale mantenimento del reddito di alcuni precari».
Scettiche anche le Regioni, o almeno parte di esse. «Tutta questa partita - ha spiegato Alessandra Tibaldi, assessore al Lavoro del Lazio, regione che coordina la Conferenza delle Regioni in materia di lavoro, formazione e istruzione - va riportata a livello di presidenti delle Regioni: la nostra richiesta è che venga ricondotta alla conferenza Stato-Regioni, perchè va affrontata in un'ottica nazionale».
Sul fronte sindacale, pareri diversi. Lo Snals ha accolto con plauso la soluzione adottata, che «rappresenta un sistema di protezione sociale a favore di persone che per anni hanno lavorato con dedizione per il buon funzionamento della scuola».
La Uil invita a far presto, perchè «dal primo settembre migliaia di persone sono già senza lavoro e senza stipendio».
La Flc-Cgil, invece, ha parlato di «tanto fumo e nessuna novità». Critico anche il Pd: «Decreto inutile e inspiegabile» ha commentato l'ex ministro Giuseppe Fioroni»; una «indegna presa in giro» ha aggiunto la collega di partito Mariangela Bastico.


10 settembre 2009 - La Nazione

Regolarizzazione colf e badanti

Pisa - E' stato aperto lo sportello Immigrati delle rappresentanze sindacali di base (RdB-Cub), con assistenza gratuita per l'invio delle domande on-line per la regolarizzazione di colf e badanti. Lo sportello è in via Bovio 48 aperto il giovedì dalle 16.30 alle 19.30 e il sabato dalle 9.30 alle 12.30. Per informazioni è possibile chiamare il numero 050.500.442.


10 settembre 2009 - Il Giornale di Brescia

Precari della scuola: approvato il decreto che li salva per un anno
Le supplenze saranno assegnate a chi le ha fatte nel 2008-2009
Il provvedimento riguarda 13mila tra insegnanti e personale Ata

ROMA - La norma «salva-precari» è passata: il Consiglio dei ministri ha deciso di inserire nel cosiddetto decreto Ronchi (un decreto legge relativo a direttive comunitarie) una disposizione che, per il solo anno scolastico 2009-2010, prevede che le supplenze temporanee siano assegnate, con precedenza assoluta, al personale docente e Ata già destinatario di supplenze annuali nel precedente anno scolastico. Norma che viene integrata dall’erogazione dell’indennità di disoccupazione nei periodi di non lavoro (il mix delle due iniziative è stato sintetizzato coniando la formula «contratto di disponibilità») e dal coinvolgimento in progetti, finanziati dalle Regioni, che ampliano l’offerta formativa delle scuole. Il provvedimento, che interessa 12-13mila persone, illustrato con soddisfazione dal ministro Mariastella Gelmini in conferenza stampa, non è stato accolto con unanime entusiasmo dalla categoria, dalle Regioni e dai sindacati.
«Chi ha diritto all’indennità di disoccupazione - ha spiegato il ministro - potrà avere una via preferenziale per rimanere all’interno della scuola, attraverso le supplenze brevi e potranno essere coinvolti in progetti speciali: contro la dispersione scolastica, il sostegno agli studenti più deboli, o per l’orientamento. Sarà, inoltre, possibile siglare accordi con le Regioni che potranno partecipare anche in maniera finanziaria all’attuazione di questi progetti».
Non tutti i precari hanno però accolto con favore il varo del provvedimento. Un gruppo di loro ha organizzato un sit-in di protesta a Roma sotto il palazzo in cui era in corso una riunione degli assessori regionali all’Istruzione proprio per discutere di questi temi. «Se le Regioni - hanno spiegato - dicono sì ai contratti di disponibilità avallando la politica di tagli del ministro, la scuola pubblica non avrà alcun vantaggio». Un no deciso anche dalla Rdb-Cub, che prosegue l’«assedio» al Ministero dell’istruzione «per affermare il diritto alla dignità di lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome».
Scettiche anche le Regioni, o almeno parte di esse. «Tutta questa partita - ha spiegato Alessandra Tibaldi, assessore al Lavoro del Lazio, che coordina la Conferenza delle Regioni in materia di lavoro, formazione e istruzione - va riportata a livello di presidenti delle Regioni: la nostra richiesta è che venga ricondotta alla conferenza Stato-Regioni, perchè va affrontata in un’ottica nazionale».
Sul fronte sindacale lo Snals ha accolto con plauso la soluzione adottata, che «rappresenta un sistema di protezione sociale a favore di persone che per anni hanno lavorato con dedizione per la scuola». La Uil invita a far presto, perché «da settembre migliaia di persone sono già senza lavoro e senza stipendio». La Flc-Cgil, invece, parla di «tanto fumo e nessuna novità». Critico anche il Pd: «Decreto inutile e inspiegabile» ha commentato l’ex ministro Fioroni».
«Mi rendo perfettamente conto - ha assicurato il ministro Gelmini - di quanto sia grave la situazione, ma proprio per questo la politica dovrebbe in maniera bipartisan offrire delle soluzioni e non cavalcare il disagio sociale».


10 settembre 2009 - Il Giornale

Dal governo paracadute per i precari
di Antonio Signorini

Roma - Indennità di disoccupazione, una corsia preferenziale per le supplenze brevi e inserimento in progetti speciali. Per circa 13 mila precari della scuola ai quali non è stata confermata la supplenza annuale è in arrivo il paracadute del governo. Le misure salvaprecari sono quelle già annunciate quando il ministro Mariastella Gelmini ha siglato l’accordo con il dicastero del Welfare e con l’Inps per riconoscere l’assegno di disoccupazione a chi resterà senza cattedra. Poi ci sono alcune misure per mantenere i precari all’interno sulla scuola.
I progetti ai quali potranno partecipare i precari, ha spiegato il ministro dell’Istruzione illustrando le misure ieri a Palazzo Chigi, riguarderanno ad esempio la lotta alla dispersione scolastica, il sostegno agli studenti più deboli e a altre iniziative che potranno essere organizzate direttamente dalla regioni e dureranno tre mesi, prorogabili a otto. Il numero degli insegnanti coinvolti, 13 mila, non è casuale. La Finanziaria, ha ricordato Gelmini, ha effettuato un taglio di 43.000 posti, ma poi ci sono stati 30.000 pensionamenti. Restano quindi «almeno 12-13mila precari che quest’anno non avevano il posto di lavoro». Le misure riguardano solo questi. «Impegni rispettati», ha sottolineato il ministro, che in queste ultime fasi ha guadagnato il consenso delle regioni e della gran parte dei sindacati.
Le sigle maggiormente presenti nella scuola hanno accolto bene la misura. Francesco Scrima della Cisl l’ha giudicata «un primo importante passo» perché sancisce «la continuità» del rapporto dei precari con la scuola. Positivo anche il giudizio di Massimo di Menna della Uil. Il segretario generale dello Snals-Confsal Marco Paolo Nigi ha ricordato che molte delle misure previste dal governo sono quelle che il principale sindacato autonomo della scuola chiede da tempo. «Uno strumento utile per tranquillizzare gli animi e garantire un sereno avvio dell’anno scolastico», ha assicurato Nigi. Rimangono negativi i giudizi della Cgil, che ha annunciato la partecipazione ai sit in e alle proteste insieme a Cobas e Rdb-Cub, e quelli delle opposizioni di centrosinistra.


10 settembre 2009 - La Stampa

ELEMENTARE GAMBARO
In aula quaranta ore ma con 4-8 maestri

Torino - In occasione degli incontri di presentazione della scuola alle famiglie dei bambini delle classi prime, insegnanti e genitori dell’elementare Gambaro si mobilitano per fare informazione sulla scuola Gelmini. Oggi dalle 11,30 alle 17,30, in via Talucchi 19, spiegheranno i cambiamenti legati alla riduzione del numero di insegnanti e alle richieste dei genitori di 40 ore di tempo scuola. «Nelle classi - dicono - turneranno dai 4 agli 8 insegnanti. L’orario verrà frammentato in un sistema di "incastri" rigidi e fragili. La gran parte delle ore di compresenza del tempo pieno verrà utilizzata per rendere possibile l’orario». Questa situazione si ripete in un gran numero di scuole, dove coesistevano «moduli» e tempo pieno. «Le compresenze venivano utilizzate - ricordano le insegnanti - per il recupero dei bambini in difficoltà e stranieri, per laboratori, approfondimenti, uscite didattiche. L’efficacia pedagogica e didattica della scuola sarà messa in seria discussione anche se le insegnanti si sforzeranno di garantire massimo impegno».
Anche la CUB Scuola protesta oggi alle 12 con un presidio davanti all’ex Provveditorato di via Coazze.


10 settembre 2009 - La Repubblica

Esab, inutili nove ore di trattative
L´azienda non cede sulla vendita dell´area, gli operai restano sul tetto. Ottava notte all´addiaccio: "Ci vogliono con le spalle al muro, ma noi non cediamo"
di SANDRO DE RICCARDIS

Milano - Dopo nove giorni di presidio e otto notti trascorse da sei operai sul tetto della fabbrica, alla fine di un´altra estenuante giornata di vertici e colloqui, la trattativa sul destino della Esab s´incaglia sullo scoglio della reindustrializzazione dell´area e si ferma fino al nuovo incontro di oggi pomeriggio alle 15.
Ieri i vertici di Charter International, il fondo inglese che controlla l´azienda di Mesero e che vorrebbero chiudere il sito produttivo, hanno presentato una loro bozza di accordo, dopo aver ricevuto lunedì quella delle organizzazioni sindacali. Le posizioni restano distanti soprattutto sull´impegno chiesto dai sindacati a Charter a vendere il sito produttivo a "un prezzo attrattivo per chi acquista favorendo la ricollocazione". Una clausola che gli inglesi hanno eliminato dal testo e che poi i sindacati hanno ripresentato nella nuova bozza.
«La trattativa è in stallo e restano delle distanze con la proposta dell´azienda, ma per fare un buon accordo ci vuole tempo» spiega Walter Montagnoli, coordinatore nazionale dei Cub, il sindacato che ha la quasi totalità della rappresentanza all´interno della fabbrica. «Per ora non ci sono proposte concrete su acquirenti dell´area» sintetizza Antonio Del Duca della Fiom.
Ma oltre al problema del destino produttivo dei 77mila metri quadrati di via Mattei, le parti sono lontane su altri punti. Sull´integrazione alla cassa integrazione, i sindacati sono passati da una richiesta di 40mila a 36mila euro come incentivo all´esodo per singolo operaio, ma Esab è ferma a 18mila. Allo stesso modo, i sindacati chiedono 18mila euro per chi si dimette e viene ricollocato in aziende esterne, mentre l´azienda offre 7mila euro. E per chi sarà ricollocato all´interno del sito produttivo di Mesero, i lavoratori chiedono un incentivo di 10mila euro, una voce esclusa dalla controparte.
Distanze che si rinnovano per i 15 dipendenti che l´azienda intende ricollocare nella società di logistica Schenker "o in altre società" che già lavorano in subappalto. La proprietà però non da risposte sulle condizioni poste dai sindacati, tra cui "distanza dal luogo di residenza" e "compatibilità professionale e livello retributivo".
Così si rischia di arrivare all´incontro al ministero del Welfare, lunedì, senza un accordo, situazione che farebbe decadere l´intesa firmata in Regione il 3 agosto, facendo decadere la cassa integrazione a 85 dipendenti. «Il sospetto che hanno tutti gli operai è che l´azienda voglia arrivare all´incontro di Roma mettendoli con le spalle al muro - dice ancora Walter Montagnoli - . Se invece Esab fosse disponibile a spostare il termine del 15, darebbe prova che anche lei vuole l´accordo».
Intanto per i sei operai sul tetto, c´è solo la certezza dell´ottava notte all´aperto, con temperature sempre più fredde e condizioni fisiche precarie. Ieri la fatica è stata mitigata dalla notizia che Luigi, l´operaio colpito da infarto nei primi giorni di presidio, sta nettamente meglio. «Noi non cediamo - assicura Valerio Garavaglia, 51 anni, dopo le nove ore di trattativa, prima di tornare sul tetto - i ragazzi sono decisi ad andare avanti».


10 settembre 2009 - Il Giorno

L'ESAB DI MESERO
Ancora sul tetto Ma la trattativa fa qualche passo
di Luca Balzarotti

MESERO (Milano) - LA TRATTATIVA tra i sindacati e i vertici della Esab Saldatura, l'azienda di Mesero, nel Magentino, proseguirà questo pomeriggio. Dopo dieci ore di colloquio, le parti non hanno trovato un accordo per l'avvio della cassa integrazione e il ricollocamento degli 85 operai in esubero. «Sono stati compiuti dei passi in avanti, anche se le distanze sono ancora importanti sia sul piano economico, sia sulla continuità lavorativa dei dipendenti, fa sapere Antonio Del Duca, segretario della Fiom-Cgil Ticino Olona -. Aspettiamo una risposta da parte dell'azienda per questo pomeriggio». La giornata è stata caratterizzata da un intenso scambio di documenti tra la Charter, il fondo finanziario che dal 1994 ha acquisito il gruppo leader nella produzione di elettrodi, fili e macchinari per la saldatura, e il municipio di Mesero, dove si svolge la trattativa. Ieri mattina, attraverso gli amministratori delegati dell'Esab, Massimo Impavidi e Fulvio Esposito, la società londinese ha comunicato la risposta alla proposta d'accordo inviata lunedì sera. Un testo caratterizzato da 22 punti. «L'aspetto principale che manca è l'impegno degli inglesi a trovare un acquirente che reindustrializzi l'area e assuma gli operai che attualmente vi lavorano spiega Walter Montagnoli, segretario della Cub -. L'aspetto positivo è una parziale apertura a non interpretare in modo rigoroso la scadenza del 15 settembre come limite per l'avvio della cassa». In attesa di un accordo, gli operai continuano a occupare la fabbrica di via Mattei. Da mercoledì scorso, sei lavoratori vivono giorno e notte sul tetto dello stabilimento, mentre i colleghi presidiano i cancelli.


9 settembre 2009 - Adnkronos

SCUOLA: 14 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE RDB-CUB DAVANTI A MINISTERO
NO A CONTRATTI DISPONIBILITÀ

Roma, 9 set. - (Adnkronos) - «Continua l'assedio al Ministero dell'Istruzione iniziato con il sit-in del 3 settembre scorso». Lunedì prossimo la RdB-CUB Scuola manifesterà in Viale Trastevere dalle 16, «per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome». Intanto sono partiti i tavoli tecnici regionali sui contratti di disponibilità: ieri si è svolto quello della Campania, domani sarà la volta del Lazio. «La nostra organizzazione viene convocata a questi i tavoli insieme ai comitati dei precari - spiega Barbara Battista della RdB-CUB Scuola - e la voce del sindacalismo di base sale unica con quella dei precari contro i contratti di disponibilità e la privatizzazione, verso i quali dai sindacati concertativi, Cgil compresa, registriamo invece disponibilità ed accordo con la politica governativa di introdurre di fatto, anche nella scuola, quel lavoro interinale che già ha provocato gravi danni nel privato». «La nostra mobilitazione non si arresta - aggiunge Battista - a Roma saremo di nuovo davanti al Ministero, dove ci raggiungeranno i lavoratori dell'Alitalia. A Salerno la lotta dei precari, anche loro in presidio, ha abbracciato quella dei lavoratori del Alcatel di Battipaglia; così a Napoli, con quei genitori che si sono incatenati per difendere la loro scuola dalla chiusura. Dai tetti, alle scuole, nella società, fino allo sciopero generale indetto dal patto di Base per il 23 ottobre prossimo» conclude la dirigente RdB-Cub.

ROMA: RDB-CUB, 28 E 29 SCIOPERO PER RIDUZIONE ORGANICO NEI NIDI

Roma, 9 set. - (Adnkronos) - L'assemblea del personale dei nidi indetta dalle RdB-Cub, «analizzato il documento presentato dall'Amministrazione comunale il 23 luglio scorso, in cui viene ribadita la riduzione di organico nei nidi e nelle sezioni ponte e sono precisate le nuove modalità di sostituzione del personale assente, che porteranno ad un ulteriore aumento dei carichi di lavoro e all'impossibilità concreta di seguire i percorsi di crescita dei bambini». Lo afferma in una nota Caterina Fida, della RdB CUB del Comune di Roma ha confermato i due giorni di sciopero per il 28 e 29 settembre. L'Assemblea ha poi deciso di «continuare la protesta attraverso iniziative di mobilitazione nei confronti del Consiglio Comunale e dei Consigli Municipali e con azioni di vera e propria disobbedienza civile, fino a quando l'Amministrazione non porrà in essere azioni concrete per ripristinare almeno le unità tolte nei nidi e nelle sezioni ponte e dimostri più rispetto per il lavoro di chi ogni giorno si impegna per far vivere meglio le future generazioni».


9 settembre 2009 - Ansa

SCUOLA: DA CDM OK A NORMA PRECARI; GELMINI SODDISFATTA
PROF SENZA CATTEDRA 'NON RISOLVE PROBLEMA'; REGIONI PREOCCUPATE

(ANSA) - ROMA, 9 SET - La norma «salva-precari» è passata: il Consiglio dei ministri ha deciso oggi di inserire nel cosiddetto decreto Ronchi (un decreto legge relativo a direttive comunitarie) una disposizione che, limitatamente all'anno scolastico 2009-2010, prevede che le supplenze temporanee siano assegnate, con precedenza assoluta, al personale docente e Ata già destinatario di supplenze annuali nel precedente anno scolastico. Norma che viene integrata dall'erogazione dell'indennità di disoccupazione nei periodi di non lavoro (il mix delle due iniziative è stato sintetizzato coniando la formula 'contratto di disponibilita') e dal coinvolgimento in progetti, finanziati dalle Regioni, che ampliano l'offerta formativa delle scuole. Il provvedimento, che interessa una platea di 12-13 mila persone, illustrato con soddisfazione dal ministro Gelmini in una conferenza stampa, non è stato accolto con unanime entusiasmo dalla categoria, dalle Regioni e dai sindacati. «Coloro che hanno diritto all'indennità di disoccupazione - ha spiegato il ministro Gelmini - potranno avere una via preferenziale per rimanere all'interno della scuola, attraverso le supplenze brevi e potranno essere coinvolti in progetti speciali: contro la dispersione scolastica, il sostegno agli studenti più deboli, o per l'orientamento. Sarà, inoltre, possibile siglare accordi con le Regioni che potranno partecipare anche in maniera finanziaria all'attuazione di questi progetti». Non tutti i precari hanno però accolto con favore il varo del provvedimento. Un gruppo di loro ha organizzato un sit-in di protesta a Roma sotto il palazzo in cui era in corso una riunione degli assessori regionali all'Istruzione proprio per discutere di questi temi. «Se le Regioni - hanno spiegato - dicono sì ai contratti di disponibilità avallando la politica di tagli del ministro Gelmini, la scuola pubblica non avrà alcun vantaggio». Un no deciso anche dalla Rdb-Cub, che prosegue il suo «assedio» al ministero dell'Istruzione «per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome». E mentre a Palermo è continuata anche oggi la protesta di centinaia di precari, i Comitati degli insegnanti precari hanno fatto notare che i cosiddetti contratti di disponibilità «non risolvono l'emergenza istruzione del Paese, ma sono un palliativo che favorisce, solo per i prossimi 8 o 12 mesi, il parziale mantenimento del reddito di alcuni precari». Scettiche anche le Regioni, o almeno parte di esse. «Tutta questa partita - ha spiegato Alessandra Tibaldi, assessore al Lavoro del Lazio, regione che coordina la Conferenza delle Regioni in materia di lavoro, formazione e istruzione - va riportata a livello di presidenti delle Regioni: la nostra richiesta è che venga ricondotta alla conferenza Stato-Regioni, perchè va affrontata in un'ottica nazionale«. Sul fronte sindacale, pareri diversi. Lo Snals ha accolto con plauso la soluzione adottata, che «rappresenta un sistema di protezione sociale a favore di persone che per anni hanno lavorato con dedizione per il buon funzionamento della scuola». La Uil invita a far presto, perchè «dal primo settembre migliaia di persone sono già senza lavoro e senza stipendio». La Flc-Cgil, invece, ha parlato di «tanto fumo e nessuna novità». Critico anche il Pd: «Decreto inutile e inspiegabile» ha commentato l'ex ministro Giuseppe Fioroni»; una «indegna presa in giro» ha aggiunto la collega di partito Mariangela Bastico. «Mi rendo perfettamente conto - ha assicurato nel pomeriggio il ministro Gelmini - di quanto sia grave la situazione che abbiamo davanti, ma proprio per questo la politica dovrebbe in maniera bipartisan offrire delle soluzioni e non cavalcare il disagio sociale».

SCUOLA: COBAS, SCIOPERO GENERALE IL 23 OTTOBRE A ROMA

(ANSA) - PALERMO, 9 SET - Contro i tagli del governo che stanno determinando la perdita di migliaia di posti di lavoro tra insegnanti e personale precario, i Cobas annunciano lo sciopero generale della scuola per il prossimo 23 ottobre con manifestazione a Roma. L'organizzazione dell'iniziativa, da parte dei Cobas e Rdb Cub, è stata comunicata nel corso della manifestazione di protesta in corso a Palermo, promossa dal sindacato autonomo e dal Coordinamento dei precari.

SCUOLA: RDB-CUB, CONFERMATO SCIOPERO NIDI COMUNE ROMA 28-29

(ANSA) - ROMA, 9 SET - Conferma dei due giorni di sciopero per il 28 e 29 settembre e proseguimento della protesta attraverso iniziative di mobilitazione nei confronti del consiglio comunale e dei consigli municipali, ma anche «azioni di vera e propria disobbedienza civile, fino a quando l'Amministrazione non porrà in essere azioni concrete per ripristinare almeno le unità tolte nei nidi e nelle sezioni ponte e dimostri più rispetto per il lavoro di chi ogni giorno si impegna per far vivere meglio le future generazioni». Questo l'esito dell'assemblea del personale dei nidi presso la sede del Dipartimento XI, Politiche Educative e Scolastiche, indetta da RdB-CUB a cui hanno partecipato 600 persone del settore. «I lavoratori - spiega Caterina Fida, della RdB CUB del Comune di Roma - hanno preso atto dell'atteggiamento unilaterale assunto della Giunta Alemanno che già in questi giorni ha dato il via alle modifiche organizzative senza un adeguato confronto sindacale. Inoltre hanno sonoramente bocciato la doppiezza sia dell'Amministrazione comunale sia delle organizzazioni sindacali, che mostrano apparenti aperture alle esigenze della cittadinanza ma poi finiscono per concordare sottobanco le future scelte strategiche per Roma».

SCUOLA: PRECARI; RDB CUB, NO A CONTRATTI DI DISPONIBILITÀ

(ANSA) - ROMA, 9 SET - «No ai contratti di disponibilità, no ai tagli, no alla privatizzazione». È la posizione di RdB-CUB Scuola, che prosegue il suo «assedio» al ministero dell'Istruzione iniziato con il sit-in del 3 settembre scorso. Lunedì 14 settembre la RdB-CUB Scuola manifesterà in Viale Trastevere dalle ore 16, per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome. «La nostra organizzazione viene convocata ai tavoli tecnici regionali insieme ai comitati dei precari - spiega Barbara Battista di RdB-CUB Scuola - e la voce del sindacalismo di base sale unica con quella dei precari contro i contratti di disponibilità e la privatizzazione, verso i quali dai sindacati concertativi, Cgil compresa, registriamo invece disponibilità ed accordo con la politica governativa di introdurre di fatto, anche nella scuola, quel lavoro interinale che già ha provocato gravi danni nel privato». «La nostra mobilitazione non si arresta - aggiunge Battista - a Roma saremo di nuovo davanti al Ministero, dove ci raggiungeranno i lavoratori dell'Alitalia. A Salerno la lotta dei precari, anche loro in presidio, ha abbracciato quella dei lavoratori del Alcatel di Battipaglia; così a Napoli, con quei genitori che si sono incatenati per difendere la loro scuola dalla chiusura. Dai tetti, alle scuole, nella società, fino allo sciopero generale indetto dal patto di Base per il 23 ottobre prossimo», conclude la dirigente RdB-Cub.


9 settembre 2009 - Asca

SCUOLA: RDB-CUB, IL 14 SETTEMBRE TORNEREMO DAVANTI AL MINISTERO

(ASCA) - Roma, 9 set - Gli annunci del Governo e del ministro Gelmini sul difficile fronte dei precari della scuola non placano una parte del sindacato che torna ad annunciare ''l'assedio'' del palazzo di viale Trastevere a Roma che occupa gli uffici ministeriali per il 14 settembre prossimi e non risparmia dalle critiche le sigle confederali (Cgil compresa) rea di manifestare, ormai, ''disponibilita' ed accordo con la politica governativa di introdurre di fatto, anche nella scuola, quel lavoro interinale che gia' ha provocato gravi danni nel privato''. A mobilitarsi, lunedi' prossimo, saranno i lavoratori della scuola aderenti al RdB-CUB che tornano a ribadire il loro 'no' ai ''contratti di disponibilita', ai tagli, e alla privatizzazione''. ''La nostra organizzazione viene convocata ai tavoli tecnici regionali sui contratti di disponibilita' insieme ai comitati dei precari - spiega Barbara Battista della RdB-CUB Scuola - e la voce del sindacalismo di base sale unica con quella dei precari contro i contratti di disponibilita' e la privatizzazione, verso i quali dai sindacati concertativi, Cgil compresa''. ''La nostra mobilitazione non si arresta - aggiunge Battista - a Roma saremo di nuovo davanti al Ministero, dove ci raggiungeranno i lavoratori dell'Alitalia. A Salerno la lotta dei precari, anche loro in presidio, ha abbracciato quella dei lavoratori del Alcatel di Battipaglia; cosi' a Napoli, con quei genitori che si sono incatenati per difendere la loro scuola dalla chiusura. Dai tetti, alle scuole, nella societa', fino allo sciopero generale indetto dal patto di Base per il 23 ottobre prossimo'', conclude la dirigente RdB-CUB.


9 settembre 2009 - Omniroma

ASILI NIDO, RDB-CUB: CONFERMATO SCIOPERO 28 E 29 SETTEMBRE

(OMNIROMA) Roma, 09 set - «Si é tenuta ieri in via Capitan Bavastro, presso la sede del Dipartimento XI, Politiche Educative e Scolastiche, l'assemblea del personale dei nidi indetta dalle RdB-CUB a cui hanno partecipato oltre 600 lavoratrici e lavoratori del settore. Durante l'incontro è stato analizzato il documento presentato dall'Amministrazione comunale il 23 luglio scorso, in cui viene ribadita la riduzione di organico nei nidi e nelle sezioni ponte e sono precisate le nuove modalità di sostituzione del personale assente, che porteranno ad un ulteriore aumento dei carichi di lavoro ed all'impossibilità concreta di seguire i percorsi di crescita dei bambini». Lo comunica Rdb-Cub con una nota. «I lavoratori e le lavoratrici hanno preso atto dell'atteggiamento unilaterale assunto della Giunta Alemanno, che già in questi giorni ha dato il via alle modifiche organizzative senza un adeguato confronto sindacale - dice Caterina Fida, della RdB CUB del Comune di Roma - Inoltre hanno sonoramente bocciato la doppiezza sia dell'Amministrazione comunale sia delle organizzazioni sindacali, che mostrano apparenti aperture alle esigenze della cittadinanza ma poi finiscono per concordare sottobanco le future scelte strategiche per Roma. Altrettanto dura la posizione delle lavoratrici nei confronti delle scelte privatistiche dell'Amministrazione, che cerca di contenere il numero delle strutture a gestione diretta favorendo i privati in convezione, i quali riescono ad contenere il costo del servizio sottopagando il personale ed aumentando le ore di lavoro a contatto con i bambini». «L'assemblea ha pertanto deciso unanimemente di confermare i due giorni di sciopero, indetto dalla RdB-CUB per il 28 e 29 settembre - conclude la nota sindacale - e di continuare la protesta attraverso iniziative di mobilitazione nei confronti del Consiglio Comunale e dei Consigli Municipali e con azioni di vera e propria disobbedienza civile, fino a quando l'Amministrazione non porrà in essere azioni concrete per ripristinare almeno le unità tolte nei nidi e nelle sezioni ponte e dimostri più rispetto per il lavoro di chi ogni giorno si impegna per far vivere meglio le future generazioni».

SCUOLA, RDB: «DOMANI PARTE TAVOLO CONTRATTI DISPONIBILITÀ LAZIO»

(OMNIROMA) Roma, 09 set - «Continua l'assedio al ministero dell'Istruzione iniziato con il sit-in del 3 settembre scorso. Lunedì 14 settembre la Rdb-Cub scuola manifesterà in viale Trastevere dalle ore 16, per affermare il diritto dei lavoratori alla dignità di un lavoro stabile, unica garanzia per una scuola degna di questo nome. Intanto sono partiti i tavoli tecnici regionali sui contratti di disponibilità: ieri si è svolto quello della Campania, domani sarà la volta del Lazio». È quanto si legge in una nota di Rdb-Cub. «La nostra organizzazione viene convocata a questi i tavoli insieme ai comitati dei precari - spiega Barbara Battista della RdB-CUB Scuola - e la voce del sindacalismo di base sale unica con quella dei precari contro i contratti di disponibilità e la privatizzazione, verso i quali dai sindacati concertativi, Cgil compresa, registriamo invece disponibilità ed accordo con la politica governativa di introdurre di fatto, anche nella scuola, quel lavoro interinale che già ha provocato gravi danni nel privato». «La nostra mobilitazione non si arresta - aggiunge Battista - a Roma saremo di nuovo davanti al Ministero, dove ci raggiungeranno i lavoratori dell'Alitalia. A Salerno la lotta dei precari, anche loro in presidio, ha abbracciato quella dei lavoratori del Alcatel di Battipaglia; così a Napoli, con quei genitori che si sono incatenati per difendere la loro scuola dalla chiusura. Dai tetti, alle scuole, nella società, fino allo sciopero generale indetto dal patto di Base per il 23 ottobre prossimo», conclude la dirigente Rdb-Cub.


9 settembre 2009 - Julie news

Scuole: Campania, 8200 posti a rischio

Napoli - Si è riunito oggi, presso la Regione Campania, il tavolo Interistituzionale richiesto dai precari e dalle RdB / CUB Scuola sulla questione del precariato e l’emergenza che si è creata a causa dei tagli indiscriminati che colpiscono soprattutto le scuole del sud. Nella sola Campania si perderanno 8200 POSTI. La proposta della Giunta Regionale esposta dall’assessore all’istruzione Corrado Gabriele è quella di integrare, con fondi regionali ed europei, i provvedimenti governativi dei contratti di disponibilità. Si tratta di elargire circa 4000 sussidi ai docenti, impegnati in corsi di formazione e aggiornamento, in modo da integrare l’indennità di disoccupazione per chi non avrà l’incarico annuale. E’ prevista una spesa annua di 10 milioni di euro per 4 anni. Mentre le OO.SS. confederali esprimevano un generale sostegno a questa proposta, la voce dei precari si è levata per dire NO AI CONTRATTI DI DISPONIBILITÀ, PER RIVENDICARE LAVORO STABILE E LA RIQUALIFICAZIONE DELLA SCUOLA.
Barbara Battista, a nome delle RdB / CUB Scuola, ha sostenuto le loro rivendicazioni e mobilitazioni sottolineando: "Questi contratti sanciscono la divisione del nostro paese e l’introduzione "nei fatti" della gabbie salariali, per cui un precario del nord potrà lavorare con un contratto nazionale, mentre al sud dovrà sottostare al ricatto di dover essere disponibile a qualsiasi chiamata per riempire i buchi provocati da questi tagli. Si sta applicando nel pubblico impiego il lavoro interinale che già nel privato è stato fallimentare." Conclude ribadendo la determinazione a continuare la lotta dai tetti alle scuole come sta avvenendo già a Napoli dove genitori e bambini stanno presidiando l’istituto "Maria Assunta" del 73° circolo.
L’assessore Gabriele ha chiuso i lavori impegnandosi affinché i fondi della regione non vengano impiegati per pagare i docenti per "tappare i buchi".
Giovedì 10 settembre si terrà il Consiglio Regionale straordinario su questi temi. Le RdB / CUB invitano i lavoratori, i genitori e gli studenti a partecipare attivamente ai lavori dalle ore 10 presso le sedi della Regione Campania.


9 settembre 2009 - Agi

ESAB: SINDACATI, 'PARTI LONTANE', OPERAI ANCORA SU TETTO

(AGI) - Milano, 9 set. - "Siamo ancora molto lontani dalla conclusione di una trattativa": cosi' Walter Montagnoli del Cub sintetizza l'esito del nuovo incontro tra azienda e sindacati che si e' svolto nel Municipio del Comune alle porte di Milano, mentre continua la protesta di sei operai saliti sul tetto 8 giorni fa. Secondo fonti sindacali, l'azienda non starebbe offrendo risposte incoraggianti sulla reindustrializzazione dell'area, ne' sugli incentivi da offrire ai lavoratori. "Gli operai sul tetto stanno bene - aggiunge Montagnoli - il loro compagno Luigi Crotti, che era stato colpito da un infarto nei giorni scorsi durante il presidio, sta meglio ed e' uscito dall'ospedale. Gli facciamo i nostri migliori auguri e lottiamo anche per lui". "Non vediamo l'ora di andarlo a trovare", scrivono intanto gli operai nel blog 'quellisultetto'.


9 settembre 2009 - TG Com

Scuola in sciopero il 23 ottobre
L'agitazione indetta da Cobas e Rdb Cub

I sindacati dei Cobas e Rdb Cub hanno annunciato lo sciopero generale della scuola il 23 ottobre con una manifestazione a Roma. L'iniziativa intende essere una forma di denuncia "dei tagli del governo che stanno determinando la perdita di migliaia di posti di lavoro tra insegnanti e personale precario". L'agitazione è stata annunciata al corteo di protesta a Palermo, promosso dal sindacato autonomo e dal Coordinamento dei precari. A Palermo circa 800 persone hanno sfilato alla manifestazione dei precari organizzata dai Cobas Sicilia e partita dalla sede dell'Ufficio scolastico provinciale. Al corteo, aperto dallo striscione "Salviamo la scuola pubblica" hanno partecipato anche l'onorevole Rosi Bindi ed altri esponenti locali e regionali del Pd. I precari sono tra gli oltre 7.000 che in Sicilia non hanno ottenuto il rinnovo dell'incarico a causa dei tagli della riforma Gelmini.


9 settembre 2009 - La Stampa web

La norma «salva-precari» è passata e il sindacato si divide...

La norma «salva-precari» è passata e il sindacato si divide. Il Consiglio dei ministri ha deciso di inserire nel cosiddetto decreto Ronchi una disposizione che, per l’anno scolastico 2009-2010, prevede che le supplenze temporanee siano assegnate, con precedenza assoluta, al personale docente e Ata già destinatario di supplenze annuali nel precedente anno scolastico. Norma che viene integrata dall’erogazione dell’indennità di disoccupazione nei periodi di non lavoro e dal coinvolgimento in progetti, finanziati dalle Regioni, che ampliano l’offerta formativa delle scuole.
Il provvedimento è stato inserito in un decreto legge relativo a direttive comunitarie e quindi non si escludono rilievi procedurali da parte dei parlamentari dell’opposizione. Riguarda 12-13 mila persone e non è stato accolto con unanime entusiasmo. «Coloro che hanno diritto all’indennità di disoccupazione - ha spiegato il ministro Gelmini - potranno avere una via preferenziale per rimanere all’interno della scuola, attraverso le supplenze brevi e potranno essere coinvolti in progetti speciali: contro la dispersione scolastica, il sostegno agli studenti più deboli, o per l’orientamento. Sarà, inoltre, possibile siglare accordi con le Regioni che potranno partecipare anche in maniera finanziaria all’attuazione di questi progetti».
Sul fronte sindacale, pareri diversi. Lo Snals ha accolto con favore la soluzione adottata, che «rappresenta un sistema di protezione sociale a favore di persone che per anni hanno lavorato con dedizione per il buon funzionamento della scuola». La Uil invita a far presto, perchè «dal primo settembre migliaia di persone sono già senza lavoro e senza stipendio».
La Flc-Cgil, invece, ha parlato di «tanto fumo e nessuna novità». Critico anche il Pd: «Decreto inutile e inspiegabile» ha commentato l’ex ministro Giuseppe Fioroni.
Mentre in tutt’Italia continuano le proteste sui tetti degli uffici scolastici, a Roma un gruppo di precari ha organizzato un sit-in di protesta sotto il palazzo in cui era in corso una riunione degli assessori regionali all’Istruzione proprio per discutere di questi temi. Un no deciso è arrivato anche dalle sigle autonome, dalla Rdb-Cub, che da giorni assedia il ministero dell’Istruzione, ai Comitati degli insegnanti precari.
Scettiche anche alcune Regioni. «Tutta questa partita - ha spiegato Alessandra Tibaldi, assessore al Lavoro del Lazio, regione che coordina la Conferenza delle Regioni in materia di lavoro, formazione e istruzione - va riportata a livello di presidenti delle Regioni: la nostra richiesta è che venga ricondotta alla conferenza Stato-Regioni, perchè va affrontata in un’ottica nazionale».


9 settembre 2009 - Il Messaggero

Roma. Continua il "settembre caldo" della scuola...

Roma - Continua il "settembre caldo" della scuola. Ieri circa 300 precari della materna e dell’infanzia si sono riuniti nei locali di via Capitan Bavastro, sede degli uffici comunali, per pianificare le iniziative sindacali da mettere in atto in questo inizio di anno scolastico: due i giorni di sciopero previsti il 28 e il 29 settembre. Diverse le richieste avanzate dal sindacato Rdb-Cub: assunzione in ruolo delle supplenti del corso-concorso bandito nel 2004-2005, assunzione immediata delle 150 vincitrici del concorso pubblico, realizzazione di un piano di stabilizzazione destinato ai supplenti del 1997 e pubblicazione delle supplenti brevi. E intanto prosegue anche la protesta del comitato precari davanti al ministero dell’Istruzione dove gli insegnanti hanno trascorso la notte in due camper e tre tende posizionati davanti al Palazzo di viale Trastevere. Ieri alle 19. 30 è stata indetta un’assemblea pubblica. «Andremo avanti a oltranza - assicura uno dei precari del Coordinamento - Abbiamo predisposto un calendario dei turni per assicurare la presenza ogni notte di una decina di esponenti del Coordinamento e prepareremo un programma delle iniziative». Tra queste «una manifestazione che faremo a fine settembre».


9 settembre 2009 - Leggo

Roma. Si infiamma la protesta dei precari della scuola...

Roma - Si infiamma la protesta dei precari della scuola. Mentre i supplenti delle elementari, medie e superiori protestano sotto il ministero, divampa il malumore anche tra le educatrici degli asili comunali pronte allo sciopero. Le stime presentate dal sindacato RdB, promotore dell’assemblea di ieri, parlano di un esercito di 2000 precari che, ogni anno, mandano avanti le strutture capitoline tra materne e asili nido in attesa di una stabilizzazione, soprattutto tra i vincitori di concorso. Il personale in agitazione incrocerà le braccia nella due giorni di sciopero il 28 e 29 settembre, senza escludere eventuali "blitz" di protesta in consiglio comunale.(L.Loi./ass)


9 settembre 2009 - EPolis Roma

Regina Elena
L'accordo raggiunto sgomberati giù dal tetto

Roma - "Fumata bianca" da Palazzo Valentini, come riferito dai rappresentanti dei movimenti di lotta per la casa che ieri hanno incontrato il prefetto Giuseppe Pecoraro: da ieri sera stop alla mobilitazione sul tetto dei musei Capitolini. I movimenti di lotta per la casa hanno ottenuto un incontro con il sindaco, che si svolgerà martedì 15 settembre alle 18. Sul tavolo i temi più urgenti: viale delle Rupicole e i nuclei familiari dell’ex Regina Elena. "Da stasera (ieri ndr) - ha detto Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani - scendiamo dal tetto del Campidoglio ma la tendopoli allestita a piazza Madonna di Loreto va avanti fino a mercoledì 16 settembre, giorno in cui è stato convocato dalla prefettura il tavolo interistituzionale sulle politiche abitative". "Fumata bianca rispetto alle emergenze, - ha aggiunto Di Vetta dopo l’incontro a cui hanno partecipato anche Action, il Comitato Obiettivo Casa ed il Coordinamento Lotta per la casa - abbiamo ottenuto un risultato importante, un primo passo, ma sulle politiche abitative è ancora tutto da verificare". "Al sindaco martedì chiederemo che non ci sia mai più un Regina Elena - ha concluso Di Vetta - che se si esce da situazioni di occupazione venga garantita dignità alle persone". Secondo quanto riferito, all’ordine del giorno dell’incontro che si svolgerà martedì 15 settembre con il primo cittadino della capitale anche la possibilità che vengano trovati alloggi alternativi rispetto alle situazioni più disagiate dopo lo sgombero dell’ex Regina Elena.


9 settembre 2009 - Bigol news

TAVOLO INTERISTITUZIONALE RICHIESTO DAI PRECARI

Napoli - Si è riunito oggi, presso la Regione Campania, il Tavolo Interistituzionale richiesto dai precari e dalle RdB / CUB(maggiore confederazione sindacale) Scuola sulla questione del precariato e l’emergenza che si è creata a causa dei tagli indiscriminati che colpiscono soprattutto le scuole del sud. Nella sola Campania si perderanno 8200 POSTI. La proposta della Giunta Regionale esposta dall’assessore all’istruzione Corrado Gabriele è quella di integrare, con fondi regionali ed europei, i provvedimenti governativi dei contratti di disponibilità. Si tratta di elargire circa 4000 sussidi ai docenti, impegnati in corsi di formazione e aggiornamento, in modo da integrare l’indennità di disoccupazione per chi non avrà l’incarico annuale. E’ prevista una spesa annua di 10 milioni di euro per 4 anni. Mentre le OO.SS. confederali esprimevano un generale sostegno a questa proposta, la voce dei precari si è levata per dire "no ai contratti di disponibilità, per rivendicare lavoro stabile e la riqualificazione della scuola". Barbara Battista, a nome delle RdB / CUB Scuola, ha sostenuto le loro rivendicazioni e mobilitazioni sottolineando: «Questi contratti sanciscono la divisione del nostro paese e l’introduzione "nei fatti" della gabbie salariali, per cui un precario del nord potrà lavorare con un contratto nazionale, mentre al sud dovrà sottostare al ricatto di dover essere disponibile a qualsiasi chiamata per riempire i buchi provocati da questi tagli. Si sta applicando nel pubblico impiego il lavoro interinale che già nel privato è stato fallimentare». Conclude ribadendo la determinazione a continuare la lotta dai tetti alle scuole come sta avvenendo già a Napoli dove genitori e bambini stanno presidiando l’istituto "Maria Assunta" del 73° circolo. L’assessore C. Gabriele ha chiuso i lavori impegnandosi affinché i fondi della regione non vengano impiegati per pagare i docenti per "tappare i buchi". Giovedì 10 settembre si terrà il Consiglio Regionale straordinario su questi temi. Le RdB / CUB invitano i lavoratori, i genitori e gli studenti a partecipare attivamente ai lavori dalle ore 10 presso le sedi della Regione Campania.


9 settembre 2009 - Il Quaderno

RdB/Cub contrario ai contratti di disponibilità: così s’introducono le gabbie salariali

Il sindacato RdB/Cub Scuola boccia la proposta dei contratti di disponibilità esposta ieri nel corso del tavolo interistituzionale presso la Regione Campania. Secondo Barbara Battista: "Questi contratti sanciscono la divisione del nostro Paese e l'introduzione ‘nei fatti’ della gabbie salariali, per cui un precario del Nord potrà lavorare con un contratto nazionale, mentre al Sud dovrà sottostare al ricatto di dover essere disponibile a qualsiasi chiamata per riempire i buchi provocati da questi tagli. Si sta applicando nel pubblico impiego il lavoro interinale che già nel privato è stato fallimentare."


9 settembre 2009 - Taranto Sera

Ausiliari: subito la società

TARANTO - Sindacati in allerta. Il progetto di internalizzazione dei servizi di ausiliariato dell’Asl è sotto controllo da parte delle Rdb Cub e dei Cobas che nelle tarda mattina di oggi hanno incontrato i lavoratori per comunicare l’esito del vertice di ieri pomeriggio col direttore generale Domenico Colasanto. In numero uno dell’Asl ha garantito l’applicazione della delibera di costituzione della società in house providing (denominata House Jonica Service Srl) non appena i sindaci della rappresentanza Asl approveranno lo Statuto.


9 settembre 2009 - Viterbo Oggi

RdB Viterbo: "Francia o Spagna purchè se magna"
Critiche al mega buffet di Palazzo dei Priori per Santa Rosa

9 settembre 2009 - La Tua Voce

FRANCIA O SPAGNA PURCHE' SE MAGNA
'Irriverente' documento di RdB Viterbo sul 'banchetto' di Palazzo dei Priori

9 settembre 2009 - Tuscia web

Viterbo - Rdb critica l'accordo tra Comune e ministro Brunetta
"Ci mancavano solo le faccine..."

9 settembre 2009 - Uno Notizie

BRUNETTA E MARINI / accordo per introdurre negli uffici comunali di Viterbo le faccine di gradimento dei servizi da parte degli utenti

Riceviamo e pubblichiamo:
"Il sindaco di Viterbo non ha voluto essere da meno rispetto alla provincia e il giorno di S.Rosa se a palazzo Gentili si organizzava una cena, a palazzo dei Priori si organizzava un cenone per politici, familiari e affini non ben definiti. Tra i tanti vi era il Ministro Brunetta che tra un pasticcino e l’ altro ( non molti visto che i commensali affini, ci raccontano, avevano già ripulito la tavola), ha compiuto l’ennesimo pasticcio, pardon…., ha firmato un bellissimo accordo con il sindaco Marini per l’introduzione negli uffici comunali delle faccine di gradimento dei servizi da parte degli utenti.  Ancora una volta l’enfasi data a simili iniziative sembra voler sottolineare una inefficacia della Pubblica Amministrazione con l’obiettivo politico culturale di delegare al privato funzioni e attività su cui trarre profitto ( vedi sanità privata, raccolta rifiuti, autovelox, etc ). "Brunetta stesso afferma che dove sono state introdotte le Emoticons, è stato ottenuto un grado di soddisfazione del 70-80%". Cosa dire: se le cose stanno effettivamente così, questa "mettiamoci la faccia" è costoso ma perfettamente inutile, visto che un risultato positivo tra 80 e 85% rappresenta il gradimento massimo statisticamente ottenibile da un campione disomogeneo come quello cui si rivolge tale iniziativa. Ci colpisce che un grande moralizzatore come il ministro non si sia posto assolutamente il problema di chi pagasse e chi fossero gli invitati nella casa dei cittadini, Il COMUNE. Forse le spese di rappresentanza non rientrano tra gli sprechi da mitigare, le spese di rappresentanza non riguardano il popolo ma la classe dei governanti e dei signori. Ancora di più ci colpisce l’atteggiamento del ministro e del sindaco, il giovedì pomeriggio è giorno di apertura al pubblico, ci risulta che per non intralciare il banchetto dei signori sia stata dato il pomeriggio libero a tutti i dipendenti fosse anche a recupero. E’ proprio vero quando si parla di svago i signori non badano a regole il popolo in strada coi panini, i nobili nel palazzo con il caviale. Basta poi che le ore di permesso date obbligatoriamente dal sindaco per omaggiare brunetta non vengano un giorno conteggiate tra le ore non lavorate e utili per dire che i dipendenti sono tutti lavativi e fannulloni. In conclusione, affinché non si dica che siamo contrari alle valutazioni: le faccine di gradimento al buffet erano state istallate? Vogliamo la trasparenza….,. il comune abbia il coraggio di pubblicare i risultati….. i cittadini lo chiedono!!!!"
RdB Viterbo


9 settembre 2009 - Il Giorno

La Brianza rischia un Inps di serie B
I sindacati: «Non sarà sede provinciale e alcuni servizi saranno trasferiti a Milano»
di FABIO LOMBARDI

«L'INPS di Monza rischia di perdere alcuni servizi essenziali». È l'allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali dell'Istituto nazionale di previdenza sociale. L'Inps brianzola non risulta infatti nell'elenco delle «sedi provinciali» del piano di riorganizzazione dell'Istituto. Una beffa per gli utenti che potrebbero essere costretti a migrare a Milano per ottenere alcune prestazioni e uno smacco per quanti hanno sempre sostenuto che «con l'arrivo della nuova Provincia (nata appena 2 mesi fa ndr) sarebbero arrivati sul territorio più servizi, più autonomia, più soldi»... e via discorrendo. Non solo. In questo caso si rischierebbe di fare addirittura come i gamberi. «Alcuni uffici come quello medico, quello legale, quello degli ispettori e parte dell'ufficio aziende-artigiani-commercianti saranno accentrati su Milano», spiega Alberto Dotto del sindacato Fialp Cisal. Attività che in Brianza ci sono da diversi anni (quando la Provincia non c'era) e che rischiano di scomparire proprio ora che la Provincia è arrivata. L'ALLARME per un possibile declassamento, a dire il vero, era già stato lanciato a inizio estate quando però i vertici dell'Inps aveva assicurato che «nonostante non fosse inizialmente previsto, Monza sarebbe comunque diventata sede provinciale» proprio per l'importanza e il peso economico del territorio. Rassicurazioni, a parole, che non hanno però trovato riscontro in una circolare (la numero 102) diffusa un mese dopo (il 12 agosto) dalla Direzione generale dell'Inps e che ha come oggetto le «linee organizzative delle strutture territoriali di produzione». Nell'elenco delle sedi provinciali, allegato alla circolare, non figura infatti Monza. Una comunicazione che ha fatto sobbalzare sulla sedia i dipendenti (280 persone) delle sedi e degli uffici brianzoli. Così le organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Cisal, Rdb-Cub) hanno preso carta e penna e hanno scritto a tutti gli enti e le associazioni di categoria interessati affinché si mobilitino, e in fretta. «L'istituzione - scrivono in un comunicato - della nuova sede provinciale dovrà essere definita entro il 15 settembre, pena il declassamento della sede e il suo smembramento». Un'operazione che, a differenza di altre, sarebbe a «costo zero» visto che gli uffici e i servizi già ci sono. Della questione si è discusso anche nel corso di un recente incontro fra parte della Giunta della nuova Provincia e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Incontro al termine del quale la Provincia si è attivata per scongiurare il «declassamento» dell'Inps di Monza a sede subprovinciale. «Come detto - spiega Dotto - la sede potrebbe essere smembrata e alcuni uffici trasferiti a Milano. Così anziani e disabili potrebbero essere costretti ad andare a Milano per le visite mediche mentre oggi possono sottoporsi agli accertamenti direttamente a Monza. Anche le imprese potrebbero incontrare diverse difficoltà. Per alcune pratiche bisognerebbe infatti rivolgersi direttamente a Milano. Nella peggiore delle ipotesi in Brianza potrebbero addirittura rimanere solo i servizi di front-office (sportelli) senza gli uffici». Cambiamenti che avrebbero ripercussioni anche dal punto di vista occupazionale. «Riteniamo che in mancanza di una sede provinciale una trentina di persone potrebbero essere trasferite a Milano a breve termine», aggiunge Dotto. A GETTARE acqua sul fuoco ci pensa il direttore dell'Inps Regionale Sergio Saltalamacchia: «Monza non perderà alcun ufficio. Non è necessario essere sede provinciale per avere certe attività. Anzi su Monza ci sono in previsione dei potenziamenti». Parole rassicuranti anche se, è facile comprenderlo, un conto è avere una sede provinciale con la garanzia della presenza obbligatoria (nero su bianco) di determinati servizi, un altro è avere una sede subprovinciale a cui, oggi, vengono concessi alcuni servizi che, domani, potrebbero sparire senza che ci si possa nemmeno attaccare a un documento ufficiale.


