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Il Sindacato di Base e Indipendente

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28/03/09

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dicono di noi - le notizie
dal 21 al 26 marzo 2009


26 marzo 2009 - Adnkronos

VIGILI FUOCO: RDB-CUB, IN PIAZZA A ROMA SABATO 28 MARZO

Roma, 26 mar. (Adnkronos/Labitalia) - La RdB-CUB vigili del fuoco aderisce alla manifestazione nazionale indetta per il 28 marzo a Roma dal Patto di Base in occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14. ''In una fase in cui i lavoratori sono lasciati in balia della crisi, i contratti non vengono rinnovati -si legge in una nota del sindacato- la cassa integrazione copre in minima parte e solo per alcuni la perdita di salario, centinaia di migliaia di precari vengono mandati a casa senza alcun reddito'', la RdB-CUB Vigili del Fuoco ''invita tutti i lavoratori a mobilitarsi a sostegno della piattaforma della manifestazione''. ''La RdB-CUB vigili del fuoco -prosegue la nota- contro il fallimento della militarizzazione del Corpo, e di chi l'ha sostenuta illudendo i lavoratori con false indennita' e aumenti di orario di lavoro, chiede inoltre il rilancio del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco in una nuova e moderna Protezione Civile; salari europei; organici europei con assunzione dei precari discontinui; passaggi di qualifica snelli e dignitosi; riconoscimento di categoria particolarmente usurante''.

SANITÀ: RDB-CUB LAZIO, SARANNO STABILIZZATI I PRECARI ARES 118 LICENZIATI

Roma, 26 mar. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Buone notizie per i 46 precari licenziati dell'Ares 118 del Lazio. «I 46 infermieri a tempo determinato ai quali erano state inviate le lettere di risoluzione del rapporto di lavoro, nonostante fossero tutti in possesso dei requisiti necessari alla stabilizzazione, da domani potranno firmare il contratto a tempo indeterminato». Ad annunciarlo è Licia Pera della Rdb-Cub 118, soddisfatta dall'esito della vicenda, «risolta positivamente sia per i lavoratori che per il servizio d'emergenza». «D'altronde - sottolinea Pera in una nota - non poteva essere altrimenti, visto che la stabilizzazione dei 46 infermieri era un atto dovuto e garantito da ben due Finanziarie e da una delibera regionale. Solo una dirigenza irresponsabile come quella dell'Ares poteva mettere a rischio questi lavoratori, subordinando i passaggi a tempo indeterminato alla richiesta di autorizzazione regionale, assolutamente non necessaria in quanto le assunzioni non prevedono alcun aggravio di spesa. Tutto questo - aggiunge la sindacalista - solo la Rdb lo ha gridato a gran voce chiedendo l'immediata assunzione dei precari, ed è poi stato riconosciuto pubblicamente anche da numerosi esponenti regionali, tra i quali il presidente della Commissione Lavoro e Politiche sociali della Regione Lazio, oltre all'ex assessore alla Sanità». La Rdb non sembra però intenzionata ad abbassare la guardia. «Continueremo - conclude Pera - a vigilare per garantire la stabilizzazione di tutti i precari il cui contratto a tempo determinato non è ancora stato trasformato in un lavoro vero per la mancanza di assunzione di responsabilità delle dirigenze aziendali».

SCUOLA: RETE NAZIONALE PRECARI ADERISCE A MANIFESTAZIONE 28 MARZO
INDETTO DA COBAS, CUB E SDL

Roma, 26 mar. (Adnkronos) - La Rete nazionale precari della scuola aderisce alla manifestazione nazionale del 28 marzo indetta da Cobas, Cub e Sdl. Finalmente, sottolinea la 'Rete' invitando alla mobilitazione ''tutto il popolo della scuola, docenti, studenti e genitori, per i precari della scuola sono arrivati i numeri, e sono numeri da brividi, che mettono paura. A fornirli e' lo stesso ministro dell'Istruzione Gelmini: 42.000 cattedre in meno e ben 18.000 precari che il prossimo anno non lavoreranno: in pratica e' come se chiudesse una industria molto piu' grande dell'Alitalia; il ministro afferma di studiare il problema, ma la verita' e' che l'unico dato certo delle sue dichiarazioni sono i pesantissimi tagli agli organici''.

GIUSTIZIA: UGL MINISTERI, 200 RICORSI A GIUDICE PACE ROMA INVECE DI 700
A CAUSA MANCANZA PERSONALE

Roma, 26 mar. - (Adnkronos) - Giudice di Pace a mezzo servizio a Roma. Per il deposito dei ricorsi non si potranno superare i 200 fascicoli al giorno invece dei previsti 700 perchè manca il personale. Lo rende noto la Ugl Ministeri che oggi ha tenuto, con Cgil, Uil, Intesa, Rdb, Flp e Comitato di Lotta, un'assemblea nel Tribunale Penale di Roma. «La situazione è drammatica - ha sottolineato il Segretario Nazionale di Comparto, Paola Saraceni - ci sono 120 dipendenti in organico e 134 giudici; ogni sezione ha 25 giudici e 4 unità tra cancellieri e impiegati. Nel 2008 le sentenze pubblicate sono state 55 mila; 30 mila quelle ancora da pubblicare. Sempre nel 2008 - ha aggiunto - sono state iscritte 130 mila nuove cause altre 70 mila sono in attesa di iscrizione, perchè inviate per posta e non c'è personale necessario per smaltirle». Ma quella del Giudice di Pace di Roma, prosegue la Saraceni è «solo la punta dell'iceberg. Non va meglio in altre province e in altri settori del Civile e del Penale. In 10 anni - ha concluso - la Giustizia ha perso 11 mila posti in organico e, purtroppo, lavoratori e cittadini devono fare i conti con questi tagli in termini di efficienza della macchina giudiziaria».


26 marzo 2009 - Apcom

Riunione ministri G14 a Roma,vigili fuoco Rdb-Cub in piazza
"Lavoratori lasciati in balia della crisi"

Roma, 26 mar. (Apcom) - I Vigili del Fuoco della Rdb-Cub aderiscono alla manifestazione nazionale indetta per il 28 marzo a Roma dal 'Patto di Base', in occasione della riunione dei ministri del Welfare del G14. "In una fase in cui i lavoratori sono lasciati in balia della crisi - spiega il sindacato in una nota - i contratti non vengono rinnovati, la cassa integrazione copre in minima parte e solo per alcuni la perdita di salario, centinaia di migliaia di precari vengono mandati a casa senza alcun reddito, si vorrebbe rimettere mano alle pensioni e portare l'età pensionabile delle donne a 65 anni, crescono gli sfratti, si fomenta il razzismo contro gli immigrati e si vorrebbe vietare scioperi e manifestazioni per impedire che i lavoratori e i cittadini si organizzino per difendere salario e diritti, la RdB-CUB Vigili del Fuoco invita tutti i lavoratori a mobilitarsi a sostegno della piattaforma della manifestazione". "La RdB-CUB - prosegue la nota - chiede inoltre il rilancio del corpo nazionale dei vigili del fuoco in una nuova e moderna Protezione civile; salari europei; organici europei con assunzione dei precari discontinui; passaggi di qualifica snelli e dignitosi; riconoscimento di categoria particolarmente usurante".


26 marzo 2009 - Agi

VIGILI DEL FUOCO RDB-CUB IN PIAZZA IL 28 MARZO

(AGI) - Roma, 26 mar. - I Vigili del Fuoco aderiscono alla manifestazione nazionale indetta per il 28 marzo a Roma dal Patto di Base in occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14 e saranno in piazza assieme a tutte le forze sociali e di movimento che si battono per non pagare la crisi. In una fase in cui i lavoratori sono lasciati in balia della crisi, i contratti non vengono rinnovati, la cassa integrazione copre in minima parte e solo per alcuni la perdita di salario, centinaia di migliaia di precari vengono mandati a casa senza alcun reddito, si vorrebbe rimettere mano alle pensioni e portare l'eta' pensionabile delle donne a 65 anni, crescono gli sfratti, si fomenta il razzismo contro gli immigrati e si vorrebbe vietare scioperi e manifestazioni per impedire che i lavoratori e i cittadini si organizzino per difendere salario e diritti, la RdB-CUB Vigili del Fuoco invita tutti i lavoratori a mobilitarsi a sostegno della piattaforma della manifestazione. La RdB-CUB VVF, contro il fallimento della militarizzazione del Corpo, e di chi l'ha sostenuta illudendo i lavoratori con false indennita' e aumenti di orario di lavoro, chiede inoltre il rilancio del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco in una nuova e moderna Protezione Civile; salari europei; organici europei con assunzione dei precari discontinui; passaggi di qualifica snelli e dignitosi; riconoscimento di categoria particolarmente usurante.

118: RDB-CUB, SARANNO STABILIZZATI I PRECARI LICENZIATI

(AGI) - Roma, 26 mar. - I 46 Infermieri a tempo determinato dell'ARES 118, ai quali erano state inviate le lettere di risoluzione del rapporto di lavoro nonostante fossero tutti in possesso dei requisiti necessari alla stabilizzazione, da domani potranno firmare il contratto a tempo indeterminato. 'Siamo contenti che la vicenda si sia risolta positivamente, sia per i lavoratori che per il servizio d'emergenza - commenta Licia Pera della RdB-CUB 118 - e d'altronde non poteva essere altrimenti, visto che la stabilizzazione dei 46 Infermieri era un atto dovuto e garantito da ben due Finanziarie e da una delibera Regionale. Solo una dirigenza irresponsabile come quella dell'ARES poteva mettere a rischio questi lavoratori, subordinando i passaggi a tempo indeterminato alla richiesta di autorizzazione regionale, assolutamente non necessaria in quanto le assunzioni non prevedono alcun aggravio di spesa '. 'Tutto questo - prosegue la sindacalista - solo la RdB lo ha gridato a gran voce chiedendo l'immediata assunzione dei precari, ed e' poi stato riconosciuto pubblicamente anche da numerosi esponenti regionali, tra i quali il Presidente della Commissione Lavoro e Politiche Sociali della Regione Lazio oltre all'ex Assessore alla Sanita'. La RdB continuera' a vigilare - conclude Pera - per garantire la stabilizzazione di tutti i precari il cui contratto a tempo determinato non e' ancora stato trasformato in un lavoro vero per la mancanza di assunzione di responsabilita' delle dirigenze aziendali'.

BIO-TESTAMENTO: RDB-CUB MEDICI, MINA LE BASI DELLA DEONTOLOGIA

(AGI) - Roma, 26 mar. - "Riteniamo la legge sul testamento biologico un grave attacco alla professione medica, in quanto mina profondamente le basi della deontologia professionale, ponendo in essere la possibilita' di non rispettare le volonta' del paziente e attaccando l'autonomia professionale". Lo dice Rita Chiavoni della RdB-Cub Medici, sul provvedimento approvato in Senato. "Il principio base della professione, l'agire in scienza e coscienza - precisa Chiavoni - viene reso subalterno a possibili variabili burocratiche che potrebbero condurre il medico ad azioni contrarie a tale principio. Di fatto la legge introduce una forte ambiguita' nel rapporto medico paziente, non piu' regolato dalla fiducia reciproca nel rispetto delle convinzioni etiche e religiose della persona malata e della liberta' di autodeterminazione, e rappresenta un incitamento grave al non rispetto delle norme costituzionali". "Questo e' solamente l'ultimo dei gravi attacchi realizzati dal governo nei confronti degli operatori sanitari, che si tenta di condurre verso l'asservimento ad una visione piu' di controllo che di cura come nel caso dell'ignobile denuncia degli immigrati irregolari. La RdB-CUB Medici invita pertanto tutti medici e i cittadini ad attivare forme di contrasto contro questi attacchi e contro lo smantellamento della Servizio Sanitario nazionale, e sollecita alla partecipazione alla manifestazione nazionale indetta dal Patto di Base per il prossimo 28 marzo a Roma", conclude la rappresentante RdB-CUB.


26 marzo 2009 - Reuters

G8, sabato a Roma corteo contro vertice ministri Lavoro

ROMA, 26 marzo (Reuters) - Prima del vertice dei ministri del Lavoro del G8, che si terrà a Roma dal 29 al 31 marzo, sindacati di base, centri sociali e studenti hanno organizzato una manifestazione nella capitale "perché la crisi non la paghino i lavoratori". Durante la dimostrazione in programma sabato pomeriggio -- con partenza alle 15 da piazza della Repubblica -- i manifestanti chiederanno, tra l'altro, al governo italiano "il blocco dei licenziamenti, la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, reddito minimo garantito per chi non ha lavoro e cassa integrazione almeno all'80% del salario per tutti i lavoratori, precari compresi", come si legge in un comunicato di Cub, Confederazione Cobas e Sdl Intergategoriale. "Puntiamo su un assegno garantito ogni mese che prevede una parte di denaro per garantire un reddito minimo e anche una serie di servizi", ha spiegato al telefono Emiliano Viccaro del Comitato romano contro il G8, sottolineando che "l'Italia insieme alla Grecia è l'unico paese europeo a non garantire la continuità di reddito ai cittadini". "Il governo italiano intende far pagare i costi della crisi ai lavoratori, alle precarie, agli studenti, alle famiglie monoreddito, ai migranti senza diritti, si regalano miliardi di euro alle banche, alle grandi imprese e agli speculatori che in questi anni hanno fatto profitti sulla pelle dei cittadini", si legge in una nota del comitato. La manifestazione di sabato sarà anche l'occasione per sollecitare davanti all'Abi, l'Associazione delle banche italiane, "una moratoria dei mutui per la casa per famiglie e singoli in difficoltà economiche a causa della crisi", ha aggiunto Viccaro, precisando che oggi il Comitato ha organizzato davanti alla sede dell'Abi a Roma una manifestazione di circa 400 persone, in cui ha chiesto e ottenuto l'apertura di un tavolo, a partire da lunedì, "per parlare di mutui e fondi dormienti e chiedere che i fondi dormienti vengano utilizzati per sostenere il reddito di precari e di chi non ha il lavoro". I Cobas riferiscono che oltre 70 pullmann e due treni speciali sono attesi sabato a Roma per il corteo, che si snoderà sul percorso classico delle grandi manifestazioni sindacali, da Piazza della Repubblica a Piazza Navona.


26 marzo 2009 - Omniroma

118, RDB-CUB: «ARES STABILIZZA 46 PRECARI»

(OMNIROMA) Roma, 26 mar - «I 46 infermieri a tempo determinato dell'Ares 118, ai quali erano state inviate le lettere di risoluzione del rapporto di lavoro nonostante fossero tutti in possesso dei requisiti necessari alla stabilizzazione, da domani potranno firmare il contratto a tempo indeterminato». Lo comunica, in una nota, l'Rdb-Cub. «Siamo contenti che la vicenda si sia risolta positivamente, sia per i lavoratori che per il servizio d'emergenza - commenta Licia Pera della Rdb-Cub 118 - e d'altronde non poteva essere altrimenti, visto che la stabilizzazione dei 46 Infermieri era un atto dovuto e garantito da ben due Finanziarie e da una delibera Regionale. Solo una dirigenza irresponsabile come quella dell'Ares poteva mettere a rischio questi lavoratori, subordinando i passaggi a tempo indeterminato alla richiesta di autorizzazione regionale, assolutamente non necessaria in quanto le assunzioni non prevedono alcun aggravio di spesa». «Tutto questo - prosegue la sindacalista - solo la Rdb lo ha gridato a gran voce chiedendo l'immediata assunzione dei precari, ed è poi stato riconosciuto pubblicamente anche da numerosi esponenti regionali, tra i quali il Presidente della Commissione Lavoro e Politiche Sociali della Regione Lazio oltre all'ex assessore alla Sanità». «La Rdb continuerà a vigilare - conclude Pera - per garantire la stabilizzazione di tutti i precari il cui contratto a tempo determinato non è ancora stato trasformato in un lavoro vero per la mancanza di assunzione di responsabilità delle dirigenze aziendali».

COMUNE, ASSEMBLEA DIPENDENTI RDB CUB SU PRECARIATO

(OMNIROMA) Roma, 26 mar - Uscire dal precariato, più risorse per il personale scolastico ed educativo del Comune di Roma, una commissione d'indagine sui costi del sistema scolastico ed educativo, lancio della manifestazione dei sindacati di base del 28 marzo: di questo si è discusso oggi nella Sala della Protomoteca, in Campidoglio, in un'assemblea di oltre un centinaio di lavoratori e precari del Comune di Roma, indetta dalle Rdb-Cub. «Il personale del Comune è sotto organico e in gran parte precario - ha detto Roberto Betti delle Rdb Cub - il rischio è quello della esternalizzazione dei servizi. Abbiamo chiesto al consigliere Todini, vice presidente della Commissione scuola, di avviare un tavolo di confronto. Anche il consigliere Alzetta, ha proposto di organizzare un confronto pubblico insieme a maggioranza e opposizione entro i primi 15 giorni di maggio sulle politiche sociali rispetto alle nuove funzioni di Roma Capitale».


26 marzo 2009 - Dire

CASA BOLOGNA. RDB: COMUNE INERTE, INVALIDA TENTA SUICIDIO
"SOTTO SFRATTO, MA ALLOGGIO NEGATO" DOMANI PRESIDIO ANTI-CACCIATA

(DIRE) Bologna, 26 mar. - Il lavoro perso, un'invalidita' certificata del 60%, il tormento di problemi socio-sanitari e il colpo di grazia, con la minaccia incombente dello sfratto per morosita': davvero troppo da sopportare per una donna residente a Bologna che ha tentato il suicidio, appena qualche giorno fa. E' ancora viva, la 43enne di origine marocchina, ma domattina a bussare alla porta di casa si presentera' l'ufficiale giudiziario, per eseguire l'ordinanza di sfratto. L'Associazione inquilini e assegnatari-Rdb (Asia) denuncia cosi' l'intera vicenda e annuncia, per domani, un presidio in via Broccaindosso, al civico 54, per impedire la cacciata da casa della donna. Asia prende poi carta e penna spedisce una missiva in Comune (all'attenzione dell'assessore alla Casa, Virginio Merola, del vicesindaco Giusepppe Paruolo, del presidente del San Vitale, Carmelo Adagio e di Adele Mimmi, direttrice dell'ufficio Casa) per chiedere "un rinvio dello sfratto" e una "soluzione abitativa consona- si legge nel testo- alla situazione psicologica ed economica" della donna, per prevenirne "un inasprimento della condizione". Gia, perche' a dispetto di un certificato dell'Ausl (con l'attestazione dei disturbi di cui la 43enne soffre e di cui Asia e' in possesso) i servizi sociali del Comune, che avevano gia' in carico la donna, avrebbero prospettato un'unica alternativa allo "sgombero" di casa: un posto letto in un dormitorio. Per la signora sotto sfratto, dunque, si profilerebbe proprio la soluzione -una branda in una camerata- che l'Azienda sanitaria giudicava meno opportuna, anzi: una vera e propria autostrada diretta al rischio di autolesionismo da parte della donna. Al contrario, l'Ausl (secondo i documenti in possesso delle Rdb) suggeriva alle istituzioni di trovare un alloggio per emergenza abitativa, nell'attesa di una sistemazione in un appartamento attraverso i bandi Erp. Niente da fare, invece. "I servizi sociali- riferisce Asia- non hanno riconosciuto alla signora l'idoneita' per accedere all'emergenza abitativa". Poi, il gesto estremo della donna, "a cui ha contribuito- ribadisce chiaro e tondo l'associazione- la deriva sociale causata dall'attuale precarieta' abitativa".


26 marzo 2009 - Ansa

LAVORO: PRESIDIO DIPENDENTI NOKIA CONTRO DELOCALIZZAZIONI

(ANSA) - MILANO, 26 MAR - Diverse centinaia di lavoratori della Nokia Siemens Network di Cinisello Balsamo hanno presidiato oggi gli ingressi dell'azienda per contestare il progetto che prevede la delocalizzazione di quasi tutte le attività produttive e di ricerca. Lo ha reso noto il delegato del Cub Angelo Pedrini. « All'esterno dell'azienda abbiamo appeso due striscioni - ha detto Pedrini - sul primo campeggia la scritta: 'Nokia svende la ricercà, sul secondo 'Comprati per essere chiusì». Il delegato sindacale ha spiegato che la loro azienda era un centro di ricerca Siemens, recentemente acquistato dalla Nokia. «Ma la società finlandese ha deciso di fare a meno della gran parte dei progetti o di spostarli in Cina, in India e in Vietnam». «Con questa mobilitazione - ha affermato Pedrini - si vuole portare l'azienda, i sindacati e i rappresentanti delle istituzioni attorno al tavolo delle trattative per cercare di trovare delle soluzioni».

GIUSTIZIA: UGL; 200 RICORSI GIUDICI PACE ROMA INVECE DI 700

(ANSA) - ROMA, 26 MAR - Giudice di Pace a mezzo servizio a Roma. Per il deposito dei ricorsi non si potranno superare i 200 fascicoli al giorno invece dei previsti 700 perchè manca il personale. Lo rende noto la Ugl Ministeri che oggi ha tenuto, con Cgil, Uil, Intesa, Rdb, Flp e Comitato di Lotta, un'assemblea nel Tribunale Penale di Roma. «La situazione è drammatica - spiega il Segretario Nazionale di Comparto, Paola Saraceni - ci sono 120 dipendenti in organico e 134 giudici; ogni sezione ha 25 giudici e 4 unità tra cancellieri e impiegati. Nel 2008 le sentenze pubblicate sono state 55 mila; 30 mila quelle ancora da pubblicare. Sempre nel 2008 sono state iscritte 130 mila nuove cause altre 70 mila sono in attesa di iscrizione, perchè inviate per posta e non c'è personale necessario per smaltirle». Ma quella del Giudice di Pace di Roma - osserva Saraceni - «è solo la punta dell'iceberg. Non va meglio in altre province e in altri settori del Civile e del Penale. In 10 anni la Giustizia ha perso 11 mila posti in organico e, purtroppo, lavoratori e cittadini devono fare i conti con questi tagli in termini di efficienza della macchina giudiziaria».

Fiat: Obama, aggiustamenti ad accordo con Chrysler

(ANSA) - TORINO, 26 MAR -Prima del varo del salvataggio auto in arrivo i prossimi giorni la task force di Barack Obama vuole aggiustamenti all'accordo Fiat-Chrysler. Altrimenti potrebbero non essere sborsati i nuovi aiuti a GM e Chrysler. Le voci dagli Usa sul piano imminente di aiuti hanno fatto comunque salire il titolo Fiat in Borsa che chiude a 5,1 euro, in crescita del 6,25%. Domani a Torino e' comunque convocata l'assemblea degli azionisti per approvare l'ok al bilancio 2008 e la nomina del nuovo cda. Davanti al Lingotto ci saranno anche i lavoratori degli stabilimenti italiani del gruppo che distribuiranno una lettera aperta all'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, per chiedere impegni sul futuro delle fabbriche per evitare dislocazione come la Indesit di Vittorio Merloni e la figlia Maria Paola si appresta a fare. E' previsto anche un presidio della Cub che ha annunciato l'intervento di alcuni lavoratori azionisti per avere chiarimenti sull'Alfa di Arese.L'azienda ha intanto annullato oggi una settimana di cig per 5.000 dipendenti di Mirafiori, grazie agli effetti positivi degli incentivi. E a Melfi, per far fronte alla domanda della Grande Punto a metano si lavorera' il sabato su due turni. Per discutere della situazione di Pomigliano d'Arco il presidente del Consiglio Berlusconi ha annunciato che il governo potrebbe convocare le parti sociali.


26 marzo 2009 - Il Manifesto

CUB-SDL-COBAS
Sabato in piazza a Roma: le richieste al G14 del lavoro

Il «Patto di base» di Cub, Sdl e Cobas si aspetta decine di migliaia di persone in piazza a Roma questo sabato, per la manifestazione nazionale indetta in occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14 prevista nella capitale. I tre sindacati sostengono la piattaforma varata dall'Assemblea nazionale del 7 febbraio scorso. Tra i punti centrali: blocco dei licenziamenti; riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario; aumenti consistenti di salari e pensioni, reddito minimo garantito per chi non ha lavoro; aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita; cassa integrazione almeno all'80% del salario per tutti i lavoratori/trici, precari compresi, continuità del reddito per i lavoratori «atipici», con mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati/e; nuova occupazione mediante un Piano straordinario per lo sviluppo di energie rinnovabili, rifiutando il nucleare e diminuendo le emissioni di CO2.

MOVIMENTI Gli studenti si dividono: una parte va con i sindacati di base, altri no. Sabato due cortei
Onda spaccata alla manifestazione no-G14 di Roma
di Stefano Milani

ROMA - Un'Onda non fa primavera, ne fa due. Almeno a Roma, il movimento studentesco unito e compatto durante le inondazioni autunnali, si ritrova separato al primo raggio di sole. Sabato in piazza coi sindacati di base a manifestare contro il G14 sul welfare ci saranno infatti due cortei distinti. Un risultato inevitabile nonostante, nelle scorse settimane, alla Sapienza si sia lavorato molto per arrivare ad una piattaforma unitaria. Alla fine però ha prevalso la «libertà di autonomia e di movimento».
La base della protesta rimane la stessa. Del resto lo slogan «Noi la crisi non la paghiamo» è il minimo comun denominatore di tutto l'esercito del surf, senza alcun distinguo. Così come tutte le battaglie fatte in questi mesi contro i tagli messi a segno dal trio Gelmini-Brunetta-Tremonti su scuola, università e ricerca. E così come comune rimane il dissenso verso il protocollo ammazza-cortei ideato dal sindaco Alemanno e messo in opera per la prima volta a suon di manganelli lo scorso mercoledì alla Sapienza. Ma è proprio in quell'occasione che la spaccatura all'interno del movimento ha preso maggiore forza, certificando un po' di quel mal di pancia emerso nelle varie riunioni interne alle diverse facoltà e nell'ultima assemblea d'ateneo. Una spaccatura comunque «non irreversibile», ci tengono a sottolineare da entrambe le parti, consapevoli che la divisione porta inevitabilmente al rischio di una minore visibilità.
Le differenze però rimangono. Diverso è il modus operandi, diversi sono gli obiettivi delle due parti. Chi preferisce l'autonomia e l'indipendenza e chi invece opta per l'unità, cercando di riunire tutti quei soggetti che stanno pagando la crisi, non solo studenti, ma anche lavoratori, precari, donne e migranti. Due cortei distinti dicevamo: i primi partiranno alle 14 da piazzale Aldo Moro, l'ingresso principale della Sapienza, dove si ritroveranno gli studenti arrivati da diversi atenei italiani e gli attivisti dei centri sociali; i secondi prenderanno il via alle 15 da piazza della Repubblica e i vari collettivi di facoltà e gli studenti medi si uniranno alla manifestazione nazionale indetta dai sindacati di base Cobas, Cub e SdL.


26 marzo 2009 - Liberazione

Verso il corteo del 28 marzo contro il summit dei ministri del G14
Onda, precari, mamme e migranti Roma, tutti in rete contro la crisi
di Checchino Antonini

Un percorso, una rete, uno spazio pubblico contro la crisi. Attraversare le mobilitazioni dei prossimi giorni ma non accontentarsi. Trovare insieme soluzioni non preconfezionate. Uscire dalla crisi con relazioni durature.
Il Laboratorio permanente di Psicologia, alla Sapienza, è uno spazio di azione per tutti quelli, studenti e ricercatori, che non credono che l'università sia solo un esamificio. La sua sede è al piano terra della facoltà che sorge in mezzo a S. Lorenzo, il quartiere romano mutato geneticamente dalla vicinanza con la più grande Città universitaria d'Europa. Da un'auletta piena di manifesti politici e di citazioni di Basaglia e sull'egemonia in senso gramsciano, parte una proposta di lungo respiro alla città e ai movimenti: una Rete Anti Crisi da far decollare con un'assemblea alla vigilia del corteo dei sindacati di base contro il G14, per riprendersi diritti e spazi sociali. «Gli studenti e le studentesse della Sapienza - viene spiegato ai cronisti in una conferenza stampa - pensano ancora di non voler pagare la crisi economica e sociale. E, non potendo contare sulle politiche sterili e reazionarie di un'ipocrita opposizione parlamentare, pensano ancora che si possa contrastare la crisi con un'analisi "dal basso", ossia fatta da chi subisce continuamente le sue ricadute. Sentiamo l'esigenza di costruire una rete con tutte le realtà e le persone che vogliono contrastare concretamente la crisi aprendo un luogo di analisi, di discussione e di conflitto attraverso vertenze e percorsi comuni, ma con un'attenzione costante alle specificità di ognuno».
Lo slogan dell'Onda - «Noi la crisi non la paghiamo» - inizia dunque a marciare all'interno di una relazione con chi - fuori dalle mura dell'Accademia - vive condizioni non dissimili di precarietà e repressione: migranti, studenti medi, lavoratori, donne, genitori di alunni delle scuole primarie, operatori sociali. L'agenda è piena già fino a domenica. Si inizia oggi pomeriggio l'assemblea con gli universitari di tutti gli atenei romani e con i medi per costruire uno spezzone studentesco al corteo di sabato prossimo. L'appuntamento che questo pezzo di Onda ha stabilito è per le 14 a Piazza Esedra mentre altri settori decideranno, probabilmente, di raggiungere il corteo - che si concluderà a piazza Navona - muovendo da altri punti della città, come dalla Sapienza in polemica col protocollo ammazzacortei che è stato il pretesto per manganellare gli studenti, lo scorso 18 marzo, che volevano raggiungere la piazza della Flc Cgil che scioperava. Domani, alle 18, nella facoltà di via dei Marsi, l'assemblea della Rete anticrisi che interloquirà con lavoratori di Atesia e Alitalia, con operatori del 118, vigili urbani, maestranze dell'università, Cobas e Fiom, comitati di quartiere, associazioni di immigrati, Rete 28 aprile, pezzi di III settore, reti di donne e quel comitato Non rubateci il futuro fatto da maestri e genitori e cittadini per difendere la scuola pubblica e il tempo pieno dagli attacchi della ministra Gelmini. Diritto allo studio, al lavoro e al dissenso, insomma, non possono essere affrontati separatamente. La logica dei tagli, delle privatizzazioni, dei licenziamenti, dell'attacco alle pensioni e al contratto nazionale, nella lettura dei promotori, è la stessa che ispira le politiche sicuritarie e le manganellate. Non a caso, nemmeno 24 ore prima, il leader della Flc Cgil era stato lucidissimo nel dire che le cariche del 18 marzo volevano colpire la sintonia tra l'Onda e il sindacato. La stessa sintonia si vedrà sabato pomeriggio al corteo del Patto di base (Cobas, Rdb e Sdl) che contesta il summit dei ministri del welfare del G14: «Sono i governi ad aver provocato la crisi, non possono essere la soluzione», spiega una studentessa di Psicologia. Lo sfilamento sarà aperto dai precari e dai lavoratori dei trasporti in lotta contro l'idea di scioperi virtuali.
Articolata la piattaforma: blocco dei licenziamenti, riduzione dell'orario, reddito minimo garantito, cassa integrazione all'80% del salario per tutti, aggancio di stipendi e pensioni al carovita, piano energetico sulle rinnovabili, rifiuto del nucleare, sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per gli omicidi bianchi, piano straordinario per un milione di alloggi popolari, blocco degli sfratti e diritto di uscita dai fondi pensione chiusi.


