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Il Sindacato di Base e Indipendente

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17/05/09

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dicono di noi - le notizie
dal 1 al 10 maggio 2009


10 maggio 2009 - Omniroma

TRASPORTI, VENERDÌ SCIOPERO TPL: POSSIBILI DISAGI

Roma (Omniroma) - Venerdì prossimo, 15 maggio, in città il servizio di bus, filobus, tram, metropolitane e ferrovie Roma-Lido, Roma-Giardinetti e Roma-Civitacastellana-Viterbo non sarà garantito, dalle 8.30 alle 17 e dalle 20 al termine delle corse, per uno sciopero di ventiquattro ore proclamato a livello nazionale dai sindacati Confederazione Cobas, Slai Cobas, Sdl intercategoriale e Cub. L'agitazione coinvolgerà tutte le aziende del trasporto pubblico capitolino: Atac Spa, Trambus Spa, Met.Ro Spa e Tevere Tpl S.c.a.r.l. E' quanto si legge in una nota di Atac. Lo stesso giorno - prosegue - i 73 collegamenti bus della periferia gestiti dalla Tevere Tpl, saranno interessati anche dalla protesta di 4 ore, dalle 8.30 alle 12.30, indetta dal sindacato Faisa Cisal.


10 maggio 2009 - Liberazione

Al ministero di Tremonti proteste zittite da agenti antisommossa
di Daniele Nalbone

"Caricate"! Quest'ordine, dato alla Guardia di Finanza schierata in tenuta antisommossa all'interno del Ministero dell'Economia e Finanza, è stata la risposta del ministro Tremonti alla mobilitazione degli oltre mille dipendenti venerdì mattina. Dopo un presidio in via XX Settembre in occasione della giornata di mobilitazione nazionale di tutti i lavoratori del MEF indetta dalla RdB-Cub sull'emergenza salariale e la destrutturazione del ministero, si è svolta un'assemblea interna che ha visto la partecipazione di oltre mille dipendenti al termine della quale si è deciso di chiedere un confronto con i vertici del Ministero. «In tutta risposta la Guardia di Finanza ha prima chiuso ogni via di uscita dall'edificio, impedendo l'ingresso dei pochissimi giornalisti presenti» racconta Virgilio Gennaro, del Coordinamento RdB-Cub Mef, «e poi ha caricato il corteo che si muoveva all'interno». Trecento lavoratori sono comunque riusciti a raggiungere il terzo piano e ad occupare l'ufficio della Delegata alla contrattazione sindacale, la dott.ssa Baffi. Il motivo della mobilitazione è da ricercarsi nel decreto legge n.39 del 28 aprile che, insieme all'intento di affrontare la ricostruzione e le difficoltà delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo, vede inserito un dispositivo per la chiusura di 40 Dipartimenti Provinciali del Tesoro e di 40 Ragionerie Provinciali dello Stato, «provvedimento che interesserà circa 1.800 dipendenti» spiega Virgilio Gennaro. «Il risultato, che nulla a che vedere con l'emergenza Abruzzo, sarà quello del progressivo ritiro dello Stato dal territorio e della perdita di posti di lavoro». Un'operazione che, abbinata alla sottrazione di buona parte del salario, ultima operazione la decurtazione di 46 milioni di euro di quello accessorio relativo al 2008, per un totale di quasi 100 milioni di euro negli ultimi tre anni, determina un credito dei dipendenti nei confronti dell'Amministrazione di circa 5mila euro lordi pro capite «che, su una retribuzione media di circa 21.000 euro lordi annui, e per effetto della crisi, pesano enormemente sulle tasche dei lavoratori». I lavoratori hanno quindi chiesto alla dott.ssa Baffi, come condizione inderogabile per togliere l'occupazione, l'immediato pagamento delle somme di salario accessorio già stanziate e disponibili ed un confronto vero sulla chiusura degli uffici provinciali. «La dott.ssa Baffi si è impegnata ad attivarsi in tempi brevissimi per mettere in pagamento le somme dovute» spiegano i lavoratori «e per convocare a breve le organizzazioni sindacali sul problema della chiusura degli uffici, che ha colto di sorpresa anche la dirigenza del Mef». Solo dietro queste promesse l'immensa delegazione, mantenendosi però in stato di agitazione e pronta a riprendere la mobilitazione qualora non venissero onorati gli impegni assunti, ha abbandonato gli uffici della delegata del Ministro. «Oggi ci siamo ripresi degli spazi democratici che negli ultimi anni erano stati chiusi dall'amministrazione» spiega Virgilio Gennaro «ma dobbiamo sottolineare la grave assenza della parte politica dell'Amministrazione, che non ha inteso incontrare i lavoratori rimanendo all'interno dei propri uffici, protetta da un folto cordone della Guardia di Finanza».


10 maggio 2009 - La Stampa

La riorganizzazione potrebbe trasferire ad altre funzioni circa 1600 persone
di ALESSANDRO BARBERA

ROMA - Quando due anni fa a tentare la riforma fu Tommaso Padoa-Schioppa, sindacati e lobby non gli diedero tregua. Fra i tanti, Gian Franco Schietroma, deputato, già segretario del Psdi e oggi candidato alla presidenza della provincia di Frosinone, scrisse una interrogazione per chiedere come mai il governo intendesse chiudere un ufficio che «amministra ben 14.000» stipendi e nel 2006 aveva evaso «300 domande di reversibilità delle pensioni di guerra». Nel tentativo di fiaccare le resistenze delle sigle interne, l’allora ministro affidò la trattativa al più di sinistra dei suoi sottosegretari, il verde Paolo Cento, che ottenne il sì al regolamento attuativo della Cgil ma non della Cisl. Il governo nel frattempo cadde, la Cisl ricorse (con successo) al Tar e così Padoa-Schioppa lasciò la scrivania di Quintino Sella senza aver portato a termine il progetto al quale forse più teneva. Ora a tornare alla carica è Giulio Tremonti. L’articolo 12, secondo comma del decreto per l’Abruzzo scrive: «Al fine di incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’azione di contrasto all’illegalità e all’evasione fiscale, entro trenta giorni si provvede alla revisione delle articolazioni periferiche del Ministero dell’Economia e al trasferimento delle funzioni ad altro ufficio». La lista, non ancora definitiva, è sul tavolo del nuovo sottosegretario Alberto Giorgetti: 53 città per altrettanti uffici della direzione provinciale del Tesoro o della Ragioneria. In alcuni casi il progetto è quello di chiudere uno dei due uffici, in altri l’ipotesi è di chiuderli entrambi.
A regime, calcolò Padoa-Schioppa, la riorganizzazione permetterà al Tesoro di risparmiare dieci milioni di euro l’anno e di trasferire ad altre funzioni circa 1600 persone. Una riforma tutto sommato limitata ma della quale - scrisse nel «glossario di due anni di governo» - c’è bisogno: grazie ai nuovi sistemi informatici «la maggior parte dei servizi erogati dalle direzioni provinciali possono essere gestiti da uffici interprovinciali». Nel secolo dei gigabyte - argomentò il banchiere centrale - non c’è più bisogno di avere un ufficio a provincia per pagare gli stipendi agli statali o per controllare le spese a pié di lista di carceri, scuole e sovrintendenze. Nella lista, per inciso, ci sono anche uffici aperti nelle nuove province: da Biella a Crotone, da Verbania a Vibo. Negli uffici della direzione del Tesoro di quest’ultima lavorano in tutto sei persone.
Padoa-Schioppa aveva immaginato quella riforma in uno degli incontri a quattr’occhi con Mario Draghi. Il quale, per le stesse ragioni aveva iniziato a progettare la chiusura di diversi uffici provinciali della sua Banca d’Italia. In quel caso, grazie alla maggiore autonomia e al forte potere interno - superiore persino a quello di un ministro di spesa - il governatore ha già proceduto a spegnere le luci ad una decina di sedi su 35. Tremonti dovrà invece fare i conti nuovamente con i sindacati: le rappresentanze di base hanno già manifestato contro «il grave attacco ai diritti dei lavoratori», la Cgil gli ha spedito una lettera che chiede «l’apertura immediata di un confronto» e «una tempistica più ampia rispetto ai trenta giorni previsti dal decreto».
Eppure, dicono a Via XX settembre, il momento della riforma sarebbe arrivato anche per gli uffici del Tesoro. Anzitutto, avendo deciso di rafforzare le entrate da giochi, questa volta il decreto prevede che il personale venga assegnato agli uffici delle agenzie fiscali o dei monopoli, nella gran parte dei casi presenti in ogni provincia: una scelta abile di Tremonti e dei suoi consiglieri che toglie molti argomenti alla resistenza dei sindacati interni. L’altra novità è il richiamo del decreto alla legge Bassanini; se il progetto di Padoa-Schioppa dovette passare dalle imboscate parlamentari, questa volta Tremonti potrà procedere alle chiusure con la semplice firma di un decreto ministeriale.


10 maggio 2009 - Il Mattino di Padova

Riciclo, niente lavoro alle donne incinte A tutti gli altri solo contratti di tre mesi
Inutile trattativa venerdì sera in Prefettura La cooperativa Ascot non recede dalle sue posizioni e complica il futuro di un’ottantina di dipendenti
di Francesca Segato

MONSELICE - Rimane incerto il futuro degli ottanta lavoratori del Centro Riciclo. Il blocco dell’impianto continua senza interruzioni, anche se ora il presidio si è spostato fuori dai cancelli, come chiesto dal Prefetto. Dopo l’incontro in prefettura di lunedì scorso, la vicenda sembrava risolta: la nuova cooperativa Ascot si impegnava a riassumere tutti i dipendenti del Centro. Giovedì però c’è stata la prima doccia fredda: la lista degli assunti non comprende le donne in maternità. Venerdì la seconda, amara sorpresa: contratti a tempo determinato di tre mesi, con un mese di prova. «Queste persone lavorano lì anche da 12 anni - sottolinea Boetto -. Hanno visto passare 8 cooperative e ad ogni passaggio è sempre stato fatto il contratto a tempo indeterminato e senza prova. L’insistenza di questa cooperativa a voler mettere a tutti i costi la prova è motivata evidentemente dal fatto che vogliono lasciare a casa chi, secondo loro, potrebbe creare problemi».
La Ascot inoltre avrebbe cercato di dividere il fronte: «Hanno minacciato di lasciare a casa chi non avesse firmato quel contratto. Hanno provato anche a proporre ad una delle donne che era stata in Prefettura che, se si fosse messa con la Cgil, le avrebbero fatto il contratto a tempo indeterminato e senza periodo di prova». Il che non ha fatto che alimentare l’indignazione dei lavoratori. Al punto da decidere, seduta stante, di riprendere l’occupazione del Centro Riciclo.
Venerdì in tarda serata un nuovo incontro in prefettura, che però si è risolto con un nulla di fatto. Il tavolo di trattativa si riunirà di nuovo lunedì. Nel frattempo la cooperativa Ascot dovrà riunire il direttivo. «Vanno riassunti tutti, anche le donne in maternità, facendo salva l’anzianità almeno dell’ultima assunzione» ribadisce l’Adl Cobas.


10 maggio 2009 - La Repubblica

CUB

Bari - Domani alle 15,30 nella sala convegni "Di Cagno Abbrescia" di Bari (c.so De Gasperi 320) c'è l'assemblea regionale Cub Confederazione unitaria di base.


10 maggio 2009 - Il Cittadino

Via al decreto "antifannulloni" Scontro aperto con i sindacati

Roma - Si avviano a diventare norme giuridiche vincolanti, i principi contenuti nel cosiddetto ddl "antifannulloni": il consiglio dei ministri ha infatti approvato lo schema di decreto legislativo che dà attuazione alla delega contenuta nella legge per l’«ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni». Un provvedimento «per la meritocrazia nella Pa» ha sintetizzato il premier Berlusconi; una «rivoluzione copernicana al servizio del cittadino» l’ha definita il ministro della Funzione pubblica, Brunetta, annunciando che potrebbe essere operativa già da giugno. Il provvedimento, che ora verrà trasmesso alle parti sociali, attraverso il Cnel, alla Conferenza unificata e alle Commissioni parlamentari per il parere, diventerà legge solo dopo questi passaggi e la definitiva approvazione in Consiglio dei ministri. Ma già i sindacati sono sul piede di guerra: e non solo la Cgil, che già non ha firmato le intese separate delle altre organizzazioni con il ministro Brunetta. Anche la Cisl, infatti, invita il governo a «tornare indietro» minacciando «forti proteste contro questa iniziativa arbitraria»; la rdb Cub avvia subito le procedure per indire uno sciopero generale. «Siamo molto irritati per questa invasione di campo della politica che, su una partita come quella del pubblico impiego se la canta e se la suona» tuona il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale «le riforme nel lavoro e nel pubblico impiego si fanno attraverso discussioni trasparenti tra governo e sindacato: o Berlusconi torna indietro o - avverte - noi protesteremo fortemente contro questa iniziativa arbitraria». Anche la Cgil denuncia la «totale» assenza di confronto non solo con il sindacato, ma anche con il sistema delle amministrazioni locali: «Nulla di nuovo da parte del ministro Brunetta, ma per quel che riguarda gli altri ministri federalisti?» si chiede il responsabile del dipartimento Settori pubblici, Michele Gentile, augurandosi che «ora tutti i sindacati, chiedano un confronto urgente, certo non in sede Cnel». Il provvedimento è stato annunciato ieri dopo il cdm dallo stesso premier, il quale ha spiegato che si tratta, di misure che puntano a combattere «le inefficienze, a premiare il merito e a esigere rendicontazioni obbligatorie da parte dei dirigenti». Per «rimediare» agli «sprechi e alle inefficienze».


10 maggio 2009 - Spoleto on line

Presentato il libro 'Le Operaie del Cotonificio'
Successo per l'autore, Aurelio Fabiani

Spoleto - Dall'ITIS di Spoleto, un esempio di come la scuola passa svolgere il compito di luogo di recupero della memoria storica di una comunità, attraverso il lavoro di ricerca dei suoi insegnanti e dei suoi alunni, restituendo alla collettività Spoletina una pagina fondamentale della propria storia industriale e sociale. "LE OPERAIE DEL COTONIFICIO" rappresenta innanzitutto questo, 80 anni di storia della città tolti dall'oblio e riportati alla luce che ci consentono di conoscere un pezzo della storia del novecento di Spoleto. L'interesse sul libro si è dimostrato molto alto, visto che tutte le copie portate per la presentazione sono state vendute e l'autore si è dovuto dedicare con estremo piacere a scrivere una lunga serie di dediche. All'iniziativa erano presenti la Dirigente dell'ITIS/IPSIA, Professoressa Fiorella Sagrestani, per la CUB che con il suo coordinatore nazionale Pierpaolo Lombardi ha scritto la Prefazione al libro, la Responsabile Nazionale Precari Carmela Bonvino, l'Editore Paolo Lombardi di ERA NUOVA e gli operai della Commissione Interna del Cotonificio, dagli anni '60 agli anni '80, Domenico Ceppi e Francesca Catalani. Questi ultimi con i loro racconti hanno coinvolto in modo appassionato gli intervenuti. In tempi difficili per la scuola che si vedrà tagliare migliaia di posti di lavoro con la cosiddetta "Riforma Gelmini", l'esempio dato dall'ITIS dimostra come la scuola pubblica vada salvaguardata oltre che per la sua funzione formativa e istruttiva, per la sua capacità di essere Centro per la Cultura di un territorio, non solo per quello che riguarda la memoria storica, ma anche per la ricerca scientifica e l'elaborazione culturale in generale.


9 maggio 2009 - L'Unità

Colpo dimano. Decreto attuativo della legge Brunetta stravolge la contrattazione.
Reazione. Il segretario della Cisl: o Berlusconi torna indietro o protesteremo duramente
Pubblico impiego il governo fa arrabbiare anche Bonanni
Il Consiglio dei ministri vara un decreto attuativo della delega Brunetta sul pubblico impiego che mette fuori gioco sindacati ed enti locali. Tutte le sigle all’attacco, ma il ministro decanta se stesso. «È una rivoluzione»
di BIANCA DI GIOVANNI

Con un tratto di penna il consiglio dei ministri cancella la contrattazione nelle pubbliche amministrazioni. La separazione tra politica e amministrazione, voluta da D’Antona e nei provvedimenti Bassanini, decade d’un colpo, senza nessun rapporto con le parti sociali né con gli enti locali (alla faccia del federalismo leghista). E forse senza alcuna consapevolezza neanche dei ministri che ieri hanno votato in consiglio dei ministri. Lo schema di decreto attuativo della delega Brunetta dispone infatti che le consultazioni con le parti siano tenute presso il Cnel. E non solo. Si prevede anche che materie tradizionalmente oggetto di trattativa sindacale, come l’organizzazione del lavoro e degli uffici, vengano disposte per legge, mettendo fuori gioco le rappresentanze sindacali. Un vero colpo di mano. Quanto basta per far arrabbiare persino il segretario Cisl Raffaele Bonanni (stavolta in buona compagnia: protestano persino i sindacati dei poliziotti), chenonesita aminacciare lo scontro frontale con il governo (prima volta che capita con il centro-destra). «Le riforme nel lavoro e nel pubblico impiego si fanno attraverso discussioni trasparenti tra governo e sindacato - ha detto Bonanni ai giornalisti amargine di un convegno a Napoli - o Berlusconi torna indietro o noi protesteremo fortemente contro questa iniziativa arbitraria». Così il vulcanico ministro della PubblicaAmministrazione fa perdere le staffe anche al navigato Bonanni, che proprio tra i pubblici vanta una forte rappresentanza. Per un giorno il leader Cisl si ritrova dalla stessa parte della barricata della RdB-Cub, combattiva rappresentanza di base dei colletti bianchi ministeriali, che ieri hanno diramato un comunicato di fuoco, annunciando lo sciopero generale. Ma c’è anche chi sospetta che l’uscita di Bonanni sia orientata a offrire un assist a Maurizio Sacconi, a cui il leader Cisl èmolto vicino. In effetti tutte le ultime mosse di Palazzo Vidoni hanno messo in difficoltà il welfare, proprio per i rapporti a dir poco ruvidi con le organizzazioni sindacali.
RIVOLUZIONE
Il ministro dal canto suo decanta lodi di se stesso. Parla di «una rivoluzione copernicana al servizio del cittadino, che potrebbe essere operativa già da giugno». Poi elenca tutte le novità contenute nel testo. «Valutazione, contrattazione, dirigenza, class action - ha detto Brunetta - sembrano cose lunari; invece sono legge dello Stato». Appunto: il fatto è che alcune materienondovrebbero essere sottoposte ai diktat legislativi,ma rimanere nell’ambito della contrattazione. Di fatto con le nuove norme si sancisce il depotenziamento del sindacato, vero sogno nascosto sotto l’apparente efficientamento della macchina pubblica. Quanto alla class action, c’èma non riguarda i risarcimenti(su cui Giulio Tremonti ha messo uno stop). Non sembra un gran risultato. «persino l’accordo separato firmato da alcune sigle viene disdettato con queste norme - spiega Michele Gentile della Cgil - Spero che i sindacati che lo hanno firmato si rendanoconto di quello che hannofatto, e della credibilità del ministro. per quanto riguarda noi della Cgil, continueremo a lottare per cancellare questo obrobrio». in mezzo alla bufera. Chissà se se ne accorgerà, o continuerà a ripetere che la rivoluzione culturale è a un passo?


9 maggio 2009 - Corriere della Sera

Pubblica amministrazione Il Consiglio dei ministri vara il decreto in 83 articoli.
Il premier: ecco la meritocrazia
Riforma anti-fannulloni al via, no Cisl
Tremonti e Carfagna impongono correzioni al testo. Contro anche Cgil e Ugl
di Enrico Marro

ROMA — Scontro sulla riforma del pubblico impiego. Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto (83 articoli) che attua la legge delega del 4 marzo, la cosiddetta riforma «antifannulloni» messa a punto dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Una riforma, ha sottolineato in conferenza stampa il presidente del Consiglio, «per introdurre la meritocrazia ». Ma subito dopo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha sparato a zero, chiamando in causa lo stesso premier: «O Berlusconi torna indietro o noi protesteremo fortemente contro questa iniziativa arbitraria ». Quindi, sul pubblico impiego, rischia di consumarsi una rottura tra il governo e la Cisl, che finora è stato il sindacato più dialogante. Ma protestano anche le altre sigle (le Rappresentanze di base parlano di sciopero generale), fondamentalmente perché il nuovo sistema per la retribuzione accessoria, fa fuori il potere di contrattazione dei sindacati e affida i premi a giudizi di merito, «pagelle» per ciascun dipendente stilate da specifici organismi di valutazione.
Il segretario dell’Ugl, Renata Polverini, parla di «fuga in avanti» e chiede al governo di aprire un tavolo. La Cgil è infuriata perché l’articolo 74 del decreto, «per consentire l’adeguamento dei meccanismi di rilevazione della rappresentatività sindacale», proroga per tre anni le attuali Rsu elette dai lavoratori, facendo così saltare il rinnovo previsto quest’anno nella scuola e al 2010 nel resto del pubblico impiego.
Prima delle proteste del sindacato, Brunetta aveva dovuto affrontare i rilievi sollevati da alcuni colleghi in Consiglio dei ministri. In particolare, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha preso di mira l’articolo 31 sulla class action che, nel testo presentato, dà diritto a «ogni interessato» di «agire in giudizio nei confronti delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici» in caso di «violazione di standard qualitativi ed economici». Anche se lo stesso articolo precisa che «l’azione non è diretta ad ottenere il risarcimento del danno», è stato osservato che si sarebbe comunque aperta la porta a un pericoloso contenzioso, col rischio di indurre migliaia di dirigenti, esposti al giudizio disciplinare e della Corte dei Conti, alla paralisi, mettendo così a repentaglio il funzionamento degli uffici. L’articolo sarà quindi corretto. Così come ci saranno modifiche per risolvere una questione sollevata dal ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna. Che ha osservato come il sistema di aumenti legati al merito proposto da Brunetta avrebbe finito per penalizzare le donne madri e ha chiesto che per queste, nelle pagelle, si tenga conto, attraverso un «congruo punteggio », del numero di figli minori, e che l’assenza per maternità non pesi ai fini della valutazione e del trattamento accessorio.
Ma vediamo come dovrebbe funzionare il nuovo sistema meritocratico, definito una «rivoluzione copernicana » da Brunetta. Ai fini del salario accessorio (premi di produttività e altro), che nel caso dei dirigenti sarà pari ad almeno il 30% della retribuzione complessiva, ci saranno tre fasce (articolo 19). Nella prima, dove potranno finire (in base alle pagelle individuali) al massimo il 25% dei dipendenti, si avrà diritto al massimo del bonus previsto dal contratto, nella seconda, che avrà spazio fino al 50% del personale, il premio sarà dimezzato, mentre nell’ultima fascia, riservata al 25% dei dipendenti, non verrà pagato alcun premio. In altre parole, un lavoratore pubblico su quattro non riceverà alcun incentivo. Una vera novità rispetto ai premi a pioggia ai quali sono abituati tutti gli statali. A decidere chi premiare e chi no saranno gli «organismi indipendenti per la valutazione » coordinati da una Authority nazionale per la valutazione e la trasparenza.


9 maggio 2009 - Liberazione

Protesta sotto la Regione Lazio. La Cub: il servizio torni alle Asl. La risposta: non ci sono i soldi
Ri.Rei. sfrutta i disabili e non paga il lavoro
di Daniele Nalbone
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Roma - Ieri mattina a Roma un centinaio di lavoratori dei cinque centri di assistenza disabili gestiti da Ri.Rei., il consorzio ex Anni Verdi, e decine di familiari degli utenti hanno protestato sotto la Regione Lazio, nonostante lo sciopero generale indetto «sia stato per l'ennesima volta precettato», spiega Pio Congi di Rdb Cub, chiedendo «la stabilizzazione del personale e la reinternalizzazione del servizio di assistenza alle Asl». "I disabili vanno tutelati e non sfruttati". Uno striscione chiaro che spiega la realtà in cui versano i centri: persone costrette a dormire su materassi gettati in angoli delle camerate, pc che in tre anni non sono mai entrati in funzione e che «non ci permettono neanche di guardare le risonanze dei malati», telefoni che per sei mesi non hanno funzionato, «tanto che le persone che chiamavano per prenotare le terapie davano le strutture per chiuse» e personale che non percepisce lo stipendio da due mesi e mezzo. «Purtroppo» dichiara Andrea Cavola, sindacalista di base e candidato indipendente alle prossime europee nella lista dei Comunisti che ha portato la sua solidarietà ai manifestanti «è molto forte e diffuso il sospetto che queste esternalizzazioni siano state effettuate non per migliorare la qualità del servizio ma per interesse di terzi». Nonostante decine di denunce presentate da parenti ed operatori il servizio non solo continua ad essere gestito da questo consorzio, «ma dalla Regione fanno sapere che non intendono procedere alla reinternalizzazione del servizio in quanto impossibilitati dal piano di rientro sanitario» spiega il consigliere regionale Ivano Peduzzi, a margine del fallimentare incontro tra una delegazione dei lavoratori e il vicepresidente regionale. Per questo la delegazione ha abbandonato l'incontro e occupato per oltre tre ore la Sala Tevere, mentre fuori i manifestanti hanno bloccato la strada.


9 maggio 2009 - Il Piccolo

IL MINISTRO BRUNETTA ANNUNCIA A SORPRESA IL PROVVEDIMENTO MONITO PROVVEDIMENTO
Approvato il decreto «antifannulloni»
I sindacati all’attacco del governo: «Non c’è stata trattativa»
Obiettivo meritocrazia all’interno della Pa Cisl, Rdb e Cgil: «Il governo torni indietro o ci saranno forti proteste»

ROMA - Si avviano a diventare norme giuridiche vincolanti, i principi contenuti nel cosiddetto «ddl antifannulloni»: ieri il consiglio dei ministri ha infatti approvato lo schema di decreto legislativo che dà attuazione alla delega contenuta nella legge per l' «ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni». Un provvedimento «per la meritocrazia nella p.a.» ha sintetizzato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi; una «rivoluzione copernicana al servizio del cittadino» l'ha definita il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, annunciando che potrebbe essere operativa già da giugno.
Il provvedimento, che ora verrà trasmesso alle parti sociali, attraverso il Cnel, alla Conferenza unificata e alle Commissioni parlamentari per il parere, diventerà legge solo dopo questi passaggi e la definitiva approvazione in Consiglio dei ministri.
Ma già i sindacati sono sul piede di guerra: e non solo la Cgil, che già non ha firmato le intese separate delle altre organizzazioni con il ministro Brunetta.
Anche la Cisl, infatti, invita il governo a «tornare indietro» minacciando «forti proteste contro questa iniziativa arbitraria»; la Rdb Cub avvia subito le procedure per indire uno sciopero generale. «Siamo molto irritati per questa invasione di campo della politica che, su una partita come quella del pubblico impiego se la canta e se la suona» tuona il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale «le riforme nel lavoro e nel pubblico impiego si fanno attraverso discussioni trasparenti tra governo e sindacato: o Berlusconi torna indietro o - avverte - noi protesteremo fortemente contro questa iniziativa arbitraria». Anche la Cgil denuncia la «totale» assenza di confronto non solo con il sindacato, ma anche con il sistema delle amministrazioni locali: «nulla di nuovo da parte del ministro Brunetta, ma per quel che riguarda gli altri ministri federalisti?» si chiede responsabile del dipartimento Settori pubblici, Michele Gentile, augurandosi che «ora tutti i sindacati, chiedano un confronto urgente, certo non in sede Cnel».
Il provvedimento è stato annunciato oggi dopo il cdm dallo stesso premier, il quale ha spiegato che si tratta, di misure che puntano a combattere «le inefficienze, a premiare il merito e a esigere rendicontazioni obbligatorie da parte dei dirigenti». Per «rimediare» agli «sprechi e alle inefficienze», dice ancora Berlusconi, occorre una «riorganizzazione» del pubblica amministrazione« per la quale il presidente del consiglio punta soprattutto alla «digitalizzazione» che, dice, grazie alla contemporanea digitalizzazione delle imprese e delle famiglie «sarà una spinta all'ammodernamento di tutta l'economia». Per il ministro Brunetta, il decreto significa «trasparenza, valutazione, merito, nuovo tipo di contrattazione, azione collettiva nelle mani dei cittadini per controllare l'operato della pubblica amministrazione». Valutazione, contrattazione, dirigenza, class action, ha aggiunto, «sembrano cose lunari; invece sono legge dello Stato».


9 maggio 2009 - Il Gazzettino

Si avviano a diventare norme giuridiche...

Si avviano a diventare norme giuridiche vincolanti, i principi contenuti nel cosiddetto ddl 'antifannulloni': ieri il consiglio dei ministri ha infatti approvato lo schema di decreto legislativo che dà attuazione alla delega contenuta nella legge per l'«ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni». Un provvedimento «per la meritocrazia nella pubblica amministrazione» ha sintetizzato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi; una «rivoluzione copernicana al servizio del cittadino» l'ha definita il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, annunciando che potrebbe essere operativa già da giugno.
Il provvedimento, che ora verrà trasmesso alle parti sociali, attraverso il Cnel, alla Conferenza unificata e alle Commissioni parlamentari per il parere, diventerà legge solo dopo questi passaggi e la definitiva approvazione in Consiglio dei ministri. Ma già i sindacati sono sul piede di guerra: e non solo la Cgil, che già non ha firmato le intese separate delle altre organizzazioni con il ministro Brunetta. Anche la Cisl, infatti, invita il governo a «tornare indietro» minacciando «forti proteste contro questa iniziativa arbitraria»; la Rdb Cub avvia subito le procedure per indire uno sciopero generale. «Siamo molto irritati per questa invasione di campo della politica che, su una partita come quella del pubblico impiego se la canta e se la suona» tuona il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale «le riforme nel lavoro e nel pubblico impiego si fanno attraverso discussioni trasparenti tra governo e sindacato: o Berlusconi torna indietro o - avverte - noi protesteremo fortemente contro questa iniziativa arbitraria». Anche la Cgil denuncia la «totale» assenza di confronto non solo con il sindacato, ma anche con il sistema delle amministrazioni locali: «Nulla di nuovo da parte del ministro Brunetta, ma per quel che riguarda gli altri ministri federalisti?» si chiede responsabile del dipartimento Settori pubblici, Michele Gentile, augurandosi che «ora tutti i sindacati, chiedano un confronto urgente, certo non in sede Cnel».

Salta l’accordo, Centro riciclo occupato di nuovo
Il passaggio alla cooperativa Ascot si è improvvisamente bloccato.
Sul posto sono subito intervenuti pure i carabinieri
di Orfeo Meneghetti

Monselice - Rioccupato. Al Centro riciclo i lavoratori sono tornati a presidiare l’impianto di via Umbria. La protesta analoga era durata cinque lunghissimi giorni ed ora è ripresa per difendere il posto di lavoro ed il salario. Torna in campo il prefetto, Michele Lepri Gallerano, il quale ha convocato alle 17 di ieri una riunione urgente in Prefettura per dare una soluzione al problema. La questione sta in cuore al Prefetto non solo perché ci sono in ballo novanta posti di lavoro, ma perché il rappresentante del governo a livello locale si è speso in prima persona per definire la questione del impianto che separa i rifiuti che devono essere poi riciclati: carta, lattine, vetro e plastica.
Lo scorso 4 maggio, dopo un’estenuante trattativa, durata tutto il giorno, veniva chiuso l'accordo. L’intesa prevedeva che la società Centro riciclo sciogliesse i rapporti con la precedente cooperativa che aveva gestito il servizio di separazione dei rifiuti, la My Log alla quale subentrava una nuova cooperativa, l’Ascot. La gestione doveva durare per un periodo di prova di tre mesi. I lavoratori non avrebbero perso l’indennità di fine rapporto di lavoro e la My Log avrebbe liquidato le indennità che spettavano ai 90 dipendenti.
A queste condizioni in un’assembla organizzata il 22 sotto una pioggia battente, i lavoratori ratificavano l’intesa che era stata sottoscortta dai sindacalisti , dal Prefetto dall’amministratore delegato della società proprietaria dell’impianto e dell’assessore provinciale al Lavoro Roberto Tosetto. L’occupazione veniva tolta immediatamente.
L’indomani le parti hanno iniziato a trattare. La situazione sembrava andare per verso giusto. Tutto era pronto per una ripresa dell’attività lavorativa e gli operai erano fiduciosi di riprendere il lavoro.
L'illusione è durata lo spazio di un mattino. La trattativa si è interrotta improvvisamente sulle questioni legate all’ assunzione delle maestranze e sull'applicazione del contratto. La situazione è precipitata, ieri intorno alle 14. Il sindacalista dell’Associazione difesa dei lavoratori Cobas, Gianni Boetto, ha lasciato la trattativa e ed ha indetto un’assemblea dei lavoratori davanti ai cancelli dell’impianto. Il sindacalista ha spiegato lo stato della trattativa. Gli operai vista la piega che stava prendendo il confronto tra le parti hanno deciso di occupare di nuovo la struttura. E così hanno fatto. Subito sono intervenuti i carabinieri per verificare quanto stesse accadendo e per evitare che la situazione non degenerasse. Tutto è filato via liscio.
L’impianto è fermo dal 23 aprile scorso e da allora gli operai non lavorano e per loro comincia un altro periodo d' occupazione salvo che in Prefettura la questione non venga presto risolta.


8 maggio 2009 - Ansa

PA: RDB-CUB, GRAVISSIME DECISIONI CDM, SCIOPERO GENERALE

(ANSA) - ROMA, 8 MAG - La RdB-CUB valuta «gravissima la situazione che si è determinata con le decisioni del Consiglio dei Ministri di oggi» ed ha quindi deciso l'avvio della mobilitazione di tutta la categoria attivando «immediatamente le procedure per la proclamazione di uno sciopero generale di tutto il Pubblico Impiego». «Con l'approvazione del decreto Legislativo in materia di efficienza della Pubblica Amministrazione il Ministro Brunetta, coadiuvato dall'intero Governo, decide l'ennesimo furto di salario, libertà sindacali e democrazia a danno dei dipendenti pubblici» afferma l'organizzazione sindacale.

P.A.:OK SCHEMA DECRETO ANTIFANNULLONI, ALTOLÀ SINDACATI
BERLUSCONI, ORA MERITOCRAZIA; BRUNETTA, RIVOLUZIONE COPERNICANA

(ANSA) - ROMA, 8 MAG - Si avviano a diventare norme giuridiche vincolanti, i principi contenuti nel cosiddetto ddl 'antifannullonì: oggi il consiglio dei ministri ha infatti approvato lo schema di decreto legislativo che dà attuazione alla delega contenuta nella legge per l' «ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni». Un provvedimento «per la meritocrazia nella p.a.» ha sintetizzato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi; una «rivoluzione copernicana al servizio del cittadino» l'ha definita il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, annunciando che potrebbe essere operativa già da giugno. Il provvedimento, che ora verrà trasmesso alle parti sociali, attraverso il Cnel, alla Conferenza unificata e alle Commissioni parlamentari per il parere, diventerà legge solo dopo questi passaggi e la definitiva approvazione in Consiglio dei ministri. Ma già i sindacati sono sul piede di guerra: e non solo la Cgil, che già non ha firmato le intese separate delle altre organizzazioni con il ministro Brunetta. Anche la Cisl, infatti, invita il governo a «tornare indietro» minacciando «forti proteste contro questa iniziativa arbitraria»; la Rdb Cub avvia subito le procedure per indire uno sciopero generale. «Siamo molto irritati per questa invasione di campo della politica che, su una partita come quella del pubblico impiego se la canta e se la suona» tuona il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale «le riforme nel lavoro e nel pubblico impiego si fanno attraverso discussioni trasparenti tra governo e sindacato: o Berlusconi torna indietro o - avverte - noi protesteremo fortemente contro questa iniziativa arbitraria». Anche la Cgil denuncia la «totale» assenza di confronto non solo con il sindacato, ma anche con il sistema delle amministrazioni locali: «nulla di nuovo da parte del ministro Brunetta, ma per quel che riguarda gli altri ministri federalisti?» si chiede responsabile del dipartimento Settori pubblici, Michele Gentile, augurandosi che «ora tutti i sindacati, chiedano un confronto urgente, certo non in sede Cnel». Il provvedimento è stato annunciato oggi dopo il cdm dallo stesso premier, il quale ha spiegato che si tratta, di misure che puntano a combattere «le inefficienze, a premiare il merito e a esigere rendicontazioni obbligatorie da parte dei dirigenti». Per «rimediare» agli «sprechi e alle inefficienze», dice ancora Berlusconi, occorre una «riorganizzazione» del pubblica amministrazione« per la quale il presidente del consiglio punta soprattutto alla »digitalizzazione« che, dice, grazie alla contemporanea digitalizzazione delle imprese e delle famiglie »sarà una spinta all'ammodernamento di tutta l'economia«. Per il ministro Brunetta, il decreto significa »trasparenza, valutazione, merito, nuovo tipo di contrattazione, azione collettiva nelle mani dei cittadini per controllare l'operato della pubblica amministrazione«. Valutazione, contrattazione, dirigenza, class action, ha aggiunto, »sembrano cose lunari; invece sono legge dello Stato«.

SANITÀ: EX ANNI VERDI, SCIOPERO E PRESIDIO DAVANTI REGIONE

(ANSA) - ROMA, 8 MAG - Oltre 150 fra lavoratori e familiari degli assistiti hanno partecipato stamani a Roma al presidio davanti alla giunta regionale del Lazio, che si svolge in concomitanza con lo sciopero dell'intera giornata indetto per oggi dalla RdB-Cub in tutti i centri ex anni Verdi gestiti dal Consorzio Ri.Rei. I manifestanti hanno sfilato lungo la strada che conduce all' ingresso della Regione assiepandosi poi di fronte ai cancelli. Qualche momento di tensione si è verificato quando un automobilista ha cercato di fare breccia nelle fila dei manifestanti mentre questi si stavano spostando sulle strisce pedonali. La RdB-Cub chiede l'internalizzazione definitiva del servizio presso le Asl di competenza e «contrasta qualunque ipotesi di spacchettamento e dei servizi, che determinerebbe esuberi e licenziamenti, ed ogni accordo che non coinvolga i lavoratori e chi realmente li rappresenta».

SANITÀ:SIT-IN RI.REI IN REGIONE;MONTINO,NON INTERNALIZZIAMO

(ANSA) - ROMA, 8 GEN - Una delegazione di lavoratori e assistiti del consorzio Ri.Rei, dopo un presidio davanti alla Regione per rivendicare la stabilizzazione, ha incontrato il vice presidente della giunta Esterino Montino che ha spiegato: «Loro chiedono di internalizzare ma è una proposta che per noi non va bene». Secondo Montino, internalizzare i lavoratori ex Anni Verdi è «impossibile visto che non riusciamo neanche a farci dare le deroghe dal governo per le sale operatorie, ne abbiamo chieste 350 - ha detto - e ancora siamo appesi». Dal suo canto il sindacato Rdb-Cub, che ha coordinato la manifestazione davanti alla Regione, sfociata anche in un blocco stradale, ha definito «deludente» l'esito dell'incontro con il vice presidente della Giunta, in cui non è emersa alcuna soluzione alla vertenza«. Secondo quanto riferiscono i sindacalisti, in seguito all' incontro »deludente« con Montino, un gruppo di lavoratori e familiari degli assistiti dal consorzio ha »occupato« per poche ore la sala Tevere della Regione. Un'azione di protesta terminata quando la delegazione avrebbe »ottenuto un incontro con il il presidente Marrazzo per il prossimo 14 maggio, a cui parteciperanno il anche il vice presidente Montino e l'assessore Tibaldi«.

ALITALIA: SABELLI, FIDUCIOSO SU SOLUZIONE PER ATITECH E AMS

(ANSA) - FIUMICINO (ROMA), 8 MAG - ''La responsabilita' di quando le cose non vanno bene, e' del management, e' nostra. Che poi ci siano molte motivazioni, inclusa quella che una certa fascia di tecnici manutentori abbia contribuito a crearci qualche problema, e' una verita'''. Cosi' l'amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, a proposito della puntualita' dei propri voli. ''Una situazione sulla quale stiamo lavorando in maniera seria per costruire una situazione sempre piu' di stabilita' e di serenita' - ha spiegato - e' la soluzione dei problemi legati ad ad Atitech e AMS. Personalmente sono moderatamente fiducioso su queste due operazioni, anzitutto perche' il commissario Fantozzi, con il supporto del Governo, sta individuando soluzioni imprenditoriali che sembrano solide e concrete. Da parte nostra, stiamo garantendo un flusso regolare di manutenzione degli aerei ad Atitech e dei motori ad AMS. Crediamo, quindi, nella prospettiva che queste iniziative imprenditoriali maturino e che diano la soluzione che tutti attendono''. Sul tema degli scioperi, e in particolare di quello dalle 12 alle 16 proclamato per venerdi' prossimo 15 maggio dalle organizzazioni autonome Cub Trasporti e Fast Confsal, Sabelli ha affermato che ''data la particolarita' del servizio che noi eroghiamo, il problema degli scioperi e' sempre sotto la lente e la verifica del Ministero dei Trasporti e della Commissione di garanzia: lasciamo a loro l'attenzione su questo aspetto. A noi, come stiamo facendo, spetta il compito di portare il piu' possibile distensione e serenita', di affrontare i problemi di merito e, naturalmente, di salvaguardare i diritti di tutti, anche quello di scioperare''.