9 settembre 2009 - Il Mattino

Napoli. Una cabina di regia su tutti i problemi della scuola campana...
di LUISA MARADEI

Napoli - Una cabina di regia su tutti i problemi della scuola campana, composta dall'assessore regionale all'Istruzione e alla formazione Corrado Gabriele, dalle principali sigle sindacali e dai coordinamenti dei docenti precari. È questo il principale risultato del tavolo di confronto che si è tenuto ieri mattina a Palazzo Santa Lucia con Cgil, Cisl, Uil, Snals, Cobas, Rdb, le amministrazioni comunali di Salerno, Napoli, Benevento, Avellino, le Province di Caserta, Benevento ed Avellino e il direttore scolastico regionale Alberto Bottino. «Uno strumento per osservare tutti i problemi della scuola e vigilare sul rispetto del numero massimo di alunni per aula (25 o 20 se ci sono portatori di handicap)» ha sottolineato Gabriele che ha illustrato a tutti i termini dell'accordo siglato la settimana scorsa con il ministro Gelmini. Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare definitivamente i contratti di disponibilità, ossia quelli destinati solo ai docenti che hanno avuto un incarico annuale nel 2008 e che garantirebbero il 60 per cento dello stipendio (erogato dall'Inps) a cui dovrebbe aggiungersi il 30 per cento messo a disposizione della Regione Campania. «Aspettiamo che il governo faccia la sua parte, come promesso», insiste Gabriele che ha ribadito il suo personale dissenso rispetto a tutto l'impianto dei tagli messo in piedi dal ministero. Posizione ampiamente condivisa dai sindacati e dal coordinamento precari che ha dato mandato all'assessore di farsi promotore presso il governo centrale del disagio che soffre la scuola campana. «Restiamo tendenzialmente contrari ai contratti di disponibilità perché offrono solo una soluzione tampone, non risolvono il problema e spaccano il fronte dei precari perché garantiscono solo chi ha avuto un incarico annuale e non le semplici supplenze» ribadisce Titti Angarano del coordinamento precari che, insieme alle sue colleghe, domani sarà a Roma per partecipare al corteo della Cgil di protesta contro i tagli della Gelmini. E sempre domani, dalle 10 alle 14, il Consiglio regionale della Campania si riunirà in seduta straordinaria, come deciso dalla Conferenza dei capigruppo su richiesta di tredici consiglieri del centrosinistra. Intanto ieri la Commissione regionale permanente sull'Istruzione, presieduta da Francesco Casillo ha ascoltato il direttore Alberto Bottino che ha rilanciato l'allarme dovuto alla carenza di bidelli: «In alcune scuole abbiamo il problema serio che forse non riusciremo ad aprirle». Bottino ha anche replicato si sindacati che lo hanno accusato di essere stato troppo arrendevole nell’accettare la scure ministeriale: «Non faccio il governatore della regione né l’onorevole di qualche partito, io sono funzionario dello Stato e come tale devo applicare la legge». Intanto a Salerno alcuni precari (docenti e personale Ata) sono saliti sul tetto dell’edificio che ospita l'ufficio provinciale scolastico - come avevano fatto i loro colleghi di Benevento, che ieri hanno interrotto la singolare forma di protesta - e un docente si è anche incatenato a un cancello.


9 settembre 2009 - Il Secolo XIX

il piano acts
Bus, terminal pronto a settembre 2010 ecco il nuovo orario
di elena romanato

Savona - Scompare il vecchio "libretto" degli orari Acts, arriva il nuovo Orabus e nel frattempo Acts assegna l'ultima fase dei lavori del terminal Mongrifone e traccia un bilancio della fruizione del servizio Spiaggiabus.
Il nuovo Orabus, presentato ieri dal presidente di Acts spa Maurizio Maricone con l'amministratore delegato di Acts Linea Filippo Agazzi e il sindaco di Savona Federico Berruti, è la rivoluzione della veste grafica dell'orario degli autobus pensato come un raccoglitore (tipo quello dei piccoli libretti fotografici) nei quali inserire le schede mobili dell'orario di ogni linea urbana ed extraurbana. Per ogni variazione dell'orario l'azienda non dovrà stampare l'intero libretto ma solo la scheda della linea soggetta al cambiamento con consistente riduzione dei costi di stampa. In caso di variazione dell'orario di una linea, l'utente potrà ritirare la scheda aggiornata presso la biglietteria di piazza del Popolo e sostituire quella vecchia oltre scaricare i nuovi orari dal sito www.acts.it o ancora ricevere direttamente al proprio indirizzo mail, le nuove schede.
Per il progetto dello Spiaggiabus, invece, realizzato in collaborazione con il Comune di Savona e l'Associazione Bagni marini quest'anno è stato registrato un incremento della fruizione del servizio di circa il 10% rispetto al 2008 (per un numero medio di circa 190 passeggeri al giorno).
Il trasloco dei mezzi Acts al nuovo terminal di Mongrifone è invece previsto per settembre 2010 a ultimazione dei lavori. L'azienda ha aggiudicato l'ultima fase dei lavori per l'ampliamento della struttura. «Una volta conclusi i lavori del nuovo terminal- ha detto Maricone - penseremo ad avviare un nuovo progetto che preveda un collegamento più frequente tra città, stazione ferroviaria, stazione marittima e scuole. Valuteremo le possibilità di attuazione, considerando la fattibilità e l'economicità».
«Lo Spiaggiabus continua a riscuotere un buon successo tra i cittadini anche grazie alla gratuità del servizio - ha spiegato Berruti - L'anno prossimo dovremo confermarlo e anzi renderlo più efficace. L'Orabus e il nuovo terminal vanno verso una modernizzazione dell'azienda che, in quanto servizio di trasporto pubblico, contribuisce a rendere la città più fruibile e vivibile».
Sempre ieri a Palazzo Nervi le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Cub e Faisa hanno incontrato l'assessore Paolo Marson che ha illustrato il piano di unificazione di Acts e Sar ponendo come data inderogabile il primo gennaio 2010. I sindacati hanno chiesto un maggiore coinvolgimento nell'operazione da parte di Provincia e aziende.


8 settembre 2009 - Omniroma

SCUOLA, LAVORATORI NIDI E MATERNE: «AL VIA SETTEMBRE 'CALDO'»

(OMNIROMA) Roma, 08 set - Circa 2mila precari. Sono i numeri della scuola materna e dell'infanzia di Roma forniti dal Rdb-Cub, che questa mattina si è riunito, con almeno 300 di loro, nei locali di via Capitan Bavastro sede degli uffici comunali per pianificare le iniziative sindacali da mettere in atto in questo inizio di anno scolastico. Molti i partecipanti, quasi esclusivamente donne, che lavorano nelle strutture comunali. Diverse le richieste avanzate dal sindacato e sottoscritte dalle lavoratrici: assunzione in ruolo delle supplenti del corso-concorso bandito nel 2004-2005, assunzione immediata delle 150 vincitrici del concorso pubblico, realizzazione di un piano di stabilizzazione destinato ai supplenti del 1997 e pubblicazione delle supplenti brevi. «Sosteniamo qualsiasi forma di mobilitazione - ha detto Betti di Rdb-Cub - la grande vertenza riguarda soprattutto i nidi che l'amministrazione vuole gradualmente privatizzare. Altri nodi sono il reintegro delle unità d'organico e il numero del personale nei nidi con 69 bambini, 14 educatori anziché 12». Intanto il sindacato ha fissato due giorni di sciopero previsti per il 28 e 29 settembre prossimi. «ma non escludiamo da oggi a questa data - ha concluso Betti - una protesta magari in consiglio comunale».


8 settembre 2009 - Ansa

SCUOLA: PRECARI; DOMANI INCONTRO CON SINDACATO LOMBARDO

(ANSA) - MILANO, 8 SET - «No all'accordo siglato ieri tra il Governo e la Regione Lombardia». Lo hanno ribadito, oggi, i membri del Coordinamento precari nazionale sezione Milano '3 ottobre'. Le motivazioni del rifiuto verranno spiegate domani, in un incontro con alcuni rappresentanti dei sindacati scolastici lombardi, con l'obiettivo di coinvolgerli alla lotta. L'accordo contestato prevede il recupero sino al 100% dello stipendio per i lavoratori lombardi della scuola che abbiano appena terminato un contratto di un anno, non confermato per il 2009/10. «Tutto questo non basta», affermano i precari del Coordinamento '3 ottobrè, da otto giorni in protesta davanti gli uffici dell'ex Provveditorato, anticipando all'ANSA i punti con cui cercheranno di convincere Cgil, Cobas, Cub scuola e Gilda, a unirsi nella lotta. «L'intesa è inaccettabile - afferma Olga Romano, portavoce del movimento - perchè rappresenta il primo passo verso la regionalizzazione del nostro incarico. Perchè è un accordo che legittima un rapporto di assistenzialismo. Perchè svilisce la nostra professionalità, facendoci fare lavori per il quale non siamo abilitati. Perchè non è chiara la base contrattuale su cui poggia l'intesa».


8 settembre 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 30 - Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* La Fondazione Monasterio vede rosso e al Cnr mancano 44 milioni di euro
* Se si uccide la critica muore la democrazia
* Iss, due consulenze inutili con condanna
* Che confusione in quei bandi di concorso
* L'agiografia del top management Istat
* Enea, chiusa in perdita l'attività commerciale
* L'Ispra "promuove" d'ufficio a dirigente un funzionario
* Un pensionato su due sotto i 1000 euro mensili


8 settembre 2009 - L'Unità

L'Aquila, i vigili fanno sciopero della fame

L'Aquila - Turni di lavoro massacranti, straordinari che non vengono pagati e poi la richiesta, senza alcun preavviso, da parte del Ministero di prolungare la permanenza per altri due giorni. E così, nel fine settimana, un gruppo di vigili del fuoco toscani di stanza al campo base di Monticchio, nel cuore dell'Abruzzo devastato dal terremoto, ha iniziato lo sciopero della fame. Ieri, dopo due giorni di digiuno e di lavoro, è arrivato il dietro front del Ministero. E la protesta è stata interrotta. Ma i problemi restano. A denunciare le condizioni di disagio in cui si trovano costretti a lavorare i pompieri impegnati nella ricostruzione dei paesi distrutti dal sisma è la federazione toscana delle Rdb. «Sta per arrivare l'inverno -spiegano i sindacati - e ancora gli operatori sono costretti nelle tende. Presto le temperature si abbasseranno e non è stata predisposta una struttura rigida».(M.V.G.)


8 settembre 2009 - Il Manifesto

SCUOLA L'assemblea di Roma diventa un corteo
Ministero dell'istruzione sotto presidio permanente
di Francesco Piccioni

ROMA - Crescere vuol dire maturare, si dice. Beh, il movimento dei precari della scuola sta certamente crescendo. Nei numeri, certo, visto che ora tutti stanno verificando quanta gente sia rimasta quest'anno senza incarico. Ma anche nella consapevolezza di dover essere attori in prima persona, «autonomi» nel senso migliore della parola, ma non chiusi ai rapporti esterni.
Una riprova l'ha data l'assemblea convocata ieri pomeriggio davanti all'ex provveditorato di Roma, da tre giorni occupato da un folto gruppo di precari, docenti e non. Si attendeva una partecipazione notevole, ma ben presto si è visto che questa andava al di là dello sperato. Gli interventi sono diventati improvvisamente brevi e molto «operativi». In pratica si è discusso soltanto se proseguire l'occupazione-presidio dell'Ufficio provinciale scolastico (la passione per chiamare le cose in un altro modo è la vera cifra «riformista» di questo come di altri governi) oppure partire in corteo verso il ministero. Ha prevalso nettamente quest'ultima e, dopo una breve contrattazione con le forze dell'ordine, quasi un migliaio di persone si è messo in marcia in direzione di viale Trastevere.
Ad attenderli, da un paio d'ore, c'erano un folto gruppo di poliziotti e carabinieri in tenuta nera, oltre a telecamere e fotografi. La mattina i precari avevano avuto un incontro con l'assessore al lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi. Nelle stesse ore la Regione Lombardia annunciava di aver raggiunto un accordo con il ministro Gelmini per «garantire lo stipendio a chi è rimasto senza posto». Ma il contenuto viene apertamente contestato: «noi siamo assolutamente contrari ai cosiddetti "contratti di solidarietà», spiega Francesco. Intanto «non capiamo perché il governo non ritira i tagli alla scuola», e poi perché «quei contratti sono gestiti localmente, dipendono dalle disponibilità di bilancio delle singole regioni, mentre qui si tratta di un problema nazionale». Anche con la regione Lazio, perciò, non si potrà che seguire una logica di trattativa parecchio diversa.
Il terzo motivo è altrettanto semplice da capire: «con i contratti regionalizzati puntano a dividere il movimento». E proprio dalle altre città, dove sono presenti ormai decine di «comitati di precari della scuola», è giunto il «pressante invito» a indirizzare la protesta romana verso il ministero - il «livello nazionale» - pur continuando a presidiare il provveditorato (il «locale»). Lo sbocco di breve periodo, dopo che da lunedì avranno riaperto le scuole, è una manifestazione nazionale a Roma.
Gli slogan e i canti riflettono la semplicità «matura» di questi lavoratori: «La scuola siamo noi, i veri precari siete voi» (rivolto ai politici, ministro compreso, di cui non a caso di chiedono «dimissioni, dimissioni»). Ed anche «assunzioni, assunzioni», perché per fare una scuola pubblica di qualità occorre un certo numero di docenti e personale tecnico, non classi sovraffollate per licenziare quanta più gente possibile.
Il corteo non è fine a se stesso. «La lotta è appena cominciata, da ora iniziamo un presidio permanente sotto il ministero, a cominciare da stasera». Detto fatto, arriva un camper, si invitano i manifestanti a darsi da fare per «mettere le tende», darsi il cambio, combinare i turni (un gioco da ragazzi, per chi ha a che fare con la formulazione dell'orario scolastico). «Invitiamo tutti precari di tutta Italia a raggiungerci qui: la scuola è pubblica e i tagli vanno ritirati».
La maturità, si diceva, sta anche nel modo particolare di intendere l'«autonomia». I docenti «sono gente che sa leggere e scrivere», conoscono il mondo sindacale e politico, ne sanno misurare le profonde differenze. E così hanno deciso di «far da sé», ma anche di collaborare con tutti quelli che appoggiano la propria «agenda rivendicativa». Hanno perciò fatto il mezzo miracolo di far cooperare sigle sindacali che, in genere, hanno qualche difficoltà di comunicazione, come Cgil, Cobas, RdB-Cub (le loro bandiere sono nel corteo).
«Questo è un elemento importante - spiega ancora Francesco - Il movimento dei precari è composito, partecipano gruppi legati a diversi soggetti sindacali». Il punto è che tutti concorrano a difendere un interesse «di classe». Dicono proprio così. E' che «siamo tutti precari», senza mettersi a cavillare se uno è docente e un altro operaio. Forse per questo la solidarietà è arrivata, subito, dai soggetti sociali più diversi: docenti di ruolo, studenti, categorie del lavoro «manuale», ecc. Un crescendo, appunto.

LAVORO E PROTESTE
Passeggiate romane in rosso, tra gli striscioni
di Patrizia Cortellessa

Roma - Avranno molto da fotografare i turisti che si trovano a transitare in questi giorni per via dei Fori Imperiali, a Roma. Ma anche quelli che hanno in programma una visita ai Musei Capitolini. Gli scatti vanno però non solo ai monumenti. Ad incuriosire e attirare l'attenzione sono soprattutto striscioni, bandiere e quant'altro accompagnano le diverse proteste diverse, a qualche decina di metri l'una dall'altra, proprio nel centro della città eterna.
A piazza Madonna di Loreto (piazza Venezia) è in corso il presidio degli ex occupanti dell'ex ospedale Regina Elena, sgomberati il 1° settembre scorso, accampati con materazzi, tende e gazebo. Insieme ai movimenti di lotta per la casa rivendicano il sacrosanto diritto all'abitare, sempre più negato nei fatti, e non solo a Roma. Una decina di ex occupanti, dopo lo sgombero, erano saliti sui tetti dei Musei capitolini. «Da qui non ce ne andiamo», avevano detto. Sono ancora lì, da giorni.
Qualche metro più avanti, nei giardini di Piazza S. Marco, il presidio dei lavoratori dell'Ancr-Ivu, i vigilantes che per difendere il posto di lavoro si erano arrampicati sul Colosseo, in pieno agosto. «Berlusconi: uno stato omertoso è uno stato complice. Le guardie giurate dell'ass. Nazionale combattenti e reduci chiedono giustizia, il mantenimento del posto di lavoro e di tutti i diritti acquisiti», recita il lunghissimo striscione che campeggia sul presidio, attaccato tra due alberi, con le bandiere del sindacato che li rappresenta, l'RdB-Cub.
Hanno scelto la giornata di ieri per protestare sulle scalinate del Campidoglio (mentre 80 di loro, a Caserta, salivano tetto dello stabilimento) anche gli ex lavoratori di Eutelia - compagnia di telecomunicazioni nata dalla fusione fra Plug-it, Edison-tel e Getronics fino a divenire la quarta società del settore - da due mesi senza stipendio, rimborsi del fondo integrativo sanitario e soprattutto senza prospettive. «Eutelia: come arricchire i padroni depredando i lavoratori. Landi, dove sono finiti i soldi e gli immobili di Getronics e Bull?», era scritto su uno degli striscioni. Molte le bandiere Fiom-Cgil e un centinaio di manifestanti, in rappresentanza di 2000 dipendenti in tutta Italia. Nel gennaio scorso il gruppo, di proprietà della famiglia Landi di Arezzo (rinviata a giudizio per sottrazione illecita di circa 100 milioni di euro) annunciava di voler scorporare l'attività Ict per poi dismetterla. Così 2.000 lavoratori, dopo aver accettato di lavorare un anno a stipendio ridotto col contratto di solidarietà, a luglio sono stati «ceduti» alla Agile srl (gruppo Omega) e il loro futuro, dicono preoccupati, è diventato più che incerto. Nero.

ZOOM aborto
Raccolta di firme per la pillola RU486

Milano - Una raccolta di firme per chiedere all'Ospedale San Paolo di Milano di introdurre nella pratica clinica la pillola abortiva RU486, regolamentata nelle scorse settimane dall'Agenzia del Farmaco. La petizione è stata promossa dai sindacati SdL intercategoriale Milano, Usi San Paolo-Sindacato autogestito, Cgil, Rrb-Cub, Arci Metromondo, Sinistra Critica e Prc. «Tra le persone che hanno sottoscritto la petizione - dicono i promotori - molte hanno sottolineato l'importanza di garantire la libertà di scelta terapeutica, principio costituzionale, inviolabile. Nonostante l'Agenzia del Farmaco abbia dato l'autorizzazione all'utilizzo, molte strutture sanitarie tardano l'introduzione di questa tecnica medica». La raccolta prosegue domani e dopo, dalle 8,30 alle 12,30, davanti all'ingresso dell'Ospedale San Paolo.

Dopo una settimana, gli operai sono ancora sul tetto della fabbrica
Riprende domani la trattativa alla Esab
di Mariangela Maturi

MILANO - Un'altra fumata nera all'Esab. Ennesima notte da passare sul tetto della fabbrica per i suoi operai. Come volevasi dimostrare, l'incontro di ieri con l'amministratore delegato «sacrificato» a mettere la faccia in questa trattativa non ha dato alcun risultato: la situazione è ancora lontana dal punto di svolta nonostante le sette ore di trattativa passate ieri presso il Comune di Mesero. L'azienda inglese Charter international, proprietaria dell'Esab, non cede di un millimetro: gli 85 operai in mobilità devono accontarsi di una manciata di mensilità di buonuscita, la ditta si sposta nei paesi dell'est, non si ridiscutono industrializzazione dell'area e ricollocazione degli operai. Punto. Dall'altra parte, gli operai non mollano: «Restiamo su fino a quando non avremo soluzioni concrete». Attenderanno almeno per un altro giorno e un'altra notte: domani se ne riparla. Ieri, i sindacati hanno presentato una proposta nero su bianco alla ditta. Secondo Walter Montagnoli della Cub «la risoluzione è ancora lontana, l'amministratore continua a rimandare perchè deve riferire a Londra. E dato che si lamentavano perché non avevamo messo per iscritto le nostre richieste, abbiamo preparato sei pagine di bozza di accordo, con tanto di riferimenti di legge. Ora hanno una patata bollente tra le mani». Il 10 settembre, data fissata per un incontro al ministero del Lavoro, si avvicina: «L'abbiamo rinviato di qualche giorno. Senza accordo non andiamo a Roma», spiega Montagnoli. Al presidio, intanto, c'è sempre più polizia: dopo che venerdì gli operai hanno tentato di trattenere l'amministratore per chiudere una volta per tutte la trattativa, i poliziotti li controllano a vista. Persino l'incontro in Comune è stato tenuto «a porte chiuse» per motivi di sicurezza. Quando l'azienda darà qualche risposta, forse non ci sarà più alcun pericolo.


8 settembre 2009 - Corriere Fiorentino

Abruzzo Protesta choc
Vigili del fuoco senza stipendi

Parte lo sciopero della fame per il campo base di Monticchio, in Abruzzo, dove opera la Regione Toscana. «Ad oggi — dice Paolo Pucci, Rdb/cub dei vigili del fuoco — ci sono stati pagati solo gli straordinari del primo turno, nonostante lavoriamo anche 16 ore al giorno, a 7 euro l’ora per gli straordinari, senza abitazioni, sempre e solo tende. L’amministrazione ha deciso di allungare la permanenza, senza che sia certo il cambio di personale. Continueremo a lavorare, senza mangiare per protesta, ma non siamo zerbini».(f.s.)


8 settembre 2009 - City

Vigili in abruzzo, sciopero della fame

Firenze - Una protesta clamorosa è in atto nelle zone terremotate d’Abruzzo, al Campo Base di Monticchio, dove opera la Regione Toscana (in foto, pompieri fiorentini dopo il sisma). "Una parte del personale" dei vigili del fuoco arrivati dalla Toscana, spiega in una nota Paolo Pucci del sindacato Rdb/Cub, "ha deciso di intraprendere uno sciopero della fame pur continuando a operare". Il motivo? "Siamo stanchi di essere pagati con le pacche sulle spalle e trattati come zerbini. A oggi non ci sono soldi per pagarci gli straordinari". In Abruzzo i vigili del fuoco lavorano 16 ore al giorno per turni di una settimana, e un’ora di straordinario vale meno di 7 euro. "Ora non c’è più neanche la sicurezza - denuncia la Rdb/Cub - di ricevere il cambio alla fine del turno: è stato deciso di allungare il periodo di permanenza in Abruzzo".


8 settembre 2009 - Il Piccolo

LA CGIL PRENDE TEMPO
Rdb all’attacco: «Disagi totali»

Trieste - Il nuovo piano invernale del trasporto pubblico divide le sigle sindacali. C’è chi, come i rappresentanti della Filt Cgil, sospendono il giudizio in attesa di mettere alla prova il piano e vederne gli effetti concreti. E chi, come gli esponenti delle Rdb, al contrario vanno subito all’attacco, parlando di «riduzioni del servizio che peggiorano la qualità e penalizzano utenti e autisti».
«Il taglio del percorso della linea 10 - osservano in una nota le rappresentanze di base - consentirà all’azienda di impiegare un autista in meno e di "risparmiare" 47 mila km in un anno. Tutto questo però a discapito dei passeggeri, che per recarsi sulle Rive e in piazza Venezia dovranno attendere un altro mezzo in via Mazzini, e dei conducenti. Questi ultimi, infatti, dovranno sobbarcarsi maggiori carichi di lavoro ed effettuare tra l’altro manovre potenzialmente pericolose vista la difficoltà, per i bus da 18 metri, di imboccare via Mazzini in direzione Valmaura. Per non parlare poi dei disagi legati alle variazioni sulla linea 13. Lì - proseguono le Rdb - anzichè allungare i tempi di percorrenza come richiesto dai sindacati, l’azienda ha pensato bene di accorciare il tragitto, creando ancora una volta disservizi per la popolazione».
Più caute le considerazioni della Filt Cgil. «Stiamo ancora eseguendo le verifiche sui tempi di percorrenza legati alle novità recentemente comunicate - spiega Paolo Mascarin -. È ancora presto, quindi, per dare giudizi. Valutazioni serie potranno essere fatte solo quando il piano entrerà a regime dopo l’apertura delle scuole». (m.r.)


8 settembre 2009 - Caserta news

RdB CUB con i precari scuola e lavoratori Alcatel

Napoli – Solidarietà e sostegno a tutti i lavoratori in lotta per l'occupazione, dai precari della scuola ai lavoratori dell'Alcatel. La RdB CUB è dalla parte della disperazione dei lavoratori perché a questa bisogna rispondere con fatti e non con la demagogia di chi con le chiacchiere e la concertazione ha istituzionalizzato la perdita dei diritti e della dignità dei lavoratori negli ultimi 30 anni. Sostenere le lotte per sostenere il conflitto. Ridare forza e coscienza ai lavoratori per invertire la moderazione salariale e la moderazione occupazionale che non lascia scampo e denuncia l'incapacità ormai cronica dei sindacati concertativi, ormai compromessi e corrotti, nel risolvere le vertenze e la disperazione dei lavoratori che vengono espulsi dal lavoro sia con datore pubblico che con datore privato. La crisi economica si supera con l'occupazione e con il reddito da lavoro che viene purtroppo scippato dallo Stato nel pubblico impiego e dalle multinazionali che ristrutturando chiudono una delle realtà più importanti della tecnologia italiana come l'Alcatel di Battipaglia. Seguiteremo a dare sostegno alle lotte e al conflitto perché il disagio sociale da cui muovono non può più restare senza risposta e perché sono le uniche e vere azioni che possono portare il cambiamento di cui i lavoratori hanno bisogno per tornare ad essere rispettati e soprattutto per mantenere il loro sacrosanto diritto al lavoro. Se i lavoratori sono allo stremo e compiono gesti disperati vanno difesi e sostenuti, non vanno criminalizzati come molti esponenti politici e sindacali stanno insinuando nelle loro dichiarazioni che accompagnano i fuochi del conflitto sociale che si accendono, l'uno dopo l'altro in tutto il paese.


8 settembre 2009 - Il Cittadino

Reparto medicina: dopo il vertice arriva una schiarita

Codogno - Soluzioni momentanee, in attesa di riorganizzare al meglio un reparto (la medicina dell’ospedale di Codogno), che da domani lavorerà ad una sola sezione. La riunione indetta venerdì dai sindacati Rdb alla presenza del responsabile degli uffici infermieristici degli ospedali lodigiani Pietro Cipolla, ha dato i suoi frutti. Confermati in medicina gli ausiliari di reparto, nessun taglio tra gli infermieri, trattativa ancora aperta sui turni di lavoro infermieristico: ecco i risultati dell’assemblea, che il sindacalista Rdb Gianfranco Bignamini ha definito «soddisfacente». «Gli infermieri della medicina restano tutti confermati, le due uniche uscite sono volontarie ma saranno comunque rimpiazzate da due altri infermieri», dichiara Bignamini. In reparto non ci saranno però più i 3 operatori socio-sanitari (Oss): al momento la decisione è quella di un unico Oss che dalle 9 alle 14 svolga il compito del "pedonaggio", cioè il trasferimento dei malati in barella in altri reparti d’ospedale o in ambulatori di struttura. Aggiornamenti anche sui posti letto. Il raggiungimento dei 36 posti letto in un’unica sezione avverrà gradualmente: da domani, anche per l’assenza di infermieri ancora in ferie, l’unica sezione di reparto attiva passerà con gradualità dai 24 posti letto ai 36 previsti.


8 settembre 2009 - La Repubblica

Una parte di coloro che sono stati mandati dalla Toscana aderisce alla protesta di Rdb-Cub
"In Abruzzo senza straordinari" sciopero della fame dei vigili del fuoco
di ILARIA CIUTI

Firenze - FARANNO lo sciopero della fame. Lavoreranno perché di fronte all´emergenza i vigili del fuoco, dicono, non si tirano indietro. Ma non mangeranno per protestare contro il governo che ha deciso, sostengono, di allungare il loro periodo di permanenza in Abruzzo senza adeguate tutele. Sono una parte dei vigili del fuoco toscani che stanno lavorando nel campo base di Monticchio, perlomeno quelli che aderiscono alla protesta indetta dalla federazione regionale dei sindacati autonomi, Rdb-Cub. I vigili protestano perché, spiegano, non hanno visto un euro di straordinario: «Sono stati pagati solo quelli del primo turno che è intervenuto immediatamente dopo il terremoto, poi non abbiamo più visto niente», dicono le Rdb.
«Lavoriamo con passione e dedizione, ma il nostro è pur sempre un lavoro», sostengono i vigili del fuoco che, appunto come lavoratori, vorrebbero vedere gli straordinari pagati: poco meno di 7 euro per ogni ora lavorata oltre l´orario normale. E a Monticchio i vigili raccontano di «lavorare sedici ore al giorno per turni di una settimana, alla fine della quale dovremmo ricevere un cambio da personale fresco». Invece ultimamente «non c´è più neanche la sicurezza di ricevere il cambio turno», dice Paolo Pucci della Federazione toscana Rdb-Cub, ricordando anche che sta per cominciare la brutta stagione e che ci sono sempre e solo tende, nessuna prospettiva di dormire sotto un tetto. In conclusione, niente soldi per gli straordinari, niente cambio a fine turno, niente tetto sotto cui dormire, i vigili fanno lo sciopero della fame contro «le decisioni unilaterali del governo che ha deciso di prolungare la nostra permanenza in Abruzzo: basta con le pacche sulle spalle dei potenti di turno mentre un´amministrazione disattenta ai bisogni dei lavoratori ci tratta in realtà come zerbini».

Niente accordo per l´Esab. Gli operai: restiamo sul tetto
Domani incontro decisivo con i vertici dell´azienda
di SANDRO DE RICCARDIS

Milano - «La lotta si fa più dura. Siamo delusi ma non demoralizzati, siamo intenzionati a resistere e nei prossimi giorni ci organizzeremo per ripararci meglio dal freddo della notte». A sera, dopo una giornata estenuante di trattative e attesa, tra la fabbrica di via Mattei e il palazzo del Comune di Mesero, dove i sindacati hanno incontrato i vertici dell´azienda, gli operai della Esab scrivono sul loro blog che non si arrendono e continueranno a lottare per evitare la chiusura dello stabilimento dove lavorano 85 operai.
Così hanno trascorso un´altra notte, la sesta, sul tetto. E un´altra ancora la trascorreranno in attesa dell´incontro di domani, quando l´azienda dovrà dire se accetta o meno le richieste dei suoi dipendenti. Ieri al termine di un vertice durato sette ore hanno consegnato ai due amministratori delegati, Massimo Impavidi e Fulvio Esposito, il documento con le loro condizioni per mettere fine alla protesta: garanzie sulla reindustrializzazione dell´area; ricollocazione degli 85 esuberi in altre realtà che già lavorano in appalto per Esab; aumento del contributo che Charter International, il fondo inglese che controlla l´azienda, dovrà corrispondere a ogni dipendente in aggiunta alla cassa integrazione. Dopo l´incontro - organizzato in Comune per motivi di sicurezza dopo l´assedio all´ad nel vertice precedente - i dipendenti si sono riuniti in assemblea, mentre il management ha inviato il documento dei lavoratori a Londra. Domani la risposta, in un incontro che diventa decisivo in vista dell´appuntamento al ministero del Welfare, spostato a martedì prossimo, dove i lavoratori intendono arrivare con una proposta concreta. «Le posizioni sono ancora distanti anni luce» sintetizza Walter Montagnoli, sindacalista dei Cub. «Al prefetto diciamo che vanno prima trovate risposte, poi possiamo chiedere agli operai di scendere» dice Antonio Del Duca, segretario della Fiom. E infatti dal tetto nessuno intende mollare. «C´è stato l´ennesimo rinvio. Per inviare le nostre richieste a Londra basta una mail, due giorni di attesa sono troppi - dicono i sei sul tetto - da qui non scendiamo finché non avremo soluzioni concrete».


8 settembre 2009 - Il Gazzettino

Actv, i sindacati compatti contro Panettoni:
«Scarica su di noi le responsabilità della dirigenza»

Venezia - I sindacati fanno quadrato contro le ultime dichiarazioni del presidente di Actv, Marcello Panettoni. Quest’ultimo, insomma, per una volta sarebbe riuscito a mettere insieme rappresentanze sindacali che difficilmente riescono a compattarsi in un fronte unico.
«Con riferimento all’articolo apparso sul Gazzettino di Venezia il 5 settembre - affermano i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl - queste Organizzazioni Sindacali devono, non senza rammarico, constatare che, ancora una volta, il Presidente tenti di scaricare ogni responsabilità sui preposti al comando e sui dipendenti. Riteniamo - proseguono - che il presidente dovrebbe invece rispondere, sempre che ne sia a conoscenza, sul perché per la bigliettazione si scelga un sistema ultramoderno mentre invece le strutture ed i mezzi restano quelle di 50 anni fa, con gli stessi problemi di sempre e nel frattempo gli utenti trasportati continuano ad aumentare in maniera esponenziale».
E qui una serie di "appunti" operativi sugli sviluppi futuri del servizio.
«Nel 2010 - aggiungono - per esempio, gli approdi singoli non sono ancora provvisti di ingressi differenziati per senso di marcia, non sono dotati di aria condizionata né di controlli automatizzati per le entrate e le uscite, mentre i pontonieri sono quasi del tutto spariti».
Sdegno e disappunto arriva anche da Cub Trasporti.
«Inaccettabili sono proprio le dichiarazioni del presidente e non certo i comportamenti dei lavoratori che, a causa dell'incapacità e non volontà della dirigenza di organizzare i turni di servizio con tempi di percorrenza adeguati, rischiando del proprio, sono costretti a non rispettare i limiti di velocità imposti dai regolamenti, per garantire un minimo di regolarità al servizio».


8 settembre 2009 - Il Mattino

Caserta. Continua la protesta dei precari della scuola...
di DIAMANTE MAROTTA

Caserta - Continua la protesta dei precari della scuola contro i tagli del governo che in provincia di Caserta hanno determinato 800 posti in meno per le supplenze. A tal riguardo la Uil scuola, ieri, ha tenuto un incontro presso l'Isiss Buonarroti di Caserta al quale hanno partecipato tutti i dirigenti e le rappresentanze sindacali unitarie del sindacato. Tra gli interventi quelli del segretario provinciale Antonio Di Zazzo e del segretario nazionale Massimo Di Menna. «Abbiamo organizzato questo incontro - dichiara il segretario provinciale Antonio Di Zazzo - per affermare l'impegno della nostra organizzazione e per dare sostegno e forza alle Rsu in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo. Non possiamo non dare voce, poi, al dramma che stanno vivendo migliaia di precari casertani. Lavoratori dai 30 ai 50 anni con almeno 10 anni di servizio alle spalle che quest'anno rischiano di non trovare posto nella scuola». In tale contesto la presenza del segretario generale della Uil scuola Massimo Di Menna è stata accolta con entusiasmo dai numerosi presenti. «Sul fronte precari - sottolinea Di Menna - occorre fare presto e bene. Attendiamo l'approvazione del decreto ministeriale. La direzione presa è quella giusta. Si sta lavorando per dare una concreta risposta a migliaia di precari, soprattutto del Sud, che vivono nell'angoscia di rimanere senza stipendio e senza lavoro». Il decreto, che sarà approvato domani, dovrebbe prevedere: la precedenza assoluta per le supplenze brevi a tutti i precari destinatari di contratti annuali per l'anno scolastico 2008/09 purché inclusi nelle graduatorie ad esaurimento (docenti) o permanenti (Ata); la corresponsione ai precari rimasti senza incarico del 60% dell'indennità ordinaria di disoccupazione in forza dell'accordo Miur/Regioni, mentre il restante 40% potrà essere integrato mediante i progetti attivati con le convenzioni stipulate dalle Regioni; riconoscimento del punteggio di 12 punti corrispondente alla valutazione di un anno di servizio. Intanto sul fronte Regione Campania, dopo lo stanziamento di 20 milioni di euro a favore dei precari, giunge la notizia che questa mattina la conferenza dei Capigruppo e la VI Commissione consiliare permanente, presieduta da Francesco Casillo (Pd), approfondirà la questione della scuola in Campania. Alle ore 12, poi, si terrà l'audizione con le organizzazioni dei precari C.I.P., Rdb Cub-Confederazione Regionale per la Campania, Gilda Unams; alle 15,30 la VI Commissione, con la partecipazione dell'assessore regionale all'Istruzione, Corrado Gabriele e del Direttore Scolastico Regionale, Alberto Bottino, si riunirà per definire possibili iniziative del Consiglio Regionale sulla questione del precariato nella scuola. Il Partito Democratico casertano, invece, ha promosso per domani, dalle 10 alle 12, un sit-in di protesta davanti la sede dell'ufficio scolastico provinciale, in via Ceccano, per sostenere la lotta dei precari della scuola. Infine giovedì mattina, la segreteria provinciale della Flc Cgil, retta dal segretario Enrico Grillo, metterà a disposizione dei pullman (con partenza dalla stazione di Caserta) per tutti i precari casertani che non hanno avuto riconfermata la nomina per partecipare ad un sit in di protesta a Roma davanti il ministero dell'Istruzione.


8 settembre 2009 - La Città di Salerno

«Ora intervenga subito il governo»
Solidarietá ai lavoratori dai politici e dai sindacati

Salerno - Il gesto dei cinque operai - e la convocazione del summit al ministero - ha fatto fioccare le prese di posizione. Il segretario provinciale Cgil, Franco Tavella, ha subito chiesto la costituzione presso la Prefettura di un tavolo anticrisi: «Il moltiplicarsi di forme di protesta clamorose come quella all’Alcatel desta enorme preoccupazione».
In prima fila il Partito Democratico. Il segretario regionale, Tino Iannuzzi, che ha avuto un colloquio telefonico con il sottosegretario al welfare, Pasquale Viespoli, si è poi recato negli stabilimenti Alcatel di Battipaglia. «E’ necessario che il governo convochi, sotto la diretta regia politica del ministero per lo sviluppo economico, un tavolo con i vertici dell’azienda, le rappresentanze sindacali dei lavoratori e le istituzioni locali per definire una soluzione concreta che garantisca i livelli occupazionali ed il ruolo strategico dell’Alcatel di Battipaglia». Gli ha fatto eco il gruppo regionale del Pd, che «esprime solidarietá - ha scritto Ciarlo - ai lavoratori Alcatel e auspica che il ministro Scajola mantenga l’impegno di incontrarsi con i lavoratori ed essere presente il 15 settembre».
Solidarietá e sostegno a tutti i lavoratori in lotta per l’occupazione, dai precari della scuola ai lavoratori dell’Alcatel, arriva anche dalla RdB CUB. «La crisi - dichiara Pietro Di Gennaro - si supera con l’occupazione e con il reddito da lavoro che viene purtroppo scippato dallo Stato nel pubblico impiego e dalle multinazionali che ristrutturando chiudono una delle realtá più importanti della tecnologia italiana come l’Alcatel».
Il consigliere provinciale di Rifondazione, Massimo Cariello, assicura la presenza del partito e dell’assessore regionale al lavoro, Corrado Gabriele, accanto ai lavoratori. Infine i Giovani Democratici - il segretario regionale Michele Grimaldi, la responsabile lavoro, Cristina Mastrapasqua, e Luca Lascaleia, Vincenzo Pedace e Paola Massarelli della direzione nazionale - chiedono un «intervento immediato per una situazione occupazionale che sta per esplodere».


7 settembre 2009 - Asca

CAMPANIA/SCUOLA: DOMANI AUDIZIONE PRECARI IN COMMISSIONE

(ASCA) - Napoli, 7 set - Come deciso dalla Conferenza dei Capigruppo, la VI Commissione consiliare permanente, presieduta da Francesco Casillo (Pd), approfondira' domani, martedi' 8 settembre, la questione dei precari della scuola in Campania. Precisamente, alle ore 12, presso la sala riunioni al sesto piano della sede consiliare, si terra' l'audizione con le organizzazioni dei precari C.I.P. Sanniti, Rdb Cub-Confederazione Regionale per la Campania, Gilda Unams; alle ore 15,30 la VI Commissione, con la partecipazione dell'Assessore regionale all'Istruzione, Corrado Gabriele, e del Direttore Scolastico Regionale, Alberto Bottino, si riunira' per definire possibili iniziative del Consiglio Regionale della Campania sulla questione del precariato nella scuola. Sulla problematica, il Presidente Sandra Lonardo ha, altresi' convocato, a seguito delle decisioni della Conferenza dei Capigruppo, il Consiglio Regionale della Campania che si riunira' per il dibattito giovedi' 10 settembre dalle 10 alle 14.


7 settembre 2009 - Ansa

ABORTO: A MILANO RACCOLTA FIRME PER INTRODURRE PILLOLA RU486

(ANSA) - MILANO, 7 SET - Una raccolta firme per chiedere all'Ospedale San Paolo di Milano di introdurre nella pratica clinica la pillola abortiva RU486, regolamentata dall'Agenzia del farmaco nelle scorse settimane. La petizione è stata promossa dai sindacati SdL intercategoriale Milano, Usi San Paolo-Sindacato Autogestito, Cgil Ospedale San Paolo, RdB-Cub, Donne per una difesa del lavoro delle donne, Arci Metromondo e dai partiti Sinistra Critica e Prc. «Tra le persone che hanno sottoscritto la petizione - sottolinea una nota dei promotori - molte hanno sottolineato l'importanza di garantire la libertà di scelta terapeutica, principio costituzionale, inviolabile. Nonostante l'Agenzia Italiana del Farmaco abbia dato l'autorizzazione all'utilizzo, molte strutture sanitarie tardano l'introduzione di questa tecnica medica, utilizzata ormai da vent'anni nella confinante repubblica francese». La petizione, precisano inoltre i sindacati, «non ha come fine il maggior utilizzo della pratica abortiva, ma si pone il problema delle donne che decidono o debbano ricorrervi, per motivi clinici o terapeutici, liberamente e nella legalità, di optare fra tecniche differenti». La raccolta firme proseguirà mercoledì 9 e giovedì 10 settembre, dalle ore 8.30 alle 12.30, davanti all'ingresso dell'ospedale.


7 settembre 2009 - Uno Notizie

LAZIO, SCUOLA / Cub chiede tavolo Regionale per piano emergenza scuola. Solidarietà a docenti che manifestano all'USP di Roma

ROMA (UnoNotizie.it) - "No alla truffa dei contratti di disponibilità - dichiara Barbara Battista della CUB Scuola - l'elemosina e i ricatti ai lavoratori non risolvono il caos che si sta palesando nella scuola e la grave crisi sociale, conseguenti ai tagli che il Governo sta operando." "La CUB Scuola chiede che la Regione Lazio, a cui tocca la gestione dei tagli del Governo nella nostra regione, apra immediatamente un tavolo interistituzionale - continua Barbara Battista - che discuta e risolva tutta la vertenza scuola con urgenza, in considerazione che il 14 settembre le scuole apriranno senza alcuna certezza in merito ai docenti e al personale ATA." "Il drammatico ritardo con cui l'USP di Roma sta affrontando il problema - conclude Barbara Battista - impone le dimissioni del Dirigente dott. Minichiello ed il varo di un Piano d'emergenza che veda in primo luogo la salvaguardia e la continuità per i lavoratori colpiti. La nostra solidarietà ai lavoratori che da ieri sono a protestare negli uffici USP di Roma."


7 settembre 2009 - Omniroma

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 07 set - ....- Assemblea del personale dei nidi ed i genitori indetta dalla Rdb-Cub del Comune di Roma. Dipartimento XI, Via Capitan Bavastro (7.30-10.30)...


7 settembre 2009 - L'Unione Sarda.it

L'Aquila: sciopero della fame dei Vigili del Fuoco di Monticchio

Una parte del personale dei Vigili del Fuoco del campo base di Monticchio (L'Aquila), dove opera la Regione Toscana, ha deciso di organizzare uno sciopero della fame, pur continuando a operare in questa fase di emergenza post-terremoto - perché "stanco di essere pagato con una pacca sulle spalle e di essere trattato da zerbino da un'amministrazione disattenta ai bisogni dei lavoratori". I Vigili del Fuoco, nel cratere del sisma aquilano, lavorano 16 ore al giorno per turni di una settimana, alla fine della quale dovrebbero ricevere il cambio del turno. "Ad oggi gli straordinari che sono stati pagati - spiegano in una nota i Vigili del Fuoco - sono quelli del primo turno, cioè quelli di coloro che sono intervenuti immediatamente dopo il sisma. Per il resto attualmente non vi sono soldi. Il valore di un'ora di straordinario sulle emergenze - si legge ancora nella nota - è di poco meno di sette euro, e in vista della cattiva stagione niente prospettiva di moduli abitativi, sempre e solo tende. Adesso non c'è più nemmeno la sicurezza di ricevere il cambio al termine del periodo stabilito. L'amministrazione, con decisione unilaterale, ha deciso di allungare il periodo di permanenza in Abruzzo di alcuni giorni, senza fornire alcuna spiegazione".


7 settembre 2009 - Spoleto City

ZERBINO? NO VIGILE DEL FUOCO, GRAZIE

I Vigili del Fuoco sono in Abruzzo, e questa non è una notizia, lavorano, il loro è un lavoro, lo fanno con passione e dedizione, ma lavorano. Per la precisione 16 ore al giorno, attualmente, per turni di una settimana, alla fine della quale dovrebbero ricevere il cambio da personale fresco. Ad oggi gli straordinari che sono stati pagati sono quelli del primo turno, quelli di coloro che sono intervenuti immediatamente dopo il sisma, per il resto, attualmente non vi sono soldi. Il valore di una ora di straordinario sulle emergenze, è di poco meno di 7 euro, ma non basta: in vista della cattiva stagione niente prospettiva di moduli abitativi, sempre e solo tende. Adesso non c' è più nemmeno la sicurezza di ricevere il cambio al termine del periodo stabilito. L'amministrazione, con decisione unilaterale, ha deciso di allungare il periodo di permanenza in Abruzzo di alcuni giorni, non ha fornito spiegazione alcuna. Il personale è stanco di essere pagato con una pacca sulle spalle data dal potente di turno, e di essere invece trattato come uno zerbino da una amministrazione "disattenta" ai bisogni dei lavoratori. Per questo una parte del personale del campo base di Monticchio, dove opera la Regione Toscana, ha deciso di intraprendere uno sciopero della fame pur continuando ad operare come previsto in questa fase dell'emergenza.


7 settembre 2009 - Il Messaggero.it

Inchiesta terremoto, procuratore Rossini: «Entro fine mese i primi provvedimenti»
A Monticchio vigili del fuoco organizzano sciopero della fame. Accordo con albergatori aquilani: 75% delle stanze per sfollati

L'AQUILA (7 settembre) -Mentre si raggiunge l'accordo per ospitare gli sfollati negli hotel dell'Aquila, il procuratore capo ha annunciato i primi provvedimenti entro la fine del mese. A Monticchio invece i vigili del fuoco hanno proclamato lo sciopero della fame, pur continuando a lavorare per protesta verso il trattamento economico.
Pm: entro fine mese i primi provvedimenti. «Entro la fine del mese si perverrà ad un risultato con valenza processuale». È l'annuncio fatto dal procuratore capo dell'Aquila, Alfredo Rossini, nel fare il punto dell'inchiesta sul terremoto. Per fine mese dovrebbe esserci il cambio di passo dell'inchiesta con i primi provvedimenti sulla cui natura il procuratore è rimasto molto abbottonato. Ma visto il concentrarsi delle attenzioni sulla casa dello studente e le altre case crollate e con morti in via XX settembre e nelle vie limitrofe, potrebbero riguardare queste gravi situazioni le prime decisioni della procura. Decisioni che comunque si baseranno sulle perizie che i consulenti consegneranno. In ogni modo, Rossini ha confermato la scadenza che aveva già indicato nei mesi scorsi alla luce dell'attuale situazione delle indagini che non hanno mai avuto tregua, neppure nel periodo estivo per eccellenza. Per il resto il procuratore capo ha ribadito la speditezza dell'attività con l'arrivo e la disponibilità di molto materiale.
Accordo con gli albergatori. Accordo raggiunto all'Aquila per ospitare gli sfollati negli alberghi attualmente in funzione nel capoluogo abruzzese. Alla riunione di oggi hanno preso parte il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, il prefetto dell'Aquila, Franco Gabrielli, e le associazioni di categoria Assoturismo-Confesercenti, Federalberghi-Confcommercio e Federturismo-Confindustria. Gli alberghi aquilani, si legge in una nota, metteranno a disposizione nel giro di dieci giorni il 75% dei posti letto per sei mesi, «con lo stesso spirito di collaborazione che ha reso possibile l'accoglienza degli aquilani negli alberghi della costa fin dalle prime ore dopo il sisma». Si è deciso «di attivare un booking unico per evitare disfunzioni, e si è manifestata la volontà di trovare soluzioni organizzative che consentano alla città di mantenere gli impegni già assunti sul piano della ricettività». L'accordo è stato raggiunto con un atto che integra la convenzione già in essere fra Regione Abruzzo-Protezione civile e associazioni di categoria.
Monticchio, sciopero della fame dei vigili del fuoco. Pur continuando a operare in questa fase di emergenza post-terremoto - perchè «stanco di essere pagato con una pacca sulle spalle e di essere trattato da zerbino da un'amministrazione disattenta ai bisogni dei lavoratori». I Vigili del Fuoco, nel cratere del sisma aquilano, lavorano 16 ore al giorno per turni di una settimana, alla fine della quale dovrebbero ricevere il cambio del turno. «Ad oggi gli straordinari che sono stati pagati - spiegano in una nota i Vigili del Fuoco - sono quelli del primo turno, cioè quelli di coloro che sono intervenuti immediatamente dopo il sisma. Per il resto attualmente non vi sono soldi. Il valore di un'ora di straordinario sulle emergenze è di poco meno di sette euro, e in vista della cattiva stagione niente prospettiva di moduli abitativi, sempre e solo tende. Adesso non c'è più nemmeno la sicurezza di ricevere il cambio al termine del periodo stabilito. L'amministrazione, con decisione unilaterale, ha deciso di allungare il periodo di permanenza in Abruzzo di alcuni giorni, senza fornire alcuna spiegazione».
Sono 1.010 gli edifici pubblici danneggiati dal sisma del 6 aprile scorso. È quanto emerge dalla banca dati realizzata dalla Direzione Affari generali della Presidenza della Regione. Entro metà settimana l'elenco completo degli edifici danneggiati, l'importo stimato del danno subito ed i probabili tempi di recupero, sarà pubblicato sul sito della Regione Abruzzo.


