testa1.jpg (24414 byte)

testa2.jpg (15476 byte)

Il Sindacato di Base e Indipendente

data di creazione
01/02/09

rassegna_logopicc_news_01.gif (3953 byte)

a

rassegna_logolungo_lenews.jpg (27081 byte)
dicono di noi - le notizie
dal 21 al 31 gennaio 2009


31 gennaio 2009 - Il Piccolo

ALLA MARITTIMA
Trasporto pubblico Convegno RdB-Cub

Trieste - Oggi alle 16 nella sala Vulcania della Stazione marittima la Federazione regionale RdB-Cub tiene il convegno «Liberalizzazioni e repressione del conflitto sindacale nel trasporto pubblico locale - Il caso di Trieste Trasporti». Partecipano i parlamentari Massimiliano Fedriga, Carlo Monai, Ettore Rosato, il coordinatore nazionale Cub Giampiero Antonini, il nazionale RdB-Cub Pierpaolo Leonardi, il coordinatore Associazione consumatori utenti Mimmo Provenzano. Invitati vari enti locali.


31 gennaio 2009 - L'Unione Sarda

Trasporti. Mezzi in deposito dalle 10 alle 16. I lavoratori in corteo rallentano il traffico
Autisti in sciopero: bus fermi per 6 ore
I sindacati: l'azienda è sorda. Il Ctm: protesta immotivata
di MARCELLO COCCO

Cagliari - Ora i sindacati minacciano di marciare sotto il Municipio: «Visto che non ci ascoltano, ci sarà una nuova protesta il 10 febbraio».
Possibili disagi per uno sciopero , avvertono le paline intelligenti del Ctm. I possibili disagi diventano disagi certi alle 10, ora di inizio dello sciopero proclamato da tutte le sigle sindacali: dei 150 mezzi in circolazione a quell'ora, ne restano operativo una ventina (o una decina, secondo quanto sostengono i sindacati). Il resto degli autisti, invece, parte a piedi dal deposito e, dopo aver attraversato le vie Bacaredda, Sonnino, XX settembre, Roma, Maddalena e Trieste, raggiunge la direzione dell'azienda consortile. I disagi, ovviamente, sono per gli utenti abituali del Ctm; il traffico, invece, risente solo in parte del corteo che attraversa la città.
LA MANIFESTAZIONE Alla fine, a raggiungere la meta sono in cinquanta, sessanta: portano con sé le bandiere delle organizzazioni sindacali che hanno organizzato la manifestazione (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Ugl-trasporti, Rdb-trasporti, Faisa-Cisal, Fts-Css). Non chiedono alcun incontro con i vertici dell'azienda: si limitano a fischiare sonoramente al suo arrivo il presidente Giovanni Corona. Perché nessuna richiesta di incontro? I delegati sindacali Ignazio Lai (Cisl), Luigi Melis (Rdb), Antonio Casula (Css), Roberto Madeddu (Ugl), Antonio Demuru (Cisal) e Sandro Putzu (Cgil) rispondono quasi in coro: «In questa situazione, vogliamo confrontarci con gli enti proprietari del Ctm» (per la cronaca, il Comune di Cagliari, al 67,5%, la Provincia, al 25%, e il Comune di Quartu, al 7,5%).
LE RICHIESTE «Se l'azienda prosegue con questo atteggiamento», spiegano i sindacalisti, «proclameremo un altro sciopero per il 10 gennaio e marceremo sino al Municipio». Ma che cosa lamentano le organizzazioni di sindacali? La mancanza di un piano industriale, in primo luogo. Ma anche un'altra serie di mancate tutele, comprese quelle economiche. In particolare, ci si sofferma sul premio di produzione, «fermo da 15 anni», affermano gli autisti. Ma anche l'acquisto in garanzia dei nuovi mezzi che, di fatto, lascia senza lavoro gli operatori delle officine, per citare altri motivi di doglianza. «L'azienda non vuole davvero confrontarsi: si siede a un tavolo con proposte all'insegna del prendere o lasciare».
L'AZIENDA Dal suo studio, il direttore Ezio Castagna ribatte alle accuse. «Il vero motivo», sostiene, «è che tutti pretendono il raddoppio del premio di produzione. Noi, invece, in controtendenza rispetto a quello che accade in tutto il mondo, abbiamo proposto un aumento del 40, 45% a chi produce davvero. È in atto una strumentalizzazione poco seria».


31 gennaio 2009 - Il Padova

Lavoro. Dai sindacati di base una campagna contro le sigle che hanno siglato l'accordo
Tessere Cisl restituite per protesta
20090131_ilpadova.jpg (39529 byte)

Padova - «Lanciamo un appello ai lavoratori perchè restituiscano le tessere Cisl e Uil». Questo il messaggio lanciato ieri dai sindacati di base e dal coordinamento degli insegnanti precari, che hanno organizzato un'azione di volantinaggio in via Monte di Pietà. «Già alcuni lavoratori hanno assunto spontaneamente l'iniziativa. Ora abbiamo deciso di organizzarci per proporla su larga scala», spiega Celestino Giacon di Rdb Cub. I sindacati di base criticano con forza i contenuti dell'accordo quadro per la riforma dei contratti sottoscritto dalle due sigle. In particolare, viene contestata l'abolizione dell'inflazione programmata sostituita da un indice di inflazione europeo, così come il prolungamento a tre anni della parte economica del contratto e la limitazione del diritto di sciopero nei servizi pubblici.


31 gennaio 2009 - Il Gazzettino

Trieste. Liberalizzazione e repressione del conflitto sindacale
nel Trasporto pubblico locale...

Trieste - Liberalizzazione e repressione del conflitto sindacale nel Trasporto pubblico locale - Il caso della Trieste Trasporti spa" è il tema del convegno promosso per questo pomeriggio, alle 16, alla Stazione marittima del capoluogo giuliano dalla Rdb, i Cobas del trasporto. L’iniziativa - viene spiegato - intende "portare al confronto su questo delicato tema i soggetti politici ed istituzionali che a vario titolo sono stati coinvolti nelle scelte di liberalizzazione del Trasporto pubblico locale e nelle conseguenze che tali scelte hanno prodotto, ed ancora producono, con pesanti ricadute di natura giudiziaria, sia per i lavoratori che per i loro rappresentanti sindacali. Parteciperà, tra gli altri, anche il coordinatore nazionale Cub Trasporti, Giampietro Antonini.

Padova. Sindacalismo di base sul piede di guerra...

Padova - (PpS) Sindacalismo di base sul piede di guerra. Motivo del malcontento, l'accordo quadro per la riforma degli assetti contrattuali sottoscritto giovedì scorso da Cisl e Uil con il governo. Ieri una ventina di rappresentanti di Rdb pubblico impiego, Cobas scuola, Rete organizzata precari della scuola, Cobas poste e Associazione difesa lavoratori hanno protestato simbolicamente davanti alla sede cittadina di Cisl e Uil. «Si devono vergognare per l'accordo quadro che hanno firmato concordando un modello comune tra settore pubblico e quello privato - esordisce Celestino Giacon, delegato Rdb - La fregatura per i lavoratori è stata messa nera su bianco: al posto dell'attuale inflazione programmata s'introduce un indice di inflazione europeo, Ipca, sempre teorico; si prolunga di un anno la validità della parte economica del contratto passando da due a tre anni, parificando a questa scadenza anche la parte normativa che in precedenza valeva quattro anni; per il pubblico impiego si prevede di recuperare gli eventuali scostamenti tra indice teorico e inflazione reale nel triennio contrattuale successivo. E' stato quindi sensibilmente peggiorato il già bruttissimo accordo del 1993 che noi avevamo sempre criticato in questi anni. Non è solo un attacco ai salari dei lavoratori, ma c'è anche il tentativo di disegnare nuove regole sulla rappresentanza sindacale, magari con il malcelato obiettivo di togliere spazio a un'organizzazione "scomoda" come la nostra».
I manifestanti hanno esposto anche uno striscione: "Diamo la disdetta a Cisl e Uil che firmano accordi a perdere". «E' giunto - dicono i sindacati di base - il momento di restituire le tessere e di togliere fiducia a chi svende i diritti dei lavoratori. La nostra è una iniziativa di protesta che coinvolge le sigle di base e che fa da preludio alla 2. Assemblea nazionale del sindacalismo di base in programma a Roma sabato 7 febbraio e che si propone di creare rapporti sempre più stretti».


31 gennaio 2009 - Il Mattino di Padova

SINDACATI MOBILITATI

Padova - Mobilitazione in città dei delegati e dei lavoratori iscritti a Rdb/Cub contro i sindacati confederali Cisl ed Uil, accusati di aver firmato l’accordo quadro della contrattazione. Circa venti persone, ieri, a mezzogiorno, coordinate da Stefano Pieretti, Celeste Giacon e Carlo Tommasin, hanno protestato in Piazza dei Signori.


31 gennaio 2009 - Il Giornale di Sondrio

Stato di agitazione a seguito del nuovo contratto della Cooperativa sociale Team service
SCOPPIA LA PROTESTA ALLA RSA
«Abbiamo subìto una serie di ripercussioni psicologiche e minacce di licenziamento»
20090131_giorn_so.jpg (69459 byte)

Tirano - Stato di agitazione presso la Casa di riposo di Tirano nella giornata di mercoledì, atta ad aprire le procedure per indire una giornata di sciopero da tenersi nel prossimo mese. Ciò è scaturito in seguito all'iniziativa sorta da parte di alcune lavoratrici di un reparto protetto presso la suddetta struttura. Entrando nei dettagli della vicenda, la Casa di riposo, gestita dalla Fondazione Casa di Riposo Città di Tirano Onlus, esternalizzò anzitempo il suddetto reparto protetto a Cooperativa sociale Il Cigno. In data 5 gennaio 2009 alle lavoratrici è stato comunicato (prima di tale momento alcuna comunicazione scritta venne effettuata) che tale rapporto di lavoro risultasse estinto a partire dal 31 dicembre 2008, essendo improvvisamente (e senza che l'appalto fosse scaduto) subentrata la Cooperativa sociale Team service, sostituendosi quindi alla precedente con decorrenza 1 gennaio (e implicandone dunque un valore retroattivo). Comunicazione anomala dunque, nonché contenente una nuova lettera di assunzione presentata alle lavoratrici, senza precedente convocazione delle parti sindacali, e implicante clausole non previste dalle norme legislative e contrattuali, andando quindi a modificare il preesistente contratto lavorativo. Modifiche, queste, inerenti possibilità di eventuali flessibilità per l'orario lavorativo, mobilità e trasferimenti non precedentemente concordati fra le parti (lettera sottoscritta, fra gli altri, dal presidente stesso della Casa di riposo Pietro Belottini).
Dubbi e incertezze hanno convinto le lavoratrici non disposte a firmare, 7 su un totale di 13, a rivolgersi presso RdB provinciali (rappresentanze sindacali di base), rappresentate da Francesco Beltrama, al fine di presentare una nuova lettera con relative modifiche in data 16.01.09; lettera, quest'ultima, rifiutata dalla Cooperativa sociale sopracitata e da cui «è scaturita una serie di ripercussioni psicologiche nonché minacce verbali di licenziamento, tanto da rendere la già pesante situazione lavorativa insostenibile, caratterizzata da clima teso e per nulla sereno», queste le parole delle coraggiose lavoratrici. Basti leggere attentamente a tal riguardo la relativa comunicazione della stessa Team service, rappresentata dal presidente Simona Bernacci, datata 23.01.09, in cui, con toni ben poco benauguranti e «invitando» le lavoratrici a sottoscrivere la nuova e immutata lettera di assunzione «entro e non oltre 3 giorni», «ci riserviamo di valutare ogni ulteriore iniziativa in relazione alle eventuali violazioni di natura penale e alle violazioni degli obblighi contrattuali».

Rdb-cub
NON FIRMATE CONTRATTI «TAROCCATI»

Sondrio - «Inviatiamo i lavoratori a non firmare contratti diversi da quello nazionale, che, a quanto ci risulta, vengono sottoposti da organizzazioni sindacali "alternative" anche nella nostra provincia».
L'appello arriva dal RdB- Cub di Sondrio che lancia l'allarme su una situazione di rischio per i lavoratori: «Questi contratti prevedono un trattamento economico inferiore a quello cui si riferisce espressamente per legge. E oltre che costituire un illecito di natura civilistica e una violazione del contratto collettivo nazionale potrebbero, inoltre, essere discutibili anche sotto il profilo della legittimità costituzionale. Per questo invitiamo a non firmarli e, se qualcuno lo avesse già fatto, a far verificare tutta la documentazione relativa al proprio rapporto di lavoro dalle organizzazioni sindacali».


31 gennaio 2009 - La Nazione

Firenze. ANDREA CALÒ, del gruppo Uniti...
di Antonio Degl'Innocenti

Firenze - ANDREA CALÒ, del gruppo Uniti per Rignano, torna sul caso "bollette salate" da parte di Publiacqua. «Da una serie di comunicati sindacali - commenta il consigliere comunale - Rdb-CUB Firenze, RdB-CUB Energia Publiacqua apprendo che lo scorso 9 gennaio il C.d.A. dell'ATO3 Medio-Valdarno ha deliberato una serie di aumenti». Aumenti che appaiono come una nuova stangata visto che il consigliere ha riportato i dati della nota sindacale evidenziando «un aumento medio del 6,5% in bolletta per il 2009, secondo quanto dichiarato dall'Ato3». Un aumento maggiore rispetto al 2008 che rischia, nuovamente, di mettere in crisi il portafoglio dei cittadini. Una decisione «priva di reali motivazioni» in un momento, in cui, tutto il paese è attraversato da una crisi finanziaria. Da qui la palla passa ai soci ATO3 «che hanno concorso alla decisione di determinare una ulteriore stangata sulle bollette - ha aggiunto Calò - e inoltre, l'Ente Gestore, in questo caso Publiacqua, non ha informato tempestivamente i cittadini utenti». Utenti ormai rassegnati quanto scocciati da questi continui aumenti che non vanno di pari passo con i sevizi offerti. Il consigliere a quindi chiamato la giunta comunale a riferire, in sede di consiglio, quali soluzioni verranno adottate per far fronte a tali aumenti. Una richiesta esplicita che prevede, inoltre, chiarimenti in merito da parte dell'azienda gestore del servizio idrico.


31 gennaio 2009 - Il Cittadino

Protesta sindacale davanti al prefetto: «All’Inps un caso di raccomandazione»

Lodi - I sindacati dell’Inps sono pronti a scendere in piazza contro le raccomandazioni. Mercoledì le sigle Rdb-Cub, Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Rsu organizzeranno un presidio davanti alla prefettura, per contestare il trasferimento di una dipendente dell’Inpdap di Lodi all’Inps di Sant’Angelo. Dal loro punto di vista non ci sarebbe alcun motivo per autorizzare un simile spostamento, dal momento che sono altre le sedi che hanno bisogno di aumentare il loro organico. «Pretendiamo il rispetto della moralità e delle regole - afferma a nome di tutti Michele Riccardi della Rdb -. È per questo che ci opponiamo al trasferimento "previo comando" all’agenzia di Sant’Angelo di una lavoratrice proveniente dall’Inpdap di Lodi. Il fatto è evidentemente frutto di "favoritismi clientelari", poiché immotivato. E lesivo degli interessi di tutti quei colleghi Inps (soprattutto di Crema e Melegnano) che da anni sono in graduatoria, aspettando di essere trasferiti alla sede di Lodi e all’agenzia di Sant’Angelo. Contrariamente ad altre realtà produttive, l’agenzia di Sant’Angelo non necessita di personale, avendo scarsità di produzione, tanto da essere costretta a recuperare lavorazioni da altre sedi. Invece l’agenzia di Crema ha una fortissima carenza, malgrado vi sia un lungo elenco di lavoratori di altri enti che hanno chiesto di trasferirvisi, la direzione generale non attua nessun provvedimento per risolvere il problema». «Se eseguito - aggiunge Riccardi -, questo provvedimento metterà in crisi l’organizzazione del lavoro. Praticheremo tutte le azioni sindacali possibili, arrivando fino al prefetto, per opporci a un provvedimento scandaloso. La trasparenza e il rispetto delle regole, quando si gestisce la cosa pubblica, devono essere praticate anche sulle piccole cose».


30 gennaio 2009 - L'Unione Sarda

Sciopero di 6 ore Autobus fermi dalle 10 alle 16

Cagliari - Autobus fermi oggi per 6 ore, dalle 10 alle 16, a causa di un sciopero dei lavoratori del Ctm, l'azienda dei trasporti pubblici dell'area vasta di Cagliari. La protesta è stata proclamata dai sindacati di categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Ugl-trasporti, Rdb-trasporti, Faisa-Cisal, Fts-Css.
Durante lo sciopero sarà organizzata anche una manifestazione con corteo che partirà alle 10.30 dal deposito di Santa Maria, percorrerà le vie Bacaredda, Sonnino, XX Settembre, Roma (lato portici), Maddalena, viale Trieste, per poi concludersi sotto la direzione del Ctm dove verrà attuato un presidio a sostegno della vertenza.
Le organizzazioni sindacali denunciano l'assenza di un piano industriale che tracci le strategie di sviluppo dell'azienda, chiedono maggiori tutele per il personale viaggiante e una nuova organizzazione per il personale degli impianti fissi, e puntano ad incrementare per tutti i settori la parte economica del premio di risultato «fermo ormai da 15 anni», a fronte di una proposta dell'azienda «che chiede ulteriori sacrifici ai lavoratori».


30 gennaio 2009 - Il Centro

Sit-in dei precari delle Asl «Bloccheremo tutti i servizi»

PESCARA - Una delegazione di precari delle Asl di Pescara e Chieti ha manifestato ieri mattina davanti alla sede della Regione per chiedere la stabilizzazione e un incontro con il governatore Gianni Chiodi. Dopo 5 ore di sit-in, l’appuntamento è stato fissato per il 13 febbraio. «Troppo tardi: 100 contratti scadono nello stesso mese», dicono i lavoratori.
I quali hanno proclamato lo stato di agitazione «fino ad un eventuale blocco dei servizi» per richiamare l’attenzione pubblica sul loro dramma e sui tagli che rischiano di non garantire più i livelli essenziali di assistenza. Sono 700 i precari nella sanità abruzzese: a Pescara hanno già perso il posto in 200, a Chieti in 126. «E altri 150 contratti scadono a giugno» è il grido d’allarme del comitato di precari e delle rappresentanze sindacali di base Rdb-Cub. «Rifiutiamo in blocco l’analisi dell’assessore Venturoni, che ha definito i precari un errore amministrativo» dice Mario Frittelli (Rdb-Cub). Lo spauracchio più grande è «il decreto Brunetta, pronto a tagliare le gambe alle norme sulla stabilizzazione» sottolinea Fiorella Rolandi, Rdb. Dito puntato anche contro «il silenzio tombale dei sindacati». Questa mattina assemblea nell’ospedale di Pescara. (m.d.p.)


30 gennaio 2009 - Il Manifesto

In AGENDA

Roma - AMBIENTE «Senza precari è a rischio la ricerca», presidio-performance davanti al Ministero dell'Ambiente, l'Usi-Rdb mette in scena Il mare nero. Via Cristoforo Colombo 44, ore 11.


30 gennaio 2009 - Linerazione

Roma. Per la ricostruzione degli ospedali a Gaza...

Roma - Per la ricostruzione degli ospedali a Gaza e per la campagna di adozione a distanza "Mamma Roma" Vita, terra e libertà per il popolo palestinese alle 16.30 nella Sala del Carroccio in Campidoglio. Con anche Action, Collettivo antagonista Primavalle, Comunità palestinese, Cobas, Ebrei contro l'Occupazione, Forum Palestina, Prc, RdB/Cub, Mezza Luna Rossa Palestinese, Udap.


30 gennaio 2009 - Il Giornale di Vicenza

SANITÀ. Nursind e Rdb-cub sul piede di guerra contro le decisioni prese dall’Ulss
Infermieri in agitazione «Gestione indecorosa»
Al pronto soccorso la carenza di personale sanitario e il sovraffollamento di malati
creano rischi di fatti gravi
di Franco Pepe

Vicenza - Sindacati all'attacco. Non mollano la presa. Sembra alle spalle per sempre la stagione dell'idillio con il dg Antonio Alessandri, quando le riunioni con confederali e autonomi terminavano sempre fra profumi di incenso e sorrisi stampati. Da un po' di tempo sul S. Bortolo battono venti di guerra. La decisione di Alessandri di portare all'esterno la sterilizzazione ha scatenato le proteste di tutto il fronte sindacale, provocando uno strappo che non sembra facile ricucire. E la prossima apertura del reparto dozzinanti con uno stuolo di infermieri dedicati ha aggiunto altri malumori, creando un altro muro contro muro.
I più scatenati paiono Nursind e Rdb. Il segretario provinciale del sindacato delle professioni infermieristiche Andrea Gregori spara di nuovo su ciò che, nonostante le alte grida del primario Vincenzo Riboni, continua ad accadere al pronto soccorso a causa di un sovraffollamento che ormai non si riesce più a dominare. Sei letti alla rinfusa nel corridoio. Otto letti alla rinfusa in astanteria. Massima confusione. «Si sta facendo una fine indecorosa. Siamo da terzo mondo. Gente sbattuta così sotto gli occhi di tutti senza la minima attenzione per la loro privacy e senza un bagno vicino, mentre passano le gestanti che vanno a farsi le ecografie di controllo al pronto soccorso di ostetricia o i bambini che devono fare la fisioterapia nella palestrina in fondo. È davvero un lazzaretto».
Il quadro che fa Gregori è molto grave. Episodi che potrebbero sconfinare nel penale. Casi che potrebbero avere strascichi pericolosi. «In astanteria vengono collocati malati che presentano patologie di intensità medio-grave. L'altro giorno in corridoio un paziente ha avuto un edema polmonare. Se un infermiere non fosse stato attento lo avremmo perduto. L'azienda deve trovare una soluzione. Non sta a noi indicare quale. Se con l'attuale organizzazione non si riesce a venire a capo delle esigenze, o si cambiano le cose o si scelgono le priorità».
Il Nursind vuole risposte: «Ci sono dei responsabili: il direttore medico, il capodipartimento, il primario. Ci dicano se la soluzione è di lasciare i malati in corridoio e di farli gestire da un solo infermiere».
Il segretario nazionale del Nursind Andrea Bottega riprende, invece, il caso-dozzinanti. «Gli infermieri sono stati individuati con criteri su cui è meglio sorvolare».
E sulla questione torna anche Germano Raniero, segretario di Rdb-Cub, che con una nota spedita al prefetto Mattei e al dg Alessandri dichiara lo stato di agitazione e chiede l'incontro di conciliazione e di raffreddamento previsto dalla normativa di garanzia de servizi pubblici del comparto sanità. Raniero va anche oltre, e minaccia un giorno di sciopero.
«Mancano 50 infermieri - scrive - e per coprire queste assenze alla fine di gennaio si esauriranno sia la graduatoria del concorso per assunzioni in ruolo, sia l'avviso per le assunzioni a termine. Questo significa che fino a maggio-giugno, quando saranno disponibili i neolaureati, non si potrà reperire sul mercato un solo infermiere. L'Amministrazione sta cercando di recuperare personale inserendo altre figure professionali, ma questo spesso di notte significa lasciare in mano a un solo infermiere interi reparti con decine di pazienti e urgenze da gestire in prima persona. Aprire, perciò, un reparto per pazienti a pagamento utilizzando un caposala, 5 infermieri e 5 oss, andando ad assorbire risorse vitali per far funzionare i servizi nei prossimi mesi, non è né una priorità né una necessità, se si considera che recentemente per recuperare infermieri si è chiuso il reparto di malattie metaboliche».


30 gennaio 2009 - Il Giorno

Si va verso il referendum per il futuro dell'ospedale
SANITÀ UNA CONSULTA SI RIUNIRÀ IL 9 MARZO

LEGNANO - DUE MESI FA avevano chiesto un incontro con il sindaco, Lorenzo Vitali, per concordare modalità e tempi per indire un referendum in città. Tema della consultazione popolare sarà il destino dell'ospedale Civile e il mantenimento nell'attuale sede di alcune attività sociosanitarie anche quando il nuovo nosocomio verrà inaugurato. Le Rappresentanze di base (Rdb) dell'Azienda ospedaliera di Legnano, però, hanno ricevuto una doccia fredda una settimana fa quando il primo cittadino aveva bocciato il referendum ed esortato i sindacalisti «a non fare i politici». Appresa dai giornali l'opinione di Vitali, i sindacati di base hanno replicato invitando il sindaco a stare tranquillo perchè non è loro intenzione sostituirsi alla politica anche se ne fanno parte quando si vota, si parla e si discute. «Si vuole contare, però, come lavoratori e come cittadini nelle scelte politiche e sanitarie - hanno dichiarato - Siamo persone attive e se questo dà fastidio in quanto menti pensanti. Non si rimarrà zitti e neppure rassegnati di fronte all'ennesima speculazione che, questa volta, interessa la salute. Per questo verrà indetta una consulta aperta a tutti i cittadini di Legnano e verranno proposti momenti intermedi di incontro. Una prima assemblea si terrà il 5 marzo e l'invito a partecipare è rivolto a tutti coloro che abitano nel circondario e fanno riferimento al Civile. Questo non per contrastare le scelte di Lorenzo Vitali, ma per contare come cittadini».(S.V.)


30 gennaio 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. PRIMA GRANA per il nuovo' assessore comunale alle Politiche sociali...

Bologna - PRIMA GRANA per il nuovo' assessore comunale alle Politiche sociali, il vicesindaco Giuseppe Paruolo (nella foto): le Rappresentanze sindacali di base (Rdb) lanciano l'allarme sulla situazione di sbando' dei servizi. Gli operatori degli Sportelli sociali dei Quartieri, gli assistenti sociali e gli educatori professionali si sono riuniti in assemblea due giorni fa e ieri il sindacato di base ha fatto il quadro dei problemi emersi nel dibattito. «La confusione attorno al tanto decantato decentramento del welfare dei quartieri è totale», sintetizza Vilma Fabbiani, delle Rdb attaccando la devolution sociale di Palazzo d'Accursio frutto di un accordo con Cgil-Cisl-Uil del 24 giugno 2008. Il risultato di quell'intesa è «un quadro disomogeneo a velocità differente nei nove Quartieri, con opportunità diverse per l'utenza», spiega la sindacalista. LA LISTA di ciò che non va inizia con i «tagli pesanti alle risorse», poi i «servizi scomparsi come il buono latte e altri spalmati su tutti i Quartieri, con il risultato di una caduta di qualita' del servizio stesso". Ad esempio, scrive Fabbiani, il Porto «non riesce a far fronte all'emergenza» legata alle situazioni della stazione e della zona Prati di Caprara-ospedale Maggiore, «per mancanza di fondi e personale». Altri problemi riguarderebbero borse lavoro e contributi disabilità. «Per gli operatori degli sportelli sociali racconta Fabbiani il disagio è notevole: da quello logistico per via di locali inadeguati senza la necessaria riservatezza, a quello della formazione a causa di un'overdose d'informazioni spesso inefficaci e tardive e all'utilizzo di nove applicativi per l'attività di sportello e di back-office. Spesso si trovano completamente soli ad affrontare situazioni molto delicate». Gli educatori professionali sono «i più colpiti dalla confusione creata dall'amministrazione», dicono le Rdb segnalando anche i problemi al Servizio adulti «inadeguato alla richiesta che arriva da un' utenza in fascia di età dai 55 ai 65 anni» alle prese con problemi di ogni tipo, a cui l'operatore dello sportello «non è in grado di dare nessuna risposta». Per di più, denuncia Fabbiani, «anche a seguito di spot pubblicitari ingannevoli da parte dell'amministrazione, lo Sportello sociale viene vissuto dal cittadino come un erogatore di risorse aggiuntive e non semplicemente come porta di accesso ai servizi». Poi si invitano le forze politiche a farsi carico di questi problemi e il Comune a «riaprire subito il confronto con i lavoratori e le organizzazioni sindacali per rivedere l'accordo firmato in giugno».


30 gennaio 2009 - La Città di Salerno

Consiglio comunale sull’ospedale
Il 7 febbraio si discute di una proposta per tenere il nosocomio nell’emergenza. Il comitato promotore è stato ricevuto dal sottosegretario
di Angela Sabetta

Agropoli - Un consiglio comunale monotematico per la presentazione della proposta elaborata dai sanitari dell’ospedale di Agropoli, per evitare che il nosocomio fuoriesca dalla rete dell’emergenza. Il consiglio si svolgerá il 7 febbraio. Il sindaco Franco Alfieri, su richiesta del nuovo Comitato di lotta presieduto da don Bruno Lancuba, inviterá a partecipare tutti i consiglieri regionali, ai quali sará affidata la proposta. In programma anche una manifestazione contro le direttive del nuovo piano sanitario regionale. Il Comitato lunedì è stata ricevuta dal capo di gabinetto del sottosegretario alla Sanitá, Sergio Saraceno.
La delegazione era composta dall’ex senatrice Olimpia Vano, dall’assessore Franco Scognamiglio, dal delegato Rdb Cub Alessandro Bacci e dal rappresentante delle associazioni cittadine, Gaetano Taddeo.
«Saraceno ha assicurato - afferma Vano, promotrice dell’incontro - che nel prossimo incontro con la delegazione regionale dell’assessorato alla sanitá, verrá sottoposta ad essa la questione dell’ospedale di Agropoli per comprendere quali siano state le ragioni ed i criteri adottati per la sua fuoriuscita dalla rete dell’emergenza ed eventualmente chiederne il ripristino».
Il Comitato di lotta nel corso di un incontro, tenutosi sabato al Comune, dopo un ampio confronto sulle proposte presentate dai vari componenti sulle modalitá di lotta per mantenere l’ospedale nella rete dell’emergenza, ha approvato la bozza di una proposta, redatta da un gruppo di lavoro composto da medici e infermieri del nosocomio, da sottoporre all’attenzione dei consiglieri regionali salernitani, che dovranno attivare l’iter procedurale in consiglio regionale per la sua approvazione. «Il disegno di legge - spiega Vito Storniello, segretario provinciale della Rdb Cub - è composto da un unico articolo che, oltre a presentare i dati dell’attivitá dell’ospedale, che giá da soli giustificherebbero il rientro della struttura nell’emergenza, mette in evidenza la sua centralitá quale presidio salvavita, rispetto alle possibilitá di intervento in tutti i gravi incidenti sulla statale 18, che va da Battipaglia a Vallo della Lucania, oltre alle numerose strade provinciali ad essa collegate».
Il Comitato di lotta a difesa dell’ospedale, capeggiato da don Bruno Lancuba, in questi giorni lavorerá per organizzare una grande manifestazione popolare. La lotta è finalizzata a far sì che l’ospedale di Agropoli conservi l’attuale configurazione di Psa (Pronto soccorso attivo) di contro alla nuova classificazione prevista nel piano regionale sanitario, che ha trasformato il nosocomio cilentano in un polo oncologico, sopprimendo l’emergenza e l’unitá di rianimazione.


30 gennaio 2009 - Il Messaggero

PESCARA. Protesta dei precari della sanità...
di LUCIANO TROIANO

PESCARA - Protesta dei precari della sanità davanti la sede della regione in viale Bovio. E’ il primo effetto della lettera di commissariamento dei manager delle Asl, recapitata ieri, firmata dall’assessore regionale alla sanità Lanfranco Venturoni e dal commissario governativo Gino Redigolo.
«In 700 rischiano di rimanere senza lavoro tra tempo determinato e Co.co.co - attacca Mario Frittelli della Rappresentanza sindacale di base che ieri ha guidato la protesta -. Ci siamo autoconvocati in Regione per chiedere un incontro urgente con il presidente Gianni Chiodi: hanno fissato l’appuntamento per il 13 febbraio. Per quella data ci sarà ben poco da fare visto che i contratti scadono il 28 febbraio». Il disappunto è dovuto al decreto Brunetta, attualmente in commissione parlamentare, che prevede la cancellazione di tutte le norme previste per la stabilizzazione dei precari, colpa anche di un’amministrazione regionale che oltre ai lavoratori delle Asl voleva dare un lavoro a tempo indeterminato anche ad una cinquantina di portaborse.
I precari stanno decidendo cosa fare, oggi alle 14 si svolgerà, nella biblioteca dell’ospedale Santo Spirito, la loro assemblea organizzativa. «L’incontro serve per proclamare lo stato di agitazione del personale precario - aggiunge Frittelli - e non escludiamo anche la proclamazione di uno sciopero e del blocco di tutti i servizi». Per alcuni ospedali, tra cui quello di Pescara, sarebbe la vera e propria paralisi visti gli 80 infermieri in scadenza, i 40 operatori amministrativi ed i 36 tecnici di laboratorio che, quotidianamente, fanno andare avanti la macchina. «L’incontro con Chiodi deve essere urgente - prosegue Frittelli - sennò sarà troppo tardi per qualsiasi iniziativa». La lettera dal manager dell’azienda pescarere, Antonio Balestrino, indirizzata a Chiodi e Venturoni, chiedeva proprio lumi sul da farsi con i precari. L’impressione è che i contratti siano destinati a scadere ed il personale, in servizio da anni, costretto a tornarsene a casa: una vera e propria disfatta della sanità pubblica.
«Noi siamo per il dialogo - conclude Mario Frittelli - ma è anche vero che siamo esasperati: il tempo stringe e vediamo scomparire, ogni giorno di più, quello che è un diritto ed un obiettivo di ogni lavoratore, ovvero la certezza del proprio posto ed uno stipendio che assicuri un’esistenza dignitosa alle famiglie. Se così non dovesse essere, allora, siamo pronti a tutte le forme di protesta, non si possono sprecare anni di professionalità in questo modo».


30 gennaio 2009 - La Stampa

Nuove iniziative di sindacato di basee Pari opportunità
Vetrotex, dossier a difesa delle lavoratrici licenziate
di MAURIZIO FICO

VADO L. - Un dossier consegnato alla responsabile provinciale delle «Pari Opportunità», Giuliana Cornetti, in vista dell’incontro con il direttore della Saint Gobain di Milano, Paolo Casatti. Nuova richiesta di un faccia a faccia con il sindaco di Vado, Carlo Giacobbe, da parte dell’Alca-Cub, sindacato di base dei lavoratori chimici e affini, per tentare di trovare una soluzione «politica». Infine un documento dei lavoratori in cui si esprimono «grandi preoccupazioni» per il futuro della fabbrica e si denuncia il clima «poco sereno, più propenso alla sanzione che al dialogo e alla disponibilità» nell’ambiente di lavoro.
Sono queste le principali novità nel caso del licenziamento (uno scattato a metà gennaio, l’altro annunciato e temporaneamente «congelato» a causa della malattia) nei confronti di due impiegate amministrative della Vetrotex Sain Gobain di Vado Ligure, ciascuna con oltre 25 anni di anzianità aziendale, che a dicembre hanno rifiutato il trasferimento, con impiego part-time, nella sede di Milano dove l’azienda ha deciso di accorpare gli uffici a livello nazionale. Nel dossier raccolto dal sindacato di base Alca-Cub, c’è anche un documento, risalente a un anno fa, destinato a far discutere. Spiega il segretario provinciale Maurizio Loschi: «Con l’intento di dimostrare come già da tempo si vivesse in un clima poco sereno, di cui il primo bersaglio erano le lavoratrici, abbiamo allegato la foto, inviata dalla direzione a quattro dipendenti, di un bagno della fabbrica dove si nota un assorbente da donna sul pavimento, e la reletiva e-mail con l’invito esplicito a evitare queste situazioni».
Una delle due donne, coniugata, due figli di 12 e 14 anni, usufruiva anche dei benefici della legge 104 per l’assistenza al padre disabile. Lei ha già ricevuto il telegramma di licenziamento. Per la collega la malattia scadeva il 25 gennaio scorso, ma ha ottenuto una proroga. Entrambe erano part-time. «Come potremmo accettare il trasferimento a Milano? Avevamo chiesto il part-time proprio per poter restare vicino alle nostre famiglie», dicono. Anche la direzione nazionale dell’Alca-Cub ha inviato una lettera alla direzione nazionale della Saint Gobain, chiedendo un incontro e suggerendo la soluzione del telelavoro. «La moderna tecnologia consente di svolgere molte mansioni a distanza, in particolari quelle di tipo amministraticvo e impiegativo», ribadisce Angelo Pedrioni, della segretaria nazionale.
La direzione della Vetrotex di Vado ha escluso «sia pure a malincuore, la possibilità di un incarico alternativo nella sede di Vado. Certi provvedimento sono la conseguenza spiacevole e inevitabile del piano di accorpamento a Milano», ha dichiarato nei giorni scorsi il direttore Claudio Colombi. La vicenda si inserisce - e per certi versi è lo specchio - di una fase delicata della vita dell’azienda, dove è scattata la cassa inegrazione ordinaria a rotazione per 17 dei circa 35 dipendenti.


30 gennaio 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Orta di Atella La società vanta crediti dal Comune per un milione
Vertenza Igica, la Prefettura: gli stipendi saranno pagati
Raccolta rifiuti, ieri ennesima protesta degli operai. Lo stato di agitazione è iniziato venerdì scorso L'amministrazione è commissariata da oltre un anno. Sit in Venerdì gli operai di Igica hanno protestato davanti al Comune di Orta di Atella
di Antonio Marfuggi

ORTA DI ATELLA — Per la quarta volta, nel giro di una settimana, ieri mattina i 42 operatori ecologici della Igica, l'azienda di Caivano che da un anno gestisce l'igiene urbana del Comune di Orta di Atella, hanno nuovamente manifestato (in questo caso all'esterno della sede dell'azienda) invocando il pagamento degli stipendi arretrati di dicembre. Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri ma tutto si è svolto senza incidenti.
Lo stato di agitazione degli operai è iniziato venerdì scorso con una serie di sit-in di protesta e di assemblee improvvisate, organizzati nel municipio di Orta, Comune commissariato da oltre un anno, che con la Igica ha accumulato debiti per oltre un milione di euro. «Siamo esasperati — denuncia Giovanni Fiorillo, delegato sindacale del sindacato Flaica-Cub —, finora tutte le promesse si sono rivelate vane e continuiamo a restare senza stipendio. Veniamo sballottati da una parte all'altra come pacchi postali: l'azienda sostiene di essere in credito con il Comune di Orta, quest'ultimo dice il contrario. Non sappiamo più a chi credere. Ho 41 anni e quasi mi vergogno di vivere in questo modo, senza garanzie per il mio futur». Sulla stessa falsariga, Raffaele Docimo, segretario provinciale della Flaica-Cub: «La nostra protesta va avanti. Ieri mattina abbiamo manifestato il nostro dissenso e, francamente, le rassicurazioni ricevute dai funzionari del Comune circa il prossimo pagamento degli stipendi degli operatori ci lasciano perplessi».
Ma la vertenza dei dipendenti della Igica di Caivano, potrebbe essere ad una svolta: «Ho offerto ampie garanzie agli operai e anche al sindaco di Caivano, con il quale ho parlato ieri mattina — spiega il viceprefetto di Caserta, Franco Provolo, che con il prefetto, Fulvio Rocco e il dottor Francesco Greco, compone la commissione prefettizia che guida il Comune di Orta Di Atella —, circa la liquidazione degli stipendi arretrati, che ho messo in pagamento proprio ieri. Purtroppo — ricorda Provolo — quando ci siamo insediati, abbiamo trovato una situazione di forte dissesto finanziario cui stiamo cercando di far fronte».


30 gennaio 2009 - Il Gazzettino

Padova. Sono ventisette i sindacalisti che fanno parte delle Rsu...
di Mauro Giacon

Padova - Sono ventisette i sindacalisti che fanno parte delle Rsu, le rappresentanze sindacali in Comune, divisi in otto diversi raggruppamenti.
Ebbene quattro rappresentanti sindacali hanno ottenuto negli ultimi anni un significativo passo in avanti nella carriera, ovvero l’incarico con "posizione organizzativa", una progressione dei funzionari che è il massimo livello prima della dirigenza. Un funzionario con "po" può fare impegni di spesa e gestire il personale autorizzando ferie e permessi come un dirigente. Oltre allo stipendio riferito al suo livello significa prendere 9.296 euro lordi per tredici mensilità oltre a un premio di risultato variabile dal 10 al 25 per cento dei 9mila euro. I meriti sono propri, ma resta il fatto che ogni progressione nel momento in cui si è rappresentanti sindacali si pone sotto un’ottica particolare.
La signora Daniela Luise, impiegata al Settore Ambiente rappresenta i Cobas (oggi Rdb Pubbico Impiego). Con lei dentro l’Rsu c’è anche il marito, Stefano Pieretti. A Daniela Luise, il 27 marzo del 2008 è stato rinnovato l’incarico che ricopre dal 20 marzo del 2001.
Il dottor Vincenzo Faggiano rappresenta nell’organismo sindacale i lavoratori iscritti al "Csa Regioni ed autonomie locali". Nel 2004 fu al centro di una complicata vicenda sindacale che portò Anna Bettella a lasciare quel sindacato e a fondare la Filas. Il 21 marzo scorso gli è stata rinnovato l’incarico di "posizione organizzativa" che aveva dal primo febbraio 2007. Faggiano lavorava in Comune all’Ufficio del giudice di Pace. Oggi è segretario del Quartiere 3 grazie alle sue attitudini professionali ed alle competenze specifiche maturate come si legge nella determina.
Elisa Gheno è diventata da pochi giorni nuovo segretario del Quartiere 5 Sud-Ovest. È delegata sindacale per la Cgil. Il 12 dicembre scorso si era resa vacante una posizione organizzativa e il settore Decentramento dopo aver valutato sei candidature e tenendo conto dei compiti che si andranno a scegliere ha scelto lei conferendole l’incarico.
Il dottor Pietro Lo Bosco il 29 luglio del 2008 ha ricevuto un incarico dirigenziale. È diventato vice capo del settore Tributi. Lo Bosco fino a quel momento era all’interno delle rsu del Comune per conto della Cgil. Una volta ricevuto l’incarico si è dimesso.
Infine il caso di Mauro Barbieri che però si discosta da questi tranne che per l’origine della sua parabola lavorativa. Barbieri infatti è un ex segretario aziendale della Cisl che lavorava in Comune. Poi vinse un concorso all’Usl dove è stato per qualche anno. Ma ora ritorna in Comune dal momento che si è liberato un posto per mobilità interna. C’era un posto di funzionario pedagogico culturale al settore Servizi sportivi. In base al curriculum l’altro giorni è stato scelto da Marzio Pilotto dirigente del settore Risorse Umane.

Sindacato, l’ora delle spaccature
In crisi anche i rapporti tra le organizzazioni: contratti separati e scioperi in solitaria

Pordenone - Tutto è cominciato dal commercio. L’estate scorsa il fronte sindacale si è spaccato nel momento in cui si è rinnovato il contratto nazionale del comparto. E anche in provincia la Filcams Cgil si è sfilata nel momento in cui si è firmata l’intesa. Dopo qualche mese - nel novembre scorso - è stata la volta del contratto dei dipendenti del pubblico impiego. Il copione si ripete: la Fp-Cgil contesta l’insufficiente importo economico e le modalità. Nelle settimane successive il sindacato di Epifani, con gli autonomi dell’Rdb, organizza dei referendum tra i dipendenti pubblici: nel palazzo di Giustizia di Pordenone l’intesa nazionale siglata da Cisl, Uil e Ugl viene bocciata dalla maggioranza dei lavoratori. Nei giorni scorsi l’assenza dal tavolo del rinnovo del modello contrattuale che sostituisce le regole del Patto del ’93 conferma che le strade del sindacato sono ormai divise. E l’iniziativa di ieri dei sindacati della scuola è - di fatto - l’ufficializzazione che la spaccatura nel mondo sindacale si sta già consumando nelle diverse categorie. E la situazione più evidente del fatto che i percorsi si stiano separando è il segnale che arriva da due importanti categorie della Cgil: i metalmeccanici e i dipendenti pubblici andranno insieme a uno sciopero già previsto per il prossimo 13 novembre.
Ma lo strappo comincia dalla scuola: la Cgil non firma e resta sola. «Il contratto - sottolinea Carla Franza, responsabile della Cgil Scuola che in provincia raccoglie tremila iscritti - prevede degli aumenti inaccettabili: tolta l’indennità di vacanza contrattuale si tratta di 45 euro lordi per gli Ata e di 65 per i docenti. Ma la cosa grave è che si rischia di svuotare il contratto e di governare il rapporto di lavoro a colpi di decreti e circolari unilaterali del governo. È poi inaccettabile che non si siano consultati i lavoratori della scuola». La divisione è profonda anche nel pubblico impiego. «Nella situazione di crisi - sostiene Laura Baseggio, segretaria del pubblico impiego Uil che ha firmato il contratto con Cisl e Ugl - portare a casa un contratto di 100 euro lordi, anche se non è una ricchezza, è un risultato per un sindacato che contratta. Certo, poi, la battaglia va fatta rispetto ai decreti Brunetta e a come vengono trattati i lavoratori del pubblico impiego». Ma la ferita più profonda nei rapporti unitari è l’accordo sul nuovo modello contrattuale. «L'accordo separato - sostiene Emanuele Iodice, segretario Cgil - è una gigantesca trappola contro i lavoratori. Nel periodo della campagna elettorale tutti hanno riconosciuto, compreso Confindustria, che in questi ultimi anni i più penalizzati dall'aumento del costo della vita sono stati i redditi da lavoro dipendente e pensione. Oggi, senza nemmeno chiedere alle persone cosa pensano di questo accordo, si vogliono imporre delle regole contrattuali che, se applicate, ridurranno ulteriormente il valore reale delle retribuzioni nei prossimi anni. Inoltre è prevista la derogabilità di intere parti del contratto nazionale, cioè si possono a livello locale peggiorare diritti e trattamenti economici. Molto grave in un momento di crisi. Su una materia così importante devono esprimersi i lavoratori. Tutti dicono che è un accordo positivo e che solo la Cgil avanza delle critiche, ma allora che problema c'è ad andare al voto dei lavoratori?». Il rischio è che nei prossimi mesi con le nuove regola si vada ai rinnovi contrattuali aziendali in ordine sparso. «Cambiare le regole - afferma Renato Pizzolitto, segretario della Cisl - era necessario anche perché, fatti i conti, in tasca dei lavoratori andranno circa 700 euro in più. Auspichiamo che anche la Cgil possa rientrare in modo da consentire di andare ai tavoli nuovamente in modo unitario».(D.L.)


30 gennaio 2009 - Settegiorni

INQUINAMENTO. Un gruppo ambientalista nasce dalla fusione di formazioni comunali
LENZUOLA PER I «CIELI PULITI»
Pronti ad andare in tribunale per chiedere misure concrete contro lo smog
di Cristina Garavaglia

Magenta - Prima una diffida, inviata circa un anno fa al Comune di Magenta con la quale si spronavano tutte le municipalità del Magentino ad applicare misure concrete per l'abbattimento delle polveri sottili e sottilissime, e ora l'unione con altri comitati ambientalisti nati spontaneamente tra i cittadini al fine di dare avita alla campagna «Cieli puliti». È questa la battaglia portata avanti da più di due anni dal «Comitato per la salubrità dell'aria». Nato inizialmente da un'iniziativa dei Vas (Verdi, Ambiente e Società), il comitato ha ora unito le sue forze a quelle del Circolo «Vit.a» Legambiente di Vittuone, al Comitato «No Tangenziale» di Magenta, a quello «No Variante» di Boffalora e alla rappresentanza di base Cub dell'Università milanese. Insieme hanno quindi intrapreso una campagna di sensibilizzazione e di denuncia della qualità dell'aria. Decine di lenzuola bianche sono già pronte, e in distribuzione al «Melograno» di via Petrarca a Magenta, per essere esposte in segno di protesta dai balconi del Magentino così da far vedere, «nero su bianco», gli effetti dello smog. Spetterà poi alle amministrazioni, locali o regionali, lavare i panni sporchi in quanto le stoffe candide, una volta annerite dall'inquinamento atmosferico, verranno consegnate alle diverse amministrazioni. «A Magenta nei primi 26 giorni di gennaio, escludendo quelli successivi a Sant'Antonio, i livelli di Pm10 sono già stati superati 17 volte. Il limite massimo consentito è di 50 microgrammi per metro cubo di aria e in diversi casi siamo arrivati ben oltre ai 100 microgrammi, come l'11 gennaio quando ne sono stati rilevati 116, il 12 gennaio con valore 144, il 13 gennaio con 119, il 15 gennaio con quota 131, il 17 gennaio a 133 microgrammi e il 18 gennaio a 162 – ha puntualizzato Igor Bonazzoli del Comitato "No Tangenziale" di Magenta – questo significa che, secondo le normative europee, Magenta potrà sforare tale soglia solo altre 18 volte in tutto il 2009. Si capisce bene che sforamento sarà di gran lunga superato. Dal 2010 le leggi europee diventeranno inoltre ancora più restrittive in materia. La soglia si abbasserà e la situazione non potrà così che peggiorare». «La cosa preoccupante è che non tutti conoscono gli effetti delle polveri sottili e soprattutto di quelle sottilissime come ad esempio il Pm 2,5» ha aggiunto Paolo Fagnani di «Vit.a», il quale ha sottolineato come l'inquinamento atmosferico prodotto da un Comune si propaga in breve ai territori limitrofi. Come dire, l'aria non ha il nome di una città. Ed è proprio Angelo Terraneo dei Vas a denunciare che «nel corso degli anni mai nessun sindaco del Magentino ha messo in campo azioni concrete per migliorare le cose». Per i promotori di «Cieli puliti» la guerra continua e potrà sfociare in tribunale. Grazie ad una sentenza della Corte di Giustizia europea, qualsiasi cittadino può infatti denunciare penalmente Regione e Comuni per omissione di atti d'ufficio, qualora si verifichi il superamento continuato delle soglie relative alle polveri sottili.