8 maggio 2009 - Omniroma

XX SETTEMBRE, RDB-CUB:OCCUPATO IV DIPARTIMENTO MINISTERO ECONOMIA

(OMNIROMA) Roma, 08 mag - «È in corso la giornata di mobilitazione nazionale di tutti i dipendenti del ministero dell'Economia e Finanze sull'emergenza salariale e sulla destrutturazione del Mef, che vede iniziative di mobilitazione in tutte le sedi ministeriali. A Roma, dopo un presidio in via XX Settembre, si è svolta un'assemblea interna che ha visto la partecipazione di circa 1.000 lavoratori. Dopo un'ampia discussione sui tagli al salario e sulla chiusura degli uffici provinciali, i lavoratori hanno deliberato di chiedere un confronto con i vertici del Ministero, che per tutta risposta hanno dato ordine alla Guardia di Finanza di caricare i dipendenti in corteo. I lavoratori hanno comunque raggiunto il terzo piano dell'edificio, di cui al contempo erano stati chiusi tutti gli accessi, ed hanno occupato l'ufficio della delegata alla contrattazione sindacale. Attualmente circa 300 lavoratori stazionano al terzo piano, in attesa di ottenere un confronto con la responsabile dell'amministrazione». Lo comunica, in una nota, l'Rdb-Cub.

MEF, RDB-CUB: «TERMINATA OCCUPAZIONE IV DIPARTIMENTO»

(OMNIROMA) Roma, 08 mag - «I circa trecento lavoratori del ministero dell'Economia e Finanze che questa mattina, a seguito di un presidio e di una partecipatissima assemblea interna, avevano occupato il IV Dipartimento del Ministero di via XX Settembre, hanno posto fine all'iniziativa dopo aver incontrato la Delegata alla contrattazione sindacale». Lo comunica, in una nota. L'Rdb-Cub. «I lavoratori - prosegue la nota - hanno richiesto il pagamento immediato delle somme di salario accessorio già stanziate e disponibili ed un confronto vero sulla chiusura degli uffici provinciali. La delegata si è impegnata ad attivarsi in tempi brevissimi per mettere in pagamento le somme dovute e per convocare a breve le organizzazioni sindacali sul problema della chiusura degli uffici, chiusura che ha colto di sorpresa anche la dirigenza del Mef. La folta delegazione ha abbandonato gli uffici della delegata del ministro, annunciando di esser pronta a riprendere la mobilitazione qualora non venissero onorati gli impegni assunti. La Rdb-Cub sottolinea l'assenza della parte politica dell'Amministrazione, che non ha inteso incontrare i lavoratori rimanendo all'interno dei propri uffici, protetta da un folto cordone della Guardia di Finanza». «La giornata di oggi ha ripristinato degli spazi democratici che negli ultimi anni erano stati chiusi dall'amministrazione e dai sindacati concertativi - commenta Virgilio Gennaro, del Coordinamento Rdb-Cub Mef - e dimostra che è la lotta, e non la concertazione, a garantire la difesa dei diritti, del salario e della dignità dei lavoratori», conclude il rappresentante Rdb-Cub«.

EX ANNI VERDI, LAVORATORI RI.REI IN SCIOPERO PROTESTANO IN REGIONE

(OMNIROMA) Roma, 08 mag - «Basta precarietà stabilizziamo il personale», «I disabili vanno tutelati non sfruttati» e ancora «Ri.Rei vergogna, Regione Lazio ancora di più». Questi alcuni degli striscioni che un gruppo di familiari di pazienti assistiti nei centri gestiti da Ri.Rei e gli stessi lavoratori del consorzio hanno esibito questa mattina di fronte alla sede della Regione Lazio di via Colombo. Una giornata di sciopero di tutti i lavoratori ex «Anni Verdi» coordinato dal Rdb Cub ma anche una mobilitazione dei familiari dei pazienti che lamentano carenza assistenziale. «Non abbiamo più soldi per andare a lavoro, lo stipendio è un diritto l'assistenza: un obbligo» recita uno striscione, mentre alcuni degli operatori Ri.Rei indossano pettorine con scritto «Giù le mani dalla sanità». «Oggi siamo qui per chiedere un incontro con il governatore del Lazio Piero Marrazzo che non ci ha mai ricevuto, - ha detto Stefano Zecchetti, del coordinamento regionale Sanità Rdb Cub - la proposta che avanziamo è quella che vengano reinternalizzati presso le Asl territoriali di competenza servizi e lavoratori, che da 2 mesi e mezzo non percepiscono più lo stipendio. Questo - ha continuato - produrrebbe risparmio e garantirebbe assistenza e diritti per lavoratori». Ri.Rei è un consorzio nato dopo il fallimento di «Anni Verdi» e formato da 3 cooperative che gestiscono 5 centri di riabilitazione fisica e psichica tra Roma e Provincia.

RI.REI, RDB-CUB: «OCCUPATA SALA TEVERE REGIONE LAZIO»

(OMNIROMA) Roma, 08 mag - «Forte tensione al presidio dei lavoratori e dei familiari degli assistiti dei centri ex Anni Verdi. Dopo l'esito deludente dell'incontro con il vice Presidente Montino, in cui non è emersa alcuna soluzione alla vertenza, una delegazione ha occupato la sala Tevere. Gli occupanti chiedono di incontrare il presidente Marrazzo. Intanto prosegue la manifestazione davanti al Consiglio regionale». Lo comunica, in una nota, l'Rdb-Cub.

RI.REI, RDB-CUB: «TOLTA OCCUPAZIONE SALA TEVERE REGIONE»

(OMNIROMA) Roma, 08 mag - È terminata l'occupazione alla sala Tevere del Consiglio regionale del Lazio. La delegazione composta da sindacalisti Rdb, lavoratori e familiari degli assistiti dei centri ex Anni Verdi, ha ottenuto un incontro con il presidente Marrazzo per il prossimo 14 maggio, a cui parteciperanno il anche il vice presidente Montino e l'assessore Tibaldi«. Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub. »Ci auguriamo che a questo tavolo la Regione venga con una reale disponibilità al confronto - dichiara Pio Congi dalla Rdb-Cub - visto che le soluzioni prospettate sinora non sono idonee a risolvere la vertenza e rischiano di reiterare le stesse problematiche in cui oggi si dibattono i lavoratori e gli utenti dei centri. Lavoratori e familiari degli assistiti - conclude il rappresentante sindacale - vigileranno con noi su questa trattativa«. »Notevole l'adesione allo sciopero indetto per oggi dalla Rdb-Cub in tutti i centri - conclude la nota - dove già nei prossimi giorni riprenderanno le assemblee dei lavoratori«.

TRASPORTI, TRAMBUS: «IL 15 SCIOPERO INDETTO DA COBAS E CUB»

(OMNIROMA) Roma, 08 mag - «Venerdì 15 maggio le linee di trasporto pubblico gestite da Trambus spa potrebbero subire dei disservizi - dalle 8.30 alle 17 e dalle 20 fino al termine del servizio - a causa di uno sciopero nazionale di 24 ore proclamato dalla Confederazione Cobas, Slai Cobas, Sdl Intercategoriale e Cub per il rinnovo del CCNL autoferrotranvieri. La presente comunicazione è effettuata ai sensi e per gli effetti della legge 146/90, così come modificata dalla legge 83/2000 e dalla regolamentazione provvisoria della Commissione di Garanzia». Lo comunica, in una nota, Trambus.


8 maggio 2009 - Adnkronos

ROMA: 15 MAGGIO SCIOPERO TRAMBUS

Roma, 8 mag. - (Adnkronos) - Venerdì 15 maggio le linee di trasporto pubblico gestite da Trambus spa potrebbero subire dei disservizi dalle ore 8.30 alle ore 17.00 e dalle ore 20 fino al termine del servizio a causa di uno sciopero nazionale di 24 ore proclamato dalla Confederazione Cobas, Slai Cobas, Sdl Intercategoriale e Cub per il rinnovo del Ccnl autoferrotranvieri.


8 maggio 2009 - Dire

TRASPORTI. TRAMBUS: ANNUNCIATO SCIOPERO PER IL 15 MAGGIO
ASTENSIONE NAZIONALE INDETTA DA COBAS, SLAI COBAS, SDL E CUB

(DIRE) Roma, 8 mag. - Venerdi' 15 maggio le linee di trasporto pubblico gestite da Trambus Spa potrebbero subire dei disservizi -dalle 8.30 alle 17 e dalle 20 fino al termine del servizio- a causa di uno sciopero nazionale di 24 ore proclamato dalla Confederazione Cobas, Slai Cobas, Sdl Intercategoriale e Cub per il rinnovo del contratto nazionale autoferrotranvieri.

EX ANNI VERDI. RDB-CUB: OCCUPATA SALA TEVERE IN REGIONE

(DIRE) Roma, 8 mag. - "Forte tensione al presidio dei lavoratori e dei familiari degli assistiti dei centri ex Anni Verdi. Dopo l'esito deludente dell'incontro con il vice presidente Montino, in cui non e' emersa alcuna soluzione alla vertenza, una delegazione ha occupato la sala Tevere". Lo fa sapere una nota delle Rdb-Cub, precisando che "gli occupanti chiedono di incontrare il presidente Marrazzo". Intanto prosegue la manifestazione davanti al Consiglio regionale.

EX ANNI VERDI. RDB-CUB: TOLTA OCCUPAZIONE SALA REGIONE
"FISSATO INCONTRO CON MARRAZZO PER IL 14 MAGGIO"

(DIRE) Roma, 8 mag. - "E' terminata l'occupazione alla sala Tevere del Consiglio regionale del Lazio. La delegazione composta da sindacalisti Rdb, lavoratori e familiari degli assistiti dei centri ex Anni Verdi, ha ottenuto un incontro con il presidente Marrazzo per il 14 maggio, a cui parteciperanno anche il anche il vice presidente Montino e l'assessore Tibaldi". Lo fa sapere una nota delle Rdb-Cub. "Ci auguriamo che a questo tavolo la Regione venga con una reale disponibilita' al confronto- dichiara Pio Congi dalla Rdb-Cub- visto che le soluzioni prospettate sinora non sono idonee a risolvere la vertenza e rischiano di reiterare le stesse problematiche in cui oggi si dibattono i lavoratori e gli utenti dei centri. Lavoratori e familiari degli assistiti- conclude il rappresentante sindacale- vigileranno con noi su questa trattativa". "Notevole l'adesione allo sciopero indetto per oggi dalla Rdb-Cub in tutti i centri- conclude la nota- dove gia' nei prossimi giorni riprenderanno le assemblee dei lavoratori".


8 maggio 2009 - Apcom

Roma, manifestazione Rdb-Cub di fronte alla Regione
Sindacato chiede internalizzazione dei servizi 'ex anni verdi'

Roma, 8 mag. (Apcom) - Oltre 150 fra lavoratori e familiari degli assistiti hanno partecipato questa mattina a Roma al presidio davanti alla giunta regionale del Lazio, in concomitanza con lo sciopero indetto dalla RdB-CUB in tutti i centri ex anni Verdi gestiti dal consorzio Ri.Rei. Lo afferma in una nota il sindacato, spiegando che i manifestanti hanno sfilato lungo la strada che conduce all`ingresso della Regione fermandosi di fronte ai cancelli. Una delegazione è stata ricevuta dal vicepresidente, Esterino Montino. La RdB-CUB richiede l`internalizzazione definitiva del servizio presso le Asl di competenza ed è contraria "a qualsiasi ipotesi di spacchettamento dei servizi, che determinerebbe esuberi e licenziamenti, ed ogni accordo che non coinvolga i lavoratori e chi realmente li rappresenta".


8 maggio 2009 - Repubblica.it

Il ministro Brunetta ha annunciato il provvedimento come una rivoluzione copernicana. Ma i confederali e i rappresentanti di categoria si ribellano, sul metodo e sul merito
Cdm, passa decreto 'antifannulloni'. Ma i sindacati attaccano il governo

ROMA - Primo via libera oggi da parte del governo per le misure "per introdurre la meritocrazia" e "consentire la digitalizzazione della pubblica amministrazione". Ma il provvedimento, definito dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta "una rivoluzione copernicana al servizio del cittadino", è stato fortemente criticato dai sindacati, dai confederali ai Cobas ai rappresentanti della polizia. Stavolta Cgil, Cisl e Uil appaiono allineate nel contestare il contenuto del decreto legislativo, che comunque verrà adesso trasmesso alle parti sociali, attraverso il Cnel, alla Conferenza unificata e alle Commissioni parlamentari per il parere, e diventerà legge solo dopo questi passaggi e la definitiva approvazione in Consiglio dei ministri. Per il ministro Brunetta il decreto significa "trasparenza, valutazione, merito, nuovo tipo di contrattazione, azione collettiva nelle mani dei cittadini per controllare l'operato della pubblica amministrazione". Valutazione, contrattazione, dirigenza, class action, ha aggiunto, "sembrano cose lunari; invece sono legge dello Stato". Prima ancora che il contenuto, i sindacati contestano il metodo: la Cisl ha infatti invita il governo a "tornare indietro". "Siamo molto irritati per questa invasione di campo della politica che, su una partita come quella del pubblico impiego se la canta e se la suona" tuona il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale "le riforme nel lavoro e nel pubblico impiego si fanno attraverso discussioni trasparenti tra governo e sindacato: o Berlusconi torna indietro o noi protesteremo fortemente contro questa iniziativa arbitraria".Anche la Cgil ha denunciato la "totale" assenza di confronto non solo con il sindacato, ma anche con il sistema delle amministrazioni locali: "Nulla di nuovo da parte del ministro Brunetta, ma per quel che riguarda gli altri ministri federalisti?", ha rilevato il responsabile del dipartimento Settori pubblici, Michele Gentile, augurandosi che "ora tutti i sindacati, chiedano un confronto urgente, certo non in sede Cnel".
Più di merito le critiche di RdB-CUB, che ha quindi deciso l'avvio della mobilitazione di tutta la categoria attivando "immediatamente le procedure per la proclamazione di uno sciopero generale di tutto il pubblico impiego". "Con l'approvazione del decreto Legislativo in materia di efficienza della pubblica amministrazione il ministro Brunetta, coadiuvato dall'intero governo, decide l'ennesimo furto di salario, libertà sindacali e democrazia a danno dei dipendenti pubblici", afferma l'organizzazione sindacale.
Mentre i sindacati di polizia Siulp, Sap, Siap-Anfp, Silp-Cgil, Ugl ps, Consap, Coisp e Uilps, dicono insieme "No al tentativo del ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, di limitare il nostro ruolo", e criticano in dettaglio la decurtazione dei salari e l'erosione dei diritti acquisiti dei poliziotti.


8 maggio 2009 - Civonline

Ri.Rei, tensioni durante il presidio dei lavoratori
S. Marinella. Stamattina ennesima protesta sotto la sede della Regione Lazio. Fissato per il 14 maggio un incontro con il presidente Marrazzo. Oltre 150 fra dipendenti, familiari e sindacati hanno sfilato lungo la strada. Montino: «Internalizzare il servizio è una proposta che per noi non va bene». I manifestanti hanno dunque occupato la sala Tevere

S. MARINELLA - Forte tensione stamane al presidio dei lavoratori e dei familiari degli assistiti dei centri ex Anni verdi. Una delegazione composta da sindacalisti RdB, lavoratori e familiari degli assistiti dei centri ex Anni Verdi, ha ottenuto un incontro con il presidente Marrazzo per il prossimo 14 maggio, a cui parteciperanno anche il vicepresidente Montino e l’assessore Tibaldi. L’incontro è stato fissato a seguito della manifestazione di oltre 150 fra dipendenti e familiari degli assistiti dei centri Ri.Rei. che a fronte del mancato pagamento degli stipendi, hanno partecipato ieri mattina a Roma ad una manifestazione davanti alla giunta regionale del Lazio, svoltasi in concomitanza con lo sciopero dell’intera giornata indetto dalla RdB-Cub in tutti i centri. I manifestanti hanno sfilato lungo la strada che conduce all’ingresso della Regione assiepandosi poi di fronte ai cancelli. Momenti di agitazione per l’intolleranza di un automobilista, che ha cercato di fare breccia nelle fila dei manifestanti. Una delegazione è stata ricevuta dal vicepresidente Montino il quale ha detto: «C’è una tensione enorme in alcuni centri del consorzio, loro chiedono di internalizzare, ma è una proposta che per noi non va bene. Non è che abbiamo una contrarietà di principio, ma è impossibile visto che non riusciamo neanche a farci dare le deroghe dal governo per le sale operatorie, ne abbiamo chieste 350 e ancora siamo appesi. Stando con i piedi per terra e cercando di dare una risposta seria alla qualità di prestazione per le persone malate dobbiamo creare le condizioni perché si faccia un lavoro caso per caso, trovando le giuste soluzioni per ogni centro». Dopo l’esito deludente dell’incontro, alcuni dipendenti e genitori, tra cui Angelamaria Contona dei ‘‘Genitori Utenti disabili’’, hanno occupato la sala Tevere della Regione. Poi hanno ottenuto per il 14 l’incontro con Marrazzo. «Ci auguriamo la Regione venga con una disponibilità al confronto – dichiara Pio Congi dalla RdB-Cub - visto che le soluzioni prospettate non sono idonee a risolvere la vertenza». Vicino ai lavoratori anche Robilotta.(ADA)


8 maggio 2009 - EPolis Roma

La rivolta. La donna, 49 anni, è stata trovata impiccata
nel Centro di identificazione. Era in Italia dagli anni '90
Tunisina suicida a Ponte Galeria monta la rabbia delle immigrate
Sciopero della fame di 140 detenute. La compagna di cella: "Ci aveva già provato"
di Fabrizio Tanzilli

Roma - Era da dieci anni in Italia e ieri doveva essere rimpatriata nel suo paese d'origine. M.M., una donna tunisina di 49 anni, non sopportando l'idea dell'espulsione, si è impiccata con una maglietta appesa alla doccia di un bagno. Nel 2004 era stata arrestata per spaccio di droga e dal 24 aprile era ospite del Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, presso il quale aveva finito di scontare una pena di 5 anni e tre mesi. È stato il medico della Croce Rossa, alle 6.45, a rinvenire il cadavere nella sua cella. «Aveva già tentato di togliersi la vita poche ore prima - ha confessato Z., sua compagna di cella - per due volte, durante la notte sono riuscita a fermarla, poi mi sono addormentata e M., al terzo tentativo è riuscita a suicidarsi». Increduli, di fronte a un gesto del genere, gli operatori della Croce Rossa, che dichiarano di non aver mai avuto il sentore di un malessere così profondo. Ma Z., dopo aver raccontato quanto accaduto, punto il dito proprio contro la Cri: «Ho avvertito i medici più volte, ma nessuno è intervenuto. E quando M. è morta hanno lasciato qui il suo cadavere nella cella con me per alcune ore, disinteressandosene». Dettagli di una tragedia annunciata che hanno fatto scattare la rivolta all'interno del Cie. Le 140 donne rinchiuse nel centro hanno cominciato uno sciopero della fame. E la protesta sta arrivando anche al padiglione maschile, dove molti uomini hanno smesso di mangiare. Inevitabile la bagarre politica e la polemica nei confronti dei provvedimenti contro gli stranieri voluti dalla Lega e ritenuti, in particolare dalla sinistra, discriminatori e con risvolti di carattere razzista. «Non c'è bisogno di parole per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il Governo si appresta a far approvare dal Parlamento, purtroppo parlano i fatti - dichiara Aboubakar Soumahoro, responsabile della RdB-Cub Immigrati - La Lega ha preteso la fiducia su norme che negano a donne, bambini e uomini i più elementari diritti». Non meno importante la questione delle condizioni di queste strutture: luoghi spesso affollati all'inverosimile, dove le famiglie appena arrivate vengono divise nei settori maschili e femminili e, nonostante il lavoro degli operatori, la vivibilità è difficile. «Il vero problema - afferma il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - è che i Cie sono sempre meno centri di accoglienza e sempre più centri di reclusione mascherata». Di tutt'altro avviso Fabrizio Santori, presidente della commissione Sicurezza del Comune di Roma, secondo il quale l'opposizione sta solo strumentalizzando la vicenda. «Affermare che il decesso sia sopraggiunto in seguito a un malessere per le condizioni del Cie è fuori luogo, perchè dà per certa la conoscenza da parte di chi accusa delle motivazioni della vittima. In realtà questo palesa una chiara volontà di attaccare gratuitamente la maggioranza.


8 maggio 2009 - Uno notizie

PUBBLICO IMPIEGO
Giornata di mobilitazione nazionale di tutti i lavoratori del MEF. Presidio a Roma dalle ore 10
Presidio a Roma sotto la sede di Via XX Settembre 97 - ore 10.00

ROMA (UnoNotizie.it) - Venerdì 8 maggio la RdB-CUB Pubblico Impiego ha indetto una giornata di mobilitazione nazionale di tutti i lavoratori del Ministero dell'Economia e delle Finanze sull'emergenza salariale e sulla destrutturazione del MEF.A Roma si terrà un presidio davanti alla sede ministeriale di via XX Settembre, a cui seguirà un'assemblea dei lavoratori in servizio presso gli uffici di Roma nel cortile centrale del Ministero; altre iniziative di mobilitazione sono state indette nelle diverse sedi periferiche del MEF.Il Decreto Legge n. 39 del 28 aprile 2009, insieme al meritorio intento di affrontare la ricostruzione e le difficoltà delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo, vede inserito un dispositivo per la chiusura di 40 Dipartimenti Provinciali del Tesoro e 40 Ragionerie Provinciali dello Stato, interessando circa 1.800 dipendenti. "Il risultato, che nulla a che vedere con l'emergenza Abruzzo, sarà quello del progressivo ritiro dello Stato dal territorio e della perdita di posti di lavoro - spiega Virgilio Gennaro, del Coordinamento RdB-CUB MEF - un processo ugualmente perseguito dai governi di centro-sinistra e di centro-destra, che ora sta subendo una forte accelerazione". "Questa operazione - prosegue Gennaro - avviene in contemporanea con la sottrazione ai lavoratori del ministero di sostanziose quantità di salario, che negli ultimi tre anni il ministero ha scippato (da ultima circa 46 milioni del salario accessorio relativo al 2008) per un totale che sfiora i 100 milioni di Euro. Il risultato è che i dipendenti del ministero dell'Economia e delle Finanze sono in credito nei confronti dell'Amministrazione di circa 5.000 Euro lordi pro capite, che su una retribuzione media di circa 21.000 Euro lordi annui, e per effetto della crisi, pesano enormemente sulle tasche dei lavoratori". "L'attacco al salario dei lavoratori è funzionale all'indebolimento della loro resistenza allo smantellamento dei servizi pubblici. Contro questa strategia che penalizza i lavoratori e gli utenti la RdB/CUB darà domani una prima risposta di mobilitazione", conclude Gennaro.


8 maggio 2009 - La Nazione

RDB COMUNE
«La rottamazione dei dirigenti»

Firenze - «ECCO l'ultimo regalo di una giunta arrivata alla conclusione del mandato: una nuova rottamazione' per l'uscita di un dirigente per quasi 100 mila euro, l'equivalente ad un terzo della cifra stanziata per il rinnovo contrattuale dei restanti 5.000 dipendenti, oppure l'equivalente di quattro anni di stipendio di un impiegato di categoria C, che manda quotidianamente avanti la macchina comunale». Lo affermano in una nota le Rdb-Cub del pubblico impiego del Comune di Firenze. «E' veramente buffo - spiegano i rappresentanti sindacali di base - che ieri abbiamo fatto l'assemblea per il rinnovo del contratto decentrato, centellinando i 50 o 100 euro di aumento annuali, mentre per la casta dei politici e dei burocrati della pubblica amministrazione è sempre Befana».


8 maggio 2009 - Tuscia web

Viterbo - Lino Rocchi "spara" sulla Provincia
Rdb: "Cari amministratori la misura è davvero colma"

Riceviamo e pubblichiamo - Esprime delusione, sconcerto e rabbia, Lino Rocchi della federazione Rdb di Viterbo, dopo l’incontro dei giorni scorsi con il Direttore generale della Provincia di Viterbo Dottarelli, prima ci spiega che le spese del personale, sono in grado di dissestare il bilancio della Provincia per cui, per rimanere nei parametri nazionali, è necessario ridurre gli stipendi ai lavoratori precari, poi, sempre più voci ci riferiscono che siano state assunte ulteriori tre unità di interinali. Questi giovani, che da anni lavorano per meno di mille euro, ricattati dal loro essere precari, devono oggi pagare le follie del sistema politico, oltre al danno anche la beffa. Non è più tollerabile questa vicenda! Lo abbiamo detto varie volte ma oggi diventa un obiettivo di lavoro: azzerare gli sprechi della classe politica. Perché consentire ai fiduciari politici degli assessori stipendi più alti di almeno un terzo rispetto a qualsiasi dipendente di ruolo pari grado? Il Direttore generale non trova qualche grave contraddizione logica e politica tra l’operare i tagli e garantire a se e agli altri l’inamovibilità delle proprie entrate? In tempi di crisi anche il giocatore del milan Gattuso, ha proposto di auto-ridursi lo stipendio, ma una tale sensibilità non trova risconto negli Amministratori locali. Anche con i consulenti non si scherza, questa provincia paga ai molti, troppi secondo noi, consulenti cifre di tutto rispetto, (trenta- quarantamila euro annui), per svolgere attività che tranquillamente potrebbero essere svolte con professionalità, (lavoratori), interne e che comunque ribadiamo hanno un reddito di 20/25.000 euro lorde l’anno. C’è qualcosa che non torna, appare sempre più evidente uno spostamento delle risorse dai servizi istituzionali, in sofferenza per carenza di risorse umane, verso gli apparati utili alla politica nella sua più larga accezione. Poi è evidente se si raschia improvvidamente il fondo del barile, anche quei pochi spazi consentiti dalle normative per assumere dall’esterno o per bandire concorsi interni non trovano alcun margine economico. Noi della Rdb riteniamo che la misura sia colma, tra il personale sicuramente, tra i cittadini non sappiamo, ma certo che se questi riflettessero su come vengono spesi i loro soldi qualche problemino potrebbe sorgere. Ci piacerebbe essere sorpresi, piacevolmente sorpresi da una Giunta che, con autorevolezza, potesse essere capace di dare indirizzi di morigeratezza nelle spese. Ne è in grado?
Lino Rocchi - Federazione Rdb Cub Viterbo


8 maggio 2009 - Il Giorno

Di nuovo al telefono, da precarie
Offrono consulenze gratuite a chi «condivide il nostro destino»
LE EX CENTRALINISTE DELL'AZIENDA OSPEDALIERA
di SILVIA VIGNATI

LEGNANO - «MA COS'È questa novità? E io che pensavo fosse chiusa la vicenda». Carla Dotti si definisce «imbarazzata». Il direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Legnano ha saputo che le ex operatrici del call center del Civile, disoccupate, hanno accettato una nuova iniziativa delle Rappresentanze di base (Rdb): il "telefono precario", il primo call center autogestito destinato ai lavoratori precari. Al call center, che si trova alla sede milanese dalla RdB-Cub, ci si potrà rivolgere utilizzando il numero verde 800.03.42.35. Il call center non vende merci: dall'altra parte del filo telefonico rispondono precari. Danno informazioni su contratti a termine, e consulenza legale e sindacale. Insieme ad avvocati e sindacalisti, studiano forme di rappresentanza e piattaforme rivendicative. ALCUNE delle undici donne, a turno e volontariamente, si recheranno a Milano per dar vita così a un altro tipo di call center. C'è anche il sito www.telefonoprecario.it, nel quale (oltre alle consulenze) si possono raccontare le proprie storie, e pagine su facebook (telefono precario), in cui si chiede a tutti i precari della Rete di unirsi, per creare un nuovo «sciopero del futuro». «Solo nella giornata di ieri abbiamo registrato 1.500 contatti su Facebook - commenta Riccardo Germani, sindacalista Rdb -. Al numero verde ci hanno chiamato precari da Milano, Bergamo, e Bologna, sfruttati nei call center, nella pubblica amministrazione e nelle imprese di pulizie all'interno delle scuole». Da dove nasce lo stupore del direttore generale, dunque? Come si ricorderà, nella vicenda delle ex centraliniste era intervenuto l'europarlamentare Vittorio Agnoletto, che era riuscito a "strappare" una proposta all'Azienda. «Stante una situazione drammatica come la perdita del lavoro delle 11 ex operatrici, abbiamo ottenuto una "riduzione del danno" - aveva spiegato -. Le donne potranno frequentare un corso per riqualificarsi come oss, operatrici sociosanitarie. Durerà dieci mesi, sarà pagato dalla Regione, e vedrà un rimborso mensile di 300 euro alle frequentanti. Forse non è la soluzione che si aspettavano le ragazze, ma è meglio di nulla. Tutta la vicenda ha comunque messo a nudo il vero volto delle agenzie interinali». MA AL TERMINE del corso, le Nostre potranno finalmente lavorare, quello che chiedono da mesi? «Ma certo - risponde Carla Dotti -. La necessità di personale sociosanitario è reale, anche all'interno del Civile. E io mi sono impegnata affinché il corso si faccia qui, a Legnano, l'inizio sarà fine mese. Abbiamo messo a disposizione la logistica, l'aula, sfruttando al meglio l'offerta della Regione. E adesso vengo a sapere del telefono precario». Quante di loro faranno il corso? «Tre, quattro», conclude Germani.

«Team service» Tira aria di sciopero alla casa di riposo

TIRANO - «SCIOPERO». Questa la volontà delle lavoratrici della cooperativa sociale "Team service" che operano nella casa di riposo di Tirano. Dalle 14.30 del 13 maggio e fino al 15 maggio si terrà un presidio permanente nei pressi dell'ente tiranese. «Dovendo constatare hanno dichiarato, usando parole di fuoco, le Rappresentanze sindacali di base, aderenti alla Confederazione unitaria di base (Rdb-Cub) - che tutte le iniziative messe in atto da questa organizzazione sindacale per fermare l'attività intimidatoria e punitiva che la cooperativa Team service sta attuando dall'inizio dell'anno nei confronti delle lavoratrici, in particolare a quelle iscritte alla Rdb-Cub, non hanno ottenuto alcun esito, anzi, la situazione col passare del tempo è diventata ancor più insostenibile, ci vediamo costretti ad avviare un percorso di lotta». «Abbiamo, anche in considerazione del ruolo sociale cui sono chiamate le lavoratrici e al disagio che poteva sorgere nei confronti dei degenti della struttura, cercato di risolvere la vertenza coinvolgendo vari organismi istituzionali quali prefetto, sindaco di Tirano e altri; purtroppo l'iniziativa, oltre a non avere portato alcun esito positivo, ha fatto scaturire ulteriore accanimento da parte della cooperativa nei confronti delle stesse».(L.P.)

Dipendenti fuori dall'ex psichiatrico «Non possiamo garantire assistenza»
CODOGNO IERI LA PROTESTA IN VIA GANDOLFI

CODOGNO - UNA STRUTTURA «dormitorio» dove i progetti dell'Asl non si sono mai concretizzati e dove la penuria e la precarietà di buona parte del personale rischiano di mettere a repentaglio l'intera organizzazione del servizio. Ieri pomeriggio all'esterno dell'ex psichiatrico femminile di viale Gandolfi, la Funzione Publica Cgil ha organizzato, con l'appoggio anche dello Slai Cobas e dell'Rdb, un sit in di protesta per sottolineare una serie di magagne di natura organizzativa. «Mancano spazi. La struttura è un parallelepipido dove le anziane non si muovono più - spiegano Andrea Grazioli e Giovanni Bricchi (Fp Cgil) -. Il personale è poco e nemmeno sufficiente per accompagnarle fuori. I dipendenti sono quasi per il 50 per cento precari e questo non aiuta una continuità nell'assistenza». Ora, denuncia anche lo Slai Cobas, allo scadere di due contratti a termine di altrettanti infermieri, la direzione li ha sostituiti con due operatori con qualifica inferiore. «Tutto questo stravolge i turni di lavoro».(M.B.)


8 maggio 2009 - Il Giornale di Brescia

Roma: tunisina si suicida dentro il centro espulsioni

ROMA - Non voleva tornare nel suo paese perché si vergognava di esservi riportata perché finita in prigione per spaccio di droga. Potrebbe essere questo il motivo del suicidio di una donna tunisina di 49 anni trovata morta ieri nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma.
La donna, in Italia da dieci anni, ieri avrebbe dovuto ricevere il decreto di espulsione per poi essere messa in un aereo e portata in Tunisia. «Piuttosto che tornare nel mio Paese mi ammazzo. Mi vergogno troppo per quello che mi è successo», avrebbe confidato la donna che nel marzo scorso era uscita dal carcere di Rebibbia. Ieri la triste scoperta: la donna si era impiccata con un maglietta nel bagno della sua stanza.
Il suicidio avvenuto a Ponte Galeria ha innescato polemiche. Per il garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni «sono sempre più centri di reclusione mascherata» mentre per il responsabile della Rdb Cub immigrati Aboubakar Soumahoro «non c’è bisogno di parole per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il governo si appresta, parlano i fatti». Di diverso avviso il presidente della commissione sicurezza del Comune di Roma Fabrizio Santori: «Il centrosinistra sta cogliendo a pretesto un evento luttuoso per architettare una polemica stucchevole».


8 maggio 2009 - La Repubblica

E nel Cie di Ponte Galeria si uccide una tunisina

ROMA - Non voleva tornare nel suo paese, si vergognava di essere stata in prigione per spaccio. Forse per questo si è tolta la vita, impiccandosi nel bagno della sua stanza, nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria alla periferia di Roma. È morta così M. M., tunisina di 49 anni: era in Italia da dieci anni e ieri avrebbe dovuto ricevere il decreto di espulsione e poi essere messa in un aereo per la Tunisia.
Alle compagne di stanza la donna, che era uscita a marzo dal carcere di Rebibbia, avrebbe confidato: «Piuttosto che tornare nel mio Paese mi ammazzo. Mi vergogno per quello che mi è successo». Ora nel centro crescono le proteste e alcune detenute hanno iniziato lo sciopero della fame.
Nel 2001 la donna aveva ricevuto un decreto di espulsione. Fermata più volte e denunciata, nel 2004 era stata arrestata per scontare una pena cumulativa di 5 anni e tre mesi. Era stata portata a Ponte Galeria il 24 aprile scorso perché non aveva rispettato il decreto di espulsione e da allora era partito l´iter per il suo espatrio. Nello stesso Cie, che ospita 221 immigrati, un mese fa un algerino di 40 anni era morto per cause naturali.
Il suicidio della tunisina ha innescato le polemiche. Per il garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Marroni, «sono sempre più centri di reclusione mascherata» mentre per il responsabile della Rdb Cub immigrati, Aboubakar Soumahoro, «non c´è bisogno di parole per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il governo si appresta, parlano i fatti».(p.co.)


8 maggio 2009 - Il Cittadino

Il sindacato scende in campo: «Vogliamo solo lavorare in un modo dignitoso»
Presidio Cgil all’ex psichiatrico Sale la protesta dei dipendenti

Codogno - «Non se ne può davvero più. Siamo nel pieno di un caos organizzativo che penalizza il personale e certo non fa bene alle pazienti». A dirlo ieri è stato Gianni Grazioli, sindacalista Cgil. Ma le stesse considerazioni erano anche di Giovanni Bricchi, segretario Cgil funzione pubblica, e pure di Luca Beretta (Slai Cobas) e di Giorgio Premoli (Rdb). Ieri pomeriggio era questa la denuncia comune al presidio sindacale organizzato dalla Cgil davanti alla Rsa di viale Gandolfi, ex succursale psichiatrica di Codogno. Diversi i dipendenti della Rsa partecipanti al presidio, espliciti gli slogan di protesta affissi all’entrata. Uno su tutti: «Non chiediamo la luna: solo il diritto di lavorare dignitosamente». «Siamo arrivati ad un punto di non ritorno - questa la denuncia di Grazioli -. In Rsa regna ormai un caos organizzativo che mette in discussione pure i diritti elementari dei lavoratori. Strozzata dalle poche risorse e dalle insufficienze di personale, questa struttura vive in uno stato di perenne emergenza». I problemi denunciati sono numerosi: caos nelle turnazioni di lavoro, personale continuamente spostato nei reparti senza alcuna organizzazione, alto livello di addetti precari, impossibilità per i lavoratori di gestire ferie e permessi. In simili condizioni, lavorare diventa ogni giorno un’impresa. E a farne le spese è soprattutto la continuità di quel fondamentale rapporto paziente-operatore, «che in queste condizioni è impossibile creare - si è denunciato ieri -. Eppure questo rapporto è essenziale proprio in queste strutture, dove si trovano ospiti istituzionalizzate da tempo immemorabile». Le stesse che, secondo i sindacati, meriterebbero di più. «L’assistenza personale e sanitaria è garantita, questo è fuori di dubbio - così Grazioli -. A mancare però è tutto il resto: questa struttura è ormai diventata un dormitorio con pochissimi spazi a disposizione delle ospiti, che invece meriterebbero più spazi ed interventi di maggiore umanizzazione». In questo contesto ecco la denuncia Slai Cobas: «Per 53 ospiti, il personale ricreativo consiste in una animatrice assunta tramite cooperativa a 30 ore settimanali e in una educatrice». Contrari all’ipotesi di una privatizzazione della struttura, i sindacati chiederanno un incontro urgente con il direttore generale Asl Germano Pellegatta. «In discussione ci saranno tutte queste problematiche- così è stato concluso ieri- Quel che rivendichiamo è una radicale inversione di rotta nei criteri di gestione della Rsa».(L.L.)


8 maggio 2009 - Libertà

«L'ex psichiatrico femminile ormai è diventato un dormitorio»

Codogno - (ms) Sit in dei lavoratori dell'ex psichiatrico femminile di viale Gandolfi. Ieri pomeriggio i sindacati funzione pubblica Cgil, Rdb e Slai Cobas, in rappresentanza dei circa 40 dipendenti della struttura che ospita 53 degenti psico-geriatriche, hanno promosso una mobilitazione con cartelli e bandiere. Poche risorse, personale insufficiente con il taglio degli infermieri ed il mantenimento del livello dei precari sono le magagne evidenziate dai sindacati. «I progetti di trasformare l'ex psichiatrico in un fiore all'occhiello sono naufragati - hanno spiegato Andrea Grazioli e Giovanni Bricchi (Fp Cgil) -. La struttura è un semplice dormitorio per le utenti che non hanno a disposizione alcun servizio».


8 maggio 2009 - La Provincia di Cremona

IN UN CENTRO DI IDENTIFICAZIONE DI ROMA. OGGI SAREBBE STATA ESPULSA DALL’ITALIA
Tunisina si toglie la vita per non tornare in patria
di Marialuisa di Tullio

ROMA — Non voleva tornare nel suo Paese perché si vergognava di esservi riportata perché finita in prigione per spaccio di droga. Potrebbe essere questo il motivo del suicidio di una donna tunisina di 49 anni trovata morta ieri nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria alla periferia di Roma. La donna, in Italia da dieci anni, ieri avrebbe dovuto ricevere il decreto di espulsione per poi essere messa in un aereo e portata in Tunisia. «Piuttosto che tornare nel mio Paese mi ammazzo. Mi vergogno troppo per quello che mi è successo», avrebbe confidato la donna che nel marzo scorso era uscita dal carcere di Rebibbia, alle compagne di stanza che, preoccupate per il suo stato d'animo, l’avevano confortata fino a notte fonda prima di addormentasi. Ieri la triste scoperta: la donna si era impiccata nel bagno della sua stanza. A Roma dal 1999, secondo quanto appurato dalla polizia, la donna nel 2001 era destinataria di un decreto di espulsione. Più volte era stata fermata, fornendo nomi diversi, e denunciata fino a quando nel 2004 era stata arrestata per scontare una pena cumulativa di 5 anni e tre mesi. Era stata portata a Ponte Galeria il 24 aprile scorso perchè non aveva rispettato il decreto di espulsione. Da quel giorno era partito l'iter per il suo espatrio. Sempre nel Cie di Ponte Galeria, che si trova in aperta campagna ed ospita 221 immigrati, 137 uomini e 84 donne, soltanto un mese fa un algerino di 40 anni era morto per cause naturali. Il suicidio avvenuto a Ponte Galeria ha innescato una polemica sui questi centri. Per il garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni «sono sempre più centri di reclusione mascherata» mentre per il responsabile della Rdb Cub immigrati Aboubakar Soumahoro «non c'è bisogno di parole per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il governo si appresta, parlano i fatti». Di diverso avviso il presidente della commissione sicurezza del Comune di Roma Fabrizio Santori: «Il centrosinistra sta cogliendo a pretesto un evento luttuoso per architettare una polemica stucchevole sui provvedimenti di sicurezza».


