testa1.jpg (24414 byte)

testa2.jpg (15476 byte)

Il Sindacato di Base e Indipendente

data di creazione
24/03/09

rassegna_logopicc_news_01.gif (3953 byte)

a

rassegna_logolungo_lenews.jpg (27081 byte)
dicono di noi - le notizie
dall'11 al 20 marzo 2009


20 marzo 2009 - Adnkronos

RICERCA: USI RDB, 100 GIORNI DI LOTTA
PER 4 MILA CERVELLI A RISCHIO LICENZIAMENTI
800 PRECARI SOLO ALL'ISS, EVITARE CHE SI ABBATTA SCURE PROVVEDIMENTI BRUNETTA
OGGI PRECARI ISS ACCOLTI DA DELEGAZIONE FAZIO PER PRESENTARE LE LORO PROPOSTE

Roma, 20 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Cento giorni di lotta per salvare circa 4 mila ricercatori italiani dalla «scure avviata dai provvedimenti presentati dal ministro della Pubblica amministrazione e innovazione, Renato Brunetta». Tanti sono i giorni che mancano all'attuazione dei provvedimenti, che «cadranno sui diritti di migliaia di precari degli enti di ricerca, vanificando anni di lotte e i diritti che ne sono derivati». Ad avviare il count-down, promettendo battaglia nei prossimi tre mesi, è il Sindacato nazionale lavoratori della ricerca dell'Unione sindacale italiana (Usi) affiliato alle Rappresentanze sindacali di base (Rdb). Già oggi si è svolta una prima protesta, con 200 precari dell'Istituto superiore di sanità che hanno manifestato davanti alla sede dell'ex ministero della Salute, fino a quando una delegazione non è stata accolta dal sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio. «Se le norme fossero applicate correttamente - ricorda una nota del sindacato - solo a Roma si determinerebbero circa 4.000 licenziamenti: più di 800 all'Istituto superiore di sanità (Iss), 250 all'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol), 150 all'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran) e all'Istituto nazionale di economia agraria (Inea), 300 al Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra), 400 all'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (Enea), 500 all'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), 500 all'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), circa 1.000 tra Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e Istituto nazionale di astrofisica (Inaf)». Del problema ha preso atto anche l'assessorato al lavoro del Comune di Roma, che ha concordato con l'Usi-Rdb ricerca di attivare la sede conciliativa per eventuali licenziamenti, già avvenuti all'Ispra e al Cra. «Non lasceremo trascorrere questi cento giorni nell'indifferenza - annuncia Claudio Argentini, della segreteria nazionale Usi-Rdb ricerca - ma lanciamo una serie di iniziative di lotta per denunciare il depauperamento della ricerca pubblica italiana, attuato anche attraverso la mancata assunzione di un'intera generazione di ricercatori e tecnici di altissimo livello».Oggi si è svolta la prima iniziativa, con 200 precari dell'Iss che hanno manifestato davanti all'ex ministero della Salute, ottenendo un incontro con una delegazione inviata dal sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio. «Ne è scaturito un impegno a livello ministeriale - spiega Argentini - per studiare una norma che permetta il completamento delle stabilizzazioni e per valutare un incremento dei fondi destinati al personale. Incremento che permetterebbe l'emersione di tutte quelle forme contrattuali molto vicine al lavoro nero, le quali per tanti anni hanno nascosto l'esistenza dei precari». La proposta del sindacato, assicura Argentini, «è semplice: chiediamo investimenti per allargare le piante organiche degli enti e avviarci verso numeri di assunti paragonabili a quella dei Paesi europei, che sono circa 3 volte quelli italiani. Chiediamo che sparisca il lavoro nero rappresentato da falsi contratti di collaborazione e assegni di ricerca, e che tutti i lavoratori siano avviati all'assunzione a tempo indeterminato, senza utilizzare strumenti clientelari come i concorsi ma verificando l'attività svolta, un metodo sicuramente più certo per assicurare all'Italia un futuro di sviluppo». «Le nostre lotte convergono con quelle del sindacalismo di base - conclude il sindacalista - e parteciperemo alla manifestazione nazionale del 28 marzo a Roma, perchè la ricerca pubblica e i suoi lavoratori la crisi non la vogliono pagare».


20 marzo 2009 - Dire

BOLOGNA. APPUNTAMENTI DI SABATO 21 MARZO

(DIRE) Bologna, 20 mar. - Questi gli appuntamenti a Bologna e Provincia:...
15.30- Bologna (P.zza Nettuno)- Giornata di mobilitazione contro il divieto di manifestazione nel centro di Bologna promossa da Bologna Citta' Libera con Cobas e Rdb-Cub.


20 marzo 2009 - Apcom

Ricerca/ Usi Rdb: "Cento giorni di lotta per salvare i cervelli"
"Da Brunetta". Sindacati di base: 'Solo a Roma 4mila licenziati'

Milano, 20 mar. (Apcom) - L'Usi Rdb lancia lo sprint: cento giorni di lotta per "salvare i cervelli" della ricerca dalla scure Brunetta. "Tra cento giorni la mannaia dei provvedimenti presentati dal ministro Brunetta cadrà sui diritti di migliaia di precari degli enti di ricerca, vanificando anni di lotte ed i diritti che ne sono derivati" denunciano le Rappresentanze sindacali di base pubblico impiego della Confederazione unitaria di base, spiegando che "solo a Roma, se le norme fossero applicate correttamente, si determinerebbero circa 4mila licenziamenti: più di 800 all'Iss, 250 all'Isfol, 150 all'Inran e all'Inea, 300 al Cra, 400 all'Enea, 500 all'Ispra, 500 all'Ingv, circa mille tra Cnr, Infn e Inaf". "Di questo problema ha preso atto anche l'assessorato al Lavoro del Comune di Roma - prosegue la nota sindacale - che ha concordato con Usi Rdb di attivare la sede conciliativa per eventuali licenziamenti, già avvenuti all'Ispra e al Cra". "Non lasceremo trascorrere questi cento giorni nell'indifferenza ma lanciamo una serie di iniziative di lotta per denunciare il depauperamento della ricerca pubblica italiana, attuato anche attraverso la mancata assunzione di un'intera generazione di ricercatori e tecnici di altissimo livello" annuncia Claudio Argentini della Segreteria nazionale Usi-Rdb Ricerca, comunicando che "oggi si è svolta la prima iniziativa significativa, con 200 precari dell'Istituto superiore di sanità che hanno manifestato davanti all'ex Ministero della Salute ottenendo un incontro con una delegazione inviata dal Sottosegretario Fazio". "Ne è scaturito un impegno a livello ministeriale per studiare una norma che permetta il completamento delle stabilizzazioni - continua Argentini - e per valutare un incremento dei fondi destinati al personale. Incremento che permetterebbe l'emersione di tutte quelle forme contrattuali molto vicine al lavoro nero, le quali per tanti anni hanno nascosto l'esistenza dei precari". Le proposte dell'Usi-Rdb Ricerca sono due "investimenti per allargare le piante organiche degli enti (e avviarci verso numeri di assunti paragonabili a quella dei paesi europei, che sono circa tre volte quelli italiani)" e l'eliminazione "del lavoro nero rappresentato da falsi contratti di collaborazione e assegni di ricerca" con la conseguente "assunzione a tempo indeterminato verificando l'attività svolta" dai ricercatori. "Le nostre lotte convergono con quelle del sindacalismo di base - conclude Argentini - e parteciperemo alla manifestazione nazionale del 28 marzo a Roma, perché la ricerca pubblica e i suoi lavoratori la crisi non la vogliono pagare".


20 marzo 2009 - Ansa

AGGREDITO DISABILE GAY: MANIFESTAZIONE A PORDENONE

(ANSA) - PORDENONE, 20 MAR - Contrastare la politica dell'odio e dell'intolleranza in ogni piccolo gesto della quotidianità: è la richiesta al centro della manifestazione che si è svolta in serata, a Pordenone, come forma di solidarietà al disabile-gay aggredito alcune settimane fa. Secondo i manifestanti (una cinquantina, secondo le forze dell'ordine) quello accaduto al trentenne invalido e semi cieco non è l'unico episodio recente, ma nelle vittime prevale ancora la paura di denunciare gli aggressori. Alla manifestazione hanno partecipato i rappresentanti di Coordinamento donne, Associazione Immigrati, Arcigay, Iniziativa Libertaria, Circolo Zapata, Collettivo studentesco Aut, Cobas Scuola Rdb e Cub, Comitato per il 25 aprile e Giovani comunisti.


20 marzo 2009 - Ami

LA MANIFESTAZIONE IN PROGRAMMA DAVANTI ALL'EX MINISTERO DELLA SALUTE
Sanità, precari in piazza a Roma
I lavoratori dell'Istituto superiore di sanità manifestano contro la norma ammazza-precari
di alessio aymone

guarda il servizio

Roma - I lavoratori precari dell'Istituto superiore di sanità si sono dati appuntamento questa mattina a Roma davanti all'ex ministero della salute per dire no ad anni di lavoro precario e contestare gli effetti della norma ammazza-precari del ministro Brunetta. Argentini, della segreteria nazionale Usi-Rdb Ricerca: «Portiamo in piazza il danno che i cittadini avranno se le centinaia di precari dell'Istituto saranno cacciati». Vogliono dire basta ad anni di lavoro precario, resi oggi ancora più instabili dai provvedimenti del ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Per questa ragione i lavoratori precari dell’Istituto superiore di sanità (Iss) manifesteranno questa mattina alle 10.30 a Roma davanti all’ex ministero della Salute. L’annuncio era stato dato ieri da Claudio Argentini, della segreteria nazionale Usi-Rdb Ricerca, che ha voluto far coincidere la protesta con una data simbolica: il 20 marzo «mancheranno infatti 100 giorni al 30 giugno 2009, data a partire dalla quale, secondo le norme delineate dal ministro Brunetta nel provvedimento ammazza-precari attualmente in Senato, saranno licenziati i precari del pubblico impiego e perderanno i diritti alle stabilizzazioni ottenuti con le mobilitazioni dei lavoratori». Argentini mette sul tavolo le cifre: l’Istituto superiore di sanità conta al momento 800 precari, fra cui 200 a tempo determinato in stabilizzazione, 150 a tempo determinato non in stabilizzazione, 250 con contratti a progetto e altri 200 circa con varie forme contrattuali pagate da enti esterni. La norma ammazza-precari voluta dal ministro della Funzione pubblica assesterebbe loro un duro colpo. «A bloccarsi – spiega Argentini – saranno attività che direttamente coinvolgono in Paese, come i controlli su vaccini e farmaci, sugli alimenti, sull’ambiente, sui presidi medico-sanitari. E ancora, gli albi su malattie rare e genetiche, la sorveglianza sulle malattie infettive, su quelle cardiovascolari, sulla tossicodipendenza. Colpita anche la ricerca pubblica sanitaria in generale, come quella sulle cellule staminali o sulla farmaco resistenza, o ambientale». Per evitare questa prospettiva negativa i lavoratori precari chiedono al governo azioni precise e interventi di sostegno: «Un investimento sul futuro per assumere a tempo indeterminato chi è in stabilizzazione e un ulteriore fondo di 5 milioni di euro per convertire a tempo determinato gli attuali Co.co.co.». La manifestazione di oggi è dunque anche l’occasione per chiedere che «il ministro e i sottosegretari diano le risposte utili al Paese».


20 marzo 2009 - Namir.it

Intervista a G.Greggi RdB CUB Pubblico Impiego
sulla ControRiforma "Brunetta" della P.A.
Clicca qui
(Mp3, 25 minuti, 17 Mb)


20 marzo 2009 - Left

Difesa spa, che business
Edifici di valore storico, depositi e terreni del ministero in bella mostra al Mipim di Cannes. Il motivo? La Russa batte cassa per coprire il buco dovuto ai tagli del collega Tremonti
di Manuele Bonaccorsi

Che ci fa un rude uomo d’armi come Ignazio La Russa nella suadente Cannes? Tranquilli, il sorridente ministro della Difesa non ha sfilato alla Croisette e il cinema non c’entra nulla. È solo una questione di affari, una partita da qualche miliardo di euro che potrà servire a rimpinguare le casse del ministero, impoverite dai tagli di Tremonti per 831,1 milioni di euro, il 4 per cento dell’intero bilancio. Per coprire il buco La Russa dismette la mimetica e indossa i panni dell’uomo d’affari, aprendo uno stand, affidato al sottosegretario forzitaliota Guido Crosetto, al più grande salone internazionale del real estate, il Mipim di Cannes in programma dal 16 al 19 marzo. Qui il governo italiano ha messo in mostra mille immobili, ex caserme e depositi dal grande valore architettonico. Tra cui, per citare solo il più famoso, l’Arsenale di Venezia. Parola d’ordine: vendere, o quanto meno affittare, ai privati. Per farlo, senza dover chiedere permesso a colleghi ministri guastafeste, La Russa sta preparando la costituzione di una società privata, la Servizi difesa spa. Che farà da agente immobiliare e da general contractor per armi e approvvigionamenti dell’esercito, superando intoppi burocratici e intromissioni mal sopportate: un giro d’affari che il sindacato Rdb-Cub quantifica in 4-5 miliardi l’anno. Non solo: la nascente Servizi difesa spa, nel prossimo futuro potrà anche «affidare in concessione o in locazione», infrastrutture utili a «installare impianti energetici», come prevede il ddl 1195 in discussione al Senato. Quello, per intenderci, il cui articolo 15 è titolato: "Energia nucleare".
Il ddl 1373 per ora è in sosta al Senato. Lo ha presentato lo stesso ministro La Russa, insieme ai colleghi Tremonti e Scajola. Quando la legge sarà approvata, si prevede entro l’estate, il dicastero potrà creare una nuova società per azioni sotto il suo totale controllo, i cui manager saranno di stretta nomina ministeriale, che avrà il compito di provvedere alle esigenze di approvvigionamento dell’esercito e di mettere a profitto l’immenso patrimonio della Difesa, il cui valore stimato è di 4 miliardi di euro: un vero e proprio "centro di committenza", un grande contractor che, sul modello dell’esercito americano, gestirà in totale autonomia i rapporti con l’industria delle armi e dei servizi legati all’esercito. «Si tratta di un preciso progetto di privatizzazione dell’intero reparto della Difesa», accusa Massimo Solferini, sindacalista dell’Rdb-Cub e dipendente del ministero. «Secondo la legge, il ministero potrà cedere alla spa anche tutto il suo personale civile, si tratta di circa 30mila dipendenti, che passerebbero da un contratto di tipo pubblico a uno privato. Non solo, mentre oggi il dicastero agisce con criteri trasparenti, ha le sue direzioni generali che indicono appalti secondo precise regole, domani tutte le commesse saranno gestite dalla nuova spa. Un accentramento di funzioni che a nostro parere rappresenta una sottrazione di democrazia», spiega Solferini.
Ma la partita più succosa è quella immobiliare. Anche il governo Prodi aveva provato a far cassa con caserme e terreni della Difesa. Con la Finanziaria del 2007 il ministero allora guidato da Arturo Parisi aveva "girato" all’Agenzia del demanio, diretto da Elisabetta Spitz, la gestione di numerosi immobili di pregio, per promuovere, «alla ricerca del migliore equilibrio fra ispirazione pubblica e strumenti di tipo privatistico», la valorizzazione dei beni. Dei quattro pacchetti previsti va in porto solo il primo, 201 immobili (36 in Veneto, 28 in Emilia Romagna, 26 in Piemonte, 25 in Lombardia). Il demanio e i Comuni interessati propongono ai privati una concessione cinquantennale, vagliano progetti che trasformano in aree residenziali, commerciali o pubbliche gli spazi. Nel piano si inserisce anche il ministero delle Politiche sociali, che in quei mesi stava mettendo a punto il "piano casa" da 550 milioni, poi bloccato dal governo Berlusconi appena insediato. «Una parte degli immobili avrebbe dovuto avere funzione abitativa, tramite lo strumento del social housing. Il nostro piano prevedeva il passaggi da casa a casa per le persone sotto sfratto, tramite l’uso del patrimonio edilizio già esistente, finanziando il recupero e l’uso di 12mila appartamenti, in parte case popolari non utilizzate. In parte immobili della Difesa», spiega Massimo Pasquini, ex dirigente del ministero allora guidato da Paolo Ferrero. «Purtroppo le Regioni decisero di utilizzare gli immobili per operazioni puramente commerciali », aggiunge Pasquini, che oggi è un dirigente del sindacato Unione inquilini. Da qui parte La Russa. In estate, con la legge 133, la manovra estiva, viene concessa al ministero la possibilità di dismettere direttamente i propri immobili, anche col sostegno di società pubbliche. I proventi delle vendite potranno essere incamerati direttamente dalla Difesa, ma solo col beneplacet del presidente del Consiglio e di viale XX Settembre. Per questo, il ministero della Difesa, per ora, preferisce discutere coi privati in termini di baratto, più che di denaro sonante: in cambio della concessione di un bene ai privati, il dicastero chiederà lavori di ammodernamento o costruzione di altri immobili, in modo da non lasciare spazio alle pretese del vampiro Tremonti. Quando ci sarà la Servizi difesa spa, la musica cambierà: la società potrà prendere in gestione direttamente i beni, venderli e incamerare i profitti. Dal progetto sparisce ogni ipotesi di utilizzo sociale degli immobili: potranno essere venduti o affittati "al miglior offerente", come afferma lo stesso ministero nella brochure presentata a Cannes. In collaborazione, ovviamente, coi Comuni, a cui chiedere, tramite un "accordo di programma" il cambio di destinazione d’uso del bene: da caserma a grande albergo o residenza di lusso, il passo è breve. Anche perché questi immobili sono spesso di grande pregio, in molti casi veri e propri monumenti. Non è un caso, dunque, la preoccupazione di Italia nostra. «Qualsiasi vendita deve essere approvata dalle direzioni regionali del ministero dei Beni Culturali, che deve valutare se quell’immobile rappresenta un "documento della storia" del Paese. Rientrano in questa categoria anche le caserme. In caso di concessione, inoltre, il ministero dei Beni culturali deve controllare che l’immobile sia correttamente restaurato e che non sia sottratto al godimento pubblico», spiega Giovanni Lo Savio, presidente di Italia nostra. «È molto difficile che gli immobili messi in mostra a Cannes dal governo possano superare questi limiti. Eppure La Russa ha fatto finta di niente, né il ministro dei Beni culturali è intervenuto».
Un’ultima chicca sull’affaire Difesa spa. Il ddl 1195, quello che all’articolo 15 dà il via libera alla centrali nucleari, prevede la possibilità di utilizzare aree di proprietà del ministero della Difesa per impianti energetici «destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell’energia», anche tramite «accordi con imprese a partecipazione pubblica o privata». In era di ritorno al nucleare, di turbogas, rigassificatori e termovalorizzatori, non è roba da poco. La Russa, il manager in tuta mimetica, farà affari anche in questo campo?


20 marzo 2009 - L'Unità

Casa, botte al sit-in in Campidoglio
Poi delegazione viene ricevuta

Roma - Tensione tra polizia e carabinieri e manifestanti, separati dalle transenne: i manganelli volano sopra la barriera, che resta ferma tra le parti in causa: «Fateci passare, fateci passare», urla chi spinge per entrare: pochi secondi di manganellate e torna la calma. Non è La Sapienza: lo sgombero del sit-in non autorizzato, non arriva. Una delegazione dei movimenti (tra questi Action, Asia Rdb, Bpm, centri sociali) alla fine viene ricevuta e incontra i capigruppo, assessore e delegato del sindaco. Chiedono fondi per le politiche della casa: 100 milioni subito. Escono insoddisfatti, i movimenti: «Solo aperture generiche», dice Luca Faggiano del coordinamento di lotta per la casa. Mercoledì alle 17 incontro col sindaco ma intanto la prova di forza sul protocollo-cortei è vinta: «Siamo venuti lo stesso anche se qui non si può più manifestare perché non è un luogo qualunque, questo, ma piazza del Campidoglio e è nostro diritto manifestarci per un diritto essenziale come la casa - dice Danilo del coordinamento cittadino - Avevamo annunciato questo sit-in dal 12 marzo, l’autorizzazione non è mai arrivata ma siamo venuti ancora più convinti dopo gli scontri di ieri de La Sapienza», aggiunge. «Il protocollo-cortei da oggi è carta straccia», bolla Andrea Alzetta (Rc). «Prefettura e comune si mettano d’accordo - coglie l’occasione Francesco Storace de la Destra - la prefettura vieta il sit-in poi il Comune riceve i manifestanti».(G.S.)


20 marzo 2009 - Il Manifesto

Cortei vietati, la sfida di piazza dei movimenti
di Giusi Marcante

BOLOGNA - Un corteo per difendere il diritto di sciopero e di manifestazione. E' quello che i sindacati di base, i centri sociali e la lista Bologna Città Libera stanno preparando per il pomeriggio del primo sabato di primavera. La manifestazione di domani sarà anche un tentativo di rompere il silenzio che circonda la direttiva del prefetto Angelo Tranfaglia che sotto le due Torri ha vietato cortei, presidi e banchetti politici nella maggior parte delle piazze e in alcune vie del centro storico; il Prefetto ha spiegato che si tratta di un esperimento che non coinvolgerà le manifestazioni elettorale. Il Tar dell'Emilia Romagna ha respinto intanto la prima mossa legale dei sindacati di base, Rdb e Cobas, che avevano chiesto la sospensione in sede cautelare della direttiva. «Andremo avanti dal punto di vista legale» hanno spiegato ieri alcuni fra i 100 lavoratori e lavoratrici che hanno promosso l'appello per la manifestazione.
Per ora quindi la notizia è che un ampio fronte che ha raccolto anche gli studenti dell'Onda è pronto a scendere in piazza con il pensiero rivolto a quello che è successo a Roma dove il protocollo entrato in vigore il 10 marzo ha giustificato le cariche sugli studenti che volevano uscire dall'università. L'appuntamento è per le 15,30 in piazza del Nettuno, una di quelle dichiarate off dalla Prefettura che ha applicato la direttiva emanata a fine gennaio dal ministro dell'Interno Maroni. Quello che succederà prova a spiegarlo Valerio Monteventi. Il consigliere comunale che si è candidato sindaco con la lista di Bologna Città Libera ha già infranto il divieto per due sabati consecutivi rimediando una denuncia assieme ad altre persone. «Se entriamo in piazza e ci circondano per non farci uscire - spiega - staremo lì». Se invece la Questura dovesse chiudere preventivamente la piazza, «staremo intorno al cordone e comunicheremo con la città perché ci sono moltissime persone che non sanno ancora di questa ordinanza».
Anche a Bologna come a Roma la direttiva è stata emanata dal prefetto dopo un ampio giro di consultazioni con le forze politiche e sociali, dai partiti ai sindacati. Non si sono viste in città particolari prese di posizione tranne quelle di chi ha deciso di scendere in piazza e anche in consiglio comunale i dubbi del Pd sulla direttiva si sono risolti trovando il colpevole nel ministro Maroni ma assolvendo l'operato del prefetto bolognese. La Questura aveva proposto agli organizzatori un itinerario alternativo: il corteo sarebbe dovuto passare per una piccola via del centro che è una parallela di via Ugo Bassi, una di quelle per cui non si può passare ma che si percorre sempre in tutte le manifestazioni. «Ci hanno proposto una strada secondaria per non farci vedere nel salotto buono della città» ha riflettuto ieri Alessandra Cozzo, lavoratrice e delegata sindacale dell'Azienda dei trasporti bolognese. Dopo la manifestazione di sabato è pronto a scendere in campo anche un gruppo di avvocati che ha deciso di costituire un collegio di difesa gratuito per le persone che verranno denunciate per aver violato la direttiva.

Agenda

PISTOIA - PRESIDIO SINDACALE Domani alle 10 in piazza Duomo i sindacati di base Cub, Cobas e Sdl organizzano un presidio davanti alla prefettura, per protestare contro il governo che in accordo con la Confi ndustria sta procedendo nel disegno di cancellare le libertà e i diritti sindacali costituzionalmente tutelati.


20 marzo 2009 - Corriere di Bologna

MANIFESTAZIONE DI SABATO
Stop ai cortei in centro, il Tar boccia Cobas e Rdb

Bologna - Il Tar dell'Emilia-Romagna dice «no» ai sindacati di base. Il tribunale ha respinto la richiesta di bloccare le prescrizioni date dalla Questura di Bologna al percorso proposto per il corteo di sabato (piazza San Francesco-via Portanova invece di piazza Nettuno-via ugo Bassi), una protesta contro il divieto del Prefetto di manifestare in alcune zone del centro storico nel week end. La richiesta di sospensiva sui divieti, invece sarà discussa dal Tar l'8 aprile. I sindacati hanno già annunciato che violeranno la «zona rossa».


20 marzo 2009 - Leggo

Roma. Manifestanti in rotta con il Campidoglio:
ormai è scontro sui cortei non autorizzati...
di Giulia Parini

Roma - Manifestanti in rotta con il Campidoglio: ormai è scontro sui cortei non autorizzati. Ieri la Capitale ha vissuto una nuova giornata di forte tensione, manifestanti e forze dell’ordine sono venuti a contatto. Ancora manganellate, come è successo negli incidenti di mercoledì scorso alla Sapienza, dove gli studenti si sono scontrati con la polizia tentando di uscire in corteo dalla Città universitaria senza permesso. E ieri, durante la seduta del consiglio comunale, circa 300 manifestanti tra sindacati e centri sociali ed Action - il movimento romano di lotta per la casa - pur non avendone l’autorizzazione hanno organizzato un sit-in sotto il Campidoglio e al grido di "Casa subito" hanno chiesto l’introduzione nella discussione sul bilancio di nuovi provvedimenti per l'edilizia popolare: La tensione con le forze dell’ordine è esplosa quando i manifestanti hanno tentato di superare le transenne per entrare nel palazzo senatorio. L’intervento della polizia, a colpi di manganello e lacrimogeni, è stato inevitabile proprio secondo quanto previsto dal recente protocollo sulla regolamentazione dei cortei nella Capitale. «Siamo andati in piazza - hanno riferito i manifestanti di Action, che raccontano di aver riportato alcune ferite - anche se dalla questura ci avevano fatto sapere che non avevamo l'autorizzazione, perché avremmo dovuto firmare un permesso: un atto che prima non ci veniva chiesto». Immediata anche la condanna da parte del sindacato Cub: «La protesta in Campidoglio attuata dal movimento per la casa dimostra che non è possibile imbrigliare con protocolli liberticidi il sacrosanto diritto a manifestare. Repressione e manganellate non possono essere la risposta alle lotte sociali da parte di uno stato democratico». Calma in serata: il Sindaco ha ricevuto i manifestanti. (ass)

Roma. L’Ares 118 va in emergenza...

Roma - L’Ares 118 va in emergenza: perde 46 infermieri precari e rischia il blocco dell’attività. L’allarme arriva dal sindacato Rdb sanità: «La direzione generale ha reso noto di dover interrompere il rapporto di lavoro con 46 infermieri con contratto a tempo determinato, in assenza della prescritta autorizzazione dalla Regione. Senza quei lavoratori si mette a rischio il servizio di emergenza».

Bologna. Proprio ieri il Tar ha rigettato la loro richiesta...
di Angelo Fortini

Bologna - Proprio ieri il Tar ha rigettato la loro richiesta di annullare con urgenza l’ordinanza che proibisce cortei e manifestazioni nei centri storici delle città durante i weekend. Ciononostante i sindacati Rdb, Cobas e Sdl non demordono. E annunciano che il corteo di protesta contro la direttiva del Ministero, in programma domani, violerà ugualmente la "zona rossa". «L’alternativa indicata dalla Questura passava per via Portanova dicono polemici gli organizzatori per tagliarci fuori dal "salotto" della città. Ma noi nel salotto vogliamo entrarci lo stesso». Alla manifestazione aderiranno anche i ragazzi dei centri sociali Vag61 e Crash, i collettivi universitari e il movimento dell’Onda, oltre a gruppi della sinistra "antagonista".
Per quanto riguarda il Tar, in attesa del giudizio sulla sospensione vera e propria del divieto (l’udienza è fissata per l’8 aprile) i giudici amministrativi ieri hanno intanto ritenuto che le prescrizioni della Questura non creino all’organizzazione sindacale inconvenienti tali da giustificarne l’annullamento. E quindi, rispettato o no, il provvedimento per ora resta in vigore.


20 marzo 2009 - City

In piazza contro il divieto di piazza
Domani Rdb e centri sociali scenderanno in piazza domani per sfidare il divieto alle manifestazioni in centro imposto nei fine settimana

Bologna - Il Tar ha respinto la richiesta dei sindacati di base di sospendere le prescrizioni imposte dalla Questura, ma gli organizzatori del corteo in programma domani non indietreggiano di un passo: appuntamento confermato per le 15,30 in piazza del Nettuno e poi corteo lungo via Ugo Bassi fino alla Prefettura."No a Maroni"Una manifestazione "in difesa del diritto di sciopero e di manifestazione", che prende di mira la direttiva Maroni e l’ordinanza della Prefettura che nei fine settimana vietano le manifestazioni in alcune parti del centro. Intanto, ad alzare la tensione ci pensano gli scontri di Roma, dove la polizia ha caricato gli studenti dell’Onda che volevano uscire dalla Sapienza violando il protocollo sui cortei appena varato nella capitale. A Bologna, però, si rassicura: nessuno scontro in vista.La sfidaSe l’alternativa indicata dalla Questura passa per via Portanova, "ci hanno proposto una strada secondaria per non farci vedere nel salotto buono della città", accusano le Rdb. Nel salotto, però, ci si vuole entrare lo stesso. "Ci auguriamo che in nessun ambito istituzionale si vogliano fare delle forzature - mandano a dire gli organizzatori - noi intendiamo di manifestare pacificamente senza alcuno scontro". Gli scenari ipotizzati da Valerio Monteventi, candidato sindaco della lista Bologna Città Libera sono due: "Se entriamo in piazza e ci circondano per non farci uscire- spiega- staremo lì". Se invece la Questura dovesse chiudere preventivamente la piazza, "staremo intorno al cordone e comunicheremo con la città", perché "ci sono ancora moltissime persone che non sano ancora di questa ordinanza". Per Beppe, del laboratorio Crash, "se si arriverà alla militarizzazione completa del centro la responsabilità sarà in capo a chi gestisce l’ordine pubblico".


20 marzo 2009 - Il Tirreno

Sindacati di base domani in piazza contro il governo

PISTOIA - Domani a partire dalle 10 in piazza Duomo si terrà, davanti alla prefettura, un presidio di Cobas, Cub e Sdl per protestare contro il governo.
«In accordo con la Confindustria e con l’assenso di Cisl, Uil e Ugl - si legge in un comunicato - (il governo) sta procedendo nel disegno di cancellare le libertà e i diritti sindacali costituzionalmente tutelati. Dietro il dichiarato intervento per il settore trasporti, già da solo inaccettabile ed assolutamente illegittimo, il governo vuole predisporre una legislazione autoritaria per gestire la fase attuale e futura di grave crisi economica e per poter meglio reprimere le risposte dei lavoratori al tentativo di farne pagare a loro il costo. Lo scopo del governo è quindi quello di imporre per legge la pace sociale, vietando e criminalizzando il diritto di sciopero».
«Anche per difendere il diritto di sciopero e la democrazia sindacale - continua la nota - il sindacalismo di base ha promosso una manifestazione nazionale a Roma il 28 marzo - quando si riuniranno i ministri del lavoro e delle politiche sociali del G14 per far pagare la crisi ai salariati e ai settori popolari - e un grande sciopero generale per il 23 aprile».


20 marzo 2009 - Uno Notizie

CON IL WELFARE A ROMA UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LAVORO, PENSIONI, CASA, SERVIZI PUBBLICI

ROMA (UNONOTIZIE.IT) - Sono migliaia le aziende che chiudono e centinaia di migliaia i licenziamenti. I lavoratori sono lasciati in balia della crisi, i contratti non vengono rinnovati, la cassa integrazione copre in minima parte, e solo per alcuni, la perdita di salario, centinaia di migliaia di precari vengono mandati a casa senza alcun reddito, si vorrebbe rimettere mano alle pensioni e portare l’età pensionabile delle donne a 65 anni, crescono gli sfratti, si fomenta il razzismo contro gli immigrati e per impedire che i lavoratori e i cittadini si organizzino per difendere salario e diritti, il Governo vorrebbe vietare gli scioperi e le manifestazioni conflittuali.
DIFENDIAMO OGNI POSTO DI LAVORO E IL DIRITTO DI SCIOPERO
MOBILITIAMOCI A SOSTEGNO DELLA PIATTAFORMA DEL PATTO DI BASE:
• Blocco dei licenziamenti
• Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario
• Aumenti consistenti di salari e pensioni, reddito minimo garantito per chi non ha lavoro
• Aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita
• Cassa integrazione almeno all’80% del salario per tutti i lavoratori/trici, precari compresi, continuità del reddito per i lavoratori "atipici", con mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati/e
• Nuova occupazione mediante un Piano straordinario per lo sviluppo di energie rinnovabili ed ecocompatibili, promuovendo il risparmio energetico e il riassetto idrogeologico del territorio, rifiutando il nucleare e diminuendo le emissioni di CO2
• Piano di massicci investimenti per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e delle scuole, sanzioni penali per gli omicidi sul lavoro e gli infortuni gravi
• Assunzione a tempo indeterminato dei precari e re internalizzazione dei servizi
• Piano straordinario di investimenti pubblici per il reperimento di un milione di alloggi popolari, tramite utilizzo di case sfitte e mediante recupero, ristrutturazione e requisizioni del patrimonio immobiliare esistente; blocco degli sfratti, canone sociale per i bassi redditi
• Diritto di uscita immediata per gli iscritti/e ai fondi-pensione chiusi.
CUB – CONFEDERAZIONE COBAS – SdL Intercategoriale


20 marzo 2009 - Italia Sera

Denuncia Fials: "All’Ares 118 sono partiti i licenziamenti dei precari"

Roma - "Malgrado le rassicurazioni sul futuro dei precari del 118, giunte sia dal direttore generale dell'Ares che dal Presidente della Regione Lazio Marrazzo, 46 infermieri con contratto a tempo determinato stanno ricevendo
le lettere di licenziamento che scatterà dal prossimo 31 marzo. I 46 lavoratori non solo hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione, ma hanno anche superato un concorso pubblico e sono in graduatoria per l'assunzione, ma la direzione generale dell'Ares ha reso noto di dover interrompere il rapporto di lavoro 'in assenza della prescritta autorizzazione regionale'". Così in una nota dell'RdB-CUB.
"Questo provvedimento - dichiara Maria Teresa Pascucci del Coordinamento Regionale RdB-CUB Sanità - rappresenta chiaramente
l'inconsistenza della dirigenza dell'Ares 118, che esprime la sua autonomia dirigenziale, anche violando le norme,
per reprimere vessare il personale, ma non ha il coraggio delle sue responsabilità quando deve onorare impegni e atti dovuti". "Ciò dimostra anche una certa incompetenza - continua la sindacalista - perché l'avvio dei processi di stabilizzazione è demandato proprio ai Direttori Generali delle aziende da ben due Finanziarie nazionali e da una Delibera di giunta regionale. Fra l'altro la stabilizzazione dei Tempi Determinati non comporta aumenti di spesa del personale, vero motivo del blocco delle assunzioni del piano di rientro dal deficit". Conclude la sindacalista: "Consideriamo gravissimo e ingiustificato che l'Ares 118 non abbia perlomeno prorogato i contratti in attesa della stabilizzazione. La RdB-CUB continuerà a mettere in atto tutte le iniziative necessarie per garantire il diritto al lavoro dei precari".


20 marzo 2009 - Corriere di Viterbo

Bandi Fse, Rdb non molla la presa
Lino Rocchi ancora all’attacco: "Nonostante la denuncia, la scadenza è rimasta uguale". "Non è trasparente la gestione dei precari da parte della Provincia".

Viterbo - Il bando pubblicato dalla Provincia per reperire personale da utilizzare nel cosiddetto Fondo sociale europeo ancora al centro di un intervento di Lino Rocchi, sindacalista delle Rappresentanze di base. "Corre voce che dopo il comunicato di Rdb (che ha fatto squillare più di un telefono), il bando pubblico fantasma sia stato prorogato di altri 8 giorni - attacca Rocchi -. Sarebbe stato un buon segnale e invece, controllando il sito della Provincia, la data di scadenza è rimasta fissata al 18 marzo. Delle due l’una: o abbiamo sbagliato noi (e allora qualcuno dica perché), oppure avevamo ragione e allora fermatevi". "Frugando dentro il sito però escono fuori svariati bandi di selezione riservati esclusivamente al personale che ha già svolto attività di co.co.co. presso la Provincia per almeno tre anni - sottolinea ancora l’esponente di Rdb -. Ebbene tale riserva è esplicitata salvo ribadire la validità del comma 560 della legge 296/06 di cui però non si spiegano i contenuti. Tale comma prevede il diritto a partecipare ai soggetti che hanno stipulato uno o più contratti di co.co.co. per almeno un anno alla data del 26 settembre 2006. Siamo proprio malpensanti, ma ci chiediamo perché il requisito del triennio viene esplicitato in modo tale da apparire essenziale mentre il comma 560 che attenua la precedente prescrizione viene solo citato quasi fosse ininfluente?". E ancora: "Non si capisce, tra l’altro, perché per alcuni concorsi le selezioni avverranno sui curricula mentre su altri si procederà a prove teoriche e pratiche. Il precariato non ha colore o bandiera, difendiamo il diritto di quanti, sulla base di normative a nostro giudizio incivili, da anni vivono sotto ‘il ricatto’ della politica e dei datori di lavoro. A fronte di quanto stiamo verificando, non riteniamo trasparente la gestione di questi bandi, tra errori di pubblicazione e formulazioni criptiche. Una gestione a nostro giudizio non idonea anche sul piano dell’organizzazione del lavoro perché innesta figure professionali senza aver discusso con i lavoratori o con le loro rappresentanze un efficace modello organizzativo e funzionale". "Invitiamo pertanto - è la conclusione di Rocchi - tutti i lavoratori precari che hanno svolto almeno un anno di lavoro negli ultimi 5 anni a fare immediatamente domanda di ammissione, in caso di esclusione questa federazione offrirà il patrocinio gratuito a quanti vorranno lottare insieme a noi per i loro diritti".


20 marzo 2009 - Dagospia

CNR, LA CONSULENZA È UNA SCIENZA...

La scienza della consulenza. Perché i contratti esterni assegnati dal Consiglio nazionale delle ricerche aumentano a vista d'occhio? Il sindacato Usi-Rdb li ha analizzati, evidenziando un salto impressionante: 167 nel 2006, 638 nel 2007 e 3.250 nello scorso anno. Lo studio dei dati pubblicati sul sito del Cnr mostra altre anomalie: a partire dalla spesa, passata in un biennio da 1,6 a 25,641 milioni. Significativo il parziale attribuito alla nuova presidenza di Luciano Maiani: dal 15 marzo 2008, data della sua nomina, sono stati contati 2.581 incarichi esterni con una spesa di 19,7 milioni.(G.D.F.)


20 marzo 2009 - Varese news

In ventitrè, iscritti a Sdl, Cobas e Cub, per la maggior parte stranieri, sono stati lasciati a casa lo scorso 30 novembre da ServiGest, cooperativa che lavora in appalto per la Lsg SkyChefs
I lavoratori licenziati dalla cooperativa tornano a protestare
20090320_varesenews.jpg (54981 byte)

Malpensa - Nuova protesta dei lavoratori licenziati dalla cooperativa ServiGest a Malpensa. In ventitrè, iscritti a Sdl, Cobas e Cub, per la maggior parte stranieri, sono stati lasciati a casa lo scorso 30 novembre dalla cooperativa che lavora in appalto per la Lsg SkyChefs, società leader nel comparto catering. La motivazione del licenziamento è stata spiegata con il passaggio dalla cooperativa "Archimede Logistica e packaging" alla ServiGest: non una novità dato che prima a gestire una parte del servizio c’era la Cis, poi la Archimede e infine la ServiGest, tutte cooperative riconducibili alla stessa proprietà, che ogni due/tre anni cambia nome e ragione sociale e lascia a casa parte dei dipendenti non ottemperando al pagamento di contributi e Tfr. Un problema vecchio e mai risolto a Malpensa, quello del ricorso all’affidamento in appalto a cooperative di servizi che si muovono in maniera più che disinvolta tra le pieghe delle normative che regolano i rapporti di lavoro. Inoltre chi è stato licenziato, come spesso accade nel grigio mondo delle cooperative di servizi che operano nello scalo varesino, era assunto come "socio lavoratore": a molti dei cittadini stranieri provenienti da mezzo mondo non sono state pagate le spettanze del Tfr, né i contributi pagati, né è stata restituita la quota sociale pagata all’inizio del rapporto di lavoro (circa 1000 euro a testa). Dopo la protesta dello scorso 18 febbraio, i lavoratori e i rappresentanti dei sindacati si sono ritrovati questa mattina, 20 marzo, davanti alla sede della Lsg SkyChef al terminal 2, ritenuta responsabile a pieno titolo della situazione. I sindacati chiedono che tutti i dipendenti licenziati siano reintegrati sul posto di lavoro, il pagamento delle mensilità arretrate, il pagamento del Tfr e il diritto riconosciuto di organizzarsi con il sindacato. Da novembre però, nonostante due manifestazioni di protesta, non è cambiato nulla.


20 marzo 2009 - L'Arena

L’ingresso del policlinico presidiato dagli infermieri aderenti al Cub,
che chiedono rinforzi almeno di notte
«Al Pronto soccorso c’è poco personale»
20090320_arena.jpg (59001 byte)

Verona - Un presidio civile, «per garantire l’accesso all’ospedale», foriero di ulteriori, clamorose proteste. Gli infermieri aderenti al Cub - rappresentanze sindacali di base, i più battaglieri in questo periodo, hanno mantenuto la promessa e ieri mattina, puntuali alle 10, hanno presidiato l’ingresso del policlinico Rossi per lanciare un preciso messaggio al direttore generale dell’Azienda ospedaliera, Sandro Caffi. «Siamo stanchi di essere messi nelle condizioni di non garantire al meglio l’assistenza ai veronesi in un reparto cruciale come il Pronto soccorso», sbotta il responsabile veneto dei Cub, Federico Martelletto, «la carenza di personale infermieristico e di operatori sociosanitari si fa ogni giorno più pesante e la direzione aziendale ne è al corrente. Rispondere alle nostre osservazioni con comunicati di facciata è facile, ma davanti al prefetto - al tavolo di conciliazione sindacale da noi richiesto - i due delegati dell’Azienda ospedaliera hanno ammesso l’esistenza dei problemi da noi segnalati. Perchè fanno il doppio gioco? Non ci stiamo».
Martelletto informa che più volte ha «cercato di parlare al telefono col direttore Caffi, ma si è sempre negato. L’altro giorno gli ho chiesto formalmente un incontro via email: se non ci convocherà in tempi brevi, la settimana prossima occuperemo il suo studio. E denunceremo tutte le problematiche esistenti al Pronto soccorso, a partire dalla mancanza di un servizio igienico a disposizione degli utenti».
Le rappresentanze sindacali chiedono il potenziamento di un’unità infermieristica nei tre turni e di un operatore sociosanitario nel turno notturno, «per porre rimedio per lo meno alle continue emergenze che si verificano all’interno del reparto».
«I numeri sono dalla nostra parte», conclude il sindacalista, «il Pronto soccorso dell’ospedale di Vicenza, assimilabile al nostro, registra 70mila accessi l’anno e conta 12 infermieri. Da noi si verificano altrettanti accessi, ma gli infermieri sono 6: perchè questa disparità? A rimetterci è il cittadino e noi non ci stiamo».


20 marzo 2009 - Il Bologna

La manifestazione. Sindacati di base e centro sociali
contro il divieto di protestare in centro nel week-end
I Cobas forzano la zona "rossa" "Ci vediamo in piazza Nettuno"
Monteventi: se l'area verrà chiusa staremo intorno al cordone. Non ci faremo intimidire

Bologna - Non mollano i sindacati di base e i centri sociali, organizzatori del corteo in programma domani. Nonostante le prescrizioni della Questura di Bologna, che vieta manifestazioni nel fine settimana in alcune parti del centro, confermano l’appuntamento in piazza del Nettuno per le 15,30 e lanciano un appello firmato da 100 lavoratori "per la mobilitazione in difesa delle libertà democratiche". Il Tar, si è saputo solo ieri, ha respinto la richiesta dei sindacati di base di sospendere le prescrizioni imposte dalla Questura ma, non per questo, rinunceranno ad «una corteo in difesa del diritto di sciopero e di manifestazione», contro la direttiva Maroni e l’ordinanza della Prefettura. «Si vuole nascondere la protesta di chi subisce la crisi - attacca Alessandra Cozzo, una dei delegati che ha firmato l’appello». La Questura ha indicato come strada alternativa per il percorso del corteo via Portauova. «Ci hanno proposto una strada secondaria - commenta Cozzo - per non farci vedere nel salotto buono della città». Ma cosa potrebbe succedere sabato, quando i manifestanti contravverranno all’ordine della Questura, riversandosi in Piazza del Nettuno? Gli scenari ipotizzati da Valerio Monteventi, candidato sindaco per "Bologna città libera" che aderisce a livello personale al corteo, sono 2. «Se entriamo in piazza e ci circondano per non farci uscire - spiega - staremo lì. Se invece la Questura dovesse chiudere preventivamente la piazza, staremo intorno al cordone e comunicheremo con la città, perché ci sono ancora moltissime persone che non conoscono questa ordinanza». Beppe, del laboratorio Crash, chiarisce che quello di sabato «sarà solo il primo passo di una mobilitazione che si articolerà anche successivamente». Al fianco dei sindacati di base e delle altre realtà decise a violare l’ordinanza, intanto, scende in campo un gruppo di avvocati che ha deciso di costituire un collegio di difesa gratuito per coloro che dovessero essere denunciati per aver infranto la direttiva Maroni.(P.B.M.)


20 marzo 2009 - La Repubblica

La cerimonia Il sindaco aveva chiesto agli spazzini di interrompere la protesta.
I sindacati insistono Aeroporto civile a Boccadifalco
Appelli a vuoto, lo sciopero continua
Cammarata minaccia anche la richiesta di precettazione
di ANTONIO FRASCHILLA

Palermo - «Continuiamo l´astensione dal lavoro fino a quando non avremo certezze sul nostro futuro». I lavoratori di Amia Essemme non tornano a spazzare le strade e ripulire i cestini della città. Nonostante l´intervento del sindaco Diego Cammarata, che ieri ha annunciato la richiesta al prefetto Giancarlo Trevisone di precettazione degli operai, i sindacati non demordono. «Chiediamo che l´Amia finanzi subito la sua controllata per dare ai lavoratori tutti i mezzi e i dispositivi di sicurezza che mancano - dicono Paolo Di Gaetano dell´Rdb e Maurizio Bongiovanni dell´Alba - Continueremo l´astensione dal lavoro almeno fino a sabato (domani, ndr)».
È andato a vuoto, quindi, l´appello del sindaco che ieri aveva annunciato il sostegno pieno «all´eventuale richiesta di precettazione da parte dei dirigenti di Amia Essemme nei confronti del personale che, entrato in agitazione, da martedì scorso non raccoglie i rifiuti nelle strade, col conseguente accumulo della spazzatura». Secondo il sindaco Cammarata i lavoratori «nascondendosi dietro l´agitazione, mettono in atto forme di sciopero che stanno causando alla città e ai cittadini gravissimi disagi». «È incredibile - dice - che non ci si renda conto di come questa agitazione, che sta riducendo la città a un ignobile bivacco, sia inaccettabile. È impensabile che questo stato di cose duri fino a sabato. Se il presidente di Amia Essemme, Filippo Cucina, deciderà di chiedere la precettazione sarò al suo fianco».
Il presidente Cucina, però, prima di chiedere al prefetto la precettazione ha cercato un´ulteriore mediazione con i sindacati: «Ho inviato una lettera ai rappresentanti dei lavoratori, chiediamo un loro passo indetto e che revochino subito lo stato di agitazione, perché l´azienda si è già impegnata a nuovi investimenti per la sicurezza nel lavoro».

Sostegno all´economia proposta Cgil al prefetto

Milano - Cinque proposte anticrisi, dalla Cgil, al prefetto Gian Valerio Lombardi: un fondo speciale in project financing per insediare sull´area ex Alfa Romeo un polo di ricerca sulle energie rinnovabili; l´obbligo per i grandi enti pubblici di pagare i propri fornitori; garanzia del trasferimento da parte dello Stato, entro aprile, del parziale rimborso dell´Ici (39 milioni di euro); utilizzo delle risorse provenienti dai beni pubblici da immettere nel circuito produttivo (circa 125 milioni di euro); immediata costituzione di un tavolo interistituzionale per il coordinamento delle politiche regionali e locali sulla crisi. Ieri, intanto, si è tenuta l´assemblea contro il licenziamento di 13 dei 19 dipendenti della filiale italiana della Bang & Olufsen, il noto marchio di audio e video di design, sostenuti dalla Cub e dalla Cgil. E la Provincia è pronta a far fare gli straordinari ai propri dipendenti, che lavoreranno anche sabato e domenica, per accelerare le pratiche di liquidazione dei fornitori dell´amministrazione. Palazzo Isimbardi già oggi garantisce, alle piccole e medie imprese che erogano servizi, il pagamento dopo 60 o 90 giorni dall´emissione della fattura. L´obiettivo è pagare i fornitori al massimo entro 30 giorni. Ogni mese verrà garantito un volume di 16 milioni di euro sul pagamento di spesa corrente.


20 marzo 2009 - Il Padova

Sindacati. Una ventina i mezzi fermi, tra quelli della Municipale e dei messi
«Fondi a Polizia e Carabinieri e auto del Comune fuori uso»
Sotto accusa anche le spese di Aps Holding per i vigilantes: «Scoraggia l'uso degli autobus»

Padova - Fondi dal Comune a Polizia e Carabinieri, vigili urbani e messi comunali con le auto in panne. La denuncia viene dal sindacalista Adl Cobas Stefano Pieretti. Che punta il dito contro la donazione da parte del Comune di Padova di quattro auto all'Arma (valore: 70mila euro) e di altri 70mila euro alla Questura per la riparazione di 37 vetture. «I vigili urbani hanno una decina di auto ferme perché mancano i soldi per ripararle, mentre i messi comunali si muovono su mezzi del 1990 di cui almeno una decina hanno problemi di vario genere» spiega Pieretti. Sotto accusa anche l'indicazione contenuta nelle direttive destinate ai vigili urbani: «Viene detto di utilizzare gomme ricoperte invece di sostituire gli pneumatici» spiega Pieretti. Contro gli sprechi i sindacalisti Adl attaccano anche Aps Holding e l'iniziativa di dotare le corse di vigilantes privati a fianco dei controllori. «Il servizio costa 8mila euro solo per questo periodo sperimentale di 20 giorni (dal 24 marzo al 18 aprile) in cui un vigilante affianca un controllore» spiega Maurizio Magrin di Adl Cobas. Dubbia anche l'efficacia del servizio, dal momento che «la fascia di attività rispecchia quella di servizio delle guardie giurate e quindi non copre tutti i turni dei controllori». Secondo i sindacalisti di Adl «il provvedimento non otterrà né l'obiettivo di ridurre l'evasione né quello di garantire maggiore sicurezza, al contrario scoraggerà l'uso del mezzo pubblico» sostiene Pieretti. L'accusa sottolinea in particolare «l'impatto di una simile spesa sul bilancio della spa, appena giunta al pareggio di bilancio». Secondo la legge il risultato positivo viene "premiato" con l'aumento dei compensi dei dirigenti. Sul tema i sindacalisti promettono battaglia.(SIL.FA.)