7 settembre 2009 - Il Manifesto

Ouverture di settembre
Prove libere a Milano verso l'autunno caldo della scuola, in sincronia con le altre città. In corteo i precari incatenati da cinque giorni davanti al Provveditorato. Con loro sindacati, associazioni e politici. Per la Gelmini non c'è tregua: nussuno accetta i suoi pannicelli caldi
di Mariangela Maturi

MILANO - Non è che l'inizio. Non scherzano, i precari della scuola, pronti a tutto per difendere il posto di lavoro che gli è stato candidamente strappato di mano dalla riforma Gelmini.
A Milano ieri i professori ribelli sono scesi in corteo, abbandonando temporaneamente «Precariopoli». Ossia il presidio permanente che staziona da cinque giorni davanti al Provveditorato, nella periferica via Ripamonti. Incatenati a turno, cercano refrigerio nella loro piccola isoletta (un'aiuola spartitraffico bruciata dal sole) dove hanno montato tende, fornelletti e gazebo.
Organizzato in fretta e furia, il corteo di ieri era il prologo dell'autunno che verrà. E delle mobilitazioni che stanno contagiando una città dopo l'altra. A ribadire che anche la manifestazione milanese di ieri è inserita in un contesto più ampio, ci pensa il grande striscione in testa al corteo: «Da Milano a Palermo assunzioni per tutti». Nonostante il clima vacanziero che ancora domina Milano, un migliaio di persone sono scese in piazza a ribadire un secco «no» ai tagli e a promettere battaglia sin dai primi giorni di scuola.
A furor di popolo, vince la palma di miglior tormentone dell'estate il coro di un gruppo di studenti: «Oh mamma, mamma, mamma, sai perchè mi manca il professor? E' stata la Gelmini, è stata la Gelmini, oh mammà, io faccio occupazion». Che sia una promessa, o una minaccia, il messaggio è chiaro: quando inizierà la scuola la prossima settimana se ne vedranno delle belle. A fianco degli studenti, tornano in corteo anche le belle famiglie di Retescuole, reduci da un anno impegnativo di proteste. Alcune bambine (beata innocenza) sembrano pronte per il ballo delle debuttanti: inforcata la bandiera gialla di Retescuole a mo' di mantello, improvvisano un aggraziato balletto canticchiando «Lotta dura senza paura», sotto lo sguardo sorridente dei genitori.
Luigi, cinquantenne insegnante di ruolo solidale con i colleghi precari, è già sul piede di guerra: «Altro che... Ci sono colleghi precari da vent'anni. Bisogna fermare tutto, dai primi giorni. Paralizzi la scuola, e vedi che casino viene fuori». Un'altra maestra, che si trascina la bicicletta, ha addosso un cartello con i disegni dei suoi alunni che la ritraggono fra campi di fiori, faccine sorridenti, la scuola con il camino che fuma... Altri tempi.
«H1N1 insegnanti precari sotto l'influenza Gelmini», è il cartello che porta un precario. Un bambino ha un pezzo di cartone appeso al collo: «La mia maestra ci sarà?» Quando lo guardi, dice subito: «Aspetta!» e si gira orgoglioso a mostrare la schiena, dove un altro pezzo di cartone recita: «E quella degli altri?». Qualcuno invece resta deluso nel vedere che ci sono solo mille persone, o poco più: «Scusa - fa il broncio Mara - ma dove sono tutti? Ancora in vacanza? Non hanno capito che è ora di muoversi?». Sembra quasi si rivolgano a lei i ragazzi che vivono in presidio, che dal megafono ringraziano Milano: «Questa settimana abbiamo scoperto la solidarietà della nostra città. Quando il distributore del latte ci lascia qualche bottiglia ogni mattina, sappiamo che è con noi. I colleghi di ruolo che passano a portarci una torta, o le pizzerie che ci regalano la cena, ci stanno chiedendo di non mollare. Siamo stati veramente coccolati da Milano, in questi giorni». Olga, la pasionaria del presidio, cammina ormai stanca con le sue catene addosso, e ha quasi perso la voce. Un passo dopo l'altro, combatte la sua singolar tenzone con la Gelmini. Ma non è sola. Matteo, che con lei si è incatenato il primo giorno, è contento: «Abbiamo organizzato tutto in pochissimo tempo. Adesso faremo un'assemblea per raccogliere le idee, ma il presidio continua. Come abbiamo detto, ad oltranza».
A questa prima giornata, tanto per oliare gli ingranaggi, hanno partecipato in molti: Flc Cgil, Cobas, Slaicobas, Cub, Sdl, Rete 28 aprile, Arci, e collettivi. E le sigle politiche che hanno più o meno accompagnato le proteste dello scorso anno: Sinistra critica, Rifondazione, Partito comunista dei lavoratori. Partecipano Massimo Gatti, capogruppo in Provincia della lista «Un'altra Provincia-Prc-Pdci», e Luciano Muhlbauer, consigliere regionale del Prc, commenta: «Direi che per questa fase, ancora vacanziera, è un buon risultato. Ora si tratta di creare un momento di unificazione a livello nazionale, per lavorare insieme alle altre realtà della scuola su obiettivi comuni». Compare perfino qualcuno del Pd.
Quando il corteo improvvisa un paio di sit-in sulle circonvallazioni, il traffico impazzisce: clacson, urla, qualcuno scende dalle auto. I milanesi non sono più abituati alle manifestazioni, soprattutto quelle inattese, nel mezzo di un sabato pomeriggio di fine estate. Un motociclista che tenta di passare di soppiatto sbotta: «Oh, tagazzi, son comunista anch'io, però a lavorare ci devo andare!».
Nel frattempo, fermi sul marciapiede, alcuni ragazzi guardano i coetanei in corteo: «Ah già, è vero che vogliono licenziare i prof... Me l'ero dimenticato». Tempo qualche settimana, e avranno modo di ricordarselo. Quello di ieri non era che l'inizio.

LAVORO I sette operai della Esab di Mesero non mollano
La partita sul tetto che scotta, domani una nuova trattativa
di Mariangela Maturi

MILANO - Chissà se ieri sera il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta ha visto Italia-Georgia in tv.
Giusto perché quel gran «fatto marginale, anzi fiosologico» (come lui ama definirli) di gruppi di operai sui tetti delle loro fabbriche si sono fatti mandare su una televisione per assistere alla partita. Che, si sa, è fisiologicamente nel dna di gran parte degli italiani.
I sette operai della Esab di Mesero, in provincia di Milano, non scenderanno dal tetto dell'azienda almeno fino a domani, quando si riapriranno le trattative con la casa madre inglese, l'azienda Charter International. Si è risolto in un nulla di fatto anche l'ultimo incontro, venerdì, fra l'ammistratore delegato Massimo Impavidi e i sindacati. Le richieste degli 85 operai in mobilità (su 143 lavoratori) sono la cassa integrazione straordinaria con incentivi aggiuntivi, la ricollocazione dei licenziati e la reindustrializzazione dell'area, ovvero un nuovo imprenditore disposto a rilevare la ditta. Dal 1935 la Esab produce fili, elettrodi e macchine per la saldatura. Ha subìto un lieve stop a causa della crisi nel settore automobilistico, ma vanta commesse anche in Europa e in Nord Africa, che non mancavano neppure quando l'azienda ha imposto la mobilità a giugno. L'intenzione della Charter sarebbe quella di spostare la produzione nei paesi dell'Est europa, dove i costi si riducono notevolmente.
Inoltre, un altro dettaglio salta agli occhi: il terreno su cui sorge la Esab, 77mila metri quadri, è in una zona cruciale per l'Expo. Tradotto, il suo valore è passato da 5 a 15 milioni di euro. Altra buona ragione per smantellare la ditta.
Gli operai sul tetto sono stati visitati ieri da un medico di base, incaricato di accertarsi delle loro condizioni di salute. Sono tutti in discrete condizioni, compatibilmente con la situazione. Due di loro hanno una leggera laringite. «Forse sarebbe opportuno non stare ancora di notte all'aperto», ha commentato Claudia Turati, il medico. «Non ho alcuna intenzione di scendere dal tetto» è stata la risposta di uno degli operai. Luigi Crotti, uno degli otto saliti sul tetto mercoledì scorso, è ricoverato in unità coronarica all'ospedale di Magenta. Già giovedì non si sentiva bene, e i colleghi l'hanno convinto a scendere dal tetto. Un infarto ha bloccato la sua battaglia.
Davanti ai cancelli della Esab intanto il presidio continua. Gli 85 operai si danno il cambio, ogni tanto passa qualche vecchio collega, qualche lavoratore di altre fabbriche (Innse compresa, naturalmente) e qualche impiegato del settore commerciale, l'unico che funzionava ancora prima che gli operai bloccassero la fabbrica. Lunedì ci sarà un altro incontro con l'amministratore, che avanzerà le nuove proposte della Charter. Walter Montagnoli, coordinatore nazionale della Cub, è un po' preoccupato: «La situazione si sta incartando. Passano i giorni e la Charter continua a fare offerte ridicole. Fino ad ora, ha promesso al massimo 6-7 mensilità di buonuscita. Più o meno quello che spetta ad un lavoratore licenziato per giusta causa. E' inammissibile». La tensione al presidio sale: venerdì, al termine dell'ennesima trattativa andata in fumo, gli operai sono saliti al primo piano chiedendo all'amministratore di fermarsi ad oltranza per le trattative. In tutta risposta, Impavidi ha richiesto l'intervento dei carabinieri. «Ora, per questione di ordine pubblico, vogliono che l'incontro di lunedì si tenga negli uffici del Comune. Ma queste persone sono tranquilli padri di famiglia, è che la situazione ormai è insostenibile».
Roberto Giudici, il sindacalista della Fiom che ha passato una settimana sul carroponte dell'Innse con gli operai, ha commentato: «I sindacati devono tornare ad una vicinanza fisica coi lavoratori. Devono essere là sul posto, dove gli uomini difendono il lavoro». Della stessa opinione il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi: «Queste nuove forme di lotta sono un segnale di sveglia ai sindacati, che si sono seduti troppo ai tavoli producendo solo chiacchiere». Già da oggi qualche politico dovrebbe presenziare alla Esab. «Ferrero ha detto che vuole passare - racconta Montagnoli - Per noi va benissimo, ma non so come sarà accolto. Mica votano tutti Rifondazione, da queste parti». Non importa. Forse, per ripartire davvero, bisogna solo sedersi umilmente sulla sedia sotto il gazebo, e imparare tutti la lezione da chi sale su un tetto per difendere il lavoro.


7 settembre 2009 - Il Messaggero Veneto

La "lista nera" consegnata a Galante
Cattedre tagliate e aule troppo affollate
Oggi la protesta sindacale in Prefettura ALLE 16
di Chiara Benotti

Pordenone - Sindacalisti della scuola in azione a Pordenone: oggi scatta il no Gelmini day, la protesta contro i tagli che entreranno in vigore dal 2009-2010. Lo scenario sarà quello della Prefettura, nel quartiere del Bronx.
«Porteremo al prefetto la lista nera delle scuole in sofferenza - hanno anticipato i vertici provinciali della Flc-Cgil Carla Franza e Adriano Zonta -. Ci sono classi e sezioni dell’infanzia sovraffollate di alunni e fuori dai parametri della sicurezza». L’elenco del disagio stilato dai cigiellini, sarà consegnato alle 16 nelle mani del nuovo prefetto di Pordenone Pierfrancesco Galante.
«Nel plesso della primaria di Sarone, che fa parte dell’istituto comprensivo di Caneva - ha segnalato Carla Franza - ci sono classi con 26 alunni. Nel circolo didattico di Spilimbergo due seconde classi della primaria hanno in totale 54 alunni. Sono troppo affollate le aule, come capita altrove. Quelle che accolgono classi con oltre 25 alunni e un insegnante, in tutti gli ordini di scuola, rischiano di essere fuori regola se non hanno le porte di 120 centimetri».
Classi poco sicure, dunque, alla verifica del sindacato, che ha dichiarato lo sciopero non-stop delle attività straordinarie e aggiuntive, almeno fino alla fine del 2009. «Ci sono sezioni sovraffollate con scolari disabili nell’istituto comprensivo di Fontanafredda - ha aggiunto Zonta -, a Sacile e Pordenone». Nelle superiori provinciali e in alcuni istituti cittadini ci sono classi vicine al tetto di 30 studenti: i sindacalisti hanno già preventivato controlli.
Nella scuola, insomma, sale la protesta, non solo in chiave anti-tagli, ma anche pro-precari. La Gilda degli insegnanti ha fissato la protesta il primo giorno di scuola: il 14 e il 15 settembre il coordinatore nazionale Rino Di Meglio, spesso in città, aprirà un presidio di protesta in piazza San Marco a Roma. In ottobre sono previsti due scioperi: gli Unicobas saranno in piazza venerdì 9 e Cub, Cobas e SdL hanno proclamato per il 23 dello stesso mese lo sciopero generale di tutte le categorie di lavoratori pubblici e privati. La vertenza precariato è tra i motivi prioritari contenuti nella piattaforma di protesta.
«I tanti precari della nostra provincia rimasti senza lavoro sono frutto di una politica di tagli che sta sacrificando in modo indiscriminato le ragioni della formazione a quelle dell’economia - ha denunciato il sub-segretario di Cisl scuola pordenonese Antonella Piccolo -. Ci impegniamo per ridurre i disagi della scuola 2009-2010 dell’utenza e di tutto il personale».


7 settembre 2009 - Caserta news

VI Commissione Regione, audizione precari scuola

Napoli – Come deciso dalla Conferenza dei Capigruppo, la VI Commissione consiliare permanente, presieduta da Francesco Casillo (Pd), approfondirà, martedì 8 settembre 2009, la questione dei precari della scuola in Campania.
Precisamente, alle ore 12,00, presso la sala riunioni al sesto piano della sede consiliare, si terrà l'audizione con le organizzazioni dei precari C.I.P. Sanniti, Rdb Cub-Confederazione Regionale per la Campania, Gilda Unams; alle ore 15,30 la VI Commissione, con la partecipazione dell'Assessore regionale all'Istruzione, Corrado Gabriele, e del Direttore Scolastico Regionale, Alberto Bottino, si riunirà per definire possibili iniziative del Consiglio Regionale della Campania sulla questione del precariato nella scuola.
Sulla problematica, il Presidente Sandra Lonardo ha, altresì convocato, a seguito delle decisioni della Conferenza dei Capigruppo, il Consiglio Regionale della Campania che si riunirà per il dibattito giovedì 10 settembre 2009 dalle ore 10,00 alle 14,00.


7 settembre 2009 - Carta

Asili nido in sciopero

Roma - Asili di Roma in sciopero per il prossimo 28 e 29 settembre. La mobilitazione è stata indetta dalle Rdb-Cub perché "a settembre – dice il sindacato – i nidi comunali riapriranno con tutti i problemi dello scorso anno. Dalla difficoltà nella gestione del servizio dovuta alla riduzione degli organici, all’incapacità di dare una risposta alle 9000 famiglie che, rimaste in lista d’attesa, non sapranno a chi affidare i propri figli. L’amministrazione capitolina, ancora una volta, non ha rispettato gli impegni assunti". Nei mesi scorsi, infatti, dopo le proteste del personale culminato con lo sciopero del 18 maggio al quale aderirono anche numerose famiglie, il Consiglio Comunale aveva approvato all’unanimità il potenziamento dell’offerta pubblica per il reintegro dei lavoratori. "Ciò nonostante – fanno sapere le sigle sindacali – Alemanno ha continuato a smantellare il servizio pubblico a favore di quello privato senza alcun controllo. Tanto per dirne una: il presunto reintegro del personale annunciato dall’assessore Marsilio avverrà solo in 18 strutture su un totale di 191 nidi. Gli altri 173 nidi riapriranno con il personale e con gli orari di apertura dimezzati. La riduzione del personale sarà così fatta pagare alle famiglie e alle maestre costrette ad un maggior carico di lavoro e a una flessibilità slegata dai progetti educativi".


7 settembre 2009 - Il Giornale di Rieti

Reddito minimo garantito, pratiche gratuite al CAF RdB di Rieti

Il CAF RdB di Rieti, rappresentanze di base, offre il servizio di assistenza gratuito per la compilazione del modello per accedere al reddito minimo garantito per il 2009. Uno dei requisiti richiesti per acedere al servizio è il certificato ISEE, riferito all’anno 2008, che si potrà richiedere presso lo stesso CAF in via Fratelli Sebastiani 171 – vicino Caserma Vigili del Fuoco. Il Caf è aperto il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9,30 alle 13 e si può prenotare l’assistenza al numero 0746218439.
I requisiti per accedere al reddito minimo garantito sono l’età compresa tra i 30 e 44 anni e l’iscrizione al Centro per l’Impiego come disoccupati/precariamente occupati. Lo stato di disoccupazione si mantiene anche se si è occupati (con lavoro dipendente, autonomo, lsu, ecc.) quando il reddito annuo percepito è inferiore all’importo di 8.000 euro. Occorre anche dimostrare la residenza da almeno 24 mesi nella Regione Lazio, non avere maturato i requisiti per il trattamento pensionistico e reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell’anno precedente a quello della domanda. I modelli di richiesta di reddito minimo garantito sono reperibili presso il Comune capofila del Distretto socio-sanitario cui appartiene il Comune di residenza del richiedente e presso gli uffici Poste Italiane spa del Lazio.


6 settembre 2009 - La Repubblica

Gli operai: grazie prefetto ma per ora non scendiamo
E sul tetto hanno visto la partita dell´Italia in tv Un medico visita gli otto dell´Esab al quarto giorno di protesta: "Sono stanchi e affaticati"
di SANDRO DE RICCARDIS

Milano - Hanno trascorso un´altra giornata sul tetto della loro azienda, con il freddo e il vento che per tutta la notte ha battuto contro i sacchi a pelo fino a far volare via il gazebo che avevano montato, poi con il caldo di un´altra giornata di sole e attesa. Così, dopo quattro giorni di protesta, per gli otto operai della Esab di Mesero è arrivato un medico che ha controllato le loro condizioni di salute, in vista di almeno due altre notti all´aperto. Il responso è comunque rassicurante. «Stanno bene - ha detto Claudia Turati, la dottoressa che ha visitato l´intero gruppo - . Due di loro hanno una leggera laringite, forse sarebbe opportuno non stare ancora di notte all´aperto. Tutti gli altri hanno i sintomi della stanchezza e della fatica» ha consigliato la dottoressa. Ma il gruppo - anche se con la rotazione degli operai più anziani che hanno trascorso la notte in famiglia - resterà sul tetto dello stabilimento almeno fino a domani, quando in Comune riprenderanno le trattative tra azienda e sindacati. «Non ci spaventa il maltempo - dicono - e non scenderemo finché non ci saranno svolte concrete». E alla richiesta del prefetto Gian Valerio Lombardi, che subordina la mediazione alla fine della loro presenza sul tetto, rispondono: «Lo ringraziamo per la disponibilità. Ma non ci muoveremo da qui prima di domani».
In attesa del vertice, gli operai hanno chiesto ai colleghi una televisione per vedere la partita della Nazionale contro la Georgia. E la tv è arrivata subito sotto il gazebo, nel frattempo rimontato. Poi aspetteranno l´incontro di domani alle 8, quando, sindacalisti e azienda torneranno a confrontarsi sul futuro della Esab. Per motivi di ordine pubblico la trattativa è spostata dagli uffici di via Mattei alla sede del Comune di Mesero, dopo i minuti di tensione di due giorni fa, quando l´amministratore delegato Massimo Impavidi è stato trattenuto in azienda dagli operai, che avevano appreso del nulla di fatto. Una reazione che il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, ieri - annunciando una visita all´Esab per oggi - ha difeso: «Hanno fatto benissimo a intraprendere tutte le forme di lotta che ritengono valide di fronte a una prospettiva pesantissima».
Domani torneranno sul tavolo del vertice le richieste che gli operai avanzano da giorni al vertice Esab: reindustrializzazione dell´area con agevolazioni per favorire l´arrivo un nuovo imprenditore; garanzie di trasferimento in una sede vicina per i 58 impiegati; cassa integrazione pari a venti mensilità. Tra poche ore si vedrà se la Charter International, il fondo inglese proprietario della Esab, sarà disposta ad accogliere le richieste dei lavoratori. Il management britannico ha migliorato la propria offerta portando da 6 a 14 le mensilità che è disponibile a offrire su 24 mesi di cassa integrazione. «C´è stress ma anche tanta tensione - dice Walter Montagnoli, il sindacalista dei Cub che segue dall´inizio la vertenza - . Se non ci saranno risposte concrete, sarà destinata a crescere. Non si può pensare che lavoratori che hanno dato tanto alla fabbrica vengano liquidati senza una impegno concreto da parte dell´azienda».


5 settembre 2009 - Ansa

SCUOLA: CUB, ORA TAVOLO REGIONALE E DIMISSIONI DIRIGENTE USP

(ANSA) - ROMA, 5 SET - «No alla truffa dei contratti di disponibilità. L'elemosina e i ricatti ai lavoratori non risolvono il caos che si sta palesando nella scuola e la grave crisi sociale, conseguenti ai tagli che il Governo sta operando. La Cub Scuola chiede che la Regione Lazio, a cui tocca la gestione dei tagli del Governo nella nostra regione, apra immediatamente un tavolo interistituzionale che discuta e risolva la vertenza scuola con urgenza, in considerazione che il 14 settembre le scuole apriranno senza alcuna certezza in merito ai docenti e al personale Ata». Lo afferma Barbara Battista della Cub Scuola. «Il drammatico ritardo con cui l'Ufficio scolastico provinciale di Roma sta affrontando il problema - aggiunge Battista - impone le dimissioni del dirigente Minichiello e il varo di un Piano d'emergenza che veda in primo luogo la salvaguardia e la continuità per i lavoratori colpiti. La nostra solidarietà ai lavoratori che da ieri sono a protestare negli uffici Usp di Roma».


5 settembre 2009 - Adnkronos

SCUOLA: CUB, TAVOLO REGIONALE PER PIANO EMERGENZA

Roma, 5 set. - (Adnkronos) - ''No alla truffa dei contratti di disponibilita'. L'elemosina e i ricatti ai lavoratori non risolvono il caos che si sta palesando nella scuola e la grave crisi sociale, conseguenti ai tagli che il governo sta operando." Lo dichiara Barbara Battista della Confederazione unitaria di base - Cub scuola.
"La Cub scuola - continua Battista - chiede che la regione Lazio, a cui tocca la gestione dei tagli del governo nella nostra regione, apra immediatamente un tavolo interistituzionale, che discuta e risolva tutta la vertenza scuola con urgenza, in considerazione che il 14 settembre le scuole apriranno senza alcuna certezza in merito ai docenti e al personale Ata''.
"Il drammatico ritardo con cui l'Usp di Roma sta affrontando il problema - conclude Battista - impone le dimissioni del dirigente Minichiello ed il varo di un piano d'emergenza che veda in primo luogo la salvaguardia e la continuita' per i lavoratori colpiti. La nostra solidarieta' ai lavoratori che da ieri sono a protestare negli uffici Usp di Roma."


5 settembre 2009 - Omniroma

SCUOLA, CUB: «REGIONE CONVOCHI TAVOLO INTERISTITUZIONALE»

(OMNIROMA) Roma, 05 set - «No alla truffa dei contratti di disponibilità l'elemosina e i ricatti ai lavoratori non risolvono il caos che si sta palesando nella scuola e la grave crisi sociale, conseguenti ai tagli che il Governo sta operando. La Cub Scuola chiede che la Regione Lazio, a cui tocca la gestione dei tagli del Governo nella nostra regione, apra immediatamente un tavolo interistituzionale che discuta e risolva tutta la vertenza scuola con urgenza, in considerazione che il 14 settembre le scuole apriranno senza alcuna certezza in merito ai docenti e al personale Ata». Lo dichiara, in una nota, dichiara Barbara Battista della Cub Scuola. «Il drammatico ritardo con cui l'Usp di Roma sta affrontando il problema - conclude Barbara Battista - impone le dimissioni del dirigente dott. Minichiello ed il varo di un Piano d'emergenza che veda in primo luogo la salvaguardia e la continuità per i lavoratori colpiti. La nostra solidarietà ai lavoratori che da ieri sono a protestare negli uffici Usp di Roma».


5 settembre 2009 - Apcom

Scuola, protesta si allarga: da lunedì i sindacati in piazza
Prevista presenza studenti. E a ottobre proclamati due scioperi

Roma, 5 set. (Apcom) - La protesta dei precari della scuola è destinata ad allargarsi ad altre 'figure' che operano nel mondo dell'istruzione: a partire dalla prossima settimana le contestazioni, contro i tagli agli organici, che dal prossimo anno scolastico si ridurranno di 42mila docenti e 15mila Ata, attuate da una decina di giorni presso gli Usp verranno condotte anche dai sindacati e dagli studenti. Ad iniziare il ciclo di manifestazioni e sit-in sindacali sarà la Uil Scuola, che per lunedì prossimo, 7 settembre, ha organizzato una manifestazione nazionale "che si svolgerà, in contemporanea, in tutte le città Italia, nella quale - spiega il segretario Massimo Di Menna - verranno affrontate, dando voce direttamente ai lavoratori, tutte le tematiche connesse all'avvio dell'anno scolastico". Giovedì 10 sarà la volta della Flc-Cgil: è in programma un presidio davanti il Miur di viale Trastevere. Tutti i componenti del consiglio direttivo nazionale del sindacato guidato da Mimmo Pantaleo e quelli delle strutture di comparto presenti, insieme al centro nazionale e ad una significativa presenza di lavoratori precari, hanno annunciato che si incateneranno ai cancelli del ministero dell'Istruzione. All'iniziativa di protesta parteciperà anche la Rete degli studenti medi, che, attraverso il suo coordinatore nazionale Luca De Zolt, ha espresso "solidarietà e vicinanza ai lavoratori e alle lavoratrici precari che in questi giorni stanno portando avanti in modi diversi la loro opposizione al piano di licenziamento di massa messo in atto dal governo". "Il 10 settembre - continua De Zolt - saremo insieme alla Flc-Cgil davanti al ministero per rimarcare la vicinanza di tutto il mondo della scuola alla protesta dei precari: mentre ai precari viene negato il presente, agli studenti che iniziano la scuola fra pochi giorni viene completamente negato il futuro. Invece di denunciare i giornali e i giornalisti il nostro premier dovrebbe preoccuparsi - conclude il rappresentante della Rete degli studenti - della denuncia per furto di futuro che arriverà anche quest'anno, puntuale, nei confronti di milioni di studenti e studentesse". Alcuni sindacati, come la Gilda degli insegnanti, hanno fissato la loro protesta proprio in corrispondenza del primo giorno di scuola della maggior parte degli studenti italiani: per esprimere piena solidarietà ai precari lunedì 14 e martedì 15 settembre il sindacato coordinato da Rino Di Meglio effettuerà un presidio di protesta in piazza San Marco a Roma. "Pur giudicando positivi gli interventi di alcune Regioni - ha fatto sapere oggi la Gilda - riteniamo che la soluzione al problema del precariato sia ben lontana, soprattutto considerato che i tagli decisi dal Governo saranno spalmati su tre anni e che quelli che colpiranno quest'anno la scuola, quindi, rappresentano solo il primo di tre pesantissimi rounds". Per il mese di ottobre sono, inoltre, già previsti due scioperi: il primo, il 9 ottobre, è stato organizzato dall'Unicobas guidato da Stefano d'Errico; Cub, Cobas e SdL hanno proclamato per il 23, dello stesso mese, lo sciopero generale di tutte le categorie di lavoratori pubblici e privati. E la scuola è tra i motivi prioritari contenuti nella piattaforma di protesta.


5 settembre 2009 - Agi

OPERAI ESAB ANCORA SUL TETTO, TV PER LA PARTITA

(AGI) - Milano, 5 set. - Lunedi' si terra' un nuovo incontro tra i vertici aziendali e i rappresentanti sindacali dell'Esab Saldatura di Mesero (Milano), mentre continua la protesta di sei operai saliti nei giorni scorsi sul tetto della fabbrica. Oggi un medico li ha visitati e trovati, secondo quanto riferisce Walter Montagnoli della sigla sindacale Cub, "in discrete condizioni, compatibilmente col caldo e il protrarsi della permanenza sul tetto". E' sempre ricoverato in ospedale invece Luigi Crotti, l'operaio di 56 anni che partecipava al presidio davanti alla ditta, colpito da un infarto tre giorni fa. Gli operai sul tetto hanno chiesto e ottenuto per questa sera un televisore per guardare la partita Georgia - Italia in programma questa sera.


5 settembre 2009 - Il Quaderno

Precari in corteo per le vie della città. Una delegazione ricevuta dal prefetto Mazza
di Lorenzo Palmieri

Benevento - "Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città". E’ il grido di protesta delle insegnanti precarie contro i tagli di posti di lavoro del Governo Berlusconi: 8.200 in Campania e circa 500 a Benevento. Un lungo corteo ha sfilato per le strade della città partendo da Piazza Gramazio, oramai simbolo della lotta, per arrivare alla Prefettura di Corso Garibaldi. Solo tre delle sei insegnanti che occupano il tetto dell’Ufficio Scolastico Provinciale (oggi è l’ottavo giorno) hanno partecipato alla manifestazione, le altre sono rimaste a presidiare il terrazzo. Intorno alle 13 l'incontro con il segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa. Daniela Basile, presidente del CIP (Comitato Insegnanti Precarie) è stata in prima fila a gridare a squarciagola al megafono, poi, in Via Rummo è dovuta tornare indietro con un autobus urbano a causa di un lieve malore, ma nulla di preoccupante. "Il più grande licenziamento di massa della storia" recita lo striscione in testa al corteo, mantenuto da docenti e comuni cittadini. Tante le persone affacciate ai balconi per godersi dall’alto la scena e a incassare il rimprovero dei manifestanti che li invitavano a scendere con loro. A questo proposito ha preso la parola uno dei professori vittima dei tagli: "E’ un problema che riguarda tutti voi, non solo la scuola e gli insegnanti. Cinquecento posti di lavoro in meno metteranno in crisi la città con una conseguente ricaduta sull’economia locale". Di "crisi" si è parlato anche con il neo-prefetto, Michele Mazza, insediatosi a Benevento lo scorso 1°settembre. Una delegazione del CIP ha avuto un colloquio di circa mezz’ora durante il quale è stato possibile elencare le problematiche dei precari in lotta. I manifestanti hanno atteso il termine dell’incontro dietro lo striscione, posizionato a pochi passi dal Palazzo del Governo. Le precarie dovranno stilare un documento con le istanze necessarie. Poi sarà il prefetto a inviarlo al Ministero dell’Interno. "Siamo stati ricevuti e ascoltati attentamente – ha dichiarato sull’uscio della Prefettura, Patrizia Lepore, portavoce del CIP - . Noi chiederemo attraverso quel documento la convocazione di un tavolo istituzionale. Non accettiamo proposte di contratti di disponibilità, sono un’elemosina. Avrebbero una durata di 8 mesi: un’agonia che non risolve il problema. Perché dobbiamo uscire dalle graduatorie dopo 20 anni di attività? Vogliamo una spiegazione". Martedì si terrà un incontro presso la sede della Regione Campania di Napoli, l’ipotesi più accreditata è quella di traghettare dei finanziamenti a favore di 4.000 precari in Campania, la metà del totale. Una delegazione beneventana parteciperà al tavolo ed esporrà precise richieste insieme ai colleghi degli altri capoluoghi. Grande solidarietà quest’oggi dalle docenti napoletane che hanno sfilato a Benevento munite di grandi bandiere e alcune t-shirt ironiche in occasione del "No-precari-day". "Siamo qui per protestare con i nostri colleghi – ha dichiarato al Quaderno.it Antonella Vaccaro, portavoce del Coordinamento Scuola Precari Napoli -. Il problema riguarda il mezzogiorno e dobbiamo essere tutti uniti. Abbiamo una maglietta che ben riassume la nostra condizione, basta leggere l’acronimo, così evitiamo di spiegare". Grande sostegno anche dalla politica, in primis Rifondazione Comunista che da giorni presidia 24 su 24 l’ex provveditorato. In prima fila al corteo anche il deputato nolano di Italia dei Valori, Francesco Barbato che da due notti dorme nella sua Lancia blu parcheggiata al centro di Piazza Gramazio, sotto gli striscioni colorati. Appoggia la protesta gridando slogan, desideroso di finire nell’occhio delle telecamere, subito pronto a rilasciare lunghissime interviste. "Si stanno mettendo migliaia di donne e uomini per strada – ha dichiarato sotto la Prefettura - . Con classi di più di 30 alunni come si farà a insegnare? I docenti non riusciranno a imparare nemmeno i loro nomi e cognomi". In coda al corteo anche l’assessore provinciale all’Ambiente, Gianluca Aceto. Al termine della manifestazione sono giunti anche il sindaco di Benevento, Fausto Pepe e il suo vice, Raffaele Del Vecchio. Anche alcuni sindacati, Rdb e Cgil, hanno partecipato alla lunga camminata che ha collegato il Rione Libertà al centro storico. Intorno alle 13 è arrivato all'ex provveditorato agli studi il segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa, in compagnia del segretario provinciale Gennaro Santamaria, per dare solidarietà alle insegnanti sul tetto. Poca gente ad accoglierlo perchè erano tutti riuniti lungo Corso Garibaldi ad attendere l'esito dell'incontro con il prefetto Mazza. "Ci dispiace, eravamo in pochi - ha dichiarato telefonicamente al Quaderno.it, Daniela Basile - . I nostri colleghi e sostenitori erano tutti alla manifestazione al momento del suo arrivo. Vorrei ringraziarlo pubblicamente, è stato così gentile". Le "occupanti" scenderanno dal tetto solo quando avranno ricevuto delle risposte: il tavolo regionale di martedì sarà decisivo in questo senso. "Lottiamo dal 27 agosto – ha sottolineato la portavoce Lepore –, e non ci feremeremo facilmente. Valuteremo le risposte, per adesso non si possono fare previsioni. Siamo qui a difendere a denti stretti il lavoro ma soprattutto vogliamo proteggere la scuola pubblica e il diritto all’istruzione per tutti". Intanto, lunedì 7 settembre alle 20,30, i Sancto Ianne terranno un concerto in Piazza Gramazio in una serata di solidarietà per i precari.


5 settembre 2009 - Corriere della Sera

EMERGENZA ABITATIVA
Prefetto: un tavolo solo se sgomberate

Roma - L’apertura di un tavolo istituzionale per l’emergenza abitativa con il coinvolgimento di istituzioni e movimenti per il diritto alla casa, per trovare soluzioni concrete al problema di migliaia di famiglie della capitale. Apertura nei confronti dei movimenti (Coordinamento di lotta per la casa, Action, Asia Rdb, Blocco Precario Metropolitano) da parte del prefetto Giuseppe Pecoraro. A quattro giorni dallo sgombero dell’ex Ospedale «Regina Elena», movimenti e prefetto si sono incontrati a palazzo Valentini, al termine della protesta più tesa e drammatica degli ultimi giorni (un anziano sfrattato ha minacciato di gettarsi nel vuoto dal tetto dei Capitolini).
La condizione posta dal prefetto all’istituzione del tavolo è lo sgombero dell’occupazione di via delle Rupicole, dove alloggiano 80 famiglie.


5 settembre 2009 - La Nazione

VIGILI DEL FUOCO
«Abruzzo e incendi Straordinari pagati in costante ritardo»
IL CASO Protestano i vigili del fuoco: le spettanze riguardanti gli straordinari sono spesso in ritardo

«I VIGILI del fuoco grossetani proseguono il loro impegno in Abruzzo. Ma fino a questo momento gli straordinari non sono stati pagati». Le Rappresentanzesindacali di base dei vigili del fuoco rivendicano il pagamento di alcune spettanze in un periodo particolarmente delicato, che vede tutti i comandi d'Italia impegnati per portare aiuto alle popolazioni abruzzesi. Una denuncia amara: «Quando altre organizzazioni sindacali parlavano di equiparazione dei pompieri alle forze di polizia non immaginavamo si riferissero al debito di quel comparto», dicono le organizzazioni sindacali. «Il decreto Abruzzo ha messo in campo risorse se pur limitate per la categoria, ma ad oggi tranne i colleghi che si sono recati in Abruzzo per la prima fase il restante personale deve ancora percepire il dovuto», proseguono le Rappresentanze sindacali di base. Situazione analoga per l'emergenza incendi, che in estate impegna i comandi. «Ad aggravare la situazione economica c'è infatti la situazione fallimentare delle decine di fallimentari convenzioni fatte dalle direzioni regionali dei vigili del fuoco con le Regioni per fronteggiare gli incendi. Convenzioni in molti casi inadempienti per la parte economica: le Regioni non pagano, pagano in ritardo. Questi soldi spesso finiscono nel calderone del ministero del Tesoro, vengono riaccreditati nel calderone del ministero dell'Interno con enormi ritardi. I debiti pressano e chi ne fa le spese sono i lavoratori che, anche in questo caso, lavorano gratis». Ma non è tutto: «Ad aggravare questa pesante situazione economica si aggiungono i ritardi nel pagamento degli emolumenti accessori: straordinari per soccorso, indennità notturne festive. Certo il vigile del fuoco è fortunato, ha un posto e uno stipendio fisso (1350/1380 euro al mese) ma svolge innumerevoli mansioni che non gli vengono pagate o riconosciute o pagate con inaccettabili ritardi». Anche i precari (i vigili del fuoco discontinui) denunciano inaccettabili ritardi nei pagamenti, nei loro casi nei pagamenti degli stipendi. L'accusa alla classe dirigente prosegue: «La fantasia non ha limiti e dunque, dopo il fallimento della convenzione sugli incendi, vengono ora siglate le più disparate convenzioni, dai presidi acquatici alla pulziia delle rive dei fiumi. L'unica convenzione che negli anni ha funzionato è quella con il 118 per l'uso degli elicotteri per soccorso sanitario. Peccato che questi elicotteri troppo spesso siano a disposizione dei politici.


5 settembre 2009 - Il Giorno

Schiarita a Medicina. Niente tagli in vista per infermieri e personale ausiliario

CODOGNO - SI AMMORBIDISCE la situazione all'interno del reparto di Medicina dell'ospedale di Codogno dopo l'incontro tra il personale, i vertici degli uffici infermieristici dell'azienda ospedaliera e l'esponente del sindacato autonomo Rdb Gianfranco Bignamini. Il numero degli infermieri rimarrà immutato, tenuto conto che i due che se ne andranno verranno rimpiazzati, mentre resta ufficiale il fatto che le figure degli ausiliari non se ne andranno dal reparto. RIMARRÀ anche una figura di Operatore socio sanitario (Oss) che effettuerà il compito di «pedonaggio», però limitatamente dalle 9 alle 14. Il nuovo regime organizzativo, che alcuni giorni fa aveva messo in subbuglio il personale del reparto di Medicina, entrerà in vigore dal prossimo 9 settembre. Terminato il periodo estivo, il reparto dovrebbe tornare a regime a trentasei posti letto (attualmente sono 24), ma la nuova disposizione diventerà operativa gradualmente.(M.B.)

Gli operai sul tetto: ultimatum di 48 ore
«Lunedì l'accordo o siamo pronti a tutto»
di LUCA BALZAROTTI

MESERO - UN GAZEBO verde per difendersi dal sole. Le tende e qualche sacco a pelo per ripararsi dall'umidità della notte. La terza passata sul tetto dello stabilimento della Esab, dove i sei operai rimarranno fino a mezzogiorno di lunedì. La trattativa tra i sindacati e l'azienda non si è sbloccata. Dopo oltre tre ore di colloquio, il tavolo è stato rimandato a lunedì mattina. La notizia ha scatenato la rabbia degli operai che, alle 19, sono entrati nello stabilimento. Sono saliti al primo piano, di fronte alla sala dove si trovava l'amministratore delegato, Massimo Impavidi. «Ci state prendendo in giro da 4 mesi. Non ne possiamo più», hanno urlato le tute blu. L'intervento dei sindacalisti ha riportato la calma, anche se, a scopo precauzionale, sono stati allertati i carabinieri. La protesta si è limitata a sfoghi verbali. «O lunedì a mezzogiorno ci sarà un accordo oppure valuteremo qualsiasi azione», hanno detto i lavoratori. La trattativa con l'amministratore delegato dell'Esab è iniziata poco prima delle 16. «La proposta è ridicola spiega Fernanda Garavaglia . In una settimana hanno alzato l'offerta di duemila euro lordi, passando da 12 a 14. O ci garantiscono il lavoro o ci danno i soldi». «Da lunedì mattina inizierà una trattativa a oltranza, che non si interromperà finché non ci sarà l'accordo avverte Walter Montagnoli della Cub . Nessuno uscirà prima della firma. L'offerta attuale dovrà essere raddoppiata o triplicata. Questa non è una piccola azienda in crisi. È una multinazionale solida. Se vogliono andarsene devono tirar fuori i soldi. Abbiamo concesso un ultimatum che scadrà lunedì». D'accordo anche Antonio Del Duca della Fiom-Cgil. «Riprenderemo lunedì e proseguiremo fino al raggiungimento dell'intesa». I lavoratori chiedono alla Charter, la società inglese che nel 1994 ha acquisito la Esab, un contributo economico alla cassa integrazione e la continuità produttiva dello stabilimento, qualunque sia il nuovo imprenditore a cui sarà ceduta l'area. Vogliono garanzie per tutti i 143 dipendenti di Mesero, non solo per gli 85 in esubero. E finché non le avranno continueranno l'occupazione. Sul tetto o davanti ai cancelli, la difesa del posto di lavoro prosegue a oltranza. I sei operai che da 72 ore vivono a oltre 20 metri d'altezza, tra eternit e fili arrugginiti, non intendono scendere. Sono giovani e anziani, neoassunti e prossimi alla pensione. Hanno dai 25 ai 51 anni: «Finché non ci sarà l'accordo staremo sul tetto».


5 settembre 2009 - Il Mattino di Padova

ALLA COOP MYLOG DI MONSELICE
PAGATO METÀ SALARIO DI LUGLIO

Sempre a Palazzo Santo Stefano, presenti i sindacalisti Paolo Tollio (Cgil) e Gianni Boetto e Mbarek Elasri di Adl/Cobas, i rappresentanti della cooperativa MyLog (impiegati all’ex Centro Riciclo di Monselice), su richiesta dell’assessore Barison, hanno annunciato che già ieri mattina sarebbe stato erogato ai lavoratori-soci della coop il 50% dello stipendio di luglio. Gli arretrati saranno pagati con scadenze già fissate.


5 settembre 2009 - La Repubblica

Piano anti-crisi, Delbono aiuta nonni e bebé
Presentata la manovra per le famiglie. Non quantificata la spesa Gli autonomi erano già tra le categorie inserite nel piano anti-crisi della giunta Cofferati Lembi: "Come avevamo detto nessuno sarà lasciato solo. Tutti gli sconti saranno operativi dai primi di ottobre" Rdb: "Le misure della giunta sono solo palliativi come quelle di Cofferati. Si blocchi tutto e parliamone" Delbono: "La copertura c´è. Non è mio costume assumere impegni finanziari che non posso mantenere"
di SILVIA BIGNAMI

Bologna - Rette per gli anziani in casa protetta bloccate per tutto il 2010 e 50 posti in più nei nidi. La prima giunta del dopo estate approva il piano anti-crisi della nuova amministrazione, ma non indica ancora qual è la copertura di spesa per gli sconti sui servizi destinati alle famiglie in difficoltà economica, in attesa di sapere quanti ne faranno richiesta. Scettica l´Udc, con Gianluca Galletti: «Tutto quello che aiuta famiglie e imprese è buono, ma prima vogliamo vedere dove vengono prese le risorse».
La novità riguarda le rette per gli anziani. «Formalizzeremo alle Asp la decisione di tenerle bloccate per tutto il 2010» ha detto il sindaco uscendo dalla riunione di giunta. «In questo modo i servizi di assistenza domiciliare, i centri diurni e le Rsa non subiranno aumenti di prezzo per tutto l´anno prossimo. E´ ovvio che è una misura che si riverbera sul bilancio, ma vedremo nei prossimi giorni in che senso». Nessuna previsione economica insomma. E nemmeno una delibera, perché la decisione di tener bloccate le rette verrà comunicata direttamente alle Asp, Poveri Vergognosi e Giovanni XXIII. Non dovrebbe comunque trattarsi di grandi cifre. Per gli anni scorsi si parla di incrementi di pochissimi euro al mese. «Solitamente le rette vengono ritoccate solo ogni due o tre anni, per adeguarle al livello di inflazione» dice la consigliera Pd Amelia Frascaroli, fino a poco tempo fa nel cda dei Poveri Vergognosi.
Ormai nero su bianco invece il piano di sconti su nidi, refezione scolastica e trasporto pubblico. Cui si aggiungono i 50 posti in più nei nidi, ottenuti grazie a 350mila euro di nuove convenzioni con i privati. Anche qui nessuna delibera, in attesa che si concluda l´iter consiliare. Ieri l´assessore alla scuola Simona Lembi ha ribadito che il pacchetto Delbono amplia quello approvato dalla giunta Cofferati in due sensi: sono di più i servizi scontati, e tra le categorie coinvolte ci sono anche i precari e gli autonomi, «esclusi dalla giunta precedente» dice la Lembi. In realtà nella delibera P. G. N 10974/2009 del 20/01/2009 che approva le misure straordinarie contro la crisi economica della giunta Cofferati, si legge che «l´esenzione e la riduzione tariffaria spettano - alle medesime condizioni dei lavoratori dipendenti, in quanto applicabili - anche ai lavoratori autonomi che cessino la loro attività». Allora le partite Iva erano già comprese nel piano precedente? «Sì, ma per loro gli sconti non ebbero seguito, e la categoria non era ben specificata» è la spiegazione del sindaco Delbono. Ma per la presidente di Cna Loretta Ghelfi mette sullo stesso piano le due manovre anti-crisi: «Gli autonomi vanno aiutati non solo se chiudono, ma anche se sono in difficoltà. Sotto questo aspetto il piano di Cofferati e di Delbono sono identici». E le Rdb chiedono di interrompere ogni progetto: «Quelle della giunta sono misure palliative uguali a quelle dell´ex sindaco. Si apra un confronto».

Presidio sul tetto, paura per un operaio
Colto da infarto, è in ospedale. Assedio ai dirigenti, arrivano i carabinieri Trattativa arenata I dipendenti: "Noi lottiamo per i nostri padri che qui sono morti di silicosi"
di SANDRO DE RICCARDIS

Milano - Dopo tre giorni sul tetto di amianto, dopo la paura per un collega colpito da un infarto e ricoverato in ospedale, senza alcuna rassicurazione per il futuro, gli operai dell´Esab Saldatura di Mesero continuano la loro protesta. Ieri, dopo l´incontro senza risultato con i vertici aziendali inglesi in videoconferenza, i dimostranti hanno sequestrato per dieci minuti l´amministratore delegato Massimo Impavidi per chiedere una trattativa a oltranza. Momenti di tensione, finché i carabinieri non hanno accompagnato fuori il dirigente. «Incontro insoddisfacente, con concessioni molto limitate - dice Walter Montagnoli, dei Cub - Siamo lontani anni luce dalle richieste sul mantenimento dell´attività produttiva».
Al terzo giorno di protesta i dipendenti - a volte sei, a volte otto sul tetto - continuano a rifiutare la mobilità prevista per tutti gli 85 operai. Il fondo inglese Charter International - che ha rilevato l´azienda dagli originari proprietari svedesi - ha annunciato a luglio la cassa integrazione straordinaria per chiudere la sede di Mesero e trasferirla nell´Europa orientale e in Cina, senza aggiungere al contributo pubblico alcuna integrazione economica. Chi ha accettato l´uscita prima dell´estate ha avuto un contributo netto di 27mila euro, ora ridotto a 10mila, cioè a sei mensilità. «Oggi ci hanno promesso una mancia - dice Valerio Garavaglia, della rsu, 51 anni di cui 29 in azienda - sono passati da sei mensilità a 14 su 24 totali di cassa integrazione. Inaccettabile». Così la protesta non si ferma. Questa notte due operai sono scesi, altri hanno dormito su. E giovedì il più anziano ha avuto un infarto ed è stato ricoverato a Magenta. Le sue condizioni non sono buone. Il gruppo lavora anche a un incontro con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che lunedì potrebbe essere a Telelombardia. Porteranno all´attenzione del governo la realtà di un´azienda legata al territorio che fino a un anno fa produceva su tre turni e con gli straordinari. «Siamo figli e nipoti di ex operai - dicono - e abbiamo visto morire i nostri vecchi per silicosi, perché fino a qualche decennio fa l´Esab usava polvere di silicio senza protezione per chi respirava». Per i sindacati il piano dell´azienda è chiaro: «Chiudere l´impianto, trasferire la produzione a est e vendere l´area». Oltre 77 mila metri quadrati che con l´Expo hanno triplicato di valore per la vicinanza alla Milano-Torino e alla superstrada per Malpensa. Ma il Comune non intende modificare il piano regolatore: «L´area rimarrà industriale - assicura il sindaco Riccardo Molla, figlio di un operaio Esab morto a 59 anni per silicosi - La sfida è trovare nuovi investitori che tengano viva l´attività produttiva».

