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Il Sindacato di Base e Indipendente

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24/10/08

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dicono di noi - le notizie
dal 16 al 18 ottobre 2008

-sciopero generale del 17 ottobre-


18 ottobre 2008 - Il Manifesto

Sorpresa sociale, sciopero generale
Inatteso, grandissimo, nonostante la pioggia. A Roma oltre 300.000 persone in corteo. I sindacati di base (Cub, Cobas, Sdl) raccolgono un successo importante; ora sono un soggetto con cui la politica - e la sinistra - deve fare i conti. Stracciato il luogo comune del conflitto generazionale
di Francesco Piccioni

ROMA - La crisi sta rompendo molti argini, e non solo nelle borse. Lo vedi già uscendo dalla metro, piazza della Repubblica, mezz'ora prima dell'appuntamento per il corteo. La prima impressione è subito potente: lo slargo è già pieno. Per chi sa quanto siano «pigre» le partenze dei cortei romani questo è un segnale. Era successo lo stesso una settimana fa, per la manifestazione dell'11.
E' una folla di ogni età, dai bambini tenuti per mano da mamme o maestre fino ai canuti protagonisti di stagioni lontane. In mezzo i trentenni divorati dalla precarietà, i quarantenni che scrutano l'orizzonte per capire se e quanto reggeranno le aziende in cui lavorano (anche statali, visto l'aria che tira da 15 anni e i pruriti di Brunetta), i cinquantenni che vedono la pensione allontanarsi e immiserirsi. Ma che almeno conservano memoria di altri conflitti, hanno esperienza da trasmettere.
Si parte subito, di modo che dietro possano respirare. I coordinatori delle tre organizzazioni promotrici dello sciopero si godono il primo annuncio di grande successo, portando tutti insieme il piccolo drappo («patto di consultazione permanente») che dà conto del robusto passo avanti unitario che questa giornata rappresenta. Paolo Leonardi (Cub), Fabrizio Tomaselli (Sdl) e Piero Bernocchi (Cobas) sono presto assediati da cronisti e telecamere. Dietro di loro il grande striscione riassuntivo dei temi dello sciopero: «Basta con la distruzione di lavoro, salari, diritto, scuola, servizi pubblici». E' un discorso frutto di una dinamica sociale che ancora non ha incorporato - né poteva farlo prima - la dimensione e le conseguenze sociali della crisi. Ma di questo si comincerà a parlare da domani.
Si va, e un cielo carogna comincia a mandar pioggia. Prima a dirotto, poi intermittente, ma senza mai smettere fin quando l'ultimo cordone di corteo non sarà arrivato a San Giovanni. C'è un attimo di incertezza. Molti - tra lavoratori, studenti e maestre d'asilo - sono in piazza per la prima volta. Poi vedi che le maestrine sono veramente previdenti: in un attimo tirano fuori centinaia di mantelline, coprono al volo i bambi e via a sguazzare sotto l'acqua contro «la strega Gelmina». Viene sommersa dagli applausi una signora che porta un cartello davvero puntuale («Ci pisciano addosso, ma il governo dice che piove»). I più «maturi» e atei inveiscono alla loro maniera, massaggiandosi le giunture doloranti. Ma si va. Ai ragazzi dei licei non sembra fare effetto; saltellano cantando «Bella ciao», come ci fosse il sole. Ai vigili del fuoco, ovviamente, il clima non fa né caldo né freddo.
Da dietro entrano quelli del «Blocco precario metropolitano» che avevano occupato i binari della stazione Termini, offrendo la colazione ai passeggeri preoccupati di perdere il treno (molti, peraltro, erano stati cancellati per lo sciopero). Un ragazzo smentisce chi dice che certe parole non hanno più senso, sbandierando il suo cartello «il nero è di classe». E non parla di moda. Sarà perché i sindacati di base sono apertamente di sinistra, sarà perché è un bel colore, anche questo fiume di gente scorre sotto un manto di bandiere rosse. Fregandosene dei consigli pelosi di chi consiglia di farne a meno. Il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero, viene accolto nella prima fila e si fa tutta la strada come gli altri. Altri volti noti dei partiti ora extraparlamentari appaiono già al momento della partenza (Rizzo del Pdci; Musacchio, Sentinelli, Boghetta del Prc; Marco Ferrando, Gigi Malabarba e molti altri di Sinistra critica). Inutile cercare l'ombra del Pd.
Ma la piazza è di chi lavora, oggi. In una macchia gialla si presentano invece i dipendenti di Ikea. Si spiegano con la stessa sintetica rapidità con cui sono costretti a lavorare: «Subiamo ricatti continui, a decine sono assunti tramite agenzie interinali con contratti a due giorni; poi abbiamo stagisti dalla Regione, formazione zero e otto ore di lavoro; una marea di contratti a tempo rinnovati da anni; alle cassiere viene vietato di partecipare alle assemblee sindacali, chi è iscritto a qualche sindacato viene comandato per turni spezzati, in orari assurdi, per massacrarti la vita». Uno ricorda che «il fondatore di Ikea, era uno svedese collaborazionista dei nazisti; l'imprinting deve essere rimasto anche nei successori».
Nella i scuola i Cobas hanno il loro regno, ora molto rivitalizzato. Striscioni e bandiere sono davvero tanti, e si vede anche che in diverse utility (Telecom), servizi, fabbriche, questa presenza si è ormai consolidata. Imponente lo spezzone Cub, con una presenza massiccia del pubblico impiego (dall'Inps all'agenzia delle entrate, passando per praticamente tutti i ministeri e un profluvio di enti locali) e nei trasporti locali. Applausi per le centraliniste precarie di Legnano, diventate famose per una strip conference e invitate ad Anno zero solo la sera prima (ma sono ancora fuori dal lavoro). Anche l'Sdl ha ormai una presenza diversificata, ma il blocco dei dipendenti Alitalia non può certo passare inosservato, con tutti quegli steward e hostess in divisa, impeccabili, di fianco a ragazzotti coi dreadlocks.
E' un fatto sociale e politico enorme. Se così tanta gente si prende così tanta acqua con così tanta allegria, vuol dire che sotto c'è sostanza e ragioni vere. Senza l'acqua sarebbero stati certo più degli oltre 300.000 che tutti gli riconoscono (ma la cifra di 500.000 non sembrerebbe un'esagerazione), ma proprio le avversità meteo ingigantiscono la forza di questa prova. Gli stessi organizzatori non si attendevano un successo simile, anche se erano certi di una partecipazione molto più alta del solito. Molta di questa gente non è iscritta a questi sindacati, magari ha in tasca la tessera della Cgil. Un infermiere lo spiega con molta chiarezza: «non ne possiamo più e non vediamo una lira, era semplicemente ora di muoversi». O anche uno slogan che riscuote subito successo: «se qualcosa volete cambiare, dai vostri stipendi dovete cominciare».
Questo corteo ammazza parecchi luoghi comuni, nessuno innocente. Il principale è quello del «conflitto generazionale», dei giovani a basso salario e precari perché i vecchi sarebbero «troppo garantiti». Quei tanti volti di ultraquarantenni certificano che la precarietà è una condizione universale pervasiva; e che la riduzione di diritti e salari per chi sta un po' meglio (assunzione a tempo indeterminato e un salario garantito da un contratto nazionale, nulla di più) non comporta affatto un miglioramento per chi chi sta peggio. Anzi, i precari sono ulteriormente danneggiati (basta guardare a quel che vuol fare Brunetta nel pubblico impiego). Il secondo luogo comune spazzato via riguarda l'universo valoriale: cos'è «nuovo» o «vecchio», nel bel mezzo della crisi?
Da oggi c'è un nuovo soggetto sindacale e sociale con cui fare i conti. Lo sanno per primi i sindacati di base, fin qui frammentati e prigionieri di una condizione di minorità che ha sedimentato dei decenni anche un'attitudine minoritaria. C'è un salto di paradigma da fare, ma alcune premesse - il radicamento sociale - cominciano ad esserci.

GLI IMMIGRATI
«Classi separate, l'ennesimo errore»
di andrea gangemi

«Dignità, diritto, reddito per tutti gli immigrati»: ci sono anche loro sotto la pioggia, avvolti nelle bandiere zuppe dei Cub-Rdb. «Alcuni lavorano nei campi, altri nei ristoranti» spiega Franco, sportello immigrazione di Bari. «È falso - dice - associarli alla violenza: l'omicidio di Abba a Milano, il pestaggio a Parma, dimostrano semmai il contrario. E non è certo separando i loro figli dagli altri - aggiunge - che si combatte il bullismo». Un po' più avanti c'è il «Comitato immigrati di Napoli»: «Siamo solidali con lo sciopero - precisa Amir, che viene dalla Nigeria - e chiediamo anche più giustizia per noi». Ma lo spezzone più «colorato» di tutti è quello del Coordinamento cittadino di lotta per la casa-Roma. «Da 4 anni vivo in un capannone occupato insieme alla mia e ad altre famiglie - racconta Pilar, peruviana - ma lo spazio non basta, e così chiediamo altri alloggi». Una sua connazionale cerca di ironizzare sulla «vita stressante che fa qui: semafori, manifestazioni - sorride - ora ci si mette pure il razzismo». Anche restando in casa il quadro non è più allegro. «Cominciano con le classi per immigrati, finiranno col separare anche i disabili». Giorgio Marino fa parte di «Tutti a scuola», associazione di genitori di ragazzi, appunto, disabili. «Tagliando posti e fondi - dichiara - questa riforma cancella di fatto la legge sull'integrazione scolastica del 1977. In Italia ci sono 190mila ragazzi disabili, il 99% dei quali va nelle scuole pubbliche (le paritarie - spiega - non li prendono facilmente): dev'esserci un numero congruo di insegnanti. Solo in Campania, invece - conclude - ce ne sono già quest'anno mille in meno».
Una mamma russa indossa invece la maglietta verde pastello del Coordinamento «No Gelmini»: «Invece delle classi di inserimento, che sono discriminatorie - afferma - si potrebbero aumentare le ore di italiano per chi ha più difficoltà. Andiamo verso un popolo ignorante - considera poi amara - cioè povero, soggiogato e manipolabile».

IN CORTEO «Ci costringono a restare giovani»
I tempi moderni della precarietà
di Sara Farolfi

ROMA - Piove che dio la manda, a piazza san Giovanni, ma Francesco sembra incurante con quel cartello a pettorina, «adotta un precario», con cui se ne va in giro. La coda del corteo è ancora indietro, il gruppo di compagni già disperso e diluito nella lunga e festosa coda che attraversa il centro di Roma. Ventisette anni, dipendente precario del ministero della salute che fu (oggi accorpato a quello del welfare), non è iscritto a nessun sindacato ma dice: «Ci tagliano il salario accessorio, che sono circa 4 mila euro all'anno, che senso ha andare a manifestare per il rinnovo del contratto, 7 euro in più al mese?».
Laureato (in veterinaria), ma inquadrato come diplomato, «e passi». Un contratto a termine in scadenza, «di stabilizzazione non se ne parla, e passi persino questo». «Ma ora c'è il rischio concreto, con il decreto Brunetta, che non ci rinnovino il contratto». «Siamo in centinaia - dice Francesco sotto l'acqua - gli uffici si basano su di noi e da noi dipendono i controlli sulle merci alimentari, che fine faranno?». Con 1180 euro al mese, il mutuo è riuscito a ottenerlo solo grazie a un po' di 'welfare familiare': «Tutti pensano che il salario accessorio sia una cosa da straricchi, non è vero, noi ci campiamo, e c'è chi con quei soldi che arrivano una volta all'anno ci paga le rate del mutuo».
Storie di ordinaria precarietà, è questa la cifra dei 'tempi moderni'. Inascoltata dai più, ieri intercettata dallo sciopero generale. Precarietà a trecentossanta gradi, del lavoro, del salario, della vita. Dal pubblico impiego all'industria e ai servizi passando per la scuola, niente si salva. E non si tratta solo di giovani, non è questione generazionale la precarietà.
Dalla Calabria, dalla Puglia e dal Lazio, è arrivato un gruppo di lavoratrici socialmente utili (lsu). Tutte sulla cinquantina, ne hanno fin sopra i capelli e non la mandano a dire: «Sono dodici anni che lavoriamo in nero per gli uffici comunali, 500 euro al mese e zero contributi, dodici anni che lo diciamo, che lo denunciamo, e nessuno che si sia mai preso la briga di ascoltarci». Inutile cercare di saperne di più, si allontanano in men che non si dica. Lorenzo fa il giardiniere a Genova, ha 27 anni, una tessera Flai Cgil in tasca, e vive di contratti trimestrali, la malattia pagata al 65% e senza ferie. Valeria ne ha 45 di anni, insegna mosaico nell'istituto d'arte di Civitavecchia e non ha dubbi: «I primi a saltare saremo noi, tanto l'arte è superflua al giorno d'oggi».
Figuriamoci la ricerca, vero e proprio laboratorio di precarietà negli anni del blocco delle assunzioni. Pettorina verde addosso, i ricercatori precari degli enti pubblici arrivano in gran numero insieme alla coda del corteo quando a piazza san Giovanni è già spuntato il sole. Iss, Cnr, Isfol, Inran, Ispra e Istat - per citarne alcuni - «tutti nella stessa barca». «A luglio prossimo chiudiamo l'istituto», raccontano Stefano e Rosangela, 42 e 32 anni, ricercatori microbiologici all'Istituto superiore di sanità (Iss). Sono in mobilitazione da settimane - insieme agli altri istituti di ricerca - «macchè, da più di dieci anni». «Ora c'è l'emergenza del decreto Brunetta sulla non rinnovabilità dei contratti precari dal primo luglio 2009, ma prima c'era stata la battaglia per la stabilizzazione, e prima ancora quella per avere un contratto a tempo determinato». Chi ce l'ha, con l'aria che tira oggi, è persino fortunato. La ricerca in campo sanitario è affidata a 3000 ricercatori, 800 dei quali precari a vario titolo (tra contratti a termine, di collaborazione, a progetto, dottorati, borse e assegni di ricerca).
Non va meglio alla ricerca in campo ambientale. E' bastato un emendamento al governo per creare, con la finanziaria, l'Ispra (dall'accorpamento di tre enti: l'Apat, a cui spettano le valutazioni d'impatto ambientale, l'Icram, titolare della ricerca sul mare, e l'Infs, l'istituto di Bologna che fa ricerca sulla fauna selvatica). Anna, quarantenne, attivista Usi Rdb non ha dubbi: «E' la deregulation del controllo ambientale». Un modo veloce per tagliare i costi, che anche all'Ispra rischia di scaricarsi sui 700 precari 'ereditati' dai tre istituti preesistenti (il 50% del personale). Tutti precari almeno da dodici anni, «il più 'giovane' dei quali ha 36 anni». Per i colleghi dell'Isfol, la storia cambia di poco. Martina, che ha 40 anni ed è precaria da 13, è riuscita addirittura a fare due concorsi per entrare all'istituto che si occupa di formazione e mercato del lavoro. In entrambi i casi, per avere un contratto a tempo determinato.

Gli studenti si prendono la città
L'autunno caldo dell'università attraversa lo sciopero generale. In decine di migliaia, ragazzi dei collettivi, ricercatori e dottorandi, i nuovi iscritti e i loro fratelli minori delle superiori, urlano «noi la crisi non la paghiamo». E annunciano: «Abbiamo appena iniziato»
di Stefano Milani

ROMA - L'autunno caldo dell'università parte con la pioggia. Battente. «Ma chissenefrega», gridano migliaia di ragazzi che fin dalle nove di mattina sono già zuppi a piazza Esedra. Il corteo si muoverà da lì a due ore, ma la musica è già "a palla", e i megafoni già caldi a scandire ritmicamente lo slogan che li accompagnerà per tutta giornata: «Noi-la-cri-si-non-la-pa-ghia-mo». Trenta-quarantamila, forse di più. Difficile quantificarli in mezzo a centinaia di migliaia di altre persone. Più facile svelarne l'incazzatura, la rabbia, la paura. Che diventa incubo a pensare a quello che il diabolico duo Gelmini-Brunetta ha in mente per loro. E così c'è qualcuno che prova a trovare alternative, mettendosi "in vendita" in cerca di acquirenti internazionali, sfilando con un cartello al collo con una scritta in inglese: «Sono uno studente italiano, adottatemi». Nessun paradosso. Almeno per i ricercatori del Belpaese, quella di espatriare sembra l'unica soluzione plausibile per la «sopravvivenza della specie», come dice sconsolata Mara precaria al Cnr che, dopo quattro anni di attesa, era ad un passo dalla stabilizzazione ed invece «è arrivato un Brunetta qualunque a tagliare i fondi e anche il mio futuro».
Futuro. Altra parola tabù, altra parola che fa paura. Per chi l'università l'ha appena cominciata come Lidia, diciott'anni e iscritta da neanche un mese ad Economia, ma che già ha voglia di mollare: «Certo, cominciare con queste premesse non è proprio il massimo...». O chi, come Giulio, tra un mese discuterà una tesi in Giurisprudenza e, invece di sprizzare gioia, già c'ha il magone. «Una volta che il Magnifico, o chi per lui, mi darà la mano chiamandomi dottore, che faccio? Volevo provare il dottorato, ma non ho trovato un professore che mi consiglia di intraprendere questa strada. Non ci sono i soldi dicono». E ce ne saranno sempre meno da qui ai prossimi anni. «Tagli, privatizzazioni, precarietà. Ecco l'università spa»: non c'è sintesi migliore per descrivere la realtà di quella che si legge nello striscione portato da alcuni studenti della Sapienza, i più numerosi (giocano in casa) e i più rumorosi. In piazza ieri, ma soprattutto nelle aule di quasi tutte le facoltà del più grande ateneo d'Europa da una settimana in mobilitazione. Chiedono il blocco «immediato» della didattica, martedì si riunirà il senato accademico per decidere il da farsi. Se blocco non sarà, promettono «battaglia».
Richiesta che riecheggia da tempo tra gli studenti di mezza Italia, anche loro ieri a Roma a «fare resistenza». Luigi si è fatto quasi sette ore di macchina insieme alla sua bandiera rossa, «la stessa che mio padre sventolava nel '68». Ha lasciato i compagni del collettivo a «presidiare» la facoltà di Scienze politiche, fresca di occupazione, perché «anche il Sud è presente e lotta». Centinaia anche da Napoli. Alessia due giorni fa era all'aula Piovani di Lettere e filosofia, epicentro delle contestazioni alla Federico II, nell'affollatissima assemblea in cui si è chiesto (invano) al rettore di interrompere la didattica e abrogare il comma 17 che prevede l'entrata dei privati nell'Università. Da Pisa sono partiti otto pullman carichi di studenti e ricercatori precari. Anche lì la situazione è quantomai calda, alla Normale ogni giorno un'assemblea, ogni giorno un'occupazione. Come del resto capita nelle altre città dello Stivale. Firenze, Livorno, Sassari, Ancona, Torino, Bari. E la lista si allunga di giorno in giorno. Un bel gruppo arriva anche da Milano nonostante anche nel capoluogo lombardo fosse organizzata una manifestazione. «Bisogna fare numero e farci vedere dalla Gelmini», dice Fabio della Statale.
E allora arrivare fino a piazza San Giovanni, dove confluirà il corteo organizzato dai Cobas, Rdb-Cub e SdL, non ha molto senso. Meglio deviare per il ministero della pubblica Istruzione, e andare direttamente alla «tana del lupo» come grida qualcuno dalle prime file. «Siamo stati ieri da Tremonti, se no la Gelmini ci rimane male», gli risponde un altro. I ragazzi approvano: «Tutti a viale Trastevere». Tutti, universitari e liceali. Qualche secondo di confusione, giusto il tempo di trovare un accordo con le forze dell'ordine che accettano di "scortare" i manifestanti verso il ministero. Non c'è tensione, tutto fila liscio. «Anche voi avete dei figli, stiamo lottando anche per loro, per un'istruzione davvero pubblica e aperta a tutti, ai figli dei ricchi e a quelli degli operai», gridano i ragazzi ai poliziotti e carabinieri, e un paio, dietro il casco blindato, annuiscono pure. Pasolini ne sarebbe orgoglioso.
Sono le 15:30 quando finalmente in quasi cinquemila arrivano davanti al ministero. «Fuori! fuori!», gridano alla Gelmini. Rimarranno lì un'ora senza avere risposte. Se lo aspettavano, perciò niente drammi: «Andremo avanti fino a che non sarà ritirata la legge 133. Da domani occupazioni in altre scuole e università». E giurano: «È solo l'inizio».

LA SCUOLA IN CORTEO
Il «no Gelmini» invade tutta la manifestazione
di Eleonora Martini

ROMA - I clown le favole e le poesie, i girotondi e le filastrocche. Incappucciati nei loro impermeabilini non si accorgono nemmeno della pioggia inclemente, e per i tanti bambini che hanno aperto il primo spezzone del grande corteo di ieri a Roma è stata un'altra giornata di gioco e apprendimento. «Giro girotondo, casca il mondo, casca la Gelmini e ridono i bambini!». È una goduria: trotterellano attorno a genitori e insegnanti tenendo su lo striscione d'apertura firmato dal «Popolo della scuola pubblica» che dice no alla distruzione del loro futuro.
Ma la difesa dell'istruzione pubblica è il leit-motiv di tutta la manifestazione indetta da Cobas, Rdb-Cub e SdL intercategoriale. Gli slogan e gli striscioni, i cartelli e le coreografie che bocciano il decreto 137 appena approdato in senato per essere convertito in legge, e si scagliano contro la mozione xenofoba del leghista Cota che «vuole ristabilire le ex classi differenziali», rimbalzano di spezzone in spezzone, compaiono dovunque, gridati e esibiti dai manifestanti provenienti dalla Sicilia come quelli del Trentino, dai napoletani come dai padovani, dai precari abruzzesi e bresciani. Cantano sulle note della protesta delle mondine, le maestre lombarde, e scandiscono: «Se 20 alunni vi sembran pochi, provate voi ad insegnar. Così vedrete la differenza tra insegnare e comandar». E altri: «Piove piove, può anche nevicare, ma nessuno non ci può fermare». Ancora: «Taglia e ritaglia l'alunno raglia», «uno due tre stella, la nostra scuola si ribella», «più soldi all'istruzione, basta guerre e distruzione», «per la Stellina la scuola va in rovina, la classe traballa e nessuno resta a galla».
Tante, creative e arrabbiate. Le maestre e le mamme, le precarie Ata e le aspiranti insegnanti iscritte alle scuole di specializzazione Ssis che secondo i piani del governo andrebbero cancellate. Donne, soprattutto, perché sono loro le prime che pagheranno «il furore ideologico» della ministra Gelmini e i tagli del titolare dell'economia Tremonti. «È una riforma che penalizza noi donne - spiega un gruppo di maestre che insieme a centinaia di colleghi, studenti e impiegati ha affrontato il lungo viaggio dalla Sicilia e promette di tornare anche per la manifestazione del 30 ottobre - impoverisce la scuola pubblica in una regione già fortemente depauperata e stravolge l'organizzazione familiare». Raccontano che hanno già classi di 25-26 alunni e che la maggior parte dei comuni non ha soldi per attivare le mense e nemmeno per la carta igienica che i bambini si portano da casa. «Il tempo pieno in Sicilia stava cominciando a decollare solo con l'introduzione dei moduli e adesso si torna indietro». Da Bologna sono arrivati con 10 pullman e «il 90% sono maestre e precari della scuola». Da Pisa sono partite in tante, alcune sono iscritte alla Cgil e torneranno a Roma non solo il 30 ottobre ma perfino alla manifestazione del Pd del 25. Tra loro ci sono le maestre della scuola di Metato, occupata da due settimane, ma anche insegnanti di istituti tecnici e professionali come Francesca, 51 anni e precaria per 17 anni. «Da noi - dice - vengono i ragazzi che hanno più problemi, che non sono seguiti dalle famiglie, spesso non scolarizzati. E se ora distruggono anche la scuola elementare sarà una catastrofe».
«No alle classi differenziali», recita uno striscione dell'associazione napoletana "Tutti a scuola". Trasportano una gabbia con dentro una carrozzella per disabili con su scritto «Una scuola tutta per noi». È il loro no all'esclusione. «Oggi i bambini immigrati, domani i disabili - spiegano - è sicuro che andrà così. Noi genitori di bambini disabili, che la politica si ostina a non vedere, siamo qui per dire che ci sentiamo vicini ai genitori dei bambini immigrati. E per domandare a tutti voi: a chi giova una scuola più debole?»

SCUOLA D'OPPOSIZIONE
di Loris Campetti

Una bella giornata. Ieri Roma ha accolto con un acquazzone dispettoso qualche centinaia di migliaia di giovani, aspiranti precari - gli studenti - precari in essere, lavoratori dei servizi. Una nutrita rappresentanza di milioni di italiani e italiane a cui è negato un futuro e a cui si vuol negare anche il diritto di scioperare e protestare contro l'odiosa condizione imposta da un liberismo straccione e stracciato, mentre ai loro fratelli minori si vuol negare persino il diritto alla conoscenza. Erano tantissimi, sono riusciti a cambiare il clima, almeno quello atmosferico, facendo tornare il sole.
Che qualche generazione di giovani e giovanissimi reagisca agli attacchi del governo tornando in piazza e non rifugiandosi in casa, è una bella notizia. Va dato il merito ai protagonisti delle mobilitazioni che da settimane scuotono un paese afono, schiacciato tra un decisionismo autoritario e populista e un assenteismo di minoranza colpevole, ora lamentoso ora complice. Va reso onore anche a quelle forze sindacali di base che, un po' responsabili un po' supplenti, hanno dato luoghi e voce al disagio diffuso in una società largamente berlusconizzata, con una sua parte sconfitta culturalmente ma non ancora pacificata.
Si può essere d'accordo con i Cobas e le rappresentanze di base, si può criticare il loro modo d'essere politico e sindacale, ma di sicuro bisogna rapportarsi a esse con rispetto e, da parte di quella forma particolare della politica che è l'informazione, con curiosità. Nel nostro piccolo, è quel che proviamo a fare. Nel farlo non possiamo non interrogarci sul fatto che intere fette del nostro piccolo mondo vivano, soffrano e lottino, se non nella solitudine, senza una rappresentanza politica e sociale. È normale, e positivo, che studenti, precari e una parte dei lavoratori dei servizi siano scesi in piazza con chi ha scelto di ascoltarli e dare loro voce. Che avrebbero dovuto fare, studenti, maestre, professori, ricercatori, non docenti, stare calmi in attesa che Cgil, Cisl e Uil decidano la data dello sciopero generale del settore? E i precari, che la loro condizione divenga centrale nell'agenda del Partito democratico? Le centinaia di migliaia di persone in piazza a Roma e in tante altre città possono essere un'occasione, per la sinistra e per le forze non berlusconizzate. Rappresentano, scuola in testa, la più forte opposizione sociale alla politica del governo. Lo sa la Cgil, ma la sua pratica è troppo distante dalle condizioni materiali di chi non sa se domani vedrà rinnovato il suo contratto, o se qualcuno lo prenderà in affitto per un lavoro che ben poco ha a che fare con il suo diploma. Chi ha una laurea, poi, ha già fatto le valige per passare le Alpi. Non perché minacciato dalla camorra ma perché espulso dalla politica. I precari possono diventare, in parte già sono, un esercito del lavoro di riserva. Come i migranti. Non dovrebbe essere la Cgil per prima a porsi il problema della riunificazione delle forze di lavoro e non lavoro, prima che la rimossa lotta di classe si trasformi in lotta nella classe?


18 ottobre 2008 - La Stampa web

SCIOPERO - IL REPORTAGE
Non solo scuola: adesso in corteo torna la politica
«Il governo salva le banche e taglia il resto ma non pagheremo noi la vostra crisi». Berlusconi e Gelmini in testa nella classifica dello "sgradimento"
di ROBERTO GIOVANNINI

ROMA - «Non pagheremo noi la vostra crisi», dice la piazza dei giovani. Slogan contro il governo che «salva le banche e affonda la scuola». Striscioni che parlano di posti di lavoro da difendere, di solidarietà. Addirittura, manifesti che raffigurano il banchiere Unicredit Alessandro Profumo, preso a simbolo di un capitalismo rapace ma che frana fragorosamente. Erano tanti, tantissimi i giovani universitari e studenti medi a protestare ieri per le vie delle nostre città (incidentalmente, trasformandole in immani catini di traffico paralizzato). Quasi a «rubare» lo sciopero convocato da Cub, Cobas e Sdl, con la mega manifestazione della Capitale. E chi osservava non poteva fare a meno di ascoltare discorsi che da un bel po’ non si sentivano più: contro Berlusconi e la riforma Gelmini, ma tanti parlavano di crisi, di economia, di lavoro, di clima e riscaldamento del pianeta, di globalizzazione. Questioni che secondo gli addetti ai lavori non dovrebbero interessare né punto né poco ai nostri ragazzi, dopo le ubriacature degli Anni 70 e la successiva - drastica - «disintossicazione». Non tutti sono sorpresi di questo ritorno di fiamma per la politica e il sociale. Uno di questi è Giovanni De Mauro, direttore del settimanale Internazionale, che pubblica in traduzione gli articoli più interessanti della stampa mondiale. Molti degli abbonati alla rivista hanno meno di 25 anni, «e più in generale - spiega - constatiamo l’arrivo di una nuova generazione di ragazzi che seguono con passione e con grande preparazione i temi dell’economia e della politica globale». Passione e competenza, conclude De Mauro, che hanno un «genitore» ben preciso: Internet, il Web. «Una volta reperire informazioni era costoso e difficile, c’era soltanto la televisione - dice -, oggi sulla Rete un giovane trova tutto, in quantità e in qualità. E c’è spazio anche per i giornali, basta non trattare questi argomenti in modo pedante o didascalico». Ieri nelle vie di Roma era difficile non notare questi ragazzi «sapienti» e socialmente consapevoli, educati e tranquilli. La «solita» contrapposizione tra una gioventù protestataria perché borghese e garantita e una «silenziosa e operosa» gioventù proletaria? Questi sembrano schemi datati, che riportano a un’Italia di quarant’anni fa, molto più «semplice» da leggere rispetto a quella del 2008. Il corteo romano di ieri, imponente (al di là della solita guerra delle cifre), proponeva facce e storie personali molto difficili da incasellare: Chicca, 47 anni e due figlie, precaria («da sempre», dice) dell’Istituto Superiore di Sanità, tante letture e viaggi ma un bilancio familiare gestito al centesimo, è borghesia o proletariato? Michele, iscritto al primo anno di Economia a Roma Due Tor Vergata, figlio di un dipendente pubblico che guadagna 1750 euro al mese, è ricco o povero? Antonella, liceale di 16 anni alle prese con i suoi primi cortei, che della riforma Gelmini evidentemente sa ben poco ma è angosciatissima dalle emissioni di CO2, che pezzo di società è? E quelli dei call center? E gli ormai ben noti assistenti di volo Alitalia «stagionali»? E i dipendenti pubblici che quando sentono parlare del ministro Brunetta si trasformano in Linda Blair dinanzi all’Esorcista del film di Friedkin? Tutti, ma proprio tutti, «fannulloni»? Ah, la politica farà fatica a decifrare questa piazza fatta di tante tribù disparate, unite soprattutto dal disprezzo, dall’ostilità viscerale nei confronti di Silvio Berlusconi e del «berlusconismo». «Le battute che fa, le cose che dice, le facce che fa quando parla...», si contorce Maria, altra precaria di un ente pubblico di ricerca, trentacinque anni e «il manifesto» in bella vista; una pausa, e poi riattacca: «E la Prestigiacomo, e la Carfagna, e Brunetta, e Tremonti, e Sacconi, e i leghisti con le classi differenziate e i permessi di soggiorno a punti...». Il concetto si è capito. In piazza, nella classifica dello «sgradimento», primeggiano MariaStella Gelmini, Giulio Tremonti, e un Renato Brunetta spesso raffigurato in disegni e manifesti a mo’ di vampiro succhiasangue. Insomma, messaggio per Walter Veltroni: «Se il Pd è interessato a questi elettori - scandisce un altissimo vigile del fuoco con braccia molto muscolose - quello che deve fare lo sa. Dialogo? Guerra!». Cammina sfidando la pioggia battente Piero Bernocchi, leader dei Cobas della scuola, e non sembra molto convinto della possibilità che il Pd «recuperi» il popolo in piazza. E se vogliamo il tema nemmeno lo appassiona: «C’è una volontà di denuncia - afferma l’insegnante che fu leader degli universitari nel ’77 - di tutte le politiche economiche di questo governo che salva i banchieri e mette in discussione i posti di lavoro dei precari e i diritti di tutti». Anche Rifondazione si fa sentire e vedere, con tante bandiere. Ma l’impressione è che dopo la lunga stagione dello shock and awe causato dal trionfo elettorale di Berlusconi, le tribù del popolo di sinistra abbiano solo cominciato. «Siamo noi l'Italia - dicono gli slogan - non abbiamo più paura, non vogliamo più stare in silenzio. Lotteremo e vinceremo. Noi la crisi non la paghiamo». Quasi ad annunciare che, da adesso, ogni occasione sarà buona per mobilitarsi.


18 ottobre 2008 - L'Unità

Cortei, pioggia, sciopero dei trasporti
Le proteste e il maltempo hanno mandato in tilt il traffico per tutta la giornata

Uno sciopero generale dei sindacati di base di otto ore, un corteo e una giornata di pioggia. Seconda giornata di passione per i romani alle prese con file in centro per via della pioggia, dello sciopero dei mezzi e del corteo dei sindacati di base: Cobas, Rdb e Sdl. In 300mila, secondo gli organizzatori, hanno sfilato da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni. In strada lavoratori dei settori scuola, sanità e trasporti. Allo sciopero hanno aderito il 33 % dei dipendenti Trambus ma le ripercussioni sul funzionamento dei mezzi pubblici, nella capitale, sono state pressoché irrilevanti: le metropolitane A e B e le ferrovie concesse hanno funzionato regolarmente, ma in centro il traffico è andato lo stesso in tilt, complice la pioggia, con ripercussioni fino al tardo pomeriggio. Presi d’assalto i taxi, file a porta Maggiore, in viale Trastevere e sui lungotevere all'altezza del ponte Palatino. Qui c'è stato anche un minicorteo non autorizzato: un gruppo di 2000 studenti universitari e medi con lo slogan "Noi la crisi non la paghiamo" si è staccato dalla sfilata dei sindacati di base per dirigersi sotto al Ministero della Pubblica Istruzione. Deviazione verso piazza Bocca della Verità, attraversamento del Ponte Palatino e sit-in sotto al ministero. Solo nel pomeriggio, in viale Trastevere, la circolazione è tornata scorrevole. Non è stato l’unico corteo non autorizzato: un gruppo di studenti si è infatti ritrovato in piazza Fiume per poi unirsi alla manifestazione in piazza della Repubblica. Il corteo dei sindacati di base è terminato regolarmente in piazza San Giovanni. Anche lì rallentamenti e traffico intenso.
Dove non è arrivato lo sciopero, è arrivata la pioggia. Sulla Roma-Lido a mezzogiorno un treno si è fermato tra le stazioni di Acilia e Ostia Antica in direzione del mare, per un fulmine che ha colpito il pantografo: rallentamenti su tutta la linea. Per il traffico in tilt in zona Porta Maggiore, invece, si sono fermati a ponte Casilino, impossibilitati a raggiungere il capolinea di via Giolitti, i treni della linea Roma-Giardinetti. E anche la metropolitana linea A è stata interrotta verso le 13 per un problema di alimentazione nel tratto compreso tra il capolinea di Battistini e la stazione Ottaviano. Tra le due fermate, è stato istituito da Trambus, un servizio di navette sostitutivo. Problemi anche nei collegamenti tra Acilia e Casal Bernocchi dove per via del maltempo, dall’ora di pranzo sono state deviate, per via del maltempo, le linee bus 03, 04, 04barrato, 08, 013, 016, 063 e 064. A Roma l’adesione allo sciopero dei trasporti, durato dalle 8.30 alle 16,30, è stata, secondo dati Trambus, del 33 %. Solo il 7 % dei lavoratori di Tevere Tpl, invece, ha aderito alla protesta.(g.s.)

