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Il Sindacato di Base e Indipendente

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02/11/08

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dicono di noi - le notizie
dal 19 al 31 ottobre 2008


31 ottobre 2008 - Omniroma

SAN GIACOMO, RDB-CUB: MANIFESTANTI CARICATI DA FORZE ORDINE

(OMNIROMA) Roma, 31 ott - «Un gruppo di manifestanti di Rdb-Cub Sanità, Asia Rdb e Blocco Precario Metropolitano, che insieme ai lavoratori San Giacomo hanno occupato questa mattina l'ospedale romano, sono stati caricati dalle forze dell'ordine all'interno del cortile del nosocomio». Così in una nota Rdb-Cub. «Parte dei manifestanti ha dovuto riparare al terzo piano dell'edificio, mentre l'esterno dell'ospedale è presidiato un cospicuo schieramento di agenti - continua - L'iniziativa è stata attuata per protestare contro la chiusura dell'ospedale, contro il piano di rientro dal deficit sanitario che penalizza lavoratori e cittadini e per chiedere un utilizzo sociale del patrimonio immobiliare».

S.GIACOMO,RDB-CUB:OCCUPAZIONE TAPPA MOBILITAZIONE PER SANITÀ PUBBLICA

(OMNIROMA) Roma, 31 ott - «La RdB-CUB Sanità ha partecipato questa mattina insieme ai lavoratori del San Giacomo, ai senza casa, all'Asia RdB ed al Blocco Precario Metropolitano all'occupazione dell'ospedale romano, attuata contro la speculazione privata e per la riappropriazione del bene comune all'interno della città». Così in una nota della Rdb-Cub. «Ci chiediamo quali siano gli interessi in gioco che abbiano determinato un intervento così massiccio e aggressivo nei confronti di lavoratori, malati e famiglie con bambini che manifestavano pacificamente», ha dichiarato al termine dell'occupazione Teresa Pascucci, del Coordinamento RdB-CUB Sanità. «La nostra - ha proseguito - è stata un'iniziativa contro la macelleria sociale operata da Marrazzo e Berlusconi con il piano di rientro dal deficit, contro il taglio dei posti letto e la chiusura degli ospedali pubblici, contro la mobilità dei lavoratori della sanità pubblica, il rischio di licenziamento di migliaia di lavoratori della sanità privata, la mancata stabilizzazione di migliaia di precari». «La lotta del san Giacomo - ha proseguito Pascucci - è solo una tappa del percorso a difesa della Sanità Pubblica della regione, del diritto alla salute dei cittadini, del diritto al lavoro. Se la Giunta Marrazzo non modificherà questa operazione di tagli tutta a carico dei cittadini e dei lavoratori, continueremo con le iniziative di lotta e di mobilitazione perché non intendiamo pagare un deficit costruito con gli appalti, le consulenze e gli sprechi, per regalare alla sanità privata il servizio sanitario pubblico», ha concluso la sindacalista RdB-CUB.

SAN GIACOMO, ASIA RDB: NON ANDREMO A INCONTRO CON REGIONE

(OMNIROMA) Roma, 31 ott - «Questa mattina, con l'occupazione dell'ospedale San Giacomo, i Blocchi Precari Metropolitani e la rete cittadina per il diritto all'abitare hanno voluto dichiarare a chi governa questa città l'indisponibilità ad accettare che un altro bene pubblico venga consegnato alla speculazione e alla rendita». Così in una nota Asia Rdb. «Ancora una volta, a pochi giorni dallo sgombero di Horus, abbiamo avuto prova dell'incapacità delle istituzioni pubbliche di dare risposte ai diritti - prosegue il comunicato - Ancora una volta, la gestione di una protesta che riteniamo legittima è diventata una questione di ordine pubblico e di certo i pochi pazienti rimasti all'interno della struttura, i lavoratori del San Giacomo, le famiglie e i precari in emergenza abitativa non si aspettavano le cariche a freddo eseguite dalle forze dell'ordine, che non hanno guardato in faccia nessuno, malati e bambini compresi. Con grande senso di responsabilità, abbiamo deciso, insieme agli altri, di opporre resistenza passiva e dopo essere stati identificati abbiamo lasciato volontariamente la struttura. Successivamente si è svolta un'assemblea, durante la quale l'assessore al Bilancio della Regione Lazio, Luigi Nieri, ha comunicato la propria disponibilità e quella di Montino a incontrare una delegazione di lavoratori e dei movimenti per il diritto all'abitare, che avevano invece chiesto di parlare con il presidente Marrazzo. Reputando insufficiente la rappresentatività regionale, la rete cittadina per il diritto all'abitare insieme al comitato 'Salviamo il San Giacomò ha deciso di non partecipare all'incontro. I Blocchi Precari Metropolitani proseguiranno la mobilitazione per impedire che un bene comune come il San Giacomo venga consegnato alla città merce e vigileranno affinché la struttura mantenga una funzione sociale e pubblica».


31 ottobre 2008 - Adnkronos

ROMA: PASCUCCI, MOBILITAZIONE SAN GIACOMO A DIFESA SANITÀ PUBBLICA
'INIZIATIVA CONTRO MACELLERIA SOCIALE OPERATA DA MARRAZZO E BERLUSCONI'

Roma, 31 ott. - (Adnkronos) - «Ci chiediamo quali siano gli interessi in gioco che abbiano determinato un intervento così massiccio e aggressivo nei confronti di lavoratori, malati e famiglie con bambini che manifestavano pacificamente». È quanto ha dichiarato al termine dell'occupazione del San Giacomo Teresa Pascucci, del Coordinamento RdB-Cub Sanità. «La nostra è stata un'iniziativa contro la macelleria sociale operata da Marrazzo e Berlusconi con il piano di rientro dal deficit - ha aggiunto - contro il taglio dei posti letto e la chiusura degli ospedali pubblici, contro la mobilità dei lavoratori della sanità pubblica, il rischio di licenziamento di migliaia di lavoratori della sanità privata, la mancata stabilizzazione di migliaia di precari». «La lotta del San Giacomo - ha proseguito Pascucci - è solo una tappa del percorso a difesa della Sanità Pubblica della Regione, del diritto alla salute dei cittadini, del diritto al lavoro. Se la Giunta Marrazzo non modificherà questa operazione di tagli tutta a carico dei cittadini e dei lavoratori, continueremo con le iniziative di lotta e di mobilitazione perchè non intendiamo pagare un deficit costruito con gli appalti, le consulenze e gli sprechi - ha concluso - per regalare alla sanità privata il servizio sanitario pubblico».

Questa mattina era stato occupato da un gruppo di manifestanti
Roma, Polizia sgombera San Giacomo
"Sono stati caricati dalle forze dell'ordine all'interno del cortile del nosocomio"

Roma, 31 ott. - (Adnkronos) - E' stato sgomberato dalla polizia l'ospedale 'San Giacomo' di Roma dopo che questa mattina era stato occupato da un gruppo di manifestanti. In questo momento gli agenti stanno identificando gli occupanti. L'ospedale era stato occupato questa mattina da un gruppo di manifestanti di Rdb-Cub Sanita', Asia RdB e Blocco Precario Metropolitano. ''Un gruppo di manifestanti di Rdb-Cub Sanita', Asia RdB e Blocco Precario Metropolitano - afferma Rdb-Cub - che insieme ai lavoratori San Giacomo hanno occupato questa mattina l'ospedale romano, sono stati caricati dalle forze dell'ordine all'interno del cortile del nosocomio. Parte dei manifestanti ha dovuto riparare al terzo piano dell'edificio, mentre l'esterno dell'ospedale e' presidiato da un cospicuo schieramento di agenti''. ''L'iniziativa e' stata attuata per protestare contro la chiusura dell'ospedale, contro il piano di rientro dal deficit sanitario che penalizza lavoratori e cittadini e per chiedere un utilizzo sociale del patrimonio immobiliare'', conclude il sindacato.

ROMA: POLIZIA SGOMBERA SAN GIACOMO

(Adnkronos) - È stato sgomberato dalla polizia l'ospedale 'San Giacomò di Roma dopo che questa mattina era stato occupato da un gruppo di manifestanti. In questo momento gli agenti stanno identificando gli occupanti. L'ospedale era stato occupato questa mattina da un gruppo di manifestanti di Rdb-Cub Sanità, Asia RdB e Blocco Precario Metropolitano. «Un gruppo di manifestanti di Rdb-Cub Sanità, Asia RdB e Blocco Precario Metropolitano - afferma Rdb-Cub - che insieme ai lavoratori San Giacomo hanno occupato questa mattina l'ospedale romano, sono stati caricati dalle forze dell'ordine all'interno del cortile del nosocomio. Parte dei manifestanti ha dovuto riparare al terzo piano dell'edificio, mentre l'esterno dell'ospedale è presidiato da un cospicuo schieramento di agenti». «L'iniziativa è stata attuata per protestare contro la chiusura dell'ospedale, contro il piano di rientro dal deficit sanitario che penalizza lavoratori e cittadini e per chiedere un utilizzo sociale del patrimonio immobiliare», conclude il sindacato.


31 ottobre 2008 - Apcom

S. Giacomo,Cobas: intervento polizia massiccio e aggressivo
Critiche da Pdl e An sull'operazione voluta dalla Regione

Roma, 31 ott. (Apcom) - L'intervento della polizia al San Giacomo, dove le forze dell'ordine sono intervenute per portare a termine lo sgombero del nosocomio, è stato "massiccio e aggressivo nei confronti di lavoratori, malati e famiglie con bambini che manifestavano pacificamente". Lo denuncia in una nota l'RdB-CUB Sanità che ha partecipato questa mattina insieme ai lavoratori del San Giacomo, ai senza casa, all'Asia RdB ed al Blocco Precario Metropolitano all'occupazione dell'ospedale romano, attuata "contro la speculazione privata e per la riappropriazione del bene comune all'interno della città". Ci chiediamo quali siano gli interessi in gioco che abbiano determinato un intervento di questo tipo", ha dichiarato al termine dell'occupazione Teresa Pascucci, del coordinamento RdB-CUB Sanità. "La nostra è stata un'iniziativa contro la macelleria sociale operata da Marrazzo e Berlusconi con il piano di rientro dal deficit, contro il taglio dei posti letto e la chiusura degli ospedali pubblici, contro la mobilità dei lavoratori della sanità pubblica, il rischio di licenziamento di migliaia di lavoratori della sanità privata, la mancata stabilizzazione di migliaia di precari". La lotta del san Giacomo - ha proseguito Pascucci - è solo una tappa del percorso a difesa della sanità pubblica della regione, del diritto alla salute dei cittadini, del diritto al lavoro. Se la Giunta Marrazzo non modificherà questa operazione di tagli tutta a carico dei cittadini e dei lavoratori, continueremo con le iniziative di lotta e di mobilitazione perché non intendiamo pagare un deficit costruito con gli appalti, le consulenze e gli sprechi, per regalare alla sanità privata il servizio sanitario pubblico", ha concluso la sindacalista RdB-CUB. E critiche all'operazione voluta dal commissario straordinario Piero Marrazzo arrivano anche da Federico Guidi, presidente della commissione Bilancio del Comune di Roma, che in una nota afferma: "Con quanto mai sospetta coincidenza, mentre la giunta regionale approvava la norma con la quale si destina permanentemente a uso pubblico il San Giacomo, ecco arrivare l'occupazione dell'ormai ex ospedale da parte dei centri sociali. Voglio fare i miei complimenti al presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che ha chiuso un ospedale storico senza ottenere un reale beneficio economico dal taglio dei posti letto per ridurre il deficit sanitario ottenendo, invece, il "brillante" risultato di regalare ad Action un pregevole complesso immobiliare nel centro della città". Per Guidi il governatore ha di fatto "cacciato i malati e indirettamente aperto le porte ai centri sociali. Complimenti vivissimi per la sua gestione così oculata della cosa pubblica". Critco anche Luigi Celori, presidente della commissione per la Riforma del sistema sanitario della Regione Lazio, che parla di una sorta di 'occupazione annunciata': "Eppure c'era già stata l'esperienza del Regina Elena - dice - I timori di una possibile occupazione l'avevamo già espressa al presidente Marrazzo. Ci dispiace rilevare che, ancora una volta, i provvedimenti sulla sanità di Marrazzo non solo non comportano alcun risparmio ma aggravano ulteriormente i problemi. Pretendiamo - conclude Celori - che il presidente Marrazzo venga ora in aula per coinvolgere tutto il Consiglio regionale su scelte che mai come in questo settore pesano sulla qualità della vita di tutti i cittadini del Lazio". Positivo invece il parere di Giovanni Carapella, presidente della commissione lavori pubblici e casa della Regione Lazio, secondo il quale la chiusura del San Giacomo "deve segnare l'inizio di una nuova storia da costruire sul caposaldo irrinunciabile dell'uso pubblico e sociale della struttura". L'ex ospedale, dice, deve rimanere unpatrimonio pubblico al servizio dei cittadini di Roma, lanciando "l'ideazione e la progettazione di un nuovo centro polifunzionale, di quella che dovrà essere una vera e propria casa della solidarietà urbana". Carapella rileva anche "con soddisfazione che anche il sindaco di Roma sta cominciando a prendere in seria considerazione l'opzione di un uso pubblico del San Giacomo, e spero - conclude - che a fronte di un obiettivo così importante, le istituzioni tutte si ritrovino a lavorare insieme, per mettere in campo un progetto partecipato di riuso del San Giacomo che lo faccia rivivere, nelle mutate condizioni dell'oggi, al servizio della città e dalla parte dei più deboli".

S.Giacomo, Montino: grave occupazione ospedale in attività
Vice presidente Regione: messa a rischio incolumità pazienti

Roma, 31 ott. (Apcom) - L'occupazione di un ospedale, come il San Giacomo, che è ancora "in piena attività" è una "azione grave" e nel caso specifico "del tutto impropria perché ha messo a rischio l'incolumità dei pazienti lì presenti per curarsi". Lo afferma in una nota il vicepresidente della Regione Lazio, Esterino Montino, commentando l'occupazione di questa mattina nell'ospedale capitolino ad opera di alcuni lavoratori, militanti di Action, dei movimenti per la case e delle RdB-Cub. Tre paziente, sottolinea Montino, "sono stati ricoverati al S. Spirito ed a loro esprimo la mia solidarietà. Tutte le procedure per la dismissione della struttura - precisa - erano già predisposte da tempo sia per quanto riguarda il trasferimento degli ultimi 6 pazienti, avvenuta oggi ed ai quali è stata garantita un assistenza adeguata ai propri bisogni, sia per il personale". Per quanto riguarda i dipendenti del S. Giacomo, a tutti "è stata comunicata la prossima destinazione di lavoro liberamente scelta, cosi come previsto dall'accordo con i sindacati". "L'emergenza casa a Roma è un problema grave - conclude Montino - e non va fatta confusione perché la soluzione del problema non è l'occupazione di una struttura destinata a restare al servizio della città, come prevede la proposta di legge regionale approvata oggi dalla Giunta. Per il S. Giacomo ora si apre la prospettiva del futuro non quella dell'abbandono".


31 ottobre 2008 - Dire

SAN GIACOMO. RDB-CUB: COME MAI INTERVENTO COSÌ AGGRESIVO?

(DIRE) Roma, 31 ott. - La RdB-CUB Sanita' ha partecipato questa mattina insieme ai lavoratori del San Giacomo, ai senza casa, all'Asia RdB ed al Blocco Precario Metropolitano all'occupazione dell'ospedale romano, "attuata contro la speculazione privata e per la riappropriazione del bene comune all'interno della citta'". "Ci chiediamo- si legge in una nota- quali siano gli interessi in gioco che abbiano determinato un intervento cosi' massiccio e aggressivo nei confronti di lavoratori, malati e famiglie con bambini che manifestavano pacificamente". "La nostra- dichiara al termine dell'occupazione Teresa Pascucci, del Coordinamento RdB-CUB Sanita'- e' stata un'iniziativa contro la macelleria sociale operata da Marrazzo e Berlusconi con il piano di rientro dal deficit, contro il taglio dei posti letto e la chiusura degli ospedali pubblici, contro la mobilita' dei lavoratori della sanita' pubblica, il rischio di licenziamento di migliaia di lavoratori della sanita' privata, la mancata stabilizzazione di migliaia di precari". "La lotta del San Giacomo- prosegue Pascucci- e' solo una tappa del percorso a difesa della Sanita' Pubblica della regione, del diritto alla salute dei cittadini, del diritto al lavoro. Se la Giunta Marrazzo non modifichera' questa operazione di tagli tutta a carico dei cittadini e dei lavoratori, continueremo con le iniziative di lotta e di mobilitazione perche' non intendiamo pagare un deficit costruito con gli appalti, le consulenze e gli sprechi, per regalare alla sanita' privata il servizio sanitario pubblico", conclude la sindacalista RdB-CUB.

BOLOGNA. TERMINATO SGOMBERO IN PALAZZINA ACER DI VIA TIBALDI
VIGILI PORTANO LE DUE OCCUPANTI FUORI DALL'ALLOGGIO IN BRACCIO

(DIRE) Bologna, 31 ott. - Due agenti della Polizia Municipale che portano fuori in braccio le due occupanti di via Tibaldi 44: Si conclude cosi' lo sgombero di un appartamento collocato all'interno di una palazzina di proprieta' Acer. "Hanno distrutto il bagno- urla da dentro una ragazza- perche' non vogliamo uscire". Dopo un po' dall'interno dell'abitazione alcuni dei ragazzi del collettivo Famiglia Bresci portano fuori le poche cose presenti in casa: un materasso, alcuni mobili e un fornello da campeggio. Nel frattempo i vigili cercano di convincere le ragazze ad uscire volontariamente: "La resistenza passiva e' sempre resistenza", "o uscite o do l'ordine di farvi portare fuori", spiega una vigilessa. Le due ragazze sono sedute a terra nell'ingresso dell'appartamento al quarto piano, si tengono per mano e ogni tanto chiedono una sigaretta ai ragazzi fuori. L'avvocato Danilo Camplese, dell'Asia-RdB, spiega cosa hanno detto i funzionari dell'Acer entrati nell'abitazione: "Dicono che c'e' flagranza di reato, con un'interpretazione volitiva del reato di invasione di edificio, e si ritengono in diritto di intervenire in qualsiasi momento indipendentemente dalla permanenza piu' o meno lunga degli occupanti". Camplese conferma inoltre che alcuni sanitari del bagno sono stati distrutti. Intanto all'interno continua la trattativa con gli agenti: "Ci hanno minacciato di arresto", fa sapere urlando una ragazza. Dopo qualche minuto l'accordo: il gruppetto di ragazzi radunati fuori dalla porta arretreranno di qualche metro ed i vigili porteranno via le occupanti in maniera non violenta. Subito dopo i vigili le portano fuori in braccio, mentre gli altri presenti continuano a cantare in coro "Vergogna". Nel frattempo una decina di ragazzi di Famiglia Bresci e' entrata nell'edificio insieme ad un avvocato di Asia-RdB. E alcuni operai sono al lavoro per murare l'ingresso dell'appartamento, spiega uno di loro ai ragazzi affacciati alla finestra. L'arrivo dei muratori e dei materiali e' stato accolto dai cori dei ragazzi: "Vergogna, vergogna". La ragazza di Famiglia Bresci spiega: "Il funzionario Acer sostiene che l'appartamento e' stato assegnato, ma allora perche' lo stanno murando?".


31 ottobre 2008 - Agi

SAN GIACOMO: RDB-CUB, O SI CAMBIA STRADA O ALTRE INIZIATIVE

(AGI) - Roma, 31 ott. - O la Regione cambia strada e modifica la grave operazione di tagli a carico di cittadini e lavoratori, o continueremo con le iniziative di lotta e mobilitazione perche' non intendiamo pagare un deficit costruito con gli appalti, le consulenze e gli sprechi, per regalare al privato il servizio sanitario pubblico. Lo dice Teresa Pascucci, del Coordinamento RdB-Cub Sanita' che stamane ha partecipato con i lavoratori del San Giacomo, ai senza casa, all'Asia Rdb ed al 'Blocco Precario Metropolitano' all'occupazione dell'ospedale romano, contro la speculazione privata e per la riappropriazione del bene comune all'interno della citta'. "La lotta del San Giacomo - prosegue Pascucci - e' solo una tappa del percorso a difesa della Sanita' Pubblica della regione, del diritto alla salute dei cittadini, del diritto al lavoro: la nostra e' stata un'iniziativa contro la macelleria sociale operata da Marrazzo e Berlusconi con il piano di rientro dal deficit - conclude - contro il taglio dei posti letto e la chiusura degli ospedali pubblici, la mobilita' dei lavoratori della sanita' pubblica, il rischio di licenziamento di migliaia di lavoratori della sanita' privata, la mancata stabilizzazione di migliaia di precari"

PROTESTA RDB INPS, PC SPENTI PER UN’ORA CONTRO TAGLI MANOVRA

(AGI) - Roma, 31 ott. - "Spegneremo per un’ora i PC in modo da accendere la mobilitazione contro i tagli agli organici ed al salario accessorio previsti dalla Legge 133?. Lo comunica Luigi Romagnoli, coordinatore nazionale della RdB-CUB INPS . "Chiediamo - aggiunge - l’abrogazione della norma che taglia gli incentivi e rinnovi contrattuali adeguati all’aumento del costo della vita. Nell’ora di protesta garantiremo l’apertura degli sportelli - assicura - ritirando la documentazione e fornendo informazioni all’utenza, senza tuttavia consultare le procedure informatiche. Chiediamo ai cittadini comprensione e solidarieta’ contro una manovra economica che finisce per minare il diritto alla pensione, alla salute, all’istruzione. Non ci accontenteremo di eventuali promesse che il governo dovesse fare oggi pomeriggio ai sindacati riuniti a Palazzo Chigi - conclude Luigi Romagnoli - ma chiediamo atti concreti e modifiche sostanziali alla manovra".


31 ottobre 2008 - Rainews 24

La polizia di Roma in azione per sgomberare l'ospedale San Giacomo

E' stata fatta intervenire la polizia per sgomberare l'ospedale San Giacomo di Roma, destinato alla chiusura dal piano di rientro dal deficit sanitario messo a punto dal commissario straordinario Piero Marrazzo, governatore della Regione. Questa mattina, per impedire lo sgombero e il trasferimento degli ultimi degenti in altre strutture, alcuni militanti di Action, di movimenti per il diritto alla casa, dei lavoratori del nosocomi ed esponenti di Rdb-Cub Sanita', Asia RdB e Blocco Precario Metropolitano hanno messo in piedi una occupazione per protestare contro la chiusura dell'ospedale, prevista per la mezzanotte di oggi, contro il piano di rientro dal deficit sanitario che "penalizza lavoratori e cittadini e per chiedere un utilizzo sociale del patrimonio immobiliare". I Cobas affermano di essere stati caricati dalle forze dell'ordine all'interno del cortile del nosocomio. "Parte dei manifestanti ha dovuto riparare al terzo piano dell'edificio - dicono - mentre l'esterno dell'ospedale era presidiato da un cospicuo schieramento di agenti" e la polizia avrebbe proceduto alla identificazione degli occupanti. Tre persone che facevano parte dei circa 100 manifestanti e uno dei degenti sono state portate dai sanitari del 118 all'ospedale Santo Spirito. A calmare gli animi e' giunto l'assessore al Bilancio Luigi Nieri, che ha annunciato la prevista decisione della giunta regionale del Lazio, che questa mattina ha approvato una proposta di legge che vincola l'utilizzo della struttura del San Giacomo "permanentemente a una destinazione di uso pubblico", su proposta del presidente della Regione. Il provvedimento sara' esaminato al piu' presto dal consiglio regionale per l'approvazione definitiva. Dopo l'annuncio i manifestanti hanno sgomberato l'ospedale e hanno formato un piccolo corteo che ha percorso le vie di Roma fino a piazza del Popolo. Oggi pomeriggio i lavoratori del San Giacomo incontreranni l vicepresidente della giunta regionale Esterino Montino.

Cisl e Uil firmano il contratto degli statali, Cgil no: "Pronti allo sciopero generale"

Sindacato spaccato sul rinnovo del contratto degli statali. Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae firmano il protocollo d'intesa a Palazzo Chigi, mentre la Cgil conferma il suo 'no' e si prepara allo sciopero generale della categoria a dicembre. Ma già a novembre si preannunciano scioperi a livello regionale, a cominciare da lunedi' prossimo. Inevitabili le ripercussioni nei rapporti fra tra sigle sindacali: per Guglielmo Epifani, la firma del nuovo contratto da parte di Cisl e Uil è stato "un errore che non resterà senza conseguenze". L'aumento medio di stipendio mensile previsto dal nuovo contratto per i ministeriali è di 70 euro. "La Cgil sta smettendo di essere un sindacato", attacca Angeletti, che rincara: "Speriamo che a forza di sbattere la testa si ravvedano. La Cgil, ha deciso o non può (e se non può è peggio che se non vuole, come diceva Nenni) fare accordi". Bonanni si dice molto dispiaciuto per la Cgil: "Abbiamo evitato - afferma - che il sindacato potesse essere scavalcato in una sorta di qualunquismo imperante". Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, saluta il protocollo come "un grande risultato", con l'unico rammarico di non aver avuto la firma di tutti: "Io sono per avere tutte sigle a firmare un contratto, se si può. Se non si può, si va avanti con chi firma'. A indurre la Cisl e la Uil a firmare il protocollo d'intesa che rappresenta una sorta di accordo quadro ponte, il ripristino delle risorse per la produttivita': circa 200 milioni tagliati dal fondo unico di amministrazione con il decreto Tremonti prima dell'estate, che, se la decurtazione fosse stata confermata, avrebbe comportato un alleggerimento pesante delle buste paga da gennaio. Mentre c'è l'impegno a recuperare i 530 milioni previsti da leggi speciali. L'aumento per i ministeri previsto è di 70 euro circa e complessivamente dal prossimo anno le retribuzioni saranno piu' pesanti per 6 miliardi. Dai sindacati firmatari e' stata sottolineata anche l'importanza sul nuovo modello contrattuale, a cui si sta lavorando anche per il settore pubblico. Saranno definite, infatti, linee guida che poi faranno parte dell'eventuale accordo generale con Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali. La Cgil però boccia senza mezzi termini l'intesa. "Non c'e' nessun motivo per cambiare idea", ha scandito Epifani, che ha spiegato le ragioni del dissenso: "L'aumento e' inferiore all'inflazione reale e non c'è alcuna certezza sulla restituzione degli oneri accessori del maltolto. Nessuna novità anche per i precari". Per l'Ugl quella di ieri è una "firma politica": "il governo - ha sottolineato il numero uno Renata Polverini - ha preso un impegno solenne, con Brunetta e Letta, per restituire le risorse ed evitare che per la prima volta a gennaio i lavoratori del pubblico impiego vedessero una decurtazione reale del loro salario". E rivolgendosi alla Cgil, Polverino ha detto che in questo momento di grande preoccupazione era "necessario dare a questi lavoratori la certezza di vedere il rinnovo contrattuale". A non firmare anche le Rdb-Cub, che giudicano l'aumento "irrisorio" e sottolineano "le esplosive conseguenze delle politiche economiche e sociali intraprese dal governo a senso unico in favore di banche e imprese".


31 ottobre 2008 - America Oggi

Sindacati divisi sul rinnovo del contratto degli statali.
La GGIL non ci sta. Si prepara lo sciopero generale

ROMA - Sindacato spaccato sul rinnovo del contratto degli statali: Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae firmano il protocollo d'intesa a Palazzo Chigi, mentre la Cgil conferma il suo 'no' e si prepara allo sciopero generale della categoria a dicembre, preceduto a novembre dagli stop regionali, a cominciare da lunedi' prossimo. Una divisione quella tra i tre sindacati confederali che rievoca il Patto per l'Italia e che non potra' non avere ripercussioni pesanti tra le organizzazioni. Lo dice senza mezzi termini il leader di Corso d'Italia, Guglielmo Epifani, secondo cui la firma e' stato ''un errore che non restera' senza conseguenze'' perche' rappresenta un ''ulteriore elemento di divisione che naturalmente incidera' sui nostri rapporti''. Ma non sono meno dure le repliche dei segretari generali di Uil e Cisl, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni. Anzi. ''La Cgil sta smettendo di essere un sindacato'', afferma Angeletti, che aggiunge e rincara: ''speriamo che a forza di sbattere la testa si ravvedano. La Cgil, ha deciso o non puo' (e se non puo' e' peggio che se non vuole, come diceva Nenni) fare accordi''. Bonanni si dice molto dispiaciuto per la Cgil: ''Abbiamo evitato - afferma - che il sindacato potesse essere scavalcato in una sorta di qualunquismo imperante''. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, saluta il protocollo come ''un grande risultato'', con l'unico rammarico di non aver avuto la firma di tutti: ''Io sono per avere tutte sigle a firmare un contratto, se si puo'. Se non si puo', si fa avanti con chi firma'. A indurre la Cisl e la Uil a firmare il protocollo d'intesa che rappresenta una sorta di accordo quadro ponte, il ripristino delle risorse per la produttivita': circa 200 milioni tagliati dal fondo unico di amministrazione con il decreto Tremonti prima dell'estate, che, se la decurtazione fosse stata confermata, avrebbe comportato un alleggerimento pesante delle buste paga da gennaio. Mentre c'e' l'impegno a recuperare i 530 milioni previsti da leggi speciali. L'aumento per i ministeri previsto e' di 70 euro circa e complessivamente dal prossimo anno le retribuzioni saranno piu' pesanti per 6 miliardi. Dai sindacati firmatari e' stata sottolineata anche l'importanza sul nuovo modello contrattuale, a cui si sta lavorando anche per il settore pubblico. Saranno definite, infatti, linee guida che poi faranno parte dell'eventuale accordo generale con Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali. Secondo Bonanni, e' importante il ripristino dei fondi per il salario accessorio che ''unilateralmente erano stati tolti''. Ha ammesso che l'aumento di 70 euro e' basso, ma la ''premessa - ha osservato - e' che venivamo da un biennio di difficolta'''. Il sindacalista ha chiesto, quindi, il taglio delle tasse sul salario di produttivita' pure per il pubblico impiego. Anche per Angeletti, l'accordo e' una soluzione ''molto positiva: per i lavoratori, prima delle ferie, c'era una legge che riduceva i salari con l'eliminazione del salario accessorio. E questo e' stato il principale motivo di opposizione dei sindacati. L'unica macchiolina, dunque, l'atteggiamento della Cgil''. Tira dritto per la sua strada la Cgil che boccia senza mezzi termini l'intesa. ''Non c'e' nessun motivo per cambiare idea'', ha scandito Epifani, che ha spiegato le ragioni del dissenso: ''l'aumento e' inferiore all'inflazione reale e non c'e' alcuna certezza sulla restituzione degli oneri accessori del maltolto. Nessuna novita' anche per i precari''. Per l'Ugl si e' trattato di una ''firma politica''. ''Il governo - ha sottolineato il numero uno Renata Polverini - ha preso un impegno solenne, con Brunetta e Letta, per restituire le risorse ed evitare che per la prima volta a gennaio i lavoratori del pubblico impiego vedessero una decurtazione reale del loro salario''. E rivolgendosi alla Cgil, ha detto in questo momento di grande preoccupazione era ''necessario dare a questi lavoratori la certezza di vedere il rinnovo contrattuale''. A non firmare anche le Rdb-Cub, che giudicano l'aumento ''irrisorio'' e sottolineano ''le esplosive conseguenze delle politiche economiche e sociali intraprese dal governo a senso unico in favore di banche e imprese''.


31 ottobre 2008 - Gazzetta del Sud

Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae firmano il protocollo d'intesa a Palazzo Chigi. Soddisfatto il ministro Brunetta
Contratti statali, si rompe il fronte sindacale
La Cgil conferma la sua contrarietà e prepara lo sciopero generale della categoria
di Lucia Manca

ROMA - Sindacato spaccato sul rinnovo del contratto degli statali: Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae firmano il protocollo d'intesa a Palazzo Chigi, mentre la Cgil conferma il suo no e prepara lo sciopero generale della categoria a dicembre, preceduto a novembre dagli stop regionali, a cominciare da lunedì prossimo. Una divisione quella tra i tre sindacati confederali che rievoca il Patto per l'Italia e che non potrà non avere ripercussioni pesanti tra le organizzazioni. Lo dice senza mezzi termini il leader di Corso d'Italia, Guglielmo Epifani, secondo cui la firma è stato «un errore che non resterà senza conseguenze» perché rappresenta un «ulteriore elemento di divisione che naturalmente inciderà sui nostri rapporti». Ma non sono meno dure le repliche dei segretari generali di Uil e Cisl, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni. Anzi. «La Cgil sta smettendo di essere un sindacato», afferma Angeletti, che aggiunge e rincara: «Speriamo che a forza di sbattere la testa si ravvedano. La Cgil, ha deciso o non può (e se non può è peggio che se non vuole, come diceva Nenni) fare accordi». Bonanni si dice molto dispiaciuto per la Cgil: «Abbiamo evitato – afferma – che il sindacato potesse essere scavalcato in una sorta di qualunquismo imperante». Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, saluta il protocollo come «un grande risultato», con l'unico rammarico di non aver avuto la firma di tutti: «Io sono per avere tutte sigle a firmare un contratto, se si può. Se non si può, si fa avanti con chi firma». A indurre la Cisl e la Uil a firmare il protocollo d'intesa che rappresenta una sorta di accordo quadro ponte, il ripristino delle risorse per la produttività: circa 200 milioni tagliati dal fondo unico di amministrazione con il decreto Tremonti prima dell'estate, che, se la decurtazione fosse stata confermata, avrebbe comportato un alleggerimento pesante delle buste paga da gennaio. Mentre c'è l'impegno a recuperare i 530 milioni previsti da leggi speciali. L'aumento per i ministeri previsto è di 70 euro circa e complessivamente dal prossimo anno le retribuzioni saranno più pesanti per 6 miliardi. Dai sindacati firmatari è stata sottolineata anche l'importanza sul nuovo modello contrattuale, a cui si sta lavorando anche per il settore pubblico. Saranno definite, infatti, linee guida che poi faranno parte dell'eventuale accordo generale con Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali. Secondo Bonanni, è importante il ripristino dei fondi per il salario accessorio che «unilateralmente erano stati tolti». Ha ammesso che l'aumento di 70 euro è basso, ma la «premessa – ha osservato – è che venivamo da un biennio di difficoltà». Il sindacalista ha chiesto, quindi, il taglio delle tasse sul salario di produttività pure per il pubblico impiego. Anche per Angeletti, l'accordo è una soluzione «molto positiva: per i lavoratori, prima delle ferie, c'era una legge che riduceva i salari con l'eliminazione del salario accessorio. E questo è stato il principale motivo di opposizione dei sindacati. L'unica macchiolina, dunque, l'atteggiamento della Cgil». Tira dritto per la sua strada la Cgil che boccia senza mezzi termini l'intesa. «Non c'è nessun motivo per cambiare idea», ha scandito Epifani, che ha spiegato le ragioni del dissenso: «l'aumento è inferiore all'inflazione reale e non c'è alcuna certezza sulla restituzione degli oneri accessori del maltolto. Nessuna novità anche per i precari». Per l'Ugl si è trattato di una «firma politica». «Il governo – ha sottolineato il numero uno Renata Polverini – ha preso un impegno solenne, con Brunetta e Letta, per restituire le risorse ed evitare che per la prima volta a gennaio i lavoratori del pubblico impiego vedessero una decurtazione reale del loro salario». E rivolgendosi alla Cgil, ha detto in questo momento di grande preoccupazione era «necessario dare a questi lavoratori la certezza di vedere il rinnovo contrattuale». A non firmare anche le Rdb-Cub, che giudicano l'aumento «irrisorio» e sottolineano «le esplosive conseguenze delle politiche economiche e sociali intraprese dal governo a senso unico in favore di banche e imprese». Intanto, la Uil enti locali e sanità conferma gli scioperi previsti per la prima metà di novembre per protestare contro le regioni, i comuni e le province a sostegno della vertenza per il rinnovo contrattuale. Il segretario generale, Carlo Fiordaliso, ha spiegato che la protesta resta in piedi «non perché ci sia un dissenso con il protocollo d'intesa che riguarda i dipendenti delle amministrazioni centrali, ma perché la loro controparte sono le regioni, l'Anci e l'Upi. Siccome si sono date alla macchia, io non posso che confermare lo sciopero».


31 ottobre 2008 - Il Secolo XIX

Statali, la Cgil va sola allo sciopero
cisl e uil firmano il protocollo del pubblico impiego. Il rinnovo prevede aumenti lordi per 70 euro al mese. Per Brunetta un «grande risultato». Epifani: «Meno dell'inflazione reale»
di gilda ferrari

Roma - Sugli statali - 3,6 milioni di lavoratori in Italia - il sindacato si spacca. Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae firmano il protocollo d'intesa proposto dal governo per il rinnovo (2008-2009) del contratto del pubblico impiego. La Cgil mantiene il suo giudizio negativo e va verso lo sciopero generale. Niente firma anche per Rdb-Cub.
Gugliemo Epifani parla di «divisione che peserà sul futuro dei rapporti tra i sindacati». «Cgil denuncerà ai lavoratori che non si vuole investire nel settore pubblico. - avverte il segretario - Ci dispiace che Cisl e Uil abbiano fatto una scelta diversa». Epifani dice che «non c'è nessuna ragione per cambiare opinione», rispetto a un testo che - nonostante le scuse ufficiali del ministro Brunetta alla Cgil (aveva dichiarato di «fregarsene» della contrarietà della sigla) - non ha registrato modifiche rispetto alla presentazione iniziale.
Il rinnovo prevede, a partire dal prossimo gennaio, aumenti lordi pari a 70 euro al mese (60 per lo stipendio e 10 euro per la parte accessoria). Ma a non piacere alla Cgil è proprio «l'aumento del 3% nel biennio 2008-2009, inferiore all'inflazione reale». «Non c'è nessuna certezza sugli oneri accessori; non c'è nulla sui precari; si confermano tutti i tagli», aggiunge Epifani. Fp-Cgil conferma gli scioperi regionali del 3, del 7 e del 14 novembre e si prepara a uno sciopero generale con manifestazione nazionale a Roma, «nei primi giorni di dicembre».
Il ministro per la Pubblica amministrazione definisce il contratto «onesto» e parla di «grande risultato», che ora consente di «procedere con i singoli comparti». «Anche se le risorse non sono generosissime - precisa Renato Brunetta - viene mantenuto il potere d'acquisto». Cisl e Uil avevano sottoscritto il protocollo già la scorsa settimana. Alla riunione di ieri hanno partecipato, oltre ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria, i quattro segretari generali di Cgil, Cisl, Uil. Il governo era rappresentato dal sottosegretario Gianni Letta, da Brunetta e dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Brunetta ha ricordato che le risorse stanziate in Finanziaria per il pubblico impiego ammontano a 6 miliardi: 2,8 miliardi per i dipendenti dei ministeri, 3 miliardi per il resto della pubblica amministrazione e 190 milioni recuperati per i contratti di secondo livello.
«Libera la Cgil di dire che 6 miliardi non bastano. - taglia corto il ministro - Liberi il governo e gli altri sindacati di andare avanti». Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che pure ha siglato l'accordo, sollecita il governo a specificare nel protocollo modalità e decorrenza dell'erogazione del salario accessorio nel 2009. Bonnani pronuncia la parola «rammarico», riferendosi alla mancata firma della Cgil. «Si tratta di un accordo quadro che servirà per fare i contratti veri e propri», commenta Luigi Angeletti. Secondo il leader della Uil, «la Cgil vuole smettere di fare il sindacato e non difende i lavoratori perché non fa gli accordi».
Il ministro Brunetta spiega infine che con la tredicesima di dicembre i lavoratori riceveranno 113 euro come indennità di vacanza contrattuale 2008, essendo il contratto è scaduto da 10 mesi. Incerto il recupero di ulteriori 530 milioni per il 2009 dal fondo speciale del Tesoro. In caso di mancato accordo (se la Cgil non retrocede manca infatti il 51% necessario a far partire gli aumenti) il governo si avvarrà di una norma della Finanziaria che consente il pagamento da gennaio del 90% degli aumenti complessivi.


31 ottobre 2008 - Il Messaggero Veneto

Sindacati divisi sull’ipotesi di contratto. Epifani: «Questo fatto avrà delle conseguenze sui rapporti sindacali. Iniziamo le procedure per lo sciopero generale»
Contratto statali: sì di Cisl e Uil, no della Cgil
Soddisfatto Brunetta: raggiunto un grande risultato che ci consente di procedere con i singoli comparti

ROMA - Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae hanno firmato il protocollo d’intesa proposto dal governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego 2008-2009. Non ha firmato invece la Cgil che ha mantenuto il suo giudizio negativo di fronte a un testo che non ha registrato modifiche rispetto alla presentazione dei giorni scorsi. Niente firma anche per Rdb-cub.
«Abbiamo confermato che la Cgil non firma, non c’è nessun motivo per cambiare opinione», ha detto il segretario della Cgil Guglielmo Epifani in una conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine dell’incontro. «Il perché? Si prevede un aumento del 3% nel biennio, che è meno dell’inflazione reale; non c’è nessuna certezza sugli oneri accessori; non c’è nulla sui precari; si confermano tutti i tagli". Dunque, conclude Epifani, "la Cgil non firma. Ci dispiace che Cisl e Uil l’abbiano fatto: è un errore che non resterà senza conseguenze» perchè rappresenta un «ulteriore elemento di divisione che naturalmente inciderà sui nostri rapporti».
Soddisfatto il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. «Abbiamo raggiunto un grande risultato che ci consente ora di procedere con i singoli comparti. Abbiamo ripristinato le risorse per il 2009 riguardanti i salari dei pubblici dipendenti e abbiamo aggiunto 6 mld euro per il biennio 2008-2009. In più abbiamo deciso di lavorare ad un modello unico contrattuale tra pubblico e privato: ci sarà la stessa durata e lo stesso riferimento all’inflazione. Questo ci consente di evitare ritardi nei rinnovi». «Anche se le risorse non sono generosissime è mantenuto il potere d’acquisto», ha aggiunto Brunetta. Le risorse disponibili, ha affermato il ministro, «consentono una dinamica salariale sensibilmente migliore rispetto al settore privato. Con questi chiari di luna, distribuire 6 miliardi è onesto. Libera la Cgil di dire che non bastano. Noi siamo per avere tutti i sindacati alla firma del contratto, se si può. Se non si può si va avanti con chi ci sta».
Intanto la Fp-Cgil conferma gli scioperi regionali del 3, del 7 e del 14 novembre e si prepara ad uno sciopero generale nel pubblico impiego con manifestazione nazionale a Roma. «Iniziamo le procedure per lo sciopero generale», ha detto il segretario generale, Carlo Podda. Dal canto suo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che pure ha siglato l’accordo, sollecita il governo a specificare nel Protocollo modalità e decorrenza dell’erogazione del salario accessorio nel 2009.
Le risorse stanziate nel disegno di legge finanziaria per il rinnovo del contratto di lavoro del pubblico impiego per il settore statale sono pari a circa 2.800 milioni di euro e consentono un incremento complessivo delle retribuzioni pari al 3,2%. La stessa cifra è a disposizione per il settore non statale (regioni ed enti locali, sanità ect.). Il protocollo prevede la chiusura di tutti i contratti collettivi relativi al biennio economico 2008/2009, il recupero delle risorse derivanti dai tagli ai fondi unici di amministrazione per circa 190 milioni di euro e l’impegno del governo al recupero delle risorse derivanti dalla disapplicazione delle leggi speciali per il 2009 (530 milioni di euro).


31 ottobre 2008 - Il Cittadino

Via libera delle due sigle confederali al protocollo d’intesa proposto dal governo per il rinnovo del pubblico impiego
Contratti, Cisl e Uil firmano l’accordo
Resta il "no" della Cgil, il ministro Brunetta: «Un grande risultato»

Roma - Sì di Cisl, Uil, Ugl e Confsal al protocollo d’intesa proposto dal governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego 2008-2009. Non ha firmato invece la Cgil, che ha mantenuto il suo giudizio negativo di fronte a un testo che non ha registrato modifiche rispetto alla presentazione dei giorni scorsi.Palazzo Chigi ha confermato infatti l’aumento salariale di 70 euro lordi in media al mese per gli statali e il recupero, già in legge Finanziaria, dei 200 milioni di euro tagliati dal decreto Tremonti al fondo unico di amministrazione. È questa la proposta che il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta ha messo sul tavolo. Il governo si è impegnato inoltre a recuperare anche i tagli al trattamento economico accessorio che ammontano a circa 530 milioni di euro.Proposta bocciata dalla Cgil: «Confermo l’opinione negativa sul protocollo - spiega il leader Guglielmo Epifani, sottolineando come con la proposta il governo - recupera solo di un terzo quanto perso con l’inflazione e il mancato recupero del fiscal drag». Per la Cgil «non si vuole investire nel settore pubblico. Ci dispiace che Cisl e Uil abbiano fatto una scelta diversa, una divisione che peserà sul futuo dei rapporti tra i sindacati. Non resteremo fermi e confermiamo gli scioperi programmati». Per il ministro Brunetta la firma di ieri «è un grande risultato»: un accordo quadro che consente di erogare i 6 miliardi previsti per il rinnovo del contratto. «La firma al Protocollo ci consente di procedere ora con i singoli comparti e di realizzare il pagamento di quanto previsto dalla finanziaria da gennaio» ha aggiunto, ricordando che sarà erogata a dicembre, in unica soluzione, l’indennità di vacanza contrattuale e la tredicesima. E «abbiamo deciso di lavorare a un modello unico contrattuale tra pubblico e privato» aggiunge Brunetta, con «la stessa durata e lo stesso riferimento all’inflazione. Questo ci consente di evitare ritardi nei rinnovi». Di «rammarico» per la mancata firma del protocollo d’intesa da parte di tutte le tre sigle parla il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Mentre per il numero uno della Uil, Angeletti, «è una soluzione molto positiva. Si tratta di un accordo quadro che servirà per fare i contratti veri e propri».Un no al protocollo arriva invece da Paola Palmieri della direzione nazionale Rdb-pubblico impiego. «Gli aumenti sono pari a 68 euro lordi medi e meglio farebbe il governo a riflettere sugli effetti esplosivi delle sue politiche economiche e sociali che fino ad ora sono state a senso unico a favore di banche e imprese».(AdnKronos)


31 ottobre 2008 - QN Quotidiano Nazionale

Contratto statali: firma senza la Cgil
Epifani boccia l’accordo: «Sciopero generale»

ROMA — CISL, UIL, Ugl, Confsal e Usae hanno firmato il protocollo d’intesa proposto dal governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego 2008-2009. Non ha firmato invece la Cgil che ha mantenuto il suo giudizio negativo di fronte ad un testo che non ha registrato modifiche rispetto alla presentazione dei giorni scorsi. Niente firma anche per Rdb-cub. L’accordo prevede per il biennio economico 2008-2009 un aumento di 70 euro mensili a regimeper tredici mensilità. L’indennità di vacanza contrattuale, che sarà data a dicembre con la tredicesima, sarà di 140-160 euro circa. Le risorse stanziate per il rinnovo del contratto sono circa 2,8 miliardi e consentono un incremento complessivo delle retribuzioni pari a 3,2%. Stessa cifra è a disposizione per il settore non statale (Regioni, enti locali, sanità). La divisione tra i tre sindacati confederali rievoca il Patto per l’Italia e non potrà non avere ripercussioni pesanti tra le organizzazioni. Lo dice senza mezzi termini il leader Cgil, Guglielmo Epifani, secondo cui la firma è stato «un errore che non resterà senza conseguenze» perché rappresenta un «ulteriore elemento di divisione che naturalmente inciderà sui nostri rapporti». Il segretario della Fp-Cgil, Carlo Podda, ha poi annunciato che la Cgil si prepara a uno sciopero generale del pubblico impiego per i primi di dicembre. Non sono meno dure le repliche dei segretari generali di Uil e Cisl, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni. Anzi. «La Cgil sta smettendo di essere un sindacato», afferma Angeletti. Bonanni si dice molto dispiaciuto per la Cgil: «Abbiamo evitato — afferma — che il sindacato potesse essere scavalcato in una sorta di qualunquismo imperante». A INDURRE la Cisl e la Uil a firmare il protocollo d’intesa che rappresenta una sorta di accordo quadro ponte, il ripristino delle risorse per la produttività: circa 200 milioni tagliati dal fondo unico di amministrazione con il decreto Tremonti prima dell’estate, che, se la decurtazione fosse stata confermata, avrebbe comportato un alleggerimento pesante delle buste paga da gennaio. Mentre c’è l’impegno a recuperare i 530 milioni previsti da leggi speciali. Per l’Ugl si e’ trattato di una «firma politica». «IL GOVERNO — ha sottolineato il numero uno Renata Polverini — ha preso un impegno solenne, con Brunetta e Letta, per restituire le risorse ed evitare che per la prima volta a gennaio i lavoratori del pubblico impiego vedessero una decurtazione reale del loro salario». E rivolgendosi alla Cgil, ha detto in questo momento di grande preoccupazione era «necessario dare a questi lavoratori la certezza di vedere il rinnovo contrattuale». A non firmare anche le Rdb-Cub, che giudicano l’aumento «irrisorio» e sottolineano «le esplosive conseguenze delle politiche economiche e sociali intraprese dal governo a senso unico in favore di banche e imprese».

I sindacati di base sparano a zero: «Tanto fumo e niente arrosto»

Lodi - SE LE RISPOSTE dei medici - come dice il dg Rossi - sono spaccate «fra entusiasti e chi fa resistenza perché non è facile mettersi in gioco», Gianfranco Bignamini (nella foto), sindacalista delle Rdb, è netto: «Esprimiamo parere contrario, è l’ennesimo piano in 10 anni: tanto fumo e poco arrosto». Gli interventi di chirurgia plastica più difficili spostati a Lodi? «Svuoteranno Sant’Angelo: i bassaioli andranno a Cremona o Piacenza e l’Ao perderà soldi». Sul fronte dei progetti, Bignamini è secco: «Tante parolone, ma mancano gli introiti per riqualificare gli spazi liberi al Maggiore di Lodi» La dice lunga - secondo lui - «la svendita da parte dell’Ao dei beni immobili. E poi a noi hanno presentato il piano in 4 paginette, due giorni prima di portarlo in Regione».


31 ottobre 2008 - La Stampa

AL PROTOCOLLO D’INTESA PROPOSTO DA BRUNETTA ADERISCONO ANCHE CONFSAL E USAE
Contratto statali, il sindacato si spacca
di ROBERTO GIOVANNINI

ROMA - È scontro frontale tra il governo e la Cgil, che senza tanti complimenti non firma - come del resto aveva annunciato - il protocollo d’intesa per il rinnovo dei contratti di lavoro dei pubblici dipendenti. È scontro frontale tra la Cgil e il blocco Cisl-Uil-Ugl-Confsal-Usae, che non solo hanno sottoscritto lo schema sottoposto ai sindacati dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, ma sparano a zero sulla linea seguita dal sindacato di Guglielmo Epifani. "Un buon accordo - dice il leader Uil Luigi Angeletti - peccato che c’è la macchiolina rappresentata dalla mancata firma della Cgil. Mi sembra che Epifani abbia la sindrome da accordo, secondo me la Cgil vuole smettere di fare il sindacato e non difende i lavoratori perché non fa gli accordi". Il numero uno Cgil ribadisce che le risorse sono troppo scarse, non risponde polemicamente ai colleghi di Cisl e Uil, ma conferma gli scioperi regionali già programmati. Scioperi che la Cgil (come nel 2002, ai tempi di Sergio Cofferati) "farà da sola". Il protocollo in realtà è soltanto la cornice generale per le trattative vere e proprie, che i sindacati svilupperanno con l’Aran (l’agenzia contrattuale pubblica) comparto per comparto a partire dai prossimi giorni. Ovviamente, stabilendo una quantità definita di risorse (sei miliardi per il biennio 2008-2009) già si capisce più o meno quanto "getterà" ogni contratto: ad esempio, per il settore dei ministeri con questi soldi saranno possibili aumenti medi di 60 euro mensili per lo stipendio e di 10 euro mensili per la parte accessoria della busta paga. A dicembre verrà erogata l’indennità di vacanza contrattuale 2008 - il bonus per rimborsare parzialmente i dipendenti dei mancati recuperi di inflazione - in un’unica soluzione con la tredicesima. Se (com’è probabile, visto che la Cgil si oppone, e in alcuni casi rende impossibile il raggiungimento del 51% dei consensi come prescritto dalla legge) i contratti non saranno rinnovati entro il mese di gennaio, il governo pagherà comunque sempre in gennaio il 90% degli aumenti previsti. Ovvero, in media 61 euro. L’aumento delle retribuzioni previsto, complessivamente e in media, sarà del 3,2%. Abbastanza per Cisl-Uil-Ugl, troppo poco per la Cgil, quanto basta per Brunetta. "Anche se le risorse non sono generosissime - ha detto - viene mantenuto il potere d'acquisto. Con questi chiari di luna, distribuire 6 miliardi di euro è onesto. Libera la Cgil di dire che non bastano. Noi siamo per avere tutti i sindacati alla firma del contratto, se si può. Se non si può si va avanti con chi ci sta". Detto di Angeletti, Raffaele Bonanni (Cisl) esprime "rammarico" per il no della Cgil: "ognuno di noi vorrebbe di più, ma bisogna saper soppesare le situazioni". Da parte sua, Epifani ribadisce: "Si prevede un aumento del 3% nel biennio, che è meno dell'inflazione reale; non c'è nessuna certezza sugli oneri accessori; non c'è nulla sui precari; si confermano tutti i tagli". Dunque, conclude Epifani, "la Cgil non firma, non c'è nessun motivo per cambiare opinione. Ci dispiace che Cisl e Uil abbiano fatto questa scelta che non ha precedenti nel settore pubblico. È una scelta e un errore che non resterà senza conseguenze: un'ulteriore divisione in una giornata che doveva essere di grande unità". Non ha firmato, peraltro, nemmeno la Rdb-Cub. E presto la rottura diventerà più effettiva e concreta. Il sindacato di categoria Cgil dei pubblici ha infatti deciso di confermare gli scioperi "macroregionali" di Nord, Centro e Sud del 3, del 7 e del 14 novembre e si prepara ad uno sciopero generale nel pubblico impiego con manifestazione nazionale a Roma.


