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Il Sindacato di Base e Indipendente

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15/08/09

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dicono di noi - le notizie
dal 1 al 10 agosto 2009


10 agosto 2009 - Bigol news

PRESIDIO DI RDB/CUB CONTRO LICENZIAMENTO DIRIGENTE

Napoli - Presidio di lotta della R.d.B./CUB stamattina in piazza Matteotti. Il motivo è la protesta contro il licenziamento di un proprio dirigente sindacale, per aver denunciato alcune anomalie e per aver chiesto chiarimenti su altre, da una società a totale partecipazione della Provincia di Napoli. Si chiede l'immediata revoca del licenziamento e la conseguente revoca della riassunzione. momentanea per attivare l'apertura del distaccamento, in attesa delle necessarie unità operative indispensabili per il corretto funzionamento del soccorso in tutta la provincia.


10 agosto 2009 - Corriere di Siena

La caserma della rabbia e dei misteri
Lo sfogo dell’ex comandante dei vigili del fuoco Pietro Salvadori sull’immobile di Ruffolo. Dodici milioni di euro spesi e dodici anni di irragionevole attesa

SIENA - Passano gli anni e la caserma dei vigili del fuoco a Ruffolo resta inutilizzata. Un patema d’animo che non riguarda solo i pompieri, costretti a lavorare in condizioni davvero difficili e precarie nella struttura di viale Cavour, ma interessa ormai tutti i cittadini, pervasi da una rabbia incomprensibile per gli intoppi che hanno circondato e circondano questa struttura degna di essere annoverata fra gli scempi e i peggiori esempi del Belpaese. Tra l’altro nel marzo scorso la vicenda è diventata materia di indagine della procura della repubblica. Dopo dodici anni di attesa infatti i sindacati dei vigili del fuoco, Cgil, Cisl, Uil e Rdb, hanno deciso di interessare la magistratura di un percorso di edificazione che nasconderebbe qualcosa, a detta dei denuncianti. L'esposto è giustificato - sostengono i sindacati dei pompieri - dal disagio che il personale subisce all'interno della vecchia caserma di viale Cavour non più idonea al servizio, ma anche i cittadini e gli utenti sono penalizzati da questo vergognoso ritardo che mortifica e penalizza il servizio di soccorso, per tanti motivi, a cominciare dalla funzionalità delle macchine che non hanno un ricovero adeguato. Oltre alla situazione contingente che reca danno a tutta la comunità, i sindacati dei vigili del fuoco sospettano che in questi dodici anni di ritardo possano ravvisarsi delle responsabilità o comunque dei passaggi di tipo istituzionale-burocratico poco corretti e per questo girano la domanda alla magistratura. Sarà dunque la procura a stabilire e accertare se l'iter seguito per i lavori fino ad oggi sia stato corretto oppure se le cose non sono andate come avrebbero dovuto. Ma intanto il tempo passa. Sono trascorsi sei mesi da quell’esposto e tutto tace. Fa piacere dunque pubblicare questo sfogo dell’ex comandante provinciale dei vigili del fuoco di Siena, Pietro Salvadori. "Da italiano contribuente - scrive - penso ai 12 milioni di euro spesi a cui si aggiungono i costi per la guardia armata per prevenire e quindi evitare possibili azioni predatorie e l'affitto delle impalcature esterne (a proposito a cosa servono se le rifiniture esterne sono state completate cinque anni fa). Da italiano-coordinatore nazionale dirigenti direttivi del Co.na.po. - sindacato autonomo vigili del fuoco - penso alla sofferenza dei vigili del fuoco senesi doppiamente penalizzati da un stipendio non paragonabile al grado di professionalità, ai rischi insiti alla mission istituzionale - la salvaguardia della vita e dei beni della gente senese - e inferiore del 50% rispetto a quello dei colleghi europei; lavorare in una sede oramai "cenerentola" tra le altre sedi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per le vistose carenze igienico-sanitarie e di sicurezza. Da italiano ex comandante provinciale dei vigili del fuoco di Siena e quindi informato dei fatti penso alla mancata programmata inaugurazione della nuova sede in occasione della ricorrenza di Santa Barbara, patrona dei vigioli del fuoco, il 4 dicembre 2005 nonostante la richiesta di oltre 300.000 euro per gli arredi al competente Ufficio del Ministero dell'Interno. Infine, da italiano ingegnere edile penso, in attesa dei lavori progettati per la viabilità di accesso, al perchè non si posono utilizzare gli attuali varchi del cantiere e per cui necessita la sola asfaltatura del piazzale. Insomma a chi giova questa storia "infinita"?".(S.M.)


9 agosto 2009 - Uno Notizie

VITERBO. TUSCIA E SANITA'
Chiusura ospedali solo rinviata. ''piano di rientro'' Regione Lazio ancora da risolvere

VITERBO (UnoNotizie.it) - Credevamo inutile alimentare una polemica che non serve a nessuno tranne ai partiti che si sentono già in campagna elettorale, ma tutti hanno sentito la necessità, giustamente, di dire la propria opinione, in merito al piano di riorganizzazione della rete Ospedaliera della nostra provincia, partorito dalla Commissione Sanità Regionale. Questo nostro comunicato vuole essere soltanto un appello a tutta la popolazione, a tutti i lavoratori della sanità e, soprattutto, a tutte le forze politiche che direttamente o indirettamente hanno in mano le sorti di questa vicenda. La questione è stata opportunamente sviscerata in tutti i suoi punti e in tutte le sedi istituzionali della nostra provincia. Il Direttore Generale della ASL di Viterbo si era impegnato affinché questo piano a dir poco scellerato non avesse seguito e lo aveva fatto anche supportato dalle opinioni del Prefetto della Provincia di Viterbo, del Collegio dei Sindaci della Provincia di Viterbo, nonché di tutte le forze politiche e sindacali della stessa. Credevamo che tutte le argomentazioni portate a suffragio delle nostre teorie (percentuale di posti letto/abitanti, ubicazione geografica di molti centri della provincia di Viterbo, posizione strategica degli Ospedali periferici al confine con altre province e Regioni, denaro pubblico speso per il ripristino e la messa a norma degli Ospedali, indice di utilizzo degli stessi, ecc. ecc. ecc.) fossero sufficienti a far desistere chi di questo piano voleva farne un proprio cavallo di battaglia. Non è stato purtroppo così, a distanza di poco tempo, in un mese in cui l’attenzione di tutti è rivolta altrove, si è tornati alla carica e si è deciso di premere sull’acceleratore in modo che al rientro dalle meritate ferie la popolazione del viterbese troverà l’amara sorpresa di non avere più le strutture sanitarie che per tanti secoli hanno garantito il loro diritto alla salute. Siamo troppo vecchi del mestiere e nessuno è talmente ingenuo per non capire che il rischio è che possa finire così nostro malgrado. Il rinvio a settembre, annunciato con tanta enfasi dal Presidente Mazzoli non può e non deve soddisfarci, la vera vittoria sarà soltanto non doverne parlare più, la Provincia di Viterbo ha già pagato abbondantemente la propria parte e queste poche righe vogliono richiamare l’attenzione di tutti quei politici, di destra e di sinistra, che stanno a rappresentarci presso la Regione Lazio grazie al voto di tutti noi. Siamo fermamente convinti che alle prossime elezioni la stragrande maggioranza degli elettori non si ricorderà nemmeno chi era al governo del Paese, della Regione o del Comune, si ricorderà soltanto del disagio e della discriminazione subita da questo "Piano di rientro"; se tutto questo non sarà evitato, vuol dire che tutti avremo fallito, anche nelle nostre scelte politiche.
Federazione Provinciale RdB/CUB Viterbo - Aurelio Neri


9 agosto 2009 - Il Gazzettino

«Aprire confronto e revocare la collocazione in disponibilità di 13 dipendenti»

Vicenza - I sindacati unitari della Funzione Pubbilica di Cgil, Cisl e Uil sul piede di guerra nella vertenza aperta dall’Ipab berica che prevede tra l’altro il collocamento in disponibilità di tredici dipendenti. In una nota firmata da Giancarlo Puggioni (Cgil), Maurizio Dei Zotti (Cisl) e Claudio Scambi (Uil) hanno proclamato lo stato di agitazione all’Istituto pubblica assistenza e beneficenza. La decisione è stata presa in seguito al mandato ricevuto dall’assemblea generale dei lavoratori svoltasi all’Ipab di Vicenza. Le tre segreterie sindacali provinciali, escluse dalle trattative alle quali ha preso parte la sola rappresentanza della Rdb-Cub, hanno chiesto al Prefetto Piero Mattei di essere convocate per l’attivazione della procedura di conciliazione prevista dalla legge 146/90 concernente anche le problematiche relative all’assenza di un piano aziendale, alle carenze du organico e incremento dei carichi di lavoro nei servizi e nei reparti e alle esternalizzazioni.
«Chiediamo - spiegano Puggioni, De Zotti e Scambi - l’immediata revoca della delibera del 20 luglio scorso con la quale la direzione dell’Ipab ha avviato la procedura per il collocamento in disponibilità, che di fatto equivale al licenziamento, di tredici lavoratori, e l’apertura di un tavolo di confronto con l’istituto e il Comune su un nuovo piano aziendale nel quale prendere in esame standard, servizi, organici e risorse».
Nel corso dell’assemblea è stata sottolineata la gravità della scelta del presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ipab, Meridio, di "fare intese con organizzazioni sindacali minoritarie e non rappresentative".
«Le lavoratrici e i lavoratori - ammoniscono Cgil, Cisl e Uil - hanno ribadito che non può essere il presidente del cda a scegliersi il sindacato con cui trattare, che spetta invece ai dipendenti attraverso lo strumento del voto e l’iscrizione al sindacato. E all’Ipab di Vicenza oltre l’ottanta per cento delle maestranze è rappresentata da Cgil, Cisl e Uil».
Lo stato di agitazione appare praticamente inevitabile in quanto ribadisce Puggioni «se l’Ipab dovesse confermare la volontà di tagliare posti di lavoro e quindi servizi ai cittadini la Fp Cgil si opporà ed aprire il conflitto. Diversamente - conclude - siamo disponibili, da subito, ad un confronto serio sulle prospettive dell’istituto e quindi a discutere anche di qualità».
Molto critico sui "tagli" anche il coordinamento provinciale dei Comunisti Italiani - Rifondazione: «Siamo certi che gli ospiti dell’Ipab abbiano molto più bisogno di operatori sanitari e di fisioterapisti che consiglieri di amministrazione superpagati».


8 agosto 2009 - Il Giornale

La protesta I lavoratori Ri.Rei bloccano il consiglio regionale

Roma - Hanno occupato l’aula del consiglio regionale, dove era in corso la discussione sull’assestamento di bilancio, bloccando i lavori, per gridare il loro sdegno. Hanno protestato così, gridando «Vergogna, vergogna!», i lavoratori del consorzio Ri.Rei, che gestisce i centri per disabili ex Anni Verdi, insieme ai familiari degli assistiti e alla RdB-CUB, che da giorni trascorrono la notte alla Pisana. I manifestanti, che sostengono un emendamento presentato in assestamento di bilancio da parte della maggioranza e parte dell’opposizione per l’affidamento temporaneo del servizio alle Asl, «in modo che si possa effettuare un bando pubblico e trasparente», hanno urlato: «Il lavoro e la sanità sono diritti di tutti», esponendo nell’area riservata agli spettatori alcuni manifesti: «Via le coop dalla Ri.rei», «Basta con la mafia». Momenti di tensione si sono vissuti quando uno dei manifestanti è stato colto da malore. Poi la protesta è finita, i manifestanti hanno abbandonato l’aula lasciando i loro manifesti, mentre il presidente del consiglio regionale Guido Milana richiamava in aula i consiglieri.«La gente è esasperata e si sta calmando, tutto sta tornando nella norma - spiega l’assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri -. Una loro delegazione incontrerà il presidente della Regione Piero Marrazzo». «La premiata falegnameria Marrazzo ancora non ha aperto un tavolo efficiente su questa vicenda - ha sottolineato Antonio Cicchetti (Pdl) -. La gente è esasperata e non ha trovato altro modo che entrare nell’aula consiliare per protestare». «Le associazioni dei genitori e i sindacati dei lavoratori che legittimamente protestano da settimane sulla situazione dei centri ex Anni Verdi occupando una sala del Consiglio regionale - dice il vicepresidente del consiglio regionale Bruno Prestagiovanni, del Pdl - sono vittime e contestualmente ostaggio di una battaglia politica tutta interna alla maggioranza che ha sostenuto Marrazzo, sbagliando anche l’indirizzo verso cui indirizzare la loro protesta». «La soluzione - sottolinea Prestagiovanni - dovrà essere trovata all’interno di un atto deliberativo e chiarificatore da parte della Giunta regionale. A oggi l’unico atto esistente è quello dell’affidamento al Consorzio Ri.Rei della gestione dei servizi dei centri ex Anni Verdi e personalmente, a suo tempo, ho contestato le modalità di costituzione del consorzio». «Oggi ritengo - conclude Prestagiovanni - che l’unica soluzione sia di procedere all’accreditamento provvisorio delle strutture al Consorzio, regolarizzando le modalità di pagamento garantendo la soddisfazione dei lavoratori e il servizio all’utenza».


8 agosto 2009 - La Repubblica

Provincia, denuncia di Sodano (Prc) per il provvedimento della società pubblica Sis.
E il Pd attacca la giunta sugli stipendi agli staffisti
Licenziato un sindacalista, bufera su Cesaro

Napoli - Un sindacalista licenziato in una società a totale partecipazione della Provincia apre un caso a palazzo Matteotti. È Tommaso Sodano a sollevarlo con una lettera al presidente Cesaro, chiedendo chiarimenti sul provvedimento preso contro Rosario Cercola, rappresentante dei lavoratori (RdB Cub) alla Social Innovation Service (Sis). Sodano riferisce di un licenziamento «per "atti di insubordinazione ed atteggiamenti sfrontati", motivazione - dice - che cela una forma di ritorsione». Il caso è legato a «presunte anomalie» contestate dai sindacati alla Sis a proposito di un bando per l´assunzione di personale disabile: «Accusano la mancanza di chiarimenti su promozioni ingiustificate o sospensioni arbitrarie del servizio trasporto». Sodano chiede l´immediato reintegro del sindacalista, e una richiesta di «immediata verifica sul grave provvedimento» giunge a Cesaro anche dal presidente del consiglio provinciale, Luigi Rispoli (Pdl), che sollecita «provvedimenti consequenziali nei confronti dei responsabili di tale iniziativa, se si dovessero riscontrare irregolarità o abusi».
Non è tutto. Cesaro finisce sotto gli attacchi dell´opposizione anche per una variazione di bilancio da 343 mila euro, per finanziare l´assunzione di dirigenti e staffisti nelle segreterie politiche. La denuncia è del capogruppo del Pd, Pino Capasso. «L´importo», dice, «viene sottratto dal capitolo di spesa per i buoni pasto dei dipendenti. Il nuovo corso tanto sbandierato dal centrodestra si sostanzia nella più antica pratica della politica, quella di aumentare il personale di staff presso le segreterie degli assessori e comandare da altri enti dirigenti amici a discapito delle professionalità interne alla Provincia».(an.car.)

Nasce il macro - Campidoglio
Si ristrutturano i dipartimenti, più poteri al gabinetto del sindaco
di CHIARA RIGHETTI

Roma - Basterà l´ok della Sovrintendenza per intervenire sull´edilizia monumentale. È solo un esempio della piccola rivoluzione che da ottobre cambierà gli uffici capitolini. Ha visto la luce venerdì la nuova "macrostruttura" del Campidoglio, una riforma che ridisegna da cima a fondo l´architettura organizzativa del Comune. Dopo mesi di concertazione e limature durate fino all´ultima notte, la rivoluzione varata dalla giunta alla vigilia della pausa estiva diventerà realtà il primo ottobre. I livelli di comando saranno tre: i "dipartimenti" saranno divisi in "direzioni di area", divise a loro volta in "unità organizzative". Non cambieranno le competenze degli assessorati, ma molti uffici verranno accorpati o spostati con conseguenze pratiche non da poco.
Qualche esempio? Oggi, per ristrutturare un edificio di edilizia monumentale romano, serve prima l´input della Sovrintendenza, poi il via libera dell´assessorato ai Lavori pubblici. Da ottobre, invece, qualsiasi restyling sugli edifici monumentali di Roma sarà ricondotto sotto le competenze della Sovrintendenza, una novità che avrebbe suscitato le ire dell´assessore Fabrizio Ghera. Mentre gongola Croppi, che vede accresciute le sue competenze.
Sotto un unico dipartimento saranno concentrate anche la programmazione urbanistica e le materie che facevano capo alla commissione edilizia, in sostanza gli ex dipartimenti VI e IX. Mentre nel dipartimento XI, quello per le politiche educative e scolastiche, confluiranno i temi dell´infanzia e della gioventù (ossia l´attuale dipartimento XVII, sempre in capo all´assessore Marsilio). Sul fronte Bordoni, il dipartimento al commercio e alle attività produttive, attuale VIII, verrà unificato al XIV, che si occupa di formazione professionale. Saranno accorpati anche l´ambiente e lo sport, come pure confluiranno sotto un unico "cappello" anagrafe, ufficio statistico e servizi elettorali. Dal nuovo assetto esce irrobustito il Gabinetto del sindaco; gli spetterà fra l´altro un ruolo di coordinamento sulla sicurezza, che però non dovrebbe interferire con l´ufficio presieduto dal generale Mario Mori.
La nuova macrostruttura non cambia nulla per l´assetto dei 19 municipi. L´effetto complessivo è di snellimento, ma meno drastico di come prospettato all´inizio, con solo nove cariche dirigenziali in meno rispetto alle attuali. Il progetto porta la firma dell´assessore al Personale Enrico Cavallari, che ieri ha parlato di «un´esigenza sentita da più parti per rendere più efficiente e moderna la macchina capitolina». Per metterlo a punto, Cavallari ha lavorato in stretto contatto con il segretario generale Liborio Iudicello, il cui ruolo esce potenziato dal nuovo progetto.
Intanto ieri sindacati confederali e Csa hanno firmato, con Cavallari e il sindaco Alemanno, un protocollo d´intesa sulle politiche del personale. Soddisfatti Cgil, Cisl e Uil per l´accordo che prevede fra l´altro la rideterminazione dell´organico, il superamento del turn over con la stabilizzazione dei precari, incentivi per chi dovrà cambiare ufficio, metodi di retribuzione legati ai risultati raggiunti, percorsi di formazione professionale; e dà il via libera alla contrattazione integrativa per i dirigenti e i circa 25mila dipendenti.
Sono rimasti fuori Sulpm e RdB. Per l´RdB, Roberto Betti parla di «un protocollo che finge di premiare i lavoratori, ma premia solo i dirigenti». E cita ad esempio «la nuova figura del direttore di area, creata solo per "placare" con un benefit qualche dirigente scomodo». Mentre Alessandro Marchetti, segretario generale aggiunto del Diccap-Sulpm, si chiede: «La riorganizzazione avrà davvero l´effetto di migliorare i servizi o solo quello di ridurre gli uffici e causare di fatto un disservizio ai cittadini?».


8 agosto 2009 - La Provincia di Cremona

Sospiro. Il direttore generale Placchi replica: mai spinto per il licenziamento, solo segnalato il fatto
«Riassumete il dipendente»
Ieri mattina il presidio del sindacato Rdb Bignamini polemico con Fondazione
di Simone Biazzi

SOSPIRO — Presidio e protesta, ieri mattina, davanti ai cancelli di Fondazione Sospiro: il sindacato autonomo Rdb (Rappresentanze Sindacali di Base), sostenuto da alcuni rappresentanti della sezione cremonese di Alternativa Comunista, ha alzato la voce contro la Cooperativa Sociale Sentiero di Cremona, attiva nel reparto disabili dell’istituto con un’ottantina di operatori. La diatriba, come noto, è nata in seguito al licenziamento ‘per giusta causa’ di Giuseppe Bruna, dipendente 39enne residente a Sospiro che secondo la ricostruzione della coop si sarebbe reso protagonista di un episodio di violenza ai danni di un paziente, per il quale si è presa in considerazione anche la possibilità di sporgere denuncia. Il sindacato Rdb non ci sta, difende il lavoratore e chiede la riassunzione: dopo l’incontro in Prefettura, terminato con un esito negativo, è arrivato il presidio di ieri, e adesso si pensa già ad uno sciopero da proclamare nella seconda metà di agosto, tutte operazioni da cui prendono le distanze Cgil, Cisl e Uil. «Il dipendente giura di non aver fatto nulla — spiega il responsabile regionale Rdb Gianfranco Bignamini — ma al di là del fatto in sé riteniamo che il comportamento della cooperativa sia stato antisindacale, perché prima di licenziare bisognerebbe prendere in considerazione misure disciplinari meno drastiche. Non si può lasciare un giovane senza lavoro: questo lo vogliamo dire anche al sindaco di Sospiro, perché adesso un suo cittadino non sa più come mangiare. Oltre alla cooperativa, comunque, si è comportata male anche Fondazione: il direttore Massimo Placchi dal prefetto ha fatto finta di cadere dalle nuvole, ma sappiamo che anche l’istituto ha spinto per il licenziamento. Riteniamo, inoltre, che la coop abbia altri problemi: dagli straordinari non pagati sino alla carenza in materia di sicurezza e formazione degli operatori». Mentre i vertici della cooperativa respingono le accuse definendole ‘strumentali’, Placchi chiarisce la posizione di Fondazione Sospiro: «Non abbiamo spinto per il licenziamento, ci siamo limitati a segnalare alla cooperativa un gesto grave compiuto da un loro dipendente sotto gli occhi di altri operatori. Il vero fatto preoccupante di tutta questa vicenda è che si parla tanto del licenziamento di questo lavoratore dimenticandosi che un paziente ha subito un’aggressione».

L’OPERATORE E IL DATORE DI LAVORO
Bruna si difende, ma la coop non recede

SOSPIRO — Al presidio di ieri era presente anche Giuseppe Bruna, il dipendente licenziato dalla Cooperativa Sociale Sentiero. Alla stampa ha voluto raccontare la sua verità: «Durante una crisi di un paziente siamo intervenuti in cinque per bloccarlo come da protocollo interno. Durante l’operazione il paziente ha cercato di colpirmi con la testa, a questo punto lo ho allontanato fermandogli la testa e tenendola lontana. Dopo qualche giorno è arrivata l’accusa di aggressione da parte della cooperativa. Ero iscritto alla Uil, ho chiesto il loro aiuto ma non è arrivato, così ho contattato il sindacato Rdb. Vorrei solo dire che faccio questo lavoro con passione da dieci anni: non ho aggredito il paziente e non farò mai una cosa simile». Completamente differente la versione fornita dalla presidentessa della coop Nicoletta Silva: «Dalle testimonianze dei quattro operatori presenti, verbalizzate davanti ad un legale, Bruna è intervenuto nonostante non fosse assolutamente coinvolto nell’operazione, ed è intervenuto con un gravissimo gesto di violenza. Dopo le dovute valutazioni abbiamo deciso per il licenziamento. Adesso stiamo valutando la possibilità di andare per vie legali, sia per quanto riguarda questo episodio, sia per la diffamazione strumentale contro la nostra cooperativa».


8 agosto 2009 - Il Giornale di Vicenza

IPAB. Dopo l’assemblea, i sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono un incontro con il prefetto
«Difficoltà non legate al personale ma alle scelte sbagliate dell’ente»
Chiesta la revoca della delibera con la messa in disponibilità di 13 addetti Ribadita la tesi di Rdb Cub

Vicenza - La situazione venutasi a creare all’Ipab di Vicenza, in particolare con la messa in disposizione di 13 dipendenti, è stata analizzata ieri nel corso di un’assemblea dei lavoratori. L’assemblea è stata convocata dai sindacati Fp-Cgil, Fps-Cisl e Fpl-Uil.
È stata soprattutto evidenziata la preoccupazione per la complicata situazione che da tempo si trascina all’Ipab, soprattutto per le sue condizioni gestionali. E, secondo le organizzazioni sindacali, le difficoltà derivano proprio dalle scelte effettuate dal consiglio di amministrazione dell’ente.
«Oggi è più chiaro a tutti - sottolineano i sindacati - che le difficoltà dell’Ipab non sono legate al personale, come è stato impropriamente fatto credere in questi anni, se è vero come è vero che l’Ipab negli ultimi tempi ha attuato una mirata politica di taglio del lavoro, riducendo gli organici ed esternalizzando il lavoro; a questo si deve aggiungere la sciagurata scelta di non partecipare alle gare indette dal Comune sull’assistenza domiciliare e sui parti a domicilio».
La perdita di tali servizi - viene messo in evidenza - è un danno soprattutto per i cittadini, che avranno un servizio la cui qualità sarà tutta da verificare e il cui costo sarà comunque più elevato. E l’Ipab, secondo i sindacati, invece di cercare di risolvere i problemi, tenta di addebitare le responsabilità della gestione fallimentare prima ai lavoratori e poi al Comune di Vicenza.
L’assemblea, ritenuto inoltre grave che l’Ipab abbia sottoscritto un accordo con una rappresentanza sindacale non rappresentativa (i confederali rappresentano oltre l’80 per cento del personale), ha deciso di proclamare lo stato d’agitazione. Obiettivi sono la revoca del provvedimento di messa in disponibilità di 13 lavoratori, e l’apertura di un tavolo di confronto con Ipab e Comune.
A seguito dell’assemblea, le segreterie provinciali di Fp-Cgil, Fps-Cisl e Fpl-Uil hanno chiesto al prefetto di essere convocate per l’attivazione della procedura di conciliazione prevista dalla legge, in relazione alla vertenza in corso all’Ipab, in particolare su collocamento in disponibilità di 13 dipendenti Ipab, assenza di un piano aziendale dell’Ipab di Vicenza, carenze di organico e incremento dei carichi di lavoro nei servizi e nei reparti, esternalizzazioni.
I sindacati, nel contempo, chiedono l’immediata revoca della delibera del 20 luglio scorso, con la quale l’Ipab ha avviato la procedura per il collocamento in disponibilità di 13 dipendenti; e l’apertura di un tavolo di confronto con Ipab e Comune su un nuovo piano aziendale in cui prendere in esame standard, servizi, organici, risorse.
Intanto, Rdb Cub prende atto che Cgil, Cisl e Uil «da buoni ultimi, hanno deciso di lasciar perdere la finta della concertazione e dichiarare lo stato di agitazione».
Il sindacato di base, sottolineando che non gli è stato consentito di partecipare all’assemblea dei confederali, ricorda che l’accordo realizzato in prefettura consente di guadagnare tempo: i licenziamenti non scatteranno il 23 settembre, e il 10 settembre ci sarà l’apertura di un tavolo istituzionale dove verrà ribadita la contrarietà ai licenziamenti.
Infine, Rdb Cub ribadisce che non esistono appalti cattivi (quelli di Meridio) e appalti buoni (di Giuliari e consorzio "Prisma"). Il sindacato di base, infatti, è contrario a tutti gli appalti.

«Se non collaborano non è colpa nostra»

Vicenza - «Non ho minacciato nessuno, semmai ho preso atto che lo spirito di collaborazione che avevamo chiesto ad un consiglio di amministrazione non nominato da questa maggioranza è venuto meno e, forse, non c’è mai stato».
L’assessore alla famiglia Giovanni Giuliari risponde così alla nota del presidente Ipab Gerardo Meridio da noi pubblicata ieri sugli esuberi di personale dell’ente e sul difficile momento per i rapporti tra Comune e Ipab.
«Non è certo per un mio capriccio né per fare un torto all’Ipab se ho promosso dei bandi per l’assegnazione di alcuni servizi - precisa Giuliari - ma solo perché ce lo impone una normativa statale che chiede anche agli enti locali di promuovere la concorrenza tra operatori, al fine di migliorare la qualità dei servizi. E contrariamente a quanto fatto da altri Comuni, abbiamo anzi voluto che l’Ipab potesse rientrare tra i possibili soggetti destinatari dei bandi. Mi risulta che fino all’ultimo giorno Ipab abbia attivato i propri uffici per presentare una sua offerta per il servizio di pasti a domicilio, ma alla scadenza del termine il Comune ne ha ricevuta una soltanto. È quindi Ipab che ha deciso di non concorrere».
«I miei rapporti con il presidente Meridio - precisa inoltre l’assessore - sono stati sempre mantenuti in stretto contatto con il sindaco e ogni mia azione e intervento hanno visto il suo coinvolgimento e consenso. Rispetto all’autonomia dell’Ipab e alle accuse rivoltemi di ingerenza nelle relazioni sindacali e di essere patrocinatore di alcune organizzazioni sindacali, faccio presente che quando ho ritenuto opportuno informare sulle relazioni tra Ipab e Comune di Vicenza, ho invitato tutte le sigle sindacali, compreso il sindacato Rdb Cub, e che, contrariamente a molti amministratori del consiglio di amministrazione dell’Ipab, non ho in tasca alcuna tessera di partito. È, anzi, noto a tutti come la mia esperienza amministrativa sia espressione di un impegno prettamente civico».
«Per quanto riguarda l’autonomia dell’Ipab confermo quanto ho sempre sostenuto in questi mesi - continua Giuliari - e cioè non solo la collaborazione tra i due enti, ma l’attuazione delle politiche sociali a favore degli anziani nell’ambito della Conferenza dei sindaci al fine di evitare un isolamento pericoloso e deleterio del Comune capoluogo rispetto agli altri Comuni dell’Ulss 6».
«È inoltre opportuno ricordare che le nomine degli amministratori sono state fatte dall’allora sindaco Hüllweck in una maniera che ha scandalizzato tutti e che ha portato ad un acceso dibattito in Consiglio comunale. Ricordo infatti che l’ex sindaco ha deciso di nominare il nuovo consiglio dell’Ipab pochi giorni prima delle sue dimissioni anziché lasciare questo compito, come era più logico, alla nuova amministrazione. Inoltre, se è pur vero che l’Ipab gode di un’autonomia gestionale, penso che le persone designate e nominate da un sindaco, considerato che non sono l’esito di un concorso, ma discendono da un rapporto fiduciario, devono essere in sintonia con gli indirizzi politico-amministrativi stabiliti dall’amministrazione comunale. L’autonomia dell’Ipab – conclude Giuliari - non può quindi bloccare le diverse valutazioni che un’amministrazione comunale è legittimata a fare nell’ambito dei servizi alla cittadinanza».


8 agosto 2009 - Il Messaggero

Accordo Comune-sindacati: premi ai dipendenti, più servizi al cittadino
Siglato protocollo per 26mila impiegati.
Incentivi per la produttività e orari di lavoro prolungati fino alle 20
di GIOVANNI MANFRONI

Roma - Incentivi economici e professionali per i dipendenti, ridefinizione degli orari di lavoro, razionalizzazione della gestione dei servizi e analisi e programmazione della spesa per il personale. Questi alcuni dei punti salienti del protocollo d’intesa firmato ieri in Campidoglio dal sindaco Gianni Alemanno, dall’assessore alle Risorse Umane Enrico Cavallari e dai rappresentanti sindacali di Cigl, Cisl, Uil e Csa. «E’ un accordo molto importante – ha dichiarato Alemanno – ed è legato anche all’approvazione della nuova macrostruttura (approvata ieri in Giunta e che partirà dal 30 settembre): attraverso questo protocollo noi ci impegniamo a valorizzare la professionalità dei dipendenti comunali, ad incentivare questa professionalità, per fare in modo che ci sia una sempre maggiore efficienza delle attività della pubblica amministrazione». «Questo protocollo - ha spiegato Cavallari - è stato fortemente voluto e fa seguito a mesi di concertazioni in cui è stato importantissimo in contributo delle organizzazioni sindacali. Si tratta di rimodernare la macchina capitolina – ha proseguito - ce lo chiedono i cittadini che si aspettano servizi sempre migliori. Gli stessi dipendenti, insieme all’amministrazione, hanno preso atto della necessità di cambiare».
Il protocollo, che interesserà circa 26mila dipendenti - sono circa 7 mila i vigili urbani, il resto è diviso tra tecnici e amministrativi, età media sui quaranta anni, stipendio medio 1.350 euro - intende tracciare le linee guida per le politiche delle risorse umane nel prossimo triennio in un’ottica di ottimizzazione ed efficienza della amministrazione comunale. «Tutto questo – ha detto l’assessore alle Risorse Umane – ci permette di avere un reale piano di fabbisogno per il Comune con una pianta organica ben definita che ci garantirà di capire cosa serve, quali figure professionali occorrono e come e dove impiegarle. Poi, attraverso la riforma della macrostruttura sarà più facile capire tutto questo».
Un protocollo che si fonda su alcuni principi portanti che passeranno attraverso l’uso di incentivi economici e professionali per i dipendenti con l’adozione di percorsi di valorizzazione su base meritocratica: «E’ un passaggio fondamentale – assicura Cavallari – per rendere la macchina amministrativa più efficiente per poter garantire migliori servizi ai cittadini». Per questo sono importanti 16 i milioni di euro destinati ai progetti di produttività legati al miglioramento degli uffici e dei servizi, soldi "sbloccati" dai fondi residui degli anni 2007-2008: «Verrà aumentata – aggiunge Cavallari – in maniera stabile e definitiva la percentuale del fondo da destinare al personale in modo da aprire una nuova fase della politica retributiva sia del comparto che della dirigenza». Proprio per quest’ultima, il protocollo prevede la creazione di fasce retributive attraverso l’elaborazione di nuovi metodi di valutazione: «Si cercherà di responsabilizzare maggiormente i dirigenti – afferma l’assessore – dovranno essere loro i garanti delle proprie strutture. Ovviamente dovranno avere anche un miglioramento dal punto di vista retributivo ma tutto questo dovrà essere fatto e definito insieme ai sindacati».
Altro punto importante è quello sulla ridefinizione degli orari di lavoro, che rientra nella revisione del contratto decentrato integrativo: «E’ un punto a cui tengo molto – spiega Cavallari – è importante andare incontro il più possibile ai cittadini dando la possibilità di avere risposte e un aiuto magari anche fino alle 20. Una riorganizzazione degli orari permette una migliore gestione e organizzazione del tempo anche per i dipendenti».
Altri passaggi importanti del protocollo prevedono una definizioni delle nuove politiche occupazionali con rideterminazione della dotazione organica, oltre a una regolamentazione dei concorsi e delle selezione pubbliche, e la ridefinizione della mobilità interna.
Infine, Cavallari ci tiene a smorzare i toni dopo che alcune sigle sindacali, Rdb e Diccap-Sulpm, non hanno firmato l’accordo accusando il Comune di aver «fatto accordi sottobanco»: «Il protocollo è aperto a tutti – ha concluso Cavallari – chi voleva poteva firmarlo, nessuno è stato escluso».


8 agosto 2009 - Tempo Stretto

Oltre tremila in piazza per gridare No al Ponte
Superiore alle aspettative la partecipazione alla manifestazione tenutasi in città. Bandiere, musica e cori, festa pacifica, ma il messaggio è stato chiaro: se il governo dirà ancora sì, non vi saranno passi indietro
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Messina - Si è tenuto nel pomeriggio di oggi il corteo organizzato dalla "Rete No Ponte", in programma già da diversi mesi, per manifestare contro la costruzione dell’infrastruttura che dovrebbe collegare la Sicilia al Continente. Tre mila e duecento i partecipanti secondo i dati della Questura, oltre otto mila invece per gli organizzatori. Tra coloro che vi hanno preso parte rappresentanti di partiti politici, associazioni, movimenti messinesi e provenienti dal resto della Sicilia e dalla vicina Calabria, che già nei giorni scorsi avevano comunicato la propria adesione, e semplici cittadini. La marcia partita da piazza Cairoli intorno alle ore 18:30, ha percorso il viale San Martino fino all’incrocio con via Santa Cecilia, risalendo poi via Cesare Battisti fino all’arrivo a piazza Municipio intorno alle 20, dove dalla scalinata antistante palazzo Zanca, si sono susseguiti gli interventi degli organizzatori della manifestazione, che hanno sottolineato l’importante risultato numerico, superiore alle aspettative considerando il periodo estivo e la concomitanza con il weekend. La musica ha accompagnato l’intero tragitto, così come i cori scanditi contro l’attuale governo, deciso ad avviare i lavori per la costruzione del Ponte entro il 2010. I sostenitori del No hanno gridato con decisione le proprie ragioni, invitando il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e gli amministratori locali a puntare su modelli di sviluppo che prescindano dalla realizzazione della grande opera, sottolineando gli enormi bisogni del territorio. Particolare attenzione è stata rivolta ai temi del lavoro e della mobilità dello Stretto, in un periodo in cui Rfi continua la politica di dismissione del trasporto ferrato e il servizio di Metropolitana del Mare non è ancora stato avviato, con il conseguente spostamento della domanda verso i vettori privati. Una "battaglia" assolutamente pacifica, fatta di balli, canti e slogan. Ma nonostante il clima gioioso il messaggio dei partecipanti è stato chiaro: se il governo manterrà la linea del Sì, non vi sarà un passo indietro, si continuerà a dichiarare la propria contrarietà alla costruzione dell’opera.


8 agosto 2009 - Il Velino

Comune Roma, siglato accordo per riforma politiche del personale

Roma, 7 ago (Velino) - Razionalizzazione della gestione servizi e dell’organizzazione del lavoro, definizione del nuovo piano funzionale, nuove politiche retributive e revisione del contratto integrativo, valorizzazione dell'attività di dirigenti e dipendenti su base meritocratica attraverso l'istituto della produttività. È questo l'obiettivo del protocollo di intesa firmato oggi in Campidoglio dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, dall'assessore alle Risorse umane Enrico Cavallari e dai rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Csa. "Si tratta di rimodernare la macchina capitolina - ha detto Enrico Cavallari -. Questo protocollo è stato fortemente voluto e fa seguito a mesi di concertazioni. Gli stessi dipendenti e l'amministrazione hanno preso atto della necessità di cambiare questa macchina". Per il sindaco Gianni Alemanno il protocollo sul personale capitolino "è molto importante ed è legato anche all'approvazione della nuova macrostruttura: attraverso questo protocollo noi ci impegniamo a valorizzare la professionalità dei dipendenti comunali, a incentivare questa professionalità, per fare in modo che ci sia una sempre maggiore efficienza delle attività della pubblica amministrazione". Nell’accordo siglato sono previsti, inoltre, nuovi criteri di definizione e assegnazione delle posizioni organizzative. Sarà elaborato anche un nuovo programma di formazione e aggiornamento attraverso una programmazione mirata degli interventi. Mentre i rappresentanti sindacali, che hanno siglato l’accordo, hanno espresso soddisfazione, critiche sono arrivate, invece, dai rappresentanti di Rdb e Diccap-Sulpm. "Il Comune - ha dichiarato, Alessandro Marchetti segretario generale aggiunto Diccap-Sulpm - ha fatto un accordo sottobanco che costituisce un'attività antisindacale. Siamo stanchi di firmare accordi sugli intenti. Ora vogliamo i fatti. Nemmeno nei peggiori tempi di Veltroni accadevano fatti così antidemocratici come quello avvenuto oggi". Sulla stessa linea le dichiarazioni di Roberto Betti, rappresentante sindacale Rdb che ha sottolineato. "La nostra organizzazione sindacale al primo consiglio di settembre riporterà i lavoratori in Aula a protestare". Immediata la replica dell’assessore Cavallari: "Non c'è nessun accordo sottobanco, nessuna esclusione, c'è la possibilità da parte di tutti di firmare il protocollo". "Il protocollo d'intesa è un ulteriore tappa fondamentale per il percorso intrapreso dalla Cisl funzione pubblica per la riorganizzazione della Pubblica amministrazione, intrapreso anche grazie all'ultimo convegno della Cisl Fp di Roma svoltosi nel mese di giugno nell'aula Giulio Cesare in Campidoglio – sottolinea, in una nota la Cisl Fp -. L’accordo porterà per il personale capitolino all'apertura del tavolo delle trattative per il nuovo contratto collettivo decentrato integrativo, alla rivisitazione della dotazione organica e del piano assunzionale, alla valorizzazione del personale interno con percorsi di progressioni verticali e di riqualificazione, alla ridefinizione degli incarichi delle posizioni organizzative, alla verifica dei nuovi criteri per la mobilità interna, alla produttività legata a progetti finalizzati e all'adeguata e mirata formazione e aggiornamento per i dipendenti. Rappresenterà per gli utenti un ulteriore passo verso il miglioramento dei servizi offerti alla cittadinanza legata alla riqualificazione quali-quantitativa delle prestazioni e l'obiettivo per il raggiungimento dell'efficacia ed efficienza della macchina amministrativa".