29 gennaio 2009 - Agi

CONTRATTI: FUMATA BIANCA PER AGENZIE FISCALI, 77 EURO AUMENTO

(AGI) - Roma, 29 gen. - Stipulato definitivamente oggi all'ARAN il Contratto nazionale di lavoro 2008-2009 delle lavoratrici e dei lavoratori delle Agenzie Fiscali, che prevede un aumento di 77 euro destinati ad incremento tabellare e di 5 euro destinati all'incremento dell'indennita' di amministrazione. "Il contratto, che era stato definito il 24 novembre 2008, ha concluso l'iter entro i 55 giorni previsti dalla nuova normativa - ha affermato Giovanni Faverin segretario generale della CISL FP - e consente l'avvio degli aumenti in busta paga dal mese di febbraio con i relativi arretrati del mese di gennaio 2009". Confermato anche il recupero entro giugno 2009 dei tagli ai fondi unici di amministrazione per la produttivita' e il recupero delle risorse dei fondi previsti da leggi speciali, sempre per la maggiore produttivita', utilizzando i risparmi aggiuntivi dovuti a processi di razionalizzazione e riduzione dei costi di funzionamento delle Agenzie. "In un momento di crisi profonda per il Paese e di instabilita' occupazionale per tanti lavoratori del privato - ha sottolineato Faverin - riteniamo significativo l'aumento contrattuale di 82 euro mensili per il biennio 2008/2009. Il contratto apre una nuova stagione negoziale per il sindacato, prevedendo piu' contrattazione integrativa per contribuire al miglioramento funzionale delle Agenzie Fiscali attraverso il recupero di risorse da investire nella qualita' dei servizi e nella retribuzione dei dipendenti". La stipula definitiva del Ccnl delle Agenzie Fiscali, che fa seguito a quella del 23 gennaio scorso del contratto dei Ministeri, rappresenta il secondo risultato importante dopo la firma del nuovo accordo quadro di riforma degli assetti contrattuali per il lavoro privato e pubblico. "Un risultato - conclude il segretario della funzione pubblica cislina - che conferma la validita' del percorso avviato dalla CISL FP e la scelta di valorizzare il ruolo della contrattazione e della concretezza dei miglioramenti per i lavoratori". Il contratto non e' stato firmato dai Rdb-Cub: "Tagliate le risorse del salario accessorio per effetto della legge 133, a fronte di un aumento contrattuale medio di 82 Euro lordi i lavoratori hanno perso piu' di 300 Euro mensili pro capite, corrispondenti a un saldo negativo di almeno 220 Euro", quantifica Stefania Lucchini, dell'esecutivo nazionale RdB-CUB Agenzie Fiscali.


29 gennaio 2009 - Adnkronos

SANITA': RDB-CUB, CORTE CONTI LAZIO CONTINUI A INDAGARE SU S.SPIRITO ROMA. LETTERA ALLA MAGISTRATURA CONTABILE REGIONALE SU SPRECHI CAMERE OPERATORIE

Roma, 29 gen. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - La Corte dei Conti del Lazio continui a indagare sulla vicenda delle due camere operatorie dell'ospedale Santo Spirito di Roma, ristrutturate nel 2000 in occasione del Giubileo e oggi non ancora funzionanti. Lo chiedono le Rappresentanze sindacali di base - Confederazione unitaria di base (Rdb-Cub), che hanno inviato una lettera alla magistratura contabile del Lazio per impedire che le indagini avviate negli scorsi anni rimangano nella fase istruttoria, facendo cosi' cadere in prescrizione il caso. "Nel 2006 - ricorda il sindacato nella lettera - denunciammo alla Procura regionale della Corte dei Conti il caso delle due camere operatorie ristrutturate in occasione del Giubileo e, malgrado inspiegabili smantellamenti con conseguenti ripetute ristrutturazioni, a oggi non ancora funzionanti". La Corte dei Conti del Lazio avvio' un'indagine preliminare, stimando in oltre 2.200.000 euro il danno erariale a carico della Asl Roma E. Il procuratore regionale, Luigi Mario Ribaudo, nelle relazioni svolte per l'apertura degli anni giudiziari 2007 e 2008 rappresento' il caso delle camere operatorie "come evento significativo di sprechi e disservizio nella sanita' pubblica". La pratica avviata, si sottolinea nella lettera, e' tuttavia rimasta in fase istruttoria e attualmente rischia di cadere in prescrizione. "Abbiamo inviato una lettera aperta a Ribaudo - spiega Maria Teresa Pascucci, del coordinamento regionale Rdb-Cub - per impedire che il caso cada in prescrizione e che gli amministratori inadempienti restino impuniti. Ci amareggia inoltre constatare che nella relazione 2008 del procuratore regionale della Corte dei Conti venga considerato particolarmente significativo un caso di assenteismo da parte di un singolo dipendente pubblico che, malgrado l'esiguita' dell'importo economico, secondo la Corte reca un danno da disservizio e danno all'immagine''. ''Ci sembra enormemente piu' significativo il caso del blocco operatorio del Santo Spirito - prosegue Pascucci - sia per il danno economico importante che per il grave disservizio a carico dell'intera cittadinanza". Secondo la rappresentante, "gli utenti e i lavoratori della Pubblica amministrazione sono stanchi di proclami sul cosiddetto 'fannullonismo', che nulla producono in termini di miglioramento dei servizi''. ''Se la Corte dei Conti non interverra' sul problema del Santo Spirito - conclude Pascucci - si rendera' colpevole di un significativo caso di assenteismo, contribuendo a un grave disservizio nella sanita' del Lazio".


29 gennaio 2009 - Dire

AMBIENTE. RDB ISPRA: SENZA I PRECARI LA RICERCA E' A RISCHIO
DOMANI 'MARE NERO', PRESIDIO DI PROTESTA AL MINISTERO AMBIENTE

(DIRE) Roma, 29 gen. - "Senza il personale precario non potremmo far fronte ai progetti di ricerca gia' avviati, con pesanti ripercussioni sulle nostre attivita'". E' l'allarme che lancia Emma Persia, coordinatrice dell'Usi-RdB dell'Ispra, l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Nell'Ispra, spiega Persia, "lavorano piu' di 600 precari, che grazie alle loro mobilitazioni hanno ottenuto un provvedimento legislativo ad hoc in cui si consentono i prolungamenti contrattuali, le stabilizzazioni ed un piano di concorsi". Cio' nonostante "l'amministrazione, contravvenendo l'obbligo normativo, non ha rinnovato 28 contratti atipici, di cui ben 21 afferenti all'ex Icram" (l'ente di ricerca sul mare confluito nell'Ispra)". In questo modo, lamenta Persia, "si indeboliscono fortemente gli studi e i risultati necessari per la salvaguardia del nostro mare, danneggiando cosi' tutta la comunita'". Per questo, annuncia, "domani mattina alle 11 saremo davanti al ministero dell'Ambiente, dove metteremo in scena il 'mare nero', una performance che mostra cosa puo' accadere al nostro mare e alle nostre coste se non si difende la ricerca pubblica. Terremo inoltre lezioni all'aperto e proietteremo documentari sul nostre attivita' in mare". Al ministro, conclude Persia, "chiediamo di dare un segnale di responsabilita' e chiarezza sul futuro dell'Ispra. La riassunzione dei 28 precari sarebbe un passo importante per dimostrare l'attenzione del ministro per il settore".

COMUNE BOLOGNA. PRIMA GRANA PER PARUOLO, RDB: SBANDO WELFARE
SINDACATO: RIFORMA E TAGLI HANNO PEGGIORATO I SERVIZI SOCIALI

(DIRE) Bologna, 29 gen. - Prima grana per il 'nuovo' assessore comunale alle Politiche sociali, il vicesindaco Giuseppe Paruolo: le Rappresentanze sindacali di base (Rdb) lanciano l'allarme sulla situazione di "sbando" dei servizi. Gli operatori degli sportelli sociali dei quartieri, gli assistenti sociali e gli educatori professionali si sono riuniti in assemblea due giorni fa e oggi il sindacato di base fa il quadro dei problemi emersi nel dibattito. "La confusione attorno al tanto decantato decentramento del welfare dei quartieri e' totale", sintetizza Vilma Fabbiani, delle Rdb attaccando la "devolution" sociale di Palazzo D'Accursio frutto di un accordo con Cgil-Cisl-Uil del 24 giugno 2008. Il risultato di quell'intesa e' "un quadro disomogeneo a velocita' differente nei nove quartieri, con opportunita' diverse per l'utenza", spiega la sindacalista. La lista di cio' che non va inizia dai "tagli pesanti alle risorse" e prosegue con "servizi scomparsi come il buono latte e altri spalmati su tutti i quartieri con il risultato e' una caduta di qualita' del servizio stesso". Ad esempio, scrive Fabbiani in una nota, il quartiere Porto "non riesce a far fronte all'emergenza" legata alle situazioni della stazione e della zona Prati di Caprara-Ospedale Maggiore, "per mancanza di fondi e personale". Altri problemi riguarderebbero borse lavoro e contributi disabilita'. "Per gli operatori degli sportelli sociali- racconta Fabbiani- il disagio e' notevole: da quello logistico per via di locali inadeguati senza la necessaria riservatezza, a quello della formazione a causa di un'overdose d'informazioni spesso inefficaci e tardive e all'utilizzo di nove applicativi per l'attivita' di sportello e di back-office. Spesso si trovano completamente soli ad affrontare situazioni molto delicate". Gli educatori professionali sono "i piu' colpiti dalla confusione creata dall'amministrazione", dicono le Rdb segnalando anche i problemi al Servizio adulti "inadeguato alla richiesta che arriva da un' utenza in fascia di eta' dai 55 ai 65 anni" alle prese con la perdita del posto di "lavoro, della casa, del cure sanitarie e con problemi psicosociali, a cui l'operatore dello sportello non e' in grado di dare nessuna risposta". Per di piu', denuncia ancora Fabbiani, "anche a seguito di spot pubblicitari ingannevoli da parte dell'amministrazione, lo sportello sociale viene vissuto dal cittadino come un erogatore di risorse aggiuntive e non semplicemente come porta di accesso ai servizi". Al conto le Rdb aggiungono l'assenza dei servizio con le Asp. "Tutto cio' sta passando nel silenzio piu' assoluto, visto il periodo di campagna elettorale: nessuno vuole che si sappia come sta andando il decentramento dei servizi ai quartieri, soprattutto quelli che l'hanno votato", protesta Fabbiani invitando invece le forze politiche a farsi carico di questi problemi e il Comune a "riaprire subito il confronto con i lavoratori e le organizzazioni sindacali per rivedere l'accordo firmato in giugno".


29 gennaio 2009 - Ansa

DOMANI NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 29 GEN - AVVENIMENTI PREVISTI PER DOMANI NEL LAZIO:...
10:00 - Roma, davanti al Ministero dell'ambiente, via C. Colombo, 44. Presidio dei precari della ricerca sul mare, con lezioni e proiezioni all'aperto, organizzato da Usi/Rdb ricerca.
....


29 gennaio 2009 - Omniroma

SANTO SPIRITO, RDB-CUB:CORTE CONTI NON SIA COLPEVOLE ASSENTEISMO

(OMNIROMA) Roma, 29 gen - «Nel 2006 la Rdb-Cub Sanità del Lazio denunciò alla Procura regionale della Corte dei Conti il caso di due camere operatorie dell'ospedale Santo Spirito di Roma che, ristrutturate nel 2000 in occasione del Giubileo e malgrado inspiegabili continui smantellamenti con conseguenti ripetute ristrutturazioni, ad oggi non sono ancora in funzione. La Corte dei Conti del Lazio avviò un'indagine preliminare, stimando in oltre 2.200.000 euro il danno erariale a carico della Asl RmE. Il procuratore regionale, Ribaudo, nelle relazioni da lui svolte per l'apertura sia dell'anno giudiziario 2007 che dell'anno giudiziario 2008 rappresentò il caso delle camere operatorie come evento significativo di sprechi e disservizio nella sanità pubblica. La pratica avviata è tuttavia rimasta in fase istruttoria ed attualmente rischia di cadere in prescrizione». Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub. «Abbiamo inviato una lettera aperta a Ribaudo per impedire che il caso da noi denunciato cada in prescrizione e che gli amministratori inadempienti restino impuniti - riferisce Maria Teresa Pascucci del Coordinamento regionale Rdb-Cub. Ci amareggia inoltre constatare che nella relazione 2008 del Procuratore Regionale della Corte dei Conti venga considerato particolarmente significativo un caso di assenteismo da parte di un singolo dipendente pubblico che, malgrado l'esiguità dell'importo economico, secondo la Corte reca un danno da disservizio e danno all'immagine. Ci sembra enormemente più significativo il caso del blocco operatorio del S. Spirito sia per il danno economico importante che per il grave disservizio a carico dell'intera cittadinanza». Conclude la rappresentante RdB-CUB: «Gli utenti e i lavoratori della Pubblica amministrazione sono stanchi di proclami sul cosiddetto fannullonismo, che nulla producono in termini di miglioramento dei servizi. Se la Corte dei Conti non interverrà sul problema del Santo Spirito si renderà colpevole di un significativo caso di assenteismo, contribuendo ad un grave disservizio nella sanità del Lazio, dove i continui tagli all'assistenza mettono in seria discussione il diritto alla salute e dove si chiede sistematicamente ai cittadini di farsi carico dei costi del sistema».

GIUSTIZIA, ASSEMBLEA PERSONALE GIUDIZIARIO PER RIQUALIFICAZIONE

(OMNIROMA) Roma, 29 gen - Una contro inaugurazione dell'anno giudiziario per rivendicare la riqualificazione del personale si è tenuta oggi presso l'aula Occorsio del tribunale di Roma presenti il Comitato di lotta degli uffici giudiziari assieme alle organizzazioni sindacali Cgil, Uil, Flp, Rdb e Ugl. A renderlo noto è lo stesso Comitato e i sindacati in una nota. «L'assemblea ha inteso rivendicare il diritto alla riqualificazione di tutto il personale giudiziario che, ad oggi, il ministro della giustizia continua totalmente ad ignorare e - si legge nella nota - ribadisce: che ogni ipotesi di riforma della giustizia non potrà disconoscere le funzioni e la professionalità del personale giudiziario; la continuazione e l'estensione delle forme di lotta già deliberate nella precedente assemblea del 18 novembre 2008 e in particolare la stretta osservanza delle norme di legge e dei regolamenti che disciplinano l'attività amministrativa». La stessa assemblea inoltre «conferisce mandato al Comitato di lotta e alle suddette organizzazioni sindacali che unitariamente hanno condiviso la richiesta, di indire una manifestazione unitaria in piazza del Parlamento a sostegno delle rivendicazioni già adottate».

SANITÀ, LUZZI (AN) VISITA OSPEDALE SUBIACO

(OMNIROMA) Roma, 29 gen - «Tommaso Luzzi, consigliere regionale e componente della commissione Sanità della Regione Lazio, si è recato oggi in visita presso l'ospedale Angelucci di Subiaco, accompagnato dal presidente del Tribunale dei diritti del malato Antonio Lollobrigida, dall'assessore alla Sanità del Comune di Subiaco, Ivan Petrini, e dal rappresentante Rdb-Rsu, Lino De Dominicis. La visita dell'esponente di 'AN verso il Pdl' segue le quotidiane lamentele, dei cittadini di Subiaco e dei comuni limitrofi, nei confronti dei disservizi e delle carenze che affliggono il nosocomio subiacense; un ospedale, quello di Subiaco, in agonia ormai da tempo, a causa della chiusura del reparto di Ostetricia e Ginecologia, del ridimensionamento del reparto di Ortopedia e del mancato funzionamento della Tac». È quanto si legge in una nota di Tommaso Luzzi, consigliere regionale e componente della commissione Sanità della Regione Lazio. «Luzzi ha incontrato i vari primari dell'ospedale - prosegue la nota - operatori sanitari ed ha parlato a lungo con il professor Napoleoni, primario di Radiologia, con il quale ha discusso del mancato funzionamento, da oltre un anno, della tac e del fatto che la vecchia sia stata smontata, in attesa di essere sostituita, da più di un mese. La settimana scorsa Luzzi era intervenuto alla Pisana per portare all'attenzione del Consiglio la questione dell'ospedale di Subiaco e aveva ricevuto delle precise garanzie dal presidente Milana, il quale aveva affermato che si sarebbe fatto il possibile per riportare quanto prima la proposta di legge in commissione Sanità e per far sì che fossero fatte le opportune modifiche al testo. 'Ad oggi - afferma Luzzi nella nota - la proposta di legge per l'ospedale montano non è ancora approdata in commissione Sanità. È mia intenzione riportare all'attenzione della commissione la questione dell'ospedale Angelucci di Subiaco e proprio per questo, nella prossima seduta di martedì, solleciterò il passaggio della proposta di legge nella commissione stessà. Luzzi, da sempre impegnato in difesa dell'ospedale di Subiaco, oltre a sottolineare lo stato di abbandono in cui versa l'Angelucci ha voluto denunciare l'assegnazione di un appalto, da parte della Asl Rm/G, alla ditta 'Città di Romà, per il servizio di ambulanze.'Questo appalto - conclude Luzzi nella nota - della durata di 4 anni e del costo di oltre 5 milioni di euro, è inutile per la città di Subiaco in quanto erano già presenti i mezzi e le risorse umane necessarie per svolgere nella maniera migliore il servizio ambulanze. Mi auguro che questo stato di abbandono non porti alla chiusura dell'Angelucci; i cittadini di Subiaco e dei comuni limitrofi meritano un'assistenza sanitaria degna di tale nome e continueremo a batterci per far sì che ciò si realizzi quanto prima».


29 gennaio 2009 - L'Unione Sarda

Sciopero dei dipendenti del Ctm. Alle 10,30 corteo per le vie della città
Domani niente pullman dalle 10 alle 16

Cagliari - Domani dalle 10 alle 16 i pullman del Ctm non viaggeranno a causa di uno sciopero proclamato da Cgil, Cisl, Uil, Rdb/Cub, Cisal, Css. Non solo non viaggeranno i bus, ma ci saranno disagi anche a causa della manifestazione di personale viaggiante, addetti agli impianti fissi e amministrativi che alle 10,30 partiranno dal deposito di Santa Maria e percorreranno via Bacaredda, via Sonnino, via XX settembre, via Roma lato portici, via Maddalena, viale Trieste. Giunti davanti alla sede della direzione dell'azienda, i manifestanti attueranno un presidio.
Il personale viaggiante e gli addetti agli impianti fissi e gli amministrativi (che non lavoreranno nelle ultime quattro ore del turno) protestano perché - si legge in un comunicato - «l'azienda si è arroccata sulle proprie posizioni e non ha dato risposte ai problemi posti dal sindacato».
Al centro della vertenza la richiesta di un piano industriale, la riorganizzazione del lavoro del personale degli impianti fissi in funzione dell'acquisto dei nuovi mezzi, la rimodulazione dei turni degli autisti, l'incremento dei premi di risultato, il cui importo è bloccato da 15 anni.


29 gennaio 2009 - Il Tempo

L'allarme
L'Rdb Cub «La bancarotta è dietro l'angolo»

Civitavecchia - Comunicato allarmato da parte della Rdb-Cub, che chiama la cittadinanza alla mobilitazione contro lo spauracchio della bancarotta. «La situazione del personale all'interno del Comune di Civitavecchia - scrivono i rappresentanti territoriali Flavio Zeppa e Silvia Salvatori - è a dir poco vergognosa; con le continue variazioni di macro e micro strutture, la mancata stabilizzazione dei precari e i recenti concorsi da videoterminalista e da agenti di polizia municipale, con il mancato rispetto degli accordi sindacali e delle progressioni verticali per carriere interne». Gli esponenti della sigla autonoma lamentano anche continui trasferimenti che «impoveriscono» determinati uffici e paventa nuove esternalizzazioni. «Siamo al collasso e alla paralisi; i lavoratori e le lavoratrici del Comune, penalizzati due volte come dipendenti e cittadini utenti, non ne possono più. La bancarotta è dietro l'angolo e sarà la fine per tutti».


29 gennaio 2009 - QN Quotidiano Nazionale

Crimini violenti, Roma si arma. Ai vigili pistola e manganello
Quattromila calibro 9, ma solo per autodifesa. «Un'attesa durata 30 anni»
di Silvia Mastrantonio

ROMA CON LA PISTOLA, ma solo per difesa personale. Il Campidoglio ha detto sì alle armi ai vigili urbani, con un distinguo: il regolamento ne limita strettamente l'uso e così, all'indomani di una decisione definita «storica», a Roma è tempo solo di polemiche. I sindacati degli uomini con il fischietto sono divisi: una parte chiede ai colleghi di non ritirare le pistole per obiezione di coscienza; l'altra, pur invocando un'azione analoga, chiede più ampi margini di manovra con le armi e, soprattutto, l'equiparazione alle altre forze di polizia. PER IL SINDACO Alemanno è «un importante passo avanti», per il presidente della Regione, Marrazzo, è solo un pericolo in più e, a dimostrazione, cita la terribile vicenda di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso in autogrill dall'agente di polizia Luigi Spaccarotella. Divisioni politiche a parte, il comandante del corpo sottolinea che il provvedimento «era atteso da 30 anni» e «tiene conto della normativa che prevede l'armamento solo in funzione di difesa personale. Armeremo solo chi lo desidera ha concluso il comandante esarà l'agente a scegliere se usare questo strumento». SUI SEMILACINQUECENTO «pizzardoni» romani in servizio, attualmente 400 hanno già la pistola e un migliaio l'ha riconsegnata prima di andare in pensione. In totale il Campidoglio dovrebbe acquistare circa 4.000 armi con l'aggiunta di un 5% da tenere di riserva. I singoli agenti avranno 60 giorni di tempo per decidere se accettare la pistola o fare obiezione . OLTRE alle armi da fuoco, ai vigili saranno consegnati uno spray antiaggressione, un manganello e la sciabola. Non è passata, invece, la proposta della pistola paralizzante ritenuta troppo pericolosa. Chi accetterà di armarsi, dovrà sottoporsi a dei corsi teorici pratici di addestramento e a visite mediche psico-attitudinali. Al comando generale del corpo sarà allestita l'armeria, dove saranno custodite le armi nei periodi di assenza dell'assegnatario. I primi «pezzi» arriveranno in giugno. Il provvedimento è stato votato dalla maggioranza con l'astensione del Pd. Per Mario Baccini, della Federazione dei cristiano popolari, si deve avere «il coraggio per una volta di andare fino in fondo» poiché con l'uso ristretto alla sola difesa personale «i vigili non sono né carne né pesce» mentre «è necessario che la municipale sia inquadrata nei corpi di pubblica sicurezza». Baccini ha anticipato, in questo senso, la presentazione di un emendamento al pdl su Roma Capitale. MA CHI È veramente furibondo è l'Arvu, associazione dei vigili di Roma, che annuncia ricorso al Tar del Lazio. «Con questo regolamento spiega Mauro Cordova un vigile rischia molto di più, se utilizza l'arma in dotazione per intervenire a difesa di un cittadino minacciato da un malvivente armato, di quanto rischia il collega di Napoli o Milano dove la dotazione non è disciplinata da un regolamento ad hoc». LA PENSA COSÌ anche Luigi Marcucci, dell'Ospol: «Paradossalmente un vigile romano sarà meno tutelato dal punto di vista giuridico». Le due organizzazioni hanno annunciato, oltre al ricorso, assemblee nelle quali sarà chiesto a tutti gli agenti di non ritirare le pistole. Lo stesso invito rivolto, per motivi opposti, dalla Rdb del Comune. «Questa città ha bisogno di essere vigilata e non armata», ha detto Paola Aimo. Che suggerisce ai colleghi in divisa di rinunciare alle armi «come vero e proprio atto di contrasto alle scelte politiche dell'amministrazione».


29 gennaio 2009 - Il Giorno

Licenziato dall'Atm perché chiese sicurezza
IL CASO IERI IN TRIBUNALE LA SOLIDARIETÀ AL SINDACALISTA
di Giulia Bonezzi

MILANO - «IL PROBLEMA sicurezza non riguarda solo i controlli a chi accede alla metropolitana. Basti pensare a quello che è successo in dicembre sulla linea verde». Carlo Parascandalo, della Cub Trasporti, cita il deragliamento di un convoglio tra Vimodrone e Cascina Gobba, ma il punto è «difendere la libertà di parola» dei dipendenti Atm, «soprattutto quando in ballo ci sono la tutela di chi viaggia e di chi lavora». Ieri mattina il sindacalista era al Tribunale di Milano, dove alcune decine di persone hanno manifestato in solidarietà ad Andrea Pianeta, l'agente di stazione licenziato dall'Atm nel febbraio 2004 dopo aver esternato ai giornalisti i suoi dubbi sulla possibilità di entrare in metropolitana senza controlli. Tredici giorni dopo, 199 persone sarebbero state uccise dalle bombe nelle stazioni di Madrid. Al presidio organizzato dal Coordinamento milanese di solidarietà "Dalla parte dei lavoratori" c'era anche Dante De Angelis, il sindacalista licenziato da Trenitalia per aver denunciato problemi di sicurezza sugli Eurostar dopo che due Etr si spezzarono l'estate scorsa. In apparenza, una vicenda gemella a quella di Pianeta, all'epoca delegato del sindacato autonomo Sama. Il licenziamento è stato confermato nel 2007. Ieri al Tribunale del lavoro c'era l'udienza d'appello, ma il giudice ha riconvocato le parti per il 14 maggio perché tentino di trovare un accordo; una prassi comune, in questi casi. Atm deciderà se confermare la proposta di transazione formulata all'epoca il pagamento di 15 mensilità -, Pianeta se accettarla. Anche se il suo problema numero uno è la pensione: classe '51, trent'anni di servizio all'Azienda trasporti milanese (è stato assunto nel '73), gli mancano sette anni di contributi per ottenerla, spiega il suo avvocato Giovanni Grillo. «E' in una situazione economica e personale molto difficile aggiunge Parascandalo Ha perso la casa e Atm continua a perseguitarlo con le querele». Tre, la prima è stata archiviata nel giugno 2007.

Protesta alla Casa di riposo
Le lavoratrici della Cooperativa: «Basta intimidazioni»
di LUCA PELIZZI

TIRANO - IL SERVIZIO DI ASSISTENZA nel reparto protetto della Casa di Riposo di Tirano quando era stato esternalizzato è stato assolto fino al 31 dicembre 2008 dalla cooperativa Cigno per poi passare alla cooperativa Team Service dal primo gennaio di quest'anno. Ma quello che doveva essere un semplice passaggio burocratico, cioè una formalità con la firma di un nuovo contratto di lavoro che avrebbe dovuto essere uguale al precedente, si è invece trasformato in una grande grana. «Abbiamo constatato un atteggiamento intimidatorio da parte della cooperativa nei confronti delle lavoratrici al fine di ottenere nuovi contratti di assunzione contenenti clausole non previste dalle norme legislative e contrattuali - dichiara Francesco Beltrama, responsabile delle Rappresentanze sindacali di base, sigla delle 7 lavoratrici su 13 che si sono opposte al cambiamento di contratto - . Abbiamo quindi deciso di dichiarare lo stato di agitazione per potere indire una giornata di sciopero». La Rsu infatti, ha inviato comunicazione anche al prefetto Chiara Marolla affinchè tenti una mediazione fra le parti come è previsto dalla legge. Il prefetto, attivandosi celermente, ha già disposto l'incontro per venerdì 30 gennaio. «Siamo davvero allibite dichiara una lavoratrice della Casa di riposo di Tirano che con le colleghe si occupa di anziani non autosufficienti . Noi abbiamo letto il contratto e ci siamo accorte che erano state inserite arbitrariamente delle clausole che prima non c'erano, e questo senza alcuna convocazione o discussione. Quindi quando ci è stato chiesto di firmarlo abbiamo cancellato ciò che non era stato approvato concordemente e lo abbiamo rinviato. Ci hanno risposto che avrebbero dato seguito, per questo, a provvedimenti disciplinari ed anche a procedimenti penali con chiaro intento intimidatorio». «Proprio così fa eco una collega ed oggi (ieri per chi legge, ndr) siamo state convocate per la firma, ma solo a voce. Nessuna comunicazione scritta ci è giunta, ma la nostra intenzione è quella di chiedere che il contratto sia contrattato. Prima di mettere la nostra firma, vogliamo essere tutelate». «I RESPONSABILI della cooperativa, come la presidente Simona Bernacci rincara la dose Beltrama vorrebbe avere la possibilità di cambiare turni quando vuole, invece di adottare la reperibilità che evidentemente costerebbe un po' di più, ma sarebbe la cosa giusta per le dipendenti che pure hanno una vita oltre il lavoro». «Ormai siamo abituate a una serie di ripicche aggiunge una lavoratrice pensi che in 5 giorni mi hanno fatto cambiare turno 4 volte, il che non vuole dire che non saremmo disponibili in assoluto a cambiare turno, ma allora dovrebbero venire incontro anche alle nostre esigenze».


29 gennaio 2009 - Il Centro

Asl Pescara-Chieti, i precari sono in stato di agitazione

PESCARA - I precari della Asl Pescara-Chieti chiedono la stabilizzazione e proclamano lo stato di agitazione. La decisione, scaturita di concerto con le rappresentanze sindacali di base, è arrivata al termine di un incontro con il commissario di governo, Gino Redigolo, e con il neo assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni.
«L’incontro», fa sapere Mario Frittelli (Rdb Cub), «si è risolto con un nulla di fatto e con l’impegno fumoso e dilazionatorio, da parte dell’assessore, di verificare con i direttori generali delle Asl, l’esistenza di presupposti legati alla stabilizzazione con le disponibilità economiche e le dotazioni organiche aziendali».
Precari e Rsb hanno proclamato lo stato di agitazione del personale fino a un eventuale sciopero e blocco dei servizi, chiedono un incontro al presidente Gianni Chiodi e si autoconvocano oggi alle 9 nella sede della Regione in viale Bovio.


29 gennaio 2009 - Corriere del Veneto

Cgil isolata
Ferrotramvie i sindacati si spaccano
Guerra aperta Sigle divise Cisl e Uil hanno confermato con l'azienda gli accordi disdetti dalla Cgil
di Andrea Alba

VICENZA — Ferrotramvie Vicentine, continua la «guerra» fra sindacati. Su scala locale, il sindacato del trasporto provinciale vicentino vede tensioni simili a quelle di rango nazionale: si allarga il solco fra le rappresentanze di Filt-Cgil e Cub, da un lato, e le organizzazioni Fit-Cisl, Uil Trasporti e Faisa dall'altro. Martedì pomeriggio queste ultime hanno avuto un incontro separato con l'azienda, nel quale hanno raggiunto la conferma di precedenti accordi fra azienda e maestranze disdetti dalla Cgil a fine 2008.
La vicenda è iniziata a novembre, con un dissidio fra i sindacati per un accordo sulla sicurezza negli autobus, intesa che se confermata avrebbe dato alcune garanzie agli autisti in caso di multa per sovraffollamento. Nei giorni scorsi Cisl, Uil e Faisa hanno costituito una propria rappresentanza autonoma (Rsa) in seno all'azienda, al posto della Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria) le cui elezioni dovevano tenersi con Cgil e Cub il 2 e 3 febbraio. «La scelta di boicottare l'elezione delle Rsu indebolisce di molto il fronte della contrattazione con l'azienda. Fanno così perché temono il confronto – critica Massimo D'Angelo, segretario Filt Cgil – il rischio è che si arrivi ad acc ordi con l'azienda "solo per gli iscritti" ad uno specifico sindacato, con i lavoratori non più artefici e partecipi delle decisioni. Ci chiediamo se questo sia il loro "nuovo modo" di fare sindacato, separatamente e con minor forza contrattuale, come è accaduto su scala nazionale». Martedi Cisl, Uil e Faisa hanno incontrato i dirigenti di Ftv per conto proprio: «Con questo incontro le Rsa hanno iniziato a lavorare – commenta il segretario Fit Cisl Matteo Adami - abbiamo chiesto un adeguamento del premio produzione dei lavoratori. Inoltre abbiamo confermato la validità degli accordi disdetti in modo unilaterale dalla Cgil in novembre: l'azienda ha preso atto, gli accordi per quanto ci riguarda sono ancora validi». «La Cgil ha fatto annullare accordi che tutelavano gli autisti Ftv da dieci anni – aggiunge Lino Cederle, Uil Trasporti – noi avevamo chiesto per l'elezione Rsu un periodo di pausa, non siamo stati ascoltati. E il clima fra i lavoratori peggiora di continuo. Con le Rsa tuteleremo meglio i nostri iscritti».


29 gennaio 2009 - Il Giornale

Sì del Campidoglio I vigili urbani avranno le armi

Roma - Dopo oltre trent’anni la polizia municipale della capitale torna ad essere armata. Il Consiglio comunale ha approvato ieri notte all’una, dopo una seduta-fiume di 9 ore, il «Regolamento dell’armamento degli appartenenti al Corpo di polizia municipale, in possesso della qualità di agente di pubblica sicurezza».
La delibera è stata approvata con 29 a favore (Pdl), 4 contrari (Azzuni del gruppo Misto; Cirinnà e De Luca del Pd; Quadrana della Lista civica) e 9 astenuti (Marroni, Mei, Nanni, Onorato, Policastro, Smedile, Stampete, Valeriani del Pd; e il generale Antonino Torre della lista civica per Alemanno).
«I vigili urbani avranno l’arma per difesa personale - spiega l’assessore alle Risorse umane Enrico Cavallari - svolgeranno gli stessi servizi ma con una dotazione in più che consentirà di difendere meglio i cittadini. Attualmente sono 1.500 i vigili che hanno già la pistola». I vigili urbani avranno però la possibilità «di avere le pistole salvo i casi di obiezione di coscienza». Il provvedimento approvato dall’aula prevede anche la dotazione di spray anti-aggressione e «mazzette distanziatrici», ovvero i manganelli. Il regolamento approvato dal Consiglio comunale, mettendo un punto fermo a un dibattito che ha contrapposto per anni centrodestra e centrosinistra, disciplina ed individua i servizi da prestare con le armi. La pistola assegnata in dotazione è consegnata con un caricatore di riserva e le munizioni. Arma che «può essere riconsegnata temporaneamente» all’armeria in caso di ferie o assenze dal servizio. Nel regolamento, composto di 18 articoli, si affronta anche il problema di «possibili danni che possono essere causati a beni e persone dall’uso dalle armi» e «sono stipulate dall’amministrazione polizze per la responsabilità civile e patrimoniale entro sei mesi dall’assegnazione dell’arma».
La prima tappa per arrivare a dare le pistole ai vigili è del giugno scorso, quando la giunta approvò la delibera nella quale si decideva di armare gli agenti della municipale, con pistola calibro nove, spray anti-aggressione e manganelli di plastica. Mentre il 6 agosto dello scorso anno, dopo una lunga trattativa, c’è stata la sottoscrizione di tutte le sigle sindacali ad eccezione degli Rdb. L’Associazione romana vigili urbani (Arvu) ha però già deciso di ricorrere al Tar, pur essendo la promotrice dell’armamento della polizia locale, perché «i vigili urbani potranno difendersi da atti criminosi ma non potranno difendere i cittadini in quanto l’arma viene data per la sola difesa personale».
«Credo che questa delibera sia un importante passo avanti. Le funzioni rimangono le stesse ma ora la nostra polizia sarà più in grado di difendersi e di essere rispettata», commenta il sindaco Gianni Alemanno.


29 gennaio 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. L'Rdb, torna sul piede di guerra...
di GIULIA AMATO

Civitavecchia - L'Rdb, torna sul piede di guerra e accusa l'amministrazione comunale di aver abbandonato i dipendenti e di non dare, di conseguenza, un servizio adeguato alla collettività.
«La situazione del personale all'interno del Comune di Civitavecchia è a dir poco vergognosa - si legge nella nota stampa divulgata dall'organizzazione sindacale -. Con le continue variazioni di macro e micro strutture, con le buffonate sulla stabilizzazione dei precari, fino ad arrivare ai recenti concorsi da videoterminalista e da agenti di polizia municipale, portati avanti con il mancato rispetto degli accordi sindacali e delle progressioni verticali per le carriere interne, e che rischiano di essere invalidati. Questa incompetente Amministrazione Comunale sta disgregando tutte le certezze lavorative costringendo allo sconforto e alla gogna i dipendenti abbandonati a se stessi e a fronteggiare in prima persona la cittadinanza utente che giustamente si lamenta, visto che non riceve più servizi adeguati e anzi molto spesso subisce anche danni». La sigla poi si scaglia contro gli spostamenti di personale dipendente da un ufficio ad un altro, con l'unico scopo di fortificare gli uffici più importanti a scapito di quelli che, invece, hanno un contatto diretto con il cittadino.
«Servizi pubblici ormai al collasso - si legge sempre nella nota - uffici completamente abbandonati per trasferimenti di personale o mancate sostituzioni a vantaggio di altri uffici più importanti politicamente. La politica di questa Amministrazione guarda solo a quei servizi di interesse economico e politico, a scapito di quelli che devono essere resi al cittadino. I pochi soldi a disposizione si spendono solo per assessorati importanti, tutto il resto, soprattutto i servizi al cittadino, probabilmente verranno esternalizzati». L'organizzazione sindacale, infine, fa un accorato appello alla cittadinanza «rivolgiamo allora, un ultimo accorato appello a tutti i cittadini di Civitavecchia: i politici ci hanno abbandonato diamoci noi veramente da fare contro questa incresciosa situazione. A pagarne le spese sono solo i cittadini e i dipendenti pubblici, che sono penalizzati sia come lavoratori che come cittadini».


29 gennaio 2009 - Il Sardegna

Trasporti. Contestata anche la poca chiarezza nella distribuzione di aggiunte discrezionali allo stipendio
Troppo lavoro e strani premi sindacati del Ctm alla guerra
Domani bus in deposito e corteo: «Vogliamo capire qual è il piano dell'azienda»
di Eleonora Bullegas

Cagliari - Elargizioni di premi sullo stipendio assegnati a dipendenti del Ctm in modo discrezionale e senza alcuna trasparenza. E turni di lavoro poco equilibrati. Sarebbero questi i principali motivi che hanno spinto le segreterie di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil, Ugl, RdB-Cub Trasporti, Faisa Cisal e Fts-Css a promuovere domani la seconda ondata di sciopero. Autisti e controllori incroceranno le braccia dalle 10 alle 16, il personale amministrativo lo farà nelle ultime quattro ore del turno. L'azione di protesta prevede una manifestazione con un corteo che partirà alle 10,30 dal deposito di Santa Maria e percorrerà le vie Bacaredda, Sonnino, XX Settembre, Roma (lato portici), Maddalena, viale Trieste per arrivare sotto gli uffici della direzione del Ctm. «Questa è la seconda azione di sciopero - spiega Alessandro Bianco, segretario regionale di Cgil Trasporti -. Il 13 gennaio scorso ha aderito alla protesta circa il 90 per cento dei dipendenti. Lo sciopero si è reso necessario perché vogliamo capire cosa sta accadendo . A partire dalle elargizioni sullo stipendio, assegnate a fine anno sia a dipendenti che dirigenti in modo discrezionale. Un atteggiamento che giudichiamo non trasparente». Pierfranco Meloni, segretario generale Uil Trasporti chiarisce che «lo sciopero è conseguenza di una situazione diventata inaccettabile. È arrivato il momento di sedersi attorno a un tavolo per trovare soluzioni valide. Chiediamo che ci siano regole chiare che consentano di premiare chi raggiunge gli obiettivi. Ma è necessario che la società chiarisca una volta per tutte quali sono obiettivi e percorsi». I sindacati non sono contrari al riconoscimento di meriti e professionalità. «Noi puntiamo sui premi di produttività - sottolinea Ignazio Lai, segretario generale Fit Cisl - . Tutto il personale si sta dedicando per lavorare al meglio. Il problema è che deve essere fatta chiarezza sulle promozioni». Ezio Castagna amministratore unico del Ctm, fa notare che le elargizioni non sono poco trasparenti ma che è stata «riconosciuta la professionalità di coordinatori e addetti al movimento e traffico (controllori, ndr), con buona pace dei sindacati. Non voglio più premiare, invece, chi ogni tanto si ricorda di venire a lavorare».


29 gennaio 2009 - La Sicilia

Trenitalia «Scontro aperto»

Ragusa - Trenitalia ha deciso di tagliare ben 17 corse che riguardano anche la provincia di Ragusa. Ieri mattina il presidente Franco Antoci si è confrontato con il coordinatore provinciale della Cub Trasporti, Pippo Gurrieri, rilevando la necessità di avviare una forte azione di protesta che dovrà però vedere compatto tutto il territorio. Ed intanto, in un documento, è la Cub Trasporti a contestare apertamente. "Con i nuovi provvedimenti di Trenitalia, che ha eliminato tuttii treni inseriti in orario appena il 14 dicembre scorso, più altri "storici" della tratta Siracusa – Ragusa – Gela, la misura è colma – scrive Gurrieri - E' finito il periodo dell'interlocuzione, e si va adesso allo scontro aperto. I treni inseriti ed ora eliminati, erano scaturiti da lunghi anni di lotte, culminate con la marcia dell'11 novembre 2006 da Modica a Ragusa, che chiedeva una ferrovia moderna. L'obiettivo era quello di rilanciare il trasporto pendolari con una rimodulazione dell'orario per renderlo più appetibile alle esigenze della mobilità provinciale e interprovinciale. Così erano sorti collegamenti tra tutti i principali centri, corsette cadenzate che avevano fatto sperare in un'inversione di rotta, e posti a condizione per la firma di un protocollo tra Trenitalia, Provincia e Comuni. La Cub Trasporti, assieme alla presidenza della Provincia regionale, avevano, proprio inquesti giorni, elaborato un progetto per la pubblicizzazione delle nuove corse e delle tariffe veramente concorrenziali dei treni, e si apprestavano a lanciarlo, quanto è arrivato questo ennesimo colpo di scure. Il sospetto tuttavia ha accompagnato queste settimane: sospetto che Trenitalia avesse messo questi treni in sordina, senza alcuna pubblicità, per poi monitorarli e infine tagliarli con la scusa della scarsa utilizzazione, avendo così un alibi di ferro". Gurrieri lancia poi un appello alla classe politica: "L'on. Minardo farebbe bene a prendersela con il suo presidente della Regione per questo trattamento "speciale". I sindaci, specie quello di Ragusa, farebbero bene a risvegliarsi dal lungo e colpevole sonno. I cittadini dovrebbero esigere di essere trattati come tutti gli altri che pagano le tasse ma hanno servizi e infrastrutture decenti".(M.B.)


29 gennaio 2009 - Cronaca Qui

Lenzuola alle finestre per dimostrare il tasso elevato di smog.
Parte dalla sede dei Vas la campagna contro le polveri sottili
Magenta inquinata quasi come Milano. Gli ambientalisti: "Subito azioni decise"

MAGENTA - Contro lo smog e l'aria irrespirabile gli ambientalisti promettono battaglia. E' partita infatti l'altra sera da Magenta la campagna "Mal'aria" alla quale aderiscono i circoli di Legambiente, l'associazione Vita di Vittuone, i comitati di Boffalora contro la variante e di Magenta contro la tangenziale. "Esporremo lenzuola bianche alle finestre - spiega Igor Bonazzoli, uno dei promotori della campagna anti smog e membro del coordinamento 'cieli puliti'- e le porteremo alle amministrazioni locali del magentino quando diventeranno nere". I dati presentati da Arpa Lombardia sono preoccupanti. Il mese di gennaio, secondo la centralina di via Zara a Magenta, è rimasto costantemente oltre la soglia consentita per quanto riguarda il superamento del PM10 che già nel mese di febbraio supererà i 35 giorni durante i quali è stato superato il limite di 50 microgrammi per metro cubo. "Chiediamo che i comuni del Magentino agiscano insieme e sostengano forme alternative di mobilità meno inquinanti - continua Bonazzoli - nel 2007 abbiamo presentato una diffida ai sindaci dei vari comuni, ma i risultati non si sono visti. Se non l'asfalto mangia smog al sottopasso di via IV Giugno a Magenta, gli autobus a bioetanolo, qualche mezzo a gpl in dotazione nei comuni, e un tavolo interinale che non ha portato a nulla". Gli ambientalisti denunciano inoltre che il trasporto ferroviario è in disfacimento e ha subito, per forza di cose negli ultimi tempi, una decrescita di utenti. La battaglia segue di pari passo quella che i comitati stanno portando avanti contro la realizzazione del prolungamento a sud della Boffalora-Malpensa e di altre strade ritenute inutili e dannose, quali la variante in territorio di Boffalora. "I dati parlano chiaro - continua Bonazzoli - l'incremento delle polveri sottili porta ad un aumento della mortalità e delle patologie dell'apparato respiratorio". Un'azione, quella partita l'altra sera nella sede dei Vas di via Petrarca a Magenta, che seque quella che si sta portando avanti a Milano. Città colpita da una procedura di infrazione dall'Unione Europea proprio per non avere intrapreso azioni decise nella lotta all'inquinamento. Particolarmente duro Paolo Fagnani dell'associazione Vita di Vittuone: "Non capiamo perchè non vengano prese decisioni che servano davvero alla collettività - dice - un'idea potrebbe essere quella di prolungare la metropolitana e farla arrivare fin nel Magentino. Molti non sanno della situazione catastrofica che sta colpendo i nostri comuni. Tempo fa, quando si usava l'amianto per ogni cosa, lo si faceva nell'ignoranza. Poi ne abbiamo pagato le conseguenze. ora stiamo vivendo una situazione analoga". E Angelo Terraneo presidente dei Vas conclude: "Mai un sindaco è intervenuto in maniera decisa. Magenta è fuori dall'area critica, i dati parlano di un inquinamento simile a quello di viale Juvara a Milano". Alla conferenza stampa dell'altra sera hanno preso parte anche Paola Chiodini e Ivo Gazzola del comitato "no variante" di Boffalora e Adriana Marafiotti della rappresentaza di base dei Cub.


28 gennaio 2009 - Dire

VIGILI. RDB LI INVITA A RINUNCIARE ALL'USO DELL'ARMA

(DIRE) Roma, 28 gen. - "Dopo l'approvazione notturna della delibera sull'armamento ai vigili urbani la Rdb-Cub esprime una posizione fortemente critica: la storia di questa citta' insegna che Roma e' una citta' aperta che necessita di essere vigilata e non armata", dice Paola Aimo, rappresentante sindacale della Rdb al Comune di Roma. "Proporremo ai lavoratori e alle lavoratrici della polizia municipale- continua Aimo- di rinunciare all'uso dell'arma non per una generica obiezione di coscienza, ma come vero e proprio atto di contrasto alle scelte politiche di questa amministrazione. Armare i vigili riporta la nostra citta' indietro di trent'anni e significa mettere in piedi l'esercito personale del sindaco ignorando del tutto il ruolo e la funzione di collante sociale svolta fino ad ora dal vigile urbano". Continua la sindacalista: "Ne' aiuta l'aumento dei compiti della polizia municipale, che il sindaco va invocando in nome del federalismo e del ruolo speciale di Roma capitale. A questa militarizzazione contribuisce anche una campagna di enfatizzazione dei recenti episodi di violenza contro le donne, delle quali ci si ricorda solo per fini propagandistici. Non si riscontra infatti una vera attenzione verso le donne ne' nelle politiche del governo, vedi l'innalzamento dell'eta' pensionabile, la disparita' di trattamento economico, la carenza di strutture come asili e consultori". "Ne'- conclude Aimo- in quelle della giunta comunale, che ritarda l'assunzione di vincitori di concorso e disdetta precedenti accordi sindacali con il silenzio complice di Cgil, Cisl e Uil".


28 gennaio 2009 - Agi

VIGILI DEL FUOCO: RDB-CUB, STOP A VISITE MEDICHE PER IDONEITA'

(AGI) - Roma, 28 gen. - A causa dei debiti del ministero dell'Interno sono state interrotte le visite mediche dei vigili del fuoco per l'idoneita' di servizio e la guida dei mezzi speciali. Lo denuncia in un comunicato l'RdB-Cub dei Vigili del fuoco, che afferma: "Mentre dovremo vigilare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, lavoriamo nell'insicurezza, perche' non saremo piu' visitati da nessun ente sanitario. Col nuovo anno - spiega infatti l'Rdb - e' arrivata ai Comandi provinciali la comunicazione che l'ente sanitario delle Ferrovie dello Stato, convenzionato per le periodiche visite di idoneita' psico-fisica del personale, ha sospeso la convenzione a causa del debito di quasi 5 milioni di euro accumulato dal Dipartimento dei vigili del fuoco". Lo stesso problema, aggiunge il sindacato, si verifica per il rinnovo delle patenti dei mezzi speciali, e "non potendo rinnovare quelle del personale esperto si sopperisce affidando il servizio ai neo patentati". Secondo l'Rdb il debito complessivo del Dipartimento si aggira sui 100 milioni di euro e "presto potrebbe portare i Comandi a non essere piu' in grado di approvvigionarsi del gasolio per le vetture di soccorso".