8 maggio 2009 - Tribuna Treviso/Nuova Venezia, Sardegna, Ferrara/Provincia Pavese/Gazzetta di Reggio, Mantova, Modena/Città di Salerno/Centro/ Corriere Alpi/Trentino/Tirreno/Mattino di Padova/Alto Adige

Alla vigilia del rimpatrio
«Mi vergogno troppo» Tunisina s’impicca nel centro immigrati

ROMA - Non voleva tornare nel suo paese perché si vergognava di esservi riportata perché finita in prigione per spaccio di droga. Potrebbe essere questo il motivo del suicidio di una donna tunisina di 49 anni trovata morta ieri nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. La donna, in Italia da dieci anni, ieri avrebbe dovuto ricevere il decreto di espulsione per poi essere messa in un aereo e portata in Tunisia. «Piuttosto che tornare nel mio Paese mi ammazzo. Mi vergogno troppo per quello che mi è successo», avrebbe confidato alle compagne di stanza.
Ieri mattina la triste scoperta: la donna si era impiccata con un maglietta nel bagno della sua stanza. A Roma dal 1999, secondo quanto appurato dalla polizia, la donna nel 2001 era destinataria di un decreto di espulsione. Più volte fermata e denunciata, nel 2004 era stata arrestata per scontare una pena cumulativa di 5 anni e tre mesi. Era stata portata a Ponte Galeria il 24 aprile scorso perché non aveva rispettato il decreto di espulsione. Da quel giorno era partito l’iter per il suo espatrio.
L’episodio riaccende la polemica sui Cie. Per il garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni «sono sempre più centri di reclusione mascherata» mentre per il responsabile della Rdb Cub immigrati Aboubakar Soumahoro «non c’è bisogno di parole per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il governo si appresta a varare, parlano i fatti».


8 maggio 2009 - Corriere della Sera

La storia Vittima una donna tunisina, dal 24 aprile era ospitata nella struttura di Ponte Galeria
Si uccide nel Centro a poche ore dal rimpatrio
di Rinaldo Frignani

ROMA — Si è uccisa poche ore prima di essere rimpatriata con un volo in partenza da Fiumicino per la Tunisia. All’alba di ieri Mamuni M., 49 anni, dal 24 aprile scorso ospite del Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, è stata trovata impiccata alla doccia della sua stanza. Inutili i soccorsi delle altre immigrate e della Croce Rossa. «Un gesto di cui nessuno aveva avuto sentore, nemmeno le sue compagne di camera — ha spiegato il direttore del Comitato provinciale della Cri, Claudio Iocchi —. Del resto non aveva mai dato segnali in tal senso, né era stata sottoposta a cure farmacologiche o psicologiche». Diversa la ricostruzione delle immigrate che dormivano con lei e che avevano raccolto il suo sfogo: «Piuttosto che tornare nel mio Paese mi ammazzo. Mi vergogno troppo per quello che è successo». «Mercoledì notte — ha raccontato Z., compagna di stanza di Mamuni — lei ha tentato di uccidersi due volte, ma io l’ho fermata. Ho avvertito la Croce Rossa ma nessuno ha fatto niente». Versione che gli operatori del centro smentiscono con decisione.
Sulla scheda medica della tunisina c’è scritto che soffriva di bronchite cronica, su quella giudiziaria molto di più: a Roma dal ’99, clandestina dal 2001, l’extracomunitaria aveva precedenti per droga, furto, rapina e inottemperanza ai decreti di espulsione. Nel 2004 era stata condannata a 5 anni e 3 mesi di carcere per traffico di stupefacenti. Aveva finito di scontare la pena a Rebibbia il 17 marzo scorso, poi il trasferimento a Ponte Galeria per la nuova espulsione, convalidata il 27 aprile dal giudice di pace.
La fine di Mamuni ha riacceso le polemiche sui Cie. Il Pd Lazio insorge: «Sono luoghi dove la permanenza è di natura coercitiva». Per la Rdb-Cub Immigrati «sono dei lager». «Provo vergogna per il mio Paese», è l’amaro commento dell’assessore regionale alla Cultura Giulia Rodano. Mentre per il Garante dei diritti dei detenuti nel Lazio, Angiolo Marroni, «i Cie sono sempre meno centri di accoglienza e sempre più centri di reclusione mascherata ». Il Pdl contrattacca: «No alle strumentalizzazioni, il centrosinistra usa un lutto come pretesto per architettare una polemica stucchevole». E sempre da Ponte Galeria è stata rimpatriata la prima prostituta comunitaria. Una romena di 26 anni, fermata dalla polizia in base all’ordinanza anti-lucciole del sindaco Gianni Alemanno.


8 maggio 2009 - Il Gazzettino

Tunisina espulsa per droga si uccide per la vergogna

ROMA - Non voleva tornare in Tunisia: si vergognava di esservi riportata perché finita in prigione per spaccio. Sarebbe questo il motivo del suicidio di una 49enne trovata morta ieri a Roma. La donna, in Italia da 10 anni, avrebbe dovuto ricevere il decreto di espulsione per poi essere messa in un aereo e portata in Tunisia. «Piuttosto che tornare nel mio Paese mi ammazzo. Mi vergogno troppo» avrebbe confidato dopo l’uscita dal carcere di Rebibbia. Ieri si è impiccata con un maglietta nel bagno della sua stanza. Più volte era stata fermata, fornendo nomi diversi, e denunciata fino a quando nel 2004 era stata arrestata per una pena cumulativa di 5 anni. Il suicidio ha innescato una polemica sui centri di identificazione. Per il garante dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni «sono sempre più centri di reclusione mascherata» mentre il Cub immigrati «denuncia la barbarie delle nuove leggi». Di diverso avviso il presidente della commissione sicurezza di Roma Fabrizio Santori: «Il centrosinistra coglie a pretesto un lutto per architettare polemiche stucchevoli sulla sicurezza».


8 maggio 2009 - Corriere del Veneto

Via Puglie, i quattro lavoratori non sono più «invisibili»: avranno i loro stipendi
La ditta che si era aggiudicata i lavori pagherà, ma qualcuno si era già preso i soldi

VERONA — A volte basta un ponteggio montato, per non essere più un «invisibile». Loro, che lo sono stati per mesi, a quel ponteggio si sono aggrappati, nel senso che non lo hanno smontato.
E sono emersi, con tutti i loro diritti che qualcuno, più onesto di altri, ha riconosciuto.
Riceveranno tutti i soldi che avanzano per il loro lavoro i quattro operai che l’altro giorno hanno fermato il cantiere del caseggiato di via Puglie 7, al Chievo.
Dopo mesi di mancati pagamenti dalla ditta che aveva avuto in subappalto l’opera di rifacimento del tetto e di tinteggiatura del caseggiato, i quattro muratori - un italiano e tre stranieri - si sono rivolti al sindacato Adl - associazione difesa lavoratori - Cobas.
Il legale Roberto Malesani ha parlato con l’azienda che per prima di era accapparrata i lavori. Aveva regolarmente versato quanto doveva all’altra azienda. Loro, gli operi, però, non hanno visto un euro. Ieri la Caloi Giampaolo che aveva dato in subappalto il cantiere pagando regolarmente per gli stipendi degli operai, si è presa l’onere di versare ai quattro quanto dovuto. «Alla Caloi - ha detto l’avvocato Malesani - si sono comportati bene e si sono assunti obblighi di altri». E tra qualche giorno in via Puglie i ponteggi verranno smontati.(An.Pe.)


8 maggio 2009 - Il Messaggero

Roma. L’idea di dover tornare nel Paese d’origine...

Roma - L’idea di dover tornare nel Paese d’origine, dove non aveva né casa né famiglia, l’ha portata alla disperazione. Una tunisina di 49 anni, in Italia da una decina, si è suicidata nel Centro Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria poche ore prima di essere imbarcata su un aereo da Fiumicino per il Nord-Africa. La donna, Mabrouka Mimouni, scarcerata alcune settimane fa da Rebibbia dove aveva scontato una condanna per spaccio di stupefacenti, il 24 aprile era stata portata all’Ufficio Immigrazione della Questura dagli agenti del commissariato San Basilio. La clandestina, colpita fin dal 2001 da un ordine di espulsione mai ottemperato, era stata trattenuta. Il provvedimento era stato convalidato dal Giudice di Pace e la partenza definitiva era prevista per ieri mattina. Ma l’immigrata, nel corso della notte, si è impiccata al montante della doccia usando una maglietta.
Mercoledì Mabrouka era riuscita a parlare con un avvocato, Cristina Durigon, che spesso si occupa di immigrati, chiedendole aiuto. Alle compagne aveva anche detto di vergognarsi a tornare in Tunisia dopo una condanna per droga. «Era disperata racconta il legale In Tunisia non aveva nulla: né casa, né famiglia, né qualcuno a cui rivolgersi. Non sapeva proprio dove andare e voleva ricominciare a farsi una vita qui. Prima della condanna, aveva lavorato in un vivaio. Ma invece è stata mandata al Centro di Espulsione e un giudice ha convalidato il provvedimento. Ho visto gli atti solo per qualche ora e credo che il provvedimento avesse diversi vizi formali che avrei potuto far valere. Questa vicenda deve farci riflettere. La magistratura e le forze dell’ordine dovrebbero valutare con più attenzione il risvolto umano di certe decisioni. Ogni caso è specifico. Generalizzare e spersonalizzare le situazione è pericoloso. Una persona che è arrivata a togliersi la vita è lì a ricordarcelo».
Il corpo è stato trovato alle 6,45. La polizia sarebbe andata una mezz’ora dopo. Mercoledì sera Mabrouka, secondo le altre donne trattenute al Cie, era «tranquilla e niente faceva pensare che volesse uccidersi». Ma la disperazione dentro la tormentava. Il decesso è stato constatato da un medico della Croce Rossa che lavora nel centro di Ponte Galeria. Il suicidio ha innescato una valanga di polemiche. Il succo delle quali è, in sostanza, che la vicenda, sebbene formalmente ineccepibile, non ha tenuto conto della situazione personale dell’immigrata. «La donna morta suicida insiste Anna Pizzo, consigliere regionale del gruppo La Sinistra era in Italia, da quanto ci risulta, da trenta anni (ufficialmente dal 1999, ndr). Questa è una ulteriore conferma che detenzioni ed espulsioni nei Cie vengono applicate in modo vessatorio e potenzialmente criminogeno».
Aboubakar Soumahoro, responsabile del Cub Immigrati, prende spunto dalla tragedia per attaccare il Governo. «Non c’è bisogno di parole afferma per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il Governo si appresta a far approvare. Purtroppo parlano i fatti. I Cie sono lager». «Le condizioni esistenti all’interno dei Centri di Identificazione ricorda Luisa Laurelli, presidente della commissione regionale Sicurezza sono incompatibili con i diritti umani». «Il centrosinistra fa però notare Fabrizio Santori, presidente della commissione Sicurezza del Comune sta cogliendo a pretesto un lutto per architettare una polemica stucchevole che chiama in causa i provvedimenti in tema di sicurezza. Dire che il suicidio è legato alle condizioni del Cie è fuori luogo, perchè dà per certa la conoscenza da parte di chi accusa della intimità più recondita, della vittima. Questo palesa una chiara volontà di strumentalizzare la vicenda».(L.Lip.)


8 maggio 2009 - Agora Vox

Le pagine non scritte da De Magistris: le mani di Restuccia e Valori sul Menta
di Emilio Grimaldi

Calabria - La Vincenzo Restuccia Costruzioni e la Valori Scarl stanno costituendo un Ati, (Associazione temporanea d’impresa) per il completamento dello schema idrico sulla diga del torrente Menta. L’importo totale della gara è di 60 milioni di euro, al quale hanno posto un ribasso del 42,623% per le opere a valle della centrale idroelettrica (46.399.034,25 euro) e del 39,31% (solo Restuccia Costruzioni ed Impianti e Costruzioni) sempre per le stesse opere sulla centrale idroelettrica, e in più su quelle civili della condotta forzata (13.068.344,37 euro). Sono state queste due società ad aggiudicarsi i due differenti bandi. Il primo registra la numerazione progressiva di 325 della So.Ri.Cal (Società di risorse idriche calabresi), il secondo quella di 321. Sono state loro ad aver sbaragliato i concorrenti lanciando l’offerta più bassa ai sensi dell’art. 82 c.3 del D.lgs 163/06. Probabilmente sono tra i protagonisti delle pagine non scritte dall’ex pm Luigi De Magistris per le sue ultime inchieste in Calabria: Poseidone, Why not e Sorical. Vincenzo Restuccia, imprenditore dell’omonima società, è stato oggetto di perquisizione dal magistrato napoletano nell’ambito dell’indagine sui depuratori. E’ stato uno dei primi, alle sette del mattino del fatidico 16 maggio 2005 a chiamare Giancarlo Pittelli per guadagnarsi la sua difesa legale, insieme a Giuseppe Scordo, responsabile per l’area di Reggio Calabria presso l’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale e segretario generale dell’Ato 2 di Catanzaro (e fratello di Annunziato Scordo, commercialista di Giuseppe Chiaravalloti e marito di Giavanna Raffaelli, segretaria dell’ex governatore) e alla stessa Raffaelli. Tutti a vario titolo coinvolti nell’indagine poi avocata al magistrato quando questi iscrisse nel registro degli indagati l’avvocato e senatore di Forza Italia - quando, cioè il pm, interpretando come suggeriscono i padri del diritto, più lo spirito che la forma delle leggi, evitò di avvisare il suo capo procuratore, Mariano Lombardi, perché il figlio della sua compagna, Pierpaolo Greco, vi era in affari nello studio del famoso penalista di Catanzaro. Vincenzo Restuccia, secondo i primi riscontri, era in continuo contatto con una rete di interessi calabresi che coinvolgevano anche i più alti gradi della magistratura, della finanza e del potere, nella sua accezione meno trasparente. Era in affari con la Tecnovese, una delle principali società messe sotto inchiesta da Luigi De Magistris per la gestione e la manutenzione dell’acqua in Calabria quando fu costituita la Sorical. Era anche in affari con Antonio Longo, titolare della Tecnovese, poi rimasto ucciso in un agguato sulla statale 280. Questi era stato in società con Giancarlo Elia Valori, numero uno della Torno International, impegnata nella costruzione della trasversale delle Serre. La collaborazione col consorzio Grical, di cui faceva parte la Tecnovese, con la Sorical iniziò quando durante l’esecuzione dei lavori sulla trasversale vennero danneggiate alcune condutture dell’acqua. La società pubblica e privata affidò proprio a Longo la ricostruzione, grazie ad alcuni finanziamenti provenienti dall’Anas, nel cui consiglio d’amministrazione lo stesso Valori vi si era seduto per molto tempo. Il Cda aveva registrato la presenza anche di Giovanbattista Papello, sub commissario dell’emergenza ambientale in Calabria durante l’era di Chiaravalloti, e deus ex machina dei treni pieni di soldi, che da Bruxelles viaggiavano con destinazione depuratori, ma che si fermavano in più di una stazione, in alcune stanze romane e di casa nostra. Almeno secondo l’accusa. Nel libro paga della Torno non poteva mancare per prestazioni consulenziali, l’avvocato. Il senatore di Forza Italia, Giancarlo Pittelli, indagato da Luigi De Magistris per violazione della legge Anselmi (contro le società segrete che si ispirano alla P2, di cui faceva parte il già citato Valori della Valori Scarl). Ai magistrati di Salerno l’ex titolare dell’inchiesta-madre sul malaffare in Calabria, ha dichiarato: "Le indagini Why Not stavano, tra l’altro, ricostruendo l’influenza di poteri occulti, con individuazione della violazione di cui all’art. 2 della L 17/1982 (cd. Legge Anselmi), in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare si stavano ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni ed altri e la loro influenza sul mondo bancario ed economico-finanziario. Giancarlo Elia Valori pareva risultare, dai preliminari accertamenti che stavo svolgendo con la massima riservatezza, ai vertici attuali della massoneria "contemporanea". Valori si è occupato spesso di lavori pubblici. Nel recente passato, agli inizi del 2000, ha trovato da quel che risultava, anche una sponda rilevante a sinistra, dentro il governo D’Alema, in Marco Minniti, ritenuto "braccio destro" del Presidente del Consiglio dei Ministri". Recentemente l’ex pm ha ribattezzato questo filone delle indagini mai scritto "Nuova P2". Oggi, ad appena pochi giorni del rinvio a giudizio dei 98 soggetti per la stessa inchiesta, il nome di Giancarlo Elia Valori non compare. Non c’è mai stato. Oggi invece ritorna alla carica insieme a Vincenzo Restuccia per il completamento dello schema idrico sulla diga del torrente Menta. Ad onor del vero, l’esito della gara porta la data del 24 ottobre 2007. Molto tempo prima del ciclone De Magistris sulla gestione dell’acqua in Calabria, del 14 maggio successivo per truffa aggravata, turbata libertà degli incanti ed abuso d’ufficio, molto tempo prima della relazione dell’ex direttore del dipartimento dei Lavori pubblici, Pierantonio Isola, che il 30 giugno 2008 denunciava come un flop l’attivazione dei grandi schemi d’interesse strategico delle dighe da parte di Sorical, società mista di cui i maggiori azionisti sono la Regione Calabria e Veolià, la multinazionale francese, padrona dell’acqua e dei rifiuti in mezzo mondo (tra cui quello della diga del Menta). Una scure, quella del direttore dei lavori, tanto che a Palazzo Alemanni, sede della Giunta, hanno pensato bene di averla in mano loro, più che vedersela minacciosa alle spalle. A Pierantonio Isola è stato subito conferito un incarico di consulente presso l’Assessorato ai Lavori Pubblici per il trimestre conclusivo dell’anno 2008 e voci di corridoio insistono nel sostenere che svolge il medesimo incarico anche a viale Europa di Germaneto, sede della stessa Sorical. Meglio avercelo come amico che come nemico. Se non gli basta un posto gliene diamo due. L’esito della gara sulla diga del Menta è rimasto in stand by dal lontano 2007. E ora, con l’arrivo dei soldi veri della banca irlandese Depfa, avvenuto nel dicembre scorso (240 milioni di euro), i vincitori chiedono ai sensi della legge sui lavori pubblici, ciò che gli spetta.
Investimenti, questi della Depfa di cui molto probabilmente a farsi da garante non sarà l’azionista privato ma quello pubblico, cioè la Regione Calabria, i cittadini quindi, visto che la Sorical, incalzata dal sindacato più battagliero, Rdb-Cub, ha sempre risposto picche.
Le pagine lasciate vuote da De Magistris attendono che qualcun altro le scriva. Le pagine non scritte da Luigi De Magistris chiedono giustizia.


8 maggio 2009 - New Tuscia

Sprechi classe politica: interviene Lino Rocchi, RdB Viterbo
Riceviamo e pubblichiamo da Lino ROCCHI, federazione RdB di Viterbo, in merito all’incontro dei giorni scorsi con il Direttore generale della Provincia di Viterbo, Dottarelli

(NewTuscia) – VITERBO - 'I giovani,che da anni lavorano per meno di mille euro, ricattati dal loro essere precari, devono oggi pagare le follie del sistema politico: oltre al danno anche la beffa. Non è più tollerabile questa vicenda! Lo abbiamo detto varie volte ma oggi diventa un obiettivo di lavoro: azzerare gli sprechi della classe politica. Perché consentire ai fiduciari politici degli assessori stipendi più alti di almeno un terzo rispetto a qualsiasi dipendente di ruolo pari grado?Il Direttore generale non trova qualche grave contraddizione logica e politica tra l’operare i tagli e garantire a sè e agli altri l’inamovibilità delle proprie entrate? In tempi di crisi anche il giocatore del milan Gattuso, ha proposto di auto-ridursi lo stipendio, ma una tale sensibilità non trova risconto negli Amministratori locali. Anche con i consulenti non si scherza, questa provincia paga ai molti, troppi secondo noi, consulenti cifre di tutto rispetto, (trenta- quarantamila euro annui), per svolgere attività che tranquillamente potrebbero essere svolte con professionalità, (lavoratori), interne e che comunque ribadiamo hanno un reddito di 20/25.000 euro lorde l’anno. C’è qualcosa che non torna, appare sempre più evidente uno spostamento delle risorse dai servizi istituzionali, in sofferenza per carenza di risorse umane, verso gli apparati utili alla politica nella sua più larga accezione. Poi è evidente, se si raschia improvvidamente il fondo del barile, anche quei pochi spazi consentiti dalle normative per assumere dall’esterno o per bandire concorsi interni non trovano alcun margine economico. Noi della RdB riteniamo che la misura sia colma, tra il personale sicuramente, tra i cittadini non sappiamo, ma certo che se questi riflettessero su come vengono spesi i loro soldi qualche problemino potrebbe sorgere. Ci piacerebbe essere sorpresi, piacevolmente sorpresi da una Giunta che, con autorevolezza, potesse essere capace di dare indirizzi di morigeratezza nelle spese'.


8 maggio 2009 - La Sicilia

Una tunisina di 49 anni suicida nel Cie

Roma - Una donna tunisina di 49 anni, ospite del Centro di indentificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma, si è suicidata. Il corpo, rende noto la Croce Rossa Italiana che gestisce il Cie, è stato trovato mercoledì mattina. «Non c'è bisogno di parole per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il governo si appresta a far approvare dal Parlamento, purtroppo parlano i fatti. La Lega ha preteso la fiducia su norme che rendono impossibile la vita a chi viene nel nostro paese sperando in un qualche futuro; a donne, bambini, uomini ai quali saranno negati i più elementari diritti: dalla salute all'istruzione, addirittura negando l'iscrizione all'anagrafe ai nati da immigrati irregolari», ha dichiarato Aboubakar Soumahoro, responsabile della RdB-CUB Immigrati, in merito al suicidio. «I Cie - aggiunge - sono lager in cui vengono rinchiusi immigrati che non hanno commesso alcun delitto o reato per il solo fatto di non avere il permesso di soggiorno».


8 maggio 2009 - La Stampa

Ponte Galeria scoppia la rivolta
"Non torno in Tunisia" E si ammazza
Detenuta per spaccio usa un maglione per impiccarsi alla doccia. Gesto estremo di una donna Sciopero della fame nel Cie. Viveva in Italia dal ’91 ed era stata arrestata più volte per piccoli reati
di FRANCESCO GRIGNETTI

ROMA - L’hanno trovata rantolante all’alba. Un maglione per cappio agganciato al soffione della doccia. Le amiche di stanza dicono di non avere sentito niente, ma che lei era disperata, piangeva da giorni, non voleva essere rimpatriata, la Tunisia le appariva un buco nero. Ed è stato il dramma. Ponte Galeria, Centro di identificazione e espulsione di Roma: una donna di 49 anni, tunisina, M. M., s’è impiccata ieri. Era sul punto di essere espulsa. Il giudice di pace aveva convalidato l’ordine di espulsione il 27 aprile. Ormai era questione di ore. E lei è caduta nella disperazione.
Le amiche dicono che ci aveva provato già nei giorni scorsi. Quantomeno l’aveva detto. «Piuttosto che tornare nel mio Paese mi ammazzo. Mi vergogno troppo per quello che mi è successo». Così almeno si era sfogata da quando, il mese scorso, era uscita dal carcere di Rebibbia per finire in un’altra specie di cella. Il Cie, preludio di espulsione coatta. «Ormai sono sempre più centri di detenzione e sempre meno di accoglienza. Peggio di un carcere», dice Angiolo Marroni, garante per i diritti dei detenuti della Regione Lazio.
Il Cie in effetti è un carcere sui generis. Gestito dalla Croce Rossa e non dalla polizia penitenziaria. Ieri il direttore provinciale Cri, Claudio Iocchi, era sgomento più di tutti: «Un grave lutto. Purtroppo il medico in servizio non ha potuto far altro che constatare la morte». Ma la Croce Rossa dà una versione profondamente diversa dei fatti: «Un gesto di cui nessuno aveva avuto sentore, nemmeno le sue compagne di stanza. L’ospite non aveva mai dato segnali in tal senso, né era stata sottoposta a qualsivoglia tipo di cure farmacologiche o psicologiche».
Le voci che filtrano dal Centro di Ponte Galeria dicono l’opposto. Dicono che la donna era sconvolta. Che hanno provato a consolarla e ad incoraggiarla fino a notte fonda. E ieri, scoperto il cadavere, per tutto il giorno è montata la protesta. Dapprima le donne, poi anche nel padiglione maschile, i clandestini trattenuti rifiutano il cibo. C’è nell’aria odore di rivolta.
C’è polemica. Fortissima. Il consigliere comunale Fabrizio Santori, Pdl, accusa: «Il centrosinistra sta cogliendo a pretesto un evento luttuoso per architettare una polemica stucchevole». Ma la sinistra si dice letteralmente sconvolta dall’accaduto. Per l’assessore provinciale alle Politiche culturali, Cecilia D’Elia, «il gesto estremo della cittadina tunisina avviene in un contesto di rinnovata forza di intolleranza e razzismo». I sindacalisti delle Rdb-Cub gridano contro il Cie «che è un lager». Secondo Anna Pizzo, consigliere regionale di Sinistra e Libertà, la donna viveva in Italia da quasi trent’anni e s’è trovata all’improvviso rinchiusa in un luogo della sospensione del diritto «dove le persone immigrate vengono recluse pur non avendo colpe se non quella di non avere i documenti».
Le fonti ufficiali, intanto, fanno filtrare un’altra verità. A scorrere i particolari, si scopre che la donna era entrata clandestinamente in Italia perlomeno fin dal 1991. La polizia la ferma per la prima volta a Pescara: fotosegnalazione e cartellino. Ma lei dà generalità false. E’ condannata più volte per furto, rapina e spaccio di stupefacenti. Piccole condanne sospese dalla condizionale. Nel corso degli anni, otterrà una sola volta un documento di soggiorno: nel 1999, a seguito della sanatoria dell’anno prima, la questura di Roma le concede un permesso per motivi di lavoro. E’ valido due anni. Nel 2001 non viene rinnovato perché M. M. non può presentare documenti che certifichino alcun lavoro. E quindi rientra nella clandestinità. Da allora riceve numerosi ordini di espulsione a intimazione: quegli inutili foglietti che concedono 15 giorni per lasciare l’Italia. Le va male nel 2004 perché, all’ennesimo fermo, si scopre che nel frattempo è stata condannata più volte e s’è accumulata una condanna a oltre cinque anni. Questa volta li deve scontare. Finisce a Rebibbia, dove esce nel marzo di quest’anno. Il 24 aprile, infine, agenti di polizia la fermano per l’ennesima volta. E ora le leggi sono cambiate: l’attende il Cie, l’ordine del questore e del prefetto, la convalida del giudice di pace, l’espulsione accompagnata da agenti. Sarebbe dovuta salire su un volo per Tunisi ieri mattina. Ma non è mai arrivata all’aeroporto. L’aveva detto. «In Tunisia non ci torno».


8 maggio 2009 - Settegiorni

Il Gruppo precari autogestito: «Vogliamo risposte concrete sul perchè si sta smantellando un'azienda»
«BASTA SPECULARE, VOGLIAMO LAVORARE»
UN PRESIDIO DAVANTI ALLA NOVACETA

MAGENTA - Dalla pianificazione all'azione. Il Gruppo Precari Autogestito, nato a fine marzo su spinta del sindacato di base Cub Magenta, lo aveva annunciato e nella mattinata di lunedì 4 maggio i suoi membri hanno messo in atto una protesta davanti ai cancelli della Novaceta. Qui infatti i dipendenti che non sono stati licenziati in passato devono convivere la realtà della cassa integrazione. «Basta speculare, vogliamo lavorare», recita lo striscione appeso dai dimostranti sui muri della fabbrica magentina. Azione questa che segue un progetto pianificato già mesi fa dal Gruppo Precari Autogestito e che vanta un respiro intercomunale. «Agiremo nelle fabbriche, con presidi e metteremo in atto altre misure volte a sensibilizzare l'opinione pubblica, le imprese e le istituzioni sul fenomeno dilagante del precariato, che investe un numero sempre crescente di lavoratori del Magentino». Con queste parole il portavoce Massimo Lettieri , aveva espresso il piano d'azione del Gruppo. Ad esse era seguito un presidio alla Lindt risalente allo scorso 24 marzo. Ora è stata la volta della ex Bembercell. La rimostranza inscenata dalle 7 alle 11 di lunedì 4 maggio è stata fatta, a detta del Gruppo Precari Autogestito, per «protestare contro i licenziamenti selvaggi e la cassa integrazione che hanno lasciato senza lavoro circa trecento operai. Ci chiediamo perchè in un luogo che ospitava fino a 5mila operai attualmente lavorano meno di 30 persone â€" prosegue -. Cerchiamo delle risposte concrete sul perchè sia in corso lo smantellamento della fabbrica. Cerchiamo risposte concrete su chi sono i veri protagonisti di questo scempio, che ha lasciato sul lastrico centinaia di famiglie». L'azione del Gruppo Precari Autogestito nei confronti della Novaceta non sembra tuttavia fermarsi ad un presidio. I suoi membri fanno sapere infatti che «continueremo a monitorare periodicamente la Novaceta e altri luoghi di lavoro dove si consumano puntualmente situazioni scandalose. Vogliamo rendere concreti i concetti di solidarietà attiva e di azione collettiva dei lavoratori facendo capire loro che noi ci siamo e che assieme possiamo fare molto».


7 maggio 2009 - Adnkronos

IMMIGRATI: RDB-CUB SU SUICIDIO TUNISINA, CIE SONO LAGER

Roma, 7 mag. - (Adnkronos) - «Non c'è bisogno di parole per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il Governo si appresta a far approvare dal Parlamento, purtroppo parlano i fatti». Lo dichiara Aboubakar Soumahoro, responsabile della Rdb-Cub Immigrati, in merito al suicidio «compiuto questa mattina da una donna di 49 anni che dal 24 aprile era rinchiusa nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria a Roma». «La Lega - continua Soumahoro - ha preteso la fiducia su norme che rendono impossibile la vita a chi viene nel nostro paese sperando in un qualche futuro; a donne, bambini, uomini ai quali saranno negati i più elementari diritti: dalla salute all'istruzione, addirittura negando l'iscrizione all'anagrafe ai nati da immigrati irregolari. I Cie sono lager in cui vengono rinchiusi immigrati che non hanno commesso alcun delitto o reato per il solo fatto di non avere il permesso di soggiorno. Sono gli stessi che ogni giorno popolano i cantieri edili, che vengono sfruttati in nero in tanti posti di lavoro, che curano i familiari e le case di tanti italiani: quando finirà questa ipocrisia che sta facendo dell'Italia un paese tra i più reazionari e razzisti d'Europa? Quando metteremo un freno alle pulsioni xenofobe della Lega?».


7 maggio 2009 - Ansa

IMMIGRAZIONE: RDB CUB, SUICIDIO ROMA È SEGNALE BARBARIE CIE

(ANSA) - ROMA, 7 MAG - «Non c'è bisogno di parole per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il Governo si appresta a far approvare dal Parlamento, purtroppo parlano i fatti». Lo afferma Aboubakar Soumahoro, responsabile della RdB Cub immigrati, in merito al suicidio di una donna «rinchiusa nel Cie di Ponte Galeria a Roma». «La Lega - continua Soumahoro - ha preteso la fiducia su norme che rendono impossibile la vita a chi viene nel nostro paese sperando in un qualche futuro; a donne, bambini, uomini ai quali saranno negati i più elementari diritti: dalla salute all'istruzione, addirittura negando l'iscrizione all'anagrafe ai nati da immigrati irregolari». «I Cie sono lager in cui vengono rinchiusi immigrati che non hanno commesso alcun delitto o reato per il solo fatto di non avere il permesso di soggiorno. Sono gli stessi che ogni giorno popolano i cantieri edili, che vengono sfruttati in nero in tanti posti di lavoro, che curano i familiari e le case di tanti italiani: quando finirà questa ipocrisia che sta facendo dell'Italia un paese tra i più reazionari e razzisti d'Europa? Quando metteremo un freno alle pulsioni xenofobe della Lega ?», conclude il dirigente RdB Cub.


7 maggio 2009 - Omniroma

SUICIDIO AL CIE, RDB-CUB: CENTRI LAGER PER IMMIGRATI INNOCENTI

(OMNIROMA) Roma, 07 mag - «Non c'è bisogno di parole per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il Governo si appresta a far approvare dal Parlamento, purtroppo parlano i fatti. La Lega ha preteso la fiducia su norme che rendono impossibile la vita a chi viene nel nostro paese sperando in un qualche futuro; a donne, bambini, uomini ai quali saranno negati i più elementari diritti: dalla salute all'istruzione, addirittura negando l'iscrizione all'anagrafe ai nati da immigrati irregolari». Lo dichiara in una nota Aboubakar Soumahoro, responsabile della RdB-CUB Immigrati, in merito al suicidio «di una donna di 49 anni che dal 24 Aprile era rinchiusa nel centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma». «I Cie - aggiunge - sono lager in cui vengono rinchiusi immigrati che non hanno commesso alcun delitto o reato per il solo fatto di non avere il permesso di soggiorno. Sono gli stessi che ogni giorno popolano i cantieri edili, che vengono sfruttati in nero in tanti posti di lavoro, che curano i familiari e le case di tanti italiani: quando finirà questa ipocrisia che sta facendo dell'Italia un paese tra i più reazionari e razzisti d'Europa? Quando metteremo un freno alle pulsioni xenofobe della Lega ?», conclude il dirigente RdB-CUB.


7 maggio 2009 - Dire

BOLOGNA. RDB: BLOCCATO 'SCAMBIO' DIRIGENTI PROVINCIA-COMUNE

(DIRE) Bologna, 7 mag. - Uno "scambio" di dirigenti "assolutamente inopportuno" che le Rdb della Provincia di Bologna rivendicano di aver bloccato, perche' i vertici di Palazzo Malvezzi "colti con le mani nel sacco 'mollano' la patata bollente ai prossimi amministratori". La vicenda, ricostruita da una nota di Antonio Dalmasso (Rdb), riguarda un direttore di Settore oggi assunto in Provincia a tempo determinato e vincitore di un concorso pubblico del Comune di Bologna. In un recente incontro con l'Ente provinciale, racconta Dalmasso, i sindacati hanno appreso che il dirigente in questione "tramite procedura di mobilita' sarebbe transitato in maniera definitiva negli organici dell'amministrazione provinciale". Una mossa che Rdb giudica "quanto meno stravagante", con il Comune che indice un concorso per un posto da dirigente e "il giorno dopo lo 'sbologna' alla Provincia". Per questo "abbiamo espresso la nostra piu' ferma contrarieta' ad una operazione che, forse legittima- spiega Dalmasso- non teneva conto del fatto che il momento era assolutamente inopportuno", visto che "fra un mese si andra' alle elezioni per il rinnovo degli organi politici". Inoltre, per il sindacato di base e' "lampante la disparita' di trattamento nei confronti di quei lavoratori della Provincia a cui, pur vincitori di concorso pubblico, e' stato comunicato che avrebbero la teorica possibilita' di essere assunti (sempre che ancora un'altra volta non venga rispettato il Patto di stabilita' o intervenga una nuova legislazione) negli anni 2010-2011", oppure delle lavoratrici precarie del Comune "che rischiano di essere licenziate dopo un decennio di lavoro". Oggi, pero', l'Rdb rende noto che nella Giunta di due giorni fa si e' "deciso di non decidere". Infatti si "dispone la copertura di un posto di qualifica dirigenziale in dotazione organica mediante mobilita' esterna- e' il passaggio della delibera riportato dalla nota sindacale- sospendendone l'attuazione fino alla conferma da parte della nuova Giunta". Pur soddisfatta di cio', per Rdb "il problema rimane". Per questo il sindacato chiede agli aspiranti sindaci e presidenti provinciali "di prendere ufficialmente posizione rispetto a questa vicenda". La priorita' e' assumere i precari, conclude la nota, "e non certamente lo 'scambio' di dirigenti".


7 maggio 2009 - Iris

PUBBLICO IMPIEGO: DOMANI GIORNATA DI MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI
Presidio a Roma sotto la sede di Via XX Settembre 97 – ore 10.00

(IRIS) - ROMA, 7 MAG - Per domani, venerdì 8 maggio, la RdB-CUB Pubblico Impiego ha indetto una giornata di mobilitazione nazionale di tutti i lavoratori del Ministero dell’Economia e delle Finanze sull’emergenza salariale e sulla destrutturazione del MEF. A Roma si terrà un presidio davanti alla sede ministeriale di via XX Settembre, a cui seguirà un’assemblea dei lavoratori in servizio presso gli uffici di Roma nel cortile centrale del Ministero; altre iniziative di mobilitazione sono state indette nelle diverse sedi periferiche del MEF. Il Decreto Legge n. 39 del 28 aprile 2009, insieme al meritorio intento di affrontare la ricostruzione e le difficoltà delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo, vede inserito un dispositivo per la chiusura di 40 Dipartimenti Provinciali del Tesoro e 40 Ragionerie Provinciali dello Stato, interessando circa 1.800 dipendenti. "Il risultato, che nulla a che vedere con l’emergenza Abruzzo, sarà quello del progressivo ritiro dello Stato dal territorio e della perdita di posti di lavoro – spiega Virgilio Gennaro, del Coordinamento RdB-CUB MEF - un processo ugualmente perseguito dai governi di centro-sinistra e di centro-destra, che ora sta subendo una forte accelerazione". "Questa operazione – prosegue Gennaro - avviene in contemporanea con la sottrazione ai lavoratori del ministero di sostanziose quantità di salario, che negli ultimi tre anni il ministero ha scippato (da ultima circa 46 milioni del salario accessorio relativo al 2008) per un totale che sfiora i 100 milioni di Euro. Il risultato è che i dipendenti del ministero dell’Economia e delle Finanze sono in credito nei confronti dell’Amministrazione di circa 5.000 Euro lordi pro capite, che su una retribuzione media di circa 21.000 Euro lordi annui, e per effetto della crisi, pesano enormemente sulle tasche dei lavoratori". "L’attacco al salario dei lavoratori è funzionale all’indebolimento della loro resistenza allo smantellamento dei servizi pubblici. Contro questa strategia che penalizza i lavoratori e gli utenti la RdB/CUB darà domani una prima risposta di mobilitazione", conclude Gennaro.(T.San)


7 maggio 2009 - Repubblica.it

Ponte Galeria,tunisina si suicida all'alba

Roma - Una donna tunisina di 49 anni, ospite del Centro di indentificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma, si è suicidata. Il corpo, rende noto la Croce Rossa Italiana che gestisce il Cie, è stato trovato questa mattina intorno alle 6,45. "All'alba di oggi - rende noto Claudio Iocchi, direttore del comitato provinciale della Cri di Roma - un grave lutto ha colpito il Cie di Ponte Galeria. Purtroppo alle 6,45 il medico della Cri in servizio presso il Cie, chiamato d'urgenza dai nostri operatori, non ha potuto far altro che constatare la morte di M.M., cittadina tunisina di 49 anni, ospite del centro dal 24 aprile scorso. Il decesso è avvenuto per suicidio. La Cri è profondamente addolorata per la scomparsa di M.M. dovuta ad un gesto di cui nessuno aveva avuto sentore, nemmeno le sue compagne di stanza. Del resto - conclude Iocchi - l'ospite non aveva mai dato segnali in tal senso, nè era stata sottoposta a qualsivoglia tipo di cure farmacologiche o psicologiche". "Non c'è bisogno di parole per denunciare la barbarie delle nuove leggi che il Governo si appresta a far approvare dal Parlamento, purtroppo parlano i fatti. La Lega ha preteso la fiducia su norme che rendono impossibile la vita a chi viene nel nostro paese sperando in un qualche futuro; a donne, bambini, uomini ai quali saranno negati i più elementari diritti: dalla salute all'istruzione, addirittura negando l'iscrizione all'anagrafe ai nati da immigrati irregolari". Lo dichiara in una nota Aboubakar Soumahoro, responsabile della RdB-CUB Immigrati, in merito al suicidio "di una donna di 49 anni che dal 24 Aprile era rinchiusa nel centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma". "I Cie - aggiunge - sono lager in cui vengono rinchiusi immigrati che non hanno commesso alcun delitto o reato per il solo fatto di non avere il permesso di soggiorno. Sono gli stessi che ogni giorno popolano i cantieri edili, che vengono sfruttati in nero in tanti posti di lavoro, che curano i familiari e le case di tanti italiani: quando finirà questa ipocrisia che sta facendo dell'Italia un paese tra i più reazionari e razzisti d'Europa? Quando metteremo un freno alle pulsioni xenofobe della Lega ?", conclude il dirigente RdB-CUB.