26 marzo 2009 - Left

CORTEI PRESIDI

Tornano in piazza il 28 marzo i sindacati di base (Sdl, Cobas e Cub) che hanno stretto un «patto di base». Il corteo partirà alle 15 da piazza della Repubblica, a Roma. Sono previsti 70 pullman e due treni speciali e la partecipazione degli studenti dell’Onda. Il 27 marzo, sempre a Roma, dalle ore 11 a piazza Colonna, presidio della Fiom Cgil per protestare contro le modifiche del Testo unico sulla sicurezza di cui si parlerà quel giorno al Consiglio dei ministri.


26 marzo 2009 - IVG Savona

Anche i Vigili del Fuoco alla manifestazione del 28 marzo a Roma

I Vigili del Fuoco aderiscono alla manifestazione nazionale indetta per il 28 marzo a Roma dal Patto di Base in occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14 e saranno in piazza assieme a tutte le forze sociali e di movimento che si battono per non pagare la crisi. "In una fase in cui i lavoratori sono lasciati in balia della crisi, i contratti non vengono rinnovati, la cassa integrazione copre in minima parte e solo per alcuni la perdita di salario, centinaia di migliaia di precari vengono mandati a casa senza alcun reddito, si vorrebbe rimettere mano alle pensioni e portare l’età pensionabile delle donne a 65 anni", afferma la RdB-CUB Vigili del Fuoco, che aggiunge: "Crescono gli sfratti, si fomenta il razzismo contro gli immigrati e si vorrebbe vietare scioperi e manifestazioni per impedire che i lavoratori e i cittadini si organizzino per difendere salario e diritti. Per questo la RdB-CUB Vigili del Fuoco invita tutti i lavoratori a mobilitarsi a sostegno della piattaforma della manifestazione". La RdB-CUB VVF, contro il fallimento della militarizzazione del Corpo, e di chi l’ha sostenuta illudendo i lavoratori con false indennità e aumenti di orario di lavoro, chiede inoltre il rilancio del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco in una nuova e moderna Protezione Civile; salari europei; organici europei con assunzione dei precari discontinui; passaggi di qualifica snelli e dignitosi; riconoscimento di categoria particolarmente usurante.


26 marzo 2009 - UniMagazine

Il 28 marzo ancora in piazza
42.000 cattedre in meno e ben 18.000 precari che il prossimo anno non lavoreranno. Sono i numeri forniti dal ministro dell'Istruzione Gelmini. Numeri da brividi per i numerosi precari della scuola italiana
di Daria Raiti

42.000 cattedre in meno e ben 18.000 precari che il prossimo anno non lavoreranno. Sono i numeri forniti dal ministro dell'Istruzione Gelmini. Numeri da brividi per i numerosi precari della scuola italiana. A tal proposito, la Rete nazionale precari della scuola aderisce alla manifestazione nazionale del 28 marzo indetta da Cobas, Cub e Sdl. "In pratica - sottolinea la Rete - è come se chiudesse una industria molto più grande dell'Alitalia; il ministro afferma di studiare il problema, ma la verità è che l'unico dato certo delle sue dichiarazioni sono i pesantissimi tagli agli organici". "Da non dimenticare - prosegue la Rete dei Precari - la mancanza di qualsiasi certezza sulle prossime immissioni in ruolo, in violazione della Finanziaria 2006 che prevedeva la stabilizzazione di 150.000 precari. In un momento di crisi come questo decine di migliaia di persone che restano senza lavoro, oltre ad un problema sociale, causeranno un notevole abbassamento dei consumi: il 40% dei tagli sull'organico docente si realizzerà in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Per queste regioni il licenziamento definitivo dei precari della scuola significherà la morte economica". A farne le spese, inoltre, secondo i Precari, "la qualità della scuola pubblica, non è un caso che chi se lo può permettere si stia affrettando a scrivere i figli nelle scuole private". Per scongiurare lo "sciagurato progetto del governo - sottolineano ancora i Precari - è necessaria una totale unità sindacale, è chiaro a tutti che i sindacati che hanno cercato il dialogo con il governo hanno fallito, è ora di tornare tutti insieme a riempire le piazze facendo ripartire l'onda della protesta". La Rete nazionale dei precari della scuola chiede, quindi il ritiro della legge 133 sui tagli agli organici e del ddl Aprea; il pieno rispetto della legge sulla sicurezza 626 e delle richieste delle famiglie al momento dell'iscrizione dei loro figli; un organico adeguato di insegnanti di sostegno in modo da garantire il massimo aiuto a studenti già penalizzati dalla vita; la totale copertura di tutte le cattedre a partire dal 1° Settembre, in modo da garantire un regolare inizio del prossimo Anno Scolastico; l'assunzione a tempo indeterminato dei precari della scuola su tutti i posti vacanti e disponibili senza i tagli e, infine, l'equiparazione dei diritti dei precari a quelli dei docenti di ruolo per permessi, ferie, malattia, progressione di carriera, diritti sindacali.


26 marzo 2009 - Seven Press

RETE NAZIONALE PRECARI DELLA SCUOLA
ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 28 MARZO INDETTA DA COBAS, CUB, SDL ED INVITA ALLA MOBILITAZIONE TUTTO IL POPOLO DELLA SCUOLA: DOCENTI, STUDENTI E GENITORI

Finalmente per i precari della scuola sono arrivati i numeri, e sono numeri da brividi, che mettono paura. A fornirli è lo stesso ministro dell'Istruzione Gelmini: 42.000 cattedre in meno e ben 18.000 precari che il prossimo anno non lavoreranno: in pratica è come se chiudesse una industria molto più grande dell'Alitalia; il ministro afferma di studiare il problema, ma la verità è che l'unico dato certo delle sue dichiarazioni sono i pesantissimi tagli agli organici. Da non dimenticare la mancanza di qualsiasi certezza sulle prossime immissioni in ruolo, in violazione della Finanziaria 2006 che prevedeva la stabilizzazione di 150.000 precari. In un momento di crisi come questo decine di migliaia di persone che restano senza lavoro, oltre ad un problema sociale, causeranno un notevole abbassamento dei consumi: il 40% dei tagli sull'organico docente si realizzerà in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Per queste regioni il licenziamento definitivo dei precari della scuola significherà la morte economica.
Ma come verrà effettuata questa "mattanza" dei precari?
A spese della qualità della scuola pubblica, non è un caso che chi se lo può permettere si stia affrettando a scrivere i figli nelle scuole private: secondo la Stampa di domenica 22 marzo (prima pagina) "almeno 15-20 mila alunni passeranno dalla scuola pubblica a quella privata il prossimo anno". Alla riapertura dell'anno scolastico le famiglie si troveranno di fronte a queste poco gradite sorprese:
1) Le richieste delle famiglie nella scuola primaria non verranno soddisfatte malgrado la maggior parte di esse abbia scelto l'iscrizione al tempo pieno.
2) I tagli agli organici nella scuola primaria e secondaria di 1° grado verranno fatti senza tenere in alcun conto la legge 626 sulla sicurezza e le esigenze delle realtà locali e degli alunni disabili. Gli unici insegnanti che si salveranno dai tagli saranno quelli di religione visto che il loro orario non verrà modificato.
3) Il prossimo anno scolastico inizierà nel caos più totale visto che è ormai sicuro che le operazioni di conferimento degli incarichi annuali subiranno pesanti ritardi, quindi molte classi rimarranno senza insegnanti fino ad ottobre.
Per scongiurare questo sciagurato progetto del governo è necessaria una totale unità sindacale, è chiaro a tutti che i sindacati che hanno cercato il dialogo con il governo hanno fallito, è ora di tornare tutti insieme a riempire le piazze facendo ripartire l'onda della protesta. La Rete Nazionale dei precari della scuola, unione di tutti i movimenti autonomi di lavoratori precari, sarà presente a tutte le iniziative di sindacati, movimenti e partiti volte a contrastare questa politica governativa basata solo sui tagli; siamo inoltre pronti a lottare in prima persona in ogni scuola e territorio, ed invitiamo tutti i colleghi ad unirsi a noi al di là di ogni logica di delega, per ribadire la fondamentale importanza dell' istruzione e della formazione per la crescita di un paese civile e moderno.
LA RETE NAZIONALE DEI PRECARI DELLA SCUOLA CHIEDE
1) Il ritiro della legge 133 sui tagli agli organici e del ddl Aprea
2) Il pieno rispetto della legge sulla sicurezza 626 e delle richieste delle famiglie al momento dell'iscrizione dei loro figli
3) Un organico adeguato di insegnanti di sostegno in modo da garantire il massimo aiuto a studenti già penalizzati dalla vita
4) La totale copertura di tutte le cattedre a partire dal 1° Settembre, in modo da garantire un regolare inizio del prossimo Anno Scolastico
5) L'assunzione a tempo indeterminato dei precari della scuola su tutti i posti vacanti e disponibili senza i tagli
6) L'equiparazione dei diritti dei precari a quelli dei docenti di ruolo per permessi, ferie, malattia, progressione di carriera, diritti sindacali
RETE NAZIONALE PRECARI DELLA SCUOLA


26 marzo 2009 - Cilento Notizie

Ospedale di Agropoli: domani sciopero generale

Agropoli - Domani, venerdì 27 Marzo l'organizzazione sindacale RdB-Cub ha indetto un'intera giornata di sciopero generale per tutti i lavoratori dell'Ospedale Civile di Agropoli per protestare contro le gravi carenze di personale esistenti. Lo sciopero è la conseguenza del fallito tentativo di raffreddamento del conflitto che si è tenuto presso la Prefettura lo scorso 2 Febbraiocon la Direzione Generale dell’ASL SA 3. Lo sciopero sarà accompagnato da un’assemblea permanente straordinaria cittadina con tutto il Personale dell’Ospedale, a partire dalle ore 8,00, che si terrà nell’aula magna dello stesso ospedale; l’assemblea discuterà delle forme di lotta da intraprendere per riuscire ad ottenere la copertura delle gravi carenze di personale. Inoltre dalle ore 16,00, l’assemblea si arricchirà della presenza del Comitato Civico pro Ospedale che è stato convocato dal Presidente Don Bruno Lancuba a sostegno dello sciopero che discuterà dei nuovi scenari dopo il commissariamento delle Asl Regionali. Un provvedimento del presidente della Regione Bassolino ha infatti rimosso tutti i dir.generali delle Asl Campane nominando dei commissari che avranno il compito di fungere da manager ed eliminare i debiti delle aziende. Ciò comporta non pochi problemi dal momento che tutti i patti precedentemente raggiunti con il dismesso direttore generale Saracino rischiano di saltare e l'Ospedale di Agropoli è nuovamente minacciato dal rischio chiusura. Anche questo sarà un argomento di discussione nell'assemblea di domani. Vista la grande adesione allo sciopero, i sindacati garantiscono comunque che si cercherà di creare il minimo disagio per gli utenti dell'ospedale. Nella tarda mattinata di ieri infatti, si è tenuto un incontro tra i rappresentanti della RdB-Cub, la Direzione Sanitaria e la Direzione dei Servizi Infermieristici del Presidio di Agropoli per la individuazione del corretto contingente di Personale da assicurare per i servizi minimi assistenziali, vista la altissima adesione allo sciopero.


26 marzo 2009 - Il Giornale di Vicenza

PROCESSO. Sindacalista di Rdb Cub in Aim assolto dalle accuse nei confronti di un collega Cisl
Quel volantino diffamatorio non era suo

Vicenza - Quel volantino dai toni diffamatori, in cui il sindacalista Cisl veniva ribattezzato "frutto di un parto sbagliato", non l’aveva scritto Mario Ghirardello. Il giudice Gerace ieri ha assolto il dirigente sindacale Rdb Cub dalle accuse di diffamazione, minacce e danneggiamento. Ghirardello, 46 anni, di Vicenza, autista Aim, è uscito a testa alta dopo una vicenda durata quasi 5 anni. Lo aveva sempre ribadito che lui con quel volantino non aveva nulla a che fare. La procura ha chiesto l’assoluzione, mentre l’avv. Angelo Butera, parte civile per la vittima, l’autista Aim della Cisl Nicola Dall’Osto, aveva chiesto un indennizzo.
I fatti risalivano al 2003- 2004. All’epoca c’era stato un duro confronto fra Rdb e Cisl per uno sciopero dei trasporti revocato all’ultimo. Da Roma arrivò notizia che c’era stato l’accordo. La Cisl firmò, Rdb no. Dall’Osto disse che bisognava revocare lo sciopero; dopo gli arrivò il volantino anonimo, e gli fu rigata la macchina.
Le indagini si concentrarono su Rdb, e fu perquisita la sede. Fu denunciato Ghirardello per degli errori di punteggiatura identici fra i volantini a sua firma e quello incriminato.
In aula, l’avv. Paolo De Meo ha confutato le tesi dell’accusa. «Quegli errori non identificano nulla. Sono assai diffusi: ad esempio, sono presenti nella nota mandata dalla questura in procura su questa vicenda. La perizia ha dimostrato che non c’è prova che quel file venisse dal pc: non c’è nemmeno traccia fra i file eliminati». Soddisfatto Germano Raniero dei Rdb: «Avevamo sempre sostenuto l’estraneità di Ghirardello. La nostra è lotta sindacale, non delinquenza. Invitiamo la Cisl a smetterla con gli esposti e a confrontarsi».(D.N.)


26 marzo 2009 - Leggo

Roma. Oggi in Comune è prevista un’assemblea generale...

Roma - Oggi in Comune è prevista un’assemblea generale per i dipendenti capitolini: «Serve un processo di stabilizzazione, il Comune deve affrontare il problema dei nidi e degli asili comunali - spiega Caterina Fida, Rdb - da settembre 2007 infatti abbiamo perso 400 posti di lavoro con ricadute evidenti anche sulla qualità del servizio». (G.Par.)


26 marzo 2009 - Il Messaggero

Nessun segnale specifico, ma il timore che sabato a Roma...

Roma - Nessun segnale specifico, ma il timore che sabato a Roma possano ritrovarsi, una accanto all’altra, le istanze più radicali, e trasformare così una protesta che comunque si preannuncia dura in qualcosa di più a rischio: è alta l'attenzione delle forze di polizia a tre giorni dalla manifestazione convocata dal sindacalismo di base contro la riunione ministeriale del lavoro del G8 in programma a Roma dal 29 al 31 marzo. Al corteo hanno già aderito diverse realtà antagoniste, dai centri sociali di diverse città italiane a gruppi di anarchici. Se dal monitoraggio delle aree più estremiste non sono emerse minacce particolari, sono state registrate diverse fibrillazioni negli ambienti più duri. Legate da un lato alla piattaforma della manifestazione: «La crisi la paghino i banchieri, i padroni e gli evasori. Garantire lavoro, reddito, pensioni, casa, servizi pubblici e beni comuni», è scritto nel volantino unitario Cub, Cobas e Sdl.
Ciò anche in considerazione di quello che è accaduto la settimana scorsa all'università La Sapienza, quando gli studenti dell’Onda hanno provato ad uscire dall'ateneo e sono stati respinti dalle forze di polizia perché la loro manifestazione non era autorizzata. Il timore degli investigatori è dunque che sabato, soprattutto se il corteo sarà numeroso, qualcuno possa forzare la mano per testare la reazione delle forze dell’ordine. L’altro aspetto su cui si concentra l’attenzione dei responsabili dell'ordine pubblico è che quella di Roma potrebbe essere la prima occasione per i militanti radicali di confrontarsi e scontarsi in vista del G8 di luglio; un'occasione insomma per mettere a punto nuove iniziative. Altro delicato aspetto da chiarire, tra oggi e oggi e domani, è quello relativo al percorso della manifestazione. Vi è una parte consistente dell'organizzazione che vorrebbe «un percorso libero», fuori da quelli obbligati. Una posizione che, se portata avanti, troverebbe lo sbarramento della prefettura decisa a far rispettare il protocollo sulle manifestazioni siglato ultimamente con forze politiche e sindacati.


26 marzo 2009 - Tuscia web

Viterbo - Rocchi (Rdb): "La trasparenza sacrificata alla velocità"
"Bando sospetto, già assunti i vincitori"

Riceviamo e pubblichiamo - Un ignoto ha fatto pervenire a Rdb la nota 20986 del 17 marzo 2009 in cui, il dirigente del settore Politiche del Lavoro spiegava a un consigliere provinciale perché, per il reperimento di cinque esperti in relazione al fondo sociale europeo, il bando era stato pubblicato solo per sei giorni in contrasto con quanto previsto dall’articolo 4 del regolamento degli uffici e dei servizi della Provincia (15 giorni). La spiegazione dell’amministrazione era semplice: era stato utilizzato l’articolo 6 bis del regolamento stesso, che non prevede per la pubblicazione dei bandi alcuna durata minima. Siccome non vogliamo sentirci ignoranti, siamo andati a leggere e così scopriamo che i cinque esperti da assumere rientrano, a giudizio del dirigente, in una di queste quattro tipologie per le quali non è necessario svolgere procedure comparative e pertanto l’amministrazione può scegliere discrezionalmente quando siano state già svolte le procedure comparative previste dall’articolo 4 senza esito (in questo caso assolutamente non svolte per ammissione della amministrazione stessa) in caso di particolare urgenza (quale?) prestazioni di tipo complementare non ricomprese nell’incarico principale già conferito per attività di natura artistica o culturale e non comparabili. Pur convinti che parlare di etica è fuori moda, avremmo voluto rinnovare l’appello fatto alla amministrazione e ai suoi dirigenti nei precedenti comunicati: fermatevi! Purtroppo sembra confermato che, incuranti di ogni critica o perplessità, siano già state svolte tutte le procedure e materialmente assunti i vincitori. Una velocità lodevole se, la vittima della velocità, a nostro giudizio, non fosse diventata la trasparenza.
Lino Rocchi - RdB Cub Viterbo


26 marzo 2009 - La Nazione

Siena. IL DIRETTORE amministrativo dell'Università...

Siena - IL DIRETTORE amministrativo dell'Università Emilio Miccolis ha scritto una lettera al personale sulla questione parcheggi a pagamento rispondendo all'Rdb che aveva chiesto un parere legale. «Come si evince da esso è indiscutibile la legittimità, peraltro già oggetto di specifico accertamento preliminare da parte dell'amministrazione, della disciplina introdotta che trova il proprio fondamento sia sulle norme in materia di lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione (d. lgs. n. 165/2001) che nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. L'introduzione di un contributo per la concessione dei permessi di accesso, previsto in un regolamento condiviso dall'Amministrazione con le Organizzazioni sindacali e con rappresentanti del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico, permetterà, come ribadito più volte, di intervenire nelle spese attualmente sostenute da quei dipendenti che utilizzano mezzi pubblici, oltre che acquisire nuovi posti dalla società di parcheggi locale da poter ridistribuire tra i dipendenti che attualmente non beneficiano di un permesso per un parcheggio di Ateneo, e contribuire a coprire le spese di gestione e manutenzione dei parcheggi di proprietà dell'Ateneo, producendo un risparmio per esso. In altre parole è un sistema che tende a eliminare le differenze di trattamento tra dipendenti, contribuendo alla riduzione, seppure parziale, delle spese che attualmente sostengono quei dipendenti che non hanno avuto fino ad oggi il beneficio dell'attribuzione gratuita dei permessi di accesso a parcheggi dell'Amministrazione e che si sono accollati completamente le relative spese. Da questo punto di vista non è corretto individuare la fruizione di parcheggi di Ateneo come "un servizio dovuto" dall'amministrazione (altrimenti l'intera comunità accademica avrebbe dovuto beneficiare di permessi di accesso gratuiti per parcheggi o di rimborsi spese di trasporto) ma piuttosto come un'iniziativa a favore dei dipendenti che le Amministrazioni pubbliche "possono attivare"». Quanto alle perplessità avanzate per il parcheggio di San Francesco preciso che lo stesso è posto in una sede che richiede il possesso di un permesso nominativo per accesso a Ztl concesso a inizio anno dal Comune. Per il 2009 non è quindi stato rimesso in discussione l'elenco degli intestatari dei permessi di accesso titolari dell'accesso a Ztl».


26 marzo 2009 - Eco Risveglio

La protesta dei lavoratori affondata dai sindacati
di Glauco Oioli

BORGOMANERO - Doveva essere una grande manifestazione dei lavoratori delle aziende del borgomanerese in crisi a causa della difficile congiuntura economica, con la partecipazione delle Rsu di aziende come la Bemberg di Gozzano e la Ahlstrom di Cressa, ma all’ultimo minuto salta l’accordo tra i sindacati e il corteo si riduce a ben poca cosa. Sono state solo una quarantina, infatti, le persone che sabato pomeriggio si sono ritrovate nel piazzale della stazione: tra essi qualche lavoratore, ma anche giovanissimi e pensionati. A scendere in piazza sono rimaste solo le sigle sindacali più a sinistra: Cobas, Cub e Sdl. Nessuna traccia della Cgil e degli altri sindacati confederali. Nessuno striscione, eccetto per l’Ahlstrom, delle rappresentanze dei lavoratori delle aziende che sono stati messi in cassa integrazione o che, peggio ancora, hanno perso il posto di lavoro. A seguire lo sparuto corteo, che dal piazzale della stazione ha raggiunto piazza Martiri, oltre a giornalisti e forze dell’ordine, anche qualche esponente locale di centro-sinistra, come l’ex segretario borgomanerese di Rifondazione comunista Roberto Faggiano, che ora ha aderito al partito di Nichi Vendola "Sinistra e libertà", e una delegazione de "I Moderati", composta dalla consigliera regionale Graziella Valloggia, dal marito consigliere comunale Giacomo Bucciero e dal consigliere provinciale Luigi Astuto (che dovrebbero fare parte, pare, della coalizine per Vedovato presidente della Provincia). Ma come spiegare questo inatteso "flop" della manifestazione? «Mi stupisce - commenta Graziella Valloggia - che ci siano così poche persone e che i sindacati confederali non abbiano partecipato. Eppure nel nostro territorio la situazione è gravissima ed ogni giorno ci sono nuove aziende che lasciano a casa o mettono in cassa integrazione dei lavoratori. Mai come in questo momento bisogna essere tutti uniti ed anche le istituzioni devono essere presenti e fare la loro parte. Nessuno sembra avere la bacchetta magica per dirci come e quando la crisi economica verrà superata. Sono problemi che coinvolgono tutte le classi sociali, a partire dai giovani che non sanno quale sarà il loro futuro, alle famiglie che senza lavoro non sanno come arrivare a fine mese. Non dimentichiamoci che il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione: occorre un patto sociale per collaborare tutti assieme e per affrontare la crisi». «E’ positivo - ha detto Faggiano - che il fronte dei lavoratori abbia manifestato. Ora è utile rimanere compatti e ragionare con la propria testa anche rifiutando inviti di cortile. Chi oggi si sente salvaguardato, domani potrebbe essere l’esubero di turno». I dissapori tra i sindacati hanno portato al forfait di alcune sigle. Per coloro che nonostante tutto hanno deciso di scendere in piazza, gli assenti hanno sempre torto, come ha commentato Paolo Sacco, dipendente della Acque Spa e militante del Cub: «La giornata di oggi dimostra che noi siamo gli unici che fanno qualcosa per difendere i posti di lavoro». Nel manifesto diffuso nel corso del corteo dai tre sindacati, dove riecheggiano i "cavalli di battaglia" della lotta di classe, dei capitalisti e dei padroni, l’unica soluzione appare quella della mobilitazione per rivendicare i propri diritti di persone e lavoratori «che non vogliono essere considerati solo come degli "esuberi" da tagliare per diminuire i costi». Quel che resta, anche dopo la manifestazione, sono le imprese in crisi e i posti di lavoro persi, come spiega la sindacalista Giovanna Di Maggio della rsu della Ahlstrom: «Gli esuberi a Cressa passano da 26 a 27 e nonostante gli incontri, ad oggi l’azienda non ha ancora messo niente sul piatto per garantire il futuro, almeno attraverso la cassa integrazione, ai lavoratori».


25 marzo 2009 - Ansa

G8 LAVORO:SABATO CORTEO COBAS A ROMA, ALTA ATTENZIONE POLIZIA

(ANSA) - ROMA, 25 MAR - Nessun segnale specifico, ma il timore che sabato a Roma possano ritrovarsi, una accanto all'altra, le istanze più radicali, e trasformare così una protesta che comunque si preannuncia dura in qualcosa di più a rischio: è alta l'attenzione delle forze di polizia a tre giorni dalla manifestazione convocata dal sindacalismo di base contro la riunione ministeriale del lavoro del G8 in programma a Roma dal 29 al 31 marzo. Al corteo hanno già aderito diverse realtà antagoniste, dai centri sociali di diverse città italiane a gruppi di anarchici. Se dal monitoraggio delle aree più estremiste non sono emerse minacce particolari, sono state registrate diverse 'fibrillazionì negli ambienti più duri. Legate da un lato alla piattaforma della manifestazione - «la crisi la paghino i banchieri, i padroni e gli evasori. Garantire lavoro, reddito, pensioni, casa, servizi pubblici e beni comuni» è scritto nel volantino unitario Cub, Cobas e Sdl- e, dall'altro, alle recenti restrizioni volute dal governo proprio in tema di cortei. Ciò anche in considerazione di quello che è accaduto la settimana scorsa all'università La Sapienza di Roma, quando gli studenti dell'Onda hanno provato ad uscire dall'ateneo e sono stati respinti dalle forze di polizia perchè la loro manifestazione non era autorizzata. Il timore degli investigatori è dunque che sabato, soprattutto se il corteo sarà numeroso, qualcuno possa forzare la mano per testare la reazione delle forze dell'ordine. L'altro aspetto su cui si concentra l'attenzione dei responsabili dell'ordine pubblico è che quella di Roma potrebbe essere la prima occasione per i militanti radicali di confrontarsi e 'contarsì in vista del G8 di luglio; un'occasione insomma per mettere a punto nuove iniziative. Altro delicato aspetto da chiarire, tra domani e venerdì, è quello relativo al percorso della manifestazione. Vi è una parte consistente dell'organizzazione che vorrebbe «un percorso libero» fuori da percorsi obbligati. Una posizione che, se portata avanti, troverebbe lo sbarramento della prefettura decisa a far rispettare il protocollo sulle manifestazioni siglato ultimamente con forze politiche e sindacati.

FIAT: PRESIDIO FLM-CUB ALL'ASSEMBLEA DI VENERDÌ

(ANSA) - TORINO, 25 MAR - La Flm Uniti-Cub ha organizzato in presidio davanti al Lingotto, in occasione dell'assemblea degli azionisti Fiat di venerdì. Alcuni suoi iscritti parteciperanno in qualità di azionisti della società. Le rivendicazioni del sindacato di base sono «la difesa di tutti gli stabilimenti e dell'occupazione in Italia, la distribuzione del lavoro e la riduzione dell'orario a con l'introduzione della settimana corta». Sono considerate prioritarie «l'assunzione stabile dei precari, e il sostegno della continuità del reddito, con indennità di cassa integrazione dell'80% effettivo della retribuzione per tutti i lavoratori dipendenti».