20 marzo 2009 - Il Mattino di Padova

Adl Cobas «Vigilantes? Uno spreco»

Padova - «Una spesa assurda per un’azienda che finalmente quest’anno ha raggiunto il pareggio di bilancio». Non piace a Adl Cobas l’iniziativa dei vigilantes privati su bus e tram. «Quegli ottomila euro che potevano essere spesi meglio - spiega Maurizio Magrin - fra l’altro queste guardie non danno garanzie per quanto riguarda il recupero dell’evasione nel pagamento dei biglietti». Meglio sarebbe aumentare il numero dei controllori, soprattutto la sera e nei festivi, fasce con meno controlli. «Grazie agli accordi con Aps, che prevedevano il controllo dei tagliandi da parte dei conducenti, abbiamo già ridotto il numero dei portoghesi».(e.a.)


20 marzo 2009 - Il Messaggero Veneto

Disabile gay aggredito in centro. Oggi pomeriggio dalle 18 il sit-in di studenti, associazioni e immigrati

Pordenone - Si terrà dalle 18 di oggi a Pordenone in piazzetta Cavour il sit-in in risposta all’aggressione, avvenuta la scorsa settimana, ai danni di un disabile gay.
Parteciperanno all’iniziativa il Coordinamento donne, l’assoimmigrati, Iniziativa Libertaria, il circolo Zapata, il Collettivo studentesco Aut, i Cobas scuola, Rdb-Cub, il Comitato per il 25 aprile, un esponente dell’Arcigay-lesbica di Pordenone e numerose persone a titolo personale. Troppe ancora, secondo gli aderenti, le aggressioni che restano sotto silenzio per la paura delle vittime.


20 marzo 2009 - Avvisatore.it

Tutte le notizie da Palazzo Madama
Prosegue indagine sull'attività di ufficiale giudiziario in 2a Commissione

Questa mattina la Commissione Giustizia ha portato avanti l'indagine conoscitiva sulla disciplina dell'attività di ufficiale giudiziario con il seguito dell'audizione dell'Associazione ufficiali giudiziari in Europa, della UIL - Libero sindacato ufficiali giudiziari, dell'Associazione nazionale istituti vendite giudiziarie e audizione di rappresentanti di CGIL, CISL, UNSA-SAG, FLP, RDB e UIL-PA e UIUG.


20 marzo 2009 - Cronaca Qui

Lavoratrici assunte da una cooperativa a casa ormai da tre mesi
Lindt di Magenta: grande polo logistico, ma pochi i posti di lavoro

MAGENTA - Il mercato del lavoro sta passando giorni infelici in tutto il Magentino. Una boccata di ossigeno doveva arrivare dal nuovo polo logistico della Lindt di strada Boffalora capace di portare circa 260 posti di lavoro e far tornare il sorriso sulla bocca delle famiglie. A conti fatti però, non sta garantendo quello che molti speravano. Ecco allora che ci si ritrova con persone che da tre mesi non percepiscono lo stipendio e che vedono il futuro sempre più nero visto che la cooperativa per la quale lavoravano il 31 marzo potrebbe lasciare Magenta. Non c’è ancora nulla di certo, ma il commento di parecchie donne è unanime. Come stanno effettivamente le cose è ancora presto per dirlo. Solo una decina sono i dipendenti della Lindt veri e propri perché gli altri sono stati assunti dalle due cooperative alle quali la nota azienda che si occupa di cioccolato ha appaltato i settori "imballaggi" e quello di "carico e scarico". "L’ultimo stipendio che ho percepito risale al 10 dicembre e riguardava il mese di novembre", ha commentato una lavoratrice di una delle due cooperative. Un dato di fatto che per molti vuol dire crisi nera. Tanto più che parecchi spiegano di essere stati assunti con contratto a tempo indeterminato. "Ciò che è stato fatto in termini di assunzioni non riguarda direttamente la Lindt – spiegano dall’ufficio comunicazione dell’azienda di Induno Olona – In ogni caso teniamo a precisare che il polo di Magenta rimarrà il cuore strategico dell’azienda, fondamentale non solo per il mercato italiano, ma anche per quello europeo in generale. E’ impensabile investire in maniera così decisa e pensare di abbandonare tutto dopo due anni. La Lindt rimarrà". Basta passare davanti all’imponente polo di strada Boffalora per notare il via vai di mezzi pesanti che trasportano cioccolato. Pochissime le auto in sosta nel cortile interno. Dal 31 marzo in avanti potrebbe accadere che un’altra cooperativa rilevi l’attività di quella precedente. Ma le lavoratrici esigono chiarezza. Per l’altra cooperativa che si occupa di scarico e carico lavorano tra le 40 e le 70 persone. "Variano a seconda dei periodi stagionali – continuano dalla Lindt – con picchi nelle alte stagioni". E c’è addirittura una cooperativa che per entrare alla Lindt aveva a suo tempo assunto alcune persone. Ma non ottenne l’appalto e per gli assunti fu la fine di un’illusione. Quindi da un lato la Lindt assicura che il polo magentino sarà il core business dell’azienda, dall’altro c’è la preoccupazione delle lavoratrici. E la prossima settimana la Cub (Confederazione Unitaria di Base) di Magenta organizzerà un presidio. Un volantinaggio fuori dalla Lindt per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione.


20 marzo 2009 - Il Giorno

ARESE, RIPRENDE LA PROTESTA
Gli operai Alfa tornano in piazza
Anche ad aprile due settimane di «cassa» per 445 lavoratori
di ROBERTA RAMPINI

ARESE - TORNANO le barriere del sindacato e gli striscioni di protesta sotto il Biscione dell'Alfa Romeo di Arese. Dopo mesi di polemiche solo a suon di manifesti, i dipendenti dello stabilimento automobilistico aresino, la prossima settimana tornano in piazza per far sentire la loro voce. «Nonostante le chiacchiere e gli annunci eclatanti, i lavoratori stanno pagando pesantemente la crisi con cassa integrazione, licenziamenti, perdita di salario - spiega Carlo Pariani della FlmUniti Cub - anche ad aprile ci saranno due settimane di cassa integrazione, dal 6 al 19, per 455 lavoratori della sperimentazione, progettazione, stile e commerciale. La cosa è preoccupante perché significa bloccare tutti i progetti futuri». Le tre iniziative di lotta organizzate dal sindacato saranno rivolte alla Regione Lombardia, alla Fiat e al Governo. Primo appuntamento martedì 24 marzo sotto il Pirellone, «in Lombardia nel primo bimestre 2009 il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 243% rispetto allo scorso anno. CHIEDIAMO alla Regione Lombardia di adottare misure anticrisi a favore di cassintegrati, precari e pensionati», spiegano. Trasferta a Torino venerdì 27 marzo, in occasione dell'assemblea degli azionisti Fiat, gli alfisti aresini faranno una manifestazione davanti al Lingotto e alcuni di loro, in qualità di azionisti, faranno un intervento in aula. «Chiederemo alla Fiat di mantenere tutti gli stabilimenti italiani, di integrare la cassa integrazione fino all'80 % del salario e di riportare una parte della produzione in Italia - continua Pariani - denunceremo lo scempio di Arese, la distruzione del marchio Alfa e chiederemo di dare un futuro stabile a tutti i lavoratori Fiat, Powertrain e delle aziende collegate presenti ad Arese». Infine sabato 28 marzo anche i lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese parteciperanno alla manifestazione nazionale organizzata a Roma per chiedere lavoro, reddito, casa e pensione. Protesta anche dello Slai Cobas in difesa dell'attività produttiva e dei posti di lavoro sotto il Biscione. Il sindacato di base punta il dito contro la Fiat, rea di mettere in cassa integrazione e mobilità i lavoratori e di spostare le produzioni in uno stabilimento a pochi chilometri da quello aresino. «E' stata commissionata a un'officina di Caronno Pertusella la produzione dei complementi di alcuni particolari per circa mille vetture Alfa Romeo da assegnare alla Polizia - spiega Corrado Delle Donne, dei Cobas - fino a due mesi fa queste lavorazioni si facevano nelle officine dell'Alfa Romeo di Arese. La Fiat ha lasciato a casa gli operai e ha dato il lavoro ad altri. E' assurdo».


20 marzo 2009 - Settegiorni

Riunisce alcuni dipendenti del Magentino che rischiano il posto e lo stipendio
SI È COSTITUITO IL «GRUPPO DEI PRECARI AUTORGANIZZATI»

Magenta - Uniti contro la precarietà lavorativa. Potrebbe essere questo il motto che lega la decina di persone che, su iniziativa del sindacato di base Cub Magenta, nella serata di giovedì 21 hanno dato vita al «Gruppo dei precari autorganizzati del Magentino» a conclusione dell'assemblea pubblica organizzata all'Idea'l dalla medesima unità sindacale. «La nascita del gruppo è scaturita da una triste necessità – premette Massimo Lettieri del Cub di Magenta – in zona sempre più lavoratori hanno perso la loro occupazione e altrettanti rischiano di trovarsi in una situazione di questo genere. Uno degli esempi è dato dai dipendenti della Novaceta. Nonostante il 15 marzo fosse la data limite per definire i rapporti di cessione aziendale con eventuali nuovi partners, l'acquirente non è ancora saltato fuori. Ad oggi la strada da prendere sembra dunque essere quella del tavolo tecnico. I dipendenti della Bruno Romeo sono ancora in attesa della pronuncia giudiziaria sull'accoglimento del concordato preventivo, al fine di scongiurare il fallimento e quindi il licenziamento dei lavoratori. A Boffalora la Cantoni ha messo in cassa integrazione ordinaria il 90% degli operai. A rimetterci sono i lavoratori – prosegue il sindacalista – per questo ci stiamo organizzando per avvicinare a noi quanta più gente possibile. A tal fine stiamo pensando attraverso il gruppo di fare volantinaggio al mercato, di portare i nostri problemi, i problemi cioè dei lavoratori, in consiglio comunale e di pianificare uscite pubbliche a sostegno di quanti rischiano il proprio posto di lavoro».

Problemi con i turni di lavoro e assoluta incertezza per il futuro
IL DISAGIO DEI LAVORATORI DELLA LINDT:
PRESTO SARÀ ORGANIZZATO UN PRESIDIO

Magenta - All'annuncio dell'apertura della sede magentina dell'industria dolciaria Lindt, si parlava di alcune centinaia di nuovi posti di lavoro che l'attività avrebbe creato nel Magentino. Si parlò di 250 nuovi posti di lavoro. A circa un anno dall'entrata in attività del capannone la situazione occupazionale che i lavoratori hanno fatto emergere appare diversa dal disegno e dalle aspettative originarie. In molti ci hanno contattato sostenendo che al suo interno i turni di lavoro sono pressoché inesistenti, così come il pagamento degli stipendi non sarebbe regolare. Tesi queste avvalorate dalle testimonianze giunte al sindacato di Base Cub di Magenta. Nessuno di questi lavoratori ha tuttavia voluto uscire allo scoperto. La quasi totalità di loro appare di fatto operante in condizione di estrema precarietà. Il timore, facendo dichiarazioni ufficiali, di perdere quel poco che si ha è quindi alto. Settegiorni, recandosi sul posto ad intervistare alcuni dei dipendenti che lavorano alla Lindt, ha cercato di fare chiarezza sulla loro situazione lavorativa con l'aiuto dello stesso Cub di Magenta. Ciò che è emerso è innanzitutto il fatto che in azienda si assiste ad un turnover di circa 120 dipendenti operanti per due diverse cooperative. La prima, magentina, raggruppa circa 40 lavoratori, gran parte dei quali sono donne. Ad esse è affidato il confezionamento del prodotto. Il contratto di assunzione prevede una base di 40 ore settimanali che tuttavia possono diminuire o aumentare a seconda del fabbisogno aziendale. Risultato? Sono le lavoratrici ad affermare che in concomitanza a feste particolari come il Natale o la Pasqua si lavora a pieno ritmo ma che non appena il periodo prefestivo volge al termine, l'attività lavorativa si blocca. C'è addirittura chi riferisce di orari di lavoro costituiti da due o tre ore spalmate sull'arco di un'intera giornata. È poi salito in superficie il problema degli stipendi. Sembra infatti che il corretto pagamento dei corrispettivi mensili si sia inceppato dallo scorso dicembre e che per tale motivo l'attività della cooperativa alla Lindt sarà interrotta entro la fine del mese di marzo. Ancora oggi resta ignoto il nominativo della ditta o della cooperativa che vi subentrerà. Ciò che è certo è che al posto di quella uscente e prima del suo ingresso alla Lindt, in lizza c'era un'altra cooperativa la quale, contando di vincere l'appalto, aveva già assunto del personale da far entrare nell'industria magentina. Sfumato invece il buon esito della gara, a farne le spese sono stati i lavoratori di quest'ultima che si sono ritrovati senza occupazione. Ad operare a pieno ritmo sono invece i 70 dipendenti di un'ulteriore cooperativa specializzata nei trasporti. La stessa ha tuttavia scelto di impiegare quasi tutti lavoratori stranieri residenti nel Milanese, che ogni mattina si dirigono a Magenta per prendere servizio. Storie di ordinario precariato. A difesa dei lavoratori coinvolti nel «caso Lindt» si è schierato il sindacato di Base Cub Magenta che sta organizzando per i prossimi giorni un presidio davanti alla sede magentina dell'azienda dolciaria per manifestare il disagio di chi vi lavora.

Venerdì 27 gli operai dell'ex Alfa parteciperanno all'assemblea degli azionisti
A TORINO A PROTESTARE ALLA FIAT
Mentre i dipendenti sono in cassa integrazione o mobilità, alcuni lavori vengono dati all'esterno

Arese - La Fiat ha messo in Cassa integrazione gli operai, ma nello stesso tempo dà del lavoro da eseguire a una ditta esterna. E' la protesta sollevata dai sindacalisti dello Slai Cobas di Arese nei giorni scorsi. Infatti hanno chiesto chiarimenti alla direzione della Fiat perché alcune lavorazioni attribuite al reparto officina non vengono effettuate nello stabilimento aresino, mentre gli operai rimangono in Cassa integrazione. «Nei giorni scorsi siamo venuti a conoscenza che in maniera molto provocatoria – scrivono i rappresentanti dello Slai Cobas – la Fiat ha disposto e commissionato dei completamenti di alcuni particolari su circa mille vetture Alfa Romeo appartenenti alla Polizia presso una carrozzeria che si trova a Caronno, nei pressi del nostro stabilimento. Vi chiediamo spiegazioni del perché Fiat ha privato le nostre officine i tali lavorazioni che venivano svolte nello stabilimento da svariati anni. Chiediamo come mai invece di impiegare i lavoratori i lavoratori in Cassa integrazione o in mobilità in tali lavorazioni la Fiat ha commissionato il tutto alla carrozzeria di Caronno Pertusella». Nel frattempo la Flm Uniti, Cub di Arese ha programmato una serie di manifestazioni di protesta per i prossimi giorni. «Per noi dell'Alfa - scrivono Flm Uniti Cub - la più importante è senza dubbio la manifestazione che faremo venerdì 27 marzo a Torino in occasione della assemblea degli azionisti. In quella sede, oltre che della Fiat parleremo dell'Alfa di Arese. Come sempre faremo un intervento anche all'interno dell'assemblea come azionisti. Martedì 24 andremo davanti al Pirellone per sollecitare Formigoni a darsi una mossa. In particolare gli ricorderemo che, mentre la regione Campania ha deciso di dare 350 euro al mese ai lavoratori in Cassa integrazione, la Regione Lombardia fa solo annunci ma non tira fuori niente. Inoltre sabato 28 ci sarà una manifestazione nazionale a Roma di tutti i sindacati di base per rivendicare un intervento serio del governo in difesa dei posti di lavoro e salari». Per la manifestazione di venerdì 27 a Torino i lavoratori partiranno da Arese al mattino alle 7,30 e torneranno nel primo pomeriggio.


19 marzo 2009 - Apcom

Sanità/ Usi-Rdb Ricerca: Precari Iss manifestano domani a Roma
Davanti a sede ex min.Salute contro "mannaia" ministro Brunetta

Roma, 19 mar. (Apcom) - L'Usi-RdB Ricerca ha indetto per domani una mobilitazione dei lavoratori dell'Istituto superiore di sanità davanti all'ex ministero della Salute sul Lungotevere Ripa a Roma. "Mancano cento giorni al 30 giugno 2009 - si legge in una nota -, data a partire dalla quale secondo le norme delineate dal ministro Brunetta nel provvedimento 'ammazza-precari' attualmente in Senato, saranno licenziati i precari del pubblico impiego e perderanno i diritti alle stabilizzazioni ottenuti con le mobilitazioni dei lavoratori". "Anche solo non stabilizzando questi lavoratori - dice il sindacato - perderemo professionalità con anni di anzianità alle spalle ed il Servizio sanitario nazionale, le Regioni, le decine di associazioni di pazienti che giornalmente collaborano con l'Istituto ne verranno menomati". Il sindacato chiede un "investimento sul futuro per assumere a tempo indeterminato chi è in stabilizzazione e un ulteriore fondo di 5 milioni di euro per convertire a tempo determinato gli attuali Co.co.co. Tutto in un provvedimento legislativo sulla fattispecie di quello fatto per l'Aifa dallo stesso ministero del Lavoro. Investire su questo personale significa - conclude il sindacato - investire oltre la crisi e non farla solo pagare a lavoratori e cittadini. Chiediamo che il ministro e i sottosegretari diano le risposte utili al Paese, a cominciare da quelle a favore dell'assunzione dei precari Iss". L'Istituto superiore di sanità, con oltre 800 precari (200 tempo determinato in stabilizzazione, 150 tempo determinato non in stabilizzazione, 250 Co.co.co e altri 200 circa con varie forme di contratto pagate da enti esterni) sarà "duramente colpito dalla mannaia del ministro della Funzione pubblica".

Roma, Cub: Oggi in Campidoglio imbrigliato protocollo cortei
"Si valuti se è meglio gestire pacifiche invasioni che tensioni"

Roma, 19 mar. (Apcom) - "La protesta attuata oggi a Roma, davanti al Campidoglio, dal movimento per la casa dimostra che non è possibile imbrigliare con protocolli liberticidi il sacrosanto diritto a manifestare: repressione e manganellate non possono essere la risposta alle lotte sociali da parte di uno stato democratico". Così in una nota il sindacato di base Cub. "La Cub invita pertanto il sindaco Alemanno, il prefetto e quanti hanno la responsabilità dell'ordine pubblico nella città di Roma, a valutare se non sia più gestibile la pacifica invasione dei manifestanti piuttosto - conclude il comunicato - che fronteggiare quotidianamente situazioni di tensione come quella verificatasi ieri all'Università".

Lazio/ Rdb-Cub: Ares licenzia 46 infermieri,servizio 118 a rischio
Malgrado rassicurazioni direzione generale e presidente Marrazzo

Roma, 19 mar. (Apcom) - Quarantasei infermieri dll'Ares 118 con contratto a tempo determinato "stanno ricevendo le lettere di licenziamento che scatterà dal prossimo 31 marzo". Lo scrive in una nota Rdb-Cub che definisce "grave" il fatto che non ci sia stata la proroga dei contratti in attesa della stabilizzazione. "Il provvedimento mette a rischio il servizio di emergenza". I licenziamenti arrivano "malgrado le rassicurazioni sul futuro dei precari del 118, giunte sia dal direttore generale dell'Ares che dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo". I lavoratori "non solo hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione, ma hanno anche superato un concorso pubblico e sono in graduatoria per l'assunzione - scrivono i rappresentanti dei lavoratori - ma la direzione generale dell'Ares ha reso noto di dover interrompere il rapporto di lavoro 'in assenza della prescritta autorizzazione regionale'. L'avvio dei processi di stabilizzazione "è demandato - sottolinea il sindacato - proprio ai direttori generali delle aziende da ben due finanziarie nazionali e da una delibera di giunta regionale. Fra l'altro la stabilizzazione dei tempi determinati non comporta aumenti di spesa del personale, vero motivo del blocco delle assunzioni del piano di rientro dal deficit". Del problema "investiremo il prefetto di Roma".


19 marzo 2009 - Agi

CASA: LE ASSOCIAZIONI IN CAMPIDOGLIO, IL SINDACO CI INCONTRI

(AGI) - Roma, 19 mar. - Circa 500 persone, appartenenti alle associazioni di inquilini e di lotta per l'edilizia popolare, stanno manifestando sulla piazza del Campidoglio sulle misure in tema di alloggi popolari messe in cantiere dall'amministrazione comunale. "Abbiamo convocato questa manifestazione - spiega Paolo Divetta dell'Asia-Rdb - dopo la rottura con l'assessore per la casa Antoniozzi e in occasione dell'avvio della discussione sul bilancio. Il piano del Comune per la casa e' irresponsabile perche' prevede la vendita agli inquilini di 8 mila alloggi da cui si ricaverebbero 100 milioni di euro da reinvestire nella costruzione di altre case. Una cifra che viene messa a bilancio prima di essere incassata e quindi senza alcuna certezza di incamerarla. Chiediamo di incontrare oggi stesso i capigruppo al Consiglio comunale. Il sindaco Alemanno avrebbe dato la sua disponibilita' ad incontrarci il 25 marzo prossimo, ma non ne abbiamo ancora la certezza".


19 marzo 2009 - Dire

CORTEI. CUB: IN CAMPIDOGLIO VIOLATO PROTOCOLLO LIBERTICIDA

(DIRE) Roma, 19 mar. - "La protesta attuata oggi in Campidoglio dal movimento per la casa dimostra che non e' possibile imbrigliare con protocolli liberticidi il sacrosanto diritto a manifestare. Repressione e manganellate non possono essere la risposta alle lotte sociali da parte di uno stato democratico". Lo scrivono in una nota i sindacati della Confederazione unitaria di base, che invitano "pertanto il sindaco Alemanno, il prefetto e quanti hanno la responsabilita' dell'ordine pubblico nella citta' di Roma, a valutare se non sia piu' gestibile la pacifica invasione dei manifestanti piuttosto che fronteggiare quotidianamente situazioni di tensione come quella verificatasi ieri all'Universita'".

SANITÀ. RDB: GRAVE LICENZIAMENTO INFERMIERI PRECARI ARES 118

(DIRE) Roma, 19 mar. - "Malgrado le rassicurazioni sul futuro dei precari del 118, giunte sia dal direttore generale dell'Ares che dal presidente della Regione, Marrazzo, 46 infermieri con contratto a tempo determinato stanno ricevendo le lettere di licenziamento che scattera' dal prossimo 31 marzo. I 46 lavoratori hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione e anche superato un concorso pubblico e sono in graduatoria per l'assunzione, ma la direzione generale dell'Ares ha reso noto di dover interrompere il rapporto di lavoro 'in assenza della prescritta autorizzazione regionale'". Lo dichiara Maria Teresa Pascucci del coordinamento regionale Rdb-Cub Sanita'. "Questo provvedimento- si legge in una nota- rappresenta chiaramente l'inconsistenza della dirigenza dell'Ares 118, che esprime la sua autonomia dirigenziale, anche violando le norme, per reprime e vessare il personale, ma non ha il coraggio delle sue responsabilita' quando deve onorare impegni e atti dovuti. Cio' dimostra anche una certa incompetenza- continua la sindacalista- perche' l'avvio dei processi di stabilizzazione e' demandato proprio ai Direttori Generali delle aziende da ben due Finanziarie nazionali e da una Delibera di giunta regionale. Fra l'altro la stabilizzazione dei Tempi Determinati non comporta aumenti di spesa del personale, vero motivo del blocco delle assunzioni del piano di rientro dal deficit". L'Rdb-Cub considera "gravissimo e ingiustificato che l'Ares 118 non abbia perlomeno prorogato i contratti in attesa della stabilizzazione. Continueremo a mettere in atto tutte le iniziative necessarie per garantire il diritto al lavoro dei precari del 118, cosi' come a tutti i precari della Sanita' del Lazio. Dato che il licenziamento dei precari del 118 potrebbe mettere a rischio la garanzia del servizio di emergenza, abbiamo deciso di investire del problema anche il Prefetto di Roma".

BOLOGNA. TAR BOCCIA IL RICORSO CONTRO LIMITAZIONI AI CORTEI
RDB-COBAS-SDL VOLEVANO MANIFESTARE SABATO NEL CENTRO CITTADINO

(DIRE) Bologna, 19 mar. - Il Tar dell'Emilia-Romagna dice "no" ai sindacati di base e respinge la loro richiesta di bloccare le prescrizioni data dalla Questura di Bologna al percorso proposto per il corteo di sabato, di protesta contro il divieto del Prefetto di manifestare in alcune zone del centro storico nel weekend. Rdb, Cobas e Sdl avevano chiesto di partire da piazza Nettuno, sfilare in via Ugo Bassi e poi arrivare davanti alla Prefettura, per protestare contro la direttiva Maroni che pone limiti alle manifestazioni pubbliche e contro l'ordinanza del Prefetto Angelo Tranfaglia, che ha reso le restrizioni attive in citta'. Dopo le prescrizioni dettate da piazza Galilei, che ha vietato il loro percorso proponendo un'alternativa (piazza San Francesco, piazza Malpighi, via Portanova, via IV Novembre fino alla Prefettura), i sindacati di base avevano tentato la strada del ricorso al Tar, presentato in via di urgenza. La decisione dei giudici e' arrivata ieri ed e' stata notificata questa mattina alla Questura: si tratta di una primissima valutazione urgente, che viene ancora prima della pronuncia sospensiva. Il Tar non ritiene che le prescrizioni della Questura creino all'organizzazione sindacale "inconvenienti" tali da giustificarne l'annullamento. Si tratta della valutazione di una misura cautelare urgente, a proposito della quale i giudici amministrativi devono stabilire se ci sono profili di danno, arrecati ai ricorrenti, tali da giustifcare il blocco del provvedimento contro cui si ricorre. La richiesta di sospensiva, invece, sara' discussa dal Tar l'8 aprile. Dopo il rigetto del Tar, le prescrizioni della Questura rimangono dunque valide. I sindacati hanno gia' annunciato che violeranno la "zona rossa".


19 marzo 2009 - Ansa

CORTEI ROMA: CUB, VIOLATO PROTOCOLLO LIBERTICIDA

(ANSA) - ROMA, 19 MAR - «La protesta attuata oggi in Campidoglio dal movimento per la casa dimostra che non è possibile imbrigliare con protocolli liberticidi il sacrosanto diritto a manifestare. Repressione e manganellate non possono essere la risposta alle lotte sociali da parte di uno stato democratico». Lo dichiara CUB in un comunicato. «Il Sindaco Alemanno, il Prefetto e quanti hanno la responsabilità dell'ordine pubblico nella città di Roma, valutino se non sia più gestibile la pacifica invasione dei manifestanti piuttosto che fronteggiare quotidianamente situazioni di tensione come quella verificatasi ieri all'Università», conclude la nota.

SANITÀ: RDB-CUB, LICENZIATI 46 PRECARI DEL 118

(ANSA) - ROMA, 19 MAR - Malgrado le assicurazioni del presidente della Regione Piero Marrazzo e del direttore generale dell'Ares, 46 infermieri del 118 con contratto a Tempo Determinato stanno ricevendo le lettere di licenziamento che scatterà dal prossimo 31 marzo. Lo ha reso noto, in un comunicato, la RdB-Cub sottolineando che i lavoratori non hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione, e hanno anche superato un concorso pubblico e sono in graduatoria per l'assunzione, ma la Direzione Generale dell'Ares ha reso noto di dover interrompere il rapporto di lavoro «in assenza della prescritta autorizzazione regionale». Secondo il sindacato è «gravissimo e ingiustificato che l'Ares 118 non abbia perlomeno prorogato i contratti in attesa della stabilizzazione». A giudizio di RdB-Cub il licenziamento dei precari del 118 «potrebbe mettere a rischio la garanzia del servizio di emergenza».

SANIITÀ:ARES 118,PUNTIAMO ALL'ASSUNZIONE DEI 46 INFERMIERI

(ANSA) - ROMA, 19 MAR - «L'azienda sta lavorando, insieme con la Regione Lazio, per l'assunzione del personale in questione ormai da diverse settimane. Nelle lettere inviate, abbiamo comunicato ai diretti interessati che rientreranno nelle procedure di assunzione attraverso una modifica del contratto e della tipologia di rapporto di lavoro: da tempo determinato a tempo indeterminato».Lo afferma in una nota l'Ares 118 in relazione alla denuncia fatta delle Rdb su un presunto lincenziamento di 46 infermieri. «Abbiamo specificato ai lavoratori - si legge - che queste procedure sono comunque soggette all'autorizzazione da parte della Regione Lazio». Ares ribadisce il proprio impegno «nel voler continuare ad avvalersi della professionalità del personale in questione ed in tal senso sta portando avanti tutti gli atti necessari al raggiungimento di questo risultato».

UNIVERSITA': CUB A BRUNETTA, NON HA IDEA DI DEMOCRAZIA

(ANSA) - MILANO, 19 MAR - Il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta ''non ha uno straccio di idea di democrazia''. Lo sostiene il coordinatore nazionale della Cub Piergiorgio Tiboni, che ha replicato al ministro secondo il quale gli studenti dell'onda sono ''dei guerriglieri''. ''Le affermazioni demenziali di Brunetta - spiega Tiboni - sono la dimostrazione che di fronte all'aggravarsi della crisi si vogliono resuscitare fantasmi del passato pur di restare a galla, criminalizzando ogni forma di lotta pacifica''. Secondo il sindacalista di base infatti ''la guerriglia esiste solo nella confusione mentale di un immaturo che non ha uno straccio di idea di democrazia''.

LAVORO: CUB, NO A LICENZIAMENTI A BANG & OLUFSEN

(ANSA) - MILANO, 19 MAR - La Confederazione di base, Cub, contesta il licenziamento di 13 dei 19 dipendenti della filiale italiana della Bang & Olufsen, il famoso marchio danese di dispositivi elettronici audio e video di alto livello tecnologico Dopo lo sciopero di otto ore di ieri oggi si è svolta un'assemblea in cui i lavoratori - viene spiegato in una nota - hanno proseguito l'astensione dal lavoro fino alla fine dei turni e hanno attuato un presidio davanti alla sede di Milano, in via San Vito. L'agitazione è sostenuta anche dalla Filcams-Cgil. Il sindacato di base teme che «il prossimo passo sia la definitiva chiusura della filiale».


19 marzo 2009 - Adnkronos

SANITA': RDB CUB, A FINE MESE 46 INFERMIERI ARES 118 LAZIO LICENZIATI
PROVVEDIMENTO GRAVE, ORA SARA' INFORMATO IL PREFETTO DI ROMA

Roma, 19 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Futuro incerto per 46 infermieri precari dell'Ares 118 con contratto a termine, che stanno ricevendo le lettere di licenziamento che scattera' dal prossimo 31 marzo. Tutto questo "malgrado le rassicurazioni sul loro futuro giunte sia dal direttore generale dell'Ares 118, Marinella D'Innocenzo, che dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo". A denunciare la situazione dei 46 lavoratori e' la Rdb-Cub (Rappresentanze di base - Confederazione unitaria di base), che ora rendera' noto il fatto anche al Prefetto di Roma. I 46 infermieri - sostiene la Rdb-Cub - non solo hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione, ma hanno anche superato un concorso pubblico e sono in graduatoria per l'assunzione. Eppure la direzione generale dell'Ares ha reso noto 'di dover interrompere il rapporto di lavoro in assenza della prescritta autorizzazione regionale'. "Questo provvedimento - replica Maria Teresa Pascucci, del Coordinamento regionale Rdb Cub sanita' - rappresenta chiaramente l'inconsistenza della dirigenza dell'Ares 118, che esprime la sua autonomia dirigenziale, anche violando le norme, per reprimere e vessare il personale, ma non ha il coraggio delle sue responsabilita' quando deve onorare impegni e atti dovuti". "Cio' dimostra anche una certa incompetenza - continua la sindacalista - perche' l'avvio dei processi di stabilizzazione e' demandato proprio ai direttori generali delle aziende da ben due Finanziarie nazionali e da una delibera di Giunta regionale. Fra l'altro la stabilizzazione dei tempi determinati non comporta aumenti di spesa del personale, vero motivo del blocco delle assunzioni del piano di rientro dal deficit". Secondo la Pascucci, quanto sta avvenendo e' un fatto "gravissimo e ingiustificato. La Rdb-Cub continuera' a mettere in atto tutte le iniziative necessarie per garantire il diritto al lavoro dei precari del 118, cosi' come a tutti i precari della sanita' del Lazio. E dato che il licenziamento dei precari del 118 potrebbe mettere a rischio la garanzia del servizio di emergenza - conclude - abbiamo deciso di investire del problema anche il Prefetto di Roma".

RICERCA: ROMA, DOMANI PRECARI ISS IN PIAZZA CONTRO BRUNETTA
PROTESTA INDETTA DA USI-RDB

Roma, 19 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Domani a Roma manifestazioni dei lavoratori precari dell'Istituto superiore di sanita' (Iss). Ad annunciarlo e' Claudio Argentini, della segreteria nazionale Usi-Rdb ricerca, che ha voluto far coincidere la protesta con una data simbolica: "Domani mancheranno infatti 100 giorni al 30 giugno 2009, data a partire dalla quale, secondo le norme delineate dal ministro Brunetta nel provvedimento 'ammazza-precari' attualmente in Senato, saranno licenziati i precari del pubblico impiego e perderanno i diritti alle stabilizzazioni ottenuti con le mobilitazioni dei lavoratori". Per Argentini, "l'Iss, con oltre 800 precari (200 tempo determinato in stabilizzazione, 150 tempo determinato non in stabilizzazione, 250 Co.co.co e altri 200 circa con varie forme di contratto pagate da enti esterni), sara' duramente colpito dalla mannaia del ministro della Funzione Pubblica. A bloccarsi saranno attivita' che direttamente coinvolgono il Paese, come i controlli su vaccini e farmaci, sugli alimenti, sull'ambiente, sui presidi medico-sanitari. E ancora, gli albi su malattie rare e genetiche, la sorveglianza sulle malattie infettive, su quelle cardiovascolari, sulla tossicodipendenza. Colpita anche la ricerca pubblica sanitaria in generale, come quella sulle cellule staminali o sulla farmaco resistenza, o ambientale", aggiunge. "Noi - sottolinea Argentini in una nota - chiediamo poche cose precise: un investimento sul futuro per assumere a tempo indeterminato chi e' in stabilizzazione e un ulteriore fondo di 5 milioni di euro per convertire a tempo determinato gli attuali Co.co.co. Tutto in un provvedimento legislativo sulla fattispecie di quello fatto per l'Agenzia italiana del farmaco dal ministero del Lavoro. Investire su questo personale - precisa - significa investire oltre la crisi e non farla solo pagare a lavoratori e cittadini. Chiediamo - conclude Argentini - che il ministro e i sottosegretari diano le risposte utili al Paese, a cominciare da quelle a favore dell'assunzione dei precari Iss".

SCUOLA: BERNOCCHI (COBAS), IL PROVOCATORE BRUNETTA COLPISCE ANCORA

Roma, 19 mar. - (Adnkronos) - «Il provocatore Brunetta colpisce ancora. Sappiamo che, parlandone, assecondiamo la megalomania del ministro Brunetta, che usa la provocazione come metodo politico di visibilità personale. Ma che gli studenti dell'Università di Roma, vittime inermi della brutale aggressione poliziesca di ieri, vengano descritti addirittura come 'guerriglieri che come tali vanno trattatì, supera qualsiasi livello di sopportabilità». È quanto afferma il portavoce nazionale dei Cobas, Piero Bernocchi commentando le affermazioni del ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione. «Brunetta - sottolinea Bernocchi - assai probabilmente non ha mai incontrato guerriglieri e ne ha una ben strana idea: di certo negli ultimi anni gli studenti universitari romani sono stati permanentemente vittime della violenza poliziesca nonchè di quella di squadracce fasciste, mentre non risulta , nel campo delle 'forze del disordinè in divisa neanche un ferito negli ultimi anni di repressione all'Università. Va notato che Brunetta faceva le sue farneticanti dichiarazioni insieme alla ministra Gelmini che annunciava un ulteriore taglio di posti per i precari della scuola di 18 mila unità (precari che non verranno riconfermati il prossimo anno) e del 20% all'Università». Secondo Bernocchi «sono queste decisioni, così come il più generale aggravarsi della crisi economica, che spiegano l'allucinante Protocollo liberticida che vorrebbe impedire ogni forma di manifestazione verso le 'contropartì dei movimenti, e che è all'origine dei divieti nei confronti degli studenti di Roma. Protocollo - sottolinea ancora il portavoce Cobas - la cui responsabilità, però, ricade anche sulle opposizioni parlamentari (in primis Pd e IdV) e sui sindacati concertativi (in primis Cgil) che lo hanno firmato e reso possibile. I Cobas - conclude Bernocchi - insieme alle altre forze del Patto di Base (Cub e SdL), si sono già rifiutati di accettare i diktat polizieschi in occasione delle manifestazioni dei lavoratori Telecom e di quelli dei Trasporti: e continueranno così, a partire dalla manifestazione nazionale convocata per il 28 marzo, per far saltare l'ignobile Protocollo e riconquistare subito il diritto di manifestare liberamente per tutti/e».


19 marzo 2009 - Omniroma

CASA, CUB: «VIOLATO PROTOCOLLO LIBERTICIDA»

(OMNIROMA) Roma, 19 mar - «La protesta attuata oggi in Campidoglio dal movimento per la casa dimostra che non è possibile imbrigliare con protocolli liberticidi il sacrosanto diritto a manifestare. Repressione e manganellate non possono essere la risposta alle lotte sociali da parte di uno stato democratico. La Cub invita pertanto il sindaco Alemanno, il prefetto e quanti hanno la responsabilità dell'ordine pubblico nella città di Roma, a valutare se non sia più gestibile la pacifica invasione dei manifestanti piuttosto che fronteggiare quotidianamente situazioni di tensione come quella verificatasi ieri all'università». Così, in una nota Cub.

CASA, IN CAMPIDOGLIO IN CORSO PRESIDIO COMITATI

(OMNIROMA) Roma, 19 mar - La scalinata davanti a palazzo Senatorio è già piena di manifestanti: nonostante il divieto giunto in maniera informale ieri sera di tenere il presidio in Campidoglio i comitati di lotta per la casa sono venuti lo stesso e adesso in piazza ci sono diverse centinaia di persone, da Action al Comitato di via Pincherle, dal Coordinamento cittadino di lotta per la casa ai Blocchi precari metropolitani al Comitato popolare di lotta per la casa, Comitato obiettivo casa Asia Rdb. Sotto la statua della lupa polizia e carabinieri presidiano dietro le transenne l'accesso in campidoglio. «La prefettura ha fatto marcia e indietro sul divieto quando è intervenuto il gabinetto del sindaco - ha detto Andrea Alzetta consigliere comunale SA - peraltro era già in programma per oggi un incontro con i capigruppo capitolini mentre un altro è già fissato con il sindaco Alemanno per il 25 marzo alle 17 per discutere di emergenza abitativa». «Noi però oggi chiediamo garanzie su questo incontro - ha detto Luca del Coordinamento - non ci fidiamo perché i tavoli di discussione aperti fino ad oggi non hanno portato a nulla. Questa amministrazione non ha stanziato neppure un euro sulla casa, gli unici soldi sono quelli dei finanziamenti regionali o provenienti dalla svendita del patrimonio pubblico. A Roma servono soldi veri per un piano che preveda il recupero di immobili pubblici come le caserme dismessi e senza distruggere altro territorio, ci vorrebbero almeno 20-30 mila case e invece questa amministrazione come le precedenti ne costruirà al massimo 6/700 l'anno». La piazza già piena di striscioni dei comitati, sta continuando a riempirsi di manifestanti che gridano slogan sul diritto alla casa. Al momento la situazione è tranquilla.

ARES 118, RDB-CUB: «LICENZIATI INFERMIERI PRECARI»

(OMNIROMA) Roma, 19 mar - «Malgrado le rassicurazioni sul futuro dei precari del 118, giunte sia dal direttore generale dell'Ares che dal Presidente della Regione Lazio Marrazzo, 46 infermieri con contratto a tempo determinato stanno ricevendo le lettere di licenziamento che scatterà dal prossimo 31 marzo. I 46 lavoratori non solo hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione, ma hanno anche superato un concorso pubblico e sono in graduatoria per l'assunzione, ma la direzione generale dell'Ares ha reso noto di dover interrompere il rapporto di lavoro 'in assenza della prescritta autorizzazione regionalè». Così in una nota dell'RdB-CUB. «Questo provvedimento - dichiara Maria Teresa Pascucci del Coordinamento Regionale RdB-CUB Sanità - rappresenta chiaramente l'inconsistenza della dirigenza dell'Ares 118, che esprime la sua autonomia dirigenziale, anche violando le norme, per reprime e vessare il personale, ma non ha il coraggio delle sue responsabilità quando deve onorare impegni e atti dovuti». «Ciò dimostra anche una certa incompetenza - continua la sindacalista - perché l'avvio dei processi di stabilizzazione è demandato proprio ai Direttori Generali delle aziende da ben due Finanziarie nazionali e da una Delibera di giunta regionale. Fra l'altro la stabilizzazione dei Tempi Determinati non comporta aumenti di spesa del personale, vero motivo del blocco delle assunzioni del piano di rientro dal deficit». Conclude la sindacalista: «Consideriamo gravissimo e ingiustificato che l'Ares 118 non abbia perlomeno prorogato i contratti in attesa della stabilizzazione. La RdB-CUB continuerà a mettere in atto tutte le iniziative necessarie per garantire il diritto al lavoro dei precari del 118, così come a tutti i precari della Sanità del Lazio. Inoltre, dato che il licenziamento dei precari del 118 potrebbe mettere a rischio la garanzia del servizio di emergenza, abbiamo deciso di investire del problema anche il Prefetto di Roma».

ARES 118, AZIENDA: «DA TEMPO A LAVORO PER ASSUNZION PERSONALE»

(OMNIROMA) Roma, 19 mar - «In relazione al comunicato di Rdb relativo al presunto licenziamento di 46 infermieri», Ares 118 dichiara in una nota che «l'azienda sta lavorando, insieme con la Regione Lazio, per l'assunzione del personale in questione ormai da diverse settimane. Nelle lettere inviate, abbiamo infatti comunicato ai diretti interessati che rientreranno nelle procedure di assunzione attraverso una modificazione del contratto e della tipologia di rapporto di lavoro: da tempo determinato a tempo indeterminato. Abbiamo inoltre specificato ai 46 lavoratori che queste procedure sono comunque soggette all'autorizzazione da parte della Regione Lazio». L'Azienda «coglie l'occasione per ribadire il proprio impegno nel voler continuare ad avvalersi della professionalità del personale in questione ed in tal senso sta portando avanti tutti gli atti necessari al raggiungimento di questo risultato». Ares 118 «si riserva inoltre di adire alle vie legali nei confronti della signora Pascucci per le affermazioni infondate e gravemente lesive dell'immagine e dell'operato aziendali».


19 marzo 2009 - Reuters

Studenti contro Brunetta che li chiama "guerriglieri"

ROMA (Reuters) - Le dichiarazioni del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che oggi ha definito "guerriglieri" gli studenti dell'Onda che ieri si sono scontrati con la polizia in un'università romana, vanno intese come un monito affinché la dimostrazione del dissenso non trascenda nella violenza. Lo ha detto oggi il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini in un comunicato, dopo le dure reazioni degli studenti suscitate dalle parole di Brunetta. Anche se "a volte usa toni forti e provocatori", ha detto Gelmini, "il ministro Brunetta condivide certamente l'auspicio che l'università sia sempre il luogo del dialogo e non della violenza". Stamani a margine di una conferenza stampa congiunta con il ministro Gelmini, Brunetta ha detto che gli studenti dell'Onda sono "guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri", secondo quanto riferito dai media. "Le dichiarazioni del ministro Brunetta di questa mattina sono sconcertanti. Il ministro afferma che il movimento è composto da guerriglieri e che non è rappresentato nelle elezioni", ha detto in una nota la Rete degli studenti medi. Gli scontri di ieri alla Sapienza sono avvenuti mentre un gruppo di studenti stava cercando di unirsi a una manifestazione in occasione dello sciopero indetto dalla Cgil per i lavoratori dei comparti pubblici e privati di scuola, università e accademie contro i tagli del governo al mondo dell'istruzione. "Mi auguro vivamente che gli episodi di ieri della Sapienza non si ripetano più", ha detto il ministro Gelmini. "Il diritto di manifestare va sempre rispettato ma la democratica dimostrazione del dissenso non può mai trascendere nella violenza, che non può mai essere accettata. In questo senso credo vadano interpretate anche le dichiarazioni del ministro Brunetta", ha aggiunto. L'Unione degli universitari ha definito le parole di Brunetta "fuori dalla realtà", invitando il ministro a non alimentare un "clima di tensione contro chi dissente" in modo pacifico contro il governo. "Che gli studenti dell'Università di Roma, vittime inermi della brutale aggressione poliziesca di ieri, vengano descritti addirittura come 'guerriglieri che come tali vanno trattati', supera qualsiasi livello di sopportabilità", scrive Pietro Bernocchi dei Cobas, annunciando una manifestazione con Cub e Sdl il 28 marzo contro il protocollo sugli scioperi.


19 marzo 2009 - Iris

UNIVERSITA': TIBONI (UCB), BRUNETTA SENZA UNO STRACCIO DI IDEA DI DEMOCRAZIA

(IRIS) - ROMA, 19 MAR - Il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta ''non ha uno straccio di idea di democrazia''. Lo sostiene il coordinatore nazionale della Cub Piergiorgio Tiboni, che ha replicato al ministro secondo il quale gli studenti dell'onda sono ''dei guerriglieri''. ''Le affermazioni demenziali di Brunetta - spiega Tiboni - sono la dimostrazione che di fronte all'aggravarsi della crisi si vogliono resuscitare fantasmi del passato pur di restare a galla, criminalizzando ogni forma di lotta pacifica''. Secondo il sindacalista di base infatti ''la guerriglia esiste solo nella confusione mentale di un immaturo che non ha uno straccio di idea di democrazia''.

P.A.: I PRECARI DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ MANIFESTANO

(IRIS) – ROMA, 19 MAR - Mancano 100 giorni al 30 giugno 2009, data a partire dalla quale secondo le norme delineate dal Ministro Brunetta nel provvedimento "ammazza-precari" attualmente in Senato (A.S. 1167) saranno licenziati i precari del Pubblico Impiego e perderanno i diritti alle stabilizzazioni ottenuti con le mobilitazioni dei lavoratori. L’Istituto Superiore di Sanità, con oltre 800 precari (200 tempo determinato in stabilizzazione, 150 tempo determinato non in stabilizzazione, 250 Co.co.co e altri 200 circa con varie forme di contratto pagate da enti esterni) sarà duramente colpito dalla mannaia del Ministro della Funzione Pubblica. Per queste ragioni, l’Usi-RdB Ricerca ha indetto per domani, 20 marzo (Lungotevere Ripa 2; ore 10.30) una mobilitazione dei lavoratori dell’ISS: "Domani non saremo a festeggiare i 100 giorni agli esami, ma a portare in piazza il danno che i cittadini avranno se le centinaia di precari dell’Istituto Superiore di Sanità saranno cacciati il 30 giugno", avverte Claudio Argentini, della Segreteria Nazionale USI-RdB Ricerca.

PRECARI: 46 INFERMIERI LICENZIATI

(IRIS) - ROMA, 19 MAR - Come reso noto dall' Ufficio stampa Rdb-CUB, malgrado le rassicurazioni sul futuro dei precari del 118, giunte sia dal Direttore Generale dell’ARES che dal Presidente della Regione Lazio Marrazzo, 46 infermieri con contratto a Tempo Determinato stanno ricevendo le lettere di licenziamento che scatterà dal prossimo 31 marzo. I 46 lavoratori non solo hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione, ma hanno anche superato un concorso pubblico e sono in graduatoria per l’assunzione, ma la Direzione Generale dell’ARES ha reso noto di dover interrompere il rapporto di lavoro "in assenza della prescritta autorizzazione regionale". "Questo provvedimento - dichiara Maria Teresa Pascucci del Coordinamento Regionale RdB-CUB Sanità - rappresenta chiaramente l’inconsistenza della dirigenza dell’Ares 118, che esprime la sua autonomia dirigenziale, anche violando le norme, per reprime e vessare il personale, ma non ha il coraggio delle sue responsabilità quando deve onorare impegni e atti dovuti". "Ciò dimostra anche una certa incompetenza - continua la sindacalista - perché l’avvio dei processi di stabilizzazione è demandato proprio ai Direttori Generali delle aziende da ben due Finanziarie nazionali e da una Delibera di giunta regionale. Fra l’altro la stabilizzazione dei Tempi Determinati non comporta aumenti di spesa del personale, vero motivo del blocco delle assunzioni del piano di rientro dal deficit". Conclude la sindacalista: "Consideriamo gravissimo e ingiustificato che l’ARES 118 non abbia perlomeno prorogato i contratti in attesa della stabilizzazione. La RdB-CUB continuerà a mettere in atto tutte le iniziative necessarie per garantire il diritto al lavoro dei precari del 118, così come a tutti i precari della Sanità del Lazio. Inoltre, dato che il licenziamento dei precari del 118 potrebbe mettere a rischio la garanzia del servizio di emergenza, abbiamo deciso di investire del problema anche il Prefetto di Roma".


19 marzo 2009 - Roma Today

Ares 118: licenziati 46 lavoratori con contratto a tempo determinato
La denuncia è del sindacato Rdb-CUB che ha deciso di investire del problema anche il prefetto, essendo il servizio di emergenza a rischio

Roma - Nonostante le rassicurazioni sul futuro dei precari del 118, giunte nei mesi sia dal direttore generale dell’ARES che dal Presidente della Regione Lazio Marrazzo, 46 infermieri con contratto a tempo determinato stanno ricevendo le lettere di licenziamento che scatterà dal prossimo 31 marzo. La denuncia è del sindacato Rdb-Cub che è pronta a rivolgersi al Prefetto "perchè con questi licenziamenti il servizio d'emergenza è a rischio". I 46 lavoratori che stanno per essere licenziati non solo hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione, ma hanno anche superato un concorso pubblico e sono in graduatoria per l’assunzione. Secondo Rdb Cub però "la direzione generale dell’Ares ha reso noto di dover interrompere il rapporto di lavoro "in assenza della prescritta autorizzazione regionale". "Questo provvedimento", ha dichiarato Maria Teresa Pascucci del Coordinamento Regionale RdB-CUB Sanità, "rappresenta chiaramente l’inconsistenza della dirigenza dell’Ares 118, che esprime la sua autonomia dirigenziale, anche violando le norme, per reprimere e vessare il personale, ma non ha il coraggio delle sue responsabilità quando deve onorare impegni e atti dovuti". Secondo la sindacalista "ciò dimostra anche una certa incompetenza perché l’avvio dei processi di stabilizzazione è demandato proprio ai Direttori Generali delle aziende da ben due Finanziarie nazionali e da una Delibera di giunta regionale. Fra l’altro la stabilizzazione dei Tempi Determinati non comporta aumenti di spesa del personale, vero motivo del blocco delle assunzioni del piano di rientro dal deficit". "Consideriamo gravissimo e ingiustificato", conclude la Pascucci "che l’ARES 118 non abbia perlomeno prorogato i contratti in attesa della stabilizzazione". Il sindacato RdB-CUB è convinta che il licenziamento di questi 46 precari mette a rischio la garanzia del servizio di emergenza. Anche per questo nei prossimi giorni si è deciso di investire del problema il Prefetto.