8 agosto 2009 - Il Tempo

Intesa tra Comune e sindacati
di Giovannini Pietro

Roma - Razionalizzazione della gestione dei servizi e dell'organizzazione del lavoro, analisi e programmazione della spesa per il personale, nuove politiche retributive e revisione del contratto decentrato integrativo, valorizzazione delle risorse umane attraverso percorsi di progressione verticali. Questi alcuni dei punti contenuti nell'intesa siglata in Campidoglio dal sindaco Gianni Alemanno, dall'assessore alle risorse umane Enrico Cavallari e dai rappresentanti sindacali di Uil Fpl, Csa, Cisl Fp, Cgil Fp. «L'aspetto fondamentale di questo protocollo - ha spiegato Cavallari - è che l'amministrazione ed i lavoratori prendono atto insieme della necessità di cambiamento della macchina amministrativa capitolina. Questo è il frutto di un lavoro congiunto fatto nei mesi scorsi, parallelamente alla riforma della macrostruttura approvata oggi in Giunta». Soddisfazione è stata espressa dai rappresentanti delle 4 sigle sindacali firmatarie del protocollo, mentre hanno espresso delle critiche i rappresentanti di Diccap-Sulpm e di Rdb, che non hanno sottoscritto l'accordo. «Hanno fatto un accordo sottobanco che costituisce attività antisindacale. Siamo stati al tavolo fino all'altro ieri, poi hanno fatto delle riunioni segrete per firmare oggi senza che noi ne sapessimo nulla», ha denunciato Alessandro Marchetti, segretario generale del Diccap-Sulpm, mentre Roberto Betti, rappresentante del Rdb, ha detto: «Alemanno convoca le sigle sindacali più compiacenti e calpesta le regole della democrazia».


8 agosto 2009 - Ore 12

Siglato un protocoIlo d'intesa tra Comune di Roma e Sindacati
Politiche del personale, Roma cambia

Roma - Tracciare le linee guida per le politiche delle risorse umane del prossimo triennio. Questo l'obiettivo del protocollo di intesa firmato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, dall'assessore alle Risorse umane Enrico Cavallari e dai rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Csa. Il prptocollo prevede la razionalizzazione della gestione dei servizi e della organizzazione del lavoro; l'analisi e la programmazione della spesa per il personale e la definizione delle nuove politiche occupazionali; le nuove politiche retributive e la revisione del contratto decentrato integrativo. Nell'accordo è prevista la valorizzazione delle risorse umane attraverso percorsi di progressione verticale; la creazione di fasce retributive per la dirigenza attraverso l'elaborazione di nuovi metodi di valutazione; la ridefinizione dei criteri della mobilità interna; la valorizzazione dell'attività dei dipendenti su base meritocratica attraverso l'istituto della produttività. Sono previsti inoltre nuovi criteri di definizione e assegnazione delle posizioni organizzative. Sarà elaborato inoltre un nuovo programma generale di formazione e aggiornamento mediante una mirata programmazione degli interventi. Questo protocollo -ha detto durante la contrenza stampa di presentazione l'assessore alle Risorse umane del Comune di Roma Enrico Cavallari- è stato fortemente voluto e fa seguito a mesi di concertazioni. Si tratta di rimodemare la macchina capitolina. Gli stessi dipendenti e l'amministrazione hanno preso atto della necessità di cambiare questa macchina . Soddisfazione è stata espressa dai rappresentanti sindacali che hanno sottoscritto il protocollo di intesa. Critici invece i rappresentanti delle sigle Rdb e Diccap-Sulpm. Il Comune - ha affermato Alessandro Marchetti segretario generale aggiunto Diccap-Sulpm - ha fatto un accordo sottobanco che costituisce un'attività antisindacale, Nemmeno nei peggiori tempi di Veltroni accadevano fatti così antidemocratici come quello avvenuto oggi . Dello stesso parere Robetto Betti, rappresentante sindacale Rdb che sottolinea: "La nostra organizzazione sindacale al primo consiglio di settembre riporterà i lavoratori in aula a protestare". "Non c'è esclusione -ha replicato l'assessore Cavallari, c'è la possibilità da parte di tutti di firmare il protocollo. Non c'è accordo sottobanco".


8 agosto 2009 - Corriere del Veneto

Il Comune contro l’Ipab «Non c’è sintonia politica»
L’assessore Giuliari sfiducia il presidente Meridio
di Tommaso Quaggio

VICENZA - Lo scontro sugli esuberi all’Ipab diventa politico. E apre la crisi fra l’ente di assistenza e il Comune. «Il rapporto fiduciario tra noi e il cda di Ipab – spiega l’assessore ai Servizi Sociali Giovanni Giuliari - credo sia finito, non spetta a me chiederne le dimissioni ma su questo si pronuncerà il sindaco Variati. Le persone nominate devono essere in sintonia con gli indirizzi politicoamministrativi stabiliti dall’amministrazione in carica». Affermazioni che fanno presagire che a breve si possa già assistere ad un cambio di vertici che sono stati erediti dalla passata amministrazione, guidata da Enrico Hüllweck, che prima di dimettersi riconfermò il consiglio di amministrazione del «Proti Salvi Trento».
La querelle politica è nata a seguito della vertenza sindacale sui tredici licenziamenti avanzati da Ipab, e al momento congelati fino a settembre. Ad accendere la miccia sono state però le frecciate del presidente dell’ente di contra’ San Pietro. «La situazione che si sta affrontando – ha affermato Gerardo Meridio - è stata causata dall’assessore Giuliari che ha voluto, a tutti i costi, appaltare a privati i servizi che prima erano gestiti da anni. L’ente è autonomo e risponde alla Regione. L’Ipab non risponde a lui». Affermazioni mal digerite dall’amministratore. «Ho preso atto – controbatte Giuliari - che lo spirito di collaborazione che avevamo chiesto ad un cda non nominato da questa maggioranza è venuto meno e, forse, non c’è mai stato. Non è certo per un mio capriccio, né per fare un torto all’Ipab, se ho promosso dei bandi per l’assegnazione di alcuni servizi solo perché ce lo impone una normativa statale che chiede anche agli enti locali di promuovere la concorrenza tra operatori, al fine di migliorare la qualità dei servizi. Inoltre, se è pur vero che l’Ipab gode di un’autonomia gestionale, penso che le persone designate e nominate da un sindaco, considerato che non sono l’esito di un concorso, ma discendono da un rapporto fiduciario, devono essere in sintonia con gli indirizzi politicoamministrativi nostri. L’autonomia dell’Ipab non può quindi bloccare le diverse valutazioni che un’amministrazione comunale è legittimata a fare nell’ambito dei servizi alla cittadinanza». A tutto questo si aggiunge anche la presa di posizione del consigliere di maggioranza Giovanni Rolando che punta il dito su un cda in cui l’attuale maggioranza non ha alcun membro. «Una cosa del genere non si è mai vista – precisa il capogruppo della lista Varati Sindaco – ma oltre a questo dobbiamo fare il punto sulla incompatibilità di Meridio, che è anche consigliere comunale del Pdl, e sui compensi di questo cda non nominati da noi. La questione va chiarita una volta per tutte e in fretta».
Intanto ieri i sindacati Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl hanno proclamato lo stato di agitazione e chiesto ai vertici dell’ente la revoca dei licenziamenti (accordato con la sola Rdb Cub) solo dopo l’apertura di un tavolo di confronto. «Il provvedimento deve essere revocato - fa sapere la Triplice - L’assemblea ritiene grave che l’Ipab abbia sottoscritto un accordo con una parte della rappresentanza sindacale. Il presidente ed il Cda non possono scegliersi il sindacato che vogliono ».


7 agosto 2009 - Omniroma

RI.REI, RED-CUB: «SECONDA NOTTE OCCUPAZIONE PISANA»

(OMNIROMA) Roma, 07 ago - «Seconda notte di occupazione alla Pisana per i lavoratori ex Anni Verdi ed i familiari dei disabili sostenuti dalla RdB-CUB. La delegazione, che nella tarda serata di ieri ha avuto un primo colloquio con alcuni assessori, è in attesa di incontrare la Giunta per le ore 12 di questa mattina». Così una nota Rdb-CUb. «Agli occupanti si sono uniti i familiari ed i lavoratori provenienti dal centro di Via Sbricoli che ieri, dopo aver trovato sbarrato l'accesso alla struttura da parte del consorzio Ri.Rei, sono andati a presentare denuncia presso gli uffici territoriali della Questura - prosegue la nota - Intanto il consorzio, che non solo non è proprietario dei centri ex Anni Verdi ma il cui incarico è scaduto lo scorso 31 luglio, prosegue nel suo esecrabile comportamento: questa mattina ha sospeso dal lavoro via telegramma gli operatori di Via Sbricoli ed ha mantenuto chiuso il centro di assistenza». «Gli occupanti continuano a sostenere la necessità dell'affidamento temporaneo del servizio alle Asl, e di un bando pubblico e trasparente che impedisca il ripetersi di tutte le gravi problematiche che hanno caratterizzato il servizio di assistenza ai disabili», conclude la nota.

PIANO CASA, MOVIMENTI: «CRITICI SU INTERO DOCUMENTO»

(OMNIROMA) Roma, 07 ago - Soddisfatti per alcune misure inserite ma critici nei confronti dell'intero Piano casa, approvato ieri alla Pisana, i comitati di lotta per il diritto all'abitare, si sono incontrati stamattina, a palazzo Valentini, per un confronto tra i diversi movimenti, per illustrare i risultati raggiunti e le strategie da mettere in campo a settembre. «Grazie alla mobilitazione di venerdì scorso - affermano i rappresentanti dei movimenti - sono stati inseriti nel piano alcuni provvedimenti sui quali ci siamo battuti molto». «Garantire una legge regionale sul diritto all'abitare entro il 30 novembre», «destinare il 50% in tutti i nuovi piani di costruzione all'edilizia sovvenzionata», «il finanziamento decennale pari a 100milioni di euro annui destinati alla sovvenzionata», i punti cari ai movimenti, «un passo in avanti, di cambio, da parte dell'amministrazione Marrazzo», dicono. Critici, invece, per quanto riguarda la semplificazione delle procedure, «pericoloso aggiornamento delle norme sull'edilizia». Infine, gli esponenti del Coordinamento cittadino lotta per la casa, AS.IA RdB Cub, Blocchi precari metropolitani e Comitato obiettivo casa, allargano la questione anche al territorio capitolino chiedendo al sindaco Alemanno, «di dare risposte celeri», ed a tutte le istituzioni coivolte, dalla prefettura alla provincia di Roma, di «muoversi in termini di misure sociali». «La lotta paga. I movimenti strappano aree e finanziamenti per l'edilizia residenziale pubblica, 100 milioni di euro annui per il recupero e la costruzione di nuove case popolari. Contro la crisi e la precarietà conquistiamo una vera legge per il diritto all'abitare. Case e reddito per tutti e tutte», il manifesto che ha fatto da sfondo all'incontro.

COMUNE, POLITICHE PERSONALE: SIGLATA INTESA CAMPIDOGLIO-SINDACATI

(OMNIROMA) Roma, 07 ago - Razionalizzazione della gestione dei servizi e dell'organizzazione del lavoro, analisi e programmazione della spesa per il personale, nuove politiche retributive e revisione del contratto decentrato integrativo, valorizzazione delle risorse umane attraverso percorsi di progressione verticali. Questi alcuni dei punti contenuti nel protocollo d'intesa siglato oggi in Campidoglio dal sindaco Gianni Alemanno, dall'assessore alle risorse umane Enrico Cavallari e dai rappresentanti sindacali di Uil Fpl, Csa, Cisl Fp, Cgil Fp. Il protocollo prevede inoltre la creazione di fasce retributive per la dirigenza attraverso nuovi metodi di valutazione, nuovi criteri di definizione e assegnazione delle posizioni organizzative, ridefinizione dei criteri della mobilità interna, valorizzazione dell'attività dei dipendenti su base meritocratica attraverso l'istituto della produttività, ed elaborazione del nuovo programma generale di formazione ed aggiornamento. «L'aspetto fondamentale di questo protocollo - ha spiegato Cavallari - è che l'amministrazione ed i lavoratori prendono atto insieme della necessità di cambiamento della macchina amministrativa capitolina. Questo è il frutto di un lavoro congiunto fatto nei mesi scorsi, parallelamente alla riforma della macrostruttura approvata oggi in Giunta». Soddisfazione è stata espressa dai rappresentanti delle 4 sigle sindacali firmatarie del protocollo, mentre hanno espresso delle critiche i rappresentanti di Diccap-Sulpm e di Rdb, che non hanno sottoscritto l'accordo. «Hanno fatto un accordo sottobanco che costituisce attività antisindacale. Siamo stati al tavolo fino all'altro ieri, poi hanno fatto delle riunioni segrete per firmare oggi senza che noi ne sapessimo nulla», ha denunciato Alessandro Marchetti, segretario generale del Diccap-Sulpm, mentre Roberto Betti, rappresentante del Rdb, ha detto: «Alemanno convoca le sigle sindacali più compiacenti e calpesta le regole della democrazia, sottoscrivendo un protocollo d'intesa che fa finta di premiare i lavoratori e invece premia solo la dirigenza dell'ente». L'assessore Cavallari, interpellato al riguardo, ha risposto: «Nessuna esclusione o accordo sottobanco. Il protocollo è aperto a tutti e chi vuole lo può firmare, anzi c'è la volontà di fare un percorso formalmente corretto».

BILANCIO, RDB-CUB: UNA SLOT MACHINE MA CITTADINI PERDONO SEMPRE

(OMNIROMA) Roma, 07 ago - «Il bilancio comunale sta diventando come una slot machine: si promettono grandi vincite, ma in realtà a rimetterci sono solo gli ignari giocatori, cioè i cittadini, illusi dalle ingannevoli pubblicità del sindaco». Lo afferma, in una nota, Roberto Betti rappresentante delle RdB al Comune di Roma alla manovra di assestamento. «I 18 milioni di euro per i nidi di qualche giorno fa sono diventati 8, gran parte dei quali destinati al privato, mentre per i nidi pubblici non sono stati ancora cancellati gli accordi capestro firmati da Veltroni con Cgil, Cisl e Uil. Se questo avvenisse, si recupererebbero invece duecento lavoratrici da destinare al rapporto diretto con i bambini - continua - La gestione Alemanno, come quella che l'ha preceduta, si va caratterizzando per la sua totale disattenzione agli sprechi, come nel caso dell' ex Manifattura Tabacchi - segnala Betti - in via della Moletta dell'Ostiense, largamente inutilizzato mentre si continuano a pagare fitti esosi a privati. Se davvero il sindaco intende fare di Roma una città modello si confronti con Berlino, con Londra, con Parigi, con Madrid, dove i servizi sono garantiti universalmente e il personale pagato con stipendi veri e non con stipendi da fame».

BILANCIO, GUIDI (PDL): «LE SLOT MACHINE APPARTENGONO AL PASSATO»

(OMNIROMA) Roma, 07 ago - «Le recriminazioni sul bilancio avanzate dai dirigenti delle RdB all'indomani dell'approvazione della manovra di assestamento da parte del Consiglio comunale, sono prive di fondamento. I venditori di fumo e i trucchetti contabili degni delle slot machine sono ormai un ricordo del passato e sono stati cancellati dalle misure chiare e cristalline avanzate da questa amministrazione. Come è inconfutabile e ampiamente documentato nella manovra di assestamento, non c'è stata alcuna decurtazione delle spese per i servizi sociali, semmai un loro incremento qualitativo, e in particolare per gli asili nido: i 18 milioni stanziati, infatti, non si sono alleggeriti neanche di un euro, in quanto verranno investiti integralmente sia per l'apertura programmata dei nuovi asili nido, sia per le spese complessive di gestione dei servizi e del personale». Lo ha dichiarato, in una nota, Federico Guidi (Pdl), presidente della commissione Bilancio del comune di Roma. «Per quel riguarda i lavoratori in organico, poi, l'assessore Marsilio, negli incontri del 6 maggio e 23 luglio scorsi, ha già consegnato nelle mani delle organizzazioni sindacali una nuova proposta di accordo, con la quale si garantisce che le unità che erano state tolte dalle strutture a seguito dell'accordo voluto da Veltroni con Cgil, Cisl e Uil, verranno reintegrate in tutti gli asili nido a lungo orario - continua - E queste misure e questi stanziamenti, contrariamente a quanto sostiene RdB, non possono che andare a vantaggio delle famiglie romane e dei lavoratori del settore. Quanto ai fitti passivi, è bene ricordare che, proprio nell'assestamento di bilancio, sono stati impegnati fondi per la ristrutturazione degli immobili comunali di via dè Cerchi e di viale Trastevere, per poterli destinare a sede degli uffici comunali oggi allocati in strutture private. Questa misura a regime consentirà un risparmio di circa 5 milioni di euro, oggi impiegati in affitti passivi».


7 agosto 2009 - Adnkronos

ROMA: COMUNE, FIRMATO PROTOCOLLO INTESA
PER RIFORMA POLITICHE PERSONALE

Roma, 7 ago. - (Adnkronos) - Tracciare le linee guida per le politiche delle risorse umane del prossimo triennio. Questo l'obiettivo del protocollo di intesa firmato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, dall'assessore alle Risorse umane Enrico Cavallari e dai rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Csa. Il protocollo prevede la razionalizzazione della gestione dei servizi e della organizzazione del lavoro; l'analisi e la programmazione della spesa per il personale e la definizione delle nuove politiche occupazionali; le nuove politiche retributive e la revisione del contratto decentrato integrativo. Nell'accordo è prevista la valorizzazione delle risorse umane attraverso percorsi di progressione verticale; la creazione di fasce retributive per la dirigenza attraverso l'elaborazione di nuovi metodi di valutazione; la ridefinizione dei criteri della mobilità interna; la valorizzazione dell'attività dei dipendenti su base meritocratica attraverso l'istituto della produttività. Sono previsti inoltre nuovi criteri di definizione e assegnazione delle posizioni organizzative. Sarà elaborato inoltre un nuovo programma generale di formazione e aggiornamento mediante una mirata programmazione degli interventi. «Questo protocollo -ha detto durante la conferenza stampa di presentazione l'assessore alle Risorse umane del Comune di Roma Enrico Cavallari- è stato fortemente voluto e fa seguito a mesi di concertazioni. Si tratta di rimodernare la macchina capitolina. Gli stessi dipendenti e l'amministrazione hanno preso atto della necessità di cambiare questa macchina». Soddisfazione è stata espressa dai rappresentanti sindacali che hanno sottoscritto il protocollo di intesa. Critici invece i rappresentanti delle sigle Rdb e Diccap-Sulpm. «Il Comune -ha affermato Alessandro Marchetti segretario generale aggiunto Diccap-Sulpm- ha fatto un accordo sottobanco che costituisce un'attività antisindacale. Nemmeno nei peggiori tempi di Veltroni accadevano fatti così antidemocratici come quello avvenuto oggi». Dello stesso parere Roberto Betti, rappresentante sindacale Rdb che sottolinea «la nostra organizzazione sindacale al primo consiglio di settembre riporterà i lavoratori in aula a protestare». «Non c'è esclusione -ha replicato l'assessore Cavallari- c'è la possibilità da parte di tutti di firmare il protocollo. Non c'è accordo sottobanco».


7 agosto 2009 - Iris

ROMA, COMUNE:RDB, IL BILANCIO E’ DIVENTATO UNA VERA E PROPRIA SLOT MACHINE

(IRIS) - ROMA, 7 AGO - "Il bilancio comunale sta diventando come una slot machine: si promettono grandi vincite, ma in realtà a rimetterci sono solo gli ignari giocatori, cioè i cittadini, illusi dalle ingannevoli pubblicità del Sindaco", questo l’amaro commento di Roberto Betti rappresentante delle RdB al Comune di Roma alla manovra di assestamento. Continua il rappresentante sindacale: "I 18 milioni di Euro per i nidi di qualche giorno fa sono diventati 8, gran parte dei quali destinati al privato, mentre per i nidi pubblici non sono stati ancora cancellati gli accordi capestro firmati da Veltroni con cgil, cisl e uil. Se questo avvenisse, si recupererebbero invece duecento lavoratrici da destinare al rapporto diretto con i bambini"."La gestione Alemanno, come quella che l’ha preceduta, si va caratterizzando per la sua totale disattenzione agli sprechi, come nel caso dell’ ex Manifattura Tabacchi - segnala Betti - in via della Moletta dell’Ostiense, largamente inutilizzato mentre si continuano a pagare fitti esosi a privati. Se davvero il Sindaco intende fare di Roma una città modello si confronti con Berlino, con Londra, con Parigi, con Madrid, dove i servizi sono garantiti universalmente e il personale pagato con stipendi veri e non con stipendi da fame", conclude il rappresentante RdB-CUB.


7 agosto 2009 - Agi

CAMPIDOGLIO:FIRMATO PROTOCOLLO PER RIFORMA POLITICHE PERSONALE

(AGI) - Roma, 7 ago. - Razionalizzazione dei servizi e organizzazione del lavoro, definizione del nuovo piano funzionale, nuove politiche retributive e revisione del contratto integrativo, valorizzazione dell’attivita’ di dirigenti e dipendenti su base meritocratica attraverso l’istituto della produttivita’. Sono gli obiettivi principali del protocollo di intesa firmato questa mattina in Campidoglio dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dall’assessore capitolino al personale, Enrico Cavallari, e dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Csa. "Il protocollo - ha sottolineato Cavallari - e’ il frutto di un lavoro congiunto fatto nei mesi scorsi, parallelo alla riforma della macrostruttura approvata oggi in Giunta. L’intesa traccia le linee guida sulle risorse del personale e sancisce l’impegno di tutti al miglioramento dei servizi e delle forme di organizzazione della macchina capitolina". Soddisfazione e’ stata espressa anche dalle sigle sindacali firmatarie, mentre pesanti critiche sono arrivate dal segretario generale aggiunto del Diccap-Sulpm, Alessandro Marchetti, che ha parlato di "un accordo sottobanco che costituisce attivita’ antisindacale", e da Roberto Betti, della Rdb, che ha accusato il sindaco di "scegliere come interlocutori sindacali quelli piu’ compiacenti". Le due sigle sindacali lamentano di essere state escluse dal tavolo proprio al momento della chiusura dell’accordo, ma l’assessore Cavallari ha precisato che "il protocollo e’ aperto a tutti e tutti possono firmarlo. Il nostro e’ stato un percorso formalmente corretto in quanto chi l’ha siglato sono gli stessi sindacati firmatari del contratto".


7 agosto 2009 - Radio Città Aperta

I lavoratori della Ri.Rei bloccano il Consiglio Regionale del Lazio
di Francesca D'Innocenzo

Roma - Non accade spesso che la rabbia dei manifestanti riesca ad entrare all’interno dell’aula consiliare della Regione Lazio costringendo ad interrompere bruscamente i lavori del consiglio. Invece è successo alle 19.00 di oggi. Mentre il consiglio regionale con un ritardo di almeno 5 ore ha aperto la seduta sull’assestamento di bilancio, una ventina di lavoratori del Consorzio Ri.Rei organizzati con l’Rdb-Cub è riuscita a fare irruzione all’interno dell’aula, suscitando stupore e preoccupazione sui volti dei consiglieri presenti. Contemporaneamente circa cinquanta tra lavoratori, disabili e familiari sono riusciti ad entrare nella sala stampa nella parte alta del consiglio, battendo animatamente le mani sul vetro di separazione e gridando con forza " Ladri!Ladri! Vergognatevi! Siete solo capaci di rubare!" rivolgendosi a chi siede tra i banchi dell’aula. A sentire le ragioni dei manifestanti la rabbia è esplosa quando dopo una protesta durata tre giorni e due notti in Via della Pisana si sono sentiti presi in giro per l’ennesima volta da una classe politica tanto sorda alle richieste dei cittadini e dei lavoratori quanto compiacente alle logiche speculative di cooperative e privati. Le dichiarazioni di intento espresse in mattinata dal Presidente della Regione, Piero Marrazzo, e da alcuni assessori di giunta per trovare una soluzione al problema occupazionale di 400 lavoratori e alla qualità del servizio assistenza disabile duramente compromesso dalla mala gestione del Consorzio Ri.Rei, nel pomeriggio sembravano essersi dissolte nell’aria maleodorante di Malagrotta. I protagonisti di questa ammirevole quanto dignitosa battaglia chiedevano soltanto un piccolo ma significativo impegno alla Regione, ovvero il sostegno della Giunta Marrazzo ad un emendamento presentato da parte della maggioranza e dell’opposizione con cui segnare un passaggio di discontinuità rispetto ai meccanismi clienterali con cui finora sono stati esternalizzati funzioni e settori sempre più ampi del servizio sanitario pubblico del Lazio, producendo minor efficienza a maggior costo. Un emendamento quindi che assicurasse nel caso di affidamento a terzi del servizio assistenza disabili quanto meno procedure trasparenti di selezione, attraverso gare pubbliche. Inoltre in attesa dei tempi per la selezione del soggetto idoneo a svolgere il servizio si chiedeva che gli operatori sanitari così come gli utenti venissero garantiti direttamente dalle Asl di riferimento. Richieste legittime eppure irricevibili per la Giunta Marrazzo che con un colpo di mano proponeva la promessa del solito tavolo di concertazione alla presenza del Prefetto, della Regione, del Consorzio e dei sindacati da fissare per la prossima settimana, in pieno ferragosto!Di fronte a questa proposta che aveva il sapore di una beffa i manifestanti hanno capito che occorreva alzare ulteriormente il livello della protesta. L’invasione all’interno dell’aula ha prodotto nervosismo e tensioni che hanno prodotto un malore tra un lavoratore sanitario mentre una coordinatrice assistenziale e delegata sindacale della Flaica–Cub, Delia Patrocchiella è stata avvinghiata con forza da un addetto al servizio vigilanza, fino a farle sbattere la testa. " E’ stato un atto di pura violenza ormai erano entrati già in dieci in aula, inspiegabile quel accanimento per impedire il mio ingresso" ha raccontato la lavoratrice a RCA aggiungendo " Ci sentiamo presi in giro ancora una volta. E’ davvero grave e sconfortante che l’unico modo per farci sentire dalle istituzioni sia questo. Oggi strattonata e l’altro giorno insultata ed offesa dalle irripetibili parole del Vice-Presidente della Regione, Montino!". E quello verso la lavoratrice non è stato l’unico momento di tensione, infatti anche il rappresentante dell’Rdb-Cub, Pio Congi durante l’irruzione ha subito molti attacchi verbali dai consiglieri, il più acceso da Luisa Laurelli (Pd). Molti degli slogan dei manifestanti hanno avuto invece come bersaglio il consigliere del partito democratico, Augusto Battaglia accusato di avere attraverso un coinvolgimento diretto della moglie dentro la Lega Coop, un chiaro conflitto di interesse sulla vicenda Ri.Rei condizionando le scelte del suo partito. I lavoratori organizzati dalle Rdb-Cub insieme ai disabili ed familiari, nonostante l’oscuramento ricevuto dalle testate televisive e giornalistiche, sono decisi a proseguire ad oltranza la loro occupazione dentro gli edifici della regione ad oltranza fintanto non si arrivi ad una soluzione vera alla richiesta di futuro, di lavoro e di dignità. Un primo risultato l’irruzione dentro l’aula del consiglio sembra averlo strappato facendo di fretta accorrere alla regione il Presidente Marrazzo per un incontro urgente con i delegati sindacali che si svolgerà in tarda serata. E speriamo che la notte riesca a portare consiglio a questa politica dalla "p" minuscola...


7 agosto 2009 - Il Giornale di Vicenza

EMERGENZA. Il Cda dell’istituto di contrà S.Pietro ricevuto dal prefetto vicario
assieme ai vertici sindacali Rdb-Cub
Ipab, il problema esuberi ha spaccato i sindacati
Le rappresentanze di base ottengono una proroga al 10 settembre
Cgil, Cisl e Uil: «Accordo grave e pericoloso»
di Chiara Roverotto

Vicenza - Temuta, annunciata. La rottura con i sindacati è arrivata. È bastato che ieri mattina i rappresentanti dei Rdb-Cub si presentassero in prefettura per scatenare l’ira di Cgil, Cisl e Uil, che in serata hanno risposto con un comunicato durissimo per dire che «sono state violate le regole definite per legge sulla democrazia sindacale, sospendendo unilateralmente il tavolo di trattativa aziendale dell’Ipab».
«Ma ancor più grave - si legge nella nota di firmata da Giancarlo Puggioni, Maurizio Dei Zotti e Claudio Scambi - è che ci si accordi per licenziare. Infatti, l’intesa prevede che a settembre le parti vengano riconvocate per esaminare i licenziamenti».
Situazione esplosiva, quindi, sottolineata anche da Giovanni Rolando, presidente della Quinta commissione consiliare "Servizi alla popolazione" il quale consiglia «un’analisi approfondita che prenda in considerazione il servizio offerto, i costi di gestione, le rette di ricovero sempre più onerose all’interno dell’Ipab».
Ma andiamo con ordine. Dopo la riunione dell’altro giorno nella quale i confederali chiedevano la sospensione della delibera per tornare a trattare sul futuro dell’Istituto di contrà S.Pietro e sui servizi socio assistenziali che l’ente sta erogando, Raniero e Martelletto (Rdb-Cub) avevano già chiesto un incontro in prefettura per far sì che ci fosse un tentativo di conciliazione tra le parti. Sul tavolo il viceprefetto vicario con il presidente Meridio e i consiglieri Bastianello, Porelli e Barbieri.
Alla fine sì alla sospensione della procedura fino al 10 settembre e interruzione dello stato di agitazione. Nel frattempo la prefettura convocherà i vertici Ipab, i sindacati e il Comune per esaminare congiuntamente i problemi che riguardano gli esuberi del personale interessato alla mobilità.
Se da una parte si grida vittoria, dall’altra si punta ad un confronto che non discuta solo gli esuberi bensì tutta la politica dell’ente. Chi la spunterà? È presto per dirlo. Oggi alle 13.30 si terrà un’assemblea con i lavoratori iscritti a Cgil, Cisl e Uil e i sindacati attendono dalla presidenza la convocazione di un nuovo tavolo di concertazione. Nel frattempo Germano Raniero punta il dito sulla continua privatizzazione dei servizi sociali operata da Comune, Ulss e Ipab.
«La salvaguardia - si legge in una nota - dei 13 lavoratori passa per un’assunzione di responsabilità sul destino dei servizi sociali: se non dovesse verificarsi avremo altri esuberi... Ci siamo sempre opposti - continua Raniero - alle privatizzazioni dei servizi pubblici siano esse decisioni prese da centro- destra o da centro-sinistra. Abbiamo cercato di impedire la cessione dei reparti del S. Camillo e non siamo d’accordo sul bando per i pasti a domicilio. L’assessore Giuliari farebbe bene a riflettere prima di prendere certe decisioni».


7 agosto 2009 - La Provincia di Cremona

Sospiro. Sindacato Rdb davanti alla Fondazione
Dipendente licenziato. Questa mattina il presidio

SOSPIRO — Il sindacato autonomo Rdb (Rappresentanze Sindacali di Base) ha fissato per le 11 di questa mattina un presidio di protesta davanti alle sede di Fondazione Sospiro, che sarà seguito, dopo il Ferragosto, dalla proclamazione di uno sciopero dei dipendenti impiegati nel reparto disabili dalla Cooperativa Sociale Sentiero di Cremona. La diatriba tra sindacato e cooperativa è nata in seguito al licenziamento ‘per giusta causa’ di uno dei dipendenti, che secondo la ricostruzione della cooperativa guidata dal presidente Nicoletta Silva si sarebbe reso protagonista di un episodio di violenza ai danni di un paziente. Il sindacato Rdb si schiera a difesa del lavoratore, e in sostanza chiede la sua immediata riassunzione. Ma non è tutto, il sindacato Rdb muove anche altre accuse alla cooperativa cremonese: «Disposizioni non adeguate in materia di sicurezza, mancato pagamento degli straordinari dal mese di dicembre e corsi di formazione professionale non sufficienti». Dopo il presidio di questa mattina e lo sciopero della seconda metà di agosto, il sindacato, che si è rivolto anche all’Ufficio del Lavoro di Cremona, molto probabilmente organizzerà anche un presidio permanente davanti alla sede cremonese della Cooperativa Sociale Sentiero.(s.b.)


7 agosto 2009 - Il Mattino di Padova

Trovato l’accordo sul Centro riciclo
Cambia il gestore, tutti i 90 lavoratori salvano il posto e i diritti maturati
di Francesca Segato

MONSELICE - Si è conclusa dopo tre giorni di estenuanti trattative la vertenza sul futuro del Centro riciclo di Monselice. Mercoledì sera è stata siglata l’intesa. Il vertice a oltranza in prefettura, che ha visto il prefetto Michele Lepri Gallerano e l’assessore provinciale Massimiliano Barison nel ruolo di intermediari, alla fine ha dato i suoi frutti: i 90 posti di lavoro sono salvi.
La storia recente dell’impianto di smistamento dei rifiuti è costellata di scioperi, occupazioni, trattative-fiume e colpi di scena. Le prime avvisaglie della bufera lo scorso aprile, quando la cooperativa MyLog, che gestisce l’impianto per conto del consorzio Team Service, prospetta un taglio dei salari. Di lì a poco si fa avanti lo spettro del licenziamento e i 90 lavoratori del centro, per lo più donne marocchine, trascorrono il primo maggio nello stabilimento occupato. Questa prima crisi si risolve con un accordo che prevede la permanenza della MyLog sino alla fine di luglio. All’avvicinarsi del 31 luglio la paura però ritorna. Non ci sono prospettive, MyLog è intenzionata ad andarsene e tutti i 90 dipendenti saranno licenziati.
Proprio per scongiurare questa ipotesi ha lavorato il tavolo convocato in prefettura. Negoziati febbrili, da lunedì a mercoledì sera. Alla fine il risultato che viene incontro alle speranze dei lavoratori. «Le loro richieste erano che nessuno doveva rimanere a casa e che a tutti dovevano essere mantenute le medesime condizioni contrattuali e retributive» riassume Gianni Boetto, sindacalista dell’Adl.
Sull’accordo le firme di prefetto, assessore provinciale, Consorzio Egalo, cooperativa MyLog, Adl-Cobas, Filt Cgil e Cisl. «MyLog-Team Service escono di scena - spiega Boetto -. Tutte le lavoratrici e i lavoratori attualmente licenziati vengono assunti dalla cooperativa Ascot del consorzio Egalo di Vicenza alle stesse condizioni contrattuali, economiche e retributive già in essere con MyLog, senza periodi di prova, portandosi dietro l’anzianità maturata».
Insomma un risultato più che soddisfacente per i lavoratori. Cinquanta verranno assunti subito, mentre i rimanenti, che in gran parte sono in ferie, verranno assunti entro il 10 settembre. «Nel valutare positivamente l’esito di questa difficile e complicata vertenza, non possiamo non esprimere una grande rabbia per aver dovuto, ancora una volta, muovere mari e mont, per vedere semplicemente riconfermata la situazione preesistente», commenta Boetto.


7 agosto 2009 - La Repubblica

Sedioli: "Docenti in più? No, solo precari stabilizzati"

Bologna - NUOVI insegnanti in Emilia Romagna come annunciato dalla Gelmini? Non proprio: sono precari che vengono assunti in ruolo. Una buona notizia, ma che non influirà sulla drammatica situazione dei tagli. «Sui numeri della scuola da parte del Ministero si sta creando confusione, spero non ad arte - protesta l´assessore regionale alla scuola Giovanni Sedioli - i 616 insegnanti in più per l´Emilia Romagna di cui ha dato annuncio il ministro sono in realtà stabilizzazioni di personale precario, non altro. I tagli per ora restano, con tutti i danni conseguenti». A settembre in Emilia Romagna ci saranno 1.637 insegnanti in meno con settemila alunni in più. «E´ bene che il precariato degli insegnanti venga ridotto, ma questo non deve essere confuso con la dotazione degli organici» dice l´assessore. Intanto, denuncia Cub scuola, è a rischio l´organico già assegnato alle elementari.(il.ve.)


7 agosto 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. DOPO L'ALLARME lanciato in questi giorni dalla Cub scuola...

Bologna - DOPO L'ALLARME lanciato in questi giorni dalla Cub scuola su nuovi tagli agli organici dei docenti delle elementari, torna ad alzare la voce il Pd per bocca di Daniela Turci, responsabile scuola dei democratici e dirigente scolastica. Alle sue accuse il deputato Pdl Fabio Garagnani reagisce con un'interpellanza chiedendone di fatto la rimozione dal ruolo di preside: «Ho chiesto dice al nuovo dirigente dell'Usr che provvedimenti intende adottare nei confronti della Turci, che sta infrangendo ogni regola di bon ton istituzionale, e deve scegliere se fare politica a tempo pieno o svolgere con naturale riserbo la sua funzione di dirigente scolastico». La Turci, infatti lancia l'allarme sul fatto che l'Usp sta comunicando «ulteriori tagli a quelle scuole non li hanno avuti». «L'inglese è' obbligatorio per legge ricorda la ma non c'è niente da fare, non ci sarà, se non quello che si ha già». Si teme anche che il personale ausiliario, i bidelli, non basteranno ad assicurare sicurezza e sorveglianza sulle scuole con il prossimo anno alle porte. «Ma la cosa più grave accusa Daniela Turci è quella che avviene sui bimbi disabili: alcuni non saranno in carico a un neuropsichiatra di riferimento e ci saranno così famiglie sole in attesa di un medico». Poi l'affondo: «Sapete come si calcolano, da quest'anno, le ore di sostegno comunale per ogni bambino bisognoso? Con una macchina: un bel computer nel quale vengono inserite le disabilità, autonomie sì- autonomie no e trac: viene fuori il numero delle ore di sostegno». Solo che «il brutto è che alla fine dei calcoli alcuni piccoli hanno zero ore di protezione. Mi fermo qui dice amareggiata la Turci non vorrei rovinare le vacanze a qualcuno anche se penso sia bene che tutti sappiano come stanno le cose oltre a sentire parlare di dialetti regionali e presidi sgraditi. Per questo invito tutti ad operare per migliorare la situazione e fare in modo che il ministro Gelmini incominci a capire ed amare la nostra buonissima scuola».