SCUOLA: COBAS, DISTRUZIONE PROGRAMMATA DI 150 MILA POSTI

(ANSA) - ROMA, 25 MAR - «Il governo vuole distruggere 57 mila posti di lavoro nella scuola e per questo i Cobas hanno indetto per sabato 28 a Roma una manifestazione di docenti, Ata e studenti». Lo ha detto Piero Bernocchi portavoce nazionale Cobas. «Da mesi - è detto in una nota - diamo l'allarme sul Piano Tremonti-Gelmini, sulla distruzione programmata di almeno 150 mila posti di lavoro nella scuola in un triennio, mentre governo, opposizione (si fa per dire) e sindacati concertativi minimizzavano. Ora i dati sono sotto gli occhi di tutti: la prima 'tranchè della macelleria didattica e sociale del duo Tremonti-Gelmini prevede la cancellazione da settembre di 42 mila cattedre a cui vanno aggiunti circa 15 mila posti Ata in meno». I Cobas non considerano «chiusa la partita e invitano docenti, Ata e studenti a partecipare in massa alla manifestazione nazionale (indetta insieme a Cub e SdL) che si terrà a Roma sabato 28 marzo contro i tagli e la distruzione della scuola pubblica, sulla piattaforma anti-crisi del sindacalismo alternativo in contrapposizione ai piani dei ministri del G14 che si riuniranno a Roma per proseguire nelle politiche sociali catastrofiche che hanno portato alla crisi. Tappa successiva della lotta sarà poi lo sciopero generale convocato da Cobas, Cub e SdL per il 23 aprile».


25 marzo 2009 - Adnkronos

ROMA: ASIA-RDB, COMUNE E PREFETTO INTERVENGANO
CON BLOCCO GENERALIZZATO SFRATTI
OGGI ALLE 18 INCONTRO TRA RETE DEI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ABITARE E ALEMANNO

Roma, 25 mar. - (Adnkronos) - «C'è un clima irrespirabile a Roma, città dove l'emergenza abitativa colpisce più di 40mila persone e dove gli sfratti- provincia inclusa- nel solo primo semestre del 2008 sono stati 4.030, di cui 2.413 per morosità». A dirlo è il sindacato Asia Rdb in una nota in cui sottolinea «crediamo sia giunto il momento che l'amministrazione comunale e il Prefetto intervengano in maniera decisa con un blocco generalizzato degli sfratti». Oggi alle 18, incontro tra la Rete dei movimenti per il diritto all'abitare e il sindaco Alemanno. Dalle 17 è in corso un presidio in Campidoglio «per dire basta agli sfratti e per portare solidarietà all'uomo licenziato senza garanzie, che stamattina ha compiuto un gesto estremo dandosi fuoco». Il sindacato nel comunicato rendo note le mobilitazioni svolte negli ultimi giorni a Roma contro gli sfratti. «Ieri mattina -scrive Asia Rdb- abbiamo impedito con la mobilitazione due sfratti per morosità, uno a via Monte Fumaiolo, nel IV Municipio di Roma e l'altro a via di Vittorio, nel VI Municipio. Ottenuti i brevi rinvii (al 1 e al 22 aprile), pensavamo che per ieri potesse bastare e invece nel pomeriggio siamo dovuti intervenire ancora una volta in via Di Vittorio 15, dove l'ufficiale giudiziario, con al seguito la proprietà dell'appartamento (i costruttori Bellanti), il fabbro e la forza pubblica erano tornati questa volta per eseguire un pignoramento dei beni appartenenti alla famiglia sotto sfratto, per un valore di 22mila euro». «L'accanimento dell'ufficiale giudiziario e della proprietà, che non era disponibile a trovare alcuna mediazione nonostante all'interno dell'appartamento non ci fossero beni in grado di soddisfare il valore richiesto - racconta Asia Rdb -, ci ha costretti a trasformare la questione in un problema di ordine pubblico, con decine di persone giunte sul posto a dare solidarietà, fino a quando intorno alle ore 20 abbiamo riaffermato con rabbia la dignità di chi ha deciso di opporsi alla crisi e ai suoi effetti, allontanando dall'appartamento l'ufficiale giudiziario e la forza pubblica. Nell'appartamento in questione vivono dal luglio 2002 una ragazza con il fratello invalido e la madre cardiopatica, che per diventare affittuari hanno versato, oltre a una mensilità anticipata (1.100 euro) e a un deposito, anche una fideiussione di 12.400 euro». «Questa mattina stesso copione -prosegue il sindacato-. Siamo intervenuti in via Flavio Stilicone 92, nel X Municipio di Roma, per difendere una cinquantenne in graduatoria con 10 punti, ottenuti in seguito a un precedente sfratto, che vive da sola ed è entrata nel girone infernale della morosità dopo aver perso il lavoro in banca. Abbiamo impedito lo sfratto, ma l'ufficiale giudiziario si è rifiutato di comunicare la data del rinvio, lasciando nell'angoscia la donna». «Anche qui avremmo potuto, forse dovuto, imporci impedendo all'ufficiale giudiziario di lasciare lo stabile, ma abbiamo preferito evitare di contrapporci ancora una volta alla forza pubblica - continua Asia Rdb . Forse anche qui l'ufficiale giudiziario, dietro pressioni e compensi della proprietà, proverà a eseguire lo sfratto stasera o domani, incurante di commettere un abuso. Per quanto potremo, proveremo a impedirglielo. Queste vicende dimostrano in maniera inequivocabile l'inutilità di quello che il governo si ostina a definire 'piano casà, così come dei provvedimenti che il Comune si appresta a varare sul fronte delle politiche abitative».


25 marzo 2009 - Dire

COMUNE ROMA. RDB: DOMANI ASSEMBLEA GENERALE DEL PERSONALE
SONO STATI INVITATI ANCHE GLI ASSESSORI MARSILIO E CAVALLARI

(DIRE) Roma, 25 mar. - Domani il personale del Comune di Roma si riunira' in assemblea nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, dalle 15 alle 18, "per discutere dei contenuti della manifestazione nazionale del 28 marzo e per sostenere la piattaforma di Cub Cobas Sdl, contro la crisi e i governi che vogliono scaricarla sui lavoratori, i precari, i disoccupati". Nel corso dell'assemblea -spiega un comunicato- verranno inoltre affrontati i problemi relativi ai nidi e alle scuole dell'infanzia. "A distanza di un anno dall'insediamento della nuova Giunta ancora non e' stata riaperta la trattativa sul settore scolastico educativo del Comune di Roma- ricorda Caterina Fida, della Rdb-Cub- Eppure ci sembra una questione di grande importanza, visto che da settembre 2007 sono stati persi circa 400 posti di lavoro con una ricaduta sensibile sulla qualita' del servizio, e che lo stesso Alemanno aveva messo nel suo programma elettorale la revisione dell'accordo del 7 novembre 2006, in cui e' stata determinata questa riduzione di organico e la drastica diminuzione del personale assente". Al centro dell'incontro anche le iniziative per definire il futuro lavorativo del personale rimasto escluso dal processo di stabilizzazione -prosegue la nota sindacale- che da giugno di quest'anno rischia la perdita del posto di lavoro, e per le lavoratrici inserite nelle graduatorie di preselezione del concorso pubblico, che pur lavorando da due anni per il Comune di Roma non vedranno riconosciuto il servizio prestato a contratto giornaliero. La Rdb-Cub, dopo aver svolto numerose assemblee nei posti di lavoro, da cui sono emerse molte proposte concrete sui temi all'ordine del giorno, "non e' disponibile a procrastinare oltre la soluzione dei problemi che affliggono il personale". All'incontro sono stati invitati gli assessori Cavallari e Marsilio, "che avranno l'opportunita' di dare risposte dirette ai lavoratori e alle lavoratrici".

CASA. SFRATTI, ASIA-RDB: NESSUNA RESA, DIGNITA' PER PRIMA

(DIRE) Roma, 25 mar. - "C'e' un clima irrespirabile a Roma, citta' dove l'emergenza abitativa colpisce piu' di 40 mila persone e dove gli sfratti -provincia inclusa- nel solo primo semestre del 2008 sono stati 4.030, di cui 2.413 per morosita'. Ieri mattina abbiamo impedito con la mobilitazione due sfratti per morosita', uno a via Monte Fumaiolo -nel Municipio IV- l'altro a via di Vittorio, territorio del VI". E' quanto si legge in una nota di Asia-Rdb e Blocchi precari metropolitani, che prosegue: "Ottenuti i brevi rinvii (al 1 e al 22 aprile), pensavamo che per ieri potesse bastare e invece nel pomeriggio siamo dovuti intervenire ancora una volta in via Di Vittorio 15, dove l'ufficiale giudiziario, con al seguito la proprieta' dell'appartamento (i costruttori Bellanti), il fabbro e la forza pubblica erano tornati questa volta per eseguire un pignoramento dei beni appartenenti alla famiglia sotto sfratto, per un valore di 22 mila euro". "L'accanimento dell'ufficiale giudiziario e della proprieta', che non era disponibile a trovare alcuna mediazione nonostante all'interno dell'appartamento non ci fossero beni in grado di soddisfare il valore richiesto- prosegue la nota- ci ha costretti a trasformare la questione in un problema di ordine pubblico, con decine di persone giunte sul posto a dare solidarieta', fino a quando intorno alle 20 abbiamo riaffermato con rabbia la dignita' di chi ha deciso di opporsi alla crisi e ai suoi effetti, allontanando dall'appartamento l'ufficiale giudiziario e la forza pubblica. Per la cronaca, nell'appartamento in questione vivono dal luglio 2002 una ragazza con il fratello invalido e la madre cardiopatica, che per diventare affittuari hanno versato, oltre a una mensilita' anticipata (1.100 euro) e a un deposito, anche una fideiussione di 12.400 euro". "Questa mattina stesso copione- sottolinea la nota di Asia-Rdb e Blocchi precari metropolitani- Interveniamo in via Flavio Stilicone 92, Municipio X, per difendere una cinquantenne in graduatoria con 10 punti ottenuti in seguito a un precedente sfratto- che vive da sola ed e' entrata nel girone infernale della morosita' dopo aver perso il lavoro in banca. Riusciamo a impedire lo sfratto, ma l'ufficiale giudiziario si rifiuta di comunicare la data del rinvio, lasciando nell'angoscia la donna. Anche qui avremmo potuto -forse dovuto- imporci impedendo all'ufficiale giudiziario di lasciare lo stabile, ma abbiamo preferito evitare di contrapporci ancora una volta alla forza pubblica. Forse anche qui l'ufficiale giudiziario, dietro pressioni e compensi della proprieta', provera' a eseguire lo sfratto stasera o domani, incurante di commettere un abuso. Per quanto potremo, proveremo a impedirglielo". "Queste vicende dimostrano in maniera inequivocabile l'inutilita' di quello che il governo si ostina a definire 'piano casa'- spiegano Asia-Rdb e Blocchi precari metropolitani- cosi' come dei provvedimenti che il Comune si appresta a varare sul fronte delle politiche abitative. Crediamo sia giunto il momento che l'amministrazione comunale e il prefetto intervengano in maniera decisa con un blocco generalizzato degli sfratti. Oggi pomeriggio, alle 18, la rete dei movimenti per il diritto all'abitare incontrera' il sindaco Alemanno. Dalle 17 saremo in Campidoglio con un presidio per dire basta agli sfratti e per portare solidarieta' all'uomo licenziato senza garanzie, che stamattina ha compiuto un gesto estremo dandosi fuoco. La nostra dignita' non ha prezzo, resistiamo alla crisi".


25 marzo 2009 - Omniroma

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 25 mar - ...
Il personale del Comune di Roma si riunirà in assemblea per discutere dei contenuti della manifestazione nazionale del prossimo 28 marzo e per sostenere la piattaforma di Cub Cobas SDL contro la crisi. Campidoglio, Sala della Protomoteca (ore 15.00-18.00)...


25 marzo 2009 - EPolis Roma

Via Pincherle. Gli inquilini con Angelo Fascetti di Rdb Asia incatenati alla Giacomazzi in Liguria
La protesta a Genova si riaprono le trattative

Roma - Sono partiti da via Pincherle e sono arrivati in Liguria per difendere le loro case: due inquiline, in rappresentanza di tutti gli altri con Angelo Fascetti di Asia Rdb, ieri mattina si sono incatenati davanti alla sede della Giacomazzi a Genova. Nel frattempo, gli altri inquilini hanno presidiato la Fata, in via Urbana a Roma. Dopo l'occupazione a Genova, l'immobiliarista Mario Giacomazzi ha incontrato i tre incatenati: «Giacomazzi ha affermato di aver sottovalutato la portata e gli effetti della dismissione - spiegano dal sindacato - e ha assicurato che parteciperà personalmente all'incontro del 27 marzo, convocato dal Prefetto». Giochi riaperti, dunque per le 116 famiglie di via Pincherle. «Oggi è un giorno importante - spiega Fascetti - quello che abbiamo raggiunto è un grande risultato perché solo qualche ora prima la situazione sembrava irrecuperabile». Non solo. Dal sindacato fanno sapere che «Giacomazzi si è pronunciato favorevolmente sull'ipotesi di trattativa con la regione Lazio e si è reso disponibile ad annullare i contratti di vendita già stipulati con terzi, se le amministrazioni terranno conto delle penali previste per le mancate vendite». Tutto riaperto, dunque, aspettando il tavolo di venerdì. «Questa amministrazione pronta a fare la sua parte al fine di tutelare gli interessi e le esigenze dei 116 inquilini», dice Marco Visconti, delegato all'emergenza casa del sindaco. Ciocchetti, con l'Udc ha presentato un'interpellanza al governo, mentre Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sa ha presentato una mozione per far intervenire Zingaretti nella vicenda. Gemma Azuni, che ha seguito da vicino la vicenda, dice: «Sarà decisivo l'incontro con il Prefetto il 27 marzo». «Alla vigilia di altre dismissioni, come quella di Enasarco e di Enpam, è indispensabile porre un argine allo strapotere delle società immobiliari», conclude il minisindaco Andrea Catarci.(M.R.)


25 marzo 2009 - Liberazione

Ferrero in visita al Comitato di via Pincherle
Inquilini mobilitati tra Roma e Genova e lo speculatore arretra
di Daniele Nalbone

La mobilitazione, da ieri su scala nazionale, del Comitato inquilini via Pincherle 153-169 di Roma inizia a produrre i primi, significativi risultati.
Tutto è iniziato la mattina alle 3: nove inquilini, accompagnati da Angelo Fascetti di As.I.A. Rdb sono partiti alla volta di Genova. Obiettivo: una clamorosa azione di protesta contro la Giacomazzi, proprietaria, appunto, degli immobili in via Pincherle. I rappresentanti degli inquilini romani si sono incatenati nella sede della società per denunciarne la manovra speculativa «ai danni di 116 famiglie che abitano gli appartamenti dagli anni '60: anziani con pensioni al minimo, disabili, vedove, famiglie monoreddito, disoccupati». Contemporaneamente a Roma altri trenta inquilini presidiavano con un picchetto l'ingresso di Fata Assicurazioni, la precedente proprietaria degli stessi immobili: i dipendenti del gruppo assicurativo, racconta uno dei manifestanti, «si sono praticamente barricati negli uffici, per paura forse di 20 vecchiette». Clima molto più teso a Genova: solo con grande determinazione - e dopo essere stati identificati dalle forze dell'ordine - i componenti della delegazione sono riusciti a strappare, alle 15, un incontro con il titolare Mario Giacomazzi. Ed ecco il colpo di scena: Giacomazzi afferma di aver sottovalutato «la portata e gli effetti della dismissione degli alloggi» e assicura che parteciperà personalmente all'incontro convocato il 27 marzo dal Prefetto di Roma». E soprattutto, racconta al telefono Angelo Fascetti, «si pronuncia favorevolmente sull'ipotesi di trattativa con la Regione Lazio e si rende disponibile ad annullare i contratti di vendita già stipulati con terzi, se le amministrazioni si faranno carico delle penali previste per le mancate vendite». Un risultato clamoroso. I manifestanti romani appena arriva la notizia sciolgono il presidio e tornano allo spazio occupato in via Pincherle 165 dove, nel pomeriggio, arriva in visita il segretario del Prc, Paolo Ferrero.
Circa sessanta persone hanno partecipato all'incontro, fra le quali una delegazione di inquilini di via dei Colli Portuensi, anche loro alle prese in passato con una dismissione conclusasi positivamente con l'intervento della Regione. Roberta Cecili, presidente del Comitato inquilini, ha ricapitolato la vicenda di via Pincherle. «E' inconcepibile che non sia riconosciuto il diritto all'abitare», ha affermato Ferrero «e che le vostre abitazioni diventino oggetto di speculazione da parte di compagnie assicurative, agenzie immobiliari e addirittura politici». Quindi il Prc non lascerà soli nella loro lotta gli aderenti al Comitato? «Voi non andrete via da qui, e noi saremo con voi: nessuno, compresi coloro che si sono visti vendere le case, deve lasciare gli appartamenti», si impegna Ferrero. Atti concreti, non parole chiedono gli inquilini: «Per questo prima del 27 marzo», giorno del tavolo interistituzionale convocato dal Prefetto di Roma con Comune, Regione, proprietà attuale (Giacomazzi) e precedente (Fata), «chiamerò il prefetto di Roma», risponde Ferrero, «per chiedergli decisione in questa vicenda», perché «metta in atto tutto quanto è nelle sue possibilità per impedire che a prevalere siano bassi interessi speculativi rispetto al diritto all'abitare». Non solo. «Chiederò che attivi un'indagine sull'iter burocratico che ha portato alla dismissione del patrimonio Fata e un'analisi finanziaria delle società responsabili». Questa battaglia, dice Ferrero, deve diventare un simbolo: «Faremo in modo che si arrivi ad una piattaforma comune con movimenti e sindacati per una grande mobilitazione regionale sull'emergenza abitativa. Per arrivare all'approvazione di una legge regionale che parta dal basso, dai bisogni della gente». «E' arrivato il momento di mettere in rete tutte le nostre forze», insiste il segretario Prc, «perché non solo si risolvano le dismissioni come questa di via Pincherle ma la Regione e il sindaco siano costretti a interventi decisi in materia abitativa. Roma non deve più essere una città vetrina in cui i romani non hanno diritto ad abitare».
Oggi alle 17 la Rete dei movimenti per il diritto all'abitare incontrerà il sindaco Alemanno per smontare, spiegano, il finto Piano Casa del governo e denunciare alla giunta «quanto è irresponsabile il fatto che, in bilancio, ci siano solo 161 milioni di euro, peraltro tutti già precedentemente stanziati, e che la gran parte di questi finanziamenti sia legata alla vendita di 8mila alloggi popolari. Chiediamo almeno 100milioni subito e 500milioni nel prossimo assestamento e una moratoria di almeno due anni che blocchi in maniera generalizzata gli sfratti, gli sgomberi e le dismissioni». E da Alemanno pretenderanno risposte che siano «non chiacchere ma fatti».


25 marzo 2009 - City

Doppi sit-in fuori dal Pirellone

Milano - Doppio sit-in di protesta, ieri, fuori dal Pirellone. Il primo, organizzato dalla Cub con l’appoggio di Confederazione Cobas e di Sdl, ha fatto scendere in strada i lavoratori lombardi all’insegna dello slogan "La crisi non vogliamo pagarla noi". Il secondo presidio ha chiesto invece il rinnovo del contratto per 300 precari.


25 marzo 2009 - Il Gazzettino

SINDACATI DI BASE
Lavoro e sciopero, presidio dei Cobas

Trieste - Le organizzazioni sindacali di base Cub, Cobas e Sdl hanno organizzato per questo pomeriggio, alle 16, alla stazione di Trieste, un presidio-volantinaggio per illustrare le motivazioni che porteranno anche i lavoratori del Fvg a partecipare sabato alla manifestazione nazionale a Roma per chiedere "lavoro, reddito, pensioni, casa, servizi pubblici e beni comuni; difendere il diritto costituzionale di sciopero; e difendere il posto di lavoro", in polemica con l’accordo di gennaio firmato dai "sindacati collaborativi" e il disegno di legge Sacconi.


25 marzo 2009 - Il Mattino di Padova

SINDACATI DI BASE
In ospedale si «disobbedisce» alla denuncia degli irregolari

Padova - «Contro l’obbligo di denuncia degli immigrati irregolari, io disobbedisco, io curo e non faccio la spia». Lo slogan campeggiava ieri mattina su di un lenzuolo issato sulla ringhiera che si trova di fronte all’atrio del monoblocco.
Il messaggio è stato lanciato dai sindacati di base (AdL, RdB, Cub e Cobas) «per esprimere disobbedienza all’obbligo di denuncia degli immigrati irregolari». «Se viene approvata la legge che prevede il reato di clandestinità il medico avrà solo la facoltà o l’obbligo di denunciare il proprio paziente?». Maria Antonietta Ponchia (Rdb) teme che per chi cura la strada sia a senso unico, che porti dritto alla denuncia obbligatoria: «Penso che stiamo perdendo un diritto fondamentale della persona, quello alla tutela della salute. E negarlo a chi non possiede il permesso di soggiorno apre le porte ad una sanità parallela, clandestina, che deve restare nell’ombra con tutte le terribili conseguenze cui porta una pratica medica senza controlli». Ponchia sottolinea che negare l’assistenza agli immigrati irregolari rappresenta il primo passo per impedire l’accesso alle cure ai più poveri: «L’indigenza non riguarda solo i non italiani». La rappresentante di Rdb ed infermiera dell’Usl 16 chiede una partecipazione compatta di tutte le sigle sindacali.
Dal sindacalismo di base è partito anche l’invito a partecipare alla manifestazione nazionale in occasione della riunione dei ministri del Welfare del G14, insieme a tutte le forze sociali e di movimento «che si battono per non pagare la crisi». L’appuntamento è per sabato 28 marzo a Roma in piazza della Repubblica.(fa.p.)


25 marzo 2009 - Il Padova

I medici: «Non siamo spie»
Iniziativa di protesta davanti al Pronto soccorso
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Padova - Uno striscione all'ingresso del pronto soccorso di Padova contro la prevista abolizione del divieto di denuncia dei medici nei confronti dei clandestini. L'iniziativa è stata messa in campo ieri dalle sigle del sindacalismo di base. «Lo sportello istituito da Razzismo stop - spiega Maria Antonietta Ponchia - continua a raccogliere segnalazioni».


25 marzo 2009 - Il Giornale di Vicenza

CONVEGNO. "Coordinamento ex Jugoslavia"
«Vanno ricordate le bombe del 1999»
Incontro (poco affollato) dedicato alla memoria dei bombardamenti in terra serba e ai palestinesi
di Roberto Luciani

Vicenza - "Vratite nam nasu Zemlju: Restituiteci il nostro Paese". Uno striscione con una stella rossa, a firma del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia, riporta l’orologio della storia indietro di 10 anni.
Precisamente a quel 1999 che per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ha visto i cieli europei solcati da cacciabombardieri ed una nazione, o meglio quello che rimaneva della Federazione jugoslava, finire di frantumarsi sotto le bombe aeree.
Vicende che sembrano davvero di un’altra epoca se la realtà non le rendesse ancora drammaticamente attuali.
Sono state ricordate con una due giorni di convegni, discussioni e momenti musicali promossa nella sala della circoscrizione 4 da Rete Disarmiamoli, Rdb-Cub, Forum di Belgrado Italia, rete Semprecontrolaguerra e Coordinamento nazionakle jugoslavo (Cnj) appunto: «Ci sono zone della Serbia meridionale dove l’incidenza tumorale è altissima, conseguenza delle bombe a uranio impoverito. Perchè Vicenza? Da qui partirono all’epoca i militari per le missioni definite di pace ed ora vi si vuole costruire un’altra base con compiti simili».
Attualizzato da un parallelo con i palestinesi «che non hanno un loro Stato come gli jugoslavi che non possono riconoscersi fino in fondo in nessuno degli attuali staterelli», l’incontro è un atto di accusa contro la Nato, la politica americana ma anche i comportamenti dei governi europei, primo fra tutti quelli di centro sinistra di Romano Prodi e Massimo D’Alema.
Puntuale anche la denuncia del Kosovo "zona di occupazione militare dove le potenze straniere consentono l’instaurazione di un regime di apartheid". Ferita aperta anche per i serbi, ma sono pochi quelli che hanno partecipato all’incontro. Vratite nam nasu Zemlju, ovvero la nostalgia forse abita solo qui.

BATTAGLIA SUL SERVIZIO
Alessandri ha scelto di portarlo fuori dal S.Bortolo, ma confederali e Cub non si arrendono
Sterilizzazione, i sindacati indicano al dg le alternative
«L’Ulss non dà i costi. E poi spazio dentro ce n’è molto»
di Franco Pepe

Vicenza - Sterilizzazione dentro o fuori. Sta diventando un tormentone. Il dg Antonio Alessandri, anche se sulla carta non ha messo nero su bianco, fa ammissioni che non lasciano adito a dubbi. «Non ci sono spazi per un servizio interno».
Lo dimostra il fatto che a fine settimana il direttore medico Livio Dalla Barba volerà a Berlino per andare a vedere come funziona in un ospedale di alta qualità nei sobborghi della capitale tedesca una centrale esternalizzata. I sindacati, però, non si rassegnano, anzi restano sulle barricate.
Ieri mattina fra il dg e il segretario della Cgil per la funzione pubblica Giancarlo Puggioni c'è stato un confronto piuttosto acceso. Puggioni ha chiesto una smentita da parte del dg, che ha fatto spallucce: «Ne parleremo quando avremo deciso. Per il momento non c'è nulla di nulla».
Qualche ora dopo Puggioni si è trovato con i colleghi della Cisl Flavio Cristofori e dell'Uil Claudio Scambi, e ne è uscito un documento congiunto che conferma la netta opposizione dei confederali. «Le dichiarazioni di Alessandri sono gravi perché non tengono conto dell'approfondimento tecnico fatto da Rsu e Ulss per valutare possibili alternative all'esternalizzazione della centrale. I cittadini e tutti coloro che hanno la responsabilità di verificare l'appropriatezza delle scelte strategiche dell'azienda devono sapere che la commissione tecnica istituita per studiare il problema della sterilizzazione, ha potuto constatare che nell'ospedale di Vicenza è possibile ricollocare e rifare la centrale, mantenerla in gestione diretta, anche ampliando il blocco operatorio, e che quindi il problema degli spazi semplicemente non esiste».
La terna sindacale indica anche le possibili soluzioni. Secondo Puggioni, Cristofori e Scambi, il posto si potrebbe trovare nelle ex sale operatorie di chirurgia pediatrica e otorinolaringoiatria inutilizzate da 4 anni e disponibili da subito; o all'interno del pronto soccorso, che sta per essere allargato; oppure nei locali attualmente adibiti a studi della fisica sanitaria.
C'è anche una quarta ipotesi: «Si potrebbero sopraelevare gruppo operatorio e bunker». E c'è un'ultima denuncia: «La cosa più grave è che la commissione non ha potuto prendere in esame i costi preventivati dall'Ulss per l'eventuale esternalizzazione perché l'azienda si è rifiutata di fornirli. Sindacati e Rsu non hanno potuto evitare di manifestare disappunto e sconcerto».
La conclusione è di netta chiusura. La frattura resta, per il momento, insanabile: «Una scelta del genere è totalmente ingiustificata in termini di costi-benefici». Reagisce pure Germano Raniero, segretario di Rdb-Cub, che porta il conto dell'esternalizzazione: «Ci costerebbe 1 milione 400 mila euro l'anno». E poi aggiunge: «Lui, il "megalessandros", dà la partita per chiusa, noi no. Dice il falso quando afferma che non ci sono gli spazi... la commissione tecnica ha detto il contrario. L'appalto temporaneo è un'altra falsità perché la centrale funzionerebbe anche a scartamento ridotto».


25 marzo 2009 - Il Cittadino

A fine mese scade il termine per presentare le istanze di chi è senza lavoro
Rdb: «A volte ci sono cento persone agli sportelli»
Assalto agli assegni di disoccupazione
Apertura straordinaria dell’Inps per far fronte a tutte le richieste
di Greta Boni

Lodi - I precari prendono d’assalto l’Inps, la crisi li ha messi in ginocchio e adesso devono rivolgersi agli sportelli per chiedere un sostegno. Nei giorni di punta si contano persino cento persone, tutte in fila per aspettare il loro turno. Un flusso di utenti che ha costretto l’istituto a fare gli straordinari: a fine mese scadrà il termine per presentare l’istanza di disoccupazione con requisiti ridotti, per questo la sede di via Besana sarà aperta al pubblico anche nella giornata di sabato 28 marzo, dalle 8.30 alle 12. Un’altra apertura eccezionale è prevista per martedì 31 marzo, dalle 14 alle 16.«I precari in possesso di alcuni specifici requisiti possono chiedere la disoccupazione - spiega Michele Riccardi del sindacato Rdb -. Nonostante anche in passato si registrasse un aumento degli utenti con l’avvicinarsi della scadenza, questa volta abbiamo avvertito davvero una grossa crescita, legata alle difficoltà economiche. Dal momento che non è possibile soddisfare tutte le richieste nell’orario ordinario, sono stati fissati due diversi momenti. Ci sono alcuni giorni in cui si contano addirittura cento persone agli sportelli, specialmente il mercoledì, quando l’Inps è aperto tutto il giorno. Inoltre, gli operatori che regolarmente chiudono l’attività alle 12 non mandano via le persone che ci sono già in coda, così vanno avanti fino alle 13.10 o le 13.30». Lo stesso accade negli altri presidi, quelli di Codogno e Sant’Angelo, i sindacati sanno poi che la stessa cosa si verifica in ogni altra sede, compresa quella di Melegnano. In particolare, nella Bassa è capitato che gli impiegati dovessero abbandonare la loro postazione con un’ora e mezzo di ritardo rispetto all’orario normale, troppi gli utenti da gestire. Così, invece di terminare alle 16, lo sportello ha chiuso alle 17.30. «Questa situazione è generalizzata - sottolinea Riccardi -, l’apertura eccezionale è una disposizione che arriva da Roma, collegata naturalmente a questo periodo. Oltre all’istanza di disoccupazione, c’è un altro "termometro" della crisi di cui ci stiamo occupando: la cassa integrazione».A bussare alla porta dell’Inps ci sono soprattutto i precari che provengono dal mondo della scuola, molti fra loro raggiungono il traguardo della pensione senza aver mai ottenuto una cattedra sicura. Poi ci sono anche i giovani, a cui non è stato rinnovato il contratto. I funzionari che si occupano delle pensioni non restano di certo a guardare, anche di fronte ai loro sportelli le cose sono spesso chilometriche. Alla mole di lavoro legata alla crisi si aggiunge infatti l’ "ordinaria amministrazione" degli uffici. «Fortunatamente Lodi - conclude Riccardi -, a differenza del resto della Lombardia, non ha problemi di personale, qui la situazione è ottimale».


