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Il Sindacato di Base e Indipendente

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21/07/09

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dicono di noi - le notizie
dall'11 al 20 luglio 2009


20 luglio 2009 - Adnkronos

BOLOGNA: CANCELLATI 2 VOLI IN ARRIVO E 2 IN PARTENZA
PER SCIOPERO CUB TRASPORTI

Bologna, 20 lug. - (Adnkronos) - Due i voli in partenza e 2 in arrivo cancellati oggi all'aeroporto 'Guglielmo Marconì di Bologna, a causa dello sciopero proclamato dal sindacato autonomo Cub Trasporti per l'intera giornata. Nel dettaglio, sono stati cancellati voli in arrivo e partenza da e per Lisbona e da e per Barcellona. Lo rende noto lo scalo bolognese.


20 luglio 2009 - ilVolo.it

Sciopero Bologna: SAB, richieste irricevibili

Bologna - In riferimento al dodicesimo sciopero proclamato dal sindacato autonomo CUB Trasporti per i lavoratori dell’Aeroporto di Bologna in poco più di un anno, la società di gestione SAB Aeroporto G. Marconi di Bologna ha reso noto che "pur rispettando quanto sancito dalla legge in materia di diritto di sciopero, ritiene doveroso nell’interesse dell’utenza, della comunità aeroportuale e dell’opinione pubblica, chiarire alcuni aspetti che conferme il carattere pretestuoso e paradossale dell’agitazione." Secondo SAB, la richiesta di CUB Trasporti indirizzata ad ENAC (Ente nazionale aviazione civile) per obbligare la società di gestione ad utilizzare un'unica società di handling, "è palesemente in contrasto con la normativa nazionale ed europea che, invece, obbliga gli scali di determinate dimensioni (oltre 2 milioni di passeggeri) a fare operare almeno due società di handling per garantire il rispetto della concorrenza in una logica di economia di mercato." "In secondo luogo," prosegue la nota della SAB, "la pretesa di imporre per via unilaterale l’applicazione di un unico contratto di lavoro per tutti i lavoratori dello scalo, anche non dipendenti di SAB, si scontra ancora una volta con le disposizioni di legge. In Italia, come in Europa, tutti gli scali di determinate dimensioni, incluso l’Aeroporto di Bologna, sono oggi "sistemi complessi" in cui operano più società. Queste posizioni risultano ancora più gravi e paradossali in un contesto di crisi come quello attuale, che impatta fortemente anche sul settore del trasporto aereo. Tutto questo nonostante SAB e l’intero sistema dello scalo bolognese si stiano impegnando per mantenere inalterati i livelli occupazionali, cosa che non sempre accade nel panorama nazionale. Infine, non si può non segnalare che l’agitazione, effettuata nella stagione più calda del traffico, colpisce in primo luogo gli utenti e, nella sua reiterazione strumentale, può risultare dannosa per la competitività dell’intero sistema territoriale."


20 luglio 2009 - Zic

Martedì 21 luglio'09 dalle 7 in via Pontevecchio 74
Presidio antisfratto

Bologna - Dopo il presidio di un mese fa, nuovo appuntamento lanciato da Asia-Rdb in via Pontevecchio 74. "Questo sfratto è l´ennesimo che si cerca di fermare su un territorio bolognese sempre più investito dall'emergenza abitativa, con una crisi che ormai investe la nostra città e i diversi settori di lavoro da quello industriale a quello dei servizi".
ASIA-Rdb organizza il 21 luglio dalle ore 7.00 un presidio anti-sfratto in via Pontevecchio 74.
Questo sfratto è l´ennesimo, che si cerca di fermare, su un territorio bolognese sempre più investito dall´emergenza abitativa, con una crisi che ormai investe la nostra città e i diversi settori di lavoro da quello industriale a quello dei servizi. Stiamo parlando di una ennesima famiglia di operai in cassa-integrazione con figli che non riescono più a pagare gli affitti. Con davanti una proprietà che non ha voluto accettare nessuna rateizzazione del debito degli inquilini. ASIA, oltre a promuovere picchetti anti-sfratto, di fronte a questa situazione aprirà sportelli di consulenza per il diritto alla casa nei quartieri. Se non vi sarà una drastica inversione di tendenza, l´emergenza abitativa nella città di Bologna sarà destinata ad aumentare. Rendendo ancor più precaria la condizione di migliaia di famiglie e lavoratori. Per gli inquilini, i lavoratori, resistere alla crisi oggi vuol dire conquistare diritti e mettere al centro l´interesse pubblico.
Associazione Inquilini e Assegnatari - RdB


20 luglio 2009 - Il Bologna

Aeroporto. Per 24 ore incroceranno le braccia i lavoratori delle società di servizi
Marconi, è ancora sciopero, oggi a rischio decine di voli
Contratto e relazioni sindacali all'origine della mobilitazione indetta dalla Cub Trasporti

Bologna - L'ultima, riuscita astensione dal lavoro portò due mesi fa alla cancellazione di 23 voli internazionali. Lo stesso rischio corrono oggi i viaggiatori in partenza e arrivo da e per l'aeroporto Marconi, dove lo sciopero di Cub Trasporti bloccherà per 24 ore i lavoratori dell'handling, dai quali è attesa una adesione massiccia. I dipendenti di Giacchieri, Koop Service, Bas, Marconi Handling, Fast Freight Marconi e Sab incroceranno le braccia fino alla mezzanotte, allungando l'elenco di mobilitazioni nello scalo bolognese, 12 in poco più di un anno, e paralizzando presumibilmente il traffico aeroportuale nonostante, sostiene il sindacato, «la precettazione di massa e l'utilizzo di interinali e doppi turni, messi su con chi è disponibile al crumiraggio». Le rivendicazioni dei lavoratori sono analoghe a quelle dello sciopero del 26 maggio: in sintesi «il rapido decadimento - dice per le Rdb di Cub Italo Quartu - della gestione quotidiana del personale e le manovre elusive dei diritti dei lavoratori». Il sindacato denuncia anzitutto «il ritardo nella disposizione dei turni mensili, le modifiche alle buste paga, l'assenza di informazioni sui contratti, gli stipendi diversi per lavoratori con le stesse mansioni», e segnala «l'imposizione ai lavoratori del pagamento di tesserini e badge, fino a 35 euro». La giornata di sciopero, indetta «contro le operazioni di spezzettamento portate avanti dalla direzione della società aeroportuale», manifestatesi in subconcessioni, appalti, cessioni di ramo d'azienda, scorpori, ha tra i suoi cardini quello che per Cub è il comportamento antisindacale di alcune società operanti al Marconi: «Nonostante la reale rappresentatività dimostrata dalla nostra organizzazione, continua l'assurda discriminazione nei nostri confronti e nei confronti dei nostri iscritti». Ecco dunque la dodicesima giornata di lotta, e dei destinatari ben precisi nelle accuse del sindacato: «Quanto allo spezzettamento aziendale, l'ultimo grave esempio sono i 12 esuberi (su 30 lavoratori complessivi) nella Ffm, società dedicata al settore merci nata solo a gennaio scorso dallo smembramento di Marconi Handling. Questo nello stesso momento in cui Marconi Handling assume 40 interinali e comunica l'intenzione di mettere in mobilità altro personale». La richiesta è conseguente: «Chiediamo «il riconoscimento dei diritti sindacali e l'apertura di un confronto per un trattamento contrattuale unico».(RE.S.)


20 luglio 2009 - Il Quaderno

Società rifiuti, RdB/Ambiente: trasparenza per la nomina dell’amministratore unico

Benevento - Il sindacato RdB/Ambiente di Benevento accoglie positivamente la notizia che sarà un amministratore unico a guidare la nuova società di gestione del ciclo dei rifiuti. "Da anni si parlava di questa svolta, da noi fortemente attesa e perorata, sempre delusi per i rinnovi del commissario all’emergenza rifiuti in Campania – dichiara il coordinatore Piero Mancini -. Finalmente sarà raggiunto il traguardo del tempo pieno, di uno stipendio uguale per tutti i 140 operatori dei consorzi e una migliore organizzazione del lavoro. Ora, però, la nomina dell’amministratore unico e dei suoi collaboratori deve avvenire alla luce del sole e con la massima trasparenza. Non solo i lavoratori ma anche tutti i cittadini contribuenti hanno diritto di conoscere i parametri che verranno utilizzati per la nomina e, soprattutto, i requisiti e/o titolo che l’amministratore deve avere. Denunceremo pubblicamente l’eventuale lotta politica per andare a occupare una poltrona, non solo di prestigio, ma di grandissimo peso politico ed economico. Per evitare che la futura società non diventi il classico carrozzone clientelare, l’amministratore unico e i suoi collaboratori non devono esercitare pubbliche funzioni, né essere a qualsiasi livello dirigenti di partiti. L’amministratore deve essere un tecnico di comprovata capacità ed esperienza".

RdB/Ambiente contesterà Berlusconi a Pietrelcina: 'Saremo creativi e ironici'

Benevento - Ci sarà anche il sindacato RdB/Ambiente di Benevento ad accogliere Silvio Berlusconi a Pietrelcina che sarà presente alla festa provinciale del Popolo della Libertà. Lo annuncia il coordinatore Piero Mancini: "Saremo creativi e mediatici, ironici e determinati. Gli faremo capire bene che i cittadini del Sannio non sono di serie C".


20 luglio 2009 - Spoleto on line

Tratta Spoleto-Terni a rischio? Casa Rossa di nuovo a sostegno dei pendolari
L'associazione culturale chiede a Perente (Spoleto a 5 Stelle) di presentare una mozione urgente in consiglio comunale

Spoleto - Il risultato di questa indagine è che l'operazione è partita, stanno monitorando il traffico sulla linea per trovare le giustificazione per tagliare la tratta a dicembre. E' questa in tutta evidenza una iniziativa del tutto strumentale in quanto sanno benissimo quanti sono gli abbonamenti dei lavoratori e perciò non hanno bisogno di fare alcun monitoraggio. E' un indice quindi che si stanno preparando al peggio per i pendolari. Riaffermiamo che il servizio che gestisce la Spoletina è un servizio pubblico e in quanto tale deve essere garantito a prescindere dal risultato economico. Chi gestisce un servizio pubblico non può tenersi le tratte che portano utili e tagliare i cosiddetti "rami secchi" come fanno i privati., ma al contrario deve socializzare gli utili per garantire il servizio anche ai territori più disagiati. Tre anni fa grazie alla determinazione del Comitato Pendolari e anche al nostro impegno in Consiglio Comunale si impedì il taglio della linea. Oggi tornano alla carica. I lavoratori sono determinati e lo abbiamo visto nella riunione tenuta presso l'RdB CUB, dove si sono presentati numerosissimi e battaglieri. L'Amministrazione Comunale deve intervenire immediatamente e chiedere il mantenimento di un servizio fondamentale per i lavoratori pendolari di Spoleto. Non avendo più rappresentanti in Consiglio Comunale abbiamo chiesto al Consigliere Parente Carmelo, di fare una interrogazione urgente al Sindaco alla prima seduta per impegnarlo a impedire lo smantellamento della linea. Attendiamo che questo sia fatto e nel frattempo manteniamo viva la mobilitazione che sarà presente anche in Consiglio quando si parlerà del problema.


20 luglio 2009 - Corriere di Viterbo

Condizionatori out, chiuse le Poste centrali
Sospeso l’orario pomeridiano a causa degli impianti di areazione non funzionanti. Sciopero degli straordinari, Cobas contro i sindacati: "Fatti e non parole"

Viterbo - (fb) Non migliora la situazione lavorativa dei dipendenti viterbesi di Poste Italiane. Dopo le polemiche suscitate dal mancato recapito delle lettere e dei pacchi nelle frazioni del capoluogo, la protesta si sposta sulla disorganizzazione degli sportelli. "Nonostante il lavoro sia sensibilmente aumentato anche per la chiusura del turno pomeridiano della succursale 5 di Viterbo - si legge in una nota della Cgil - il personale impiegato agli sportelli rimane insufficiente per garantire la qualità del servizio e quindi si riscontrano in continuazione file dei cittadini all'interno dell'ufficio anche oltre l'orario d'obbligo. Capiamo le esigenze della clientela, ma proprio per evitare affollamenti e pressioni indebite sugli impiegati, che vengono costretti quotidianamente all'ultimo minuto, a prolungare il loro orario di servizio, ci sono regole e norme contrattuali a cui l'azienda dovrebbe attenersi". Troppo spesso infatti il personale è di fatto obbligato a prolungare il proprio orario di lavoro, anche senza preavviso. "Riscontriamo il perdurare di un atteggiamento aziendale - puntualizza la Cgil - che rinnegando gli accordi fatti a livello regionale oltre che gli articoli del contratto nazionale sugli straordinari, impone straordinari continui agli sportellisti in prossimità della chiusura dell'ufficio, addossando la colpa di questi disagi alle organizzazioni sindacali. Il Ccnl prevede, infatti, che il personale debba essere invitato a fare straordinario, autorizzandolo per iscritto, almeno due ore prima della fine del normale orario di servizio. Questo non avviene mai, nonostante la carenza di personale e nulla faccia per potenziare il servizio, così come prevedono gli accordi nazionali". Sulle incomprensioni tra la Cgil e Poste italiane intervengono anche i Cobas Pt Club, manifestando l'inadeguatezza del piano industriale dell'azienda, ma anche un atteggiamento sbagliato del sindacato. "Per quanto riguarda il problema della sportelleria - sottolineano i Cobas - riteniamo che da troppo tempo i confederali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) sono stati consenzienti ad una trasformazione che ha portato al moltiplicarsi di nuove figure professionale, ma ha anche accresciuto i problemi ad essa connessi. In merito al mancato recapito della corrispondenza va ricordato che grazie ad un accordo tra Poste spa e i sindacati sono state costituite le cosiddette "areole" ovvero squadre composte da cinque o sei portalettere titolari di zona che in assenza di uno o più elementi costringono il personale attivo a sostituire i colleghi assenti liberando l'azienda dall'assunzione di nuovi dipendenti". Per richiamare l'attenzione su questa battaglia i Cobas Pt Club hanno indetto uno sciopero dello straordinario e delle prestazioni aggiuntive iniziato lo scorso 17 luglio che continuerà fino al 14 agosto. Inoltre c'è da segnalare che per tutta la settimana l'ufficio delle poste centrali di Viterbo rimarrà chiuso il pomeriggio a causa del mancato funzionamento dei condizionatori. "Per questo e per tutti gli altri problemi già elencati - concludono i Cobas Pt - chiediamo alla Cgil di passare dalle parole ai fatti e apprezzeremo un suo attivo supporto alla nostra ormai annosa battaglia".


19 luglio 2009 - La Gazzetta di Modena

Per denunciare il problema degli alloggi il Cam prende possesso, fino a domani,
dell’ex-Valtellina in via della Tecnica
«Occupiamo per trovare nuove case»
Ad ottobre l’occupazione di un edificio che diventerà un nuovo centro sociale
di Silvia Bonacini

Modena - Un’occupazione temporanea per porre l’accento sul diritto alla casa, sulla mancanza di validi spazi d’aggregazione, su un diverso modo di fare e proporre politica e cultura dal basso. Questa l’azione del Collettivo autonomo modenese (Cam) che ha avviato venerdì sera un’autogestione di tre giorni negli spazi dell’ex azienda Valtellina, in via della Tecnica 25, per rilanciare un percorso di riappropriazione degli stabili dimessi al fine di evidenziare una mappatura dei luoghi inutilizzati in città.
Un ennesimo passaggio per giungere, in autunno, all’occupazione di un locale definitivo: un luogo di cultura e socialità non mercificate. «Il centro sociale è principalmente uno strumento di autorappresentanza e organizzazione dal basso, un mezzo per portare avanti un percorso d’autogestione e organizzazione dal basso dove far confluire quelle istanze politiche che non vediamo rappresentate dalle istituzioni o dai partiti ufficiali» spiega Luca. Il tema della casa tocca interessi economici e speculazioni edilizie: «vogliamo denunciare i numerosi stabili lasciati al degrado, il rincaro degli affitti e l’allarmante impoverimento di alcune fasce sociali a causa della totale mancanza di prospettive lavorative. In questo modo evidenziamo le aree libere dove si potrebbero costruire nuovi alloggi Acer - afferma Piero - In questo momento di crisi chiediamo il blocco degli sfratti che interessa, non solo gli stranieri, ma anche numerosi italiani». L’iniziativa del Cam è sostenuta dal comitato lavoratori resistenti modenesi con la solidarietà di Libera e di una parte di Rifondazione che ieri pomeriggio ha partecipato all’assemblea sul tema «crisi economica, riflessione sugli spazi occupati». In serata i concerti di Rap Lab, Ordinary Frank & Unico Neurone. «C’è stata una buona partecipazione: evidentemente si sente il bisogno di nuovi spazi d’aggregazione che siano luoghi di produzione di cultura, che favoriscano la libera circolazione d’interessi, saperi e creatività. Hanno suonato gruppi locali perché vogliamo sostenere la creatività e le potenzialità espressive dei giovani della città - spiega Enrico Semprini - Come laboratorio Scossa seguiamo da tempo le problematiche dei lavoratori e proprio dallo sportello dei diritti, avviato in collaborazione con il sindacato Cub, sono emersi bisogni urgenti sul problema casa. Appoggiamo inoltre la lotta contro il piano cave, oltre ad avere un laboratorio che lavora sulle tematiche di genere conclude».


19 luglio 2009 - Il Giorno

«La Esab non può essere chiusa»
Presentata dal senatore Garavaglia un'interrogazione al Governo
di LUCA BALZAROTTI

MESERO - LE BANDIERE DEL CUB si confondono con quelle della Lega Nord. Non c'è destra e nemmeno sinistra. Non c'è divisione sindacale o politica. Il corteo organizzato ieri mattina a sostegno dei lavoratori della Esab un primo risultato l'ha ottenuto. Tutte le istituzioni sono scese in campo per evitare la procedura di mobilità attivata il 22 giugno nei confronti di 85 dei 143 dipendenti dello stabilimento di Mesero. Il paese si è stretto intorno a coloro che, dal 5 settembre, rischiano di rimanere a casa. «LA ESAB ci ha dato da mangiare - ha ricordato una signora attendendo il passaggio del corteo -. Come mio marito ho lavorato 35 anni in questa fabbrica. Non la possono chiudere. Ha resistito anche alla guerra». Da via Mattei i manifestanti hanno raggiunto il centro. Insieme ai lavoratori e ai rappresentanti sindacali hanno sfilato il senatore della Lega Nord, Massimo Garavaglia, e le Amministrazioni comunale di Mesero, Marcallo e Bernate Ticino. «Ho già presentato un'interrogazione urgente al ministro dello Sviluppo economico», ha spiegato Garavaglia. Nel testo presentato insieme a Giorgio Roilo e Luigi Vimercati, il parlamentare della Lega ha informato il Governo della strategia della Charter e ha chiesto quali soluzioni intenda attivare per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Mesero, sollecitando un intervento sull'azienda per riconsiderare la decisione di procedere alla mobilità. «La situazione è difficile, però speriamo di ottenere se non il ritiro totale della mobilità almeno lo spostamento del termine della procedura in modo da avere più tempo per trovare delle soluzioni ha continuato Garavaglia -. Gli operai della Esab sono vittime dell'economia virtuale che si è affermata negli ultimi anni. L'unico obiettivo è il profitto finanziario». NEL 1994, il gruppo Esab è stato rilevato da un fondo inglese, la Charter. A Mesero dal 1935 si producono elettrodi e fili per la saldatura. L'azienda prima era nel centro del paese e dal 1979 in via Mattei. «Numerosi lavoratori sono morti in questa fabbrica per le condizioni di salute difficili ha ricordato il coordinatore nazionale della Confederazione unitaria di base, Walter Montagnoli -. Si è lottato per migliorare il lavoro in fabbrica e ora ci vogliono cacciare. Lo stabilimento rimarrà aperto a qualsiasi costo. Si è portato in piazza il lavoro e non verrà permesso che la speculazione porti al licenziamento di 85 lavoratori». SECONDO I SINDACATI e le istituzioni politiche, la chiusura dell'Esab rientrerebbe in una precisa strategia economica: spostare la produzione nell'Est Europa, dove il costo del lavoro è inferiore, e vendere l'area di 77 mila metri quadri a Mesero che, dopo i lavori per l'Alta velocità e il potenziamento dell'autostrada, avrebbe triplicato in valore. L'Amministrazione comunale di Mesero è schierata al fianco dei lavoratori. Martedì Comune, Provincia, Regione e Governo incontreranno la proprietà per trovare un accordo.


19 luglio 2009 - Agrigento web

Agrigento, idranti inaccessibili. Ancora proteste dei VVf

Agrigento - Le organizzazioni sindacali dei Vigili del Fuoco CGIL, F.N.S. CISL, RdB, CONFSAL e U.G.L. lamentano il disservizio procurato dalla sostituzione dei lucchetti che impediscono l’accesso agli idranti cittadini. Il mancato rifornimento determina un grave e procurato ritardo all’opera di spegnimento – scrivono i rappresentanti delle organizzazioni sindacali in una nota stampa diffusa questo pomeriggio. La squadra operante, deve necessariamente ricercare un altro idrante accessibile, con le immaginabili ripercussioni sull’esito dell’intervento di soccorso. "Siamo inoltre stanchi di leggere attraverso la stampa proclami risolutivi al problema" – concludono i sindacalisti minacciando di rivolgersi alla Procura della Repubblica se non si troverà in breve tempo una soluzione.


18 luglio 2009 - Adnkronos

NOTIZIE FLASH - L'ECONOMIA

Roma. Il presidente dell'Istat, Luigi Biggeri, «nemico giurato di consumatori e lavoratori impoveriti dall'inflazione 'percepità, continua a restare attaccato come una cozza alla sua dorata poltrona, nonostante il suo mandato sia scaduto improrogabilmente il 15 luglio 2009». Lo afferma il presidente dell'Adusbef, Elio Lanutti, in una nota ricordando che l'incarico di Biggeri alla presidenza dell'Istat, come è stato calcolato dal sindacato della ricerca interna all'Istituto di statistica Usi Rdb è scaduto irrimediabilmente a partire dal giorno successivo al 15 luglio 2009, essendo interamente e definitivamente esaurito, anche il termine di prorogatio di 45 giorni previsto dalla legge n. 400/88, iniziato il primo giugno 2009.«Gli infondati cavilli giuridici per far restare ancora per qualche giorno attaccato alla poltrona il presidente dell'Istat -sottolinea Lannutti- cercano di coprire le ennesime divisioni del Governo, e gli appetiti dei vari ministri, quando si tratta di nomine, che non è riuscito a trovare un'intesa condivisa in grado di assicurare un organo di vertice all'Istat».Adusbef «ritenendo nociva per i consumatori la permanenza di Biggeri alla guida dell'Istat, lo invita a farsi spontaneamente da parte, anche per evitare che gli atti dell'istituto, già criticati ed ampiamente censurati sotto la sua gestione, possano essere impugnati e dichiarati nulli dai giudici amministrativi».(Rre/Opr/Adnkronos)

ISTAT: ADUSBEF, BIGGERI SCADUTO DA 3 GIORNI
RESTA 'ATTACCATÒ A POLTRONA

Roma, 18 lug. - (Adnkronos) - Il presidente dell'Istat, Luigi Biggeri, «nemico giurato di consumatori e lavoratori impoveriti dall'inflazione 'percepità, continua a restare attaccato come una cozza alla sua dorata poltrona, nonostante il suo mandato sia scaduto improrogabilmente il 15 luglio 2009». Lo afferma il presidente dell'Adusbef, Elio Lanutti, in una nota ricordando che l'incarico di Biggeri alla presidenza dell'Istat, come è stato calcolato dal sindacato della ricerca interna all'Istituto di statistica Usi Rdb è scaduto irrimediabilmente a partire dal giorno successivo al 15 luglio 2009, essendo interamente e definitivamente esaurito, anche il termine di prorogatio di 45 giorni previsto dalla legge n. 400/88, iniziato il primo giugno 2009. «Gli infondati cavilli giuridici per far restare ancora per qualche giorno attaccato alla poltrona il presidente dell'Istat -sottolinea Lannutti- cercano di coprire le ennesime divisioni del Governo, e gli appetiti dei vari ministri, quando si tratta di nomine, che non è riuscito a trovare un'intesa condivisa in grado di assicurare un organo di vertice all'Istat». Adusbef «ritenendo nociva per i consumatori la permanenza di Biggeri alla guida dell'Istat, lo invita a farsi spontaneamente da parte, anche per evitare che gli atti dell'istituto, già criticati ed ampiamente censurati sotto la sua gestione, possano essere impugnati e dichiarati nulli dai giudici amministrativi».


18 luglio 2009 - Italia Sera

Con il cannone del Gianicolo è scattata la protesta colorata dei lavoratori del Fisco
Nella vertenza Rdb Cub si chiede la corresponsione del salario di produttività 2008

Roma - "Al segnale del colpo di cannone partito dalla terrazza del Gianicolo, a Roma sono state liberati centinaia di palloncini colorati che, passando davanti alle finestre del Ministero dell’Economia e delle Finanze in piazza Mastai, hanno portato in alto la mozione proposta dalla Rdb Cub Agenzie Fiscali e sottoscritta da migliaia di lavoratori del Fisco per chiedere la corresponsione del salario di produttività 2008. Nello stesso momento, in tutta Italia, da gran parte degli uffici delle Agenzie Fiscali è stato ‘liberato’ un palloncino a simboleggiare l’adesione dei lavoratori alla manifestazione romana. Ai cittadini ed agli utenti che affollavano gli uffici è stato distribuito un volantino sulle condizioni dei lavoratori del Fisco (in allegato); in molte sedi si sono svolte assemblee spontanee con gli utenti, dai quali è giunta comprensione e solidarietà ai dipendenti che richiedono maggiori investimenti sulla macchina fiscale per poter continuare nella lotta all’evasione". Lo afferma in un comunicato Rdb Cub. "L’equità del sistema fiscale italiano è solo formale", ha dichiarato durante l’iniziativa romana Ermanno Santoro, dell’esecutivo nazionale Rdb Cub Agenzie Fiscali. "Risultano ricchi i lavoratori dipendenti, che con un reddito reale di 1.000-1.200 euro al mese pagano pensioni, ospedali, scuole e servizi agli evasori, che magari solcano i nostri mari in lussuose barche, ma per il fisco risultano quasi nullatenenti - prosegue - I lavoratori delle agenzie fiscali, che producono reddito per lo Stato, sono in attesa del salario di produttività 2008, negato loro dallo stesso governo che dichiara di voler pagare solo gli statali produttivi ma in realtà non dà risorse a chi da circa 10 anni è sottoposto a misurazione della produttività. La Rdb Cub rivendica l’immediata restituzione ai lavoratori di quella parte di salario bloccata dalla legge 133/08 e mai reintegrata".


18 luglio 2009 - La Tribuna di Treviso

Marocchino espulso, Adl Cobas contro il questore
Era stato allontanato per i fatti di S.Martino. Per Zulian «Damiano fa una politica da rondista»
di Laura Canzian

Treviso - «Quell’espulsione è un abuso». È la denuncia di Adl Cobas in merito al rimpatrio coatto di un marocchino sessantenne, uno dei partecipanti della manifestazione del 16 maggio scorso al ponte San Martino. «Il questore Damiano sta facendo una politica da rondista - dice Sergio Zulian, dell’Associazione difesa dei lavoratori - Faccia un passo indietro».
A difesa dell’anziano sessantenne, privo di permesso di soggiorno, espulso in Marocco giovedì, interviene la figlia, Hayane Bouchra, italiana, che minaccia di andare fino in fondo alla questione e di rivolgersi anche alla Corte di Giustizia europea. «Qui sono stati violati i diritti umani», dice Bouchra. Secondo quanto racconta la figlia infatti, il padre sarebbe stato prelevato dai Carabinieri a Pederobba, condotto nella caserma di Montebelluna («dove gli sono stati sequestrati il telefonino, la fotocopia della carta d’identità della figlia e quelle attestanti la sua malattia», dice Hayane Bouchra) e poi alla Questura di Treviso dove, alla presenza di un avvocato d’ufficio, di un interprete e di un giudice di pace, gli sarebbe stata comunicata l’espulsione. Dopo sole 6 ore dal fermo, sarebbe stato spedito in Marocco, dall’aeroporto della Malpensa. «Mio padre non sa bene l’italiano e non è riuscito a spiegare che in realtà è convivente con me, che ho un regolare permesso», continua Bouchra. Secondo il Testo Unico sull’Immigrazione infatti, non possono essere espulsi gli stranieri conviventi con parenti entro il quarto grado di nazionalità italiana (art. 19). «Mio padre non è un terrorista, non è uno spacciatore, non ha fatto nulla di male - continua la donna - Ha partecipato alla manifestazione ma senza fare violenza. Ha sessant’anni ed è malato. Non gli è arrivata alcuna denuncia in merito. Ha riscontrato una malattia di lavoro, la tubercolosi bovina, ed era in causa con la sua azienda da 10 anni e aspettava un risarcimento di 51 mila euro».
I Cobas attaccano. «Ufficialmente è stato espulso per mancanza del permesso di soggiorno - spiega Zulian - Il questore dice che il provvedimento è stato preso per punire i gravi fatti alla manifestazione. Questo non è vero. Oltre ad essere convivente con la figlia, l’espulso non ha commesso alcun reato per cui si prevede l’espulsione. Il Questore non lo può fare. Sta agendo da rondista. Vorremmo che anche Cgil, Cisl e Uil intervenissero sulla vicenda».


18 luglio 2009 - Il Manifesto

Vittima un immigrato del Burkina Faso. Arrestati i sicari, sono due malavitosi
Non paga la tangente sullo stipendio, gli sparano
di Francesca Pilla

NAPOLI - Sta meglio il ragazzo del Burkina Faso gambizzato ad Afragola solo perché si era rifiutato di pagare ai caporali la tangente sul suo stipendio. Ha paura, ed è dispiaciuto perché per un po' di tempo non potrà lavorare, ha avuto 30 giorni di prognosi ed è ancora ricoverato presso l'ospedale San Giovanni di Dio a Frattamaggiore. Ha infatti ammesso di conoscere i suoi assalitori, ma non ha il coraggio di spiegare le motivazioni che hanno spinto i pregiudicati a sparare. Si tratta di Raffaele Rosmarino, 59 anni, detto «o Corcione», e Salvatore Caccavale, 39 anni, meglio conosciuto come «Salvatore ò Criminale» già arrestati. «I pregiudicati, sono stati fermati - spiegano dalla questura di Napoli - dagli agenti del commissariato di Afragola per il reato di tentato omicidio, in concorso, ai danni di un cittadino extracomunitario 21 anni, e per porto e detenzione di armi e spari in luogo pubblico». Il primo è stato rintracciato in un capannone dove lavora come guardiano, il secondo nella sua casa.
Il giovane 21enne ha raccontato di averli sentiti arrivare alle sue spalle ma che mai avrebbe immaginato un agguato. I pregiudicati hanno aspettato che uscisse dalla mensa della Caritas di Afragola, poi l'hanno seguito e gli hanno esploso contro due colpi di pistola ferendolo alle gambe. Il movente, come credono anche gli inquirenti, sarebbe la sua attività presso la comunità di appartenenza: si è sempre battuto per i diritti dei suoi connazionali. «E' molto forte - dice il fratello che è iscritto alla Rdb, ancora molto scosso - è uno che non si fa mettere i piedi in testa e forse per questo si mette nei guai». Il giovane infatti da qualche tempo rifiutava di consegnare ai caporali una percentuale sulla paga, che su 20 euro giornalieri può arrivare anche al 25%, del suo lavoro nei campi. E pare avesse spinto anche gli altri compagni a fare lo stesso. Questo per il sistema è stato evidentemente un affronto che doveva essere pagato. E' stato un avvertimento, i pregiudicati non si aspettavano che il lavoratore avrebbe fatto il nome dei suoi sicari.
«Il 4 aprile era alla manifestazione con noi a Castelvolturno - spiega Jamal Qaddorah, responsabile immigrati della Cgil - contro la camorra e in ricordo dei agazzi assassinati dai casalesi nel settembre del 2008. Noi esprimiamo tutta la solidarietà a questo ragazzo e presto faremo una manifestazione contro il caporalato».