7 agosto 2009 - Corriere del Veneto

Assistenza Sospese le pratiche fino al prossimo 10 settembre
Ipab, bloccati i licenziamenti. Ma i sindacati litigano fra loro

VICENZA – Ipab, sospeso fino al prossimo 10 settembre l’iter di licenziamento dei 13 dipendenti pubblici annunciati nelle scorse settimane dall’ente assistenziale vicentino. L’intesa è stata raggiunta tra il presidente del «Proti Salvi Trento », Gerardo Meridio, e il sindacato Rdb Cub dopo la mediazione del prefetto vicario di Vicenza, Vincenzo Foglia. Protestano i sindacati Cgil, Cisl e Uil, non presenti all’incontro: «Accordo senza mandato, è una colossale presa in giro».
Il tentativo di conciliazione fra le parti si è svolto in prefettura come prevede la norma, in seguito alla proclamazione dello stato di agitazione da parte di Rdb Cub. L’incontro si è concluso positivamente, con la firma di un accordo che prevede da parte dell’Ipab la sospensione dei termini della procedura di esubero, e per parte del sindacato – rappresentato da Germano Raniero, Federico Martelletto e Concetta Vigolo – della sospensione dello stato di agitazione fino alla stessa data. «E’ stato un incontro molto positivo e pacato – spiega Meridio – abbiamo deciso di sospendere l’efficacia della delibera fino a settembre, così da aver modo di coinvolgere l’ente municipale e affrontare con il Comune tutte le tematiche di gestione dei servizi della città, pensando anche a ricollocare i lavoratori. E’ la prima volta che questa Ipab conclude un accordo con il sindacato Rdb Cub». Meridio conclude con una «frecciata» all’assessore comunale al Sociale, Giovanni Giuliari: «Se oggi discutiamo di esuberi è colpa sua: è stato lui a voler a tutti i costi appaltare certi servizi del Comune». L’accordo siglato ieri fra Ipab e Rdb Cub non è andato giù alla Triplice. «E’ grave e pericoloso perché non dà alcuna garanzia, in quanto sposta solo i termini della procedura senza il consenso e il mandato dei lavoratori – dichiarano Giancarlo Puggioni della Fp Cgil, Maurizio Dei Zotti della Fp Cisl e Claudio Scambi della Uil Fpl – è inoltre gravissimo che l’Ipab si scelga i soggetti con cui trattare violando la legge sulla democrazia sindacale, ma ancora peggio è che ci si accordi per licenziare: l’intesa infatti prevede un nuovo incontro a settembre per esaminare i licenziamenti».(A.Al.)


7 agosto 2009 - Il Gazzettino

Centro riciclo, lavoratori riassorbiti dalla Coop Ascot
In cinquanta verranno riutilizzati immediatamente,
i restanti torneranno ad essere occupati entro il 10 settembre

Monselice - (O.M.) Si è conclusa felicemente dopo una trattativa fiume la vertenza occupazionale al Centro riciclo di Monselice.
L’intesa è stata siglata dal Prefetto di Padova, dall'assessore provinciale al Lavoro, dal consorzio Egalo, dalla Cooperativa MyLog dalle organizzazioni sindacali dell’associazione difesa dei lavoratori (Adl) Cobas, Cgil e Cisl
Nel dettaglio, l'accordo prevede che MyLog team service esca di scena. Tutti i lavoratori saranno assorbiti dalla Cooperativa Ascot del consorzio Egalo di Vicenza alle stesse condizioni contrattuali, economiche e retributive sia esistenti con il precedente datore di lavoro.
Una cinquantina di lavoratori verranno assorbiti immediatamente dalla Egalo. Gli altri 40, che sono in ferie, torneranno ad essere occupati entro il 10 settembre.
«Mi auguro che l’accordo possa reggere per un periodo di tempo sufficiente per dare tranquillità ai lavoratori - a detto Gianni Boetto dell’Adl - e che si possano ricreare le condizioni dal punto di vista lavorativo che consentano un miglioramento della produzione e una stabilità occupazionale».


7 agosto 2009 - La Provincia Pavese

IL CASO INNSE
C’è da imparare dalle tute blu

Dopo più di quindici mesi di lotte balza alla ribalta in tutta la sua drammaticità il caso dei 49 operai dell’Innse che vogliono a tutti i costi salvare il loro posto di lavoro e con esso la dignità di chi, dopo aver dato chi dieci, chi venti, chi fin trenta anni della sua vita nel fare sempre al meglio il suo lavoro, non può accettare di essere rottamato. Solo gesti clamorosi danno visibilità a queste situazioni che ischiano di diventare la normalità.
La disperazione quotidiana di chi impaurito si sente emarginato ed inutile, ancora giovane e pieno di energie messo da parte in una società dell’apparire dove essere povero è una colpa ed una vergogna. Meno male che un poco di lotta di classe ci riporta alla realtà.
Un conflitto nato più di un anno fa, allora l’azienda era ancora in grado di continuare a produrre, aveva ancora commesse almeno per sei mesi (l’autogestione operaia tra luglio e agosto 2008 porta ad un fatturato di 200mila euro) invece la scelta del padrone la condannava al fallimento alla rottamazione e con lei gli ultimi operai rimasti. Da allora in completa solitudine, il più delle volte sotto assedio delle forze dell’ordine in assetto anti sommossa: lì giorno dopo giorno, notte dopo notte i lavoratori dell’Innse hanno chiesto a tutti una risposta di buon senso ad una domanda semplice, semplice: «Perchè deve essere smantellata una fabbrica sana, unica in Europa a eseguire certe lavorazioni particolari, possibili soltanto con i macchinari presenti all’interno dell’azienda?».
Dalla politica dei palazzi nessuna risposta se non mugugni di fastidio, dalla Prefettura la compagnia delle forze dell’ordine dopo il «decreto di smontaggio» che difende (ci mancherebbe) gli interessi economici di un privato, ma gli interessi economici di quei lavoratori e di tutti quelli che potrebbero essere occupati in quell’azienda nel futuro, dello sviluppo industriale del territorio sì insomma degli interessi pubblici chi se ne sta occupando?
L’unica fabbrica ancora in piedi in quella zona di Milano, viva per merito dei suoi operai, è proprio la Innse Presse, attiva dal 1970, confluita insieme alla Sant’Eustachio in Finmeccanica nel 1971, quindi nel gruppo Manzoni prima e, oggi, di proprietà di Silvano Genta, commerciante di rottami di Torino. Io ci sono andato a dare la mia solidarietà, invito tutti ad andarci forse abbiamo qualcosa da imparare da questi operai, soprattutto coloro che ritengono la «lotta di classe» e la conflittualità strumenti superati se non addirittura pericolosi. La solitudine, la disperazione e la perdita di identità questi sì sono pericolosi. Il percepire che la società in cui vivi non sa dare risposte alle tue esigenze questo è devastante. Non so se gli operai della Innse a questo punto riavranno il loro posto di lavoro, ma se la negazione delle loro legittime richieste vorrà dire il trionfo della Legge, di certo sarà la sconfitta della Giustizia e delle Istituzioni.
Vittorio Pozzi Cub, Pavia


6 agosto 2009 - Adnkronos

LAZIO: RDB-CUB, PROSEGUE OCCUPAZIONE ALLA PISANA LAVORATORI RI.REI

Roma, 6 ago. (Adnkronos) - «Hanno passato la notte nella Sala Nuova alla Pisana i lavoratori dei centri per disabili ex Anni Verdi insieme ai familiari degli assistiti e alla RdB-CUB. Continuano anche questa mattina a rimanere in Regione Lazio perchè chiedono di incontrare il Presidente Piero Marrazzo, al quale propongono di far suo l'emendamento presentato in assestamento di bilancio da parte della maggioranza e parte dell'opposizione per l'affidamento temporaneo del servizio alle Asl, in modo che si possa effettuare un bando pubblico e trasparente». Lo riferisce in una nota Rdb-Cub. «Intanto - prosegue la nota - questa mattina un altro increscioso episodio è andato ad aggiungersi alla già grave situazione in atto: gli assistiti, i loro familiari ed i lavoratori del centro di Via Sbricoli hanno trovato la struttura chiusa con le serrature cambiate. Dopo aver avvisato le autorità competenti sono stati sollecitati dalla Asl a condurre i pazienti presso il centro di Via Majorana, ma i familiari si oppongono a tale soluzione, e insieme ad i lavoratori hanno scelto di rimanere davanti alle porte serrate di via Sbricoli». Secondo la RdB-CUB, «questo stato di caos impone una immeditata assunzione di responsabilità da parte della Regione Lazio e del Prefetto».


6 agosto 2009 - Omniroma

RI.REI, RDB CUB: «PROSEGUE OCCUPAZIONE ALLA PISANA»

(OMNIROMA) Roma, 06 ago - «Hanno passato la notte nella Sala Nuova alla Pisana i lavoratori dei centri per disabili ex Anni Verdi insieme ai familiari degli assistiti e alla RdB-CUB. Continuano anche questa mattina a rimanere in Regione Lazio perché chiedono di incontrare il Presidente Piero Marrazzo, al quale propongono di far suo l'emendamento presentato in assestamento di bilancio da parte della maggioranza e parte dell'opposizione per l'affidamento temporaneo del servizio alle Asl, in modo che si possa effettuare un bando pubblico e trasparente». Così in una nota Rdb Cub. «Intanto questa mattina un altro increscioso episodio è andato ad aggiungersi alla già grave situazione in atto - continua la nota - gli assistiti, i loro familiari ed i lavoratori del centro di Via Sbricoli hanno trovato la struttura chiusa con le serrature cambiate. Dopo aver avvisato le autorità competenti sono stati sollecitati dalla Asl a condurre i pazienti presso il centro di Via Majorana, ma i familiari si oppongono a tale soluzione, e insieme ad i lavoratori hanno scelto di rimanere davanti alle porte serrate di via Sbricoli». Secondo la Rdb-Cub, «questo stato di caos impone una immeditata assunzione di responsabilità da parte della Regione Lazio e del Prefetto. L'emergenza sanitaria e occupazionale in corso richiede inoltre un comportamento ben diverso da quello assunto dal vicepresidente Montino, che ieri, durante la manifestazione alla Pisana dei dipendenti Ri.rei, si è rivolto ad una lavoratrice dicendole: 'Mi avete rotto, andate a lavorarè. La Rdb-Cub deplora fortemente l'atteggiamento arrogante a cui Montino non è nuovo e mette in rilievo che in questi ultimi tre anni il servizio è stato garantito soltanto grazie all'impegno dei lavoratori, i quali hanno continuato a svolgerlo nonostante le molte difficoltà e spesso ricevendo con enormi riardi le dovute retribuzioni, ed ora sono a rischio di espulsione dal mondo del lavoro da parte del consorzio Ri.Rei. che avrebbe dovuto cessare la gestione il 31 luglio scorso».


6 agosto 2009 - Il Giornale di Vicenza

ULSS 6. Rdb-Cub denuncia la situazione insostenibile alla Direzione del lavoro e alla Procura
«Terapia intensiva, turni massacranti»

Violazione delle disposizione di legge e contrattuali in materia di orario di lavoro. Questa l’accusa. L’Ulss 6 sul banco degli imputati. Rdb Cub denuncia alla Direzione provinciale del lavoro e alla Procura quella che il segretario Germano Raniero ritiene una situazione insostenibile nelle sale operatorie e nella terapia intensiva e semintensiva di cardiochirurgia e chirurgia vascolare.
«Più volte - scrive Raniero - abbiamo evidenziato i carichi di lavoro eccessivi cui sono sottoposti gli operatori socio-sanitari. Le cose si sono aggravate quando sono stati aggiunti 4 nuovi posti letto di terapia intensiva e semintensiva ai precedenti 5, senza potenziare il personale».
«Questo ha fatto aumentare le sedute operatorie con sforamento sistematico degli orari di lavoro. Inoltre, a causa dell’attivazione di più sedute operatorie rispetto a quelle previste pur in assenza di un adeguato numero di personale, sono stati distolti dipendenti di altro profilo dai propri compiti. Già oggi manca un operatore nel turno del mattino e parte del personale è a tempo determinato».
«Ciò determina una precarietà continua: 2 di questi operatori termineranno il loro contratto il 26 ottobre e il 31 dicembre, senza possibilità di essere confermati o sostituiti. Altro caso che fa capire la drammaticità della situazione: a un’operatrice è stato trasformato il tempo pieno in part-time, ma non può fruire di tale diritto per questa situazione».
Raniero fa poi presenti i rischi: «Terapia intensiva e semintensiva richiedono massima attenzione e continua vigilanza. Siamo preoccupati. La stanchezza, la fatica o altri fattori possono causare problemi e danni agli operatori, ai colleghi, ai pazienti». Da qui la richiesta di accertare le eventuali violazioni.(F.P.)

IPAB NELLA BUFERA. Tredici esuberi: Cgil, Cisl e Uil chiedono al sindaco di intervenire
Lavoratori a rischio «La delibera resta»
Interrotta la riunione con cda e sindacati. Rdb-Cub oggi saranno dal prefetto Domani un’assemblea
di Chiara Roverotto

Vicenza - Ieri nel salone di contrà S. Pietro erano riuniti i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil (Giancarlo Puggioni, Maurizio Dei Zotti e Claudio Scambi) e dei Rdb Cub con Germano Raniero assieme ad alcuni componenti del consiglio di amministrazione dell’Ipab con il presidente Meridio; mentre nel chiostro dell’istituto "Trento" c’erano lavoratori che con bandiere, manifesti, slogan e megafoni tentavano di difendere il loro posto di lavoro. Una giornata iniziata alle 9, che si è conclusa in maniera convulsa e che, nei prossimi giorni, non farà mancare novità.
IL CASUS BELLI. Tredici dipendenti in mobilità, tra cui anche alcuni fisioterapisti. La maggior parte lavoratori che prima distribuivano i pasti a domicilio agli anziani per conto del Comune, servizio ora affidato ad una ditta esterna che ha vinto un appalto lo scorso giugno.
POLEMICI. I delegati Rdb Cub non accettano la delibera presentata dalla presidenza dell’Ipab e chiedono un incontro con il prefetto, che si terrà oggi alle 10. Non solo, dichiarano illegittimo il comportamento dell’ente e chiedono un’amministrazione controllata dell’Ipab. «Stanno accadendo troppe cose strane - spiega Raniero - per cui a questo punto meglio che un esterno venga a valutare la situazione patrimoniale dell’istitituto».
IL CDA IPAB. Ieri ha respinto al mittente la richiesta di Cgil, Cisl e Uil di ritirare o revocare la delibera sugli esuberi. Condizione indispensabile - per i sindacati - affinchè venga discusso un piano occupazionale più ampio, anche in vista di nuovi servizi che si verranno a creare e con quanto il Comune sembra intenzionato ad attuare in merito all’assistenza degli anziani nei prossimi anni. Dopo qualche minuto di trattativa interna, dal presidente Meridio e dai consiglieri Casetto, Porelli, Bastianello, Brunetto e Barbieri arriva un secco no: la delibera non si ritira e non viene neppure sospesa.
LA MOSSA DI CGIL, CISL E UIL. «Abbiamo deciso di chiedere un incontro urgente al sindaco - spiega Claudio Scambi, Uil - che ci ha ricevuto subito con il resto della giunta». Obiettivi? Quelli dei sindacati sono semplici: ribadire un programma con l’ente; e chiedere al Comune che si faccia carico di affrontare la situazione, visto che esiste un accordo tra i due enti per la gestione delle politiche assistenziali in città. Accordo che - a detta dei sindacati - non può risentire dello scontro politico tra maggioranza e minoranza. Infine, è prevista un’assemblea che si terrà domani (alle 13.30 all’istituto "Trento") per spiegare ai dipendenti che cosa sta accadendo. «Saranno loro la nostra cartina al tornasole».
LAVORATORI. Erano una cinquantina quelli presenti ieri mattina, e gli animi non erano tranquilli. «Non sappiamo chi siano i tredici che verranno messi in mobilità - spiegano - Qui il lavoro non manca, al contrario.Tutti potrebbero essere ricollocati con un piano di riorganizzazione».
LA PRESIDENZA. «A fare confusione sono state le organizzazioni sindacali - dichiara il presidente Meridio - Martedì i rappresentanti Rdb Cub avevano chiesto di partecipare all’incontro. Noi eravamo favorevoli, la spaccatura è arrivata dopo, infatti c’è chi ha scelto la strada del prefettura, chi quella del Comune. La seconda mi fa piacere sia stata intrapresa, in questo modo si chiariranno molte cose. Per noi il tavolo di concertazione con i sindacati rimane sospeso, ma lo riconvocheremo nel giro di poco tempo. Per il personale in mobilità ho cercato di mettermi in contatto con l’Euroristorazione, la ditta che ora distribuisce i pasti, per vedere se erano disposti ad assumere personale, ma l’hanno già fatto...».

DOPO LA REVOCA. Alcuni passaggi della delibera spiegati dai tecnici
Alta la guardia per il caso-Wisco
Stand-by: la procedura Aia è un atto dovuto
di Gian Maria Maselli

Pare una semplice sospensione più che un no alla procedura di autorizzazione dell’impianto Wisco ai Ferrovieri, la decisione presa martedì all’unanimità dalla Giunta regionale in omaggio all’ultimatum fissato dal Tar. Lo conferma la lettura della delibera votata all’unanimità e firmata dal segretario Antonio Menetto e dal presidente Giancarlo Galan. Dopo i commenti politici soddisfatti per la presa d’atto della Giunta sulla revoca dell’autorizzazione (espressa dalla Commissione regionale di valutazione dell’impatto ambientale il 29 luglio, in attesa del rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale richiesta dalla Wisco), arriva il giorno dei commenti dubbiosi dei residenti del quartiere Ferrovieri e degli operai delle Officine grandi riparazioni, che dovrebbero vivere fianco a fianco con l’impianto di smaltimento rifiuti liquidi speciali.
La Giunta ha deliberato di «prendere atto, facendolo proprio, del parere (che fu positivo,ndr) espresso dalla commissione regionale Via del 12 marzo 2008, esclusivamente ai fini del rilascio del giudizio di compatibilità ambientale» del progetto della società Wisco spa- Water & industrial services company. Al punto 2 sempre la Giunta «delibera di approvare il parere del 29 luglio 2009 (Commissione Via revocò l’autorizzazione in attesa della mancante autorizzazione Aia, richiesta da Wisco,ndr), e per l’effetto di esprimere giudizio favorevole di compatibilità ambientale». Al punto 3 la Giunta «prende atto della revoca dell’autorizzazione», concludendo con la decisione di informare di quanto avvenuto. Dunque: non è vero che la Commissione Via ha cambiato il proprio parere ambientale favorevole. Ha solo aderito alla richiesta fatta da Wisco di completare la procedura con l’autorizzazione Aia. E, leggendo la delibera, emerge che non è esatto parlare di no all’impianto da parte della Regione, poichè la anche la Giunta sta attendendo l’Aia.
E allora, che succede? Ecco la spiegazione del presidente della commissione Via, l’ingegner Silvano Vernizzi: «Le carte e le procedure hanno un loro linguaggio formale, e il passaggio Aia è dovuto. E poi, se la Giunta non fa propri i pareri tecnici, non hanno effetto».
Può significare che la Regione prima di pronunciare un "no" ufficiale, sta sistemando tutti i tasselli tecnici, per far fronte a rivalse legali di Wisco, tra cui una eventuale richiesta danni? Questa lettura non convince il sindacalista Claudio Sacchiero, delegato Cub alle Officine dell’Arsenale: «La Regione ci prendere in giro. Dopo l’ultimatum del Tar aveva l’occasione di pronunciare un no definitivo, sia tecnico che politico. Invece scarica sulla commissione di tecnici Aia la responsabilità di decidere».
Meno drastico, ma preoccupato ugualmente, è Massimo D’Angelo, segretario provinciale di Filt Cgil: «I ritardi della Regione espongono i cittadini e i 300 operai dei Ferrovieri al rischio che la Wisco cerchi qualche appiglio legale».
Conclude Luca Scaldaferro, portavoce del Coordinamento dei cittadini contro l’impianto: «È inatteso l’ulteriore passaggio Aia, così come il fatto che sia esso, e non le osservazioni presentate dal Comune, a determinare la revoca dell’autorizzazione. Continueremo a sostenere l’azione dell’amministrazione comunale e di tutte le forze politiche che appoggiano la battaglia. Da settembre estenderemo le assemblee pubbliche a San Lazzaro e Creazzo».


6 agosto 2009 - Italia Sera

Promesse, piano di rientro, taglio posti letto, la Regione ha "deluso" le aspettative
Rdb-Cub: Marrazzo decida con i cittadini

Roma - "Con il blocco dei fondi governativi, promessi e mai elargiti, e dopo aver concordato con i ministri competenti un piano di rientro basato quasi esclusivamente sul taglio di personale e posti letto, il commissario-presidente Marrazzo registra la contrarietà di migliaia di cittadini, operatori ed amministratori locali, e paventa la disobbedienza verso il Governo ed il subcommissario che questi gli ha affiancato, rinviando a settembre la verifica del provvedimento sul riassetto della rete ospedaliera nel Lazio". Così in una nota Sabino Venezia, del coordinamento nazionale RdB-CUB Sanità. "Tattiche da campagna elettorale - prosegue Venezia – Marrazzo aveva promesso il blocco degli appalti, lo sblocco delle assunzioni, la stabilizzazione dei precari e la verifica dei direttori generali, ma non ha prodotto nulla - aggiunge - Anzi, sui direttori continua il metodo dei due pesi e delle due misure: alla RmC ed al S. Giovanni gli arresti di dirigenti amministrativi hanno prodotto il dimissionamento della Paccapelo, riammessa solo dopo svariate sentenze, ed il nulla per D’Elia; mentre il recente e strumentale attacco del vicepresidente Montino al direttore generale della RmD, Giusy Gabriele, assume valore di ingerenza che stride con i principi di imparzialità che la presidenza aveva assicurato nelle procedure di nomina/conferma dei direttori generali".


6 agosto 2009 - Viterbo Oggi

RIORGANIZZAZIONE TERRITORIALE SANITARIA
Interviene la RdB: "Il rinvio a settembre non può soddisfarci"

Riceviamo e pubblichiamo:
Viterbo - Credevamo inutile alimentare una polemica che non serve a nessuno tranne ai partiti che si sentono già in campagna elettorale, ma tutti hanno sentito la necessità, giustamente, di dire la propria opinione, in merito al piano di riorganizzazione della rete Ospedaliera della nostra provincia, partorito dalla Commissione Sanità Regionale. Questo nostro comunicato vuole essere soltanto un appello a tutta la popolazione, a tutti i lavoratori della sanità e, soprattutto, a tutte le forze politiche che direttamente o indirettamente hanno in mano le sorti di questa vicenda. La questione è stata opportunamente sviscerata in tutti i suoi punti e in tutte le sedi istituzionali della nostra provincia. Il Direttore Generale della ASL di Viterbo si era impegnato affinché questo piano a dir poco scellerato non avesse seguito e lo aveva fatto anche supportato dalle opinioni del Prefetto della Provincia di Viterbo, del Collegio dei Sindaci della Provincia di Viterbo, nonché di tutte le forze politiche e sindacali della stessa. Credevamo che tutte le argomentazioni portate a suffragio delle nostre teorie (percentuale di posti letto/abitanti, ubicazione geografica di molti centri della provincia di Viterbo, posizione strategica degli Ospedali periferici al confine con altre province e Regioni, denaro pubblico speso per il ripristino e la messa a norma degli Ospedali, indice di utilizzo degli stessi, ecc. ecc. ecc.) fossero sufficienti a far desistere chi di questo piano voleva farne un proprio cavallo di battaglia. Non è stato purtroppo così, a distanza di poco tempo, in un mese in cui l’attenzione di tutti è rivolta altrove, si è tornati alla carica e si è deciso di premere sull’acceleratore in modo che al rientro dalle meritate ferie la popolazione del viterbese troverà l’amara sorpresa di non avere più le strutture sanitarie che per tanti secoli hanno garantito il loro diritto alla salute. Siamo troppo vecchi del mestiere e nessuno è talmente ingenuo per non capire che il rischio è che possa finire così nostro malgrado. Il rinvio a settembre, annunciato con tanta enfasi dal Presidente Mazzoli non può e non deve soddisfarci, la vera vittoria sarà soltanto non doverne parlare più, la Provincia di Viterbo ha già pagato abbondantemente la propria parte e queste poche righe vogliono richiamare l’attenzione di tutti quei politici, di destra e di sinistra, che stanno a rappresentarci presso la Regione Lazio grazie al voto di tutti noi. Siamo fermamente convinti che alle prossime elezioni la stragrande maggioranza degli elettori non si ricorderà nemmeno chi era al governo del Paese, della Regione o del Comune, si ricorderà soltanto del disagio e della discriminazione subita da questo "Piano di rientro"; se tutto questo non sarà evitato, vuol dire che tutti avremo fallito, anche nelle nostre scelte politiche.
Federazione Provinciale RdB/CUB Viterbo Aurelio Neri


6 agosto 2009 - Il Resto del Carlino

OPERAZIONE TRASPARENZA
Gli stipendi d'oro dei manager. Ecco chi guadagna di più in Comune
Sul sito internet dell'amministrazione comunale le retribuzioni dei manager di Palazzo Nodari. E' Palazzolo il Paperon dei Paperoni: supera i 100mila euro. Pieretti, sindacalista delle Rdb: "Alcuni dirigenti guadagnano più di quelli del comune di Padova"
di Maristella Carbonin

Rovigo - «ALCUNI dirigenti del Comune di Rovigo guadagnano più di quelli del Comune di Padova». Già nei mesi scorsi, a suon di volantini, Fabio Raule, dipendente del Comune di Rovigo e sindacalista delle Rdb, aveva denunciato gli stipendi d'oro dei manager di Palazzo Nodari. Pagando l'azione con un procedimento disciplinare. «Ora spiega Raule i cittadini possono verificare, sul sito internet del Comune, quanto guadagnano i manager del comune di Rovigo». In effetti basta andare sul sito web del Comune e cliccare sul logo Operazione trasparenza': da questa pagina è possibile accedere agli stipendi, ai curricula e ai tassi di assenteismo dei dirigenti. Un atto di trasparenza imposto agli enti locali dalla legge 69 del 18 giugno 2009. Basta cliccare sulla voce retribuzioni annue dei dirigenti' e appare la tabella che abbiamo riportato qui sopra: con i dettagli degli stipendi che arrivano nelle tasche dei nove manager comunali e del direttore generale. Vediamo che tutte le retribuzioni partono da una base di 40.812 euro all'anno. A questa vanno aggiunte altre voci, tra le quali, la più consistente è quella dell'indennità di posizione: per tutti supera i 40mila euro e per alcuni arriva ai 50mila. Per il direttore generale l'indennità di posizione è addirittura di oltre 100mila euro. E' proprio Salvatore Palazzolo, infatti, il paperon de paperoni' di Palazzo Nodari, seguito da Alberto Moscardi, dirigente del settore Lavori Pubblici e Patrimonio, Enrico Trivellato, comandante della Polizia Locale, e Domenico Santaniello, dirigente del settore Affari Generali, Istruzione, Politiche Giovanili, Sport, Gemellaggi, Cooperazione Decentrata, Pace e Diritti Umani. Certo, la lettura di questa classifica risulterebbe più completa se si confrontassero gli stipendi con i risultati. O le assenze dall'ufficio. Anche Stefano Pieretti, coordinatore regionale delle Rdb, si mette accanto a Raule nel denunciare gli stipendi dei dirigenti: «Alcuni di loro guadagnano di più di quelli di Padova: fino a 5mila euro in più all'anno relativamente all'indennità di posizione. Solo che il Comune di Padova osserva Pieretti la produttività ai dipendenti per il 2008 l'ha già erogata, e ora sta trattando quella per il 2009. Il Comune di Rovigo, invece, ha fatto solo promesse. Non si può continuare dicono sia Raule, Pieretti e anche Claudio Milan (responsabile provinciale Rdb) ad erogare a pochi molto e a molti nienti». I rappresentanti delle Rdb intervengono anche sulla vicenda di Fabio Raule, colpito prima da due procedimenti disciplinari, fino all'ultima delibera del sindaco che ha dato mandato al legale del Comune di difendere l'immagine del Comune. «E' assurdo che un'amministrazione, tra l'altro di centrosinistra dice Pieretti se la prenda con chi sta chiedendo a gran voce il rispetto di quanto il sindaco e l'assessore al Personale, hanno promesso fino ad oggi. Raule sta tentando di difendere i diritti dei lavoratori. Ora, o l'amministrazione fa un passo indietro sulla vicenda, ritirando il mandato dato all'avvocato, oppure denuceremo il Comune per comportamento antisindacale. «Per quanto riguarda l'immagine della città, che il sindaco vuole difendere chiude Raule credo che il primo biglietto da visita di Rovigo siano strade e marciapiedi. Che di certo non danno una bella immagine della città».

La Gelmini manda a Bologna 161 insegnanti. Il Pd: «E' solo una goccia»
IL MINISTRO FIRMA LE NUOVE ASSUNZIONI

Bologna - VIA LIBERA del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, al reclutamento di 8mila docenti. Sotto le Due Torri arrivano 161 insegnanti. In dettaglio, secondo le tabelle del ministro riportate ieri dalla Gilda assieme al decreto e alla comunicazione di Luciano Chiappetta, direttore generale per il personale del ministero 55 andranno alle scuole dell'infanzia, 22 alle elementari, 9 alle medie, 6 alle superiori, 69 per il sostegno. Chiappetta scrive che «anche per le assunzioni da disporre per il prossimo anno scolastico si conteggeranno, nell'attuazione del piano di immissione in ruolo, esclusivamente i posti assegnati a personale precario». Nella nota inviata ai direttori degli Uffici scolastici regionali (Usr), Chiappetta richiama poi l'attenzione «sull'urgenza di ultimare tutte le assunzioni relative all'anno scolastico 2009-2010 entro il 31 agosto». Le assunzioni sui posti di sostegno saranno disposte sotto condizione di accertamento della regolarità formale e sostanziale del titolo di specializzazione. «Per Bologna è una goccia nel mare commenta Daniela Turci, consigliere comunale e responsabile Scuola del Pd . Numeri che dovranno essere rivisti grazie all'azione degli assessori competenti uniti all'Usp. Forniti comunque con un ritardo inqualificabile». Francesco Bonfini, della Cub scuola, segnala invece che «diverse scuole primarie della provincia stanno ricevendo comunicazione di nuovi tagli in organico».


6 agosto 2009 - Il Messaggero

Latina - Oggi sciopero di 24 ore dei conducenti dell’Atral...
di DOMENICO SARROCCO

Latina - Oggi sciopero di 24 ore dei conducenti dell’Atral, il servizio di trasporto pubblico a Latina, indetto dai sindacati nell’ambito della vertenza sulla sicurezza e sul salario. «E’ solo il primo di una lunga serie – precisano i rappresentanti della Cub, Confederazione unitaria di base – qui si protesta per diritti negati non solo nei nostri confronti. Saranno rispettate le fasce di garanzia dalle 6,30 alle 9,30 e dalle 13,30 alle16,30 ma saremo i soli ad agire nella legalità. Legalità calpestata da parte della società Schiaffini e dello stesso Comune, i soli artefici di questa penosa situazione».
Riassumendo gli autisti rivendicano le quattordicesime non retribuite, gli arretrati del nuovo contratto e denunciano la condizione dei precari costretti a turni di anche 12 ore, la mancata messa in sicurezza dei mezzi e del 50 % circa delle fermate e l’assenza delle norme igieniche. Tutto questo di fronte al muro dell’azienda appaltatrice che non cede e l’indifferenza del Municipio che sembra aver perso il ruolo di supervisore del servizio, semmai l’abbia mai avuto. «Ci sono più violazioni di leggi e norme – precisano i sindacati – anche da parte del Comune. In casi del genere si deve provvedere alla risoluzione del contratto di appalto. Inoltre c’è un dispendio denaro pubblico in quanto il Comune, proprietario dei mezzi, li ha ceduti in uso gratuito al gestore, Schiaffini, che a sua volta ha subappaltato il servizio all’Atral che paga le retribuzioni solo quando riceve i soldi dallo stesso Comune. Questo sarebbe il ruolo imprenditoriale dell’Atral? Esercitare, a titolo oneroso, un semplice trasferimento di fondi tra l’ente pubblico e i lavoratori? A questo punto non sarebbe più oculata una gestione diretta?». Alle autolinee ieri in mattinata il primo segno di un brutto cedimento nervoso di un conducente trasportato in ospedale da un’ambulanza dopo che la banca non gli ha rinnovato il fido per il mutuo.


6 agosto 2009 - Corriere del Veneto

La delibera non sarà revocata
Licenziamenti all’Ipab protesta sotto il reparto

VICENZA — Nessuna sospensione del procedimento di «messa in disponibilità», di fatto il licenziamento, avviato dall’Ipab «Proti Salvi Trento» per 13 lavoratori dell’ente assistenziale di Vicenza. Lo annunciano Cgil, Cisl e Uil, che ieri hanno incontrato il Cda dell’ente ed esposto la situazione anche alla giunta comunale.
«Abbiamo chiesto che la delibera sia revocata, e ci è stato risposto in senso negativo – spiega Claudio Scambi, Uil Fpl – Abbiamo chiesto almeno una sospensione, per poter discutere del piano generale con calma: ci hanno detto che hanno bisogno di tempo, che non possono decidere. E’ sconcertante l’incapacità decisionale di questa amministrazione». Il presidente dell’Ipab Gerardo Meridio pone invece l’accento sulle «beghe sindacali che ci hanno costretto a rimandare la seduta. Cgil, Cisl e Uil hanno protestato contro la presenza alla riunione del sindacato Cub, che all’invito di andarsene ha preteso di rimanere per forza. Il tutto mentre fuori, con dei megafoni, esponenti Cub rivolgevano insulti ai vertici Ipab sotto le finestre di un reparto di non autosufficienti. Una situazione inaccettabile, abbiamo dovuto rimandare la seduta».

Il dipartimento di cardiochirurgia nel mirino dei Cub. Coinvolto un operatore socio sanitario
«Al lavoro in corsia per 24 ore di fila». Esposto in procura
di Andrea Alba

VICENZA — Ventiquattro ore di lavoro, dalle 7.46 del mattino alle 7.46 del mattino successivo, ininterrotte eccetto una breve pausa di due ore per andare a casa e fare una doccia. E’ accaduto a un operatore socio sanitario del dipartimento di Cardiochirurgia Cardiovascolare dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, secondo quanto segnala il sindacato RdB Cub: Germano Raniero, sindacalista dell’organizzazione, ha presentato per questo un esposto in Procura e uno all’ispettorato del Lavoro, denunciando una situazione di «carico di lavoro eccessivo e di violazioni dell’orario». «Era un’emergenza straordinaria, si trattava di salvare una vita e l’operatore è stato richiamato – è la replica di Eugenio Fantuz, direttore medico dell’Ulss 6 – gli siamo grati di essere tornato al lavoro».
Secondo i Cub, da tempo vi sono difficoltà nei turni di lavoro all’interno del dipartimento, anche perché recentemente sono stati aggiunti quattro nuovi posti letto in terapia intensiva, in aggiunta ai precedenti cinque, senza un adeguamento del personale. «La nuova disponibilità di posti letto ha comportato un aumento delle sedute operatorie – sottolinea Raniero - si è arrivati anche a cinque sedute il 22 e il 29 luglio. I carichi di lavoro sono diventati oramai insostenibili, c’è uno sforamento sistematico degli orari». A titolo di esempio l’esponente Cub riporta che «il 7 e il 14 luglio un operatore ha superato le 14 ore di lavoro. Il 22 luglio un dipendente ha svolto il servizio dalle ore 7,46 smontando alle 7,46 del giorno successivo, effettuando una veloce pausa pranzo di mezz’ora ed un intervallo dalle 23,16 alle 1,38: il tempo di andare a casa, farsi una doccia e tornare al lavoro ». Raniero, che afferma di aver segnalato la situazione alla direzione sanitaria e generale anche in un incontro del 24 luglio, chiude ricordando che due degli operatori sanitari in questione hanno anche il contratto a termine, che finirà entro l’anno, e chiede all’ispettorato e alla Procura di intervenire e di svolgere gli accertamenti del caso nel dipartimento.
Immediata la risposta dalla direzione sanitaria. «So che c’è stato un problema di urgenze – avverte il dg Antonio Alessandri - abbiamo dovuto far lavorare delle persone in straordinario per questo. Ma credo che quello dell’inserviente chiamato ripetutamente in servizio sia stato un caso autonomo, un fatto estemporaneo che chiaramente non deve ripetersi ». Per Eugenio Fantuz, direttore medico dell’Ulss 6, «per una situazione d’emergenza, che in cardiochirurgia vuol dire salvare vite, può capitare che ci si fermi di più. E’ un’equipe e c’è bisogno di tutti: l’operatore aveva fatto il suo servizio, ma nella notte c’è stata un emergenza e ha dovuto essere richiamato. Non si è trattato di normale attività, era un caso gravissimo. Poi, il problema di organico lo conosciamo tutti – conclude Fantuz – c’è una Finanziaria che permette solo assunzioni per turn-over, è cosa nota. Ma in questo caso si trattava di un’assoluta emergenza».


6 agosto 2009 - Il Gazzettino

Dipendenti in campo per difendere Fabio Raule

Rovigo - (f.br.) Che l’amministrazione comunale e il sindaco si siano sentiti lesi nell’immagine per il volantino alla firma di Fabio Raule della Rdb (Rappresentanza di base), nonostante i toni talvolta grossolani, a tal punto da difendersi per vie legali, è sembrato un atteggiamento antisindacale. Così dalla difesa, ora Raule passa all’attacco e minaccia, con l’appoggio della segreteria regionale, una denuncia.
Nel documento il sindacalista rivendica il rispetto degli impegni presi dal Comune di incrementare il fondo salario accessorio per l’anno 2008 ai dipendenti di 160 mila euro e contesta il costoso apparato dirigenziale che all’anno arriva a un milione 400mila euro. Oltre a ciò, sostiene che il primo cittadino si è barricato dietro a «scuse» di controlli della Corte dei conti per poi «latitare» nel confronto con le organizzazioni sindacali.
«Questa vicenda ha dell’incredibile - gli fa eco il segretario regionale della Rdb Stefano Pieretti, accompagnato da quello provinciale Claudio Milan - che un’amministrazione di centrosinistra se la prenda con uno dei pochi rappresentanti sindacali che chiede il rispetto degli accordi e la tutela dei diritti dei lavoratori, è quantomeno controverso, soprattutto se usa gli strumenti leciti del volantinaggio e dei comunicati. Con questo mandato all’avvocatura civile per difendere la propria immagine, fatto seguire da due provvedimenti disciplinari, tenta di criminalizzare una persona senza tener conto delle esigenze economiche di tutto il personale per un premio di produttività legale e legittimo».
Pieretti fa notare che i dirigenti del Comune percepiscono più indennità di quelli di Padova, città da 200 mila abitanti, prendendo anche più di quanto previsto dal contratto. «Con la differenza che Padova il salario accessorio ai propri dipendenti l’ha già versato e sta trattando per quello del 2009. Qui si continua a erogare molto a pochi e niente a molti».
«Ho denunciato la latitanza dell’amministrazione - spiega Raule - che non concede nemmeno un incontro. Per i risultati raggiunti in termini di produttività i dirigenti sono stati pagati, ma il personale no. Il suo comportamento è un atto di intimidazione non tanto contro di me, ma diventa un messaggio ai dipendenti».
Dipendenti che pare abbiano aperto una sottoscrizione per una mozione di autodenuncia, «così - dice il segretario regionale - la causa la dovranno intentare con tutti».
Una soluzione i rappresentanti delle Rdb la offrono: togliere l’indennità di direttore al segretario comunale Salvatore Palazzolo, «figura del costo di 200mila euro l’anno non giustificabile in una città come Rovigo», e non sostituire i prossimi tre pensionamenti dirigenziali.

Padova. Ieri pomeriggio si è tenuta in Prefettura...