25 marzo 2009 - Il Giorno

I cassintegrati Alfa sotto il Pirellone: «Integrate il nostro reddito»

ARESE - C'ERANO anche bandiere e striscioni dell'Alfa Romeo di Arese, ieri mattina, davanti al Pirellone a Milano. Alla manifestazione organizzata dai sindacati di base hanno partecipato anche dipendenti e cassintegrati del Biscione per chiedere alla Regione un sostegno al reddito per i lavoratori in mobilità o in cassa integrazione. «Abbiamo voluto sollecitare la Regione a integrare il reddito dei lavoratori in cassa - spiegano i sindacalisti - anche perché ad Arese ormai ogni mese la Fiat alterna settimane di cassa con settimane di lavoro». Prossima manifestazione, il 27 marzo a Torino, in occasione dell'assemblea degli azionisti Fiat. «Chiederemo alla Fiat di mantenere tutti gli stabilimenti italiani, di riportare una parte della produzione in Italia, denunceremo lo scempio di Arese, la distruzione del marchio Alfa e reclamereno un futuro stabile per tutti i lavoratori Fiat, Powertrain e delle aziende collegate», spiega la FlmUniti Cub. Intanto lo Slai Cobas ha presentato un esposto al Csm per denunciare presunte irregolarità nell'assegnazione dei Magistrati che si occupano delle cause presentate dal sindacato. «Ci sembra strano che 5 delle 6 cause siano state assegnate allo stesso giudice visto che i relatori dovrebbero essere individuati per sorteggio», spiega Corrado Delle Donne, del Cobas.(Ro.Ramp.)

Gli enti del Pavese: non abbiamo posti per gli operai a rischio
di MANUELA MARZIANI

PAVIA - I NUMERI già risicati, si assottigliano. Anche gli enti che avevano dato disponibilità a assumere dipendenti dell'Arsenale per mantenerli sul territorio, ora mettono dei paletti. Un esempio arriva dalla Camera di Commercio che avrebbe bisogno di due persone, ma le vorrebbe under 40. Il problema è emerso ieri, durante la riunione-fiume del tavolo di concertazione in cui si è cominciato a parlare del trasferimento dei lavoratori. «Sul territorio abbiamo registrato una chiusura quasi totale commenta Gianpiero Scaranto della Cisl con poche decine di posti disponibili. Eppure la ricollocazione di 222 dipendenti è un problema del territorio, perché trasferirli a Milano o Piacenza in un momento di ristrutturazione, non sarebbe vantaggioso». Evidentemente, però, gli enti pavesi non hanno molto interesse ad assumere persone alle soglie della pensione e accusano difficoltà finanziarie. «I problemi economici potrebbero essere risolti con un provvedimento del consiglio dei ministri che consenta una partita di giro prosegue Scarnato . Ma lo si dovrebbe firmare subito, non tra qualche mese». NEL FRATTEMPO, per i lavoratori la prospettiva è quella di uno spostamento a Milano per andare in un ente destinato alla dismissione. «Andranno in un dormitorio sottolinea il sindacalista . Questo è il paradosso, non si pensa a sfruttare le competenze di queste persone, per mandarle dove non servono competenze. Ma la città non ci supporta. Evidentemente l'interesse per l'area prevale sulla dignità delle persone». E il progetto di riqualificazione di quei 40mila metri quadrati di via Riviera sarà discusso oggi in consiglio provinciale. Si parlerà dell'idea nata da Comune e Provincia di trasformare l'area demaniale in un nuovo villaggio con abitazioni, negozi, scuole, parcheggi, palestre e percorsi benessere. In 10 anni di declino dell'Arsenale tutti i progetti di riconversione non hanno mai trovato un appoggio pubblico, ora che si sta parlando di dismissione, esce un'idea di riconversione non concordata con le parti sociali e forse neppure con la Difesa. «Ho chiesto chiarimenti conclude Faustino Giani di Rdb-Cub e spero ce li forniscano al più presto».

Cooperativa in crisi Posti di lavoro a rischio
Ha l'appalto per il settore imballaggio
di LUCA BALZAROTTI

MAGENTA - LE UOVA di cioccolato colorano le vetrine delle pasticcerie e le corsie dei supermercati. Per una parte dei lavoratori impiegati alla Lindt, però, non sarà una Pasqua dolce. Una delle due cooperative alle quali l'azienda ha appaltato i settori "imballaggio" e "carico e scarico" potrebbe lasciare Magenta entro fine mese. Ieri la Confederazione unitaria di base (Cub), ha organizzato un presidio davanti al polo logistico di strada Boffalora. «Nei giorni scorsi abbiamo verificato che gli operai entrano fra le 7 e le 8.30 - ha spiegato il sindacato -. Si vuole capire quante persone lavorano, che tipo di contratto hanno e se vengono pagate con regolarità». ALLE 7.30 ARRIVANO le prime auto. Al volante c'è una donna. Abbassa il finestrino. «Sono una dipendente Lindt - ha spiegato - All'interno, la maggior parte ha un contratto con le cooperative. I lavoratori Lindt sono appena una decina». Per trovare un altro impiegato bisogna attendere le 8. «Ho un contratto con la Lindt, siamo in sei - ha dichiarato -. Gli altri sono della cooperativa». Le persone che varcano i cancelli non superano la decina. «I turni? Non so - ha risposto una ragazza alla reception -. Dipende da quando vengono chiamati gli operai». La Lindt, per ora, preferisce non parlare. «Non vogliamo entrare nella polemica di quanti siano i lavoratori - hanno risposto dalla sede di Induno Olona, dove si produce il cioccolato -. Conosciamo i problemi di una cooperativa. Per ogni decisione preferiamo aspettare. Possiamo solo dire che Magenta continuerà ad essere un polo logistico importante nei piani dell'azienda». Da quanto raccontano gli operai, il numero di persone cambia di continuo. «Nei periodi di punta, prima di Natale e Pasqua, gli impiegati aumentano. Si arriva anche ad un'ottantina tra gli assunti Lindt e quelli delle cooperative - ha raccontato un'operaia di Pontevecchio, sotto contratto con la cooperativa Class, che si occupa del "carico e scarico" -. Poi il personale si riduce. Adesso, per le cooperative, lavorano una ventina di ragazze. Ormai le uova di Pasqua sono già state distribuite. Il grosso del lavoro è stato fatto. Sono rimasti solo quelli del Magentino». Dell'altra cooperativa, quella che settimana prossima potrebbe abbandonare Magenta, preferisce non parlare. Secondo alcuni testimoni, una parte dei dipendenti sarebbe senza stipendio da 3 mesi. «HO AVUTO un incontro con il nuovo direttore generale qualche settimana fa ha precisato il sindaco, Luca Del Gobbo -. Confermo il problema con una della due cooperative, ma è una questione loro. Lindt mi ha assicurato che, nonostante la crisi, a Magenta lavorano cento dipendenti. I 250 nuovi posti di lavoro? Erano numeri forniti dall'azienda che saranno confermati, anche se in tempi più lunghi. La scelta compiuta dall'Amministrazione comunale è stata giusta. La rifarei ancora oggi».


25 marzo 2009 - Corriere della Sera

Brevi. Lavoratori in presidio

Milano - Manifestazione dei Cub, Cobas e Sdl davanti alla Regione per chiedere interventi contro la crisi.


25 marzo 2009 - La Nazione

Siena. POSTEGGI A PAGAMENTO a S.Miniato...

Siena - POSTEGGI A PAGAMENTO a S.Miniato, il regolamento che fa infuriare i dipendenti dell'Università secondo il parere legale chiesto dall'Rdb sarebbe illegittimo. Il numero dei permessi rilasciati, per esempio, eccede quello degli spazi disponibili con la conseguenza che la persona versa un contributo per un'iniziativa di cui, con forte probabilità, non potrà beneficiare. Non c'è insomma garanzia al 100% di trovare un «buco». Ma nel documento che annuncia domani un'infuocata assemblea a S.Miniato entro il 30 marzo devono decidere se pagare 8 euro per il personale tecnico-amministrativo e 18 i prof contesta il decreto del rettore nella parte in cui chiede soldi a chi fruisce del permesso di accesso reimpiegandoli per coprire i costi di iniziative assunte a favore di altri, a cui non si chiede invece contributo. Ma c'è di più: «Come mai non è uscito anche il bando per sedi limitrofe come San Francesco, assegnato alla facoltà di Economia? Per caso la direzione ha deciso diversamente per rettorato e segreterie studenti? Se non uscirà annuncia l'Rdb chiederemo di conoscere a chi sono stati confermati posti in un parcheggio di Ateneo e non privato». Stop, poi, al passo del gambero: «Dove sta scritto che si deve pagare retroattivamente la quota di febbraio?».(La.Valde.)


25 marzo 2009 - Il Manifesto

inAgenda

EMPOLI - VERSO IL 28 MARZO I Cobas dell'empolese valdelsa aderiscono alla manifestazione nazionale di sabato prossimo 28 marzo a Roma (ore 14.30 piazza Repubblica), e organizzano un pullman che partirà dalla stazione ferroviaria di Empoli alle 9.30. La manifestazione è organizzata in occasione della riunione dei ministri del Welfare del G14 che si terrà a Roma dal 29 al 31 marzo, in risposta i sindacati di base Cobas, Cub e Sdl, assieme a tutte le forze sociali e di movimento che si battono per non pagare la crisi, protestano civilmente in piazza. Per info e prentel 0571.931.021 o 333.5453.789 o anche cobasempolivaldelsa@alice.it


25 marzo 2009 - La Stampa

Cooperativa protesta davanti alla "Ilte"

MONCALIERI - Saranno venerdì davanti alla Ilte di Moncalieri in presidio; sono i 45 dipendenti della cooperativa Cgs che lì hanno lavorato. Erano impiegati in un subappalto della Gesconet e si occupavano di Pagine gialle e Pagine bianche.
Ma da dicembre non hanno più lavoro; la Gesconet ha perso l’appalto, è subentrata un’altra società, la Hdl, che però non li ha rilevati. Spiega il sindacalista della Flaica Cub, Stefano Capello: «Sostengono che la Gesconet ha dato i nominativi solo dei propri dipendenti e non di quelli della Cgs. E così questi lavoratori adesso sono in mezzo a una strada. Chiediamo alla Ilte, che è una grande azienda, di farsene carico».
Ma il paradosso più amaro è ancora un altro: «Non possono chiedere la disoccupazione perché non sono stati ufficialmente licenziati».
E i lavoratori, di cui trenta stranieri, raccontano: «Abbiamo ricevuto un sms che ci diceva di restare a casa e poi una lettera con scritto che ci avrebbero chiamati per un altro lavoro, ma da quel momento la sede della Cgs è vuota e noi ancora dobbiamo avere gli arretrati». Il sindacato ha fatto causa anche per recuperare il differenziale salariale: prendevano 5,64 euro lordi l’ora.


25 marzo 2009 - Città Oggi

I lavoratori delle cooperative sono stagionali, variano a seconda dell'attività produttiva richiesta
Volantinaggio della Cub davanti ai cancelli della Lindt: "Basta precariato!"
di Graziano Masperi

Magenta - Presidio della Cub (confederazione Unitaria di Base) questa mattina davanti al cancello del polo logistico Lindt di strada Boffalora. Il sito che avrebbe dovuto contenere qualcosa come 260 lavoratori del magentino ha mostrato una realtà ben diversa. Le lavoratrici della cooperativa "Soluzioni Logistiche" (magazzino) sono a casa ormai da tre mesi, quelli della "Class" (carico e scarico) lavorano ad organico ridotto perchè adesso è bassa stagione e i prodotti per la Pasqua che si avvicina sono stati ormai distribuiti a negozi e supermercati. Una ventina in tutto le persone presenti nel polo logistico in questi giorni, compresi una decina di dipendenti Lindt. Nei periodi di alta stagione i lavoratori arrivano anche ad un centinaio. Coloro che eccedono, alle dipendenze delle cooperative, vengono poi smistati in altre zone dove è richiesta la produzione. "Ci troviamo qui per sensibilizzare l'opinione pubblica su una situazione che ha portato ad illudere tante famiglie del magentino - ha detto Massimo Lettieri della Cub - e più in generale sul precariato che purtroppo continua ad essere una piaga in tutta la Nazione". Per questo venivano distribuiti questa mattina volantini recanti i principali obiettivi della Cub, dall'integrazione del reddito per i precari a tutti i diritti che vanno tutelati. La Lindt di Induno Olona aveva già ribadito che il polo logistico di Magenta continuerà ad essere area strategica per lo smistamento dei prodotti dolciari.


24 marzo 2009 - Apcom

Riunione ministri G14 a Roma, sindacati di base in piazza
In corteo "per non pagare la crisi", attese migliaia di persone

Roma, 24 mar. (Apcom) - I sindacati di base, ovvero Cub, Confederazione Cobas e SdL intercategoriale, scendono in piazza a Roma in occasione della riunione nella capitale dei ministri del Welfare del G14: un corteo in nome di lavoratori, disoccupati, i precari, che al grido "Non pagheremo noi la crisi", partirà sabato prossimo alle 15 da Piazza della Repubblica per sfilare per le vie della città eterna. Attese dagli organizzatori "decina di migliaia di persone". Sono infatti annunciati oltre 70 pullman e due treni speciali, "che non porteranno a Roma unicamente operai, lavoratori della scuola, del pubblico impiego, precari pubblici e privati, ma anche disoccupati, famiglie in lotta per il diritto alla casa, studenti, giovani dei centri sociali". Il corteo si terrà sul "percorso classico delle grandi manifestazioni sindacali", ovvero da Piazza della Repubblica a Piazza Navona e questo - sottolineano gli organizzatori - nonostante il tentativo di dirottarla "in ossequio al Protocollo 'ammazzacortei'" siglato a Roma da sindaco, prefetto, partiti politici e Cgil, Cisl e Uil. Il corteo verrà aperto da migliaia di precari di tutti i settori, seguiti dai lavoratori dei trasporti, in lotta anche per difendere il diritto di sciopero. Seguiranno poi i sindacati di base, le forze sociali, gli studenti, le forze politiche. "Saranno decine di migliaia le persone che sabato 28 marzo confluiranno a Roma per la manifestazione nazionale indetta in occasione della riunione dei ministri del Welfare del G14 prevista nella capitale", annunciano in una nota Cub, Cobas e SdL, ovvero il 'Patto di base' costituito tra le tre maggiori sigle del sindacalismo di base, che hanno promosso l'iniziativa "con l'obiettivo di sostenere la piattaforma di lotta per non pagare la crisi, varata dalla Assemblea nazionale dei tre sindacati del 7 febbraio scorso". Questi i punti centrali della piattaforma dei sindacati: blocco dei licenziamenti; riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario; aumenti consistenti di salari e pensioni, reddito minimo garantito per chi non ha lavoro; aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita; cassa integrazione almeno all'80% del salario per tutti i lavoratori e lavoratrici, precari compresi, continuità del reddito per i lavoratori "atipici", con mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati; nuova occupazione mediante un Piano straordinario per lo sviluppo di energie rinnovabili ed ecocompatibili, promuovendo il risparmio energetico e il riassetto idrogeologico del territorio, rifiutando il nucleare e diminuendo le emissioni di CO2. E ancora i sindacati di base chiedono un piano di massicci investimenti per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e delle scuole, sanzioni penali per gli omicidi sul lavoro e gli infortuni gravi; assunzione a tempo indeterminato dei precari e reinternalizzazione dei servizi; un piano straordinario di investimenti pubblici per il reperimento di un milione di alloggi popolari, tramite utilizzo di case sfitte e recupero, ristrutturazione e requisizioni del patrimonio immobiliare esistente; il blocco degli sfratti, canone sociale per i bassi redditi; il diritto di uscita immediata per gli iscritti ai fondi-pensione chiusi.

Liguria/ Sede Giacomazzi occupata da inquilini via Pincherle
Da Roma a Genova per protestare contro l'immobiliarista genovese

Genova, 24 mar. (Apcom) - La sede del gruppo immobiliare Giacomazzi, in via San Vincenzo a Genova, è stata occupata questa mattina da un comitato di inquilini arrivati da Roma. La protesta è contro un'operazione speculativa che colpisce 120 famiglie, a reddito minimo, che dagli anni Sessanta vivono in uno stabile di via Pincherle, nella periferia della capitale. Secondo un accordo firmato nell'autunno del 2008, Giacomazzi, che aveva acquistato l'intero immobile per 19 milioni di euro, avrebbe dovuto rivenderlo all'agenzia edilizia della Regione Lazio che avrebbe a sua volta riassegnato gli appartamenti agli attuali inquilini. Invece, secondo quanto denunciato dal comitato di via Pincherle e dal sindacato Asia Rdb, l'immobiliarista genovese avrebbe ceduto tutti gli appartamenti ad altri privati, mettendo 300 persone a rischio imminente di sfratto.

Liguria/ Giacomazzi ha incontrato gli inquilini di via Pincherle
Comune di Roma: pronti a fare nostra parte per scongiurare sfratti

Genova, 24 mar. (Apcom) - Si è conclusa nel primo pomeriggio a Genova, dopo un incontro con l'immobiliarista Mario Giacomazzi, l'occupazione della sede dell'omonima società immobiliare da parte di un gruppo di inquilini romani di Via Pincherle. Contemporaneamente nella capitale un centinaio di aderenti al comitato inquilini hanno manifestato davanti alla sede della Fata assicurazioni in via Urbana. Secondo i rappresentanti del sindacato Asia Rdb, a Genova insieme ad una ventina di inquilini, Giacomazzi si sarebbe pronunciato favorevolmente sull'ipotesi di trattativa con la Regione Lazio per evitare lo sfratto di 116 nuclei familiari dagli stabili di Via Pincherle. Durante l'incontro l'immobiliarista genovese si sarebbe inoltre reso disponibile ad annullare i contratti di vendita già stipulati con terzi, se le amministrazioni terranno conto delle penali previste per le mancate vendite. Anche il Comune di Roma si è detto pronto a fare la sua parte per risolvere la situazione: "Siamo disponibili -ha dichiarato Marco Visconti, delegato del sindaco per l'emergenza abitativa- all'apertura di un serio tavolo di confronto tra Comune, Regione e tutti i soggetti coinvolti nella vicenda di via Pincherle". "Questa amministrazione -ha continuato Visconti- è pronta a fare la sua parte al fine di tutelare gli interessi e le esigenze dei 116 inquilini, soprattutto in questo momento di crisi economica e di emergenza abitativa. L'incontro previsto per il 27 marzo in prefettura - ha concluso - sarà luogo deputato nel quale confrontarsi allo scopo di trovare una soluzione condivisa su questo argomento". Secondo l'Associazione Inquilini e Assegnatari Rdb la trattativa è stata riaperta grazie alla mobilitazione del sindacato e degli abitanti di via Pincherle: "Oggi è un giorno importante -ha dichiarato ad Apcom, Angelo Fascetti, coordinatore nazionale di Asia Rdb- quello che abbiamo raggiunto è un grande risultato perché solo qualche ora prima la situazione sembrava irrecuperabile". "Dalle 10 e 30 di questa mattina fino alle 13 - ha proseguito Fascetti - io ed altre due inquiline di Via Pincherle siamo rimasti incatenati all'interno della sede della società immobiliare genovese, aspettando l'incontro con Giacomazzi. Contestualmente altri quindici aderenti al comitato di via Pincherle hanno occupato la sede del gruppo esponendo bandiere striscioni". "Solo nel primo pomeriggio - ha sottolineato Fascetti, coordinatore nazionale di Asia Rdb - siamo riusciti finalmente a parlare con Giacomazzi, che ha ammesso di aver sottovalutato la situazione e si è detto pronto a fare tutto il possibile per scongiurare gli sfratti. Per cercare di risolvere positivamente la vicenda, l'immobiliarista ha inoltre assicurato che parteciperà personalmente all'incontro con le istituzioni, fissato per il prossimo 27 marzo presso la prefettura di Roma", ha concluso Fascetti.


24 marzo 2009 - Dire

CASA. VIA PINCHERLE, INQUILINI SI INCATENANO A GENOVA
DAVANTI ALLA SEDE DELLA GIACOMAZZI IMMOBILIARE

(DIRE) Roma, 24 mar. - Questa mattina due inquiline di via Pincherle insieme ad Angelo Fascetti, responsabile nazionale dell'Associazione inquilini e assegnatari, si sono incatenati per protesta dentro la sede del gruppo immobiliare Giacomazzi a Genova per denunciare "il tentativo della societa' di compiere un'operazione speculativa ai danni di 116 famiglie di anziani con pensione al minimo, disabili, vedove, famiglie monoreddito, disoccupati che abitano dagli anni '60 negli appartamenti di via Pincherle 153/169". Nel frattempo, a Roma altri inquilini stanno presidiando con un picchetto l'ingresso di Fata a via Urbana 169 -spiega un comunicato di Asia-Rdb- all'interno del quale i dipendenti del gruppo assicurativo si sono barricati, distribuendo volantini. Gli appartamenti in questione sono stati acquistati lo scorso dicembre dal gruppo Giacomazzi tramite la controllata Area Mestre Srl- al costo di 19 milioni di euro da Fata Assicurazioni Danni Spa (del gruppo Generali Spa). Nel settembre 2008, in occasione di un tavolo convocato dalla Regione Lazio, alla presenza anche di un rappresentante del Prefetto di Roma, il gruppo Giacomazzi -attraverso il dr. Eugenio Greco- si era dichiarato interessato a un accordo con l'assessore regionale alla Casa del Lazio, Mario Di Carlo, per l'acquisto in blocco dei 120 appartamenti da parte dell'Ater. La Regione offriva una plusvalenza del 10% sul prezzo di acquisto, Giacomazzi si impegnava a non vendere a terzi, cosi' da consentire la tutela del diritto all'abitare di oltre 300 persone. "E invece Giacomazzi vende gli appartamenti a terzi- spiega Asia-Rdb- barando nella trattativa con la Regione Lazio, fino a comunicare a meta' febbraio, durante un incontro convocato dal prefetto Pecoraro, che sulla carta sono stati venduti tutti gli appartamenti. Si scopre intanto anche che diversi acquirenti sono politici o amici e parenti degli stessi e che molti investono da altre Regioni". "Con le mobilitazioni di oggi vogliamo denunciare la manovra speculativa di Giacomazzi- insiste la nota- Ci chiediamo: come ha fatto la Giacomazzi (attraverso la sua controllata 'Finanza e Sviluppo Immobiliare' con un capitale sociale di 125 mila euro e un rating 'rosso D' che consentirebbe di ottenere dalle banche un fido di appena cinquemila euro) a fare questa operazione immobiliare? E se una societa' puo' permettersi il lusso di non rispettare gli accordi presi in un tavolo interistituzionale, di non ascoltare l'invito del prefetto di Roma a recedere dalla vendita a terzi, quali interssi e quali coperture sostengono l'intera operazione? Siamo diventati inquilini agitati e resistenti, abbiamo fatto uno sciopero della fame, abbiamo chiesto l'intervento del prefetto, di consiglieri comunali, regionali e provinciali, abbiamo fatto manifestazioni e cortei. Oggi siamo a Genova per chidere alla citta' di essere solidale con noi. Chiediamo di incontrare i dirigenti della Giacomazzi e che il 27 marzo, nel prossimo incontro convocato dal prefetto di Roma- conclude la nota- si arrivi ad un accordo definitivo per la vendita degli appartamenti alla Regione".

CASA. VIA PINCHERLE, GIACOMAZZI CONCEDE INCONTRO A GENOVA
DOPO CHE ALCUNI INQUILINI SI ERANO INCATENATI

(DIRE) Roma, 24 mar. - "Prosegue la protesta degli inquilini di via Pincherle presso la sede della Giacomazzi a Genova, dove due anziane inquiline e Angelo Fascetti di Sia-Rdb rimarranno incatenati fino a quando non avranno incontrato i responsabili della societa'". Lo fa sapere una nota di Asia-Rdb, che prosegue: "Dopo il gesto clamoroso, da Giacomazzi hanno comunicato di voler incontare una delegazione di Asia e degli inquilini alle 15". "Al momento le forze dell'ordine stanno identificando i manifestanti rimasti a presidiare all'esterno la sede di Giacomazzi ed e' in corso una conferenza stampa- prosegue la nota- Anche a Roma va avanti la mobilitazione degli inquilini di via Pincherle davanti alla sede di Fata".

CASA. VIA PINCHERLE, ASIA-RDB: GIACOMAZZI RIAPRE TRATTATIVA

(DIRE) Roma, 24 mar. - "Si e' conclusa per oggi la protesta degli inquilini di via Pincherle 153/169, dopo l'incontro con il dott. Mario Giacomazzi durante l'occupazione della sede della societa' immobiliare a Genova. Incontrando gli inquilini e Asia-Rdb, Giacomazzi ha affermato di aver sottovalutato la portata e gli effetti della dismissione dei 116 alloggi di via Pincherle 153/169 e ha assicurato che partecipera' personalmente all'incontro del 27 marzo, convocato dal prefetto di Roma". E' quanto fa sapere una nota di Asia-Rdb. "Dopo l'iniziativa di oggi, Giacomazzi si e' pronunciato favorevolmente sull'ipotesi di trattativa con la Regione Lazio e si e' reso disponibile ad annullare i contratti di vendita gia' stipulati con terzi, se le amministrazioni terranno conto delle penali previste per le mancate vendite- prosegue la nota- Contestualmente, anche a Roma e' terminato il picchetto degli inquilini resistenti davanti la sede della Fata assicurazioni, in via Urbana". "Clamoroso il risultato raggiunto con la doppia iniziativa di questa mattina. La testarda resistenza dell'Asia e degli inquilini di via Pincherle riapre un significativo spiraglio per il tavolo del 27 marzo in Prefettura- conclude la nota- in occasione del quale torneremo a mobilitarci per chiedere al prefetto di essere ricevuti al termine dell'incontro".


24 marzo 2009 - Omniroma

VIA PINCHERLE, ASIA: INQUILINI INCATENATI IN SEDE IMMOBILIARE A GENOVA

(OMNIROMA) Roma, 24 mar - «Questa mattina, due inquiline di via Pincherle insieme ad Angelo Fascetti - responsabile nazionale dell'Associazione inquilini e assegnatari (AS.I.A. RdB) - si sono incatenati per protesta dentro la sede del gruppo immobiliare Giacomazzi a Genova, per denunciare il tentativo della suddetta società di compiere un'operazione speculativa ai danni di 116 famiglie di anziani con pensione al minimo, disabili, vedove, famiglie monoreddito, disoccupati che abitano dagli anni '60 negli appartamenti di via Pincherle 153/169. Nel frattempo, a Roma altri inquilini stanno presidiando con un picchetto metroplitano l'ingresso di Fata a via Urbana 169, all'interno del quale i dipendenti del gruppo assicurativo si sono barricati, distribuendo volantini». Lo comunica Asia Rdb. «Chiediamo di incontrare i dirigenti della Giacomazzi - continua la nota - e che il 27 marzo, nel prossimo incontro convocato dal prefetto di Roma, si arrivi ad un accordo definitivo per la vendita degli appartamenti alla Regione Lazio».

VIA PINCHERLE, ASIA: GIACOMAZZI INCONTRERÀ INQUILINI A GENOVA

(OMNIROMA) Roma, 24 mar - «Prosegue la protesta degli inquilini di via Pincherle presso la sede della Giacomazzi a Genova, dove due anziane inquiline e Angelo Fascetti di Asia. RdB rimarranno incatenati fino a quando non avranno incontrato i responsabili della società. Dopo il gesto clamoroso, da Giacomazzi hanno comunicato di voler incontrare una delegazione di Asia e degli inquilini alle 15. Al momento le forze dell'ordine stanno identificando i manifestanti rimasti a presidiare all'esterno la sede di Giacomazzi ed è in corso una conferenza stampa. Anche a Roma va avanti la mobilitazione degli inquilini di via Pincherle davanti alla sede di Fata». Così in una nota Asia Rdb Comitato inquilini via Pincherle.