18 luglio 2009 - L'Eco di Bergamo

Il presidio pro stranieri si spacca sulle bandiere
di Carmen Tancredi

Bergamo - Oltre 250 persone ieri in piazza Vittorio Veneto prima e davanti alla Prefettura poi (nonostante l'esordio sotto la pioggia battente) per dire no al «pacchetto sicurezza», varato dal governo e promulgato alcuni giorni fa dal presidente della Repubblica. Pacchetto sicurezza che prevede l'introduzione del reato di clandestinità e diverse norme restrittive a carico degli immigrati: la «chiamata a raccolta» era stata organizzata dalla Rete 28 Marzo, che raggruppa associazioni di immigrati e di italiani, agenzie di lavoro sociale e per l'integrazione, sindacati, gruppi e onlus di società civile, e che, proprio su richiesta degli stessi immigrati, aveva preso l'impegno di non utilizzare, nel corso del presidio, bandiere o simboli politici, ma di indossare tutti una maglietta bianca con la scritta «Essere...umani!». Molti i partecipanti con la maglietta ma anche diverse bandiere. Così, proprio sui vessilli (di Rifondazione e Cobas Cub in prima fila), la manifestazione dietro le quinte si è trasformata in un battibecco del tutto estraneo alle politiche sulle migrazioni: infatti, hanno abbandonato il presidio Davide Casati, segretario provinciale dei Giovani democratici, Valeria Mazzola, responsabile del settore migrazioni per i Giovani democratici, Marco Brembilla, Pd. «L'accordo era nessun simbolo: non ci si può appropriare della piazza per avere visibilità politica», dichiara Davide Casati. «Qui siamo in piazza a sostegno degli immigrati, le bandiere non c'entrano nulla», ha aggiunto Marco Brembilla. È stato visto lasciare piazza Vittorio Veneto anche l'ex sindaco Roberto Bruni: «Avevo ricevuto l'invito e ci sono andato volentieri. Non potevo fermarmi a lungo, ma di certo vedere le bandiere, e sapevo che non dovevano esserci, peraltro tutte di una sola area politica, mi ha disturbato». Critiche anche da Elena Carnevali, consigliere comunale Pd ed ex assessore: «Sono qui anche perché come Pd ci siamo sempre impegnati su questo campo, ma Rifondazione con le bandiere sbaglia». Mimma Pelleriti, della segreteria della Cisl: «In piazza su questi temi noi ci staremo sempre, ma le bandiere dovevano stare a casa, Cisl e Anolf non le hanno portate per coerenza verso i patti: al centro è la persona». E il consigliere regionale dei Verdi Marcello Saponaro: «Rifondazione non capisce che 2/3 degli stranieri non sopporta il comunismo perché ha vissuto sotto regimi totalitari: i diritti umani non hanno simbolo politico». Sottolinea Martino Signori, responsabile immigrazione per la segreteria Cgil di Bergamo: «Non abbiamo bandiere, ma non ci disturba chi le porta. Si protesta contro un decreto, se i giovani Pd sono andati via significa che non sono un'organizzazione politica». Da Rifondazione, per voce di Ezio Locatelli, la replica: «Non mi pare ci sia mai stato un confronto con il Pd sulle bandiere: sono sciocchezze, l'obiettivo è protestare contro il pacchetto sicurezza, non spostiamo la polemica su un paio di striscioni». Poi l'attenzione si è concentrata sui migranti, attraverso Bertha Bayon portavoce di Rete 28 Marzo, che ha chiesto: «Un minuto di silenzio per tutti quei migranti senza nome morti in mare o nei deserti per i viaggi della speranza. Un minuto di silenzio e bandiere abbassate, perché siamo qui a difendere i diritti umani, che non sono né di destra né di sinistra: rinunciamo alla visibilità per parlare di esseri umani». C'è stato il minuto di silenzio, ma le bandiere sono rimaste belle alte. Infine, il presidio si è spostato davanti alla Prefettura, su un palchetto hanno finalmente parlato gli stranieri: tra gli altri l'ex clandestino, la badante, un richiedente asilo.


18 luglio 2009 - Il Bologna

Famiglia morosa in una casa della fondazione cattolica
Sfrattati dalla "Lercaro". Asia: nemmeno la carità

Bologna - Padre, madre, tre figli piccoli. Non riescono a pagare l’affitto, per loro lo sfratto è una realtà. Nulla di diverso dalla storia di tante altre famiglie schiacciate da canoni alti, cassa integrazione, lavoro precario, per questo nucleo costretto a lasciare il nido di via Murri. Se non fosse che la casa è di proprietà della fondazione Lercaro, "istituto - segnala Asia-Rdb - che ha tra i suoi scopi sviluppare iniziative culturali e sociali, avendo cura che in ogni iniziativa sia mantenuto costante lo spirito del fondatore, il cardinal Lercaro". Ebbene, la fondazione non si avrebbe avuto alcun indugio nel caso di via Murri, avallando la decisione del giudice sfrattare la famiglia: "Se anche la carità in tempo di crisi non ha più cittadinanza - dice Asia - ciò di cui abbiamo bisogno sono i diritti sociali".


18 luglio 2009 - La Nuova Sardegna

Agenzia delle entrate, protesta dell’Rdb-Cub

Nuoro - Alle 12 di ieri, davanti alle Agenzia delle Entrate anche a Nuoro è andata in scena la protesta organizzata dall’Rdb-Cub per i dipendenti delle Agenzie fiscali, ai quali il ministro Brunetta ha tagliato i fondi per il salario accessorio. I dipendenti hanno chiesto più assunzioni e meno tagli.


18 luglio 2009 - L'Arena

Si conclude la vicenda che aveva tenuto banco nello scorso inverno. L’intesa riguarda anche 315 dipendenti a tempo indeterminato
I precari del Comune saranno assunti all’Agec
Siglato l’accordo con i sindacati, passano alle dipendenze dell’azienda, part-time, i 78 lavoratori delle mense scolastiche e dei servizi ausiliari

Verona - Dopo annunci e mezze conferme, è arrivata finalmente l’ufficialità: i lavoratori delle mense scolastiche e dei servizi ausiliari, assunti a tempo indeterminato e precari, passeranno alle dipendenze di Agec.
Ieri è stato, infatti, sottoscritto l’accordo tra Comune e le segreterie provinciali dei tre principali sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e delle Rsu del Comune per l’affidamento all’azienda partecipata dei 315 dipendenti a tempo indeterminato e l’assunzione a part time verticale (a tempo indeterminato) dei 78 precari.
«La questione si è protratta per un paio di mesi perché in principio l’operazione era contrastata dalle organizzazioni sindacali», spiega l’assessore al Personale e Partecipate, Enrico Toffali, «probabilmente perché non era chiaro che avremmo voluto "cambiare tutto per non cambiare nulla". Una volta chiarite le intenzioni è bastata una settimana per giungere a un accordo».
E aggiunge: «Il passaggio ad Agec dei lavoratori non solo non influisce sui contratti, né sulla qualità del servizio, macomporta anche l’assunzione a tempo determinato, ancorché in part time verticale di 78 lavoratori a tempo determinato che con l’attuale normativa avrebbero visto la risoluzione del contratto».
L’assessore conclude: «Non è mai stato fatta una operazione che coinvolgesse 420 lavoratori del Comune senza un’ora di agitazione. Questa è quindi una risposta alla volontà e alle aspettative dell’amministrazione e dei volontari».
Con l’accordo, che segue di pochi giorni l’approvazione in consiglio comunale della modifica allo statuto di Agec che permette all’azienda la preparazione e la somministrazione di pasti, il Comune dà seguito a quello che in termini tecnici viene chiamata «cessione del ramo d’impresa». Un «ramo» del valore di circa 13 milioni e 400mila euro, soldi che l’amministrazione «girerà» ad Agec. Con l’intera operazione si cambia quinsdi l’ordine degli addendi, ma la somma rimane invariata, vale a dire che il capitolo di spesa relativo al personale di mense scolastiche e servizi ausiliari non cambia, ma si sposta semplicemente dal bilancio comunale a quello della partecipata con un duplice effetto: si abbasserà il rapporto spesa corrente-spesa del personale e il rapporto tra numero di dipendenti pubblici e numero di cittadini.
Indici che con la nuova legge Brunetta «potrebbero decurtare o vincolare, in prospettiva, le risorse del Comune», precisa il sindaco Flavio Tosi. E aggiunge: «Questo accordo è di fatto un passaggio indolore che non comporta alcuna variazione negativa per i dipendenti e dà garanzia di stabilità a quanti avevano già certezza di vedersi concludere il contratto oltre a mantenere il servizio del tutto pubblico con le relative garanzie. Si tratta quindi di un aiuto alle famiglie in tempi di crisi e consente ad Agec di mantenere la professionalità del servizio».
E, riferendosi al sindacato Rdb che non ha sottoscritto l’accordo, conclude: «Inoltre l’accordo va a smentire coloro che hanno cercato di organizzare azioni di protesta che non avevano a che fare con il reale interesse dei lavoratori, ma che erano meramente politiche». Il direttore generale Renato Piccoli fa inoltre presente che, con il passaggio in Agec, i lavoratori si troveranno in busta paga un 3 per cento in più di stipendio dovuto a una minore ritenuta d’imposta che corrisponderà circa a 50 euro mensili in più.
Intanto dalla triplice sindacale arriva la soddisfazione per l’accordo sul quale esprimono un giudizio positivo in quanto «garanzia dei livelli occupazionali e contrattuali dei lavoratori e della qualità dei servizi erogati ai cittadini».


18 luglio 2009 - Corriere del Veneto

La svolta In 393 passeranno all’azienda speciale. Il sindaco Tosi: «Tutto cambia perché nulla cambi»
Dipendenti comunali all’Agec, accordo coi sindacati

VERONA — Una firma tra amministrazione e sindacati ha messo fine, ieri mattina, al braccio di ferro sul trasferimento ad Agec di 393 dipendenti comunali delle mense scolastiche. Che dall’1 settembre passeranno quindi in comando all’azienda partecipata del Comune. L’accordo, dopo più di due mesi di trattative è stato trovato: l’Rsu e le rappresentanze provinciali delle organizzazioni sindacali (Fp Cgil, Cgil, Nidil Cgil, Cisl Fp, Cisl, Uil e Uil Fp) sono state rassicurate dal piano presentato dall’assessore al Personale, Enrico Toffali. Unica scontenta, la sigla Rdb Cub, che non ha firmato il documento. Un piano che – come sottolineato ieri dal sindaco Flavio Tosi – prevede che «tutto cambi perché, in fondo, nulla cambi». I lavoratori che operano nel servizio di refezione scolastica di asili nido, scuole materne, elementari e medie, infatti, manterranno gli stessi contratti anche dopo il passaggio ad Agec: carriere e stipendi, in pratica non saranno toccati in nessun modo. Anzi, per 78 precari la situazione migliorerà visto che, nell’arco di tre anni, saranno stabilizzati con contratti a tempo indeterminato. «L’accordo – ha spiegato Toffali – ha rispettato gli indirizzi che l’amministrazione comunale aveva dato, cioè il mantenimento dello standard qualitativo del servizio, l’impossibilità di aumento dei costi e la tutela e salvaguardia della progressione economica dei lavoratori». Tutta l’operazione consisterà, in sostanza, nella cessione di un ramo d’azienda, del valore di 13 milioni e mezzo di euro: cifra che il Comune continuerà comunque a versare ad Agec per gestire il servizio. «Grazie a questo passaggio – ha chiarito Tosi – potremo abbassare la voce di bilancio relativa al costo del personale, così come il rapporto tra dipendenti pubblici e cittadini». Un escamotage contabile che permetterà – nel concreto – di allentare i vincoli del Patto di stabilità, scongiurando, ad esempio, il blocco di nuove assunzioni. Da settembre, Agec si troverà a gestire la preparazione di 14mila pasti al giorno: quasi 2 milioni e 800mila porzioni ogni anno.(F.M.)


18 luglio 2009 - Il Mattino di Padova

Superata la prova dell’esame
L’invasione dei settemila candidati al concorso per 80 posti

Padova - Prova superata. Solo qualche momento di traffico abbastanza intenso, ma tutto sommato nessuna difficoltà particolare ieri mattina per il mega concorso indetto dalla Agenzie delle Entrate. Lo sbarco degli attesi 6.755 candidati c’è effettivamente stato, ma senza mandare in tilt la zona Stazione-Stanga, strettamente sorvegliata dalle forze dell’ordine. La registrazione dei candidati è stata il momento più lungo della giornata, ma i due punti d’ingresso previsti, in via Tommaseo e nel parcheggio Nord, hanno retto bene.
I candidati per gli 80 posti disponibili provenivano da tutta Italia, anche se la maggior parte era composta da veneti. Probabilmente per questo non si è avuto poi l’afflusso di auto così elevato. Fuori dalla Fiera le facce tese hanno lasciato spazio piuttosto alla rassegnazione, visto che i presenti erano ben consapevoli della percentuale piuttosto esigua di assunzioni. Comunque elevato il dispiegamento di forze dell’ordine, funzionari ministeriali e lavoratori della Fiera per ospitare il mega concorso. Tutto si è risolto con qualche multa comminata a delle macchine in via Goldoni parcheggiate in sosta vietata.
Nei giorni scorsi l’associazione di settore dei Cobas si era espressa con molta durezza sul concorso, ricordando come fra i 115 vincitori di quello precedente ce ne fossero ancora di non assunti. Perché non basta vincere la gara, ma il meccanismo prevede poi un tirocinio di sei mesi con un giudizio ulteriore di idoneità o meno.(e.al.)


18 luglio 2009 - Città Oggi web

Corteo questa mattina dai cancelli di via Mattei fino al centro di Mesero
I lavoratori Esab scendono in piazza e gridano: "Via gli speculatori dall'Italia!"
di Graziano Masperi
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Mesero - Un lungo corteo partito questa mattina dai cancelli della Esab di via Mettei per arrivare in piazza a Mesero. In questo modo i lavoratori dello stabilimento specializzato in saldature e che vede 85 persone in mobilità hanno denunciato la situazione paradossale di un'azienda che gode di ottima salute (produzione di circa 8mila tonnellate di elettrodi, 11mila tonnellate di filo e un fatturato pari a circa 100milioni di euro), ma che vedrà spostare la produzione nell'est Europa. Erano presenti i Cub, insieme alle RSU della Novaceta di Magenta, altra zienda storica che ha cessato l'attività. C'erano anche gli amministratori del territorio, il senatore Massimo Garavaglia, il vice sindaco di Mesero Filippo Fusè, altri amministratori dei comuni di Marcallo con Casone e di Arluno. Il senatore Garavaglia ha presentato proprio in questi giorni un'interrogazione urgente al Ministro dello Sviluppo Economico, come aveva promesso durate l'ultima assemblea, per far presente la situazione della Esab. Azienda presente a Mesero dal 1935 che verrà chiusa per decisione della società Charter PCL, che ha acquistato Esab nel 1994. La procedura di mobilità si chiuderà inevitabilmente il 5 settembre prossimo e 85 famiglie rimarranno senza una fonte certa di guadagno per vivere. "Il problema della Esab è alquanto complicato - ha spiegato l'onorevole Garavaglia - perchè non esiste una proprietà fisica, ma virtuale che guarda al profitto nel breve periodo. Frutto della degenerazione che denunciamo da anni e che ha portato dall'economia reale produttiva all'economia di carta. Esempio di come il sistema non funziona". Nell'interrogazione si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Governo in merito alla decisione assunta dalla Charter PCL, se e quali strategie intenda mettere in campo per scongiurare la chiusura dello stabilimento Esab di Mesero e garantire il mantenimento dell'attività. E se non ritenga opportuno intervenire presso la stessa azienda affinchè possa riconsiderare la decisione di procedere alla messa in mobilità di 85 persone. "Anche se la decisione è presa è necessario non fermarsi - ha aggiunto il vice sindaco Fusè - è importante che il Ministero, la Provincia e la Regione, oltre alle amministrazioni comunali si stiano interessando alla questione".


17 luglio 2009 - Ansa

FIAT: RDB-CUB, EMERGENZA DEMOCRAZIA, BLOCCATO RINNOVO RSU

(ANSA) - ROMA, 17 LUG - Bloccato il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) nel gruppo Fiat e in particolare a Pomigliano d'Arco a causa de «timore di Fiat, Cgil, Cisl e Uil che il sindacato di base prenda la stragrande maggioranza dei voti e dei delegati, nonostante sia in vigore la previsione antidemocratica del 33% dei seggi garantiti alle organizzazioni firmatarie di contratto». È l'allarme lanciato da Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della Cub, durante l'assemblea di oggi a Pomigliano. Oltre a quello legato alla Fiat, secondo Leonardi, vi è anche un problema relativo al pubblico impiego «dove le rappresentanze di base sono maggiormente rappresentative in quasi tutti i comparti della contrattazione - spiega in un comunicato - mentre il decreto Brunetta, in corso di approvazione, prevede la riduzione dei comparti da 10 a 2 e punta a consentire solo a Cgil, Cisl e Uil la rappresentanza dei lavoratori pubblici». Leonardi ha infine annunciato una manifestazione nazionale a Napoli, assieme allo Slai Cobas, che si terrà nel mese di settembre.


17 luglio 2009 - Omniroma

AGENZIE FISCO,RDB-CUB «PROTESTA» CON PALLONCINI PER SALARIO PRODUTTIVITÀ

(OMNIROMA) Roma, 17 lug - «Al segnale del colpo di cannone partito dalla terrazza del Gianicolo, a Roma sono state liberate centinaia di palloncini colorati che, passando davanti alle finestre del Ministero dell'Economia e delle Finanze in piazza Mastai, hanno portato in alto la mozione proposta dalla Rdb Cub Agenzie Fiscali e sottoscritta da migliaia di lavoratori del Fisco per chiedere la corresponsione del salario di produttività 2008. Nello stesso momento, in tutta Italia, da gran parte degli uffici delle Agenzie Fiscali è stato 'liberatò un palloncino a simboleggiare l'adesione dei lavoratori alla manifestazione romana. Ai cittadini ed agli utenti che affollavano gli uffici è stato distribuito un volantino sulle condizioni dei lavoratori del Fisco (in allegato); in molte sedi si sono svolte assemblee spontanee con gli utenti, dai quali è giunta comprensione e solidarietà ai dipendenti che richiedono maggiori investimenti sulla macchina fiscale per poter continuare nella lotta all'evasione». Lo afferma in un comunicato Rdb Cub. «L'equità del sistema fiscale italiano è solo formale», ha dichiarato durante l'iniziativa romana Ermanno Santoro, dell'esecutivo nazionale Rdb Cub Agenzie Fiscali. «Risultano ricchi i lavoratori dipendenti, che con un reddito reale di 1.000-1.200 euro al mese pagano pensioni, ospedali, scuole e servizi agli evasori, che magari solcano i nostri mari in lussuose barche, ma per il fisco risultano quasi nullatenenti - prosegue - I lavoratori delle agenzie fiscali, che producono reddito per lo Stato, sono in attesa del salario di produttività 2008, negato loro dallo stesso governo che dichiara di voler pagare solo gli statali produttivi ma in realtà non dà risorse a chi da circa 10 anni è sottoposto a misurazione della produttività. La Rdb Cub rivendica l'immediata restituzione ai lavoratori di quella parte di salario bloccata dalla legge 133/08 e mai reintegrata, nonostante accordi farsa con sindacati amici e dpcm che non ripristinano alcuna risorsa. Chiede inoltre che venga immediatamente prevista l'assunzione di tutti i contratti di formazione lavoro; dei tirocinanti idonei ai concorsi svolti, il 40% dei quali viene mandato a casa dopo aver lavorato sei mesi al nostro fianco. Chiede infine nuove assunzioni di giovani, senza forme di lavoro precario o instabile. Tutte queste istanze verranno da noi portate nell'audizione alla commissione finanza del Senato, che ci ha convocato alle 15.30 di giovedì 23 luglio».

SAN GIOVANNI, RDB CUB: «BASTA FAR PAGARE TRUFFE A CITTADINI»

(OMNIROMA) Roma, 17 lug - «La convalida dell'arresto del direttore amministrativo del S. Giovanni e di tre sindacalisti di Cgil Cisl e Uil conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che nella sanità pubblica le truffe legate agli appalti sono un sistema ormai strutturato, che travasa milioni di euro dalle casse pubbliche a quelle di manager e direttori spregiudicati direttamente individuati e scelti dal Governo regionale». Lo afferma in una nota Teresa Pascucci, della Rdb Cub sanità Lazio. «Nonostante la Rdb Cub abbia presentato alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti e alla Regione Lazio ben tre libri bianchi sulla sanità del Lazio - prosegue Pascucci - in cui viene ampiamente illustrato il sistema di affari in sanità, dimostrando attraverso atti certi l'origine del deficit sanitario ad opera di tutte le amministrazioni che si sono succedute nella nostra regione, degli indagati e condannati seguitano a dirigere le aziende sanitarie, pubbliche e convenzionate ed il piano di rientro continua ad essere pagato da cittadini e lavoratori. Su entrambi gravano l'aumento delle tasse ai massimi livelli, i ticket, le liste d'attesa e il taglio dei posti letto. Sui lavoratori inoltre si abbattono un pesante taglio al salario e condizioni di lavoro inaccettabili a fronte del blocco delle assunzioni. Non pensi questo governo regionale, Marrazzo in testa, di chiamarsi fuori con operazioni di facciata quali la costituzione della Regione Lazio come parte civile, esclusivamente strumentali ad una campagna elettorale già iniziata e completamente ininfluenti ai fini del risanamento del deficit e del miglioramento della qualità della sanità pubblica della regione. Come lavoratori della sanità non continueremo ad accettare il taglio del nostro salario e a subire condizioni e carichi di lavoro indegni: se costretti fermeremo la sanità del Lazio fino alla sospensione di un piano di rientro che si dimostra ogni giorno di più iniquo e vergognoso».

GLI APPUNTAMENTI DI OGGI

(OMNIROMA) Roma, 17 lug - ...Protesta Rdb Cub Agenzie Fiscali per «salario di produttività». Piazza Mastai, sede ministero Economia e Finanze (ore 12)....


17 luglio 2009 - Iris

LAZIO, SANITA’: RdB-CUB, BASTA FAR PAGARE LE TRUFFE
AI CITTADINI ED AI LAVORATORI

(IRIS) - ROMA, 17 LUG - Dichiara Teresa Pascucci, della RdB-CUB Sanità Lazio: "La convalida dell’arresto del direttore amministrativo del S. Giovanni e di tre sindacalisti di Cgil Cisl e Uil conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che nella sanità pubblica le truffe legate agli appalti sono un sistema ormai strutturato, che travasa milioni di Euro dalle casse pubbliche a quelle di manager e direttori spregiudicati direttamente individuati e scelti dal Governo regionale". "Nonostante la RdB-CUB abbia presentato alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti e alla Regione Lazio ben tre libri bianchi sulla sanità del Lazio - prosegue Pascucci – in cui viene ampiamente illustrato il sistema di affari in sanità, dimostrando attraverso atti certi l’origine del deficit sanitario ad opera di tutte le amministrazioni che si sono succedute nella nostra regione, degli indagati e condannati seguitano a dirigere le aziende sanitarie, pubbliche e convenzionate ed il piano di rientro continua ad essere pagato da cittadini e lavoratori. Su entrambi – sottolinea Pascucci - gravano l’aumento delle tasse ai massimi livelli, i ticket, le liste d’attesa e il taglio dei posti letto. Sui lavoratori inoltre si abbattono un pesante taglio al salario e condizioni di lavoro inaccettabili a fronte del blocco delle assunzioni". Conclude la sindacalista RdB-CUB: "Non pensi questo Governo regionale, Marrazzo in testa, di chiamarsi fuori con operazioni di facciata quali la costituzione della Regione Lazio come parte civile, esclusivamente strumentali ad una campagna elettorale già iniziata e completamente ininfluenti ai fini del risanamento del deficit e del miglioramento della qualità della sanità pubblica della regione. Come lavoratori della sanità non continueremo ad accettare il taglio del nostro salario e a subire condizioni e carichi di lavoro indegni: se costretti fermeremo la sanità del Lazio fino alla sospensione di un piano di rientro che si dimostra ogni giorno di più iniquo e vergognoso".


17 luglio 2009 - Avionews

Aeroporti. Sab: a Bologna lunedì sciopero di 24 ore indetto dalla Cub Trasporti
Bologna, Italia - I servizi aeroportuali potrebbero non essere garantiti

(WAPA) - "Si informano i passeggeri dell’aeroporto di Bologna che lunedì 20 luglio, a causa di uno sciopero locale di 24 ore proclamato da Cub Trasporti per i lavoratori di Giacchieri, Koop Service, Bas, Marconi Handling, Fast Freight Marconi e Sab (Società di gestione dello scalo), i servizi aeroportuali potrebbero non essere garantiti.....(Avionews)


17 luglio 2009 - Dedalo news

Bologna: sciopero lavoratori aeroportuali 20/7

Bologna - Potrebbero non essere garantiti i servizi aeroportuali all’aeroporto di Bologna lunedì 20 luglio. Lo avverte la società di gestione, spiegando che si tratta di uno sciopero locale di 24 ore proclamato da CUB Trasporti per i lavoratori di Giacchieri, Koop Service, Bas, Marconi Handling, Fast Freight Marconi e Sab...


17 luglio 2009 - L'Eco di Bergamo.it

«Pacchetto sicurezza», in Prefettura oltre 250 manifestanti. Ma è polemica

Bergamo - Oltre 250 persone si sono riunite davanti alla Prefettura venerdì pomeriggio 17 luglio per dire no al «Pacchetto sicurezza», varato dal governo e promulgato alcuni giorni fa dal presidente della Repubblica. Pacchetto sicurezza che prevede l’introduzione del reato di clandestinità e diverse norme restrittive a carico degli immigrati. A organizzare la manifestazione la Rete 28 Marzo, che raggruppa associazioni di immigrati e di italiani, agenzie di lavoro sociale e per l’integrazione, sindacati, gruppi e onlus di società civile, e che, proprio su richiesta degli stessi immigrati, aveva preso l’impegno di un utilizzare, nel corso del presidio, bandiere o simboli politici, ma di indossare tutti una maglietta bianca con la scritta «Essere...umani!». La presenza però di simboli politici - di Rifondazione e Cobas Cub in particolare - ha creato quindi non poche tensioni, con l'abbandono del presidio da parte di alcuni esponenti politici e delle forze sociali tra cui Davide Casati, segretario provinciale dei Giovani democratici, Valeria Mazzola, responsabile del settore migrazioni per i Giovani democratici, e Marco Brembilla, del Pd.


17 luglio 2009 - Il Venerdì di Repubblica

Vigili del Fuoco
Non chiamateci eroi, dateci la benzina per le macchine
Sono stati i protagonisti al l'Aquila e a Viareggio. Tutti si congratulano con loro. Ma, negli anni, le condizioni di lavoro sono peggiorate. Come quando, il 6 aprile, decine di mezzi di soccorso li hanno lasciati per strada...
di RICCARDO BIANCHI E PAOLO CASICCI

Roma - Regola numero uno: è proibito chiamarli eroi. Anche se l'encomio arriva da New York, ed è firmato da Vincent Tummino, il capo dei firemen dell'11 settembre, loro, i vigili del fuoco dell'Aquila e di Viareggio, provano a spegnere la retorica. «Se ne fa già troppa, specie durante le catastrofi» dice Marino Pedersoli, 48 anni, trenta (lei quali trascorsi tra un'emergenza e l'altra. «Poi, però, l'emergenza finisce: e a noi, con le pacche sulle spalle, restano le promesse dei governi e i mezzi di vent'anni fa». Sempre in prima linea, sempre pronti a partire, i pompieri italiani. Per spalare le macerie dell'Aquila o la spazzatura (alla diossina) di Napoli, soccorrere il Sudest asiatico colpito dallo tsunami o fare da «angeli custodi» ai leader del G8. Missioni con un forte ritorno d'immagine, visto che un sondaggio (GfK, 2008) li colloca in cima alla classifica della fiducia degli italiani, più in alto delle Poste e della polizia. Apiangere è invece il portafogli: lo stipendio medio è più basso di quello di un poliziotto e gran parte degli straordinari dell'Abruzzo, dove s'è lavorato su turni fino a 36 ore, non sono ancora stati pagati. «Il giro di vite di Brunetta sugli straordinari fuori emergenza riguarda anche noi» si lamenta Maurizio D'Ambrogio della Cgil: «Ma lo sa il governo che senza il surplus di lavoro alcuni comandi non potrebbero garantire il pronto intervento?». Un pronto intevento che, negli anni, ha finito per ricomprendere mansioni sempre più numerose e diverse. Le ultime riforme hanno trasformato i vigili del fuoco in un corpo della difesa civile, che può essere chiamato ad accompagnare la Digos in operazioni antidroga e assistere gli ufficiali giudiziari in uno sfratto. Ma anche «coprire» la polizia che, in tenuta antisommossa, irrompe in un covo di camorristi a Napoli. «E tutto questo con risorse che via via diminuiscono e mezzi senza manutenzione» commenta il segretario dei vigili dei fuoco Ciel Pompeo Mannone. «Siamo il Paese europeo con il più basso rapporto pompieri/abitanti: le piante organiche, già sottostimate, non sono coperte. Abbiamo bisogno di cinquemila uomini in più. Subito». Saranno pure eroi, ma eroi che arrancano. La prova arriva dallo stesso Abruzzo che ha esaltato il Corpo. Per l'esattezza da un'officina vicino a Chieti, dove riposano numerosi mezzi in dotazione al Dipartimento dei vigili. Sono vetture delle colonne mobili, le carovane partite dai cento comandi provinciali di tutta Italia la mattina del 6 aprile e fermatesi, guaste, in autostrada. Alcune sono arrivate a sera, grazie a un passaggio o a un pieno di benzina dei colleghi. «Si sono fermati pezzi di colonne provenienti dalla Calabria, dalla Toscana, dal Veneto» racconta il segretario delle agguerrite Rappresentanze di base Antonio Jiritano, «tutte vetture con un'età media di 20-25 anni. Dei resto, i comandi devono scegliere ogni giorno se spendere per la manutenzione o per la benzina». E questo mentre, ironia della sorte, per il G8 dell'Aquila proprio i vigili hanno messo a disposizione il loro reparto telecomunicazioni, facendo risparmiare decine di migliaia di euro al governo, che aveva avuto un preventivo esoso da una ditta esterna. Ma di paradossi l'attività dei vigili del fuoco abbonda. «Quello principale» spiegano all'unisono i sindacati «è che svolgiamo un'attività di pronto intervento, alla base della Protezione civile, stando però lontani dalla stanza dei bottoni». La stanza è quella del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del consiglio diretto da Guido Bertolaso. «Loro rastrellano i milioni, mentre noi ci contendiamo le briciole previste da Finanziarie che hanno progressivamente tagliato i fondi. C'è stato perfino un ministro dell'Interno, Giuliano Amato, che nel 2007 ha invitato pubblicamente i comandi a non pagare gli affitti» dice Jiritano. Da allora, Il debito del Corpo è passato da 83 milioni a quasi cento, aumentando insieme alle grane: ad aprite, mentre alcuni colleghi erano impegnati In Abruzzo, i pompieri di Alessandria hanno dovuto evacuare per un'alluvione il comando costruito due anni prima su un terreno rivelatosi a rischio. Ad Ancona, invece, s'è profilata l'ipotesi di sgomberare una sede fatiscente degli anni Cinquanta e optare per altri uffici e per una serie di container. Come quelli dei terremotati. La Protezione civile come un mondo di «figlie figliastri»? «Non è solo un problema di soldi e lustro, ma anzitutto una questione operativa» spiega Mannone. La memoria corre ai nubifragi dello scorso autunno, quando a Roma il Tevere rischiava di esondare e proprio i vigili osservarono per primi che bisognava assicurare agli ormeggi i barconi poi travolti dalla piena e recuperati in seguito tra mille difficoltà. C'è anche il caso del G8 della settimana scorsa, che ha fatto dirottare il campo base dei pompieri da Coppito ad Assergi, ai piedi del Gran Sasso, con gran dispendio di energie e risorse.«E' una vecchia questione» commenta Giuseppe Zamberletti, padre fondatore della Protezione civile italiana e oggi presidente dell'Istituto di studi e ricerche sulla protezione e la difesa civile: una presenza maggiore di vigili del fuoco nel Dipartimento di Bertolaso, conferma, è auspicabile e doverosa. «Come è necessario che il corpo riceva quei finanziamenti che gli permetterebbero di aumentare gli organici e di formare le migliaia di volontari sparsi in tutto il Paese: non è un mistero come nell'universo di associazioni che a ogni emergenza danno fl loro contributo prezioso, molte non abbiano la professionalità per intervenire nelle prime ore della catastrofe, quelle decisive». Aggiunge DAmbrogio della Cgil: «Un coordinamento efficace t noi e gli uomini di Bertolaso spesso non esiste Basta citare il caso dell'Emilia Romagna: qui l'integrazione tra le due forze è perfetta, ma all'Aquila i due gruppi sono stati mandati a 15 chilometri l'uno dall'altro». Alla Protezione civile si sorprendono di queste osservazioni: «Ma se all'Aquila il numero due degli interventi è il capo del Dipartimento dei vigili...». «Vero, ma noti è un pompiere, bensì un dirigente ministeriale» ribattono i sindacati. D'estate, con l'emergenza incendi, l'affanno cresce. Perché i mezzi adoperati per spegnere il fuoco nei boschi sono concepiti per muoversi sull'asfalto. A Milano, secondo un dossier del luglio scorso, sono in inedia 119 al giorno i pompieri chiamati a coprire un bacino di quattro milioni di abitanti. «Sem-pie più spesso diventa impossibile formare squadre con cinque uomini, il minimo per legge (la media europea è sei)» aggiunge D'Ambrogio. E, se negli anni sono cresciute le squadre-fiore all'occhiello come i Saf (Soccorso alpino fluviale, partiti per lo tsunami del 2004) e i nuclei Nbcr (Nucleare biologico chimico radiologico), è vero anche che queste unità non sono sempre impiegabili per interventi ordinari, diversi da quelli per cui sono stati formati. Ecco perché, alla lunga, sentirsi chiamare eroi somiglia a una presa in giro: «Ce la caviamo, certo. Salvando le vite degli altri e mettendo a rischio le nostre» dice Mannone. «Ma al governo l'abbiamo detto: all'Aquila è andata bene perché l'emergenza era circoscritta. In condizioni più estreme non basterebbero gli eroi. Ci vorrebbe un miracolo».