19 marzo 2009 - Unonotizie

TUSCIA, VITERBO: RDB E IL MISTERO DEI BANDI PUBBLICI FANTASMA

VITERBO (UNONOTIZIE.IT) - Corre voce che dopo il comunicato stampa di RdB, (che ha fatto squillare più di un telefono), il bando pubblico fantasma sia stato prorogato di altri 8 giorni, dichiara Lino ROCCHI della Rdb VT, sarebbe stato un buon segnale, invece, controllando il sito della Provincia, la data di scadenza è rimasta il 18/03/09; delle due o abbiamo sbagliato noi, ( diteci perché), oppure avevamo ragione e allora fermatevi!!!!!! Frugando dentro il sito però escono fuori svariati bandi di selezione riservato esclusivamente al personale che ha già svolto attività di COCOCO presso la Provincia per almeno tre anni. Ebbene tale riserva è esplicitata salvo ribadire la validità del comma 560 della legge 296/06 di cui però non si spiegano i contenuti. Tale comma prevede il diritto a partecipare ai soggetti che hanno stipulato uno o più contratti di COCOCO per almeno un anno alla data del 26/09/06. Siamo proprio mal pensanti, prosegue ROCCHI, ma ci chiediamo perché il requisito del triennio viene esplicitato tale da apparire requisito essenziale mentre il comma 560 che attenua la precedente prescrizione viene solo citato quasi fosse ininfluente? Non capiamo tra l’altro perché per alcuni concorsi le selezioni avverranno sui curricula mentre su altri si procederà a prove teoriche e pratiche. Il precariato non ha colore o bandiera, difendiamo il diritto di quanti,sulla base di normative a nostro giudizio incivili, da anni vivono sotto "l ricatto" della politica e dei datori di lavoro. A fronte di quanto stiamo verificando, non riteniamo trasparente la gestione di questi bandi, errori di pubblicazione e formulazioni criptiche. Una gestione a nostro giudizio, conclude Lino ROCCHI, non idonea anche sul piano dell’organizzazione del lavoro perché innesta figure professionali senza aver discusso con i lavoratori o con le loro rappresentanze un efficace modello organizzativo e funzionale. Invitiamo tutti i Lavoratori percari che hanno svolto almeno un anno di lavoro negli ultimi 5 anni a fare immediatamente domanda di ammissione, in caso di esclusione questa Federazione offrirà il patrocinio gratuito a quanti vorranno lottare insieme a noi per i loro diritti.


19 marzo 2009 - Liberazione

Impedito un corteo che avanzava a mani alzate. L'Onda: la Cgil ritiri la firma dal protocollo che limita le manifestazioni Roma, cariche alla Sapienza
La polizia assedia l'università
di Checchino Antonini

Roma - Verso mezzogiorno sembravano quasi fraternizzare, i caschi verdi al di là dei cancelli della Sapienza, gli studenti al di qua. E un finanziere in assetto di guerra filtrava le persone in coda come in un check point per entrare e uscire dall'ateneo. Come da copione i suoi colleghi commentavano il culo delle ragazze mentre uno studente di fisica provava a spiegare loro che avrebbero solo voluto parlare al quartiere, ai lavoraori del policlinico. Solo un'ora prima, da quelle parti, è stato l'inferno con carabinieri e poliziotti a dare addosso senza preavviso a un corteo di studenti che tentava a mani alzate di forzare il protocollo che limita il diritto a manifestare con la risibile scusa del traffico. Il centro di Roma è quasi tutto a traffico limitato o pedonalizzato.
Tre-quattrocento gli studenti, un po' di meno gli assedianti che bloccavano ogni accesso alla città universitaria coi loro caschi verdi, azzurri e blu. In quattro su un ragazzo e i manganelli impugnati al contrario e gli sputi secondo la professionalità impeccabile esibita dagli uomini di Via Genova nelle battute di caccia allo studente o al rumeno.
In piazzale Aldo Moro la formazione è a ferro di cavallo. Gli studenti avanzano di tre metri, poi le manganellate proseguiranno fin dentro il recinto dell'unversità, con la compiacenza del rettore. La reazione degli studenti è il lancio di vecchie scarpe e ciabatte. Dovevano servire per il ministero dell'Economia, sull'esempio degli studenti francesi. Il corteo prova a tornare sui suoi passi, lungo le strade della città universitaria da dove era venuto dopo aver interrotto le lezioni per comunicare con gli altri studenti sui temi dello sciopero di tutto il mondo della conoscenza. Si prova a uscire da un altro lato. Sul viale Regina Elena le polizie sono disposte a testuggine. Stavolta c'è qualche corpo a corpo. Uno dei responsabili dell'ordine viene travolto dalla professionale foga dei suoi uomini. Qualcuno si farà refertare, così diranno le veline. Gli studenti feriti trovano un po' di sollievo sulle scale del rettorato dove si improvvisa un primo megafonaggio. «Spuntavano e manavano», dicono i feriti, lievi per fortuna, mostrando schiene, teste e braccia segnate. ll numero degli studenti è salito. Così si decide di prendersi l'aula 1 di Lettere per una conferenza stampa-assemblea che coglie immediatamente il nodo. E' la notte della democrazia. «Quello che è successo oggi parla degli attacchi del governo al contratto nazionale, al diritto di sciopero, della militarizzazione delle città, dei protocolli per limitare i cortei imposti dai sindaci ma firmati anche dai confederali. Nessuno può rimanere in silenzio», dice Giorgio Sestili di Fisica. «Se la Cgil ha scelto il conflitto lo deve dire chiaramente, quello che è accaduto qui è un'interruzione del diritto di sciopero», aveva detto anche Francesco Raparelli, ricercatore. «Da questo momento quel protocollo non serve più!», strilla Franco Gallerano, presidente del direttivo regionale della Flc Cgil. Fabio De Nardis, responsabile università del Prc, coglie il «filo nero» tra le cariche di un'ora prima e le aggressioni fasciste delle ultime ore negli altri due atenei della Capitale.
Da Palermo, il leader nazionale della Flc, Mimmo Pantaleo condanna l'accaduto e invita l'Onda a continuare «sapendo che la Cgil è e sarà sempre un presidio di democrazia e libertà». Ma l'imbarazzo in casa Cgil per quella firma è tangibile. Il segretario confederale del Lazio prova a puntare i piedi: «Nessuno si nasconda dietro il protocollo per colpire il diritto di sciopero, nè tantomeno per disattivare le forme di collaborazione che da sempre sono state agite da parte delle forze dell'ordine nella nostra città». Ma perché non ritirare quella firma? Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, coglie nel segno: «Le cariche sono il primo frutto avvelenato del protocollo che noi non abbiamo voluto firmare». Prima di ieri era stata vietata la piazza ai cobas e alle associazioni di consumatori ma ancora non erano volate manganellate. Ieri agli studenti, domani a chiunque. «Quello che serve ora è rendersi conto della situazione e unire al massimo tutte le energie: studenti, sindacati di base, la stessa Cgil, le forze della sinistra non possono più stare ognuno nel proprio recinto ma occorre un salto di qualità nella costruzione di Comitati anti-crisi e anti-repressione», fa sapere Salvatore Cannavò, di Sinistra critica, nel dibattito a distanza amplificato dai lanci di agenzie. «Da giorni la Questura sta cercando di farci spostare il percorso del corteo nazionale di sabato 28 marzo promosso dal Patto di Base in occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14. Si tenta di ridurre al silenzio il conflitto proprio in concomitanza con la fase acuta della crisi», spiega il coordinatore delle Rdb Cub, Pierpaolo Leonardi. «Gli strumenti politici per l'aggressione sono stati forniti anche da tutti i partiti della opposizione parlamentare (Pd in prima fila), nonchè dai sindacati concertativi, che hanno sottoscritto un dittatoriale Protocollo: non si potrebbe protestare davanti a ministeri, uffici pubblici, sedi aziendali o padronali, Parlamento e sedi politiche: insomma, non si potrebbe portare il conflitto
davanti alle sedi delle controparti», aggiunge il portavoce dei Cobas scuola, Piero Bernocchi.
Intanto, Ivano Peduzzi, capogruppo in Regione e il segretario Prc romano Giuseppe Carroccia, chiedono un incontro urgente al prefetto. Protestano il Pdci, l'Uds, l'Udu, perfino gli studenti di Forza nuova. Da Milano, Retescuole, precari e collettivi chiedono alla Cgil di uscire dall'ambiguità. Solo i ragazzotti di An, sodali con quelli molto maneschi che a Roma III conservavano spranghe e poster nazisti nell'armadietto, se la prendono con la presunta violenza dei collettivi. Da Napoli, arrivano le foto di un gruppo di squadristi con lame, mazze e caschi che aspettava l'Onda fuori da giurisprudenza.

Il Comune discuterà il bilancio. Presenti anche gli inquilini di via Pincherle
Roma, oggi la manifestazione per il diritto all'abitare
di Daniele Nalbone

Roma - Un cambio di passo nella politica delle dismissioni. Questo il richiamo di AS.I.A. Rdb «alle forze politiche in generale, e all'Udc in particolare, perché non basta mostrare solidarietà nelle intenzioni se non si interviene sulle cause che generano il disagio abitativo di migliaia famiglie in tutta Italia». Solidarietà, e qualche chiarimento, che il segretario romano Udc Luciano Ciocchetti ha portato, ieri mattina, agli inquilini di via Pincherle 153-169, a ridosso dell'università di Roma Tre, nell'incontro che si è svolto nei locali occupati del palazzo, sede simbolica del Comitato. «Ribadisco l'estraneità del mio partito alle operazioni di compravendita dei 116 alloggi in dismissione, a partire dal consigliere comunale di S.Gregorio Magno, Frunzi, che non è mai stato un iscritto dell'Udc» ha spiegato Ciocchetti davanti alle telecamere e ad una cinquantina di inquilini che il giorno prima avevano occupato la sede nazionale dell'Udc. «Invierò una lettera di richiesta di intervento urgente al sindaco di Roma e presenteremo una mozione in Consiglio comunale, in Regione Lazio e alla Camera. Sono inoltre disponibile a organizzare un incontro tra gli inquilini e il consigliere municipale dell'Udc Francesco Capoccia» indicato dai suoi condomini come il "manovratore" delle vendite degli immobili inoptati a politici campani e romani.
«Prendiamo atto delle parole di Ciocchetti» commenta Angelo Fascetti di AS.I.A. Rdb a margine dell'incontro «ma continuiamo a sollevare la necessità di indagare la connessione tra politica e dismissioni visto che è un dato di fatto come cinque appartamenti su cinque siano stati venduti da Fata Assicurazioni a personaggi politici di area democristiana e chiediamo al prefetto di Roma di prendere in considerazione l'idea di requisire i 116 alloggi inoptati». Intanto anche gli "Inquilini Resistenti" di via Pincherle saranno presenti alla manifestazione indetta per oggi in Campidoglio alle 16 dalla Rete dei movimenti per il diritto all'abitare in occasione della discussione in Consiglio comunale del bilancio 2009-2011.
«Durante la campagna elettorale Alemanno ha promesso la realizzazione di 25mila nuovi alloggi per affrontare l'emergenza casa» ricordano i movimenti. «Dopo un anno di governo gli annunci, come l'acquisto in pochi mesi di case da assegnare alle persone con dieci punti in graduatoria, non si sono concretizzati. Molte persone in emergenza abitativa hanno atteso inutilmente e inutilmente attenderanno visto che per gli anni 2009-2011 il bilancio non prevede alcuno stanziamento per la realizzazione di case popolari e gli unici fondi a disposizione saranno quelli che dovrebbero giungere dalla vendita di 8mila case popolari per realizzarne solo 2mila».


19 marzo 2009 - Corriere della Sera

Scontri all'ateneo La replica del sindacato:
«Nessuno colpisca il diritto di sciopero e la libertà di manifestare»
Sapienza, gli studenti contro la Cgil
Polemica sull'accordo per i cortei. A sorpresa la solidarietà di Forza Nuova.
In un giorno di tensione e di scontri la Cgil finisce sul «banco degli imputati» alla Sapienza per l'accordo firmato sui limiti ai cortei
di Paolo Brogi

Roma - Sulla graticola, dentro l'Aula Uno della Sapienza che ha registrato ieri la lunga requisitioria sulle cariche delle forze dell'ordine nei confronti degli studenti della Sapienza, alla fine c'è soprattutto la Cgil. Ad accendere i riflettori ci pensa in mattinata il professor Franco Gallerano del direttivo della Flc-Cgil (la federazione dei lavoratori della conoscenza). Gallerano ripudia il protocollo sulle manifestazioni, firmato dal segretario della Cgil di Roma e Lazio Claudio Di Berardino.
Dice Gallerano, prof d'Idraulica a Ingegneria: «Ora dobbiamo chiedere a tutta la Cgil di condannare le cariche, ma anche di rivedere la sua posizione su questo strumento liberticida ». Poi però passano i minuti e bisogna arrivare al pomeriggio, a ridosso della nuova assemblea cittadina indetta sempre nell'aula uno, per registrare il comunicato della Cgil. Dichiara Di Berardino: «Il diritto da parte degli studenti di esprimere il dissenso sulla politica di tagli alla scuola e di attacco al suo ruolo pubblico contenuti nei provvedimenti del Governo è indiscutibile ». E poi: «Non si faccia dunque un uso improprio del protocollo sui cortei, le norme hanno il compito preciso di regolamentare i cortei e non quello di vietarli. Nessuno si nasconda dietro il protocollo per colpire il diritto di sciopero e la libertà di manifestare». Ma in aula Uno queste parole non sembrano convincere granché. A farsene interprete, in modo decisamente negativo («hanno una lingua biforcuta »), è soprattutto Piero Bernocchi venuto a portare solidarietà e ad illustrare la manifestazione del 28 marzo sul welfare. «È una buona cosa che la polizia vi abbia caricato - spiega con un parodosso -. Quel patto è stato firmato proprio da Di Berardino, la Cgil è il principale sponsor del patto. Il loro comunicato non vale un fico secco...».
Stessi toni anche dal portavoce di Rdb. «Quel protocollo, firmato dalla Cgil, viene dopo le norme del ministro Sacconi antisciopero. Come si fa poi a stupirsi se le norme vengono usate per impedire il diritto di manifestare?».
Insomma lo stato d'accusa, nei confronti della Cgil, è tutt'altro che rientrato. Come mugugna Luca, di Scienze Politiche: «Siamo stanchi di sentire parole che vanno da una parte e fatti che procedono nella direzione opposta. Vorrei proprio sapere come possono, per la Cgil, manifestare gli studenti d'ora in poi?».
A sorpresa è Blocco Studentesco, l'organizzazione di Forza Nuova nelle scuole, a schierarsi con gli studenti dell'Onda. «Non è ammissibile - hanno dichiarato - che ad una pacifica contestazione studentesca si risponda con la violenza ».

Sapienza, corteo vietato Carica sugli studenti
Sei contusi. «Volevamo aderire allo sciopero Cgil». La manifestazione impedita dalla nuova regolamentazione varata dalla prefettura di Roma
di Paolo Brogi

ROMA — Hanno provato a fare come in Francia, lanciando pantofole sulle forze dell'ordine che li caricavano. Trenta paia di De Fonseca multicolori, da 3 euro, comprate dagli studenti dell'Onda con una colletta il giorno prima. Poi però alla terza carica, nel corso dell'ultimo tentativo di uscire dalla Sapienza interamente bloccata ieri da un grosso dispositivo di polizia, i 400 manifestanti hanno aggiunto sassi e pezzi d'asfalto. Niente da fare. Il corteo previsto per partecipare allo sciopero della Cgil è rimasto bloccato dentro l'ateneo. A impedirlo la nuova regolamentazione sulle manifestazioni a Roma appena varata dalla prefettura. Sei gli studenti alla fine contusi, due di loro ricorsi alle cure ospedaliere: Gianni di Lettere sottoposto a Tac per una lieve commozione cerebrale, Luca di Scienze politiche con un braccio ingessato e 25 giorni di prognosi.
Il rettore dell'ateneo Luigi Frati commenta: «Ci sono disposizioni, non si può fare come si vuole». Critica la Cgil di Roma che ha denunciato «un uso improprio del protocollo sui cortei, nato per regolamentarli e non per impedirli ». Gli studenti volevano disubbidire alle nuove disposizioni appena varate dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, col consenso di un ampio arco di partiti e sindacati, per regolamentare le manifestazioni in città. Tra i sei luoghi permessi per i cortei non figura però la Sapienza. «L'Onda manifesta come vuole», così era stata convocata sul piazzale della Minerva alle 9.30 la manifestazione per raggiungere il ministero dell'Economia in via XX Settembre. Un modo con cui gli studenti dell'Onda pensavano di partecipare alla giornata di sciopero indetta dalla Cgil sulla scuola.
«Siamo usciti sul piazzale Aldo Moro alzando le mani di fronte a polizia e carabinieri racconta un manifestante -. Senza preavviso ci hanno caricato ». Emanuele, uno dei contusi, aggiunge: «Mi sono ritrovato per terra e mi hanno menato in quattro, col manganello girato dalla parte rigida...». Poi la stessa scena si è ripetuta anche ai varchi di via de Lollis e di viale Regina Elena. Più tardi è stata la vecchia Aula Uno di Lettere a registrare in un paio di assemblee la requisitoria contro le nuove disposizioni e a lanciare un nuovo appuntamento.
«Ci rivediamo il 28 marzo...». Ammaccati, ma decisi a manifestare. Ieri non ci sono riusciti, ci riproveranno a fine mese per la manifestazione sul G14 indetta da Cobas, Rdb e Sdl su lavoro e welfare.
«La Questura ci vorrebbe fare cambiare percorso - ha rivelato Piero Bernocchi dei Cobas -. Ma la nostra manifestazione resta da piazza della Repubblica a piazza Navona». Molte le critiche alla Cgil che come hanno ricordato polemicamente i Cobas ha controfirmato le misure: «La Cgil è il principale sponsor dell'accordo, il suo comunicato di solidarietà con gli studenti è una presa in giro».
«Pacta sunt servanda, ho firmato il protocollo - ha ricordato Gianni Sammarco, commissario di Forza Italia a Roma -. Se dopo solo otto giorni fosse stato consentito a qualche centinaio di persone di violare le regole sarebbe già carta straccia ». Il sindaco Gianni Alemanno ha rivolto un invito alla calma e «a disarmare qualsiasi tendenza alla violenza politica ». Aggiungendo poi: «Non possiamo ricominciare con cortei di due o trecento persone che si muovono per la città». Seccato il rettore Frati: «È stato comunque antipatico per chi voleva uscire a piedi o in auto dall'ateneo. Per un po' di tempo non si poteva transitare».


19 marzo 2009 - La Stampa

SI MOLTIPLICANO IN TUTTA ITALIA GLI INCIDENTI
Studenti-polizia. Torna la violenza all’Università

ROMA - Incidenti all’università La Sapienza di Roma tra forze dell’ordine e studenti universitari. Botte a Napoli, all’esterno dell’ateneo Federico II, dove gli studenti dell’Onda, tornando in facoltà, hanno trovato Giurisprudenza presidiata da un gruppo di studenti di estrema destra, «alcuni dei quali - dicono - erano armati di mazze e avevano dei caschi». Conferma la polizia che i due gruppi si sono fronteggiati e ne sono nati degli scontri. Manifestazioni pacifiche a Milano e Palermo. Tensioni a Roma Tre, invece, dove un paio di giorni fa erano volate le botte.
L’episodio più clamoroso è quello di Roma: alcune centinaia di studenti che intendevano dirigersi in corteo verso un sit-in della Cgil, nel centro città, si sono scontrati con la polizia. Gli agenti avevano bloccato le uscite della Città universitaria in tenuta antisommossa per far rispettare un recente protocollo sulle manifestazioni nella Capitale. I tafferugli sono culminati con il lancio di ciabatte a imitazione di quanto hanno fatto gli studenti francesi. Rientrati dentro la Sapienza, gli universitari hanno provato a uscire, ma inutilmente, dagli accessi secondari dell’università. Bloccati anche lì. Alla fine si sono contati decine di studenti contusi. E ora è polemica.
«Le cariche contro gli studenti - dice il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero - rappresentano un gesto sbagliato, ingiusto e inaccettabile contro il quale protesto con forza. Si tratta del primo frutto avvelenato del protocollo sui cortei voluto dal sindaco di Roma, protocollo che Rifondazione non ha firmato». «Dopo i picchiatori fascisti di Roma Tre oggi abbiamo assistito ad un altro scempio che fa rabbrividire il concetto stesso della parola democrazia», sostiene la Fgci, organizzazione giovanile del partito comunista di Oliviero Diliberto.
Gli studenti, per parte loro, se la prendono con il Protocollo firmato tra prefetto e sindaco Alemanno, ma soprattutto con Guglielmo Epifani: «La Cgil deve prendere posizione, difenderci, attaccare pubblicamente con un comunicato le forze dell’ordine. Il protocollo sui cortei è stato un flop». Protocollo che invece il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che l’ha voluto, difende convintamente: «Faccio ovviamente un invito alla calma e a disarmare qualsiasi tendenza alla violenza politica. Ma non possiamo ricominciare con manifestazioni di 3-400 persone che si muovono per la città. C’è un impegno di tutti ad avere una disciplina dei cortei. Noi rispettiamo il diritto di manifestare purché lo si faccia all’interno delle regole». E precisa la Cgil: «Quel protocollo ha il compito preciso di regolamentare i cortei e non di vietarli. Nessuno si nasconda dietro il protocollo per colpire il diritto di sciopero e la libertà di manifestare».
Sta diventando un motivo di scontro il protocollo stesso, dunque. E’ in vista una manifestazione dei sindacati di base-Cub. «Da giorni la Questura sta cercando, in ossequio alla nuova normativa scaturita dal Protocollo, di farci spostare il percorso del corteo nazionale di sabato 28 marzo. E’ evidente il tentativo di ridurre al silenzio il conflitto proprio in concomitanza con la fase acuta della crisi economica», dice Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale.
«Noi non accetteremo di subordinare il nostro diritto a manifestare alla sbandierata esigenza di mobilità dei cittadini o alle richieste di ordine dei commercianti del centro. Quel protocollo è da stracciare».


19 marzo 2009 - Il Salvagente

LE REAZIONI ALLA NUOVA DISCIPLINA
Da consumatori e sindacati dubbi ma anche consensi
DOPO L'OPINIONE DI ANTONIO LONGO LE ASSOCIAZIONI DI UTENTI SI INTERROGANO. E ANCHE DAI PILOTI..

Le reazioni di consumatori e lavoratori dei trasporti al disegno di legge del governo sono meno prevedibili di quello che ci si sarebbe aspettati. Se da parte dei lavoratori, oltre alla rabbia per delle proposte ritenute ingiuste, c'è anche la consapevolezza che una regolamentazione più equilibrata è necessaria, i consumatori non si limitano ad esultare per un disegno di legge che promette di ridurre i disagi per viaggiatori e pendolari, ma avanzano anche dubbi sul merito e sul metodo della stretta agli scioperi.
I CONSUMATORI RIFLETTONO.
La provocazione, la scorsa settimana, l'aveva lanciata proprio dalle nostre colonne, il "Parliamone" di Antonio Longo. Pur partendo dal presupposto che lo sciopero è diritto sancito dalla Costituzione, il presidente del Movimento difesa del cittadino (Mdc) aveva scritto: "Non può essere demonizzata una nuova regolamentazione dello sciopero dei trasporti pubblici che garantisca il diritto alle agitazioni sindacali se decise da sigle effettivamente rappresentative". Diversa la linea di Rosario Trefiletti, presidente di Federconsu ma tori, associazione storicamente legata alla Cgil: "Innanzitutto - ci dice - andrebbero chiarite le regole per stabilire la rappresentatività degli organi sindacali. E in ogni caso, qualsiasi decisione - anche lo sciopero virtuale - va concordata con i sindacati. Altrimenti il rischio è di passare dalla padella alla brace, scatenando con leggi inefficaci il fenomeno degli scioperi selvaggi". Paolo Landi di Adiconsum, associazione dei consumatori fondata dalla Cisl, è più cauto e meno negativo sulla proposta del governo: "Abbiamo sempre denunciato le situazioni di abuso del diritto di sciopero, in cui un piccolo gruppo di lavoratori è in grado di vessare il diritto di spostarsi di migliaia e migliaia di altre persone. In fondo, non è un caso se la proposta di legge riguarda il settore del trasporto pubblico, perché è l'unico in cui poche persone possono scatenare il caos cori uno sciopero". Landi riconosce, però, che l'articolo che obbliga il lavoratore a indicare preventivamente l'adesione individuale allo sciopero "è fuori dalla Costituzione".
PILOTI DIVISI.
Anche dall'altra parte della "barricata", le ammissioni e i distinguo non mancano. Fabio Berti, presidente dell'Anpac, il sindacato dei piloti che insieme ad altre sigle di settore poco prima delle vacanze di Natale ha paralizzato Fiumicino durante il passaggio di Alitalia alla nuova gestione Cai, commenta inaspettatamente: "La legge, che va a regolamentare la normativa sullo sciopero, può certamente essere un'opportunità. Non tanto per limitare gli scioperi selvaggi, che di per sé sono fuori dalle regole, ma per ottimizzare una legge ormai obsoleta". Berti precisa, però, che già oggi in Italia scioperare non è affatto semplice, e nota che "con la soglia del 50% si rischia di impedire di fatto qualsiasi protesta, in un categoria dove ci sono sindacati che rappresentano settori molto specifici". Santo Di Santo, della Filt Cgil, pone invece l'accento sulla questione della rappresentatività: "Chi decide e come quale sindacato è rappresentativo? Per il settore del pubblico impiego hanno fatto una legge che dice chi è titolato ad andare a sedersi al tavolo delle contrattazioni. Perché nei trasporti, la rappresentatività dovrebbe misurarsi solo al momento dello sciopero?". Secondo Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della Confederazione unitaria di base (Cub), insieme a Cobas e Sdl tra i sindacati autonomi più agguerriti nel settore dei trasporti, "non c'era bisogno di una proposta del genere. Del resto, la stessa Commissione garante degli scioperi in una sua recente relazione ha dichiarato che nel 2008 gli scioperi non sono aumentati rispetto all'anno precedente". A Leonardi non va giù la lettura strabica della questione scioperi: "Nessuno dice che spesso le nostre proteste sono portate avanti per aver rinnovati contratti scaduti da anni, o per difendere la sicurezza dei lavoratori dopo l'ennesima morte di un collega".
TUTTI CONTRO IL VIRTUALE.
Al di là delle differenze di posizione, dovute anche al tipo di organizzazione a cui appartengono, i rappresentanti sindacali convergono tutti nel bocciare lo sciopero virtuale. Per Berti, "non funziona se non si applicano ripercussioni economiche molto pesanti per le aziende". Per Di Santo, "lo sciopero virtuale non può sostituire quello normale, al massimo può essere un primo passo per evitare l'inasprimento della vertenza". Per Leonardi, infine, lo sciopero virtuale "è uno sciopero inesistente. Figuriamoci cosa importa a un'azienda come Alitalia di pagare una multa, quando decolla con l'aereo carico di passeggeri".


19 marzo 2009 - Zero 321

La Federazione Provinciale RdB CUB di Novara
alla manifestazione nazionale di Roma
di CUB – CONFEDERAZIONE COBAS – SdL Intercategoriale

Novara - La Federazione Provinciale RdB CUB di Novara organizza la partecipazione alla grande manifestazione nazionale in occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14 che si terrà a Roma dal 28 al 31 marzo 2009, assieme a tutte le forze sociali e di movimento che si battono per non pagare la crisi. Sono migliaia le aziende che chiudono e centinaia di migliaia i licenziamenti, ma il governo foraggia, con i soldi di tutti i cittadini, banchieri e bancarottieri che sono i veri responsabili della più grande crisi economica del dopoguerra. I lavoratori sono lasciati in balia della crisi, i contratti non vengono rinnovati, la cassa integrazione copre in minima parte, e solo per alcuni, la perdita di salario, centinaia di migliaia di precari vengono mandati a casa senza alcun reddito, si vorrebbe rimettere mano alle pensioni e portare l’età pensionabile delle donne a 65 anni, crescono gli sfratti, si fomenta il razzismo contro gli immigrati e per impedire che i lavoratori e i cittadini si organizzino per difendere salario e diritti, il Governo vorrebbe vietare gli scioperi e le manifestazioni conflittuali.
LA PIATTAFORMA DEL PATTO DI BASE:
1. Blocco dei licenziamenti
2. Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario
3. Aumenti consistenti di salari e pensioni, reddito minimo garantito per chi non ha lavoro
4. Aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita
5. Cassa integrazione almeno all’80% del salario per tutti i lavoratori/trici, precari compresi, continuità del reddito per i lavoratori "atipici", con mantenimento del permesso di soggiorno per gli immigrati/e
6. Nuova occupazione mediante un Piano straordinario per lo sviluppo di energie rinnovabili ed ecocompatibili, promuovendo il risparmio energetico e il riassetto idrogeologico del territorio, rifiutando il nucleare e diminuendo le emissioni di CO2
7. Piano di massicci investimenti per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e delle scuole, sanzioni penali per gli omicidi sul lavoro e gli infortuni gravi
8. Assunzione a tempo indeterminato dei precari e re internalizzazione dei servizi
9. Piano straordinario di investimenti pubblici per il reperimento di un milione di alloggi popolari, tramite utilizzo di case sfitte e mediante recupero, ristrutturazione e requisizioni del patrimonio immobiliare esistente; blocco degli sfratti, canone sociale per i bassi redditi
10. Diritto di uscita immediata per gli iscritti/e ai fondi-pensione chiusi.
Per informazioni e prenotazioni contattare la fed.ne a Novara in Via Cernaia n. 13
Tel e fax 0321/620179 e-mail: info@novara.rdbcub.it
cell.Lanni 3382689431 cell. Cavalli 3298057670


19 marzo 2009 - Tuscia web

Provincia - Ne dà notizia Lino Rocchi (Rdb)
Prorogato il bando Fse

Riceviamo e pubblichiamo - Corre voce che dopo il comunicato stampa di Rdb, (che ha fatto squillare più di un telefono), il bando pubblico fantasma sia stato prorogato di altri 8 giorni, sarebbe stato un buon segnale , invece, controllando il sito della Provincia, la data di scadenza è rimasta il 18/03/09; delle due o abbiamo sbagliato noi, (diteci perché), oppure avevamo ragione e allora fermatevi. Frugando dentro il sito però escono fuori svariati bandi di selezione riservato esclusivamente al personale che ha già svolto attività di Co.co.co. presso la Provincia per almeno tre anni. Ebbene tale riserva è esplicitata salvo ribadire la validità del comma 560 della legge 296/06 di cui però non si spiegano i contenuti. Tale comma prevede il diritto a partecipare ai soggetti che hanno stipulato uno o più contratti di Co.co.co. per almeno un anno alla data del 26/09/06. Siamo proprio mal pensanti ma ci chiediamo perché il requisito del triennio viene esplicitato tale da apparire requisito essenziale mentre il comma 560 che attenua la precedente prescrizione viene solo citato quasi fosse ininfluente? Non capiamo tra l’altro perché per alcuni concorsi le selezioni avverranno sui curricula mentre su altri si procederà a prove teoriche e pratiche. Il precariato non ha colore o bandiera, difendiamo il diritto di quanti,sulla base di normative a nostro giudizio incivili, da anni vivono sotto "l ricatto" della politica e dei datori di lavoro . A fronte di quanto stiamo verificando, non riteniamo trasparente la gestione di questi bandi, errori di pubblicazione e formulazioni criptiche. Una gestione a nostro giudizio non idonea anche sul piano dell’organizzazione del lavoro perché innesta figure professionali senza aver discusso con i lavoratori o con le loro rappresentanze un efficace modello organizzativo e funzionale. Invitiamo tutti i Lavoratori percari che hanno svolto almeno un anno di lavoro negli ultimi 5 anni a fare immediatamente domanda di ammissione, in caso di esclusione questa Federazione offrirà il patrocinio gratuito a quanti vorranno lottare insieme a noi per i loro diritti.
Lino Rocchi - Federazione Rdb


19 marzo 2009 - EPolis Roma

Via Pincherle
L'impegno di Ciocchetti che scrive al sindaco

Roma - Una mozione in Regione, una in Comune e una parlamentare. Oltre a una lettera inviata ieri pomeriggio ad Alemanno per chiedere un intervento. Questa la risposta che Luciano Ciocchetti, segretario regionale e commissario romano dell'Udc ha dato agli inquilini di via Pincherle e con i quali ha avuto un confronto dopo la vicenda uscita su un quotidiano che ha visto protagonista il consigliere municipale del suo partito, Francesco Capoccia. «La nostra azione sarà quella di difendere tutte le famiglie coinvolte» ma «ci chiediamo - conclude Ciocchetti - dove sono le Istituzioni competenti?». Da parte sua, l'Asia Rdb chiede ancora una volta che si fermi la politica delle dismissioni: «Perché non basta mostrare solidarietà nelle intenzioni se non si interviene sulle cause che generano il disagio abitativo di centinaia di migliaia di persone». Oggi, intanto, è convocata una manifestazione di tutti gi inquilini in difficoltà di Roma in Campidoglio.(M.R.)


19 marzo 2009 - Il Tirreno

«Le bighe Sea? Solo immagine» La protesta del sindacato Rdb

VIAREGGIO - Il costo di acquisto delle bighe che Sea ambiente ha rimesso in funzione - spiegano i rappresentanti sindaci delle Rdb - «è stato, alcuni anni fa, di alcune migliaia di euro. Furono però subito accantonate in quanto non efficienti né efficaci. Oggi si intende rimetterle in uso. Intanto si è dovuto procedere a cambiare tutte le batterie, anche questa volta spendendo altre migliaia di euro, poi si stanno formando alcune operatrici, non operatori, affinché imparino ad usarle. Inoltre, la capacità di carico - continua il sindacato autonomo - è irrisoria: non appena si svuota un cestino si deve andare a scaricare il mezzo altrimenti non serve più a niente. Ad oggi, tra l’altro, il servizio viene regolarmente svolto da un camioncino con il motore elettrico, in tutta sicurezza ed efficienza dato che prima di riempirlo si possono svuotare decine e decine di cestini. Questa, a noi, pare la solita operazione di marketing, di fatto costosa e per nulla utile». Con tanto di «operatrici-immagine».


19 marzo 2009 - Il Messaggero

«Basta con gli attacchi contro i lavoratori di Etruria»...
di GIULIA AMATO

«Basta con gli attacchi contro i lavoratori di Etruria». Dopo i due casi di incendio dei compattatori per la raccolta dei rifiuti, avvenuti nei giorni scorsi, e che hanno visto due dipendenti della spa finire in ospedale con ustioni al volto, l'Rdb scende in campo per difendere i lavoratori. «Il nostro sindacato - si legge nella nota stampa - è stufo dei continui e ripetuti attacchi ai lavoratori di Etruria Servizi. Il lavoratore di Etruria fa notizia solo quando viene sorpreso a fare altro. Ma non quando, invece, paga le conseguenze del suo lavoro. Gli operatori iniziano il loro turno alle 4,30 del mattino e svuotano regolarmente dai 150 ai 160 cassonetti, effettuano la pulizia stradale e fanno manutenzione alla segnaletica. E' increscioso che il cattivo andamento della spa venga addossato ai lavoratori che sono solo meri esecutori». Nel comunicato sottoscritto da Giancarlo Ricci si usano parole dure anche nei confronti dell'attuale amministratore unico e la sua gestione della spa. Infine Ricci dà voce ai reali problemi a cui i lavoratori devono far fronte quotidianamente. «Su un totale di 220 dipendenti - si legge nel comunicato - solo 70 sono operatori ecologici e di questi solo 20 hanno un contratto a tempo indeterminato. I fatti di questi giorni poi hanno messo in luce la scarsa sicurezza in cui operano. Oltre ai due lavoratori che sabato mattina sono rimasti feriti dallo scoppio di una bombola, ad altri due sono stati dati 6 giorni di prognosi per aver inalato sostanze altamente tossiche. Ecco in che condizioni lavorano».


19 marzo 2009 - Il Giorno

NUOVO OSPEDALE
L'organizzazione dei reparti resta un dilemma
di Silvia Vignati

LEGNANO - «AVREMO UNA FERRARI, ma mancano i guidatori e, soprattutto, i meccanici». Le Rappresentanze di base e il sindacato dei lavoratori così si esprimono sul nuovo ospedale che sta sorgendo a San Paolo. La preoccupazione si concentra sull'«intensità di cura» e sulla formazione che interesserà non solo i sanitari. «Tra un anno si traslocherà nella nuova struttura, ma come infermieri non si è ancora capito come verranno organizzate le "intensità di cure" - ha spiegato un paramedico - Pare che ogni piano del nuovo ospedale verrà dedicato a un'"intensità" differente (bassa, media, alta) e che infermieri e medici dovranno essere "eclettici". Ma come verranno gestiti i percorsi per i pazienti più critici, ad esempio quelli che hanno contratto infezioni varie per un trauma della strada? Saranno ricoverati accanto a chi ha contratto un'infezione in ospedale? E non si è capito nemmeno che fine faranno le medicine visto che il nuovo ospedale sarà per i pazienti in fase acuta». «L'infermiere onniscente non esiste, vogliamo mantenere le specializzazioni - ha continuato un collega - Si faranno corsi di formazione, ma con quali incentivi economici?». «Nel nuovo ospedale non ci saranno più i singoli reparti - ha replicato il direttore generale, Carla Dotti - Si lavorerà per intensità di cure, al pari di tutti i nuovi ospedali in Italia e in Europa. Per questo va creata una classe medica ed infermieristica che vada in questa direzione. Si sta organizzando un corso di formazione "sul campo", e verranno coinvolte tutte le figure professionali».


19 marzo 2009 - Taranto Sera

Sanità, oggi l’assemblea. "No alle gare d’appalto"
di Giovanni Di Meo

TARANTO - Bandi di gara che risalgono al 1994 e annunciati propositi di internalizzazione, sulla cui fattibilità però c’è ancora più di un aspetto da chiarire. Torna sotto i riflettori il tema degli appalti nella sanità. Oggi pomeriggio, nell’auditorium del Padigione Vinci, assemblea dei lavoratori delle ditte esterne della Asl, convocata da Cobas ed RdB Cub. Si farà il punto della situazione dopo l’incontro tenuto a Bari nei giorni scorsi, quando l’assessore Fiore ha rilanciato l’intenzione di internalizzare i servizi. I sindacati di base hanno, da parte loro, ribadito il "giudizio positivo sulla volontà della Regione Puglia di chiudere un ciclo di esternalizzazione dei servizi pubblici" evidenziando però che "bisogna garantire tutti i lavoratori, senza lasciare a casa nessuno". La questione, comunque, è complessa. Perchè da tutelare c’è il fondamentale principio della trasparenza, oltre ai diritti di chi si guadagna da vivere lavorando nella galassia dell’appalto Asl. «Così non si può andare avanti - dice Filippo Turi della Cisl. E’ come se fossimo in un limbo: ma bisogna capire cosa si vuole fare davvero, se si intende procedere all’internalizzazione non è il caso di aspettare ancora». Nel frattempo, si va avanti a colpi di proroga. «Per mensa e pulizie gli ultimi bandi risalgono al ‘94. Per il servizio mensa, nel 2007 c’è stata una gara "ad invito" : l’appalto avrebbe dovuto durare per soli sei mesi. Invece va ancora avanti». A ballare, in questo caso, è il destino di 170 lavoratori. Seicento, invece, sono quelli impiegati nel settore delle pulizie. «Anche in questo caso, continua Filippo Turi, la gara risale al ‘94, con scadenza dell’appalto quattro anni dopo. Quindi è arrivata la proroga. Sempre nel 2007, è subentrata una srl al posto della cooperativa che gestiva precedentemente il servizio. L’unica gara espletata è quella per la vigilanza, cinque mesi fa. A vincere è stata l’azienda che gestiva il tutto da dieci anni».


19 marzo 2009 - Il Gazzettino

STRANIERI
di Roberto Cervellin

Vicenza - Il prossimo 21 marzo? Si entrerà nell'anno persiano 1388. Gli iraniani si apprestano a festeggiare il Capodanno, chiamato "Nouruz", letteralmente "nuovo giorno". Un evento che sarà celebrato anche nel Vicentino che, nonostante conti poco più di una cinquantina di stranieri di origine iraniana, ospita una folta rappresentanza di fedeli e simpatizzanti. L'appuntamento è per il 21 marzo alle 20 a Vicenza, al Centro Capta onlus di strada Padana superiore verso Verona, al civico 137, dove è in programma una festa con cena e musiche tradizionali. Quello persiano è un anno solare i 365 giorni (366 nell'anno bistestile) come l'anno cristiano, ma a differenza di questo è fondato sui ritmi delle stagioni: il Capodanno persiano coincide con l'equinozio di primavera. Nell'anno persiano l'inizio dell'era corrisponde al 622 d.C., l'anno dell'Egira, cioè della migrazione di Maometto, il profeta dell'Islam, dalla Mecca a Medina. Quindi, per i persiani, il 21 marzo si festeggia il 1388. I 12 mesi in cui l'anno è suddiviso portano i nomi arcaici che ricordano quelli degli angeli dell'antica religione zoroastriana, diffusa nell'altopiano iranico (cioè dell'antico Iran) prima dell'avvento dell'Islam. I primi sei mesi contano 31 giorni, i successivi cinque sono composti da 30 giorni, mentre l'ultimo ne ha 29 (30 nell'anno bisestile). Questo calendario tradizionale ha origini antiche, preislamiche, e viene utilizzato tuttora anche dalle altre popolazioni di origine iranica (Kurdi, Afgani, Tagiki). «Sarà una festa persiana, non religiosa - spiega Morteza Nirou, iraniano di origine e vicentino di adozione, sindacalista delle Rappresentanze sindacali di base Rdb-Cub - Gli iraniani a Vicenza sono pochi perché giungono per motivi politici o di studio, non per lavoro». In Iran la festa del Nouruz è fonte di molte usanze popolari, alcune delle quali si trovano in varie culture e tradizioni legate all'inizio della primavera. L'ultimo mercoledì, «ciaharshanbè», si usa propiziare l'anno nuovo con il salto del falò. Il momento dell'equinozio è salutato da una grande festa. Sulla tavola non devono mancare gli «haft sin», 7 oggetti il cui nome inizia con la lettera persiana «sin» (s) e che vengono scelti tra: sabzè (semi di grano lasciati germogliare per 14 giorni), samanù (crema dolce ottenuta cuocendo a lungo germogli di grano e riso), serkè (aceto), senjed (giuggiole, simbolo dell'amore), sib (mela, simbolo di salute), sir (aglio, per cacciare gli spiriti maligni), somaq (somacco, spezia rossa), siahdunè (capelvenere), sombol (giacinto). Al centro della tavola, due pesciolini rossi nuotano in un vaso circondato da piatti di uova sode. Il Nouruz è la festa del rinnovamento: si gettano le cose vecchie e si indossano abiti nuovi. I festeggiamenti si protraggono per 12 giorni, in cui si scambiano visite e auguri, e scuole ed uffici chiudono. Il tredicesimo giorno, sizdehbedar, si va in campagna portando i vassoi di germogli che vengono gettati nei torrenti, perché si crede che l'acqua esorcizzi gli spiriti maligni dalla casa e dalla famiglia.


18 marzo 2009 - Apcom

Università/ Cub: Solidali con studenti Sapienza, sconcertati
Stracciare il 'protocollo ammazza-cortei'

Roma, 18 mar. (Apcom) - "Non possiamo assistere indifferenti all'utilizzo della Polizia e dei carabinieri nei confronti di chi esercita il diritto di manifestare: siamo sconcertati dall'utilizzo massiccio di forze dell'ordine che viene impiegato per impedire le manifestazioni. Se questo è l'effetto del protocollo 'ammazza-cortei' siglato nei giorni scorsi, allora è evidente che deve essere stracciato". Così Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale CUB, interviene sulle tensioni di oggi all'università La Sapienza di Roma. "Da giorni la Questura di Roma sta cercando, in ossequio alla nuova normativa scaturita dal Protocollo, di farci spostare il percorso del corteo nazionale di sabato 28 marzo promosso dal Patto di Base in occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14: è evidente - prosegue Leonardi - il tentativo di ridurre al silenzio il conflitto proprio in concomitanza con la fase acuta della crisi economica". "Noi non accetteremo di subordinare il nostro diritto a manifestare contro il tentativo di scaricare i costi della crisi sui lavoratori, alla sbandierata esigenza di mobilità dei cittadini o alle richieste di ordine dei commercianti del centro di Roma, e ci auguriamo che la Prefettura e la Questura non intendano trasformare anche quella giornata in un problema di ordine pubblico", conclude il coordinatore CUB.


18 marzo 2009 - Ansa

SCUOLA: CUB, SOLIDARIETÀ A STUDENTI SAPIENZA

(ANSA) - ROMA, 18 MAR - «Non possiamo assistere indifferenti all'utilizzo della Polizia e dei Carabinieri nei confronti di chi esercita il diritto di manifestare» e «'se questo è l'effetto del protocollo ammazzacortei siglato nei giorni scorsi, allora è evidente che deve essere stracciato». Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale Cub, esprime solidarietà agli studenti della Sapienza caricati dalla polizia. «Da giorni la Questura di Roma sta cercando, in ossequio alla nuova normativa scaturita dal Protocollo, di farci spostare il percorso del corteo nazionale di sabato 28 marzo promosso dal Patto di Base in occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14. È evidente - prosegue Leonardi - il tentativo di ridurre al silenzio il conflitto proprio in concomitanza con la fase acuta della crisi economica. Noi non accetteremo di subordinare il nostro diritto a manifestare contro il tentativo di scaricare i costi della crisi sui lavoratori, alla sbandierata esigenza di mobilità dei cittadini o alle richieste di ordine dei commercianti del centro di Roma, e ci auguriamo che la Prefettura e la Questura non intendano trasformare anche quella giornata in un problema di ordine pubblico».

DOMANI NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 18 MAR - ....16.00 - Roma, Itis E. Fermi, via Trionfale, 8737(Monte Mario) Assemblea pubblica di protesta contro l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne nel pubblico impiego, richiedere l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari e contro le discriminazioni delle donne nei luoghi di lavoro, organizzata da Cub scuola e dalle donne del patto di base (Cub-Cobas- Sdl)....


18 marzo 2009 - Omniroma

LA SAPIENZA, CUB: STRACCIARE PROTOCOLLO 'AMMAZZACORTEI'

(OMNIROMA) Roma, 18 mar - «Non possiamo assistere indifferenti all'utilizzo della polizia e dei carabinieri nei confronti di chi esercita il diritto di manifestare. Siamo sconcertati dall'utilizzo massiccio di forze dell'ordine che viene impiegato per impedire le manifestazioni. Se questo è l'effetto del protocollo ammazzacortei siglato nei giorni scorsi, allora è evidente che deve essere stracciato». Lo dice, in una nota, Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale Cub, interviene in solidarietà con gli studenti dell'università romana caricati dalla polizia. «Da giorni la questura di Roma sta cercando, in ossequio alla nuova normativa scaturita dal Protocollo, di farci spostare il percorso del corteo nazionale di sabato 28 marzo promosso dal Patto di Base in occasione della riunione dei ministri del welfare del G14. È evidente - prosegue Leonardi - il tentativo di ridurre al silenzio il conflitto proprio in concomitanza con la fase acuta della crisi economica. Noi non accetteremo di subordinare il nostro diritto a manifestare contro il tentativo di scaricare i costi della crisi sui lavoratori, alla sbandierata esigenza di mobilità dei cittadini o alle richieste di ordine dei commercianti del centro di Roma, e ci auguriamo che la prefettura e la questura non intendano trasformare anche quella giornata in un problema di ordine pubblico», conclude il coordinatore Cub«.

VIA PINCHERLE, ASIA: «FERMARE POLITICA DISMISSIONI»

(OMNIROMA) Roma, 18 mar - «Come annunciato ieri in seguito all'occupazione della sede nazionale dell'Udc da parte degli inquilini, questa mattina il segretario romano Luciano Ciocchetti si è recato a via Pincherle 153/169 per ribadire l'estraneità del suo partito alle operazioni di compravendita dei 116 alloggi in dismissione, difendendo l'operato del consigliere Francesco Capoccia. Ciocchetti si è detto inoltre disponibile a presentare interrogazioni, mozioni e quant'altro sia nelle sue possibilità per sostenere una soluzione per gli inquilini di via Pincherle. L' Asia RdB ha sollevato, in continuità con l'iniziativa di ieri a via dei Due Macelli, la necessità di indagare la connessione tra politica e dismissioni, perché è innegabile che queste ultime hanno rappresentato, non solo nel caso di via Pincherle, uno strumento che ha consentito ai professionisti della politica di ottenere vantaggi personali, speculando e facendo affari a danno dei cittadini». Lo comunica, in una nora. L'Asia-Rdb. «L'Asia. RdB chiede un cambio di passo nella politica delle dismissioni e richiama l'Udc e le forze politiche tutte su questo tema, perché non basta mostrare solidarietà nelle intenzioni se non si interviene sulle cause che generano il disagio abitativo di centinaia di migliaia di persone - prosegue la nota - Così come chiesto a Ciocchetti questa mattina, l'Asia RdB sostiene la necessità del blocco immediato delle vendite a terzi degli appartamenti di via Pincherle, anche con atti clamorosi. Chiediamo al prefetto di Roma, che ha convocato un tavolo su via Pincherle per il 27 marzo, di prendere in considerazione anche l'idea di requisire gli alloggi in questione per garantire il diritto all'abitare delle 116 famiglie di via Pincherle 153/169».

VIA PINCHERLE, CIOCCHETTI: MOZIONE IN COMUNE PROVINCIA E REGIONE

(OMNIROMA) Roma, 18 mar - «Sulla vicenda degli immobili di via Pincherle è giusto fare chiarezza, per questo invierò direttamente una lettera di richiesta intervento urgente al sindaco di Roma, Gianni Alemanno e presenteremo con urgenza una mozione congiunta in Consiglio comunale, in Regione Lazio e alla Camera». È quanto dichiara, in una nota, il segretario regionale dell'Udc Luciano Ciocchetti durante l'incontro con i residenti di via Pincherle e l'Asia Rdb. «Chiediamo che tutte le istituzioni intervengano direttamente sulla vicenda di via Pincherle, la nostra azione sarà quella di difendere tutte le famiglie coinvolte e aiutare tutti i residenti a rimanere negli alloggi. Da tempo viene denunciata una situazione di forte disagio sociale sia in via Pincherle che in altre zone di Roma; per questo ci chiediamo - conclude Ciocchetti - dove sono le Istituzioni competenti?».


18 marzo 2009 - Dire

CASA. VIA PINCHERLE, ASIA-RDB: PREFETTO REQUISISCA ALLOGGI
"QUESTA MATTINA INCONTRO FRA INQUILINI E CIOCCHETTI"

(DIRE) Roma, 18 mar. - "Come annunciato ieri in seguito all'occupazione della sede nazionale dell'Udc da parte degli inquilini, questa mattina il segretario romano Luciano Ciocchetti si e' recato a via Pincherle 153/169 per ribadire l'estraneita' del suo partito alle operazioni di compra-vendita dei 116 alloggi in dismissione, difendendo l'operato del consigliere Francesco Capoccia". Lo rende noto un comunicato di Asia-Rdb, precisando che "Ciocchetti si e' detto inoltre disponibile a presentare interrogazioni, mozioni e quant'altro sia nelle sue possibilita' per sostenere una soluzione per gli inquilini di via Pincherle". L'Asia-Rdb "ha sollevato -in continuita' con l'iniziativa di ieri a via dei Due Macelli- la necessita' di indagare la connessione tra politica e dismissioni, perche' e' innegabile che queste ultime hanno rappresentato- non solo nel caso di via Pincherle- uno strumento che ha consentito ai professionisti della politica di ottenere vantaggi personali, speculando e facendo affari a danno dei cittadini". L'Asia-Rdb "chiede un cambio di passo nella politica delle dismissioni e richiama l'Udc e le forze politiche tutte su questo tema, perche' non basta mostrare solidarieta' nelle intenzioni se non si interviene sulle cause che generano il disagio abitativo di centinaia di migliaia di persone. Cosi' come chiesto a Ciocchetti questa mattina, l'Asia-Rdb sostiene la necessita' del blocco immediato delle vendite a terzi degli appartamenti di via Pincherle, anche con atti clamorosi". "Chiediamo al Prefetto di Roma, che ha convocato un tavolo su via Pincherle per il 27 marzo, di prendere in considerazione anche l'idea di requisire gli alloggi in questione- conclude la nota- per garantire il diritto all'abitare delle 116 famiglie di via Pincherle 153/169".