Esab, niente accordo sugli esuberi, assediato l´amministratore delegato
Intervengono i carabinieri, ma gli operai restano sul tetto
di SANDRO DE RICCARDIS

MILANO - Un intero pomeriggio di trattative dopo tre giorni di protesta sul tetto della fabbrica, con un operaio colpito da infarto e finito in ospedale. E quando l´incontro con i vertici dell´Esab Saldatura di Mesero, hinterland nord-ovest di Milano, si conclude con un nulla di fatto, la frustrazione e la rabbia portano all´assedio dell´amministratore delegato, Massimo Impavidi, che obbliga il primo dirigente dell´azienda - controllata dal fondo inglese Charter International - a restare nel suo ufficio al primo piano. Solo l´intervento dei carabinieri lo libera dalla presenza soffocante degli 85 operai che rischiano la cassa integrazione e il licenziamento. La tensione scoppia quando i sindacalisti spiegano agli operai in attesa che la riunione è aggiornata a lunedì senza passi avanti. «Siamo lontani anni luce dalle richieste sul mantenimento dell´attività produttiva» sintetizza Walter Montagnoli, dei Cub. «Ci hanno promesso una mancia - dice Valerio Garavaglia, della rsu, 51 anni di cui 29 in azienda, uno degli otto che ha passato le prime due notti in un sacco a pelo sul tetto dello stabilimento.
L´Esab produce dal 1935 polvere e fili per saldature. Ha commesse nell´industria automobilistica italiana, ma anche in Europa e nord Africa. Ma dopo l´acquisto da parte di Charter International, che ha rilevato le attività dagli originari proprietari svedesi, dopo due mobilità che hanno lasciato a casa una parte dei lavoratori, il gruppo intende procedere oggi alla cassa integrazione per chiudere lo stabilimento di Mesero. Ieri l´azienda ha migliorato la propria proposta: dalle sei mensilità assicurate nei giorni scorsi alle 14, su 24 mesi totali di cassa integrazione. Un´offerta definita «inaccettabile» dai lavoratori. Così alcuni operai salgono al primo piano, raggiungono l´amministratore delegato e direttore del personale e chiedono ad alta voce di proseguire le trattative ad oltranza. Solo l´arrivo dei militari convincono gli operai a desistere. «A me sembra che l´azienda ha fatto un grosso passo avanti nella sua offerta - dice Massimo Impavidi - La nostra proposta è ragionevole, certo è che non intendiamo decidere sotto minaccia». E sui dieci minuti di assedio, il dirigente minimizza. «C´è stata solo una discussione più animata, nessun sequestro. La tensione è comprensibile quando ci sono famiglie da tutelare».
In attesa della ripresa delle trattative di lunedì, gli 85 dipendenti non intendono arrendersi. Raccontano come la Esab «fino a un anno fa produceva su tre turni e con gli straordinari». Ricordano la storia di una realtà legata indissolubilmente al territorio. «Siamo figli e nipoti di ex operai - dicono - e abbiamo visto morire i nostri vecchi per silicosi, perché fino a qualche decennio fa l´Esab usava polvere di silicio senza protezione per chi respirava». Ora accusano: «Chiudono l´impianto per trasferire la produzione a Est e speculare con la vendita dell´area, 77 mila metri quadrati che con l´Expo hanno triplicato di valore per la vicinanza alla Milano-Torino e alla superstrada per Malpensa. «L´area rimarrà industriale - assicura il sindaco Riccardo Molla, figlio di un operaio Esab morto a 59 anni per silicosi - La sfida è trovare nuovi investitori che tengano viva l´attività produttiva». Da lunedì, lavorerà a questo obiettivo anche il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, che si dice «pronto a mediare, ma a una condizione: che gli operai scendano dal tetto».


5 settembre 2009 - Il Giornale

Operai ancora sul tetto Uno dei lavoratori in ospedale per infarto
Il malore durante il presidio contro la chiusura della ditta
di Giulia Guerri

Mesero - Era lì sul tetto, insieme agli altri suoi compagni per contestare la decisione della proprietà di chiudere l’azienda, la Esab saldature di Mesero. Poi un malore, gli amici che lo convincono a scendere e a continuare la protesta davanti ai cancelli della fabbrica. E infine la corsa in ospedale. Luigi Crotti, operaio di 56 anni, trent’anni di lavoro nell’azienda che minaccia di mettere in mobilità i suoi dipendenti, viene ricoverato all’unità coronarica all’ospedale di Magenta per un infarto. L’altra notte, il secondo attacco, tanto che i medici stanno pensando se intervenire chirurgicamente. La notizia viene battuta dalle agenzie di stampa solo ieri. «Era qui con noi nel presidio - raccontano i suoi compagni - quando ha detto di sentirsi male e così è stato accompagnato dall’ospedale».
La mobilitazione degli operai era iniziata martedì mattina, quando un gruppo di sei lavoratori era salito sul tetto dello stabilimento dell’Esab, circondati da una spianata di eternit. Mentre davanti alla fabbrica continuava il presidio di altri compagni e dei sindacalisti della zona a sostegno della loro protesta. Ieri l’incontro tra le parti per trovare una soluzione alternativa all’annunciata chiusura dell’azienda e alla messa in mobilità di 85 dei 143 dipendenti. In particolare, i sindacati chiedevano delle misure di sostegno verso la cassa integrazione e successivamente la fuoriuscita dalla ditta. Oltre ad alcune rassicurazioni che l’azienda che acquisterà il sito produttivo garantisca dei posti di lavoro. Risultato: una fumata nera, nulla di fatto. Tanto che a riunione conclusa alcuni lavoratori hanno impedito all’ad, Massimo Impavidi di uscire dall’ufficio e sono dovuti intervenire i carabinieri per accompagnarlo fuori. Il tutto dopo aver saputo che la trattativa non aveva dato i risultati sperati. «Di risolutore non c’è niente - ha detto Walter Montagnoli della Confederazione Unitaria di Base 4 -. La controparte ha avanzato concessioni di tipo economico molto limitate, ma il problema non sono due lire in più o in meno ai lavoratori». Arrivata al terzo giorno, la protesta, promette il sindacalista, «proseguirà fino al raggiungimento di un accordo dignitoso. Comunque siamo lontani anni luce dalle richieste da noi avanzate. Qui è in gioco l’esistenza dell’azienda, e la nostra rivendicazione primaria è e resta il mantenimento dell’attività produttiva».
«Ma l’azienda non ha mai chiuso la porta alle trattative ed è tutt’ora disponibile», ribattono i due amministratori delegati di Esab Italia. La riunione è stata aggiornata per lunedì mattina, mentre fuori il gruppo dei sei operai si preparava a passare la loro terza notte sul «tetto della protesta».


4 settembre 2009 - Adnkronos

LAVORO: PUGLIA, INCONTRO TRA ASSESSORE REGIONALE E SINDACATI BASE

Bari, 4 set. (Adnkronos/Labitalia) - Si è svolto questa mattina un incontro fra l'assessore al Lavoro e Formazione professionale della regione Puglia, Michele Losappio, e i rappresentanti dei sindacati di base della RdB- Cub e della Sdl. L'incontro, recependo il protocollo sottoscritto dal presidente della regione e dal coordinatore regionale delle RdB, ha verificato la convergenza fra le parti sull'opportunità di una puntuale verifica delle emergenze del mondo del lavoro e delle iniziative che la regione ha assunto o intende assumere attraverso specifici approfondimenti tematici. Intanto, gli uffici dell'assessorato alla Formazione professionale hanno chiesto formalmente al ministero del Lavoro la possibilità di utilizzare i finanziamenti residui previsti dal decreto direttoriale 95/V/2006 per «procedere alla riapertura dei termini per l'incentivazione all'esodo degli operatori della formazione professionale» sulla base della precedente esperienza dell'avviso pubblico approvato con la delibera 2249/07. «L'auspicabile consenso del ministero -si legge in una nota- consentirà alla regione di operare per consentire ai centri di formazione di rispondere alla crisi economica riducendo parzialmente i costi della loro attività e di favorire la qualificazione del proprio personale».

ROMA: VIGILANTES ANCR-IVU AL NONO GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME

Roma, 4 set. - (Adnkronos) - I 300 lavoratori dell'Ancr-Ivu impegnati dal 14 agosto nella loro vertenza proseguono la protesta in piazza S.Marco sostenendo il gruppo che dal 27 agosto ha iniziato lo sciopero della fame. Dopo il ricovero di ieri sera, informa Rdb-Cub, un altro lavoratore questa mattina è stato costretto ad abbandonare questa estrema forma di lotta, ed è stato portato in ospedale. Gli altri, che rifiutano il ricovero, «sono ancora determinati e seppur con i rischi ed i disagi che aumentano continuano senza tentennamenti nella loro iniziativa», spiega il sindacato, che aggiunge: «Nel frattempo apprendiamo che l'impegno assunto con le delegazioni sindacali nell'incontro del 31 agosto scorso dal prefetto di Roma è stato ribadito anche ieri al termine del colloquio con il presidente della IX commissione consiliare permanente Giuseppe Mariani». «Auspichiamo una forte accelerazione nella ricerca della soluzione, i disagi e le difficoltà aumentano, un lavoratore senza lavoro equivale ad una famiglia senza stipendio», dichiara un portavoce dei lavoratori.


4 settembre 2009 - Ansa

SCUOLA: ASILI NIDO;PIÙ RICHIESTE MA CALANO LISTE ATTESA
DA COMUNE 4 NUOVI NIDI A ROMA; DA REGIONE LAZIO 60 MLN IN 3 ANNI

(ANSA) - ROMA, 4 SET - Nuovi asili dal Comune capitolino, sperimentazione dei 'nidi famiglià e bandi dalla Regione Lazio. Sono i prossimi progetti per l'aumento dei posti negli asili nido comunali a Roma. Sono 12.800 i bimbi che potranno essere 'accuditì dal Comune, ma altri ottomila circa rimarranno fuori dalle strutture comunali per l'infanzia. Pur essendo cresciuta la richiesta, con 19.131 domande nel 2009 (quasi duemila in più rispetto all'anno precedente), in lista d'attesa ci sono 727 bimbi in meno: nel 2008 erano 9.368, quest'anno 8.658. Secondo le graduatorie definitive sono circa 12.800 i piccoli che saranno ospitati negli asili nido comunali e circa 5.800 i posti nelle strutture convenzionate. Rispetto all'anno scorso sono stati recuperati 972 posti. Ma a questi ultimi numeri si aggiungeranno in futuro altri 914 posti che verranno recuperati per l'apertura a ottobre di quattro nuovi nidi comunali e convenzionati nei municipi II, IV VI e VIII, come annunciato dall'assessorato capitolino alle Politiche scolastiche. Attese in futuro anche nuove strategie per far fronte alle situazioni più critiche in alcuni municipi della Capitale, come il XIII, dove su 1.978 domande si arriva a 658 posti assegnati. Rispetto al prossimo bando per le strutture convenzionate, verranno infatti destinati i posti nei territori dove c'è più richiesta, come i municipi XIII, l'VIII, il XIX e il XX. «Abbiamo in programma - ha spiegato l'assessore Laura Marsilio - un piano per l'infanzia che prevede la realizzazione di 70 nuove strutture nei prossimi anni. Stiamo anche studiando dei servizi aggiuntivi come i 'nidi famiglià, ma lo faremo con qualità superiore e costi migliori rispetto a quanto fatto dalla Regione». Ma anche la Regione ha detto la sua sul tema 'infanzià, stanziando quasi 60 milioni di euro in tre anni per realizzare oltre 5 mila nuovi posti in nidi e micro nidi aziendali e comunali. «Un risultato eccezionale - ha spiegato l'assessore alle politiche sociali della Regione, Anna Salome Coppotelli - per la realizzazione di circa 5.200 posti per bambini da 0 a 3 anni». Per Marsilio, invece, «così come sono stanziati i fondi sono insufficienti e costringono il Comune a un co-finanziamento del 50%, invece del 10% previsto dal bando, per il quale abbiamo anche chiesto una proroga dei termini». Ma i prossimi 28 e 29 settembre il Comune dovrà fare i conti con lo sciopero del personale dei nidi comunali, indetto da Rdb-Cub contro «il mancato rispetto degli impegni assunti sulla vertenza dall'amministrazione capitolina». «È uno sciopero infondato - ha detto Marsilio - non ci sarà riduzione degli organici, ma il reintegro delle unità, ci sono già bandi municipali per le supplenze e un corso-concorso per l'inserimento di 800 precarie nelle graduatorie permanenti. Ma continua il confronto con le sigle sindacali».

LAVORO: ESAB; COMINCIATO INCONTRO AZIENDA-SINDACATI

(ANSA) - MESERO (MILANO), 4 SET - È cominciato l'incontro tra i responsabili dell'azienda e i sindacati all'Esab, per sbloccare la situazione dopo l'annuncio degli 85 esuberi e la conseguente protesta dei lavoratori, sei dei quali da martedì manifestano dal tetto dello stabilimento. All'incontro partecipano l'amministratore delegato, il direttore del personale e i sindacalisti della Flmu Uniti, del Cub e della Fiom Cgil. Obiettivo dell'incontro trovare una soluzione alternativa all'annunciata chiusura dell'azienda e alla messa in mobilità di 85 dei 143 dipendenti. In particolare da parte sindacale vengono chieste delle misure di sostegno verso la cassa integrazione e successivamente la fuoriuscita dall'azienda. Inoltre i sindacati vogliono assicurazioni che l'azienda che acquisterà il sito produttivo garantisca dei posti di lavoro. L'Esab, che fa parte di un gruppo inglese, ha annunciato da mesi la dismissione dell'attività a Mesero. «Vogliono trasferite tutto in Ungheria e in Polonia - dicono i sindacalisti - perchè lì risparmierebbero su tutto di un terzo».


4 settembre 2009 - Omniroma

ANCR, RDB: «COLTO DA MALORE LAVORATORE IN SCIOPERO DELLA FAME»

(OMNIROMA) Roma, 04 set - «I 300 lavoratori dell'Ancr-Ivu impegnati dal 14 agosto nella loro vertenza proseguono la protesta in piazza San Marco sostenendo il gruppo che dal 27 agosto ha iniziato lo sciopero della fame. Dopo il ricovero di ieri sera, un altro lavoratore questa mattina è stato costretto ad abbandonare questa estrema forma di lotta, portato anche lui in ospedale dai sanitari, gli altri, che rifiutano il ricovero, sono ancora determinati e seppur con i rischi ed i disagi che aumentano continuano senza tentennamenti nella loro iniziativa. Nel frattempo apprendiamo che l'impegno assunto con le delegazioni sindacali nell'incontro del 31 agosto scorso dal prefetto di Roma è stato ribadito anche ieri al termine del colloquio con il Presidente della IX commissione consiliare permanente Giuseppe Mariani». È quanto si legge in una nota di Rdb Cub. «Auspichiamo una forte accelerazione nella ricerca della soluzione, i disagi e le difficoltà aumentano, un lavoratore senza lavoro equivale ad una famiglia senza stipendio » dichiara un portavoce.


4 settembre 2009 - Radio Città aperta

I precari in piazza contro i tagli a Piazza Cavour e sotto al Ministero dell’Istruzione insieme alla Beata Assunta
di Marco Santopadre
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Roma - Riuscita giornata di lotta per i precari della Scuola e del Pubblico Impiego. Adesione totale allo sciopero nazionale dei precari dell'Agenzia Autonoma per la Gestione dell'albo dei Segretari comunali e della Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione Locale (AGES-SSPAL), indetto per oggi dalla RdB-CUB, che hanno manifestato a Roma in Piazza Cavour davanti alla sede dell'Ente. La statua della "Beata Assunta", emblema della richiesta di lavoro stabile, ha sfilato nella piazza dove i precari hanno affisso i loro curricula su delle sedie vuote e sono andati poi all'incontro con Fabio Melilli, presidente del C.d.A. AGES, nonché Presidente della Provincia di Rieti. Nell'incontro il C.d.A si è impegnato a verificare con la Funzione Pubblica la possibilità di stabilizzazione dei precari già a partire dai prossimi concorsi. Ad avviso dei lavoratori e dell'RdB-CUB, si tratta di impegni insufficienti e da verificare al riscontro dei fatti. Permane pertanto lo stato di agitazione, con nuove iniziative nella prossima settimana.
La statua della "Beata Assunta" è stata poi "traslata" al Ministero della Pubblica Istruzione, dove si è svolto un rumoroso presidio dei precari della Scuola. "Il tentativo del Ministero di minimizzare la portata dei licenziamenti nella Scuola è sconcertante", afferma Barbara Battista della CUB Scuola. "Il Ministro sa quant'è l'8% di una categoria composta da un milione e centotrentamila lavoratori? E' consapevole che questo 8% è fatto di persone che da trent'anni mandano avanti la scuola italiana? Questo Governo, che a parole si dichiara paladino della vita, nei fatti sta togliendo ogni prospettiva di vita e di futuro a tantissimi esseri umani, che non sono numeri". "Oggi si è dimostrato che a furia di fare i servi si viene trattati come passacarte - prosegue Battista - così mentre i sindacati concertativi fanno solo tavoli tecnici, il governo decide la politica. Magari varando i famigerati contratti di disponibilità: in cambio di un sussidio-elemosina i lavoratori dovranno garantire la copertura di qualsiasi buco si venga a creare nello svolgimento dell'attività didattica o amministrativa. Noi scenderemo dai tetti solo quando avremo un lavoro vero. Torneremo comunque nelle nostre scuole con la nostra lotta fino al 23 ottobre, aderendo allo sciopero generale di tutte le categorie indetto dal Patto di Base", conclude la dirigente della CUB Scuola.
Dopo 'San Precario', il santo protettore della categoria, 'Beata Ignoranza', il santino con il volto del ministro Maristella Gelmini distribuito in diverse manifestazioni, oggi, sulla scalinata del ministero dell’Istruzione a Viale Trastevere è comparsa appunto la statua della ''Beata Assunta'', portata dai comitati degli insegnanti precari che, con i Cobas e la RdB-Cub, hanno organizzato un presidio mentre i sindacati confederali, nelle stesse ore erano in riunione con i funzionari del ministero per definire i cosiddetti ''contratti di disponibilità'' che i sindacati di base definiscono l’ennesima truffa e l’ennesimo inaccettabile ricatto. La Statua, cui si hanno rivolto le loro preghiere i docenti in attesa di cattedra, ha appesa al collo un piccola lavagna con su scritto ''w Beata Assunta, abbasso suor Gelmini'', mentre sull'aureola è scritto ''Contratto a tempo indeterminato''. Di fianco della 'Beata', uno striscione recitava ''tagli alla scuola: una truffa per tutti''. I Cobas e la CUB Scuola, tra i principali promotori e sostenitori delle diverse proteste che si stanno svolgendo in varie parti del paese e che ribadiscono che ''al tavolo non possono sedersi solo alcuni ma debbono essere rappresentati anche i vari comitati di precari''. Al centro della protesta, oltre ai tagli, proprio i "contratti di disponibilità" definiti dai manifestanti ''un miserrimo escamotage, un tentativo di dividere i precari offrendo ad una ristrettissima fascia (poco più del 10%), dei contratti regionali per mansioni vaghe in cambio di sottosalari''. La richiesta è quella di cancellare la manovra che, secondo i sindacati, comporta già per quest'anno 42mila posti in meno per il personale docente e 15mila per il personale Ata, e l'annullamento dei tagli e della figura del maestro unico. A manifestare precari di lungo corso, con una carriera da insegnati a pro tempore, tra incertezza e incarichi annuali, ma anche insegnanti di ruolo che in conseguenza del taglio delle classi si trovano ad avere una cattedra vuota. Gli stessi insegnati impegnati nel sit in di oggi annunciano azioni di disturbo domani quando, in una scuola di via Sebenico, si provvederà all'assegnazione delle sedi per gli incarichi annuali.
La "Beata Assunta" era apparsa ieri sul tetto dell'Ufficio Scolastico Provinciale di Benevento, dove dallo scorso 29 agosto sei lavoratrici precarie manifestano per il diritto al lavoro stabile e dignitoso. La statua della Beata è stata portata in processione da tanti altri lavoratori e lavoratrici delle RdB-CUB di Benevento e di Roma. "Le manifestanti sono provate – ci raccontava ieri Paola Requisini, della CUB Scuola - ci sono stati dei malori, ma la loro determinazione e forza morale rimangono inalterate. La CUB Scuola continuerà a sostenere questa lotta, perché rappresenta quella di tutti i precari della scuola che chiedono lavoro e dignità per una scuola pubblica, laica e di massa. Ai politici di passaggio a Benevento, ricordiamo lo striscione affisso dalle insegnanti e molto ben visibile: ‘Cari politici, turni di notte e non passerelle’".
E con striscioni e slogan i precari della Puglia hanno manifestato oggi a Bari, davanti alla sede dell'Ufficio scolastico regionale, contro i tagli indiscriminati che riguardano il settore. Nella sola regione Puglia si parla di circa 4.000 docenti e 1000 ausiliari tecnici amministrativi licenziati.


4 settembre 2009 - Il Manifesto

PRECARI SCUOLA Palermo, sciopero della fame
Il governo ricatta tutti con l'elemosina a pochi
Precari della scuola, schiaffo del governo
di Francesco Piccioni

Ricatto ed elemosina. La cosiddetta «risposta del governo» alla crescente protesta dei precari della scuola è uno schiaffo in faccia. Vediamo perché.
Il consiglio dei ministri ha ufficializzato i contenuti della proposta portata al «tavolo tecnico» di ieri mattina, al ministero dell'istruzione, presenti alcuni sindacati. Promette al più presto una «norma di legge» per istituire i «contratti di disponibilità». In pratica, le scuole che si troveranno alle prese con qualche buco di organico (le «supplenze brevi»), dovranno attingere alla platea dei precari abilitati che negli ultimi anni hanno prestato servizio. Una convenzione con l'Inps permetterà di conferire una «indennità di disoccupazione» a copertura dei periodi di non lavoro. La durata di questa copertura è di soli 8 mesi (12 per gli ultracinquantenni). Il giudizio di Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, è lapidario: «Nessuna estensione degli ammortizzatori sociali, nessuna risorsa in più per i precari, conferma dei tagli previsti anche i prossimi anni, nessuna certezza sulle stabilizzazioni del personale docente e Ata. Nessun cambiamento quindi nella politica scolastica di questo Governo». Non è stata precisata nemmeno la cifra necessaria a coprire l'intera platea, ma alcuni calcoli di fonte sindacale limitano a 15-18mila le persone che potranno rientrare in questo programma. In cambio, i pochi «fortunati» dovranno dare la propria «disponibilità» ad andare in qualsiasi posto vengano comandati. Pena la perdita del sussidio. Dal prossimo anno, in ogni caso, fine dei giochi. Come scrive una nostra lettrice, «si punta a ridurre i docenti a braccianti pugliesi dell'Ottocento, con la coppola sull'ombelico, le spalle curve, ammucchiati sulla piazza, ad aspettare il caporale di turno che gli dice: "tu sì, tu no"».
Continua invece la rissa sulle cifre dei posti tagliati quest'anno, mentre neppure il ministero nega che saranno oltre 100.000 alla fine dei tre anni. Però minimizza: «è solo l'8%», spiegavano la Gelmini e il suo consulente on. Stracquadanio. E' pacifico che siano saltate per l'anno in corso circa 42.500 cattedre e 15.000 posti per segretari e bidelli (Ata). I Cobas, che hanno prodotto lo studio più dettagliato, parlano 31.379 docenti e di 14,226 Ata in meno sul solo «organico di diritto»; una situazione che sarà ovviamente aggravata prendendo in esame l'«organico di fatto» (ad anno scolastico iniziato).
La riduzione del personale - denunciano tutti - non è dovuta alla riduzione delle iscrizioni. «Anzi - spiega una delle precarie in presidio davanti al ministero - nelle materne sono persino aumentate». Si tratta invece di una scelta politica, prima ancora che finanziaria. Si accorpano classi fino a comporne di 30-34 alunni (violando le norme contrattuali che fissano il limite a 25, per ovvie ragioni didattiche). Si costringono i precari che ricevono una cattedra ad accettare orari di lezione prolungati a 20-22 e persino 24 ore (anche qui in violazione dei contratti), generalizzando una «deroga» che valeva solo per l'insegnamento dell'italiano, altrimenti produttore di cattedre di sole 14 ore. Si è introdotto il «maestro unico» nelle elementari, riducendo anche il «tempo pieno». Si estendono a più materie «contigue» le abilitazioni già possedute dai docenti, ma soprattutto viene quasi abolito il turnover. «A fronte di 25.000 docenti andati in pensione ne verranno assunti a tempo indeterminato soltanto 8.000, per poter conservare un esercito di precari da cacciare alla bisogna», spiegano ancora i Cobas.
Le proteste intanto continuano. Anche a Bari, Messina e in altre città sono cominciati i presìdi; mentre continuano quelli già esistenti altrove, nonostante i massicci nuclei di «forze dell'ordine» inviati allo scopo di spaventare. A Roma, sotto il ministero, ce n'è stato uno molto visibile organizzato dai sindacati del «patto di base» (Cobas, RdB, Sdl), che annuncia fra l'altro uno sciopero generale di tutte le categorie per il prossimo 23 ottobre e assemblee cittadine nei prossimi giorni.
Il momento più grave però si sta producendo a Palermo, dove diversi docenti - sotto il locale provveditorato - sono in sciopero della fame da quasi dieci giorni. Le condizioni di salute sono andate peggiorando nelle ultime ore e da numerose città gli stessi colleghi in lotta hanno cominciato a invitarli a soprassedere - per ora - a questa forma di protesta.

Esab Saldature, ancora sul tetto gli operai in rivolta
di Mariangela Maturi

MILANO - Vincenzo e i suoi colleghi sono ancora sul tetto della Esab. «Finchè non cambia qualcosa, non scendiamo. Non se ne parla». Fuori dai cancelli, oltre al dispiegamento di polizia, restano in presidio i loro colleghi, lavoratori della ditta di Mesero (Milano) che produce fili, elettrodi e macchine per la saldatura. Da tre giorni, muletti e altri oggetti ingombranti bloccano l'ingresso della fabbrica, nessuno è autorizzato ad entrare. Neanche chi, tra gli impiegati, vorrebbe lavorare. La fabbrica è occupata, e sul tetto ci sono otto persone che non hanno alcuna intenzione di cedere ai compromessi.
Compromessi che, a ben vedere, non ci sono. Dopo aver messo in mobilità 85 dipendenti su 143, la multinazionale inglese proprietaria dell'azienda, la Charter International, non ha soddisfatto le richieste dei lavoratori, che chiedevano cassa integrazione e garanzie di reindustrializzazione dell'area. La multinazionale ha ipotizzato un'integrazione economica a patto che la si prelevasse dal tfr dei lavoratori. Oltre al danno, la beffa. «Le offerte della multinazione, per ora, sono ridicole - concorda Walter Montagnoli, coordinatore nazionale della Cub che segue la vicenda dei lavoratori di Mesero - Per oggi è previsto un altro incontro con la proprietà. Il dieci settembre invece c'è un incontro a Roma al ministero del Lavoro, ma dobbiamo vedere a quali condizioni si tratta. Se non ci sono offerte ragionevoli per i lavoratori, niente da fare, salta tutto».
A remare contro la buona riuscita delle trattative, la questione edilizia: da quando a Milano si parla di Expo, il valore del terreno su cui sorge la Esab è passato da 5 a 15 milioni di euro. Le intenzioni della Charter sono trasferire il settore produttivo dall'Italia ai paesi dell'est Europa, dove le spese sono inferiori. Mantenere un presidio commerciale a Mesero significherebbe garantire il lavoro soltanto agli impiegati. «Alcuni di loro - spiega Montagnoli - si occupano dell'amministrazione e della gestione degli 85 operai addetti alla produzione. Se gli operai non ci fossero più, molte altre figure diventerebbero inutili. Per questo, alla Charter chiediamo anche una maggiore chiarezza rispetto a tutti i lavoratori dell'azienda».


4 settembre 2009 - QN Quotidiano Nazionale

Gelmini: «Aiuteremo i precari con sussidi e contratti speciali»
Ma i docenti scendono in piazza
RIORDINO NELLA SCUOLA
di NUCCIO NATOLI

ROMA - INDENNITÀ di disoccupazione e contratti di disponibilità. È in arrivo una soluzione (parziale) per i precari della scuola. L'ha annunciata ieri il ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, aggiungendo che la norma sarà inserita in un decreto ad hoc, o in un decreto in corso di approvazione. IL TENTATIVO di calmare gli animi dei precari della scuola, però, non sembra avere centrato lo scopo: le proteste continuano in tutta Italia da Catania, a Trapani, a Roma, a Milano, e i sindacati (sia quelli tradizionali, sia le rappresentanze di base) minacciano di inasprirle «anche coinvolgendo i genitori degli studenti». Di fronte a un liceo romano un gruppo di insegnanti si è messo in mutande. Sempre a Roma dinanzi al ministero, in viale Trastevere, è stato libero sfogo all'ironia con cartelli inneggianti a San Precario', un enorme foto del ministro con la scritta Beata Ignoranza' e alla fine è spuntata pure una statua in cartapesta che raffigura la Beata Assunta'. La norma preannunciata dal ministro prevede per gli insegnati che lo scorso anno avevano una supplenza annuale, e che quest'anno resteranno senza lavoro, un'indennità di disoccupazione pari al 60% dell'ultimo stipendio per 6 mesi e al 50% per i due successivi. Gli insegnati «in disoccupazione» potranno essere utilizzati per supplenze brevi, per lezioni di sostegno, e in questo caso avranno stipendio pieno. Poi ci sono i contratti di disponibilità. Il ministero della Pubblica istruzione ha concordato con alcune regioni (Sardegna, Sicilia, Puglia, Campania, Abruzzo, Marche, Basilicata, Lombardia e probabilmente Emilia Romagna e Lazio) che gli insegnati «in disoccupazione» possano essere impiegati in lavori di pubblica utilità «purché lo stipendio non sia inferiore del 20%» a quello di docente. Da notare che se l'insegnate non accetta il contratto di disponibilità perde automaticamente il diritto all'indennità. Lo scontro tra il ministro e i sindacati non è circoscritto alla bontà del piano. I rappresentanti degli insegnanti contestano pure le cifre. I sindacati sostengono che il numero degli insegnati che resteranno senza lavoro sarà di «almeno 18 mila», senza considerate che per i 473 mila iscritti nelle liste di istituto «significa la condanna definitiva alla disoccupazione». IL MINISTRO ribatte che la «razionalizzazione del sistema scolastico ha toccato 42mila persone, visto che 32mila insegnanti sono andati in pensione «si ferma a 10 mila il numero di insegnanti non in ruolo a cui non sarà riconfermata la supplenza». Nella battaglia dei numeri si è inserito anche il Codacons con una denuncia a 104 procure contro Gelmini e i dirigenti regionali per turbativa di pubblico servizio e violazione delle norme sulla sicurezza delle classi che superano i 25 alunni.


4 settembre 2009 - EPolis Roma

Emergenza casa. I movimenti di lotta: «Aspettiamo ancora una risposta dal prefetto»
Regina Elena, inizia la mobilitazione

Roma - Noi aspetteremo ancora una risposta da parte delle istituzioni. Se non ci saranno novità da domani (oggi, ndr) inizieranno mobilitazioni. Per il prossimo 11 settembre è già stata indetta una manifestazione contro gli sgomberi anche con azioni nella città che già abbiamo preparato": questa la decisione presa dai movimenti di lotta per la casa che da tre giorni vivono in parte sul tetto dei musei capitolini e in parte nella tendopoli allestita in piazza Madonna di Loreto dopo lo sgombero del Regina Elena. "Ci aspettavamo un segnale da parte della prefettura che invece non è arrivato", dicono. Le richieste dei comitati sono: la sistemazione delle persone sgomberate dal Regina Elena in strutture da loro considerate più adeguate, un piano casa elaborato dal Campidoglio, la creazione di luoghi per l’accoglienza temporanea per gli sfrattati e lo stop a tutti gli sgomberi. "Dal Campidoglio ci hanno detto che dal prossimo sgombero in poi il Comune non metterà più a disposizione soluzioni alloggiative temporanee", aggiungono. Intanto il delegato per l'emergenza abitativa Marco Visconti fa sapere che a breve "ci saranno importanti e concrete novità sul piano casa del Campidoglio".


4 settembre 2009 - L'Unità

Milano, restano sul tetto i sei operai della Esab
di GIUSEPPE VESPO

Terzo giorno sul tetto della fabbrica per i sei operai della Esab Saldature di Mesero, Milano. Protestano contro la chiusura del sito produttivo e l’apertura della procedura di mobilità per 85 dei 143 dipendenti dell’azienda che fa capo al fondo britannico Charter International.
Per oggi è previsto un incontro tra i vertici italiani di Esab e i sindacati, mentre ieri in Prefettura a Milano si è tenuta una riunione per fare il punto sulla vertenza. Intanto dal tetto della fabbrica - attorniato da lastre di eternit consumato - dove hanno piazzato un gazebo e delle tende per la notte, i sei hanno annunciato che la protesta continuerà almeno fino a giovedì, quando è previsto un incontro al ministero del Lavoro. «Staremo su finchè non avremo risposte concrete: non abbiamo limiti di tempo», dice uno di loro, Valerio Garavaglia, delegato Rsu, che aggiunge: non è giusto che l’azienda decida di andarsene, «facendo solo i suoi interessi, fregandosene di 85 lavoratori e delle loro famiglie».
accordo in bilico
Il 22 giungo Esab ha comunicato l’avvio della mobilità per cessazione delle attività, come ha già fatto negli stabilimenti svedesi e finlandesi.
Il tre agosto in Regione si trova l’intesa per sottoscrivere un accordo che prevede la sostituzione della mobilità con la cassa integrazione straordinaria per 85 dipendenti e il ricollocamento dei restanti 58, per lo più impiegati che si occupano di attività commerciali. Il patto dovrebbe essere formalizzato entro il 15 settembre, così almeno prevedeva l’intesa siglata al Pirellone, sede della regione Lombardia. Adesso però pare che Esab non voglia rispettare appieno i patti. Così è esplosa la rabbia dei dipendenti.
«Vogliamo che l’azienda dia ai lavoratori in cassa integrazione straordinaria un sussidio ulteriore e una buona uscita», dice Walter Montagnoli, coordinatore nazionale della Cub, Confederazione unitaria di base. Per il sindacalista, che mostra anche qualche dubbio sul fatto che Esab ricollochi i 58 impiegati, il fondo inglese che controlla l’azienda milanese dovrebbe inoltre cedere il sito produttivo per permetterne la reindustrializzazione. Magari per mano di qualche imprenditore, che si spera arrivi grazie anche all’intervento delle istituzioni, locali e nazionali. Da tre giorni sei operai della Esab di Mesero, Milano, sono sul tetto della fabbrica per protestare contro la chiusura e l’avvio della mobilità. «Resteremo qui - dicono - fino a quando avremo risposte concrete».


4 settembre 2009 - Italia Sera

Asili nido, Rdb-Cub verso lo sciopero
"La Giunta Alemanno cambi rotta"

Roma - Martedì 8 settembre, dalle 7.30 alle 10.30, il personale di nidi ed i genitori si riuniranno in assemblea presso la sede del Dipartimento XI in via Capitan Bavastro. L’assemblea, indetta dalla Rdb-Cub del Comune di Roma, è propedeutica alla organizzazione dello sciopero proclamato per il 28 e 29 settembre. Lo rende noto Rdb Cub in un comunicato: "Alla determinazione delle lavoratrici - si legge - fa da contraltare l’atteggiamento di indisponibilità da parte dell’Amministrazione comunale che in questi giorni ha ratificato la riduzione degli organici. Le lavoratrici chiedono che la Giunta Alemanno mostri chiaramente un inversione di rotta e rispetti gli impegni assunti, dando seguito alla mozione approvata nel maggio corso dal Consiglio Comunale in cui si prevedeva il reintegro del personale decurtato a settembre 2008 ed il potenziamento dell’offerta pubblica. Intanto anche alcuni Municipi stanno denunciando le drammatiche problematiche dei servizi educativi: è di ieri l’approvazione di un documento del Consiglio Comunale del XVII Municipio in cui si chiedono misure urgenti finalizzate a risolvere il problema della carenze di personale ed il reintegro delle unità decurtate nel corso del 2007/08".


4 settembre 2009 - Il Gazzettino

Monselice. I lavoratori della cooperativa Mylog...

Monselice - I lavoratori della cooperativa Mylog, che fino ai primi del mese di agosto erano impiegati al Centro Riciclo Monselice (Crm), riceveranno gli stipendi arretrati, una parte dei quali già a partire da oggi. È quanto ha annunciato il presidente della Società Team Service Michele Mantovani nel corso di un incontro svoltosi ieri negli uffici del Settore lavoro della Provincia.
La riunione era stata convocata dall’assessore provinciale al Lavoro Massimiliano Barison in quanto nei giorni scorsi si era manifestata una certa tensione e agitazione tra i lavoratori ancora in attesa della retribuzione del mese di luglio. All’incontro, oltre alla cooperativa Mylog, erano presenti le organizzazioni sindacali con Paolo Tollio per la Filt Cgil, Gianni Boetto e Mbarek Elasri per Adl Cobas e i rappresentanti delle Rsu.
Durante i colloqui, i sindacati hanno evidenziato le difficoltà economiche dei lavoratori in attesa della retribuzione del mese di luglio nonostante le rassicurazioni avute in precedenti incontri tenutisi in Prefettura.
Dall’altra parte, il presidente di Team Service Michele Mantovani, ha fatto presente che la situazione è stata una conseguenza del contenzioso non ancora definito con il Crm.
Nonostante il contenzioso in atto tra Team Service e Crm, Mantovani ha annunciato che Mylog, con responsabilità e non poche difficoltà, ha deciso di erogare le competenze del mese di luglio.
L’incontro si è concluso con l’impegno che già da oggi i lavoratori riceveranno il 50 % dello stipendio di luglio, insieme alle buste paga. Il 25 % sarà retribuito entro il 30 settembre e il restante 25 % entro il 15 ottobre. Seguirà poi una busta paga per una parte del mese di agosto, che sarà retribuita entro la metà di dicembre e comprenderà tutte le competenze residue.
«È l’ennesimo incontro - ha detto l’assessore Massimiliano Barison - che si tiene in Provincia per affrontare le problematiche del Crm. Alla fine, anche in questa occasione, ha prevalso il senso di responsabilità delle parti che ha portato a questo componimento tra cooperativa, lavoratori e organizzazione sindacali. Una conciliazione che è stata accolta con soddisfazione da parte di tutti», ha concluso Barison.


4 settembre 2009 - Quotidiani locali rete Repubblica

Esab, operai sul tetto con le tende
Milano, circondati da una spianata di eternit sono decisi a non mollare

MESERO (Mi) - I sei operai dell’Esab Saldature di Mesero (in provincia di Milano), dalla giornata di mercoledì sul tetto del sito produttivo che la casa madre inglese ha deciso di chiudere, sono intenzionati a non mollare fino a quando non avranno risposte concrete.
E risposte se ne attendono da un incontro previsto per oggi, nel pomeriggio, tra sindacati e direzione aziendale italiana che metterà sul piatto le proposte della proprietà.
E’ stata però una lunga notte per i sei trascorsa sotto un gazebo e un paio di tende che poggiano su un letto di eternit con un’unica certezza: la solidarietà degli operai dell’Innse.
Testimonianza ne è una bandiera che sventola in cima allo stabilimento con su scritto: «Giù le mani dall’Innse». Quanto alla trattativa in corso, l’obiettivo sia degli operai in cima allo stabilimento, sia di quelli a presidio ai cancelli di ingresso, è uno solo: il salvataggio dei posti di lavoro.
La società proprietaria dello stabilimento, il fondo Charter International, come ha chiarito Walter Montagnoli, coordinatore nazionale della Confederazione unitaria di base, «ha annunciato a giugno che avrebbe chiuso tre stabilimenti, quello milanese, uno finlandese e uno svedese».
Dei 143 dipendenti dell’azienda, 85 sono stati messi in mobilità a fine giugno, poi agli inizi di agosto è stato siglato un pre-accordo per la cassa integrazione semplice e a giorni (il 10 settembre) si dovrebbe firmata l’intesa definitiva.


4 settembre 2009 - La Repubblica

Diana, 41 anni, insegnante senza cattedra da nove
Come lei, oltre centomila docenti in tutta Italia attendono una telefonata: quella dell´assegnazione del posto. Se non sarà annuale, inizierà un inferno di sostituzioni di pochi giorni. Per loro ogni volta la ripresa della scuola è una specie di esame. Ora, con i tagli, è diventata una lotteria "Aspetto che esca il mio numero: mi farà uscire da questa maledetta terza fascia"
di PAOLO GRISERI

...Per età anagrafica e anzianità di servizio, Diana rappresenta la precaria media, una specie di casalinga di Voghera dei docenti italiani. La sua vita come quella degli oltre centomila insegnanti senza contratto (131 mila abilitati e almeno 40 mila senza abilitazione, calcola la Cgil scuola), è un vortice di sigle, decreti, ricorsi. Un grande gioco drammaticamente reale in cui si corre tutti intorno alle cattedre e, a un segnale convenuto, si capisce chi riuscirà a sedersi e chi invece rimarrà in piedi ad attendere il prossimo giro. «Io, ad esempio, aspetto lo 028». Lo attende dal 2000 ma il numero magico del corso abilitante non esce mai. «L´anno scorso ho sperato fino all´ultimo ma sono rimasta delusa». Lo dice come parlasse del jackpot del Superenalotto.
Lo 028 è il numero della sua materia. Diana insegna Arte in una scuola media di Settimo, interland di Torino. Se lo scorso anno fosse uscito il suo numero, avrebbe potuto partecipare ai corsi e ottenere l´abilitazione. «Così sarei salita di un gradino nel sistema dei gironi. Sarei rimasta precaria ma con maggiori possibilità di ottenere la supplenza annuale». Invece nulla. «Anzi ora si dice che la Gelmini voglia abolire i corsi abilitanti. Rischio di rimanere in terza fascia per sempre». Ad attendere, ogni settembre, la chiamata di un preside della sua zona e a protestare di fronte agli uffici scolastici per chiedere la stabilizzazione.
Non erano queste le speranze della giovane Diana, appena uscita dall´Accademia delle Belle Arti di Torino. «Era il 1994. Pensavo di guadagnarmi il pane restaurando affreschi nelle chiese. Quella vita l´ho fatta per qualche anno, poi ho capito che non avrei potuto proseguire a lungo lavorando dieci ore al giorno in cima alle impalcature». La fatica di Michelangelo, anche se a lei toccava solo ripassare gli affreschi fatti da altri. «Ma, come nella Sistina, l´umidità era insopportabile». Così, nel 2000, la professoressa Diana si presenta alla classe I E della scuola media "Guerrino Nicoli". «Non erano allievi molto tranquilli. Di quella mattina ricordo la difficoltà a catturare l´attenzione: qualcuno correva, altri si nascondevano sotto i banchi del laboratorio. Ho aperto la valigia delle tempere cominciando a distribuire i colori. Per magia si è creato l´ordine». Un´esperienza durata quaranta giorni. «Il tempo di imparare a capire il linguaggio di quei ragazzi, di entrare in sintonia con loro che ragionano molto più in fretta di noi, abituati come sono ai ritmi dei computer. Il tempo di imparare a tenere sempre viva l´attenzione perché hanno bisogno di stimoli in continuazione, si annoiano in fretta. Per il mio collega invece quei quaranta giorni furono il tempo della convalescenza: si era fratturato una gamba in un incidente stradale».
Per Diana è iniziato in quel mese e mezzo dell´autunno del 2000 il grande gioco delle cattedre. «Le regole erano chiare: ogni 15 giorni di insegnamento guadagnavo un punto, dopo sei mesi consecutivi raggiungevo quota 12 e da quel momento il punteggio non saliva più fino alla fine dell´anno». All´inizio le supplenze erano abbastanza diradate nel tempo: «Avevo pochi punti, ero in fondo alla graduatoria, rimanevo a casa molte settimane». E dunque non guadagnava: «Mi arrangiavo con i restauri. Mi rammarico ancora adesso se penso che, un anno, ho deciso di non partecipare a un corso per l´abilitazione perché stavo dipingendo la Venere di Botticelli in una ricca casa del centro di Torino».
La dea che esce dalla conchiglia ha cacciato Diana in un mare di guai. «Ho saltato quell´appuntamento e per un soffio ho dovuto rinunciare anche al corso abilitante del 2004. Quella sì che era un´occasione d´oro». Il corso, grazie a un decreto del ministro dell´epoca, era riservato a coloro che avessero accumulato almeno 365 giorni di insegnamento: «io ero a 296. I 365 li avrei raggiunti l´anno successivo. Troppo tardi». Nel frattempo le supplenze aumentavano di frequenza e il punteggio saliva. Sembrava che prima o poi quei punti avrebbero consentito di fare il grande salto. Ora però il gruzzolo accumulato rischia di diventare inutile. «Fino allo scorso anno si poteva sperare nei corsi abilitanti. Non erano gratis, costavano migliaia di euro. Quello della mia materia, il famoso 028, non è uscito ma qualche collega delle altre discipline ce l´ha fatta. Ma se, come pare, anche quei corsi verranno aboliti dalla riforma Gelimini, sarà inutile aver accumulato 900 giorni di insegnamento. Qualcuno di noi della Cub Scuola ha pensato di fare ricorso al Tar». Se anche quel ricorso andrà male, a Diana non rimarrà che giocare in serie C: «In terza fascia ho ormai conquistato la vetta della graduatoria. Oggi ho 85 punti e nelle scuole della zona sono abbastanza in alto». Ma non sicura. «Quest´anno nessuno è sicuro. Noi della terza fascia veniamo chiamati direttamente dai presidi. Quelli della seconda fascia che hanno l´abilitazione possono scegliere le supplenze annuali stabilite dalle graduatorie a livello provinciale ma qualcuno si accontenta anche di periodi di insegnamento più brevi messi in palio direttamente dalle scuole. E li toglie a noi».
Una guerra tra poveri. Lo stipendio di Diana è di 1.260 euro al mese. «Quando va bene, come negli ultimi due anni, riesco a lavorare da settembre a giugno. E a ottenere 1.200 euro in tutto come sussidio di disoccupazione per i mesi di luglio e agosto». Ma quando va male i 1.260 euro si frantumano in frazioni di mensilità, diventano sempre più irrilevanti nel bilancio familiare: «Riesco a tirare avanti perché mio marito fa il restauratore». Non sono solo le questioni economiche a farla arrabbiare: «Quest´anno ho un motivo in più per sperare che arrivi quella telefonata».
Diana ne parla con pudore: il "motivo in più" porta i nomi di Francesca e Leonardo. «Hanno 13 anni, da due sono loro il mio lavoro, come insegnante di sostegno. Tutte le mattine devo cercare di farli sentire una parte della classe anche se hanno più difficoltà degli altri. Sono io che in quelle ore faccio un po´ da mamma: preparo delle lezioni che si avvicinino, in modo semplificato, agli argomenti che i miei colleghi affrontano con il resto della classe. Sono io che cerco di proporre dei compiti e delle verifiche che siano all´altezza delle loro capacità. La fortuna ha voluto che Francesca e Leonardo fossero nella stessa classe e che io non dovessi dividere tra loro due le mie 18 ore settimanali. La stessa fortuna ha anche voluto che potessi seguirli in prima e in seconda media. Chissà se quest´anno riuscirò ancora ad occuparmi di loro».

Esab, gli operai restano sul tetto "Salvate i nostri posti di lavoro"
Chiesto l´intervento del prefetto, come per la Innse, per scongiurare la chiusura della ditta
di STEFANO ROSSI

Milano - Restano sul tetto gli operai della Esab Saldatura di Mesero, in attesa di un segnale positivo da parte dell´azienda. Intanto chiedono la mediazione della prefettura, come nel caso dell´Innse, la fabbrica di via Rubattino che mercoledì sera ha portato la sua solidarietà ai colleghi della ditta di Mesero. Restano sul tetto circondati da tegole ricoperte di eternit, sotto la battuta del vento, con il cibo tirato su con i secchi riempiti dai compagni di sotto, fra sacchi a pelo, tende e uno spazio di pochi metri di cemento e catrame per fare due passi.
In 85 su 143 sono finiti in cassa integrazione, provvedimento frutto di una mediazione, perché l´azienda aveva invece annunciato dei licenziamenti. Chiedono, per prima cosa, di ricollocare altri lavoratori nel settore logistico, che verrà mantenuto a Peschiera Borromeo. Per ora si sono salvati solo in 13 ma non sembra che l´azienda farà di più, anche perché in realtà li passerà a un nuovo datore di lavoro, la Schenker, che si serve di cooperative esterne. Ed è a una cooperativa che finirebbero gli ex Esab.
La fabbrica, invece, l´Esab vuole smantellarla del tutto, trasferendo la produzione in Ungheria e Polonia. Al contrario, gli operai sollecitano altri imprenditori a rilevare un´impresa «che ha commesse e produce utili», salvando i posti di lavoro.
Ieri, però, l´incontro con la direzione italiana è saltato. È stato rinviato a oggi, dopo una conference call dei dirigenti Esab con la proprietà inglese, il fondo Charter International. «Speriamo non sia un giochetto per perdere tempo, non sarebbe la prima volta», dicono i ribelli. Una delle esigenze più pressanti è ottenere una integrazione alla cassa integrazione che avvicini l´indennità di cassa (750-800) agli stipendi medi, 1.400-1.600 euro: «Altrimenti non si sopravvive».
Il 10 settembre ci sarà un incontro al ministero del Lavoro. «Fino ad allora non scenderemo dal tetto - avverte Claudio Riccardi del sindacato autonomo Flmu Cub, eletto nella Rsu aziendale - e nemmeno dopo il 10 se a Roma non ascolteranno le nostre ragioni». Valerio Garavaglia, un altro delegato Rsu, aggiunge: «Staremo su finché l´azienda non ci darà risposte concrete». «Eravamo disposti a fare sacrifici, a ridurci lo stipendio - dicono altri - ma l´azienda ci risponde che siamo un costo troppo elevato. Cosa possiamo farci, se un operaio ungherese guadagna 400 euro al mese?». Tra le prese di posizione da registrare quella del segretario milanese del Pd, Ezio Casati, che ha espresso la solidarietà del partito ai lavoratori


4 settembre 2009 - Giornale di Treviglio

Anche il sindacato Rdb-Cub contro i medici di base

Romano - Dopo il caso di disservizi dell'assistenza domiciliare integrata che ha costretto una malata terminale a pagare un'infermiera di tasca propria e quello dell'anziana costretta al ricovero in ospedale per il rifiuto a visitarla del medico di basa, ora scende in piazza il sindacato Rdb-Cub.
Il rappresentante romanese Roberto Cortesi in una lettera inviata al responsabile del servizio Asl Luciano Marella , all'assessore alla Sanità Luciano Bresciani , al prefetto di Bergamo Camillo Andreana e al sindaco di Romano Michele Lamera , invita la Regione e le autorità competenti ad aprire un'inchiesta sulla gestione del servizio da parte del dirigente responsabile del distretto Asl di Romano.Il sindacalista menziona anche un caso di malasanità accaduto a un suo famigliare, in seguito al quale il medico di famiglia era stato rimosso dall'incarico. «A distanza di tempo però questa persona sta esercitando nuovamente».Indignato, Cortesi muove ora pesanti accuse contro l'Asl, «colpevole» a detta sua di non gestire adeguatamente l'assistenza.«Questi casi continueranno a esserci perchè il personale a disposizione non è sufficiente a far fronte alle esigenze di molte persone affette da gravi patologie e per incapacità di chi dovrebbe svolgere compiti di tutela delle persone non autosufficienti», ha dichiarato il sindacalista.