RECLUTAMENTO. Alla selezione partita nei giorni scorsi una marea di candidati per pochi posti: la maggior parte era riservata ai precari
E ALL'ULTIMO CONCORSO SI PRESENTANO IN 120 MILA

Oggi entrare nei vigili del fuoco non è facile. La via più comune e farlo da discontinui, cioè precari, iscrivendosi a un registro cui si accede avendo alcuni requisiti fisici di base. Una volta chiamati, parte l'addestramento. finito il quale si può sperare di essere arruolati per un periodo di venti giorni, rinnovabile. ogni «pacchetto» di venti giorni è pagato 1100 euro netti. La Finanziaria 2006 del governo Prodi aveva fissato un percorso per stabilizzare 6080 precari, ma a oggi solo 1763 sono stati assunti a tempo indeterminato e 600 scartati dopo le prove. Gli altri 3800 stanno aspettando. E i concorsi? La settimana scorsa ne è partito uno, il primo dopo otto anni, per il quale si sono candidati in 120 mila: i posti da assegnare sono 814, ma solo il 10 per cento è libero per chi non ha mai avuto esperienze nel corpo o in altre forze armate. Grazie all'apporto dei precari, il Corpo ha potuto aprire negli anni svariati dislocamenti nei comuni più piccoli. Un modello che ai sindacati, però, non sempre è gradito: «Anziché aumentare il precariato» è il Leitmotiv delle sigle, «bisognerebbe puntare sui concorsi». (r.bian.)


17 luglio 2009 - Il Resto del Carlino

Le Rdb cercano appoggi nelle critiche al welfare
INCONTRO COI CONSIGLIERI COMUNALI

Bologna - LA CGIL fa appello alla nuova giunta per affrontare l'emergenza casa, le Rappresentanze sindacali di base si rivolgono al consiglio comunale. Ieri le Rdb del Comune hanno incontrato diversi esponenti del parlamentino di Palazzo D'Accursio. Sul tavolo la lettera aperta che il segretario della federazione Massimo Betti (nella foto) ha spedito ai consiglieri comunali per sollecitare la loro attenzione su «alcune problematiche che investono lavoratori e lavoratrici, che hanno il carattere dell'emergenza» e sulle quali «abbiamo richiesto, per ora inutilmente, un incontro al sindaco e alla giunta». Il documento critica il «decentramento del welfare ai quartieri», che non ha tenuto conto «dei mezzi e delle risorse che sarebbero state necessarie per affrontare un progetto simile» e invoca un ripensamento delle Asp, a rischio di diventare «baracconi utili al cosiddetto sottobosco politico». Ma soprattutto si sofferma sulla questione abitativa, ricordando che a Bologna «ci sono oltre 8.000 domande di alloggio popolare e solo 300 assegnazioni» l'anno. Numeri «destinati ad aumentare», che l'amministrazione ha affrontato finora con «soluzioni inadeguate». «Basti pensare afferma Betti all'enorme patrimonio immobiliare sfitto e abbandonato». LA LETTERA ha riscosso l'attenzione del Pdl, di Rifondazione, dell'Italia dei Valori e della lista Beppe Grillo, anche se non tutti hanno condiviso la ricetta delle occupazioni' di appartamenti sfitti. «Siamo abbastanza soddisfatti dell'incontro. I consiglieri comunali osserva Vilma Sabbiani hanno manifestato la loro disponibilità a collaborare con noi». Alle Rdb non è sfuggita, però, l'assenza dei consiglieri del Pd. Una scelta sulla quale «esprimiamo -afferma Sabbiani- un giudizio negativo. Chi si sottrae al dialogo fa sempre un errore».(n.c.)


17 luglio 2009 - Il Giorno

Stato di agitazione ma non è affare comune
SANITÀ SINDACATI DIVISI SULLA DECISIONE
di Silvia Vignati

LEGNANO - I SINDACATI Rdb (Rappresentanze di base)/Cub, Sdl (Sindacato dei lavoratori), Uil e Fsi (Federazione sindacale italiana) hanno dichiarato ieri mattina lo stato di agitazione di tutto il personale dell'Azienda ospedaliera di Legnano. Il nuovo contendere nei confronti dell'amministrazione ospedaliera riguarda la mancata applicazione degli accordi sottoscritti il 6 maggio, che comprendono gli avanzamenti di carriera, il riconoscimento delle posizioni atipiche, il fondo di produttività 2008, l'acconto delle rar (risorse aggiuntive regionali) 2009, la riorganizzazione dell'attività lavorativa dei laboratori dello stabilimento di Legnano, le problematiche delle sale operatorie di Ginecologia e Maternità dell'ospedale di Magenta e infine la mobilità del personale tecnico e amministrativo nel nuovo nosocomio che sta sorgendo a San Paolo. Sulle questioni sanitarie sollevate, i sindacati si sono nettamente spaccati in due: da una parte Cisl e Cgil, che non riconoscono la validità dell'accordo di maggio, "essendo firmato da una minoranza di delegati Rsu". Dall'altra parte Rdb/Cub, Sdl, Uil e Fsi, firmatari dell'intesa, salutata ai tempi con vivo apprezzamento dallo stesso direttore generale dell'Azienda, Carla Dotti. Ora le quattro sigle sono sul piede di guerra: «L'accordo siglato a maggio ha già dato una parte dei suoi frutti con il saldo delle ras 2008. Considerato il periodo estivo e la carenza di personale, qualora non ci venissero date risposte esaustive e applicati gli accordi sottoscritti frutto di mesi di lavoro, come organizzazioni sindacali ci riserviamo di indire una giornata di sciopero entro il 15 settembre", affermano.


17 luglio 2009 - Il Gazzettino

Centro riciclo, 90 lavoratori a rischio
«A fine mese scattano i licenziamenti»

Monselice - (O.M.) Torna drammaticamente a riaprirsi la questione del Centro riciclo di Monselice. È fosco il futuro occupazionale dei novanta lavoratori dell’impianto di viale Umbria dove si effettua la separazione di lattine, vetro e plastica. È di ieri, infatti, la comunicazione che la cooperativa Team Service ha inviato una lettera all’amministratore delegato della Crm Samuel Piazza, nella quale si annuncia l'avvio alla conclusione dell'accordo transitorio del 15 maggio scorso, siglato in prefettura alla presenza del Prefetto, assessore provinciale al Lavoro e le organizzazioni sindacali. L'impegno assunto dalle parti era di ricercare soluzioni stabili per la continuazione dell'attività di selezione della plastica. Cosa che non è avvenuta. I rappresentanti della cooperativa non avendo avuto riscontri sugli impegni assunti dai rappresentanti del Crm per dare continuità agli impegni assunti con l’accordo sottoscritto in prefettura, il 31 luglio procederanno al licenziamento di tutti gli operai occupati nell’impianto di via Umbria a Monselice.
«La vicenda occupazionale - ha detto Gianni Boetto del sindacato associazione difesa dei lavoratori (Adl) cobas - riguarda una novantina di dipendenti, quasi tutti immigranti, che speravano di godere di un periodo di ferie. Invece, ora sono angosciati perché temono di non poter più riprendere il lavoro».

Oggi in città la carica di 6.755 candidati
In Fiera concorso per 80 posti all’Agenzia delle Entrate. Mobilitati i vigili
di Felice Paduano

Padova - 6755 candidati per 80 posti disponibili negli uffici delle Agenzie delle Entrate del Veneto. Questa mattina, nei padiglioni 5, 7 ed 8 della fiera, in via Nicolò Tommaseo, si svolgerà uno dei concorsi pubblici più affollati che si siano mai tenuti in città. Il concorso serve per assumere 80 nuovi assistenti amministrativi, fascia retributiva B. In pratica nuovi dipendenti pubblici che guadagneranno circa 1.200 euro all’inizio della carriera e saranno inseriti negli uffici di tutte le Agenzie delle Entrate della regione che stanno per essere riorganizzati.
Verrà creata, infatti, un’unica struttura provinciale. Già si sa che molti concorrenti non si presenteranno e, quindi, il numero dei candidati è destinato a scendere sensibilmente. Ma gli organizzatori del concorso hanno ugualmente mobilitato la polizia municipale, 40 dipendenti degli uffici finanziari di via Turazza, che saranno addetti al controllo degli esaminandi ed anche numerosi lavoratori della fiera.
I candidati devono presentarsi alle 8,30 ai posti di registrazione, che sono stati ubicati sia all’ingresso principale di via Nicolò Tommaseo e sia all’ingresso nord per quelli che arriveranno in automobile. La prova, sotto forma di quiz, durerà soltanto un’ora. Comunque gli agenti della polizia municipale hanno già predisposto un imponente servizio di controllo del traffico dalle uscite dell’autostrada sino a tutta la zona compresa tra la Stanga, la stazione e la fiera.
Sulla procedura del concorso odierno ha preso una posizione molto dura l’associazione di settore dei Cobas, coordinata da Stefano Pieretti e Celeste Giacon. «Noi dipendenti statali non riusciamo a capire perché ci sia stato bisogno di questo nuovo maxi-concorso nazionale quando, pochi mesi fa, l’amministrazione delle Agenzie delle Entrate, su 115 nuovi assunti dall’ultimo concorso che avevano effettuato il tirocinio obbligatorio, ne ha assunto solo una parte - sottolinea Celeste Giacon-. Il ministero anche nel Veneto poteva benissimo assumere stabili i lavoratori già formati senza sostenere spese per il concorso di oggi, che ancora una volta creerà solo illusioni anche ai tanti giovani disoccupati, che arriveranno anche dal meridione.

Stamane in Fiera 6780 concorrenti per 80 posti:
è la superselezione per l’assunzione dei funzionari

Padova - Oggi la precarietà è in scena nei padiglioni di PadovaFiere: 6780 concorrenti per 80 posti! Si svolgerà infatti stamattina la prova d’esame per l’assunzione di 825 funzionari nella terza area funzionale, fascia retributiva F1, negli Uffici delle Entrate di 9 Regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Veneto). Alla nostra regione, degli 825 funzionari che saranno assunti ne sono destinati 80 e per questi 80 posti sono 6780 i candidati alla selezione che si svolgerà nei padiglioni 5-7-8 della Fiera di Padova di via Niccolò Tommaseo. «L’assunzione - sostiene in una nota il Coordinamento regionale RdB Cub delle Agenzie Fiscali - è a tempo indeterminato, ma si basa su una procedura concorsuale, quella del tirocinio, in cui al termine di 6 mesi di lavoro all’interno dell’Amministrazione avviene un’ulteriore selezione. Infatti si è appena conclusa la stabilizzazione di 115 "tirocinanti" alle Entrate nel Veneto, scaraventando nella disoccupazione chi è stato giudicato "non idoneo" o "idoneo non vincitore" e si va a selezionare altri giovani per proporre loro il terno al lotto dell’ammissione ad un nuovo tirocinio! Ha senso spendere denaro pubblico per selezionare e formare altri giovani quando si licenzia chi già era stato assunto e aveva già avuto un periodo formativo di 6 mesi solo perché la clausola del contratto di tirocinio prevede che una percentuale (circa il 40%) non sia stabilizzata? Ha senso paralizzare l’attività degli Uffici delle Entrate delle città dove venerdì 17 avverrà la selezione per impiegare gran parte dei dipendenti come controllori degli esaminandi? (a Padova ben 70 sono i dipendenti di PD1 e Pd2 impegnati in questo lavoro). Ha senso spendere cifre importanti per affittare posti enormi atti a contenere tutti gli aspiranti alla lotteria per uscire dalla precarietà?
«La lotta alla precarietà - continua il sindacato - la si conduce stabilizzando i precari, valorizzando e incrementando i servizi pubblici e non praticando forme di assunzione che di umano e ragionevole non hanno nulla. La nostra lotta per reddito, diritti e dignità continua e proprio oggi la nostra organizzazione sindacale ha indetto una giornata a difesa del salario dei lavoratori del fisco e a difesa della qualità dei servizi gratuiti ai cittadini».


17 luglio 2009 - Il Bologna

L'agenda del nuovo assessore giovedì il tavolo con Asia-Rdb

Bologna - Le case sfitte. L'agenda del nuovo assessore ai problemi della casa Milena Naldi è già fitta. Il 29 luglio incontrerà il Sunia, ma prima, giovedì prossimo, il tavolo sarà con Asia-Rdb, il sindacato che sta offrendo un taglio particolare e diretto al problema e alla ricerca delle soluzioni per risolverlo. Due occupazioni di stabili disabitati, di recente, hanno ricordato all'amministrazione che le case sfitte sono migliaia. Settemila, secondo l'ultima ricerca: «E' del 2001, troppo datata - dice il Sunia -, il Comune si attivi in tal senso».


17 luglio 2009 - Settegiorni

De Luca: «Per la Novaceta attendiamo atti concreti»

MAGENTA - Venerdì 10 luglio davanti ai cancelli della Novaceta un banchetto di lavoratori per raccogliere altre firme a sostegno dell'esposto che il Comitato magentino dignità e lavoro ha intenzione di presentare alla Procura per chiedere l'avvio di un procedimento d'indagine che chiarisca l'iter che ha portato al fallimento della Novaceta. In queste ultime settimane la questione è rimbalzata anche sui giornali nazionali, Il Corriere della sera, il Giornale, il Mondo. Il timore che sta sotto la presentazione dell'esposto e sul quale i lavoratori chiedono di far chiarezza è che il fallimento sia stato «pilotato». A supporto della tesi ci sarebbero società con gli stessi membri coinvolte nella progressiva dismissione della storica realtà produttiva magentina. Ora che un po' tutti si stanno accorgendo del caso Mario De Luca del sindacato Cub e primo firmatario dell'esposto si lascia andare a un liberatorio «Finalmente!» anche se non fa mancare qualche commento aggiuntivo.
«Ci sono voluti quattro anni di denunce, pubblicazioni, tre consigli comunali a tema, banchetti, scontri duri con le istituzioni locali e con i sindacati confederali - afferma De Luca, membro del Comitato magentino dignità e lavoro -. Quattro anni durante i quali, sulla questione Novaceta, pur anticipando puntualmente ciò che poi nel tempo è accaduto, ho ricevuto più dissensi che consensi. Durante questi anni, tutte le forze politiche del territorio non hanno mai preso veramente a cuore la questione. Ogni "politico" ha utilizzato lo strumento Novaceta per condurre la propria campagna elettorale. Il sindacato confederale, colpevole , secondo la mia opinione di aver sottovalutato il problema fin dall'inizio, di aver avallato con i dirigenti di turno scelte impossibili, di aver contribuito, ad esempio firmando la cessione del ramo d'azienda della centrale termoelettrica, alla fermata totale dello stabilimento. Adesso, dopo che l'unico atto concreto e di coraggio è stato compiuto dai lavoratori, organizzati dal sottoscritto, 1° firmatario dell'esposto, tutti riprendono la questione. Non riesco a capire se questo improvviso interessamento è solidarietà con i lavoratori o è un semplice riporto di cronaca. Attendiamo atti concreti. Oggi i firmatari dell'esposto sono già un'ottantina. Purtroppo tra questi non contiamo nè politici (tranne il sottoscritto ), nè partiti (tranne Sinistra critica), nè sindacati (tranne il Cub). Questa è la dura realtà , anche se per molti è difficile da accettare. Argomento scottante quello della chiusura di aziende in salute (vedi anche Esab di Mesero ) e quello parallelo delle aree industriali dove gli interessi sono enormi. La vera partita si giocherà quando fagociteranno, alla luce del sole, quelle aree. Vediamo chi avrà il coraggio di urlare (e non bisbigliare)! Noi ci saremo».

I lavoratori sul piede di guerra: «Pronti a occupare la fabbrica»

MESERO - La rabbia e la preoccupazione dei lavoratori della storica impresa meserese Esab, dettata dalla volontà aziendale di trasferire la produzione altrove per strategie interne che esulano dal risultato economico di gestione conseguito, si sono organizzate nell'assemblea pubblica che nella mattinata di venerdì 10 luglio si è tenuta all'ingresso dello stabilimento industriale.
La crisi - A Mesero lo stabilimento è attivo da 1935. Nel 1979 si è trasferito in via Mattei occupando un'area industriale di circa 77mila metri quadrati. Qui si producono 8mila tonnellate annue di elettrodi, 10mila tonnellate di filo e macchinari per saldatura. Il 22 giugno scorso si è aperta la procedura di mobilità per 85 dei 143 dipendenti dell'impresa Esab di proprietà del fondo inglese Charter. Il provvedimento ha riguardato gli addetti alla produzione, gli impiegati dell'area produttiva, i quadri e i magazzinieri. «Abbiamo saputo della chiusura all'inizio del mese di giugno solo perchè girava un fax che riportava la notizia. All'inizio però l'azienda negava tutto e parlava di ristrutturazione. Qualche giorno dopo la dura realtà è venuta a galla», commentano con amarezza diversi operai della Esab. Le sigle sindacali attive in azienda riportano inoltre il piano industriale che prevede il trasferimento delle produzioni nei paesi dell'Est Europa nonchè l'apertura di altri poli produttivi in Italia e Belgio.L'assemblea pubblicaIn molti tra i lavoratori, gli esponenti politici e sindacali hanno preso parte all'assemblea pubblica che si è tenuta venerdì 10 luglio. Tra loro figurano il vicesindaco di Mesero Filippo Fusè , i senatori Massimo Garavaglia della Lega Nord, Mario Mantovani del Pdl e Giorgio Roilo del Pd nonchè il consigliere regionale Sante Zuffada, il segretario generale della Fiom-Cgil Renato Esmeraldi Giuseppe Viganò della Fim. Ad essi si sono aggiunti parecchi delegati di fabbrica. «Ciò che è emerso dall'incontro, e che quindi chiediamo, è l'intervento delle istituzioni affinchè aprano un tavolo di confronto con l'azienda mirato al mantenimento in loco dell'attività produttiva - premette Walter Montagnoli del sindacato di base Cub -. La chiusura non ha nessuna ragione d'essere se non la volontà di vendere l'area su cui sorge il plesso produttivo. I politici ci hanno dato il loro appoggio e speriamo che le loro parole si concretizzino in fatti reali. Per scongiurare eventuali manovre speculative, chiediamo al Comune di Mesero che la destinazione d'uso del terreno attualmente di proprietà della Esab sia mantenuta industriale». Timori, lamentele e azioni future«Martedì 30 giugno si è tenuta in azienda una riunione sindacale a cui ha partecipato anche il direttore internazionale della Charter. Questo si è lasciato sfuggire che i capannoni produttivi della Esab erano già stati venduti ma i dirigenti locali hanno aggiustato il tiro dicendo che questa ipotesi non era ancora definitiva», sostiene Montagnoli. «Il valore dell'area iscritto in bilancio è di cinque milioni di euro ma la stessa verrebbe venduta ad un valore compreso tra i 13 e i 15 milioni di euro», aggiunge Massimo Lettieri del Cub, nonchè esponente del «Gruppo Precari Autogestito». Il sospetto avanzato dai sindacati e dagli stessi lavoratori è che dietro alla chiusura della fabbrica meserese si celi puramente la volontà della multinazionale di realizzare la vendita del terreno facendo oltretutto aumentare il valore delle azioni aziendali. «Mi ritengo una vittima di mobbing - confida inoltre uno dei quadri produttivi della Esab -. Secondo me i dirigenti erano già da tempo intenzionati a rendere la vita impossibile ai dipendenti per costringerli a rassegnare le dimissioni e tutto per concretizzare la volontà dell'azienda di trasferire la produzione». «La nostra azione non si fermerà qui - conclude Lettieri - nella mattinata di sabato 18 luglio partirà dalla Esab un corteo manifestativo che si spingerà fino in piazza. Già ora tutti i lavoratori sono in sciopero e siamo pronti anche ad occupare la fabbrica».


16 luglio 2009 - Agi

CLANDESTINI: RDB/CUB SANITA', NOI NON DENUNCIAMO IMMIGRANTI

(AGI) - Roma, 16 lug. - Con la conversione in legge del decreto sicurezza l'Italia "diventa avamposto di una vera e propria aggressione al resto dell'umanita': come operatori sanitari disobbediremo e non denunceremo i migranti, vigileremo pretendendo il rispetto della garanzia del diritto alla salute per tutti e tutte da parte del servizio sanitario pubblico". Lo sostiene, in una nota, Licia Pera dell'Esecutivo nazionale delle RdB-Cub Sanita'. "Da una parte respingimenti in mare verso un paese di transito come la Libia, che non riconosce nessun trattato sui diritti umani, dove le condizioni per i migranti sono di vera e propria detenzione senza limiti di tempo, o i rimpatri forzati verso i paesi d'origine che al rientro sottopongono i migranti a tortura; dall'altra, l'approvazione di una legge razzista che introduce il reato di clandestinita' - dice Pera nella nota - Da oggi migliaia di stranieri che vivono e lavorano da anni in Italia sono clandestini per la legge e questo, oltre che vergognoso, avra' effetti devastanti sulla salute dei migranti che vedranno negato il diritto alle cure per non rischiare la segnalazione da parte del personale sanitario e amministrativo. Le piu' penalizzate poi - prosegue - saranno le donne, che si vedranno costrette a ricorrere ad una sanita' parallela, sia nel caso scelgano di partorire sia in quello che decidano di interrompere la gravidanza. In questo modo, oltre al diritto alla salute, vengono lesi anche - conclude - i diritti dell'infanzia: la nostra Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale della persona che, come tale, non puo' essere in alcun modo legato al possesso della cittadinanza o del permesso di soggiorno".


16 luglio 2009 - Adnkronos

IMMIGRATI: RDB-CUB SANITÀ, LEGGE AVRÀ EFFETTI DEVASTANTI SULLA SALUTE
RISCHIO DI 'SANITÀ PARALLELA' E LESIONE DIRITTI INFANZIA

Roma, 16 lug. (Adnkronos) - «Con la conversione in legge del decreto sicurezza l'Italia diventa avamposto di una vera e propria aggressione al resto dell'umanità». Lo afferma Licia Pera dell'esecutivo nazionale RdB-CUB Sanità. «Da una parte respingimenti in mare verso un paese di transito come la Libia, che non riconosce nessun trattato sui diritti umani, dove le condizioni per i migranti sono di vera e propria detenzione senza limiti di tempo, o i rimpatri forzati verso i paesi d'origine che al rientro sottopongono i migranti a tortura; dall'altra -rileva- l'approvazione di una legge razzista che introduce il reato di clandestinità». «Da oggi -continua Pera- migliaia di stranieri che vivono e lavorano da anni in Italia sono clandestini per la legge e questo, oltre che vergognoso, avrà effetti devastanti sulla salute dei migranti che vedranno negato il diritto alle cure per non rischiare la segnalazione da parte del personale sanitario e amministrativo. Le più penalizzate poi saranno le donne, che si vedranno costrette a ricorrere ad una sanità parallela, sia nel caso scelgano di partorire sia in quello che decidano di interrompere la gravidanza. In questo modo, oltre al diritto alla salute, vengono lesi anche i diritti dell'infanzia: qualcuno si è chiesto che fine faranno i bimbi nati dalle donne irregolari?». «La nostra Costituzione -conclude Pera- tutela la salute come diritto fondamentale della persona che, come tale, non può essere in alcun modo legato al possesso della cittadinanza o del permesso di soggiorno. Come operatori sanitari disobbediremo questa norma, non denunceremo i migranti, vigileremo pretendendo il rispetto della garanzia del diritto alla salute per tutti e tutte da parte del servizio sanitario pubblico».


16 luglio 2009 - Ansa

ISTAT: PROROGA NOMINA BIGGERI TERMINA IL 10 AGOSTO

(ANSA) - ROMA, 16 LUG - Il presidente dell'Istat Luigi Biggeri potrebbe restare in carica fino al 10 agosto, giorno di scadenza della proroga del mandato. Lo puntualizzano fonti dell'Istituto di statistica, dopo che ieri il sindacato Usi/Rdb aveva annunciato che la nomina sarebbe scaduta oggi. Stando a quanto riferiscono le fonti, il calcolo va effettuato a partire dal 27 giugno 2005, giorno in cui è stato emanato il decreto del presidente della Repubblica che confermava Biggeri per un secondo mandato di quattro anni alla presidenza dell'Istituto. Alla scadenza del 27 giugno 2009, poi, vanno aggiunti i 45 giorni di proroga previsti per legge in assenza di ulteriore nomina.

LAVORO: DIPENDENTE IBM SOSPESO PER FACEBOOK, LETTERA CUB

(ANSA) - MILANO, 16 LUG - Con una lettera aperta indirizzata alle altre sigle sindacali, il delegato della Cub Angelo Pedrini esprime le sue perplessità sulla sospensione di tre giorni inflitta dall'Ibm di Segrate (Milano) ad un suo dipendente, Davide Barillari, per aver usato Facebook in ore d'ufficio. «Chiediamo solidarieta e un vostro segnale di protesta», scrive Pedrini ai segretari generali di Fiom-Cgil, Fim-Cislm, Uilm-Uil e Slai-Cobas, affermando che «in Ibm esistono centinaia di gruppi di lavoro per gli affari aziendali che prevedono l'uso di Facebook; l'accesso a internet è libero. Altri utilizzi, come Skype, sono espressamente vietati dal regolamento interno». Barillari, che ricorda Pedrini «su Facebook aveva denunciato viaggi premio a manager e famiglie», finisce con oggi i tre giorni di sospensione dall'incarico ordinati dall'azienda e domani tornerà al lavoro.


16 luglio 2009 - Dire

COMUNE BOLOGNA. RDB: VIA A INCONTRI CON ASSESSORI SU WELFARE
OGGI IL SINDACATO DI BASE SI E' "PRESENTATO" AI CONSIGLIERI

(DIRE) Bologna, 16 lug. - Si apre il confronto tra Rdb e giunta sul welfare, in particolare sulle emergenze che il sindacato ha denunciato pochi giorni fa con una lettera aperta: casa, Asp, Servizi sociali e la questione della Fondazione Aldini-Valeriani. E' per trattare questi temi che sono gia' in agenda per i prossimi giorni incontri con l'assessore alla Casa (Milena Naldi) e il Capo di Gabinetto (Giuseppe Cremonesi), mentre e' in corso la definizione di altri incontri. Intanto, in mattinata, il sindacato ha incontrato alcuni consiglieri comunali: "Un'occasione per fare il quadro della situazione e chiarire la nostra posizione" dice il sindacalista Luigi Marinelli, ma anche "di conoscere alcuni nuovi consiglieri". Alla riunione hanno preso parte Roberto Sconciaforni (Prc), Galeazzo Bignani e Daniele Carella (Pdl), Giovanni Favia (BeppeGrillo.it) e Domenico Trapasso (Idv). Pur tra le diverse vedute in tema di welfare, dice Marinelli, "vi e' stata la dichiarazione di riconoscimento dell'importanza di avere con la nostra organizzazione un rapporto di interlocuzione sui vari temi della citta'". L'amministrazione, conferma Carella, "deve riconoscere questa sigla sindacale".