28 gennaio 2009 - Apcom

Campidoglio/ Rdb-Cub: Roma deve essere vigilata, non armata
"Proporremo ai vigili di rinunciare alla pistola"

Roma, 28 gen. (Apcom) - No all'armamento dei vigili urbani di Roma. E' la posizione della sigla sindacale Rdb-Cub che in una nota forti riserve sulla novità introdotta ieri notte da una delibera comunale. "La storia di questa città - spiega Paola Aimo, rappresentante sindacale della RdB - insegna che Roma è una città aperta che necessita di essere vigilata e non armata. Proporremo - annuncia - ai lavoratori e alle lavoratrici della polizia municipale di rinunciare all'uso dell'arma non per una generica obiezione di coscienza, ma come vero e proprio atto di contrasto alle scelte politiche di questa amministrazione". "Armare i vigili - prosegue - riporta la nostra città indietro di trent'anni e significa mettere in piedi l'esercito personale del sindaco ignorando del tutto il ruolo e la funzione di collante sociale svolta fino ad ora dal vigile urbano. Né aiuta l'aumento dei compiti della polizia municipale, che il sindaco va invocando in nome del federalismo e del ruolo speciale di Roma capitale". "A questa militarizzazione - continua - contribuisce anche una campagna di enfatizzazione dei recenti episodi di violenza contro le donne, delle quali - puntualizza - ci si ricorda solo per fini propagandistici. Non si riscontra infatti una vera attenzione verso le donne né nelle politiche del governo centrale, vedi l'innalzamento dell'età pensionabile, la disparità di trattamento economico, la carenza di strutture come asili e consultori; né in quelle della giunta comunale, che ritarda l'assunzione di vincitori di concorso e disdetta precedenti accordi sindacali con il silenzio complice - conclude - di Cgil, Cisl e Uil".


28 gennaio 2009 - Ansa

SICUREZZA: VIGILI AVRANNO PISTOLA,SI' DEL CAMPIDOGLIO
SI ASTIENE LISTA CIVICA ALEMANNO; ASSOCIAZIONE RICORREREMO A TAR

(ANSA) - ROMA, 28 GEN - Dopo oltre trent'anni la polizia municipale della Capitale torna ad essere armata. Il Consiglio comunale di Roma ha approvato all'1:02, dopo una seduta-fiume di 9 ore, il ''Regolamento dell'armamento degli appartenenti al Corpo di Polizia Municipale, in possesso della qualita' di agente di pubblica sicurezza''. La delibera e' stata approvata con 29 a favore (Pdl), 4 contrari (Azzuni del gruppo Misto; Cirinna e De Luca del Pd; Quadrana della Lista civica) e 9 astenuti (Marroni, Mei, Nanni, Onorato, Policastro, Smedile, Stampete, Valeriani del Pd; e il generale Antonino Torre della lista civica per Alemanno). ''I vigili urbani avranno l'arma per difesa personale - ha spiegato l'assessore alle Risorse umane del Comune di Roma Enrico Cavallari - svolgeranno gli stessi servizi ma con una dotazione in piu' che consentira' di difendere meglio i cittadini. Attualmente sono 1500 i vigili che hanno gia' la pistola''. I vigili urbani avranno pero' la possibilita' ''di avere le pistole salvo i casi di obiezione di coscienza''. Il provvedimento approvato dall'Aula prevede anche la dotazione di spray anti-aggressione e 'mazzette distanziatrici'' ovvero i manganelli. Il regolamento approvato dal Consiglio comunale, mettendo un punto fermo a un dibattito che ha contrapposto per anni centrodestra e centrosinistra, disciplina ed individua i servizi da prestare con le armi. La pistola assegnata in dotazione e' consegnata con un caricatore di riserva e le munizioni. Arma che ''puo' essere riconsegnata temporaneamente'' all'armeria in caso di ferie o assenze dal servizio. Nel regolamento, composto di 18 articoli, si affronta anche il problema di ''possibili danni che possono essere causati a beni e persone dall'uso dalle armi'' e ''sono stipulate dall'amministrazione polizze per la responsabilita' civile e patrimoniale entro sei mesi dall'assegnazione dell'arma''. La prima ''tappa'' per dare le pistole ai vigili urbani e' del giugno scorso quando la giunta approvo' la delibera nella quale si decideva di armare i vigili urbani, con pistola calibro nove, spray anti aggressione e manganelli di plastica. Mentre il 6 agosto dello scorso anno, dopo una lunga trattativa, c'e' stata la sottoscrizione di tutte le sigle sindacali ad eccezione degli Rdb. L'Associazione romana vigili urbani (Arvu) ha pero' gia' deciso di ricorrere al Tar, pur essendo la promotrice dell'armamento della polizia locale perche' ''i vigili urbani potranno difendersi da atti criminosi ma non potranno difendere i cittadini in quanto l'arma viene data per la sola difesa personale''.


28 gennaio 2009 - Roma Today

I Sindacati ai vigili: "Rinunciate all'uso dell'arma"
Paola Aimo dei sindacati di base: "Proporremo di rinunciare ad usare l'arma come un vero e proprio atto di contrasto alle scelte politiche di questa amministrazione"

Dopo l’approvazione notturna della delibera sull’armamento ai vigili urbani la RdB-CUB esprime una posizione fortemente critica: "La storia di questa città insegna che Roma è una città aperta che necessita di essere vigilata e non armata", commenta Paola Aimo, rappresentante sindacale della RdB al Comune di Roma. "Proporremo ai lavoratori e alle lavoratrici della Polizia Municipale", continua la Aimo "di rinunciare all’uso dell’arma non per una generica obiezione di coscienza, ma come vero e proprio atto di contrasto alle scelte politiche di questa amministrazione". "Armare i vigili", secondo la sindalista "riporta la nostra città indietro di trent’anni e significa mettere in piedi l’esercito personale del sindaco ignorando del tutto il ruolo e la funzione di collante sociale svolta fino ad ora dal vigile urbano. Né aiuta l’aumento dei compiti della Polizia Municipale, che il sindaco va invocando in nome del federalismo e del ruolo speciale di Roma capitale". Da Rdb Cub poi un pensiero ai vigili urbani risultati idonei al concorso ed ancora in attesa di assunzione: "La Giunta comunale ritarda l’assunzione di vincitori di concorso e disdetta precedenti accordi sindacali con il silenzio complice di Cgil, Cisl e Uil".

Scuola: nel Lazio a rischio licenziamento 3.000 addetti alle Pulizie
L'allarme è delle rappresentanze sindacali di base, Rdb Cub. Il responsabile del settore precariato Congi: "I soldi basteranno fino ad aprile, poi scatteranno i licenziamenti"

Roma - Tremila addetti alle pulizie nelle scuole del Lazio rischiano di essere licenziati tra tre mesi. La denuncia è del sindacato di base Rdb - Cub che denuncia: "Sarà un vero e proprio massacro sociale, per questi lavoratori non sono previsti ammortizzatori sociali". Alla base dei possibili licenziamenti c'è il mancato rifinanziamento del mega appalto tra il Ministero della Pubblica Istruzione e i consorzi addetti alle pulizie. "Un appalto", ci spiega il responsabile regionale del settore precariato, Giovanni Pio Congi, "che è stato voluto nel 2001 dall'allora premier D'Alema per trovare una soluzione al ricollocamento degli Lsu". Quell'appalto coinvolge circa 15.000 addetti alle pulizie in tutta Italia ed affida a 4 consorzi la gestione delle pulizie in molti istituti scolastici. Nel Lazio sono così impiegati circa 3.000 ex Lsu, la maggior parte dei quali nelle province di Rieti, Latina e Frosinone. Nella sola città di Roma i posti a rischio sono poco più di 250. In sostanza quest'appalto nell'ultima finanziaria non è stato rifinanziato per intero. "L'appalto", spiega Congi, "è stato prorogato e rifinanziato di anno in anno, ma con l'ultimo decreto anticrisi del governo, a fronte di un fabbisogno di 375 milioni di euro, sono stati impegnati solo 110 milioni di euro, meno di un terzo della somma necessaria ad assicurare il servizio per un anno. Con questi soldi si può andare avanti al massimo fino a marzo, aprile dopodiché scatteranno i licenziamenti". Tra i lavoratori che rischiano il posto ci sono soprattutto donne, di età media tra i 45 e i 50 anni che difficilmente sarebbero ricollocabili nel mondo del lavoro. Queste donne lavorano per 30-35 ore settimanali e guadagnano 700 euro netti al mese. Soluzioni al momento all'orizzonte non se ne vedono, come conferma anche Congi: "Sappiamo che i quattro consorzi avevano in programma nei giorni scorsi due incontri con il ministero della pubblica istruzione, ma pare siano tutti saltati. Questi dipendenti non hanno ammortizzatori sociali, quindi in caso di licenziamenti non avranno cassa integrazione. Una soluzione possibile, paventata anche dal ministero del Lavoro, è quella di fare ricorso a degli ammortizzatori sociali in deroga".


28 gennaio 2009 - VignaClara blog

Comune di Roma - approvata la delibera, Vigili Urbani con la pistola

Roma - Al termine di una lunga seduta durata oltre nove ore questa notte il Consiglio del Comune di Roma ha approvato il "Regolamento dell’armamento degli appartenenti al Corpo di Polizia". Con 29 voti a favore, 4 contrari e 9 astenuti i Vigili Urbani capitolini saranno di nuovo armati dopo che nel 1978 l’allora sindaco Giulio Carlo Argan ne dispose il disarmo. Il Sindaco Alemanno, commentando l’evento, ha dichiarato che "nell’utilizzo della Polizia municipale non cambia nulla. Le funzioni rimangono le stesse ma ora la nostra polizia sarà più in grado di difendersi, di essere rispettata e di essere autonoma rispetto agli altri corpi di polizia. Questo è importante perché sempre più spesso i nostri vigili intervengono in contesti molto difficili". Subito dopo l’Assessore capitolino al Personale, Enrico Cavallari, ha spiegato che comunque l’armamento non sarà obbligatorio essendo previsto il caso di obiezione di coscienza.
Ma quali sono in sintesi le novità del Regolamento?
- Entro i due mesi successivi all’ufficializzazione del Regolamento, tutti i componenti del Corpo di Polizia Municipale dovranno accettare, o rifiutare, formalmente l’equipaggiamento.
- Coloro i quali non avranno esercitato il diritto all’obiezione di coscienza parteciperanno ad un apposito corso di teoria e pratica sull’uso delle armi al termine del quale chi l’avrà superato sarà eleggibile alla dotazione di una pistola semiautomatica, di spray urticante e di un manganello. L’arma sarà poi assegnata dopo la verifica di specifici requisiti psico-fisici da parte delle strutture mediche della Polizia di Stato
- L’arma non dovrà mai essere abbandonata ed al termine del turno dovrà essere custodita nel proprio domicilio, con le stesse regole di chi detiene un porto d’armi. Solo in caso di ferie o di prolungata assenza dal servizio essa potrà essere restituita al proprio Comando.
L’Assessore Cavallari ha inoltre precisato che, come previsto dalla delibera adottata questa notte, "l’armamento è atto e proporzionale alle esigenze di difesa personale, in relazione ai servizi prestati", cioè ogni vigile urbano dovrà decidere se e quando usare l’arma in funzione del servizio prestato e della situazione contingente.
Voci difformi negli ambienti sindacali.
L’ARVU (Associazione romana vigili urbani) ricorrerà al TAR contro la delibera adottata questa notte. Motivo? "i vigili urbani potranno difendersi da atti criminosi ma non potranno difendere i cittadini in quanto l’arma viene data per la sola difesa personale". L’RdB-CuB (rappresentanza sindacale di base) proporrà ai Vigili di rinunciare all’uso dell’arma come segnale di contrasto alle scelte politiche dell’amministrazione capitolina. "Armare i vigili riporta la nostra città indietro di trent’anni - dichiara l’RdB - e significa mettere in piedi l’esercito personale del sindaco ignorando del tutto il ruolo e la funzione di collante sociale svolta fino ad ora dal vigile urbano. La storia di questa città insegna che Roma è una città aperta che necessita di essere vigilata e non armata". il Sulpm si dice invece favorevole al provvedimento. Ricorda il segretario romano Marco Milani «questo provvedimento soddisfa almeno i quattro quinti del corpo della Polizia municipale».


28 gennaio 2009 - Il Gazzettino

Infermieri sotto organico. Rdb Cub pronto a scioperare
di Matteo Crestani

Vicenza - L’Rdb Cub dichiara lo stato di agitazione sindacale e chiede al prefetto Piero Mattei l’incontro di conciliazione e raffreddamento in vista dell’apertura del reparto dei dozzinanti all’ospedale San Bortolo.
«La prossima apertura del reparto dozzinanti per pazienti a pagamento - spiega il segretario dell’Rdb Cub Germano Raniero - sta provocando malumore e contrarietà nei lavoratori dell’Ulss, soprattutto da parte degli infermieri che continuano a patire una carenza cronica nei reparti, con pesanti ricadute sulle condizioni lavorative, in termini di turnistica, riposi, straordinari e ferie». Il sindacato autonomo vicentino lamenta il pericolo che l’apertura ai dozzinanti possa determinare lo storno di minori risorse a favore dei servizi per la collettività. «L’apertura di un nuovo reparto per pazienti paganti - prosegue Germano Raniero - con l’utilizzo di un coordinatore, cinque infermieri e cinque Oss, andando ad assorbire risorse vitali per la funzionalità dei servizi nelle prossime settimane-mesi, non è certo una priorità e nemmeno una necessità, soprattutto se si considera che, sempre per recuperare infermieri, si è recentemente chiusa l’unità operativa di malattie metaboliche».
Mancano una cinquantina di infermieri, stando alle indicazioni dell’Ulss 6, un’esigenza che si esaurisce già entro questo mese, con il personale in graduatoria per assunzioni a tempo indeterminato e con l’avviso per assunzioni a tempo determinato. L’Rdb Cub manifesta grande preoccupazione, dunque, nella missiva datata 26 gennaio 2009, per la responsabilità in capo al personale ed il rischio di scadimento del servizio. «La nostra amministrazione - conclude Raniero - sta attuando delle riorganizzazioni interne per recuperare personale infermieristico con l’inserimento di altre figure professionali, ma questo significa spesso lasciare in capo ad un solo infermiere nel turno notturno la responsabilità di interi reparti con decine di pazienti e la gestione di eventi critici e urgenti che si presentano».

ASL 13 I rappresentanti di base non hanno condiviso la risposta dell’azienda in merito alla modifica complessiva della turnazione
Operatori sociosanitari in agitazione
Fra le richieste la possibilità di ottenere il doppio riposo compensativo festivo

Dolo - (Gdc) Operatori sanitari ancora sul piede di guerra. Ieri, Federico Martelletto e Raniero Germano, responsabili delle "RdB-Cub", hanno inviato una lettera al Prefetto per dichiarare il ripristino dello stato di agitazione sindacale indetto lo scorso maggio e poi momentaneamente sospeso. La motivazione è da ricercarsi nella proposta della direzione aziendale dell’Ulss 13 ritenuta inadeguata, dopo mesi di trattative. Nella richiesta avanzata lo scorso maggio, le Rappresentanze di Base chiedevano una modifica complessiva della turnazione degli Operatori Socio Sanitari di Dolo e Mirano: «Questo - spiega Martelletto - per garantire un più adeguato riposo psicofisico, qualche doppio riposo compensativo che permetta la possibilità di trascorrere almeno un fine settimana completo al mese con le proprie famiglie. In pratica chiediamo la possibilità d’avere una vita più normale, contro l’attuale turnistica costruita sul turno di sei ore, di cinque giorni lavorativi e un riposo, ritenuta particolarmente disagiata».
«Riconosciamo - affermano i due sindacalisti - una disponibilità parziale ad un cambiamento dell’amministrazione dell’Ulss, che propone l’assunzione di otto operatori, al fine di strutturare una nuova turistica che comporta tre giorni lavorativi e di seguito un riposo compensativo su un turno di sette ore. Turnistica che migliora sensibilmente la situazione attuale, ma non garantisce il doppio riposo compensativo festivo». Martelletto e Germano ribadiscono come gli operatori vengano da anni piuttosto duri: «A fronte di questo, la Direzione chiede anche, al personale "Oss", la disponibilità ad esercitare la propria attività lavorativa in più Reparti in un contesto dipartimentale, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Una "manovra" per recuperare risorse umane, al fine di consentire la fruizione delle ferie e la sostituzione delle malattie. Da un punto di vista, si concede qualcosa nella turnistica, dall’altro, si peggiorano le condizioni complessive di lavoro».
«La proposta che i lavoratori ora avanzano è un turno di 7 ore e 15 minuti, che comporta le 36 ore contrattuali, permette quattro giorni lavorativi e due riposi e di seguito quattro giorni lavorativi e un riposo. È l’unico turno compatibile con le loro richieste. Sono invece disponibili alla rotazione dipartimentale con delle limitazioni da "contrattare" a questa tipologia di mobilità interna.


28 gennaio 2009 - TRC giornale

"I politici ci hanno abbandonato, diamoci da fare"

Civitavecchia - La situazione del personale all'interno del Comune di Civitavecchia è a dir poco vergognosa. Lo sostengono Silvia Salvatori e Flavio Zeppa, che accusano l'amministrazione comunale di disgregare tutte le certezze lavorative, abbandonando i dipendenti a se stessi ed a fronteggiare la cittadinanza che giustamente si lamenta dei servizi non adeguati. Secondo i due rappresentati territoriali delle RdB Cub, i politici hanno abbandonato i cittadini e per questo invitano proprio i civitavecchiesi a darsi da fare per fronteggiare una situazione che definiscono grave e prossima alla bancarotta.


28 gennaio 2009 - Il Piccolo

SABATO UN CONVEGNO
«Violati i diritti di utenti e lavoratori»
Nuovo attacco delle Rdb contro Trieste Trasporti

Trieste - Un convegno «per rispondere alle scelte di politica aziendale della Trieste Trasporti, che privilegia i profitti, reprimendo le istanze delle organizzazioni sindacali e, in particolare, delle Rdb». Questo l’annuncio dato ieri dai rappresentanti della Confederazione unitaria di base (Cub) trasporti nel corso di una manifestazione che, nonostante il freddo e la pioggia, si è svolta nel tardo pomeriggio in piazza della Borsa, alla presenza di una cinquantina di sindcalisti. «Le strategie imprenditoriali – ha spiegato Willy Puglia, esponente delle Rdb - sono presentate all’opinione pubblica come indispensabili interventi di ristrutturazione e razionalizzazione gestionale. Per ottenere l’approvazione della cittadinanza e dell’ utenza, questi progetti vengono enfatizzati, trovando spesso l’appoggio interessato e trasversale di personaggi politici. In realtà – ha evidenziato Puglia – la privatizzazione del trasporto pubblico, finanziata con il denaro dei contribuenti, consente agli imprenditori di realizzare ingenti guadagni economici, determinando al tempo stesso pesanti ricadute negative. Parliamo – ha proseguito l’esponente sindacale – di un complessivo decadimento della qualità e della sicurezza del servizio all’utenza, un aumento dei carichi di lavoro, una progressiva riduzione dei livelli retributivi e occupazionali, il taglio delle tutele normative e una sistematica violazione dei diritti di utenti e lavoratori oltre che delle norme legislative e contrattuali». Puglia ha denunciato ancora una volta la «repressione del conflitto sindacale attuata dalla Trieste Trasporti, con l’utilizzo di pesanti sanzioni disciplinari e denunce penali».
Si queste tematiche si discuterà sabato prossimo alle 16, alla Stazione marittima, nel corso del convegno intitolaro «Le liberalizzazioni e la repressione del conflitto sindacale nel trasporto pubblico locale, il caso della Trieste trasporti». «Lo scopo - ha concluso Puglia - è di portare al confronto su questo delicato tema i soggetti politici ed istituzionali interessati alle scelte di liberalizzazione e alle conseguenze che esse hanno prodotto e producono, con pesanti sviluppi di natura giudiziaria, sia per i lavoratori, che per i loro rappresentanti sindacali». Al convegno è annunciata la presenza del Coordinatore generale e nazionale della Federazione Rdb/Cub, Pierpaolo Leonardi e Gianpiero Antonini, dei parlamentari Massimiliano Fedriga (Lega Nord), Carlo Monai (Di Pietro Idv), Ettore Rosato (Pd). Invitati anche assessori regionali, provinciali e comunali.(u.s.)


28 gennaio 2009 - La Repubblica

Le Rdb "Basta sfratti per morosità"

Bologna - Blocchiamo gli sfratti per morosità. L´associazione inquilini assegnatari delle Rdb chiede lo stop dei provvedimenti diretti per gli sfratti dovuti al mancato pagamento del canone e occupa simbolicamente, per un paio d´ore, l´ufficio casa del Comune. Una protesta scaturita «dall´ennesimo sgombero per morosità» avvenuto l´altro ieri. L´associazione chiede «un tavolo fra Prefettura, Comune e parti sociali per bloccare gli sfratti».


28 gennaio 2009 - Villaggio Globale.it

Un comunicato delle RdB-Cub dei VV.F.
I Vigili del fuoco senza visite e rinnovo patenti
Denunciata una situazione al limite dell'agibilità per effetto di debiti e taglio finanziamenti

«Mentre dobbiamo vigilare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro lavoriamo nell'insicurezza i Vigili del Fuoco non saranno più visitati da nessun ente sanitario. Col nuovo anno, infatti, è arrivata ai Comandi Provinciali comunicazione che l'ente sanitario delle Ferrovie dello Stato, convenzionato per le periodiche visite atte alla verifica dell'incondizionata idoneità psico-fisica del personale, ha sospeso la convenzione a causa del debito di circa 5 milioni di Euro accumulato nei suoi confronti dal Dipartimento dei VV.F. Analogo problema per il rinnovo delle patenti di guida per i mezzi speciali dei VVF: sospesa la convezione e non potendo rinnovare quelle del personale esperto si sopperisce affidando il servizio ai neo patentati. Ammonta ormai a circa 100 milioni di Euro il debito complessivo del Dipartimento dei VVF nei confronti dei fornitori, un debito che presto potrebbe portare i Comandi a non essere più in grado di approvvigionarsi del gasolio per le vetture di soccorso». Questa è l'amara segnalazione che viene fatta da Antonio Jiritano della Direzione nazionale delle Rappresentanze sindacali di Base. «Questi sono i risultati dei progressivi tagli operati dall'attuale e dai precedenti governi. In due anni al Dipartimento dei Vigili del Fuoco è venuto a mancare circa il 28% delle risorse. E di questi tagli non risente solo il salario del personale, ma lo stesso soccorso alla popolazione viene messo a serissimo rischio».
«La dura realtà – prosegue Jiritano – è molto diversa da operazioni di marketing come quella del calendario annuale dei VV.F., tanto più altisonanti quanto più sono atte alla mistificazione dei fatti. Così, mentre i Vigili del Fuoco debbono vigilare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, si trovano ad operare senza che nessun medico abbia verificato la loro idoneità alla salvaguardia dell'incolumità propria e di quella dei cittadini».


28 gennaio 2009 - La Nuova Venezia

Mirano. Turni di lavoro contestati
Operatori sanitari sul piede di guerra

MIRANO - Operatori socio sanitari di nuovo in agitazione per il mancato accordo con la direzione dell’Asl 13 sui turni di lavoro. Il sindacato di categoria Rdb-Cub torna a chiedere la modifica complessiva della turnazione degli operatori impiegati negli ospedali di Dolo e Mirano, scrivendo al prefetto e minacciando un presidio di protesta davanti ai due nosocomi. La questione si trascina da mesi, con trattative e proposte che dal maggio scorso non hanno mai incontrato la piena soddisfazione dei dipendenti. «Chiediamo una turnazione che garantisca un più adeguato riposo psicofisico - spiega Federico Martelletto di Rdb-Cub - ma anche qualche doppio riposo compensativo che permetta di trascorrere almeno un fine settimana completo al mese con le proprie famiglie, invece dell’attuale turnistica costruita su turni di sei ore, di cinque giorni lavorativi e un riposo». Un’apertura da parte dell’Asl in realtà c’è stata, con la proposta di assunzione di otto nuovi operatori allo scopo di strutturare una nuova turistica composta da tre giorni lavorativi e un riposo compensativo (su un turno di sette ore). «Un passo avanti importante - riconosce Martelletto - ma che ancora non permette il doppio riposo compensativo festivo». I lavoratori chiedono infatti un turno di sette ore e quindici minuti, che permetta di effettuare quattro giorni lavorativi e due riposi settimanali e di seguito quattro giorni lavorativi e un riposo. Se le loro richieste non saranno considerate i sindacati minacciano già la settimana prossima un presidio di protesta davanti agli ospedali per attirare l’attenzione. (f.d.g.)


28 gennaio 2009 - Caserta news

RdB/CUB diffida Rettore e Direttore Università

Salerno – "Appreso attraverso informativa sindacale dello svolgimento della trattativa e della chiusura dell'accordo del 26/1/2009 tra l'Amministrazione e le OO.SS Cgil, Cisl e Uil, senza la scrivente Organizzazione Sindacale esclusa immotivatamente. L'O.S. RdB Pubblico Impiego, giudicando gravissimo il comportamento del Rettore e del Direttore Amministrativo per l'esclusione e discriminazione dell'O.S. scrivente e del suo delegato RSU, in violazione delle norme vigenti, intima al Rettore e al Direttore Amministrativo dell'Università di Salerno il ripristino immediato della legalità. La scrivente Organizzazione Sindacale sottolinea la nullità dell'accordo del 26/1/2009 e concede all'Amministrazione 24 ore per il suo ritiro. Si chiede nuova convocazione nel rispetto delle norme vigenti in materia di rappresentanza sindacale. Diversamente l'O.S. RdB Pubblico Impiego darà mandato al proprio Ufficio Legale per denunciare l'amministrazione per comportamento antisindacal e (Ar.28 Legge 300/70)".


28 gennaio 2009 - Il Tempo

«Rifondazione a fianco dei lavoratori ex Lsu»
«Il gruppo di Rifondazione comunista alla Pisana sarà a fianco dei lavoratori ex Lsu addetti alle pulizie nelle scuole del Lazio che il prossimo 6 febbraio scenderanno in piazza per lo sciopero indetto a livello nazionale da Rdb-Cub». Lo dichiara in una nota il capogruppo del Prc in Consiglio regionale, Ivano Peduzzi.

Roma - «Nella nostra regione - prosegue Peduzzi - sono circa 3 mila gli occupati ex Lsu che rischiano il posto, 15 mila in tutta Italia. Sono i lavoratori che dal 2001, grazie al mega appalto del ministero della pubblica istruzione per la pulizia delle scuole, affidato a quattro grandi consorzi e di anno in anno rifinanziato dai governi successivi, hanno trovato una loro collocazione. Adesso, il governo Berlusconi ha deciso di tagliare drasticamente i finanziamenti. La somma stanziata sarà sufficiente a garantire il servizio per qualche mese; al termine, partiranno i licenziamenti di migliaia di addetti che non potranno nemmeno usufruire degli ammortizzatori sociali. Per il Lazio - conclude - sarebbe un ulteriore colpo sia sul piano economico che sociale».


28 gennaio 2009 - Il Centro

PRECARI A VIALE BOVIO
«Vogliamo vedere Chiodi»

PESCARA - «I lavoratori precari delle Asl di Chieti e Pescara hanno deciso di continuare la mobilitazione e autoconvocarsi al palazzo di giunta regionale di viale Bovio per giovedì 29 gennaio alle 9 per sentire anche il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi». E’ l’iniziativa organizzata dalle Rappresentanze sindacali di base e che segue altre proteste tenute in Abruzzo. Il sindacato chiede la stabilizazione dei precari e contesta i vertici politici e amministrativi della sanità abruzzese. «E’ grave, secondo noi», si legge nella nota, «che siano stati sacrificati circa 700 posti di lavoro precario della sanità abruzzese sull’altare dell’incapacità storica di attuare una seria programmazione sanitaria, di contenere sprechi e di evitare il malaffare. Sconcertante è il fatto che i posti di lavoro nel privato siano stati salvaguardati e che i lavoratori del pubblico, sembra, non siano un problema di questa nuova giunta».


28 gennaio 2009 - Il Venezia

Troppi turni nell'Ulss 13 e così scatta la protesta

Mestre - Ulss 13 in subbuglio e dalla prossima settimana ripartono i presidi di protesta. Ad annunciare lo stato d'agirazione l'Rdb che ha già scritto pure al prefetto e al Direttore Generale dell'Ulss 13 Dolo Mirano annunciando la ripresa della protesta. Le motivazioni che ci spingono a riproporre l'agitazione sindacale, sono conseguenti alle trattative, partite il 9 maggio 2008 e che non hanno portato risultato. Nella richiesta avanzate si chiedeva la modifica complessiva della turnazione degli Operatori Socio Sanitari degli Ospedali di Dolo e Mirano; una turnazione che garantisca un adeguato riposo psicofisico e qualche doppio riposo compensativo. «A fronte di questo, la Direzione chiede anche, al personale Oss di tutta la Ulss, la disponibilità esercitare la propria attività lavorativa in più Reparti in un contesto dipartimentale, con tutte le difficoltà che ne conseguono». E da qui intanto sono partite le lettere, mentre nei prossimi giorni comincerà la protesta.


28 gennaio 2009 - R.T.M.

Il presidente Antoci risponde sui nuovi provvedimenti di Trenitalia

Modica - In merito all’allarme lanciato dai sindacati Fit- Cisl, per la soppressione di 17 corse dal primo febbraio, il Presidente Franco Antoci tiene a dare ulteriori precisazioni. "Evitare il ridimensionamento del trasporto ferroviario- ha affermato il presidente- ha sempre rappresentato per questa amministrazione una priorità, in quanto si inserisce nella grande questione dello sviluppo infrastrutturale dell’intera provincia. È bene chiarire però le diverse tappe che hanno portato oggi a questo risultato e che hanno fatto si che Trenitalia con le sue logiche aziendali colpisse ancora una volta duramente ogni attesa di rivitalizzazione del trasporto ferroviario in provincia. Il 14 dicembre scorso è entrato infatti in funzione il nuovo orario ferroviario annuale, che aveva attivato tutte le corse richieste da questo territorio. Di conseguenza l’amministrazione provinciale, anche su richiesta del sindacato Cub Trasporti, stava approntando una campagna di sensibilizzazione all’uso del treno, facendo anche leva sulla concorrenzialità delle tariffe con il mezzo gommato; invece appena entrato in funzione il nuovo orario, Trenitalia ha cominciato a monitorare il traffico passeggeri (naturalmente scarsissimo) e come si apprende, dal 1 febbraio sopprimerà ben 17 corse, azzerando quasi il trasporto ferroviario in provincia di Ragusa. Alla luce di questo, ho già preso contatti con il Presidente della Provincia di Siracusa per poter sviluppare insieme un’azione sinergica per opporci a questa spoliazione, ma è chiaro che senza un intervento forte (anche dal punto di vista finanziario) della Regione Siciliana, ogni appello a Trenitalia resterà lettera morta. Stupisce pertanto la polemica dell’on. Minardo che da qualche giorno, forse in coincidenza con il mancato coinvolgimento del Mpa al tavolo politico provinciale, scopre che l'origine delle inondazioni all’aeroporto di Comiso e i tagli di Trenitalia sono addebitabili alla provincia e al suo presidente...Purtroppo, come l’on. Minardo ben sa, la Provincia si può muovere solamente negli ambiti di competenza a lei riservati e lo ha sempre fatto. In questo caso specifico, non può opporsi alle logiche commerciali di un’azienda come Trenitalia, che nonostante le nostre richieste ed il nostro impegno, ha deciso di perseguire i suoi obiettivi di sviluppo aziendale, anche se questo vuol dire, senza ombra di dubbio, penalizzare il nostro territorio. Siamo consapevoli di questo, ma possiamo affermare che come amministrazione abbiamo cercato di mettere in campo tutti i mezzi a nostra disposizione. Chiedo piuttosto all’on. Minardo di far si che il Presidente della Regione convochi Trenitalia e chieda conto e ragione delle scelte penalizzanti per la nostra Provincia facendo quindi arrivare quegli aiuti e quel sostegno tangibile al territorio. La sinergia di tutti i propri rappresentanti politici ed amministrativi e' auspicabile per la soluzione dei problemi del territorio, mentre gridare al lupo al lupo serve a farsi sentire ma non a dare risposte concrete.(gm)


27 gennaio 2009 - Dire

CASA BOLOGNA. RDB: BISOGNA BLOCCARE SFRATTI PER MOROSITA'
SIMBOLICA 'OCCUPAZIONE' DELL'UFFICIO DEL COMUNE

(DIRE) Bologna, 27 gen. - Blocchiamo gli sfratti per morosita'. L'Associazione inquilini assegnari delle Rdb di Bologna chiede lo stop dei provvedimenti diretti per gli sfratti dovuti al mancato pagamento del canone e occupa "simbolicamente l'Ufficio casa del Comune". Una protesta scaturita "dall'ennesimo sgombero per morosita' avvenuto ieri". Un fatto che si aggiunge ai precedenti accendendo le preoccupazioni di Lidia Triossi di Asia-Rdb, che comunica in una nota le ragioni dell'occupazione. "Lo sfratto per morosita'- spiega- e' ormai un'emergenza sociale diffusa anche nel territorio bolognese". Si registrano, infatti, "centinaia di sgomberi" che costringono "diversi inquilini a dormire in macchina". Per questo Triossi, dopo aver denunciato risposte "evasive" da parte delle istituzioni interessate, chiede "un tavolo fra Prefettura, Comune e parti sociali per bloccare gli sfratti per morosita', come gia' chiesto in diversi Comuni a livello nazionale".

BOLOGNA. APPUNTAMENTI DI MARTEDI' 27 GENNAIO

(DIRE) Bologna, 27 gen. - Questi gli appuntamenti a Bologna e Provincia:...
9.30- Bologna (Comune/p.za Liber Paradisus)- Presidio antisfratto promosso dall'Associazione inquilini assegnatari-Rdb Bologna.
....


27 gennaio 2009 - Omniroma

REGIONE, PEDUZZI(PRC): «NEL LAZIO 3.000 EX LSU RISCHIANO POSTO»

(OMNIROMA) Roma, 27 gen - «Il gruppo di Rifondazione comunista alla Pisana sarà a fianco dei lavoratori ex Lsu addetti alle pulizie nelle scuole del Lazio che il prossimo 6 febbraio scenderanno in piazza per lo sciopero indetto a livello nazionale da Rdb-Cub». Lo dichiara in una nota il capogruppo del Prc in Consiglio regionale, Ivano Peduzzi. «Nella nostra regione - prosegue Peduzzi - sono circa 3 mila gli occupati ex Lsu che rischiano il posto, 15 mila in tutta Italia. Sono i lavoratori che dal 2001, grazie al mega appalto del ministero della pubblica istruzione per la pulizia delle scuole, affidato a quattro grandi consorzi e di anno in anno rifinanziato dai governi successivi, hanno trovato una loro collocazione. Adesso, il governo Berlusconi ha deciso di tagliare drasticamente i finanziamenti. La somma stanziata sarà sufficiente a garantire il servizio per qualche mese; al termine, partiranno i licenziamenti di migliaia di addetti che non potranno nemmeno usufruire degli ammortizzatori sociali. Per il Lazio - conclude - sarebbe un ulteriore colpo sia sul piano economico che sociale. Perciò chiediamo al governo e a tutte le istituzioni locali di intervenire a garanzia dei livelli occupazionali e di servizi essenziali che il taglio di risorse rischia di cancellare».


27 gennaio 2009 - Asca

MESSINA: DIPENDENTI ATM SENZA STIPENDIO SCIOPERANO GIOVEDI' 5 FEBBRAIO

(ASCA-NORMANNO) - Messina, 27 gen - Ieri assemblea, da lunedi' gazebo in piazza, giovedi' 5 primo sciopero. Sindacati e lavoratori dell'Atm, l'azienda dei Trasporti pubblica della citta' di Messina, ancora in attesa degli stipendi di dicembre, sono di nuovo pronti a scendere in piazza. Un programma di manifestazioni, annunciano i sindacati, che verra' mantenuto nonostante la consegna all'assessore comunale alla Viabilita' Melino Capone del nuovo piano industriale, avvenuta ieri pomeriggio. ''Dopo aver affrontato per l'ennesima volta le problematiche dell'azienda - scrivono oggi Fit, Uilt Ugl, OrSA/T., Cildi, Cub/T., Cisas e RSU - e ribadito la bonta' dell'accordo sottoscritto con il Sindaco di Messina in data 28/11/2008,'' se ''ne rivendica l'immediata applicazione e stigmatizza il comportamento 'anomalo' del Primo Cittadino e dell'Assessore alla Mobilita' Urbana che persistono nel disattendere quanto concordato e snobbano i lavoratori e la loro rappresentanza sindacale, omettendo il confronto e contrapponendo alle rivendicazioni un'assordante silenzio che rende l'Amministrazione Comunale unica responsabile dello sciopero previsto per il prossimo 5 febbraio''. L'assemblea dei lavoratori, unitamente ad organizzazioni sindacali e RSU, difatti annunciano che il 5 febbraio, in occasione dello sciopero di 4 ore, si terra' un corteo per le vie cittadine fino a giungere in Piazza Municipio dove i lavoratori attenderanno in sit-in di essere ricevuti dal Sindaco Buzzanca per conoscere lo stato dell'arte del risanamento dell'ATM.


27 gennaio 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 3 - Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* "Un paese di baroni": truffe, favori, logge segrete e criminalità organizzata
* Inflazione europea per salari italiani
* Per i rinnovi contrattuali peggiorano le regole
* All'Ispra e al Cra è caccia al co.co.co.
* Cnr, le progressioni passano da 299 a 620. Grazie a Usi/RdB
* Ricercatori vispi e attivi anche se over 65
* Esonero dal servizio, la scadenza è 1° marzo


27 gennaio 2009 - EPolis Roma

Scuola. Sono 15mila a livello nazionale i lavoratori presto disoccupati,
per lo più donne fra i 45 e i 50 anni
Tremila addetti pulizie sotto la scure dei tagli

Roma - "Tremila posti a rischio nel Lazio nei prossimi due o tre mesi, per i dipendenti dei consorzi che gestiscono i servizi di pulizia negli istituti scolastici». L'allarme lo ha lanciato ieri Pio Congi, responsabile regionale del settore precariato dell’Rdb - Cub (rappresentanze sindacali di base), in Commissione Lavoro e politiche sociali, presieduta da Peppe Mariani (Lista civica per il Lazio). "L'appalto del ministero della pubblica istruzione coinvolge circa 15 mila lavoratori ex Lsu (Lavori socialmente utili) in tutta Italia, di cui tremila nel Lazio, soprattutto nelle provincie di Latina, Frosinone e Rieti e circa 250 nella capitale - ha precisato Congi - La maggioranza sono donne fra i 45 e 50 anni, lavorano per 30/35 ore settimanali e guadagnano 700 euro netti al mese. Senza un rifinanziamento in tempi brevi da parte del ministero dell'Economia e dell'Istruzione saranno a spasso». L’appalto è stato prorogato e rifinanziato di anno in anno, ma con l’ultimo decreto anticrisi del governo, a fronte di un fabbisogno di 375 milioni di euro, sono stati impegnati solo 110 milioni di euro. "Era intuibile che, davanti a una crisi economica così importante e davanti ad un’alta irresponsabilità delle istituzioni centrali, nella Regione Lazio sarebbero arrivati casi di questa importanza - ha detto il presidente della commissione Mariani - Quindicimila persone a livello nazionale si troveranno senza lavoro e senza ammortizzatori sociali - ha proseguito Mariani - Scriverò a Marrazzo, all’assessore al Lavoro, Alessandra Tibaldi, e all’assessore all’istruzione, Silvia Costa, affinchè questo problema sia portato all’ordine del giorno delle regioni e siano fatte pressioni sul governo centrale. Nel contempo scriveremo al ministro Sacconi, affinchè presti maggiore attenzione alla questione. La cosa più grave è che si stanno tagliando servizi d’importanza primaria, perchè nelle scuole c'è già sofferenza».(P.A.)


27 gennaio 2009 - Corriere del Veneto

Istruzione Protestano le maestre. Appello dei presidi alle famiglie
«Scegliete il tempo prolungato»
Scuole d'infanzia. Maestre e Rdb Cub chiedono di rendere stabile una dozzina di insegnanti. Ieri la protesta davanti alla prefettura

VICENZA – Orientare le famiglie a scegliere il tempo scuola più lungo. All'appello dei sindacati vicentini, si aggiunge quello dei dirigenti scolastici degli istituti comprensivi del capoluogo e dei comuni limitrofi che ieri si sono incontrati per discutere dei problemi che avvolgono la scuola nell'ultimo periodo. «Ci siamo dati alcune linee di indirizzo – spiega il coordinatore Urbano Bonato – da attuare nei prossimi colloqui con i genitori in vista delle iscrizioni per il prossimo anno scolastico. Siamo preoccupati per l'incertezza che ci circonda: sugli organici che ancora non conosciamo, sul tipo di offerta che potremo dare e anche sui voti in condotta. Su questo fronte spetterà ad ogni Consiglio di classe valutare i comportamenti degli alunni».
Sempre ieri in mattinata presidio davanti alla prefettura delle insegnanti delle scuole dell'infanzia comunali di Vicenza. All'origine della vicenda la mancanza di assunzioni di figure precarie impiegate soprattutto nel tempo prolungato. L'Rdb Cub chiede la stabilizzazione di circa 12 persone. L'assessore al Personale del Comune Tommaso Ruggeri si è impegnato a dare una risposta entro il 10 marzo. Nel frattempo è stato sospeso lo sciopero, ma le maestre si riservano iniziative per far conoscere alla cittadinanza la questione.(El.Ra.)


27 gennaio 2009 - Il Napoli

SANITA'. IMPIANTO TENUTO SPENTO NEI SOTTERRANEI DEL PRONTO SOCCORSO
Lavabarelle inutilizzato il rischio di contagi è alto
L'emergenza ricoveri nel Cardarelli non si placa. Servono lettighe pulite, ma lo strumento per disinfettarle è dimenticato in una stanza chiusa col lucchetto
di Alessandro Migliaccio

Napoli - Non si placa l'emergenza ricoveri nel Cardarelli. I pazienti continuano ad essere sistemati sulle barelle nei corridoi del nosocomio e, come se non bastasse, vengono esposti tutti i giorni al rischio di contrarre malattie. Infatti, le lettighe su cui sono destinati a stare gli ammalati non vengono lavate nel miglior modo possibile, ovvero con il cosiddetto 'lavabarelle', uno strumento acquistato diversi anni fa dalla direzione del Cardarelli per ottenere la massima disinfettazione dei lettini mobili. L'impianto, però, giace inutilizzato in una stanza chiusa con tanto di lucchetto nei sotterranei del pronto soccorso. La polvere presente sui mobiletti, su alcune barelle e a terra (dove non ci sono orme di scarpe) non lascia spazio a dubbi: in quella stanza non c'entrato nessuno, almeno negli ultimi mesi. Il che significa che il lavabarelle non viene utilizzato e la sua fresa non getta acqua e disinfettante chissà da quanto tempo. Le barelle del Cardarelli, dunque, non vengono lavate e disinfettate a dovere, ma solo pulite a mano dagli ausiliari sociosanitari in servizio nell'ospedale. E pensare che su una barella dove c'è stato un paziente ammalato di una grave patologia, pochi minuti dopo viene fatta salire un'altra persona. Così il letto mobile, spesso sporco di sangue o di altri liquidi, diventa facilmente veicolo di infezioni e di conseguenza il rischio di contrarre malattie, per i pazienti del Cardarelli sistemati in barella, è molto alto. Il lavabarelle, dopo essere stato rubato, fu riacquistato diversi anni fa dai vertici del nosocomio proprio per la sua efficacia nel garantire la massima pulizia delle barelle. Eppure manca ancora il personale addetto al lavaggio delle lettighe: non c'è una squadra precisa che si occupa di assolvere questo importante compito. E lo spreco dei soldi per l'acquisto del lavabarelle, di fatto inutilizzato, è stato più volte segnalato alla direzione dai Cobas del Cardarelli, ma inutilmente. Intanto, da oggi, riprenderanno le attività di 'Day hospital' e di 'day surgery' nelle Chirurgie dell'ospedale. E riprenderanno anche i ricoveri ordinari in Chirurgia, come garantisce il direttore sanitario Franco Paradiso. Il blocco di tutti i ricoveri ordinari, che durerà fino al 31 gennaio, era scattato nei giorni scorsi per i reparti Medicina, Cardiologia d’urgenza, Pneumologia, Gastroenterologia, Epatologia, Neurologia, Urologia, Chirurgia e Chirurgia vascolare, Neurochirurgia funzionale e d’urgenza, Ostetricia e Ginecologia. "Il blocco dei ricoveri di elezione resta operativo fino al 31 gennaio - conclude Paradiso - per i reparti di Medicina e per le aree specialistiche». Sull'organizzazione dei ricoveri e su altre tematiche, però, protestano la Rdb-Cub e il Comitato Cinzia Fico, che giovedì effettueranno un sit-in ed un volantinaggio nel Cardarelli. Infine, questa mattina alle 10, Enzo Rivellini, capogruppo di An in Regione e membro della commissione Sanità e il parlamentare del Pdl Luigi Cesaro, incontreranno il direttore generale del Cardarelli, Enrico Iovino per verificare se siano stati messi a disposizione dei vertici dell’azienda ospedaliera i 250mila euro stanziati grazie ad un emendamento della finanziaria regionale 2009.


27 gennaio 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Protesta contro il Comune Crediti per 1,5 milioni
Senza stipendio da mesi Si ribellano i lavoratori dell'Igica di Orta d'Atella
Il sindacato: «Nessuno ci ascolta» L' azienda da circa un anno gestisce i servizi di igiene urbana per il Comune. La protesta dei 42 lavoratori è stata sostenuta dal sindacato Flaica-Cub
di Antonio Marfuggi

ORTA DI ATELLA — Tre giorni di sit-in per ottenere il pagamento degli stipendi di dicembre. Non hanno «incrociato » le braccia ma hanno fatto sentire la propria voce, i quarantadue operatori ecologici della Igica spa di Caivano, l'azienda che da circa un anno gestisce i servizi di igiene urbana per il Comune di Orta di Atella, che ieri hanno protestato per il terzo giorno consecutivo all'esterno del municipio atellano e tenuto un'assemblea. Non hanno ancora ottenuto lo stipendio di dicembre dopo aver già avuto in ritardo tredicesime e mensilità di novembre. Il Comune di Orta, commissariato da un anno, ha accumulato debiti per oltre un milione di euro con la Igica. La protesta dei quarantadue lavoratori atellani è sostenuta con forza dal sindacato Flaica- Cub: «Noi protestiamo semplicemente per ottenere quello che ci spetta — spiega il segretario provinciale della Flaica, Raffaele Docimo —, ad oggi non ci sono ancora stati corrisposti gli stipendi di dicembre e questo, come si può immaginare, crea non poco disagi agli operatori. Finora, ogni protesta o richiesta d'incontro — denuncia il sindacalista — è caduta nel vuoto: i tre commissari prefettizi che amministrano Orta non ci hanno mai ricevuto e sappiamo che i debiti accumulati con la nostra azienda sono arrivati ad un milione e cinquecentomila euro». Ma i problemi degli operatori ecologici di Orta partono da lontano: esattamente dal 1996 quando, prima la Setia Sud srl e poi la Gmc, falliscono obbligando questi lavoratori, allora impiegati nelle due aziende, a rivolgersi all'Inps per il versamento del Tfr. «E ora — interviene ancora Docimo — la storia rischia di ripetersi se la politica e le istituzioni non si assumeranno le proprie responsabilità. Trovo assurdo, inoltre, che in un momento di crisi come questo il Comune, invece di preoccuparsi di saldare le nostre spettanze, bandisca una gara d'appalto garantita da non so quale fidejussione visto che tra nove mesi dovranno nascere le nuove società provinciali per la gestione dei rifiuti ». Rincara la dose, il delegato sindacale della Flaica, Giovanni Petrillo: «inaccettabile — dice — che per ottenere appena mille euro di stipendio si sia costretti a manifestare. In un momento di crisi, restare senza soldi diventa drammatico eppure abbiamo deciso di continuare a lavorare per tutelare i cittadini. Voglio ricordare che, grazie al nostro impegno, in un anno la differenziata ha raggiunto livelli inaspettati ma tutto verrà vanificato se il Comune non ci darà stabilità, versandoci quanto ci spetta».