31 ottobre 2008 - Il Messaggero

Da gennaio in busta paga 60 euro lordi in più. E a dicembre un'una tantum di 115 euro

ROMA - A partire da gennaio, gli aumenti entreranno nelle buste paga degli statali. Le cifre sono note: 60 euro di aumento lordo mensile (gli altri 10 euro arriveranno molto dopo, con i contratti integrativi, e distribuiti in modo diseguale fra i dipendenti). E a dicembre ci sarà già una sorta di anticipo: 115 euro lordi, che rappresentano in realtà gli arretrati maturati nel corso dell’intero 2008.
Da questo punto di vista l’accordo raggiunto ieri potrebbe quasi essere considerato irrilevante. Il ministro Brunetta infatti aveva fatto sapere che, accordo o non accordo, gli aumenti sarebbero stati comunque pagati, almeno per il 90% degli importi. Per arrivare al 100% bisogna prima firmare i contratti nazionali, cosa che per i ministeriali potrebbe avvenire in tempi molto brevi, prima della fine dell’anno.
Ma allora, quanto entrerà concretamente in tasca ai dipendenti pubblici? Per i ministeriali, il conto è facile: 60 euro lordi, che significano poco meno di 40 euro netti. Stiamo parlando di aumenti medi, cioè più o meno quelli che spettano a un impiegato con qualifica B3. Per i dipendenti delle agenzie fiscali e degli enti previdenziali, le medie retributive sono più alte, quindi anche gli aumenti medi.
Resta un’incognita: per concludere i contratti nazionali è obbligatorio avere la firma di un numero sufficiente di sigle sindacali, tale da rappresentare il 50% più uno dei lavoratori. Non è ancora del tutto chiarito se, in mancanza di Cgil e Rdb-Cub, gli altri sindacati abbiano la rappresentatività sufficiente a raggiungere la maggioranza. Nei prossimi giorni si faranno i conti precisi. L’unica certezza è che per la scuola neanche Cisl e Uil hanno aderito all’accordo, dunque non sarà possibile firmare il contratto. Si può presumere dunque che il governo pagherà il 90% degli aumenti a partire da gennaio.
Il discorso è ancora più complicato per comuni, province, regioni, asl, cioè un milione e mezzo di dipendenti. Per loro infatti non ci sono risorse stanziate dalla Finanziaria: i soldi dovrebbero mettercele le amministrazioni. Ma gli enti locali e la sanità hanno a loro volta subito forti tagli ai loro bilanci. E quando si tratterà di scrivere i contratti, il nodo verrà al pettine.(Pie.P.)


31 ottobre 2008 - Liberazione

Contratto statali, sì di Cisl e Uil No della Cgil: sciopero generale

Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae hanno firmato il protocollo d'intesa proposto dal governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego 2008-2009. Non ha firmato invece la Cgil che ha mantenuto il suo giudizio negativo di fronte ad un testo che non ha registrato modifiche rispetto alla presentazione dei giorni scorsi. Niente firma anche per Rdb-cub. «Abbiamo confermato che la Cgil non firma, non c'è nessun motivo per cambiare opinione», ha detto il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. «Il perché ? Si prevede un aumento del 3% nel biennio, meno dell'inflazione reale; nessuna certezza sugli oneri accessori; non c'è nulla sui precari; si confermano tutti i tagli».

Successo straordinario, in 30mila hanno invaso la città. Fischi a Grillo: nessun divo
Bologna, un corteo mai visto.E la polizia parte coi manganelli
di Benedetta Aledda

Bologna - Trentamila persone hanno sfilato per ore nel centro di Bologna. «Gelmini, Tremonti, rifate bene i conti!», suggerivano studenti, insegnanti e ricercatori ai ministri autori dei tagli alla scuola, all'università e alla ricerca. Alle il 10.30 il corteo è partito dietro allo striscione: «Noi la crisi non la paghiamo. Indietro non si torna». Verso le 13 la testa, tenendo fede allo slogan, ha provato a raggiungere l'obiettivo che il coordinamento cittadino «no Gelmini» si era dato: passare sotto la sede di Unindustria, «perché questa crisi la vogliamo far pagare a loro», spiegava al megafono un manifestante. Un cordone di polizia ha sbarrato la strada. La testa ha continuato ad avanzare a mani alzate. Gli agenti hanno respinto con gli scudi e a manganellate; i manifestanti hanno lanciato bottiglie e un fumogeno che ha superato lo sbarramento. Una giornalista è stata ferita lievemente alla testa, probabilmente da una bottiglia, e 6 manifestanti sono rimasti contusi. Dopo pochi minuti è tornata la calma. Al corteo è rimasto il divieto di passare nel vicolo dove ha sede l'associazione degli industriali, protetto da un cordone di carabinieri. La manifestazione è proseguita in direzione dei viali che circondano il centro. Alcune migliaia di persone hanno raggiunto la stazione, già presidiata dagli agenti. Poi sono tornati in piazza Maggiore, dove il corteo si è sciolto solo a metà pomeriggio.
Che fosse una manifestazione piena di energia si era capito fin da subito. La trasformazione in legge del decreto 137 e lo sciopero (che in città ha fatto chiudere molte scuole) hanno convinto a scendere in piazza anche gli indecisi fra gli insegnanti («hanno scioperato anche colleghi che votano il centrodestra», racconta una professoressa di un istituto tecnico alle porte di Bologna); e, fra gli universitari, anche quelli che finora avevano partecipato alle lezioni in piazza, ma non ai cortei e alle occupazioni, considerandoli misure di protesta troppo forti. Questa volta, invece, c'erano tutti. I "damsiani" sfilavano vestiti di nero con addosso la scritta «tagliato», eccetto qualche fortunato vestito di bianco con la scritta «miracolato», simbolo dell'università che verrà se il ministro Gelmini, come annunciato, andrà avanti. Moltissimi i camici bianchi delle facoltà scientifiche, animatori di una mobilitazione che nell'ultima settimana li ha visti promuovere la didattica per strada; e ora sono pronti a inventare qualcosa di nuovo per i giorni a venire. I veterinari hanno indossato cappelli da asino cantando: «Ai veterinari non piaccioni i somari». I «Naufraghi del sapere», i ricercatori precari dell'università, scesi in piazza con maschere e boccagli, pensando ai fatti di piazza Navona del giorno prima, scandivano anche: «Fuori i fascisti dall'università, agli immigrati solidarietà». In mezzo al corteo bandiere della Cub scuola e in coda quelle dei Cobas che hanno portato anche lo striscione multicolore: «Mescoliamoci. No lager!», contro le classi differenziali volute dalla Lega.
Lungo via Indipendenza il corteo sfila fra gli applausi di chi lo vede passare. «Bravi, siamo con voi!», grida una giovane nonna alla fermata dell'autobus. «Non c'è bisogno di fare gli insegnanti per essere d'accordo», condivide un'altra signora e spiega «la scuola riguarda tutti, anche chi non ha figli».
Eppure sono sconsolati gli aspiranti maestri, dietro alla scritta: «Scienze della formazione così non ha più niente a che fare con l'istruzione». Lapidari i letterati: «A noi predisse il fato disoccupata sepoltura». Gli studenti dell'Accademia si sono uniti alla protesta portando l'urlo di Munch su tavole dipinte e a voce. In un corteo così variegato c'era anche un drappello di goliardi, con tanto di feluche: «Lo so, pensano tutti che siamo fascisti», spiega una studentessa di giurisprudenza, «ma non è così e soprattutto siamo contrari a un'università costosa come quella che sarà dopo i tagli».
Un'insegnante tiene alta una sagoma che raffigura una strega di Biancaneve con la faccia del ministro; nella cesta le sue mele avvelenate si chiamano «137» e «133».
Un corteo così folto non l'aveva mai visto l'edicolante di via Zamboni che si affaccia sorridente sotto al portico: «E' una mobilitazione sacrosanta», scandisce, «perché la scuola della Gelmini impoverisce tutti, azzera la cultura, la dignità, la diversità delle persone, e questo ci azzera come essere umani». Mentre il corteo attraversa la zona universitaria, si affaccia a salutarlo anche Beppe Grillo, in città per preparare uno spettacolo. Vuole portare la sua solidarietà ai manifestanti. Qualcuno applaude, qualcuno gli presta un camice da ricercatore, altri fischiano; una ragazza lo liquida con un «grazie, ma non ci siamo fatti mettere il marchio da nessuno e tu non fai eccezione». Nessuna bandiera di partito nel corteo, come hanno voluto i manifestanti, ma erano tanti i militanti dei partiti di sinistra presenti. Si sentono «pienamente interni a questo movimento» gli iscritti alla federazione provinciale del Prc, che rivendicano la partecipazione alla mobilitazione e definiscono incomprensibile il fatto che la polizia abbia impedito al corteo di raggiungere Confindustria.

Tanta creatività, ironia e allegria per il giorno di lotta intergenerazionale più denso del decennio
Da Milano a Palermo si manifesta ovunque
di Claudio Jampaglia

Milano - Come cantava De Andrè "Il cuore d'Italia da Palermo ad Aosta si gonfiava in un coro di vibrante protesta". O se preferite «Il vento non si può fermare» come diceva un cartello a Milano in una delle manifestazioni più partecipate e con più striscioni del decennio (piazza Duomo piena veramente). Difficile fare la somma finale. Forse una giornata storica di ribellione intergenerazionale. Un capolavoro politico. Che mette insieme mamme ed adolescenti che a casa fanno fatica a parlarsi, lavoratrici e professoroni (pochi come sempre) storicamente su opposte barricate. E poi un mare d'insegnanti. Davanti i girotondi di bambini con un camion a pompare i classici under 14 di Crapapelata. Dietro i sound system, i fumogeni, le kefie. Uno degli unici striscioni tradizionali in plastica e caratteri stampati era quello di apertura: "Scuola e università non pagheranno la vostra crisi". Ovviamente oltre a quelli di partiti (Rifondazione e Pdci) e sindacati (tanta Cgil, Cub-Rdb, Sdl, non pervenuti Cisl e Uil). Il resto è un florilegio di libera creatività e "sovversione" fai da te. Merito delle maestre, dei bambini, dei genitori. L'alleanza è saldissima. E allegra. "La scuola non molla però tra poco crolla". "Non abbiamo tempo pieno da perdere". "Voglio 2 maestre uniche". "Rimedio Enterogelmini attenzione non somministrare in età scolare". Enormi forbici di cartone per tagliare le teste di chi passa e un travestimento da "babau Gelmini che spaventa i bambini" che si aggira tra gli striscioni facendo ridere e scappare i più piccoli. Tanti, tutti strumentalizzati ovviamente. Col loro piccolo striscione e i cori.
La "stella" di nome e di fatto è ovviamente lei: Gelmini. Ci sono un gruppo di Ata con spazzoloni e camici che ne hanno davanti una in carne ed ossa con al braccio "un brunetta". Solo che questa Gelmini ha un po' di barba cammina male sui tacchi e strepita: «Vi ho contato uno ad uno siete 5mila e maleinformati...». Un cartellone dice: "Gelmini Maria Stella 4 in pagella". Un camion dei medi ha sul tetto una "Gelminator" che divora gli studenti. Un ragazzo delle medie: "Gelmini sei un troll". E poi tanto antigoverno: "Contro il regime dei buffoni", scrivono gli studenti di un artistico con facce e maschere ad hoc. «Miliardi alle banche, miliardi all'Alitalia e per la scuola taglia, taglia, taglia», cantano quelli di Sesto San Giovanni. Un altro liceo porta il famoso affresco leonardesco con scritto "Sarà l'ultima cena?" le facce sono però di Berlusconi, Tremonti e tutto il governo. Un po' di antipolitica. E tanta voglia di "bloccare tutto". Le parole positive ci sono: tempo, qualità, cultura, rispetto. E una spruzzata di antirazzismo dalla testa alla coda, contro le classi ponti e per ricordare Abba, ammazato in queste strade, 40 giorni fa.
E questa è solo, in ultrasintesi, Milano. Perché poi non si sa da dove continuare. A Torino erano altri 100mila. Con magno gaudio della Cgil che però, anche sotto la Mole, non rappresentava la radicalità e la pluralità del corteo. Speriamo se ne rendano conto. Di cosa? Che insieme si è molto forti, ma non è nelle loro mani e piattaforme - e soprattutto in quelle scivolose dell'unità sindacale - la forza di questo movimento. Un corteo delle scuole "Giù le mani dal nostro futuro" e uno degli universitari che si incontrano a metà strada. Anche qui tanta ironia. Fiori di carta sulle giacche con scritto "La scuola pubblica è un fiore all'occhiello". Camice bianco, guanti e un paziente morto su uno stendibiancheria per gli studenti di medicina: "I tagli hanno ucciso anche lui". Le studentesse di Ostetricia sfilano così: "No futuro... no parti". In Piazza Castello, l'orchestra del Teatro Regio suona in solidarietà con gli studenti mentre gli universitari improvvisano un'assemblea in stazione di Porta Nuova.
Prese di mira le stazioni ferroviarie anche a Firenze con un corteo di 4 mila che blocca per mezz'ora Campo di Marte eludendo il blocco della polizia all'entrata principale. Idem alla stazione di Brescia. Occupati a Genova i binari della stazione di Piazza Principe (oltre 10mila in corteo dai Cobas al presidente della regione Martini). A Trieste in stazione hanno fatto lezione docenti e studenti di fisica (il corteo lo fanno oggi). A Catanzaro hanno bloccato anche il viadotto d'accesso al centro città.
Secondo la Cgil siciliana - «e non abbiamo paura di essere smentiti» - oltre 200 mila persone in piazza nell'isola: 20 mila a Catania, 10 mila a Messina, 6 mila a Siracusa, 10 mila a Trapani, 5 mila a Caltanissetta, 2mila a Cefalù. Il resto, un altro 100mila e passa, a Palermo tra scuole e 5mila universitari che si sono aggiunti al corteo sindacale. Oltre 20 mila persone, arrivate da tutta la Sardegna, a Cagliari con in testa genitori e bambini della scuola elementare Corte Piscedda di Capoterra colpita dalla disastrosa alluvione del 22 ottobre. Secondo i sindacati la legge 133 significherà la chiusura del 50% dei 1600 istituti scolastici sardi, creando pendolarismo anche nelle classi di grado inferiore.
E poi Venezia con una manifestazione di 10mila che hanno invaso il Ponte della Libertà che collega la città lagunare alla terra ferma. Ad aprire uno striscione che recita "L'onda anomala travolge la città". Subito dietro, una studentessa porta un cartello che raffigura la ministra nelle vesti di una santa "Beata Ignoranza" (Sinistra Democratica lo distribuiva a modi santino in tante città). 4mila a Belluno, 3mila a Verona (circondati dalla polizia). Ma anche 1500 a Bolzano (scuole di lingua italiana e tedesca), mentre a Trento gli studenti promuovevano un presidio e poi un corteo non autorizzato (li vogliono denunciare perché hanno creato disagio al traffico, sigh). 600 persone a Mantova, 500 ad Aosta, 400 a Piacenza. 1000 ad Ancona e 600 a Jesi in due manifestazioni di collettivi studenteschi e centri sociali. 5mila sotto una pioggia battente e fino sotto alla Prefettura a L'Aquila. Altrettanti a Lecce e Bari in due manifestazioni che hanno sorpreso anche gli organizzatori. A Napoli tre istituti superiori sfilano a Portici, mille studenti ad Arzano. Assemblea all'università Orientale e corteo di 500. A Crotone sit-in al liceo classico Pitagora. Manifestazioni a Cosenza, Reggio Calabria e Vibo Valentia (quasi tutti gli istituti chiusi) E ancora a a Capri e a Lipari (Eolie). E poi in ordine definitivamente sparso Rovigo, Adria, Perugia, Foligno, Bergamo (qualche migliaio) e decine di altre cittadine...
Alle 15 studenti universitari e collettivi medi di Milano sono ancora a Piazza Affari ("Noi la crisi non la paghiamo", no?) per un'assemblea aperta tra musica e happening, poi si rimettono in marcia. Destinazione Statale per organizzarsi per le mobilitazioni di oggi (lezioni in Duomo, presidi e infopoint). Non prima di aver dovuto fare i conti con una ventina di "compagni" che decidono di alzare un po' lo scontro con la polizia in via Torino. Petardi e un cavo tirato in mezzo alla strada. Isolati subito. Alle 16.38 a Bologna medi e universitari stanno ancor provando a occupare la stazione ferroviaria. Trattativa di 40 minuti con la polizia. Alcuni si mettono a studiare per terra e poi desistono. Ma continuano sui viali. Staranno ancora girando?

Agenda

Presentazione del secondo quaderno prodotto da Politica e Classe: Il sindacalismo indipendente in Italia. Tra competizione globale e fine dei diritti del lavoro : alle 17 al Centro congressi Cavour in via Cavour 50 con Mauro Casadio di Politica e Classe, Giorgio Cremaschi della Fiom Rete 28 Aprile, Pierpaolo Leonardi di Cub, Piero Bernocchi di Cobas, Fabrizio Tomaselli SdL intercategoriale, Paolo di Vetta di Blocchi precari metropolitani, Salvatore Cannavò di Sinistra critica, Gianni Pagliarini di PdCI e Mimmo Provenzano di Rete dei Comunisti.


31 ottobre 2008 - Corriere della Sera

Amoroso (Cub)
«Salvano le banche, noi no»

ROMA — «La soluzione per Alitalia c'è: la nazionalizzazione ». Lo pensa Antonio Amoroso, leader della Cub-Trasporti, sindacato di base ( nella foto una manifestazione).
S'ispira al modello Gordon Brown?
«Macché, noi questa idea per Alitalia l'avevamo proposta già nel 2004».
A chi?
«All'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Gli suggerimmo dove prendere i soldi».
Dove?
«Dalle riserve di Banca d'Italia».
Ma non lo fece...
«Capisco, i tempi non erano maturi. Ma ora si parla dell'ingresso dello Stato nel capitale delle banche. Perché noi no?».
Forse perché salvare Alitalia non tutela il risparmio e le imprese?
«Può darsi, ma è meglio che regalarla agli "amici"».(A.Bac.)


31 ottobre 2008 - Il Gazzettino

ACTV «I ricavi sono positivi Nessun danno da Imob»

Venezia - «Sono in corso di progressiva e rapida soluzione le criticità connesse all'avviamento del nuovo sistema di bigliettazione Imob sia per quanto concerne gli impianti tecnologici che gli aggiornamenti delle procedure di utilizzo sviluppate nel corso di questi mesi per soddisfare le esigenze degli utenti». Lo afferma in una nota Actv, rispondendo a distanza alle perplessità di una parte del consiglio comunale. «L'andamento dei ricavi da vendita di titoli di viaggio è positivo - spiega l'azienda - Dai dati finora riscontrati in questo mese di ottobre emerge che i ricavi da abbonamenti sono in linea con il periodo gennaio-aprile in cui vigeva esclusivamente il sistema cartaceo, mentre i ricavi da vendita dei biglietti di corsa semplice per residenti presentano una leggera flessione ampiamente compensata da un aumento del 14,7 per cento dei ricavi da biglietti di corsa semplice turistici». «Tutti i verificatori, trascorso il periodo transitorio caratterizzato da un approccio informativo e flessibile - aggiunge la nota - dall'inizio del mese hanno ripreso i controlli con il tradizionale rigore». Dai rapporti sui controlli emerge una sostanziale stabilità dell'evasione tariffaria con aumenti di circa l'1 per cento nell'urbano Mestre e dello 0,6 pèer cento in navigazione e una diminuzione dello 0,05 per cento nell'extraurbano.Per ridurre l'attesa e agevolare le vendite dei titoli di viaggio, entro novembre saranno inoltre avviate le installazioni di emettitrici automatiche nei principali terminal cittadini acquei e di terra. «Gli allarmi sollevati a proposito di un aumento dell'evasione tariffaria - spiega ancora Actv - sembrano pertanto smentiti ed è del tutto inesistente il rischio che una diminuzione dei ricavi possa determinare una situazione di cassa tale da compromettere il normale funzionamento dell'azienda e il regolare pagamento degli stipendi dei dipendenti. Ogni voce immotivatamente allarmistica è pertanto frutto di irresponsabilità politica e amministrativa». Con riferimento infine alla lettera aperta di Giampiero Antonini, responsabile Cub Trasporti di Venezia, che aveva sottolineato come Actv avesse assunto due elettricisti facendoli lavorare di notte per scaricare i dati e riparare i palmari in dotazione al personale di bordo, Actv ribatte: «Gli elettricisti sono stati assunti per far fronte a diverse esigenze operative e, in questo momento specifico, contribuiscono anche alla riparazione dei palmari danneggiati. È peraltro facilmente dimostrabile che la rottura di un numero significativo di apparecchi corrisponde ad un utilizzo quantomeno disattento da parte di alcuni dipendenti, dal momento che invece i palmari assegnati al gruppo dei verificatori sono tutti perfettamente funzionanti».


31 ottobre 2008 - Il Resto del Carlino

«Tagli indiscriminati, il governo ci ripensi»
SANTINI, LEADER CISL SCUOLA,IERI IN CITTÀ. SIT IN Ieri mattina in piazza Del Monte studenti e professori si sono ritrovati all’iniziativa organizzata dagli studenti di sinistra e dai Cub

Reggio E. - E’ STATA ALTISSIMA l’adesione alla manifestazione e allo sciopero contro la riforma Gelmini, approvata mercoledì scorso al Senato. Dall’ Ufficio scolastico provinciale (ex Provveditorato agli studi) i dati ufficiali. Per 39 scuole prese a campione su 68, hanno scioperato il 10,25% dei dirigenti scolastici, il 71,75% dei docenti, cioè 2.638 su 3.300 che avrebbero dovuto essere in servizio e il 67,46% del personale Ata (assistenti tecnici e amministrativi) che corrispondono a 539 degli 879 previsti come operativi. Non in tutte le scuole sono state raggiunte queste percentuali. In alcune come il Galvani o lo Scaruffi (i dati sono delle 13 di ieri mattina, manca il conteggio dei corsi pomeridiani e serali) si è raggiunto, rispettivamente il 66% e il 68% dei docenti scioperanti mentre al Bus gli insegnanti hanno scioperato al 79,80%; in altri istituti superiori la media, invece, si è attesta intorno al 50%. «Oggi è stata una manifestazione molto partecipata - spiega Monica Leonardi, segretaria provinciale della Cisl scuola mentre torna dalla manifestazione di Roma - Da Reggio sono partiti 11 pullman di cui tre di studenti e il rimamanente di docenti, personale Ata e genitori. Abbiamo manifestato contro questo attacco alla scuola statale, si tratta di un’operazione di tagli.Un altro grosso problema è il metodo: non c’è confronto pubblico e sociale, viene approvato tutto per decreto. Noi siamo disponibili a riformare il sistema, ma occorre la disponibilità a parlare. Lo sciopero e la manifestazione di oggi sono per noi un buon risultato per continuare questa protesta, per fermare i decreti attuativi. Speriamo che per questi si apra un tavolo di concertazione. Oggi abbiamo inviato un messaggio forte al ministro perchè ciò porti lo ad una riflessione, un ripensamento perché si apra il tavolo della discussione». Oltre alla manifestazione nazionale ce n’è stata una anche locale. Ecco la voce degli studenti di Sx studenti di sinistra i quali dicono:«Anche a Reggio gli studenti sono scesi in piazza per dare voce alle proprie idee e al dissenso nei confronti della legge Gelmini». Il corteo si è ritrovato in piazza Prampolini, insediando un presidio in piazza del Monte con genitori e insegnanti. Contro la riforma Gelmini, in città, hanno manifestato anche i Cub scuola, che si battono per la stabilizzazione di tutto il personale docente precario e non, promettendo lotta dura per i prossimi giorni per attivare una controriforma.


31 ottobre 2008 - Il Padova

Salute. Secondo le misurazioni di Adl il tram ha emissioni elettromagnetiche dannose per i lavoratori
"Onde fuori norma a rischio gli autisti"

Padova - Il motore del metrotram ha emissioni elettromagnetiche di gran lunga superiori ai limiti di legge consentiti. A rivelarlo è il sindacato Adl Cobas, che nei giorni scorsi ha effettuato misurazioni con uno strumento omologato a una frequenza di 50 Hertz. Secondo i dati emersi dalle perizie effettuate, le emissioni elettromagnetiche del mezzo della Lohr comporterebbero sul lungo periodo gravi danni alla salute dei lavoratori, che svolgono in cabina di comando turni di sei ore seduti proprio sopra il motore del veicolo. Una lettera è stata inviata immediatamente ad ApsHolding che gestisce il servizio. «Vogliamo capire se l'azienda abbia effettuato tutte le verifiche necessarie per garantire la salute dei lavoratori - chiarisce il sindacalista Stefano Pieretti - e soprattutto se la Lohr abbia effettuato tutte le schermature prescritte dalla normativa in vigore». Una seconda missiva è stata inviata allo Spisal. «Chiediamo che anche i medici del lavoro effettuino al più presto le misurazioni che noi stessi abbiamo svolto: in questo modo avremo i dati confermati da più soggetti e quindi più efficaci» prosegue Pieretti. Secondo le misurazioni effettuate dai sindacati il motore del metrotram emetterebbe in partenza, quindi nel momento di massima potenza, onde tra 25 e 45 Microtesla. Il limite stabilito dalla legge per evitare rischi alla popolazione è di 3 Microtesla. Valore che il metrotram non supera solo nel momento in cui è fermo: allora emette onde per 1,3 Microtesla. Valori superiori invece in tutte le altre condizioni: in marcia a velocità normale (fra 11 e 15 Microtesla) e in marcia a velocità ridotta (fra 7 e 9 Mircotesla). Il sussiste solo per l'autista, mentre per i passeggeri non vi sarebbe alcun problema: i valori registrati dal sindacato sono tali solo a distanza ravvicinata al motore, mentre nei vagoni le emissioni sono inferiori rispetto ai limiti di legge.(SIL.A.)

La manifestazione. Marcia pacifica da Prato della Valle a piazza Insurrezione per scuola e università
Corteo dei 10mila anti-Gelmini la protesta di studenti e genitori
In 300 hanno poi proseguito fino a viale Codalunga, bloccando il traffico per circa un'ora
di Silvia Fabbi

Padova - Un corteo di oltre 10mila persone ha sfilato ieri da Prato della Valle a piazza Insurrezione. Insegnanti, studenti e genitori, dalle scuole d'infanzia all'università: tutti uniti contro il decreto 137 convertito giovedì in legge dal Senato. Il passaggio legislativo non scoraggia però i promotori della protesta, decisi anzi a «continuare la battaglia finché il governo non tornerà sui propri passi». Fin dalle 9 del mattino i partecipanti sono confluiti alla Loggia Amulea: le nuove delegazioni venivano accolte con cori e applausi. La marcia, pacifica, colorata e apolitica, ha preso le mosse dal Prato della Valle poco prima delle 10. In testa i bambini delle elementari, armati di palloncini e guidati da una squadra di saltimbanchi e giocolieri. Presenti rappresentanze di tutti gli istituti cittadini: dalla Salvo D'Acquisto alla Bertacchi, dalla Lambruschini agli istituti comprensivi. «Protestiamo contro una vera e propria dismissione della scuola pubblica a fronte di continue regalie agli istituti privati» spiega Maurizio Peggion, maestro alla Manin. Subito dietro, delegazioni delle medie insieme ai sindacalisti della scuola (Adl Cobas). Niente bandiere né stemmi politici (tranne alcuni antifascisti), a sottolineare l'universalità della contestazione al ministro all'Istruzione Mariastella Gelmini. Al centro gli studenti delle superiori, subito dietro al furgone con amplificatori e microfoni, fra striscioni, megafoni e rullanti a dettare il ritmo alla processione. In coda gli universitari, dottorandi e specializzandi. «L'unico dialogo parte dal ritiro della 133», «Non vedo, non sento ma taglio», «Sono un facinoroso, non fatemi arrabbiare» accanto al disegno di un bebè con il ciuccio in bocca: alcuni degli slogan stampati, dipinti, tracciati sugli striscioni che hanno attraversato la città. Solo polemiche a distanza, ma niente scontri fra le diverse anime della manifestazione. Un appello per una mobilitazione anti-Gelmini a Exposcuola il prossimo giovedì 6 novembre è partito dai promotori del corteo: «Gelmini a Padova non sei desiderata, non ti vogliamo». Dopo l'arrivo in piazza Insurrezione verso le 11.30, un gruppo di circa 300 persone si è staccato dalla manifestazione principale, proseguendo la marcia attraverso via Martiri della Libertà, largo Europa, via Giotto e piazza Mazzini fino a viale Codalunga. Alla testa della frangia "non autorizzata" i no global con Max Gallob insieme agli studenti del Collettivo di Scienze Politiche e delle scuole superiori. Dopo un breve sit-in in piazza Mazzini gli studenti si sono fermati all'incrocio fra via Trieste e viale Codalunga, dove si sono seduti a terra bloccando il traffico per un'ora. «Il governo blocca il nostro futuro, noi blocchiamo la città: non è una rottura con il resto della manifestazione, solo un modo diverso di protestare» chiarisce Sebastian Kohlscheen. Poliziotti in tenuta anti sommossa all'imbocco di piazzale Stazione hanno scoraggiato il contingente dal tentativo di bloccare i binari. Dopo un'ora il gruppo "non autorizzato", intanto rimpinguato da un milgialio di persone provenienti da piazza Insurrezione, ha svoltato per viale Trieste e attraverso corso del Popolo e corso Milano si è ricongiunto verso le 12.30 alla manifestazione principale che si è conclusa poco dopo.


31 ottobre 2008 - Corriere di Bologna

Scuola, 15 mila in corteo Tafferugli con la polizia
Città bloccata per otto ore, gli scontri in via Castiglione Ferita anche una giornalista del «Corriere», colpita alla testa Dopo i momenti di tensione la polizia ha trattato con gli universitari e li ha fatti ripartire per via Cartoleria
di Alessandro Mantovani

Bologna - Era filato tutto liscio. Il corteo, più folto del previsto, era partito da piazza del Nettuno lungo via Indipendenza e via Irnerio, poi aveva risalito via Zamboni. Slogan e striscioni contro il ministro Gelmini e la Confindustria, in piazza studenti medi e universitari ma anche mamme con i bambini, i Cobas e le Rdb che hanno disertato la sfilata romana dei confederali. I sindacati di base dicono trentamila, la questura sette-ottomila. La verità sta nel mezzo: c'erano almeno quindicimila persone che hanno bloccato la città per otto ore.
Il movimento studentesco a Bologna è forte e l'intero centrosinistra ne tiene conto. Oltre ai dirigenti di Rifondazione e al consigliere Valerio Monteventi c'era anche il segretario del Pd, Andrea De Maria. Era la piazza dei precari dell'Alma Mater con il volto dipinto di bianco, vestiti di nero con addosso il cartello «tagliato», dei coloratissimi studenti dell'Accademia e degli slogan eloquenti e fantasiosi degli universitari: «Coscienze politiche » sullo striscione di Scienze politiche, «Lasciateci la facoltà di inventare» su quello di Ingegneria. Sono le mille anime di chi difende la scuola pubblica: «Quod non fecit Moratti fecit Gelmini», ha scritto qualcuno. In piazza anche crisantemi e cartelli come «il mio maestro unico è comunista e mi vuole mangiare.
Aiuto!». Tutto tranquillo fino a via Castiglione dove uno sbarramento di polizia, una quarantina di uomini all'altezza di vicolo Santa Lucia, impediva di avvicinarsi all'«obiettivo» della manifestazione, la sede di Unindustria. Verso le 13 centinaia di studenti sono arrivati a contatto con gli agenti in tenuta antisomossa e hanno cominciato a spingere, qualcuno più forte degli altri. La polizia a un certo punto ha usato i manganelli per respingerli, non una vera e propria carica ma quasi. Dalle file più arretrate è partito un lancio di oggetti, bottiglie e forse qualche sasso piovuti sulla polizia ma anche su chi si trovava nel mezzo, compreso un gruppo di giornalisti rimasti incastrati che avevano chiesto ai poliziotti in divisa di farli passare dall'altra parte, mostrando inutilmente i tesserini. Così sono state colpite Benedetta Boldrin, giornalista del Corriere di Bologna, ferita al capo forse da una bottiglia e trasportata in ambulanza al Sant'Orsola dove sono stati necessari sei punti di sutura, e in modo più lieve la collega Federica Gieri del Carlino.
Possibile che i tesserini dell'Ordine non abbiano convinto i poliziotti a far passare i cronisti? «A freddo, nelle situazioni normali, voi passate non una ma diecimila volte — risponde il questore Luigi Merolla —. Ma quello era un momento di tensione, di frizione, e il timore che succedesse qualcosa era peraltro fondato». Secondo la Questura, oltre alla necessità di proteggere la sede degli industriali, c'era il rischio che i manifestanti volessero arrivare alla sede dei neofascisti di Casapound in piazza di Porta Castiglione, magari per replicare gli scontri di mercoledì a piazza Navona (nessuno dei collettivi ammette però di averci pensato). Il questore respinge anche l'ipotesi che lo schieramento di appena 40 uomini fosse esiguo o in qualche modo «abbandonato» a se stesso, senza un funzionario nelle vicinanze. «Se i manifestanti sono arrivati a contatto — aggiunge — è solo perché ci sono voluti arrivare». Merolla esprime infine «tutta la solidarietà alla vostra collega e il rammarico per l'accaduto» ma per il resto il bilancio della questura è positivo. «Il corteo doveva fermarsi lì, questi erano gli accordi. Per lo meno dovevano fermarsi a discutere su come proseguire. L'esercizio della forze è stato contenuto e riconosco anche un certo equilibrio a chi teneva le prime file dei manifestanti», dice ancora il questore.
Ha senz'altro ragione. Alle 14, finiti i due-tre minuti di tafferugli, la polizia ha trattato con gli universitari e li ha fatti ripartire per via Cartoleria: un migliaio, poi almeno tremila. «Non ci dividerete tra buoni e cattivi», dicevano. Hanno improvvisato un altro corteo in Santo Stefano e sono scesi fino alla porta, in testa anche un camioncino con l'amplificazione, poi hanno imboccato i viali verso porta Maggiore. «Se ci toccano il futuro noi blocchiamo la città», cantavano. E ancora vecchi slogan antifascisti, cori da stadio contro Gelmini e Tremonti e l'immancabile «noi la crisi non la paghiamo ». La polizia voleva farli rientrare verso la zona universitaria e invece niente, né a San Vitale né a San Donato. Si è alzato un coro: «Stazione, stazione». Non erano i collettivi a spingere per andare a bloccare i binari, erano studentelli agitati e senza grande esperienza, convinti chissà perché di non correre rischi o decisi a correrli. Così alle 15.10 sono arrivati alla stazione dove gli agenti in tenuta antisommossa, un centinaio, bloccavano gli accessi. Mezz'ora di fronteggiamento e di grida di «servi», «a scuola vanno anche i vostri figli », poi ha prevalso il buon senso. Gli studenti si sono accontentati di bloccare per altre due ore piazza XX Settembre e il ponte di Galliera, paralizzando i viali. Fino all'ultimo corteo su via Indipendenza per tornare, otto ore dopo, in piazza Maggiore. Breve comparsata in Sala Borsa. Ora la Digos potrebbe far scattare denunce per manifestazione non preavvisata e blocco stradale.


31 ottobre 2008 - Corriere del Veneto

Elettromagnetismo
«Tram: gli autisti rischiano grosso»

PADOVA— «Inquinamento elettromagnetico del tram? 45 microtesla quando il limite si ferma a 3». Lo denuncia Stefano Pieretti dell'Adl-Cobas, che chiede un intervento dello Spisal: «Gli autisti del tram rischiano seriamente di ammalarsi».


31 ottobre 2008 - La Gazzetta di Reggio

Tanti reggiani in corteo cancelli chiusi nelle scuole
di Roberto Fontanili

Reggio E. - Traffico scorrevole e bus semivuoti. Questa, ieri, la prima conferma che molte scuole elementari e medie inferiori reggiane erano rimaste chiuse per lo sciopero indetto dai sindacati Cgil, Cisl Uil, Gilda e Snals che hanno partecipato alla manifestazione nazionale che si è svolta ieri a Roma con 11 pullman zeppi di insegnanti, genitori, studenti e pensionati.
Ma anche molte scuole superiori hanno funzionato a singhiozzo, con tanti studenti in giro per il centro di Reggio, mentre altri (alcuni studenti del liceo classico) hanno scelto di manifestare tenendo lezione all’aperto all’ex campo Tocci. Un’ulteriore conferma della grande partecipazione del mondo della scuola reggiana allo sciopero, è arrivata intorno alle 13.30, quando dal Polo scolastico di via Makallè, i bus, di solito presi d’assalto, sono ripartiti con pochi passeggeri.
Di dati ufficiali, invece, nemmeno a parlarne. Arriveranno forse nel tardo pomeriggio di oggi e saranno quelli raccolti direttamente dai sindacati, perché quelli dell’ex Provveditorato prima vanno al Ministero a Roma e solo dopo arriveranno a Reggio.
«La nostra provincia - ci ha detto il segretario della Cgil Scuola Roberto Bussetti che abbiamo raggiunto telefonicamente a Roma - è l’unica in Emilia Romagna che non ha ancora diffuso i dati ufficiali dell’adesione allo sciopero del 17 ottobre (quello indetto dal sindacato autonomo Cub ndr). Abbiamo già inviato all’ufficio scolastico giorni scorsi una protesta, per evitare che anche per il nostro sciopero accada la stessa cosa». Per questa ragione la Cgil, ma anche gli altri sindacati della scuola, hanno attivato i loro rappresentanti per raccogliere dati scuola per scuola.
«La prima sensazione dalle telefonate che abbiamo ricevuto - dice ancora Bussetti - è quella che molti plessi scolastici siano rimasti chiusi. Certamente è la più grande manifestazione del mondo della scuola: da quando sono al sindacato, da Reggio non sono mai partiti 11 pullman per partecipare una manifestazione nazionale».
E secondo il segretario della Cgil scuola a Roma erano davvero in tanti i reggiani guidati dal segretario della Camera del Lavoro Mirto Bassoli e dai segretari dei sindacati di categoria come Monica Leonardi della Cisl scuola e Claudio La Cava del sindacato insegnanti della Gilda, solo per fare qualche esempio. La delegazione reggiana è arrivata alla stazione Anagnina quindi ha preso la metropolitana per raggiungere piazza della Repubblica, ma solo una parte è riuscita a entrare in piazza del Popolo, mentre molti altri hanno dovuto attendere la fine della manifestazione nelle vie adiacenti. Roberto Bussetti che verso le 14 stava già ritornando al punto di concentramento da dove, intorno alle 15, i pullman sono ripartiti alla volta di Reggio, ci ha anche raccontato di essere riuscito a malapena ad entrare in piazza del Popolo ed assistere all’ultimo intervento della manifestazione che si è chiusa con l’Inno di Mameli. «E’ stata una manifestazione pacifica - ha concluso - ed è stato importante trovare in piazza tanta gente. Insegnanti e studenti, genitori e lavoratori di altre categorie, che hanno scelto di manifestare per difendere la scuola pubblica. E se il Governo intende andare avanti su questa strada, andremo avanti anche noi».


31 ottobre 2008 - La Nuova Venezia

«Bene ottobre, in arrivo biglietterie automatiche»
Actv, boccata d’ossigeno Incassi aumentati del 14%

Venezia - Una boccata d’ossigeno al bilancio di Actv che, nei premi semestre dell’anno, ha incassato 7 milioni di euro in meno. Ottobre, infatti, ha visto un aumento del 14,7% dei ricavi da biglietti per turisti. Dai dati dell’ultimo mese emerge che i ricavi da abbonamenti sono in linea con il periodo gennaio-aprile in cui vigeva esclusivamente il sistema cartaceo, mentre i ricavi da vendita dei biglietti di corsa semplice per residenti presentano una leggera flessione ampiamente compensata da un aumento del 14,7% dei ricavi da biglietti.
Tutti i verificatori, trascorso il periodo transitorio, dall’inizio del mese hanno ripreso i controlli, come spiega Actv che, inoltre, rende noto che dalla reportistica sui controlli emerge una sostanziale stabilità dell’evasione con aumenti di circa l’1% a Mestre, dello 0,6% in navigazione e dello 0,05% nell’extraurbano.
Per ridurre l’attesa e agevolare la vendita dei biglietti, entro novembre saranno inoltre avviate le installazioni di emettitrici automatiche nei principali terminal cittadini.
In merito alla lettera aperta del responsabile Cub Trasporti di Venezia, Giampietro Antonini, Actv precisa che «gli elettricisti sono stati assunti per far fronte a diverse esigenze operative e, in questo momento specifico, contribuiscono anche alla riparazione dei palmari danneggiati. E’ peraltro facilmente dimostrabile che la rottura di un numero significativo di apparecchi corrisponde ad un utilizzo quantomeno "disattento" da parte di alcuni dipendenti, dal momento che invece i palmari assegnati al gruppo dei verificatori sono tutti perfettamente funzionanti».


31 ottobre 2008 - Leggo

PADOVA - Livelli di elettrosmog altissimi...
di Giorgio Scura

PADOVA - Livelli di elettrosmog altissimi nelle "cabine di pilotaggio" del tram. Leggo e l’associazione Apple prima e successive verifiche dei sindacati poi hanno scoperto che gli autisti del metrobus lavorano in un campo elettromagnetico con punte di 45 microtesla, contro un limite di legge di 3 e una soglia scientifica di 0,2 microtesla. Colpa dei potenti motori elettrici del mezzo che si trovano proprio in testa e in coda dei vagoni. Soprattutto in fase di partenza, sviluppano tensioni potenzialmente pericolose. La notizia si è già diffusa tra i lavoratori Aps impegnati per ore e ore ogni giorno sul mezzo della Translohr. Sono preoccupati, vogliono vederci chiaro, vogliono essere rassicurati che il loro ambiente di lavoro sia salubre. «Abbiamo scritto all’azienda e allo Spisal - dice Stefano Pieretti, coordinatore provinciale Cobas - perchè vengano al più presto sui mezzi a fare altri rilievi tecnici, è un nostro diritto chiederli ed è un loro dovere farli. Da quelli che avete affettuato voi di Leggo martedì e quelli fatti da noi ieri risultano valori allucinanti: 3 microtesla con mezzo fermo, 8 nei tratti lenti, 12 nei tratti veloci e punte da 40/45 microtesla in partenza da fermo».


30 ottobre 2008 - Adnkronos

STATALI: RDB-CUB, NO A PROTOCOLLO AUMENTI SALARI IRRISORI

Roma, 30 ott. - (Adnkronos) - No al protocollo che definisce aumenti salariali «irrisori» e contemplando gli stessi assetti contrattuali. È Paola Palmieri, della direzione nazionale Rdb pubblico impiego, a giudicare così, al tavolo di confronto, la proposta del governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. «Gli aumenti sono pari a 68 euro lordi medi e meglio farebbe il governo a riflettere sugli effetti esplosivi delle sue politiche economiche e sociali che fino ad ora sono state a senso unico a favore di banche e imprese», ha aggiunto.

No anche dalle Rappresentanze sindacali di base: ''Aumenti salari irrisori''
Statali, firmato il protocollo d'intesa. 'No' della Cgil che conferma gli scioperi
Il governo: ''Aumento di 70 euro lordi al mese''. Sì di Cisl, Uil e Ugl. Epifani: ''Divisione peserà su futuo dei rapporti tra sindacati''. Brunetta soddisfatto: ''Un grande risultato''

Roma, 30 ott. (Adnkronos) - Sì di Cisl, Uil, Ugl e Confsal al protocollo d'intesa proposto dal governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego 2008-2009. Non ha firmato invece la Cgil che ha mantenuto il suo giudizio negativo di fronte a un testo che non ha registrato modifiche rispetto alla presentazione dei giorni scorsi. Palazzo Chigi ha confermato infatti l'aumento salariale di 70 euro lordi in media al mese per gli statali e il recupero, già in legge finanziaria, dei 200 milioni di euro tagliati dal decreto Tremonti al fondo unico di amministrazione. E' questa la proposta che il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta (nella foto) ha messo sul tavolo di confronto con i sindacati. Il governo si è impegnato inoltre a recuperare anche i tagli al trattamento economico accessorio che ammontano a circa 530 milioni di euro. Una proposta bocciata dalla Cgil. "Confermo l'opinione negativa sul protocollo", spiega al tavolo di confronto il leader Guglielmo Epifani che sottolinea come con la proposta il governo "recupera solo di un terzo quanto perso con l'inflazione e il mancato recupero del fiscal drag". Per la Cgil, inoltre,"non ci sarebbe nessuna garanzia sulla restituzione del maltolto", dei tagli cioè sia al Fondo unico amministrativo che al salario accessorio, "e niente per i precari". Dunque ''Cgil denuncerà ai lavoratori che non si vuole investire nel settore pubblico. Ci dispiace che Cisl e Uil abbiano fatto una scelta diversa, una divisione che peserà sul futuo dei rapporti tra i sindacati. Non resteremo fermi e confermiamo gli scioperi programmati''. Per il ministro Brunetta quello raggiunto oggi "è un grande risultato". Un accordo quadro che consente di erogare i 6 miliardi previsti per il rinnovo del contratto. "La firma al Protocollo ci consente di procedere ora con i singoli comparti e di realizzare il pagamento di quanto previsto dalla finanziaria, da gennaio prossimo", ha aggiunto nel corso di una breve conferenza stampa al termine dell'incontro ricordando come verra' erogata a dicembre, in una unica soluzione, l'indennità di vacanza contrattuale e la tredicesima. ''In più abbiamo deciso di lavorare a un modello unico contrattuale tra pubblico e privato -continua Brunetta- ci sara' la stessa durata e lo stesso riferimento all'inflazione. Questo ci consente di evitare ritardi nei rinnovi''. No al protocollo che definisce aumenti salariali "irrisori" e contemplando gli stessi assetti contrattuali, arriva anche da Paola Palmieri, della direzione nazionale Rdb pubblico impiego. "Gli aumenti sono pari a 68 euro lordi medi e meglio farebbe il governo a riflettere sugli effetti esplosivi delle sue politiche economiche e sociali che fino ad ora sono state a senso unico a favore di banche e imprese", ha aggiunto.

RICERCA: PARTITO A ROMA CORTEO PRECARI ISS, OBIETTIVO STABILIZZAZIONE

Roma, 30 ott. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - È partito da pochi minuti il corteo dei precari dell'Istituto superiore di Sanità diretto verso la Direzione provinciale del lavoro di Roma, a poche centinaia di metri di distanza, in via Cesare De Lollis. Circa un centinaio di manifestanti con cartelli e striscioni contro la legge 133 e gli emendamenti 'ammazza-precarì chiedono la novazione del contratto, dalla forma attuale a quella di lavoratore dipendente. Il tentativo di conciliazione all'Ispettorato del lavoro riguarda circa 300 precari che chiedono il riconoscimento anche pregresso della loro posizione, ai fini dell'anzianità, ma sono disposti a rinunciare al corrispettivo economico. «La spesa per l'Iss - calcola Cristiano Fiorentini, sindacalista della Usi-Rdb ricerca - dovrebbe essere di circa 10 milioni di euro, in parte però già assorbita dagli stipendi corrisposti ai lavoratori. La nostra è una battaglia contro la precarietà. I ricercatori, non solo all'Iss, hanno spesso forme contrattuali atipiche che noi definiamo esternalizzate, quando non sono Co.co.co o assegni di ricerca. Il problema qui all'Iss riguarda 600 lavoratori, molti dei quali pur avendo contratti a progetto sono assegnati a servizi che hanno carattere continuativo». Fiorentini fa l'esempio del Centro di controllo vaccini «la cui equipe conta sei o sette ricercatori Co.co.co o esternalizzati, eppure - conclude - si tratta di un progetto che rientra nelle finalità istituzionali dell'ente».

RICERCA: FALLITO TENTATIVO CONCILIAZIONE TRA PRECARI ISS ED ENTE
IL SINDACATO, FAREMO RICORSO A GIUDICE DEL LAVORO E CONTINUEREMO PROTESTA

Roma, 30 ott. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - È fallito il tentativo di conciliazione tra i precari dell'Istituto superiore di sanità (Iss) e lo stesso ente. Stamattina l'incontro alla Direzione provinciale del lavoro, dove i precari in corteo sono giunti dalla sede dell'Iss con cartelloni e manifesti. A darne notizia è Cristiano Fiorentini, sindacalista dell'Usi-Rdb Ricerca. «L'Iss ha sostenuto il carattere di libera professione dei contratti in discussione. Noi abbiamo le prove del contrario - afferma all'ADNKRONOS SALUTE - e le porteremo davanti al giudice del lavoro. E oltretutto proseguiremo nella protesta».

SCUOLA: BOLOGNA, IN MIGLIAIA IN PIAZZA PER CORTEO NO-GELMINI
MANIFESTAZIONE DIRETTA IN SEDE CONFINDUSTRIA

Bologna, 30 ott. - (Adnkronos) - Sono già diverse migliaia gli studenti medi e universitari che si sono concentrati in piazza Nettuno e in Piazza Magiore a Bologna, pronti a partire per il corteo no-Gelmini che sfilerà lungo via Indpendenza, Irnerio e Zamboni. La manifestazione è diretta alla sede di Confindustria, ma al momento i ragazzi hanno avuto l'autorizzazione a marciare fino a via Castiglione davanti alla Chiesa di Santa Lucia. «L'idea è riuscire ad attaccare uno striscione davanti alla sede degli industriali - spiega Lisa Dorigatti, studentessa di Scienze Politiche, tra i promotori dll'iniziativa - ma è più importante che il corteo sia nutrito e compatto». Sono presenti moltissimi studenti delle scuole superiori, ma anche gli universitari tra cui alcuni studenti delle facoltà scientifiche che si sono presentati in piazza con il camice. 'No alla fondazione, sì alla formazionè, 'Tremonti-Gelmini giù le mani dai bambinì. Sono questi alcuni degli slogan che campeggiano sugli struscioni esposti dai manifestanti. In piazza anche alcuni rappresentanti dei sindacati Rdb e Cobas che hanno esposto alcune bandiere, nonostante i ragazzi avessro chiesto di non esporre simboli sindacali. Pronto partire, dietro i primi striscioni, anche un camioncino che diffonderà musica e dal quale, a turno, gli studenti parleranno al microfono.


30 ottobre 2008 - Asca

STATALI: CISL, UIL E CONFSAL FIRMANO PROTOCOLLO. CGIL RESPINGE ACCORDO

(ASCA) - Roma, 30 ott - Cisl, Uil, Ugl e Confsal hanno firmato il protocollo d'intesa sul pubblico impiego proposto dal ministro Brunetta, mentre Cgil e RdB-Qub hanno confermato il loro 'no'. Irrisori aumenti salariali, nessuna certezza su restituzione oneri accessori e sul destino dei precari tagliati dalle precedenti finanziarie: sono questi i motivi illustrati in conferenza stampa dal segretario della Cgil Guglielmo Epifani che hanno portato al rifiuto dell'accordo. ''Decideremo quali misure di protesta adottare, mi dispaice che Cisl e Uil abbiano fatto una scelta diversa: e' un errore che non rimarra' senza conseguenze'' ha detto Epifani.


30 ottobre 2008 - Ansa

STATALI: RDB-CUB, NO A AUMENTI IRRISORI

(ANSA) - ROMA, 30 OTT - La federazione delle rappresentanze di base del pubblico impiego, Rdb-Cub, conferma il suo no al protocollo di intesa Brunetta che prevede «aumenti contrattuali irrisori». Il sindacato dice anche no ad «assetti dei contratti che prevedono una durata triennale». Le Rdb che partecipano all'incontro con il governo hanno richiamato l'attenzione sulle «esplosive conseguenze delle politiche economiche e sociali intraprese a senso unico in favore di banche e imprese».

STATALI: INTESA SPACCA SINDACATO;SI'DA CISL-UIL,NO CGIL
PRONTI A SCIOPERO GENERALE; BRUNETTA, UN GRANDE RISULTATO
di Lucia Manca

(ANSA) - ROMA, 30 OTT - Sindacato spaccato sul rinnovo del contratto degli statali: Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae firmano il protocollo d'intesa a Palazzo Chigi, mentre la Cgil conferma il suo 'no' e si prepara allo sciopero generale della categoria a dicembre, preceduto a novembre dagli stop regionali, a cominciare da lunedi' prossimo. Una divisione quella tra i tre sindacati confederali che rievoca il Patto per l'Italia e che non potra' non avere ripercussioni pesanti tra le organizzazioni. Lo dice senza mezzi termini il leader di Corso d'Italia, Guglielmo Epifani, secondo cui la firma e' stato ''un errore che non restera' senza conseguenze'' perche' rappresenta un ''ulteriore elemento di divisione che naturalmente incidera' sui nostri rapporti''. Ma non sono meno dure le repliche dei segretari generali di Uil e Cisl, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni. Anzi. ''La Cgil sta smettendo di essere un sindacato'', afferma Angeletti, che aggiunge e rincara: ''speriamo che a forza di sbattere la testa si ravvedano. La Cgil, ha deciso o non puo' (e se non puo' e' peggio che se non vuole, come diceva Nenni) fare accordi''. Bonanni si dice molto dispiaciuto per la Cgil: ''Abbiamo evitato - afferma - che il sindacato potesse essere scavalcato in una sorta di qualunquismo imperante''. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, saluta il protocollo come ''un grande risultato'', con l'unico rammarico di non aver avuto la firma di tutti: ''Io sono per avere tutte sigle a firmare un contratto, se si puo'. Se non si puo', si fa avanti con chi firma'. A indurre la Cisl e la Uil a firmare il protocollo d'intesa che rappresenta una sorta di accordo quadro ponte, il ripristino delle risorse per la produttivita': circa 200 milioni tagliati dal fondo unico di amministrazione con il decreto Tremonti prima dell'estate, che, se la decurtazione fosse stata confermata, avrebbe comportato un alleggerimento pesante delle buste paga da gennaio. Mentre c'e' l'impegno a recuperare i 530 milioni previsti da leggi speciali. L'aumento per i ministeri previsto e' di 70 euro circa e complessivamente dal prossimo anno le retribuzioni saranno piu' pesanti per 6 miliardi. Dai sindacati firmatari e' stata sottolineata anche l'importanza sul nuovo modello contrattuale, a cui si sta lavorando anche per il settore pubblico. Saranno definite, infatti, linee guida che poi faranno parte dell'eventuale accordo generale con Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali. Secondo Bonanni, e' importante il ripristino dei fondi per il salario accessorio che ''unilateralmente erano stati tolti''. Ha ammesso che l'aumento di 70 euro e' basso, ma la ''premessa - ha osservato - e' che venivamo da un biennio di difficolta'''. Il sindacalista ha chiesto, quindi, il taglio delle tasse sul salario di produttivita' pure per il pubblico impiego. Anche per Angeletti, l'accordo e' una soluzione ''molto positiva: per i lavoratori, prima delle ferie, c'era una legge che riduceva i salari con l'eliminazione del salario accessorio. E questo e' stato il principale motivo di opposizione dei sindacati. L'unica macchiolina, dunque, l'atteggiamento della Cgil''. Tira dritto per la sua strada la Cgil che boccia senza mezzi termini l'intesa. ''Non c'e' nessun motivo per cambiare idea'', ha scandito Epifani, che ha spiegato le ragioni del dissenso: ''l'aumento e' inferiore all'inflazione reale e non c'e' alcuna certezza sulla restituzione degli oneri accessori del maltolto. Nessuna novita' anche per i precari''. Per l'Ugl si e' trattato di una ''firma politica''. ''Il governo - ha sottolineato il numero uno Renata Polverini - ha preso un impegno solenne, con Brunetta e Letta, per restituire le risorse ed evitare che per la prima volta a gennaio i lavoratori del pubblico impiego vedessero una decurtazione reale del loro salario''. E rivolgendosi alla Cgil, ha detto in questo momento di grande preoccupazione era ''necessario dare a questi lavoratori la certezza di vedere il rinnovo contrattuale''. A non firmare anche le Rdb-Cub, che giudicano l'aumento ''irrisorio'' e sottolineano ''le esplosive conseguenze delle politiche economiche e sociali intraprese dal governo a senso unico in favore di banche e imprese''.