CASA. VIA PINCHERLE, CIOCCHETTI: INTERVENGA SUBITO ALEMANNO
UDC PRESENTA MOZIONE CONGIUNTA A COMUNE, REGIONE E CAMERA

(DIRE) Roma, 18 mar. - "Sulla vicenda degli immobili di via Pincherle e' giusto fare chiarezza, per questo inviero' direttamente una lettera di richiesta intervento urgente al sindaco di Roma, Gianni Alemanno e presenteremo con urgenza una mozione congiunta in Consiglio comunale, alla Regione Lazio e alla Camera". È quanto dichiara il segretario regionale dell'Udc, Luciano Ciocchetti, durante l'incontro con i residenti di via Pincherle e l'Asia Rdb. "Chiediamo che tutte le istituzioni intervengano direttamente sulla vicenda di via Pincherle- insiste Ciocchetti- la nostra azione sara' quella di difendere tutte le famiglie coinvolte e aiutare tutti i residenti a rimanere negli alloggi. Da tempo viene denunciata una situazione di forte disagio sociale sia in via Pincherle che in altre zone di Roma; per questo ci chiediamo- conclude Ciocchetti- dove sono le istituzioni competenti?".


18 marzo 2009 - Adnkronos

ROMA: CIOCCHETTI (UDC) CHIAMA ALEMANNO,
INTERVENTO URGENTE PER VIA PINCHERLE
MOZIONE CONGIUNTA A COMUNE REGIONE E CAMERA

Roma, 18 mar. - (Adnkronos) - «Sulla vicenda degli immobili di via Pincherle è giusto fare chiarezza, per questo invierò direttamente una lettera di richiesta intervento urgente al sindaco di Roma, Gianni Alemanno e presenteremo con urgenza una mozione congiunta in consiglio comunale, in Regione Lazio e alla Camera». Lo dichiara il segretario Regionale dell'Udc del Lazio, Luciano Ciocchetti durante l'incontro con i residenti di via Pincherle e l'Asia Rdb. «Chiediamo che tutte le istituzioni intervengano direttamente sulla vicenda di via Pincherle, la nostra azione sarà quella di difendere tutte le famiglie coinvolte e aiutare tutti i residenti a rimanere negli alloggi. Da tempo viene denunciata una situazione di forte disagio sociale sia in via Pincherle che in altre zone di Roma; per questo ci chiediamo - conclude Ciocchetti - dove sono le Istituzioni competenti?».


18 marzo 2009 - Carta

Difesa Real Estate
L'Arsenale di Venezia, il castello aragonese di Brindisi, e caserme, edifici storici, palazzi in tutta Italia: grazie alla nuova società Difesa Servizi spa, il patrimonio immobiliare delle forze armate sarà venduto. Per finanziare le spese militari.
di Enzo Mangini

CHE CI FA IL MINISTERO DELLA DIFESA italiano all'edizione 2009 del Mipim? Come mai nel principale forum mondiale del mercato immobiliare, chiuso venerdì 13 a Cannes, c'era uno stand istituzionale delle forze armate, con tanto di sottosegretario Guido Corsetto? Lo ha spiegato in una conferenza stampa il ministro della difesa Ignazio La Russa, affiancato per l'occasione dal generale Vincenzo Camporini, capo di stato maggiore della Difesa, e da Ivan Resce, generale di corpo d'armata nonché, anzi soprattutto, direttore generale dei lavori e del demanio militare. La Russa esegue gli ordini e precorre i tempi. Gli ordini sono quelli contenuti nel decretone economico estivo di Giulio Tremonti, convertito con la famigerata legge 133 dell'8 agosto 2008. Lì il ministro delle cartolarizzazioni e della finanza creativa prevedeva la «valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico»: il ministero della difesa ne ha una fetta molto consistente, per quantità e qualità degli immobili e dei terreni. I tempi da precorrere, invece, sono quelli del disegno di legge 1373, presentato al senato il 18 febbraio e attualmente all'esame della commissione difesa. Il Ddl 1373 è composto da due articoli. Il primo prevede norme per la tutela dei marchi e dei simboli delle forze armate. Quello importante è il secondo, che crea la Società Difesa Servizi spa. Il sito del ministero spiega che nello stand al Mipim «sarà possibile prendere visione delle tipologie d'immobili in uso alle Forze Armate e presentare alcune importanti novità procedurali, con un approccio prettamente imprenditoriale, inerenti alla compravendita, permuta e usufrutto degli immobili che saranno alienati dalla Difesa». Per questo, continua il mininistro «è stato già avviato il processo di individuazione di tutti i possedimenti demaniali che, in relazione alle loro caratteristiche strutturali, di posizione e di possibile utilizzazione commerciale potrebbero essere posti sul mercato. Si tratta in particolare di costruzioni riconvertibili ad usi civili in specifici settori di interesse, quali quello propriamente residenziale o professionale (come lo Stabilimento Genio Pavia), quello industriale (l'Arsenale Militare di Taranto) e quello turistico-alberghiero (il Palazzo Brasimi di Taranto e il Castello Aragonese di Brindisi)». Lo strumento per avviare questa colossale operazione immobiliare-commerciale appunto la Società Difesa Servizi spa. La relazione che accompagna il disegno di legge è molto esplicita. Negli obiettivi della nuova società, al punto A c'è proprio la "valorizzazione del patrimonio immobiliare" secondo quanto previsto a suo tempo da Tremonti. Lo stand al Mipim indica la difesa ha fretta di procedere. Quindi, l'iter della legge sarà molto spedito. Secondo alcune fonti parlamentari, si potrebbe arrivare a conclusione entro l'estate. Per evitare, anche, la prevedibile opposizione. Non quella della Pd, che anzi si Prepara ad approvare tutta la grande manovra, ma quella dei sindacati di base Rdb-Cub del comparto difesa, i primi e finora gli unici a lanciare l'allarme. "Siamo preoccupati innanzi tutto per gli effetti occupazionali della manovra avviata dal governo –dice Massimo Solferino, dell'Rdb Difesa– Ma anche per la ricaduta sociale di un'operazione immobiliare cosi grande che sottrae aree comunque pubbliche, anche se militari, e le consegna al mercato". Le preoccupazioni di Solferino sembrano fondate. I commi 9 e 10 dei ddl 1373 prevedono che alla nuova Società possano essere trasferiti i dipendenti civili e militari del ministero, grazie al «rapporto interorganico» che sussisterà tra la Difesa Servizi spa e il ministero stesso, che avrà il 100 per cento del capitale. Nel passaggio dal ministero alla società. però, cambia la natura del contratto: il comma 9 dice esplicitamente che il rapporto di lavoro sarà di natura privatistica. Un cambiamento che non è mai stato discusso con i sindacati dei 35 mila dipendenti civili della difesa. La nuova Società non si limiterà a «valorizzare» il patrimonio. Tra i compiti previsti nel ddl 1373 c'è anche quello di regolare il "procurement", cioè la fornitura di beni e servizi, per le attività "non operative" del ministero. Quali siano queste attività, lo deciderà il ministro La Russa con un decreto ministeriale e lo stesso La Russa, di concerto con il ministro delle finanze, nominerà il consiglio di amministrazione e anche il collegio dei sindaci della nuova Società. Azionista, controllore e controllato coincidono perfettamente, tanto più che il disegno, di legge prevede che del cda possano far parte anche militari in servizio attivo. Il modello implicito di riferimento sono i programmi di "snellimento" introdotti dal Pentagno nella seconda metà degli anni ottanta, quando sotto Reagan si avviò la privatizzazione di alcuni servizi per le forze armate. Fu l'avvio dell'uso dei contractors privati che dalle lavanderie e dalle mense sono arrivati in meno di venti anni ai servizi di scorta e al campo di battaglia. Perché tutto ciò? La ragione immediata è economica. le forze armate prevedono tagli ai loro bilanci e, come indica la relazione tecnica al ddl 1373, cercando di dotarsi di uno strumento di «autofinanziamento» per gravare il meno possibile sul bilancio dello stato. La ragione di lungo periodo, però, potrebbe essere un'altra. Se e quando i programmi di integrazione delle forze armate europee dovessero andare avanti come si deve, l'Italia come tutti gli altri paesi dell'Unione, si troverà a dover tagliare pesantemente l'organico delle proprie forze armate. Si parla già di esuberi per 30-40 mila militari, soprattutto dei ranghi intermedi (sottufficiali e marescialli). Il ridimensionamento avrebbe come conseguenza naturale altri tagli ai bilanci, con riduzione dei contratti con le industrie della difesa. Soprattutto, sarà difficile in futuro giustificare politicamente bilanci della difesa nell'ordine dei 24 miliardi di euro se non ci sono gli uomini e le donne in divisa. Il meccanismo di autofinanziamento potrebbe salvare industrie e generali, facendo quasi coincidere l'interesse delle prime con quello dei secondi, e senza, apparentemente, pesare sul bilancio dello stato. Apparentemente: perché come dice la brochure ministeriale portata al Mipim, «le operazioni immobiliari che il Ministero della Difesa italiano si appresta ad avviare riguarderanno installazioni di più rilevante valore commerciale, quelle cioè che sono in grado di offrire un ventaglio di maggiori possibilità di riconversione ad uso civile e di nuova costruzione, singoli edifici di particolare pregio architettonico o grandi strutture, quali comandi e caserme, che si trovano ormai inglobati nel centro cittadino o, comunque, nel tessuto urbano delle più importanti città d'Italia». Aree quindi che potrebbero essere restituite a un uso veramente pubblico o magari trasferite agli enti locali e alle regioni. I profitti della grande manovra immobiliare, invece, andranno interamente al ministero della difesa ed eventuali nuovi interventi nelle aree alienate saranno in deroga ai piani regolatori. Ma perché si dovrebbe comprare una caserma o un arsenale? Il ministero risponde che la Difesa Servizi spa «consentirà di snellire le procedure attualmente in vigore in materia di compravendita, permuta e impiego industriale delle aree di interesse per la produzione di energia». Energia? Una delle ipotesi per l'Arsenale di Taranto, per esempio, è che nell'area in dismissione si potesse piazzare un inceneritore per rifiuti. Tutto ciò è di là da venire, anche se dietro l'angolo. Per ora, il ministro La Russa si limita ad eseguire gli ordini e a giocare d'anticipo. L'Agenzia ancora non esiste, ma è come se lo fosse. Almeno così allo stand di Cannes si presenta il governo: «Le Forze Armate d'Italia vantano un retaggio di storia e di tradizioni fra le più antiche d'Europa se non del mondo. Per questo, il patrimonio immobiliare del Ministero della Difesa, una volta reso accessibile alla fruizione dell'imprenditoria del settore, si rivelerà una novità di assoluto e variegato interesse poiché la gran parte delle installazioni militari in Italia rappresentano ed offrono una consistenza storica, architettonica e paesaggistica di inestimabile retaggio tradizionale. Una eredità nazionale di grande valore». Perciò bisogna venderla.


18 marzo 2009 - La Nazione

Ipercoop, sindacati battuti dalle rappresentanze di base
Crollo dei confederali, Rdb raggiunge la Cgil

Sarzana - I COMITATI di base entrano a «gamba tesa» all'Ipercoop e sbaragliano i sindacati confederali. Le elezioni venerdì e sabato scorsi dopo 17 anni hanno cambiato la mappa della Rsu aziendale «bocciando» i Cgil, Cisl e Uil che hanno registrato una notevole perdita di consensi. Le elezioni, che hanno visto votare due terzi del personale di Ipercoop, hanno visto la Rdb/Cub raggiungere la Cgil come numero di preferenze (82 entrambi) ma è dei comitati di base la delegata più votata. Roberta Ceccarelli infatti ha conquistato 27 preferenze, contro le 21 di Lorenza Baudone (prima della lista Cgil), i 13 di Valentina Manfredini della Uil. Solo sei voti per Sabrina Pinza della Cisl, gli unici voti raccolti dalla sua lista. ELEZIONI attese da oltre un anno. Tanto ci è voluto infatti per il rinnovo della Rsu scaduta circa dodici mesi fa dopo i tre anni regolari di mandato. A «salvare» i sindacati confederali ci hanno pensato le regole di nomina della Rsu nel settore privato che su 12 posti ne assegnano 4 fissi, indipendentemente dai voti, a Cgil, Cisl e Uil. Così la Cgil, malgrado abbia ottenuto lo stesso numero di voti della Rdb/Cub, avrà due delegati in più. Sono tutti scelti dagli 82 dei circa 300 lavoratori di Ipercoop che l'hanno votati i tre rappresentanti dei Comitati di base nati a novembre che si presentavano per la prima volta in 17 anni dall'apertura dell'ipermercato sarzanese. Eletti dunque Roberta Ceccarelli (27 voti), Claudio Antonelli (21), Monica Franceschini (20). Per la Cgil, che ha perso il 30 per cento passando da 110 circa a 82 voti, tre i rappresentanti eletti dal lavoratori e 2 in più concessi dalle norme. Sono Lorenza Baudone (21 voti), Maria Pia Pozzi (16), Andrea Bianchi (14), ai quali si aggiungono Cinzia Marianetti (12), Juri Bologna (9). Dimezzate le preferenze per Uil, passata da 92 a 46 voti, e Cisl. La Uil ha eletto Valentina Manfredini (13 voti) e Andrea Ginesi (10), ai quali si aggiunge Catia Roscelli (8). Uno solo il rappresentante di diritto della Cisl per i 6 voti raccolti da Sabrina Pinza. GRANDE soddisfazione per il Comitato di base che in pochi mesi ha raccolto l'insoddisfazione di molti verso i sindacati confederali e ottenuto fiducia. Un risultato ottenuto non senza difficoltà, e cercando di contrastare le azioni di boicotaggio registrate. Il sindacato autonomo, che ora ha tra i primi obiettivi la nomina dei rappresentanti per la sicurezza, ha già organizzato per stasera alle 21 al circolo Arci di Battifollo l'incontro con il delegato nazionale e rappresentante regionale Luigi Casali, aperto a tutti i lavoratori dell'ipermercato per gettare le basi del lavoro futuro.


18 marzo 2009 - EPolis Roma

Via Pincherle. Gli inquilini contro il consigliere municipale: «Ha manovrato le vendite»
Occupata la sede dell'Udc. Capoccia: "Sono sereno"
Oggi previsto l'incontro con Ciocchetti: «Non ci sia speculazione politica sul partito»
20090318_epolis_rm.jpg (65189 byte)

Roma - «Sono sereno e consapevole di aver fatto il massimo nel tutelare tutte le famiglie che a maggio del 2008 hanno ricevuto la lettera di opzione di acquisto da parte della proprietà Fata Generali per gli immobili siti in via Pincherle 153 e 169»: risponde così Francesco Capoccia, consigliere municipale dell'XI al termine di una lunga giornata che lo ha visto protagonista nella vicenda di via Pincherle. Perchè, secondo quanto scritto da un quotidiano, ci sarebbe la sua mano dietro la vendita degli appartamenti occupati e no, della palazzina al centro di un braccio di ferro tra la proprietà (le Generali assicurazioni) e la Regione Lazio che con l'Ater aveva fatto un'offerta per comprare gli appartamenti. «Aver avvisato le molte famiglie sulla difficoltà di realizzazione di quanto promesso, ha attirato su di me il livore politico di chi, politicamente avversario, sapeva di illudere con false promesse. Mai alcun agente immobiliare è stato da me portato a vedere appartamenti liberi o occupati, mai ho conosciuto o avuto rapporti con i personaggi politici che dicono aver comprato degli appartamenti occupati in zona», prosegue l'esponente dell'Udc. Intanto, questa mattina, il segretario regionale dell'Unione di centro, Luciano Ciocchetti va a via Pincherle per parlare con gli inquilini.
Inquilini che ieri, dalla mattina fino al pomeriggio, hanno occupato la sede nazionale dell'Udc in via Due Macelli con l'Asia Rdb. «Respingiamo con forza la speculazione politica fatta in queste ore - spiega Ciocchetti al termine dell'incontro con gli inquilini avvenuto con l'intervento di Lorenzo Cesa -. La nostra azione sarà quella di difendere e aiutare tutti i residenti a rimanere negli alloggi. Chiarito questo mi chiedo come mai si specula politicamente sull'Udc invece di chiedere alla Regione Lazio e al Comune di Roma, che hanno gli strumenti, soluzioni in merito. Per il momento tutto tace e nessuno li ha chiamati in causa». «Se fossero confermati, si tratterebbe di episodi condannabili ed esecrabili che mi auguro possano trovare pronta smentita da parte degli esponenti del partito politico coinvolto - dice Giovanni Carapella, presidente della commissione regionale Politiche per la casa -. Come Regione Lazio - conclude Carapella - seguiamo fin dall’inizio la vicenda in cui sono coinvolti gli inquilini di via Pincherle e siamo preoccupati per quanto denunciato. Ci aspettiamo sia fatta chiarezza quanto prima».(M.R.)

La Vicenda

Francesco Capoccia, secondo il "Riformista" sarebbe il manovratore delle vendite degli appartamenti. Avrebbe ricevuto per primo la notizia della vendita per via del lavoro del padre alla Fata e avrebbe favorito l'acquisto degli appartamenti da parte di esponenti politici e amministratori del suo partito.


18 marzo 2009 - La Repubblica

Il caso Università, il rettore firma con i Cobas

Genova - Il rettore dell´Università di Genova firma un documento dei sindacati di base, Rdb-Cub. Un gesto quantomeno inusuale, se non clamoroso, quello che Giacomo Deferrari ha voluto compiere per dimostrare (e forse secondo un altro punto di vista ostentare un po´) il suo totale disaccordo sul processo di trasformazione delle Università italiane in Fondazioni. E dunque, anche di quella genovese.
Tema che è stato più volte contestato, proprio al rettore Deferrari, da parte degli studenti dell´Onda e dai comitati dei precari nei mesi scorsi nel corso delle ripetute manifestazioni di protesta andate in piazza.
Deferrari, nell´ultima seduta che si è svolta nel senato accademico, ha dunque messo la sua firma a una mozione proposta da Rdb-Cub, e già siglata da milletrecento lavoratori dell´ateneo, in cui esprime la "propria contrarietà all´ipotesi fondazione".
Un gesto particolare che non poteva passare inosservato.(m.b.)

In base ai fondi stanziati, per ogni operaio ci sono a disposizione circa 500 euro
Ventimila in cassa integrazione il governo dà solo dieci milioni

Bari - Cinquecento euro ad operaio. Mezzo mese di stipendio. A tanto ammontano i fondi per gli ammortizzatori sociali messi a disposizione dal governo Berlusconi. Per fronteggiare la crisi economica più grave dal secondo dopoguerra, da Roma sono stati messi a disposizione dei lavoratori pugliesi solo 10 milioni di euro per quasi ventimila lavoratori in cassa integrazione. «Briciole - taglia corto l´assessore regionale al Lavoro, Marco Barbieri - prima della crisi avevamo chiesto 70 milioni di euro. Adesso che la situazione si sta aggravando, sarebbe insufficienti anche quelli. Eppure da Roma i soldi sono arrivati con il conta gocce. E, per un mese, non abbiamo potuto neanche sfiorarli».
Il decreto del ministero del Welfare è stato siglato a Roma lo scorso 19 febbraio. Ma la Regione Puglia, sino a questo momento non ha potuto utilizzare neanche questa piccola somma. Il via libera, in deroga all´attuale normativa, è arrivato solo venerdì della scorsa settimana. Per questo l´assessore Barbieri ieri ha convocato le parti sociali e ha intavolato la discussione con l´Inps, chiedendo all´ente di previdenza di tradurre in persone, lo spaventoso monte ore di cassa integrazione richiesta dalle imprese pugliesi. A febbraio si era già superata quota un milione e mezzo di ore di Cig.
Barbieri si trova alle prese con una torta troppo piccola che dovrà sfamare troppe bocche. Il primo problema riguarda l´esiguità delle risorse spendibili subito. Nella migliore delle ipotesi, alla Puglia spetteranno complessivamente 50 milioni di euro. Gli stessi soldi dello scorso anno, ma a disposizione di una platea ben più ampia. Il ricorso alla cassa integrazione e alla mobilità, infatti, nei primi mesi del 2009 ha subito una brusca impennata. Le stime di Confindustria, non sono lontane dalle più fosche previsioni della Cgil. Le aziende pugliesi hanno fatto pervenire alla Regione richieste per un milione e mezzo di ore di cassa integrazione. Una stima giudicata eccessiva dall´assessore, Marco Barbieri ma che preoccupa molto le organizzazioni sindacali.
«A fronte di una situazione così drammatica - ha detto ieri Sabino De Razza, consigliere comunale di Rifondazione e rappresentante della Rdb Cub - la Regione farebbe bene a rivedere i propri interventi. Basta ai finanziamenti alle aziende, che hanno già avuto troppo senza smettere di licenziare. Adesso la politica deve subito mettere a disposizione quei soldi a sostegno del reddito dei lavoratori in difficoltà e dei precari lasciati a casa».
Ieri anche la Uil regionale è intervenuta sulla crisi: «Solo l´apertura di mille piccoli cantieri che mettano in moto economia e occupazione nella nostra regione potrebbe scongiurare il picco più alto della crisi economica, che ci aspetta nei prossimi mesi». ha detto ieri il segretario della Uil Puglia, Aldo Pugliese, nella riunione della Direzione regionale. Secondo la Uil, si aggravano sempre più le crisi industriali con pesanti conseguenze occupazionali, così come sono in calo gli investimenti nell´industria, in particolare nell´innovazione e nella ricerca. «I dati - ha spiegato Pugliese - dicono che l´occupazione sta crollando ad altissimo ritmo senza escludere nessuno».(p.rus.)

Netturbini in sciopero, città sporca, il crac Amia irrompe nelle strade
"Azienda verso il baratro". Bloccato il servizio di spazzamento
di ANTONIO FRASCHILLA

Palermo - Una città sommersa dalle cartacce e con i cestini stracolmi di rifiuti. È quella che ieri mattina si sono trovati davanti tutti i palermitani. Il motivo di questa ennesima emergenza rifiuti? Lo sciopero indetto da due sigle sindacali autonome per i lavoratori di Amia Essemme, la società partecipata di Amia dove nel 2006 sono stati stabilizzati 900 Lsu e che si dovrebbe occupare dello spazzamento delle strade e dello svuotamento dei cestini. «Abbiamo indetto lo sciopero, che durerà anche nei prossimi giorni, perché chiediamo investimenti dell´Amia per garantire la sicurezza degli operai, costretti a lavorare con mezzi vecchi e senza alcun dispositivo di protezione, come guanti e scarpe», dice Paolo Di Gaetano della Rdb che ieri mattina, insieme al sindacato Alba, ha organizzato un corteo che si è snodato per le vie del centro facendo andare il traffico in tilt. «Abbiamo incontrato Salvatore Cianciolo, responsabile della task force regionale perché del nostro problema si deve occupare il governatore Raffaele Lombardo - continua Di Gaetano - L´Amia è al dissesto e temiamo per il futuro dei lavoratori di Amia Essemme».
La città anche oggi sarà sporca: ieri dal centro alla periferia non c´era marciapiede che non si presentasse sporco, pieno di cartacce per terra e con i cestini colmi di rifiuti. Da via Principe di Belmonte a via Libertà, ma anche nelle vie di Brancaccio, Bonagia, Borgo Nuovo e Cep le strade erano molto sporche. «Continueremo lo stato di agitazione e l´astensione dal lavoro fino a quando non avremo la certezza di un intervento da parte della Regione, perché chiediamo di transitare nella società che gestirà l´Ato rifiuti provinciale, l´Amia è al fallimento», dicono i sindacati. Il presidente appena nominato alla guida di Amia Essemme, Filippo Cucina, allarga le braccia: «Tutti i lavoratori, anche quelli appena assunti, hanno in dotazione divise e scarpe aziendali - dice Cucina - Non capisco le motivazioni di questo sciopero, indetto in un momento delicato per tutta l´azienda. Chiamo gli operai al senso di responsabilità, non escludo di chiedere un intervento del prefetto per garantire la pulizia delle strade cittadine».
Intanto, mentre scoppia il caso Amia Essemme e l´amministrazione comunale cerca una soluzione per salvare dal crac l´Amia, continua la polemica sulla mancata querela da parte del sindaco Diego Cammarata dell´ex cda dell´Amia indagato per falso in bilancio. Oggi l´opposizione chiederà al Consiglio comunale di prelevare una mozione che indichi il presidente Marcello Caruso come soggetto che deve sporgere querela contro gli ex amministratori dell´Amia: «La nostra battaglia per fare luce sulla passata gestione dell´azienda continua - dicono il capogruppo del Pd Davide Faraone e il consigliere Maurizio Pellegrino - Caruso ha ancora una settimana di tempo per presentare la querela prima che l´indagine venga archiviata».

La protesta "Case, favori a politici" sit-in sotto la sede Udc

Roma - Una ventina di inquilini di via Pincherle ha occupato la sede Udc di via dei due Macelli per chiedere l´espulsione dal partito di un consigliere municipale. Quest´ultimo «avrebbe fatto comprare ad amici e conoscenti del suo e di altri partiti» ha detto Paolo Di Vetta del sindacato Rdb «una decina di appartamenti». Replica Luciano Ciocchetti, segretario romano Udc: «No a speculazioni politiche, oggi vedo gli inquilini».


18 marzo 2009 - Liberazione

Mentre gli abitanti cercavano di non perdere gli appartamenti,
deputati e consiglieri spingevano amici e colleghi a comprare
Roma, via Pincherle feudo politico, case a parenti e non agli inquilini
di Daniele Nalbone

Roma - Dobbiamo risalire all'aprile dello stesso anno, esattamente al giorno 9. Perché in quella data il consigliere dell'XI Municipio, Francesco Capoccia (Udc), residente proprio nello stabile in questione, invia ai suoi condomini una lettera avente come oggetto "Vendita degli immobili via Salvatore Pincherle 153 e 169". «Evidentemente» denunciano gli inquilini «papà Leopoldo, che per Fata lavorava da anni, aveva notizie di primo pelo da passare al figlio che potevano risultare comode in fase di campagna elettorale» visto che da li a pochi giorni si sarebbe votato per la carica di Presidente di Municipio, alla quale Francesco partecipa, perdendo, come rivale di Andrea Catarci. «Vista la concreta possibilità» si legge nella lettera «della vendita da parte della Fata degli immobili, la cooperativa Sant'Egidio Srl ha presentato una proposta libera di acquisto avente ad oggetto gli stessi per poi trasferire a ciascun inquilino la proprietà esclusiva dell'immobile». In fondo alla lettera il suo telefono per raccogliere eventuali adesioni. Un atteggiamento molto premuroso se non fosse che «si trattava di una presa in giro, visto che la promessa dietro la quale firmammo la delega a trattare per noi era su una cifra di 1500-1800 euro al metro quadro» denuncia una condomina del sig.Capoccia «quando invece il mio appartamento è stato valutato 3300 euro». A luglio intanto iniziano le ufficiali manovre da parte della Fata per la vendita degli immobili: chi non riesce a trovare i soldi per portare a termine l'operazione annunciata da Capoccia mesi prima si organizza in un comitato e chiede l'intervento delle istituzioni. Inizia così una trattativa-farsa fra la Regione Lazio e l'Ater da una parte e Area Mestre dall'altra, una società partecipata della Giacomazzi che il 22 dicembre rileva i 116 immobili inoptati dalla Fata: prima di questa compravendita, però, la compagnia assicurativa aveva pensato bene, fra il 19 e il 22 dicembre, di vendere cinque immobili - nonostante la parola data in sede di trattativa alle istituzioni che non si sarebbero alienate unità immobiliari a terzi - a parenti stretti dei politici salernitani Antonio Frunzi, (Udc, che rileva 2 appartamenti) ex sindaco e attuale consigliere comunale di San Gregorio Magno, Gaetano Pascarella, (area Ds, adesso Pd) ex sottosegretario alla Pubblica Istruzione nell'ultimo governo Prodi, e Marzio De Nardo, (area dc) eletto in lista civica consigliere del comune di Bracigliano. Intanto riprendono le trattative per gli immobili inoptati, ora rimasti 111. Si spera, stavolta, in una vera trattativa ma anche questa volta sparisce dal tavolo una altro appartamento, acquistato in data 7 gennaio da Ganino Caterina, residente a Buccino (Salerno), con conto corrente bancario presso la MPS di S.Gregorio Magno e uno stretto parente impegnato in politica, l'ex sindaco di Sora Francesco Ganino, ex Udc ora Pdl. «L'iter è chiaro - commentano dal comitato inquilini - mentre delle "teste di legno" di Fata prima e Giacomazzi poi trattano con le istituzioni, il consigliere Capoccia riceve visite da parte di agenti immobiliari per mostrar loro appartamenti vuoti o, purtroppo, ancora locati. Anche ben oltre l'ora di cena, quasi di nascosto». Mentre raccogliamo la denuncia dei condomini, arriva di corsa un'altra "inquilina resistente" che ci porta una lettera, datata 5 marzo, che ha dell'assurdo: è di una "prossima acquirente" di una porzione del suo immobile (visto che questo è composto da due unità) che vorrebbe formularle, tramite lo studio legale associato Rbs&Adt Law, «una proposta economica (leggasi buonuscita) per la liberazione dell'appartamento». Ovviamente con opere murarie di divisione a carico della nuova proprietà. Intanto gli inquilini continuano nella loro lotta e, mentre lo studio associato compila la lettera, in Prefettura si tiene un incontro in cui Giacomazzi ribadisce il rifiuto dell'offerta della Regione Lazio per l'acquisto degli immobili per una cifra superiore del 10 per cento rispetto a quanto speso da Area Mestre appena due mesi prima. Quindi viene comunicato che sono in fase avanzata di vendita 98 appartamenti e che nessuno di essi sarà venduto agli attuali inquilini, peraltro non al corrente dell'operazione. Mentre l'avvocato Perticaro, messo a disposizione delle famiglie di via Pincherle da AS.I.A. RdB, presenta denuncia presso la Procura della Repubblica «per vederci chiaro sull'ormai palese intento speculativo messo in moto da Fata prima e Area Mestre ora e sui legami di queste con le banche popolari di Lodi e Novara, ree di aver concesso prestiti per 43 milioni a una società (Area Mestre) che nasce nel 2007 con una perdita in bilancio di 27mila euro e un capitale sociale di appena 115mila, la farsa continua: il 6 marzo due coniugi di Portici (Napoli) stipulano un contratto di compravendita con Area Mestre per un appartamento al secondo piano. E ora? Dopo l'occupazione della sede delle Generali di piazza Venezia di giovedì scorso e il partecipato corteo di venerdì, che ha visto in piazza l'intera Rete romana per il diritto all'abitare, gli "inquilini resistenti" sono riusciti a strappare un tavolo convocato dal Prefetto di Roma per il 27 marzo - in realtà in programma oggi ma spostato da Giacomazzi - tra la proprietà attuale, la Fata Assicurazioni, le Generali, la Regione Lazio, il Comune di Roma e il Municipio XI: «Il problema è che da qui a venerdì 27 chissà quanti rogiti toglieranno casa a inquilini ultrasessantacinquenni. E' inconcepibile che le vendite continuino nonostante un prefetto contrario e delle istituzioni pronte a risolvere la situazione. Questa è la prova di come le amministrazioni non possano far nulla per fermare il mostro delle speculazioni immobiliari». Intanto, però, politici campani democristiani stanno "colonizzando" via Pincherle.


18 marzo 2009 - L'Unità

Precari pubblici
Brunetta come il mago Otelma

Il ministro Brunetta ha presentato il suo monitoraggio sui «lavoratori atipici» nella Pubblica amministrazione. I dati sono attendibili quanto una previsione del mago Otelma. Si tratta di un 10 per cento sul totale delle amministrazioni (7 provincie su 110, ad esempio). Emerge che i precari sarebbero solo 3 mila di cui i «regolarizzabili» (concorso vinto e tre anni di contratto) solo 1.125 (di questi gli enti chiedono l’assunzione di 787). «Se sono così pochi perché non li assume tutti?», ha replicato Podda (Cgil). Qualche notizia Brunetta però l’ha data. Per esempio «sembra che i vincitori di concorso non siano pochissimi» e che negli enti di ricerca «le regolarizzazioni ci sono già state» con «2mila co.co.co. già a casa». Poi ha ribadito «l’invito a diretti interessati a segnalare la loro presenza negli enti». Rdb e Cgil l’hanno raccolto: sta partendo l’autodenuncia.(M.FR.)


18 marzo 2009 - Il Padova

La Protesta. Ieri il sit-in per non dover denunciare i clandestini
I medici in prefettura contro le segnalazioni
Una cinquantina fra sanitari e esponenti di 14 associazioni: da Caritas a Emergency e Msf

Padova - Una cinquantina di persone tra medici e appartenenti a 14 associazioni si sono incontrati ieri sotto la prefettura per dire no all'obbligo di segnalazione dei cittadini extracomunitari sprovvisti di permesso di soggiorno. In una lettera indirizzata al prefetto Michele Lepri Gallerano l'associazione promotrice Razzismo Stop chiede la bocciatura dell'emendamento all'articolo 35 del Testo Unico in materia di Sicurezza che dovrebbe introdurre le modifiche in materia. Secondo recenti dati il calo dell'accesso agli ambulatori medici in Veneto dopo l'annuncio del provvedimento è stato in alcuni casi del 20 per cento. Alcuni infermieri denunciano il rischio che prendano piede sistemi di cura "paralleli" e non controllati. "Dedichiamo questa giornata a Joy, una ragazza nigeriana che a Bari ha preferito morire di Tbc piuttosto che farsi curare e rischiare la denuncia" spiega il protavoce Luca Bertolino. Alla protesta hanno preso parte anche medici e sanitari, nonché rappresentanti di Caritas, Emergency, Medici Senza Frontiere, Adl, Rdb Sanità e Associazione Mimosa. Da alcune settimane nella sede di Razzismo Stop in via Gradenigo è attivo uno sportello di consulenza per medici e volontari che lavorano nel settore. Lo sportello risponde al numero 800 680 893.(SIL.FA.)


18 marzo 2009 - Il Centro

Sanità, altro presidio dei sindacati
Chiedono d’incontrare l’assessore. Il manager Asl: pianta organica pronta

PESCARA - La pianta organica della Asl è pronta per essere deliberata. Sulla base di questo strumento si discuterà nelle prossime settimane anche del destino dei precari. Sono queste le risposte che Rdb, Cobas e Comitato precari sono riusciti a ottenere ieri dal manager della Asl Claudio D’Amario, dopo un presidio di protesta all’esterno e poi all’interno degli uffici della direzione generale. Le tre sigle ritengono che non ci sia tempo da perdere e annunciano per domani un altro presidio, nei locali della Regione.
«Da tempo sollecitiamo l’approvazione immediata della pianta organica della Asl», dice Mario Frittelli (Rdb), «perché partendo da questa base potremo discutere delle necessità di personale dell’azienda e quindi del futuro dei precari», per i quali nelle scorse settimane sono state annunciate due possibili alternative, e cioè la stabilizzazione o la promozione di nuovi concorsi. Ieri mattina D’Amario ha annunciato ai precari e agli ex lavoratori precari, il cui contratto è scaduto di recente che «la delibera della pianta organica, così come concertata in passato, vedrà la luce venerdì e non ha aggiunto molto altro», spiega Frittelli. «Adesso, quindi, va attivato un tavolo con la Regione, la Asl e il commissario della Sanità, Gino Redigolo, per trovare delle soluzioni senza aspettare troppo. Il tavolo», ricorda Frittelli, «era stato promesso nelle scorse settimane dall’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, e ora è arrivato il momento di convocarlo».
Proprio per questo domani il presidio di protesta raggiungerà via Conte di Ruvo dove si trovano gli uffici regionali della Sanità. «Non ce ne andremo da lì fino a quando non ci saranno comunicati giorno e ora dell’incontro», assicura il sindacalista. «Aspettiamo che la Regione dia il via libera alla pianta organica della Asl, che fissa dei tetti di spesa per il personale ben precisi. Dopodiché andrà valutato questo strumento per capire il destino dei precari e a tal proposito vogliamo avere delle risposte esaustive sulla stabilizzazione o sui possibili concorsi per far entrare i precari alla Asl. Non è possibile perdere altro tempo, però, perché la normativa impone il termine di giugno».
Non si esclude un altro sciopero regionale, magari a fine mese, dopo quello organizzato di recente a seguito del licenziamento dei precari Edp, mentre a breve si annunciano delle manifestazioni di protesta nazionali a cui parteciperanno anche i precari di Pescara. Nello stesso tempo ci tengono a farsi sentire anche coloro che hanno già partecipato ai concorsi in passato e sono entrati in graduatoria. Ritengono di essere i primi ad aver diritto a un posto di lavoro e scartano l’ipotesi di altri concorsi, perché le graduatorie sono ancora valide.(f.b.)


18 marzo 2009 - Il Messaggero

Pescara. Picchetto di precari davanti la sede della direzione generale della Asl...

Pescara - Picchetto di precari davanti la sede della direzione generale della Asl. Anzi di ex precari oggi disoccupati. Un sit-in che è iniziato alle nove di ieri mattina per terminare a mezzogiorno. La manifestazione è stata organizzata da Rdb-Cobas che sta cercando una soluzione per i circa 700 precari della sanità abruzzese che hanno perso il posto di lavoro. «Purtroppo - spiega Mario Frittelli di Rdb - al momento non ci sono ancora soluzioni concrete e la nostra protesta serve a tenere alta l’attenzione sulle vicende umane di settecento famiglie che devono fare i conti con mutui, figli e spesa quotidiana». Una buona notizia, al termine della mattinata, invece, sembra provenire dalla direzione generale; pare che entro venerdì il direttore generale Claudio D’Amario approverà la delibera che riguarda la pianta organica. Quello sarà il momento della verità: si conosceranno i bisogni di personale per ogni singolo ufficio e dipartimento ed anche i precari potranno sapere, finalmente, cosa li aspetta. Tra le prime indiscrezioni filtrate, una riguarda gli infermieri a tempo determinato dei reparti di pediatria, chirurgia pediatrica, nido e neonatologia. In servizio ne sono otto, in pianta organica ne sarebbero previsti uno o al massimo due. Difficile, dunque, far quadrare i conti.(L.Tr.)


18 marzo 2009 - Il Napoli

«Immigrati esasperati e lasciati in strada»

Napoli - "Un'aggressione non ha mai alcuna giustificazione ma bisogna dire che gli ambulanti immigrati a Napoli sono davvero esasperati". Aboubakar Soumahoro, responsabile dell’ufficio immigrazione del RdB Cub è ad un seminario a Milano sul nuovo pacchetto sicurezza e cita una nuovissima circolare del Ministro Sacconi per spiegare ciò che stra accadendo a Napoli. "Il ministro ha chiesto agli ispettori dell'Inps di aumentare i controlli sulle imprese etniche". E dice: "Denuncio un clima culture pesante che si respira nel paese e si riverbera localmente". "Esprimo solidarietà ai vigili aggrediti ma è inutile nascondere che nessun assessore del comunale negli anni ha voluto allestire i mercatini etnici". Soumahoro fa un esempio: "Il mercatino delle rampe Filangieri sembrava dovesse aprire gli operatori immigrati versarono anche le tasse poi il nulla". "Le leggi vanno sempre rispettate - conclude - ma sarebbe opportuno evitare di fare furbe generalizzazioni".(AR.CA.)


18 marzo 2009 - La Sicilia

Palermo. I dipendenti dell'Amia non ci stanno...
di Michele Guccione

Palermo - I dipendenti dell'Amia non ci stanno. Dionisio Giordano, segretario della Fit-Cisl, annuncia che sarà sciopero se Amia e Comune tarderanno ancora il varo del nuovo piano industriale col conseguente aumento del contratto di servizio. Senza mezzi e con stipendi al contagocce, gli addetti alla raccolta assicurano il servizio e subiscono le conseguenze della stabilizzazione di 900 Lsu all'Amia Essemme, addetti allo spazzamento. É accaduto, ad esempio, che denunce per assenteismo fatte da cittadini contro spazzini si siano tramutate in avvisi di garanzia che coinvolgono pure addetti alla raccolta. Il deficit dell'azienda ha diviso il fronte, fra dipendenti Amia e sindacati confederali con cui è schierata parte degli spazzini, contro dipendenti Essemme e sindacati autonomi. Il clima è pesante, si sussurra di episodi di intimidazioni.
Il Comune, secondo indiscrezioni, potrebbe varare il piano industriale dell'Amia con un aumento del contratto di servizio di 36 milioni, più 50 milioni per tamponare le pretese dei creditori, che avanzano 150 milioni. E potrebbe riconoscere il contributo «post mortem» per gestire le vasche esaurite della discarica di Bellolampo. L'orientamento favorevole di Palazzo delle Aquile non giustifica il silenzio dei vertici Amia che indispettisce i sindacati. I quali ricordano di avere dato tempo fino al 31 marzo per avere risposte sul piano industriale e sul puntuale pagamento degli stipendi.
Finora i confederali hanno tenuto un comportamento responsabile. Il nuovo Cda tenta di risanare il deficit e di portare rigore nelle spese. Il presidente Marcello Caruso ha assicurato che non un solo posto di lavoro sarà a rischio. E infatti, malgrado all'Amia ci sia carenza di presidi di sicurezza per gli addetti alla raccolta, il servizio prosegue, come quello degli spazzini di Essemme iscritti a Cgil, Cisl e Uil. Invece gli spazzini iscritti a RdB e Alba ieri hanno scioperato. La protesta, di un centinaio di lavoratori, che però ha paralizzato mezza città, è anche per i timori occupazionali, ma cozza con l'invito del Cda, presieduto da Filippo Cucina, ad un maggiore senso di responsabilità. Come se non bastasse, la task force per l'occupazione della Regione ha convocato per sabato una riunione sui «problemi di Amia Essemme».


18 marzo 2009 - Il Messaggero Veneto

L’INIZIATIVA
Seminario di studio sulla crisi economica

Gorizia - Sabato la sezione provinciale di Gorizia del partito di Alternativa comunista organizza per i propri iscritti, e in collaborazione con l’associazione Nostro tempo, un seminario di studio sulla crisi economica del capitalismo mondiale e i suoi effetti socio-politici. Si parlerà di come la finanziarizzazione dell’economia e l’enorme massa di capitali speculativi «abbiano intensificato – si legge in una nota – lo sfruttamento dei lavoratori e, a fronte di una crescita enorme della massa di dividendi e rendite, abbiano condotto verso una nuova crisi di sovrapproduzione di merci, preceduta dalla crisi finanziaria dei subprime americani, crisi che l’oligarchia capitalistica e i suoi governi vogliono far pagare alla stessa classe lavoratrice».
Si parlerà degli effetti di questa situazione in Italia sulla legislazione del lavoro, delle ricadute nella Cgil e nel sindacalismo di base. Una sessione sarà dedicata alla cosiddetta sinistra radicale di governo, la quale, «dopo aver sostenuto le politiche antioperaie del governo Prodi-Ferrero, palesa ora il suo volto opportunista con spaccature interne ed esperimenti elettorali protési alla ricerca di una nuova alleanza con un Pd a guida Bersani». Il partito di Alternativa comunista, che aderisce alla Lega internazionale dei lavoratori-Quarta internazionale, rilancia la necessità di una mobilitazione politica del movimento operaio, «per l’immediata cacciata di Berlusconi, per un programma di transizione verso un governo dei lavoratori negli interessi dei lavoratori, contrapposto al capitalismo bipolare Pd-Pdl». Fra gli interventi iniziali, la relazione introduttiva di Fulvio Zorzenon del direttivo provinciale di Alternativa comunista, Aldo Moresco, del Pdac, il dottor Alessandro Caliaro, esperto di giuslavorismo, Paolo Trotti vicepresidente dell’associazione Nostro tempo. Sono previsti interventi di lavoratori attivi nella Cgil e nella Cub. L’inizio dei lavori, che si terranno nella sede di Monfalcone dell’associazione Nostro tempo, è fissato per le 15.30.


18 marzo 2009 - Città Oggi web

Lavoratrici assunte da una cooperativa che non percepiscono lo stipendio da 3 mesi
Illusione Lindt: grande polo logistico, ma pochi posti di lavoro
di Graziano Masperi

Magenta - Il mercato del lavoro sta passando giorni infelici in tutto il Magentino. Una boccata di ossigeno doveva arrivare dal nuovo polo logistico della Lindt di strada Boffalora capace di portare circa 260 posti di lavoro e far tornare il sorriso sulla bocca delle famiglie. A conti fatti però, non sta garantendo quello che molti speravano. Ecco allora che ci si ritrova con persone che da tre mesi non percepiscono lo stipendio e che vedono il futuro sempre più nero visto che la cooperativa per la quale lavoravano il 31 marzo potrebbe lasciare Magenta. Non c’è ancora nulla di certo, ma il commento di parecchie donne è unanime. Come stanno effettivamente le cose è ancora presto per dirlo. Solo una decina sono i dipendenti della Lindt veri e propri perché gli altri sono stati assunti dalle due cooperative alle quali la nota azienda che si occupa di cioccolato ha appaltato i settori "imballaggi" e quello di "carico e scarico". "L’ultimo stipendio che ho percepito risale al 10 dicembre e riguardava il mese di novembre", ha commentato una lavoratrice di una delle due cooperative. Un dato di fatto che per molti vuol dire crisi nera. Tanto più che parecchi spiegano di essere stati assunti con contratto a tempo indeterminato. "Ciò che è stato fatto in termini di assunzioni non riguarda direttamente la Lindt – spiegano dall’ufficio comunicazione dell’azienda di Induno Olona – In ogni caso teniamo a precisare che il polo di Magenta rimarrà il cuore strategico dell’azienda, fondamentale non solo per il mercato italiano, ma anche per quello europeo in generale. E’ impensabile investire in maniera così decisa e pensare di abbandonare tutto dopo due anni. La Lindt rimarrà". Basta passare davanti all’imponente polo di strada Boffalora per notare il via vai di mezzi pesanti che trasportano cioccolato. Pochissime le auto in sosta nel cortile interno. Dal 31 marzo in avanti potrebbe accadere che un’altra cooperativa rilevi l’attività di quella precedente. Ma le lavoratrici esigono chiarezza. Per l’altra cooperativa che si occupa di scarico e carico lavorano tra le 40 e le 70 persone. "Variano a seconda dei periodi stagionali – continuano dalla Lindt – con picchi nelle alte stagioni". E c’è addirittura una cooperativa che per entrare alla Lindt aveva a suo tempo assunto alcune persone. Ma non ottenne l’appalto e per gli assunti fu la fine di un’illusione. Quindi da un lato la Lindt assicura che il polo magentino sarà il core business dell’azienda, dall’altro c’è la preoccupazione delle lavoratrici. E la prossima settimana la Cub (Confederazione Unitaria di Base) di Magenta organizzerà un presidio. Un volantinaggio fuori dalla Lindt per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione.


18 marzo 2009 - Il Giornale di Vicenza

SCUOLA
OGGI SCIOPERO SOLIDARIETÀ DAL PS

Vicenza - Oggi gli insegnanti e il personale Ata della scuola aderiranno allo sciopero proclamato da Flc-Cgil, Gilda, Cobas e Cub scuola, per la salvaguardia della scuola pubblica, dell’università e della ricerca. Il Partito socialista vicentino esprime la solidarietà a questo sciopero.


17 marzo 2009 - Agi

ROMA: INQUILINI DI VIA PINCHERLE OCCUPANO SEDE NAZIONALE UDC

(AGI) - Roma, 17 mar. - Gli inquilini di via Pincherle 153/169 stanno occupando la sede nazionale dell'Udc in via Due Macelli a Roma, per denunciare il coinvolgimento di alcuni esponenti del partito nella vendita dei 116 alloggi inoptati dagli inquilini nell'ambito della dismissione del patrimonio immobiliare di Fata/Generali, ceduto ad Area Mestre/Giacomazzi lo scorso dicembre. "Nella gestione della vendita degli appartamenti a terzi - si legge in una nota firmata Rdb-Cub - risulta infatti coinvolto il consigliere del Municipio XI Francesco Capoccia (Udc), residente nello stabile in questione, che avrebbe favorito l'acquisto degli appartamenti da parte di esponenti politici e amministratori del suo partito, ma non solo". Alle 12.30 e' convocata una conferenza stampa in via Due Macelli.


17 marzo 2009 - Apcom

Casa/ Inquilini via Pincherle occupano sede nazionale Udc a Roma
Cesa garantisce incontro con Ciocchetti

Roma, 17 mar. (Apcom) - E' in corso l'occupazione della sede nazionale dell'Udc in via Due Macelli a Roma da parte degli inquilini di via Pincherle 153/169 per denunciare il coinvolgimento di alcuni esponenti del partito nella vendita dei 116 alloggi inoptati dagli inquilini nell`ambito della dismissione del patrimonio immobiliare di Fata/Generali, ceduto ad Area Mestre/Giacomazzi lo scorso dicembre. Lo rende noto un comunicato Asia-Rdb. Gli inquilini hanno ricevuto garanzie dal segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa, su un incontro con Luciano Ciocchetti alle 14. "Stanchi di tante promesse - si legge nella nota - hanno però deciso di rimanere all`interno della sede Udc, mentre fuori altri continuano il volantinaggio di protesta, alla presenza delle forze di polizia giunte sul posto".


17 marzo 2009 - Ansa

P.A: RDB-CUB, AUTODENUNCIA COME TUTELA DA CONTROLLI PRECARI

ROMA - (ANSA) - ROMA, 17 MAR - In segno di protesta contro il monitoraggio dei contratti di lavoro atipici avviato dal ministro Renato Brunetta nella pubblica amministrazione i sindacati di base invitano i precari pubblici ad autodenunciarsi e a partecipare alla manifestazione nazionale del 28 marzo. "Il ministro ha poco da contare se il fine è quello di licenziare", afferma in una nota Carmela Bonvino, della federazione nazionale Rdb-Cub. "Invitiamo - spiega - tutti i precari pubblici ad autodenunciarsi al ministro come forma di autotutela e di protesta, utilizzando il modulo che è scaricabile dal nostro sito". La federazione Rdb-Cub considera il controllo sui contratti atipici promosso da Brunetta, "in applicazione di quello che è ancora un disegno di legge (Atto Senato 1167)", "l'ennesimo atto della campagna di cattiva informazione intrapresa dal ministro contro i precari e il lavoro pubblico". Sempre secondo i sindacati di base si tratta di "operazioni che comporteranno la reale perdita di posti di lavoro e di futuro per alcune centinaia di lavoratori precari storici, non stabilizzati o stabilizzabili".

CASA: VIA PINCHERLE; DOMANI CIOCCHETTI INCONTRERÀ INQUILINI

(ANSA) - ROMA, 17 MAR - «Sulla vicenda degli immobili di via Pincherle respingiamo con forza la speculazione politica fatta in queste ore e convochiamo per domani mattina alle 10, proprio a via Pincherle, un incontro con gli inquilini per chiarire definitivamente la posizioni dell'Udc». Lo afferma in una nota il segretario regionale dell'Udc Luciano Ciocchetti, dopo l'occupazione della sede nazionale dell'Udc in via Due Macelli da parte degli inquilini di via Pincherle 153/169 avvenuta stamani. Dopo aver incontrato Ciocchetti, l'Asia Rdb ha sottolineato che «nel corso dell'incontro il segretario ha affermato l'estraneità dell'Udc a operazioni di compravendita immobiliare e ha difeso l'operato del consigliere municipale Capoccia». Da parte sua Ciocchetti ha ribadito che «la nostra azione sarà quella di difendere e aiutare tutti i residenti a rimanere negli alloggi. Chiarito questo mi chiedo come mai si specula politicamente sull'Udc invece di chiedere alla Regione Lazio e al Comune di Roma, che hanno gli strumenti, soluzioni in merito. Per il momento - conclude - tutto tace e nessuno li ha chiamati in causa».