27 gennaio 2009 - Il Gazzettino

Delegazione sindacale ha incontrato ieri in prefettura l’assessore Ruggeri davanti al prefetto vicario per una soluzione al nodo dei lavoratori a tempo determinato
Precari settore educativo, risposte rinviate
La posizione del Comune entro il 10 marzo. L’RdbCub sospende lo sciopero ma «non molla la guardia»

Vicenza - (la.pi.) «Fermiamo lo stato di agitazione ma rimaniamo in allerta, in attesa di una risposta da parte del Comune». I rappresentanti del sindacato di base Rdb-Cub si sono recati ieri mattina in prefettura, a colloquio con il vicario del prefetto, Vincenzo Foglia, con l’obiettivo di concludere la vertenza riguardante l’assunzione in ruolo di una dozzina di precari impiegati nel settore educativo scolastico gestito dal Comune, insegnanti di scuole materne, educatrici di asili nido e operatori scolastici.
Tuttavia, dall’incontro, cui era presente anche l’assessore al personale Tommaso Ruggeri in rappresentanza dell’amministrazione comunale, «siamo usciti a mani vuote e con un po’ di amarezza», spiega Maria Teresa Torretta, dirigente sindacale e componente Rsu delle Rappresentanze sindacali di Base del Comune, «constatando che da parte comunale non è stato messo sul tavolo alcun dato tecnico riguardante la problematica. Ci saremmo aspettati di conoscere quanto costa all’amministrazione un precario e quanto un lavoratore di ruolo».
L’assessore ha fatto comunque sapere che darà una risposta sulla possibilità di stabilizzare i precari del settore educativo scolastico entro il 10 marzo. Nel frattempo, prosegue Turretta «sospenderemo l’agitazione, ma non abbassiamo il livello di guardia. Andremo in consiglio comunale e cercheremo di sensibilizzare l’opinione pubblica».
Mentre era in corso l’incontro, sotto il palazzo della prefettura in contra’ Gazzolle, sostava un gruppetto di lavoratrici dei nidi e materne, con striscioni e cartelloni in segno di protesta. Tra queste, Clara, 46 anni, precaria dal ’96: «Da due anni ho incarichi giornalieri. Ogni giorno firmo un contratto. Non è possibile non riuscire a programmare la propria vita perché non sai se il giorno dopo ti chiameranno ancora. Oltre al fatto che non abbiamo diritto alle ferie e alla malattia. Ciò significa che se ci ammaliamo dobbiamo tener duro, altrimenti il posto va a qualcun altro». Stessa sorte tocca a Emanuela Peronato, che di anni ne ha 48 e non può ancora contare su un’assunzione a tempo indeterminato: «Lavoro per due ore al giorno. Quando ti trovi in questa situazione, hai proprio la sensazione che la tua vita sia in mano a terzi. Molte nostre colleghe sono state costrette a cercare un altro lavoro, perché non ce la facevano più».


27 gennaio 2009 - Varese news

Malpensa - Nota del sindacato in merito alla società di handling
Cub: "Indette elezioni ad Aviapartner di Malpensa"

Riceviamo e pubblichiamo
Sono passati più di due anni dall’entrata di Aviapartner sullo scalo di Malpensa e dopo una fase di start-up dove l’azienda, con l’avvallo di Cgil-Cisl-Uil, ha gestito il personale con una flessibilità esasperata (vedi part-time e precari), ad oggi nulla è cambiato. Anzi le minori garanzie occupazionali, ed la continua violazione delle norme contrattuali e di legge presenti in Aviapartner, vengono usati come ricatto, contro tutti i lavoratori di Malpensa. Ed in particolare: Condizioni di lavoro e di orari non rispettose delle norme vigenti. Condizioni igienico-sanitarie quasi inesistenti : assenza di spogliatoi per molti lavoratori (gli addetti ck-in, dotati anche di due divise, sono costretti a cambiarsi nelle biglietterie! ). Sicurezza sul lavoro nei reparti smistamento bagagli e rampa diversi lavoratori vengono immessi al lavoro senza gli adeguati dispositivi di protezione individuale e senza una formazione adeguata mettendo a rischio gli stessi lavoratori e i passeggeri. I carichi di lavoro in questi reparti sono al limite della sopportazione! Dopo aver richiesto delle ispezioni da parte di Enac per quanto riguarda i mezzi operanti sul piazzale (cobus, pneumatici mezzi ect.,), lo stesso Ente ha proceduto alla verifica, Aviapartner lancia allo sbaraglio i lavoratori, senza le adeguate patenti e l’addestramento su i diversi mezzi operanti in aeroporto. È mai possibile che la guida dei push-back possa essere fatta con la patente B?! Infortunio sul lavoro. In questi giorni la Direzione di Aviapartner ha esposto un comunicato che annunciava che ogni lavoratore che incorreva in un infortunio sul lavoro l’azienda non avrebbe pagato l’anticipo che spetta al lavoratore ma doveva aspettare la liquidazione fatta dall’Inail che di regola arriva dopo qualche mese! Oltre a essere infortunati, quasi sempre per i livelli di sicurezza da terzo mondo di questa azienda, il lavoratore subisce anche una decurtazione dello stipendio…oltre il danno la beffa! Contrattazione aziendale su mansioni, qualifiche, indennità e assunzioni non ci sono regole. La contrattazione è prettamente individuale con qualche "accordicchio" firmato da Cgil-Cisl-Uil per sistemare o promuovere "gli amici degli amici". Lavoro precario in sfregio alla legge, Aviapartner ha stipulato contratti stagionali illegali ! Diversi lavoratori hanno impugnato, tramite la nostra organizzazione, i contratti e già da febbraio ci saranno le prime cause. I lavoratori di Aviapartner non sono lavoratori di serie B! Per questo, oggi dopo aver raccolto oltre il 25% di firme dei lavoratori di Aviapartner, abbiamo aperto la procedura per le elezioni delle RSU e RLS. Tutte le organizzazioni sindacali entro il 19 febbraio devono presentare la lista dei rispettivi candidati.
Cub Trasporti


26 gennaio 2009 - Ansa

SCUOLA: RDB,A RISCHIO POSTO LAVORO TREMILA ADDETTI PULIZIE

(ANSA) - ROMA, 26 GEN - Tremila addetti alle pulizie nelle scuole del Lazio, per la maggior parte donne tra i 45 e i 50 anni, rischiano di perdere il posto di lavoro entro tre o quattro mesi. A lanciare l'allarme il responsabile regionale del settore precariato dell'Rdb - Cub (rappresentanze sindacali di base) Giovanni Pio Congi nel corso di un'audizione in commissione regionale Lavoro. «Sono i lavoratori che nel 2001 il governo ha fatto confluire nel mega appalto delle pulizie nelle scuole affidato a quattro grandi consorzi - ha spiegato Congi -. L'appalto è stato prorogato e rifinanziato di anno in anno, ma con l'ultimo decreto anticrisi del governo sono stati impegnati solo 110 milioni di euro, meno di un terzo della somma necessaria ad assicurare il servizio per un anno. Basterà solo per tre quattro mesi, poi i consorzi dovranno procedere con i licenziamenti collettivi». Secondo il rappresentante sindacale «sarà un vero e proprio massacro sociale perchè per questi lavoratori non sono previsti ammortizzatori sociali». Il presidente della commissione Peppe Mariani ha annunciato: «Scriverò a Marrazzo, all'assessore al Lavoro Tibaldi, e all'assessore all'Istruzione Costa, affinchè questo problema sia portato all'ordine del giorno delle Regioni e siano fatte pressioni sul governo centrale. Nel contempo scriveremo al ministro Sacconi, affinchè presti maggiore attenzione alla questione».


26 gennaio 2009 - Omniroma

ROMEO GESTIONI, ASIA RDB: STOP PROCEDURE RISCATTO ONERI ACCESSORI

(OMNIROMA) Roma, 26 gen - «In seguito alla diffida sottoscritta presso i nostri sportelli da oltre 500 inquilini del Comune di Roma nei confronti della Romeo Gestioni, l'assessore Antoniozzi ha deciso la sospensione delle procedure in corso relative agli oneri accessori messi a conguaglio per gli anni 2000-2007, come comunicato al nostro legale dall'assessorato al Patrimonio e alle Politiche abitative in data odierna». Così una nota AS.I.A. RdB. «Nelle lettere degli inquilini, inviate per conoscenza al Sindaco e all'assessore alla Casa - prosegue la nota - si contesta l'illegittimità delle richieste di pagamenti di oneri accessori e conguagli per gli anni precedenti al 2007 inviate a migliaia di affittuari perché è intervenuta la prescrizione degli stessi. Nella diffida si chiede il rispetto della normativa vigente, la quale prescrive la menzione del criterio di ripartizione e l'effettiva individuazione dei consumi in base ai servizi goduti». «Il tavolo di confronto, con la presenza della Regione Lazio, dovrebbe essere convocato in tempi brevi per convenire le modalità applicative, previa verifica dei conteggi - continua la nota - L'AS.I.A. RdB prosegue nell'organizzazione delle assemblee nei lotti comunali e rinnova l'invito agli inquilini a sottoscrivere le diffide. La mobilitazione proseguirà fino a quando le richieste del Comune e della Romeo non saranno definitivamente accantonate».

MUNICIPIO VI, BLOCCHI-ASIA RDB: TAVOLO PER ACCOGLIENZA SFRATTATI

(OMNIROMA) Roma, 26 gen - «Questa mattina i Blocchi Precari Metropolitani e l'As.I.A. Rdb hanno incontrato il presidente del Municipio VI Palmieri, l'assessore ai Servizi sociali Vannisanti e il consigliere Santilli per discutere dell'occupazione degli spazi di via Argentina Altobelli 34. Durante l'incontro i Blocchi Precari Metropolitani e l'As.I.A. RdB hanno rappresentato le loro richieste, a partire dalla necessità di convocare un tavolo tra il Comune di Roma e il Municipio VI per definire in modo certo i tempi e le modalità di realizzazione di un progetto di accoglienza per gli sfrattati del territorio». Così si legge in una nota di Blocchi Precari Metropolitani e As.I.A. Rdb. «Nel frattempo - prosegue la nota - continueremo a presidiare lo stabile dall'interno con le famiglie sfrattate che lo abitano da una settimana per garantire la sua destinazione d'uso, fino a quando il Dipartimento III del Comune non avrà consegnato al Municipio l'immobile per avviare il progetto. I Blocchi Precari Metropolitani e l'As.I.A. Rdb sollevano la necessità di prendere provvedimenti immediati per affrontare la piaga degli sfratti per morosità». «Questa mattina - conclude la nota - la mobilitazione di cinquanta persone ha salvato dallo sfratto una famiglia a via Di Vittorio 15, ma l'ufficiale giudiziario tornerà il 16 febbraio. Ancora una volta, in quella data, ci mobiliteremo ma è evidente che la questione non può più essere affrontata come un problema di ordine pubblico. Chiediamo al Comune di Roma, alla Prefettura e alla Questura di fermare le esecuzioni in assenza della garanzia del passaggio da casa a casa».

SCUOLA, CONGI (RDB): «NEL LAZIO A RISCHIO 3.000 ADDETTI PULIZIE»

(OMNIROMA) Roma, 26 gen - «Tremila posti a rischio nel Lazio, 'sarà un vero e proprio massacro sociale, perché per questi lavoratori non sono previsti ammortizzatori socialì. A lanciare l'allarme per i dipendenti dei consorzi che gestiscono i servizi di pulizia negli istituti scolastici è Giovanni Pio Congi, responsabile regionale del settore precariato dell'Rdb - Cub (rappresentanze sindacali di base), ascoltato oggi dalla Commissione Lavoro e politiche sociali, presieduta da Peppe Mariani (Lista civica per il Lazio)». È quanto si legge in una nota dell'area informazione del consiglio regionale. «L'appalto del ministero della pubblica istruzione coinvolge circa 15 mila lavoratori ex LSU in tutta Italia, di cui circa tremila sono nel Lazio, soprattutto nelle provincie di Latina, Frosinone e Rieti - ha spiegato Congi nel corso dell'audizione - Sono i lavoratori che nel 2001 il governo ha fatto confluire nel mega appalto delle pulizie nelle scuole affidato a quattro grandi consorzi. La maggioranza è costituita da donne, l'età media è di 45/50 anni, lavorano per 30/35 ore settimanali e guadagnano 700 euro netti al mese. L'appalto è stato prorogato e rifinanziato di anno in anno, ma con l'ultimo decreto anticrisi del governo, a fronte di un fabbisogno di 375 milioni di euro, sono stati impegnati solo 110 milioni di euro, meno di un terzo della somma necessaria ad assicurare il servizio per un anno. Basteranno solo per tre/quattro mesi, poi i consorzi dovranno procedere con i licenziamenti collettivi tramite procedure di mobilità». «Era facilmente intuibile che, davanti a una crisi economica così importante e davanti ad un'alta irresponsabilità delle istituzioni centrali, nella Regione Lazio sarebbero arrivati casi di questa importanza». Così il presidente della commissione Mariani, a conclusione dell'audizione. «Quindicimila persone a livello nazionale si troveranno senza lavoro e senza ammortizzatori sociali - ha proseguito Mariani - Noi ci troveremo con questi numeri: tremila disoccupati con un impatto sociale devastante per il Lazio, dove a problemi si aggiungono problemi, a lavoratori espulsi dal ciclo produttivo si aggiungono altri lavoratori espulsi. Noi comunque ci attiveremo subito. Scriverò a Marrazzo, all'assessore al Lavoro, Alessandra Tibaldi, e all'assessore all'istruzione, Silvia Costa, affinché questo problema sia portato all'ordine del giorno delle regioni e siano fatte pressioni sul governo centrale. Nel contempo scriveremo al ministro Sacconi, affinché presti maggiore attenzione alla questione. La cosa più grave è che si stanno tagliando servizi d'importanza primaria, perché nelle scuole c'è già sofferenza». «La situazione deve far riflettere sia gli amministratori locali sia quelli nazionali - ha concluso Mariani - Come pensano di coprire questi servizi? Ci troviamo di fronte a persone che rischiano di rimanere senza lavoro e senza ammortizzatori sociali e, in più, al rischio di scuole senza servizi essenziali».


26 gennaio 2009 - Dire

BOLOGNA. APPUNTAMENTI DI MARTEDI' 27 GENNAIO

(DIRE) Bologna, 26 gen. - Questi gli appuntamenti a Bologna e provincia:...
9.30- Bologna (Comune/p.za Liber Paradisus)- Presidio antisfratto promosso dall'Associazione inquilini assegnatari-Rdb Bologna.
....

SCUOLA. RDB: A RISCHIO POSTO TREMILA ADDETTI ALLE PULIZIE

(DIRE) Roma, 26 gen. - "Sono tremila i posti a rischio nel Lazio, sara' un vero e proprio massacro sociale, perche' per questi lavoratori non sono previsti ammortizzatori sociali". A lanciare l'allarme per i dipendenti dei consorzi che gestiscono i servizi di pulizia negli istituti scolastici e' Giovanni Pio Congi, responsabile regionale del settore precariato dell'Rdb-Cub ascoltato oggi dalla commissione Lavoro presieduta da Peppe Mariani. "L'appalto del ministero della Pubblica istruzione coinvolge circa 15 mila lavoratori ex Lsu in tutta Italia, di cui circa tremila sono nel Lazio, soprattutto nelle provincie di Latina, Frosinone e Rieti- ha spiegato Congi- Sono i lavoratori che nel 2001 il governo ha fatto confluire nel mega appalto delle pulizie nelle scuole affidato a quattro grandi consorzi. L'appalto e' stato prorogato e rifinanziato di anno in anno, ma con l'ultimo decreto anticrisi del governo, a fronte di un fabbisogno di 375 milioni di euro, sono stati impegnati solo 110 milioni di euro, meno di un terzo della somma necessaria ad assicurare il servizio per un anno. Basteranno solo per tre/quattro mesi, poi i consorzi dovranno procedere con i licenziamenti collettivi tramite procedure di mobilita'". "Scrivero' a Marrazzo, all'assessore al Lavoro Tibaldi, e all'assessore all'istruzione Costa- conclude Congi- affinche' questo problema sia portato all'ordine del giorno delle regioni e siano fatte pressioni sul governo centrale. Nel contempo scriveremo al ministro Sacconi, affinche' presti maggiore attenzione alla questione. La cosa piu' grave e' che si stanno tagliando servizi d'importanza primaria, perche' nelle scuole c'e' gia' sofferenza".

CASA. BLOCCHI E ASIA: FERMARE ESECUZIONE DEGLI SFRATTI

(DIRE) Roma, 26 gen. - Questa mattina i Blocchi precari metropolitani e Asia-Rdb hanno incontrato il presidente del Municipio VI, Palmieri, l'assessore ai Servizi sociali Vannisanti e il consigliere Santilli per discutere dell'occupazione degli spazi di via Argentina Altobelli 34. "Durante l'incontro- fa sapere una nota dei Blocchi precari metropolitani e dell'Asia-Rdb- abbiamo rappresentato le nostre richieste, a partire dalla necessita' di convocare un tavolo tra il Comune di Roma e il Municipio VI per definire in modo certo i tempi e le modalita' di realizzazione di un progetto di accoglienza per gli sfrattati del territorio". "Nel frattempo- sottolinea la nota- continueremo a presidiare lo stabile dall'interno con le famiglie sfrattate che lo abitano da una settimana per garantire la sua destinazione d'uso, fino a quando il Dipartimento III del Comune non avra' consegnato al Municipio l'immobile per avviare il progetto". I Blocchi Precari Metropolitani e Asia-Rdb "sollevano la necessita' di prendere provvedimenti immediati per affrontare la piaga degli sfratti per morosita'. Questa mattina la mobilitazione di cinquanta persone ha salvato dallo sfratto una famiglia a via Di Vittorio 15- ricordano- ma l'ufficiale giudiziario tornera' il 16 febbraio. Ancora una volta, in quella data, ci mobiliteremo ma e' evidente che la questione non puo' piu' essere affrontata come un problema di ordine pubblico. Chiediamo al Comune di Roma, alla prefettura e alla Questura di fermare le esecuzioni in assenza della garanzia del passaggio da casa a casa".


26 gennaio 2009 - Asca

LAZIO/SCUOLA: RDB-CUB IN COMM.NE, A RISCHIO 3000 ADDETTI A PULIZIE

(ASCA) - Roma, 26 gen - Tremila posti a rischio nel Lazio, ''sara' un vero e proprio massacro sociale, perche' per questi lavoratori non sono previsti ammortizzatori sociali''. A lanciare l'allarme per i dipendenti dei consorzi che gestiscono i servizi di pulizia negli istituti scolastici e' Giovanni Pio Congi, responsabile regionale del settore precariato dell'Rdb - Cub (rappresentanze sindacali di base), ascoltato oggi dalla Commissione Lavoro e politiche sociali, presieduta da Peppe Mariani (Lista civica per il Lazio). ''L'appalto del ministero della pubblica istruzione coinvolge circa 15 mila lavoratori ex LSU in tutta Italia, di cui circa tremila sono nel Lazio, soprattutto nelle provincie di Latina, Frosinone e Rieti - ha spiegato Congi nel corso dell'audizione - Sono i lavoratori che nel 2001 il governo ha fatto confluire nel mega appalto delle pulizie nelle scuole affidato a quattro grandi consorzi. La maggioranza e' costituita da donne, l'eta' media e' di 45/50 anni, lavorano per 30/35 ore settimanali e guadagnano 700 euro netti al mese. L'appalto e' stato prorogato e rifinanziato di anno in anno, ma con l'ultimo decreto anticrisi del governo, a fronte di un fabbisogno di 375 milioni di euro, sono stati impegnati solo 110 milioni di euro, meno di un terzo della somma necessaria ad assicurare il servizio per un anno. Basteranno solo per tre/quattro mesi, poi i consorzi dovranno procedere con i licenziamenti collettivi tramite procedure di mobilita'''. ''Era facilmente intuibile - ha dichiarato il presidente della commissione Mariani, a conclusione dell'audizione - che, davanti a una crisi economica cosi' importante e davanti ad un'alta irresponsabilita' delle istituzioni centrali, nella Regione Lazio sarebbero arrivati casi di questa importanza. Noi comunque ci attiveremo subito. Scrivero' a Marrazzo, all'assessore al Lavoro, Alessandra Tibaldi, e all'assessore all'istruzione, Silvia Costa, affinche' questo problema sia portato all'ordine del giorno delle regioni e siano fatte pressioni sul governo centrale''.


26 gennaio 2009 - Italia Sera

La denuncia nel corso di un’audizione alla Commissione Lavoro e politiche sociali della Regione
Lazio, tremila posti a rischio a causa dei tagli del Governo
di Maria Giulia Mazzoni

Roma - Tremila posti a rischio nel Lazio, "sarà un vero e proprio massacro sociale, perché per questi lavoratori non sono previsti ammortizzatori sociali". A lanciare l’allarme per i dipendenti dei consorzi che gestiscono i servizi di pulizia negli istituti scolastici è Giovanni Pio Congi, responsabile regionale del settore precariato dell’Rdb – Cub (rappresentanze sindacali di base), ascoltato ieri dalla Commissione Lavoro e politiche sociali, presieduta da Peppe Mariani (Lista civica per il Lazio)". È quanto si legge in una nota dell’area informazione del consiglio regionale. "L’appalto del ministero della pubblica istruzione coinvolge circa 15 mila lavoratori ex LSU in tutta Italia, di cui circa tremila sono nel Lazio, soprattutto nelle provincie di Latina, Frosinone e Rieti - ha spiegato Congi nel corso dell’audizione - Sono i lavoratori che nel 2001 il governo ha fatto confluire nel mega appalto delle pulizie nelle scuole affidato a quattro grandi consorzi. La maggioranza è costituita da donne, l’età media è di 45/50 anni, lavorano per 30/35 ore settimanali e guadagnano 700 euro netti al mese. L’appalto è stato prorogato e rifinanziato di anno in anno, ma con l’ultimo decreto anticrisi del governo, a fronte di un fabbisogno di 375 milioni di euro, sono stati impegnati solo 110 milioni di euro, meno di un terzo della somma necessaria ad assicurare il servizio per un anno. Basteranno solo per tre/quattro mesi, poi i consorzi dovranno procedere con i licenziamenti collettivi tramite procedure di mobilità". "Era facilmente intuibile che, davanti a una crisi economica così importante e davanti ad un’alta irresponsabilità delle istituzioni centrali, nella Regione Lazio sarebbero arrivati casi di questa importanza". Così il presidente della commissione Mariani, a conclusione dell’audizione. "Quindicimila persone a livello nazionale si troveranno senza lavoro e senza ammortizzatori sociali - ha proseguito Mariani - Noi ci troveremo con questi numeri: tremila disoccupati con un impatto sociale devastante per il Lazio, dove a problemi si aggiungono problemi, a lavoratori espulsi dal ciclo produttivo si aggiungono altri lavoratori espulsi. Noi comunque ci attiveremo subito. Scriverò a Marrazzo, all’assessore al Lavoro, Alessandra Tibaldi, e all’assessore all’istruzione, Silvia Costa, affinché questo problema sia portato all’ordine del giorno delle regioni e siano fatte pressioni sul governo centrale. Nel contempo scriveremo al ministro Sacconi, affinché presti maggiore attenzione alla questione. La cosa più grave è che si stanno tagliando servizi d’importanza primaria, perché nelle scuole c’è già sofferenza". "La situazione deve far riflettere sia gli amministratori locali sia quelli nazionali - ha concluso Mariani - Come pensano di coprire questi servizi? Ci troviamo di fronte a persone che rischiano di rimanere senza lavoro e senza ammortizzatori sociali e, in più, al rischio di scuole senza servizi essenziali".


26 gennaio 2009 - Sabina Oggi

REGIONE: SCUOLE, POSTO A RISCHIO PER 3000 ADDETTI ALLE PULIZIE
"Sarà un vero e proprio massacro sociale, perché per questi lavoratori non sono previsti ammortizzatori sociali"

A lanciare l’allarme per i dipendenti dei consorzi che gestiscono i servizi di pulizia negli istituti scolastici è Giovanni Pio Congi, responsabile regionale del settore precariato dell’Rdb – Cub (rappresentanze sindacali di base), ascoltato oggi dalla Commissione Lavoro e politiche sociali, presieduta da Peppe Mariani (Lista civica per il Lazio). "L’appalto del ministero dell'Istruzione coinvolge circa 15 mila lavoratori ex LSU in tutta Italia, di cui circa tremila sono nel Lazio, soprattutto nelle provincie di Latina, Frosinone e Rieti – ha spiegato Congi nel corso dell’audizione - Sono i lavoratori che nel 2001 il governo ha fatto confluire nel mega appalto delle pulizie nelle scuole affidato a quattro grandi consorzi. La maggioranza è costituita da donne, l’età media è di 45/50 anni, lavorano per 30/35 ore settimanali e guadagnano 700 euro netti al mese. L’appalto è stato prorogato e rifinanziato di anno in anno, ma con l’ultimo decreto anticrisi del governo, a fronte di un fabbisogno di 375 milioni di euro, sono stati impegnati solo 110 milioni di euro, meno di un terzo della somma necessaria ad assicurare il servizio per un anno. Basteranno solo per tre/quattro mesi, poi i consorzi dovranno procedere con i licenziamenti collettivi tramite procedure di mobilità". "Era facilmente intuibile che, davanti a una crisi economica così importante e davanti ad un’alta irresponsabilità delle istituzioni centrali, nella Regione Lazio sarebbero arrivati casi di questa importanza". Così il presidente della commissione Mariani, a conclusione dell’audizione. "Quindicimila persone a livello nazionale si troveranno senza lavoro e senza ammortizzatori sociali – ha proseguito Mariani - Noi ci troveremo con questi numeri: tremila disoccupati con un impatto sociale devastante per il Lazio, dove a problemi si aggiungono problemi, a lavoratori espulsi dal ciclo produttivo si aggiungono altri lavoratori espulsi. Noi comunque ci attiveremo subito. Scriverò a Marrazzo, all’assessore al Lavoro, Alessandra Tibaldi, e all’assessore all’istruzione, Silvia Costa, affinché questo problema sia portato all’ordine del giorno delle regioni e siano fatte pressioni sul governo centrale. Nel contempo scriveremo al ministro Sacconi, affinché presti maggiore attenzione alla questione. La cosa più grave è che si stanno tagliando servizi d’importanza primaria, perché nelle scuole c’è già sofferenza". "La situazione deve far riflettere sia gli amministratori locali sia quelli nazionali – ha concluso Mariani - Come pensano di coprire questi servizi? Ci troviamo di fronte a persone che rischiano di rimanere senza lavoro e senza ammortizzatori sociali e, in più, al rischio di scuole senza servizi essenziali".


26 gennaio 2009 - Gazzetta della Martesana

La protesta dei sindacati, e in città c'è una sola autoscala, con quasi 40 anni di servizio
ALLARME VIGILI DEL FUOCO:«MEZZI VECCHI E INSICURI»

Gorgonzola - Una sola autoscala, che tra poco compirà quarant'anni. E non è un traguardo da festeggiare. Questa è la situazione del comando cittadino dei Vigili del fuoco, che, come altre sedi lombarde, vive momenti di difficoltà. Mezzi scarsi e vecchi, numeri risicati e finanziamenti sempre più ridotti: insomma, fare il pompiere sta diventando sempre più difficile.
A far esplodere il bubbone è stata la rappresentanza sindacale di base del comando di Milano, che ha lanciato l'allarme per le condizioni lavorative a dir poco problematiche.
Di fatto in tutta la provincia sono in servizio soltanto quattro autoscale, di cui due vicine ai 40 anni di attività operativa.
«Si è creato una grave deficit di questi automezzi, che vengono utilizzati dai Vigili del fuoco per portare soccorso alla cittadinanza ai piani superiori degli edifici - hanno spiegato i sindacati in un comunicato - Di fatto le autoscale di recente costruzione, hanno evidenziato gravi carenze strutturali, per cui si sono rese necessarie importanti riparazioni, in quanto si sono evidenziati cedimenti, ai supporti che permettono la stabilizzazione del mezzo durante il piazzamento per le operazioni di soccorso. Per ovviare al problema, fino ad ora ci si è limitati a fare delle saldature le quali, seppur debitamente certificate dalla ditta costruttrice, sono sempre interventi di compensazione e non risolutivi, oltretutto applicati con difficoltà enormi, in quanto i fondi dall'anno 2000, hanno subito una decurtazione del 50 per cento, nonostante i costi di mano d'opera, carburanti e ricambi, siano notevolmente aumentati. Una situazione paradossale in relazione al fatto che il Dipartimento Centrale ha speso 15 milioni di euro, per nuovi automezzi (mini autopompe), che attualmente sono fuori servizio, in quanto insicure».
Una situazione di grande disagio, che coinvolge anche il comando cittadino, come ha confermato anche il caposquadra del turno D Giovanni Petrini.
«Sono entrato in servizio qui nel 1976, e l'autoscala c'era già da qualche anno, ma è ancora la stessa - ha spiegato - Inoltre, non è dotata del carrello per l'operatore, che quindi si trova a dover intervenire in situazioni di grosso rischio. Da questo punto di vista siamo uno dei distaccamenti che soffre maggiormente il problema, anche se siamo dotati di un'autopompa e un'autobotte nuove e perfettamente funzionanti. Il problema nasce dal fatto che, in caso di necessità, viene chiesto il nostro supporto anche a Milano, mentre noi dobbiamo sempre attendere l'aiuto di Sesto, Monza o Cuoco, con i tempi di intervento che inevitabilmente si allungano. Purtroppo la situazione non è nuova: è almeno un paio d'anni che chiediamo di avere dei mezzi efficienti».


26 gennaio 2009 - Leggo

Bari. Un altro mese appesi a un filo...
di Antonio Loconte

Bari - Un altro mese appesi a un filo, quello sottilissimo della mobilità che pende da maggio del 2002 sulle teste degli ultimi 600 ex lavoratori delle Case di Cura Riunite ancora senza un'occupazione. La proroga potrebbe essere una formalità, come succede ormai da sette anni a questa parte, ma chi dal 1995 ad oggi non ha mai smesso di dannarsi per tirarsi fuori dalle sabbie mobili del precariato, è più preoccupato del solito. "Nell'ultimo incontro romano - rassicura Nicola Brescia, segretario nazionale dell'USPPI, - il sottosegretario al Lavoro Viespoli ci ha detto che saremmo stati convocati presto". L'intesa sui 380 euro mensili, esclusi gli assegni familiari (dal 2002 la mobilità viene ridotta del 10% ogni anno), dovrebbe essere ratificata entro i prossimi 10 giorni. Lo scandalo ha interessato a più riprese 1.870 lavoratori. "Se invece di istituire quella inutile agenzia per il ricollocamento - ironizza Brescia - avessero speso i 22 milioni di euro dando 100mila euro ad ognuno dei precari la situazione sarebbe risolta da un pezzo". Tanta gente ha accettato i 10mila euro per il pensionamento anticipato, pochissimi hanno invece sfruttato il doppio dei soldi per mettersi in proprio. "Ogni anno - precisa Sabino De Razza, della Rappresentanza sindacale di base/Cub - chiediamo spostare le risorse destinate a chi abbandona". Lo sconforto ha preso il sopravvento. Solo 250 persone sono state ricollocate nella sanità pubblica (Asl Bari, Azienda Ospedaliera Policlinico e Asl Bat) attraverso la creazione di corsie preferenziali nei concorsi. "Speriamo di poter incontrare quanto prima l'assessore alle Politiche della Salute, Alberto Tedesco", concludono i sindacalisti. L'obiettivo è quello di chiedere la revisione della legge regionale n. 10 del 2007. In sostanza si sta cercando di far prevedere in tutti i concorsi pubblici, non solo in quelli che riguardano la sanità, una percentuale di posti riservati a chi è stato travolto dal fallimento di Cavallaro e ancora continua a pagarne le conseguenze sulla propria pelle.(ass)


26 gennaio 2009 - Bisceglie live

Il lungo calvario dei lavoratori ex Ccr si avvia a conclusione
Prossima l'assunzione di altri 15 dipendenti da parte della Asl/Bat
di Serena Ferrara

Il lungo calvario dei lavoratori ex Ccr si avvia a conclusione. La notizia, trasmessaci dal rappresentante territoriale del sindacato RdB-CUB Sergio Di Liddo, riguarda la prossima assunzione di altri 15 dipendenti da parte della Asl/Bat, che si andrebbero a sommare alle 28 nomine dello scorso agosto. Grazie ad una direttiva dell’assessorato regionale alla sanità, è terminato l’iter procedurale per l’indizione del nuovo concorso, il cui bando sarà pubblicato a fine gennaio. In previsione sono, invece, altri incarichi da parte del Policlinico e della Asl/Ba. Dopo quasi quindici anni di attesa e due provvedimenti regionali sulla ricollocazione di oltre 1800 dipendenti (L.R. 20 del 30/12/2005), il 2008 si è caratterizzato come «l’anno della svolta sulla vertenza ex CCR. – afferma Sergio Di Liddo – A parlare sono i numeri: circa 370 dipendenti ricollocati a tempo indeterminato. Queste nuove assunzioni non solo dovrebbero definitivamente chiudere la lunga e controversa questione degli ex dipendenti delle Case di Cura Riunite su tutto il territorio del Nord Barese, ma daranno anche la possibilità, e soprattutto la tranquillità di un lavoro stabile e definitivo ad altri 15 ex CCR, che da anni sono costretti a convivere nella disperazione e nella speranza con una indennità di mobilità pari a € 400.00 mensili, oltretutto scaduta il 31 dicembre 2008». E sul tema della mobilità un appello viene lanciato dal sindacato RdB e dalla Fials Sanità (che ha fiancheggiato l’Rdb in tutta la vicenda) ai parlamentari nostrani, affinché spingano il Governo ad emanare, nel più breve tempo possibile, un decreto a firma dei ministri del Lavoro e dell’Economia. Ciò permetterebbe all’ Inps di riprendere i pagamenti degli ammortizzatori sociali non solo agli ex CCR ancora in attesa di sistemazione, ma anche ad altri ex dipendenti di aziende in crisi. La Regione, frattanto, nei mesi scorsi, è già intervenuta a livello centrale, chiedendo la proroga dell’indennità per tutto il 2009.


26 gennaio 2009 - La Nuova Sardegna

Il 30 gennaio i mezzi pubblici si fermeranno
per sei ore durante la giornata con pesanti disagi per i cittadini
Ctm: vertenza economica dura, si va allo sciopero

CAGLIARI - Riprende la battaglia sindacale all’interno del Ctm e ancora una volta a pagarne le conseguenze saranno i cagliaritani che si muovono in pullman: i sindacati - Filt-Cgil, Uilt, Ugl trasporti, RdB trasporti, Faisa-Cisal e Fts-Css - hanno indetto uno sciopero per il 30 gennaio: per sei ore i mezzi del Ctm resteranno in deposito per protestare contro la chiusura manifestata dall’azienda davanti alle richieste economiche dei lavoratori. «La vertenza - è scritto in una nota firmata da tutte le sigle - si è nuovamente inasprita perchè sulla vicenda del rinnovo dell’accordo economico di secondo livello, scaduto nel 2006, il Ctm volutamente e in maniera episodica si è reso disponibile al confronto con argomenti e parametri obiettivo che portano benefici economici esclusivamente all’azienda».
A leggere la nota «è troppo grande la ‘rabbia’ dei lavoratori nei confronti di una dirigenza che volutamente tende a sminuire i meriti e il ruolo determinante delle maestranze nel risanamento aziendale e che invece non perde occasione pubblica o mediatica per magnificare i risultati ottenuti dal Ctm a solo beneficio e tornaconto della loro immagine e di quella degli azionisti».
I sindacati chiedono fra l’altro un nuovo piano industriale che definisca le linee strategiche per il consolidamento e il rilancio dell’azienda.


26 gennaio 2009 - Il Gazzettino

VICENZA. Vertenza scuola

Oggi alle ore 10 il prefetto incontrerà i rappresentanti del sindacato di Base RdB CUB e il sindaco per conciliare sulla vertenza relativa all'assunzione in ruolo dei precari del settore educativo scolastico del comune di Vicenza.


25 gennaio 2009 - La Repubblica

Pochi gli arabi, in testa i bambini. Bruciato un carrarmato di cartone
Per Gaza in mille sotto la pioggia e gli islamici pregano in auto
Tra i manifestanti Loreti, Ferrando e i consiglieri Monteventi e D´Onofrio
di ALESSANDRO CORI

Bologna - Sfilano sotto una pioggia incessante per più di due ore, pregare in piazza, pur volendo aggirare i divieti imposti dalla Questura è comunque impossibile. Qualcuno allora, prima della partenza, prega in macchina, lontano dai flash dei fotografi e dalle polemiche che per settimane hanno preceduto il corteo pro Palestina che, seppur passando alla larga dalle chiese, ieri è arrivato fin sotto la statua dell´Immacolata, in piazza Malpighi. Niente a che vedere però con quello che successe il 3 gennaio, quando quasi duemila musulmani pregarono davanti San Petronio. Un migliaio i manifestanti, pochissimi gli arabi, molti invece i ragazzi dei centri sociali che sono venuti anche da fuori città. Partito il corteo (da piazza dell´Unità), all´incrocio tra via Indipendenza e via dei Mille, gli attivisti di Crash hanno tirato fuori dal loro furgone un carro armato di cartone, con il disegno di un emblema dello stato di Israele, per poi distruggerlo a calci e dargli fuoco con un fumogeno.
Dalla testa del corteo, aperto come successe anche il 3 gennaio da un gruppetto di bambini con tanto di bandierone palestinese e kefiah al collo, Rafia Boukhbiza, presidente dell´associazione "Sopra i ponti" (indagato dalla Procura per la preghiera in piazza non autorizzata della volta scorsa), guida gli slogan, tra i quali «Israele assassini, giù le mani dai bambini». Più indietro, altre bandiere palestinesi e altri cori che inneggiano all´intifada e contro Bush, Olmert e il primo ministro israeliano Livni. Tra i manifestanti gli attivisti del Tpo (che insieme ad una trentina di persone dell´associazione "città migrante" di Reggio Emilia ha dato vita ad un mini-corteo dalla stazione al concentramento di piazza dell´Unità), il Lazzaretto autogestito e bandiere del Prc (c´è il segretario provinciale, Tiziano Loreti e il consigliere regionale Leonardo Masella) e Rdb. Nelle prime file del corteo sfila il leader nazionale del partito comunista dei lavoratori, Marco Ferrando, secondo il quale «Israele come Stato sionista basato su quei principi confessionali e teocratici va smantellato». In piazza anche i consiglieri comunali Valerio Monteventi e Serafino d´Onofrio.
Un ragazzo cammina con un bambolotto insanguinato e impiccato a un palo. Al collo è bene in vista un cartello con su scritto: «Made in Israel». Daniele Parracino, vicepresidente del centro di cultura islamica, racconta che poco prima della partenza, alle 17.15, insieme ad altri quattro appartenenti al centro ha pregato in macchina. Come lui hanno fatto anche altri. Parracino, nel corso della manifestazione, ha risposto alle dichiarazioni del candidato sindaco del Pd, Flavio Delbono, che aveva detto di preferire una serie di piccoli centri di preghiera per gli islamici, rispetto ad un´unica nuova moschea. «Siamo aperti a tutte le soluzioni - dice Parracino - il centro di cultura è sempre esistito e continuerà ad esistere per offrire servizi ai musulmani». L´importante, per Parracino, è che si assecondi «la crescita della comunità islamica a cui si assiste da qualche anno». Sono ad esempio arrivate a sette, spiega, le «musallah»: ovvero le sale di preghiera di quartiere presenti sotto le Due Torri.
Il corteo si è sciolto poco prima delle 19, dopo alcuni interventi dal camion del sound system e una telefonata in diretta da Gaza con il pacifista italiano Vittorio Arrigoni, diffusa dalle frequenze di Radio Kairos. Soddisfatto della manifestazione Rafia Boukhbiza: «Potevamo essere di più, ma è stato un evento che ci ha permesso di tenere alta l´attenzione su Gaza».


25 gennaio 2009 - Il Manifesto

Un posto letto per i bambini della Palestina

Milano - Un presidio, domani (lunedì) per chiedere il minimo indispensabile: che il sistema sanitario lombardo intervenga in aiuto del popolo palestinese massacrato dall'esercito israeliano. L'obiettivo è stanare il presidente Roberto Formigoni «al fi ne di prevedere la possibilità di offrire nelle strutture sanitarie ospedaliere lombarde, specifi ci posti letto destinati a questi feriti soprattutto civili e bambini, che altrimenti diventerebbero presto incurabili». Si tratta di un'iniziativa organizzata da Rdb/Cub Sanità: «Come sindacalisti e operatori sanitari non riusciamo a rimanere fermi e indifferenti di fronte al dramma di vite umane che si potrebbero salvare con adeguate cure specialistiche nel nostro paese e crediamo come sindacato di poter interpretare la completa di disponibilità degli uomini e donne che lavorano con senso del dovere all'interno del nostro sistema sanitario lombardo nel mettersi a disposizione di questi uomini donne e bambine a cui in questo momento è negato il diritto a curasi e quindi alla vita». Appuntamento domani dalle 13 alle 15. Assessorato alla Sanità, via Pola 9/a, ore 13-15.


25 gennaio 2009 - Gazzetta di Reggio/Nuova Ferrara

Per la questura mille persone
Corteo per Gaza questa volta senza preghiera

BOLOGNA - Tante bandiere palestinesi e una gigante portata a mano in apertura di corteo, cori anti Israele, una pioggia battente e un piccolo carro armato di cartone bruciato davanti al consolato greco. Così per un’ora e mezzo è sfilata, nel centro di Bologna, la manifestazione pro Gaza organizzata da una rete di associazioni e centri sociali insieme alle Rdb. Complice la pioggia, solo un migliaio di persone - secondo la questura - ha attraversato la città da piazza dell’Unità a piazza Malpighi. A differenza del 3 gennaio, non c’è stata la preghiera collettiva (gli islamici si inginocchiarono davanti a San Petronio per pregare, provocando polemiche) nè bandiere israeliane bruciate. Anche per le regole chieste dalla Questura e l’autoregolamentazione dei manifestanti. Segno forte un bambolotto insanguinato con la scritta ‘Made in Israel’.


25 gennaio 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. E' FINITA senza bandiere di Israele bruciate...
di GILBERTO DONDI

Bologna - E' FINITA senza bandiere di Israele bruciate, senza preghiera collettiva e senza un solo momento di tensione. Proprio come avevano promesso gli organizzatori, il cui obiettivo era «una manifestazione incentrata sui massacri a Gaza e sulla solidarietà alla Palestina, evitando ogni possibile strumentalizzazione». MA UNO dei dati più significativi del corteo islamico di ieri è stata proprio la scarsa presenza degli islamici. La stragrande maggioranza dei partecipanti, infatti, erano italiani: molti ragazzi di diversi centri sociali, alcuni venuti da Reggio Emilia e Rimini, poi attivisti di una rete di associazioni, le Rdb e semplici cittadini. Pochi i politici, «completamente assenti gli intellettuali», secondo il consigliere comunale indipendente Valerio Monteventi, presente con Serafino D'Onofrio del Cantiere, Leonardo Masella di Rifondazione e, da Roma, Marco Ferrando, leader del partito comunista dei lavoratori («Israele come Stato va smantellato»). Hanno partecipato mille persone secondo la questura, 1.500 secondo gli organizzatori. Un dato inferiore alle attese, ma su cui ha influito la pioggia battente. Il ritrovo era a piazza dell'Unità alle 16,30 e già alle 16 c'era un grande spiegamento fra polizia e carabinieri. La tensione, specialmente dopo il corteo del 3 gennaio in cui furono bruciati vessilli israeliani e i musulmani pregarono in piazza Maggiore, era palpabile. Preoccupazioni inutili. NESSUNO ha pregato, almeno in pubblico. «Io ho eseguito la preghiera del tramonto con la mia famiglia in macchina ha spiegato Daniele Parracino, presidente del Centro islamico . Credo che molti fratelli abbiano fatto lo stesso». Il corteo è partito alle 17,15. In testa, striscioni pro Palestina e contro Israele e qualche fumogeno. Immagine forte, un bambolotto insanguinato con scritto: «Made in Israel». Poi foto di bambini di Gaza. Dai furgoni dei centri sociali, musica e cori contro Bush, Obama, Berlusconi e Olmert, il presidente israeliano. «Assassini, assassini». E ancora: «Palestina libera, intifada vincerà». Diverse donne, con il velo, hanno gridato la loro rabbia. Il serpentone ha percorso via Matteotti, passando davanti la chiesa del Sacro cuore senza problemi. In via Indipendenza, all'angolo con via dei Mille, un carro armato di cartone, con la bandiera di David, è stato preso a calci e poi bruciato. Via Marconi e, finalmente, piazza Malpighi: qui il corteo si è fermato da solo a dieci metri dalla stele con la Madonna ed è tornato indietro di qualche passo. Poco distante, la Sinagoga, blindata dai carabinieri. Al megafono i manifestanti hanno ribadito la volontà di continuare nelle iniziative di protesta. I fratelli' hanno espresso «vicinanza» a Rafia Boukhbiza, dell'associazione Sopra i ponti', indagato per la preghiera del 3 gennaio. E' stato fatto un collegamento telefonico con il pacifista Vittorio Arrigoni, a Gaza, diffuso in diretta su radio Kairos. Alle 19, il corteo si è sciolto. Ultimo siparietto: dieci donne palestinesi, scandendo slogan, hanno fronteggaiato la polizia per alcuni minuti. Il funzionario: «Dove volete andare?». Secca la risposta: «Da nessuna parte».


25 gennaio 2009 - La Città di Salerno

La Rdb: subito sciopero
Ospedale verso lo stop

Agropoli- Dopo lo stato di agitazione deciso in seguito a un’assemblea di tutto il personale dell’ospedale di Agropoli, è stata avviata una procedura di conciliazione: è l’ultimo tentativo prima di proclamare lo sciopero per una o più giornate. E’ questo l’obiettivo della Rdb-Cub sanitá provinciale che ha inviato una lettera al prefetto. La protesta fa seguito alla grave carenza di personale infermieristico e di altre figure professionali. «Una carenza - afferma il segretario provinciale Rdb Cub sanitá, Vito Storniello - che compromette i livelli di assistenza minimi da garantire e la stessa qualitá delle prestazioni erogate agli utenti. La situazione è precipitata anche a seguito di rilascio di nulla-osta per la mobilitá di una decina di infermieri. Durante l’incontro che si è tenuto con la direzione generale lo scorso 8 gennaio sono emerse delle forti perplessitá sulle stesse procedure di rilascio che sono state eseguite in aperta violazione delle norme». «La situazione all’ospedale di Agropoli, per quanto riguarda il personale presente in servizio, è ritornata alla stessa del 18 luglio 2007 quando fu effettuato uno sciopero generale di tutti i lavoratori con una grande partecipazione in massa dei cittadini» conclude. I nulla-osta consentono il trasferimento in altre strutture sanitarie degli infermieri professionali.


25 gennaio 2009 - Il Gazzettino

Agitazione comunale: sindacati dal prefetto

Vicenza - Domani alle 10 il prefetto di Vicenza incontrerà i rappresentanti del sindacato di base RdB CUB e il sindaco per conciliare sulla vertenza relativa all'assunzione in ruolo dei precari del settore educativo scolastico del comune di Vicenza. Il protrarsi dei tempi di risposta dell'amministrazione hanno indotto la RdbCub a proclamare lo stato di agitazione del personale Educatore Asili Nido, Insegnante e Operatore scolastico. Sarà presente un presidio.


25 gennaio 2009 - La Tribuna di Treviso

Accordi Sanità, scontro sindacale aperto
Rappresentanze di base: «Accettate funzioni non dovute»

Treviso - Scontro aperto fra i sindacati della sanità. A muovere l’attacco sono i delegati delle rappresentanze sindacali di base del Veneto, che accusano Cgil, Cisl, Uil e Fials di aver firmato un accordo con direzione ospedaliera che affida agli operatori socio sanitari nuove funzioni in contrasto con il loro profilo professionale. «Si tratta di un accordo sulle procedure assistenziali presso le strutture semiresidenziali, residenziali e distretti - spiegano in un comunicato piuttosto aspro i delegati RdB - nelle quali gli Oss erano tenuti a somministrare terapia farmacologica e a eseguire microclismi farmacologici. Funzioni che gli Oss non possono svolgere. Possiamo supporre che la direzione ospedaliera, in una situazione di grave carenza infermieristica non sappia come districarsi e faccia la furbetta. Ma è difficile comprendere come dei sindacati possano porgergli il fianco in modo così vergognoso. Ci sono anche altri dipendenti dell’Usl 9 che svolgono mansioni non dovute». Replica Dante Dall’Osso (Cgil-Funzione pubblica): «Gli Oss dovranno aiutare i pazienti di queste strutture ad assumere medicine su indicazioni precise di medici e infermieri. Nulla che sia in contrasto con i loro profili professionali».(l.c.)