Scuola 350mila no Gelmini: non capisco

Un fiume. Secondo gli organizzatori almeno 350mila persone sono sfilate a Roma contro la scuola del governo Berlusconi. In piazza c’erano insegnanti e universitari, bambini delle materne e genitori per lo sciopero generale indetto dai Cobas e da Rdb. Ma si è manifestato anche in altre città mentre proseguono le occupazioni delle scuole e degli atenei. Il ministro Gelmini ha confessato di non capire i motivi della protesta, mentre il Capo dello Stato ha dichiarato: «Ma non bisogna dire solo no e farsi prendere dalla paura». E intanto sei regioni faranno ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma.

Decine di migliaia in corteo contro la Gelmini
di Rachele Gonnelli

Quando l'autunno è caldo, a Roma, piove. Pioggia sugli striscioni e sul corteo contro il governo, come da copione. È la seconda manifestazione nazionale a Roma per il secondo fine settimana di fila. Altre decine di migliaia di persone venute da tutta Italia, dal Molise alla Val di Sangro. Un altro corteo grande e allegro, nonostante questa volta una pioggia battente, che smette solo a corteo finito. Ma non spaventa i tantissimi bambini con le mamme sotto gli ombrelli, imbacuccati negli impermeabili di plastica leggera, con i cartelli colorati, i fischietti, le magliette con le scritte contro la riforma Gelmini. Non è il rosso a dominare tra le strade di Roma. Anche se la manifestazione di venerdì 17, con sciopero generale di tutte le categorie, è stata indetta da Cobas, Rdb-Cub e Sdl - le tre confederazioni del sindacalismo di base - con una piattaforma generale contro i tagli ai servizi pubblici, la difesa dei redditi più bassi, contro il precariato che genera la continua strage di morti sul lavoro, la stragrande maggioranza del corteo protesta contro le misure pensate dal ministro Maria Stella Gelmini per la scuola elementare. Il maestro unico, l'attacco al tempo pieno, l'introduzione delle sponsorizzazioni negli istituti che fa da contraltare al taglio dei fondi statali e degli insegnanti , le classi differenziate per i bambini immigrati, fino al voto in condotta, al grembiulino, alla bocciatura per una sola insufficienza. Non tutti sono dei "cobas". Maria Grazia è una maestra siciliana che insegna a Roma. Ha una tessera della Cgil in tasca ma per la prima volta ha deciso di partecipare ad uno sciopero dei sindacati di base. «La Gelmini va fermata, sta distruggendo tutto, ha detto in tv che la maestra deve essere una "vice-mamma" e perché ho studiato pedagogia allora?. Si leva il tempo pieno, si riduce il personale docente e molte insegnanti sono mamme: la verità è che vogliono ricacciare le donne in casa». Il tam tam ha portato a Roma tanti genitori e insegnati dei coordinamenti locali, delle scuole che hanno organizzato negli scorsi giorni e settimane i "No Gelmini Day", le "notti bianche" della scuola. Da Pisa, dove la protesta di universitari, studenti medi e genitori delle scuole elementari si è saldata fin da subito, sono partiti otto pullman per Roma. Alcuni hanno striscioni "da due" - un lenzuolo bianco e una scritta spry - fatti in casa. Slogan telegrafici: «+ scuola -tv» oppure «-scuola oggi +disoccupazione domani». Altri lunghissimi. Uno con Berlusconi che fa le corna e solo la scritta: «l'illusionista». Qualche bandiera, pochissime, di Rifondazione - che aderisce con il segretario Paolo ferrero - o del Pdci, del partito dei lavoratori di Marco Ferrando o di Sinistra Critica di Franco Turigliatto, ma anche degli anarchici dell'Usi, l'Unione sindacale italiana. Ci sono poi alcune associazioni nazionali, come i Cip, i Comitati Insegnati Precari o come Tuttiascuola, una onlus che raggruppa genitori di bambini disabili. Massimo è un padre di Napoli, porta sulle spalle insieme ad altri tre un pesantissimo baldacchino con una sedia a rotelle dentro una gabbia. Suda, dentro il k-way azzurro. «Anche avere un figlio disabile è un compito pesante, anzi pesantissimo anche se gioiso. Ma senza insegnanti di appoggio i docenti non ce la possono fare e di fatto ai nostri ragazzi viene negata un'istruzione e una socialità che noi non possiamo dargli da soli». In coda al corteo i camion dei centri sociali e le macchine con gli altoparlanti diffondono musica coperti da tendoni anti acqua: le posse, ma anche De André, e Rino Gaetano. È lo spezzone degli studenti medi e universitari. Scandiscono : «Lotta è dura e senza la paura», ma il ritmo non è quello di sempre, più morbido e musicale. E forse il senso anche è diverso, la paura che si evoca non è la stessa del Maggio Sessantotto. È la paura del diverso, dell'immigrato, dello zingaro, del rumeno. Ci sono infatti slogan e striscioni contro il decreto sicurezza. E dal microfono qualcuno dice parole sulla crisi economica, sui debiti e sui salvataggi delle banche . «Noi non vogliamo pagare la crisi dei padroni, loro pensano a salvare le banche invece dei nostri stipendi», scandisce una voce amplificata. Un gruppetto di questi ragazzi, si stacca dal corteo principale e correndo sul ponte davanti all'isola Tiberina si dirige verso il ministero della Pubblica istruzione al grido di «Gelmini, stiamo arrivandoo...». La ministra dice alle agenzie di stampa che non capisce le ragioni della protesta. Dal palco in piazza San Giovanni gli organizzatori sostengono che sono stati in 300mila a Roma a cercare di spiegarglielo. Ma anche se la manifestazione non sembrava così grande, certo sono in alcune centinaia di migliaia quelli che hanno sfilato contro la sua riforma non solo a Roma, ma anche a Genova, a Milano, dove si sono tenuti altri cortei. «Nelle scuole delle principali città si è arrivati a punte di 60-70% di adesione allo sciopero, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel pubblico impiego, nei trasporti e in molti settori privati». È la stima fornita dal portavoce della Confederazione dei comitati di base (Cobas), Piero Bernocchi, sull'adesione allo sciopero generale di 24 ore, parlando in particolare di quella dei lavoratori della scuola. «Tutta la scuola pubblica - sottolinea, in una nota, Bernocchi - boccia la politica scolastica del governo, con il più grosso sciopero della scuola mai realizzato, a cui hanno partecipato anche iscritti di altri sindacati dimostrando che questo è il vero sciopero unitario». Ma i dati del ministero parlano d'altro: allo sciopero avrebbe aderito poco più del 4% del personale. Secondo i dati parziali rilevati dal Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca, la partecipazione allo sciopero generale odierno indetto da Cobas-scuola, Cub-scuola, Cobas, Cub, Sdl intercategoriale e Usi-ait nel comparto scuola, è stata pari - rileva una nota ministeriale - al 4,43 %. In particolare nelle 5015 scuole rilevate (su 10753) hanno scioperato 21136 dipendenti (su 476826 tenuti al servizio). Comunque parecchi milioni i lavoratori che hanno aderito allo sciopero di venerdì 17 e che parteciperà a quello generale della scuola indetto dalla Cgil per il 30 ottobre.


18 ottobre 2008 - La Repubblica

Scuola, la protesta riempie le piazze mezzo milione contro la Gelmini
In 350mila solo a Roma. Contestazione a sorpresa sotto il ministero Nella capitale la pioggia non ferma il corteo. Disagi in tutta Italia per lo stop dei trasporti
di MARINA CAVALLIERI

ROMA - Sotto un ombrellino zuppo color arcobaleno un bambino di otto anni grida serissimo e senza timidezze: «Giù le mani dalla scuola». È uno dei tanti baby-difensori dell´istruzione pubblica arrivato, con mamma e maestre al seguito, nel corteo che ieri ha attraversato la città. Il popolo della scuola è sceso in piazza, compatto come mai, incredibilmente unito. Sono trecentocinquantamila. Forse di più. Marciano indifferenti alla pioggia che scende fitta, legati dagli stessi bisogni più che dalle bandiere.
È un venerdì duro di protesta e lo sciopero nazionale indetto dai sindacati autonomi riunisce migliaia di persone ma non tutte con la stessa divisa. Partono puntuali da piazza della Repubblica, ma è un corteo senza sorrisi e senza folclore, «incazzato», non ci sono balli e canti a rallegrare, come non c´è la sinistra radicale e chic che a volte s´incontra. È un corteo pacifico che non intende però fare sconti. Ci sono gli operai di Pomigliano, i vigili del fuoco con la divisa, quelli con lo striscione «Ridateci il ministero della sanità» ma sono i rappresentanti della scuola i più numerosi. Sono qui contro «un attacco a tutto campo» e per arginare «una distrazione collettiva» che consente di mandare alla deriva la scuola pubblica. Sfilano oggi e minacciano di farlo ancora perché questa battaglia «si vince ora o si perde per sempre». Ed è qui, nelle strade dense di folla, che circola palpabile una preoccupazione profonda, si diffonde pericolosa una nuova paura.
Ecco una maestra di Monterotondo, si chiama Gigliola: «Stanno distruggendo la scuola, non è un problema di grembiulini, sono trent´anni che insegno, sono stata maestra unica ma lavorare con altri colleghi è stato solo bello e utile. Ora con questi tagli avremo classi sempre più numerose e sarà più difficile seguire i bambini». Ecco un gruppo di genitori con i figli che indossano una maglia «Gelmini non fa rima con bambini». «Non siamo cobas», dicono, «non facciamo politica attiva, andremo anche al corteo del 30 ottobre. Quello che accade oggi è una lenta deriva perché non è che le cose cambino tutte insieme, però un decreto oggi, uno domani, accadrà che un giorno ci si sveglierà con la scuola pubblica che non c´è più». Ecco una maestra, una mamma e un bidello, vengono dalla periferia romana: «Io solo sono cobas», dice l´insegnante, «una grande trasformazione è in atto: con la legge 133 si decide che l´orario sarà di 24 ore, si torna alla scuola del passato e sarà una scuola di élite. Con le classi sempre più affollate, andranno avanti solo quelli che hanno le famiglie dietro che li possono seguire ed aiutare».
Quando il corteo arriva a piazza San Giovanni la coda è ancora a piazza Esedra, gli organizzatori - Cobas e Rdb - gridano soddisfatti: «In questa piazza negli ultimi anni ridotta a spettacolo ci siamo ripresi lo sciopero». Lentamente arrivano tutti, è un popolo distante e incompatibile con il mondo dei Berlusconi, dei Tremonti, delle Gelmini: «Con i ricchi statalisti con i poveri liberisti», scandiscono. Un operaio di colore che viene dal Madagascar ripete: «Sono preoccupato, sono in Italia da 14 anni, i miei figli sono nati qui, a scuola vanno bene ma temo che i più piccoli incontreranno solo ostacoli, è un governo razzista».
«I numeri di questa protesta sono indubbiamente enormi», dice Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas della scuola. «Uno straordinario successo, ma è soprattutto una grande mobilitazione popolare perché le cifre dello sciopero sono superiori alle nostre forze. Quello che ha spinto tanta gente a venire è aver constatato come il governo quando vuole può intervenire. È stato così con l´Alitalia, con le banche, solo per la scuola non ci sono soldi».
Alla fine uno spezzone del corteo di soli studenti si dirige sotto il ministero di viale Trastevere dove rimarrà sorvegliato dalla polizia, controllato da elicotteri. Ma lo sciopero ha attraversato tutta l´Italia, cinquecentomila complessivamente i lavoratori che hanno manifestato, creando disagi nella sanità e soprattutto nei trasporti. Mentre in molti atenei, da Milano, a Genova, a Ferrara, sono continuate le mobilitazioni. È solo l´inizio, dicono.

Sciopero Cobas, si blocca il metrò
Protesta nelle scuole. Un tecnico di laboratorio s´incatena al cancello "Ha partecipato anche chi è iscritto a Cgil, Cisl e Uil" Ma nella sanità adesioni meno alte
di MILENA VERCELLINO

Torino - Un venerdì di disagi per il fermento ormai permanente del pubblico impiego. Mezzi pubblici diradati, metropolitana chiusa per tutta la mattinata, numerosi insegnanti con le braccia incrociate: Torino ha risposto con adesioni da record allo sciopero generale proclamato dai sindacati di base - Cobas, Cub e Sdl - per sanità, scuola, trasporti e pubblica amministrazione. La mobilitazione, dicono le tre sigle, ha arruolato anche diversi lavoratori non aderenti ad alcun sindacato. «Per quanto riguarda la scuola - afferma Pino Iaria, portavoce dei Cobas piemontesi - l´adesione è stata molto alta soprattutto per le elementari. Molte sono rimaste chiuse. Hanno scioperato anche molti insegnanti iscritti ai sindacati confederali». In piazza Castello si è invece tenuto in mattinata un presidio spontaneo contro la riforma Gelmini.
Stesso copione per i trasporti pubblici, dove Cobas, Cub e Sdl parlano di un´adesione al 70-80%, mentre per la Gtt la percentuale di autisti che hanno scioperato si ferma al 35%, cifra in ogni caso più alto di quella ufficialmente rappresentata in azienda. La metropolitana è stata fermata durante la mattinata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. «La partecipazione è stata molto maggiore di quella che solitamente raccolgono i sindacati di base. Abbiamo dato voce al malessere di moltissime persone verso un potere d´acquisto sempre più basso e verso un precariato sempre più diffuso», dice Alessandro Pellegatti dei Cub dei trasporti. Alle fermate degli autobus le attese sono state più lunghe del solito ma non hanno certo avuto l´effetto di paralizzare la città: attese che hanno variato dai quindici a trenta minuti come ricordavano alcuni passeggeri alle fermate.
Ranghi un po´ meno compatti per lo sciopero nella sanità: «Da noi l´adesione non è stata elevata come negli altri settori, ma comunque molto superiore al solito. Ha aderito anche chi è insofferente all´immobilità di Cgil Cisl e Uil», dice Giuseppe Dell´Aera dei Cub della sanità.
Ma non finisce qui: il mondo della scuola mantiene infatti accesa la protesta. L´episodio più eclatante ieri davanti all´Istituto commerciale Luxemburg, dove Walter Cerrato, un assistente tecnico di laboratorio, si è incatenato al cancello della scuola con un cartello in cui attaccava i ministri Gelmini e Brunetta. «È una forma di protesta democratica - ha detto - per far sentire il malcontento che circola nel mondo della scuola». Intanto il calendario di iniziative si infittisce sempre più. Da lunedì riprenderanno sotto la Mole le lezioni universitarie all´aperto, mentre per martedì l´Assemblea No Gelmini sta organizzando una notte bianca di mobilitazione a Palazzo Nuovo, che si snoderà attraverso un aperitivo, concerti e dj set fino all´alba. Mercoledì il cortile del rettorato ospiterà un´assemblea di studenti, docenti e amministrativi, mentre per il 28 ottobre è previsto un presidio davanti all´Unione industriale: sarà il caustico benvenuto alla Gelmini in visita sotto la Mole.

Atenei, protesta in piazza il corteo blocca il lungotevere
Sapienza, lo slogan degli studenti "indiani": "Augh" I collettivi della Sapienza: le facoltà occupate saranno "liberate" nel weekend
di LAURA MARI

Roma - Hanno superato la pioggia e la stanchezza. E quando sono arrivati, di corsa e sudati, davanti al ministero dell´Istruzione, in diecimila hanno gridato vittoria. Non con le braccia al cielo o con i cori da stadio. Ma con un urlo semplice e da fumetto: «Augh-Augh-Augh». Un mantra che da mesi guida ogni rivolta dei collettivi studenteschi, a partire dalle mobilitazioni contro la partecipazione di papa Ratzinger all´inaugurazione dell´anno accademico dell´università La Sapienza, fino ad arrivare alla manifestazione di ieri, un corteo a cui hanno partecipato oltre diecimila studenti universitari e liceali provenienti da ogni parte d´Italia.
«Oggi (ieri ndr) segneremo l´inizio dell´Anno Zero, di una nuova epoca dove i giovani non hanno più paura di esprimersi e anzi, lo fanno con gioia, senza cercare scontri e violenze» urla dal megafono Stefano Zarlenga mentre guida il corteo di circa 700 universitari di Roma e d´Italia in partenza ieri mattina, sotto il diluvio, da piazzale Aldo Moro, davanti ai cancelli della Sapienza. Destinazione: piazza della Repubblica, per prendere parte alla manifestazione nazionale dei sindacati Cub, Cobas e Sdl. Ma non appena lo spezzone degli universitari inizia a crescere di numero, anche grazie all´arrivo di migliaia di liceali delle scuole della capitale (tra cui il Mamiani occupato), un´idea balena tra gli studenti. «Stacchiamoci dal corteo e andiamo a protestare sotto il ministero dell´Istruzione» bisbigliano come cospiratori i diecimila anti-Gelmini. E pian piano il mormorio si fa sempre più consistente, diventa un urlo quando il corteo attraversa via Merulana e, all´altezza dell´incrocio con via Labicana, devia e si stacca dalla manifestazione nazionale. In pochi secondi dallo spezzone studentesco, guidato dagli studenti della Sapienza, scompaiono le bandiere dei sindacati e dei politici.
Il traffico va in tilt e loro, i diecimila studenti, proseguono verso il ministero dell´Istruzione preceduti da un esiguo cordone di qualche decina di carabinieri. Poi gli studenti fanno una mossa a sorpresa che spiazza completamente le forze dell´ordine. Superato il Circo Massimo, di corsa si spostano sul lungotevere, paralizzano la città, invadono come un fiume in piena ponte Palatino e poi si riversano, tra spintoni con le forze dell´ordine e qualche (non più di tre) casco in testa, su viale Trastevere. «È un grande giorno - commenta Francesco Raparelli - abbiamo dimostrato che si può protestare con gioia, a senza scontri e violenze».
Viale Trastevere è completamente invaso da migliaia di universitari e liceali. Si alza il coro, unico e potente: «Gelmini stiamo arrivando». Poi, davanti al ministero dell´Istruzione e alle forze dell´ordine in assetto anti-sommossa, la festa. I collettivi della Sapienza annunciano che le facoltà occupate saranno "liberate" nel weekend e il dipartimento di Fisica precisa che, nonostante docenti e ricercatori abbiano ritirato la propria disponibilità a ricoprire gli incarichi didattici non dovuti per legge, non sarà sospesa la didattica. «Ma la protesta non si ferma» promettono gli studenti. Andrà avanti al grido di «Augh-Augh-Augh». Dopo la Pantera, arrivano gli Indiani.


18 ottobre 2008 - Italia Oggi

Disagi per gli scioperi e i cortei indetti da Cub, Cobas e Sdl. In piazza anche sanità e scuola
Trasporti, grandi città in tilt
Secondo i sindacati di base l'adesione è stata enorme

Sono state soprattutto le grandi città a risentire della giornata di scioperi indetti dai sindacati di base nei settori trasporti, soprattutto locali, scuola, sanità e pubblica amministrazione, con manifestazioni a Roma (corteo da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni in Laterano) e Milano. Le rivendicazioni interessano, tra l'altro, l'adeguamento di salari e pensioni e le riduzioni dei prezzi. Secondo Cub, Cobas e Sdl l'adesione allo sciopero è stata «enorme». Se è vero, infatti, che l'astensione dal lavoro non ha avuto ripercussioni rilevanti sul traffico aereo e sulla circolazione di treni a media e lunga percorrenza (i treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare non sono stati interessati dal blocco e solo in ambito regionale, soprattutto nel nord, alcuni convogli hanno subito limitazioni di percorso o cancellazioni), è altrettanto vero che nei grandi centri urbani, i sindacati autonomi raccolgono forti consensi nel trasporto pubblico locale. Così, pur avendo cercato di correre ai ripari (il Campidoglio ha disposto la disattivazione delle Zone a traffico limitato diurne del centro e di Trastevere, in concomitanza appunto con lo sciopero del trasporto pubblico, dalle 8,30 alle 16,30, e anche a Milano l'amministrazione comunale ha sospeso l'Ecopass, autorizzando la liberalizzazione dei turni di servizio taxi, solo per il carico in città, dalle 18 alle 24), diversi sono stati i disagi. Nel capoluogo lombardo ci sono stati tre punti di raduno dei manifestanti: due in Largo Cairoli e uno in piazza Missori, dove si è concentrata la protesta contro la riforma Gelmini con un corteo che è arrivato fino a via Ripamonti, sede del provveditorato. Gli utenti dei mezzi pubblici hanno dovuto fare i conti non solo con lo stop di tram e bus (dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio) e delle tre linee metropolitane (dalle 18 al termine del servizio), ma appunto anche con i tre cortei, che hanno reso la situazione «caotica», a detta della polizia municipale. E a causa dei quali sono state deviate 19 linee di superficie che transitano per il centro. Tuttavia l'Atm, l'azienda di trasporti, ha sostenuto che ha circolato il 68% dei mezzi. A Roma, sono stati «più di 350 mila» i manifestanti che, sfilando sotto la pioggia, hanno preso parte al corteo organizzato da Cobas, Cub e Sdl soprattutto contro precariato e tagli nella scuola. Mentre sul fronte trasporti pubblici, i mezzi hanno viaggiato a singhiozzo, anche se Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che, alle 10,30, il dato sull'adesione allo sciopero era del 33% (l'astensione è finita alle 16,30). Atac intanto ha ricordato che il servizio di metro è stato regolare. A metà giornata, all'aeroporto di Fiumicino, è stato registrato qualche disagio, a causa di una decina di cancellazioni di voli Alitalia e di alcuni ritardi (mezz'ora di media) dei voli di altre compagnie. A Torino, dove lo sciopero ha interessato le fasce orarie dalle 9-12 e 15 fine servizio, metropolitana bloccata e, secondo le organizzazioni che hanno indetto la protesta, adesione superiore al 70-80% tra gli autisti di bus e tram. All'opposto la Gtt, azienda torinese di trasporti, ha riferito che la partecipazione è stata intorno al 35%. Giornata nera anche per i veneziani: lunghe code non solo per salire su un taxi ma addirittura per accedere alle gondole, che in molti, turisti e non, hanno utilizzato come mezzo pubblico. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali e internazionali, sono stati cancellati. Non ci sono stati grossi problemi, invece, a Napoli: pochi mezzi rientrati nei depositi, nessuna ressa alle fermate, situazione tranquilla nelle stazioni di metropolitana, funicolare e circumvesuviana. Per l'Anm, azienda napoletana mobilità, l'adesione è stata di poco superiore all'11%. A subire conseguenze della mobilitazione solo la circolazione dei treni della Sepsa, i cui addetti sono impegnati in una vertenza aziendale.


18 ottobre 2008 - Liberazione

Scuola e università. Studenti e insegnanti. Mezzo milione a Roma, Milano, Genova, Palermo contro riforma e tagli alla ricerca. Nella capitale il corteo dei sindacati di base. In tantissimi per dire no alle politiche del governo. Brunetta e Gelmini sotto accusa
Torna la lotta. Benvenuta!

Una marea a Roma, alla manifestazione nazionale. Fiumi di gente in corteo anche in molte altre città. E un'astensione dal lavoro davvero diffusa. Per lo sciopero generale indetto dal sindacalismo confederale di base, ieri, interi settori si sono fermati. A partire da quelli della scuola, in tutti i gradi, e dell'università come della ricerca. La folla affuita nella capitale è superiore a qualsiasi altra in occasione d'uno sciopero non indetto da Cgil Cisl Uil. Gli organizzatori - anzitutto Cobas e Cub Rdb - hanno potuto tranquillamente azzardare la cifra di mezzo milione. Cui si aggiungono i centomila di Milano e le decine di migliaia tra Palermo e le altre piazze. Protagonista assoluto il mondo della formazione: non da soli, stavolta, ma con altri segmenti del lavoro e del conflitto si sono presi la giornata bimbi adolescenti e giovani, allievi e studenti insieme a maestre e maestri, insegnanti, docenti, ricercatrici e ricercatori. Soprattutto, precarie e precari. Ben prima dello sciopero confederale della scuola; e ben al di là del generico "salviamo l'italia" del 25 prossimo del Pd. Con ben altro significato, comunque: perché si è trattato d'un evento "di società", con parole d'ordine radicali gettate in faccia al governo berlusconiano e padronale della crisi in atto. Senza alcuna egemonia di partiti, né di bandiere. Il ministro Tremonti è rimasto zitto. La collega Gelmini invece no, ma per dire: «Non li capisco». E anche il presidente Napolitano ha sprecato un'occasione, affermando, sulla scuola, che «non si possono dire solo dei no».

Grande partecipazione allo sciopero generale indetto da Cobas, Cub e SdL. «Giornata straordinaria, il governo ne prenda atto»
A Roma la carica dei 500mila. E' iniziato l'autunno caldo

Milano, Firenze, Torino, Palermo, Cagliari, Venezia e Pisa. Mezza Italia si è mobilitata contro la riforma del ministro Gelmini. Nel capoluogo lombardo insegnanti e genitori della "Rete Scuole" hanno atteso il lungo corteo degli studenti in corso di Porta Romana. Accolti con un lungo applauso, i giovani hanno salutato l'altra parte della manifestazione: «Ragazzi salutate i nostri professori e tutti insieme combattiamo il decreto Gelmini». Il lungo corteo è arrivato davanti al Provveditorato agli Studi in via Ripamonti. Alla manifestazione hanno partecipato trentamila persone. Singolare la protesta degli studenti del dipartimento di Matematica dell'università di Firenze i quali hanno trascorso alcune ore nel pomeriggio a chiedere simbolicamente l'elemosina agli automobilisti fermi davanti ai semafori vicini alla loro facoltà. Un gesto provocatorio, hanno spiegato, per dimostrare come si possono finanziare gli atenei italiani. Sempre a Milano , è riapparso "San Precario": «Di primo mattino, lo abbiamo visto davanti all'Ambulatorio Medico Popolare di Via Transiti (T28) in attesa dell'ufficiale giudiziario che ha pensato bene di rinviare lo sgombero al 25 novembre. Verso le 9.30, lo abbiamo visto di fronte a Omnia, il call-center a cui Wind ha esternalizzato 275 lavoratrici. Improvvisamente, cogliendo di sorpresa le forze dell'ordine impegnate a seguire le manifestazioni di questa giornata intensa ed emozionante, il Santo ha fatto il suo burrascoso ingresso alla borsa di Milano, in Piazza Affari, cuore simbolico del capitalismo contemporaneo, dove il livello di sfruttamento dell'essere umano sull'essere umano trova la sua illusoria misura». A Bologna è invece andato in scena un «pellegrinaggio anti-Gelmini» degli studenti delle medie superiori. In piazza Maggiore si sono inoltre tenute lezioni di greco a cielo aperto, per gli studenti del liceo classico Minghetti. Il tutto prima di un sit-in di protesta promosso da studenti universitari e delle scuole superiori con la partecipazione di ragazzi delle medie e di alcune scuole elementari. In Calabria si è costituita un'Assemblea permanente che ha occupato l'aula 8 della facoltà di Lettere e Filosofia e si è formato il Comitato Unical per opporsi alla legge 133/08, con estensione dello stato di assemblea permanente in tutte le altre facoltà. A Napoli gli studenti delle scuole superiori si sono ritrovati in piazza del Gesù. A Palermo si è svolta una assemblea d'ateneo a cui hanno partecipato docenti e ricercatori. Poi Genova , dove hanno sfilato migliaia di persone con in testa bambini delle elementari e delle materne, seguiti da studenti, docenti e precari delle scuole e dell'università. A Torino è stata inoltre annunciata una "notte bianca all'università" per dire no alla riforma del ministro Mariastella Gelmini. La vera novità è però una due giorni di mobilitazione a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche che martedì notte rimarrà aperta fino al mattino con aperitivi, animazione, concerti e con ospiti a sorpresa.(D.V.)

«A Berlusco', beccate 'sto sondaggio»...

Roma - «A Berlusco', beccate 'sto sondaggio», grida un manifestante in via Cavour. Basta dare un'occhiata ai numeri, per capire che ha ragione da vendere. C'erano cinquecentomila persone in piazza ieri a Roma. Giunte da tutta Italia per manifestare contro il governo e la Confindustria, nel giorno dello sciopero generale proclamato dai sindacati di base Cub, Confederazione Cobas e SdL Intercategoriale. Oltre due milioni i lavoratori del settore pubblico e privato che hanno incrociato le braccia, provocando la chiusura delle scuole e forti disagi nella sanità e nei trasporti. Una protesta sindacale, certo, ma anche politica. Se sommiamo idealmente - non certo matematicamente - tutti quelli che hanno manifestato ieri ai trecentomila in corteo lo scorso 11 ottobre con la sinistra, allora si può tranquillamente affermare che l'opposizione alle politiche della destra è più forte nel Paese di quello che si vede in Parlamento. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, cammina dietro lo striscione sindacale unitario che apre il corteo, accanto ai leader di Cub, Cobas e SdL. Il suo sorriso esprime una evidente soddisfazione: «E' la conferma di quanto avevo dichiarato sabato scorso: la ritirata è finita. Dopo i primi mesi di sbandamento a seguito della vittoria di Berlusconi è partita - insiste Ferrero - la controffensiva, di cui questa manifestazione è un pezzo». E le rivendicazioni dei sindacati di base? «Assolutamente condivisibili», risponde senza esitazione il segretario del Prc, il quale però non risparmia una stoccata al nostro giornale: «Mi dispiace che Liberazione , invece di mettere in prima pagina il pezzo che salutava questa manifestazione, continui - sottolinea Ferrero - con il dibattito interno a Rifondazione e non colga la novità sociale di quanto sta avvenendo». Il riferimento è all'articolo "Caro Prc, andiamo oltre..." a firma del direttore Piero Sansonetti. Per Cub, Cobas e SdL Intercategoriale si tratta di una scommessa vinta oltre le più rosee aspettative, da quando hanno deciso di unire le forze dando vita a un patto di consultazione permanente. L'avevano detto: «Sarà lo sciopero generale più partecipato di tutta la storia del sindacalismo antagonista e la manifestazione più grande da noi organizzata». E così è stato. Una marea di persone è sfilata da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni, malgrado una pioggia fastidiosa che ha accompagnato l'intero corteo. «Nelle scuole delle principali città - fa sapere Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas - si è arrivati a punte di 60-70% di adesione allo sciopero, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei Trasporti e in molti settori privati». La sostanza, conclude Bernocchi, è che «tutta la scuola pubblica boccia la politica scolastica del governo, con il più grosso sciopero della scuola mai realizzato, a cui hanno partecipato anche iscritti di altri sindacati dimostrando che questo è il vero sciopero unitario». Per Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale Cub, «lo straordinario risultato» della mobilitazione «dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta e che la nostra piattaforma è largamente condivisa». Un «sondaggio in carne e ossa» dal quale «il governo deve trarre la conclusione - dice Leonardi - che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil Cisl Uil». Anche Fabrizio Tomaselli, di SdL Intercategoriale, parla di «sciopero riuscito» che «dimostra l'estremo disagio dei lavoratori ma anche la loro voglia di lottare». Mentre quella di ieri a Roma è stata «una manifestazione che ha gridato 500mila "NO" alle politiche del governo e del sindacato confederale. Da oggi - conclude Tomaselli - SdL Cub e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza». Grande protagonista della giornata è stato, come previsto, il popolo della scuola: insegnanti, amministrativi, genitori e studenti imbufaliti per i tagli della "riforma" Gelmini-Tremonti. Tanti i genitori con i bimbi in carrozzina, a rivendicare un futuro con servizi pubblici garantiti e senza precarietà. «Reintrodurre il maestro unico significa tornare indietro di 50 anni. Non si può avere un motivazione di tipo economico per cambiare la scuola», dice Milena di Roma, madre di un bambino di 8 anni. La ministra Gelmini però non ci sta e accusa chi protesta di strumentalizzare i bambini. Maurizio, «genitore arrabbiato», scuote la testa: «Dobbiamo abituarli fin da piccoli a non a farsi imporre le cose. E' questa l'educazione che voglio dare ai miei figli, almeno finché sarò libero di farlo». Tiziana ci viene incontro con in mano delle teste di cartapesta: «Sono quelle degli insegnanti precari che la Gelmini vuole tagliare», spiega. La politica del governo sulla scuola colpisce anche i disabili. Domenico viene da Napoli: «Sono padre di un bambino affetto da un disturbo autistico - racconta - mio figlio avrebbe diritto a 25 ore settimanali con un insegnante di sostegno, quest'anno ne hanno tolte 5, l'anno prossimo probabilmente ne avrò solo 7 in una settimana». E il bilancio pubblico? Alcuni striscioni indicano altri modi per risparmiare: ad esempio, riducendo le spese militari; oppure, facendo una seria lotta all'evasione fiscale. «Ma quali fannulloni - sbotta Antonio, dipendente del Comune di Bologna - è solo propaganda per smantellare la pubblica amministrazione». Però Brunetta sostiene che intanto le assenze per malattia sono drasticamente calate... «Dati parziali, poco significativi. Del resto, lo ha ammesso lui stesso», replica il lavoratore. I Vigili del Fuoco portano una barella sulla quale c'è un manichino a cui viene succhiato il sangue dal ministro Brunetta. «Manifestiamo contro la militarizzazione del vigili del fuoco - dice Ciro, da Bologna - chiediamo più uomini e più mezzi per assicurare un buon servizio ai cittadini, oggi riusciamo a portare avanti il nostro lavoro grazie ai precari». I precari della Sanità sono arrivati in piazza San Giovanni a bordo di un'ambulanza a sirene spiegate. Luca viene da Cagliari, è ricercatore precario da otto anni: «Sono biologo, il nostro istituto si occupa di genetica, malattie rare, monogeniche e multifattoriali. Con la legge 133 - afferma - si vuole eliminare la precarietà cancellando i precari». Lotta alla precarietà ma anche ai bassi salari. Dopo ventuno anni di fabbrica Vittorio, operaio Fiat presso le Carrozzerie di Mirafiori, guadagna in media 1300 euro al mese: «Sindacati confederali e Confindustria vogliono affossare il contratto nazionale, la Cgil si è presa un po' di tempo ma sicuramente alla fine firmerà», afferma convinto.


18 ottobre 2008 - La Nuova Sardegna

Inail e Inps, dipendenti in piazza «Diciamo no ai tagli del governo»
di Alessandro Pirina

OLBIA - Chiuso per rapina. Così recitava uno striscione affisso alle finestre del palazzo di Inail e Inps. Ma i «banditi» non sono né armati né incappucciati, hanno tutti nome e cognome: Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Maria Stella Gelmini. Ieri i dipendenti dei due enti pubblici hanno incrociato le braccia per protestare contro i tagli del Governo. Uno sciopero di otto ore che ha interessato tutta l’Italia e anche a Olbia ha portato a uno stop totale degli sportelli.
«Di fronte alle provocazioni dei vari Brunetta, Tremonti e Gelmini non è più possibile indugiare - dichiarano gli scioperanti delle Rdb -. Il Governo ha emanato nuovi provvedimenti lesivi dei diritti dei lavoratori pubblici e continua la campagna diffamatoria e lesiva della nostra dignità. Il vero obiettivo dell’esecutivo è quello di realizzare la riduzione della gestione pubblica dei servizi e dei beni essenziali e cancellare così la funzione indispensabile della pubblica amministrazione, vera garanzia dei diritti di cittadinanza». Insieme ai dipendenti di Inail e Inps hanno manifestato anche quelli di sanità e scuola (studenti compresi). Tutti uniti contro la politica di Berlusconi, ma anche contro Cgil, Cisl e Uil, che «hanno scelto lo sciopero di pianerottolo - ha detto Gabriella Atzeni, del coordinamento regionale Rdb parastato -. Non si era mai vista una protesta che si organizza prima al Nord, poi al Centro, infine al Sud. Ma questa scelta in qualche modo la stanno pagando, perché per la prima volta a Olbia ad aderire a un nostro sciopero sono anche molti iscritti alle organizzazioni sindacali confederali». La manifestazione ha portato alla paralisi degli uffici, anche perché alla stessa ora dello sciopero la Cisl ha convocato un’assemblea del personale. «Ci dispiace per i cittadini - si leggeva in un altro comunicato -, ma le misure che oggi colpiscono noi inevitabilmente domani avranno riflessi negativi su tutti quanti. Hanno ridotto gli stanziamenti agli enti pubblici, hanno bloccato le assunzioni consentendo la sostituzione di un lavoratore ogni dieci pensionati». Insomma, le Rdb, che fanno parte della Confederazione unitaria di base, sono sul piede di guerra. E ormai si sentono le sole titolari della tutela dei diritti dei lavoratori. «Cgil, Cisl e Uil dicono di essere pronte allo sciopero, ma ancora non si è visto».