P.A: RDB, SPEGNERE COMPUTER INPS PER UN'ORA CONTRO LEGGE 133

(ANSA) - BOLOGNA, 30 OTT - Domani computer spenti in tutte le sedi dell'Inps dalle 8 alle 9: è la singolare protesta promossa dalle RdB contro la legge 133 e contro lo smantellamento della pubblica amministrazione. Ad annunciarlo, in una nota, è Luigi Romagnoli, coordinatore nazionale della RdB-Cub Inps. «Domani in tutte le sedi spegneremo per un'ora i pc per accendere la mobilitazione contro i tagli agli organici e al salario accessorio previsti dalla legge 133 del 2008 - spiega Romagnoli -. Chiediamo l'abrogazione della norma che taglia gli incentivi e rinnovi contrattuali adeguati all'aumento del costo della vita». «Nell'ora di protesta - prosegue il delegato di RdB - garantiremo l'apertura degli sportelli ritirando la documentazione e fornendo informazioni all'utenza, senza tuttavia consultare le procedure informatiche. Chiediamo ai cittadini comprensione e solidarietà contro una manovra economica che finisce per minare il diritto alla pensione, alla salute, all'istruzione».

RICERCA: ISS, CATENA UMANA PRECARI MA VERTENZA IN ALTO MARE

(ANSA) - ROMA, 30 OTT - Stamane hanno sfilato in oltre 300 per dire 'nò all'emendamento del ministro Brunetta che blocca la stabilizzazione dei precari degli enti di ricerca e per chiedere un riconoscimento dei propri diritti di lavoratori. Sono i precari dell'Istituto superiore di sanità (Iss), la cui vertenza resta però ancora in alto mare dopo l'esito negativo del tentativo di conciliazione con l'Iss appena terminato presso gli uffici della Direzione provinciale del lavoro di Roma. «Abbiamo formato una catena umana di oltre 300 ricercatori precari - ha affermato Cristiano Fiorentini del sindacato Rdb-Ricerca, che ha promosso l'iniziativa - che è culminata con un presidio presso gli uffici del lavoro». I precari chiedono venga loro riconosciuta la qualità di lavoro subordinato per il servizio svolto con contratti Co.co.co ed altre forme atipiche: «All'Iss - ha sottolineato Fiorentini - sono circa 600 i precari con contratti atipici ma che, nella realtà, lavorano essendo perfettamente integrati in Istituto da 3-10 anni e svolgendo anche compiti istituzionali». La conciliazione è però fallita: «L'amministrazione - ha detto Fiorentini - si è appellata alla natura del contratto co.co.co, che non prevede vincoli con l'Istituto. Questa - ha commentato - è una chiara mistificazione». La protesta dunque, annuncia il rappresentante sindacale, andrà avanti: «Proseguiremo con i ricorsi, al momento 300, e con le forme di lotta». Il punto, ha concluso Fiorentini, è che «il ministro Brunetta, con i suoi provvedimenti, insiste a non voler considerare la grande platea dei circa 8.000 ricercatori precari con contratti atipici che lavorano negli enti. Di questi ricercatori, ulteriore categoria rispetto a quelli con contratti a tempo determinato, finora si sono tutti completamente dimenticati».

SCUOLA: BOLOGNA; DOPO SETTE ORE CORTEO SI SCIOGLIE PROTESTA

(ANSA) - BOLOGNA, 30 OTT - La manifestazione contro la riforma Gelmini a Bologna è proseguita per circa sette ore, con un maxi-corteo che ha bloccato il traffico in città e si è sciolta verso le 17, con il ritorno in piazza Maggiore. Dalla mattinata gli studenti universitari e delle scuole superiori, insieme ai Cobas e a Rdb-Cub, hanno percorso le vie di Bologna in un lungo corteo. Per la Questura i partecipanti erano ottomila, per gli organizzatori 30 mila. Anche prima della tentata occupazione della stazione, la gente si erano gradualmente dispersa, e ad arrivare in piazza erano meno di un migliaio.


30 ottobre 2008 - Agi

STATALI: NO RDB-QUB A BOZZA BRUNETTA "AUMENTI IRRISORI"

(AGI) - Roma, 30 ott. - La proposta di rinnovo del contratto degli statali del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, incassa anche il no di RdB-Qub. "Abbiamo nuovamente respinto il protocollo Brunetta - e' la posizione del sindacato - per gli irrisori aumenti salariali, pari a 68 euro medi mensili. I nostri rappresentanti sono intervenuti per sollecitare il governo a mostrare maggiore attenzione per gli effetti esplosivi sulle dinamiche economiche e sociali della proposta".


30 ottobre 2008 - Dire

Contratto statali, protocollo firmato (ma non dalla Cgil)
Il sì di Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae. Brunetta: "Un grande risultato". Epifani: 'Si prevede un aumento del 3% nel biennio, che è meno dell'inflazione reale; non c'è nessuna certezza sugli oneri accessori; non c'è nulla sui precari; si confermano tutti i tagli'

ROMA - "Nuntio vobis gaudium magnum". Con queste parole, entrando in sala stampa a Palazzo Chigi, il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, annuncia la firma del protocollo sul contratto del pubblico impiego da parte di governo, Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae. Non hanno sottoscritto il protocollo Cgil e Rdb-Cub. A disposizione per l'attuazione, spiega il ministro, "ci sono 6 miliardi di euro". Secondo Brunetta, quanto successo oggi nell'incontro a Palazzo Chigi rappresenta "un grande risultato". Ma Epifani è rimasto fermo sulle sue posizioni: "Abbiamo confermato che la Cgil non firma, non c'e' nessun motivo per cambiare opinione", ha detto il segretario. E queste sono le motivazioni: "Si prevede un aumento del 3% nel biennio, che e' meno dell'inflazione reale; non c'e' nessuna certezza sugli oneri accessori; non c'e' nulla sui precari; si confermano tutti i tagli". Dunque, ribadisce Epifani, "la Cgil non firma". Soddisfatto invece Brunetta. "Un contratto onesto, con modalita' chiare e oneste, che ripristina i salari dei pubblici dipendenti". Così sintetizza il 'Protocollo d'intesa' per il rinnovo contrattuale degli statali, tenendo conto- puntualizza- che si tratta dell'ultimo biennio, di un "biennio ponte che ci proietta verso il nuovo modello contrattuale ancora tutto da definire". A giudizio di Brunetta, i pubblici dipendenti ora "possono avere certezza del rinnovo del loro contratto e certezza della cifra, 60 piu' 10" piu' il "recupero del dividendo di efficienza" che sara' distribuito in sede di contrattazione di secondo livello. Per il segretario della Cisl Raffaele Bonanni "e' importante aver chiuso questa intesa, dopo 3 anni di difficolta' del pubblico impiego". E, quanto alla spaccatura con Cgil, "una organizzazione deve saper capire anche dove si trova", aggiunge Bonanni dicendosi "molto dispiaciuto" per la scelta della Cgil di non firmare il Protocollo d'intesa: "Mi dispiace davvero- ripete il leader della Cisl- perche' nel pubblico impiego c'e' stata molta unita'". Certo, osserva Bonanni, "ognuno di noi vorrebbe di piu', pero' poi c'e' il senso di responsabilita' e il saper soppesare le condizioni di contesto". Conseguenze nei rapporti tra le tre organizzazioni sindacali, come dice Epifani? "La vera conseguenza che ho voluto evitare- replica il segretario della Cisl- e' che si potesse scavalcare il sindacato in una sorta di qualunquismo imperante" contro gli statali.

STATALI. BRUNETTA: NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM, GRANDE RISULTATO

(DIRE) Roma, 30 ott. - "Nuntio vobis gaudium magnum". Con queste parole, entrando in sala stampa a Palazzo Chigi, il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, annuncia la firma del protocollo sul contratto del pubblico impiego da parte di governo, Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae. Non hanno sottoscritto il protocollo Cgil e Rdb-Cub. A disposizione per l'attuazione, spiega il ministro, "ci sono 6 miliardi di euro". Insomma, quanto successo oggi nell'incontro a Palazzo Chigi rappresenta "un grande risultato".

SCUOLA BOLOGNA. MIGLIAIA DI MANIFESTANTI IN CORTEO

(DIRE) Bologna, 30 ott. - Sono diverse migliaia i manifestanti che stano sfilando per le vie del centro storico di Bologna nel giorno della marcia degli studenti universitari e Cobas contro Unindustria. Per la questura sono 7-8 mila, ma gli organizzatori dai megafoni urlano: "Siamo oltre 30 mila". Fatto sta che via Indipendenza, nel tratto che va da via Irnerio a piazza Nettuno, e' completamente piena di manifestanti, almeno 15 mila. Capeggiano il corteo bandiere antifasciste, come a voler stigmatizzare gli scontri di piazza avvenuti ieri a Roma e Milano. Tra le altre bandiere che sventolano lungo il serpentone anche quelle degli anarchici, dei Cobas e delle Cub-Rdb. I sindacati di base hanno dunque voluto mettere un cappello alla protesta, anche se in precedenza si erano detti disposti a sfilare senza simboli distintivi. In corteo, oltre a studenti universitari, medi, insegnanti e docenti, ci sono anche alcuni esponenti politici cittadini, tra cui il segretario del Pd Andrea De Maria, l'indipendente del Prc, Valerio Monteventi, e il capogruppo di Rifondazione in Provincia, Sergio Spina.

Bologna, in corteo per 10 ore contro il decreto Gelmini

BOLOGNA - E' durata dieci ore la protesta anti Gelmini a Bologna. Una lunga giornata tra cortei, striscioni, slogan, scontri e sit-in: partita in piazza Nettuno alle 9 di stamattina, la protesta è finita in piazza Maggiore verso le 19. Nel mezzo, ha attraversato due vie centrali della città come via Indipendenza e via dei Mille, la zona universitaria, i viali di circonvallazione, arrivando a toccare anche la stazione ferroviaria. Ci sono stati momenti di tensione in via Castiglione, culminati negli scontri con la Polizia; c'è stata "l'incursione" di Beppe Grillo, che è stato contestato ma poi si è ripresentato in coda al corteo; e c'è stato il sit-in cruciale nell'incrocio tra i viali e il ponte di Galliera, che ha completamente paralizzato il traffico della città. Insomma, è successo un po' di tutto in questa giornata, anche dal punto di vista meteorologico: questa mattina il corteo è partito sotto il sole e con il vento. Dopo gli scontri con la Polizia, è venuto a piovere e i manifestanti hanno percorso i viali sotto l'acqua. Poi, però, è tornato il sole. Erano almeno 15 mila i manifestanti che stamattina sono partiti da piazza Nettuno per dire "no" al decreto Gelmini, approvato ieri dal Senato. Dagli studenti medi ai licei, dagli universitari ai ricercatori, dai sindacati di base alle mamme con bambini. "Noi la crisi non la paghiamo" lo striscione d'apertura e lo slogan più urlato. Tanti colori, cartelloni, striscioni, facce dipinte e travestimenti. Le facoltà universitarie c'erano quasi tutte, ognuna con una "trovata" diversa per protestare. Quelli di Veterinaria hanno le orecchie da asino e reggono lo striscione "Ai veterinari non piacciono i somari", mentre i ragazzi di Chimica sono schierati in camice bianco e la scritta "I chimici reagiscono". Gli studenti di Scienze politiche camminano dietro lo striscione "Coscienze politiche" e quelli di Ingegneria si affidano al messaggio "Lasciateci la facoltà di inventare". I ragazzi dell'Accademia di belle arti regalano uno spettacolo di colori, dipinti nelle facce e nei loro striscioni. I precari dell'università si sono dipinti la faccia di bianco, vestono di nero e ciascuno di loro ha addosso il cartello "Tagliato": durante il corteo improvvisano a più riprese una marcia in fila indiana. Ma a manifestare contro la riforma della scuola e dell'università a Bologna ci sono anche tanti ragazzi delle scuole medie e superiori, tante mamme con bambini al seguito e tanti cittadini. Tra i cartelli più originali, ce n'è uno che dice "Il mio maestro unico è comunista e mi vuole mangiare, aiuto". Poi c'è lo striscione "Siamo giovani, non stupidi", il ricorrente "entero Gelmini" e "la riforma della vergogna". C'è chi si appella al latino ("Quod non fecit Moratti, fecit Gelmini") e c'è chi sfila con in mano i fiori da cimitero. Il corteo bolognese è stato partecipato e affollato: dal megafono i Cobas sostengono di essere in 30 mila, la Digos ne conta almeno 8-10 mila. In testa al corteo i ragazzi dei collettivi universitari, a seguire gli studenti di tutte le diverse facoltà e i precari dell'Alma Mater ("Naufraghi del sapere"). A seguire, le scuole superiori e medie, le elementari (una per tutte le "Longhena") e i sindacati Cobas e Rdb. I manifestanti, partiti da piazza Maggiore verso le 10.20, hanno percorso tra fischi e slogan via Indipendenza, via Irnerio e via Zamboni. E' qui che è avvenuto il siparietto dell'incontro con Beppe Grillo, duramente contestato dalle prime file del corteo che lo hanno fischiato, gridandogli "Buffone". Grillo a quel punto è tornato sui suoi passi e si è avviato verso le Scuderie. Ai giornalisti, a proposito dei pochi che l'hanno contestato, dice che "sbagliano la comunicazione" ma che "hanno perfettamente ragione, è la loro manifestazione e la gestiscono loro". Una volta fatto passare il nocciolo duro dei collettivi, però, Grillo trova il modo di rinfilarsi nel corteo. Poco dopo, infatti, si avvicina agli studenti di Chimica, che lo applaudono a gran voce ("Beppe Grillo uno di noi") e lo dotano di camice bianco e cartello. Con loro percorre via Zamboni fino alle Due Torri. E sotto le torri il corteo arriva alle 12.30. La parte finale(studenti medi, Cobas e mamme) gira a destra e confluisce in piazza Maggiore. Il grosso del corteo va dritto in via Castiglione scandendo "Confindustria stiamo arrivando". E qui il clima si fa teso. All'altezza dell'aula di Santa Lucia i manifestanti si trovano di fronte una quindicina di poliziotti in tenuta antisommossa a sbarrargli la strada. La strada è stretta e, tra scalinata della chiesa, portico e transenne dei lavori in corso, si crea una specie di imbuto (in cui tra l'altro rimangono incastrati anche i giornalisti). Poco dopo scatta il parapiglia: i leader dei manifestanti stanno ancora trattando con i vertici della Digos, ma nel frattempo il corteo, dietro lo striscione "Noi la crisi non la paghiamo", ha continuato ad avanzare, in parte per la pressione da dietro. Le manganellate partono quando c'è il contatto e durano il tempo di un minuto. Feriti alcuni manifestanti e colpita alla testa anche la giornalista Benedetta Boldrin, al lavoro per il Corriere di Bologna e Radio Bruno. Per qualche minuto volano bottiglie e sacchi di vernice, sopraggiungono Carabinieri in tenuta antisommossa a chiudere le stradine laterali. La tensione, però, si stempera in fretta. I manifestanti scendono per via Cartoleria, sfilando poi lungo via Santo Stefano e si fermano all'altezza di via Dante. "Siamo tantissimi, continuiamo a bloccare la città" dicono al megafono i leader dei collettivi universitari. Il corteo, ricompattato, verso le 14 riparte alla volta di porta Santo Stefano e dei viali. Un quarto d'ora di pioggia raffredda il clima, poi torna il sole e i ragazzi (sono almeno un migliaio) continuano a camminare lungo i viali di circonvallazione in direzione della stazione. Dopo una serie di incertezze, il corteo decide di arrivare fino davanti alla stazione, blindata dalla Polizia. Davanti a piazza Medaglie d'Oro il movimento si spacca. I capi dei collettivi esortano a proseguire in corteo, evitando di entrare in stazione, tutt'al più l'idea è quella di sedersi in strada segno di protesta. Ma dalle fila del corteo partono incitamenti a entrare. Qua e là c'è qualche anarchico. Dopo una quarantina di minuti di tira e molla e discussioni, il corteo riparte verso via Indipendenza. All'incrocio del ponte di Galliera, alle 16, scatta il sit-in (blocco totale del traffico e una coda di sette autobus lungo tutto il ponte). Poi, dopo mezz'oretta, metà dei ragazzi si rialza e riparte alla volta di piazza Maggiore, dove arriva fischiando alle 17. L'altra metà li raggiunge una mezz'ora dopo, improvvisa un sit-in nell'incrocio della "T", bloccando il traffico tra le vie Indipendenza, Ugo Bassi e Rizzoli per un'ora, e poi entra in Sala Borsa. Per Marco del Cua la giornata di protesta è stato un successo: "Abbiamo dimostrato di essere compatti, abbiamo bloccato la città e la circolazione per due ore". Sui momenti di tensione dice: "Avevamo detto che il nostro obiettivo era Confindustria e che ci saremmo arrivati nonostante le prescrizioni. Lo abbiamo fatto, forzando il blocco della Polizia". Ora, assicura, "continueremo a farci sentire".

SCUOLA REGGIO. CONTRO LEGGE GELMINI IN 500 AL PRESIDIO CUB
600 I CITTADINI A ROMA; E L'IDV: PRONTI A SOSTENERE REFERENDUM

(DIRE) Reggio Emilia, 30 ott. - Vasta mobilitazione anche a Reggio Emilia oggi, per protestare contro l'approvazione della riforma della scuola licenziata ieri dal Senato. E mentre circa 600 reggiani, con 12 pullman organizzati dai sindacati, si sono recati a Roma aderendo allo sciopero generale di Cgil, Cisl e Uil, anche in citta' non sono mancati i momenti di protesta. In piazza del Monte si e' radunato sotto le bandire della Cub scuola un nutrito gruppo di studenti, docenti e genitori che ha preso parte al presidio degli autonomi il quale ha visto la partecipazione, nel momento di massima affluenza, di circa 500 persone. Ad esso si e' aggiunta una "manifestazione spontanea" degli studenti delle scuole superiori di tutto il comprensorio, dal Canossa al Chierici. Sul fronte politico si fa sentire invece l'Italia dei valori che, con la coordinatrice provinciale Liana Barbati, annuncia la presenza di una propria delegazione a Roma e si dice pronta sostenere il referendum del Pd. Non cosi' la Cub, il cui coordinatore provinciale della scuola, Giuseppe Terranova, spiega: "La nostra piattaforma e' diversa in alcuni punti da quella di Cgil, Cisl e Uil; ad esempio, per quanto riguarda i precari, noi non chiediamo garanzie, ma che vengano assunti in base alla disponibilita' di posti". Anche la Cub pero' e' d'accordo: "Con i tagli imposti dal Governo (oltre 1.000 i licenziamenti solo a Reggio nel giro dei prossimi tre anni) la scuola pubblica non potra' che peggiorare, a tutto vantaggio delle scuole private, che rappresentano le principali beneficiarie di questo decreto". Il referendum del Pd? "Uno strumento limitato- osserva Terranova- la vera possibilita' per fermare l'applicazione della riforma e' la piazza, la protesta concereta della gente". A proposito di atti concreti la Cub lancia inoltre a partire dalle prossime settimane "scioperi di un'ora all'inizio e alla fine della giornata con assemblee e blocco immediato dello straordinario e di tutte le attivita' non obbligatorie a partire dalle gite scolastiche". Da "giorni si sta combattendo contro il decreto Gelmini, purtroppo una maggioranza prepotente ed ignorante, cieca e sorda alle richieste del Paese, ha deciso che la scuola pubblica deve morire a favore della privata" aggiunge Barbati. Per questo "l'Italia dei valori cerchera' con tutti i mezzi previsti dalla Costituzione di ribaltare la decisione del Governo: se servira', anche con un referendum abrogativo". Sull'universita' infine i dipietristi chiedono "di non privatizzare e trasformare in Fondazioni le Universita' che diventerebbero serve dei finanziatori e non del sapere e della ricerca, ma di pensare ad un'Universita' pubblico-sociale, sostenuta non solo dall'intervento dello Stato, ma con la partecipazione azionaria dei docenti e degli studenti e dei cittadini".


30 ottobre 2008 - Repubblica.it

Sindacati divisi sull'ipotesi di contratto. Epifani: "Questo fatto avrà delle consegueze sui rapporti sindacali". Brunetta soddisfatto
Contratto Statali, sì di Cisl e Uil. No della Cgil: "Sciopero generale"

ROMA - Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Usae hanno firmato il protocollo d'intesa proposto dal governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego 2008-2009. Non ha firmato invece la Cgil che ha mantenuto il suo giudizio negativo di fronte ad un testo che non ha registrato modifiche rispetto alla presentazione dei giorni scorsi. Niente firma anche per Rdb-cub. "Abbiamo confermato che la Cgil non firma, non c'è nessun motivo per cambiare opinione", ha detto il segretario della Cgil Guglielmo Epifani in una conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine dell'incontro. "Il perché? Si prevede un aumento del 3% nel biennio, che è meno dell'inflazione reale; non c'è nessuna certezza sugli oneri accessori; non c'è nulla sui precari; si confermano tutti i tagli". Dunque, conclude Epifani, "la Cgil non firma. Ci dispiace che Cisl e Uil l'abbiano fatto: è un errore che non resterà senza conseguenze" perchè rappresenta un "ulteriore elemento di divisione che naturalmente inciderà sui nostri rapporti". "Nuntio vobis gaudium magnum", ha esordito da parte sua il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. "Abbiamo raggiunto un grande risultato che ci consente ora di procedere con i singoli comparti. Abbiamo ripristinato le risorse per il 2009 riguardanti i salari dei pubblici dipendenti e abbiamo aggiunto 6 mld euro per il biennio 2008-2009. In più abbiamo deciso di lavorare ad un modello unico contrattuale tra pubblico e privato: ci sarà la stessa durata e lo stesso riferimento all'inflazione. Questo ci consente di evitare ritardi nei rinnovi". "Anche se le risorse non sono generosissime viene mantenuto il potere d'acquisto", ha aggiunto Brunetta. Le risorse disponibili, ha affermato il ministro, "consentono una dinamica salariale sensibilmente migliore rispetto al settore privato. Con questi chiari di luna, distribuire 6 miliardi di euro è onesto. Libera la Cgil di dire che non bastano. Noi siamo per avere tutti i sindacati alla firma del contratto, se si può. Se non si può si va avanti con chi ci sta". Intanto la Fp-Cgil conferma gli scioperi regionali del 3, del 7 e del 14 novembre e si prepara ad uno sciopero generale nel pubblico impiego con manifestazione nazionale a Roma. "Iniziamo le procedure per lo sciopero generale", ha detto il segretario generale, Carlo Podda. Dal canto suo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che pure ha siglato l'accordo, sollecita il governo a specificare nel Protocollo modalità e decorrenza dell'erogazione del salario accessorio nel 2009. Il governo "pagherà comunque con la tredicesima di dicembre l'indennità di vacanza contrattuale per l'anno 2008, con un conseguente beneficio medio di 190 euro lordi l'anno", si legge nei documenti diffusi dal ministro Brunetta al termine della trattativa. "In termini netti, l'importo medio è pari a circa 113 euro l'anno". Gli stessi documenti spiegano anche che "le pubbliche amministrazioni, in caso di mancato accordo sui contratti collettivi, potranno pagare comunque nel mese di gennaio il 90% degli aumenti previsti. In media l'aumento sarà di circa 61 euro".


30 ottobre 2008 - Gazzetta di Reggio online

LA RIFORMA DELLA SCUOLA
Studenti in piazza contro la legge Gelmini
In piazza del Monte si è radunato un nutrito presidio sotto le bandire della Cub
di Roberto Fontanili

Reggio E. - Vasta mobilitazione a Reggio Emilia per protestare contro l'approvazione della riforma della scuola licenziata ieri dal Senato. E mentre circa 600 reggiani, con 12 pullman organizzati dai sindacati, si sono recati a Roma aderendo allo sciopero generale di Cgil, Cisl e Uil, anche in città non sono mancati i momenti di protesta. In piazza del Monte si è radunato sotto le bandire della Cub scuola un nutrito gruppo di studenti, docenti e genitori che ha preso parte al presidio degli autonomi il quale ha visto la partecipazione, nel momento di massima affluenza, di circa 500 persone. Ad esso si è aggiunta una "manifestazione spontanea" degli studenti delle scuole superiori di tutto il comprensorio, dal Canossa al Chierici. Sul fronte politico si fa sentire invece l'Italia dei valori che, con la coordinatrice provinciale Liana Barbati, annuncia la presenza di una propria delegazione a Roma e si dice pronta a sostenere il referendum del Pd. Non così la Cub, il cui coordinatore provinciale della scuola, Giuseppe Terranova, spiega: "La nostra piattaforma è diversa in alcuni punti da quella di cgil, cisl e uil; ad esempio, per quanto riguarda i precari, noi non chiediamo garanzie, ma che vengano assunti in base alla disponibilità di posti". Anche la Cub però è d'accordo: "Con i tagli imposti dal governo (oltre 1.000 I licenziamenti solo a reggio nel giro dei prossimi tre anni) la scuola pubblica non potrà che peggiorare, a tutto vantaggio delle scuole private, che rappresentano le principali beneficiarie di questo decreto". Il referendum del Pd? "Uno strumento limitato - osserva Terranova - la vera possibilità per fermare l'applicazione della riforma è la piazza, la protesta concereta della gente". A proposito di atti concreti la Cub lancia inoltre a partire dalle prossime settimane "scioperi di un'ora all'inizio e alla fine della giornata con assemblee e blocco immediato dello straordinario e di tutte le attività non obbligatorie a partire dalle gite scolastiche". Da "giorni si sta combattendo contro il decreto Gelmini, purtroppo una maggioranza prepotente ed ignorante, cieca e sorda alle richieste del paese, ha deciso che la scuola pubblica deve morire a favore della privata" aggiunge barbati. Per questo "l'italia dei valori cercherà con tutti i mezzi previsti dalla costituzione di ribaltare la decisione del governo: se servirà, anche con un referendum abrogativo". Sull'università infine i dipietristi chiedono "di non privatizzare e trasformare in fondazioni le università che diventerebbero serve dei finanziatori e non del sapere e della ricerca, ma di pensare ad un'università pubblico-sociale, sostenuta non solo dall'intervento dello stato, ma con la partecipazione azionaria dei docenti e degli studenti e dei cittadini".


30 ottobre 2008 - Il Gazzettino

«Actv, due elettricisti al lavoro di notte per cercare di riparare i palmari di Imob»

VENEZIA - «Actv ha assunto due elettricisti e li fa lavorare di notte per scaricare i dati dai palmari Imob in dotazione al personale di bordo dei mezzi pubblici e per riparare eventuali guasti». Lo afferma Giampietro Antonini, responsabile Cub Trasporti di Venezia. La vicenda, nota, è quella delle macchinette elettroniche date in dotazione al personale di Actv per la lettura delle tessere Imob e per il caricamento dei biglietti. I palmari, dal costo di mille euro l'uno, sono per la maggior parte guasti: 85 macchinette si sono rotte e sono andate perdute, più della metà di quelle date in dotazione al personale dall'azienda. Antonini ha scritto così una lettera aperta al sindco Massimo Cacciari dopo i due articoli pubblicati da "Il Gazzettino" martedì e ieri. «Actv - dice Antonini - ha comunicato le difficoltà del personale di bordo nella gestione dei palmari solo in un incontro del 27 ottobre, informandoci tra l'altro dell'assunzione degli elettricisti, ma mai ha fatto cenno alla situazione di questa delicata strumentazion e elettronica. In sostanza, non ci ha mai detto che più della metà delle macchinette era rotta o era stata persa. Ora, imputare questo anche alla cattiva gestione da parte del personale di bordo, è poco responsabile per quanto riguarda la dirigenza di Actv, che presuppone forme di boicottaggio da parte dei suoi dipendenti».

LE CONSEGUENZE DELLA "CURA" BRUNETTA CHE PREVEDE TAGLI IN BUSTA PAGA
I dipendenti comunali ammalati utilizzano le ferie

Padova - Fatta la legge, trovato... l'escamotage, anche se tutt'altro che indolore. Sono molti, infatti, i dipendenti pubblici che, dovendo stare forzatamente a casa quando sono ammalati, non utilizzano il certificato medico, ma usufruiscono delle ferie di cui hanno diritto. Questo da quando sono entrati in vigore i provvedimenti del ministro Renato Brunetta, cioè la cura anti-fannulloni, che prevede riduzioni salariali, in caso appunto di assenze per malattia. La situazione è presente pure nel Comune di Padova, anche se si tratta di un ente da questo punto di vista fra i più virtuosi, visto che i suoi dipendenti fanno mediamente al massimo una settimana all'anno di assenze per malattia, con dati che sono addirittura inferiori a quelli che si registrano nel comparto privato. «Molti dei nostri dipendenti - ha confermato Marco Carrai, assessore al Personale - per evitare di vedersi decurtare lo stipendio, nel momento in cui si ammalano preferiscono non rimanere assenti per malattia, ma consumano le ferie che dovrebbero utilizzare in altri momenti. Tutto questo viola i principi della Costituzione e situazioni di questo tipo calpestano i più elementari ditti dei lavoratori. Siamo arrivati a questo punto a causa dei provvedimenti di Brunetta, che parte dalla logica che i lavoratori comunali siano dei fannulloni. Purtroppo non si possono criminalizzare gli ultimi, ma sarebbe molto meglio riorganizzare gli uffici». «Per colpa della legge-Brunetta - aggiunge il sindacalista Stefano Pieretti dell'Adl Cobas - la gente si mette in ferie e non in malattia, per non perdere il 30\% della produttività e le indennità che sono riconosciute a certe categorie, come ad esempio agli agenti della Polizia Municipale. Chi lavora a tempio pieno ha diritto a 32 giorni l'anno di ferie l'anno, mentre 28 ne hanno coloro che effettuano i rientri. In caso di malattia, particolarmente penalizzati sono i lavoratori della scuola, che comunque in determinati periodi dell'anno, come a Natale, devono stare a casa forzatamente. Una settimana di assenza per malattia comporta una decurtazione in busta paga che va dai 200 euro di un Vigile, ai 60 di un dipendente di livello più basso. Noi, intanto, abbiamo avviato una causa legale chiedendo l'incostituzionalità della legge 133, partendo dal caso di due lavoratori di comparti diversi, che vengono discriminati nella perdita del salario».(Ni.Co.)

Nei guai un collaboratore di vertice
Era un dipendente di fiducia di Alilaguna Faceva la cresta sui biglietti

Venezia - Era un uomo di fiducia, un collboratore di vertice. Insomma, un dipendente di cui l'azienda si fidava al punto da avergli assegnato il ruolo di fornitore ufficiale dei biglietti ai marinai che poi avevano il compito di venderli a bordo. Peccato che questa fiducia sia costata cara, perché il dipendente di Alilaguna, che si è licenziato dopo essere stato scoperto, per mesi ha fatto la cresta sui tagliandi. Proprio come quei suoi colleghi di Actv finiti nel mirino della magistratura per lo stesso motivo. Con la differenza che un tagliando di Alilaguna costa 12 euro, mentre quello di Actv costa al massimo 6 euro per corsa. E con l'altra differenza che il dipendente di Alilagun a non è stato denunciato, per ora, perchè avrebbe già iniziato a restituire il maltolto, pur se a piccole tranche: c'è chi parla di 700mila euro, chi di 400. Chi, invece, tra i vertici di Alilaguna, di molto meno. Fatto sta che il meccanismo era semplice: il dipendente finito nei guai faceva da raccordo con i marinai e consegnava a loro i blocchetti con i biglietti, facendosi pagare contestualmente per un importo che poi risultava superiore ai tagliandi dichiarati ufficialmente all'azienda. In questo modo, a forza di 12 euro per ogni biglietto, la "cresta" si era fatta consistente. L'uomo però avrebbe agito da solo. Alilaguna - anche se manca una dichiarazione ufficiale - esclude complici e tantomeno legami con il caso dei bigliettai di Actv. Ma il sindacato di base Cub, attraverso il suo responsabile del settore trasporti - Giampietro Antonini - vuole vederci chiaro e chiede che il sindaco convochi una seduta pubblica in Comune a cui invitare anche le aziende, i sindacati, i consiglieri comunali e i lavoratori per fare chiarezza su questi episodi.


30 ottobre 2008 - Il Mattino

Caserta. «Noi non pagheremo la vostra crisi»...
di GIANFRANCESCO D’ANDREA DIAMANTE MAROTTA

Caserta - «Noi non pagheremo la vostra crisi». È questo lo slogan dello striscione che aprirà il corteo di questa mattina. Appuntamento ore 9.30 alla stazione ferroviaria: poi la manifestazione percorrerà le strade del centro fino ad arrivare al Provveditorato agli Studi, in via Ceccano. Studenti in piazza, quindi, anche a Caserta nella giornata nazionale di mobilitazione contro il maestro unico, la reintroduzione del voto in condotta e i pesanti tagli alla scuola pubblica. La manifestazione è indetta dai Collettivi Studenteschi Casertani «No Pasaran», Rete dal Basso, Cub Caserta, Cobas Scuola, Comitato Precari Scuola Primaria, Collettivi Universitari Casertani. Con una bara e la fascia nera al braccio gli studenti della facoltà di Psicologia celebreranno il funerale della Seconda Università degli Studi di Napoli. Dicono: «Anche se la legge è passata al Senato, la nostra battaglia va avanti perchè è una lotta di civiltà e di democrazia». «Tagliare fino a privatizzare è la soluzione che il governo propone per la crisi - si legge nel documento a firma unitaria dei comitati studenteschi e comitati docenti precari-. Noi siamo stufi di essere il capro espiatorio». In questi giorni nelle scuole superiori della provincia si stanno svolgendo assemblee di istituto nelle quali gli studenti discutono e si confrontano sulla proposta della riforma della scuola. Il direttore dell'Usr, Alberto Bottino, ha inviato una circolare ai dirigenti scolastici con la richiesta di essere informato «quotidianamente» in caso di agitazioni studentesche. E in prima linea, per evitare che il piano di ridimensionamento in preparazione porti ad uno smantellamento scriteriato della rete scolastica, ci sono i piccoli comuni delle aree interne. Ieri mattina, nella sede della Comunità Montana del Matese, all'incontro coordinato dal presidente Fabrizio Pepe e da quello del consiglio generale Marco Fusco, erano presenti numerosi sindaci dell'area del Matese insieme ai dirigenti scolastici del territorio. Un confronto a più voci, in vista del summit che si terrà il prossimo 5 novembre in Provincia. Al termine dell'assemblea è stato creato un gruppo di lavoro ristretto che, nel pomeriggio, ha redatto un documento sottoscritto da tutte le realtà locali, comuni e istituzioni scolastiche, nel quale si prende atto delle esigenze di contenimento della spesa pubblica ma, nel contempo, si propone di lavorare alla redazione del piano di ridimensionamento cercando di incidere il meno possibile sulle piccole realtà di montagna. Un'ipotesi che, cifre alla mano, potrebbe portare alla soppressione di due dirigenze a Piedimonte Matese (al momento ve ne sono 4) e di una ad Ailano, dove convivono nello stesso edificio una direzione didattica ed una presidenza. La vigilia dello sciopero è stata animata infine dalla polemica tra Pizza e Graziano. «Anche dal sottosegretario Pizza, uomo del Sud, arriva un attacco al Mezzogiorno. Per il dottor Pizza le facoltà di Architettura e Ingegneria della Seconda Università di Napoli, che hanno sede ad Aversa, sono destinate a fallire. Probabilmente - ha commentato il deputato del Pd - il sottosegretario parla di cose di cui non conosce».


30 ottobre 2008 - Il Manifesto

Il ministro Gelmini diserta il dibattito
di tomaso clavarino

Torino . La Gelmini non si presenta, ma il movimento c'è. Questa frase racchiude in sé un po' tutto quello che sta avvenendo in questi giorni a Torino. Martedì sera il ministro doveva presenziare ad un dibattito sulla meritocrazia, presso l'Unione Industriale, ma non si è presentato. C'era invece il movimento studentesco. Alle otto di sera, sotto la pioggia, cinquemila persone, scandivano cori e agitavano striscioni all'indirizzo di un'Unione Industriale vuota. «Anche se la Gelmini non è venuta - spiega Andrea - noi abbiamo voluto dimostrare che ci siamo. Che siamo in tanti. Che siamo incazzati». Un corteo, quello che si è fermato sotto l'Unione Industriale, partito qualche ora prima dalla sede di Giurisprudenza e che, attraversando la città, ha fatto tappa in quasi tutte le sedi universitarie, per poi raggiungere piazza Castello ed unirsi ai presidi del Coordinamento genitori, degli studenti medi e dei sindacati. Solo un assaggio di quello che avverrà oggi. Lo sciopero della scuola è stato allargato anche alle università, su esplicita richiesta dei sindacati di base, e per Torino si troveranno a sfilare uno di fianco all'altro docenti universitari e studenti, maestre delle elementari personale del Politecnico. «Oggi, finalmente, non ci saranno sigle sindacali a dividerci - continua Andrea - saremo tutti in piazza, Cgil, Uil, noi dei Cub, con un unico obiettivo: far sentire la nostra voce, far vedere che non ci fermiamo anche se ora il decreto si è trasformato in legge». Almeno per un giorno, quindi, nessuna divisione sindacale. Un po' come sta avvenendo nel movimento studentesco. Nonostante qualche tentativo di infiltrazione da parte di giovani di destra, nonostante il governo stia tentando di rompere l'unità del movimento, questo, sembra sempre più unito. Docenti, ricercatori, studenti, tutti convinti e d'accordo sulle modalità di lotta. Perfino gli studenti di Economia, di sicuro non un covo di comunisti, provano ad alzare la testa. La protesta si sta allargando. È sotto gli occhi di tutti. Non sono solo più Palazzo Nuovo e Palazzo Campana ad essere il centro della contestazione. Il Politecnico è mobilitato da giorni, si sono susseguite assemblee autoconvocate una dopo l'altra. Prima hanno riempito l'aula magna, poi il cortile. Hanno chiesto spiegazioni e chiarimenti al rettore Profumo che, prima un po' titubante, ha lanciato un ultimatum al governo: o ritirano il decreto o i rettori, lui in primis, si dimetteranno.

Assemblee, corteo e blocco dei binari. «La lotta continua»
di Francesca Pilla

NAPOLI - All'inizio c'è un po' di caos. Due assemblee, alla Federico II e all'Orientale, quindi cortei in ordine sparso, 7 o 8 si perde il conto, tra licei, atenei e arrivi dalla provincia. Piazza Dante, Del Gesù, via Monteoliveto, il centro storico di Napoli viene travolto dalle proteste dello stop Gelmini. La notizia dell'approvazione del decreto in senato piomba così nei diversi tronconi e quando si riuniscono, confluendo insieme in Piazza Plebiscito, la rabbia cresce. «Ora bloccheremo tutto, e per prima cosa andremo alla stazione Garibaldi». Valerio urla al megafono e chiede a tutti di ricompattarsi per riprendere la marcia, perché non è ancora finita. Si guardano tra loro i ragazzi, con decine di striscioni, cartelli, lenzuola che sono accomunati da un unico messaggio: l'istruzione è pubblica e tale deve restare. Loro manifestano per garantirsi un futuro che si fonda sul sapere, accessibile a tutti senza svendite.
«Dobbiamo riappropriarci anche della viabilità, perché domani vogliamo un treno speciale per andare a Roma. Ma da autonomi, non accettiamo mediazioni e sappiamo che il sindacato ha queste intenzioni». Valerio continua la sua arringa, mente sotto i portici della basilica S. Francesco Di Paola, il coordinamento universitario fa fatica a gestire la piazza. Ci si aspettava qualche migliaio di ragazzi, invece ne sono arrivati oltre 30 mila. Tra loro anche i Cobas, le Rdb la rete dei ricercatori e dottorandi, mamme, bambini e qualche docente. All'aperto si sono spostati anche i lavori della commissione scuola del comune presieduta da Alessandro Fucito. Ma di politici dell'opposizione se ne vedono pochi. Protagonista assoluta è una marea di ragazzi.
L'amplificazione non è sufficiente a contenere le aspettative. «Quelli di monte Sant'Angelo si spostino sotto la statua a sinistra, dobbiamo andare a Piazza Garibaldi», cerca di dirigere i suoi una ragazza in viola. Un blocco continua ad andare avanti e indietro sul lato della piazza, una parte non capisce, qualcuno non è d'accordo. «Non serve mettere in difficoltà i pendolari, che senso ha», dice Francesco Pisani di Architettura. Ma alla fine la maggioranza prevale, ci si mette d'accordo e un altro serpentone si dirige alla stazione, mentre quelli di Lettere occupano la facoltà. «Noi di architettura abbiamo scelto un'altra linea, sappiamo che produrrebbe solo malessere tra chi vuole continuare a seguire i corsi». Alessandra ha 27 anni ed è tra i promotori delle proteste, le manca solo la tesi, ma è pronta ad andare avanti, la laurea può attendere. «Certo, perché qui ci battiamo per il nostro domani, oggi non abbiamo gli strumenti e andiamo avanti a botta di specializzazioni, che costano care». La polizia si tiene in disparte. Gli studenti si siedono sui binari e bloccano il traffico ferroviario. Contemporaneamente a Salerno quelli dell'Università di Fisciano arrivano allo svincolo autostradale per Avellino e impongono lo stop del traffico.

In breve
TOSCANA FERROVIE PER RICCHI NO DEI L AVORATORI

Firenze - Una delegazione di lavoratori e sindacati di base (Orsa, Sdl, Rdb Cub) ma anche confederali (Uil) delle ferrovie ha manifestato l'altroieri davanti al Consiglio regionale contro i tagli ai servizi ferroviari, e per il diritto alla mobilità dei pendolari. Dopo un incontro con i gruppi del coordinamento della sinistra (Prc, Pdci, Sd e Verdi) che si sono impegnati a sostenere la loro lotta, hanno visto l'assessore regionale ai trasporti Riccardo Conti, con cui hanno condiviso, nel rispetto dei ruoli, l'impegno per impedire qualsiasi taglio del trasporto regionale ed anche del servizio Intercity, valorizzare l'uso della linea veloce e della linea lenta da e per Roma per tutti i treni, allo scopo di non penalizzare i tempi di percorrenza dei treni regionali e Intercity, bloccare gli aumenti tariffari.Ieri anche Silt-Cgl e Fit-CIsl con Uiltrasporti hanno chiesto a Fs più attenzione a Firenze e Toscana.


30 ottobre 2008 - Liberazione

Cgil Cisl Uil chiamano alla mobilitazione. E Rinaldini invita
gli unversitari dai suoi delegati. L'adesione del Prc
Scuola, oggi sciopero e corteo a Roma. Tute blu e pensionati con gli studenti
di Roberto Farneti

Da ieri la "riforma" Gelmini è legge. La voce del "popolo della scuola", in larga maggioranza contrario al provvedimento, come dimostra la straordinaria partecipazione di studenti, insegnanti e genitori alle proteste di questi giorni, è rimasta inascoltata per precisa scelta di un governo arrogante e della maggioranza di destra che lo sostiene. E tuttavia la battaglia in difesa dell'istruzione pubblica, dell'università e della ricerca non si ferma qui. Già oggi centinaia di migliaia di persone sfileranno per le vie di Roma nel giorno dello sciopero generale proclamato da Cgil Cisl Uil insieme a Snals Confsal, Gilda. In sciopero anche Unicobas e Comitati degli insegnanti precari (Cip), mentre hanno dato la loro adesione alla protesta le associazioni Cittadinanzattiva e Federconsumatori.
Quella di oggi sarà «la più grande manifestazione di sempre a sostegno del futuro della scuola pubblica», assicurano il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, e il segretario generale della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo. Nove treni speciali e quasi mille pullman porteranno i manifestanti nella Capitale. Il corteo partirà alle 9.30 da Piazza della Repubblica per concludersi a Piazza del Popolo, dove per la Cgil parlerà il segretario generale Guglielmo Epifani, mentre per gli altri sindacati interverranno i segretari generali di categoria: Francesco Scrima (Cisl scuola), Massimo Di Menna (Uil scuola), Rino Di Meglio (Gilda) e Marco Paolo Nigi (Snals Confsal).
Lavoratori della scuola e studenti non saranno da soli. In piazza con loro ci saranno i metalmeccanici della Fiom, con uno striscione adatto per l'occasione: "Classe metalmeccanica". Ieri il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini ha portato la propria solidarietà ai manifestanti di Piazza Navona e ha confermato l'intervento di due universitari all'assemblea nazionale dei 5mila delegati e delegate dei metalmeccanici Cgil che si terrà domani a Roma. Anche la segreteria nazionale della Fim sarà presente con una delegazione: «Il buon funzionamento della scuola pubblica - affermano le tute blu della Cisl - riguarda tutti. Nessuno - sostiene la Fim - nega la necessità di intervenire anche in un processo di razionalizzazione della spesa da concordare con il sindacato, ma i fondi reperiti vanno reinvestiti nella scuola e nella ricerca».
Annuncia la propria partecipazione al corteo la segreteria nazionale dello Spi-Cgil: «Mentre siamo impegnati a chiedere anche per i "nonni" le risorse per vivere - spiega lo Spi Cgil - siamo al fianco degli studenti e dei loro insegnanti e continueremo a chiedere, con loro e per loro, che il diritto all'istruzione sia rafforzato. E che anzi a questo diritto sia affiancato il diritto all'apprendimento permanente anche per i genitori ed i nonni».
Il fatto che questo sciopero della scuola - a differenza di quello generale dello scorso 17 ottobre proclamato dai sindacati di base Cobas, Cub e SdL - giunga dopo l'approvazione del provvedimento è la conseguenza della difficoltà della Cgil a trovare una sintesi unitaria con Cisl e Uil. Anche ieri il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha detto che lo sciopero serve ad «aprire il dialogo con il governo» a cui la Cisl chiederà moduli settimanali «da 30 a 40 ore». Diversa la posizione del movimento, che invece è sceso in piazza contro tutti i tagli del decreto Gelmini ed è quindi schierato per la difesa del tempo pieno di 40 ore (8-16). Per la Cgil, la mobilitazione deve avere come obiettivo il «cambiamento delle norme approvate: contro i tagli all'occupazione e contro la chiusura di scuole con meno di 200 studenti», scrivono Fammoni e Pantaleo.
Una piattaforma che non convince i sindacati di base, i primi a muoversi con lo sciopero generale del 17 ottobre e la manifestazione che ha portato in piazza a Roma 500mila persone. Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale Cub, «invita gli studenti a non sostenere i cortei sindacali e a continuare nella propria autonoma mobilitazione di massa». Secondo la Cub quello di oggi è uno sciopero che «arriva, come spesso accade a Cgil, Cisl e Uil, fuori tempo massimo e a decreto approvato, e soprattutto non chiama tutti alla lotta contro questo governo reazionario».
Piero Bernocchi, portavoce Cobas, guarda avanti: è vero, i tagli alla scuola sono passati, ma «la partita resta aperta visti i numerosi passaggi che attendono, prima dell'attuazione, la legge Gelmini e la 133, e tenendo conto sopratutto - sottolinea Bernocchi - dell'intenzione del popolo della scuola pubblica di proseguire e intensificare la lotta nei prossimi giorni, fino ad arrivare ad una oceanica manifestazione nazionale unitaria, con tutte le componenti del fronte in difesa della scuola».
Claudio Grassi, della segreteria di Rifondazione Comunista, disegna un percorso di lotta articolato su vari livelli: «Sottoporremo la legge Gelmini a referendum popolare abrogativo - dice Grassi - e le mobilitazioni e le proteste pacifiche e democratiche non si fermeranno, a partire dallo sciopero generale sulla scuola» di oggi «che Rifondazione comunista appoggia e sostiene».

Appuntamenti

Roma - Presentazione del secondo quaderno prodotto da Politica e Classe: Il sindacalismo indipendente in Italia. Tra competizione globale e fine dei diritti del lavoro . Domani alle 17 al Centro congressi Cavour in via Cavour 50 con Mauro Casadio di Politica e Classe, Giorgio Cremaschi della Fiom Rete 28 Aprile, Pierpaolo Leonardi di Cub, Piero Bernocchi di Cobas, Fabrizio Tomaselli SdL intercategoriale, Paolo di Vetta di Blocchi precari metropolitani, Salvatore Cannavò di Sinistra critica, Gianni Pagliarini di PdCI e Mimmo Provenzano di Rete dei Comunisti.


30 ottobre 2008 - Corriere del Veneto

Dipendenti «in ferie» per non perdere lo stipendio
L'allarme del Comune: alcuni impiegati non prendono la malattia per «salvarsi» da Brunetta Oltre i dieci giorni di assenza per motivi di salute si rischia una decurtazione fino al 30 per cento
di Davide D'Attino

PADOVA – «Costretti» a prendersi alcuni giorni di ferie per guarire da una banale influenza. Nel timore, superando gli ormai famosi dieci giorni di malattia, di vedersi decurtato del 30% lo stipendio mensile. E' quanto accade, da qualche settimana, in parecchi Comuni italiani, come spiegato ieri da un articolo de «La Stampa», ironicamente intitolato «Sopravvivere a Brunetta». Ed è quanto succede anche a palazzo Moroni, dove alcuni dei quasi duemila dipendenti comunali hanno già messo in pratica, con successo (pur sempre a loro spese), diversi escamotage per «dribblare» il discusso decreto voluto dal ministro veneziano della Pubblica Amministrazione. La denuncia, in coro con le forze sindacali presenti in municipio, arriva direttamente anche dall'assessore comunale alle Risorse Umane Marco Carrai: «Diversi nostri impiegati, specie da dopo le vacanze estive fino ad oggi, hanno preferito usufruire di alcuni giorni di ferie piuttosto che mettersi in malattia. Tutti per paura che l'eventuale sforamento dei dieci giorni di mutua concessi dal decreto Brunetta facesse loro perdere una buona parte della paga mensile, equivalente circa ad un terzo del totale. Forse, non ci siamo capiti bene – sbotta Carrai – Sto dicendo che parecchi dipendenti comunali, per restare a casa e riprendersi come si deve da un'influenza o da un qualsiasi altro malanno, sono costretti a mangiarsi alcuni giorni delle ferie che si sono guadagnati con grande fatica. Penso soprattutto ai vigili urbani che lavorano quotidianamente all'aria aperta, che per guarire bene magari da un semplice raffreddore scelgono di sacrificare una parte delle loro meritate vacanze». «Purtroppo è vero – confermano in coro D'Emanuele Scarparo della Uil e Stefano Pieretti dell'Adl- Cobas – Molti colleghi vengono a lavorare anche se hanno la febbre e, se proprio non ce la fanno, si prendono due-tre giorni di ferie, pur di non mettersi in malattia e rischiare di perdere un bel po' di soldi a fine mese. E' singolare che tutto ciò accada in un Comune virtuoso come quello di Padova, dove lo scorso anno i dipendenti sono stati mediamente assenti per malattia non più di sette giorni».
Alcuni numeri danno meglio l'idea della particolarità della vicenda: un impiegato di palazzo Moroni guadagna mediamente 1.200 euro al mese; il superamento dei dieci giorni di malattia permessi da Brunetta comporta la decurtazione del 30% dello stipendio (ovvero 360 euro in meno in busta paga); i giorni di ferie annuali concessi ad un dipendente comunale variano da 28 a 32. «Questi sono gli effetti di un decreto schizofrenico, quasi incostituzionale – attacca Carrai – che rischia di complicare gravemente i rapporti tra i lavoratori e la pubblica amministrazione. Brunetta non ha fatto altro che criminalizzare i dipendenti statali di fronte all'opinione pubblica, etichettandoli tutti come fannulloni e alimentando così l'odio tra poveri».

Furto E' un dipendente sospettato di aver sottratto gli incassi dei biglietti
Alilaguna: ammanco, licenziato Niente denuncia, è polemica
Rdb-Cub scrive al sindaco: troppe cose che non vanno La società ha deciso di non fare un esposto in cambio della promessa della restituzione di tutti i soldi
di Paola Vescovi

VENEZIA – Era un dipendente di vertice. Avrebbe derubato la sua azienda, Alilaguna, per alcune decine di migliaia di euro. Non è stato denunciato ma consensualmente licenziato con l'accordo di restituire il denaro sottratto. Un altro addetto ai biglietti, dopo i sette denunciati di Actv, ma questa volta esplode la polemica: per lui nessuna denuncia nonostante le cifre sottratte (le voci interne, non confermate) parlano di 700 mila euro. «Questo dipendente sembra essere un collaboratore di vertice, forse per questo si è optato per un trattamento diverso? – esordisce Giampietro Antonini, Rdb Cub - mi risulta che questo episodio sia coevo a quello dei sette bigliettai Actv, che detiene il 25 per cento delle quote Alilaguna, pizzicati a fare la cresta sulla vendita dei biglietti». Le parole del sindacalista sono scritte nere su bianco su una lettera aperta indirizzata a Cacciari, insieme ad un lungo elenco di disservizi che riguardano le società del trasporto pubblico, a cominciare da Imob. Il presidente di Alilaguna, Fabio Sacco, fa sapere che la società ha preferito risolvere la faccenda senza ricorrere alla denuncia penale per «evitare conseguenze pesanti soprattutto per i familiari».
L'episodio, tuttavia, riapre il dibattito sull'efficacia del sistema di bigliettazione e sui controlli interni con la richiesta da parte del sindacato di base di nominare una seduta comunale pubblica: «Consiglio comunale, sindacati, responsabili aziendali e lavoratori - così Antonini dovrebbero riunirsi e sviscerare fino in fondo la questione arrivando a fare chiarezza a alla fine, se è il caso, far pagare a chi è realmente responsabile di questa situazione di disagio che va avanti da mesi, cominciando col mandare a casa qualcuno». In Consiglio comunale le reazioni non si fanno attendere: «Mi chiedo per quale motivo Alilaguna non abbia denunciato il dipendente – dice Alberto Mazzonetto, capogruppo del Carroccio - in ogni caso è giunto il momento che queste società controllate rispondano del loro operato e facciano chiarezza sul sistema di bigliettazione. Actv, che in Alilaguna, detiene il 25 per cento delle quote, dovrà spiegarci anche questo il prossimo 27 novembre in sede di commissione comunale ». Mazzonetto rincara quindi la dose accusando il sistema di trasporto pubblico veneziano di fare acqua da tutte le parti, al punto che - dice – «Actv e le sue controllate andrebbero ripensate e messe in discussione». Più cauta la posizione in merito del consigliere dei Verdi Giuseppe Caccia: «Actv e Alilaguna sono due società diverse con indipendente capacità di decidere a prescindere l'una dall'altra». Caccia punta poi l'attenzione sulla necessità da parte di queste stesse aziende di «operare una verifica serrata sui meccanismi di bigliettazione e di controllo, pur dando atto ad entrambe di aver saputo alla fine smascherare i presunti truffatori».