24 gennaio 2009 - Ansa

GAZA: CORTEO A BOLOGNA SOTTO LA PIOGGIA E SENZA PREGHIERA

(ANSA) - BOLOGNA, 24 GEN - Tante bandiere palestinesi e una gigante portata a mano in apertura di corteo, cori anti Israele, una pioggia battente e un piccolo carro armato di cartone bruciato davanti al consolato greco. Così per un'ora e mezzo è sfilata, nel centro di Bologna, la manifestazione pro Gaza organizzata da una rete di associazioni e centri sociali cittadini, insieme alle Rdb. Complice la pioggia, solo un migliaio di persone - secondo la questura - ha attraversato la città da piazza dell'Unità a piazza Malpighi. A differenza del corteo del 3 gennaio, questa volta non c'è stata la preghiera collettiva (allora gli islamici si inginocchiarono davanti alla basilica di San Petronio per pregare, provocando poi molte polemiche) nè bandiere israeliane bruciate. Questo anche per le regole chieste dalla Questura e l'autoregolamentazione dei manifestanti. Segno forte un bambolotto insanguinato con la scritta 'Made in Israel' portato da un uomo, slogan contro Bush, Olmert, Barak e Berlusconi («Lascia i carabinieri a casa»), mentre dal microfono si è invocata la pace in Palestina e una donna ha urlato, riferendosi agli israeliani, «Voi avete le armi, noi abbiamo la forza in Dio». Fra i manifestanti, pochi islamici e più italiani. In corteo anche Marco Ferrando, leader del partito comunista dei lavoratori. «Israele come Stato sionista basato su quei principi confessionali e teocratici va smantellato», ha detto perchè rappresenta «un ostacolo alla pace nel Medio Oriente per gli ebrei stessi». Il corteo si è sciolto in piazza Malpighi, a pochi metri dalla statua dell'Immacolata, da un lato, e della sinagoga dall'altro.

LUNEDÌ IN LOMBARDIA: 26/01/2009

(ANSA) - MILANO, 24 GEN - AVVENIMENTI PREVISTI PER DOPODOMANI, LUNEDÌ 26 GENNAIO, IN LOMBARDIA:....
MILANO - Via Pola 9/a Presidio Rdb/Cub Sanità davanti all'assessorato lombardo per protestare contro il non accesso alle cure per i palestinesi vittime nella guerra di Gaza nella regione Lombardia (ore 13.00)....

SANITÀ: 26/1 SIT-IN CUB TARANTO DINANZI CONSIGLIO REGIONALE

(ANSA) - BARI, 24 GEN - Esponenti dei Comitati di base del settore Sanità di Taranto manifesteranno lunedì 26 gennaio dalle 9 alle 14 nelle vicinanze della sede del consiglio regionale della Puglia (via Capruzzi) in coincidenza con una riunione della commissione regionale Sanità con all'ordine del giorno i servizi da internalizzare con la 'Sanitaservicè di Foggia. I Cub protestano perchè alla riunione non sono stati invitati i lavoratori e le loro rappresentanze. In una nota si sottolinea che, dopo la internalizzazione del servizio 118, di ausiliariato e portierato, il 2 febbraio dovrebbe seguire la stessa strada il servizio di pulizie in tutta la Asl di Foggia. Di conseguenza, sostengono i Cub, appare incomprensibile una riunione che potrebbe ritardare questo cambiamento, mentre all'incontro di lunedì parteciperanno «le grandi compagnie di cooperative», cioè «coloro che sinora hanno gestito i servizi che sono stati o saranno internalizzati».


24 gennaio 2009 - Dire

MO. BOLOGNA, 600 IN CORTEO PER GAZA (SENZA PREGHIERA)

(DIRE) Bologna, 24 gen. - Sono 600 secondo la Questura, e mille secondo gli organizzatori, le persone che stanno sfilando per le strade di Bologna nel corteo regionale convocato in solidarieta' alla popolazione palestinese di Gaza. Nessuna preghiera collettiva prima della partenza, in piazza dell'Unita'. Daniele Parracino, vicepresidente del Centro di cultura islamica, racconta che alle 17.12, insieme ad altri quattro appartenenti al centro, ha pregato in macchina. Partito il corteo, all'incrocio tra via Indipendenza e via dei Mille, gli attivisti del centro sociale Crash hanno tirato fuori dal loro furgone un carro armato di cartone con il disegno di un emblema dello Stato di Israele, per poi distruggerlo a calci e dargli fuoco con un fumogeno. Dalla testa della manifestazione Rafia Boukhbiza, presidente dell'associazione "Sopra i ponti", guida gli slogan, tra i quali "Israele via, Palestina terra mia" e "Israele assassini, giu' le mani dai bambini". Piu' indietro, bandiere palestinesi e altri cori che inneggiano alla liberta' della Palestina, all'Intifada e contro il primo ministro israeliano Livni. In corteo anche il centro sociale Tpo (che insieme ad una trentina di persone dell'associazione "Citta' migrante" di Reggio Emilia ha dato vita ad un mini-corteo dalla stazione al concentramento di piazza dell'Unita'), il Lazzaretto autogestito e bandiere del Prc (c'e' il segretario provinciale, Tiziano Loreti, e il consigliere regionale Leonardo Masella), Rdb e Pcl (nelle prime file del corteo sfila anche il leader nazionale Marco Ferrando). In piazza anche i consiglieri comunali Valerio Monteventi e Serafino D'Onofrio.


24 gennaio 2009 - Italia Oggi

Ok ai Ccnl di scuola e ministeri

Via libera al contratto dei ministeri e della scuola per il biennio economico 2008-2009. Dopo l'ok della Corte dei conti all'Aran è stato formalizzato l'ultimo passaggi con la firma dei contratti. La Cgil, Cub-Rdb e Cse non hanno siglato l'accordo. Il contratto degli oltre 220.000 lavoratori dei ministeri era stato definito il 12 novembre 2008 e ha concluso l'iter entro i 55 giorni previsti dalla nuova normativa. Gli aumenti in busta paga saranno corrisposti dal mese di febbraio con i relativi arretrati del mese di gennaio 2009. Il contratto conferma anche il recupero entro giugno 2009 dei tagli ai fondi unici di amministrazione per la produttività (circa 200 milioni). «In un momento di crisi così profonda per il paese», ha commentato il segretario generale della Cisl Fp, Giovanni Faverin, «riteniamo significativo l'aumento contrattuale di 78 euro mensili per il biennio 2008/2009».


24 gennaio 2009 - EPolis nazionale

L'accordo. Non sigla neppure Cub Rdb
Contratti, firmata l'intesa per la scuola e la Cgil sciopera
Sacconi accusa il sindacato di Epifani: «Sembra un partito della sinistra radicale»

Dopo il parere favorevole della Corte dei conti, è stato firmato il contratto Ministeri e Scuola per il biennio economico 2008-2009. La Cgil e Cub Rdb non hanno siglato l'accordo. Il sindacato di Corso d’Italia ha confermato lo sciopero per il 13 febbraio, insieme ai metalmeccanici della Fiom. La Cgil non ha firmato l’accordo perché "rimangono tutti i punti negativi dell'intesa. Gli incrementi, pari al 3,2%, sono inferiori al tasso d'inflazione reale del solo 2008 (3,3%); 40 euro al mese non daranno modo alle lavoratrici e ai lavoratori di affrontare la crisi economica in atto. Non si recuperano i soldi del salario accessorio tolti dal governo". Mentre, sottolinea il segretario nazionale Alfredo Garzi, "si accetta un incremento di 8 euro per tutto il 2010". "Di fronte a un referendum già indetto - osserva - nessuna delle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il contratto si è sentita in dovere di richiamarsi alla volontà dei lavoratori interessati. Ancora di più ci sono le ragioni per le lavoratrici e i lavoratori dei ministeri di partecipare al referendum del 9 e 10 febbraio per dire no ad accordi che diminuiscono le retribuzioni. E ancora di più ci sono le ragioni per aderire allo sciopero del 13 febbraio". Il segretario generale della Fp Cgil, Carlo Podda, spiega il motivo del no anche all'accordo di Palazzo Chigi sulla riforma del modello contrattuale, che "colpisce fortemente il lavoro pubblico e rappresenta una diminuzione programmata della retribuzione e del potere contrattuale dei lavoratori". Proteste spontanee si sono già verificate all'ospedale Spallanzani di Roma, al Palazzo delle Aquile a Palermo, all'Inps di Milano, al San Paolo e al Cardarelli di Napoli, passando per la Regione Lombardia, il Comune di Bologna, le Asl di Pavia e Como. Critiche alla Cgil arrivano dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: "Quelle del sindacato guidato da Epifani - dice - mi sembrano le accuse di un partito politico di opposizione della sinistra radicale". Il ministro difende quindi l'intesa, definendola "un accordo di portata storica e la Cgil conferma solo di essere ancorata ad un vecchio approccio ideologico".


24 gennaio 2009 - Il Manifesto

PUBBLICO IMPIEGO
Contratti separati per scuola e ministeriali

Aria pesante di regime. In campo sindacale la situazione si sta trasformando di ora in ora. Da un lato il governo e le imprese, che hanno finalmente i loro «complici» (Sacconi dixit) in Cisl, Uil e Ugl. Dall'altra la Cgil e - dove è presente - il sindacalismo di base. Dopo il rinnovo del biennio economico dei dipendenti pubblici (non sottoscritto da Cgil, RdB e Cse), anche per la scuola la destar ha imposto la via del contratto separato. Entrambi sono stati siglati ieri all'Aran - l'agenzia che negozia i contratti pubblici - praticamente senza alcuna discussione. Sia per gli statali che per la scuola la Cgil ha annunciato l'indizione di un referendum tra i dipendenti (il 9 e 10 febbraio per gli statali), con l'ovvia indicazione a esprimersi contro. Lapidario Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica: «Ancora di più ci sono le ragioni per dire no ad accordi che diminuiscono le retribuzioni» (già negli stipendi di gennaio sarà sensibile la diminuzione delle vosi «accessorie» del salrio). L'indicazione è per lo sciopero generale, il 13 febbraio, insieme ai metalmeccanici della Fiom Cgil, con manifestazione nazionale a Roma. Nel merito, l'«accordo» allunga di un anno (da due a tre) il periodo di vigenza del contratto, e fissa in 78 euro (lordi, naturalmente; meno di 50 netti) l'«aumento» retributivo per il biennio. Il recupero della «vacanza contrattuale»- una piccola elemosina - sarà in busta paga a febbraio.
Per la scuola, invece, l'aumento «medio» è di 70 euro lordi, corrispondente al 3,2% di recupero dell'inflazione. E' l'ultima volta che viene applicato questo criterio (peraltro responsabile del drastico abbattimento salariale che si protrae dal '93). Dal prossimo rinnovo verrà usato il «nuovo criterio» fissato con l'accordo quadro di giovedì («indice previsionale» depurato dalla componente energia; insomma, ancora meno salario).
Drastico, anche in questo caso, il giudizio del segretario della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo: «impossibile per la Flc dare il suo avallo a un contratto del tutto inadeguato al costo reale della vita e al lavoro sempre più impegnativo di oltre un milione di docenti e Ata. Per questo abbiamo rpomosso il referendum in tutte le scuole». La «democrazia è una cosa seria», e senza «l'ultima parola che spetta ai lavoratori» non si può firmare alcunché.


24 gennaio 2009 - Liberazione

Lo sciopero generale del 13 febbraio indetto da Fiom e Fp-Cgil «è una prima risposta» Cgil pronta alla mobilitazione per smontare l'accordo separato
di Fabio Sebastiani

«Un fatto di assoluta gravità. Giudicheranno i lavoratori». Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani è tornato a dare un giudizio duro sull'accordo separato siglato da Cisl, Uil e Ugl l'altra sera a palazzo Chigi e, contemporaneamente, ha aperto la prospettiva del referendum e della mobilitazione. Intanto, lo sciopero generale di metalmeccanici e pubblico impiego è stasto assunto nel quadro delle iniziative di risposta da tutta l'organizzazione. Poi, si apriranno una serie di mobilitazioni a livello locale diluite nel tempo. Tutte le iniziative già previste nelle varie categorie, come nei pensionati, nei chimici e negli edili (che decideranno a giorni) assumeranno, infine, tutte il segno anti-accordo separato. L'occasione per stendere un primo piano di guerra è stata la riunione del gruppo dirigente dell'organizzazione sindacale, composto dai segretari generali territoriali e da quelli delle categorie. A questo punto la Cgil, che ha già programmato una manifestazione nazionale ai primi di aprile, si appresta a dare battaglia direttamente sulla gestione dell'accordo nei luoghi di lavoro e nei territori. Ma l'impegno più immediato è quello del referendum. Epifani ha concluso il suo intervento introduttivo dicendo: «Per la Cgil un accordo sulle regole ha un valore se, come avvenuto con l'intesa del 23 luglio, sono i lavoratori con il loro voto a definire validità e pienezza democratica».
Per Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, l'intesa rappresenta un «attacco ai salari e alla democrazia». «È un attacco ai salari, perchè il meccanismo previsto per gli aumenti retributivi, definiti nei Contratti nazionali di categoria, è concepito in modo tale che tali aumenti non consentano la protezione del potere d'acquisto delle retribuzioni rispetto alla crescita dell'inflazione. In pratica, con questo accordo viene programmata un'ulteriore riduzione delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti», specifica il leader della Fiom. «È un attacco alla democrazia, perchè fare un accordo separato sulla struttura stessa del sistema contrattuale, vuol dire aprire la strada agli accordi sindacali realizzati a prescindere dalla volontà dei lavoratori interessati, ovvero a prescindere dalla volontà dei lavoratori le cui condizioni di vita e di lavoro sono determinate da tali accordi», conclude. La Fiom, insieme alla Fp-Cgil, per il 13 febbraio ha già programmato lo sciopero generale con manifestazione a Roma.
Un no piuttosto deciso viene anche dal mondo del sindacalismo di base. La sinistra sindacale, compatta, rifiuta l'accordo separato. Nicola Nicolosi, leader dell'area Lavoro Società, parla di una mutazione genetica del sindacato, trasformato in un «organo consociativo di cogestione». «Cisl e Uil - aggiunge - hanno venduto l'anima per un piatto di lenticchie nella bilateralità e nelle attività di intermediazione di manodopera». La Rete 28 aprile, di cui è leader Giorgio Cremaschi, chiede invece lo sciopero generale perché «la rottura è senza precedenti». Segno negativo anche da parte del sindacalismo di base.
«Mentre si scaricano sui lavoratori sempre più pesantemente gli effetti della crisi, governo, padroni e sindacati collaborativi si accordano per ulteriori arretramenti», si legge in un comunicato della Cub (Confederazione unitaria di Base). «L'accordo quadro rappresenta un progetto autoritario e regressivo contro i diritti dei lavoratori e porta a compimento un percorso iniziato con la concertazione. I sindacati firmatari accettano il ruolo di agenti del mercato e delle imprese».
Più o meno dello stesso tono le critiche dei Cobas, che in un comunicato parlano di «ripercussioni negative sul potere di acquisto e di contrattazione dei lavoratori italiani, del pubblico e del privato».
Secondo l'Sdl, con questo accorddo si passa da una fase concertativa «ad una letteralmente collaborazionista» in cui «finisce in soffitta il contratto nazionale unico di categoria e l'idea stessa di rivendicare condizioni salariali almeno in linea con l'aumento del costo della vita». «L'intesa, poi, ritada di fatto il recupero salariale oggi fissato ogni 2 anni», conclude l'Sdl, «e gli incrementi salariali saranno basati su un indice di inflazione prevista molto più bassa di quella reale e depurati dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati».
Dovrebbe essere il contratto dell'industria alimentare il banco di prova delle nuove regole sulla contrattazione collettiva. Per il contratto che riguarda circa 350.000 lavoratori e che scadrà il 31 maggio 2009 dovrà quindi essere presentata una piattaforma rivendicativa per aumenti salariali su base triennale. Ma il rischio, a causa dell'intesa non condivisa dalla Cgil, è che si presentino piattaforme separate. «È evidente - spiega il segretario generale degli alimentaristi della Cisl, Augusto Cianfoni - che noi dovremo applicare le nuove regole». La gran parte dei contratti nazionali principali comunque scadrà a fine anno e quindi le nuove regole andranno in vigore per la parte più consistente dei lavoratori solo nel 2010. Per i contratti scaduti prima dell'intesa di ieri e non ancora rinnovati (come ad esempio quello delle merci e logistica che coinvolge 500.000 lavoratori ed è scaduto ad agosto 2008) invece, anche in assenza ancora della definizione della piattaforma, sembra difficile ipotizzare l'applicazione dell'accordo. Il contratto triennale è invece già stato sperimentato nel sistema bancario (320.000 addetti, in scadenza a fine 2010).


24 gennaio 2009 - Il Messaggero

ROMA. Neppure ventiquattro ore e arriva un altro «no»...
di LUCIANO COSTANTINI

ROMA - Neppure ventiquattro ore e arriva un altro «no» netto della Cgil. Un «no» al rinnovo del contratto dei ministeri e della scuola per il biennio economico 2008-2009. La firma è avvenuta ieri mattina all’Aran, dopo il via libera del governo e della Corte dei Conti. Non hanno sottoscritto l’intesa neppure Rdb-Cub e Cse. Ora la confederazione di Guglielmo Epifani è plasticamente all’opposizione rispetto al governo, alla Confindustria e alle altre sigle e associazioni datoriali. Unità sindacale in frantumi. E non si intravedono, in prospettiva, possibilità di una ricostruzione. Anche perchè i metalmeccanici della Fiom e gli statali cigiellini hanno confermato lo sciopero del 13 febbraio e il 4 aprile è in programma una manifestazione a Roma.
Lo strappo, l’ennesimo, dell’altra sera sulla riforma dei contratti, insomma, ha ampliato una spaccatura già assolutamente evidente. Resta da vedere come si riverbererà nei luoghi di lavoro. Se e come, in altre parole, il nuovo modello verrà accolto nelle fabbriche, soprattutto quelle di ampie dimensioni. Un primo test sulle nuove regole già tra pochi giorni: entro febbraio, infatti, saranno presentate le richieste per il rinnovo del contratto degli alimentaristi (450.000 addetti) che andrà a scadenza a fine maggio. E, come prevedono le nuove norme, le piattaforme potranno essere presentate tre mesi prima. Facile immaginare che Cgil, Cisl, Uil, Ugl arriveranno al tavolo con pacchetti diversi. Stando almeno al risultato uscito da palazzo Chigi. Se non verrà trovata una sintesi, possibile che si vada a nuovi accordi separati. Secondo test, in ordine di tempo, per gli elettrici (70.000 addetti), terzo per i telefonici (200.000). Ma la sfida vera si giocherà l’anno prossimo quando dovranno essere rinnovati i contratti di metalmeccanici, statali e chimici. Il Centro Studi di Confindustria ha calcolato che con il nuovo modello, nel triennio 2009-2011, le retribuzioni effettive aumenterebbero del 9,4%. Per la Cgil perderebbero, invece, lo 0,8%.
Ieri Epifani in segreteria ha avvertito che si apre «una difficilissima gestione di tutte le vertenze che si apriranno, l’accordo separato contiene un’idea di paura di fronte alla crisi». E poi ha sostanzialmente annunciato un referendum tra i lavoratori: «Un accordo sulle regole ha un valore se, come avvenuto con l’intesa del ’93, sono i lavoratori con il loro voto a definire validità e pienezza democratica». Di tutt’altro avviso le altre organizzazioni sindacali che hanno riunito le varie segreterie. La Uil ha invitato la Cgil «a una riflessione attenta sull’evoluzione della società». Secondo Confcommercio «il Paese aveva bisogno di nuove regole e l’attuale crisi è servita a catalizzare un processo indifferibile». Chi non dispera in un ripensamento della Cgil è Emma Marcegaglia. «Per noi il tavolo rimane aperto - ha sottolineato il presidente di Confindustria - e se anche non dovesse aderire alla riforma, sono sicura che comunque manterrà coerenza di comportamenti e grande senso di responsabilità nelle trattative nelle fabbriche. Mi auguro che i rapporti tra di noi continueranno ad andare avanti in modo costruttivo. Forzature del governo? Nessuna, erano otto mesi che il negoziato andava avanti».
I riflessi dell’intesa, ovviamente, si fanno vedere anche sul terreno politico. Il ministro ombra del Pd per l’Economia, Pierluigi Bersani, si chiede «cosa ci sia da festeggiare per un accordo che divide piuttosto che unire. Che salti di gioia dovrebbero fare i lavoratori su un accordo i cui contenuti non esistono e che produce ancora divisioni nel Paese in un momento come questo?». Massimo D’Alema propone un referendum tra i lavoratori: «Considero gravissimo aver firmato la riforma senza la Cgil». Attacco frontale da parte del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «La Cgil si è isolata da tempo. Le accuse che muove sembrano di un partito politico di opposizione della sinistra radicale».


24 gennaio 2009 - Il Giornale di Brescia

Scuola-statali: contratti chiusi
Nuovo no dalla Cgil: non tutelati i redditi Pubblici. Sciopero il 13 febbraio con la Fiom

ROMA - Capitolo chiuso per i contratti dei ministeri e della scuola, ma la Cgil resta fuori. All’indomani dell’accordo quadro sul nuovo modello contrattuale, valido sia per il settore privato che per il pubblico raggiunto giovedì sera tra sindacati (ad eccezione della maggiore confederazione italiana, guidata da Guglielmo Epifani), imprenditori e Governo, in qualità di datore di lavoro, ieri si è riproposta la spaccatura.
Il via libera definitivo ai rinnovi dei due comparti statali per il biennio economico 2008-2009, siglati ieri all’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni, in entrambi i casi è arrivato senza la firma delle rispettive categorie della Cgil. In particolare, per i ministeri c’è stato anche il no di Rbd-Cub e Cse (sì da Cisl, Uil e Confsal). E, mentre si procederà al referendum tra i lavoratori il 9 e 10 febbraio, con l’indicazione da parte della Cgil ad esprimersi contro, gli statali hanno confermato lo sciopero del 13 febbraio, unitamente ai metalmeccanici Fiom. «Ancora di più - ha affermato il segretario nazionale della Fp-Cgil, Alfredo Garzi - ci sono le ragioni per dire no ad accordi che diminuiscono le retribuzioni», e «ancora di più le ragioni per aderire allo sciopero del 13 febbraio». A suo parere, «rimangono tutti i punti negativi dell’intesa».
È «l’ultimo accordo di durata biennale per questo comparto. Si chiude un’epoca», ha sottolineato invece il presidente dell’Aran, Massimo Massella. Dalla prossima tornata in poi varrà infatti la durata triennale (sia per la parte economica che normativa), come fissato dal nuovo modello contrattuale che da ieri sostituisce l’accordo del ’93.
Dopo la stipula definitiva dei contratti per i Ministeri e la Scuola, le buste paga saranno quindi più pesanti. Per gli oltre 200mila lavoratori ministeriali si tratterà di un aumento medio di 78 euro mensili per il biennio, che sarà erogato a partire da febbraio, con gli arretrati di gennaio, oltre al recupero dei fondi per la produttività, come ha affermato il segretario generale della Fp-Cisl, Giovanni Faverin, parlando di «un importante risultato».
Per oltre un milione tra docenti e personale Ata della scuola è invece di 70 euro l’aumento medio atteso in busta paga, corrispondenti all’inflazione programmata dal Governo pari al 3,2%, che dalla prossima tornata andrà in soffitta e sarà sostituita dal nuovo indice previsionale indicato con la riforma del modello contrattuale. Il contratto è stato bocciato senza appello dall’Flc-Cgil: «Impossibile - ha spiegato il segretario generale Mimmo Pantaleo - dare l’avallo a un contratto inadeguato al reale costo della vita».
I firmatari dell’accordo quadro sulla riforma della contrattazione intanto sperano che la Cgil faccia un passo indietro e «ripensi» al proprio no, ma da Corso Italia il rifiuto all’intesa appare compatto. Ieri il numero uno dell’organizzazione, Guglielmo Epifani, ha riunito la segreteria allargata ai segretari delle categorie e ha ricevuto un appoggio unanime. «L’accordo - ha detto Epifani - non contiene innovazioni di fondo, riduce in maniera strutturale il livello salariale e la funzione del contratto nazionale, non garantendo nemmeno il recupero pieno del potere d’acquisto». Secondo la Cgil, poi, l’intesa separata «determina condizioni di difficilissima gestione di tutte le vertenze che si apriranno» mancando, di fatto, un quadro condiviso di regole.
«Mano tesa» della Marcegaglia
«Auspico che la Cgil possa ripensare questa sua posizione - ha detto il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia - per noi il tavolo rimane aperto. Anche se non dovesse aderire - ha aggiunto - sono sicura che comunque manterrà coerenza di comportamenti e grande senso di responsabilità nelle trattative nelle fabbriche». Rammarico per la mancata firma da parte della Cgil è stata espressa anche da Cisl e Uil che, ricordando come le principali richieste del sindacato siano state accolte nell’accordo quadro, auspicano che «che questo momento di difficoltà nei rapporti possa essere rapidamente superato, a partire da una condivisione dell’intesa sulla rappresentanza sindacale».
Ma la Cgil è convinta che il nuovo sistema di fatto riduca il salario reale dei lavoratori: «Se le regole separate fossero state applicate tra il 2006 e il 2008 - dice il segretario confederale Agostino Megale - nel periodo avremmo avuto, solo per la depurazione dell’energia nel calcolo dell’inflazione, una perdita variabile tra il 2 e il 3% a seconda dei settori».


24 gennaio 2009 - Il Cittadino

Il sindacato conferma lo sciopero del 13 febbraio
Ministeri e scuola, contratti firmati: la Cgil si tira fuori

ROMA - Capitolo chiuso per i contratti dei ministeri e della scuola, ma la Cgil resta fuori. All’indomani dell’accordo quadro sul nuovo modello contrattuale, valido sia per il settore privato che per il pubblico raggiunto tra sindacati (a eccezione della maggiore confederazione italiana, guidata da Guglielmo Epifani), imprenditori e governo, in qualità di datore di lavoro, oggi si è riproposta la spaccatura. Il via libera definitivo ai rinnovi dei due comparti statali per il biennio economico 2008-2009, siglati ieri all’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni, in entrambi i casi è arrivato senza la firma delle rispettive categorie della Cgil. In particolare, per i ministeri c’è stato anche il no di Rbd-Cub e Cse (sì da Cisl, Uil e Confsal). E mentre si procederà al referendum tra i lavoratori il 9 e 10 febbraio, con l’indicazione da parte della Cgil ad esprimersi contro, gli statali hanno confermato lo sciopero del 13 febbraio, unitamente ai metalmeccanici della Fiom. «Ancora di più - ha affermato il segretario nazionale della Fp-Cgil, Alfredo Garzi - ci sono le ragioni per dire no ad accordi che diminuiscono le retribuzioni», e «ancora di più ci sono le ragioni per aderire allo sciopero del 13 febbraio». A suo parere, «rimangono tutti i punti negativi dell’intesa». È «l’ultimo accordo di durata biennale per questo comparto. Si chiude un’epoca», ha sottolineato il presidente dell’Aran, Massimo Massella. Dalla prossima tornata in poi varrà infatti la durata triennale (sia per la parte economica che normativa), come fissato dal nuovo modello contrattuale che da ieri sostituisce l’accordo del 1993.Dopo la stipula definitiva dei contratti per i ministeri e la scuola, giunta in seguito all’ok del governo e della Corte dei Conti, le buste paga saranno presto quindi più pesanti. Per gli oltre duecentomila lavoratori ministeriali si tratterà di un aumento medio di 78 euro mensili per il biennio, che sarà erogato a partire «da febbraio, con i relativi arretrati del mese di gennaio», oltre al recupero dei fondi per la produttività, come ha affermato il segretario generale della Fp-Cisl, Giovanni Faverin, parlando di «un importante risultato». Positivo anche il giudizio del segretario generale della Uil-Pa, Salvatore Bosco: «È stato scongiurato il pericolo di perdere due anni di contratto», in un momento così difficile. Per la Funzione pubblica della Cgil, invece, si tratta di «40 euro al mese che non daranno modo alle lavoratrici e ai lavoratori di affrontare la crisi economica in atto», e «non si recuperano neppure i soldi del salario accessorio tolti dal Governo». Per oltre un milione tra docenti e personale Ata della scuola è invece di 70 euro l’aumento medio atteso in busta paga, corrispondenti all’inflazione programmata dal governo pari al 3,2%, che dalla prossima tornata andrà in soffitta e sarà sostituita dal nuovo indice previsionale indicato con la riforma del modello contrattuale. Il contratto è stato bocciato senza appello dall’Flc-Cgil: «Impossibile - ha spiegato il segretario generale Mimmo Pantaleo - dare l’avallo a un contratto del tutto inadeguato al reale costo della vita».


24 gennaio 2009 - La Stampa

Pubblico impiego
Accordo separato per scuole e ministeri

Capitolo chiuso per i contratti dei ministeri e della scuola, ma la Cgil resta fuori. All’indomani dell’accordo quadro sul nuovo modello contrattuale, valido sia per il settore privato che per il pubblico raggiunto ieri sera tra sindacati (ad eccezione della maggiore confederazione italiana, guidata da Guglielmo Epifani), imprenditori e governo, in qualità di datore di lavoro, oggi si è riproposta la spaccatura. Il via libera definitivo ai rinnovi dei due comparti statali per il biennio economico 2008-2009, siglati ieri mattina all’Aran, in entrambi i casi è arrivato senza la firma delle rispettive categorie della Cgil. Per i ministeri c’è stato anche il no di Rbd-Cub e Cse (sì da Cisl, Uil e Confsal). Mentre si procederà al referendum tra i lavoratori i prossimi 9 e 10 febbraio, con l’indicazione da parte della Cgil ad esprimersi contro, gli statali hanno confermato lo sciopero del 13 febbraio, unitamente ai metalmeccanici della Fiom.


24 gennaio 2009 - La Sicilia

siglato ieri l'accordo. «no» della cgil
Contratti, arriva la firma anche per ministeri e scuola

Roma - Capitolo chiuso per i contratti dei ministeri e della scuola, ma la Cgil resta fuori. All'indomani dell'accordo quadro sul nuovo modello contrattuale, valido sia per il settore privato che per il pubblico raggiunto giovedì sera tra sindacati (ad eccezione della maggiore confederazione italiana, guidata da Guglielmo Epifani), imprenditori e governo, in qualità di datore di lavoro, ieri si è riproposta la spaccatura.
Il via libera definitivo ai rinnovi dei due comparti statali per il biennio economico 2008-2009, siglati ieri all'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni, in entrambi i casi è arrivato senza la firma delle rispettive categorie della Cgil. In particolare, per i ministeri c'è stato anche il no di Rbd-Cub e Cse (sì da Cisl, Uil e Confsal). E, mentre si procederà al referendum tra i lavoratori i prossimi 9 e 10 febbraio, con l'indicazione da parte della Cgil ad esprimersi contro, gli statali hanno confermato lo sciopero del 13 febbraio, unitamente ai metalmeccanici della Fiom. «Ancora di più - ha affermato il segretario nazionale della Fp-Cgil, Alfredo Garzi - ci sono le ragioni per dire no ad accordi che diminuiscono le retribuzioni», e «ancora di più ci sono le ragioni per aderire allo sciopero del 13 febbraio». A suo parere, «rimangono tutti i punti negativi dell'intesa». È «l'ultimo accordo di durata biennale per questo comparto.
Si chiude un'epoca», ha sottolineato il presidente dell'Aran, Massimo Massella. Dalla prossima tornata in poi varrà infatti la durata triennale (sia per la parte economica che normativa), come fissato dal nuovo modello contrattuale che da giovedì scorso sostituisce l'accordo del '93.
Dopo la stipula definitiva dei contratti per i ministeri e la scuola, giunta in seguito all'ok del governo e della Corte dei Conti, le buste paga saranno presto quindi più pesanti. Per gli oltre duecentomila lavoratori ministeriali si tratterà di un aumento medio di 78 euro mensili per il biennio, che sarà erogato a partire «da febbraio, con i relativi arretrati del mese di gennaio», oltre al recupero dei fondi per la produttività, come ha affermato il segretario generale della Fp-Cisl, Giovanni Faverin, parlando di «un importante risultato». Positivo anche il giudizio del segretario generale della Uil-Pa, Salvatore Bosco: «È stato scongiurato il pericolo di perdere due anni di contratto», in un momento così difficile. Per la Funzione pubblica della Cgil, invece, si tratta di «40 euro al mese che non daranno modo alle lavoratrici e ai lavoratori di affrontare la crisi economica in atto», e «non si recuperano neppure i soldi del salario accessorio tolti dal governo».
Per oltre un milione tra docenti e personale Ata della scuola è invece di 70 euro l'aumento medio atteso in busta paga, corrispondenti all'inflazione programmata dal governo pari al 3,2%, che dalla prossima tornata andrà in soffitta e sarà sostituita dal nuovo indice previsionale indicato con la riforma del modello contrattuale.


24 gennaio 2009 - La Provincia

Capitolo chiuso per i contratti dei ministeri e della scuola, ma la Cgil resta fuori

Capitolo chiuso per i contratti dei ministeri e della scuola, ma la Cgil resta fuori. All'indomani dell'accordo quadro sul nuovo modello contrattuale, valido sia per il settore privato che per il pubblico raggiunto tra sindacati (ad eccezione della Cgil), imprenditori e governo, in qualità di datore di lavoro, ieri si è riproposta la spaccatura.
Il via libera definitivo ai rinnovi dei due comparti statali per il biennio economico 2008-2009, siglati all'Aran, in entrambi i casi è arrivato senza la firma delle rispettive categorie della Cgil. In particolare, per i ministeri c'è stato anche il no di Rdb-Cub e Cse (sì da Cisl, Uil e Confsal). E, mentre si procederà al referendum tra i lavoratori i prossimi 9 e 10 febbraio, con l'indicazione da parte della Cgil ad esprimersi contro, gli statali hanno confermato lo sciopero del 13 febbraio, unitamente ai metalmeccanici della Fiom.
Dopo la stipula definitiva dei contratti per i ministeri e la scuola, giunta in seguito all'ok del governo e della Corte dei Conti, le buste paga saranno presto quindi più pesanti. Per gli oltre duecentomila lavoratori ministeriali si tratterà di un aumento medio di 78 euro mensili per il biennio, che sarà erogato a partire «da febbraio, con i relativi arretrati del mese di gennaio», oltre al recupero dei fondi per la produttività, come ha affermato il segretario generale della Fp-Cisl, Giovanni Faverin, parlando di «un importante risultato». Positivo anche il giudizio del segretario generale della Uil-Pa, Salvatore Bosco: «È stato scongiurato il pericolo di perdere due anni di contratto», in un momento così difficile. Per la Funzione pubblica della Cgil, invece, si tratta di «40 euro al mese che non daranno modo alle lavoratrici e ai lavoratori di affrontare la crisi economica in atto», e «non si recuperano neppure i soldi del salario accessorio tolti dal governo». Per oltre un milione tra docenti e personale Ata della scuola è invece di 70 euro l'aumento medio atteso in busta paga, corrispondenti all'inflazione programmata dal Governo pari al 3,2%, che dalla prossima tornata andrà in soffitta e sarà sostituita dal nuovo indice previsionale indicato con la riforma del modello contrattuale. Il contratto è stato bocciato senza appello dall'Flc-Cgil: «Impossibile - ha spiegato il segretario generale Mimmo Pantaleo - dare l'avallo a un contratto del tutto inadeguato al reale costo della vita».


24 gennaio 2009 - Il Tempo

Contratto Interessati 220 mila ministeriali e il comparto scuola. Gli incrementi pagati il prossimo mese Cgil non firma l'accordo e conferma l'adesione allo sciopero del 13 febbraio
Busta paga più pesante per gli statali
di Filippo Caleri

Ultimo atto per il contratto dei ministeriali e del personale della scuola. Il rinnovo economico per il biennio 2008-2009 è stato siglato ieri anche all'Aran, l'agenzia per la contrattazione nelle pubblica amministrazione, dopo aver ottenuto il semaforo verde dal governo e dalla Corte dei conti. Per quanto riguarda il comparto dell'istruzione l'aumento in busta paga sarà di circa 70 euro in media (corrispondenti all'inflazione programmata dal Governo per il 2008 e 2009, cioè pari al 3,2%). Intorno agli 80 euro pro capite, invece, il beneficio salariale per i 220 mila ministeriali.
Gli incrementi retributivi decorrono dal primo gennaio 2009 e saranno erogati, insieme agli arretrati, entro 30 giorni. L'incasso è previsto dunqu con la busta paga di febbraio. Non solo. Nel corso dell'anno i dipendenti statali otterranno anche i fondi per la produttività tagliati dal decreto 112. Sempre che l'accordo passi il referendum conslutivo tra i lavoratori previsto il 9 e 10 febbraio.
I contratti, per entrambi i comparti, non sono, però, stati sottoscritti dalla Cgil. Mentre relativamente a quello dei ministeriali non hanno apposto la loro sigla Rdb-Cub e Cse. Con gli incrementi concordati, gli stipendi annui vanno dai 14.904 euro per un collaboratore scolastico neo assunto (diventano 19.423 con 35 anni di anzianità) ai 19.324 di un docente di scuola dell'infanzia o primaria (28.291 a fine carriera). Un insegnante di scuola media avrà una retribuzione che varia dai 20.973 ai 31.352 euro a seconda dell'anzianità mentre un professore di liceo troverà in busta paga dai 20.973 euro ai 32.912 euro in base agli anni di servizio.
La Flc-Cgil, che non ha sottoscritto l'intesa, ha firmato una «Dichiarazione a verbale» nella quale ha spiegato il perché del suo «no». L'accordo «non adegua gli stipendi all'inflazione reale, riduce il Fondo di istituto per le scuole, non rispetta nessuno degli impegni assunti con il contratto di lavoro precedente (personale precario) e lascia aperte tutte le sequenze contrattuali (personale estero, educazione degli adulti, compensi ore eccedenti l'insegnamento e aree a rischio)». Per questo la stessa sigla sindacale ha confermato lo sciopero il prossimo 13 febbraio insieme ai metalmeccanici della Fiom.


24 gennaio 2009 - Il Denaro

Scuola e ministeri: firmato il contratto

Dopo il parere favorevole della Corte dei Conti, è stato firmato ieri il contratto Ministeri e Scuola per il biennio economico 2008-2009. La Cgil e Cub Rdb non hanno siglato l'accordo. Il sindacato di Corso d'Italia ha confermato lo sciopero per il 13 febbraio, insieme ai metalmeccanici della Fiom.
La Cgil non ha firmato l'accordo perché "rimangono tutti i punti negativi dell'intesa. Gli incrementi, pari al 3,2%, sono inferiori al tasso d'inflazione reale del solo 2008 (3,3%); 40 euro al mese non daranno modo alle lavoratrici e ai lavoratori di affrontare la crisi economica in atto. Non si recuperano i soldi del salario accessorio tolti dal governo". Mentre, sottolinea il segretario nazionale Alfredo Garzi, "si accetta un incremento di 8 euro per tutto il 2010". "Di fronte ad un referendum già indetto - osserva - nessuna delle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il contratto si è sentita in dovere di richiamarsi alla volontà dei lavoratori interessati. Ancora di più ci sono le ragioni per le lavoratrici e i lavoratori dei ministeri di partecipare al referendum del 9 e 10 febbraio per dire no ad accordi che diminuiscono le retribuzioni. E ancora di più ci sono le ragioni per aderire allo sciopero del 13 febbraio". Il segretario generale della Fp Cgil, Carlo Podda, spiega il motivo del no anche all'accordo di Palazzo Chigi sulla riforma del modello contrattuale, che "colpisce fortemente il lavoro pubblico e rappresenta una diminuzione programmata della retribuzione e del potere contrattuale dei lavoratori".
Proteste spontanee si sono già verificate ieri all'ospedale Spallanzani di Roma, al Palazzo delle Aquile a Palermo, all'Inps di Milano, al San Paolo e al Cardarelli di Napoli, passando per la Regione Lombardia, il Comune di Bologna, le Asl di Pavia e Como.


24 gennaio 2009 - L'Avvenire

DIPENDENTI PUBBLICI
Ok per scuola e ministeri (sempre senza Cgil)

ROMA - A ncora due no dalla Cgil. Dopo essersi rifiutato, giovedì, di firmare l’accordo quadro sul nuovo modello contrattuale, ieri il sindacato di Guglielmo Epifani ha negato – assieme alle sigle Rdb-Cub e Cse – la propria firma sui rinnovi contrattuali dei dipendenti dei ministeri e della scuola. L’Aran, l’Agenzia pubblica che tratta sui contratti degli statali, ha concluso l’accordo per il biennio economico 2008-2009 con Cisl, Uil e Confsal. E, mentre si procederà al referendum tra i lavoratori i prossimi 9 e 10 febbraio, con l’indicazione da parte della Cgil ad esprimersi contro, gli statali hanno confermato lo sciopero del 13 febbraio, unitamente ai metalmeccanici della Fiom.
«Ancora di più – ha affermato il segretario nazionale della Fp-Cgil, Alfredo Garzi – ci sono le ragioni per dire no ad accordi che diminuiscono le retribuzioni», e «ancora di più ci sono le ragioni per aderire allo sciopero del 13 febbraio». A suo parere, «rimangono tutti i punti negativi dell’intesa». Dopo la stipula definitiva dei contratti per i ministeri e la scuola, giunta in seguito all’ok del governo e della Corte dei Conti, le buste paga saranno comunque più pesanti. Per gli oltre duecentomila lavoratori ministeriali si tratterà di un aumento medio di 78 euro mensili per il biennio, che sarà erogato a partire «da febbraio, con i relativi arretrati del mese di gennaio», oltre al recupero dei fondi per la produttività, come ha affermato il segretario generale della Fp-Cisl, Giovanni Faverin, parlando di «un importante risultato». Per oltre un milione tra docenti e personale Ata della scuola è invece di 70 euro l’aumento medio atteso in busta paga.


24 gennaio 2009 - Il Giornale di Vicenza

IL SINDACATO. L’analisi del calo di assenze
Rdb: «Ecco perché Brunetta sbaglia»

Vicenza - Il sindacato di base Rdb-Cub non ha molto gradito le esternazioni del ministro Brunetta, in particolare per quanto riguarda i dipendenti della Provincia. Quel 71 per cento di assenze in meno sembra quasi dire che nell’Amministrazione provinciale berica l’assenteismo fosse una prassi. In realtà, fa notare l’organizzazione sindacale di base, già nel 2007 i dipendenti della Provincia facevano pochi giorni a casa per malattia: una media di 0,7 giorni in luglio e di 0,87 in dicembre. Nel 2008 si è passati a 0,25 giorni/mese, cioè quel famoso 71 per cento di calo. Ma le tabelle del ministro Brunetta, secondo Rdb-Cub, non mettono in risalto chi fa più giorni di assenza in un mese, ma chi presenta una riduzione delle assenze più elevata rispetto all’anno precedente. In quest’ottica, Sondrio potrebbe apparire più "fannullone" di Cosenza. Le medie di Vicenza, e più in generale del Veneto, sono sempre state in linea con le percentuali del mondo del lavoro privato.
Caso emblematico è Cortina, che, pur avendo avuto da sempre una media molto bassa di assenze, si segnala per una riduzione del 94 per cento di giorni di malattia tra ottobre 2007 e ottobre 2008. «È per il lavoro svolto con professionalità tutti i giorni che i dipendenti della Provincia, e del pubblico impiego in genere, vogliono essere apprezzati, e magari pagati di più - conclude Rdb-Cub - Chi dà la caccia al fannullone lo fa per distrarre l’attenzione pubblica da altri scandali e sperperi; e in genere questi proclami sono il preludio a privatizzazioni selvagge di servizi pubblici, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti».


24 gennaio 2009 - EPolis Roma

Emergenza casa. Prosegue il braccio di ferro
tra proprietà e Regione per la vendita di 116 appartamenti
Via Pincherle, è mobilitazione "Il palazzo sarà una roccaforte"
Gemma Azuni, Gruppo Misto: «Bisogna riproporre la questione anche in Prefettura»
di Marta Rossi

Roma - È mobilitazione. In via Pincherle, nello stabile al centro del braccio di ferro tra l'Ater e la Fata assicurazioni, ieri si è deciso di proseguire con la resistenza alla vendita in blocco dei 116 appartamenti. Un complesso da 280 case, nato negli anni Sessanta per diventare alloggi olimpici in vista di Roma 1960. Poi, i Giochi si svolsero in un'altra zona della città e quel complesso di mano in mano è diventato residenziale. Oggi è un blocco di due palazzoni da cinque piani l'uno, divisi da una striscia di asfalto e da qualche pezzetto di terra. Un "pacchetto" che, appunto, è al centro di una contesa a suon di milioni di euro tra Regione e Fata assicurazioni. Questa la situazione, spiegata alla sessantina di inquilini riunita nell'androne del palazzo da Paolo Di Vetta di Asia Rdb. «Il preliminare di acquisto del pacchetto che oltre ai 116 appartamenti comprende anche quattro negozi e due magazzini, è stato firmato da Area Mestre e Fata assicurazioni a dicembre -, e sono già state recapitate le lettere di vendita a terzi per alcuni appartamenti da parte di Fata che non ha mantenuto l'impegno preso al tavolo interistituzionale di non vendere gli appartamenti». Il problema, tradotto in moneta è di nove milioni di euro: questa la plusvalenza che Fata vorrebbe da parte dell'Ater che, dal canto suo, ne può mettere sul piatto due. Ieri, intanto, alla Regione Lazio è arrivato l'atto di vendita tra Area Mestre e Fata assicurazioni: l'ente lo aveva richiesto per verificare la transazione. «Il rischio che non venga presa in considerazione c'è - dice ancora Di Vetta -. A questo punto, c'è da mobilitarsi in modo permanente». Per prima cosa, lunedì gli inquilini di via Pincherle andranno al Municipio XI per inserire anche il presidente Catarci nel percorso. Poi, aspettare la risposta della proprietà: se negativa, «il palazzo diventi la nostra roccaforte, il punto di resistenza, la trincea dalla quale non muoversi. Un'occupazione, perchè se le vostre case verranno vendute a terzi, voi diventerete "occupanti senza titolo"», suggerisce ancora Di Vetta. Senza dimenticare la tappa in Campidoglio, come suggerisce Gemma Azuni, capogruppo del Gruppo Misto in Consiglio comunale presente all'assemblea. «È bene andare in municipio, è bene tornare in Campidoglio. È bene anche riproporre la questione in Prefettura. Area Mestre dovrebbe capire che non è facile vendere con la crisi economica di oggi, soprattutto nel caso di appartamenti abitati anche da fasce protette come anziani e disabili: non devono credere di fare un'azione di guadagno facile sulla vostra pelle».


24 gennaio 2009 - La Nuova Venezia

Cimarosti scrive alla Rumiz: «Strade pietose»
Autisti Actv, firma di protesta «Continui cambi di percorso»
di Marta Artico

Venezia - Da una parte ci sono i disagi degli automobilisti, che denunciano strade dissestate e problemi dovuti ai tanti cantieri. Dall’altra ci sono gli autisti Actv, che segnalano i troppi cambi nei sensi di marcia e il pericolo per la loro stessa salute, causato dai continui scossoni dovuti alle condizioni precarie di molte strade. A scrivere all’assessore al Patrimonio Mara Rumiz è il vicepresidente provinciale di Progetto NordEst, Roberto Cimarosti, autista egli stesso: «Le arterie stradali della nostra città, da via Fradeletto a viale Vespucci, via Trento e Trieste, Miranese e Castellana, versano in condizioni pietose, con un manto stradale dissestato e molto spesso rattoppato manualmente con un po’ di asfalto pressato dallo scorrimento degli stessi autoveicoli in transito. Per non parlare dei mezzi pubblici Actv che compiono gli stessi tragitti decine di volte al giorno e che con il tempo hanno risentito di problemi nella stessa struttura e agli ammortizzatori sollecitati oltremisura. Utenti (ed autisti) che quotidianamente prendono l’autobus vengono sballottati di qua e di là a causa del sedimento stradale con sospensioni ridotte all’osso. Se prendiamo in esame le strade secondarie ad alto scorrimento, la maggior parte versa in condizioni peggiori delle prime, idem dicasi per le strade periferiche».
Intanto mercoledì gli autisti dell’Actv avrebbero dovuto incontrare l’assessore provinciale Enza Vio. Di recente, infatti, un gruppo consistente di loro ha firmato una petizione in cui si segnalano diversi disagi. «Ci sono le deviazioni di percorso non pagate (tragitto più lungo, ndr) - chiarisce Danilo Scattolin del Cub Trasporti Actv - Ore in più che nonostante le promesse non sono state ancora retribuite. C’è l’usura delle sospensioni e c’è un problema di salute legato alla schiena degli autisti. Senza contare i continui cambiamenti di direzione che creano confusione, tanto che a volte è difficile star dietro a tute le modifiche dei percorsi in atto». Molti dunque, i temi sul piatto. «Adesso - prosegue Scattolin - che l’amministrazione ha deciso giustamente di velocizzare ancor di più i cantieri del tram ci troveremo ad affrontare sulla stessa linea anche tre deviazioni. A questo punto è necessario che l’azienda modifichi turni, tempi e percorrenze, oppure riconosca la mancata sosta. Le firme sono state inviate a sindaco, assessore alla Mobilità e prefetto. Ci ha risposto la Vio, che però ha rimandato l’appuntamento».


24 gennaio 2009 - La Nuova Sardegna

CTM. Sciopero il 30

CAGLIARI. I sindacati Uil, Ugl, Faisa-Cisl, Rdb e Fts-Css hanno proclamato il 30 gennaio uno sciopero al Ctm. Alla protesta ha aderito anche la Cgil. Gli autisti sciopereranno dalle 10 alle 16.