Padova - Ieri pomeriggio si è tenuta in Prefettura l’ultima di una serie di riunioni, alcune molto impegnative e prolungate, riguardanti la situazione del "Centro Riciclo Monselice", nel corso della quale sono stati definiti i termini di un accordo destinato ad avviare una soluzione definitiva alla situazione di crisi del Centro.
All’incontro, presieduto dal Prefetto Michele Lepri Gallerano e dall’assessore provinciale al Lavoro, Massimiliano Barison, erano presenti i rappresentanti legali della Team Service srl e della cooperativa Mylog, del consorzio Egalo e della cooperativa Ascot, nonché delle organizzazioni sindacali FILT-CGIL, FIT-CISL e ADL-COBAS. L’accordo prevede la riassunzione da parte della Coop. Ascot del personale già appartentente alla Coop. Mylog in tempi brevi per la pronta riattivazione dell’attività produttiva del "Centro Riciclo Monselice": nell’immediato per 50 lavoratori, e per i restanti entro il 10 settembre 2009.
Un procedimento particolare è stato previsto per le lavoratrici in maternità, anche al fine di garantire i diritti acquisiti dalle stesse, e per i lavoratori in malattia o in infortunio. L’intesa raggiunta ha ottenuto l’approvazione delle organizzazioni sindacali presenti.


5 agosto 2009 - Omniroma

PIANO OSPEDALI, RDB-CUB: «MARRAZZO DECIDA CON CITTADINI»

(OMNIROMA) Roma, 05 ago - «Con il blocco dei fondi governativi, promessi e mai elargiti, e dopo aver concordato con i ministri competenti un piano di rientro basato quasi esclusivamente sul taglio di personale e posti letto, il commissario-presidente Marrazzo registra la contrarietà di migliaia di cittadini, operatori ed amministratori locali, e paventa la disobbedienza verso il Governo ed il subcommissario che questi gli ha affiancato, rinviando a settembre la verifica del provvedimento sul riassetto della rete ospedaliera nel Lazio». Così in una nota Sabino Venezia, del coordinamento nazionale RdB-CUB Sanità. «Tattiche da campagna elettorale - prosegue Venezia - Marrazzo aveva promesso il blocco degli appalti, lo sblocco delle assunzioni, la stabilizzazione dei precari e la verifica dei direttori generali, ma non ha prodotto nulla - aggiunge - Anzi, sui direttori continua il metodo dei due pesi e delle due misure: alla RmC ed al S. Giovanni gli arresti di dirigenti amministrativi hanno prodotto il dimissionamento della Paccapelo, riammessa solo dopo svariate sentenze, ed il nulla per D'Elia; mentre il recente e strumentale attacco del vicepresidente Montino al direttore generale della RmD, Giusy Gabriele, assume valore di ingerenza che stride con i principi di imparzialità che la presidenza aveva assicurato nelle procedure di nomina/conferma dei direttori generali». «Siamo stanchi di questi giochi di potere - conclude Venezia - Marrazzo decida con i cittadini quale sistema sanitario vuole garantire e si proponga come parte della soluzione, o resterà parte del problema. Dal canto nostro proseguiremo nelle battaglie a fianco dei cittadini e dei lavoratori affinché non un posto letto né un presidio ospedaliero venga chiuso in questa regione».

RI.REI, RDB-CUB: «NON RISPETTATI ACCORDI CON SINDACATI»

(OMNIROMA) Roma, 05 ago - «La Regione Lazio ha dato indicazioni precise alle Asl circa le procedure di accreditamento dei centri ex Anni Verdi, oggi Ri.Rei., avviando un percorso che non rispetta gli accordi presi con le organizzazioni sindacali. Il tutto avverrà eludendo qualsiasi bando di gara, con il rischio che gli stessi odierni affidatari del servizio si riciclino in nuove società, con nuovi lavoratori, e per la seconda volta ricevano in dono un servizio da milioni di euro». Così in una nota Pio Congi della RdB-CUB. «Ricordiamo che il consorzio avrebbe dovuto cessare la gestione il 31 luglio scorso - aggiunge Congi - viceversa gli si sta dando la possibilità di continuare oltre la data stabilita. Intanto, in un clima di silenzi ed omissioni e mentre il vicepresidente Montino si assume la responsabilità di oltre 100 procedure di cassa integrazione straordinaria, la RdB-CUB continua il presidio permanente nella sede del consiglio regionale accanto ai lavoratori e ai familiari degli assistiti, in attesa che un ordine del giorno bipartisan decida l'affidamento provvisorio di pazienti ed operatori alle Asl per dar modo di effettuare bandi pubblici e trasparenti».

RI.REI, RDB CUB: FAMILIARI E LAVORATORI PASSERANNO NOTTE A PISANA

(OMNIROMA) Roma, 05 ago - «Passeremo questa notte alla Pisana occupando la Sala Nuova perché intendiamo incontrare domani il presidente della Regione Piero Marrazzo. Chiediamo a lui di far suo l'emendamento che parte della maggioranza e parte dell'opposizione hanno presentato in assestamento di bilancio. L'emendamento prevede che ci sia l'affidamento alle Asl per 90 giorni del servizio sanitari oggi affidato a Ri.Rei per dar modo che si espleti un bando pubblico per trovare un gestore idoneo. Questa notte saremo circa una ventina tra lavoratori e genitori dei ragazzi che usufruiscono dei servizi sanitari del consorzio Ri.Rei che in base a una recente delibera regionale avrebbe dovuto cessare di esistere lo scorso 31 luglio». È quanto ha detto Pio Congi, responsabile sindacale di Rdb-Cub, che sta partecipando alla manifestazione in corso alla Pisana dei lavoratori Ri.Rei.

OPERA, RDB-CUB: RIPRISTINARE FONDI FUS,CONTINUA MOBILITAZIONE

(OMNIROMA) Roma, 05 ago - «La RdB-CUB chiede a tutte le parti istituzionali, e in particolare al Governo e al Parlamento, l'impegno affinché vengano immediatamente ripristinati i finanziamenti al Fondo Unico dello Spettacolo». Lo afferma, in una nota, Fabio Quaresima, rappresentante RdB-CUB al Teatro dell'Opera di Roma. «L'alto ridimensionamento dei fondi mette in ginocchio un settore che nel nostro Paese già vive di scarsa attenzione. A farne le spese saranno le realtà più complesse, come le Fondazioni Liriche, ed i lavoratori meno garantiti, che compongono un nucleo vitale per il settore rappresentando spesso vere e proprie punte di eccellenza. Questa mannaia che si sta abbattendo sul mondo dello spettacolo - aggiunge Quaresima - oltre a portare delle drammatiche conseguenze dal punto di vista della perdita di migliaia di posti di lavoro e di chiusura obbligata di molte attività produttive, rischia di disperdere un patrimonio di professionalità e talenti che costituiscono una risorsa inestimabile. I tagli appaiono poi ancora più gravi ed ingiustificati se si pensa che vengono operati senza che venga messa in campo una seria politica di riforma del settore». «La RdB-CUB - conclude Quaresima - mantiene lo stato di mobilitazione di tutti i lavoratori del Teatro dell'Opera ed anche questa sera sarà all'ingresso di Caracalla per chiede ai cittadini di schierarsi a fianco degli operatori del settore, in difesa del mondo dello spettacolo e della libera arte ed espressione, vero alimento di qualsiasi democrazia».


5 agosto 2009 - Ansa

SANITÀ: RDB, SU PIANO MARRAZZO DECIDA CON I CITTADINI

(ANSA) - ROMA, 4 AGO - «Marrazzo aveva promesso il blocco degli appalti, lo sblocco delle assunzioni, la stabilizzazione dei precari e la verifica dei Direttori Generali, ma non ha prodotto nulla». Lo ha detto l'esponente del Coordinamento Nazionale RdB-Cub Sanità Sabino Venezia a proposito della situazione della sanità nel Lazio, il quale ha chiesto al presidente della Regione Piero Marrazzo di decidere «con i cittadini quale sistema sanitario vuole garantire e si proponga come parte della soluzione, o resterà parte del problema». «Sui Direttori - ha aggiunto Venezia - continua il metodo dei due pesi e delle due misure: alla Rm C ed al S. Giovanni gli arresti di dirigenti amministrativi hanno prodotto il dimissionamento della Paccapelo, riammessa solo dopo svariate sentenze, ed il nulla per D'Elia. Mentre il recente e strumentale attacco del vicepresidente Montino al Direttore Generale della Rm D, Giusy Gabriele, assume valore di ingerenza che stride con i principi di imparzialità che la presidenza aveva assicurato nelle procedure di nomina o conferma dei Direttori Generali». «Proseguiremo nelle battaglie a fianco dei cittadini e dei lavoratori - ha concluso il sindacalista - affinchè non un posto letto nè un presidio ospedaliero venga chiuso in questa regione».


5 agosto 2009 - Adnkronos

SPETTACOLO: QUARESIMA, RIPRISTINARE I FINANZIAMENTI AL FUS
«A RISCHIO UN SETTORE CHE VIVE DI SCARSA ATTENZIONE»

Roma, 5 ago. - (Adnkronos) - Ripristinare immediatamente i finanziamenti al Fondo Unico per lo Spettacolo. È quanto chiede Fabio Quaresima, rappresentante del sindacato di base e indipendente (RdB-CUB) al Teatro dell'Opera di Roma. «La RdB-CUB chiede a tutte le parti istituzionali, e in particolare al Governo e al Parlamento - afferma infatti in un comunicato Quaresima - l'impegno affinchè vengano immediatamente ripristinati i finanziamenti al Fondo Unico dello Spettacolo. L'alto ridimensionamento dei fondi mette in ginocchio un settore che nel nostro Paese già vive di scarsa attenzione. A farne le spese - continua Quaresima - saranno le realtà più complesse, come le Fondazioni Liriche, ed i lavoratori meno garantiti, che compongono un nucleo vitale per il settore rappresentando spesso vere e proprie punte di eccellenza». «Questa mannaia che si sta abbattendo sul mondo dello spettacolo - aggiunge Quaresima - oltre a portare delle drammatiche conseguenze dal punto di vista della perdita di migliaia di posti di lavoro e di chiusura obbligata di molte attività produttive, rischia di disperdere un patrimonio di professionalità e talenti che costituiscono una risorsa inestimabile. I tagli appaiono poi ancora più gravi ed ingiustificati se si pensa che vengono operati senza che venga messa in campo una seria politica di riforma del settore». «La RdB-CUB - conclude Quaresima - mantiene lo stato di mobilitazione di tutti i lavoratori del Teatro dell'Opera ed anche questa sera sarà all'ingresso di Caracalla per chiede ai cittadini di schierarsi a fianco degli operatori del settore, in la difesa del mondo dello spettacolo e della libera arte ed espressione, vero alimento di qualsiasi democrazia».


5 agosto 2009 - Dire

SANITÀ. RDB: MARRAZZO SI PROPONGA COME PARTE DELLA SOLUZIONE
"O RESTERÀ PARTE DEL PROBLEMA"

(DIRE) Roma, 5 ago. - "Con il blocco dei fondi governativi, promessi e mai elargiti, e dopo aver concordato con i ministri competenti un piano di rientro basato quasi esclusivamente sul taglio di personale e posti letto, il commissario-presidente Marrazzo registra la contrarieta' di migliaia di cittadini, operatori ed amministratori locali, e paventa la disobbedienza verso il governo ed il subcommissario che questi gli ha affiancato, rinviando a settembre la verifica del provvedimento sul riassetto della rete ospedaliera nel Lazio". Lo dice in una nota Sabino Venezia, del Coordinamento Nazionale RdB-CUB Sanita'. "Tattiche da campagna elettorale- prosegue Venezia- Marrazzo aveva promesso il blocco degli appalti, lo sblocco delle assunzioni, la stabilizzazione dei precari e la verifica dei direttori generali, ma non ha prodotto nulla. Anzi, sui direttori continua il metodo dei due pesi e delle due misure: alla RM/C ed al S. Giovanni gli arresti di dirigenti amministrativi hanno prodotto il dimissionamento della Paccapelo, riammessa solo dopo svariate sentenze, ed il nulla per D'Elia; mentre il recente e strumentale attacco del vicepresidente Montino al direttore generale della RM/D, Giusy Gabriele, assume valore di ingerenza che stride con i principi di imparzialita' che la presidenza aveva assicurato nelle procedure di nomina/conferma dei direttori generali". "Siamo stanchi di questi giochi di potere- conclude Venezia- Marrazzo decida con i cittadini quale sistema sanitario vuole garantire e si proponga come parte della soluzione, o restera' parte del problema. Dal canto nostro proseguiremo nelle battaglie a fianco dei cittadini e dei lavoratori affinche' non un posto letto ne' un presidio ospedaliero venga chiuso in questa regione".

(LZ) CULTURA. TEATRO OPERA, RDB-CUB: RIPRISTINARE IL FUS
"LAVORATORI CONTINUANO STATO DI AGITAZIONE"

(DIRE) Roma, 5 ago. - "La RdB-Cub chiede a tutte le parti istituzionali, e in particolare al governo e al parlamento, l'impegno affinche' vengano immediatamente ripristinati i finanziamenti al Fondo Unico dello Spettacolo". Lo afferma Fabio Quaresima, rappresentante RdB-Cub al Teatro dell'Opera di Roma. "L'alto ridimensionamento dei fondi mette in ginocchio un settore che nel nostro Paese gia' vive di scarsa attenzione. A farne le spese saranno le realta' piu' complesse, come le Fondazioni Liriche, e i lavoratori meno garantiti, che compongono un nucleo vitale per il settore rappresentando spesso vere e proprie punte di eccellenza". Secondo Quaresima "questa mannaia che si sta abbattendo sul mondo dello spettacolo, oltre a portare delle drammatiche conseguenze dal punto di vista della perdita di migliaia di posti di lavoro e di chiusura obbligata di molte attivita' produttive, rischia di disperdere un patrimonio di professionalita' e talenti che costituiscono una risorsa inestimabile. I tagli appaiono poi ancora piu' gravi ed ingiustificati se si pensa che vengono operati senza che venga messa in campo una seria politica di riforma del settore". Per questo, "la RdB-Cub- conclude Quaresima- mantiene lo stato di mobilitazione di tutti i lavoratori del Teatro dell'Opera e anche questa sera sara' all'ingresso di Caracalla per chiedere ai cittadini di schierarsi a fianco degli operatori del settore, in la difesa del mondo dello spettacolo e della libera arte ed espressione, vero alimento di qualsiasi democrazia".


5 agosto 2009 - Iris

LAZIO, SANITA': RDB - CUB "MARRAZZO SI PROPONGA COME PARTE DELLA SOLUZIONE"

(IRIS) - ROMA, 5 AGO - "Con il blocco dei fondi governativi, promessi e mai elargiti, e dopo aver concordato con i ministri competenti un piano di rientro basato quasi esclusivamente sul taglio di personale e posti letto, il Commissario- Presidente Marrazzo registra la contrarietà di migliaia di cittadini, operatori ed amministratori locali, e paventa la disobbedienza verso il Governo ed il subcommissario che questi gli ha affiancato, rinviando a settembre la verifica del provvedimento sul riassetto della rete ospedaliera nel Lazio". Lo dichiara, in una nota, SabinoVenezia, del Coordinamento Nazionale RdB-CUB Sanità che aggiunge: "Tattiche da campagna elettorale - prosegue Venezia - Marrazzo aveva promesso il blocco degli appalti, lo sblocco delle assunzioni, la stabilizzazione dei precari e la verifica dei Direttori Generali, ma non ha prodotto nulla. Anzi, sui Direttori continua il metodo dei due pesi e delle due misure: alla RM/C ed al S. Giovanni gli arresti di dirigenti amministrativi hanno prodotto il dimissionamento della Paccapelo, riammessa solo dopo svariate sentenze, ed il nulla per D'Elia; mentre il recente e strumentale attacco del Vicepresidente Montino al Direttore Generale della RM/D, Giusy Gabriele, assume valore di ingerenza che stride con i principi di imparzialità che la presidenza aveva assicurato nelle procedure di nomina/conferma dei Direttori Generali"."Siamo stanchi di questi giochi di potere - conclude Venezia - Marrazzo decida con i cittadini quale sistema sanitario vuole garantire e si proponga come parte della soluzione, o resterà parte del problema. Dal canto nostro proseguiremo nelle battaglie a fianco dei cittadini e dei lavoratori affinché non un posto letto né un presidio ospedaliero venga chiuso in questa regione".


5 agosto 2009 - Il Tempo

Sciopero. Domani bus fermi in città
Vincenzo Arma Nuova serrata del trasporto pubblico a Latina

Latina - Domani bus fermi per lo sciopero di 24 ore proclamato dalle organizzazioni sindacali. Garantiti solo i servizi minimi nelle fasce orarie 6:30 - 9:30 e 13:30 – 16:30. La protesta contro l'Atral si incentra sulla sicurezza, per i potenziali pericoli, per lavoratori e cittadini, che derivano dalla mancanza di idonea segnalazione delle fermate. «L'azienda scarica il rischio sugli autisti, che debbono scegliere tra il servizio all'utenza e l'esigenza di autotutela, per le conseguenze personali legate a possibili incidenti»- lamenta Amedeo Rossi, segretario del Cub. «L'Atral viola anche le norme della contrattazione collettiva perché non ha erogato la quattordicesima - continua Rossi - e non intende corrispondere gli arretrati del rinnovo contrattuale, anzi ne subordina il pagamento all'aumento delle fatture. Intanto i lavoratori sono in difficoltà per la mancata quattordicesima. Alcuni hanno già ricevuto intimazioni bancarie perché non hanno fatto fronte alla scadenza del mutuo».


5 agosto 2009 - TRC giornale

Ri.Rei., presidio di lavoratori e familiari alla Regione

"La Regione Lazio ha dato indicazioni precise alle ASL circa le procedure di accreditamento dei centri ex Anni Verdi, oggi Ri.Rei., avviando un percorso che non rispetta gli accordi presi con le organizzazioni sindacali", denuncia Pio Congi della RdB-CUB. "Il tutto avverrà eludendo qualsiasi bando di gara, con il rischio che gli stessi odierni affidatari del servizio si riciclino in nuove società, con nuovi lavoratori, e per la seconda volta ricevano in dono un servizio da milioni di Euro". "Ricordiamo che il Consorzio avrebbe dovuto cessare la gestione il 31 luglio scorso - precisa Congi - viceversa gli si sta dando la possibilità di continuare oltre la data stabilita. Intanto, in un clima di silenzi ed omissioni e mentre il Vicepresidente Montino si assume la responsabilità di oltre 100 procedure di cassa integrazione straordinaria, la RdB-CUB continua il presidio permanente nella sede del Consiglio Regionale accanto ai lavoratori e ai familiari degli assistiti, in attesa che un ordine del giorno bipartisan decida l'affidamento provvisorio di pazienti ed operatori alle ASL per dar modo di effettuare bandi pubblici e trasparenti", conclude il rappresentante RdB-CUB.


5 agosto 2009 - Rovigo Oggi

DIPENDENTI COMUNALI
ROVIGO L'organizzazione sindacale Rdb difende Fabio Raule dai provvedimenti dell'amministrazione
Crisi sempre più aspra tra sindacato e Giunta comunale
I rappresentanti di Rdb Stefano Pieretti e Claudio Milan, difendendo la posizione di Fabio Raule, dipendente del Comune di Rovigo contro il quale l'amministrazione comunale ha affidato all'avvocato del Comune di Rovigo la difesa della propria immagine
di Elisa Barion
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Rovigo - "Strade e rapporti con il personale dipendente fanno entrambi acqua: non a caso i due referati sono nelle mani dello stesso assessore". Parlano duramente i rappresentanti del sindacato Rdb Stefano Pieretti e Claudio Milan, rispettivamente responsabile regionale e provinciale di Rdb, giunti a Rovigo per prendere posizione a difesa di Fabio Raule, il dipendente del Comune di Rovigo, nonché loro rappresentante, rispetto al quale la Giunta, nei giorni scorsi, ha affidato all’avvocatura comunale l’incarico di difendere la propria immagine "fortemente lesa da affermazioni gratuite e non documentate" diffuse a mezzo volantini. Stefano Pieretti ha definito la vicenda "incredibile" spiegando: "L’amministrazione comunale non ha niente di meglio da fare se non tentare di costruire un cappello di criminalizzazione contro Raule laddove usare dei volantini per dire che ai dipendenti comunali non sono stati erogati i fondi di salario accessorio del 2008 è legale e legittimo". Pieretti ha sollevato poi quello che è sempre stato un argomento forte di Raule durante la sua "battaglia": il salario dei dirigenti. "Facendo un confronto tra quello dei dirigenti del Comune di Rovigo e quelli di Padova - ha affermato esibendo i dati - si vede come a Rovigo essi percepiscano in media circa 5 mila euro in più, tutti il massimo del fondo salariale, corrispondente a 44 mila euro annui (che può variare a partire da un minimo di 10 mila euro). Tuttavia, - ha proseguito - il Comune di Padova ha erogato il salario accessorio ai dipendenti relativo al 2008, e contrattato quello del 2009, mentre il Comune di Rovigo non l’ha fatto". I rappresentati Rdb pur specificando che non si tratta di una campagna contro i dirigenti, hanno sintetizzato: "Non si può erogare a pochi molto e a tanti niente" e hanno promesso: "Siamo pronti ad agire, come organizzazione, contro questa amministrazione per comportamento antisindacale". A ribadire le proprie posizioni, lo stesso Fabio Raule, il quale, dopo aver ricordato i provvedimenti disciplinari adottati dall’amministrazione comunale nei suoi confronti, ha affermato: "I dirigenti hanno incrementato il proprio premio del 50% in due anni. La Giunta ha dimostrato la propria incapacità di gestire i rapporti sindacali". I rappresentanti di Rdb hanno infine annunciato che si sta effettuando una raccolta firme tra i dipendenti intenzionati ad autodenunciarsi, cosicché l’azione legale affidata a Ferruccio Lembo contro Raule, proceda anche contro di loro. E propongono di non sostituire i 3 dirigenti che entro fine anno andranno in pensione, ma di assumere invece altri operai.


5 agosto 2009 - La Provincia di Cremona

Sospiro. Del sindacato Rdb
Sciopero a favore del dipendente licenziato dalla coop

SOSPIRO — Il sindacato autonomo Rdb (Rappresentanze Sindacali di Base), senza l’appoggio delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, ha fissato per le 11 di venerdì mattina un presidio di protesta davanti alle sede di Fondazione Sospiro, che sarà seguito, dopo Ferragosto, dalla proclamazione di uno sciopero dei dipendenti impiegati nel reparto disabili dalla Cooperativa Sociale Sentiero di Cremona. La diatriba tra sindacato e cooperativa era nata nelle scorse settimane, in seguito al licenziamento ‘per giusta causa’ di uno dei dipendenti, che secondo la ricostruzione della coop si sarebbe reso protagonista di un episodio di violenza ai danni di un paziente e contro il quale si sta anche valutando la possibilità di sporgere denuncia. Il sindacato Rdb, che difende a spada tratta l’operatore licenziato, chiede in sostanza la sua riassunzione, movendo anche altre accuse alla cooperativa: ‘disposizioni non adeguate in materia di sicurezza, mancato pagamento degli straordinari e corsi di formazione professionale non sufficienti’. Nei programmi del sindacato c’è anche l’intenzione di rivolgersi all’Ufficio del Lavoro di Cremona, poi l’organizzazione di un presidio permanente davanti alla sede cremonese della cooperativa. Mentre i sindacalisti Rdb vanno all’attacco, va detto che le altre sigle sindacali hanno annunciato sin da subito la loro intenzione di dissociarsi, confermando ‘i buoni rapporti con la cooperativa Sentiero’. E la presidentessa della cooperativa stessa, Nicoletta Silva, aveva chiarito che «i rapporti con i sindacati sono ottimi, esistono problemi solo con il sindacato Rdb a causa del provvedimento preso nei confronti del lavoratore dopo il grave episodio avvenuto nel reparto disabili».


5 agosto 2009 - Corriere di Bologna

La vicenda denunciata dal sindacato Asia-Rdb
La Fondazione Lercaro: quello sfratto non è esecutivo
di Ilaria Chia

Bologna - Dopo i manifesti apparsi in questi giorni in via Sant’Isaia per denunciare un caso di sfratto a danno di una famiglia di stranieri, la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro replica smentendo nettamente le accuse lanciate dal sindacato degli inquilini Asia-Rdb. «Al momento non si può parlare di sfratto», contrattacca la Fondazione di diritto civile impegnata in opere di carità nel settore della cultura. «Se il giudice infatti ha autorizzato lo sfratto», fanno sapere, «La Fondazione non ne ha invece chiesto l’esecuzione». Le intenzioni sono quelle, chiarisce la Fondazione, «di dare ancora spazio a ogni possibile azione che contempli la giustizia e la carità». Una porta ancora aperta dunque per la famiglia residente in via Murri, che così avrebbe la possibilità di rimanere nell’appartamento. La questione, finita in tribunale, era cominciata, secondo il sindacato degli inquilini, con le difficoltà economiche dell'uomo che, a causa della perdita del lavoro, si sarebbe trovato in difficoltà con il pagamento dell’affitto. Una situazione che invece la Fondazione descrive come di «morosità prolungata e non giustificata da circostanze oggettive, per la quale si è reso necessario un intervento del giudice». Netta la replica della Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro anche per quanto riguarda un coinvolgimento della Curia nella vicenda. I manifesti appesi un mese fa in via Murri e in questi giorni in via Sant’Isaia, chiamavano in causa direttamente il vescovo («Anche i vescovi sfrattano…» è il titolo del volantino) accusandolo di aver sfrattato la famiglia, secondo il sindacato, con tre figli a carico. Dalla Fondazione, di diritto civile e non ecclesiastico, tengono a sottolineare la propria indipendenza dalla Curia bolognese, che in questo caso è «del tutto estranea alla vicenda». Ora l’uomo, secondo le informazioni fornite dal sindacato degli inqulini, avrebbe trovato un lavoro che gli consentirebbe di pagare l’affitto.


5 agosto 2009 - Il Gazzettino

"Tagli" al Centro riciclo, continua la trattativa

Monselice - (O.M.) I rappresentanti delle organizzazioni sindacali di Cigl e dell’Associazione difesa dei lavoratori (Adl) cobas hanno aperto una trattativa ad oltranza per tutelare i 90 posto di lavoro al Centro riciclo di Monselice. La trattativa fiume è iniziata venerdì scorso. L’ultimo giorno di luglio c’è stato l’avvicendamento tra la cooperativa Mylog che gestiva l’impianto per la separazione dei rifiuti, plastica, lattine e vetro, e la nuova cooperativa che ha in appalto il servizio: la Egalo. Le organizzazioni sindacali di fronte alla determinazione dei rappresentanti della Egalo che hanno deciso di tagliare 40 posti di lavoro hanno chiesto l’intervento del Prefetto. In prefettura nella giornata di lunedì ci sono stati ben due incontri con la mediazione del prefetto Michele Lepri Gallerano, ma non è sortito nulla. Le parti restano lontane da un possibile accordo: la trattativa continua.


5 agosto 2009 - Il Quaderno

Mancati pagamenti ai lavoratori ditte di pulizia:
RdB venerdì a Bari per incontro con la Meridionale Servizi

Benevento - La Federazione Provinciale RdB-CUB di Benevento sottolinea il mancato pagamento della 14^ mensilità per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati / multiservizi. "La Meridionale Servizi – si legge in una nota di RdB - nonostante le tante sollecitazioni e missive inoltrate dalla scrivente - lettera del 20 e del 30 luglio- con le quali si chiedeva il rispetto del CCNL a oggi non ha ancora ottemperato al pagamento delle spettanze ai lavoratori nè tanto meno ha fornito informazioni in merito alla scrivente. Abbiamo appreso nel contempo, non essendo stati formalmente invitati, che la stessa Meridionale Servizi ha convocato i sindacati per venerdì 7 Agosto a Bari, per affrontare e discutere le problematiche inerenti i ritardi dei pagamenti delle retribuzioni dei dipendenti, dovuti a loro dire, dalla mancata copertura finanziaria da parte del MIUR per le attività di pulizie svolte nelle scuole". "L’incontro di venerdì – conclude RdB - come si legge nella nota di convocazione della Meridionale Servizi ed al quale saremo, comunque, presenti, avendo già comunicato la nostra partecipazione, si propone di esaminare tutte le soluzioni per lenire i disagi ai lavoratori".

Cgil, Fsi e RdB a Pagliuca (Uil): ha posizione diversa dalla sua segreteria nazionale

Benevento - Continua la polemica tra sindacati sulla situazione dei lavoratori precari dell’ospedale Rummo. Felice Zinno (CGIL FP), Giovanni Parente (FSI) e Pasquale Ruggiero (RdB/Cub) si dicono stupiti del fatto che "il segretario provinciale della Uil Fpl Antonio Pagliuca (o chi lo consiglia) si senta vittorioso sulla pelle dei lavoratori licenziati, assumendo ancora una posizione totalmente diversa da quella della sua segreteria nazionale sulla questione". I tre rappresentanti, a tal proposito, citano un documento apparso sul sito della Uil nazionale "che chiarisce -spiegano - la posizione di Cgil, Cisl e Uil sull’argomento". Detto ciò, i sindacati invitano il direttore generale dell’ospedale Rummo a garantire l’applicabilità dell’art.21 del DL 112/2008.


5 agosto 2009 - La Nazione

Il festival Umanista
di Deborah Santini

MARINA DI GROSSETO - IN SVOLGIMENTO, a Marina di Grosseto, il primo festival Umanista per la pace e la non violenza. Oggi, a partire dalle 17, nella sala della Circoscrizione, in via Piave 8, si svolgerà il laboratorio L'etica della libertà, a cura della Comunità per lo sviluppo umano. Alle 18, al Bagno Oscar, iniziativa sul tema «Precarietà e sicurezza del lavoro» con interventi di Stefano Cecchi del Coordinamento nazionale Rdb-Cub e Antonio Berti, segretario del Partito Umanista di Firenze. Alle 19, al Bagno Vacanze, sarà la volta della presentazione del libro «Il messaggio di Silo», con accompagnamento di chitarra classica di Janette Davitti. Infine, alle 21, nella sala della Circoscrizione, serata Cineforum con «Come un uomo sulla terra», «Joyeux Noel», «Una verità dimenticata dalla storia», «Il saggio delle Ande». Domani sarà la «Giornata commemorativa per ricordare il disastro di Hiroshima». Alle 11 interverranno il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, e le istituzioni locali. In questa occasione sarà presentata la Marcia mondiale per la pace e la non violenza. Alle 17, in riva la mare, si formerà una catena umana per la pace e la non violenza: centinaia di persone si prenderanno per mano e, in contemporanea, sfileranno windsurf e catamarani. Alle 21.30, sul Lungomare Leopoldo II di Lorena (al cavallino), discorso del sindaco di Grosseto e letture di Lino Guanciale. Alle 22.30, sempre sul Lungomare, «Train de Vie» in concerto.


4 agosto 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 29 - Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:
* Il Cnr per aver superato i tetti di spesa dovrà pagare sanzioni per 195 mila euro
* La Gelmini falcidia le università del sud
* Infn, al ricercatore bulgaro prima sì poi no
* Il mio prossimo corso? Nell'anno 2022
* Biggeri saluta e se ne va. Col colpo di scena
* Ispra, all'ex Infs lavorano i figli di un Dio minore
* Mistero delibere al Cnr
* Il Foglietto va in vacanza, ritorna l'8 settembre


4 agosto 2009 - Il Manifesto

LA MANIFESTAZIONE
Sabato 8 agosto a Messina scendono in piazza i No Ponte

Messina - Scenderanno in piazza sabato prossimo, a Messina, i cittadini «No Ponte». Il concentramento è previsto per le ore 18,00 a piazza Cairoli. La manifestazione lanciata dalla «Rete No Ponte» che mette insieme diverse realtà che si battono contro la realizzazione del ponte sullo Stretto è il frutto di un lungo percorso costruito negli anni da diverse realtà della politica, del mondo civile e della cittadinanza attiva. Il percorso «No Ponte» ora si arricchisce della precisa richiesta di «ri-orientare la spesa pubblica allontanandola da grandi opere inutili e pensare, al contrario, alla riqualificazione del territorio, delle infrastrutture di prossimità e la messa in sicurezza anti-sismica». Molte le adesioni per il corteo. Tra gli altri: WWF, Italia Nostra, Legambiente, ma anche Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista, Pdci, sindacati Rdb, Cub, Cobas, Orsanavigazione, centri sociali. Numerosi pullman arriveranno da Palermo, Ragusa, Siracusa, Catania, Reggio Calabria e Cosenza.

SCUOLA
Tagli alle civiche. Sindacati e Rsu pronti alla lotta

I sindacati respingono i tagli proposti dalla D.C. Famiglia, Scuola e Politiche Sociali per le scuole Civiche Paritarie. Si è svolto ieri il confronto con l'amministrazione dedicato alle Scuole Civiche Paritarie. Tutte le organizzazioni sindacali e la RSU hanno contestato il ridimensionamento proposto dall'Ente con l'informativa di Giunta del 24 luglio 2009 che prevede la chiusura di tutte le classi del Liceo classico e Liceo linguistico serale, tutte le classi dei bienni diurni, quattro classi su cinque del Liceo socio psicopedagogico, alcune classi dei tecnici serali e la dismissione dell'intero corso IPIA. E' stato contestato il progetto di «razionalizzazione» portato avanti unilateralmente giustificandolo con la pretestuosa applicazione di un quadro normativo riconducibile ad alcune norme statali. Anche perché nessuna risorsa è stata investita per la pubblicizzazione dei corsi. Le Scuole Civiche, storico patrimonio della città, con ampia offerta diurna e serale, rischiano di essere svilite e di scomparire. Un processo di riqualificazione del servizio invece deve avere come finalità un reale miglioramento e non la semplice applicazione di norme.Questa ristrutturazione comporta la chiusura di quasi tutti i servizi paritari serali e di parte di quelli diurni, con il conseguente esubero di alcuni docenti, nonché un gravissimo danno all'utenza. Le organizzazioni sindacali e la RSU hanno chiesto unanimamente di mantenere aperte le iscrizioni fino al 14 settembre, come previsto dalla normativa vigente e di ridefinire a quella data il numero delle classi da attivare. Il dottor Mercadante, direttore del settore, ha dichiarato che per poter fornire una risposta, dovrà sentire l'assessore e si è riservato di convocare entro il 5 agosto un nuovo tavolo di confronto. Per quanto riguarda le graduatorie, l'amministrazione ha dichiarato che non procederà alla redazione di alcuna graduatoria, senza il preventivo confronto sindacale. Le organizzazioni sindacali e la RSU ribadiscono che se l'amministrazione comunale non accoglierà la richiesta sopra indicata, non parteciperanno nel mese di agosto a nessuna trattativa in merito alle graduatorie e avvieranno tutte le iniziative di lotta che riterranno opportune per contrastare questo pesantissimo ridimensionamento, ivi compresa l'attivazione di percorsi legali. Fp-Cgil, Fpl-Cisl, Fpl-Uil, Rsu comune di Milano, Rdb Impiego Pubblico-Cub, Csa, Sdl, Confsal-Fenal.


4 agosto 2009 - L'Eco di Bergamo

Pompieri, polemica sindacati-volontari

Giusto auspicare che tutele e indennità siano identiche per vigili del fuoco permanenti e volontari in caso di infortunio o di morte, come sostenuto dal presidente dell'associazione vigili del fuoco volontari, Rolando Fagioli. Ma sull'argomento preparazione e formazione, secondo i sindacati di categoria, le differenze fra l'una e l'altra componente del Corpo esistono. Fagioli era intervenuto a seguito della morte di Massimo La Scala (vigile del fuoco volontario rimasto ucciso nel Torinese): il fatto che fosse un volontario - aveva detto - impedisce ai familiari di vedersi riconosciute le tutele di un vigile del fuoco permanente. «L'uguaglianza di responsabilità, di doveri e soprattutto di rischi fra permanenti e volontari - aveva spiegato Fagioli - non è quindi riscontrabile nella tutela dei lavoratori».
«Fermo restando il dolore che proviamo per la morte di La Scala - hanno scritto in una nota congiunta Raffaele Bettinelli (Cgil), Giuseppe Prò (Cisl), Michele Di Giovanni (Uil) e Massimiliano Sartori (Rdb) - e abbracciando in toto il fatto che tutele e indennità in caso morte e infortunio debbano essere paritarie, restiamo perplessi su alcune affermazioni. Il personale professionista - replicano, in sintesi - svolge il suo lavoro come professione: ha vinto un concorso, ha superato un corso di 6 mesi, con pacchetto formativo di 1.200 ore. Per diventare caposquadra impiega 15-18 anni. Per diventare volontari basta invece superare un corso di 120 ore e dopo 5 anni di iscrizione ai quadri volontari si può fare il concorso per caposquadra. Il volontario - aggiungono - non svolge come prima attività il lavoro di vigile del fuoco, bensì altri mestieri o studia, viene allertato in caso di intervento. Lasciamo a voi - concludono i sindacalisti - una riflessione su celerità del servizio ed eventuali differenze di professionalità. Infine i volontari non rientrano nella legge quadro sul volontariato, in quanto il loro servizio non è gratuito». Per la cronaca: prendono 7 euro lordi all'ora per il solo tempo impiegato negli interventi. «Ma se si crede che i volontari abbiano professionalità inferiore - ha controreplicato ieri Fagioli - come mai ce ne sono tanti in servizio, anche al comando provinciale?».


4 agosto 2009 - Terra

Con le mani legate
di Rossella Anitori

SANITA'. La protesta dei familiari dei disabili ospiti nei centri di riabilitazione gestiti dal consorzio Ri.rei è al suo apice. Indignati chiedono tutele e garanzie che tardano ad arrivare per un servizio pubblico che lo Stato dovrebbe garantire. Minacciano lo sciopero della fame, denunciano, picchettano e manifestano. L'indignazione dei familiari dei disabili ospiti nei centri di riabilitazione gestiti dal consorzio Ri.rei è giunta da tempo al suo apice. E non accenna a diminuire. Chiedono tutele e garanzie che tardano ad arrivare. In ballo c'è la dignità dei loro cari, messa a repentaglio dalla qualità dell'assistenza, il pane dei lavoratori impiegati nei centri, che da tempo ormai non percepiscono lo stipendio, e la salvaguardia di un servizio pubblico che lo Stato dovrebbe garantire. «Siamo ancora lontani dalla soluzione» dice Mario Staderini, della Cellula Luca Coscioni di Roma e membro della direzione nazionale dei Radicali italiani. «Affidare i centri di recupero al consorzio Ri.rei si è rivelata una scelta in grado di legare mani e piedi alla Giunta regionale - sostiene Staderini -. Di fronte alle drammatiche condizioni denunciate da utenti, familiari e operatori, è difficile comprendere come, sia stato possibile arrivare ad agosto, termine di scadenza dell'affidamento del servizio al consorzio, senza trovare una soluzione che soddisfi le diverse richieste». Familiari e lavoratori dei centri vogliono vederci chiaro. Lo scorso 3 luglio il vicepresidente della Regione Lazio con delega alla Sanità, Esterino Montino, ha siglato un accordo con i sindacati confederali, Rdb e Associazione genitori, per revocare immediatamente il servizio alla Ri.rei e concedere l'affidamento temporaneo alle Asl competenti, in modo da individuare un nuovo soggetto idoneo a garantire la qualità dell'assistenza erogata. Tre giorni dopo però Montino cambia idea e sottoscrive una delibera che prevede sì lo scioglimento del consorzio, ma anche l'accreditamento delle singole cooperative che lo compongono. Una decisione che non incontra il favore di familiari e lavoratori. «I disabili non sono merce di scambio politico nè economico, e soprattutto non sono cittadini di serie B» ribadisce la presidente dell'associazione per la tutela dei degenti, Angela Maria Contona, in una nota. «Interessi di parte e clientelari non devono condizionare le scelte dell’amministrazione - commenta Staderini -, sulla vita delle persone non si gioca». L'associazione Luca Coscioni esprime piena solidarietà alle famiglie dei disabili in lotta. E si augura che la Giunta dia quanto prima risposte concrete ai cittadini. «Bisogna fare chiarezza - conclude Staderini -, per eliminare qualsiasi dubbio e garantire l'efficienza del servizio. Che Marrazzo chiarisca i requisiti necessari prima dell'assegnazione, che li renda pubblici, prima ancora che venga definito il bando di gara, così che genitori, lavoratori e forze associative dei disabili possano porre le proprie questioni anziché trovarsi a protestare dopo. Solo la trasparenza può garantire assenza di polemiche e inefficienze».