18 ottobre 2008 - L'Unione Sarda

Venerdì nero per scuola e trasporti
Cortei anti-Gelmini, Roma e Milano in tilt. Napolitano: dialogate

Alta partecipazione nelle grandi città. In piazza impiegati pubblici, disoccupati, pensionati, insegnanti e studenti.
ROMA Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini (con astensioni dal lavoro nelle scuole del 70 per cento secondo i Cobas) e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po' tutti i centri urbani, a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che ieri hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale.
LA PROTESTA Secondo i sindacati, 2 milioni di adesioni in tutta Italia. Per Roma è stato un venerdì di passione, con un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Giornata difficile e caotica anche a Milano (3 cortei) e Torino (bloccata la metropolitana). Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda, a Venezia si sono fermati i vaporetti.
LE REGIONI Sui tagli alla scuola si inasprisce lo scontro Governo-Regioni. Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Sardegna, Marche, Puglia, Toscana hanno già presentato ricorso alla Corte Costituzionale «per illegittimità»: le competenze regionali sarebbero state violate e per di più in totale assenza di confronto. La lista delle regioni pronte a ricorrere alla Consulta è destinata ad allungarsi: allo scadere del termine fissato per il 20 ottobre, sono molti che annunciano di fare altrettanto. I profili di incostituzionalità, secondo le regioni, riguardano oltre alla scuola, la casa, la formazione, la sanità e l'assistenza sociale.
NAPOLITANO Una cosa è certa «non si possono dire solo dei no. Né bisogna farsi prendere dalla paura»: dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano arrivano parole che vogliono essere un invito al dialogo. Il monito del capo dello Stato piace a tutti, maggioranza e opposizione. Il primo ad applaudire è il Pdl, che con il numero uno dei senatori Maurizio Gasparri definisce il discorso del Colle «saggio e illuminante». Ma anche l'ex ministro dell'Istruzione Beppe Fioroni (Pd) apprezza: «Sono d'accordo con Napolitano: c'è bisogno di una vera riforma» della scuola. Esattamente quanto afferma anche l'Italia dei Valori.

Sardegna Diversi istituti chiusi
Nella Capitale anche 700 sardi Molti i maestri
di NICOLA PERROTTI

Impiegati pubblici, insegnanti, dipendenti dei trasporti, liberi professionisti, ma anche precari di tutte le categorie: sono settecento i lavoratori sardi che ieri hanno partecipato alla manifestazione a Roma organizzata da Rdb-Cub, Cobas e Sdl. Sono arrivati da tutte le province per portare all'attenzione del Governo i problemi delle famiglie sarde: «C'è una crisi che attanaglia i lavoratori ed è legata all'aumento del costo della vita, alla mancanza di lavoro, alla scarsa attenzione verso lo stato sociale, allo smantellamento della pubblica amministrazione», ha ricordato il segretario regionale dell'Rdb Enrico Rubiu, che ha guidato una delegazione di circa 180 persone. Secondo l'Rdb, la percentuale di dipendenti sardi del pubblico impiego che ieri ha aderito allo sciopero si attesta attorno al 35 per cento.
SCUOLA La delegazione più folta è stata quella dei Cobas: 500 tra insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Secondo una prima stima del sindacato, in Sardegna ha scioperato il 50 per cento degli insegnanti della scuola elementare, assieme al 30 per cento di quelli delle medie e superiori. La Direzione scolastica regionale, invece, non è ancora in possesso dei dati sull'adesione forniti dal ministero. Alcuni istituti della provincia di Cagliari (tra i quali il Ctp di via Meilogu, a Cagliari, il Quinto e il Sesto circolo didattico di Quartu Sant'Elena) sono rimasti chiusi per mancanza di personale. «È stata un'importante prova di forza del mondo della scuola contro la riforma Gelmini», ha commentato il rappresentante dell'esecutivo nazionale Cobas Giancarlo Della Corte: «Il prossimo passo sarà una manifestazione in Sardegna il 15 novembre». Uno dei principali punti contestati è la possibile chiusura di 520 piccole scuole in seguito alla riforma. A questo proposito, il consigliere regionale Pd Marco Espa ha espresso soddisfazione per la decisione della Giunta di ricorrere alla Corte costituzionale contro il decreto che prevede i tagli.
PRECARI L'altro grande problema della scuola sono i precari: «In Sardegna sono 1.300 e in una situazione del genere i provvedimenti Gelmini-Tremonti non solo costano migliaia di posti di lavoro, ma revocano il diritto all'istruzione pluralista e di qualità delle future generazioni, condannando al passato la scuola del futuro», ha ricordato la presidente del Comitato insegnanti precari della Sardegna Maristella Curreli, a Roma con un gruppo di 20 lavoratori.


18 ottobre 2008 - El Mundo

ESTUDIANTES SE MANIFIESTAN CONTRA EL SISTEMA EDUCATIVO
Italia se paraliza por huelga del sector público contra la política de Berlusconi
300.000 estudiantes han demandado una mejora en el sistema educativo. Sectores de transporte, sanidad y educación rechazan la precariedad laboral

ROMA.- La huelga del sector público convocada por varios sindicatos junto con las manifestaciones contra las últimas reformas del sistema educativo han sucumbido la jornada italiana. Las grandes ciudades se han unido para protestar contra la política económica y social del Gobierno de Silvio Berlusconi. Los sindicatos de base Cub, Cobas y SdL convocaron una huelga de 24 horas en los sectores del transporte, la sanidad y la educación, en señal de protesta por las últimas decisiones del Ejecutivo conservador italiano y para pedir aumentos de sueldo y mayor seguridad en el lugar de trabajo. Asimismo, algunos sectores de la administración pública salieron a la calle, como los miembros del Cuerpo de Bomberos, que se manifestaron para pedir "una mayor sensibilización ante los contratos precarios y salarios dignos". La Policía municipal calificó la situación de los transportes públicos de "caótica", pues, según la empresa que gestiona el sector ATM, a las 10.30 hora local la adhesión a la huelga en Milán era del 68%. La particìpación de los trabajadores del sector del transporte en Turín alcanzó entre el 70-80% según los sindicatos, mientras que para la empresa gestora fue del 35%.
Protesta contra el sistema educativo
"Basta con la destrucción del trabajo, los sueldos, los derechos, la escuela y los servicios públicos", es el lema clamado por los 300.000 estudiantes que se han manifestado en la ciudad de Roma. Demandan la supresión de algunas de las medidas impuestas por el gobierno de Berlusconi, como la eliminación de casi 100.000 puestos de trabajo entre profesores y personal no docente así como la imposición de la nota de conducta como requisito para aprobar el curso. Otra de las medidas que ha provocado rechazo es la que afectará a la escuela para niños de entre 6 y 11 años, en la que los alumnos volverán al maestro único, excepto en inglés, cuando ahora tenían un profesor para cada asignatura. En las protestas también participaron miembros del mundo universitario, que denunciaron el recorte de 8.000 millones de euros en el gasto en educación en los próximos Presupuestos del Estado.


18 ottobre 2008 - El Pais

Una huelga de los servicios públicos colapsa las grandes ciudades italianas
Los transportistas, maestros y médicos protagonizan la primera gran huelga contra Berlusconi en su tercera legislatura

Italia ha vivido hoy una jornada caos y dificultades debido a la huelga del sector público en la que han participado maestros, transportistas y personal sanitario. Es la primera gran movilización contra el primer ministro en su tercera legislatura, convocada por varios sindicatos en las grandes ciudades, en protesta por la política económica y social del Gobierno de Silvio Berlusconi. Sin embargo, el primer ministro italiano no parece afectado y su ministro de Trabajo, Maurizio Sacconi, ha asegurado que la participación ha sido "muy baja" y ha anunciado que están preparando una ley para "regular" las manifestaciones, con lo que los sindicatos tendrían que realizar un sondeo antes de emprender ningún tipo de acción. Los sindicatos de base Cub, Cobas y SdL han convocado una huelga de 24 horas como protesta por las últimas decisiones del Ejecutivo conservador italiano y para pedir aumentos de sueldo y mayor seguridad en el lugar de trabajo. El parón de los transportes públicos ha colapsado el centro de las grandes ciudades, que también se ha visto entorpecido por las manifestaciones.
En Roma, la ciudad más afectada, una marcha ha recorrido bajo la lluvia el centro de la ciudad tras una pancarta con el lema "Basta con la destrucción del trabajo, los sueldos, los derechos, la escuela y los servicios públicos". 300.000 personas han salido a la calle para protestar contra la reforma educativa que prevé la eliminación de casi 100.000 puestos de trabajo entre profesores y personal no docente, la vuelta al maestro único, además de uno de inglés, para los niños de entre 6 y 11 años y la imposición de la nota de conducta como requisito para aprobar el curso, lo que ha sublevado a estudiantes y profesores.
Caos en el transporte
En Milán (norte de Italia), la Policía municipal calificó la situación de los transportes públicos de "caótica", pues, según la empresa que gestiona el sector ATM, a las 10.30 hora local (08.30 GMT) la adhesión a la huelga era del 68%. Según los sindicatos, la participación de los trabajadores del sector del transporte en Turín (norte) alcanzó entre el 70-80%, mientras que para la empresa gestora fue del 35%. También la septentrional Venecia vivió un día de caos en el que los vecinos y los turistas tomaron al asalto taxis y góndolas para poder trasladarse de un lado a otro de la ciudad ante la huelga de los "traghetti" (transbordadores). Esta masiva respuesta, según los sindicatos y que el Gobierno minimiza, "indica que existen ganas de denunciar todas las políticas económicas que está aprobando este Gobierno, que salva a los banqueros, pero no hace nada por los puestos de trabajo precarios y viola sus derechos", afirmó el secretario general de Cobas, Piero Bernocchi. Asimismo, algunos sectores de la administración pública salieron a la calle, como los miembros del Cuerpo de Bomberos, que se manifetaron para pedir "una mayor sensibilización ante los contratos precarios y salarios dignos".


18 ottobre 2008 - Corriere del Veneto

Lo sciopero Giornata nera per gli spostamenti. Code ai park di piazzale Roma
Bus e vaporetti a singhiozzo
Si è fermato un lavoratore su due. Venti voli cancellati

VENEZIA — Una ventina di voli cancellati all'aeroporto, vaporetti ed autobus a singhiozzo, lunghe attese alla stazione ferroviaria. È stata una giornata nera per gli spostamenti a Venezia, a causa dello sciopero nazionale di Rdb Cub Trasporti. I problemi maggiori si sono verificati in città, con un'adesione del 44% degli autisti Actv e del 49% dei marinai dei vaporetti. Code a piazzale Roma, traffico impazzito in tangenziale e superlavoro per la polizia municipale.
In laguna le maggiori ripercussioni si sono avute sulle linee 1 e 82 e sulla circolare 41/42: nonostante le fasce di garanzia (dalle 6 alle 9 e dalle 16.30 alle 19.30), le code ai pontili sono state consistenti, e le corse hanno avuto frequenze più basse rispetto al servizio normale, con passaggi ogni 20-25 minuti contro i canonici 10-15. L'astensione ha riguardato anche il personale delle biglietterie di Vela, che hanno lavorato a ritmo ridotto per tutto il giorno. Chiuse quelle dell'Arsenale, di Ca d'Oro e di Punta Sabbioni (quest'ultima solo di mattina). Allo sciopero, secondo Actv, hanno aderito, oltre che gli aderenti alla Rdb Cub, anche lavoratori appartenenti ad altre sigle sindacali. Più contenuti i disagi ferroviari, con ritardi su alcuni convogli in partenza ed in arrivo da Santa Lucia, mentre gli effetti dello sciopero si sono fatti sentire maggiormente all'aeroporto Marco Polo di Tessera. Su 101 partenze nell'arco della giornata, i voli cancellati sono stati 8 e quelli dirottati su altri scali 3.
Per quanto riguarda gli arrivi, invece, su 108 voli, quelli cancellati sono stati 9 e quelli dirottati 4. Anche nello scalo veneziano sono state garantite due fasce di rispetto (dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21), ma i problemi per i viaggiatori sono stati comunque presenti per l'intera giornata. «Scioperiamo — spiega Rdb Cub in una nota — perché vogliamo l'apertura di un tavolo per la definizione di un piano per il trasporto che deve rimanere pubblico e non essere continuamente affidato alle esternalizzazioni». Il sindacato di base protesta anche contro Cgil, Cisl e Uil, «colpevoli » di trattare con Confindustria «per svuotare il contratto nazionale di lavoro» e contro il governo, che sta cercando di «smantellare la pubblica amministrazione con i tagli al personale della scuola, della sanità e dei trasporti ».(Giu.Ga.)


18 ottobre 2008 - Il Resto del Carlino

Sciopero: autobus fermi e 24 voli cancellati

Bologna - AUTOBUS fermi e 24 voli cancellati. A Bologna, lo sciopero generale proclamato per ieri dai sindacati di base ha prodotto questi effetti. Al Marconi le compagnie aeree hanno dovuto cancellare 24 voli tra nazionali ed internazionali. L’Atc invece ha registrato, a metà mattina, un’adesione allo sciopero del 60%, mentre per le Rdb è stata dell’80%. «L’aeroporto è stato praticamente bloccato nelle sue funzioni con un’adesione pari all’80%», dicono le Rdb in una nota mettendo l’accento anche sulle «molte scuole di qualsiasi ordine e grado e i servizi pubblici che sono rimasti chiusi o hanno funzionato a minimo servizio».


18 ottobre 2008 - Il Giorno

Bus a singhiozzo, voli cancellati: mezza Italia a piedi. Ma si salvano i treni

ROMA — CAOS NELLE STRADE e viaggiatori appiedati nelle grandi città come Milano e Roma per il blocco dei trasporti indetto dai sindacati di base. Bus a singhiozzo nella capitale, attraversata da un corteo da piazza Repubblica a San Giovanni in Laterano. Disattivate le zone a traffico limitato nel corso della giornata nel centro storico e in Trastevere, in concomitanza con lo sciopero, per dare un’alternativa al traffico privato. Situazione non meno caotica a Milano, anche se a detta dell’azienda trasporti Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio. Otto tram su dieci hanno preso la via del deposito a Milano già a partire dalle prime ore del mattino, è stato sospeso l’Ecopass liberalizzando temporaneamente i turni dei taxi. IN TOSCANA la partecipazione allo sciopero indetto da Cobas, Cub e Sdl ha avuto ripercussioni sopratutto sul servizio bus dell’Ataf di Firenze. Duemila lavoratori dal capoluogo e dalle altre province toscane hanno preso parte alla manifestazione romana. Gli scali aerei sono stati interessati dalla paralisi dei trasporti, e anche qui i disagi hanno messo in croce migliaia di viaggiatori in transito. A Bologna, all’aeroporto Marconi, le compagnie aeree hanno provveduto alla cancellazione di ventiquattro voli tra nazionali e internazionali. Sono stati cancellati in particolare i voli in arrivo da: Parigi Charles De Gaulle, Lione, Monaco, Amsterdam, Lisbona, Zagabria, Londra Gatwick, Barcellona e Valencia. LE FERROVIE sono state risparmiate: «Regolari i treni a media e lunga percorrenza — riferisce Trenitalia — pochissime ripercussioni in ambito regionale, dove la circolazione di alcuni convogli ha subito qualche modifica».(a.m.)

Firme per un referendum popolare sul futuro del Civile
LA MOBILITAZIONE RACCOLTA INDETTA DALLE RSU DI BASE CON L’OBIETTIVO DI EVITARE CHE VENGA SMANTELLATO

Legnano - «GIOVEDÌ la trasmissione Annozero, settimana prossima il quesito referendario». Riccardo Germani, delle Rappresentanze di base, ieri mattina era a Roma: alla manifestazione nazionale contro il precariato. Si dice soddisfatto della puntata condotta da Michele Santoro (andata in onda su Rai Due), ma la battaglia non è conclusa, anzi si allarga con una consultazione diretta a tutti i legnanesi. «Questa lotta è partita proprio dall’anello più debole della sanità: le ex lavoratrici precarie - afferma -. E saranno loro a lanciare il referendum, insieme con un gruppo di lavoratori del Civile. Due sono le domande che vogliamo porre ai cittadini: volete che l’attuale area dell’Ospedale rimanga, in futuro, a destinazione sanitaria pubblica, conservando reparti dedicati a pazienti acuti e sub-acuti? La seconda: quali servizi sanitari e di cura vorreste che rimanessero al Civile, e quali desidereste che venissero avviati ex novo, ad esempio lo Stomatologico? Presentando i quesiti, daremo così il via alla raccolta delle firme, attraverso dei banchetti in città. Dobbiamo raggiungere almeno 200 firme perché si attui il referendum, ma contiamo di superare ampiamente il numero, con facilità». Per Germani non basta che la città sia informata sulla sanità locale: serve anche che esprima una voce in forma diretta.(S.V.)


18 ottobre 2008 - La Nazione

Bus a singhiozzo, voli cancellati: mezza Italia a piedi. Ma si salvano i treni

ROMA — CAOS NELLE STRADE e viaggiatori appiedati nelle grandi città come Milano e Roma per il blocco dei trasporti indetto dai sindacati di base. Bus a singhiozzo nella capitale, attraversata da un corteo da piazza Repubblica a San Giovanni in Laterano. Disattivate le zone a traffico limitato nel corso della giornata nel centro storico e in Trastevere, in concomitanza con lo sciopero, per dare un’alternativa al traffico privato. Situazione non meno caotica a Milano, anche se a detta dell’azienda trasporti Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio. Otto tram su dieci hanno preso la via del deposito a Milano già a partire dalle prime ore del mattino, è stato sospeso l’Ecopass liberalizzando temporaneamente i turni dei taxi. IN TOSCANA la partecipazione allo sciopero indetto da Cobas, Cub e Sdl ha avuto ripercussioni sopratutto sul servizio bus dell’Ataf di Firenze. Duemila lavoratori dal capoluogo e dalle altre province toscane hanno preso parte alla manifestazione romana. Gli scali aerei sono stati interessati dalla paralisi dei trasporti, e anche qui i disagi hanno messo in croce migliaia di viaggiatori in transito. A Bologna, all’aeroporto Marconi, le compagnie aeree hanno provveduto alla cancellazione di ventiquattro voli tra nazionali e internazionali. Sono stati cancellati in particolare i voli in arrivo da: Parigi Charles De Gaulle, Lione, Monaco, Amsterdam, Lisbona, Zagabria, Londra Gatwick, Barcellona e Valencia. LE FERROVIE sono state risparmiate: «Regolari i treni a media e lunga percorrenza — riferisce Trenitalia — pochissime ripercussioni in ambito regionale, dove la circolazione di alcuni convogli ha subito qualche modifica».(a.m.)

Siena. MENTRE LA PROTESTA contro la legge 133 si espande in tutta Italia...

Siena - MENTRE LA PROTESTA contro la legge 133 si espande in tutta Italia, a Siena la dimensione nazionale si intreccia a quella locale ed a tenere banco è ancora il "buco" nei conti dell'Ateneo, scoperto nelle ultime settimane. I sindacati rispondono con decisione alla presa di posizione di ieri dal Rettore Silvano Focardi e rinnovano il proprio impegno per una chiamata cittadina ad un tavolo di confronto. «Le organizzazioni sindacali – fanno sapere congiuntamente, Cisl-Università, CisapUni-Università, Flc-Cgil, RdB Pubblico Impiego, Ugl-Università e Uil-Pa-Ur – hanno agito sempre nel rispetto delle parti e rifiutano ogni attacco ingiustificato da parte del Rettore. Il nostro compito è quello di tutelare i diritti attraverso la creazione di accordi, favorendo la discussione in tavoli condivisi, e di difendere questi accordi nella loro applicazione». Il "braccio di ferro", dunque, continua e se da una parte i sindacati "prendono atto con piacere della sua posizione (del Rettore ndr) sull'inadeguatezza dello strumento delle Fondazioni di diritto privato come soluzione alla crisi", dall'altra lo invitano nuovamente a rispondere alla loro richiesta per la costituzione di un gruppo di lavoro trasversale perché, concludono, la responsabilità dell'intera città, istituzioni comprese, è oggi "quella di creare un terreno costruttivo che contenga idee, strategie e proposte per ricostruire una nuova e autorevole identità della nostra Università". RISPOSTA "FORTE" al Rettore Focardi – e l'invito ad accettare le critiche anziché accusare i sindacati – arriva anche, attraverso una lettera aperta, dal segretario generale della Cgil di Siena, Claudio Vigni. «Se ben ricorda — scrive Vigni — quando in occasione di un incontro sindacale, con soddisfazione, mi parlò di aver messo a posto i conti dopo che in passato si era lamentato di aver ereditato un buco colossale dalla precedente gestione, io le espressi i miei dubbi con questa battuta: "o il buco non c'era o lei è mago Merlino". Oggi appare chiaro che c'era solo qualche "maghetto" che il buco lo aveva nascosto, sommando danno al danno». Vigni chiede inoltre chiarezza e trasparenza riguardo ai conti ed alle cifre che negli ultimi giorni si sono susseguite, sempre diverse, e si concentra poi sullo «studio commissionato alla società di revisione Mazars che lei dichiara di non aver nemmeno letto, che avrebbe potuto spingere ad azioni di risanamento meno tardive». La crisi – su cui si interviene invece oggi in modo tardivo – è grave, sostiene Vigni, anche da un punto di vista "aziendale", visti i rischi occupazionali che comporta e serve quindi aun piano di intervento serio e coerente che torni a dare certezze per il futuro e che non gravi come sempre sugli ultimi: studenti e lavoratori tutti». Sul tema dei conti è indetta dai sindacati, per mercoledì 22 ottobre, un'assemblea aperta a tutta la comunità accademica.(Gi.Mae.)


18 ottobre 2008 - Aprile online

Non è che l'inizio
Studenti, professori, lavoratori e precari in piazza per lo sciopero nazionale indetto dai Cobas e da Rdb, che riguarda soprattutto i settori della scuola, dei trasporti, della sanità: 500 mila a Roma, oltre 30mila a Milano. E questi sono i numeri delle sole grandi città, ma manifestazioni si sono svolte in molti altri centri della penisola
di Ida Rotano

A Roma, a sfilare sotto la pioggia, sono stati in 500 mila nel corteo organizzato da Cobas, Cub e SdL nel giorno dello sciopero generale dei lavoratori aderenti a quelle organizzazioni sindacali. In strada, il settore della Scuola, del Pubblico Impiego, dei Trasporti, del precariato, ma anche dei giovani sfruttati dei centri commerciali, dei movimenti giovanili (studenti medi e universitari, centri sociali) e dei movimenti per i diritti sociali (casa, ambiente, immigrazione).
Tanti i genitori con i bimbi in carrozzina, a rivendicare un futuro con servizi pubblici garantiti e senza precarietà; i Vigili del Fuoco, che hanno portato una barella dove ad un manichino veniva succhiato il sangue dal ministro Brunetta, mentre i precari della sanità sono arrivati in piazza a bordo di un'ambulanza a sirene spiegate. Moltissimi anche gli studenti di scuole superiori e università che protestano contro la riforma del ministro Gelmini.
C'era anche un gruppo di docenti con la stella gialla bene in vista: gli insegnanti fanno parte dello storico liceo romano Mamiani e hanno deciso di vestire la stella gialla a seguito delle scritte apparse a Roma in questi giorni inneggianti al licenziamento di tutti i docenti attraverso una sorta di pulizia sociale in cui si usa il termine "derattizzazione", lo stesso usato setanta anni fa fa fascisti e nazisti nei confrontid egli ebrei. Secondo gli insegnanti del Mamiani il clima che si sta creando deriva anche dalle "esternazioni dell'efficientissimo ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Brunetta nei nostri confronti: abbiamo oramai compreso - spiegano - che è in corso contro i professori della scuola statale un'autentica campagna diffamatoria, studiata a tavolino con arte, sullo stile di regimi che speravamo già sufficientemente sconfitti dalla Storia". "Decreto Gelmini, meno tempo per in nostri bambini", "taglia e ritaglia, l'alunno raglia" sono alcuni degli slogan esposti dal popolo della scuola pubblica. Tra i lavoratori della sanità, un gruppo di operatori dell'azienda sanitaria di Lodi portano in corteo delle sacche che contengono finto sangue, "perché - spiegano - ci manca che ci chiedono solo quello". Un'altra frangia dei Cobas della sanità espone in fine un cartello con disegnato uno dei Sette Nani con la faccia del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta che recita "noi abbiamo un sogno nel cuore: brunetta in miniera Sacconi in G...". Quanto la testa del corteo è giunta a piazza San Giovanni, ha spiegato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale di Cub "la coda non è ancora partita da piazza della Repubblica: questo è il miglior sondaggio possibile sul gradimento al governo Berlusconi".
"Lo straordinario risultato di oggi dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta e che la nostra piattaforma è largamente condivisa", prosegue Leonardi. "Da questo sondaggio in carne e ossa il governo deve trarre la conclusione che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil Cisl Uil". Ma in piazza non ci sono solo i Cobas, perché lo sdegno e la protesta, soprattutto sulla scuola, è tale da spingere le persone sulla strada, a prescindere dalle scelte politiche. Tant'è che lo stesso Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas, spiega: "Tutta la scuola pubblica boccia la politica scolastica del governo, con il più grosso sciopero della scuola mai realizzato, a cui hanno partecipato anche iscritti di altri sindacati dimostrando che questo è il vero sciopero unitario", ed ha aggiunto: "Nelle scuole delle principali città si è arrivati a punte di 60-70% di adesione allo sciopero, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei Trasporti e in molti settori privati". Per Fabrizio Tomaselli, di SdL Intercategoriale la riuscita dello sciopero "dimostra l'estremo disagio dei lavoratori ma anche la loro voglia di lottare. Una manifestazione che ha gridato 500mila no alle politiche del governo e del sindacato confederale. Da oggi SdL CUB e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza". Una parte del corteo, in prevalenza studenti delle scuole superiori romane, ha invece deviato il percorso prestabilito con l'intenzione di dirigersi verso il ministero della pubblica istruzione. Migliaia di studenti hanno abbandonato il corteo principale in via Merulana transitando per via Labicana. Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che il dato sull'adesione allo sciopero è del 45%; alla Cgt di Torino il 75%; a Bologna fra il 75% e il 77%; a Venezia l'80% in centro e il 40% sull'extraurbano; a Treviso il 40%. Forti i disagi anche nei settori aereo (all'Aeroporto "Marconi" di Bologna le compagnie aeree hanno provveduto alla cancellazione di ventiquattro voli tra nazionali ed internazionali), ferroviario e marittimo. A Milano erano circa 30mila secondo gli organizzatori gli studenti, gli insegnanti, i genitori e il personale Ata scesi in piazza per il "No Gelmini day". La dimostrazione si è svolta in modo pacifico e tranquillo, gli unici momenti di leggera tensione si sono avuti quando alcuni studenti hanno lanciato prima un grosso petardo e poi alcune uova contro il palazzo del Provveditorato. Al termine della mobilitazione un piccolo gruppo di studenti ha oltrepassato le transenne e ha lasciato all'ingresso del Provveditorato uno striscione con scritto: "Blocchiamo il decreto, occupiamo dappertutto. Gelmini la scuola ti ripudia. La rivolta è qui ed è appena cominciata". Giornata nera anche per i veneziani a causa dello sciopero dei trasporti pubblici. Lunghe code non solo per salire su un taxi ma addirittura per accedere alle gondole.


18 ottobre 2008 - America Oggi

Trasporti. Stop dei cobas e venerdi nero

ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po' tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti. Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, 'missione di recupero' che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila. Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell'Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali ed internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande.

Scuola. Venerdì la protesta svuolta le classi e riempie le piazze

Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. E forse proprio per questo oggi il Capo dello Stato ha invitato di nuovo tutti a guardare senza preconcetti ai progetti di riforma scolastica."Non si possono dire soltanto dei 'no', né bisogna farsi prendere dalla paura. Si può essere d'accordo su alcuni cambiamenti e non su altri" ha detto aggiungendo che le competenze in questa materia sono del ministro della Pubblica istruzione. "Io guardo quello che fanno Governo e Parlamento e quello che si discute con i rappresentanti della scuola e dei sindacati. Bisogna fare attenzione - ha aggiunto - a non farsi prendere da nessuna esagerazione e da nessun allarme". Lavoratori e studenti oggi sono scesi in piazza a Roma (ma non solo), per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione - primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico - ma la giovane titolare dell'Istruzione ha ribadito di non capire il perché delle ostilità. "Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto parlando a Mattino 5 - in realtà non abbiano letto il provvedimento, perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento". Il provvedimento - ha precisato - riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: "introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell' educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione". Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è "la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati". Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione, nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito oggi con il "No Gelmini day" andato in scena a Milano (un lungo corteo - 30.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura - ha raggiunto il provveditorato, dove sono anche state lanciate alcune uova contro l'edificio), Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli (in piazza insieme liceali e universitari), Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini), Piacenza (una fiaccolata a cui parteciperà anche il sindaco è in programma stasera). E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. "Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese" ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione. A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, è stata aperta da un eloquente striscione "Tremonti e Gelmini distruttori della scuola". Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della città. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Intanto, mentre il ministro Gelmini, slide alla mano, si è, premurata, l'altra sera, di illustrare ai parlamentari di Pdl e Lega come la scuola italiana cambierà grazie a tre parole d'ordine - educazione, merito, efficienza -, sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma.


18 ottobre 2008 - La Provincia di Como

Il primo sciopero contro il "decreto Gelmini" ha mobilitato più studenti che professori

Il primo sciopero contro il "decreto Gelmini" ha mobilitato più studenti che professori. Ieri, sotto le finestre della «Ciceri» lungo il viale del mercato, 150 ragazzi dell'ex magistrale e 7 del vicino liceo «Volta» (i rappresentanti, per evitare bigiate, hanno raccolto le firme dei presenti) hanno fatto un'assemblea all'aperto sui provvedimenti ministeriali che investono il sistema scolastico. Contemporaneamente si è riunito il comitato studentesco al «Giovio» e nel pomeriggio, sempre allo Scientifico, i rappresentanti dei tre licei cittadini si sono trovati con due insegnanti della Cgil per organizzare una manifestazione studentesca di più ampia portata in occasione dello sciopero generale del 30 ottobre. I motivi della mobilitazione? «Non ci va bene che le decisioni sulla scuola siano state prese per ragioni finanziarie e non didattiche», afferma Ivano Panizza, rappresentante della «Ciceri» in consiglio di istituto. «E poi diciamo no alle classi per gli stranieri: questo è razzismo», aggiunge Michele Bianchi, componente della Consulta provinciale degli studenti. E per Giovanni Piccinelli, del «Giovio», la Gelmini «distrugge la scuola pubblica, così i genitori iscriveranno i figli alle private, che continueranno a offrire lo stesso servizio».
È stata, invece, bassissima l'adesione allo sciopero indetto ieri dai sindacati autonomi Cub e Cobas. Dai primi dati a disposizione dell'Ufficio scolastico provinciale di via Volta sembra che i docenti assenti siano stati veramente pochi. I numeri ufficiali si potranno conoscere solo lunedì mattina, ma si parla in media di una o due adesioni al massimo per ogni scuola. Niente problemi per gli studenti e per le lezioni, insomma, anche se lo sciopero si è regolarmente svolto con un concentramento a Milano, in piazza Cairoli, che ha coinvolto centinaia di aderenti alla Cub e ai Cobas, tra cui anche una decina di comaschi. «Siamo scesi in piazza a protestare - spiega il segretario provinciale della Cub Scuola Salvatore Anzaldi - contro la "riforma" Gelmini, soprattutto per quanto riguarda i tagli ai finanziamenti alla scuola pubblica e la riduzione del personale. Cancellare cattedre in questo momento significa ampliare a dismisura la componente precaria nella scuola. Non a caso lo sciopero dello scorso 19 settembre, sempre indetto dalle nostre sigle autonome, ha voluto coinvolgere solo i supplenti per puntare l'attenzione dell'opinione pubblica contro questa realtà». Cub e Cobas invece non aderiranno allo sciopero generale della scuola indetto dai sindacati confederali per il 30 ottobre. «Certo la protesta è sempre legittima e potrà portare qualche risultato - riprende Anzaldi - ma ci sembra tardiva rispetto ai tempi imposti dal ministro Gelmini».


18 ottobre 2008 - Corriere Fiorentino

Settemila studenti in corteo
Da lunedì potrebbero tornare sui banchi di scuola ma ancora non hanno deciso tutte le scuole

Firenze - Un gruppo di studenti-sbandieratori ha aperto il corteo contro i provvedimenti sulla scuola organizzato sabato mattina a Firenze. In base ad una prima stima delle forze dell’ordine, i partecipanti sono circa 7.000. In testa alla manifestazione uno striscione con la scritta «Cambiano i governi, continuano gli sbagli, per gli studenti son sempre tagli». DA SAN MARCO IN SANTA CROCE. Il corteo è partito intorno alle 11 da piazza San Marco, diretto in piazza Santa Croce e vi partecipano studenti delle scuole superiori, dell’università, alcuni professori e genitori. Questi ultimi hanno esposto uno striscione con su scritto: «Giù le mani dal futuro dei nostri figli». I manifestanti hanno attraversato le strade del centro fra musica, slogan contro il ministro Maria Stella Gelmini e i tagli alla scuola; non ci sono bandiere di partiti politici, ma solo alcune della Rdb. Fra i cartelli più originali uno raffigura il volto di Dante che esclama «Questa legge è un inferno». LA META' DELLE SCUOLE CONTINUA A OCCUPARE. Gli studenti si sono riuniti in assemblea per decidere se portare vanti la forma di protesta. Al momento, sulla trentina di scuole occupate, circa la metà sarebbe orientata sulla scelta di continuare. Intanto, in questi giorni alcuni presidi hanno segnalato in procura le occupazioni degli istituti, «come atto dovuto». Le assemblee sono iniziate dopo il corteo in città: 10 mila i partecipanti alla manifestazione per gli organizzatori, 7 mila per le forze dell’ordine. Cortei si sono svolti anche in altre città toscane. A Sesto Fiorentino, il sindaco Gianni Gianassi è sceso in piazza con gli studenti: «Questa mattina non avete perso tempo - ha detto - ma avete acquisito consapevolezza delle vostre idee e del vostro futuro».


18 ottobre 2008 - Controradio

SCUOLA:7000 IN CORTEO FIRENZE; E DANTE GRIDA 'LEGGE E' INFERNO'

Firenze - Un gruppo di studenti-sbandieratori ha aperto il corteo contro i provvedimenti sulla scuola organizzato stamani a Firenze. In base ad una prima stima delle forze dell'ordine, i partecipanti sono circa 7.000. In testa alla manifestazione uno striscione con la scritta "cambiano i governi continuano gli sbagli per gli studenti son sempre tagli". Il corteo è partito intorno alle 11 da piazza San Marco, diretto in piazza Santa Croce e vi partecipano studenti delle scuole superiori, dell'università, alcuni professori e genitori. Questi ultimi hanno esposto uno striscione con su scritto: "Giù le mani dal futuro dei nostri figli". I manifestanti stanno attraversando le strade del centro fra musica, slogan contro il ministro Maria Stella Gelmini e i tagli alla scuola; non ci sono bandiere di partiti politici, ma solo alcune della Rdb . Fra i cartelli più originali uno raffigura il volto di Dante che esclama "Questa legge è un inferno".