24 gennaio 2009 - Il Giorno

«Sul Civile basta chiacchiere, ci sono accordi precisi da rispettare»
OSPEDALE VITALI CRITICA IL REFERENDUM DEI SINDACATI DI BASE E RILANCIA:ATTENDIAMO IL CONCORSO DI IDEE
di Silvia Vignati

LEGNANO - E PER QUANTO RIGUARDA il destino del "vecchio" ospedale Civile? Ancora se lo chiedono tanti medici - soprattutto quelli che non curano patologie acute, "vocazione" della nuova struttura - e gli infermieri che lavorano in via Candiani. Ma anche gli impiegati amministrativi, incerti se gli uffici verranno trasferiti. «Mi sembra che non si voglia far chiarezza - ha risposto il sindaco, Lorenzo Vitali -. Esistono una proprietà e un accordo di programma. Quello che si potrà fare è previsto nel piano integrato. È stata fatta una richiesta all'Azienda ospedaliera e alla Regione Lombardia, perché si faccia un concorso di idee sull'area, con la partecipazione di studi d'architettura di livello internazionale. Ora l'Azienda si sta riservando alcune valutazioni e poi vedremo il da farsi». VITALI BOCCIA senza mezzi termini il referendum proposto dalle Rappresentanze di base (Rdb) interne all'ospedale. Rdb intende chiedere ai cittadini se vogliono che l'ospedale rimanga una struttura pubblica e conservi servizi socioassistenziali. «È curioso che il sindacato si preoccupi di cosa sarà del Civile - ha ripreso Vitali -. I sindacati non devono fare i politici». A Carla Dotti, direttore generale dell'Azienda ospedaliera, chiediamo alcune "valutazioni" in materia. «In accordo con la Regione, dobbiamo ricavare risorse economiche dalla vendita di una parte del Civile, da investire in tecnologie per il nuovo ospedale. Al momento non è stato ancora venduto alcun immobile. Nel concorso di idee, che sarà bandito entro la fine dell' anno, verranno poste in primo piano le necessità di tutti: Azienda, Regione, Comune, Asl. Soltanto una volta che sarà stata trovata l'intesa, potremo stabilire quali servizi rimarranno al Civile».


24 gennaio 2009 - Il Soldo on line

Cub: Svolta positiva della vertenza precari - Agenti Tecnici Esattori C.A.S.

Palermo - Si è svolto ieri 22 gennaio 2009 l'incontro presso la il Comitato Regionale per il Lavoro predisposto dalla Presidenza della Regione Siciliana, con la presenza dei responsabili del Comitato dei Precari, della Cub Trasporti, la Presidenza del Consorzio Autostrade Siciliane (C.A.S.) e il Presidente dell'ufficio U.P.L.M.O. con all'ordine dei lavori "Problematiche dei lavoratori stagionali del C.A.S.". Sono state rappresentate e affrontate tutte le difficoltà e il dramma di vita di chi presso il Consorzio Autostrade Siciliane ha svolto e continua a svolgere la propria attività da Agente Tecnico Esattore (casellante) da oltre venti anni. La discussione si è sviluppata sulla volontà dei responsabili del C.A.S. di assumere impegno circa la stabilizzazione di tutto il personale Precario, ormai già preistorico insistente nel C.A.S.
Le risposte della Presidente del Consorzio Autostrade Siciliane Dott.ssa Patrizia Valenti segnano una parziale apprezzabile svolta della vertenza in atto la quale, se pur subordinata all'approvazione di un Piano Industriale ancora in via di definizione ed alla determinazione, attraverso la nuova pianta organica, dell'effettivo fabbisogno, in termini numerici, delle maestranze, allo stato è stata comunque affermata la volontà di assorbire tutto il personale precario fino ad esaurimento, in arco di tempo da meglio definire e comunque non superiore ai cinque anni. Su tale principio anche il responsabile delegato dalla Presidenza della Regione dr. Salvatore Cianciolo nonché il Presidente dell'ufficio U.P.L.M.O. hanno affermato la volontà di contribuire, per quanto di loro pertinenza, ai lavori necessari per il raggiungimento dell'intesa collegiamente individuata. A fronte di ciò le parti hanno ritenuto, previa formulazione di un verbale d'intesa che ne determini il percorso, di aggiornare i lavori a brevissimo termine. Pertanto la Cub Trasporti e i responsabili del Comitato dei Precari rappresenteranno l'esito dell'incontro di Palermo all'assembla permanente, la quale ne determinerà la consequenziale valutazione.
Per il Coordinamento Cub Trasporti Sicilia (Paolo Di Gaetano, Rosa Bella, Mario Giuffrè e Filippo Sutera)


24 gennaio 2009 - Cronaca Qui

Dopo l’emergenza il minerale si scioglie sotto l’acqua in un deposito Amsa.
L’azienda: «Provvederemo»
Oltre 250 tonnellate di sale per la neve e non un posto dove metterle
di Thomas MacKinson

MILANO - Tutti a imprecare con il naso all’insù e un occhio a terra per evitare di cadere. Chi non ricorda l’emergenza neve della prima settimana dell’anno? Il Comune era in brache di tela perché non aveva le scorte di sale necessarie a pulire le strade. Poi la corsa per recuperarlo, l’appello alla Protezione Civile e i 165 camion scortati dai militari che arrivano trionfalmente in città a risolvere i problemi. Ebbene quel sale che prima non c’era ora è anche troppo. Tanto che il Comune non sa dove metterlo. Così 250 tonnellate di sale ( per un valore di 20mila euro circa) giacciono abbandonate da giorni nel dipartimento Zama dell’Amsa, l’azienda milanese di servizi ambientali. A diffondere la notizia è il sindacato di base Cub, che accusa: «Perché 250 tonnellate di sale giacciono all’aperto e senza copertura, abbandonate al loro destino e senza alcun tipo di prevenzione per le intemperie?».
SI SCIOGLIE
Il sindacato in un comunicato spiega anche che finita l’emergenza il sale era ammassato senza nessuna copertura. Esposto alla pioggia per giorni. Solo successivamente è arrivato un telo di copertura azzurro sotto dei copertoni usati che in qualche modo evitino che voli via. «Invitiamo il sindaco Moratti e l’assessore Cadeo a occuparsi dei problemi veri della città, come questo», incalza Walter Montagnoli della CUB «invece di inseguire sempre i falsi problemi, come le beghe dell’EXPO relativamente agli stipendi del consiglio dell’amministrazione, e che poi non servono assolutamente a migliorare la vita dei cittadini». Inoltre, il mucchio di sale è depositato nei pressi dello scarico fognario, quindi esposto, in caso di pioggia, a defluire nella fogna stessa. Il risultato probabile di questa incuria sarà che nel momento in cui questo materiale servirà sarà inutilizzabile o deteriorato.
LA REPLICA
Amsa dalla sua spiega che il sale è lì provvisoriamente perché i vecchi depositi al momento non sono agibili e che entro la prossima settimana sarà stipato e conservato opportunamente.


24 gennaio 2009 - Il Mattino di Padova

Cassa integrazione lunga alla Komatsu
La direzione incontra i Cobas: la crisi è più dura del previsto

ESTE - Nell’ambito della vertenza Komatsu ieri il direttore delle risorse umane Francesco Blasi ha incontrato i delegati dei Cobas Stefano Pieretti, Nicola Ballotta ed Andrea Schiona. L’incontro è servito a chiarire alcuni importanti particolari non emersi nella riunione che la direzione dello stabilimento di Via Atheste aveva avuto con Cgil, Cisl e Uil giovedì a Padova, nella sede di Confindustria.
«Magari fosse vera la notizia che la cassa integrazione ordinaria durerà, al massimo, sino alla fine di febbraio - spiega Pieretti -. Il direttore del personale con noi non ha avuto peli sulla lingua. Ci ha comunicato che la situazione è molto critica, il riposo forzato non solo verrà probabilmente prolungato sino alla fine di marzo (termine di scadenza dell’anno fiscale giapponese), ma potrebbe essere addirittura richiesto anche dopo l’estate. Tutto, naturalmente, dipenderà dall’evolversi del mercato settoriale e della crisi internazionale. Comunque, per tutelare al cento per cento i lavoratori, bisogna fare molto di più a loro favore di quello che si sta facendo oggi». (f.pad.)


24 gennaio 2009 - Interno 18

Tre giorni di sciopero per gli addetti alla raccolta dei rifiuti
Una quarantina i lavoratori scesi in piazza stufi di lottare per il riconoscimento del diritto al salario
di Angelo Golia

Orta di Atella - Non c'e' pace per i lavoratori addetti al servizio raccolta dei rifiuti solidi urbani nel territorio comunale di Orta di Atella, che da alcuni mesi non percepiscono lo stipendio. Ieri mattina, con un'assemblea nella piazza antistante il comune di Orta, e' iniziata una tre giorni di mobilitazione che proseguira' con una serie di sit-in. Questa mattina nei pressi della sede della Igica Spa e lunedì di nuovo ad Orta di Atella. "I lavoratori --spiega il referente provinciale della Flaica Cub Raffaele Docimo -- sono senza stipendio dal mese di dicembre. Purtroppo la storia si ripete e a pagare sono sempre i lavoratori. La ditta, infatti, ha comunicato che pagherà soltanto quando il comune di Orta di Atella, attualmente retto da una commissione prefettizia, salderà il proprio debito, che, a quanto pare, ha raggiunto un importo elevattisimo".
PRESIDIO - A presidiare, ieri mattina, la piazza c'erano una quarantina di lavoratori, stufi di dover sempre lottare per il riconoscimento di un diritto elementare, qual è quello del salario. "Purtroppo -- ci spiagano- tutte le promesse non sono state mantenute. Dobbiamo ricevere ancora le vecchie liquidazioni e anche per la Igica le cose si stanno mettendo male. Il comune, infatti, è pronto ad indire una nuova gara d'appalto per l'affidamento del servizio". Si è fermata, quindi, la raccolta dei rifiuti ad Orta di Atella e resterà ferma almeno sino a lunedì: "Chiediamo scusa a tutti i cittadini, ma questi devono sapere che non possiamo lavorare senza essere pagati perché dobbiamo pur far mangiare qualcosa alle nostre famiglie, ai nostri figli".


23 gennaio 2009 - Ansa

Statali: ok a contratti ministero-scuola
Via libera per biennio economico. No della Cgil, sciopero

(ANSA) - ROMA, 23 GEN - Via libera definitivo al contratto dei ministeri e della scuola, per il biennio economico 2008-2009. La stipula e' avvenuta stamani.E' stato firmato, dopo l'ok del governo e della Corte dei Conti, all'Aran, l'agenzia per la rappresentanza negoziale delle P.A. I contratti non sono stati sottoscritti dalla Cgil. Neanche Rdb-Cub e Cse hanno firmato. Il contratto del personale dei ministeri. Lo sciopero indetto dalla Fp-Cgil per il 13 febbraio, con i metalmeccanici della Fiom, e' confermato.'Questo - ha detto il segretario nazionale della funzione pubblica della Cgil, Alfredo Garzi - non fa che rafforzare le ragioni dello sciopero. Il futuro dei servizi e' messo in discussione dalle politiche dei tagli del governo. Scendiamo in piazza, unitamente alla Fiom, anche contro le scelte economiche del governo che non danno le garanzie che servono ai lavoratori per fronteggiare la crisi. Entrambe le categorie sono impegnate ad ottenere garanzie certe'.

CONTRATTI: CUB, NONOSTANTE CRISI ACCORDI CON PASSI INDIETRO

(ANSA) - MILANO, 23 GEN - «Mentre si scaricano sui lavoratori sempre più pesantemente gli effetti della crisi, governo, padroni e sindacati collaborativi si accordano per ulteriori arretramenti». È il commento della Cub (Confederazione unitaria di Base) alla firma dei contratti collettivi. Per la Cub, «tutto viene totalmente subordinato alle esigenze delle imprese, annullando l'autonomia del sindacato fino ad arrivare a descrivere un'architettura di controllo dei comportamenti dei lavoratori. La Cub ha contrastato la concertazione che dal 1993 ha permesso che aumentassero i profitti e calassero verticalmente i salari e il loro potere d'acquisto: da oggi sarà necessario impegnarsi ancor più per respingere questo accordo, fortemente voluto da Confindustria, di riforma del modello contrattuale dando continuità alla mobilitazione e alla lotta che ci ha visti protagonisti nei mesi scorsi». «L'accordo quadro - si legge in una nota della Cub - rappresenta un progetto autoritario e regressivo contro i diritti dei lavoratori e porta a compimento un percorso iniziato con la concertazione. I sindacati firmatari accettano il ruolo di agenti del mercato e delle imprese».

CONTRATTI: FIRMATI PER MINISTERI E SCUOLA, CGIL FUORI
CONFERMATO SCIOPERO STATALI E METALMECCANICI IL 13 FEBBRAIO

(ANSA) - ROMA, 23 GEN - Capitolo chiuso per i contratti dei ministeri e della scuola, ma la Cgil resta fuori. All'indomani dell'accordo quadro sul nuovo modello contrattuale, valido sia per il settore privato che per il pubblico raggiunto ieri sera tra sindacati (ad eccezione della maggiore confederazione italiana, guidata da Guglielmo Epifani), imprenditori e governo, in qualità di datore di lavoro, oggi si è riproposta la spaccatura. Il via libera definitivo ai rinnovi dei due comparti statali per il biennio economico 2008-2009, siglati stamattina all'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni, in entrambi i casi è arrivato senza la firma delle rispettive categorie della Cgil. In particolare, per i ministeri c'è stato anche il no di Rbd-Cub e Cse (sì da Cisl, Uil e Confsal). E, mentre si procederà al referendum tra i lavoratori i prossimi 9 e 10 febbraio, con l'indicazione da parte della Cgil ad esprimersi contro, gli statali hanno confermato lo sciopero del 13 febbraio, unitamente ai metalmeccanici della Fiom. «Ancora di più - ha affermato il segretario nazionale della Fp-Cgil, Alfredo Garzi - ci sono le ragioni per dire no ad accordi che diminuiscono le retribuzioni», e «ancora di più ci sono le ragioni per aderire allo sciopero del 13 febbraio». A suo parere, «rimangono tutti i punti negativi dell'intesa». È «l'ultimo accordo di durata biennale per questo comparto. Si chiude un'epoca», ha sottolineato il presidente dell'Aran, Massimo Massella. Dalla prossima tornata in poi varrà infatti la durata triennale (sia per la parte economica che normativa), come fissato dal nuovo modello contrattuale che da ieri sostituisce l'accordo del '93. Dopo la stipula definitiva dei contratti per i ministeri e la scuola, giunta in seguito all'ok del governo e della Corte dei Conti, le buste paga saranno presto quindi più pesanti. Per gli oltre duecentomila lavoratori ministeriali si tratterà di un aumento medio di 78 euro mensili per il biennio, che sarà erogato a partire «da febbraio, con i relativi arretrati del mese di gennaio», oltre al recupero dei fondi per la produttività, come ha affermato il segretario generale della Fp-Cisl, Giovanni Faverin, parlando di «un importante risultato». Positivo anche il giudizio del segretario generale della Uil-Pa, Salvatore Bosco: «È stato scongiurato il pericolo di perdere due anni di contratto», in un momento così difficile. Per la Funzione pubblica della Cgil, invece, si tratta di «40 euro al mese che non daranno modo alle lavoratrici e ai lavoratori di affrontare la crisi economica in atto», e «non si recuperano neppure i soldi del salario accessorio tolti dal Governo». Per oltre un milione tra docenti e personale Ata della scuola è invece di 70 euro l'aumento medio atteso in busta paga, corrispondenti all'inflazione programmata dal Governo pari al 3,2%, che dalla prossima tornata andrà in soffitta e sarà sostituita dal nuovo indice previsionale indicato con la riforma del modello contrattuale. Il contratto è stato bocciato senza appello dall'Flc-Cgil: «Impossibile - ha spiegato il segretario generale Mimmo Pantaleo - dare l'avallo a un contratto del tutto inadeguato al reale costo della vita».

AGRICOLTURA:RICERCA;USI-RDB, SOLUZIONE VICINA SU PRECARI CRA

(ANSA) - ROMA, 23 GEN - Si va profilando una soluzione positiva per i precari licenziati dal Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (Cra): dopo il diretto interessamento del ministro per le Politiche Agricole, Luca Zaia, è stata infatti riaperta la trattativa con l'Ente di ricerca. Lo riferisce il Sindacato di base dei lavoratori della ricerca (Usi-Rdb), ricordando che il Cra aveva licenziato il 30% del personale precario. «È stato ottenuto un importante risultato» ha detto con soddisfazione Salvatore Vitale, responsabile del precariato per l'Usi-Rdb Ricerca. «L'incontro di ieri con il Direttore Generale dell'Ente - ha precisato - ha gettato le basi per la riassunzioni. Come Usi-Rdb abbiamo chiesto che il Cra si adegui alle modalità seguite dagli altri Enti di Ricerca, dove si stanno mantenendo in servizio i precari attraverso nuove selezioni, ed abbiamo evidenziato che i precari licenziati al Cra hanno già superato selezioni a Co.co.co, Tempo Determinato e Tempo indeterminato. Abbiamo inoltre chiesto di aprire una trattava urgente sulla conversione a Tempo determinato del personale con contatto atipico e la predisposizione di un piano di assunzioni triennale». Il sindacato, che grazie a questo passo avanti nella soluzione del problema, ha interrotto le agitazioni dei giorni scorsi, ha fatto però sapere di «essere pronto a mobilitarsi nuovamente qualora il processo risolutivo dovesse arenarsi».


23 gennaio 2009 - Adnkronos

CONTRATTI: CUB, FIRMATO ACCORDO CHE PEGGIORA MODELLO
ORA ALZARE IL LIVELLO DI CONTRASTO

Roma, 23 gen. - (Adnkronos) - «È stato firmato un accordo che tenta di imporre un nuovo e peggiore modello contrattuale e che rappresenta un progetto autoritario e regressivo contro i diritti dei lavoratori, portando a compimento un percorso iniziato con la concertazione». Così i Cub commentano l'accordo quadro sulla riforma del modello contrattuale firmato ieri a palazzo Chigi. «È necessario alzare il livello di contrasto per non regredire ancora di più», prosegue la nota. Secondo i Cub sui lavoratori «si scaricano in modo sempre più pesante gli effetti della crisi mentre governo, padroni e sindacati collaborativi si accordano per ulteriori arretramenti». Per il sindacato infatti il contratto collettivo nazionale di lavoro continua ad essere strumento di programmazione della riduzione del potere d'acquisto delle retribuzioni; si annulla l'autonomia del sindacato; si limita il diritto di sciopero; si impone il ricorso all'arbitrato.

STATALI: OK CONTRATTI MINISTERI E SCUOLA, NON SIGLA CGIL

Roma, 23 gen. (Adnkronos) - Questa mattina all'Aran è stato firmato il contratto Ministeri e Scuola per il biennio economico 2008-2009. La firma arriva dopo il parere favorevole della Corte dei Conti. La Cgil e Cub Rdb non hanno firmato l'accordo.


23 gennaio 2009 - Agi

Statali/ Firmato contratto ministeri e scuola, no della Cgil
Manca anche la firma di RdB-Cub e Cse

Roma, 23 gen. (Apcom) - Disco verde per il contratto dei ministeri e della scuola, per il biennio economico 2008-2009. Dopo il via libera del governo e della Corte dei Conti, oggi all'Aran è stato formalizzato l'ultimo passaggio con la firma del contratto. La Cgil, RdB-Cub e Cse non hanno firmato il contratto.


23 gennaio 2009 - Agi

STATALI: FIRMATI CONTRATTI MINISTERI E SCUOLA, NO CGIL

(AGI) - Roma, 23 gen. - Via libera al contratto dei ministeri e della scuola per il biennio economico 2008-2009. Dopo l'ok della Corte dei Conti all'Aran e' stato formalizzato l'ultimo passaggi con la firma dei contratti. La Cgil, Cub-Rdb e Cse non hanno siglato l'accordo.

AGRICOLTURA: SI AVVIA A SOLUZIONE VERTENZA PRECARI CRA

(AGI) - Roma, 23 gen - Dopo il presidio indetto da USI-RdB Ricerca, i precari licenziati dal Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA) hanno ottenuto il diretto interessamento del Ministro Zaia, che attraverso il Capo di Gabinetto e la struttura ministeriale, ha avviato le trattative nell'Ente.
Il CRA, Ente nazionale di ricerca e sperimentazione con competenza scientifica generale nel settore agricolo, agroindustriale, ittico e forestale, il quale opera sinergicamente con le Amministrazioni centrali, gli Enti locali, le imprese e le associazioni di categoria, aveva licenziato circa il 30% del personale precario, composto da giovani ricercatori e tecnici di altissima professionalita'.
"E' stato ottenuto un importante risultato", riferisce Salvatore Vitale, responsabile del precariato per l'USI-RdB Ricerca. "L'incontro di ieri con il Direttore Generale dell'Ente ha gettato le basi per la riassunzioni. Come USI-RdB abbiamo chiesto che il CRA si adegui alle modalita' seguite dagli altri Enti di Ricerca, dove si stanno mantenendo in servizio i precari attraverso nuove selezioni, ed abbiamo evidenziato che i precari licenziati al CRA hanno gia' superato selezioni a Co.co.co, Tempo Determinato e Tempo indeterminato.
Abbiamo inoltre chiesto di aprire una trattava urgente sulla conversione a Tempo determinato del personale con contatto atipico e la predisposizione di un piano di assunzioni triennale".
Aggiunge il sindacalista: "Dopo aver riconosciuto che esiste un grave problema di precariato, a fronte di un'eta' media dei ricercatori di ruolo superiore ai 53 anni, il Direttore ci ha illustrato un piano che potrebbe essere risolutivo per lo sviluppo dell'Ente. Intanto l'Usi-RdB ha sospeso le agitazioni e attende novita' sulle riassunzioni.
Qualora questo nuovo atteggiamento dell'Amministrazione dovesse arenarsi dietro lungaggini ingiustificate, riprenderemo la mobilitazione, informandone il Ministro Zaia", conclude Vitale.


23 gennaio 2009 - Omniroma

VIA ALTOBELLI, BLOCCHI-ASIA RDB: SPAZI PER EMERGENZA ABITATIVA

(OMNIROMA) Roma, 23 gen - «Si è svolta ieri pomeriggio, nel parchetto di via Penazzato, un'assemblea sul diritto all'abitare organizzata dai Blocchi Precari Metropolitani dopo l'occupazione dell'immobile di via Argentina Altobelli 34. All'incontro pubblico hanno preso parte numerosi sfrattati, l'AS.I.A. RdB e il consigliere del Municipio VI Santilli. Da tutti gli interventi è emersa l'inadeguatezza delle politiche abitative dell'amministrazione comunale, in forte ritardo nel predisporre strumenti che garantiscano il passaggio da casa a casa a fronte di una situazione drammatica che nel 2008 ha fatto registrare 4030 provvedimenti di sfratto, di cui 2312 per morosità». Così una nota dei Blocchi Precari Metropolitani e AS.I.A RdB. «Cogliendo l'importanza della presenza di un rappresentante dell'amministrazione locale all'assemblea pubblica - prosegue la nota - L'AS.I.A. RdB e i Blocchi Precari Metropolitani chiedono che venga convocato al più presto un incontro con il Comune di Roma e il Municipio VI per definire la tempistica e le modalità di utilizzo dell'immobile di via Argentina Altobelli 34. Ritenendo lo spazio, confiscato alla mafia, un bene comune considerano necessario che venga destinato all'emergenza abitativa come strumento temporaneo di accoglienza per gli sfrattati del Municipio VI». L'AS.I.A. RdB «esprime piena solidarietà alle famiglie, ai singoli e alle singole che occupano in questo momento l'immobile e considera la loro presenza una prima attuazione della destinazione definitiva dello stabile. Chiede inoltre al Municipio VI di trovare soluzioni per le famiglie sfrattate nel territorio e al Comune di affrontare le restanti emergenze. In merito ai finanziamenti regionali destinati allo stabile di via Altobelli crediamo che, pur fondamentali nel migliorare il servizio, non devono prevedere ristrutturazioni tali da rallentare l'avvio dell'attività in quanto gli spazi sono già sostanzialmente idonei per accogliere i soggetti interessati. Per quanto riguarda poi l'utilizzo improprio di spazi riscontrato all'interno dello stabile, riteniamo che la vocazione di partenza destinata all'emergenza abitativa sia l'unica possibile e debba essere mantenuta».


23 gennaio 2009 - Kataweb

Statali, firmato il contratto ma senza la Cgil

ROMA - Via libera definitivo al contratto dei ministeri e della scuola, per il biennio economico 2008-2009. La stipula, dopo l'ok del governo e della Corte dei Conti, è avvenuta stamattina all'Aran, l'agenzia per la rappresentanza negoziale delle P.A. I contratti, per entrambi i comparti, non sono stati sottoscritti dalla Cgil. Per quanto riguarda il contratto relativo al personale dei ministeri anche Rdb-Cub e Cse non hanno firmato.


23 gennaio 2009 - Asca

STATALI: OK DEFINITIVO A CONTRATTO. NO DELLA CGIL CHE SCIOPERA IL 13/2

(ASCA) - Roma, 23 gen - Via libera definitivo al contratto dei ministeri e della scuola, per il biennio economico 2008-2009. La stipula, dopo il parere favorevole del governo e della Corte dei Conti, e' avvenuta stamattina all'Aran. I contratti, per entrambi i comparti, non sono stati sottoscritti dalla Cgil che ha confermato lo sciopero per il 13 febbraio, insieme alla metalmeccanici della Fiom. ''Rimangono tutti i punti negativi dell'intesa - ha commentato il segretario nazionale della FP CGIL Alfredo Garzi -. Gli incrementi, pari al 3,2%, sono inferiori al tasso d'inflazione reale del solo 2008 (3,3%); 40 euro al mese non daranno modo alle lavoratrici e ai lavoratori di affrontare la crisi economica in atto. Non si recuperano i soldi del salario accessorio tolti dal Governo. Si accetta un incremento di 8 euro per tutto il 2010. Di fronte ad un referendum gia' indetto nessuna delle OO.SS. che hanno sottoscritto il contratto si e' sentita in dovere di richiamarsi alla volonta' dei lavoratori interessati. Ancora di piu' ci sono le ragioni per le lavoratrici e i lavoratori dei Ministeri di partecipare al referendum del 9 e 10 febbraio per dire no ad accordi che diminuiscono le retribuzioni. Ancora di piu' ci sono le ragioni per aderire allo sciopero del 13 febbraio''. Per quanto riguarda il contratto relativo al personale dei ministeri anche Rdb-Cub e Cse non hanno firmato.


23 gennaio 2009 - Radio Città Aperta

La CUB: 'respingere con la lotta la riforma dei contratti'

A poche ore dalla firma dell'accordo di Palazzo Chigi - che tenta di imporre un nuovo e peggiore modello contrattuale - arriva una dura presa di posizione da parte del principale sindacato di base e indipendente del paese:
"Questo accordo quadro rappresenta un progetto autoritario e regressivo contro i diritti dei lavoratori e porta a compimento un percorso iniziato con la concertazione. I sindacati firmatari accettano il ruolo di agenti del mercato e dell’impresa. Per la CUB è necessario alzare il livello di contrasto per non regredire ancora di più. Mentre sui lavoratori si scaricano in modo sempre più pesante gli effetti della crisi, governo, padroni e sindacati collaborativi si accordano per ulteriori arretramenti." Spiega in una nota la Confederazione Unitaria di Base: "Il Contratto collettivo nazionale di lavoro continua ad essere, in questo modo, strumento di programmazione della riduzione del potere di acquisto delle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori, con il superamento di fatto della titolarità negoziale delle categorie. Tutto viene totalmente subordinato alle esigenze delle imprese, annullando l’autonomia del sindacato fino ad arrivare a descrivere un’architettura di controllo dei comportamenti dei lavoratori. Si limita il diritto di sciopero in particolare per le aziende dei servizi pubblici locali e relativamente al secondo livello di contrattazione determinando l’insieme dei sindacati rappresentativi della maggioranza dei lavoratori che possono dichiarare sciopero e si impone il ricorso all’arbitrato." Per la CUB "lo stesso richiamo a scrivere regole comuni per la rappresentanza entro tre mesi assume in questo quadro il sapore di ulteriori strette antidemocratiche per escludere i lavoratori e i sindacato di base dalle decisioni. Il Ccnl diventa strumento per definire i confini della contrattazione aziendale, affermando il principio della derogabilità in sedi aziendali o territoriali dei diritti e delle condizioni minime stabilite nei contratti. Derogabilità che diventa assoluta, già a livello nazionale, per tutti i lavoratori del pubblico impiego. Gli aumenti retributivi possono essere soltanto variabili, legati alla redditività e alla produttività di ogni singola impresa. Si rilancia poi la politica degli affari comuni tra imprese e sindacati con il dilagare degli enti bilaterali. La CUB ha contrastato la concertazione che dal 1993 ha permesso che aumentassero i profitti e calassero verticalmente i salari e il loro potere d’acquisto: da oggi sarà necessario impegnarsi ancor più per respingere questo accordo, fortemente voluto da Confindustria, di riforma del modello contrattuale dando continuità alla mobilitazione e alla lotta che ci ha visti protagonisti nei mesi scorsi." Per il prossimo 7 febbraio è in programma una assemblea nazionale dei delegati delle principali organizzazioni del sindacalismo di base e indipendente, dopo quella partecipatissima che lo scorso 17 maggio riempì un teatro milanese.


23 gennaio 2009 - Repubblica.it

STATALI: FIRMATI CONTRATTI MINISTERI E SCUOLA, NO CGIL

Via libera al contratto dei ministeri e della scuola per il biennio economico 2008-2009. Dopo l'ok della Corte dei Conti all'Aran e' stato formalizzato l'ultimo passaggi con la firma dei contratti. La Cgil, Cub-Rdb e Cse non hanno siglato l'accordo.


23 gennaio 2009 - Corriere.it

La stipula dopo l'ok del governo e della Corte dei Conti
Scuola e ministeri, firmati i contratti. Ma la Cgil dice ancora di no
Per il personale ministeriale anche Rdb-Cub e Cse non hanno accettato l'intesa

ROMA - Dopo l'accordo sulla riforma dei contratti di lavoro, sottoscritto tra Governo, Confindustria, Cisl, Uil e Ugl (con il no della Cgil) c'è stato il via libera definitivo al contratto dei ministeri e della scuola, per il biennio economico 2008-2009. La stipula, dopo l'ok del governo e della Corte dei Conti, è avvenuta all'Aran, l'agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni.
IL NO DELLA CGIL - I contratti, per entrambi i comparti, non sono stati sottoscritti dalla Cgil. Per quanto riguarda il contratto relativo al personale dei ministeri anche Rdb-Cub e Cse non hanno firmato.
AUMENTO MEDIO 80 EURO - «Non possiamo che esprimere un giudizio positivo. In un momento socio-economico così difficile si arriva alla sottoscrizione definitiva dei contratti con il pubblico impiego. Questo significa che, oltre al beneficio medio pro-capite di 80 euro, si restituiscono ai lavoratori i fondi tagliati per la produttività». Così il segretario generale della Uil-Pa, Salvatore Bosco, ha commentato la stipula definitiva del contratto 2008-2009 degli oltre 220 mila lavoratori dei ministeri, al termine dell'incontro all'Aran.
REFERENDUM 9-10 FEBBRAIO - Si terrà il 9 e il 10 febbraio un referendum tra i lavoratori dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici sulle ipotesi di contratto e sul contratto, nel caso dei ministeri, stipulato definitivamente venerdì dalla Cisl, dalla Uil e dalla Confsal, ma non dalla Cgil, dall'Rdb-Cub e dal Cse. Ad annunciarlo è stato il segretario nazionale della Fp-Cgil, Alfredo Garzi, al termine dell'incontro che si è tenuto presso all'Aran. «L'indicazione che daremo - ha affermato Garzi - è di esprimersi in modo contrario. Sono contratti che non garantiscono né difendono le retribuzioni rispetto all'inflazione, né sono in grado di ridare i soldi del salario accessorio che la legge 133 ha sottratto ai dipendenti pubblici, con i primi effetti sulle buste paga già da gennaio». Garzi ha infine considerato «grave» il fatto di procedere alla firma dell'accordo «mentre è in corso un referendum».


23 gennaio 2009 - Il Giornale di Vicenza

I precari degli asili nido vogliono essere in ruolo

Vicenza - I rappresentanti del sindacato di base Rdb-Cub saranno ricevuti lunedì alle 10, assieme al sindaco o comunque ad un suo delegato, dal prefetto Piero Mattei, nella sede di contrà Gazzolle.
L’obiettivo dell’organizzazione sindacale è quello di concludere la vertenza relativa all’assunzione in ruolo dei precari attualmente impiegati nel settore educativo scolastico.
Il sindacato di base nei giorni scorsi ha infatti proclamato lo stato d’agitazione per il personale degli asili nido, in quanto da parte dell’Amministrazione comunale non arrivano risposte alle richieste sindacali.
In prefettura sarà presente anche un presidio di lavoratori precari.


23 gennaio 2009 - La Città di Salerno

Agropoli. Comitato pro ospedale Domani l’assemblea

Si terrá domani alle 16, nell’aula consiliare del Comune, l’assemblea costituente, indetta dal sindacato Rdb - Cub, del Comitato civico di lotta per il mantenimento dell’ospedale di Agropoli nella rete dell’emergenza


23 gennaio 2009 - Gazzetta di Parma

Il ministro
«Statali, a fine febbraio anche gli arretrati»

A fine febbraio arriveranno gli aumenti con gli arretrati per i dipendenti statali. Lo ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.
Il ministro ha spiegato che il ritardo di una sola settimana per i contratti ha determinato lo slittamento di un mese perchè l'obiettivo iniziale era il pagamento a gennaio. «Non ci ho dormito la notte – ha detto – ma a fine febbraio ci saranno gli aumenti con gli arretrati. Non ho fatto nulla se non una banalità.
Ho fatto di tutto perchè il contratto fosse pagato». Intanto l'Aran, l’agenzia per la contrattazione nella pubblica amministrazione, ha convocato oggi i sindacati per la firma definitiva dei contratti dei ministeri e della scuola, dopo il via libera della Corte dei Conti. Entrambi non sono stati sottoscritti a suo tempo dalla Cgil. L'intesa separata è stata raggiunta il 12 novembre scorso tra l’Aran e Cisl, Uil, Confsal. A non sottoscriverlo oltre la Cgil anche le Rappresentanze di base della Cub.


23 gennaio 2009 - Spoleto on line

Rdb-Cub attacca la gestione della salute mentale a Spoleto
'Non vorremmo che il sistema sia sfuggito di mano e che gli interessi dei cittadini e dei lavoratori non rappresentino più una priorità della politica locale e regionale'

Come e da chi è gestita la salute mentale a Spoleto? La domanda teoricamente ha una risposta scontata: la ASL è la titolare di tutti i processi assistenziali e riabilitativi nei confronti delle persone portatrici di un disagio psichico. In realtà questa domanda, "assurda", si fonda sulla mancanza di procedure che assegnino in maniera netta e precisa le responsabilità ed i compiti tra gli operatori della ASL e quelli della cooperativa. Negli anni '80 la disciolta USL del Comprensorio Spoletino aveva iniziato un rapporto di collaborazione con la Cooperativa "Il Cerchio". Da allora ci risulta siano avvenuti solo rinnovi che non hanno mai comportato una regolamentazione delle attività di supporto prestate dagli operatori della cooperativa, ma solo un progressivo aumento della spesa a carico della ASL. Questa totale assenza di direttive e procedure, dopo essere stata segnalata agli organi competenti, ci viene descritta da nostri iscritti e simpatizzanti che lavorano sia per la Cooperativa che nella ASL. Questa situazione finisce per ripercuotersi negativamente sia sulle attività svolte nelle strutture riabilitative del territorio sia per quelle offerte per i pazienti che vivono nelle loro case, ma che necessitano di un sostegno per lo svolgimento delle loro attività quotidiane. Inoltre, nella terra di nessuno, là dove non esistono regole, possono svilupparsi situazioni nelle quali, i ruoli di chi "comanda" e di chi "obbedisce" finiscono per confondersi e, a volte, persino, ribaltarsi. Basta però un episodio negativo, che sollevi anche minimamente la titolarità delle responsabilità, per rimettere le cose a posto e quadrare il cerchio: "Gli stessi vertici della cooperativa, tra l'altro, precisano che, in ogni caso, fra i servizi di loro competenza non rientrano né la presa in carico né le cure, che attengono invece agli enti pubblici (Asl o Comune, a seconda dei casi)". Una precisazione lapalissiana. Ma allora, perché farla, se serve solo ad alimentare il dubbio su chi gestisce, appunto, la salute mentale a Spoleto? A qualcuno, non certo a noi che rifuggiamo dalle facili generalizzazioni, potrebbero persino venire in mente luoghi comuni come: "escusatio non petita accusatio manifesta" o "la lingua batte dove il dente duole" oppure l'altrettanto famosa "coda di paglia". Ma a noi, non interessano le polemiche, anche se non possiamo non denunciare i tentativi di colpire ed isolare quei pochissimi che non accettano il sistema, siano essi dipendenti pubblici o della cooperativa. Per qualcuno, questi "disturbatori della quiete" devono essere "educati". Anche per difendere le ragioni di questi lavoratori a noi interessa che si faccia al più presto ordine in questa materia. Non vorremmo infatti che il sistema sia sfuggito di mano e che gli interessi dei cittadini e dei lavoratori non rappresentino più una priorità della politica locale e regionale. Non è dunque più rinviabile da parte della ASL, la definizione di un accurato "capitolato" per l'ormai prossimo appalto delle attività socio-assistenziali in campo psichiatrico. Un capitolato a cui è sottesa un'attenta analisi dei bisogni ed a cui faccia seguito la definizione di procedure che stabiliscano in modo certo e definitivo il chi, il come ed il quando. Un'analisi, necessariamente, totalmente interna alla Asl. Chiamare una cooperativa, qualsiasi essa sia, a collaborare in questo lavoro non solo sarebbe metodologicamente sbagliato (prima si discute in famiglia poi si cercano i fornitori all'esterno), ma, in questa delicatissima fase, anche estremamente sospetto dell'esito dell'ormai prossima gara. Anche perché, la storia insegna, quando c'è di mezzo potere e denaro, tutto può succedere.
Ettore Magrini


23 gennaio 2009 - Il Salvagente

Milano: ora la Moratti ha 250 tonnellate di sale, ma non sa dove metterle e le lascia all'aperto. Perché non ne regala un po' alla Litizzetto?
Le immagini scattate dai Cub documentano una situazione incredibile. I depositi in piazzale Maserati esposti alle intemperie. L'Amsa risponde.
di Michela Rossetti

Milano - Vi ricordate i problemi legati alla mancanza di sale durante l’ultima nevicata a Milano? Le polemiche sul fatto che il sindaco, Letizia Moratti, avesse dato il "prezioso elemento" a Torino prima di pensare alle esigenze dei suoi cittadini? Quando niente e quando troppo, si potrebbe dire oggi, perché circa 250 tonnellate di sale giacciono abbandonate da giorni nel dipartimento Zama dell’Amsa, l’azienda milanese di servizi ambientali. A diffondere la notizia, con tanto di corredo fotografico (la foto che vedete ne fa parte) è il sindacato di base Cub, che osserva, come lecito, "perché 250 tonnellate di sale giacciono all’aperto e senza copertura, abbandonate al loro destino e senza alcun tipo di prevenzione per le intemperie".
Per coprire la montagna? Un telo leggero
Il sindacato specifica anche che inizialmente il sale era senza alcun tipo di copertura, e solo a distanza di qualche giorno è stato ricoperto con un telo plastificato leggero. Peccato, però, che il telo copra solo minimamente il mucchio, e a vedere le foto si hanno veramente pochi dubbi che alla prima folata di vento volerà via lontano.
Se a Milano ci fosse ancora bisogno di sale per prossime nevicate, possiamo solo sperare che nei prossimi giorni non piova, perché forse la montagna di sale, nel frattempo, potrebbe sciogliersi e ridursi a una piccola collinetta.
La replica dell’azienda: problemi nel vecchio deposito
L’Amsa, da parte sua, non esita a fornirci tempestivamente una spiegazione. E Cristina Stancari, responsabile comunicazione e relazioni esterne della società, chiarisce che il sale è lì semplicemente perché nel precedente deposito stanno facendo dei lavori.
D’accordo. Però è conservato malissimo, e ci sono dei capannoni vicino. Perché non spostare il sale al chiuso? "Stiamo attrezzando i depositi. Al momento non sono adeguati, perché, come le dicevo, quelli che usiamo normalmente non possono essere utilizzati. Al massimo entro la prossima settimana provvederemo all’operazione".
Non potevate, nel frattempo, predisporre una copertura più efficace, magari con un telo fissato alla base con dei paletti? "Non si rende conto di quanto potrebbe essere complicato. Stiamo parlando di una vera e propria montagna di sale, 250 tonnellate. E credo che se resta qualche giorno fuori non sia così grave".
Andrà a casa della Litizzetto?
Non siamo degli esperti in materia, e ci fidiamo delle valutazioni degli addetti ai lavori. Speriamo solo che il sale, come ci assicurano, venga spostato tempestivamente. Perché, se a Milano nevicasse di nuovo, la Moratti non debba andare a casa di Luciana Litizzetto a chiederne un po’, come generosamente aveva proposto l'attrice dalla scrivania di "Che tempo che fa".


23 gennaio 2009 - Il Gazzettino

FTV E SINDACATI
La commissione elettorale riapre i termini per le liste. Le divisioni restano

(p.r) Dopo la decisione della Commissione Elettorale di riaprire i termini per la presentazione delle liste per l'elezione delle nuove rappresentanze sindacali nelle Ftv, Cisl e Uil e Faisa si dichiarano soddisfatte ma rendono noto che la spaccatura con Cgfil e Rdb Cub continua. La frattura tra le sigle è iniziata, ma meglio dire ri-iniziata, visto che è solo un capitolo di una guerra che dura ormai da due anni proprio con le elezioni delle Rsu. Alla prima tornata elettorale, Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisa, avevano ritirato le loro liste, mentre Filt Cgil e Cub Trasporti hanno proseguito le operazioni di voto. I risultati, che hanno portato alla vittoria della Cgil, sono però stati annullati il mese dopo, su richiesta delle altre sigle, dal Comitato dei Garanti presso la Direzione Provinciale del Lavoro. Una decisione che ha scatenato l'ira di Cgil e Cub, che sono arrivati a dichiarare che "La democrazia in Ftv è morta". «Prendiamo atto che se è così a farla morire non siamo stati noi ma coloro che protestando contro la decisione dei garanti non credono né vogliono le Rsu», hanno risposto ieri, in una nota, i segretari provinciali Fit, Uiltrasporti e Cisal, proponendo di fare le elezioni con una lista unica bloccata che veda tutte le sigle presenti in Ftv. «Abbiamo chiesto alla Filt Cgil e ai Cub Trasporti di valutare con serenità e senza scontri la nostra proposta – continuano i segretari - ma abbiamo registrato una risposta negativa». Infine i tre sindacati fanno presente che ad oggi non è intervenuto alcun nuovo elemento che faccia presagire il superamento delle fratture tra le organizzazioni. «Noi non vogliamo sottrarci al confronto democratico – conclude il comunicato di Filt, Uil e Cisal - chiediamo che la democrazia, a cui Filt Cgil e Cub giustamente si sono appellate dopo il fallimento delle ultime elezioni Rsu, venga rispettata anche nei nostri confronti, che rappresentiamo la maggioranza degli iscritti e delle sigle in Ftv».


23 gennaio 2009 - Il Mattino di Padova

KOMATSU DI ESTE
Resta la produzione

Este - Komatsu non ha alcuna intenzione di chiudere o ridimensionare la fabbrica di Este (circa 700 lavoratori) e, di conseguenza, la sede commerciale di Noventa Vicentina (115 dipendenti) a favore della gemella tedesca Hanomag di Hannover. La cassa integrazione in corso, poi, durerà sicuramente solo sino alla fine di febbraio e non, come avevano annunciato alcune cassandre locali, anche sino alla fine di marzo. Queste le due notizie principali emerse ieri sera, al termine dell’incontro con le parti sociali che s’è tenuto nella sede di Confindustria, Padova. Una riunione alla quale hanno partecipato anche il direttore delle risorse umane di Komatsu e i tre sindacalisti di Fiom, Fim ed Uilm, rispettivamente Giovanni Acco, Massimo Sartori e Luigi Rizzo. Assenti, probabilmente perchè non convocati, i Cobas, coordinati da Stefano Pieretti. «I dirigenti ci hanno assicurato che la crisi nella fabbrica giapponese è, per fortuna, solo di tipo congiunturale - sottolinea Acco, anche a nome degli altri sindacali sti-. Il calo delle commesse, quasi certamente, durerà solo alcuni mesi. Quindi, già tra marzo ed aprile, la situazione dovrebbe normalizzarsi. Ma, in questi casi, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Per questo motivo abbiamo chiesto di nuovo il piano industriale con l’elenco dettagliato di tutti gli investimenti previsti». I rappresentanti di Komatsu ieri hanno anche detto che la progettazione sta andando avanti e che saranno richiamati al lavoro alcuni gruppi.(f.p.)


22 gennaio 2009 - Adnkronos

STATALI: RDB CUB, RINNOVO CONTRATTO MINISTERI SI CHIUDE CON -30 EURO
MATEMATICA NON È OPINIONE, AUMENTI 40 EURO MA - 70 SU SALARIO ACCESSORIO

Roma, 22 gen.(Adnkronos) - A conti fatti i ministeriali si troveranno in busta paga 30 euro in meno. È questo per la Rdb Cub l'effetto sul salario del rinnovo del contratto, che sarà chiuso domani all'Aran, e del decreto Tremonti sul taglio del salario accessorio per quel che riguarda il comparto ministeri, ma che il sindacato non firmerà. «Sui cedolini degli stipendi di gennaio del ministero dell'Ambiente sono già stati operati i tagli al salario accessorio, previsti dalla legge 133, pari a 70 Euro medi. E la matematica non è un'opinione: ad incremento di 40 Euro e al taglio di 70 corrisponde un saldo negativo di ben 30 Euro», commenta Fabio Morabito del Coordinamento Nazionale RdB-CUB P.I. «Quindi questo contratto non solo non aumenta il potere d'acquisto dei salari, non solo non ne recupera la perdita per effetto dell'inflazione, ma addirittura riduce, in valore assoluto, le buste paga», prosegue. Un 'effettò che coinvolgerà, ricorda il sindacato, tutti e 190.000 lavoratori ministeriali con tagli diversificati. Ecco le cifre della perdita media pro capite calcolate dal sindacato: 5.800 Euro per il ministero dell'Economia; 915 Euro per il ministero del Lavoro; 1.200 Euro per il ministero dell'Interno; 2.800 Euro per il ministero degli Esteri; 1.500 Euro per il ministero delle Infrastrutture; 950 Euro per il ministero della Difesa; 9.700 euro per il ministero della Salute; 1.000 Euro per il ministero delle Comunicazioni; 1.300 Euro per il ministero dell'Istruzione; 600 Euro circa per i rimanenti ministeri.


22 gennaio 2009 - Ansa

CONTRATTI: MINISTERI; RDB, BUSTE PAGA PIÙLEGGERE DI 30 EURO

(ANSA) - ROMA, 22 GEN - Arriva un contratto per i ministeri «a saldo negativo». Lo sostengono le Rappresentanze di Base, aderenti alla Cub, secondo le quali l'aumento netto sarà di 40 euro, mentre il governo sta attuando i tagli al salario accessorio. «Sui cedolini degli stipendi di gennaio del ministero dell'Ambiente - sostiene il sindacato - sono già stati operati i tagli al salario accessorio, pari a 70 Euro medi». «La matematica non è un'opinione: all'incremento di 40 euro e al taglio di 70 corrisponde un saldo negativo di ben 30 euro», afferma Fabio Morabito del coordinamento nazionale Rdb, secondo il quale questo contratto «non solo non aumenta il potere d'acquisto dei salari, non solo non ne recupera la perdita per effetto dell'inflazione, ma addirittura riduce, in valore assoluto, le buste paga. Questo saldo negativo interesserà i 190 mila lavoratori di tutti i ministeri i quali, viste le modalità di pagamento diverse in ogni amministrazione, se lo troveranno davanti quando saranno saldati i compensi del salario accessorio. Ecco le cifre della perdita media annua pro-capite: 5.800 euro per l'Economia; 915 euro per il Lavoro; 1.200 euro per gli Interni; 2.800 euro per gli Esteri; 1.500 Euro per le Infrastrutture; 950 euro per la Difesa; 9.700 euro per la Salute; mille euro per le Comunicazioni; 1.300 euro l'Istruzione; 600 euro circa per i rimanenti ministeri».

CONTRATTI:DOMANI SINDACATI ALL'ARAN PER FIRMA STATO E SCUOLA

(ANSA) - ROMA, 22 GEN - L'Aran, l'agenzia per la contrattazione nella pubblica amministrazione, ha convocato domani i sindacati per la firma definitiva dei contratti dei ministeri e della scuola, dopo il via libera della Corte dei Conti. Entrambi non sono stati sottoscritti a suo tempo dalla Cgil. L'accordo per i circa 190 mila ministeriali prevede un aumento medio di 70 euro sullo stipendio tabellare. Insieme agli arretrati, sarà corrisposto ai lavoratori a fine febbraio, come ha detto ieri il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta. L'intesa separata per i ministeri è stata raggiunta il 12 novembre scorso tra l'Aran e Cisl, Uil, Confsal. A non sottoscriverlo oltre la Cgil anche le Rappresentanze di base del pubblico impiego, aderenti alla Cub. Organizzazioni, quest'ultime, che non hanno firmato neanche il protocollo d'intesa raggiunto a palazzo Chigi a fine ottobre che ha messo a disposizione sei miliardi di euro per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici per il biennio economico 2008-2009.