16 luglio 2009 - Left

Figli di uno Stato minore
Disabili psichici abbandonati in strutture inadeguate. Assistenza insufficiente, operatori non retribuiti. Ma la Regione Lazio non fa nulla
di Rossella Anitori
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Roma. Fuoco e fiamme davanti alla sede delle Regione Lazio. Il sit in organizzato dai familiari dei disabili psichici ricoverati nei centri di recupero gestiti dal Consorzio Ri.rei, si trasforma inaspettatamente in una scena di guerriglia urbana. Lunedì 6 luglio, sono le 21:30 circa. Volano sassi, uova marce. Bruciano rami e striscioni. L’indignazione dei manifestanti ha raggiunto il suo apice. Vogliono assicurazioni e risposte certe dalla giunta regionale che, dopo le denunce e le segnalazioni riguardo il degrado del servizio nei centri di recupero, si è riunita per decidere delle sorti di 1.500 disabili e oltre 500 lavoratori. L’incontro va avanti ormai dalle cinque del pomeriggio, all’esterno della stanza dei bottoni, però, non trapela alcuna informazione. "Basta speculazioni private - scandiscono in coro in cittadini -. La sanità non può essere un business". Il consorzio Ri.rei gestisce da tre anni alcuni centri di riabilitazione del Lazio, protagonisti di numerosi scandali e disfunzioni. Il bilancio, messo in luce da diverse inchieste realizzate dal quotidiano Terra, è a dir poco fallimentare: le attività terapeutiche previste non vengono svolte; i pazienti, affetti (la patologie diverse, vengono parcheggiati negli stessi locali; gli operatori, in numero carente rispetto alle necessità dell’utenza, vengono pagati in ritardo o non vengono pagati affatto. Ma non è tutto: carta igienica, acqua calda e lenzuola sono lussi che il consorzio non sembra potersi permettere, e il cibo, di pessima qualità, non è mai sufficiente. Sebbene ogni carenza e ogni inadempienza sia stata puntualmente documentata e messa agli atti, si fa ancora largo l’ipotesi di confermare definitivamente la gestione del consorzio o delle singole cooperative che ne fanno parte.
"Sembra che la Regione sia in ostaggio delle cooperative che oggi gestiscono i centri - dice Angela Maria Contona, presidente dell’associazione che riunisce operatori e familiari dei pazienti ricoverati nei centri di recupero -. Accordi e promesse sono stati completamente disattesi. Il vicepresidente della Regione Lazio, Esterino Montino, ci aveva assicurato che, a tutela dei diritti di lavoratori e utenti, i servizi sarebbero stati affidati temporaneamente alle Asl di competenza per poi individuare, in un tavolo congiunto, alla presenza dei sindacati e delle associazioni, il soggetto idoneo ad assistere i nostri disabili. Cosi non è stato però - prosegue Angela Maria -. Dopo l’intervento delle centrali cooperative, che vogliono tenersi stretto il servizio, la giunta ha rimandato il problema. La delibera riguarda la sola questione degli stipendi, che verranno assicurati tramite le Asl. Per quanto concerne i centri, invece, rimarranno al consorzio fino al 31 luglio, poi si vedrà". Genitori e assistenti hanno sporto in totale 14 denunce, hanno inoltrato segnalazioni ed esposti al prefetto di Roma, alla Regione Lazio, al ministero della Sanità, alla Procura della Repubblica di Roma e di Civitavecchia, ai Nas, alla Guardia di finanza e ai Vigili del fuoco. "Trattano i nostri figli come animali - racconta Angela Maria Con-tona - ma nonostante le denunce, i sia in e le manifestazioni, la Regione è sorda alle nostre richieste d’aiuto". Secondo Claudio Annazzani, fisioterapista del centro di via Sbricoli e padre di una ragazza degente : "Chi gestisce il consorzio è inattaccabile. Dietro alla Ri.rei c’è Legacoop, Agci e Confcooperative Lazio. à un pezzo di Roma, che sta giocando la partita. Neanche l’opposizione, per intenderci, ha fatto barricate sul tema. E la Regione ha le mani legate". "In un Paese normale e democratico, quando un privato non rispetta le regole viene cacciato - dice Gianni Nigro, segretario generale Fp Cgil Roma e Lazio -. 11 consorzio non riesce a garantire il servizio, la Regione deve, quindi, affidarlo, tramite un bando di gara a evidenza pubblica, a un soggetto idoneo. E’ questa l’operazione che stiamo cercando di portare a termine. Nonostante ciò, una parte consistente della giunta regionale difende la Ri.rei, il perché è evidente. La riunione di lunedì, iniziata in mattinata, è saltata a causa di pressioni politiche. Legacoop, Agci e Confcooperative vogliono chela gestione dei centri rimanga nelle loro mani". Lo statuto di Anniverdi, la Onlus che gestiva i centri di recupero prima della Ri.rei, prevedeva che in caso di fallimento tutte le strutture architettoniche, pazienti e lavoratori dei centri sarebbero passati in quota alle aziende sanitarie di riferimento. "Queste indicazioni però - spiega Sabino Venezia, del coordinamento nazionale Rdb-Cub - sono state rispettate solo nell’immediato. Dopo due mesi, infatti, la Regione ha scelto di propogare l’emergenza e affidare i centri a un consorzio, la Ri.rei, che è la rappresentanza istituzionale delle cooperative assistenziali presenti nel Paese, evitando di attivare le necessarie procedure di controllo amministrativo, assistenziale e finanziario". I risultati sarebbero oggi evidenti.
Le testimonianze e i racconti che descrivono lo stato di degrado in cui versano i centri sono tanti, e vengono da più parti. "I pazienti hanno dormito tutto l’inverno indossando la giacca a vento - racconta Elena Bonuglia, sorella di un ragazzo autistico ricoverato nel centro di Santa Severa -. Faceva freddo e non c’era riscaldamento. E quando è mancata l’acqua - aggiunge Angela Maria - gli operatori sono andati a prenderla in piscina. E un secchio dopo l’altro l’hanno riscaldata nelle pentole". Ancor più inquietante è un’altra voce: "Quando mancano le lenzuola lasciano dormire i ragazzi sull’incerata. Sono tanti i casi di piaghe da decubito". La mamma di un ragazzo ospite nella struttura di Lavinio riporta episodi di violenza: "La scorsa settimana mio figlio ha ricevuto un pugno in faccia. Gli operatori non sono mai abbastanza e spesso è difficile governare la situazione". Ida Mancini, madre di un’altra paziente, racconta la sua esperienza: "Mia figlia ha tre punti in testa. Il personale mi ha riferito che era sola e che si è fatta male cadendo dal letto". Anche l’incidenza degli infortuni sul lavoro è altissima, "si parla di due o tre episodi alla settimana" dice Angela Maria. "Pensare di affidare ventisei persone a tre operatori è assurdo" commenta un’operatrice del centro di via Maiorana. "Per non parlare poi del fatto che vengono tenuti tutti insieme -aggiunge Elena - nello stesso stanzone. Al di là delle esigenze di trattamento specifico. Nel centro di Santa Severa si penalizzano tutti i casi: autistici, schizofrenici, invalidi e cerebrolesi fanno gruppo unico. Non ci sono neanche sedie per tutti, li fanno sedere a terra". Ad avvalorare il resoconto dei genitori concorrono le testimonianze dei lavoratori. Mimmo, un assistente del centro Via Sbricoli è demoralizzato: "Non abbiamo mezzi per svolgere un lavoro così delicato. La sola cosa che possiamo fare è mettere in campo la nostra esperienza. Ogni giorno bisogna inventare qualcosa". Poi aggiunge: "Via Sbricoli era il fiore all’occhiello della Sanità laziale. Un centro sperimentale per l’autismo davvero all’avanguardia, peccato che in tre anni sia precipitato, non rimane nulla di quel che è stato. Oggi non c’è neanche una sedia che sia del consorzio". Per Claudio Annazzani, la parola chiave per capire le circostanze in cui gli operatori si trovano a lavorare ogni giorno è "disinvestimento". A scapito della professionalità degli assistenti, che pagano di tasca propria i corsi di aggiornamento, e dei centri, sprovvisti dell’essenziale. "Sempre più spesso - dice Claudio - ci troviamo a sopperire da soli alle carenze delle strutture. Portiamo da casa il necessario, i giochi per i bambini, i test di valutazione neuro psichiatrici e il materiale perle attività riabilitative".
La situazione dei centri di riabilitazione Ri.rei non suona nuova alla Regione, responsabile dell’affidamento dei servizi al consorzio, tanto meno alla stampa, che ha più volte raccolto le denunce di parenti e lavoratori. Guido la Forgia, un dipendente del centro di via Sbricoli, ne ha fatto le spese: "Sono stato licenziato per aver segnalato il degrado delle strutture. Uno stato di fatto, vero e documentato. Non ho fitto altro che comunicare al datore di lavoro che la situazione era grave, poi davanti all’inerzia della dirigenza ho esposto il problema agli organi di vigilanza e alla Procura della Repubblica. Non credo di aver meritato un licenziamento - precisa Guido - ritengo di essere stato un cittadino onesto". Gli operatori non vogliono che la verità sia nascosta, odiano le maschere. Hanno fotografato lo scandalo e messo al corrente i familiari. Guidoèstato licenziato e molti altri rischiano il posto. Le intimidazioni, infatti, sono all’ordine del giorno. "Veniamo continuamente vessati e minacciati. Precettati nel non aderire agli scioperi - denuncia Mimmo -. La dirigenza dei centri non vuole che gli operatori parlino con i genitori dei pazienti". Quella di Mimino non è solo un’impressione, gli atti della mozione 376 presentata al Consiglio regionale il 4 febbraio del 2009 confermano la suaversione. "Il consorzio Ri.rei - si legge - ha posto in atto una forte azione di repressione per tentare di ammutolire i lavoratori e quanti altri si stanno adoperando per chiedere controllo e protezione". Strutture inadeguate, assistenza insufficiente e operatori non retribuiti. Dove sono finitele istituzioni? Chi garantisce i diritti dei disabili e dei lavoratori?
La Sanità assorbe il 70 per cento del bilancio regionale del Lazio, eppure, questi soldi non sarebbero sufficienti, nel caso specifico, ad assicurare il funzionamento della struttura. Ma non è stato sempre così. Prima di passare nelle mani del consorzio Ri.rei, la gestione dei centri di riabilitazione faceva capo all’associazione Anni verdi, Onlus che operava in convenzione con il sistema sanitario nazionale. Nel mese di luglio 2006, però, la Onlus viene messa in liquidazione. Per evitare di interrompere un servizio pubblico essenziale, che rispondeva alle necessità di oltre 1.500 persone affette da gravi patologie e impiegava circa 500 lavoratori, l’autorità prefettizia con apposito provvedimento requisì le strutture dove i disabili erano ricoverati e le affidò alle rispettive Asl di competenza. I servizi vennero dunque internalizzati ma solo per due mesi. Dal mese di settembre, infatti, la gestione venne affidata dall’assessore alla Sanità della Regione, Augusto Battaglia, a un consorzio formato dalle maggiori centrali cooperative del Lazio, la Ri.rei per l’appunto. Un soggetto, costituito ad hoc appena una settimana prima, il 21 agosto. "Non c’è stato alcun bando di concorso, nessuna gara pubblica - denuncia Elena - il servizio è stato affidato direttamente a un consorzio appena nato, non competente e privo di risorse economiche per sopperire anche a temporanee difficoltà finanziarie". Il consorzio è costituito, infatti, da tre cooperative, Unisan, Osa e Nuova Sair, che non avendo una consolidata esperienza nel settore della riabilitazione, né mezzi e dotazioni proprie, non possiede i requisiti previsti dalla legge per fornire il servizio. A tre anni di distanza le conseguenze di questa scelta sono piuttosto evidenti, dalle istituzioni però non sono mai stati presi i provvedimenti necessari per far luce sull’intera vicenda. "Oggi Battaglia non è più in carica - dice Claudio Annazzani - ma non perde occasione per spalleggiare il consorzio e sostenere la causa dell’accreditamento". Genitori e operatori vogliono chiarezza, chiedono che siano messi al primo posto le esigenze dei pazienti, e non altri interessi. Anno dopo anno la Regione Lazio ha versato nelle casse del consorzio milioni di curo, un budget che la Ri.rei sembra non abbia saputo gestire al meglio. Il consorzio si sarebbe infatti reso colpevole di gravi inadempienze sia verso i lavoratori, non pagando le spettanze dovute, che verso i disabili assistiti privandoli di ogni tutela sanitaria oltre che riabilitativa adeguata. "A tutto ciò - si legge nella denuncia alla Procura della Repubblica di Civitavecchia - si aggiunge la continua inosservanza dei contratti stipulati con le ditte appaltatrici dei servizi di catering, pulizie e lavanderia, che a causa dei mancati pagamenti delle relative fatture interrompono i servizi, provocando disagio ai disabili sia dal punto di vista alimentare che igienico sanitario". Quando la Regione paga il consorzio "i soldi - spiega Sabino Venezia - non riescono ad arrivare ai lavoratori perché vengono requisiti dai fornitori. E’ necessario mettere sotto controllo i protocolli di assistenza e il processo amministrativo, in particolare le fatturazioni. Rischiamo di trovarci davanti a un ennesimo baraccone che fattura in maniera diversa dalle prestazioni che eroga. Manca la dovuta trasparenza". Genitori e lavoratori vogliono la verifica delle spese sostenute e il controllo della rendicontazione presentata dalla Ri.rei alla Regione. Dagli atti della mozione 376 emerge che "la gestione del servizio da parte del consorzio sembra essere finalizzata solo a far "cassa": ricevere ingenti somme dalla Regione Lazio e spendere il minimo indispensabile per ottenere il massimo profitto". La Ri.rei avrebbe risparmiato anche sui contributi Ines. In tre anni il consorzio non avrebbe dato, infatti, neanche un centesimo per la previdenza sociale dei lavoratori. E pensare che la legislazione nazionale consente alle cooperative di pagare solo la metà dei contributi, sottraendo alla quota da versare il 50 per cento del totale. Tante ombre e nessuna luce. Al consorzio sono bastati tre anni per macchiarsi di colpe e coprirsi di infamia. Anche gli operatori dei centri e i familiari dei pazienti non hanno perso tempo, sono diventati sindacalisti, attivisti e accaniti guerrieri, capaci di urlare la propria indignazione e fare fuoco e fiamme davanti alla sede della Regione.

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16 luglio 2009 - Il Gazzettino

Venezia. Vaporetti regolari domenica del Redentore...

Venezia - Vaporetti regolari domenica del Redentore. È stata composta ieri in Prefettura la vertenza tra Actv e il sindacato Rdb Cub, che aveva proclamato per la giornata del 19 luglio uno sciopero di 24 ore che avrebbe messo in ginocchio la festa: problemi dopo la mezzanotte per il rientro dei veneziani e dei residenti delle isole, dei mestrini e dei turisti, in una serata che vede invece la necessità piuttosto di servizi di rinforzo per facilitare il rientro della folla accorsa per godersi lo spettacolo pirotecnico.
Era vista che doveva andare così... Ma l’azienda si è rivolta in prima battuta al viceprefetto con la richiesta di precettare i lavoratori ritenendo che non ci fosse alcun margine per proseguire il confronto con il sindacato di base, anche perchè in questo modo avrebbe messo in discussione i rapporti con le altre sigle sindacali mentre l’incontro convocato a Ca’ Corner doveva servire proprio a cercare delle soluzioni per scongiurare questa evenienza, e quindi alla fine è stato stilato un verbale in cui si convenuto che Actv procederà a una "rilettura" di un precedente documento siglato in aprile in sede di rappresentanze unitarie dei lavoratori, mentre i rappresentanti di Provincia e Comune si sono resi disponibili ad accogliere le richieste di incontro su temi specifici. Anche perchè è di due mesi fa una lettera aperta al sindaco spedita dal coordinatore Rdb Antonini alla quale non è mai stata data risposta. In particolare risultano scottanti per Rdb alcune "contraddizioni" come l’introduzione del sistema Imob e la soppressione immediata dei biglietti cartacei, che a un anno di distanza dal suo avvio ha collezionato, secondo il sindacato autonomo, "la spesa di alcune centinaia di migliaia di euro per un nuovo software e per nuovi palmari" con un improbabile quanto impraticabile controllo a vista delle card da parte degli autisti e una reintroduzione dei biglietti cartacei" tanto frettolosamente mandati al macero. Antonini calca la mano anche sulle operazioni societarie, ad esempio auspica un maggior controllo da parte del Comune, ente proprietario, sulle partecipazioni di Actv, come nel caso di Venice by boat srl nata a fine 2008, che ha acquistato un ramo d’azienda dalla Venice by boat cooperativa nata alcuni anni prima. E infine punta il dito contro le manovre di Vela, intenzionata a chiudere alcune biglietterie in gestione diretta e ad affidare invece la vendita di titoli di viaggio ad esempio a tabaccherie situate a poca distanza in regime di aperta concorrenza.(R.V.)


16 luglio 2009 - La Nuova Venezia

I sindacati Actv convocati dal prefetto rinunciano all’astensione dal lavoro prevista per domenica
Sciopero revocato, sarà festa vera
Trasporti regolari e bel tempo. E alla Giudecca posti segnati con la vernice
di Giacomo Cosua

Venezia - Mancano 48 ore alla festa del Redentore e in città fervono i preparativi. E mentre il sindacato Rdb-Cub, convocato in prefettura, ha accettato di revocare lo sciopero dei vaporetti previsto domenica, si lavora alacremente per realizzare il ponte che sarà aperto sabato alle 19.
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VAPORETTI REGOLARI

Venezia - Un incontro lungo 3 ore che si è concluso nel migliore dei modi. Lo sciopero procalamato da Rdb-Cub in occasione della domenica del Redentore è stato sospeso. Una decisione presa «a fronte della disponibilità dei rappresentanti dell’amministrazione provinciale e del Comune a incontri che abbiano come argomento le questioni poste relativamente alle criticità del traposrto pubblico locale, ovvero Imob, tram, vaibilità, traffico acqueo e terrestre». Lo sciopero era stato proclamato la settimana scorsa. Inizialmente era stato fissato per sabato ma poichè coincideva con la festa del Redentore era stato spostato alla domenica. Secondo Actv, comunque neppure la domenica era possibile scioperare in quanto la festa del Redentore va intesa come l’intero terzo fine settimana di luglio. Ieri mattina, in Prefettura, l’incontro decisivo tra amministratori e Rd-Cub dopo che lo stesso sindaco Cacciari aveva sottolineato l’inopportunità dell’agitazione.


16 luglio 2009 - Il Venezia

La tradizione. Attese 15 mila persone a san Giuliano tra musica e stand gastronomici
Il redentore in terraferma notte di fuochi dal parco
Rdb Cub sospende lo sciopero previsto in occasione della festa. Parcheggio gratis in parco

Venezia - ....
...Come previsto è stato sospeso lo sciopero indetto da Rdb Cub Trasporti per la notte del Redentore. Ieri l'incontro in prefettura che ha decretato lo spostamento della protesta a data da destinarsi, con la sottoscrizione di un verbale d'intesa nel quale l'Actv si impegna a "rileggere" l'accordo dello scorso 20 aprile, che comunque non aveva mai avuto il parere positivo del sindacato. I motivi del braccio di ferro sono sempre gli stessi: dalle difficoltà legate all'introduzione del sistema Imob, alla turnazione estiva dei dipendenti, ai compiti assegnati alla marineria. Per la notte i mezzi pubblici viaggieranno regolarmente, e l'Actv ha riconfermato tutti i servizi di rinforzo degli anni scorsi.


16 luglio 2009 - Corriere del Veneto

Redentore, revocato lo sciopero di Actv
Si allarga il fronte dei fuochi. Alla Dogana un vaporetto-ospedale. I treni speciali

VENEZIA - Poteva essere un Redentore senza vaporetti causa sciopero, invece, all'ultimo, il pericolo di un blocco dei servizi di navigazione domenica è stato scongiurato, Rdb-Cub ha fatto un passo indietro. E’ il frutto del vertice di ieri convocato dalla Prefettura, cui hanno partecipato anche l'assessore ai trasporti Enrico Mingardi, il vice presidente della Provincia Mario Dalla Tor e il presidente di Actv Marcello Panettoni, servito a scongiurare l'azione di protesta che avrebbe messo in ginocchio il servizio. «Siamo soddisfatti - afferma Panettoni - l'incontro è stato positivo ». Rdb Cub è quindi tornata sui propri passi riservandosi di rileggere gli accordi sindacali e strappando all'azienda l'impegno di un nuovo incontro nelle prossime settimane....


16 luglio 2009 - Leggo

Redentore, niente sciopero Actv

VENEZIA - Scongiurato lo sciopero del personale Actv programmato per domenica da Rdb-Cub. E l’esito dell’incontro di ieri in Prefettura con Rdb-Cub. (V. Cor./ass)


16 luglio 2009 - Agrigento web

VVF. Revocato lo stato di agitazione

Agrigento - È stato revocato lo stato di agitazione proclamato nel mese di giugno dai vigili del Fuoco per il mancato richiamo Vigili Discontinui. discontinui per il periodo luglio-settembre 2009. "L’’unità sindacale, nel portare avanti le legittime rivendicazioni dei lavoratori, alla fine paga sempre" – dicono i responsabili dei sindacati FP CGIL, FNS-CISL VVF, RDB e Confsal. "Ovviamente – proseguono Calogero Sanzo, Mario Aversa, Carlo Vitello e Calogero Vetro – bisogna dare atto, al direttore regionale Ing. Calogero Murgia e al comandante ing. Giosuè Raia, dell’impegno e l’interesse dimostrato nell’aver sposato la nostra causa. Impegno, cui crediamo sia stato fondamentale per il raggiungimento del risultato che avevamo prospettato. A seguito di quanto prospettato, non sussistono più le motivazioni, in ambito locale, per proseguire lo stato di agitazione.


16 luglio 2009 - Il Riformista

Fuori tempo massimo
L'Istat verso il caos. Biggeri senza poteri?
di Stefano Feltri

Ancora una volta il Consiglio dei ministri si è riunito e si è sciolto senza nominare un nuovo presidente dell'Istat, l'istituto nazionale di statistica. Succede da mesi, ma la data di ieri era diversa. Per legge il presidente può rimanere in carica solo 45 giorni dopo lo scadere del mandato, senza possibilità di proroghe. E il calcolo, lo confermava anche l'ufficio stampa dell'Istat fino a pochi giorni fa, si fa dal primo giugno, perché il presidente Luigi Biggeri è stato nominato la prima volta (nel 2001) in quella data. Adesso prevale, anche in ambienti vicini all'istituto, un'altra tesi: i conti si fanno dal 24 giugno, la data in cui è stato riconfermato nel 2005. E quindi il governo ha ancora tempo. Non è solo una questione di burocrazia: se vale la prima ipotesi, da oggi Biggeri non ha più poteri, ogni suo atto potrà essere dichiarato nullo, l'Istat si trova senza un vertice e con un direttore generale, Giovanni Fontanarosa, ad interim. Una situazione che il sindacato dei lavoratori della ricerca, Usi/RdB definisce di «paralisi totale». E secondo il sindacato non ci sono dubbi: «L'Avvocatura di Stato ha più volte ribadito che quello che vale è la manifestazione di volontà politica del Consiglio dei ministri in ordine alla conferma che, nel caso del professor Biggeri, avvenne addirittura nel corso della riunione del governo del 13 maggio 2005». Quindi il presidente dell'Istat sarebbe senza poteri addirittura da due settimane.
L'unica certezza è che c'è in corso una partita che dura da mesi tra il ministro Renato Brunetta, che formalmente deve indicare il nome del successore di Biggeri, e Giulio Tremonti che, da ministro dell'Economia, vuole avere un ruolo nella scelta. I loro staff hanno la consegna del silenzio assoluto sulla materia. I tempi, però, non consentono più lunghe negoziazioni. Come si è detto nelle scorse settimane, l'ipotesi più probabile è il commissariamento, cioè sottoporre l'istituto di statistica direttamente al governo che nomina un commissario. E visto che Biggeri è ancora al suo posto, si rafforza l'ipotesi che possa essere lui stesso il commissario. Ieri Biggeri si è anche mostrato collaborativo con il governo: «Questo è il miglior Dpef mai letto», ha detto commentando la presentazione del documento di bilancio da parte di Tremonti. Mentre Brunetta e Tremonti continuano a cercare di far prevalere i propri candidati, rispettivamente la professoressa Fiorella Kostoris e il professor Carlo Andrea Bollino. L'Istat si troverebbe così in mano governativa proprio mentre in parlamento continua l'iter un emendamento alla legge di bilancio che mira a sottrarre la nomina del presidente al governo. La proposta di scegliere un presidente con il voto dei due terzi delle commissioni parlamentari competenti ha ottenuto l'unanimità in Senato e ora è alla seconda lettura alla Camera: il numero uno della statistica verrebbe equiparato, nella procedura di nomina, a un garante di un authority. Intanto si continua con il negoziato politico.
E la rilevanza della questione è chiara dalla frequenza con cui le statistiche dell'Istat vengono attaccate da Tremonti (che però non se la prende mai direttamente con Biggeri) e dal ministro dello Sviluppo Claudio Scajola. I numeri dell'Istat dicono quanto è grave la crisi, quali politiche stanno funzionando e quali hanno fallito, quanto sono più ricchi o più poveri gli italiani. Le crescenti pressioni della politica cominciano a inquietare chi, nel proprio lavoro, si deve affidare a quelle cifre. Secondo quanto risulta al Riformista, alla Banca d'Italia - che usa numeri dell'Istat per elaborare, per esempio, il proprio bollettino mensile - sta crescendo la preoccupazione per la scarsa affidabilità dei dati della gestione Biggeri. E c'è il timore che, con un Istat commissariato, l'attendibilità delle statistiche possa solo peggiorare.


16 luglio 2009 - Corriere del Sud

LA PREFETTURA DI FOGGIA DISPONIBILE AD UNA SOLUZIONE
PER I LAVORATORI PRECARI CRI

Foggia - La RdB e la UIL da sempre vicino ai lavoratori precari della Croce Rossa esprimono preoccupazione a seguito delle notizie che si susseguono in questi giorni riguardo la possibilità della perdita della gara di appalto per la convenzione nella gestione del Centro di Accoglienza per immigrati di Borgo Mezzanone da parte della CRI. Infatti dal 1993 ad oggi la gestione è sempre stata affidata alla Croce Rossa che ha utilizzato con il volontariato prima e dal 2003 con lavoro a tempo determinato , circa 44 lavoratori. Pur tralasciando il compito di verifica alla Prefettura, circa la qualità dell’offerta e la congruità degli importi della gara di appalto, in rapporto al numero minimo di 25 unità lavorative, da utilizzare giornalmente, a queste OOSS preme sottolineare che la Croce Rossa ha soddisfatto, come in premessa, il requisito dei cinque anni nei servizi di assistenza e accoglienza previsto dal punto 9 dell’avviso pubblico, circa l’aggiudicazione della gara di appalto, ricevendo moltissimi attestati di stima per la professionalità e l’impegno profuso dal proprio personale. La preoccupazione circa il futuro dei lavoratori impegnati in questi anni in tale servizio dalla CRI di Foggia, ha spinto queste OOSS a chiedere ed ottenere un incontro in Prefettura, che ha chiarito alcuni passaggi della vicenda e precisamente che al momento sono in corso le procedure di verifica delle offerte, che i lavoratori della CRI sono in proroga al 31 ottobre e, così come precisato dal Vice Prefetto Dott. Di Bari, le unità lavorative saranno riassorbite, così come previsto dal bando di gara di appalto dalla eventuale ditta aggiudicataria. Luigi Iacovino della UIL-PA e Di Gemma Antonio della RdB/CUB esprimono un sincero apprezzamento per la sensibilità dimostrata nell’incontro tempestivamente accordato dalla Prefettura e restano in attesa, così come affermato nell’incontro stesso, della predisposizione di un tavolo di trattativa all’indomani della aggiudicazione definitiva della gara di appalto.


16 luglio 2009 - Rinascita online

Alitalia: dopo i licenziamenti le cessioni

Continua il ridimensionamento della ex-compagnia di bandiera. Questa volta ad essere espulso dalla compagnia è il settore che gestisce sia l’amministrazione che la liquidazione delle competenze del personale: l’azienda intende trasferire 46 dipendenti Alitalia (21 a tempo indeterminato e 25 a tempo determinato), 4 lavoratori di Airone (tutti a tempo indeterminato) e forse qualcun’altro di Eas alla Byte Software, una delle tante società di "consulenza" in cui si applicano i contratti metalmeccanico e del commercio. Con una lettera indirizzata ai "soliti" sindacati, le società interessate al trasferimento, ne hanno già dato comunicazione a Cgil, Cisl, Uil e Ugl. (la quadruplice dei tavoli di concertazione, sempre pronti a firmare,sempre proni e ossequienti,sempre strombazzatori del nulla tra i lavoratori) Giorno dopo giorno si palesano le reali intenzioni della cordata-italiana. Dopo i licenziamenti e la precarizzazione cominciano, quindi, le esternalizzazioni così come aveva di fatto anticipato Sabelli (… "ci riserveremo di valutare la convenienza di mantenere certe attività in azienda!" Alludendo ai settori complementari alle attività di volo) al Ministero del Lavoro prima che Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl e le altre OO.SS. di volo sottoscrivessero la disfatta della categoria. Come aveva anticipato la Cub Trasporti, al management della "nuova" Alitalia, "l’appetito vien mangiando": dopo aver imposto gli oltre 10.000 licenziamenti e l’ulteriore precarizzazione del lavoro, ignora addirittura quanto sottoscritto alla Presidenza del Consiglio: "…il piano prevede la concentrazione delle attività della nuova società sul trasporto passeggeri, includendo le attività di volo, di terra, di manutenzione di linea e leggera, quelle di ground handling nonché le strutture centrali di servizio – amministrativo, informatico, ecc – …".
Dunque, procede lo smantellamento suggerito-imposto da Air France, la quale, pretende il campo sgomberato da attività che non vuole siano duplicate e che presto trasferirà oltralpe: questo è l’unico Piano industriale esistente e nessuno lo ammette! Da libero organo di informazione, è necessario reagire e rompere il silenzio-assenso che è calato da tempo su una delle vicende più gravi di deindustrializzazione del nostro Paese, che ha colpito e continua a colpire i lavoratori, peraltro in un momento economico-sociale che non da scampo a chi resta senza lavoro. Turbocapitalismo selvaggio, allo stato puro. False le motivazioni addotte nella lettera di cessione: altro che sistemi obsoleti! Non è vero che l’obiettivo di CAI è l’efficienza, la competitività (…altro taglio del costo del lavoro?) e la sostenibilità dei servizi strumentali al trasporto aereo. In realtà, si cedono attività ad aziende di consulenza già presenti in Compagnia pur di polverizzare ciò che resta della "vecchia" AZ! (… a proposito: l’Alitalia-commissariata ha debiti con la Byte Software? La Byte Software, in tal caso, continuerà a vantare tali crediti o si accontenterà di rilevare le suddette attività per poi fornirle ad AZ-CAI fino quando non subentrerà Air France?). Sulla pelle dei lavoratori… nelle tasche dei padroni.


16 luglio 2009 - La Nuova Sardegna

SINDACALISTA DELLA FLAICA
Condannato per uno sciopero al Carrefour

CAGLIARI - Può capitare di organizzare uno sciopero ed essere condannati? Sì, secondo il sindacato Flaica-Cub, che denuncia quanto accaduto al suo segretario provinciale, Carlo Serra, colpevole di avere indetto uno sciopero al Carrefour. La vicenda risale a due anni fa. Secondo quanto scrive la Flaica, Carlo Serra, all’epoca prese le difese di una cassiera che, in periodo di allattamento, era stata richiamata per essersi seduta su una panca. Vista la reazione aggressiva del responsabile del personale, il sindacalista aveva indetto subito uno sciopero e per tutta risposta il direttore aveva telefonato ai carabinieri. Secondo la nota sindacale, dopo due anni e a sua insaputa, il segretario della Flaica, è stato condannato a 2.800 euro di multa per violenza e minacce a pubblico ufficiale.


16 luglio 2009 - La Nazione

I sindacalisti della polizia municipale
«Aspettiamo prima di commentare»

Firenze - SONO addolorati, ma dell'incidente mortale i rappresentanti sindacali della polizia municipale preferiscono non parlare. «Siamo scossi per quanto accaduto dice Chiara Tozzi, della Rsu del Comune ma non conosciamo la dinamica dello scontro della scorsa notte in viale Amendola». «Se, come sembra, la vettura aveva le sirene accese e andava a forte velocità aggiunge la sindacalista l'agente della polizia municipale che era alla guida deve aver seguito il protocollo previsto. Per l'emergenza esiste una procedura precisa, alla quale i vigili si devono attenere. Come mai i ragazzi siano stati travolti, non lo posso dire. Prima di commentare, preferisco capire cosa sia effettivamente successo». Un no comment arriva anche da Mauro Comi, della Cgil, e Stefano Cecchi, della Rdb-Cub, che si dicono all'oscuro dell'incidente che è costato la vita alla diciottenne Carlotta Fondelli.

TRASPORTI
La «Spoletina» nel mirino dei pendolari

SPOLETO - SI TORNA a parlare della soppressione della linea extraurbana degli autobus della Spoletina trasporti nella tratta Spoleto-Terni. L'allarme, chiedendo alla nuova amministrazione comunale di intervenire, lo lancia Fabio Cittadini a nome del Comitato dei Pendolari, per la maggior parte operai che lavorano a Terni. «Rivendichiamo il diritto al trasporto pubblico dichiara Cittadini e chiediamo la garanzia che il servizio non venga cancellato sia per motivi di sicurezza su una strada altamente pericolosa (si pensi al valico della Somma in inverno) che per una questione economica: il costo dell'utilizzo del mezzo privato si tradurrebbe di fatto in una decurtazione del salario di almeno 150 euro al mese. Per questo motivo ci siamo riuniti presso la sede del sindacato Rdb-Cub, per sapere cosa si sta preparando. Fin d'ora conclude Cittadini affermiamo che se il risultato sarà quello della conferma dell'intenzione della Spoletina di tagliare il servizio di trasporto pubblico per i lavoratori che si recano a Terni, ci opporremmo in modo fermo».


15 luglio 2009 - Adnkronos

LAVORO: RDB-CUB AGENZIE FISCALI,
VENERDÌ PALLONCINI COLORATI PER SALARIO PRODUTTIVITÀ
PROTESTA A ROMA DI FRONTE MINISTERO ECONOMIA E FINANZE

Roma, 15 lug. (Adnkronos/Labitalia) - «Venerdì 17 luglio, a Roma, quando il cannone del Gianicolo batterà il quotidiano colpo delle 12 in punto, davanti alla sede del ministero dell'Economia e delle Finanze, in piazza Mastai, si alzeranno in volo centinaia di palloncini colorati». Lo annuncia la Rdb-Cub Agenzie Fiscali in una nota, spiegando che ad ogni palloncino sarà legata una mozione proposta dalla rappresentanza sindacale e votata da centocinquanta uffici e circa quattordicimila lavoratori del comparto per chiedere la corresponsione del salario di produttività 2008. «Contemporaneamente -aggiungono- la stessa mozione prenderà il volo da ogni ufficio in cui è stata votata ed agli utenti verrà distribuito un volantino sulle condizioni dei lavoratori del Fisco». «Lanceremo un mare di palloncini colorati per far tornare a volare la Pubblica amministrazione, i suoi servizi e anche i suoi servitori», spiega Stefania Lucchini, dell'esecutivo nazionale Rdb-Cub Agenzie Fiscali, che aggiunge: «Un mare di palloncini per simboleggiare l'irraggiungibilità nel nostro Paese di un Fisco giusto in cui non siano solo i lavoratori dipendenti a contribuire per il 78% agli introiti fiscali nazionali, come risulta dai dati delle dichiarazioni dei redditi 2008». «Oggi più che mai -continua Lucchini- si sente la necessità d'investire sulla macchina fiscale sul salario dei lavoratori (che peraltro hanno raggiunto e superato tutti gli obiettivi di produttività fissati), sul loro diritto alla carriera ed esigere -conclude- l'immediata assunzione dei contratti di formazione lavoro e dei tirocinanti idonei ai concorsi svolti, insieme a nuove assunzioni di giovani senza forme di lavoro precario o instabile».


15 luglio 2009 - Ansa

ISTAT: USI/RDB, NOMINA COMMISSARIO SAREBBE IATTURA PER ENTE

(ANSA) - ROMA, 15 LUG - Il sindacato di base dei lavoratori della ricerca (Usi/RdB-ricerca) definisce «una vera iattura per l'ente e per il personale» la possibile nomina di un commissario alla presidenza dell'Istat. «Anche nell'odierno Consiglio dei ministri - osserva un comunicato - la maggioranza non è riuscita a trovare l'accordo sulla nomina del nuovo presidente dell'Istat. La nomina di un commissario ora appare davvero inevitabile». Secondo l'Usi, attualmente l'Istat «è allo sbando più completo, priva anche del direttore generale, incarico retto dall'1 maggio ad interim dal direttore centrale Giovanni Fontanarosa. Da domani, dunque, l'Istat non avrà un legale rappresentante e - conclude il comunicato - la paralisi sarà totale».

INDISSE SCIOPERO, SINDACALISTA CONDANNATO DOPO 2 ANNI

(ANSA) - CAGLIARI, 15 LUG - Può capitare di indire uno sciopero e subire poi una condanna penale? La risposta è sì e, secondo quanto denuncia la sigla sindacale FLAICAUniti-CUB, è capitato ad un sindacalista sardo, «reo» di avere indetto uno sciopero presso il Carrefour di Quartu Sant'Elena (Cagliari). La vicenda risale al marzo di due anni fa. Secondo quanto riferisce il segretario nazionale FLAICAUniti-CUB, Vincenzo Montagnoli, il dipendente del Carrefour, Carlo Serra, è stato prima portato in caserma dai Carabinieri e, a sua insaputa, successivamente querelato. «Il signor Serra - racconta Montagnoli - aveva preso le difese di una cassiera che, in periodo di allattamento, era stata richiamata per essersi seduta su una panca adiacente alle casse e perchè stava conversando con alcuni clienti. Precedente non trascurabile era che già in precedenza altre cassiere erano state oggetto di comportamenti vessatori da parte dei responsabili». Serra, data la situazione, aveva indetto uno sciopero con breve preavviso e la dirigenza si era rivolta ai Carabinieri. Secondo la nota sindacale, dopo due anni, e a insaputa dell'interessato, il 10 luglio scorso a carico di Serra è stata avanzata la richiesta di emissione di condanna penale per violazione dell'art. 337 del Codice penale (violenza e minaccia contro le autorità di pubblica sicurezza), seguita dalla condanna a una pena pecuniaria di 2.280 euro di multa. La FLAICAUniti-CUB condanna l'attività «palesemente antisindacale, ma anche l'operato dei Carabinieri».