VIA PINCHERLE, ASIA: CONCLUSA A GENOVA PROTESTA INQUILINI

(OMNIROMA) Roma, 24 mar - «Si è conclusa per oggi la protesta degli inquilini di via Pincherle 153/169, dopo l'incontro con il dottor Mario Giacomazzi durante l'occupazione della sede della società immobiliare a Genova. Incontrando gli inquilini e Asia RdB, Giacomazzi ha affermato di aver sottovalutato la portata e gli effetti della dismissione dei 116 alloggi di via Pincherle 153/169 e ha assicurato che parteciperà personalmente all'incontro del 27 marzo, convocato dal Prefetto di Roma». Così in una nota Asia Rdb comitato inquilini via Pincherle. «Dopo l'iniziativa di oggi, Giacomazzi si è pronunciato favorevolmente sull'ipotesi di trattativa con la regione Lazio e si è reso disponibile ad annullare i contratti di vendita già stipulati con terzi, se le amministrazioni terranno conto delle penali previste per le mancate vendite - si legge nel comunicato - Contestualmente, anche a Roma è terminato il picchetto degli inquilini resistenti davanti la sede della Fata assicurazioni, in via Urbana. Clamoroso il risultato raggiunto con la doppia iniziativa di questa mattina. La testarda resistenza dekll'Asia e degli inquilini di via Pincherle riapre un significativo spiraglio per il tavolo del prossimo 27 marzo in Prefettura, in occasione del quale torneremo a mobilitarci per chiedere al Prefetto di essere ricevuti al termine dell'incontro».


24 marzo 2009 - Ansa

REGIONI: LOMBARDIA; DOPPIO SIT-IN FUORI DAL PIRELLONE

(ANSA) - MILANO, 24 MAR - Doppio sit-in di protesta, oggi, fuori dal Pirellone. Il primo, organizzato dalla Cub con l'appoggio di Confederazione Cobas e di Sdl, ha fatto scendere in strada i lavoratori lombardi all'insegna dello slogan «La crisi non vogliamo pagarla noi». Obiettivo del presidio, infatti, era sollecitare il Pirellone ad «adottare - si legge nel volantino - misure anticrisi anche a favore di lavoratori in cassa integrazione, precari e pensionati». Tra le richieste dei sindacati il «blocco dei licenziamenti per un anno, l'estensione della cassa integrazione a tutte le aziende indipendentemente dal numero degli occupati e l'estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori precari». Il secondo presidio è stato invece promosso dal Sindacato dei lavoratori intercategoriale del Consiglio regionale della Lombardia per chiedere «la riapertura del tavolo di confronto per il rinnovo - ha detto Michele Salvi, delegato Rsu Sdl intrercategoriale - del contratto decentrato integrativo» che riguarda quasi 300 dipendenti. Il tavolo era saltato lo scorso 9 marzo dopo il no dei sindacati alla proposta «dell'amministrazione del Consiglio regionale - ha aggiunto Salvi - di introdurre un aumento di 22 euro lordi all'anno per ciascun lavoratore». Cifra «inaccettabile visto che - ha concluso Salvi - rappresenta un caffè alla settimana e quindi un'offesa alla dgnità dei lavoratori».

P.A.: PRECARI; RDB-CUB, DA BRUNETTA MONITORAGGIO-SPOT

(ANSA) - ROMA, 24 MAR - «I precari nelle Pa ci sono, sono tanti e sono più di quelli che il dichiara ministro Brunetta con il suo monitoraggio-spot». Lo afferma l'Rdb-Cub. «Questo presunto monitoraggio ha il preciso scopo di occultare il numero reale dei precari - sostiene Cristiano Fiorentini, della direzione nazionale Rdb-Cub Pubblico impiego - ma soprattutto la varietà di forme contrattuali presenti nel mondo del pubblico impiego, con le quali indifferentemente si coprono reali carenze di organico nelle Pa». «Tutti questi lavoratori - aggiunge Fiorentini - verranno comunque licenziati a scadenza contratto per effetto dei tagli ai servizi pubblici e al personale» e «per questo lanciato l' 'autodenuncia precarià, che sta ottenendo i suoi primi risultati con migliaia di denunce già pervenute». Secondo l'Rdb-Cub, «la migliore risposta al ministro la daranno comunque i lavoratori dalle piazze, a partire dalla manifestazione nazionale del sindacalismo di base indetta per il prossimo 28 marzo a Roma che verrà aperta proprio da quei precari scomodi che il ministro non vuole vedere».


24 marzo 2009 - Adnkronos

P.A.: RDB CUB, MIGLIAIA AUTODENUNCE DI PRECARI INVIATE A BRUNETTA
RISPOSTA È CORTEO NAZIONALE DEL 28 MARZO

Roma, 24 mar. - (Adnkronos) - «I precari nelle P.A. ci sono, sono tanti e sono più di quelli che dichiara il ministro Brunetta con il suo monitoraggio-spot», afferma Cristiano Fiorentini, della Direzione nazionale RdB-Cub P.I.. «Questo presunto monitoraggio ha il preciso scopo di occultare il numero reale dei precari ma soprattutto la varietà di forme contrattuali presenti nel mondo del pubblico impiego, con le quali indifferentemente si coprono reali carenze di organico nelle p.a.». «Tutti questi lavoratori - aggiunge Fiorentini - verranno comunque licenziati a scadenza contratto per effetto dei tagli ai servizi pubblici e al personale, operati già nella finanziaria e nei suoi collegati per reperire le risorse necessarie non ad affrontare la crisi, ma a pagare i debiti di banche e imprese. Per questo motivo abbiamo lanciato l' 'autodenuncia precarià, che sta ottenendo i suoi primi risultati con migliaia di denunce già pervenute, ed auspichiamo che nell'incontro di domani a Palazzo Vidoni tra i tecnici della Funzione Pubblica e quelli della Conferenza delle Regioni, dell'Anci e dell'Upi serva a fare chiarezza in tal senso». «La migliore risposta al Ministro la daranno comunque i lavoratori dalle piazze, a partire dalla manifestazione nazionale del sindacalismo di base indetta per il prossimo 28 marzo a Roma che verrà aperta proprio da quei precari scomodi che il Ministro non vuole vedere», conclude il dirigente RdB-Cub.

ROMA: ASIA-RDB, INQUILINI VIA PINCHERLE OCCUPANO SOCIETÀ IMMOBILIARE A GENOVA. 'RIPARTE TRATTATIVA'

Roma, 24 mar. - (Adnkronos) - «Si è conclusa per oggi la protesta degli inquilini di via Pincherle 153/169, dopo l'incontro con il dottor Mario Giacomazzi durante l'occupazione della sede della società immobiliare a Genova. Incontrando gli inquilini e Asia Rdb, Giacomazzi ha affermato di aver sottovalutato la portata e gli effetti della dismissione dei 116 alloggi di via Pincherle 153/169 e ha assicurato che parteciperà personalmente all'incontro del 27 marzo, convocato dal Prefetto di Roma». Lo dichiara Asia-Rdb e il comitato inquilini via Pincherle 153/169. «Dopo l'iniziativa di oggi, Giacomazzi si è pronunciato favorevolmente sull'ipotesi di trattativa con la regione Lazio e si è reso disponibile ad annullare i contratti di vendita già stipulati con terzi, se le amministrazioni terranno conto delle penali previste per le mancate vendite - continua - Contestualmente, anche a Roma è terminato il picchetto degli inquilini resistenti davanti la sede della Fata assicurazioni, in via Urbana». «Clamoroso il risultato raggiunto con la doppia iniziativa di questa mattina - conclude - La testarda resistenza dell'Asia e degli inquilini di via Pincherle riapre un significativo spiraglio per il tavolo del prossimo 27 marzo in Prefettura, in occasione del quale torneremo a mobilitarci per chiedere al Prefetto di essere ricevuti al termine dell'incontro».


24 marzo 2009 - Roma Today

Via Pincherle: la protesta degli inquilini approda a Genova
Due inquiline si sono incatenate dentro la sede del gruppo immobiliare Giacomazzi, ottenendo un incontro con i vertici della società. Risultato: la società riaprirà le trattative con la Regione Lazio
di Matteo Scarlino

Abbiamo sottovaluto la portata e gli effetti della dismissione dei 116 alloggi di via Pincherle. Esprimendo questo concetto la società Area Mestre del Gruppo immobiliare Giacomazzi ha annunciato che è pronta ad intavolare nuovamente una trattativa con la Regione Lazio. E' questo il risultato raggiunto dall'azione di protesta portata dagli inquilini insieme con il responsabile nazionale dell'Associazione inquilini e assegnatari, Angelo Fascetti. In mattinata infatti due inquiline, insieme con Fascetti, si sono incatenate per protesta dentro la sede del gruppo immobiliare Giacomazzi a Genova. Contemporaneamente a Roma gli altri inquilini hanno presidiato con un picchetto e una contestuale distribuzione di volantini, l’ingresso di Fata a via Urbana 169. La protesta di Genova è durata tutta la mattina ed ha avuto l'effetto di ottenere un incontro con la società. Nel corso dell'incontro Giacomazzi si è pronunciato favorevolmente sull’ipotesi di ripresa della trattativa con la regione Lazio. Disponibilità è stata espressa anche ad annullare i contratti di vendita già stipulati con terzi. Questo però a patto che le amministrazioni tengano conto delle penali previste per le mancate vendite. La società Giacomazzi ha quindi annunciato che sarà presente personalmente all'incontro del prossimo 27 marzo. "Con le mobilitazioni di oggi", spiega una nota di AS.I.A RdB, "abbiamo voluto denunciare la manovra speculativa di Giacomazzi. Ci chiediamo: come ha fatto la Giacomazzi (attraverso la sua controllata ‘Finanza e Sviluppo Immobiliare’ con un capitale sociale di 125mila euro e un rating ‘rosso D’ che consentirebbe di ottenere dalle banche un fido di appena 5mila euro) a fare quest’operazione immobiliare? E se una società può permettersi il lusso di non rispettare gli accordi presi in un tavolo interistituzionale, di non ascoltare l’invito del Prefetto di Roma a recedere dalla vendita a terzi, quali interssi e quali coperture sostengono l’intera operazione?"
RIASSUNTO DELLA VICENDA
Gli appartamenti in questione sono stati acquistati lo scorso dicembre dal gruppo Giacomazzi, tramite la controllata Area Mestre Srl, al costo di 19 milioni di euro da Fata Assicurazioni Danni Spa (del gruppo Generali Spa). Nel settembre 2008, in occasione di un tavolo convocato dalla Regione Lazio, alla presenza anche di un rappresentante del Prefetto di Roma, il gruppo Giacomazzi, attraverso il dr. Eugenio Greco, si era dichiarato interessato a un accordo con l’assessore regionale alla Casa del Lazio Mario Di Carlo per l’acquisto in blocco dei 120 appartamenti da parte dell’Ater. La regione Lazio ha offerto una plusvalenza del 10% sul prezzo di acquisto e Giacomazzi si è impegnata a non vendere a terzi, così da consentire la tutela del diritto all’abitare di oltre 300 persone. Giacomazzi però non ha mantenuto questo patto, cominciando a vendere a terzi e soprattutto rifiutando la proposta della Regione. Negli ultimi giorni gli inquilini avevano incassato l'appoggio del prefetto che si era detto pronto anche a sequestrare gli immobili se Giacomazzi avesse mantenuto l'intenzione di vendere gli immobili.


24 marzo 2009 - Carta

Casa. Occupata la sede del gruppo Giacomazzi

Non si ferma la mobilitazione del comitato inquilini di via Pincherle [ponte Marconi]. Questa mattina, a Genova, due inquilini si sono incatenati per protesta dentro la sede del gruppo immobiliare Giacomazzi per denunciare "il tentativo della società di compiere un’operazione speculativa ai danni di 116 famiglie di anziani con pensione al minimo, disabili, vedove, famiglie monoreddito, disoccupati che abitano dagli anni ’60". Nel frattempo, a Roma altri inquilini hanno presidiato con un "picchetto" pacifico l’ingresso di Fata-Assicurazione a via Urbana. Gli appartamenti in questione sono stati acquistati lo scorso dicembre dal gruppo Giacomazzi al costo di 19 milioni di euro. Nel settembre 2008, in occasione di un tavolo convocato dalla Regione Lazio, il gruppo Giacomazzi si era dichiarato disponibile a un accordo con l’assessore regionale alla casa, per l’acquisto in blocco dei 120 appartamenti da parte dell’Ater. La Regione offriva una plusvalenza del 10 per cento sul prezzo di acquisto, Giacomazzi si impegnava a non vendere a terzi. A febbraio, invece, si scopre che Giacomazzi sta vendendo. "Abbiamo scoperto – denuncia Asia-Rdb – che il gruppo ha venduto gli appartamenti e che diversi acquirenti sono politici o amici e parenti degli stessi. Una vergogna".


24 marzo 2009 - Roma Notizie

RDB-CUB. PRECARI : MIGLIAIA DI AUTODENUNCE INVIATE A BRUNETTA

"I precari nelle P.A. ci sono, sono tanti e sono più di quelli che il dichiara Ministro Brunetta con il suo monitoraggio-spot", afferma Cristiano Fiorentini, della Direzione nazionale RdB-CUB P.I.. "Questo presunto monitoraggio ha il preciso scopo di occultare il numero reale dei precari ma soprattutto la varietà di forme contrattuali presenti nel mondo del pubblico impiego, con le quali indifferentemente si coprono reali carenze di organico nelle p.a.". "Tutti questi lavoratori - aggiunge Fiorentini - verranno comunque licenziati a scadenza contratto per effetto dei tagli ai servizi pubblici e al personale, operati già nella finanziaria e nei suoi collegati per reperire le risorse necessarie non ad affrontare la crisi, ma a pagare i debiti di banche e imprese. Per questo motivo abbiamo lanciato l’ "autodenuncia precaria", che sta ottenendo i suoi primi risultati con migliaia di denunce già pervenute, ed auspichiamo che nell’incontro di domani a Palazzo Vidoni tra i tecnici della Funzione Pubblica e quelli della Conferenza delle Regioni, dell’Anci e dell’UPI serva a fare chiarezza in tal senso". "La migliore risposta al Ministro la daranno comunque i lavoratori dalle piazze, a partire dalla manifestazione nazionale del sindacalismo di base indetta per il prossimo 28 marzo a Roma che verrà aperta proprio da quei precari scomodi che il Ministro non vuole vedere", conclude il dirigente RdB-CUB.


24 marzo 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 11 - Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* All'Istat è l'ora delle grandi manovre, game over per presidente e direttore
* Riordino degli enti o delle poltrone?
* Cento giorni di lotta in difesa dei precari
* Manifestazione nazionale in occasione del G14
* Per la stabilizzazione ora c'è il "3° trance"
* Cnr, per il dg fumata nera, si ricorrerà al bussolotto?
* Carella invia l'articolo ma "dimentica" la fonte
* Per il Cnr le consulenze esterne sono diminuite


24 marzo 2009 - Italia Sera

I movimenti per il "diritto ad abitare" giudicano insufficiente quanto fatto dal Governo
Le politiche abitative "ferme" da un anno

Roma - La Rete dei Movimenti per il Diritto all’Abitare, il coordinamento cittadino di lotta per la casa, Blocchi precari metropolitani, AS.I.A. RdB, Comitato obiettivo casa Action, in una nota congiunta rendono noto che: "La determinazione dei movimenti per il diritto all’abitare ha prodotto alcuni fatti nuovi in città. Il primo riguarda la libertà di manifestare sulla piazza del Campidoglio e nelle strade di Roma, il secondo è l’incontro con il sindaco Alemanno che si svolgerà il 25 marzo alle 17. La presenza forte e determinata nella piazza capitolina dei manifestanti ha messo in mora il ‘protocollo’ sottoscritto dai sindacati concertativi e dalle due forze politiche maggiori, Pdl e Pd. Questa determinazione ha reso possibile l’incontro con i capigruppo comunali e ha rispedito al mittente il clima di tensione ‘bipartisan’ che si è voluto instaurare nella città". "In questo modo - prosegue la nota - apriamo le ostilità contro una maggioranza e un assessore alla casa che dopo un anno di governo non hanno ancora dato segni di vita sulle politiche abitative. Giudichiamo irresponsabile il fatto che in bilancio, sul tema casa, ci siano solo 161 milioni di euro (tutti già precedentemente stanziati), e che la gran parte di questi finanziamenti sia legata alla vendita di 8.000 alloggi popolari. Riteniamo largamente insufficiente tale stanziamento e chiediamo che vengano aggiunti almeno 100 milioni subito e 500 milioni nel prossimo assestamento di bilancio, utilizzando anche le plusvalenze legate al maggiore gettito ICI sulle seconde e terze case vuote. Consideriamo inaccettabile continuare ad addossare responsabilità alla Regione Lazio, che peraltro non è esente da colpe, senza chiedere contestualmente al Governo una vera politica abitativa pubblica con finanziamenti all’altezza dell’emergenza abitativa romana. Chiederemo al sindaco di intervenire presso il governo per bloccare per almeno due anni gli sfratti e gli sgomberi in maniera generalizzata, così da consentire l’avvio di politiche abitative che invertano la rotta. E’ ora di passare dalle chiacchiere ai fatti!".


24 marzo 2009 - Il Giorno

VERTENZA INFINITA
Ex Arsenale, piano edilizio. Ma i lavoratori lo bocciano
Il sindacato: bisogna salvare i posti
di MANUELA MARZIANI

PAVIA - UN PROGETTO per l'area dell'Arsenale. Su quei 40 mila metri quadrati potrebbero sorgere servizi a disposizione del quartiere, come scuole, negozi e strutture sportive. Ma i contorni del disegno di riqualificazione non sono ancora ben chiari. E forse non lo saranno neppure a breve, visto che oggi in via Riviera arriveranno i generali per discutere con i sindacati il piano di reimpiego dei 222 lavoratori e, in quella sede, i rappresentanti dei lavoratori si preoccuperanno più di chiedere garanzie per le persone che dovranno essere trasferite a Milano e a Piacenza, che indicazioni sul futuro dell'area. Nonostante questo, il tentativo di avere dei chiarimenti c'è stato. «IERI MATTINA - conferma Faustino Giani della Rdb-Cub - a sorpresa è arrivato in visita allo stabilimento il prefetto Ferdinando Buffoni con l'ex ministro Virginio Rognoni in veste di privato cittadino. Ci hanno manifestato il loro stupore e ne abbiamo approfittato per chiedere un incontro urgente con il prefetto, nella speranza di ottenere alcune delucidazioni. Che nel pomeriggio non sono arrivate né sul progetto di riqualificazione né sul reimpiego sul territorio di una parte dei lavoratori». Resta, quindi, un giallo l'intervento ipotizzato da Provincia e Comune in via Riviera. «Il capitolo dell'area militare - aggiunge Giani - è stato inserito all'ultimo momento accanto a tutti i progetti che le amministrazioni locali intendono realizzare». Dei 150 mila metri quadrati coperti, prevede di salvaguardare solo quelli di maggior pregio storico e di riqualificare la parte restante dell'area costruendo case, negozi su 40 mila metri quadrati e 1500 pargheggi sotterranei. Venti mila metri quadrati dovrebbero essere destinati a strutture per lo sport e il benessere con percorsi vita e spazi all'aperto, mentre una superficie analoga dovrebbe ospitare una scuola superiore. «SE COSÌ FOSSE potrebbero trovare occupazione anche più delle attuali 200 persone - prosegue il sindacalista della Rdb-Cub -, ma chi comprerebbe l'area che ha un valore di mercato di 200 milioni di euro? Fino a pochi giorni fa, avremmo potuto pensare che la Difesa fosse anche disposta a cederla a un altro ente pubblico, oggi però sappiamo che vuole vendere le aree che saranno lasciate libere dagli stabilimenti dismessi o ritrasformarle avendo una partecipazione diretta come socio. Se quest'area dovesse restare pubblica che interesse potrebbe avere la Difesa ad entrare in un progetto simile come socio?». Resta il fatto che della trasformazione della vasta area di via Riviera in zona residenziale, si vociferava da tempo e ora quell'illazione rimbalzata più volte, si trova messa nero su bianco.


24 marzo 2009 - Il Manifesto

ZOOM in piazza
Milano. Chi critica la crisi

Milano - «Solo in Lombardia, nei primi due mesi del 2009 il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 243% rispetto allo stesso periodo del 2008 (17,584 milioni di ore contro 5,134 milioni di ore) e migliaia di lavoratori, specialmente precari, hanno perso il posto di lavoro». Per questo la Cub organizza un presiodio davanti al Pirellone per chiedere alla Regione Lombardia di adottare misure anticrisi a favore di cassaintegrati, precari e pensionati. Pirellone, via Fabio Filzi, ore 10.

in Agenda
Pisa. LA "GUERRA UMANITARIA"

Pisa - Oggi alle 21.15, alla biblioteca Comunale in lungarno Galilei, a dieci anni dai bombardamenti sulla ex Jugoslavia e sulla sua capitale Belgrado, c'è l'incontro "Nato, presente e futuro di una alleanza di guerra", con la visione del docu "Kosovo, il luogo del delitto", e gli interventi di Manlio Dinucci, Ivan Pavicevac, Andrea Venturi, Federico Giusti. Organizzano Rete dei comunisti, Cobas, Pcl, Rdb Cub, circolo Arci Agorà, ass. Politica e Classe e altri ancora.

POSTA Prioritaria
Bologna. A chi dà fastidio la Rete?

Bologna - La risposta del ministro della Giustizia Angelino Alfano a un bambino che gli chiedeva se il governo intendesse intervenire a tutela dei minori sui contenuti di Youtube: «Intervenire su Youtube è difficoltoso perché si tratta di una rete ma quando avremo trovato il modo, lo faremo», la dice lunga sulle difficoltà di questa accozzaglia che ci governa: credere di potere mettere le briglie alla rete è abbastanza utopico ancorché pericoloso. Un esempio: domenica scorsa in Piazza Maggiore a Bologna duemila persone hanno sfidato il decreto «ammazza cortei» Maroni, l'ordinanza del prefetto (che vuole il pugno di ferro) e il «picchetto» poliziesco. Risultato: un corteo fino alla zona universitaria in Piazza Verdi ed una pioggia di denunce sui miei compagni delle RdB. Notizie al Tg3 regionale: 500 facinorosi, qualche spintone «controllato» dalle forze dell'ordine, qualcuno che è riuscito a fuggire e arrivare fino in Piazza Verdi. Capite perché dà fastidio la Rete?
Daniele Patelli


24 marzo 2009 - Il Gazzettino

Padova. Vigilantes sugli autobus e sul tram...

Padova - Vigilantes sugli autobus e sul tram. Accompagneranno e garantiranno la sicurezza dei controllori, troppo spesso vittime di episodi di violenza da parte dei "portoghesi", ma anche quella dei passeggeri soprattutto sulle linee "calde" e di sera. Il nuovo servizio è partito ieri mattina.
«Si tratta di una delle prime sperimentazioni in Italia - dice Amedeo Levorato, presidente di Aps Holding -, le guardie giurate accompagneranno i controllori e non potranno chiedere il biglietto. Il loro compito sarà quello di intervenire solo in caso di necessità, ad esempio se un passeggero trovato senza biglietto dovesse andare in escandescenze. Nonostante il tasso di "portoghesi" sia a Padova tra il 6 e il 7 per cento, e dunque tra i più bassi d'Italia, Aps Holding punta a dimezzare questo fenomeno. «La gente che viaggia senza biglietto costa alla società più di un milione e mezzo di euro - sottolinea Levorato - . Noi puntiamo a dimezzare questa quota, per arrivare alla media scandinava del tre per cento».
Ma non sono tutti d’accordo, come Paolo Tollio, segretario provinciale della Filt Cgil secondo il quale è una esagerazione e piuttosto poteva essere riorganizzato meglio il personale adibito al controllo dei biglietti che già esiste. Per il sindacalista bastava aumentare il numero di chi forma le squadre in uscita, magari raddoppiando il numero degli accertatori. E contrari all’impiego dei vigilantes, che in via sperimentale saranno in servizio per un mese, si sono detti anche i rappresentanti sindacali di Adl-Cobas. Per il segretario provinciale Stefano Pieretti le guardie giurate rappresentano una spesa assurda visto che questo servizio costerà alle casse di Aps ottomila euro solo per il mese di prova. Questi soldi, per Pieretti, potevano essere utilizzati meglio considerato che queste guardie giurate, tra l’altro, non danno nessuna garanzia per quanto riguarda il recupero dell’evasione nel pagamento dei biglietti.(M.B.)


24 marzo 2009 - Il Secolo XIX

Senza bus per andare in rimessa, gli autisti chiedono parcheggi
I lavoratori del primo turno, obbligati a raggiungere il deposito in auto, hanno il problema dei park a pagamento

Genova - «ABITO A QUARTO, spesso prendo servizio alle 5,30: impossibile arrivare in orario al lavoro utilizzando il mezzo pubblico, visto che il primo bus (il "512") per il centro passa alle 6 del mattino. L'unica alternativa è utilizzare l'auto, ma il problema è che il parcheggio ha costi insostenibili perché siamo in piena Blu Area». Casi come quello di Mirko Manfredi, dipendente Amt e sindacalista di Cub Trasporti, se ne contano tantissimi alla rimessa bus di via Maddaloni, alla Foce. «Sono almeno una sessantina, molti dei quali residenti fuori Genova, i colleghi di ogni turno costretti ad usare il mezzo privato per raggiungere il posto di lavoro», dice Valter Massa, altro esponente di Cub Trasporti, il sindacato di base che ieri ha organizzato con Rifondazione un presidio di protesta davanti a Palazzo Tursi.
«Da mesi - lamentano i lavoratori - abbiamo denunciato la questione al vicesindaco Pissarello, chiedendogli di aumentare il numero dei permessi per parcheggiare gratuitamente, ma stiamo ancora aspettando una risposta». Il malcontento di autisti e operai Amt è esploso dopo la chiusura della rimessa di Boccadasse, che ha comportato il trasferimento di circa 350 lavoratori alla "Mangini" di via Maddaloni (150 unità) e all'impianto di Gavette (200 persone). Il numero degli operatori nel presidio Amt della Foce è così quasi raddoppiato, sino a quota 270 lavoratori. E si è aggravato di pari passo il problema dei parcheggi a pagamento, considerati un indebito aggravio dalle maestranze Amt. Che minaccia una sorta di sciopero bianco: «Vorrà dire - fa sapere Paolo Bruzzone, sempre di Cub Trasporti - che se azienda e giunta comunale continueranno a tacere, cominceremo a prendere servizio in ritardo». «Se potessi userei lo scooter, ma vengo da Uscio e, soprattutto, d'inverno quella dell'auto è una scelta obbligata», conferma Vittorio Bisacco, autista di bus. «Polizia municipale, impiegati del catasto, dipendenti della Asl: tutti hanno a disposizione parcheggi gratis alla Foce, perché noi no?». Senza contare - fanno ancora notare i sindacati di base - che «il parcheggio da una quarantina di posti sopra il palazzo Aci, prima riservato ad Amt, è stato adesso destinato da Genova parcheggi agli agenti e ai funzionari della questura».
L'amministrazione comunale sta valutando l'ipotesi di riservare ai turnisti Amt una quarantina di parcheggi in area Fiera: «Soluzione ottima - osserva Manfredi - peccato che non abbiamo saputo più nulla».
Amt, da parte sua, ha distribuito ai propri dipendenti 12 permessi per posteggiare senza pagare il ticket nella Blu Area. «Ma sono troppo pochi», dicono i lavoratori: «E sarà ancora peggio quando, come annunciato, le zone blu saranno allargate a gran parte di Albaro. A quel punto non sapremo proprio dove lasciare l'auto. A meno di pagare due euro l'ora. Chiediamo solo di essere equiparati ai residenti, che pagano un abbonamento di 25 euro all'anno».
«Anche questa vicenda, si inquadra nel graduale deterioramento della qualità del servizio e delle condizioni di lavoro in Amt dopo l'avvento di Transdev», attacca il segretario regionale di Rifondazione Marco Nesci, presente ieri al sit-in in via Garibaldi, davanti alla sede del municipio.
Nesci punta il dito contro la parziale privatizzazione di Amt, il cui 41 per cento è ora nelle mani della multinazionale francese: «Speriamo che il sindaco Marta Vincenzi riesca a riparare gli errori del suo predecessore Pericu riportando l'azienda di trasporto totalmente sotto il controllo pubblico. Mi pare, infatti, che l'ingresso dei privati abbia solo peggiorato la situazione».(V.G.)


24 marzo 2009 - Il Mattino

Salerno. I numeri che arrivano dalle previsioni...
di GIANLUCA SOLLAZZO

Salerno - I numeri che arrivano dalle previsioni fatte a meno di due settimane dalla definizione degli organici di diritto della scuola parlano di 8500 tagli che pioveranno sull'intero territorio regionale, di questi ben 1500 riguarderanno i vari ordini di classe nella sola provincia di Salerno. A dover registrare il maggior numero di cattedre in meno sarà la scuola primaria, interessata a partire dal prossimo anno dall'introduzione del maestro unico di riferimento. Insomma una preoccupazione in più non solo per i docenti precari ma anche per quelli con contratto a tempo determinato: si calcola che solo nella scuola primaria più di 300 potrebbero essere gli insegnanti che andranno in sovrannumero per via dei tagli previsti. Un numero che sarà coperto in buona parte dai circa 200 pensionamenti già programmati per il prossimo anno: sta comunque di fatto che si avrà un aumento sostanziale dei docenti sovrannumerari nella scuola primaria che supererà quelli registrati alla vigilia dell'anno scolastico in corso, quando 80 furono gli insegnanti titolari rimasti senza posto e quindi in cerca di collocazione. «Il numero dei docenti ordinari che si ritroveranno senza cattedra sta a significare che il problema dei tagli interesserà tutto il mondo dei docenti e non solo i precari», esordisce Alessandro D'Auria dei Cobas Scuola Salerno. «Dei 1500 posti in meno previsti solo nella nostra provincia, la fetta più grande riguarderà la scuola primaria - dichiara - messa in ginocchio dall'avvento del maestro unico, bocciato da circa l'80% delle famiglie italiane». Delle preoccupanti prospettive del settore dell'istruzione e dei temi della crisi che investe in maniera più generale il mondo del lavoro se n'è discusso ieri nel corso di un'assemblea pubblica convocata dal "Patto di Base" che unisce rappresentanti del sindacalismo di base appartenenti alle sigle di Cobas, Cub ed Sdl. Una occasione di confronto importante servita per sostenere la validità di una piattaforma anticrisi e quindi affermare la volontà di mettere in campo una opposizione sociale che tenga conto dei bisogni dei lavoratori precari. «Ci siamo riuniti - spiega Teresa Vicidomini dei Cobas - per consolidare ancora di più questa alleanza nata tra i sindacati di base lo scorso 6 febbraio e che intende col Patto di Base fornire una risposta generale ad una crisi sempre più generalizzata che avvolge tutto il mondo del lavoro». Blocco dei licenziamenti, assunzione a tempo indeterminato dei precari, un piano di investimenti pubblici per gli alloggi popolari, cassa integrazione almeno all'80% del salario per tutti i lavoratori, precari compresi. Sono questi i punti cruciali del Patto di Base illustrato ieri nel corso di una conferenza svoltasi nell'aula consiliare della Provincia. «Chiediamo una distribuzione delle risorse che parta dal basso e che interessi la scuola, la ricerca, ma anche la sanità e i vari settori della pubblica amministrazione», chiude il docente universitario Giso Amendola che parla di "mortificazione intellettuale" in atto nel mondo accademico.