Ftv, nuova bufera sui pullman sovrafollati
Cgil contro Cisl, Uil e azienda: «Chiudono un occhio sui passeggeri pagando eventuali multe» Un accordo tra organizzazioni sindacali e azienda dei trasporti riaccende la polemica sulle corse

VICENZA – «Ftv chiede agli autisti di chiudere un occhio, anzi entrambi, sul numero di utenti che salgono nelle corriere, pagando in cambio le eventuali multe: un verbale d'accordo che apre una strada pericolosa, quella dell'illegalità».
Le accuse sono di Massimo D'Angelo, segretario vicentino Filt Cgil, circa un accordo siglato martedì tra Ferrotranvie Vicentine e tutte le sigle sindacali, eccetto Cgil e Cub. Il documento è inteso a mettere mano alle situazioni, più volte segnalate, di sovraffollamento nei bus provinciali al mattino causa trasporti scolastici.
Sindacati divisi
Sul caso i sindacati vicentini si sono spaccati: «Il testo non incentiva nulla, anzi tutela gli autisti che sono fra incudine e martello» precisa Lino Cederle, Uil Trasporti.
«Non capiamo che problemi abbia D'Angelo a riconoscere un'indennità ai lavoratori » aggiunge Matteo Adami, Fit Cisl.
I «casi» scatenanti sono ancora una volta le multe comminate ad autisti Ftv a Montebello e Bassano, per veicolo sovraccarico. I bus portavano in prevalenza ragazzi degli istituti superiori. «Quello firmato è un accordo molto pericoloso» dichiara D'Angelo, che ha già annunciato di voler sottoporre il documento ai legali della Cgil oltre che a questura, prefettura, Provincia e motorizzazione civile. «Noi non facciamo alcuna contrattazione sulla sicurezza e chiediamo il ritiro di questo testo, che apre la porta all'infrazione del Codice della Strada – continua – in sostanza l'azienda afferma di non riuscire a controllare il numero di utenti che salgono nei pullman in situazioni eccezionali – che però a nostro avviso sono quotidiane – e chiede agli autisti di chiudere un occhio, far salire le persone e nel caso si venga multati la sanzione viene pagata dall'azienda. Ma questa non è una soluzione, le risposte dovrebbero essere l'acquisto di corriere, l'assunzione di personale e l'installazione sui bus di contapersone elettronici. Anzi, il sovraccarico può portare a conseguenze peggiori: certi parametri esistono per garantire condizioni di sicurezza, se vi sono incidenti l'autista risponde in prima persona e non c'è pagamento che tenga».
Il nodo
La parte sotto accusa del verbale, siglato venerdì tra l'ufficio Personale di Ftv e le maestranze di Cisl e Uil, è quella che recita che «per superamento contenuto dei limiti di carico», quando il personale sia «privo dei poteri necessari per poter procedere a un conteggio certo dei presenti, per far fronte alla necessità di garantire il servizio a tutta l'utenza, l'azienda provvederà al pagamento della sanzione».
Le Ftv
Da Ftv il presidente Valter Baruchello precisa che «il documento deve ancora essere discusso a livello politico dal CdA, per ora c'è stata un'approvazione tecnica». Secca la replica alla Cgil dagli altri sindacati: «Ogni accordo sindacale che va in deroga a leggi dello Stato è nullo e illegittimo – chiarisce subito Adami, Cisl – questo documento non sancisce che l'autista chiuda un occhio sugli esuberi, ma al contrario lo tutela nel caso in cui ci siano dei superamenti contenuti. I rilevatori elettronci hanno un margine di errore del 10 percento, noi parliamo di superamenti inferiori, di due o tre persone. L'accordo tutela gli autisti: con multe di 250 euro a volta è facile finire lo stipendio ».
Cederle, Uil, precisa come «di fatto gli autisti si trovano in un vicolo cieco: o fanno salire la gente, e rischiano la multa, o la lasciano giù, e rischiano la denuncia per interruzione di pubblico servizio. Noi abbiamo agito da sindacato: tutelando questi lavoratori».
Andrea Alba Il presidente delle Ftv, Valter Baruchello, ha precisato che l'accordo non è ancora transitato sul tavolo del cda per la discussione politica, ma è già polemica fra i sindacati con la Cgil che attacca Cisl e Uil. Al centro del contendere l'accordo con l'azienda sul numero di passeggeri da trasportare


30 ottobre 2008 - Il Messaggero

Roma. Giornata decisiva per le sorti dei centri per disabili...

Roma - Giornata decisiva per le sorti dei centri per disabili di Roma e Santa Severa. Scade oggi il temine indicato dal consorzio Rirei che si era impegnato a pagare entro il 30 ottobre tutti gli stipendi arretrati. Alcuni giorni fa, a seguito dell'incontro avuto in Regione, i lavoratori avevano deciso di sospendere, solo momentaneamente, l'occupazione dei centri sanitari e le rappresentanze sindacali di base avevano giudicato in modo cautamente positivo anche l'intento della Regione di eseguire una ispezione tecnico amministrativa per verificare la gestione delle strutture sanitarie da parte del consorzio. Dipendenti e familiari dei degenti hanno insistito sulle modalità dei sopralluoghi che andranno eseguiti a sorpresa e non come in passato comunicando in anticipo i controlli ai responsabili della Rirei. Se gli accordi non saranno rispettati i sindacati annunciano proteste ad oltranza fino alla sospensione totale del servizio.


30 ottobre 2008 - Il Giorno

Incontro al Ministero Ultima spiaggia per i 235 lavoratori
di MANUELA MARZIANI

PAVIA — C’È CHI LO DEFINISCE il «giorno del giudizio» e chi ancora spera che da Roma si possa portare a casa una «missione». Per tutti, comunque, domani dovrebbe essere il momento della verità per l’Arsenale, quello in cui dopo anni d’attesa, si dovrebbe conoscere il futuro dello stabilimento di via Riviera e dei suoi 235 dipendenti. Alle 10, nella sala Quadri del ministero della Difesa, si terrà una riunione presieduta dal sottosegretario delegato alle relazioni sindacali, Giuseppe Cossiga, alla quale parteciperanno i rappresentanti nazionali e territoriali dei sindacati. Inoltre, all’incontro saranno presenti alcuni lavoratori dell’Arsenale delegati della Rappresentanza unitaria di base, il sindaco Piera Capitelli e un rappresentante della Provincia. Tutti insieme per ragionare del futuro dello stabilimento e sapere se il ministero intende mantenerlo in vita o chiuderlo. Da un lato il fatto che la problematica di Pavia sia stata accomunata a quella di Capua potrebbe lasciare aperto uno spiraglio di speranza. Le due strutture, infatti, nel decreto del 2001 approvato e messo in un cassetto, erano state ritenute idonee per diventare centri operativi per la protezione civile. NEL FRATTEMPO, però, a Piacenza è partito un Centro europeo per la protezione civile mentre a Pavia le commesse sono state dirottate ai privati e anche opere che avrebbero potuto essere effettuate dal personale, sono state appaltate all’esterno. «E noi non abbiamo neanche il riscaldamento», lamentano i dipendenti. Anche di questi problemi domani i lavoratori discuteranno in un’assemblea organizzata a sostegno dei loro rappresentanti impegnati a discutere a Roma. Intanto, si prospetta un pericolo amianto. Come come il segretario provinciale del comparto per la Cgil, Massimiliano Preti ha scritto al direttore dello stabilmento, infatti, «la copertura sui laboratori e magazzini è realizzata con lastre di cemento e amianto che presentano un grave deterioramento e conseguentemente una possibile causa di rischio per la salute dei dipendenti».


30 ottobre 2008 - Il Mattino di Padova

Dipendenti comunali in ferie con l’influenza
Per aggirare il decreto Brunetta che penalizza le assenze per malattia

Padova - Ferie e permessi per non perdere lo stipendio: i dipendenti comunali reagiscono così al decreto Brunetta che decurta la produttività nei primi dieci giorni di malattia. Insomma piuttosto che darsi malati e vedere ridotta la busta paga è meglio utilizzare un giorno di ferie. Una denuncia che arriva da Stefano Pieretti, di Adl Cobas, il sindacato che contro il decreto «anti-fannulloni» del ministro ha promosso due ricorsi. «Un vigile se si ammala perde diverse indennità e il premio di produttività: per 10 giorni può arrivare a 200 euro in meno», sottolinea Pieretti. Vietato ammalarsi? I dipendenti regiscono a modo loro: negli ultimi mesi è stato boom di permessi e ferie. In Comune i congedi parentali sono passati a luglio dai 1.381 del 2007 ai 1510 di quest’anno, ad agosto il gap è stato di 367 permessi in più. Le assenze per malattia diminuite del 20%. «Anche se a Padova - sottolinea il sindacalista - Abbiamo una media di assenze tra le più basse d’Italia». Solidarietà ai dipendenti arriva dall’assessore al personale Marco Carrai: «La normativa Brunetta lede il principio costituzionale del diritto alla salute e calpesta lo Statuto dei lavoratori. E’ incredibile che un dipendente che sta male debba mettersi in ferie per non perdere lo stipendio».(c.mal.)


30 ottobre 2008 - La Nuova Venezia

Critiche anche sulla disparità di trattamento fra i dipendenti di Vela e l’impiegato Alilaguna
Consiglio straordinario su Imob
Opposizione e sindacato: «Con la tessera danni economici»

Un Consiglio comunale straordinario sull’Imob e la situazione finanziaria Actv. Lo hanno chiesto le opposizioni, formalizzando la richiesta con 10 firme inviate al sindaco presentate ieri alla conferenza dei capigruppo. «Ho firmato anch’io», dice il presidente del Consiglio comunale Renato Boraso, «bisogna essere trasparenti. E il presidente dell’Actv non può rispondere minacciando querele. Io al posto del sindaco gli avrei già tolto l’incarico». La richiesta è di relazionare sugli effetti del nuovo sistema elettronico di bigliettazione. Secondo alcuni consiglieri si tratta di un sistema che ha fatto diminuire gli incassi, aumentando l’evasione. Frattanto Giampietro Antonini, responsabile Cub Trasporti, ha scritto una lettera aperta al sindaco per parlare di calo degli incassi di Actv (7 milioni nel 2008) e puntare l’indice contro il nuovo sistema di bigliettazione. Ma anche per chiedere conto del dirigente Alilaguna scoperto a derubare la società (che ha Actv e Vela tra i suoi soci) consegnando ai marinai biglietti per la vendita non fatturati: collaboratore costretto alle dimissioni, ma non denunciato, in cambio della restituzione del maltolto. Antonini prende spunto dalla decisione di Actv di concentrare l’uso dei palmari per l’emissione e il controllo dei biglietti a bordo solo sulle linee servite da motoscafi (linee 41-42, 51-52, 61-62 e Diretto Murano, 32 mezzi), essendo andati distrutti o persi (13) finiti in acqua (3) la bellezza di 85 palmari del valore di mille euro l’uno, restandone operativi solo 61, tanto da aver presentato denuncia contro ignoti per danneggiamento. «E’ alquanto singolare, sconcertante e preoccupante che Actv abbia comunicato tali novità alla Rsu solo nell’incontro del 27 ottobre, per la rottura di metà degli apparecchi», attacca Antonini, «un disastro che sarebbe avvenuto nei 25 giorni di tempo intercorsi dall’accordo del 2 ottobre, nel quale l’azienda s’impegnava a risolvere entro novembre la questione relativa alla miglior gestione dei palmari. Mi preoccupa che dopo mesi di sperimentazione sulle spalle degli utenti, con conseguenze sui ricavi Actv, si proponga un’ulteriore sperientazione per un paio di mesi, adombrando uno scarico di responsabilità per difficoltà e malfunzionamenti sui lavoratori». Rdb-Cub ricorda al sindaco come i ricavi dalla vendita di oltre 200 mila tessere, «falsino la reale entità delle conseguenze economiche del mal funzionamento di imob, subito colto dai soliti portoghesi».
Infine, il caso del dirigente Alilaguna trovato a derubare la società con biglietti fasulli, licenziato, ma non denunciato in cambio della restituzione del danaro: «Perché questa differenza di trattamento rispetto ai 7 bigliettai di Vela sotto inchiesta per truffa?».


30 ottobre 2008 - Il Cittadino

Il presidio di solidarietà agli operai delle cooperative si terrà a Sesto Ulteriano dalle 16 alle 19.30
Lotta al lavoro nero, sindacati in piazza

San Giuliano - Contro il lavoro nero, con l’obiettivo di difendere i diritti dei lavoratori che fanno capo alle cooperative, oggi scenderà in campo la Cub (Confederazione unitaria di base), con un presidio organizzato dalle 16 alle 19.30 a Sesto Ulteriano. L’obiettivo è sensibilizzare la collettività, mediante volantinaggio e altre forme di divulgazione, sui grandi problemi che affliggono i lavoratori. L’evento è stato appositamente organizzato nella zona industriale, con appuntamento all’angolo tra le vie Sele e Basento. E l’evento stesso è stato promosso a fronte di alcune situazioni critiche che, anche recentemente, hanno toccato nel vivo i lavoratori di cooperative che operano per alcune aziende locali. Risale alle scorse settimane il picchetto promosso dai lavoratori del Consorzio Cecis, addetti alla movimentazione merci nel settore della logistica, i quali lamentavano il mancato pagamento dello stipendio di settembre, manifestando grosse preoccupazioni anche per la retribuzione di ottobre. Esempi che hanno alle spalle una serie di precedenti, a cui si sommano casi di attualità, che coinvolgono sempre il territorio, con note aziende che stanno effettuando tagli del personale, con l’intento di esternalizzare il lavoro - soprattutto per quanto riguarda l’attività di magazzinaggio - a cooperative esterne. Situazioni tenute vive nei giorni scorsi anche dai Comunisti lavoratori di San Giuliano, i quali hanno lamentato una crescente tendenza «che produce precarietà».(G.C.)


30 ottobre 2008 - Il Tirreno

La votazione. Il Pd con la maggioranza, contraria solo la Sinistra Arcobaleno
Sea si divide: rifiuti e gas
Nella nuova società trova posto anche Francesco Guidotti.
I lavoratori. «I topi fanno il nido nei mezzi che cadono a pezzi»

VIAREGGIO - Alla fine, scissione fu. Quello che per tre volte non è riuscito a Marco Marcucci, in un colpo solo ha fatto Luca Lunardini. In comunione d’intenti con il partito che Marcucci appoggiò (ma che il provvedimento non gli avrebbe votato) visto che il Pd si è espresso favorevolmente alla scissione di Sea nei rami "rifiuti" e "reti gas" in cambio di un ok della maggioranza sugli emendamenti presentati e a loro volta smorzati dall’intervento del sindaco stesso. Parere contrario hanno invece espresso i consiglieri della Sinistra Arcobaleno Caprili, Cortopassi e Lazzerini.
A gestire il servizio raccolta e smaltimento rifiuti - annuncia all’indomani del voto una nota del presidente di Sea, Ermindo Tucci - sarà a breve la nuova "Sea ambiente Spa" (il 30 dicembre ci sarà la stipula dell’atto pubblico di scissione) il cui consiglio di amministrazione torna a cinque membri e sarà composto da: Ermindo Tucci (presidente), Francesco Guidotti (eccolo qui l’eletto nelle fila di Vivere Viareggio che non siede in consiglio per permettere ad Alberto Benincasa di fare il vice sindaco), Paolo Regini, Franco Mori, Francesco Cosentino (consiglieri). Del collegio sindacale faranno parte Guido Cinquini (presidente), Gustavo Giani, Matteucci Alberto. La nuova società della galassia Sea (davvero imbarazzante sia per maggioranza che per opposizione) avrà un capitale sociale di 1 milione e 360.200 euro, un "particolare" che preoccupa i lavoratori dell’azienda dei rifiuti. «Con una cifra di questa entità - commentavano i dipendenti aderenti al sindacato di base Rdb, presenti al consiglio comunale - chiunque venga e sia interessato non ha certo difficoltà a comprare...». Secca la replica del presidente Tucci: «Non mi sento certo alla guida di un’azienda in saldo...Anzi guardiamo alle sfide che ci attendono per essere competitivi al massimo».
Competitivi - hanno raccontato ieri i lavoratori - «con i topi che fanno i nidi nei mezzi che perdono i pezzi tanto sono vecchi, le nostre docce con l’acqua solo fredda da due mesi, lo scarico dei rifiuti in azienda a due passi dai campi coltivati, nessun referente in servizio la notte quando si creano situazioni di operatori aggrediti e minacciati». «L’amministratore delegato mi ha spiegato che la maggior parte dei mezzi sono nuovi - commenta stupito Tucci -: comunque prenderò informazioni».
Intanto, c’è da nominare Cda e vertici di "Sea Spa", la società «ridimensionata per il proprio oggetto sociale, che continuerà a svolgere esclusivamente il servizio di distribuzione del gas».
La curiosità. Nel consiglio comunale di martedì si è votato sempre per alzata di mano, nonostante il presidente del consiglio comunale non fosse troppo favorevole. La maggioranza, infatti, non ha ancora preso confidenza con il sistema di voto elettronico.(D.F.)


30 ottobre 2008 - Gazzetta del Sud

Alcuni teppisti hanno aggredito i coetanei con bastoni scaricati da un camion
Gruppo di estrema destra attacca i manifestanti

ROMA - Sbarre avvolte da bandiere tricolori, caschi, cinte, una catasta di sedie di vimini e perfino un pinocchio di legno, altezza uomo: si è usato di tutto durante gli scontri tra gli studenti di opposte fazioni a Piazza Navona. La tensione è salita improvvisamente quando un gruppo di giovani di estrema destra, arrivati con un camion, hanno scaricato dall'automezzo bastoni e oggetti contundenti: si è passati da decine di ragazze che ballavano in girotondo, alle mani alzate degli universitari che entravano nella piazza allo scontro fisico che ha spinto gl studenti ad usare di tutto di picchiarsi. Intanto polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, con scudi e manganelli, cercavano di dividere gli uni dagli altri. Intorno al camion di Blocco Studentesco, molti degli aderenti imbracciavano sbarre, avvolte da bandiere tricolori, altri cinte e caschi. Dall'altra parte, quelli di sinistra, molti con il volto coperto ed i caschi, hanno lanciato decine e decine di sedie di vimini di uno dei più noti bar della piazza ed anche un enorme Pinocchio di legno, di colore rosso, preso da un noto negozio di giocattoli sulla piazza, finito durante gli scontri sotto i piedi di studenti e forze dell'ordine. «Come sia possibile che sia riuscito ad arrivare in Piazza Navona un camion con mazze e bastoni?». Lo chiede il senatore del Pd Luigi Lusi riferendosi allo scontro tra studenti di destra e di sinistra nei pressi del Senato che invita ad «aprire una inchiesta per sapere come è stato possibile che nel salotto di Roma, in una piazza chiusa al traffico per i romani, controllata anche in vista delle manifestazione, sia potuto entrare un camion con le mazze bianche rosse e verdi come si vede in tutti i telegiornali». «Perché non è stato fermato? Dove erano i vigili? O si è forse chiuso più di un occhio – conclude Lusi – nella speranza che ci fosse un incidente?». Di «gravissimo attacco agli studenti» parla, riferendosi agli incidenti di Roma durante la manifestazione, il Cub Scuola: in una nota firmata dal coordinatore nazionale, Cosimo Scarinzi, il sindacato si chiede anche se non stiano tornando «le squadracce fasciste». «Un gruppo di persone a viso coperto e munito di bastoni scaricati da un camion – così viene descritto l'accaduto – è entrato nel corteo e, in evidente stile squadrista, ha caricato tutti gli studenti che gli sono capitati a tiro».


30 ottobre 2008 - Caserta news

Decreto Gelmini, forte mobilitazione studenti

Napoli – E' un'onda di parole, di rabbia, di sudore, di grida, di canti, di slogan. Dateci l'istruzione a costo zero. Fuori i padroni dalle università. Scuola pubblica. Scuola libera. Università pubblica. Università libera. Siamo noi. Siamo noi il futuro dell'Italia. Contro Germini. Contro Berlusconi. Contro Tremonti. Contro la destra e contro la sinistra. Non pagheremo noi la crisi. Came impazziti per le strade di Napoli i cortei spontanei usciti dalle scuole secondarie (licei, istituti tecnici e professionali) e dalle università, si incrociano e si alimentano. Salta l'assembea regionale organizzata dagli studenti all'Università Orientale di Napoli. Siamo troppi, altri arrivano. E allora tutti in piazza del Plebiscito. La notizia corre sui telefonini. Stupore e meraviglia: è un caos senza organizzazione; non si vedeva niente di simile da decenni e decenni. A mezza mattinata arriva la notizia che il senato ha approvato il decreto Gelmini. Nessuno si scoraggia, anzi. Più rabbia, più grida e canti. I cortei si muovono e travolgono le pochissime forze dell'ordine schierate ma senza nessuna intenzione di provare a formare questa onda di giovani che travolge. Fermano le macchine e squarciano il traffico per farli passare. Precedono con tranquillità l'onda. Arrivano notizie. Aumentano gli slogan. Altri istituti, altre facoltà occupate. Lettere alla Federico II. Ancora slogan. Occupiamo, occupiamo la città. Resistenza. Resistenza. resistenza. Poche telecamere, pochi giornalisti, o almeno non si fanno vedere. Mi arrivano notizie dal Campus di Salerno. L'aula delle lauree di Ingegneria non basta, l'assemblea è enorme. In migliaia divorano il nostro manifesto per una nuova Università con la lotta generalizzata di studenti, precari, ricercatori, disoccupati, lavoratori e docenti. Dopo lo sciopero generale e la manifestazione di Roma del 17 ottobre, i ragazzi della rete studenti ci avevano chiesto di intervenire nell'assemblea regionale per spiegare coso sano le Rappresentanze di Base. Eppure lo sanno già. L'autonomia di questo movimento ha scoperto e smascherato la frammentazione operata dalle associazioni studentesche che hanno mutuato la spartizione e l'ideologia partitica. Lo manifestano con domande ingenue come quella che chiede se è possibile spostare i soldi dalle associazioni alle borse di studio che non vengono date per mancanza di fondi. Questo è il Diritto allo Studio in Campania. Tagli, sempre tagli, eppure milioni e milioni di euro sembrano svanire come per magia nel malaffare e nella corruzione che mortifica da troppo tempo questa grande regione del Sud. Divorano i volantini che abbiamo portato. Vogliono leggere, vogliono sapere, vogliono informazione, vogliono capire e vogliono essere ascoltati. C'è Ingegneria, c'è Scienze di Monte S. Angelo, c'è Agraria, c'è Medicina della S.U.N. Sembrava finita a piazza del Plebiscito. Invece il corteo riprende. Si ricarica e riparte. Piazza Municipio. Il Rettifilo, si aggiungono gli studenti della Centrale, tutti verso la stazione. Ad ogni banca: non pagheremo noi la crisi. Sempre più forte. Sempre più in coro con sempre più gioia e rabbia. Sempre più uniti. Un'onda che travolge.
Fonte : comunicato stampa


30 ottobre 2008 - Romagna Oggi

Bologna: migliaia di studenti in piazza contro il decreto Gelmini

BOLOGNA - Migliaia di studenti universitari e delle scuole superiori hanno partecipato giovedì mattina a Bologna alla manifestazione contro il decreto Gelmini. I manifestanti si sono radunati in piazza Nettuno e Piazza Maggiore. Il corteo è stato autorizzato marciare fino a via Castiglione davanti alla Chiesa di Santa Lucia. "No alla fondazione, sì alla formazione", "Tremonti-Gelmini giù le mani dai bambini", "Noi la crisi non la paghiamo. Indietro non si torna", sono alcuni degli slogan che campeggiano sugli struscioni esposti dai manifestanti. Il serpentone è stato controllato a distanza da un cordone di poliziotti che hanno proceduto la prima linea di manifestanti armati di fischietti, megafono e fumogeni. Presenti anche alcuni rappresentanti dei sindacati Rdb e Cobas che hanno esposto alcune bandiere malgrado gli studenti avessero chiesto di non esporre simboli sindacali.


30 ottobre 2008 - La Gazzetta di Reggio

Cancelli chiusi contro la riforma Gelmini
Dodici pullman sono partiti nella notte per Roma ieri sit-in in Prefettura del Collettivo universitario
di Roberto Fontanili

Reggio E. - Molte scuole elementari e secondarie inferiori nel Reggiano resteranno chiuse questa mattina, per l’adesione di insegnanti, personale ausiliare e collaboratori scolastici alla manifestazione nazionale indetta dai tre sindacati confederali e da Gilda e Snals in programma oggi a Roma per la scuola. Una chiusura che è già avvenuta in modo meno prevedibile in alcune scuole anche in occasione dello sciopero indetto dal sindacato autonomo Cub del 17 ottobre e che oggi, secondo le previsioni degli addetti ai lavori, sarà ben più massiccia. A dirlo, non sono tanto i sindacati che hanno comunicano la partenza da Reggio di 12 pullman, oltre ai gruppi che arriveranno autonomamente a Roma in treno ed auto, ma i dirigenti scolastici stessi.
Dirigenti scolastici che ieri, riuniti per la presentazione del Rapporto regionale 2008 sul sistema educativo, hanno confermato come in diversi casi, sulla base della presenza di personale o meno, abbiano già comunicato alle famiglie la chiusura dell’istituto.
Già ieri la mobilitazione indetta da Cgil, Cisl e Uil, Snals e Gilda, ha avuto nella nostra città un’anteprima con il corteo organizzato dal Collettivo autonomo universitario che poi nel pomeriggio è culminato in un sit-in davanti alla Prefettura, a cui hanno partecipato una settantina di studenti. Una mobilitazione seguita all’assemblea tenuta in mattinata, nella sede dell’ateneo in viale Allegri, che ha visto riuniti circa 400 studenti. «Con l’aiuto di un giurista e di un pedagogista - spiega Emiliano Martinelli del Collettivo - abbiano analizzato la legge 133 e poi abbiamo deciso di fare nel pomeriggio questo presidio davanti alla Prefettura. Ci siamo mossi come Collettivo in modo autonomo da partiti e sindacati».
Ma in queste settimane numerose sono state le iniziative e gli incontri che sono poi culminati nella convocazione di un consiglio comunale straordinario in sala Tricolore. «Iniziative che via via si sono saldate tra loro, dando vita ad un fronte unitario come non accadeva da tempo» sottolinea la Cgil in una nota, in cui spiega che «lo sciopero di oggi ha l’obiettivo di costringere il Governo a rivedere le proprie scelte che servono a coprire i tagli ed aprire il confronto».
Anche da Rifondazione Comunista arriva l’adesione allo sciopero «perché si sta consumando un gravissimo attacco alla scuola e all’università pubblica da parte del Governo Berlusconi».
I 12 pullman sono partiti da Reggio nella notte scorsa per arrivare in tempo alle 9 di questa mattina in piazza della Repubblica da dove poi il corteo si porterà in piazza del Popolo e dove sono previsti gli interventi conclusivi dei massimi dirigenti sindacali.


30 ottobre 2008 - Corriere di Bologna

San Petronio
Caffarra, messa per gli universitari: «Bugie dal politicamente corretto»

Bologna - Nessun riferimento esplicito alla mobilitazione studentesca di questi giorni nell'omelia del Cardinale Carlo Caffarra, durante la messa per l'inaugurazione dell'anno accademico. Panche piene di studenti ieri sera in San Petronio, per quello che ormai è diventato un appuntamento tradizionale; in rappresentanza dell'Alma Mater, in prima fila, c'era, tra gli altri, il pro-rettore Luigi Busetto. Mentre a pochi passi, intorno alla fontana del Nettuno qualche decina di manifestanti del sindacato Cub esprimevano il loro dissenso contro la riforma della scuola e dell'università, all'interno della Basilica, il Cardinale ha richiamato i ragazzi all'essenza della vita vera, quella che ha definito «non a buon mercato». Caffarra ha invitato i giovani a riconoscere nell'Università un momento fondamentale «per la formazione della persona», li ha spronati a passare, senza paura, dalla «porta stretta», quella di chi «non erige a criterio delle sue scelte solo l'utile e/o il piacevole, ma il bene ed il giusto». Poi, la raccomandazione, dura e affettuosa: «Liberatevi da una delle più pericolose menzogne con cui il "politicamente corretto" vi sta ingannando, che cioè tutto possa essere ad esperimento, che esista solo il provvisorio — ha detto il cardinale — C'è una definitività per cui l'attimo che vivete, una volta passato non ritornerà più: si vive solo una volta».(Mi.Ro.)


29 ottobre 2008 - Ansa

P.A.: LAVORATORI GIUSTIZIA MANIFESTANO DAVANTI AL MINISTERO

(ANSA) - ROMA, 29 OTT - Decine di lavoratori del comparto giustizia sono scese in piazza davanti a palazzo Vidoni, sede del ministero della Funzione Pubblica, per protestare contro i tagli di risorse e organico stabiliti dal decreto Brunetta, e «la campagna diffamatoria del ministro contro il pubblico impiego». A manifestare, con il lutto al braccio, Cgil, Uil, Ugl, Flp e Rdb. Davanti al ministero è stata deposta una bara di cartone coperta da una toga da magistrato. Tra gli slogan, «Caro Brunetta, per risparmiare leva soldi al parlamentare», e «Alfano, Alfano, non ti conosciamo». «La giustizia - dice Claudio Meloni, segretario della Cgil Funzione pubblica Roma Centro - soffre problemi strutturali per carenze di organico. Ora i tagli, in particolare all'organico (3.500 unità in meno), porteranno la situazione allo sfascio. Mentre i lavoratori subiscono una campagna diffamatoria vergognosa». «È la morte della giustizia - aggiunge Piero Piazza, della Flp Giustizia -, e il ministro Alfano non ha ancora trovato il tempo di incontrarci. Oggi la giustizia funziona, pur con affanno, anche perchè molti di noi si sottopongono a carichi di lavoro straordinari. Il problema principale, oltre alla carenza di organico, è la mancata riqualificazione del personale».

RICERCA:RDB, DOMANI CATENA UMANA 'ANTI-BRUNETTÀ PRECARI ISS

(ANSA) - ROMA, 29 OTT - Una catena umana per resistere all«ondata Brunetta». È quella promossa per domani dal sindacato Usi-Rdb a sostegno dei precari dell'Istituto superiore di sanità (Iss). A sostegno della vertenza dei precari ISS, l'Usi-RdB ha infatti organizzato per domani, dalle ore 11.00, una catena umana che partirà dalla sede dell'Istituto e raggiungerà la Direzione Provinciale del Lavoro di Roma, dove si terrà un presidio dei lavoratori. La protesta, spiega il sindacato, è «contro tutti i provvedimenti del ministro Brunetta, che bloccano le stabilizzazioni e licenziano i precari della ricerca, per arrivare alla stabilizzazione di tutti i precari degli Enti di Ricerca, qualsiasi sia la forma contrattuale loro applicata». E proprio per domani, rende noto il sindacato, «presso gli uffici della Direzione Provinciale del Lavoro di Roma, si svolgerà il tentativo di conciliazione tra l'Iss e circa 300 precari, che chiedono venga loro riconosciuta la qualità di lavoro subordinato per il servizio svolto con contratti Co.co.co ed altre forme atipiche». L'ISS, sottolinea l'Usi-Rdb, «si avvale ormai da anni di questi lavoratori che, contrariamente a quanto previsto dai loro contratti, sono perfettamente interni all'organizzazione del lavoro dell'Istituto e svolgono le normali attività al pari dei loro colleghi di ruolo. Grazie a questi lavoratori l'ISS è infatti in grado di affrontare i compiti previsti dalla sua missione, comprese le attività istituzionali: dal controllo dei vaccini al controllo ambientale, le emergenze sanitarie e le ricerche di rilievo internazionale». Questi lavoratori, conclude il sindacato, «sono a pieno titolo dipendenti dell'ISS e devono pertanto avere un contratto che li restituisca alla legalità e garantisca i loro diritti finora negati».

SCUOLA: ROMA; CUB, TORNANO LE SQUADRACCE FASCISTE?

(ANSA) - TORINO, 29 OTT - Di «gravissimo attacco agli studenti» parla, riferendosi agli incidenti di Roma durante la manifestazione di oggi, il Cub Scuola: in una nota firmata dal coordinatore nazionale, Cosimo Scarinzi, il sindacato si chiede anche se non stiano tornando «le squadracce fasciste». «Un gruppo di persone a viso coperto e munito di bastoni scaricati da un camion - così viene descritto l'accaduto - è entrato nel corteo e, in evidente stile squadrista, ha caricato tutti gli studenti che gli sono capitati a tiro. Ma colpisce in particolare una questione: come ha fatto un gruppo armato, con tanto di camion, a entrare in una zona sotto stretta sorveglianza della polizia, zona nella quale addirittura i lavoratori e le lavoratrici hanno avuto difficoltà a introdurre innocenti bandiere?».

SCUOLA: BOLOGNA; CUB, OGGI DI NUOVO IN PIAZZA

(ANSA) - BOLOGNA, 29 OTT - Il sindacato Cub Scuola di Bologna ha invitato i lavoratori della scuola, gli studenti e i genitori a tornare in piazza Nettuno questa sera, a partire dalle 18.30, dopo la manifestazione di ieri, per «far vedere immediatamente al Governo che non basta il voto di qualche centinaio di senatori per sottomettere la scuola di milioni di cittadini». Domani mattina, manifestazione-corteo cittadina promossa dagli universitari dell'assemblea 'No Gelminì insieme ai Cobas: partenza da piazza Nettuno alle 9.30, obiettivo la sede di Unindustria. Hanno aderito i sindacati di base, gli studenti medi, la consulta dei migranti e i centri sociali. I giovani delle Acli bolognesi promuovono invece un incontro alle 17.30, nella propria sede provinciale, su 'Scuola e università, quale futuro?'. «Non possiamo accettare nessun tipo di riforma della scuola - dicono - che non metta al centro gli studenti e le famiglie. Non siamo d'accordo sul ritorno al maestro unico, sull'introduzione di classi separate per extracomunitari, sulla riduzione degli investimenti nell' università e nella ricerca». E alle 17 assemblea della Facoltà di Scienze, nell'aula magna 'Ciamician', convocata dal preside su richiesta degli studenti. Numerose anche oggi le lezioni universitarie fuori dalle aule.


29 ottobre 2008 - Agi

STATALI: RDB CUB, RIBADIREMO NO A PROTOCOLLO BRUNETTA

(AGI) - Roma, 29 ott. - "Se il governo intende sottoporci lo stesso protocollo gia' presentato da Brunetta, la nostra risposta sara' di nuovo un netto no'": lo afferma Pierpaolo Leonardi della RdB-CUB, in merito alla convocazione delle confederazioni sindacali maggiormente rappresentative nel Pubblico Impiego fissata per domani a Palazzo Chigi. "Abbiamo gia' respinto quel documento del Ministro della Funzione Pubblica - precisa Leonardi - in quanto prevede un irrisorio aumento di soli 68 Euro lordi mensili mentre introduce la modifica del modello il contrattuale con la previsione della triennalizzazione. Chiederemo al governo, che ha preannunciato aiuti miliardari per banche e imprese, di trovare le risorse per un rinnovo contrattuale decente. Chiederemo inoltre di modificare l'atteggiamento sprezzante fin qui assunto nei confronti delle grandi mobilitazioni contro lo smantellamento dello stato sociale che stanno attraversando il paese", conclude il dirigente RdB-CUB.

RICERCA: DOMANI 'CATENA UMANA' DEI PRECARI ISS

(AGI) - Roma, 29 ott. - Domani, 30 ottobre, presso gli uffici della Direzione Provinciale del Lavoro di Roma, si svolgera' il tentativo di conciliazione tra l'Istituto Superiore di Sanita' e circa 300 precari, che chiedono venga loro riconosciuta la qualita' di lavoro subordinato per il servizio svolto con contratti Co.co.co ed altre forme atipiche. A sostegno della vertenza dei precari ISS l'Usi-RdB ha organizzato per domani, dalle ore 11.00, una catena umana che partira' dalla sede dell'ISS, in Viale Regina Elena 299, e raggiungera' la Direzione Provinciale del Lavoro di Roma, dove si terra' un presidio dei lavoratori. L'USI/RdB, spiega in una nota, "continuera' a lottare contro tutti i provvedimenti del Ministro Brunetta, che bloccano le stabilizzazioni e licenziano i precari della ricerca, per arrivare alla stabilizzazione di tutti i precari degli Enti di Ricerca, qualsiasi sia la forma contrattuale loro applicata. L'ISS si avvale ormai da anni di questi lavoratori che, contrariamente a quanto previsto dai loro contratti, sono perfettamente interni all'organizzazione del lavoro dell'Istituto e svolgono le normali attivita' al pari dei loro colleghi di ruolo. Grazie a questi lavoratori l'ISS e' infatti in grado di affrontare i compiti previsti dalla sua missione, comprese le attivita' istituzionali: dal controllo dei vaccini al controllo ambientale, le emergenze sanitarie e le ricerche di rilievo internazionale". Per l'Usi-RdB "questi lavoratori sono a pieno titolo dipendenti dell'ISS e devono pertanto avere un contratto che li restituisca alla legalita' e garantisca i loro diritti finora negati".

PRECARI: RDB-CUB, 300 DELL'ISS DOMANI FANNO CATENA UMANA

(AGI) - Roma, 29 ott.- Una catena umana di circa 300 precari per resistere alla 'ondata Brunetta': domani da Viale Regina Elena a via De Lollis, sede degli uffici della Direzione Provinciale del Lavoro, si svolge il tentativo di conciliazione con l'Istituto Superiore di Sanita', l'Iss. Lo si legge in una nota del sindacato di base Rdb-Cub in cui si precisa, "circa 300 precari chiedono venga riconosciuta loro la qualita' di lavoro subordinato per il servizio svolto con contratti Co.co.co ed altre forme atipiche". L'Iss, "si avvale da anni di questi lavoratori che - si dice - contrariamente a quanto previsto dai loro contratti, sono perfettamente interni all'organizzazione del lavoro dell'Istituto e svolgono le normali attivita' al pari dei loro colleghi di ruolo". Grazie a questi lavoratori "l'Iss e' infatti in grado di affrontare i compiti previsti dalla sua missione, comprese le attivita' istituzionali: dal controllo dei vaccini al controllo ambientale, le emergenze sanitarie e le ricerche di rilievo internazionale". Insomma, secondo le Rdb-Cub, "questi lavoratori sono a pieno titolo dipendenti dell'Iss e devono pertanto avere un contratto che li restituisca alla legalita' e garantisca i loro diritti finora negati".


29 ottobre 2008 - Omniroma

VIA PINCHERLE, ASIA RDB: «REGIONE COMPRERÀ INVENDUTO TRAMITE ATER»

(OMNIROMA) Roma, 29 ott - «Si è svolto ieri pomeriggio alle 16.30, presso l'assessorato alla Casa della Regione Lazio, l'incontro su via Pincherle al quale hanno preso parte l'assessore regionale alla Casa Di Carlo, il presidente dell'Ater Petrucci, un portavoce di Area Mestre s.r.l.- Giacomazzi (proprietà subentrata a Fata assicurazioni sull'invenduto dal 15 ottobre), AS.I.A. RdB e il comitato degli inquilini. Nella prima parte dell'incontro è stata posta a verifica la situazione riguardante le 47 famiglie interessate all'acquisto, che hanno versato 5mila euro per l'opzione alla Fata assicurazioni e hanno chiesto il mutuo agevolato della Regione Lazio. Su questo tema gli uffici dell'assessorato hanno garantito che Sviluppo Lazio - la società preposta all'erogazione dei mutui agevolati - sta operando per autorizzare la concessione del mutuo verso le 47 famiglie». È quanto si legge in una nota Rdb. «Successivamente - continua - è stato affrontato il tema delle circa 140 famiglie che non sono in grado di acquistare e alle quali bisogna garantire la tutela dell'alloggio. L'assessore Di Carlo ha presentato al portavoce della proprietà Subentrata, la Giacomazzi, la volontà di acquistare tramite l'Ater tutto l'invenduto, compresi i locali che ospitano gli esercizi commerciali e i magazzini. Il rappresentante della Giacomazzi, prendendo atto delle intenzioni regionali, ha chiesto di avviare immediatamente un percorso teso a definire tempi e modalità di acquisto. La riunione è poi proseguita senza la presenza dei rappresentanti sindacali di AS.I.A. RdB e degli inquilini per consentire alle parti contraenti di avviare la trattativa serenamente. L'AS.I.A. RdB giudica l'esito dell'incontro decisamente positivo. Preso atto che l'iniziativa precedentemente presa dalla Regione Lazio su viale dei Colli Portuensi 187 non era un colpo di teatro ma un reale cambio di passo, auspica che le soluzioni trovate per gli inquilini di Colli Portuensi e di via Pincherle possano servire per definire un'autorevole partecipazione regionale anche sulla vicenda Enasarco».

VIA PINCHERLE, CATARCI: «HANNO VINTO INQUILINI»

(OMNIROMA) Roma, 29 ott - «Finalmente la vicenda della dismissione degli appartamenti di via Pincherle (quartiere San Paolo - Marconi) di proprietà della Fata Assicurazioni (Gruppo Generali) sembra arrivata ad una positiva conclusione. Mentre sono in corso le procedure per garantire l'accesso ai mutui agevolati previsti dalla normativa regionale alle 47 famiglie che hanno aderito alla proposta d'acquisto, ieri l'assessore regionale alla Casa Di Carlo ha formalmente espresso alla Società Area Mestre Srl, subentrata alla Fata Assicurazioni, la volontà di acquistare l'invenduto, compresi esercizi commerciali e magazzini, attraverso l'ATER. La trattativa è stata immediatamente avviata e se ne auspica una rapida e positiva conclusione». Lo dichiara, in una nota, il presidente del Municipio XI Andrea Catarci. «È una vittoria importante per i sindacati - prosegue - in particolare l'Asia RdB, che ha seguito la vicenda e per il Municipio XI, ma soprattutto per gli inquilini, che si sono organizzati in Comitato e hanno dato vita a mobilitazioni ed iniziative che hanno costretto la proprietà alla trattativa. Ora, grazie alla disponibilità della Regione Lazio, quella che era cominciata come una pessima dismissione può concludersi senza che si aggravi la già pesantissima emergenza abitativa cittadina».


29 ottobre 2008 - Adnkronos

SANITÀ: DOMANI CATENA UMANA PRECARI ISS CONTRO 'ONDATA BRUNETTÀ
MANIFESTAZIONE A ROMA A PARTIRE DALLA SEDE DELL'ISTITUTO

Roma, 29 ott. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Una catena umana per arginare 'l'ondata Brunettà. I precari dell'Istituto superiore di sanità (Iss) si sono dati appuntamento domani, a partire dalle 11.00, per manifestare contro i provvedimenti che bloccano la stabilizzazione dei lavoratori, messi a punto dal ministro per la Pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta. La protesta partirà dalla sede dell'Iss, in viale Regina Elena 299, e raggiungerà la direzione provinciale del lavoro di Roma, in via Cesare De Lollis 12, dove si terrà un presidio dei lavoratori. Nella sede di via De Lollis domani si svolgerà il tentativo di conciliazione tra l'Iss e circa 300 precari, che chiedono venga loro riconosciuta la qualità di lavoro subordinato per il servizio svolto con contratti Co.co.co e altre forme atipiche. L'ente di ricerca, rileva una nota delle rappresentanze sindacali di base pubblico impiego-confederazione unitaria di base (Rdb-Cub), «si avvale ormai da anni di questi lavoratori che, contrariamente a quanto previsto dai loro contratti, sono perfettamente interni all'organizzazione del lavoro dell'Iss e svolgono le normali attività al pari dei loro colleghi di ruolo». «Grazie a questi lavoratori -sottolinea il sindacato- l'Iss è infatti in grado di affrontare i compiti previsti dalla sua missione, comprese le attività istituzionali: dal controllo dei vaccini al controllo ambientale, le emergenze sanitarie e le ricerche di rilievo internazionale». Dunque per il sindacato «questi lavoratori sono a pieno titolo dipendenti dell'Iss e devono pertanto avere un contratto che li restituisca alla legalità e garantisca i loro diritti finora negati». Allo stesso tempo la sigla sindacale coglie l'occasione per schierarsi «contro tutti i provvedimenti del ministro Brunetta, che bloccano le stabilizzazioni e licenziano i precari della ricerca, per arrivare alla loro stabilizzazione in tutti gli enti di ricerca, qualsiasi sia la forma contrattuale loro applicata».


29 ottobre 2008 - Apcom

Sanità/ Domani 'catena umana' precari dell'Iss a Roma
"Per resistere all'ondata Brunetta", in piazza Rdb Cub

Roma, 29 ott. (Apcom) - Non solo la scuola. Domani presso gli uffici della direzione provinciale del lavoro di Roma, scendono in piazza anche i circa 300 lavoratori precari dell'Istituto superiore di sanità che formeranno una 'catena umana' davanti all'Iss chiedendo che venga loro riconosciuta la qualità di lavoro subordinato per il servizio svolto con contratti Co.co.co ed altre forme atipiche. L'Iss, spiegano le Rdb Cub in una nota, si avvale ormai da anni di questi lavoratori che, "contrariamente a quanto previsto dai loro contratti, sono perfettamente interni all'organizzazione del lavoro dell'Istituto e svolgono le normali attività al pari dei loro colleghi di ruolo. Grazie a questi lavoratori l'Iss è infatti in grado di affrontare i compiti previsti dalla sua missione, comprese le attività istituzionali: dal controllo dei vaccini al controllo ambientale, le emergenze sanitarie e le ricerche di rilievo internazionale". Per l'Usi-RdB questi lavoratori sono a pieno titolo dipendenti dell'ISS e devono pertanto avere un contratto che li restituisca alla legalità e garantisca i loro diritti finora negati. A sostegno della vertenza dei precari ISS l'Usi-RdB ha organizzato per domani, dalle 11.00, una catena umana che partirà dalla sede dell'Iss, in Viale Regina Elena 299, e raggiungerà la direzione provinciale del lavoro di Roma, in via Cesare De Lollis 12, dove si terrà un presidio dei lavoratori.


29 ottobre 2008 - Dire

EMILIA-ROMAGNA. APPUNTAMENTI DI GIOVEDI' 30 OTTOBRE

(DIRE) Bologna, 29 ott. - Questi gli appuntamenti in Emilia-Romagna:...
10.00- Reggio Emilia (Piazza del Monte)- Presidio di Cub scuola contro il decreto Gelmini e contro i tagli alla scuola previsti dalla Finanziaria 2009.
....


29 ottobre 2008 - Il Resto del Carlino on line

PROTESTA ANTI-GELMINI
Sul crescentone parla il prof Pasquino. In San Francesco lezioni d'ingegneria
Ancora lezioni a cielo aperto a Bologna. Studenti radunati nel cuore della città partecipano ai corsi universitari. Nel pomeriggio nuova manifestazione in piazza Netttuno

Bologna, 29 ottobre 2008 - Ancora aule a cielo aperto a Bologna per protestare contro i provvedimenti del ministro Gelmini. In piazza Maggiore, nel cuore della città, un centinaio di studenti si sono radunati attorno al professor Gianfranco Pasquino, docente di Scienza politica. Una lavagna con scritto «No Gelmini. Sì a università pubblica» è stata portata in piazza San Francesco dove si stanno tenendo lezioni di ingegneria. Dopo la fiaccolata anti Gelmini di ieri, il sindacato Cub scuola di Bologna ha promosso, una manifestazione contro il ministro della pubblica istruzione, invitando questo pomeriggio studenti, genitori e personale scolastico a tornare in piazza Nettuno, dove ieri sera, nonostante la pioggia, circa 5000 persone, con fiaccole e lumini, hanno scritto sul «crescentone» della piazza «Fermatevi». Poco distante, nella basilica di San Petronio, l’arcivescovo di Bologna, cardinale Carlo Caffarra, celebrerà una messa per l’inizio dell’anno accademico 2008-2009. Altra mobilitazione studentesca, organizzata dagli universitari dell’assemblea «No Gelmini» e dai Cobas è prevista per domani. Il corteo - secondo quanto è stato annunciato - si concluderà davanti alla sede di Unindustria.


29 ottobre 2008 - Tuscia web

Viterbo - Vasanello - I sindacati Rdb, Cisl e Cgil attaccano il Comune
"I lavoratori non sono un costo ma una ricchezza"

Riceviamo e pubblichiamo - La Federazione Rdb Cub, Cgil Fp, Cisl Fp di Viterbo respingono con forza la strumentalizzazione fatta dalla maggioranza consigliare del Comune di Vasanello circa il costo dei dipendenti comunali derivanti da aumenti contrattuali. I Lavoratori del Comune di Vasanello non sono un costo! Sono una ricchezza di professionalità, competenza ed efficienza, non devono essere strumentalizzati per beghe partitiche né dalla destra né dalla sinistra! La maggioranza consigliare che firma il manifesto: "la sinistra..incomincia.. a dare.. i numeri" dimostra poco rispetto, lungimiranza, e stima per i lavoratori che sono gli ingranaggi della macchina amministrativa comunale. I dipendenti comunali, di Vasanello come del resto d’Italia, non sono la causa dell’aumento delle tasse locali, perché il loro costo è finanziato dal Ministero dell’Interno. Chiediamo ai politici locali di non mortificare, per le loro scaramucce, chi quotidianamente è impegnato a fornire un servizio pubblico essenziale per la vita della Cittadina ed a fare pubblica ammenda su questa caduta di stile.
Federazione Rdb Cub, Lino Rocchi - Fp Cgil, Filippo Sarzana - Cisl Fp, Renato Trapè


29 ottobre 2008 - L'Unità

Hanno vinto il concorso ma il Campidoglio non li vuole
di GIOIA SALVATORI

Roma - Una laurea, 42 anni e un lavoro in un autonoleggio appena perso. Tutte le speranze riposte in un concorso da impiegato comunale bandito nel 2005 e vinto nel 2008. Federico, se non verrà stabilizzato, ricorrerà. «Per quello che mi riguarda io sono a pezzi. Sono andato avanti per anni con 800 euro al mese, avendo una casa e una moglie. Ho vinto un concorso preparato studiando la notte, Veltroni ha fatto una delibera per farci assumere entro il 2008 e ora ci dicono che non ci sono i soldi. Io non ci sto, sono pronto a dare battaglia». Federico, 42 anni, è uno dei 400 istruttori amministrativi, cioè impiegati comunali, citati nel piano assunzioni di febbraio 2008. Uno degli ultimi atti della giunta Veltroni rimasto, ad oggi, lettera morta. I 400 aspiranti impiegati, che un ufficio al comune di Roma non l’hanno mai avuto, hanno istituito un comitato che si chiama «Articolo 97»; uno sta nascendo anche tra i 400 vigili che, secondo il piano, dovrebbero essere assunti per fine anno, e tra gli assistenti sociali, 68, alcuni già precari del comune di Roma, a cui doveva spettare la stessa sorte. Le Rsu dei comunali e Rdb, la scorsa settimana, hanno indetto lo stato di agitazione. I sindacati sono intenzionati a non mollare e gli aspiranti impiegati fanno sapere di avere già i ricorsi pronti. In un incontro del 20 ottobre, l’assessore capitolino al personale Enrico Cavallari, ha fatto sapere al comitato «articolo 97» che di assunzioni, per il 2008, non se ne parla. Che i soldi non ci sono, la pianta organica è da rifare e che l’intenzione è quella di bandire un nuovo concorso. Intanto in più di 1000 tra amministrativi, insegnanti di nidi e materne, geometri, assistenti sociali, aspettano di essere stabilizzati. Ma quello che ha mandato più su di giri il comitato «articolo 97» è la minaccia di un nuovo concorso. «Perché un nuovo concorso quando ci siamo noi, che l’abbiamo già vinto? Non vorremmo che si trattasse di una vendetta politica contro un atto della giunta Veltroni - dice Giulio del comitato - Cavallari dice che non c’è copertura economica, ci spieghi allora che fine hanno fatto i soldi che, nella delibera di febbraio, erano destinati alla nostra assunzione».
Cavallari risponderà, così come sta rispondendo a chi un piede, seppur precario, nel comune di Roma ce l’ha già messo. «Sono già oltre duecento gli appuntamenti fissati, ad oggi, dall'assessorato al personale con i gruppi dei precari del Comune di Roma» - ha fatto sapere ieri l’assessore, comunicando anche un numero a cui possono chiamare per fissare un appuntamento (06.67104982). «In un momento di grande difficoltà economica delle casse capitoline, con il passaggio dalla fase commissariale al piano di rientro - ha aggiunto Cavallari - i lavoratori stanno dimostrando un grande senso di responsabilità». Ma i lavoratori non cederanno, soprattutto se il ddl Brunetta ammazza-precari dovesse passare l’esame del Parlamento così com’è. E chi è fuori ma ha vinto un concorso e aspetta da febbraio un’assunzione che doveva arrivare per fine anno e per ora non s’è ancora vista, non darà meno battaglia. «Noi abbiamo già pronti i ricorsi - dice Giulio - Secondo dati del I dipartimento sono 6mila gli impiegati che servirebbero al comune e ce ne sono solo 4mila. C’è un concorso e non ci assumono: è inaccettabile». Debora, del comitato degli assistenti sociali, fa lo stesso ragionamento: «Al Comune servirebbero altri 73 assistenti sociali. La maggior parte dei municipi è costretta ad esternalizzare quasi tutti i servizi per i minori e le famiglie a cui serve un assistente sociale, aspettano anche un mese e mezzo. Che intenzioni ha questa giunta per i servizi sociali?». Possono stare più tranquilli i 400 vigili: anche sul Dpf c’è scritto che servono.


29 ottobre 2008 - Il Resto del Carlino

Bologna. A QUALUNQUE costo, anche se la Questura dovesse opporsi...

Bologna - A QUALUNQUE costo, anche se la Questura dovesse opporsi, la sede di rappresentanza di Unindustria in via San Domenico rimane l’obiettivo ‘politico’ del corteo di domani. «Gelmini e Tremonti operano i tagli, ma chi muove i fili è Confindustria», tuona il coordinamento No Gelmini dalla scuola dell’infanzia, firma dietro cui spuntano i collettivi universitari e i Cobas. Realtà che, insieme ai centri sociali Crash, Tpo e Vag 61 e al coordinamento Migranti, domani sfileranno da piazza Nettuno (appuntamento ore 9,30) a via san Domenico, passando per via Indipendenza, porta San Donato, via Zamboni, Due Torri e Castiglione. La Questura sta valutando il percorso, per cui è stato presentato regolare preavviso per l’autorizzazione. Ma gli organizzatori hanno anticipato che non lo combieranno anche in caso di bocciatura da parte di piazza Galilei. Aderisce in parte, invece, il coordinamento degli studenti medi che sfilerà con slogan anti Gelmini, ma lascerà libera scelta se andare o meno sotto la casa degli industriali. Nel giorno dello sciopero nazionale della scuola, indetto da Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda e Snals, i No Gelmini spostano il mirino della contestazione dal Governo a Confindustria. Un modo, spiegano, «per generalizzare il conflitto e per un’altra idea di sviluppo». E, nel farlo, scrivono una lettera aperta alla città, invitandola a «schierarsi e scendere in strada». Alla manifestazione aderisce anche il Cub/Rdb scuola, che fa di più e invita tutti «in piazza Nettuno oggi alle 18,30 per lottare» nel giorno in cui potrebbe essere approvato il decreto Gelmini. Intanto, sempre in tema di scuola, ma passando all’università, oggi alle 18,30 nella basilica di San Petronio l’arcivescovo Carlo Caffarra celebrerà la santa messa di inizio dell’anno accademico 2008-2009 dell’Alma Mater.