7 maggio 2009 - Roma Notizie

RdB/CUB MEF : 8 Maggio presidio e assemblea presso il Ministero delle Finanze

Roma - La crisi economica strutturale e internazionale fa sentire in modo pesante i suoi effetti nel nostro paese. Il tentativo di governare la fase di difficoltà attuale del sistema di produzione e dei rapporti sociali, da esso derivanti, sta producendo una serie di misure che tagliano i diritti nel mondo del lavoro e impoveriscono le retribuzioni da lavoro dipendente. Inoltre, la precarietà è divenuta l’unica forma di occupazione mentre si assiste al collasso delle condizioni di vita, conducendo sotto la soglia di povertà , milioni di famiglie italiane (2,5 milioni di poveri dato ISTAT). L’attacco al Pubblico Impiego e ai servizi, da questo erogati, genera lo smantellamento completo dello stato sociale. Con i processi di esternalizzazioni e privatizzazione si trasferiscono a imprese private servizi che sino a qualche anno fa erano erogati in forma gratuita e universale dal lavoro pubblico. I servizi assumono, così, caratteristiche d’azienda e sono gestiti con la logica della produzione del profitto. Con i governi di centro-destra, e anche di centro-sinistra, questo processo ha subito una forte accelerazione. Basta solo menzionare, il lavoro sporco del ministro Brunetta, le misere risorse per il rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici, non sottoscritto dalla RdB/CUB, la riforma della contrattazione nazionale firmata da Confindustria, governo e sindacati collaborazionisti e i vari provvedimenti tesi a limitare il diritto di sciopero e di manifestare.
In questo contesto, il nostro Dicastero sta svolgendo egregiamente il suo compito di "servitore sciocco" ed è arrivato, dopo anni di esternalizzazioni e privatizzazioni, a una controriforma organica che ridimensiona la struttura centrale e smantella l’articolazione territoriale con la drastica riduzione dei dipartimenti periferici.
L’emanazione del Decreto Legge n. 39 del 28 aprile 2009, in perfetta continuità politica con il passato governo, è la controprova di questa volontà scellerata, acuendola persino con l’inclusione, ai fini del transito dei lavoratori verso altre amministrazione, di specifiche "procedure selettive" .
Il risultato è evidente, meno servizi alla collettività, meno personale, asservimento alle logiche padronali. La nostra Amministrazione ha dimostrato, toccando il fondo nella politica salariale e professionale, un vergognoso disinteresse allo smantellamento in corso. Infatti, è da mesi che è colpevolmente latitante e a tutt’oggi non ha dato alcun segnale sull’erogazione del salario accessorio. L’ultimo atto concreto è stato l’indegno blocco unilaterale del 5% dei fondi della cartolarizzazione.
Pertanto, la RdB/CUB MEF ritiene di intensificare le mobilitazioni per la rivendicazione salariale, la ripresa dei diritti e la dignità del lavoro, con iniziative di lotta per imporre :
- l’immediata predisposizione delle procedure per la corresponsione dell’acconto FUA 2009, con - l’incremento consistentemente delle risorse, considerato che gli importi sono fermi al 2000 ;
- il pagamento del saldo FUA 2008 utilizzato come semplice e parziale recupero salariale, liberato dall’odioso decreto Brunetta e dalla finta produttività , voluta dall’amministrazione, per gestire in modo clientelare e discriminatorio i soldi di tutti i lavoratori ;
- il pagamento del residuo del FUA anno 2006 spettante ai lavoratori del Dipartimento delle Finanze ;
- lo sblocco del 5% dei fondi della cartolarizzazione congelati in modo ricattatorio dall’amministrazione e la loro distribuzione in misura uguale per tutti ;
- il pagamento delle somme della cartolarizzazione accantonate per l’assistenza ai portatori di handicap, le assenze per infortuni sul lavoro o causa di servizio, i permessi e distacchi sindacali, - i permessi RSU, arbitrariamente non corrisposte ;
- l’individuazione delle risorse della cartolarizzazione 2009 e avvio di quanto è necessario per l’erogazione, a tutti, in tempi rapidi e certi.
8 MAGGIO 2009 ore 10.00 - PRESIDIO presso Ministero dell’Economia e delle Finanze - Via XX Settembre, 97 - ROMA
ore 11.00 - ASSEMBLEA DEI LAVORATORI (in servizio presso gli uffici di Roma) - CORTILE CENTRALE - Ministero dell’Economia e delle Finanze - Via XX Settembre, 97 - ROMA


7 maggio 2009 - L'Unità

«Telefono precario» La nuova impresa delle centraliniste licenziate

Milano - È partita ieri un’altra sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate nell’agosto scorso dall’Ospedale di Legnano. Dopo la strip conference, in cui si erano spogliate per protesta; i numerosi presidi; lo "sciopero del futuro", in cui hanno manifestato bendate da Milano fino al Ministero della Funzione Pubblica, le lavoratrici hanno dato vita a «Telefono Precario», il primo call center autogestito destinato ai precari. Al call center, presso la Federazione milanese della RdB-CUB, ci si può rivolgere attraverso il numero verde gratuito 800.03.42.35. «Non sappiamo se l’iniziativa susciterà lo stesso interesse mediatico della strip conference», afferma Laura Guzzetti, una delle centraliniste, «ora mettiamo la nostra intelligenza precaria a servizio di altri precari per ridare dignità a chi la perde con contratti non degni».


7 maggio 2009 - Il Bologna

Sos casa. A Bolognina sgombero con picchetto di Rdb: «Si era deciso di aspettare»
Un'altra famiglia sfrattata madre incinta sulla strada
La donna e il bambino in una struttura dei Servizi sociali, il compagno non può vederli
di Renzo Sanna

Bologna - «La casa è un diritto, l'affitto una rapina». Asia Rdb commenta così a fine mattinata, con un blocco del traffico e slogan di solidarietà e protesta, uno sfratto «che doveva essere bloccato, così era stato stabilito». Perlomeno in attesa dell'alloggio, che tra 60 giorni per questa famiglia di Bolognina dovrebbe essere finalmente disponibile. Tra due mesi Antonella, Orlando, il loro bimbo di tre anni e quello che verrà al mondo a fine estate dovrebbero vedersi assegnato l'appartamento Acer per il quale però quel punteggio, quel 26 che sembra oggi garanzia per poterne disporre, potrebbe improvvisamente divenire insufficiente. Ieri l'ufficiale giudiziario si è presentato nella palazzina a due passi da via Barbieri. Era già successo in altre due occasioni negli ultimi tre mesi, ma stavolta il proprietario e il suo avvocato hanno imboccato senza indugio la via più breve e dolorosa: sfratto esecutivo. Tutto accade in due ore e mezzo, senza spazio per discussioni o trattative. Da ieri sera mamma col pancione e figlio sono in un dormitorio che ancora nel tardo pomeriggio non era stata scelto, quello individuato dai Servizi Sociali in via di Corticella oppure una struttura della Curia; in nessuna delle due, però, potrà accedere il compagno di Antonella, essendo riservate a sole donne. Lei pugliese, lui calabrese, al momento senza lavoro, hanno messo assieme duemila euro per alleviare il debito, mille già versati e altrettanti da incassare. Per il proprietario, che durante la mattinata era sembrato disponibile alla trattativa, e per il suo legale, che non aveva voluto invece sentire ragioni, contavano più i 12 mesi di morosità che le condizioni in cui, ora, i suoi ex affittuari si trovano. La casa sarà ora venduta, 45 metri quadrati scarsi al piano terra rialzato, un bilocale a 750 euro al mese in cui in tre riuscivano a stare perchè il bimbo è piccolo, ma in 4 sarebbe stato un problema. Lo sfratto somiglia tanto all'ultimo eseguito in città, a fine marzo nei confronti di una giovane marocchina, e a mille altri di un'emergenza che ha portato a 1500, contro i 1040 del primo semestre 2008, gli sgomberi nel capoluogo: il bambino che non si separa dal suo triciclo, padre e madre che mettono assieme bagagli che affidano in gran parte a parenti e amici, il gatto di casa. Va via anche lui, mentre la Digos e la Municipale vigilano sull'aria che si fa tesa. L'associazione inquilini e assegnatari e la rete Bologna prende casa è davanti al portone, a dare solidarietà ad Antonella un gruppo di sfrattati, donne con passeggini e una ventina di attivisti: «C'era stato un tavolo tra Prefettura, Comune e noi - dice Federico di Asia-Rdb -, in cui si era stabilito che alcuni sfratti sarebbero stati bloccati, tra i quali questo. Perchè allora questa fretta? Occorre ora aumentare il livello di conflitto».

Da 1040 a 1500

Le morosità salgono da 1040 a 1500, la media diventa preoccupante: «Bisogna riportare il diritto all'abitare - dice il sindacato -: i temi del diritto alla casa e al lavoro sono assenti dai programmi dei principali candidati delle prossime amministrative. Ora una madre viene trattata come una criminale, la sua colpa è non avere un reddito sufficiente».


7 maggio 2009 - La Gazzetta di Reggio

LA PROTESTA Il contratto dei servizi di linea
Trasporti Act, la Cub lancia accuse
La confederazione chiede la revoca dell’accordo Saca Sogea

Reggio E. - Cub Trasporti, la Confederazione unitaria di base che si occupa dei trasporti pubblici, è scesa ufficialmente in campo per chiedere la revoca - o quanto meno la decadenza allo scadere dell’esercizio estivo 2009 - dell’accordo sottoscritto dagli enti territoriali reggiani con Saca/Sogea incaricata dei servizi di linea su gomma in ambito provinciale.
Per motivare le ragioni dell’invito la Confederazione unitaria di base ha inviato una lunga e dettagliata nota informativa indirizzandola a ben 13 fra enti e società direttamente coinvolte o istituzionalmente interessate.
«E’ da tempo - scrive il coordinatore provinciale Pasquale Tucci - che nel reggiano si registrano violazioni di patti e normative che rendono irregolare l’affidamento di questo importante compito».
Le «illegalità» segnalate si riferiscono al sub affidamento dell’incarico e derivano - spiega il sindacalista - dalla connivenza esistente fra chi riveste la qualifica di Agenzia della mobilità e chi effettua il trasporto pubblico locale. Saca e Sogea, precisa l’esponente del Cub Trasporti, sono in pratica la medesima azienda e ciò contravviene alla tipologia del sub affidamento. Si determina pertanto un reiterato e illegale comportamento - insiste Tucci - che origina inadempienze sugli obblighi normativi riguardanti le retribuzioni dei dipendenti, i contributi previdenziali e gli oneri fiscali.
L’organizzazione sindacale invita dunque l’Autorità garante della concorrenza ad avviare un sollecito accertamento per verificare una eventuale posizione dominante. La Regione viene invece sollecitata a verificare l’entità delle irregolarità. Per finire con gli enti locali Provincia e Comuni, proprietari dell’Azienda consortile trasporti Act, viene suggerita una rilevazione mirata sulla correttezza dei comportamenti tenuti.
«Inutilmente - aggiunge il Cub - è stato più volte segnalato a Sogea, a Saca, alle Autolinee dell’Emilia, che l’intreccio di persone e interessi individuato rende di fatto possibile solo questo sistema di subaffidamento. Il Consorzio Tpl di Reggio (che dal 2007 gestisce il trasporto reggiano in regime di proroga) di fatto diventa l’unico concorrente ammesso e quindi l’automatico vincitore».
La missiva del Cub Trasporti, articolata in 27 punti si conclude con la richiesta di una immediata revoca dell’affidamento in corso per «palesi, ripetute e reiterate violazioni delle leggi, normative, patti, convenzioni ed accordi che regolano l’affidamento stesso». In subordine c’è la proposta di far decadere, dopo l’esercizio estivo, l’affidamento del servizio congelando le spettanze dovute a Saca e Sogea «essendo proponibile l’azione di rivalsa diretta verso le aziende e gli enti mandatari a norma dell’articolo 1676 del Codice civile».
La segnalazione del Cub Trasporti, datata 4 maggio 2009, è stata inviata alle Autolinee dell’Emilia (al presidente Francesco Virgili), al Consorzio Tpl di Reggio (al presidente Stefano Rossi), all’Act (al presidente Angelo Malagoli), all’assessore alla mobilità della Regione Alfredo Peri, al Sindaco di Reggio Graziano Delrio, alla presidente della Provincia Sonia Masini, al direttore dell’Autorità garante della concorrenza Andrea Pezzoli, al prefetto vicario di Reggio Adolfo Valente, al direttore dell’Ispettorato provinciale del lavoro Giulio Bertoni, alla direzione reggiana del Ministero dei trasporti (ad Antonio Ravenda), all’Inps, alla Sogea srl ed alla Saca srl.


7 maggio 2009 - L'Arena

IL PESO DELLA CRISI. Bloccato il cantiere in una palazzina di Chievo in cui abitano otto famiglie
Due mesi senza stipendi. Operai fermano i lavori
L’impresa che ha subappaltato l’intervento ha garantito che oggi salderà i debiti.
L’avvocato: «Situazione strana»

Chievo - Erano sul tetto anche il Primo maggio, per annullare i ritardi provocati dall’inverno piovoso e poter quindi ultimare i lavori entro i tempi previsti. Ma ieri mattina si sono fermati e hanno chiamato l’avvocato.
«Il datore di lavoro non ci paga da due mesi», denunciano i quattro operai marocchini e moldavi che dal dicembre scorso sono impegnati in una serie di interventi di ristrutturazione nella palazzina di via Puglie 7/A, a Chievo, dove abitano otto famiglie: cinque proprietarie dell’immobile in cui vivono, tre inquilini dell’Agec.
In loro soccorso si è mosso l’avvocato Roberto Malesani, legale dell’Adl (associazione difesa lavoratori), che non nasconde il suo sconcerto nell’ascoltare le storie dei quattro immigrati, che devono render conto a un capomastro di Bari: «Una situazione complessa», commenta il professionista, «che rispecchia una prassi assai frequente nel settore dell’edilizia, specie in questi tempi di crisi. Contratti di lavoro fantasma, pagamenti in nero, sfruttamento degli stranieri. Andremo in fondo alla questione, non si può approfittare impunemente del più debole».
Una buona notizia, però, a quanto pare c’è. «Il titolare dell’impresa Caloi che si era aggiudicata i lavori, poi subappaltati alla Cms edile», spiega l’avvocato Malesani, «ha assicurato che questa mattina pagherà agli operai le mensilità dovute. Se ciò non dovesse avvenire, adiremo le vie legali».
Braccia conserte, gli operai sembrano in soggezione davanti al capomastro barese che dice e non dice, per poi allontanarsi su un furgoncino con targa polacca. Come polacca è la CMS edile, sede legale in via Da Mosto, che ha assunto gli operai. La commessa prevede il rifacimento della guaina e del tetto, la messa a norma dell’impianto elettrico delle cantine e delle parti comuni, sistemazione degli intonaci e tinteggiatura dello stabile. Gli operai hanno allestito il ponteggio esterno dai primi di dicembre e i lavori sono ormai pressochè ultimati. «Lasceremo il cantiere così com’è», avverte un operaio, Aziz, il più giovane con i suoi 21 anni, «se non ci pagano le mensilità arretrate di marzo e aprile. Sono quasi 3mila euro a testa».
Poi Aziz si sbottona e racconta che gli «era stato prospettato un contratto a tempo determinato da 1200 euro al mese, ma un mese mi hanno liquidato con 300 euro, un altro con 200. Non va bene, io devo vivere».
«Ma dove sono questi contratti?», domanda l’avvocato Malesani. I fogli di carta si materializzano verso le 14. Li ha recuperati il capomastro barese e in calce non c’è la firma del lavoratore. «Normale, perchè questa è la sua copia», chiarisce. Ma Khaled, collaboratore dell’avvocato Malesani, storce la bocca e annuncia che farà verifiche all’Inps.
Difficile capire come si sia arrivati a questa situazione. «Con qualche ritardo, ma noi proprietari abbiamo consegnato o stiamo consegnando i soldi all’amministratore del condominio», chiarisce una signora che abita nella palazzina, «e da quel che sappiamo l’Agec ha saldato quanto di sua competenza. Avevo sentito dire che gli operai non venivano pagati, ma pensavo si trattasse di un contrattempo. Se le ragioni sono altre, fanno bene a bloccare il cantiere e a lasciare tutto così»:
L’impresa Caloi ha garantito all’avvocato Malesani che oggi pagherà gli arretrati: è tutto da vedere se ci sarà corrispondenza fra quanto metterà sul piatto e quanto rivendicano i quattro operai.


7 maggio 2009 - Liberazione

800.03.42.35 - 3664534300
Nasce Telefono precario

E' partita una nuova sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate a settembre 2008 dall'Ospedale di Legnano. Dopo la "strip conference", in cui si erano spogliate per protesta; i numerosi presidi, lo "sciopero del futuro", in cui hanno manifestato bendate da Milano fino al ministero della Funzione pubblica, le lavoratrici hanno dato vita a Telefono Precario, il primo call center autogestito destinato a* lavorat* precari*. Al call center, che ha base nella sede milanese dalla RdB-Cub, ci si può rivolgere utilizzando il numero verde gratuito 800.03.42.35. Da una parte all'altra del filo telefonico precari* nella vita e nel lavoro, con l'unico obbiettivo di ridare dignità, dando informazioni e consulenza legale e sindacale. Se siete anche naviganti cliccate www.telefonoprecario.it.


7 maggio 2009 - Il Messaggero

Roma. Appello del capogruppo regionale di Prc...
di MONICA MARTINI

Roma - Appello del capogruppo regionale di Prc Ivano Peduzzi al procuratore capo di Civitavecchia affinchè venga fatta chiarezza sull'esito delle indagini che hanno interessato il centro per disabili di S.Severa. All'orizzonte non si intravede alcuna soluzione definitiva per la futura gestione delle strutture ex Anni Verdi. Non è stata archiviata neanche la vertenza dei lavoratori che ha portato alla proclamazione, per venerdi 8 maggio, di una giornata di sciopero con sit in di fronte agli uffici regionali. Alla manifestazione, indetta dai sindacati Rdb ha aderito anche l'associazione Onlsu familiari utenti disabili, che intende richiamare il governatore Marrazzo ed il suo vice e delegato alla sanità Montino alle loro responsabilità ed al rispetto degli accordi tra le parti, siglati e spesso disattesi. Il tema, scottante, relativo alle possibili conseguenze delle ispezioni svolte nei mesi scorsi da Finanza e Carabinieri, ha indotto il consigliere regionale di Rifondazione Comunista Ivano Peduzzi ad inviare una lettera al Procuratore di Civitavecchia Gianfranco Amendola. «Abbiamo prodotto in materia decine di documenti e segnalato numerosi casi di disservizi a danno dell'utenza in particolare nel centro Alessandro Boggi di S. Severa. Conoscendo l'attività posta in atto dalla Procura a verifica di quanto riportato nelle denuncie e segnalazioni sui limiti e sulle carenze nonchè - si legge nella missiva-sulle modalità adottate per l'assegnazione dei servizi ex Anni Verdi al consorzio chiediamo di essere informati sull'epilogo delle indagini ancora in corso». Categorica la posizione assunta dai vertici Rirei per i quali,il mancato pagamento degli stipendi di marzo, è imputabile solo ai ritardi della Regione nell'accredito delle somme dovute al consorzio che ha sempre garantito tutti i servizi nei centri per disabili ex Anni Verdi.


7 maggio 2009 - Corriere di Bologna

Madre, incinta e sfrattata Le Rdb: Comune assente
La famiglia non riusciva a pagare l’affitto. Poi è scattato il presidio
di Silvia Saracino

Bologna - Un bambino di tre anni sale sulla piccola bicicletta a rotelle, guarda la sua casa da cui è stato appena sfrattato e piange. Mentre la mamma, incinta di cinque mesi, raccoglie tra le lacrime i sacchetti di plastica con alcuni vestiti e prende la gabbietta con il gatto. È andato in scena ieri sotto le Due Torri, in una palazzina in zona Bolognina, il dramma di una famiglia che non riesce più a pagare l’affitto e che è costretta a finire per strada. Un dramma sempre più presente a Bologna e che colpisce non solo gli stranieri ma anche gli italiani, come questa famiglia, lui calabrese e lei pugliese.
Vivevano in un appartamento di 45 metri quadri a 750 euro al mese. Da un anno non riuscivano più a pagare l’affitto: lei ha un bar che sta fallendo e cerca di venderlo per pagarsi i debiti, ma senza risultato; lui è disoccupato da tre anni e si arrangia con lavori saltuari. Circa sei mesi fa il proprietario, Damiano V., ha cominciato a parlare di sfratto e si sono presentati davanti al giudice: la famiglia ha ottenuto un periodo di grazia (di norma sono tre mesi) per pagare l’affitto e si è rivolta all’associazione Asia di Rdb Cub, che difende i diritti degli inquilini e ha iniziato a muoversi per trovare un alloggio alternativo. Trascorso il periodo di grazia e non avendo pagato l’affitto lo sfratto è diventato esecutivo: la palla è passata agli ufficiali giudiziari che tre mesi fa hanno bussato alla porta. Hanno dato un primo rinvio di un mese, poi si sono presentati una seconda volta, assieme alla polizia e al proprietario, e hanno dato un altro rinvio. «Ho dato un assegno che subito non sono riuscita a pagare ma ho comunque dato una parte dei soldi successivamente in contanti», spiega la signora.
Ieri il terzo e definitivo accesso degli ufficiali, assieme alla polizia, al proprietario e al suo avvocato Paola Iovane. Sul posto si sono presentati anche i sindacati di Rdb e circa una quindicina di persone, associate ad Asia e sotto sfratto. «Sembrava che inizialmente il proprietario volesse concedere un altro rinvio, anche perché pare che il Comune possa assegnare alla famiglia una casa popolare a luglio» spiega Lidia Triossi di Rdb. Poi ha cambiato idea e lo sfratto è stato messo in pratica: significa fuori di casa subito mentre il fabbro cambia la serratura. La famiglia ha provato a trattare, ma senza opporre resistenza, anche perché la signora era già provata dalla gravidanza. «Non so cosa fare, ho un bimbo piccolo e uno nella pancia ed è per loro che sono disperata, non tanto per me — dice la donna tra le lacrime —. Sapevo che sarebbero venuti ma speravo che con l’aiuto di Rdb tutto si potesse risolvere».
E invece, «non mi hanno dato neanche il tempo di prendere le mie cose, dentro ci sono ancora tutti i giocattoli di mio figlio». Stanotte la famiglie ha trovato una sistemazione di fortuna da amici ma la prospettiva per i prossimi giorni è di dormire in una comunità, dove gli uomini non posso entrare. «Mi arrangio, ma in attesa della casa del comune non potrò stare con la mia famiglia», dice il padre. Il proprietario e l’avvocato sono usciti di casa tra le grida inferocite delle altre famiglie che poco dopo, assieme a Rdb, hanno inscenato un breve presidio in strada. «È stato penoso per tutti, preferisco non commentare », ha detto l’avvocato. «Il problema della casa a Bologna è un’emergenza sociale che sta diventando un problema di ordine pubblico — dice Triossii — il Comune tace e pensa più alle poltrone che agli interessi popolari».
Stando all’ultima indagine Sunia- Cgil, nel 2008 a Bologna sono stati eseguiti 2.272 sfratti, il 50 per cento in più rispetto al 2007. Rdb fa sapere che nei primi quattro mesi del 2009 siamo già a quota 1.500.


7 maggio 2009 - Corriere del Veneto

La storia Ieri l’intervento del sindacato Adl-Cobas.
I lavori affidati a una ditta che poi li ha dati in subappalto
Via Puglie, il cantiere degli operai «invisibili»
Quattro muratori da mesi non ricevono lo stipendio, «bloccati» i ponteggi
di Angiola Petronio

VERONA — A stridere, su quei ponteggi, è uno striscione con una rosa rossa.
«Alle morti bianche», recita quella che vorrebbe essere una sorta di sudario di plastica, ma che altro non è se non un'ipocrisia. Morti bianche e lavoro nero. Come se l'unica morte sul lavoro possa essere quella del corpo. C'è bisogno di dare un colore a tutto. E allora il loro colore è il grigio. Perché loro di lavoro non sono morti, ma ci stanno crepando con la loro dignità.
Perché sono degli «invisibili» di cui ci si accorge di rado. Quando sembrano ragni sulle impalcature. O quando, su quelle impalcature, ci muoiono. Gli «invisibili» di via Puglia sono quattro.
E da ieri hanno deciso che basta, che non è quella dello sfruttamento la loro dimensione. E da quei ponteggi sono scesi, lasciando il cantiere. E' un condominio piccolo, quello di via Puglie 7.
Ci stanno, un po' spremuti nella metratura, otto appartamenti. Ma quei quattro uomini e quel piccolo condominio sono lo spaccato crudo di come un settore che fattura miliardi di euro come quello dell'edilizia, in realtà spesso si basi sul lavoro degli «invisibili ».
E' da novembre che loro quattro, un italiano, un tunisino, un moldavo e un marocchino, lavorano su quel caseggiato. Ma di soldi, nonostante i contratti che alcuni di loro hanno visto ieri per la prima volta, gliene sono arrivati pochi. Ad essere pagati regolarmente, tranne che negli ultimi due mesi, solo due operai, quelli con la qualifica di «capocantiere».
Ma per gli altri i diritti contrattuali - compreso quello sacrosanto di un salario adeguato - sono come neve al sole. In quel condominio di via Puglie abitano otto famiglie. Tre appartamenti sono di proprietà dell'Agec, gli altri di privati. In autunno sono stati assegnati i lavori per «rifacimento manto di copertura, intonaci e tinteggiatura». Lavori che sarebbero dovuti durare qualche mese e di cui si sarebbe dovuta occupare un'impresa edile. Ma quello delle case è un settore dove spesso il lavoro ha la cadenza di una scatola cinese. E via Puglie 7 non ha fatto eccezione. Sono stati dati un subappalto a un’altra ditta, quei lavori. E a novembre gli operai hanno iniziato a tirar su i ponteggi.
Il tutto è andato a rilento. Colpa anche del maltempo che non permetteva di stare sui ponteggi. Ma loro quattro hanno sempre lavorato.
Otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana. Qualche volte qualche ora in più. Qualche volta un sabato. La paga oraria dovrebbe essere stata di 8 euro lordi all’ora. Mille euro, centesimo più centesimo meno, al mese. Ma loro non li hanno visti. «Ogni tanto il titolare ci allungava due-trecento euro». Hanno una famiglia, loro quattro. Ma con quel lavoro-capestro non mantiene neanche te stesso. Uno di loro, questo inverno, è tornato a casa.
Con quelle elemosine che arrivavano invece della bustapaga non arrivava a fine mese. Poi hanno deciso di non mollare. Di continuare il lavoro. Li hanno visti su quei ponteggi anche il primo maggio. Alla faccia della festa del lavoro. Intanto loro neanche questo mese hanno visto la paga. I lavori stanno finendo. Tra due giorni quei ponteggi dovrebbero essere tolti. E loro sanno benissimo cosa vuol dire. Tolti quelli se ne vanno anche i soldi. Ieri mattina, come ogni giorno, sono andati al cantiere. Ma sui ponteggi non ci sono saliti. Hanno chiamato il sindacato. Non uno della triplice. Non le grandi sigle delle contrattazioni. Hanno chiamato l’Adl dei Cobas. L’«associazione difesa lavoratori». Hanno scelto una realtà piccola, come la loro.
In via Puglie è arrivato anche il loro legale, Roberto Malesani. Ed è stato deciso che quel cantiere resterà com’è fino a quando loro quattro non avranno i soldi che gli spettano.
Sono stati guardati quei contratti che nelle cifre al momento non sono mai stati rispettati. E l’avvocato ha parlato con l’impresa edile. Alla base di quei mancati stipendi ci sarebbe un buco nel pagamento dei lavori. L’Agec e tre dei proprietari hanno saldato la loro parte. Mancano due quote. Ma quello che avanzano gli operai è ben di più di quel «buco». Tra mensilità non ricevute, trattamento di fine rapporto e quanto previsto dalla legge, la cifra si aggira attorno ai diecimila euro. Oggi dovrebbe esserci un incontro. E ai lavoratori dovrebbe arrivare una parte di quei soldi. Almeno seimila euro.
Per averli loro che a queste cose non sono abituati, ieri si sono rivolti a un sindacato.
E promettono che solo dopo che avranno ciò che gli spetta, si potranno smontare i ponteggi da quel cantiere di via Puglie dove erano rispettati tutti i crismi della sicurezza sul lavoro, dove gli striscioni ricordano le morti bianche.
Ma dove ci si dimenticava di un elemento imprescindibile, per chi lavora. Quello della dignità di essere pagato.


7 maggio 2009 - Il Giornale

Milano. È partita una nuova sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate...

Milano - È partita una nuova sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate a settembre 2008 dall’Ospedale di Legnano. Dopo la «strip conference» in cui si erano spogliate per protesta, i numerosi presidi, lo «sciopero del futuro», le lavoratrici hanno dato vita al «Telefono Precario», il primo call center autogestito destinato ai lavoratori precari. Al call center, che ha base presso la sede milanese dalla RdB-CuB, ci si potrà rivolgere utilizzando il numero verde gratis 800.03.42.35. «Stavolta non ci spoglieremo, ma metteremo in gioco la nostra intelligenza precaria - dice Anna -. Lavoreremo nella rete con un sito, www.telefonoprecario.it, dove sarà possibile non solo avere consulenze ma anche dove trovare materiale utile e raccontare le proprie storie e lotte».


7 maggio 2009 - Il Verona

Chievo. Subappalti e stipendi non accreditati: tre operai non hanno i soldi per la spesa
Non sono pagati, bloccano cantiere

Da dicembre lavorano in un cantiere di via Puglia, al Chievo, sulla facciata di un condominio i cui appartamenti sono, per circa metà, di proprietà dell'Agec. E da marzo questi tre operai non vengono pagati: a ciascuno spettano 3500 euro. Ieri hanno hanno bloccato il cantiere. E non ricominceranno a lavorare fino a che non vedranno dei soldi. Difficile capire le responsabilità: loro sono dipendenti della ditta Cns, che ha avuto il lavoro in subappalto dalla ditta Caloi. La quale, a sua volta, ha avuto l'appalto dai propietari del condominio. «Si rimbalzano le responsabilità gli uni con gli altri», spiega Roberto Malesani, che con l'Adl ha aperto ieri un tavolo di trattative con i rappresentanti di Cns, Caloi e con i propietari del condominio. «Una volta erano negati i diritti fondamentali, ora anche lo stipendio», conclude.(F.LO.)


7 maggio 2009 - La Stampa

UFFICIALIZZATA IERI LA FINE DELL’AZIENDA:
2 ANNI DI CASSA E 15 MILA EURO DI BUONUSCITA AI LAVORATORI
Ultima drammatica protesta alla Cabind "Meglio morire che essere senza lavoro"
Due dipendenti salgono sul tetto per gridare contro la chiusura
di FULVIO MORELLO

CHIUSA SAN MICHELE - La Cabind chiude. Ieri sera i rappresentanti dei 78 licenziati hanno firmato l’accordo in Regione: due anni di cassa integrazione e 15 mila euro d’incentivo al licenziamento.
Un’intesa che giunte dopo una mattinata di tensioni e polemiche. Al punto che due operai sono saliti sul tetto dell’azienda ed hanno minacciato di lasciarsi cadere. È accaduto alle 10.30. Circa mezz’ora prima era iniziata nella sala mensa l’assemblea per discutere il mancato accordo in Regione Piemonte. L’azienda aveva offerto due anni di cassa integrazione e 12.000 euro lordi per ogni dipendente ma le maestranze non avevano accettato. All’assemblea erano presenti i funzionari Fiom, Claudio Suppo e Giuseppe Jacovella con Stefano Capello del Cub. Ad un certo punto i toni si sono alzati ed è scoppiata la polemica. «Mancano 48 ore per trovare un accordo - avrebbe sottolineato Claudio Suppo - dobbiamo fare in fretta perché anche le istituzioni ci stanno abbandonando». È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Non possiamo accettare ricatti - ha urlato Marino Cavezzale, rappresentante Rsu-Sdl - ci sono 74 famiglie con 68 figli che rimangono in mezzo alla strada». Quindi è uscito di corsa ed è salito sul tetto del primo capannone. Un altro operaio l’ha seguito. «Se è vero che tutti ci hanno abbandonati non mi rimane che buttarmi sotto» ha urlato in modo provocatorio l’operaio. Gli altri dipendenti sono poi subito usciti tutti sul piazzale ed hanno cercato di calmarlo.
Poco dopo sono arrivati i carabinieri di Susa, un’ambulanza della Croce Rossa e i vigili del fuoco. Sono poi seguiti momenti di grande tensione. Alle 11 sono arrivati il sindaco Usseglio e il presidente della Comunità Montana, Antonio Ferrentino; nel frattempo è stata occupata anche la statale 25 del Moncenisio.
Alle 12.15 i due dipendenti sono scesi dal tetto.
Poco dopo sono giunti anche alcuni amministratori: Angela Migliasso, assessore al lavoro della Regione e i consiglieri Nino Boeti e Juri Bossuto. Ed è iniziata una nuova assemblea per decidere se e come portare ancora avanti la trattativa.
E alla fine i dipendenti hanno votato per l’accettazione alla firma di un accordo: 45 si e 8 no. Non si è invece arreso Marino Cazezzale: «Non ho più la forza di combattere ma non vado a firmare questa condanna. Finché ho potuto, ho lottato». Alle 18.30 arriva la notizia della firma dell’intesa in Regione: da lunedì lo stabilimento è chiuso.
«In attesa dell’assegno della cassa integrazione i dipendenti riceveranno acconti mensili dell’incentivo, di circa 1.300 euro d. Dopodiché percepiranno ancora 400 euro al mese fino al raggiungimento dei 15.000 euro pattuiti - ha detto ieri sera Claudio Suppo - i due anni di cassa integrazione decorreranno da lunedì prossimo. Non abbiamo potuto fare di più. Le multinazionali non hanno obblighi di legge e non abbiamo trovato nessuno interessato a portare avanti l’azienda».
«Come avevo previsto: era già tutto scritto. Ci hanno mandati a casa con quattro soldi» è stato il commento, con le lacrime agli occhi, di Marino Cavezzale.


6 maggio 2009 - Apcom

Rdb Cub lancia Telefono Precario, call center autogestito
A rispondere saranno centraliniste licenziate da ospedale Legnano

Milano, 6 mag. (Apcom) - Undici centraliniste licenziate in agosto dall'Ospedale di Legnano risponderanno al "Telefono Precario" dalla Federazione milanese della Rdb-Cub. Per il sindacato di base si tratta del primo "call center autogestito destinato ai precari vita e nel lavoro". Le telefoniste, che nei mesi scorsi si erano spogliate per protesta e avevano organizzato numerosi presidi, risponderanno alle chiamate dirette al numero verde 800.03.42.35. Accanto a loro, avvocati e sindacalisti della Rdb-Cub le aiuteranno per la difesa legale e sindacale, ma anche per "sostenere le lotte e le piattaforme rivendicative sia nei luoghi di lavoro sia nei territori". "Non sappiamo - scrive in una nota Laura Guzzetti, una delle 11 centraliniste legnanesi - se la nostra iniziativa susciterà lo stesso interesse mediatico della strip conference: purtroppo nel nostro Paese le donne fanno parlare di loro solo quando mettono in gioco i propri corpi. Stavolta non ci spoglieremo, non venderemo prodotti né faremo assistenza per marchi o ditte private, ma metteremo in gioco la nostra intelligenza precaria a servizio degli altri precari con un unico obiettivo: ridare dignità a chi la perde ogni giorno con contratti non degni". "Lavoreremo anche nella rete - continua Guzzetti - con il sito www.telefonoprecario.it, dove sarà possibile ricevere consulenze, trovare materiale utile e raccontare le proprie storie e lotte. Nel sito stiamo collaudando una chat, dove sarà possibile confrontarsi su discussioni a tema e cercare soluzioni unitarie e condivise. Abbiamo poi aperto delle nostre pagine su Facebook, da dove stiamo chiedendo a tutti i precari della rete - conclude - di unirsi e gemellarsi a Telefono precario e Sciopero del futuro".


6 maggio 2009 - Ansa

CENTRALINISTE LICENZIATE: NUOVA INIZIATIVA,TELEFONO PRECARIO

(ANSA) - MILANO, 6 MAG - È partita una nuova sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate a settembre 2008 dall'Ospedale di Legnano. Dopo la 'strip conferencè in cui si erano spogliate per protesta, i numerosi presidi, lo «sciopero del futuro», le lavoratrici hanno dato vita a 'Telefono Precariò, il primo call center autogestito destinato ai lavoratori precari. Al call center, che ha base presso la sede milanese dalla RdB-CuB, ci si potrà rivolgere utilizzando il numero verde gratuito 800.03.42.35. «Stavolta non ci spoglieremo, ma metteremo in gioco la nostra intelligenza precaria - dice Anna - lavoreremo nella rete con un sito, www.telefonoprecario.it, dove sarà possibile non solo avere consulenze ma anche dove trovare materiale utile e raccontare le proprie storie e lotte».

CRI: PRECARI; RDB CUB, ROCCA CHIEDERÀ INCONTRO AL GOVERNO

(ANSA) - ROMA, 6 MAG - Il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, chiederà un incontro al Governo sui precari della Cri. È quanto rende noto la RdB Cub, che ha espresso soddisfazione, dicendosi però pronta a riprendere lo sciopero se non parte tavolo. «Si è svolto questa mattina presso la sede del Comitato Centrale della Croce Rossa Italiana - è detto in una nota - un incontro fra una delegazione composta da lavoratori e delegati RdB Cub e la segreteria del commissario straordinario Rocca. Attraverso la sua segreteria, Rocca si è impegnato a formulare una richiesta di incontro con la Presidenza del Consiglio, al fine di avviare un tavolo con tutti i referenti istituzionali interessati alla vicenda dei precari Cri».


6 maggio 2009 - Omniroma

EX ANNI VERDI, RDB-CUB: VENERDÌ SCIOPERO CENTRI GESTITI DA RI.REI

(OMNIROMA) Roma, 06 mag - «Venerdì 8 maggio la RdB-CUB ha indetto un'intera giornata di sciopero in tutti i centri di assistenza ai disabili gestiti dal Consorzio Ri.Rei., a cui si accompagnerà un presidio dei lavoratori davanti alla sede della Giunta regionale del Lazio, in via Rosa Raimondi Garibaldi, a partire dalle ore 10.00». Così una nota sindacale. «I lavoratori, che non hanno ricevuto gli ultimi due mesi e mezzo di retribuzione, giungono allo sciopero dopo l'ennesimo impegno disatteso da parte della Regione, che si era impegnata con il Consorzio al pagamento delle mensilità arretrate. Rivendicano inoltre l'internalizzazione definitiva del servizio presso le Asl di competenza e si oppongono con forza a qualunque ipotesi di spacchettamento e dei servizi, che determinerebbe esuberi e licenziamenti - prosegue Rdb-Cub - La RdB-CUB, che da tempo insieme ai familiari degli assistiti ha denunciato il grave degrado in cui versa il servizio nei centri ex Anni Verdi, ha rinnovato la richiesta di incontro con il Vice Presidente Montino, il quale a tutt'oggi non si è ancora reso disponibile ad un confronto. A fronte della già dimostrata fallimentarietà delle esternalizzazioni, che hanno comportato sperpero di denaro pubblico, precarietà dei lavoratori ed incertezza per gli assistiti, la RdB-CUB sottolinea che non accetterà alcuna soluzione che non coinvolga direttamente i lavoratori e che privi gli utenti della necessaria qualità e continuità del servizio, ricordando che senza il confronto con chi effettivamente rappresenta i lavoratori non è possibile giungere a scelte credibili e condivise».


6 maggio 2009 - Agi

NASCE TELEFONO PRECARIO,
PRIMO CALL CENTER AUTOGESTITO DA LAVORATORI

(AGI) - Roma, 6 mag. - Ha sede presso la Federazione milanese RdB-CUB e fornisce informazioni e consulenze ai precari nella vita e nel lavoro. E' oggi partita una nuova sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate nell'agosto scorso dall'Ospedale di Legnano. Dopo la 'strip conference', in cui si erano spogliate per protesta; i numerosi presidi; lo 'sciopero del futuro', in cui hanno manifestato bendate da Milano fino al Ministero della Funzione Pubblica, le lavoratrici hanno ora dato vita a 'Telefono Precario', il primo call center autogestito destinato ai precari vita e nel lavoro. Al call center, situato presso la Federazione milanese della RdB-CUB, ci si puo' rivolgere attraverso il numero verde gratuito 800.03.42.35. Le centraliniste forniscono informazioni e consulenze ai lavoratori. Accanto a loro, avvocati e sindacalisti della RdB-CUB per la difesa legale e sindacale ma anche per sostenere le lotte e le piattaforme rivendicative sia nei luoghi di lavoro che nei territori. 'Non sappiamo se la nostra iniziativa suscitera' lo stesso interesse mediatico della strip conference: purtroppo nel nostro paese le donne fanno parlare di loro solo quando mettono in gioco i propri corpi', afferma Laura Guzzetti, una delle 11 centraliniste legnanesi. 'Stavolta non ci spoglieremo, non venderemo prodotti ne' faremo assistenza per marchi o ditte private, ma metteremo in gioco la nostra intelligenza precaria a servizio degli altri precari con un unico obiettivo: 'ridare dignita' a chi la perde ogni giorno con contratti non degni'. 'Lavoreremo anche nella rete - spiega Guzzetti - con il sito www.telefonoprecario.it , dove sara' possibile ricevere consulenze, trovare materiale utile e raccontare le proprie storie e lotte. Nel sito stiamo collaudandoáuna chatt, dove sara' possibile confrontarsi suádiscussioni a tema e cercare soluzioni unitarie e condivise. Abbiamo poi aperto delle nostre pagine su Facebook, da dove stiamo chiedendo a tutti i precari della rete di unirsi e gemellarsi a Telefono precario e Sciopero del futuro', conclude Guzzetti.