17 marzo 2009 - Dire

BOLOGNA. SINDACATI: VIOLEREMO 'ZONA ROSSA', QUESTURA TOLLERI
BETTI: "NO AL TERRORISMO PSICOLOGICO"; DEPOSITATO RICORSO AL TAR

(DIRE) Bologna, 17 mar. - La Questura di Bologna ha vietato il percorso proposto dai sindacati di base per il corteo di sabato pomeriggio -di protesta contro il divieto del Prefetto di manifestare nel weekend- ma loro danno ugualmente appuntamento alle 15.30 in piazza Nettuno. L'intenzione, scrivono Rdb, Cobas e Sdl in una nota, e' violare la 'zona rossa' il divieto e far sfilare il corteo con lo stesso percorso che era stato chiesto (Rizzoli, Ugo Bassi, Prefettura), nonostante piazza Galilei abbia dato prescrizioni e suggerito agli organizzatori un tragitto alternativo (piazza San Francesco, piazza Malpighi, via IV Novembre, Prefettura). "Ci auguriamo che prevalga il buonsenso e che la Questura permetta una manifestazione pacifica di lavoratori", manda a dire Massimo Betti delle Rdb, che accusa Questura e Prefettura di Bologna di mettere in atto "forme di terrorismo psicologico", a causa delle quali, probabilmente, le fila dei lavoratori in piazza sabato si assottiglieranno. Intanto, questa mattina i sindacati di base, come annunciato, hanno presentato ricorso al Tar contro le prescrizioni ricevute dalla Questura e contro l'ordinanza prefettizia e il decreto Maroni che ne e' stato origine. Per i sindacati di base sono norme "incostituzionali, in contrasto con l'articolo 17 della Costituzione". Se la speranza e' che i giudici amministrativi dell'Emilia-Romagna possano affrontare la questione in via urgente e pronunciarsi sulla sospensiva prima di sabato, i sindacati di base annunciano una guerra lunga. "Andremo anche al Consiglio di Stato se necessario". E Betti rilancia fin da ora la manifestazione nazionale del 28 a Roma. Intanto, arrivano altre adesioni al corteo di sabato. Dopo i collettivi universitari e centri sociali Vag 61 e Crash, anche il Partito comunista dei lavoratori assicura la propria presenza. Nell'aderire alla manifestazione indetta dai sindacati di base, il Partito comunista dei lavoratori in una nota si scaglia contro "il governo piu' reazionario del dopoguerra". Quello che si sta instaurando e' un "regime autoritario" con il quale "si proibiscono le manifestazioni nei centri cittadini e si comprime il diritto di sciopero". Per il Pcl e' un "tentativo di tutelarsi anticipatamente dalla possibilita' di un'autentica esplosione sociale tra i lavoratori e le classi popolari, le cui condizioni di vita vengono messe in discussione dalla drammatica crisi dell'economia capitalista". A tutto questo il Pcl dice "no" e invita alla lotta "tutte le organizzazioni della classe operaia e tutte le formazioni della sinistra politica". Allo stesso tempo, il Pcl si scaglia contro i "sindacati 'complici' del Governo Berlusconi (Cisl, Uil e Ugl), che hanno firmato l'accordo separato senza il mandato dei lavoratori" e contro "il tentativo della Cgil di contenere la protesta sociale con scioperi limitati e manifestazioni una tantum al fine di rimettere in piedi il tavolo concertativo". Il fronte dei centri sociali bolognesi, intanto, si rincontrera' domani sera in vista della giornata di sabato. Tra le idee al vaglio di Vag 61 c'e' anche quella di effettuare volantinaggi o presidi nelle ore precedenti il corteo.

CASA. VIA PINCHERLE, INQUILINI OCCUPANO SEDE NAZIONALE UDC

(DIRE) Roma, 17 mar. - "Gli inquilini di via Pincherle 153/169 stanno occupando la sede nazionale dell'Udc in via Due Macelli a Roma, per denunciare il coinvolgimento di alcuni esponenti del partito nella vendita dei 116 alloggi inoptati dagli inquilini nell'ambito della dismissione del patrimonio immobiliare di Fata/Generali, ceduto ad Area Mestre/Giacomazzi lo scorso dicembre". Lo rende noto un comunicato di Asia-Rdb. "Nella gestione della vendita degli appartamenti a terzi risulta infatti coinvolto il consigliere del Municipio XI Francesco Capoccia (Udc), residente nello stabile in questione, che avrebbe favorito l'acquisto degli appartamenti da parte di esponenti politici e amministratori del suo partito, ma non solo- prosegue la nota- Alle 12.30 e' convocata una conferenza stampa in via Due Macelli".

CASA. VIA PINCHERLE, CESA GARANTISCE INCONTRO CON CIOCCHETTI

(DIRE) Roma, 17 mar. - "E' in corso l'occupazione della sede nazionale dell'Udc in via Due Macelli a Roma da parte degli inquilini di via Pincherle 153/169 per denunciare il coinvolgimento di alcuni esponenti del partito nella vendita dei 116 alloggi inoptati dagli inquilini nell'ambito della dismissione del patrimonio immobiliare di Fata/Generali, ceduto ad Area Mestre/Giacomazzi lo scorso dicembre". Lo ricorda una nota di Asia-Rdb. "Gli inquilini- prosegue la nota- hanno ricevuto garanzie da Cesa su un incontro con Ciocchetti alle 14. Stanchi di tante promesse, hanno pero' deciso di rimanere all'interno della sede Udc, mentre fuori altri continuano il volantinaggio di protesta, alla presenza delle forze di polizia giunte sul posto".

CASA. VIA PINCHERLE, CIOCCHETTI INCONTRA GLI INQUILINI

(DIRE) Roma, 17 mar. - "Si e' conclusa l'occupazione della sede nazionale dell'Udc in via Due Macelli a Roma da parte degli inquilini di via Pincherle 153/169, dopo che una delegazione ha incontrato il deputato e segretario regionale del Lazio dell'Udc, Luciano Ciocchetti". Lo fa sapere una nota di Asia-Rdb. "Nel corso dell'incontro, Ciocchetti ha affermato l'estraneita' dell'Udc a operazioni di compravendita immobiliare e ha difeso l'operato del consigliere municipale Capoccia- prosegue la nota- Per ulteriori chiarimenti, Ciocchetti si rechera' domani mattina, alle 10, a via Pincherle, dove incontrera' tutti gli inquilini".

FOCUS/PARLAMENTO. SENATO, ITER DELLE LEGGI IN COMMISSIONE

(DIRE) Roma, 17 mar. - In commissione GIUSTIZIA...
Giovedi', alle 8.30, per l'indagine conoscitiva sull'attivita' di ufficiale giudiziario, audizione dell'Associazione ufficiali giudiziari in Europa, Uil - Libero sindacato ufficiali giudiziari, Associazione nazionale istituti vendite giudiziarie e rappresentanti di Cgil, Cisl, Unsa-Sag, Flp, Rdb, Uil-Pa....


17 marzo 2009 - Omniroma

VIA DUE MACELLI, ASIA: INQUILINI VIA PINCHERLE OCCUPANO SEDE UDC

(OMNIROMA) Roma, 17 mar - «Gli inquilini di via Pincherle 153/169 stanno occupando la sede nazionale dell'Udc in via Due Macelli a Roma, per denunciare il coinvolgimento di alcuni esponenti del partito nella vendita dei 116 alloggi inoptati dagli inquilini nell'ambito della dismissione del patrimonio immobiliare di Fata/Generali, ceduto ad Area Mestre/Giacomazzi lo scorso dicembre». È quanto si legge in una nota Asia Rdb. Alle ore 12.30 è convocata una conferenza stampa in via Due Macelli.

VIA PINCHERLE, INQUILINI OCCUPANO SEDE UDC CONTRO CONSIGLIERE

(OMNIROMA) Roma, 17 mar - Una ventina di aderenti al comitato inquilini di via Pincherle ha occupato la sede dell'Udc di via dei due Macelli e chiede l'espulsione dal partito del consigliere del municipio XI, Francesco Capoccia. Quest'ultimo, secondo quanto sostengono gli inquilini di via Pincherle, «avrebbe fatto comprare ad amici e conoscenti del suo partito e di altri partiti - ha detto Paolo Di Vetta, del sindacato Rdb - oltre una decina di appartamenti dello stabile di via Pincherle. Amici e conoscenti, grazie all'aiuto dell'improvvisato e abile agente immobiliare, hanno comprato questi appartamenti a un prezzo di favore, quello che la Fata assicurazioni, proprietaria degli immobili, aveva proposto agli inquilini, ovvero meno di 3000 euro a metro quadro». «Ora - prosegue Di Vetta - gli amici di Capoccia hanno fatto un affare ad insaputa degli inquilini di via Pincherle che sono stati raggiunti da lettere che comunicavano che la loro casa era stata acquistata. Il dramma è che questi inquilini, molti dei quali anziani residenti a via Pincherle da 50 anni, non sanno che fine faranno: i nuovi proprietari, infatti, potrebbero sfrattarli oppure alzare il prezzo dell'affitto a livelli inaccettabili per qualsiasi pensionato». «Casa - si legge in uno striscione esposto sotto la sede dell'Udc - la rendita parassitaria sta strangolando la nostra città». Gli inquilini di via Pincherle, alcuni di loro hanno raggiunto via dei due Macelli con delle sedie pieghevoli, hanno fatto sapere che rimarranno sotto la sede dell'Udc «finchè Capoccia non sarà espulso dal partito e finchè l'Udc non prenderà una posizione a favore degli inquilini».


17 marzo 2009 - Adnkronos

ROMA: ASIA RDB, INQUILINI DI VIA PINCHERLE OCCUPANO SEDE UDC

Roma, 17 mar. (Adnkronos) - Gli inquilini di via Pincherle 153/169 hanno occupato la sede nazionale dell'Udc in via Due Macelli a Roma, ''per denunciare il coinvolgimento di alcuni esponenti del partito nella vendita dei 116 alloggi inoptati dagli inquilini nell'ambito della dismissione del patrimonio immobiliare di Fata/Generali, ceduto ad Area Mestre/Giacomazzi lo scorso dicembre''. Lo comunica in una nota Asia Rdb. ''Gli inquilini - prosegue Asia Rdb - hanno ricevuto garanzie da Cesa su un incontro con Ciocchetti alle ore 14. Stanchi di tante promesse, hanno pero' deciso di rimanere all'interno della sede Udc, mentre fuori altri continuano il volantinaggio di protesta, alla presenza delle forze di polizia giunte sul posto''.


17 marzo 2009 - Iris

ROMA: INQUILINI DI VIA PINCHERLE OCCUPANO SEDE NAZIONALE UDC

(IRIS) - ROMA, 17 MAR - Gli inquilini di via Pincherle 153/169 stanno occupando la sede nazionale dell'Udc in via Due Macelli a Roma, per denunciare il coinvolgimento di alcuni esponenti del partito nella vendita dei 116 alloggi inoptati dagli inquilini nell'ambito della dismissione del patrimonio immobiliare di Fata/Generali, ceduto ad Area Mestre/Giacomazzi lo scorso dicembre. "Nella gestione della vendita degli appartamenti a terzi - si legge in una nota firmata Rdb-Cub - risulta infatti coinvolto il consigliere del Municipio XI Francesco Capoccia (Udc), residente nello stabile in questione, che avrebbe favorito l'acquisto degli appartamenti da parte di esponenti politici e amministratori del suo partito, ma non solo". Alle 12.30 è convocata una conferenza stampa in via Due Macelli.


17 marzo 2009 - Asca

ROMA/CASA: CARAPELLA, SUBITO CHIAREZZA SU IMMOBILI DI VIA PINCHERLE

(ASCA) - Roma, 17 mar - ''Se fossero confermati, si tratterebbe di episodi condannabili ed esecrabili che mi auguro possano trovare pronta smentita da parte degli esponenti del partito politico coinvolto''. E' quanto dichiara il Presidente della Commissione Lavori Pubblici e Politiche per la Casa del Lazio, Giovanni Carapella, in merito alle rivelazioni stampa su presunte interferenze di esponenti dell'Udc nella vicenda degli immobili di Via Pincherle, a Roma, oggetto di contenzioso fra gli inquilini ed il gruppo assicurativo Fata-Generali. ''Come Regione Lazio - aggiunge Carapella - seguiamo fin dall'inizio la vicenda in cui sono coinvolti gli inquilini di via Pincherle e siamo pertanto enormemente preoccupati per quanto denunciato. Ci aspettiamo sia fatta chiarezza quanto prima perche' non e' in alcun modo ammissibile speculare sulla pelle di tante famiglie in lotta per il diritto alla casa''.


17 marzo 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 10 - Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Maiani ha spento la prima candelina ma non è riuscito a nominare un dg
* Anche per i contratti è stagione di saldi
* "I siti nucleari? Un esercizio tra amici"
* Per le deleghe "scippate" passa il 2° biennio ricerca
* Guerra della ramazza, Lotito contro Istat
* Il direttore generale Enea si dimette, saluta e se ne va
* Brunetta in 10 giorni farà censimento precari
* Per una "striscia" di Ciociaria, l'Italia rischia


17 marzo 2009 - Il Resto del Carlino

La Questura dice no al corteo delle Rdb per sabato
«Pronti a ricorrere al Tar. Violeremo il divieto»

Bologna - Dopo le denunce di Bologna città libera' per aver violato il divieto, la Questura dice no anche ai sindacati di base sul percorso proposto per sabato contro l'ordinanza del Prefetto che vieta le manifestazioni nel centro storico nel weekend. Rdb, Cobas e Sdl avevano chiesto di partire da piazza Nettuno, via Ugo Bassi e arrivare alla Prefettura. La controproposta è partire da piazza San Francesco, via Portanova e Prefettura. Le Rdb annunciano: «Pronto il ricorso al Tar, ma al 99% sabato violeremo il divieto».


17 marzo 2009 - Corriere di Bologna

SABATO IN CENTRO
Corteo Rdb contro i divieti. La Questura mette i paletti

Bologna - La Questura mette i paletti al corteo di sindacati di base e centri sociali di sabato prossimo contro l'ordinanza del Prefetto che vieta le manifestazioni in alcune piazze e vie del centro nel weekend. Rdb, Cobas e Sdl avevano chiesto di partire da piazza Nettuno, percorrere via Ugo Bassi per arrivare sotto la Prefettura, ma la polizia gli ha imposto di evitare piazza Maggiore e via Ugo Bassi, proponendo un percorso «parallelo». «Faremo ricorso al Tar e violeremo il divieto», annuncia Massimo Betti delle Rdb.


17 marzo 2009 - Liberazione

Mentre gli abitanti cercavano di non perdere gli appartamenti,
deputati e consiglieri spingevano amici e colleghi a comprare
Roma, via Pincherle feudo politico, case a parenti e non agli inquilini
di Daniele Nalbone
20090317_liberazione.jpg (61300 byte)

Roma - Dobbiamo risalire all'aprile dello stesso anno, esattamente al giorno 9. Perché in quella data il consigliere dell'XI Municipio, Francesco Capoccia (Udc), residente proprio nello stabile in questione, invia ai suoi condomini una lettera avente come oggetto "Vendita degli immobili via Salvatore Pincherle 153 e 169". «Evidentemente» denunciano gli inquilini «papà Leopoldo, che per Fata lavorava da anni, aveva notizie di primo pelo da passare al figlio che potevano risultare comode in fase di campagna elettorale» visto che da li a pochi giorni si sarebbe votato per la carica di Presidente di Municipio, alla quale Francesco partecipa, perdendo, come rivale di Andrea Catarci.
«Vista la concreta possibilità» si legge nella lettera «della vendita da parte della Fata degli immobili, la cooperativa Sant'Egidio Srl ha presentato una proposta libera di acquisto avente ad oggetto gli stessi per poi trasferire a ciascun inquilino la proprietà esclusiva dell'immobile». In fondo alla lettera il suo telefono per raccogliere eventuali adesioni. Un atteggiamento molto premuroso se non fosse che «si trattava di una presa in giro, visto che la promessa dietro la quale firmammo la delega a trattare per noi era su una cifra di 1500-1800 euro al metro quadro» denuncia una condomina del sig.Capoccia «quando invece il mio appartamento è stato valutato 3300 euro». A luglio intanto iniziano le ufficiali manovre da parte della Fata per la vendita degli immobili: chi non riesce a trovare i soldi per portare a termine l'operazione annunciata da Capoccia mesi prima si organizza in un comitato e chiede l'intervento delle istituzioni.
Inizia così una trattativa-farsa fra la Regione Lazio e l'Ater da una parte e Area Mestre dall'altra, una società partecipata della Giacomazzi che il 22 dicembre rileva i 116 immobili inoptati dalla Fata: prima di questa compravendita, però, la compagnia assicurativa aveva pensato bene, fra il 19 e il 22 dicembre, di vendere cinque immobili - nonostante la parola data in sede di trattativa alle istituzioni che non si sarebbero alienate unità immobiliari a terzi - a parenti stretti dei politici salernitani Antonio Frunzi, (Udc, che rileva 2 appartamenti) ex sindaco e attuale consigliere comunale di San Gregorio Magno, Gaetano Pascarella, (area Ds, adesso Pd) ex sottosegretario alla Pubblica Istruzione nell'ultimo governo Prodi, e Marzio De Nardo, (area dc) eletto in lista civica consigliere del comune di Bracigliano.
Intanto riprendono le trattative per gli immobili inoptati, ora rimasti 111. Si spera, stavolta, in una vera trattativa ma anche questa volta sparisce dal tavolo una altro appartamento, acquistato in data 7 gennaio da Ganino Caterina, residente a Buccino (Salerno), con conto corrente bancario presso la MPS di S.Gregorio Magno e uno stretto parente impegnato in politica, l'ex sindaco di Sora Francesco Ganino, ex Udc ora Pdl.
«L'iter è chiaro - commentano dal comitato inquilini - mentre delle "teste di legno" di Fata prima e Giacomazzi poi trattano con le istituzioni, il consigliere Capoccia riceve visite da parte di agenti immobiliari per mostrar loro appartamenti vuoti o, purtroppo, ancora locati. Anche ben oltre l'ora di cena, quasi di nascosto». Mentre raccogliamo la denuncia dei condomini, arriva di corsa un'altra "inquilina resistente" che ci porta una lettera, datata 5 marzo, che ha dell'assurdo: è di una "prossima acquirente" di una porzione del suo immobile (visto che questo è composto da due unità) che vorrebbe formularle, tramite lo studio legale associato Rbs&Adt Law, «una proposta economica (leggasi buonuscita) per la liberazione dell'appartamento». Ovviamente con opere murarie di divisione a carico della nuova proprietà. Intanto gli inquilini continuano nella loro lotta e, mentre lo studio associato compila la lettera, in Prefettura si tiene un incontro in cui Giacomazzi ribadisce il rifiuto dell'offerta della Regione Lazio per l'acquisto degli immobili per una cifra superiore del 10 per cento rispetto a quanto speso da Area Mestre appena due mesi prima. Quindi viene comunicato che sono in fase avanzata di vendita 98 appartamenti e che nessuno di essi sarà venduto agli attuali inquilini, peraltro non al corrente dell'operazione.
Mentre l'avvocato Perticaro, messo a disposizione delle famiglie di via Pincherle da AS.I.A. RdB, presenta denuncia presso la Procura della Repubblica «per vederci chiaro sull'ormai palese intento speculativo messo in moto da Fata prima e Area Mestre ora e sui legami di queste con le banche popolari di Lodi e Novara, ree di aver concesso prestiti per 43 milioni a una società (Area Mestre) che nasce nel 2007 con una perdita in bilancio di 27mila euro e un capitale sociale di appena 115mila, la farsa continua: il 6 marzo due coniugi di Portici (Napoli) stipulano un contratto di compravendita con Area Mestre per un appartamento al secondo piano.
E ora? Dopo l'occupazione della sede delle Generali di piazza Venezia di giovedì scorso e il partecipato corteo di venerdì, che ha visto in piazza l'intera Rete romana per il diritto all'abitare, gli "inquilini resistenti" sono riusciti a strappare un tavolo convocato dal Prefetto di Roma per il 27 marzo - in realtà in programma oggi ma spostato da Giacomazzi - tra la proprietà attuale, la Fata Assicurazioni, le Generali, la Regione Lazio, il Comune di Roma e il Municipio XI: «Il problema è che da qui a venerdì 27 chissà quanti rogiti toglieranno casa a inquilini ultrasessantacinquenni. E' inconcepibile che le vendite continuino nonostante un prefetto contrario e delle istituzioni pronte a risolvere la situazione. Questa è la prova di come le amministrazioni non possano far nulla per fermare il mostro delle speculazioni immobiliari». Intanto, però, politici campani democristiani stanno "colonizzando" via Pincherle.


17 marzo 2009 - Il Centro

Cup, file interminabili Senza i precari è caos

PESCARA - Le file al Centro unico di prenotazione sono interminabili. Chi prova a mettersi in contatto telefonicamente con l’ufficio non ottiene alcuna risposta e il personale in servizio rischia di scoppiare, tant’è che l’orario al pubblico è stato ridotto. La situazione è precipitata da quando sono stati licenziati i precari (Edp): i pochi dipendenti della Asl che hanno accettato di sostituirli non ce la fanno a stare dietro alla gran mole di lavoro e alcuni sono in malattia.
Insomma i problemi sono «grandissimi», commenta Massimo Petrini, della Cgil Funzione Pubblica, che già nei giorni scorsi aveva contestato le sostituzioni di personale effettuate dalla Asl dopo i licenziamenti perché «sarebbe stato necessario mandare al Cup gli ultimi Edp che sono stati assunti dall’azienda con concorso, ma non è stato così».
Potrebbe andare meglio nelle prossime settimane, visto che il 23 sono state convocate a colloquio dieci persone, scelte tra le categorie protette. Si tratta di unità lavorative già in graduatoria che dovranno coprire l’incarico di coadiutore amministrativo e andranno proprio al Cup. Nel frattempo, però, chi risponde al telefono per le prenotazioni riesce a fare «il 20 per cento di quello che si faceva prima», dice Petrini, «e il Cup ha tagliato l’orario di lavoro, per cui è aperto al pubblico mezz’ora in meno sia la mattina sia il pomeriggio. Insomma l’allarme continua e noi denunciamo questo stato di cose perché i cittadini devono subire gravi disfunzioni. Qui aumentano le tasse e i ticket, ma i servizi sono scarsi». A essere insoddisfatti, sono anche gli ex precari che da fine febbraio sono senza lavoro: attendevano risposte dalla Asl e dalla Regione sul loro futuro, ma non sono arrivate. Questa mattina quindi, coordinati da Rdb, Cobas e Comitato precari, si presenteranno in direzione generale, alla Asl, per chiedere di incontrare il manager D’Amario e sapere se si procederà alla stabilizzazione e se ci saranno nuovi concorsi. Nello stesso tempo, però, chi ha già superato un concorso ed è in graduatoria si chiede quando arriverà il suo turno e sottolinea che non servono altri concorsi perché esistono delle graduatorie ancora valide, seppur datate. Con tutto il rispetto per i precari.(f.b.)


17 marzo 2009 - TRC Giornale

"Su Etm ed Etruria Servizi un clima vergognoso"

Civitavecchia - Difesa e contrattacco. Flavio Zeppa per le Rdb/Cub e Gabriella Rossi per Ambiente e Lavoro intervengono su Etm ed Etruria Servizi, rispondendo colpo su colpo agli attacchi subiti in questi giorni dalle due aziende. "Tornando indietro nel tempo - scrivono in una nota Zeppa e Rossi - rileviamo la assenza di tutte queste voci sulle due aziende partecipate. Dove erano nel lontano 2005 quando fu costituita l'Etm e gli fu assegnato illegittimamente il Trasporto Pubblico dall'allora Commissario Di Caprio? Dove è finita la ristrutturazione del Trasporto Pubblico effettuata nel 2000 dall'allora sindaco Tidei per evitare il fallimento e la famosa gara europea? Forse in un cassetto di un dirigente compiacente alla sternalizzazione dei servizi fatta dall'allora assessore Renda? Forse si parla troppo e forse per interesse? Ricordiamo - continuano Zeppa e Rossi - che gli esposti per la Etm furono quattro (due della Rdb/Cub e due di Ambiente e Lavoro) e furono fatti anche per la totale indifferenza di tutti i partiti politici menefreghisti e non interessati a far luce. Ora che il problema è divenuto politico, tutti a parlare e scrivere articoli secondo noi finalizzati solo alla propaganda elettorale in vista di elezioni. In tempi non sospetti soltanto noi abbiamo chiesto l'allontanamento ed il licenziamento dei dirigenti Etm e dell'amministratore unico, che, oltretutto, è anche amministratore di Etruria Servizi. Aggiungeremmo anche il commissario Di Caprio, che ha dato il via a questa situazione illegittima, consegnando il trasporto pubblico a chi non aveva i titoli e che poi ha gestito in maniera privata il servizio ed il denaro pubblico. La parola d'ordine è interesse, di qualsiasi genere, ed allora tutti a parlare e sparlare. Noi non stiamo in questo gioco - concludono Zeppa e Rossi - siamo liberi ed indipendenti da poteri politici ed economici. Invitiamo tutti a rimanere in silenzio, visto che non si conoscono le realtà precise dei misfatti, ed attendere gli esiti amministrativi, finanziari e penali".


17 marzo 2009 - Gazzetta di Modena/Nuova Ferrara

Per protestare sotto la prefettura
Ai sindacati di base la questura nega il corteo in centro

BOLOGNA - Dopo le denunce degli attivisti di Bologna città libera per aver violato il divieto, la Questura nega ai sindacati di base il percorso proposto per la manifestazione di sabato contro l’ordinanza del Prefetto che vieta le manifestazioni in alcune piazze e vie del centro storico nel weekend. Rdb, Cobas e Sdl avevano chiesto di partire da piazza Nettuno, percorrere via Ugo Bassi e arrivare fin sotto le finestre della Prefettura, per gridare il loro "no" alla direttiva Maroni che ha posto limiti alle manifestazioni e all’applicazione "bolognese" della direttiva con cui il Prefetto Angelo Tranfaglia ha reso "out", al sabato pomeriggio e di domenica, piazza Maggiore, piazza Nettuno, piazza Re Enzo, piazza Santo Stefano e le vie ricomprese nella cosiddetta T.
La Questura, che nei giorni scorsi ha denunciato Valerio Monteventi e altri 4 attivisti di Bologna città libera per il presidio di protesta in piazza Maggiore, tiene la linea dura. Il diniego è motivato con il fatto che nel percorso rientravano piazza Maggiore e via Ugo Bassi. La controproposta è partire da piazza San Francesco e percorrere via Portanova fino alla Prefettura. «Abbiamo pronto il ricorso al Tar da presentare in via urgente» spiega Massimo Betti delle Rdb annunciando che «al 99% sabato violeremo il divieto e faremo il nostro percorso».


17 marzo 2009 - Il Messaggero

Flavio Zeppa e Gabriella Rossi (Rdb e Ael) attaccano Lombardi, Iarlori
e anche l’amministrazione comunale
«Sul caso Etm sono tutti conniventi»
Allarme per i posti di lavoro: ora 15 autisti rischiano il licenziamento
di GIULIA AMATO

Civitavecchia - «Renda non può diventare il capro espiatorio, Iarlori e Lombardi erano conniventi».
Dopo il licenziamento di Renda dall’Etm, l’esponente locale dell’Rdb, Flavio Zeppa, e Gabriella Rossi, di Ambiente e lavoro, tornano a parlare del caso Etm, non risparmiando nessuno. Nel corso di una conferenza stampa, tenutasi ieri pomeriggio nella sede dell’Rdb, i due hanno precisato che «dietro a tutto non c’è solo Renda. Lombardi - ha spiegato Gabriella Rossi- è ancora l’amministratore unico della società e non può certo ritenersi immune. Non solo. In data 25 ottobre 2007 inviammo tutta la documentazione sulla situazione Etm, al neo amministratore unico chiedendogli un incontro. Nella documentazione avevamo allegato anche gli esposti che Rdb e AeL avevano presentato in Procura. Non può dire di esserne allo scuro».
La pioggia di critiche ha colpito anche partiti e consiglieri.
«E’ dal 2005 - ha dichiarato Flavio Zeppa - che cerchiamo di portare all’attenzione di tutti la malagestione dell’Etm. Nessuno ha mai parlato. Perché oggi, invece, molti stanno cavalcando l’onda del caso Renda? Vorrei solo ricordare che sia la Corte dei Conti, sia la magistratura, sia la Guardia di Finanza, stanno ancora conducendo indagini che a breve chiariranno la situazione e mi sembra oggi prematuro schierarsi in difesa di uno piuttosto che di un altro, rischiando di erigersi paladini di personaggi che potrebbero risultare colpevoli».
In conclusione i due hanno poi spostato l’attenzione sui 15 autisti, che svolgevano il "servizio a chiamata" e che rischiano il licenziamento, chiarendo che seppur fondamentale è il diritto al lavoro «non si può certo mandare in gara europea il nostro Tpl per assorbire il personale in esubero, personale assunto in via clientelare dai dirigenti che hanno portato alla bancarotta questa società».


17 marzo 2009 - Il Quaderno

Pepe, Miceli e Castiello al 'Depistaggio'
per un dibattito sul Piano Urbanistico di Benevento

Benevento - Venerdì 20 marzo, alle 18 presso il Centro Sociale Depistaggio, si terrà un dibattito pubblico sul nuovo Piano Urbanistico Comunale di Benevento a cui parteciperanno il sindaco Fausto Pepe e gli assessori Angelo Miceli ed Enrico Castiello. Prenderanno la parola anche Piero Mancini della Rdb Ambiente, Camillo Campolongo di Benevento ecosolidale, Marcello Stefanucci della Lipu, Alessio Masone della Rete Arcobaleno, Rito Martignetti del Gruppo Isidea e Giuseppe Falzarano del Sunia. L'iniziativa è organizzata dal Centro Depistaggio e dalle federazioni provinciali del sindacato RdB/Cub e del Partito della Rifondazione Comunista.


16 marzo 2009 - Dire

BOLOGNA. QUESTURA NEGA ALLE RDB PERCORSO CHIESTO PER SABATO
SI' A P.ZZA SAN FRANCESCO E V.PORTANOVA; BETTI: PRONTI PER IL TAR

(DIRE) Bologna, 16 mar. - Dopo le denunce degli attivisti di Bologna citta' libera per aver violato il divieto, la Questura nega ai sindacati di base il percorso proposto per la manifestazione di sabato contro l'ordinanza del Prefetto che vieta le manifestazioni in alcune piazze e vie del centro storico nel weekend. Rdb, Cobas e Sdl avevano chiesto di partire da piazza Nettuno, percorrere via Ugo Bassi e arrivare fin sotto le finestre della Prefettura, per gridare il loro "no" alla direttiva Maroni che ha posto limiti alle manifestazioni e all'applicazione "bolognese" della direttiva con cui il Prefetto Angelo Tranfaglia ha reso "out", al sabato pomeriggio e di domenica, piazza Maggiore, piazza Nettuno, piazza Re Enzo, piazza Santo Stefano e le vie ricomprese nella cosiddetta "T". La Questura, che nei giorni scorsi ha denunciato Valerio Monteventi e altri quattro attivisti di Bologna citta' libera per il presidio di protesta in piazza Maggiore, tiene la linea dura e dice "no" al percorso chiesto dai sindacati di base. Il diniego e' motivato per il fatto che nel percorso rientravano piazza Maggiore e via Ugo Bassi. La controproposta fatta da piazza Galilei e' partire da piazza San Francesco e percorrere via Portanova fino alla Prefettura. "Abbiamo pronto il ricorso al Tar e siamo pronti a presentarlo domattina in via urgente- spiega Massimo Betti delle Rdb- stasera ci troveremo con gli altri sindacati del 'Patto di base' per decidere il da farsi, ma al 99% sabato violeremo il divieto e faremo il nostro percorso. Ci negano via Rizzoli ma ci autorizzano una parallela, e' assurdo". A fianco dei 100 lavoratori che hanno chiesto di manifestare e dei sindacati di base, sabato in piazza ci saranno i centri sociali Vag 61 e Crash e gli studenti dell'Onda.

CASA. VIA PINCHERLE, ASIA-RDB: CONTINUA VENDITA A TERZI

(DIRE) Roma, 16 mar. - "Non sono per nulla positive le notizie che trapelano sul Tavolo interistituzionale sulla dismissione degli alloggi di via Pincherle 153/169 che avrebbe dovuto riunirsi entro domani, alla presenza anche di Giacomazzi/Area Mestre. Nonostante l'impegno assunto dalla Prefettura di Roma giovedi' scorso durante l'occupazione della sede delle Assicurazioni Generali a piazza Venezia, pare che il Tavolo non verra' convocato prima del 27 marzo". E' quanto afferma in una nota Asia-Rdb, che prosegue: "Tutto questo mentre continuano ad arrivare a via Pincherle visite di potenziali acquirenti (l'ultima in ordine di tempo si e' verificata ieri) e raccomandate, alcune delle quali provenienti dalla citta' di Salerno, da parte di nuovi proprietari che comunicano agli inquilini l'avvenuto acquisto del loro appartamento". "Intanto venerdi' scorso, l'avvocato Vincenzo Perticaro ha provveduto a depositare un atto di denuncia-querela con richiesta di sequestro, in merito alla contestata dismissione che ha riguardato gli immobili di proprieta' di Fata Assicurazioni Spa- sottolinea Asia-Rdb- Oltre alla causa penale intrapresa, il comitato di via Pincherle iniziera' un'ulteriore causa civile finalizzata ad ottenere l'annullamento del contratto di vendita tra Fata Assicurazioni Spa e Area Mestre Srl, nonche' il risarcimento per i danni patiti dagli inquilini nel corso degli ultimi mesi. Per quel che riguarda gli immobili commerciali, si ricorrera' al giudice civile per richiedere il riconoscimento del diritto di prelazione, violato dall'accordo precedente tra le due societa' suindicate". "Dopo l'occupazione della sede delle Generali e la manifestazione che si e' svolta lo scorso 13 marzo per le strade del Municipio XI, dove piu' di un migliaio di persone insieme ai movimenti per il diritto all'abitare ha portato solidarieta' attiva a via Pincherle- prosegue la nota- oggi pomeriggio gli inquilini e Asia-Rdb, ritenendo inaccettabile un rinvio 'sine die' del Tavolo in Prefettura, decideranno quali iniziative mettere in campo". "E' evidente, infatti, che non si sta tenendo conto delle necessita' dei cittadini, perche' mentre si rinvia la soluzione del problema gli appartamenti di via Pincherle continuano a essere venduti a personaggi quantomeno sospetti- conclude Asia-Rdb- qualcuno dovrebbe iniziare a indagare sulla filiera degli acquirenti salernitani e sul ruolo sporco giocato da qualche personaggio che ha fatto della politica uno strumento per curare i propri affari".

NUCLEARE. RICERCATORE CNR: HO TROVATO SITI, MA E' MODELLO FALLITO
SCREENING PRELIMINARE, MA RISULTATI NON TROPPO DISTANTI DA VERO

(DIRE) Roma, 16 mar. - Una lista di siti individuata per "un esercizio tra amici", per di piu' "di area ambientalista", una lista fittizia, quindi, ma non troppo lontano da quella 'vera', visto che le caratteristiche necessarie a realizzare una centrale nucleare son quelle. E' la lista che solleva proteste in ognuna delle 14 localita' individuate come potenziale sede di una centrale nucleare, lista redatta da Francesco Meneguzzo, scienziato del Cnr, esperto di energia e innovazione, che lavora presso l'Ibimet di Firenze che lo 'confessa' al 'Foglietto' di Usi/Rdb Ricerca, il sindacato di base dei lavoratori della ricerca, on line domani. Ma Meneguzzo sul nucleare ha le idee chiare: "si tratta di un modello energetico fallimentare" Insomma, da quasi un anno, il suo studio sulle 14 localita' (Monfalcone, Chioggia, Ravenna, Caorso, Trino, Fossano, Scarlino, San Benedetto del Tronto, Latina, Termoli, Garigliano, Mola di Bari, Scanzano Ionico, Palma e Oristano) che avrebbero i requisiti per ospitare centrali nucleari, crea aspre polemiche, riesplose nei giorni scorsi dopo l'accordo tra Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy per realizzarne 4 in Italia. Meneguzzo, raggiunto dal 'Foglietto', ha accettato di rispondere ad alcune domande. Dello studio si dichiara "coautore, a dire la verita', con altri amici anche piu' esperti della materia". Si e' trattato di "un esercizio tra amici, di area ambientalista. Io sono iscritto ai Verdi- aggiunge- ma non posso dire che l'esercizio sia stato commissionato da loro". Lo studio "può essere considerato uno 'screening preliminare'- aggiunge lo scienziato del Cnr all’Ibimet di Firenze- probabilmente non tutti i criteri sono stati tenuti in considerazione, ma scommetterei di non essere andato troppo lontano dai risultati di un eventuale studio più rigoroso. Del resto, da qualche parte queste centrali andranno pure installate". Il 'Foglietto' chiede a Meneguzzi se non sarebbe più utile uno studio per l'individuazione di siti dove investire in fonti alternative al nucleare. "Ovviamente sì- risponde- anche non avendo niente contro il nucleare, non si può sorvolare sul fatto che l'uranio 235 estratto oggi non è sufficiente a coprire il fabbisogno delle centrali esistenti, e non si vede come ne possa essere estratto di più in futuro".


16 marzo 2009 - Ansa

SICUREZZA: SINDACATI VV.FF. BARI, PIÙ ORGANICO AL S.NICOLA

(ANSA) - BARI, 16 MAR - Le organizzazioni sindacali Confsal e RdB Cub dei vigili del fuoco di Bari chiedono in una nota ai vertici dei vigili, al prefetto e al sindaco di Bari che in occasione delle partite di calcio al San Nicola di Bari sia rafforzata la prsenza del personale. «Nei mesi scorsi - è detto nella nota - grazie anche al supporto del nostro Comando, facente parte della commissione di pubblico spettacolo, il numero dei vigili del fuoco che espletano il servizio di vigilanza all'interno dello stadio San Nicola fu ridotto notevolmente, tale riduzione fu richiesta direttamente dalla Società Calcio Bari alla commissione di Vigilanza e pubblico spettacolo causa 'riduzione di tifosi allo stadio». La richiesta fu subito allolta dalla commissione, ma oggi - affermano le due organizzazioni sindacali - le cose sono cambiate: «La partecipazione di pubblico nelle partite giocate in casa dall'A.S.Bari è aumentata in modo considerevole, circa 30.000 spettatori. Quindi si chiede, con la stessa solerzia, di ripristinare il numero dei Vigili del Fuoco a ricoprire tale servizio di vigilanza così da ricostituire la normale e sicura attività di prevenzione e soccorso».


16 marzo 2009 - Uno notizie

TUSCIA, LA RDB DENUNCIA:
''LA PROVINCIA DI VITERBO FA BANDI SEMICLANDESTINI''
Varato un bando in data 12/03/09 scadente il 18/03/09 per il reperimento di 5 collaboratori esperti in materia di politiche del lavoro FSE (Fondo Sociale Europeo)

VITERBO - Qualche giorno fa la RdB denunciò sui giornali come la giunta della Provincia di Viterbo si apprestava in splendida e arrogante solitudine a gestire il denaro del Fondo sociale Europeo senza condividere obbiettivi e metodi con lavoratori e cittadini. "Scopriamo oggi - dichiara Sergio De Paola della Federazione RdB CUB VT - a conferma di quanto sopra, che il settore politiche del lavoro ha varato un bando in data 12/03/09 scadente il 18/03/09 per il reperimento di 5 collaboratori esperti in materia di politiche del lavoro FSE, (Fondo Sociale Europeo), per una durata triennale. Così come denunciammo, qualche anno fa, la ASL che bandiva i concorsi il 23 dicembre con scadenza il 27 dicembre, così non possiamo tacere un bando che sembra essere semiclandestino, che per i tempi e le modalità sembra voler restringere al massimo il numero dei partecipanti. Quale urgenza si è creata tale da superare l’art. 4 del regolamento della provincia adottato un anno fa, (con deliberazione n.42 del 19/02/08) che prevede 15 gg di pubblicazione? Quale urgenza vi era tale per cui, essendo previsti, in questo caso, solo 7gg di pubblicazione, far risultare formalmente la pubblicazione il 12/03/09 ma in realtà inserirla sul sito il 13/03/09? Il sospetto che risponderanno a questo bando meno di 10 persone - prosegue De Paola -è quanto mai legittimo, ma di sicuro lascia l’amaro in bocca, in primis per come viene gestita la res pubblica, poi per come, in un momento di crisi in cui i nostri giovani si disperano nella ricerca di una qualche pur minima occupazione vengono calpestate le regole, se non contrattuali o legislative, quanto meno quelle che devono essere dettate dal buon senso e dalla dignità. A Dicembre dell’anno scorso polemizzammo lungamente sul tentativo di stabilizzazione solo di alcuni consulenti a fronte delle decine di collaboratori; la storia si ripete!!!" Probabilmente neanche questa nostra denuncia - conclude Sergio De Paola -, ne la nostra indignazione riuscirà a fermare una deriva irresponsabile che offre ragioni a chi sostiene l’assenza di trasparenza nella gestione della cosa pubblica. I contratti atipici, la loro flessibilità sui requisiti e modalità di stipula si sa ormai sono come la cioccolata per ogni politico di turno, una tentazione a cui è difficile dire di no!!!!!!


16 marzo 2009 - City

Una settimana per la casa

Bologna - Il sindacato Asia-Rdb Cub lancia una settimana di mobilitazione per reclamare il diritto alla casa e per la riappropriazione degli alloggi pubblici vuoti. Primo appuntamento oggi pomeriggio in piazza Maggiore per un presidio contro gli sfratti e per il rilancio dell’edilizia pubblica. Mercoledì è in programma invece una biciclettata con partenza dal centro sociale Vag61 di via Paolo Fabbri e giovedì sarà la volta della presentazione della campagna "Censimento dal basso degli edifici e delle case sfitte e abbandonate". "A Bologna - denuncia il sindacato - c’è un aumento delle domande di case popolari (più di 7000) e un incremento degli sfratti per morosità.


16 marzo 2009 - Repubblica.it

Dirigenti in viaggio premio mentre l'azienda licenzia
Quattro giorni in beauty-farm regalati da Ibm Italia a una cinquantina di suoi manager: un premio che la base dei lavoratori non ha gradito
di Ilaria Carra

Un viaggio termale a spese dell’azienda. Al Grotta Giusti di Monsummano terme in Toscana. Centro benessere a quattro stelle dove per una doppia è dura cavarsela con meno di 260 euro al giorno. Quattro giorni in beauty-farm regalati da Ibm Italia a una cinquantina di suoi manager, un premio che la base dei lavoratori non ha gradito: con la crisi che corre, non era il caso. Di qui la protesta: «Il nostro aumento è andato a farsi il bagno alle terme», ironizza in una lettera mandata alla direzione il nuovo sindacato di base Flm-Uniti-Cub, il sindacato 2.0 che per farsi sentire ricorre spesso e volentieri a proteste virtuali su Second life e Facebook. E che proprio contro «privilegi e sprechi dei manager» ha lanciato la sua campagna: «In un momento di pesante crisi economica e con il recente taglio di cinquemila posti di lavoro negli Stati Uniti e forte preoccupazione anche qui da noi — si legge nella petizione online — la scelta di regalare a manager e famiglie una vacanza premio alle terme è vergognosa». Vacanza che, secondo il sindacato, sarebbe costata tra i 50 e i 100 mila euro alle casse di Ibm Italia. L’azienda non smentisce, ma preferisce non rilasciare commenti ufficiali. Il sindacato è molto critico e chiede: «Perché gli ottimi risultati dell’azienda non vengono ripartiti tra tutti?». In più la beffa: «Ci sono lavoratori che da anni attendono modestissimi aumenti e invece ottengono tagli a corsi di formazione».


15 marzo 2009 - Il Messaggero

Roma. Genitori degli utenti disabili incatenati all'ingresso degli uffici della Regione...

Roma - Genitori degli utenti disabili incatenati all'ingresso degli uffici della Regione. Si sono vissuti ancora una volta momenti di grande tensione venerdì a Roma durante la manifestazione di protesta contro l'operato del consorzio Rirei, indetta dalla Rdb (rappresentanza sindacale di base), alla quale hanno partecipato oltre cento tra familiari e dipendenti delle cooperative che gestiscono i centri ex Anni Verdi, compreso quello di Santa Severa. Nonostante fosse in programma un'incontro con il vice presidente della giunta regionale Esterino Montino, neo assessore alla sanità, una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal suo segretario solo dopo un lungo sit in. Al centro delle rivendicazioni anche i disagi e i disservizi subìti dal personale e dagli assistiti. Le rassicurazioni dai dirigenti della Pisana, che oltre a rinviare ogni decisione sull'accreditamento definitivo dei centri al consorzio Rirei, hanno sottoscritto un verbale d'impegno con i manifestanti, non hanno fatto desistere l'associazione onlus genitori utenti disabili dal proseguire la raccolta di firme della petizione popolare promossa per chiedere l'immediata revoca della gestione assunta dalle cooperative nel 2006.
Intanto continua con la proclamazione di una nuova giornata di sciopero la vertenza dei dipendenti dei centri ex Anni Verdi. E' saltato infatti anche il tentativo di conciliazione svoltosi l’11 marzo tra il Prefetto di Roma e le rappresentanze sindacali di Cgil e Uil. Purtroppo non si intravede ancora una soluzione che ponga fine ai ritardi e all'incertezza in merito all'erogazione degli stipendi di assistenti e professionisti che operano nelle strutture Rirei e che a oggi non sanno se e quando riceveranno la mensilità di febbraio. I segretari regionali di Cgil e Uil funzione pubblica Gianni Nigro e Sandro Biserna hanno inviato l'ennesima lettera al presidente del consorzio Raimondo Pietroletti, al presidente della Regione Piero Marazzo e la suo vice Montino per annunciare lo sciopero indetto per il 23 marzo e per denunciare l'insostenibile situazione in cui versano i lavoratori che assistono nei centri di Santa Severa e Roma oltre mille disabili, anche gravissimi.(Mo.Ma.)

PESCARA. Continua lo stato di agitazione dei medici dell’Inps...

PESCARA - Continua lo stato di agitazione dei medici dell’Inps che protestano per il mancato rinnovo del contratto scaduto ormai da quattro anni. I professionisti vorrebbero veder riconosciuto il ruolo di dirigente medico e una definizione della libera professione in intramoenia e il riconoscimento dell’indennità di esclusività. «A fronte di un impegno straordinario del personale medico per gestire la notevole mole di verifiche sull’invalidità civile - afferma il dottor Francesco Ammaturo, presidente dell’Anmi-FeMepa Rdb, l’Associazione che raggruppa la maggioranza dei medici Inps - l’amministrazione assume decisioni che mortificano la categoria e la ghettizzano nei confronti dei dirigenti e degli altri professionisti». In Abruzzo questa attività è svolta da 29 medici specialisti in medicina legale che nel corso del 2008 hanno esaminato circa 60 mila verbali di invalidità civile provenienti dalle varie Asl: tutti verbali che sono stati esaminati nei 60 giorni previsti dalla legge e nei casi oncologici nei 30 giorni. «E’ urgente - prosegue Ammaturo - che il nostro istituto spieghi, prima di tutto ai cittadini, come intende adempiere ai delicati compiti riguardanti 200 mila verifiche straordinarie previste per il 2009 senza la collaborazione del proprio ruolo medico-legale».


15 marzo 2009 - Il Giornale di Vicenza

OCCUPAZIONE
Cub: «La crisi preoccupa. Da maggio il peggio»

Vicenza - Un coordinamento di lavoratori per aprire un tavolo sulla crisi occupazionale. Si ritrova ogni ultimo venerdì del mese al circolo operaio di Magrè e si è presentato con una conferenza stampa davanti alla sede del raggruppamento di Schio e Thiene dell’Associazione Industriali. È un movimento promosso dalla Confederazione unitaria di base che per il momento vede rappresentate le componenti sindacali di 4 aziende metalmeccaniche, una tessile, una del terziario e alcune scuole pubbliche, tutti accomunati dalla volontà di confrontarsi e discutere sulla crisi. E di allargare il consesso ad ulteriori realtà territoriali.
«Ci sono grosse fabbriche del territorio, come Cortiana e Forgital, che per la prima volta ricorrono alla cassaintegrazione - affermano i portavoce dei Cub. - E altre come Smit (ex Nuovo Pignone) e Scm (ex Stefani) in difficoltà. Delle mille aziende vicentine che stanno ricorrendo agli ammortizzatori sociali, la maggioranza è distribuita nella fascia pedemontana, dove a casa, anche se solo per brevi periodi di tempo, ci sono 20 mila lavoratori».
Cifre che inducono i sindacalisti autonomi a parlare di «crisi strutturale da affrontare con i dovuti mezzi».
I Cub ritengono insufficiente l’intervento promesso dalla Regione e temono che a maggio, quando gli ordini in carico nelle ditte si esauriranno, la situazione peggiori ulteriormente, anche in alcuni comparti finora toccati solo marginalmente dalle criticità.(M.SAR.)


15 marzo 2009 - Il Gazzettino

«Psichiatrico, nuove strutture senza personale»
Raniero: «A rischio le aree che accolgono pazienti geriatrici, o che necessitano una struttura protetta»
di Matteo Crestani

Vicenza - «Bisogna finirla di celebrare l’apertura di nuove strutture, senza curarsi che ci sia il personale necessario per occuparsi dell’assistenza ai pazienti». Questo quanto sostiene il segretario dell’Rdb Cub di Vicenza, Germano Raniero, a pochi giorni dal taglio del nastro delle quattro nuove comunità residenziali, pronte a ospitare 25 utenti con problemi psichiatrici e inaugurate lunedì scorso dall’assessore regionale al Sociale, Stefano Valdegamberi, dal direttore generale dell’Asl 6 di Vicenza, Antonio Alessandri, e dal direttore del Dipartimento di Salute mentale, Paolo Pristinger.
«Ben venga la realizzazione di nuove opere per il Sociale e per l’assistenza alle famiglie», prosegue il segretario Germano Raniero, «ma non si può pensare di realizzare questi interventi senza considerare la necessità di garantire la sicurezza agli operatori della Sanità e, non di meno, ai pazienti ospitati. Nel caso specifico, infatti, in un’area vastissima, ci sarebbe una sola infermiera a disposizione nel turno notturno. Una situazione insostenibile: rischiamo di esporre a un pericolo non indifferente il personale e, al tempo stesso, i pazienti, non potendo assicurare un’assistenza di qualità con un un’unica persona in servizio nelle corsie».
Le aree di cui l’Rdb Cub nutre dei ragionevoli dubbi sono quelle in cui dovrebbero essere accolti pazienti geriatrici che abbisognano di media-lunga assistenza, in attesa di un posto in casa di riposo e i pazienti che non necessitano più di ricovero allo Psichiatrico, ma al tempo stesso richiedono la sorveglianza, quindi il ricovero in una struttura protetta. «Auspichiamo che nell’incontro di martedì prossimo con l’amministrazione dell’Asl 6», conclude il segretario Germano Raniero, «si possa fare chiarezza sulla questione, rilevando anzitutto le esigenze del personale prima di pensare all’inaugurazione di nuove strutture».