29 ottobre 2008 - Il Mattino

Caserta. «Noi non pagheremo la vostra crisi»...
di DIAMANTE MAROTTA

Caserta - «Noi non pagheremo la vostra crisi». È lo slogan dello striscione, firmato dai collettivi studenteschi casertani, che aprirà il corteo che partirà domani, alle 9.30, dalla stazione ferroviaria di Caserta per manifestare contro la riforma della scuola contenuta nel decreto del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Il corteo si snoderà per le strade del centro fino ad arrivare al Provveditorato, in via Ceccano. Studenti in piazza, quindi, anche a Caserta contro la riforma della scuola che prevede, tra l’altro, l’introduzione del maestro unico, la reintroduzione del voto in condotta e tagli alla scuola pubblica. La manifestazione è organizzata dai Collettivi Studenteschi Casertani «No Pasaran», Rete dal Basso, Cub Caserta, Cobas Scuola, Comitato Precari Scuola Primaria, Collettivi Universitari Casertani. «Tagliare fino a privatizzare è la soluzione che il governo propone per la crisi - si legge nel documento a firma unitaria dei comitati studenteschi e comitati docenti precari - siamo stufi di essere il capro espiatorio su cui i governi fanno i tagli alla spesa. Non tutti potremo permetterci un’istruzione. Se il sistema capitalista è in crisi a noi non importa. Non vogliamo pagare noi. Non vogliamo che il diritto all’istruzione, già così com’è molto precario, sia sacrificato sull’altare degli interessi politico-economici». In particolare precari e studenti contestano al decreto legge della Gelmini i tagli ai fondi per la scuole pubbliche e università, la reintroduzione del maestro unico, il dimensionamento delle scuole nei piccoli centri montani, il taglio del personale Ata, l’accorpamento delle classi di concorso, la reintroduzione del voto in condotta e le assunzioni in ruolo promesse ai docenti precari. Una giornata di mobilitazione che vedrà coinvolte tutte le scuole della provincia perché in concomitanza con lo sciopero nazionale di tutto il personale della scuola indetto da Cgil, Cisl e Uil e dai sindacati autonomi Snals e Gilda che, dopo diversi anni, si ritroveranno tutti uniti per la stessa causa. Sciopereranno anche gli Unicobas, i collaboratori coordinati e continuativi (Co.co.co) e i lavoratori parasubordinati (ex Lsu) del comparto scuola. Intanto, nelle scuole superiori si stanno svolgendo assemblee di istituto nelle quali gli studenti discutono e si confrontano sulla proposta della riforma. Nessuna autogestione o occupazione. Il direttore dell’Usr, Alberto Bottino, ha inviato una circolare ai dirigenti scolastici delle scuole secondarie superiori della Campania di informare quotidianamente l’ufficio scolastico regionale in caso di agitazioni studentesche. Si preannuncia per domani una grande e allargata adesione che avrà il suo momento più importante nella manifestazione romana dove tantissime sono state le adesioni da parte di docenti, personale ata e dirigenti scolastici della provincia di Caserta.


29 ottobre 2008 - Il Sannio online

Benevento. Bn3, attacco frontale a Cocca
Nel mirino «assunzioni, sperpero di danaro pubblico ma anche l’ampliamento dell’impianto di compostaggio di Molinara: una torta da tre milioni di euro»...

"Egregio direttore,
manca quasi un mese alla fatidica data dello scioglimento definitivo dei tre consorzi di bacino che nella nostra provincia effettuano la raccolta differenziata.
L’Ato n. 5, che prenderà il loro posto, dovrebbe razionalizzare l’intervento, rendendolo più efficiente, e dovrebbe ridurre i costi, eliminando i tre Cda esistenti per nominarne uno.
L’assessore all’Ambiente della Provincia, Gianluca Aceto in previsione di questo passaggio ha coinvolto il Conai, Consorzio nazionale imballaggi, affidandogli il compito di progettare tecnicamente la costituzione della nuova struttura, quindi anche in numero degli addetti, nelle varie funzioni.
Si aprirà una grande partita clientelare che coinvolgerà centinaia di persone. Per questo si dovrebbe accendere un grande faro su questo passaggio. Infatti, proprio in vista di questo momento, previsto fin dalla nascita dei consorzi, si sono operate, negli anni, assunzioni clientelari di ogni tipo e ad ogni livello. Familiari, parenti, amici di partito e clientes elettorali, sono stati immessi nei consorzi per poi conquistare il sospirato posto fisso da dirigente. Operai di terzo livello traghettati, con vari escamotage, in ufficio. Decine di operai di terzo livello diventati coordinatori, che vorrebbero continuare a coordinare anche nella nuova società. Sono state costituite ad hoc cooperative in cui sono state assunte centinaia di persone, che oltre ad essere disoccupate, hanno avuto il merito di portare voti e far eleggere sindaci creando legittime aspettative. Vi sarà una durissima lotta per entrare nel nuovo Cda. Un centro di potere, politico ed economico, ancora più grande dei tre attuali, che però non sono poca cosa. Ad esempio, il consorzio Bn3 ha espresso un consigliere provinciale, Cocca e l’assessore provinciale Maria Cirocco. Mentre gli amministratori erano affaccendati in queste incombenze si perdeva di vista l’essenza per cui questi consorzi sono stati costituiti: quello di effettuare la raccolta differenziata, al 35%, come prescriveva la Legge. E’ del tutto evidente che se nell’Ato entrerà in blocco tutta questa marmaglia clientelare che ha portato al fallimento dei consorzi, l’Ato farà la stessa fine. Con grande dispendio di pubblico danaro. Non a caso la Tarsu negli anni ha subito nella nostra provincia incrementi notevoli. Il suo modo di far diminuire, nei prossimi anni, la Tarsu è il raggiungimento degli obiettivi, il 50% di raccolta differenziata, previsti dalla passata Finanziaria.
L’Ato dovrebbe non solo razionalizzare e rendere efficiente la raccolta ma dovrebbe eliminare tutti gli attuali sprechi. Si devono svuotare gli uffici rimettendo in produzione tutti coloro che per tale motivo furono assunti, nell’anno duemila, e che parteciparono al corso di preparazione a detta attività lavorativa. Favoriti dal cono d’ombra in cui hanno operato, in questi otto anni i consorzi, gli amministratori hanno raggiunto la convinzione di essere intoccabili e di poter operare paternalisticamente per rafforzare il proprio potere e consenso.
Ad esempio nel consorzio Bn3 non si è accettato nessun confronto con il sindacato, trattando gli operatori come automi senza diritti che devono solo eseguire gli ordini senza lamentarsi. Ciò ha portato al non rispetto del contratto stipulato alla fine di giugno. Gli operatori sono stati costretti ad intentare una vertenza, la prima seduta di conciliazione è prevista per il 6 novembre.
Il motivo del non riconoscimento del nuovo stipendio, a dire dei dirigenti, è la mancanza di soldi. Una scusa puerile perché al dipendente R.A., terzo livello contrattuale, in quattro mesi sono stati elargiti quasi diecimila euro (come da documentazione allegata). Nel consorzio Bn3 lavora il terzo livello più pagato al mondo. Un record da guinnes dei primati! Il suo merito principale è quello di essere il cocco di Cocca. Anche lui fu assunto per raccogliere i cartoni e la plastica. Poi è stato nominato dirigente che detta ordini, sempre con il terzo livello contrattuale. A questo si arriva quando si perde il senso della misura, quando si dimentica di essere amministratori pro-tempore e non padroni, che si gestisce danaro pubblico e quando ci si abitua ad esercitare un potere assoluto. Visto che il dialogo è negato non ci resta che chiedere alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti se tutto ciò che è avvenuto nel consorzio Bn3 non abbia oltrepassato i limiti della legalità. Non solo su questa vicenda, ma anche sull’ampliamento dell’impianto di compostaggio di Molinara, una torta da tre milioni di euro. Del resto i carabinieri si sono già recati negli uffici del consorzio per richiedere copia del progetto. Ancora bisogna far luce su come sono stati assunti il ragioniere in pensione Guido Tommaselli e la figlia che lavorano nella stessa stanza. Difendere l’unità della famiglia non conosce limiti: anche la nipote di Cocca è dipendente del consorzio. Che nel consorzio Bn3 esistono vistose tensioni e strane manovre lo dimostrano anche le dimissioni dell’assessore provinciale Maria Cirocco, vice presidente del Cda e del revisore dei conti Vincenzo Monteforte. Per non parlare della fuoriuscita del Comune di San Bartolomeo in Galdo costretto ad affidare ad una ditta privata la raccolta differenziata nel suo territorio.
Sono queste solo poche note, egregio direttore, intorno ad uno specifico settore: quello dello sperpero di pubblico danaro registratosi nello scandalo internazionale emergenza rifiuti nella regione Campania".
Piero Mancini - Coordinatore Provinciale RdB Ambiente


29 ottobre 2008 - Il Giorno

Ntl: restano per strada cento persone e il tessile
Ieri il presidio davanti ai cancelli «Ma ormai è troppo tardi»
INDUSTRIA LA CITTÀ PERDE ANCHE IL SUO ULTIMO E CENTENARIO BALUARDO NEL SETTORE

LEGNANO — HA UFFICIALMENTE chiuso i battenti l’ultimo baluardo del tessile nella città del Carroccio. Dal luglio 2005 la sua denominazione era Ntl - Nobilitazione tessile legnanese -, ma da tutti è sempre stata conosciuta come Mottana, una delle aziende più famose del territorio nel settore della tintura dei tessuti. La ditta era uno dei simboli della Legnano che fu, una delle poche ad aver resistito per cent’anni. Sono stati i primi anni del nuovo secolo a nuocere gravemente alla sua salute. Nel 2005 l’azienda aveva iniziato a cambiare volto con la chiusura della Mottana e l’apertura della Ntl. Di fatto, però, non si è mai verificato un vero e proprio taglio netto, visto che la nuova società ha visto come titolari Ezio Morandi, che nella Mottana ricopriva incarichi dirigenziali, e Barbara Codecasa, figlia del patron Alfredo. Quest’ultimo, pochi mesi prima di "cedere" la ditta, aveva manifestato in piazza insieme ai propri dipendenti per difendere il tessile "Made in Italy" contro le minacce provenienti dal Sol Levante. «Proprio per invogliarci ad aderire a quella manifestazione - raccontano alcuni ormai ex dipendenti che ieri mattina si sono riuniti in presidio davanti ai cancelli della ditta - Codecasa e Morandi decisero di concedere a tutti il pagamento della giornata. Ci sentivamo tutti parte di una famiglia, ma nel giro di poco tempo tutto l’affetto che ci legava si è sgretolato». Il passaggio da Mottana a Ntl non è stato indolore. «I lavoratori sono stati praticamente costretti ad accettare il licenziamento di 50 loro colleghi - spiega il sindacalista Giuseppe Tampanella della Confederazione unitaria di base -. Si è trattato di uno stratagemma messo in atto dalla proprietà di allora per liberarsi di alcuni costi. I dipendenti hanno dovuto scegliere se accettare i 50 licenziamenti salvando il posto delle restanti 100 persone oppure perdere tutto». Con un terzo di colleghi in meno, ma con la speranza di poter avere un futuro, i 100 fra operai e impiegati hanno continuato a lavorare negli stabilimenti legnanesi. «La loro speranza era riuscire in questo modo a superare il momento di crisi» prosegue il sindacalista. Così non è accaduto, anche perchè già da prima dell’estate l’azienda aveva espresso l’intenzione di mettere i dipendenti in mobilità. «IL 4 SETTEMBRE proprietà e rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno avuto un incontro all’Ali di Legnano - ricordano alcuni dipendenti -. Il giorno seguente nessun sindacalista era venuto a dirci costa stava succedendo. Abbiamo appreso la terribile notizia da un collega: Benetton, principale cliente i cui ordini costituivano il 30% del portafoglio Ntl, aveva deciso di delocalizzare la produzione in Romania e quindi di abbandonarci». Da qui la crisi, poi sfociata nella chiusura e nella cassa integrazione con possibilità di mobilità per i dipendenti. «Non è vero che nessuno dei lavoratori è stato informato - afferma Francesco Di Salvo di Cgil -. La situazione era già problematica prima dell’estate tanto che abbiamo sottoscritto un accordo con la proprietà per l’uscita di dieci dipendenti dietro pagamento di una somma di migliaia di euro. Fra luglio e agosto l’azienda ha fatto le opportune verifiche e ha capito di non poter andare avanti. A quel punto Cgil, Cisl e Uil si sono battute per evitare la mobilità immediata e per ottenere l’applicazione di alcuni ammortizzatori sociali. Obiettivo raggiunto». «Nulla è stato deciso solo dai sindacati. Tutto è stato fatto coi dipendenti - chiarisce Di Salvo -. Alcuni di loro pensano di aver sbagliato e vogliono fare la guerra, ma ormai è troppo tardi».(C.M.)

Vitali: «Ho le mani legate ma contatterò la Provincia»

LEGNANO — «PURTROPPO LE AZIENDE, quando decidono di chiudere, spesso lo fanno senza considerare la situazione dei singoli lavoratori. Il Comune non può di certo costringere le imprese a restare in vita. Abbiamo le mani legate. L’unico strumento che abbiamo è quello di rivolgerci alla Provincia per organizzare corsi di formazione anche tramite Eurolavoro». Lorenzo Vitali, sindaco di Legnano, non ha avanzato false promesse nè fatto proclami durante l’incontro di ieri mattina a palazzo Malinverni con i lavoratori e alcuni rappresentanti della Confederazione unitaria di base. «La situazione è assolutamente critica, però nella nostra città non esistono soltanto aziende in crisi - ha spiegato -. Imprese come quella di Dolce e Gabbana, ad esempio, vanno a gonfie vele. Dal canto nostro, abbiamo pochi strumenti per porre rimedio alla chiusura delle fabbriche». Su proposta dei rappresentanti della Confederazione unitaria di base, inoltre, il primo cittadino legnanese si è detto disponibile fissare un appuntamento con la proprietà di Ntl e i sindacati. «Il nostro intento è almeno quello di cercare di riaprire le trattative per fare in modo che i lavoratori ricevano subito i 960 euro di buonuscita, il denaro del trattamento di fine rapporto e ciò che spetta loro. Sarà difficile, ma ci proveremo» ha dichiarato il Giuseppe Tampanella del Cub.(C.M.)

Giovanni Crespi, a Buscate non c’è posto per tutti

LEGNANO — NTL, ATER, Giovanni Crespi e Cromos. Quel che restava del tessile nel Legnanese sta vivendo uno dei periodi più neri della propria storia. Probabilmente questo momento è frutto di scelte aziendali poco felici o forse di una fase del mercato in cui la disponibilità economica delle aziende non è tale da riuscire a sostenere gli attuali costi di produzione italiani. Per quanto riguarda la Cromos - che all’inizio del 2008 ha cambiato proprietà - per ora non filtrano notizie, anche se la situazione non sembra delle più rosee visto che le voci in merito a una imminente crisi sono abbastanza insistenti. Certezze sul momento difficile che sta attraversando arrivano invece dalla Giovanni Crespi di Legnano. La storica azienda legnanese ha ormai praticamente chiuso il proprio stabilimento di viale Pasubio nella città del Carroccio per concentrare l’attività a Buscate, dove si trova l’altro polo produttivo del gruppo con macchinari moderni e linee di produzione più efficienti. L’ABBANDONO della sede legnanese, però, non comporta soltanto un cambio di destinazione. «Anche questa azienda ha vissuto un percorso simile a quello della Ntl - ha raccontato Giuseppe Tampanella del Cub -. Tre anni fa l’azienda ha firmato un accordo che le concedeva di mettere in mobilità 55 dipendenti e licenziarne una quindicina. In cambio, però, la proprietà non avrebbe mai dovuto chiudere il polo legnanese. Ora invece ci troviamo a dover pensare alla sorte di un centinaio di lavoratori che stanno perdendo il posto». Il nuovo piano aziendale e il conseguente adeguamento degli organici si sono resi necessari per rilanciare l’azienda. Per raggiungere questo obiettivo si sono rivelati indispensabili due aspetti: il contenimento dei costi e l’ammodernamento degli impianti per far fronte alla crescente concorrenza dei Paesi emergenti. Tutto questo, come spesso avviene, a spese dei lavoratori.(C.M.)

«A questo punto cosa dobbiamo fare?»
DISPERAZIONE GLI EX DIPENDENTI IN CORTEO PER CHIEDERE AIUTO
di CRISTIANA MARIANI

LEGNANO — «NELLE ULTIME notti non riesco a dormire perchè mando curricula a molte aziende, ma non sono convinta di aver fatto tutto ciò che posso per trovare un nuovo lavoro». Le preoccupazioni di Patrizia, ex lavoratrice 45enne della Ntl di corso Sempione a Legnano, sono comuni a quasi tutti i 98 ex operai e impiegati che, dopo la chiusura della Ntl avvenuta qualche giorno fa a causa dell’abbandono di Benetton, cliente principale. Il restante 70% degli ordinativi, secondo la proprietà, non avrebbe potuto portare avanti gli affari e quindi l’unica soluzione praticabile è stata la cessazione d’attività. «Molti di noi sono entrati in questa azienda trent’anni fa - raccontano quelli che fino a settimana scorsa erano suoi colleghi -. La chiusura rappresenta la fine di una parte consistente della vita e l’allontanamento da una vera e propria famiglia». Nel luglio del 2005, alcuni degli ex dipendenti Ntl si sono visti diminuire lo stipendio. «Di fatto il passaggio da Mottana a Ntl ha significato per noi il licenziamento e la riassunzione - ricordano -. In 50 hanno perso il posto, ma gli altri 100 sono stati riassunti a condizioni modificate. Non è stato facile neppure per le nostre famiglie, però abbiamo accettato per due motivi: la necessità di dover lavorare e il sentimento che ci legava alla ditta». ORA L’AFFETTO si è tramutato in rabbia, ma il bisogno di uno stipendio rimane. Questo il motivo del presidio di ieri mattina davanti agli stabilimenti di corso Sempione 239, poi sfociati in un corteo che ha bloccato la principale arteria legnanese per mezz’ora. La delegazione di lavoratori ha quindi raggiunto palazzo Malinverni dove ha incontrato il sindaco Vitali. «Abbiamo famiglia e figli - commentano -, mutui da pagare. Ci ritroviamo con un’età compresa fra i 40 e i 50 anni a doverci rimettere in gioco. A settembre i dirigenti sono venuti in lacrime a pregarci di finire gli ordini rimasti in azienda. Hanno persino detto che non ci avrebbero dato ciò che ci spettava se non lo avessimo fatto. Una volta finito, hanno chiuso tutto». «Cosa devo fare? Non so nemmeno come si scrive un curriculum. Non ho mai cercato un’occupazione, ho sempre lavorato alla Mottana» afferma una delle poche lavoratrici dell’azienda legnanese. La speranza che anima operai, impiegati e sindacalisti è quella di scongiurare il fallimento. «Nel caso in cui dovesse accadere, i dipendenti rischiano di non avere nulla della somma che spetta loro» spiega Giuseppe Tampanella del Cub. Nei prossimi giorni potrebbe avere luogo fra proprietà, sindacati e Comune.


29 ottobre 2008 - Varese news

Presidio di una cinquantina di ex-lavoratori che accusano sindacati e proprietà di averli presi in giro
Lavoratori ex-Mottana protestano davanti all'azienda
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Legnano - La Ntl (già Mottana) chiude ma i lavoratori non si arrendono e anche questa mattina si sono presentati davanti ai cancelli della loro ex-azienda che li ha lasciati a casa a inizio settembre per manifestare con i sindacati Cobas contro la situazione che, ai lavoratori, è stata presentata senza alcun preavviso. La chiusura dell'azienda, infatti, è arrivata come una scure su un centinaio di lavoratori a inizio settembre ma, su richiesta dell'azienda stessa, i lavoratori hanno portato a termine le commesse in corso. I lavoratori, infatti, accusano i sindacati unitari e la dirigenza di averli "addormentati" non raccontando loro tutta la verità. Secondo gli ex-operai, infatti, il lavoro non mancava e l'azienda, addirittura, non riusciva a consegnare per tempo i lavori assegnati a causa del troppo lavoro. Nonostante la buona volontà dei dipendenti, che hanno continuato a lavorare nonostante fossero stati ormai licenziati e in cerca di una ricollocazione che, ad oggi, non è ancora arrivata. Ai lavoratori è andato un misero incentivo da 960 euro, gli stessi hanno accettato di non ricevere la buonauscita che agli altri dipendenti licenziati nel 2005 è stata di 5000 euro. Gli operai, dopo il picchetto davanti all'entrata dell'azienda, sono stati ricevuti dall'amministrazione comunale che ha preso in carico la loro situazione avviando un tavolo con le imprese della zona per una ricollocazione dei licenziati.


29 ottobre 2008 - Il Messaggero

Si è accesa anche a Viterbo la miccia della protesta studentesca...
di SARA GRASSOTTI

Viterbo - Si è accesa anche a Viterbo la miccia della protesta studentesca innescata in tutta Italia contro il decreto Gelmini. L'appello lanciato lunedì dalle aule di Beni culturali dai laureandi di "Tuscia in Protesta", in difesa del diritto allo studio, ha radunato più di 700 ragazzi ieri mattina a piazza del Comune.
Si è iniziato con una concisa lezione più di stile che accademica, tenuta davanti al chiostro di palazzo dei Priori dal professor Vittorangelo Orati, titolare della cattedra di Economia politica. Poi un corteo lungo quasi quanto via Cavour, composto da universitari ma soprattutto dagli alunni degli istituti medi superiori, ha srotolato striscioni colorati e voci decise per proteggere gli articoli 33 e 34 della Costituzione, che garantiscono la libertà di insegnamento delle arti e delle scienze e il libero accesso alla scuola per tutti. Al seguito di una vecchia Lada Niva 4x4 verde bottiglia che apriva la parata, quasi un migliaio di teste hanno puntato dritto verso il Rettorato dell'Università, per chiedere che la legge 133 firmata dal ministro della Pubblica istruzione - e prossima all’approzione al Senato - venga presto ritirata perché taglia fondi e prospettive per il loro futuro.
"Noi la crisi non la vogliamo", oppure "Gelmini, Tremonti rifatevi i conti" sono stati gli slogan che hanno scandito il percorso della manifestazione per il centro storico. «E' imbarazzante quello che il governo Berlusconi sta facendo - spiega da un megafono Daniele Di Marzo, uno dei promotori della protesta iscritto alla facoltà di Agraria - perché vogliono derubare il nostro futuro per coprire gli errori e i vizi della classe dirigente. Tolgono soldi all'Università a suon di decreti, per salvare Alitalia e banche. Noi non ci stiamo e non accetteremo compromessi». Il movimento studentesco del 2008 rivendica pacificamente maggiori strumenti per guardare a testa alta il domani, senza doverlo per forza aspettare come chi sta in trincea. E in particolare, si sente minacciato dai punti basilari di un provvedimento che taglia del 20% i finanziamenti pubblici per gli atenei, blocca le assunzioni, prospetta la privatizzazione delle università e fissa migliaia di licenziamenti per i ricercatori.
Questi i temi che hanno acceso il dibattito dell'assemblea tenuta nel cortile di Santa Maria in Gradi, con cui si è poi chiusa la manifestazione. Oltre agli studenti, si sono avvicendati al microfono per prendere parola e dare appoggio anche una rappresentanza dei dottorandi e degli specializzandi, il professor Mauro Moresi e il decano della facoltà di Lingue, Giorgio Manacorda. Tutti concordi sull'impellente esigenza di procedere verso una riforma universitaria, che sia in grado di razionalizzare le risorse economiche e umane, ma che non si limiti a un mero calcolo aritmetico per far quadrare i conti del Governo, come invece viene criticato alla legge 133.
«Sono altre le soluzioni da trovare per migliorare il sistema dell'Università - ha dichiarato Moresi - che negli ultimi dieci anni è giunto alla soglia massima di degenerazione. In Italia, il 50% delle matricole non arriva a prendere la laurea e spesso i laureati non ricevono alcuna formazione per entrare preparati nel mondo del lavoro. Sono questi i difetti di un meccanismo che ormai è marcio e va urgentemente rinnovato». Ad ascoltare in mezzo alla platea anche il presidente della Provincia, Alessandro Mazzoli, e gli esponenti delle sigle sindacali (Cobas, Cgil e RdB Cub), che si sono schierate a favore dell'iniziativa di "Tuscia in protesta".

Latina - La ditta Sodexho, che gestisce la preparazione...

Latina - La ditta Sodexho, che gestisce la preparazione e la distribuzione dei pasti per le mense scolastiche di Latina, ha accettato di sospendere le procedure di licenziamento per 50 dei suoi dipendenti. Iter avviato dopo il calo, di circa mille pasti al giorno, originato dal rifiuto di molti genitori di pagare il servizio mensa aumentato, rispetto allo scorso anno, di circa il 40%. La decisione è arrivata dopo l’incontro tenutosi l’altra sera, fra i vertici aziendali, i rappresentati del Cub e l’assessore comunale alla Scuola Bruno Creo. L’azienda, che come da contratto dovrà garantire il servizio fino alla fine dell’anno, ha deciso di posticipare ogni decisione fino al prossimo 15 novembre caricandosi i costi dell’esubero del personale. Oltre due settimane di tempo per permettere al Comune di trovare una soluzione definitiva che soddisfi le richieste manifestate dai genitori sin dall’inizio dell’anno scolastico. Se non si dovesse raggiungere l’accordo la Sodexho proseguirà l’iter dei licenziamenti mandando a casa oltre la metà, sono attualmente 120 i dipendenti della ditta, dei suoi lavoratori. «Cercheremo di evitare in ogni modo – spiega Amedeo Rossi del Cub- un’altra crisi occupazionale, cinquanta disoccupati in più sarebbe un ulteriore peso per la città e per l’amministrazione». E intanto continuano incessanti le visite dei genitori negli uffici comunali. Ieri mattina una delegazione del comitato spontaneo è stata ricevuta da Agostino Marcheselli, Capo di Gabinetto, che ha consigliato ai genitori di far usufruire ai loro figli del servizio mense fino a dicembre garantendogli l’applicazione degli stessi costi dello scorso anno, nell’attesa che venga presa una decisione sulle nuove tariffe. Variazione di costi e fasce di reddito che se approvata andrà in vigore a partire da gennaio. Marcheselli ha inoltre garantito loro la non morosità per il ritardo dei pagamenti.(V.Don.)


29 ottobre 2008 - La Provincia di Varese

riforma contestata
L'urlo dei ragazzi: «Vogliamo le dimissioni»
L'assenza annunciata del ministro a Duemilalibri non ha annullato la manifestazione studentesca
di Filippo Facco

Gallarate - Nel giorno della chiusura al traffico di piazza Risorgimento, le auto hanno lasciato il posto alla manifestazione studentesca di protesta contro la riforma Gelmini. Di fronte all'ingresso del teatro Condominio si sono dati appuntamento non soltanto i ragazzi di diversi istituti gallaratesi, ma anche alcune rappresentanze sindacali e politiche. Qui infatti sarebbe dovuto intervenire il ministro della Pubblica Istruzione nell'ambito di Duemilalibri, ma la sua presenza era stata cancellata dal calendario qualche giorno fa per impegni governativi. Gli studenti hanno mantenuto comunque la promessa di far sentire la loro voce contro un provvedimento «sbagliato», che mina «le risorse e i mezzi della scuola pubblica, in quanto garanzie di una buona formazione culturale» insieme «a quella di tutti gli altri numerosissimi studenti che hanno deciso di prendere coscienza di una questione che ci coinvolge pienamente e ci lede in profondità» come dimostrano i presidi e le occupazioni in atto in varie parti della provincia.
In un centinaio (molti sono stati quelli provenienti da fuori città, in particolare da Busto Arsizio e Varese) hanno invaso con megafoni e striscioni una piazza Garibaldi stranamente deserta a causa dei lavori, sotto l'occhio vigile delle forze dell'ordine. «La Gelmini vuole giocare a nascondino» e «c'è chi usa i manganelli, noi usiamo i nostri cervelli» si leggeva sui cartelli firmati dall'Unione degli studenti. Unanime la richiesta al governo: ritirare il decreto-legge 137 del 1° settembre scorso recante «Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università» nonché rivedere i tagli previsti dalla legge numero 133. Tra le urla e gli sfottò i giovani chiedono anche le dimissioni della titolare del ministero: «Gelmini rimetti il tuo mandato, questo ti grida chi il decreto l'ha studiato».
Un'anticipazione in piena regola dello sciopero generale della scuola in programma giovedì a Roma, Milano e nelle grandi città d'Italia. «Solo tagli e grembiulini, ecco la riforma Gelmini» uno degli slogan mostrati da alunni in costume, cui si sono affiancati anche professori e personale non docente. Una nutrita schiera di rappresentanti di tutte le sigle sindacali, da quelli confederali (Flc Cgil e Cisl scuola) a quelli di base (Cobas, Cub e Sdl), armati di fischietti e bandiere, si è snodata al seguito degli studenti in un corteo pacifico lungo via Verdi, piazza Libertà e via Turati. A margine della contestazione anche alcuni militanti di Rifondazione Comunista, tra i quali Giovanni Martina, Antonio Corrado, consigliere comunale bustocco, e il segretario provinciale, Giovanni Bonometti. «Il forfait della Gelmini ? ha dichiarato quest'ultimo ? dimostra la difficoltà del ministro ad affrontare il dibattito».


28 ottobre 2008 - Ansa

GIUSTIZIA: ROMA, DOMANI MANIFESTAZIONE SINDACATI A MINISTERO

(ANSA) - ROMA, 28 OTT - Una manifestazione contro i tagli previsti in Finanziaria nel settore della giustizia è prevista per domani alle 15 a Palazzo Vidoni a Roma, sede del ministero della Funzione pubblica. La manifestazione che avrà il concentramento alle 15 nella zona del dicastero del ministro Renato Brunetta è stata organizzata dal Comitato di lotta degli uffici giudiziari romani e dai sindacati di categoria Cgil, Uil, RdB e Ugl.


28 ottobre 2008 - Dire

SCUOLA BOLOGNA. UNIVERSITARI-COBAS CONTRO UNINDUSTRIA

(DIRE) Bologna, 28 ott. - La manifestazione cittadina di giovedi' prossimo non ha nulla a che vedere con lo sciopero dei sindacati confederali e la manifestazione di Roma. "E' un corteo unitario-spiega ancora Lisa- di tutti i soggetti che si riconoscono sulla piattaforma comune", illustrata nella lettera aperta alla citta' di Bologna scritta dall'assemblea no-Gelmini dell'Alma Mater. Alessandro Palmi, insegnante all'Itis Belluzzi e rappresentante dei Cobas, lancia oggi anche "l'ipotesi che circola, per organizzare una manifestazione nazionale sull'onda di quella di Bologna, per portare in piazza a Roma tutto il mondo della scuola". Palmi storce pero' il naso quando gli studenti universitari identificano come possibile data di una mobilitazione nazionale il 15 novembre, uscita come possibile dagli Atenei romani, giorno in cui i sindacati confederali hanno indetto lo sciopero nazionale del mondo delle Universita' e della ricerca. "Non boicottiamo iniziative di lotta che sono sentite, ma non accettiamo la piattaforma di Roma", aggiunge il rappresentante dei Cobas. Inoltre, dopo la manifestazione del 30, "credo che questa cosa dovra' proseguire, perche' ci sara' da lottare contro tutti i decreti attuativi, come si fece contro la Moratti", aggiunge infine Palmi. Aderisce invece alla manifestazione di Roma l'associazione professionale Proteo Fare Sapere Emilia-Romagna, che ha anche organizzato una raccolta firme tra i cittadini a sostegno di tutto il personale che opera nella scuola, universita', e ricerca. L'associazione e' al fianco dei genitori, degli studenti e dei cittadini nelle loro proteste. Tra i firmatari molti docenti universitari e presidi, esponenti del Partito democratico, sindacalisti e magistrati. Domani sera alle 18.30 scenderanno in piazza Nettuno anche i Cub-Rdb...


28 ottobre 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 38 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Università e ricerca non sono in vendita
* Per lo scivolo-pensioni, ecco le regole
* Bologna, in piazza 1800 volti di precari che vivono e fanno vivere la ricerca
* L'insostenibile inadeguatezza del Tip
* In Italia c'è ormai l'emergenza accenti
* All'Iss precari in rivolta, sono il 40% del personale
* Cnr, a quando una indennità di irresponsabilità


28 ottobre 2008 - Il Bologna

Trasporti. Il sindacato tuona: «Prima il rinnovo dell'integrativo e il rispetto delle promesse, poi l'accordo»
Atc, fusione con Acft a rischio
Le forze sociali: con lo scorporo societario cosa ne sarà di 150 verificatori della sosta?

Bologna - Non accenna a placarsi il duro scontro sindacale tra le sigle dei lavoratori e i vertici di Atc. Ora la partita relativa all'integrativo e al riconoscimento ai dipendenti dell'azienda trasporti del premio pattuito per l'aumento dei passeggeri investe anche la fusione tra Atc e Acft, l'omologa del Comune di Ferrara. Dopo gli scioperi della scorsa settimana, la minaccia si sposta sulla fusione tra le due aziende che il sindacato promette di bloccare se non verranno rispettate le promesse. La fusione comporta lo scorporo da Atc della gestione della sosta e dunque secondo le forze sociali mette a repentaglio il destino di 150 verificatori. «Sarà importante - dice il sindacato - inserire una clausola sociale a tutela dei lavoratori, al momento della fusione». Il malumore serpeggia anche perchè il piano di aggregazione non è stato presentato alle forze sociali. Galletti (Fiasa): «Si profila lo smembramento dell'azienda. E anche il piano di messa in sicurezza del personale sui bus ha subìto un rallentamento». Ora arriva il tempo delle assemblee sul piano: «E come facciamo a spiegare che vogliono togliere una parte dello stipendio?» dice Giuseppe D’Ambrosio (Sdl). Lo stesso Sutti aveva ammesso che l'accordo del 2004 non era stato rispettato, rileva il sindacalista. Non solo, aveva ammesso che c'erano i presupposti perchè i lavoratori ricorressero all'avvocato. Ma è difficile che lo ammetta coram populo, dice il sindacato, visto che deve la sua nomina alle amministrazioni che hanno deciso" il taglio. Inutile in somma tagliarsi lo stipendio, aggiunge Cremonini -Cub- se poi non ci sono i soldi per il rinnovo del contratto dei lavoratori.


28 ottobre 2008 - Il Resto del Carlino

Bologna. A ROMA il Partito democratico tuona...
di NICOLA CAPPELLINI

Bologna - A ROMA il Partito democratico tuona contro il Governo perché aumenti i salari degli italiani e a Bologna gli enti locali proprietari dell’Atc — Comune e Provincia — tagliano il premio di produttività di 560 euro l’anno, corrisposto ai lavoratori dell’azienda, in base a un accordo siglato ai tempi dell’amministrazione Guazzaloca. «E’ inaccettabile», replicano i sindacati. Il pensiero va ai giovani tramvieri part-time che non guadagnano più di 7-800 euro al mese. La promessa è quella di ostacolare la fusione con l’Acft di Ferrara, prevista entro febbraio, se prima non verrà siglato l’accordo per il contratto integrativo. Il confronto tra l’azienda di trasporto e le sigle sindacali impegnate nella trattativa è arrivato ad un punto di rottura la scorsa settimana, quando gli assessori ai trasporti Maurizio Zamboni (Comune) e Giacomo Venturi (Provincia) hanno ribadito, durante il tentativo di conciliazione in Prefettura, l’intenzione di non confermare le risorse (1,5 milioni di euro) utilizzate finora per premiare l’aumento dei passeggeri trasportati. Di conseguenza, spiegano i sindacati, gli enti locali proprietari dell’azienda hanno «messo in discussione il premio di 560 euro l’anno corrisposto ai lavoratori in base ad un accordo del 2004». «E’ inaccettabile — sbotta Maurizio Lunghi (Filt-Cgil) — anche perché siamo di fronte ad un’azienda che sta facendo utili ed è in condizione di andare ad un accordo. Ma qui si decide di investire dappertutto, tranne che sulle risorse umane». Mentre Gianni Cremonini (Rdb-Cub) riserva una stoccata al presidente Francesco Sutti (nella foto). «Ha fatto uno show sui giornali — ricorda — per la riduzione del proprio stipendio, ma non c’è una lira per il contratto dei lavoratori che hanno portato l’azienda a questo livello». LE INIZIATIVE di lotta per portare a casa l’integrativo verranno decise nei prossimi giorni, nel corso di un ciclo di assemblee che i sindacati terranno per informare i lavoratori. Ma la strategia appare chiara. «Non c’è fusione con l’Acft senza accordo aziendale. Ci metteremo di traverso», promettono Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil-Trasporti, Faisa-Cisal, Ugl, Sdl e Cub-Rdb. Ma i sindacati si dicono pronti anche a dar battaglia sull’annunciato scorporo da Atc della gestione della sosta. «All’orizzonte vediamo un progetto di smembramento dell’azienda», sostiene Daniele Galletti (Faisa), che punta il dito anche contro il «rallentamento» degli interventi promessi per la sicurezza degli autisti dei bus.


28 ottobre 2008 - L'Arena

PROTESTA. I delegati sindacali del Cub scrivono al prefetto affinchè convochi un tavolo di conciliazione per discutere dell’organizzazione del lavoro in Neurologia
«Poco personale per i pazienti gravi»

Verona - Una lettera-esposto al prefetto di Verona, Italia Fortunati, affinchè li aiuti «a lavorare meglio, garantendo la necessaria assistenza ai degenti». È un’iniziativa del Cub-confederazione unitaria di base, che l’anno scorso - per la prima volta - ha eletto due rappresentanti tra le Rsu dell’Azienda ospedaliera. «Un passo obbligato a fronte del silenzio dell’Azienda ospedaliera», annota Paola Piazzola, una dei due delegati sindacali, «che non si è degnata di rispondere a una delle tante lettere scritte dall’agosto 2005 a oggi». Lettere che hanno lo stesso oggetto. «Nella clinica Neurologica di Borgo Roma il personale paramedico è carente al punto che siamo costretti a saltare turni di riposo e ferie», denuncia Piazzola, «per garantire adeguata assistenza ai ricoverati. Che nove volte su dieci sono totalmente non autosufficienti: parliamo di malati di Alzheimer o morbo di Parkinson, malati di sclerosi multipla, soggetti in stato vegetativo permanente che richiedono assitenza al cento per cento, di giorno e di notte». Nella lettera-esposto, il responsabile regionale della Sanità dei Cub, Federico Martelletto, chiede al prefetto di convocare entro cinque giorni il tavolo sindacale di conciliazione e annuncia, nel contempo, la proclamazione dello stato di agitazione «del personale dell’Azienda ospedaliera».
I rappresentanti sindacali evidenziano, dati alla mano, come l’organizzazione del lavoro necessiti di correttivi. «Il reparto consta di 28 posti letto ufficiali», dichiara Piazzola, «ma i letti bis sono all’ordine del giorno: dal primo gennaio al 3 ottobre scorso sono stati ben 232. Il personale? Siamo 16 infermieri, suddivisi in tre turni e 5 operatori socio-sanitari. Le assenze per malattia non vengono integrate: ci danno una mano i tirocinanti, ma non va bene. Noi infermieri siamo ancora tenuti a operare per compiti, è un approccio datato che non va bene, perchè manca la responsabilizzazione complessiva che ogni operatore sanitario vorrebbe avere dei pazienti che assiste».
«In queste condizioni di carenza cronica», aggiunge Piazzola, «non possiamo farci carico di una novità che dovrebbe essere attivata a breve, la Stroke Unit per chi ha avuto un ictus. Sono pazienti subintensivi e abbisognano di assistenza a nostra opinione diversa».
Il primario Nicolò Rizzuto dice di «trasecolare nell’apprendere dell’iniziativa sindacale. In questo reparto non massacriamo nessun lavoratore. Ospitiamo pazienti acuti e in emergenza, ma non mi risulta ci siano problemi. Se non quello della mancanza di una lungodegenza dove inviare i pazienti, una volta dimessi da noi. Ma perchè gli infermieri non sono venuti da me?»


28 ottobre 2008 - La Stampa

Il questore spiega l’impossibilità di frenare il flusso dei tremila francesi
di SELMA CHIOSSO

POZZOLO FORMIGARO - «Ad un certo punto la scelta è stata tra una situazione di illegalità o rischiare la tragedia. Come questore di questa città ho preferito la prima ipotesi. Tra i partecipanti al rave, quasi tutti francesi, c’erano molte famiglie con bambini piccoli, alcuni con meno di una anno. Noi eravamo meno di 40, compresi i rinforzi, loro come minimo in 3000».
Mario Masini, questore di Alessandria, spiega così la scelta operativa concordata con il colonnello dei carabinieri Marcello Bergamini e approvata dal prefetto Francesco Castaldo. Ieri mattina, in prefettura, c’è stata una lunga riunione operativa alla quale ha partecipato anche Roberto Silvano, sindaco di Pozzolo. Aggiungono il questore e il colonnello: «Sabato abbiamo pensato che i punkabbestia se ne andassero. Invece hanno aspettato il buio e sono arrivati da ogni parte. Proseguivano con auto e camper appaiati, da qui la nostra decisone di chiudere le strade per impedire agli automobilisti "normali" di capitare lì». Il prefetto Francesco Castaldo: «Abbiamo fatto tutto quanto dovevamo segnalando al ministero quello che stava accadendo. Ma a livello nazionale c’erano le partite le proteste e gli scioperi».
Il sindaco di Pozzolo, Roberto Silvano, farà un’ordinanza anti rave. Ma chi pagherà le eventuali multe se il popolo dei rave è quasi sempre è sprovvisto di documenti? Specifica: «Servirebbe una legge nazionale che impedisse questo genere di feste. Come in Francia e una organizzazione, sempre a livello nazionale, preventiva contro questi eventi. A livello locale ringrazio le forze dell’ordine. Eravamo tutti insieme a prenderci i sassi più di così non si poteva fare».
Il questore: «Abbiamo identificato tutte le persone possibili e finchè le strade sono state chiuse. I danni sono di due tipi, relativi ai campi devastati e ai disagi degli automobilisti. Voglio ringraziare il sindaco e gli amministratori comunali di Pozzolo che ci hanno immediatamente informato di ciò che stava accadendo, fornito i mezzi, lavorato con noi».
Oggi la situazione dovrebbe tornare nella norma: «Ma se così non sarà - aggiungono le autorità - vuol dire che reagiremo». Intanto protesta il sindacato Rdb vigili del fuoco. Giovanni Maccarino dice: «I vigili del fuoco con l’ordine pubblico c’entrano un fico secco. Sabato pomeriggio è stata mandata una squadra allo sbaraglio. Neanche si sapeva cosa stava accadendo. Solo quando è arrivata la sassaiola il questore ha riconosciuto che i vigili del fuoco potevano rientrare». Maurizio Fava, novese, dice: «Come cittadino vorrei sapere chi è il responsabile di questa iattura: gli organizzatori del rave saranno denunciati per blocco stradale? Chi pagherà i danni?».


28 ottobre 2008 - La Repubblica

Le reazioni dei magistrati alla proposta del ministro Brunetta
"I tornelli in tribunale? Magari, lavoriamo meno"
Ci sono giudici senza stanza e mancano anche i soldi per pagare gli straordinari. E c´è chi si compra il toner

Bari - È una battuta il commento più frequente all´idea del ministro Brunetta. «Se venissero introdotti i tornelli, sicuramente lavoreremo di meno» scherzano negli uffici giudiziari. «Poi, però, dovrebbero pagare gli straordinari» dice ad esempio il gip Giuseppe De Benedictis. Perché è questo il punto. Magistrati e giudici non sono vincolati da un orario di lavoro. Non hanno un obbligo di presenza in ufficio. «Ma di fatto siamo sempre qui. E non solo la mattina, ma anche nel pomeriggio, basta fare un giro negli uffici. Il magistrato di turno è reperibile anche di notte. Magari ci dicessero qual è il nostro orario di lavoro» dice il procuratore aggiunto, Marco Dinapoli. E quello in ufficio è solo una parte dell´impegno di giudici e magistrati.
«C´è chi non ha la stanza. Ed è costretto a studiare i fascicoli a casa» afferma il pubblico ministero Francesco Bretone. C´è il problema degli spazi e quello dei computer. «Ci sono colleghi che comprano a proprie spese i toner» aggiunge. E poi c´è la carta che manca. Gli articoli di cancelleria che scarseggiano. Le auto di servizio che non ci sono. «La verità è che il ministro non conosce le condizioni in cui lavoriamo» dice il giudice Marco Guida. Il presidente del Tribunale, Vito Savino che ha voluto il protocollo d´intesa perché venga rispettato l´orario di apertura delle udienze, dice: «L´importante è fare in modo che i processi comincino agli orari prestabiliti e che i giudici producano più sentenze. Per il resto sono idee senza senso».
«Con l´introduzione dei tornelli, avremmo sicuramente più sabati e più domeniche libere. Come si fa a dire che non lavoriamo, quando una delle necessità è quella di regolare i carichi di lavoro» aggiunge Isabella Ginefra. Franco Cassano pensa che il problema non è quello posto dal ministro. «Quello che deve essere chiaro è che il magistrato non è un impiegato, lavora sulla base di quanto introita». Anche il presidente della Camera Penale, Egidio Sarno ritiene che il progetto di Brunetta non possa aver ricadute positive sul funzionamento della macchina della giustizia. «Il lavoro del magistrato non può essere considerato in termini di orari. Non si può pretendere che i giudici lavorino solo in ufficio». E critiche a Brunetta e alla sua idea, arrivano dai rappresentanti del personale amministrativo. «Questa è solo propaganda. Il ministro - dice Saverio Cutrone delle Rdb - dovrebbe pensare a migliorare le condizioni dei lavororatori».(g.d.m.)


28 ottobre 2008 - Il Messaggero

Viterbo. Anche l'Università della Tuscia alza i picchetti...
di SARA GRASSOTTI

Viterbo - Anche l'Università della Tuscia alza i picchetti contro il decreto Gelmini. Il movimento studentesco "Tuscia in protesta", nato spontaneamente negli ultimi mesi per i corridoi delle diverse facoltà viterbesi, si è dato appuntamento stamani alle 9 a piazza del Comune per dire un secco no ai tagli alla scuola pubblica, previsti dalla legge 133 firmata dal ministro dell'Istruzione e in procinto di essere approvata domani al Senato. Un coro unanime che verrà ben scandito in mattinata per il centro della città, a rimarcare il radicale dissenso di chi vive e fa vivere l'ateneo verso una riforma che si limita esclusivamente a una drastica riduzione degli investimenti da parte dell'attuale Governo al mondo del sapere e della ricerca. Si comincia alla buon'ora con una lezione tenuta all'aperto davanti a Palazzo dei Priori, da cui alle 10 si snoderà il corteo in direzione del Rettorato di via S. Maria in Gradi, dove alle 11 è in programma un'assemblea aperta a docenti, ricercatori, precari e personale tecnico amministrativo.
Ma l'iniziativa più interessante della manifestazione, che si avvale del sostegno di alcune sigle sindacali locali (Cgil, Cobas e RdB Cub) e dell'adesione degli istituti medi superiori, è quella di una richiesta da inoltrare alla Prefettura, affinché almeno un rappresentante degli studenti venga ricevuto al meeting "Governo incontra", che si svolgerà domattina al teatro dell'Unione. Un'occasione imperdibile per i ragazzi di "Tuscia in protesta", per far incrociare la prospettiva del proprio futuro con chi, come i ministri Gianfranco Rotondi (attuazione del programma), Giorgia Meloni (Gioventù) e Raffaele Fitto (Rapporti con le Regioni), oggi si trova nella posizione di legiferare sul loro presente. «Il nostro obiettivo è quello di bloccare con ogni mezzo a disposizione questo provvedimento assurdo - spiega Angela, che ha 26 anni ed è iscritta a Beni culturali - perché non vogliamo che la cultura diventi un bene limitato a chi se lo può permettere economicamente. Vogliamo che le nostre critiche vengano ascoltate dagli esponenti di Governo che saranno sul palco domani. In particolare da Giorgia Meloni, capo del dicastero creato ad hoc per le politiche giovanili, che proprio per il ruolo che ricopre deve ascoltare le nostre voci e le nostre critiche. D'altra parte è così che funziona in democrazia».
Taglio del 20% ai finanziamenti pubblici degli atenei, blocco delle assunzioni, possibilità che le università diventino fondazioni di diritto privato e le migliaia di ricercatori a rischio di licenziamento. Questi i punti principali della legge 133, bocciata in blocco dal movimento studentesco viterbese, allarmato anche per i 100 mila euro in meno stanziati dal Comune all'Università della Tuscia per tamponare i buchi del Cev. «Fino a quando il decreto Gelmini non sarà ritirato, noi andremo avanti a oltranza con il presidio dell'ateneo - proseguono Bernardo e Daniele, laureandi in Agraria e in Scienze - perché qui si sta giocando con il nostro futuro, senza pensare che il domani delle nuove generazioni coincide con quello del Paese».
Armati di striscioni anti-Gelmini anche i liceali del "Mariano Buratti" che insieme ai docenti già domenica avevano dato il la alla protesta, organizzando laboratori e seminari alternativi all'interno dell'istituto e guadagnandosi il pieno appoggio di Aldo Fabbrini, assessore provinciale alla Pubblica istruzione.


27 ottobre 2008 - Dire

ATC BOLOGNA.SINDACATI: NO FUSIONE CON ACFT SENZA INTEGRATIVO

(DIRE) Bologna, 27 ott. - E' scontro aperto tra Atc e sindacati, che promettono di ostacolare il processo di fusione con Acft di Ferrara, se prima non verra' siglato l'accordo sull'integrativo aziendale. "Non c'e' fusione senza accordo aziendale, i sindacati si metteranno di traverso", promette il segretario della Filt-Cgil, Maurizio Lunghi. Sulla stessa linea tutte le sigle impegnate nella trattativa con via Saliceto, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal- Ugl, Sdl, Cub-Rdb. Il confronto la scorsa settimana e' arrivato ad un punto di rottura quando, nel corso del tentativo di conciliazione in Prefettura, Comune e Provincia hanno ribadito l'intenzione di non confermare la provvigione da 1,5 milioni di euro in riconoscimento dell'aumento del numero dei passeggeri. Di conseguenza, spiegano i sindacati, il presidente di Atc, Francesco Sutti, "ha messo in discussione il premio di 560 euro all'anno corrisposto ai lavoratori in base ad un accordo del 2004". Insomma, e' la conclusione, i dipendenti della societa' di trasporti non solo vedono a raschio il rinnovo dell'integrativo, ma rischiano di perdere anche la somma che in questi anni e' stata loro riconosciuta per l'incremento dei passeggeri. "E' inaccettabile- sbotta Lunghi- anche perche' siamo di fronte ad un'azienda che sta facendo utili ed e' in condizione di andare ad un accordo. Sutti decide di investire l'utile dappertutto, tranne che sulle risorse umane". E poi, il mancato stanziamento del milione e mezzo di euro da parte degli enti locali soci (Comune e Provincia) e' una questione che non "deve essere fatta precipitare sul tavolo sindacale, perche' con la trattativa per l'integrativo non c'entra". Il clima delle relazioni sindacali va, dunque, surriscaldandosi, proprio mentre le amministrazioni bolognesi si apprestano ad avviare il processo di fusione con l'azienda ferrarese. Fusione che prevede lo scorporo da Atc della gestione della sosta. Anche su questo i sindacati sono pronti a dare battaglia, preoccupati del destino dei 150 accertatori in servizio all'Atc. "E' fondamentale- spiegano i rappresentanti dei tramvieri- che al momento della fusione ci sia il rinnovo, con l'inserimento di una clausola sociale a tutela dei lavoratori". I sindacati spiegano di non conoscere i dettagli del piano di aggregazione ("l'abbiamo saputo dai giornali", dicono). "All'orizzonte vediamo un progetto di smembramento dell'azienda", osserva Daniele Galletti della Fiasa, che punta il dito anche contro il "rallentamento" degli interventi per la sicurezza del personale sui bus. Nei prossimi giorni iniziera' un ciclo di assemblee per informare i lavoratori. "Ma come spieghiamo che rischiano di perdere parte della retribuzione?", si chiede Giuseppe D'Ambrosio di Sdl, riferendo anche che in uno dei precedenti incontri con l'azienda Sutti aveva ammesso "che c'erano i presupposti legali per ricorrere contro gli enti locali per il mancato rispetto dell'accordo del 2004. Ma e' difficile che lo faccia, visto che il presidente di Atc e' nominato dalle stesse amministrazioni che hanno deciso" il taglio. Puntuale la stoccata sui compensi al manager piacentino. "Il presidente- attacca Gianni Cremonini della Cub- ha fatto uno show sui giornali per la riduzione del proprio stipendio, ma non c'e' una lira per il contratto dei lavoratori, che hanno portato l'azienda a questo livello".


27 ottobre 2008 - Varese news

Legnano - L'iniziativa presentata con una lettera aperta dei dipendenti a quasi due mesi dalla chiusura. "Abbiamo lavorato fino a venerdì per garantire le ultime commesse, ora vogliamo garanzie"
Ex Mottana, domani presidio-conferenza stampa fuori dai cancelli

Legnano - Domani, martedì 28 ottobre, dalle ore 10 in corso Sempione, fuori dai cancelli della NTL di Legnano, si terrà un incontro fra gli ex dipendenti e la stampa locale. A convocarlo sono il sindacato Cub e i 98 lavoratori che il 5 settembre hanno dovuto apprendere da un collega membro della rappresentanza sindacale la notizia della cessazione dell'attivtà da parte della storica tintostamperia. Fino al luglio 2005 infatti l'azienda era la Mottana, un secolo di vita alle spalle e pagine di storia industriale scritte con il lavoro quotidiano. In quella data si cessò l'attività, due mesi dopo fu costituita la N.T.L. S.p.A che proseguì l'attività in sede, con gli stessi macchinari ma con personale ridotto dai circa 150 della Mottana ad un centinaio di dipendenti. Nel 2005 Varesenews aveva intervistato l'allora titolare della Mottana, quando già la crisi si profilava in tutta la sua serietà. I lavoratori escono allo scoperto di concerto con Cub solo dopo quasi due mesi, ma spiegano il perchè dell'attesa, senza risparmiare dure reprimende. Le condizioni ottenute appaiono insoddisfacenti. "Abbiamo avvertito l’esigenza di far sentire forte e chiara la nostra voce, dopo che gli ex titolari, i sindacalisti e i politici si sono preoccupati solo che la propria immagine e il proprio ruolo non venissero scalfiti e messi in discussione" scrivono. "In queste settimane trascorse ci siamo finalmente risvegliati dall’ effetto delle dosi massicce di "sedativi" propinateci dalla direzione aziendale e dai rappresentanti sindacali; siamo stati costretti a subire una scelta traumatica, continuando a lavorare per evadere le commesse in corso consentendo così alla azienda di ottenere ulteriori entrate e garantire il pagamento delle nostre spettanze". Polemiche intra-sindacali a parte, il timore per il futuro è grande. I lavoratori avevano ottenuto, tramite gli accordi siglati da Cgil-Cisl-Uil, cassa integrazione e mobilità, e, come conferma per Cub il sindacalista Giuseppe Tampanella, «fino a venerdì hanno lavorato per chiudere le ultime commesse, rabboniniti dall'avvertimento che solo così facendo si poteva recuperare il proprio». Senza che ciò purtroppo garantisca definitivamente da eventuali brutte sorprese. «In una città in cui ormai del tessile è rimasto ben poco, e in cui si chiude a raffica, spesso per la mera convenienza di delocalizzare» accusa Tampanella «ora un centinaio di lavoratori chiede garanzie almeno per quel minimo di buonuscita, quegli 80 euro al mese per un anno previsti dagli accordi. Se l'azienda dovesse fallire, andrebbero persi pure quelli». Le due successive cessazioni d'attività (2005 e 2008) erano state gestite in modo "liscio" anche per il buonsenso mostrato in primo luogo dai lavoratori, spesso impiegati da decenni in fabbrica. "Oggi" rimarca al contrario nel comunicato il comitato dei lavoratori, "con lucidità e consapevolezza riteniamo che le uniche persone che hanno diritto di esprimere sentimenti quali indignazione, rabbia, incazzatura (sic) e mancanza di fiducia in una futura ricollocazione siamo noi e le nostre 100 famiglie lasciate su una strada con un ridicolo incentivo economico di €960 lorde". Obiettivo del comunicato e dell'incontro di domani è dunque di sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sulla situazione, e fare in modo che in futuro altri lavoratori "non si lascino ricattare e intimorire, bensì scelgano la strada migliore in totale autonomia e libertà. Siamo certi che anche se sono trascorse alcune settimane sia giusto che la città di Legnano ascolti la nostra voce e conosca l’unica verità sulla fine dell’ultima azienda tessile!"