18 ottobre 2008 - Giornale Vicenza/Arena/Brescia Oggi

ISTRUZIONE. Sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) ricorreranno alla Consulta perché vagli la costituzionalità del provvedimento
Scuole e atenei in piazza contro la riforma Gelmini

ROMA - Lavoratori e studenti sono scesi in piazza in molte città per contestare gli interventi del governo in materia di istruzione - in primis il ritorno al maestro unico - ma Maria Stella Gelmini commenta: «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza in realtà non abbiano letto il provvedimento». Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è, naturalmente, «la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia».
Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione, nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito ieri con il «No Gelmini day» andato in scena anche a Milano (un lungo corteo - 30.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura - ha raggiunto il provveditorato), Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli (in piazza insieme liceali e universitari), Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 chilometri a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini), Piacenza. E naturalmente con la sciopero proclamato dai sindacati di base. «Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse, contro una filosofia della scuola che appartiene all’800, contro provvedimenti razzisti», commenta il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione. A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, ha mobilitato, per la Cub, mezzo milione di persone. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione, stavolta di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals.
Intanto, mentre il ministro Gelmini si è, premurata di illustrare ai parlamentari di Pdl e Lega come la scuola italiana cambierà grazie a tre parole d’ordine - educazione, merito, efficienza -, sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte costituzionale per illegittimità della riforma.


18 ottobre 2008 - Corriere Adriatico

Un venerdì difficile per i viaggiatori, limitate le ripercussioni sui convogli ferroviari
Mezzi pubblici fermi e voli cancellati
di SERGIO SARCHIONI

ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po’ tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che ieri hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti. Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500 mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell’Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, "missione di recupero" che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila. Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell’Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l’adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l’azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande. Terminato alle 18 lo sciopero dei sindacati di base Cub e Sdl, è risultato all’aeroporto di Fiumicino via via più pesante, rispetto all’avvio della giornata, il bilancio dei voli cancellati. Si contano infatti dall’operativo 14 voli cancellati in partenza ed altrettanti in arrivo. Altri voli hanno subito ritardi e per tutto il pomeriggio, fino a ieri sera, è proseguita la coda di passeggeri, ai banchi d’informazione, sia ai voli nazionali che internazionali, in attesa di essere riprotetti su voli alternativi. La Cub Trasporti, in una nota, quantifica in "40 le cancellazioni a Fiumicino e 25 all’aeroporto di Bologna. Ci sono stati notevoli ritardi dei voli in partenza ed in arrivo a Venezia ed ancora da verificare le cancellazioni e le attese a Milano, Firenze, Napoli, Catania. La riuscita dello sciopero nel comparto aereo ed aeroportuale è lampante, con una notevole adesione allo sciopero generale dei lavoratori del trasporto aereo". Meglio i treni: il gruppo Ferrovie dello Stato rende noto che lo sciopero terminato ieri alle 17 non ha avuto alcuna ripercussione sulla circolazione dei treni a media e lunga percorrenza che hanno viaggiato tutti in modo regolare. Pochissime, si legge nella nota, le ripercussioni in ambito regionale dove la circolazione di alcuni convogli ha subito qualche modifica.

Lavoratori e studenti sono scesi in piazza per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione, primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico. Le Marche con altre cinque regioni ricorrono alla Corte Costituzionale contro la riforma
Gelmini day, la protesta svuota le classi
di RODOLFO DRINI

ROMA - Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. Lavoratori e studenti ieri sono scesi in piazza a Roma (ma non solo), per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione - primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico - ma la giovane titolare dell’Istruzione ha ribadito di non capire il perchè delle ostilità. "Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto parlando a Mattino 5 - in realtà non abbiano letto il provvedimento, perchè non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento". Il provvedimento - ha precisato - riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: "Introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell’educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione". Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è "la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati". Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione, nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito ieri con il "No Gelmini day" andato in scena a Milano, Genova, Napoli, Venezia, Bologna, Piacenza. E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, è stata aperta da un eloquente striscione "Tremonti e Gelmini distruttori della scuola". Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della città. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Intanto, mentre il ministro Gelmini si è premurata di illustrare ai parlamentari di Pdl e Lega come la scuola italiana cambierà grazie a tre parole d’ordine - educazione, merito, efficienza -, sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma.


18 ottobre 2008 - Il Gazzettino

Scuola, cortei anti-riforma. Napolitano: non dire solo no
La protesta dei Cobas svuota le classi. Gelmini: la sinistra fa disinformazione. Sei Regioni ricorrono alla Consulta

Roma - Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. E forse proprio per questo ieri il Capo dello Stato ha invitato di nuovo tutti a guardare senza preconcetti ai progetti di riforma scolastica. «Non si possono dire soltanto dei no, né bisogna farsi prendere dalla paura. Si può essere d'accordo su alcuni cambiamenti e non su altri» ha detto aggiungendo che le competenze in questa materia sono del ministro della Pubblica istruzione. «Io guardo quello che fanno governo e Parlamento e quello che si discute con i rappresentanti della scuola e dei sindacati. Bisogna fare attenzione - ha aggiunto Napolitano - a non farsi prendere da nessuna esagerazione e da nessun allarme». Lavoratori e studenti ieri sono scesi in piazza per contestare gli interventi in materia di istruzione - primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico - ma la giovane titolare dell'Istruzione ha ribadito di non capire il perché dell'ostilità. «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto la Gelmini - in realtà non abbiano letto il provvedimento». Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è «la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione». Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione, nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito ieri con il «No Gelmini day» andato in scena a Milano (un lungo corteo ha raggiunto il provveditorato, dove sono anche state lanciate alcune uova contro l'edificio), Genova, Napoli, Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 km a piedi), ed altre. E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. «Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese» ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione. A Roma mezzo milione di persone hanno sfilato per le vie della città. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Intanto sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma perchè «lede le nostre competenze».Ieri, comunque, non solo la scuola ha scioperato. Il fermo generale indetto dai sindacati di base ha coinvolto anche trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni e le ripercussioni sono state pesanti. Per molte città, soprattutto i grandi centri urbani, è stato un vero venerdì di passione.

Vaporetti e autobus dimezzati dallo sciopero
Più pesanti del previsto gli effetti dell’astensione dal lavoro proclamata dai Cub. Gli altri sindacati minimizzano
di Pierluigi Tamburrini

Venezia - È andata peggio del previsto: corse di Actv dimezzate dallo sciopero di 24 ore indetto ieri dai sindacati autonomi del trasporto pubblico. Solito balletto di cifre sulla percentuale di dipendenti che hanno aderito allo sciopero: il 50 per cento secondo Actv e il 75 secondo il sindacato. Ma, anche tenendo conto dei dati forniti da Actv, lo sciopero è andato oltre le aspettative degli stessi autonomi del Cub che hanno indetto la manifestazione nazionale, in quanto a questa sigla sarebbe iscritto non più del 12 per cento dei lavoratori di Actv, oltre 350 dipendenti. A minimizzare l'adesione allo sciopero sono però proprio gli altri sindacati che non hanno aderito alla manifestazione. «Il cinquanta per cento di adesioni - è il giudizio di Walter Novembrini, delegato di Cgil Trasporti per l'Actv - non mi pare un risultato eccezionale». È significativo però che i passeggeri in attesa agli imbarcaderi, non moltissimi per la verità, tendano a solidarizzare con gli scioperanti. «I dipendenti di Actv fanno bene a scioperare - sbotta la signora Elisabetta, alla fermata della Ca' d'Oro -, se l'azienda li tratta come ha dimostrato di trattare gli utenti con le vicende della linea 3 e dell'Imob». Giudizi simili si sentivano spesso ieri agli approdi, nonostante lo sciopero non fosse rivolto direttamente contro Actv, ma facesse parte di un'agitazione di carattere nazionale, e nonostante i disservizi per l'utenza siano stati forse superiori a quanto segnalato da Actv. L'azienda di trasporto pubblico, infatti, sottolinea che non è stata soppressa alcuna linea dei vaporetti, ma sono state semplicemente diminuite le corse. Ad essere precisi la frequenza della linea 1, nel tratto Lido-San Zaccaria, si sarebbe ridotta a un mezzo ogni venti minuti, come la frequenza della linea 2 tra il Tronchetto e Piazale Roma. Le corse del 51 e del 52 sarebbero invece passate ogni mezz'ora, mentre le altre linee sarebbero state regolari. Merito delle linee garantite, secondo Actv, previste nel caso di scioperi di un'intera giornata che, come d'uso, permettono di limitare i disagi al tratto Rialto-San Marco, percorso percorribile a piedi in pochi minuti. Ma bastava stare un po' di tempo agli approdi per avere l'impressione che i vaporetti fossero ben più rari. A mezzogiorno di vaporetti della linea 1, osservandoli dalla fermata della Ferrovia, ne passavano sicuramente meno di uno ogni mezz'ora. «Sono stato quasi quaranta minuti, verso le nove del mattino, alla fermata di Ca' d'Oro conferma un passeggero e non è passato nessun vaporetto». Per quanto riguarda invece gli autobus, l'adesione allo sciopero (sempre secondo Actv) sarebbe stata del 44,6 per cento a metà mattinata, inferiore a quella registrata sui vaporetti. Adesione zero a Chioggia, sia sull'urbano che sull'extraurbano, scarsa al Lido, più pronunciata nell'extraurbano di Mestre, e massima nel servizio urbano. Ma anche in queste aree la frequenza dei mezzi sarebbe crollata. Sui servizi di navigazione, invece, sempre secondo Actv, alle 9 era assente il 49 per cento dei lavoratori in turno (130 in sciopero, 136 presenti al lavoro), mentre a mezzogiorno erano 166 gli scioperanti contro 180 presenti al lavoro. «Un grandissimo risultato - gongola Danilo Scattolin del Cub Trasporti - che mostra quanto siano stanchi i lavoratori di attendere un contratto scaduto da un anno». Mentre si richiama ai dettami della commissione di garanzia la giustificazione dei confederati di non aver aderito a uno sciopero che è risultato sentito. «Avremmo dovuto scioperare il 13 ottobre, ma la commissione ce lo ha impedito proprio perchè era in programma lo sciopero generale dei Cub - spiega Novembrini -, ma il 10 novembre scioperiamo anche noi».

Roma. Nuove regole per gli scioperi...

Roma - Nuove regole per gli scioperi. Nel giorno dello stop dei trasporti indetto dai sindacati di base e delle manifestazioni di piazza contro la riforma della scuola, il consiglio dei ministri ha dato il via libera alle linee guida di una riforma che riguarderà soprattutto i servizi pubblici essenziali. Il provvedimento, che sarà varato sotto forma di disegno di legge delega dopo la consultazione delle parti sociali, prevede una stretta particolare sugli stop proclamati da sigle minori, che, «con comportamenti spregiudicati» e con il solo effetto annuncio, ha spiegato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi (nella foto), rischiano di creare danni maggiori di quelli effettivamente provocati dagli scioperi. L'obiettivo dichiarato dal governo è quello di raggiungere un maggiore equilibrio tra il diritto di sciopero e il rispetto dei diritti di cittadini e imprese. Ma la Cgil reagisce duramente giudicando «illiberali» i tratti della riforma. Le linee guida approvate dal Consiglio dei ministri prevedono innanzitutto l'aggiornamento e la revisione dei servizi essenziali. È quindi stabilita l'istituzione di un referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero e l'adesione individuale preventiva per dare maggiore certezza sul livello di adesione. Le sanzioni saranno affidate ai prefetti «in modo da renderle effettive». Dovranno essere inoltre previste adeguate procedure per un congruo anticipo della revoca dello sciopero «al fine di eliminare i danni causati dall'effetto annuncio». È proprio su questo tema che ha insistito Sacconi, portando ad esempio l'agitazione nei trasporti proclamata da Cobas, Cub e Sdl che ha paralizzato dalla mattinata molte città italiane: «Proprio oggi è stato organizzato uno sciopero da sigle sindacali minori e l'effetto annuncio - ha detto il ministro - è stato di diffusa rinuncia ad utilizzare i mezzi di trasporto pubblico nonostante un grado di adesione basso». E lo stesso succede quando uno sciopero viene revocato all'ultimo momento. Contro le nuove norme è insorta la Cgil. Lo sciopero è «un diritto incoercibile», sottolinea. Le linee guida del disegno di legge delega hanno «tratti illiberali e rendono necessario contrastare norme che attaccano i diritti dei lavoratori e della loro rappresentanza e appaiono sbagliate nel metodo, nel merito e sotto il profilo costituzionale». Secondo la Cgil esiste un «chiaro intento di introdurre ulteriori e immotivate restrizioni al diritto di sciopero e alla libertà sindacale». Più aperto invece il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, disponibile al confronto: «Il diritto allo sciopero è garantito dalla Costituzione e non va toccato, ma bisogna trovare una strada equilibrata per regolamentare e conciliare meglio questo diritto inviolabile con gli interessi della collettività. Soprattutto - sottolinea - quando accade che una piccola minoranza tenga in scacco la generalità della rappresentanza dei lavoratori».

GIUSTIZIA
Magistrati onorari non retribuiti da agosto si astengono dalle udienze

Venezia - Coprono tre quarti dell'attività d'udienza delle Procure ma il ministero della Giustizia ha tagliato i loro già magri compensi. Per questo i vice procuratori onorari si sono astenuti dalle udienze dal 6 al 15 ottobre e continueranno con l'agitazione per una settimana al mese fino a quando la loro vertenza non sarà risolta. Pagati 98,13 euro lordi a udienza (e ora copriranno a Venezia anche i procedimenti per droga durante le indagini preliminari), si sono visti sopprimere le indennità da procedimento speciale con una circolare ministeriale del 4 settembre, che disponeva anche per il passato. Così, chi ha fatto fattura in agosto è rimasto anche buggerato, dovendo pagare l'Irpef su un compenso che non si sa se arriverà. Ora i Vpo chiedono che la circolare del 4 settembre sia ritirata o annullata. «Hanno cercato di tagliare arbitrariamente i fondi della Giustizia adducendo poche giustificazioni - dicono alla Federmot, l'associazione dei magistrati onorari - e il funzionario pubblico deve rispettare le circolari anche quando sono contro la legge. Noi non possiamo mollare e la gente deve sapere che la giustizia viene amministrata in gran parte da persone che, senza quell'indennità, guadagneranno 400 euro al mese». La diffida di pagamento alla Procura della Repubblica e alla Procura generale è intanto partita e tra qualche giorno scadranno i termini per l'adempimento. In caso di inerzia, i magistrati onorari dovranno denunciare per omissione di atti d'ufficio la stessa Procura, che pur manifestando solidarietà è costretta al momento a ubbidire alla circolare. Le difficoltà nell'operare e soprattutto vivere a Venezia sono un grande motivo di scontento tra il personale amministrativo di Tribunale e Procura. Le segreterie della funzione pubblica dei sindacati Cgil, Cisl, Uil, Unsa, Rdb pubblico impiego e Flp, confermando le iniziative già annunciate la settimana scorsa, comunicano che per venerdì 24 sarà indetta un'assemblea sindacale del personale giudiziario aperta alla cittadinanza nel Palazzo di Giustizia a Rialto. Inoltre, una delegazione sindacale formata dai segretari provinciali e da un gruppo di lavoratori incontrerà alle 11 il sindaco Massimo Cacciari per esporre i motivi dell'agitazione. Ma la manifestazione sindacale del 24 sarà preceduta da altre iniziative nel centro storico e in terraferma. Lunedì 20 dalle 9 alle 11 è indetta dal personale giudiziario in servizio presso il Giudice di Pace di Mestre un'analoga iniziativa (l'assemblea aperta alla cittadinanza si terrà in via Palazzo). Il giorno successivo dalle 10 alle 12 si terrà una manifestazione indetta dal personale giudiziario in servizio nel Tribunale per i minorenni (in via Bissa a Mestre) con assemblea aperta alla popolazione. Troppo importanti sono i problemi della giustizia per rimanere relegati solo tra gli addetti ai lavori.


18 ottobre 2008 - L'Adige

ROMA. Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia

ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un pò tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che oggi hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti. Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, 'missione di recuperò che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila. Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell'Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, Bologna e Venezia. Ma il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, non accetto di essere posta sul banco degli imputati: «La sinistra sta facendo una campagna di disinformazione creando un allarmismo nel paese che non ha ragion d'essere. La sinistra - ha affermato il ministro - sta dicendo alle famiglie che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi: è una grande bugia». Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno, ha assicurato Gelmini, verranno potenziati.


18 ottobre 2008 - L'Avvenire

cobas. Due milioni in piazza, secondo i sindacati di base Traffico difficile solo a Milano, Roma e Palermo Cremaschi (Fiom): sarà un autunno caldissimo
Trasporti, non blocchi ma disagi
di ROBERTO I. ZANINI

Roma - Scioperi dei sindacati di base in tutta Italia ma il rischio che si bloccassero i trasporti nazionali è stato in gran parte fugato. Anche se, come ha affermato il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, che ha preso parte alla manifestazione a Roma, ieri «è stato mandato un segnale forte anche verso tutte le altre manifestazioni che si svolgeranno nelle prossime settimane». Una giornata di assaggio, quindi, per quello che lo stesso Cremaschi ha pronosticato come un «autunno caldissimo». Nel dettaglio, le ferrovie hanno diramato in serata un bollettino di bilancio nel quale si annotava come i treni a media e lunga percorrenza avessero «viaggiato tutti in modo regolare.
Pochissime – invece – le ripercussioni in ambito regionale dove la circolazione di alcuni convogli ha subito qualche modifica». Qualche disagio è stato invece creato nelle maggiori città per gli scioperi nel trasporto pubblico, che si sono sovrapposti alle manifestazioni di strada, quelle sulla scuola comprese, oltre a coincidere col venerdì 17 e con le piogge che in alcuni casi sono state consistenti. Scioperi e manifestazioni che hanno parzialmente coinvolto, oltre ai trasporti e alla scuola, anche la sanità e i servizi pubblici in generale. L’obiettivo era quello di chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi al consumo, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Ma anche di far capire all’esecutivo che una buona fetta dei lavoratori italiani non si sente più rappresentata da Cgil, Cisl e Uil. Secondo le sigle organizzatrici, alle iniziative di protesta avrebbero aderito circa due milioni di persone. Cifra da accogliere col beneficio d’inventario ma che in ogni caso ha prodotto poco piacevoli ripercussioni in termini di caos e di traffico. Roma è stata attraversata, sotto una pioggia insistente ma leggera (da piazza della Repubblica a San Giovanni), da un corteo costituito da alcune decine di migliaia di persone aderenti ai sindacati Rdb, Cobas, Sdl e da un folto gruppo di studenti, che poi ha scelto di proseguire la protesta sotto il ministero dell’Istruzione a viale Trastevere. Slogan, cartelli e striscioni erano naturalmente contro i ministri Brunetta e Gelmini. La società dei trasporti pubblici di Milano, l’Atm, ha garantito che ieri il 68% di autobus e tram era in servizio. Anche qui, però, i disagi non sono mancati, soprattutto per gli automobilisti.
Le solite divergenze sui dati dell’adesione allo sciopero a Torino. Secondo i sindacati oltre il 70% degli autisti di autobus e tram avrebbe incrociato le braccia, ma per la società dei trasporti Gtt, non è stata oltrepassata la soglia del 35%. Per motivi di sicurezza, dovuti anche all’assenza di personale, è comunque stata fermata la circolazione della metropolitana. All’aeroporto di Bologna sono saltati 24 voli, mentre a Fiumicino i disagi sui 500 voli quotidiani sono stati minimi, con poche cancellazioni e qualche ritardo. Traffico in crisi a Palermo. A Venezia, invece, alla mancanza di vaporetti hanno sopperito le gondole che, in accordo col comune, hanno garantito, a prezzi modici, il trasporto di residenti e turisti da una sponda all’altra del Canal Grande. A Napoli, invece, i mezzi che sono rientrati in deposito al momento dello sciopero sarebbero stati molto pochi, alle fermate non si sarebbero registrate resse e la situazione sarebbe stata ancor più tranquilla alle stazioni di metropolitana, funicolare e circumvesuviana. Nel complesso si è parlato di una adesione partenopea non superiore all’11%.


18 ottobre 2008 - Il Mattino

Salerno. Il raduno avviene di primo mattino...
di GIALUCA SOLLAZZO

Salerno - Il raduno avviene di primo mattino, qualche minuto dopo le 7, in piazza della Concordia. Giusto il tempo per un caffè, poi una rapida lettura dei giornali prima della partenza per Roma, destinazione piazza della Repubblica. Sul posto non si fanno attendere i quattro pullman allestiti nei giorni scorsi dai Cobas, per non mancare a una mobilitazione attesa da settimane. E' il giorno dello sciopero generale proclamato da Cobas, Cub ed Sdl e la "carovana" degli insegnanti salernitani è pronta a mettersi in marcia verso la capitale. Precari e non , nessuno vuole saltare l'appuntamento. Per protestare contro i tagli della riforma Gelmini e allontanare il rischio della crisi della scuola pubblica. Arrivano anche dalla provincia, da Sala Consilina, Eboli, Battipaglia, tutti in gruppi, i docenti salernitani. Per alcuni ci sono anche le rispettive famiglie al seguito. Gli appelli dei giorni scorsi rivolti dai membri provinciali dei Cobas hanno sortito gli effetti sperati e fatto registrare una incoraggiante risposta in termini di adesioni: alla fine a partire ieri da Salerno sono stati più di trecento insegnanti. Circa un centinaio ha invece preferito muoversi autonomamente con mezzi propri. Al fianco dei docenti ci sono anche i genitori degli alunni disabili, preoccupati per quelli che sono stati i tagli imposti alle cattedre di sostegno. Con un po'di ritardo rispetto al previsto e una volta esplicate le operazioni di riconoscimento, gli insegnanti hanno potuto prendere posto sui pullman. Mentre alcuni componenti dei Cobas hanno provveduto a ripiegare i due striscioni di protesta preparati per l'occasione. «I messaggi contenuti sono quelli che andiamo ripetendo da mesi, serviranno ad esprimere il malcontento della classe dei docenti, in particolar modo di quelli precari", tiene a precisare Alessandro D'Auria del Comitato di base della Scuola di Salerno. Uno recita così: "La scuola pubblica non morirà». Mentre nel secondo non può mancare l'attacco «agli artefici - secondo D'Auria - del disastro dell'istruzione»: «Berlusconi, Tremonti, Gelmini stanno uccidendo la scuola pubblica». Il concentramento generale a Piazza della Repubblica avviene dopo le 11, e nel corteo capitolino insieme ai precari di Salerno, uniti sotto la sigla dei Cobas, trova spazio anche una piccola rappresentanza di insegnanti di altri sindacati. "Al nostro fianco c'è anche un buon numero di docenti della Cgil - dice Teresa Vicidomini, responsabile provinciale dei Cobas - questo vuole far capire che l'unico vero sciopero contro la riforma del ministro Gelmini è il nostro. I sindacati confederali contrattano col Governo altri tagli invece di recuperare risorse". Dopo il corteo, gli insegnanti salernitani partecipano anche alla riunione nazionale all'istituto tecnico "Galileo Galilei", poi in serata, alle 19, il ritorno a casa. Intanto lunedì prossimo si terrà, alle 15.30, a palazzo Sant'Agostino un'assemblea aperta a tutte le organizzazioni sindacali, confederali e Cobas, per discutere del futuro dell'istruzione ed aprire un tavolo di confronto con i vertici delle istituzioni provinciali.

Roma. «Non si possono dire soltanto dei "no"
di ELENA ROMANAZZI

Roma. «Non si possono dire soltanto dei "no" né bisogna farsi prendere dalla paura. Si può essere d’accordo su alcuni cambiamenti e non su altri». Risponde con queste parole il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ad un giovanissima alunna di Milano, preoccupata dalle riforme della scuola. È il consueto incontro autunnale con gli studenti che si tiene nella tenuta di Castelporziano. Poco lontano dalla capitale, invasa ieri per metà mattinata da docenti, alunni, ferrovieri e precari, portati in piazza dai Cobas e dall’Rdb contro la politica dei tagli attuata dal governo, nella scuola, nell’università, nella sanità e nei trasporti. Cinquecentomila persone si sono radunate, secondo gli organizzatori a piazza San Giovanni. E due milioni, sempre per i sindacati, sono i lavoratori che hanno aderito allo sciopero. È stata una giornata di passione in molte città. Ed è una protesta che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, «non comprende»: «Sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza in realtà non abbiano letto il provvedimento- dice davanti alle telecamere di Mattino 5 - perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, ambiti che non sono toccati dalla riforma». Parole che non bastano a sedare gli animi, anzi aumentano il clima di tensione. Il capo dello Stato è attento a questo tema. Tre giorni fa ha ricevuto il ministro Gelmini e non è casuale che ieri sia intervenuto rispondendo alla giovane studentessa meneghina. Napolitano spiega che «le competenze in questa materia sono del ministro della Pubblica Istruzione». Ma aggiunge: «Io guardo quello che fanno governo e Parlamento e quello che si discute con i rappresentanti della scuola e dei sindacati. Bisogna fare attenzione a non farsi prendere da nessuna esagerazione e da nessun allarme». Perché «ci sono alcune cose da cambiare nella nostra scuola, che non dà ai ragazzi tutto quello che vorrebbe sul piano della formazione e della preparazione al lavoro». Un invito a guardare alla realtà della situazione, proprio come aveva fatto nel corso dell’inaugurazione del nuovo anno scolastico. Parole sagge, per Maurizio Gasparri del Pdl. Condivise anche dall’ex ministro dell’Istruzione, Beppe Fioroni: «Serve una riforma vera». Il clima di tensione sulla riforma della scuola sta aumentando giorno dopo giorno. Anche se i dati forniti ieri dal ministero sull’adesione allo sciopero delle sigle di base sono davvero esigui, solo poco più del 4% avrebbe aderito, di fatto il comparto è in fermento da giorni, tra proteste spontanee, sit-in, notti bianche, assemblee universitarie e «No Gelmini day». A Milano muri e vetrine imbrattati, lanci di uova e scoppi di petardi. A Roma un gruppo di manifestanti si è sganciato dal corteo principale e si è spostato a viale Trastevere, sede del Ministero, dove alcuni studenti hanno lanciato dei fumogeni colorati, bloccando tutta la circolazione. Ci sono stati momenti di tensione. E poi la situazione è tornata alla normalità. Quello romano è stato un corteo variopinto, almeno il blocco sceso in piazza per la scuola, alunni delle elementari, clown, tanti palloncini colorati, cartelloni allegorici contro il ministro: «Taglia e ritaglia, l’alunno raglia». Per le strade della capitale anche i docenti dello storico liceo Mamiani che hanno deciso di sfilare con una stella gialla sul petto in segno di protesta contro la Lega. La partita è ancora tutta aperta anche se il decreto marcia spedito verso la conversione. Pieno sostegno dal ministro giunge dal Pdl. La piazza tornerà a riempirsi il prossimo 30 ottobre. Questa volta sarà sciopero generale della scuola ed è stato indetto da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda.


18 ottobre 2008 - La Sicilia

In 1.500 alla manifestazione contro i provvedimenti del ministro Gelmini
«Non è una riforma Tagli indiscriminati»

Catania - Dai tagli ai docenti di sostegno, al personale Ata, all'edilizia scolastica. Ma anche la paura di un razzismo indiscriminato contro i disabili, gli stranieri e i meridionali. Sono questi i motivi principali che hanno spinto migliaia di persone a manifestare contro i provvedimenti della riforma scolastica del ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini. Una lotta aperta contro quella che viene definita da docenti e sindacati di categoria: «non una riforma, ma una serie di tagli».
Per protestare contro i provvedimenti del ministro Gelmini, sono stati organizzati da Cobas, Cub e Sdl intercategoriale, cortei in numerose città italiane. Da Milano a Catania. Nel capoluogo etneo sono stati circa 1500 i partecipanti: un folto gruppo composto da studenti, docenti, insegnanti di sostegno e genitori. «Il provvedimento della Gelmini che taglia le risorse in modo indiscriminato, penalizza il meridione più del resto d'Italia - spiegano gli aderenti al corteo - 7.000 i posti in meno previsti in Sicilia, graduatorie bloccate e precari senza nessuna speranza di stabilizzazione».
Il corteo, aperto da uno striscione con la scritta: «Giù le mani dalla scuola. Gelmini vattene», è partito da piazza Roma fino a raggiungere piazza Università dove gli animi si sono infiammati e in molti hanno minacciato di occupare il Rettorato.
«I precari non servono più - afferma un'insegnante - La Gelmini ha prevaricato i deboli, tagliando gli insegnanti di sostegno», grida la mamma di un disabile. E un altro gli fa eco: «Vuole smantellare la scuola pubblica e finanziare le scuole private».
Studenti, insegnanti e genitori non sembrano condividere le rassicurazioni del ministro e promettono di protestare di nuovo: oltre alla giornata di sciopero indetta per ieri, Cobas, Cub e Sdl intercategoriale, prevedono un mese di agitazione nella scuola e nell'università e rimandano l'appuntamento al 30 ottobre con sit-in, blocco delle lezioni, altri cortei e notti bianche.(L.G.)


18 ottobre 2008 - Il Tempo

I sindacati lavorano alla manifestazione del 30 ottobre
Cortei «anti riforma» in tutta Italia: classi vuote, prof e studenti in piazza
Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. Lavoratori e studenti sono scesi in piazza per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione. Sit-in e cortei in tutta Italia: a Milano c'è stato il «No Gelmini day», un lungo corteo

300.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura - ha raggiunto il provveditorato; a Genova anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari; a Napoli in piazza insieme liceali e universitari; a Bologna in 300 hanno fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini.
E naturalmente con lo sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. «Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese» ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione.
A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, è stata aperta dallo striscione «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della città. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals.(Gia.Ron.)


18 ottobre 2008 - Gazzetta del Sud

Resta fissato lo sciopero generale del 30. Esultano i Cobas per la partecipazione, ma il ministero ridimensiona: ha aderito il 4,43% del personale
La scuola in piazza, dati contrastanti
Sei Regioni faranno ricorso alla Corte Costituzionale perché la riforma lederebbe le autonomie locali
di Cinzia Vallini

ROMA - Da Milano a Palermo in piazza contro la Gelmini e Brunetta. Ieri gli studenti, supportati dai lavoratori di altri comparti pubblici, hanno fatto le prove per lo sciopero generale della scuola fissato per il 30 ottobre. L'agitazione, proclamata dai Cobas, ha paralizzato Roma e Milano portando in piazza migliaia di persone (30 mila in Lombardia secondo gli organizzatori, un terzo per la Questura) e nella Capitale si è parlato di cifre oscillanti tra 300 mila e 500 mila anche se le forze dell'ordine hanno ridimensionato le adesioni. Il corteo è partito compatto da San Giovanni ma poi gli studenti hanno deviato per raggiungere viale Trastevere dove ha sede il ministero della Gelmini che, insieme con il collega Brunetta (in serata contestato a Prato) sono stati i bersagli preferiti. «Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese», commentano con soddisfazione i leader dei Cobas-scuola che hanno indetto la mobilitazione assieme a Cub-scuola, Cobas, Cub, Sdl intercategoriale e Usi-ait. La scuola mobilitata, però, secondo i dati ufficiali diffusi nel pomeriggio sarebbe stata solo una parte minoritaria. L'adesione allo sciopero è stata, dice viale Trastevere, pari al 4,43%. In particolare nelle 5.015 scuole rilevate (su 10.753) hanno scioperato 21.136 dipendenti sui 476.826 tenuti al servizio. Questo dice il ministero, mentre i sindacati di base gridano al successo e cortei si sono visti ovunque. A Genova, Napoli, Venezia, Bologna, Piacenza, Firenze, Palermo. Bambini e genitori con molti docenti hanno sfilato urlando contro la Gelmini e con il sostegno degli studenti universitari dei collettivi in agitazione da giorni. «Non pagheremo la vostra crisi», «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola», «Gelmini non fa rima con bambini» gli slogan più gettonati dai manifestanti che, in alcuni casi, si sono fatti a piedi lunghi percorsi per il concomitante sciopero dei mezzi pubblici. E oggi si continua in molte città dove la mobilitazione sarà soltanto sospesa per l'intero weekend o solo per la domani per tornare lunedì. Oggi fiaccolata ad Ancona con arrivo a piazza Cavour. Di contorno le polemiche si sono infiammate sia per la partecipazione a molti cortei anche dei bambini sia per le parole di Napolitano che hanno richiamato alla ragionevolezza. Per la Rete degli studenti medi non è vero che si dice solo «no» ma si vorrebbero dire molti «sì» ai finanziamenti e al rinnovamento che, con il piano Gelmini, non si vedono. Nel novero delle controversie resta aperta quella tra la Conferenza delle Regioni e il ministero. Sei Regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per il contenuto illegittimo di alcuni provvedimenti che lederebbero le autonomie locali. Ora si lavora alla manifestazione del 30 ottobre che sarà dedicata interamente alla scuola e che ha avuto l'adesione, fin qui, di tutti i sindacati compresi i Confederali. Nei giorni scorsi, comunque, sia Raffaele Bonanni (Cisl) che Sergio Angeletti (Uil) hanno manifestato aperture nei confronti del governo ipotizzando un'eventuale revoca dell'agitazione. A condizione, però, che venga aperto un tavolo di confronto sia sui principi della riforma che sulle retribuzioni degli insegnanti. Intanto Mariastella Gelmini ha ribadito di non capire il perché delle ostilità. «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza – ha detto parlando a Mattino 5 – in realtà non abbiano letto il provvedimento, perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento». Perché – ha precisato – riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: «Introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell'educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione». Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è «la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati». Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione. Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana.

Particolari disagi a Roma, Milano e Torino anche a causa dei numerosi cortei di protesta che hanno attraversato le vie centrali
Le grandi città penalizzate dal blocco dei trasporti pubblici
Brunetta (contestato a Prato): aumenti agli statali sui 60-65 euro
di Giovanna Monti

ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che ieri hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Le ripercussioni sono state pesanti soprattutto per le città più grandi. Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da Piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Il traffico è rimasto paralizzato. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa. Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell'Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza. All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali ed internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande. A Prato, fischi e slogan hanno accolto il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, al suo arrivo alla Conferenza programmatica del PdL. I poliziotti del Coisp hanno esposto alcune sagome di agenti pugnalati alle spalle. Il ministro ha ironizzato sull'accaduto dicendo: «Ci sono 500 persone in sala e 200 fuori. C'è libertà d'opinione, e viva chi è in sala e chi contesta». Nel suo intervento, Brunetta ha annunciato: «I pubblici dipendenti potranno avere aumenti rilevanti anche con meno risorse: il rinnovo del contratto è sul terreno e darà 60-65 euro e non i soliti 105 euro». «Se il contratto – ha aggiunto il ministro – si chiude in tempi brevi, e ne sono quasi certo, potremo dare l'aumento ai primi giorni del 2009. A dicembre ai dipendenti pubblici daremo 120 euro per la vacanza contrattuale».