15 marzo 2009 - Brescia Oggi

SINDACATI. Conferenza organizzativa in corso
Sdl duro: «Soldi dagli operai a Confindustria»

Brescia - L’Sdl (sindacato dei lavoratori) intercategoriale di Brescia tenta di dare organizzazione più solida ai piccoli gruppi del sindacalismo di base da cui è nato. Ieri ha dato il via alla sua conferenza organizzativa, che si concluderà stamattina con il rinnovo degli organismi dirigenti.
Il nuovo coordinamento - spiega il coordinatore provinciale uscente Adelio Andreassi - sarà impegnato nella costruzione di una «struttura più riconoscibile anche per le altre realtà del sindacalismo di base, in modo da contare di più».
L’Sdl ha la sua roccaforte nel Comune di Brescia (con 4 delegati e il 15 per cento dei voti nell’elezione delle Rsu), è presente in alcuni Comuni più piccoli della provincia e in diverse Case di riposo. E’ pure nella scuola (in particolare all’Itc di Chiari) con una decina di delegati. Ora propone ai circa 200 iscritti di definire nuovi compiti, ampliare il campo d’azione, consolidare le alleanze. E non a caso alla conferenza di ieri pomeriggio all’osteria «Dal Lingera» di via Corsica insieme alla ventina di iscritti c’erano Pino Giampietro dei Cobas e Luigi Frullo di Rdb-Cub.
A dare l’«imprimatur» alla svolta bresciana, il vice coordinatore nazionale Paolo Sabatini, che indica l’azione futura del sindacato di base: «I diritti, i salari e le condizioni dei lavoratori sono peggiorati a causa dello spostamento di risorse dai contratti nazionali a quelli aziendali, stipulati soltanto da una minoranza di aziende - dice Sabatini -, è uno spostamento di risorse dagli operai a Confindustria». E promette di continuare a usare strumenti di lotta «illeciti» come blocchi di strade e autostrade «per contrastare il disegno e per rispondere al Governo che vuole impedire ai lavoratori di manifestare». Stamattina, l’assemblea eleggerà i 15 membri del coordinamento e il nuovo coordinatore (Andreassi non si ricandida).(MI.VA.)


14 marzo 2009 - Agi

SICUREZZA LAVORO: ORLANDO(IDV), SUBITO PROPOSTA DI LEGGE

(AGI) - Torino, 14 mar. - In materia di sicurezza sul lavoro "noi siamo convinti che bisogna promuovere l'intervento del Parlamento, si faccia subito una proposta di legge con urgenza. Oppure si faccia un decreto legge, perche' la dimensione della strage in corso e' talmente ampia che ha superato piu' del doppio, ogni anno, il numero dei morti che noi registriamo per mafia, camorra e ndrangheta messe insieme". E' quanto ha affermato il portavoce dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando intervenendo oggi a Torino al convegno "Incidenti sul lavoro: i morti non sono tutti uguali", organizzato da RdB-Cub Pubblico Impiego. Secondo Orlando "occorre intervenire sugli strumenti, abbiamo strumenti inadeguati a servizio delle leggi. Strumenti inadeguati che riguardano il controllo, la prevenzione e l'attivita' ispettiva. Strumenti inadeguati per quanto riguarda le sanzioni a carico degli imprenditori che violano queste norme e per quanto riguarda la copertura assicurativa dei lavoratori".

SICUREZZA LAVORO: INAIL, IN PIEMONTE NEL 2008 -4% INFORTUNI

(AGI) - Torino, 14 mar. - Nei primi nove mesi del 2008 gli infortuni denunciati in Piemonte sono diminuiti del 4% rispetto all'analogo periodo del 2007, per un totale di circa duemila denunce in meno. Una tendenza in linea con l'andamento rilevato sia a livello nazionale sia a livello della macroregione Nord-Ovest. E' quanto ha reso noto Pietro Spatafora, direttore regionale Inail Piemonte, intervenendo oggi a Torino al convegno "Incidenti sul lavoro: i morti non sono tutti uguali", organizzato da RdB-CUB Pubblico Impiego. Per quanto riguarda gli infortuni mortali, la diminuzione rilevata in Piemonte e' stata di 25 casi. "I dati 2008 non sono ancora consolidati - ha commentato Spatafora - quindi non siamo in grado di fare un esame analitico, possiamo pero' dire che si conferma un trend di diminuzione del numero assoluto degli infortuni che per il Piemonte si attesta al 4%, quindi siamo ben al di sotto dei 73mila infortuni che abbiamo registrato nel 2007". Secondo Spatafora "rispetto ad altre regioni, in Piemonte c'e' maggior attenzione ai temi della sicurezza del lavoro. Occorre, dunque, continuare quanto fatto in questi anni: investire denaro, semplificare il quadro normativo mettendo insieme gli enti preposti alla vigilanza e al controllo, continuare con l'attivita' di formazione e informazione ai lavoratori, riportando in particolare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza al centro del sistema di sicurezza all'interno dell'azienda".


14 marzo 2009 - Il Manifesto

Riuscito lo sciopero Telecom anti-tagli

Sciopero riuscito, ieri, alla Telecom e nelle esternalizzate, contro il piano di tagli presentato nei mesi scorsi dalla compagnia. Manifestazioni e presidi sono stati svolti da confederali, Cobas e Cub. L'adesione allo stop è stata «più che buona, tra il 60 e il 70% in tutt'Italia con punte dell'80% nelle aree tecniche e nei call center», spiegano Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom. «La presenza ai cortei e ai presidi territoriali di migliaia di lavoratori in tutta Italia deve essere un monito per i vertici aziendali - dichiara in una nota la segreteria nazionale di Slc Cgil - Ora l'azienda deve dimostrare senso di responsabilità, modificando radicalmente il proprio progetto». «Ci aspettiamo un incontro per un confronto», aggiunge il segretario Slc Cgil Emilio Miceli». «Telecom - spiegano Cobas e Cub - intende tagliare la forza lavoro di oltre 4.000 unità (in aggiunta ai 5.000 in mobilità con gli accordi del settembre 2008), cedere aziende importanti del gruppo, esternalizzare nuove attività, chiudere sedi minori in 22 città con relativa mobilità territoriale, demansionare centinaia di lavoratori e di lavoratrici delle aree di staff, avviare da subito la cassaintegrazione per i colleghi del servizio 1254».

BOLOGNA. Sono le prime vittime della direttiva Maroni. Per colpa di un banchetto.
E i movimenti sfidano il prefetto: sabato prossimo corteo
Divieto di manifestare in centro nel week end, denunciati Bifo e Monteventi
di Giusi Marcante

BOLOGNA - La vicenda si potrebbe parafrasare così: se manifesti ti denuncio. La Digos lo ha fatto con Valerio Monteventi, il consigliere comunale candidato sindaco della lista Bologna Città Libera, Franco Berardi "Bifo" e altre tre persone tra cui l'ex segretario del Prc Tiziano Loreti che ha da poco lasciato il partito. Gli altri due denunciati sono i consiglieri comunali che con Monteventi condividono l'avventura della lista elettorale: Serafino D'Onofrio e l'ex verde Roberto Panzacchi.
L'accusa? Manifestazione non autorizzata secondo l'articolo 18 del Testo unico di pubblica sicurezza per essersi presentati sabato scorso in piazza del Nettuno con un blitz per il diritto di manifestare. A Bologna da qualche settimana sono in vigore delle limitazioni a cortei, banchetti e presidi durante il fine settimana dal sabato pomeriggio alla domenica. Il prefetto Angelo Tranfaglia le ha emanate in applicazione della direttiva del ministro dell'interno Roberto Maroni, quella confezionata a fine gennaio quando si era nel pieno delle polemiche sulle preghiere islamiche nelle piazze. Quello bolognese è stato il primo caso in Italia e il prefetto ha preparato la sua direttiva dopo una tornata di consultazioni con partiti, sindacati e forze sociali della città. Ora la direttiva prefettizia diventa terreno di battaglia politica perché sabato prossimo, nel primo giorno di primavera, varie realtà stanno preparando un corteo che vorrebbe partire proprio da una delle piazze off-limits per arrivare, dopo un breve percorso, sotto le finestre della Prefettura. Una manifestazione totalmente fuori legge secondo le norme vigenti in questo momento a Bologna che sta raccogliendo diverse adesioni dagli spazi sociali agli studenti dell'Onda. L'appello di cento lavoratori e lavoratrici dei sindacati di base Rdb e Cobas hanno voluto convocare come sfida al divieto di scendere in piazza con il pensiero diretto alle limitazioni alla normativa che regola lo sciopero nei trasporti. I sindacati di base che hanno presentato con ampio anticipo il preavviso per il corteo sono pronti ad impugnare legalmente la direttiva di fronte al Tar se verrà opposto un divieto.
Per oggi invece è pronta la risposta di Bologna Città Libera e ci sarà un bis della protesta. Bifo è pronto a tornare in piazza per spiegare ai cittadini cosa è accaduto e ha affidato ad una lettera le sue riflessioni. «Sono stato denunciato per un reato che non è un reato - scrive - Abbiamo violato una direttiva che a sua volta viola patentemente l'articolo 17 della Costituzione, secondo cui ogni cittadina e cittadino ha il diritto di manifestare pubblicamente il suo pensiero in qualsiasi luogo del territorio nazionale. Senza portare armi, aggiunge l'articolo 17. E noi non portavamo armi. Ma violavamo una direttiva che palesemente viola la Costituzione». Per spiegare la situazione Bifo prova a fare un parallelo con un'assemblea di lavoratori che ha seguito pochi giorni fa a Modena, provincia di quella che in questo momento non rappresenta più la ricca Emilia rossa ma vive una profonda crisi dove la cassa integrazione dilaga nelle fabbriche. «Una città dove per anni ha predominato lo spirito moderato del vecchio Pci - ragiona - ma durante l'assemblea mi hanno colpito molto le affermazioni di un operaio che si è chiesto cosa si potrà fare di fronte ad una situazione di crisi profonda. Insomma cosa rimane in mano a chi decide di protestare quando vengono limitati i diritti». Per l'ex leader del '77 bolognese esiste un legame profondo tra la volontà di proibire contenuta nella direttiva del ministro Maroni e la crisi economica.


14 marzo 2009 - Liberazione

Telecom, tutti in sciopero «Stop ai licenziamenti»

I dipendenti Telecom dicono «no» ai tagli previsti dal piano 2009-2011, presentato lo scorso dicembre dall'amministratore delegato dell'azienda Franco Bernabè. L'adesione allo sciopero - indetto da sindacati confederali e non - è stata «più che buona, tra il 60 e il 70% in tutt'Italia con punte dell'80% nelle aree tecniche e nei call center», riferisce la segreteria nazionale della Slc Cgil. Migliaia di lavoratori hanno preso parte ai cortei e ai presidi territoriali organizzati in tutta Italia. A Roma, Cobas e Cub hanno manifestato sotto la sede della direzione generale del gruppo a Corso Italia. Respinto il tentativo della Questura di Roma di impedire il normale svolgimento del presidio «a seguito - denunciano i Cobas in un comunicato - del liberticida protocollo siglato in prefettura il 10 marzo dai sindacati confederali e dall'Ugl con il quale si vorrebbe impedire la libertà di manifestazione nella città di Roma».
Il piano prevede una riduzione di personale di 4.350 unità che si vanno ad aggiungere ai 5mila licenziamenti del settembre 2008, la chiusura di sedi minori in 22 città del territorio nazionale con relativa mobilità territoriale, la possibile cassa integrazione per i dipendenti del servizio 12.54. «Abbiamo avuto una privatizzazione scellerata, questa azienda è stata comprata da due scalate finanziarie, da due imprenditori che non hanno versato una lira in cassa, ma hanno solamente versato i debiti di questa scalata», ricorda Marina Biggero, Rsu Cobas Telecom. E' perciò inaccettabile volere far pagare questo debito ai lavoratori, specie in una azienda dove «gli stipendi dei nostri cari dirigenti e del consiglio di amministrazione, oltre che le buone uscite degli ex», rappresentano «il 25% del costo del lavoro».


14 marzo 2009 - Il Centro

Precari sanità, proteste a Pescara
I lavoratori della Asl annunciano nuove iniziative

PESCARA - Per la prossima settimana si annunciano nuove azioni di protesta da parte dei precari della Asl di Pescara, su iniziativa dei sindacati Rdb, Cobas e Comitato dei precari.
Ieri se n’è discusso nel corso di un’assemblea dei lavoratori e degli ex lavoratori il cui contratto è scaduto e non è stato rinnovato. Si è deciso di muoversi su due fronti diversi, e cioè nei confronti della Asl e della Regione.
«All’azienda sanitaria», spiega Mario Frittelli (Rdb), «vogliamo sollecitare la pianta organica, per far sì che sulla base di questo strumento si possa cominciare a ragionare al più presto sul futuro dei precari. A quanto pare Asl e Regione continuano a rimpallarsi le responsabilità e l’appuntamento per esaminare la pianta organica continua a slittare. Martedì, quindi, ci presenteremo dal manager, Claudio D’Amario».
Giovedì, invece, sarà la volta dell’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni. «Ci aveva garantito», prosegue Frittelli, «che avrebbe convocato un tavolo con la Asl e i sindacati, ma fino ad ora non se n’è fatto nulla per cui andremo nel suo ufficio a ricordargli gli impegni presi. Poi, conclude, torneremo a protestare anche in Consiglio regionale».
In totale i precari della sanità pubblica abruzzese sono circa 600. Sulla loro stabilizzazione c’è ancora molta incertezza.(f.b.)


14 marzo 2009 - EPolis Roma

La protesta. Manifestazione dei dipendenti contro il piano di tagli previsti dall'azienda
Telecom, in 5mila rischiano il posto

Roma - I dipendenti Telecom dicono "no" ai tagli previsti dal piano 2009-2011, presentato lo scorso dicembre. Manifestazione di protesta ci sono stati ieri dei lavoratori, aderenti al Cobas Lavoro Privati e alla Fim Uniti Cub, sotto la sede della direzione generale del gruppo a Corso Italia. Il piano prevede una riduzione di personale di 4.350 unità che si vanno ad aggiungere ai 5mila licenziamenti del settembre 2008, la chiusura delle sedi di custode care in 22 città del territorio nazionale con relativa mobilità territoriale, la possibile cassa integrazione per i dipendenti del servizio 1.254. «Siamo qui perché il piano di ristrutturazione della nostra azienda prevede una serie di tagli e chiusura di sedi che è abbastanza preoccupante, soprattutto per alcuni settori che sono il custode care, in particolare il 1.412, e poi tutta l’area del 119, 187, 191. La protesta è a livello nazionale anche se c'è l’ipotesi di una chiusura di 22 sedi a livello nazionale. Noi oggi abbiamo un incontro con l’azienda, che abbiamo richiesto prima ancora di questa manifestazione: auspichiamo che la partecipazione allo sciopero e alla manifestazione serva a mettere l’azienda di fronte al fatto che si devono fare investimenti seri sulla telefonia».


14 marzo 2009 - Il Bologna

Il divieto. Monteventi, "Bifo", D'Onofrio, Panzacchi e Loreti hanno violato le limitazioni
Denunciati 5 manifestanti per il blitz nella "zona rossa"
Oggi potrebbe esserci il bis della protesta contro la direttiva emanata dal prefetto
di Giusi Marcante

Bologna - Dopo il blitz improvvisato di sabato scorso in cui alcuni rappresentanti di Bologna Città Libera, la lista che alle prossime elezioni amministrative ha candidato a sindaco Valerio Monteventi, hanno violato la direttiva del prefetto Angelo Tranfaglia che impone di non manifestare nelle piazze centrali della città da sabato pomeriggio a domenica fino a fine settembre, scattano le denunce della Digos. Sono cinque i denunciati: oltre allo stesso Monteventi ci sono Franco Berardi "Bifo", i consiglieri comunali Serafino D’Onofrio e Roberto Panzacchi e l’ex segretario del Prc Tiziano Loreti, che correrà per la presidenza della provincia con la lista Terre Libere. La Digos ha contestato ai cinque la violazione dell’articolo 18 del Testo unico di pubblica sicurezza, quello che prevede di presentare in Questura un preavviso per le manifestazioni in piazza e che viene punito con l’arresto fino a sei mesi e un’ammenda fino a 400 euro. Allo stesso tempo la Digos ha segnalato alla Procura che non è stato osservato il divieto del prefetto, quello stabilito in applicazione della direttiva del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Quindi adesso toccherà ai magistrati stabilire se i cinque consiglieri, oltre che per aver manifestato senza preavviso, sono responsabili anche del reato previsto dall'articolo 650 del Codice penale, che punisce l'inosservanza a un provvedimento dell'autorità in materia di pubblica sicurezza o igiene. Oggi pomeriggio intanto potrebbe esserci il bis della protesta di sabato scorso come ha annunciato Franco Berardi in una lettera: «Mi hanno denunciato per un reato che non è un reato, abbiamo violato una direttiva che a sua volta viola patentemente l'articolo 17 della Costituzione. Domani io intendo manifestare contro la denuncia che mi ha colpito, e intendo parlare pubblicamente per spiegare ai cittadini questo divieto». La notizia delle denunce arriva ad una settimana dal corteo che dovrebbe tenersi sabato prossimo lanciata dai rappresentanti dei sindacati di base. Per parlare dell’iniziativa si è tenuta giovedì sera un’assemblea in comune; se l’iniziativa non verrà autorizzata i sindacati di base hanno annunciato che impugneranno la direttiva.


14 marzo 2009 - Corriere di Bologna

E oggi tornano in piazza Maggiore
Sit-in contro l'ordinanza «anti-cortei» Denunciati Monteventi e compagni

Bologna - Il candidato sindaco di «Bologna città libera» Valerio Monteventi e Franco Berardi «Bifo» sono stati denunciati per la manifestazione non autorizzata per il sit-in improvvisato sabato in piazza Maggiore, come protesta contro l'ordinanza del Prefetto che vieta cortei e iniziative nei weekend nel centro storico. La denuncia è scattata anche per i consiglieri comunali Serafino D'Onofrio e Roberto Panzacchi e l'ex segretario del Prc Tiziano Loreti. La Questura, che non ha voluto diffondere le generalità dei denunciati, contesta ai cinque la violazione dell'articolo 18 del Tulps, cioè il mancato preavviso della manifestazione, ma ipotizza anche il reato di inosservanza dell'ordine dell'autorità (articolo 650 del codice penale) in relazione all'ordinanza prefettizia. Monteventi e compagni annunciano per oggi un nuovo sit-in piazza Maggiore contro il divieto, sabato prossimo tocca al corteo di Cobas e Rdb.


14 marzo 2009 - La Repubblica

Bifo e Monteventi denunciati, sfidano il divieto di corteo
"Sabato tutti in piazza a giocare a rugby"

Bologna - «La denuncia? L´aspettavamo. Vorrà dire che raccoglieremo i soldi per pagare la multa con una cena di autofinanziamento e sabato prossimo, quando ci sarà il grande corteo in centro per rivendicare il diritto a manifestare, andremo in piazza con palloni, tuta o pantaloncini, visto che per le manifestazioni sportive non ci sono divieti». Reagiscono alle denunce con un sorriso Valerio Monteventi e gli altri esponenti della lista "Bologna città libera", che sabato 7 marzo sono scesi in piazza Maggiore per protestare contro il divieto di manifestare in centro durante il weekend, stabilito dalla recente ordinanza del prefetto Angelo Tranfaglia. Le persone denunciate sono cinque: oltre a Monteventi, ci sono i consiglieri Serafino d´Onofrio e Roberto Panzacchi, più Franco "Bifo" Berardi e Tiziano Loreti, tutti individuati dalla Digos come promotori del presidio di protesta. Non è ancora certo se oggi faranno il bis, per ora solo "Bifo", con una lettera, ha già fatto sapere che sarà in piazza. Per il corteo in centro di sabato prossimo, invece, le Rdb hanno già annunciato che in caso di divieti o prescrizioni della Prefettura si rivolgeranno al Tar.(ale.co.)


14 marzo 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. E' SCATTATA la denuncia...

Bologna - E' SCATTATA la denuncia per Valerio Monteventi e gli altri esponenti della lista Bologna città libera' che sabato scorso sono scesi in piazza per protestare contro il divieto di manifestare nel fine settimana in alcune piazze e vie del centro, come stabilito dalla recente ordinanza del prefetto. Le persone denunciate sono cinque: oltre a Monteventi, candidato sindaco per Bcl, ci sono altri due consiglieri, Serafino D'Onofrio e Roberto Panzacchi, più Franco Bifo' Berardi e l'ex segretario del Prc Tiziano Loreti, tutti partecipanti al presidio in piazza Maggiore. La Digos contesta loro il mancato preavviso della manifestazione, previsto dall'articolo 18 del Testo unico di pubblica sicurezza. La Digos ha ipotizzato, nell'informativa depositata ieri in Procura, anche la possibile contestazione dell'articolo 650 del codice penale, ovvero l'inosservanza del provvedimento dell'autorità: toccherà ai magistrati valutare se si configura pure tale reato. Il mancato preavviso è punito con l'arresto fino a sei mesi e un'ammenda fino a 400 euro. In una lettera aperta Bifo ha replicato annunciando che già oggi ripeterà il presidio di protesta. «Per pagare le sanzioni faremo una cena di finanziamento la settimana, dovremo stare attenti alla linea», ironizza Monteventi, che rimanda alla mobilitazione di sabato 21, quando si svolgerà il corteo di protesta organizzato da 100 lavoratori e dai sindacati di base. Stefano Marinelli delle Rdb ha reso nota l'intenzione di ricorrere d'urgenza al Tar in caso di divieto, reputandolo incostituzionale. e. b.


14 marzo 2009 - Il Giornale di Vicenza

FERROVIERI. Interrogazione anche della Lega
Officine treni: sono a rischio i posti di lavoro
Sindacati ieri in Comune «In arrivo una delibera»
di Gian Maria Maselli

Un blitz a sorpresa durante il Consiglio comunale per portare all'attenzione della città il pericolo di perdita di 800 posti di lavoro. L’hanno attuato ieri sera in Sala Bernarda una ventina di appartenenti al Comitato contro l'impianto Wisco, composto da residenti del quartiere Ferrovieri e operai della Omc, officina manutenzioni correnti.
Due le battaglie che si sono intrecciate nel sit-in a base di cartelloni inalberati a sorpresa. Quella per la salute, che si oppone al progetto della società Wisco di installare ai Ferrovieri un impianto di trattamento rifiuti liquidi speciali ("alcuni dei quali nocivi" sottolinea il comitato). E quella a tutela dei posti di lavoro delle Officine, che curano la manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché l'allestimento carrozze dei treni "Etr Pendolino".
A cavalcarla ci sono i sindacati dei trasporti Cgil, Orsa, Cub e Uil. E di recente si è aggiunto Roberto Ciambetti, vice-capogruppo della Lega in Consiglio regionale. Ha depositato un'interrogazione: «Quale destino si prepara per la Omc? Tecnologia all'avanguardia, programmazione e organizzazione di assoluta qualità, prospettive di incremento del lavoro nel 2009. Eppure Trenitalia pare voler tagliare lo stabilimento vicentino. Si tratta di una delle realtà produttive più importanti della provincia, e si vuole trasferirne le attività negli impianti Granturco di Napoli. Dobbiamo tutelare l'occupazione locale, mi auguro la Giunta si attivi al più presto».
Identica l'analisi del segretario provinciale di Filt-Cgil, Massimo D'Angelo, che aggiunge: «All'Arsenale lavorano 270 operai specializzati delle ferrovie, altri 160 di dieci ditte private. Ad essi aggiungiamo un indotto di 400 posti di lavoro. Dire no al taglio dell'impianto significa anche scongiurare che lì ci finisca quello della Wisco».
Per i residenti parla il portavoce Luca Tagliaferro, che spiega i cartelloni inalberati in sala Bernarda dove si stuzzicavano "le promesse elettorali del sindaco Variati e il silenzio dell'assessore Marco Antonio Dalla Pozza": «Il progetto Wisco è da mesi in attesa di riesame dalla commissione tecnica regionale Via. Vorremmo essere informati». In serata la risposta di Dalla Pozza: «Mercoledì porterò in Giunta una delibera dove ribadiremo in modo formale il nostro no».


14 marzo 2009 - Il Cittadino

Una fiumana di gente in lotta per il lavoro
Almeno ottocento manifestanti hanno marciato per le vie di Casale nel corso dello sciopero di ieri mattina In piazza del Popolo i comizi in uno sventolare di bandiere e striscioni: «Il futuro non ci lascia tranquilli»
di Andrea Bagatta

Casale - Un serpentone di 800 persone sfila per il lavoro e porta all’intero territorio un messaggio di solidarietà e la chiara intenzione di non subire passivamente la crisi occupazionale che attanaglia il Lodigiano.Lo sciopero generale di quattro ore indetto da Cgil, Cisl e Uil ha portato in piazza a Casale le fabbriche in crisi, tutte le sigle sindacali settoriali, varie forze politiche e amministratori locali di Casale e della Bassa. Presenti tra gli altri gli striscioni delle Rsu di Unilever e della Thermal Ceramics di Casale, di Akzo Nobel di Fombio, delle lodigiane Abb ed ex Polenghi. Assenti giustificati i lavoratori del comparto metalmeccanico, perché reduci già da un altro sciopero ravvicinato, alla manifestazione mancavano i dipendenti pubblici, i lavoratori di banche e poste, tutti comunque presenti con delegazioni, perché sono mancati i tempi minimi di legge per indire l’astensione del lavoro in questi comparti.Il concentramento dei manifestanti è avvenuto attorno alle 9 del mattino al parcheggio del centro commerciale Conad. Il raggruppamento è proseguito fin quasi alle 10, quando il corteo si è schierato e ha cominciato la sua lenta marcia sulla via Emilia. In testa sfilavano i segretari generali delle tre sigle sindacali, subito dietro lo striscione di apertura portato da lavoratori di diversa estrazione e sindacalisti. A poca distanza camminava il furgone Volkswagen dei lavoratori Unilever, vero apripista del corteo con il suo strascico di manifestanti ai tamburi, ai piatti e ai fischietti. Quindi, sempre con ordine e compostezza apparivano gli striscioni delle varie Rsu, mischiate a quelli delle sigle sindacali di settore di Cgil e a quelli di Rifondazione omunista, del Partito comunista dei lavoratori e Confederazione unitaria di base, poi il blocco di bandiere e striscioni della Cisl e in fondo a tutti il gonfalone del comune di Maleo. Tantissime le bandiere, in preponderanza quelle rosse della Cgil ma anche quelle bianche e verdi della Cisl e qualcuna della Uil, in un tripudio di suoni e colori che ha caratterizzato il corteo in modo quasi festoso.Il serpentone di manifestanti ha percorso la via Emilia fino a via Cadorna, dove al passaggio davanti all’Istituto Cesaris sono stati accolti da numerosi studenti alle finestre, quindi ha imboccato via Cavallotti per raggiungere piazza del Popolo attorno alle 11. Il tutto si è svolto senza incidenti né momenti di tensione. In piazza del Popolo si sono tenuti i discorsi del sindaco di Casale Angelo Pagani, le veloci testimonianze dei rappresentanti aziendali di Unilever, Akzo Nobel e Inalca, e quindi, a chiudere, l’intervento di Elena Lattuada, della segreteria regionale della Cgil.


13 marzo 2009 - Dire

BOLOGNA. RDB SFIDANO QUESTURA: SI' A CORTEO O ANDIAMO AL TAR
CHIESTO PERCORSO PER 21; BIFO: MA QUALE REATO, DOMANI IN PIAZZA

(DIRE) Bologna, 13 mar. - Vogliono partire da piazza Nettuno, attraversare via Ugo Bassi e arrivare fin sotto la Prefettura di Bologna per gridare il loro "no" al divieto, stabilito di recente dal Prefetto Angelo Tranfaglia, di manifestare in alcune vie e piazze del centro nel weekend. E' un percorso brevissimo quello chiesto da 100 lavoratori e dai sindacati di base per il corteo di sabato prossimo: il preavviso e' stato consegnato in Questura nei giorni scorsi. Se piazza Galilei, pero', rispondera' con un divieto o con prescrizioni che modifichino il percorso proposto, le Rdb si rivolgeranno seduta stante al Tar lamentando l'incostituzionalita' del provvedimento prefettizio. L'intenzione di rivolgersi in via urgente ai giudici amministrativi (chiedendo di bloccare il provvedimento del Prefetto) e' stata resa pubblica ieri sera da Stefano Marinelli delle Rdb, durante l'assemblea tenutasi a Palazzo D'Accursio in vista del corteo del prossimo sabato. Un corteo che gia' da ora si preannuncia partecipato: insieme ai sindacati e ai lavoratori, da cui l'iniziativa e' partita, scenderanno in piazza le diverse realta' dei centri sociali bolognesi, tra cui Vag 61 e Crash presenti ieri sera, e i collettivi universitari. Non e' ancora certo, invece, il "bis" del presidio di protesta organizzato sabato scorso da Bologna citta' libera in piazza Nettuno, in seguito al quale questa mattina sono scattate le denunce dei promotori, Valerio Monteventi, Tiziano Loreti, Franco "Bifo" Berardi, Serafano D'Onofrio e Roberto Panzacchi. "Bifo", in una lettera, ha gia' annunciato che domani sera sara' in piazza. "Mi hanno denunciato per un reato che non e' un reato, abbiamo violato una direttiva che a sua volta viola patentemente l'articolo 17 della Costituzione- scrive l'ex leader del '77 bolognese- domani io intendo manifestare contro la denuncia che mi ha colpito, e intendo parlare pubblicamente per spiegare ai cittadini che vorranno ascoltarmi che la minaccia (insita nel divieto di manifestare, ndr) e' rivolta non contro di me, ma contro di loro, contro tutti i lavoratori, i precari, gli studenti". L'ex segretario del Prc di Bologna Loreti, invece, spiega che per la giornata di domani non e' ancora certo se Bologna citta' libera tornera' a manifestare in piazza Nettuno, anche in vista del corteo organizzato, in forze, per il prossimo sabato ("Quel giorno saremo in tanti a violare la zona rossa" annuncia). In ogni caso, se la lista di "Bifo" scegliera' di ripetere il presidio di protesta, Loreti non manchera': "Rivendichiamo il nostro diritti di manifestare come liberi cittadini, se decideremo di scendere in piazza anche domani io ci saro'". Tra l'altro, aggiunge Loreti convinto a portare avanti questa campagna contro il diritto di manifestare, "l'ordinanza del prefetto e' ancora piu' restrittiva della direttiva del Ministro Roberto Maroni". Se la direttiva di Maroni indicava genericamente limiti alle manifestazioni, "Tranfaglia ha scelto di vietare tutto il quadrilatero per due intere giornate, sabato e domenica. Non a caso l'ordinanza ha ricevuto l'approvazione del Pd per voce di Beatrice Draghetti e Sergio Cofferati: per noi e' un provvedimento frutto anche delle politiche sicuritarie portati avanti dal sindaco in questi cinque anni di mandato".

BOLOGNA. SIT-IN IN CENTRO DI SABATO, DENUNCIATO MONTEVENTI
DENUNCIA ANCHE PER D'ONOFRIO, PANZACCHI, LORETI E "BIFO"

(DIRE) Bologna, 13 mar. - E' scattata la denuncia per Valerio Monteventi e gli altri esponenti della lista "Bologna citta' libera" che sabato scorso sono scesi in piazza per protestare contro il divieto di manifestare, in alcune piazze e vie del centro nei giorni di sabato pomeriggio e domenica, stabilito dalla recente ordinanza del Prefetto Angelo Tranfaglia. Le persone denunciate sono cinque: oltre a Monteventi, candidato sindaco per Bcl e consigliere comunale, si tratta di altri due consiglieri, Serafino D'Onofrio e Roberto Panzacchi, piu' Franco "Bifo" Berardi e Tiziano Loreti, tutti individuati come promotori del presidio di protesta in piazza Maggiore. La Digos contesta loro il reato di manifestazione non autorizzata: hanno violato l'articolo 18 del Testo unico di pubblica sicurezza che prevede l'obbligo di presentare in Questura un preavviso per le manifestazioni di piazza. Inoltre, la Digos ha segnalato in Procura la probabile inosservanza del provvedimento del Prefetto: stara' ai magistrati stabilire se i cinque consiglieri, oltre che per aver manifestato senza preavviso, sono responsabili anche del reato previsto dall'articolo 650 del Codice penale, che punisce l'inosservanza a un provvedimento dell'autorita' in materia di pubblica sicurezza o igiene. In questo caso, e' stato violato il divieto stabilito dal Prefetto Tranfaglia in applicazione della direttiva del Ministro dell'Interno Roberto Maroni. La manifestazione non autorizzata e' punita con l'arresto fino a sei mesi e un'ammenda fino a 400 euro. Bologna citta' libera, nei giorni scorsi, ha annunciato che domani pomeriggio ripetera' il presidio di protesta, nella stessa forma della settimana scorsa (alle 15.30 in piazza Nettuno). Sabato 21, invece, si svolgera' un corteo di protesta organizzato da 100 lavoratori e dai sindacati delle Rdb. Ieri sera, durante l'assemblea che si e' tenuta nella Sala bianca di Palazzo D'Accursio in vista della manifestazione, sono arrivate le adesioni dei centri sociali Vag 61 e Crash e degli studenti dell'Onda.


13 marzo 2009 - Omniroma

TELECOM, PRESIDIO LAVORATORI CONTRO TAGLI GRUPPO

(OMNIROMA) Roma, 13 mar - I dipendenti Telecom dicono «no» ai tagli previsti dal piano 2009-2011, presentato lo scorso dicembre dall'amministratore delegato dell'azienda Franco Bernabè. Manifestazione di protesta oggi dei lavoratori, aderenti al Cobas Lavoro Privati e alla Fim Uniti Cub, sotto la sede della direzione generale del gruppo a Corso Italia. Il piano prevede una riduzione di personale di 4.350 unità (100 in network, 500 sales e distribution, 700 in aree di staff, 100 information technology, 2.150 customer care e 800 delivery e assurance) che si vanno ad aggiungere ai 5.000 licenziamenti del settembre 2008, la chiusura delle sedi di custode care in 22 città del territorio nazionale con relativa mobilità territoriale, la possibile cassa integrazione per i dipendenti del servizio 1.254. «Siamo qui perché il piano di ristrutturazione della nostra azienda prevede una serie di tagli e chiusura di sedi che è abbastanza preoccupante, soprattutto per alcuni settori che sono il custode care, in particolare il 1.412, e poi tutta l'area del 119, 187, 191. La protesta è a livello nazionale anche se c'è l'ipotesi, almeno ventilata, di una chiusura di 22 sedi a livello nazionale, soprattutto quelle del servizio 187. Telecom prevede una riduzione di circa 4.300 persone, che si vanno ad aggiungere ai 5.000 che sono stati mandati in mobilità con un accordo sottoscritto a settembre del 2008. Noi oggi abbiamo un incontro con l'azienda, che abbiamo richiesto prima ancora di questa manifestazione: auspichiamo che la partecipazione allo sciopero e alla manifestazione, ce ne sono altre a livello nazionale, serva a mettere l'azienda di fronte al fatto che i lavoratori non ci stanno a subire questo ulteriore taglio di personale, che si facciano investimenti seri sulla telefonia in Italia e si occupi un pò meno di questioni finanziarie». Lo ha detto Alessandro Pullara, Cobas Telecom. Previsto in giornata un incontro con i rappresentanti dell'azienda, ma «nessuna disponibilità da parte dei lavoratori a trattare», come ha spiegato Marina Biggero, Rsu Cobas Telecom: «Noi non siamo disposti a rinunciare a nulla perché tutti i lavoratori e le lavoratrici di Telecom Italia hanno duramente sofferto in questi ultimi dieci anni: c'è stata un'azienda che è stata letteralmente spolpata, saccheggiata, era un bene pubblico, una ricchezza di tutto il paese. Abbiamo avuto una privatizzazione scellerata, questa azienda è stata comprata da due scalate finanziarie, da due imprenditori che non hanno versato una lira in cassa, ma hanno solamente versato i debiti di questa scalata. Il debito di Telecom Italia è il debito di due scellerate operazioni finanziarie. Se proprio si deve parlare di un piano industriale sono due le cose che noi suggeriamo vivamente: innanzitutto in questo periodo di crisi cortesemente non date i dividendi agli azionisti di cui la maggioranza sono banche e importanti imprenditori di questo paese, e tagliate le prebende del consiglio di amministrazione dei dirigenti di quest'azienda. Complessivamente pesano ancora gli stipendi dei nostri cari dirigenti e del consiglio di amministrazione, oltre che le buone uscite degli ex, il 25% del costo del lavoro. La maggior parte dei dipendenti Telecom non supera la soglia dei 1.300-1.400 euro al mese che, oggi come oggi, è uno stipendio che, per chi ha una famiglia e un mutuo, non consente di arrivare alla fine del mese. E sono queste lavoratrici e questi lavoratori che, malgrado tutto quello che è successo, hanno continuato a mandare avanti questa azienda».


13 marzo 2009 - Repubblica.it

Telecom, la protesta dei lavoratori contro i tagli
Il piano prevede una riduzione di personale di 4.350 unità che si vanno ad aggiungere ai 5.000 licenziamenti del settembre 2008
20090313_repubblicait.jpg (38988 byte)

Roma - Manifestazione di protesta dei lavoratori Telecom, aderenti al Cobas Lavoro Privati e alla Fim Uniti Cub, sotto la sede della direzione generale del gruppo a Corso Italia. contro i tagli previsti dal piano 2009-2011, presentato lo scorso dicembre dall'amministratore delegato dell'azienda Franco Bernabè. Il piano prevede una riduzione di personale di 4.350 unità (100 in network, 500 sales e distribution, 700 in aree di staff, 100 information technology, 2.150 customer care e 800 delivery e assurance) che si vanno ad aggiungere ai 5.000 licenziamenti del settembre 2008, la chiusura delle sedi di custode care in 22 città del territorio nazionale con relativa mobilità territoriale, la possibile cassa integrazione per i dipendenti del servizio 1.254. "Siamo qui perché il piano di ristrutturazione della nostra azienda prevede una serie di tagli e chiusura di sedi che è abbastanza preoccupante, soprattutto per alcuni settori che sono il custode care, in particolare il 1.412, e poi tutta l'area del 119, 187, 191. La protesta è a livello nazionale anche se c'è l'ipotesi, almeno ventilata, di una chiusura di 22 sedi a livello nazionale, soprattutto quelle del servizio 187. Telecom prevede una riduzione di circa 4.300 persone, che si vanno ad aggiungere ai 5.000 che sono stati mandati in mobilità con un accordo sottoscritto a settembre del 2008. Noi oggi abbiamo un incontro con l'azienda, che abbiamo richiesto prima ancora di questa manifestazione: auspichiamo che la partecipazione allo sciopero e alla manifestazione, ce ne sono altre a livello nazionale, serva a mettere l'azienda di fronte al fatto che i lavoratori non ci stanno a subire questo ulteriore taglio di personale, che si facciano investimenti seri sulla telefonia in Italia e si occupi un po' meno di questioni finanziarie". Lo ha detto Alessandro Pullara, Cobas Telecom. Previsto in giornata un incontro con i rappresentanti dell'azienda, ma "nessuna disponibilità da parte dei lavoratori a trattare", come ha spiegato Marina Biggero, Rsu Cobas Telecom: "Noi non siamo disposti a rinunciare a nulla perché tutti i lavoratori e le lavoratrici di Telecom Italia hanno duramente sofferto in questi ultimi dieci anni: c'è stata un'azienda che è stata letteralmente spolpata, saccheggiata, era un bene pubblico, una ricchezza di tutto il paese. Abbiamo avuto una privatizzazione scellerata, questa azienda è stata comprata da due scalate finanziarie, da due imprenditori che non hanno versato una lira in cassa, ma hanno solamente versato i debiti di questa scalata. Il debito di Telecom Italia è il debito di due scellerate operazioni finanziarie. Se proprio si deve parlare di un piano industriale sono due le cose che noi suggeriamo vivamente: innanzitutto in questo periodo di crisi cortesemente non date i dividendi agli azionisti di cui la maggioranza sono banche e importanti imprenditori di questo paese, e tagliate le prebende del consiglio di amministrazione dei dirigenti di quest'azienda. Complessivamente pesano ancora gli stipendi dei nostri cari dirigenti e del consiglio di amministrazione, oltre che le buone uscite degli ex, il 25% del costo del lavoro. La maggior parte dei dipendenti Telecom non supera la soglia dei 1.300-1.400 euro al mese che, oggi come oggi, è uno stipendio che, per chi ha una famiglia e un mutuo, non consente di arrivare alla fine del mese. E sono queste lavoratrici e questi lavoratori che, malgrado tutto quello che è successo, hanno continuato a mandare avanti questa azienda".


13 marzo 2009 - Il Manifesto

I sindacati di base: «No all'esecutivo»

Roma - «No all'abolizione del diritto di sciopero», recitava lo striscione di fronte il ministero del lavoro a Roma, in una via Veneto blindatissima. Un centinaio di lavoratori dei trasporti aderenti a RdB, Sdl e SlaiCobas e Cobas lavoro privato, delegati di diverse città italiane, si erano dati appuntamento dalle prime ore del pomeriggio per protestare sia contro gli ultimi provvedimenti presi dal governo in merito alla regolamentazione degli scioperi che per il rinnovo del contratto, scaduto ormai da 15 mesi. «Un disegno di legge, quello proposto dal ministro Sacconi, uscito fuori guarda caso proprio in un momento in cui i trasporti sono in ebollizione», spiegano i manifestanti, che non ci stanno a essere ridotti al silenzio mentre in Fs, Alitalia, e altre aziende fioccano licenziamenti, esuberi, mobilità, con l'aggravio sulla qualità del servizio e dei costi. No quindi all'introduzione delle quote minime per proclamare lo sciopero (norma che colpirà soprattutto i sindacati minori), no al cosiddetto «sciopero virtuale», no al referendum preventivo. Lo sciopero è un diritto sancito dalla Costituzione, e le recenti proposte sono «antidemocratiche». Non si sono risparmiate critiche a Cgil, Cisl e Uil, accusate di «firmare contratti capestro». Intanto le nuove regole che restringono gli spazi di manifestazione a Roma, cominciano a mietere vittime. Per oggi era stato indetto, dal sindacalismo di base, un pacifico sit-in Corso Italia, sotto la sede centrale Telecom, nell'ambito dello sciopero nazionale Telecom. In nome del protocollo siglato da prefetto e sindacati confederali, il sit-in è stato vietato.


13 marzo 2009 - Liberazione

Roma, 50 ultrasettantenni occupano Generali Assicurazioni
di Daniele Nalbone

Roma - Mentre nei palazzi e nelle segreterie di partito si parla di "piano casa" una cinquantina di inquilini di via Pincherle 153/169, tutti ultra settantenni, è costretta, per farsi ascoltare, ad occupare la sede delle Generali Assicurazioni a piazza Venezia. «Siamo entrati dentro questo bellissimo palazzo - spiegano gli inquilini - perché riteniamo che questo colosso assicurativo, responsabile, tramite Fata Assicurazioni, della dismissione dei nostri alloggi non può continuare a sottrarsi alle proprie responsabilità». Chiaro il riferimento all'impegno formale assunto con il Prefetto di Roma e la Regione Lazio, prima della vendita dei 116 immobili inoptati ad Area Mestre-Giacomazzi, al blocco delle cessioni a terzi al fine di consentire l'acquisto in blocco da parte dell'Ater degli appartamenti non opzionati dagli inquilini. Invece «ogni giorno qualcuno di noi si vede venduta la propria casa senza poter dire ne fare nulla. Ma ora basta» denuncia, lacrime agli occhi, Giulia, 82 anni. «E' inaccettabile che gli speculatori della finanza e del mattone, responsabili della crisi economica, vengano salvati e tutelati dal Governo, mentre che a pagare siano lavoratori, pensionati, anziani» afferma Angelo Fascetti di AS.I.A. Rdb. Dopo circa due ore di occupazione, contrassegnati da diversi momenti di tensione e minacce di rivolgersi alla forza pubblica da parte di dirigenti delle Generali, e l'intervento di Adriana Spera, responsabile entri locali del Prc Roma, e Andrea Catarci, presidente dell'XI Municipio, il Comitato inquilini è riuscito a incontrare il vice direttore generale delle Generali, Rispoli: «siamo riusciti ad ottenere l'impegno da parte delle Generali per la convocazione, nei primi giorni della prossima settimana, di un nuovo tavolo di trattative con la vecchia proprietà, Fata Assicurazioni, l'attuale, Area Mestre, la Prefettura di Roma e rappresentanti delle istituzioni». Intanto oggi alle ore 16,30 si svolgerà una manifestazione cittadina a sostegno da parte degli inquilini di via Pincherle che partirà da piazza Oderico da Pordenone, sotto la Regione Lazio, alla quale parteciperà la Rete dei movimenti per il diritto all'abitare: «Porteremo la nostra solidarietà a tutti quei cittadini truffati dalla cartolarizzazione degli enti e chiederemo il blocco delle altre dismissioni in corso, in primis Enasarco ed Enpam». Questa partecipazione si inserisce in un percorso che porterà i movimenti a manifestare in Campidoglio giovedì 19 marzo in occasione della discussione del Consiglio comunale sul bilancio 2009-2011 «affinché questo preveda un fondo strutturale per l'emergenza abitativa, usando i fondi straordinari per Roma Capitale e la deroga del patto di stabilità». Non solo: «Manifesteremo perché si reperiscano alloggi popolari riqualificando e utilizzando il patrimonio pubblico e privato sfitto e perché vengano utilizzate, per nuove costruzioni, non le aree agricole ma quelle presenti dentro la città». Per realizzare questi obiettivi parte da oggi una fase di mobilitazione in cui si chiede il sostegno di coloro che si battono per il diritto all'abitare, la difesa del territorio e contro la speculazione e la rendita. «Ci rivolgiamo ai cittadini che vogliono difendersi dalla cementificazione, a quelli in graduatoria che da anni attendono invano una casa popolare, a quelli sotto sfratto e che chiedono un blocco generalizzato fino a che si garantisca un passaggio da casa a casa, a quelli alle prese con le cartolarizzazioni e le dismissioni. A chi non ce la fa più a sostenere un mutuo».

Appuntamenti

Pisa. Difendiamo il diritto di sciopero

Pisa - E' un diritto soggettivo di chi lavora e solo suo. Nessuno può impedire di esercitarlo. Difendiamo il diritto di sciopero: alle 17 in piazza XX Settembre con Cobas, Rdb/Cub, Prc, Sinistra critica, Rete dei Comunisti.

Parma. "Comizi operai. Crisi e controriforma del contratto nazionale: i lavoratori di Parma si confrontano sulla situazione nelle proprie aziende e su come respingere l'attacco"

Emilia Romagna - "Comizi operai. Crisi e controriforma del contratto nazionale: i lavoratori di Parma si confrontano sulla situazione nelle proprie aziende e su come respingere l'attacco" alle 20.30 presso la sede della federazione in via Solari 15 a Parma . Intervengono Laura Bergamini, Rsu Rdb Comune di Parma; Ugo Bertinelli, Rsu Fiom Cgil Sma Serbatoi; Francesca Brusca delegata Rdb Proges Coop Soc; Claudio Cavalcanti, Rsu Fiom Cgil Casappa; Fabio Formato, Rsu Fiom Cgil Trancerie Emiliane; Filippo Gaudio, Rsu Alca Cub Bormioli; Ermanno Salati, Rsu Slc Cgil Telecom Italia; Massimo Salsi, Rsu Rdb Azienda ospedaliera di Parma; delegati delle aziende Camst, Comet, Coop, Esselunga; Alessandro Giardiello, responsabile nazionale Luoghi di lavoro.

Lettere

L'inchiesta sull'inceneritore di Colleferro

Cara "Liberazione", l'inchiesta giudiziaria sull'inceneritore di Colleferro necessita certamente di una riflessione che vada oltre i fatti. Non ci troviamo di fronte a qualche eccesso, a qualche intrigo gestito alle spalle dei gestori dell'impianto e delle aziende che si occupano del ciclo dei rifiuti, ma a un sistema consolidato di una modalità di gestione di questi processi, e che abbiamo visto già all'opera a Napoli e non solo. Questo è l'unico modo con cui possono far funzionare gli inceneritori e quindi non ci sono inceneritori buoni, perché è solo utilizzando questo tipo di rifiuti che si produce energia. Questa vicenda deve essere da stimolo per rilanciare la battaglia contro gli inceneritori, per riaffermare un ciclo dei rifiuti che veda al centro la loro riduzione (meno imballaggi), la raccolta differenziata porta a porta, un'impiantistisca destinata alla differenziazione, al recupero, riciclo, riuso. In questi anni come SdL intercategoriale, ma anche insieme agli altri sindacati di base (Cobas, RdB-Cub), ci siamo battuti nei posti di lavoro (aziende che si occupano della raccolta rifiuti) contro chi sosteneva, come Cgi-Cisl-Uil-Cisal-Ugl, che la risoluzione del problema rifiuti e la salvezza dei posti di lavoro era negli inceneritori. Al contrario noi abbiamo sostenuto che la raccolta differenziata, oltre a salvaguardare l'ambiente, a far risparmiare materie prime, creava molta più occupazione. Nel condurre questa battaglia abbiamo però spesso incontrato un'ambiguità della cosiddetta sinistra alternativa o radicale (come si suol dire), che mentre a parole era sulle nostre posizioni, quando governava (Comune, Provincia, Regione) o quando amministrava (ad esempio nel Cda di Ama SpA), votava piani dei rifiuti in cui, oltre la foglia di fico di investimenti sulla raccolta differenziata, c'erano impianti di incenerimento e impianti per fare il Cdr e non impianti per il recupero e il riuso. E' chiaro che queste posizioni non hanno aiutato nella crescita dei movimenti contro gli inceneritori e le discariche. In questi ultimi mesi come sindacato abbiamo cercato di ricostruire una rete cittadina a Roma che collegandosi con la rete regionale rifiuti, con gli altri sindacati di base e altre forze sociali si facesse carico di rilanciare a Roma un'iniziativa sui rifiuti, contro l'incenerimento, per la raccolta porta a porta, per il rilancio dell'azienda pubblica, per un nuovo piano dei rifiuti che non venga più scritto nelle segrete stanze di Comune e Regione, ma con un processo di partecipazione popolare attraverso assemblee pubbliche che vedano coinvolti lavoratori e cittadini. Vorremmo che molte e molti si unissero a questo nostro sforzo e ci farebbe piacere che su queste questioni si aprisse un forte dibattito.
Paolo Tani responsabile Igiene ambientale SdL intercategoriale Roma e Provincia


13 marzo 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Appalti truccati: 25 indagati. C'è anche l'ex manager Furcolo

VALLO DELLA LUCANIA — Appalti truccati nell'Asl Salerno 3: indagati venticinque tra funzionari e imprenditori. È la conclusione delle indagini condotte dagli uomini della Guardia di Finanza del comando provinciale di Salerno e della compagnia di Agropoli coordinate dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Tra i reati contestati agli indagati, dieci funzionari tra i quali l'ex direttore generale Claudio Furcolo e quindici imprenditori, la turbativa degli incanti, la truffa, la frode in pubblica fornitura e l'associazione a delinquere. Al centro dell'indagine, nata nel 2007 in seguito ad un esposto del sindacato di base Rdb, numerose gare d'appalto indette dall'azienda sanitaria nel triennio 2003-2005 che, stando agli inquirenti, avrebbero favorito gli imprenditori indagati grazie all'intervento diretto di funzionari dell'Asl inseriti nelle commissioni di gara, spesso attraverso il sistema dell'alterazione e della sostituzione delle offerte.