27 ottobre 2008 - Il Sardegna

Quartucciu. Flaica-Cub contro la multinazionale che mette in mobilità 24 cassiere
"Licenzia: disertate il Carrefour"

Cagliari - «Disertare il Carrefour di Quartucciu che licenzia le cassiere "scomode"». È l'appello lanciato ai clienti dal sindacato Flaica-Cub, impegnato da mesi a scongiurare la mobilità per 28 addette alle casse, il cui numero nel frattempo è sceso a 24. Mobilità annunciata dalla multinazionale francese proprietaria del market a Le Vele dopo il ricorso al giudice vinto da alcunedipendenti che chiedevano il rispetto del part-time mattutino. Dopo la causa intentata dal legale Giovanni Benevole, l'annuncio dell'esubero. Per dicembre sono previste una serie di iniziative: sciopero a sorpresa, volantinaggio alle casse, cortei. «Il licenziamento influirà sui tempi d'attesa dei clienti», scrive in un comunicato il segretario Carlo Serra. «Abbiamo già denunciato violazioni sulle norme di sicurezza e comportamenti mobbizzanti».


27 ottobre 2008 - Il Mattino

Napoli. Il caso del consorzio di Bacino Napoli 5...
di GIUSEPPE CRIMALDI

Napoli - Il caso del consorzio di Bacino Napoli 5 finisce sotto i riflettori della Corte dei Conti e ai nomi dei tre sindaci che hanno ricoperto le cariche dal 1993 al 2001 si aggiungono ora anche quelli di quattro assessori comunali: Ferdinando Balzamo, Massimo Paolucci, Ferdinando Di Mezza e Gennaro Mola. Anche loro - come Antonio Bassolino, Riccardo Marone e Rosa Russo Iervolino - hanno ricevuto qualche giorno fa un «invito a controdedurre», formula che per la magistratura inquirente contabile corrisponde a qualcosa di molto vicino a quello che nel penale si chiama avviso di garanzia. Sono sette, dunque, gli amministratori comunali avvicendatisi negli ultimi tre lustri che devono chiarire le rispettive posizioni davanti al magistrato Bucarelli, titolare del fascicolo aperto nel marzo scorso dalla Procura presso la Corte dei Conti. E sono quattro gli assessori che, per delega assunta, hanno avuto competenze in materia di raccolta dei rifiuti solidi urbani. Analogamente ai sindaci cui facevamo riferimento quando ricoprivano cariche all’interno della giunta municipale, anche gli assessori titolari alla delega per la raccolta dei rifiuti rischiano una citazione in giudizio. I sospetti dell’accusa si basano sulla considerazione che l’assegnazione dei servizi per la raccolta differenziata ad Asìa, in presenza di un ente già costituito e - almeno sulla carta - operativo come il Bacino Napoli 5 abbia di fatto causato un danno erariale. Una spesa inutile, superflua e dannosa. Tanto più dannosa se si pensa allo scandalo che ha accompagnato l’intera storia dell’ente che vedeva arruolati 362 dipendenti. Pagati, in buona sostanza, per non fare niente. Al termine di questo supplemento d’indagine la Procura potrebbe chiedere la citazione in udienza dei sette amministratori locali. Già quantificato dalla Procura diretta da Arturo Martucci di Scarfizzi il danno economico che ora si chiede venga risarcito. Quattro milioni e 225.827 euro. Questo il totale. Ma non tutti i possibili citati dovranno contribuire a saldare il maxi-risarcimento. I magistrati indicano infatti in quote le proporzioni dovute. E così se per Antonio Bassolino, Ferdinando di mezza e Gennaro Mola la quota è del 60 per cento, per Marone, Balzamo e Paolucci la cifra si assesta sul 30 per cento. Alla sola Iervolino la Procura intende chiedere un risarcimento del 10 per cento, pari a 422mila euro. Oggi, intanto, i lavoratori del consorzi di bacino rappresentati da Sindacato azzurro, Rdb, Slai Cobas Uap Cesil e Confsal annunceranno di voler promuovere una class action contro la Regione Campania.


26 ottobre 2008 - La Repubblica

Il ministro saluta i contestatori. "In Emilia assenteismo ridotto del 44%"
Lo show di Brunetta
di sara scheggia

Bologna - Due contestazioni fuori e due standing ovation dentro. Questa la giornata bolognese del Ministro per la pubblica amministrazione e l´innovazione Renato Brunetta, intervenuto ieri mattina al Forum della piccola impresa e, nel pomeriggio, ad un incontro con gli esponenti locali del Popolo della Libertà. Il Ministro ha portato gli ultimi dati della sua crociata contro l´assenteismo nel pubblico impiego, che per l´Emilia Romagna nel mese di settembre ha segnato un -44%., e a rassicurare i suoi sulla «rivoluzione culturale del Governo», che va avanti. Ieri mattina davanti al Palazzo dei Congressi ad aspettarlo c´erano ricercatori precari del Cnr e dell´Istituto di Astrofisica, insieme a lavoratori pubblici e dell´università della Cgil. Non gli hanno consegnato la loro busta paga, come annunciato, perché Brunetta è entrato da dietro, mentre è andata meglio al centinaio di manifestanti delle Rdb, riuniti con trombe e fischietti dalle ore 15 sotto l´Hotel Unaway in piazza della Costituzione. Uscendo dall´incontro con i forzisti, dove Brunetta ha scherzato sui contestatori «fannulloni, che dovrebbero stare a Roma e non qui», il ministro ha sorpreso la sicurezza e si è avvicinato al picchetto sorridendo e salutando con la mano: trenta secondi che hanno accesso slogan come «buffone» o «vergogna». Del resto, l´aveva detto lui stesso: «Sono un democratico, le proteste mi piacciono».


27 ottobre 2008 - Parsifal

Disabilità – La Cai non assume lavoratori invalidi

La nuova Compagnia aerea italiana detta i nuovi criteri di assunzione: no a lavoratori invalidi, genitori con figli invalidi o lavoratori con familiari invalidi a carico. Saranno scelti secondo questi criteri i 12.500 dipendenti da assumere, al netto delle 10 mila espulsioni già dichiarate. Il sindacato Cub Trasporti denuncia: "Stravolta e stracciata ogni tutela legale e normativa" e ribadisce che nessuna discrezionalità gestionale dovrà essere attuata da Cai nella selezione del personale, che dovrà essere tutto riassunto rispettando anzianità, carichi familiari, invalidità, legge 104 (legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), ridotte capacità lavorative (anche a causa di infortuni sul lavoro), ecc..
Nella riunione del 22 ottobre infatti sono state esplicitate le modalità e i criteri con cui saranno selezionati e riassunti i dipendenti del Gruppo Alitalia e Airone al netto delle espulsioni già dichiarate.(C.I.)


26 ottobre 2008 - La Provincia di Como

La Gelmini oggi diserta Lariofiere

Il ministro Gelmini ha mandato 15 righe a Confartigianato per giustificare la sua assenza, «per altri impegni istituzionali», al convegno sulla formazione in programma questa mattina a Lariofiere di Erba. Ma il forfait, già nell'aria da qualche giorno, non spegne la volontà degli studenti e della sinistra di cogliere l'occasione per contestare i tagli alla scuola. I ragazzi che stanno occupando il «Giovio» contano di recarsi a Erba almeno in delegazione. Mentre per le 9 è annunciato un presidio a Lariofiere promosso da Sinistra unita e plurale Como, Iskra Cantù, Pd, Italia dei valori, Cub Scuola, Cgil Flc, Cisl Scuola, Arci.

«La Gelmini non chiuda quelle 14 elementari sul Lario»

A differenza dell'occupazione del liceo Giovio, il presidio anti Gelmini di ieri a Lariofiere, non è stato un'iniziativa spontanea degli studenti, ma ha visto tra gli organizzatori la Sinistra unita e plurale di Como, il Pd, l'Italia dei valori, il Collettivo Iskra, l'Arci, il Cub Scuola, Cgil Flc, Cisl Scuola.
«Vogliamo dire no alla riforma Gelmini ? dice Marco Lorenzini, della Sinistra unita e plurale - perché è una riforma a costo zero, come per 15 anni in Italia, e che produce solo dei tagli. Rovina alle basi l'unico segmento di sistema scolastico italiano che funzionava bene, cioè la scuola primaria, e non migliora le situazioni critiche delle scuole medie, dei licei e delle università». È preoccupata anche Patrizia Milani, mamma di una adolescente che frequenta il liceo artistico Medardo Rosso, di Lecco, ed è a sua volta maestra elementare. «Se passerà la riforma, nel liceo di mia figlia - spiega - si passerà da 40 ore di insegnamento a 32. Si andranno a tagliare proprio quelle ore di pratica che servono a insegnare le materie più importanti che caratterizzano l'indirizzo di questo corso di studi. Non si potranno più fare i laboratori e l'insegnamento, nonostante lo sforzo dei docenti, perderà in qualità».
Anna Toffoletti, dirigente scolastico del distretto di Galbiate e rappresentante di Rifondazione Comunista, prende spunto dalla Costituzione Italiana, per dire ?no? a questa riforma. «La Costituzione italiana - dice la Toffoletti - non va solo insegnata, ma anche applicata. Qui si sta facendo l'esatto contrario. Nella sola provincia di Como sono a rischio chiusura ben 14 scuole elementari perché sotto il numero di 50 studenti. Quello che ora è il tempo pieno, riempito con lezioni e contenuti, verrà ridotto a un dopo scuola pomeridiano nel quale non sono previsti corsi specifici, ma solo vaghe attività. Tutti questi fattori veicoleranno chi può permetterselo verso la scuola privata».(V.Fa.)


26 ottobre 2008 - Il Manifesto

CONFINDUSTRIA Marcegaglia chiede sgravi fiscali e un fondo anti-crisi. Poi attacca le banche
Le imprese battono cassa
Il 31 vertice con l'Abi: «Gli istituti di credito non tengano i soldi per sé»
di Antonio Sciotto

ROMA - Soldi dal governo e soldi dalle banche. E i soldi che il governo darà alle banche, o che comunque metterà a garanzia: anche quelli. Nel vortice della crisi finanziaria, che si sta trasformando in crack dell'economia reale, la Confindustria teme come la peste il congelamento del credito, ma trova anche un buon motivo per chiedere aiuti diretti all'esecutivo: c'è un disperato bisogno di finanziamenti, che la presidente Emma Marcegaglia declina in due richieste. La prima, più classica: sgravi fiscali per chi investe. E poi, legato all'emergenza, un fondo di garanzia anti-crisi: in entrambi i casi, a muoversi deve essere il governo, con le banche che - ricevuti i sostegni - non dovranno poi fare i capricci. L'appello viene dal Forum della Piccola Industria di Bologna: «Intanto - ha affermato Marcegaglia - ci aspettiamo già dai prossimi giorni decisioni forti e chiare da parte del governo per sostenere il credito alle imprese. In particolare, pensiamo all'istituzione di un fondo di garanzia. Ci aspettiamo poi dall'esecutivo, anche qui a breve, un pacchetto di sostegni fiscali per tutte quelle imprese che investono in ricerca, innovazione, in risparmio energetico e che aumentano anche il proprio capitale». «Infine - ulteriore richiesta - ci aspettiamo che il governo stanzi fondi importanti sulle infrastrutture che a oggi hanno subito tagli pesanti».
Ma non basta, perché la Confindustria lamenta anche i cronici ritardi dei pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche, in debito con le imprese fornitrici per decine di miliardi. La presidente degli industriali si è rivolta al ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, presente al Forum: «Martedì - ha ricordato - si riunisce il comitato di crisi. Ci aspettiamo delle scelte rispetto ai crediti che le aziende hanno nei confronti della pubblica amministrazione. Si parla di 70miliardi di euro che spesso vengono pagati a 300 giorni e creano una situazione di illiquidità molto grave nelle imprese».
Una risposta è arrivata addirittura da Pechino, dove si trovava Silvio Berlusconi per il summit euroasiatico Asem: «Con Sarkozy - ha spiegato il premier - ci siamo dati appuntamento il 7 novembre e abbiamo preparato una serie di interventi, perché governo e istituzioni monetarie internazionali possano far sì che non ci sia arretramento, soprattutto con l'indietreggiare delle banche dalla loro linea di credito». Scajola ha annunciato che il suo ministero ha stanziato 600 milioni di euro «per le piccole imprese». Brunetta ha concordato sul fatto che «il ritardo di un anno nei pagamenti è troppo». Poi, uscendo dal Forum, è stato protagonista di un siparietto: si è sporto dal cordone di sicurezza per salutare un presidio di statali Rdb che lo contestava, al che i manifestanti hanno gridato «vergogna» e «buffone».
Dalla manifestazione del Circo Massimo interviene anche Walter Veltroni: il Pd chiede «un fondo di garanzia alle micro e piccole imprese, un piano di infrastrutture e un intervento per i salari e le pensioni», da operare subito detassando le tredicesime. Misura, quest'ultima, che Marcegaglia non boccia, ma che giudica «un po' uno spot».
Che il governo Berlusconi sia sensibile ai richiami delle imprese, si è visto nella gestione della vicenda emissioni Co2 in Europa: a questo proposito, ieri Marcegaglia ha annunciato che Confindustria presenterà «nei prossimi giorni» una modifica al pacchetto 20-20-20 della Ue, studiata con gli industriali tedeschi. Ancora, ha chiesto alla Bce di ridurre il costo del denaro al 2%: «Tagli subito di 1% e di un altro 1% entro fine anno. Ma poi l'Euribor sia conseguente: deve essere al massimo 0,20-0,30 sopra i tassi, è assurdo che continui a essere 1,30 punti sopra». Anche in questo caso, la critica è alle banche (sono loro a stabilire il tasso interbancario, quello che poi si applica ai mutui e ai prestiti). E proprio con i principali istituti di credito italiani e con l'Abi, la Confindustria terrà un vertice il 31 ottobre. Chiederà di non stringere i cordoni: «I soldi dati alle banche non devono rimanere al loro interno, devono servire a erogare credito alle imprese. Questo è il grande problema di oggi e non faremo sconti a nessuno».


26 ottobre 2008 - portadiMare

La RdB/CUB P.I. di Nardò esprime piena solidarietà
agli studenti delle scuole superiori di Nardò

NARDO' - No allo stato di polizia contro il conflitto sociale, piena solidarietà agli studenti delle scuole superiori e alle università in lotta. "Si sta affacciando un'emergenza democratica fatta di manganelli, di sgomberi, di provocazioni, di attacco al diritto di sciopero e di manifestazione. Noi siamo dalla parte di chi lotta per non pagare la crisi, per la difesa della scuola e della università pubblica, degli spazi sociali autogestiti. Quella annunciata da Berlusconi è la risposta del governo alla ripresa del conflitto sociale esploso con forza con la straordinaria partecipazione allo sciopero generale e alla manifestazione del 17 ottobre".   Ieri mattina all'Istituto Superiore servizi sociali di Nardò "Moccia" senza che i dirigenti scolastici chiamassero la polizia, comunque le forze dell'ordine si sono presentate lo stesso e aiutati anche da qualche professore "troppo prudente" hanno impedito che gli studenti esprimessero la loro contestazione alla Legge Gelmini. "Quanto sta accadendo oggi nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro contro il decreto Gelmini e la legge 133 di Brunetta è il miglior sondaggio possibile sul gradimento del governo. Le piazze sono piene, le scuole e le università occupate e i lavoratori lottano contro i tentativi di far pagare loro la crisi; come tutti i governi reazionari anche questo pensa di poter risolvere tutto con i manganelli".
P. Coordinam RdB/CUB P:I: Maurizio Maccagnano


26 ottobre 2008 - La Nuova Sardegna

Il sindacato «Flaica» rischia di scomparire

QUARTU - La Flaica, Federazione lavoratori agro-industria, commercio e affini, rischia il fallimento. È la sigla sindacale che città, tra le altre, ha seguito le vertenze Carrefour e Vigilanza Sant’Elena.
‹‹Nonostante i tanti sacrifici e il grande impegno, malgrado le poche risorse umane ed economiche - scrive Carlo Serra, della segreteria provinciale - rischiamo l’estinzione. Abbiamo sempre tutelato i lavoratori, ma inspiegabilmente, anziché aumentare, gli iscritti diminuiscono. C’è un fenomeno anomalo: nonostante il sindacato lavori a pieno ritmo per tutelare i lavoratori, gli iscritti si riducono››.
Per spiegare l’emorragia di tessere, Carlo Serra chiama senza tentennamenti in causa ‹‹pressioni, intimidazioni, paura di essere licenziati che subiscono da dtempo diversi iscritti, invece subito premiati, con agevolazioni e aumenti salariali, se stracciano la nostra tessera». Sarà vero?(p.s.)


26 ottobre 2008 - La Provincia di Varese

La protesta camaleonte
Quel «no» urlato è diventato un «sì»
Nel '98 i sindaci contestavano l'aeroporto. Ora i politici lo difendono. A parole

MALPENSA - Una volta erano i sindaci, stretti nelle fasce tricolori portate a tracolla, a sfilare tra i piloni dei ponti di Malpensa 2000, prima ancora della sua inaugurazione. Gridavano la loro esigenza di essere ascoltati, chiedevano che quell'infrastruttura pagata e voluta dal governo italiano (ma anche dall'Unione europea) nascesse e crescesse senza strappi con la gente del posto.
cinquemila voci
Era il 17 maggio del 1998 quando dal primo cittadino di Castellanza, qualche collega piemontese e i nove sindaci del Cuv (il consorzio dei Comuni situati attorno a Malpensa) parlavano a turno dal microfono installato alla bell'e meglio lungo la strada di accesso all'aeroporto. Con loro anche qualche parlamentare di allora (Renzo Tosolini, ad esempio, eletto nel 1996 tra le fila di Alleanza Nazionale) e la popolazione dei paesi attorno allo scalo: circa cinquemila persone arrivate a Malpensa per dire ?no? a un progetto che non convinceva, a un aeroporto che, come hanno sempre sostenuto i suoi critici, «supererà i 12 milioni di passeggeri l'anno previsti invece dal piano regolatore generale».
Rispettare le regole
«Il rispetto delle regole», si gridava. Lo stesso rispetto che chiede ora chi continua a manifestare a Malpensa, ma in difesa dell'aeroporto e per il suo sviluppo. In nome di un posto di lavoro: un bene ancora più prezioso in un'epoca, come questa, dove le Borse cadono in picchiata e i risparmi spariscono da un giorno all'altro.
Lo hanno fatto spesso, l'anno scorso, anche le organizzazioni sindacali, quando ancora il disimpegno di Alitalia non era un dato certo. Il 22 ottobre del 2007, quattro ore di sciopero regionale del trasporto aereo indetto da tutte le sigle (l'elenco, corposo, snocciola uno dopo l'altre sigle come Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt Uil, Ugl, SdL, Flai, Cub Trasporti e Slai Cobas), hanno mostrato il volto del lavoro. Il viso contratto di donne e uomini, addetti al piazzale, al check-in, dipendenti di imprese di pulizie e di società di catering, tenuti insieme da un filo rosso che unisce tutti in un unico destino legato alla vita e al rilancio di Malpensa. Protestavano contro il piano di Alitalia che, allora si diceva, avrebbe cancellato 150 voli da Malpensa.
La Russa sdraiato
Ignazio La Russa è arrivato persino a sdraiarsi davanti a banchi del check-in di Alitalia in un sit-in di protesta che ha portato gli esponenti lombardi e locali di Alleanza Nazionale a gridare contro le scelte del piano della compagnia di bandiera a settembre 2007, e contro il piano Air France tre mesi più tardi. Anche qui striscioni, megafoni e slogan a difesa di Malpensa e del suo futuro.
E che dire poi del maxi raduno leghista di febbraio di quest'anno, voluto dal senatur Umberto Bossi in persona? Era tempo di elezioni, è vero, ma la gente è arrivata comunque in massa da tutto il Nord Italia. Per dire ?si? anche a Malpensa, accarezzato come l'aeroporto padano per eccellenza.
Momenti di vita che cambia e che vuole farsi sentire, in ogni caso. Sia per dire «io c'ero» allora, oppure «io c'ero» in un momento molto più vicino nel tempo, ad anno duemila già girato. Comunque sempre a Malpensa.(Al.Pe.)


26 ottobre 2008 - La Stampa

Imperia. Una strada fa litigare vigili del fuoco e dipendenti del Ministero...

Imperia - Una strada fa litigare vigili del fuoco e dipendenti del Ministero delle Finanze e dell’Economia a Imperia. Da quando si sta lavorando alla realizzazione della nuova caserma dei pompieri, gli stessi chiudono a singhiozzo la strada d’accesso, coincidente con la porta carraia, al termine della quale si arriva alle palazzine dove lavorano una quarantina di dipendenti dell’ufficio della Ragioneria di Stato (sono quelli che controllano i conti degli enti pubblici) e della Direzione Territoriale dell’Economia e Finanze da cui dipendono le paghe di circa cinquemila impiegati delle amministrazioni, compresi quelli delle scuole. Un provvedimento preso unilateralmente, almeno questa è la convinzione di chi dice di aver subìto la scelta, e giustificato dalla vicinanza con il cantiere e dal passaggio dei mezzi pesanti. «Negli ultimi giorni impiegati ed utenti dei due uffici hanno trovato l'accesso al posto di lavoro inspiegabilmente chiuso per il contemporaneo svolgimento di alcuni lavori di sistemazione della futura caserma dei pompieri - si legge in un comunicato stampa del sindacato Cisl - dovendo così ricorrere, di fatto, ad un raccordo costruito a monte sul rio Baitè, sulla cui agibilità non vi è peraltro alcuna certezza».
La strada alternativa, realizzata alle spalle di quella utilizzata da sempre, non sarebbe sicura anche perchè priva di segnaletica e di protezioni. Rischia soprattutto chi, tra gli utenti, è costretto a percorrerla magari la prima volta per andare negli uffici ministeriali a chiedere informazioni per qualche pratica. Senza contare che, priva com’è di segnali stradali e di guard rail, sembra davvero una strada che porta alla terra di nessuno invece che a un’autorevole sede amministrativa. E' annessa a tali strutture anche la Commissione medica di verifica, competente per le visite mediche riguardanti le pensioni di inabilità e le cause di servizio. Un ufficio molto importante. I sindacati dei dipendenti, in particolare la Cisl, ma le iniziative di protesta sono condivise dalle Rsu, e dalle sigle autonome Rdb e Unsa-Salt premono per avere al più presto assicurazioni sull’agibilità della bretella.
Il nuovo comando dei vigili del fuoco dovrebbe essere inaugurato tra qualche mese, ma, stando ai commenti critici dei sindacati, intanto i pompieri si sono già appropriati della strada che passa a lato del complesso e che un tempo era l’ingresso dell’ex caserma dell’Esercito Crespi. Il dirigente degli uffici della Direzione territoriale dell’Economia e Finanze ha scritto al sindaco di Imperia Luigi Sappa, chiedendo un intervento. Finora è rimasto inascoltato. «Ci affidiamo alla buona volontà da parte di tutti», ammette Leo Bosco, segretario generale aggiunto della Cisl Funzione Pubblica. Che, proclamandosi fiducioso, aggiunge: «Siamo certi che la delicatezza delle problematiche, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto sicurezza dei lavoratori e del pubblico, condurrà ad una soluzione che ci auguriamo efficace ed urgente». La zona di cui si parla ha bisogno di interventi radicali. Accanto a realtà consolidate come appunto gli uffici finanziari o quelli destinati ad affermarsi come la nuova caserma, rimangono sacche di degrado. In alcuni edifici abbandonati delle ex caserme Crespi ci vanno a dormire i senza tetto e i nomadi. Nella vecchia cappella sconsacrata qualche anno fa qualcuno ci aveve fatto messe nere.


25 ottobre 2008 - Adnkronos

STATALI: BOLOGNA, UN CENTINAIO A SIT IN RDB CONTRO BRUNETTA
MINISTRO, QUELLI CHE SONO QUI SONO CONTESTATORI FANNULLONI

Bologna, 25 ott. - (Adnkronos) - Sono circa un centinaio le persone che si sono riunite davanti all'Hotel Unaway di Bologna per partecipare al sit in di protesta organizzato dalle Rdb contro il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, impegnato per una iniziativa di Forza Italia che si tiene all'interno dell'albergo. I contestatori non hanno minimamente incrociato Brunetta che è entrato da un ingresso lontano dal presidio. La manifestazione pacifica e controllata dalle forze dell'ordine si è svolta con l'ausilio di un camioncino con sistema di diffusione della musica, bandiere delle Rdb e fischietti. «Questi sono quelli che non sono andati a Roma -ha commentato Brunetta, nel corso di una conferenza stampa disturbata solo in lontananza da qualche fischio delle Rdb- e per salvarsi l'anima sono venuti da me. Siccome io sono democratico sono felice perchè gli ho salvato l'anima, ma loro sono contestatori fannulloni perchè il contestatore vero è a Roma, quelli finti sono qui».


25 ottobre 2008 - Ansa

P.A.: BRUNETTA SALUTA PRESIDIO E FA ARRABBIARE CONTESTATORI

(ANSA) - BOLOGNA, 25 OTT - Il presidio dell'Rdb che contestava a Bologna il ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta si è infiammato per alcuni minuti quando il ministro è uscito dall'albergo dove stava incontrando gli esponenti del Pdl locale. Alla fine dell'incontro, prima di salire in macchina, il ministro ha dribblato la sicurezza e si è affacciato sulla strada dove, protetto da un cordone di polizia, era in corso il presidio, e ha salutato con un gesto della mano i manifestanti. A quel punto quelli che stavano protestando si sono arrabbiati, hanno alzato i toni della contestazione (urlando 'vergognà e 'buffonè) e si sono avvicinati al cordone di polizia, pur senza nè contatti, nè particolari momenti di tensione.


25 ottobre 2008 - Dire

BOLOGNA. BRUNETTA: CONTESTATORI FANNULLONI, NON SONO A ROMA
PROTESTA DELLE RDB NEL POMERIGGIO

(DIRE) Bologna, 25 ott. - Contestato a Bologna nel pomeriggio da un piccolo gruppo di rappresentanti delle Rdb, il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, reagisce con una battuta: "Giu'- scherza con i cronisti- ci sono i contestatori fannulloni che non sono andati a Roma e per salvarsi l'anima sono venuti qui". Ma il ministro non si scompone: "Io sono contento- fa sapere- perche' sono democratico".

GOVERNO. BRUNETTA 'SALUTA' I CONTESTATORI BOLOGNESI
NEL POMERIGGIO SFIORATO L'INCONTRO CON MANIFESTANTI RDB

(DIRE) Bologna, 25 ott. - Per una contestazione mancata in mattinata, una riuscita nel pomeriggio. Questa mattina, i dipendenti pubblici e i precari dell'universita' iscritti alla Cgil hanno organizzato un picchetto per contestare il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, intervenuto al forum delle piccole imprese organizzato da Confindustria al Palazzo dei congressi di Bologna. Ma l'incontro con i manifestanti non c'e' stato, perche' l'automobile su cui viaggiava il ministro e' entrata da un altro ingresso e, intorno alle 11.30, il picchetto della Cgil si e' rapidamente sciolto. Sono stati piu' fortunati i manifestanti radunati nel pomeriggio dalle Rappresentanze sindacali di Base di Bologna, "armati" di trombe da stadio, bandiere e cartelli provocatori indirizzati al ministro. Alle 15 hanno promosso un presidio per "salutare" Brunetta, impegnato all'hotel Unaway in una conferenza stampa e in un incontro con i militanti azzurri assieme a due parlamentari di Forza Italia, Fabio Garagnani e Giampaolo Bettamio. Al termine dell'incontro, Brunetta, che in precedenza aveva dichiarato di apprezzare le manifestazioni in quanto "sale della democrazia", ha deciso di uscire dall'albergo per incontrare i contestatori, che gli sono subito andati incontro. Il ministro pero' e' stato immediatamente circondato dai numerosi poliziotti presenti e da alcune guardie del corpo, evitando il contatto con i manifestanti, che aspettavano di parlargli. Dopo il fugace incontro, avvenuto intorno alle 17, il picchetto si e' sciolto.


25 ottobre 2008 - Agi

BOLOGNA: BRUNETTA SALUTA CONTESTATORI E LORO SI INFIAMMANO

(AGI) - Bologna, 25 ott. - Invece di salire subito in auto per lasciare l'albergo dove si era svolta, in precedenza, una conferenza stampa, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, si e' affacciato sulla strada e ha salutato il gruppo di manifestanti che si erano riuniti, gia' da alcune ore, per protestare contro i provvedimenti sul pubblico impiego. Al saluto del ministro i contestatori - alcune decine di persone appartenenti alle Rdb - si sono arrabbiati ed hanno piu' volte scandito "vergogna".


25 ottobre 2008 - Tuscia web

Legge 133, Rdb scende in piazza con "Tuscia in protesta"

Riceviamo e pubblichiamo - RdB Cub aderisce alle iniziative del movimento studentesco "Tuscia in protesta" contro i provvedimenti adottati dal governo sulla scuola e l’università. I devastanti contenuti del decreto Gelmini e in particolare della legge 133 sanciscono di fatto la rovina della scuola pubblica, la negazione dei diritti del lavoro e la messa in liquidazione dell’università pubblica tramite i gravissimi tagli programmati e l’avvio delle Fondazioni di diritto privato. Attraverso questa ultima disposizione si apre l’ingresso agli investitori privati anche in questo delicato settore. Ne conseguirà un intervento diretto nella gestione che determinerà una ricerca ed una formazione finalizzata all’interesse del privato. Si impone, pertanto, una riflessione sull’impatto che questa riforma potrebbe avere, ad esempio, sulla ricerca sanitaria, sull’incerto destino dei policlinici universitari che oggi costituiscono un pezzo importante del nostro servizio sanitario nazionale. Rdb Cub è già scesa in piazza il 17 ottobre a Roma in una straordinaria manifestazione che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di lavoratori, precari, studenti e famiglie in difesa della scuola pubblica e dello stato sociale. A Viterbo la battaglia per rivendicare un futuro con servizi pubblici garantiti e senza precarietà continua a fianco degli studenti del movimento Tuscia in Protesta, martedì 28 ottobre 2008 alle 9 in piazza del Comune.
RdB Cub Viterbo


25 ottobre 2008 - Il Gazzettino

Manifestazione a Rialto e delegazione ricevuta dal sindaco Massimo Cacciari per denunciare le croniche carenze di personale e il cattivo utilizzo delle risorse
Cancellieri veneziani in marcia contro la crisi della Giustizia

Venezia - «Vogliono una giustizia che non dia fastidio ai potenti, anzi subordinata alle esigenze di imprenditori vivaci e spregiudicati!». Lo denunciano le rappresentanze sindacali del personale amministrativo di Tribunale e Corte d'Appello di Venezia che, ieri mattina, ha manifestato a Rialto per protestare contro lo stato di abbandono in cui è lasciata l'amministrazione della Giustizia e il trattamento poco dignitoso riservato ai dipendenti che da anni chiedono invano corsi di riqualificazione e dal 1980 non beneficiano di alcuna progressione di carriera o aumento di retribuzione. «Eppure è solo grazie all'impegno personale di ciascun lavoratore della Giustizia se, nonostante tutto, la baracca sta ancora in piedi!», hanno ricordato i rappresentanti dei cancellieri. Oltre duecento lavoratori della Giustizia si sono ritrovati sotto il Tribunale per poi sfilare sul ponte di Rialto e concludere il corteo davanti a Ca' Farsetti, dove una delegazione è stata ricevuta da Massimo Cacciari, al quale sono stati illustrati i principali problemi degli uffici giudiziari, tra cui la carenza degli organici superiori al 30 per cento, conseguente al blocco delle assunzioni e i problemi connessi alle sedi giudiziarie. A conclusione dell'incontro, il sindaco ha inviato una lettera ai ministri Angelino Alfano (Giustizia) e Renato Brunetta (Innovazione) per sottoporre le questioni alla loro attenzione, confidendo in un personale impegno per risolverle. Nel corso della manifestazione, alla quale ha aderito anche l'Associazione nazionale magistrati, hanno preso la parola Nicola Lombardi della Cgil, Paolo Alliata della Cisl, Vincenzo Evola della Uil, Giovanni Martullo e Pina Todesco di Rdb, Alberto Ponticello del sindacato autonomo. Hanno lamentato «i pesantissimi carichi di lavoro in condizioni ambientali troppo spesso inaccettabili», ricordando che dal 1998 ad oggi il personale della Giustizia è diminuito in tutta Italia da 53mila a 41mila unità e le spese per il funzionamento della Giustizia si sono più che dimezzate: «Risulta però che il ministero è indebitato verso terzi per oltre due miliardi di euro - denunciano i sindacati - Di chi è la colpa? Dei fannulloni o delle politiche scellerate dei vari governi? Peccato che a farne le spese sono i lavoratori amministrativi». I rappresentanti dei lavoratori della Giustizia hanno auspicato un utilizzo più razionale del personale, ma soprattutto la firma di «un patto tra tutti i soggetti interessati alla trasformazione; un patto capace di aprire una nuova, forte stagione di lotte in grado di riconquistare i diritti sociali e di invertire una politica fino ad oggi ad esclusivo favore delle classi più forti del Paese».

In portafoglio 23 milioni in titoli di banche italiane e americane

Padova - Oltre al crack di Lehman Brothers, per il Comune di Padova si prospetta un altro "tsunami" finanziario. Se il Comune decidesse di incassare subito i restanti 23 milioni di euro investiti in obbligazioni di altre banche, italiane e americane, e che scadranno tra il 2010 e il 2014, rischierebbe di perdere circa il cinquanta per cento del capitale iniziale. Fare calcoli esatti non è facile. La documentazione ufficiale fornita dal Comune non evidenzia le date e il valore d'acquisto dei titoli, il che non aiuta ad effettuare una valutazione precisa. Ma secondo Francesca Di Marzio, gestore Plus della Banca popolare di Milano, il Comune in caso di vendita rischierebbe una perdita intorno al 40\%. La somma iniziale si assottiglierebbe a 15 milioni. Ipotesi che formula anche Fabio Di Stasio, direttore generale di Artigianfidi ed ex assessore al bilancio nell'amministrazione di Giustina Destro. Per gli esperti, insomma, la via da intraprendere è una sola: non cedere le obbligazioni fino alla loro scadenza naturale. Ma non è detto che sarà possibile mettere in pratica i consigli vista la già difficile situazione economica degli enti pubblici. Duplice ora il problema per il Comune di Padova: ripianare la perdita subita con il crack di Lehman Brothers e portare a compimento le importanti opere pubbliche già programmate. Ma pronte arrivano le rassisurazioni. Secondo Marzio Pilotto, caposettore e amministratore unico di Aps Finanziaria, non ci sarà nessuna necessità di vendere. «Il Comune ce la farà», assicura. «Palazzo Moroni probabilmente non dovrà rinunciare a nulla - aggiunge Di Stasio - Ma se quelle risorse investite in obbligazioni erano destinate ai lavori pubblici, dovranno essere recuperate. È chiaro che questo onere non deve cadere sui cittadini e che, accanto a un'accurata verifica, si dovrà procedere a una riduzione dei costi interni». Da registrare il duro intervento dei delegati Acegas-Aps e Aps Holding - Adl Cobas i quali in una lettera aperta ricordano come al tempo della "svendita di Aps ad Acegas", l'attuale amministrazione e il sindaco avesse protestato e non condiviso quel percorso "considerandolo deleterio per la città, poco utile per i cittadini e dequalificante per la qualità dei servizi da sempre noi resi alla città". "Per tutti questi motivi riteniamo ancor più grave e deleterio per i cittadini, per noi e per la città aver pensato di usare i soldi derivanti da quell'operazione come un piccolo tesoretto da far frutttare e crescere impegnandoli in obbligazioni anche se garantite da agenzie di rating (private e pagate dalle varie banche), invece che usarlo peer restituire alla città quei servizi e quella qualità che le erano stati tolti".

Padova. Lettera aperta al sindaco ed alla amministrazione

Noi lavoratori di Acegas-Aps e di Aps Holding abbiamo vissuto in prima persona la svendita di APS ad Acegas e ricordiamo benissimo come a quel tempo l'attuale Amministrazione e lei come Sindaco abbiate protestato e non condiviso quel percorso, considerandolo deleterio per la città, poco utile per i cittadini e dequalificante per la qualità dei servizi da sempre da noi resi alla città. Per tutti questi motivi riteniamo ancor più grave e deleterio per i cittadini, per noi e per la città aver pensato di usare i soldi derivanti da quell'operazione come un piccolo tesoretto da far fruttare e crescere impegnandoli in obbligazioni anche se garantite da agenzie di rating (private e pagate dalle varie banche), invece che usarlo per restituire alla città quei servizi e quella qualità che le erano stati tolti. Non sono sufficienti le varie scuse o giustificazioni che Lei ed i suoi funzionari sarete in grado di accampare, non sono sufficienti le assicurazioni che dite vi erano state date, perchè quelli erano soldi pubblici, ed interessa relativamente poco sapere che comunque nessuna opera sarà rallentata, quello che interessa è che una parte di quei soldi costati sudore, fatica, lavoro e tasse pagate dai cittadini non ci sono più e sono finiti nel buco nero dei mercati finanziari e della crisi delle borse. Intanto noi continuiamo a vendere o per meglio dire a svendere pezzi più o meno grandi di quelli che erano una volta i gioielli della nostra città, per ripianare i bilanci in rosso a causa dei tagli imposti agli Enti Locali dalle varie Finanziarie, anche se questo in teoria era contro quello che allora lei e la sua Amministrazione volevate. Non possiamo soprassedere ad una situazione come questa che ci ha visto vittime due volte prima in occasione della svendita, poi per ottenere il massimo dei risparmi possibili visto che non vi erano,a detta degli Amministratori soldi disponibili. I soldi persi con investimenti a dir poco, azzardati, non ci saranno restituiti probabilmente mai, ma crediamo sia giusto almeno tentare di salvare quel poco di valore che all'interno di Acegas-Aps e di Aps Holding è rimasto alla città di Padova, per questo pensiamo sia meglio ridare peso e qualità a queste aziende che tanto hanno dato alla città, ed abbandonare quei sogni di grandi e remunerativi investimenti finanziari per recuperare denaro facile, o di essere a tutti i costi capofila di società di servizi venete che in realtà non vogliono appartenere a nessun capofila.Vogliamo chiarezza sul futuro dei servizi a Padova, vogliamo trasparenza sull'impiego dei soldi ricavati dalla svendita di APS.
I delegati Acegas-Aps e Aps Holding,Adl Cobas


25 ottobre 2008 - La Sicilia

VERTICE ALLA PROVINCIA REGIONALE
Vicenda Metra, futuro difficile
di Giorgio Liuzzo

Ragusa - Facce sconsolate quelle dei dipendenti del Gruppo Metra. Facce che hanno fatto capolino, ieri mattina, a palazzo della Provincia dove il presidente Franco Antoci ha convocato un confronto tra i lavoratori dell'azienda metallurgica della zona industriale la cui proprietà ha annunciato l'avvio delle procedure di mobilità per trenta unità, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e la deputazione regionale dell'area iblea, per una volta presentatasi in maniera massiccia. "Cosa ci aspettiamo da incontri del genere? - ha detto Roberto La Terra della Flmu Cub -. Ci aspettiamo che, una volta tanto, possano produrre atti concreti, azioni efficaci, anche se, tecnicamente, la politica non è titolata a trattare con la controparte. Ma può esercitare pressioni legittime su certi fronti". I deputati regionali hanno dipinto un quadro a tinte fosche. Roberto Ammatuna ha parlato di una situazione complessiva disastrosa. Anche Pippo Digiacomo ha citato i numeri che la Camcom ha reso noti nelle ultime settimane, evidenziando le difficoltà di una prospettiva in deficit destinata a non risparmiare neppure l'area iblea. Il presidente della I commissione Affari istituzionali all'Ars, Riccardo Minardo, ha sottolineato che non è necessario tagliare alcuni rami dell'azienda. "Occorre invece ristrutturare e rinnovare i reparti, attingendo a fondi strutturali europei - ha affermato - in modo che la Metra diventi un punto di riferimento importantissimo per la produzione visto che la provincia di Ragusa si trova una posizione strategica e può rappresentare il collegamento migliore tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Importante, quindi, un confronto tra il Governo regionale e i titolari della Metra di Ragusa, affinchè si trovino tutte le condizioni a che l'azienda continui la sua attività". L'assessore regionale al Lavoro, Carmelo Incardona, ha messo in luce tutta la solidarietà del Governo siciliano rispetto ad una vertenza che mette a dura prova i lavoratori e le proprie famiglie. Il presupposto da cui partire è rappresentato da un confronto con l'azienda di cui si farà carico il presidente Antoci nei prossimi giorni. "E' emersa la proposta - ha detto ancora Incardona - di conoscere dall'azienda il piano industriale che dovrà essere presentato in una prossima riunione alla quale verrà invitato anche l'assessore regionale all'Industria Pippo Gianni".


25 ottobre 2008 - La Repubblica

"Non ci assume per svecchiare i nidi"
Maestre precarie "La Virgilio peggio della Gelmini"

Bologna - Non assunte per «svecchiare» il personale degli asili nido. Sarebbe questa, secondo le Rdb, la risposta che l´amministrazione comunale ha dato a 112 maestre precarie dei nidi, già vincitrici di concorso ma non ancora assunte. Al punto che ora le dipendenti si preparano allo sciopero per protestare contro la decisione della giunta comunale.
L´iniziativa di lotta prende corpo dopo che la delegazione di maestre aderenti alle Rdb, che lunedì scorso ha incontrato l´assessore alla scuola Milli Virgilio per chiedere l´assunzione o la costituzione di una graduatoria permanente, ha incassato un rifiuto. «Ci chiediamo quale sia la differenza tra la Virgilio e il ministro Maria Stella Gelmini», contestata in questi giorni in tutta Italia per il suo decreto di riforma della scuola, commentano dal sindacato in una nota. «E a questa domanda rispondiamo così: la differenza è una sola. La platea di lavoratrici cui si riferisce la nostra assessore è, per fortuna, di gran lunga più limitata».
L´episodio raccontato nella nota diffusa ieri sera dalle Rdb racconta che alla richiesta di assunzione - avvenuta dopo regolare concorso - le lavoratrici si sarebbero infatti sentite «incredibilmente rispondere che ciò non è possibile in quanto l´amministrazione intende svecchiare il personale degli asili nido».
Insomma, dopo oltre dieci anni di lavoro, fa sapere il sindacato, «queste precarie, che in totale sono 112, vengono buttate in mezzo ad una strada». Evidentemente, conclude la nota diffusa dai sindacati di base, «la "rottamazione" dei precari, come quella degli elettrodomestici del governo Berlusconi, è la strada "innovativa" di questa giovane asssessore alla scuola della giunta Cofferati. Se poi ciò comporta un inevitabile peggioramento del servizio, poco importa». Così, dopo aver messo in campo diverse iniziative per manifestare il loro disagio, le educatrici precarie hanno convocato per lunedì prossimo un´assemblea. E´ solo il primo passo in vista della discussione che dovrebbe portare a fissare una data per lo sciopero.


25 ottobre 2008 - La Nuova Venezia

I cancellieri in corteo dal sindaco e Cacciari scrive al ministro Alfano
Il personale degli Uffici giudiziari ha scioperato ieri mattina per 3 ore per protestare contro la carenza di personale (manca il 30%) e dei mezzi (dimezzati i fondi)
di GIORGIO CECCHETTI

Venezia - Dopo un incontro con i rappresentanti dei lavoratori degli Uffici giudiziari veneziani, che ieri hanno scioperato tre ore e hanno manifestato con un corteo che da Rialto è arrivato fin sotto Ca’Farsetti, il sindaco ha preso carta e penna e ha scritto al ministro della Giustizia Angelino Alfano e a quello dell’Innovazione Renato Brunetta. Nella sua lettera Massimo Cacciari chiede ai due esponenti del governo di Berlusconi il loro massimo impegno per risolvere la situazione «quasi insostenibile» in cui operano e lavorano i dipendenti di Procure, Tribunali e Corte in particolare a causa di «piante organiche non coperte per il 30-40 per cento».
Erano più di cento, ieri: si sono trovati sotto il Tribunale di Rialto con una fascia nera al braccio per celebrare il funerale della Giustizia e dello Stato sociale. Si sono diretti verso la sede dell’amministrazione comunale. Tutti uniti, Cgil, Cisl, Uil, Rdb-Cobas e sindacati autonomi, hanno manifestato «contro l’impossibilità di erogare giustizia a Venezia a causa delle carenze di organici e mezzi; contro l’inacettabile ingiustizia della mancata riqualificazione del personale giudiziario, fermo da 28 anni fa; contro le condizioni di lavoro di chi opera in una pluralità di sedi che non ha eguali in Italia, in ambienti di lavoro spesso insalubri, insicuri e inadeguati, con strumenti e mezzi obsoleti e poco funzionanti». In un volantino, rivolto soprattutto agli utenti della giustizia, hanno spiegato che «la dotazione organica del personale dal 1998 ad oggi è stata ridotta del 20 per cento (si è passati da 53 mila unità a 43 mila circa) e le spese per il funzionamento si sono più che dimezzate».
Sono stati ricevuti dal sindaco, che al termine dell’incontro ha scritto e immediatamente inviato ai ministri Alfano e Brunetta una lettera in cui si legge: «I lavoratori, con grande correttezza e senso di responsabilità, perfettamente consapevoli dell’importanza del loro compito, hanno rappresentato, con la chiarezza dei dati e dei numeri, la situaziione davvero ormai quasi insostenibile in cui versano gli Uffici». Cacciari elenca poi i problemi: «Le piante organiche non sono coperte per il 30-40 per cento; la condizione delle sedi è particolarmente critica anche sotto il profilo della sicurezza; le prospettive di avanzamento di carriera risultano bloccate per la mancanza da anni di concorsi; il blocco del turn over produce una invecchiamento del personale che non può non nuocere alla funzionalità e alla produttività degli Uffici giudiziari. A tutto ciò si aggiunge, a Venezia, la particolare situazione logistica, per le difficoltà di comunicazione e trasporti tra le due parti della città».
La missiva del primo cittadino, infine, conclude ricordando che le criticità sono al centro di un lavoro comune tra amministrazione comunale e la presidente della Corte d’appello Manuela Romei Pasetti, criticità che quest’ultima ha esposto anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Fidando moltissimo nel suo impegno per risolverle» sono le utlie parole del sindaco.


25 ottobre 2008 - Il Manifesto

STATALI Calcolo Cgil sull'aumento offerto al tavolo. Confermano gli scioperi anche Cisl e Uil
Da Brunetta solo 40 euro netti in busta paga

ROMA - «L'aumento che il governo elargirà unilateralmente ai lavoratori in busta paga sarà di 40 euro netti, più 7 euro per la produttività, che sarà evidentemente riservata a chi è produttivo». Il segretario della Funzione Pubblica Cgil, Carlo Podda, calcola a quanto corrisponde l'aumento di 70 euro lordi previsto dal ministro Brunetta due giorni fa: il no della Cgil all'accordo «preconfezionato» e blindato in partenza, è insomma quanto mai motivato da un incremento troppo basso, che non recupera il potere di acquisto già perso e anzi aggrava la crisi dei salari pubblici. «Per il biennio 2008/2009 - spiega Michele Gentile (anche lui Fp Cgil) - si tratta di un aumento pari al 3,2%, ovvero meno della metà dell'inflazione reale del 2008 e di quella prevedibile per l'anno successivo, comprensivi dei soldi stanziati per l'indennità di vacanza contrattuale». Ai no della Cgil e della Rdb, si sono aggiunti ieri quelli della Sdl e della Confsal, mentre restano confermati gli scioperi unitari di novembre (il 3, il 7 e il 14, divisi per macro-regioni), nonostante le aperture mostrate da Cisl e Uil al protocollo e agli aumenti proposti dal ministro. Ma la perdita di potere d'acquisto non sarà solo quella appena descritta. I dipendenti pubblici, infatti, subiranno un'ulteriore decurtazione sul salario accessorio: «Dall'1 gennaio 2009, dagli stipendi saranno decurtati in base alla legge 133 mediamente da 80 a 250 euro e il recupero della somma tagliata, ovvero con decorrenza non garantita da giugno per un valore di un terzo del totale, è solo per i lavoratori dei ministeri, delle agenzie fiscali e del parastato», ha spiegato Podda. La Fp Cgil ricorda inoltre che «l'intesa non ha il 51% dei consensi necessari per fare il contratto, secondo le attuali leggi sulla rappresentanza sindacale, e il ministro Brunetta ha già dichiarato di voler procedere unilateralmente». E poi Podda si chiede: «Se l'intesa è davvero positiva, perché Cisl e Uil della scuola non hanno aderito al protocollo e perché la Cisl e la Uil del pubblico impiego, pur aderendo, non sospendono nè revocano lo sciopero?». Cisl e Uil giustificano la conferma degli scioperi di novembre spiegando che «non è stato ancora scritto niente nero su bianco: dunque aspettiamo che dagli impegni del ministro si passi a dati di fatto». Brunetta replica che «gli impegni presi nel protocollo saranno confermati nei contratti».


25 ottobre 2008 - Corriere di Bologna

L'assemblea di vicolo Bolognetti
La scuola riparte dalla fiaccolata «Senza i partiti»
Si preparano allo sciopero anche 112 maestre precarie dei nidi comunali, vincitrici del concorso ma non assunte

Bologna - «Illuminiamo con le fiaccole il buio della legge Gelmini». È il motto con cui l'Assemblea delle scuole torna in piazza, dopo la trasmissione di Santoro Annozero e la Notte Bianca della scorsa settimana. Una fiaccolata, o veglia, dal titolo «Fermatevi, non approvatelo», per martedì 28 ottobre dalle 18,30 alle 21,30, alla vigilia del giorno di approvazione del contestato decreto 137, quello che reintroduce il maestro unico, le 24 ore settimanali, il grembiule e il voto in condotta. La proposta, che girava da giorni sul sito retescuole, è stata approvata ieri dall'Assemblea riunita nella Sala del Silenzio di vicolo Bolognetti. Mamme, babbi, bambini e maestri illumineranno la notte con fiaccole, candele, torce, led luminosi, elemetti da minatore, cerini, insomma, qualunque oggetto luminoso. Il tam tam tra le scuole è già partito ufficialmente.
Ieri è stata anche l'occasione di una seduta di autocoscienza da parte dei rappresentanti delle scuole, scatenata dalla presenza, tra gli altri, del Coordinamento delle scuole dalle materne all'università, gravitante attorno al Cobas, che ha indetto una manifestazione in piazza Maggiore alle 9 del 30 ottobre, data dello sciopero della scuola di Cgil, Cisl e Uil. Guarda caso per la stessa data sta pensando a un corteo di protesta il Coordinamento degli studenti medi, che porterebbe di nuovo in piazza migliaia di liceali, «non perché siamo contro la Cgil e i conferedali, ma per dare l'occasione a chi non va a Roma il 30 di manifestare il suo dissenso qui», spiega Francesco Neto. E l'Assemblea di genitori e insegnanti cosa farà? Ad ascoltare i rappresentanti, forse anche per cercare di metterci sopra il cappello, ieri in vicolo Bolognetti sono comparsi Roberto Sconciaforni, capogruppo del Prc in Comune, Massimo Betti, segretario provinciale di Rdb, e l'intero stato maggiore del Cobas. «Dobbiamo conservare la nostra identità — sottolinea Mirco Pieralisi, portavoce dell'Assemblea — dobbiamo confrontarci con gli altri ordini di scuole ma conservando il nostro stile. Vediamo con favore qualunque manifestazione di protesta contro il decreto Gelmini, noi organizziamo la nostra fiaccolata, lasciando tutti liberi di aderirvi, ma non saremo trascinati in scontri che possono dividere la nostra Assemblea».
Anche gli studenti medi rivendicano la loro autonomia da partiti e movimenti, «non vogliamo essere etichettati e guidati», dice ancora Francesco, annunciando un ennesimo incontro di tutti i rappresentanti degli istituti per oggi pomeriggio al Vag 61, dove saranno decise le modalità della loro fiaccolata, che dovrebbe tenersi mercoledì 29 ottobre, e dettagli del corteo del giorno dopo. Presenti alla riunione di ieri sera anche i rappresentanti dell'Assemblea d'Ateneo No Gelmini, che si riunirà lunedì alle 21 nell'aula 3 di Lettere, e quelli del Coordinamento Migranti di Bologna e provincia che hanno distribuito una nota sulle «classi d'inserimento». Intanto si preparano allo sciopero 112 maestre precarie degli asili nido del Comune, già vincitrici di concorso ma non ancora assunte. L'iniziativa di lotta prende corpo dopo che la delegazione di maestre aderenti alle Rdb ha incontrato l'assessore Virgilio. Un'assemblea, lunedì, discuterà la data dello sciopero.(M.Ama.)


24 ottobre 2008 - Omniroma

RICERCA, RDB-CUB: «A RISCHIO 700 PRECARI ISPRA»

(OMNIROMA) Roma, 24 ott - «L'Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale nato dall'accorpamento di Apat, Icram ed Infs, ha oggi comunicato la cancellazione dei diritti alla stabilizzazione per i lavoratori a tempo determinato derivanti dal comma 519 della legge Finanziaria 2007, con l'annullamento della relativa graduatoria ed il probabile mancato rinnovo per i Co.co.co. dell'Ente. L'Usi-Rdb Ricerca ha indetto l'immediata mobilitazione del personale Ispra, indicando come azioni di lotta la sospensione delle attività ed il presidio continuativo sotto il ministero dell'Ambiente a partire da lunedì 27 ottobre». Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub. «I precari dell'Ispra hanno acquisito il diritto alla stabilizzazione con anni di lavoro sottopagato e precario nell'ente - dichiara Claudio Argentini della Segreteria Nazionale dell'USI-RdB Ricerca - Più di 200 lavoratori a tempo determinato hanno diritto alla stabilizzazione e per il nuovo ente deve essere delineata una graduatoria unica, in cui siano certificati tutti gli aventi diritto». «Chiediamo inoltre - prosegue Argentini - la conversione a tempo determinato dei circa 390 collaboratori coordinati e continuativi, che di fatto prestano lavoro di tipo subordinato, e la contestuale indizione di un concorso pubblico per l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari che non rientrano nella stabilizzazione prevista dalla Finanziaria 2007. Nel frattempo l'ISPRA deve rinnovare qualunque tipologia di contratto precario per un anno». Aggiunge il dirigente sindacale: «Il segnale che arriva dall'Ente è estremamente pericoloso ed indicativo su quello che questo governo intende fare della ricerca pubblica. Stiamo andando alla dismissione e alla cessione al privato di importanti settori che, per il bene del paese, devono invece essere rilanciati e mantenuti sotto il diretto controllo della collettività. Di fronte a questo grave stato di cose richiediamo un intervento urgente del ministro Prestigiacomo».