6 maggio 2009 - Dire

FEBBRE SUINA. USI-RDB: EMERGENZA AFFRONTATA GRAZIE A PRECARI
ISS 'SI RIAPRA TAVOLO TECNICO CON IL MINISTERO'

(DIRE- Notiziario Sanita') Roma, 6 mag. - "L'Istituto superiore di sanita', organo tecnico del Servizio sanitario nazionale, sta attivamente partecipando all'emergenza derivata dalla possibile pandemia influenzale con origine suina. Un terzo del personale dell'Iss e' composto da precari storici, caratterizzati da alta professionalita'". E' quanto afferma Claudio Argentini della Segreteria nazionale Usi RdB Ricerca. "Le situazioni di emergenza sanitaria- sottolinea- dimostrano ogni volta l'alta professionalita' espressa dai lavoratori dell'Istituto superiore di sanita', fra i quali ben 800 sono precari". Questi, prosegue, "sono i lavoratori che il ministro Brunetta tenta di nascondere, ma che invece sono ben presenti nel pubblico impiego, in particolare negli enti di ricerca, e necessari alla collettivita'. La struttura che sta rispondendo cosi' adeguatamente all'emergenza e' infatti costituita da 5 precari atipici, con varie forme contrattuali, e da 2 ex precarie, assunte dopo 15 anni solo nel 2008 con le stabilizzazioni". Per Argentini "questo ennesimo esempio dimostra che bisogna continuare con le stabilizzazioni dei precari senza utilizzare forme concorsuali clientelari, ma valutando le attivita' e la professionalita' che i lavoratori hanno espresso in tutti questi anni". Dall'inizio del 2009, ricorda il sindacalista, "l'Usi RdB Ricerca ha iniziato con il sottosegretario Fazio l'analisi del precariato Iss, proponendo soluzioni per mantenere in servizio questo patrimonio di alte professionalita'". E conclude: "Con l'avvicinarsi del 30 giugno rischiamo di perdere molti di questi lavoratori a causa della legge 133 e chiediamo pertanto al ministero di riaprire immediatamente le trattative".

CASA BOLOGNA. RDB: INCINTA E SFRATTATA, E LA POLITICA TACE

(DIRE) Bologna, 6 mag. - Il presidio organizzato dall'Asia, il sindacato degli inquilini dell'Rdb, non e' bastato ad evitare questa mattina uno sfratto in programma in via Cesarini. "Il proprietario non ha accettato nessuna mediazione- riferisce la stessa Asia in una nota a firma di Nadia Triossi- e diligentemente la polizia intervenuta in forze ha difeso gli interessi della proprieta', ossia della rendita e di chi specula su un bisogno primario come la casa". A dover lasciare l'abitazione e' stata una famiglia con "madre incinta di cinque mesi e un figlio di tre anni", racconta Triossi: "Viene trattata come una criminale, la sua colpa e' non avere un reddito sufficiente". La famiglia e' iscritta alle liste per l'assegnazione di una casa popolare, aveva spiegato l'Asia convocando il presidio, "che si prevede potra' avvenire a fine luglio". Ma la proprieta' non ha voluto "concedere rinvii che consentano agli sfrattati di fare un passaggio da 'casa a casa'", mentre "l'unica soluzione che offre l'amministrazione e' una comunita' per madri con figli, che dividerebbe la famiglia". Tutto questo, incalza Triossi, "nell'assordante silenzio della politica di palazzo, interessata piu' alle poltrone e alle veline, che agli interessi popolari". Il sindacato di base "rilancia i picchetti antisfratto e con tutte le realta' che si battono per il diritto alla casa promuovera' l'auto-assegnazione di alloggi per gli inquilini".

EX ANNI VERDI. RDB-CUB: VENERDI' SCIOPERO E PRESIDIO
"CONTRO SOLUZIONI TRUFFA E PER AFFIDAMENTO DEFINITIVO ALLE ASL"

(DIRE) Roma, 6 mag. - La Rdb-Cub ha indetto un'intera giornata di sciopero per venerdi' 9 maggio in tutti i centri di assistenza ai disabili gestiti dal Consorzio Ri.Rei., a cui si accompagnera' un presidio dei lavoratori davanti alla sede della Giunta regionale del Lazio, in via Rosa Raimondi Garibaldi, a partire dalle 10. "I lavoratori, che non hanno ricevuto gli ultimi due mesi e mezzo di retribuzione- spiega una nota sindacale- giungono allo sciopero dopo l'ennesimo impegno disatteso da parte della Regione, che si era impegnata con il Consorzio al pagamento delle mensilita' arretrate. Rivendicano inoltre l'internalizzazione definitiva del servizio presso le Asl di competenza e si oppongono con forza a qualunque ipotesi di spacchettamento e dei servizi, che determinerebbe esuberi e licenziamenti". La Rdb-Cub ricorda che "da tempo insieme ai familiari degli assistiti ha denunciato il grave degrado in cui versa il servizio nei centri ex Anni Verdi, ha rinnovato la richiesta di incontro con il vice presidente Montino, il quale a tutt'oggi non si e' ancora reso disponibile ad un confronto. A fronte della gia' dimostrata fallimentarieta' delle esternalizzazioni, che hanno comportato sperpero di denaro pubblico, precarieta' dei lavoratori e incertezza per gli assistiti", la Rdb-Cub sottolinea "che non accettera' alcuna soluzione che non coinvolga direttamente i lavoratori e che privi gli utenti della necessaria qualita' e continuita' del servizio, ricordando che senza il confronto con chi effettivamente rappresenta i lavoratori non e' possibile giungere a scelte credibili e condivise".

LAVORO. TELEFONO PRECARIO, PRIMO CALL CENTER AUTOGESTITO

(DIRE) Roma, 6 mag. - E' partita oggi una nuova sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate nell'agosto scorso dall'Ospedale di Legnano. Dopo la 'strip conference', in cui si erano spogliate per protesta; i numerosi presidi; lo 'sciopero del futuro', in cui hanno manifestato bendate da Milano fino al ministero della Funzione pubblica, le lavoratrici hanno ora dato vita a 'Telefono Precario', il primo call center autogestito destinato ai precari vita e nel lavoro. Al call center, situato presso la Federazione milanese della Rdb-Cub, ci si puo' rivolgere attraverso il numero verde gratuito 800.03.42.35. Le centraliniste forniscono informazioni e consulenze ai lavoratori. Accanto a loro, avvocati e sindacalisti della Rdb-Cub per la difesa legale e sindacale ma anche per sostenere le lotte e le piattaforme rivendicative sia nei luoghi di lavoro che nei territori. "Non sappiamo se la nostra iniziativa suscitera' lo stesso interesse mediatico della strip conference: purtroppo nel nostro paese le donne fanno parlare di loro solo quando mettono in gioco i propri corpi", afferma Laura Guzzetti, una delle centraliniste legnanesi, che aggiunge: "Stavolta non ci spoglieremo, non venderemo prodotti, ne' faremo assistenza per marchi o ditte private, ma metteremo in gioco la nostra intelligenza precaria a servizio degli altri precari con un unico obiettivo: ridare dignita' a chi la perde ogni giorno con contratti non degni". Spiega ancora Guzzetti: "Lavoreremo anche nella rete, con il sito www.telefonoprecario.it, dove sara' possibile ricevere consulenze, trovare materiale utile e raccontare le proprie storie e lotte. Nel sito stiamo collaudando una chat, dove sara' possibile confrontarsi su discussioni a tema e cercare soluzioni unitarie e condivise. Abbiamo poi aperto delle pagine su Facebook- conclude- da dove stiamo chiedendo a tutti i precari della rete di unirsi e gemellarsi a Telefono precario e Sciopero del futuro".


6 maggio 2009 - Iris

LAVORO: NASCE TELEFONO PRECARIO, CALL CENTER AUTOGESTITO

(IRIS) - ROMA, 6 MAG - "E’ oggi partita una nuova sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate nell’agosto scorso dall’Ospedale di Legnano. Dopo la "strip conference", in cui si erano spogliate per protesta; i numerosi presidi; lo "sciopero del futuro", in cui hanno manifestato bendate da Milano fino al Ministero della Funzione Pubblica, le lavoratrici hanno ora dato vita a "Telefono Precario", il primo call center autogestito destinato ai precari vita e nel lavoro. Al call center, situato presso la Federazione milanese della RdB-CUB, ci si può rivolgere attraverso il numero verde gratuito 800.03.42.35. Le centraliniste forniscono informazioni e consulenze ai lavoratori. Accanto a loro, avvocati e sindacalisti della RdB-CUB per la difesa legale e sindacale ma anche per sostenere le lotte e le piattaforme rivendicative sia nei luoghi di lavoro che nei territori". E' quanto annuncia una nota di RdB-CUB. "Non sappiamo se la nostra iniziativa susciterà lo stesso interesse mediatico della strip conference: purtroppo nel nostro paese le donne fanno parlare di loro solo quando mettono in gioco i propri corpi", afferma Laura Guzzetti, una delle 11 centraliniste legnanesi. "Stavolta non ci spoglieremo, non venderemo prodotti né faremo assistenza per marchi o ditte private, ma metteremo in gioco la nostra intelligenza precaria a servizio degli altri precari con un unico obiettivo: ridare dignità a chi la perde ogni giorno con contratti non degni". "Lavoreremo anche nella rete – spiega Guzzetti - con il sito www.telefonoprecario.it , dove sarà possibile ricevere consulenze, trovare materiale utile e raccontare le proprie storie e lotte. Nel sito stiamo collaudando una chatt, dove sarà possibile confrontarsi su discussioni a tema e cercare soluzioni unitarie e condivise. Abbiamo poi aperto delle nostre pagine su Facebook, da dove stiamo chiedendo a tutti i precari della rete di unirsi e gemellarsi a Telefono precario e Sciopero del futuro", conclude Guzzetti.


6 maggio 2009 - Corriere della Sera.it

«TELEFONO PRECARIO»: UN SITO INTERNET E UN NUMERO VERDE
Le centraliniste licenziate di Legnano aprono uno sportello per precari
Un call center autogestito per informazioni e consulenze. «Stavolta non ci spoglieremo»

MILANO - Ricordate le 11 centraliniste precarie licenziate nell'agosto scorso dall'Ospedale di Legnano? Dopo la «strip conference», in cui si erano spogliate per protesta; i numerosi presìdi; lo «sciopero del futuro», in cui hanno manifestato bendate da Milano fino al Ministero della Funzione Pubblica, le lavoratrici hanno ora dato vita a «Telefono Precario», il primo call center autogestito destinato ai precari nella vita e nel lavoro. Al call center, situato presso la Federazione milanese della RdB-CUB, ci si può rivolgere attraverso il numero verde gratuito 800.03.42.35.
LO SPORTELLO - Le centraliniste forniscono informazioni e consulenze ai lavoratori precari. Accanto a loro, avvocati e sindacalisti della RdB-CUB per la difesa legale e sindacale ma anche per sostenere le lotte e le piattaforme rivendicative sia nei luoghi di lavoro che nei territori. «Non sappiamo se la nostra iniziativa susciterà lo stesso interesse mediatico della strip conference: purtroppo nel nostro Paese le donne fanno parlare di loro solo quando mettono in gioco i propri corpi», afferma Laura Guzzetti, una delle 11 centraliniste legnanesi. «Stavolta non ci spoglieremo, non venderemo prodotti né faremo assistenza per marchi o ditte private, ma metteremo in gioco la nostra intelligenza precaria a servizio degli altri precari con un unico obiettivo: ridare dignità a chi la perde ogni giorno con contratti non degni».
IN RETE - Al sito www.telefonoprecario.it sarà possibile ricevere consulenze, trovare materiale utile e raccontare le proprie storie e lotte. Nel sito partirà anche una chat in cui sarà possibile confrontarsi su vari temi e cercare soluzioni unitarie e condivise. Le centraliniste hanno anche alcune pagine su Facebook, da cui stanno chiedendo a tutti i precari della rete di unirsi e gemellarsi a «Telefono precario» e «Sciopero del futuro».


6 maggio 2009 - C6 Tv

San Precario fammi la grazia: rispondi al telefono!
Intervista di Claudia Bellante

Milano - Nasce Telefono precario, il call center gestito da 4 delle 11 centraliniste licenziate nell'agosto scorso dall'Ospedale di Legnano. Dalle 9 alle 16 risponderà a coloro che vivono una situazione di precariato per dare consigli di tipo contrattuale e per fare in modo di creare una rete capace di avere voce. La sede e' nella federazione milanese della RdB-CUB e ci si puo' rivolgere attraverso il numero verde gratuito 800.03.42.35.


6 maggio 2009 - Il Paese delle Donne

Nuova sfida delle centraliniste di Legnano: nasce telefono precario

Ha sede presso la Federazione milanese RdB-CUB e fornisce informazioni e consulenze ai precari nella vita e nel lavoro. E’ oggi partita una nuova sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate nell’agosto scorso dall’Ospedale di Legnano. Dopo la "strip conference", in cui si erano spogliate per protesta; i numerosi presidi; lo "sciopero del futuro", in cui hanno manifestato bendate da Milano fino al Ministero della Funzione Pubblica, le lavoratrici hanno ora dato vita a " Telefono Precario ", il primo call center autogestito destinato ai precari vita e nel lavoro. Al call center, situato presso la Federazione milanese della RdB-CUB, ci si può rivolgere attraverso il numero verde gratuito 800.03.42.35. Le centraliniste forniscono informazioni e consulenze ai lavoratori. Accanto a loro, avvocati e sindacalisti della RdB-CUB per la difesa legale e sindacale ma anche per sostenere le lotte e le piattaforme rivendicative sia nei luoghi di lavoro che nei territori. "Non sappiamo se la nostra iniziativa susciterà lo stesso interesse mediatico della strip conference: purtroppo nel nostro paese le donne fanno parlare di loro solo quando mettono in gioco i propri corpi", afferma Laura Guzzetti, una delle 11 centraliniste legnanesi. "Stavolta non ci spoglieremo, non venderemo prodotti né faremo assistenza per marchi o ditte private, ma metteremo in gioco la nostra intelligenza precaria a servizio degli altri precari con un unico obiettivo: ridare dignità a chi la perde ogni giorno con contratti non degni". "Lavoreremo anche nella rete - spiega Guzzetti - con il sito www.telefonoprecario.it, dove sarà possibile ricevere consulenze, trovare materiale utile e raccontare le proprie storie e lotte".


6 maggio 2009 - Vaol

Sciopero dei Cooperativa Team Service
'La situazione col passare del tempo è diventata ancor più insostenibile'

Comunicato sindacale
INDETTO SCIOPERO PER L'INTERA GIORNATA DEL 13 MAGGIO LAVORATRICI COOP. SOCIALE TEAM SERVICE CHE OPERANO PRESSO LA CASA DI RIPOSO DI TIRANO
DALLE ORE 14,30 DEL GIORNO 13 AL GIORNO 15 SI TERRRA' UN PRESIDIO PERMANENTE NEI PRESSI DELLA CASA DI RIPOSO
Dovendo costatare che tutte le iniziative messe in atto da questa Organizzazione Sindacale per fermare l'attività intimidatoria e punitiva che la Cooperativa TEAM SERVICE sta attuando dall'inizio dell'anno nei confronti delle lavoratrici, in particolare a quelle iscritte alla RdB/CUB, non hanno ottenuto alcun esito, anzi la situazione col passare del tempo è diventata ancor più insostenibile, ci vediamo costretti ad avviare un percorso di lotta che vede come prima iniziativa l'indizione di una giornata di sciopero. Abbiamo, anche in considerazione del ruolo sociale cui sono chiamate le lavoratrici e al disagio che poteva sorgere nei confronti dei degenti della struttura, cercato di risolvere la vertenza coinvolgendo vari organismi istituzionali (Prefetto, Sindaco del Comune di Tirano, ecc...); purtroppo l'iniziativa oltre a non avere portato alcun esito positivo ha fatto scaturire ulteriore accanimento da parte della Cooperativa nei confronti delle stesse. Accanimento che viene attuato, anche con il tacito assenso della Direzione della Fondazione, con innumerevoli atti punitivi e adottati in modo arbitrale finalizzati a giustificare i procedimenti disciplinari utilizzati nei confronti della quasi totalità delle lavoratrici; dal mese di febbraio la Cooperativa ha emanato 15 contestazioni disciplinari e una diffida, sfociati in ben 12 procedimenti sanzionatori (2 ancora in istruttoria): sei lavoratrici sono state sospese dal lavoro per 4 giornate, quattro sono state multate con 4 ore di retribuzione e altre due lavoratrici una con 3 e la seconda con 2 ore di multa della propria retribuzione. Poiché non si è a conoscenza di analogo atteggiamento vergognoso e vessatorio messo in atto da qualunque altro datore di lavoro e, tanto meno, da quei soggetti che si fregiano di operare in qualità di Cooperative Sociali, ci vediamo costretti, al fine di tutelare la dignità ed i diritti delle lavoratrici, oltre ad indire lo sciopero per la giornata del 13 maggio a mettere in campo nell'immediato futuro ulteriori iniziative di lotta che si riterranno idonee.
Federazione Provinciale RdB/CUB


6 maggio 2009 - Il Mattino di Padova

Raggiunta l’intesa sul futuro del personale. Occupazione terminata

MONSELICE - Centro Riciclo, c’è finalmente l’accordo. Dopo cinque giorni di occupazione, lunedì sera i lavoratori hanno tolto il blocco all’impianto. Poco prima, in Prefettura, c’era stata la firma dell’intesa tra Centro Riciclo di Monselice, Adl Cobas e la cooperativa Ascot, che prenderà in gestione lo stabile di via Umbria. Accordo siglato alla presenza del prefetto Michele Lepri Gallerano e dell’assessore provinciale al Lavoro Roberto Tosetto, dopo una trattativa serrata. Mantenimento dei posti di lavoro e dei livelli salariali sono i punti chiave dell’intesa. «Inizialmente, la cooperativa entrante ha tentato di proporre l’inserimento di una trentina di loro soci lavoratori con sostituzione dell’attuale organico - spiega Gianni Boetto dell’Adl Cobas - Inoltre volevano escludere dall’organico le donne in maternità». Ipotesi subito rispedita al mittente. «Alla fine, il verbale siglato prevede che il Centro Riciclo garantirà, per un periodo sperimentale di tre mesi, l’attuale livello retributivo dei soci dipendenti della Mylog, che verranno assunti dalla cooperativa Ascot». Allegata all’accordo c’è anche la lista dei 77 lavoratori attualmente operativi in via Umbria: la cooperativa entrante li riassorbirà tutti. «Entro il 31 luglio 2009 Piazza definirà il rapporto contrattuale con la Ascot, alla luce dei risultati ottenuti e sulla base degli obiettivi prefissati» continua Boetto. Prefetto e assessore provinciale al Lavoro sentiranno inoltre il presidente di Etra e responsabili di altri operatori del settore, per individuare nuove opportunità al fine di ottimizzare l’utilizzazione del Centro Riciclo di Monselice. Nella tarda serata di lunedì l’assemblea dei lavoratori ha approvato i contenuti dell’accordo e deciso di rimuovere il blocco. «Una lotta giusta, che ha dato i suoi frutti» per Boetto: ora si attende di conoscere quando ripartirà l’attività di selezione e smistamento dei rifiuti riciclabili, effettuata nel capannone della zona industriale di Monselice.(fr.s.)


6 maggio 2009 - Corriere della Sera

La riforma Oggi il premier parla di fronte a consiglieri comunali,
assessori, presidenti di Municipio. Mancherà la Regione
Roma Capitale, il giorno di Berlusconi in Campidoglio

Roma - Da parte della maggioranza, c’è soprattutto grande attesa e anche (in alcuni casi) un po’ d’emozione. Nelle file dell’opposizione, oltre alla naturale curiosità, c’è anche «un po’ di imbarazzo». Oggi, in aula Giulio Cesare, arriva il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per illustrare la riforma - approvata dal Parlamento - su «Roma capitale ».
Protocollo classico, simile a quello previsto per la visita di Benedetto XVI: Berlusconi arriverà intorno alle 11.15, dall’entrata di Sisto V, sotto la Lupa, e poi salirà prima nell’ufficio del sindaco (con immancabile affaccio sui Fori) e poi nell’aula Giulio Cesare dove parlerà di fronte ai consiglieri comunali, agli assessori, ai presidenti di Municipio, alle principali autorità cittadina. Mancherà la Regione, che col presidente Piero Marrazzo è stata critica verso la riforma.
E l’opposizione? «Sono un po’ in imbarazzo, dopo le ultime vicende... E sarei tentata di non andare, ma voglio sentire cosa dice», afferma Maria Gemma Azuni, del gruppo misto. Si annunciano anche delle contestazioni: «Berlusconi incrocerà lo sciopero del personale comunale », dice Roberto Betti della Rdb-Cub. Il Pdl, invece, si aspetta da Berlusconi delle specifiche sui decreti delegati che dovrà approvare il governo, per dare attuazione a Roma capitale e definirne l’entità dei poteri.
Il sindaco Alemanno, quasi sicuramente, porrà l’attenzione sulla svolta che l’articolo 24 del federalismo fiscale comporta per la città. In serata, poi, il sindaco andrà a Bologna dove aprirà ufficialmente la campagna elettorale del candidato a sindaco del Pdl Alfredo Cazzola e quello della Provincia Enzo Raisi.(E.Men.)


6 maggio 2009 - TRC giornale

Renda vs Zeppa, in aula il primo round della battaglia legale

Civitavecchia - La battaglia legale tra il sindacalista della Rdb Cub Flavio Zeppa e l'ex direttore di Etm Salvatore Renda è cominciata. Oggi infatti si è tenuta l'udienza preliminare che vedeva di fronte i due contendenti per il reato diffamazione a mezzo stampa. Il caso è quello in cui Renda ha denunciato il sindacalista, per un articolo in cui, secondo l'ex asessore al bilancio, lo avrebbe diffamato. Non la pensa così però la procura, che già per ben due volte ha chiesto l'archiviazione, a cui si è sempre opposto l'avvocato di Renda. Ma la novità di questa udienza è proprio quella dell'avvocato, perché oggi in aula non c'era l'avvocato Gianni Spanu, ovvero il legale che fin dall'inizio segue l'ex direttore di Etm, dopo che lo stesso Zeppa aveva sollevato l'incompatibilità all'ordine degli avvocati dello stesso legale, in quanto chiamato a difendere anche gli interessi della municipalizzata. E così oggi in aula avrebbe dovuto esserci l'avvocato Pietro Messina, nominato da Renda, ma non c'era perché impegnato a Roma. Il suo sostituto ha provato a chiedere un nuovo rinvio, ma stavolta ad opporsi è stato l'avvocato Roberto Immediata, legale di Zeppa, che ha ottenuto di poter discutere il processo. La sentenza però non è arrivata, perché il gip si è riservato e dunque adesso si dovrà attendere almeno una settimana prima di conoscere la sua decisione.


6 maggio 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. Il primo round della battaglia legale...

Civitavecchia - Il primo round della battaglia legale tra il sindacalista della Rdb Cub Flavio Zeppa e l'ex direttore di Etm Salvatore Renda non ha ancora un vincitore. Ieri infatti si è tenuta l'udienza preliminare di uno dei tanti casi giudiziari che vedranno protagonisti i due, quello relativo al reato di diffamazione a mezzo stampa per cui Renda ha denunciato Zeppa. Il gip si è però riservato la decisione, che difficilmente arriverà prima di una settimana. La procura, già per ben due volte, ha chiesto l'archiviazione, a cui però si è sempre opposto l'avvocato di Renda. Ma un primo parziale successo Zeppa lo ha ottenuto proprio relativamente al legale dell'ex assessore al bilancio della giunta De Sio. Dopo aver sollevato il caso d'incompatibilità dell'avvocato Gianni Spanu, che da sempre segue le vicende giudiziarie di Renda, in quanto chiamato a difendere anche quelle di Etm, ieri in aula ad assistere Renda avrebbe dovuto esserci l'avvocato Pietro Messina, che invece era impegnato a Roma. Il suo sostituto ha provato a chiedere un rinvio, a cui invece si è opposto l'avvocato Roberto Immediata, legale di Zeppa. Si è quindi discusso il procedimento, ma il giudice, come detto, si è riservato la decisione sull'archiviazione o meno.


6 maggio 2009 - Il Giorno

Novaceta, sul futuro ora i lavoratori chiedono chiarezza
di LUCA BALZAROTTI

MAGENTA - LA PRODUZIONE è ferma da luglio. La proprietà sta cercando un acquirente. Un imprenditore cinese, probabilmente, che avvii la riqualificazione industriale. Da dieci mesi, duecento lavoratori sono in cassa integrazione. Ma qualcuno, una ventina circa, frequenta ancora lo stabilimento di viale Piemonte. Alcuni sono impiegati. Altri, invece, sarebbero operai, addetti alla manutenzione delle macchine o magazzinieri. «Vogliamo conoscere bene il presente e il futuro della Novaceta - spiega Mario De Luca, sindacalista Cub, la Confederazione unitaria di base -. Da lunedì abbiamo costituito un tavolo permanente con i lavoratori precari. Ci siamo trovati all'ingresso dell'azienda e abbiamo avviato un lavoro che proseguirà nei prossimi mesi». L'obiettivo del sindacato è mantenere alta l'attenzione sul destino della fabbrica che produceva filo di acetato e sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni. «La nostra intenzione è creare un gruppo di lavoratori che sorvegli costantemente la situazione - precisa De Luca -. Attualmente non sappiamo niente. Non siamo a conoscenza di quanto sta accadendo dentro lo stabilimento, né quale direzione stanno prendendo le trattative. Ci sono 15-20 persone che lavorano ancora. Ma cosa fanno? Vendono, non vendono? E, se vendono, a chi, per conto di chi, con quale nome?». Lunedì mattina, poco dopo le 8, fuori dai cancelli, si sono radunati una ventina di cassintegrati. Hanno cantato slogan ed esposto striscioni. "No alla speculazione", recitava un cartello. "Sì al lavoro", invocava un cassintegrato, sventolando un manifesto. «È solo l'inizio - puntualizza il sindacato -. Le persone a casa sono almeno 190. Non credo che solo in venti o trenta siano interessate al futuro della fabbrica e dell'area. Dobbiamo fare in modo che la partecipazione cresca». Questo pomeriggio, alle 15.30, sarà organizzato un nuovo incontro. All'ingresso dello stabilimento di viale Piemonte, dipendenti e sindacalisti si ritroveranno in assemblea. «Non possono rifiutarsi di concederci un locale a scopo sindacale - conclude De Luca -. Ci ritroveremo probabilmente nell'ex sala mensa. Parteciperanno anche i confederati.»


6 maggio 2009 - Il Giornale di Vicenza

IL CASO WISCO. Affollata assemblea ieri sera ai Ferrovieri. L’assessore Dalla Pozza precisa
«Il "no" all’impianto è una scelta politica»
Oggi l’esame della commissione Via e il ricorso al Tar
di Gian Maria Maselli

Vicenza - «La Wisco si scordi di convincerci dal lato tecnico, perché quella del Comune è una contrarietà politica. Tutti si devono abituare a parlare con le istituzioni quando hanno progetti su Vicenza. Questa volta la città non si farà mettere i piedi in testa. E se la Wisco vincerà il ricorso al Tar, o se la Regione darà disco verde all’impianto di smaltimento rifiuti liquidi speciali ai Ferrovieri, il Comune si costituirà in giudizio».
Antonio Dalla Pozza, assessore comunale all’Ambiente, ieri sera ha ribadito il no alle scelte calate dall’alto «che ammanettano la programmazione urbanistica». Lo ha fatto nell’affollata assemblea pubblica nell’aula magna della scuola Carta, alla vigilia della visita a Venezia alla commissione regionale Via (che riesamina la questione dopo il suo precedente ok) da parte di Comune e Provincia, e della seduta del Tar sul ricorso della Wisco. Organizzata dal coordinamento contro l’impianto, l’assemblea ha visto fra i relatori il biologo Gianni Tamino, esperto di analisi di impatto ambientale, che approva Comune e Provincia (anche l’assessore all’Ambiente Antonio Mondardo oggi a Venezia ribadirà il no da parte di palazzo Nievo). «È logico - dice Tamino - che il Comune non si senta vincolato a mettere a disposizione il depuratore di S. Agostino a servizio di un business privato, quando la commissione Via non specifica quali liquidi entreranno nell’impianto e cosa ne uscirà, né quante possibilità d’incendio ci siano nel sito». Il coordinamento rimarca che «asilo nido e scuola dell’infanzia di via Viola distano appena 800 metri, e le case più vicine 400 metri». Così Dalla Pozza conclude: «Il quartiere non verrà ulteriormente penalizzato. Né la città, che conta di riqualificare, grazie ai privati, le aree ex Lanerossi e Olivotto. E non rischieremo il disservizio per due mesi del depuratore, come accadrà in caso di incidente, riversando i reflui fognari nel Retrone e nel Dioma. Infine, i 12 posti di lavoro promessi da Wisco non bilanceranno quelli lasciati liberi all’Arsenale, costretto a ridimensionarsi o trasferirsi». E una mobilitazione a Venezia di cittadini e operai è preannunciata da Claudio Sacchiero, del sindacato Cub trasporti, «il giorno in cui il Consiglio regionale si riunirà per decidere».


5 maggio 2009 - Ansa

NUOVA INFULENZA: RDB, TANTI PRECARI ISS CONTRO EMERGENZA

(ANSA) - ROMA, 5 MAG - Un terzo del personale dell'Istituto Superiore di Sanità, organo che sta partecipando all'emergenza derivata dalla possibile pandemia influenzale con origine suina, è composto da precari storici, caratterizzati da alta professionalità. Lo ha riferito il sindacato Usi Rdb, che ha anche chiesto al Ministero per la Pubblica amministrazione di «riaprire immediatamente le trattative» visto che «con l'avvicinarsi del 30 giugno si rischia di perdere molti lavoratori a causa della legge 133». «Le situazioni di emergenza sanitaria dimostrano ogni volta l'alta professionalità espressa dai lavoratori dell'Istituto Superiore di Sanità, fra i quali ben 800 sono precari», ha detto l'esponenete della Segreteria Nazionale Usi RdB Ricerca, Claudio Argentini. «Questi sono i lavoratori che il Ministro Brunetta tenta di nascondere - ha aggiunto Argentini - ma che invece sono ben presenti nel Pubblico Impiego, in particolare negli Enti di Ricerca, e necessari alla collettività. La struttura che sta rispondendo così adeguatamente all'emergenza è infatti costituita da 5 precari atipici, con varie forme contrattuali, e da 2 ex precarie, assunte dopo 15 anni solo nel 2008 con le stabilizzazioni».

NUOVA INFLUENZA: RDB-RICERCA, PRECARI ISS CONTRO EMERGENZA

(ANSA) - ROMA, 5 MAG - L'emergenza legata alla nuova influenza «viene affrontata dall'Istituto superiore di sanità (Iss) anche grazie all'alta professionalità dei lavoratori precari». Lo afferma il sindacato Usi-Rdb Ricerca, che chiede una riapertura del tavolo tecnico con il ministero del Welfare. «Le situazioni di emergenza sanitaria - afferma Claudio Argentini della Segreteria Nazionale USI RdB Ricerca - dimostrano ogni volta l'alta professionalità espressa dai lavoratori dell'Iss, fra i quali ben 800 sono precari. Questi sono i lavoratori che il Ministro Brunetta tenta di nascondere, ma che invece sono ben presenti nel Pubblico Impiego, in particolare negli Enti di Ricerca». La struttura che sta rispondendo «così adeguatamente all'emergenza - prosegue Argentini - è infatti costituita da 5 precari atipici, con varie forme contrattuali, e da 2 ex precarie, assunte dopo 15 anni solo nel 2008 con le stabilizzazioni». Questo «ennesimo esempio», secondo il sindacalista, dimostra che «bisogna continuare con le stabilizzazioni dei precari senza utilizzare forme concorsuali clientelari». Dall'inizio del 2009, precisa inoltre Argentini, «l'USI ha iniziato con il sottosegretario Fazio l'analisi del precariato ISS, proponendo soluzioni per mantenere in servizio questo patrimonio di alte professionalità. Con l'avvicinarsi del 30 giugno rischiamo di perdere molti di questi lavoratori a causa della legge 133 e chiediamo pertanto al Ministero - conclude - di riaprire immediatamente le trattative».


5 maggio 2009 - Dire

COMUNE ROMA. RDB-CUB ACCOGLIE BERLUSCONI CON PROTESTA
PREVISTA AGITAZIONE DI TUTTO IL PERSONALE COMUNALE

(DIRE) Roma, 5 mag. - "La prima volta di Berlusconi in Campidoglio incrocera' l'agitazione di tutto il personale comunale e lo sciopero imminente, il 18 maggio, indetto dalla Rdb-Cub. Lo sciopero riguardera' il personale dei nidi per l'intera giornata e le altre categorie per un'ora all'inizio o alla fine del turno di lavoro". Lo annuncia una nota dello stesso sindacato. "Un anno di cattiva gestione e' stato nascosto dietro lo specchietto per le allodole di un buco di bilancio che oggi si dice risanato- afferma Roberto Betti, rappresentante della Rdb al Comune di Roma- Non si capisce allora perche' la Giunta Alemanno continui a bloccare le assunzioni dai concorsi pubblici, a non dire alcuna parola sulle stabilizzazioni dei precari bloccate di fatto, a rimandare le trattative per il settore scolastico-educativo, in particolare per i nidi, sottoposto a una pesantissima deriva in senso privatistico". "Gradiremmo- prosegue Betti- che le nuove risorse che il Governo si appresta a stanziare per sostenere la trasformazione del Comune di Roma in Roma Capitale fossero destinate in prima battuta al potenziamento degli organici e al recupero, in ambito pubblico, dei servizi di asilo nido. Siamo invece preoccupati delle esigenze d'immagine della nuova Assemblea capitolina, che comportera' un aumento dei compensi destinati agli assessori e ai consiglieri comunali", conclude il rappresentante Rdb-Cub.

BOLOGNA. APPUNTAMENTI DI MERCOLEDI' 6 MAGGIO

(DIRE) Bologna, 5 mag. - Questi gli appuntamenti a Bologna e Provincia:...
8.00- Bologna (Via Cesarini 3)- Presidio anti-sfratto promosso dall'Associazione Inquilini assegnatari Rdb...

FEBBRE SUINA. USI-RDB: EMERGENZA AFFRONTATA GRAZIE A PRECARI ISS
'SI RIAPRA TAVOLO TECNICO CON IL MINISTERO'

(DIRE) Roma, 5 mag. - "L'Istituto superiore di sanita', organo tecnico del Servizio sanitario nazionale, sta attivamente partecipando all'emergenza derivata dalla possibile pandemia influenzale con origine suina. Un terzo del personale dell'Iss e' composto da precari storici, caratterizzati da alta professionalita'". E' quanto afferma Claudio Argentini della Segreteria nazionale Usi RdB Ricerca. "Le situazioni di emergenza sanitaria- sottolinea- dimostrano ogni volta l'alta professionalita' espressa dai lavoratori dell'Istituto superiore di sanita', fra i quali ben 800 sono precari". Questi, prosegue, "sono i lavoratori che il ministro Brunetta tenta di nascondere, ma che invece sono ben presenti nel pubblico impiego, in particolare negli enti di ricerca, e necessari alla collettivita'. La struttura che sta rispondendo cosi' adeguatamente all'emergenza e' infatti costituita da 5 precari atipici, con varie forme contrattuali, e da 2 ex precarie, assunte dopo 15 anni solo nel 2008 con le stabilizzazioni". Per Argentini "questo ennesimo esempio dimostra che bisogna continuare con le stabilizzazioni dei precari senza utilizzare forme concorsuali clientelari, ma valutando le attivita' e la professionalita' che i lavoratori hanno espresso in tutti questi anni". Dall'inizio del 2009, ricorda il sindacalista, "l'Usi RdB Ricerca ha iniziato con il sottosegretario Fazio l'analisi del precariato Iss, proponendo soluzioni per mantenere in servizio questo patrimonio di alte professionalita'". E conclude: "Con l'avvicinarsi del 30 giugno rischiamo di perdere molti di questi lavoratori a causa della legge 133 e chiediamo pertanto al ministero di riaprire immediatamente le trattative".


5 maggio 2009 - Omniroma

COMUNE, RDB CUB: «BERLUSCONI TROVERÀ DIPENDENTI IN SCIOPERO»

(OMNIROMA) Roma, 05 mag - «La prima volta di Berlusconi in Campidoglio incrocerà l'agitazione di tutto il personale comunale e lo sciopero imminente, il 18 maggio prossimo, indetto dalla RdB-Cub. Lo sciopero riguarderà il personale dei nidi per l'intera giornata e le altre categorie per un'ora all'inizio o alla fine del turno di lavoro». Lo annuncia un comunicato delle Rdb Cub pubblico impiego del Comune. «Un anno di cattiva gestione è stato nascosto dietro allo specchietto per le allodole di un buco di bilancio che oggi si dice risanato - afferma Roberto Betti, rappresentante della RdB al Comune di Roma - Non si capisce allora perché la Giunta Alemanno continui a bloccare le assunzioni dai concorsi pubblici, a non dire alcuna parola sulle stabilizzazioni dei precari bloccate di fatto, a rimandare le trattative per il settore scolastico-educativo, in particolare per i nidi, sottoposto a una pesantissima deriva in senso privatistico». «Gradiremmo - prosegue Betti - che le nuove risorse che il Governo si appresta a stanziare per sostenere la trasformazione del Comune di Roma in Roma Capitale fossero destinate in prima battuta al potenziamento degli organici e al recupero, in ambito pubblico, dei servizi di asilo nido. Siamo invece preoccupati delle esigenze d'immagine della nuova Assemblea Capitolina, che comporterà un aumento dei compensi destinati agli assessori e ai consiglieri comunali».


5 maggio 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 16 - Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Brunetta risponde al senatore Lannutti: le 800 deleghe vanno restituite a Usi/RdB
* Un politico anomalo che difende i diritti
* Decretate 255 assunzioni in 14 enti di ricerca
* Ispra, malattie -94%? Il commissario chiarisca
* Il lungo silenzio del Cnr sui verbali Monasterio
* Anche la statistica pensa al federalismo
* I precari del Cra difendono la ricerca pubblica
* Nell'Istat chiunque può aprire uno studio


5 maggio 2009 - Redattore Sociale

Febbre suina, Usi-Rdb: ''l'emergenza affrontata grazie ai precari dell'Iss''

Roma - "L'Istituto superiore di sanita', organo tecnico del Servizio sanitario nazionale, sta attivamente partecipando all'emergenza derivata dalla possibile pandemia influenzale con origine suina. Un terzo del personale dell'Iss e' composto da precari storici, caratterizzati da alta professionalita'". E' quanto afferma Claudio Argentini della Segreteria nazionale Usi RdB Ricerca. "Le situazioni di emergenza sanitaria- sottolinea- dimostrano ogni volta l'alta professionalita' espressa dai lavoratori dell'Istituto superiore di sanita', fra i quali ben 800 sono precari". Questi, prosegue, "sono i lavoratori che il ministro Brunetta tenta di nascondere, ma che invece sono ben presenti nel pubblico impiego, in particolare negli enti di ricerca, e necessari alla collettivita'. La struttura che sta rispondendo cosi' adeguatamente all'emergenza e' infatti costituita da 5 precari atipici, con varie forme contrattuali, e da 2 ex precarie, assunte dopo 15 anni solo nel 2008 con le stabilizzazioni". Per Argentini "questo ennesimo esempio dimostra che bisogna continuare con le stabilizzazioni dei precari senza utilizzare forme concorsuali clientelari, ma valutando le attivita' e la professionalita' che i lavoratori hanno espresso in tutti questi anni". Dall'inizio del 2009, ricorda il sindacalista, "l'Usi RdB Ricerca ha iniziato con il sottosegretario Fazio l'analisi del precariato Iss, proponendo soluzioni per mantenere in servizio questo patrimonio di alte professionalita'". E conclude: "Con l'avvicinarsi del 30 giugno rischiamo di perdere molti di questi lavoratori a causa della legge 133 e chiediamo pertanto al ministero di riaprire immediatamente le trattative".


5 maggio 2009 - Savona news

Liguria: trasporto locale in sciopero il prossimo 15 maggio

Uno sciopero di 24 ore dei lavoratori del trasporto pubblico locale per il 15 maggio prossimo. A proclamarlo sono i sindacati autonomi di settore a sostegno del rinnovo contrattuale. ''L'accordo sottoscritto il 22 gennaio scorso da Cisl, Uil, Ugl, Confindustria e Governo sulla riforma del modello contrattuale - si legge in una nota di Cobas, Cub, SdL e Slai-Cobas - non aiuta certo i lavoratori in una fase cosi' difficile, che vede aumentare in modo sempre piu' accentuato cassa integrazione, mobilita' e disoccupazione; al contrario aiuta aziende e padroni ad uscire dalla crisi riducendo salari e diritti''. ''Non e' certamente di buon auspicio per i lavoratori autoferrotranvieri in attesa di un rinnovo contrattuale da circa un anno e mezzo - prosegue la nota -: si allunga a 3 anni la vigenza dei contratti nazionali, con aumenti sempre legati ad una inflazione non reale, ma calcolata su parametri assolutamente arbitrari; nell'ambito della contrattazione di secondo livello (il contratto decentrato) si rendono possibili deroghe in peggio sia per la parte salariale che normativa; il salario accessorio o di produttivita' viene sempre piu' legato alle sorti delle aziende, ad aumenti della produttivita' e alle valutazioni dei dirigenti, cosi' manager strapagati, sia pubblici che privati, potranno condizionare parte del salario dei lavoratori''. ''Una vertenza contrattuale, quella del settore trasporti, che dovra' inoltre scontrarsi con le ulteriori limitazioni dell'esercizio del diritto di sciopero - aggiungono i sindacati autonomi -. Limitazioni mirate a disarmare definitivamente i lavoratori da ogni potenziale conflittuale, vanificando ogni giusta aspettativa economica, normativa e di diritto alla propria rappresentanza''. ''Per tali ragioni - conclude la nota - CUB, Cobas, SdL Intercategoriale e Slai Cobas hanno indetto per il 15 maggio una giornata nazionale di sciopero del trasporto pubblico locale, con astensione di 24 ore attuata nel rispetto delle fasce di garanzia (in allegato elenchi delle fasce per regioni e citta')''.