 


4 agosto 2009 - Il Giorno

Esab, accordo per la cassa Scongiurati i licenziamenti
Le parti hanno firmato il protocollo in Regione
di CRISTIANA MARIANI

MESERO - NEL DRAMMA, arriva almeno uno spiraglio di speranza. Dopo un lungo confronto in Regione Lombardia fra sindacati, istituzioni e vertici aziendali, la conversione della mobilità in un anno di cassa integrazione straordinaria per gli 85 dipendenti dell'Esab, su un totale di 140, in esubero è realtà. L'ultimo incontro, che si è svolto ieri in Regione Lombardia, ha visto la firma di un importante protocollo d'intesa fra sindacati, Regione, Ministero delle Attività produttive, sindaco di Mesero e vertici aziendali. Fra i punti principali in cui si articola il documento, vanno sottolineati l'impegno da parte dell'azienda a trasformare la proposta di mobilità che sarebbe scattata il 5 settembre, in due anni di cassa integrazione straordinaria, il secondo dei quali è vincolato all'assorbimento del 25% di esuberi durante il primo e la promessa di proprietà e istituzioni a trovare un impiego alternativo per gli 85 lavoratori in questione. Terzo e non secondario aspetto del protocollo firmato ieri pomeriggio è la volontà di favorire la reindustrializzazione dell'area, ovvero l'inserimento di nuove aziende nel sito che fino ad oggi è stato occupato da Esab. «IL NOSTRO OBIETTIVO era un altro spiega Bruno Calcaterra, sindacalista Cub -, ovvero quello di far rimanere in quell'area proprio Esab. Di certo, però, non possiamo non essere soddisfatti della firma di questo accordo». L'accettazione da parte del sindacato del documento non è ancora stata ufficializzata. «Questa mattina chiederemo ai lavoratori la loro opinione in merito e, se sarà positiva, allora ratificheremo la firma. Sono loro i primi a doverlo accettare o rifiutare» sottolinea. Nei giorni scorsi una delegazione di dipendenti si era recata a Roma insieme ai rappresentanti sindacali per incontrare membri del Governo e vertici aziendali. Il ministero per le Attività produttive, preso atto della situazione, aveva proposto all'azienda di ritirare la procedura di licenziamento e sostituire la mobilità con una cassa integrazione straordinari per crisi aziendale con un piano di riorganizzazione e ristrutturazione studiato con Regione, Provincia e Ministero. L'azienda aveva dapprima contestato la proposta e poi deciso di comunicare le proprie intenzioni alcuni giorni dopo. A seguito della "riflessione" da parte della proprietà e di diversi incontri con le istituzioni è arrivata la firma dell'accordo. A Mesero verranno chiusi probabilmente i settori che si occupano di produzione, magazzino e logistica. Rimarranno gli uffici dedicati al commerciale, alle vendite e all'amministrazione.


3 agosto 2009 - Omniroma

PIANO OSPEDALI, MAZZOLI: «INACCETTABILE PROPOSTA MORLACCO»

(OMNIROMA) Roma, 03 ago - «Un fronte compatto contro la bozza del piano di riordino ospedalierio. Stamattina in Provincia il presidente Mazzoli ha incontrato i sindaci dei comuni di Acquapendente, Viterbo, Civita Castellana, Tarquinia e Montefiascone insieme ai sindacati, Cgil Fp, Cisl Fps, Uil Fps, Fials, Fsi, Ugl, Csa e Rdb per affrontare la questione sanità. La riunione è stata appositamente convocata in vista di quella in Regione in programma nel pomeriggio. Dalla voce dei primi cittadini e dei sindacati sono stati fatti presenti i problemi che potrebbero verificarsi se il piano sarà attuato». Così in una nota la Provincia di Viterbo. «Le istanze presentate stamattina - afferma il presidente Mazzoli - sono state interamente riportate alla riunione di oggi pomeriggio alla Pisana. Un incontro voluto dal presidente Marrazzo per fare il punto della situazione con gli enti locali». «Già lo scorso anno la Tuscia ha subito un piano di riorganizzazione della sanità dal quale è uscita con difficoltà. La bozza del sub commissario Morlacco - spiega Mazzoli - prevede tagli pesantissimi e mette in discussione l'esistenza stessa dei presidi ospedalieri periferici. Inoltre la riduzione prevista è completamente sbagliata in quanto si basa su un censimento della popolazione del 2001. Oggi la realtà è diversa, gli abitanti sono 315mila, i calcoli quindi vanno fatti alla luce di questi dati. Questa proposta è inaccettabile». «Che sarà destinata - continua - inevitabilmente ad aumentare verso altri ospedali fuori regione, con il conseguente aumento della spesa pubblica. Perché le proposte costringeranno i cittadini a scegliere altri presidi fuori dai confini del Lazio». «Nell'ultimo periodo sono stati investiti milioni di euro per ammodernizzare e specializzare i nostri ospedali - continua il presidente - ora questo piano ne dichiara invece la fine. C'è qualcosa di poco razionale. Per questo non è possibile accettare questo piano. Infine abbiamo chiesto a Marrazzo a che punto siamo per il completamento di Belcolle». «Ora formalizzeremo le nostre posizioni. e le presenteremo in Regione. Certo è che il piano così com'è rimane inaccettabile. Il nostro territorio - conclude - ha già pagato un prezzo elevato e non può fare di più. Su questo siamo tutti d'accordo e lotteremo per i nostri diritti».


3 agosto 2009 - La Repubblica

Soumahoro, responsabile del sindacato degli immigrati,
denuncia il nuovo clima che si respira in città
"Nessuno ha testimoniato, c´è paura"
Per una settimana i vigili hanno pattugliato i mezzi pubblici a caccia dei responsabili

Napoli - La paura. Un clima che cambia. E l´omertà di vittime e testimoni. C´è tutto questo dietro le aggressioni della gang degli autobus. «Mi fa paura non l´episodio, ma il clima. Questa caccia all´immigrato del sabato sera, non nasce per caso. È terribile che qualcuno venga picchiato non per qualcosa che ha fatto, ma semplicemente per quello che è, perché è diverso, perché è un migrante». È attonito Aboubakar Soumahoro, responsabile nazionale del sindacato RdB-immigrazione. «Il clima di cui parlo nasce in seno al pacchetto sicurezza di Maroni. Stiamo attenti, quello che sta accadendo a Napoli è un pericoloso campanello d´allarme - incalza Soumahoro - gli episodi di razzismo si stanno pericolosamente moltiplicando». Dieci giorni fa un extracomunitario è stato aggredito a Forcella: aveva fatto segno con una mano ad un auto, che lo stava investendo, di andare più piano. La settimana scorsa un gruppo di nordafricani ha denunciato che due controllori hanno impedito loro l´accesso su un treno. «E questi sono solo gli episodi venuti alla luce. Molti altri restano nell´ombra. A tutti i migranti dico: non abbiate paura e denunciate sempre, alle forze dell´ordine o ai sindacati, che si esporranno per voi. Non lasciate che tutto ciò accada con la complicità del nostro silenzio», chiede Soumahoro, che rivolge un appello anche al sindaco. «Questa volta ringraziamo i vigili per l´impegno e la tenacia. Ma invito il sindaco a trovare degli spazi per i venditori ambulanti extracomunitari. Il lavoro è il primo passo per il diritto di cittadinanza. E il Comune di Napoli non é il governo e deve dimostralo, con una politica a favore dell´immigrazione quotidiana».
E se Soumahoro chiede l´aiuto delle istituzioni, il comandante della polizia municipale si rivolge ai cittadini: «Sull´autobus c´era tanta gente, ma nessuno ha denunciato. E questo silenzio rende due volte più grave l´aggressione di questo gruppo, che come vittime sceglieva cittadini extracomunitari. Chi è testimone di episodi di violenza denunci. La sicurezza è un bene di tutti». È soddisfatto dell´operazione il generale Luigi Sementa, che incassa anche i complimenti del sindaco e dell´assessore alla Legalità, Luigi Scotti. «Una spregevole aggressione ai danni di pacifici cittadini extracomunitari, poi degenerata nell´incivile violenza su un autobus di linea - commenta Scotti anche a nome del sindaco Iervolino -. Il corpo di polizia municipale e il suo comandante meritano la piena gratitudine dell´amministrazione e dei suoi cittadini». Sementa parla di una polizia municipale che gli piace: «Per una settimana sono stati alle calcagna del branco, usando le tecnologie, ma anche ripercorrendo i passi del branco, andando come loro sui bus». L´operazione è stata coordinata dal tenente dei motociclisti Giuseppe Cortese, che ribadisce l´appello ai cittadini: «Chiedo a tutti di collaborare, rispettando le regole e denunciando. Questo rende una città più civile per tutti».(cri.z.)

Sei ragazzi e quattro ragazze fra i 16 e i 20 anni. Ieri due arresti
Salivano a bordo per picchiare o derubare gli extracomunitari
Aggressioni a immigrati, a Napoli presa la gang dell´autobus
di CRISTINA ZAGARIA

NAPOLI - Ogni sabato e domenica salivano sull´autobus, linea R 601. E andavano a caccia. Cercavano per le strade di Napoli, salendo e scendendo dal bus, immigrati da picchiare, insultare, derubare. Un branco: sei ragazzi e quattro ragazze, tra i 16 e i 20 anni. Un gruppo, annoiato e violento. Adolescenti o poco più, che passano le loro vacanze in città e che, nelle sere d´estate, cercano l´adrenalina della violenza, visti i bottini irrisori e l´alto rischio delle azioni.
La gang della linea R 601 è stata intercettata dalla polizia municipale. Individuati e denunciati due teppisti. Uno ha appena compiuto 18 anni. L´altro, ventenne, è uscito dal carcere a inizio luglio. I vigili urbani erano sulle loro tracce da una settimana, grazie alla denuncia di due extracomunitari e alle riprese delle telecamere dell´Anm, che hanno filmato un´aggressione e fornito agli uomini del generale Luigi Sementa l´identikit del branco.
Tutto comincia una settimana fa. Domenica scorsa il branco aggredisce un cittadino dello Sri Lanka e uno del Bangladesh in pieno centro. L´aggressione avviene davanti a una fermata dell´Anm. Le telecamere interne, attraverso i finestrini, inquadrano il branco che accerchia le vittime e le aggredisce. Si vedono una serie di colpi e la fuga sull´autobus. Indossano magliette con la scritta "Napoli" o "Italia" e cappellini con la visiera. I passeggeri si ammassano nella parte anteriore del bus. Il branco è ancora sovreccitato. E le telecamere registrano il secondo atto di violenza: a bordo del bus la gang deruba di portafoglio, telefono e orologi alcuni extracomunitari tra la paura e il silenzio degli altri passeggeri. Per una settimana i vigili hanno fatto appostamenti, di notte e di giorno, su quella linea. Sabato la svolta: in piazza Garibaldi i vigili riconoscono due aggressori e li denunciano. Hanno gli identikit anche degli altri e li stanno cercando.
«Mi fa paura non l´episodio, ma il clima. Questa caccia all´immigrato del sabato sera non nasce per caso. È terribile che qualcuno venga picchiato non per qualcosa che ha fatto, ma semplicemente per quello che è, perché è diverso, perché è un migrante», commenta Aboubakar Soumahoro, responsabile nazionale del sindacato RdB immigrazione. «Il clima di cui parlo nasce in seno al pacchetto sicurezza di Maroni. Stiamo attenti, quello che sta accadendo a Napoli è un pericoloso campanello d´allarme». Dieci giorni fa un extracomunitario è stato aggredito a Forcella: aveva fatto segno con una mano ad un´auto, che lo stava investendo, di andare più piano. La settimana scorsa un gruppo di nordafricani ha denunciato che due controllori hanno impedito loro l´accesso su un treno.

Delbono: "Ripensare le cerimonie"
Il sindaco contro i "revisionisti di comodo", ma anche i rituali Cambiare modalità che non soddisfano più lo scopo principale per cui erano pensate
di SILVIA BIGNAMI

Bologna - Cambiare non solo si può, ma si deve. Flavio Delbono battezza il suo primo Due Agosto da sindaco mettendo in discussione una commemorazione che resiste identica da 29 anni. Tanti, forse troppi per ripeterla uguale a se stessa, compreso il logoro rituale dei fischi ai rappresentanti del governo che anche ieri hanno rubato la scena alla memoria. «E´ il momento di ripensare le cerimonie - dice Delbono - in modo che i valori che le cerimonie rappresentano non finiscano nel dimenticatoio».
Parole nette. Più nette di quelle che in altri tempi pronunciarono altri sindaci, da Renzo Imbeni a Giorgio Guazzaloca. «Abbiamo bisogno di rimettere in gioco rituali che ci danno un grande senso di identità, come è giusto che sia, ma che non soddisfano più lo scopo principale per cui erano pensati» dice Delbono dal palco di piazza Medaglie D´Oro. La folla, alcune migliaia di persone (in media con gli anni scorsi nonostante sia domenica), applaude. La stessa folla che poi non esita a ripetere il rito dei fischi, dei cori e degli insulti che soffocano dall´inizio alla fine la voce del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, Pdl, costretto a interrompere il suo discorso.
E´ una storia che si ripete. Sin dal mattino, con l´appuntamento alle 8,30 a Palazzo D´Accursio per il saluto privato delle autorità ai familiari degli 85 morti e 200 feriti della strage della stazione. Ci sono tutti: il governatore Vasco Errani, la Presidente della Provincia Beatrice Draghetti, il Prefetto Angelo Tranfaglia e il questore Luigi Merolla. Gli assessori di Comune, Provincia e Regione. Tanti i dirigenti Pd, dai parlamentari come Walter Vitali, al segretario provinciale Andrea De Maria e a quello regionale Salvatore Caronna, ai pretendenti alla segreteria regionale come l´ex viceministro Mariangela Bastico, in lizza con i franceschiniani. E´ il congresso che incombe, e che in questo anniversario della strage porta sotto le torri anche i due principali candidati alla segreteria nazionale, entrambi emiliani. Per primo, a sorpresa, si presenta il piacentino Pierluigi Bersani, alle 9,15 in Piazza Nettuno. Seguito a metà corteo da Dario Franceschini, annunciato sin da sabato sera.
In piazza Medaglie D´Oro parla per primo il presidente dell´associazione dei familiari Paolo Bolognesi. Arriva anche il ministro Bondi, alla guida di una Toyota in compagnia del figlio Francesco. Lungo applauso quando viene letto il messaggio di Giorgio Napolitano, che parla di «una stagione di follia». Alle 10,23, con due minuti di anticipo, il minuto di silenzio. Poi tocca a Delbono, che esordisce con un discorso snello, in cui non esita a chiamare quella della stazione «una strage fascista, la cui storia è costellata di depistaggi, bugie e mezze verità». Il sindaco se la prende con «i revisionisti di comodo», quelli cioè che «ad ogni anniversario trovano utile riesumare nuove piste, nuovi misteri e nuovi filoni d´indagine, là dove novità sostanziali non ce ne sono né ce ne possono essere. Anche senza prove giudiziarie noi sappiamo cosa successe il 2 agosto di 29 anni fa, e sappiamo perché successe». Ma la platea si prepara già, puntuale, a fischiare l´esordio del discorso di Bondi, mentre mezza piazza si svuota, con l´assemblea antifascista, Prc e le Rdb che girano le spalle al palco e se ne vanno. A cerimonia appena finita, col ministro già lontano, Delbono preferisce non commentare. I fischi? «E´ già stato detto tutto sul palco» fa sapere il suo staff. Vale a dire, ancora una volta, che i vecchi riti vanno cambiati.


3 agosto 2009 - Libertà

La piazza fischia, Bondi interrompe il discorso
La commemorazione della strage di Bologna

BOLOGNA - La contestazione, come era nelle previsioni di una "tradizione" che si ripete da anni, c'è stata. Ma questa volta è stata molto più dura, sonora, prolungata, tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato quest'anno a rappresentare l'esecutivo alla cerimonia per il 29/o anniversario della strage alla stazione di Bologna, a interrompersi a metà del suo discorso.
Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale della stazione sono partiti i fischi, qualche insulto, il grido ripetuto: «Vergogna, vai via». C'è chi come l'Assemblea antifascista permanente aveva già lasciato la piazza dopo la lettura del messaggio, applaudito, del presidente della Repubblica Napolitano. E chi, come i sindacalisti delle Rdb, se ne è andato appena Bondi ha preso parola. Ma molti sono rimasti e da una piazza tradizionalmente ostile per i rappresentanti del centrodestra (anche se quest'anno meno gremita del solito come il corteo, complice il caldo e la giornata festiva), è partita la contestazione contro il ministro.
Bondi dal palco ha reagito: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione». Poi ancora: «Io sono un democratico come quelli che fischiano e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti.
Questa è la democrazia, non la possibilità di fischiare senza nessuna giustificazione». Quindi, all'ennesima interruzione, ha gridato al microfono, visibimente accalorato: «Io vengo dal paese di San Terenzo Bardine (luogo di una strage nazifascista nel 1944, ndr). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuole dire la democrazia e la dignità».
Giù dal palco, prima di lasciare la stazione sulla sua macchina in compagnia del figlio Francesco, il ministro ha aggiunto: «Quanto è accaduto è il segno che l'odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese. È triste partecipare a una commemorazione che alla fine viene ricordata solo per le contestazioni».
Certo dal palco Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dai familiari delle vittime, non era stato tenero con il governo. Duro sui risarcimenti ai feriti che tardano a essere completati a cinque anni dall'approvazione della legge, ha scandito: «La verità è che le vittime del terrorismo sono un peso opprimente per questi politicanti che non vorrebbero controlli, ma solo apparire in tv il giorno degli anniversari» tornando a ribadire la matrice fascista della strage, sancita dalle sentenze, e a bollare come «polveroni» le piste alternative che vengono agitate a ogni vigilia.
Bolognesi ha poi condannato i fischi ma per sottolineare che essi «danno una via di fuga al governo. Questa gazzarra crea solo un martire in più per il governo. Aspettavo delle risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni che non sono arrivate. Bondi - ha tenuto a precisare - non me le ha date perché è stato interrotto dai fischi, però non ne ho avute neanche a margine».
Dispiaciuti per la contestazione sia il segretario del Pd Dario Franceschini che il suo avversario per la segreteria Pier Luigi Bersani. Insieme hanno partecipato al corteo che da piazza Maggiore si è snodato fino alla stazione con i familiari, la gente e i gonfaloni di tantissime città.


3 agosto 2009 - Il Resto del Carlino

E la sinistra radicale riparò alla Bolognina
In duecento alla contromanifestazione
di Daniele Guido Gessa

Bologna - I PRIMI letteralmente fuggono quando sul palco viene letto il messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Gli altri se ne vanno alla spicciolata quando, di fronte alla stazione, parlano le autorità. E così, in men che non si dica, in circa duecento si ritrovano a sfilare fra slogan e striscioni verso piazza dell'Unità. E' UNA commemorazione fatta anche di contestazione quella che va in scena in piazza Medaglie d'Oro. Le sigle sono note. L'Assemblea antifascista permanente, il circolo anarchico Berneri, i ragazzi del Fare Breccia e quelli meno giovani del circolo Iqbal Masih. Ai quali si uniscono, dopo la partenza verso la Bolognina, anche le Rappresentanze sindacali di base. Tutti a sfilare con in testa uno striscione: Le bombe alle stazioni le mettono i fascisti, le coprono i governi, le pagano i padroni'. Ma gli slogan sono anche altri. Mandate in pensione almeno il segreto di Stato', gridano quelli delle Rdb. POI, le parole che si sentono dal megafono - a parlare diversi volontari improvvisati, niente è organizzato - ripetono più o meno gli stessi concetti. C'è chi si scaglia contro «i giornali di regime», chi contro «le stragi di Stato». Chi ce l'ha a morte col pacchetto sicurezza, chi con «l'ipocrisia dei governanti». Citano più volte Pier Paolo Pasolini, ma parlano anche di Licio Gelli, di Silvio Berlusconi e qualcuno, sulle magliette, se la prende anche con Pierluigi Bersani. «L'ANNO prossimo coinvolgeremo pure i lavoratori delle fabbriche spiega Massimo Betti, il coordinatore delle Rdb di Bologna . Speriamo che anche nel 2010 si tenga la manifestazione ufficiale, perché senza di essa sarebbe difficile fare testimonianza». Betti lo dice: «Ci siamo uniti agli altri gruppi senza premeditazione, è stata una scelta spontanea. Semplicemente, non potevamo stare in piazza». I suoi uomini si erano già fatti vedere, alle nove del mattino, in piazza Nettuno, dove si erano uniti al corteo ufficiale. Alla Bolognina arrivano tutti con un caldo soffocante. Qualcuno sventola persino le bandiere con Che Guevara.

Bologna. IL MISTERO sono questi studenti...
di RITA BARTOLOMEI

Bologna - IL MISTERO sono questi studenti, un gruppetto, che sotto il palco urlano insulti in italiano ma poi scuotono il capo, non capiscono quella domanda semplice, «perché?». Sono stranieri, dicono, do you speak english? La piazza del 2 agosto, 29 anni dopo migliaia di persone, chi dice quattromila chi dimezza , è sempre divisa tra dolore e rabbia. Però stavolta la contestazione pare infinita, più rabbiosa, generale. Non coinvolge solo gli anarchici, le Rdb, i centri sociali, quelli di Rifondazione. Sono le 10,34 quando inizia a parlare il ministro Sandro Bondi. Partono bordate di fischi e insulti. Dal fondo e dalle prime file. Quelli dell'Assemblea antifascista permanente com'era previsto se ne vanno. Rdb e Tpo contestano, poi fanno altrettanto. Ma si arrabbia anche chi è qui senza insegne o striscioni. «Fascista, buffone, vaff, voltagabbana». Qualcuno, più originale, spedisce sul palco un «torna da Papi», perché Bondi ha difeso Villa Certosa. Si sente anche «smettila fascio». MA L'ALA dura della contestazione è proprio sotto il palco. Nove minuti di caos. E tanto dura il discorso di Bondi, che arriva sul palco alle 10,10, in ritardo. Paolo Bolognesi, il presidente dell'associazione vittime (riconfermato), sta parlando da un po'. Sta dicendo di Mambro e Fioravanti: «Oggi sono completamente liberi». Il presidente alla fine condannerà i fischi, ma si lamenterà: «Aspettavamo risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni. Bondi ha detto che non poteva darmele perché è stato interrotto dai fischi. Però non ne ho avute neanche a margine». Il ministro alla fine commenterà: «La contestazione dimostra che questo Paese è ancora funestato dall'odio politico e ideologico». RISPARMIATO dalle contestazioni il sindaco Flavio Delbono. Che poi lascia la parola a Bondi. «Presidente, signor sindaco, cittadini...», attacca il ministro. E giù bordate di fischi. Gli gridano: «Vai via!». L'oratore riprende dopo una breve pausa: «Sono passati quasi trent'anni da quel terribile...». Zittito un'altra volta. Si sente un: «Uomo di m...». Bondi sembra incerto se continuare o no. Poi ricomincia: «Sono passati quasi trent'anni da quel terribile 2 agosto in cui 85 persone persero la vita». Le contestazioni diventano così violente da coprire le parole. Allora il ministro sfida la protesta. Alza il dito, per mettere in guardia: «Sono un democratico quanto quelli che fischiano. Vi prego di permettermi di continuare a leggere il mio discorso». La piazza grida: «No, no! Maiale, no!». Bondi ormai duetta con chi lo attacca: «Voi non rispettate il significato profondo di questa commemorazione... Permettetemi di leggere a nome del governo il mio discorso...». Niente da fare, urlano ancora più forte. Lui reagisce: «Quelli che fischiano non onorano il significato di questo momento». Infine ricorda la strage di San Terenzo Bardine, il suo paese in provincia di Massa Carrara, strage nazista del '44. «Lì sono morte 400 persone alza la voce . So cosa vogliono dire democrazia e libertà, non voi». BISOGNA vedere i gesti, in piazza. Chi alza il dito medio, chi fa le corna, chi agita le braccia per dirgli «vai, vai». Ancora: «Porco! Buffone! Muori! Non ti hanno neanche eletto, vai via!». Bisogna ascoltare ma anche guardare i gesti, in sequenza, per scoprire un'esasperazione più forte di sempre. Slegata a un certo punto da Bondi persona. E' una rivolta contro la politica, inscenata su una piazza che garantisce visibilità. Ci sono militanti di Rifondazione, qui nell'ala dura. Ma c'è anche Andrea, 27 anni, di Lecco, il volto stravolto dalle urla, «perché è una vergogna che dopo 29 anni non sappiamo tutta la verità». Il ragazzo davanti a lui agita un cartello. C'è scritto: «Ai politici non importa niente delle tragedie della gente». Monica Donini, presidente del consiglio regionale, dirigente di Rifondazione, mette in riga i suoi: «I fischi? La cosa più sbagliata. Se la cerimonia è da cambiare? No. Vorrebbe dire rinunciare alla memoria».


3 agosto 2009 - Il Gazzettino

I funzionari-verificatori hanno inflitto 27 multe a chi non rispettava le nuove disposizioni e a chi ignorava le esigenze dei passeggeri
Actv, scattano le sanzioni ai marinai indisciplinati
Marino Fontanella: «La situazione migliora, soprattutto con l’arrivo dei neo assunti che hanno svolto corsi specifici»
di Roberta Brunetti

Venezia - Marinai dei vaporetti richiamati all’ordine perché non si danno da fare, come impongono le nuove regole. Autisti degli autobus "bocciati" perché non fanno abbastanza biglietti, con il risultato che per quest’ultima "negligenza" l’azienda ha congelato il premio di produzione di giugno a tutti i dipendenti. Capita in Actv, impegnata in un’operazione di trasformazione del personale, che evidentemente fatica a completarsi.
Il caso dei marinai nasce da quella disposizione di servizio dell’aprile scorso, che imponeva al personale dei vaporetti una maggiore attività: vietate le soste nella cabina del pilota, maggiore attività di vigilanza in genere, e così via. Una disposizione destinata a modificare vecchie abitudini. E infatti la transizione non è stata indolore. Nei primi due mesi di applicazione della disposizione, poco meno, dal 7 aprile al 31 maggio, i richiami e le contestazioni a vario titolo sono stati 27, a carico di altrettanti marinai. Tutti incappati nei funzionari-verificatori, sguinzagliati in giro per i vaporetti a cercare marinai "pigri". In sosta, troppo a lungo, nella cabina di timoneria. O poco attenti alle esigenze (o alla maleducazione) dei passeggeri. Il risultato sono questi 27 provvedimenti, appunto, che in meno di due mesi non sono pochi. «É un numero legato alla novità della disposizione - osserva il direttore dei servizi di navigazione dell’Actv, Marino Fontanella - Oggi la cosa si è regolarizzata e le contestazioni sono in calo. Non siamo ancora al top, ma c’è stato un netto miglioramento. Possiamo dire di essere moderatamente soddisfatti. Ci aiutano molto i nuovi assunti, che hanno avuto una formazione specifica». Minimizzano, invece, i rappresentanti dei lavoratori che rilanciano le accuse all’azienda. «Queste valutazioni dei verificatori sono molto opinabili - osserva Eugenio Magliulo, di Rdb-Cub -. La verità è che Actv cerca una capro espiatorio per distogliere l’attenzione dal flop di Imob che non trova ancora applicazione in navigazione e che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sta facendo perdere tanti soldi all’azienda».
Fin qui il caso navigazione. Altro capitolo, quello degli autobus. Una vicenda annosa che nasconde anche una frattura tra sindacati. Nell’ultimo accordo di aprile, infatti, tutti i sindacati (tranne Rdb) avevano sottoscritto un’estensione del "controllo e della vendita dei titoli di viaggio" da parte degli autisti, collegandola all’ultima tranche del premio di risultato per tutti i dipendenti dell’azienda. 150 euro in tutto, di cui 75 dovevano finire nella busta paga di giugno, gli altri 75 in quella di ottobre. Ebbene, in questi mesi, i verificatori hanno segnalato molti casi di autisti che non si sono adeguati alla novità. E Actv ha bloccato il pagamento del premio di giugno per tutti. «Il controllo e la vendita sono avvenuti in quantità inferiore a quella che avevamo prefissato - spiega il direttore dell’azienda, Maurizio Castagna -. Gli autisti ne avrebbero tutti i vantaggi: oltre al premio di risultato, anche l’aggio sui biglietti venduti». Ma c’è lo scontro sindacale. Rdb insiste per un fisso continuativo, sottolineando l’impegno richiesto da questa attività. Tutti gli altri chiedono l’applicazione dell’accordo già siglato da mesi. Così, su tanti autobus, i biglietti continuano a non essere venduti.


3 agosto 2009 - Il Messaggero Veneto

«Ci aspettavamo che fosse tolto il segreto di Stato»
Strage di Bologna, fischi e insulti per Bondi
Il ministro: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione» LA POLEMICA ANNIVERSARIOx Cerimonia alla stazione per i 29 anni dall’attentato che costò la vita a 85 persone I parenti delle vittime chiedono la verità sui mandanti dell’eccidio e sulle pensioni promesse

BOLOGNA - La contestazione, come era nelle previsioni di una "tradizione" che si ripete da anni, c’è stata. Ma questa volta è stata molto più dura, sonora, prolungata, tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato quest’anno a rappresentare l’esecutivo alla cerimonia per il 29º anniversario della strage alla stazione di Bologna, a interrompersi a metà del suo discorso.
Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale della stazione sono partiti i fischi, qualche insulto, il grido ripetuto: «Vergogna, vai via». C’è chi come l’Assemblea antifascista permanente aveva già lasciato la piazza dopo la lettura del messaggio, applaudito, del presidente della Repubblica Napolitano. E chi, come i sindacalisti delle Rdb, se ne è andato appena Bondi ha preso parola. Ma molti sono rimasti e da una piazza tradizionalmente ostile per i rappresentanti del centrodestra (anche se quest’anno meno gremita del solito come il corteo, complice il caldo e la giornata festiva), è partita la contestazione contro il ministro.
Bondi dal palco ha reagito: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione». Poi ancora: «Io sono un democratico come quelli che fischiano e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti. Questa è la democrazia, non la possibilità di fischiare senza nessuna giustificazione». Quindi, all’ennesima interruzione, ha gridato al microfono, visibimente accalorato: «Io vengo dal paese di San Terenzo Bardine (luogo di una strage nazifascista nel 1944). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuole dire la democrazia e la dignita».
Giù dal palco, prima di lasciare la stazione sulla sua macchina in compagnia del figlio Francesco, il ministro ha aggiunto: «Quanto è accaduto è il segno che l’odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese. È triste partecipare a una commemorazione che alla fine viene ricordata solo per le contestazioni».
Certo dal palco Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dai familiari delle vittime, non era stato tenero con il governo. Duro sui risarcimenti ai feriti che tardano a essere completati a cinque anni dall’approvazione della legge, ha scandito: «La verità è che le vittime del terrorismo sono un peso opprimente per questi politicanti che non vorrebbero controlli, ma solo apparire in tv il giorno degli anniversari» tornando a ribadire la matrice fascista della strage, sancita dalle sentenze, e a bollare come «polveroni» le piste alternative che vengono agitate a ogni vigilia.
Bolognesi ha poi condannato i fischi ma per sottolineare che essi «danno una via di fuga al governo. Questa gazzarra crea solo un martire in più per il governo. Aspettavo delle risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni che non sono arrivate. Bondi - ha tenuto a precisare - non me le ha date perchè è stato interrotto dai fischi, però non ne ho avute neanche a margine».
Anche il neosindaco di Bologna Flavio Delbono, che nel suo discorso, ha messo l’accento sull’esigenza, dopo 29 anni, di rivedere la formula delle cerimonie, ha condannato il dissenso della piazza sottolineando che «oggi è il giorno del ricordo, non delle polemiche».
Dispiaciuti per la contestazione sia il segretario del Pd Dario Franceschini che il suo avversario per la segreteria Pier Luigi Bersani. Insieme hanno partecipato al corteo che da piazza Maggiore si è snodato fino alla stazione con i familiari, la gente e i gonfaloni di tantissime città. «Dispiace, ma questo è un giorno carico di tensione perchè la ferita è ancora apertà», ha detto Bersani. Parole ripetute anche da Franceschini: «Questa è una piazza sempre molto carica di tensione».
E Bersani ha anche riconosciuto che «probabilmente c’è bisogno in occasione del 30/o anniversario di vedere come dare sviluppo alla cerimonia, immaginandola per i prossimi venti o trent’anni». Insomma, si tratta di un’esigenza di cambiamento «che c'è», fermo restando che, ha premesso, come priorità va considerata la sensibilità dei parenti.


3 agosto 2009 - La Stampa

"Ma le urla son sbagliate, sono contro di noi"
di FRANCO GIUBILEI

BOLOGNA - Non c’è commemorazione del 2 agosto senza contestazioni al ministro di turno, succede tutti gli anni, ma ieri mattina la protesta ha toccato livelli record, più ancora che con Tremonti e Buttiglione, che finora erano stati i più fischiati in assoluto. Appena il ministro alla Cultura Sandro Bondi si è avvicinato al microfono è partito un coro di insulti, solo che stavolta non erano i soliti antagonisti a urlare «buffone, buffone», era gente comune, magari orientata politicamente, ma certo non i ragazzi dei centri sociali che si scatenavano gli anni passati. Così, mentre il presidente dell’Associazione familiari delle vittime Paolo Bolognesi si sbracciava dal palco per farli smettere, mezza piazza si è svuotata dietro i militanti delle Rdb che se ne andavano, e l’altra mezza è rimasta a gridare la sua rabbia. Il ministro Bondi, che rappresentava il governo nel 29esimo anniversario della bomba alla stazione, ha cercato di ribattere colpo su colpo, ma col solo risultato di fare incarognire ancor di più i contestatori: «Io sono un democratico quanto quelli che fischiano, e vi pregherei di permettermi di continuare a leggere il mio discorso: voi non rispettate il significato più profondo di questa manifestazione». Poi ha ripreso il suo intervento: «Le famiglie delle vittime patiscono ancora per la negazione del loro diritto a conoscere la verità, la strage di Bologna evidenziò la debolezza dello Stato, minato dall’interno e dall’esterno». Niente da fare, ieri nessun argomento avrebbe potuto far tacere i fischi davanti alla stazione degli 85 morti e 200 feriti, allora a decine hanno cominciato a gridare «via, via, via». Bondi ha alzato il tono: «Questa è la testimonianza del dialogo che io oggi offro, questa è la democrazia, non la possibilità di fischiare senza nessuna ragione e senza nessuna giustificazione», e mentre la piazza continuava a ribollire, ha concluso in crescendo: «Io vengo dal paese della strage di San Terenzio Bardine (eccidio nazifascista dell’agosto 1944, ndr), lì sono morte 400 persone. Io so cosa vuol dire la democrazia e la libertà, non voi!». Sceso dal palco, il ministro ha rincarato coi giornalisti: «Quanto è accaduto è il segno che l’odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese. Io ero qui anche per ricordare la necessità di superare queste contrapposizioni, questo odio che avvelena la politica italiana. Ci sono persone che contestano senza neppure ascoltare quello che si dice, ci sono persone che pensano di difendere la democrazia e la libertà, mentre coloro che oggi hanno fischiato hanno solo umiliato e calpestato il significato più profondo di questa manifestazione». Conclusione: «E’ triste partecipare a una commemorazione che viene poi ricordata per le contestazioni e i fischi». Paolo Bolognesi, che ogni anno ripete inutilmente il suo invito a non fischiare i rappresentanti del governo, commenta amaro: «Questo è un autogol, contro la manifestazione e contro i famigliari, di una piazza antidemocratica che gli ha impedito di parlare. E’ un grande errore, anche perché così non siamo riusciti ad avere le risposte che volevamo avere sulla questione delle pensioni». Il suo discorso era stato preceduto dalla lettura dei messaggi del presidente Napolitano e di e del presidente della Camera Fini. «La strage alla stazione di Bologna fu frutto di una stagione di folle violenza terroristica che non va dimenticata», scive Napolitano. Mentre Fini ricorda che «è dovere assoluto acertare la verità». Bolognesi aveva battuto sulla mancata attuazione della legge 206 a favore delle vittime del terrorismo, ma anche sui tentativi di nascondere le verità processuali con nuove tesi tutte da provare (quelle basate sulle rivelazioni del terrorista Carlos, ndr), oltre che sul segreto di Stato e sulla necessità di individuare i mandanti della strage. Pierluigi Bersani, che ha partecipato alla manifestazione insieme al segretario del Pd Dario Franceschini, aggiunge: «Questo è un giorno carico di tensioni, mi dispiace che al di là delle critiche non si riesca a dare maggiore compostezza a questo momento». Dello stesso tono la dichiarazione di Franceschini: «Non è la prima volta, ma quando si sente fischiare in una manifestazione pubblica dispiace sempre».


3 agosto 2009 - Nuova Ferrara, Sardegna, Venezia/Tirreno/Corriere Alpi/Gazzetta Modena, Mantova, Reggio/Città Salerno/Alto Adige/Tribuna Treviso/Mattino Padova/Centro

Bondi fischiato dalla piazza
Ma il ministro reagisce: questa non è democrazia

BOLOGNA - La contestazione, come era nelle previsioni di una tradizione che si ripete da anni, c’è stata. Ma questa volta è stata molto più dura, sonora, prolungata, tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato quest’anno a rappresentare l’esecutivo alla cerimonia per il 29º anniversario della strage alla stazione di Bologna, a interrompersi a metà del suo discorso.
Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale della stazione sono partiti i fischi, qualche insulto, il grido ripetuto: «Vergogna, vai via». Già se n’erano andati l’Assemblea antifascista permanente dopo gli applausi al messaggio di Napolitano, e i sindacalisti delle Rdb, appena Bondi ha preso parola. Molti però erano rimasti e dalla piazza tradizionalmente ostile al centrodestra (quest’anno meno gremita complice il caldo e la giornata festiva), è partita la contestazione. Bondi ha reagito: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione. Io sono un democratico come quelli che fischiano e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti». All’ennesima interruzione, ha gridato al microfono: «Io vengo dal paese di San Terenzo Bardine (strage nazifascista nel 1944, ndr). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuole dire la democrazia e la dignita». Giù dal palco, prima di ripartire in auto con il figlio, ha aggiunto: «L’odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese. E’ triste partecipare a una commemorazione che alla fine viene ricordata solo per le contestazioni».
Dal palco Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime, con il governo era stato duro sui risarcimenti ancora incompleti a 5 anni dall’approvazione della legge. «La verità è che le vittime del terrorismo sono un peso opprimente per questi politicanti che non vorrebbero controlli, ma solo apparire in tv il giorno degli anniversari» ha detto, tornando a ribadire la matrice fascista della strage, sancita dalle sentenze, e a bollare come «polveroni» le piste alternative agitate a ogni vigilia. Ha poi condannato i fischi che «danno una via di fuga al governo». Lui aspettava «risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni che non sono arrivate. Bondi non me le ha date perchè è stato interrotto dai fischi, però non ne ho avute neanche a margine».
Anche il neosindaco di Bologna Flavio Delbono, che nel suo discorso, ha messo l’accento sull’esigenza, dopo 29 anni, di rivedere la formula delle cerimonie, ha condannato il dissenso della piazza: «oggi è il giorno del ricordo, non delle polemiche». Dispiaciuti per la contestazione sia il leader del Pd Dario Franceschini che il suo avversario per la segreteria Pier Luigi Bersani. Insieme hanno partecipato al corteo che da piazza Maggiore si è snodato fino alla stazione con i familiari, la gente e i gonfaloni di tantissime città. «Dispiace, ma questo è un giorno carico di tensione perchè la ferita è ancora aperta», ha detto Bersani aggiungendo che per il 30º anniversario bisognerà vedere come dare sviluppo alla cerimonia, «immaginandola per i prossimi venti, trent’anni. Naturalmente in accordo con i parenti delle vittime» E Franceschini: «Questa è una piazza sempre molto carica di tensione».