EDITORIA: A TESTATA SECONDAMANO SCIOPERO CONTRO 76 ESUBERI

(ANSA) - MILANO, 15 LUG - I dipendenti delle redazioni di Milano e Torino di Secondamano, storica testata di offerte e annunci, hanno indetto per domani uno sciopero di un'ora contro i licenziamenti collettivi decisi per 76 lavoratori. Lo ha reso noto la Confederazione unitaria di base. La Cub ha anche lanciato un appello alla nuova proprietà della testata a «evitare la mano pesante e trovare soluzioni alternative ai licenziamenti». Lo scorso 11 giugno una cordata di tre società editoriali composta dalla Sege, dalla Edimax e dalla Bric a brac aveva acquistato l'Editoriale Secondamano dal gruppo norvegese Schibsted. La procedura aperta, si legge in una nota del sindacato, prevede 33 licenziamenti su 37 dipendenti nella sede di Torino e 43 licenziamenti su 124 a Milano. «Chiediamo strumenti alternativi per salvare l'occupazione - ha detto Angelo Pedrini, rappresentante Cub - come i contratti di solidarietà e la cassa integrazione con la salvaguardia del reddito». La maggior parte dei dipendenti licenziati, ha sottolineato il sindacato, sono donne (circa l'80%). La Cub si prepara anche a partecipare all'incontro in programma all'Unione Grafici il 17 luglio, «per presentare le ragioni dei lavoratori». «Chiediamo un piano di rilancio - ha detto Pedrini - che tenga conto del ripristino di attività abbandonate, come gli annunci gratuiti, e la ricerca di nuove attività, ad esempio una testata in lingua straniera da distribuire nei phone center».

FIAT: CUB; SCIOPERA A MELFI, GLI ARRIVA CONTESTAZIONE

(ANSA) - MILANO, 15 LUG - Ha preso parte a due scioperi per il premio di produzione allo stabilimento Sata Fiat di Melfi, (Potenza), dove si produce la Grande Punto, e gli sono arrivati due provvedimenti disciplinari per «abbandono del posto di lavoro senza autorizzazione alcuna». Lo denuncia, a Milano dove si trova la sede nazionale del sindacato di base, la FlmUniti-Cub (che ha fornito contestazioni dell'azienda al lavoratore e giustificazioni). L'episodio rientra nel contenzioso fra sindacati e gruppo automobilistico riguardante il premio di produzione: fra le parti non c'è accordo perchè lavoratori e sindacati chiedono circa 1.100 da pagare nel mese di luglio. Il 6 e il 7 di questo mese Donato Auria, 46 anni, di Potenza, operaio di terzo livello (guadagna intorno ai 1.500 euro netti con i turni notturni), segretario provinciale della FlmUniti-Cub partecipa alle astensioni. Gli viene quindi contestato l'abbandono del posto di lavoro. Il dipendente fornisce alla società copia dell'annuncio degli scioperi proclamati dai delegati Rsu di Fiom-Cgil, Failms e FlmUniti-Cub. La Cub, in un comunicato, afferma che gli addebiti sono «pretestuosi» e che alle mobilitazioni hanno preso parte centinaia di lavoratori. Quindi aggiunge che «Sata Fiat dopo aver tenuto per quasi due anni ingiustamente fuori dai cancelli dello stabilimento Auria, a pochi mesi dal suo reintegro, con una contestazione totalmente infondata, compie un'odiosa azione di persecuzione».


15 luglio 2009 - La Repubblica

Lettere
Niente medaglie d'oro ma stipendi decenti

di Vladimiro Alpa Roma

Ad ogni calamità, tuttipropongono medaglied'oroperiVigili del Fuoco; ma come tutti i "fornitori di medaglie" sanno, i Vigili del Fuoco hanno il contratto scaduto, automezzi immatricolati nel 1980, organici (non volontari, l'ennesimo palliativo dei vari governi) ben al disotto dei parametri europei. In questi anni abbiamo dimostrato che il nostro lavoro di professionisti per garantire l'incolumità della gente, lo facciamo anche con il contratto scaduto e straordinari da saldare, ma a questo punto ci sentiamo di patteggiare qualche medaglia d'oro con una di queste cose che ci manca.


15 luglio 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. Rdb sul piede di guerra per il servizio di Aec...

Civitavecchia - Rdb sul piede di guerra per il servizio di Aec (Assistenti educatrici culturali) svolto da Etruria Servizi. La sigla ha chiesto in più occasioni alla Spa un incontro per discutere dei problemi che affliggono il settore e finalmente i vertici dell’azienda hanno convocato i sindacati. Ma durante l'incontro non si è presa in considerazione la questione delle Aec. «Il comportamento della Spa è antisindacale - tuona l'Rdb -. Ci hanno convocato solo per discutere di altre questioni di Etruria, rifiutando di affrontare l'argomento delle Aec sostenendo che il servizio è ben funzionante e non c'è assolutamente bisogno di discussione e di eventuali cambiamenti. Ma i problemi ci sono e sono tanti».
La Rdb sollecita un altro incontro per discutere le modalità con cui stanno avvenendo nuove assunzioni, i trasferimenti interni effettuati, dicono, senza informazione preventiva, i livelli di progressione interna e la produttività. La sigla chiede inoltre la modifica del regolamento. «Ne chiediamo la modifica, perché è obsoleto e non corrispondente al contratto di lavoro. Infine vogliamo capire le modalità di distribuzione delle ferie».


15 luglio 2009 - Il Tempo

Etruria Servizi. L'Rdb Cub punta il dito ancora una volta contro la dirigenza dell'Azienda in merito alla vertenza delle Assistenti Educatrici: fallito l'ultimo incontro
«Atteggiamento antisindacale»
«Vergognoso: il dirigente si è rifiutato di affrontare l'argomento»

Civitavecchia - Il sindacato Rdb/Cub punta il dito ancora su Etruria Servizi. Secondo la sigla sindacale l'atteggiamento tenuto dai vertici dell'esternalizzata sarebbe «vergognoso e antisindacale». Sotto tiro la vicenda che riguarda le Assistenti Educatrici. Le critiche arriverebbero all'indomani dell'ultima riunione tra la dirigenza della municipalizzata e i sindacati, nella quale si doveva discutere dei problemi relativi al servizio di Aec. Invece secondo la sigla sindacale: «L'Etruria spa – affermano dalla Rdb - nella persona del Dirigente al Personale, si è rifiutata di affrontare l'argomento sostenendo che il Servizio è così bene funzionante da sei anni che non c'è assolutamente bisogno di discussione e di eventuali cambiamenti. Riteniamo invece che le cose non siano per niente trasparenti e funzionali e vogliamo vederci chiaro, per esempio: sulla graduatoria contenente le assistenti a tempo indeterminato e le supplenti, di cui non ci viene fornita copia. Sulle assunzioni di personale, sui criteri, sui titoli di appartenenza e sugli eventuali trasferimenti interni agli uffici, su cui non abbiamo nessuna notizia. Sulla modifica di un Regolamento interno vecchio (2003) e non corrispondente al Contratto di Lavoro; sulle ferie assegnate d'ufficio in concomitanza di chiusura scuola per motivi straordinari. Sulle comunicazioni di malattia e sulla consegna dei certificati medici. Non si comprende – conclude il sindacato - il silenzio, l'omertà e la protezione a tutti i costi del proprio fare. Cosa c'è dietro questa chiusura totale da parte dell'azienda?».


15 luglio 2009 - Viterbo Oggi

Colpi di Sole e di "testa" e la provincia rischia di scottarsi!

Viterbo - Riceviamo e pubblichiamo dall'Rdb Cub
L’Amministrazione Provinciale è in procinto di pagare le posizioni di responsabilità ai dipendenti scavalcando accordi nazionali ed in assenza di accordi locali, per non parlare di assenza di "correttezza". Il completo "caos organizzativo" che regna in provincia rende possibile che alcuni dirigenti distribuiscano emolumenti a tutti ed altri invece non riconoscano neanche le effettive posizioni di responsabilità e di rischio. Di cosa stupirci d’altronde se ormai sono gli assessori con i singoli dirigenti a chiamare il personale per discutere in modo plebiscitario se e come fare attività extra istituzionali in barba ad ogni indicazione sindacale? Dopo averci ammorbato, (annoiato?), sulla meritocrazia da applicare ai dipendenti, alcuni dei dirigenti che ricordiamo, senza alcuna sostanziale valutazione, a fine luglio prenderanno circa 20.000 euro di produttività annua, hanno attribuito a tutto il personale del proprio "fortunato" settore indennità di responsabilità trasformandoli in pratica in responsabili di se stessi, mentre alla maggior parte dei restanti dipendenti degli altri settori ciò è naturalmente negato. In questo contesto di non controllo e coordinamento dei dirigenti, che sono autorizzati a fare scelte contraddittorie tra loro, (nella casa….. facciamo un po’ come c… ci pare…. direbbe il buon guzzanti!), si distinguono agli occhi della RdB, il direttore generale, l’assessore al personale e speriamo non il presidente che sulle varie questioni del trattamento economico non hanno mai "notizie di prima mano" e ci dichiarano una "impossibilità ad intervenire". La nostra richiesta di discutere il modello organizzativo e le regole è tesa a chiarire ed evitare "colpi di sole", perdite di memoria, figuracce dell’amministrazione e conseguenti conflitti tra poveri, purtroppo né l’amministrazione e neanche alcune organizzazioni sindacali sembrano interessate a ciò, fondamentale è per loro discutere ed attribuire le particolari posizioni organizzative e le alte professionalità ad un gruppo ristretto ( 10/20 persone su 400 dipendenti) di persone. Poco importa che non si capisca a cosa servono, o che sovrintendano attività non rilevabili dai modelli organizzativi, poco importa che con quelle cifre si potrebbero eliminare i part-time dei nuovi assunti dando piena dignità a questi lavoratori, le particolari posizioni, così come le segreterie politiche o molte delle consulenze sono, a parer nostro,i prezzi politici da pagare. Il 7 luglio scorso, in tutta fretta, era stata convocata la delegazione trattante per fare i regolamenti attuativi e l’individuazione delle risorse per le Posizioni Organizzative, ma gli è andata male, noi della RdB visto che si vuole "apparecchiare la tavola, per pochi intimi e fidati sostenitori", abbiamo preferito, (dichiarandolo in sede di contrattazione), andare a pranzo in riva al lago di vico, a nostre personali spese, il più possibile lontano dagli schiamazzi del palazzo, (imitati in questo da altri), facendo mancare il numero legale e sventando in questo modo, l’ennesimo tentativo di " bliz estivo", ritemprandoci con del buon pesce; ma non finisce qui, troppe sono le domande che attendono una risposta, troppe sono le questioni irrisolte: precari, consulenze, personale delle aree, costi della politica, e chi più ne ha più ne metta, per aspettarsi una soluzione positiva a breve. Nessuna scorciatoia per gli interessi di pochi ed alta vigilanza verso un ente incapace di far rispettare gli accordi ai propri dirigenti, la RdB Non chiude per ferie, non credano di cavarsela con "uscite estive" o con festival vari.
RdB CUB Viterbo


15 luglio 2009 - Spoleto City

MANTENIMENTO DELLA LINEA DI TRASPORTO
IL COMITATO PENDOLARI SPOLETO - TERNI: CHIEDIAMO IMMEDIATE GARANZIE PER IL MANTENIMENTO DELLA LINEA DI TRASPORTO

Spoleto - Sono passati tre anni e di nuovo si fa forte la voce che la Spoletina sia intenzionata a tagliare la linea Terni Spoleto, che viene utilizzata dagli operai che da Spoleto si recano per lavorare nella vicina città Umbra. Tre anni fa il taglio fu sventato perché noi pendolari fummo compatti nel non accettare la soluzione che la spoletina ci aveva preparato, considerandoci un peso da eliminare. Siamo invece lavoratori, padri di famiglia, che in tutte le stagioni dell’anno si recano a Terni, attraverso il passo della Somma, strada pericolosa specie d’inverno, e ancora più pericolosa dopo otto ore di lavoro, svolte anche di notte. Rivendichiamo il diritto al trasporto pubblico e chiediamo la garanzia che il servizio che la spoletina gestisce non venga cancellato c’è di mezzo una questione di sicurezza ( una consistente percentuale degli incidenti classificati come incidenti di lavoro avvengono nel tragitto casa lavoro), e anche una questione economica, il costo si tradurrebbe di fatto in una decurtazione del salario di almeno 150 euro al mese. Per questo motivo ci siamo riuniti oggi, presso la sede del sindacato RdB-CUB, per chiedere innanzitutto chiarezza e sapere cosa si sta preparando. Fin d’ora affermiamo che se il risultato sarà quello della conferma dell’intenzione della Spoletina di tagliare il servizio di trasporto pubblico per i lavoratori che si recano a Terni, ci opporremmo in modo fermo. Chiediamo a quanti hanno voce in capitolo, in primo luogo alla nuova Amministrazione Comunale, di fare la propria parte per garantire a dei lavoratori spoletini il trasporto pubblico, non vogliamo pensare che ci si possa agitare perché gli euro star non si fermano più nella nostra città e ci si disinteressi del tutto se ai lavoratori vengono tolti i trasporti per recarsi al lavoro. Vogliamo risposte positive immediate e facciamo appello perché quanti si sono detti, anche nelle recenti elezioni, vicini ai lavoratori, lo dimostrino, prendendo una chiara posizione per il mantenimento del servizio di trasporto Spoleto Terni.
Comitato Pendolari Spoleto -Terni


15 luglio 2009 - Women in the City

Servizi per l'infanzia e occupazione femminile, uno snodo cruciale: la risposta degli enti locali
Asili nido a Roma, un'opportunità per tutte le mamme lavoratrici?
di Lisa Castaldo

Roma - La Road Map 2006-2010 sulla parità tra donne e uomini richiama gli obiettivi di Barcellona in materia dei servizi all’infanzia: entro il 2010 deve essere assicurata la copertura per il 33% dei bambini in età inferiore ai 3 anni. E’ evidente che l’incremento del tasso di occupazione femminile nel nostro Paese passa inevitabilmente attraverso questo snodo cruciale. I servizi all’infanzia, come tutti i servizi scolastici, hanno un doppio impatto di genere: è un settore di occupazione totalmente femminilizzato e principali fruitrici dei servizi sono le donne che cercano di conciliare i propri tempi di vita familiare e professionale. Ne consegue che anche i tagli su questi servizi penalizzano doppiamente il genere femminile. Quale è la situazione negli asili nido a Roma? Quali le condizioni di lavoro delle educatrici del settore e quali coperture trovano le mamme che vogliono iscrivere i propri figli al nido ? Women ha rivolto queste domande ad alcune educatrici, incontrate nei giorni del 2 e 3 luglio durante un presidio organizzato in Piazza San Marco. Risponde Caterina Fida, tesponsabile dell’RdB CUB per gli asili nido.
WiC. Quale è la situazione degli asili nido nel Comune di Roma ?
Caterina Fida. A Roma gli asili nido comunali sono 191. Nell’arco di un anno i nidi accreditati con il Comune di Roma sono arrivati a 196, superando quelli comunali. I nidi accreditati percepiscono delle sovvenzioni e dei contributi dal Comune di Roma. Il Comune, piuttosto che aprire nuovi nidi comunali, dà delle sovvenzioni per fare aprire dei nidi che poi vengono accreditati. Questa tendenza era già iniziata con la giunta Veltroni, ma con la giunta Alemanno è diventata ancora più evidente. Per il comune la convenienza sta nell’abbattimento del costo del lavoro delle lavoratrici, dato che è un settore di impiego esclusivamente femminile. I contratti che vengono stipulati alle educatrici dei nidi convenzionati non sono certo quelli degli enti locali, ma quelli delle cooperative sociali: il che implica una perdita salariale dai 300 ai 600 Euro, per lavorare di più, con più bambini, con maggiori responsabilità, in strutture che non offrono garanzie sul controllo della qualità. In aggiunta lavorano con contratti a tempo determinato che iniziano a settembre e scadono a luglio, per essere poi rinnovati l’anno successivo. E’ un modo per non pagare il salario del mese di agosto. Il rapporto numerico di 1 educatrice ogni 6 bambini non viene mai rispettato, neanche nei nidi del Comune di Roma: quest’anno le educatrici hanno lavorato perennemente fuori rapporto addirittura, in alcune strutture, 1 a 15 o 1 a 19. Sono condizioni ingestibili con una perdita di qualità che si è verificata negli ultimi anni che si tocca con mano: non si riescono a garantire ai bambini le attenzioni individuali di cui hanno bisogno. Stiamo parlando di bambini da 0 a 3 anni, molto piccoli, che hanno bisogno di attenzioni individuali. Gli unici controlli sono quelli dei funzionari del settore educativo del Comune di Roma che sono, a loro volta, oberati di lavoro e, quindi, raramente frequentano i nidi. Da quanto ne so anche nei casi in cui hanno fatto delle relazioni dal Comune di Roma, non sono mai stati fatti degli interventi anche nei casi in cui il nido non era adatto e non rispondeva ai livelli qualitativi richiesti dal Comune di Roma.
WiC. Quante sono le lavoratrici che operano in questo settore ?
C.F.Nel Comune di Roma il personale che lavora negli asili nido al 99,9% è costituito da donne. Gli ultimi dati di cui disponiamo ci dicono che, nel Comune di Roma, circa 2.300 educatrici lavorano in pianta stabile alle quali si aggiunge oltre 1.000 precarie storiche comprese in una graduatoria del 1997. Poi c’è anche un’altra graduatoria di lavoratrici che hanno superato il concorso pubblico ma che ancora non sono state assunte: stiamo parlando di un altro bacino di circa 400 persone, che vengono utilizzate per le supplenze. Dato che il personale, comunque, non è sufficiente si ricorre anche alle preselezionate, ossia alle persone che non hanno superato il concorso pubblico, che fanno parte di un'altra graduatoria, che comunque vengono utilizzate per sopperire alle carenze di organico nei nidi. Poi si aggiunge il personale del settore privato che è un bacino completamente a parte. Nella città di Roma gravitano circa 5.000 educatrici tra personale di ruolo e precarie che sono pressoché esclusivamente donne e che lavorano con una flessibilità esasperata.
WiC.A suo avviso l’offerta di servizi all’infanzia può essere migliorata attraverso i progetti di "mamme di giorno" o di asili condominiali, le c.d. tagesmutter ?
C.F. Mi sembra che la tagesmutter significhi riportare le donne dentro casa. Gli asili nido funzionano e hanno acquisito una valenza educativa perché c’è un gruppo educativo capace di confrontarsi. La tagesmutter sta a casa da sola con 5 bambini, con chi si confronta ? Se hai bisogno di intervenire su un bambino piccolo, cosa fai ? A volte le educatrici si trovano in situazioni in cui devono decidere in tempi rapidi. Cosa fai se sei da sola ? E’ un progetto che riporta le donne dentro casa e oltretutto, dal punto di vista educativo, è un passo indietro. Noi non siamo mamme di giorno o di notte, ma siamo delle educatrici. Sono anche critica sugli obiettivi di Barcellona che fissa il tetto della copertura del 33% per i servizi all’infanzia nella fascia da 0 a 3 anni per agevolare il rientro delle donne nel lavoro. Si sta creando una manodopera a basso costo perché le donne per lavorare devono farlo in condizioni di flessibilità estrema, rinunciando al tempo per i propri figli. Certo che servono i servizi educativi per consentire alle donne di andare a lavorare, ma servono anche i tempi che permettano alle donne di stare con i loro figli. Deve essere riconosciuto il valore educativo delle famiglia e dei servizi. La Regione Lazio sta stanziando dei finanziamenti per questi progetti, ma siamo molto critici perché non siamo mamme, non siamo baby sitter, ma siamo educatrici con una professionalità da difendere. Non serve solo creare dei posti dove parcheggiare i figli. Oltretutto è un modo per chiudere le donne dentro casa, facendo gestire in completa solitudine una situazione che invece ha bisogno del confronto continuo.
WiC.Da un lato ci sono i contributi del Comune di Roma per i nidi accreditati, dall’altro i finanziamenti della Regione Lazio per i nidi condominiali, e per i nidi comunali ?
C.F. Vengono fatti i tagli: c’è carenza di organico, sono state ridotte le in ogni nido, si sta sempre fuori rapporto, non si riesce a garantire un livello di qualità minimo perché la tendenza in atto è quella verso la privatizzazione. Chi ci guadagna sono i privati e il Comune che risparmiano sui costi delle lavoratrici. Del resto nell’ultimo anno sono rimasti fuori dai nidi comunali 9.000 bambini che non hanno avuto accesso ai nidi comunali. Dai dati che ci risultano i nidi comunali e quelli convenzionati assicurano la copertura a 15.000 bambini, su una popolazione infantile di 75.000 bambini e con 9.000 bambini, per cui è stata fatta la domanda di ammissione al nido, che restano fuori. E’ anche vero che non tutte le famiglie fanno domanda per accedere ai nidi comunali, visto che i servizi non ci sono. Questo significa che ci sono 50.000 bambini nella fascia 0-3 anni che sta a casa, con i nonni, le baby sitter, o nei nidi privati per chi se li può permettere. Non mi sembra che le madri poi trovano tutte queste strutture a disposizione a cui affidare i propri figli quando vanno a lavorare. Chiediamo il potenziamento dei nidi pubblici, il blocco dei tagli dell’organico, la difesa del valore educativo degli asili e investimenti in questo senso. Alemanno l’aveva promesso in campagna elettorale e l’aveva promesso anche l’assessore Marsilio, ma non si sta facendo nulla per mantenere le promesse fatte."
La testimonianza
Marisa 49 anni e 25 anni di servizio: "Lavoro in un nido da 60 bambini. La situazione è diventata insostenibile: c’è stata una forte riduzione del personale e, nel contempo un aumenti dei bambini. In passato c’era la possibilità di far entrare il 15% in più di bambini, ma erano casi del tutto straordinari, magari che venivano segnalati dai servizi sociali per situazioni di particolare svantaggio. Invece adesso in ogni sezione c’è il 15% in più degli iscritti con una educatrice in meno, e il rapporto di 1 educatrice ogni 6 bambini non viene mai rispettato. Oggi si lavora sempre a pieno carico perché vengono inseriti più bambini. Il fatto che salti il rapporto numerico implica anche aspetti per quanto riguarda la legge 626 sulla sicurezza. Il personale degli asili nido dovrebbe essere al completo dal mese di settembre: invece iniziano a mandare l’incaricata annuale da ottobre, quando gli inserimenti sono stati già fatti. Quella dell’inserimento è una delle fasi più delicate e più difficili da gestire. In una giornata tipo, la mattina ci si deve occupare dell’entrata dei bambini, che è una fase delicata che richiede grande attenzione. Ma non puoi occuparti di loro perché nel frattempo devi chiamare la supplente che però ti mandano solo se hai raggiunto un determinato numero e magari te la mandano solo per 3 ore. Di fatto si crea una situazione di vero e proprio caporalato. Nel frattempo hai messo i bambini a dormire, il pomeriggio salta il rapporto numerico, arriva la sostituzione e i bambini si svegliano con una persona che non hanno mai visto prima e salta il percorso educativo creando notevoli disagi, soprattutto ai bambini, alle famiglie e a noi. E’ chiaro che quando quotidianamente arrivano persone che fanno solo 3 ore o 4 ore il percorso educativo viene a mancare. Andrebbe rivalutata la specificità del nostro lavoro che si è persa completamente. Un lavoro di questo tipo, fatto con bambini così piccoli richiederebbe una maggiore attenzione verso il personale. Il nostro lavoro ha un senso se è un lavoro di gruppo e se si crea un percorso condiviso. Con le persone che arrivano quotidianamente a 3 o 4 ore salta tutto e la qualità diventa un optional."
Micol, 47 anni, 15 anni di servizio: "La nostra richiesta è che venga ristabilita la quantità di personale che esisteva prima, perché solo in questo modo la quantità del personale può assicurare anche la qualità del servizio. Il rapporto di 1 a 6 è fondamentale soprattutto nella fase dell’inserimento dei bambini. E’ vero che la maggior parte degli inserimenti vengono fatti a settembre, ma se ne fanno anche continuativamente fino al mese di maggio. Avere un numero maggiore di risorse è una garanzia per l’incolumità dei bambini e, di certo, è un tema che riguarda anche la Legge 626 in materia di sicurezza. I tagli del personale che ci sono stati negli ultimi anni sono tutti tagli sui costi fatti sulla pelle dei bambini. Non chiediamo di avere soldi per noi, e non è che percepiamo chissà quale stipendio, ma chiediamo fondi per lavorare in sicurezza. Si sta mettendo in pericolo l’incolumità dei bambini nelle loro attività quotidiane ma i controlli non vengono fatti. L’istituzione dei nidi a Roma era nata con un’ottica assistenziale. Con il passare degli anni, invece, il lavoro di noi educatrici è cresciuto qualitativamente al punto da far considerare la qualità dei nidi del Comune di Roma tra i migliori d’Italia dal punto di vista educativo. Si è passati da un’ottica assistenziale ad un vero e proprio servizio educativo che è fondamentale ai fini dell’apprendimento psicomotorio, dell’acquisizione dell’autonomia, per arrivare a tutto il resto. In questo momento stiamo lottando per continuare a lavorare in condizioni migliori possibili dal punto di vista educativo. Uno dei punti fondamentali è quello che riguarda la figura di riferimento: i bambini vengono abituati ad avere una educatrice privilegiata, anche se poi si lavora tutti con tutti. Creando dei piccoli gruppi si riesce a fare delle esperienze educative più complete e a mantenere alto il livello di attenzione. Con il decurtamento del personale che c‘è stato è diventato impossibile perché quando ti trovi in 2 con 23 bambini il rapporto da 1 a 6 diventa di 1 a 13 e il piccolo gruppo non esiste più. I nidi da 60 bambini, in realtà, poi sono da 69 perché si tende a migliorare l’immagine cercando sempre di spendere meno, ma la coperta è quella, non la si può tirare da tutte le parti.


15 luglio 2009 - Il Giorno

Sospeso dall'Ibm: su Facebook nascono gruppi di solidarietà

VIMERCATE - AUMENTANO le iniziative di solidarietà nei confronti di Davide Barillari, delegato sindacale dell'Ibm di Vimercate sospeso dall'azienda per tre giorni per avere usato Facebook sul computer aziendale. I suoi compagni protestano per una campagna contro gli sprechi aziendali. Nascono gruppi di solidarietà su Facebook e mobilitazioni fra hackers ed attivisti di SecondLife. Appelli ed iniziative della Rsu di Vimercate. Si mobilitano i delegati sindacali del gruppo Sindacato 2.0 di Milano, nato sfruttando le potenzialità del Social network. «La protesta si estende anche a livello internazionale - fa sapere la Flm Uniti Cub, di cui fa parte Barillari - coinvolgendo i 12 sindacati della rete Iwis, il Comitato Aziendale Europeo IBM, e i 300 delegati sindacali della rete Unions 2.0». La vicenda risale a maggio. Barillari aveva organizzato su Facebook una raccolta di firme per protestare contro un viaggio premio di quattro giorni alle terme regalato dall'azienda a 50 manager e ai propri familiari. Il delegato sindacale della Flm Uniti Cub qualche settimana dopo viene sospeso dalla direzione aziendale per tre giorni e dallo stipendio per avere effettuato «due post su Facebook in orario di lavoro e con strumenti aziendali».(Ant.Ca.)


14 luglio 2009 - Adnkronos

PENSIONI: RDB-CUB P.I., CONTINUA ATTACCO GOVERNO CONTRO LAVORATRICI
ESCLUSI DAL CONFRONTO, PROSEGUIREMO CON AZIONI DI LOTTA

Roma, 14 lug. - (Adnkronos/Labitalia) - «Finita la campagna elettorale per le Europee, ecco che il governo ritorna alla carica e decide di aumentare l'età pensionabile delle lavoratrici pubbliche dopo aver incassato il benestare di Confindustria, l'esortazione del Governatore della Banca d'Italia, la disponibilità, quantomeno a parlarne, di una buona parte dell'opposizione». È quanto dichiara Paola Palmieri, della Direzione nazionale Rdb-Cub P.I. «Non solo - aggiunge Palmieri - ma ha pensato bene di escludere dall'incontro di questo pomeriggio la Rdb-Cub, nonostante sia Confederazione rappresentativa sul piano nazionale e presente al Cnel». «Il governo Berlusconi -prosegue- attacca pesantemente le donne prima attraverso il ministro della Funzione Pubblica, che con il suo piano di ristrutturazione della P.A. ha avviato un processo di espulsione delle donne dal mondo del lavoro, oggi con l'aumento dell'età pensionabile». «Le migliaia di firme di lavoratrici pubbliche contro l'aumento dell'età pensionabile che la Rdb P.I. ha già raccolto -conclude Palmieri- a settembre saranno lievitate e saranno sicuramente oggetto di una grande iniziativa di lotta».


14 luglio 2009 - Ansa

LAVORO: MILANO; CUB CONTRO SEA, 'LAVORATORI NON MARIONETTE'

(ANSA) - MILANO, 14 LUG - Turni di lavoro anomali, niente pausa pranzo, più del 45% di lavoratori assunti part-time. Sono le condizioni dei lavoratori Sea, la società di gestione aeroportuale degli scali di Linate e di Malpensa, secondo la denuncia dalla Cub Trasporti. Nella nota del sindacato di base si parla di «turni che iniziano alle 4, 4.30 e 5 di mattina per far risparmiare alla Sea le maggiorazioni notturne, oltre alla drastica diminuzione della presenza del turno di notte e al ricorso massiccio agli straordinari» Inoltre, secondo i Cub, «nell'azienda ci sono centinaia di dipendenti part-time che però lavorano oltre 39 ore settimanali. E dai dati forniti da Sea, il limite massimo di lavoratori a tempo determinato stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale è abbondantemente superato». Alla vigilia di una nuova trattativa, la nota del sindacato conclude che «i lavoratori non sono marionette e i Cub non sono disponibili ad accettare l'ennesimo accordo contro di loro».

FIAT: ALFA ARESE; ASSEMBLEA CUB, NO ALLA CASSA INTEGRAZIONE

(ANSA) - MILANO, 14 LUG - «Ferma opposizione» alla cassa integrazione, ricollocamento di ingegneri e tecnici Fiat e uno stop ai tagli nella progettazione. Sono le richieste della FlmUniti-Cub che in mattinata ha convocato un'assemblea nella sede dell'Alfa Romeo di Arese (Milano), a cui hanno partecipato, secondo quanto affermato dal sindacato di base, un centinaio di dipendenti della casa automobilistica. In base a quanto sostenuto dalla Cub, al momento sono 358 i dipendenti Fiat già in cassa integrazione ad Arese fino al 22 novembre, mentre sono 312 (270 impiegati e 42 operai) i lavoratori cassintegrati nello stabilimento Mirafiori di Torino. «Quasi tutti tecnici e ingegneri - ha detto Carlo Pariani, rappresentante del sindacato - perchè Fiat ha bloccato tutti i progetti, ha smesso di investire sulla gamma Alfa ed esiste la possibilità sempre più concreta di dismissione anche nel ramo progettazione delle linee produttive». I dipendenti dell'Alfa di Arese manifesteranno, ha spiegato il sindacalista, con un presidio davanti ad Assolombarda a Milano in occasione dell'incontro con i vertici dell'industria automobilistica previsto per la fine di luglio


14 luglio 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 26 - Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Il G8? La fiera delle vanità dei potenti. I popoli non devono pagare la crisi
* Con le promesse successo sicuro
* L'Osservatorio non vendibile ai privati
* Il ministro Zaia: occorre ridare vita all'Infs
* Tagli al salario accessorio, il governo non restituisce
* "Maggioranza" tra Chiesa e monarchia
* Istat, precariato no-stop, al via 3 bandi per il futuro
* Condizionatore per le vacche. E le asine?