5 maggio 2009 - Abitare a Roma

Sciopero del trasporto e della scuola 15 maggio
I cittadini della capitale saranno bloccati da tre importanti manifestazioni, che causeranno problemi di viabilità nella città
di Maria Giovanna Tarullo

Roma - Venerdì 15 maggio 2009 i cittadini della capitale saranno bloccati da tre importanti manifestazioni che causeranno problemi di viabilità nella città. I primi a scioperare sono i lavoratori del trasporto pubblico locale, incrociando le braccia per 24 ore unitamente al Cobas Scuola che ha indetto una manifestazione nazionale. Ma a rendere più complicati gli spostamenti dei romani si inserisce, anche all'arrivo nella capitale delle 375 auto della corsa della Mille Miglia. Lo sciopero del trasporto pubblico prevede uno sciopero nazionale di 24 ore. L'astensione dal lavoro sarà per l'intera giornata, fermo restando il rispetto delle fasce di garanzia dalle 5.30 alle 8.30 e dalle 17.30 alle 20.30, come annunciato da una nota di Cub, Cobas, SdL Intercategoriale e Slai Cobas. Lo sciopero interesserà metropolitane, Cotral, Atac (linee del centro città) e Tevere Tpl (linee periferiche). La scuola aderirà ad uno sciopero generale per l'intera giornata, ed il personale della scuola parteciperà ad una manifestazione nazionale convocata dai Cobas,con inizio alle ore 10. "Invitiamo i lavoratori della scuola - ha dichiarato il portavoce nazionale Piero Bernocchi - a queste iniziative di lotta per impedire il taglio di 57 mila posti di lavoro di docenti ed Ata per il prossimo anno, per cancellare le proposte di legge Aprea e Cota e il regolamento Gelmini sulla formazione, che dà ai capi di istituto il potere di assumere e licenziare il personale, e per dire no alla maestra unica, all'abolizione del modulo e delle compresenze, alle riduzioni di orario in tutti gli ordini di scuola". L'evento della Mille Miglia farà il suo ingresso nella capitale, con le 375 auto che corrono la Mille Miglia 2009. Entreranno da Via Flaminia e, percorso Corso Francia e Viale Tor di Quinto, si dirigeranno verso Castel Sant'Angelo dove sono attese intorno alle 20. E' inevitabile che l'intero percorso e tutto il Lungotevere siano interessati da modifiche alla viabilità che si ripercuoteranno sul traffico pomeridiano già appesantito dallo sciopero dei mezzi di trasporto pubblico.


5 maggio 2009 - Il Quaderno

Rdb denuncia il blitz del Governo per la chiusura degli uffici periferici dello Stato

Benevento - Nel decreto legge per le zone terremotate dell’Abruzzo è stata inserita anche la norma che avvia lo smantellamento della pubblica amministrazione a partire dagli uffici periferici del Ministero dell’Economia e della Finanza. La denuncia arriva dal sindacato Rdb/Cub di Benevento che annuncia la partecipazione dei lavoratori della direzione territoriale sannita alla giornata di mobilitazione nazionale, prevista per venerdì 8 maggio a Roma. "Il decreto, meritorio e tempestivo nell’intenzione di affrontare la ricostruzione e le difficoltà delle popolazioni colpite dal terremoto, nasconde però aspetti inquietanti, e nulla hanno a che vedere con queste misure urgenti – si legge nel documento -. Attraverso questa norma di legge il governo, mentre da una parte interviene per porre rimedio alle tragedie conseguenti all’evento sismico, dall’altra provoca un altro terremoto le cui conseguenze si riversano sui lavoratori di tutti gli uffici periferici del Ministero dell’Economia e delle Finanze". La chiusura di cui si parla, sottolinea il sindacato, interessa 40 Direzioni Territoriali e 40 Ragionerie Territoriali dello Stato la cui consistenza numerica è di circa 1800 dipendenti e tra queste figura anche l'ufficio di Benevento. "Il risultato sarà quello del progressivo ritiro dello Stato dal territorio e della perdita di posti di lavoro di cui sinceramente in questo momento non si sentiva la mancanza", conclude la nota.


5 maggio 2009 - Il Manifesto

Stipendio decurtato? Alla MyLog le donne occupano la fabbrica
di Orsola Casagrande

Monselice - Primo maggio passato in fabbrica per le lavoratrici della cooperativa MyLog impiegate al centro riciclo di Monselice. Le donne, quasi esclusivamente di nazionalità marocchina, dopo scioperi e incontri con la prefettura e dopo che sembrava essere stato raggiunto un accordo, si sono ritrovate di fronte a una proposta inaccettabile. La MyLog e il consorzio Team Service hanno sostanzialmente comunicato ai lavoratori che per far fronte alla crisi e al calo del prezzo della plastica erano costretti a ridurre la paga oraria di ben un euro e venti. In altre parole, dai 6 euro e 93 centesimi attuali i lavoratori si sarebbero ritrovati con 5 euro e 73 centesimi l'ora. Al mese poco più di seicento euro. Per un lavoro tra l'altro terribile: sei ore al giorno a smistare rifiuti. Al danno si aggiunge la beffa quando l'«Associazione difesa lavoratori» (federata Rdb) che conta la totalità degli iscritti nella cooperativa, rivela che in realtà non c'è alcun legame tra il deprezzamento della plastica e la riduzione dei guadagni visto che la tariffa è regolata su base triennale e che quindi gli introiti della cooperativa non sono cambiati. «Non è possibile - dice Gianni Boetto dell'Adl - subordinare il salario al prezzo delle merci che vengono prodotte. Si tratterebbe ovviamente di un fatto molto grave, un precedente molto pericoloso. Tanto più - aggiunge - che il lavoro di selezione dei rifiuti è parte della filiera che parte dalla raccolta differenziata, passa attraverso la selezione, per arrivare alla fine al vero e proprio riciclaggio delle materie recuperate. E tutto ciò riveste un ruolo di utilità sociale e pubblica di importanza primaria e strategica. I comuni - conclude - la raccolta differenziata la fanno a prescindere dal prezzo di mercato. Questo principio dovrebbe non valere per le persone che sono impiegate in questo settore?».
L'ultima puntata della vicenda giovedì 30. Prima un tentativo di incontro alla sede centrale del centro riciclo si è trasformato in una occupazione degli uffici della stessa ditta, poi, nel pomeriggio, il picchetto convocato davanti al centro rifiuti è diventato una vera occupazione. Mentre un camion entrava nel centro, i lavoratori e le lavoratrici hanno varcato i cancelli scegliendo, dopo una assemblea, di occupare lo stabilimento almeno fino a ieri quando c'è stato un nuovo incontro in prefettura. Il sindacato è stato convocato in tarda serata, prima infatti c'era stato l'incontro con la proprietà. Dopo l'incontro i rappresentanti sindacali si sono recati nello stabilimento dove le lavoratrici aspettavano notizie per una assemblea che si è protratta fino a notte inoltrata. Per le dipendenti una cosa è chiara: soltanto quando ci sarà un accordo chiaro cesseranno l'occupazione.
Le lavoratrici hanno trascorso il primo maggio dentro lo stabilimento. Una festa ma anche un'occasione per ribadire le condizioni di sfruttamento che le donne sono costrette a subire. Perché quello dello smistamento dei rifiuti plastici è un lavoro che soltanto parzialmente viene fatto dalle macchine. La fase finale di separazione infatti è manuale. Le donne lavorano su tre turni di sei ore e hanno un contratto di facchinaggio.


5 maggio 2009 - La Gazzetta di Parma

LA CONTESTAZIONE
CORI E STRISCIONI CONTRO IL MINISTRO DA RAPPRESENTANTI DI CGIL E RDB
«Quattro gatti che urlano non mi fermeranno»

Parma - Una contestazione rumorosa e vivace di un centinaio di rappresentanti della Cgil-funzione pubblica e Rdb, con tanto di cartelli, slogan e striscioni («fannullone sarai tu») ha movimentato il pomeriggio parmigiano del ministro Brunetta. La Cisl aveva invece diffuso un volantino in cui chiedeva dialogo al ministro.
Dopo averla «dribblata» all'arrivo entrando da viale Fratti, il ministro l'ha invece «incrociata» in pieno alla sua uscita, sempre dalla stessa porta secondaria, dove però questa volta i manifestanti lo attendevano al varco. E così, alla sua apparizione sulla soglia, sono partiti cori («buffone, buffone») e fischi e esposti striscioni. Brunetta, però, non si è curato troppo della contestazione e ha cercato di raggiungere l'auto con la quale era arrivato, che però è stata circondata dai manifestanti, senza però mai trascendere. Alla fine così, Brunetta, per ripartire alla volta di Ferrara è stato «convinto» dal suo seguito a salire su una seconda auto a pochi metri di distanza e tutto si è concluso nel giro di pochi minuti. All'interno, però, il ministro aveva avuto parole dure per la Cgil: «Sono dispiaciuto che il più grande sindacato italiano stia dalla parte dei fannulloni invece che dei 60 milioni di cittadini italiani. La Cgil dovrebbe però riflettere sul fallimento dello sciopero dei dipendenti pubblici organizzato da sola e a cui ha aderito solo l'8% del totale, molto meno dei suoi iscritti. Provo un grande rammarico nel vedere ridotto in questo stato un'organizzazione con una grande storia come la Cgil». Brunetta aveva però anche sottolineato che «non saranno quattro gatti che urlano qua e là per difendere i fannulloni a fermare il mio impegno per rendere giustizia alla stragrande maggioranza di dipendenti pubblici che onora il proprio lavoro. E più mi contestano, più saprò di essere nel giusto».(g.l.z.)


5 maggio 2009 - Il Messaggero.it

Influenza A, negli Usa prima morte di una residente. Cinque casi in Italia
Nuovi casi sospetti a Lecco e Asti. Spagna: bloccati per un'ora e mezza 300 passeggeri in arrivo con volo da New York

ROMA (5 maggio) - Le autorità sanitarie hanno confermato la prima morte in Texas per nuova influenza di una donna residente negli Usa. Negli Stati Uniti vi sono stati oltre 400 casi confermati di nuova influenza. L'unico altro caso mortale era stato registrato finora in Texas, ma si trattava di un bambino messicano di poco meno di due anni, portato negli Stati Uniti per ragioni sanitarie. Proprio oggi il ministro della Sanità Usa, Kathleen Sebelius, aveva affermato che la nuova influenza si era mostrata finora più leggera del previsto. La nuova vittima è una donna che viveva in Texas, nella contea di Cameron, in un'area non distante dal confine col Messico. La morte è avvenuta di recente. La donna aveva diversi problemi di salute. La nuova influenza rallenta intanto la sua corsa in Messico e il ministro della Salute annuncia la riduzione dei casi. In Italia viene confermato il quinto caso in un uomo tornato dal Messico e ricoverato nei giorni scorsi all'ospedale Careggi di Firenze. L'uomo è in buone condizioni di salute. Dall'Oms arrivano le ultime cifre. I casi umani di influenza A/H1N1 confermati sono saliti a 1.490, dei quali 30 mortali (ai quali va aggiunto l'uomo morto in Texas), secondo gli ultimi dati forniti oggi a Ginevra dal vice-direttore dell'Oms Keiji Fukuda, secondo cui la trasmissione del contagio in Europa non appare sostenuta.
Paziente Firenze. Dovrebbe completare domani il ciclo di terapia il trentaduenne ricoverato all'ospedale di Careggi. A oggi in Toscana sono complessivamente 20, secondo i dati forniti dalla direzione generale le persone sottoposte in questi giorni a screening rapido per verificare se avessero contratto o no il virus. I responsi negativi sono stati 16, due i casi accertati di nuova influenza, mentre accertamenti sono ancora in corso per un caso sospetto notificato nel pomeriggio a Grosseto.
Casi sospetti a Lecco. All'ospedale «Manzoni» di Lecco sono stati registrati due casi sospetti: due trentenni residenti in un paese dell'Oggionese (Lecco) rientrati da pochi giorni dal Messico.
Caso sospetto ad Asti. Ieri un' impiegata di 35 anni, abitante ad Asti, è rientrata da un viaggio in Messico con qualche linea di febbre e per precauzione è stata ricoverata al reparto infettivi dell'ospedale Cardinal Massaia. La donna oggi sta bene, non ha più la febbre e fra un paio di giorni eseguiti i test di accertamenti sarà dimessa.
Migliorano condizioni bimbo. Sono «buone» e «in miglioramento» le condizioni del bambino di 11 anni risultato positivo alla nuova influenza e ricoverato all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Lo conferma il direttore del Dipartimento di Medicina pediatrica del nosocomio, Alberto Ugazio, precisando che il piccolo è trattato con farmaci antivirali. Il bambino, con un'altra ragazzina di 16 anni anch'essa risultata positiva, è arrivato in Italia con un volo dal Messico nei giorni scorsi ed è il più piccolo paziente tra i cinque al momento infettati dal virus A/H1N1 nel nostro Paese.
Riduzione del contagio in Messico. Il ministro messicano della Sanità, Josè Angel Cordova, ha detto oggi che nel paese si registra una «tendenza alla riduzione» dei casi confermati dell'influenza A H1N1, come dimostra il fatto che il numero di persone morte a causa della malattia si mantiene a 26. Il sindaco della capitale messicana ha confermato che oggi, per quinto giorno consecutivo, non ci sono stati decessi legati alla malattia nella città.
Oms: antivirali in 72 Paesi. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha cominciato ad inviare in 72 Paesi dosi di farmaci antivirali per far fronte ad una eventuale pandemia. «I farmaci provengono da una scorta di 5 milioni di trattamenti a base di Tamiflu offerte all'Oms dal gruppo farmaceutico Roche a partire dal 2005-2006 », ha detto oggi a Ginevra la portavoce dell'Oms, Fadela Chaib, in un incontro con la stampa. Le riserve saranno spedite a partire da Ginevra, Basilea, Maryland (Usa) e Dubai (Emirati). L'Oms rifornirà inoltre le scorte presso le sei sedi regionali dell'Organizzazione, quale parte del piano per ulteriori forniture ai Paesi. L'Oms non ha fornito una lista dei Paesi 72 Paesi, ma si tratterebbe essenzialmente di Paesi in via di sviluppo e del Messico. Il Tamiflu è uno dei due antivirali rivelatesi efficaci contro il virus A/H1N1.
Spagna: 300 passeggeri volo bloccati Circa 300 passeggeri di un volo proveniente da New York sono stati bloccati per un'ora e mezza all'arrivo all'aeroporto barcellonese di El Prat per un sospetto caso di nuova influenza, informano fonti aeroportuali citate dall'agenzia ACN. La presenza di un passeggero statunitense con sintomi della cosiddetta febbre suina ha fatto scattare il protocollo di sicurezza, per cui l'uomo è stato trasferito in ambulanza in ospedale, mentre il resto dei viaggiatori è stato identificato delle autorità aeroportuali, sottoposto a visita medica, dotato di mascherine ed ha potuto lasciare lo scalo solo dopo aver compilato un questionario, che consentirà la loro localizzazione in caso di emergenza. Il governo spagnolo ha annunciato che saranno allestiti hangar ad hoc negli aeroporti spagnoli, dove saranno dirottate le aeronavi con sospetti casi di nuova influenza a bordo, perchè i passeggeri evitino lo sbarco nei terminal comuni.
Precari al lavoro sull'emergenza. L'emergenza legata alla nuova influenza «viene affrontata dall'Istituto superiore di sanità (Iss) anche grazie all'alta professionalità dei lavoratori precari». Lo afferma il sindacato Usi-Rdb Ricerca, che chiede una riapertura del tavolo tecnico con il ministero del Welfare. «Le situazioni di emergenza sanitaria - afferma Claudio Argentini della Segreteria Nazionale USI RdB Ricerca - dimostrano ogni volta l'alta professionalità espressa dai lavoratori dell'Iss, fra i quali ben 800 sono precari. Questi sono i lavoratori che il Ministro Brunetta tenta di nascondere, ma che invece sono ben presenti nel Pubblico Impiego, in particolare negli Enti di Ricerca».


5 maggio 2009 - Tuttoggi

VENERDI' PROSSIMO PRESENTAZIONE DEL LIBRO
"LE OPERAIE DEL COTONIFICIO"
Un lavoro di ricerca ed analisi della condizione operaia in una delle aziende storiche del territorio di Spoleto

Spoleto - Venerdì 8 maggio alle ore 17,30, presso l'Aula Magna dell'Istituto di Istruzione Superiore in Via Visso a Spoleto, ITIS, verrà presentato il libro "LE OPERAIE DEL COTONIFICIO", scritto da Aurelio Fabiani. Saranno presenti all'incontro l'Autore, la Dirigente dell'IISS, Fiorella Sagrestani, il Segretario Nazionale dell'RdB-CUB, Pierpaolo Leonardi, l'Editore di Era Nuova, Paolo Lombardi e Domenico Ceppi e Francesca Catalani, ex membri del Consiglio di Fabbrica del Cotonificio.


4 maggio 2009 - Ansa

CROCE ROSSA: SCIOPERO PRECARI; RDB CUB, PROTESTA A ROMA

(ANSA) - ROMA, 4 MAG - Questa mattina, in concomitanza con lo sciopero dei lavoratori precari della Croce Rossa proclamato dalla RdB Cub, circa duecento lavoratori hanno dato vita ad un presidio e ad un'assemblea nei locali della Sede Centrale di via Toscana. ''Patrizia Ravaioli, direttore generale della Cri, intervenuta nel corso dell'assemblea, non ha fornita alcuna rassicurazione ai lavoratori - e' detto in una nota - ne' in merito al rinnovo delle convenzioni, ne' in merito alla certezza del percorso di stabilizzazione. I lavoratori hanno pertanto deciso di protrarre ad oltranza l'assemblea sino a quando non otterranno un impegno autorevole della Presidenza del Consiglio dei ministri per la convocazione di un tavolo di confronto, che veda la presenza di tutti i soggetti istituzionali interessati al percorso di stabilizzazione: sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ministri della Funzione Pubblica, dell'Economia, del Lavoro e Salute, presidente della Conferenza Stato/Regioni, Commissario della Croce Rossa.

P.A.:CGIL PARMA CONTESTA BRUNETTA;MINISTRO,QUATTRO DISPERATI

(ANSA) - PARMA, 4 MAG - Un centinaio di attivisti della Funzione Pubblica della Cgil e dell'Rdb ha contestato, con fischi e slogan, il ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, intervenuto a Parma per inaugurare un nuovo servizio del Comune. Il ministro non li ha incontrati, ma ha commentato, durante l'inaugurazione, la loro protesta. ''Il mio rammarico - ha detto - e' che un grande sindacato come la Cgil si riduca a organizzare quattro disperati a dare quattro fischi''.


4 maggio 2009 - Omniroma

CRI, PRECARI MANIFESTANO DAVANTI SEDE PER STABILIZZAZIONE

(OMNIROMA) Roma, 04 mag - Un unico striscione «precari Croce Rossa» affisso di fronte al Comitato centrale di via Toscana dove questa mattina si sono dati appuntamento un gruppo di lavoratori della Cri per chiedere la stabilizzazione dei precari che solo a Roma e nel Lazio sono oltre 230, personale civile operante tra ambulanze, Cie di Ponte Galeria, Cem e Cara. Una manifestazione a difesa del posto di lavoro indetta dal coordinamento RdB-Cub pubblico impiego Cri a cui nel pomeriggio seguirà un'assemblea. «Chiediamo al Governo di sederci ad un Tavolo - ha spiegato Francesco Spataro, del coordinamento nazionale RdB Cri - perchè vengano stabilizzati i lavoratori precari di tutta Italia. Ma chiediamo anche al Commissario straordinario e ai vertici della Cri una riformulazione della pianta organica perchè i posti di lavoro ci sono». Secondo quanto riferito al Cem, a via Ramazzini, su 120 lavoratori 90 sono quelli precari «che da mesi non hanno il contratto e che da un giorno all'altro rischiano di andare a casa, - ha detto Spataro - 60 sono invece i precari che lavorano al Cie e 91 quelli nelle ambulanze».


4 maggio 2009 - Reuters

Giustizia,Anm:6,9 milioni procedimenti pendenti,verso bancarotta

ROMA, 4 maggio (Reuters) - Sono circa 6 milioni e 900mila i procedimenti pendenti accumulati dalla giustizia italiana, tra penale e civile, al 31 dicembre 2007. E' il dato fornito dall'Associazione nazionale magistrati (Anm) che, alla vigilia della Giornata nazionale per la Giustizia che si terrà domani, lancia l'allarme sullo stato disastroso del settore che, a fronte di arretrati divenuti quasi incolmabili, è oggetto da parte del governo di tagli alle risorse umane e finanziarie. "Il rischio a questo punto è la bancarotta del sistema giustizia", tuona il presidente dell'Anm Luca Palamara nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa, organizzata in collaborazione con i sindacati della magistratura amministrativa e militare, dell'avvocatura e degli operatori pubblici della giustizia. "Per usare una metafora economica, la situazione è di insolvenza, siamo ormai prossimi al fallimento", aggiunge. Le cifre snocciolate dall'Associazione dei magistrati, parlano di 1.492.090 procedimenti pendenti al dicembre 2007 nella giustizia penale, con un incremento del 50% rispetto al 1990, quando erano circa 750.000. Ma il dato più preoccupante viene dal civile, dove al dicembre 2007 -- ultimo dato statistico disponibile -- i procedimenti pendenti erano ben 5.381.427, con un aumento del 129% rispetto ai 2.350.000 del 1990.
MONTAGNA DI ARRETRATI E DI AVVOCATI Per smaltire questa "montagna" di arretrati, spiega l'Anm, servirebbero nel civile 16 mesi di lavoro a sopravvenienza zero (ossia senza l'apertura di nuovi procedimenti) e con una produttività di 4,2 milioni di definizioni annue. Nel penale, invece, "basterebbero" 13 mesi, sempre senza aprire nuovi processi, e con una produttività di 1,4 milioni di definizioni all'anno. "E' evidente che le condizioni ipotizzate sono irrealizzabili, giacché la domanda di giustizia è in costante aumento, con sopravvenienze che nel civile parlano di 4,5 milioni di nuovi procedimenti annui e nel penale di 1,6 milioni", spiega Palamara. C'è da tenere presente inoltre, ricorda l'Anm, che l'Italia, con i suoi 213.081 avvocati, secondo dati 2008 del Council of Bars and Law Societies of Europe, è il paese in Europa con il maggior numero di legali. Il 37% in più rispetto alla Spagna (dove sono 154.953), il 45% in più rispetto alla Germania (146.910) e il 346% in più rispetto alla Francia, paese peraltro molto simile al nostro come struttura giudiziaria, dove però esercitano appena 47.765 legali. "Dei 213.000 avvocati italiani, 170.000 circa sono civilisti: se anche ognuno di loro presentasse in un anno appena 10 procedimenti, ci troveremmo comunque con una sopravvenienza di 1 milione e 700mila casi annui", continua l'Associazione dei giudici.
SERVONO RIFORME E RISORSE Ma la questione, al di là di tutto, per l'Anm resta politica. "Il dato dell'enorme mole di arretrato è strutturale, ed è partendo da questo dato che bisogna ragionare sul piano politico, senza continuare a scaricare le colpe oggi sui magistrati, domani sugli avvocati e sugli operatori della giustizia", spiega Palamara. Se è vero infatti che l'enorme aumento dei procedimenti nel campo della giustizia civile corrisponde all'incremento dei diritti tutelabili che si accompagna allo sviluppo di ogni democrazia, è vero, altresì, fa notare, che questo governo, come i precedenti, parla di riforme a tutto campo ma nel frattempo taglia risorse umane e finanziarie alla giustizia. A fronte di una domanda di giustizia crescente, in questi ultimi 11 anni, il numero dei dipendenti pubblici del settore giustizia è passato dai 53.000 del 1998 ai 42.000 odierni. "E con i tagli previsti dal decreto Brunetta per la pubblica amministrazione, avremo riduzioni nel 2009 del 10% per il personale ordinario e del 15% per quello dirigenziale", aggiunge Antonino Nasone, segretario generale della Uilpa Uidag, fra i sindacati che hanno promosso l'iniziativa di domani cui parteciperà, tra gli altri, anche il guardasigilli Angelino Alfano. Per non parlare del taglio delle risorse: 210 milioni di euro in meno nel 2009 (-22%), 250 milioni nel 2010 (- 30%) e 440 milioni nel 2011 (-44%), continua Nasone. "Chiediamo al ministro un'inversione di rotta, più risorse e nuove assunzioni", gli fa eco Pina Todisco, della direzione nazionale di Rdb-Cub pubblico impiego. "Lui parla di informatizzazione della giustizia, ma lo sa che su 40.000 operatori pubblici del settore, la maggior parte ha computer obsoleti e meno della metà un indirizzo di posta elettronica? E' con questi mezzi che dovremmo fare le notifiche degli atti online?".


4 maggio 2009 - Apcom

Giustizia/Anm: è in bancarotta,o interventi o nel 2010 insolventi
Domani a Roma la Giornata Nazionale, occasione di confronto

Roma, 4 mag. (Apcom) - Diciamolo chiaramente: "la giustizia italiana è alla bancarotta" e, come sempre avviene quando una azienda rischia il fallimento, due sono le strade. O si ricapitalizza, o si portano i libri in tribunale. Del resto, 6 milioni e 600mila processi pendenti tra civile e penale e risorse sempre più esigue costringono il presidente dell'Anm Luca Palamara a chiedere "un vero tavolo di confronto" per risolvere il problema e a denunciare che "siamo in una situazione di insolvenza, è prossimo il pericolo del fallimento", che arriverà, secondo le sirene dei vari sindacati di categoria, nel 2011, quando arriverà l'ultimo dei tre tagli di risorse previsit per il settore, 450 milioni di euro. Prodromica al tavolo e ai tanto auspicati interventi sarà quindi la 'Giornata nazionale della giustizia', un 'mega-incontro' organizzato per domani a Roma, riunione pubblica a cui parteciperanno tutti gli attori del settore, dai rappresentanti delle altre magistrature a quelli del personale amministrativo e dell'avvocatura. Dopotutto, l'allarme di Palamara è condiviso da tutti e domani per la prima volta lo affronteranno tutti insieme i protagonisti del settore. Invitati di 'lusso' anche il ministro Angelino Alfano, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. Intanto, i numeri disegnano un quadro quantomai desolante: le pendenze civili al 2007 ammontano a 5 milioni e 400 mila; quelle penali a un milione 500mila: per eliminarle occorrerebbero rispettivamente 16 mesi e 13 mesi di lavoro esclusivo (senza cioè che i magistrati si occupino dei nuovi procedimenti) e con un tasso di produttività altissimo. Una condizione irrealizzabile sia perchè la produttività attuale "è ai limiti dell'intollerabilità" sia per il numero elevatissimo dei nuovi procedimenti (4,5 mln nel civile) e (1,6 nel penale) ogni anno si aggiungono alla montagna dell'arretrato. Di qui la richiesta di interventi "strutturali": più risorse finanziarie e umane e un "serio" progetto di riforma. Insomma, il problema non sono i fannolluni, aggettivo che magistrati, avvocati e personale amministrativo non vogliono nemmeno sentire, dato che non si sentono responsabili del malfunzionamento della giustizia. Domani, numeri alla mano, lanceranno quindi un j'accuse alla politica, a cominciare dal ministro della Giustizia. Alfano, secondo il vice presidente dell'Anm Giacchino Natoli, "ignora persino dati elementari in possesso dei suoi stessi uffici, visto che parla di 9 milioni di processi pendenti", mentre le pendenze, secondo i tabulati delle toghe, sono 'appena' 6,5 milioni. La polemica, però, non è solo con l'attuale governo, visto che tutti quelli che si sono succeduti negli ultimi 10 anni hanno tagliato le risorse. Al "forte incremento" della domanda di giustizia da parte dei cittadini, segnalato soprattutto dall'aumento delle pendenze del civile (cresciute del 400% in 30 anni e poi ancora del 129% dal 1990 al 2007), ha corrisposto infatti la contrazione del personale giudiziario, passato da 53.000 unità del 1998 ai 43.982 del 2008 e dei dirigenti (dai 432 del 2001 a 347 del 2008). Parallelo il taglio degli investimenti: dai 7.665.369.477 di euro del 2005 si è arrivati ai 7.560.741.030 del 2009 e, secondo i sindacati, nel 2010 è previsto un ulteriore taglio di 442 milioni di euro. E non è tutto: "non solo quello della Giustizia è l'unico personale della pubblica amministrazione che non è stato riqualificato, ma - denunciano esponenti delle Rdb - non dispone nemmeno dei mezzi basilari, visto che deve lavorare con computer di prima generazione e che nemmeno la metà di loro ha un indirizzo di posta elettronica".


4 maggio 2009 - Asca

REGGIO C.: DE GAETANO (PRC) SOLIDALE CON SINDACALISTI AGGREDITI

(ASCA) - Reggio Calabria, 4 mag - ''Quanto avvenuto all'interno del Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria si configura come un fatto gravissimo che conferma quanta insofferenza serpeggi nel pubblico impiego nei confronti delle battaglie sindacali. Per questo rivolgiamo al dirigente e ai due delegati Rdb/Cub aggrediti nei giorni scorsi solo per l'intenzione di affiggere un comunicato in bacheca la solidarieta' dell'intero partito calabrese''. Lo ha dichiarato il segretario e capogruppo regionale di Rifondazione comunista, Nino De Gaetano, commentando l'episodio denunciato dalla direzione regionale di Rdb/Cub. ''La vicenda - aggiunge De Gaetano - grave per le sue modalita' violente ed antisindacali e' rivelatrice di una tensione altissima all'interno del museo reggino e non va sottovalutata: per quanto ci riguarda garantiamo la nostra vicinanza e il nostro sostegno ai dirigenti e ai delegati Rdb/Cub, pronti come sempre ad affiancarli nelle loro battaglie per i diritti dei lavoratori''.

REGGIO C.: PDCI CONDANNA AGGRESSIONE A SINDACALISTI

(ASCA) - Reggio Calabria, 4 apr - ''Un episodio gravissimo, inaccettabile, che va denunciato e condannato con forza in un Paese dove ogni giorno che passa vengono sempre messi piu' rischio valori e diritti fondamentali a tal punto da impedire lo svolgimento democratico della normale e fondamentale iniziativa e liberta' sindacale''. E' il commento della segreteria regionale del PdCI, che ''condanna apertamente'' il gravissimo episodio di intimidazione al Museo di Reggio Calabria, perpetrato nei giorni scorsi nei confronti di un Dirigente sindacale regionale della RdB/CUB e di due delegati aziendali. '' Quanto e' accaduto non e' concepibile, e' un fatto di una gravita' inaudita a cui bisogna opporsi con fermezza - si legge nella nota ''Nell'esprimere la nostra ferma condanna per quanto e' accaduto, insieme a tutta la solidarieta' e la vicinanza al dirigente sindacale e a due delegati aziendali, ribadiamo quindi - conclude il Pdci - il nostro impegno a sostenere ed affiancare chi come noi Comunisti Italiani lotta da sempre per i diritti dei lavoratori, per la legalita' e la democrazia''.


4 maggio 2009 - Genova Press

SCIOPERO NAZIONALE DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

L'accordo sottoscritto il 22 gennaio scorso da Cisl, Uil, Ugl, Confindustria e Governo sulla riforma del modello contrattuale non aiuta certo i lavoratori in una fase così difficile, che vede aumentare in modo sempre più accentuato cassa integrazione, mobilità e disoccupazione; al contrario aiuta aziende e padroni ad uscire dalla crisi riducendo salari e diritti. Non è certamente di buon auspicio per i lavoratori autoferrotranvieri in attesa di un rinnovo contrattuale da circa un anno e mezzo: si allunga a 3 anni la vigenza dei contratti nazionali, con aumenti sempre legati ad una inflazione non reale, ma calcolata su parametri assolutamente arbitrari; nell’ambito della contrattazione di secondo livello (il contratto decentrato) si rendono possibili deroghe in peggio sia per la parte salariale che normativa; il salario accessorio o di produttività viene sempre più legato alle sorti delle aziende, ad aumenti della produttività e alle valutazioni dei dirigenti, così manager strapagati, sia pubblici che privati, potranno condizionare parte del salario dei lavoratori. Una vertenza contrattuale, quella del settore trasporti, che dovrà inoltre scontrarsi con le ulteriori limitazioni dell'esercizio del diritto di sciopero. Limitazioni mirate a disarmare definitivamente i lavoratori da ogni potenziale conflittuale, vanificando ogni giusta aspettativa economica, normativa e di diritto alla propria rappresentanza. Per tali ragioni CUB, Cobas, SdL Intercategoriale e Slai Cobas hanno indetto per il 15 maggio una giornata nazionale di sciopero del trasporto pubblico locale, con astensione di 24 ore attuata nel rispetto delle fasce di garanzia (in allegato elenchi delle fasce per regioni e città). VENERDÌ 15 MAGGIO SCIOPERO NAZIONALE DI 24 ORE


4 maggio 2009 - La Gazzetta di Parma on line

Duc, Brunetta ha inaugurato lo "Sportello intelligente"
Ministro contestato da Cgil e Rdb

Parma - Il ministro Renato Brunetta ha tagliato il nastro del nuovo piano - 1 del Duc alle 16,10. Assieme a lui ci sono il sindaco Pietro Vignali, gli assessori Marini, Bernini e Gianpaolo Lavagetto, candidato del Pdl alle provinciali, il prefetto Paolo Scarpis e il questore.
Il ministro della Pubblica amministrazione ha inaugurato i locali rinnovati, con i servizi ai cittadini. E dopo il taglio del nastro, Brunetta ha subito sperimentato il sistema per misurare il gradimento del pubblico verso i servizi, attraverso gli emoticon. Lo «Sportello intelligente», che fa parte del progetto Comune amico, nato per semplificare l’approccio dei cittadini agli uffici pubblici. Il Comune di Parma ha realizzato un centro unificato a cui i cittadini possono rivolgersi per ogni tipo di pratica. Una serie di strumenti tecnologici indirizzano gli utenti verso gli sportelli interessati, che comunque sono totalmente polivalenti. Insieme al restyling del centro, è stato lanciato anche il progetto «Mettiamoci la faccia», quello degli "emoticon". A fianco di cinque sportelli (che diventeranno 40 nei prossimi mesi) i cittadini sono invitati a scegliere su un touch screen la faccina sorridente oppure imbronciato a seconda che abbia ricevuto o meno un servizio soddisfacente. Brunetta ha inaugurato il servizio al piano - 1 del Duc. Commentando il progetto di rilevazione del gradimento del servizio, rivolgendosi al sindaco Pietro Vignali che con lui ha inaugurato il centro, il ministro ha aggiunto: «Caro sindaco, quelle faccine giudicano soprattutto te e i servizi che riesci a dare. Giudicano la burocrazia, il sindacato e la politica, più che il singolo dipendente. Non guardate la maggioranza dei giudizi positivi, ma concentratevi sulla minoranza di quelli negativi, per capire come fare a migliorare ulteriormente il servizio che date ai cittadini». Il ministro ha detto che Parma è ancor meglio di come la conosceva e l'ha indicata come esempio, dal punto di vista della Pubblica amministrazione. «Il mio sogno - ha detto Brunetta - è che tutta Italia sia come Parma, che tutti gli uffici pubblici abbiano luoghi come questo dotati di questa tecnologia e di questa intelligenza. Io sono qui per imparare, perché un’esperienza come questa sta dalla parte dei cittadini». Brunetta è stato contestato da un centinaio di persone di Fp-Cgil e Rdb. Con striscioni e fischi, il gruppo ha contestato la politica «anti-fannulloni» portata avanti dal ministro. Una contestazione molto vivace, anche se comunque non violenta. Ma in riferimento a questa manifestazione, Brunetta ha sottolineato come la pubblica amministrazione «è al servizio della povera gente». E qui è partita una critica alla Cgil. «Il fatto che un grande sindacato come la Cgil difenda i fannulloni mi fa male al cuore», ha detto il ministro. «Cattiva politica e cattivo sindacato hanno prodotto dei mostri - ha detto ancora Brunetta -. Gli italiani stanno dalla nostra parte e i buoni dipendenti pubblici, che sono la stragrande maggioranza, stanno tutti dalla stessa parte, ovvero dalla parte dei cittadini. La stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici - ha aggiunto - sono di qualità e fanno bene il loro lavoro. Grazie alle minori assenze nel settore scolastico sono stati risparmiati 300 milioni di euro».


4 maggio 2009 - L'Unità.it

Work and the city
di Mariagrazia Gerina

Quattro precarie, quattro donne: Anna, Laura, Cristiana e Milena. Età dai 35 ai 50 anni, come le protagoniste di sex and the city. Su internet le potete rivedere mentre, dietro il lenzuolo, si tolgono gonna, camicetta e tutto il resto. Uno spogliarello, stile Full Monty, fu la trovata che escogitarono nel settembre scorso per far parlare di sè quando da precarie del call center dell'ospedale di Legnano, dopo sei anni, stavano perdendo il lavoro. Adesso, recuperati i vestiti provano a riprendersi anche il lavoro. Inventandoselo.
Un call center molto particolare. Autogestito. E attivo da mercoledì. A disposizione di altri precari in cerca di lavoro, che, dopo averle tentate tutte potranno ora rivolgersi direttamente a San Precario. Basta telefonare al numero verde 800.0342.35 e poi: "Ditelo a San precario". Si chiama così il servizio di punta di"telefonoprecario" che, appoggiandosi al sindacato di base Rdb, offre consulenza sindacale gratuita a tutte/i i precari e gli atipici che hanno bisogno di un parere tecnico su contratti, sussidi di disoccupazione e altre forme di ammortizzatori sociali. Informazioni utili. Ma anche storie di precarie e precari (in massimo 2000 battute) che Anna e le altre raccoglierano sul sito. Perché anche raccontarsi aiuta.
Per saperne di più clicca su www.telefonoprecario.it


4 maggio 2009 - Il Giornale di Calabria

Sindacalisti aggrediti a Reggio, De Gaetano: "Una vicenda grave"

REGGIO CALABRIA - "Quanto avvenuto all’interno del Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria si configura come un fatto gravissimo che conferma quanta insofferenza serpeggi nel pubblico impiego nei confronti delle battaglie sindacali". Lo afferma il segretario e capogruppo regionale di Rifondazione comunista, Nino De Gaetano. "Per questo - aggiunge - rivolgiamo al dirigente e ai due delegati Rdb-Cub aggrediti nei giorni scorsi solo per l’intenzione di affiggere un comunicato in bacheca la solidarietà dell’intero partito calabrese. La vicenda, grave per le sue modalità violente ed antisindacali e rivelatrice di una tensione altissima all’interno del Museo reggino, non va sottovalutata: per quanto ci riguarda garantiamo la nostra vicinanza e il nostro sostegno ai dirigenti e ai delegati Rdb-Cub, pronti come sempre ad affiancarli nelle loro battaglie per i diritti dei lavoratori".