22 gennaio 2009 - Il Gazzettino

«Chiediamo che il Comune metta fine alla situazione di precariato
in cui decine di educatrici di asilo nido vivono»
Scuole d’infanzia, insegnanti pronte allo sciopero
di Laura Pilastro

Vicenza - Pronti a scioperare e a picchettare la sede del Comune se le cose non dovessero sistemarsi. «Non chiediamo nulla di esagerato. Solo che l’amministrazione metta fine a questa situazione di precariato in cui gravano decine di educatrici di asili nido, insegnanti di sostegno della scuola materna e operatori scolastici». Maria Teresa Turretta dirigente sindacale e componente Rsu delle Rappresentanze sindacali di Base del Comune di Vicenza, spiega come siano determinati alla battaglia quei lavoratori del settore Servizi Educativi del Comune che dopo anni di servizio con contratti a tempo determinato, persino "giornalieri", sono ancora in attesa dell’assunzione in ruolo. «Il servizio pomeridiano nei nidi è garantito solo da precari e quasi tutti gli insegnanti di sostegno non sono di ruolo. Si tratta magari di donne che in alcuni casi vivono situazioni drammatiche, con un marito a casa in cassa integrazione».
Il personale ha quindi dichiarato lo stato di agitazione sindacale e ha deciso perorare la sua causa anche davanti al Prefetto: saltato ieri mattina per la concomitante riunione della Giunta comunale, il tentativo di "conciliazione e raffreddamento" cui sono state convocate le parti, sindacale e aziendale, è stato rimandato a lunedì.
«Non è di un paese civile avere così tante forme di precariato - sottolinea la rappresentante Rdb-Cub - E quella che riguarda i lavoratori dei nidi e delle materne è ormai insostenibile perché si trascina da anni. Le educatrici e le insegnanti che chiedono di essere assunte hanno un età media di 40 anni, con punte anche di 62. È da tempo che chiediamo all’amministrazione di assumere il personale precario inserito nelle graduatorie e di emettere i relativi bandi di stabilizzazione dei lavoratori del settore educativo scolastico», il quale comprende in tutto 300 persone, escluso il personale impiegatizio. Il problema si complica con i paletti fissati dal ministro Brunetta per la stabilizzazione dei lavoratori precari entro il 30 giugno.
Poi la sindacalista fa notare: «l’assunzione in ruolo di un lavoratore precario non comporta alcun aumento di spesa per l’amministrazione e in più migliorerebbe la qualità del servizio». Quali dunque le richieste? «Chiediamo che entro il 30 giugno siano coperti i posti vacanti utilizzando ed esaurendo le tre graduatorie disponibili; inoltre che siano assunti 6 educatori part-time per il servizio pomeridiano negli asili nido e che anche la dotazione "fissa" di insegnanti di sostegno venga ampliata di almeno altri 10 posti. Sarebbe poi utile avviare delle procedure di concorso riservate ai precari che da anni lavorano per il Comune di Vicenza nel settore educativo scolastico per creare una nuova graduatoria dalla quale assumere al bisogno, anche in previsione dei tantissimi pensionamenti che avverranno in questo settore l’anno prossimo».

ESTE Ieri mattina diversi dipendenti supportati dai rappresentanti sindacali hanno dato vita ad una manifestazione di protesta. I Cobas: «Non ci aspettavamo l’assenza di comunicazioni»
Komatsu, picchetto dei lavoratori davanti ai cancelli
Stamani a Confindustria tavolo di confronto sul caso dell’azienda. Si parlerà anche della Carrier di Torreglia e della Beton di Ospedaletto
di Ferdinando Garavello

Este - La questione della Komatsu, che nei giorni scorsi ha rimandato a nuova data il rientro dei dipendenti dalla cassa integrazione, approderà oggi sul tavolo delle trattative della sede padovana di Confindustria. Negli uffici di via Masini si riuniranno stamani i rappresentanti dell’azienda, i sindacati e i delegati della confederazione degli industriali, per cercare di trovare una soluzione ad una crisi che inizia a far davvero paura.
Ieri mattina alcune decine di lavoratori hanno dato vita ad un picchetto di fronte ai cancelli dello stabilimento atestino, ma se la situazione non dovesse migliorare in tempi brevi si potrebbe arrivare ad una mobilitazione massiccia della forza lavoro. Nella giornata di ieri erano presenti nell’area produttiva che dà sulla Padana inferiore circa 300 persone, delle quali ben 200 erano impiegati. Al lavoro c’erano solo una sessantina di operai, impegnati con le ultime sistemazioni di vecchie commesse e produzioni ancora in corso, oltre ad una quarantina di "esterni". Sono molte infatti le cooperative che collaborano con l’azienda per la logistica, i trasporti e altri servizi. Nel novero dei lavoratori in difficoltà vanno inseriti, a conti fatti, anche quelli delle varie ditte e cooperative dell’indotto della Komatsu.
I rapporti fra i sindacati ed i rappresentanti italiani del colosso nipponico si fanno ogni giorno più tesi: "Non ci aspettavamo – spiegano i Cobas – che questa azienda, dopo tutto quello che i lavoratori hanno fatto per farla prosperare, assumesse un comportamento come quello attuale nei confronti delle maestranze e delle loro rappresentanze sindacali". Le accuse dei sindacati riguardano soprattutto l’assenza di comunicazioni da parte della dirigenza locale della multinazionale e la scelta di non convocare le rsu per informarle delle nuove decisioni prese. "Crediamo – è il commento dell’Adl – che questo sia ancora una volta, come abbiamo spesso denunciato, un voler saltare tutti i confronti e le normali relazioni sindacali per arrivare a tempo debito e mettere tutti di fronte al fatto compiuto, o alle decisioni già assunte".
Purtroppo l’affaire Komatsu non è l’unica fonte di inquietudine per la salute occupazionale in zona. Sul piatto anche problemi della Carrier refrigeration operation Italy di Torreglia, che ha chiesto l’avvio della mobilità per una trentina di dipendenti, e l’inizio delle pratiche di mobilità per una ventina di lavoratori della Beton rapid srl di Ospedaletto Euganeo.


22 gennaio 2009 - Corriere di Viterbo

Sì alla Cassa integrazione
In Regione raggiunto l’accordo tra sindacati e amministrazione comunale. Vetralla servizi, boccata d’ossigeno per i dipendenti

Vetralla - (e.t.) Società di Servizi, nel contenuto di un comunicato diffuso dall’amministrazione comunale l’ufficialità dell’accordo raggiunto in Regione per quanto riguarda la cassa integrazione per i dipendenti. "Il 15 gennaio 2009 - si legge - presso la Regione Lazio - Assessorato Lavori, Pari opportunità e politiche giovanili, si è tenuto un incontro per esaminare la situazione occupazionale della Vetralla Servizi. Erano presenti, per l’amministrazione Comunale di Vetralla, il sindaco Massimo Marconi e il presidente del consiglio comunale Pierluigi Marini, i rappresentanti della Regione Lazio e delle organizzazioni sindacali Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs- Uil, FeNaSalc-Cisal e RdB-Cub, nonché i rappresentanti della Vetralla Servizi s.r.l. I rappresentanti della Regione Lazio e delle organizzazioni sindacali, preso atto della volontà dell'amministrazione comunale di proseguire nel risanamento della società interamente partecipata, hanno sottoscritto, insieme all'amministrazione comunale stessa, un verbale di accordo, in base al quale la società Vetralla Servizi sospenderà dal lavoro 11 dipendenti, con proroga, a decorrere dal primo gennaio 2009 e fino al 31 dicembre 2009, della Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cgis). Tale accordo - si legge ancora - prevede anche l'impegno comune alla verifica dell'iter di risanamento intrapreso, tramite la convocazione di un tavolo di lavoro congiunto, che sarà convocato in due distinte sedute, entro il 15 marzo 2009 e il 15 giugno 2009. L’amministrazione - spiegano nel comunicato - attiverà corsi di riqualificazione professionale per la formazione delle professionalità interne per poter rendere operanti determinati servizi.


22 gennaio 2009 - EPolis Roma

Sanità. Allarme dell'Ares 118: servono soldi e nuovo personale.
Chiesta deroga sul blocco delle assunzioni
Taglio di budget e super-lavoro le ambulanze vicino al collasso
Licia Pera, Rsu118 dell'Rdb: «Mezzi fermi ore in pronto soccorso per carenza di barelle»
di Paolo Anastasio

Roma - Allarme dell'Ares 118, che senza soldi non può funzionare. Il direttore generale Marinella D'Innocenzo ha chiesto alla Regione di non procedere al taglio di 2 milioni di euro sui fondi del 118, che per il 2009 avrà a disposizione 128 milioni di euro, 20 milioni in meno rispetto alle richieste della top manager. «Il 118 è la priorità delle priorità - dice il consigliere il consigliere di Forza Italia Massimiliano Maselli - tagliare 2 milioni di euro alle ambulanze non è la priorità, visto ad esempio lo spreco del doppio reparto di nefrologia e dialisi al Sant'Eugenio». Nei prossimi giorni la commissione sanità della Pisana invierà una lettera a Marrazzo, chiedendo di non procedere ai tagli e di dare disco verde alle assunzioni di nuovo personale, in deroga al blocco delle assunzioni nel quadro del piano di rientro. Il personale non ce la fa più. «L'azienda ha una pianta organica di 4mila unità, ma in servizio ce ne sono soltanto 2mila – dice il consigliere regionale del Pd Enzo Foschi – Chiederemo al presidente Marrazzo e al commissario Morlacco lo sblocco dei concorsi in itinere per infermieri e barellieri, in deroga al blocco del turn over. Un altro problema è la patrimonializzazione dell'Ares 118, che non è proprietaria degli immobili in cui ci sono i presidi (di proprietà delle Asl ndr), e non può procedere a lavori di manutenzione e così rischia sanzioni dei Nas se gli immobili non sono a norma». Un quadro a tinte fosche: «Lavoriamo in condizioni pessime – dice Licia Pera, Rsu 118 dell'Rdb – tutte le ambulanze sono completamente bloccate nei pronto soccorso. Adesso poi c'è il boom dell'influenza. Ma anche in altri periodi raggiungiamo centinaia di ore mensili di blocco in pronto soccorso, in particolare al San Camillo, al Pertini, al Casilino, al San Giovanni, per carenza di barelle e di posti letto». I pazienti in attesa di essere visitati sostano per ore sulle barelle del 118, sottratte ai soccorsi. «Manca il personale - aggiunge Pera - In particolare mancano centinaia di barellieri, la terza figura dell'ambulanza, insieme all'autista e all'infermiere e questo significa spesso avere ambulanze che camminano solo con due unità. Se non fosse per le ore di straordinario del 118, che sono tantissime, i barellieri non sarebbero mai garantiti. La situazione del lavoro in due è frequente ». L'Ares 118 ha fatto un concorso, già espletato in tutte le sue tre prove, di 200 infermieri, bloccato nelle graduatorie. Intanto il personale è sotto stress. Molti gli infermieri over 40, visto che negli ultimi anni non ci sono state assunzioni. Il 90 per cento del budget va per coprire le spese del personale, in particolare in straordinari.


22 gennaio 2009 - Il Tempo

La protesta. Occupazione dell'aula consiliare da parte di 15 dipendenti
Polemiche sul consorzio RiRei
«Un gruppo di circa 15 dipendenti del Consorzio Ri.Rei, insieme alla RdB-CUB e ad alcuni familiari dei pazienti, ha occupato la Sala Nuova del Consiglio Regionale del Lazio, in Via della Pisana a Roma». Lo comunica RdB-Cub in una nota.

Roma - «I dipendenti, che lavorano nei centri di assistenza all'handicap ex Anni Verdi di Roma, Civitavecchia, Santa Marinella e Lido dei Pini, affidati al Consorzio Ri.Rei dalla Regione Lazio - prosegue la nota -, non hanno ricevuto lo stipendio di dicembre e solo il 50% della tredicesima, e lamentano la reiterazione di tale comportamento da parte del Consorzio. Chiedono pertanto che la Regione Lazio eroghi direttamente ai lavoratori, e non al Ri.Rei, le retribuzioni dovute. Chiedono inoltre che la Regione decida celermente sul mantenimento o meno dell'affido al Consorzio Ri.Rei, affido ormai scaduto il 15 dicembre 2008. La delegazione degli occupanti è in attesa di incontrare il Presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio Canali».
«Abbiamo abbandonato l'occupazione di una sala del consiglio regionale per le rassicurazioni che abbiamo avuto. Per il 27 gennaio è stata convocata una commissione regionale sanità in merito all'affidamento del consorzio Ri.Rei. Questo è l'impegno ottenuto oggi dal presidente della commissione regionale sanità Luigi Canali. Dal vicepresidente della giunta regionale, Esterino Montino, abbiamo invece ottenuto la possibilità di avere un incontro con i responsabili di una commissione ad hoc, già approvata dalla giunta, che indagherà sullo stato del servizio del consorzio Ri.Rei». È quanto dichiara Pio Congi, della Federazione nazionale Rdb, che oggi ha partecipato agli incontri della delegazione di operatori del consorzio Ri.Rei che avevano occupato una sala del consiglio regionale. I lavoratori hanno incontrato alcuni responsabili di giunta e consiglio regionale e, a seguito delle assicurazioni avute, hanno scelto di abbandonare l'occupazione. «Mi sento moderatamente soddisfatto - continua Congi - Nei prossimi giorni sarà nominato il presidente di questa commissione, al quale presto ci rivolgeremo. E Montino ci ha anche sottolineato come la Regione si stia preoccupando dei pagamenti: nei prossimi giorni dovrebbero arrivare ai lavoratori alcuni soldi che gli spettano».


22 gennaio 2009 - L'Eco di Bergamo

Da migrante a migrante: uno sportello di aiuto
Permessi e pratiche, uffici Cub a Bergamo gestiti da volontari di varie nazionalità
di Giulia Gritti

Bergamo - Dalle pratiche burocratiche alle informazioni socio-sanitarie: aiutare un immigrato a integrarsi è davvero un lavoro. E ora a Bergamo, oltre ai molti patronati sindacali e a vari centri di associazioni, un aiuto concreto viene anche dallo Sportello immigrati della Cub (Confederazione Unitaria di Base). Lo sportello si trova in via Torretta 25 è aperto ogni lunedì e mercoledì pomeriggio dalle 17 alle 19 e ogni sabato dalle 14.30 alle 18. Lo sportello è gestito da stranieri che vivono in Italia da diversi anni. Tra questi c'è Amparo De Los Reyes, una filippina nata a Manila, in Italia da 30 anni: «Allo sportello assistiamo gli immigrati nella compilazione delle pratiche necessarie per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, i ricongiungimenti e le coesioni familiari, la carta di soggiorno, la cittadinanza e per effettuare i ricorsi contro le espulsioni. Sono molti anche i datori di lavoro che si rivolgono a noi per consulenze. Diversi mesi dopo l'apertura dello Sportello immigrati possiamo quindi dirci soddisfatti».
Un altro sportellista, Adil Beddari, arrivato in Italia nel 2004 da Rabat (la capitale del Marocco) e ora studia Ingegneria informatica a Dalmine: «Siamo volontari, e ci siamo presi la responsabilità di gestire lo sportello. Avendo provato sulla nostra pelle cosa significa affrontare la burocrazia italiana non appena arrivati in Italia, quando non si conosce ancora bene la lingua e non si hanno punti di riferimento, abbiamo deciso di aiutare chi sta vivendo la nostra stessa esperienza». Allo Sportello i migranti possono trovare informazioni relative ai diritti e ai doveri che hanno in Italia ma anche indicazioni inerenti ai servizi socio-sanitari, al lavoro e alla formazione. Inoltre lo Sportello ha ottenuto l'accreditamento da parte della Questura per discutere i ritardi e le problematiche relative alle pratiche dei propri assistiti. Tra i giovani sportellisti c'è anche Mohammed El Amrani che, arrivato in Italia da Fèz (Marocco) 8 anni fa, studia Commercio estero nella sede di via Dei Caniana dell'Università di Bergamo. Era presidente dell'Associazione studenti marocchini e ora si occupa dello Sportello immigrati: «Ci siamo occupati del decreto flussi 2007 Inoltre abbiamo dedicato particolare attenzione anche alla compilazione delle richieste per le case popolari. Ricordo una famiglia in gravi condizioni economiche. Avevano un figlio piccolo, la madre era incinta e il padre non riusciva a trovare lavoro. Li abbiamo aiutati a trovare un impiego regolare per il padre e sono stati ammessi nella graduatoria per le case, su 70 italiani. È stato un successo». Naoual Razik è una ragazza che viene da Kasba Tadla (Marocco), vive in Italia da 10 anni e frequenta Sociologia della comunicazione a Bergamo. Racconta come è nato lo Sportello immigrati: «Sono venuta a conoscenza del progetto dello sportello durante un corso di formazione della Cub che forniva le competenze necessarie a risolvere i problemi pratici degli immigrati in Italia». La Cub è nata nel 1992 dall'unione tra le RdB (Rappresentanze Sindacali di Base), i fuoriusciti della Fim Lombardia e altre componenti sindacali di base di categoria. Dal 2000 fa parte del Cnel (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro). Michele Temperanza, responsabile provinciale della Cub spiega: «Lo Sportello immigrati non costituisce solo un punto di primo ascolto per i migranti, ma li aiuta a riconoscere i loro diritti». Per informazioni: tel. 035/211443, cell. 380/3625425 o cubbergamo@tiscali.it.


22 gennaio 2009 - Il Cittadino

Non si permetta di discutere il nostro orgoglio di lavoratori

Egregio Ministro Brunetta,
che lei abbia uno smodato desiderio di visibilità non ci interessa, si faccia pure intervistare tre volte al giorno prima dei pasti se questo le giova, vada in televisione a ripetere fino alla noia la teoria trita e ritrita del bastone e della carota, anche se per la verità abbiamo capito molto bene l’uso che sta facendo del bastone mentre comprendiamo molto meno in cosa consista la carota, partecipi alla "prova del cuoco" per mostrarci che anche in cucina è il più bravo, ma non si azzardi a toccare o a mettere in discussione il nostro orgoglio di lavoratori pubblici.Ma chi le ha raccontato che ci vergogniamo del nostro lavoro, tanto da essere in difficoltà nel raccontarlo ai nostri figli? Ma quali mostri si aggirano nei suoi pensieri da indurla a fare dichiarazioni così offensive della dignità di una parte rilevante di lavoratori di questo Paese? Forse il bidello le negava la merendina da bambino o la maestra la prendeva a calci nel sedere? Forse il medico che le ha praticato le vaccinazioni non le ha cantato la canzoncina per distrarla o l’infermiera che l’ha medicata non è stata troppo amorevole?Ci parla del sorriso, dell’orgoglio e della dignità del tornitore della Ferrari, contrapposti alla vergogna che dovremmo provare noi lavoratori pubblici. Perché non chiede un sorriso ai precari, agli sfruttati, ai lavoratori in nero delle imprese private? Perché non va a parlare di orgoglio ai compagni dei lavoratori morti sul lavoro e di lavoro, a causa di uno scarso rispetto delle norme sulla sicurezza che spesso nel privato sono considerate un lusso non conciliabile con i profitti?Forse per salvare il Paese dalla crisi economica vorrebbe mettere anche noi lavoratori pubblici in cassa integrazione, o licenziarci, o addirittura farci rischiare la pelle? Egregio Ministro, dal suo insediamento ad oggi ha tentato in tutti i modi di scatenare l’odio sociale nei confronti dei dipendenti pubblici, trovando tuttavia nella nostra organizzazione sindacale una lucida e ferma opposizione ed una puntuale denuncia di tutte le sue sortite. Non smetteremo di tallonarla e di respingere il tentativo di smantellamento della pubblica amministrazione, che passa anche attraverso questi attacchi denigratori.Noi siamo orgogliosi di lavorare all’Inps e consapevoli di far parte di un pezzo importante di stato sociale. Anche nei momenti di contrasto più duri abbiamo sempre garantito i servizi, a cominciare dall’erogazione delle pensioni, perché abbiamo fatto prevalere l’interesse per la collettività rispetto al nostro personale e lei, insieme ad altri Egregi Ministri, ci avete ripagato azzerandoci i premi per la produttività con la Legge 133.La nostra dignità ed il nostro orgoglio non sono in vendita e ne rivendichiamo il rispetto anche da un Egregio Ministro della Repubblica quale lei è. Certamente non si aspetti da noi il sorriso che attribuisce al tornitore della Ferrari, perché i nostri stipendi ci costringono a pensare ogni giorno a come far quadrare il bilancio familiare ed abbiamo poca voglia di farci una bella risata, lo dica anche all’Egregio Presidente del Consiglio, che ci vorrebbe tutti ottimisti ed interessati ai consumi, purtroppo, per quanti sforzi facciamo non ci viene proprio da ridere.Ossequi e buon lavoro, magari, se può, si affatichi di meno e lasci lavorare noi.I lavoratori dell’Inps Lodigiano.
Michele Riccardi della segreteria RdB Inps Lodi


22 gennaio 2009 - Cronaca Qui

«Servono autoscale, autopompe e almeno 500 professionisti»
Mancano uomini e mezzi, Vigili del fuoco in mutande
di Federica Mantovani

MILANO - Pochi uomini, mezzi scarsi e vecchiotti, finanziamenti ridotti all’osso e una mole di lavoro che aumenta giorno dopo giorno. E il mestiere del pompiere diventa sempre più difficile. GLI SPRECHI «I fondi destinati a noi sono sempre meno - denuncia Massimo Berto, coordinatore provinciale di Rdb (rappresentanze sindacali di base) - e non sempre vengono impiegati bene». Un esempio? L’acquisto delle 3 mini autopompe che da due anni giacciono inutilizzate nei depositi del comando provinciale di via Messina. Il motivo? «Hanno cisterne poco capienti e non sono adatte per Milano. Sono troppo piccole, sono mezzi pensati per le città d’arte, dove le vie sono strette» spiega Berto. Senza contare che dopo qualche mese di attività giunture e sospensioni sono finite ko «e i mezzi sono diventati inutilizzabili». Così di autopompe in servizio a Milano ne rimangono solo 10, di cui la metà ormai datate. «Avremmo bisogno di almeno altre 5 autopompe di grandi dimensioni, da 18 tonnellate» ha aggiunto il rappresentante sindacale. E nonostante la lettera inviata al ministro Maroni lo scorso novembre di nuovi mezzi non se ne sono ancora visti. NUOVE AUTOSCALE E per i pompieri milanesi l’emergenza continua. «Mancano le autoscale - attacca Berto - le 5 che abbiamo sono insufficienti», oltre al fatto che tre mezzi (sui 5 disponibili) risalgono agli anni ’70 e hanno freni e sistemi di sicurezza ormai fuori norma. Ma i problemi al comando provinciale di via Messina non sono finiti: i pompieri professionisti infatti sono pochi e costretti a turni di lavoro massacranti. E le 36 ore settimanali previste dal contratto «diventano anche 60 e 70 - continua il coordinatore Rdb - ma nel nostro lavoro il riposo psicofisico è essenziale per poter affrontare tutte le emergenze». A Milano infatti i vigili del Fuoco in servizio sono 800, a Roma invece «raggiungono quota 1700, anche se il carico di lavoro è molto simile». E per garantire interventi tempestivi in città e provincia «abbiamo bisogno di almeno 500 professionisti in più - ha spiegato Berto - ora siamo troppo pochi».

Nei paesi dell’hinterland gli interventi sono gestiti da pompieri "occasionali"
E la provincia è nelle mani dei volontari

MILANO 22/01/2009 - Periodo nero anche per i pompieri della provincia milanese. Anzi. Nei paesi dell’hinterland le sedi dei vigili del fuoco hanno problemi ancor peggiori: i pompieri professionisti infatti si trovano quasi tutti nelle stazioni del capoluogo, e nei centri fuori Milano sono i volontari a gestire le emergenze.
I VOLONTARI
E la lista dei comandi sprovvisti di vigili del fuoco di professione purtroppo è lunga: Magenta, Corbetta, Abbiategrasso, Inveruno, Garbagnate, Carate Brianza, Lissone, Vimercate e Boviso Masciago. «A Seregno - spiega Massimo Berto, coordinatore provinciale Rdb - i volontari sono affiancati dai precari» ma di professionisti nemmeno l’ombra. E quando in uno di questi paesi scatta l’emergenza i primi ad intervenire sono i volontari, cittadini che di lavoro fanno tutt’altro ma che quando scoppia un’emergenza si "trasformano" in pompieri. «La loro formazione è diversa rispetto alla nostra - spiega Berto - loro fanno un corso di 120 ore, noi un anno di addestramento». Per questo i volontari vengono sempre (o quasi) affiancati da una squadra di professionisti che da Milano, o dal comando più vicino, parte alla volta dell’incendio, «ma ad arrivare sul posto per primi sono quasi sempre i volontari».
NESSUNA CERTEZZA
Tra Milano e provincia i volontari "in servizio" sono circa 400, «anche se è difficile stabilire con esattezza il numero - sottolinea Berti - e sapere quanti uomini sono disponibili per i vari interventi». Non sempre infatti quando scoppia un incendio i pompieri volontari sono nelle caserme pronti per intervenire, «potrebbero essere al lavoro - continua Berti - loro vengono chiamati in caso di emergenza e pagati per ore di intervento. È difficile riuscire ad avere il controllo della situazione nelle sedi distaccate».
I PRECARI
Poi ci sono i precari. Vigili del fuoco con contratti che arrivano al massimo a 20 giorni e che non possono lavorare per più di sei mesi all’anno. Tocca a loro spesso affiancare i colleghi professionisti durante le emergenze, ma «per garantire interventi tempestivi e poter rispondere a tutte le chiamate dai cittadini servono nuove assunzioni - aggiunge il coordinatore Rdb - sia a Milano che in provincia».(f.m.)


22 gennaio 2009 - Il Giorno

Ospedale, le ex centraliniste iniziano a vedere uno spiraglio di luce
di Silvia Vignati

LEGNANO - «È ANDATA molto bene, c'è stata collaborazione. Ora inoltreremo un quesito allo staff tecnico del ministro Renato Brunetta per sapere quali sono le vie da percorrere per far sì che le ex centraliniste ritornino a lavorare». Carla Dotti misura le parole. Il direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Legnano così commenta la trattativa che si è svolta martedì fra amministrazione e sindacati. «Abbiamo stabilito di approfondire, in tempi brevi, quanto indicato dal ministro nella lettera». Brunetta affermava che «le possibilità di consentire una proroga dei contratti a tempo determinato sono previste dalle norme in vigore». Fondamentale è un accordo fra le parti. Ma la nota del ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione ha avuto anche il merito di aver ridestato l'attenzione su un caso che sembrava andare alla deriva. Martedì una troupe di La7 si è recata in ospedale e ha intervistato le donne disoccupate che sono state invitate a sedersi al tavolo della trattativa. «I manager dell'ospedale non ci hanno detto "no", l'amministrazione ha mostrato interesse per il nostro futuro, e questa volta non come donne delle pulizie - affermava una di loro -. Spero che non si perda molto tempo». Riccardo Germani delle Rappresentanze di base (Rdb): «Va bene inviare il quesito al ministero della Funzione pubblica, ma chiediamo di vedere come sono poste le domande. Auspichiamo che non sia un temporeggiare o, peggio, un far rimbalzare le responsabilità. I tempi sono stretti: ad aprile le donne non percepiranno più l'assegno di disoccupazione».

Cassa integrazione per 750 dipendenti dell'Alfa Romeo
ARESE 2 SETTIMANE IN FEBBRAIO

ARESE - VECCHI TIMORI e cassa integrazione anche all'Alfa Romeo. Il 2009 si è aperto sotto il Biscione aresino con una sola certezza: anche a febbraio, ci saranno due settimane di cassa integrazione per i 750 dipendenti rimasti nei reparti progettazione, sperimentazione, parte commerciale e centro stile. Nonostante le richieste dei sindacati l'azienda continua a tacere sul futuro dello stabilimento milanese. «Ci avevano promesso un incontro a gennaio per conoscere i progetti Fiat ad Arese - spiega Carlo Pariani della FlmUniti Cub - per salvare quello che è rimasto servono scelte rapide e coraggiose, non si può discutere solo di cassa integrazione e di tagli alla produzione». Secondo il sindacato di base è necessario un intervento con urgenza sul marchio prima che sparisca, inoltre serve un progetto sulle auto a basso impatto ambientale. Arese questo lo può fare. «La Fiat purtroppo, dopo aver fatto la stupidaggine di chiudere la piattaforma Vamia ad Arese, ha buttato via dieci anni di tempo e di conoscenze perdendo l'occasione di essere protagonista in un settore strategico in Europa e non solo», continua il sindacalisata.(Ro.Ramp.)


22 gennaio 2009 - La Città di Salerno

Sono state rinnovate le cariche delle rappresentanze sindacali unitarie dell’Asl Sa 3
Rsu, Carmine Rufo sostituisce Romanelli

Salerno - Azzeramento di tutte le cariche dei rappresentanti della Rsu aziendale dell’Asl Sa3 e nomina del nuovo presidente. Le elezioni si sono tenute martedì presso l’ospedale di Vallo della Lucania, a seguito delle dimissioni dell’ex presidente Pasqualino Romanelli. Nuovo presidente della Rsu aziendale, eletto all’unanimitá, è Carmine Rufo dipendente dell’ospedale di Roccadaspide. Nominati anche i componenti dell’ufficio di presidenza, con la presenza di un rappresentante per ogni sigla sindacale, che sono: Alessandro Bacci (Rdb-ospedale Agropoli), Michele Viciconte (Cisl-ospedale Vallo della Lucania), Pietro Lorenzo Conte (Uil - ospedale Polla), Mega Marino (Cgil-distretto Sapri), Gennaro Vasile ( Fials-ospedale Vallo della Lucania), Carmine Di Santi (Fsi-Vallo della Lucania). «Vorrei ringraziare tutti i componenti della Rsu aziendale - afferma il neo presidente Carmine Rufo - per la fiducia che hanno voluto accordarmi. Il mio impegno sará quello di creare una sinergia tra tutti i rappresentanti sindacali per la messa in atto di un’azione incisiva».


22 gennaio 2009 - Il Messaggero

Viterbo - Salvarli tutti, ma con modalità diverse...
di ELISA MANCINELLI

Viterbo - Salvarli tutti, ma con modalità diverse. All’interno della Vetralla Servizi sarà il tavolo insediato in Comune a individuare la posizione giuridica dei 24 lavoratori. E quindi i diritti esigibili. Perché alcuni sono ex lpu (lavoratori di pubblica utilità), altri provengono dai cantieri scuola e qualcuno non ha invece superato alcuna selezione. Quindi, il loro sarà un futuro differenziato. Nel frattempo, la Regione ha rinnovato di un anno la cassintegrazione straordinaria per 11 dipendenti. «Il Comune - dichiara il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Carlo Postiglioni - sta facendo di tutto per risanare la società e mantenere i livelli occupazionali».
La proroga dell’ammortizzatore sociale è stata decisa lo scorso 15 gennaio nel corso di un incontro in Regione a cui hanno partecipato, oltre ai rappresentati dell’ente e a Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Cisal, anche il sindaco Massimo Marconi e il presidente del consiglio comunale, Pierluigi Marini. L’accordo, oltre all’avvio di un iter di risanamento, prevede l’attivazione di corsi di riqualificazione professionale volti a formare le figure che il piano industriale individuerà come necessarie. Si procederà, quindi, con la stipula dei contratti di servizio e la definizione della posizione dei singoli lavoratori, che il tavolo composto da Anci nazionale ed esperti del settore sta valutando in base alle normative del settore.
Si dice soddisfatto il sindaco Marconi, per il quale «l’accordo siglato da tutte le parti offre la possibilità di guardare lontano». E quindi di lavorare al mantenimento degli attuali organici, seppur, appunto, con le differenze conseguenti al diverso passato lavorativo di ognuno. Anche il capogruppo del Pd, sensibile alle sorti dei dipendenti della società, non può che dichiararsi «contento per quanto emerso dall’accordo congiunto» e vede nella riqualificazione degli operai «una possibilità non solo per le competenze degli addetti ma anche per il bene della città». Postiglioni, intanto, annuncia pure che «l’amministrazione è impegnata a destinare ulteriori risorse alla Vetralla Servizi, rispetto ai 444 mila euro originariamente preventivati». Risorse che saranno utilizzate per riqualificare il personale e, se possibile, attivare nuovi servizi che consentano di riassorbire i 24 lavoratori.


22 gennaio 2009 - Il Manifesto

FIRENZE · Per un'altra città fa l'esaurito allo Spazio Uno. Domenici in tv
Elezioni comunali su stadio e tramvia
di Riccardo Chiari

Firenze - Ornella De Zordo e la lista (dal nome ancora provvisorio) "Per un'altra città" fanno il tutto esaurito al cinema Spazio Uno. Nonostante il tempo inclemente più di trecento fiorentini affollano la sala, nella prima iniziativa pubblica di presentazione di quello che, nei piani dei promotori, "è un percorso di cittadinanza attiva, che vuole lavorare per la costruzione di una lista che si contrappone netamente alle destre, e anche al Pd e alla sua coalizione". In gran forma la consigliera comunale De Zordo, rodata da cinque intensi anni di lavoro politico di opposizione al centrosinistra di Leonardo Domenici, nei fatti candidata in pectore di una "lista di cittadinanza" che può contare su ottimi collaboratori sul doppio fronte dei rapporti con i media e dell'innovazione tecnologica. "Non c'è una lista già fatta - ricorda comunque l' "altrasindaco" dell'ormai lontano 2004 - sarà una lista dal basso, con il nome ufficiale del candidato che arriverà alla fine di un percorso inclusivo e aperto ai cittadini". In sala intervengono uno dopo l'altro alcuni fra i più importanti animatori della lista. Il prof universitario Giorgio Pizziolo ("Questione morale, beni comuni, grande crisi") e la coppia altermondialista Lorenzo Guadagnucci - Camilla Lattanzi ("Per una nuova economia urbana"); poi Maurizio Paoli dell'Anec ("La cultura come strumento di cambiamento") e il segretario degli Umanisti fiorentini Antonio Berti ("La città dei diritti"); ancora i sindacalisti di base Silvia Gabbrielli e Stefano Cecchi delle Rdb Cub ("Servizi pubblici e macchina comunale"). Infine l'architetto Antonio Fiorentino ("Dopo il disastro, l'urbanistica al servizio dei cittadini") e l'ex ferroviere e attivista nonviolento nel movimento contro la guerra Tiziano Cardosi ("La mobilità utile"). Ad ascoltare una platea attenta, con fiorentine e fiorentini di ogni età e di ogni estrazione sociale. Poi esponenti politici dei Verdi con il portavoce regionale Mauro Romanelli, e di Rifondazione con il segretario fiorentino Claudio Bicchielli. E ancora Massimo Torelli dell'associazione Per una sinistra unita e plurale, e il duo Alessandro Nannini - Giuseppe Cazzato dei Cobas. Allo Spazio Uno, tirando le somme, si ritrova uno spaccato della variegata e diffusa sinistra cittadina. Non tutta ma tanta, che fra i vari interventi sente ribadire un secco "no" sia al faraonico sottoattraversamento cittadino dell'alta velocità ferroviaria con annessa nuova stazione sotterranea, che (purtroppo, ndr) al sistema tramviario, giudicato troppo invasivo del centro storico e quindi da rivedere progettualmente in buona parte. Con il rischio concreto di dover attendere ancora anni e anni e anni prima di poter salire sulla tramvia a Bagno a Ripoli e arrivare in tramvia a Prato, Sesto Fiorentino, Scandicci, forse anche Pistoia. Nel mentre Leonardo Domenici è in tv su Rete 37, intervistato dai giornalisti Paolo Ermini del Corriere Fiorentino, Osvaldo Sabato dell'Unità e dal conduttore della trasmissione Vittorio Betti. Il sindaco parla di tutto, dalle primarie ("troppi tre candidati o forse più del solo Pd") alle sue recenti traversie. Parla anche del nuovo stadio Domenici. Ma solo per ribadire: "E' giusto provare a farlo a Castello, o meglio nell'area urbanistica Utoe 2, che è più grande di Castello". Ma solo lo stadio si può fare. Non la "cittadella viola" pensata dalla famiglia Della Valle per cercare di incassare milioni da investire nella Fiorentina.


21 gennaio 2009 - Asca

LAZIO: RDB-CUB E LAVORATORI RI. REI OCCUPANO CONSIGLIO REGIONALE

(ASCA) - Roma, 21 gen - Un gruppo di circa 15 dipendenti del Consorzio Ri.Rei, insieme alla RdB-CUB e ad alcuni familiari dei pazienti, ha da poco occupato la Sala Nuova del Consiglio Regionale del Lazio, in Via della Pisana a Roma. I dipendenti, che lavorano nei centri di assistenza all'handicap ex Anni Verdi di Roma, Civitavecchia, Santa Marinella e Lido dei Pini, affidati al Consorzio Ri.Rei dalla Regione Lazio, non hanno ricevuto lo stipendio di dicembre e solo il 50% della tredicesima, e lamentano la reiterazione di tale comportamento da parte del Consorzio. Chiedono pertanto che la Regione Lazio eroghi direttamente ai lavoratori, e non al Ri.Rei, le retribuzioni dovute. Chiedono inoltre che la Regione decida celermente sul mantenimento o meno dell'affido al Consorzio Ri.Rei, affido ormai scaduto il 15 dicembre 2008. La delegazione degli occupanti e' in attesa di incontrare il Presidente della Commissione Sanita' della Regione Lazio Canali.


21 gennaio 2009 - Dire

SANITA'. TOLTA OCCUPAZIONE RDB-CUB AL CONSIGLIO REGIONALE

(DIRE) Roma, 21 gen. - E' cessata l'occupazione della Sala Nuova del Consiglio regionale del Lazio, attuata a partire da questa mattina da un gruppo di lavoratori del Consorzio Ri.Rei insieme alla Rdb-Cub e ad alcuni familiari degli assistititi nei centri per disabili gestiti dal Consorzio. La delegazione degli occupanti -spiega una nota- ha incontrato il presidente della Commissione regionale Sanita', Luigi Canali, al quale sono state evidenziate le gravi problematiche in corso subite sia dai lavoratori, che con ricorrente modalita' non ricevono le retribuzioni, sia dagli assistiti e dai loro familiari. La Rdb-Cub ha chiesto "l'immediato sollevamento del consorzio, anche a fronte delle denunce presentate dai familiari presso alcune Procure del Lazio e alla Corte dei Conti". Il presidente Canali -riferiscono ancora gli occupanti- si e' impegnato a riaprire il 27 gennaio la discussione in Commissione sull'affidamento a Ri.Rei e si e' inoltre espresso a favore dell'internalizzazione del servizio presso le Asl di competenza. La delegazione ha poi incontrato il vice presidente Esterino Montino, il quale ha assicurato -prosegue la nota delle Rdb- che fara' pressione affinche' le risorse erogate dalla Regione a Ri.Rei arrivino in primis ai lavoratori rispetto ad altri soggetti creditori nei confronti del Consorzio. Montino ha ammesso il ritardo da parte della Regione sulle decisioni in merito all'affidamento del servizio ed ha comunicato la costituzione di una Commissione ad hoc per indagare sul possesso dei requisiti da parte del Consorzio Ri.Rei per un eventuale accreditamento. La Rdb-Cub, "esprimendo il proprio disappunto per aver dovuto ricorrere ad una forma di protesta come l'occupazione per dare voce alle ragioni di lavoratori e familiari", comunica che non appena verra' convocato il presidente della Commissione annunciata da Montino "provvedera' a ripresentare la documentazione e le testimonianze sui gravi problemi subiti da lavoratori e utenti". L'organizzazione sindacale di base sara' inoltre presente il 27 gennaio e "vigilera'" sulla discussione affrontata in Commissione.

SANITA'. PEDUZZI: SOLIDARIETA' A LAVORATORI RI.REI

(DIRE) Roma, 21 gen. - "Ai lavoratori del Consorzio Ri.Rei da mesi senza stipendio che questa mattina insieme ai rappresentanti delle associazioni dei familiari hanno occupato la Sala nuova del Consiglio regionale va tutta la solidarieta' di Rifondazione comunista". E' quanto dichiara il capogruppo del Prc alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi. "La scelta di affidare provvisoriamente al consorzio Ri.Rei i servizi di riabilitazione gestiti tra Roma e provincia fino al 2006 nei vari centri ex Anni Verdi- spiega l'esponente del Prc- e' stata fallimentare. Da mesi lavoratori e familiari dei disabili denunciano con documenti alla mano la cattiva gestione delle strutture e delle attivita' di assistenza e ritardi continui nel pagamento delle retribuzioni che mettono in pericolo sia la qualita' che la continuita' delle prestazioni". "A due anni e mezzo dall'affidamento da parte della Regione di questo importante servizio pubblico al Consorzio, lavoratori e associazioni dei familiari ne chiedono la revoca. Questo conferma che ogni ipotesi di accreditamento futuro e' da escludere nella maniera piu' assoluta. Il servizio- conclude il capogruppo del Prc- deve ritornare alle Asl". "Quello che denunciano i lavoratori ogni giorno- aggiunge Pio Congi in rappresentanza di Rdb-Cub- e' un progressivo svuotamento delle funzioni di assistenza e riabilitazione del Consorzio in favore delle singole cooperative che lo compongono. In sostanza, c'e' la volonta' precisa di smantellare il servizio principale oggetto dell'affidamento provvisorio. E' chiaro che in questo modo si potranno giustificare in futuro gli esuberi tra i lavoratori dipendenti del Consorzio".

MO. BOLOGNA, IL CORTEO ANDRA' IN CENTRO: FINO A P.MALPIGHI
E LUNEDI' RAFIA DA PM GIOVANNINI PER LA PREGHIERA DEL 3 GENNAIO

(DIRE) Bologna, 21 gen. - Terminera' in piazza Malpighi il corteo regionale per la Palestina in programma per sabato 24 gennaio. E' arrivato, quindi, l'ok della Questura di Bologna che dopo i divieti comunicati la scorsa settimana ieri aveva aperto una porta agli organizzatori, escludendo pero' dal percorso l'ultimo tratto di via Indipendenza e piazza Maggiore. Per l'accordo non si e' reso necessario il secondo incontro in piazza Galilei ipotizzato per oggi: la Questura ha comunicato al consigliere comunale indipendente Valerio Monteventi il via libera per piazza Malpighi. Soluzione che agli organizzatori va bene e ora Monteventi dovra' presentare un secondo preavviso con il nuovo percorso: partenza alle 17,30 da piazza dell'Unita' per poi sfilare lungo via Matteotti, via Indipendenza, via dei Mille e via Marconi. Il nuovo percorso, quindi, consente di far sfilare i manifestanti per le vie del centro senza passare per l'ultimo pezzo di via Indipendenza e per piazza Maggiore: ovvero, davanti alla cattedrale di San Pietro e alla Basilica di San Petronio. La Questura aveva difatti spiegato che il corteo non si sarebbe potuto svolgere "dinanzi ad alcuni dei luoghi maggiormente simbolici per la comunita' cattolica bolognese". Evidentemente il veto, si fa notare tra gli organizzatori, non riguarda pero' tutti i luoghi di culto cattolici: su piazza Malpighi si affaccia infatti un lato della basilica di San Francesco e nel pieno della piazza c'e' una statua della Madonna dell'Immacolata. Un discorso simile si puo' fare anche per le altre piazze prese in considerazione per la conclusione del corteo (da piazza Azzarita, subito scartata dagli organizzatori, alla stessa piazza San Francesco). E dopotutto, anche il pezzo di corteo subito autorizzato comprendeva via Matteotti e quindi la chiesa del Sacro Cuore. Insomma ideare un percorso che non incontri simboli cattolici, nel centro di Bologna, non e' semplice. Tanto che Monteventi, replicando alle dichiarazioni dell'assessore Libero Mancuso, prima di ricevere l'ok per piazza Malpighi aveva chiosato: "Abbiamo capito chi sta fomentando la Questura, perche' con la logica di Mancuso il corteo non potrebbe passare da nessuna parte se non alle Roveri". Percorso a parte, resta un piccolo nodo da sciogliere rispetto alla preghiera islamica ipotizzata, in un primo momento, a meta' corteo. La Questura aveva posto un preciso "no" e gli organizzatori avevano fatto un passo indietro posticipando alle 17,30 l'inizio della manifestazione, superando l'orario dell'orazione del tramonto. Ma in un primo comunicato diffuso oggi dal Comitato Palestina si dava indicazione di un concentramento alle 16,30. Il ritrovo dei manifestanti alle 16.30 e' sparito da una seconda nota diffusa per comunicare la conclusione del corteo in piazza Malpighi. Gli organizzatori, nel frattempo, avevano spiegato: alcuni islamici pregheranno a casa e altri magari in piazza, ma il concentramento alle 16,30 "non costituisce alcun problema, e' indicato solo per accogliere chi arrivera' da fuori citta' con autobus e treni, ma la manifestazione per noi inizia alle 17,30". La nota del Comitato Palestina, intanto, convoca ufficialmente l'iniziativa ("contro l'occupazione israeliana della Palestina") e definisce le polemiche di questi giorni "strumentali e tese a criminalizzare i migranti che hanno dato un grosso contributo ai movimenti di solidarieta' con la Palestina". La manifestazione vuole denunciare "l'impunita' del terrorismo di stato israeliano" e chiedere "il diritto al ritorno dei profughi e la liberta' dei prigionieri politici palestinesi". Al corteo ci saranno, oltre al Comitato Palestina, l'associazione Sopra i ponti, il Centro di cultura islamica, i centri sociali Xm24, Crash, Tpo, Vag61 e Lazzaretto autogestito, la Cub, l'Asia-Rdb, i Cobas, la Rete 28 aprile, il Cua, gli studenti medi-Iskra, le associazioni Ya Basta, Carlo Giuliani di San Lazzaro, Un ponte per, l'Assemblea antifascista permanente, il Prc dell'Emilia-Romagna, i Giovani comunisti, il Pcl, Socialismo Rivoluzionario, la Rete dei Comunisti, il circolo Arci Sesto Senso, le associazioni Anassim, Intorno al cerchio e Papillon-Rebibbia, lo Spazio Sociale Studentesco, gli studenti dell'Onda anomala di Bologna e la Lista Reno. Arriveranno poi, da fuori Bologna, centri sociali, associazioni e collettivi da Reggio Emilia, Rimini, Parma, Modena e Ferrara. In una nota, Prc e Giovani comunisti spiegano le ragioni della loro adesione: "Il massacro fatto nella striscia di Gaza non puo' rimanere impunito: donne, bambini, giovani civili massacrati nelle loro case, un'intera popolazione fatta ostaggio e bersaglio del militarismo di Israele". Oltre a chiedere "l'istituzione di uno stato palestinese secondo i confini stabiliti dall'Onu", Prc e Giovani comunidsti chiedono un "tribunale internazionale per i crimini commessi da Israele" e bocciano l'invio di militari italiani a Gaza. Intanto, lunedi' in Procura sara' sentito Rafia Boukhbiza, il presidente dell'associazione "Sopra i ponti" finito sotto indagine per la preghiera islamica di sabato 3 gennaio sul crescentone di piazza Maggiore. Oggi il suo legale, Andrea Ronchi, si e' presentato dal pm titolare dell'inchiesta bis sulla preghiera, Valter Giovannini, con cui si e' accordato per l'audizione di lunedi'. Boukhbiza e' indagato per l'ipotetica violazione dell'articolo 25 del Testo unico per la pubblica sicurezza del 1931, che prevede un preavviso di tre giorni al Questore per "funzioni, cerimonie o pratiche religiose fuori dei luoghi destinati al culto ovvero processioni ecclesiastiche o civili nelle pubbliche vie". Boukhbiza aveva firmato i preavvisi inoltrati alla Questura per il corteo del 3 gennaio, nei quali non c'era alcun riferimento alla preghiera. Ronchi preannuncia da parte del suo assistito piena disponibilita' a chiarire l'accaduto", "fiducia nella magistratura" e "certezza che tutto si chiarira'". La nuova inchiesta affidata a Giovannini (dopo l'archiviazione della precedente disposta dal pm Luigi Persico a fronte di un rapporto della Digos che non segnalava reati), e' stata aperta dopo la nuova denuncia del deputato di Forza Italia Fabio Garagnani.