14 luglio 2009 - Liberazione

L'Ente va a gonfie vele. Bilancio in attivo fino al 2056
Cartolarizzazione, l'Enasarco vuole speculare sugli inquilini
di Daniele Nalbone

Roma - Rivedere l'accordo firmato tra la Fondazione Enasarco e i sindacati sulla vendita del patrimonio immobiliare dell'ente. Convocare un tavolo interistituzionale sul tema delle dismissioni. Tutelare gli inquilini che non potranno acquistare gli appartamenti e i 450 lavoratori Enasarco che rischiano il posto di lavoro.
Sono queste le richieste che ieri pomeriggio centinaia di inquilini Enasarco, mobilitati dal sindacato Asia Rdb, hanno presentato al Prefetto di Roma con un presidio in piazza Santi Apostoli. Molti di loro abitano gli immobili della cassa di previdenza di agenti e rappresentanti di commercio da cinquanta anni. Sono arrivati da tutta Roma e, nonostante il caldo, sono presenti anche gli inquilini più anziani.
L'appuntamento in piazza era fissato alle 16 ma già trenta minuti prima l'ingresso delle prefettura è praticamente assediato. La digos fa spostare i manifestanti dall'altra parte della piazza e loro, di risposta, tirano fuori le bandiere gialle e rosse del sindacato. Una delegazione di sette persone viene chiamata per un incontro con il Viceprefetto, Giuliana Giaquinto, che si dirà pronto a indire un tavolo interistituzionale entro settembre, mentre fuori il presidio si fa sempre più numeroso. Alla fine saranno oltre duecento i manifestanti che «chiedono che venga rivisto l'accordo firmato "ante crisi" dai sindacati concertativi» denuncia Nicola Alvino, inquilino Enasarco di Tor Tre Teste, mentre mostra l'elenco delle 2400 firme raccolte durante sei mesi di affollati incontri presso i municipi romani per una cartolarizzazione che, sommata a quella dell'Enpam, riguarderà, a partire dal 2010, 24mila famiglie solo a Roma. Oltre 30 mila sul territorio nazionale. Il tutto in una situazione dove il problema casa è già emergenza.
«L'accordo firmato dagli altri sindacati» spiega Angelo Fascetti di Asia Rdb «consiste in un prezzo di vendita fissato in base al valore medio di mercato stabilito dall'Agenzia del Territorio, decurtato del 30%. Una cifra insostenibile per almeno la metà dei "cartolarizzati"». La richiesta di Rdb al Prefetto Pecoraro è, invece, che «il prezzo venga fissato considerando la soglia più bassa dell'Agenzia del Territorio, con uno sconto del 40%».
Walter De Cesaris, segretario dell'Unione Inquilini, ci spiega telefonicamente che «non c'è nessun problema nel rivedere l'accordo firmato, che peraltro è un semplice accordo quadro, perché a decidere devono essere gli inquilini», precisando che «nessun prezzo è stato fissato». Quindi, da qui al 2010, «c'è ancora tutto il tempo per intervenire per regolamentare questa dismissione che potrebbe avere conseguenze drammatiche sul territorio».
Fra i manifestanti era presente anche una delegazione dei lavoratori Enasarco che rischiano, oltre la casa, di perdere il proprio posto di lavoro. Sono in tutto 450 fra pulitori e portieri che ricoprono «il doppio, in questo caso sfortunato, ruolo di dipendenti ed inquilini della Fondazione che ha deciso di mettere in vendita il proprio patrimonio immobiliare senza pensare alla nostra sorte», ci spiegano.
Ma la lotta di Asia Rdb non si ferma qui: oltre a chiedere un intervento pubblico per individuare un percorso che porti alla definizione di garanzie certe per la tutela degli inquilini che non possono comperare, ribadisce la necessità «di fermare una nuova speculazione a danno degli inquilini più deboli e per impedire che si apra una nuova ferita nella città di Roma, il cui effetto sociale ricadrà proprio sulle istituzioni».
Una cartolarizzazione, quella di Ensarco, in cui tutto è ancora aperto: «l'unica cosa certa» commenta Nicola Alvino, è la volontà da parte della cassa previdenziale di realizzare una speculazione edilizia sulla pelle della gente». La dimostrazione è data dal fatto che «Enasarco stava vendendo, nel 2006, l'intero patrimonio a Ricucci per la cifra di 1,8 miliardi di euro a fronte di un valore di 3 miliardi. Ma ora che gli immobili stanno per essere venduti agli attuali inquilini, la Fondazione ha dichiarato di voler realizzare la bellezza di 4,5 miliardi di euro».
Intanto, però, l'Enasarco si può permettere di acquistare dai fratelli Toti la Galleria Alberto Sordi, in via del Corso, per la cifra di 180 milioni di euro, segno del buono stato delle casse della Fondazione, che, secondo bilancio, sarà in attivo almeno fino al 2056, e di poter spendere ulteriori 5 milioni per una campagna pubblicitaria che ne ripulisca l'immagine.
Un'immagine che, nonostante gli spot che presto andranno in giro sui media italiani, continuerà a essere poco limpida visto che, nel mentre, «Enasarco sta continuando a recapitare agli inquilini le disdette dei contratti di locazione in scadenza a dicembre 2009» spiega Angelo Fascetti, «e si prepara a chiedere un aumento degli affitti».


14 luglio 2009 - Italia Sera

Una manifestazione davanti alla sede della Prefettura di Roma
Caro affitti, Rdb-Cub scende in piazza

Roma - Circa un centinaio di manifestanti della Rdb-Cub si sono radunati ieri in piazza SS Apostoli a poche decine di metri dalla sede della Prefettura di Roma per protestare "contro il caro-affitti e per la difesa dei 450 lavoratori Enasarco che rischiano il posto di lavoro". "Armati" di bandiere e megafoni i manifestanti stanno esponendo due striscioni, uno con la scritta "Pincherle ovunque", l’altro "Enasarco: dismissioni selvagge/aumenti degli affitti: fermiamoli!". "Chiediamo - ha spiegato Nicola Adino dell’Rdb - la definizione di prezzi d’affitto non speculativi e la revisione dell’accordo firmato tra la fondazione Enasarco e i sindacati concertativi. Chiediamo inoltre l’entrata in campo delle istituzioni (municipi, Comune, Regione e prefettura) per arrivare alla definizione di garanzie certe per la tutela degli inquilini".


14 luglio 2009 - Il Gazzettino

Actv, domani incontro per evitare lo sciopero «Verificheremo ogni possibilità»

Venezia - Ci sono gli estremi per scongiurare lo sciopero all’Actv proclamato per domenica dal sindacato autonomo Rdb-Cub. La Prefettura ha finalmente convocato per domani l’organizzazione sindacale, L’Actv e l’amministrazione comunale per discutere della situazione e vedere se è possibile, come manifestato più volte da Rdb, una revoca dell’agitazione. In caso contrario, il sindaco ha già annunciato che cosa farà: «Non c’è altra scelta - ha detto Massimo Cacciari - li faremo precettare. La città non si può permettere un Redentore senza mezzi pubblici».
In ogni caso, dal sindacato arrivano segnali di dialogo che ricalcano la lettera spedita venerdì e poi ieri a Comune, Provincia, Actv e Prefettura.
«Prendiamo atto della convocazione - dice il coordinatore Cub Trasporti per Actv, Danilo Scattolin - e verificheremo se ci sarà la possibilità di sospendere l’agitazione. Non possiamo farlo in questo momento, solo in presenza di una convocazione e, bisogna dirlo, ci rendiamo ben conto anche noi che fare un’agitazione in giornate festive potrebbe provocare molto disagio».
Rdb - Cub è l’unico sindacato che non ha firmato gli ultimi accordi con l’azienda, da tempo chiede di riaprire il tavolo di trattativa, anche se Panettoni ha da subito risposto picche anche per motivi di correttezza nei confronti delle altre sigle.
«La vertenza - prosegue Scattolin - parte dall’adozione del sistema Imob, che ha portato all’azienda diversi problemi, anche di equilibrio economico dell’azienda. Problemi che non possono essere fatti pagare ai lavoratori. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’adozione dei turni estivi del settore automobilistico, che non sono rispettosi delle regole».
Sulla vicenda interviene anche il Movimento Consumatori. «Mi pare un modo ipocrita di salvaguardare gli interessi dell'azienda - commenta Lorenzo Miozzi - se lo sciopero Actv di domenica verrà confermato, non solo si creerà un danno all'azienda stessa ma anche a tutti gli utenti che pagano regolarmente un servizio, specie in giornate come quella del Redentore.
Posso comprendere - aggiunge - le ragioni del sindacato, soprattutto in relazione ai continui disagi del sistema Imob sul quale dopo un anno e mezzo sarebbe opportuno che Actv rendesse noti, con i numeri, benefici ed eventuali persistenti problemi. Non mi pare tuttavia che mettere in difficoltà la città e i suoi residenti in un giorno di festa molto sentito possa portare a qualche reale risultato. Se il sindacato non vuole tornare sui propri passi, l'azione di protesta va impedita e i lavoratori precettati».


14 luglio 2009 - La Nuova Venezia

SCIOPERO ACTV, LA PREFETTURA MEDIA

Venezia - L’appuntamento è per domani alle 10.30. Il prefetto ha infatti convocato Rdb-Cub, Actv e Comune, per un tentativo di mediazione che eviti lo sciopero indetto dal sindacato per 24 ore, a partire dalla mezzanotte di sabato. Un’agitazione dalle conseguenze molto pesanti in pieno Redentore, tanto che il sindaco ha già chiesto al Prefetto di procedere con la precettazione. Ieri, la lettera di Rdb con il quale si chiedeva un’audizione urgente e la pronta risposta della Prefettura. «Questo sciopero nasce proprio dalla mancanza di confronto con azienda e amministrazione», spiega il segretario Antonini, «che noi abbiamo cercato - invano - più volte».


14 luglio 2009 - Corriere del Veneto

Actv
Sciopero incontro in prefettura

VENEZIA — La palla ora passa alla prefettura per tentare una conciliazione, l’ultima possibile per scongiurare lo sciopero Actv, durante il Redentore domenica prossima, proclamato da Rdb Cub. La prefettura ha infatti convocato azienda, Comune e sindacati domani mattina per scongiurare una protesta che ha già suscitato il disappunto di albergatori, categorie economiche e ieri anche dei consumatori. «Mi pare un modo ipocrita di salvaguardare gli interessi dell'azienda, se lo sciopero Actv di domenica verrà confermato, non solo si creerà un danno all'azienda stessa ma anche a tutti gli utenti che pagano regolarmente un servizio, specie in giornate come quella del Redentore», dice Lorenzo Miozzi del Movimento Consumatori. Dal canto suo il sindacato si dice disponibile a trovare una mediazione. «Non pretendiamo di risolvere subito i problemi — spiega Giampietro Antonini, Rdb Bub — ma ci aspettiamo un confronto sulle questioni aperte da mesi». Ossia su Imob, sui turni del comparto automobilistico e sul contratto dei marinai.


14 luglio 2009 - La Repubblica

La polemica
Servizi sociali nella bufera
Il Ponte attacca "Impreparati"
di CARLO GULOTTA

Bologna - LA RIFORMA dei servizi sociali, "polverizzati" fra i nove quartieri cittadini, non funziona, e dopo l´allarme sull´inefficienza del sistema lanciato nei giorni scorsi dal Procuratore dei minori Ugo Pastore, ora arrivano le critiche delle Rdb, della comunità "Il Ponte" di via Sant´Isaia e di Piazza Grande. Il sindacato di base, che mesi fa parlava di «sistema allo sbando», ora chiede alla nuova Giunta «di farsi carico concretamente della situazione disastrosa del welfare di questa città, rivedendo le decisioni che sono responsabili di questo caos». Un attacco durissimo. «Il decentramento non ha determinato omogeneità nel modus operandi dei nove quartieri - affermano le Rdb - tanto che in alcuni di questi si continua ad operare come prima: la conseguenza è una diversa opportunità per l´utenza ed un disagio per tutti gli operatori». Servizi a due velocità, ma anche carenza di spazi e personale. «Mancano locali adeguati per accogliere gli utenti, manca il personale per far fronte alle numerose richieste, mancano le risorse per dare risposta a tutte le emergenze che in tempi di crisi economica si moltiplicano». ANCHE "Il Ponte", che si occupa dell´accoglienza di adolescenti stranieri, mette sotto accusa i servizi sociali del Comune «difettosi e poco funzionali» nel seguire i minori in difficoltà: a causa della delocalizzazione fra i quartieri, gli assistenti sociali si trovano spesso «impreparati nella gestione delle situazioni più a rischio». Padre Giuliano Stenico, presidente del Ceis, l´ente gestore della comunità, parla di «gravissime difficoltà. Si è persa l´esperienza di rete tra servizi sociali e comunità educative che aveva dato ottimi risultati negli anni. Quando il sistema era accentrato, infatti, si potevano predisporre progetti formativi in modo consequenziale e più adeguato». Un risultato raggiunto grazie all´impegno di un pool di esperti che aveva cultura e capacità di intervento molto ampie. «Ma adesso ad alcuni di loro è stato tolto l´incarico - attacca Stenico - mentre gli altri sono demotivati perché non vedono riconosciuto il loro faticoso compito». Per di più, gli assistenti delle nuove strutture di quartiere «sono troppi, confusi e disorientati. Gli incarichi non sono ben individuati, con la conseguenza che molti non sanno neppure qual è il loro ruolo, ma non certo per colpa loro». Fortissimi dubbi sul decentramento esprime poi il direttivo dell´associazione "Amici di piazza Grande". «Siamo sicuri che questo decentramento farà ancora di Bologna una città che non discrimina? - si chiedono - Le persone che vivono in strada e che hanno bisogno di aiuto devono rivolgersi a nuovi uffici, dove trovano personale che in buona parte non si è mai occupato di disagio sociale adulto». In linea teorica, secondo piazza Grande, la riforma dovrebbe dare qualche vantaggio, perché «uno degli scopi del decentramento è senz´altro accorciare la distanza tra i cittadini in difficoltà e le istituzioni». Ma la possibilità di entrare nei dormitori cittadini verrà riservata «esclusivamente a chi ha già la residenza anagrafica a Bologna. La maggior parte delle persone che si trovano in strada, che non hanno la residenza, non avranno la possibilità di essere accolte».

I vigili del fuoco
"La nostra medaglia per un contratto"

Firenze - Contratto scaduto, mezzi con immatricolazioni datate, organici carenti di 15mila unità, mancato pagamento di emolumenti del 2008, di missioni ed emergenze passate: queste le criticità per i sindacati dei vigili del fuoco nazionali. Giovedì incontreranno per la terza volta il capo dipartimento. E, dopo la proposta del sindaco di Viareggio di concedere ai vigili del fuoco la medaglia d´oro al valor civile, aggiungono: «Siamo disposti a cedere le nostre medaglie in cambio di un contratto da lavoro».


14 luglio 2009 - EPolis Roma

Emergenza casa
Dialogo col Prefetto per inquilini Enasarco

Roma - Un tavolo con il prefetto per dialogare con le istituzioni in vista delle dismissioni: questo il risultato dell'incontro di ieri tra Angelo Fascetti dell'Rdb Asia, una delegazione degli inquilini Enasarco e il viceprefetto Giaquinto. La vendita dovrebbe iniziare nel 2010 e gli inquilini chiedono che venga applicato lo sconto del 40 per cento previsto dalla legge. In sostanza, chiedono di stralciare l'accordo firmato dai sindacati confederali e di rinegoziare la dismissione. Prendendo in considerazione anche i 450 lavoratori di Enasarco: portieri, pulitori che rischiano di restare senza lavoro. E anche senza casa, come Stefania, dipendente da 15 anni e affittuaria: «Ci sono state due comunicazioni, poi nessuna notizia. Ma noi abbiamo contatti con gli stabili e veniamo a sapere come stanno le cose». Sempre ieri, in Campidoglio, c'è stata la protesta per il ritardo della consegna di 118 appartamenti dell'autorecupero riqualificati dalla cooperativa Inventare l'abitare nel 2002. «Vogliamo che il Campidoglio si impegni a rispettare tempi seri e definiti di consegna delle case», spiegano i manifestanti.(M.R.)


14 luglio 2009 - La Nuova Sardegna

NUORO. Assemblea Rdb-Cub

Oggi dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17, nella sala conferenze dell’ospedale San Francesco si terrà un’assemblea del settore sanità promossa da Rdb/Cub Pubblico impiego su contratto della categoria, sul decreto Brunetta e sulle prospettive per la categoria.


14 luglio 2009 - TRC giornale

Rdb Cub: "Chiarezza sulle Assistenti Educatrici Culturali"

Civitavecchia - Vergognoso ed antisindacale. Così le Rdb Cub giudicano il comportamento di Etruria Servizi che continua ad ignorare la questione della Gestione del Servizio delle Assistenti Educatrici Culturali, che aiutano gli insegnanti di sostegno con i bambini diversamente abili nelle scuole materne, elementari e medie. Il sindacato chiede chiarezza sulla graduatoria, sulle assunzioni, sui livelli di progressione interna, sulla produttività assegnata, sul regolamento interno, sull'organizzazione ed i compiti dell'ufficio coordinamento, sulla mancata organizzazione di progetti o campus estivi. Richieste legittime secondo le Rdb Cub, che invitano nuovamente Etruria Servizi a fare chiarezza sulla situazione.


14 luglio 2009 - Il Denaro

I Comitati in campo, manifestazione alla Regione

Benevento - E' stato organizzato per questa mattina un presidio dinanzi la sede del Consiglio Regionale della Campania a Napoli per manifestare contro la costruzione della centrale turbogas "Luminosa" nella zona di Ponte Valentino a Benevento. La protesta è stata organizzata dai Comitati civici di Benevento e Pietrelcina, dal Centro Sociale Depistaggio, dalla Federazione RdB Cub e dal Circolo cittadino di Rifondazione Comunista. "La vicenda", si legge in una nota firmata dal sindacalista Piero Mancini, "assume aspetti farseschi di giorno in giorno. Noi andremo a manifestare a Napoli per chiedere alla Regione di dare intesa negativa nella Conferenza dei servizi di mercoledì. Il Pdl non può accusare il centrosinistra mentre proprio il Governo accelera l'iter dimostrando che vuole fortemente la costruzione della centrale".(C.D.G.)


14 luglio 2009 - Il Bologna

L'allarme. L'associazione Piazza Grande interviene sul decentramento dei Servizi Sociali
Dormitori, i nei della riforma "In futuro solo per residenti"
Il secondo problema è che «gli operatori delle nuove sedi per ora non sono preparati»

Bologna - La riforma dei Servizi sociali continua a seminare dubbi. Dopo l'allarme sull'inefficienza del sistema lanciato dal presidente del Tribunale dei minori Ugo Pastore e dalle associazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Rdb, a intervenire è il direttivo dell’associazione "Amici di piazza Grande": «Le persone che vivono in strada e che hanno bisogno di aiuto devono rivolgersi a nuovi uffici - scrive l’associazione in un comunicato -, dove trovano personale che in buona parte non si è mai occupato di disagio sociale adulto». Il primo problema, dunque, è essenzialmente logistico: la riforma, infatti, riorganizza il sistema assegnando a ciascun quartiere la funzione dei servizi sociali. Sì al decentramento, dice Piazza Grande, ma con riserva: «Nelle idee di chi ha studiato questa riforma, la possibilità di entrare nei dormitori cittadini verrà riservata esclusivamente a chi ha già la residenza anagrafica a Bologna. Di conseguenza, la maggior parte delle persone che si trovano in strada, che non hanno la residenza a Bologna o non ce l’hanno affatto, non avranno la possibilità di essere accolte». L'allarme lanciato una settimana fa dai sindacati, la paralisi del settore proprio in seguito ai cambiamenti dell'ultimo scorcio dell'amministrazione Cofferati, non cade dunque nel vuoto, nonostante le attenuanti concesse a una riforma che ha bisogno di tempo, e si rivolge al neoeletto esecutivo e al nuovo assessore: «È inevitabile che in questi primi mesi - conclude l'associazione - possano verificarsi contrattempi e disfunzioni dovute all’inesperienza. Problemi che sono del tutto legittimi se si pensa che per imparare un nuovo mestiere occorre del tempo, ma che pesano molto se si pensa che vanno a incidere profondamente sulla vita di persone già in forti difficoltà».


14 luglio 2009 - Il Venezia

Sicurezza. Tavolo tecnico in Questura: disposte verifiche straordinarie tutti i giorni
Moto ondoso più controlli 280 vigili per il Redentore
Domani l'incontro in prefettura per scongiurare lo sciopero indetto da Rdb Cub per il 19
di Elena Callegaro

Venezia - Moto ondoso, giro di vite sui controlli, che saranno potenziati già a partire da oggi non solo nel centro storico ma anche in tutte le aree del comprensorio lagunare. La decisione è stata partorita ieri dal tavolo tecnico convocato in questura e annunciato dal prefetto ancora la scorsa settimana: le verifiche, di carattere straordinario, coinvolgeranno polizia municipale, guardia di finanza, capitaneria di porto, polizia provinciale e carabinieri. Tutti i giorni, con particolare attenzione ai principali tratti navigabili della città, maggiormente soggetti ai danno causati dalle imbarcazioni che non rispettano i limiti. Nel frattempo Argos, il complesso sistema di telecamere che vigila giorno e notte sull'andamento del traffico acqueo, è stato esteso anche al Tronchetto; mentre per quanto riguarda la prevenzione durante la notte del Redentore, in pattuglia per garantire ordine pubblico e sicurezza ci saranno 280 vigili urbani. Sempre di Redentore si parlerà invece domani in prefettura, all'altro tavolo, questa volta di conciliazione, convocato per scongiurare il rischio sciopero, indetto dalla sigla sindacale Rdb Cub per domenica (24 ore dalle 3 di notte). «Finalmente dovrebbe esserci il sindaco, o quanto meno un suo assessore - dichiara Giampietro Antonini, Cub Trasporti - Chiediamo un impegno a mettere in cantiere una serie di verifiche, dalla questione dell'Imob, alle esternalizzazioni dei servizi annunciate negli ultimi mesi dall'azienda. Dov'è il controllo del Comune? Servono risposte da parte degli amministratori perchè non si possono pretendere i servizi senza aprire mai il portafoglio». Le possibilità di arrivare a una revoca della protesta sono comunque buone, da un lato perchè il sindaco stesso ha già scritto a prefetto e questore "per scongiurare un'agitazione che la città non potrebbe reggere"; dall'altro perchè il sindacato sarebbe disponibile a scendere a patti: «Indispensabile però un impegno diretto da parte del Comune», conclude Antonini. Continua infine, in tutto il litorale, l'attività operativa delle Capitanerie di Porto di Venezia e Chioggia, insieme agli uffici circondariali marittimi di Jesolo e Caorle, per garantire la sicurezza della balneazione e della navigazione da diporto. Nei primi 12 giorni di luglio sono stati effettuati 2.073 controlli sia in mare che a terra, 101 le sanzioni.


14 luglio 2009 - NSD

VIGILI DEL FUOCO: POCHI UOMINI, AUTOMEZZI VECCHI E CONTRATTO SCADUTO. PROTESTA DEI SINDACATI

Dopo la polizia, questa volta tocca ai Vigili del Fuoco protestare contro i tagli e la carenza di organico. Secondo una stima fatta dai sindacati, "le risorse messe a disposizione per il 2009 serviranno forse a pagare solo il 50% del debito 2008". A questo bisogna aggiungere un deficit di personale di circa 15mila unità, automezzi immatricolati nel 1980 e un contratto di categoria scaduto ormai da molto tempo. "Il debito che tutti i Comandi provinciali hanno contratto con aziende esterne è elevato, le risorse che ci saranno per il 2009, serviranno forse a pagare solo il 50% del debito 2008 - fanno sapere le Rdb-Cub dei Vigili del Fuoco. Appare evidente che questa situazione è destinata al collasso. Sono state tante e troppe le promesse della parte politica e ora vogliamo delle risposte, degli impegni concreti. I pompieri sono ancora in attesa di percepire emolumenti del 2008, e non solo straordinari e servizi vari, ma anche il pagamento di missioni ed emergenze fatte l'anno precedente. Tra le situazioni di disagio ci sono il contratto scaduto, una dotazione di automezzi che risalgono come immatricolazione al 1980 e organici ben al disotto dei parametri europei, nei quali mancano 15.000 Vigili del Fuoco professionisti - conclude la nota". E anche il PD ha criticato la maggioranza per i tagli alla sicurezza. "Ora dal Governo ci attendiamo subito misure concrete per i Vigili del Fuoco, dopo la bocciatura in Senato di un emendamento presentato dalla stessa maggioranza, che prevedeva una serie di misure minime per permettere al Corpo di far fronte alle attività di soccorso. Pur dovute e meritate le parole di apprezzamento e le medaglie non possono più bastare: occorrono uomini, mezzi e la parificazione delle indennità a quelle delle forze dell'ordine - ha sottolineato il deputato del partito democratico Ettore Rosato. Nel prossimo provvedimento finanziario che passerà all'esame delle Camere dovranno essere inserite le risorse di cui il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ha urgente bisogno. Sotto la pressione delle manifestazioni dei sindacati il Consiglio dei ministri ha annunciato lo scorso 3 luglio l'intenzione di provvedere al più presto al potenziamento del Corpo in termini di uomini e mezzi, ma ormai dovremmo aver imparato che le grandi emergenze e il rischio incendi tipico della stagione estiva non attendono gli indugi di nessuno".


14 luglio 2009 - Il Giornale di Calabria

Lamezia Terme, Amendola: "L’ufficio contenzioso sarà trasferito?"

LAMEZIA TERME - "Prendo atto delle recenti dichiarazioni del Direttore regionale delle Agenzie delle Entrate, Antonino Di Geronimo, che ha inteso tranquillizzare circa l’attività futura dell’Agenzia di Lamezia Terme in relazione al programma di riorganizzazione nazionale varato nell’ottobre dello scorso anno. Le novità, voglio ricordarle, prevedono l’istituzione di nuove strutture denominate direzioni provinciali destinate a sostituire, assorbendone però le competenze, quelli che sono gli attuali uffici locali". È quanto si legge in una nota di Franco Amendola, consigliere regionale ed esponente del Pd, che aggiunge: "Il Direttore Di Geronimo, ha pubblicamente affermato che non è previsto alcun depotenziamento dell’Agenzia di Lamezia Terme. Ne prendo atto e gli chiedo se questa sua posizione riguarda anche tutte le attività inerenti al contenzioso che ancora oggi si stanno effettuando negli uffici lametini. All’inizio dello scorso mese di giugno, raccogliendo anche la preoccupazione espressa dalla RdB-Cub, avevo inteso richiedere - continua - maggiore chiarezza sulla vicenda considerato che proprio l’ufficio contenzioso è quello che interessa soprattutto i cittadini-utenti e gran parte del mondo professionale costituito da consulenti e commercialisti. È quella la struttura specifica per esaminare eventuali contestazioni o inesattezze relativamente alle pratiche trattate. Se tale ufficio, come si ipotizza nelle previsioni nazionali, dovesse essere trasferito a Catanzaro è evidente che numerosi sarebbero i disagi per tutti. Il mio intervento, come di consueto, aveva lo scopo di richiamare l’attenzione su scelte e decisioni penalizzanti per i cittadini e per un intero territorio tanto è vero che avevo chiesto la sospensione di ogni azione di ridimensionamento per aprire un tavolo di discussione con i vertici delle Agenzie delle Entrate per non arrecare ulteriori danni alla terza città più popolosa della Calabria con un numero di abitanti pari a più del doppio di alcuni capoluoghi provinciali. Avevo, quindi, proposto in linea con il Regolamento nazionale di istituire proprio a Lamezia Terme una seconda direzione provinciale e scritto, il 3 giugno , una lettera al Sindaco affinché offrisse una sede comunale dove ospitare uno sportello decentrato dell’Agenzia. Mi ero anche permesso di proporre a Gianni Speranza di offrire una parte dello stabile in Corso Numistrano che ospita i Servizi Sociali del Comune quale sede di un eventuale sportello decentrato in modo da rivitalizzare una parte significativa del centro storico che necessita di interventi mirati alla sua valorizzazione sociale e commerciale. Da allora - conclude - non ho più avuto alcun tipo di informazione e comunicazione. Eccezion fatta per l’uscita pubblica del Direttore Di Geronimo al quale ribadisco ancora una volta la domanda: l’ufficio contenzioso dell’Agenzia lametina sarà trasferito oppure no"?


14 luglio 2009 - Il Giorno

Crisi al polo logistico. La cooperativa scende in sciopero

LACCHIARELLA - TORNANO IN piazza i lavoratori del Polo logistico di Lacchiarella. Ieri sciopero di tutta la giornata contro il declassamento di una parte dei dipendenti ad un livello inferiore. Solo ad inizio anno i lavoratori delle cooperative che svolgono opera di facchinaggio presso i magazzini del gruppo Standa-Villa avevano vissuto settimane di tensione, quando due delle cooperative che prestavano servizio al polo logistico non avevano avuto il rinnovo del contratto. Appalto che prese la cooperativa Clo, Cooperativa lavoratori ortomercato. OLTRE CENTO lavoratori rimasero senza posto, quasi tutti stranieri, extracomunitari che di quel posto avevano bisogno sia per lo stipendio che per mantenere i requisiti per il permesso di soggiorno. Poi in seguito ad una lunga trattativa condotta dai sindacati, parte di queste persone sono state inserite nella Clo. Ma da qualche tempo, nuovamente, soffia il vento della crisi per il Polo logistico di via Cascina Nuova 1. Ad organizzare la mobilitazione è stata la Cub (Confederazione unitaria di base). Alla protesta hanno aderito i lavoratori della cooperativa Clo, oggi meno di 150. Lo scopo della protesta è quello di ottenere la ridistribuzione delle ore lavorative tra i soci lavoratori, «in opposizione - hanno detto i sindacati - al declassamento di una parte di loro dal IV al V livello e contro il tentativo di discriminare le Rsa a seguito della loro adesione alla Cub Trasporti».(Mas.Sag.)


13 luglio 2009 - Omniroma

CASA, MANIFESTAZIONE RDB SOTTO SEDE PREFETTURA CONTRO 'CARO-AFFITTI'

(OMNIROMA) Roma, 13 lug - Circa un centinaio di manifestanti della Rdb-Cub si sono radunati in piazza SS Apostoli a poche decine di metri dalla sede della Prefettura di Roma per protestare «contro il caro-affitti e per la difesa dei 450 lavoratori Enasarco che rischiano il posto di lavoro». «Armati» di bandiere e megafoni i manifestanti stanno esponendo due striscioni, uno con la scritta «Pincherle ovunque», l'altro «Enasarco: dismissioni selvagge/aumenti degli affitti: fermiamoli!». «Chiediamo - ha spiegato Nicola Adino dell'Rdb - la definizione di prezzi d'affitto non speculativi e la revisione dell'accordo firmato tra la fondazione Enasarco e i sindacati concertativi. Chiediamo inoltre l'entrata in campo delle istituzioni (municipi, Comune, Regione e prefettura) per arrivare alla definizione di garanzie certe per la tutela degli inquilini».


13 luglio 2009 - Adnkronos

BOLOGNA: BETTI (RDB), LOTTA AI GRAFFITI HA OSCURATO PROBLEMI VERI
PRIORITÀ SONO SERVIZI SOCIALI E QUESTIONE ABITATIVA

Bologna, 13 lug. - (Adnkronos) - La lotta ai graffiti sotto le Due Torri, sollecitata come priorità assoluta del nuovo mandato anche dall'ex premier e cittadino bolognese Romano Prodi e prontamente accolta dal sindaco Flavio Delbono, ha visto «un impegno così forte e sinergico che ha oscurato ogni altra questione che riguardasse la nostra città e chi ci abita». La lamentela giunge dal rappresentante delle Rdb di Bologna, Massimo Betti, che in una lettera aperta inviata alla giunta e al consiglio comunale, giudica «incredibile» il fatto che «a fronte di problemi da lungo tempo irrisolti e che riguardano direttamente le competenze dell'amministrazione comunale, quella delle scritte sui muri sia divenuta la priorità delle priorità». Per il sindacato di base, insomma, i problemi veri sono altri e cioè le difficoltà dei lavoratori alle prese con la crisi economica e la cassa integrazione, il processo di decentramento dei servizi sociali che, sostiene Betti, «non hanno più la caratteristica dell'accoglienza ma del respingimento degli utenti», il welfare che passa dalle Asp, gli attriti tra Rdd e la Fondazione Aldini Valeriani e la questione abitativa.

VIGILI DEL FUOCO: SINDACATI DI BASE,
RISORSE 2009 PAGHERANNO 50% DEBITI 2008
GIOVEDÌ INCONTRO CON IL CAPO DEL DIPARTIMENTO

Roma, 13 lug. (Adnkronos) - «Il debito che tutti i Comandi provinciali hanno contratto con aziende esterne è elevato, le risorse che ci saranno per il 2009, serviranno forse a pagare solo il 50% del debito 2008». È quanto affermano, in una nota, le Rdb-Cub dei Vigili del Fuoco, per le quali, «appare evidente che questa situazione è destinata al collasso». Per le Rappresentanze di base, sono state «tante e troppe le promesse della parte politica e ora vogliamo delle risposte, degli impegni concreti». Le Rdb, che insieme agli altri sindacati giovedì incontreranno il capo del Dipartimento, auspicano che «questo incontro porti novità», poichè «i pompieri sono ancora in attesa di percepire emolumenti del 2008, e non solo straordinari e servizi vari, ma anche il pagamento di missioni ed emergenze fatte l'anno precedente». Tra le situazioni di disagio denunciate dalle Rdb del Vigili del Fuoco, si elencano, tra l'altro, «il contratto scaduto», una dotazione di automezzi «che risalgono come immatricolazione al 1980», così come «organici ben al disotto dei parametri europei», nei quali «mancano 15.000 Vigili del Fuoco professionisti».


13 luglio 2009 - Il Resto del Carlino

Senza casa, occupano palazzo sfitto
Dopo via Algardi, via Achillini: 30 stranieri (metà bambini) con le Rdb
di Gilberto Dondi

Bologna - PER i bambini, è stata probabilmente una domenica di festa. Un giorno passato a giocare con i coetanei nel giardino e su per le scale di quel palazzone, a dire il vero non proprio in buone condizioni, mentre gli adulti preparavano il pranzo e i ragazzi mettevano la musica. Si sa, ai bambini basta poco per trasformare tutto in divertimento. In realtà, ciò che è successo per tutta la giornata di ieri in una palazzina di tre piani (sei appartamenti) di via Achillini 1/2, zona Mazzini, aveva un significato preciso. Fin dalle 7 il sindacato di base degli inquilini Asia-Rdb e una trentina di persone, la metà delle quali bambini, sono entrate nello stabile e l'hanno occupato. Famiglie di immigrati da tempo in Italia, marocchini, albanesi, rumeni e anche qualche italiano. Precari, disoccupati oppure lavoratori già sfrattati o sotto sfratto. Persone in difficoltà per le quali la casa è una vera e propria emergenza. Molti sono da tempo costretti a farsi ospitare da parenti o amici. L'OCCUPAZIONE di via Achillini segue quella avvenuta a metà giugno in via Algardi 16. Allora finì con uno sgombero dei carabinieri dopo sei giorni. C'era anche una donna incinta, che oggi è ancora senza casa, ospite di amici. Ieri invece gli occupanti se ne sono andati spontaneamente verso sera, dopo una festicciola. «Perché questa hanno spiegato è un'azione dimostrativa per porre il problema casa al centro dell'attenzione e denunciare il criminale meccanismo della speculazione e della rendita, che vede migliaia di famiglie colpite dal carovita». Il proprietario dei due stabili è lo stesso, un privato che i sindacati prendono a modello di come non dovrebbero essere le politiche abitative della città. «Qui in via Achillini sei appartamenti sono sfitti da anni spiega Lidia Triossi, dell'Asia-Rdb , mentre c'è gente che non ha la casa. Molti residenti, passando, ci hanno espresso sostegno e solidarietà. Il nostro è un percorso, chiediamo di approntare un tavolo per affrontare l'emergenza e di rilanciare l'edilizia popolare pubblica». A BOLOGNA, secondo l'Asia-Rdb, sono 8mila le famiglie in lista per gli alloggi popolari e ne vengono assegnati 300 all'anno. Ci sono 1.500 sfratti già esecutivi e le procedure sono in aumento. Il tutto mentre gli appartamenti sfitti sono, sempre secondo il sindacato che sta compiendo un censimento, almeno 10mila. «Abbiamo già chiesto un incontro al nuovo sindaco e all'assessore competente (Milena Naldi; ndr) continua Triossi, che ha tenuto una conferenza stampa al terzo piano , ma non abbiamo avuto risposte. L'emergenza casa non si risolve tenendo gli occhi chiusi né trattandolo come un problema di ordine pubblico, come hanno fatto in via Algardi. Chiediamo politiche nuove e anche l'intervento del prefetto, come nel X Municipio di Roma, che potrebbe requisire temporaneamente gli appartamenti sfitti dei privati».