4 maggio 2009 - Melito on line

Vicenda Rdb, solidarietà di De Gaetano
di Luigi Palamara

Intimidazione a sindacalisti Rdb – Cub Calabria, la solidarietà di Nino De Gaetano: "Un episodio gravissimo". "Quanto avvenuto all’interno del Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria si configura come un fatto gravissimo che conferma quanta insofferenza serpeggi nel pubblico impiego nei confronti delle battaglie sindacali. Per questo rivolgiamo al dirigente e ai due delegati Rdb/Cub aggrediti nei giorni scorsi solo per l’intenzione di affiggere un comunicato in bacheca la solidarietà dell’intero partito calabrese". Lo dichiara il segretario e capogruppo regionale di Rifondazione comunista, Nino De Gaetano, commentando l’episodio denunciato dalla direzione regionale di Rdb/Cub. "La vicenda – aggiunge De Gaetano -, grave per le sue modalità violente ed antisindacali e rivelatrice di una tensione altissima all’interno del Museo reggino, non va sottovalutata: per quanto ci riguarda garantiamo la nostra vicinanza e il nostro sostegno ai dirigenti e ai delegati Rdb/Cub, dichiarandoci pronti come sempre ad affiancarli nelle loro battaglie per i diritti dei lavoratori".
Comunicato stampa dell’on. Nino De Gaetano - segretario regionale di Rifondazione comunista


4 maggio 2009 - Libertà

Venticinque pompieri in più a Piacenza
La Lega: «Grazie a Polledri». Rilancio di Bobbio, possibile apertura a Castello
di Paolo Marino

Piacenza - Da anni arrivano solo cattive notizie. Sempre meno personale, sempre più problemi a coprire i turni, la caserma di Bobbio ridotta a un distaccamento fantasma. Da troppo tempo la carenza di personale dei vigili del fuoco piacentini sembra non trovare una soluzione. Ora l'arrivo di 25 nuovi pompieri rappresenta non solo una boccata d'ossigeno, ma permette un rilancio verso il futuro: ridare continuità al presidio della Valtrebbia e iniziare a ragionare concretamente sulle prospettive del nuovo distaccamento di Castelsangiovanni, rimasto finora sulla carta.
La notizia dell'incremento d'organico gira da un mesetto nella caserma di viale Dante. Da quando, cioè, è stato approvato un decreto per la mobilità all'interno del Corpo a livello nazionale che parla di 25 posti per Piacenza. Mancava il crisma dell'ufficialità, che oggi sembra esserci. Lo assicura una nota diffusa dalla Lega Nord. «Piacenza e provincia potranno contare su 25 nuovi vigili del fuoco - si legge - In una telefonata al deputato piacentino della Lega Nord, Massimo Polledri, il ministro Roberto Maroni ha annunciato il prossimo incremento di organico. Il risultato è stato raggiunto grazie all'interessamento dell'onorevole piacentino, che nei mesi scorsi ha incontrato personalmente il titolare del dicastero dell'Interno per informarlo della necessità di nuovi vigili sul territorio». Nella nota viene riconosciuto anche lo sforzo del sindaco di Bobbio Roberto Pasquali. «Ora - spiega Polledri - l'obiettivo è arrivare alla regionalizzazione del corpo. I vigili del fuoco devono poter rimanere sul territorio, senza essere continuamente trasferiti».
E proprio qui sta l'inghippo. In passato, spesso, i nuovi arrivi erano annullati dalla partenza di chi chiedeva l'avvicinamento a casa. Un pericolo che oggi sembra meno incombente. Secondo i calcoli di Giovanni Molinaroli, rappresentante sindacale Cgil per i vigili del fuoco, il saldo finale dovrebbe essere positivo per 23 unità. «Il 7 maggio arrivano 35 persone - spiega - prese tra la schiera dei nuovi 1.300 assunti che hanno appena finito il corso di formazione a Roma. Ma in 12 se ne vanno. Tra chi rimane, in 9 sono di Piacenza e questa è già una garanzia. Siamo soddisfatti, soprattutto per la caserma di Bobbio, che negli ultimi mesi è rimasta praticamente sempre chiusa, al di là di una breve parentesi a Pasqua». Ottimista anche Maurizio Suzzani, segretario provinciale Cisl-Fns per vigili del fuoco. «Il 14 maggio - spiega - avremo un incontro col comandante per accordarsi sugli orari di apertura di Bobbio e iniziare a ragionare su Castelsangiovanni, verificando la praticabilità del progetto redatto qualche anno fa». Si dichiara entusiasta Luca Orlandi (sindacalista della Rdb-Cub): «Il distaccamento di Bobbio potrà avere uno slancio notevole e diventa più concreta la prospettiva dell'apertura della caserma a Castelsangiovanni».


3 maggio 2009 - Omniroma

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 03 mag -....
Sciopero dei dipendenti precari e di ruolo della Croce Rossa Italiana, proclamato da Rdb - Cub, indetto per chiedere la stabilizzazione di tutti i precari dell'Ente, in difesa del posto di lavoro e del futuro dell'Ente pubblico. In concomitanza con lo sciopero si svolgerà un presidio. Sede del comitato centrale Cri, via Toscana 12 (ore 9.30)...


3 maggio 2009 - Ansa

DOMANI NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 3 MAG - AVVENIMENTI PREVISTI PER DOMANI NEL LAZIO: ....
9.30 - Roma, davanti alla sede del comitato centrale della Croce rossa italiana, via Toscana. Sciopero e presidio dei precari della Cri proclamato dai sindacati Rdb Cub...


3 maggio 2009 - Il Manifesto

MILANO San Precario moltiplica gli adepti
La MayDay dei precari che «giocano alla crisi»
di Mariangela Maturi

MILANO - Una delle scene cult del film «I guerrieri della notte» è la provocazione di Luther (boss della banda dei Rogues) che come una nenia ripete ai Warriors la famosa frase: «Guerrieri... Giochiamo a fare la guerra?». Il lancio della MayDay 009 suonava simile: «Precari... Giochiamo a fare la crisi?» (la scritta troneggiava sul carro, il video «MayDay Warriors» è su Youtube). Anzichè le armi, i santini di san Precario. Anzichè giovani newyorkesi nei guai, giovani addetti ai call center, operai, ricercatori, studenti. Nei guai.
E' la MayDay nell'anno della crisi, dell'Onda studentesca, delle manifestazioni che hanno incendiato mezz'Europa. All'insegna del «Noi la crisi non la paghiamo», oltre a Milano (nona edizione) e Palermo (quinta), in Italia era il battesimo di fuoco anche per Roma, in corteo con qualche migliaio di persone. Decine le iniziative del Countdown degli ultimi mesi per lanciare la MayDay 009.
Sono nati il Telefono precario, il gruppo Colsenter, la rete dei redattori precari. L'associazione Bios e Bin-Italia (Basic income network) preparano per fine maggio un convegno per un welfare metropolitano a misura di precari e migranti a Milano, mentre a Roma dalle mobilitazioni universitarie è nato «C.ReW. in Onda» (casa, reddito, welfare), un progetto lanciato alla MayDay che sfocerà nel G8 dell'università in programma a Torino fra tre settimane.
A Milano schierati in fila quaranta carri. I partecipanti sono decine e decine di migliaia, 120mila secondo i Cub. Apre le danze l'immancabile carro «No oil» a pedali con il suo sunsoundsystem, seguono i carri del comitato NoExpo, dei Cub, dei centri sociali. Anche i precari del mondo della conoscenza (giornalisti, traduttori, ricercatori...) hanno organizzato un loro colto camion. «Una cosa che ho notato - spiega una ragazza precariamente affezionata al suo lavoro nell'editoria - è che si innesca quasi un meccanismo di autosfruttamento, per cui pur di fare ciò che ti piace ti sottoponi a ritmi lavorativi inconcepibili, sottopagati e non riconosciuti. Lavorare non dovrebbe essere un ricatto». La musica e le amiche la trascinano via, nel tentativo di non pensare, almeno per un giorno, alla sveglia di domani pronta a rituffare la quotidianità in un incespicante futuro. I lavoratori autorganizzati della Scala, veterani delle MayDay milanesi, sviolinano la loro rabbia di «stagionali» che lavorano per 10 mesi all'anno da quasi un decennio. Fra le new entry, i precari del Museo della scienza e della tecnica: il loro lavoro di anni somiglia sempre più alle bolle di sapone che fanno nei laboratori per le scolaresche in visita. «Eppure il museo è un punto di eccellenza della città, altro che crisi - raccontano - la fondazione non accusa i colpi dell'economia che affonda. Ma noi addetti al mitico sommergibile Toti sì».
Il mondo della MayDay, come sempre, è variopinto e multiforme: dai ravers che affollano la coda del corteo, ai ragazzini con la maglietta di Obama «Yes we can» e quelli che portano il cartello con il faccione di Marx «Maestro unico». Qualcuno ha agghindato da MayDay anche il balcone di casa: ad accompagnare la sfilata di carri, striscioni in difesa della scuola pubblica e microfoni che tuonano contro le riforme. In pieno centro, non passa inosservato il gruppo di ragazze (e ragazzi) travestiti da jetset che si sbracciano e indicano lo striscione rosa: «Aspiranti showgirl valuterebbero posto fisso in Parlamento - no contratti co.co.dè». A fine parata, chi non ha più la forza di ballare si butta nel parco intorno al Castello Sforzesco, cingendolo quasi d'assedio.
Poi, il gravissimo tentato stupro ai danni di una ragazza crea parapiglia e rabbuia i volti. Qualcuno lo viene a sapere per passaparola, altri nella folla non capiscono cosa stia succedendo. «Agghiacciante», commenta una ventenne che non ha più nessuna voglia di rimanere lì. La MayDay è andata bene, benissimo. Ma lo squallore di un fatto simile copre tutto di una luce diversa. Nell'augurio che non si strumentalizzi niente e nessuno, non si può comunque far a meno di chiudere una bella giornata in un rigurgito di sdegno.


3 maggio 2009 - Liberazione

Più di centomila hanno sfilato a Milano per la nona edizione: confederali battuti 20 a 1
MayDay, mai così tanti tra musica e rabbia

Milano - "Aspiranti veline offresi per posto fisso in parlamento. No contratti co.co.de". Così recitava uno striscione appeso al primo piano di uno stabile all'inizio di via Torino, una delle arterie centrali di Milano dove è sfilata la grande parade dell'EuroMayDay09. Un'ironia che calza a pennello con lo spirito della MayDay. Quella di quest'anno è stata la nona edizione, ma lo smalto, l'ironia, l'invettiva, la rabbia, il desiderio di cambiare sono sempre quelle degli inizi. Con una differenza: quest'anno hanno partecipato più di 100mila giovani. Una cifra che è il segno dei tempi e della consapevolezza raggiunta dal lavoro precario. Nulla a confronto delle migliaia che avevano sfilato nel 2001. E nulla al confronto dei 5mila che nella mattinata avevano seguito le bandiere di Cgil, Cisl e Uil. MayDay batte il sindacato confederale 20 a 1.
Già poco dopo mezzogiorno in P.za XXIV maggio, cuore del quartiere Ticinese, si raccolgono i primi carri che, dopo il paziente lavoro di preparazione, cominciano a sfilare poco dopo le 15.00, accompagnati dai colori e dalla vivacità della moltitudine precaria. Musica a tutto volume intervallata da proclami, proposte, narrazioni della quotidiana realtà precaria, che è anche e soprattutto precarietà di vita.
Il lungo serpentone colorato è stato aperto dal carro no-oil, a pedali, con la musica alimentata da pannelli solari, a indicare la necessità e la possibilità di un futuro eco-compatibile, attraversato dai colori pink delle Seriche. Seguivano i carri delle realtà migranti e precarie, rappresentanza e denuncia delle contraddizioni della metropoli e del lavoro milanese. I ragazzi di Rho (C.S. Fornace) erano caratterizzati da un'enorme piovra a indicare le politiche tentacolari di speculazione edilizia che Moratti & C. cercano di attuare con l'Expo 2015. San Precario faceva bella mostra di sé davanti al carro dell'Intelligence Precaria e dell'Associazione Bios, nuova realtà di azione post-sindacale, già nota in città per gli interventi (con successo) nella telefonia (caso Omnia) e nei settori dei servizi di trasporto e distribuzione posta (caso TnT).
I precari della conoscenza (dall'università, agli studenti, ai giornalisti e redattori precari) oltre a distribuire il nuovo numero della free "free" press dei precari "City of Gods" presentavano e declamavano la carta dei diritti dei lavoratori della conoscenza. La creatività e la capacità di rappresentazione scenica raggiungevano l'apice con il carro delle realtà metropolitane dell'hinterland milanese e di Monza, dove le problematiche della casa e del controllo sociale (telecamere, cancelli e via dicendo) venivano denunciate come due facce uguali delle politiche sicuritarie e repressive che oggi sono diventate normalità. Il tutto condito da continui spostamenti dei manifestanti da un carro all'altro in un caos di musica e "spikeraggi" continui, a cui non potevano certo sottrarsi anche i carri delle realtà del sindacalismo di base. Cub e Sdl seguivano le realtà di movimento con interventi informativi soprattutto a sostegno dello sciopero generale di tutto il sindacalismo di base per il 15 maggio.
All'ingresso in P.za Duomo la Parade è passata tra due ali straripanti di folla, incuriosita e richiamata dalla musica pompata dalle casse montate sui carri. E' stata l'occasione per comunicare con quella parte della città che almeno non si rifiuta di ascoltare. Milano sta facendo guerra all'intelligenza. Milano grida aiuto, MayDay, MayDay. Ma non si tratta di un urlo di disperazione, è piuttosto un urlo di potenza e creatività, che trae linfa dalla gioia di lottare, dalla gioia di essere visibili in una realtà sociale che sull'invisibilità e lo sfruttamento della precarietà basa la creazione della sua ricchezza.
Man mano che la Parade avanzava, nuove persone venivano irresistibilmente chiamate a partecipare. I microfoni dei carri passavano da mano in mano. Interventi sulla crisi finanziaria («noi, sia chiaro, non la pagheremo»), sullo scandalo dei 300 milioni di euro persi dal Comune di Milano per le speculazioni sui derivati (da usare invece per un welfare metropolitano), aperture di nuove vertenze, la condizione dei migranti, la difficoltà di arrivare a fine mese, la necessità di poter accedere a un reddito continuativo e garantito si rincorrevano nelle strade di Milano.
La partecipazione quest'anno è stata sicuramente più attiva rispetto ad altre edizioni. La MayDay è festa, ma festa arrabbiata e sicura delle proprie ragioni. Il serpentone colorato si è poi concluso in P.za Castello con una certezza: in quest'anno di crisi, la MayDay, più che mai, non è un punto di arrivo né d'approdo, ma solo un punto di partenza. Da oggi in poi Milano ne vedrà delle belle.


3 maggio 2009 - La Gazzetta di Parma

VIA SAFFI RIFONDAZIONE E PARTITO COMUNISTA
L'altra manifestazione con le bandiere rosse

Parma - Una contromanifestazione dominata dalle bandiere rosse di Rifondazione e del Partito comunista dei lavoratori - qua e là spuntava anche il rossonero degli anarchici - accompagnata dalla musica etnica. Per il secondo anno consecutivo i sindacati di base Rdb Cub e Usi hanno deciso di disertare la festa organizzata da Cgil, Cisl e Uil, dando vita a un corteo parallelo partito da via Saffi e terminato con banchetti in piazzale Salvo D’Acquisto. «Abbiamo ritenuto inutile andare in piazza a sentir parlare chi ha svenduto i diritti dei lavoratori», spiega Piermichele Pollutri della Rdb Cub. «A noi non interessa la concertazione - spiega - perché a pagare la crisi sono sempre stati i lavoratori». In piazzale D’Acquisto tre ragazzi dell’est hanno insultato alcuni manifestanti: il trio è stato identificato dalle forze dell’ordine.


3 maggio 2009 - L'Unità

La denuncia Arriva da Cgil, Cisl, Uil e Rdb dopo gli incontri con Asl e Agenzia entrate. Il pedaggio Il decreto reintroduce il ticket dell’autostrada. Dopo la rivolta, il premier lo toglie
L’Aquila-capoluogo a rischio. I sindacati: nessuno ci provi
Da anni la levantina e marittima Pescara, già sede di alcuni uffici della Regione, cerca di scippare le funzioni di capoluogo all’Aquila. G8: difficoltà nell’organizzazione. Il premier: «Tutto ok. E il 10 settembre tutti nelle case». «Che nessuno pensi di scippare all’Aquila il ruolo di capoluogo...
di CLAUDIA FUSANI

L'Aquila - «Che nessuno pensi di scippare all’Aquila il ruolo di capoluogo approfittando di una catastrofe come quella del terremoto». Il tema è stato finora solo sussurrato. Per pudore. E per timore. «Chi dovesse fare un tentativo del genere vedrebbe organizzata in poche ore una rivolta popolare con tanto di forconi», avverte Piero Di Stefano, capogruppo del Pd a palazzo Margherita. Ma gli incontri che i sindacati hanno avuto giovedì 30 aprile in alcuni tavoli della funzione pubblica costringono a mettere le mani avanti. «Che nessuni provi a togliere a questa città alcune funzioni di capoluogo con la scusa che le sedi non sono agibili e che i lavoratori vivono sfollati in altri centri sparsi sul territorio» dice Gianni Di Cesare, segretario regionale della Cgil.
Oltre alla ricostruzione, all’incognita G8 e alla rabbia per i contenuti del decreto che da ieri mette insieme i sindaci di destra e di sinistra dei 50 comuni terremotati, il dopo terremoto in Abruzzo mette in agenda anche un altro tema: quale futuro per L’Aquila capoluogo di regione?
E’ almeno dagli anni ottanta che la marittima e levantina Pescara cerca si soffiare ai cugini "forti e gentili" dell’altopiano il primato di capoluogo che invece viene difeso con le unghie e con i denti. E anche col merito. L’università, ad esempio: L’Aquila è la seconda città in Italia, dopo Siena, per il rapporto tra studenti (27.500) e residenti (72mila). Una città che vive di terziario (oltre 15 mila posti di lavoro), non certo parassita ma economicamente positivo a giudicare dagli indicatori.
Ora succede che tutte le cosiddette funzioni del capoluogo, dagli uffici della Regione, giunta e consiglio, alle Direzioni degli uffici contabili, dalla Corte D’Appello alla Corte dei Conti, hanno grosse difficoltà. Per la sede e per i dipendenti sfollati. «Il 30 mattina - racconta Di Cesare - Cgil, Cisl e Uil e Rdb hanno incontrato il direttore generale del personale della Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate. In quell’incontro ha preso corpo un progetto poco chiaro di trasferire la sede a Pescara, almeno temporaneamente».
La scena si è ripetuta con l’assessore regionale alla Sanità Franco Venturoni che «sul destino dell’ospedale San Salvatore (quello evacuato ma che però aveva 250 milioni di fatturato di cui il 57% grazie alla mobilità esterna, ndr) ha parlato di mobilità in termini poco chiari». Sia chiaro, aggiunge, Di Cesare «i sindacati sono i primi a chiedere che la gente torni a lavorare. Ma questo deve avvenire con parole chiare e tempi precisi». Possibilmente scritti. Resta il problema come e dove far ripartire uffici che hanno sedi distrutte e recuperabili in un paio d’anni. Il "rischio" è soprattutto per la Regione che avrebbe uffici già pronti a Pescara. Per la Corte d’Appello, ospitata al secondo piano del palazzo di Giustizia inagibile. Per la Corte dei Conti. Il sindaco Cialente aveva già fatto un incontro e tutti i responsabili avevano avviato contatti per trovare sistemazione nella sede della Guardia di Finanza. L’arrivo del G8 a luglio ha cancellato ogni ipotesi.
Se in lontananza, in modo subdolo, si agita il tema declassamento, non mancano le questioni urgenti. E di giornata. Ieri c’è stata una mezza rivolta tra gli aquilani che vivono sulla costa e che si sono ritrovati a pagare il pedaggio dell’Autostrada dei Parchi del patron Franco Tatò. Per il Pd è una «beffa» e una «presa in giro in puro stile berlusconiano». Nel pomeriggio il premier ha riunito a palazzo Chigi il suo staff e ha fatto la correzione. «E’ stato tolto il pedaggio autostradale inopinatamente reintrodotto» ha spiegato in serata. Una riunione convocata anche per mettere a tacere una volta per tutte le voci sulle difficoltà intorno all’organizzazione del G8. «Avverrà tutto all’interno della Scuola della Guardia di Finanza» ha detto. Resta da capire come visto che la Casa Bianca ha fatto sapere di vedere con sospetto i trasferimenti Roma-L’Aquila per via di troppe gallerie e viadotti lungo l’autostrada. Infine la promessa: «Il 10 settembre tutti nelle case». Aggiungendo, in coda: «E speriamo che me la cavo».
Mano a mano che viene studiato, poi, anche il decreto lascia perplessi. Stefania Pezzopane (Pd), presidente della Provincia, ha riunito i sindaci. Tutti d’accordo, a prescindere dal colore, che «il decreto è da modificare. Troppi poteri in capo al governo, troppo esclusi gli amministratori locali». Che non possono dire la loro neppure sull’ubicazione delle discariche.


3 maggio 2009 - Il Resto del Carlino

Rovigo. IL CASO di Fabio Raule, dipendente del Comune...
di Maristella Carbonin

Rovigo - IL CASO di Fabio Raule, dipendente del Comune di Rovigo e sindacalista delle Rdb (rappresentanze di base), è arrivato alle orecchie di mezza Italia. Raule, infatti, venerdì, proprio il giorno della festa dei Lavoratori, è stato intervistato da Radio 24 nella rubrica di Roberto Galullo, Un abuso al giorno toglie il codice d'intorno', in onda alle 6.45 con una replica alle 20.45. Mezza Italia ha sentito la vicenda di Raule, che si è beccato un procedimento disciplinare (con un giorno di sospensione dal lavoro) per aver deciso di pubblicare i bonus dei dirigenti del Comune. Una decisione che stona, ha osservato lo stesso giornalista di Radio 24, in un periodo in cui la parola d'ordine è trasparenza', soprattutto nella pubblica amministrazione. Ma tutti gli italiani che hanno sentito la voce di Raule al microfono di Radio 24, non hanno potuto ascoltare quella dell'amministrazione comunale. E non perchè il giornalista non abbia... passato la parola al Comune. Tutt'altro. Anche la controparte', in questo caso il Comune, era stato invitato a dire la sua in trasmissione. Ma il dirigente Andrea Pirani ha preferito affidare la sua replica a un semplice fax. Poche parole per liquidare la questione e spiegare, in sostanza, che il procedimento disciplinare adottato contro Raule fa parte di una procedura interna e che non è intenzione dell'amministrazione discuterne pubblicamente. Insomma, i panni sporchi si lavano in famiglia. Questo è stato l'unico messaggio che gli ascoltatori di Radio 24 hanno avuto dal Comune di Rovigo. Un po' pochino. Il dirigente Pirani ha limitato la sua replica a questo e ha aggiunto soltanto che se il dipendente comunale non aveva fatto ricorso, allora il Comune era giuridicamente a posto. Ma ricordiamo brevemente la vicenda di Raule: il procedimento disciplinare (un giorno di sospensione dal lavoro) gli è arrivato a metà novembre. La motivazione? Raule sarebbe stato colpevole di aver utilizzato, come funzionario dell'ufficio stipendi, i dati relativi al bonus dei dirigenti a fine sindacale. Pubblicandoli poco prima che venissero appesi all'albo. Raule, in sostanza, metteva in luce che in due anni, ossia dal 2005 al 2007, il fondo dei dirigenti era aumentato del 50%. Mentre il Comune non riusciva a trovare i soldi per i dipendenti. Di qui il procedimento disciplinare tra l'altro arrivato in un periodo di agitazione sindacale.

Rovigo. FABIO RAULE, agli ascoltatori di Radio 24, ha spiegato...

Rovigo - FABIO RAULE, agli ascoltatori di Radio 24, ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a pubblicare i bonus dei manager d'oro' del Comune di Rovigo. «Avevo fatto quell'operazione perchè stavo portando avanti una rivendicazione sindacale per mettere in evidenza - spiega Raule - che nell'amministrazione rodigina si usano due pesi e due misure, a seconda che si tratti di dirigenti o di dipendenti comunali». Raule ha anche precisato come avviene la contrattazione della dirigenza: «Il fondo per i dirigenti ha detto in fondo viene deciso dai dirigenti stessi. Che, con l'avvallo del direttore generale, che costa ai cittadini 200mila euro all'anno, si sono portati la loro retribuzione al massimo». Nell'intervista alla radio Raule, interrogato in merito, ha parlato anche del rapporto con i sindacati confederali: «Se da una parte dice i dipendenti comunali mi hanno manifestato tutta la loro solidarietà, e lo stesso vale per il sindacato a cui appartengo, dall'altra precisa il comportamento dei confederali è stato di latitanza». Il rappresentante delle Rdb ne ha approfittato per aggiungere anche che «alcuni sindacati erano sicuramente più attenti alla situazione dei dipendenti comunali quando c'era un'amministrazione di centrodestra, mentro con questa, che è di centrosinistra, sembrano più distratti. Noi sindacati dell'Rdb aggiunge invece Raule non abbiamo nessun problema a denunciare le questioni e stiamo anche ottenendo un grosso consenso tra i dipendenti comunali». Le sferzate del dipendente comunale nei confronti del modo di operare della giunta sono precise: «Bene o male molta della gestione dell'organizzazione del comune di Rovigo è basata sull'applicazione acritica della normativa: non si tiene conto delle ricadute. Invece sarebbe necessario ragionare in termini di obiettivi. Abbiamo a che fare con dei burocrati».

Rovigo. FABIO RAULE ha intenzione di fare ricorso contro il procedimento disciplinare?...

Rovigo - FABIO RAULE ha intenzione di fare ricorso contro il procedimento disciplinare? «Non voglio porre limiti all'intelligenza altrui - sottolinea - ho invitato il mio legale a tener fermo il ricorso perchè ho fiducia che l'amministrazione capisca l'inopportunità della propria azione e quindi ritiri il procedimento con atto di autotutela accompagnato da scuse formali», risponde il dipendente comunale e sindacalista delle Rdb.


3 maggio 2009 - Il Mattino di Padova

Centro Riciclo ancora occupato ma il lavoro resta una chimera
di Francesca Segato

MONSELICE - Primo maggio di lotta, ma anche di festa, nel Centro Riciclo ancora occupato. Va avanti giorno e notte, da giovedì, il blocco dell’impianto. Mentre il Centro Riciclo se ne chiama fuori. «A fine marzo la cooperativa MyLog ha rinunciato a rinnovare il contratto di appalto in scadenza, e la Centro Riciclo Monselice ne ha preso atto. Ora i soci lavoratori e alcune sigle sindacali imputano alla Crm responsabilità che non ha», precisa una nota dell’azienda di Samuel Piazza. L’unica certezza quindi è quella che il consorzio Team Service lascerà. La conferma è anche in una mail inviata da Michele Mantovani, presidente della Team Service, al Crm. L’impianto intanto è fermo dal 23 aprile, e nell’attesa i dipendenti non percepiscono nulla. «Sappiamo che occupare un’azienda non è gesto da poco - spiega Mbarek Elasri, sindacalista Adl -. Ma dopo la discussione e i due scioperi ancora non abbiamo avuto risposte: chiediamo solo la ripresa del lavoro con i diritti contrattuali, senza riduzioni del salario». Visita di solidarietà di Francesco Miazzi: «Lancio un appello all’amministrazione comunale, assente su questi temi che riguardano novanta famiglie e il settore delicato del riciclaggio».


3 maggio 2009 - City

Negli uffici Inps ecco gli emoticon

Bologna - Oggi negli uffici Inps esordiscono le faccine ideate dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, per sondare il gradimento degli utenti per i servizi: l’emoticon verde raccoglierà un giudizio positivo, il gialla un valore neutro, il rosso un parere negativo. Le Rdb annunciano un aprotesta.


3 maggio 2009 - La Repubblica

La protesta "Regista" Per la Cub un lunedì in piazza contro i tagli al mondo della scuola
Il cantiere infinito delle pensioni prova d´esordio per "Societàperta"
Domani all´hotel Santo Stefano via al ciclo di incontri con Elsa Fornero e Renata Polverini

Torino - La Cub Piemonte organizzerà domani alle 17 una manifestazione di fronte all´Ufficio Scolastico Regionale, in via Pietro Micca 20, contro i tagli. «Il governo si prepara ad attuare i regolamenti - spiega la Cub - che toglieranno decine di migliaia di posti di lavoro e porteranno alla disoccupazione moltissimi precari della scuola. Nonostante le forti lotte che hanno permesso di limitare i tagli al tempo pieno, che comunque sparisce, cedendo il posto al ‘doposcuola´ di 40 ore, saranno cancellate - solo in Piemonte e già dal prossimo anno scolastico - piu´ di 2.500 cattedre e piu´ di 1.000 posti di lavoro per il personale Ata. Con i soldi tagliati alla scuola, alla sanità, ai salari e alle pensioni si vogliono garantire profitti a banche e imprenditori che ci hanno condotto alla crisi». «Pensioni un cantiere sempre aperto» è il titolo della conferenza che domani pomeriggio segna l´esordio a Torino di «Societàperta. Circoli per l´altra Italia». L´appuntamento è per le 17.15 all´hotel Santo Stefano di via Porta Palatina 19 e a discutere di un tema più che mai attuale ci saranno con Enrico Cisnetto, fondatore e presidente del movimento, Elsa Fornero e Renata Polverini. La prima è docente all´università di Torino e uno dei massimi esperti sul tema delle pensioni in Italia, la seconda è la segretaria nazionale dell´Ugl. «La scelta è caduta su due donne anche perché proprio alle donne è chiesto il sacrificio maggiore ora che anche l´Unione Europea pare determinata ad avviare una procedura di infrazione contro l´Italia per la differenza di età che resiste tra uomo e donna nell´andare in pensione» spiega Alberto Tazzetti, ex presidente degli industriali di Torino e oggi anima del movimento in Piemonte. «Abbiamo pensato a questo ciclo di incontri per provare a ragionare su quali siano le soluzioni per salvare il Paese dal declino verso il quale si sta avviando. Non siamo un movimento politico, uniamo persone di diverse estrazioni, legate dal filo rosso della preoccupazione per le sorti dell´Italia. Perché qui si continua con le diagnosi sui mali, ma non si indicano mai le vie d´uscita. Non solo: questo ciclo di incontri vuol essere anche uno stimolo a non rassegnarsi e a non rinunciare all´impegno civile. Soprattutto in un momento come questo, in cui bisognerebbe trasformare la crisi economica in un´opportunità, in un´occasione per varare quelle riforme che a parole tutti si dicono pronti a varare mai poi non accade mai e l´Italia finisce per accontentarsi sempre dei piccoli progressi da ultima della classe». Dallo scenario nazionale a quello locale, per Tazzetti la prospettiva non cambia: «Anche qui c´è molto da fare. Un esempio? i continui litigi in Sala Rossa. Ogni occasione è buona per un distinguo, per una puntualizzazione e così le riunioni del consiglio comunale diventano una serie di no mentre invece servirebbe alzare gli occhi dalla punta delle scarpe per avviare un vero rilancio del territorio».
Dalla politica al sindacato, il passo è breve: «Mi auguro che le nostre organizzazioni dimostrino lo stesso grado di responsabilità dei colleghi americani che hanno saputo accettare pesanti sacrifici con l´accordo tra Fiat e Chrysler. Un sì che è anche una scommessa perché sulla carta l´accordo apre grandi prospettive, ma di concreto per ora non c´è nulla. È proprio così però che si misura la capacità della politica e del sindacato di alzare lo sguardo».
Dopo le pensioni, si parlerà di recessione. In un incontro che ancora è in via di definizione per la seconda metà di giugno si discuterà delle Pmi, le aziende che più pagano lo scotto della crisi, strette come sono tra i ritardi nei pagamenti dei grandi clienti e il freno ai finanziamenti da parte delle banche. «Avremo tra i protagonisti Marco Vitale, economista d´impresa e osservatore attento di quanto accade nel pianeta delle Pmi - spiega Tazzetti - . Poi, dopo la pausa estiva, contiamo di organizzare altre due-tre conferenze prima della fine dell´anno. Gli spunti certo non mancano».(p.p.l.)


3 maggio 2009 - La Stampa

ACTS A RISCHIO DI SCIOPERI
Domani assemblea a Cairo dopo la rottura sui nuovi turni

Cairo - Incontro questa sera, alle 20,30, al deposito dell’Acts di Cairo fra i rappresentanti dei lavoratori e i dipendendi dell’azienda di trasporto pubblico, dopo la rottura tra i sindacati e la dirigenza dell’Acts in merito ai nuovi turni legati alle modifiche sulle linee che servono la Val Bormida decise nell’ambito del piano di riorganizzazione. Modifiche che, secondo quanto stabilito in un primo momento avrebbero dovuto entrare in vigore già da lunedì scorso, e che, dopo una pausa per dare tempo ai delegati sindacali di fare il punto della situazione, dovrebbero venire applicate a partire da domani mattina.
Quello che Cgil, Cisl, Uil, Faisa e Cub contestano è il fatto che l’Acts «non ha preso neppure in considerazione le nostre richieste». I nuovi turni, dicono al sindacato, «non rispettano il contratto nazionale del lavoro. I dipendenti dovranno infatti lavorare 12 ore anzichè le 8 canoniche, facendo un’ora, un’ora e mezzo di straordinario obbligatoria». Di qui l’invito ai dipendenti di continuare a seguire i vecchi turni, con la conseguenza che, se con si arriverà ad un accordo (e almeno sino a questo momento non sembrano esservi le condizioni necessarie affinché questo accada), da domani gli utenti della Val Bormida rischiano pesaanti disagi.


3 maggio 2009 - La Nazione

Scuola e lavoro Assemblea dei Cobas

MASSA - «NOI non paghiamo la crisi» è lo slogan che i sindacati di base (Confederazione Cobas e RdB-Cub-SdL) e la rete degli studenti medi (Collettivo Autonomo Senza Tregua) hanno scelto per l'assemblea pubblica organizzata per domani sera (ore 21) alla sede Anpi di piazza Mercurio. La manifestazione vuole, come spiegano gli organizzatori, «difendere scuola e università pubblica dai continui attacchi del governo e rilanciare il movimento studentesco; dare forza e voce a chi sta pagando la crisi del sistema capitalistico; contrastare chi vuole negare il diritto di sciopero; ripristinare la democrazia sindacale nei luoghi di lavoro; contrastare le organizzazioni sindacali concertative che firmando accordi a perdere hanno contribuito a ridurre salari e diritti dei lavoratori; prendere le distanze da tutte le forze politiche che si dicono di sinistra»


2 maggio 2009 - Adnkronos

1 MAGGIO: CUB, 120MILA IERI A MILANO IN PIAZZA PER MAYDAY
IL BILANCIO DELLA MANIFESTAZIONE DEI LAVORATORI PRECARI

Milano, 2 mag. (Adnkronos) - Circa centoventimila persone hanno sfilato ieri pomeriggio per le vie di Milano in occasione della Mayday Parade, il Primo Maggio dei lavoratori precari. È la stima della Confederazione Unitaria di Base (Cub), che definisce la nona edizione della MayDay «un autentico trionfo». «Questo nono appuntamento - afferma Walter Montagnoli della Cub -ha visto un numero di partecipanti oltre ogni ottimistica previsione. A Milano parliamo di 120mila persone, a cui aggiungiamo anche una quarantina di mezzi pesanti, che ha attraversato la città. Il massimo raggiunto rispetto alle passate edizioni». «Per intenderci - prosegue la Cub -quando la testa del corteo milanese è arrivata in largo Cairoli, a conclusione del giro, la coda era ancora agli inizi di via Torino». La Questura di Milano, contattata, non fornisce stime relative al numero dei manifestanti.


2 maggio 2009 - Ansa

LUNEDÌ NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 2 MAG - AVVENIMENTI PREVISTI PER LUNEDÌ NEL LAZIO:...
9.30 - Roma, davanti alla sede del comitato centrale della Croce rossa italiana, via Toscana. Sciopero e presidio dei precari della Cri proclamato dai sindacati Rdb Cub....


2 maggio 2009 - Asca

CALABRIA: RDB-CUB, INTIMIDAZIONI A DIRIGENTI SINDACALI

(ASCA) - Reggio Calabria, 2 mag - ''Gravissimo episodio di intimidazione al Museo di Reggio Calabria, perpetrato nei giorni scorsi nei confronti di un Dirigente sindacale regionale della RdB/CUB e di due delegati aziendali. Non e' il primo caso di intemperanza mostrato nei confronti della nostra organizzazione sindacale, ma mai si era giunti a tanto''. Lo si legge in un comunicato dell'Esecutivo regionale di Rdb/Cub. ''Ad un Dirigente della RdB/CUB, infatti, nell'ambito del suo mandato sindacale - continua la nota - e' stato impedito fisicamente di poter accedere all'interno della struttura per affiggere in bacheca un comunicato sindacale e per conferire con l'ufficio relazioni sindacali della Soprintendenza del Museo. Il nostro dirigente, unitamente a due dipendenti del museo, delegati RdB, che nel frattempo lo avevano raggiunto all'ingresso, faceva le sue giuste rimostranze, dichiarando che nell'azione si configurava un chiaro comportamento antisindacale. Per tutta risposta, si avvicinava un altro dipendente del museo, il quale, tentava di avventarsi contro il nostro dirigente sindacale per colpirlo, insultandolo poi e minacciandolo con violenza e stessa sorte era riservata addirittura anche ai due allibiti dipendenti, che essendo in servizio, erano legittimati a stare in quella struttura. Alla scena assistevano altri dipendenti, tra cui un sindacalista di altra sigla e addirittura unrappresentante RSU, i quali pero', incredibilmente si guardavano bene dall'intervenire, se non per dare ragione a chi aveva avuto atteggiamenti violenti''. ''Non si puo' sottacere - conclude la nota - che all'origine di questi atti riteniamo ci siano le critiche che la RdB/CUB sta avanzando alla gestione, tutt'altro che limpida, del museo di Reggio Calabria. Il Sindacato RdB/CUB, in tutti i casi, dichiara che non si lascera' certamente intimidire da questi episodi e che, viceversa, continuera', con ancora piu' vigore, le proprie battaglie a tutela dei diritti dei lavoratori e dei cittadini tutti''.