4 settembre 2009 - L'Unione Sarda

Alcoa: si fermano altre celle e arriva il presidente europeo

Portovesme - Il Presidente europeo di Alcoa per l'alluminio primario è da ieri nello stabilimento di Portovesme. La visita di Marcos Ramos giunge inaspettata, a poco più di un mese di distanza dalla precedente. E subito le segreterie provinciali di Cgil, Cisl, Uil e Cub, con la Rsu di fabbrica, hanno chiesto un incontro al responsabile europeo, per fare il punto della situazione sulle difficoltà attraversate dallo stabilimento. A far preoccupare i lavoratori e i delegati sindacali è in particolare quello che sta succedendo nella sala elettrolisi, dove ci sono 32 celle elettrolitiche ferme su 328. «Una situazione molto grave - dicono dalla Rsu di fabbrica - perché le celle continuano a fermarsi e vogliamo capire quali sono le intenzioni dell'azienda a proposito di questa situazione particolare e delle condizioni generali della fabbrica». L'incontro tra le organizzazioni sindacali e il massimo rappresentante europeo di Alcoa è fissato per questa mattina alle 8. Ma certo, già il fatto che Ramos, per due volte in così poco tempo si sia precipitato a Portovesme per seguire da vicino l'evolversi della situazione, dà il senso di quanto sia delicato il momento per la fabbrica di alluminio. La Rsu ha lanciato l'allarme sulle condizioni della Sala elettrolisi, indicando le cause nella politica del risparmio adottata dalla multinazionale americana. Da qualche settimana, in pratica, dalla precedente visita di Ramos, azienda e sindacati hanno un confronto quasi quotidiano, improntato alla collaborazione per superare velocemente il momento di crisi. Ad esempio sono state potenziate le squadre ed è aumentato il ricorso allo straordinario, con l'obiettivo di uscire dall'emergenza nel giro di due settimane. Ma intanto le celle elettrolitiche continuano a fermarsi , la produzione a ridursi mente, contemporaneamente, cresce la preoccupazione dei lavoratori.(a.pa.)


4 settembre 2009 - Il Tirreno

Answers, per i Cub è sciopero a oltranza
Gargini (Cgil):«Entro la settimana gli stipendi o anche noi riprenderemo la protesta»

PISTOIA - Prosegue la mobilitazione dei lavoratori della Answers di sant’Agostino, che da mesi ricevono lo stipendio in due tranche e sono costretti a lavorare in condizioni igieniche precarie. Ieri una rappresentanza dei circa 650 dipendenti ha chiesto, e ottenuto, un incontro urgente con l’assessore provinciale alle attività produttive Paolo Magnanensi.
Il desiderio dei dipendenti, che da tre giorni sono sul piede di guerra, è stato quello di far conoscere alle istituzioni la gravità della loro situazione lavorativa. Intanto ieri mattina anche la Cgil ha voluto capire da vicino quali siano i problemi con cui devono combattere i lavoratori del call-center di sant’Agostino. Alle 10 di ieri infatti Michele Gargini, segretario Cgil per il lavoratori dipendenti del settore agroindustriale, è andato alla AnsweRs. «Non è cambiato nulla - speiga Silvia Giuliani - perché i sindacati ne sanno quanto noi. Il problema è che non abbiamo referenti dell’azienda con cui parlare, la Answers è legata ad altre sedi di call-center in Italia che occupano circa 15.000 dipendenti. È un gioco di scatole cinesi».
Dopo l’assemblea di ieri mattina la Cgil ha deciso di sospendere lo sciopero di un’ora al giorno indetto lunedì scorso, mentre gli iscritti al Cub andranno avanti a oltranza. «C’è un comunicato ufficiale dell’azienda - dice Gargini - secondo cui entro questa settimana verrà saldata la seconda tranche degli stipendi di luglio. Se questo non avverrà ripartiremo con azioni di protesta ancora più forti. È fondamentale che l’azienda presenti entro il termine previsto del 15 settembre il piano aiznedale, che darà chiarimenti sul futuro dei lavoratori».
Nel primo pomeriggio di ieri una delegazione dei dipendenti Answers ha incontrato l’assessore regionale Magnanensi che, dopo aver ascoltato i vari disagi all’interno del call-center di sant’Agostino, ha chiarito come «la Provincia sta valutando la situazione Pistoia sul versante crisi e occupazione. Se si presentasse molto grave è mia intenzione chiedere al presidente Fratoni di portare con urgenza questo problema sul tavolo regionale e nazionale».(a.c.)


4 settembre 2009 - La Nazione

Pistoia. LA PROPRIETÀ di Answers ha annunciato...

Pistoia - LA PROPRIETÀ di Answers ha annunciato che sta provvedendo a mettersi in pari con il pagamento degli stipendi dei 650 addetti del più grande call-center della Provincia di Pistoia. La notizia è stata diffusa da Michele Gargini (Slc-Cgil), al termine dell'assemblea svoltasi ieri mattina nei locali dell'azienda, in via Galilei a S.Agostino. Per questo la Cgil ha deciso di sospendere momentaneamente lo sciopero di un'ora al giorno, proclamato nei giorni scorsi. I sindacati di base (Cub) invece sono intenzionati a proseguire la mobilitazione ad oltranza, finché non saranno risolti tutti i problemi alla base della protesta, quindi regolarità dei pagamenti, ma anche condizioni igieniche dei locali e della strumentazione in uso e rispetto delle norme sulla sicurezza. «Il clima di tensione spiega Gargini è ancor presente, perché la situazione, per quanto riguarda gli stipendi pagati in due rate e per giunta con ritardi, non è più sostenibile. I lavoratori hanno scadenze, mutui da pagare, affitti della casa, quindi il quadro al momento è veramente drammatico. Abbiamo però la comunicazione ufficiale dell'azienda, la quale afferma che i bonifici sono stati effettuati e a tal riguardo abbiamo anche conferme da parte di qualche lavoratore. Anche per quanto riguarda gli assegni ci è stato assicurato che arriveranno entro la settimana. Chiaramente, se questo non succedesse proclameremo nuovamente delle iniziative di lotta». NEL CORSO dell'assemblea sono state analizzate anche le conseguenze dell'annunciata fusione con il gruppo Omega. «Su questo aspetto prosegue Gargini noi abbiamo espresso molte perplessità, anche perché ci risulta che Omega non goda di buona salute e unendo due zoppi non è che se ne faccia uno sano. Ci siamo attivati anche a livello nazionale, affinché questo gruppo nuovo, che nasce dalla fusione tra Raf e Omega, presenti un piano industriale credibile e che sia sostenuto dal piano finanziario, in modo da dare certezze ai lavoratori». Dall'assemblea è emersa anche la sollecitazione ad interloquire con le istituzioni. «Lo avevamo già fatto lo scorso dicembre presso la Provincia continua Gargini con l'allora assessore Romiti. Adesso invieremo una richiesta alla Provincia di convocare le parti, in modo da fare chiarezza su tutte le problematiche fin qui evidenziate. Al momento c'è anche una difficoltà a confrontarsi con l'azienda, in quanto molti dei precedenti responsabili sono in uno stato di non definizione ed è chiaro che anche questo comporta per noi delle difficoltà».


4 settembre 2009 - Il Giorno

Sul tetto a oltranza Gli operai non mollano
«Accordo sui salari o da qui non scendiamo»
di LUCA BALZAROTTI

MESERO - HANNO DORMITO sul tetto della fabbrica, tra lastre di eternit e fili di ferro sporgenti. E vi rimarranno finché non verrà definito con l'azienda il futuro degli 85 lavoratori in esubero. Di scendere non se ne parla, nonostante le condizioni di pericolo. L'occupazione della Esab prosegue senza sosta dalle 6 di mercoledì mattina. Due giorni e due notti. Nemmeno il maltempo e il malore che ha colpito un lavoratore di 57 anni non hanno fermato la protesta. Chi non è salito sul tetto presidia i cancelli. Una corda e un secchiello portano i viveri ai sei operai che da 48 ore manifestano il loro dissenso dall'alto. «CI BASTA un gazebo per proteggerci spiegano -. Di qui non ce ne andiamo». Sono disposti, se necessario, a rimanere anche fino al 10 settembre, data della convocazione al ministero del Lavoro. «Abbiamo un appuntamento, ma serve tornare con un accordo condiviso con la proprietà - fa sapere Walter Montagnoli, segretario della Cub, la Confederazione unitaria di base -. Se non troveremo un accordo soddisfacente non andremo a Roma». L'occupazione dello stabilimento di via Mattei da parte degli operai ha ottenuto un primo risultato. Dopo lo strappo di martedì, quando i lavoratori giudicarono offensiva la proposta dell'azienda di anticipare solo parte del Tfr a completamento della cassa integrazione, ieri mattina sono riprese le trattative tra sindacato e proprietà. «Abbiamo parlato per tutta la giornata, ma le posizioni sono ancora distanti - spiega Bruno Calcaterra, storico sindacalista dell'Esab -. Oggi si continuerà a discutere». I dipendenti chiedono un'integrazione economica dell'azienda alle 700 euro erogate dallo Stato e garanzie per il loro futuro. «Il nostro obiettivo è il mantenimento dell'attività produttiva qui a Mesero, indipendentemente da quale sarà l'imprenditore - precisa Montagnoli -. Auspichiamo un intervento della Prefettura affinché si trovi un soggetto in grado di rilevare l'azienda e ricollocare i lavoratori. È necessario che anche le istituzioni che finora si sono impegnate insieme a noi alla ricerca di una soluzione si attivino a cercare un nuovo imprenditore». Oggi pomeriggio è previsto un incontro con l'amministratore delegato della Esab, Massimo Impavidi, che riferirà le strategie della Charter, il gruppo inglese che dal 1994 ha acquisito la società leader nella produzione di elettrodi e macchine per la saldatura. I lavoratori attendono una soluzione positiva dallo scorso 24 giugno, quando ai dipendenti della Esab fu comunicato l'inizio della mobilità per 85 dei 143 impiegati dello stabilimento di Mesero. L'intervento di Regione Lombardia e dei senatori Massimo Garavaglia e Mario Mantovani e il successivo incontro al ministero dello Sviluppo economico aveva portato all'accordo siglato il 3 agosto. L'azienda accettava di convertire la mobilità in un piano di cassa integrazione biennale, con garanzie circa la continuità produttiva. Ma alla ripresa dopo la pausa estiva, quando l'accordo sembrava definito, le parti si sono ritrovate lontane.


4 settembre 2009 - Gazzetta del Sud

Mesero (Mi) L'azienda vuole chiudere
Sei operai sul tetto in difesa dell'Esab e decisi a non mollare
di Fabio Perego

MESERO (MILANO) - I sei operai dell'Esab Saldature di Mesero (Milano), da mercoledì sul tetto del sito produttivo che la casa madre inglese ha deciso di chiudere, sono intenzionati a non mollare fino a quando non avranno risposte concrete. E risposte se ne attendono da un incontro previsto per oggi pomeriggio, tra sindacati e direzione aziendale italiana che metterà sul piatto le proposte della proprietà. Sarà, però, una lunga notte per i sei, da trascorrere sotto un gazebo e un paio di tende che poggiano su un letto di eternit con un'unica certezza: la solidarietà degli operai dell'Innse. Testimonianza ne è una bandiera che sventola in cima allo stabilimento con su scritto: «Giù le mani dall'Innse». Quanto alla trattativa in corso, l'obiettivo sia degli operai in cima allo stabilimento, sia di quelli a presidio ai cancelli di ingresso, è uno solo: il salvataggio dei posti di lavoro. La società proprietaria dello stabilimento, il fondo Charter International, come ha chiarito Walter Montagnoli, coordinatore nazionale della Confederazione unitaria di base, «ha annunciato a giugno che avrebbe chiuso tre stabilimenti, quello milanese, uno finlandese e uno svedese». Dei 143 dipendenti dell'azienda, 85 sono stati messi in mobilità a fine giugno, poi agli inizi di agosto è stato siglato un pre-accordo per la cassa integrazione semplice e a giorni (il 10 settembre) si dovrebbe firmata l'intesa definitiva. La mancanza di risposte da parte della multinazionale che produce per settori diversi, da quello automobilistico fino al comparto navale e impianti un po' in tutto il mondo, ha innescato però la protesta del ramo produttivo, fermo dal 22 giugno, complice anche la chiusura per le ferie di agosto. Mentre per la parte commerciale (una cinquantina di impiegati) la soluzione sarebbe stata già individuata con lo spostamento degli uffici nell'ambito di una trentina di chilometri. «Non possiamo stare con 750 euro al mese – sottolinea Valerio Garavaglia, delegato Rsu – senza che ci sia una adeguata integrazione. Un turnista oggi percepisce 1.500-1600 euro al mese – prosegue – con la cassa integrazione semplice per cessazione di attività andremmo a prendere la metà, con famiglie che hanno anche acceso mutui». La vera soluzione però sarebbe l'ingresso di un nuovo imprenditore capace, con soldi freschi di re-industrializzare l'area: circa 70 mila metri quadrati vicini al nodo autostradale della Milano-Torino e della diramazione per Malpensa.


4 settembre 2009 - L'Eco di Bergamo

«Scala, bonifica dall'amianto ma a scoppio ritardato»
di Gabriella Persiani

MILANO - «L'amianto non è stato scoperto per caso e i lavori di bonifica non sarebbero mai iniziati se non avessimo minacciato da ultimo l'intervento del Tribunale per far chiudere il teatro». Hanno paura di ritorsioni e chiedono l'anonimato i lavoratori della Scala di Milano che da quasi un anno si battono contro il Comune, proprietario dello stabile, e la Asl del capoluogo lombardo per la tutela della loro salute. E ora che il ponteggio della ditta specializzata è stato montato per raggiungere a 40 metri d'altezza, sotto la volta del Piermarini, quel locale luci dove le squadre di elettricisti del teatro operano a tu per tu con l'amianto incriminato, i lavoratori sostenuti dalla Cub, il sindacato di base, assaporano la vittoria, che però ha un gusto amaro.
«Sono opere di bonifica - sostengono - che potevano essere fatte prima, con la dovuta pianificazione, evitando così la chiusura al pubblico per due mesi dei 275 posti della Seconda galleria del Loggione.
«ALTRI LAVORATORI A RISCHIO»
Ora temiamo che il mancato guadagno dei biglietti, per aver trascurato il problema, si possa ripercuotere sui vecchi precari che sognano da anni la stabilizzazione, 300 dipendenti della Fondazione del Teatro su 800». «In seguito a nostre continue denunce - ricordano - eravamo stati rassicurati che la presenza di amianto era sotto i livelli di legge, ma sappiamo che basta respirare poche fibre per ammalarsi. Abbiamo già perso a causa del mesotelioma pleurico, patologia direttamente legata all'esposizione tossica, un macchinista che muoveva il pesante sipario tagliafuoco in amianto, tolto solo nel 1993, mentre un vigile del fuoco ora è gravemente ammalato. Prima del restauro, che si è concluso nel 2004, la Scala era piena di amianto e chissà quanto ne hanno respirato pubblico, orchestra, cantanti, addetti, e ora il residuo rimasto nell'unica parte non soggetta alla ristrutturazione continuava a essere trascurato. Fino a quando si voleva fare gli gnorri? Ma noi siamo stati determinati fino alla fine e l'abbiamo avuta vinta».
«La nostra lotta, però, - concludono - è per tutti i lavoratori di Milano e della Lombardia, che senza essere informati sui rischi che corrono, continuano a operare in ambienti pericolosi, esposti all'amianto. Tra questi ci sono anche i facchini e gli addetti al settore trasporti della Scala che frequentano un magazzino alla periferia di Milano, ricoperto di eternit marcio e dove vengono riposte le scenografie. Sono forse lavoratori di serie B rispetto a chi frequenta la Scala? Che si aspetta ad intervenire anche per la tutela della loro salute?».
bonifica entro metà settembre
«Adesso - incalza Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub - tutti fingono di preoccuparsi della salute di chi va a teatro, soprattutto per evitare che chi aveva già comprato i biglietti per gli spettacoli di settembre chieda il rimborso». «In realtà - conclude il sindacalista - il materiale tossico era stato rinvenuto proprio l'anno scorso da un gruppo di lavoratori all'interno dei locali frequentati dalle maestranze tecniche e dai vigili del fuoco. Parliamo del rivestimento delle bocche dei fari sala, nella zona cupola soprastante la platea, oltre a una sua presenza nelle parti adiacenti le passerelle di servizio. Questo intervento a scoppio ritardato non tiene minimamente conto della salute dei lavoratori e viene fatto solo per non perdere la faccia».
Palazzo Marino smorza le polemiche: «Siamo intervenuti tempestivamente incapsulando i manufatti e la Asl ha fatto campionature dell'aria, che non hanno rilevato polveri». Il programma di bonifica prevede la rimozione dell'amianto entro metà settembre, poi, sino a fine ottobre, si procederà alla verifica delle condizioni ambientali dei locali interessati. I lavori verranno prevalentemente eseguiti in orari notturni per non compromettere le attività programmate.
«La Fondazione Teatro alla Scala - fa sapere il Comune - sta provvedendo a informare pubblico e abbonati in possesso di un titolo di ingresso per gli spettacoli programmati nel periodo soggetto alla bonifica, perché possano ottenere il rimborso o chiedere altri posti».

Come la protesta all'Innse

Continua la protesta di alcuni dipendenti della Esab Saldatura di Mesero, in provincia di Milano, saliti l'altroieri sul tetto della fabbrica (nella foto) con l'obiettivo di restarci fino al 10 settembre. «Il problema non è di proprietà - scrive in una nota Walter Montagnoli, della Confederazione unitaria di base (Cub) - a questo punto il nostro obiettivo è il mantenimento dell'attività produttiva indifferentemente con questo o con un altro imprenditore». Proprio il prossimo 10 settembre è previsto al ministero del Lavoro un incontro tra le parti, al fine di giungere a una soluzione della trattativa, iniziata nella seconda metà di giugno con l'annuncio dell'apertura di mobilità per 85 lavoratori su 143 dipendenti complessivi. «È auspicabile che tutte le istituzioni che finora si sono impegnate insieme a noi alla ricerca di una soluzione - continua il sindacalista - si attivino per cercare nuovi imprenditori che possano subentrare agli attuali per mantenere l'Esab così com'è. Chiediamo che anche la Prefettura intervenga».


3 settembre 2009 - Ansa

SCUOLA: RDB CUB, OK PROTESTA OGGI, MA TORNEREMO IN PIAZZA

(ANSA) - ROMA, 3 SET - Riuscita giornata di lotta per i precari della Scuola e del Pubblico Impiego. È quanto scrive in una nota la Rdb Cub, spiegando che c'è stata una «adesione totale allo sciopero nazionale dei precari dell'Agenzia Autonoma per la Gestione dell'albo dei Segretari comunali e della Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione Locale» Al ministero della Pubblica Istruzione, poi si è svolto un presidio dei precari della Scuola: «Il tentativo del Miur di minimizzare la portata dei licenziamenti nella Scuola è sconcertante», afferma Barbara Battista di Cub Scuola. «Il ministro sa quant'è l'8% di una categoria composta da un milione e centotrentamila lavoratori? È consapevole che questo 8% è fatto di persone che da trent'anni mandano avanti la scuola italiana? Questo Governo, che a parole si dichiara paladino della vita, nei fatti sta togliendo ogni prospettiva di vita e di futuro a tantissimi esseri umani, che non sono numeri». «Oggi si è dimostrato che a furia di fare i servi si viene trattati come passacarte - prosegue Battista - così mentre i sindacati concertativi fanno solo tavoli tecnici, il governo decide la politica. Magari varando i famigerati contratti di disponibilità: in cambio di un sussidio-elemosina i lavoratori dovranno garantire la copertura di qualsiasi buco si venga a creare nello svolgimento dell'attività didattica o amministrativa. Noi scenderemo dai tetti solo quando avremo un lavoro vero. Torneremo comunque nelle nostre scuole con la nostra lotta fino al 23 ottobre, aderendo allo sciopero generale di tutte le categorie indetto dal Patto di Base», conclude la dirigente della Cub Scuola.


3 settembre 2009 - Iris

RDB CUB: RIUSCITA MANIFESTAZIONE PER I PRECARI DELLA SCUOLA E DEL PUBBLICO IMPIEGO

(IRIS) - ROMA, 3 SET - Riuscita giornata di lotta per i precari della Scuola e del Pubblico Impiego. E' quanto scrive in una nota la Rdb Cub, spiegando che c'e' stata una ''adesione totale allo sciopero nazionale dei precari dell'Agenzia Autonoma per la Gestione dell'albo dei Segretari comunali e della Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione Locale'' Al ministero della Pubblica Istruzione, poi si e' svolto un presidio dei precari della Scuola: ''Il tentativo del Miur di minimizzare la portata dei licenziamenti nella Scuola e' sconcertante'', afferma Barbara Battista di Cub Scuola. ''Il ministro sa quant'e' l'8% di una categoria composta da un milione e centotrentamila lavoratori? E' consapevole che questo 8% e' fatto di persone che da trent'anni mandano avanti la scuola italiana? Questo Governo, che a parole si dichiara paladino della vita, nei fatti sta togliendo ogni prospettiva di vita e di futuro a tantissimi esseri umani, che non sono numeri''. ''Oggi si e' dimostrato che a furia di fare i servi si viene trattati come passacarte - prosegue Battista - cosi' mentre i sindacati concertativi fanno solo tavoli tecnici, il governo decide la politica. Magari varando i famigerati contratti di disponibilita': in cambio di un sussidio-elemosina i lavoratori dovranno garantire la copertura di qualsiasi buco si venga a creare nello svolgimento dell'attivita' didattica o amministrativa. Noi scenderemo dai tetti solo quando avremo un lavoro vero. Torneremo comunque nelle nostre scuole con la nostra lotta fino al 23 ottobre, aderendo allo sciopero generale di tutte le categorie indetto dal Patto di Base'', conclude la dirigente della Cub Scuola.


3 settembre 2009 - Omniroma

ASILI NIDO, RDB CUB: MARTEDÌ ASSEMBLEA, IL 28 SETTEMBRE SCIOPERO

(OMNIROMA) Roma, 03 set - «Martedì 8 settembre, dalle 7.30 alle 10.30, il personale di nidi ed i genitori si riuniranno in assemblea presso la sede del Dipartimento XI in via Capitan Bavastro. L'assemblea, indetta dalla Rdb-Cub del Comune di Roma, è propedeutica alla organizzazione dello sciopero proclamato per il 28 e 29 settembre». Lo rende noto Rdb Cub in un comunicato: «Alla determinazione delle lavoratrici - si legge - fa da contraltare l'atteggiamento di indisponibilità da parte dell'Amministrazione comunale che in questi giorni ha ratificato la riduzione degli organici. Le lavoratrici chiedono che la Giunta Alemanno mostri chiaramente un inversione di rotta e rispetti gli impegni assunti, dando seguito alla mozione approvata nel maggio corso dal Consiglio Comunale in cui si prevedeva il reintegro del personale decurtato a settembre 2008 ed il potenziamento dell'offerta pubblica. Intanto anche alcuni Municipi stanno denunciando le drammatiche problematiche dei servizi educativi: è di ieri l'approvazione di un documento del Consiglio Comunale del XVII Municipio in cui si chiedono misure urgenti finalizzate a risolvere il problema della carenze di personale ed il reintegro delle unità decurtate nel corso del 2007/08».


3 settembre 2009 - Adnkronos

SCUOLA: COBAS E PRECARI IN PIAZZA, 'ASSEDIO' AL MINISTERO

Roma, 3 set. (Adnkronos) - Dopo 'San Precario', il santo protettore della categoria, 'Beata Ignoranza', il santino con il volto del ministro Maristella Gelmini distribuito in diverse manifestazioni, oggi, sulla scalinata del ministero della Pubblica Istruzione a Viala Trastevere e' comparsa anche la statua della ''Beata Assunta'', portata dai comitati degli insegnanti precari che, con i Cobas ed altre sigle dei sindacati di base, hanno organizzato un presidio mentre i sindacati confederali, nelle stesse ore hanno un incontro tecnico per definire i cosiddetti ''contratti di disponibilita'''.

ROMA: RDB CUB, MARTEDÌ ASSEMBLEA LAVORATRICI NIDI COMUNE

Roma, 3 set. - (Adnkronos) - Personale di scuole nido, mamme e papà scendono in campo uniti contro la riduzione degli organici ratificata in questi giorni dall'amministrazione comunale. Lo riferisce RdB-CuB del comune di Roma in una nota in cui si spiega che martedì 8 settembre dalle 7.30 alle 10.30, i lavoratori si riuniranno in assemblea presso la sede del dipartimento XI in via Capitan Bavastro e la riunione sarà propedeutica all'organizzazione dello sciopero proclamato per il 28 e 29 settembre. «Le lavoratrici - spiega il sindacato - chiedono che la giunta Alemanno mostri chiaramente un'inversione di rotta e rispetti gli impegni assunti, dando seguito alla mozione approvata nel maggio corso dal consiglio comunale in cui si prevedeva il reintegro del personale decurtato a settembre 2008 ed il potenziamento dell'offerta pubblica. Intanto alcuni Municipi stanno denunciando le problematiche dei servizi educativi: è di ieri infatti l'approvazione di un documento del consiglio comunale del XVII Municipio in cui si chiedono misure urgenti finalizzate a risolvere il problema della carenza di personale ed il reintegro delle unità decurtate nel corso del 2007/08».

MILANO: CUB, CONDANNATO HOTEL HILTON PER ATTIVITÀ ANTISINDACALE

Milano, 3 set. - (Adnkronos) - Il Tribunale di Milano ha condannato l'Hotel Hilton per attività antisindacale durante lo sciopero dello scorso 22 maggio per avere sostituito con personale a termine un gruppo di proprie dipendenti in sciopero presso la sede di via Galvani, 12. Lo si legge in una nota della Confederazione unitaria di base. La sentenza del giudice del lavoro Marco Lualdi ha così respinto il ricorso presentato dalla direzione dell'albergo, costringendola anche alla revoca delle sanzioni disciplinari comminate contro le dipendenti in questione. Ulteriore nodo della discordia, che ha visto esito favorevole per le dipendenti abitualmente adibite al rifacimento delle camere, era quello di avere manifestato sul marciapiede davanti all'albergo indossando la divisa da lavoro, e, senza avere timbrato il badge. L'antisindacalità tenuta da parte dell'ente alberghiero, si legge ancora nella nota, è anche per avere comminato prima sanzioni disciplinari del tutto illegittime, è poi per avere impedito alle lavoratrici di presentare le proprie giustificazioni alle stesse infrazioni contestate.


3 settembre 2009 - Asca

SCUOLA: PRESIDIO PRECARI DAVANTI A MINISTERO ISTRUZIONE

(ASCA) - Roma, 3 set - Si sta svolgendo da stamane in viale Trastevere a Roma un presidio di precari della scuola davanti alla sede del Ministero della Pubblica Istruzione.
Al presidio partecipano alcune decine di insegnanti e personale Ata che denunciano quelli che definiscono i ''brutali tagli'' operati dal ministro Maria Stella Gerlmini.
Tra le sigle presenti in piazza il Coordinamento precari scuola, i Cobas e il Sindacato Cub-Rdb.

CRISI: A MILANO OPERAI ESAB SUL TETTO DELLO STABILIMENTO

(ASCA) - Milano, 3 set - L'Esab Saldatura come l'Innse: anche alcune tute blu della societa' di Masero, nel milanese, hanno deciso di salire sul tetto dello stabilimento per dire no alla messa in cassa integrazione avviata in seguito all'annuncio di cessione dell'azienda. L'azione di protesta rientra nell'ambito del presidio avviato ieri e destinato a proseguire, nelle intenzioni degli organizzatori, fino al prossimo 10 settembre, giorno in cui e' previsto un incontro tra le parti al Ministero del Lavoro. La procedura di messa in mibilita' riguarda 85 dei 143 dipendenti complessivi dell'azienda. ''Il problema non e' di proprieta''', spiega Walter Montagnoli della Confederazione Unitaria di Base. ''A questo punto - aggiunge - il nostro obiettivo e' il mantenimento dell'attivita' produttiva indifferentemente con questo o con un altro imprenditore''. Per il sindacalista, ''e' auspicabile che tutte le istituzioni che finora si sono impegnate insieme a noi alla ricerca di una soluzione, si attivino per cercare nuovi imprenditori che possano subentrare agli attuali per mantenere l'Esab Saldatura cosi' com'e'''.


3 settembre 2009 - Apcom

Scuola/ I precari licenziati senza più posta elettronica Miur
Cub: cancellati pure da internet, ma li ritroveranno in piazza

Roma, 3 set. (Apcom) - Ai precari della scuola senza più contratto verrà tolta anche la casella di posta elettronica fornita dal ministero dell'Istruzione: la comunicazione-denuncia è di Cosimo Scarinzi, coordinatore nazionale della Cub Scuola, secondo cui questo episodio testimonierebbe come dal Miur vogliano ormai "cancellare l'esistenza di decine di migliaia di colleghe e colleghi persino da internet". Nei giorni scorsi i dipendenti precari che hanno terminato il loro rapporto di lavoro con la scuola hanno ricevuto nella loro casella di posta elettronica la seguente comunicazione: "Il Ministero dell'istruzione, università e ricerca, nell'ottica di contenimento dei costi di gestione del servizio di posta elettronica e per motivi di sicurezza legati alle responsabilità connesse all'uso dei servizi del Sistema Informativo, fornisce una casella di posta nel dominio istruzione.it al solo personale in servizio. A tal proposito La informiamo che, non persistendo più tale condizione nel suo caso, il prossimo 1 ottobre 2009 - conclude il Miur - si procederà alla cancellazione della casella di posta a Lei assegnata". Vibrante la reazione dei precari e del sindacato di base. Malgrado i tagli agli organici, infatti, molti di loro (almeno 100mila docenti e 60mila Ata) verranno riassunti attraverso contratti sino al termine dell'anno scolastico. E gli altri, che hanno lavorato per periodi meno lunghi, sperano di essere convocati dai dirigenti scolastici per sostituire i colleghi in malattia o in aspettativa attraverso le cosiddette supplenze 'brevi'. Che motivo c'era, si chiedono, di cancellare la loro casella di posta elettronica? "Di fronte a un fatto del genere - dice oggi Scarinzi - si resta letteralmente basiti. All'indifferenza ai diritti si somma la stupidità burocratica, non c'è che dire. Il Miur licenzia migliaia di precari e, per sovramercato, decide di risparmiare sui costi delle caselle elettroniche con il rischio di gravi danni alle colleghe ed ai colleghi che hanno segnalato alle scuole tale recapito". L'episodio rischia quindi di esasperare ulteriormente gli animi, già surriscaldati dalle numerose proteste in atto in questi giorni. "È necessario rispondere intensificando la mobilitazione: vogliono cancellare i precari anche da internet - conclude il rappresentante dei Cub - ma li ritroveranno in piazza in carne ed ossa".


3 settembre 2009 - Agi

CRISI: DIPENDENTI DITTA MILANESE ESAB ANCORA SUL TETTO

(AGI) - Milano, 3 set. - Continua la protesta dei dipendenti dell'Esab Saldatura di Mesero (Milano) saliti ieri sul tetto dello stabilimento e con l'intenzione di restarci fino al prossimo 10 settembre. "Il problema non e' di proprieta' - spiega Walter Montagnoli della sigla sindacale CUB - "A questo punto il nostro obiettivo e' il mantenimento dell'attivita' produttiva indifferentemente con questo o con un altro imprenditore". Proprio il prossimo 10 settembre e' previsto presso il Ministero del Lavoro un incontro tra le parti per 'tirare le fila' di una trattativa difficile, iniziata nella seconda meta' di giugno con l'annuncio dell'apertura dello stato di mobilita' per 85 lavoratori su 143 dipendenti complessivi. "E' auspicabile - continua il sindacalista - che tutte le istituzioni che finora si sono impegnate insieme a noi alla ricerca di una soluzione, si attivino per cercare nuovi imprenditori che possano subentrare agli attuali per mantenere l'Esab Saldatura cosi' com'e', conclude Montagnoli che chiede un aiuto da parte della Prefettura "per risolvere positivamente la vicenda".


3 settembre 2009 - Clandestino web

SCUOLA: MINISTERO SOTTO ASSEDIO DEI PRECARI

Roma - La protesta dei precari della scuola rimasti senza un posto di lavoro arriva sotto al ministero dell'Istruzione, a Roma. Il Coordinamento precari scuola, i Cobas, il sindacato Cub-Rdb, i lavoratori precari della scuola di Roma si sono dati infatti appuntamento sulle gradinate davanti al dicastero, in viale Trastevere ("una cosa improvvisata", spiegano), per protestare contro i tagli.
Alle 10 e' partito l'"assedio" sonoro con musica a tutto volume sotto le finestre del ministro per disturbare l'incontro in corso con i sindacati di categoria sul precariato. "Anche noi dovremmo esserci", lamentano i Cobas e i comitati. Una cinquantina di docenti hanno srotolato lo striscione "Tagli alla scuola, una truffa per tutti".
E dopo il santino della Beata Ignoranza con il volto del ministero Gelmini coniato durante le proteste dello scorso autunno, oggi e' spuntata anche la statua della Beata Assunzione, anche questa con gli occhialini colorati e le sembianze del ministro. "Per l'assunzione ormai ci vuole un miracolo!", lamentano i precari.
"No alla privatizzazzione, dai nidi all'universita'", recita uno striscione portato sotto al ministero dell'Istruzione dai precari. Su un altro i ministri Gelmini, Brunetta e Tremonti e il premier Berlusconi sono disegnati come la banda Bassotti che fugge con il bottino.
"Scenderemo dai tetti solo quando ci sara' il lavoro per i precari", avverte Barbara Battista, delle Rdb-Cub facendo riferimento alle proteste in corso in tutta Italia.
"Io sono allarmato come docente ma anche come genitore- continua Fabrizio, insegnante alle medie di educazione tecnica, precario da otto anni a Orvieto- i nostri figli andranno in classi sovraffollate, chi controllera' i ragazzi, poi, con quindicimila Ata in meno?".
I precari contestano anche le cifre: "Non e' vero che restano a casa solo in 10 mila come dice il ministero", commenta Francesca Pandolfi, precaria di inglese da sette anni. Il 14, annunciano i sindacati di base, "i docenti andranno nelle scuole per far vedere in quanti sono senza lavoro".
Il 23 settembre c'e' lo sciopero generale. I precari ribadiscono: "No ai tagli, no agli accordi che stanno facendo con i sindacati".


3 settembre 2009 - Il Tempo.it

assediato il ministero
Scuola, precari in piazza
Protesta dei Cobas a Roma davanti alla sede del Ministero dell'Istruzione. Dal tavolo tecnico è emersa la possibilità che in Consiglio dei Ministri sia presentato un emendamento sui "contratti di disponibilità"

Roma - Dopo San Precario, il santo protettore della categoria, Beata Ignoranza, il santino con il volto del ministro Maristella Gelmini distribuito in diverse manifestazioni, oggi, sulla scalinata del ministero della Pubblica Istruzione a Viala Trastevere è comparsa anche la statua della «Beata Assunta», portata dai comitati degli insegnanti precari che, con i Cobas ed altre sigle dei sindacati di base, hanno organizzato un presidio mentre i sindacati confederali, nelle stesse ore hanno un incontro tecnico per definire i cosiddetti «contratti di disponibilità». In piazza stamattina a Roma in Viale Trastevere in tanti hanno manifestato davanti alla sede del Ministero dell'Istruzione. I comitati di base della scuola contestano la proposta del Ministero sui cosiddetti contratti di disponibilità che serviranno a impiegare il personale precario. "Non sono chiari - ha detto Anna Grazia Stammati, dell'esecutivo nazionale Cobas - ne' i termini ne' le modalita' di questi contratti. Quest'anno i precari dell'anno scorso non saranno reimpiegati se non in minima parte. Per questo il Ministero pensa a dei contratti di disponibilita' per circa 18 mila persone". L'ipotesi e' che le 18 mila persone che saranno impiegate nel mondo della scuola dovranno dare la propria disponibilita' sull'intero territorio provinciale con un compenso di circa mille euro al mese. "Il centro sud - ha aggiunto ancora Anna Grazia Stammati - quest'anno perdera' posti di lavoro rispetto al nord poiche' i contratti di disponibilita' saranno esclusivamente a carico delle Regioni. Noi chiediamo di bloccare questi contratti poiche' buttano acqua sul fuoco della protesta e rappresentano solo un contentino". I Cobas, tra i principali promotori e sostenitori delle diverse proteste che si stanno svolgendo in varie parti del paese e che ribadiscono che «al tavolo non possono sedersi solo alcuni ma debbono essere rappresentati anche i vari comitati di precari». Al centro della protesta, oltre ai tagli, i «contratti di disponibilità» definiti dai Cobas «un miserrimo escamotage, un tentativo di dividere i precari offrendo ad una ristrettissima fascia (poco più del 10%), dei contratti regionali per mansioni vaghe in cambio di sottosalari». La richiesta è quella di cancellare la manovra che, secondo i sindacati, comporta già per quest'anno 42mila posti in meno per il personale docente e 15mila per il personale Ata, e l'annullamento dei tagli e della figura del maestro unico. Intanto pare profilarsi all'orizzonte una soluzione per i precari della scuola. Dal tavolo tecnico tra i sindacati di categoria e i tecnici del ministero dell'Istruzione è, infatti emersa la possibilità che venga presentato oggi in Consiglio dei Ministri un emendamento sui cosiddetti «contratti di disponibilità» che tutelerebbe i lavoratori che hanno avuto un incarico annuale nel precedente anno scolastico e rischiano di non averlo quest'anno.


3 settembre 2009 - Il Manifesto

LOTTA DI CLASSE Le proteste dei precari dell'istruzione si moltiplicano: incatenati a Milano, sciopero della fame a Palermo, sui tetti a Benevento. Il sindacato però è frenato e diviso. La Cgil per il momento non chiama alla piazza ma chiede «un tavolo». Gli effetti deleteri della «riforma» Gelmini: classi sovraffollate, laboratori chiusi, gli studenti in difficoltà lasciati senza guida
La scuola è precaria, le piazze si riempiono
le piazze si riempiono «No Gelmini», iniziative in tutta Italia. Con le nomine si fa chiara l'entità dei tagli a didattica e occupazione
di Francesco Piccioni

A macchia di leopardo, ma con la velocità di una pandemia. La protesta dei precari della scuola - docenti e personale tecnico - contro i tagli di cattedre e posti decisi dal governo sta montando con il passare dei giorni e le prime verifiche. Dal primo settembre, infatti, è iniziata la «riffa» che come ogni anno chiama una marea di aspiranti supplenti (alcuni in questa posizione da più di 20 anni) per vedere se c'è un posto disponibile da qualche parte, nella propria provincia o altrove. Il teatro può cambiare - una scuola a Roma, un palasport a Firenze, ecc - ma la scena è la stessa. Avvilente.
Non è ancora un'esplosione, per molte buone ragioni. Il mondo della scuola presenta una notevole differenziazione soggettiva e, in molti casi, la speranza di esser baciati dalla fortuna ed avere una cattedra resiste in fondo all'animo fino all'ultimo. Le scolaresche cominceranno ad entrare in classe soltanto tra una decina di giorni; e i presidi possono nominare supplenti anche ad ottobre avanzato. Per molti, insomma, il brusco risveglio si tradurrà in necessità di «far qualcosa» solo nei prossimi giorni. Anche per gli «utenti» - gli studenti delle superiori e i genitori degli alunni di elementari e medie - scopriranno la nuova realtà (classi sovraffollate, problemi di sicurezza, orari ridotti, ecc) solo dopo lo squillo della prima campanella.
Ciò non ha impedito che le proteste iniziassero già in agosto. Le docenti arrampicatesi sull'ufficio scolastico provinciale di Benevento sono ormai - dopo soli tre giorni - delle stelle di prima grandezza in questo firmamento. E i politici fanno a gara per salire su quel tetto e farsi fotografare con loro. Prima il beneventano Viespoli (Pdl), poi il segretario del Pd Franceschini. Identico l'intento. Al punto che ieri hanno accolto l'ultimo visitatore con uno striscione eloquente: «Cari politici, turni di notte, non passerelle!». Non basta insomma una visita per trasformarsi in «difensori» credibili del mondo del lavoro. «Rimarremo in pianta stabile su quel tetto - ha aggiunto Daniela Basile, una delle freeclimber sannite - finchè non arriveranno proposte concrete da questo governo. Chiediamo un documento in cui ci si impegni a risolvere la questione del precariato, che non necessita più di palliativi, ma di interventi decisivi e definitivi. Siamo contenti della presenza dell'onorevole e della solidarietà di tutti, ma è il momento delle proposte concrete».
Catania, Palermo, Cagliari, Padova, Milano, Roma, Torino, ecc, offrono un quadro anche più mosso. Cambiano i simboli, come spesso accade nei movimenti spontanei. A Palermo e Milano si sono viste le catene, usate da un decina dei partecipanti al presidio di fronte agli uffici dei due provveditorati. A Milano si sono visti anche gli operai dell'Innse, che hanno portato la propria solidarietà ed esperienza. Solo nel capoluogo lomardo e provincia si contano 2.500 cattedre in meno.
In altri casi, invece, sono state scelte le mutande, per illustrare sinteticamente le condizioni economiche in cui sono state precipitate decine di migliaia di famiglie. A Roma alcuni docenti in attesa della «riffa» davanti al liceo Newton si sono spogliati denunciando una situazione drammatica per chi, in molti casi, ha superato i 50 anni e può vantarne una trentina di servizio. A Torino c'è stato un lungo sit-in, a Catania l'occupazione degli uffici del provveditorato, così come anche a Cagliari. E' nel Sud, infatti, che la dimensione dei tagli assume proporzioni da catastrofe sociale.
Ma non viene sottolineato solo l'aspetto occupazionale. L'espulsione di oltre 42.000 docenti e 15.000 Ata, infatti, non è dovuta a una diminuzione delle iscrizioni, ma al combinato disposto di diverse linee di intervento accomunate dall'unico scopo ufficiale del «risparmio». Quello non dichiarato, ci spiegano, è «la distruzione della scuola pubblica per favorire quella privata». Come fanno? Semplice: a) si riducono gli orari di lezione; b) si «abilitano» i docenti a insegnare più materie; c) si aumenta il numero degli studenti per classe (fino a 33-34, violando ogni buona pratica in materia di didattica e sicurezza); d) imponendo il «maestro unico» alle elementari. Nemmeno il turnover viene più rispettatO. nel migliore dei casi per ogni 8 che raggiungono la pensione viene nominato un solo docente di ruolo.
A fronte di un problema sociale e didattico enorme, il governo prova a dividere il fronte proponendo i «contratti di disponibilità», una sorta di ammortizzatore sociale vincolato però alla totale soggezione individuale del precario. Stamattina, al ministero dell'istruzione, si terrà un «tavolo tecnico» con alcuni sindacati per vedere di concretizzare questa misura. Fuori, su viale Trastevere, i coordinamenti dei precari e i sindacati aderenti al «patto di base» (Cobas, RdB-Cub e Sdl) terranno un sit-in per chiedere invece la «stabilizzazione» delle centinaia di migliaia di precari che da molti anni sono la vera stampella su cui regge il «normale» funzionamento della scuola pubblica.

Esab, sei operai sul tetto per protesta

Milano - Da ieri mattina sei operai della ditta Esab Saldature di Mesero, in provincia di Milano, sono saliti sul tetto della fabbrica per protestare contro la politica della casa madre. A giugno, la «Charter International», multinazionale britannica proprietaria dello stabilimento, ha messo in mobilità 85 dei suoi 143 dipendenti. Le trattative condotte in Regione Lombardia e al Ministero del lavoro sono saltate il 27 agosto, quando la ditta ha comunicato che non avrebbe trasformato la mobilità in cassa integrazione né si sarebbe occupata della reindustrializzazione dell'area e del possibile riassorbimento dei lavoratori in un nuovo progetto. Le filiali di Svezia e Finlandia della stessa ditta sono da poco state trasformate in presidi commerciali con pochi posti di lavoro. Per evitare la stessa sorte, i lavoratori sono saliti sul tetto sostenuti dai colleghi rimasti a terra. Walter Montagnoli, coordinatore nazionale Cub, ieri ha visitato i presidianti e comunicato che «gli operai non hanno intenzione di scendere fino a quando non verrà smentita l'ipotesi di dismissione dello stabilimento».

inAgenda
PISA. RDB CUB PER COLF E BADANTI

Pisa - Per la regolarizzazione di colf e badanti, lo sportello immigrati del sindacato di base Rdb Cub ha aperto uno sportello di informazione e assistenza gratuiti per l'invio on line delle domande. Lo sportello è aperto in via Bovio 48 il giovedì pomeriggio e il sabato mattina, infotel 392.9096.891.


3 settembre 2009 - Il Messaggero

Roma. La protesta degli sgomberati dal Regina Elena...

Roma - La protesta degli sgomberati dal Regina Elena, sostenuti da sempre dai movimenti di lotta per la casa, prosegue: sui tetti dei musei Capitolini, dove per la seconda notte resteranno una decina di persone, e sulla piazza di Madonna di Loreto, dove la questura ha autorizzato un presidio di venti persone che porteranno acqua e vivande ai "colleghi" arrampicati sui tetti. Perché la protesta? «Le soluzioni abitative proposte dal Comune sono del tutto inadeguate alla vivibilità, sono centri di prima accoglienza in cui centinaia di persone sono state brutalmente stipate - dicono i rappresentanti di Action che poi aggiungono - ma chiediamo anche il blocco degli sfratti». Per questo ieri c’è stato un sopralluogo nelle cinque strutture per verificarne le condizioni.
«Il sopralluogo ha evidenziato che tutti gli alloggi sono a norma, più che decorosi e adatti alle esigenze dei nuclei familiari», dice il delegato del sindaco per l’emergenza abitativa, Marco Visconti. Si tratta, spiega Visconti, della Casa della Pace - Giovanni Paolo II «inaugurata nel marzo 2005, edificio adibito per l’accoglienza di persone senza fissa dimora o sfrattate»; della struttura dell’Orsa maggiore «dove entro una settimana si concluderanno i lavori, composta da 24 camere con bagni e locali comuni»; di via Malvagia «struttura composta da 10 villini a schiera con 25 camere e altrettanti bagni; del residence a Vermicino con 18 appartamenti» e il centro di via Fieschi per nuclei familiari dal 2002».
«A questo punto - ripete Tommaso Profeta, vicecapo di gabinetto del sindaco - il sit in degli sgomberati non ha più alcun motivo di esistere. In queste ore i tecnici del Comune sono al lavoro per sistemare degli impianti, alzare muri per dividere degli spazi. Abbiamo ascoltato l’esigenze di tutti. Qualsiasi forma di strumentalizzazione è sbagliata».


3 settembre 2009 - City

Regina elena continua la protesta

Roma - Sveglia all’alba con vista sul Campidoglio per gli attivisti di alcuni movimenti di lotta per la casa che lunedì si sono arrampicati sul tetto dei Musei Capitolini per protestare contro lo sgombero dell’ospedale Regina Elena, avvenuto l’altroieri mattina, di famiglie di senzatetto. Agli undici attivisti che manifestavano dall’alto se ne sono aggiunti altri quattro nel corso della notte tra lunedì e martedì, raggiungendo così quota quindici. Dopo una serie di incontri in comune hanno deciso di passare sul tetto una seconda notte. "Non c’è da parte nostra un atteggiamento duro di offensiva verso le occupazioni di edifici, c’è anzi la volontà di parlare", ha detto il sindaco Gianni Alemanno. E il Campidoglio precisa: a norma tutte le case per assistenza alloggiativa, chiesto un aiuto al Demanio.


3 settembre 2009 - La Repubblica

Sul tetto della fabbrica per protesta "Salveremo il posto come all´Innse"
Gli operai occupano l´Esab di Mesero contro i licenziamenti "Vogliono vendere tutto anche se l´azienda è sana e ha commesse. Ma noi non ci stiamo"
di SANDRO DE RICCARDIS

Milano - Sono saliti all´alba sul tetto della loro fabbrica, come un mese fa avevano fatto i loro colleghi della Innse, rimasti otto giorni su un carro ponte all´interno dello stabilimento. In maglietta blu con il logo dell´azienda hanno montato il gazebo e da lì intendono difendere il posto di lavoro e lottare contro la dismissione dell´azienda. Mentre anche i precari della scuola protestano davanti al provveditorato, i lavoratori dell´Esab Saldatura di Mesero, hinterland a nord ovest di Milano, da ieri mattina all´alba danno vita a una contestazione radicale: in otto sul tetto, su una spianata di amianto che in poco tempo si è riempita del gazebo, qualche tenda, buste di cibo, sacchi a pelo e luci da campeggio per passare la notte.
I dipendenti dell´Esab si daranno il cambio e non intendono mollare, rifiutano la procedura di mobilità prevista per 85 lavoratori - tutti operai - sui 143 dipendenti della sede di Mesero. L´azienda produce polvere e fili per saldature. Ha commesse in Italia, in Europa e nord Africa. Ma dopo l´acquisto da parte di Charter International, un fondo inglese che ha rilevato l´azienda dagli originari proprietari svedesi, dopo due procedure di mobilità che hanno lasciato a casa una parte dei lavoratori, il gruppo oggi intende procedere alla cassa integrazione straordinaria dei restanti dipendenti, con l´obiettivo di chiudere la produzione della sede di Mesero e trasferirla nell´Europa dell´est e in Cina.
Alla questa scelta si oppongono gli 83 operai. «Fino all´agosto 2008 - ricordano - la produzione andava avanti a pieno ritmo, con straordinari, tre turni di lavoro, assunzioni di giovani». E che tuttora le commesse non mancano. «Subiamo la crisi del mercato automobilistico - dice Valerio Garavaglia, 51 anni, da 29 in azienda, della rsu aziendale - ma c´è tutto il mercato del Mediterraneo, con Grecia, Libia, Turchia, Egitto. Ed è uno degli sbocchi principali della nostra produzione, basti pensare ai lavori per i nuovi gasdotti in Algeria e Libia. Esab non è in crisi. C´è solo il tentativo della proprietà di trasferire la produzione altrove e liberare quest´area che può essere sfruttata per speculazioni immobiliari». Il riferimento è all´impennata di valore dei 77 mila metri quadrati di aree occupate dai capannoni, che valevano 5 milioni di euro, ma che in vista dell´Expo hanno triplicato il proprio valore, in una zona strategica a ridosso dell´autostrada Milano-Torino e a dieci minuti da Malpensa.
A fine agosto sembrava che un accordo tra Confederazione unitaria di base e istituzioni in Regione fosse stato raggiunto, ma ora la Charter propone condizioni che i lavoratori respingono. «L´idea di trasformare la mobilità in cassa integrazione, con reali garanzie sulla continuità produttiva e la reindustrializzazione dell´area, non è stata accolta», spiega Walter Montagnoli, sindacalista Cub. Prima dell´estate alcuni lavoratori hanno accettato la mobilità volontaria con un contributo netto di circa 27 mila euro. «Oggi la proposta è precipitata a diecimila euro netti - dice ancora Garavaglia - . Ci hanno anche proposto un anticipo del tfr. Ma il tfr sono soldi nostri. Non è una proposta accettabile». Così da sindacalisti e operai è partita la richiesta a istituzioni e parlamentari locali per «un impegno esplicito a non modificare la destinazione d´uso dell´area».
Intanto tutti si preparano a un lungo periodo sul tetto della fabbrica. «Se credono di giocare sulla pelle dei lavoratori e far fare all´Esab di Mesero la fine delle filiali di Svezia e Finlandia, relegate a presidi commerciali, sbagliano di grosso» dicono gli operai vicino a un grande striscione che hanno preparato nelle ore in cui pianificavano la protesta. "Via gli speculatori dall´Esab" c´è scritto sopra. E ora sventola dall´alto della fabbrica vuota.