13 luglio 2009 - Il Bologna

Via Achillini. Nuova occupazione, stavolta per un giorno:
lo stabile è dello stesso proprietario di via Algardi
Allarme sfratti, Asia non si ferma "In città migliaia di case sfitte"
Sei abitazioni vuote, i senzatetto ci fanno una festa per il quartiere. Arriva anche il proprietario
di Renzo Sanna

Bologna - «Ci trattano come un problema di ordine pubblico, ma noi vogliamo offrire una soluzione». Asia-Rdb, l'associazione degli inquilini e assegnatari, non si è fermata a via Algardi: lo stesso gruppo di senzacasa che col sindacato aveva occupato quello stabile e da lì 5 giorni dopo era stato sgomberato, ieri ha piantato le tende in via Achillini 1, quartiere Mazzini. Per un solo giorno, stavolta, a scanso di altre azioni di forza, con la particolarità che la palazzina è dello stesso proprietario della precedente: «Il signor Tomesani tiene 19 appartamenti sfitti, alla faccia degli 8 mila in graduatoria per la casa». È stata un'occupazione festosa, ancorché amara, quella delle famiglie italiane e straniere che con Asia si muovono ormai in simbiosi: gli 8 bambini al seguito, tra i quali anche un neonato da record - 50 giorni di vita e già due occupazioni -, le donne ieri indaffarate per la preparazione del pranzo da offrire al quartiere, i capifamiglia, quai tutti licenziati o in cassa integrazione. Nuclei familiari sfrattati, una piccola parte dei 1500 registrati sino a maggio e in aumento rispetto al 2008. È un paradigma della situazione cittadina, e allora a mo' di esempio Asia fa vedere all'amministrazione e al nuovo assessore Naldi che le soluzioni ci sono: «Si nega il problema - dice Lidia Triossi - e non si cercano alternative, noi le suggeriamo: ci sono stabili sfitti e case vuote, la gente ce li sta segnalando. Ci sono modalità come la requisizione, analogamente a quanto fatto a Roma. In via Algardi chiusero la pratica con un'operazione muscolare, 100 poliziotti e 5 camionette, poi chi era senza casa così è rimasto». Lo sono ancora Antonella e Orlando, sfrattati il 6 maggio dalla loro esosa (40 metri quadrati a 750 euro) abitazione alla Bolognina. Un figlio piccolo, un altro in arrivo, sono ospiti di amici a Reggio Emilia: il Comune aveva promesso un intervento entro luglio, ma ora rischiano di perdere punti in graduatoria. Quella che vede 900 domande in più all'anno, e che accontenta ogni 12 mesi 300 famiglie, neanche il 4 per cento dei richiedenti: «Dicono che il problema è la mancanza di casa, per noi è la speculazione. Bisogna liberare più case possibile dalla rendita e rilanciare l'edilizia popolare pubblica». Asia ha chiesto un incontro alla nuova amministrazione, cui sottoporrà l'emergenza e le soluzioni: «Stiamo facendo un censimento delle case sfitte, secondo un recente studio sono 7 mila». Si accontenterebbero di quei 6 appartamenti, ampi e in buone condizioni anche se disabitati da anni, le famiglie che ieri in via Achillini hanno trasformato l'occupazione per un giorno - stavolta senza problemi, solo due rapidi passaggi dei carabinieri e uno, al pomeriggio, del proprietario, che afferma di voler ristrutturare l'edificio - in festa. Al grido «d'la rendita ain pos piò».


13 luglio 2009 - Il Quaderno

I Comitati manifesteranno al Consiglio Regionale contro la centrale turbogas

Benevento - E’ stato organizzato per domani mattina un presidio dinanzi la sede del Consiglio Regionale della Campania, presso il Centro Direzionale di Napoli, per manifestare contro la costruzione della centrale turbogas "Luminosa" nella zona di Ponte Valentino a Benevento. La protesta è stata organizzata dai Comitati civici di Benevento e Pietrelcina, dal Centro Sociale Depistaggio, dalla Federazione RdB Cub e dal Circolo cittadino di Rifondazione Comunista. "La vicenda – si legge in una nota firmata dal sindacalista Piero Mancini – assume aspetti farseschi di giorno in giorno. Non solo vi sono tentativi evidenti di strumentalizzazione: accuse di una parte politica verso l’altra. Ma anche tentativi di dividere il movimento e i comitati per utilizzare parte di essi per fini che niente hanno a che fare con la lotta contro la costruzione della centrale. Noi andremo a manifestare a Napoli per chiedere alla Regione di dare intesa negativa nella Conferenza dei servizi di mercoledì. Il Pdl non può accusare il centrosinistra mentre proprio il Governo accelera l’iter burocratico dimostrando, nei fatti, che vuole fortemente la costruzione della centrale".


13 luglio 2009 - Leggo

Bologna. Ieri mattina sono state una trentina...
di Giorgio Cappelli

Bologna - Ieri mattina sono state una trentina le persone che hanno occupato una palazzina di proprietà privata e completamente vuota in via Achillini. C’erano precari, disoccupati e famiglie sfrattate che fanno capo ad Asia, l’associazione inquilini assegnatari delle Rdb di Bologna. Lo stabile in zona Mazzini è di due piani, oltre a quello rialzato, ed ha complessivamente sei appartamenti. Come riferisce uno dei membri di Asia, la palazzina è sfitta da anni e dello stesso proprietario della palazzina di via Algardi 16, che l’associazione ha occupato per sei giorni, prima dello sgombero del 25 giugno. «Esistono migliaia di appartamenti privati nelle medesime condizioni denunciano dall’associazione a fronte di una emergenza abitativa che colpisce, lavoratori, precari, disoccupati e famiglie».


13 luglio 2009 - Gazzetta del Sud

Più vicini i Vigili del fuoco
di Maurizio D'Adamo

MELEGNANO - Ora ci sono tutte le carte in regola per realizzare la caserma dei Vigili del fuoco e l'auspicio è che l'importante presidio per la sicurezza possa nascere anche prima dei tempi fissati per il prossimo anno. La nuova struttura ha avuto un forte sostegno da parte del neo-presidente della Provincia, Guido Podestà , e ora è sceso in campo anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni , che ha inviato una lettera alla Direzione regionale dei Vigili del fuoco della Lombardia. Il ministro è intervenuto in seguito anche alle sollecitazioni giuntegli dal parlamentare del Sud Milano Marco Rondini e dalla rappresentanza sindacale di base del capoluogo. Costoro hanno fatto presente come non sia tollerabile, per garantire la sicurezza, l'assenza di un presidio dei pompieri nel sud-est milanese, anche perchè la zona è molto trafficata e difficile da raggiungere in tempi celeri dagli uomini del dipartimento di Milano. Già prevista per quest'anno, la realizzazione della nuova sede dei pompieri, che accoglierà anche un presidio della Protezione civile, è slittata al 2010 per l'irruzione della crisi economica e la necessità di sostenere le famiglie con un ulteriore stanziamento di venti milioni da parte della Provincia. Lo slittamento al prossimo anno non ha cambiato in nulla il progetto per il quale, con il bilancio triennale, la Provincia ha stanziato due milioni e 445mila euro. La progettazione dell'opera è realizzata internamente dalla Provincia; attualmente sono in corso, in collaborazione con la locale Asl, le indagini geognostiche del terreno.
Molteplici e convergenti richieste ora spingono per la conclusione in tempi brevissimi delle operazioni preliminari per aprire quanto prima il cantiere. L'accelerazione si rende necessaria anche per la prossima apertura del centro commerciale Ikea a San Giuliano Milanese, che convoglierà nella zona un viavai non indifferente. Tuttavia, in considerazione della pausa estiva e dei tanti adempimenti ancora necessari, sembra proprio difficile che il cantiere per la nuova sede dei pompieri e della Protezione civile possa essere aperto prima dell'inizio del nuovo anno.


13 luglio 2009 - L'Unione Sarda

comitati di base
Sindacalista accusato di resistenza durante uno sciopero: si dimette

Cagliari - Una condanna e il sindacalista si dimette. Il segretario provinciale della Federazione lavoratori agro-industria commercio e affini dei Cub (comitati unitari di base), Carlo Serra, ha lasciato la sua carica. Una decisione presa in seguito all'arrivo di un decreto penale di condanna per resistenza a pubblico ufficiale. Condanna che Serra contesta duramente.
La vicenda risale al 23 marzo 2007, durante uno sciopero dei cassieri del centro commerciale Carrefour, organizzato anche dal sindacato della Flaica. In quell'occasione erano intervenuti i carabinieri. Lo sciopero era stato organizzato senza preavviso per contestare la situazione lavorativa di una dipendente. Durante la manifestazione era intervenuto il personale dell'Arma, che aveva deciso di accompagnare Serra in caserma per accertamenti: secondo il decreto, la resistenza sarebbe avvenuta proprio in relazione a questo fatto. Un'accusa che il sindacalista definisce «infondata».
Il rappresentante della Flaica, che ha diffuso una nota per protestare contro il provvedimento del magistrato, parla di «accuse pesanti e prive di ogni fondamento. Mi dimetto perché non è possibile fare sindacato onestamente in Italia. Come posso difendermi? Mi sento inerme contro un'accusa infamante, ma non posso dimostrare la mia innocenza», dichiara il sindacalista che, per protesta, ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni.(n.p.)


13 luglio 2009 - MF

Fiat: Cub, domani assemblea pubblica ad Arese

ARESE (MF-DJ)--Per domattina, alle ore 10h00 la FLMUniti ha convocato un'assemblea per tutti i lavoratori dello stabilimento Fiat di Arese a cui e' stato avviato il provvedimento di cassa integrazione ordinaria, presso la portineria centrale. L'incontro, si legge in una nota, e' rivolto a tutti data la sua importanza, per le 13 settimane di Cigo, a partire dal 24 agosto fino al 22 novembre 2009, che interessera' 312 lavoratori di cui 270 impiegati e 42 operai.


12 luglio 2009 - Il Gazzettino

Sciopero Actv per il Redentore, l’allarme del sindaco
Cacciari ha scritto a prefetto e questore per scongiurare un’agitazione
che la città non potrebbe reggere

Venezia - Il sindaco Massimo Cacciari ha scritto a questore e prefetto per scongiurare il rischio di uno sciopero proprio nei giorni del Redentore. A proclamarlo per domenica prossima, 19 luglio, è stato, l’altro giorno, Rdb-cub, ma per Cacciari Venezia non può "reggere" una simile agitazione in un giorno di festa come il Redentore. Per questo ha subito scritto ai vertici di Questura e Prefettura chiedendo che mettano in atto «tutte le misure perché i servizi di trasporto pubblico siano garantiti». Quasi un appello preventivo alla precettazione, se lo sciopero dovesse essere confermato per domenica prossima.
E di precettazione, l’altro ieri, aveva già parlato la stessa Actv che si era detta pronta a richiederla, per evitare gli inevitabili disagi a cui andrebbe incontro la città. In realtà, qualche giorno di trattativa è ancora possibile, visto che il sindacato può revocare l’agitazione fino a cinque giorni prima dello sciopero. Ma per il momento le posizioni di Rdb e azienda appaiono molto distanti. Il sindacato di base, l’unico a non aver firmato gli ultimi accordi con l’azienda su una serie di questioni, punta il dito su tutta la gestione di Actv: dall’Imob, ai turni, al regolamento. E vorrebbe riaprire il tavolo della trattativa con l’azienda. «Lunedì (domani, ndr.) scriveremo ai proprietari di Actv, Comune e Provincia, oltre che al prefetto, per chiedere che sollecitino un incontro con l’azienda»: annuncia, per Rdb cub, Giampiero Antonini. Ipotesi, per la verità, che il presidente di Actv, Marcello Panettoni, aveva già definito impraticabile («Significherebbe distruggere ogni relazioni sindacale») accusando il sindacato di base di «fare dell’antagonismo su ragioni pretestuose, la ragione stessa della loro esistenza». Ora Antonini replica stizzito: «Quello che dice Panettoni è paradossale. Afferma che non può riaprire la trattativa perché noi non contiamo nulla, ma se abbiamo centinaia di firme di marinai contro quell’accordo! Questo sciopero è solo la goccia di una gestione complessiva che non possiamo accettare, tanto più che poi si fanno pagare gli errori ai lavoratori. In un’azienda privata, a fronte di questi risultati, il presidente sarebbe già stato mandato a casa».
Insomma lo scontro è durissimo. E solo lunedì si saprà se ci sono margini di ricomposizione. Di certo, Ca’ Farsetti non vuole nuovi disagi sui vaporetti. Il ricordo del caos scoppiato a giugno, nel fine settimana delle elezioni, per l’assenza dei marinai-scrutatori, è fin troppo vicino.(R.Br.)

L’ASSESSORE MINGARDI
«Rdb non può mettere in ginocchio la città. Vanno recuperate regole uguali per tutti»

Venezia - Non vuole entrare nel merito delle questioni sindacali, che tanto dividono Actv e Rdb-cub, ma già annuncia che avanti di questo passo «si arriva ad un logica di precettazione». Parole anche dell’assessore comunale alla mobilità e trasporti, Enrico Mingardi, che non vuole nemmeno immaginare una domenica del Redentore con i vaporetti a singhiozzo, a causa dello sciopero indetto dal sindacato di base. «Per il momento spero che l’agitazione rientri» premette Mingardi che precisa di non conoscere nel dettaglio le ragioni del contendere. «Quel che so è che questa situazione va ricondotta nell’ambito di corrette relazioni sindacali - prosegue -. Non è ammissibile mandare tutto all’aria e mettere in ginocchio un’intera città.É poi ovvio che un comportamento del genere sfocia in un meccanismo di precettazione». L’assessore ricorda come Venezia sia un «palcoscenico locale e internazionale. Fare sciopero così, qui non si può. Il sindacato deve darsi regole uguali per tutti». Mingardi, a questo punto, si attende un passo indietro dal sindacato di base. «Sarebbe un gesto molto apprezzato dalla città».
In realtà, per il momento, il sindacato di base è intenzionato a chiedere proprio al Comune, oltre che alla Provincia, la riapertura di un tavolo di trattativa con l’azienda sugli accordi firmati dalle altre sigle. Ma Mingardi non pare di questo avviso. «Non ho partecipato alle trattative e non conosco le vicende interne dell’azienda - ripete l’assessore -, ma questo mi pare uno scontro più nei rapporti, che nel merito degli accordi. Più una conflittualità tra le parti, che sull’oggetto del contendere. Esiste una Rsu, una rappresentanza sindacale unitaria, che a quando mi risulta ha siglato quegli accordi. E l’azienda, per quel che ne so, ha fatto una corretta trattativa sindacale. Ora va recuperato un confronto, ma nel rispetto delle regole, nel rispetto dei cittadini e nel rispetto della città». Quanto alla richiesta di Rdb, «noi siamo pronti a fare la nostra parte - conclude Migardi -, ma la città deve essere lasciata fuori da questo scontro. In caso contrario l’unico meccanismo che si può attuare è quello della precettazione».


12 luglio 2009 - La Provincia Pavese

Appello dei pompieri: «Siamo sotto organico basta con le promesse»
Richieste d’intervento smistate ad Alessandria quando scatta l’emergenza a Tortona
di Angelo Bottiroli

TORTONA - Lavorano sempre sotto organico i vigili del fuoco del distaccamento di Tortona, utilizzando mezzi e attrezzature spesso obsoleti e a volte persino antiquate. I turni di servizio vengono sempre effettuati, ma di norma, con l’organico ridotto all’osso e quando la squadra è costretta ad uscire per un intervento, la sede di Tortona rimane sguarnita e le telefonate e le richieste di soccorso vengono dirottate alla sede provinciale di Alessandria. Si tratta di una situazione sempre più difficile da sostenere che il comando provinciale di Alessandria, insieme a situazioni analoghe presenti in altri distaccamenti della provincia, ha deciso di portare all’attenzione pubblica. Durante una recente manifestazione le organizzazioni sindacali dei pompieri hanno rilevato che è una sorta di «guerra» quotidiana quella che combattono i vigili del fuoco. «Siamo in prima linea in Abruzzo o a Viareggio, località dove si sono consumate due delle più grandi tragedie dell’ultimo decennio - denuncia il sindacato di base dei vigili - ma anche all’interno delle nostre caserme. Carenza cronica d’organico e mancanza di risorse, infatti, mettono a dura prova il lavoro ma anche i nervi degli angeli custodi della nazione. Mancano i capi turno, il personale è stanco e demotivato e alla prima occasione va in pensione». E’ lo «spaccato di vita da caserma» che offre il sindacato che all’esterno non traspare. Nei giorni scorsi una delegazione sindacale è partita per manifestare con i colleghi davanti alla sede del Viminale, dove ha sede il ministero degli Interni. «I vigili del fuoco - aggiungono i sindacati di base - sono stanchi delle belle promesse e non si sa più dove mettere tutte le medaglie che ci conferiscono. Con le medaglie non paghiamo mica l’affitto o le rate del dentista! Belle parole dopo il tragico sisma in Abruzzo, belle parole dopo i soccorsi a Viareggio, belle parole dopo l’ultimo consiglio dei ministri, ma restano sempre le bollette da pagare». Una situazione critica anche per quanto riguarda lo straordinario, perché ne viene autorizzato pochissimo: la maggior parte viene recuperato con riposo compensativo, col risultato di ridurre ulteriormente gli organici in servizio. Eppure al distaccamento di Tortona lo scorso anno sono stati effettuati quasi 900 interventi con una media di circa tre al giorno. Per la sede di Tortona il sindacato di base denuncia che è necessaria una manutenzione all’edificio e alle attrezzature e adeguamenti strutturali per accogliere il personale femminile, al fine di evitare spiacevoli discriminazioni.


12 luglio 2009 - La Gazzetta di Modena

"Guerra tra poveri" in via del Frassino: sfrattate 20 famiglie
di felicia buonomo

Modena - Sono circa 20 le famiglie che, a scadenza del contratto di affitto, dovranno abbandonare la propria casa in via del Frassino 47, nei palazzi Acer. Devono fare posto ad altre famiglie assistiti dall’Acer. Da qui le protesta con richieste: più case popolari, interventi urgenti, blocco degli sfratti, messa in sicurezza del patrimonio immobiliare pubblico, requisizione delle case vuote.
La rabbia è forte, la si può respirare tra gli affittuari, all’interno dell’edificio, che non si presta ad un piacevole spettacolo. Totale assenza di manutenzione (spesso autofinanziata dagli affittuari), topi e scarafaggi ospiti abituali, presenza di amianto coperto da pannelli precari. Sono solo alcuni dei problemi che il Comitato di Via del Frassino denuncia all’opinione pubblica. «Le famiglie sono costrette a pagare affitti molto alti - afferma Enrico Semprini dello sportello dei diritti - che arrivano fino a 450-500 euro di affitto. Non è normale, specie in un momento di crisi economica, dove molti lavoratori sono in cig o in condizioni di precarietà. Noi riteniamo che sia fondamentale che ci siano maggiori investimenti da parte delle amministrazioni, che ci sia un piano di requisizione delle case sfitte e che si ritorni ad un concetto di equo canone, ossia che non superi 1/4 del salario». Il disagio sociale è elevato, lo rivelano chiaramente le parole di Maria Tartaglia, delegata sindacale Cub e dello sportello dei diritti, la quale afferma: «La maggior parte degli sfratti viene effettuata con dei metodi subdoli, ovvero aumentano anche del doppio gli affitti in appartamenti di emergenza. In questo modo cercano di forzare la mano e costringono le persone a procurarsi un reddito in qualsiasi modo, ad esempio con lavoro nero. L’alternativa è andare sotto i ponti o all’ostello dei poveri». Non può mancare poi la denuncia alle istituzioni politiche. «Abbiamo scoperto una certa connivenza tra la parte privata dell’Acer e i servizi sociali e gli assessori. L’Acer ha un suo patrimonio pubblico che viene dato in affitto al Comune che si fa garante e lo utilizza per darlo a dei casi sociali. Gli appartamenti però sono offerti a dei prezzi molto vicini a prezzi di mercato. L’edilizia pubblica è ferma da decenni e pretendono di sgomberare queste persone. Noi chiediamo che queste case siano date a loro definitivamente e di evitare queste guerre tra poveri».


11 luglio 2009 - Radio Città Aperta

L’Aquila: migliaia in piazza contro il G8 e per la ricostruzione
di Marco Santopadre

"Contro il G8 della crisi per la ricostruzione sociale al 100%" recitava uno degli striscioni. Alla fine a scendere in piazza sono state circa 8000 persone arrivate a l’Aquila per partecipare alla marcia nazionale contro il G8 indetta dal Patto di base e dalla Rete nazionale contro il G8. Come racconta l’inviato di Repubblica in maniera fedele: "Due ore e mezza sotto il solleone in marcia sulla statale 17, tra i campi di fieno della campagna aquilana; poi la ripida ascesa alla Villa, nel cuore della città, e il gran finale con scampoli di tensione, esplosa all'improvviso quando un manipolo di teste calde italiane e straniere ha provato a sfidare il cordone di polizia che controllava l'accesso al Centro storico devastato del capoluogo abruzzese. I primi calano sul viso sciarpe e maglioncini, pronti a dare battaglia; gli agenti indossano all'istante i caschi, preparando la carica. La tensione sale a mille, e si scarica in un gran balzo generale di venti metri all'indietro. Dopo un po' ci riprovano lanciando bottigliette d'acqua contro poliziotti e telecamere. Stop, fine." Nonostante le intimidazioni dei giorni precedenti e l’aperto boicottaggio di Pd, Cgil ed Arci, migliaia di manifestanti, arrivati in pullman e in auto da tutta Italia, hanno percorso la lunga strada - otto chilometri - tra la stazione ferroviaria di Paganica e la Villa comunale dell’Aquila, proprio a ridosso del centro della città. La marcia si è svolta serenamente ma con determinazione: nel lungo serpentone erano visibili soprattutto gli spezzoni dei sindacati di base RdB-Cub e Cobas (presente anche una delegazione dell’Sdl), della Rete Campana contro il G8 (alla fine sono stati cinque i pullman arrivati dalla Campania), di Rifondazione Comunista, della Rete dei Comunisti, di Sinistra Critica, del Partito Comunista dei Lavoratori, del Pdci; in testa ad aprire il corteo gli striscioni "Crisi, terremoto, repressione non ci fermeranno" retto da un ‘gruppo di aquilani contro il G8’, e "Voi G8 il terremoto, noi siamo tutti aquilani" portato da rappresentanti di Rdb e Cobas con tanto di Vigili del Fuoco in divisa e caschetto, applauditi più volte dagli altri manifestanti che al loro passaggio hanno gridato "Rispettiamo solo i pompieri" in aperta polemica con la militarizzazione delle tendopoli e lo strapotere dei corpi militari nelle zone terremotate. In testa quelli di Epicentro Solidale con lo striscione "Una sola grande opera, ricostruire l’Aquila dal basso" con molti manifestanti abruzzesi e non che indossavano caschetti gialli e rossi a rappresentare la comune condizione di terremotati e ad esprimere quindi solidarietà attiva nei confronti delle popolazioni che prima hanno subito la tragedia del sisma ed ora quella tutta politica di una ricostruzione orientata al business e alla speculazione, con la provocazione dei vip e delle first ladies al seguito dei grandi della terra impegnati in passerelle mediatiche, pranzi di lusso e ricevimenti che appaiono come l’ulteriore schiaffo a una terra che ha perso tutto. Pochi i rappresentanti dei centri sociali della capitale e soprattutto gli studenti dell’Onda, anche se nei 12 pullman arrivati solo da Roma oltre agli attivisti delle organizzazioni sindacali e politiche sono arrivati a Paganica tanti giovani e studenti. La manifestazione ha cominciato a sfilare poco prima delle 13,30, e poi ha lentamente toccato 4 diverse tendopoli: quella di Paganica, le 2 di Buzzano e quella di Sant'Elia. Ai lati delle strade molti abitanti non si sono fatti irretire dagli allarmi lanciati dal Sindaco, dal Governo e dalla stampa nei giorni precedenti, che parlavano della ‘calata dei barbari’ e dell’arrivo dei black block intenzionati a spaccare tutto. Alcuni hanno distribuito acqua ai manifestanti, scambiando anche quattro chiacchiere con chi era lì per testimoniare la propria solidarietà e partecipazione. Tutto è filato liscio, anche al passaggio del corteo davanti ai cantieri delle C.a.s.e. di Bazzano, difesi da un imponente schieramento di polizia che è risultato inutile e provocatorio, con anche gli uomini della protezione civile schierati in maniera marziale. A circa un km dalla partenza dalla stazione di Paganica i manifestanti hanno potuto vedere con i loro occhi la cosiddetta ‘new town’, enormi piattaforme di cemento edificate con enorme spreco di denaro pubblico in mezzo al niente, al di sopra delle quale prima o poi (prima la scadenza era settembre, ora è già slittata a novembre...) sorgeranno i cosiddetti moduli C.A.S.E. di legno e cemento. Un progetto inviso alla popolazione che invece chiede che i soldi stanziati vengano spesi in maniera trasparente per ricostruire rapidamente e integralmente il centro storico dell’Aquila e il resto delle case distrutte dal sisma del 6 aprile. Un cartello ieri recitava: «Il nostro protettore Bertolaso è indagato per traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa». Il corteo ha sfidato il sole e dopo gli 8 km di marcia, soprattutto lungo la statale 17, ha raggiunto intorno alle 16 il centro de L'Aquila dichiarato zona rossa e limite invalicabile per la cittadinanza, concludendosi nei giardini comunali che costituiscono l'ultima frontiera concessa. E proprio li, a termine del corteo, si sono verificati momenti di tensione quando un gruppo di manifestanti ha provato a forzare le transenne di corso Federico II: ci sono stati dei brevi tafferugli che si sono poi conclusi con un breve lancio di bottigliette nei confronti delle forze dell'ordine. Niente di grave, se non per il fatto che l’egocentrismo e l’irresponsabilità di alcuni hanno permesso oggi a qualche giornale e tv di parlare di ‘tensione’. La manifestazione è andata poi a concludersi con una serie di interventi dal palco improvvisato e montato dal Patto di Base, momento nel quale gli applausi più sentiti sono stati nel ricordo di Carlo Giuliani, il compagno ucciso dalle forze di sicurezza durante la manifestazione contro il G8 di Genova il 20 luglio del 2001.


12 luglio 2009 - Il Manifesto

ESAB SALDATURE
PROTESTA CUB: «STOP AI LICENZIAMENTI»

La Cub protesta per il licenziamento, con la procedura della mobilità, di 85 dei 143 dipendenti della Esab Saldature di Mesero (Milano) e chiede che la direzione dell'azienda ritorni sui suoi passi. Dopo l'assemblea pubblica vicino ai cancelli, è prevista una manifestazione cittadina sabato prossimo. L'Esab ritiri la mobilità - afferma Walter Montagnoli (Cub) - anche perché per gli altri 58 operai resterebbe quella che definisce "dislocazione in altri siti", in realtà un licenziamento mascherato».


11 luglio 2009 - Liberazione

Migliaia alla marcia di due ore e mezza sotto il solleone
No global all'Aquila "Siamo tutti dei terremotati"
di Checchino Antonini

L'Aquila - "Statale 17, com'è lunga da far tutta, romba svelto l'autotreno, questo cielo ancor sereno sembra esplodere d'estate…". La canzone di Guccini torna in mente a sprazzi nella memoria del cronista. E' stata scritta mezzo secolo prima del terremoto aquilano, del G8 di Obama e Berlusconi, del corteo dei diecimila - stando agli organizzatori - che ha sfilato sotto il medesimo sole, sulla stessa statale, nel paesaggio spettrale della prima estate da sfollati per decine di migliaia di aquilani: tendopoli dove si boccheggia di giorno e si battono i denti la notte, cantieri delle new town improvvisati in siti spesso a rischio idrogeologico (e senza mai sfiorare i terrreni della Curia), polizia e soldati a presidiare ponti, alture, svincoli, centri commerciali sbarrati non si sa se per il terremoto o per il terrore per i black bloc. E macerie. Guccini non c'era a marciare nel silenzio irreale dei rari momenti in cui non ci fosse un elicottero a pedinare la carovana di pullman, camioncini e macchine che ha scaricato i manifestanti nella stazione in disuso di Paganica, uno dei sobborghi, tra Onna e L'Aquila, squassati dalle scosse dal 6 aprile in poi. Guccini, pare, fosse a inaugurare una festa di giovani di destra da qualche altra parte. «Ma chi, Guccini quello di "Piazza Alimonda"?», esclama un ragazzo, nemmeno vent'anni di Epicentro solidale, l'unico dei comitati aquilani ad aver aderito alla manifestazione che s'è svolta, manco a dirlo, senza gli incidenti evocati dalla campagna forsennata di stampa che aveva provato a speculare sulle divisioni tra comitati aquilani e reti nazionali sull'opportunità di una scadenza centrale dopo le azioni diffuse in decine di città contro il G8. Alla fine, sembra quasi che abbia una punta di rammarico il procuratore capo Rossini quando ammette che tutto è andato bene: «Ma fino a domani - avverte - manteniamo l'allerta, peraltro generico». Le agenzie indugiano su quattro bottigliette di plastica vuote che volano contro la schiera di celere che sbarra l'ingresso al Corso. Qualche funzionario col casco ringhia e brandisce il manganello. La tensione è durata un attimo, i giovanissimi "duri" - un po' italiani e un po' stranieri - sono pochissimi e quasi alieni dal resto della manifestazione. Dal microfono arriva l'esortazione di Anubi: «Torniamo a casa ad abbracciare i nostri compagni rilasciati». Anche le notizie su un fermo per quattro toscani ad Avezzano si ridimensionano subito. I teoremi si sgonfiano al pari delle divisioni inventate da Pd e Cgil contro i no global e anche alcuni frequentatori del 3.32, spazio autogestito aquilano che non ha aderito al corteo, si fanno vedere tra i marciatori. «Noi siamo altermondialisti e terremotati nello stesso momento - spiega Stefano Frezza dell'Epicentro solidale - non è possibile estraniarsi dal contesto: questa manifestazione era giusto farla». Dall'altra parte Giuseppe De Marzo di A Sud: «Noi non la boicottiamo ma non c'è stato il tempo per costruirla assieme agli aquilani». In mezzo ci sono sia le astuzie di chi, tra i comitati, prepara il proprio futuro politico in città, sia le difficoltà del movimento. Genova 2001 sembra lontana anni luce. «La dimensione di massa è tutta da ricostruire - dice Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione il cui spezzone era, forse, il più visibile nel corteo - quello che è in crisi è la relazione tra le reti che ci permise di costruire il Genoa social forum. E' una crisi parallela a quella della sinistra politica, la cui riaggregazione non è sufficiente senza una ricomposizione delle reti dell'opposizione sociale». La proposta dei comitati contro la crisi, in vista dell'autunno, sembra simile a quella proposta da Flavia D'Angeli di Sinistra critica: «Ma deve essere una riaggregazione di ciò che si esprime dal basso per costituire un luogo comune che serva a impattare la crisi». In strada ci sono le bandiere del Patto di base (Rdb, Cobas e Sdl) che si sono ostinate a convocare il corteo nazionale per intercettare «le lotte per casa, lavoro e diritti contro un G8 che non parla di crisi se non per salvare le banche», spiega il coordinatore Rdb, Pierpaolo Leonardi. Bandiere rosse delle sigle comuniste, striscioni di studenti da Palermo, Napoli, Milano, Roma, una cospicua partecipazione dalla Campania, i No Ponte, i vicentini, i pompieri Rdb, comitati di lotta per la casa, centri sociali, il forum ambientalista, Attac e i "reduci" dai G8 tematici di Siracusa, Sassari e Lecce. Ecco quello che si vedeva sulla Statale 17. Davanti al campo di Bazzano si leva uno slogan: «Tutti fuori dalle tende!». I curiosi assiepati come al passaggio del Giro. I legali avranno poco lavoro ma sono presenti dalla testa alla coda del corteo. I giovani comunisti sono venuti con lo stesso striscione ("Requisire le case sfitte agibili") con cui hanno partecipato il giorno prima all'occupazione del Rotilio Center, uno dei centri residenziali-direzionali agibili ma vuoti. «Ci sono 3mila appartamenti invenduti - dice Francesco Marola, dei Gc aquilani mentre si sfila davanti a uno dei cantieri di new town su una collina argillosa - noi chiediamo la requisizione reale, non quella finta messa in scena dal sindaco Cialente. Quella è una messa a disposizione da parte di qualche privato con indennizzi (10mila euro a metroquadro) superiore al mercato di prima del sisma». «Noi e gli aquilani abbiamo fatto scelte diverse ma tutti contro il G8, la mentalità dei campi è cambiata», nota Renato Di Nicola dell'Abruzzo social forum. Salendo verso Porta Napoli fiorisce qualche scritta sui muri: "Meno F35, più case", "Aldrovandi vive", le magliette ricordano Carlo Giuliani e altre stagioni di movimento. I diecimila varcano Porta Napoli tra sagome deformate di palazzi e macerie. Marco Ferrando, del Pcl, spera che questo corteo abbia una «ricaduta sulla mobilitazione aquilana per il controllo popolare sulla ricostruzione». «Bisogna agire sia per un reinsediamento sociale che per una contrattazione sociale sulla questione casa», dice Francesco Piobbichi delle Brigate di solidarietà attiva, altro soggetto interno ai comitati e ai percorsi di movimento. Tutto è filato liscio. Il portavoce Cobas, Bernocchi è soddisfatto_ «Non c'è stata divisione tra noi e gli aquilani che anzi hanno aperto il corteo». Un bello smacco per l'alleanza Caselli-Maroni che ha seminato arresti e cariche prima del G8.