18 ottobre 2008 - Il Messaggero Veneto

Fvg, bloccato il 60% dei treni

ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po’ tutti i centri urbani. Disagi anche nelle ferrovie.
In Friuli Venezia Giulia lo sciopero dei sindacati di base, Cub, Cobas e Sdl ha causato finora il blocco del 60 per cento della circolazione ferroviaria: lo ha affermato Willy Puglia, coordinatore regionale della Cub-Rdb Trasporti. Secondo l’esponente sindacale l'adesione da parte degli addetti delle ferrovie ha toccato il 100% nella tratta Trieste-Udine.
L’adesione dei vigili del fuoco ha toccato il 35%, quello del trasporto pubblico locale il 18% in regione e il 47% a Trieste.
L’adesione media del mondo della scuola è del 40%, mentre il dato medio del pubblico impiego è del 10%, con punte del 40% all’Inps di Trieste.
«Il giudizio sulla riuscita della manifestazione è estremamente positivo – ha affermato Puglia –, la partecipazione, anche quella in piazza, a Roma, testimonia che la piattaforma presentata dai sindacati in giugno al Governo è largamente condivisa».
Anche le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base.
Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori.
Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell’Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. A Torino è stata bloccata la metropolitana. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande

E ora l’appuntamento al 30 ottobre per la manifestazione organizzata Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals
Scuola in piazza: «No alla Gelmini»
Nel mirino il maestro unico e la mancanza di investimenti: «Così si muore» LE MANIFESTAZIONI NELLE CITTÀ Studenti, professori e genitori contestano la misura del governo Slogan anche contro la riforma dell’università

ROMA - «Siamo più di 500 mila». Esultano gli organizzatori del corteo di Roma contro la politica economica del governo e la riforma della scuola. Una partecipazione «senza precedenti», ha sottolineato il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi. Numeri a parte – che saranno destinati al solito balletto di cifre – la partecipazione è apparsa comunque massiccia per dire no alla riforma messa in campo dal governo. Lo spezzone "dedicato" alla scuola era il più colorato, chiassoso e allegro. Dietro lo striscione "No alla distruzione della scuola" firmato dal Popolo della scuola pubblica, c’erano bambini, genitori, insegnanti con fischietti, magliette colorate che scandivano: «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Gli altoparlanti, oltre a spiegare le motivazioni della protesta, lanciavano slogan contro il ministro dell’Istruzione. In particolare, i manifestanti protestavano contro l’aumento del numero degli alunni per classe: «Se 20 alunni vi sembran pochi, provate voi a insegnare. Così vedrete la differenza tra insegnare e comandare». E ancora: «Per la Stellina la scuola va in rovina, la classe traballa e nessuno resta a galla».
Molti anche gli striscioni dedicati all’università e alla ricerca. Settori anche questi, denunciano gli studenti e i professori, gravemente colpiti dai tagli del governo. Tra i manifestanti c’era anche un gruppo di vigili del fuoco che trasportavano una barella sulla quale era adagiato un manichino che ha sulle spalle una foto del ministro Brunetta che gli succhia il sangue. «Siamo qui – ha spiegato Giovanni Muccarino, coordinatore nazionale dei vigili del fuoco Rdv – perché vogliamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi».
Dopo l’arrivo della manifestazione in piazza San Giovanni, gli studenti medi e universitari hanno deciso di lasciare il corteo dei sindacati di base per dirigersi sotto il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere per «gridare al ministro il no alla riforma».
Manifestazioni contro la riforma Gelmini e contro i tagli all’università anche a Milano e in altre città italiane, da Torino a Palermo. Nel capoluogo lombardo insegnanti e genitori della "Rete Scuole" hanno atteso il lungo corteo degli studenti in corso di Porta Romana. Accolti con un lungo applauso, i giovani hanno salutato l’altra parte della manifestazione: «Ragazzi salutate i nostri professori e tutti insieme combattiamo il decreto Gelmini».
Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli (in piazza insieme liceali e universitari), Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 chilometri a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini), Piacenza (una fiaccolata a cui parteciperà anche il sindaco è in programma stasera). E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione.
«Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all’800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un’idea di distruzione di un’istituzione fondante del paese» ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione.
Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione sulla scuola, organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals.


18 ottobre 2008 - Il Piccolo

Scuola, 300mila in piazza contro la Gelmini
Napolitano: non si possono dire solo dei no

ROMA - «Non si possono dire soltanto dei "no". Né bisogna farsi prendere dalla paura». Interrogato dal alcuni studenti sul futuro della scuola, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano scaglia una freccia in difesa del ministro della Pubblica istruzione. E Maria Stella Gelmini ringrazia. Le parole del Capo dello Stato arrivano infatti proprio nel giorno in cui in tutta Italia decide e decine di migliaia di studenti, genitori, professori e maestre (300mila secondo gli organizzatori) protestano contro la riforma della scuola e i tagli all’università. A Roma, come a Palermo e Milano (dove le manifestazioni sono state ben tre che hanno raccolto 100mila persone), ma anche Bologna, Genova, Venezia e Napoli.
Lavoratori e studenti ieri sono scesi in piazza a Roma (ma non solo), per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione - primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico - ma la giovane titolare dell'Istruzione ha ribadito di non capire il perchè delle ostilità. «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto - in realtà non abbiano letto il provvedimento, perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento». Il provvedimento - ha precisato - riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: «introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell'educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione».
Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è «la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati».
Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione, nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito oggi con il «No Gelmini day» andato in scena a Milano (un lungo corteo - 30.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura - ha raggiunto il provveditorato, dove sono anche state lanciate alcune uova contro l'edificio), Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli (in piazza insieme liceali e universitari), Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini), Piacenza (una fiaccolata a cui parteciperà anche il sindaco è in programma stasera). E naturalmente con lo sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione.
«Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese» ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione. A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, è stata aperta da un eloquente striscione «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della città.
Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals.
Intanto, mentre il ministro Gelmini, slide alla mano, si è, premurata, l'altra sera, di illustrare ai parlamentari di Pdl e Lega come la scuola italiana cambierà grazie a tre parole d'ordine - educazione, merito, efficienza -, sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma.


18 ottobre 2008 - La Nuova Venezia

Corteo con duecento ragazzi, ma nelle classi assenze di massa
Studenti in piazza, arrivano le denunce
Aule vuote e manifestazione a Venezia. Bloccato il Ponte della Libertà Effetti. La mobilitazione anti-Gelmini fa saltare le lezioni nel Veneziano Identificati gli organizzatori: sono minorenni, le multe dovranno essere pagate dai loro genitori. Docenti, i Cobas esultano: «Adesione altissima»
di GIACOMO COSUA

VENEZIA - Molte aule vuote ieri nel Veneziano: lo sciopero indetto da Cobas e Rdb tra i docenti e la contemporanea manifestazione organizzata degli studenti ha decretato la chiusura di decine di classi. A Venezia circa duecento studenti si sono ritrovati a piazzale Roma alle 9.30, ma sono stati anche loro colpiti dal concomitante sciopero dei trasporti: gli studenti di Mestre non sono riusciti a raggiungere il centro storico.
Gli studenti. Il corteo composto da giovanissimi ha sfilato in un primo momento fino a campo San Geremia e poi, con un cambio di programma dell’ultima ora si è portato davanti alla questura a Santa Chiara, bloccando il traffico sul ponte della Libertà per una ventina di minuti, con gli automobilisti imbufaliti ad aspettare di poter passare.
I proclami. «Il clima che il governo sta alimentando è quello dello scontro, non possono tagliare fondi e fare riforme a colpi di decreto. Abbiamo deciso di bloccare il ponte sia per protestare contro il tentativo da parte delle forze dell’ordine di boicottare le nostre precedenti manifestazioni, sia per lanciare un messaggio sulla gravità della situazion», spiega Jacopo, portavoce del coordinamento degli studenti medi di Venezia e Mestre.
I sindacati. «Lo sciopero è stato un successo - spiega Angelo Zaccaria dei Cobas -: il 70% delle classi oggi non ha svolto regolare lezione nel Veneziano. Noi siamo venuti a Roma con una delegazione e partecipiamo alla manifestazione nazionale.
Slogan. Dal corteo veneziano degli studenti sono partiti cori contro la Gelmini: «Non ti vogliamo, Gelmini non ti vogliamo». Il ponte di Calatrava, mentre i ragazzi attraversavano e ci saltavano sopra, ha vibrato notevolmente. I ragazzi si sono diretti in campo San Geremia dove alcuni di loro hanno illustrato le ragioni dello sciopero: «Vogliamo una scuola che non sia di anno in anno, di governo in governo sempre più impoverita, colpita da tagli indiscriminati e riforme sempre più assurde».
Lo scontro. Il tono della manifestazione poi è salito quando è stata presa di mira la questura, rea, secondo gli studenti di non voler concedere spazi alle proteste: «Quando abbiamo chiesto il permesso di scendere in piazza ci hanno detto di no. Ma noi non ci siamo fermati. Stavolta il permesso ce lo siamo presi da soli e siamo andati davanti alla questura per ribadire che a Venezia non ci sono problemi di ordine pubblico tali da impedire un corteo».
La polizia. Di altro avviso il dirigente della questura Mario Argenio: «Come accade in casi del genere, bisogna dare l’avviso tre giorni prima, questo non è accaduto né stavolta né in precedenza. Quindi abbiamo provveduto a identificare e denunciare gli organizzatori», spiega. I «capi» della protesta verranno multati: salate sanzioni amministrative per blocco del traffico; essendo minorenni, il «conto» arriverà ai genitori. Altro discorso sono le denunce per manifestazione non autorizzata: la questione è al vaglio della prefettura.
Ribelli. «Bisogna dare segnali a chi nega il diritto di protestare - ribattono gli studenti - il governo non dialoga, ma fa solo decreti legge ponendo la fiducia: è questo il confronto che ci vorrebbero insegnare?», si domanda un ragazzo. Ma intanto una denuncia non gliela toglie nessuno.


18 ottobre 2008 - Il Messaggero

ROMA. Mezzi pubblici fermi per lo sciopero...

ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po’ tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano.
Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che oggi hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti.
Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni.
Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, "missione di recupero" che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila.
Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell'Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito.
Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda.
All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali ed internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande.(S.I.)

Dieci addetti in meno a Guidonia per il servizio Aec...
di ELENA CERAVOLO

Dieci addetti in meno a Guidonia per il servizio Aec (assistenti educativi culturali) destinato agli alunni disabili tra i 3 e 13 anni. Il taglio di personale è stato denunciato dai sindacati di base Rdb-Cub.
«Le cooperative che gestiscono il servizio - ha spiegato la responsabile territoriale, Nuccia Caianiello - quest'anno non hanno rinnovato il contratto a dieci lavoratrici che da ben otto anni prestano la loro opera qualificata nel settore. Stranamente la scelta è caduta su quelle operatrici che hanno deciso di tutelarsi sindacalmente di fronte all'annuncio di una diminuzione di personale. Non sono chiari, infatti, i criteri di selezione».
«Tagliare - ha aggiunto Caianiello - significa in qualche modo ridimensionare la quantità e la qualità dell'assistenza».
Intanto l'assessore ai servizi sociali, Emiliano Zoppè, ha aperto un tavolo di trattative per la riorganizzazione del servizio e per affrontare la questione occupazione che si concluderà il 22 ottobre prossimo con un incontro tra Comune, cooperative e sigle sindacali al completo.
«Prima che ripartisse il servizio - ha precisato Zoppè - avevo scritto una lettera chiedendo che fosse mantenuto il personale al livello sia quantitativo che qualitativo dell'anno precedente, confermando quindi anche l'incremento di quattordici unità introdotto tra i mesi di febbraio e marzo scorso. Ora abbiamo aperto un confronto proprio per verificare come e perché è stato riorganizzato il servizio e secondo quale criterio sono stati portati avanti i tagli di personale».


18 ottobre 2008 - La Gazzetta di Reggio

Scuole reggiane chiuse per dire no alla Gelmini
Tanti insegnanti hanno incrociato le braccia lezioni sospese in tre istituti della provincia. Prof, ragazzi e genitori uniti contro il pericolo di un decisivo passo indietro.
di Roberto Fontanili

REGGIO E. - Nonni e baby sitter hanno dovuto fare gli straordinari ieri a causa dello sciopero nella scuola indetto dalla Cub, con una manifestazione riuscita a macchia di leopardo. Ma il dato più significativo è che almeno tre scuole hanno tenuto i portoni completamente chiusi, per uno sciopero indetto da un sindacato autonomo. Solo un anticipo di quanto accadrà il 30 ottobre con lo sciopero e la manifestazione nazionale che si terrà a Roma indetta da Cgil, Cisl, Uil e sindacati autonomi Gilda e Snasl. Tra città e provincia oltre alle elementari Elsa Morante, anche le medie di Quattro Castella e Vezzano hanno sospeso le attività, mentre in diversi altri istituti parte del corpo insegnante ha aderito allo sciopero.
Nella scuola elementare di Rivalta - ad esempio - si sono svolte le lezioni nell’85% delle classi, mentre alle elementari «Matilde di Canossa» e alla «Carducci» gli alunni di alcune classi sono dovuti rientrare a casa a causa dell’assenza degli insegnanti in sciopero.
In numerose altre scuole elementari invece tutto è filato via liscio con la presenza sia delle maestre sia del personale ausiliario.
Le prime avvisaglie si erano fatte sentire nei giorni scorsi. Genitori e alunni avevano infatti notato sui cancelli di cartelli su cui vi era riportato l’annuncio che «a causa dello sciopero indetto non è garantito il regolare svolgimento delle lezioni in tutte le classi».
E per molti genitori solo al suono della campanella è stato possibile scoprire se il proprio bambino sarebbe potuto o meno entrare a scuola. In altre scuole gli insegnanti hanno provveduto il giorno precedente ad avvertire i genitori.
Per chi è stato costretto a tornare a casa, ecco allora scattare il «pronto intervento» con nonni, zii o baby sitter convocati all’ultimo momento per occuparsi dei piccoli.
La difficoltà di avere dati complessivi sull’astensione degli insegnati è dovuta al fatto che in passato era il provveditore agli studi a raccoglierli e a comunicarli, mentre ora questi dati vengono inviati direttamente al ministero a Roma che solo dopo qualche giorno li rende pubblici.
Ciò non toglie che la Cub Scuola - confederazione autonoma che si è mossa prima degli altri per protestare contro la riforma Gelmini - abbia ottenuto nella nostra provincia un risultato positivo e al di sopra delle aspettative della vigilia. E lo ha fatto scegliendo accuratamente la data, anticipando la manifestazione degli altri sindacati cercando, con una massiccia mobilitazione, di bloccare la conversione in legge del decreto.
Perciò se risulta oggettivamente difficile pensare che in una stessa scuola tutto il corpo docente sia iscritto alla Cub Scuola, è più facile ipotizzare che allo sciopero abbiano deciso di aderire anche insegnati non iscritti ad alcun sindacato o addirittura anche ad altre organizzazioni autonome e confederali.
«Il ministro Maria Stella Gelmini è riuscita nell’impresa non facilissima, di unire tutto il fronte della scuola»: questa in sintesi l’analisi del segretario della Cgil Scuola Roberto Bussetti sulla base dei primi dati dell’adesione allo sciopero che ha visto scendere in piazza anche oltre 200 studenti che dal polo scolastico di via Makallè hanno sfilato in città e inscenato un sit-in prima davanti all’ex Provveditorato degli Studi e quindi in piazza del Monte.
Al grido di «Fermiamo la Gelmini» gli studenti si sono mossi per ragioni diverse da quelle che hanno spinto il Cub a manifestare, ma la finalità resta la stessa: evitare che la riforma della scuola entri in vigore. Una riforma che come tutti sindacati hanno sintetizzato prevede il taglio di 88mila docenti e 45mila personale Ata, la reintroduzione del maestro unico nelle elementari e la cancellazione dell’obbligo scolastico a 16 anni, perché tale obbligo potrà essere assolto anche frequentando i corsi di formazione professionale e nei percorsi di tre anni già introdotti dall’ex ministro Letizia Moratti.
Non solo. Nei piani del ministro dell’istruzione si dovrà arrivare anche alla chiusura delle scuole con meno di 50 iscritti e la diminuzione del tempo lungo in molte scuole. Oltre all’obbligo dell’uso del grembiulino e la reintroduzione del «5» in condotta che può comportare anche la bocciatura. Queste in sintesi le misure che i sindacati della scuola vogliono eliminare trovando in questo il sostegno anche dei genitori preoccupati per il futuro della scuola e di quello non meno importante dei loro figli.


18 ottobre 2008 - La Provincia di Cremona

Scuola, aule vuote contro la riforma
di Luca Schiavone

ROMA — Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. E forse proprio per questo oggi il Capo dello Stato ha invitato di nuovo tutti a guardare senza preconcetti ai progetti di riforma scolastica. «Non si possono dire soltanto dei no, nè bisogna farsi prendere dalla paura. Si può essere d'accordo su alcuni cambiamenti e non su altri» ha detto. «Io guardo quello che fanno Governo e Parlamento e quello che si discute con i rappresentanti della scuola e dei sindacati. Bisogna fare attenzione — ha aggiunto — a non farsi prendere da nessuna esagerazione e da nessun allarme». Lavoratori e studenti ieri sono scesi in piazza a Roma (ma non solo), per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione — primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico — ma la giovane titolare dell'Istruzione ha ribadito di non capire il perchè delle ostilità. «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza — ha detto parlando a Mattino 5 — in realtà non abbiano letto il provvedimento, perchè non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento». Il provvedimento — ha precisato — riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: «introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell' educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione». Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è «la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati». Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione, nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito ieri con il «No Gelmini day» andato in scena a Milano (un lungo corteo, 30.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura, ha raggiunto il provveditorato), Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli (in piazza insieme liceali e universitari), Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini). E naturalmente con lo sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. «Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese» ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione. Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della città. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Intanto sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma.


18 ottobre 2008 - Il Cittadino

Il ministro e la piazza: «Non capisco i motivi»

Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. A lavoratori e studenti scesi in piazza ieri la giovane titolare dell’Istruzione ha ribadito di non capire il perché delle ostilità. «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto parlando a Mattino 5 - in realtà non abbiano letto il provvedimento, perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento».Il provvedimento - ha precisato - riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: «Introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell’educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione». Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è «la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi di inglese e informatica che il tempo pieno verranno potenziati». Soltanto i fatti diranno chi ha ragione. Nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito ieri con il «No Gelmini day» andato in scena a Milano, Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli, Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 chilometri a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini), Piacenza (una fiaccolata a cui parteciperà anche il sindaco era in programma ierie sera). E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione.«Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all’800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un’idea di distruzione di un’istituzione fondante del paese» ha commentato con soddisfazione un leader dei Cobas, che insieme a Rdb e Sdl hanno indetto la mobilitazione. A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, è stata aperta da un eloquente striscione «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». Mezzo milione di persone secondo la Cub (meno per la questura) ha sfilato nelle strade.

Molti i disagi da Nord a Sud, acuiti anche dal maltempo; nel mirino dei manifestanti soprattutto Brunetta e la Gelmini
Scuola e trasporti, giornata di passione
Città in tilt per i cortei, i Cobas esultano: «Due milioni di adesioni»

ROMA Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po’ tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che ireri hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti.Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell’Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, ‘missione di recuperò che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila.Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell’Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l’adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l’azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. All’aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali ed internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande.Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata da tutti i sindacati della scuola: dalla Cgil alla Cisl, dalla Uil, alla Gilda per finire con lo Snals.Intanto, mentre il ministro Gelmini, slide alla mano, si è, premurata, l’altra sera, di illustrare ai parlamentari di Pdl e Lega come la scuola italiana cambierà grazie a tre parole d’ordine - educazione, merito, efficienza -, sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma. (Ansa)

Nei servizi pubblici sarà necessario un referendum consultivo fra i dipendenti, infuriata la Cgil: «Misure illiberali e inaccettabili»
Intanto l’esecutivo vara la riforma sugli scioperi

ROMA - Nuove regole per gli scioperi. Nel giorno dello stop dei trasporti indetto dai sindacati di base e delle manifestazioni di piazza contro la riforma della scuola, il consiglio dei ministri ha dato il via libera alle linee guida di una riforma che riguarderà soprattutto i servizi pubblici essenziali. Il provvedimento, che sarà varato sotto forma di disegno di legge delega dopo la consultazione delle parti sociali, prevede una stretta particolare sugli stop proclamati da sigle minori, che, «con comportamenti spregiudicati» e con il solo effetto annuncio, ha spiegato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, rischiano di creare danni maggiori di quelli effettivamente provocati dagli scioperi. L’obiettivo dichiarato dal governo è quello di raggiungere un maggiore equilibrio tra il diritto di sciopero e il rispetto dei diritti di cittadini e imprese. Ma la la Cgil reagisce duramente giudicando «illiberali» i tratti della riforma.Le linee guida approvate dal consiglio dei ministri prevedono innanzitutto l’aggiornamento e la revisione dei servizi essenziali. È quindi stabilita l’istituzione di un referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero e l’adesione individuale preventiva per dare maggiore certezza sul livello di adesione. Le sanzioni saranno affidate ai prefetti «in modo da renderle effettive». Dovranno essere inoltre previste adeguate procedure per un congruo anticipo della revoca dello sciopero «al fine di eliminare i danni causati dall’effetto annuncio». É proprio su questo tema che ha insistito Sacconi, portando ad esempio l’agitazione nei trasporti proclamata da Cobas, Cub e Sdl che ha paralizzato dalla mattinata molte città italiane: «Proprio oggi è stato organizzato uno sciopero da sigle sindacali minori e l’effetto annuncio - ha detto il ministro - é stato di diffusa rinuncia ad utilizzare i mezzi di trasporto pubblico nonostante un grado di adesione basso». E lo stesso succede quando uno sciopero viene revocato all’ultimo momento.Contro le nuove norme è insorta la Cgil. Lo sciopero è «un diritto incoercibile», sottolinea. Le linee guida del disegno di legge delega hanno «tratti illiberali e rendono necessario contrastare norme che attaccano i diritti dei lavoratori e della loro rappresentanza e appaiono sbagliate nel metodo, nel merito e sotto il profilo costituzionale». Secondo la Cgil esiste un «chiaro intento di introdurre ulteriori e immotivate restrizioni al diritto di sciopero e alla libertà sindacale». Più aperto invece i segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, disponibile al confronto: «Il diritto allo sciopero è garantito dalla Costituzione e non va toccato, ma bisogna trovare una strada equilibrata per regolamentare e conciliare meglio questo diritto inviolabile con gli interessi della collettività. Soprattutto - sottolinea - quando accade che una minoranza piccola di lavoratori tiene in scacco la generalità della rappresentanza dei lavoratori». Rimettere mano alla legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali è necessario anche secondo Paolo Pirani della Uil che sottolinea però che «occorre farlo partendo da accordo con le parti sociali» e che bisogna evitare di estendere lo strumento legislativo al di fuori dell’ambito dei servizi essenziali.(Ansa)


18 ottobre 2008 - Il Giornale

Trasporti, sciopero-flop Ma la città va ko lo stesso
di Marzio Fianese

Lo sciopero dei mezzi pubblici fa flop. Ma la pioggia, i voli cancellati a Fiumicino, il corteo anti-Gelmini e l’annunciata agitazione del personale del trasporto pubblico mandano in tilt la città intera.
La cronaca dell’ennesimo venerdì nero per la circolazione comincia la mattina presto con lo sciopero del trasporto pubblico al quale però aderisce, secondo i dati di Trambus, appena il 33 per cento del personale. Poca roba, insomma. Piuttosto, intorno alle 13, un’interruzione al sistema di alimentazione interrompe per un’ora la circolazione sulla Metro A tra il capolinea Battistini e la stazione di Ottaviano.
E passiamo al corteo degli scolastici, partito alle 9 da piazza della Repubblica sotto l’annunciata pioggia. Una manifestazione organizzata dai sindacati di base Rdb, Cobas e Sdl e aperta dallo striscione «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». A sfilare, oltre alle varie categorie di lavoratori aderenti ai sindacanti di base, anche i coordinamenti degli studenti universitari e delle scuole superiori. Tra gli striscioni esposti in bella vista: «Ministro la riforma non va bene, trova il modo di non rovinarci la vita», o «I nostri figli hanno già una madre, servono insegnanti».
All’altezza della Bocca della Verità il corteo degli studenti romani, diretto verso il ministero dell’Istruzione, ha all’improvviso variato il percorso stabilito con le forze dell’ordine deviando sul lungotevere per poi attraversare ponte Palatino e dirigersi verso il ministero dell’Istruzione. I manifestanti con questa deviazione, hanno creato pesanti disagi alla circolazione di fatto paralizzando il traffico su lungotevere in entrambi i sensi di marcia.
E passiamo all’aeroporto di Fiumicino dove ieri lo sciopero è terminato poco dopo le 18. Solo 28, tra partenze e arrivi, i voli soppressi. Questo il bilancio della giornata, comunque complicata per i passeggeri. Altri voli di varie compagnie hanno subito ritardi per tutto il pomeriggio. Poi, fino a sera, è proseguita la coda di passeggeri ai banchi d’informazione, sia ai voli nazionali che internazionali, in attesa di essere riprotetti su voli alternativi. Da parte sua, invece, la Cub Trasporti in una nota, quantifica in 40 le cancellazioni a Fiumicino.


18 ottobre 2008 - La Stampa

PROTESTA ANTI-GELMINI
Scuola ha scioperato il 25 per cento delle maestre

Torino - «Stiamo lavorando per convocare la Conferenza per il diritto allo studio allargata ai sindacati e a tutti i sindaci del Piemonte: per ragionare sulla fisionomia della scuola alla luce dei tagli del governo». L’assessore regionale all’Istruzione Pentenero non indica una data precisa per il grande appuntamento fortemente voluto dalla presidente Bresso, ma è verosimile che si collochi alla vigilia della visita a Torino del ministro Gelmini il 28 ottobre.
E l’autunno caldo della scuola continua. Ieri lo sciopero di Cub e Cobas ha visto l’adesione a Torino - stima dei sindacati di base - del 25% di maestre di materne ed elementari e degli operatori scolastici. Alcune scuole sono rimaste chiuse: tra le altre, la Don Murialdo, la Anna Frank, le materne Margherita di Savoia, E15 di corso Cincinnato, Bechis, le elementari Pacchiotti, Sclopis e Ricardi Di Netro. Niente lezioni all’elementare Fontana, alla Gobetti-Sclarandi, alla Gozzano e all’istituto superiore Porporato di Pinerolo, mentre numerose scuole hanno funzionato a ranghi ridotti. Per Cosimo Scarinzi della Cub, «la partecipazione è stato un grande segno di assunzione di responsabilità». Ieri mattina, in piazza Castello un centinaio di maestre - senza particolari appartenenze sindacali o politiche - e qualche decina di genitori hanno manifestato ancora una volta contro i tagli e il maestro unico. Il tam tam era partito durante la notte bianca, in particolare dal Comitato di Vanchiglia. Nel pomeriggio Cgil, Cisl, Uil e Snals si sono confrontati al Convitto Umberto I con alcuni esponenti del centrodestra, tra i quali i parlamentari Ghigo e Ghiglia e il consigliere regionale Leo.


18 ottobre 2008 - Corriere della Sera

Traffico in tilt e linee deviate Lo sciopero Atm svuota gli uffici
Lavoratori in ferie per timori di disagi. Ma la protesta dei Cobas non ferma il metrò
di Gianni Santucci

Milano - L'effetto annuncio ha provocato un aumento dei pendolari in auto. I sindacati: ha aderito il 50% dei tranvieri. Tre mezzi su dieci (dati Atm) rientrati nei depositi. E poi i tre cortei che hanno attraversato la città, le venti linee di trasporto che hanno dovuto modificare il proprio percorso, la paura di non trovare mezzi pubblici che ha spinto molti pendolari a entrare in città in macchina, convinti anche dalla certezza di non dover pagare l'Ecopass. Così, pezzo per pezzo, s'è costruita la mattinata di caos nelle strade di Milano. Giornata di traffico intasato e strade bloccate. «E forse — sbuffa l'impiegata che ha girato quaranta minuti per cercare un parcheggio in via Washington — hanno avuto ragione i miei colleghi che se ne sono rimasti a casa». Giorno di permesso, caos evitato e weekend lungo. Sorriso: «Furbi e ragionevoli».
Sciopero proclamato dai sindacati di base Cub, Cobas e Sdl, «ma hanno aderito molti più lavoratori di quelli iscritti alle nostre sigle» spiega Claudio Signore, dei Cobas Lombardia. Se l'Atm in mattinata ha annunciato un 32 per cento dei mezzi rientrati nei depositi, alla fine del turno i sindacati arrivano a parlare di un'adesione media del 45 per cento dei tranvieri, salita al 50 in serata, con punte sopra il 60 «nei depositi di via Giambellino, viale Sarca e via Messina: abbiamo puntato sul tema dei salari — spiega ancora Signore — e quindi abbiamo buon seguito da molti lavoratori che le difficoltà le vivono ogni giorno sulla propria pelle». Non scioperano i macchinisti dell'Orsa e grazie a questo nessun metrò dopo le 18 viene chiuso. Si allungano le attese per i passeggeri in banchina, che in qualche caso arrivano a 8-10 minuti per la linea rossa. «In serata sono rientrati in deposito soltanto il 20 per cento di tram e autobus» ribatte l'Atm.
Molto più ridotti i disagi in altri settori del trasporto pubblico. I Cub si concentrano in particolare sulle linee ferroviarie di Trenitalia Milano- Lecco, Milano-Sondrio e Milano-Bergamo (via Carnate), dove «la forte adesione dei macchinisti» avrebbe messo in crisi alcune direttrici chiave per i pendolari. Ancor meno pesante l'impatto sugli aeroporti. Cancellato qualche volo da Roma Fiumicino, tra cui uno per Linate, e alcune partenze in ritardo (senza però mai superare la mezz'ora).
Il fatto che i maggiori disagi siano stati per l'Atm, al di là della maggior presenza dei Cobas tra i tranvieri, è legato anche alla situazione dell'azienda in questi mesi. Claudio Signore sintetizza: «Il Comune denuncia enormi buchi di bilancio per cui non si prevedono nuovi interventi, dall'altra parte lo stesso presidente Catania parla di dieci anni di arretratezza negli investimenti. Mettendo insieme questi due elementi, il futuro dell'Atm più che verso lo sviluppo sembra incanalato sulla strada della dismissione ».
Il clima è teso anche per la disdetta di tutti gli accordi aziendali dal '90 a oggi. E pure i sindacati confederali hanno dichiarato lo stato di agitazione. Per il prossimo 10 novembre è in programma un nuovo sciopero generale dei trasporti, stavolta indetto da Cgil, Cisl, Uil, Orsa e Ugl. L'atmosfera è questa: «Non si può tentare di fare i furbi — conclude Signore — e scaricare tutte le responsabilità sui tranvieri o sulle passate amministrazioni, perché anche nel nuovo piano industriale dell'Atm gli investimenti sulla manutenzione non ci sono».


18 ottobre 2008 - L'Eco di Bergamo

Scuola e trasporti Le città vanno in tilt
Traffico paralizzato per lo sciopero dei mezzi e i cortei anti-Gelmini di insegnanti e studenti

ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po' tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che ieri hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti.
Un venerdì di passione per Roma
Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500 mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni.
Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, «missione di recupero» che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila.
Caos anche a Milano e Torino
Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell'Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana.
Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale.
Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali ed internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande.
La scuola in piazza
Al caos degli scioperi si è aggiunto quindi ieri quello della scuola con il «No Gelmini day» andato in scena non solo a Roma ma anche a Milano (un lungo corteo – 30.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura – ha raggiunto il provveditorato), Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli (in piazza insieme liceali e universitari), Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini), Piacenza (una fiaccolata a cui ieri sera ha partecipato anche il sindaco). E naturalmente con lo sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del governo anche in materia di istruzione.
«Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del Paese» hanno commentato Cobas, Rdb e Sdl. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione – stavolta monotematica – organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals.

Il governo: basta stop selvaggi

ROMA - Nuove regole per gli scioperi. Nel giorno dello stop dei trasporti indetto dai sindacati di base e delle proteste contro la riforma della scuola, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle linee guida di una riforma che riguarderà soprattutto i servizi pubblici essenziali.
Il provvedimento, che sarà varato sotto forma di disegno di legge delega dopo la consultazione delle parti sociali, prevede una stretta particolare sugli stop proclamati da sigle minori, che, «con comportamenti spregiudicati» e con il solo effetto annuncio, ha spiegato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, rischiano di creare danni maggiori di quelli effettivamente provocati dagli scioperi. L'obiettivo dichiarato dal governo è quello di raggiungere un maggiore equilibrio tra il diritto di sciopero e il rispetto dei diritti di cittadini e imprese. Ma la la Cgil reagisce duramente giudicando «illiberali» i tratti della riforma.
Le linee guida approvate prevedono innanzitutto l'aggiornamento e la revisione dei servizi essenziali. È quindi stabilita l'istituzione di un referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero e l'adesione individuale preventiva per dare maggiore certezza sul livello di adesione. Le sanzioni saranno affidate ai prefetti «in modo da renderle effettive». Dovranno essere inoltre previste adeguate procedure per un congruo anticipo della revoca dello sciopero «al fine di eliminare i danni causati dall'effetto annuncio».
È proprio su questo che ha insistito Sacconi, portando ad esempio l'agitazione di ieri nei trasporti proclamata da Cobas, Cub e Sdl: «Uno sciopero organizzato da sigle sindacali minori e l'effetto annuncio – ha detto il ministro – è stato di diffusa rinuncia ad utilizzare i mezzi di trasporto pubblico nonostante un grado di adesione basso».
Contro le nuove norme è insorta la Cgil. Lo sciopero è «un diritto incoercibile», sottolinea. Le linee guida del disegno di legge delega hanno «tratti illiberali». Secondo la Cgil esiste un «chiaro intento di introdurre ulteriori e immotivate restrizioni al diritto di sciopero e alla libertà sindacale».
Più aperto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: «Il diritto allo sciopero è garantito dalla Costituzione e non va toccato, ma bisogna trovare una strada equilibrata per regolamentare e conciliare meglio questo diritto inviolabile con gli interessi della collettività». Disposta al confronto anche la Uil.


18 ottobre 2008 - Il Giornale di Brescia

Scuola e trasporti: agitazioni a singhiozzo a Brescia

BRESCIA - In occasione dello sciopero dei docenti e del personale Ata (Amministrativo, tecnico, ausiliario), indetto ieri dai Cobas della scuola, Cub e Sdl, per protestare contro la riforma della scuola proposta dal ministro dell’Istruzione, la bresciana Mariastella Gelimini, che, in particolare, prevede il ritorno del «maestro unico» nelle scuole elementari (primarie), ieri mattina si è tenuto un presidio in piazza Loggia, al quale, oltre ai Cobas, hanno partecipato il «Collettivo degli studenti in lotta» e il «Comitato in difesa della scuola pubblica».
Nel comunicato stampa di proclamazione dello sciopero, i Cobas, spiegano di puntare: all’abrogazione dell’intero decreto 137 (quello sul maestro unico) e dell’art. 64 della legge 133 del 2008 che prevede un taglio di 8 miliardi di euro per la scuola pubblica, 131mila posti di lavoro in meno, l’aumento del numero di alunni per classe; alla cancellazione dell’art. 3 del decreto legge 154 dello scorso 7 ottobre che prevede la chiusura di 4.500 plessi scolastici con meno di 50 alunni e di 2.500 istituti con meno di 500 alunni.
L’adesione allo sciopero del personale della scuola è avvenuta a macchia di leopardo. Il alcuni istituti l’adesione all’agitazione è stata elevata in altri meno.
Da Brescia sono arrivati a Roma ieri mattina con due pullman docenti e non docenti bresciani dei Cobas che hanno partecipato al corteo nella capitale.
Quanto allo sciopero dei trasporti, a Brescia l’adesione è stata in media del 20%. È questo il dato fornito da Brescia Trasporti sul fermo di 24 ore indetto dai sindacati di base Cub Cobas e Sdl e a cui non hanno aderito le sigle confederate. Gli autobus hanno viaggiato regolarmente - come da accordi - nelle fasce protette, dalle 6 alle 9 e dalle 11 alle 14.30.
Nessun problema, invece, sulle linee di trasporto extraurbane.
Infine, per quel che riguarda il trasporto ferroviario, lo sciopero si è svolto secondo le modalità fissate a livello nazionale e non ci sono state cancellazioni.