Vallo della Lucania. Riscaldamento dei presidi ospedalieri...
di ELISABETTA MANGANIELLO

Vallo della Lucania - Riscaldamento dei presidi ospedalieri dell’Asl Salerno 3, scattano i sigilli per 100mila litri di gasolio stoccati nei depositi delle 4 aziende facenti parte dell’Ati affidataria delle forniture, ovvero Criscuolo petroli srl di Polla, Iyalpetroli di Salerno srl, Graziano e Petrullo snc di S. Arsenio, Gasolbenz Italia srl di Teggiano. Il sequestro preventivo è stato effettuato ieri mattina, dalla guardia di finanza della compagnia di Agropoli agli ordini del capitano Salvatore Perrotta e dal nucleo pt di Salerno, in esecuzione di un provvedimento del Tribunale del riesame. In base agli esami chimici, il gasolio è risultato adulterato, in quanto frutto di miscelazioni prive di potere calorifero e deficitarie per percentuali comprese tra il 31 e il 95%. Il prodotto comburente è stato riconosciuto, dal Tribunale del riesame, non conforme per caratteristiche alle norme sugli idrocarburi e al capitolato di appalto. Gli amministratori delle società devono rispondere di frode nell’esecuzione del contratto. Le stesse aziende coinvolte nell’inchiesta risultano fornitrici di gasolio per riscaldamento anche per la Prefettura di Salerno e altri 30 Comuni salernitani, oltre a numerosi enti delle province di Cosenza e Potenza. Si allarga dunque il fronte delle indagini, dopo che la Procura di Vallo della Lucania ha notificato proprio nei giorni scorsi gli avvisi di conclusione delle indagini a 10 funzionari dell’Asl Salerno 3, tra cui l’ex direttore generale Claudio Furcolo, e a 15 imprenditori, per reati come la turbativa degli incanti, la truffa, la frode in pubblica fornitura e l’associazione per delinquere. La stessa Procura ha chiesto il sequestro dei depositi delle società fornitrici del gasolio al gip del Tribunale di Vallo, che l’ha rigettato. Di qui l’appello al Tribunale del riesame di Salerno che ha invece ritenuto fondate le prove poste a sostegno dell’accusa. L’inchiesta ha preso il via nel 2007, dopo una denuncia presentata dal sindacato di base Rdb su presunti sprechi di denaro che avrebbero portato le casse dell’Asl Salerno 3 in rosso per milioni di euro. Le indagini hanno passato al setaccio le metodologie secondo cui si formavano gli appalti e le licitazioni private. E sono state scoperte tutta una serie di frodi, truffe, turbative e delitti di pubblici ufficiali, riconducibili a un sistema organizzato che, secondo gli inquirenti, ha dato luogo ad una vera e propria associazione per delinquere facente capo a funzionari, dipendenti pubblici e amministratori delle società coinvolte. Il meccanismo fraudolento partiva con il bando di alcune gare su svariati servizi e attività. Alle gare venivano fatte partecipare imprese, la cui attività spesso era estranea all’oggetto dell’appalto e le cui capacità organizzative ed operative non erano sufficienti ad espletare il servizio. Le offerte economiche venivano predisposte su indicazione di funzionari inseriti nelle commissioni di gara, anche con la sostituzione delle stesse, previa apertura delle buste depositate, per rendere le offerte più vicine alla media predisposta dalla stazione appaltante e più vantaggiose rispetto alle imprese concorrenti. Tra le gare truccate ci sono gli appalti per circa 3 milioni di euro, per gasolio per riscaldamento destinato ai presidi ospedalieri di Vallo della Lucania, Roccadaspide, Sapri e Polla.


24 marzo 2009 - La Repubblica

Otto ore di sciopero contro l´ipotesi di 1500 tagli. L´azienda: errati i dati sugli esuberi
Comdata, l´ombra dei licenziamenti

Torino - Otto ore di sciopero e presidio sotto la sede torinese per i lavoratori della Comdata, società specializzata nell´offrire alle imprese servizi come l´assistenza clienti tramite call center. Al centro delle proteste ci sono i tagli al personale che l´azienda sta programmando. In un incontro con i sindacati, Comdata avrebbe fatto sapere che ci sono circa 1.500 lavoratori in esubero, su un totale di 6 mila dipendenti che ha in tutta Italia. Secondo i sindacati sarebbero centinaia i lavoratori a rischio nelle quattro sedi del Piemonte, cioè Torino, Ivrea, Scarmagno e Asti. «Temiamo - dice Vincenzo Graziano della Flmu-Cub - che almeno metà degli esuberi possano ricadere sulla nostra regione: la spiegazione che l´azienda ci ha dato è inaccettabile. Ci dicono che sono dettati dalla necessità di tamponare la crisi della commessa Telecom. Ma questo non può giustificare il taglio di un quarto del personale, anche perché ci sono almeno dieci altre commesse importanti». Dal canto suo, Comdata fa sapere che «per rispondere alle nuove condizioni del mercato, riteniamo fondamentale agire con tempestività per garantire continuità operativa e ridurre il più possibile l´impatto sull´attuale livello occupazionale. Alcuni dati diffusi da terze parti sono errati, con particolare riferimento al numero di dipendenti indicati come possibili esuberi».(ste.p.)


24 marzo 2009 - Il Sannio

"Non passeranno"

Benevento - Una voce... un coro unanime. Quei volti, quelle storie, quella signora malata di cancro che si emoziona ed emoziona, che spalanca il cuore della sensibilità e del diritto sacrosanto alla salute. Quello sguardo che accomuna quei pazienti... che in preda ad attacchi di panico, alla depressione e ad una malattia mentale non più incurabile ma risolvibile - a patto che il protocollo delle azioni mediche venga seguito alla lettera - sono lì a raccontare senza veli il loro dramma. Quello sguardo che resta impresso. E’ lo sguardo di chi chiede la mano. Di chi vuole quella mano per essere ancora seguito ed indirizzato nel percorso alla vita. Alla vita vera.
Di chi continua a ripetere "non passeranno. Non distruggeranno il nostro ‘reparto’. Il nostro sostegno. Chiudere il ‘reparto’ di psichiatria allocato presso il Rummo per spostarlo nel costruendo nosocomio di Sant’Agata dei Goti significa annientare l’intero servizio psichiatrico pubblico nel Sannio. Significa ampliare a dismisura il nostro disagio".
Gli occhi di quell’uomo di mezza età che racconta: "Mi hanno addestrato come un soldato. Ora ho ripreso in mano la mia vita. Ma ho ancora bisogno di loro. Corro da loro in qualsiasi momento della giornata".
Nella sala del centro di volontariato della città capoluogo quelle voci restano impresse. Toccano. Segnano. Non lasciano indifferenti quanti vorrebbero prenderli davvero per mano, quanti fanno appello alla politica, ai consiglieri regionali sanniti, ai rappresentanti locali, "al Sindaco di Benevento che ad oggi nonostante il sollecito ancora non ha fissato l’incontro".
Un dossier a firma di Serena Romano, questa volta in qualità di rappresentante dell’Associazione familiari utenti ed interprete del dramma, della consapevolezza e della sofferenza essendo stata lei stessa al fianco di un compagno che è riuscito a vincere quella depressione, a volte mortale. Al tavolo con lei il dottor Nicola La Peccerella dirigente aziendale, il responsabile Fsi, Giovanni Parente e Pasquale Ruggiero (RdB). Hanno aderito anche le Acli, Parliamone, La Clessidra, La Rete, E’ più bello insieme, Fesmed Campania, Associazione pendolari sanniti.
Scopo dell’incontro: "Dimostrare che è una follia e frutto di insensibilità e cinismo annientare quel Servizio di psichiatria al Rummo".
"Questo ‘reparto’ – spiega Serena Romano – si trova presso l’ospedale civile in una posizione baricentrica rispetto alla quattro Uosm ed è l’unico previsto per tutta la popolazione della provincia. Oggi la malattia mentale grazie alle acquisizioni della scienza e ai nuovi medicinali è perfettamente curabile o comunque contenibile. Ma le cure sono lunghe ed efficaci a due condizioni: che si stabilisca una continuità terapeutica tra il paziente e il personale medico e paramedico ovvero che il paziente faccia capo agli stessi operatori anche se temporaneamente in altre strutture, che il malato non perda il contatto con il territorio. E’ tra l’altro la sintesi alle parole del legislatore, capitolo 3 del Bollettino della Regione Campania n. 50 del 27 ottobre 2003: "Il lavoro di salute mentale prende avvio e si espleta nel territorio, nei contesti di vita della persona, dove nasce e si sviluppa la sofferenza... Il Centro di salute mentale deve garantire tempestiva e adeguata modalità di accoglienza, riduzione e superamento della condizione clinica critica, osservazione e monitoraggio clinico, riconnessione dei rapporti di rete familiare in collaborazione con l’Uosm del territorio di pertinenza del paziente per garantire concretamente la continuità terapeutica. Ciò significa che medici, infermieri, assistenti sociali delle Unità operative di salute mentali e del Spdc del Rummo insieme alla famiglia e agli amici dei pazienti sono tanti anelli di una stessa catena: per cui tagliarne uno equivarrebbe a spezzare l’intera catena terapeutica facendole perdere ogni senso ed efficacia. E’ quanto ha fatto la Regione Campania con la delibera del 28 novembre scorso decidendo di privare Benevento del servizio di psichiatria esistente da oltre 50 anni presso l’ospedale civile per spostarlo a Sant’Agata dei Goti a servizio più dell’area del casertano che dell’utenza beneventana appartenente per l’80% a Benevento, alle zone dell’Alto Tammaro e del Fortore".
Romano scandaglia passo dopo passo anche il rapporto costi/benefici. Giunge alla conclusione: "... qualunque prezzo pagato per un ‘non servizio’ sarà comunque troppo alto: in mancanza di efficacia terapeutica infatti qualunque cifra investita risulta buttata... Per non parlare degli ingenti fondi pubblici spesi appena tre anni fa per ristrutturare il ‘reparto’ psichiatrico del Rummo, dei costi delle varie convenzioni da stipulare con le equipe pubbliche e private che dovranno accompagnare il malato a Sant’Agata dei Goti per sopperire alla mancanza della struttura fornita dal Rummo 24 ore 24 ore".
E poi: "Il Comitato di protesta è deciso a continuare la sua lotta fino a che il provvedimento non verrà modificato. Ci saranno manifestazioni di piazza, scioperi, raccolta di firme e una denuncia alla Procura della Repubblica per paventato rischio di interruzione di pubblico servizio".
Rafforza e concretizza il pensiero Nicola La Peccerella. Porta in pubblico la sua esperienza. Quella di suo figlio che, uscito dal tunnel della droga, ora si trova a dover affrontare e sfondare quel muro che ha un nome ed un cognome: attacchi di panico e non solo. Suo figlio si reca anche spontaneamente in quel reparto. "Dove andrà lui e tanti altri quando questo servizio chiuderà i battenti? Si recherà al pronto soccorso dove non sarà capito ed assistito come una equipe specializzata potrà fare? Finirà all’Opg? Torneremo agli anni ‘50?". Interrogativi che continuano a rimbombare in quella sala e che sono da monito specie "per il management dell’Asl".
"La salute – continua il responsabile della Fsi Giovanni Parente - va tutelata. Non è merce di scambio. La battaglia non è il Bue Apis che non ci interessa più di tanto ma è questa".
Una ‘pellicola’ che si snoda, altri pazienti, altre storie, altre voci, altri sguardi, altre espressioni, altri occhi che comunicano, che vorrebbero dare sfogo alla loro preoccupazione, al loro risentimento e che rimarcano il concetto: "Il reparto non si tocca. Pronti alle catene".


23 marzo 2009 - Dire

CASA. MOVIMENTI AD ALEMANNO: ORA BASTA CHIACCHIERE
"IRRESPONSABILE CHE IN BILANCIO CI SIANO SOLO 161 MILIONI"

(DIRE) Roma, 23 mar. - "La determinazione dei movimenti per il diritto all'abitare ha prodotto alcuni fatti nuovi in citta'. Il primo riguarda la liberta' di manifestare sulla piazza del Campidoglio e nelle strade di Roma, il secondo e' l'incontro con il sindaco Alemanno che si svolgera' il 25 marzo alle 17. La presenza forte e determinata nella piazza capitolina dei manifestanti ha messo in mora il 'protocollo' sottoscritto dai sindacati concertativi e dalle due forze politiche maggiori, Pdl e Pd". Lo afferma una nota della Rete dei Movimenti per il diritto all'abitare, Coordinamento cittadino di lotta per la casa, Blocchi precari metropolitani, Asia-Rdb, Comitato obiettivo casa e Action, che prosegue: "Questa determinazione ha reso possibile l'incontro con i capigruppo comunali e ha rispedito al mittente il clima di tensione 'bipartisan' che si e' voluto instaurare nella citta'". "In questo modo, apriamo le ostilita' contro una maggioranza e un assessore alla casa che dopo un anno di governo non hanno ancora dato segni di vita sulle politiche abitative- sottolinea la nota- Giudichiamo irresponsabile il fatto che in bilancio, sul tema casa, ci siano solo 161 milioni di euro (tutti gia' precedentemente stanziati), e che la gran parte di questi finanziamenti sia legata alla vendita di 8.000 alloggi popolari. Riteniamo largamente insufficiente tale stanziamento e chiediamo che vengano aggiunti almeno 100 milioni subito e 500 milioni nel prossimo assestamento di bilancio, utilizzando anche le plusvalenze legate al maggiore gettito Ici sulle seconde e terze case vuote". "Consideriamo inaccettabile continuare ad addossare responsabilita' alla Regione Lazio, che peraltro non e' esente da colpe, senza chiedere contestualmente al Governo una vera politica abitativa pubblica con finanziamenti all'altezza dell'emergenza abitativa romana- insiste la nota- chiederemo al sindaco di intervenire presso il governo per bloccare per almeno due anni gli sfratti e gli sgomberi in maniera generalizzata, cosi' da consentire l'avvio di politiche abitative che invertano la rotta. È evidente che senza soldi pubblici difficilmente questo sara' realizzabile". "L'incontro con Alemanno avra' un senso se rispondera' a queste due proposte- spiegano i Movimenti- una moratoria generalizzata su mutui, sfratti, dismissioni e sgomberi; nuove risorse pubbliche da investire nella realizzazione immediata di un vero piano di case popolari per la citta' di Roma. E' ora di passare dalle chiacchiere ai fatti".

RICERCA. USI-RDB: ISTAT, VA VIA BIGGERI E PARTE TOTO-PRESIDENTE
SECONDO IL SINDACATO IN POLE POSITION GIORGIO VITTADINI DI CL

(DIRE) Roma, 23 mar. - Via al toto-presidenti per l'Istat, l'Istituto nazionale di statistica. Dopo otto anni, infatti, l'attuale presidente Luigi Biggeri si appresta a lasciare lo scranno che Giuliano Amato gli aveva riservato nel 2001 e che Berlusconi gli aveva confermato a maggio del 2005 col voto determinante dei Ds. A ricordarlo e' l'Usi/Rdb-Ricerca, sindacato della ricerca guidato da Rocco Tritto, nel numero de 'Il Foglietto' che sara' pubblicato domani. Un terzo mandato e' vietato dalla legge per cui, dal primo giugno, Biggeri dovra' accomiatarsi. E il 30 aprile uscira' di scena, spiega l'Usi/Rdb-Ricerca, anche il direttore generale dell'istituto, Olimpio Cianfarani, per limiti di eta' (il 10 aprile fara' 67 anni). La corsa al posto di presidente sarebbe gia' partita. La nomina sara' effettuata dal Consiglio dei ministri e tra quelli che puntano al posto, secondo il sindacato, ci sarebbe Giovanni Girone, 69 anni il 10 aprile prossimo, gia' rettore dell'universita' di Bari dal 2000 al 2006, membro del Consiglio dell'Istat. Alla carica ambirebbe anche Giorgio Alleva, 55 anni, docente all'Universita' La Sapienza, anche lui nel Consiglio dell'Istituto. Sia Girone che Alleva, pero', sostiene il sindacato, potrebbero doversi confrontare con un terzo incomodo molto quotato: Giorgio Vittadini, 53 anni, ordinario di statistica alla Bicocca di Milano, tra i fondatori della Compagnia delle Opere e tra gli esponenti di punta di Comunione e Liberazione assieme a Roberto Formigoni (presidente della regione Lombardia) e Maurizio Lupi, (deputato del Pdl e vice presidente della Camera). Secondo l'Usi/Rdb "sono in tanti a pronosticare che il prossimo presidente dell'Istat sara' proprio Vittadini".

BOLOGNA. MONTEVENTI: CHI HA FATTO ATTENTATO E' CONTRO DI NOI
E CONDANNA ATTACCO A LN, "E' FATTO PER INDEBOLIRE IL MOVIMENTO"

(DIRE) Bologna, 23 mar. - "Sono su una barricata opposta alla nostra". Valerio Monteventi, candidato sindaco di Bologna citta' libera, liquida cosi' chi nella notte tra sabato e domenica ha fatto esplodere un ordigno all'ingresso della nuova sede della Lega nord in via Pietralata. Se qualcuno sui giornali ha insinuato collegamenti con la manifestazione anti-divieti di sabato, dice chiaro e tondo Monteventi, "l'attentato e' stato fatto da persone a cui del diritto di manifestare non frega assolutamente nulla", anzi "chi fa queste cose e' contro le persone che erano in piazza". E il giudizio sull'azione in via Pietralata e' "una condanna netta, forte e precisa". Per Monteventi si tratta insomma di un gesto pensato "per mettere in difficolta' il movimento che sta crescendo contro le leggi liberticide di questo Governo". E non e' la prima volta, anzi "si ripete tutte le volte un movimento produce una capacita' di aggregazione molto alta", continua Monteventi citando gli attentati in via Terribilia (prima del G8 di Genova) e piu' di recente contro l'Unicredit (nel pieno dell'Onda studentesca). E non si possono fare collegamenti, dice Monteventi, neanche con le proteste che hanno accolto il Carroccio in zona Pratello. "La Lega ha da anni sedi a Bologna, ha deciso di aprirne una al Pratello- commenta Monteventi- e le proteste sono altrettanto legittime", ma in ogni caso "e' sbagliato dire che automaticamente creino l'acqua in cui un fenomeno terroristico puo' trovare spazio". Monteventi tiene in considerazione anche le modalita' dell'attentato: "Chi lo ha fatto lo ha preparato e con certe caratteristiche", e "non puo' essere fatto passare come l'atto di un balordo che passa di notte". Ma quella della Lega va considerata una provocazione? "E' una questione che riguarda gli abitanti di questa zona", si limita a dire Monteventi, che in ogni caso proprio in via del Pratello ha scelto di stabilire la propria sede elettorale. Serafino D'Onofrio, altro consigliere comunale impegnato con Bcl, sottolinea che al Pratello "erano legittime le bandiere della pace, erano legittimi gli striscioni dei residenti che volevano dormire e sono leggitimi gli striscioni che dicono 'quella sede ci fa schifo'". Ma da qui a collegarli con l'esplosione, "ci passa il mare". Ribadito questo, per Tiziano Loreti (candidato alla Provincia per Terre libere) "cio' non significa che il nostro giudizio sulla Lega sia cambiato, rimane una forza xenofoba e razzista". L'attentato, pero', rappresenta "il tentativo di tagliare le gambe al conflitto". Sergio Spina, consigliere provinciale di Terre libere, tornando sui riferimenti al corteo di sabato parla di "orologeria che si mette in funzione quando una questione politica viene posta con forza, costruendo collegamenti tra episodi che non hanno nulla a che vedere l'uno con l'altro". Intervengono anche le Rdb, che insieme a Cobas e Sdl hanno manifestato sabato. "Riteniamo insensato e volutamente provocatorio ogni tentativo di mettere in collegamento la manifestazione per la liberta' di manifestazione e di lotta con l'esplosione avvenuta in Via del Pratello", scrive Luigi Marinelli, augurandosi che certe affermazioni "rimangano solo un triste episodio di giornalismo, come altri". Piuttosto, conclude Marinelli, "e' necessaria una riflessione sul clima di odio e di razzismo che viene fomentato, a piu' riprese, dalla Lega Nord e non solo nella nostra citta'".


23 marzo 2009 - Ansa

DOMANI IN LOMBARDIA

(ANSA) - MILANO, 23 MAR - AVVENIMENTI PREVISTI PER DOMANI, MARTEDÌ 24 MARZO, IN LOMBARDIA:...
MILANO - Via Filzi Presidio di Cub, Cobas e Sdl davanti alla sede del consiglio regionale per chiedere interventi contro la crisi (ore 10.00)...


23 marzo 2009 - Omniroma

CASA, MOVIMENTI: DOVE STANNO LE 35MILA «PROMESSE»?

(OMNIROMA) Roma, 23 mar - «La determinazione dei movimenti per il diritto all'abitare ha prodotto alcuni fatti nuovi in città. Il primo riguarda la libertà di manifestare sulla piazza del Campidoglio e nelle strade di Roma, il secondo è l'incontro con il sindaco Alemanno che si svolgerà il 25 marzo alle 17. La presenza forte e determinata nella piazza capitolina dei manifestanti ha messo in mora il 'protocollò sottoscritto dai sindacati concertativi e dalle due forze politiche maggiori, Pdl e Pd. Questa determinazione ha reso possibile l'incontro con i capigruppo comunali e ha rispedito al mittente il clima di tensione 'bipartisan' che si è voluto instaurare nella città». Lo comunicano, in una nota, la Rete dei Movimenti per il Diritto all'Abitare, il coordinamento cittadino di lotta per la casa, Blocchi precari metropolitani, AS.I.A. RdB, Comitato obiettivo casa Action. «In questo modo - prosegue la nota - apriamo le ostilità contro una maggioranza e un assessore alla casa che dopo un anno di governo non hanno ancora dato segni di vita sulle politiche abitative. Giudichiamo irresponsabile il fatto che in bilancio, sul tema casa, ci siano solo 161 milioni di euro (tutti già precedentemente stanziati), e che la gran parte di questi finanziamenti sia legata alla vendita di 8.000 alloggi popolari. Riteniamo largamente insufficiente tale stanziamento e chiediamo che vengano aggiunti almeno 100 milioni subito e 500 milioni nel prossimo assestamento di bilancio, utilizzando anche le plusvalenze legate al maggiore gettito ICI sulle seconde e terze case vuote. Consideriamo inaccettabile continuare ad addossare responsabilità alla Regione Lazio, che peraltro non è esente da colpe, senza chiedere contestualmente al Governo una vera politica abitativa pubblica con finanziamenti all'altezza dell'emergenza abitativa romana. Chiederemo al sindaco di intervenire presso il governo per bloccare per almeno due anni gli sfratti e gli sgomberi in maniera generalizzata, così da consentire l'avvio di politiche abitative che invertano la rotta. È evidente che senza soldi pubblici difficilmente questo sarà realizzabile. L'incontro con Alemanno avrà un senso se risponderà a queste due proposte: una moratoria generalizzata su mutui, sfratti, dismissioni e sgomberi; nuove risorse pubbliche da investire nella realizzazione immediata di un vero piano di case popolari per la città di Roma. È ora di passare dalle chiacchiere ai fatti!».


23 marzo 2009 - Il Messaggero

Ancona. Piccola manifestazione contro il segretario...

Ancona - Piccola manifestazione contro il segretario nazionale di Forza nuova, Roberto Fiore, ieri all’hotel "Roma & Pace" per un incontro pubblico. Ad attenderlo circa 25 manifestanti, tra sindacalisti Rdb-Cub e anarchici. Di fronte a più di 50 esponenti di Fn, l’europarlamentare Fiore ha chiesto la "sospensione per un anno del trattato di Schengen" e il "rilancio dell’agricoltura con una nuova battaglia del grano", promettendo di tornare ad Ancona a maggio dove "alle elezioni ci saremo" e approdare ad Osimo a fianco della candidata a sindaco di Fn Federica Buscarini. Nessun cenno ai sassi scagliati, alla vigilia, contro l’hotel.


23 marzo 2009 - Promocanale

Autisti Amt chiedono piu' parcheggi

Genova - Presidio autisti Amt questa mattina davanti al Comune di Genova. I lavoratori Amt del doposito Mangini alla Foce chiedono l'aumento dei parcheggi dedicati o l'aumento dei permessi di sosta per non dover percorrere chilometri, nei casi più eclatanti, tra il parcheggio e la rimessa. "Dopo la chiusura della rimessa di Boccadasse il personale alla Foce è raddoppiato e non abbiamo parcheggi dedicati - ha spiegato Mirko Manfredi della Cub trasporti - Abbiamo solo 12 pass per 256 persone quando tra di noi c'é chi viene da Uscio, Avegno e Recco o inizia il turno alle 5". In passato l'ipotesi del Comune di rendere utilizzabili i parcheggi della Fiera di Genova non ha trovato sviluppo.


22 marzo 2009 - Il Manifesto

Mille attivisti disobbediscono allo stop ai cortei in centro. Il questore: un caos, meglio farli sfilare
Sfida al divieto. Giocando con la polizia al gatto col topo
di Giusi Marcante

BOLOGNA - Ci possono essere tanti modi di violare un divieto. A Bologna ieri è andata in scena una partita a scacchi tra i manifestanti e la polizia. Quasi il gioco del gatto che rincorre il topo, dove il gatto è vestito di scuro e tiene in mano un manganello e il topo manifesta a mani nude ma col sorriso sulle labbra. Il risultato finale è stato un corteo di mille persone che ha attraversato buona parte della zona interessata dalla nuova direttiva prefettizia che sotto le due Torri ha vietato alcune piazze e vie del centro storico per cortei, presidi e banchetti. Brevissimi momenti di tensione ad un certo punto quando, durante un contatto tra i carabinieri in assetto antisommossa e un gruppo di manifestanti che stava provando a forzare il blocco, sono volate alcune manganellate. Ma il senso della giornata per il coordinatore cittadino delle Rdb Massimo Betti, uno dei sindacati del Patto di Base che ha promosso la manifestazione, è che «l'ordinanza del Prefetto è stata demolita e questa è una vittoria simbolica e politica molto importante». Per il questore di Bologna Luigi Merolla la decisione di far concludere il corteo nella zona universitaria facendolo passare per un pezzo della zona rossa era «la più logica possibile per il nostro obiettivo che è quello dell'ordine pubblico».
Il pomeriggio è iniziato verso le 15.30 quando circa 300 persone si sono radunate in piazza del Nettuno (una di quelle off limits secondo la direttiva prefettizia che applica quella del ministro dell'Interno Roberto Maroni); agli organizzatori era stato proposto durante la settimana di far partire il corteo da un'altra piazza del centro e farlo sfilare per una via secondaria. Una prescrizione rifiutata dai sindacati di base che hanno provato (senza successo) a chiedere una sospensiva al Tar. La scelta della Questura è stata comunque quella di non chiudere l'accesso a piazza del Nettuno dove era consentito il passaggio a chiunque ed era presente un consistente schieramento di carabinieri e polizia del reparto mobile. Da lì in poi è andata in scena una gustosa rincorsa con i manifestanti che con ironia e intelligenza hanno iniziato a spostarsi per la piazza cercando ripetutamente di uscire dai limiti imposti dalla polizia. Ad un certo punto un gruppo di alcune decine è riuscito ad aggirare la polizia e a sbucare all'incrocio con via Indipendenza dove il traffico ha iniziato ad andare in tilt.
Insomma un girotondo prolungato che ha spiazzato le forze dell'ordine tanto che ad un certo punto un funzionario della Questura al cellulare doveva ammettere che la situazione era diventata «un caos». La colonna sonora dei tamburi dei ragazzi del "Blocco Giallo" ha accompagnato tutti gli atti di un pomeriggio che ha raccolto, oltre ai sindacati di base, i centri sociali, gli studenti dell'Onda, l'Assemblea antifascista permanente e diversi esponenti della lista Bologna Città Libera. Una presenza che è cresciuta durante il pomeriggio arrivando ad un migliaio di persone durante il corteo.