11 luglio 2009 - Il Centro

In 5mila al primo anti-G8 senza incidenti
Sfilata da Paganica alla Villa, tensione per i Black Block all’ingresso della zona rossa
di Enrico Nardecchia

L’AQUILA - «Il G8 dei potenti sopra 300 morti innocenti». Lo striscione appeso un po’ sbilenco al chioschetto della Villa se ne sta come un sipario sul primo G8 senza incidenti della storia del mondo.
NIENTE SCONTRI. Niente cantieri occupati. Niente vetrine rotte. Niente auto sfasciate. Niente bancomat bruciati. Niente distributori dati alle fiamme. Solo un uso improprio di bottigliette d’acqua (comprate a 50 centesimi l’una) con lancio verso la polizia in tenuta antisommossa che non risponde a nessuna provocazione. Nessuna. Questo era l’ordine. È appena qualche scaramuccia interna tra le teste calde e i più moderati dell’ampia galassia dei No Global a risolvere il conflitto sul nascere e a chiudere così, senza danni, la temutissima manifestazione anti-G8 all’Aquila promossa dalla rete nazionale (Patto di base, Cobas, Rdb e Sdl). Sfilano in 5mila, per la questura. Il momento più caldo al varco della zona rossa. Dopo 7 chilometri e passa di strada, col «Gran premio della montagna» di Porta Napoli che fa sbandare anche i più allenati, c’è ancora chi ha fiato in corpo per gridare. «Assassini, assassini», questo il coro che parte dal gruppo più oltranzista. Quelli con lo striscione col simbolo del mitra. Eppoi il lancio di bottigliette. Qualcuno, tra quelli arrivati da Germania, Olanda e Francia, ha il viso coperto. Ma li sgamano subito. E glielo fanno scoprire. Chi è contrario, e pure ce ne sono, si prende qualche ceffone. Una telecamera vola in aria. A fare da «guardie», oggi, sono gli stessi aquilani, quelli di «Epicentro solidale», gli amici di Stefano Frezza, l’unico comitato cittadino che non si fa specie, no, a mischiarsi ai No Global arrivati da mezza Italia per contestare i «grandi» prima riuniti a Coppito e adesso in volo già da un pezzo verso casa. «Non sarà un’altra Genova», dice e ridice il prefetto Franco Gabrielli che fa capolino un paio di volte alla testa del corteo per controllare in prima persona che tutto scorra liscio. E così è.
«COMPAGNI, A CASA». «Non roviniamo tutto. Non cadiamo nei tranelli. Siamo qui per dire no a chi sfrutta i poveri della terra ma anche sì a una ricostruzione giusta e trasparente per L’Aquila. Compagni, tornate ai pullman. La manifestazione è finita». Poi l’imprevisto. Una compagna s’impossessa del microfono. «Ne hanno presi quattro di noi. Li hanno arrestati. Adesso ce li andiamo a riprendere in questura». Il microfono si rompe. Tutto vero, è un guasto. Lei riprende: «Dobbiamo lottare, dobbiamo restare». Ma un altro interviene: «Fermi tutti, non è vero niente. Li hanno solo identificati. Non roviniamo tutto». Allora il corteo si scioglie. Lasciando dietro di sé qualche scritta sui muri.


11 luglio 2009 - La Repubblica

No Global in corteo, gli sfollati in tenda
A L´Aquila in tremila contro il G8: momenti di tensione. I terremotati: non è la nostra battaglia
di JENNER MELETTI

L´AQUILA - Si sentono gli slogan, dalla tendopoli di Bazzano, ma solo quattro dei trecento sfollati si affacciano a guardare verso la strada. «Fuori dalle tende / l´Aquila non si arrende». «Siamo tutti aquilani», gridano quelli del corteo No global partito da Paganica, che vorrebbero avere gli aquilani veri nel loro corteo «contro i bastardi del G8». Ma ci sono altri problemi, nelle tendopoli. Si debbono riempire giornate vuote, c´è da combattere l´angoscia per un futuro che ancora non si vede. Gli sfollati guardano quasi con fastidio chi a loro nome marcia e grida. Stanno nella corta ombra delle tende, aspettano che si apra la mensa. «In queste ultime ore - dice il capocampo, Daniele Goracci, arrivato dalla Misericordia di Grosseto - si discute tanto, ma non di No global. Si è sparsa la voce che quelli che sono ancora nelle tende avranno la precedenza, quando saranno pronte le case antisismiche, rispetto a chi è invece in albergo sulla costa. Non è vero nulla, non sarà certo questo il criterio per l´assegnazione, ma la voce si è diffusa». Sull´Aquila si spengono tutti i riflettori. Chiude il G8 e chiude anche la protesta No global. Restano le 22.000 persone ancora in tenda e le 30.000 negli alberghi della costa. Restano le promesse e anche tanti dubbi. Le Case antisismiche in costruzione saranno pronte a settembre, no, forse a ottobre, a novembre… Possono ospitare comunque solo 14.000 persone. C´è chi non vede l´ora di potere entrare in queste case e chi invece ha paura, perché teme che mettendo migliaia di donne e uomini in queste new town non si avranno i mezzi e anche la volontà di ricostruire il centro dell´Aquila. Dal corteo No global partono invece solo slogan e inviti alla «mobilitazione». Dovevano essere almeno 10.000, sono meno di tremila. Una marcia di ore, sette chilometri sotto il sole; una scaramuccia con spintoni e qualche sberla fra i Cobas che hanno organizzato il corteo e un gruppo con la sigla Smash G8, qualche bottiglietta d´acqua lanciata contro la polizia: questo il bilancio della mobilitazione più magra dei No global. Gli spintoni arrivano quando il gruppo Smash G8 vuole spingersi verso il cordone di polizia che chiude l´ingresso del centro storico. «Hanno arrestato quattro compagni toscani. Liberiamoli adesso». «Non è vero, sono stati identificati e rilasciati». E tutto finisce lì. Il capo della polizia Antonio Manganelli è soddisfatto: «Il risultato lo dobbiamo alla scuola di formazione degli agenti», dice. I giovani dell´Aquila che hanno dato vita ai Comitati come il 3,32 hanno confermato la loro scelta: sono rimasti nel loro campo a organizzare convegni e incontri. «Non stanno con noi - dice Piero Bernocchi dei Cobas - perché sono legati al Pd». Ma il 3,32 e gli altri comitati aquilani, con la fiaccolata notturna che ha preceduto il G8, sono riusciti a portare nelle strade, dopo mezzanotte, almeno quattromila cittadini. Altro momento di tensione davanti al cantiere delle nuove case di Bazzano, due chilometri dopo la partenza del corteo. Verso gli operai che continuano a lavorare c´è anche qualche applauso. «Hanno visto che siamo lavoratori - spiegano Abib, tunisino e Umberto, che arriva da Foggia - e non è successo nulla. Noi crediamo che sia giusto fare queste case. Ci hanno invitato al corteo ma abbiamo risposto: lo vedete anche voi, per ora abbiamo da fare».


11 luglio 2009 - Corriere della Sera

La marcia anti G8 è stata meno affollata del previsto Molti gli slogan che ironizzavano su Berlusconi
Con i no global solo un po’ di tensione
I manifestanti isolano i «duri» al loro interno e il corteo sfila
di Natalia Andreani

L’AQUILA - Volevano sfondare la zona rossa del terremoto e per una mezz’ora l’aria si è fatta incandescente, con il gruppetto dei duri faccia a faccia con gli agenti schierati in assetto antisommossa a ridosso del centro storico.
Ma alla fine, a meno di un filo dalla carica, il corteo ha reagito. Dopo qualche lancio di bottiglie e un brusco arretramento, gli incappucciati del blocco nero in cerca di scontri sono stati isolati. Sono volate un paio di sberle tra manifestanti, ci sono state urla e spintoni. Un confronto fra anime del movimento che ha visto la parte pacifica, la stragrande maggioranza del corteo, riportare la calma in piazza.
La marcia dei no global anti G8 si era aperta a mezzogiorno, sotto un sole feroce, alla stazione di Paganica. Cinque chilometri di percorso fino ai giardini della Villa comunale dell’Aquila per protestare contro il summit in solidarietà con i terremotati. Ma all’appuntamento che secondo gli annunci della vigilia doveva richiamare diecimila persone si sono presentati in pochi. E all’una, quando il corteo ha imboccato la statale 17 verso la città, i manifestanti non erano più di tremila: con loro l’ex parlamentare Russo Spena, il leader dei Cobas Paolo Bernocchi, qualche dirigente di Rifondazione.
A dominare sono stati gli striscioni di collettivi e centri sociali venuti dall’Abruzzo, ma soprattutto da Roma, Napoli e Firenze. «Verba volant, sisma manet» ricorda il manifesto del comitato cittadino Epicentro solidale, mentre un’altro dice «fuori gli sfruttatori, liberiamo l’Aquila». «No ponte», grida un gruppo di ragazzi mentre i locali invocano «ricostruzione dal basso». Una ragazza, invece, sventola un cartone mezzo strappato con uno slogan coniato lì per lì: «Berlusconi preferisce le G8enni».
La faticosa marcia procede lenta, scortata dai blindati della polizia che aprono e chiudono il corteo. E a sorvegliare si sono impegnati anche gli anarchici dei collettivi locali.
Perchè dietro lo striscione arancio «Smash G8» ci sono quelli del blocco nero. Poche decine di teste calde pronte a incappucciarsi. Ragazzi italiani, ma anche inglesi francesi e tedeschi arrivati nonostante i controlli alle frontiere e i tantissimi posti di blocco disposti ieri mattina attorno a tutta la città. Lo sanno gli organizzatori della marcia e lo sa la questura che l’altra notte ne ha identificati diversi mentre dormivano in sacco a pelo nelle campagne di Paganica.
Il gruppetto viene sorvegliato a vista. Più che mai quando il corteo incrocia il cantiere di Bazzano dove stanno sorgendo le prime casette antisismiche. È uno dei punti caldi del percorso dove il blocco nero potrebbe attaccare. La polizia presente in forze si tiene a distanza. Il blu dei blindati si intravede appena. Li hanno nascosti dietro le piattaforme in costruzione, celati da file di ruspe. Pronti a reagire. Ma tutto fila liscio fino in città. Gli sfollati, invece, l’invito a manifestare dei no global l’hanno snobbato, anche se lungo la strada hanno offerto acqua agli assetati. «Siamo sfiancati e non ci servono altri guai. Qua l’inverno sta per arrivare e saranno solo cavoli nostri», dice schietto Paolo, fornaio disoccupato per crollo.

Poche migliaia in marcia Si chiude senza incidenti la protesta dei no global
Lancio d’acqua sugli agenti, poi il gruppetto si ritira
di Fabrizio Caccia

L’AQUILA — «A livello internazionale il movimento no global è ancora vivo», dice Piero Bernocchi, il leader dei Cobas: nel recente passato ha riempito Rostock, Belem e a dicembre riempirà pure le strade di Copenaghen. Però ieri a L’Aquila non c’era: poche migliaia di manifestanti per una marcia finale anti-G8 sono davvero una cosa inedita, mai vista (ricordate le masse di Göteborg o Genova?). Anche gli stranieri hanno disertato: dietro lo striscione del Black Bloc, col simbolo del mitra, la falce e il martello e il vecchio slogan di sempre («Smash G8», schiaccia il G8), c’erano stavolta solo pochi tedeschi, qualche inglese, una comitiva di francesi e un’altra di olandesi, qualche curdo marxista leninista e pochissimi spagnoli con un cartello dell’Eta (con l’ascia e il serpente). Tutti gli altri a casa («Paura della polizia italiana — spiegavano i presenti —. E poi il cambio improvviso di sede, dalla Maddalena a L’Aquila, che ha creato a molti di noi problemi di logistica e coscienza »). Proprio vero: come si fa a pensare di violare una «zona rossa» là dove c’è stato un terremoto con tante vittime? Però uno striscione i no global l’hanno portato: «Il G8 dei potenti sopra 300 morti innocenti... ». E gl’italiani? Tredici pullman partiti da Roma, quattro da Napoli, uno da Milano: c’erano i Cobas, la delegazione dei No Dal Molin, quella di No Ponte (Messina), i partiti comunisti (visti sfilare i segretari Paolo Ferrero, Marco Ferrando), qualche centro sociale e poi gruppi di amici che hanno dormito in tenda (certi di Parma brandivano un cartello: «Berlusconi preferisce le diG8enni...»). Striscione d’apertura della marcia: «Voi G8 siete il terremoto, noi tutti aquilani». Sì, ma nemmeno L’Aquila ha voluto aderire. Anzi, la città ieri ha chiuso gli ultimi negozi e poi ha solo atteso che passasse l’onda. Lungo la statale 17 (dalla stazione di Paganica alla Villa comuna-- le, con proteste a Bazzano davanti alla «new town») qualche cittadino ha offerto acqua fresca ai marciatori. Però solo uno («Epicentro solidale») dei più di dieci comitati di sfollati ha preso parte al corteo: «Il Pd e la Cgil in questi giorni non hanno fatto altro che darci contro, ma noi non siamo barbari», si sfoga Bernocchi. In effetti, alla fine, niente incidenti. Il servizio d’ordine dei Cobas ha funzionato. Quando ha capito che in mezzo al mucchio c’erano teste calde (tedeschi e turchi, ma pure italiani) non ha esitato a prenderli di petto facendo loro cambiare idea. E ha dato buoni frutti anche la Scuola per l’ordine pubblico, voluta fortemente dal capo della polizia Antonio Manganelli: basso profilo, presenza discreta, camionette invisibili (ai varchi i pompieri, applauditissimi dai no global). Attimi di tensione giusto alla fine, quando di fronte a poliziotti e carabinieri schierati all’imbocco del centro storico, ricordando Carlo Giuliani, sono partiti i cori «Assassini, assassini».
Lanci di bottigliette, poi è finita. Perché il grosso, in realtà, l’ha fatto L’Aquila: coi suoi palazzi sventrati, le finestre cieche, alla cui vista anche i duri del Blocco sono ammuto-- liti, continuando a camminare in silenzio. Davanti alla chiesa di San Lorenzo, mezzo crollata, un giovane con la tromba si è messo a suonare l’Internazionale.


11 luglio 2009 - L'Unità

L'Aquila. La notizia è che il G8 finisce senza incidenti...

L'Aquila - La notizia è che il G8 finisce senza incidenti. Non ci sono state cariche, i manganelli di poliziotti e carabinieri non hanno avuto teste da spaccare, le bombolette con i gas urticanti tornano in deposito. Dall’altra parte della barricata i pochi che avevano intenzione di menare le mani sono stati fermati per tempo. Nessuno si è ferito. Non ci sono scuole Diaz, né Bolzaneto, non c’è un nuovo Carletto Giuliani da piangere. Da Genova sembra passato un secolo. È finita bene. Ma ora inizia il dibattito dentro il variegato mondo che chiamano dei «No Global». Perché a L’Aquila la gente era poca. Tremila persone ad essere buoni. Le solite sigle e anche le solite facce. Vecchi militanti ingrigiti, nuove leve dai volti con sopra stampata la delusione, e una minoranza di piccoli gruppi rabbiosi. Non c’è la città del terremoto, il popolo delle tendopoli appare indifferente, non ci sono i comitati aquilani , con la sola eccezione di «Epicentro solidale», che in questi giorni hanno animato il G8 con iniziative che hanno fatto il giro del mondo. Le immagini di sette anni fa con Genova invasa da decine di migliaia di persone, famiglie intere, sindacati e partiti democratici, associazioni e pacifisti di vario colore e credo religioso, sono ormai materiale d’archivio. Molto è cambiato. «Ma non parlate di fallimento», avverte Francesco Caruso. «Noi non volevamo certo invadere L’Aquila, se il G8 fosse stato fatto in un’altra città allora sarebbe stato diverso». Poi però l’ex leader dei no global napoletani diventato deputato di Rifondazione comunista, riflette su cosa è cambiato. «C’è un riposizionamento delle strategie di lotta. Il circo non serve più. Farsi vedere solo quando ci sono i grandi eventi è inutile, bisogna lavorare sui territori, a Vicenza contro la base, in Val di Susa, a Napoli sul ciclo dei rifiuti». Insomma, il mondo è a casa nostra.
gli aquilani divisi
Il corteo lo vede mentre passa di fronte alla tendopoli di Bazzano. C’è poca gente. C’è chi batte le mani e dice che «i ragazzi hanno ragione». È una signora sulla cinquantina che ci racconta la vita in tendopoli. «Per tutti i tuoi bisogni dipendi da qualcuno, devi essere sempre gentile, non protestare mai. Una vita militarizzata». E c’è chi non apprezza, come il giovane che storce la bocca al passaggio del corteo. «Ma questi cosa vogliono i miracoli? Berlusconi e Bertolaso hanno fatto tanto». Pensieri diversi che si snodano durante tutto il tragitto. Le tendopoli e la ricostruzione che verrà, con il megacantiere di Bazzano, dove è già molto avanti la costruzione delle piattaforme che ospiteranno le case per i terremotati. Una delle new town di Berlusconi. Il mondo è qui, con le sue contraddizioni. Carne viva e non teorie. La qualità della ricostruzione, la sua trasparenza e il rischio concreto di infiltrazioni e speculazioni, le fabbriche chiuse e il lavoro che non c’è. L’unico che sembra non accorgersene è Piero Bernocchi, il leader dei Cobas. «Certo che Genova è lontana, ma quel movimento fu fatto fallire dalla Cgil e dalla sinistra ufficiale. E poi non è vero che gli aquilani sono contro di noi. I comitati dei terremotati che non hanno aderito alla manifestazione sono tutti strumentalizzati dal Pd. Ma lo sapete chi è il leader del collettivo "3,32"? È un giovane di belle speranze figlio di un deputato del Pd». Da via Strinella, sede del coordinamento dei comitati aquilani, preferiscono non replicare. «Quella di Bernocchi è una polemica miserabile. Noi abbiamo altri problemi, lui andrà via, noi resteremo qui ad occuparci delle condizioni di vita nelle tendopoli e della battaglia per una ricostruzione pulita e trasparente».


11 luglio 2009 - Il Secolo XIX

Corteo e protestenel rispetto del dolore
Due film paralleli: la manifestazione, le lacrime di Carlà
di Marco Menduni

L'Aquila - ....
Mentre la visita di Carla Bruni si conclude, alla stazioncina di Paganica, otto chilometri dal centro dell'Aquila, cominciano ad arrivare i pullman del corteo no global. È in questo momento che s'inserisce la pièce dell'assurdo. L'Iran, infatti, proprio l'Iran di Ahmadinejad , «condanna l'uso della forza da parte della polizia italiana per reprimere le manifestazioni degli oppositori al G8 dell'Aquila». Il regime convoca l'ambasciatore italiano a Teheran, Alberto Bradanini per esprimere la protesta. In realtà, e sono le 11, non accade nulla, se non un lunghissimo, sterminato corteo di blindati di carabinieri e polizia che transita (evidentemente a bella posta) sotto gli occhi dei manifestanti: una prova di forza preventiva e dissuasiva.
Tutto scorre liscio anche davanti al cantiere di Bazzano, sterminata distesa di cilindri antisismici, destinata a diventare la prima grande new town voluta da Silvio Berlusconi. Solo all'Aquila, in città, c'è un breve parapiglia, quando un gruppo di giovani stranieri si scaglia contro gli agenti antisommossa al grido "assassini, assassini" e lancia qualche bottiglia (di plastica). Non succede nulla. È lo stesso servizio d'ordine dei Cobas a blindarli e a trascinarli oltre le fila della polizia. La tensione viene sciolta martellando i timpani con "L'internazionale".
Quanti erano a sfilare? Tremila, forse pochi di più. Così a sera la polemica è tutta interna agli "antagonisti". C'erano le sigle storiche del sindacalismo e della politica (Cobas, Rdb, Rifondazione) e quelle più recenti, come Sinistra critica. Ma i ragazzi dei centri sociali se ne sono rimasti a casa. Mancavano Pd e Cgil, che anzi hanno criticato l'iniziativa. Si è sfilata quella parte del mondo cattolico che in passato è sfilata sotto i vessilli dell'antiglobalizzazione. Assenti le grandi organizzazioni come l'Arci. La caccia al perché ha una sola risposta, un solo nome: «Per gran parte della sinistra questo è il G8 di Obama». Sì, qualcosa è cambiato nel mondo. Non c'è più Bush, ora c'è Barack Obama e questo è stato, in qualche modo, il "suo" G8. Abbastanza per renderlo più digeribile e meno contestabile.


11 luglio 2009 - Il Giornale

Corteo flop: le macerie dei no-global sfilano nell’indifferenza dell’Aquila
Solo in 3mila al corteo organizzato per far insorgere le tendopoli Poliziotto colpito da un sasso, ma alla fine volano solo insulti al Pd
di Gian Marco Chiocci

L’Aquila - Dai 300mila di via Tolemaide a Genova ai 3mila di Porta Napoli a l’Aquila. A pochi giorni dalla ricorrenza del G8 del 2001 in cui morì il disobbediente Carlo Giuliani, il movimento no global tira le cuoia con una malinconica processione fra le macerie di un terremoto che si voleva strumentalizzare politicamente. L’estrema unzione gliela dà la manifestazione organizzata dal cosiddetto Patto di base, sigla onnicomprensiva di Cobas, Rdb, Sdl, a cui si sono appoggiati una decina di centri sociali arrivati insieme ai reduci di Rifondazione comunista oltre a qualche sfigato black bloc. Doveva essere l’occasione per far scendere in piazza gli aquilani, che invece se ne sono rimasti tutti in tenda, neanche un poco incuriositi dal passaggio del piccolo corteo che all’ora di pranzo ha lasciato Paganica per avviarsi mestamente lungo la Statale 17 dove la questura aveva studiato un tracciato a tradimento: sette chilometri sotto il sole con strappo finale e durissima scalata, fino a quella Villa Comunale utilizzata nel 2005 come traguardo della più ostica tappa del giro d’Italia vinta dall’abruzzese Danilo Di Luca. A ridosso della zona rossa, a trecento metri da piazza del Duomo, al capolinea degli antagonisti son volate parole grosse più che per i Grandi della Terra, da ore già in volo per la Capitale, per i compagni dei piccoli comitati civici locali che a differenza del circolo Epicentro solidale (un suo striscione apriva la sfilata) hanno boicottato il raduno per timore di disordini, controproducenti alla causa. Mente e coordinatore della spaccatura interna al movimento, lo speaker della rete aquilana 3e32, Mattia Lolli, autore sia del ta-tze-bao di benvenuto a Obama sui monti di Roio (Yes we camp) sia di un celebre scontro radiofonico con Guido Bertolaso, accusato di gestire male l’emergenza e la protezione civile. Per la cronaca, Mattia Lolli è figlio di Giovanni, il deputato del Pd che prima di accompagnare l’amico Veltroni e l’attore George Clooney in giro per la città ferita aveva fatto da cicerone a Claudio Baglioni e Gianni Morandi nelle tendopoli di San Gregorio e Tempera. Sarà per questo che qualche slogan contro i papaveri romani del partito democratico, a due passi dal new town in contrada Bazzano, ha fatto più rumore dei maldestri tentativi - abortiti sul nascere - di attaccare i cantieri delle case che il governo Berlusconi ha promesso di realizzare prima dell’inverno.
Oltre allo grido ritmato di «A-qui-la/li-be-ra» i no global in marcia hanno alternato un «tutti-li-be-ri» di solidarietà ai manifestanti ammanettati per i tafferugli al G8 di Torino e ai quattro militanti dei Carc (organizzazione coinvolta in indagini sull’eversione rossa) fermati dalla finanza a Carsoli perché trovati in possesso di un coltello, volantini e manici di legno. Il semplice fermo, con rilascio immediato, dei «compagni Francesco, Diego, Alessandro e Gabriele» s’è trasformato - nelle parole di una isterica signora che ha strappato il microfono allo speaker sul carro dei Cobas - in una «retata orchestrata dallo Stato». La tensione, ai minimi storici per un raduno del genere, sale precipitosamente. Un sasso centra a un occhio un poliziotto, i celerini indossano precipitosamente i caschi d’ordinanza, qualche scalmanato inizia a premere e urlare frasi sconnesse al cordone di divise blu piazzato davanti il Grand Hotel. Se la situazione non è degenerata bisogna dire grazie agli agenti e ai carabinieri rimasti di marmo e soprattutto al vecchio padre dei Cobas, Piero Bernocchi, arrampicatosi sul furgone imbandierato a strappare lui il microfono all’esagitata di prima, per dire che «no, non è vero niente, non è stato arrestato nessun compagno. Non diamo notizie del genere, non ci possiamo permettere di fare casino. Adesso basta, torniamo a Roma, tutti sui pullman, avanti». Gli animi, surriscaldati, si raffreddano nel mentre il servizio d’ordine dei comitati di base si dispiega rapido e compatto, in parallelo, a difesa delle forze dell’ordine. Un’immagine senza precedenti che dà il senso della giornata epocale. Quando anche lo striscione delle tute nere turche del Tikb viene arrotolato, in piazza resta un funambolo da marciapiede, mezzo fachiro e mezzo contorsionista. La testa piantata sulla strada, i piedi neri battuti per aria, a fine performance urla felice: «Viva la pace, viva l’amore, l’anti-G8 sono io». Come dargli torto.


11 luglio 2009 - Italia Oggi

Brevi
Un patto tra magistrati, avvocati, dirigenti e personale...

Un patto tra magistrati, avvocati, dirigenti e personale, «per la giustizia e per i cittadini»: tutti insieme, per la prima volta, i protagonisti della giustizia saranno intorno a un tavolo per proporre al Governo un progetto capace di rendere effettivo un diritto costituzionalmente garantito, a cominciare dalla rapidita' dei procedimenti. Sono le ragioni del Patto per la giustizia e per i cittadini firmato ieri nell'Aula Magna della Corte di Cassazione dai presidenti delle associazioni di tutte le magistrature (a cominciare da Luca Palamara dell'Anm), dell'Organismo unitario e dell'avvocatura dello Stato, dai segretari generali delle organizzazioni sindacali Fp-Cgil, Uilpa-Uidag, Flp, Rdb-Cub e dei dirigenti della giustizia.


11 luglio 2009 - Il Resto del Carlino

Le Rdb insorgono sui servizi sociali: «La riforma è stata disastrosa»

Bologna - «CHIEDIAMO alla nuova Giunta di farsi carico della situazione disastrosa del welfare di questa città, rivedendo le decisioni che sono responsabili di questo caos». Sulla riforma che ha decentrato il sistema dei servizi sociali del Comune assegnandoli ai singoli quartieri, il sindacato di base (Rdb) non ha dubbi. Se sei mesi fa denunciava una «situazione allo sbando», oggi «è il fallimento totale». L'osservazione arriva dopo che il presidente del Tribunale dei minori, Ugo Pastore, ha lanciato l'allarme sullo stato dei servizi per l'infanzia. «Il decentramento non ha determinato omogeneità nel modus operandi dei nove quartieri scrivono le Rdb per cui in alcuni di questi si continua ad operare come prima, la conseguenza è una diversa opportunità per l'utenza». Lo stato dei servizi sarebbe dunque peggiorato. «Mancano locali adeguati per accogliere gli utenti, manca il personale per far fronte alle richieste, mancano le risorse per dare risposta a tutte le emergenze che in tempi di crisi economica si moltiplicano».


11 luglio 2009 - La Gazzetta di Reggio

La Cub interviene dopo le consultazioni alla Comer
«Va rivisto il sistema di elezione dei rappresentanti sindacali»

CAVRIAGO - Le consultazioni del personale della Comer Industries hanno offerto lo spunto alla Confederazione unitaria di base per lamentare l’imperfezione del sistema di elezione delle rappresentanze sindacali interne. E questa anomalia l’hanno spiegata e analizzata in un comunicato.
«Lo spoglio delle schede - ha spiegato infatti in una nota la Federazione lavoratori metalmeccanici uniti - ha attribuito alla Flmu-Cub il 25% dei consensi qualificandolo come secondo sindacato aziendale. Ciò malgrado la Flmu-Cub non potrà disporre di alcun rappresentante nella Rsu dove sarà invece presente la Cisl malgrado abbia ottenuto minori preferenze».
E questa viene vista come un’ingiustizia a cui è necessario porre in qualche modo fine per non snaturare quelli che dovrebbero essere gli equilibri sindacali all’interno del mondo lavorativo e produttivo.
«Questa non è altro che una cattiva lezione di democrazia - protesta a sua volta la Conferedazione unitaria di base - lezione che deriva dal sistema concertato ormai nel lontano 1993 fra associazioni imprenditoriali e sindacati confederali».
«Guai a noi - così si conclude la nota della Cub - se il metodo fosse applicabile nelle elezioni interne del pubblico impiego e, ancor peggio, in quelle di carattere politico e amministrativo».


11 luglio 2009 - Il Giorno

MESERO. IL GOVERNO si schiera con i lavoratori della Esab...
di LUCA BALZAROTTI

MESERO - IL GOVERNO si schiera con i lavoratori della Esab. Ieri mattina i sindacati hanno promosso un'assemblea davanti ai cancelli dello stabilimento di Mesero. Il 22 giugno la Charter, un fondo inglese che dal 1994 ha acquistato una delle aziende leader nella produzione di elettrodi e filo per saldature, ha aperto la procedura di mobilità nei confronti di 85 dei 143 dipendenti del reparto logistico e produttivo. La Cub (Confederazione unitaria di base), le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie), la Fiom-Cgil e la Fim-Cisl hanno organizzato un incontro con i rappresentanti del governo e i sindaci del territorio. «CHIEDIAMO alla politica di fare pressioni sulla proprietà e di attivare gli incentivi varati per le aziende che non licenziano ha detto Bruno Calcaterra della Cub, che da 35 anni lavora nello stabilimento di Mesero . La crisi non ha responsabilità. Questo gruppo ha un fatturato annuo di 100 milioni di euro, con un utile di 10 milioni. La Charter ha deciso la chiusura della sede produttiva di Mesero per realizzare una speculazione su un'area di 77 mila metri quadri». Nello stabilimento di via Mattei si producono 8 mila tonnellate di elettrodi e 11 mila di filo per saldatura. L'ONOREVOLE Massimo Garavaglia ha assicurato che la politica non abbandonerà la Esab. «Sarà dura far tornare la proprietà sui propri passi ha spiegato a lavoratori e sindacati . Parleremo con i dirigenti e, in caso di mancato blocco della mobilità, impediremo qualsiasi speculazione ». A rappresentare il sottosegretario Mario Mantavani è intervenuto il consigliere regionale Sante Zuffada: «Ci sarà un incontro con il ministero delle Attività produttive». PER SALVARE i lavoratori e la fabbrica inaugurata nel 1935 rimangono pochi giorni. «I 75 giorni di mobilità scadono a inizio settembre ha commentato Beppe Viganò della Fim-Cisl . Ma i primi 45 giorni si esauriscono a inizio agosto. C'è poco spazio per una trattativa, perché in agosto non c'è nessuno. Aprire la procedura di mobilità prima delle ferie è scorretto». «Non ci sarà alcuna trattativa finché l'azienda non comunicherà un piano industriale diverso dal licenziamento», ha aggiunto Renato Esmeraldi della Fiom-Cgil. La Giunta di Mesero si è detta pronta a difendere la storica realtà produttiva. «Mio padre ha lavorato qui per anni ha scritto il sindaco, Riccardo Molla . È un duro colpo per uno dei poli occupazionali principali di Mesero». Sabato 18 luglio i sindacati organizzeranno un corteo dalla fabbrica al centro del paese. «La Esab ha resistito alla guerra ha concluso Calcaterra . Non può affondare per gli interessi finanziari di un gruppo inglese».


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