Diritto di sciopero, il Governo avvia la riforma
Obbiettivo: un maggiore equilibrio tra libertà di protestare e il rispetto di cittadini e imprese. Opposizione della Cgil

ROMA - Nuove regole per gli scioperi. Nel giorno dello stop dei trasporti indetto dai sindacati di base e delle manifestazioni di piazza contro la riforma della scuola, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle linee guida di una riforma che riguarderà soprattutto le agitazioni nei servizi pubblici essenziali.
Il provvedimento, che sarà varato sotto forma di disegno di legge delega dopo la consultazione delle parti sociali, prevede una stretta particolare sugli stop proclamati da sigle minori, che, «con comportamenti spregiudicati» e con il solo effetto annuncio, ha spiegato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, rischiano di creare danni maggiori di quelli effettivamente provocati dagli scioperi. L’obiettivo dichiarato dal Governo è quello di raggiungere un maggiore equilibrio tra il diritto di sciopero e il rispetto dei diritti di cittadini e imprese. Ma la Cgil reagisce duramente giudicando «illiberali» i tratti della riforma.
Le linee guida approvate dal Consiglio dei ministri prevedono innanzitutto l’aggiornamento e la revisione dell’elenco dei servizi da reputare essenziali. È quindi stabilire l’istituzione di un referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero e l’adesione individuale preventiva per dare maggiore certezza sul livello di adesione. Le sanzioni saranno affidate ai prefetti «in modo da renderle effettive». È proprio su questo tema che ha insistito Sacconi, portando ad esempio l’agitazione nei trasporti proclamata da Cobas, Cub e Sdl che ha paralizzato ieri molte città italiane: «Proprio oggi è stato organizzato uno sciopero da sigle sindacali minori e l’effetto annuncio - ha detto il ministro - è stato di diffusa rinuncia ad utilizzare i mezzi di trasporto pubblico nonostante un grado di adesione basso». Contro le nuove norme è insorta la Cgil. Lo sciopero è «un diritto incoercibile», sottolinea il sindacato. Le linee guida del disegno di legge delega hanno «tratti illiberali e rendono necessario contrastare norme che attaccano i diritti dei lavoratori e della loro rappresentanza e appaiono sbagliate nel metodo, nel merito e sotto il profilo costituzionale». Più aperto invece i segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, disponibile al confronto. Rimettere mano alla legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali è necessario anche secondo Paolo Pirani della Uil .


18 ottobre 2008 - Sanremo news

Proclamato dal RdB-Cub
Soltanto i 7 pompieri del distaccamento di Sanremo hanno aderito allo sciopero dei vigili del fuoco
di Fabrizio Tenerelli

Imperia - Si sono, invece, astenuti i vigili del fuoco dei distaccamenti di Ventimiglia e Imperia. Contro la dequalificazione degli operatori del soccorso, 'per rivendicare il ruolo centrale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco'. Soltanto i sette vigili del fuoco in servizio permanente presso il distaccamento di Sanremo hanno aderito, oggi, dalle 10 alle 14, allo sciopero proclamato a livello nazionale dal sindacato 'RdB-Cub', contro la dequalificazione degli operatori del soccorso, 'per rivendicare il ruolo centrale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco nel sistema protezione civile del paese e per un salario dignitoso'. Si sono, invece, astenuti i vigili del fuoco dei distaccamenti di Ventimiglia e Imperia. 'Oggi non si discute piu' di previsione dei rischi, della prevenzione del territorio, dei piani di rischio comunali o, ancora peggio, di vera prevenzione nei luoghi di lavoro - afferma il sindacalista, Antonio Jiritano -. Eppure, mentre tutta l'attenzione appare concentrata sul business della spazzatura, ci sono circa quattro morti al giorno sul lavoro, basta un po' piu' d'acqua e diventa subito emergenza e per far fronte agli incendi estivi, come in questa ultima estate di fuoco, il personale viene costretto a lavorare fuori dall'orario ordinario e straordinario con turni massacranti'.


18 ottobre 2008 - Libertà

Approvate le linee guida della riforma degli scioperi nei servizi pubblici

ROMA - Nuove regole per gli scioperi. Nel giorno dello stop dei trasporti indetto dai sindacati di base e delle manifestazioni di piazza contro la riforma della scuola, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle linee guida di una riforma che riguarderà soprattutto i servizi pubblici essenziali.
Il provvedimento, che sarà varato sotto forma di disegno di legge delega dopo la consultazione delle parti sociali, prevede una stretta particolare sugli stop proclamati da sigle minori, che, «con comportamenti spregiudicati» e con il solo effetto annuncio, ha spiegato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, rischiano di creare danni maggiori di quelli effettivamente provocati dagli scioperi. L'obiettivo dichiarato dal governo è quello di raggiungere un maggiore equilibrio tra il diritto di sciopero e il rispetto dei diritti di cittadini e imprese. Ma la la Cgil reagisce duramente giudicando «illiberali» i tratti della riforma.
Le linee guida approvate dal consiglio dei ministri prevedono innanzitutto l'aggiornamento e la revisione dei servizi essenziali. È quindi stabilita l'istituzione di un referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero e l'adesione individuale preventiva per dare maggiore certezza sul livello di adesione. Le sanzioni saranno affidate ai prefetti «in modo da renderle effettive». Dovranno essere inoltre previste adeguate procedure per un congruo anticipo della revoca dello sciopero «al fine di eliminare i danni causati dall'effetto annuncio».
È proprio su questo tema che ha insistito Sacconi, portando ad esempio l'agitazione nei trasporti proclamata da Cobas, Cub e Sdl che ha paralizzato dalla mattinata molte città italiane: «Proprio oggi è stato organizzato uno sciopero da sigle sindacali minori e l'effetto annuncio - ha detto il ministro - è stato di diffusa rinuncia ad utilizzare i mezzi di trasporto pubblico nonostante un grado di adesione basso». E lo stesso succede quando uno sciopero viene revocato all'ultimo momento.
Contro le nuove norme è insorta la Cgil. Lo sciopero è «un diritto incoercibile», sottolinea. Le linee guida del disegno di legge delega hanno «tratti illiberali e rendono necessario contrastare norme che attaccano i diritti dei lavoratori e della loro rappresentanza e appaiono sbagliate nel metodo, nel merito e sotto il profilo costituzionale». Secondo la Cgil esiste un «chiaro intento di introdurre ulteriori e immotivate restrizioni al diritto di sciopero e alla libertà sindacale». Più aperto invece i segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.


17 ottobre 2008 - Ansa

SCIOPERI: CUB, HANNO ADERITO IN 2MLN;500 MILA IN PIAZZA A ROMA

(ANSA) - ROMA, 17 OTT - «In base alle prime stime sull'adesione allo sciopero generale di oggi, oltre due milioni di lavoratori del settore pubblico e privato hanno incrociato le braccia e ben 500 mila sono scesi in piazza a Roma per il corteo nazionale». Sono i dati resi noti dalla Confederazione unitaria di base (Cub) che ha organizzato la manifestazione insieme con la Confederazione dei comitati di base (Cobas) e il Sindacato dei lavoratori intercategoriale (Sdl). Durante la manifestazione di Roma, la Cub ha registrato -si legge in una nota- una «significativa partecipazione dal settore della scuola, del pubblico impiego, dei trasporti, del precariato, dei giovani sfruttati dai centri commerciali, dei movimenti giovanili e dei movimenti per i diritti sociali (casa, ambiente, immigrazione)». Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, secondo la Confederazione «alla Trambus di Roma si è registrato il 45% di astensione dal lavoro; alla CGT di Torino il 75%; a Bologna fra il 75 e il 77%; a Venezia l'80% nel centro e il 40% nell'area extraurbana; a Treviso il 40%».

SCIOPERI: ROMA; CUB, GOVERNO NON HA CONSENSO

(ANSA) - ROMA, 17 OTT - «È questo il miglior sondaggio per scardinare l'idea che questo governo abbia ancora un largo consenso». Sono queste le parole di Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della federazione unitaria di base (Cub), intervenuto alla manifestazione in corso oggi a Roma. «È ora di imporre al governo - ha concluso Leonardi - una relazione nuova con una parte fondamentale della società, quella dei cittadini che vogliono autorappresentarsi non più con Cgil, Cisl e Uil ma con i sindacati di base».

SCIOPERI: ROMA; DA CORTEO CORI CONTRO GELMINI E BRUNETTA

(ANSA) - ROMA, 17 OTT - Sono i ministri Gelmini e Brunetta, i bersagli dei cori dei manifestanti che stanno partecipando al corteo organizzato dai sindacati di base a Roma nel giorno dello sciopero generale. Studenti universitari, delle scuole superiori e anche qualche piccolissimo alunno delle scuole elementari: tutti in corteo per dire no alla riforma Gelmini e alle iniziative del governo in tema di istruzione. «Oggi termina la nostra occupazione - dicono gli studenti del liceo romano Mamiani - È stata un'iniziativa simbolica, ma la nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere». Cori a tutta voce contro il ministro Gelmini: «Guarda quanti siamo, la pioggia non ci spegne». Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco. Trasportano una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in divisa, alle cui spalle è stata posta una foto del ministro della Funzione Pubblica Brunetta, intento a succhiare il sangue. «Siamo qui perchè chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi», dice Giovanni Muccarino coordinatore nazionale dei vigili del fuoco della Rdb.

SCIOPERI: PROTESTA COBAS; BUS FERMI E CITTÀ IN TILT IL PUNTO ALLE 12.00

(ANSA) - ROMA, 17 OTT - Sono soprattutto le grandi città a risentire in queste prime ore della giornata degli scioperi indetti dai sindacati di base. I bus fermi e soprattutto i cortei stanno creando alcuni disagi nella circolazione soprattutto a Roma e a Milano. A Torino è ferma la metro. Traffico in tilt anche a Palermo. Nella Capitale, nonostante la pioggia battente, è in corso la manifestazione organizzata da Rdb, Cobas e Sdl. Per i leader dei sindacati di base «l'adesione dello sciopero è enorme» e secondo gli organizzatori sono circa trecentomila i partecipanti al corteo. Per quanto riguarda i trasporti al momento risulterebbero comunque regolari i voli a Fiumicino e anche i collegamenti ferroviari dall'aeroporto alla città. «È caotica», a detta della polizia municipale, la situazione dei trasporti pubblici a Milano, il cui sciopero si sovrappone a quello più generale che riguarda diversi settori e si esprime in tre cortei nel centro del capoluogo lombardo. Secondo i dati forniti dall'Azienda Trasporti Milanese (Atm), alle 10.30 il 68% dei mezzi di superficie della rete Atm era comunque in servizio. Alle 18 comincerà lo sciopero della rete metropolitana fino a fine servizio. A Torino lo sciopero dei sindacati di base, Cub, Cobas e Sdl ha bloccato questa mattina la metropolitana. Secondo le organizzazioni che hanno indetto la protesta, l'adesione è superiore al 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt la partecipazione è intorno al 35%: la metropolitana è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza del personale e dalle 12 il servizio dovrebbe tornare regolare. I sindacati attendono anche un'alta adesione dello sciopero in Toscana «con ripercussioni soprattutto sul servizio dell'Ataf», l'azienda dei trasporti pubblici di Firenze. A livello ferroviario l'agitazione è dalle 9 alle 17 ma al momento non si riscontrerebbero particolari disagi e in Toscana il traffico è abbastanza regolare. È infine partito da piazza Castelnuovo, al centro di Palermo, il corteo dello Slai Cobas diretto in via Cavour dove ha sede la prefettura. Il traffico in città è andato in tilt, soprattutto nelle zone centrali, e vi sono ingorghi e code di auto.

SCIOPERI: ROMA; PARTITO CORTEO, SFILANO ANCHE STUDENTI

(ANSA) - ROMA, 17 OTT - È partita, sotto una fitta pioggia, a Roma la manifestazione organizzata dai sindacati di base Rdb, Cobas e Sdl nel giorno dello sciopero generale. Il corteo, partito da piazza della Repubblica, è aperto da uno striscione con la scritta: «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». A sfilare, oltre alle varie categorie di lavoratori aderenti ai sindacanti di base, anche i coordinamenti degli studenti universitari e delle scuole superiori.

SCIOPERI: AEREI, 24 VOLI CANCELLATI AL MARCONI DI BOLOGNA

(ANSA) - BOLOGNA, 17 OTT - 24 voli cancellati, tra nazionali ed internazionali, per decisione delle compagnie a causa dello sciopero generale nazionale proclamato da RdB-CUB per l'intera giornata di tutti i lavoratori delle amministrazioni e aziende pubbliche e private. Nel dettaglio, sono stati cancellati 12 voli in arrivo da Parigi Charles De Gaulle (2 voli), Lione (2), Monaco (2), Amsterdam, Lisbona, Zagabria, Londra Gatwick, Barcellona e Valencia. Cancellate anche le relative partenze.

SCIOPERI: TORINO; PER COBAS ADESIONE OLTRE 70%, FERMA METRO

(ANSA) - TORINO, 17 OTT - A Torino lo sciopero dei sindacati di base, Cub, Cobas e Sdl ha bloccato, questa mattina, la metropolitana. Secondo le organizzazioni che hanno indetto la protesta, l'adesione è superiore al 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt la partecipazione è intorno al 35%: la metropolitana è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza del personale e dalle 12 il servizio tornerà regolare. Per i mezzi pubblici lo sciopero a Torino è dalle 9 alle 12 e dalle 15 in poi, mentre per i mezzi extraurbani e le ferrovie l'astensione dal lavoro è cominciata alle 8 e terminerà alle 14,30, per poi riprendere alle 17,30.

SCIOPERI: AEREI, FIUMICINO; ALCUNE CANCELLAZIONI E RITARDI

(ANSA) - FIUMICINO (ROMA), 17 OTT - Ripercussioni a metà giornata, seppur contenute, nell'aeroporto di Fiumicino per lo sciopero dalle 10 alle 18 indetto dai sindacati di base Cub e Sdl nell'ambito dell'agitazione generale. Sono nove i voli Alitalia cancellati al Leonardo da Vinci, rispettivamente per Newark, Kiev, Milano Linate, Palermo, Parigi, Praga; Barcellona, Belgrado, Lisbona. Un numero limitato di soppressioni tuttavia rispetto all'operativo medio della compagnia di 500 voli sull'intera rete e con i passeggeri assistiti dal personale, per ridurre al minimo i disagi. Di conseguenza, infatti, una coda dei passeggeri coinvolti dalle soppressioni ed in attesa di essere riprotetti su voli alternativi, si è formata nella hall partenze del Terminal C davanti ai banchi biglietteria della compagnia. Dall'operativo, risultano ritardi di mezz'ora di media per alcuni voli in partenza di diverse compagnie italiane ed estere, con punte superiori per voli diretti a Londra (British), Osaka e New York (Az), Kuala Lumpur (Malaysia), Monaco (Lufthansa), Catania (Wind Jet), Varsavia ( Central Wings), Minsk (Belavia), Chicago (American Airlines), Cagliari (Air One).

SCUOLA: PROTESTA SVUOTA LE CLASSI E RIEMPIE LE PIAZZE
NON CAPISCO RAGIONI, DICE GELMINI E PUNTA DITO SU SINISTRA

(ANSA) - ROMA, 17 OTT - Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. Lavoratori e studenti oggi sono scesi in piazza a Roma (ma non solo), per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione - primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico - ma la giovane titolare dell'Istruzione ha ribadito di non capire il perche' delle ostilita'. ''Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre piu' convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto parlando a Mattino 5 - in realta' non abbiano letto il provvedimento, perche' non si capisce come mai si occupino le universita', si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento''. Il provvedimento - ha precisato - riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: ''introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell' educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione''. Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono cosi', per il ministro, il colpevole e' ''la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verra' meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma e' una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati''. Soltanto i fatti diranno chi e' il Pinocchio della situazione, nel frattempo pero' la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito oggi con il ''No Gelmini day'' andato in scena a Milano (un lungo corteo - 30.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura - ha raggiunto il provveditorato), Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli (in piazza insieme liceali e universitari), Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini), Piacenza (una fiaccolata a cui partecipera' anche il sindaco e' in programma stasera). E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. ''Uno sciopero riuscitissimo: piu' della meta' delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese'' ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione. A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, e' stata aperta da un eloquente striscione ''Tremonti e Gelmini distruttori della scuola''. Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della citta'. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Intanto, mentre il ministro Gelmini, slide alla mano, si e', premurata, l'altra sera, di illustrare ai parlamentari di Pdl e Lega come la scuola italiana cambiera' grazie a tre parole d'ordine - educazione, merito, efficienza -, sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimita' della riforma.

Strike brings Italy to a halt
Trains, planes, trams and Venice water buses stopped

(ANSA) - Rome, October 17 - Tourists and residents were forced to brave the rain on foot Friday as a general strike against government reforms called by grass-roots unions brought public transport in big cities to a halt. Protest marches paralysed traffic in Rome, Milan and Turin, and unions described the strike as ''a success beyond our wildest dreams''. In Rome unions claimed some 300,000 people took part in the main rally at Piazza San Giovanni to protest against low salaries and temporary contracts for workers across various sectors as well as school reforms and health cuts. In Milan around 50,000 people turned up for a similar rally at Piazza Duomo, and local police described the traffic situation in the city as ''chaotic''. 'Vaporetti' water buses in Venice were also down to a reduced service, with around 48% of operators adhering to the strike. Children left alone in classrooms made desperate calls to their parents to come and pick them up as teachers deserted schools to join marches, and in Rome police in riot gear guarded the entrance to the education ministry to prevent access by protesting university and high-school students. ''The protest's enormous, extraordinary success demonstrates, despite the driving rain, that workers, students and teachers not only have no intention of keeping quiet but they want to continue to battle against a racist, classist government that helps bankers and speculators but does nothing for the general population,'' said Italian Communists' Party leader Paolo Ferrero. Education Minister Maria Stella Gelmini said the strike was the result of ''a campaign of misinformation'' on the reforms from opposition parties trying to create public alarm. Bus, tram and local train services are guaranteed during special time windows to allow Italians to get back and forth to work. These windows vary from city to city. National rail company Trenitalia said long- and medium-haul trains were not affected by the strike. A handful of international and domestic flights were cancelled.


17 ottobre 2008 - Adnkronos

SCIOPERI: CUB, FERMI DUE MLN LAVORATORI E 500.000 IN PIAZZA
ALTE PERCENTUALI ASTENSIONE LAVORO IN TUTTI SETTORI PRODUTTIVI

Roma, 17 ott. (Adnkronos) - Due milioni di lavoratori hanno incrociato le braccia e 500.000 persone sono scese in piazza per manifestare contro i provvedimenti decisi dal governo. In base alle prime stime sull'adesione allo sciopero generale da Cub Confederazione Cobas, e Sdl intercategoriale, sono oltre due milioni i lavoratori del settore pubblico e privato che hanno incrociato le braccia e ben 500mila sono scesi in piazza a Roma per il corteo nazionale, snodatosi da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni. Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, alla Trambus di Roma si è registrato il 45% di astensione dal lavoro; alla Cgt di Torino il 75%; a Bologna fra il 75 e il 77%; a Venezia centro l'80% extraurbano 40%; a Treviso il 40%). Forti i disagi anche nei settori aereo, ferroviario e marittimo. La manifestazione nazionale di Roma ha visto una significativa partecipazione dal settore della scuola, del pubblico impiego, dei Trasporti, del precariato, ma anche dei giovani sfruttati dei centri commerciali, dei movimenti giovanili (studenti medi e universitari, centri sociali) e dei movimenti per i diritti sociali (casa, ambiente, immigrazione). Alle ore 14, mentre a San Giovanni andavano concludendosi gli interventi dal palco, la coda del corteo, che era rimasta a lungo bloccata in Piazza della Repubblica per il grande flusso di manifestanti, è riuscita finalmente a confluire in piazza. Uno spezzone composto dal movimento studentesco ha deviato verso il Colosseo per andare a protestare sotto il ministero della Pubblica Istruzione.  «Lo straordinario risultato di oggi dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta e che la nostra piattaforma è largamente condivisa», afferma il coordinatore nazionale Cub, Pierpaolo Leonardi, nel corso della manifestazione. «Da questo sondaggio in carne e ossa il governo deve trarre la conclusione che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil Cisl Uil». «Nelle scuole delle principali città -sottolinea il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi- si è arrivati a punte di 60-70% di adesione allo sciopero, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei Trasporti e in molti settori privati». Ed ha aggiunto: «Tutta la scuola pubblica boccia la politica scolastica del governo, con il più grosso sciopero della scuola mai realizzato, a cui hanno partecipato anche iscritti di altri sindacati dimostrando che questo è il vero sciopero unitario». «Uno sciopero riuscito che -spiega Fabrizio Tomaselli, di Sdi intercategoriale- dimostra l'estremo disagio dei lavoratori ma anche la loro voglia di lottare. Una manifestazione che ha gridato 500mila NO alle politiche del governo e del sindacato confederale. Da oggi Sdl Cub e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza».

SCIOPERI: CUB, HANNO ADERITO MILIONI DI LAVORATORI
AL VIA PERCORSO DI LOTTA CHE SI SVILUPPERÀ NELLE PROSSIME SETTIMANE

Roma, 17 ott. - (Adnkronos) - La partecipazione allo sciopero generale ha riguardato il 50% dei lavoratori dell'industria, il 60% di quelli dei trasporti, con rilevanti punte di oltre il 90% per quelli di scuola ed enti locali. A dare le stime è la Confederazione unitaria di base che in una nota definisce «straordinaria» la partecipazione alla protesta di oggi che ha coinvolto «milioni di lavoratori. A Milano si sono svolte tre manifestazioni che hanno attraversato la città, con un presenza complessiva di 100.000, circa, tra lavoratori, pensionati e studenti. La manifestazione nazionale di Roma ha visto la partecipazione di numerosi studenti e lavoratori, oltre che della scuola di vari altri settori, con una partecipazione di oltre 200.000 persone al corteo, che si è snodato da piazza Esedra a piazza San Giovanni. L'adesione allo sciopero e la partecipazione ai cortei, fa sapere la Cub, segnano »uno dei punti più alti della storia recente del Sindacalismo di Base. Con l'appuntamento di oggi si avvia un percorso di iniziative di lotta che svilupperà nelle prossime settimane«. Tra gli obiettivi della Cub »vi è quello dell'aumento e della difesa del reddito di lavoratori e pensionati, attraverso un aumento immediato di 3000 euro annue, la riduzione dei prezzi dei generi di prima necessità e tariffe sociali per trasporti gas e elettricità e l'introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento di salari e pensioni agli aumenti dei prezzi«. Riguardo al precariato, il sindacalismo di base propone »l'abolizione delle leggi Treu e 30«, e, sempre in ambito lavorativo, chiede »tolleranza zero contro gli infortuni sul lavoro, con forte inasprimento della sanzioni penali per chi li provoca«. Altro punto di forza della battaglia sindacale è »l'abrogazione del decreto Gelmini, in difesa della scuola pubblica, con obbligo di assunzione dei precari«. Tra i diritti da tutelare vi è anche quello a prestazioni sanitarie di qualità, e più in generale il sindacalismo di base invoca la »tutela di tutti quei diritti legati allo stato sociale, costantemente messi in discussione, come la proposta di accelerare il progetto di privatizzazione sanitaria«.

SCIOPERI: RDB-CUB SANITÀ, A ROMA MASSICCIO CORTEO DI LAVORATORI
TRA MANIFESTANTI ANCHE PRECARI IN AUTOAMBULANZA

Roma, 17 ott. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Non li sta fermando neanche una pioggia battente. A Roma la manifestazione dei lavoratori pubblici e privati, indetta dalla Federazione nazionale Rdb-Cub, Cobas e Sdl intercategoriale, sta procedendo compatta verso piazza San Giovanni. Nel gruppo anche molti dipendenti del settore sanità. «Un corteo immenso», è il primo commento a caldo da parte del sindacato Rdb-Cub. «Un numero destinato a crescere, visto che attendiamo ancora l'arrivo di altri pullman». Tra i manifestanti anche una folta rappresentanza di lavoratori precari, tra cui molti operatori sanitari che hanno attirato l'attenzione generale. «Alcuni autisti di autoambulanza - riferisce all'ADNKRONOS SALUTE un rappresentante della sigla sindacale Rdb-Cub - si sono presentati direttamente alla guida dei mezzi di soccorso, con sirene spiegate. Un modo simpatico per portare alla luce una situazione di disagio, visto che la maggioranza di questi autisti ha contratti a tempo determinato da circa dieci anni».

SCIOPERI: BOLOGNA, CANCELLATI 24 VOLI AL 'MARCONI'

Bologna, 17 ott. - (Adnkronos) - Sono stati 24 i voli cancellati dalle compagnie aeree all'aeroporto 'Guglielmo Marconì di Bologna in relazione allo sciopero generale nazionale proclamato da Rdb-Cub per l'intera giornata di oggi nei confronti di tutti i lavoratori delle amministrazioni e aziende pubbliche e private. Nel dettaglio, sono stati cancellati 12 voli in arrivo da: Parigi Charles De Gaulle (2 voli), Lione (2), Monaco (2), Amsterdam, Lisbona, Zagabria, Londra Gatwick, Barcellona e Valencia. Cancellate anche le relative partenze.

SCIOPERI: SCARINZI (CUB SCUOLA), ADESIONE AL DI LÀ DELLE ASPETTATIVE

Torino, 17 ott. - (Adnkronos) - «L'adesione allo sciopero generale è andata al di là delle più rosee aspettative». Lo sottolinea per Cub scuola il coordinatore nazionale, Cosimo Scarinzi, che annuncia: «A breve Cub Scuola diffonderà un manuale di resistenza al degrado della scuola pubblica che darà indicazioni per il rifiuto di ogni attività non contrattualmente prevista come gite, adozioni dei libri di testo, commissioni, straordinario». «Molte scuole - prosegue - prepareranno nei prossimi giorni iniziative autonome, occupazioni, scioperi, presidi mentre il prossimo appuntamento di forte protesta si terrà il 28 ottobre in occasione della visita nel capoluogo piemontese del ministro Gelmini. Cub Scuola - conclude Scarinzi - continuerà a sostenere questo movimento che sta ponendo le condizioni per battere la politica scolastica del governo e del padronato.

SCIOPERI: IL POPOLO DELLA SCUOLA COMPATTO IN PIAZZA A ROMA

Roma, 17 ott. - (Adnkronos) - È lo spezzone 'dedicatò alla scuola il più colorato, chiassoso e allegro del corteo che sta attraversando le vie di Roma per protestare contro la politica economica del governo, indetto da Cobas, Cub e Sdl. Ad aprire il lungo spezzone, dietro lo striscione 'No alla distruzione della scuolà firmato dal Popolo della scuola pubblica, tanti bambini, genitori, insegnanti con fischietti, magliette colorate che affermano che «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Gli altoparlanti, oltre a spiegare le motivazioni della protesta lanciano slogan contro il ministro dell'Istruzione, università e ricerca. Sulla musica di una canzone di protesta delle mondine, i manifestanti protestano contro l'aumento del numero degli alunni per classe «Se 20 alunni vi sembran pochi, provate voi ad insegnare. Così vedrete la differenza tra insegnare e comandare». E ancora, «Per la Stellina la scuola va in rovina, la classe traballa e nessun resta a galla». Molti anche gli striscioni legati all'università e alla ricerca. Settori anche questi, gravemente colpiti dai tagli. Tra gli altri, «La ricerca è in mutande. Ora leviamo anche quelle?», recita lo striscione dei ragazzi di biologia di Roma Tre. Su un altro campeggia la scritta «Avete risolto il problema della fuga dei cervelli, avete tagliato le teste». Non mancano poi i 'santinì con il volto del ministro e la scritta «Beata ignoranza».


17 ottobre 2008 - Apcom

Trasporti, a Roma corteo. Cobas-Cub:'Siamo più di 350 mila'
Manifestazione sotto la pioggia fino a piazza San Giovanni

ROMA, 17 OTTOBRE (Apcom) - Sono "più di 350 mila" i manifestanti che a Roma stanno sfilando, sotto la pioggia, nel corteo organizzato da Cobas, Cub e SdL nel giorno dello sciopero generale dei lavoratori aderenti a quelle organizzazioni sindacali. Moltissimi anche gli studenti di scuole superiori e università che protestano contro la riforma del ministro Gelmini. Lo ha annunciato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale di Cub, intervistato da Sky Tg24: "La testa del corteo è giunta a piazza San Giovanni, ma la coda non è ancora partita da piazza della Repubblica: questo è il miglior sondaggio possibile sul gradimento al governo Berlusconi". Per Leonardi "la scuola è quella che sta subendo l'attacco più grande, ma il governo sta attaccando il salario e le condizioni di vita. La partecipazione è molto alta tra i lavoratori dei servizi, dei trasporti, della scuola, delle fabbriche, della grande distribuzione: c'è una disponibilità del mondo del lavoro a riprendere la parola e tornare protagonisti".


17 ottobre 2008 - Omniroma

SCIOPERO GENERALE, CUB: IN 500MILA IN PIAZZA A ROMA

(OMNIROMA) Roma, 17 ott - «In base alle prime stime sull'adesione allo sciopero generale di 24 ore indetto per oggi da CUB Confederazione Cobas, e SdL Intercategoriale, oltre due milioni di lavoratori del settore pubblico e privato hanno incrociato le braccia e ben 500mila sono scesi in piazza a Roma per il corteo nazionale, snodatosi da Piazza della Repubblica a piazza San Giovanni. Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, alla Trambus di Roma si è registrato il 45% di astensione dal lavoro; alla CGT di Torino il 75%; a Bologna fra il 75 e il 77%; a Venezia centro l'80% extraurbano 40%; a Treviso il 40%). Forti i disagi anche nei settori Aereo, Ferroviario e Marittimo». Lo comunica l'ufficio stampa Cub. «Lo straordinario risultato di oggi dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta e che la nostra piattaforma è largamente condivisa», è stato il commento del Coordinatore nazionale CUB Pierpaolo Leonardi nel corso della manifestazione. «Da questo sondaggio in carne e ossa il governo deve trarre la conclusione che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil Cisl Uil». Ha concluso Fabrizio Tomaselli, di SdL Intercategoriale: «Uno sciopero riuscito che dimostra l'estremo disagio dei lavoratori ma anche la loro voglia di lottare. Una manifestazione che ha gridato 500mila NO alle politiche del governo e del sindacato confederale. Da oggi SdL CUB e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza».

SCIOPERO GENERALE, BERNOCCHI: «A ROMA OLTRE 400.000 IN PIAZZA»

(OMNIROMA) Roma, 17 ott - «Una giornata assolutamente straordinaria, lo sciopero più grande mai organizzato dai Cobas e dal sindacalismo di base (Cobas, Cub, SdL) con punte massime nella scuola, dove nelle principali città si è arrivati al 60-70% di adesione, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei trasporti e in molti settori privati. Enorme la manifestazione di Roma, con oltre 400.000 persone in un corteo che da 4 ore stà sfilando e con ancora una marea di lavoratori attende di partire da piazza Esedra. Massiccia la presenza del popolo della Scuola Pubblica con studenti di tutte le età, docenti e Ata, genitori e cittadini, che vogliono impedire la distruzione della Scuola Pubblica, i massicci tagli ad essa, il ripristino dell'anacronistica maestra unica, l'infamia delle classi differenziate per migranti e la restaurazione di una scuola dell'800 che discrimina, minaccia e divide». Lo afferma in una nota Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas della scuola

SCIOPERI, DA CORTEO CORI CONTRO GELMINI E BRUNETTA

(OMNIROMA) Roma, 17 ott - Sono rivolti specialmente contro i ministri Gelmini e Brunetta gli slogan presenti sugli striscioni e quelli scanditi nei cori dei manifestanti che stanno dando vita al corteo per lo sciopero generale, organizzato dai sindacati di base. «Noi la scuola l'amiamo» scrivono gli alunni del liceo Kennedy di Ariccia. «Oggi termina la nostra occupazione - dicono gli studenti del Mamiani - è stata un'iniziativa simbolica ma la nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere». Inviti a tutta voce per il ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini «guarda quanti siamo, la pioggia non ci spegne». Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco, con loro trasportano una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in divisa, alle cui spalle è stata posta una foto del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta intento a succhiarne il sangue. «Siamo qui perchè chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi» dice Giovanni Muccarino, coordinatore nazionale dei vigili del fuoco della Rdb.

SCIOPERI, PARTITA MANIFESTAZIONE SINDACATI DI BASE

(OMNIROMA) Roma, 17 ott - Sindacati di base in piazza per lo sciopero generale. È partita da piazza della Repubblica la manifestazione organizzata dai sindacati di base, Rdb, Cobas ed Sdl, nel giorno dello sciopero generale. Sono alcune decine di migliaia i manifestanti, ad aprire il corteo uno striscione recante la scritta «Tremonti e Gelmini distruttori della scuole». Al corteo, diretto in piazza San Giovanni, partecipano anche i coordinamenti degli studenti universitari e delle scuole superiori.


17 ottobre 2008 - Dire

SCIOPERO. SINDACATI DI BASE: LOTTA PAGA, ANDIAMO AVANTI

(DIRE) Roma, 17 ott. - "La manifestazione di oggi e' il sondaggio che Berlusconi non avrebbe mai voluto vedere: circa 300 mila persone in piazza e oltre 2 milioni in sciopero nel paese". Cosi' Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale dei Cub, commenta l'esito della manifestazione romana che e' ormai giunta in piazza San Giovanni. "La lotta puo' pagare, e' questo il messaggio che mandiamo a tutti gli italiani- prosegue Piero Bernocchi, leader del Cobas scuola- gli avversari sono forti, ma ballano su un vulcano. Oggi abbiamo dato un segnale strepitoso, siamo sulla buona strada". Infine Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil, anche lui in piazza, nonostante la manifestazione fosse indetta dai sindacati autonomi, afferma: "Sara' un autunno caldo, caldissimo quello di oggi e' un segnale forte per tutte le altre manifestazione della prossima settimana".

Prof, studenti, genitori e bambini: tutti contro la Gelmini

ROMA - "No alla distruzione di lavoro, salari, scuola, servizi pubblici e diritti". E' questo lo striscione unitario siglato dai sindacati autonomi Cobas, Cub, Sdl, che apre il corteo della scuola e dei dipendenti pubblici a Roma, una manifestazione indetta in occasione dello sciopero generale di questi settori. "Lo sciopero sta avendo una grande adesione- sottolinea Piero Bernocchi, leader nazionale dei Cobas della scuola- la metà degli istituti sono chiusi, la partecipazione è massiccia. In piazza, oltre agli insegnanti, ci sono una marea di lavoratori che non accettano che il governo salvi banche e banchieri e tagli i servizi pubblici". Secondo gli organizzatori, sono 300 mila i partecipanti al corteo, la cui testa è ormai giunta a piazza San Giovanni mentre, sempre secondo chi ha organizzato la manifestazione, la coda sarebbe ancora molto indietro, forse a piazza della Repubblica. I partecipanti pronunciano slogan bersagliando soprattutto i ministri dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Tra i manifestanti, lavoratori del pubblico impiego, tantissimi insegnanti, ricercatori (quelli dell'Infn chiedono provocatoriamente di "essere adottati" perché in 600 sono a rischio), molti genitori con i loro figli. In particolare fanno parte dello spezzone degli studenti sia i ragazzi dell'università che quelli delle superiori. Gli universitari hanno raggiunto la manifestazione partendo in corteo dalla Sapienza. Gli studenti medi si sono riuniti prima a piazza Fiume per poi aggregarsi al corteo. Presenti, tra le altre, le scuole Giulio Cesare, con lo striscione "In difesa della scuola pubblica", Tasso, Righi e Mameli. Numerosi gli striscioni contro il maestro unico ("I nostri maestri sono già unici", "Decreto Gelmini, meno tempo per i nostri bambini"). Poi ci sono quelli contro il capitalismo e contro il governo. TANTISSIMI I BAMBINI - Bambini di tutte le età, anche piccolissimi, anche in carrozzina. Mamme e papà hanno deciso di sfidare le polemiche dei politici scattate negli scorsi giorni e anche oggi, come era già accaduto per altre proteste, hanno deciso di portare i loro figli in corteo per protestare "Contro i tagli alla scuola pubblica". "Portare i bambini in piazza non vuol dire strumentalizzarli- spiega Francesca Aizpuru, presidente del consiglio della scuola elementare Girolami di Roma- una pratica di educazione civica. Stiamo insegnando loro che si può manifestare la propria opinione in modo civile e che questo pensiero va ascoltato". Della stessa opinione è anche Stefania, 42 anni, due figli iscritti in una scuola elementare: "Solo ieri ho deciso di portarli perché si tratta di una esperienza tranquilla, senza violenze, ed è giusto che i miei figli capiscano che cosa sta accadendo nel loro Paese. Cosa ci preoccupa? Soprattutto il taglio del tempo pieno e il fatto che della riforma Gelmini si sa colo cosa c'è scritto nel decreto che sta nel Parlamento mentre il piano attuativo resta per noi un mistero. C'è poca, pochissima trasparenza sul futuro delle nostre scuole".