3 agosto 2009 - QN Quotidiano Nazionale

Strage di Bologna, il dolore finisce
Fischi e insulti a Bondi per i nove minuti del suo discorso
di LUCA ORSI

BOLOGNA - FISCHI. Insulti. Pernacchie. Corna e pugni chiusi agitati con rabbia. Mani a megafono per offendere più forte. Per tutti i nove minuti del suo discorso, sul palco delle manifestazioni in ricordo della strage alla stazione di Bologna (2 agosto 1980: una bomba lasciò a terra 85 morti e 200 feriti) il ministro Sandro Bondi arrivato in ritardo, alle 10.10, a celebrazione iniziata deve subire la dura contestazione della piazza. Prima non riesce neppure a iniziare a leggere il discorso. Poi viene più e più volte interrotto. «Vada avanti a leggere», gli suggeriscono appena sembra vacillare sotto la protesta. Lui, invece, alza gli occhi dal foglio. Sceglie il corpo a corpo dialettico con i contestatori. AGITA il dito indice: «Sono un democratico quanto quelli che mi fischiano». Apriti cielo. «Voi non rispettate il significato più profondo di questa commemorazione», avverte, impennando la voce. Inutile. La piazza che nel frattempo, sull'esempio dei sindacati di base Rdb, si è vuotata per metà non si placa. Bondi legge ancora. Poi si interrompe: «Io oggi offro la testimonianza del dialogo. Questa è democrazia, non i fischi senza nessuna ragione e giustificazione». E' benzina sul fuoco. Tanto che, alla fine, il ministro deve chiudere urlando nel microfono per sovrastare i fischi. Ricorda un eccidio nazifascista nel suo paese natale, dove fu sindaco del Pci dal 1990 al 1992. «Io vengo dal paese della strage di Fivizzano grida . Lì sono morte 400 persone. Io so cosa vuol dire la democrazia e la libertà, non voi». E DIRE che Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage, aveva raccomandato di non contestare. Inascoltato, come ormai da un decennio. Pochissimi, infatti, i ministri che hanno limitato i danni sul palco del 2 agosto. «Io ero qui anche per ricordare la necessità di superare queste contrapposizioni, questo odio ideologico e politico che avvelena la politica italiana», commenta Bondi prima di ripartire. «Indegna gazzarra», stigmatizza Bolognesi. Ma aggiunge: «Aspettavamo risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni. Non sono arrivate». IL SINDACO di Bologna, Flavio Delbono, dal palco parla di «strage fascista, la cui storia è costellata di depistaggi, bugie mezze verità». E ammonisce dai «revisionisti di comodo». Poi riconosce la necessità, dopo 29 anni, di «rimettere in gioco rituali che ci danno un grande senso di identità, ma che non soddisfano più lo scopo principale per cui erano stati pensati». Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, si dice «avvilito dall'arroganza e l'intolleranza» con cui Bologna ha accolto Bondi. Sia il leader del Pd, Dario Franceschini, sia Pierluigi Bersani, suo avversario nella corsa alla segreteria, entrambi in corteo a Bologna, sono dispiaciuti per la contestazione, anche se «questo, si sa, è un giorno carico di tensione». Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, denuncia la protesta di «fanatici, i peggiori nemici della commemorazione». Mentre il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, parla di «indegna gazzarra contro il governo».


3 agosto 2009 - Brescia Oggi/L'Arena/Giornale di Vicenza

Fischi a Bondi, lite con la piazza
Il ministro: segno dell’odio ideologico nel nostro Paese

BOLOGNA - La contestazione, come nelle previsioni di una "tradizione" che si ripete da anni, c’è stata. Ma questa volta è stata molto più dura e prolungata, tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato quest’anno a rappresentare l’esecutivo alla cerimonia per il 29° anniversario della strage alla stazione di Bologna, a interrompersi a metà discorso. Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale sono partiti i fischi, qualche insulto e il grido: «Vergogna, vai via». C’è chi come l’Assemblea antifascista permanente aveva già lasciato la piazza dopo la lettura del messaggio, applaudito, del presidente della Repubblica. E chi, come i sindacalisti delle Rdb, se ne è andato appena Bondi ha preso parola. Ma molti sono rimasti e da una piazza tradizionalmente ostile per i rappresentanti del centrodestra (anche se quest’anno meno gremita del solito come il corteo, complice il caldo e la giornata festiva) è partita la contestazione.
Bondi dal palco ha reagito: «Così non rispettate il senso profondo della commemorazione. Io sono un democratico come quelli che fischiano e offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti. Questa è la democrazia, non la possibilità di fischiare senza giustificazione». E ancora: «Io vengo da San Terenzo Bardine (luogo di una strage nazifascista nel 1944, ndr). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuole dire la democrazia e la dignità». E giù dal palco, prima di lasciare la stazione, ha aggiunto: «Quanto è accaduto è il segno che l’odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese. È triste partecipare a una commemorazione che alla fine viene ricordata solo per le contestazioni».
Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dai familiari delle vittime, ha condannato i fischi ma per sottolineare sopraattutto che essi «danno una via di fuga al governo, questa gazzarra crea solo un martire in più per il governo». Il sindaco Flavio Delbono, che nel suo discorso, ha messo l’accento sull’esigenza, dopo 29 anni, di rivedere la formula delle cerimonie, ha condannato il dissenso della piazza sottolineando: «Oggi è il giorno del ricordo, non delle polemiche».
Dispiaciuti per la contestazione sia il segretario del Pd Franceschini che il suo avversario per la segreteria Bersani. Insieme hanno partecipato al corteo. «Dispiace, ma questo è un giorno carico di tensione perché la ferita è ancora apertà. Probabilmente c’è bisogno in occasione del 30° anniversario di vedere come dare sviluppo alla cerimonia, un’esigenza di cambiamento c’è, fermo restando la priorità alla sensibilità dei parenti».


3 agosto 2009 - Il Mattino

Bologna. S’è ripetuto, ieri alla cerimonia commemorativa della strage...
di ALMERICO DI MEGLIO

Bologna - S’è ripetuto, ieri alla cerimonia commemorativa della strage di Bologna di ventinove anni fa, un rituale contrassegnato negli ultimi anni dai fischi per il rappresentante del governo con le conseguenti aspre polemiche, ma con due novità: la piazza Medaglie d’Oro parecchio meno affollata e l’accresciuto numero di autorità e personalità politiche - a cominciare dal presidente della Camera Gianfranco Fini - che hanno insistito sull’esigenza di continuare gli sforzi per fare chiarezza completa e definitiva sul massacro (85 morti e più di 200 feriti). La contestazione stavolta ha investito il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi. È scattata dopo che era stato appunto letto il messaggio del capo dello Stato ed erano intervenuti il sindaco di Bologna, Flavio Delbono, e il presidente dell’Associazione familiari delle vittime, Paolo Bolognesi. Bondi ha preso la parola mentre un gruppo di partecipanti, in testa gli aderenti all’Assemblea antifascista permanente e i sindacalisti delle Rappresentanze di base, abbandonavano polemicamente la piazza diretti a piazza dell’Unità per una contromanifestazione. Ma la sua voce è stato presto subissata da salve di fischi, di grida ostili, di accuse e di inviti perentori ad abbandonare il palco. Solo quache decina i contestatori ma rumorosi al punto che Bondi non è riuscito a continuare il suo intervento benché tentasse di zittirli sollecitando senso di responsabilità («così non rispettate il senso più profondo della commemorazione») e poi alzando il tono della voce nel vano tentativo di superare il frastuono: «Io sono un democratico e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti. Questa è democrazia, non il fischiare senza nessuna ragione e nessuna giustificazione. Io vengo dal paese della strage di San Terenzo Bardine, lì sono morte 400 persone, so cosa vuol dire la democrazia e la libertà, non voi». Ma infine è stato costretto a rinunciare. Amara la sua considerazione mentre s’allontanava: «Quanto è accaduto è il segno che l’odio politico e ideologico è ancora profondo nel nostro Paese. È triste partecipare a una commemorazione che alla fine viene ricordata solo per le contestazioni». Il sindaco Delbono aveva facilmente presagito la piega che avrebbe preso la cerimonia, tanto da affermare ch’è giunto «il momento di ripensare le cerimonie, in modo che i valori che rappresentano non finiscano nel dimenticatoio». Ma aveva ribadito la "matrice fascista" della strage che invece viene da più parti rimessa in discussione o ridiscussa, a cominciare dall’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga. Sulla stessa linea Bolognesi, il quale aveva sostenuto che «la certezza della pena in Italia è riservata esclusivamente alle vittime e ai loro familiari» (era lo slogan segnato sul manifesto commemorativo dell’Associazione) e che «sarà il regolamento per il segreto di Stato a misurare la volontà di questo parlamento per il raggiungimento della verità». Bolognesi - che è stato riconfermato ieri presidente dell’Associazione delle vittime - s’è lamentato di non aver ottenuto da Bondi «risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni (ai familiari delle vittime e ai feriti, ndr): Bondi mi ha detto che non poteva darmele perché è stato interrotto dai fischi, però non ne ho avute neanche a margine». Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani, presenti a Bologna, hanno stigmatizzato la contestazione a Bondi. Bersani ha condiviso l’opportunità di "rivedere" in futuro la cerimonia. Per il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, «i soliti fischi hanno trasformato in un’indegna gazzarra contro il governo una manifestazione che doveva unire tutti gli italiani nel ricordo delle vittime e nella condanna dei terroristi».


3 agosto 2009 - Il Cittadino

Ancora una volta la rievocazione dell'attentato del 2 agosto 1980 scatena tensioni e polemiche; i familiari: «Rito da cambiare»
Strage di Bologna, fischi alla cerimonia
Contestato il ministro Bondi, costretto a interrompere il discorso
di Lucio Diletti

BOLOGNA - La contestazione, come era nelle previsioni di una "tradizione" che si ripete da anni, c’é stata. Ma questa volta è stata molto più dura, sonora, prolungata, tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato quest’anno a rappresentare l’esecutivo alla cerimonia per il 29esimo anniversario della strage alla stazione di Bologna, a interrompersi a metà del suo discorso. Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale della stazione sono partiti i fischi, qualche insulto, il grido ripetuto: «Vergogna, vai via». C’é chi come l’Assemblea antifascista permanente aveva già lasciato la piazza dopo la lettura del messaggio, applaudito, del presidente della Repubblica Napolitano. E chi, come i sindacalisti delle Rdb, se ne è andato appena Bondi ha preso parola. Ma molti sono rimasti e da una piazza tradizionalmente ostile per i rappresentanti del centrodestra (anche se quest’anno meno gremita del solito come il corteo, complice il caldo e la giornata festiva), è partita la contestazione contro il ministro. Bondi dal palco ha reagito: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione». Poi ancora: «Io sono un democratico come quelli che fischiano e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti. Questa è la democrazia, non la possibilità di fischiare senza nessuna giustificazione». Quindi, all’ennesima interruzione, ha gridato al microfono, visibimente accalorato: «Io vengo dal paese di San Terenzo Bardine (luogo di una strage nazifascista nel 1944, ndr). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuole dire la democrazia e la dignita». Giù dal palco, prima di lasciare la stazione sulla sua macchina in compagnia del figlio Francesco, il ministro ha aggiunto: «Quanto è accaduto è il segno che l’odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese».Certo dal palco Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dai familiari delle vittime, non era stato tenero con il governo. Duro sui risarcimenti ai feriti che tardano a essere completati a cinque anni dall’approvazione della legge, ha scandito: «La verità è che le vittime del terrorismo sono un peso opprimente per questi politicanti che non vorrebbero controlli, ma solo apparire in tv il giorno degli anniversari» tornando a ribadire la matrice fascista della strage, sancita dalle sentenze, e a bollare come «polveroni» le piste alternative che vengono agitate a ogni vigilia.Bolognesi ha poi condannato i fischi ma per sottolineare che essi «danno una via di fuga al governo. Questa gazzarra crea solo un martire in più per il governo. Aspettavo delle risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni che non sono arrivate. Bondi - ha tenuto a precisare - non me le ha date perché è stato interrotto dai fischi, però non ne ho avute neanche a margine». Anche il neosindaco di Bologna Flavio Delbono, che nel suo discorso, ha messo l’accento sull’esigenza, dopo 29 anni, di rivedere la formula delle cerimonie, ha condannato il dissenso della piazza sottolineando che «oggi è il giorno del ricordo, non delle polemiche». Dispiaciuti per la contestazione sia il segretario del Pd Dario Franceschini che il suo avversario per la segreteria Pier Luigi Bersani. Insieme hanno partecipato al corteo che da piazza Maggiore si è snodato fino alla stazione con i familiari, la gente e i gonfaloni di tantissime città. «Dispiace, ma questo é un giorno carico di tensione perché la ferita è ancora apertà», ha detto Bersani.

3 agosto 2009 - La Provincia di Cremona

Politica e veleni
Bologna, la piazza fischia Bondi
Dura contestazione al 29° anniversario della strage alla stazione. Insulti e cori «Vergogna, vai via» contro il governo e il ministro che replica: «Così non si rispetta il senso della commemorazione» Napolitano: «Non bisogna dimenticare e proseguire la riflessione»
di Lucio Diletti

BOLOGNA — La contestazione, come era nelle previsioni di una ‘tradizione’ che si ripete da anni, c’è stata. Ma ieri è stata molto più dura, sonora, prolungata, tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato quest’anno a rappresentare l’esecutivo alla cerimonia per il 29° anniversario della strage alla stazione di Bologna, a interrompersi a metà del suo discorso. Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale della stazione sono partiti i fischi, qualche insulto, il grido ripetuto: «Vergogna, vai via». C’è chi come l’Assemblea antifascista permanente aveva già lasciato la piazza dopo la lettura del messaggio, applaudito, del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E chi, come i sindacalisti delle Rdb, se ne è andato appena Bondi ha iniziato il suo discorso. Ma molti sono rimasti e da una piazza tradizionalmente ostile per i rappresentanti del centrodestra è partita la contestazione contro il ministro. Bondi dal palco ha reagito: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione. Io sono un democratico come quelli che fischiano e offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti. Questa è la democrazia, non la possibilità di fischiare senza nessuna giustificazione». Quindi, all’ennesima interruzione, ha gridato al microfono: «Io vengo dal paese di San Terenzo Bardine (luogo di una strage nazifascista nel 1944, ndr). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuole dire democrazia e dignità». Giù dal palco, il ministro ha aggiunto: «Quanto è accaduto è il segno che l’odio politico e ideologico è ancora profondo nel nostro Paese». Anche il neosindaco di Bologna Flavio Delbono, che nel suo discorso, ha messo l’accento sull’esigenza, dopo 29 anni, di rivedere la formula delle cerimonie, ha condannato il dissenso della piazza sottolineando che «oggi è il giorno del ricordo, non delle polemiche». Dispiaciuti per la contestazione sia il segretario del Pd Dario Franceschini che il suo avversario per la segreteria Pier Luigi Bersani. Insieme hanno partecipato al corteo che da piazza Maggiore si è snodato fino alla stazione con i familiari, la gente e i gonfaloni di tantissime città. «Dispiace, ma questo è un giorno carico di tensione perché la ferita è ancora aperta», ha detto Bersani. Parole ripetute anche da Franceschini: «Questa è una piazza sempre molto carica di tensione». Nel messaggio inviato da Napolitano, il capo della Stato sottolinea che la strage di Bologna fu frutto di «una stagione di folle violenza terroristica che non va dimenticata solo sviluppando un impegno costante di corretta trasmissione della memoria è possibile diffondere la cultura della convivenza pacifica e della consapevole partecipazione all’esercizio dei diritti nell’ambito della legalità costituzionale». Anche il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha ricordato la strage del 2 agosto 1980: «La tragedia vissuta da Bologna e dall’Italia tutta è ancora viva nella memoria degli italiani» ha scritto Berlusconi nel messaggio inviato al presidente dell’associazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi.


3 agosto 2009 - La Gazzetta di Parma

STAZIONE DI BOLOGNA: 29 ANNI FA LA BOMBA I FAMILIARI DELLE VITTIME: «IL GOVERNO CI DEVE DELLE RISPOSTE». CONDANNA BIPARTISAN DELLA CONTESTAZIONE
Bologna, i fischi «oscurano» Bondi
Il ministro: «Il sacrificio rafforzò la democrazia». Capezzone: «Superare il dogma delle stragi fasciste»
di Lucio Diletti

BOLOGNA - La contestazione, come era nelle previsioni, c'è stata. Ma questa volta è stata molto più dura, sonora, prolungata, tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato a rappresentare l’esecutivo alla cerimonia per il 29esimo anniversario della strage alla stazione di Bologna, a interrompersi a metà del suo discorso.
Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale della stazione sono partiti i fischi, qualche insulto, il grido ripetuto: «Vergogna, vai via». C'è chi come l’Assemblea antifascista permanente aveva già lasciato la piazza dopo la lettura del messaggio, applaudito, del presidente della Repubblica Napolitano. E chi, come i sindacalisti delle Rdb, se ne è andato appena Bondi ha preso parola. Ma molti sono rimasti e da una piazza tradizionalmente ostile per i rappresentanti del centrodestra (anche se quest’an - no meno gremita del solito come il corteo, complice il caldo e la giornata festiva), è partita la contestazione contro il ministro.
Bondi, che ha esordito dicendo che «il sacrificio ha rafforzato la democrazia», dal palco ha reagito: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione ». Poi ancora: «Io sono un democratico come quelli che fischiano e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti».
Giù dal palco, prima di lasciare la stazione sulla sua macchina in compagnia del figlio Francesco, il ministro ha aggiunto: «Quanto è accaduto è il segno che l’odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese. è triste partecipare a una commemorazione che alla fine viene ricordata solo per le contestazioni».
Certo dal palco Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dai familiari delle vittime, non era stato tenero con il governo.
Duro sui risarcimenti ai feriti che tardano a essere completati a cinque anni dall’approvazione della legge, ha scandito: «La verità è che le vittime del terrorismo sono un peso opprimente per questi politicanti che non vorrebbero controlli, ma solo apparire in tv il giorno degli anniversari» tornando a ribadire la matrice fascista della strage, sancita dalle sentenze, e a bollare come «polveroni » le piste alternative che vengono agitate a ogni vigilia.
Bolognesi ha poi condannato i fischi, ma per sottolineare che essi «danno una via di fuga al governo. Questa gazzarra crea solo un martire in più per il governo. Aspettavo delle risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni che non sono arrivate. Bondi – ha tenuto a precisare – non me le ha date perchè è stato interrotto dai fischi, però non ne ho avute neanche a margine».
Dispiaciuti per la contestazione sia il segretario del Pd Dario Franceschini che il suo avversario per la segreteria Pier Luigi Bersani. Insieme hanno partecipato al corteo che da piazza Maggiore.
Intanto il portavoce del Pdl Daniele Capezzone sostiene che bisogna superare «il dogma» della strage fascista e riaprire il caso Mambro-Fioravanti: «I familiari delle vittime e le loro associazioni non dovrebbero accontentarsi di una verità ufficiale e politicamente corretta».


3 agosto 2009 - L'Unione Sarda

Strage di Bologna, fischi e veleni
La sinistra contesta Bondi. Il ministro: «Basta odio politico». L'intolleranza ha rovinato le celebrazioni del 29° anniversario della strage di Bologna: contestato e fischiato il ministro Bondi

BOLOGNA - La contestazione, come era nelle previsioni di una tradizione che si ripete da anni, c'è stata. Ma questa volta è stata molto più dura, sonora, prolungata, tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato quest'anno a rappresentare l'esecutivo alla cerimonia per il 29° anniversario della strage alla stazione di Bologna, a interrompersi a metà del suo discorso.
Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale della stazione sono partiti i fischi, qualche insulto, il grido ripetuto: «Vergogna, vai via». C'è chi come l'Assemblea antifascista permanente aveva già lasciato la piazza dopo la lettura del messaggio, applaudito, del presidente della Repubblica Napolitano. E chi, come i sindacalisti delle Rdb, se ne è andato appena Bondi ha preso parola. Ma molti sono rimasti e da una piazza tradizionalmente ostile per i rappresentanti del centrodestra è partita la contestazione contro il ministro.
Bondi dal palco ha reagito: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione». Poi ancora: «Io sono un democratico come quelli che fischiano e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti. Questa è la democrazia, non la possibilità di fischiare senza nessuna giustificazione». Quindi, all'ennesima interruzione, ha gridato al microfono, visibimente accalorato: «Io vengo dal paese di San Terenzo Bardine (luogo di una strage nazifascista nel 1944, ndr). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuole dire la democrazia e la dignita».
Giù dal palco, prima di lasciare la stazione sulla sua macchina in compagnia del figlio Francesco, il ministro ha aggiunto: «Quanto è accaduto è il segno che l'odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese. È triste partecipare a una commemorazione che alla fine viene ricordata solo per le contestazioni».
Il neosindaco di Bologna Flavio Delbono, che nel suo discorso, ha messo l'accento sull'esigenza, dopo 29 anni, di rivedere la formula delle cerimonie, ha condannato il dissenso della piazza sottolineando che «oggi è il giorno del ricordo, non delle polemiche».


3 agosto 2009 - L'Eco di Bergamo

Strage di Bologna, la piazza contesta Bondi
Il ministro, alla commemorazione per il 29° anniversario, interrotto più volte dai manifestanti abbandona il palco. Napolitano: «Fu, come altre, il frutto di una stagione di folle violenza terroristica che non deve essere dimenticata»

BOLOGNA - La contestazione, come era nelle previsioni di una «tradizione» che si ripete da anni, c'è stata. Ma questa volta è stata molto più dura tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato a rappresentare l'esecutivo alla cerimonia per il 29° della strage alla stazione di Bologna, a interrompere il suo discorso. Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale della stazione sono partiti i fischi, qualche insulto, il grido ripetuto: «Vergogna, vai via». C'è chi come l'Assemblea antifascista permanente aveva già lasciato la piazza dopo la lettura del messaggio, applaudito, del presidente della Repubblica Napolitano. E chi, come i sindacalisti delle Rdb, se ne è andato appena Bondi ha preso parola. Ma molti sono rimasti e da una piazza tradizionalmente ostile per i rappresentanti del centrodestra (anche se quest'anno meno gremita del solito come il corteo, complice il caldo e la giornata festiva), è partita la contestazione contro il ministro. Bondi ha reagito: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione». Poi ancora: «Io sono un democratico come quelli che fischiano e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti. Questa è la democrazia, non la possibilità di fischiare senza nessuna giustificazione».
BONDI: ODIO IDEOLOGICO ANCORA PROFONDO. Giù dal palco, prima di lasciare la stazione, il ministro ha aggiunto: «Quanto è accaduto è il segno che l'odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese. È triste partecipare a una commemorazione che alla fine viene ricordata solo per le contestazioni». Ma dal palco Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dai familiari delle vittime, non era stato tenero con il governo. Duro sui risarcimenti che tardano a essere completati a cinque anni dall'approvazione della legge, ha scandito: «La verità è che le vittime del terrorismo sono un peso opprimente per questi politicanti che non vorrebbero controlli, ma solo apparire in tv il giorno degli anniversari» tornando a ribadire la matrice fascista della strage, sancita dalle sentenze, e a bollare come «polveroni» le piste alternative. Bolognesi ha condannato i fischi sottolineando però che «danno una via di fuga al governo. Aspettavo delle risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni che non sono arrivate. Bondi non me le ha date perché è stato interrotto dai fischi, però non ne ho avute neanche a margine».
IL MESSAGGIO DI NAPOLITANO. A Paolo Bolognesi ha mandato un messaggio il capo dello Stato nel quale, tra l'altro, Napolitano ha affermato: «Quella strage, come altre che hanno dolorosamente segnato la vita della Nazione in quei tragici anni, fu frutto di una stagione di folle violenza terroristica che non deve essere dimenticata. Su di essa è necessario che prosegua una riflessione collettiva (...) per onorare le vittime e perpetuarne il ricordo presso le generazioni più giovani. Solo sviluppando un impegno costante di corretta trasmissione della memoria è possibile diffondere la cultura della convivenza pacifica e della consapevole partecipazione all'esercizio dei diritti nell'ambito della legalità costituzionale».
«RIVEDERE LA FORMULA DELLA CERIMONIA». Il neosindaco di Bologna Flavio Delbono, condannando il dissenso della piazza - «oggi è il giorno del ricordo, non delle polemiche» -, ha messo l'accento sull'esigenza, dopo 29 anni, di rivedere la formula delle cerimonie. Dispiaciuti per la contestazione sia il segretario del Pd Dario Franceschini sia il suo avversario per la segreteria Pier Luigi Bersani. «Dispiace, ma questo è un giorno carico di tensione perché la ferita è ancora aperta», ha detto Bersani. E Franceschini: «Questa è una piazza sempre molto carica di tensione». Bersani ha riconosciuto che «probabilmente c'è bisogno in occasione del 30° di vedere come dare sviluppo alla cerimonia, immaginandola per i prossimi venti o trent'anni».


3 agosto 2009 - Il Giornale di Brescia

Politica Segreti di Stato
Strage di Bologna: commemorazione segnata dai fischi
Bondi contestato replica: «Umiliate il ricordo» Il Pdl: «Ora bisogna superare il dogma fascista»

BOLOGNA - La contestazione, come era nelle previsioni di una «tradizione» che si ripete da anni, c’è stata. Ma questa volta è stata molto più dura, sonora, prolungata, tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato quest’anno a rappresentare l’esecutivo alla cerimonia per il 29° anniversario della strage alla stazione di Bologna, a interrompersi a metà del suo discorso.
Il ministro reagisce
Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale della Stazione sono partiti i fischi, qualche insulto, il grido ripetuto: «Vergogna, vai via». C’è chi come l’Assemblea antifascista permanente aveva già lasciato la piazza dopo la lettura del messaggio, applaudito, del presidente Napolitano. E chi, come i sindacalisti delle Rdb, se ne è andato appena Bondi ha preso parola. Ma molti sono rimasti e da una piazza tradizionalmente ostile per i rappresentanti del centrodestra, è partita la contestazione contro il ministro. Bondi dal palco ha reagito: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione». Poi ancora: «Io sono un democratico come quelli che fischiano e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti. Questa è la democrazia, non la possibilità di fischiare senza nessuna giustificazione». Quindi, all’ennesima interruzione, ha gridato al microfono, visibilmente accalorato: «Io vengo dal paese di San Terenzo Bardine (luogo di una strage nazifascista nel 1944, ndr). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuole dire la democrazia e la dignità».
Dal palco Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dai familiari delle vittime, non era stato tenero con il governo. Duro sui risarcimenti ai feriti che tardano a essere completati a 5 anni dall’approvazione della legge: «La verità è che le vittime del terrorismo sono un peso opprimente per questi politicanti che non vorrebbero controlli, ma solo apparire in tv il giorno degli anniversari» tornando a ribadire la matrice fascista della strage, sancita dalle sentenze, e a bollare come «polveroni» le piste alternative che vengono agitate a ogni vigilia. Bolognesi ha poi condannato i fischi ma per sottolineare che essi «danno una via di fuga al governo. Questa gazzarra crea solo un martire in più per il governo. Aspettavo delle risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni che non sono arrivate. Bondi non me le ha date perché è stato interrotto dai fischi, però non ne ho avute neanche a margine».
La politica vuole la verità
Sulla strage di Bologna è intervenuto Gianfranco Fini che sottolinea che «a tanti anni di distanza» è un «dovere assoluto delle Istituzioni accertare la verità in tutti i suoi aspetti». Per il presidente della Camera è doverosa, «per la città, gli italiani e la democrazia», «la ricostruzione nella sua completezza dei contorni, di quell’oscura e torbida azione destabilizzatrice che si abbattè su Bologna e sull’Italia». Diversi esponenti politici di entrambi gli schieramenti si riconoscono, seppur con alcune sfumature, nella necessità espressa da Fini di accertare una verità attesa da quasi tre decenni. Ma va ben oltre Capezzone, che invita a «mettere in discussione il "dogma" politico-giudiziario sull’ origine fascista della strage». Per il portavoce del Pdl, «i familiari delle vittime e le loro associazioni non dovrebbero accontentarsi di una verità "ufficiale", ma farebbero bene a cercare i veri mandanti e i veri esecutori». «Il "dogma" della strage fascista, sembra piuttosto un assunto ideologico, comodo per tanti, ma non sembra certo una verità convincente. Serve il «superamento del pregiudizio» e la riapertura «del caso Mambro-Fioravanti».


3 agosto 2009 - Tuscia web

Mazzoli e Marini in riunione con Marrazzo sul piano di riordino.
Presentate le istanze del territorio, raccolte questa mattina
"Non accetteremo il piano Morlacco"

Viterbo - Un fronte compatto contro la bozza del piano di riordino ospedalierio. Stamattina in Provincia il presidente Mazzoli ha incontrato i sindaci dei comuni di Acquapendente, Viterbo, Civita Castellana, Tarquinia e Montefiascone insieme ai sindacati, Cgil Fp, Cisl Fps, Uil Fps, Fials, Fsi, Ugl, Csa e Rdb per affrontare la questione sanità. La riunione è stata appositamente convocata in vista di quella in Regione in programma nel pomeriggio. Dalla voce dei primi cittadini e dei sindacati sono stati fatti presenti i problemi che potrebbero verificarsi se il piano sarà attuato. "Le istanze presentate stamattina – afferma il presidente Mazzoli – sono state interamente riportate alla riunione di oggi pomeriggio alla Pisana. Un incontro voluto dal presidente Marrazzo per fare il punto della situazione con gli enti locali". Tre le principali questioni affrontate. In primo luogo i tagli ai posti letto. "Già lo scorso anno la Tuscia ha subito un piano di riorganizzazione della sanità dal quale è uscita con difficoltà. La bozza del sub commissario Morlacco – spiega Mazzoli - prevede tagli pesantissimi e mette in discussione l'esistenza stessa dei presidi ospedalieri periferici. Inoltre la riduzione prevista è completamente sbagliata in quanto si basa su un censimento della popolazione del 2001. Oggi la realtà è diversa, gli abitanti sono 315mila, i calcoli quindi vanno fatti alla luce di questi dati. Questa proposta è inaccettabile". Il secondo punto riguarda invece la mobilità passiva. "Che sarà destinata – continua - inevitabilmente ad aumentare verso altri ospedali fuori regione, con il conseguente aumento della spesa pubblica. Perché le proposte costringeranno i cittadini a scegliere altri presidi fuori dai confini del Lazio". L'ultimo punto riguarda invece i recenti investimenti della Regione sugli ospedali della Tuscia. "Nell'ultimo periodo sono stati investiti milioni di euro per ammodernizzare e specializzare i nostri ospedali – continua il presidente – ora questo piano ne dichiara invece la fine. C'è qualcosa di poco razionale. Per questo non è possibile accettare questo piano. Infine abbiamo chiesto a Marrazzo a che punto siamo per il completamento di Belcolle". Il presidente della Regione Lazio durante la riunione ha chiesto agli enti locali di raccogliere le posizioni formali dei Comuni sulla bozza del piano di riordino ospedaliero per affrontare insieme la situazione. "Ora formalizzeremo le nostre posizioni. e le presenteremo in Regione. Certo è che il piano così com'è rimane inaccettabile. Il nostro territorio - conclude - ha già pagato un prezzo elevato e non può fare di più. Su questo siamo tutti d'accordo e lotteremo per i nostri diritti". Il sindaco Marini, presente alla riunione, presto convocherà la conferenza dei sindaci sulla sanità per fare il punto della situazione e trovare una posizione unitaria. Anche il sindaco Marini è intervenuto nel pomeriggio di oggi alla riunione con il Presidente della Regione Marrazzo e il vice presidente Montino, convocata a Roma per l’analisi della bozza per la riorganizzazione delle strutture sanitarie. "Premesso che ho ricevuto ufficialmente dalle autorità regionali la bozza solamente oggi, giorno della riunione - ha detto Marini - il documento è ad una prima analisi inaccettabile poiché penalizza il territorio viterbese a tutti gli effetti: non ha importanza chi lo ha elaborato, ciò che per me conta è evitare il forte disagio che si creerebbe con una tale proposta di ridimensionamento. Discutibili inoltre anche i dati enunciati nel documento, che stabiliscono in un 2,5 per mille l’indice di disponibilità posti letto - paziente. Secondo i dati in mio possesso, risulta che l’indice sia addirittura del 1,8 per mille, quindi ancora più inadeguato a sopperire alle esigenze. Ecco perché il 7 agosto convocherò la conferenza dei Sindaci per la Sanità, nella quale, oltre alla discussione dei punti all’ordine del giorno della precedente convocazione, manifesterò pienamente la mia opposizione al provvedimento regionale."


2 agosto 2009 - Ansa

STRAGE BOLOGNA:PIAZZA FISCHIA BONDI, DISCORSO INTERROTTO
MINISTRO, ODIO POLITICO RESTA PROFONDO; DELBONO, RIVEDERE IL RITO
di Lucio Diletti

(ANSA) - BOLOGNA, 2 AGO - La contestazione, come era nelle previsioni di una 'tradizionè che si ripete da anni, c'è stata. Ma questa volta è stata molto più dura, sonora, prolungata, tanto da costringere il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato quest'anno a rappresentare l'esecutivo alla cerimonia per il 29/o anniversario della strage alla stazione di Bologna, a interrompersi a metà del suo discorso. Appena il ministro ha cominciato a parlare, dal piazzale della stazione sono partiti i fischi, qualche insulto, il grido ripetuto: «Vergogna, vai via». C'è chi come l'Assemblea antifascista permanente aveva già lasciato la piazza dopo la lettura del messaggio, applaudito, del presidente della Repubblica Napolitano. E chi, come i sindacalisti delle Rdb, se ne è andato appena Bondi ha preso parola. Ma molti sono rimasti e da una piazza tradizionalmente ostile per i rappresentanti del centrodestra (anche se quest'anno meno gremita del solito come il corteo, complice il caldo e la giornata festiva), è partita la contestazione contro il ministro. Bondi dal palco ha reagito: «Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione». Poi ancora: «Io sono un democratico come quelli che fischiano e oggi offro una testimonianza del dialogo, rispettoso delle ragioni di tutti. Questa è la democrazia, non la possibilità di fischiare senza nessuna giustificazione». Quindi, all'ennesima interruzione, ha gridato al microfono, visibimente accalorato: «Io vengo dal paese di San Terenzo Bardine (luogo di una strage nazifascista nel 1944, ndr). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuole dire la democrazia e la dignita». Giù dal palco, prima di lasciare la stazione sulla sua macchina in compagnia del figlio Francesco, il ministro ha aggiunto: «Quanto è accaduto è il segno che l'odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese. È triste partecipare a una commemorazione che alla fine viene ricordata solo per le contestazioni». Certo dal palco Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dai familiari delle vittime, non era stato tenero con il governo. Duro sui risarcimenti ai feriti che tardano a essere completati a cinque anni dall'approvazione della legge, ha scandito: «La verità è che le vittime del terrorismo sono un peso opprimente per questi politicanti che non vorrebbero controlli, ma solo apparire in tv il giorno degli anniversari» tornando a ribadire la matrice fascista della strage, sancita dalle sentenze, e a bollare come «polveroni» le piste alternative che vengono agitate a ogni vigilia. Bolognesi ha poi condannato i fischi ma per sottolineare che essi «danno una via di fuga al governo. Questa gazzarra crea solo un martire in più per il governo. Aspettavo delle risposte sul segreto di Stato e sulle pensioni che non sono arrivate. Bondi - ha tenuto a precisare - non me le ha date perchè è stato interrotto dai fischi, però non ne ho avute neanche a margine». Anche il neosindaco di Bologna Flavio Delbono, che nel suo discorso, ha messo l'accento sull'esigenza, dopo 29 anni, di rivedere la formula delle cerimonie, ha condannato il dissenso della piazza sottolineando che «oggi è il giorno del ricordo, non delle polemiche». Dispiaciuti per la contestazione sia il segretario del Pd Dario Franceschini che il suo avversario per la segreteria Pier Luigi Bersani. Insieme hanno partecipato al corteo che da piazza Maggiore si è snodato fino alla stazione con i familiari, la gente e i gonfaloni di tantissime città. «Dispiace, ma questo è un giorno carico di tensione perchè la ferita è ancora apertà», ha detto Bersani. Parole ripetute anche da Franceschini: «Questa è una piazza sempre molto carica di tensione». E Bersani ha anche riconosciuto che «probabilmente c'è bisogno in occasione del 30/o anniversario di vedere come dare sviluppo alla cerimonia, immaginandola per i prossimi venti o trent'anni». Insomma, si tratta di un'esigenza di cambiamento «che c'è», fermo restando che, ha premesso, come priorità va considerata la sensibilità dei parenti.

STRAGE BOLOGNA: MENO GENTE A CORTEO, POI LE CONTESTAZIONI

(ANSA) - BOLOGNA, 2 AGO - Complici il caldo ma soprattutto la domenica, al corteo per il 29/o anniversario della strage di Bologna hanno partecipato meno persone rispetto al passato. La conferma si è avuta nella piazza Medaglie d'oro, quella davanti alla stazione e punto di arrivo del corteo, che verso le 10 mostrava ampi 'buchì. Qui è andata in scena la contestazione, ma in forme diverse. Molto applauditi invece sono stati i discorsi di Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime e di Flavio Delbono, al suo debutto come sindaco alla commemorazione. L'Assemblea antifascista, radunata dietro lo striscione 'Noi sappiamo noi non dimentichiamò, finita la sirena che segna l'inizio del minuto di silenzio e sulle parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (di cui si leggeva un messaggio), ha lasciato la piazza. «Lasceremo le istituzioni ad autorappresentarsi, avendo loro la responsabilità morale della strage», avevano spiegato poco prima. Poi sono partiti per una contromanifestazione diretta verso piazza dell'Unità. Contestazione silenziosa anche per le Rdb che con il loro striscione 'Mandate in pensione almeno il segreto di Statò, hanno aspettato la fine dei discorsi di Bolognesi e di Delbono. Poi appena è stato annunciato l'intervento del ministro Bondi, hanno fatto dietrofront e ripiegato lo striscione. Nello stesso istante è partita una raffica di fischi in crescendo, con decine di persone che hanno lasciato la piazza (quasi dimezzata) e altre che si sono avvicinate al palco urlando al ministro di andar via. «Se mandano Bondi, cosa si aspettavano? E comunque dopo le parole di Bolognesi, sarebbe stato difficile parlare per chiunque», ha commentato una donna. Un'altra però ha osservato: «Così ce li uccidono una volta di più ogni anno». Nel corteo è stato rispettato l'invito di Bolognesi di evitare bandiere di partiti politici. Unica eccezione, gli striscioni dei sindacati, mentre un ragazzo teneva in mano una bandiera arcobaleno della pace.