24 ottobre 2008 - Ansa

DOGANE: RDB-CUB, TAGLI PERSONALE METTONO E RISCHIO CONTROLLI

(ANSA) - ROMA, 24 OTT - I tagli al personale delle Dogane mettono a rischio i controlli su merci e viaggiatori. Lo sostiene Rdb-Cub in una nota spiegando che «a seguito delle legge 133, l'Agenzia delle Dogane ha proposto un drastico taglio delle dotazioni organiche dell'amministrazione doganale. Per la Rdb-Cub questo taglio riduce drammaticamente le possibilità di assunzioni di nuovo personale, colpisce le aspettative di carriera dei lavoratori doganali e contemporaneamente mette a rischio il normale svolgimento dei compiti istituzionali di controllo sulla regolarità dei traffici. I lavoratori delle Dogane, che in questi anni si sono dimostrati all'altezza della sfida imposta dalla globalizzazione del mercato e dall'enorme espansione del traffico passeggeri, vengono costantemente disincentivati da una politica di tagli economici e al personale», osserva Francesco Serino dell'esecutivo nazionale RdB-CUB Agenzie Fiscali. «Il Governo sostiene a parole la logica della produttività, ma nei fatti la scoraggia proprio sul fronte della lotta all'evasione fiscale, alla contraffazione e all'adulterazione delle merci. Il taglio alle dotazioni organiche - prosegue Serino - desta preoccupazione anche alla luce di casi recenti come quelli dei giocattoli al piombo o degli alimenti per bambini adulterati importati dalla Cina. Per questo la RdB-CUB chiede ai cittadini di far sentire la propria voce contro un processo di demolizione della Pubblica Amministrazione che inevitabilmente determinerà anche minori controlli, mettendo a rischio la sicurezza e la salute della cittadinanza», conclude il rappresentante RdB-CUB. Sulla base di queste considerazioni la RdB-CUB ha avviato una campagna di protesta fra i lavoratori doganali, che stanno inviando al Direttore dell'Agenzia delle Dogane e-mail e cartoline per chiedere l'ampliamento delle dotazioni organiche, il diritto alla carriera e un salario migliore.

RICERCA: USI-RDB, MOBILITAZIONE ISTITUTO PROTEZIONE AMBIENTE

(ANSA) - ROMA, 24 OTT - Il sindacato Usi-Rdb Ricerca ha indetto l'immediata mobilitazione del personale dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), indicando come «azioni di lotta» la sospensione delle attività ed il presidio continuativo sotto il Ministero dell'Ambiente a partire da lunedì 27 ottobre. L'Ispra, sottolinea il sindacato in una nota, ha oggi infatti comunicato la cancellazione dei diritti alla stabilizzazione per i lavoratori a tempo determinato derivante dal comma 519 della legge Finanziaria 2007, con l'annullamento della relativa graduatoria. «I precari dell'Ispra hanno acquisito il diritto alla stabilizzazione con anni di lavoro sottopagato e precario nell'ente - dichiara Claudio Argentini della Segreteria Nazionale dell'Usi-Rdb Ricerca - più di 200 lavoratori a tempo determinato hanno diritto alla stabilizzazione e per il nuovo ente deve essere delineata una graduatoria unica, in cui siano certificati tutti gli aventi diritto». Argentini chiede quindi «la conversione a tempo determinato dei circa 390 collaboratori coordinati e continuativi, che di fatto prestano lavoro di tipo subordinato, e l'intervento urgente del Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo».


24 ottobre 2008 - Dire

NIDI BOLOGNA. 112 MAESTRE PRECARIE SI PREPARANO A SCIOPERARE
RDB: COMUNE SI RIFIUTA DI ASSUMERLE "PERCHE' VUOL SVECCHIARE"

(DIRE) Bologna, 24 ott. - Si preparano allo sciopero 112 maestre precarie degli asili nido del Comune di Bologna, gia' vincitrici di concorso ma non ancora assunte. L'iniziativa di lotta prende corpo dopo che la delegazione di maestre aderenti alle Rdb, che lunedi' scorso ha incontrato l'assessore alla Scuola Milli Virgilio per chiedere l'assunzione o la costituzione di una graduatoria permanente, ha incassato un rifiuto. "Ci chiediamo quale sia la differenza tra Virgilio e Gelmini" commentano dal sindacato in una nota. "E rispondiamo: una sola. La platea di lavoratrici cui si riferisce la nostra assessore e', per fortuna, di gran lunga piu' limitata". Come si legge in una nota diffusa oggi dalle Rdb, alla richiesta di assunzione, le lavoratrici "si sono sentite incredibilmente rispondere che cio' non e' possibile in quanto l'amministrazione intende svecchiare il personale degli asili nido". Insomma, dopo oltre dieci anni di lavoro, fa sapere il sindacato, "queste precarie (112) vengono buttate in mezzo ad una strada". Evidentemente, conclude la nota "la 'rottamazione' dei precari, come quella degli elettrodomestici del governo Berlusconi, e' la strada 'innovativa' di questa giovane assessora. Se poi cio' comporta un inevitabile peggioramento del servizio, poco importa". Dopo aver messo in campo diverse iniziative, le educatrici precarie hanno convocato per lunedi' prossimo un'assemblea in cui discutere la data dello sciopero.


24 ottobre 2008 - Asca

RICERCA: ISPRA, A RISCHIO 700 PRECARI

(ASCA) - Roma, 24 ott - L'ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale nato dall'accorpamento di APAT, ICRAM ed INFS, ha oggi comunicato la cancellazione dei diritti alla stabilizzazione per i lavoratori a tempo determinato derivanti dal comma 519 della legge Finanziaria 2007, con l'annullamento della relativa graduatoria ed il probabile mancato rinnovo per i Co.co.co. dell'Ente. L'USI-RdB Ricerca ha indetto l'immediata mobilitazione del personale ISPRA, indicando come azioni di lotta la sospensione delle attivita' ed il presidio continuativo sotto il Ministero dell'Ambiente a partire da lunedi' prossimo. ''I precari dell'ISPRA hanno acquisito il diritto alla stabilizzazione con anni di lavoro sottopagato e precario nell'ente'', dichiara Claudio Argentini della Segreteria Nazionale dell'USI-RdB Ricerca. ''Piu' di 200 lavoratori a tempo determinato hanno diritto alla stabilizzazione e per il nuovo ente deve essere delineata una graduatoria unica, in cui siano certificati tutti gli aventi diritto. Chiediamo inoltre - prosegue Argentini - la conversione a tempo determinato dei circa 390 collaboratori coordinati e continuativi, che di fatto prestano lavoro di tipo subordinato, e la contestuale indizione di un concorso pubblico per l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari che non rientrano nella stabilizzazione prevista dalla Finanziaria 2007. Nel frattempo l'ISPRA deve rinnovare qualunque tipologia di contratto precario per un anno''. Il segnale che arriva dall'Ente, secondo il sindacalista, e' estremamente pericoloso ed indicativo ''su quello che questo governo intende fare della ricerca pubblica''. Stiamo andando ''alla dismissione e alla cessione al privato di importanti settori che, per il bene del paese, devono invece essere rilanciati e mantenuti'': ecco perche' ''Di fronte a questo grave stato di cose richiediamo un intervento urgente del Ministro Prestigiacomo''.


24 ottobre 2008 - Agi

CANTIERI NAVALI PALUMBO: SI’ RIASSORBIMENTO MAESTRANZE EX SMEB

(AGI) - Messina, 24 ott. - Il riassorbimento di tutte le maestranze ex Smeb in mobilita’ e’ previsto dall’accordo siglato oggi nella sede di Confindustria da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Flmu Cub con la societa’ Cantieri Navali Palumbo. L’intesa chiude un lungo periodo di trattative e prevede il rientro in servizio di sette lavoratori il prossimo 3 novembre e dei rimanenti entro la fine anno e comunque "entro il termine di scadenza della percezione dell’indennita’ di mobilita’".


24 ottobre 2008 - Il Manifesto

Alle briciole di Brunetta Cgil e Rdb dicono no
Cgil e Rdb dicono no. Statali: Cisl e Uil accettano l'accordo «preconfezionato»
di Antonio Sciotto

ROMA - Si complica il quadro del pubblico impiego, perché ieri il ministro Renato Brunetta ha messo sul tavolo gli aumenti - 70 euro lordi per il biennio 2008-2009 - e i sindacati si sono divisi. La Cisl ha detto subito sì, la Uil si è accodata subito dopo, mentre la Cgil dice no: «Risorse troppo basse», hanno spiegato Guglielmo Epifani e Carlo Podda (segretario Fp Cgil) uscendo dall'incontro con il ministro a Palazzo Vidoni. No anche da Rdb Cub, che annuncia nuovi scioperi: il coordinatore Paolo Leonardi ha protestato per l'ammissione al tavolo di Renata Polverini (Ugl), che secondo le regole del settore non potrebbe trattare, dato che non ha rappresentanza. Inoltre, ai sindacati è stato prospettato anche un cambio di modello contrattuale, per unificare il settore pubblico con il privato, sulla falsariga delle «linee guida» presentate da Confindustria: la Cgil ha aderito al «tavolo tecnico» che si riunirà presso il ministero, ma ha fatto capire che si potranno ipotizzare sbocchi positivi solo nel caso in cui sia Palazzo Chigi a convocare un «tavolone» che discuta le regole generali. Perché, come ha ribadito Epifani, «c'è una parte consistente che non ha condiviso quelle linee guida, e questo non è un buon risultato per il governo».
Tornando al nodo degli aumenti, Brunetta ha spiegato che «al protocollo presentato dal governo hanno già aderito Cisl, Uil Pa e Ugl», mentre «la Cgil ha detto no». Brunetta ha ricalcato lo stesso metodo usato qualche settimana fa da Emma Marcegaglia: ai sindacati è stato presentato un protocollo già scritto, e non un'ipotesi di accordo maturata al termine di un faccia a faccia, ed è stato chiesto semplicente se volevano aderire o no. Un «canovaccio» che ha compreso anche l'immediata adesione di Cisl e Uil, e il no della Cgil. Ma secondo le regole del settore pubblico, un contratto è valido solo se siglato dal 51% dei sindacati rappresentativi, e senza la Cgil quella quota non si raggiunge: dunque è tecnicamente impossibile un contratto separato con le sole Cisl e Uil. Da qui l'insistenza di Brunetta sull'erogazione unilaterale.
«Io vado avanti comunque», ha spiegato il ministro a chi gli chiedeva cosa succederà se la Cgil non firma. «Mi auguro - ha continuato - che ci possa essere un accordo con tutti, e anzi io punto ad averlo già entro metà novembre, ma nella malaugurata ipotesi che non venisse raggiunto, procederò a erogare l'indennità di vacanza contrattuale in dicembre, 100-110 euro con le tredicesime. Mentre in gennaio, darò il 90% degli aumenti previsti, come dispone la legge finanziaria».
Nell'ultima finanziaria, il governo ha infatti previsto una norma inedita: il ministero può erogare aumenti anche in assenza di accordi con i sindacati. «Il quadro è cambiato - ha spiegato Brunetta - Prima alcuni sindacati dicevano no per ottenere qualche euro in più, perché in passato si apriva il tavolo senza risorse certe, e poi si decideva quanto stanziare. Il nostro governo, al contrario, ha prima stanziato le risorse e poi ha aperto le trattative. Dunque non c'è un euro in più, ci sono solo i 6 miliardi stanziati in finanziaria: che vogliono dire 60 euro per lo stipendio e 10 di salario accessorio. Non saranno cifre alte come quelle del passato, ma con la crisi sono sempre meglio di niente». «Il no della Cgil - ha concluso il ministro - sarebbe imbarazzante se non ci fosse la norma che mi permette di erogare il 90% in gennaio: perché vorrebbe dire che i lavoratori, senza la firma di un accordo, non avrebbero nulla in busta paga. Sono già passati 10 mesi e io questi 6 miliardi li voglio dare: meglio in tasca ai dipendenti che nelle casse dello Stato».
Potrebbe profilarsi, dunque, quanto già visto con Alitalia e nella discussione del modello contrattuale con Confindustria: il solito dibattito stucchevole, che vede alleate le imprese, il governo e gli altri sindacati nell'individuare nella Cgil l'organizzazione dei «no», mentre farebbe gli interessi dei lavoratori (e addirittura del Paese, data l'emergenza crisi) chi dice subito sì. E' anche vero, dall'altro lato, che i sindacati di categoria del pubblico impiego hanno una maggiore coesione, in questi mesi hanno proceduto compatti, ma il quadro è complicato dal fatto che il ministro Brunetta non ha lasciato intravedere margini di trattativa sul salario («Non c'è un euro in più») e ha l'arma potente dell'aumento unilaterale.


24 ottobre 2008 - Il Gazzettino

Roma. Sì di Cisl-Fp, Uil Pa e Ugl settore pubblico...

Roma - Sì di Cisl-Fp, Uil Pa e Ugl settore pubblico al percorso tracciato dal protocollo presentato ieri dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego, ministeriali in testa. Hanno avanzato riserve, invece, Cofsal, Usae e Cse, mentre da parte di Fp-Cgil è arrivato un no alla proposta. Per quel che riguarda invece la stesura delle linee guida di riforma del modello contrattuale per il pubblico impiego che dovrebbero poi confluire nel 'tavolone' generale con il governo e le associazioni datoriali, la proposta del ministro Brunetta di avviare un'istruttoria a breve da chiudere entro metà novembre è stata accolta dalle confederazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Sempre a metà novembre è intenzione del governo di chiudere anche la partita complessiva sul rinnovo del contratto del pubblico impiego 2008-2009. È questo, in sintesi, il quadro che emerge al termine dell'incontro tra il ministro della Funzione pubblica e i sindacati e che segue la riunione di ieri mattina all'Aran, dove era stato presentato un protocollo d'intesa complessivo sia sul rinnovo del contratto degli statali 2008-2009, sia su un possibile percorso che dovrebbe portare alla riforma del modello contrattuale. Secondo Brunetta, per il rinnovo dei contratti la pubblica amministrazione ha a disposizione 6 miliardi di euro. In particolare sono previsti 2,8 miliardi di euro per il comparto ministeri e 3 miliardi per il resto della pubblica amministrazione. Per i ministeri, nel dettaglio, l'incremento salariale, che nel caso di una intesa condivisa partirà dal 1 gennaio 2009, prevede un aumento di 70 euro medi lordi mensili, di cui 60 sulla busta paga e 10 euro relativi alla parte accessoria. «Oggi è stato un incontro importante. C'è stata una grande condivisione e giudizi positivi sulle apertura fatte per i rinnovi deicontratti, al di là dell'adesione o meno di alcune sigle sindacali», ha commentato Brunetta che spera «in una o al massimo due settimane, entro metà novembre» di poter chiudere l'intera partita contrattuale. Il governo ha inoltre ripristinato altri 200 milioni di euro da destinare alla contrattazione di secondo livello. Inoltre, a dicembre prossimo, sarà in pagamento anche l'indennità di vacanza contrattuale 2008 per un totale di 100-110 euro. «È emersa una preoccupazione per la limitatezza delle risorse a disposizione, ma data l'attuale congiuntura è importante poter fare un rinnovo con cifre positive», ha proseguito Brunetta che ha ribadito come l'incontro di ieri sia stato un incontro «positivo e di dialogo pur nella non unanimità». Ma, al termine dell'incontro, non sono mancate le critiche. A cominciare dalla Cgil. «C'è una parte consistente dei sindacati che non ha condiviso le linee per il rinnovo contrattuale, e questo non è un buon risultato per il governo», ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, secondo il quale le risorse per il contratto sono «troppo basse e non c'è chiarezza sulla restituzione dei soldi». Ancora più dura la federazione delle Rdb-Cub, che si dice pronta ad un nuovo sciopero se «dovesse passare il progetto illustrato da Brunetta». Secondo uno dei leader dell'organizzazione, Pierpaolo Leonardi, il governo tenta di introdurre «surrettiziamente un nuovo modello contrattuale». Leonardi ha respinto anche le risorse previste per il rinnovo dei contratti. «Al no della Cgil sono abituato soprattutto quando non ci sono governi amici. Ma il loro no significa non accettare il quadro economico esistente, vorrebbe dire nulla in busta paga per molto tempo. E mi auguro che non sia questo che voglia», ha replicato subito il ministro Brunetta. «Per fortuna c'è la norma che prevede che in caso di mancato consenso generale si possa anticipare il 90\% delle risorse stanziate, il 90\% di quei 6 miliardi previsti per il rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione da gennaio». Le regole, infatti, «al contrario del passato sono cambiate perché si è aperta una trattativa a risorse date», aggiunge. «Quindi non c'è un euro in più e questo mi preoccupa, perché se in passato il no serviva a spuntare qualche soldo in più, oggi le risorse sono date».


24 ottobre 2008 - Corriere Adriatico

Statali, Cisl e Uil dicono sì al contratto
Accordo separato, con la Cgil che continua a dire no al progetto di Brunetta
di Franco Sofferti

ROMA - Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali. La Cisl, la Uil e l’Ugl hanno detto sì al protocollo presentato ieri ai sindacati dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il protocollo - che in mattinata era stato illustrato dall’Aran ai sindacati di categoria - è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto, l’altra sul nuovo modello contrattuale. La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti. Il governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento. E’ stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere ad un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato, comunque, che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto nella sede dell’Aran e parteciperà all’istruttoria sul modello contrattuale. Per ora, in ogni caso, gli scioperi regionali previsti entro la metà novembre non sono stati revocati da nessuna sigla. Brunetta - che ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl - ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori. Ma prima, a dicembre, sarà pagata con la tredicesima l’indennità di vacanza contrattuale pari a 100-110 euro per il 2008. Se non si riuscirà ad arrivare ad un consenso generale, ha spiegato ancora, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi (come previsto in Finanziaria). Il ministro punta a stringere i tempi anche per tutti gli altri contratti e già lunedì partirà il negoziato per la scuola. Entro metà novembre, quindi, spera di chiudere i contratti e le linee generali del modello contrattuale. Riguardo la posizione della Cgil, Brunetta ha detto che non si piegherà ad un braccio di ferro. "Se un sindacato non vuole dare ai lavoratori 6 miliardi, se ne assuma le responsabilita", ha osservato. "Ai no della Cgil ahimè... sono abituato, soprattutto quando non ci sono i governi amici - ha aggiunto -. Contrariamente al passato oggi si è aperta una trattativa a risorse date e non c'è un euro in più. Per questo il no mi stupisce, significa non accettare il quadro esistente e, dati i tempi, è un no impegnativo verso i lavoratori". Diversa ovviamente la valutazione sull'esito della giornata tra il ministro e la Cgil: per il primo, è stata una "giornata positiva di dialogo tra governo e sindacati pur nella non unanimita"; per il leader di Corso d’Italia, Guglielmo Epifani, invece, c'è una parte consistente dei sindacati "che non ha condiviso le linee per il rinnovo: non è un buon risultato per il governo". Il segretario della Fp-Cgil, Carlo Podda, fa notare che, in base alla legge, l’accordo per i ministeri non può essere sottoscritto perchè i contratti devono essere firmati da organizzazioni che rappresentano almeno il 51% dei lavoratori. Secondo Podda, inoltre, il governo può anche aver reperito i circa 200 milioni del fondo unico di amministrazione, ma non i 500 milioni delle leggi speciali. Per il segretario generale della Fps-Cisl, Rino Tarelli, sul documento c'è stata una valutazione positiva da parte della Cisl.


24 ottobre 2008 - L'Unione Sarda

Il ministro: «Chi non vuole 6 miliardi per il contratto se ne assuma le responsabilità»
Statali, l'accordo spacca il sindacato
Arriva l'ok di Cisl, Uil e Ugl ma Epifani chiude a Brunetta

Sul rinnovo del contratto degli statali si va verso un accordo separato. La Cgil volta le spalle alla proposta di intesa del ministro Brunetta.
Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali. La Cisl, la Uil e l'Ugl hanno detto sì al protocollo presentato ieri ai sindacati dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il protocollo - che in mattinata era stato illustrato dall'Aran ai sindacati di categoria - è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto, l'altra sul nuovo modello contrattuale.
LA FRATTURA La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti. Il governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento. È stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere ad un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato, comunque, che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto nella sede dell'Aran e parteciperà all'istruttoria sul modello contrattuale.
IL MINISTRO Brunetta - che ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl - ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori. Ma prima, a dicembre, sarà pagata con la tredicesima l'indennità di vacanza contrattuale pari a 100-110 euro per il 2008. Se non si riuscirà ad arrivare ad un consenso generale, ha spiegato ancora, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi (come previsto in Finanziaria). «Se un sindacato non vuole dare ai lavoratori 6 miliardi, se ne assuma le responsabilità», ha osservato.
LA CGIL Per il leader della Cgil Guglielmo Epifani, c'è una parte consistente dei sindacati «che non ha condiviso le linee per il rinnovo: non è un buon risultato per il governo». Il segretario della Fp-Cgil, Carlo Podda, fa notare che, in base alla legge, l'accordo per i ministeri non può essere sottoscritto perché i contratti devono essere firmati da organizzazioni che rappresentano almeno il 51% dei lavoratori. Secondo Podda, inoltre, «il governo può anche aver reperito i circa 200 milioni del fondo unico di amministrazione, ma non i 500 milioni delle leggi speciali».


24 ottobre 2008 - La Provincia di Cremona

Pubblica amministrazione. La spaccatura sul rinnovo che prevede un aumento di 60 euro, più 10 sul trattamento accessorio
Statali, accordo separato sul contratto
Sì di Cisl e Uil al protocollo. No della Cgil Brunetta: a gennaio 6 miliardi ai lavoratori
di Giuditta Brugia

ROMA — Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali. La Cisl, la Uil e l'Ugl hanno detto sì al protocollo presentato ieri ai sindacati dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il protocollo — in mattinata illustrato dall'Aran ai sindacati di categoria — è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto, l'altra sul nuovo modello contrattuale. La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti. Il governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento. È stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere ad un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato, comunque, che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto nella sede dell'Aran e parteciperà all'istruttoria sul modello contrattuale. Per ora, in ogni caso, gli scioperi regionali previsti entro la metà novembre non sono stati revocati da nessuna sigla. Brunetta — che ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl — ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori. Ma prima, a dicembre, sarà pagata con la tredicesima l'indennità di vacanza contrattuale pari a 100-110 euro per il 2008. Se non si riuscirà ad arrivare ad un consenso generale, ha spiegato ancora, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi (come previsto in Finanziaria). Il ministro punta a stringere i tempi anche per tutti gli altri contratti e già lunedì partirà il negoziato per la scuola. Entro metà novembre, quindi, spera di chiudere i contratti e le linee generali del modello contrattuale. Riguardo la posizione della Cgil, Brunetta ha detto che non si piegherà ad un braccio di ferro. «Se un sindacato non vuole dare ai lavoratori 6 miliardi, se ne assuma le responsabilità», ha osservato. Per il leader del maggiore sindacato, Guglielmo Epifani, invece, c'è una parte consistente dei sindacati «che non ha condiviso le linee per il rinnovo: non è un buon risultato per il governo». Il segretario della Fp-Cgil, Carlo Podda, fa notare che, in base alla legge, l'accordo per i ministeri non può essere sottoscritto perchè i contratti devono essere firmati da organizzazioni che rappresentano almeno il 51% dei lavoratori.


24 ottobre 2008 - America Oggi

Contratto statali. Accordo separato, sì di Cisl e Uil.
La Cgil respinge la proposta di Brunetta

ROMA - Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali. La Cisl, la Uil e l'Ugl hanno detto sì al protocollo presentato ieri ai sindacati dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il protocollo - che in mattinata era stato illustrato dall'Aran ai sindacati di categoria - è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto, l'altra sul nuovo modello contrattuale.
La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti. Il governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento.
È stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere ad un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato, comunque, che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto nella sede dell'Aran e parteciperà all'istruttoria sul modello contrattuale. Per ora, in ogni caso, gli scioperi regionali previsti entro la metà novembre non sono stati revocati da nessuna sigla.
Brunetta - che ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl - ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori. Ma prima, a dicembre, sarà pagata con la tredicesima l'indennità di vacanza contrattuale pari a 100-110 euro per il 2008. Se non si riuscirà ad arrivare ad un consenso generale, ha spiegato ancora, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi (come previsto in Finanziaria). Il ministro punta a stringere i tempi anche per tutti gli altri contratti e già lunedì partirà il negoziato per la scuola. Entro metà novembre, quindi, spera di chiudere i contratti e le linee generali del modello contrattuale.
Quanto alla posizione della Cgil, Brunetta ha detto che non si piegherà a un braccio di ferro. "Se un sindacato non vuol dare ai lavoratori 6 miliardi, se ne assuma le responsabilita", ha osservato. "Ai no della Cgil ahimé... sono abituato, soprattutto quando non ci sono i governi amici - ha aggiunto -. Contrariamente al passato ora si è aperta una trattativa a risorse date e non c'é un euro in più. Per questo il no mi stupisce, significa non accettare il quadro esistente e, dati i tempi, è un no impegnativo verso i lavoratori".
Diversa ovviamente la valutazione sull'esito della giornata di ieri tra il ministro e la Cgil: per il primo, è stata una "giornata positiva di dialogo tra governo e sindacati pur nella non unanimita"; per il leader di Corso d'Italia, Guglielmo Epifani, invece, c'é una parte consistente dei sindacati "che non ha condiviso le linee per il rinnovo: non è un buon risultato per il governo".
Il segretario della Fp-Cgil, Carlo Podda, fa notare che, in base alla legge, l'accordo per i ministeri non può essere sottoscritto perché i contratti devono essere firmati da organizzazioni che rappresentano almeno il 51% dei lavoratori. Secondo Podda, inoltre, il governo può anche aver reperito i circa 200 milioni del fondo unico di amministrazione, ma non i 500 milioni delle leggi speciali.
Per il segretario generale della Fps-Cisl, Rino Tarelli, sul documento c'é stata una valutazione positiva da parte della Cisl. "L'impostazione è utile - ha detto - e abbiamo dato la nostra disponibilità ad un impianto da percorrere che apre una fase che andrà realizzata e giudicata su fatti concreti". Per la Uil-P.A., Salvatore Bosco, il documento "può costituire una valida base di discussione per riprendere il confronto sui rinnovi contrattuali delle categorie".
Renata Polverini, leader dell'Ugl, ha affermato: "Sul contratto è un passo in avanti, siamo disponibili ad avviare un percorso sul modello contrattuale". La Confsal, la Cse e l'Usae si sono riservate di aderire al protocollo.


24 ottobre 2008 - Corriere Canadese

Contratto statali, sì di Cisl, Uil e Ugl Epifani: «È un insuccesso per il governo»

ROMA - Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali. La Cisl, la Uil e l’Ugl hanno detto sì al protocollo presentato ieri ai sindacati dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il protocollo - che in mattinata era stato illustrato dall’Aran ai sindacati di categoria - è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto, l’altra sul nuovo modello contrattuale. La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti. Il governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento. È stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere ad un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato, comunque, che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto e parteciperà all’istruttoria sul modello contrattuale. Il leader di Corso d’Italia, Guglielmo Epifani, ha commentato ieri l’esito dell’incontro: «Una parte consistente dei sindacati non ha condiviso le linee per il rinnovo: non è un buon risultato per il governo». Per il segretario generale della Fps-Cisl, Rino Tarelli, invece, sul documento c’è stata una valutazione positiva da parte della Cisl. Per ora, in ogni caso, gli scioperi regionali previsti entro la metà novembre non sono stati revocati da nessuna sigla.


24 ottobre 2008 - Superabile.it

I criteri della Cai per la riassunzione del personale? Selettive: fuori i disabili!
Le dichiarazioni dei rappresentanti della CAI sui criteri che verranno applicati per la scelta dei 12500 dipendenti da assumere nella nuova compagnia, al netto delle 10.000 espulsioni già dichiarate. No a lavoratori invalidi, genitori con figli invalidi a carico e lavoratori con familiari invalidi a carico. La denuncia della Cub trasporti

ROMA - "Incredibili e sconcertanti sono state le dichiarazioni dei rappresentanti della CAI sui criteri che verranno applicati per la scelta dei 12500 dipendenti da assumere nella nuova compagnia": la denuncia proviene dal sindacato di base Cub Trasporti, all'indomani della riunione del 22 ottobre, in cui sono state esplicitate alle organizzazioni sindacali le modalità e i criteri con cui saranno selezionati e riassunti i dipendenti del Gruppo Alitalia e Airone al netto delle espulsioni già dichiarate. Questa la proposta nel dettaglio: il personale sarà scelto con criteri di assoluta discrezionalità gestionale. Non saranno riassunti i part time, non saranno riassunti genitori affidatari unici di minori, non saranno riassunti lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di legge 104, non saranno riassunti genitori con figli invalidi a carico (legge 104), non saranno riassunti lavoratori con familiari invalidi a carico (legge 104), saranno valutate discrezionalmente le percentuali di assenze per malattia dell'ultimo triennio e sarà valutata l'anzianità aziendale. "E' davvero difficile commentare questa incredibile proposta della Cai, che stravolge e straccia ogni tutela legale e normativa esistente in materia - commenta il sindacato in una nota - Gravissimo attacco contro invalidi, portatori di handicap, genitori monoaffidatari di minori, genitori con minori con handicap, part time per necessità, personale con ridotte capacità lavorative (anche a causa di infortuni sul lavoro). . sindacato in una nota - eria.rti, all'La Cub Trasporti ribadisce che nessuna discrezionalità gestionale dovrà essere attuata da CAI nella selezione del personale, che dovrà essere tutto riassunto rispettando anzianità, carichi familiari, invalidità, legge 104, ridotte capacità lavorative".


24 ottobre 2008 - Cronache del Mezzogiorno

RdB e studenti a braccetto contro il ministro
«No a qualsiasi forma di privatizzazione»
Il sindacato d'ateneo a braccetto con gli studenti. Si allarga il fronte del dissenso e lo fa attraverso l'RdB del campus di Fisciano.

Salerno - «Le RdB dell'Università di Salerno salutano con entusiasmo ed esprimono la propria solidarietà e vicinanza agli studenti, ricercatori, precari e docenti che continuano la protesta contro ogni ipotesi di taglio e privatizzazione dell'Università. Nelle dichiarazioni del Rettore cogliamo lo spirito veramente rivoluzionario di chi ammonisce che : "tutte le proteste saranno inutili […] senza una politica nuova […] per un diverso reclutamento del personale […] per una valutazione della didattica e della ricerca […] e senza una modifica della governance […] Dal basso nasce una protesta che deve dare forza alle richieste istituzionali delle risorse necessarie alla sopravvivenza ma, deve riuscire a non farsi strumentalizzare da chi negli ultimi 20 anni con l'autonomia, il dialogo e la concertazione ha prodotto: dequalificazione e gerarchia verticale del sapere, processi devastanti di esternalizzazione, di precarizzazione e di consegna ai privati delle parti profittevoli dell'Università e di tutta la Pubblica Amministrazione». Per l'RdB «la soluzione non può che passare per un progetto/manifesto di rilancio dell'Università pubblica, rigettando fin da ora ogni altra ipotesi di ulteriore privatizzazione, chiedendo l'abrogazione della legge 133 ma senza lasciarsi sedurre da scaltri "pifferai magici" che dicono di avversare il Governo ma nei fatti propongono e perseguono le stesse ricette». «Gli studenti, ricercatori, precari e docenti che oggi esprimono questa analisi e questa prospettiva - prosegue -sono parte essenziale del movimento espresso dalle lotte degli stessi lavoratori universitari e dei lavoratori dipendenti pubblici e privati che hanno scioperato e manifestato il 17 ottobre a Roma. L'ansia di cambiamento è forte e la mobilitazione nazionale sta crescendo: più forte e determinante quindi sarà la responsabilità dell'intervento degli "intellettuali " e delle organizzazioni sindacali e politiche che si candidano a rappresentare la "base sociale" del nostro paese oggi e nell'immediato futuro affinché le "eccellenze" non siano più l'eccezione di una corrotta e devastante realtà accademica ma, la regola fondamentale di un'Italia che riconquisti il suo primato nel mondo».


24 ottobre 2008 - Radio Nostalgia

Toscana – Trenitalia. Tagli e declassamenti in tutta la Toscana

Toscana – Diciotto treni eurostar che non fermerebbero a Firenze e in Toscana; intercity dirottati sulla linea lenta tra il capoluogo toscano e Roma con il rischio di aumentare ritardi e con probabili ripercussioni per i pendolari; problemi di carattere occupazionale. E' lo scenario paventato da Orsa, Uil Trasporti, Sdl, Cub, Ugl, insieme a rappresentati dei pendolari e Legambiente Toscana, che a Firenze hanno espresso preoccupazione per la scelte di Trenitalia di separare la linea dell'alta velocita' da quella lenta sulla tratta Firenze-Roma con l'inizio del nuovo orario invernale il 14 dicembre. I sindacati hanno annunciato un presidio davanti alla Regione per il prossimo martedì, 28 ottobre, per dire no al 'declassamento' di Firenze e della Toscana e per chiedere maggiori garanzie all'ente regionale sul mantenimento dei servizi.


24 ottobre 2008 - Tempo Stretto

Cantieri Palumbo, ok al contratto di integrazione aziendale e al riassorbimento delle maestranza ex-Smeb
Accordo siglato al termine dell'incontro tra sindacti e veritici della società
di Elena De Pasquale

Messina - Sul fronte lavoro, o meglio lavoratori, si fa spazio una buona notizia. Non si è infatti rivelato un nulla di fatto l’incontro di oggi, nella sede di Confindustria tra le organizzazioni sindacali di Fim, Cisl, Fiom, Cgil, Uilm, Uil e Flmu Cub con la società cantieri navali Palumbo. E’ stato infatti siglato l’accordo che, dopo mesi di trattative e riunioni, prevede il riassorbimento di tutte le maestranze dell’ex-Smeb in mobilità. L’intesa firmata dai segretari generali di categoria Antonino Alibrandi, Vincenzo Isgrò, Pasquale Rizzo, Federico Magro e Filippo Sutera prevede il rientro in servizio di sette lavoratori il prossimo 3 novembre e le rimanenti unità saranno riassorbite entro la fine anno e comunque "entro il termine di scadenza della percezione dell’indennità di mobilità". «L’accordo raggiunto oggi – affermano i sindacalisti - segue l’intesa sul contratto integrativo aziendale siglata appena ieri con la quale l’azienda crea i presupposti per lo sviluppo del cantiere e, si spera, anche dell’incremento dei livelli occupazionali. Questo dimostra come l’azione sindacale tesa alla riattivazione dell’industria cantieristica sul nostro territorio è stata ed è una fondamentale scelta per lo sviluppo produttivo della città».


24 ottobre 2008 - Giornale Vicenza/Brescia Oggi/Arena

Accordo separato sull’ipotesi che garantirebbe «sei miliardi di euro in più nelle tasche dei lavoratori»
Statali, il piano Brunetta ha il via libera di Cisl e Uil

ROMA - Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali: Cisl, la Uil e l’Ugl hanno detto sì al protocollo presentato ai sindacati dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il protocollo - che in mattinata era stato illustrato dall’Aran ai sindacati di categoria - è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto e l’altra sul nuovo modello contrattuale.
La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti.
Il governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento. È stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere ad un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto nella sede dell’Aran e parteciperà all’istruttoria sul modello contrattuale.
Per ora, in ogni caso, gli scioperi regionali previsti entro la metà novembre non sono stati revocati da nessuna sigla.
Brunetta - che ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl - ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più in tasca ai lavoratori.
Ma prima, a dicembre, sarà pagata con la tredicesima l’indennità di vacanza contrattuale pari a 100-110 euro per il 2008. Se non si riuscirà ad arrivare ad un consenso generale, ha spiegato ancora, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi (come previsto in Finanziaria). Il ministro punta a stringere i tempi anche per tutti gli altri contratti e già lunedì partirà il negoziato per la scuola. Entro metà novembre quindi spera di chiudere i contratti e le linee generali del modello contrattuale.
Riguardo la posizione della Cgil, Brunetta ha detto che non si piegherà ad un braccio di ferro. «Se un sindacato non vuole dare ai lavoratori 6 miliardi, se ne assuma le responsabilita», ha osservato. «Ai no della Cgil ahimè... Sono abituato, soprattutto quando non ci sono i governi amici. Contrariamente al passato si è aperta una trattativa a risorse date e non c’è un euro in più. Perciò il no mi stupisce, significa non accettare il quadro esistente e, dati i tempi, è un no impegnativo verso i lavoratori».
Diversa ovviamente la valutazione sull’esito della giornata di ieri tra il ministro e la Cgil: per il primo, è stata una «giornata positiva di dialogo tra governo e sindacati pur nella non unanimita»; per il leader di Corso d’Italia, Guglielmo Epifani, invece, c’è una parte consistente dei sindacati «che non ha condiviso le linee per il rinnovo: non è un buon risultato per il governo».
Il segretario Fp-Cgil, Carlo Podda, fa notare che, in base alla legge, l’accordo per i ministeri non può essere sottoscritto perchè i contratti devono essere firmati da organizzazioni che rappresentano almeno il 51% dei lavoratori. Secondo Podda, inoltre, il governo può anche aver reperito i circa 200 milioni del fondo unico di amministrazione, ma non i 500 milioni delle leggi speciali.
Per il segretario generale della Fps-Cisl, Rino Tarelli, sul documento c’è stata una valutazione positiva da parte della Cisl. «L’impostazione è utile», ha detto, «e abbiamo dato la nostra disponibilità ad un impianto da percorrere che apre una fase che andrà realizzata e giudicata su fatti concreti».
Per la Uil-Pa, Salvatore Bosco, il documento «può costituire una valida base di discussione per riprendere il confronto sui rinnovi contrattuali delle categorie». Renata Polverini, leader dell’Ugl, ha affermato: «Sul contratto è un passo in avanti, siamo disponibili ad avviare un percorso sul modello contrattuale». Confsal, la Cse e l’Usae si sono riservate di aderire al protocollo.


24 ottobre 2008 - Il Giornale di Brescia

Contratto statali, accordo separato

ROMA - Anche sul rinnovo del contratto degli statali si profila un accordo separato (come per il settore commercio). Ieri, infatti, la Cisl, la Uil e l’Ugl hanno detto sì al protocollo presentato ai sindacati dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub (Cobas).
Il protocollo è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto, l’altra sul nuovo modello contrattuale. La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti. Il Governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento. È stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere ad un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato, comunque, che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto nella sede dell’Aran e parteciperà all’istruttoria sul modello contrattuale. Per ora, in ogni caso, gli scioperi regionali previsti entro la metà novembre non sono stati revocati da nessuna sigla.
Brunetta ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori. Ma prima, a dicembre, sarà pagata con la tredicesima l’indennità di vacanza contrattuale pari a 100-110 euro per il 2008. Se non si riuscirà ad arrivare ad un consenso generale, ha spiegato ancora, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi (come previsto in Finanziaria). Il ministro punta a stringere i tempi anche per tutti gli altri contratti e già lunedì partirà il negoziato per la scuola. Entro metà novembre, quindi, spera di chiudere i contratti e le linee generali del modello contrattuale.
Riguardo la posizione della Cgil, Brunetta ha detto che non si piegherà ad un braccio di ferro. «Se un sindacato non vuole dare ai lavoratori 6 miliardi, se ne assuma le responsabilità», ha osservato. «Ai no della Cgil - ha aggiunto - ahimè... sono abituato, soprattutto quando non ci sono i Governi amici. Contrariamente al passato oggi si è aperta una trattativa a risorse date e non c’è un euro in più. Per questo il no mi stupisce, significa non accettare il quadro esistente e, dati i tempi, è un no impegnativo verso i lavoratori».
Il segretario della Fp-Cgil, Carlo Podda, fa notare che, in base alla legge, l’accordo per i ministeri non può essere sottoscritto perché i contratti devono essere firmati da organizzazioni che rappresentano almeno il 51% dei lavoratori. Per il segretario generale della Fps-Cisl, Rino Tarelli, «l’impostazione del Governo è utile, ma andrà giudicata su fatti concreti».


24 ottobre 2008 - L'Eco di Bergamo

Sindacati spaccati: no Cgil al contratto degli statali

Il rinnovo dei contratti degli statali divide, ancora una volta, i sindacati. Cisl, Uil e Ugl hanno detto sì al protocollo presentato dal ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il documento è composto da due parti: una sul rinnovo del contratto, l'altra sul nuovo modello contrattuale. Brunetta ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori e con la tredicesima sarà pagata l'indennità di vacanza contrattuale di 100-110 euro per il 2008. Se non si giungerà a un consenso generale, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi, come previsto in Finanziaria. Per il leader della Cgil Guglielmo Epifani, le risorse sono però «troppo basse e non c'è chiarezza sulla distribuzione».

Contratto statali, sindacati divisi
Sì di Cisl e Uil: recuperate le risorse per l'integrativo. No della Cgil: fondi insufficienti Brunetta: da gennaio 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori, Epifani ci ripensi

ROMA - Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali. La Cisl, la Uil e l'Ugl hanno detto sì al protocollo presentato ieri ai sindacati dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il protocollo – che in mattinata era stato illustrato ai sindacati di categoria dall'Aran – è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto, l'altra sul nuovo modello contrattuale. La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti. Il governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento. È stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere a un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato, comunque, che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto nella sede dell'Aran e parteciperà all'istruttoria sul modello contrattuale.
ma gli scioperi (per ora) restano
Per ora, in ogni caso, gli scioperi regionali previsti entro la metà novembre non sono stati revocati da nessuna sigla. Brunetta – che ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl – ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori. Ma prima, a dicembre, sarà pagata con la tredicesima l'indennità di vacanza contrattuale pari a 100-110 euro per il 2008. Se non si riuscirà ad arrivare ad un consenso generale, ha spiegato ancora, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi (come previsto in Finanziaria). Il ministro punta a stringere i tempi anche per tutti gli altri contratti e già lunedì partirà il negoziato per la scuola. Entro metà novembre, quindi, spera di chiudere i contratti e le linee generali del modello contrattuale. Riguardo la posizione della Cgil, Brunetta ha detto che non si piegherà a un braccio di ferro: «Spero che ci ripensi. Ma se un sindacato non vuole dare ai lavoratori 6 miliardi, se ne assuma le responsabilità», ha osservato il ministro.
«poche risorse e poca chiarezza»
Per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, le risorse «sono troppo basse, e non c'è chiarezza sulla distribuzione». Inoltre, c'è una parte consistente dei sindacati «che non ha condiviso le linee per il rinnovo, e questo non è un buon risultato per il governo». Per il segretario generale della Fps-Cisl, Rino Tarelli, sul documento c'è stata una valutazione positiva da parte della Cisl. «L'impostazione è utile – ha detto – e abbiamo dato la nostra disponibilità a un impianto da percorrere che apre una fase che andrà realizzata e giudicata su fatti concreti». Per la Uil-P.A., Salvatore Bosco, il documento «può costituire una valida base di discussione per riprendere il confronto sui rinnovi contrattuali delle categorie». Renata Polverini, leader dell'Ugl, ha affermato: «Sul contratto è un passo in avanti, siamo disponibili ad avviare un percorso sul modello contrattuale». La Confsal, la Cse e l'Usae si sono riservate di aderire al protocollo.


24 ottobre 2008 - L'Opinione

Asl, per la mancata stabilizzazione
La protesta dei precari contro la Regione
di Antìdoto

L’AQUILA - La mancata stabilizzazione dopo una promessa, il motivo della protesta di un gruppo di precari della Regione Abruzzo e della Asl di Avezzano-Sulmona-Castel di Sangro. Gli stessi che in settimana hanno occupato la terrazza del nuovo palazzo della presidenza del Consiglio, facendo anche rinviare una riunione in programma. La nutrita rappresentanza, chiedeva l’attuazione dei provvedimenti di stabilizzazione sui cui si era già impegnato lo stesso Consiglio. A circa 300 ammontano i precari del palazzo abruzzese. Quelli delle Asl sfiorano i 700, gli stessi questi che avrebbero dovuto incontrare il commissario della sanità Redigolo, insieme ai capigruppo regionali. Riunione che forse si terrà nel pomeriggio di oggi. Il contratto dei precari della Asl di Avezzano-Sulmona-Castel di Sangro è in scadenza il 31 ottobre prossimo, motivo per il quale Giuseppe Gentile, sindacalista della Rdb-Cub ha accusato il presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, di insensibilità istituzionale. "Il Consiglio regionale non riesce neppure a svolgere il ruolo di tramite per risolvere un problema sul tappeto da 11 anni - ha sostenuto Gentile -. Il dottor Redigolo si è reso disponibile per incontrarci venerdì ma la presidenza del Consiglio non ci conferma la presenza dei consiglieri e quindi non ufficializza la riunione. È vergognoso -, ha concluso il sindacalista - una istituzione non può trattare così persone in difficoltà".


24 ottobre 2008 - Il Grecale

Preoccupazione a San Severo per i licenziamenti dei dipendenti Tre Fiammelle
A difendere i lavoratori che si occupano della pulizia nelle scuole il sindacato RdB
di Marilia Castelli

San Severo - C’è preoccupazione in città per la situazione di ben cinquantasette dipendenti della Società Cooperativa Tre Fiammelle impegnati nella pulizia degli edifici scolastici. Con una nota inviata nei giorni scorsi ai sindacati l’azienda ha comunicato di aver avviato le procedure di licenziamento collettivo per riduzione di personale secondo l’articolo 24 della legge 223 del 1991. Ad essere a rischio 167 posti di lavoro su 585 unità totali dislocati nei comuni di San Severo, Manfredonia e Sannicandro Garganico. Tra le motivazioni citate dall’azienda la mancata previsione in Finanziaria di "indicazioni delle risorse finanziare relative agli affidamenti dei servizi svolti dalla medesima". A San Severo il sindacato RdB con i suoi rappresentanti locali ha già avuto mercoledì sera un incontro con i lavoratori sanseveresi nella sala consiliare di Palazzo Celestini. "Abbiamo trenta trentacinque giorni per mobilitarci ed evitare che questi lavoratori e le proprie famiglie subiscano questi licenziamenti. Nei prossimi giorni contatteremo – spiegano i sindacalisti – anche i dipendenti di Sannicandro e Manfredonia, per attivare azioni comuni per evitare tali licenziamenti".


24 ottobre 2008 - Il Denaro

Ficomirrors, cassa integrazione per 105 lavoratori

Benevento - Provvedimento di cassa integrazione per centocinque lavoratori della Ficomirrors di Morcone. Si tratta di una misura che colpisce la società metalmeccanica più grande del Sannio. In particolare, secondo quanto rileva la Federazione dei Metalmeccanici Uniti di Benevento, il provvedimento risulta poco chiaro specie nei criteri di scelta dei lavoratori colpiti. Inoltre, manca una comunicazione preventiva ai dipendenti posti in cassa integrazione. Secondo il coordinatore provinciale della Flm Uniti CUB Benevento, Marcelo Amendola, inoltre, tale provvedimento rappresenta il preludio di un licenziamento.
Un dato, quest'ultimo, devastante per l'economia del territorio, per gli operai e le proprie famiglie.
La Ficomirrors, inoltre, è un'azienda multinazionale attualmente alle prese con un complesso processo di riorganizzazione del lavoro. Si tratta di un'impresa che, nel Sannio, ha uno stabilimento, addetto alla produzione di specchietti retrovisori per auto. Una struttura che conta circa 160 dipendenti. Come tale, rappresenta una delle realtà industriali più importanti del territorio, in grado da sola, di compromettere gravemente non solo il settore cui fa riferimento, ma l'intera economia della provincia. Le crisi industriali nel Sannio stanno colpendo anche la Valle Caudina e in particolare il Polo tessile di Airola. Nei giorni scorsi i parlamentari del partito Democratico Costantino Boffa e Mario Pepe hanno chiesto al Governo di intervenire.(C.D.G.)


24 ottobre 2008 - Settegiorni

Il Cub: «Sarebbe bastato predisporre un'impalcatura»
I LAVORATORI SCIOPERANO PER CHIEDERE PIÙ SICUREZZA
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Magenta - La morte sul lavoro del giovane marocchino Mustafà Dadouche ha sollevato le proteste dei lavoratori dipendenti della fonderia «Parola e Luraghi» vicini alla realtà sindacale della Cub e della Cgl i quali, chiedendo una maggior sicurezza sul luogo di lavoro, nella giornata di martedì 21 ottobre hanno dato vita dapprima a un'assemblea interna alla fonderia per discutere dell'avvenuta tragedia e poi a uno sciopero durato ore. «Abbiamo parlato per pochi minuti con Riccardo Parola – ha asserito Massimo Lettieri del Cub – ci ha riferito che si è trattato solo di un incidente sul lavoro. Nel caso specifico saranno i magistrati a far luce sugli eventi. Il fatto è che la sicurezza non è sempre garantita in caso di subappalto di opere. Sta di fatto che qui in fonderia la pulizia e la manutenzione del forno è stata affidata ad una ditta esterna la quale a sua volta ha riappaltato il lavoro alla Re-fractories per la quale lavorava Mustafà. Ciò che penso è che sarebbe bastato predisporre un'impalcatura e il materiale che si è staccato dal forno non sarebbe caduto in testa al lavoratore marocchino». Subito dopo l'intervento del titolare della fonderia all'assemblea generale, abbiamo cercato di contattarlo per un commento sull'accaduto ma ogni tentativo è stato inutile. A farlo è stato invece il segretario generale regionale della Cisl Gigi Petteni il quale, riferendosi al caso magentino, ha affermato che «siamo costretti a rilevare che anche in un'area come quella dell'Alto Milanese la destrutturazione del sistema economico sta facendo prosperare il triste fenomeno del subappalto con tutte le nefaste conseguenze del caso. C'è una zona grigia d'illegalità che si sta diffondendo sempre di più. Da parte nostra, moltiplicheremo le forze per chiedere alle imprese di mettere la sicurezza dei lavoratori come principale priorità». Solidarietà alla famiglia della vittima è stata espressa anche dal sindaco Luca Del Gobbo.
A commento di quanto accaduto anche le parole di Mario De Luca di sinistra critica: «Lunedì a Magenta è morta di "lavoro" una persona. Ormai morire di lavoro è una delle principali cause di decesso nella nostra società. E' morto un operaio le cui prestazioni erano frutto, come si legge dalla stampa, di un subappalto di un appalto, e le cui conoscenze in materia di rischio, ovvero il sapere e l'essere informato circa la Legge 626 e/o derivati, non è più possibile verificare. E' accaduto a Magenta, ma accade quotidianamente in tutta Italia, è morta una persona. Un lavoratore, e qui torniamo a Magenta, che dopo i faticosi turni di fabbrica, secondo il modo di pensare dei politici amministratori della città, dovrebbero letteralmente "sparire", perché si pretende solo braccia, ignorando un cuore, i sentimenti, la religione. E' cosa recente che gli amministratori locali si vantano di aver fatto chiudere un luogo dove le persone di religione islamica si riunivano per pregare. Mustafà non ce l'ha fatta. La moglie e i due piccoli figli pregheranno per lui in Marocco. A Magenta, dov'è morto di lavoro, nessuno potrà dedicargli una preghiera».


24 ottobre 2008 - Il Bari

Lavoro. Oggi "assemblea degli incassati" cioè delle vittime della cassa integrazione
Emergenza occupazione ora tocca alla Bridgestone
Il primo grido d'allarme è arrivato nelle settimane scorse dai dipendenti della Bosch

Bari - Un'assemblea per dare voce agli 'incassati' - ossia a quelli che sono in cassa integrazione - della zona industriale di Bari dove, lentamente ma inesorabilmente, la situazione lavorativa sta precipitando. È quanto ha deciso di organizzare, per oggi alle 17,30, la sezione di Rifondazione del San Paolo. Il grido d'allarme è stato lanciato qualche settimana fa e riguardava i lavoratori della Bosch - su 2400 lavoratori, 1600 in cassa integrazione saltuaria - ma non è l'unico. Proprio ieri pomeriggio è stata confermata la cassa integrazione per nove giorni a dicembre, per tutti i lavoratori della Bridgestone. La manifestazione è stata presentata, oltre che dal capogruppo di Rifondazione al Comune, Sabino De Razza, anche dal rappresentante della Rete 28 aprile Massimo Paparella, dal segretario provinciale della Flm Uniti/Cub Bari Vincenzo Pecorella e dal rappresentante dei circoli Prc San Paolo e San Pasquale Ettore Foggetti. "L'incontro - hanno spiegato - nasce con tre obiettivi. Il primo è chiedere alle aziende di integrare l'indennità di cassa integrazione fino ai normali livelli salariali già miseri, visto che dicono che 'siamo tutti sulla stessa barca' e visto che, fino ad oggi, hanno fatto il pieno di profitti". "Il secondo - è stato detto ancora - è chiedere alle isitituzioni centrali ed al governo regionale di utilizzare i soldi pubblici per sussidiare i lavoratori ed i disoccupati in difficoltà economica, e non per incentivare ancora i profitti delle imprese e salvare le banche". Infine, il terzo obiettivo dell'assemblea - che è comunque aperta a tutti - sarà quello di ribadire che "la ricchezza prodotta dai lavoratori è stata loro sottratta: con quella ricchezza si sono costruiti enormi castelli di carta finanziari che adesso, crollando, trascinano nella rovina tutti noi. Perchè tutto questo non si ripeta, i lavoratori devono ricominciare a riunirsi, a discutere, a organizzarsi e a lottare per i propri interessi riappropriandosi del proprio futuro". "Ciò che sta succedendo alla Bosch - è stato ribadito ancora - deve essere di monito per tutti: il padronato sta utilizzando la tattica di mettere in contrapposizione Rsu e segreteria provinciali, giocando al ribasso sulla pelle dei lavoratori. Il sindacato concertativo - è stato sottolineato - non riesce più a difenedere la stabilità del lavoro". "Non siamo incoscienti da non capire che la crisi sussiste - ha dichiarato Foggetti - ma loro sarebbero in grado quantomeno di coprire la differenza salariale tra lo stipendio e l’indennità da cassa integrazione". E si ntrattarebbe di un salto non da poco tra il salario di 1.200 euro e l’indennità di 700, uno scarto di 500 euro, un milione delle vecchie lire. "Dal verbale degli azionisti Bosch di aprile 2008 - ha spiegato - Pecorella - risulta che sono state deliberati 30 milioni di euro di dividendi tra gli azionisti: penso che una parte di questo denaro potrebbe colmare tranquillamente quel divario".


24 ottobre 2008 - La Repubblica

Pendolari, Legambiente, sindacati uniti contro il taglio dei treni

Firenze - Legambiente, sindacati, comitati dei pendolari. Tutti uniti contro i "tagli" di 18 Eurostar Roma-Milano che con l´Alta velocità non fermerebbero più a Firenze e degli Intercity dirottati sulla linea lenta «con il rischio di aumentare ritardi e disagi». Insomma secondo Orsa, Uil Trasporti, Sdl, Cub, Ugl, pendolari e Legambiente Toscana è Trenitalia che «sta sbagliando tutto, scegliendo di separare la linea superveloce da quella lenta con l´inizio del nuovo orario invernale il 14 dicembre». All´assessore regionale ai Trasporti Riccardo Conti i sindacati chiedono un incontro urgente e intanto annunciano un presidio davanti alla Regione il 28.