La protesta Il Miur toglie l´e-mail ai precari licenziati

Torino - Il MIUR cancella la casella di posta elettronica ai precari licenziati e senza preavviso annuncia che entro meno di un mese dovranno dirottare tutte le email su altro indirizzo. «Di fronte a un fatto del genere si resta letteralmente basiti - dice Cosimo Scarinzi di Cub Scuola - il Miur licenzia migliaia di precari e, per sovrammercato, decide di risparmiare sui costi delle caselle elettroniche con il rischio di gravi danni alle colleghe e ai colleghi che hanno segnalato alle scuole tale recapito». Gli insegnanti che quest´anno non hanno più la cattedra hanno ricevuto una comunicazione di questo tenore: «Il ministero dell´Istruzione, Università e Ricerca, nell´ottica di contenimento dei costi di gestione del servizio di posta elettronica e per motivi di sicurezza legati alle responsabilità connesse all´uso dei servizi del sistema informativo, fornisce una casella di posta nel dominio istruzione.it al solo personale in servizio. A tal proposito La informiamo che, non persistendo più tale condizione nel suo caso, il prossimo 1 ottobre 2009 si procederà alla cancellazione della casella di posta a Lei assegnata». «All´indifferenza ai diritti si somma la stupidità burocratica, non c´è che dire - aggiunge Scarinzi - vogliono cancellare l´esistenza di decine di migliaia di colleghe e colleghi persino da Internet, ci ritroveranno in piazza in carne e ossa».(o.giu.)


3 settembre 2009 - CittàOggiWeb

Ore decisive per arrivare ad un accordo che faccia il bene di tutti
I dirigenti della Esab a Mesero: operai ancora sul tetto

Mesero - Hanno trascorso l'intera notte sul tetto della Esab di Mesero i sei operai che ieri mattina hanno deciso di lottare contro l'accordo saltato. E questa mattina si trovano ancora li, intenzionati a continuare la protesta. Nonostate la pioggia (é stato sistemato un gazebo riparatore). "I rappresentanti dell'azienda sono arrivati a Mesero questa mattina - spiega Bruno Calcaterra dei Cub - la nostra speranza é che si possa chiudere un pezzo di trattativa. E salti fuori qualcuno che acquisisca l'azienda in modo da garantire a tutti i lavoratori un futuro". quindi i lavoratori chiedono che intervenga la Prefettura del capoluogo lombardo: "Vogliamo che si attivi - spiegano - come ha fatto per la Innse, per cercare un imprenditore disposto a rilevare l'azienda". La società proprietaria dello stabilimento, la Charter International, come ha chiarito Walter Montagnoli, coordinatore nazionale della Confederazione unitaria di base, "ha annunciato a giugno che avrebbe chiuso tre stabilimenti, quello milanese, uno finlandese e uno svedese". Dei 143 dipendenti dell'azienda, 85 sono stati messi in mobilità. "Se la società vuole chiudere - ha chiarito Montagnoli - paghi almeno una buonuscita per la mobilità e aumenti la cassa integrazione". La vera soluzione però, ha aggiunto il sindacalista, "dovrebbe essere l'ingresso di un nuovo imprenditore e per questo noi abbiamo chiesto formalmente alla Prefettura di convocare un tavolo tra lavoratori e attuale proprietà per trovare una soluzione industriale". Intanto i 6 operai restano sul tetto, mentre davanti alla fabbrica sono presenti le forze dell'ordine e gli altri operai in presidio. Secondo Walter Montagnoli dei Cub "Il problema non è di proprietà, a questo punto il nostro obiettivo è il mantenimento dell'attività produttiva indifferentemente con questo o con un altro imprenditore". Proprio il prossimo 10 settembre è previsto presso il Ministero del Lavoro, spiega la Cub, un incontro tra le parti, al fine di giungere a un punto risolutore la trattativa, iniziata nella seconda metà di giugno con l'annuncio dell'apertura di mobilità per 85 lavoratori su 143 dipendenti complessivi. "E' auspicabile che tutte le istituzioni che finora si sono impegnate insieme a noi alla ricerca di una soluzione, si attivino per cercare nuovi imprenditori che possano subentrare agli attuali per mantenere l'Esab Saldatura così com'è", conclude Montagnoli. "Inoltre chiediamo che anche la Prefettura intervenga al fine di risolvere positivamente la vicenda".


3 settembre 2009 - Il Tirreno

Si incatenano con la carta igienica
Stipendi a singhiozzo per i 650 dipendenti Answers, esplode la protesta
di ANNA CECCHINI

PISTOIA - Si sono incatenate con la carta igienica davanti al posto di lavoro, formando un grande cerchio per dire basta alle ingiustizie che devono tollerare da mesi. Non sopportano più che l’azienda dove lavorano paghi gli stipendi in due tranche mensili, spesso senza neppure rispettare le date concordate. Perché quei soldi loro li hanno guadagnati, hanno lavorato per mantenere figli piccoli, per pagare il mutuo della casa, per saldare l’affitto. Hanno lavorato per sopravvivere, solo che la ditta rimanda di continuo il pagamento delle retribuzioni mensili. E poi, dicono, li costringe a passare lunghe ore in un luogo di lavoro dove le regole basilari dell’igiene sono tutt’altro che rispettate: parlano di formiche nelle stanze, funghi nei bagni, zecche nelle aree verdi intorno alla sede, oltre che di una strumentazione di lavoro per niente idonea al tipo di attività che devono svolgere. Un’attività talmente snervante che quasi ogni giorno - è successo anche ieri mattina (nella foto) - un’ambulanza arriva a sirene spiegate per soccorrere una lavoratrice in preda a malori e svenimenti.
Loro sono i 650 dipendenti della Answers, l’azienda presente da anni in via Galilei, nella zona industriale sant’Agostino, che svolge servizi di call center per soggetti del calibro di Enel, Tim e Banca popolare. «Da dicembre scorso - spiega Sabrina Puddu, una dipendente - ci pagano in due tranche, una a inizio mese e una alla fine, che poi però viene spesso rimandata senza spiegazione. Questa storia doveva finire a marzo, invece siamo ancora in questa condizione. Io sono separata, ho due figli da mantenere e un affitto di 500 euro al mese. Il mio stipendio, con gli assegni per i bambinin, arriva a mille euro. Se me li dividono in due tranche io non arrivo a fine mese».
A giugno scorso i dipendenti della Answers dicono di aver avuto un incontro con i vertici aziendali, che avrebbero parlato di crisi e quindi li avrebbero invitati a pazientare. «Lo abbiamo fatto - dice Marila Mariotti, della Rsu Cgil - perché prima di tutto volevamo salvaguardare il lavoro ed eventuali nuove commese, ma adesso il problema è davvero grave. Anche perché l’azienda non si è mai degnata di dare spiegazioni, ci comunica i ritardi nei pagamenti il giorno in cui dovrebbero darci la seconda tranche di stipendio». Così i dipendenti, molte sono donne, hanno deciso di avviare la protesta: la Cgil ha indetto un’ora di sciopero il pomeriggio di martedì scorso e due ieri mattina, mentre i Cub hanno optato per lo sciopero a oltranza. Intanto stamani alle 10, nella sede a sant’Agostino, è prevista un’assemblea dei lavoratori con i rappresentanti sindacali Cgil.
«È una situazione intollerabile - spiega Silvia Giuliani, un’altra lavoratrice del call center - io ho un mutuo di 350 euro al mese e due bambini, sono separata. Visto che non mi pagano regolarmente non sono riuscita a saldare le rate del mutuo e mi negano anche un finanziamento. Non mi vergogno a dire che ho problemi a fare la spesa e se sono riuscita ad arrivare alla fine del mese è grazie ai colleghi che mi hanno prestato dei soldi». Nella stessa situazione anche Enrica Merlini, una signora di mezza età che lavora a tempo indeterminato alla Answres dal 2007. «Vivo sola - spiega - e guadagno 850 euro al mese. 500 li pago di affitto e poco tempo fa la mia vecchia auto si è rotta, così ho anche le rate. Come faccio se continuano a non pagarmi?».
Oltre ai ritardi continui nelle retribuzioni, i dipendenti Answers lamentano condizioni di lavoro ai limiti dell’umano. «Non ci sono le strumentazioni - dice Giuliani -, stiamo tutti in grandi stanzoni e spesso qualcuno si sente male, vomita in bagno o è costretto a prendere psicofarmaci». I lavoratori hanno cominciato a raccogliere firme perché sono intenzionati a presentare un esposto, inviandolo a Guardia di finanza, Ispettorato del lavoro, Inps, Asl, oltre che a Comune, Provincia e Regione.


3 settembre 2009 - Il Giornale

Sei operai sul tetto: «Non scenderemo mai senza un accordo»
Senza gru, ma sono asserragliati come alla Innse Fissato per il 10 settembre un incontro a Roma
di Michele Perla

Mesero - Anziché una gru, hanno scelto il tetto. Ma la protesta è simile a quella messa di qualche settimana fa dei lavoratori della Innse. Ieri mattina infatti a Mesero, nel Castanese, sei operai della Esab sono saliti sul tetto dell'azienda spiegando: «Resteremo qui sopra finché non si arriverà ad un accordo!». Sul tetto quindi ad oltranza, sfidando il caldo insopportabile e il rischio temporali. L'azienda britannica del gruppo Charter International, leader mondiale nella saldatura e nel taglio, come molte altre aziende sta affrontando una crisi grave di mercato che l'ha spinta sulla strada della riduzione del personale. Difficoltà che si sono fatte sentire anche nella stabilimento di via Mattei, tanto da preoccupare i politici della zona coinvolti nel cercare un paracadute per salvare i posti di lavoro agli operai di Mesero.
Agli inizi di agosto sembrava essere stato trovata una via d'uscita, soprattutto dopo l'incontro in Regione Lombardia e l'interessamento dei senatori Mario Mantovani del Pdl e Massimo Garavaglia della Lega. Incontro nel corso del quale si era raggiunto un protocollo di intesa, che prevedeva l'impegno a trasformare la procedura di licenziamento in cassa integrazione straordinaria per due anni, per 85 lavoratori. L'altra sera invece è arrivata la doccia fredda. Niente più certezze per la continuità produttiva dello stabilimento, ma soltanto cassa integrazione a 700 euro al mese, pagati per di più con l'anticipo prelevato dal Tfr dei lavoratori. «La casa madre britannica ha sciolto tutte le nostre speranze prospettandoci un futuro sempre più nero – hanno spiegato gli operai -. L'idea di trasformare la mobilità in cassa integrazione, con garanzie reali per il futuro e la creazione di un tavolo che definisca la reindustrializzazione dell'area non è infatti stata accolta». Così è scattata la lotta dura e fino alle estreme conseguenze. Alle 6 di ieri mattina Valerio Garavaglia, consigliere di fabbrica delle Rsu, Daniele Colombo, Antonino Lazzara, Christian Imbrogno, Giorgio Garavaglia e Daniele Cera, sono saliti sul tetto, costruito con lastre di eternit di amianto, vecchie di decine di anni e pericolanti, decisi a rimanervi a tempo indeterminato. «Avevamo accettato l'accordo nella speranza che subentrasse qualche ditta capace di ricollocare tutti i lavoratori – ha spiegato Valerio Garavaglia -; il fatto di dover anticipare la cassa con i nostri soldi ci sembra davvero una presa in giro. Ci siamo sempre comportati correttamente durante le trattative, ma quando si esagera il vaso trabocca e così abbiamo deciso di intraprendere un'azione forte per far sentire la nostra voce» Il 10 settembre ci sarà un incontro a Roma, presso il Ministero del Lavoro. «Non scenderemo – ha ribadito Walter Montagnoli dei Cub - molti di noi con un mutuo sulle spalle, rischiano anche di perdere la casa».


3 settembre 2009 - La Nazione

Pistoia. STAMANI I 600 dipendenti della Answers...
di PATRIZIO CECCARELLI

Pistoia - STAMANI I 600 dipendenti della Answers, il più grande call-center della provincia, che ha sede in via Galilei a Sant'Agostino, si riuniscono in assemblea (e alle 11 esporranno alla stampa gli effetti della loro battaglia). Intanto, prosegue ad oltranza la loro protesta contro il ritardo nei pagamenti degli stipendi. Ieri un gruppo consistente di lavoratori si è simbolicamente incatenato con dei rotoli di carta nel piazzale antistante l'azienda. Una delle lavoratrici è stata colta da malore nel corso della manifestazione e per precauzione è stata trasportata all'ospedale del Ceppo. Ma niente di grave. «Abbiamo deciso di proseguire la protesta spiega Irene Marabos (Rsu-Cgil) scioperando un'ora al giorno, finché questa situazione non sarà risolta e l'azienda non ci pagherà con regolarità le mensilità». «Per adesso riscuotiamo in due tranche aggiunge Marila Mariotti (Rsu-Cgil), ma sempre in forte ritardo. Abbiamo paura di fare la fine delle nostre colleghe della Ser.In., alle quali va tutta la nostra solidarietà». «PREOCCUPA anche la prospettiva spiega Daniele Quiriconi, segretario generale della Cgil di Pistoia della fusione tra il gruppo Raf di Novara e la società Omega, che ha sede in Lussemburgo. Ci sono da chiarire diversi aspetti, anche perché i due gruppi, al momento, sembrano avere in comune solo il fatto di non pagare gli stipendi». «Temiamo prosegue Quiriconi che con questa fusione si vadano ad unire i punti di debolezza delle due società, più che quelli di forza, con tutte le conseguenze del caso per i dipendenti». I sindacati di base, oltre ad aver deciso per lo sciopero ad oltranza, denunciano anche situazioni di mobbing e invitano l'azienda «a provvedere si legge nella lettera inviata alla proprietà e a invitare alcuni team leader di piattaforma Enel ad avere atteggiamenti più civili e rispettosi nei confronti dei lavoratori, rispettando la dignità e la condizione personale degli stessi, astenendosi dall'esprimere opinioni personali e/o ad avere atteggiamenti vessatori e intimidatori, in merito a valutazioni atte o meno al rinnovo contrattuale». «VISTA LA GRAVE situazione a cui siamo tutti quanti sottoposti sottolinea Sabrina Poddu, dirigente Cub tali atteggiamenti di fatto rendono difficile e stressante la collaborazione professionale. Oltre al mancato accredito degli stipendi nei tempi dovuti, noi denunciamo anche la scarsa igiene dei locali e degli strumenti che utilizziamo e persino il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza. Problema, quest'ultimo, di cui abbiamo già informato gli enti preposti ai controlli».

Pistoia. UNA DELEGAZIONE della Ser.In. è stata ricevuta dal sindaco...

Pistoia - UNA DELEGAZIONE della Ser.In. è stata ricevuta dal sindaco Renzo Berti all'indomani dell'annuncio da parte dei sindacati che la proprietà ha intenzione di chiudere la sede pistoiese di Sant'Agostino che si occupa di servizi di immissione dati per diversi istituti bancari. All'incontro oltre ad una rappresentanza di oltre 20 lavoratrici della Ser.In., hanno preso parte per l'amministrazione comunale l'assessore alle attività produttive Barbara Lucchesi ed il presidente del consiglio comunale Marco Vettori, mentre per i sindacati erano presenti Fabio Capponi e Barbara Orlandi della Filcam-Cgil e Luca Taddei del Cub. DOPO AVERE ascoltato direttamente dalle lavoratrici e dai rappresentanti dei sindacati il racconto della vicenda che in maniera del tutto improvvisa ha interessato l'azienda, Berti ha espresso la piena solidarietà e vicinanza del Comune alle 47 dipendenti. «Una solidarietà ed un sostegno ha detto il primo cittadino che sono di tutta la città e che non vogliono essere affatto formali, ma concreti». «Per questo motivo ha proseguito Berti l'amministrazione comunale intende chiedere direttamente alla proprietà i motivi di questa decisione così repentina e inaspettata». Berti ha aggiunto che «naturalmente siamo intenzionati ad esercitare tutto il nostro peso politico, per fare in modo che si possano individuare percorsi alternativi alla chiusura, che metterebbe in difficoltà molte famiglie pistoiesi».


3 settembre 2009 - Leggo

Milano. Gli esperti l’avevano annunciato che l’autunno...
di Chiara Prazzoli

Milano - Gli esperti l’avevano annunciato che l’autunno a Milano, dal punto di vista occupazionale, sarebbe stato molto caldo. E così è. Ieri di nuovo, dopo la protesta agostana dei lavoratori della Innse, gli operai sono tornati a protestare sui tetti.
Accade alla Esab Saldatura di Mesero, nell’hinterland, dove sei dipendenti sono saliti sul tetto della fabbrica per protestare contro la procedura di mobilità prevista per 85 lavoratori della storica sede. I dipendenti accusano la casa madre britannica, la Charter International, che ha rifiutato l’accordo raggiunto in Regione il 3 agosto scorso fra la Confederazione unitaria di base (Cub) e le istituzioni. L’accordo prevede da parte della proprietà una garanzia per una nuova e sicura collocazione dei restanti 58 impiegati, l’impegno a garantire la re-industrializzazione dell’area, una integrazione di reddito per i cassintegrati. Intanto, alla Innse problemi in vista: i nuovi proprietari, il gruppo Camozzi, invitano tutti i partner, alcuni poco inclini, a rispettare i tempi previsti per far ripartire l’azienda.
E prosegue senza sosta, giorno e notte, anche la protesta degli insegnanti precari e dei supplenti milanesi aderenti al "Coordinamento precari scuola 3 Ottobre" che martedì si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico provinciale, in via Ripamonti, contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. Una decina di manifestanti ha passato la notte davanti all’ufficio, incatenando le tende ai cancelli. «Finora abbiamo ricevuto molta solidarietà - spiegano gli organizzatori del presidio - anche da insegnanti di ruolo che ci hanno portato oltre al loro sostegno, persino viveri».
Per tutta la giornata di ieri i precari si sono alternati nella protesta, annunciando che niente li farà desistere.


3 settembre 2009 - Il Giorno

AMAREZZA
La proprietà vuole trasferire la produzione nell'Europa dell'Est: «Che umiliazione»
di LUCA BALZAROTTI

MESERO - GLI OPERAI della Innse di Milano fanno scuola. Ieri mattina, poco dopo le 6, un gruppo di lavoratori della Esab è salito sul tetto dello stabilimento di via Mattei. «Non ce ne andremo finché non raggiungeremo un accordo», fanno sapere i lavoratori. La protesta è scoppiata dopo l'interruzione della trattativa sindacale con la proprietà. «Giovedì scorso siamo andati a Roma nella sede del ministero dello Sviluppo economico - spiega Valerio Garavaglia, consigliere di fabbrica delle Rsu -. Non abbiamo ottenuto nulla. Ci è stato chiesto di tornare il 10 settembre con un accordo condiviso tra lavaoratori e azienda. Martedì abbiamo ripreso i contatti con i dirigenti che hanno scoperto finalmente le carte. Non sono disposti a darci nulla di quello che abbiamo chiesto. LA TRATTATIVA si è interrotta e abbiamo deciso di manifestare la nostra rabbia». L'occupazione è stata decisa martedì sera, nel corso di un'assemblea che gli operai hanno organizzato davanti ai cancelli dello stabilimento di via Mattei. E ieri mattina, alle 6, un gruppo di operai è salito sul tetto. «L'occupazione proseguirà ad oltranza - fa sapere Garavaglia -. Giorno e notte, senza fermarci. Stiamo recuperando bevande e sacchi a pelo». Chi non è salito è rimasto davanti alla fabbrica a presidiarla. «Non facciamo entrare nessuno - spiegano i lavoratori -. Né il personale amministrativo, né gli addetti alle pulizie, né i dirigenti. Pretendiamo un trattamento diverso da parte della proprietà». LO STRAPPO si è concretizzato quando i dipendenti della Esab hanno chiesto un contributo integrativo alla cassa intehrazione. «Non possiamo vivere con 700 euro al mese - dice Garavaglia -. Lavoro in questa azienda da 29 anni. La Esab è diventata una multinazionale grazie al sacrificio di tanti lavoratori di Mesero. Adesso ci vogliono cacciare senza nemmeno un contributo. Per noi era già una sconfitta la cassa integrazione. Vogliamo, almeno, che la Charter, la società inglese che detiene la proprietà, ci riconosca qualcosa. L'unica proposta è stato l'anticipo di una parte del nostro Tfr. Ci sentiamo umiliati e presi in giro, perché questa non è un'azienda in crisi. Ha sempre prodotto utili e ora vuole chiudere a Mesero per trasferirsi nell'Est Europa dove la produzione costa meno». L'interruzione della trattativa rischia di far slittare l'incontro al ministero dello Sviluppo economico in programma il 10 settembre. «Se non ci saranno novità non andremo a Roma - fa sapere Walter Montagnoli della Cub, la Confederazione unitaria di base -. L'incontro di martedì ha rivelato le strategie dell'azienda. Per ora siamo fermi all'accordo siglato a inizio agosto in Regione, con cui abbiamo convertito il piano di mobilità in due anni di cassa integrazione straordinaria. Sul resto non c'è un'intesa». I sindacati chiedono di integrare la cassa con una quota da distribuire ai lavoratori. «Le 700 euro devono diventare 1.300, più o meno lo stipendio che ricevevano gli operai - avverte Montagnoli -. La proprietà offre ai lavoratori in mobilità volontaria una buonuscita pari a un terzo di quella garantita a chi è andato via a inizio luglio. E come sostegno alla cassa non intendono dare nulla, se non un anticipo del Tfr». I rappresentanti dei lavoratori pretendono garanzie anche sulla reindustrializzazione dell'area. «Siamo preoccupati per il nostro futuro - avverte Garavaglia -. 85 dipendenti avranno la cassa, ma gli altri 58 non sanno a cosa andranno incontro. L'azienda ha proposto il trasferimento di 13 impiegati della logistica a Peschiera Borromeo. Senza garanzie, però, perché la maggior parte sarebbe assunta da una cooperativa».


2 settembre 2009 - Apcom

Scuola/ Rdb-Cub e Cub Scuola: Sostegno a precari Benevento
Sfila la Beata Assunta in segno solidarietà;domani sit-in al Miur

(APCOM) RdB-Cub e Cub Scuola continuano a sostenere la protesta delle insegnanti precarie sul tetto dell'ufficio scolastico provinciale di Benevanto, dove oggi è apparsa la "Beata Assunta". Le sette lavoratrici, in presidio dallo scorso 29 agosto, manifestano "per il diritto al lavoro stabile e dignitoso". La statua della Beata è stata portata in processione da tanti altri lavoratori e lavoratrici, a testimonianza del sostegno della RdB-Cub e la Cub Scuola. Un messaggio di solidarietà alle insegnanti precarie è stato portato anche dai Cobas di Salerno. I precari della scuola si sono dati appuntamento domani a Roma, al presidio davanti al ministero della Pubblica istruzione, per dire "no all'elemosina dei contratti di disponibilità e sì all'assunzione di tutti i precari".


2 settembre 2009 - Iris

SCUOLA: CONTINUA PROTESTA PRECARI A BENEVENTO

(IRIS) - BENEVENTO, 2 SET - La "Beata Assunta" è apparsa oggi sul tetto dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Benevento, dove dallo scorso 29 agosto sette lavoratrici precarie manifestano per il diritto al lavoro stabile e dignitoso. La statua della Beata è stata portata in processione da tanti altri lavoratori e lavoratrici, a testimonianza del sostegno della RdB-CUB e la CUB Scuola. Solidarietà alle insegnanti precarie stata portata anche da Teresa Vicedomini, dei Cobas di Salerno. "Le manifestanti sono provate – riferisce Barbara Battista, della CUB Scuola – ci sono stati dei malori, ma la loro determinazione e forza morale rimangono inalterate. La CUB Scuola continuerà a sostenere questa lotta, perché rappresenta quella di tutti i precari della scuola che chiedono lavoro e dignità per una scuola pubblica, laica e di massa". Sottolinea Battista: "Ai politici di passaggio a Benevento, ricordiamo lo striscione affisso dalle insegnanti e molto ben visibile: CARI POLITICI, TURNI DI NOTTE NON PASSERELLE. A tutti i precari della scuola diamo appuntamento domani a Roma, al presidio davanti al Ministero della Pubblica Istruzione, per dire no all’elemosina dei contratti di disponibilità e sì all’assunzione di tutti i precari", conclude la dirigente CUB.


2 settembre 2009 - Omniroma

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 02 set - Di seguito un quadro dei principali appuntamenti previsti per domani:...
Presidio di lotta per i precari organizzato da Rdb Cub presso la Scuola superiore della P.A. Locale. Piazza Cavour, 25 (ore 9:30) - Presidio di lotta per i precari organizzato da Rdb Cub al ministero della Pubblica Istruzione con traslazione della «Beata Assunta». Ministero pubblica istruzione (ore 10:30)...


2 settembre 2009 - Ansa

Lavoro: 6 operai Esab salgono su tetto fabbrica
Contro la procedura di mobilita' prevista per 85 lavoratori

(ANSA) - MILANO, 2 SET - Sei operai dell' Esab Saldatura di Mesero (Milano) salgono sul tetto della fabbrica per protestare contro la procedura di mobilita'. Il provvedimento e' previsto per 85 lavoratori ed e' stato causato dal rifiuto della casa madre britannica, la Charter International, dell'accordo raggiunto in Regione il 3/8 scorso fra la Cub e le istituzioni.Tra i senatori coinvolti nella trattativa anche Mario Mantovano (Lega Nord). L'accordo prevede la garanzia per una nuova allocazione di 58 impiegati.


2 settembre 2009 - Il Manifesto

SCUOLA Manifestazioni in tutta Italia contro i tagli di Gelmini. Nella sola Campania 8 mila senza posto. A Benevento insegnanti sul tetto
I precari non si arrendono: tensioni a Napoli, in mutande a Roma
di Francesca Pilla

NAPOLI - Il direttore dell'Ufficio regionale, Alberto Bottino è asserragliato nel suo ufficio, fuori ci sono i precari della scuola di Napoli che premono sul cordone di polizia, urlano, imprecano. Spinte, parole grosse e un'insegnante, Rosaria, si sente male, arriva l'autoambulanza, gli altri restano ai loro posti. Bottino fa sapere che ci sono aperture da parte del ministero: «Con il ministero e con la regione sto battagliando per ottenere aiuti finanziari che mi consentiranno di salvare, forse, un migliaio di posizioni, ma so bene che di questi tempi la Campania non è in grado di sopportare un simile salasso». Mille posti che saltano fuori come da un cappello? E comunque non basterebbero.
La Campania è la regione più martoriata dai tagli di Gelmini, 8 mila posti in meno, 4 mila supplenti fuori e intanto mancano anche i bidelli per far partire le lezioni. Il governo ha detto che i tagli in tutta Italia (le cifre non sono certe, si va dai 42 mila ai 110 mila) servono per far quadrare i bilanci dello stato, e pur passando sulla testa di migliaia di persone non è un caso che al Sud la scure si è abbattuta incontrollata, mentre al Nord si è andati più cauti. Fenomeno Lega? Per i precari che da due giorni sostano al Ponte della Maddalena non è il caso di ingaggiare una guerra tra poveri perché senza un lavoro resteranno un po' in tutto il paese. Così ieri le proteste sono fioccate da Milano a Roma, ma anche nei piccoli centri di ogni regione.
Davanti al Liceo Newton della capitale si sono addirittura messi in mutande. E' la protesta singolare di cinque docenti in fila per ottenere l'assegnazione delle cattedre. «Ormai in Italia, per essere ascoltati, si è costretti a fare gesti clamorosi, in pieno stile Full Monty», ha commentato Mario Rusconi, vice presidente dell'associazione nazionale presidi. Alta la tensione, invece, al liceo Carducci dove più di 300 persone sono rimaste asserragliate nel corridoio dell'istituto per tutto il giorno. «Siamo bloccati da ore con una temperatura insopportabile - ci ha detto Massimo Sestili, precario - ma non ce ne andiamo. Le liste non sono complete e questo è un grande imbroglio. Stiamo valutando di occupare la scuola». Gli insegnanti sostengono che ci sarebbero una serie di posti che non vengono resi disponibili ufficialmente per essere gestiti in maniera clientelare. A Roma le nomine per quest'anno riguardano 4.986 docenti, tra supplenti e di ruolo, e oltre 4.041 amministrativi.
Non mancano manifestazioni anche al Nord. A Milano decine di docenti si sono incatenati davanti alla sede dell'ufficio scolastico provinciale: il «Coordinamento precari scuola 3 Ottobre» con questa iniziativa ha annunciato proteste a oltranza fino al ritiro della legge 133. Secondo le stime del movimento, infatti, se quest'anno si tratta di «43 mila cattedre in meno in tutta Italia, nei prossimi quattro anni altri 150 mila lavoratori perderanno il loro posto per effetto della riforma Gelmini».
A Benevento continua la protesta delle precarie che da 5 giorni sono sul tetto dell'ex-provveditorato. Il sottosegretario al lavoro, Pasquale Viespoli, le ha incontrate e si è impegnato alla definizione di un'intesa in tempi brevissimi. Le insegnanti si sono dette pronte a resistere «per attirare l'attenzione sui precari». Domani si aspetta un'altra giornata calda. Due gli appuntamenti della Rdb-Cub nella capitale, un sit in davanti alla Pubblica istruzione e una manifestazione in piazza Cavour degli amministrativi. Mimmo Pantaleo, segretario della Flc Cgil, denuncia che l'Italia è «in piena emergenza sociale con migliaia di insegnanti, ausiliari, tecnici e amministrativi licenziati, graduatorie nel caos e uffici scolastici assediati mentre il ministro Gelmini parla d'altro: non accetteremo soluzioni pasticciate».


2 settembre 2009 - City

Regina Elena, 500 sgomberati
Ex ospedale Sono 500 i senzatetto sgomberati ieri dal Regina Elena: per protesta hanno bloccato San Lorenzo e poi sono arrivati in Campidoglio

Roma - In sette sono saliti ieri sera sul tetto dei Musei Capitolini: è l’ultimo atto di una giornata convulsa iniziata ieri alle 7 con l’arrivo delle forze dell’ordine al Regina Elena, l’ex ospedale di via Castro Laurenziano: tra vecchi macchinari e attrezzature tecniche nel giugno del 2007 avevano trovato casa circa 500 persone, per lo più immigrati e sfrattati. Da tempo e più volte il rettore della Sapienza aveva chiesto di risolvere il problema dell’occupazione abusiva: "Ogni volta che ho ricevuto le bollette da pagare per la luce e l’acqua- ha spiegato Frati- ho sollecitato le autorità competenti a risolvere la situazione, per l’università c’era un manifesto danno erariale". Ieri mattina è scattato il blitz per lo sgombero: gli occupanti sono stati fatti uscire uno ad uno, mostrando i documenti, mentre un cordone di poliziotti chiudeva al traffico il tratto di viale Regina Elena tra viale dell’Università e piazzale del Verano.Alcune famiglie sono state portate subito in pullman in alcuni alloggi di periferia, mentre il sindaco Gianni Alemanno assicurava che il Comune avrebbe garantito assistenza a tutti.
La rabbia da San Lorenzo al Campidoglio
Rassicurazioni che non sono servite a frenare la protesta: i senzatetto hanno dato vita ad un corteo spontaneo che dall’ex ospedale ha raggiunto piazzale Labicano, dove hanno bloccato il traffico per 40 minuti.Nel tragitto verso San Lorenzo hanno rovesciato i cassonetti dei rifiuti. Poi si sono dati appuntamento in piazza del Campidoglio, dove hanno piantato delle tende mentre sette attivisti tentavano la scalata del tetto dei Musei Capitolini. Il Campidoglio ridimensiona: "Tra le oltre 500 persone sgomberate, 366 hanno accettato l’assistenza offerta dal Comune di Roma e sono stati alloggiati in 5 strutture di accoglienza del Vicariato". "Alloggi sovraffollati e inadatti", replicano Action e Asia Rdb, le associazioni più attive sul diritto alla casa: "È stata un’operazione politica, non ci stiamo": e annunciano nuove occupazioni.


2 settembre 2009 - Quotidiani locali rete Repubblica

LA RIVOLTA DELLA SCUOLA
Precari in piazza e in mutande
Dilaga la protesta, 25 mila cattedre tagliate. A Milano si incatenano. Gli studenti solidarizzano con i prof «pronti alla mobilitazione comune»
di Annalisa D’Aprile

ROMA - La scuola dei precari si mobilita contro i tagli e in tutta Italia prendono vita forme di proteste provocatorie, spettacolari e drammatiche. A Roma cinque docenti di educazione fisica si sono spogliati restando in mutande davanti al liceo scientifico Newton, lamentando di non essere ancora di ruolo dopo anni di lavoro. A Milano supplenti e precari aderenti al Coordinamento Lavoratori della scuola «3 ottobre» si sono incatenati davanti all’ufficio provinciale di Milano. Mentre da oltre quattro giorni sei insegnanti sono sul tetto dell’ufficio scolastico provinciale di Benevento.
I tagli al personale docente e Ata (bidelli, collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici), frutto della riforma scolastica del ministro Mariastella Gelmini, segnano l’inizio di un autunno difficile per il mondo della scuola. Scendono in campo i sindacati: la Cgil chiede l’intervento di palazzo Chigi, la Uil una trattativa senza interruzione che in una settimana arrivi ad un accordo, la Cisl reclama un incontro immediato con il governo. L’associazione di insegnanti Gilda garantisce che adotteranno «tutte le forme di protesta possibili per contrastare» la politica dei tagli e le Rappresentanze sindacali di base (RdB-Cub) organizzano due presidi nella Capitale per giovedì 3 settembre, uno davanti al Ministero della Pubblica Istruzione e l’altro a Piazza Cavour.
Come ricorda il segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima, sono 25.000, tra docenti e personale Ata, i lavoratori che quest’anno non avranno più un contratto. Oltre a Roma e Milano con docenti in mutande o incatenati, le proteste si sono estese anche a Palermo e Catania, dove sono stati occupati gli ex provveditorati da alcuni insegnanti che hanno iniziato lo sciopero della fame, a Messina, con un presidio permanente davanti all’ufficio scolastico. In Sicilia i precari protestano contro la riduzione delle ore formative, prevista dal ministero della Pubblica istruzione, che secondo i sindacati mette a rischio 7 mila posti di lavoro. In Campania i tagli riguardano 8mila persone e ieri a Napoli i manifestanti hanno provato a forzare il cordone di polizia all’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale con conseguenti momenti di tensione culminati nel malore di una donna. Da giorni sei insegnanti sono sul tetto dell’ufficio scolastico provinciale di Benevento. Una protesta forte che ha convinto il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, a salire sul tetto per parlare con le signore ed informarle che «Governo e Regione Campania sono impegnati alla definizione di un’intesa, in tempi brevissimi».
«Che tristezza, questo avrebbe dovuto essere il nostro primo giorno di scuola» afferma Daniela Basile, insegnante precaria da 13 anni, arroccata con altre cinque colleghe sulla cima dello stabile beneventano. «La Campania e il Mezzogiorno - precisa Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria del Pd - sono le aree più colpite dai tagli sono l’emblema politico del governo di centrodestra: bugie e tagli dei posti di lavoro in piena crisi economica». E dello stesso tono il commento di Ignazio Marino, che parla di questa scuola come la «scuola pubblica che vuole il ministro Gelmini: 57 mila persone tra insegnanti e personale ausiliario senza lavoro, caos nelle graduatorie».


2 settembre 2009 - Corriere della Sera e Corrieri locali collegati

Senza cattedre Circa ventimila rischiano di non avere il contratto. Uffici occupati a Messina e Catania
Scuola, la rivolta dei prof precari
Incatenati a Milano, in mutande a Roma: contestano i tagli delle supplenze
di Giulio Benedetti

ROMA — Dal Nord al Sud monta la protesta dei precari della scuola. I sindacati dei prof chiedono al governo di fare presto perché il problema sociale — oltre ventimila persone che stanno per restare senza lavoro — potrebbe esplodere da un momento all’altro. Nei prossimi giorni, infatti, aumenterà il numero dei supplenti che non avranno il contratto e chiederanno misure di sostegno.
Docenti sui tetti, supplenti incatenati, professori in mutande. I precari, con iniziative sempre più forti, lanciano un preciso segnale al governo. Dopo le proteste dei giorni scorsi avvenute in prevalenza al Sud: Calabria, Sicilia e — la più clamorosa — in Campania, a Benevento, dove sei insegnanti sono salite sul tetto dell’ufficio scolastico provinciale, ieri è stata la volta di Roma e Milano. Nella capitale tre docenti precari di educazione fisica, prendendo spunto da Full Monty, il popolare film inglese del '97, si sono spogliati rimanendo in mutande davanti al liceo scientifico Newton per protestare — hanno spiegato — contro il loro stato di precarietà. Nel capoluogo lombardo — in provincia di Milano sono oltre mille i disoccupati tra insegnanti e personale Ata — alcuni supplenti aderenti al Coordinamento Lavoratori della scuola «3 ottobre» si sono incatenati davanti all’ufficio provinciale di Milano. Momenti di tensione a Napoli dove i precari sono in piazza da due giorni contro i tagli. I manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale, si sono registrati momenti di tensione e una donna si è sentita male. E sempre in Campania è giunta al quarto giorno la protesta delle insegnanti sul tetto dell’ufficio scolastico provinciale di Benevento. Ieri si è recato da loro il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli. Ha portato notizie rassicuranti. L’arcivescovo di Benevento, monsignor Andrea Mugione, oggi celebrerà l’Eucarestia nelle vicinanze dell’ufficio scolastico. «Un modo per stare vicino a queste persone con problemi di lavoro — spiegano dalla segreteria della Curia arcivescovile di Benevento — e portare la solidarietà dell’arcivescovo e di tutta la Chiesa beneventana a chi ha delle così serie difficoltà». In Sicilia continuano i presidi, le occupazioni simboliche e gli scioperi della fame negli uffici scolastici di Messina e Catania. Fin qui le manifestazioni spontanee. Una manifestazione unitaria dei sindacati confederali dei prof si è svolta ieri mattina a Torino davanti all’ufficio scolastico regionale. Il sindacato di base RdB-Cub ha promosso un presidio per domani davanti al ministero dell’Istruzione, dove si svolgerà un incontro tra i leader dei confederali e il ministro. La Gilda ha annunciato che adotterà «tutte le forme di protesta possibili» contro la politica dei tagli. I sindacati della scuola invitano il governo a non indugiare oltre. «Sono 25.000, tra docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi i lavoratori che quest’anno non avranno più un contratto — ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima — la situazione sta assumendo i connotati di una vera e propria emergenza scolastica e sociale». Il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, ha chiesto un tavolo di confronto sui precari a Palazzo Chigi. «Ci troviamo in piena emergenza sociale», ha dichiarato.


2 settembre 2009 - Leggo

Primo giorno di convocazione per le supplenze annuali...
di Lorena Loiacono

Primo giorno di convocazione per le supplenze annuali e i precari sono già sull’orlo di una crisi di nervi. Sono letteralmente rimasti in mutande, hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine e hanno pensato di occupare la scuola-polo per le nomine, proprio come i loro studenti nelle proteste d’autunno: tutto questo ieri, nella prima giornata di convocazione per centinaia di docenti ai primi posti in graduatoria. Un gruppetto, in pieno stile Full Monty, si è messo in mutande nel giardino del liceo Newton, chiarendo esplicitamente in quale situazione si trova l’intera categoria, mentre al Russell si è pensato addirittura di occupare la sede polo. Nella scuola di via Asmara inoltre centinaia di docenti, comprese mamme con i passeggini al seguito, sono rimasti bloccati dalle 9 del mattino per l’intera giornata rivendicando gravi errori nelle disponibilità delle cattedre: nonostante l’intervento delle forze dell’ordine e l’incessante via vai di fax dalla direzione al provveditorato, la situazione è rimasta assai tesa per l’intera giornata. E domani mattina un presidio di protesta dei precari della scuola, organizzato dalla Rdb, assedierà il ministero della pubblica istruzione.(ass)


2 settembre 2009 - Libertà

I sindacati pronti a dare battaglia
«Gli infermieri non saranno spostati»

Codogno - (ms) Venerdì pomeriggio il sindacato autonomo Rdb si incontrerà con i vertici aziendali per entrare nel merito dell'operazione di tagli di posti letto e trasferimenti di personale che stanno mettendo in subbuglio il reparto di Medicina dell'ospedale di Codogno. «Gli infermieri non verranno traslocati in altre sezioni. Su questo daremo battaglia - assicura Gianfranco Bignamini dell'Rdb - E gli ausiliari che rimarranno all'interno del reparto saranno tutti dipendenti dell'Azienda ospedaliera. Gli altri otto che fanno capo alla cooperativa, non verranno licenziati, ma saranno occupati in una tlro dipartimento del nosocomio. Ora cercheremo di salvare anche le figure degli Operatori socio sanitari (Oss) che secondo il piano di ristrutturazione, dovrebbero lasciare Medicina. Se venerdì, durante la riunione del pomeriggio, dall'azienda non arriveranno risposte, allora siamo pronti a far scattare iniziative di protesta. Tenuto conto che il nuovo regime entrerà in vigore il 9 settembre, potremmo far scattare una sorta di boicottaggio invitando il personale a non entrare in servizio mettendosi in malattia».


2 settembre 2009 - Il Cittadino

Il direttore sanitario dell'Ao: «Pesanti strumentalizzazioni dei sindacati»
Taglio dei posti letto in medicina: «Numeri errati, ne perderemo due»

Codogno - Reparto ospedaliero di medicina: una bufera che "dà i numeri". E stavolta nel vero senso della parola. Il direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera della provincia di Lodi, il dottor Franco Pavesi, non ammette fraintendimenti sulla questione dei posti letto "tagliati": «L’accorpamento in un’unica sezione del reparto di Medicina di Codogno non porta ad una riduzione di 12 posti letto - dice- Perché è solo sulla carta che la Medicina codognese vanta 48 posti, che rappresentano l’accreditamento massimo concesso al reparto dalla Regione. In realtà, i posti effettivamente utilizzati in questi anni dalla Medicina sono 38 in tutto. Ciò significa una sola cosa: che rispetto ai 36 posti letto dell’accorpamento, le degenze che si perdono sono solo due». Per Pavesi, dunque, «non si strumentalizzi una vicenda che non merita il chiasso avuto in questi giorni». Non che la questione non resti però d’attualità. Le rappresentanze sindacali di base (Rdb) hanno annunciato per venerdì in ospedale una assemblea del personale di medicina alla presenza del responsabile infermieristico dei quattro nosocomi del Lodigiano Pietro Cipolla. Sui "numeri" della medicina, anche il sindacalista Rdb Gianfranco Bignamini concorda però con Pavesi: sono 38 gli effettivi, i 48 sono solo teorici. «Venerdì in assemblea chiederemo comunque conto del "taglio" dei due posti letto - dice Bignamini -. Da discutere ci sarà poi tutta la parte organizzativa della questione. Perché l’accorpamento comporterà inevitabilmente una riorganizzazione nell’attività della medicina codognese». Di certo, per Bignamini l’Ao non può decidere nulla del personale senza prima un confronto sindacale. In merito il sindacalista dichiara: «Nessun infermiere lascerà la Medicina di Codogno». Al momento, le informazioni riferiscono che, dei 24 infermieri di reparto, solo un infermiere libero professionista sarebbe in procinto di andarsene. Ma di sua libera scelta, per trasferirsi nell’hospice di Casale. Sembrerebbe poi rientrato anche l’allarme per i cinque ausiliari di reparto, confermati alla medicina. A loro il compito anche delle pulizie di reparto, prima in carico agli operatori della cooperativa esterna incaricata. «C’era il rischio che, senza più le pulizie di reparto, questa cooperativa licenziasse i suoi otto operatori - informa Bignamini -. Così non è stato, i lavoratori di cooperativa saranno smistati in altri reparti dell’ospedale e non più con contratto d’impiego ad ore». Tutta da definire, invece, la questione dei 3 operatori socio-sanitari (Oss) che da medicina sembrerebbero destinati ad un’altra unità operativa. «La questione degli Oss ce la giochiamo tutta venerdì in assemblea, fin d’ora diciamo che gli Oss li vogliamo confermati in reparto - informa Bignamini -. In assemblea ci aspettiamo risposte chiare, non quelle date dal direttore sanitario di Codogno Valerio Tagliaferri e dal primario Luciano Fugazza, che contano poco o nulla».(L.L.)


2 settembre 2009 - Redattore Sociale

SCUOLA
Rdb e Cobas: ''Domani un presidio al ministero dell'Istruzione''

Roma - Prime proteste sotto al ministero dell'Istruzione. Domani i precari della scuola delle Rappresentanze di base hanno indetto un sit in per dire "no" alle decurtazioni di posti in organico. Ci saranno anche i Cobas con il loro leader Piero Bernocchi. "Nella scuola i forti tagli e le controriforme del ministro Gelmini stanno producendo il licenziamento di centinaia di migliaia di precari soprattutto al sud, che da giorni protestano in cima ai tetti", spiega il sindacato Rdb-Cub. Durante i sit-in al ministero sara' in corso di svolgimento un incontro proprio sui precari. "Le proteste stanno dilagando soprattutto nel centro-sud dove i tagli sono stati piu' pesanti: ma anche in varie citta' del nord la battaglia si sta diffondendo nelle ultime ore- dice Piero Bernocchi- il ministro Gelmini, domani provera' a spegnere il fuoco delle proteste cercando il sostegno dei sindacati intorno al catastrofico progetto dei cosiddetti 'contratti di disponibilita', un tentativo di dividere i precari offrendo ad una ristrettissima fascia di essi contratti regionali per mansioni vaghe ed ultraflessibili in cambio di sottosalari". Domani i Cobas saranno al Miur alle 10.


2 settembre 2009 - Il Tirreno

Chiuso anche il dialogo fra personale e azienda
I sindacati: «La società ha sospeso in modo unilaterale le trattative»

GROSSETO - Non c’è solo la cauzione di 40 euro a innescare le polemiche contro il Fiora.
Ad alzare la voce questa volta è il personale dell’Acquedotto che, attraverso le Rappresentanze Sindacali di Base, denunciano l’interruzione del dialogo con i sindacati fino ad autunno.
«L’azienda si è presa unilateralmente il privilegio di sospendere le relazioni sindacali. L’annuncio della sospensione delle trattative sindacali è stato fatto in una riunione convocata in fretta e fiuria e al limite dei tempi previsti dal contratto, alla presenza di una piccola parte della Rappresentanza Sindacale Unitaria. Salta in questo modo il tanto atteso accordo sulla reperibilità, già oggetto di vari rimandi».
Inoltre, ai rappresentanti sindacali «è stato negato l’accesso alla documentazione e agli atti da parte dell’Acquedotto».
Chiuso fino a data da stabilirsi quindi il dialogo con il personale dell’azienda.
Le rappresentanze sindacali spiegano poi che l’Acquedotto non ha fornito neanche le risposte relative alla sicurezza dei lavoratori, in riferimento ai possibili rischi di intossicazioni da esalazioni di liquami.
«Non si capisce infatti - commenta Stefano Corsini della Rdb - perchè il responsabile della sicurezza sul lavoro non risponda a un membro della Rsu aziendale sui provvedimenti presi per salvaguardare la salute del personale impegnato in un depuratore».
Le rappresentanze sindacali sottolineano infine il ruolo fondamentale che hanno svolto i lavoratori dell’Acquedotto durante il periodo estivo.
«Il servizio idrico è garantito soprattutto dallo sforzo dei circa 360 dipendenti che operano sulle provincie di Grosseto e Siena e che questi si meriterebbero più attenzione da parte dei dirigenti. Anche se ormai viene da pensare che, per l’Acquedotto del Fiora, dipendenti e cittadini (in riferimento al balzello) non contano niente e che la gestione del "bene comune acqua" segue solo la logica del mercato e del profitto».(a.f.)

Berti: la Ser.In non deve chiudere
Ieri incontro in Comune con le dipendenti dell’azienda

PISTOIA - Un colloquio con la proprietà della Ser.In per individuare percorsi alternativi alla chiusura dell’azienda. È la promessa fatta dal sindaco Renzo Berti alle lavoratrici dell’azienda nell’incontro avvenuto ieri mattina in Comune.
Le 47 dipendenti della Ser.In sono venute a conoscenza nei giorni scorsi, attraverso le organizzazioni sindacali, della volontà della proprietà di chiudere la sede pistoiese di Sant’Agostino.
La Ser.In, lo ricordiamo, si occupa di servizi di immissione dati per diversi istituti bancari.
Lunedì mattina le dipendenti hanno organizzato un presìdio davanti alla sede dell’azienda, situata in via Galvani, per accendere i riflettori sulla difficoltà della loro situazione.
Ieri l’incontro con il sindaco Berti, che ha espresso la piena solidarietà e vicinanza del Comune alle 47 dipendenti della Ser.In. «Una solidarietà ed un sostegno - ha detto il primo cittadino - che sono di tutta la città e che non vogliono essere affatto formali, ma concrete».
«Per questo motivo - ha proseguito Berti - l’amministrazione comunale intende andare a chiedere direttamente alla proprietà i motivi di questa decisione così repentina e inaspettata e naturalmente siamo intenzionati ad esercitare tutto il nostro peso politico, per fare in modo che si possano individuare percorsi alternativi alla chiusura, che metterebbe in difficoltà molte famiglie pistoiesi».
All’incontro di stamani, oltre ad una rappresentanza di più di 20 lavoratrici della Ser.In., hanno preso parte per l’amministrazione comunale anche l’assessore alle attività produttive Barbara Lucchesi ed il presidente del consiglio comunale Marco Vettori, mentre per i sindacati erano presenti Fabio Capponi e Barbara Orlandi della Filcam-Cgil e Luca Taddei del Cub.