13 marzo 2009 - EPolis Roma

Emergenza casa. Gli inquilini occupano le Generali di piazza Venezia. Il Prefetto convoca la proprietà
Via Pincherle, è scontro si riaprono le trattative

Roma - Un tavolo di trattativa potrebbe essere riaperto entro martedì: è questo il risultato dell'occupazione da parte degli inquilini di via Pincherle della sede delle Assicurazioni Generali in piazza Venezia. Ieri mattina, infatti, cinquanta inquilini con l'Asia Rdb hanno occupato l’ufficio di presidenza delle Generali: «Ritengono che il colosso assicurativo, responsabile della dismissione, non si possa sottrarre dalle proprie responsabilità dopo aver assunto, prima del passaggio di consegne a Giacomazzi, un impegno formale con il prefetto di Roma e la regione Lazio sul blocco delle vendite a terzi», si legge nel comunicato. E nel tardo pomeriggio, con l'intervento del presidente dell'XI municipio, Andrea Catarci, l'occupazione è terminata: «Abbiamo ottenuto - dicono gli inquilini - che entro martedì si riapra il tavolo, l'impegno è stato preso davanti al Prefetto. Noi vogliamo credere che Area Mestre venga al tavolo». «In quella sede torneremo a chiedere alla proprietà un atto di responsabilità, bloccando le vendite e accettando l’offerta della Regione Lazio, auspicando un intervento risolutivo del Prefetto», spiega Catarci. «Come avevamo previsto, il fortissimo disagio sociale a cui sono sottoposti da mesi gli inquilini degli stabili di via Pincherle non poteva che portare a gesti estremi. Dalla società immobiliare un atteggiamento irresponsabile che non favorisce la mediazione ma alimenta le tensioni», dice l'assessore alla Casa regionale Mario Di Carlo. Favorevole anche il delegato del sindaco per l'emergenza abitativa, Marco Visconti: «Non posso che condividere la posizione della Regione Lazio. È fondamentale una convergenza istituzionale», dice. Oggi è convocata una manifestazione di tutti gli inquilini "resistenti" della Capitale dalle 16.30 in piazza Oderico da Pordenone, davanti alla Regione Lazio.(M.R.)


13 marzo 2009 - La Città di Salerno

IL NUOVO SCANDALO
Appalti truccati alla Asl 3, 25 indagati
Coinvolti Claudio Furcolo imprenditori e funzionari
di Angela Sabetta

Vallo della Lucania - Turbativa degli incanti, truffa, frode in pubblica fornitura e associazione a delinquere. Sono i reati contestati ai 25 indagati dell’inchiesta che ha visto coinvolta l’Asl Salerno 3. Gli avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati a 10 funzionari dell’Asl 3, tra i quali l’ex direttore generale Claudio Furcolo, e a 15 imprenditori titolari di ditte aggiudicatarie di appalti banditi dall’Asl 3.
L’attivitá d’indagine, coordinata dalla Procura di Vallo della Lucania ed eseguita dal comando provinciale della guardia di finanza e dalla dipendente compagnia di Agropoli, trae origine da una denuncia presentata nel 2007 dal sindacato di base Rdb Cub su presunti sprechi di denaro, che avrebbero portato le casse dell’Asl 3 in rosso per diversi milioni di euro.
L’attivitá d’indagine ha posto la propria attenzione sulle metodologie utilizzate nelle gare di appalto e nelle licitazioni private. L’inchiesta ha portato alla scoperta di una serie di frodi, truffe, turbative e illeciti dei pubblici ufficiali, riconducibili ad un sistema organizzato e ben definito, fondato su di un distinto e generalizzato programma criminoso, che avrebbe dato luogo ad una precisa associazione a delinquere facente capo a numerosi soggetti quali funzionari pubblici, dipendenti pubblici e amministratori di societá. Nel contesto di tale attivitá investigativa effettuata dalle fiamme gialle, gli inquirenti hanno accertato che il meccanismo si articolava in specifici illeciti che, partendo da ipotesi di corruzione, si spingevano ai falsi nei verbali di gara e si concludevano nella turbativa degli appalti e nelle frodi in pubblica fornitura.
Le modalitá con cui tutto ciò avveniva consistevano nel bandire alcune gare di appalto aventi ad oggetto i servizi e le attivitá più svariate, e nel condurle, attraverso una regia che farebbe capo a determinati funzionari, in maniera tale da far risultareaggiudicatarie specifiche societá. Secondo l’accusa le gare venivano congegnate ed organizzate facendovi partecipare societá ed imprese la cui attivitá spesso era estranea all’oggetto dell’appalto, e che non potevano espletare il servizio richiesto. Per l’accusa, le offerte economiche venivano concordate e predisposte su indicazione e sollecitazione di funzionari facenti parte delle commissioni di gara. Il più delle volte le offerte venivano alterate e sostituite, previa apertura delle buste depositate, così da renderle più vicine alla media predisposta dalla stazione appaltante e più vantaggiose rispetto alle imprese concorrenti.


13 marzo 2009 - Leggo

Roma. Un comitato in difesa del Cto...

Roma - Un comitato in difesa del Cto: anche per l’ospedale della Garbatella parte la mobilitazione dei cittadini, così come i romani lottarono per il San Giacomo. La prima assemblea pubblica, ieri pomeriggio, ha dato il via ad una mobilitazione di quartiere e non solo: «Il Cto della Garbatella, che ha 246 posti letto, è interessato dal piano di razionalizzaione e riqualificazione che determinerà entro la fine del 2009 la chiusura di 128 posti letto, esportando alcune specialità mediche e chirurgiche verso il S. Eugenio - denuncia Sabino Venezia, del coordinamento RdB sanità - però, come avvenuto per il San Giacomo, non tutto verrà riconvertito e molto verrà chiuso. Il Cto verrà trasformato a discapito del pronto soccorso chirurgico, della Cardiologia o della Breve osservazione». La risposta dell’ospedale: «Non ci sono rischi, verrà ampliata l’unità spinale, in cui resterà anche una task force di urologia e neurochirurgia».(L.Loi/ass)


13 marzo 2009 - Brescia Oggi

SINDACATI. Da oggi
Cub e SdL le assise in provincia

Brescia - Stop dei licenziamenti, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, trasformazione in stabile dell’occupazione precaria, oltre ad aumenti consistenti di retribuzioni e pensioni: sono alcune delle proposte anti-crisi della Confederazione unitaria di base (Cub), che saranno rilanciate dal congresso nazionale di oggi e domani a Sirmione: 350 i delegati delle organizzazioni del settore privato. Domani e domenica, invece, a Brescia, è in programma la conferenza organizzativa provinciale del Sindacato dei lavoratori intercategoriale (SdL), coordinato da Adelio Andreassi.


13 marzo 2009 - La Nuova Sardegna

NUORO. Incontro RdB-Cub

Oggi alle 18.30 nei locali di vico Giusti 15 a Nuoro si terrà una riunione provinciale degli iscritti e simpatizzanti del sindacato Rdb-Cub. Saranno affrontati i temi del lavoro e della precarietà in preparazione della manifestazione nazionale del sindacalismo di base prevista a Roma il 28 marzo.


13 marzo 2009 - Corriere del Veneto

Gobbo ai dirigenti premiati «Dovreste restituire il bonus»
Ghedini (Fi): «Smettiamola con questa visione vetero-comunista» I sindacati: «Dimenticati 80 precari». Scontro in giunta Donazzan-Manzato
di Antonio Spadaccino

VENEZIA - Il «bonus» da 15 mila euro ai 13 top manager della Regione continua a far discutere. Da una parte l'opposizione, con l'onorevole Andrea Martella (Pd) che ha presentato un'interrogazione al ministro Renato Brunetta per sapere «cosa ne pensa» dell'intera vicenda, precisando di essere sicuro «che Brunetta è in indignato quanto me, ma non so se lui potrà dirlo». Dalla'altra le rappresentanze sindacali di base del pubblico impiego, che tramite il delegato per il Veneto, Paolo De Marchi, vanno all'attacco e accusano la Regione di usare due pesi e due misure. «Si è fermata la stabilizzazione di un'ottantina di precari che hanno tutti i requisiti per essere regolarizzati - dice De Marchi , ma le risorse per premiare i super manager ci sono, eccome se ci sono. Molti lavoratori sono lasciati in uno stato di precarietà senza futuro ed è per questo che, adesso, chiediamo a gran voce di riaprire una trattiva con la giunta su tutte le questioni riguardanti la condizione lavorativa dell'ente».
Premettendo che il ministro Brunetta sull'argomento non interviene, anche se la sua filosofia è ormai chiara (sì alla premialità come indice di merito, no alla premialità già contemplata nella retribuzione), il carico da novanta lo getta però sul tavolo il segretario regionale della Lega Nord Gian Paolo Gobbo. Poche ma eloquenti parole: «Non nego che il contratto sia dalla parte dei top manager della Regione, ma la crisi avrebbe dovuto far comprendere che il momento è decisamente inopportuno. Dovrebbero essere gli stessi segretari generali a restituire il bonus, aspettando tempi migliori ».
Ma anche in questa vicenda il centrodestra veneto non appare compatto. Sentite Niccolò Ghedini, coordinatore regionale di Forza Italia: «Non è che dobbiamo fare demagogia su ogni cosa, smettiamola con questa visione vetero-comunista. Chi guadagna di più paga le tasse qui, non porta i soldi in Svizzera. E se li spende, fornisce un aiuto ai consumi. Sono soldi pubblici, ma chi li incassa li rimette in circolo. Detto questo, so anch'io che c'è la crisi. Ma non mi pare che alla Regione Veneto si possa imputare il fatto di essersi dimenticata dei meno abbienti». Disquisisce sull'opportunità del momento anche il segretario regionale dell'Udc Antonio De Poli. «Nulla da eccepire - premette - sulla legittimità del bonus ai top manager regionali. Certo, la crisi amplifica queste situazioni e induce in riflessione. Ma di più, al momento, non si può fare».
Difende l'operato della giunta regionale l'assessore al Lavoro Elena Donazzan (An), schierandosi apertamente contro il vicegovernatore Franco Manzato (Lega). «Sono dell'opinione opposta - dice - a quella di Manzato. Lui vorrebbe stipendi fissi uguali per tutti, che sono stati il male della Pubblica amministrazione e l'hanno relegata alla disistima sociale. Io vorrei invece stipendi base percentualmente minori, ma con la possibilità di intervenire da parte di chi esercita la governance con premi e riconoscimenti anche alti, proprio perché chi opera nella pubblica amministrazione lo fa con le risorse di tutti e tali risorse devono essere legati agli obiettivi da raggiungere. E a Manzato conclude Donazzan - vorrei dire anche che i segretari generali sono sì votati dalla politica, ma da quella del Consiglio regionale. E gli attuali segretari hanno avuto un gradimento che va ben oltre i numeri della maggioranza».


13 marzo 2009 - La Repubblica

Roma. Via Pincherle, inquilini occupano sede Generali

Roma - E´ stata occupata ieri la sede delle assicurazioni Generali a piazza Venezia, dove circa 50 inquilini di via Pincherle 153/169 - sostenuti da AS. I. A. RdB - sono rimasti finché non è stato garantito loro che verrà riaperta la trattativa sulla vendita di 116 case cedute a Giacomazzi/Area Mestre.


13 marzo 2009 - Settegiorni

Per la Novaceta un incontro con l'assessore provinciale Casati
LA MOBILITÀ COME MALE MINORE?

Magenta - Salvare il salvabile, anche se ormai pare proprio che anche questa sia un'azione disperata. Venerdì 6 marzo si è tenuto in Provincia un incontro sulla crisi della Novaceta. Presenti l'assessore provinciale Bruno Casati, le Rsu dello stabilimento, i sindacati confederali, la Cub e per il Comune di Magenta l'assessore alle Politiche sociali Carlo Morani, oltre ai rappresentanti dell'azienda e il dottor Bianco per EnerCell, la società che gestiva la centrale termica. Nessun segnale di miglioramento nella situazione di mercato, prospettive poco confortanti: questo è stato il quadro tracciato dall'azienda. Da quanto è emerso la Novaceta non sarebbe più intenzionata ad anticipare la cassa integrazione per i lavoratori, cassa in scadenza alla prima settimana di aprile. Ricorrere nuovamente alla cassa integrazione non sarebbe la soluzione migliore per la Cub, il sindacato autonomo che ha sottolineato come ora si debba guardare in faccia alla realtà di un'azienda ormai destinata alla chiusura. Se da una parte l'assessore provinciale Casati ha sottolineato l'eccessivo ricorso alla cassa integrazione (a febbraio si è registrato un + 536%), dall'altra Massimo Lettieri della Cub ha proposto, nell'immediato, l'apertura della procedura di mobilità, vedendo in questo l'unico modo per avere la certezza del reddito dopo il 6 aprile e per garantire ai lavoratori l'accesso al proprio Tfr. La richiesta della cassa integrazione per ristrutturazione, o al limite della cassa in deroga esporrebbe i lavoratori al rischio di poter ottenere i soldi solo quando questi vengono erogati dall'Inps, quindi tra molti mesi, senza poi poter contare sul Tfr, restando quindi a reddito zero. Anche la mobilità però viene considerato un percorso da intendersi come ultima possibilità. Da qui la richiesta di Cub a Provincia e Regione di anticipare la cassa integrazione. Ma dal responsabile territoriale della Cub Mario De Luca è arrivata un'altra provocazione: ottenuta conferma degli interessi immobiliari sull'area del presidente di Novaceta, Giovanni Lettieri, De Luca ha ritenuto opportuno sensibilizzare Provincia e Comune di Magenta in merito alla possibilità di offrire un patrocinato gratuito a fronte di una vertenza promossa dai lavoratori Novaceta contro le ultime due proprietà per procurata e pianificata crisi aziendale. Sembrano comunque davvero pallide le prospettive di un recupero dell'azienda con l'ingresso di nuovi soci. Il termine per costituire una nuova società è la metà di marzo, data troppo vicina perché l'ipotesi diventi concreta realtà.

Un presidio dei lavoratori davanti all'ingresso della «Bruno Romeo»
«NON RISPETTANO GLI ACCORDI»
Il sindacato: cassa integrazione pagata solo a dicembre, poi più nulla

Magenta - Dopo la cassa integrazione straordinaria a zero ore, mercoledì 11 marzo un presidio di fronte all'azienda per la mancata esecuzione da parte dei proprietari degli accordi presi con i lavoratori. Sono dunque questi i tristi sviluppi nel caso «Bruno Romeo», la storica ditta magentina che da circa ottant'anni produce impianti di riscaldamento e condizionamento. «Lo scorso dicembre è stata concessa la cassa integrazione straordinaria con pagamento anticipato per conto dell'Inps e con un contributo extra di 200 euro – spiega Massimo Lettieri del sindacato di base Cub Magenta – le misure sono state attuate per il mese di dicembre, in cui sono stati erogati anche due terzi della tredicesima, ma da allora l'azienda non ha più pagato. Gli accordi non sono stati rispettati ed è per questo che dimostriamo la nostra indignazione». È questa dunque la realtà con la quale deve confrontarsi una ventina dei circa 50 dipendenti che fino a qualche anno fa operavano alla Bruno Romeo. Di questi ultimi invece, 11 sono stati assorbiti nella I-Plant, il ramo d'azienda che da dicembre 2008 si è staccato dall'azienda magentina svolgendo pressoché lo stesso tipo di produzione in loco. Tra i lavoratori cresce inoltre il timore che le risorse disponibili in azienda vengano utilizzate per finanziare la I-Plant a discapito della tutela di chi ora è in cassa integrazione. «Le cose sono iniziate ad andare male un paio di anni fa. Il dispiacere per aver fatto il possibile per rilanciare l'azienda, rimettendoci anche beni personali, e non esserci riusciti è pesante» ammette Mario Bruno, uno dei proprietari aziendali. Si parla infatti di un possibile fallimento collegato al debito di circa 15milioni di euro. Nel frattempo lo scorso 26 febbraio è stato chiesto il concordato preventivo. Ora si aspetta la sentenza del giudice competente, attesa nei prossimi giorni, con la quale si saprà se il concordato verrà accettato o se si aprirà la procedura fallimentare. L'auspicio per la proprietà e per i dipendenti è che si scelga la prima strada, in modo tale che la cassa integrazione straordinaria venga rinnovata per altri dodici mesi prima di passare alla mobilità. «Noi cassa integrati ci sentiamo di serie Z e siamo indignati con la Bruno Romeo per l'indifferenza che ha mostrato nei nostri confronti – fanno sapere i dipendenti –. Dopo tutti quei bei discorsi in cui ci dicevano che facevamo parte di un'unica grande famiglia ora non solo non veniamo pagati, ma non ci fanno neppure entrare in azienda per esporre le nostre ragioni». Nel frattempo la Cub ha organizzato per la serata di ieri giovedì 12 marzo, presso l'Ideal di Magenta, un'assemblea finalizzata alla costituzione di un comitato di azione che raccolga in sé i lavoratori precari, in cassa integrazione e chi ha perso il proprio lavoro.

Cassa integrazione per 90
LA CANTONI IN È CRISI

Boffalora sopra Ticino - La crisi economica ha bussato anche alle porte della storica ditta «Cantoni & C.» di Boffalora, operante nel settore metalmeccanico dal 1953. L'azienda di via Roma, produttrice di allestimenti ribaltabili per camion e veicoli industriali, dallo scorso gennaio ha optato per la messa in cassa integrazione ordinaria di 90 dei suoi 100 dipendenti, con la modalità della rotazione. «Le cose hanno iniziato ad andare male dall'estate del 2008 – specifica Massimo Lettieri del sindacato di base Cub Magenta –. L'azienda dice che i fornitori hanno ritirato gran parte degli ordini sebbene i relativi prodotti siano già stati fabbricati. Questi rimangono ora stoccati nei magazzini di Boffalora e di Marcallo. Ad oggi l'accordo per la cassa integrazione è stato fatto per tre mesi – aggiunge il sindacalista – e ad aprile cercheremo di capire la situazione aziendale e i possibili sbocchi. Certo è che il destino della Cantoni è in parte legato alla Iveco». In azienda l'organico è composto prevalentemente da giovani dipendenti. Non sono presenti lavoratrici donne.

Gli impiegati dell'impresa di pulizie chiedono garanzie
LA LOTTA DELLE «FORMICHE» DELL'ACTAVIS

Nerviano - Non se la passano bene nemmeno i nove lavoratori dell'appalto delle pulizie della multinazionale farmaceutica Actavis. Il 6 marzo hanno attuato un presidio fuori dall'azienda per contestare le modifiche introdotte nell'orario di lavoro: si chiede ora ai pulitori di essere presenti unicamente dalle 6 alle 8 e dalle 18 alle 22. Insieme a loro la Confederazione unitaria di base. «Da settimana prossima partiranno le cause d'urgenza – spiega Giuseppe Tampanella dei Cub – e abbiamo chiesto una convocazione da parte del consigliere di parità regionale visto che tra i pulitori vi sono sette lavoratrici». Durante il presidio i lavoratori, che in questi giorni continuano a recarsi sul posto di lavoro nelle fasce di orario originarie. «In fase di incontro congiunto con appaltante e committente – spiegano dalla Flaica Uniti-Cub – ha provato a discutere e richiedere le motivazioni oggettive e dettagliate delle radicali modifiche di orario, spiegando alle aziende che gli orari proposti alle e ai dipendenti non potevano essere accettati perché, specie nei casi dei part-time, 6 su 9, ma anche nei casi di tempo pieno, peggiorano drasticamente la gestione dei tempi di vita e di lavoro, trovando una totale chiusura di ogni trattativa, senza motivazioni specifiche ma per generali motivi "di carattere organizzazione e produttivo"». I pulitori, dal canto loro, hanno stilato un volantino dal titolo «Il Gigante e le formiche»: ovviamente il gigante è l'azienda, loro formiche. «Tutto questo aumenta la nostra indignazione – si legge – perché le 9 formiche vorrebbero spiegare al gigante che lavorano per vivere e non vivono per lavorare, così come abbiamo diritto al lavoro abbiamo diritto alla famiglia. Inoltre, la maggior parte di queste formiche sono donne che non finiscono il loro lavoro tornando a casa».


13 marzo 2009 - La Stampa

Torino. Convegno "Incidenti sul lavoro: i morti non sono tutti uguali"...

Torino - ARCHIVIO DI STATO, PIAZZA CASTELLO 209, ORE 10,30. Convegno "Incidenti sul lavoro: i morti non sono tutti uguali", introduce Paola Palmieri, intervengono Gianfranco Colace, Alessandro Brasso, Leoluca Orlando, Livio Pellegrini, Cosimo Pulito e Pietro Spatafora.

IL PUGNO DI FERRO DELLA VETROTEX SAINT GOBAIN CONTRO DUE LAVORATRICI
Licenziate per aver detto no a Milano

Vado Ligure - La Vetrotex Saint Gobain di Vado ha licenziato due impiegate che avevano rifiutato il trasferimento a Milano. La prima, Lorenza Gianti, 48 anni, due figlie, una di 14 e l’altra di 12 anni, un marito ed un padre anziano da seguire, aveva ricevuto la lettera di licenziamento il 16 gennaio.
Alla seconda, Tiziana Miranda, 49 anni, un marito pensionato Ansaldo, e un figlio di 15 anni, studente al Liceo Della Rovere, l’avviso è stato fatto pervenire solo il 4 marzo, poiché era in malattia.
Due vicende personali, che si sono trasformate in una sola storia. Le due donne, in forza all’azienda rispettivamente da 25 e 32 anni, hanno sempre rifiutato il trasferimento milanese a causa dei loro problemi familiari e per il fatto che, essendo stato proposto loro un part-time, si trattava di andare nel capoluogo lombardo ogni giorno per quattro ore, più almeno altre quattro di viaggio andata e ritorno e, soprattutto, senza ricevere il pagamento della trasferta. Tra l’altro, il lavoro veniva garantito solamente per sei mesi.
Di qui non solo i licenziamenti ma anche i tentativi, finora andati a vuoto, da parte del sindacato Allca – Cub e della consigliere di Parità Giuliana Cornetti, di trattare per le due donne forme di impiego alternativo: dal telelavoro al contratto di solidarietà. Nessuna risposta è finora arrivata dalla Saint Gobain Vetrotex.

"Questa fabbrica esiste anche grazie a mio padre"

Vado L. - Un padre che ha combattuto negli anni Settanta per salvare almeno una parte dei quasi 1200 operai della storica azienda Ape ospitata dal sito che attualmente vede sorgere gli stabilimenti Vetrotex e Ocv, e insieme tanta nostalgia e delusione per un licenziamento che non pensa di meritare.
È questo il filo rosso della vicenda umana e professionale della quarantanovenne Tiziana Miranda, licenziata da Saint Gobain lo scorso 4 marzo, dopo che si era rifiutata insieme con la collega Lorenza Gianti di andare a lavorare negli uffici milanesi del gruppo francese, per un part-time di appena 4 ore giornaliere. È davvero molto commossa quando ricorda che se per 32 anni, ha lavorato prima per Vitrofil e poi per Vetrotex lo deve a suo padre, Rocco, morto a soli 42 anni, per una improvvisa malattia, dopo una vita dedicata al lavoro in fabbrica e al sindacato: «Come mi sembrano lontani i tempi in cui mio padre Rocco, deceduto nel 1973, si era battuto fino allo stremo delle forze per garantire il lavoro per sé e per gli altri dipendenti dopo la chiusura dello stabilimento Ape, ospitato dallo stesso sito industriale passato poi alla Vetrotex. Una fabbrica, l’Ape che produceva fertilizzanti chimici e che chiuse nel ‘72. Gli operai, e tra questi ho l’orgoglio di annoverare mio padre, avevano occupato lo stabilimento per tre anni, prima di convincere la Montedison, allora proprietaria del sito a riconvertire l’attività nella produzione dei filati di vetro. Erano tempi in cui la solidarietà e i valori sindacali contavano qualcosa. E molti di noi, figli di quegli operai, fummo assunti a 18, 20 anni dal nuovo soggetto industriale. Io mi ero appena diplomata all’Istituto Magistrale e per una vita sono stata addetta alla contabilità».
Tiziana Miranda è sconcertata per un licenziamento che ritiene assolutamente di non meritare: «Ci hanno cacciate dalla notte al giorno. Il progetto Sinfony era già stato messo nero su bianco da tempo, ma noi, fino a quando non abbiamo ricevuto la lettera di licenziamento, non ne sapevamo nulla. Ma ciò che più mi inquieta è che l’azienda non ha voluto trattare soluzioni alternative al nostro trasferimento a Milano, che, con famiglia e figli a carico diventava davvero impraticabile». Qualche collega della Miranda e della sua «compagna di sventura» Lorenza Gianti, le chiama di tanto in tanto per far loro coraggio: «Ma sono in pochi coloro che cercano di solidarizzare con noi. Anche perché la maggior parte teme lei stessa di perdere il posto di lavoro». Per il futuro Tiziana non si aspetta granché: «Ho 49 anni, e in un periodo in cui non trovano lavoro nemmeno i giovani, figuriamoci una persona della mia età. Meno male che alle spalle ho un marito e una famiglia che mi sostengono. Ma questo colpo non riesco proprio ad accettarlo. Anche perché per l’azienda ho sempre dato tutto, senza risparmio».
A darle un po’ di coraggio ci pensano le parole di Maurizio Loschi dell’Allca – Cub: «Anche se l’azienda mostra arroganza, non ci arrenderemo. Metteremo in campo altre iniziative per difendere i diritti delle nostre colleghe».


12 marzo 2009 - Ami

TRASPORTI: COBAS SDL E CUB PROTESTANO CONTRO SACCONI
Scioperi, i sindacati di base contro le nuove norme
Antonini, Cub: "La triplice responsabile per il 90% dei disagi"
guarda il servizio con l'intervista a Antonini (CUB trasporti)

Un centinaio di manifestanti, lavoratori del settore trasporti aderenti a a RdB, Sdl e Cobas, ha protestato contro la normativa di regolamentazione del diritto di sciopero e per la risoluzione del nodo contrattuale, in sospeso da 15 mesi. Le organizzazioni sindacali minori RdB (Rappresentanze sindacali di base), Cub (Confederazione unitaria di base) e i Cobas, hanno dato vita ad un sit in di protesta di fronte alla sede del ministero del lavoro. Le recenti norme sulla regolamentazione del diritto allo sciopero fra cui l'introduzione delle quote minime per proclamare la protesta, colpiscono infatti principalmente le organizzazioni sindacali non maggioritarie. Giampiero Antonini, coordinatore nazionale Cub trasporti, punta l'indice contro la Triplice. Cgil, Cisl e Uil sono colpevoli a suo parere di provocare la maggior parte dei disagi ai cittadini per poi piegarsi a firmare "accordi capestro per i lavoratori". Respinta decisamente anche l'ipotesi della virtualizzazione dello sciopero. Riguardo invece il discusso conflitto fra il diritto di incrociare le braccia e quello alla mobilità, la posizione di Antonini è chiara e vede nella contrapposizione degli interessi, di lavoratori e utenza, una forma di strumentalizzazione del problema da parte del Governo: "Quando noi scioperiamo lo facciamo anche per il diritto all'utenza. Le risorse stanziate dal governo sono le stesse da 4 anni a questa parte. Se teniamo presente l'aumento del costi di carburante e mezzi, è facile capire quanto il servizio ne abbia risentito e di conseguenza i cittadini".


12 marzo 2009 - Omniroma

VIA VENETO, MANIFESTAZIONE SDL - RDB E COBAS PER DIRITTO A SCIOPERO

(OMNIROMA) Roma, 12 mar - «No all'abolizione del diritto di sciopero». Lo chiedono i lavoratori di RdB, Sdl e Cobas che si sono ritrovati questo pomeriggio sotto la sede del ministero del Lavoro in via Veneto. I manifestanti protestano contro gli ultimi provvedimenti presi dal Governo e in particolare dal ministro Sacconi in merito alla regolamentazione degli scioperi. Il cosiddetto «sciopero virtuale» e «le quote minime per poter indirne uno» sono le due questioni fondamentali per cui gli aderenti dei sindacati minori si sono ritrovati in via Veneto. «Un provvedimento che non è democratico» denunciano i manifestanti, circa un centinaio, che aggiungono «quando lo proclamiamo noi siamo costretti a portarlo fino in fondo altrimenti i nostri diritti non sarebbero ascoltati».

CASA, COMITATI LOTTA: NO A PIANO BERLUSCONI, CORTEI PROSSIMI GIORNI

(OMNIROMA) Roma, 12 mar - Assemblea affollata quella che si è tenuta oggi al «Volturno occupato» di via Volturno, organizzata dai comitati di lotta per la casa e dall'Asia-Rdb per le prossime iniziative sull'emergenza abitativa. «Abbiamo lanciato la manifestazione di domani che partirà dalla regione Lazio alle 16.30 per raggiungere via Pincherle in solidarietà con gli inquilini - ha detto una rappresentante del Coordinamento cittadino di lotta per la casa - il 19 marzo saremo in Campidoglio per ricordare al sindaco che sull'emergenza abitativa non ha messo soldi, a parte quelli già finanziati in passato dalla regione. Nemmeno un euro dei 500 milioni arrivati per Roma Capitale». I comitati bocciano anche il piano-casa lanciato dal premier Berlusconi: «Si punta, come al solito, ad incrementare l'edilizia privata. Nulla sull'emergenza abitativa e nulla anche per quanto riguarda le cartolarizzazioni delle case degli enti che potevano rappresentare un elemento fondamentale per affrontare il bisogno di casa popolare».

VIA PINCHERLE, ASIA RDB: «INQUILINI OCCUPANO SEDE GENERALI»

(OMNIROMA) Roma, 12 mar - «È in corso l'occupazione della sede delle assicurazioni Generali a piazza Venezia, dove circa cinquanta inquilini di via Pincherle 153/169 - sostenuti da AS.I.A. RdB- sono intenzionati a rimanere fino a quando non verrà formalmente riaperto un tavolo di trattativa sulla vendita di 116 appartamenti che Generali ha ceduto a Giacomazzi/Area Mestre lo scorso dicembre». Così una nota Asia Rdb. «Gli inquilini, che sono entrati dentro l'ufficio di presidenza delle Generali, ritengono che il colosso assicurativo, responsabile della dismissione, non si possa sottrarre dalle proprie responsabilità dopo aver assunto, prima del passaggio di consegne a Giacomazzi, un impegno formale con il prefetto di Roma e la regione Lazio sul blocco delle vendite a terzi, per consentire l'acquisto in blocco degli appartamenti non opzionati dagli inquilini all'Ater al fine di tutelare chi non ha potuto acquistare - prosegue la nota - Chiediamo la riapertura formale di un tavolo di trattativa sul destino degli inquilini di via Pincherle 153/169, con la partecipazione delle Assicurazioni Generali, per ridiscutere la richiesta di acquisto dell'invenduto da parte della regione Lazio, attraverso l'Ater».

VIA PINCHERLE, ASIA RDB: CONCLUSA OCCUPAZIONE SEDE GENERALI

(OMNIROMA) Roma, 12 mar - «Si è conclusa l'occupazione della sede delle assicurazioni Generali di piazza Venezia, dopo l'incontro avvenuto tra gli inquilini, AS.I.A. RdB e Rispoli - rappresentante di Fata - giunto sul posto. Qualche momento di tensione si è registrato al termine dell'incontro perché gli inquilini, non avendo ricevuto rassicurazioni sul tavolo in Prefettura a causa dell'assenza di Giacomazzi - attuale proprietà dei 116 alloggi - non volevano lasciare l'ufficio di presidenza delle Generali». Così una nota Asia rdb. «Dopo l'intervento della polizia e la mediazione del presidente del Municipio XI Catarci, presente all'incontro con Fata, la prefettura di Roma ha preso l'impegno a convocare entro martedì prossimo un tavolo con Giacomazzi, Fata, AS.I.A. , gli inquilini e le amministrazioni coinvolte - prosegue - A quel punto gli inquilini hanno lasciato la sede delle Generali per recarsi all'assemblea cittadina convocata dai movimenti per il diritto all'abitare al Volturno occupato alle ore 17». Domani, venerdì 13 marzo, manifestazione degli inquilini resistenti con partenza alle ore 16.30 da piazza Oderico da Pordenone (regione Lazio).

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 12 mar - ...
Presidio dei lavoratori Telecom aderenti al Cobas lavoro privati e alla FlmUniti/ Cub davanti la sede Telecom Italia. Corso Italia (ore 9)...


12 marzo 2009 - Adnkronos

ROMA: ASIA RDB, INQUILINI VIA PINCHERLE OCCUPANO SEDE GENERALI A PIAZZA VENEZIA

Roma, 12 mar. - (Adnkronos) - ''E' in corso l'occupazione della sede delle Assicurazioni Generali a piazza Venezia, dove circa cinquanta inquilini di via Pincherle 153/169 sono intenzionati a rimanere fino a quando non verra' formalmente riaperto un tavolo di trattativa sulla vendita di 116 appartamenti che Generali ha ceduto a Giacomazzi/Area Mestre lo scorso dicembre''. Lo riferisce Asia Rdb, che spiega: ''Gli inquilini, che sono entrati dentro l'ufficio di presidenza delle Generali, ritengono che il colosso assicurativo, responsabile della dismissione, non si possa sottrarre dalle proprie responsabilita' dopo aver assunto, prima del passaggio di consegne a Giacomazzi, un impegno formale con il prefetto di Roma e la regione Lazio sul blocco delle vendite a terzi, per consentire l'acquisto in blocco degli appartamenti non opzionati dagli inquilini all'Ater al fine di tutelare chi non ha potuto acquistare''. ''E' inaccettabile - conclude il sindacato - che gli speculatori della finanza e del mattone, responsabili della crisi economica, vengano salvati e che a pagare siano i lavoratori, i pensionati, gli anziani, i piu' deboli - aggiunge Asia Rdb - Chiediamo la riapertura formale di un tavolo di trattativa sul destino degli inquilini di via Pincherle 153/169, con la partecipazione delle Assicurazioni Generali, per ridiscutere la richiesta di acquisto dell'invenduto da parte della regione Lazio, attraverso l'Ater. Domani, alle ore 16.30, manifestazione cittadina a sostegno degli inquilini di via Pincherle con partenza da piazza Oderico da Pordenone (regione Lazio)''.


12 marzo 2009 - Ansa

SANITA': APPALTI TRUCCATI ALL'ASL SALERNO 3, INDAGATI IN 25

(ANSA) - VALLO DELLA LUCANIA (SALERNO), 12 MAR - Appalti truccati nella Asl Salerno 3: indagati 25 tra funzionari e imprenditori. E' la conclusione delle indagini condotte dagli uomini della Guardia di Finanza del comando provinciale di Salerno e della compagnia di Agropoli coordinate dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Tra i reati contestati agli indagati, dieci funzionari dell'ASL salernitana tra i quali l' oramai ex direttore generale Claudio Furcolo (alla guida dell'ASL Salerno 3 dal 2001 al 2005), e quindici imprenditori, la turbativa degli incanti, la truffa, la frode in pubblica fornitura e l' associazione a delinquere. Al centro dell'indagine, nata nel 2007 in seguito ad un esposto del sindacato di base RDB, numerose gare d' appalto indette dall'azienda sanitaria nel triennio 2003/2005 che, stando agli inquirenti, avrebbero favorito gli imprenditori indagati grazie all'intervento diretto di funzionari dell'ASL inseriti nelle commissioni di gara, spesso attraverso il sistema dell'alterazione e della sostituzione delle offerte.

CRISI: CONGRESSO DELEGATI CUB, STOP AI LICENZIAMENTI

(ANSA) - MILANO, 12 MAR - Lo stop dei licenziamenti, la riduzione dell'orario di lavoro a parita' di salario, la trasformazione in stabile del lavoro precario, oltre ad aumenti consistenti di salari e pensioni, con aggancio al costo della vita, la cassa integrazione all'80% del salario, e continuita' del reddito per tutti. Sono queste le proposte anti-crisi della Confederazione unitaria di base illustrate in una conferenza stampa oggi a Milano. Le rivendicazioni saranno al centro di un congresso nazionale di 350 delegati delle organizzazioni del settore privato del sindacato di base che si terra' a Sirmione (Brescia), domani e dopodomani. Alla due-giorni prenderanno parte Allca (chimici e affini), CUB Edili e CUB Tessili, CUB-Informazione, CUB-Sanita', Flaica Uniti (commercio e multi-servizi), FLMUniti (metalmeccanici e telefonici) e CUB Pensionati che ''valuteranno quali risposte fornire per evitare che la crisi venga pagata da lavoratori e precari''. Fra le altre richieste ''un particolare riguardo alle politiche energetiche e all'ambiente, alla sanita', all'istruzione, al diritto alla casa, e a una vera democrazia sindacale''.

DOMANI NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 12 MAR - ...
16:30 - Roma, piazza Oderico da Pordenone. Manifestazione degli inquilini organizzata da As.i.a. Rdb...


12 marzo 2009 - Apcom

Roma, inquilini via Pincherle 'occupano' sede Generali
In piazza Venezia, chiedono apertura tavolo su vendita case

Roma, 12 mar. (Apcom) - E` in corso una 'occupazione' della sede delle Assicurazioni Generali a piazza Venezia, dove circa cinquanta inquilini di via Pincherle 153/169, sostenuti da AS.I.A. RdB, sono intenzionati a rimanere "fino a quando non verrà formalmente riaperto un tavolo di trattativa sulla vendita di 116 appartamenti che Generali ha ceduto a Giacomazzi/Area Mestre lo scorso dicembre". Gli inquilini, che - spiegano i Cub in una nota - sono entrati dentro l`ufficio di presidenza delle Generali, ritengono che "il colosso assicurativo, responsabile della dismissione, non si possa sottrarre dalle proprie responsabilità dopo aver assunto, prima del passaggio di consegne a Giacomazzi, un impegno formale con il prefetto di Roma e la regione Lazio sul blocco delle vendite a terzi, per consentire l`acquisto in blocco degli appartamenti non opzionati dagli inquilini all`Ater al fine di tutelare chi non ha potuto acquistare". "Chiediamo - spiegano - la riapertura formale di un tavolo di trattativa sul destino degli inquilini di via Pincherle 153/169, con la partecipazione delle Assicurazioni Generali, per ridiscutere la richiesta di acquisto dell`invenduto da parte della regione Lazio, attraverso l`Ater. E domani, alle 16.30, manifestazione cittadina a sostegno degli inquilini di via Pincherle con partenza da piazza Oderico da Pordenone.

Roma, inquilini di via Pincherle lasciano sede Generali

Roma, 12 mar. (Apcom) - Si è conclusa l'occupazione della sede delle assicurazioni Generali di piazza Venezia a Roma, dopo l'incontro avvenuto tra gli inquilini delle case popolari di via Pincherle e Vittorio Rispoli, direttore generale di Fata assicurazioni. Lo fa sapere in una nota il sindacato Asia-RdB, spiegando che "qualche momento di tensione si è registrato al termine dell'incontro perché gli inquilini, non avendo ricevuto rassicurazioni sul tavolo in prefettura a causa dell'assenza del gruppo Giacomazzi, attuale proprietà dei 116 alloggi, non volevano lasciare l'ufficio di presidenza delle Generali". Dopo l'intervento della polizia e la mediazione del presidente del municipio XI, Andrea Catarci, la prefettura di Roma, annuncia il sindacato di base, ha preso l'impegno di convocare entro martedì prossimo un tavolo con Giacomazzi, Fata, Asia, gli inquilini e le amministrazioni coinvolte. A quel punto gli inquilini hanno lasciato la sede delle Generali per recarsi all'assemblea cittadina convocata dai movimenti per il diritto all'abitare al 'Volturno occupato' alle 17. "Domani, venerdì 13 marzo - annuncia poi la nota - si terrà una manifestazione degli inquilini, con partenza alle ore sedici e trenta da piazza Oderico da Pordenone".

Salerno,chiuse indagini su appalti Asl-Sa3: 25

Roma, 12 mar. (Apcom) - Notificato dalle fiamme gialle l'avviso di conclusione delle indagini a dieci funzionari dell'Asl Salerno/3 (tra cui l'ex direttore generale) e a quindici imprenditori. I reati contestati agli indagati vanno dalla turbativa degli incanti alla truffa, frode in pubblica fornitura e associazione a delinquere. L'inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania ed eseguita dal comando provinciale della guardia di finanza e dalla compagnia di Agropoli, nasce da una denuncia presentata nel 2007 dal sindacato di base Rdb su presunti sprechi di denaro che avrebbero portato le casse dell'Asl Sa/3 in rosso per diversi milioni di euro. Scoperti i metodi che hanno portato a formare gli appalti e le licitazioni private. L'organizzazione, secondo l'inchiesta, pilotava di fatto le gare d'appalto, con la complicità di funzionari, dipendenti pubblici e amministratori di società. Le gare venivano bandite e assegnate e determinate società. Le gare venivano congegnate e organizzate, facendovi partecipare società e imprese la cui attività, il più delle volte, era estranea all'oggetto dell'appalto e che quindi non avevano capacità organizzative e operative sufficienti per il servizio richiesto. Le offerte economiche venivano concordate e predisposte su indicazione e sollecitazione di funzionari facenti parte delle commissioni di gara. Il più delle volte le offerte venivano alterate e sostituite, previa apertura delle buste, così da renderle più vicine alla media predisposta dalla stazione appaltante e più vantaggiose rispetto all'imprese concorrenti. Le offerte venivano inoltre redatte da una stessa mano e spedite all'insaputa delle società da cui provenivano. L'impresa aggiudicataria, in questo modo, lucrava i profitti degli appalti in palese lesione della "par condicio" con le altre società partecipanti. La Gdf ha scoperto lo schema 'a cascata' che partiva dal vertice della Asl, che instaurava rapporti privilegiati con determinati soggetti economici e coordinava le procedure d'appalto. Le gare si svolgevano innanzi a commissioni compiacenti e fedeli. Sono stati rilevati illeciti negli appalti per circa un milione di euro affidati a una sola impresa del casertano per la realizzazione di opere, forniture di beni e lavori di manutenzione degli impianti tecnologici dei Presidi Ospedalieri dell'Asl Sa/3 di Vallo della Lucania; per circa 3 milioni per forniture di gasolio da riscaldamento destinato ai presidi Ospedalieri dell'ASL SA/3 di Vallo della Lucania, Roccadaspide, Sapri e Polla; e per un importo rapportato al triennio 2003/2005 di 5.260.770 per l'affidamento triennale del servizio di noleggio, lavaggio e disinfezione della biancheria per l'ASL SA/3 di Vallo della Lucania. L'indagine della Gdf ha consentito all'attuale direttore generale dell'Azienda sanitaria Salerno 3 di archiviare definitivamente la procedura di gara di affidamento del servizio di gestione, manutenzione ordinaria e straordinaria, riqualificazione degli impianti tecnologici, indetta a fine 2005 dall'ex direttore generale, per un importo di 51,3 milioni che sarebbe dovuta essere aggiudicata dall'impresa del casertano.


12 marzo 2009 - Dire

CASA. RDB: INQUILINI V. PINCHERLE OCCUPANO SEDE GENERALI

(DIRE) Roma, 12 mar. - "E' in corso l'occupazione della sede delle assicurazioni Generali a piazza Venezia, dove circa cinquanta inquilini di via Pincherle, sostenuti da As.i.a. Rdb, sono intenzionati a rimanere fino a quando non verra' formalmente riaperto un tavolo di trattativa sulla vendita di 116 appartamenti che Generali ha ceduto a Giacomazzi/Area Mestre lo scorso dicembre". Lo fa sapere una nota di As.i.a. Rdb, che prosegue: "Gli inquilini, che sono entrati dentro l'ufficio di presidenza delle Generali, ritengono che il colosso assicurativo, responsabile della dismissione, non si possa sottrarre dalle proprie responsabilita' dopo aver assunto, prima del passaggio di consegne a Giacomazzi, un impegno formale con il prefetto di Roma e la Regione Lazio sul blocco delle vendite a terzi, per consentire l'acquisto in blocco degli appartamenti non opzionati dagli inquilini all'Ater al fine di tutelare chi non ha potuto acquistare". As.i.a. Rdb, quindi, chiede "la riapertura formale di un tavolo di trattativa sul destino degli inquilini di via Pincherle 153/169, con la partecipazione delle assicurazioni Generali, per ridiscutere la richiesta di acquisto dell'invenduto da parte della Regione Lazio, attraverso l'Ater. Domani, alle 16.30, manifestazione cittadina a sostegno degli inquilini di via Pincherle con partenza da piazza Oderico da Pordenone (Regione Lazio)".


12 marzo 2009 - Roma today

Ospedale Cto: posti letto dimezzati, ma senza garanzie per i cittadini
Si è svolta oggi un assemblea pubblica organizzata dai Rdb Cub Sanità. Abbiamo sentito Sabino Venezia di Rdb sanità: "Il Cto rischia una fine peggiore del San Giacomo. In zona non c'è ancora un presidio territoriale di prossimità"
di Matteo Scarlino

Roma - "Il Cto come il San Giacomo? Secondo noi la situazione è anche peggiore". A dirlo è Sabino Venezia di Rdb Cub Sanità che abbiamo sentito oggi in occasione dell'assemblea pubblica organizzata presso l'ospedale della Garbatella per parlare del progetto di razionalizzazione ospedaliera che porterà ad un dimezzamento dei posti del Cto, con l'esportazione dei posti letto al Sant'Eugenio.
Dottor Venezia, cosa sta succedendo al Cto?
Il Cto rientra tra gli ospedali del progetto di riqualificazione ospedaliera della Regione Lazio. Progetto che a sua volta rientra all'interno del piano di rientro dal deficit della spesa sanitaria. In sostanza quel che accadrà è che al Cto saranno taglia 128 posti letto. Di questi 49 saranno riconvertiti al Sant'Eugenio. Ottantatre spariranno del tutto con grave danno per i cittadini.
Quali sono i tempi di quest'operazione?
Nel piano c'è scritto entro il 2009. Temiamo però che il tutto subirà un accelerazione. Questo perché la contemporanea riqualificazione delle strutture private sta subendo un rallentamento a causa delle recenti inchieste giudiziarie legate ad Angelucci. Siccome l'esigenza è quella di fare cassa, temiamo che se rallentano le procedure per i privati, dovranno accelerare quelle per gli ospedali pubblici.
Nascono da qui i vostri timori?
Sì. Rispetto alla situazione del San Giacomo c'è una situazione peggiore. Quando si è chiuso l'ospedale di via del Corso, nella stessa zona era già attivo il Nuovo Regina Margherita che funzionava come presidio territoriale di prossimità, assorbendo alcuni ricoveri o facendo funzione di filtro per i ricoveri. Nella zona del Cto un presidio territoriale di prossimità non esiste e non se ne vede neanche il progetto. Se si pensa che come detto prima parte dei posti letto sono persi e non riconvertiti e che anche cliniche private della zona saranno "riqualificate" e convertite in RSA, (Residenza Sanitaria per Anziani), ci chiediamo dove saranno ricoverati i cittadini della zona.
Quindi siete contrari al progetto di riconversione in RSA?
Non in assoluto. A noi sta anche bene, a patto ci venga detto come si pensa di sostituire i servizi del Cto. L'idea nostra è che però ci sembra un errore gettare al vento strutture che funzionano benissimo come quelle della chirurgia ortopedica, plastica e generale.
Chiederete risposte alla Regione?
Sì. Probabilmente ci sarà un incontro con Montino. Vogliamo anche avere la garanzia che il San Giacomo non chiuderà.
Perchè, c'è questo rischio?
Se considera che il piano prevede che gli ospedali sotto i 120 posti debbano chiudere, il rischio esiste.
Da un punto di vista occupazionale, si già parlato del ricollocamento dei lavoratori?
Questa è una questione ancora non toccata. Però va sottolineato come il San Giacomo sia dotato di personale qualificatissimo che difficilmente sarà ricollocabile nei presidi territoriali.


12 marzo 2009 - Salerno notizie

Truffa ai danni dello Stato, nei guai 10 funzionari dell’ASL SA/3 e 15 imprenditori
Notificato avviso di conclusione delle indagini a 10 funzionari dell’ASL SA/3 (tra cui l’ex Direttore Generale) e a 15 imprenditori. I reati contestati vanno dalla turbativa degli incanti alla truffa, frode in pubblica fornitura e associazione per delinquere

Salerno - L’attività d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania ed eseguita dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza e dalla dipendente Compagnia di Agropoli, trae origine da una denuncia presentata nel 2007 dal sindacato di base RDB su presunti sprechi di denaro che avrebbero portato le casse dell’ASL SA/3 in rosso per diversi milioni di euro. L’attività d’indagine ha posto la propria attenzione sulle metodologie che hanno portato a formare gli appalti e le licitazioni private. L’attività di servizio svolta nei confronti della predetta Azienda Sanitaria si è presentata a seguito dello sviluppo di specifici accertamenti e si è rilevata ricca di multiformi profili penali proprio per una ragione di fondo assai assorbente consistente nella consumazione ed esecuzione di una serie di frodi, truffe, turbative e delitti dei pubblici ufficiali, riconducibili ad un sistema organizzato e ben definito, fondato su di un distinto e generalizzato programma criminoso, che ha dato luogo ad una ben precisa associazione per delinquere facente capo a numerosi soggetti quali pubblici funzionari, dipendenti pubblici e amministratori di società. Nel contesto di tale attività di servizio si è potuto dimostrare un programma criminoso che si articolava in specifici delitti che partendo da ipotesi di corruzione, si spingevano ai falsi nei verbali di gara e si concludevano nella turbativa degli appalti e nelle frodi in pubblica fornitura. Le modalità con cui tutto ciò avveniva consisteva nel bandire alcune gare di appalto aventi ad oggetto i servizi e le attività più svariate; nel condurle, attraverso una acuta e saggia regia che fa capo a determinati funzionari, in maniera tale da far risultare aggiudicatarie determinate società. Le gare venivano congegnate ed organizzate, facendovi partecipare società ed imprese la cui attività, il più delle volte, era estranea all’oggetto dell’appalto ed aventi capacità organizzative ed operative non sufficienti ad espletare il servizio richiesto. Le offerte economiche venivano concordate e predisposte su indicazione e sollecitazione di funzionari facenti parte delle commissioni di gara, il più delle volte dette offerte venivano alterate e sostituite, previa apertura delle buste depositate, così da renderle più vicine alla media predisposta dalla stazione appaltante e più vantaggiose rispetto all’imprese concorrenti; le offerte venivano redatte da una stessa mano e spedite all’insaputa delle società da cui provenivano. Attraverso i cennati espedienti, la commissione di gara aggiudicava le gare ad una determinata impresa, che lucrava i profitti degli appalti con palese lesione della "par condicio" con le altre società partecipanti. Il ruolo assunto dai singoli soggetti facenti parte dell’associazione si sviluppava secondo uno schema a cascata: iniziando dal vertice dell’Ente che instaurava rapporti privilegiati con determinati soggetti economici e coordinava le procedure dal medesimo indette; si sviluppava con lo svolgimento e con il buon esito delle gare che si celebrano innanzi a commissioni compiacenti e fedeli e si concludevano con il risultato finale dell’aggiudicazione, vale a dire all’imprenditore che perturbava e forviava l’esercizio delle pubbliche funzioni. Le gare interessate agli illeciti sopra descritti evidenziavano appalti per un importo di circa un milione di euro affidati ad una sola impresa del Casertano per realizzazione di opere, forniture di beni e lavori di manutenzione degli impianti tecnologici dei Presidi Ospedalieri dell’ASL SA/3 di Vallo della Lucania, per un importo annuo di circa 3.000.000,00 di euro per forniture di gasolio per riscaldamento destinato ai presidi Ospedalieri dell’ASL SA/3 di Vallo della Lucania, Roccadaspide, Sapri e Polla e per un importo rapportato al triennio 2003/2005 pari ad euro 5.260.770,00 per l’affidamento triennale del servizio di noleggio, lavaggio e disinfezione della biancheria piana e personalizzata e sterilizzazione di biancheria per campo operatorio necessaria all’ASL SA/3 di Vallo della Lucania. La risultanze di detta attività di indagine consentiva all’attuale Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria in argomento di archiviare definitivamente la procedura di gara riferita all’affidamento del servizio di gestione, manutenzione ordinaria e straordinaria, riqualificazione degli impianti tecnologici, indetta a fine 2005 dall’ex Direttore Generale per un importo di euro 51.300.000,00, che sarebbe dovuta essere aggiudicata dall’impresa del casertano.