Cobas: ''Giornata straordinaria, il 60-70% di adesione allo sciopero''

Roma - "Una giornata assolutamente straordinaria, lo sciopero piu' grande mai organizzato dai Cobas e dal sindacalismo di base (Cobas, Cub, SdL) con punte massime nella scuola, dove nelle principali citta' si e' arrivati al 60-70% di adesione, con la meta' delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei trasporti e in molti settori privati". E' quanto afferma Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas della scuola. "Enorme la manifestazione di Roma, con oltre 400.000 persone in un corteo che da 4 ore sta sfilando e con ancora una marea di lavoratori attende di partire da piazza Esedra. Massiccia- sottolinea Bernocchi- la presenza del popolo della scuola pubblica con studenti di tutte le eta', docenti e Ata, genitori e cittadini, che vogliono impedire la distruzione della scuola pubblica". Ma in piazza, aggiunge Bernocchi, "c'era anche una marea di lavoratori che trovano intollerabile che dopo decenni di liberismo trionfante, si ammette che lo stato i soldi li ha ma che li vorrebbe investire tutti a difendere e finanziare banche e banchieri fraudolenti e pirateschi". Conclude il portavoce dei Cobas: "Questo il messaggio di speranza e di lotta che parte dall'enorme manifestazione di Roma e che da domani, come Cobas, Cub, Sdl, riporteremo in tutta Italia unitariamente".(DIRE)

SCUOLA. PARTE CORTEO COBAS, IN MIGLIAIA A ROMA

(DIRE) Roma, 17 ott. - "No alla distruzione di lavoro, salari, scuola, servizi pubblici e diritti". E' questo lo striscione unitario siglato dai sindacati Cobas, Cub, Sdl, che apre il corteo della scuola e dei dipendenti pubblici di Roma, una manifestazione indetta in occasione dello sciopero generale di questi settori. "Lo sciopero sta avendo una grande adesione- sottolinea Piero Bernocchi, leader nazionale dei Cobas della scuola- la meta' degli istituti sono chiusi, la partecipazione e' massiccia. In piazza, oltre agli insegnanti, ci sono una marea di lavoratori che non accettano che il governo salvi banche e banchieri e tagli i servizi pubblici". Il corteo, partito da piazza della Repubblica, raggiungera' piazza San Giovanni. Tra i manifestanti, lavoratori del pubblico impiego, tanti insegnanti, ricercatori (quelli dell'Infn chiedono provocatoriamente di "essere adottati" perche' in 600 sono a rischio), molti genitori con i loro figli. In particolare fanno parte dello spezzone degli studenti sia i ragazzi dell'universita' che quelli delle superiori. Gli universitari hanno raggiunto la manifestazione partendo in corteo dalla Sapienza. Gli studenti medi si sono riuniti prima a piazza Fiume per poi aggregarsi aL corteo. Presenti, tra le altre, le scuole Giulio Cesare con lo striscione "In difesa della scuola pubblica", Tasso, Righi e Mameli. Numerosi gli striscioni contro il maestro unico ("I nostri maestri sono gia' unici", "Decreto Gelmini, meno tempo per i nostri bambini"). Poi ci sono quelli contro il capitalismo e contro il governo.


17 ottobre 2008 - Reuters

Scuola: migliaia in piazza. Sciopero trasporti, sanità

MILANO (Reuters) - Centinaia di migliaia di persone hanno preso parte oggi ai cortei di protesta in molte città italiane, nella giornata in cui i sindacati di base hanno proclamato lo sciopero generale per protestare contro le politiche del governo Berlusconi sulla scuola, il pubblico impiego e il precariato ma anche a favore degli aumenti salariali e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Lo sciopero di 24 ore è stato indetto da Cub, Cobas e SdL Intercategoriale.
A Roma -- in quella che Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas ha definito "la più grande manifestazione mai organizzata" -- sono sfilate circa 500.000 persone tra insegnanti della scuola pubblica, genitori, bambini ma anche molti lavoratori che protestavano contro le politiche del governo Berlusconi, secondo i dati diffusi dalla sigla di base SdL Intercategoriale. A Milano, Torino, Palermo, molti i cortei -- organizzati o spontanei -- e le assemblee presso le università.
TRAFFICO IN DIFFICOLTA'
I cortei hanno rallentato ulteriormente il traffico già messo in ginocchio in tutta Italia a causa dell'adesione allo sciopero da parte dei lavoratori del trasporto pubblico che incrociano le braccia con modalità che variano da città a città e nel rispetto delle fasce protette. L'Atm, la società che gestisce i trasporti pubblici a Milano, ha fatto sapere che alle 10,30 tra i mezzi di superficie della rete il 68% era in servizio. "Alle 13, concluse tutte le manifestazioni relative allo sciopero generale di oggi, le linee di superficie coinvolte hanno ripreso i loro percorsi regolari", scrive Atm sul suo sito Web. Le metropolitane sono garantite fino alle 18 e i mezzi di superficie dalle 15 alle 18. A Roma i trasporti pubblici sono garantiti dalle 16,30 al termine del servizio. Atac ha fatto sapere che alle 10,30, il dato sull'adesione allo sciopero per tram e molti autobus è del 33% mentre per le metropolitane il servizio è regolare. La protesta termina alle 16,30.


17 ottobre 2008 - Asca

ROMA/SCUOLA: COBAS, 300MILA IN CORTEO. FANTOCCI SU BERLUSCONI-GELMINI

(ASCA) - Roma, 17 ott - Studenti protagonisti anche oggi nella manifestazione di protesta contro i tagli varati dal Governo Berlusconi indetta dai Cobas, Sdl intercategoriale e Cub. Il corteo partito intorno alle 10.30 da piazza della Repubblica arrivera' a piazza san Giovanni. Tanti alunni e studenti di ogni fascia di eta' hanno aperto il corteo con cori e striscioni di scherno nei confronti del ministro della ''D-Istruzione Gelmini'' ma anche del premier Silvio Berlusconi, raffigurato in un ''fantoccio'' portato in strada dagli studenti del liceo Mamiani di Roma. La pioggia battente, che ha colto impreparati molti manifestanti, non ha scoraggiato i piu' giovani che hanno aperto il serpentone con lo striscione unitario che racchiude i temi che hanno portato in piazza oggi i sindacati di base, i collettivi studenteschi, i coordinamenti spontanei di insegnanti e genitori: ''Basta con la distruzione di lavoro, salari, diritti, scuola e servizi pubblici''. Grande soddisfazione da parte dei promotori della protesta. Per Pietro Bernocchi, segretario nazionale Cobas, lo sciopero di oggi e' ''riuscitissimo: in piazza siamo trecentomila persone. Piu' della meta' delle scuole sono chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese''. Dello stesso parere Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale Sdl secondo cui c'e' stata ''adesione enorme. La sensazione che questa manifestazione sia grandissima e' ora certezza: enorme la partecipazione e grandissima anche l'adesione allo sciopero''.


17 ottobre 2008 - EFE

PARO DEL SECTOR PUBLICO
Huelga contra política de Berlusconi paralizó a Italia

Italia vivió hoy una jornada de caos y enormes dificultades, debido a la huelga del sector público convocada por varios sindicatos y las manifestaciones organizadas en las grandes ciudades contra la política económica y social del Gobierno de Silvio Berlusconi. Los sindicatos de base Cub, Cobas y SdL convocaron una huelga de 24 horas en los sectores del transporte, la sanidad y la educación, en protesta por las últimas decisiones del Ejecutivo conservador italiano y para pedir aumentos de sueldo y mayor seguridad en el lugar de trabajo. A los inconvenientes por el parón de los transportes públicos, que colapsó prácticamente las grandes ciudades, se sumaron las manifestaciones que los sindicatos convocaron en concomitancia. Roma fue la ciudad más afectada, ya que la manifestación en la que participaron miles de estudiantes para protestar contra la reforma educativa aprobada por el Gobierno congregó a cerca de 300.000 personas, según los organizadores. La marcha, que transcurrió bajo la lluvia por el centro de Roma, estaba encabezada por una pancarta con el lema " Basta con la destrucción del trabajo, los sueldos, los derechos, la escuela y los servicios públicos". Esta masiva respuesta "indica que existen ganas de denunciar todas las políticas económicas que está aprobando este Gobierno, que salva a los banqueros, pero no hace nada por los puestos de trabajo precarios y viola sus derechos", afirmó el secretario general de Cobas, Piero Bernocchi. La protesta contra la reforma del sistema educativo, que prevé la eliminación de casi 100.000 puestos de trabajo entre profesores y personal no docente, fue la gran protagonista de la jornada y las mayores críticas durante las marchas estuvieron dirigidas a la ministra italiana de Educación, Maria Stella Gelmini. Los estudiantes y profesores critican, entre otras cosas, la imposición de la nota de conducta como requisito para aprobar el curso. Otra de las medidas que ha provocado rechazo es la que afectará a la escuela para niños de entre 6 y 11 años, en la que los alumnos volverán al maestro único, excepto en inglés, cuando ahora tenían un profesor para cada asignatura. En las protestas también participaron miembros del mundo universitario, que denunciaron el recorte de 8.000 millones de euros en el gasto en educación en los próximos Presupuestos del Estado. Asimismo, algunos sectores de la administración pública salieron a la calle, como los miembros del Cuerpo de Bomberos, que se manifestaron para pedir "una mayor sensibilización ante los contratos precarios y salarios dignos". En Milán (norte de Italia), la Policía municipal calificó la situación de los transportes públicos de "caótica", pues, según la empresa que gestiona el sector ATM, a las 10.30 hora local (08.30 GMT) la adhesión a la huelga era del 68%. Según los sindicatos, la participación de los trabajadores del sector del transporte en Turín (norte) alcanzó entre el 70-80%, mientras que para la empresa gestora fue del 35%. También la septentrional Venecia vivió un día de caos en el que los vecinos y los turistas tomaron al asalto taxis y góndolas para poder trasladarse de un lado a otro de la ciudad ante la huelga de los "traghetti" (transbordadores).


17 ottobre 2008 - Tg COM

Scioperi, "adesione altissima"
Stime del sindacato, forti i disagi

Oltre 2 milioni di lavoratori del settore pubblico e privato hanno incrociato le braccia e 500mila sono scesi in piazza a Roma per il corteo nazionale. Sono le prime stime sull'adesione allo sciopero generale di 24 ore proclamato da Cub, Cobas e Sdl. Forti i disagi anche nei settori aereo, ferroviario e marittimo. Punte di oltre il 90% per la scuola e gli enti locali. A Milano lancio di uova contro il Provveditorato. La partecipazione allo sciopero generale ha riguardato il 50% dei lavoratori dell'industria, il 60% di quelli dei trasporti, con rilevanti punte di oltre il 90% per quelli di scuola ed enti locali. Lo rivela la Confederazione unitaria di base che, in una nota, definisce "straordinaria" l'adesione alla protesta che ha coinvolto "milioni di lavoratori".
A Roma traffico in tilt
La manifestazione nazionale di Roma ha visto la presenza di studenti e lavoratori, oltre che della scuola, di vari altri settori, con una partecipazione di oltre 200mila persone al corteo, che si è snodato da piazza Esedra a piazza San Giovanni. Traffico in tilt sul Lungotevere. Il corteo degli studenti diretto verso il ministero dell'Istruzione ha, infatti, all'improvviso variato il percorso stabilito con le forze dell'ordine attraversando ponte Palatino e dirigersi verso il ministero dell'Istruzione. Gravi i disagi per il traffico.
A Fiumicino soppressi una trentina di voli
Nelle 8 ore di sciopero all'aeroporto di Fiumicino sono stati soppressi quasi una trentina di voli, tra partenze ed arrivi. La Cub Trasporti, in una nota, parla di "40 le cancellazioni a Fiumicino e 25 all'aeroporto di Bologna". Non sono mancati ritardi di varie compagnie e lunghe code di passeggeri. "Ci sono stati notevoli ritardi dei voli in partenza ed in arrivo a Venezia - informa ancora il sindacato - e sono ancora da verificare le cancellazioni e le attese a Milano, Firenze, Napoli, Catania.
Le richieste del sindacato
L'adesione allo sciopero e la partecipazione ai cortei, fa sapere la Cub, segnano "uno dei punti più alti della storia recente del sindacalismo di base". Riguardo al precariato, i rappresentanti di categoria propongono "l'abolizione delle leggi Treu e 30", e,sempre in ambito lavorativo, chiedono "tolleranza zero contro gli infortuni sul lavoro, con forte inasprimento della sanzioni penali per chi li provoca". Altro punto di forza della battaglia sindacale è "l'abrogazione del decreto Gelmini, in difesa della scuola pubblica, con obbligo di assunzione dei precari". Tra i diritti da tutelare vi è anche quello a prestazioni sanitarie di qualità, e più in generale il sindacalismo di base invoca la "tutela di tutti quei diritti legati allo stato sociale, costantemente messi in discussione, come la proposta di accelerare il progetto di privatizzazione".
Milano, lancio uova contro provveditorato
A Milano si sono svolte tre manifestazioni che hanno attraversato la città, con un presenza complessiva di 100mila, circa, tra lavoratori, pensionati e studenti. Mentre una delegazione di insegnanti e genitori viene ricevuta dal direttore dell'ufficio studi del provveditorato, Antonio Lupacchini, all'esterno si sono assiepati studenti delle scuole superiori, insegnanti e genitori. Tra gli slogan e gli striscioni anti Gelmini, la sede del provveditorato è stata colpita da lanci di uova. Per l'Atm, l'azienda cittadina di trasporti pubblici, il 68% dei mezzi era in servizio. La situazione è stata comunque caotica.
Torino, stop alla metropolitana
Nel capoluogo piemontese è stata bloccata la linea del metrò. Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metropolitana è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale.
Venezia, gondole low cost
Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali e internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo con il Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande.
La Gelmini: "Non capisco"
Insegnanti, personale non docente e studenti sono scesi in piazza per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione, primo fra tutti quello che reintroduce il maestro unico. Piccata la risposta del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini: "Le ragioni della protesta - ha spiegato - francamente non le comprendo. E sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza non abbiano letto il provvedimento. Non si capisce, infatti, come mai si occupino le università e si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal decreto".


17 ottobre 2008 - Ami

Sciopero generale del sindacalismo di base 300.000 in corteo
Gli universitari assediano la Gelmini

Lo sciopero generale nazionale di 24 ore indetto dai sindacati di base, Cub, Cobas e SdL ha chiamato oggi all'adesione tutti i lavoratori pubblici e privati di ogni categoria, scuola e trasporti compresi e la protesta ha riguardato tutti i comparti della mobilità. A Roma oltre allo sciopero generale, i sindacati hanno indetto una manifestazione nazionale che ha registrato la partecipazione di circa 300.000 persone. È partita e finita sotto una fitta pioggia, a Roma, la manifestazione organizzata dai sindacati di base Rdb, Cobas e Sdl nel giorno dello sciopero generale. «La sensazione che questa manifestazione sia grandissima è ora certezza: enorme la partecipazione e grandissima anche l'adesione allo sciopero» non ha nascosto la sua soddisfazione Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale Sdl. Alla fine i numeri gli hanno dato ragione infatti i partecipanti alla manifestazione sono stati circa 300.000. Il corteo, partito da piazza della Repubblica, è stato aperto da uno striscione con la scritta: «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». A sfilare naturalmente, oltre alle varie categorie di lavoratori aderenti ai sindacanti di base, anche i coordinamenti degli studenti universitari e delle scuole superiori. Hanno protestato contro i tagli alla scuola, all'università, alla ricerca, i tagli al tempo scuola e il ritorno al maestro unico, insieme a genitori e insegnanti. Il passaggio di un gruppetto di alunni delle elementari, accompagnati dalle proprie mamme e insegnanti, che attraversava piazza Esedra ormai gremita, è stato salutato con un lungo applauso dai fratelli maggiori ormai arrivati all'università. In corteo tutti i settori del pubblico impiego, i Vigili del Fuoco, la Protezione civile, operatori dei trasporti, insegnanti, ricercatori, tantissimi studenti, bambini e genitori tutti accomunati, ha spiegato il leader dei Cobas, Piero Bernocchi, una delle tre sigle che ha indetto la manifestazione, dalla preoccupazioni per il futuro: «C'è una volontà di denuncia – ha affermato Bernocchi - di tutte le politiche economiche di questo governo che salva i banchieri e mette in discussione i posti di lavoro dei precari, mette in discussione i diritti». E sono stati rivolti specialmente contro i ministri Gelmini e Brunetta gli slogan presenti sugli striscioni e quelli scanditi nei cori dei manifestanti: «noi la scuola l'amiamo» hanno scritto gli alunni del liceo Kennedy di Ariccia. «Oggi termina la nostra occupazione – hanno detto gli studenti del Mamiani - è stata un'iniziativa simbolica ma la nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere». Inviti a tutta voce per il ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini «guarda quanti siamo, la pioggia non ci spegne». Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco, con una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in divisa, alle cui spalle è stata posta una foto del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta intento a succhiarne il sangue. «Siamo qui perchè chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi» ha detto Giovanni Muccarino, coordinatore nazionale dei vigili del fuoco della Rdb. Quando la testa del corteo che ha sfilato per le vie della capitale, era giunta già da un pò a piazza San Giovanni la coda del lungo serpentone, intanto, non aveva ancora imboccato via Merulana. Nella piazza storica del sindacalismo italiano un camion è diventato palco da cui molti hanno preso la parola, per illustrare i motivi della protesta. Una parte del corteo, composto dagli studenti, si è diretto verso il ministero dell'Istruzione con uno striscione : «Noi la vostra crisi non la pagheremo». La manifestazione è stata bloccata in via Labicana, poco prima del Colosseo, per consentire di liberare le strade dal traffico e permettere ai ragazzi di proseguire. Il corteo di migliaia di studenti è poi arrivato sotto al ministero dell'Istruzione, quì la polizia era ad aspettarli in assetto antisommossa. La situazione è però rimasta calma. Fumogeni accesi e musica. Secondo i collettivi della Sapienza il corteo è formato da almeno 10 mila ragazzi.


17 ottobre 2008 - Dazebao

17 ottobre. Esplode la protesta contro il Governo
di Alessandro Ambrosin

ROMA - Lo sciopero generale indetta dai sindacati di base SdL, Cub e Cobas è l'ennesima prova dell'insostenibile politica che l'attuale Governo sta portando avanti ad oltranza, noncurante del dissenso popolare. A darne una prova tangibile il corteo di quest'oggi, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone, 200mila secondo gli organizzatori. Il serpentone ha sfilato da Piazza della Repubblica, fino a San Giovanni in Laterano. sotto una pioggia battente che non è riuscita a fermare i partecipanti, i quali senza sosta hanno continuato ad attraversare il centro storico di Roma. Moltissimi gli slogan contro il Governo e la Confindustria gridati da giovani studenti, lavoratori del comparto dei trasporti e docenti giunti da tutte le zone d'Italia. Presenti anche una delegazione di dipendenti di Alitalia che non hanno mancato all'appuntamento, reduci dal drammatico epilogo sulla vicenda della compagnia di bandiera. "Chi pensava di salvare la compagnia di bandiera - dice Massimo, assistente di volo precario Alitalia - ha preso in giro gli italiani. Ora oltre agli esuberi dovremo far fronte anche ai debiti contratti dalle vecchie gestioni sulla nostra pelle. Intanto io dovrò cercare un altro lavoro." Ma il clima è particolarmente infuocato anche sul fronte del trasporto su ferro e su gomma. "Privatizzeranno anche noi - ribatte Renato, autista di tram, anch'egli precarizzato - lo spezzatino è sul tavolo delle trattative e così invece di unire il trasporto sotto una gestione unica ci troveremo un pò alla volta con tanti rami d'azienda appetibili per il mercato e pronti adessere venduti al migliore speculatore. Una fine annunciata, che non possiamo accettare." Insomma la protesta è ormai esplosa, le azioni intraprese dal Governo sono viste come un danno irreparabile sulle quali bisogna al più presto porre un rimedio, che si intravede esclusivamente attraverso un cambio di tendenza alle attuali politiche. Ma i veri protagonisti di questa giornata sono i precari. Ogni settore ne ha tantissimi al seguito, a testimonianza che le politiche e le condizioni sul lavoro accomunino praticamente tutti. Nessuno escluso. Da quello del pubblico impiego, agli enti pubblici, fino ai vigili del fuoco che sfilano con una folta delegazione, trasportando in barella un manichino dal quale Brunetta direttamente ne succhia il sangue. "Rischiamo la vita ogni giorno - dice uno di loro - eppure nessuno si accorge che i lavoratori di questo importantissimo servizio versano in una condizione di estrema precarietà. Aspettiamo da anni un adeguamento salariale e nuove assunzioni che non verranno mai." Di lavoro si continua a morire è scritto su uno striscione tenuto dai lavoratori. "Sì perchè, nonostante le morti bianche siano ogni anno più di 1.200, - incalza Ottavio, precario di 24 anni - il fenomeno continua ad essere ignorato. Ormai questi episodi sono diventati talmente abituali che nessuno ci fa più caso. " Straordinaria anche la partecipazione dei docenti, dei genitori con gli studenti e dei bambini, che intonano slogan contro la riforma Gelmini - Tremonti tenendo tra le mani striscioni ironici, ma anche drammatici. Giovanna è arrivata dalla Sicilia. Lei è una di quelle che vedrà scomparire il suo posto di lavoro precario. "Io sono qui con mio figlio di sette anni, perché c’è in ballo non solo il mio futuro, ma anche il suo. Questo attacco a trecentosessanta gradi alla scuola pubblica è il segnale che questo governo vuole smantellarla a favore dell’istruzione privata, incidendo drammaticamente sulla didattica" dice Giovanna. "Quello che il governo persegue è rendere una classe di studenti ignoranti per poter plasmare ancora di più le coscienze" - grida Alfonso, papà di due studenti delle superiori. "Ci hanno provato con la Moratti, adesso ci riprovano con la Gelmini" urla uno studente universitario e continua: "Vogliono rendere l’istruzione un privilegio per pochi, con la legge 133 che prevede la possibilità di trasformare in fondazioni private tutti gli atenei". Un ‘altra studentessa universitaria dice: "Questa grande manifestazione è solo l’inizio di un grande movimento di protesta che coinvolgerà tutte le scuole pubbliche e le università italiane e durerà fino a quando questa legge non sarà abrogata". Un anziano insegnante porta al collo un cartello con scritto: "Ho fatto il 68 e mi ritrovo in un 48" e dice: "Non mi sarei mai aspettato, dopo quarant’anni, di ritrovarmi in una situazione così drammatica". Tuttavia oggi a distanza di qualche lustro in questa situazione ci si ritrova la maggior parte degli italiani che oggi sono qui a manifestare per contrastare le politiche iperliberiste di questo Governo e di una Confindustria sempre più cieca di fronte ai propri interessi personali. Oggi è un giorno particolare. La protesta è esplosa e sarà difficile fermarla.


17 ottobre 2008 - Romauno

Sciopero generale autonomi: 300 mila in corteo, traffico in tilt

Neanche la pioggia battente ha potuto fermare questa mattina i 300 mila che hanno aderito allo sciopero generale indetto dai sindacati di base. Il corteo ha sfilato per le vie del centro, da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni, passando per viale Manzoni. I ministri Gelimini e Brunetta, il governo Berlusconi, i politici "prenditutto": questi i bersagli principali di slogan e striscioni. Scuola, sanità, trasporti, pubblico impiego, tutti a sfilare sotto l’acqua, contro la riforma scolastica e il precariato. Una piaga – dicono – che sta mettendo in ginocchio il paese, negando il futuro alle nuove generazioni. "È solo l’inizio di un autunno caldo – hanno detto gli autonomi –. Abbiamo toccato il fondo, dovranno accorgersene". Pesanti i disagi alla circolazione per tutta la mattinata, nonostante Atac e Metro abbiano assicurato corse quasi regolari. Complice la pioggia, traffico in tilt, vie del centro pattugliate dalle volanti della Municipale, con code e rallentamenti un po’ ovunque. Molte le ambulanze in emergenza, costrette a divincolarsi tra i serpentoni di auto e la parata dei manifestanti.


17 ottobre 2008 - Apcom

Trasporti/ Disagi in tutta Italia, per Cub 2 milioni in piazza
Sacconi: ha pesato effetto annuncio. A Roma in 500mila

Roma, 17 ott. (Apcom) - Si preannunciava un venerdì nero per lo sciopero dei sindacati di base, e in parte lo è stato con disagi alla circolazione soprattutto nei grandi centri urbani. Due milioni in piazza, secondo gli organizzatori, anche se non si può parlare di paralisi totale come si era temuto nei giorni scorsi. Lo sciopero di 24 ore proclamato da Cub, Cobas e Sdl ha avuto percentuali di astensione dal lavoro a Roma del 45%, alla Cgt di Torino del 75%, a Bologna fra il 75% e il 77%, a Venezia dell'80% in centro e del 40% sull'extraurbano; a Treviso il 40%. Da città a città sono stati comunque garantiti i servizi essenziali e i mezzi hanno circolato in determinate fasce orarie. Nella Capitale, i mezzi pubblici di superficie hanno funzionato a singhiozzo e la metropolitana è rimasta aperta, i disagi maggiori per i cittadini si sono verificati soprattutto in mattinata durante i cortei partiti da piazza Repubblica a cui, secondo gli organizzatori, hanno partecipato 500mila persone. A complicare le difficoltà per gli utenti ci ha pensato la pioggia che è caduta intensa, soprattutto a Roma in mattinata, dove il traffico è stato molto intenso. A Milano, ingorghi e auto in coda in concomitanza con i tre cortei: 19 le linee deviate nelle zone tra largo Cairoli, piazza Missori, piazza Reale e via Ripamonti. L'adesione, per l'Atm, è stata bassa con circa il 65% dei mezzi pubblici in servizio. Disagi in centro città anche a Napoli, Palermo e Firenze. Una decina di voli aerei cancellati all'aeroporto di Fiumicino e 24 all'aeroporto Marconi di Bologna. L'astensione dei sindacati ha provocato qualche disagio anche ai trasporti marittimi. Nessun disagio alla circolazione ferroviaria, invece, per le Fs. Lo sciopero, terminato alle 17, non ha avuto "alcuna ripercussione sulla circolazione dei treni a media e lunga percorrenza, che hanno viaggiato tutti in modoregolare". Pochissime, per il gruppo Ferrovie dello Stato, le ripercussioni in ambito regionale, dove la circolazione di alcuni convogli ha subito qualche modifica". "Un risultato straordinario - per il coordinatore nazionale della Cub, Pierpaolo Leonardi - che dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta, e che la nostra piattaforma è largamente condivisa. Il governo deve trarre la conclusione che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil, Cisl e Uil". Una protesta riuscita anche per il coordinatore della Sdl, Fabrizio Tomaselli: "Da oggi Sdl, Cub e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza". Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, è stato molto forte l'effetto annuncio: "I treni sono stati quasi tutti regolari - ha osservato - ma si è creata l'idea che è tutto fermo. Con la nuova legge delega sapremo quanto treni partono e quanti no: non c'è proporzione tra l'annuncio e il danno prodotto".

Trasporti/ Sciopero, Atm: a Milano forti disagi in zone cortei
Problemi limitati per circolazione mezzi

Milano, 17 ott. (Apcom) - Disagi a Milano per lo sciopero generale convocato dai sindacati di base (Cub, Cobas e Sdl), che coinvolge anche i mezzi pubblici. Le difficoltà maggiori, informa Atm, si riscontrano nella circolazione nelle vie del centro interessate da tre manifestazioni: da largo Cairoli a piazza Missori, da largo Cairoli a piazza Reale e da piazza Missori a via Ripamonti. I cortei comportano deviazioni o limitazioni di percorso per 19 linee. Problemi limitati invece per chi si muove con i mezzi si superficie, che sono fermi dalle 8,45 si questa mattina e riprenderanno a circolare dalle 15 alle 18: alle 10.30 il 68% era in servizio. Le metropolitane, come previsto, si fermeranno dalle 18 in poi. Per informare i milanesi, Atm realizzerà due collegamenti straordinari in diretta audio/video dalla sala operativa di superficie con il telegiornale regionale della Rai: alle 14,00 e alle 19,30. Dal mattino è possibile avere informazioni in tempo reale con le radio di Milano e Provincia e con annunci sonori, messaggi sui display di paline e pensiline e video in metropolitana.


17 ottobre 2008 - Rainews 24

Scuola: la Gelmini risponde alle critiche. Napolitano: "Non si può dire solo no"
Intervista a P.Leonardi (CUB) e G.Maccarino (RdB  CUB VVF): clicca qui

Giorgio Napolitano, intervistato da alcuni alunni nella Tenuta presidenziale di Castelporziano, invita tutti a guardare senza preconcetti ai progetti di riforma scolastica. "Non si possono dire soltanto dei 'no', ne' bisogna farsi prendere dalla paura. Si puo' essere d'accordo su alcuni
cambiamenti e non su altri", ha detto il capo dello Stato.
Gelmini: Dove troviamo i soldi?
"Nel pubblico impiego non si possono licenziare le persone quindi chi parla degli 87mila tagli dice una cosa non vera e soprattutto non precisa che oggi gli occupati nella scuola sono 1.300.000. Se il Governo non intervenisse contenendo la spesa, da 1.300.000, si passerebbe a 1.400.000, chi protesta ci dica dove trovare i soldi per occupare altre centomila persone nella scuola: purtroppo non è possibile". Nel giorno in cui a Roma arrivano migliaia di insegnanti per lo sciopero indetto da Cobas, Cub e Sdl intercategoriale, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, intervenendo a Panorama del Giorno su Canale 5 difende le reagioni della sua riforma e sfida l'opposizione.
Sciopero dei Cobas
Dopo i sit-in, le mobilitazioni locali, la manifestazioni spontanee, come i 'no Gelmini day', le catene umane e le notti bianche, a partire da oggi, con lo sciopero indetto da Cobas, Cub e Sdl intercategoriale, il fronte che si oppone ai decreti Gelmini sull'istruzione raggiunge l'apice della protesta: diversi scioperi metteranno in crisi il normale svolgimento delle lezioni in tutta Italia, sia a scuola che all'università. A Roma poco prima di mezzogiorno, sotto la pioggia, il corteo è giunto a Piazza San Giovanni ma il serpentone si estende fino al punto di partenza, Piazza della Repubblica, dove ci sono manifestanti ancora in procinto di iniziare il percorso.
Classi ponte? Non è razzismo ma integrazione
Gelmini giudica positivamente la proposta della Lega, che nei giorni scorsi ha provocato molte polemiche, delle classi di inserimento per i bambini figli di immigrati: "Senza la conoscenza della lingua italiana non c'è integrazione: se vogliamo accogliere in maniera adeguata i bambini stranieri è giusto investire risorse perché questi bambini possano conoscere lingua italiana e quindi integrarsi al meglio". Per il ministro "non si tratta di un problema di razzismo ma didattico: oggi la scuola non riesce ad assolvere al meglio ad una funzione importante, integrare gli alunni immigrati. Ci sono problemi legati all'inserimento dei bambini stranieri nelle classi - prosegue - perché molti non conoscono l'italiano. Molte classi rallentano l'apprendimento degli alunni, soprattutto l'integrazione di quelli stranieri perché - conclude Gelmini - non ci sono corsi specifici della lingua italiana".
Disinformazione
"Le ragioni della protesta francamente non le comprendo, e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza non hanno letto il provvedimento. Protestano nelle Università e nelle scuole secondarie, quanto il provvedimento non li tocca minimamente, perché riguarda prevalentemente la scuola elementare e media", dice il ministro sulle proteste nei confronti della riforma del sistema scolastico. "La sinistra sta facendo disinformazione - aggiunge la Gelmini - sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e gli insegnamenti aggiuntivi, questa è una grande bugia. Ma non saranno toccati, anzi, nella scuola media passeremo da tre ore di inglese a cinque ore di lingua straniera, si tratterà di scegliere se saranno cinque ore di inglese o tre di inglesepiù due di un'altra lingua. E per il tempo pieno, grazie al maestro unico o prevalente avremo la possibilità di potenziare il tempo pieno: le famiglie non hanno nulla da temere dal provvedimento".


17 ottobre 2008 - Italia Notizie

Roma: la più grande manifestazione del sindacalismo di base
di Patrizia Di Terlizzi

Roma, 17 ottobre 2008. Per lo sciopero generale indetto dai sindacati di base Cub, Cobas e Sdl, sono scese in piazza circa 500 mila persone, la più grande manifestazione mai organizzata dal sindacalismo di base. Provenienti da tutta Italia, le centinaia di lavoratori, precari, genitori, ma anche tantissimi ragazzi e bambini, si sono dati appuntamento in Piazza della Repubblica, dove la pioggia ha cominciato a cadere ai primi passi mossi dal corteo, alle dieci del mattino, per smettere giusto alla fine, quando il mare variopinto dei manifestanti ha raggiunto piazza San Giovanni, alle 13,30. Un raggio di sole ha salutato così la conclusione di questa straordinaria giornata di protesta, come una iniezione di fiducia per i partecipanti, che noncuranti della pioggia sono scesi in piazza per denunciare l'insostenibile situazione della scuola, del pubblico impiego, dell'università, del precariato, della sicurezza sul lavoro; erano presenti anche i movimenti per il diritto alla casa, un'altra gravissima emergenza sociale, ancora senza reali soluzioni nella Capitale. Nel settore scuola la percentuale di adesione è stata di circa il 60-70% nelle principali città. La Gelmini ha dichiarato che le ragioni della protesta non le comprende, ed è sempre più convinta che chi ha aderito allo sciopero non ha letto bene il decreto.