2 settembre 2009 - La Sicilia

Lettere - Lo dico a La Sicilia
Noi vigili del fuoco al lavoro in condizioni estreme

Leggendo la lettera apparsa il 30 di agosto relativa all'incendio sviluppatosi e poi propagatosi nella zona della riserva della fonte Ciane di Siracusa, ci sembra doveroso in qualità di operatori del soccorso e di rappresentanti sindacali dei Vigili del Fuoco del Comando di Siracusa, esprimere un vivo e profondo rammarico nell'apprendere, che come spesso accade vi sia un profondo senso di ingratitudine, nei confronti di tutti gli addetti antincendio che operano nella provincia. Un sentimento dettato da una qualunquistica quanto sterile critica nei confronti di operatori del soccorso, che invece con spirito di abnegazione ed in condizioni spesso estreme portano giorno dopo giorno soccorso alla popolazione.
Risulta fin troppo facile per chi non è un addetto ai lavori e col senno di poi, tirare le somme in maniera semplicistica additando l'incapace di turno e recriminando un'efficienza che secondo voi è fin troppo palese; risulta ancora più facile, come si fa troppo spesso, e scusate se ci permettiamo di utilizzare questa espressione, «sparare sulla Croce Rossa», fornendo all'opinione pubblica il capro espiatorio per un problema che, invece, ha radici ben più profonde e forse anche ataviche, quali sono la carenza cronica di personale in cui versa in generale il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ed in particolare il Comando di Siracusa e la carenza di un parco macchine adeguato con cui si possa far fronte in modo esaustivo alle innumerevoli chiamate che giungono giornalmente ai centralini del 115 per richieste di soccorso ed alle continue esigenze dettate dalla vasta presenza nel territorio siracusano di aree di interesse naturalistico e paesaggistico che come ogni estate sono soggette all'opera distruttiva di piromani che senza alcun ritegno mandano in fumo vaste porzioni di aree boschive e parchi.
Mi piacerebbe che i due signori della lettera, un giorno d'estate quando fuori si sfiorano temperature africane - come spesso accade qui da noi (ricordiamo i 47 gradi del 24 luglio) - invece di stare al mare o ancora meglio sdraiati sotto un condizionatore, stessero una giornata con noi operatori «inefficienti» come siamo stati definiti. Noi li invitiamo, così magari si renderanno conto da vicino cosa vuol dire essere un vigile del fuoco: lavorare spesso in condizioni di pericolo sotto il sole cocente dell'estate siciliana in zone dove la calura del clima è sommata a quella dell'incendio raggiungendo picchi da fornace, inerpicarsi per scoscesi pendii per spegnere fiamme da inferno di cristallo e a forza di braccia col «battifuoco», spesso restando senza un goccio d'acqua da bere per ore. Allora forse vi rendereste davvero conto dell'enorme sacrificio che gli operatori del soccorso antincendio tutto compiono giorno dopo giorno… forse solo allora anche voi vi renderete conto che alla fine le parole amare lette hanno ancor di più il sapore delle false illazioni e di pretestuose recriminazioni.
E se quel famigerato giorno di mezz'estate, perché per noi l'estate termina ad ottobre, l'intervento nella zona del Ciane è stato effettuato con ritardo, forse magari è perché le poche squadre di Vigili del fuoco a disposizione erano già impegnate altrove, e correvano da una parte all'altra del territorio provinciale. in una lotta impari per tentare di domare gli innumerevoli roghi già attivi… forse solo allora vi renderete conto che quello che voi definite con troppa sufficienza «un gioco» in realtà per noi si chiama senso di appartenenza ad un Corpo nazionale, a una divisa portata con estremo orgoglio, a un lavoro svolto con dedizione e meticolosità, e da adesso in avanti alla tutela della nostra dignità.
Giovanni Forte e Giovanni Di Raimondo - Coordinamento provinciale Rdb Vigili del Fuoco


2 settembre 2009 - Il Messaggero

ROMA. Il "Regina Elena", dopo oltre due anni di limbo e di abbandono...
di LUCA LIPPERA

ROMA - Il "Regina Elena", dopo oltre due anni di limbo e di abbandono, tornerà a fare il lavoro per cui fu costruito settantacinque anni fa durante il Regno d’Italia: essere un ospedale. Polizia e carabinieri ieri mattina hanno sgomberato l’enorme edificio di fronte alla Città Universitaria, uno dei simboli della Sanità romana, che nel 2007 era stato occupato da circa duecentocinquanta famiglie di senza casa. Dentro ormai c’era di tutto: veri senzatetto, immigrati regolari, clandestini, piccoli malviventi di passaggio, poveri, professionisti dell’occupazione permanente e sbandati. L’università "Sapienza", proprietaria dell’edificio, fin dal 2006 chiedeva alla Prefettura di tornarne in possesso per farne un centro di cura per i tumori del sangue. Ora il progetto diventa possibile.
L’operazione è cominciata alle prime ore del mattino. Oltre duecento tra carabinieri e poliziotti all’incrocio con viale dell’Università. Molti degli occupanti hanno capito che c’era poco da fare e hanno lasciato l’edificio senza troppe proteste. Altri si sono "asserragliati" per un paio d’ore, hanno esposto striscioni contro il Comune e alla fine hanno ceduto. Non ci sono stati né scontri né contusi. Un gruppo di irriducibili, dopo lo sgombero definitivo, ha organizzato un piccolo corteo lungo viale dell’Università. Lo guidavano alcuni esponenti di "Action", un’associazione di estrema sinistra che dice di battersi «per i diritti dei senza casa» che in questi anni ha collezionato numerose inchieste da parte della magistratura romana.
Allo sgombero, coordinato dal gabinetto del Sindaco Alemanno, hanno preso parte anche 250 tra vigili urbani, uomini della Protezione Civile Comunale e dell’ufficio per le Politiche Abitative. Si calcola che nel "Regina Elena" ci fossero almeno ottocento persone. Trecento probabilmente non avevano niente a che fare con i senza casa e se n’erano andate nella notte. Alla fine della giornata il Campidoglio aveva sistemato circa duecento famiglie (un totale di quasi 500 persone), in cinque edifici del Vicariato: la Casa della Pace, Orsa e Malvagna nel Municipio VIII, Fieschi nel XVI e Vermicino.
L’immunologo Fernando Aiuti, presidente della commissione Sanità del Comune, ha detto di «comprendere il dramma di chi non ha una casa», ricordando però che «è ancora più drammatica la situazione dei malati che non hanno un posto dove curarsi». «Dopo anni di permissivismo da parte delle precedenti amministrazioni ha aggiunto viene rispettato l’impegno preso in campagna elettorale dal centrodestra di ripristinare la legalità a Roma: il "Regina Elena" deve tornare ad essere un ospedale».
Oggi il Comune verificherà che gli alloggi individuati per i senza casa siano adeguati. «Quello del "Regina Elena" ha ricordato il Sindaco Alemanno era un problema antico. L’università aveva chiesto di rientrarne in possesso. Su questa richiesta la Prefettura si è mossa e noi abbiamo messo a disposizione i servizi sociali. I nuclei familiari non sono stati divisi: garantiremo assistenza a tutti». Alcuni esponenti di "Action", a fine mattinata, hanno organizzato un altro mini corteo a piazza di Porta Maggiore bloccando il traffico in uscita da San Lorenzo. La protesta è proseguita nel pomeriggio in Campidoglio con alcuni "oltranzisti" che si sono arrampicati fino a tarda sera sulla terrazza dei Musei Capitolini intenzionati a passarci la notte.
«I malati di tumore dice il rettore della Sapienza, Luigi Frati, anche Preside di Medicina venivano sistemati in topaie per via dell’occupazione. Il problema della casa c’è. Ma non può farsene carico l’università». I Cub (Comitati Unitari di Base), legati alla sinistra radicale, hanno definito lo sgombero «una deportazione simile ai respingimenti in mare». Resta il fatto che Roma, come volle Elena di Montenegro, moglie di re Vittorio Emanuele III, avrà un ospedale in più.


2 settembre 2009 - America Oggi online

Scuola/Tra catene e mutande, in scena la protesta dei precari

ROMA - Dal Nord al Sud d'Italia si salda la protesta dei precari della scuola e per strappare l'attenzione non rinuncia al clamore: supplenti incatenati a Milano, infuriati a Napoli e Palermo, in mutande, in una sorta di Full Monty de Noantri, nella Capitale. Contestazioni, quelle del personale scolastico, sostenute dagli studenti, pronti a una mobilitazione comune, e dai sindacati che chiedono al Governo interventi immediati e, soprattutto, risolutivi. Precari e supplenti milanesi che aderiscono al "Coordinamento precari scuola 3 Ottobre" si sono incatenati davanti all'Ufficio scolastico provinciale per protestare contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. In provincia di Milano sono oltre mille i disoccupati tra insegnanti e personale Ata, ha denunciato via web il Coordinamento facendo notare ironicamente come il governo stia mantenendo le promesse: "il nuovo anno scolastico si apre con 43mila cattedre in meno in tutta Italia". Clima incandescente a Napoli dove i precari sono al secondo giorno di protesta di piazza contro i tagli che in Campania si traducono in quasi 8.000 posti in meno tra docenti e personale Ata. I manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all'ingresso dell'Ufficio scolastico regionale, si sono registrati momenti di tensione e una donna si è sentita male. "Dal ministero arrivano segnali di apertura anche se non ancora formali" ha rassicurato il direttore dell'Ufficio scolastico regionale, Alberto Bottino. E sempre in Campania non mollano le insegnanti che da 4 giorni protestano sul tetto dell'ufficio scolastico provinciale di Benevento. Ieri è salito a parlare con loro il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, informandole che "Governo e Regione Campania sono impegnati alla definizione di un'intesa, in tempi brevissimi". Fermento in Sicilia: occupazione degli ex provveditorati a Palermo (dove alcuni insegnanti stanno facendo lo sciopero della fame) e Catania, presidio permanente davanti all'ufficio scolastico a Messina e manifestazioni in diverse parti della regione; i precari protestano contro la riduzione delle ore formative, prevista dal ministero della Pubblica istruzione, che nell'isola mette a rischio, secondo i sindacati, 7 mila posti di lavoro. A Roma, prendendo spunto da Full Monty, il popolare film inglese del '97, cinque supplenti in attesa di ricevere l'assegnazione per una cattedra si sono spogliati rimanendo in mutande davanti al liceo scientifico Newton per protestare - hanno spiegato - contro il loro stato di precarietà in quanto da anni non sono stati ancora messi in ruolo. I sindacati della scuola invitano il Governo a non indugiare oltre. "Sono 25.000, tra docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi i lavoratori che quest'anno non avranno più un contratto. Ora - ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima - la situazione sta assumendo i connotati di una vera e propria emergenza scolastica e sociale. Chiediamo pertanto un incontro urgente con il Governo, per portare finalmente a soluzione una vertenza che altrimenti rischia di farsi esplosiva". Di situazione esplosiva parla anche la Gilda che annuncia "tutte le forme di protesta possibili" per contrastare la politica del Governo. "A soffrire maggiormente - osserva il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio - è il Mezzogiorno, dove la scure del Governo si è abbattuta in maniera più drastica". Esprime solidarietà ai precari della scuola l'Unione degli studenti auspicando che i prossimi mesi autunnali "possano vedere mobilitazioni comuni tra studenti e lavoratori della scuola per contrastare l'idea di scuola del Governo e costruire una concreta alternativa".
Intanto per il 3 settembre la Rdb-Cub ha indetto un presidio dei precari davanti al ministero dell'Istruzione "per dire no a un futuro a scadenza".


2 settembre 2009 - L'Unità

Scuola, precari in rivolta contro i tagli della Gelmini

Occupazioni negli ex provveditorati, sit-in di protesta, insegnanti che sfilano in mutande, si arrampicano sui tetti o s’incatenano.
Eccola la «rivoluzione» della scuola targata Gelmini. Come primo effetto ha dato il via alla carica dei diciottomila, tanti sono gli insegnanti precari che non saliranno in cattedra quest’anno, ai quali vanno aggiunti i circa settemila Ata (personale tecnico e amministrativo) che non verranno riconfermati.
Le stime sono dei sindacati. La rabbia è di chi un anno fa, oggi, veniva chiamato per il primo giorno di scuola. Così puntuali, al posto dei contratti a termine, sono partite le proteste. Da Sud a Nord, seguendo l’ordine dei tagli all’Istruzione operato dalla scure governativa.
SUD
Ieri a Catania il coordinamento precari ha occupato l’ufficio scolastico provinciale (Usp, ex provveditorato) e ha fatto appello ai cittadini «perchè solidarizzino con la lotta a difesa della scuola pubblica, la scuola di tutti». Stesso invito e stesse scene a Messina, dove si presidia l’Usp. Mentre a Palermo l’ex provveditorato è occupato da due giorni, con alcuni insegnanti in sciopero della fame. Nell’isola - dove secondo la Uil sarebbero 3.600 i docenti precari non riconfermati - «siamo al caos più totale - ha commentato il segretario della Cisl siciliana, Maurizio Bernava - Temiamo che le proteste possano degenerare».
A Benevento continua la protesta delle sei precarie salite cinque giorni fa sul tetto dell’Usp. Sotto al sole per dar voce ai 500 precari a spasso nella provincia beneventana, ottomila in tutta la Campania, sempre secondo stime sindacali. «Ci dicono di non mollare, di andare avanti», dice una delle sei, Daniela Basile, che non nasconde però la tristezza: «Questo avrebbe dovuto essere il nostro primo giorno di scuola». Ieri Daniela ha incontrato il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, cha le ha comunicato come «governo e regione Campania sono impegnati alla definizione di un’intesa per individuare iniziative e risorse utili a dare una prima concreta risposta alla questione dei precari».
A Napoli, dopo l’occupazione dell’ex provveditorato di lunedì e nonostante la tensione creata dalle proteste, l’ufficio scolastico ha continuato a lavorare. I manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all’ingresso dell’Ufficio scolastico e una donna si è sentita male.
Mentre a Roma cinque insegnanti in attesa di una cattedra si sono spogliati e sono rimasti in mutande davanti il liceo Newton, una delle otto scuole individuate per assegnare le cattedre disponibili, per protestare - hanno spiegato - contro il loro stato di precarietà in quanto da anni non sono stati ancora messi in ruolo.
A NORD
A Torino, dove il taglio dovrebbe interessare 1.800 insegnanti e seicento impiegati tecnico amministrativi, i sindacati della scuola aderenti a Cgil, Cisl e Uil, hanno presidiato l’uffico scolastico regionale.
Proteste anche a Milano, dove sono state presentate 18mila domande per cinquemila posti disponibili nella provincia. Da ieri mattina gli insegnanti aderenti al coordinamento "lavoratori della scuola 3 ottobre" si sono incatenati davanti l’ex provveditorato. Tende, fornelli da campo e la solidarietà dei colleghi di ruolo, serviranno per andare avanti ad oltranza, promettono. «Il governo - dicono ironicamente - mantiene le promesse: il nuovo anno scolastico si apre con 43mila cattedre in meno in tutta Italia».
LA SCURE
Secondo i calcoli della Flc-Cgil, precari a parte, con i tagli all’Istruzione quest’anno avremo circa 42mila cattedre e 15mila impiegati amministrativi in meno sul 2008. Nonostante 32mila pensionamenti tra gli insegnanti e ottomila tra il personale. Mentre l’anno scorso i contratti a tempo sono stati 130mila tra gli insegnanti e 78mila tra gli amministrativi. I rappresentanti dei lavoratori adesso avvertono il governo. Il segretario generale della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo chiede un tavolo di confronto sui precari a palazzo Chigi e parla di «piena emergenza sociale».
Di situazione esplosiva parla anche il Gilda, sindacato autonomo, che annuncia proteste». Mariastella Curreli, presidente del Cip (coordinamento insegnanti precari) parla di licenziamenti di massa. Ai docenti arriva anche la solidarietà dell’Unione degli studenti. Mentre Rdb-Cub annuncia per giovedì un presidio davanti alla sede del ministero dell’Istruzione. Nello stesso giorno al Miur i sindacati discuteranno di «contratti di disponibilità» e accordi tra ministero e regioni. I primi prevedono che i precari che l’anno scorso hanno avuto cattedre di un anno abbiano una corsia preferenziale nelle chiamate per le supplenze brevi e una indennità di disoccupazione per i periodi di non lavoro. Alle Regioni il Miur chiede di finanziare alcune attività scolastiche.


2 settembre 2009 - Arena/Brescia Oggi/Giornale di Vicenza

LA RIVOLUZIONE NELLA SCUOLA. Da Nord a Sud esplode la protesta di chi, per gli effetti della riforma Gelmini, perderà il posto. I sindacati di categoria pronti alla lotta
Tagli ai docenti, la rabbia dei precari
Insegnanti in mutande come nel film «Full Monty» altri incatenati alle scuole A rischio 25.000 lavoratori

ROMA - Dal Nord al Sud d’Italia si salda la protesta dei precari della scuola e per strappare l’attenzione non rinuncia al clamore: supplenti incatenati a Milano, infuriati a Napoli e Palermo, in mutande, in una sorta di Full Monty de Noantri, nella Capitale. Contestazioni, quelle del personale scolastico, sostenute dagli studenti, pronti a una mobilitazione comune, e dai sindacati che chiedono al Governo interventi immediati e, soprattutto, risolutivi.
Precari e supplenti milanesi che aderiscono al «Coordinamento precari scuola 3 Ottobre» si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico provinciale per protestare contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. In provincia di Milano sono oltre mille i disoccupati tra insegnanti e personale Ata, ha denunciato il Coordinamento: «L’anno scolastico si apre con 43mila cattedre in meno in tutta Italia».
Clima incandescente a Napoli; in Campania sono quasi 8.000 i posti in meno tra docenti e personale Ata. In Sicilia sono a rischio 7 mila posti di lavoro.
I sindacati della scuola denunciano: «Sono 25.000, tra docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi i lavoratori che quest’anno non avranno più un contratto», ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima. «Chiediamo un incontro urgente con il Governo per una vertenza che è esplosiva». Di situazione esplosiva parla anche la Gilda, che annuncia «tutte le forme di protesta possibili» per contrastare la politica del Governo. «Intanto per domani la Rdb-Cub ha indetto un presidio dei precari davanti al ministero dell’Istruzione «per dire no a un futuro a scadenza».


2 settembre 2009 - Gazzetta del Sud

Scuola Iniziative dei precari non solo in Campania:
anche la Sicilia in prima fila per difendere posti di lavoro
Tagli, la protesta dilaga in tutt'Italia
I sindacati: situazione esplosiva, resteranno senza contratto in 25.000

ROMA - Dal Nord al Sud d'Italia, si salda la protesta dei precari della scuola e per strappare l'attenzione non rinuncia al clamore: supplenti incatenati a Milano, infuriati a Napoli e Palermo, in mutande, in una sorta di Full Monty de Noantri, nella Capitale. Contestazioni, quelle del personale scolastico, sostenute dagli studenti, pronti a una mobilitazione comune, e dai sindacati, che chiedono al Governo interventi immediati e, soprattutto, risolutivi. Precari e supplenti milanesi che aderiscono al «Coordinamento precari scuola 3 Ottobre» si sono incatenati davanti all'Ufficio scolastico provinciale per protestare contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. In provincia di Milano sono oltre mille i disoccupati tra insegnanti e personale Ata, ha denunciato via web il Coordinamento, facendo notare ironicamente come il governo stia mantenendo le promesse: «il nuovo anno scolastico si apre con 43mila cattedre in meno in tutta Italia». Clima incandescente a Napoli, dove i precari sono al secondo giorno di protesta di piazza contro i tagli che in Campania si traducono in quasi 8.000 posti in meno tra docenti e personale Ata. I manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all'ingresso dell'Ufficio scolastico regionale, si sono registrati momenti di tensione e una donna si è sentita male. «Dal ministero arrivano segnali di apertura, anche se non ancora formali», ha rassicurato il direttore dell'Ufficio scolastico regionale, Alberto Bottino. E sempre in Campania non mollano le insegnanti che da 4 giorni protestano sul tetto dell'ufficio scolastico provinciale di Benevento. Ieri è salito a parlare con loro il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, informandole che «Governo e Regione Campania sono impegnati alla definizione di un'intesa, in tempi brevissimi». Fermento in Sicilia: occupazione degli ex provveditorati a Palermo (dove alcuni insegnanti stanno facendo lo sciopero della fame) e Catania, presidio permanente davanti all'ufficio scolastico a Messina e manifestazioni in diverse parti della regione; i precari protestano contro la riduzione delle ore formative, prevista dal ministero della Pubblica istruzione, che nell'Isola mette a rischio, secondo i sindacati, 7 mila posti di lavoro. A Roma, prendendo spunto da Full Monty, il popolare film inglese del '97, cinque supplenti in attesa di ricevere l'assegnazione per una cattedra si sono spogliati rimanendo in mutande davanti al liceo scientifico Newton per protestare – hanno spiegato – contro il loro stato di precarietà in quanto da anni non sono stati ancora messi in ruolo. I sindacati della scuola invitano il Governo a non indugiare oltre. «Sono 25.000, tra docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi, i lavoratori che quest'anno non avranno più un contratto. Ora – ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima – la situazione sta assumendo i connotati di una vera e propria emergenza scolastica e sociale. Chiediamo pertanto un incontro urgente con il Governo, per portare finalmente a soluzione una vertenza che altrimenti rischia di farsi esplosiva». Di situazione esplosiva parla anche la Gilda, che annuncia «tutte le forme di protesta possibili» per contrastare la politica del Governo. «A soffrire maggiormente – osserva il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio – è il Mezzogiorno, dove la scure del Governo si è abbattuta in maniera più drastica. E le proteste messe in atto dai precari, concentrate soprattutto nelle regioni meridionali, lo dimostrano ampiamente. Il rischio è che il divario tra Nord e Sud aumenti ancora e che l'Italia diventi sempre di più un Paese a due velocità». La Gilda, inoltre, richiama l'attenzione sul problema del sovraffollamento delle classi «che – dichiara Di Meglio – peggiorerà inesorabilmente, perché a una riduzione così ampia dell'organico non corrisponde una diminuzione del numero degli alunni che, anzi, è in aumento. E noi, come l'anno scorso, – annuncia – siamo pronti a denunciare tutti i casi di mancato rispetto della legge sulla sicurezza che fissa in 26 persone per aula il tetto massimo di affollamento ipotizzabile». «E poi – aggiunge Di Meglio – è inaccettabile che da una parte si giustifichino i tagli alla scuola pubblica statale con l'esigenza di risparmiare, e dall'altra il Parlamento chieda maggiori fondi per gli istituti paritari e che il ministro Gelmini auspichi che nella Finanziaria di quest'anno ci siano risorse adeguate per le scuola private». Esprime solidarietà ai precari della scuola l'Unione degli studenti, auspicando che i prossimi mesi «possano vedere mobilitazioni comuni tra studenti e lavoratori della scuola per contrastare l'idea di scuola del Governo e costruire una concreta alternativa». Intanto per domani la Rdb-Cub ha indetto un presidio dei precari davanti al ministero dell'Istruzione «per dire no a un futuro a scadenza».


2 settembre 2009 - La Stampa

La trincea dei precari "Non ci arrendiamo"
Via dalla scuola in 25 mila: a Milano si incatenano ai platani

In mancanza di gru su cui salire, ieri a Milano otto docenti si sono incatenati ai platani assetati di via Ripamonti davanti alla sede dell’ex Provveditorato agli studi. Una di loro è Olga Romano, 30 anni, precaria di Storia e Filosofia. «Non si può distruggere così la scuola pubblica – sbotta –. Licenziare così degli insegnanti qualificati, solo perché precari, mentre le scuole private non vengono toccate. Hanno tagliato pure gli insegnanti di sostegno per i disabili. È uno scandalo».
Le lezioni non sono ancora cominciate e gli insegnanti italiani sono già in rivolta, sostenuti dagli studenti e dai sindacati, che chiedono al Governo interventi immediati, e soprattutto risolutivi. Da Palermo a Torino – dove un gruppo di genitori ed esponenti dei sindacati hanno manifestato davanti alla sede dell’Ufficio regionale del ministero dell’Istruzione – i docenti protestano contro i tagli alla scuola decisi dalla riforma Gelmini. Precari, supplenti e i dipendenti dell’Ata, ovvero bidelli, segretarie, tecnici scolastici. Categorie già deboli, ora colpite anche dall’accetta del ministero dell’Istruzione, che quest’anno si abbatterà su 43 mila cattedre in tutta Italia, mentre gli alunni continuano a crescere, con un’inevitabile ricaduta negativa sulla didattica e sulla sicurezza nelle aule.
Tolti i pensionamenti, la stima dei sindacati è che grazie alla riforma perderanno il loro già precario posto di lavoro 25 mila tra insegnanti e personale Ata.
Il Coordinamento precari scuola nazionale parla di smantellamento della scuola pubblica: «È solo l’inizio – si scalda Matteo Cucchiani, 35 anni, della sezione lavoratori milanese "3 Ottobre" –. Nei prossimi quattro anni altri 150 mila docenti si troveranno senza lavagna per effetto congiunto della legge 133/2008 e della riforma Gelmini». E per rimarcarlo l’hanno scritto anche su un volantino.
La rabbia dei precari della scuola, divampata nei giorni scorsi al Sud, si estende ora in tutta la penisola con sit-in, presìdi, bivacchi e forme più spettacolari: in catene a Milano, in mutande a Roma, per la strada in Campania.
A Benevento sei insegnanti stazionano da quattro giorni sul tetto dell’ex Provveditorato: «Se finora non ci hanno ascoltato dal basso – spiega Daniela, precaria arrabbiata – forse ci ascolteranno dall’alto. I tagli del ministro Gelmini si sono abbattuti su di noi, e così 500, nella nostra provincia, non hanno visto rinnovato alcun contratto».
Clima incandescente anche a Napoli. Da due giorni i manifestanti cercano di forzare il cordone dei poliziotti all’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale. Il direttore, Alberto Bottino, ha provato a gettare acqua sul fuoco: «Dal ministero arrivano segnali di apertura, seppure non ancora formali». Anche i precari siciliani sono sul piede di guerra. A Palermo e Catania i docenti hanno occupato gli ex Provveditorati, a Messina hanno allestito un presidio permanente davanti all’ufficio scolastico, e per sensibilizzare l’opinione pubblica alcuni stanno pure facendo lo sciopero della fame.
Decisamente più folkloristica la protesta romana, in puro stile «Full Monty»: cinque supplenti in attesa di ricevere l’assegnazione di una cattedra di ruolo si sono calati i pantaloni davanti al liceo Newton.
L’opposizione insorge e se la prende con il Governo. «La scure del Governo sul sistema scolastico rischia di creare danni incalcolabili», ha dichiarato Sergio D’Antoni, responsabile Pd per il Mezzogiorno. Felice Belisario (Italia dei Valori) ha parlato di «scuola pubblica vicina al collasso perché questo Governo ha fatto cassa tagliando i docenti e il personale Ata». Pier Luigi Bersani e Ignazio Marino, candidati alla segreteria del Pd, hanno invece parlato di «tagli irresponsabili dei posti di lavoro in piena crisi economica».
Anche i sindacati della scuola affilano le armi, e invitano l’Esecutivo ad affrontare subito la situazione prima che degeneri. Cgil e Cisl chiedono un tavolo di confronto urgente a Palazzo Chigi, la Uil una trattativa non stop da concludere in settimana. La federazione Gilda promette di adottare «tutte le forme di protesta possibili» contro la politica dei tagli, mentre RdB-Cub ha promosso due presìdi dei precari domani a Roma: uno alle 9.30 in piazza Cavour e l’altro un’ora dopo davanti al ministero della Pubblica Istruzione. E per il 23 ottobre è già in programma lo sciopero dei Cobas.


2 settembre 2009 - Corriere della Sera

Cinema Crollo della pubblicità sul grande schermo, rischio chiusura per le due storiche sale
Nuovo Olimpia e Jolly, ultimo spettacolo
di Antonella Baccaro

Milano - Le due sale intanto ieri hanno riaperto dopo la consueta pausa estiva. «La situazione del Jolly è un po’ più compromessa - spiega l’amministratore delegato di Circuito Cinema, Fabio Fefè - . L’apertura dei multisala di Lunghezza e Porta di Roma gli ha sottratto parecchio pubblico. Per il Nuovo Olimpia, che invece si trova in centro, pensiamo di tirare avanti sino a fine anno e poi fare un’ulteriore verifica ». Il problema principale starebbe nel calo degli introiti pubblicitari che sarebbero passati dal milione e 26 mila euro del 2007 ai 950 mila dello scorso anno. Mentre nel primo quadrimestre 2009 la raccolta sarebbe stata debole: circa 151 mila euro.
«Abbiamo chiesto ai lavoratori quanti sacrifici siano disposti a fare per non perdere il posto - prosegue Fefè - . Spero che il loro ragionamento non sia 'mors tua, vita mea'...». Cioè? «I nostri dipendenti, circa 80, godono di un contratto integrativo - spiega l’amministratore - che consente loro di avere una retribuzione di 200-300 euro superiore a quella di altri colleghi, ad esempio quelli dei multisala. Basterebbe che rinunciassero tutti all’integrativo, che noi abbiamo ereditato e che ci costa 650 mila euro, per salvare una dozzina di posti di lavoro».
Ma anche il sindacato ha qualcosa da dire: «Si chiedono sacrifici a chi già vive con pochi mezzi - attacca per la Cub Informazione, Mario Carucci -: stiamo parlando di stipendi che non superano gli 800-900 euro, cui andrebbe tagliato il 20-30%. Questo è un vero e proprio attacco alla contrattazione integrativa. Abbiamo deciso di vederci chiaro sul calo della raccolta pubblicitaria».
La vertenza delle sale del Circuito Cinema si affianca a quella del fallimento del gruppo Cecchi Gori che coinvolge 11 cinema: Adriano, Admiral, Atlantic, Ambassade, Broadway, Empire, Gregory, Reale, Roma, Royal e Troisi. Al momento, su 130 dipendenti, sono 45 quelli in cassa integrazione. Il collegio dei liquidatori vorrebbe ottenere che il futuro acquirente riassorba il personale in esubero o quantomeno ne agevoli l’espulsione tramite incentivi.


2 settembre 2009 - Il Giorno

«Quei residui hanno ucciso un tecnico»
LE ACCUSE DEL SINDACALISTA «CI ERAVAMO ACCORTI DELLE PARTICELLE UN ANNO FA»

MILANO - LA CUB (Confederazione unitaria di base) non ci sta, e afferma che la bonifica alla Scala «è tradiva». «È l'ennesimo intervento a scoppio ritardato, alla faccia della tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini» rincara Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale del sindacato, il quale ricorda che una segnalazione l'avevano già fatta alla fine dell'anno scorso. Inoltre, l'intervento di bonifica sarebbe stato previsto per la fine dello scorso luglio, ma la richiesta dell'Asl di mappare tutta la sala avrebbe posticipato l'operazione al 26 agosto. «Contrariamente a quanto si vuole fare pensare continua Tiboni il materiale tossico era stato rinvenuto proprio nel 2008, da un gruppo di lavoratori, nei locali frequentati dai tecnici e dai vigili del fuoco. Parliamo del rivestimento delle bocche dei fari sala, nella zona cupola sovrastante la platea, oltre a una sua presenza all'interno del locale adiacente le passerelle di servizio». Un dipendente conferma: «Noi ce ne eravamo accorti e solo la minaccia di fare intervenire il Tribunale per l'accertamento tecnico ha fatto scattare questo provvedimento. Noi vogliamo che venga bonificato per la salute di tutti e in memoria di chi è morto». E il riferimento è a Enzo Mantovani che morì a 56 anni nell'agosto del 2000, per mesiotelioma pleurico causato dall'amianto. Era meccanico ed elettricista di palcoscenico e manovrava il sipario che era intriso del minerale, per renderlo resistente al fuoco. Erano gli anni dal 1991 al 1997, quando ancora nessuno sapeva a quali rischi di morte si era esposti stando a contatto della polvere e respirandola. La Scala fu condannata a pagare alla famiglia di Mantovani 202 mila euro. Il giudice del lavoro riconobbe il nesso tra l'esposizione continuativa dell'elettricista alle polveri sprigionate dal sipario e il tumore maligno ai polmoni. «Gli stessi lavoratori specifica Tiboni dopo quel fatto, avevano chiesto un'immediata verifica da parte della dirigenza e delle autorità competenti della Fondazione. Avevano chiesto anche la tempestiva bonifica dei locali indicati». Il sindacalista chiude il suo intervento duramente, accusando Comune e Fondazione Teatro di «fingere di preoccuparsi della salute di chi va a teatro».(A.O.)


2 settembre 2009 - La Repubblica

Guerra di cifre sui tagli ai prof. Presidio sotto gli uffici del Miur
I sindacati chiedono di recuperare 250 posti A dividere Cgil-Cisl-Uil e Direzione regionale le supplenze. Si discute anche sui contratti di disponibilità

Torino - Partono le manifestazioni di protesta degli insegnanti, riuniti per un primo presidio, ieri mattina, sotto la sede dell´Ufficio scolastico regionale in via Pietro Micca. Bandiere di Cgil, Cisl, Uil e Cub scuola ma anche di associazioni di insegnanti e genitori preoccupati per i tagli voluti dal ministro Gelmini a cattedre, posti per insegnanti di sostegno e per personale ausiliario. Sarebbero ormai effettivi secondo i sindacati i 1800 posti in meno nelle graduatorie per l´insegnamento e per 600 addetti tecnico-amministrativi. Un po´ meno di quanto lavoratori della scuola temevano e un po´ meno delle altre regioni italiane, ma comunque sempre una riduzione preoccupante per il migliaio di insegnanti che dopo anni di contratti di supplenza da oggi resteranno a casa. E per la possibilità delle scuole di mantenere l´offerta formativa. Per questa ragione, per chiedere che i numeri siano ancora rivisti, i sindacati della scuola Cgil, Cisl e Uil, da ieri mattina presidiano, in segno di protesta, in via Pietro Micca. «Solo a Torino saltano 332 supplenze alle elementari, 380 alle medie, 200 alle superiori - spiega Teresa Olivieri, di Cisl scuola - e in alcune scuole le supplenze coprono il 30 per cento delle cattedre». «Chiediamo di recuperare almeno 250 posti - continua Diego Meli di Uil - e un monitoraggio di tutti quelli che restano senza lavoro, un numero ancora incerto». «Oltre ai 1.800 posti tagliati dalle graduatorie permanenti - spiega Igor Piotto, di Cgil scuola - ci sono i tagli ai fondi d´istituto. Ogni scuola, dal 2004, ha un credito con il Miur di circa 60.000 euro: soldi che recupera accorpando classi, tagliando il sostegno, indebitandosi. O chiedendo contributi alle famiglie, come molti istituti fanno già».
«Non so come i sindacati abbiano calcolato queste cifre, i conti ufficiali dobbiamo ancora chiuderli. Se andiamo a vedere bene i numeri, credo che saranno 300, 350 quelli che rispetto all´anno scorso non avranno il posto». È la risposta del direttore dell´Ufficio scolastico regionale, Francesco de Sanctis. «Certo le riduzioni di fondi ci sono state, e sono state dolorose per tutti, ma - aggiunge De Sanctis - non tali da mettere in discussione il nostro sistema, che continuerà a produrre eccellenze. Oltre duecento ragazzi piemontesi quest´anno si sono diplomati con 100 e lode. Ieri abbiamo nominato in ruolo 650 persone ed effettuato 8.000 nomine a tempo indeterminato. Altre regioni hanno diminuito i professori di sostegno, noi no. Capisco la preoccupazione dei sindacati, che incontro regolarmente, ma finora non siamo in allarme». E non sembra ancora del tutto chiusa neppure la partita dei contratti di disponibilità, quei contratti in più per i docenti che in altre regioni italiane sono stati messi a disposizione proprio dall´ente regionale. «Siamo d´accordo sul fatto che si può trattare di un buon ammortizzatore - dice Cosimo Scarinzi della Cub Scuola - a patto che si sappia bene dove e per fare cosa vanno a finire questi contratti in più».(o.giu.)

Amianto alla Scala, è scontro sul ritardo nell´opera di bonifica
I sindacati: denunciato da mesi il rischio per la salute Per Temirkanov sabato sera MiTo rimborsa il loggione. E il Comune pensa a un concerto riparatore
di ANNA CIRILLO

Milano - Gran rabbia per la figuraccia della Scala rimessa a nuovo nel 2002 dove solo adesso si scopre l´amianto nel loggione, e grandi manovre. Il Comune sta pensando di organizzare un concerto gratuito nel teatro per i loggionisti che resteranno a bocca asciutta da qui alla fine di ottobre, 21 spettacoli in cartellone in settembre e 16 in ottobre. Sono 275 i posti in meno nella seconda galleria, chiusa al pubblico per la bonifica nel locale luci della sopravolta: l´eternit sta lì dagli anni ‘50-´60. Si rimuove ora, a stagione iniziata, tra disagi e scompigli.
Il sindacato di base aveva comunicato la presenza di amianto alla fine dello scorso anno e ad agosto aveva anche minacciato il ricorso all´avvocato se non fosse stato tolto. Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale del Cub, parla di bonifica tardiva. «Il materiale tossico era stato scoperto dai lavoratori nel rivestimento delle bocche delle luci e nelle parti adiacenti le passerelle di servizio - dice - . A confermare i sospetti sulla sua presenza era stata anche la morte di un vigile del fuoco per mesotelioma pleurico, e il fatto che un suo collega si sia ammalato della stessa patologia. Avevamo richiesto subito la bonifica. Questo intervento tardivo è fatto per non perdere la faccia».
L´eternit non fu individuato nel 2002 perché «le bocche delle luci non furono oggetto di restauro e le campionature dell´aria sono sempre state negative all´amianto - dice Antonio Acerbo, direttore dell´Ufficio Tecnico di Palazzo Marino. - A dicembre le bocche sono state incapsulate e si era deciso di bonificare in agosto. Ma c´è stato un ritardo». «È assurdo non aver tolto quell´amianto quando fu fatta la ristrutturazione - esordisce il ministro della Difesa Ignazio La Russa - . Ora però la salute viene prima di tutto. Non è un dramma se la Scala resta chiusa in parte per due mesi, mi auguro solo che sia a posto per il 7 dicembre. E i loggionisti dovrebbero essere risarciti con repliche degli spettacoli, in altro giorno o orario».
Gabriele Albertini, sindaco ai tempi della ristrutturazione, spiega che «fu l´intervento più colossale di rigenerazione del nuovo e di restauro dell´antico dopo Maria Teresa d´Austria. Quell´area luci non è stata toccata, ma mi sembra un dettaglio minimo, non toglie niente all´opera». «Di amianto non si parlò mai e poi mai durante il restauro» aggiunge Salvatore Carrubba, all´epoca assessore alla Cultura.
Il primo appuntamento che verrà limitato è l´inaugurazione del festival MiTo: venerdì alla Scala suonerà la Filarmonica di San Pietroburgo, concerto già tutto esaurito. Gli organizzatori hanno deciso che i loggionisti verranno rimborsati e avranno diritto ad uno sconto del 20 per cento sull´acquisto di un qualsiasi altro biglietto del festival a Milano. E sono già stati messi a disposizione 44 posti sostitutivi nella seconda galleria, mentre tutti i loggionisti hanno ottenuto una nuova sistemazione per il concerto dell´orchestra Verdi domenica. Pure la Scala si sta muovendo: la prima serata coinvolta, sabato, è il balletto Sogno di una notte di mezza estate con Roberto Bolle, (non presente in tutte le repliche). Si sta tentando di distribuire i loggionisti nelle diverse serate. Furente l´assessore alla Cultura Finazzer Flory. «Mi chiedo come sia stato possibile non aver individuato l´amianto prima - dice - . Ora noi i lavori li possiamo chiudere in una settimana, poi l´Asl deve fare i controlli. Ma entro fine ottobre sarà tutto finito».


1 settembre 2009 - Ansa

SCUOLA: RDB, 3 SETTEMBRE GIORNATA LOTTA PRECARI PUBBLICI

(ANSA) - ROMA, 1 SET - Riprende la mobilitazione dei precari del pubblico impiego «per dire no a un futuro a scadenza e chiedere la stabilizzazione». Due gli appuntamenti indetti dalla Rdb-Cub per giovedì 3 settembre, entrambi a Roma: il presidio dei precari della scuola davanti al ministero della Pubblica Istruzione e quello in Piazza Cavour attuato dai precari dell'Agenzia Autonoma per la Gestione dell'albo dei Segretari comunali e della Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione Locale (Ages-Sspal). «Nella scuola - spiega la Rdb in una nota - i forti tagli e le controriforme del ministro Gelmini stanno producendo il licenziamento di centinaia di migliaia di precari soprattutto al sud, che da giorni protestano in cima ai tetti. Stessi rischi e stesse rivendicazioni anche per gli oltre 40 precari dell'Ages-Sspal, che il 3 settembre saranno in sciopero nazionale. L'Agenzia Autonoma per la Gestione dell'albo dei Segretari comunali e la Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione locale sono due importanti enti per la promozione della buona amministrazione, che da oltre otto anni si avvalgono dei precari per svolgere le loro funzioni, senza nessun passo concreto per la stabilizzazione di un personale in possesso di tutti i requisiti di legge per l'assunzione a tempo indeterminato. Le due iniziative romane - conclude la Rdb - saranno legate dall'ideale filo rosso rappresentato dalla Beata Assunta, la cui statua verrà traslata dal presidio di piazza Cavour a quello di Viale Trastevere, per accogliere e moltiplicare l'appello delle precarie della Scuola di Benevento: 'Tutti su pei tetti!»'.

CASA: REGINA ELENA; RDB, SOLIDARIETÀ A FAMIGLIE SGOMBERATE

(ANSA) - ROMA, 1 SET - La Federazione nazionale Rdb-Cub esprime tutta la propria solidarietà alle 250 famiglie sgomberate questa mattina dall'Istituto Regina Elena di Roma. «Con un'ennesima spettacolare operazione di polizia - afferma Rdb-Cub - la popolazione immigrata che lì risiedeva da tempo è stata deportata in strutture inadeguate, 2/3 famiglie ammassate in spazi ristrettissimi, giustificando tutto ciò con la necessita da parte dell'Università di rientrare in possesso di questa struttura. Ci chiediamo come mai l'Università per anni non abbia sentito questo bisogno e se per caso non siamo alla vigilia di una nuova appetitosa speculazione». «Altrettanto fortemente deprecabile - prosegue il sindacato - è il fatto che il Comune, senza porsi il problema di risolvere con strumenti ed iniziative ben diverse il problema della casa a Roma, si presti a queste operazioni, deportando di fatto gli immigrati in centri assolutamente inidonei, allineandosi alla politica del Governo di centro destra: le deportazioni in città in parallelo ai respingimenti in mare? La Federazione Rdb-Cub sostiene le lotte dei movimenti per la casa a cui assicura tutto il proprio appoggio».

LAVORO:RDB,MALORE PER TRE GUARDIE GIURATE IN SCIOPERO FAME

(ANSA) - ROMA, 1 SET - Tre delle guardie giurate dell'Ancr-Ivu, che da sei giorni stanno facendo lo sciopero della fame in piazza san Marco, sono state colte da malore. Stamani uno di loro è stato ricoverato nell'ospedale San Giovanni di Roma. Lo fa sapere, in una nota, le Rappresentanze sindacali di base, spiegando che lo stato di salute dei tre lavoratori non desta al momento preoccupazione. Intanto il presidio dei lavoratori prosegue anche se il caldo aggrava il disagio di coloro che continuano lo sciopero. «Un terzo incontro sulla vertenza - spiega Rdb Cub - si è svolto ieri sera nella Prefettura di Roma, nel corso del quale il prefetto ha invitato i lavoratori ad aderire alla nuova Spa, prospettiva rifiutata dalle guardie giurate che respingono la precarizzazione del loro rapporto di lavoro. Il prefetto si è comunque impegnato a seguire gli sviluppi della vertenza ed ha auspicato un intervento legislativo atto a risolvere la questione». «La situazione è preoccupante - afferma Massimo Fofi della RdB - i sei lavoratori che lottano senza nutrirsi mettono a grave rischio la loro salute. Il disagio a cui hanno deciso di sottoporsi è veramente notevole e per questo abbiamo richiesto di intensificare i controlli medici».

SCUOLA: TRA CATENE E MUTANDE, IN SCENA PROTESTA PRECARI/ANSA SINDACATI 'SUBITO SOLUZIONE'. SOLIDARIETÀ A PROF DA STUDENTI

(ANSA) - ROMA, 1 SET - Dal Nord al Sud d'Italia si salda la protesta dei precari della scuola e per strappare l'attenzione non rinuncia al clamore: supplenti incatenati a Milano, infuriati a Napoli e Palermo, in mutande, in una sorta di Full Monty de Noantri, nella Capitale. Contestazioni, quelle del personale scolastico, sostenute dagli studenti, pronti a una mobilitazione comune, e dai sindacati che chiedono al Governo interventi immediati e, soprattutto, risolutivi. Precari e supplenti milanesi che aderiscono al «Coordinamento precari scuola 3 Ottobre» si sono incatenati davanti all'Ufficio scolastico provinciale per protestare contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. In provincia di Milano sono oltre mille i disoccupati tra insegnanti e personale Ata, ha denunciato via web il Coordinamento facendo notare ironicamente come il governo stia mantenendo le promesse: «il nuovo anno scolastico si apre con 43mila cattedre in meno in tutta Italia». Clima incandescente a Napoli dove i precari sono al secondo giorno di protesta di piazza contro i tagli che in Campania si traducono in quasi 8.000 posti in meno tra docenti e personale Ata. I manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all'ingresso dell'Ufficio scolastico regionale, si sono registrati momenti di tensione e una donna si è sentita male. «Dal ministero arrivano segnali di apertura anche se non ancora formali» ha rassicurato il direttore dell'Ufficio scolastico regionale, Alberto Bottino. E sempre in Campania non mollano le insegnanti che da 4 giorni protestano sul tetto dell'ufficio scolastico provinciale di Benevento. Oggi è salito a parlare con loro il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, informandole che «Governo e Regione Campania sono impegnati alla definizione di un'intesa, in tempi brevissimi». Fermento in Sicilia: occupazione degli ex provveditorati a Palermo (dove alcuni insegnanti stanno facendo lo sciopero della fame) e Catania, presidio permanente davanti all'ufficio scolastico a Messina e manifestazioni in diverse parti della regione; i precari protestano contro la riduzione delle ore formative, prevista dal ministero della Pubblica istruzione, che nell'isola mette a rischio, secondo i sindacati, 7 mila posti di lavoro. A Roma, prendendo spunto da Full Monty, il popolare film inglese del '97, cinque supplenti in attesa di ricevere l'assegnazione per una cattedra si sono spogliati rimanendo in mutande davanti al liceo scientifico Newton per protestare - hanno spiegato - contro il loro stato di precarietà in quanto da anni non sono stati ancora messi in ruolo. I sindacati della scuola invitano il Governo a non indugiare oltre. «Sono 25.000, tra docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi i lavoratori che quest'anno non avranno più un contratto. Ora - ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima - la situazione sta assumendo i connotati di una vera e propria emergenza scolastica e sociale. Chiediamo pertanto un incontro urgente con il Governo, per portare finalmente a soluzione una vertenza che altrimenti rischia di farsi esplosiva». Di situazione esplosiva parla anche la Gilda che annuncia «tutte le forme di protesta possibili» per contrastare la politica del Governo. «A soffrire maggiormente - osserva il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio - è il Mezzogiorno, dove la scure del Governo si è abbattuta in maniera più drastica». Esprime solidarietà ai precari della scuola l'Unione degli studenti auspicando che i prossimi mesi autunnali «possano vedere mobilitazioni comuni tra studenti e lavoratori della scuola per contrastare l'idea di scuola del Governo e costruire una concreta alternativa». Intanto per il 3 settembre la Rdb-Cub ha indetto un presidio dei precari davanti al ministero dell'Istruzione «per dire no a un futuro a scadenza».

SCALA: AMAREZZA TRA I LOGGIONISTI PER CHIUSURA GALLERIA

(ANSA) - MILANO, 1 SET - Custodi dell'amore più genuino per il loro teatro, i loggionisti della Scala non nascondono disappunto e amarezza per la temporanea chiusura della seconda galleria dovuta ai lavori di bonifica dell'amianto trovato nelle bocchette delle luci sulla sopravolta. La decisione, resa nota ieri sera dal Comune di Milano e dalla Fondazione scaligera, ha lasciato spiazzati i melomani non soltanto per il suo carattere improvviso ma soprattutto perchè metterà in seria difficoltà gli abbonati e quanti avevano già acquistato un biglietto per appuntamenti di grande rilevanza come l'inaugurazione del Festival Mi.To del 4 settembre o la prima del balletto Sogno di una notte di mezza estate con Roberto Bolle il 5. «Questa storia ci lascia davvero molto perplessi - ha affermato Marzio Pozzi, della società l'Accordo che da anni organizza le file di chi vuole aggiudicarsi un biglietto a prezzo stracciato -. Spiace constatare che di tanto in tanto la Scala scivoli su queste bucce di banana; mi piacerebbe tanto poter capire perchè sia successo». Sono tanti gli interrogativi che in queste ore riempiono di amarezza i loggisti, così come le critiche che arrivano dalla Cub (che a inizio agosto aveva mandato una raccomandata al teatro, il cui testo è pubblicato sul blog dei lavoratori della Scala, minacciando il ricorso all'avvocato se non fosse stato tolto l'amianto). Perchè durante il grande restauro del 2002 non sono state individuate quelle tracce di eternit? Perchè nel dicembre scorso, al momento del loro ritrovamento non c'è stata alcuna comunicazione al pubblico malgrado le denunce dei lavoratori? Perchè, infine, dare avvio ai lavori a stagione già avviata? A rispondere a questi interrogativi è il direttore dell'Ufficio Tecnico di Palazzo Marino Antonio Acerbo. «Nel 2002 - ha spiegato - quei fori non furono oggetto di restauro e le campionature dell'aria sono sempre state negative all'amianto. Lo scorso dicembre, appena trovate le tracce di amianto, tutti i fori sono stati incapsulati e si è deciso di provvedere alla bonifica in estate. Purtroppo c'è stato un ritardo nell'avvio ai lavori». I disagi più grandi, come detto, riguarderanno i titolari di biglietti di venduti per posti ora non più disponibili. «Ci sentiamo come color che son sospesi», fanno sapere piccati dall'associazione Amici del loggione del teatro alla Scala. Ma tra i melomani l'amore per la Scala riesce persino a soffocare la rabbia. «Voglio rendere il merito a chi lavora alla biglietteria - ha riconosciuto Pozzi - che in queste ore sta svolgendo un lavoro straordinario per assicurare un posto a chi aveva già un biglietto». Al momento sono già stati trovati 44 posti alternativi alla seconda galleria per il concerto inaugurale di Mi.To. con la Filarmonica di San Pietroburgo e tutti i logginisti hanno ottenuto, senza alcuna spesa ulteriore, una nuova sistemazione per il concerto dell'orchestra Verdi del 6 settembre.