12 marzo 2009 - Genova Press

INCIDENTI SUL LAVORO: I MORTI NON SONO TUTTI UGUALI

La RdB-CUB Pubblico Impiego organizza il convegno "INCIDENTI SUL LAVORO: I MORTI NON SONO TUTTI UGUALI", che si svolgerà sabato 14 marzo a Torino, presso la Sala Convegni dell’Archivio di Stato dalle ore 10.30. Il Convegno ha lo scopo di sollecitare il confronto fra le forze politiche, gli addetti del settore, le organizzazioni sindacali, sulla continua quotidiana strage che unifica nazionalità e settori di lavoro, che secondo la RdB-CUB P.I. è possibile fermare solo con determinazione e urgenza e con strumenti legislativi proporzionali al fenomeno.
Per la RdB-CUB è necessario mettere in campo tutti gli ispettori del Lavoro, Inps, Inail, SSN e stanziare risorse per assumere almeno altri 10.000 ispettori, perché solo attraverso controlli continui sarà possibile ridurre il numero dei morti, arrivando anche a chiudere i luoghi di lavoro per ripristinare condizioni minime di sicurezza, prevedendo la continuità della retribuzione per i lavoratori senza lavoro, investendo in formazione e informazione dei lavoratori, dando possibilità concreta ai lavoratori RLS di denunciare, anche in forma anonima, le carenze e i problemi legati alla sicurezza agli Ispettori del Ministero del Lavoro, riaffermando però che la responsabilità rimane in capo al datore di lavoro.
Introduce: Paola Palmieri – Direzione Nazionale RdB-CUB Pubblico Impiego
Intervengono: Gianfranco Colace – Sostituto Procuratore Gruppo Sicurezza sul Lavoro, Procura di Torino
Alessandro Brasso - Ing. Responsabile Sicurezza Prevenzione Protezione, Procura di Torino
Leoluca Orlando – Parlamentare, Portavoce Italia dei Valori
Livio Pellegrini – Presidente ANMIL Torino
Michele Ferrero – Ing. Direttore regionale VVF Piemonte
Pietro Spatafora – Direttore Regionale INAIL Piemonte


12 marzo 2009 - Roma Uno

Comitati per la casa. Cortei nei prossimi giorni

Roma - Assemblea affollata quella che si è tenuta oggi al "Volturno occupato" di via Volturno, organizzata dai comitati di lotta per la casa e dall'Asia-Rdb per le prossime iniziative sull'emergenza abitativa. "Abbiamo lanciato la manifestazione di domani che partirà dalla regione Lazio alle 16.30 per raggiungere via Pincherle in solidarietà con gli inquilini - ha detto una rappresentante del Coordinamento cittadino di lotta per la casa - il 19 marzo saremo in Campidoglio per ricordare al sindaco che sull'emergenza abitativa non ha messo soldi, a parte quelli già finanziati in passato dalla regione. Nemmeno un euro dei 500 milioni arrivati per Roma Capitale". I comitati bocciano anche il piano-casa lanciato dal premier Berlusconi: "Si punta, come al solito, ad incrementare l'edilizia privata. Nulla sull'emergenza abitativa e nulla anche per quanto riguarda le cartolarizzazioni delle case degli enti che potevano rappresentare un elemento fondamentale per affrontare il bisogno di casa popolare


12 marzo 2009 - La NuovaSardegna

Protesta. Manifestazioni contro il decreto legge
Sciopero regolamentato, il sindaco Rdb-Cub: «Attacco alla democrazia»

CAGLIARI - L’attacco al diritto di sciopero è un attacco alla democrazia: è questo lo slogan forte della manifestazione organizzata, nei giorni scorsi, dal sindacato Rdb-Cub contro il decreto legge del governo Berlusconi che regolamenta lo sciopero nei trasporti. «È illegittima e autoritaria - è scritto in un documento - l’ipotesi di consegnare un diritto individuale sancito dalla Costituzione, lo sciopero appunto, alla disponibilità soltanto di quei sindacati che rappresentano il 50 per cento dei lavoratori. Così com’è inaccettabile la cosiddetta forma di lotta virtuale, perché nei fatti elimina un diritto e lo sostituisce con uno sciopero finto che comunque varrà per i lavoratori una perdita secca della gionata mentre avrà effetti impercettibili sui profitti dell’azienda. Inaccettabile è anche il ricorso al referendum preventivo».

Incontro RdB-Cub

NUORO - Domani alle 18.30 nei locali di vico Giusti 15 a Nuoro si terrà una riunione provinciale degli iscritti e simpatizzanti del sindacato Rdb-Cub. Saranno affrontati i temi del lavoro e della precarietà in preparazione della manifestazione nazionale del sindacalismo di base prevista a Roma il 28 marzo.


12 marzo 2009 - L'Arena

POLICLINICO
GIOVEDI’ 19 IL PRESIDIO DI PROTESTA DEGLI INFERMIERI

Verona - Si terrà giovedì 19, dalle 10 alle 12, il presidio di protesta del personale paramedico organizzato dalle Rappresentanze sindacali di base contro la mancanza di risposte adeguate frnite dalla direzione ospedaliera alle problematiche segnalate dal personale. Il quale lamenta, in particolare, la pesantezza dei turni, notturni in particolare, e la cronica mancanza di risorse umane.


12 marzo 2009 - Cronaca Qui

Ieri presidio dei cassaintegrati nel piazzale dell'azienda magentina
Bruno Romeo: oggi il Tribunale decide sul concordato preventivo
20090312_cronacaqui.jpg (47431 byte)

MAGENTA 12/03/2009 - E' previsto per oggi un altro passaggio importante nella vicenda che vede protagonista la storica Bruno Romeo, azienda che a Magenta ha dato lavoro ad intere famiglie fin dai primi del '900. La situazione non è più rosea come un tempo per la ditta di corso Europa, da sempre leader nel settore dell'ingegneria impiantisica. La Bruno Romeo ha chiesto il concordato preventivo e proprio oggi il Tribunale potrebbe decidere se accoglierlo o avviare la procedura fallimentare. Ieri, nel cortile della ditta, si è tenuto un presidio da parte di una ventina di cassaintegrati a zero ore che denunciano il mancato rispetto degli accordi da parte dei vertici aziendali per quanto riguarda il versamento degli anticipi. Ma più in generale hanno manifestato tutta la loro preoccupazione per un futuro che sarà sicuramente lontano dalla Bruno Romeo. "Se verrà concesso il concordato arriverà il commissario e ripartirà la cassa integrazione per un anno, seguita dalla mobilità", spiega Fernanda Garavaglia dei Cub (Confederazione Unitaria di Base), presente ieri insieme a Massimo Lettieri. Dallo scorso dicembre un ramo d'azienda si è staccato e 11 lavoratori operano per conto della I-Plant, sempre nell'area della Bruno Romeo. E' proprio dal buon andamento di questo ramo d'azienda che i vertici della Bruno Romeo sperano di ottenere le liquidità necessarie per far fronte agli impegni presi. "Abbiamo la consapevolezza di avere fatto l'impossibile per contrastare la crisi - ha detto Mario Bruno - mettendoci anche dei beni personali. E continueremo a fare l'impossibile per far fronte agli impegni presi con i lavoratori". Uomini e donne che per tanti anni hanno lavorato nell'azienda di corso Europa e che si sentono improvvisamente messi da parte. Impiegati amministrativi, dipendenti dell'ufficio acquisti, del magazzino, dell'ufficio personale. Chi aveva competenze specifiche è riuscito a ricollocarsi appena le cose iniziavano ad andare male, per gli altri il futuro è sempre più nero. "Lavoro qui da sette anni - ha detto un magentino di 54 anni ieri durante il presidio - alla mia età non mi prenderà nessuno, e di sicuro il mio futuro sarà lontano da qui". Ci sono donne che lavorano in azienda anche da 30 anni: "Noi cassaintegrati ci sentiamo dipendenti di serie Z - hanno commentato - la cosa che più ci amareggia è l'indifferenza dell'azienda". Quando sia iniziata la crisi è impossibile dirlo, ha ammesso Mario Bruno. Fatto sta che dal 2006 si è creato un buco di bilancio che, ad oggi, non permette il pagamento dei fornitori e dei creditori finanziari. I Cub temono il fallimento e auspicano che l'azienda si decida, come priorità assoluta, a pagare gli stipendi dei lavoratori e poi tutto il resto.(GM)


12 marzo 2009 - Suddest

Trenitalia annuncia nuovi tagli

Ragusa - Ci risiamo, ormai si potrebbe dire che non fa più notizia se non fosse che si tratta di decisioni che vanno a penalizzare ulteriormente il sistema dei trasporti in provincia di Ragusa. La notizia è che Trenitalia ha annunciato il taglio di ben 17 corse della tratta Vittoria-Modica-Rosolini. Motivazione ufficiale: mancanza di locomotive. I treni, in buona sostanza dovrebbero essere sostituiti da autobus. La notizia è stata resa nota dall'on. Riccardo Minardo il quale ha promesso un suo intervento presso i governi regionale e nazionale ma nel contempo ha attaccato il presidente della provincia Franco Antoci reo di non essersi interessato della questione perché "impegnato a perdere tempo per la spartizione di dirigenti e per riunioni che tengono su la sua debole e precaria maggioranza". Certo l'affondo di Minardo ha delle motivazioni prettamente politiche ma, aggiungiamo noi, non ha tutti i torti. Dal canto suo Antoci ha programmato un incontro con il sindacato Cub-trasporti, ci chiediamo per cosa? E' sempre la solita minestra degli incontri, tavoli tecnici e programmatici, etc.. Intanto si continua a tagliare e...la provincia sta a guardare.


12 marzo 2009 - Il Giorno

«Siamo giunti a un bivio»
Oggi il giudice decide se accogliere il concordato. BRUNO ROMEO A RISCHIO FALLIMENTO
di GRAZIANO MASPERI

Magenta - È PREVISTO per oggi un altro passaggio importante nella vicenda che vede protagonista la storica Bruno Romeo, azienda che a Magenta ha dato lavoro ad intere famiglie fin dai primi del 900. La situazione non è più rosea come un tempo per la ditta di corso Europa, da sempre leader nel settore dell'ingegneria impiantisica. La Bruno Romeo ha chiesto il concordato preventivo e proprio oggi il Tribunale potrebbe decidere se accoglierlo o avviare la procedura fallimentare. IERI, nel cortile della ditta, si è tenuto un presidio da parte di una ventina di cassaintegrati a zero ore che denunciano il mancato rispetto degli accordi da parte dei vertici aziendali per quanto riguarda il versamento degli anticipi. Ma più in generale hanno manifestato tutta la loro preoccupazione per un futuro che sarà sicuramente lontano dalla Bruno Romeo. «Se verrà concesso il concordato arriverà il commissario e ripartirà la cassa integrazione per un anno, seguita dalla mobilità», spiega Fernanda Garavaglia dei Cub (Confederazione Unitaria di Base), presente ieri insieme a Massimo Lettieri. Dallo scorso dicembre un ramo d'azienda si è staccato e 11 lavoratori operano per conto della I-Plant, sempre nell'area della Bruno Romeo. È PROPRIO dal buon andamento di questo ramo d'azienda che i vertici della Bruno Romeo sperano di ottenere le liquidità necessarie per far fronte agli impegni presi. «Abbiamo la consapevolezza di avere fatto l'impossibile per contrastare la crisi - ha detto Mario Bruno - mettendoci anche dei beni personali. E continueremo a fare l'impossibile per far fronte agli impegni presi con i lavoratori». Uomini e donne che per tanti anni hanno lavorato nell'azienda di corso Europa e che si sentono improvvisamente messi da parte. Impiegati amministrativi, dipendenti dell'ufficio acquisti, del magazzino, dell'ufficio personale. Chi aveva competenze specifiche è riuscito a ricollocarsi appena le cose iniziavano ad andare male, per gli altri il futuro è sempre più nero. «LAVORO qui da sette anni - ha detto un magentino di 54 anni ieri durante il presidio - alla mia età non mi prenderà nessuno, e di sicuro il mio futuro sarà lontano da qui». Ci sono donne che lavorano in azienda anche da 30 anni: «Noi cassaintegrati ci sentiamo dipendenti di serie Z - hanno commentato - la cosa che più ci amareggia è l'indifferenza dell'azienda». Quando sia iniziata la crisi è impossibile dirlo, ha ammesso Mario Bruno. Fatto sta che dal 2006 si è creato un buco di bilancio che, ad oggi, non permette il pagamento dei fornitori e dei creditori. I Cub temono il fallimento e auspicano che l'azienda si decida, come priorità assoluta, a pagare gli stipendi dei lavoratori e poi tutto il resto.


12 marzo 2009 - Parma Daily

"Comizi Operai" a Parma
Domani sera si terrà un incontro presso la sede di Rifondazione Comunista in via Solari

Parma - Venerdì 13 marzo alle 20.30 presso la federazione provinciale del Prc in Via Solari, 15 a Parma si terrà l'incontro "Comizi Operai. Crisi e controriforma del contratto nazionale: i lavoratori di Parma si confrontano sulla situazione nelle proprie aziende e su come respingere l’attacco".
Partecipano: Laura Bergamini (RSU RDB Comune di Parma), Ugo Bertinelli (RSU FIOM-CGIL Sma Serbatoi), Francesca Brusca (delegata RDB Proges Coop. Soc.), Claudio Cavalcanti (RSU FIOM-CGIL Casappa), Fabio Formato (RSU FIOM-CGIL Trancerie Emiliane), Filippo Gaudio (RSU ALCA-CUB Bormioli Luigi), Ermanno Salati (RSU SLC-CGIL Telecom Italia), Massimo Salsi (RSU RDB Azienda Ospedaliera di Parma), delegati delle aziende Camst, Comet, Coop, Esselunga. Conclude Alessandro Giardiello, responsabile nazionale Prc sui luoghi di lavoro.


11 marzo 2009 - Apcom

Leonardi (Cub): non rispetteremo direttiva Maroni su cortei
"Non lo abbiamo discusso e non lo condividiamo"

Milano, 11 mar. (Apcom) - Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della Cub, scrive in una nota che il proprio sindacato non rispetterà il cosidetto protocollo "ammazza cortei", definito a Roma, ma già operativo anche a Bologna, sulla scorta di una direttiva del ministro dell'Interno, Roberto Maroni. "Nonostante il sindacalismo di base, e la Cub in particolare, sia uno dei soggetti - scrive Leonardi - che promuove molte delle manifestazioni e dei cortei che attraversano la città, il Prefetto si è ben guardato dal convocarci per discutere del protocollo. Vuol dire che già mette in conto il nostro diniego e il fatto che, ovviamente, non lo rispetteremo". "Il diritto di manifestare è garantito dalla Costituzione - prosegue - e nessuno può impedirlo se non per motivi di ordine pubblico. Il protocollo è una forzatura che può andar bene a chi lo ha sottoscritto, ma non può impegnare chi non lo condivide. Noi continueremo a manifestare nei luoghi in cui riteniamo utile far sentire la nostra voce e se ci saranno divieti sulla scorta di questo protocollo li sfideremo e ci appelleremo alla magistratura". "Viviamo tempi difficili - conclude il sindacalista - in cui la salvaguardia delle prerogative democratiche sembra diventato un optional, per questo riteniamo indispensabile opporci a questo provvedimento e a ogni altro strumento di limitazione delle libertà democratiche".


11 marzo 2009 - Ansa

TRASPORTI: SINDACATI BASE, DOMANI MANIFESTAZIONE A ROMA

(ANSA) - ROMA, 11 MAR - Manifestazione nazionale domani a Roma dei sindacati autonomi e di base del settore dei trasporti Cub, Confederazione Cobas, SdL Intercategoriale e Slai Cobas. ''L'iniziativa intende rilanciare - si legge in una nota - la mobilitazione per il rinnovo contrattuale dei trasporti; contro le nuove regole liberticide in materia di diritto di sciopero varate dal Consiglio dei Ministri il 27 febbraio; contro la cancellazione del Contratto Collettivo Nazionale; per i diritti sindacali ed il rilancio del trasporto pubblico locale e universale''. La mobilitazione proseguira' ''con la manifestazione nazionale indetta sempre a Roma da Cub, Cobas e SdL per il prossimo 28 marzo in occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14''.

DOMANI NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 11 MAR -....
14:00 - Roma, via Veneto, di fronte il Ministero del lavoro. Manifestazione nazionale dei lavoratori dei trasporti indetta dalle sigle sindacali Cub, Cobas e Sdl....
17:00 - Roma, ospedale Cto, aula magna, via San Nemesio, 21. Assemblea pubblica indetta Rdb cub contro la «chiusura del Cto»...

DOMANI IN LOMBARDIA

(ANSA) - MILANO, 11 MAR - ...
MILANO - Viale Lombardia 20 Conferenza stampa Cub verso congresso nazionale (ore 11.30)...


11 marzo 2009 - Adnkronos

ROMA: LEONARDI (CUB), NON CONDIVIDIAMO PROTOCOLLO CORTEI

Roma, 11 mar. - (Adnkronos) - "Nonostante il sindacalismo di base, e la Cub in particolare, sia uno dei soggetti che promuove molte delle manifestazioni e dei cortei che attraversano la citta', il Prefetto si e' ben guardato dal convocarci per discutere del protocollo. Vuol dire che gia' mette in conto il nostro diniego e il fatto che, ovviamente, non lo rispetteremo". Lo dichiara Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della Cub in merito al protocollo 'ammazza cortei', che e' stato definito a Roma ma gia' operativo anche a Bologna, sulla scorta della direttiva Maroni. "Il diritto di manifestare - prosegue Leonardi - e' garantito dalla Costituzione e nessuno puo' impedirlo se non per motivi di ordine pubblico. Il Protocollo e' una forzatura che puo' andar bene a chi lo ha sottoscritto, ma non puo' impegnare chi non lo condivide. Noi continueremo a manifestare nei luoghi in cui riteniamo utile far sentire la nostra voce e se ci saranno divieti sulla scorta di questo protocollo li sfideremo e ci appelleremo alla Magistratura". "Viviamo tempi difficili - conclude Leonardi - in cui la salvaguardia delle prerogative democratiche sembra diventato un optional, per questo riteniamo indispensabile opporci a questo provvedimento e a ogni altro strumento di limitazione delle liberta' democratiche".

SANITÀ: RDB-CUB, ASSEMBLEA PUBBLICA CONTRO CHIUSURA CTO ROMA

Roma, 11 mar. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Prima assemblea pubblica, domani a Roma, per il comitato di difesa dell'ospedale Cto «contro una sua chiusura in assenza di servizi territoriali».La Rdb-Cub Sanità invita cittadini e lavoratori a partecipare all'incontro previsto domani, alle 17 nell'Aula magna dell'ospedale. «Per anni presidio ospedaliero d'importanza regionale - si legge in una nota - ora il Cto della Garbatella è entrato nelle politiche di risparmio della Giunta Regionale che ha deciso di dimezzare i posti letto e di esportare alcune specialità mediche e chirurgiche verso il Sant'Eugenio». Così «come avvenuto per il San Giacomo - spiega Sabino Venezia, del Coordinamento Rdb-Cub Sanità - non tutto verrà riconvertito e molto verrà chiuso, diminuendo la capacità dei servizi di dare risposte adeguate ai cittadini residenti e a quanti hanno sempre visto nel Cto un centro traumatologico di alto livello, per numero di posti letto e per professionalità». La riunione pubblica di domani «sarà un primo momento di analisi sulle incongruenze del Piano di razionalizzazione della rete ospedaliera del Lazio - sottolinea il rappresentante Rdb - attraverso il quale tenteremo di spiegare, ad operatori e cittadini, che il Cto merita di essere rilanciato e potenziato e non trasformato in una residenza sanitaria per anziani, pur utile nel nostro territorio, ma non a discapito del Pronto soccorso chirurgico, della Cardiologia o della breve osservazione».


11 marzo 2009 - Omniroma

CORTEI, LEONARDI (CUB): «NON RISPETTEREMO PROTOCOLLO»

(OMNIROMA) Roma, 11 mar - «Nonostante il sindacalismo di base, e la Cub in particolare, sia uno dei soggetti che promuove molte delle manifestazioni e dei cortei che attraversano la città, il Prefetto si è ben guardato dal convocarci per discutere del protocollo. Vuol dire che già mette in conto il nostro diniego e il fatto che, ovviamente, non lo rispetteremo». Lo dichiara in una nota Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale della Cub, in merito al protocollo sui cortei. «Il diritto di manifestare è garantito dalla Costituzione - prosegue Leonardi - e nessuno può impedirlo se non per motivi di ordine pubblico. Il Protocollo è una forzatura che può andar bene a chi lo ha sottoscritto, ma non può impegnare chi non lo condivide. Noi continueremo a manifestare nei luoghi in cui riteniamo utile far sentire la nostra voce e se ci saranno divieti sulla scorta di questo protocollo li sfideremo e ci appelleremo alla Magistratura. Viviamo tempi difficili in cui la salvaguardia delle prerogative democratiche sembra diventato un optional, per questo riteniamo indispensabile opporci a questo provvedimento e a ogni altro strumento di limitazione delle libertà democratiche».


11 marzo 2009 - Il Denaro

ospedale di agropoli
Il 27 marzo scatta lo sciopero

Sciopero di tutto il personale dell'ospedale civile di Agropoli il prossimo 27 marzo. Lo ha annunciato il sindacato di base Cub di Salerno.
La decisione è stata presa in seguito al mancato accordo, con la direzione generale dell'Asl Salerno 3, in merito al mancato aumento di organico. Saranno garantiti i servizi essenziali.


11 marzo 2009 - Il Tirreno

INCONTRO ALL’AGORÀ
PACCHETTO SICUREZZA

PISA - Stasera alle 21.15, al circolo Agorà in via Bovio 48, si tiene un incontro di informazione e dibattito sul tema "Pacchetto sicurezza - Decreto antistupri, decreti antiborsoni, numeri chiusi di ingresso nelle città: quale sicurezza, quale futuro, quali diritti per i cittadini immigrati?". Interverranno Aboubakar Soumahoro, responsabile nazionale Rdb.Cub immigrati, e un rappresentante dell’associazione Senegal Mbolo.


11 marzo 2009 - L'UnioneSarda

Venerdì riunione Rapprentanze base

Nuoro - Assemblea provinciale delle Rappresentanze di base-Cub venerdì prossimo alle18,30 a Nuoro nei locali di vicolo Giusti 17, zona piazza San Giovanni.Gli organizzatori intendono «rilanciare la lotta sindacale nel territorio» anche in vista del corteo nazionale del sindacalismo di base del 28 marzo «perchè non devono essere il lavoratori a pagare la crisi dei padroni». Per informazioni via web: rdbnuoro@yahoo.it, www.rdbcub.it


11 marzo 2009 - Il Giorno

FIERA IMMOBILIARE
Ex Arsenale a Cannes. I lavoratori: giù le mani
Bocciata l'ipotesi di trasformarlo in un resort
di MANUELA MARZIANI

PAVIA - TRASFERTA a Cannes per l'Arsenale di Pavia. Da ieri a venerdì 13, anche lo stabilimento di via Riviera parteciperà alla più grande fiera immobiliare del mondo, in cui il ministero della Difesa ha voluto essere presente per presentare un migliaio di immobili dismessi, tra i quali almeno 200 risultano strutture di prestigio, che annuncia di voler affittare. Non proprio vendere, almeno per il momento, perché la legge attualmente non lo consente. Ma un giorno chissà. E, nei progetti, questi edifici potrebbero essere trasformati in resort di lusso o centri congressi. «Per la prima volta - ha spiegato alla stampa il ministro Ignazio La Russa - la Difesa partecipa alla più importante fiera immobiliare del mondo. Naturalmente non andiamo lì per vendere gli immobili, ma per far conoscere la possibilità di investimenti consistenti a chi vorrà assicurarsi strutture di grande prestigio». ALMENO per il momento il ministero della Difesa potrà chiedere in cambio a chi è interessato alla concessione di queste strutture sia la costruzione di nuove caserme e dovrà stipulare accordi per la dismissione di un bene: sottoscrivendo convenzioni con i Comuni, accordi con le industrie private per l'utilizzo delle strutture industriali dismesse dalla difesa, accordi come contratti di affitto, per l'utilizzo delle strutture delle caserme militari non più utilizzate dalle forze armate. La notizia, rimbalzata velocemente a Pavia, naturalmente non è piaciuta ai dipendenti, che aspettano il 24 marzo per conoscere la loro prossima desinazione di lavoro. Anche perché, se erano inizialmente indirizzati a Milano, ora hanno appreso che sei delle otto strutture milanesi in cui avrebbero dovuto essere accolti, sono state inserite nell'elenco degli edifici da dismettere. Quindi alcuni dei 222 dipendenti rischiano di vedersi assegnata una destinazione e subito essere costretti a cambiare posto, con ulteriori disagi. PER EVITARE che questo possa accadere, la Rdb-Cub ha cercato di coinvolgere il territorio attraverso una lunga lettera spedita al prefetto Ferdinando Buffoni, al commissario Maria Laura Bianchi, al presidente della Provincia, Vittorio Poma, al consiglio regionale e ai parlamentari pavesi. «Affidateci una missione - chiedono i sindacalisti in particolare al ministero - che consenta allo stabilimento di essere traghettato a nuova destinazione conservando intatto il suo valore storico e artistico». Ma non solo, il sindacato vorrebbe anche scongiurare il pericolo che l'area si trasformi in un'altra ex Snia, in completo abbandono.


11 marzo 2009 - La Città di Salerno

SANITA’ E DISAGI
Agropoli, sciopero all’ospedale
I sindacati: «Nessuna risposta sulle carenze di organico».
Si terrá il 27 marzo Garantiti soltanto i servizi essenziali

Agropoli - L’ospedale di Agropoli verso lo sciopero quale forma di protesta contro la carenza di personale. La giornata di protesta, che fa seguito allo stato di agitazione avviato lo scorso mese di gennaio da tutto il personale del presidio ospedaliero, è stata proclamata per il prossimo 27 marzo. Nel corso dello sciopero saranno garantiti agli utenti solo i servizi essenziali. Alla protesta prenderanno parte anche i cittadini, le associazioni di volontariato e il comitato civico sorto a difesa dell’ospedale civile di Agropoli.
Ad annunciarlo è il segretario provinciale della Rdb Cub, Vito Storniello. «La decisione di proclamare una giornata di sciopero fa seguito - afferma Storniello - all’esito negativo del tentativo di conciliazione dello scorso mese di febbraio presso gli uffici della prefettura di Salerno, alla mancata convocazione della direzione generale dell’Asl Salerno 3, diretta dal manager Donato Saracino, per ottenere risposte certe sulla copertura delle carenze di organico. Lo scorso 27 febbraio abbiamo avuto un incontro con la direzione sanitaria che lasciava intravedere qualche soluzione alla crisi. Ma, purtroppo, la direzione generale durante l’incontro del 2 marzo ha smentito quanto dichiarato dai suoi collaboratori il 27 febbraio, negando qualsiasi possibilitá di copertura delle denunciate e accertate carenze di organico». Da qui la decisione di procedere con una giornata di protesta considerato che «la direzione generale non ha inteso accogliere alcuna delle richieste formulate a seguito dello stato di agitazione».
Alle iniziative di protesta intraprese dall’organizzazione sindacale Rdb-Cub ha aderito anche la Rsu (Rappresentanti sindacali unitari) dell’Asl Salerno 3, presieduta da Carmine Rufo. Da tempo all’ospedale di Agropoli è avvertita la problematica relativa alla carenza di personale, come d’altronde in tutti i presidi sanitari dell’Azienda sanitaria locale Salerno 3.
Qualche giorno fa si è tenuto a Vallo della Lucania un tavolo tecnico tra i sindacati e i vertici aziendali dell’AslSa3 per quantificare la carenza di personale nell’ambito delle varie strutture ospedaliere al fine di garantire il livello minimo essenziale. In totale sarebbero necessarie altre quarantacinque unitá infermieristiche da collocare nei cinque presidi ospedalieri. Altro punto dolente per l’ospedale di Agropoli è l’uscita dell’importante struttura sanitaria dalla rete dell’emergenza.
Su questa problematica, dopo l’ultimo incontro in Regione, è stato deciso che nelle more dell’approvazione della legge regionale di riorganizzazione dei presidi ospedalieri da parte del Governo centrale, la Regione con atto deliberativo dará ai direttori generali delle Aziende sanitarie locali indicazioni a non depotenziare o ridimensionare strutture ospedaliere o unitá operative esistenti sul territorio, con l’impegno di un recupero degli ospedali di Agropoli e Roccadaspide nel redigente piano dell’urgenza e dell’emergenza della regione Campania.


11 marzo 2009 - L'Arena

SANITA’. Protesta domani dalle 10 alle 12
Gli infermieri presidiano il Policlinico
La denuncia: «Doppio turno notturno troppo pesante»

Verona - Il pronto soccorso del policlinico di Borgo Roma domattina dalle 10 alle 12 sarà presidiato in segno di protesta.
L’iniziativa è delle Rappresentanze sindacali di base - Cub del personale paramedico, diretta conseguenza del confronto che lunedì si è svolto in prefettura - presenti la direzione ospedaliera e i lavoratori del Pronto soccorso - per cercare di trovare una soluzione «alle pesanti problematiche», si legge nella nota sindacale, «legate alla sicurezza degli utenti e del personale dovute alla carenza di organico».
Come ricorda il responsabile del Cub, Federico Martelletto, «il personale infermieristico e gli operatori sociosanitari chiedono il potenziamento di un’unità infermieristica nei tre turni e l’innesto di un operatore sociosanitario nel turno notturno per porre rimedio almeno alle continue emergenze che si verificano all’interno del Pronto soccorso.
Da parte sua, la direzione aveva dato la disponibilità, nel precedente incontro sindacale, a assegnare 2,5 unità complessive al fine di assicurare un solo infermiere aggiuntivo nel turno notturno. Una risposta», osserva il delegato sindacale, «che risolve parzialmente la questione, ossia per un solo turno».
Anche nell’incontro di lunedì in prefettura la direzione dell’ospedale, si legge nella nota sindacale, ha riconosciuto le problematiche da noi espresse, ma non ha voluto modificato la sua posizione, nemmeno di fronte alle mediazioni del sindacato. Ha invece comunicato variazioni di organizzazione dei turni che, apartire da aprile, comporteranno il peggioramento delle condizioni lavorative, visto che sono previste le doppie notti, particolarmente pesanti in un Pronto soccorso».
Insoddisfatte, le rappresentanze sindacali hanno deciso di mantenere «lo stato di agitazione, promuovendo un primo presidio di protesta per domattina e annunciando azioni sindacali che possano determinare altre concessioni più significative ai lavoratori del Pronto soccorso».
«La direzione aziendale», è la conclusione di Federico Martelletto, «riconosce la grave situazione, ma ammette di non poter dare risposte che determinino risoluzioni definitive. I cittadini di Verona, quindi, devonos apere che l’assistenza garantita dal personale del Pronto soccorso del policlinico non è completa e pertanto devono rassegnarsi e organizzarsi, se necessario, in altro modo».


11 marzo 2009 - Vaol.it

Rappresentanze sindacali di Base: contrattazione decentrata autonomie locali
Perchè così tante lamentele da parte dei lavoratori?

Sondrio - Abbiamo seguito con attenzione quanto riportato nei giorni scorsi dagli organi di stampa locali concernente il malumore venutosi a creare tra i lavoratori del Comune di Sondrio dopo essere venuti a conoscenza dell'attribuzione degli incentivi e premi del fondo di produttività anno 2008.
Sicuramente i lavoratori hanno tutte le ragioni per protestare non essendo plausibile che un soggetto percepisca circa €.150 lorde mentre un altro collega, magari di pari livello, solo perché collocato a svolgere la propria attività lavorativa in un altro settore, percepisca circa €.10.000 lordi (un lavoratore addirittura circa €.12.000).
Quanto verificatosi, purtroppo, nulla ha di illegittimo, considerato che a sorpresa l'ex Commissario ha applicato una norma di legge, però non ci possiamo esimere dal fare alcune considerazioni; ad esempio: se solo in quel settore si ha diritto ad essere incentivati così profumatamente perché non dare il diritto a tutto il personale di poterci lavorare a rotazione al fine di spalmare su più soggetti anno per anno gli incentivi previsti? Ci auguriamo che per l'anno in corso l'attuale Amministrazione riveda tale situazione al fine di evitare discriminazioni e sperequazioni di trattamento, soprattutto in un momento di criticità come quello attuale.
Purtroppo negli ultimi anni, grazie a leggi, ma sopratutto a rinnovi contrattuali devastanti, le risorse che dovevano essere una sorta di integrazione al reddito per tutti i lavoratori sono state spostate per premiare pochi.
Non solo il fatto verificatosi e giustamente criticato dai lavoratori del Comune di Sondrio riporta delle sperequazioni di trattamento; altre voci, previste dai contratti collettivi, sono utilizzate impiegando la percentuale maggiore per premiare pochi soggetti, come ad esempio le posizioni organizzative.
A dette figure ai sensi dell'art. 10 del CCNL devono essere attribuite delle risorse finanziare annuali che possono variare da €. 5.164,57 ad €. 12.911,42. Ci chiediamo:
- perché alle stesse viene riconosciuto quasi sempre il massimo della somma prevista quando, diversamente, alla totalità dei dipendenti il salario accessorio viene ridotto progressivamente ogni anno? Non ci pare che questo si possa considerare un trattamento equo!! Se sacrifici devono essere fatti tutti dovrebbero sostenerli e non solo una parte di lavoratori che è anche la più cospicua.
- come vengono individuate dette figure considerato che per il Comune di Sondrio, con ben 182 dipendenti, ne sono state istituite solo quattro nel 2005, cinque nel 2006 e sei nel 2007-2008, mentre per l'Ente Provinciale di Sondrio, avente 234 addetti, sono state istituite ben ventidue figure organizzative?
Riportiamo quanto si è verificato presso il Comune di Sondrio e presso l'Ente Provinciale di Sondrio negli ultimi anni:

Comune di Sondrio

Contratto Decentrato Integrativo

2005

2006

2007

2008

         

Incentivazione produttività             

90.859,00

150.373,00

86.660,00

17.000,00

(previsione)

         

Retribuzione di posizione

+ Retribuzione

di risultato                                  

51.316,00

per 4 posizioni

64.310,00

per 5 posizioni

84.069,00

per 6 posizioni

93.348,00

per 6 posizioni

Sicuramente il calo della somma destinata all'incentivazione della produttività presso il Comune di Sondrio è dovuto anche alle progressioni orizzontali effettuate nel 2007, ma ciò non giustifica che nel 2005 un dipendente percepiva circa 500,00 euro lordi di salario accessorio, nel 2006 ne percepiva circa 830,00 ed attualmente, a seguito dell'accordo del 2008, si vedrà erogata una somma di circa 96,00 euro lordi.

Provincia di Sondrio

Contratto Decentrato Integrativo

2002

2003

2004

2005

2006

2007

             

Incentivazione produttività e

miglioramento servizi 

+ incentivazione personale ex CFP

145.301,88

93.699,10

110.000,00

120.000,00

69.941,32

63.000,00

             

Retribuzione di posizione + retribuzione di risultato

264.000,00

264.000,00

264.000,00

264.000,00

264.000,00

254.949,84

Anche per l'Ente Provinciale il calo della somma destinata all'incentivazione della produttività nell'Ente Provinciale è dovuto anche alle progressioni orizzontali effettuate negli ultimi anni per alcuni dipendenti, ma ciò non giustifica che nel 2002 un dipendente percepiva circa 800,00 euro lordi di salario accessorio ed attualmente, a seguito dell'accordo del 2007, si vede erogata una somma di circa 350,00 euro lordi.
Se invece osserviamo la somma destinata per coloro che percepiscono la retribuzione di posizione ci accorgiamo che per l'Ente provinciale quasi nulla è variato dall'anno 2002 all'anno 2007. Delle citate ventidue posizioni organizzative nell'anno 2007 ben sette percepiscono 12.911,42 euro, una 12.000,00 euro, tre 11.500,00 euro, tre 10.329,14 euro, tre 9.037,00 euro, due 7.746,85 euro, una 6.455,00 euro e due 5.164,57 euro lordi; per quanto concerne invece il Comune di Sondrio pur tenendo conto che sono state aggiunte due posizioni organizzative dal 2005 al 2008 i fondi stanziati si sono quasi duplicati.
Quanto sopra, purtroppo, peggiorerà ulteriormente, infatti, a seguito dei nuovi tagli effettuati dal "superlaborista" ministro Brunetta e con l'accordo relativo all'introduzione del memorandum il salario accessorio subirà ulteriori tagli con una maggiore sperequazione nella distribuzione dello stesso; tanti soldi a pochi eletti e le briciole ai restanti lavoratori, ai quali verrà comunque chiesto di contribuire come già accade con i rinnovi contrattuali in essere, stralciando una quota dal tabellare che confluisce nel fondo, al fine di incrementare lo stesso.
La RdB/CUB da sempre si batte per la stabilizzazione del salario e per cercare di eliminare dette sperequazioni ma, purtroppo, altre Organizzazioni Sindacali continuano a sottoscrivere contratti di lavoro ed accordi peggiorativi che vanno nella direzione opposta.
La RdB/CUB continuerà la propria battaglia ma i risultati che potrà ottenere potranno essere consistenti solo se le lavoratrici ed i lavoratori daranno forza alle nostre iniziative.
Federazione Provinciale RdB/CUB


11 marzo 2009 - Genova press

TRASPORTI: GIOVEDÌ 12 MARZO MANIFESTAZIONE NAZIONALE
DAVANTI AL MINISTERO DEL LAVORO

Giovedì 12 marzo le organizzazioni del sindacalismo di base CUB, Confederazione Cobas, SdL Intercategoriale e Slai Cobas hanno indetto una manifestazione nazionale dei lavoratori dei Trasporti che si terrà a Roma, davanti alla sede del Ministero del Lavoro, in via Veneto 56, dalle ore 14.00. L'iniziativa intende rilanciare la mobilitazione per il rinnovo contrattuale dei Trasporti; contro le nuove regole in materia di diritto di sciopero, varate dal Consiglio dei Ministri il 27 febbraio; contro la cancellazione del Contratto Collettivo Nazionale; per i diritti sindacali ed il rilancio del Trasporto Pubblico Locale e universale. I lavoratori dei Trasporti, oggetto di una campagna che li rappresenta come "garantiti e privilegiati", sono in realtà in attesa del rinnovo contrattuale da ben 15 mesi. Su questa e sulle altre problematiche del settore, i promotori hanno richiesto un incontro con il Ministro Sacconi. In particolare le organizzazioni sindacali di base criticano la restrizione del diritto di sciopero nei Trasporti, sostenuta con affermazioni strumentali e confutabili attraverso i documenti stessi dell'Osservatorio sullo Sciopero. In Italia le aziende del TPL sono 1500, e che i 270 scioperi effettuati nel 2008 interessano solo un sesto delle aziende. I lavoratori dei Trasporti proseguiranno nella mobilitazione aderendo alla manifestazione nazionale indetta a Roma da CUB, Cobas e SdL per il prossimo 28 marzo in occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14.


11 marzo 2009 - La Repubblica

Clamorosa iniziativa all´Aalto-Sella.
La dirigente: "Cado dalle nuvole, queste cose non si discutono sui giornali"
Prof e impiegati in sciopero contro la preside
"Ci tratta male, l´istituto è diventato un feudo"

Torino - «Tratta tutti i dipendenti dell´istituto, professori e amministrativi, come se fosse un signore nel suo feudo, non rispetta le regole riconosciute nel mondo della scuola, non riconosce alcun ruolo istituzionale né dei rappresentanti dei genitori né degli studenti e meno che mai del consiglio d´istituto, l´unica strada che ci resta da percorrere è quella dello sciopero»: al prestigioso Istituto Aalto-Sella sta accadendo quel che raramente accade nelle scuole italiane. I docenti e i dipendenti tecnico amministrativi hanno dichiarato lo stato di agitazione contro la dirigente scolastica e minacciano lo sciopero. Maria Loretta Tordini, la preside risponde: «Cado dalle nuvole, non sapevo nulla di questa iniziativa. Queste cose non andrebbero risolte sui giornali ma in altra sede. Anche con il direttore regionale siamo d´accordo che certe cose non si portano in piazza. Il tutto è nato da un docente referente di un laboratorio: ha dato dimissioni, io l´ho sostituito con un´altra professoressa che si occupa di laboratorio teatrale, lui ci ha ripensato e ha messo su questa protesta, montando tutta una serie di considerazioni che non hanno consistenza normativa. Io ho agito nella piena correttezza». In effetti questa storia cui si riferisce la professoressa Tordini è iniziata qualche mese fa quando un docente, che organizzava con successo un laboratorio teatrale, per un´incomprensione con la preside venne estromesso dall´incarico. «Si è trattato solo della goccia che ha fatto traboccare il vaso - spiegano oggi gli insegnanti che aderiscono allo stato di agitazione - sono anni che nella nostra scuola non si riesce più a lavorare bene, non si possono trattare i professori come se fossero sudditi». Il gruppo di docenti che nella protesta è supportato dalla Cub Scuola, sostiene in definitiva che non si può gestire un istituto come una proprietà privata. Che per colpa dell´autoritarismo della preside hanno rassegnato le dimissioni e chiesto il trasferimento numerosi colleghi e negli ultimi anni c´è stato anche un crollo nel numero di iscrizioni. Il sindacato ha chiesto la mediazione dell´Ufficio scolastico regionale ma l´incontro che è avvenuto qualche settimana fa sembra non aver dato i frutti sperati. «So di aver agito nella completa correttezza credo che le cose si risolveranno da sé» replica la preside.(o.giu.)


11 marzo 2009 - CronacaQui

In un’informativa del Dis l’allarme per la presenza di estremisti in Ateneo
Dieci denunciati dopo gli scontri I servizi: «Infiltrazioni eversive»
di Enrico Romanetto

TORINO - Una decina di studenti identificati e denunciati a piede libero per resistenza e lesioni negli scontri dello scorso lunedì a Palazzo Nuovo. Centinaia di firme di studenti, docenti e dipendenti dell’Università di Torino, per chiedere la scarcerazione di Luca Germano, l’unico arrestato dopo i fatti che hanno dato inizio ad un confronto che ora divide l’ateneo. Al di là delle ideologie, fuori dalla dialettica fascismo-antifascismo, la battaglia con le forze dell’ordine, nell’atrio di Palazzo Nuovo, ha lasciato sgomenti molti universitari. «Era la mia prima manifestazione e sono ancora scosso per quanto ho visto - racconta Piermario, 20 anni, al secondo anno di Lettere -. Personalmente non mi riconosco nella realtà dei centri sociali ma credo sia illegittimo presentare liste d’ispirazione chiaramente fascista, per questo ho sfilato dietro allo striscione. Non certo per venire manganellato». Altro tema caldo è la posizione del Rettore, Ezio Pelizzetti, che molti studenti ora accusano di essersi totalmente disinteressato a quanto accaduto nella sede delle facoltà umanistiche. «Non è normale che un Rettore non sappia quanto capita nel proprio ateneo - spiega Francesca, 25 anni, laurenda in Scienze Politiche -. Anche io, che non sono certo un’autonoma, resto basita dalla presenza di simili realtà politiche all’interno della nostra università. Al di là della propria posizione politica, chi alza il braccio nel saluto romano, chi visita Predappio come un santuario o espone bandiere con la croce celtica, come trova il coraggio di negare di essere fascista? Certe pagine della nostra storia non dovrebbero ripetersi». Gli autonomi, dal canto loro, incassano la solidarietà di Cobas, Cub, docenti e ricercatori. «Esprimo la più ferma condanna dell’intervento delle forze dell’ordine - ha scritto in una lettera agli studenti Angelo D’Orsi, docente di Storia del pensiero politico contemporaneo - che si sono comportate, purtroppo, come forze del disordine, e invece di operare per sopire i contrasti politici e sociali, sembra abbiano scelto pregiudizialmente una parte contro le altre». Solidarietà a parte, le accuse mosse agli autonomi restano pesanti. «Chiamiamo le cose con il loro nome: sono questi cosiddetti "autonomi" i veri fascisti, non i giovani del Fuan - commenta Daniela Santus, docente di Geografia -. Democrazia significa libere elezioni, anche studentesche. Cosa sarebbe accaduto se non ci fossero state le forze dell’ordine? Forse saremmo qui a piangere i morti, a meno che "uccidere un fascista o un poliziotto non sia reato" come si gridava nel ’77». Preoccupazioni espresse anche da Augusta Montaruli, dell’esecutivo nazionale del Fuan. «Chiediamo al Governo provvedimenti straordinari per isolare i violenti - spiega - affinché chi viene identificato in situazioni di violenza politica non possa frequentare le sedi universitarie». L’ultima relazione del Dipartimento Informazioni Sicurezza, intanto, avanza l’ipotesi secondo cui, tra studenti e autonomi nelle ultime manifestazioni di protesta contro le riforme del Governo, possano essersi infiltrate anche le frange più estreme dell’eversione anarchica e dell’antagonismo di impronta antimperialista. Non soltanto all’Università, però. «L’attivismo di circuiti oltranzisti ha interessato principalmente la capitale, ma il fenomeno ha riguardato anche molte altre realtà, fra le quali Torino - si legge nel dossier -. I gruppi anarchici torinesi hanno animato una serrata campagna contro la presenza dei militari nei quartieri».


11 marzo 2009 - Il Manifesto

PISA. DIBATTITO ALL'AGORÀ

Stasera alle 21 al circolo di via Bovio 48 si parla di pacchetto sicurezza, decreto antistupri, decreti antiborsoni, numeri chiusi di ingresso in città ovvero "Quale sicurezza, quale futuro, quali diritti per i cittadini immigrato?". Partecipano all'incontro Aboubakar Soulahoro (responsabile immigrazione Rdb Cub nazionale) e un rappresentante dell'associazione Senegal Mbolo.


11 marzo 2009 - La Stampa

Torino. Tutti contro la preside. Di più: tutti in sciopero...

Torino - Tutti contro la preside. Di più: tutti in sciopero. Professori, studenti, persino i genitori. Che sarà mai successo all’istituto Sella-Aalto per scatenare la rivolta e dare il la a un’iniziativa mai vista, come lo sciopero di un intero istituto contro il suo dirigente?
Colpa di un laboratorio di teatro, in origine, prima soppresso e poi affidato a un docente diverso da chi se n’era sempre occupato.
Non basta. Il collegio docenti lo scrive in una lettera firmata da 43 professori e inviata alla direzione scolastica regionale. Parla di una «situazione di conflittualità, dovuta a una posizione di assoluta chiusura da parte del Dirigente scolastico nei confronti dei docenti e al mancato rispetto delle competenze». E aggiunge: «Abbiamo più volte provato a formulare proposte e tentativi di conciliazione e di dialogo che si sono però sempre scontrati con un atteggiamento di fastidio, e con atti tesi a sancire un’impostazione meramente gerarchica del ruolo di dirigenza». I genitori non sono da meno. Uno di loro, Matteo Errico, lancia l’allarme: «C’è tensione. Tanti docenti se ne sono andati, e in sei anni sono cambiati cinque direttori amministrativi». Stessi toni tra i ragazzi. «E’ una situazione che non ci riguarda direttamente ma sta creando un clima di tensione oltre a peggiorare molto la vivibilità a scuola e le possibilità per noi studenti», dice Tommaso Rossi.
E lei, la grande accusata? Maria Loretta Tordini si dice «allibita». Ribatte che le accuse sono frutto di «questioni personali. Io ho sempre agito in maniera corretta». Mercoledì prossimo si svolgerà un incontro in Prefettura per la conciliazione. Ma Cosimo Scarinzi, del sindacato Cub che sta seguendo la vertenza, ha poche speranze. «Difficile che si arrivi a un’intesa. Vorrà dire che sarà indetto lo sciopero».


11 marzo 2009 - La Provincia di Varese

dopo i 100 dipendenti in cassa
All'Hupac si produce anche la speranza
Direttore e personale uniti: «Stiamo facendo di tutto perché la crisi mondiale non ci colpisca»
di Valeria Arini

Busto Arsizio - Sembrano fiduciosi i dipendenti della Hupac anche dopo l'annuncio della cassa integrazione che dal mese di aprile toccherà cento dipendenti per un anno a ore zero. Almeno così pare, perché questo è quello che si sente fuori dai cancelli del grande scalo intermodale tra Busto e Gallarate. Gli operai leggono l'intervento come una misura necessaria e momentanea di salvataggio anche se continua a preoccupare il calo degli ordini, pari al 25 per cento secondo l'azienda.
come riprovarci
Le misure proposte dai ministri Tremonti e Bossi, ospiti sabato ai Molini Marzoli di Busto, vengono accolte con positività: «Dare credito alle aziende è la base per ripartire - commenta un dipendente - altrimenti finiremo come l'Argentina. Basta che non siano solo parole, ma si intervenga con i fatti perché il momento è difficile». Per il momento i sindacati non hanno in serbo alcuna iniziativa. Anche i delegati delle Rsu Al Cosas, chiamati all'appello da Renzo Canavesi del Cub Trasporti di Gallarate, non si sono ancora fatti avanti: «Patendo un incontro per poi potere eventualmente intervenire», dice Canavesi.
controcanto
Si sentono voci differenti. «Eppure - commenta il titolare di una piccola azienda di trasporti che da anni lavora per Hupac - la situazione non è proprio delle migliori. All'interno dello scalo merci c'è poco movimento, basta vedere i camion in entrata e in uscita che continuano a diminuire. Calano gli ordini di materie prime dalle paziente del nord Europa, la situazione è drammatica».
la rassicurazione
Dalla dirigenza dell'Hupac intanto Sergio Crespi cerca di calmare le acque: «Stiamo facendo di tutto per non far si che la crisi mondiale colpisca anche Hupac - spiega il direttore - l'intervento del governo sono indispensabili, soprattutto per dare credito alle aziende. Noi continuiamo ad investire per potere poi ripartire. La cassa integrazione sarà a rotazione e assicuro che anche per noi, dopo diverse assunzioni, prendere questo provvedimento non è stato facile».


11 marzo 2009 - La Provincia di Cremona

«Quella scuola è ‘ciellina’» Un’assemblea

Venerdì il Comitato cremasco in difesa della scuola pubblica, organizza un’assemblea aperta a tutti i cittadini, per lanciare un appello alla mobilitazione contro i finanziamenti regionali alla scuola di Comunione e Liberazione, che dovrà sorgere in città. Secondo i promotori dell’iniziativa, che si tiene nella sala del quartiere di Santa Maria alle 21, il protocollo l’intesa firmata tra Regione, Comune e fondazione Charis (legata a Cl) prevede lo stanziamento, in tre anni, di 4,5 milioni di euro per la costruzione di un istituto comprensivo privato gestito da Comunione e Liberazione. Il primo milione arriverà già quest’anno, mentre per l’edilizia scolastica pubblica l’intera provincia di Cremona nel 2009 si vede destinare solo 400135 euro. I promotori della serata chiedono l’abolizione dei finanziamenti regionali alla scuola di Cl e agli altri istituti privati, e l’utilizzo delle risorse per lo stato sociale e l’assunzione a tempo indeterminato dei precari del pubblico impiego. Aderiscono le sedi di Crema di Rifondazione, Giovani comunisti, Sindacato dei Lavoratori e Confederazione Unitaria di Base.


11 marzo 2009 - La Provincia di Como

Assemblea pubblica «Di Posta si muore»

(d. al.) Alle 18, allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72, i Giovani Comunisti terranno l'assemblea pubblica «Di Posta si muore». L'iniziativa si svolge a distanza di un anno da quando Roberto Scavo, un diciannovenne precario delle Poste Italiane, è morto in un incidente mentre era a lavoro in scooter a Limido Comasco. L'iniziativa è organizzata in collaborazione con i lavoratori postali, i Cobas Pt Cub e il Circolo Poste del Prc di Milano. Parteciperanno i familiari di Roberto e esponenti politici e sindacali per confrontarsi sul tema della sicurezza sul lavoro.


a

Federazione Nazionale RdB - Via dell'Aeroporto n.129 - 00175 ROMA - centralino 06.762821 - fax 06.7628233