2 agosto 2009 - America Oggi online

Strage della stazione di Bologna. "Follia del terrorismo"
"Non dimenticare la follia del terrorismo". Questo il messaggio inviato dal presidente della Repubblica Napolitano durante la cerimonia per il 29/o anniversario della strage. Durante la manifestazione i ministro per i Beni culturali Bondi è stato duramente contestato. "L'odio politico è ancora profondo" ha dichiarato Franceschini

BOLOGNA - Complici il caldo ma soprattutto la domenica, al corteo per il 29/o anniversario della strage di Bologna hanno partecipato meno persone rispetto al passato. La conferma si è avuta nella piazza Medaglie d'oro, quella davanti alla stazione e punto di arrivo del corteo, che verso le 10 mostrava ampi 'buchi'. Qui è andata in scena la contestazione, ma in forme diverse. Molto applauditi invece sono stati i discorsi di Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime e di Flavio Delbono, al suo debutto come sindaco alla commemorazione. L'Assemblea antifascista, radunata dietro lo striscione 'Noi sappiamo noi non dimentichiamo', finita la sirena che segna l'inizio del minuto di silenzio e sulle parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (di cui si leggeva un messaggio), ha lasciato la piazza. "Lasceremo le istituzioni ad autorappresentarsi, avendo loro la responsabilità morale della strage", avevano spiegato poco prima. Poi sono partiti per una contromanifestazione diretta verso piazza dell'Unità.
Contestazione silenziosa anche per le Rdb che con il loro striscione 'Mandate in pensione almeno il segreto di Stato', hanno aspettato la fine dei discorsi di Bolognesi e di Delbono. Poi appena è stato annunciato l'intervento del ministro Bondi, hanno fatto dietrofront e ripiegato lo striscione. Nello stesso istante è partita una raffica di fischi in crescendo, con decine di persone che hanno lasciato la piazza (quasi dimezzata) e altre che si sono avvicinate al palco urlando al ministro di andar via. "Se mandano Bondi, cosa si aspettavano? E comunque dopo le parole di Bolognesi, sarebbe stato difficile parlare per chiunque", ha commentato una donna. Un'altra però ha osservato: "Così ce li uccidono una volta di più ogni anno". Nel corteo è stato rispettato l'invito di Bolognesi di evitare bandiere di partiti politici. Unica eccezione, gli striscioni dei sindacati, mentre un ragazzo teneva in mano una bandiera arcobaleno della pace.
Il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi è stato fischiato non appena ha preso la parola davanti alla stazione di Bologna per la cerimonia di commemorazione della strage di Bologna. Fischi e qualche insulto sono stati rivolti al ministro e poi gran parte della folla radunata nella piazza ha voltato le spalle e si è allontanata. Bondi, che aveva appena cominciato a parlare, ha interrotto il discorso e ha detto rivolgendosi alla gente: "Così non rispettate il senso più profondo della commemorazione". Il ministro ha ripreso a parlare tra i fischi, sempre più forti, da parte di decine di manifestanti che gli chiedevano di andar via facendo il segno con la mano, e coprendo quasi interamente le sue parole. Allora Bondi ha interrotto il discorso e gridando, per farsi sentire meglio, ha detto: "Questa è la testimonianza del dialogo che io oggi offro. Questa è democrazia, non il fischiare senza nessuna ragione e nessuna giustificazione". Poi ha concluso: "Io vengo dal paese della strage di San Terenzo Bardine (strage nazifascista dell'agosto del 1944 nel comune di Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, dove Bondi è nato, ndr). Lì sono morte 400 persone. So cosa vuol dire la democrazia e la libertà, non voi". "Quelli che hanno fischiato sono coloro che hanno umiliato il significato più profondo di questa celebrazione". E' stato questo il primo commento del ministro dei Beni culturali. "Questa celebrazione ha un significato in quanto siamo qui riuniti tutti per difendere i valori della democrazia e per ricordare una pagina tragica e sanguinosa della nostra democrazia. Quanto è accaduto è il segno che l'odio politico e ideologico è ancora così profondo nel nostro Paese. Io ero qui - ha proseguito - anche per ricordare la necessità di superare queste contrapposizioni, questo odio ideologico e politico che avvelena la politica italiana". "Ci sono persone - ha detto ancora il ministro prima di salire in macchina per lasciare Bologna - che contestano senza neppure ascoltare quello che si dice. Sono persone che pensano di difendere la democrazia e la libertà mentre coloro che oggi hanno fischiato - ha insistito Bondi - hanno solo umiliato e calpestato il significato profondo di questa celebrazione". "E' triste - ha concluso il ministro - partecipare ad una commemorazione che alla fine viene ricordata per le contestazioni e i fischi".
Sia Pierluigi Bersani, sia Dario Franceschini si sono detti dispiaciuti della contestazione che ha concluso le celebrazioni della strage di Bologna. "Dispiace, é sempre un giorno carico di tensione perché la ferita è ancora aperta", ha commentato Bersani, lasciando la piazza della stazione, sottolineando che "al di là delle giuste recriminazioni, non si riesce a dare a questo momento una maggiore compostezza". Parole simili per Franceschini: "Mi spiace, d'altronde è sempre una piazza molto carica di tensione". Bersani ha anche riconosciuto che "probabilmente c'é bisogno in occasione del 30/o anniversario di vedere come dare sviluppo alla cerimonia, immaginandola per i prossimi venti o trent'anni". Insomma, si tratta di un'esigenza di cambiamento "che c'é", fermo restando che, ha premesso, come priorità va considerata la sensibilità dei parenti. Sulla possibilità di rivedere la cerimonia, Franceschini si è invece sfilato: "Non sta a me dirlo", si è limitato a commentare il segretario del Pd.


2 agosto 2009 - Il Giornale di Vicenza

LA PROTESTA. I dipendenti del sindacato Rdb cub
hanno accolto il ministro con fischi, striscioni e slogan
«La faccina la mettiamo ogni giorno»

«Fannullone! Noi la faccia ce la mettiamo sempre». Lo hanno aspettato all’ingresso e dentro l’ospedale e l’hanno salutato con fischi, striscioni e slogan di protesta. Non ha ricevuto solo applausi e strette di mano ieri mattina il ministro Renato Brunetta, durante la sua visita bassanese, ma ha dovuto anche fare i conti con le rimostranze dei rappresentanti del sindacato Rdb Cub, che hanno posto l’attenzione sull’altra faccia delle azioni messe in atto dal rappresentante del governo nell’ambito della pubblica amministrazione.
«Brunetta viene a Bassano ad inaugurare le cosiddette faccine di gradimento - hanno sottolineato - ma dimentica che i lavoratori la "faccina" la mettono ogni giorno anche se le istituzioni non fanno il loro dovere, anche se manca personale, se si saltano ferie e riposi e se i carichi di lavoro sono inaccettabili».
I manifestanti hanno puntato il dito contro la possibilità offerta ai medici di «giocare» sulla libera professione e sul continuo allungarsi delle liste d’attesa e hanno ricordato come nel Veneto, a causa del blocco delle assunzioni, manchino ancora 2000 infermieri e centinaia di operatori. I portavoce del gruppo hanno infine posto l’accento sul divario tra gli stipendi dei direttori generali «eletti su volontà della casta» e quelli dei semplici lavoratori.(C.Z.)

IPAB. Tredici lavoratori a rischio mobilità, mercoledì fissato l’incontro tra cda e sindacati
Meridio: «Farò di tutto a garanzia dei posti»

Vicenza - «Farò di tutto per garantire i posti di lavoro tra il nostro ente e gli altri nell’accordo di programma». Alla vigilia dell’incontro di concertazione con i sindacati fissato per mercoledì, il presidente Ipab Gerardo Meridio usa toni morbidi, nonostante gli ultimi colpi inferti dai Cub e le polemiche sollevate da Cgil-Cisl-Uil. Il tema è quello dei 13 esuberi, 10 riguardanti i servizi generali e 3 fisioterapisti. Meridio torna sulla causa: «Siamo di fronte a meccanismi nuovi di assegnazione dei servizi sociali: il Comune ha intrapreso la strada della concorrenza con i pasti a domicilio e l’assistenza domiciliare». E sugli effetti: «Noi eroghiamo servizi cercando di salvaguardare i posti di lavoro, finché è possibile». Un passaggio anche sul tanto atteso piano industriale: «È strettamente legato all’accordo di programma con il Comune e pertanto dal momento che si parla di nuove strutture, posti letto, gestione dei centri diurni è necessario attendere la sua definizione. Questo intanto significa che con il Comune stiamo collaborando. E inoltre solo una volta che sarà definito il piano sarà possibile fare valutazioni sull’organizzazione dell’ente». Sul fatto che i lavoratori dei servizi generali sarebbero sottoposti a elevati carichi di lavoro e straordinari obietta: «Non mi risulta». Ritiene invece fondamentale l’incontro di mercoledì per valutare insieme con i sindacati tutto un piano di possibile recupero nell’ente o nell’ambito dell’accordo di programma: «Farò di tutto - assicura Meridio - per garantire i posti di lavoro». E ribadisce che il caso attiene tredici posti di lavoro e non il centinaio di lavoratori certificati in parziale inidoneità sui quali i sindacati avevano espresso in prospettiva i loro timori».(R.B.)


2 agosto 2009 - Tribuna di Treviso/Nuova Venezia

LA POLEMICA
Quanto ci costano gli emoticon?

BASSANO - Quanto costa ai cittadini l’installazione dei sofisticati "emoticon", le faccine misura gradimento che Brunetta è venuto a presentare ieri anche a Castelfranco? A chiederlo sono le rappresentanze sindacali di base dell’ospedale di Bassano, dove ieri mattina, durante un’analoga inaugurazione, è stato srotolato uno striscione con la scritta «Noi la faccia ce la mettiamo tutti i giorni» e mostrato una gigantografia in cui lo stesso Brunetta viene ripreso mentre dorme. «Dimentica il ministro - sottolineano i cub - che in Veneto mancano 2 mila infermieri e centinaia di operatori sociosanitari, perché il governo non sblocca le assunzioni».


2 agosto 2009 - Il Riformista

strage del 2 agosto
E Bondi va a Bologna per l'anniversario
di Antonella Cardone

Bologna - «Non vorremmo solo dei saluti», invocano i familiari delle vittime. «Mandate in pensione almeno il segreto di Stato», stanno scrivendo sul loro striscione le Rdb. Chissà se il ministro della Cultura Sandro Bondi darà risposte, oggi a Bologna, alle centinaia di persone che commemoreranno la strage del 2 agosto 1980: il più grave atto terroristico della storia italiana che provocò 85 morti e 200 feriti. Ci sarà anche il segretario Pd, Dario Franceschini. Da 29 anni la piazza chiede, a ogni anniversario, la verità. Oggi si conoscono i nomi degli esecutori materiali della strage, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, non ancora i mandanti. Ombre che l'allora primo ministro Carlo Azeglio Ciampi definiva - correva l'anno 1993 - «torbide alleanze per destabilizzare», rievocate sette anni dopo dal premier Giuliano Amato che condannò «bugie e connivenze e appoggi nello Stato». Poi, più nulla, cosicché oggi di avere chiarezza da Bondi, tra l'altro scelto come rappresentante del governo solo all'ultimo momento, le aspettative sono poche. Risposte si è certi arriveranno su un tema ormai già chiarito: quello del destino delle pensioni di invalidità alle vittime del terrorismo, attese da ormai 5 anni. Gli enti previdenziali hanno puntualizzato che solo per alcune posizioni hanno bisogno di ulteriori approfondimenti, le altre saranno presto pagate.
La verità storica, quello è un altro paio di maniche. «Per anni abbiamo aspettato che dopo le grandi dichiarazioni succedesse qualcosa, ormai abbiamo capito come funzionano le cose, ma non ci stanchiamo di chiedere, visto anche che a Bologna c'è una nuova inchiesta in corso, quella richiesta da An per verificare se è vero quanto afferma il terrorista Carlos, ovvero che fu strage di servizi statunitensi e israeliani. Per noi sono puttanate, ma vorremmo sapere che ne pensa il governo», sospira Bolognesi. Quantomeno, quest'anno, si è fatto pace con Rifondazione, malvista ambasciatrice di tesi al limite del revisionismo. Come quella di Andrea Colombo, capo ufficio stampa del gruppo Prc al Senato che, nel 2007, scrisse il libro innocentista (per il terrorismo di stampo fascista) Storia nera, recensito da Liberazione proprio a ridosso dell'anniversario della strage. L'altro giorno Paolo Bolognesi ha avuto un incontro con Paolo Ferrero: il segretario di Rifondazione è venuto a Bologna proprio per rassicurare che sul tema «c'è un cambio di registro».


2 agosto 2009 - La Repubblica

Contro Rossi i medici ricorrono al Tar
Continua la guerra alla delibera che unifica le liste d´attesa
Giorni fa decine di primari avevano scritto all´assessore per riconsiderare la decisione
di MICHELE BOCCI

Firenze - Venerdì i sindacati dei medici toscani hanno presentato ricorso al Tar contro la delibera della Regione sulla lista unica tra interventi in intramoenia e in regime ordinario. Al Tribunale amministrativo non è stata chiesta la sospensiva dell´atto, si è deciso di chiedere direttamente il giudizio di merito. Sempre venerdì è stato inviato un appello al presidente della Repubblica e sono partite le lettere di diffida ad applicare la delibera indirizzate a tutti i direttori generali delle aziende sanitarie ed ospedaliere toscane.
Siamo così al nuovo atto della sfida che vede contrapposte le sigle sindacali all´assessore alla salute Enrico Rossi. Pochi giorni fa era stata recapitata in Regione una lettera di una sessantina di primari di specialità chirurgiche in Toscana che chiedevano di riconsiderare la delibera. Rossi in quell´occasione ha risposto di non aver in programma modifiche dell´atto. «Cambiamo il sistema ma la lista unica rimane. Ho messo a disposizione 10 milioni di euro per aumentare le sedute. Aspettiamo adesso dalle aziende i progetti, che però non devono basarsi sull´attività aggiuntiva che tanto ci ha fatto spendere ma che poco ha migliorato i servizi. Le Asl potranno assumere personale, ricorrere allo straordinario e ad altre forme che consentano di aumentare le sedute per smaltire le liste. Se 10 milioni sono pochi siamo disposti ad aumentarli». Un paio di giorni fa l´assessore ha incassato l´apprezzamento per la delibera sulla lista unica dell´Rdb: «Finalmente vedremo concretizzarsi un atto che ripristina un minimo di dignità innanzi ad un bisogno non differibile, il diritto alla salute, oggi messo in discussione anche dalla disparità di trattamento tra poveri, nuovi poveri, ricchi e meno ricchi».
I sindacati dei medici parlano invece di «atto demagogico che ribalta le leggi nazionali. Unificare le liste di attesa non è un fatto di equità, questa si raggiunge tramite la riduzione dei tempi di attesa in regime istituzionale. Ma la delibera per questo scopo stanzia una cifra troppo bassa. C´è bisogno di interventi ben più consistenti se si vogliono abbassare le attese fino a tre mesi, come previsto. Ci vogliono chirurghi, infermieri, turni di sala operatoria».

L´anniversario del 2 agosto
Sulla commemorazione irrompe il caso-pensioni
Bolognesi: se Bondi non risponde andrò da Berlusconi. Nessuno annuncia fischi
di SILVIA BIGNAMI

Bologna - Si apre sul rebus irrisolto delle pensioni di invalidità congelate da Inps e Inpdap questo 29° anniversario della strage del 2 Agosto. Il presidente dell´associazione delle vittime Paolo Bolognesi aspetta al varco il ministro Sandro Bondi: «Deve darci delle risposte». Altrimenti? «Altrimenti tornerò a Roma, a bussare alla porta di Palazzo Chigi». Da Gianni Letta, o magari da Silvio Berlusconi.
Il caso delle pensioni e dei risarcimenti mancati tiene banco più della brutta tradizione dei fischi, quest´anno meno annunciati del solito. Cgil e Cisl assicurano il silenzio. Fials-Cisal, il sindacato autonomo dei dipendenti del teatro Comunale, si limiterà a uno striscione di protesta per il taglio al Fus. Mentre Rdb, Assemblea Antifascista e Prc, quando Bondi prenderà la parola, daranno vita a un secondo corteo fino a Piazza dell´Unità. Bolognesi punterà tutto sulle pensioni di invalidità per i feriti della strage, «passate da definitive a provvisorie». Gli istituti di previdenza però si difendono. Ieri l´Inpdap ha ribadito che «nessuna pensione è stata revocata». E il deputato Pdl Giuliano Cazzola attacca Bolognesi: «La questione è risolta. Lo dice anche una nota interna, la numero 43, dell´Inpdap. Chi solleva la questione lo fa per motivi politici infondati e inconsistenti». «Sarebbe meglio che Cazzola leggesse meglio quel che dico. Io non ho parlato di blocco, ma declassamento delle pensioni» è la replica di Bolognesi, difeso anche dall´associazione delle vittime. Oggi le commemorazioni si aprono alle 8,30 con il ricordo in consiglio comunale. Alle 9,15 il corteo parte da Piazza Nettuno fino a Piazza Medaglie D´Oro dove si terranno i discorsi, seguiti alle 10,25 dal minuto di silenzio. In piazza anche il segretario del Pd Dario Franceschini. Attesa per il neosindaco Flavio Delbono, che parlerà anche di come cambiare la commemorazione. Un tema toccato ieri anche dall´ex sindaco Guido Fanti, che ha proposto per il futuro «un minuto di silenzio di tutte le attività, alle 10,25 di ogni 2 agosto».


2 agosto 2009 - Nuova Ferrara/Gazzetta di Reggio

Ventinove anni dopo la strage con 85 morti,
alla stazione di Bologna si ripete la cerimonia per non dimenticare
Il fischio del treno e poi calerà il silenzio
Pensioni in ritardo e polemiche. Le nuove indagini: il terrorista Carlos accusa la Cia

BOLOGNA - Oggi alla cerimonia per il 29º anniversario della strage alla stazione di Bologna (85 morti e 200 feriti) si parlerà delle pensioni agli invalidi ed ai parenti delle vittime. Paolo Bolognesi, battagliero presidente dell’Associazione familiari delle vittime, si aspetta risposte dal ministro Sandro Bondi che rappresenterà il governo. Si tratta dell’incompleta attuazione della legge 206 del 2004 a favore delle vittime del terrorismo. L’Inps ha risposto che su 279 solo 7 domande sono giacenti, in attesa di un parere del Consiglio di Stato. E l’Inpdap, precisa l’on. Giuliano Cazzola, ha risolto nei giorni scorsi. Ma ci sarà anche altro ad animare la cerimonia che inizierà alle 8.30 nella sala del consiglio comunale con il ricevimento dei parenti delle vittime, poi con il corteo da piazza Maggiore alla stazione, il fischio del treno e il minuto di silenzio alle 10.25 ora della strage, e i discorsi di Bolognesi, di Bondi, del sindaco Delbono. Sul palco anche il leade del Pd Dario Franceschini.
Nonostante la sentenza definitiva (con la condanna di Fioravanti e Mambro), la Procura sta di nuovo indagando per risultanze della commissione Mitrokhin: a Bologna il 2 agosto 1980 c’era Tomas Kram, terrorista tedesco, esperto di esplosivi, legato al famoso Carlos. Proprio Carlos, interrogato in Francia in carcere ad aprile, accusa della strage la Cia. La Procura ha compiuto rogatorie in Francia e Germania e attende documenti dell’archivio della Stasi. Bolognesi, che non crede molto in questo filone, nei giorni scorsi si è scontrato verbalmente con parlamentari di destra. Non mancherà la protesta dell’Assemblea antifascista permanente che diserterà la cerimonia o della Rdb che lascerà la stazione quando prenderà la parola il ministro. Alla sera il concerto in piazza Maggiore chiuderà la giornata della memoria.


2 agosto 2009 - Il Gazzettino

«La sanità vicentina è un’eccellenza d’Italia»
Brunetta è stato contestato dalle Rdb: "Potevate spendere i soldi per assumere personale, i tagli stanno uccidendo gli ospedali"
di Gianfranco Baggio

Bassano - Per Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica e dell’innovazione, giornata da "bollino rosso", ieri, a Bassano. Per la sua visita all’ospedale di Bassano prima ha provato un percorso alternativo per giungere alla struttura poi si è imbattuto in un gruppo di delegati delle Rappresentanze sindacali di base che gli hanno srotolato davanti uno striscione che diceva "Noi le facce ce le mettiamo tutti i giorni". Il riferimento era per il dispositivo che il ministro era venuto a inaugurare, un progetto di rilevazione della qualità del servizio all’interno del nosocomio, denominato "Mettiamoci la faccia". L’esperimento parte in tre reparti del S. Bassiano: Oculistica, Cardiologia. Urologia.
Una visita veloce nelle tre divisioni, il taglio del nastro delle tre postazioni e poi tutti nell’aula magna per ascoltare Brunetta. Una giornata importante per la sanità bassanese, considerando che il ministro ha definito il S. Bassiano "l’eccellenza delle eccellenze nel contesto della sanità veneta e nazionale". Renato Brunetta ha poi parlato del rapporto privato-pubblico: «Nella sfera privata l’utente può cambiare se non è soddisfatto del servizio mentre nel settore pubblico non ha alternative. Ci vogliono allora meritocrazia e massima trasparenza. Questa sarà la rivoluzione».
Nel pomeriggio le Rdb Cub hanno insistito con un comunicato: "Quanto costa l’installazione di questi sofisticati apparecchi? I soldi potevano essere investiti in assunzioni di personale e per evitare le privatizzazioni e i tagli che il ministro, e con lui il Governo, stanno portando avanti negli ospedali e nelle case di riposo".

Rischiano il posto i 13 dipendenti Ipab. Il sindacato scrive al Prefetto
di Matteo Crestani

Vicenza - I tredici dipendenti dell’Ipab di Vicenza per i quali è stata avviata la procedura di mobilità presso altri enti rischiano sempre di più il proprio posto di lavoro. Così l’Rdb-Cub si mobilita e ieri mattina ha scritto al prefetto di Vicenza Piero Mattei per proclamare lo stato di agitazione, con richiesta di incontri di conciliazione e raffreddamento. Chiare le ragioni descritte al Prefetto nella comunicazione del sindacato autonomo vicentino: "l’Amministrazione Ipab con provvedimento del 20 luglio scorso ha deliberato uno stato di eccedenza del personale dei Servizi Generali (10 lavoratori) e del personale del servizio "Riabilitazione" (3 lavoratori), sostenendo che è determinata rispettivamente dalla scadenza alla data del 30 giugno 2009, della convenzione sottoscritta con il comune di Vicenza, che affidava ad Ipab, il servizio di preparazione, confezionamento e consegna dei pasti a domicilio per utenti del comune di Vicenza e dalla contrazione dell’offerta dei posti letto nelle residenze dell’ente. Ha pertanto avviato la procedura di collocamento in disponibilità del personale risultato eccedente. Una scelta importante e delicata che non è stata in nessun modo concertata con le organizzazioni sindacali interne all’Ipap". Una situazione che, a detta dell’Rdb-Cub, non rispecchia lo stato delle cose: "i lavoratori dei Servizi Generali e Fisioterapisti sostengono di essere sottoposti ad elevati carichi di lavoro e a straordinari frequenti. Non esistono a nostra opinione le condizioni che dimostrino la scelta di mettere in "mobilità" 13 lavoratori Ipab". La richiesta dell’Rdb-Cub è forte: "vogliamo il ritiro della delibera". Ed il sindacato vicentino conclude la propria missiva al prefetto Piero Mattei scrivendo: "con la presente intende fare nostre le rimostranze dei dipendenti e proprio per questo intendiamo indire una giornata di sciopero nelle modalità e nei tempi previsti dalle norme vigenti". Una presa di posizione che non vede opporsi il presidente dell’Ipab di Vicenza, Gerardo Meridio, che conclude: "ci troviamo di fronte ad una situazione non certo facile a livello di gestione del personale. L’Ipab conta circa 570 dipendenti, dei quali un centinaio non sono adibiti a mansioni di assistenza. È arrivato il momento di razionalizzare. Il Comune di Vicenza, nel bando d’appalto avrebbe fatto meglio ad inserire una clausola di salvaguardia per la tutela dei dipendenti in servizio, così per i pasti a domicilio non ci sarebbero stati problemi per la gestione dei lavoratori, che sarebbero stati assorbiti dall’impresa aggiudicatrice dell’appalto".


2 agosto 2009 - Corriere di Bologna

Strage, sulle pensioni interviene Letta. A Bolognesi non basta: «Presa in giro»
Oggi la celebrazione con Bondi e Franceschini. L’incognita partecipazione
di Olivio Romanini

Bologna - A ventinove anni di distanza dal più grave atto terroristico del Dopoguerra saranno oggi il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, il leader nazionale del Pd Dario Franceschini, il sindaco Flavio Delbono e il presidente dell’associazione familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, a ricordare gli 85 morti e i 200 feriti della strage della stazione. A caratterizzare i giorni della vigilia della commemorazione non sono state, come al solito, le polemiche sulla pista alternativa che chiama in causa i terroristi Tomas Kram e Ilich Ramirez Sanchez «Carlos», ma la protesta dell’associazione dei familiari sulle pensioni agli invalidi e ai parenti delle vittime. Pensioni non ancora erogate a tutti coloro che hanno avanzato la domanda nel caso dell’Inps o diventate provvisorie, da definitive che erano dal 2006, nel caso dell’Inpdap.
Per il parlamentare del Pdl, Giuliano Cazzola, «se mai è esistita veramente la questione delle pensioni per le vittime della strage del Due Agosto, ora è superata, come risulta dalla nota della direzione generale dell’Inpdap». La questione però non è superata per niente per l’associazione dei familiari delle vittime. E sembrerebbe che non lo sia neanche per il governo.
Ieri, infatti, la presidenza del Consiglio ha scritto nuovamente all’associazione dei familiari per fare presente che sulla questione ha deciso di muoversi in prima persona il sottosegretario Gianni Letta.
Nella missiva si spiega che «visto il tempo trascorso» dalla legge 206 del 2004, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio «ha interessato i presidenti degli enti previdenziali » affinché la questione sia chiusa «entro un termine certo e immediato». Fuori dal burocratese, Letta intima dunque a Inps e Inpdap di risolvere immediatamente la questione. Tuttavia, l’intervento del sottosegretario non basta a Bolognesi: «Sono cinque anni — spiega — che va avanti questa storia, ci stanno prendendo in giro. In questi giorni l’Inps ha emesso una nota dove dà i suoi numeri: è dal 2004 che aspettavamo che battesse un colpo».
Come è ormai tradizione, nel corso della cerimonia non mancheranno le proteste. Come quelle dell’assemblea antifascista permanente che farà una contro-cerimonia in Bolognina o quella delle Rdb che lasceranno la stazione quando prenderà la parola il rappresentante del governo. L’anno scorso toccò al ministro Gianfranco Rotondi (che pure se la cavò molto bene) prendersi i fischi della piazza, quest’anno l’ingrato compito toccherà al ministro, Sandro Bondi.
Quest’anno l’anniversario cadrà di domenica e lo stesso Bolognesi non fa mistero che la partecipazione potrebbe risentirne: «Un calo di presenze è umano, è normale che in un giorno festivo ci sarà meno gente, come è successo gli altri anni in cui l’anniversario è caduto di domenica».
Nei giorni scorsi Bolognesi, che non è abituato a fare giri di parole e che in questi anni ha polemizzato duramente contro i vari governi di turno, è stato attaccato da esponenti del Pdl. E ieri il consiglio direttivo dell’associazione ha ribadito in una nota che «i testi dei manifesti, i discorsi e tutte le iniziative e le dichiarazioni del presidente Paolo Bolognesi vengono discusse e decise durante i consigli direttivi». E che, pertanto, «ogni attacco, anche personale, al presidente è un attacco a tutti i componenti dell’associazione ». Infine, circa l’ipotesi in campo da qualche anno di cambiare le modalità della commemorazione, anche il segretario del Pd Andrea De Maria si è detto favorevole, ma con un’importante premessa: «Devono essere i familiari delle vittime a deciderlo».


2 agosto 2009 - Vorriere del Veneto

Pochi controlli a bordo Actv blocca il premio agli autisti dei bus
L’azienda: non rispettano gli accordi Perdite elevate, colpa anche della crisi
di Paola Vescovi

VENEZIA — Gli autisti non controllano i biglietti a bordo degli autobus e Actv congela la quota parte del premio di risultato del 2008. Negli ultimi mesi infatti le vendite di titoli di viaggio nel comparto automobilistico sono crollate, con perdite di diverse centinaia di migliaia di euro. Colpa della crisi da un lato, che con il boom della cassa integrazione e dei licenziamenti ha causato una consistente contrazione dell'uso dei mezzi pubblici. Ma il fattore del calo di vendite, secondo Actv, è anche un altro: dai controlli effettuati in questi mesi a bordo degli autobus dai verificatori è emerso che soltanto la metà degli autisti effettua il controllo a vista vendendo, se necessario, il biglietto. Una soglia ancora troppo bassa per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, che sono la lotta all’evasione e l’incremento degli introiti.
Il risultato è che Actv ha per il momento bloccato parte del premio di risultato destinato ai dipendenti finchè la nuova prassi, sancita da un accordo sindacale, non «entrerà stabilmente a far parte delle attività operative ». La direzione lo ha scritto in una lettera che ha mandato a tutti i lavoratore il 23 luglio scorso. L’azienda così facendo ha avvertito i suoi dipendenti che proseguiranno le verifiche riservandosi di sbloccare il premio di risultato quando i numeri dell’iniziativa daranno maggiore soddisfazione. L’accordo sindacale, firmato da tutte le sigle eccetto Rdb Cub — che fra gli autisti ha una forte rappresentanza soprattutto nelle tratte extraurbane — impegna il conducente ad effettuare il controllo a vista nelle fasce serali e notturne, in cambio di un aggio in ragione del numero di biglietti venduti. Nel resto della giornata l’obbligo non c’è a causa del numero elevato di passeggeri che rischierebbe di allungare i tempi di percorrenza. La formula nelle intenzioni di Actv doveva servire a ridurre l’evasione tariffaria a bordo degli autobus in assenza dei verificatori. La campagna anti «portoghesi» è partita a fine inverno con il potenziamento dei controlli (verificatori) e l’impiego di guardie giurate nelle fasce notturne e serali che fungano da deterrente fra gli abusivi cronici. La terza tappa del progetto è appunto il controllo a vista a bordo da parte degli autisti nelle corse urbane ed extraurbane. Ma il bilancio del primo round, non ha dato, i frutti sperati proprio su questo ultimo fronte: «Il livello di adesione a questo tipo di progetto non si discosta dai precedenti rilievi, risultando quindi ancora non sufficiente a poter dire che questa prassi è entrata stabilmente a far parte delle attività operative », ha scritto la direzione nella nota.
Ci si metta poi anche la crisi economica che ha colpito gli utenti lavoratori, ed ecco che gli introiti del comparto automobilistico non sono più quelli di un tempo. «Quanto al premio di risultato — fa sapere Actv — i dipendenti sappiano che i soldi ci sono, nessuno glieli vuole portare via. Prima però ci aspettiamo come da accordi che vengano osservate le disposizioni di servizio».

Brunetta e i soldi al Sud «Il Veneto non si lamenti»
Il ministro: «Il Meridione ha bisogno di nuove risorse per iniziare a seguire l’esempio proprio delle nostre eccellenze regionali»
di Silvia Maria Dubois

BASSANO - «Non vedo motivo di malumore per il Veneto riguardo ai fondi stanziati per il Sud: sono stati dati per esigenze reali. Solo così, con risorse ben impegnate, il Sud raggiungerà i livelli di eccellenza di questa regione. Anzi: propongo un gemellaggio fra enti pubblici virtuosi come i veneti e quelli meno efficenti, un po’ come succede a scuola». Sceglie proprio quel Veneto «virtuoso e nervoso» degli ultimi tempi per annunciare la sua prossima audace iniziativa il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, ieri presente in tre ospedali per promuovere le «emoticons», pagelline telematiche con cui i cittadini possono votare il servizio dell’ente.
Assaggi di qualche agitazione Brunetta li ha fin da subito, quando a Bassano viene accolto da una piccola, ma rumorosa delegazione di contestatori Rdb-Cub: «Quanto costa l’installazione dei sofisticati emoticons? - gridano i sindacalisti, mentre espongono uno striscione e una gigantografia con Brunetta che dorme che di lì a poco vengono stracciati dagli uomini della sicurezza - . I lavoratori la faccina ce la mettono tutti i giorni nel loro posto di lavoro, anche se le istituzioni non fanno il loro dovere. Dimentica che nel Veneto mancano duemila infermieri e centinaia di operatori socio sanitari, perchè il suo governo non sblocca le assunzioni ».
Ma nell’irrequieto Nordest i sindacati non sono i soli a protestare: «Non mi sembra una gran cosa quella di mettere questi sistemi negli ospedali dove è già certificato un altissimo grado di eccellenza - chiosa nella seconda tappa il sindaco leghista di Cittadella Massimo Bitonci - .Perchè il ministro non ha cominciato da Roma, Palermo o Catania?». «Perchè l’eccellenza è contagiosa – risponde Brunetta, citando sempre il Veneto fra le regioni hanno recepito per prime anche la sua riforma – e perchè c’è sempre un margine per migliorare. La rivoluzione che noi stiamo facendo sul federalismo fiscale e la pubblica amministrazione significa unificare l’Italia». Una risposta ai malumori più recenti, quelli inerenti la decisione del governo Berlusconi che, attraverso il Cipe, ha sbloccato oltre quattro miliardi per la sola Sicilia e torna a progettare la creazione si un ente apposito per le aree del Sud. Lo stesso governatore Giancarlo Galan sulla questione ha già lanciato il suo attacco a quello che definisce «un certo ceto politico sudista»: «Il governo sbaglia, qui ottiene chi urla più forte - ha sottolineato in questi giorni Galan - . Un’ipotizzato ritorno alla Cassa del Mezzogiorno? Farina del diavolo». Ma anche qui Brunetta risponde prontamente. Anzi rilancia: «Il Veneto delle eccellenze non ha motivo di prendersela, quei soldi sono stati dati per esigenze reali e noi vigileremo sulla loro spesa - spiega il ministro - . Il Sud ha bisogno di classe dirigente e capitale nuovi e di cominciare ad impiegare bene le risorse, proprio come fa il Veneto ». Dopo il complimento, però, arriva l’annuncio dell’insolito gemellaggio: «Come succedeva a scuola, i più bravi hanno il compito di dare una mano ai meno bravi - annuncia Brunetta - e l'idea che proporrò al presidente Berlusconi e al ministro della Sanità è quella di lanciare un grande progetto di gemellaggi tra Usl, ospedali, aziende sociosanitarie eccellenti ovunque si collochino e aziende similari che lo vogliono diventare». Una sorta di «adozioni a distanza» tra aziende sanitarie della durata di due o tre anni. «L'idea mi è venuta oggi – aggiunge Brunetta – proprio visitando tre eccellenze straordinarie nel campo sociosanitorio a Bassano, Cittadella e Castelfranco». Insomma, il Nordest dovrà prendere per mano chi è rimasto un passo indietro o proprio ha smarrito la strada, in quella che non sembra affatto una piazzata, ma un serissimo capitolo del «nuovo piano di rilancio del Sud».
Non solo: Brunetta ricorda ai vertici sanitari «il dovere di pubblicare al più presto on line curricula, numeri di telefono ed email dei medici». Infine, da Castelfranco, viene diffuso l’ultimo monito ministeriale a sindaci, presidenti di Provincia o di Regione che non hanno comunicato al ministero le consulenze: «Dopo una verifica della corte dei conti, dovranno apportare il relativo ammontare di tasca propria».


1 agosto 2009 - Omniroma

CASA, ASIA-RDB: SCARCERATI CON OBBLIGO FIRMA 2 ARRESTATI A PISANA

(OMNIROMA) Roma, 01 ago - «Intorno alle 11.30 di questa mattina, Antonio e Sammy sono stati scarcerati con l'obbligo di firma giornaliero. Ad attenderli a piazzale Clodio un presidio di centinaia di persone, che hanno voluto portare la propria solidarietà ai due appartenenti ai movimenti per il diritto all'abitare». Lo comunica Asia Rdb con una nota. «I provvedimenti emessi dal giudice servono a giustificare il comportamento assunto dalle forze dell'ordine e mirano a criminalizzare chi lotta per il diritto alla casa - continua la nota - Pertanto i due attivisti, anche se liberati, restano privati della libertà di movimento. Proprio la capacità di resistere al livello di repressione messo in campo ha prodotto dei risultati in avanti sul piano casa regionale. Incontrando i movimenti ieri pomeriggio alla Pisana lo stesso Marrazzo ha infatti accolto formalmente due proposte che, dalla settimana prossima, diventeranno emendamenti: il primo, trasforma in misura permanente il finanziamento straordinario di 150 milioni, per tre anni, per l'edilizia popolare previsto nella legge; il secondo, specifica la norma che prevede il 20 per cento di 'edilizia sociale (housing sociale) per le aree di nuova edificazione. Di quella percentuale, almeno il 50 per cento sarà destinato a edilizia popolare. Continueremo a presidiare nei prossimi giorni la discussione alla regione per verificare il mantenimento degli impegni presi».


1 agosto 2009 - Ansa

STRAGE BOLOGNA: DOMANI ANNIVERSARIO CON POLEMICA SU PENSIONI
DA ANNI PARTE DELLA PIAZZA FISCHIA CHI RAPPRESENTA IL GOVERNO

(ANSA) - BOLOGNA, 1 AGO - Potrà sembrare paradossale, ma domani alla cerimonia per il 29/o anniversario della strage alla stazione di Bologna (85 morti e 200 feriti) sarà il tema delle pensioni agli invalidi ed ai parenti delle vittime a tenere banco. Paolo Bolognesi, battagliero presidente dell'Associazione fra i familiari delle vittime, è stato chiaro: si aspetta delle risposte dal Governo e chi dovrà darle è il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, delegato a rappresentare l'esecutivo. L'ennesima polemica, che puntualmente vivacizza i giorni che precedono l'anniversario, è scoppiata sull'incompleta attuazione delle norme della legge 206 del 2004 a favore delle vittime del terrorismo e sulla questione dell'erogazione delle pensioni agli invalidi. Pensioni non ancora erogate a tutti coloro che hanno avanzato la domanda nel caso dell'Inps o diventate provvisorie, da definitive che erano dal 2006 secondo il presidente Bolognesi, nel caso dell'Inpdap. A nulla sono valse per ora le precisazioni dell'Istituto di previdenza, che ieri, chiamato in causa, ha risposto ricordando che solo sette domande sono giacenti su 279 richieste in attesa di un parere del Consiglio di Stato e che non ci sono stati ritardi nell' espletamento delle pratiche. Sarà dunque forse il ministro Bondi a fugare i dubbi ed a garantire l'impegno del Governo per dare completa attuazione ad una legge che risale a cinque anni fa e sulla quale l' Associazione aveva criticato anche l'esecutivo precedente. Ma non ci sarà solo il tema delle pensioni ad animare la cerimonia che, come di consueto, inizierà alle 8.30 nella sala del consiglio comunale con il ricevimento dei parenti delle vittime per poi proseguire con il corteo e i discorsi nel piazzale della stazione, intervellati, alle 10.25 ora della strage, dal minuto di silenzio. La Procura di Bologna infatti da tempo ha aperto un nuovo filone di indagine (nato dalle risultanze della commissione Mitrokhin), legato alla presenza a Bologna il 2 agosto 1980 di Tomas Kram, terrorista tedesco, esperto di esplosivi, legato al famos Carlos, altro terrorista, rinchiuso nelle carceri francesi che nell'interrogatorio svoltosi nell'aprile scorso ha addossato la responsabilità della strage alla Cia. La Procura ha compiuto alcune rogatorie in Francia e Germania ed è in attesa di diversi documenti dall'estero, compresi quelli in possesso della Stasi. Bolognesi nei giorni scorsi non si è detto contrario alla riapertura del processo, ma in presenza di fatti seri, «non di puttanate». Parole un pò forti che hanno irritato alcuni parlamentari del centro destra, come Enzo Raisi e Fabio Garagnani, che hanno accusato Bolognesi di offendere il Parlamento e di gettare discredito sugli stessi parenti delle vittime. A completare il quadro non mancano naturalmente le proteste annunciate, come quella dell'Assemblea antifascista permanente che diserterà la cerimonia o quella della Rdb che lascerà la stazione quando prenderà la parola il rappresentante del governo. Ormai le proteste, spesso a prescindere, con contorno di fischi più o meno sonori, sono una caratteristica dell' anniversario. L'anno scorso, come molti altri prima di lui negli anni precedenti, ci andò di mezzo il ministro per l'Attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi, che pure fece un discorso apprezzato dall'Associazione e non solo. Domani si vedrà se anche questa 'tradizionè verrà rispettata mentre sul palco farà il suo debutto alla cerimonia il neosindaco di Bologna Flavio Delbono. Alla sera il consueto concerto in piazza Maggiore chiuderà la giornata della memoria.