22 marzo 2009 - Corriere di Bologna

Faccia a faccia Polizia e carabinieri fronteggiano i dimostranti. Nel tondo, il corteo in via Rizzoli. Esultano gli organizzatori. Imposta la democrazia alle autorità di Bologna. Avanti fino al ritiro di questa ordinanza
Caos al corteo anti-prefetto Forzato il divieto di sfilare
Mille alla manifestazione delle Rdb. Centro in tilt. Tensione tra i dimostranti e le forze dell'ordine, manganellate in via Rizzoli. Poi viene permesso il passaggio nelle vie vietate
di Alessandro Mantovani Silvia Saracino

Bologna - La prova di forza è riuscita, i manifestanti non hanno sfondato i cordoni di polizia e carabinieri ma hanno fatto il corteo nelle strade proibite, scavalcando la direttiva Maroni e l'ordinanza del prefetto. Era questo l'obiettivo delle Rdb, dei Cobas e della sinistra antagonista e radicale, da «Bologna città libera» a Crash e agli altri centri sociali, dai ragazzotti in nero dietro lo striscione dell'Assemblea antifascista a quelli rumorosissimi in giallo della Terroni band, che hanno fatto impazzire la polizia spuntando sempre alle sue spalle. Dopo due ore e mezzo di fronteggiamenti in piazza del Nettuno e qualche manganellata in via Rizzoli, hanno sfilato contenti e soddisfatti fino alle Due Torri e in via Zamboni, per sciogliersi in piazza Verdi. Erano un migliaio, 2000 per gli organizzatori e 7-800 per la Questura. Mettevano in conto anche le denunce che ora arriveranno, come sono arrivate a Valerio Monteventi e agli altri di «Bologna città libera» che da due settimane protestano di sabato in piazza Maggiore contro l'ordinanza prefettizia. E ora attendono il Tar, davanti al quale hanno impugnato il provvedimento.
Alle 15.30 al Nettuno erano in trecento, il vicequestore vicario Sergio Bracco ha chiesto subito di sgomberare e Massimo Betti, leader Rdb, ha risposto picche. «Non abbiamo paura», diceva al megafono il responsabile dei sindacati di base che avevano promosso l'iniziativa «per le libertà democratiche» con un appello firmato da cento lavoratori. Poi è cominciato il giochino dei fronteggiamenti con la polizia, guidato e gestito dallo stesso Betti con Monteventi, Serafino D'Onofrio e ad altri volti noti, come l'ex segretario del Prc Tiziano Loreti oggi candidato in Provincia per «Terre libere» e il consigliere provinciale Sergio Spina, tutti intenzionati — come la polizia — a evitare scontri. Le forze dell'ordine li hanno bloccati per due volte, prima su via Rizzoli e poi verso piazza Maggiore. Alle 17 il nuovo tentativo, pacifico, di passare. E mentre il grosso dei manifestanti era faccia a faccia con la polizia, piccoli gruppi sono spuntati in via Rizzoli passando da Sala Borsa e da Palazzo Re Enzo: in testa i rumorosi giovani con i tamburi, le magliette gialle e la scritta «100% terrone». La situazione è diventata ingestibile, i vigili hanno chiuso al traffico la «T» paralizzando le strade attorno. A quel punto è volata qualche manganellata: i carabinieri hanno respinto uno dei ragazzi in giallo, un gruppo di manifestanti ha temuto il peggio e si è mosso come per attaccare, ma i militari hanno retto. Gli agenti erano costretti a rincorrere gruppi di manifestanti che partivano in tutte le direzioni. «È il caos», dicevano per radio i funzionari della Questura. Cori contro Sergio Cofferati e la polizia. Poi il via libera fino alla zona universitaria, la polizia ha chiesto di occupare solo una corsia di via Rizzoli e Betti ci ha provato, ma invano: «Tutti a sinistra, la destra lasciamola al Pd».
Monteventi è raggiante: «Ce l'abbiamo fatta — dichiara —. È stata anche un'iniziativa di comunicazione alla città sull'ordinanza, avanti fino al suo ritiro ». Betti: «Abbiamo imposto la democrazia e la libertà al prefetto, a Cofferati e alla Draghetti ». D'Onofrio: «Per il divieto non si indignano gli intellettuali ma i lavoratori sì». Loreti: «Bologna non è solo il Pd e il centrodestra».


22 marzo 2009 - Il Resto del Carlino

Il corteo proibito
In mille vìolano l'ordinanza
di ENRICO BARBETTI

Bologna - DUE ORE di caos nel cuore della città e un migliaio di manifestanti che sfilano per via Rizzoli. Esulta l'antagonismo bolognese perché, alla prova della piazza, la contestata ordinanza che limita cortei e presidi in centro nel fine settimana è stata violata. E, di fronte alla prospettiva di dover sciogliere l'adunata con l'uso della forza e conseguenze imprevedibili, i responsabili dell'ordine pubblico hanno imboccato la strada della trattativa e del buon senso, dopo lunghi minuti di tensione e un tafferuglio senza feriti all'incrocio tra via Rizzoli e via Indipendenza. Per il corteo indetto dai sindacati di base, a cui hanno aderito centri sociali e collettivi, si è aperta infine la strada per piazza Verdi dove, poco dopo le 18, si è conclusa un'altra giornata di passione. Organizzatori, promotori e principali protagonisti della manifestazione clandestina' saranno denunciati per avere violato le prescrizioni della Questura, che nei giorni scorsi aveva offerto ai contestatori un percorso alternativo da piazza San Francesco a piazza Roosevelt, ovvero quella della Prefettura. L'indicazione, peraltro, era stata confermata dal Tar, con la bocciatura del ricorso d'urgenza dei sindacati di base per sospendere il provvedimento del questore. ALLE 15.30, orario d'inizio della disfida, il vicario della questura Sergio Bracco e il dirigente della Digos Vincenzo Ciarambino intimano a Massimo Betti delle Rdb di sciogliere il presidio. A quel punto in piazza Nettuno ci sono circa 300 persone; sui lati di via Rizzoli e piazza Maggiore sono schierati i cordoni di polizia e carabinieri per evitare che si formi un corteo. FRA I MANIFESTANTI spiccano attivisti di Crash, Tpo, Xm24, Vag61, Assemblea antifascita permanente, studenti dell'Onda che distribuiscono adesivi: Oggi io manifesto'; tra i politici sono presenti il candidato sindaco di Bologna città libera' Valerio Monteventi, Tiziano Loreti, Sergio Spina e Serafino D'Onofrio. La tensione sale poco dopo le 16 quando, raccolti dietro lo striscione Libertà di lotta', i rappresentanti delle Rdb marciano verso l'esterno della piazza, fronteggiando per circa mezz'ora le forze dell'ordine su tutti i lati del Nettuno, intonando cori contro la polizia e, come di consueto, contro Cofferati. La situazione sembra tornare entro i limiti di guardia ma, alle 17, lo striscione dei sindacati di base, che viene fatto passare attraverso la Sala Borsa per aggirare il cordone, ricompare in via Rizzoli con un'avanguardia dei manifestanti che organizza un mini-blocco del traffico. Altri antagonisti escono alla spicciolata e la polizia municipale è costretta a chiudere il traffico in tutta la T. Si formano mini cortei che tentato di imboccare via Rizzoli e via Indipendenza; il gruppo dell'Assemblea antifascista si scontra coi carabinieri. Vola qualche manganellata ma nulla più. Le forze dell'ordine riescono infine a riformare due cordoni tra piazza Re Enzo e via Indipendenza, contenendo i manifestanti che nel frattempo sono diventati quasi un migliaio. Il blocco dura circa mezz'ora. Nel frattempo si trova l'accordo per evitare che la situazione degeneri: la Questura concende il deflusso del corteo verso piazza Verdi, dove si giunge dopo un quarto d'ora di marcia. I manifestanti gridano libertà'. PER VALERIO Monteventi «è stata una bellissima giornata di lotta e mobilitazione: vogliamo andare avanti dice finché l'ordinanza non verrà ritirata». Per Serafino D'Onofrio l'accaduto «conferma che il divieto è stupido e inutile». Canta vittoria Massimo Betti, promotore dell'iniziativa: «Abbiamo imposto democrazia e libertà al prefetto, a Cofferati e alla Draghetti. Siamo molto soddisfatti per la grandissima partecipazione che stimiamo in 2.000 persone. E' stata una disobbedienza di massa che non può essere ignorata dalle forze politiche».


22 marzo 2009 - Gazzetta di Modena/Nuova Ferrara

Tensione in centro a Bologna contro il divieto di cortei
Monteventi: se divento sindaco preservativi a tutti i diciottenni e prevenzione Aids

BOLOGNA - Preservativi gratis (anche a scuola) nei primi 100 giorni di mandato. E un milione di condom distribuiti gratuitamente ogni anno in città. E’ la promessa di Valerio Monteventi, consigliere comunale e candidato sindaco della lista Bologna città libera, che critica aspramente le parole di papa Benedetto XVI sull’uso dei profilattici per combattere l’Aids, nel corso della sua visita pastorale in Africa. «Quello del Vaticano - attacca - è un comportamento che contraddice la sua sbandierata difesa della vita».
E ieri pomeriggio c’è stata tensione nel centro di Bologna per una manifestazione annunciata da giorni proprio contro la direttiva del Ministero dell’Interno, seguita da un’ordinanza prefettizia, che vieta i cortei nel fine settimana in pieno centro. Non ci sono stati scontri ma le forze dell’ordine hanno dovuto fronteggiare il tentativo di formare un corteo dalla zona di piazza Nettuno. Alcuni manifestanti hanno cercato di imboccare via Ugo Bassi e lì c’è stato un contatto con i carabinieri. Poi le forze dell’ordine si sono ritrovate alle spalle quelli che, mischiandosi alle molte persone in centro per lo shopping o la passeggiata, hanno aggirato lo schieramento. La situazione è stata gestita da una parte e dall’altra senza eccessi e i manifestanti sono poi defluiti, con alcuni striscioni, verso la zona universitaria. «In migliaia hanno smontato il divieto di manifestare nel centro di Bologna», ha commentato in serata la Rdb/Cub che aveva promosso l’iniziativa assieme alla lista ‘Bologna città Libera’, a cento lavoratrici e lavoratori che avevano lanciato un appello a «non chinare la testa» e a componenti del movimento studentesco. Secondo la Questura, i manifestanti erano circa 300 nel primo pomeriggio e sono poi aumentati fino a 800-900. Anche nei due sabati precedenti in centro c’erano state manifestazioni di protesta.


22 marzo 2009 - Liberazione

«Libertà di manifestare» Bologna in piazza contro i divieti del prefetto
di Benedetta Aledda

Bologna - In migliaia ieri a Bologna hanno infranto il divieto di manifestare nelle principali piazze del centro nel fine settimana. In tanti hanno risposto all'appello dei sindacati di base, riassunto dallo striscione: «Libertà di lotta». A lungo i manifestanti sono rimasti in piazza Nettuno, dentro alla "zona rossa" tracciata dall'ordinanza con cui il prefetto di Bologna vieta le manifestazioni dal sabato pomeriggio alla domenica, in base alla direttiva del ministro degli Interni. «Io violo il divieto di manifestare e manifestamente manifesto», ribadivano lapalissiani i cartelli che i manifestanti portavano addosso. Oltre alle bandiere di Rdb, Cobas e Sdl c'erano anche quelle del Pcl e gli striscioni dei centri sociali. Gli esponenti di Bologna Città Libera, alcuni già denunciati per aver manifestato sabato 8 marzo in piazza Maggiore, distribuivano volantini che spiegavano: «In piazza per la libertà di manifestare. Non ci possono togliere le piazze e le strade».
Verso le 16,30 si è formato un corteo, ma si è mosso solo all'interno della piazza, chiusa da due cordoni di agenti. Chiusa ma non troppo, visto che il presidio era continuamente attraversato dal viavai delle compere e dai visitatori che entravano e uscivano da Sala Borsa e da Palazzo Re Enzo, ai lati della piazza. Mezz'ora più tardi alcune decine di manifestanti, approfittando di qualche falla nel cordone della polizia o sbucando dagli ingressi laterali di Sala Borsa, sono uscite da piazza Nettuno e gridando «Li-ber-tà, li-ber-tà!» hanno occupato per qualche minuto una parte di via Rizzoli. Con loro anche alcuni percussionisti del "Blocco giallo", vestiti, appunto, di giallo. Per qualche minuto sono rimasti separati dagli altri manifestanti, perché, nel frattempo, il cordone di agenti è stato rafforzato. L'unico momento di tensione si è verificato quando un gruppo, stando dietro a uno striscione, ha cercato di uscire dal presidio lanciandosi più rapidamente degli altri verso la strada. I poliziotti hanno fatto muro con gli scudi e il parapiglia è culminato in qualche secondo di manganellate.
A poco a poco, i manifestanti sono riusciti ad allontanarsi da piazza Nettuno, fino a riversarsi tutti in via Rizzoli, dove sono rimasti bloccati a lungo fra due cordoni di agenti. C'è voluta quasi un'ora perché potessero mettersi in marcia in direzione delle due torri, fino a svoltare a sinistra in via Zamboni. Da qui hanno raggiunto piazza Verdi, dove sono rimasti fino alle 18,30, quando i promotori, dichiarandosi soddisfatti, hanno arrotolato le bandiere.
RdB, Cobas e Sdl avevano annunciato un corteo da piazza Nettuno fino alla Prefettura, passando per via Ugo Bassi, ma la Questura l'aveva vietato, indicando un percorso alternativo. I promotori hanno fatto ricorso al Tar in via urgente, ma il tribunale l'ha respinto. È ancora attesa, invece, la pronuncia sulla richiesta di sospendere l'ordinanza del prefetto, che i sindacati di base hanno da subito definito «incostituzionale».

A 10 anni dalle bombe su Belgrado un meeting prepara la protesta anti Nato
A Vicenza per fermare le "guerre umanitarie"
di Checchino Antonini

Vicenza - Che a Vicenza ci sia Camp Ederle lo sanno tutti da cinquant'anni. Meno noto che da lì, è il comando Usa per il Sud Europa, partivano gli ordini per far decollare gli F16 da Aviano verso la Jugoslavia. E poi da Ederle si sarebbe mossa la 173ma brigata aviotrasportata Usa, quella del fosforo su Falluja. La prima e la seconda guerra umanitaria sono state ordinate da questa città che tenta di evitare l'ennesima base Usa sul suo territorio. Intanto, da pochi giorni, la targa sulla caserma Usa avverte che tra qui e Napoli si divide Africom, il comando Usa per le operazioni in Africa. La guerra umanitaria al Sudan pare ancora più vicina. E poi Vicenza è anche il posto con la più numerosa comunità di lavoratori serbi. Lavorano nel tessile e nelle fabbriche metalmeccaniche dell'Alto vicentino. Ecco perché la loro presenza si notava, ieri, tra i partecipanti a "Target", il meeting internazionale nel decimo anniversario dei bombardamenti Nato promosso dalle reti Disarmiamoli, Sempre contro la guerra, Rdb e Coordinamento nazionale per la Jugoslavia, una onlus che raccoglie quell'opinione contraria allo smembramento della repubblica federale di Jugoslavia. Una due giorni, con attivisti serbi e croati, che serve anche a lanciare la partecipazione italiana alla mobilitazione europea indetta dal Fse contro i festeggiamenti per il sessantesimo della Nato proclamati per il 4 aprile a Strasburgo.
«C'è una rimozione generale sulle responsabilità italiane nel sistema guerra», avverte Nella Ginatempo (Sempre contro la guerra). Dieci anni dopo, era il 24 marzo del '99, la Jugoslavia è devastata, la Nato si appresta a rilanciare il suo ruolo: lo scudo spaziale, l'Afghanistan, l'allargamento a Est, l'accerchiamento della Russia, la cooperazione con Israele. «Il contesto politico è difficilissimo», segnala Roberto Luchetti, (Disarmiamoli). Sarà perché c'è una strisciante riabilitazione di D'Alema,il primo premier ex Pci che lanciò la nostra aviazione, seconda solo a quella Usa, nei 78 giorni di guerra aerea che seminarono 23mila bombe e missili all'uranio impoverito su città e campagne con lo scopo di lanciare l'Italia nella nobile cerchia dei Grandi. Il 10 giugno del '99 lo stesso D'Alema si complimentò coi piloti per la loro esperienza «professionale e umana». Avvenne, quella esperienza, dopo una campagna di bugie che preparò la guerra, evitò accordi di pace, fece fallire l'Onu e lanciò le parole d'ordine di una guerra umanitaria e pulita, come ha spiegato il giornalista tedesco Juergen Elsaesser autore di una sorta di enciclopedia delle menzogne su quell'aggressione. In contemporanea con eventi analoghi, a Salonicco e Montreal, gli interventi (tra gli altri di Domenico Gallo, Andrea Catone, Manlio Dinucci, Giulietto Chiesa, la statunitense Diana Johnstone) hanno osservato sotto ogni punto di vista la prima guerra dopo la fine del Patto di Varsavia, la prima "out of area" della Nato, contro un paese che non aveva aggredito nessuno, e tantomeno un membro dell'Alleanza militare che traina i tre quarti della spesa militare mondiale. Gilberto Vlaic e Riccardo Pilato, quel 24 marzo, scesero in piazza, uno a Trieste, l'altro a Brescia. Subito dopo iniziò la loro opera di solidarietà con le popolazioni colpite. Ricordano a Liberazione l'impulso decisivo delle camere del lavoro e delle Rsu per attivare forme di aiuto tra lavoratori che continuano da dieci anni. La più significativa, probabilmente, è l'affido a distanza per 1800 figli degli operai della Zastava, la più grande fabbrica dei Balcani, a Kragujevac, 150 km a sud di Belgrado. «Città multietnica dove i lavoratori non si sono mai sparati tra loro», ricorda con orgoglio Rajka Veljovic, di Samostalni, il maggior sindacato serbo. Dell'uranio impoverito non si sa ancora nulla di ufficiale, spiega la sindacalista, tutto è coperto. Ma già sono evidenti i danni del disastro ambientale dei bombardamenti su fabbriche e depositi chimici. «Bombardare Pancevo è stato come bombardare Porto Marghera», esemplifica Vlaic. L'embargo, le privatizzazioni, le bombe, e lo "spezzatino" hanno ridotto la Zastava da 36mila dipendenti (nel 99 erano in cassa integrazione) ai 3mila attuali della fabbrica più grande del gruppo, altri 700 lavorano nella Zastava camion e 2000 nella fabbrica di armi leggere. In dieci anni la cooperazione tra lavoratori ha seminato studi dentistici, ambulatori, palestre, mense, un centro per ragazzi down, un altro per invalidi civili, tentando di intervenire sui bisogni reali. Ma il paese è in svendita. E la Fiat s'è appena comprata la Zastava, con un accordo firmato strategicamente alla vigilia delle elezioni di un anno fa. Dicono a Kragujevac che sia la multinazionale torinese ad avere vinto le elezioni. Poi la crisi ha gelato tutto, la Fiat non ha ancora cacciato un euro. E i nostri salari somigliano sempre più a quelli dell'Est, avverte Germano Raniero, della Cub vicentina: «Se l'arretratezza ci accomuna, sarà possibile che i lavoratori si mobilitino tutti insieme?».


22 marzo 2009 - La Repubblica

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Un migliaio per il diritto a manifestare, scontri in piazza
Pomeriggio di tensione con slogan, striscioni e manganellate. Il questore: ha prevalso il buon senso
In mille all´assalto della zona rossa alla fine il corteo conquista piazza Verdi
di ALESSANDRO CORI

Bologna - I manifestanti giocano a scacchi con la polizia tutto il pomeriggio e, come dicono loro, "demoliscono l'ordinanza del prefetto" che vieta di fare cortei in centro nel week-end. Presidiano prima il Nettuno, nonostante l'invito della Questura ad abbandonare la piazza, poi bloccano per un paio d'ore via Rizzoli, con le forze dell'ordine che cercano invano di arginarli. Vola anche qualche manganellata. E alla fine, dopo momenti di tensione, cortei improvvisati e una lunga trattativa con le forze dell´ordine il serpentone di contestatori, un migliaio (con in testa le Rdb) raggiunge piazza Verdi e canta vittoria. L´ordinanza prefettizia, frutto della direttiva Maroni, ieri sembra non aver tenuto. «Abbiamo fatto prevalere il buonsenso, l´ordine pubblico è sempre una cosa molto delicata - dice il questore Luigi Merolla - e ci si deve adattare alle circostanze che si creano sul campo. Questo per il bene di tutti. Dei cittadini, degli operatori di polizia e anche dei manifestanti».
Alle 15,30 quando sotto al Nettuno ci sono circa 300 persone, tra cui i rappresentanti di "Bologna città Libera", i ragazzi dei centri sociali e dell´Onda, le forze dell´ordine presidiano tutti gli ingressi. I manifestanti da lì, in corteo, non si possono muovere. Anche se, di fatto, l´accesso alla piazza non è stato impedito e chiunque può entrare e uscire. La Questura intima agli organizzatori di sciogliere il presidio ma senza successo. Massimo Betti, segretario delle Rdb, annuncia: «Proveremo a raggiungere la Prefettura». La gente aumenta, si forma un corteo. I manifestanti girano intorno al Nettuno con polizia, Digos e carabinieri che di volta in volta li bloccano. La tensione sale. Una quindicina di persone, passando dalla Sala Borsa, sbuca alle spalle del cordone di agenti che protegge il lato davanti all´incrocio della "T", gridando «Vi abbiamo circondato, disperdetevi». I contestatori, uno alla volta, lasciano il Nettuno e piombano in via Rizzoli. Il traffico va in tilt. Polizia e carabinieri cercano di contenere i gruppetti che improvvisano cortei. Davanti al negozio della "Tre" la prima fila dei manifestanti prova a raggiungere via Indipendenza e qui partono le manganellate dei carabinieri. Pochi secondi, nessuno si fa male. Il corteo cambia direzione e punta le Due Torri. Valerio Monteventi e Betti trattano con i funzionari della Questura per arrivare in piazza Verdi. Il «si», alla fine, c´è. «Lotteremo finché l´ordinanza non sarà ritirata», dice Monteventi. L´appuntamento è per il prossimo sabato.

Amia, guerra ai volantini
L'Amia denuncerà chi fa volantinaggio in città senza autorizzazione. Ad annunciarlo è il presidente della collegata Amia Essemme, Filippo Cucina, alle prese con uno sciopero a oltranza dei 900 operai addetti allo spazzamento delle strade e allo svuotamento dei cestini. «Abbiamo il dovere di limitare i danni provocati da questa astensione anomala dal lavoro»

Palermo - Una querela contro chi fa volantinaggio in città senza alcuna autorizzazione. La richiesta al prefetto della precettazione dei lavoratori non appena «sarà rilevato nei quartieri il rischio per l´igiene pubblica». La costituzione di una task force con i vigili urbani per avviare controlli contro chi getta i rifiuti in strada. Sono queste le iniziative messe in capo dalla direzione di Amia Essemme per far fronte all´emergenza spazzatura che sta travolgendo la città a causa dello sciopero dei 900 dipendenti che si occupano dello spazzamento delle strade e dello svuotamento dei cestini. «Abbiamo il dovere di limitare i danni provocati da questa astensione anomala dal lavoro», dice il presidente di Amia Essemme, Filippo Cucina. Da sabato scorso i sindacati Rdb e Alba hanno avviato lo stato di agitazione e gli operai scesi in sciopero per chiedere «garanzie sul futuro dell´azienda», messo a rischio dalla crisi finanziaria che colpisce la capogruppo Amia. «Mancano inoltre guanti, tute e palette, i lavoratori vanno in servizio rischiando la loro incolumità», dicono Paolo Di Gaetano dell´Rdb e Maurizio Bongiovanni dell´Alba. Nonostante l´appello del sindaco Diego Cammarata, che ha chiesto agli operai di tornare al lavoro minacciando l´avvio della precettazione, i sindacati non hanno fatto alcun passo indietro. Risultato? Se le strade del centro sono state pulite da operai dell´Amia, in periferia ormai da quasi una settimana si accumulano cartacce, lattine e bottiglie di plastica, con i residenti costretti spesso a spazzare di propria iniziativa i marciapiedi. Da Mondello a Brancaccio, passando per Vergine Maria, Bonagia, Borgo Nuovo o Falsomiele, ormai per tenere pulite le strade i residenti si sono armati di scope e palette. «Ho chiesto all´Amia di aumentare le squadre per la pulizia delle strade - dice Cucina - Questi lavoratori saranno pagati attraverso il fondo per lo straordinario dedicato agli operai di Amia Essemme». Una delle iniziative messe in campo dalla direzione aziendale è anche quella denunciare chi «fa in città volantinaggio abusivo in spregio alle regole che tutelano l´igiene ambientale cittadine e la salute pubblica in generale, contribuendo ad arrecare danno al decoro della città». Il presidente Cucina ha chiesto anche una collaborazione alla Gesip per aumentare la pulizia «di parchi, ville, giardini e aiuole». Inoltre la polizia municipale avvierà attraverso il reparto di Igiene urbana controlli in strada per denunciare chi getta rifiuti ingombranti.(a.fras.)


22 marzo 2009 - L'Espresso

CNR La consulenza è una scienza

La scienza della consulenza. Perché i contratti esterni assegnati dal Consiglio nazionale delle ricerche aumentano a vista d'occhio? Il sindacato Usi-Rdb li ha analizzati, evidenziando un salto impressionante: 167 nel 2006, 638 nel 2007 e 3.250 nello scorso ano. Lo studio dei dati pubblicati sul sito del Cnr mostra altre anomalie: a partire dfalla spesa, passata in un biennio da 1,6 a 25,641 milioni. Significativo il parziale atttribuito alla nuova presidenza di Luciano Maiani: dal 15 marzo 2008, data della sua nomina, sono stati contati 2.581 incarichi esteri con una spesa di 19,7 miloni. G.D.F.


22 marzo 2009 - La Sicilia

Appello della rappresentanza sindacale di Cgil, Cisl e RdB
I vigili del fuoco «chiedono aiuto» «La Provincia ci ripari la caserma»

Agrigento - Per i vigili del fuoco del comando provinciale, la sede di Villaseta non è il massimo della vita. Anzi, la faccenda è diametralmente agli antipodi. Lavorare con accanto i secchi di plastica per raccogliere l’acqua che sgorga dal tetto è uno scandalo che vede i vigili dei sindacati sul piede di guerra contro chi è il padrone della struttura: la Provincia regionale. Calogero Sanzo della Cgil, Mario Aversa della Cisl e Carlo Vitello della Rappresentanza di Base dei vigili del fuoco hanno scritto una lettera al capo del direttivo provinciale, Eugenio D’Orsi invitandolo a recarsi quando vorrà nella caserma. «La nostra è una situazione estremamente precaria - scrivono i sindacalisti - ed è la conseguenza di una lenta e lunga usura che la sede soffre fin dal 1995, data di consegna dei locali. Oggi appare necessario un intervento di ristrutturazione e ammodernamento. E’ paradossale che i vigili del fuoco, preposti al soccorso tecnico e urgente delle persone e delle cose, nonché alla messa in sicurezza degli stabili, utilizzino una sede che non offre più gli standard necessari a garantire un’adeguata serenità al personale, indispensabile al delicato ruolo di operatori del soccorso e di servizio al cittadino». Già nei giorni scorsi, una rappresentanza di tecnici della Provincia si è recata in caserma per fare il punto della situazione. Tanta disponibilità, espressa senza perdere tempo, ma pochi soldi in cassa per intervenire. In sintesi è questa la sintesi del momento. Intanto, continua a piovere in caserma. Ma i vigili del fuoco sono già sul posto.(F.D.M.)


22 marzo 2009 - Il Messaggero

Ausiliari del traffico

NETTUNO - Contatti fra il sindaco di Nettuno, Alessio Chiavetta, e i sindacati Confail e Flaica sul problema degli ausiliari del traffico che rischiano il licenziamento per il mancato rinnovo dell'appalto. Chiavetta afferma di lavorare ad una soluzione e chiede al PdL «di evitare prese di posizione che mettono in imbarazzo i sindacalisti e l'esponente PdL che sta partecipando agli incontri».


21 marzo 2009 - Dire

BOLOGNA. DIRETTIVA MARONI, SCONTRI POLIZIA-MANIFESTANTI
TENSIONE E QUALCHE MANGANELLATA IN PIAZZA NETTUNO

(DIRE) Bologna, 21 mar. - Momenti di tensione e qualche manganellata oggi pomeriggio in pieno centro, a Bologna, per la manifestazione organizzata da sindacati di base e centri sociali contro l'ordinanza della Prefettura e la direttiva Maroni che nel fine settimana vietano presidi e cortei in alcune parti del centro della citta'. Circa 500 persone (300 secondo la Questura) hanno violato il divieto occupando Piazza Del Nettuno, che dal primo pomeriggio era presidiata su ogni lato da un notevole schieramento di Forze dell'ordine. Anche se, di fatto, l'accesso alla piazza non e' stato impedito. Circa tre quarti d'ora dopo le 15 si e' formato un corteo che cercava di uscire da Piazza Del Nettuno dirigendosi verso la "T". Un cordone di Polizia ha bloccato il tentativo e i manifestanti si sono diretti verso via d'Azeglio, bloccati anche in questo caso all'altezza della fontana del Nettuno: prima sul lato destro poi quello sinistro. Gli incidenti si sono verificati quando un gruppetto armato di striscione si e' lanciato piu' rapidamente del solito verso via Indipendenza. Li' la Polizia ha fatto muro con gli scudi, e il parapiglia e' culminato in qualche secondo di manganellate. Momenti piu' ilari in precedenza, quando una quindicina di persone, passando dagli interni di Sala Borsa, erano sbucate alle spalle della polizia nel pieno dell'incrocio della "T" gridando "Vi abbiamo circondato, disperdetevi". Ritornata la calma il grosso dei manifestanti, nel frattempo le presenze erano salite a 2000 secondo i manifestanti (7-800 per la Questura) si e' poi diretta in corteo verso Piazza Verdi. Nelle prime file del corteo il candidato sindaco di Bologna citta' libera Valerio Monteventi, il suo collega a Palazzo D'Accurio Serafino D'Onofrio, il consigliere provinciale Sergio Spina e il candidato alla presidenza della provincia, ex segretario del Prc, Tiziano Loreti. Il segretario del sindacato Rdb Massimo Betti ha promesso che le proteste contro la direttiva Maroni proseguiranno per i prossimi fine settimana.