1 settembre 2009 - Omniroma

REGINA ELENA, RDB CUB: «SGOMBERI COME RESPINGIMENTI IN MARE»

(OMNIROMA) Roma, 01 set - «La Federazione nazionale RdB-CUB esprime tutta la propria solidarietà alle 250 famiglie cacciate questa mattina dall'Istituto Regina Elena di Roma, struttura fatiscente, abbandonata da anni e lasciata nel degrado più estremo dopo lo spostamento al San Raffaele di tutte le attività sanitarie/ospedaliere». È quanto si legge in una nota di Rdb-Cub. «Con un'ennesima spettacolare operazione di polizia la popolazione immigrata che lì risiedeva da tempo è stata deportata in strutture inadeguate, 2/3 famiglie ammassate in spazi ristrettissimi, giustificando tutto ciò con la necessita da parte dell'Università di rientrare in possesso di questa struttura - prosegue - Ci chiediamo come mai l'Università per anni non abbia sentito questo bisogno e se per caso non siamo alla vigilia di una nuova appetitosa speculazione. Altrettanto fortemente deprecabile è il fatto che il Comune, senza porsi il problema di risolvere con strumenti ed iniziative ben diverse il problema della casa a Roma, si presti a queste operazioni, deportando di fatto gli immigrati in centri assolutamente inidonei, allineandosi alla politica del Governo di centro destra: le deportazioni in città in parallelo ai respingimenti in mare? La Federazione RdB-CUB sostiene le lotte dei movimenti per la casa a cui assicura tutto il proprio appoggio».

IVU, RDB CUB: «NUOVO MALORE TRA VIGILANTES IN SCIOPERO FAME»

(OMNIROMA) Roma, 01 set - «Sesto giorno di sciopero della fame per le guardie giurate dell'Ancr-Ivu, rimaste in sei dopo che questa mattina è stato colto da malore un terzo lavoratore, ricoverato all'Ospedale San Giovanni di Roma. Lo stato di salute dei tre lavoratori che hanno dovuto interrompere la protesta non desta al momento preoccupazione. Prosegue intanto il presidio in piazza San Marco, dove il caldo aggrava il disagio di coloro che continuano lo sciopero della fame». Così in una nota Rdb Cub. «Un terzo incontro sulla vertenza - si legge nel comunicato - si è svolto ieri sera presso la Prefettura di Roma, nel corso del quale il Prefetto ha invitato i lavoratori ad aderire alla nuova Spa, prospettiva rifiutata dalle guardie giurate che respingono la precarizzazione del loro rapporto di lavoro. Il Prefetto si è comunque impegnato a seguire gli sviluppi della vertenza ed ha auspicato un intervento legislativo atto a risolvere la questione». «La situazione è preoccupante - dichiara Massimo Fofi della RdB - i sei lavoratori che lottano senza nutrirsi mettono a grave rischio la loro salute. Il disagio a cui hanno deciso di sottoporsi è veramente notevole e per questo abbiamo richiesto di intensificare i controlli medici. Le istituzioni prendano atto della determinazione di questi lavoratori al 19° giorno di protesta di piazza tra Colosseo e piazza Venezia. Forti dei loro principi e della convinzione di doversi difendere dai soprusi rimangono decisi e compatti. Con la ripresa delle attività istituzionali ci aspettiamo altrettanta determinazione da parte degli organismi competenti per un esito positivo della vertenza», conclude il rappresentante RdB-CUB.


1 settembre 2009 - Apcom

Immigrati/ Sgombero Regina Elena, Rdb-Cub: Solidarietà a famiglie
"Cacciate e deportate in strutture inadeguate"

(Apcom) Roma - La federazione nazionale Rdb-Cub "esprime tutta la propria solidarietà alle 250 famiglie cacciate questa mattina dall'istituto Regina Elena di Roma". Lo scrive in una nota il sindacato, spiegando che si tratta di una "struttura fatiscente, abbandonata da anni e lasciata nel degrado più estremo dopo lo spostamento al San Raffaele di tutte le attività sanitarie-ospedaliere. Con un'ennesima spettacolare operazione di polizia - denuncia la sigla sindacale - la popolazione immigrata che lì risiedeva da tempo è stata deportata in strutture inadeguate, 2 o 3 famiglie ammassate in spazi ristrettissimi, giustificando tutto ciò con la necessità da parte dell'università di rientrare in possesso di questa struttura. Ci chiediamo come mai l'università per anni non abbia sentito questo bisogno e se per caso non siamo alla vigilia di una nuova appetitosa speculazione". "Altrettanto fortemente deprecabile - prosegue Rdb-Cub - è il fatto che il Comune, senza porsi il problema di risolvere con strumenti ed iniziative ben diverse il problema della casa a Roma, si presti a queste operazioni, deportando di fatto gli immigrati in centri assolutamente inidonei, allineandosi alla politica del Governo di centro destra: le deportazioni in città in parallelo ai respingimenti in mare".

Immigrati/ Roma, in 150 in corteo contro sgombero Regina Elena
Alle 16 presidio di Action di fronte al Campidoglio

(Apcom) Roma - Un corteo di circa 150 persone è sfilato a Roma da via del Castro Laurenziano fino in piazza Porta Maggiore, bloccando il traffico per qualche minuto, per protestare contro lo sgombero dei padiglioni dell'ospedale Ifo-Regina Elena occupati da anni da alcune centinaia di immigrati. Oggi alle quattro, annuncia il comitato di lotta per la casa Action, si terrà un presidio davanti al Campidoglio. Parteciperà, spiega il collettivo, anche una rappresentanza delle circa 250 famiglie sgomberate, per denunciare l'inadeguatezza delle strutture di accoglienza in cui sono state condotte.


1 settembre 2009 - Dire

SCUOLA. Rdb: ''Giovedì presidio al ministero dell'Istruzione''

Roma - Riprende la mobilitazione dei precari del pubblico impiego per dire no ad un futuro a scadenza e chiedere la stabilizzazione, si legge in una nota di Rdb-Cub. Giovedi' a Roma i primi due significativi appuntamenti: il presidio dei precari della scuola davanti al ministero della Pubblica istruzione, si legge, e quello in piazza Cavour attuato dai precari dell'agenzia autonoma per la gestione dell'albo dei segretari comunali e della scuola superiore di pubblica amministrazione Locale (Ages-Sspal), in sciopero nazionale indetto dalla Rdb-Cub. Il blocco della copertura del turnover con nuove assunzioni, stabilito di fatto dai provvedimenti economici approvati dal governo Berlusconi; i forti tagli degli organici e delle risorse per il servizio pubblico e, non ultime, le norme "ammazza-stabilizzazioni" del ministro Brunetta approvate col decreto anti-crisi, continua la nota, fanno si' che i costi della crisi vengano pagati proprio dalle parti piu' deboli: i precari e, indirettamente, gli utenti del servizio pubblico. Nella scuola i forti tagli e le controriforme del ministro Gelmini stanno producendo il licenziamento di centinaia di migliaia di precari soprattutto al sud, che da giorni protestano in cima ai tetti. Stessi rischi e stesse rivendicazioni anche per gli oltre 40 precari dell'Ages-Sspal, che il 3 settembre saranno in sciopero nazionale. L'agenzia autonoma per la gestione dell'albo dei segretari comunali e la scuola superiore di pubblica amministrazione locale, prosegue il comunicato, sono due importanti enti per la promozione della buona amministrazione, che da oltre otto anni si avvalgono dei precari per svolgere le loro funzioni, senza nessun passo concreto per la stabilizzazione di un personale in possesso di tutti i requisiti di legge per l'assunzione a tempo indeterminato. Le due iniziative romane saranno legate dall'ideale filo rosso rappresentato dalla Beata Assunta, conclude la nota, la cuistatua verra' traslata dal presidio di piazza Cavour a quello di Viale Trastevere, per accogliere e moltiplicare l'appello delle precarie della scuola di Benevento: "Tutti su pei tetti!".


1 settembre 2009 - Agi

SCUOLA: RDB-CUB, GIOVEDI' PRESIDIO PRECARI DAVANTI MINISTERO

(AGI) - Roma, 1 set. - Prosegue la mobilitazione dei precari della scuola e del pubblico impiego. RdB-Cub ha promosso due presidi a Roma giovedi' 3 settembre: uno davanti al Ministero della Pubblica Istruzione e l'altro a Piazza Cavour, dove si riuniranno i precari dell'Agenzia Autonoma per la Gestione dell'albo dei Segretari comunali e della Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione Locale (AGES-SSPAL), che saranno in sciopero. Le due iniziative romane - spiega un comunicato - "saranno legate dall'ideale filo rosso rappresentato dalla Beata Assunta, la cui statua verra' traslata dal presidio di piazza Cavour a quello di Viale Trastevere, per accogliere e moltiplicare l'appello delle precarie della Scuola di Benevento: 'Tutti su pei tetti!'". Secondo le Rappresentanze di base, "il blocco della copertura del turn over con nuove assunzioni, stabilito di fatto dai provvedimenti economici approvati dal governo Berlusconi; i forti tagli degli organici e delle risorse per il servizio pubblico e, non ultime, le norme 'ammazza-stabilizzazioni' del Ministro Brunetta approvate col decreto anti-crisi, fanno si' che i costi della crisi vengano pagati proprio dalle parti piu' deboli: i precari e, indirettamente, gli utenti del servizio pubblico".

SCALA: BONIFICA AMIANTO, PER LAVORATORI CUB INTERVENTO TARDIVO

(agi) Milano - (Confederazione unitaria di base) avevano gia' lanciato un allarme sulla presenza di amianto in alcuni locali del teatro alla Scala di Milano alla fine dello scorso anno. "Contrariamente a quanto si vorrebbe far passare ora - ha dichiarato Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della CUB -, il materiale tossico era stato rinvenuto proprio l'anno scorso da un gruppo di lavoratori all'interno dei locali frequentati dalle maestranze tecniche e dai vigili del fuoco.
Parliamo del rivestimento delle bocche dei fari sala, nella zona cupola soprastante la platea, oltre a una sua presenza sparso all'interno del locale delle parti adiacenti le passerelle di servizio". Secondo quanto comunicato dal sindacato di base, a suffragare la presenza di amianto era stata anche la morte sospetta di un vigile del fuoco a causa di una patologia direttamente legata alla fibra di amianto e di un suo collega repentinamente ammalatosi della stessa patologia.
"Adesso fingono di preoccuparsi della salute di chi va a teatro, soprattutto per evitare che chi aveva gia' comprato i biglietti per gli spettacoli di settembre chieda il rimborso. In realta'- conclude Tiboni - questo intervento a scoppio ritardato non tiene minimamente conto della salute dei lavoratori e viene fatto solo per non perdere la faccia".


1 settembre 2009 - Adnkronos

ROMA: RDB-CUB, SOLIDARIETÀ A 250 FAMIGLIE SGOMBERATE DA ISTITUTO REGINA ELENA

Roma, 1 set. - (Adnkronos) - «La Federazione nazionale RdB-Cub esprime tutta la propria solidarietà alle 250 famiglie cacciate questa mattina dall'Istituto Regina Elena di Roma, struttura fatiscente, abbandonata da anni e lasciata nel degrado più estremo dopo lo spostamento al San Raffaele di tutte le attività sanitarie/ospedaliere». Lo dichiara in una nota la Federazione RdB-Cub. «Con un'ennesima spettacolare operazione di polizia - prosegue la nota - la popolazione immigrata che lì risiedeva da tempo è stata deportata in strutture inadeguate, 2/3 famiglie ammassate in spazi ristrettissimi, giustificando tutto ciò con la necessita da parte dell'università di rientrare in possesso di questa struttura. Ci chiediamo come mai l'università per anni non abbia sentito questo bisogno e se per caso non siamo alla vigilia di una nuova appetitosa speculazione». «Altrettanto fortemente deprecabile è il fatto che il Comune - aggiunge RdB-Cub - senza porsi il problema di risolvere con strumenti ed iniziative ben diverse il problema della casa a Roma, si presti a queste operazioni, deportando di fatto gli immigrati in centri assolutamente inidonei, allineandosi alla politica del Governo di centrodestra: le deportazioni in città in parallelo ai respingimenti in mare? La Federazione RdB-CUB sostiene le lotte dei movimenti per la casa a cui assicura tutto il proprio appoggio», si legge infine nella nota.

ROMA: RICOVERATI TRE VIGILANTES ANCR-IVU IN SCIOPERO DELLA FAME

Roma, 1 set. (Adnkronos) - Sesto giorno di sciopero della fame per le guardie giurate dell'Ancr-Ivu, rimaste in sei dopo che questa mattina, rendere noto Rdb-Cub, è stato colto da malore un terzo lavoratore, ricoverato all'Ospedale San Giovanni di Roma. Lo stato di salute dei tre vigilantes che hanno dovuto interrompere la protesta non desta al momento preoccupazione. Prosegue intanto il presidio in piazza San Marco, dove il caldo aggrava il disagio di coloro che continuano lo sciopero della fame. Un terzo incontro sulla vertenza si è svolto ieri sera presso la Prefettura di Roma, nel corso del quale il Prefetto, prosegue il sindacato di base, ha invitato i lavoratori ad aderire alla nuova Spa, prospettiva rifiutata dalle guardie giurate che respingono la precarizzazione del loro rapporto di lavoro. Il Prefetto si è comunque impegnato a seguire gli sviluppi della vertenza ed ha auspicato un intervento legislativo atto a risolvere la questione. «La situazione è preoccupante - dichiara Massimo Fofi della RdB - i sei lavoratori che lottano senza nutrirsi mettono a grave rischio la loro salute. Il disagio a cui hanno deciso di sottoporsi è veramente notevole e per questo abbiamo richiesto di intensificare i controlli medici. Le istituzioni prendano atto della determinazione di questi lavoratori - sottolinea Fofi - al 19° giorno di protesta di piazza tra Colosseo e piazza Venezia. Forti dei loro principi e della convinzione di doversi difendere dai soprusi rimangono decisi e compatti. Con la ripresa delle attività istituzionali ci aspettiamo altrettanta determinazione da parte degli organismi competenti per un esito positivo della vertenza», conclude il rappresentante RdB-CUB.

LAVORO: BENEVENTO, SALVI 100 POSTI NEL SERVIZIO TRASPORTO INFERMI
IN PROVINCIA SOLUZIONE POSITIVA PER VERTENZA

Benevento, 1 set. - (Adnkronos/Labitalia) - Soluzione positiva per la vertenza dei 100 lavoratori del servizio trasporto infermi, denominato St1 119, dell'Asl 1 di Benevento. È stato infatti firmato oggi presso, presso gli uffici dell'assessorato del Lavoro della provincia di Benevento, l'accordo tra la società Ati Croce Amica, appaltatore uscente del servizio, e l'Ati Sa.ni.t, nuova azienda aggiudicataria del servizio, che ha assorbito i 100 operatori in carico al servizio. Al tavolo della trattativa hanno preso parte l'assessore provinciale alle Politiche del Lavoro, Nunzio Pacifico, il dirigente del settore, Luigi Velleca; i sindacalisti Felice Zinno e Fulvio Ianiro per la Cgil, Gaetano Simeone, Attilio Petrillo e Antonio Follo per la Cisl, Antonio Pagliuca e Fioravante Bosco per la Uil, Giuseppe Gentilcore per la Cub Sannita, e i rappresentanti delle società Ati Croce Amica, appaltatore uscente, e dell'Ati Sa.ni.t, azienda aggiudicataria. «Sono lieto che, auspice la provincia, si sia raggiunto un accordo su di una vertenza delicatissima - ha dichiarato l'assessore Pacifico - che garantisce, nel contempo, la continuazione, senza interruzioni, del fondamentale servizio del Sti 118 presso l'Asl Bn1, a servizio dei cittadini del Sannio. Il mantenimento degli attuali livelli occupazionali - ha sottolineato l'assessore - costituisce del resto un impegno prioritario nelle attuali politiche del lavoro che devono misurarsi con una contingenza economica davvero molto severa. Debbo dare atto, ma lo faccio volentieri, agli imprenditori e ai sindacati - ha concluso l'assessore Nunzio Pacifico - di aver lavorato in questa vicenda con spirito di collaborazione e senso di responsabilità».


1 settembre 2009 - Asca

ROMA: GUARDIE GIURATE, TRE RICOVERATI A SESTO GIORNO SCIOPERO FAME

(ASCA) - Roma, 1 set - Sesto giorno di sciopero della fame per le guardie giurate dell'Ancr-Ivu, rimaste in sei dopo che questa mattina e' stato colto da malore un terzo lavoratore, ricoverato all'Ospedale San Giovanni di Roma. Lo stato di salute dei tre lavoratori che hanno dovuto interrompere la protesta non desta al momento preoccupazione. Prosegue intanto il presidio in piazza San Marco, dove il caldo aggrava il disagio di coloro che continuano lo sciopero della fame. Un terzo incontro sulla vertenza si e' svolto ieri sera presso la Prefettura di Roma, riferisce una nota della Rdb-Cub, nel corso del quale il Prefetto ha invitato i lavoratori ad aderire alla nuova Spa, prospettiva rifiutata dalle guardie giurate che respingono la precarizzazione del loro rapporto di lavoro. Il Prefetto si e' comunque impegnato a seguire gli sviluppi della vertenza ed ha auspicato un intervento legislativo atto a risolvere la questione. ''La situazione e' preoccupante - dichiara Massimo Fofi della RdB - i sei lavoratori che lottano senza nutrirsi mettono a grave rischio la loro salute. Il disagio a cui hanno deciso di sottoporsi e' veramente notevole e per questo abbiamo richiesto di intensificare i controlli medici''. ''Le istituzioni prendano atto della determinazione di questi lavoratori - sottolinea Fofi - al 19* giorno di protesta di piazza tra Colosseo e piazza Venezia. Forti dei loro principi e della convinzione di doversi difendere dai soprusi rimangono decisi e compatti. Con la ripresa delle attivita' istituzionali ci aspettiamo altrettanta determinazione da parte degli organismi competenti per un esito positivo della vertenza'', conclude il rappresentante Rdb-Cub.


1 settembre 2009 - Il Messaggero.it

Finito lo sgombero dell'ex Regina Elena senza incidenti, sistemate le famiglie
Il rettore Frati: i locali servono per sistemare i malati tumore
Alemanno: le famiglie saranno tutte sistemate e non divise

ROMA (1 settembre) - Centinaia di agenti e carabinieri schierati con la divisa antisommossa in viale Regina Elena e in via Castro Laurenziano, chiusi al traffico. Alle prime ore del giorno è iniziato lo sgombero dell'ex ospedale regina Elena e l'operazione è finita nel primo pomeriggio. senza incidenti. I circa 500 occupanti, hanno dato vita a un corteo spontaneo che dall'ex ospedale ha raggiunto piazzale Labicano. Dopo aver bloccato per circa 40 minuti il traffico dello snodo, i manifestanti hanno tolto il blocco, lasciando passare auto e mezzi su rotaia. Il corteo si è sciolto ma alcune decine di manifestanti sono ancora assembrati in via dello Scalo di San Lorenzo, all'incrocio con via di Porta Labicana e si stanno avviando a gruppetti verso il quartiere San Lorenzo.
Nell'ex Centro tumori (trasferito da anni a Mostacciano in una nuova struttura) è previsto il trasferimento di diversi servizi sanitari della Facoltà di medicina della Sapienza tra i quali l'ematologia che ora si trova in locali sottoposti a sfratto esecutivo. La vecchia struttura sgomberata oggi era occupata da due anni da centinaia di famiglie.
Alemanno: necessità dell'università. «Il problema del Regina Elena è un problema antico, l'università ha manifestato la necessità di prendere possesso dei padiglioni. Su questa richiesta la prefettura si è mossa e noi siamo presenti con i servizi sociali. Tutte le persone sono state avviate presso istituti di accoglienza. I nuclei familiari non sono stati divisi: garantiremo piena assistenza a tutti. Spero prevalga il buon senso». Così il sindaco Gianni Alemanno, a Fiumicino in partenza per il pellegrinaggio a Lourdes, in merito allo sgombero del Regina Elena.
Frati: chiesto sgombero per sistemare malati di tumore. «Ogni tre mesi, dal 2006, l'Università La Sapienza di Roma sollecita il Prefetto di Roma e la Procura della Repubblica a rendere disponibili i locali del Regina Elena». Così, riferisce in una nota Radio Popolare Roma, Luigi Frati, Rettore della Sapienza, ai microfoni dell'emittente. «La richiesta viene rinnovata di continuo perché l'azienda vi deve realizzare il reparto di ematologia oncologica. I malati di leucemia e altri tumori - ha aggiunto Frati - sono sistemati in topaie perché il Regina Elena è occupato. Il problema della casa è drammatico a Roma ma non è l'Università a doversene fare carico. Mi risulta, inoltre, che il Comune abbia messo a disposizione delle famiglie sgomberate dei residence adeguati».
Occupanti asserragliati. Prosegue la resistenza passiva di un gruppo di circa 60 occupanti del Regina Elena, tra cui alcuni bambini, asserragliati nell'edificio in corso di sgombero. Dalle finestre dell'edificio gli occupanti chiedono acqua alle persone in strada. Il cortile dell'immobile è presidiato dalle forze dell'ordine. Proteste tra i manifestanti dei comitati di lotta quando si è sparsa la notizia, ancora da verificare, che le famiglie portate nei residence sarebbero state sistemate a gruppi di 3-4 nuclei nei mini appartamenti. Quattro, dicono i comitati di lotta, i residence dove vengono portate le famiglie. Le strutture si troverebbero a Finocchio, Monteverde e nel territorio del Municipio VIII.
La protesta di Action. «Dalle prime ore di questa mattina è iniziato lo sgombero dell'ospedale Regina Elena in Via Castro Laurenziano, nelle cui aree in disuso da anni, avevano trovato residenza circa 250 famiglie senza casa. In questo momento, con una operazione di polizia enorme e inaccettabile, lo stabile sta per essere evacuato, forse per essere restituito all'Università e ricadere ancora nell'abbandono e nell'incuria, o forse per diventare l'ennesimo affare di qualche gruppo bancario o immobiliare». Lo dichiara in una nota il capogruppo capitolino di Roma in Action Andrea ALzetta.
Rdb: sgombero come respingimenti. «La Federazione nazionale RdB-CUB esprime tutta la propria solidarietà alle 250 famiglie cacciate questa mattina dall'Istituto Regina Elena di Roma, struttura fatiscente, abbandonata da anni e lasciata nel degrado più estremo dopo lo spostamento al San Raffaele di tutte le attività sanitarie/ospedaliere». È quanto si legge in una nota di Rdb-Cub. «Con un'ennesima spettacolare operazione di polizia la popolazione immigrata che lì risiedeva da tempo è stata deportata in strutture inadeguate, 2/3 famiglie ammassate in spazi ristrettissimi, giustificando tutto ciò con la necessita da parte dell'Università di rientrare in possesso di questa struttura - prosegue -. Altrettanto fortemente deprecabile è il fatto che il Comune si presti a queste operazioni, allineandosi alla politica del Governo di centrodestra: le deportazioni in città in parallelo ai respingimenti in mare?».
Plauso dal Pdl. Praticamente ogni esponente capitolino del Pdl ha appoggiato lo sgombero dell'ex Regina Elena sia per il ripristino della legalità che per la possibilità di dare ai servizi sanitari univeristari una nuova sede. «Il Comune di Roma - ha spiegato Ciardi - si è attivato per garantire, attraverso gli uffici dei Servizi sociali, delle Politiche abitative e della protezione civile, l'assistenza alle persone e ai nuclei familiari che verranno alloggiati in alcune strutture del Vicariato». Lo ha affermato, in una nota, il delegato alla Sicurezza del Comune di Roma, Giorgio Ciardi.


1 settembre 2009 - Radio Città Aperta

Alemanno dà il via alla stagione degli sgomberi… Tensione e cariche al Regina Elena
di Marco Santopadre, Caterina Rosolino

Roma - Dalle prime ore di questa mattina è iniziato lo sgombero dell’ospedale Regina Elena in Via Castro Laurenziano, nel cui edificio lasciato in stato d’abbandono per anni nel frattempo hanno trovato un alloggio di fortuna circa 250 famiglie composte da cittadini italiani ed immigrati. Centinaia di agenti di Polizia, Carabinieri ed addirittura Finanzieri in tenuta antisommossa sono entrati all’interno dello stabile obbligando molti occupanti a lasciare l’ospedale a bordo di alcuni mezzi forniti dall’Atac scortati dai Vigili. Quando alcune famiglie e gli attivisti del movimento di lotta per la casa hanno tentato di bloccare questo esodo forzato le forze ‘dell’ordine’ non hanno esitato a effettuare una prima carica. Attualmente però all’interno dell’edificio si sono barricate alcune decine di famiglie decise a resistere allo sgombero, mentre all’esterno , all’angolo con Viale Ippocrate, continuano a concentrarsi attivisti dei movimenti di lotta per la casa ed occupanti di altri stabili accorsi in soccorso di quelli di Via del Castro Laurenziano. Secondo Paolo Divetta, dei Blocchi Precari Metropolitani, intervenuto in diretta ai microfoni di Radio Città Aperta, c’è la possibilità che nel corso della mattinata le forze dell’ordine realizzino nuove cariche nel tentativo di disimpegnare una colonna di mezzi blindati bloccati attualmente dal presidio di manifestanti. "Probabilmente l’intenzione dell’amministrazione e della Questura era di condurre lo sgombero in maniera rapida e senza incontrare grande resistenza: agli occupanti infatti sono state offerte soluzioni alloggiative alternative in residence e nel contempo sono stati impiegati un numero altissimo di agenti di polizia. Lo sgombero di oggi potrebbe essere il primo di una lunga seria da parte di una amministrazione che considera il contrasto delle occupazioni abitative e non solo una delle sue priorità. In questi mesi infatti la destra del III municipio ha realizzato a questo proposito una raccolta di firme proprio contro l’occupazione del Regina Elena – ha detto Divetta che poi ha aggiunto – Per questo lo sgombero di oggi va contrastato e denunciato immediatamente da tutte le componenti del movimento di lotta per la casa. Se passasse senza reazioni l’intervento di oggi anche le altre occupazioni sarebbero a rischio". L’attivista dei Blocchi Precari Metropolitani ha anche annunciato l’intenzione di manifestare, già oggi pomeriggio o nei prossimi giorni, sotto il palazzo del Campidoglio. Mentre continua il braccio di ferro tra occupanti e polizia, cominciano ad arrivare notizie negative dalle famiglie che hanno malgrado loro dovuto accettare di essere deportate nei residence: in molti casi in ogni appartamento sono stati stipati tre diversi nuclei familiari, mentre in altri manca l'acqua oppure gli stabili sono notevolmente degradati.


1 settembre 2009 - Il Manifesto

LA CRISI DELLA SCUOLA
Inizio d'anno nel caos. Sit-in, presìdi e cortei in tutta Italia
La decimazione dei precari
Decine di migliaia restano senza posto, classi con 30 alunni e più
di Francesco Piccioni

Oggi riaprono le scuole. Forse, non tutte, vedremo... Una sola cosa è sicura: ci saranno molti meno docenti e Ata (impiegati e bidelli) e tante classi sovraffollate in più. Difficile persino avere le cifre esatte. Vengono avanzate stime che oscillano tra i 42.000 e i 110.000 insegnanti in meno, da oggi (per gli Ata si va dai 10 ai 15.000). Tutte persone che da anni - in molti casi più di dieci - lavorano con contratti annuali di supplenza. Non stiamo parlando di «giovani» in attesa di trovare la propria strada nella vita, ma di persone spesso già oltre la metà della vita lavorativa media.
Una popolazione che, conoscendo tempi e movenze della politica, non ha neppure atteso il tradizionale suono della campanella per cominciare a organizzare proteste in tutta Italia. Le richieste - si veda l'intervento qui di fianco - sono chiare. Le ragioni in difesa di una scuola pubblica di qualità, anche. Forse proprio per questo il governo sembra procedere come un panzer verso lo smantellamento di un'istituzione incaricata di formare cittadini «in grado di leggere, scrivere e far di conto». Cento volte meglio avere sudditi ignoranti ipnotizzati dalle televisioni e una classe dirigente plasmata dalle scuole cattoliche o dalle università private.
Dappertutto, anche ieri, le proteste sono state «presidiate» da ingenti forze di polizia in assetto antisommossa. Una presenza sproporzionata e intimidatoria, a fronte di pacifiche insegnanti, maestre d'asilo, ecc. «Gli agenti non avevano un atteggiamento minaccioso - spiegano per esempio da Catania - ma certo erano così tanti che...». In questa città il sit-in si è trasformato in un corteo dopo che dal provveditorato era stato negato l'ingresso per svolgere un'assemblea.
A Napoli l'iniziativa più clamorosa della giornata. Una cinquantina di precari sono entrati nell'Ufficio scolastico provinciale (Usp, l'ex Provveditorato) nel mentre si stavano completando le procedure di nomina e di immissione in ruolo. Anche qui un numero esagerato di agenti ha cercato di far allontanare i manifestanti, che si sono trattenuti comunque fino alle 17, chiedendo un incontro con il prefetto. Lo stesso direttore dell'ufficio ha espresso comprensione per la protesta, escludendo qualsiasi ipotesi di denuncia nei confronti degli insegnanti. A Benevento, dove da sabato sette docenti - tutte donne - si sono issate sul tetto del Usp, si è avuta una grande manifestazione di solidarietà da parte di altri lavoratori della scuola, famiglie, ecc. Lo striscione agganciato alla balaustra - «Arrampichiamoci tutti» - è già diventato un'indicazione per il movimento di lotta raccolto nel Comitato precari della scuola. Oggi si replica dove già ci si è mossi, mentre entra in gioco anche il «grosso». A Milano è annunciato un presidio sotto l'Usp, con tanto di incatenamento simbolico. Altre iniziative prenderanno corpo in Sardegna. a Bergamo e in cento altre città.
Dal ministero nessun segnale. Non si dice di un'eventuale «retromarcia«, ma persino di instaurare una qualche forma di confronto con i precari e sindacati. Tra questi, peraltro, soltato quelli «di base» (RdB-Cub, Cobas, Sdl) e la Flc Cgil si sono immediatamente schierati al fianco dei precari. «Finora - denuncia Mimmo Pantaleo, segretario dell'Flc - non ci sono state risposte concrete da parte del ministro Gelmini, che invece si diletta a parlar d'altro».
Tra le risposte «concrete», sul fronte governativo (e non solo, purtroppo) viene dato un qualche credito ai cosiddetti «contratti di disponibilità» (vedi ancora qui di fianco). I precari ne parlano malissimo perché li vedono come una sorta di job on call su scala nazionale («uno scambio tra un minimo di salario e un massimo di sfruttamento»). Ma anche perché hanno imparato a diffidare di questo governo quando giura d'aver introdotto e finanziato «nuovi ammortizzatori sociali» di cui i diretti interessati, di solito, non riescono a vedere gli effetti pratici. Per esempio, denunciano da più parti, «non riceviamo più lo stipendio dal 30 giugno (data di scadenza delle supplenze annuali, ndr), ma l'Inps non ha spedito finora nessuna indennità di disoccupazione». Ovvero un ammortizzatore già regolato da leggi esistenti - un diritto, insomma - non un'idea ancor vaga.


1 settembre 2009 - Il Mattino

Precari della scuola, scontri per una cattedra
Polizia e carabinieri in tenuta antisommossa presidiano il provveditorato. Ingresso vietato per i docenti ribelli
di GIANLUCA SOLLAZZO

Finisce con gli scontri tra forze dell'ordine e insegnanti la giornata che da il via alla grande mobilitazione nel mondo della scuola salernitana. Attimi di tensione si sono registrati ieri mattina davanti all'ufficio scolastico di via Monticelli quando i docenti precari, riunitisi in un presidio dalle 9, hanno tentato di entrare nell'atrio dell'ex Provveditorato per organizzare un'assemblea permanente. Immediato l'intervento di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa che hanno subito impedito agli insegnanti di avvicinarsi agli uffici. Ne è venuto fuori uno scontro con tanto di cariche che ha segnato l'intera mattinata. Fino a tarda serata l'ufficio di via Monticelli è rimasto off limits ai docenti ribelli. Un cordone di polizia e carabinieri ha infatti sbarrato i cancelli d'entrata. Notevole il dispiegamento di forze dell'ordine in una giornata che ha emesso un altro verdetto in termini di tagli ai posti per i precari della scuola. In contemporanea con la protesta dei docenti davanti all'Usp, all'Itis Focaccia si sono svolte le procedure concorsuali per i contratti annuali del personale ausiliario scolastico. Su 975 collaboratori scolastici convocati, 724 hanno ottenuto la nomina per un taglio di 251 posti. Un'altra pesante mazzata che va ad aggiungersi quindi a quella dei 182 lavoratori Ata tagliati fuori dalle nomine di sabato scorso. E, intanto, la mobilitazione dei precari della scuola entra nel vivo. Oggi una delegazione dei Cobas di Salerno sarà ricevuta a Napoli dal dirigente dell'ufficio scolastico regionale Alberto Bottino. Domani alle 16 presidio degli insegnanti precari sotto palazzo Sant'Agostino per chiedere un incontro urgente col presidente della Provincia Edmondo Cirielli, mentre è previsto in serata un incontro dei Cobas col segretario del Pd Dario Franceschini che si fermerà a Salerno al Bar Vittoria. Agli archivi va intanto una giornata di fuoco davanti all'Usp cominciata intorno alle 10.30 quando una cinquantina di docenti tenta il blitz all'interno degli uffici dell'ex Provveditorato. «Fateci entrare, è un nostro diritto protestare», dicono. La tensione sale. Alle 10.45 scatta lo scontro con le forze dell'ordine. Volano forti spintoni. Insegnanti contro polizia e carabinieri: scene che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. «Noi abbiamo tutto da perdere - gridano all'unisono i docenti - non siamo ultras, siamo insegnanti e lavoriamo per i vostri figli». Ex Provveditorato off limits quando ormai da poco passano le 11. «Non potete entrare con l'intenzione di protestare», fanno sapere i funzionari della Questura e gli uomini della Digos. Superare il cancello all'entrata dell'ufficio di via Monticelli diventa così una impresa. E i disagi montano anche per quegli insegnanti recatisi sul posto per accertarsi di aver avuto le assegnazioni provvisorie o gli incarichi per il nuovo anno scolastico. Anche loro devono passare attraverso la trafila delle mediazioni con le forze dell'ordine. Ore 11.35. Tra i docenti inferociti scende un funzionario dell'ufficio scolastico: sarà lui a comunicare e a rendere note le liste di assegnazioni e utilizzazioni per quei docenti costretti all'esterno. «È uno scandalo, ci viene vietato di accedere ad un ufficio pubblico: non c'era bisogno di scagliarsi in questo modo contro dei semplici insegnanti» denunciano Cobas, Rdb Cub e il comitato insegnanti precari. Alle 12.50 nuovo scontro: una camionetta della polizia viene bloccata all'uscita dei cancelli da un muro di insegnanti ribelli che vengono allontanati con la forza dal cordone di agenti. Dopo ore di tensione davanti agli uffici di via Monticelli la protesta termina con un'assemblea proclamata dai Cobas che si protrae fino alle 19. L'autunno caldo della scuola ha avuto inizio.


1 settembre 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Scuola, la protesta invade la Campania
I precari: «No ai tagli». Occupazioni e sit-in nei provveditorati, interviene la polizia
di Luca Marconi

NAPOLI — La protesta dei precari della scuola si allarga a macchia d’olio. Momenti di tensione all’Usr di Napoli, ieri, dove un’assemblea di un centinaio di precarie è diventata occupazione degli uffici mentre si assegnavano le immissioni in ruolo. Due gli identificati dalla polizia. Il direttore regionale Bottino non ha voluto incontrare le manifestanti ma ha annunciato, ai giornalisti, a porte chiuse, che non sporgerà alcuna denuncia. Proteste anche più dure a Salerno, coi Cobas che assediano l’Usp in mille e smentiscono la Provincia di centrodestra (Cirielli) che alla Gelmini, per iscritto, nei giorni scorsi, ha parlato di posti rubati alla città di Salerno in favore dei docenti napoletani con l’assessore Iannone. Mentre nel Sannio, che conta 500 posti in meno nelle sue scuole da quest’anno, prosegue la protesta di sei precarie accampate da tre giorni sul tetto dell’Usp (ufficio scolastico provinciale) di piazza Gramazio a Benevento anche nella notte.
Le sei stanno raccogliendo enorme solidarietà, persino dal sindaco Pepe che ha convocato la giunta all’Usp. Le insegnanti disoccupate sono anche riuscite a salire sul palco beneventano della kermesse mastelliana «Quattro notti e più di luna piena », invitate dal direttore artistico Lucio Dalla, per leggere un comunicato (intitolato «Siete tutti coinvolti») durante il concerto di Francesco De Gregori. Le cifre: i tagli della compagnia di bandiera sono un terzo di quelli della scuola e solo a Napoli si falciano più posti di lavoro che alla Fiat di Pomigliano. La Regione con l’assessore Gabriele ha istituito un tavolo permanente coi sindacati e l’amministrazione scolastica regionale. Flc Cgil, Uil e Cobas sono in mobilitazione. La Cgil ieri ha chiesto con tutte le rappresentanze regionali e provinciali di categoria (Vassallo, Giugliano, Refuto, Delli Veneri e Capezzuto) tavoli d’emergenza in tutte le prefetture campane per affrontare sinergicamente l’emorragia di posti di lavoro. I sindacati invocano ammortizzatori sociali e vogliono che i prefetti chiedano conto al ministro Gelmini delle dichiarazioni pronunciate il 22 maggio scorso quando, visitando a sorpresa alcune scuole «a rischio» del Napoletano, assicurò che il tempo prolungato nelle scuole partenopee non sarebbe stato toccato. Sono circa 8200 i posti in meno in Campania, ovvero 6180 docenti e 1942 unità di personale. Sono queste le prime conseguenze regionali della scure Gelmini- Tremonti, effetto del decreto legge 112 del giugno 2008 che taglia sulla scuola 8 miliardi e 130 mila posti spalmati su un triennio. La Campania ha il 15% dei tagli nazionali secondo i confederali che parlano di «scelta netta e antimeridionalista contro la scuola pubblica». Di contro, appena 1752 le immissioni in ruolo, contestano le organizzazioni dei lavoratori, ma non alle primarie dove i docenti in ruolo sono anzi in esubero per alcune centinaia. «Siamo alla macelleria sociale» dicono la Cgil e la Uil col segretario napoletano Panacea. Finiscono in strada supplenti storici, bidelli, tecnici di laboratorio per i quali la mobilità in coda alle graduatorie aperte nelle altre province ma per incarichi irrisori (i cosiddetti spezzoni di orari settimanali) rappresenta soprattutto una beffa. Si chiama «razionalizzazione » del personale. Eppure alle scuole manca personale per fare tempo pieno. A Santa Maria Capua Vetere, ad esempio, per quattro posti di docente in meno salta la giornata prolungata in due circoli didattici sui quali gli Enti locali hanno investito migliaia di euro. E ancora l’Uds (studenti) con Buonomo denuncia: classi portate a 35 alunni, misure di sicurezza portate a zero. Il Governo, protesta invece Cortese dell’assessorato regionale all’Istruzione, ha abbandonato anche il patto con la Regione da 40 milioni per ulteriori coperture necessarie al comparto scuola: «Era il ministro Fioroni a siglare il patto, oggi Roma dice: fate pure, ma senza di noi». Restano in campo solo la metà delle risorse, quelle regionali. Nessuna risposta del governo invece sugli ammortizzatori sociali. Intanto i precari della scuola salernitana hanno tentato di forzare il blocco di polizia all’Usp di via Monticelli per fare assemblea all’interno della struttura. Un video della protesta finito sul Web mostra tutta la disperazione delle insegnanti fermate dagli agenti: «Siamo professioniste — urlano — già da un anno senza lavoro, gente che ha studiato per i vostri figli. Non potete trattarci così. Vogliamo solo lavorare».


1 settembre 2009 - Corriere della Sera

Quinto giorno della protesta
Sciopero della fame, vigilantes si sente male

Roma - Prosegue lo sciopero della fame di nove lavoratori dell’Istituto di vigilanza dell’Urbe che da quasi un mese protestano contro le modalità di privatizzazione dell’azienda. Ieri, al quinto giorno senza cibo nel presidio autorizzato in piazza San Marco, uno dei manifestanti, Massimo C., ha accusato un malore ed è stato ricoverato al San Giovanni per accertamenti. «Per gli altri invece proseguono i controlli medici - spiegano dalla Rdb-Cub dei vigilantes - . Delegazioni di lavoratori e loro familiari hanno consegnato lettere protocollate al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e al sindaco Gianni Alemanno con la richiesta di un intervento diretto, mentre un’altra delegazione è stata ricevuta dall’assessore alle Politiche educative del Comune».


1 settembre 2009 - Il Sannio online

Nomine scolastiche, le associazioni dei consumatori chiedono trasparenza

Benevento - Corsi di recupero gratuiti per i bambini e i giovani del Rione Libertà. E’ l’iniziativa annunciata ieri dalle insegnanti che da giovedì scorso protestano presso l’Ufficio scolastico provinciale. "Se la Gelmini non ci vuole, porteremo la cultura nelle strade e nelle piazze", hanno dichiarato le docenti sannite che da sabato stazionano sul tetto della struttura integrata di Piazzale Gramazio.
E a sostegno della protesta si attivano anche le associazioni dei consumatori: "Gli 850 posti tra personale docente, amministrativo e ATA che rischiano di perdersi nella scuola sannita – rimarcano Movimento Difesa del Cittadino, Federconsumatori, Lega Consumatori, Codacons, Cittadinanzattiva - peseranno come un macigno sull’economia della provincia. Cosa faranno queste persone per vivere, quali lavori alternativi potranno trovare in una provincia sulla quale, tra la indifferenza generale, si sta abbattendo una crisi senza precedenti anche nel settore pubblico? Interrogativi al momento senza risposta. Invitiamo il mondo politico e soprattutto la deputazione sannita ad assumersi le proprie responsabilità per sollecitare il Governo ad interventi urgenti".
Quindi le associazioni di rappresentanza dei consumatori prendono posizione nei confronti dell’Ufficio scolastico provinciale: "Bisogna mettere fine – scrivono le associazioni - ai ritardi che si stanno registrando presso l’ufficio scolastico provinciale in queste giorni quanto alle nomine dei docenti. Invitiamo il dirigente, Pietro Esposito, a velocizzare le operazioni di nomina garantendone la massima trasparenza soprattutto sul sostegno dove stranamente si registrerebbe un numero di posti disponibili molto inferiore a quelli previsti anche sulle nomine a tempo determinato".
Sostegno alla protesta anche da parte della RdB / Cub: "Da sempre – scrive la sigla sindacale - contrastiamo le scelte politiche votate alla frammentazione del lavoro, definite indispensabili, una autentica panacea per risolvere il problema della disoccupazione in Italia e al Sud in particolare. Nei fatti, invece, si è tramutato in un vortice per cui non si è fatto altro che produrre un impoverimento generalizzato ed una precarizzazione complessiva nel sistema produttivo per cui oggi l’unica via d’uscita per eliminare il precariato è... eliminare i precari".


1 settembre 2009 - Il Tirreno

Già trenta domande prima del via
Per regolarizzare le badanti la scadenza è il 30 settembre
di CARLO VENTURINI

PISA - Oggi, martedì primo settembre alle ore 8, scatterà l’ora «x» per la regoralizzazione di colf e badanti ma a differenza del decreto flussi del 2007, che prevedeva una gara telematica a chi inviava per primo la richiesta, la regolarizzazione di colf e badanti si potrà fare fino al 30 settembre.
La Caritas diocesana di Pisa ha già approntato da diverso tempo, uno sportello specifico ad hoc, in via delle Sette Volte, a cui possono rivolgersi datori di lavoro italiani, colf e badanti che poi verranno indirizzati all’Acli più vicina, quella di Pisa ha sede in via F.Da Buti. È attivo anche l’ufficio del patronato Inca Cgil in viale Bonaini 71 e quello delle Rdb-Cub, in via Bovio 48.
Lo sportello funziona in realtà anche in un altro senso, e cioè sono gli stessi operatori a rintracciare le persone che avevano fatto richiesta di aiuto per sbrigare le alambiccate procedure di regolarizzazione.
La regolarizzazione avviene infatti in forma telematica e chi ha bisogno di una badante in genere è un anziano non che non sempre sa andare su internet visto che a complicare la cosa, c’è il dover scaricare del sito del Viminale www.interni.it, un software apposito.
La richiesta di regolarizzazione deve essere poi corredata dal modulo F24 (scaricabile dal sito www.agenziaentrate.it) con cui si pagano i famosi 500 euro, una sorta di tassa sulla regolarizzazione.
«Sono per ora una trentina - spiegano alcuni operatori dello sportello della Caritas - le persone che o ci hanno contattato di persona o sono state da noi individuate come potenziali interessate alla regolarizzazione del loro status di colf e badante». La percentuale tra uomini e donne che si è presentata alla Caritas, vede una parziale prevalenza di donne. «Il servizio allestito dalla Caritas - continuano dallo sportello -è attivo, presso via delle Sette Volte il martedì dalle 17.30 alle 19.30 e facciamo anche un servizio di accompagnamento ai caff delle Acli».
«Siamo da sempre impegnati sul fronte dell’immigrazione - dice Don Emanuele Morelli, direttore della Caritas - e quindi posso dire che queste iniziative di regolarizzazione, così come quelle del precedente Governo di centro sinistra, hanno un carattere di eccezionalità e di emergenza mentre l’immigrazione deve essere affrontata con politiche strutturali e di amplio respiro».
Oltre che la Caritas e le Acli, servizi simili sono stati preparati anche dai patronati dei sindacati Cgil, Cisl e Uil. Si deve ricordare che ogni nucleo familiare può regolarizzare al massimo 3 lavoratori extra Ue: una colf per il lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare e 2 badanti per le attività di assistenza a persone affette da patologie o handicap che ne limitano l’autosufficienza. La domanda per la sanatoria di colf e badanti può essere presentata da un datore di lavoro italiano o cittadino di un Paese dell’Unione europea o extracomunitario (se in possesso di titolo di soggiorno), che alla data del 30 giugno 2009 occupava irregolarmente alle proprie dipendenze da almeno 3 mesi lavoratori italiani o cittadini di un Paese Ue o lavoratori extracomunitari presenti in Italia. Altro vincolo è che il datore continui a occupare questi lavoratori alla data di presentazione della denuncia.
I lavoratori devono essere impiegati come colf o badanti. La domanda si invia all’Inps o allo sportello unico per l’immigrazione per il lavoratore extracomunitario sul sito www.interno.it
«La presentazione della dichiarazione - fa sapere l’Acli - comporta la sospensione di eventuali procedimenti penali e amministrativi conseguenti alla violazione delle norme in tema di ingresso e soggiorno in Italia».


1 settembre 2009 - La Nazione

Pistoia. «SIAMO madri pronte a lottare per il futuro dei nostri figli»...
di PATRIZIO CECCARELLI

Pistoia - «SIAMO madri pronte a lottare per il futuro dei nostri figli». «Quello che mi sta accadendo è da sconcerto, ma il peggio deve ancora arrivare. Un mutuo, un figlio e un futuro da costruire». E ancora, «Si dice che il lavoro nobilita l'uomo, ma soprattutto è necessario per sopravvivere: non toglietecelo». Il loro dramma, le loro angosce, la paura di un futuro che più nero di così non si può, il loro stato d'animo, insomma, le quarantasette lavoratrici della Ser.In. l'azienda di Sant'Agostino che pochi giorni fa ha annunciato la messa in mobilità di tutte le dipendenti - lo hanno affidato a striscioni e cartelli, apposti davanti all'ingresso dell'azienda di via Galvani e sulle loro auto parcheggiate lì davanti. Ieri mattina una nutrita rappresentanza di lavoratrici, rimaste da un giorno all'altro senza lavoro e senza prospettive, hanno organizzato un presidio al quale, oltre ai rappresentanti sindacali, hanno preso parte anche alcuni esponenti delle amministrazioni, tra cui la consigliera regionale Daniela Belliti e Sergio Frosini già candidato alla presidenza della Provincia. L'AZIENDA fornisce servizi di data entry in particolare ai gruppi bancari, e trae le origini da un'azienda storica del settore presente da anni sul territorio. Nata come Cetom srl, si è sviluppata ad Agliana e fatta conoscere nel mondo bancario quando all'inizio del 2000 è entrata a far parte del gruppo Answers, cui fa capo fra l'altro il grande call center di via Galilei sempre a Sant'Agostino. Poi, di nuovo un ulteriore passaggio e cambi di ragione sociale con l'ingresso nel Consorzio Eurocis, del quale fa ancora parte, che opera nello stesso ramo ma a livello nazionale, avendo sedi anche a Bologna, Milano, Palermo, Pisa e Roma. «LE PROSPETTIVE per queste lavoratrici dice Fabio Capponi, della Filcams-Cgil sono pessime. L'azienda sembra non essere disposta a trattare e quello che non ci spieghiamo è il fatto che ad essere interessato è tutto il personale nella sua totalità presente a Pistoia, nonostante la perdita di commesse che viene dichiarato essere la causa alla base della chiusura di questa sede, rappresenti solo una parte seppur consistente, delle lavorazioni svolte in via Galvani». «DOMANI (oggi per chi legge ndr) spiega Daniele Quiriconi, segretario generale della Cgil pistoiese incontreremo il sindaco Renzo Berti e mercoledì la presidente della Provincia Federica Fratoni, per sapere cosa intendono fare». E una risposta, su come si muoveranno le istituzioni di fronte a questo ulteriore colpo all'occupazione pistoiese, l'attende anche Marco Fantozzi, del Flaica-Cub, il sindacato di base, pure presente ieri mattina al presidio davanti all'azienda di via Galvani.


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