2 maggio 2009 - Strill.it

Vicenda Rdb-Cub: la solidarietà di Omar Minniti
Ecco il messaggio che il consigliere provinciale Omar Minniti ha recapitato ai lavoratori Rdb-Cub Calabria

Ho appreso adesso della gravissima provocazione antisindacale subita nei giorni scorsi al Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria da un vostro dirigente regionale e due delegati aziendali. Si tratta di un fatto gravissimo che si commenta da solo, che si inserisce in un contesto di caccia alle streghe nei confronti delle forze sindacali non subalterne ai patti neocorporativi del Governo Berlusconi e dei lavoratori più attivi e impegnati contro la crisi e l'erosione dei diritti. Sono al vostro fianco e vi faccio pervenire la mia solidarietà fraterna e la disponibilità a partecipare a tutte le azioni di lotta da voi programmate per stigmatizzare l'infame intimidazione.
Omar Minniti, Consigliere provinciale - Capogruppo Prc - Provincia di Reggio Calabria


2 maggio 2009 - Carta n.15

Iperprecari
Settecento euro per lavorare all'Ipercoop con turni «flessibili» e poche garanzie. Cosa è rimasto della grande distribuzione un tempo paradiso del consumo
di Emiliano Viccaro

Roma - «OGGI LAVORO NEL POMERIGGIO, domani faccio il turno di mattina e venerdì la sera. Questa è la mia vita». Chiara ha 28 anni, da luglio dello scorso anno lavora part time all'Ipercoop di Euroma 2, l'ennesimo «centro commerciale più grande d'Europa», che sorge all'incrocio tra via Cristoforo Colombo e via dell'Oceano Pacifico, all'Eur. La struttura comprende 230 negozi, 4 mila posti auto, 23 ristoranti, numeri impressionanti che fanno impallidire quelli degli altri poli commerciali nati come funghi negli ultimi anni nella capitale. La ricetta l'ha sposata in toto Veltroni: si cerca un'area immensa [meglio se di un costruttore privato] nei pressi del raccordo anulare, si tira su una cattedrale del consumo, si costruisce attorno un nuovo quartiere e si concede una mancia di «oneri concessori». Questo «modello» di sviluppo, secondo gli amministratori, dovrebbe produrre occupazione, anche se precaria e ultraflessibile. In pochi mesi, però, la crisi ha mandato all'aria il giochino. Euroma 2 sorge nell'area del Castellaccio [una delle centralità urbane previste dal Piano regolatore), sessanta ettari di terreno di proprietà del costruttore Parnasi. Il centro commerciale é solo una parte della pianificazione urbanistica di quest'area: nel 2003 il Comune di Roma ha assegnato il Castellaccio alla Parsitalia spa come compensazione edilizia dei parchi Volusia [nel parco di Veio] e Pratone delle Valli [Montesacro]. Il progetto urbanistico è il frutto avvelenato di un «accordo di programma» che porta la firma congiunta di Veltroni e Storace, allora rispettivamente sindaco di Roma e presidente della Regione Lazio. Il «Business Park» prevede inoltre, per un totale di 800 mila metri cubi, due grattacieli progettati dall'architetto Purini. Tra le due torri, una piazza di 32 metri quadrati sul modello della Défense di Parigi che dovrebbe ospitare sculture, ristoranti, bar e negozi. Infine, 70 mila metri cubi di case private, verso Spinaceto. Ovviamente, la società che ha realizzato Euroma 2, Imef Spa, è sempre del gruppo Parnasi, mentre la gestione è affidata alla Scci, Société des centres commerciaux Italia Srl. In questo contesto, nel giugno del 2008, all'Ipercoop di Euroma2 vengono assunti circa trecento lavoratori, tra reparti, casse e assistenza clienti. La maggior parte dei dipendenti ha un contratto part time a tempo determinato di qualche mese. Le previsioni per Euroma2 sono ottimistiche, si scommette sulla posizione strategica del centro commerciale, il quadrante sud occidentale, densamente popolato. Qualche mese prima dell'inaugurazione, la ex presidente del Municipio XII, Patrizia Prestipino, annunciava il programma «Obiettivo occupazione», un protocollo d'intesa che prevede la priorità di assunzione per i disoccupati residenti nel municipio. Nel giro di pochi mesi, decine di esercizi commerciali hanno sospeso le attività a causa di molteplici irregolarità nella gestione del personale. Voci di corridoio dicono che per ogni spazio di circa 100 metri quadrati si può arrivare a pagare fino 90 mila euro l'anno d'affitto. «Il mio contratto prevede 24 ore di lavoro settimanali — spiega Chiara —Il problema è che queste ore sono spalmate su più turni senza alcuna logica e senza tenere conto delle esigenze personali o familiari. Riesco a guadagnare circa 700 euro al mese, una miseria a confronto del costo della vita. Ma questa flessibilità non mi permette di programmare niente altro per arrotondare». Ipercoop fa parte di Unicoop Tirreno, la «multinazionale rossa» presente in Toscana, Lazio, Umbria e Campania con 110 punti vendita, oltre 820.000 soci e circa 6.300 dipendenti. Nel 2007 ha superato 1 miliardo e 160 milioni di euro di fatturato di vendite complessive. I soci sono organizzati in 29 sezioni, «radicate nei territori di appartenenza, che svolgono un ruolo consultivo e propositivo nella realizzazione degli obiettivi economici e sociali della cooperativa». A sua volta, Unicoop Tirreno fa parte di Coop Italia, «la più grande azienda di distribuzione del paese», che comprende 163 cooperative di consumo, 1.261 punti vendita, 6 milioni di soci e oltre 52 mila dipendenti. Chiara vive in un appartamento in affitto dalle parti di Settecamini, estrema periferia orientale, sulla via Tiburtina. Quando lavora di mattina è costretta ad alzarsi alle cinque e mezzo, prendere due autobus, la metro B fino al palazzo dello sport e poi una navetta fino al centro commerciale. Un inferno che allunga inesorabilmente la sua giornata lavorativa. «Questi ritmi trasformano il part time in un tempo pieno - continua Chiara - 500 euro per l'affitto, mi rimangono 200 euro per mangiare e pagare le bollette: puoi immaginare i salti mortali per sopravvivere. Ancora sono costretta a farmi aiutare dai miei genitori. Da queste parti, la crisi si vede ogni giorno, nel calo delle vendite di tutti i prodotti, soprattutto quelli considerati 'voluttuari'. È finito il tempo in cui il centro commerciale era sinonimo di risparmio. Metà della famiglie che venivano qui ora fanno la spesa nei diversi discount sorti in periferia negli ultimi anni. Pur di risparmiare, si preferisce la scarsa qualità». Tra Roma e provincia ci sono cinque supermercati e due Ipermercati Coop che danno lavoro a circa mille persone. «Nell'ultimo anno si sono persi centinaia di posti di lavoro - dice Paolo Cacciotti, coordinatore nazionale del settore commercio delle Rdb - Nel luglio dello scorso anno, i dipendenti Ipercoop di Euroma 2 erano circa trecento, ora sono la metà. Un taglio impressionante dovuto a previsioni sbagliate, investimenti poco produttivi oltre all'esplosione della crisi. E occorre anche sfatare il mito della 'cooperativa rossa' attenta alle necessità dei lavoratori e dei consumatori. In diversi stabilimenti, come quello di Laurentino 38, sono stati colpiti anche i diritti sindacali. L'estensione dei contratti part time non è più una scelta, come avviene nel nord Europa, dove i salari sono decisamente superiori, ma rappresenta uno strumento di flessibilità e riduzione dei costi». Ci spostiamo sulla via Casilina all'altezza di Torre Spaccata, tra viale Palmiro Togliatti e il raccordo anulare. Ogni giorno, i cantieri per i lavori della metropolitana C mandano in tilt il traffico della zona, da sette anni reso ancor più pesante dall'apertura dell'Ipercoop Casilino. Anche qui, il calo degli occupati è vicino al 50 per cento. Paolo ha 30 anni, diploma di liceo scientifico alle spalle, un contratto part time a tempo indeterminato. Lavora in questo centro commerciale dal 2004 ed è tra i fortunati che hanno raggiunto una stabilizzazione che definisce «precaria». «Con 700 euro al mese non si progetta nessun futuro - racconta Paolo - La flessibilità riguarda le turnazioni di orario ma spesso anche le mansioni lavorative. La gestione delle 'risorse umane' è quanto di più distante dall'immaginario dalla pubblicità Coop: ho visto con i miei occhi turni di lavoro in cui era imposto lo straordinario o, peggio ancora, colleghi impiegati oltre l'orario stabilito. Veri e propri atti illegali che, in tempi di crisi, vengono vissuti come normali, sopportabili».


1 maggio 2009 - Repubblica.it

May Day 2009, la manifestazione dei centri sociali

Milano - E' arrivata al Castello Sforzesco, termine del percorso, la MayDay Parade 2009, il corteo per la festa dei lavoratori a cui hanno partecipato sindacati di base, partiti e movimenti della sinistra radicale e centri sociali milanesi. La manifestazione ha visto aumentare il numero dei partecipanti lungo il tragitto fino a comprendere alcune decine di migliaia di persone, secondo quanto confermato in via ufficiosa dai funzionari della Questura presenti sul posto. Il corteo si è svolto in maniera pacifica ed è stato caratterizzato dalla musica e dai balli, con il consumo di una grande quantità di bevande alcoliche. Lungo il percorso si sono sentiti insulti sporadici nei confronti del Papa e del premier Silvio Berlusconi. Più numerosi gli slogan e le espressioni offensive nei confronti del vice sindaco di Milano Riccardo De Corato. Numerosi i muri e le vetrine imbrattati con scritte e disegni.


1 maggio 2009 - Il Sole 24 Ore

Trasporti. La mobilità ha il contratto unico

È stato siglato ieri al ministero dei Trasporti il protocollo di intesa che dà l'avvio al contratto unico sulla mobilità e unifica quelli in vigore nel settore ferroviario e nel trasporto pubblico locale. L'accordo è stato firmato da Federtrasporto (che rappresenta le aziende ferroviarie), da Asstra e Anav (che rappresentano le aziende del trasporto pubblico locale) e da Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl Trasporti, Faisa, Orsa e Fast.
Concordata anche, spiegano i sindacati, la parte economica per il 2008, che prevede un incremento di 60 euro lordi mentre resta da definire quella per gli anni successivi e la parte normativa. Intanto ore prima Cub, Cobas, SdL Intercategoriale e Slai Cobas avevano indetto per il 15 maggio una giornata nazionale di sciopero.


1 maggio 2009 - EPolis Roma

TRASPORTO LOCALE
I lavoratori si fermano il 15 maggio per 24 ore

I lavoratori del trasporto pubblico locale incroceranno le braccia il 15 maggio per uno sciopero nazionale di 24 ore. Cub, Cobas, SdL Intercategoriale e Slai Cobas spiegano che la protesta avverrà nel rispetto delle fasce di garanzia.

Via Pincherle. Asia Rdb chiede un incontro a prefetto, Comune e Regione sulla questione dei rogiti
Bloccato sfratto da casa venduta

Roma - Ieri mattina l'Asia e gli inquilini di via Pincherle 153/169 hanno impedito all'ufficiale giudiziario e alla forza pubblica di eseguire uno sfratto ai danni di una donna - con una morosità precedente - che abita in uno degli appartamenti venduti a terzi da Giacomazzi. «L'episodio di ieri, finito con un rinvio a 20 giorni, pone due questioni centrali - dice l'Asia Rdb Cub - l'esecuzione degli sfratti per morosità dimostra una realtà differente da quella rappresentata dal prefetto a proposito dell'indisponibilità di forza pubblica fino al 7 giugno. E la questione dei rogiti, che va affrontata prioritariamente perché quello di ieri mattina è il primo di una serie di interventi che si susseguiranno ai danni dei 17 inquilini i cui appartamenti - messi in vendita da Fata prima e da Giacomazzi poi - sono stati acquistati da terzi». A pochi giorni dalla conclusione positiva della trattativa per l'acquisto da parte dell'Ater di 106 alloggi, Asia Rdb chiede al prefetto, al Cume e alla Regione di tutelare gli inquilini le cui case sono state vendute a terzi. Per questo è già stato richiesto un incontro con il delegato del sindaco per l'emergenza abitativa - Visconti - e con l'assessore alla Casa della regione Lazio Di Carlo.


1 maggio 2009 - Il Bologna

Nidi. Nuove maestre dall'1 settembre. RdB grida vittoria,
ma l'assessore Virgilio: "Hanno cambiato rotta"
Venti assunzioni per le precarie e ritornano i fondi per gli asili
Il Comune rilancia i 60mila euro di contributi a favore di chi iscrive i figli in strutture private
di Diego Costa

Bologna - Per venti di loro sarà oggi una festa del lavoro bellissima. Venti maestre precarie di scuola materna saranno assunte "con decorrenza primo settembre" dal Comune di Bologna. Venti sorrisi, dunque, e altri 92 volti che si interrogano sul loro futuro. E lo fanno da molto tempo. Erano infatti 112 le educatrici che hanno occupato Palazzo d'Accursio, dunque se una ventina di loro "ce l'ha fatta" il problema rimane. "La mobilitazione e la determinazione delle lavoratrici, hanno portato i primi positivi risultati - ha commentato Massimo Betti (Rappresentanze Sindacali di Base). Betti che a fianco delle educatrici precarie ha combattuto molte battaglie, per esempio quella dell'autunno di due anni fa, contro quanto in materia fissava la Finanziaria del governo Prodi. Stavolta può cantare vittoria: "Fino al giorno prima dell'occupazione del Consiglio - spiega - gli esponenti dell'amministrazione dichiaravano pubblicamente che non vi era nessun posto disponibile negli asili spalleggiati da Cgil-Cisl-Uil, con tanto di volantino mandato a tutti i dipendenti". È Rdb che ha cambiato rotta, dice invece l'assessore Virgilio, "accettando di rivedere le attribuzioni di punteggio a tutte le aspiranti che nell'agosto 2008 erano state proposte e rigettate". In quella occasione l'ufficio personale offrì a Rdb "un riconoscimento di punteggio per titoli in forza dell'avvenuto superamento della selezione" di 174 (62 già assunte) insegnanti. "Fu bollato come un contentino" dice Virgilio. 60mila euro di contributo saranno poi dal Comune messi a disposizione delle famiglie che iscrivono i propri figli nei nidi privati non convenzionati, in quelli aziendali, nei piccoli gruppi educativi e nelle sezioni primavera. Nel 2008 l'iniziativa fu un flop, nessuno rispose all'offerta (nidi aziendali) e solo sei riscossero la cifra per gli asili privati.

Non "per occupazione"

L'assessore Virgilio smonta la tesi di RdB: le precarie sono state assunte perchè "si sono liberati per pensionamento dieci posti, che verranno attribuiti secondo l'accordo 2007 (firmato con Cgil, Cisl, Uil e Rdb) e a questi il Comune aveva già concordato di aggiungerne altri dieci di sostegno handicap".


1 maggio 2009 - Il Resto del Carlino

Le 'faccine' di Brunetta esordiscono all'Inps ma pochi clienti danno il loro voto
PRESIDIO DI PROTESTA DEI DIPENDENTI

Bologna - IL PROGETTO Mettiamoci la faccia' voluto dal ministro Brunetta e approdato ieri all'Inps è stato accolto dal presidioi di protesta delle Rdb che, dicono, hanno incassato «la solidarietà dell'utenza che in maniera compatta si è rifiutata di usare le macchinette». In pratica, il progetto di customer satisfaction' vuole rilevare la soddisfazione dei clienti: chi entra negli uffici di via Gramsci prende il biglietto con il numero per mettersi in fila e, dopo essere passato dallo sportello per la pratica, può utilizzarlo per dare il suo giudizio sul servizio ricevuto inserendolo nello scanner di uno dei due monitor sistemati vicino all'ingresso. Sullo schermo compaiono tre faccine (gli emoticon che si usano anche negli sms): una verde e sorridente (ed è una di quelle apparse per prime ieri), una gialla e indifferente e una rossa e triste. Se il cliente tocca una delle prime due faccine il computer ringrazia e il cliente può andare via. Se, invece, tocca quella rossa il computer chiede se l'insoddisfazione è dovuta alla lunga attesa, alla mancanza di professionalità del personale o alla necessità di ritornare. Vicino ai monitor un paio di persone aiutavano i clienti a capire il funzionamento dello strumento, spiegato anche dai volantini appesi nell'ufficio Inps. Per Donato Cardigliano, delle Rdb, si tratta di un'iniziativa assurda: «Arriva dopo mesi di campagna antifannulloni e non serve a migliorare il servizio, ma solo a mettere in contrasto le persone con il servizio pubblico. Non abbiamo paura di essere giudicati, ma deve avvenire attraverso indagini serie. Se una persona si lamenta per la lunga attesa la colpa non è dell'operatore che è lento, ma del fatto che Bologna e' in sottorganico: siamo passati dai 440 dipendenti del 2001 agli attuali 320, ed entro il 2010 sono stati annunciati ulteriori tagli».


1 maggio 2009 - Il Giorno

Arsenale, futuro nero Via dal Pavese tutti i lavoratori
di MANUELA MARZIANI

PAVIA - CONCLUSA la fase concertativa, per i 222 lavoratori dell'Arsenale non sono emerse buone prospettive. Neppure tutte le persone che si trovano in situazioni particolari per motivi familiari o di salute, potranno restare sul territorio. Dovranno essere trasferite anche loro. Dove? Il ministero della Difesa lo deciderà sulla base di una graduatoria. E lo farà presumibilmente in tempi molto brevi. Nei prossimi mesi, i primi dipendenti saranno già costretti a partire, poi entro la fine dell'anno con ogni probabilità la struttura di via Riviera verrà smantellata. «Purtroppo - commenta Faustino Giani della Rdb Cub - tutto questo avviene senza un'opposizione politica e sindacale. Perché non si può non notare che nessun programma elettorale dei candidati sindaco parla dell'Arsenale. Chissà se lo stabilimento diventerà un'altra delle aree dismesse o se emergeranno delle iniziative progettuali». Nell'attesa, un'idea è stata buttata sul tavolo. È quella che prevede la possibilità di trasformare una parte della struttura in Museo militare pavese. Allo scopo si potrebbe prestare alla perfezione la palazzina della direzione e l'iniziativa potrebbe essere finanziata attraverso i fondi per le «celebrazioni del 150° anniversario dell'unità d'Italia». «L'ARSENALE possiede l'enciclopedia n°1 della Treccani dichiarata monumento nazionale - sottolinea Giani -. Inoltre ci sono archivi storici grafici e fotografici che testimoniano la presenza militare nella città, che hanno sempre suscitato l'interesse locale. E non mancano attrezzature e strumenti, nonché memorie storiche legate alla città nei suoi 200 anni di vita, che sono di valore. Questo materiale ancora custodito e conservato all'interno dello stabilimento, sarebbe a rischio di alienazione con lo smantellamento della struttura». Come ha chiarito il presidente della Provincia, Vittorio Poma parlando in Consiglio, «il prefetto ci ha segnalato l'opportunità di inserire l'area nell'elenco delle opere finanziabili per il 150° anniversario e l'idea potrebbe essere quella di riconvertire i 40 mila metri quadri a servizi pubblici realizzando magari una scuola, lasciando un'altra parte a residenze».


1 maggio 2009 - Caserta news

1° Maggio di lotta e di dissenso a Napoli

Napoli – "Davanti alla crisi globale, i governi continuano a garantire i profitti dei grandi potentati economici, continuano a distruggere la salute e l'ambiente, a dismettere lo stato sociale. Una "ricetta" di macelleria sociale che va a colpire con la repressione chi lotta per i diritti sociali, per difendere la formazione, per reclamare reddito e lavoro, contro la precarieta' e contro discariche ed inceneritori.
Il 1° Maggio a Napoli ha visto il protagonismo delle lotte sociali, il protagonismo del sindacalismo di base e del suo PATTO, il protagonismo di migliaia e migliaia di lavoratori, precari, disoccupati e studenti; il protagonismo di chi non vuole pagare la crisi, di coloro che difendono e reclamano a gran voce un altro mondo possibile.
Corteo promosso da: Federazione regionale CUB, Confederazione, Regionale Cobas, Confederazione Regionale SDL, Coordinamento di Lotta per il lavoro, Centro sociale Carlo Giuliani, Precari e disoccupati SLL, Movimento disoccupati per il lavoro, Aposs, Edn, Udn, Udo, Laboratorio Occupato Insurgencia, Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano, Orientale 2.0 in Onda, Collettivo Autorganizzato Universitario, Collettivo Femminista Pachamama, C.AN.NA Collettivo Antiproibizionista Napoletano, Collettivo Antirazzista Napoli Internescional."


1 maggio 2009 - Il Mattino di Padova

Centro Riciclo occupato dai lavoratori
Una manifestazione pure a Rubano

MONSELICE - Occupato il Centro Riciclo di via Umbria. Una sessantina di lavoratori ieri ha manifestato davanti alla sede di Rubano (nelle foto). Alla notizia che Samuel Piazza, l’amministratore unico, smentisce di aver dato garanzie sul cambio di cooperativa, hanno deciso: occupazione. «Piazza si è rimangiato quanto aveva promesso al Prefetto» accusa Gianni Boetto dell’Adl Cobas.
Novanta lavoratori protestano contro la decisione della cooperativa Mylog, inserita nel consorzio Team Service, di tagliare i salari per far fronte alla crisi sul mercato delle materie plastiche e della carta. Lunedì scorso il primo tavolo di confronto, davanti al prefetto Michele Lepri Gallerano e all’assessore provinciale al Lavoro Roberto Tosetto. Assente Samuel Piazza, che però, riconvocato dal prefetto per il pomeriggio dello stesso giorno, si sarebbe impegnato: nessun cambio di cooperativa. Sembravano segnali incoraggianti. Nel frattempo, però, il centro di via Umbria restava chiuso. Ufficialmente perché il responsabile dell’impianto, Abramo Girotto, era a casa in malattia dopo una zuffa con un lavoratore. Una situazione di incertezza che nessuno chiariva: oltretutto i lavoratori, in quanto soci di cooperativa, non percepiscono nulla in questi giorni di fermo impianto. «Abbiamo manifestato davanti agli uffici di Rubano per chiedere come mai il centro non riapriva» spiega Boetto. «Piazza non c’era, ma i suoi rappresentanti ci hanno detto che, diversamente da quanto a noi ha riferito il prefetto, la Team Service avrebbe cambiato le carte in tavola e alzato la posta» continua Boetto. «Non si rispetta neanche quanto detto davanti al prefetto: davanti a questo si è decisa l’occupazione». Piazza è stato riconvocato dal prefetto per lunedì. (fr.s.)


1 maggio 2009 - Il Secolo XIX

Salta la trattativa, Acts verso lo sciopero
La frattura si è consumata sulla riorganizzazione dei servizi in Valle Bormida. Il sindacato: ci siamo trovati davanti a un muro
di Giovanni Ciolina

Savona - La trattativa salta e da ieri è scattata la procedura per lo sciopero. Le parti dovranno tentare ancora una conciliazione davanti al Prefetto (entro cinque giorni lavorativi), poi sarà guerra aperta. «La stagione dei conflitti» come l'hanno rinominata i rappresentanti dei cinque sindacati dei lavoratori è cominciata.
Il rapporto tra Acts e organizzazioni sindacali si è infatti rotto definitivamente ieri al termine del vertice in azienda convocato per trovare un accordo «secondo il mandato che avevamo ricevuto dall'assemblea».
Lo scoglio sul quale sono naufragate le speranze di arrivare ad un'intesa ha indossato le sembianze delle variazioni dei servizi in valle Bormida. Un provvedimento sul quale il sindacato aveva espresso la propria opinione in una lettera all'azienda chiedendo la rinuncia «ai nuovi turni perché fuorilegge in base al contratto collettivo di lavoro dei ferrotranvieri e alla legge 138 del 1958 che regola le linee extraurbane». «Al contrario - spiega Andrea Gatto, segretario nazionale della Faisa-Cisal - ci siamo trovati di fronte un muro e soprattutto l'intenzione aziendale di far partire il progetto dal 4 maggio».
Si è trattato dell'autentica goccia in grado di far traboccare il vaso e che ha dato il via allo stato di agitazione anche perché le organizzazioni sindacali contestano la liceità dei nuovi turni che prevedono straordinari obbligatori, turni di lavoro superiori alle otto ore e servizi in vettura superiori alle 5 ore di guida continuativa previsti. «Condizioni inaccettabili anche perché mettono personale e utenza maggiormente a rischio» afferma Maurizio Loschi della Cub Trasporti.
I rappresentanti dei lavoratori hanno sottolineato anche il comportamento aziendale «su straordinari non pagati, riposi settimanali saltati e godimento ferie non assegnate che tra l'altro vanno a discapito della sicurezza dei cittadini». Una situazione che si annuncia quindi spinosa di fronte anche alla decisione di Acts di dare il via ai nuovi orari in Val Bormida (informazioni all'800012727 o alla biglietteria di piazza del Popolo). E proprio per studiare una risposta al caso val Bormida è stata convocata domenica nei locali della croce Bianca di Cairo (ore 20,30) un'assemblea «per le relative decisioni da assumere». La delicatezza della situazione ha spinto i sindacati a lasciare alla base il compito di valutare le soluzioni più opportune, a fronte anche di qualche divergenza a livello unitario.
«I lavoratori rifiutano la legge Marson di far pagare a noi e agli utenti il pareggio di bilancio» puntualizza Gatto, mentre Antonio Mortara della Filt-Cgil tira in ballo «la politica savonese e il sindaco Berruti che devono dare risposte su cosa intendono per servizio pubblico e soprattutto se sia possibile gestire un'azienda pubblica come fosse privata. Vogliamo avere risposte su che tipo di risorse conta l'azienda e che politica farà». Insomma lo scontro è aperto e non risparmia nessuno. Alle prese con una carenza di organico che li costringe a turni impegnativi, i lavoratori Acts chiedono anche un riallineamento retributivo e normativo dei dipendenti ex "Service". In caso contrario sarà sciopero.


1 maggio 2009 - Il Gazzettino

Monselice. Il primo maggio i lavoratori del Centro riciclo...
di Orfeo Meneghetti

Monselice - Il primo maggio i lavoratori del Centro riciclo di Monselice lo trascorreranno all’interno dell’impianto che da ieri pomeriggio è stato occupato. Gli operai, una novantina, con questa forma eclatante di protesta hanno deciso di difendere i loro diritti e il posto di lavoro.
La situazione è precipitata ieri mattina. Una sessantina di dipendenti si sono recati a Rubano dove ha la sede legale il consorzio di cooperative Teem Service al quale fa capo la Mylog. La "coop" gestisce l’appalto al Centro riciclo.
«Abbiamo chiesto assicurazioni sul futuro occupazionale dei dipendenti – ha detto Gianni Boetto dell’Associazione difesa dei lavoratori (Adl) cobas – e per la ripresa dell’attività dell’impianto, fermo dal 23 aprile. Sconcertante la risposta: l’amministratore delegato dell’impianto, Samuel Piazza, è ricoverato in ospedale, ma ha fatto dire che intende sostituire la Mylog con una nuova cooperativa. La decisone è contraria agli impegni assunti da Piazza lunedi scorso, con il Prefetto di Padova, Michele Lepri Gallerano. A questo punto tutte le garanzie per i lavoratori sono venute meno. La reazione è stata naturale e scontata. Occupare la struttura è diventata un’esigenza. I lavoratori sono sfiancati dal clima di tensione che si vive all’interno dell’azienda».
Il sindacalista fa riferimento ai provvedimenti adottati dalla Mylog per rispondere alle logiche del Centro Riciclo di Monselice srl. Il calo dei profitti, legato alla crisi economica mondiale, ha avuto immediate ripercussioni sui lavoratori. Da diverse settimane l’orario di lavoro è passato da otto a sei ore. Negli ultimi giorni la "posta" è stata alzata ancora. Si vuole ridurre la paga oraria degli operai, che è di 6,93 euro l'ora, di un euro e venti centesimi. Troppo.
«Non è finita perché il cambio della cooperativa, se ci sarà, comporta per i dipendenti la perdita del trattamento di fine rapporto di lavoro – ha aggiunto Boetto – e dal 23 non si lavora. Anche in questo caso siamo al paradosso. L’impianto è fermo perché il solo in grado di farlo funzionare è Abramo Girotto. L’uomo è casa in malattia dopo la colluttazione avuta con un operaio. Abbiamo chiesto venisse riconosciuta ai lavoratori la retribuzione per il fermo dello stabilimento o che si attivi. L’amministratore delegato della struttura di via Umbria ci ha negato sinora una risposta. È questa la storia della giornata del primo maggio 2009 per i 90 lavoratori del centro riciclo di Monselice».

La sospensione di Raule viene discussa su Radio 24

Rovigo - Finisce su Radio 24, l’emittente che fa parte del gruppo Il Sole-24 Ore, la vicenda del dipendente e sindacalista sospeso per un giorno dal lavoro in Comune a Rovigo. Questa mattina alle 6.45 e in replica alle 20.45, Fabio Raule, esponente delle Rappresentanze di base, è intervistato dal programma "Guardie e ladri" per raccontare la vicenda appunto della sua sospensione, decretata dall’Ufficio Disciplina di palazzo Nodari perché aveva rivelato l’ammontare del fondo per i premi ai dirigenti, accedendo a dati che in quel momento non erano ancora ufficiali. Poco tempo dopo, infatti, tali somme finirono affisse all’albo pretorio. Naturalmente verrà intervistato anche il dirigente al Personale, Andrea Pirani.


1 maggio 2009 - La Gazzetta di Parma online

"Teste rasate" alla Contromanifestazione: momenti di tensione

Parma - Momenti di tensione, questa mattina, durante la "Contromanifestazione" organizzata da Usi/Rdb. Al passaggio del corteo in piazzale Salvo D'Acquisto, tre esponenti di estrema destra di origine straniera - probabilmente ucraina - hanno aggredito verbalmente i manifestanti facendo intendere che avevano con sé alcuni coltelli. I ragazzi - molto giovani - sono stati identificati dalle forze dell'ordine che scortavano i manifestanti. La "Contro - manifestazione", in opposizione a quella in corso in piazza Garibaldi ha effettuato il percorso: barriera Saffi - via Saffi - borgo delle Colonne - borgo del Naviglio - viale Mentana - via Garibaldi e via Melloni.


1 maggio 2009 - Tuttoggi

1° MAGGIO: IL SINDACATO FESTEGGIA IL LAVORO
MANIFESTAZIONI A FOLIGNO, SPOLETO E GUALDO

Cotone (Uil) ricorda la crisi che attanaglia il Paese. Piernera (Cisl) e il 'no' alla restituzione della busta pesante. Al presidio RdB arriva Getti. Querela in vista per TO®

Spoleto - Da Aosta fino a Palermo, passando per l'Aquila. Anche a Spoleto e Foligno, il sindacato si è ritrovato per ricordare le priorità del Paese nel giorno della Festa dei Lavoratori....
...Anche il sindacato autonomo non è rimasto con le mani in mano. A Spoleto, in Piazza della Libertà, la Rdb-Cub ha preferito al comizio organizzare un presidio. Presente anche Maurizio Getti, il candidato consigliere nelle file di Casa Rossa giunto al sesto giorno dello sciopero della fame per richiamare l'attenzione di tutti i candidati sindaci sui veri problemi che attanagliano la città. Getti è apparso in condizioni critiche (ha dichiarato di aver perso 6 chili) tanto da aver preso in considerazione di sospendere per un giorno lo sciopero al fien di sottoporsi ai relativi accertamenti clinici. Da Foligno infine rimbalza la notizia che l'amor nostro starebbe procedendo a querelare Tuttoggi.info dopo l'articolo di ieri con il quale avevamo denunciato la discriminazione portata avanti da un sindacato contro l'informazione on line.


1 maggio 2009 - Agrigento notizie

Cgil, Cisl, RdB e Confsal Vigili del fuoco: "Lavoro sinergico per apertura nuovo sede"
di Erika Grado

Canicattì - Le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, RdB e Confsal, in merito alla notizia sull'apertura della nuova sede dei vigili del fuoco di Canicattì, sita in contrada Carlino, ricordano come questo è stato possibile grazie all'impegno di tutti, e ad un lavoro sinergico con l'istituzione locale. "Il merito di questo importante traguardo - è stato scritto - va in primo luogo al sindaco di Canicatti, il quale proprio per amore della propria città, si è speso più di tutti per scongiurare e vanificare le minacce di chiusura della vecchia sede che, sovente e gratuitamente, sono state perpetrate proprio da quella sigla che oggi, con nostro profondo stupore, ne rivendica la paternità".


1 maggio 2009 - Corriere della Sera

Lavoro Le manifestazioni
Primo Maggio, corteo e festa «Subito una risposta alla crisi»
Sfilata di Cgil-Cisl-Uil, MayDay Parade degli antagonisti. «Rischio disagi»
di Rita Querzé

Milano - Sfida doppia per il sindacato in questo primo maggio: difendere l’occupazione dalla crisi e gestire le divisioni tra confederazioni.
I cortei Cgil, Cisl e Uil sfilano stamattina. Partenza alle 9.30 da porta Venezia e poi giù diritti verso il Duomo. Sotto la Madonnina parleranno i tre segretario generali di Milano: Onorio Rosati (Cgil), Fulvio Giacomassi (Cisl) e Walter Galbusera (Uil). Il pomeriggio, dalle 13, i tre sindacati hanno organizzato una festa in largo Marinai d’Italia. Musicisti di punta dell’evento: Enzo Jannacci e il jazzista Enrico Intra.
Ingaggiati, però, dal Comune. «È il nostro contributo al Primo Maggio del sindacato, a cui abbiamo dato il patrocinio», spiega l’assessore al Decentramento, Andrea Mascaretti. Nel pomeriggio, da piazza XXIV Maggio partirà la MayDay Parade organizzata dalla Cub (confederazione unitaria di base) insieme con le associazioni della Milano antagonista e a ai centri sociali. La sfilata terminerà in piazza Castello verso le 19.
La doppia manifestazione in città creerà disagi al traffico. Atm mette le mani avanti: «Ci saranno deviazioni e rallentamenti per 19 linee».
La giornata del Primo Maggio offre l’occasione al sindacato per fare il punto della situazione nei rapporti con il Comune. Il protocollo firmato dai confederali nel febbraio 2007 ha dato pochi frutti. L’osservatorio sul mercato del lavoro non ha mai visto la luce. I soldi rimasti inutilizzati dopo la chiusura degli sportelli Marco Biagi dovevano contribuire al decollo del nuovo progetto delle agenzie sociali. Ma anche questo si è arenato. In compenso sono stati firmati con provincia e comune due accordi sulla sicurezza sul lavoro. E la fondazione welfare sociale annunciata nel 2007 sta per muovere i primi passi. «Dal Comune di Milano aspettiamo ancora risposte sulla crisi — dice Onorio Rosati —. L’iniziativa del tavolo ad hoc che era stato istituito si è arenata mentre a Torino, Bologna e Roma si sono già firmati accordi anticrisi ». Dal canto suo Fulvio Giacomassi della Cisl rilancia sull’Expo: «È necessario attivare un confronto con il Comune, la Regione per le infrastrutture e la So.Ge che gestirà l’evento ». Sullo sfondo resta la delicatezza dei rapporti tra confederazioni spaccate. «Molto si giocherà con i prossimi rinnovi contrattuali — dice Rosati della Cgil —. Da parte mia l’invito è a moderare i toni. Evitiamo di raccogliere le provocazioni di chi, all’interno delle stesse confederazioni, lavora per la divisione».


1 maggio 2009 - Quindici

«Significativo riconoscimento per i marittimi esposti all’amianto»

Dopo una lunga lotta dei lavoratori marittimi con il supporto dell’A.E.A. e del sindacato di base CUB, il tribunale di Sassari, riformando la sentenza di primo grado, ha riconosciuto ad un gruppo di 18 marittimi sardi l’esposizione per più di 10 anni alle fibre d’amianto ed il diritto ad una maggiorazione dell’1,5 degli anni di esposizione. È senza alcun dubbio un significativo riconoscimento non solo per i lavoratori interessati ma anche per tutti coloro che hanno lavorato sul mare per anni in condizioni di reale pericolo e che hanno visto da sempre misconosciuto il loro diritto. Il continuo rinvio di competenze, responsabilità, mancanza quasi totale di dichiarazioni da parte degli armatori, il trascorrere degli anni e le modifiche alla prima legge 257 del 1992, privano ancora oggi migliaia di lavoratori del mare di un incontestabile diritto per il quale l’Associazione Esposti Amianto si è sempre battuto. Una risposta a quanti, ancora oggi, continuano a sostenere il non rischio della categoria e che vengono smentiti da una perizia chiarissima. Una risposta anche all’Ipsema che, a quasi 17 anni dall’emanazione della legge, non solo non ha fatto nulla perché il riconoscimento diventasse realtà per i marittimi ma ancora oggi continua a non ritenere valido l’unico documento che quei lavoratori possono produrre quale l’estratto matricola. Ma anche un riconoscimento per il lavoro svolto dall’avvocato dell’AEA e dal perito di parte che fortemente hanno creduto in questa causa. Forti anche di questa sentenza, la lotta per il riconoscimento per tutti i lavoratori del mare continuerà con ancora maggiore determinazione.


1 maggio 2009 - La Stampa

RESPINTE TUTTE LE RICHIESTE DEI RAPPRESENTATI DEI LAVORATORI, SI VA VERSO LO SCIOPERO
Acts: è rottura sindacati-azienda
di ROBERTO PAVANELLO

SAVONA - È rottura completa tra i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Faisa e Cub) e la dirigenza Acts e così si profila all'orizzonte per il trasporto pubblico locale una nuova fase di scioperi.
«Così proprio non va - hanno spiegato i sindacati -, nessuna delle nostre richieste non è stata, non solo accolta, ma nemmeno presa in considerazione». «Avevamo chiesto di attendere l’esito della trattativa prima di dare avvio ai nuovi turni - dice Barbara Del Buono della Cgil -, e invece non c’è stato nulla da fare: lunedì entreranno in vigore e noi non siamo per nulla d’accordo. Non diciamo "no" a priori, ma prima discutiamone». «I nuovo turni non rispettano il contratto nazionale del lavoro - aggiunge Andrea Gatto della Faisa -. Invece delle otto ore canoniche, i dipendenti Acts dovranno lavorarne 12, facendo un’ora, un’ora e mezza di straordinario obbligatoria. E gli autisti staranno in autobus più delle cinque ore regolari». E così l’invito ai lavoratori del depositi di Cairo per lunedì è di «continuare a seguire i vecchi turni, invece di applicare quelli nuovi. Purtroppo, è probabile che ci saranno dei disagi per gli utenti». Se ne discuterà domenica sera in un’assemblea ai depositi di Cairo e Millesimo.
Anche sul versante forza lavoro, i sindacati e il presidente Paolo Marson sono lontanissimi. Quest’ultimo forte degli ottimi risultati di bilancio ottenuti, punta sulla razionalizzazione del lavoro, i primi lamentano di essere sotto organico e chiedono assunzioni: «Ci mancano 37 lavoratori» e invocano l’armonizzazione contrattuale e normativa dei dipendenti dell’Acts Service. «L’azienda - dicono ancora i rappresentanti dei lavoratori - ci ha invece messo sul tavolo 150 mila euro e ci ha detto di gestirli come meglio crediamo. Ma non è questo che vogliamo, noi mettiamo in discussione l’intera riorganizzazione del lavoro». La strada che condurrà allo sciopero sembra essere stata presa e, si dovrà giusto attendere i tempi tecnici, prima dell’annuncio ufficiale. Intanto, lunedì sera i lavoratori si riuniranno in assemblea generale alla Sms S.Ermete di Savona per discutere della delicata situazione.
Ovviamente diversa la lettura data dai vertici Acts: «Noi abbiamo presentato il piano industriale già approvato dai soci. Nessuna marcia indietro, anzi siamo stati molto disponibili. Abbiamo cambiato 15 turni e ci sono 20 volontari che hanno firmato la loro disponibilità».

La Cebi se ne va in Lussemburgo

Rivoli - Stamattina saranno in corteo a Torino. Parteciperanno alla festa dei lavoratori, anche se loro – un lavoro – non ce l’hanno più. Questa è la storia di 64 dipendenti della ditta Cebi di Cascine Vica che qualche giorno fa si sono sentiti dire – ufficialmente – che i prototipi che loro avevano progettato, saranno prodotti in un altro posto. In Lussemburgo. «Lì c’è una detassazione sul costo del lavoro del 22% e la ditta ci ha scaricato cosi come rottami» dicono ora fuori dai cancelli della loro ex fabbrica. La Cebi – secondo la versione riportata dal segretario provinciale del sindacato Cub Giovanni Zungrone – dovrebbe chiudere i battenti il 4 maggio prossimo. Le ultime 48 di vita di questa azienda specializzata nella produzione di resistenze per il riscaldamento di auto ad alimentazione diesel, sono tristi e piene di rabbia. Tanto che Zungrone dice «Chi si è preso la briga di chiudere questo stabilimento lo ha fatto senza la minima comprensione verso il passato e il futuro di questi lavoratori». C’è Claudio D’Ambrosio tra i fondatori, memoria storica della ditta insieme a Francesco Calì. Dice: «Ci hanno fatto produrre tre nuovi modelli. Ci abbiamo lavorato anni, c’era un accordo sindacale firmato in regione a luglio 2003 che stabiliva che quei modelli li avremmo dovuti produrre noi. Non hanno sentito ragioni, hanno detto che l’esperienza si chiude qui». I 64 lavoratori della Cebi – erano 237 nel 2003 – ricerevanno 15 mila euro – una sorta di buonuscita aggiuntiva – e 24 mesi di cassa integrazione al 57% dello stipendio che ammonta a 1110 euro.


1 maggio 2009 - Settegiorni

Ha preso fuoco un magazzino contenente cascame
INCENDIO ALLA NOVACETA: POMPIERI AL LAVORO PER ORE

MAGENTA - Poco prima delle ore 15 di lunedì 27 aprile, le fiamme si sono propagate all'interno di uno dei magazzini della ex Novaceta. Al momento all'interno della struttura industriale operano poche decine di dipendenti. Il rogo si sarebbe sviluppato nel vano di magazzino in cui è contenuto il cascame, ovvero gli scarti di filo acetato destinato al riciclo. Il timore che l'incendio potesse propagarsi fino ai vicini silos, contenenti acetato, è stato tuttavia scongiurato dal massiccio intervento dei Vigili del Fuoco. Sul posto sono infatti giunti un'autopompa e un'autobotte dei pompieri di Magenta, mezzi dei Vigili del Fuoco di Corbetta, di Legnano e di Rho, nonchè un carro schiuma e il nucleo Nbcr di Milano. In via precauzionale sul posto è giunta anche un'ambulanza della Croce Bianca di Magenta. «Il fumo sprigionato dall'acetato contenuto nel filo ha fatto sì che diversi operai avvertissero bruciore agli occhi» racconta una delle ex-dipendenti, che al momento dell'accaduto si trovava negli uffici dell'industria per definire le ultime pratiche per il pagamento degli ammortizzatori sociali. Per fortuna però, nessuno degli operatori ha riportato gravi conseguenze a causa dell'accaduto. I pompieri hanno operato per ore al fine di mettere in sicurezza l'area. Restano ora da capire le cause del rogo scoppiato in un luogo dove solitamente gli operai sono solo di passaggio. Un magazzino in cui non convivono fiamme libere o particolari forme di calore. Sul posto si sono recati anche alcuni esponenti del sindacato Cub: «Mi sono recato in portineria insieme a Paolo Chianura rappresentante Rsu - Cub - afferma Mario De Luca del sindacato -, chiedendo di poter effettuare un sopralluogo. La direzione non ha acconsentito, ma ci ha fornito rassicurazioni che l'incendio è stato limitato al reparto "magazzino cascami". Poichè gli impianti sono fermi il cascame è "vecchio" di almeno un anno e viene stoccato in box di cartone ed accatastato in un magazzino sprovvisto di qualunque sistema antincendio. Ricordo che l'acetato di cellulosa è estremamente infiammabile. Certamente è preoccupante che materiale estremamente infiammabile venga depositato in locali non più presidiati poichè il personale è in cassa integrazione. L'attenzione da parte nostra rimarrà alta. Come Cub abbiamo inoltrato una richiesta ufficiale per un sopralluogo. Vedremo».


1 maggio 2009 - La Nuova Sardegna

NUORO. Festa a Sant’Onofrio

L’associazione culturale Madriche, in collaborazione con il Comitato contro la repressione, le Rdb e l’associazione culturale la Grotta dei poeti propone, per oggi «Festa dei lavoratori», una giornata di incontri presso il bar ristorante «Il Colle Sant’Onofrio» a Nuoro. L’iniziativa prevede il pranzo sociale (7 euro) a partire dalle ore 13. A seguire, dalle 15.30, l’incontro/dibattito con i lavoratori al quale parteciperanno rappresentanti delle aziende Eurallumina (Portovesme), Legler (Ottana), Sasol (Sarroch), Idea Motore (Nuoro) e altre testimonianze di lavoratori precari. Dalle 18.30 la parola alla musica con l’esibizione di Antonio Rubanu, Tenore Nugoresu, The Gale, Blaqaut Magnum, Dj Momak, Dj Mastrone. A contorno delle iniziative Letture di poesie, bancarelle e mercatino solidale. Per informazioni madriche2005@yahoo.it o 3479 239138


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