21 marzo 2009 - Omniroma

ACEA, MOVIMENTI: «ACQUA BENE CHE DEVE RESTARE PUBBLICO»

(OMNIROMA) Roma, 21 mar - No all'ulteriore e definitiva privatizzazione di Acea e chiarire quale saranno il futuro e le strategie dell'azienda. Lo chiedono movimenti e cittadini fra i quali Action, Rdb Energia, Articolo 3 e tanti altri che questa mattina si sono ritrovati nella Sala Gonzaga. I movimenti denunciano come «una serie di operazioni finanziarie hanno portato l'Acea ad avere un surplus di personale e una carenza e un peggioramento dell'erogazione dei servizi». Un altro elemento negativo è il continuo aumento delle tariffe per quanto riguarda Acea, tutte problematiche riscontrate nel settore acqua, «bene primario e pubblico» come ricordano i partecipanti all'assemblea. Ecco perché resta fondamentale che la percentuale di proprietà del Comune deve rimanere del 51% e «non deve diminuire».


21 marzo 2009 - Ansa

TENSIONE A BOLOGNA PER TENTATIVO CORTEO CONTRO DIVIETO

(ANSA) - BOLOGNA, 21 MAR - Tensione pomeridiana nel centro di Bologna per una manifestazione annunciata da giorni proprio contro la direttiva del Ministero dell'Interno, seguita da un'ordinanza prefettizia, che vieta i cortei nel fine settimana in alcune zone delle citta'. Non ci sono stati scontri ma le forze dell'ordine hanno dovuto fronteggiare il tentativo di formare un corteo dalla zona della centralissima piazza Nettuno. Alcuni manifestanti hanno cercato di imboccare via Ugo Bassi e li' c'e' stato un contatto con i carabinieri, ma senza problemi gravi. Poi le forze dell'ordine si sono ritrovate alle spalle quelli che, mischiandosi alle molte persone in centro per lo shopping o la passeggiata, hanno aggirato lo schieramento. La situazione e' stata comunque gestita da una parte e dall'altra senza eccessi e i manifestanti sono poi defluiti, con alcuni striscioni, verso la zona universitaria. ''In migliaia hanno smontato il divieto di manifestare nel centro di Bologna'', ha commentato in serata la Rdb/Cub che aveva promosso l'iniziativa assieme alla lista 'Bologna citta' Libera', a cento lavoratrici e lavoratori che avevano lanciato un appello a ''non chinare la testa'' e a componenti del movimento studentesco e della sinistra. Secondo la Questura, i manifestanti erano circa 300 nel primo pomeriggio e sono poi aumentati fino a 800-900. Anche nei due sabati precedenti in centro c'erano state manifestazioni di protesta.

TLC: COMDATA; LUNEDÌ SCIOPERO NAZIONALE E PRESIDI

(ANSA) - TORINO, 21 MAR - I lavoratori del gruppo Comdata, il call center che occupa più di 3.500 persone con committenti come Vodafone, Telecom e le banche, sciopereranno otto ore, lunedì, contro « il progetto di riduzione dei livelli occupazionali e per il rispetto degli accordi di secondo livello». A Torino è previsto un presidio organizzato dalla Flm Uniti-Cub, dalle 7,30 in via Carlo Alberto 22 e, dalle 10,30, davanti alla sede della Regione Piemonte, in piazza Castello. Altri presidi, ai quali parteciperanno anche i sindacati confederali di categoria, sono previsti ad Asti, Ivrea, la Spezia. Lo sciopero nazionale è stato indetto in tutte le sedi del gruppo (Milano, Torino, Ivrea, Asti, La Spezia, Olbia, Lecce) perchè l'azienda sostiene di non essere in grado di garantire che, come è previsto da accordi sindacali, sia assunta una parte dei 1.000-1.500 giovani attualmente con contratto a termine e perchè non è stato pagato il premio di risultato. La causa sarebbe una contrazione dei ricavi, attribuita in gran parte alla riduzione della commessa Telecom, ma anche l'intenzione della stessa Telecom di aprire un call center a Ivrea per assorbire ex dipendenti Olivetti.


21 marzo 2009 - Liberazione

Ieri manifestazione delle scuole per il tempo pieno
Bologna, sindacati di base in strada contro i divieti
di Benedetta Aledda

Bologna - In 5 mila a Bologna per dire: «No ai tagli. Difendiamo la scuola pubblica». C'era scritto questo, a caratteri cubitali, sullo striscione lungo 200 metri e largo 3 che, visto dall'alto, doveva sembrare proprio un serpentone, specialmente quando è arrivato in piazza Malpighi e ha fatto la curva per tornare indietro. Verso le 17,30 centinaia di mani di genitori, insegnanti e alunni avevano iniziato a srotolarlo sotto le due torri. Poi l'hanno sollevato e gli hanno fatto percorre quel tratto di via Emilia che passa nel cuore della città, prendendo i nomi di via Rizzoli e via Ugo Bassi. All'incrocio con piazza Malpighi, la testa ha fatto retromarcia e, a metà del percorso a ritroso, lo striscione gigante si è infilato in piazza Nettuno, ha raggiunto piazza Maggiore e qui si è disteso per terra, diventando un campo di giochi per i bambini, che ci sono rotolati sopra fino a dopo le 19. Lungo il percorso, ogni tanto, veniva posato a terra, per dare modo alle penne di scriverci un nome o un motto. «Io sono una guerrigliera», ha scritto qualcuna, mentre intorno si fischiava, si lanciavano palloncini, la banda suonava e si scandivano sglogan come «siamo la scuola di qualità ed è per questo che siamo qua». Sono più di 18mila le firme contro il maestro unico e il tempo corto raccolte dall'assemblea genitori e insegnanti delle scuole di Bologna e provincia. Oggi una delegazione, insieme a quelle di tante altre città italiane, le porta a Roma, al ministero della Pubblica istruzione.
Un'altra manifestazione è prevista oggi alle 15,30, sempre sotto la statua del Nettuno, nella piazza che, però, dal sabato pomeriggio alla domenica rientra nella "zona rossa" vietata dal prefetto. In questo caso sono i sindacati di base a dare appuntamento. Rivendicano il diritto a manifestare nelle principali piazze e vie della città. Contestano l'ordinanza entrata in vigore un mese fa applicando «in via sperimentale» la direttiva che il ministro degli Interni emanò dopo le preghiere musulmane nei cortei contro i bombardamenti in Palestina.
RdB, Cobas e Sdl non rinunciano al percorso originario, vietato dalla Questura in base all'ordinanza. Hanno fatto ricorso al Tar in via urgente, ma il tribunale ha respinto la richiesta di sospendere le prescrizioni della Questura per il 21 marzo. Ancora attesa, invece, la pronuncia sulla richiesta di sospendere l'ordinanza del prefetto.
Se la Questura dovesse chiudere preventivamente la piazza, «staremo intorno al cordone e comunicheremo con la citta», ha detto Valerio Monteventi. Il candidato sindaco di Bologna Città Libera, che parteciperà alla manifestazione a titolo personale, e che è già stato denunciato, insieme ad altre 4 persone, per aver manifestato in piazza Maggiore l'8 marzo.
In città si sta formando un collegio di difesa gratuito per assistere chi dovesse essere denunciato per infrazioni alla direttiva Maroni.

Target, nel decimo anniversario dei bombardamenti Nato in Jugoslavia

Oggi e domani a Vicenza , nella Sala della Circoscrizione IV in via Turra 70 (al Parco Città) "Target", il meeting internazionale nel X anniversario dei bombardamenti della Nato sulla Repubblica federale di Jugoslavia a cura di Coordinamento nazionale per la Jugoslavia onlus, Rdb-Cub, Rete nazionale Disarmiamoli, Forum Belgrado Italia e Rete Semprecontrolaguerra. Oggi alle 14.45 con Andrea Martocchia di Cnj, il giornalista Juergen Elsaesser, Andrea Catone, la saggista Diana Johnstone autrice de "La crociata dei pazzi", Luciano Vasapollo di Cestes Proteo, Manlio Dinucci, Cinzia Della Porta, Roberto Luchetti di Disarmiamoli, Alberto Tarozzi dell'Università del Molise, il medico epidemiologo Valerio Gennaro, il magistrato Domenico Gallo e Enrico Vigna del Forum di Belgrado Italia discutiamo di "Propaganda di guerra" (tra disinformazione deriva politico culturale), "Le nuove crociate" (crisi economica e politiche militari), "Ecocidio" (gli effetti della guerra). E poi documentazione video e alle 20.30 cena di finanziamento e serata musicale con i Giovani strumentisti Milenkovich, l'Orchestra serba di Vicenza e NeMaProbleMa. Domani alle 9.30 "Rovesciare il Target è possibile?" Il movimento contro la guerra, le basi militari e la Nato. La solidarietà e la condizione dei lavoratori in Italia, nei Balcani e in Europa . Con Germano Raniero di Rdb-Cub, Zoran Mihailovic presidente del Samostalni Sindikat, Zastava Auto, Kragujevac, e vice-presidente del settore metalmeccanici Samostalni Sindikat della Serbia, Nereo Turati di Rdb-Cub Migranti, Giorgio Cremaschi di Fiom Cgil, Vlaic, Alessandro Di Meo di Un Ponte per..., Riccardo Pilato dell'associazione Zastava, Raija Veljovic, la scrittrice Slobodanka Ciric, Nella Ginatempo di Semprecontrolaguerra, Vladimir Kapuralin del Partito socialista operaio della Croazia, Paolo Consolaro e Walter Lorenzi di Disarmiamoli. Infine, dibattito dalle 12.30 alle 14.30. Info: www.disarmiamoli.org.


21 marzo 2009 - Corriere di Siena

Caserma dei vigili del fuoco. La vicenda finisce in procura
I sindacati dei pompieri hanno presentato un esposto al magistrato

SIENA - L’annosa vicenda relativa al completamento della nuova caserma dei vigili del fuoco a Ruffolo finisce per diventare materia di indagine da parte della procura della repubblica. Dopo dodici anni di attesa infatti i sindacati dei vigili del fuoco, Cgil, Cisl, Uil e Rdb, hanno deciso di interessare la magistratura di un percorso di edificazione che nasconderebbe qualcosa, a detta dei denuncianti. L’esposto è giustificato - sostengono i sindacati dei pompieri - dal disagio che il personale subisce all’interno della vecchia caserma di viale Cavour non più idonea al servizio, ma anche i cittadini e gli utenti sono penalizzati da questo vergognoso ritardo che mortifica e penalizza il servizio di soccorso, per tanti motivi, a comiunciare dalla funzionalità delle macchine che non hanno un ricovero adeguato. Oltre alla situazione contingente che reca danno a tutta la comunità, i sindacati dei vigili del fuoco sospettano che in questi dodici anni di ritardo possano ravvisarsi delle responsabilità o comunque dei passaggi di tipo istituzionale-burocratico poco corretti e per questo girano la domanda alla magistratura. Sarà dunque la procura a stabilire e accertare se l’iter seguito per i lavori fino ad oggi sia stato corretto oppure se le cose non sono andate come avrebbero dovuto.


21 marzo 2009 - Corriere del Mezzogiorno

L'incontro «Abbiamo sentito solo parole»
Le associazioni di immigrati criticano il sindaco «Così rischi di razzismo»

BARI — «I politici, primo tra tutti il sindaco Michele Emiliano, con le loro affermazioni non fanno altro che aumentare il clima di discriminazione e di razzismo nei confronti degli immigrati». Chouaib Chtiwi è uno dei rappresentanti dello sportello immigrati della Rdb Cub.
Ieri ha partecipato insieme ad altri delegati di associazioni del territorio alla riunione convocata dall'assessore all'Accoglienza Pasquale Martino per comunicare le decisioni del prefetto Carlo Schilardi.
«Questo non è un problema di ordine pubblico - prosegue Chouaib - non si può risolvere con decisioni prese dalle forze dell'ordine. E' una questione sociale e devono essere contattate le associazioni che ogni giorno sono a contatto con gli immigrati. In questa maniera invece non si fa altro che contribuire alla creazione di una Lega Sud a Bari».
Chouaib non nasconde la sua delusione per l'incontro di ieri pomeriggio. «Solo parole - conclude - ma non abbiamo visto nessun fatto. Abbiamo bisogno che si contrasti questo atteggiamento di discriminazione che sta diventando sempre più grande ». Dello stesso parere anche Tesfai Zenariam, responsabile del dipartimento immigrazione della Cgil. «Questi argomenti - aggiunge - sono delicati e vanno affrontati con attenzione. I politici devono lavorare più con i fatti che con le parole». Ieri l'assessore Martino ha annunciato l'avvio di una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini ai temi dell'accoglienza e dell'inclusione sociale. «L'incontro è stato importante anche per chiarire la questione dei patrocini gratuiti - continua Martino - abbiamo invitato infatti un rappresentante dell'ordine degli avvocati che ha spiegato come funziona l'intero sistema. Anche se io reputo scandaloso e inaccettabile il fatto che un immigrato, debole e che non ha la conoscenza della lingua, debba versare degli euro per il minimo delle spese legali».


21 marzo 2009 - Il Giornale di Vicenza

OGGI E DOMANI
Un convegno sulla guerra nei territori ex Jugoslavia

Vicenza - Un convegno contro le armi per ricordare i bombardamenti Nato in ex Jugoslavia di 10 anni fa. Si terrà oggi e domani nella sala della circoscrizione 4, in via Turra, il meeting internazionale "Target", organizzato da Rete Disarmiamoli, Rdb-Cub, Coordinamento nazionale per la Jugoslavia (Cnj), Forum di Belgrado Italia e Rete Semprecontrolaguerra. Una due-giorni di discussione, presentata ieri da Paolo Consolaro di "Disarmiamoli" e Germano Raniero, di Rdb-Cub.
«Il Cnj - spiega il primo - ci ha chiesto di organizzare questo incontro, visto che Vicenza è una città simbolo, dalla quale all’epoca partirono i militari per le missioni definite di pace, che per noi sono di occupazione militare, e dove adesso si vuole costruire un’altra base militare con compiti simili. L’intervento militare in Jugoslavia è stato finalizzato allo smembramento di uno Stato multinazionale. Quel dramma non è stato causato da tensioni interne, che potevano essere gestite, ma dall’intervento delle potenze imperialiste, Russia inclusa, interessate alla spartizione territoriale e del potere. Noi abbiamo accettato, perché siamo contro gli armamenti, le guerre e la Nato».
Il meeting inizierà oggi alle 14.45, con tre sessioni dedicate a "propaganda di guerra", a "nuove crociate: crisi economica e politiche militari", e a "ecocidio, gli effetti della guerra", alle quali parteciperanno, tra gli altri, Andrea Martocchia, segretario nazionale del Cnj, Giulietto Chiesa, e Mario Dinucci, giornalista del Manifesto e esperto in armamenti e basi Usa in Italia. Alle 20.30 cena, alcuni momenti musicali a tema e l’atto scenico tratto da "Target-Belgrado 1999" di e con Mario Mantilli.
Domani, dalle 9.30 alle 12.30 si discuterà su "Rovesciare il target è possibile? Il movimento contro la guerra, le basi militari e la Nato", con, tra gli altri, Raniero, Consolaro, Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom, e sindacalisti dei Paesi dell’ex Jugoslavia.(M.E.B.)


21 marzo 2009 - La Repubblica

Il presidente della collegata Essemme scrive al prefetto.
Task force per vigilare su chi butta l´immondizia
L´Amia dichiara guerra al volantinaggio "Denuncia per chi è senza autorizzazione"

Palermo - Una querela contro chi fa volantinaggio in città senza alcuna autorizzazione. La richiesta al prefetto della precettazione dei lavoratori non appena «sarà rilevato nei quartieri il rischio per l´igiene pubblica». La costituzione di una task force con i vigili urbani per avviare controlli contro chi getta i rifiuti in strada. Sono queste le iniziative messe in capo dalla direzione di Amia Essemme per far fronte all´emergenza spazzatura che sta travolgendo la città a causa dello sciopero dei 900 dipendenti che si occupano dello spazzamento delle strade e dello svuotamento dei cestini. «Abbiamo il dovere di limitare i danni provocati da questa astensione anomala dal lavoro», dice il presidente di Amia Essemme, Filippo Cucina.
Da sabato scorso i sindacati Rdb e Alba hanno avviato lo stato di agitazione e gli operai scesi in sciopero per chiedere «garanzie sul futuro dell´azienda», messo a rischio dalla crisi finanziaria che colpisce la capogruppo Amia. «Mancano inoltre guanti, tute e palette, i lavoratori vanno in servizio rischiando la loro incolumità», dicono Paolo Di Gaetano dell´Rdb e Maurizio Bongiovanni dell´Alba. Nonostante l´appello del sindaco Diego Cammarata, che ha chiesto agli operai di tornare al lavoro minacciando l´avvio della precettazione, i sindacati non hanno fatto alcun passo indietro. Risultato? Se le strade del centro sono state pulite da operai dell´Amia, in periferia ormai da quasi una settimana si accumulano cartacce, lattine e bottiglie di plastica, con i residenti costretti spesso a spazzare di propria iniziativa i marciapiedi. Da Mondello a Brancaccio, passando per Vergine Maria, Bonagia, Borgo Nuovo o Falsomiele, ormai per tenere pulite le strade i residenti si sono armati di scope e palette. «Ho chiesto all´Amia di aumentare le squadre per la pulizia delle strade - dice Cucina - Questi lavoratori saranno pagati attraverso il fondo per lo straordinario dedicato agli operai di Amia Essemme». Una delle iniziative messe in campo dalla direzione aziendale è anche quella denunciare chi «fa in città volantinaggio abusivo in spregio alle regole che tutelano l´igiene ambientale cittadine e la salute pubblica in generale, contribuendo ad arrecare danno al decoro della città».
Il presidente Cucina ha chiesto anche una collaborazione alla Gesip per aumentare la pulizia «di parchi, ville, giardini e aiuole». Inoltre la polizia municipale avvierà attraverso il reparto di Igiene urbana controlli in strada per denunciare chi getta rifiuti ingombranti.(a.fras.)


21 marzo 2009 - Il Messaggero Veneto

«Il pestaggio al gay non è stato isolato»
Ieri il presidio di associazioni, studenti e immigrati in piazzetta Cavour
di Martina Milia

Pordenone - Hanno sfidato il freddo per far sentire la loro voce contro l’odio e l’intolleranza. Per non far calare il silenzio su un episodio che è solo un campanello d’allarme. I ragazzi del collettivo studentesco "Aut", il coordinamento donne, l’associazione immigrati, il circolo Zapata, Iniziativa Libertaria, Cobas scuola, Rdb – Cub, Comitato per il 25 aprile e Giovani Comunisti, l’associazione Arcigay e lesbiche di Udine, sono scesi in piazzetta Cavour per esprimere solidarietà al ragazzo disabile e omosessuale aggredito a fine gennaio in pieno centro a Pordenone. L’episodio «non può essere considerato disgiunto – hanno scritto i promotori in un volantino unitario consegnato ai passanti – da altre aggressioni che da anni avvengono a Pordenone, per la stessa matrice culturale che le sostiene».
I manifestanti hanno citato l’aggressione a tre marocchini avvenuta in un autogrill di Bolzano – per cui sono stati indagati e prosciolti tre naziskin di Pordenone – e il pesaggio di tre ragazzi dopo una festa al Parareit di Cordenons. «Aggressioni ripetute e continue mai denunciate per paura o sfiducia nei confronti della magistratura. Negli ultimi due anni – si legge nel volantino – tra Pordenone e Udine queste aggressioni razziste e politiche si sono moltiplicate». Tutto questo secondo le associazioni è più pericoloso in tempo di crisi, «ma sappiamo altrettanto bene come questo avvenga se c’è un retroterra comune che canalizza questo disagio contro qualcuno: immigrati, gay, alternativi, barboni e "diversi" in genere».
I ragazzi del collettivo "Aut" hanno quindi letto un volantino – dal titolo "Silenzio assenso? Non ci stiamo" - che ieri mattina hanno distribuito all’uscita delle scuole chiedendo ai ragazzi di partecipare al sit-in per dimostrare «lo schifo provato di fronte a questo tipo di notizie, a questo tipo di idee». Da parte del movimento gay e lesbiche è arrivato l’invito a denunciare casi di violenza e discriminazione, ad agire con coraggio perché «tutelare i diritti degli omosessuali significa tutelare i diritti di tutti, per poter vivere in una società più umana». Il presidio di ieri pomeriggio «è stato un primo segnale – hanno detto gli organizzatori –, organizzato in fretta, ma con l’idea che episodi come questi non possano essere commentati solo da amministrazione comunale e polizia».


21 marzo 2009 - Il Cittadino

Numerosi gli operai al presidio: «Tutti uniti per salvare il posto»

Sempre più agguerriti e sempre più rumorosi. Impossibile non sentire la protesta dei lavoratori e delle lavoratrici Unilever, che per l’ennesima volta si sono dati appuntamento sotto agli uffici di Assolodi. Qualche piano più su, sindacalisti e delegati si trovavano al tavolo con l’azienda per cercare di portare avanti una difficile trattativa. «Tutti uniti per lottare e salvare il nostro posto di lavoro», grida un giovane all’altoparlante, a pochi passi di distanza campeggia l’ormai storico striscione bianco con la scritta "No ai licenziamenti". Nei paraggi, per sorvegliare la manifestazione, ecco i carabinieri e gli agenti della questura.Tra tamburi e fischietti tutti hanno dato il loro contributo, questa volta c’era persino una chitarra, mentre la volta scorsa un violino. Come al solito, i più scatenati avevano i tappi nelle orecchie. Il "nocciolo duro" della protesta è partito con l’intenzione di fermarsi fino alla fine dell’incontro fra sindacati e azienda, nella speranza di ricevere notizie positive il più presto possibile: «Non sappiamo se sarà quello risolutivo - dice un lavoratore -, forse l’azienda la tirerà fino alla fine. La cosa per noi più importante è il salvataggio dei posti di lavoro». A rischio, infatti, ci sono 209 persone.«Speriamo che si riesca a entrare nel concreto dei numeri - aggiunge un collega -, vogliamo delle garanzie sugli investimenti che Unilever metterà in campo a Casale. È possibile che tutto si giochi nel prossimo incontro, settimana prossima». Tra i partecipanti al picchetto c’è anche Vittorio Susani, segretario Cub che lavora da 21 anni nella multinazionale: «È vero che siamo una minoranza all’interno della fabbrica - dice -, in ogni caso noi siamo per l’occupazione della fabbrica e dei cancelli, per fermare la merce. Se vogliamo risolvere qualcosa, ci vuole la lotta dura, una linea che invece è stata un po’ spenta da alcuni sindacalisti. Se si aspettano le istituzioni, non si va da nessuna parte».I lavoratori, insieme ai rappresentanti sindacali, in questi giorni si sono confrontati più volte all’interno dell’azienda. Un confronto per decidere quale strada seguire, sia nel corso della trattativa sia per quanto riguarda le iniziative da intraprendere sul territorio: è prevalsa una linea diversa. I delegati hanno intenzione di appendere il loro striscione fuori dai comuni più grandi del Lodigiano (Casale, Codogno e Lodi) e fuori dalla provincia, per questo stanno prendendo contatto con le diverse amministrazioni.(Gr.Bo.)


21 marzo 2009 - Cronaca Qui

Il sindacato impegnato nel dibattito congressuale lancia nuove proposte
per far fronte ad una vera e propria emergenza
Oltre duemila cassaintegrati nell'Altomilanese: l'allarme della Cisl

CORBETTA - E' una situazione davvero allarmante quella che si è creata da un po' di tempo a questa parte nel mondo del lavoro nell'Altomilanese e nel Magentino. Sono infatti oltre duemila i cassainegrati e, nei soli mesi di gennaio e febbraio, si è aperta la procedura di mobilità per ben 530 persone. E di queste, ben 365 non possono disporre di un'indennità economica, poichè provenienti da piccole imprese con meno di 15 dipendenti. Il tema ha tenuto banco nel dibattito congressuale conclusosi ieri all'Hotel Diamante di Corbetta dall'Ust Cisl Legnano-Magenta . "Purtroppo anche nel nostro territorio - ha sottolineato il segretario generale Giuseppe Oliva - si sta delineando una situazione sempre più pesante con un numero di aziende in difficoltà davvero rilevante". Solo per citare qualche nome la Novaceta di Magenta, gli ultimi casi di aziende manifatturiere del Castanese, la Bruno Romeo sempre a Magenta per la quale è stata aperta la procedura di concordato preventivo. Ma anche situazioni in cui lavoratrici assunte da una cooperativa sono a casa da tre mesi. E' quanto sta accadendo nel polo logistico della Lindt di Magenta dove nei prossimi giorni i Cub (Confederazione Unitaria di Base) organizzeranno un presidio. Il segretario Oliva apprezza i provvedimenti adottati in queste ultime settimane da alcuni istituti bancari, in particolare la disponibilità della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate di coprire la cassa integrazione per 400 lavoratori al mese di aziende medio piccole del territorio e l'accordo Abi (Associazione Bancaria italiana) sugli anticipi di cassa. Ma ha colto l'occasione per avanzare una serie di proposte: "Una di queste potrebbe essere di rivedere le fasce Isee non sulla base della situazione delle famiglie relativa al 2008, bensì sulla scorta del quadro economico attuale". Altra idea, secondo Oliva, riguarda la moratoria dei mutui: "Ottenere dalle banche la sospensione dei pagamenti a carico dei lavoratori che sono stati messi in cassa integrazione in questo periodo - spiega -. E' un'esperienza che ha già trovato concretezza nel Comasco e che dovrebbe essere attuata anche nel Bresciano". Insomma, secondo la Cisl il problema si deve affrontare con provvedimenti decisi e non con "spot di facciata". Assumendo provvedimenti in grado di mantenere la vocazione produttiva del territorio, tenendo conto delle sue peculiarità. Puntando sull'elettromecanica e sul manifatturiero per quanto riguarda l'area dell'Altomilanese e promovendo il filone agricolo alimentare per tutta la zona del Magentino-Abbiatense.


21 marzo 2009 - Il Resto del Carlino

GONGOLANO. «Che spettacolo»...

GONGOLANO - «Che spettacolo». I rappresentanti dell'Assemblea genitori e insegnanti delle scuole di Bologna e provincia commentano la manifestazione di ieri pomeriggio, che ha portato per le strade del centro storico secondo la loro stima oltre 5.000 persone. Dopo la lunga maratona per via Rizzoli, Ugo Bassi, piazza Malpighi e ritorno, il gigantesco striscione (lungo 200 metri), sorretto da migliaia di mani, giunto in piazza Maggiore, è diventato una pista di corsa dove bambini e ragazzi si sono sfidati in gare di velocità. Il percorso dell'Assemblea genitori e insegnanti, però, non si ferma. Oggi infatti una mamma ed un insegnante porteranno a Roma le schede integrative di iscrizione o riconferma che in queste settimane sono state raccolte in tutte le scuole della regione. Solo a Bologna e provincia ne sono state compilate 23.000 (su 38.000 iscritti totali). La settimana prossima una delegazione bolognese porterà la copie delle iscrizioni integrative anche all'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna. «Dietro la raccolta di quelle firme c'è il lavoro di almeno 1.000 mamme e papà, non sono state raccolte davanti ad un supermercato, ma classe per classe», spiega l'insegnante Mirco Pieralisi, portavoce dell'Assemblea. In piazza con genitori, docenti, alunni e artisti anche due presidi, Stefano Mari delle XXI Aprile e Daniela Turci delle Fortuzzi. Tra i politici c'erano i componenti della lista "Bologna città libera", con il candidato sindaco Valerio Monteventi, Roberto Panzacchi e Serafino D'Onofrio, la candidata sindaco per la lista "Altra città", Giuseppina Tedde, il capogruppo del Prc a Palazzo d'Accursio, Roberto Sconciaforni, e gli ex Prc Tiziano Loreti, candidato alla presidenza della Provincia, Lorenzo Grandi e Sergio Spina. Per il Pd erano presenti il segretario provinciale, Andrea De Maria, e i consiglieri Sergio Lo Giudice e Giovanni Mazzanti. In piazza con i manifestanti anche Sandra Soster, segretario generale Flc Cgil Bologna e Francesco Bonfini, della Cub Scuola, l'assessore all'Istruzione di Palazzo Malvezzi, Paolo Rebaudengo, e le parlamentari del Pd Sandra Zampa e Donata Lenzi. Duro il deputato Fabio Garagnani (Pdl) che preannuncia una interrogazione parlamentare protestando contro quella che definisce una «ignobile strumentalizzazione di bambini usati per fini politici nelle strade di bologna per protestare contro una riforma legittimamente votata».


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