1 agosto 2009 - IMG Press

VIGILI DEL FUOCO OBBLIGATI A LAVORARE SENZA RIPOSO: SOTTO DISCIPLINA E SANZIONATO CHI SI RIFIUTA

In tutti i Comandi dei Vigili del Fuoco d’Italia si costringono i lavoratori a turni insostenibili ed in violazione delle norme contrattuali. Vengono infatti richieste 24 ore consecutive senza risposo, rispetto ad un orario ordinario articolato in 12 ore lavorative seguite da 24 di riposo, altre 12 lavorative con 48 di riposo. Ancor più grave la condizione del personale che si trova nelle zone terremotate: dopo una giornata intera di 16 ore di lavoro viene obbligato nelle restanti 8 ore notturne, che dovrebbero servire per un normale recupero psicofisico, ad ulteriori interventi di soccorso legati alla campagna antincendio, per poi riprendere a lavorare la mattina dopo per il ripristino dei beni nelle zone terremotate. Chi si rifiuta di sostenere questi turni massacranti viene sottoposto a Consiglio di Disciplina e subisce trattenute sullo stipendio. "Cosa si pretende da noi? Dobbiamo forse morire di fatica?", denuncia Antonio Jiritano, della direzione nazionale RdB-CUB Pubblico Impiego. "Non solo dobbiamo garantire la partenza da tutta Italia per le zone terremotate, fare fronte a mezzo paese in fiamme, ma subire anche le determinazioni del Ministero dell’Interno che, complici alcuni dirigenti carrieristi, manda i lavoratori sotto Consiglio di Disciplina perché non ce la fanno fisicamente a lavorare per 24 ore continuative". "Questa gravissima imposizione - prosegue Jiritano - non solo arriva dopo un periodo di enorme sforzo per il personale (terremoto, disastro di Viareggio, avvio della campagna antincendio), ma adesso non è in alcun modo giustificabile e deriva solo dalla mancata volontà di rafforzare un organico carente che richiederebbe nuove assunzioni". "Per trovare una soluzione che interrompa questa vessazione nei confronti dei lavoratori la RdB-CUB si è rivolta immediatamente al Ministro Maroni. Certo è che finora il Ministro ed il Governo non si sono distinti per tenace attenzione ai problemi del soccorso nel paese ed ai vigili del fuoco", conclude il dirigente RdB-CUB P.I.


1 agosto 2009 - La Repubblica

Il ministro Bondi sul palco del 2 Agosto
Bolognesi: "Esponente autorevole, ma sulle pensioni sarò molto critico"
Inps e Inpdap spiegano che cosa hanno fatto ma i famigliari non sono soddisfatti
di LUIGI SPEZIA

Bologna - E´ Sandro Bondi il rappresentante designato in zona Cesarini dal governo per partecipare alla manifestazione del 2 Agosto. Il ministro della Cultura di Berlusconi salirà sul palco con le autorità cittadine e pronuncerà uno dei discorsi ufficiali, come il sindaco Delbono e il presidente dell´Associazione delle Vittime Paolo Bolognesi. Bondi non ha voluto fare anticipazioni del suo intervento, ma sarà lui a dover dare domani, davanti alla lapide dei morti della strage, le risposte alle questioni sollevate in questi giorni dall´Associazione.
Bolognesi - che raccomanda di non esporre ai fischi, ormai «tradizionali», i partecipanti al comizio - ha sempre detto che non ne faceva una questione di nomi, quindi ha accolto la designazione con rispetto istituzionale: «Credo che sia importante quel che viene a dire e le rassicurazioni che verrà a dare ai familiari», dice Bolognesi ricordando che l´anno scorso Gianfranco Rotondi «fece un discorso molto corretto e molto bello, mi aspetto da Bondi una cosa analoga. Bondi ha una sua autorevolezza e non penso verrà qui solo a portare i saluti del governo, ma a dire cose che faranno piacere alla città».
Una delle questioni irrisolte riguarda le pensioni di invalidità congelate dall´Inpdap. Ieri Inps e Inpdap hanno replicato alle critiche espresse in questi giorni da Bolognesi. Hanno citato numeri, hanno negato di aver bloccato le pensioni. L´Inps ha scritto di avere «un assoluto e doveroso rispetto del dolore di chi è stato vittima del terrorismo, eppure la verifica delle posizioni richiede un altrettanto doveroso esame trattandosi sempre e comunque di denaro pubblico». Ma nella sostanza, le precisazioni non hanno soddisfatto Bolognesi: «Io ho tempo fino a domani (oggi, Ndr) per cambiare il mio discorso. Per il momento la mia posizione rimane negativa», ha detto il presidente dell´Associazione.
Oltre alle pensioni, ci sono aperte anche questioni come il riconoscimento del gratuito patrocinio per i parenti delle vittime e il segreto di Stato. E a proposito di quest´ultimo, il sindacato Rdb scenderà in piazza con uno striscione, «Mandate in pensione almeno il segreto di Stato». Massimo Betti, il segretario, annuncia che dopo il discorso di Bondi «gli gireremo le spalle e ce ne andremo». Per Betti, la manifestazione «è sicuramente il momento più importante delle iniziative previste, perché c´è la diretta partecipazione dei cittadini che non intendono dimenticare né la matrice fascista della strage né i continui depistaggi».


1 agosto 2009 - Il Resto del Carlino

Bondi: «Vengo a Bologna con spirito di rispetto»
Bolognesi: «Importante ciò che dirà per rassicurare i familiari»
di LUCA ORSI

Bologna - SARA' Sandro Bondi, il ministro dei Beni culturali, a parlare domani, a nome del governo, dal palco di piazza Medaglie d'Oro durante le tradizionali manifestazioni del 2 Agosto. Proscenio difficile, che da anni con rare eccezioni riserva fischi e aperta ostilità per il ministro di turno. «Vengo a Bologna senza alcun timore, con spirito di estremo rispetto», afferma Bondi. Che ieri mattina ha saputo dal premier, Silvio Berlusconi, di doversi preparare per una domenica calda. «Parlerò di ciò che ha unito la nostra democrazia contro il terrorismo delle stragi spiega il ministro e di ciò che ancora è necessario fare». Bondi, afferma Paolo Bolognesi (nella foto piccola) presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage, fino a ieri irritato per il temporeggiare del governo nella scelta del proprio rappresentante «ha una sua autorevolezza e non è che viene qui a fare saluti, ma a dire cose che penso faranno piacere alla città». E' importante «quel che dirà e le rassicurazioni che verrà a dare ai familiari. Se dice questo va bene». Bolognesi ricorda che l'anno scorso Gianfranco Rotondi sostituì all'ultimo minuto il Guardasigilli Angelino Alfano. E fece «un discorso molto corretto e molto bello. Mi aspetto da Bondi una cosa analoga». «Ho il massimo rispetto dell'associazione dei familiari delle vittime e delle istituzioni democratiche», commenta il ministro. Quindi precisa: «Vengo come un uomo che ama la democrazia. Un uomo che allora, nel 1980, era di sinistra (Bondi militò a lungo nel Pci, ndr), e che non ha mai abbandonato certi valori». IN PIAZZA, davanti alla stazione, i sindacati di base Rdb non ascolteranno il discorso di Bondi. «Quando il ministro prenderà la parola gli gireremo le spalle e ce ne andremo», annuncia Massimo Betti, responsabile delle Rdb. Che saranno in corteo con uno striscione che recita Mandate in pensione almeno il segreto di Stato. Anche l'Assemblea antifascista, che rivendica il diritto di contestare gli oratori istituzionali, lascerà piazza Medaglie d'Oro e proseguirà il proprio «corteo della memoria» fino a piazza dell'Unità. Ma la Cisl boccia le proteste. «Siamo contrari a qualsiasi manifestazione di contestazione o contro corteo, che non fanno altro che creare inutili tensioni», afferma il segretario Alessandro Alberani. Intanto, il sito www.cielilimpidi.com pubblica alcune dichiarazioni del tenente colonnello Silvio Di Napoli, rilasciate nel 1986 a Carlo Mastelloni, allora giudice istruttore di Venezia. Secondo l'articolo, dalle parole dell'ex ufficiale del Sismi si evincerebbe che l'attentato alla stazione fu una ritorsione del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), che prese contatto con il terrorista Carlos dopo la condanna di Abu Anzeh Saleh, capo della struttura militare dell'Fplp in Italia, e il sequestro di alcuni missili Sam 7 Strela a Ortona. Enzo Raisi, deputato del Pdl, presenterà un'interrogazione parlamentare «per scoprire se questo documento fosse mai arrivato alla procura di Bologna e perché non venne preso in considerazione».

Rovigo. DALLA RADIO, ai volantini ai codici penali, il passo può essere breve...

Rovigo - DALLA RADIO, ai volantini ai codici penali, il passo può essere breve. Così il Comune di Rovigo annuncia di aver dato mandato ad un avvocato di tutelare la sua immagine che sarebbe stata danneggiata da un volantino di un sindacalista. Fabio Raule, dipendente del Comune di Rovigo e sindacalista delle Rdb (rappresentanze di base), dopo aver denunciato i bonus dei manager d'oro' del Comune di Rovigo a Radio 24, lunedì scorso è tornato a fustigare il Comune con un volantino chiedendo al sindaco Merchiori un incontro con le Rdb e maggior trasparenza. Ora, a stretto giro di posta, la risposta del Comune di Rovigo arriva sotto forma di un comunicato inoltrato alla stampa. «In merito all'ennesimo volantino e alle dichiarazioni emerse sulla stampa contro l'amministrazione comunale - si legge nella nota- diffusi da un componente della lista Rdb, la Giunta comunale ritiene di dover tutelare l'immagine dell'amministrazione stessa fortemente lesa da affermazioni gratuite e non documentate, per uqesto motivo intende valutare la possibilità di promuove nelle sedi opportune tutte le azioni necessarie per difendere l'immagine dell'amminsitrazione stessa, anche nell'interesse di tutti i dipendenti. A tal fine ha dato mandato al legale del Comune di individuare l'azione più idonea ad assicurare la tutela dell'amministrazione stessa, ove occorra, anche in sede giudiziaria. «Mi riservo di commentare la decisione dice Fabio Raule . Aspetterò di capire che passi fare per tutelare la mia dignità, quindi consulterò il mio avvocato. Poi aspetterò anche di vedere se c'è una reazione da parte dei lavoratori. Mi sembra comunque che, a questo punto, siamo di fronte a una censura. Del resto aggiunge il sindacalista sono già stato oggetto di diversi provvedimenti disciplinari. Uno dei quali per aver pubblicato gli emolumenti dei dirigenti, cosa che, ora, è diventata legge dello Stato».


1 agosto 2009 - Il Giornale di Vicenza

CASO IPAB. Proclamato lo stato di agitazione, in vista uno sciopero
RdB Cub chiede aiuto al prefetto
«13 esuberi? Ma se fanno gli straordinari»

Vicenza - Diventa un caso sindacale - unico per ora in Veneto- la messa in disponibilità di 13 dipendenti dell’Ipab di Vicenza che, secondo l’ente di assistenza, da un giorno all’altro non servirebbero più. Le rappresentanze RdB Cub hanno dichiarato ieri lo stato di agitazione di tutto il personale Ipab e chiesto una convocazione urgente al prefetto per una conciliazione e lo stop immediato ai provvedimenti.
Nei giorni scorsi Cgil, Cisl e Uil avevano convocato una assemblea col personale dopo l’annuncio il 20 luglio da parte del presidente Ipab, Gerardo Meridio, di un esubero di 10 lavoratori dei servizi generali e di 3 dei servizi di riabilitazione, evidenziando che su questi lavoratori in realtà si giochi una partita politica tra Ipab e Comune, governati da maggioranze diverse (Meridio è minoranza in consiglio comunale, l’assessore comunale Giuliari è maggioranza).
Una nuova assemblea ha coinvolto i sempre più allarmati lavoratori stavolta con Rdb Cub, in cui è stato ribadito che secondo l’Ipab l’eccedenza del personale è legata al mancato rinnovo della convenzione sui pasti a domicilio tra Ipab e Comune (Ipab non ha partecipato alla gara, l’appalto è diventato esterno) ma anche alla contrazione dell’offerta di posti letto negli istituti per anziani dell’Ipab. «Una scelta importante e delicata che non è stata in nessun modo concertata con le organizzazioni sindacali interne all’Ipab - scrivono Rdb Cub al prefetto - I lavoratori dei Servizi generali e fisioterapisti invece sostengono di essere sottoposti ad elevati carichi di lavoro e a straordinari frequenti. Non esistono a nostra opinione condizioni che dimostrino la scelta di mettere in "mobilità" 13 lavoratori Ipab. Noi chiediamo il ritiro della delibera n.94 del 20 giugno 2009 e denunciamo l’atteggiamento di non disponibilità alla trattativa che la direzione aziendale continua a tenere».
Rdb Cub intendono proclamare una giornata di sciopero ma attendono anche una convocazione in prefettura, già certi che la messa in disponibilità non avrà esiti fortunati: due mesi di tempo per una ricollocazione oppure la mobilità.
Ma a tutt’oggi - secondo una prima ricognizione - non esistono enti pubblici con posti idonei dove i lavoratori possano essere ricollocati nel Vicentino: sono arrivati già i primi ufficiosi no, forse un unico posto di lavoro potrebbe spuntare in Camera di commercio. Troppo poco. Poi si aprirebbero possibili chiamate da altre province e regioni, con ovvi problemi di trasferimenti.
Mercoledì 5 agosto è fissato l’incontro di concertazione con consiglio di amministrazione e presidente Meridio.


1 agosto 2009 - Liberazione

Il business del neonato non si ferma ai pannolini
Paola, Daniela, Silvia da oggi disoccupate
di Fabio Sebastiani

Roma - "Vivere per lavorare", "lavorare senza vivere", "vivere senza lavorare". L'abbiamo declinata in mille modi la follia della "precarizzazione a prescindere". Ma c'è una categoria di lavoratori e lavoratrici che, se possibile, ha perso le parole per raccontare l'assurdità di "non lavorare né vivere". Sono i precari e le precarie, supplenti, della scuola. Le mille storie di Paola, Daniela, Silvia, Alberto, costretti a scegliere tutte le mattine tra l'attesa davanti al telefono fisso, o a uno mobile, imprecando non appena perde campo, e sempre che possano permettersi il lusso di un trasferimento di chiamata, parlano da sole. L'ufficio del personale, nel caso delle scuole dell'infanzia, per esempio, le dovrebbe chiamare dalle 7.30 alle 9. Per il turno di mattina e dalle 9.30 alle 11 per il turno del pomeriggio. Se arriva la chiamata alle 8 spesso viene chiesto loro di andare a lavorare alle 8.30 (fino alle 13) ma se non arriva la chiamata per le 8 possono essere chiamate per il servizio pomeridiano che potrebbe iniziare o alle 12 o alle 13, o alle 13.30 o alle 14. Paola, Daniela, Silvia, e Alberto proprio in questi giorni terminano il loro servizio. Da oggi, primo agosto, sono disoccupati. A settembre il tormento riprenderà, più acuto che mai. Le amministrazioni comunali stanno inventando ulteriori livelli di precarietà e, nello stesso tempo, stringendo i cordoni della borsa. Non basta più l'esternalizzazione del servizio. A Milano siamo ai tagli del budget. Le cooperative, per tutta risposta, già pensano di licenziare circa 600 persone, oppure di ridurre lo stipendio della metà. A Roma molte insegnanti hanno lavorato per tutto l'anno "a giornata", come i braccianti. Alcune di loro vennero regolarizzate qualche anno fa. Una volta dentro però si sono trovate una realtà difficile fatta di ritmi di lavoro forsennati e strapotere degli assessori. Se da una parte la Regione stabilisce che ogni operatrice può seguire tra i sei e i dieci bambini, nella realtà dei fatti accade che questo rapporto supera tranquillamente uno a quindici. Intanto, le altre, le "precarie da sempre", non sanno più a chi santo votarsi per riuscire ad ottenere una occupazione stabile. In genere sono i sindacati di base a caricarsi l‘ennesima vertenza per la loro regolarizzazione, spesso con risultati positivi anche; ma pur sempre nelle maglie di una legge sulla rappresentanza che in molti casi li penalizza in quanto "non firmatari" di contratto. Quest'anno, con un motivo in più rispetto agli altri anni, le insegnanti precarie potrebbero ritrovarsi anche le mamme, sempre più invischiate nello slalom della flessibilità "di vita e di lavoro". Più di un terzo dei bambini di scuola dell'infanzia e degli asili nido di Roma, circa diecimila, potrebbe rimanere "a casa". Nel X Municipio di Roma, uno dei quartieri più densamente popolati della capitale, si possono raccogliere "storie da manuale". Qui la protesta delle educatrici precarie supplenti inizia forte dal 2005, quando l'amministrazione dell'epoca bandì un concorso interno riservato a chi aveva maturato 350 giorni di servizio. Loro, le escluse da questo concorso, vennero umiliate ancora di con l'inizio della loro prestazione lavorativa giornaliera part-time. La giunta Veltroni sottoscrisse con Cgil, Cisl e Uil nel 2006 un accordo che, se da una parte ha stabilizzato circa mille precarie, ha dall'altra ulteriormente precarizzato la vita delle escluse. Ilenia, Carla, Monica, Anna, supplenti, chiamate di volta in volta servizio part-time giornaliero, hanno l'obbligo di presentare un giustificativo se non possono presentarsi. Carla ha iniziato una decina di anni fa. E' arrabbiata per l'imminente concorso interno: «Siamo nello sfruttamento totale - dice. Non abbiamo un piano di assunzioni ma solo la possibilità di far parte di una graduatoria permanente per fare le supplenze: precariato a vita. In questi anni ho sostenuto anche dei problemi di salute che sto risolvendo. I bambini al nido mi danno tanta allegria! Mi piacerebbe avere un figlio ma un marito operaio ed il mio stipendio di 350 euro al mese non me lo consentono. Trovo pazzesco, dopo tanti anni di lavoro al nido sostenuto da un onesto servizio, lavorare in tali condizioni che tolgono dignità alle persone, che tolgono professionalità alle educatrici». Monica, precaria e pendolare. Abita in un altro comune e la graduatoria ormai stantia, la costringe a lasciare la sua casa per trasferirsi dal lunedì al venerdì nella casa della sua infanzia. In servizio dal 2001, non vede l'ora di essere assunta per chiedere un eventuale trasferimentno e godersi la sua casa ed il matrimonio. Ad Anna, alla soglia dei 50 anni la vita precaria pesa ancora di più. Nel 1980 per una serie di coincidenze sfavorevoli non riuscì a sostenere la prova scritta del concorso pubblico. E da li la decisione di cambiare lavoro, sposarsi e dedicarsi alla famiglia. Nel 1996 l'apertura della nuova graduatoria fu per Anna la speranza di fare il lavoro per cui aveva studiato. Anche lei nel 2001 ha iniziato a fare le supplenze e felice di questo non ha mai rifiutato incarichi di nessun tipo, neanche quando nel 2007 le hanno diagnosticato una neoplasia: la chemioterapia e l'impossibilità di rinunciare alle supplenze giornaliere. «I bambini mi hanno aiutato a sopportare quel brutto momento. La loro gioia di faceva dimenticare quel brutto momento, le nausee e la stanchezza delle cure invasive. La chemio la facevo la mattina ed il pomeriggio lavoravo. Ho incontrato tanta solidarietà in quel periodo, soprattutto da parte delle colleghe». Affidare la cura dell'infanzia ai privati non costa meno della gestione diretta, almeno nella fase iniziale, quando la cifra viaggia tra i 600 e gli 800 euro a bambino. Poi l'amministrazione comunale, come da qualche mese sta accadendo a Milano, comincia il taglio del budget, che automaticamente si trasferisce sulle operatrici. Una educatrice dipendente diretta del Comune di Roma lavorando 36 ore a settimana porta a casa ogni mese una busta paga di poco inferiore a 1.400 euro, mentre una del privato 800, ovvero circa 6 euro l'ora. Una insegnante supplente precaria non arriva a 7 euro e mezzo. Quindi, la scelta delle "ultime" è tra prendere una "elemosina" sicura nel settore privato, oppure sperare in qualche cosa di più ma senza nessuna garanzia sulla continuità del lavoro nel settore pubblico. Il Comune di Roma ha aperto negli ultimi due anni 12 asili nido a gestione diretta e ben 80 privati convenzionati. Ha a che vedere qualcosa con la recente tornata elettorale? Può darsi. Come può darsi che c'entrino qualcosa con il mercato del voto le periodiche "regolarizzazioni" delle graduatorie degli insegnanti. Una sacca di precariato rimane comunque, a testimonianza del fatto che avere in giro mille insegnanti-squillo pronte a vendersi a giornata diventa funzionale sia all'amministrazione comunale che deve provvedere alle sostituzioni al prezzo più basso possibile, sia ai privati che in questo modo possono prospettare al loro personale una situazione "meno peggio" di quella. Il business del neonato non si ferma solo ai pannolini.


1 agosto 2009 - Il Messaggero

Viterbo. «Di due autoscale che hanno in dotazione i vigili del fuoco...

Viterbo - «Di due autoscale che hanno in dotazione i vigili del fuoco di Viterbo, una è in missione a l’Aquila e l’altra è fuori servizio». A denunciare la carenza dei mezzi di soccorso in dotazione è Emiliano Salcini delle RdB vigili del fuoco di Viterbo. «Speriamo vivamente per la popolazione viterbese - dice - che non succeda nulla in questi giorni altrimenti saremmo costretti ad aspettare l’intervento dei comandi di Roma, Terni o Grosseto che tarderebbe di molto il soccorso con serie ripercussioni su chi ha bisogno». Il rappresentante sindacale invita l’assessore Rizzello a prendere visione della grave situazione strutturale dei vigili del fuoco di Viterbo e intervenire in merito.
Emiliano Salcini punta poi il dito sui ritmi stressanti cui sono sottoposti i vigili del fuoco di tutta Italia costretti a turni di 24 ore di lavoro consecutive rispetto a un orario ordinario articolato in 12 ore lavorative seguite da 24 di riposo. «E la situazione - dice Salcini - è ancora più grave nelle zone terremotate dove dopo 16 ore di lavoro il personale è obbligato nelle restanti 8 notturne a ulteriori interventi di soccorso». E sono problemi seri per chi si rifiuta.


1 agosto 2009 - Il Gazzettino

La giunta decisa a querelare Raule per gli attacchi all’amministrazione

Rovigo - Le ultime dichiarazioni di Fabio Raule alla stampa e tramite un volantino indirizzato anche ai colleghi che lavorano in Comune, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il componente della lista delle Rappresentanze di base, infatti, non è nuovo a queste azioni di protesta dove non si risparmiano polemiche e pesanti attacchi all’amministrazione di Palazzo Nodari. E anche in passato non sono mancate le sanzioni, come nei mesi scorsi quando Raule è stato sospeso per un giorno aver divulgato l’ammontare del premio dei dirigenti del Comune che non era ancora stato affisso all’albo pretorio, utilizzando (secondo la commissione disciplina) il suo ruolo lavorativo per accedere a dati non ancora ufficiali.
Questa volta pare, però, che la giunta Merchiori non agirà con il guanto di velluto. Palazzo Nodari, infatti, ha deciso di incaricare il proprio avvocato Ferruccio Lembo per tutelare nelle sedi più opportune l’immagine dell’amministrazione «fortemente lesa da affermazioni gratuite e non documentate».
La giunta, come si legge nella delibera, intende valutare la possibilità di promuovere nelle sedi opportune, anche in quella giudiziaria, tutte le azioni necessarie a difendersi da questi attacchi, anche nell’interesse di tutti i dipendenti.
Secondo l’amministrazione le affermazioni rese alla stampa da Raule non sono rispettose del principio della verità obiettiva. «Il sindaco non ha mai detto menzogne - continua la delibera - in merito al mancato incremento del fondo salario accessorio, anzi ha motivato tecnicamente le ragioni in forza alle quali non si può procedere al suo incremento».
Altra frase incriminata «evidentemente ingiuriosa e gratuita» è la definizione che Raule fa dell’apparato dirigenziale. «Eccessivo, esagerato e super pagato» senza addurre alcuna valutazione critica a sostegno delle proprie affermazioni.
Si attende, dunque, la conclusione del periodo di ferie estivo per vedere come Palazzo Nodari intende procedere nei confronti del sindacalista.


1 agosto 2009 - La Provincia di Varese

trasporto pubblico/la denuncia
La rabbia degli autisti di Sila
«Siamo pronti allo sciopero» I dipendenti: «Mezzi sporchi e tanti ritardi».
La società respinge le accuse

(a.morl) Gli autisti degli autobus Sila, 100 persone addette alla guida di 70 mezzi (più gli impiegati nell'amministrazione e in officina), denunciano attraverso i sindacati: «In questi ultimi quattro anni, da quando la Sila si è sostituita all'Avt, il servizio di trasporto pubblico è peggiorato». Stufi di essere bersagliati dagli insulti dei passeggeri, che vedono in loro una sorta di capro espiatorio, gli autisti hanno collezionato tutti i motivi di malcontento, «che testimoniano anche come al comune di Varese, che dovrebbe controllare, non interessi nulla del buon funzionamento del servizio». Poi un ultimatum: «O la Sila cambia, o da settembre la rabbia dei lavoratori sfocerà in uno sciopero».
LA SPORCIZIA. Durante un incontro tenutosi ieri pomeriggio, le Rsu (Cgil, Cisl, Faisa, Uil, Cub-trasporti) hanno scritto una lista di criticità che danneggiano soprattutto i passeggeri. Primo fra tutti i ritardi, perché «i tempi di percorrenza non sono reali, non tengono conto del traffico e del fatto che è stato tolto il trambus con corsie e semafori dedicati». Poi ci sono le fermate, «in molti posti, come all'Iper, mal indicate».
I sindacati hanno segnalato anche come gli autisti non possano più comunicare con la centrale attraverso il telecontrollo, ma devono utilizzare i cellulari privati, su cui devono anche essere reperibili. «Ogni telefonata che facciamo all'azienda viene rimborsata solo 50 centesimi». Gli utenti non sono facilitati ad usare i mezzi. «Per esempio, in via Veratti, in corrispondenza della fermata, è stato costruito uno scivolo per le carrozzelle per i clienti di una banca. Cosa che complica la discesa degli utenti, come le fioriere davanti a Palazzo Estense». E ancora: «Gli autobus sono anche sporchi».
POCA SICUREZZA. Per quanto riguarda la sicurezza: «Gli undici autobus nuovi hanno il dispositivo di guasto sempre acceso e non sono mai stati riparati, nonostante la nostra segnalazione. In questo modo non riusciamo ad accorgerci di un eventuale guasto serio».
Senza parlare della comunicazione: «Le modifiche del percorso ci vengono comunicate all'ultimo momento. I quadri luminosi non sono più funzionanti. Gli avvisi all'utenza, scritti su fogli di carta, sono poco visibili». E poi ci sono i pagamenti, «che hanno valuta regolare ma che vengono accreditati in ritardo di 3 o 4 giorni. Per esempio, nel 2008, il ritardo si è verificato 7 mesi su 12. Nel 2009, 5 su 7. Con il record di aprile, in cui il ritardo è stato di 8 giorni». Inoltre «non ci sono ancora stati pagati i mille euro (circa) di una tantum per l'adeguamento al nuovo contratto nazionale del lavoro, scaduto un anno e mezzo fa».
LA REPLICA. Mario Passera, legale rappresentate della Sila, smentisce tutte le accuse. «I pagamenti vengono fatti sempre in tempo. I lavoratori non li vedono perché vengono visualizzati in ritardo sul conto corrente. L'una tantum arretrata arriverà a breve: stiamo aspettando che la Regione liberi alcuni fondi che verranno utilizzati anche per questo pagamento. Gli avvisi all'utenza vengono divulgati anche attraverso newsletter e tutto nei termini decisi dal Comune. I rimborsi relativi all'uso del cellulare sono stati introdotti dalla gestione precedente. I dispositivi di guasto sono omologati e regolari. Il monitor per il telecontrollo? L'ho visto nel deposito, ma non ha mai funzionato dal primo giorno che sono arrivato qui». Dei tempi deve rispondere il Comune.


1 agosto 2009 - Bloggheria

Critiche su Facebook, e l’azienda ti punisce
di Mario Adinolfi

Tre giorni di sospensione
Già qualche giorno fa avevamo segnalato un caso, quello del dipendente Telecom Pier Luigi Tolardo, punito per delle valutazioni espresse via web nei confronti dei dirigenti della sua azienda. Adesso arriva un altro episodio simile con sanzioni nei confronti di un dipendente. Si chiama Davide Barillari, è un delegato sindacale del sindacato Cub presso la Ibm di Milano in cui lavora. Qualche giorno fa è stato a casa per 3 giorni di sospensione come punizione disciplinare per aver utilizzato Facebook in orario di lavoro, da un computer aziendale.
Uso di Facebook diffuso in Ibm
Come in molte altre aziende anche in Ibm l’uso di Facebook è diffuso: oltre cento gruppi di lavoro con migliaia di iscritti lo utilizzano e in alcuni casi è previsto dalla stessa azienda per il riconoscimento professionale, oltre che per contattare "gratuitamente" clienti e per far circolare l’immagine aziendale. Proprio in questa rubrica avevamo pubblicato uno studio su come l’utilizzo dei social network possa essere utile alla produttivitù aziendale.
Un divieto mai comunicato
L’accusa mossa al delegato, guarda caso, è proprio relativa all’uso di Facebook e secondo il contratto alla "regolarità lavorativa". Il divieto di utilizzo di Facebook non è mai stato comunicato ai lavoratori e ciò da solo basterebbe a rendere evidente che si deve evitare la strada disciplinare e caso mai emettere una linea guida aggiornata eventualmente come è successo per le altre applicazioni il cui divieto è stato deciso e fatto conoscere a tutti. E comunque per impedire a un dipendente di utilizzare i social network, basta piazzare un filtro, cosa che in Ibm dovrebbero saper realizzare, che ne dite? La verità è un’altra La verità pare essere un’altra. Per il sindacato si tratta di una vera e propria punizione perché su Facebook Davide Barillari aveva denunciato il fatto che Ibm, nonostante riduca il personale in tutto il mondo, regala viaggi premio ai manager per loro e le loro famiglie, promuovendo di conseguenza da dipendente una campagna on line contro questo. Lo stesso Barillani aveva organizzato qualche tempo fa il primo sciopero contro Ibm su Second Life. Che si sia voluto inviare un avvertimento a un dipendente "scomodo"? Punire per le parole espresse su Facebook è comunque un errore.


1 agosto 2009 - Corriere di Bologna

L’anniversario Palazzo Chigi manda il titolare della Cultura. Gli istituti di previdenza replicano ai famigliari: «Pensioni congelate? Non è vero»
Due Agosto, tocca a Bondi. L’Inps contro Bolognesi
Il presidente dell’associazione: «Deve darci risposte». La Cisl ai contestatori: «Niente fischi»
di Pierpaolo Velonà

Bologna - Il ministro della Cultura Sandro Bondi rappresenterà il governo alla commemorazione della strage del Due Agosto, domattina in Piazza Medaglie d’Oro. Bondi, un passato da militante Pci, poi berlusconiano, coordinatore nazionale del Pdl, parlerà alla città e ai parenti degli 85 morti e dei 200 feriti colpiti dall’ordigno. Lo staff del ministro non esclude un cenno alla polemica sollevata da Paolo Bolognesi.
Il presidente dei familiari delle vittime — che aveva denunciato nei giorni scorsi il «congelamento» delle pensioni di invalidità da parte di Inps e Inpdap — apprezza la designazione dell’esecutivo. Ma attende risposte: «Credo che sia importante quel che Bondi viene a dire e le rassicurazioni che darà ai familiari. Se dice questo va bene». Di sicuro, il sindaco Flavio Delbono dedicherà una parte del suo discorso — che si annuncia molto conciso — alla denuncia di Bolognesi. Il segretario del Pd Andrea De Maria chiede a Bondi «di rispondere alle legittime richieste dei familiari».
Gli inceppi burocratici nell’erogazione delle pensioni sono così destinati a rimanere il fulcro di questo 29° anniversario della strage. Gli istituti di previdenza replicano a Bolognesi con due note dai contenuti simili. Secondo l’Inpdap non ci sarebbe stato alcun blocco all’erogazione, come stabilito dalla legge 206 del 2004. L’Inps aggiunge che delle 279 richieste pervenute, 241 sono già state pagate o messe in pagamento. Restano aperte 38 posizioni: 17 saranno liquidate entro i primi giorni di agosto, 14 richiedono un ulteriore vaglio, 7 sarebbero effettivamente giacenti. Inps e Inpdap confermano di attendere un chiarimento da parte del Consiglio di Stato: si cerca di definire se l’attività lavorativa alla base del trattamento pensionistico doveva essere in atto già al momento della tragedia. «Si tratta sempre e comunque di denaro pubblico », conclude l’Inps.
Umori altalenanti arrivano invece dal fronte della piazza, che ogni anno diventa teatro di contestazioni agli esponenti del governo. Le Rdb hanno annunciato che non ascolteranno il discorso di Bondi: «Quando toccherà al governo intervenire, gli gireremo le spalle e ce ne andremo». Esporranno però uno striscione: «Mandate in pensione almeno il segreto di Stato». La Cisl eviterà le contestazioni. «Questa commemorazione — dice il leader bolognese Alessandro Alberani — deve svolgersi nel pieno rispetto della memoria delle persone barbaramente uccise e dei familiari delle vittime». Incerto se contestare o meno Enrico Baldotto, della Fials-Cisal, il sindacato autonomo che raggruppa il grosso dei dipendenti del Teatro comunale, in primis gli orschestrali. I rapporti tra i dipendenti del Comunale e il ministero della Cultura sono ultimamente molto tesi, per il progressivo dimagrimento del Fus, il fondo unico per lo spettacolo. «Stiamo pensando a uno striscione. Ma cercheremo di rispettare il contesto del Due Agosto — dice Baldotto — Tanto a contestare Bondi ci penserà la piazza».
Si scaglia contro i contestatori Ubaldo Salomoni, consigliere regionale del Pdl: «Anche quest’anno l’unica vera notizia è che l’evento viene strumentalizzato per imbastire polemiche inutili. Una commemorazione che serva solo a urlare è controproducente e allontana i cittadini».


1 agosto 2009 - Gazzetta di Reggio/Modena

Pensioni alle vittime, l’Inpdap replica: nessuna sospensione delle indennità
Anniversario della strage, c’è Bondi

BOLOGNA - Sarà il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi a rappresentare il Governo nella cerimonia per il 29º anniversario della strage del 2 agosto. La notizia è arrivata dopo che l’associazione dei parenti delle vittime aveva denunciato l’assenza di certezze sulla presenza di un esponente del Governo. Ma la rappresentanza sindacale di base annuncia battaglia: «Quando parlerà Bondi - anticipa il responsabile Massimo Betti - gireremo le spalle e ce ne andremo».
Su un’altra questione, la sospensione delle pensioni di invalidità per i parenti delle vittime, è arrivata la replica dell’Inpdap: nessun «blocco all’erogazione delle pensioni così come stabilito dalla legge 206 del 2004», né tantomeno l’istituto ha «revocato con una circolare la sua precedente decisione rendendo provvisorie le pensioni definitive erogate dal 2006». I trattamenti di pensione, precisa l’ente, saranno liquidati «con la sola avvertenza che potrebbero subire delle modifiche a seguito del parere che sarà fornito dal Consiglio di Stato». Quest’ultimo dovrà infatti rispondere sul fatto che l’indennità (che, per chi ha avuto un’invalidità permanente pari o superiore all’80%, è pari all’ultima retribuzione percepita) possa essere concesso anche a chi ha iniziato un’attività lavorativa dopo l’evento terroristico. Così accade ora, ma - dice l’Inpdap - si rischia di crare un’ingiustizia nei confronti di chi «per colpa dell’attentato terroristico, muore o non può più intraprendere qualsiasi attività lavorativa, e non otterrebbe alcun trattamento pensionistico».


1 agosto 2009 - Il Mattino di Padova

Centro Riciclo, lunedì tutti dal prefetto

MONSELICE - Il futuro è ancora incerto. Ma almeno sembrano cessate le «incursioni» di lavoratori estranei allo stabilimento. Ieri al Centro Riciclo i dipendenti della cooperativa Mylog hanno deciso la fine dell’assemblea permanente. Iniziano ora giorni molto delicati. Sempre ieri è scaduto l’appalto alla Mylog, del consorzio Team Service. I 90 operatori del centro al momento sono senza lavoro. C’è molta attesa per la riunione che si terrà lunedì in Prefettura. Dovrebbe servire a chiarire quale futuro attende il Crm. «Ieri il direttore del Crm ci ha comunicato che la Egalo, indicata nei giorni scorsi come possibile acquirente del centro, ha ritirato l’offerta - racconta Gianni Boetto, sindacalista dell’Adl -. Questo significa che non dovrebbero esserci altri tentativi di far entrare personale estraneo al Crm. Perciò, su richiesta del prefetto, ci apprestiamo a revocare l’assemblea permanente, che serviva a evitare che entrassero altri».(f.se.)


1 agosto 2009 - Il Manifesto

Ibm, altre grane per l'agitatore di facebook

E due. Davide Barillari, il tecnico dell'Ibm di Segrate che qualche settimana fa era stato sospeso per tre giorni per aver utilizzato Facebook in orario di lavoro, ieri ha ricevuto una nuova lettera di contestazione disciplinare (presto daremo conto anche della prossima...). Questa volta Davide Barillari è sotto accusa per aver citato «impropriamente» l'Ibm in una slide proiettata durante un intervento ad un incontro sindacale. Piergiorgio Tiboni, segretario generale della FlmUniti-Cub, sindacato cui è iscritto il tecnico sotto tiro, sostiene che si tratta di un provvedimento pretestuoso. «Si sono vendicati - spiega - perché il nostro delegato aveva diffuso la notizia che una cinquantina di manager italiani di Ibm si regalavano un premio di quattro giorni in una beauty-farm, per un costo di 50 mila euro, malgrado la cassa integrazione, la mobilità e i licenziamenti in atto».


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