Crisi, tremila in cassa integrazione
La recessione colpisce zona industriale di Bari, allarme dei sindacati Il provvedimento sta per scattare in alcune delle principali aziende: Getrag, Bridgestone e Bosch I problemi delle famiglie monoreddito che avranno a disposizione solo 700 euro al mese. Iniziativa di Rifondazione
di PAOLO RUSSO

Bari - Tremila operai sul baratro della cassa integrazione. Lo spettro della recessione è già realtà nella zona industriale di Bari. Le cattive notizie, nelle ultime ore, si sono succedute ad una velocità devastante. La Getrag ieri è stata messa in crisi da un improvviso ritiro di una commessa milionaria della Chrysler. A poche centinaia di metri di distanza, nel fortino della Bridgestone, i sindacati riunivano gli operai per annunciare che la produzione sarà bloccata nelle ultime due settimane di dicembre per smaltire la produzione, in attesa che passi la tempesta. Improvvisamente duemila famiglie sono state catapultate nel cuore della crisi. Ad attenderli hanno trovato gli operai della Bosch che in cassa integrazione sono arrivati prima di loro. Dovranno affrontare l´arrivo dell´inverno con in mano una busta paga da 700 euro. Mentre saranno almeno duecento i lavoratori interinali e i co.co.pro. che non avranno diritto neanche a quello. In poche ore, il cuore produttivo della città, l´industria pesante dei motori e delle tute blu, è salita sulle montagne russe dei mercati, degli indici telematici e dei mutui spazzatura.
La crisi della finanza ha già messo in ginocchio la zona industriale di Bari. Ieri mattina gli operai della Bridgestone si sono riuniti in assemblea per ascoltare il triste verdetto che già attendevano da giorni. Anche l´ultima grande fabbrica che era stata fino ad ora risparmiata dall´onta dello stop alle macchine, sarà costretta a lasciare a casa gli operai nelle ultime due settimane di dicembre. Natale in casa Cupiello quest´anno sarà ancora più triste e freddo. Ma andrà sicuramente peggio agli operai della Getrag che nelle ultime quarantotto ore hanno visto drammaticamente precipitare la loro posizione all´interno dell´azienda.
Nei mesi scorsi i sindacati e i vertici della fabbrica avevano trovato l´accordo su un contratto di solidarietà per tutti i lavoratori. A causa di una ristrutturazione del sistema produttivo l´azienda sarà costretta a fermare per sette mesi gli impianti. Ma, ieri, gli operai hanno visto peggiorare la loro già precaria situazione. La Chrysler, raccontano i lavoratori, avrebbe annullato una importante commessa alla fabbrica barese. E così la Getrag dovrebbe ufficializzare nelle prossime ore il declassamento del contratto di solidarietà in cassa integrazione straordinaria per almeno 500 dei 750 operai attualmente impiegati. Per i lavoratori si preannunciano sette mesi con un busta paga alleggerita di almeno 250 euro, una grossa somma per chi ne guadagna, al netto, poco più di mille.
La crisi mondiale del settore dell´auto sta mettendo in ginocchio una grossa fetta della città. Alla Bosch si concluderà il prossimo 26 dicembre, la cassa integrazione per mille 660 dei duemila 110 dipendenti della Bosch di Bari. Anche a causare la crisi dello stabilimento barese che produce il sistema common-rail, secondo i rappresentanti dei lavoratori, sarebbe stata una cattiva gestione aziendale. «L´azienda - dicono - avrebbe spinto oltre ogni necessità la propria capacità produttiva, determinando un accantonamento eccessivo di scorte».
Ma le cattive notizie non sono finite qui, secondo i metalmeccanici del Cub e Rifondazione comunista la crisi potrebbe investire a catena anche tutte le altre aziende della zona industriale di Bari. La prossima a cedere all´utilizzo degli ammortizzatori sociali potrebbe essere la Om, specializzata nella produzione di carrelli elevatori.
Per questo, la Cub e i circoli cittadini di Rifondazione comunista, questa pomeriggio alle 17 e 30 hanno dato appuntamento a tutti i lavoratori delle aziende a rischio per un´assemblea degli «incassati» (operai in cassa integrazione) davanti ai cancelli della Bosch. «Gli operai chiedono alle aziende di integrare i salari - spiega Sabino De Razza di Rifondazione - ed è uno sforzo che queste realtà produttive potrebbero supportare visto che continuano a produrre utili e a ricevere finanziamenti pubblici».


24 ottobre 2008 - La Nazione

Pendolari, un’altra mazzata con i nuovi orari invernali
Sono 18 gli Eurostar che non fermeranno più a Firenze
di Monica Pieraccini

FIRENZE — I PENDOLARI, soprattutto quelli di Valdarno, Arezzo e Chiusi, con l’introduzione del nuovo orario ferroviario che è prevista a dicembre si potrebbero trovare ad affrontare nuovi disagi. La denuncia arriva da Legambiente, dai comitati dei pendolari della Toscana e dai sindacati di categoria di Sdl, Orsa, Cub e Ugl. «Con il dirottamento degli intercity dalla direttissima sulla linea lenta tra Firenze e Roma — spiegano — aumenta, oltre al tempo di percorrenza, anche la probabilità di avere ritardi e disservizi e questo soprattutto durante le ore di punta, quando la linea lenta, oltre agli intercity, dovrà sostenete i treni regionali, utilizzati in gran parte dai pendolari». E L’ALTA VELOCITÀ non potrà peraltro in alcun modo sostituirsi agli intercity. Soprattutto perché, fanno notare ambientalisti, comitati dei pendolari, Uil e sindacalisti di base, con il nuovo orario, saranno 18, su una stima complessiva di 50, gli Eurostar che ogni giorno non si fermeranno a Firenze, ma andranno diretti da Milano a Roma. «Si sta arrivando a una situazione paradossale», commenta Raniero Casini, della segreteria nazionale del Sindacato dei lavoratori. «Tutti — dice — pagano le tasse, lo Stato paga le infrastrutture, ma l’Alta Velocità serve solo a chi si sposta da Roma a Milano, mentre tutti gli altri viaggiatori vedono peggiorare il servizio, e addirittura sborsare altri soldi attraverso le Regioni per mantenere una qualità decente». Ma se le sofferenze maggiori saranno per i pendolari, i 18 Eurostar in meno potrebbero avere ripercussioni anche sui posti di lavoro del personale che dalla stazione di Firenze solitamente sale a bordo dei treni diretti a Roma o a Milano. Su un totale di 160 lavoratori, circa 50 potrebbero essere infatti a rischio. Senza contare, poi, le possibili ricadute sui macchinisti, gli addetti alla manutenzione e il personale della stazione di Santa Maria Novella, tra biglietteria e uffici. «SIAMO preoccupati — spiega Tommaso Lanni, ferroviere e delegato della Uil-trasporti — a proposito dell’intenzione di Trenitalia di non dare a Firenze la centralità che merita». «Si mettono in primo piano — prosegue Lanni — Napoli, Roma e Milano, ma non Bologna né tanto meno il capoluogo di una regione che pure ha pagato cara l’Alta Velocità, in termini di danni ambientali, in particolare in Mugello». La protesta dei sindacati di base, Uil e Ugl e delle associazioni ambientaliste e dei pendolari — alla quale non partecipano Fit-Cgil e Filt-Cisl, che, però, saranno comunque impegnate in nuove iniziative sul tema insieme alla Uil-trasporti — culminerà il 28 ottobre prossimo, con un sit-in sotto la sede della Regione Toscana, in via Cavour.


24 ottobre 2008 - Il Mattino di Padova

Allarme per i lavoratori dell’ex Magrini Galileo in cassa integrazione

BATTAGLIA - Un’interrogazione alla giunta provinciale di Padova per capirne di più sulla situazione degli ultimi lavoratori dell’ex Nuova Magrini Galileo ancora da ricollocare, dopo la chiusura della fabbrica disposta dalla Siemens. Il documento è stato presentato da Paolo De Marchi, consigliere dei Verdi, che si è detto preoccupato dei «tempi dilatati per il rispetto del protocollo d’intesa firmato un anno fa» e del fatto che sembra stiano arrivando «proposte di ricollocazione peggiorative». Inoltre «la scarsa trasparenza nei criteri di assunzione può favorire favoritismi e clientelismi».
La segnalazione è stata fatta anche dall’Associazione difesa lavoratori (Adl) che avrebbe raccolto le testimonianze di alcuni iscritti. In pratica, le proposte d’impiego avanzate alla cinquantina di lavoratori a tutt’oggi in cassa integrazione, li ricollocherebbero in categorie inferiori rispetto al vecchio contratto della Magrini, per di più a tempo determinato e addirittura con la possibilità di doversi trasferire fuori regione e persino all’estero.
Nei giorni scorsi, i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, si erano recati a Roma insieme al sindaco Velia Bevilacqua per chiedere un’ulteriore proroga della cassa integrazione. Nel frattempo, infatti, la società di scouting Bdm su inacarico della Siemens sta cercando aziende interessate a collocare la propria attività nei capannoni rimasti liberi in via Maggiore. Ulteriori opportunità potrebbero invece arrivare dalla vicina Lavorazioni Meccaniche Battaglia (gruppo Demont), che sarebbe interessata ad acquisire tutta la parte restante dell’area. Se ne saprà di più dopo l’incontro programmato in Provincia entro il mese di ottobre.


24 ottobre 2008 - Liberazione

Cisl, Uil e Ugl siglano protocollo che dà elemosina
Pubblici, tutti cedono a Brunetta Ma la Cgil non firma
di Fabio Sebastiani

Un aumento lordo di sessanta euro mensili, più dieci di produttività, per il biennio economico 2008-2009 e nessuna certezza per quanto riguarda il recupero delle risorse tolte ai dipendenti pubblici dalla finanziaria di Tremonti. E' su questo "contenuto" che ieri si è consumato l'ennesimo accordo separato nel giro di quattro mesi. Da una parte Cisl, Uil e Ugl, dall'altra la Cgil. Come da copione, il ministro Brunetta, utilizzando lo schema dell'avviso comune con Confindustria e quello del contratto del commercio, ha messo in atto un'altra pugnalata alle spalle del più grande sindacato italiano dei lavoratori. In questo caso l'aggettivo è d'obbligo perché i numeri danno ragione a Corso d'Italia. L'accordo separato, che per ora rimane sul protocollo d'intesa, quindi non sul contratto vero e proprio, non ha il 51% dei consensi. Il pubblico impiego, infatti, a differenza del privato, ha una legge sulla rappresentanza.
Queste le parole con le quali il segretario generale della Fps-Cisl Rino Tarelli ha usato per giustificare una valutazione positiva da parte della Cisl. «L'impostazione è utile - ha detto - e abbiamo dato la nostra disponibilità ad un impianto da percorrere che apre una fase che andrà realizzata e giudicata su fatti concreti». Quindi niente di certo sul recupero effettivo in busta paga. Di avviso diverso il suo collega Gianni Baratta, segretario confederale Cisl. «Oltre al rinnovo del contratto viene ripristinato il salario accessorio che verrà pagato intorno al mese di giugno ma con decorrenza dal primo gennaio 2009 per uno stanziamento previsto di circa 500 milioni di euro, più altri duecento milioni di euro ripristinati per la contrattazione integrativa aziendale». E' proprio su questo che non c'è alcuna certezza. Queste cifre, spiega la Cisl, «saranno erogate ai dipendenti sulla base di un confronto da qui alla fine dell'anno con criteri di maggiori premialità». Con la firma del protocollo passa inoltre l'idea di un unico modello contrattuale sia per i pubblici dipendenti sia per i privati. Vengono annullate tutte le norme che avevano portato ad un ritorno del regime contrattuale sotto l'ombrello pubblico. «Con questo protocollo il rapporto di pubblico impiego ritorna ad essere totalmente privatistico», aggiunge Baratta.
Secca e puntuale la replica del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: «Le risorse a disposizione per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego sono troppo basse e non c'è chiarezza sulla distribuzione dei soldi», ha detto. «È questo che ha determinato l'orientamento delle nostre categorie», ha aggiunto sottolineando come «c'è una parte consistente che non ha condiviso le linee guida contrattuali e questo non rappresenta, per il governo di certo un buon risultato». Per il segretario generale della Fp-Cgil, «non ci sono novità significative rispetto alla vertenza di giugno. Il Governo ha finalmente gettato la maschera e ha proposto 70 euro medi lordi di aumento di cui 60 sui minimi e 10 sul salario accessorio che non equivalgono neppure a 50 euro di incremento. Per noi è assolutamente insopportabile».
La dichiarazione del ministro Brunetta lascia trasparire tutta la precarietà dell'operazione. «Meglio che il lavoratore pubblico abbia in tasca 6 miliardi di euro piuttosto che queste risorse rimangano nelle casse dello Stato», ha detto. «Meglio 6 miliardi di euro di potere d'acquisto in più che niente. Meglio un clima costruttivo che un muro contro muro», ha concluso.
La federazione delle Rdb-Cub si dice pronta ad un nuovo sciopero se «dovesse passare il progetto illustrato oggi da Brunetta». Secondo Pierpaolo Leonardi, il governo tenta di introdurre «surrettiziamente un nuovo modello contrattuale». Leonardi ha respinto anche le risorse previste per il rinnovo dei contratti. «È grave poi - ha concluso - che il ministro abbia incontrato il segretario dell'Ugl che non ha alcuna titolarità nel pubblico impiego».

Milano. "Silvio siamo qui, fa no il ganassa... ti aspettiamo"...
di Claudio Jampaglia

Milano - "Silvio siamo qui, fa no il ganassa... ti aspettiamo". Il murales davanti alla Statale dice bene come gli studenti in lotta hanno reagito alla provocazione di Stato. Sberleffi, ironia, qualche guasconata. D'altronde polizia e carabinieri sono in forze in borghese in tutte le assemblee, negli atrii, seduti sulle panchine. Gli studenti lo sanno, li vedono. Non fosse per questo sinistro dejà vu, la protesta universitaria che monta è qualcosa di diverso e altro dal passato. Almeno a Milano. Primo perché è molto variegata, tra facoltà scientifiche ed umanistiche, come è sempre stato. Poi perché pone la generazione di studenti forgiati dalle lotte anti-Moratti davanti alla prova delle politica. Alla maturità. Perché la legge c'è già. E adesso bisogna trovare il modo di terremotarla, fargliela rimangiare, renderla come la peste. Inavvicinabile. E bisogna farlo praticamente da soli. E non è facile.
Stamani Milano si sveglierà con l'università in piazza Duomo. Lezioni aperte e pubbliche come dovrebbero essere. Si potranno ascoltare sociologi, storici, filosofi, letterati, fisici e così via. Poi tutti a studiare. In strada. Magari agli incroci del centro. Così capiremo di che pasta sono fatte le minacce di repressione. Dopo il punkabbestia, il diverso, il fannullone è la volta dello studente? Rischioso, anche perché cominciano ad essere tanti.
Difficile dire però cosa accomuni le qualche migliaia tra tutte le assemblee di ieri oltre all'idea di far ritirare la maledetta legge 133 (la sintesi è del collettivo di Scienze Politiche: -1455 milioni + blocco dei turnover = privatizzazione).
C'è chi è partito già da un po', collettivi attivi da anni e chi sta cominciando da zero. A geometrie variabili. Alla Bicocca, ad esempio, hanno iniziato ieri con assemblea e un corteo (circa 300) nelle vie interne ai tanti edifici del quartiere universitario per coinvolgere tutti gli studenti. Al Politecnico per spostarsi da un'aula troppo piccola a una sufficiente per le oltre 400 persone che si erano presentate attorno alle 15 di ieri, si sono inventati una specie di corteo. Rumoroso. Di fronte, invece, alle facoltà scientifiche (agraria, veterinaria, fisica, matematica, biologia...) hanno messo dei cartelli per guidare da un'aula designata all'altra e ancora all'altra fino alla G23, dove erano assiepati in circa 300. Tanti per molti degli intervenuti. Pochi per altri. «Dobbiamo coinvolgere di più». Il clima delle scientifiche è meno "politicizzato" (anche se il gruppo che sembra tenere l'assemblea ha magliette e volantini della Sinistra universitaria). E si vede anche dagli interventi. Molti cercano di ragionare di ricerca, di fuga di cervelli. Chiedono di poter studiare meglio. Qualità e laboratori. Tutto giustissimo. Quando interviene un ragazzo a dire che si potrebbe uscire in corteo il giorno dopo e bloccare la città la risposta è un mugugno tra "sei esagerato" e "sei scemo?". L'intervento più classico lo fa Orazio, lavoratore delle Rdb. Parla di Costituzione. invita gli studenti a diffidare dal mercato. E anche dalle valutazioni. Dai sistemi che fanno premio delle disuguaglianze. La risposta arriva da uno dei "leader": «Noi non abbiamo paura della meritocrazia. Anzi. Sappiamo come si entra in università, per amicizie e parentele. Noi dobbiamo essere diversi. Difendere il principio che i migliori vanno avanti e chi non fa nulla, chi non lavora, va a casa». L'assemblea applaude convinta. Poi si dicono tante cose da studenti in lotta. Ma quella di prima è forse più nuova in un'assemblea di lotta. Come l'intervento dello studente molto apprezzato e preparato che dice papale che un po' di turnover si può anche accettare e che ci sono troppi atenei e troppi corsi di laurea, ma che la ricerca no, non deve essere toccata. Il cartello per terra dice: "Avevi ancora tanto da insegnarmi, addio ricerca". Pragmatici, studiosi. Ma con tanti docenti al loro fianco.
Diversa quasi opposta la prospettiva in Statale. Più "tradizionale" ma solo in apparenza. Ieri affollatissima assemblea in via Festa del Perdono per organizzarsi. Dopo lo sfogatoio dei giorni scorsi è il momento dei gruppi di lavoro, sulla legge, sulla comunicazione "in" e "out", sugli eventi, e l'immancabile commissione pulizia. Quello che si fa in un'occupazione che non c'è ancora. «La prossima volta ci dovranno dare l'aula magna, cresciamo come un virus», dice Davide. Le facce sono contente. Di gente che si mette al lavoro. A Scienze Politiche, invece, stanno già festeggiando. Notte bianca (almeno fino alle 2 di notte, promettono) con musica e cibo. L'assemblea permanente stamattina aveva come di consueto bloccato i portoni per un'oretta. Striscione, speakeraggio e nessuna protesta dagli studenti arrivati di buonora. Poi l'attesa del Consiglio di Facoltà dove gli studenti entrano platealmente mentre parla Francesca a nome dei dottorandi assegnisti. Loro nel consiglio di facoltà non ci stanno neppure. Sono l'ultima figura del precariato più totale. L'emblema che questa università è solo ingiusta, ineguale e mafiosetta. Francesca dice cose più serene e in tono col luogo, ma non ce ne vorrà. Al loro turno gli studenti, invece, leggono un documento che chiede il blocco della didattica, sostituita da percorsi condivisi di apprendimento e autoformazione. E che la facoltà prenda finalmente posizione contro la legge 133. D'altronde lo striscione dice bene: "Abbiamo cominciato per non fermarci. Non pagheremo la crisi. Costruiremo la nostra università". Molto democristiano, il Consiglio bacchetta la legge ma auspica che gli studenti facciano i bravi. E si limitino a studiare.
E tanto per cominciare all'Accademia di Belle Arti di Brera, ieri mattina, anteprima delle lezioni open air con Antonio Caronia (docente precario, 2mila euro a corso) sul tema economia e istruzione nel mondo globalizzato. Erano in duecento. Attenti. Stamani saranno molti di più. In attesa della visita della ministra prevista per il 3 novembre in Bovisa (Politecnico). Sempre che venga, visto che anche la comparsata all'università privata San Raffaele prevista per lunedì è stata annullata con scuse barbine. Che fa ministra, tira la pietra e nasconde la faccia?


24 ottobre 2008 - Corriere del Mezzogiorno

Zona industriale di Bari Le crisi di Bosch, Bridgestone, Gertrag
Tremila cassintegrati oggi in assemblea

BARI — I 3mila lavoratori in cassa integrazione delle aziende della zona industriale di Bari (Bosch, Bridgestone, Gertrag) si riuniranno oggi in un'assemblea promossa dalla Flmuniti-Cub di Bari (Federazione lavoratori metalmeccanici uniti), dai Circoli Prc di San Pasquale e del San Paolo e dalla Rete 28 aprile. «Chiediamo alle aziende di integrare le indennità di cassa integrazione fino ai normali livelli salariali - spiegano Ettore Foggetti del circolo Prc e Vincenzo Pecorella della Filmuniti Cub - utilizzando i soldi che vengono girati agli azionisti». I manifestanti si rivolgono anche alle istituzioni pubbliche. «Potrebbero cominciare a utilizzare i fondi statali e europei - continuano - per salvare tutti coloro che non ce la faranno ad arrivare a fine mese». Ieri inoltre le parlamentari del Pdl, Paola Pelino e Gabriella Carlucci, hanno presentato un'interrogazione al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi sulla situazione occupazionale della Bosch. «Dalla risposta del ministro - spiega Carlucci - abbiamo capito che le organizzazioni sindacali non hanno chiesto alcun incontro al governo per trovare una soluzione al problema della Bosch. Bisogna invece aprire al più presto un tavolo di confronto».(S.Del.)


24 ottobre 2008 - L'Adige

ROMA. Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali...

ROMA - Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali. La Cisl, la Uil e l'Ugl hanno detto sì al protocollo presentato ai sindacati dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il protocollo è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto, l'altra sul nuovo modello contrattuale. La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti. Il governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento. È stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere ad un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato, comunque, che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto nella sede dell'Aran e parteciperà all'istruttoria sul modello contrattuale. Per ora, in ogni caso, gli scioperi regionali previsti entro la metà novembre non sono stati revocati da nessuna sigla. Brunetta - che ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl - ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori. Ma prima, a dicembre, sarà pagata con la tredicesima l'indennità di vacanza contrattuale pari a 100-110 euro per il 2008. Se non si riuscirà ad arrivare ad un consenso generale, ha spiegato ancora, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi (come previsto in Finanziaria). Il ministro punta a stringere i tempi anche per tutti gli altri contratti e già lunedì partirà il negoziato per la scuola. Entro metà novembre, quindi, spera di chiudere i contratti e le linee generali del modello contrattuale. Riguardo la posizione della Cgil, Brunetta ha detto che non si piegherà ad un braccio di ferro. «Se un sindacato non vuole dare ai lavoratori 6 miliardi, se ne assuma le responsabilita», ha osservato. «Ai no della Cgil ahimè... sono abituato, soprattutto quando non ci sono i governi amici - ha aggiunto -. Contrariamente al passato si è aperta una trattativa a risorse date e non c'è un euro in più. Per questo il no mi stupisce, significa non accettare il quadro esistente e, dati i tempi, è un no impegnativo verso i lavoratori». Diversa ovviamente la valutazione sull'esito della giornata di ieri tra il ministro e la Cgil: per il primo, è stata una «giornata positiva di dialogo tra governo e sindacati pur nella non unanimita»; per il leader di Corso d'Italia, Guglielmo Epifani, invece, c'è una parte consistente dei sindacati «che non ha condiviso le linee per il rinnovo: non è un buon risultato per il governo».


24 ottobre 2008 - L'Unità

Sindacati divisi sul contratto degli statali
Cisl e Uil accettano il protocollo di Brunetta. La Cgil dice no. I soldi sono sempre quelli
di Felicia Masocco

Roma - LA MOSSA Il ministro Renato Brunetta chiama, dice che per i lavoratori pubblici ci sono i 6 miliardi di sempre, cioè 8 euro lordi di aumento per il 2008 e 70 lordi per il 2009, e che ha fretta di rinnovare i contratti. E di spaccare il sindacato. La Cisl dice subito sì al
suo protocollo, la Uil subito dopo, la Cgil dice no come pure la Confsal. Questo per il comparti dei ministeri, del parastato e delle agenzie fiscali. I 6 miliardi e il protocollo riguardano però anche i dipendenti della scuola: e in questo caso, chissà perché, anche Cisl e Uil hanno detto no. C’è un po’ di confusione. E c’è da farsi una domanda: si va a un contratto separato senza il sindacato maggiore? Nel pubblico impiego non è così facile. C’è infatti la legge sulla rappresentanza che dice che i contratti non si fanno se non vengono firmati da sigle che rappresentino almeno il 51% della categoria. Cisl e Uil, arrivano al 47%. Quanto agli altri sindacati che hanno risposto alla chiamata del governo, ad esempio l’Ugl, non hanno nel pubblico impiego la rappresentanza minima per poter firmare. Ce l’ha invece Confsal.
Al ministro Brunetta però non importa. Ha fissato per la fine dell’anno il termine per giungere a un accordo, dopodiché anticiperà unilateralmente il 90% degli aumenti. In barba al sindacato (tutto) e in barba alla legge. «Siamo al superamento della democrazia», è il commento di Carlo Podda, leader di Fp-Cgil. «Per fortuna - ha continuato il ministro- c’è la possibilità di anticipare a gennaio il 90% delle risorse stanziate in Finanziaria». Il ministro non dice che la «possibilità» se l’è scritta da solo. Dice però di essere «abituato ai no della Cgil». «Ma questa volta la trattativa si è aperta con risorse già stanziate e non un euro in più, quindi il no di un sindacato non mi preoccupa».
Le risorse stanziate sono quelle di cui si è parlato finora, fatta eccezione per 190 milioni che sono stati recuperati a fronte dei 700 milioni tagliati al salario integrativo da questo governo. Per gli altri 500 milioni nel protocollo c’è soltanto un generico «impegno» a recuperarli. Il che fa dire a Guglielmo Epifani «sono risorse troppo basse e non c'è chiarezza sulla restituzione dei soldi». «C'è una parte consistente dei sindacati - continua - che non ha condiviso le linee guida, non è un buon risultato per il governo». Dichiarazione in sintonia con Marco Paolo Nigi, segretario generale di Confsal: «60 euro lordi (gli altri 10 sono per l’integrativo, ndr) sono pochi: mentre le altre risorse non esistono se non nelle promesse. A queste condizioni l’accordo non si fa». Nessun problema, invece, per il confronto sul rinnovo del modello contrattuale, al quale aderiscono tutti.
Le ragioni che hanno spinto la Cisl ad accettare cifre rifiutate fino a ieri, vengono spiegate dal segretario confederale Gianni Baratta: «Viene ripristinato il salario accessorio che verrà pagato intorno al mese di giugno, ma con decorrenza dal primo gennaio 2009 per uno stanziamento previsto di circa 500 milioni di euro». Il protocollo però non parla di stanziamenti ma di «impegno a reperire le risorse». È un’altra cosa. Il protocollo è anche per Uil-Pa «una buona base di partenza per la discussione». È invece pronta a un nuovo sciopero la Rdb-Cub.


24 ottobre 2008 - Caserta news

Rdb esprimono vicinanza a precari scuola e ricercatori

Salerno – Le RdB dell'Università di Salerno salutano con entusiasmo ed esprimono la propria solidarietà e vicinanza agli studenti, ricercatori, precari e docenti che continuano la protesta contro ogni ipotesi di taglio e privatizzazione dell'Università. Nelle dichiarazioni del Rettore cogliamo lo spirito veramente rivoluzionario di chi ammonisce che : "tutte le proteste saranno inutili […] senza una politica nuova […] per un diverso reclutamento del personale […] per una valutazione della didattica e della ricerca […] e senza una modifica della governance […] Dal basso nasce una protesta che deve dare forza alle richieste istituzionali delle risorse necessarie alla sopravvivenza ma, deve riuscire a non farsi strumentalizzare da chi negli ultimi 20 anni con l'autonomia, il dialogo e la concertazione ha prodotto: dequalificazione e gerarchia verticale del sapere, processi devastanti di esternalizzazione, di precarizzazione e di consegna ai privati delle parti profittevoli dell'Università e di tutta la Pubblica Amministrazione. La soluzione non può che passare per un progetto/manifesto di rilancio dell'Università pubblica, rigettando fin da ora ogni altra ipotesi di ulteriore privatizzazione, chiedendo l'abrogazione della legge 133 ma senza lasciarsi sedurre da scaltri "pifferai magici" che dicono di avversare il Governo ma nei fatti propongono e perseguono le stesse ricette. Gli studenti, ricercatori, precari e docenti che oggi esprimono questa analisi e questa prospettiva sono parte essenziale del movimento espresso dalle lotte degli stessi lavoratori universitari e dei lavoratori dipendenti pubblici e privati che hanno scioperato e manifestato il 17 ottobre a Roma. L'ansia di cambiamento è forte e la mobilitazione nazionale sta crescendo: più forte e determinante quindi sarà la responsabilità dell'intervento degli "intellettuali " e delle organizzazioni sindacali e politiche che si candidano a rappresentare la "base sociale" del nostro paese oggi e nell'immediato futuro affinché le "eccellenze" non siano più l'eccezione di una corrotta e devastante realtà accademica ma, la regola fondamentale di un'Italia che riconquisti il suo primato nel mondo. "


23 ottobre 2008 - Ansa

STATALI: RDB RESPINGE PROTOCOLLO INTESA

(ANSA) - ROMA, 23 OTT - La RdB-Cub ha respinto il documento proposto dal ministro Brunetta, «sia per quanto attiene il tentativo di introdurre surrettiziamente nel Pubblico Impiego la stessa modifica del modello contrattuale sia per la parte strettamente contrattuale». Lo precisa la sigla sindacale in una nota, spiegando che il documento «conferma gli irrisori stanziamenti previsti in Finanziaria, con la sola vacanza contrattuale di 8-10 euro lordi medi mensili per il 2008, fino a raggiungere l'iperbolica cifra media lorda di 60 euro in busta paga a fine 2009, ed ulteriori 10 euro destinati alla lotteria del salario accessorio».

STATALI: RDB-CUB, PRONTI A NUOVO SCIOPERO

(ANSA) - ROMA, 23 OTT - La federazione delle Rdb-Cub si dice pronta ad un nuovo sciopero se «dovesse passare il progetto illustrato oggi da Brunetta». Lo ha detto uno dei leader dell'organizzazione, Pierpaolo Leonardi, secondo il quale il governo tenta di introdurre «surrettiziamente un nuovo modello contrattuale». Leonardi ha respinto anche le risorse previste per il rinnovo dei contratti. «È grave poi - ha concluso - che il ministro abbia incontrato il segretario dell'Ugl che non ha alcuna titolarità nel pubblico impiego».

STATALI: ACCORDO SEPARATO, SÌ DA CISL E UIL NO DA CGIL
EPIFANI, INSUCCESSO PER GOVERNO; BRUNETTA, 6 MLD IN BUSTA PAGA

(ANSA) - ROMA, 23 OTT - Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali. La Cisl, la Uil e l'Ugl hanno detto sì al protocollo presentato oggi ai sindacati dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il protocollo - che in mattinata era stato illustrato dall'Aran ai sindacati di categoria - è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto, l'altra sul nuovo modello contrattuale. La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti. Il governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento. È stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere ad un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato, comunque, che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto nella sede dell'Aran e parteciperà all'istruttoria sul modello contrattuale. Per ora, in ogni caso, gli scioperi regionali previsti entro la metà novembre non sono stati revocati da nessuna sigla. Brunetta - che ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl - ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori. Ma prima, a dicembre, sarà pagata con la tredicesima l'indennità di vacanza contrattuale pari a 100-110 euro per il 2008. Se non si riuscirà ad arrivare ad un consenso generale, ha spiegato ancora, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi (come previsto in Finanziaria). Il ministro punta a stringere i tempi anche per tutti gli altri contratti e già lunedì partirà il negoziato per la scuola. Entro metà novembre, quindi, spera di chiudere i contratti e le linee generali del modello contrattuale. Riguardo la posizione della Cgil, Brunetta ha detto che non si piegherà ad un braccio di ferro. «Se un sindacato non vuole dare ai lavoratori 6 miliardi, se ne assuma le responsabilita», ha osservato. «Ai no della Cgil ahimè... sono abituato, soprattutto quando non ci sono i governi amici - ha aggiunto -. Contrariamente al passato oggi si è aperta una trattativa a risorse date e non c'è un euro in più. Per questo il no mi stupisce, significa non accettare il quadro esistente e, dati i tempi, è un no impegnativo verso i lavoratori». Diversa ovviamente la valutazione sull'esito della giornata di oggi tra il ministro e la Cgil: per il primo, è stata una «giornata positiva di dialogo tra governo e sindacati pur nella non unanimita»; per il leader di Corso d'Italia, Guglielmo Epifani, invece, c'è una parte consistente dei sindacati «che non ha condiviso le linee per il rinnovo: non è un buon risultato per il governo». Il segretario della Fp-Cgil, Carlo Podda, fa notare che, in base alla legge, l'accordo per i ministeri non può essere sottoscritto perchè i contratti devono essere firmati da organizzazioni che rappresentano almeno il 51% dei lavoratori. Secondo Podda, inoltre, il governo può anche aver reperito i circa 200 milioni del fondo unico di amministrazione, ma non i 500 milioni delle leggi speciali. Per il segretario generale della Fps-Cisl, Rino Tarelli, sul documento c'è stata una valutazione positiva da parte della Cisl. «L'impostazione è utile - ha detto - e abbiamo dato la nostra disponibilità ad un impianto da percorrere che apre una fase che andrà realizzata e giudicata su fatti concreti». Per la Uil-P.A., Salvatore Bosco, il documento «può costituire una valida base di discussione per riprendere il confronto sui rinnovi contrattuali delle categorie». Renata Polverini, leader dell'Ugl, ha affermato: «Sul contratto è un passo in avanti, siamo disponibili ad avviare un percorso sul modello contrattuale». La Confsal, la Cse e l'Usae si sono riservate di aderire al protocollo.

ALITALIA: CUB CONTRO CRITERI CAI PER RIASSUNZIONE PERSONALE

(ANSA) - FIUMICINO (ROMA),23 OTT - ''Sono incredibili e sconcertanti le dichiarazioni dei rappresentanti della CAI sui criteri che verranno applicati per la scelta dei 12.500 dipendenti da assumere nella nuova compagnia'': E' quanto sostiene il sindacato autonomo Cub Trasporti, all'indomani della riunione svoltasi tra i rappresentanti della CAI e le organizzazioni sindacali. ''Nella riunione di ieri sono stati annunciati i criteri per la riassunzione del personale - spiega Fabio Frati, rappresentante nazionale della Cub Trasporti - a quanto abbiamo saputo nel dettaglio, per fare solo qualche esempio, non saranno riassunti i part-time, i genitori affidatari unici di minori, i lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di legge 104, ne' tantomeno i lavoratori con famigliari invalidi a carico.E' davvero difficile commentare questa incredibile proposta della CAI - aggiunge Frati - che stravolge e straccia ogni tutela legale e normativa esistente in materia. Per questo la Cub Trasporti rispedisce al mittente queste provocatorie volonta' aziendali e diffida la CAI dal mettere in atto comportamenti discriminatori e lesivi dello spirito di ogni legge e normative esistente''.

REGIONI: MARRAZZO AI SINDACATI, CONTRO CRISI SERVE VELOCITÀ

(ANSA) - ROMA, 23 OTT - Sostegno al credito e questione mutui, tenuta della coesione sociale ed effetti della crisi economica, con particolare riferimento alla vicenda Alitalia e allo scalo di Fiumicino, sono alcuni dei temi affrontati dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, nel corso dell' incontro stamani con le organizzazioni sindacali per individuare iniziative a difesa di lavoratori e famiglie. Un incontro, seguito a quello dei giorni scorsi con le associazioni degli imprenditori, «caratterizzato - ha detto Marrazzo - da un clima di senso di responsabilità». «Sappiamo - ha detto il presidente della Regione rivolto ai rappresentanti sindacali - che per intervenire sulla crisi c'è bisogno di velocità. Oggi abbiamo parlato dell'impatto che ha la crisi economica sulle famiglie e dell'accesso al credito». In questo senso, «chiediamo a tutti - ha aggiunto - nel rispetto dell'autonomia e delle posizioni, di lavorare perchè si possano raggiungere risultati». All'incontro hanno partecipato Claudio Di Berardino (Cgil), Francesco Simeoni (Cisl), Luigi Scardaone (Uil), Luca Malcotti (Ugl), Francesco Gagnasso (Confsal), Domenico Farina (Rdb), Franco Calandri (Cisal), Roberta Bernardeschi (Confedir) e Giuseppe D'Addio (Cida).


23 ottobre 2008 - Dire

SCUOLA. CUB: EMERGENZA DEMOCRATICA, NO ALLO STATO DI POLIZIA

(DIRE) Roma, 23 ott. - "Si sta affacciando un'emergenza democratica fatta di manganelli, di sgomberi, di provocazioni come quelle attuate al Centro sociale Horus di Roma, di attacco al diritto di sciopero e di manifestazione. Noi siamo dalla parte di chi lotta per non pagare la crisi, per la difesa della scuola e della universita' pubblica, degli spazi sociali autogestiti. Quella annunciata da Berlusconi e' la risposta del governo alla ripresa del conflitto sociale esploso con forza con la straordinaria partecipazione allo sciopero generale e alla manifestazione del 17 ottobre". Questa la dichiarazione di Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale Cub, in ordine all'annunciato ricorso alla polizia per riportare l'ordine nelle universita'. "Quanto sta accadendo oggi nelle scuole, nelle universita' e nei luoghi di lavoro contro il decreto Gelmini e la legge 133 di Brunetta e' il miglior sondaggio possibile sul gradimento del governo". Le piazze- ricorda- "sono piene, le scuole e le universita' occupate e i lavoratori lottano contro i tentativi di far pagare loro la crisi; come tutti i governi reazionari anche questo pensa di poter risolvere tutto con i manganelli", conclude Leonardi.

CASA. ASIA-RDB: CAMPIDOGLIO ALIMENTA GUERRA TRA POVERI
OCCUPATO DA 27 FAMIGLIE L'UFFICIO POLITICHE ABITATIVE ALL'EUR

(DIRE) Roma, 23 ott. - "Questa mattina 27 famiglie organizzate con Asia-Rdb hanno appreso in maniera ufficiale dal direttore dell'Ufficio politiche abitative del Comune di Roma, Raffaele Marra, che dopo 10 anni di attesa per un alloggio popolare dovranno rassegnarsi a vivere a tempo indeterminato dentro una scuola occupata". E' quanto fa sapere una nota della stessa Asia-Rdb, che prosegue: "Queste famiglie, in attesa di un alloggio popolare dal 1998, erano state inserite in un bando speciale che ha gia' garantito ad altri aventi diritto l'assegnazione di una casa. Lo scorso aprile, invece, una determinazione del direttore ha stravolto i criteri di assegnazione, in primis quello cronologico, lasciando fuori le 27 famiglie". "L'attuale giunta ha avallato questa operazione. Il rischio, in assenza di risposte adeguate al fabbisogno abitativo, e' quello di alimentare una guerra tra poveri- conclude la nota- Pertanto, le famiglie hanno deciso di rimanere dentro l'ufficio di via del Quadrato della Concordia all'Eur fino a quando non riceveranno assicurazioni sui tempi e le modalita' di assegnazione dell'alloggio di cui hanno diritto".

PUBBLICO IMPIEGO. NON SOLO RDB-CUB SABATO CONTRO BRUNETTA
ANCHE CGIL-CISL-UIL ANNUNCIANO PRESIDIO DI LAVORATORI A BOLOGNA

(DIRE) Bologna, 23 ott. - Non saranno solo le Rappresentanze sindacali di base a manifestare, dopodomani a Bologna, contro il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, per i provvedimenti che ha preso in materia di Pubblico impiego e contratti collettivi. Fp Cgil, Fp Cisl, Fpl Uil, Uil Pa, Flc Cgil, Cisl Universita' e Uil Pa-Ur annunciano che "in occasione della partecipazione del ministro Brunetta ai lavori della seconda giornata del convegno '(Ri)nati per esportare'", alle ore 9 di dopodomani, presso il Palazzo dei Congressi in piazza della Costituzione, si svolgera' "un presidio di lavoratori pubblici e dell'Universita'".

REGIONE. MARRAZZO A SINDACATI: CONTRO CRISI SERVE VELOCITA'

(DIRE) Roma, 23 ott. - Sostegno al credito e questione mutui, tenuta della coesione sociale ed effetti della crisi economica, con particolare riferimento alla vicenda Alitalia e allo scalo di Fiumicino. Di questo si e' discusso per circa due ore in un incontro in Regione tra il presidente Piero Marrazzo e le organizzazioni sindacali per individuare iniziative a difesa di lavoratori e famiglie. Un incontro, seguito a quello dei giorni scorsi con le associazioni degli imprenditori, "caratterizzato- ha affermato Marrazzo- da un clima di senso di responsabilita'. Sappiamo che per intervenire sulla crisi c'e' bisogno di velocita'. Oggi abbiamo parlato dell'impatto che ha la crisi economica sulle famiglie e dell'accesso al credito". In questo senso, "chiediamo a tutti- ha aggiunto- nel rispetto dell'autonomia e delle posizioni, di lavorare perche' si possano raggiungere risultati". Marrazzo ha poi sottolineato di aver proposto "al sindaco di Roma Gianni Alemanno, al presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti e al presidente della Camera di Commercio di Roma Andrea Mondello un piano emergenziale di investimenti per le infrastrutture tra Roma e Fiumicino". All'incontro hanno partecipato Claudio Di Berardino (Cgil), Francesco Simeoni (Cisl), Luigi Scardaone (Uil), Luca Malcotti (Ugl), Francesco Gagnasso (Confsal), Domenico Farina (Rdb), Franco Calandri (Cisal), Roberta Bernardeschi (Confedir) e Giuseppe D'Addio (Cida).


23 ottobre 2008 - Omniroma

CASA, ASIA: 27 FAMIGLIE «OCCUPANO» UFFICIO POLITICHE ABITATIVE

(OMNIROMA) Roma, 23 ott - «Questa mattina 27 famiglie organizzate con AS.I.A. RdB hanno appreso in maniera ufficiale dal direttore dell'ufficio Politiche abitative del comune di Roma, Raffaele Marra, che dopo 10 anni di attesa per un alloggio popolare dovranno rassegnarsi a vivere a tempo indeterminato dentro una scuola occupata». Lo comunica Asia Rdb che sottolinea che «le famiglie hanno deciso di rimanere dentro l'ufficio di via del Quadrato della Concordia all'Eur fino a quando non riceveranno assicurazioni sui tempi e le modalità di assegnazione dell'alloggio di cui hanno diritto». «Queste famiglie, in attesa di un alloggio popolare dal 1998, erano state inserite in un bando speciale che ha già garantito ad altri aventi diritto l'assegnazione di una casa - prosegue la nota - Lo scorso aprile, invece, una determinazione del direttore ha stravolto i criteri di assegnazione, in primis quello cronologico, lasciando fuori le 27 famiglie. L'attuale giunta ha avallato questa operazione. Il rischio, in assenza di risposte adeguate al fabbisogno abitativo, è quello di alimentare una guerra tra poveri».


23 ottobre 2008 - Adnkronos

ROMA: ASIA RDB, UFFICIO 'CASA' DEL COMUNE NEGA ALLOGGI POPOLARI A 27 FAMIGLIE

Roma, 23 ott. - (Adnkronos) - «Questa mattina 27 famiglie organizzate hanno appreso in maniera ufficiale dal direttore dell'Ufficio Politiche abitative del comune di Roma, Raffaele Marra, che dopo 10 anni di attesa per un alloggio popolare dovranno rassegnarsi a vivere a tempo indeterminato dentro una scuola occupata». Lo riferisce l'Asia rdb, il sindacato di base che rappresenta le famiglie. «Queste famiglie - afferma l'Asia - erano state inserite in un bando speciale che ha già garantito ad altri aventi diritto l'assegnazione di una casa. Lo scorso aprile, invece, una determinazione del direttore ha stravolto i criteri di assegnazione, in primis quello cronologico, lasciando fuori le 27 famiglie». «L'attuale giunta - continua - ha avallato questa operazione. Il rischio, in assenza di risposte adeguate al fabbisogno abitativo, è quello di alimentare una guerra tra poveri. Pertanto, le famiglie hanno deciso di rimanere dentro l'ufficio di via del Quadrato della Concordia all'Eur fino a quando non riceveranno assicurazioni sui tempi e le modalità di assegnazione dell'alloggio di cui hanno diritto».


23 ottobre 2008 - IMG Press

NO ALLO STATO DI POLIZIA CONTRO IL CONFLITTO SOCIALE

"Si sta affacciando un’emergenza democratica fatta di manganelli, di sgomberi, di provocazioni come quelle attuate al Centro sociale Horus di Roma, di attacco al diritto di sciopero e di manifestazione. Noi siamo dalla parte di chi lotta per non pagare la crisi, per la difesa della scuola e della università pubblica, degli spazi sociali autogestiti. Quella annunciata da Berlusconi è la risposta del governo alla ripresa del conflitto sociale esploso con forza con la straordinaria partecipazione allo sciopero generale e alla manifestazione del 17 ottobre", questa la dichiarazione di Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale CUB, in ordine all’annunciato ricorso alla polizia per riportare l’ordine nelle università. "Quanto sta accadendo oggi nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro contro il decreto Gelmini e la legge 133 di Brunetta è il miglior sondaggio possibile sul gradimento del governo. Le piazze sono piene, le scuole e le università occupate e i lavoratori lottano contro i tentativi di far pagare loro la crisi; come tutti i governi reazionari anche questo pensa di poter risolvere tutto con i manganelli", conclude Leonardi.


23 ottobre 2008 - Rainews

Statali, sì da Cisl e Uil. No da Cgil

Accordo separato sul rinnovo del contratto degli statali. La Cisl, la Uil e l'Ugl hanno detto sì al protocollo presentato oggi ai sindacati dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che invece ha ricevuto un no dalla Cgil e dalle Rdb-Cub. Il protocollo - che in mattinata era stato illustrato dall'Aran ai sindacati di categoria - è composto da due parti: una relativa al rinnovo del contratto, l'altra sul nuovo modello contrattuale. La spaccatura tra le sigle sindacali si è consumata, in particolare, sulla parte relativa al rinnovo del contratto che prevede per i ministeriali un aumento di 70 euro (60 sul tabellare e dieci sul trattamento accessorio) e complessivamente 6 miliardi per i contratti dei circa 3,5 milioni di dipendenti. Il governo si è anche impegnato a recuperare i tagli ai fondi per la contrattazione integrativa che avrebbero determinato un alleggerimento pesante della busta paga da gennaio. Una assicurazione che ha portato alcuni sindacati a dare la propria adesione al documento. E' stato, inoltre, deciso di aprire un tavolo tecnico per giungere ad un nuovo modello contrattuale come per il settore privato. La Cgil non condivide il protocollo ma ha spiegato, comunque, che non si sottrarrà al confronto: starà al tavolo sul contratto nella sede dell'Aran e parteciperà all'istruttoria sul modello contrattuale. Per ora, in ogni caso, gli scioperi regionali previsti entro la meta' novembre non sono stati revocati da nessuna sigla. Brunetta - che ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl - ha detto che da gennaio ci saranno 6 miliardi in più nelle tasche dei lavoratori. Ma prima, a dicembre, sarà pagata con la tredicesima l'indennità di vacanza contrattuale pari a 100-110 euro per il 2008. Se non si riuscirà ad arrivare ad un consenso generale, ha spiegato ancora, a gennaio sarà anticipato comunque il 90% dei 6 miliardi (come previsto in Finanziaria). Il ministro punta a stringere i tempi anche per tutti gli altri contratti e già lunedì partirà il negoziato per la scuola. Entro metà novembre, quindi, spera di chiudere i contratti e le linee generali del modello contrattuale. Riguardo la posizione della Cgil, Brunetta ha detto che non si piegherà ad un braccio di ferro. "Se un sindacato non vuole dare ai lavoratori 6 miliardi, se ne assuma le responsabilita", ha osservato. "Ai no della Cgil ahimè... sono abituato, soprattutto quando non ci sono i governi amici - ha aggiunto -. Contrariamente al passato oggi si è aperta una trattativa a risorse date e non c'è un euro in più. Per questo il no mi stupisce, significa non accettare il quadro esistente e, dati i tempi, è un no impegnativo verso i lavoratori". Diversa ovviamente la valutazione sull'esito della giornata di oggi tra il ministro e la Cgil: per il primo, è stata una "giornata positiva di dialogo tra governo e sindacati pur nella non unanimita"; per il leader di Corso d'Italia, Guglielmo Epifani, invece, c'è una parte consistente dei sindacati "che non ha condiviso le linee per il rinnovo: non è un buon risultato per il governo".


23 ottobre 2008 - La Repubblica

Sabato presidio in fiera contro il ministro Brunetta

Bologna - IL ministro Brunetta a Bologna? E subito scatta la mobilitazione. Ad annunciarlo sono i sindacati di base che hanno indetto un presidio-manifestazione sabato, alle ore 15, in piazza della Costituzione, in concomitanza con un convegno organizzato da Forza Italia. Le Rdb/Cub pubblico impiego ieri hanno diffuso un volantino nei luoghi di lavoro, tra i dipendenti pubblici:
«Brunetta viene a Bologna per illustrare a un convegno i significativi risultati conseguiti dal suo dicastero. Ci saremo anche noi e saranno presenti i lavoratori del parastato, degli enti locali, fra i quali i precari della provincia e le precarie degli asili nido, i lavoratori della scuola e dei ministeri, delle agenzie fiscali e della sanità». Con la Gelmini, anche il ministro Brunetta è al centro delle proteste di questi giorni. Gli stessi enti di ricerca sono in stato di agitazione e uno dei motivi riguarda un emendamento proposto dal ministro (emendamento all´articolo 37 del ddl 1441) che blocca il processo di «stabilizzazione», che avrebbe dovuto portare all´assunzione di almeno per una parte dei ricercatori precari. Nel volantino le Rdb/Cub indicano il ministro Brunetta, con i suoi atti legislativi e «le sue esternazioni» come «il capofila del violento attacco alla pubblica amministrazione e ai suoi lavoratori». «Ci saremo, non possiamo mancare all´appuntamento - si legge - per difendere la pubblica amministrazione e i suoi dipendenti, per chiedere l´assunzione dei precari, per difendere i diritti conquistati con anni e anni di lotta, per difendere il contratto nazionale e il diritto di sciopero».

Centri sociali, rivolta dopo lo sfratto blitz alla "prima" del Festival del film
Una cinquantina di giovani dell´Horus hanno tentato di scavalcare le transenne e irrompere sul red carpet: roviniamo la festa al sindaco
di PAOLO G. BRERA

Roma - Gliel´avevano annunciato, l´hanno fatto: il sindaco li caccia dai centri sociali occupati, loro vanno «a rovinargli la Festa» sul tappeto rosso dell´Auditorium, davanti ai giornalisti di tutto il mondo e ad Al Pacino: contro il sindaco urlano una cinquantina di giovani dell´Horus in trasferta di protesta, tentando di scavalcare le transenne e di varcare la sacra soglia del red carpet, nel momento in cui a calpestarlo ci sono "Scarface" e Simona Ventura, Matthew Modine e Adriano Giannini. Un cordone di agenti li tiene a bada, recupera un ragazzo e una ragazza arrivati troppo oltre e li rimanda indietro, ripristina il confine tra vip e pubblico senza caricare, senza alzare ulteriormente lo scontro. Loro sollevano fogli bianchi con gli slogan: "Horus e ovunque", "Non pagheremo noi", "Chi uccide la cultura uccide la libertà". E cantano: insulti ad Alemanno, «Horus libero» e «Roma Libera». Simona Ventura si avvicina, incuriosita. E si avvicina anche Modine: sorride, si fa spiegare cosa vogliano e poi si allontana salutandoli.
In fondo dura poco, una decina di minuti; quanto basta per non spegnere il loro "no" allo sgombero. Ieri lo avevano ribadito per tutto il pomeriggio in piazza Sempione, davanti al loro centro sociale presidiato dalla polizia. Un centinaio di ragazzi e ragazze coi capelli lunghi e i piercing, e insieme a loro i coordinamenti dei precari e dei senza casa di Asia Rdb e Bpm. «Lo sgombero dell´Horus - dice Marco, uno dei coordinatori - è stato un attacco diretto al sindacato dei precari: tutto nasce dalla manifestazione del 17, che è passata come protesta della scuola ma coinvolgeva tutto il sindacalismo di base. È in atto un attacco politico contro di noi, non è il ripristino della legalità come dice Alemanno. E adesso c´è rischio che voli anche qualche schiaffone».
Non accadrà nulla in tutto il pomeriggio, per fortuna, ma la tensione è palese. Quando si alza la saracinesca dell´Horus e ne esce un giovane con un fisico da rugbista, quelli del centro sociale gli si fanno sotto minacciosi: «Sono un lavoratore come voi, che volete?». E loro: «Per chi lavori? Sei uno servo dei fascisti? Che ci facevi li dentro?». «Mi hanno chiamato per montare un allarme. Ho una famiglia da mantenere». «A´nfame!», gli urla una ragazza. «Ma che volete fare, menarmi? Ma quale fascista, mio nonno ha fondato il partito dei lavoratori alla Pirelli!».
Oggi si replica. Alle 15,30 in Campidoglio c´è «l´assedio sonoro» che accompagnerà la seduta del consiglio. E sabato, in piazza Sempione, una "festa musicale" dopo le 22.


23 ottobre 2008 - La Nuova Venezia

UFFICI GIUDIZIARI A RISCHIO DI BLOCCO
Domani corteo contro i tagli del governo

VENEZIA. Continua la protesta del personale amministrativo degli uffici giudiziari (in foto il tribunale), contro i tagli alla giustizia, gli organici ridotti all’osso, il blocco delle assunzioni. Per domani, dalle 9 alle 12, tutti i sindacati del settore Pubblica amministrazione - Cgil, Cisl, Uil, Confsal, Rdb-Cub, Flp - hanno organizzato un presidio con manifestazione: appuntamento davanti al tribunale, breve corteo fino a Ca’ Farsetti, dove una delegazione sindacale chiederà di essere ricevuta dal sindaco per spiegare i motivi della protesta e consegnare un documento da trasmettere al governo. Per il personale di Tribunali, Corte d’appello e Procure «la misura è colma». La mobilitazione va «contro gli atti emanati dal governo che stanno destrutturando e smantellando lo stato sociale, la conseguenza degli interventi è la paralisi degli uffici pubblici». In coincidenza con la protesta di domani, l’attività degli uffici veneziani è a rischio di blocco, dal momento che il personale è in assemblea e non sono previsti i servizi minimi.

«Sciopero ferry, è un sequestro»
L’accusa: «I lidensi vengono privati della mobilità»

LIDO - «Un vero e proprio illecito». Così definisce il blocco della linea 17 del ferry boat nel corso degli scioperi di 24 o più ore, il consigliere municipale del Pdl Luciano Francescon. Un attacco che fa direttamente ai sindacati e a un accordo sull’inserimento del ferry tra i servizi indispensabili per la mobilità di lidensi e pellestrinotti che finora Actv e organi competenti non hanno ancora siglato malgrado i numerosi solleciti giunti dalle due isole. «Desidererei un chiarimento - scrive Francescon - Fermo il diritto dei lavoratori all’evidenziare i loro malesseri, chiedo perchè la protesta debba penalizzare l’utente e non il datore di lavoro, togliendo ai cittadini la libertà di movimento e quella di usare la propria macchina di fatto sequestrata al Lido». In molti, negli ultimi anni, hanno sollevato questa tematica, tanto che il presidente del Comitato per il ferry boat al Lido sottoscrive la richiesta del consigliere del Pdl. «Sono d’accordo - afferma Riccardo Palma - Il ferry boat è una linea che deve essere considerata indispensabile. E parliamo di un concetto non politico, e comunque trasversale, per la mobilità dei residenti e per gli approvvigionamenti dei negozi per i beni primari». «Spero che queste richieste vengano recepite da prefetto, sindaco e questore» aggiunge Francescon. Il delegato municipale alla Mobilità, Angelo Ghezzo, rincara: «Lo abbiamo fatto notare anche anni fa all’azienda, ma ci hanno detto che il trasporto dei mezzi non equivale a quello delle persone che è invece indispensabile. Ma il cittadino non può stare al terminal ore ad attendere speranzoso una corsa per andare in terraferma. Quindi è essenziale che il traghetto venga garantito sempre».
Di visione opposta il sindacato Rdb-Cub. Piero Antonini spiega: «C’è un accordo del 1996 con Actv sui servizi minimi da garantire. Accordo oltretutto sovradimensionato, oggi, dal momento che il numero dei dipendenti si è ridotto, mentre le 300 persone che devono garantire i minimi sono rimaste di fatto tali. Una discussione annosa e sull