21 gennaio 2009 - Ansa

SANITÀ: LAVORATORI CENTRO ANNI VERDI OCCUPANO SALA REGIONE

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - Un gruppo di circa 15 dipendenti del Consorzio Ri.Rei, nei centri di assistenza all'handicap ex Anni Verdi di Roma, Civitavecchia, Santa Marinella e Lido dei Pini, affidati al consorzio Ri.Rei dalla Regione Lazio, insieme alla RdB-Cub e ad alcuni familiari dei pazienti, stamattina ha occupato la Sala Nuova del consiglio regionale del Lazio, in via della Pisana a Roma. Lo rende noto Rdb-Cub. I dipendenti hanno protestato perchè «non hanno ricevuto lo stipendio di dicembre e solo il 50% della tredicesima, e lamentano la reiterazione di tale comportamento da parte del Consorzio. Chiedono pertanto che la Regione Lazio eroghi direttamente ai lavoratori, e non al Ri.Rei, le retribuzioni dovute. Chiedono inoltre che la Regione decida celermente sul mantenimento o meno dell'affido al Consorzio Ri.Rei, affido ormai scaduto il 15 dicembre 2008». «Ai lavoratori del Consorzio Ri.Rei da mesi senza stipendio - afferma il capogruppo del Prc alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi - che questa mattina insieme ai rappresentanti delle associazioni dei familiari hanno occupato la sala nuova del consiglio regionale va tutta la solidarietà di Rifondazione comunista». Dopo circa quattro i lavoratori hanno terminato l'occupazione della Sala Nuova. Lo rende noto Rdb-Cub sottolineando che una delegazione di dipendenti ha incontrato il presidente della commissione regionale Sanità Canali, al quale sono state evidenziate «le gravi problematiche in corso subite sia dai lavoratori, che con ricorrente modalità non ricevono le retribuzioni, sia dagli assistiti e dai loro familiari». La RdB-Cub ha chiesto «l'immediato sollevamento del consorzio, anche a fronte delle denunce presentate dai familiari presso alcune Procure del Lazio ed alla Corte dei Conti. Il Presidente Canali si è impegnato a riaprire il prossimo 27 gennaio la discussione in Commissione sull'affidamento a Ri.Rei e si è inoltre espresso a favore dell'internalizzazione del servizio presso le Asl di competenza». La delegazione di lavoratori hanno poi incontrato il vice presidente Esterino Montino, che «ha ammesso il ritardo da parte della Regione sulle decisioni in merito all'affidamento del servizio ed ha comunicato la costituzione di una Commissione ad hoc per indagare sul possesso dei requisiti da parte del Consorzio Ri.Rei per un eventuale accreditamento».


21 gennaio 2009 - Omniroma

RI.REI, MANIFESTANTI LASCIANO PISANA: «AVUTE RASSICURAZIONI»

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «Abbiamo abbandonato l'occupazione di una sala del consiglio regionale per le rassicurazioni che abbiamo avuto. Per il 27 gennaio è stata convocata una commissione regionale sanità in merito all'affidamento del consorzio Ri.Rei. Questo è l'impegno ottenuto oggi dal presidente della commissione regionale sanità Luigi Canali. Dal vicepresidente della giunta regionale, Esterino Montino, abbiamo invece ottenuto la possibilità di avere un incontro con i responsabili di una commissione ad hoc, già approvata dalla giunta, che indagherà sullo stato del servizio del consorzio Ri.Rei». È quanto dichiara Pio Congi, della Federazione nazionale Rdb, che oggi ha partecipato agli incontri della delegazione di operatori del consorzio Ri.Rei che avevano occupato una sala del consiglio regionale. I lavoratori hanno incontrato alcuni responsabili di giunta e consiglio regionale e, a seguito delle assicurazioni avute, hanno scelto di abbandonare l'occupazione. «Mi sento moderatamente soddisfatto - continua Congi - Nei prossimi giorni sarà nominato il presidente di questa commissione, al quale presto ci rivolgeremo. E Montino ci ha anche sottolineato come la Regione si stia preoccupando dei pagamenti: nei prossimi giorni dovrebbero arrivare ai lavoratori alcuni soldi che gli spettano».

CONSORZIO RI.REI, PRC: «SOLIDARIETÀ A LAVORATORI»

(OMNIROMA) Roma, 21 gen - «Ai lavoratori del Consorzio Ri.Rei da mesi senza stipendio che questa mattina insieme ai rappresentanti delle associazioni dei familiari hanno occupato la Sala nuova del Consiglio regionale va tutta la solidarietà di Rifondazione comunista». Lo dichiara, in una nota, il capogruppo del Prc alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi. «La scelta di affidare provvisoriamente al consorzio Ri.Rei i servizi di riabilitazione gestiti tra Roma e provincia fino al 2006 nei vari centri ex Anni Verdi - spiega l'esponente del Prc - è stata fallimentare. Da mesi lavoratori e familiari dei disabili denunciano con documenti alla mano la cattiva gestione delle strutture e delle attività di assistenza e ritardi continui nel pagamento delle retribuzioni che mettono in pericolo sia la qualità che la continuità delle prestazioni. A due anni e mezzo dall'affidamento da parte della Regione di questo importante servizio pubblico al Consorzio, lavoratori e associazioni dei familiari ne chiedono la revoca». «Questo conferma che ogni ipotesi di accreditamento futuro è da escludere nella maniera più assoluta. Il servizio - conclude il capogruppo del Prc - deve ritornare alle Asl ». «Quello che denunciano i lavoratori ogni giorno - aggiunge Pio Congi in rappresentanza di Rdb-Cub - è un progressivo svuotamento delle funzioni di assistenza e riabilitazione del Consorzio in favore delle singole cooperative che lo compongono. In sostanza, c'è la volontà precisa di smantellare il servizio principale oggetto dell'affidamento provvisorio. È chiaro che in questo modo si potranno giustificare in futuro gli esuberi tra i lavoratori dipendenti del Consorzio».


21 gennaio 2009 - Adnkronos

SANITÀ: RDB-CUB OCCUPA CONSIGLIO REGIONALE LAZIO,
STIPENDI NON PAGATI INSIEME A LAVORATORI RI.REI DEI CENTRI ASSISTENZA HANDICAP E FAMILIARI ASSISTITI

Roma, 21 gen. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Un gruppo di circa quindici dipendenti del Consorzio Ri.Rei, insieme alla Rdb-Cub e ad alcuni familiari dei pazienti, ha da poco occupato la Sala nuova del Consiglio regionale del Lazio, in via della Pisana a Roma. I dipendenti, che lavorano nei centri di assistenza all'handicap ex Anni verdi di Roma, Civitavecchia, Santa Marinella e Lido dei Pini, affidati al Consorzio Ri.Rei dalla Regione Lazio, non hanno ricevuto lo stipendio di dicembre - spiega in una nota il sindacato Rdb-Cub - hanno percepito solo il 50% della tredicesima, e lamentano la reiterazione di tale comportamento da parte del Consorzio. Chiedono pertanto che la Regione Lazio eroghi direttamente ai lavoratori, e non al Ri.Rei, le retribuzioni dovute. Chiedono inoltre che la Regione decida celermente sul mantenimento o meno dell'affido alConsorzio Ri.Rei, ormai scaduto il 15 dicembre scorso. La delegazione degli occupanti è in attesa di incontrare il presidente della commissione Sanità della Regione Lazio Luigi Canali.

SANITÀ: LAZIO, RDB-CUB OCCUPA CONSIGLIO REGIONALE CON LAVORATORI RI.REI

Roma, 21 gen. (Adnkronos) - «Un gruppo di circa 15 dipendenti del Consorzio Ri.Rei, insieme alla RdB-CUB e ad alcuni familiari dei pazienti, ha occupato la Sala Nuova del Consiglio Regionale del Lazio, in Via della Pisana a Roma». Lo comunica RdB-Cub in una nota. «I dipendenti, che lavorano nei centri di assistenza all'handicap ex Anni Verdi di Roma, Civitavecchia, Santa Marinella e Lido dei Pini, affidati al Consorzio Ri.Rei dalla Regione Lazio - prosegue la nota -, non hanno ricevuto lo stipendio di dicembre e solo il 50% della tredicesima, e lamentano la reiterazione di tale comportamento da parte del Consorzio. Chiedono pertanto che la Regione Lazio eroghi direttamente ai lavoratori, e non al Ri.Rei, le retribuzioni dovute. Chiedono inoltre che la Regione decida celermente sul mantenimento o meno dell'affido al Consorzio Ri.Rei, affido ormai scaduto il 15 dicembre 2008. La delegazione degli occupanti è in attesa di incontrare il Presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio Canali».

SANITÀ: RDB-CUB, FINITA OCCUPAZIONE CONSIGLIO LAZIO LAVORATORI RI.REI

Roma, 21 gen. (Adnkronos) - «È cessata l'occupazione della Sala Nuova del Consiglio Regionale del Lazio, iniziata questa mattina da un gruppo di lavoratori del Consorzio Ri.Rei insieme alla RdB-CUB e ad alcuni familiari degli assistititi nei centri per disabili gestiti dal Consorzio». Lo rende noto RdB-Cub, riferendo che «la delegazione degli occupanti ha incontrato il Presidente della Commissione Regionale Sanità Canali, al quale sono state evidenziate le gravi problematiche in corso subite sia dai lavoratori, che con ricorrente modalità non ricevono le retribuzioni, sia dagli assistiti e dai loro familiari». La RdB-Cub, si legge nella nota, «ha chiesto l'immediato sollevamento del consorzio, anche a fronte delle denunce presentate dai familiari presso alcune Procure del Lazio ed alla Corte dei Conti. Il Presidente Canali si è impegnato a riaprire il prossimo 27 gennaio la discussione in Commissione sull'affidamento a Ri.Rei e si è inoltre espresso a favore dell'internalizzazione del servizio presso le Asl di competenza. La delegazione ha poi incontrato il Vice Presidente Montino, il quale ha assicurato che farà pressione affinchè le risorse erogate dalla Regione a Ri.Rei arrivino in primis ai lavoratori rispetto ad altri soggetti creditori nei confronti del Consorzio. Montino ha ammesso il ritardo da parte della Regione sulle decisioni in merito all'affidamento del servizio ed ha comunicato la costituzione di una Commissione ad hoc per indagare sul possesso dei requisiti da parte del Consorzio Ri.Rei per un eventuale accreditamento». La RdB-Cub, conclude il sindacato, «esprimendo il proprio disappunto per aver dovuto ricorrere ad una forma di protesta come l'occupazione al fine di dare voce alle ragioni di lavoratori e familiari, comunica che non appena verrà convocato il Presidente della Commissione annunciata da Montino provvederà a ripresentare la documentazione e le testimonianze sui gravi problemi subiti da lavoratori e utenti. L'organizzazione sindacale di base sarà inoltre presente il prossimo 27 gennaio e vigilerà sulla discussione affrontata in Commissione».


21 gennaio 2009 - Apcom

Lazio/ Roma, conclusa occupazione RdB-Cub del consiglio regionale
Incontrati Canali e Montino

Roma, 21 gen. (Apcom) - Si è conclusa l'occupazione della Sala Nuova del Consiglio Regionale del Lazio, iniziata questa mattina da un gruppo di lavoratori del Consorzio Ri.Rei insieme alla RdB-CUB e ad alcuni familiari degli assistititi nei centri per disabili gestiti dal Consorzio. La delegazione degli occupanti ha incontrato il presidente della Commissione Regionale Sanità Canali, al quale sono state evidenziate le gravi problematiche in corso subite sia dai lavoratori, che con ricorrente modalità non ricevono le retribuzioni, sia dagli assistiti e dai loro familiari. La RdB-CUB, riferisce una nota, ha chiesto l'immediato sollevamento del consorzio, anche a fronte delle denunce presentate dai familiari presso alcune Procure del Lazio ed alla Corte dei Conti: Canali si è impegnato a riaprire il prossimo 27 gennaio la discussione in Commissione sull'affidamento a Ri.Rei. e si è inoltre espresso a favore dell'internalizzazione del servizio presso le Asl di competenza. La delegazione ha poi incontrato il vice presidente della giunta Esterino Montino, il quale ha assicurato che farà pressione affinché le risorse erogate dalla Regione a Ri.Rei arrivino in primis ai lavoratori rispetto ad altri soggetti creditori nei confronti del Consorzio. Montino, continua RdB-Cub, ha ammesso il ritardo da parte della Regione sulle decisioni in merito all'affidamento del servizio ed ha comunicato la costituzione di una Commissione ad hoc per indagare sul possesso dei requisiti da parte del Consorzio Ri.Rei per un eventuale accreditamento. "La RdB-CUB, esprimendo il proprio disappunto per aver dovuto ricorrere ad una forma di protesta come l'occupazione al fine di dare voce alle ragioni di lavoratori e familiari, comunica che non appena verrà convocato il presidente della Commissione annunciata da Montino provvederà a ripresentare la documentazione e le testimonianze sui gravi problemi subiti da lavoratori e utenti. L'organizzazione sindacale di base sarà inoltre presente il prossimo 27 gennaio e vigilerà sulla discussione affrontata in Commissione".

Lazio/ Roma, RdB-Cub occupa consiglio regionale
Insieme a lavoratori Ri.Rei e familiari degli assistiti

Roma, 21 gen. (Apcom) - Un gruppo di circa 15 dipendenti del consorzio Ri.Rei, insieme alla RdB-CUB e ad alcuni familiari dei pazienti, ha occupato poco dopo le 12 di questa mattina la sala Nuova del Consiglio Regionale del Lazio, in Via della Pisana a Roma. Lo rende noto la RdB-Cub. I dipendenti, che lavorano nei centri di assistenza all`handicap ex Anni Verdi di Roma, Civitavecchia, Santa Marinella e Lido dei Pini, affidati al Consorzio Ri.Rei dalla Regione Lazio, protestano per non aver ricevuto lo stipendio di dicembre e solo il 50% della tredicesima, e lamentano la reiterazione di tale comportamento da parte del Consorzio: chiedono pertanto che la Regione Lazio eroghi direttamente ai lavoratori, e non al Ri.Rei, le retribuzioni dovute. Chiedono inoltre che la Regione decida celermente sul mantenimento o meno dell`affido al Consorzio Ri.Rei, affido ormai scaduto il 15 dicembre scorso. La delegazione degli occupanti è in attesa di incontrare il presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio, Canali.


21 gennaio 2009 - Roma Today

Sanità: lavoratori ex Centro anni verdi occupano la sala della Regione
La protesta è legata al mancato pagamento dello stipendio di dicembre e al generale reiterarsi dei ritardi. Il sindacato Rdb – Cub: "Chiediamo che i servizi vengano reinternalizzati, per il bene dei lavoratori e degli utenti"

Roma - Un gruppo di circa 15 dipendenti del Consorzio Ri.Rei, nei centri di assistenza all'handicap ex Anni Verdi di Roma, Civitavecchia, Santa Marinella e Lido dei Pini, affidati al consorzio Ri.Rei dalla Regione Lazio, insieme alla RdB-Cub e ad alcuni familiari dei pazienti, stamattina ha occupato la Sala Nuova del consiglio regionale del Lazio, in via della Pisana a Roma. I dipendenti hanno protestato perché "non hanno ricevuto lo stipendio di dicembre e solo il 50% della tredicesima e lamentano la reiterazione di tale comportamento da parte del Consorzio". I lavoratori chiedono quindi che la Regione Lazio eroghi direttamente ai lavoratori, e non al Ri.Rei, le retribuzioni dovute. Inoltre c'è la richiesta che "la Regione decida celermente sul mantenimento o meno dell'affido al Consorzio Ri.Rei, affido ormai scaduto il 15 dicembre 2008". Ad occupare la sala della Regione ci sono anche dei familiari degli assistiti perché, ci dicono dal sindacato RdB-Cub, "sono insoddisfatti di come il servizio viene gestito. Anche per questo chiediamo che il servizio venga reinternalizzato. Una gestione diretta fa sì, non solo che il servizio funzioni meglio, ma che costi anche di meno agli assistiti". Nel corso del 2008 i lavoratori del consorzio Ri.Rei hanno più volte protestato contro il ritardo nei pagamenti degli stipendi. E' successo sia quest'estate che a novembre. Oggi l'occupazione della Regione, a cui ha fatto seguito l'incontro con il senatore, nonché vice presidente della Regione, Montino. "Ai lavoratori del consorzio va tutta la solidarietà di Rifondazione Comunista". Ad affermarlo è il capogruppo del Prc alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi. ''La scelta di affidare provvisoriamente al consorzio Ri.Rei i servizi di riabilitazione gestiti tra Roma e provincia fino al 2006 nei vari centri ex Anni Verdi", spiega l'esponente del Prc, "è stata assolutamente fallimentare.'Questo conferma che ogni ipotesi di accreditamento futuro è da escludere nella maniera più assoluta. Il servizio deve ritornare alle Asl''.


21 gennaio 2009 - Liberare Roma

SANITA’: RDB-CUB OCCUPA CONSIGLIO REGIONALE INSIEME A LAVORATORI RI.REI E FAMILIARI DEGLI ASSISTITI

Roma - Un gruppo di circa 15 dipendenti del Consorzio Ri.Rei, insieme alla RdB-CUB e ad alcuni familiari dei pazienti, ha da poco occupato la Sala Nuova del Consiglio Regionale del Lazio, in Via della Pisana a Roma.I dipendenti, che lavorano nei centri di assistenza all’handicap ex Anni Verdi di Roma, Civitavecchia, Santa Marinella e Lido dei Pini, affidati al Consorzio Ri.Rei dalla Regione Lazio, non hanno ricevuto lo stipendio di dicembre e solo il 50% della tredicesima, e lamentano la reiterazione di tale comportamento da parte del Consorzio. Chiedono pertanto che la Regione Lazio eroghi direttamente ai lavoratori, e non al Ri.Rei, le retribuzioni dovute. Chiedono inoltre che la Regione decida celermente sul mantenimento o meno dell’affido al Consorzio Ri.Rei, affido ormai scaduto il 15 dicembre 2008. La delegazione degli occupanti è in attesa di incontrare il Presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio Canali.


21 gennaio 2009 - La Repubblica

Le confederazioni lasciano il vertice insoddisfatte: "Nessuna risposta concreta alla crisi che avanza"
I sindacati attaccano gli industriali "Non sanno com´è fatto un cassintegrato"
di ALESSANDRO CORI

Bologna - Un summit senza risposte concrete. I sindacati lasciano insoddisfatti il vertice di sala Farnese, lamentando la mancanza di proposte immediate per arginare la crisi economica. Cesare Melloni, segretario provinciale della Cgil, non ha usato giri di parole per dire che «non si coglie la gravità della crisi della città», mettendo anche nel mirino le associazioni economiche come Unindustria, che hanno sollecitato interventi per favorire la liquidità, ma che non hanno mai preso posizione contro il Governo. Melloni ha citato alcuni dati, 25 mila lavoratori soggetti ad ammortizzatori sociali, 4 mila in mobilità, caduta del reddito per altri migliaia, per sostenere che occorrono azioni straordinarie: «Come il blocco del licenziamenti collettivi, un irrobustimento degli ammortizzatori sociali e un piano straordinario di formazione che riguardi anche gli occupati». Anche Alessandro Alberani, segretario della Cisl non è stato tenero, pur apprezzando l´impostazione data al confronto da Cofferati. «Questi non hanno mai visto in faccia un cassaintegrato. Non mi sembra che gli interlocutori abbiano dato risposte alle sollecitazioni».
Il segretario della Cisl esce dalla sala dopo aver ascoltato gli interventi delle associazioni d´impresa e delle grandi aziende a capitale pubblico e la sua conclusione sugli stati generali contro la crisi convocati da Cofferati è chiarissima. «La sollecitazione del sindaco e della presidente della Provincia Beatrice Draghetti non è stata colta dalla città, che non è in grado di rispondere. Io non ho sentito risposte concrete su questa situazione», dice. Ad esempio «visto che in tante aziende è sospesa la contrattazione integrativa, si possono studiare strumenti a sostegno del reddito», anche alla Fiera e in Hera. E poi, rincara Alberani a metà mattinata: «Ci hanno messo in coda al convegno, noi che i cassintegrati li gestiamo. Anche la Cgil che ha 190 mila iscritti poteva essere sentita prima». La Uil nel frattempo se n´è andata dall´incontro, come altri invitati che non sono riusciti ad intervenire a causa di diversi impegni.
Durante il vertice, il segretario del Camera del Lavoro Melloni ha invocato anche una sinergia tra gli enti locali (Comune, Provincia, Regione) per far ripartire la domanda pubblica, oltre al rilancio di un welfare che «deve tornare ad essere inclusivo», non considerare ad esempio il migrante «come una figura da contenere». Melloni ha poi chiesto che anche i lavoratori a tempo determinato siano compresi «nei piani anticrisi». E a criticare l´atteggiamento del mondo dell´impresa ci pensa anche il rappresentante delle Rdb, Luigi Marinelli. A strigliare le istituzioni, considerate troppo lente, costose e insolventi ci pensa invece la Cna. «Le pubbliche amministrazioni - il segretario dell´associazione artigiana, Loretta Ghelfi - debbono onorare i propri debiti verso le imprese, i tempi si stanno allungando a dismisura. Di crediti, ricordiamocelo, si muore».


21 gennaio 2009 - Il Resto del Carlino

LA CAMPAGNA
Negri: «Boicottare sarà la nostra parola d'ordine»

Bologna - PASSA la linea del boicottaggio a Israele proposta dal centro sociale Tpo. Diego Negri del comitato Palestina Bologna, sindacalista delle Rdb, annuncia: «Il 14 febbraio organizzeremo un'assemblea con alcuni di quegli israeliani che hanno rifiutato di indossare la divisa militare. Sarà l'inizio della nostra campagna. Dopo, stiamo pensando anche a una manifestazione davanti alla Regione. Faremo un dossier sui patti economici tra l'Emilia Romagna e Israele. E vogliamo protestare davanti alle aziende che hanno rapporti con quello Stato». Ma non è pericoloso fare le liste? Non si rischia di rimettere in circolazione i germi dell'antisemitismo? «No è certo Negri . E' come in Sud Africa, quando si protestava davanti alle banche contro l'apartheid. Mandela, allora, era considerato un pericoloso terrorista internazionale. E poi attenzione alle parole: semiti sono i palestinesi. Noi abbiamo sempre distinto gli ebrei da Israele».(ri.ba.)

In corteo con i tappeti? Preghiera premeditata'
INDAGINI I FILMATI POTREBBERO TRADIRE' LA SPONTANEITA' DEL MOMENTO RELIGIOSO

Bologna - HANNO rinunciato alla preghiera collettiva, ma non intendono rinunciare a una piazza del centro. Gli organizzatori della manifestazione regionale pro Gaza, in programma sabato prossimo, ieri hanno incontrato in Questura il vicequestore Sergio Bracco e il capo della Digos Vincenzo Ciarambino, per sciogliere il rebus del percorso del corteo. Ma l'incontro ha prodotto una fumata nera e oggi, dopo il Comitato per l'ordine pubblico, le parti si incontreranno di nuovo. Trovare un percorso che vada bene a entrambi non sarà facile, ma la trattativa è avviata. La Questura offre piazza Malpighi, gli organizzatori chiedono piazza San Francesco. All'incontro hanno partecipato Valerio Monteventi, consigliere comunale indipendente, Daniele Parracino (vice presidente del Centro islamico) e Rafia Boukhbiza (presidente dell'associazione Sopra i ponti)', esponenti di Prc, Comitato Palestina, Rdb, Cobas e centri sociali. I manifestanti, compresi gli islamici, hanno accettato di partire alle 17,30, evitando così il problema della preghiera collettiva. Ognuno pregherà prima di partire o, se qualcuno lo farà in piazza, sarà una sua iniziativa distinta dal corteo. Si partirà da piazza dell'Unità, questo sembra l'unico elemento certo. IL QUESTORE, d'intesa con il prefetto, vorrebbe tenere il corteo lontano dai luoghi simbolo della città e dai luoghi di culto. Dunque niente piazze centrali né chiese. Gli organizzatori, avendo rinunciato alla preghiera, pretendono di arrivare in centro per far sentire più forte la loro voce. La Questura ha prima proposto di arrivare in piazza XX settembre e tornare indietro, poi, dopo la trattativa, di arrivare in piazza Malpighi, passando da via Indipendenza, Mille e Marconi. I manifestanti hanno chiesto di arrivare in piazza San Francesco. In serata si sono riuniti al Vag 61 per fare il punto. Prima che prevalesse la linea morbida, peraltro, Parracino aveva attaccato: «Non accettiamo che ci impediscano di pregare». Ma l'imam di Bologna Mahadi Said era stato più conciliante: «Non c'è problema, andremo in moschea a pregare e poi in piazza». Infine, l'assessore Libero Mancuso: «Evitare la preghiera servirà a scongiurare atti di intolleranza e violenza».


21 gennaio 2009 - Il Mattino di Padova

NUOVO OSPEDALE, OPPORTUNITÀ PER CHI?

Padova - A chi serve il nuovo ospedale di Padova? E’ un’opportunità per chi? Può essere un ospedale «motore dello sviluppo» di una città? (parole del sindaco Zanonato).
Ma di cosa stiamo parlando di una fiera! Per noi lavoratori, che l’ospedale lo viviamo e attraversiamo quotidianamente, è inconcepibile un’idea di sanità legata a logiche di profitto invece che ai reali bisogni del malato; purtroppo in Italia e nel Veneto è in atto la tendenza a privatizzare il sistema sanitario pubblico, attraverso la costruzione di nuovi ospedali (Thiene, Bassa Padovana, Padova, Montecchio, Chioggia, Bussolengo) chiudendone altri, magari più piccoli, meno «cattedrali», ma più vicini ad un’idea di sanità del territorio.
Strumento fondamentale per la privatizzazione degli ospedali è il project financing, un istiuto giuridico (di origine anglosassone) introdotto nel nostro ordinamento con la legge 415/1998 (legge Merloni ter) successivamente modificata dalla 166/2002 (legge Merloni quater), nella quale viene eliminato il termine massimo dei 30 anni quale durata della concessione e la quota minima del 50% quale investimento pubblico.
Col project financing un privato o cordata di privati investe in opere pubbliche, ed ha come unica garanzia del prestito il flusso di cassa (cash flow) e la redditività del progetto. I vantaggi sono sicuramente il minor tempo di realizzazione dell’opera e il minor esborso iniziale di fondi pubblici; ma non prendiamo abbagli. Una volta realizzata l’opera sarà il servizio sanitario pubblico (quindi soldi dei cittadini) a remunerare l’investimento dei privati.
Parliamo chiaro: il costo del nuovo ospedale è di 1.250 milioni, 700 vengono messi dal privato il quale otterà l’utile dal suo investimento (normalmente il 20% annuo, senza rischio d’impresa) attraverso la gestione diretta di servizi, verosimilmente non solo quelli alberghieri, visto l’enorme cifra impegnata, ma anche quelli sanitari, non sicuramente reparti e posti letto, poco remunerativi, ma laboratori analisi e la diagnostica; una «torta» di ben 8 milioni di prestazioni annue, quelle cioè erogate attualmente dall’Azienda ospedaliera di Padova.
Si vuole creare una sanità privata pagata con i soldi del servizio sanitario nazionale, così come per l’Ulss 16, l’azienda sanitaria veneta con il più alto numero di strutture private accreditate (95), che forniscono quasi il 90% delle prestazioni. Rientra in questa logica di massimizzare i profitti il drastico taglio dei posti letto, dagli attuali 1.590 a 1.120 futuri. Quale sarà il futuro dei dipendenti dei servizi privatizzati? Verremo appaltati a cooperative dequalificando la sanità pubblica?
Sicuramente la collocazione centrale dell’ospedale attuale crea problemi di traffico e parcheggio, ma non sono sicuramente 80.000 i veicoli giornalieri transitanti, come riferito da Stefan e Padrin, basta pensare che ne passano 52.000 al giorno sulla tangenziale di Mestre; d’altra parte però la posizione centrale gli permette anche di essere ben servito dai mezzi pubblici (in futuro anche il tram), e allora si potrebbe incentivare l’uso del mezzo pubblico garantendo forti sconti sul prezzo del biglietto, abbonamento, per i dipendenti (4.500 circa), come già richiesto dal nostro sindacato attraverso una raccolta firme.
Prioritario per noi adesso è la riduzione dei tempi d’attesa per un esame, attuabile solo attraverso l’assunzione di personale infermieristico (secondo l’Ocse ne mancano 98 mila in Italia per essere in linea con gli standard europei) e la limitazione dell’ attività di intramoenia; prioritario inoltre è la partecipazione dei cittadini al dibattito sul nuovo ospedale, per questo stiamo cercando di promuovere un’assemblea cittadina, magari proprio nel quartiere 6 interessato dalla nuova opera; perchè attenzione «il partito del cemento» che esiste a Padova, ha messo gli occhi sia sull’area del vecchio ospedale, che a Padova Ovest.
Maria Antonietta Ponchia delegata RdB all’Ulss 16


21 gennaio 2009 - L'Arena

Pronto soccorso intasato «Dateci più infermieri»
LA PROTESTA. Le Rappresentanze sindacali di base proclamano lo stato d'agitazione e sollecitano la mediazione del prefetto per concordare soluzione con l'ospedale. I sindacati: «A Borgo Roma troppi malati in codice rosso Non possiamo garantire l'assistenza necessaria»

Verona - Pochi, ma agguerriti, gli infermieri che si riconoscono sotto la bandiera delle Rappresentanze sindacali di base (Rdb). Dopo aver protestato in autunno e ottenuto un'assunzione per la Neurologia del policlinico, adesso tornano alla carica per il Pronto soccorso, sempre del policlinico. La metodologia adottata è la stessa: la richiesta di un incontro di conciliazione al prefetto, Italia Fortunati, stante - si legge in una nota a firma dei portavoce, Gaetano Raniero e Federico Martelletto - «l'atteggiamento di non disponibilità al riconoscimento reale delle problematiche che la direzione continua a tenere». Nel frattempo, gli infermieri aderenti alle Rdb hanno dichiarato lo stato di agitazione.
Cos succede al Pronto soccorso di Borgo Roma? «Gli infermieri e gli operatori sociosanitari», denunciano i sindacalisti, «sono sottoposti da anni a carichi di lavoro inaccettabili e, a nostra opinione, è compromessa la corretta assistenza che si dovrebbe prestare ai pazienti». Tra i quali, segnalano, «sono aumentati considerevolmente i codici rossi (ossia i pazienti che necessitano di priorità assoluta) e i codici gialli. Pazienti particolarmente critici, che abbisognano anche di manovre rianimatorie, intubazioni e richiedono un'assistenza immediata e prolungata nel tempo: mediamente 329 minuti per un codice rosso e 175 minuti per un codice giallo».
Le conseguenze sono pesanti, ammoniscono i delegati sindacali di Rdb: «Non vi è nelle condizioni attuali la serenità sufficiente nelle valutazioni dell'infermiere assegnato al triage, ossia la determinazione dei vari codici, a causa degli innumerevoli compiti aggiuntivi che deve svolgere».
Il tutto a fronte di una cronica carenza di personale: «Nel turno mattutino e pomeridiano prestano servizio quattro infermieri e due operatori sociosanitari», annotano i sindacalisti, «mentre nel turno notturno vi sono tre infermieri e un solo operatore sociosanitario, che deve far fronte ai ricoveri di tutti quei pazienti che sono rimasti in Pronto soccorso per eseguire le indagini».
Non secondaria, per i sindacalisti di Rdb, «la problematica della sicurezza del personale, specialmente di notte».
Alla direzione aziendale, in più riprese, i lavoratori hanno chiesto «il potenziamento di un'unità infermieristica nei tre turni e un operatore sociosanitario aggiuntivo nel turno notturno», ma anche l'individuazione di «una forma di incentivazione economica fissa che riconosca il disagio, come è avvenuto in altre sedi ospedaliere». La risposta avuta, riferiscono i sindacalisti, è insoddisfacente: «La direzione aziendale si è resa disponibile a destinare un infermiere in più nei turni mattutino e pomeridiano» ma a fronte di una nuova turnistica. «Chiedono agli infermieri di effettuare le doppie notti, che noi riteniamo particolarmente disagiate, e una turnazione più allargata».
Proposte non gradite: di qui la proclamazione dello stato d'agitazione la richiesta d'intervento al prefetto.(P.Col.)


21 gennaio 2009 - Il Verona

Borgo Roma
Proclamato lo sciopero nell'azienda ospedaliera

Verona - I carichi di lavoro "inaccettabili" sarebbero alla base dello stato di agitazione sindacale proclamato per tutto il personale dell'Azienda Ospedaliera cittadina. I sindacati hanno  roclamato un giorno di sciopero e inviato un documento al direttore generale dell'azienda ospedaliera e al Prefetto. Pare che a causa della mole di lavoro cui sono sottoposti «personale infermieristico e operatori socio sanitari del Pronto Soccorso di Borgo Roma» sia stata «compromessa la corretta assistenza che si dovrebbe prestare ai pazienti che transitano in Reparto». I rappresentanti sindacali chiedono per questo motivo un incontro di conciliazione e raffreddamento. Nel 2007 ci sono stati 60mila accessi e nel primo semestre dello scorso anno si sono attestati sui 30mila. «L'aspetto più importante - è scritto in una nota - è il considerevole aumento dei codici rossi (380 nel 2007 e 270 nel primo semestre 2008) e gialli (6031 nel 2007 e 3444 nei primi sei mesi dell'anno scorso).(E.B.)


21 gennaio 2009 - Il Bologna

Bologna e la crisi. Alberani (Cisl): «Speriamo sia solo un primo passo». Melloni (Cgil): «Tempi stretti»
Forze sociali scettiche «Richiami inascoltati»

Bologna - «Se questo è un primo passo, allora il giudizio è positivo, altrimenti...» Il segretario della Cisl Alessandro Alberani esce con il volto perplesso dalla lunga mattinata di Cappella Farnese. E subito manifesta le sue perplessità, dapprima in modo colorito («io ho a che fare con i cassintegrati tutti i giorni e parlo alla fine») poi spiegando il suo scetticismo: «Non ho sentito risposte concrete dalla città - dice, riferendosi agli interventi del mondo dell'impresa - forse non hanno colto le parole di invito spese dal sindaco e dal presidente della Provincia Draghetti». La proposta-Alberani la mette subito in campo: «In molte aziende a capitale pubblico non è stato ancora chiuso l'integrativo, per esempio alla Fiera, per esempio in Hera: perchè non sfruttare i contratti per offrire strumenti a sostegno?». Anche Melloni (Cgil) scuote il capo: «Solo le istituzioni hanno urgenza di intervenire» dice esprimendo una forte critica verso le associazioni delle imprese. E fornendo dati eloquenti: a Bologna già 25mila persone sono interessate agli ammortizzatori sociali; quattromila sono i licenziati; i cassintegrati percepiscono da 600 a 800 euro al mese. Inoltre chiede che il piano anticrisi comprenda anche i lavoratori a tempo determinato. Marinelli (Rdb) si allinea: e chiede una legge regionale "per il reddito sociale minimo" e una moratoria sui licenziamenti. Loretta Ghelfi, segretario della Cna, invece sollecita la macchina istituzionale: lenta, costosa, persino insolvente: «I tempi si allungano senza che le pubbliche amministrazioni - dice - onorino i loro impegni verso le imprese. Di crediti si può morire». Ma la macchina pubblica ha bisogno (quante volte lo abbiamo sentito ripetere ndr.) di semplificazione: burocratica e di costi. Il collegio costruttori attraveso il presidente Buriani ribadisce a sua volta la necessità di ammodernare le infrastrutture, conditio sine qua non per il rilancio economico.


21 gennaio 2009 - Leggo

Roma. Rischio stop per le autoambulanze...
di Lorena Loiacono

Roma - Rischio stop per le autoambulanze: si blocca il servizio d’emergenza del Lazio e rischia di lasciare letteralmente a piedi i malati. In un momento di grave criticità nei pronto soccorsi, in cui addirittura vengono prese in ostaggio ed usate come letti le barelle delle ambulanze, esplode una nuova emergenza: l’Ares 118 non riesce a garantire l’assistenza ai cittadini a causa della grave carenza di personale e dell’ulteriore taglio del budget per il 2009. Il grave disagio in cui versano le ambulanze è giunto ieri anche in Commissione sanità con l’audizione del direttore generale Marinella D’Innocenzo e delle rappresentanze sindacali: il previsto taglio di circa 2 milioni di euro sui costi per il personale ed il blocco del turn-over imposti dalla Regione andrebbero ovviamente ad aggravare le attuali carenze di organico. Il personale ammonta infatti a 2mila unità che, ogni giorno, mandano avanti il servizio di assistenza a fronte delle 4mila previste in pianta organica. «Lavoriamo in grandi difficoltà - racconta Licia Pera, Rsu 118 di RdB - dei tre operatori previsti sull’ambulanza, autista, infermiere e barelliere, ne manca spesso uno, il barelliere. Significa che di fronte ad un codice rosso occorre fermarsi per aspettare una seconda ambulanza di supporto per alzare il malato, le tecniche prevedono infatti la presenza di tre persone. Sarebbero dovuti essere assunti 200 infermieri grazie ad un concorso ma inspiegabilmente non sono ancora uscite le graduatorie». L’ultimo concorso infatti, dal quale dovevano uscire 200 nuovi infermieri per l’Ares, sembra per ora essere scomparso.


21 gennaio 2009 - Il Gazzettino

ESTE Lunedì scorso i cancelli della fabbrica sono rimasti chiusi. I lavoratori oggi danno il via ad un presidio. E a Torreglia chiesta la mobilità per 30 dei 250 dipendenti di un’altra azienda
L’ombra della crisi dalla Komatsu si allunga alla Carrier
Domani in Confindustria previsto un incontro tra sindacati e proprietà. Si parlerà anche del caso della ditta dei colli
di Ferdinando Garavello

Este - L’altro ieri i cancelli dello stabilimento atestino della Komatsu avrebbero dovuto riaprirsi dopo un lungo periodo di stop, ma i lavoratori rimarranno in cassa integrazione per chissà quanto tempo ancora. Stamani, fino alle 11, un presidio dell’Adl Cobas farà sentire la propria voce di fronte all’ingresso della fabbrica, che dà sulla Padana inferiore, mentre domattina si terrà nella sede padovana della Confindustria un faccia a faccia fra i sindacati e l’azienda. Nel frattempo la crisi si allarga e va a colpire anche altre realtà della zona: nei giorni scorsi la Carrier refrigeration operation Italy di Torreglia, che dà lavoro a 250 persone, ha chiesto l’avvio della mobilità per una trentina di dipendenti. La ditta, leader nel settore dei banchi frigo e della refrigerazione, aveva richiesto la cassa integrazione per gran parte del personale già a novembre. Domattina si parlerà in Confindustria anche di questo caso.
Desta comunque grande preoccupazione la scelta della Komatsu di prolungare lo stop alla produzione e pare che molte delle macchine prodotte ad Este giacciano invendute negli showroom dei concessionari. "Era stato programmato un rientro dalla cassa integrazione per lunedì – spiega Giovanni Acco della Fiom Cgil - invece è successo che l’azienda ha avvertito i lavoratori che il periodo sarebbe stato prolungato fino a nuova informazione. Prima infatti la Komatsu aveva deciso che il lavoro sarebbe proseguito per una settimana ogni tre di stop, mentre ora ci hanno fatto sapere che la cassa integrazione rimarrà così com’è sino alla fine di febbraio". "Non conosciamo le cause della scelta – continua Acco - ma presumiamo che la decisione sia legata alle difficoltà enormi del settore dei trasporti e della movimentazione del terreno a livello internazionale. Confidiamo però che la linea sugli investimenti promessa dall’azienda non venga modificata".
La multinazionale aveva annunciato che proprio ad Este sarebbero stati costruiti nuovi modelli, per continuare ad assicurare la produttività, in attesa della ripresa del mercato prevista per questa primavera. "È chiaro che la situazione è peggiorata negli ultimi tempi – chiosa il rappresentante Fiom Cgil – speravamo che le cose cambiassero, qui ormai serve anche un intervento regionale".
"Vogliamo essere ricevuti dall’amministratore delegato – commenta invece Stefano Pieretti dell’Adl Cobas - dovevamo rientrare lunedì, poi l’azienda ha deciso in modo unilaterale di prolungare la cassa integrazione e noi a questo punto vogliamo risposte chiare e precise". "Non pretendiamo certezze – continua Pieretti – data la situazione economica del momento, ma almeno che ci dicano quali sono i programmi della proprietà per lo stabilimento".


21 gennaio 2009 - TeleReggio

Quale futuro per i cassa- integrati del gruppo Condotte Impregilo?

Non si sa che fine faranno i circa 230 lavoratori sospesi dal 24 Novembre 2008 e messi in Cassa Integrazione dal Gruppo Condotte-Impregilo impegnati nel completamento dei lotti autostradali Gioa Tauro-Scilla.La Cassa Integrazione essendo in prossimità di scadenza rischia di mettere i lavoratori in mezzo ad una strada considerato la situazione di crisi in cui versa il settore delle costruzioni e l'impossibilità di trovare in queste condizioni nuove occasioni di lavoro. Non è consentito a nessuna azienda operare scelte e strategie a suo uso e consumo a meno che,non vi siano accordi fatti come di consuetudine avviene sulle spalle dei lavoratori tra alcuni sindacati e l'azienda che convengono e concordano senza mai dissentire, credendo di avere ricevuto carta bianca dalle aziende per decidere sul futuro degli altri. Alle provocazioni aziendali,la CUB Edilizia risponderà con iniziative di lotta dei lavoratori fuori e dentro i cantieri, perchè avendo i lavoratori sottoscritto un contratto con rapporto di lavoro a tempo indeterminato nel quale è stata prevista l'opzione di essere trasferiti da un lotto autostradale ad un'altro venga messo con un colpo di mano da Condotte e Impregilo quanto sottoscritto e firmato nel contratto di assunzione;ne tantomeno sarà consentito di licenziare i lavoratori solo perchè le aziende vogliono cambiare opportunisticamente la loro denominazione sociale trasformandosi in altri gruppi con lo scopo di mandare via i lavoratori dopo la ripresa della CIG per poi assumere nuova manodopera. Queste tecniche aziendali portate avanti con determinazione in un contesto sociale ad alto tasso di disoccupazione come quello reggino,rischiano di innescare una miccia esplosiva creando forti tensioni tra i lavoratori,le cui responsabilità sono da attribuirsi soltanto al Gruppo D'Imprese.Ai lavoratori in CIG diciamo che sarebbe opportuno,prima della scadenza delle 13 settimane di CIG prevista pe ed entro il 10 di Febbraio organizzare un'assemblea sindacale di tutti i lavoratori al fine di capire se vi siano stati delle irregolarità nei criteri di messa in CIG dei lavoratori e per effettuare le eventuali contestazioni caso per caso,sapendo fin da adesso che la CUB Edilizia si rende disponibile a mettere a disposizione dei lavoratori i propri uffici per le dovute verifiche,e per concordare una linea comune di lotta da portare avanti per bloccare gli eventuali licenziamenti previsti.Tutto ciò servirebbe a garantire la stabilità occupazionale e la conservazione del proprio posto di lavoro.La Cub edilizia ritiene necessario un incontro congiunto alla presenza dei lavoratori con il Consorzio c/o la Confindustria al fine di avviare un confronto immediato per una soluzione positiva della vertenza prima del 10 affinche si possa affrontare un problema ormai non più procrastinabile.Ai lavoratori diciamo che è giunto il momento di cancellarsi da certi sindacati e di costruire un sindacato libero,indipendente e di base nei luoghi di lavoro,considerato che ormai quelli attuali rispondono solo ad altre logiche e ad altri interessi che non coincidono più ormai con quelli dei lavoratori edili.


21 gennaio 2009 - La Nazione

Firenze - «LE DIFFICOLTA' di Meridiana...

Firenze - «LE DIFFICOLTA' di Meridiana non mettono in discussione lo sviluppo di Peretola». Il presidente della società Adf, Michele Legnaioli (nella foto sotto), tiene a rassicurare sul futuro dello scalo, alla luce della crisi del sistema aeroportuale in genere e di Meridiana in particolare. «L'attuale momento di difficoltà non riguarda Firenze spiega - ma l'intero sistema aeroportuale. La nostra resta una delle poche destinazioni richieste a livello internazionale, tanto che fino all'estate abbiamo registrato una crescita costante di voli e passeggeri. Poi, purtroppo, siamo stati costretti a fare i conti con la crisi del settore. L'ampliamento dell'aeroporto non è in discussione, né vi saranno ricadute negative per il personale Adf. Quello che abbiamo progettato è un piano di sviluppo a lungo termine, mentre le difficoltà sono solo congiunturali e momentanee». L'ampliamento dell'aerostazione passeggeri, la cui conclusione è fissata sulla carta per il 2010, prevede un investimento di 25 milioni di euro. Oltre allo sviluppo funzionale e dimensionale, punta a migliorare l'impatto acustico e il risparmio energetico dello scalo. E se la società Adf assicura che il piano di crescita resterà immutato, permettendo a breve l'avvio dei cantieri, preoccupazione viene espressa dalla Cub Trasporti. «Fino a ottobre la situazione del Vespucci era rosea spiegano tanto da far pensare di poter superare i 2 milioni di passeggeri. Poi è successo di tutto, con il fallimento della compagnia low cost Sterling (che potrebbe però tornare su Peretola a primavera grazie all'acquisizione da parte di Cimber), la crisi di Alitalia e i tagli di Meridiana. Inoltre, la generale crisi del sistema ha spinto molte persone a scegliere di non muoversi in aereo, soprattutto per i piccoli spostamenti. Ora, dopo gli ultimi sviluppi del caso Meridiana, temiamo non solo per i dipendenti di questa compagnia, ma anche per quelli di Adf. Stiamo anzi già scontando le prime conseguenze della crisi: su 80 precari presenti in estate, solo una ventina sono stati richiamati. Per gli altri non è scattato alcun rinnovo». E sulla questione Meridiana sono intervenuti i consiglieri comunali del gruppo La Sinistra, chiedendo a Palazzo Vecchio di varare «un pacchetto anticrisi nel prossimo bilancio per sostenere famiglie e aziende in difficoltà». «Esprimiamo pieno sostegno allo sciopero contro la decisione di Meridiana di avviare la procedura di mobilità per 38 dipendenti - hanno detto i consiglieri Daniele Baruzzi, Leonardo Pieri e Luca Pettini -. Una decisione che porterà quasi certamente al loro licenziamento. La situazione appare ancora più grave se pensiamo che rappresentano la metà circa dei dipendenti fiorentini e che, trattandosi di assistenti di volo, il loro taglio porterebbe alla cancellazione di alcuni voli. Una decisione inaccettabile, perché la compagnia non è in crisi. Al contrario Meridiana, che partecipa con una discreta quota azionaria in Adf, negli ultimi anni ha realizzato ottimi profitti, tanto da assumere 12 persone solo a settembre».


21 gennaio 2009 - La Stampa

Scendono in campo i vertici nazionali del sindacato di base
Vetrotex, chiesto il telelavoro per le due impiegate licenziate
di MAURIZIO FICO

VADO LIGURE - Contro i licenziamenti delle due impiegate della Vetrotex Saint Gobain scende in campo la direzione nazionale del sindacato di base Alca-Cub (lavoratori chimici e affini), con una lettera inviata alla direzione milanese dell’azienda. «Abbiamo chiesto un incontro urgente e proponiamo alla Vetrotex di utilizzare il telelavoro. La moderna tecnologia consente di svolgere molte mansioni a distanza, in particolare quelle di tipo impiegatizio e amministrativo. Con il telelavoro si potrebbero mantenere la due lavoratrici in servizio nella sede attuale, evitando così una scelta drammatica come il licenziamento», ha detto Angelo Pedrini, sindacalista della direzione nazionale.
Alla prima delle due impiegate, coniugata, due figli di 12 e 14 anni e il padre malato, che aveva rifiutato l’incarico part-time a Milano, la comunicazione del cessato rapporto di lavoro è arrivata lo scorso 15 gennaio. La collega, con una trentina d’anni di servizio alla Vetrotex, è in malattia sino a domenica 25, ma anche per lei è iniziato un inesorabile conto alla rovescia. «Il ricorso al telelavoro può rappresentare una soluzione pilota da applicare in altre vertenze, che la grave crisi economica ha di recente moltiplicato», aggiunge Pedrini. L’Alca-Cub ha chiesto anche la collaborazione dell’ufficio «Pari opportunità», che a Savona si è già mobilitato da tempo attraverso la responsabile Giuliana Cornetti: «Le politiche europee invitano l’Italia a migliorare la presenza femminile ma questa vicenda contrasta con tali direttive. Chiediamo alla direzione di rivedere le sue scelte e alle istituzioni, alla Confindustria, alle altre organizzazioni sindacali e chiunque si senta di farlo, di intervenire per favorire una soluzione che restituisca alle due donne il posto di lavoro».
Il caso della Vetrotex ha segnato anche una divisione nel mondo del sindacato, con posizioni diversificate fra confederali (Cgil-Cils-Uil) e la confederazione di base Alca-Cub.
Giorgio Cepollini, segretario provinciale della Femca-Cisl dice: «Nessuna delle due lavoratici si è mai rivolta al nostro sindacato. Credo inoltre che almeno una, e forse entrambe, siano iscritte alla Cub e quindi è normale che nella vertenza siano seguite da questo sindacato. I problemi alla Vetrotex sono cominciati due anni fa, quando un importante ramo dell’azienda è passato all’americana Ocv. L’azienda aveva una forza impiegatizia molto alta e la scelta dell’accorpamento è stata fatta a livello nazionale. Ora la crisi economica ha aggravato la situazione: speriamo che la riduzione degli organici si fermi qui, ma le prospettive non sono incoraggianti. Naturalmente ci spiace molto per le due lavoratrici e seguiremo gli sviluppi della situazione».


a

Federazione Nazionale RdB - Via dell'Aeroporto n.129 - 00175 ROMA - centralino 06.762821 - fax 06.7628233