17 ottobre 2008 - La Stampa web

Cobas in piazza, disagi nei trasporti
I sindacati di base: «Alte adesioni in tutti i settori, un risultato ottimo»

ROMA - Centinaia di migliaia in piazza a Roma (mezzo milione secondo gli organizzatori) per lo sciopero nazionale indetto dai Cobas e da Rdb, che riguarda soprattutto i settori della scuola, dei trasporti, della sanità. «Decreto Gelmini, meno tempo per in nostri bambini», «taglia e ritaglia, l’alunno raglia» sono alcuni degli slogan esposti dal popolo della scuola pubblica, riuniti in piazza San Giovanni. Tra i lavoratori della sanità, un gruppo di operatori dell’azienda sanitaria di Lodi hanno portato in corteo delle sacche che contengono finto sangue, «perchè - spiegano - ci manca che ci chiedono solo quello». Un’altra frangia dei Cobas della sanità ha esposto un cartello con disegnato uno dei Sette Nani con la faccia del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta che recita «noi abbiamo un sogno nel cuore: brunetta in miniera Sacconi in G...». Non sono mancati momenti di tensione: una parte del corteo dei Cobas, in prevalenza studenti delle scuole superiori romane, ha invece deviato il percorso prestabilito per dirigersi verso il ministero della pubblica istruzione. Alcuni di loro hanno lanciato fumogeni colorati mentre altri hanno fischiato e urlato contro il ministro Gelmini. Il non programmato corteo, che si è staccato dalla manifestazione dei Cobas, ha paralizzato il traffico sul Viale di Trastevere. Le forze dell’ordine hanno schierato alcuni blindati per proteggere l’ingresso del ministero. Comunque soddisfatto il leader dei Cobas Piero Bernocchi: «Oggi siamo scesi in piazza per protestare contro i tagli e la politica di questo governo. Si delinea un grande sciopero e un corteo enorme». Secondo il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero «l’enorme, straordinario successo della manifestazione indetta questa mattina dal sindacalismo di base e extraconfederale cui ho partecipato per un lungo tratto dimostra, nonostante la pioggia battente, che i lavoratori, gli studenti e i docenti non solo non hanno alcuna intenzione di stare zitti ma vogliono continuare a sfidare un governo razzista e classista, che aiuta banchieri e speculatori e non fa nulla per le classi popolari». Ma la maggioranza, replica il senatore Giuseppe Valditara del Popolo della Libertà, segretario della commissione Istruzione al Senato e responsabile Università di An, «compatta continuerà sulla sua strada per migliorare la qualità della scuola e creare maggiori opportunità per tutti i nostri giovani». Disagi per la circolazione a Roma: Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che il dato sull’adesione allo sciopero è del 33 per cento. Giornata nera anche per i veneziani a causa dello sciopero dei trasporti pubblici. Lunghe code non solo per salire su un taxi ma addirittura per accedere alle gondole, che in molti, turisti e non, utilizzano come mezzo pubblico per andare da una parte all’altra della città.

LA RIFORMA CHE SPACCA LA POLITICA
Scuola, migliaia di studenti in piazza. La Gelmini: "Chi parla di tagli mente"

ROMA - Centinaia di migliaia in piazza a Roma (mezzo milione secondo gli organizzatori) per lo sciopero nazionale indetto dai Cobas e da Rdb, che riguarda soprattutto i settori della scuola, dei trasporti, della sanità. «Decreto Gelmini, meno tempo per in nostri bambini», «taglia e ritaglia, l’alunno raglia» sono alcuni degli slogan esposti dal popolo della scuola pubblica. Soddisfatto il leader dei Cobas Piero Bernocchi: «Oggi siamo scesi in piazza per protestare contro i tagli e la politica di questo governo. Si delinea un grande sciopero e un corteo enorme». In mezzo milione, secondo gli organizzatori, riempiono piazza San Giovanni. Una parte del corteo dei Cobas, in prevalenza studenti delle scuole superiori romane, ha invece deviato il percorso prestabilito con l’intenzione di dirigersi verso il ministero della pubblica istruzione. Migliaia di studenti hanno abbandonato il corteo principale in via Merulana transitando per via Labicana. Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che, alle 10,30, il dato sull’adesione allo sciopero è del 33 per cento. Intanto il ministro Gelmini sfida le contestazioni: «Nel pubblico impiego non si possono licenziare le persone. Chi parla degli 87 mila tagli dice una cosa non vera e soprattutto non precisa che oggi gli occupati nella scuola sono 1.300.000: se il governo non intervenisse, contenendo la spesa, da 1.300.000 si passerebbe a 1.400.000. Chi protesta, ci dica dove trovare i soldi per occupare altre 100 mila persone nella scuola. Purtroppo non è possibile». Il ministro attacca il centrosinistra, presunto regista della contestazione: «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo, e sono sempre più convinta che in realtà molti di quelli che scendono in piazza non hanno letto il provvedimento» dice .«Si protesta nelle università e si fanno manifestazioni nelle scuole secondarie quando il provvedimento non li tocca minimamente, perchè riguarda prevalentemente la scuola elementare e media», sottolinea il ministro, per il quale la situazione è colpa della sinistra che «sta facendo disinformazione e dice bugie». La Gelmini, poi, torna sui provvedimenti. Le famiglie italiane che hanno figli alla scuola elementare, spiega, «non hanno nulla da temere» sull’introduzione del maestro unico: «in questo modo avremo la possibilità di potenziare il tempo pieno». Il ministro continua: «Sappiamo che oggi entrambi i genitori lavorano e non c’è nessuna volontà di ridurre il tempo pieno», ha assicurato, spiegando che «crediamo che il bambino a 6-7 anni non ha bisogno di tre maestri per tre insegnamenti specifici, ma di uno solo che sia una guida ed un punto di riferimento, come è in tutta Europa». Sulla mozione della Lega che ha spaccato la politica insiste: «Non è un problema di razzismo, ma un problema didattico. La scuola oggi non riesce ad assolvere al meglio alla funzione di integrare gli alunni immigrati che non conoscono l’italiano. Io sostengo che molti classi rallentano l’apprendimento dei ragazzi stranieri perchè non ci sono corsi specifici di lingua italiana - sottolinea il ministro-. È giusto investire risorse perchè questi bambini possano conoscere la lingua italiana e integrarsi al meglio».


17 ottobre 2008 - Il Quotidiano.net

VENERDI' DI SCIOPERI
"In trecentomila al corteo di Roma" Cori contro Gelmini e Brunetta
Grande manifestazione per le strade della Capitale organizzato dai sindacati autonomi. In piazza non solo lavoratori, ma anche studenti che sono andati a protestare sotto le finestre del ministero dell'Istruzione

Roma, 17 ottobre 2008 - Sono circa trecentomila - secondo le stime degli organizzatori - i partecipanti al corteo che sta sfilando per le strade di Roma, in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati autonomi. Un successo secondo Marco Rizzo, eurodeputato del Pdci, che partecipa alla manifestazione. "L'adesione alla mobilitazione del sindacalismo di base - sostiene Rizzo in una nota - è stata altissima e la manifestazione di Roma enorme". "Un unico sciopero generale di queste proporzioni - prosegue l'esponente del Pdci - dovrebbe far riflettere la Cgil che invece di subire le pressioni del Pd farebbe meglio a scegliere la via dell'opposizione di classe al governo Berlusconi". Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco. Trasportano una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in divisa, alle cui spalle è stata posta una foto del ministro della Funzione Pubblica Brunetta, intento a succhiare il sangue. ''Siamo qui perché chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi'', dice Giovanni Muccarino coordinatore nazionale dei vigili del fuoco della Rdb. I ministri Gelmini e Brunetta sono i bersagli dei cori dei manifestanti. Studenti universitari, delle scuole superiori e anche qualche piccolissimo alunno delle scuole elementari: tutti in corteo per dire no alla riforma Gelmini e alle iniziative del governo in tema di istruzione. ''Oggi termina la nostra occupazione - dicono gli studenti del liceo romano Mamiani - E' stata un'iniziativa simbolica, ma la nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere''. Cori a tutta voce contro il ministro Gelmini: ''Guarda quanti siamo, la pioggia non ci spegne''. Proprio gli studenti hanno deviato dal percorso prestabilito, sfondando sul lungotevere il cordone dei carabinieri, e si sono diretti verso il ministero dell'Istruzione a viale Trastevere. I ragazzi degli istituti scolastici e universitari hanno deciso di lasciare il corteo dei sindacati di base, dopo che questo era arrivato a piazza San Giovanni. Nessuna bandiera di partito, precisano gli studenti, "ma solo la nostra voce" per dire no alle privatizzazioni di scuola e università, ai tagli ai fondi per la ricerca e alle riforme adottate dal governo. Molti i disagi creati al traffico della Capitale.


17 ottobre 2008 - Affari Italiani.it

Sciopero / E' già autunno caldo

Dopo i sit-in, le mobilitazioni locali, la manifestazioni spontanee, come i "no Gelmini day", le catene umane, le notti bianche, e lo sciopero indetto da Cobas, Cub e Sdl intercategoriale, il fronte che si oppone ai decreti Gelmini sull'istruzione raggiungerà l'apice della protesta: diversi scioperi metteranno in crisi il normale svolgimento delle lezioni in tutta Italia, sia a scuola che all'università. In particolare, sul fronte dell'università, continua il clima di mobilitazione negli atenei contro la riforma della Gelmini: a L'Aquila gli studenti si sono riuniti in un'assemblea promossa dall'Unione degli Universitari-L'Aquila nella Facoltà di Ingegneria. A Ferrara in una assemblea organizzata dalla Rete Universitaria Attiva-Unione degli Universitari Ferrara (Rua-Udu Ferrara), mentre a Lecce si è svolta assemblea generale studentesca promossa dall'UdU Lecce. A Roma, all'Università La Sapienza, c'è stata una assemblea con la partecipazione del rettore: poi gli studenti si sono riuniti in un corteo che è passato sotto il ministero dell'Economia fino alla stazione Termini, bloccando per alcuni minuti i binari. Alla mobilitazione degli autonomi, in programma per l'intera giornata di domani, seguirà quella dell'Unione degli studenti, che ha organizzato una tre giorni, dal 21 al 23 ottobre, di occupazioni e autogestioni degli istituti, che culmineranno in uno "sciopero creativo" per "tenere la Gelmini fuori dalle nostre scuole". Il 30 ottobre sarà la volta dei sindacati più rappresentativi - Confederali, Snals e Gilda - che dopo diversi anni si ritroveranno assieme per una contestazione che potrebbe cogliere molti consensi mettendo in seria crisi la maggior parte delle scuole e il loro servizio pubblico. A metà novembre, con ogni probabilità il 14 novembre, toccherà anche alle associazioni sindacali che difendono gli interessi del comparto universitario, le quali da ieri hanno avviato le procedure per lo sciopero. Senza dimenticare le tantissime proteste studentesche in atto negli atenei in questi giorni. Tra le motivazioni principali della contestazione di domani, che confluirà in una manifestazione nazionale a Roma con partenza alle 10 da piazza Repubblica, ci sono i sensibili tagli che subirà, a tutti i livelli, il settore della conoscenza e della formazione italiana. Nella lunga piattaforma presentata da Cub, Cobas e Sdl al governo non è però citata la legge 133 approvata ad agosto, contenente il piano di "razionalizzazione" scolastico e il blocco di turn-over negli atenei. Tra le rivendicazioni non c'è traccia nemmeno del piú recente dl 137, che ripristina il cosiddetto maestro unico riportando l'orario di base della scuola primaria a 24 ore, il quale dopo aver riscosso la fiducia alla Camera dal 21 ottobre verrà esaminato nell'aula del Senato per l'approvazione definitiva. Lo sciopero degli autonomi è stato infatti proclamato ben quattro mesi fa, addirittura il 20 giugno scorso, quando i decreti sull'istruzione e sull'università non erano stati ancora annunciati. Ed anche se le motivazioni che porteranno in piazza i diversi sindacati sono pressoché le stesse, ancora oggi l'unitarietà completa appare lontana: secondo Piero Bernocchi, leader dei Cobas, lo "sciopero del 30 è del tutto fuori tempo massimo e strumentale, finalizzato solo a disturbare il vero sciopero utile, quello nostro din domani". "Una marea di lavoratori e lavoratrici - continua Bernocchi - si apprestano a raggiungere Roma, con centinaia di bus, treni e mezzi privati per fermare l'opera demolitrice della "strana coppia" Tremonti-Gelmini: diremo no ai terrificanti tagli, per rifiutare la riesumazione della "maestra unica" novecentesca e l'espulsione in massa dei precari". Dopo la scuola, gli Statali. Le segreterie nazionali Fp Cgil, Fps Cisl, Uil Pa e Uil Fpl hanno proclamato lo sciopero dei comparti pubblici e delle rispettive aree della dirigenza secondo il seguente calendario: 3 novembre 2008 Regioni del Centro: Toscana, Umbria, Marche e Lazio; 7 novembre 2008 Regioni del Nord: Valle D'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Liguria ed Emilia Romagna; 14 novembre 2008 Regioni del Sud e Isole: Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Lo sciopero è indetto per l'intera giornata o per turno di lavoro, secondo le modalità previste dalla normativa vigente che saranno comunicate formalmente alle autorità competenti entro lunedì prossimo. Lo sciopero, dunque, si svolgerà in contemporanea nelle diverse regioni secondo il raggruppamento indicato. Le rispettive strutture regionali individueranno le forme di svolgimento delle manifestazioni e concorderanno l'eventuale presenza delle segreterie nazionali.


17 ottobre 2008 - Repubblica.it

Diretta - CRONACA
Scuola, a Roma corteo contro la Gelmini. Disagi per lo sciopero di trasporti e sanità

Nella capitale affollatissima manifestazione contro la riforma dell'istruzione. I Cobas: "Siamo 500mila". Oltre diecimila studenti sono usciti dal corteo principale per andare sotto al ministero dell'Istruzione. Manifestazioni anche a Milano e in altre città. Scioperi nei trasporti, specie locali, proclamato dai sindacati autonomi e braccia incrociate anche nella scuola, nella sanità e nella pubblica amministrazione. Il ministro dell'Istruzione: "Dalla sinistra solo allarmismo e disinformazione". Continuano le mobilitazioni negli atenei italiani.

16:12 Cub, allo sciopero hanno aderito milioni di persone
La partecipazione allo sciopero generale ha riguardato il 50% dei lavoratori dell'industria, il 60% di quelli dei trasporti, con rilevanti punte di oltre il 90% per quelli di scuola ed enti locali. A dare le stime è la Confederazione unitaria di base che in una nota definisce "straordinaria" la partecipazione alla protesta di oggi che ha coinvolto "milioni di lavoratori. A Milano si sono svolte tre manifestazioni che hanno attraversato la città. La manifestazione nazionale di Roma ha visto la partecipazione di numerosi studenti e lavoratori, oltre che della scuola di vari altri settori, con una partecipazione di oltre 200.000 persone al corteo, che si è snodato da piazza Esedra a piazza San Giovanni.
15:58 Regione Puglia ricorre a Consulta contro dl Gelmini
La Puglia ha deciso di fare ricorso davanti alla Corte costituzionale sollevando la questione di legittimità costituzionale per il decreto Gelmini di riforma della scuola. In particolare, la giunta che si è riunita oggi in seduta straordinaria per approvare le misure 'anti crisi economica', solleva l'eccezione di legittimità costituzionale per il IV comma dell'articolo 64, relativo all'accorpamento di singole classi o di istituti scolastici.
15:54 Vicenza, insegnanti comprano una pagina di giornale
Per protestare contro la riforma Gelmini gli insegnanti delle scuole elementari della provincia di Vicenza si sono autotassati. Dieci euro a testa per acquistare un'intera pagina del "Giornale di Vicenza" dove lanciare un sos contro il maestro unico nella primaria, la riduzione a 24 ore del tempo scuola, i 150 mila tagli alle cattedre previsti nei prossimi tre anni. Domani Cgil Cisl Uil Snals e Gilda daranno vita ad una manifestazione che coinvolgerà insegnanti, famiglie, studenti.
15:30 Firenze, proteste dei genitori
Dopo le lezioni in piazza di ieri, continua la protesta degli studenti all'Università di Firenze. Occupazioni simboliche si svolgono al Polo delle Scienze sociali di Novoli (Sciente Politiche, Economia, Giurisprudenza), ad Agraria, al Polo scientifico di Sesto fiorentino. Ieri ricercatori e studenti hanno tenuto lezioni aperte alla cittadinanza in 14 piazze, e anche questa sera, al dipartimento di Astrofisica di Arcetri, si terrà una lezione aperta. A Siena gli studenti hanno svolto, ieri, una lezione in piazza del Campo, mentre prosegue l'occupazione 'simbolica' del rettorato.
15:22 Roma, si scioglie presidio davanti ministero
Si sta lentamente sciogliendo il presidio di studenti che per circa un'ora ha stazionato davanti al ministero dell'Istruzione, in viale Trastevere a Roma, scandendo slogan contro la Gelmini e criticando i provvedimenti su scuola e università. I manifestanti, fra loro anche docenti e qualche genitore, si stanno lentamente allontanando per tornare nella città universitaria dove, spiega una studentessa dai microfoni del camioncino che ha svolto funzioni di palco, da lunedì ricominceranno le mobilitazioni e le occupazioni.
15:16 Bologna, traffico in tilt per corteo studenti
Sono oltre 200 gli studenti delle scuole superiori bolognesi che, partiti in corteo spontaneo dal liceo "Laura Bassi", hanno paralizzato il traffico cittadino nel primo pomeriggio. Alle 14,30, dopo un'assemblea molto partecipata, gli studenti si sono incamminati in corteo verso piazza Nettuno, dove è in programma un sit-in. I ragazzi dell'Itis Belluzzi annunciano una occupazione per martedì prossimo e offrono i loro spazi come punto di raccolta per il movimento studentesco bolognese.
14:37 Gli slogan al megafono
Gli studenti sotto al ministero dell'Istruzione urlano al mnistro gelmini di uscire. "Siamo noi l'Italia, non abbiamo più paura, non vogliamo più stare in silenzio. Lotteremo e vinceremo. Noi la crisi non la paghiamo", urlano al megafono. E ancora: "Eccoli i fannulloni, siamo noi, siamo tutti qui". Poi rivolti alle forze dell'ordine: "Dovete stare dalla nostra parte, perché avete dei figli anche voi che vogliono andare all'università".
14:29 Palermo, lunedì corteo durante la visita del ministro Gelmini
Gli studenti universitari di palermo hanno indetto per lunedi mattina, in occasione della programmata visita al rettorato del ministro Maria Stella Gelmini, un corteo di protesta, aperto ai cittadini, per ribadire il no al decreto di riforma dell'Università. La manifestazione partirà da viale delle Scienze e si concluderà davanti allo Stera, a piazza Marina, sede del rettorato. Un altro corteo è stato indetto per martedì, quando dovrebbero essere sospese le lezioni in tutte le facoltà.
14:28 Bologna, in 300 fanno 10 km a piedi contro la gelmini
In trecento hanno percorso una decina di chilometri a piedi: è il 'pellegrinaggio' affrontato dai ragazzi di alcuni istituti superiori di Casalecchio di Reno, il grosso comune alle porte della città, che nella mattina sono arrivati in corteo in piazza Nettuno a Bologna e si sono accodati alle manifestazioni contro la riforma Gelmini. In piazza Maggiore, in mattinata, come era successo anche ieri, si sono tenute lezioni di greco a cielo aperto, per gli studenti del liceo classico Minghetti. Il tutto prima di un sit-in di protesta promosso da studenti universitari e delle scuole superiori con la partecipazione di ragazzi delle medie e di alcune scuole elementari.
14:25 Corteo al ministero dell'Istruzione
Il corteo di migliaia di studenti è arrivato al ministero dell'Istruzione. "Oggi sarà l'anno zero", "Gelmini stiamo arrivando" e "Occupiamo il ministero", sono tra gli slogan più urlati. Poca la polizia, in assetto antisommossa. La situazione è calma. Fumogeni accesi si balla al ritmo della musica che esce dagli altroparlanti di un camion. Secondo i collettivi della Sapienza il corteo è formato da "almeno 10 mila ragazzi".
14:20 Venezia, disagi per sciopero
Diversi i voli cancellati oggi all'aeroporto Marco Polo di Tessera (Venezia) in occasione dello sciopero nazionale dei trasporti, mentre si è attestata attorno al 50% l'adesione nel trasporto pubblico navale e su gomma nell'intera provincia. In particolare, nello scalo aeroportuale veneziano, rispetto ai 108 arrivi previsti, nove voli sono stati cancellati, tre dirottati su Verona e uno su Treviso. Da Venezia, su 102 partenze, nove sono le cancellazioni, due spostate a Verona, una a Treviso.
14:13 Regione Lazio ricorre a Consulta contro la riforma Gelmini
La Regione Lazio farà ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma Gelmini. Lo stabilisce una delibera di giunta approvata oggi su iniziativa dell'assessore all'Istruzione Silvia Costa. "Fino ad ora - ha spiegato Costa - sono sei le regioni che faranno ricorso contro la riforma Gelmini: l'Emilia Romagna, la Toscana, il Lazio, le Marche, la Puglia e la Sardegna. Si mette in discussione l'articolo 64 che lede le competenze regionali di programmazione scolastica oltre al principio della autonomia".
14:11 Genova, docenti chiedono inaugurazione anticipata
"Un'inaugurazione anticipata dell'anno accademico che con tutta la solennità del caso manifesti la voglia di difendere la scuola e l'università pubblica contro lo smantellamento": è quanto chiedono al rettore dell'ateneo genovese un centinaio di docenti, tra questi anche vari presidi di facoltà, e precari universitari che stamani si sono riuniti in assemblea alla facoltà di Lettere. In un documento approvato alla fine dell'assemblea, si esprime condivisione "per l'iniziativa degli studenti e dei lavoratori precari".
14:05 Studenti vicino al ministero
Il corteo degli studenti ha imboccato viale Trastevere ed è ora a poche centinaia di metri dal ministero dell'Istruzione. In testa un gruppo indossa il casco.
13:58 Roma, rotto il cordone di carabinieri. Bloccato il lungotevere
Il corteo degli studenti (circa diecimila) che si sta dirigendo verso il ministero dell'Istruzione ha sfondato il cordone dei carabinieri e sta bloccando il lungotevere all'altezza del Palatino. Insulti e qualche sputo verso una decina di militari in tenuta anti sommossa.
13:46 Venezia, corteo studenti medi
Un piccolo corteo di studenti delle medie ha protestato oggi a Venezia contro la Riforma Gelmini. Alla manifestazione, non preavvisata, secondo le forze dell'ordine hanno partecipato circa 150 persone. Il corteo è partito da Piazzale Roma ed è arrivato davanti alla sede della Rai, in Campo San Geremia, portando due striscioni con le scritte "Difendiamo la scuola dalla Gelmini, collettivo studenti Venezia Mestre" e "Non pagheremo noi la vostra crisi".
13:42 Stampa araba contro 'classi differenziate'
"Nuova iniziativa razzista del parlamento di roma: l'italia vieta agli stranieri di studiare con gli altri alunni". E' quanto scrive oggi in prima pagina il quotidiano saudita 'Al Watan' sulla mozione leghista approvata due giorni fa alla Camera per l'istituzione di 'classi di inserimento' riservate ai figli di immigrati. Il quotidiano saudita in una corrispondenza da roma, riporta il commento "risentito" del deputato di orgini marocchine Suad Sbai che vede nell'applicazione del provvedimento "il rischio di provocare una grande voragine nella società italiana", come scrive il giornale.
13:38 Napoli, studenti in corteo dopo assemblea in piazza
Studenti delle scuole superiori in corteo, stamane a Napoli, contro la riforma Gelmini. L'iniziativa, non annunciata, è stata decisa durante una assemblea pubblica autoconvocata in piazza del Gesù: da lì è successivamente partito un corteo diretto prima verso l'ateneo Federico II, dove ai manifestanti si è unito un gruppo di universitari, e che poi si è concluso, senza incidenti, in piazza del Plebiscito, nei pressi della prefettura. Gli studenti annunciano per il 21 ottobre un nuovo corteo, in occasione della annunciata visita a Napoli del premier Berlusconi e del leader degli industriali, Marcegaglia. Il 22 ottobre si terrà invece una assemblea d'ateneo nell'università Orientale.
13:31 Roma, studenti verso ministero Istruzione
Ad aprire il corteo degli studenti diretto verso il ministero dell'Istruzione uno striscione che avverte: "Noi la vostra crisi non la pagheremo". Il corteo è bloccato in via Labicana, poco prima del Colosseo, per consentire di liberare le strade dal traffico e permettere ai ragazzi di proseguire. Nel frattempo la pioggia ha ceduto il passo a un tiepido sole. "Il sole - grida uno studente - sta dalla parte di chi lotta. La città è bloccata, questo è il successo dello sciopero. Tutta Roma sa che le scuole sono chiuse e gli studenti sono in piazza".
13:30 Matteoli: "Proteste frutto di disinformazione"
"Le proteste contro i provvedimenti sulla scuola proposti dal Ministro Gelmini ed approvati dal Governo, che è un organo collegiale, sono frutto di cattiva informazione e di strumentalizzazione politica". Ad affermarlo è il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, sottolineando come "le nuove norme mirano a modernizzare la scuola e a rendere più efficace la formazione degli studenti".
13:22 Galan: "Veneto sta dalla parte del ministro Gelmini"
"I talebani dell'ignoranza scolastica e la casta del sindacalismo parassitario sono contro la razionalizzazione della rete scolastica": l'accusa viene dal presidente del Veneto Giancarlo Galan. Nel ribadire che la regione "è virtuosa anche nell'applicazione di una legge voluta dalla sinistra nel 1998", Galan conferma "di stare dalla parte del ministro Gelmini".
13:15 Cagliari, facoltà di Lettere in assemblea. Possibile occupazione
La Facoltà di Lettere e Filosofia potrebbe essere occupata dagli studenti per protestare contro la legge 133 sulla riforma dell'Università. Nell'aula magna del corpo aggiunto è in corso dalle 9:30 di questa mattina una affollata assemblea con docenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo, collaboratori e studenti della Facoltà. Per gli studenti, questa volta da soli, è in programma sempre a Sa Duchessa un'altra assemblea. In serata si conosceranno le forme di protesta che saranno adottate contro la riforma.
13:01 Corteo Roma: "Abbiamo superato i 500mila partecipanti"
"La coda del corteo sta entrando ora in via Cavour". Così, dal palco gli organizzatori annunciano che si è superata la soglia dei 500mila partecipanti al corteo di oggi. Una partecipazione "senza precedenti", come ha sottolineato il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi. "Abbiamo sfilato per 4 ore per le vie di Roma e c'è ancora gente a piazza Esedra - dice Bernocchi - C'è stata una partecipazione massiccia non solo di iscritti ai sindacati di base, ma cittadini, studenti, e anche molti iscritti ai confederali, domani -ha concluso - ci sarà un'assemblea del Popolo della scuola pubblica, sarà bene che esca una proposta di mobilitazione generale, per arrivare a novembre ad una nuova tappa, a una giornata nazionale per bloccare questa sciagurata politica scolastica".
13:00 Roma, studenti in corteo verso il ministero dell'Istruzione
Una parte del corteo di Roma, formato da studenti universitari e medi si sta staccando e si dirige verso al ministero dell'Istruzione: "Ieri da Tremonti oggi dalla Gelmini".
12:53 Corteo Milano, delegazione Rete scuole ricevuta in provveditorato
Una delegazione di Rete scuole composta da una decina di persone tra genitori e insegnanti, è stata ricevuta nell'Ufficio scolastico regionale dal dirigente provinciale Antonio Lupacchini. Qualche minuto prima, a causa dell'iniziale divieto imposto dalle forze dell'ordine ad alcuni studenti che volevano posare simbolicamente uno striscione davanti all'entrata del Provveditorato, erano state lanciate alcune uova all'indirizzo del cordone di polizia che stazionava davanti all'Ufficio scolastico regionale. Agli studenti è stato poi permesso di posare lo striscione del coordinamento dei collettivi studenteschi che era stato fino a quel momento alla testa del corteo.
12:39 Genitori di disabili in corteo: "No a classi-ghetto"
"Siamo certi che questo governo dopo aver appoggiato l'ipotesi di classi differenziate per i bimbi immigrati possa pensare anche a classi differenziali per i ragazzi diversamente abili, dei mini-manicomi in cui infilare qualche studente con problemi di disabilità e magari qualche stranieri". Lo dichiara Antonio Nocchetti, presidente dell'associazione napoletana 'Tutti a scuola' che sta sfilando con un suo spezzone nel corteo romano organizzato dai sindacati di base. I genitori portano a spalla una enorme gabbia con dentro una sedia a rotelle "Simbolo - spiega Nocchetti - della ghettizzazione che verrà".
12:36 Sindacati di base: "Lotta paga, andiamo avanti"
"La manifestazione di oggi è il sondaggio che Berlusconi non avrebbe mai voluto vedere: circa 300 mila persone in piazza e oltre 2 milioni in sciopero nel Paese". Così Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale dei Cub, commenta l'esito della manifestazione romana che è ormai giunta in piazza San Giovanni. "La lotta può pagare, è questo il messaggio che mandiamo a tutti gli italiani - prosegue Piero Bernocchi, leader del Cobas scuola - gli avversari sono forti, ma ballano su un vulcano. Oggi abbiamo dato un segnale strepitoso, siamo sulla buona strada".
12:33 Roma, a piazza San Giovanni al via comizio spontaneo
La testa del corteo che questa mattina ha sfilato per le vie della capitale è giunta già da un po' a piazza San Giovanni dove un camion è diventato palco da cui diverse persone stanno prendendo la parola, per illustrare i motivi della protesta, in testa a tutti i tagli e le riforme che hanno investito il settore dell'istruzione. La coda del lungo serpentone, intanto, non ha ancora imboccato via Merulana.
12:27 Cdm, le linee guida della riforma del diritto di sciopero
Il Consiglio dei Ministri odierno ha approvato le linee guida per una riforma del diritto di sciopero, soprattutto nei servizi pubblici essenziali. "Non è ancora un ddl - afferma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi - perché prima avvieremo il confronto con le organizzazioni sindacali e gli imprenditori". Sacconi ha reso note le linee guida: 1) referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero; 2) adesione individuale preventiva per sapere quanti servizi verranno toccati; 3) sanzioni affidate ai prefetti e non alla Commissione di garanzia, affinché siano "effettive"; 4) no al blocco di ferrovie, strade, aeroporti, no al danneggiamento irreversibile degli impianti.
12:23 FS: "Regolari treni a media e lunga"
"Il Gruppo Ferrovie dello Stato rende noto che la circolazione dei treni a media e lunga percorrenza si sta svolgendo in modo regolare su tutta la rete ferroviaria". E' quanto si legge in una nota Fs. "Solo in ambito regionale , soprattutto nel nord , alcuni convogli hanno subito limitazioni di percorso o cancellazioni. I treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare non sono invece interessati dallo sciopero", conclude la nota.
12:22 Sacconi: "Oggi adesione sarà particolarmente bassa"
"Oggi c'è uno sciopero in corso di alcune sigle minori. L'effetto annuncio avrà provocato una diffusa rinuncia all'utilizzazione dei mezzi di trasporto, nonostante a fine giornata il grado di adesione sarà presumibilmente particolarmente basso". Lo prevede il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, illustrando in sala stampa a palazzo chigi le linee guida sulla nuova legge delega che regolamenterà il diritto di sciopero.
12:02 Torino, per Cobas adesione oltre il 70%
A Torino lo sciopero dei sindacati di base, Cub, Cobas e Sdl ha bloccato, questa mattina, la metropolitana. Secondo le organizzazioni che hanno indetto la protesta, l'adesione è superiore al 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt la partecipazione è intorno al 35%: la metropolitana è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza del personale e dalle 12 il servizio tornerà regolare. Per i mezzi pubblici lo sciopero a Torino è dalle 9 alle 12 e dalle 15 in poi, mentre per i mezzi extraurbani e le ferrovie l'astensione dal lavoro è cominciata alle 8 e terminerà alle 14,30, per poi riprendere alle 17,30.
11:59 Corteo a Palermo, traffico in tilt
E' partito da piazza Castelnuovo, al centro di Palermo, il corteo dello Slai Cobas diretto in via Cavour dove ha sede la prefettura. Alla manifestazione partecipano alcune centinaia di persone che protestano contro "la riduzione del tempo pieno alle scuole elementari e prolungato alle medie, contro l'accorpamento delle classi di concorso e contro il ricorso al maestro unico". Il traffico in città è andato in tilt, soprattutto nelle zone centrali, e vi sono ingorghi e code di auto.
11:58 Milano, corteo in centro di 30mila persone
Sarebbero circa 30mila gli studenti, gli insegnanti dei sindacati di base (Cobas, Cubs e Sdl) e i genitori arrivati sotto la sede del provveditorato regionale agli studi di via Ripamonti a Milano al termine di un corteo partito al centro della città per protestare contro la riforma Gelmini. Nettamente inferiore la stima della questura che parla di circa 7-8mila presenze. Una delegazione di studenti ha chiesto di essere ricevuta in provveditorato.
11:57 Genova, migliaia in corteo
Striscioni, fumogeni, scritte spray hanno caratterizzato il corteo di Genova contro la riforma Gelmini e l'ex decreto Brunetta. Per la questura i partecipanti erano 2mila, 5mila secondo gli organizzatori. In testa bambini delle elementari e delle materne, seguiti da studenti, docenti e precari delle scuole e dell'università. Slogan sono stati gridati contro il taglio di 100 mila posti di lavoro, contro il maestro unico e contro i provvedimenti che vanificano le speranze per 500 precari dell'Ateneo genovese.
11:51 Roma, anche bambini in corteo
"Ministro la riforma non va bene, trova il modo di non rovinarci la vita", "I nostri figli hanno già una madre, servono insegnanti". Sono i cartelli di due bambini di sette e tredici anni partecipanti insieme alla madre alla manifestazione in corso oggi a Roma contro le politiche del governo.
11:49 Milano, petardo contro sede provveditorato
Un potente petardo è stato lanciato dagli studenti all'entrata di una sede distaccata del Provveditorato di via Ripamonti, mentre la testa del corteo, costituita dai manifestanti della Rete scuole era già arrivata davanti all'Ufficio scolastico regionale. Davanti alla sede centrale del Provveditorato, inoltre, è già stato formato un cordone di sicurezza costituito da trensenne e agenti della polizia.
11:46 Roma, il corteo occupa tutto il percorso
La testa del corteo è già arrivata a san Giovanni, meta dela manifestazione, mentre la coda è ancora in piazza Esedra, dove ci sono ancora manifestanti che debbono partire.
11:45 Cobas: "A Roma siamo 300mila"
Sarebbero circa 300mila, secondo gli organizzatori della manifestazione, i partecipanti al corteo organizzato dai Cobas e Rdb. Il corteo al momento sta sfilando ancora per le strade della Capitale e la testa è in arrivo a piazza San Giovanni. Molti gli striscioni e i cartelli contro il governo, mancano le bandiere dei partiti.
11:34 Atac, a Roma adesione bus al 33%
Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che, alle 10,30, il dato sull'adesione allo sciopero è del 33 per cento. Atac intanto ricorda che il servizio di metro A e B e delle ferrovie Roma-Lido, Roma-Giardinetti e Roma-Civitacastellana-Viterbo è regolare. La protesta terminerà alle 16,30.
11:32 Roma, corteo in via Merulana
E' giunto in via Merulana il corteo organizzato dai Cobas partito da Piazza della Repubblica. Migliaia le persone che sfilano nonostante la pioggia con cori e canti contro il Governo. In testa al corteo, dove partecipano sia il mondo della scuola che del pubblico impiego, lo striscione "no a Tremonti-Gelmini distruttori della scuola". Al corteo partecipano anche numerosi studenti della scuola della Capitale. In particolare i genitori del "coordinamento non rubateci il futuro" della scuola Iqbal Masih, scuola elementare del quartiere Casilino che per prima ha iniziato le proteste contro la riforma Gelmini per la reintroduzione del maestro unico.
11:20 Milano, situazione caotica per traporti e cortei
"E' caotica", a detta della polizia municipale, la situazione dei trasporti pubblici stamattina a Milano, il cui sciopero si sovrappone a quello più generale che riguarda diversi settori e si esprime in tre cortei nel centro del capoluogo lombardo. Secondo i dati forniti dall'Azienda Trasporti Milanese (Atm), alle 10.30 il 68% dei mezzi di superficie della rete Atm è in servizio. Alle 18 comincerà anche lo sciopero della rete metropolitana fino a fine servizio. "E' un bel corteo molto nutrito - ha affermato Alex Miozzi della Confederazione Unitaria di Base (Cub) -: c'è una forte adesione".
11:18 Toscana, altta adesione allo sciopero
E' prevista un'alta adesione in Toscana, da parte dei sindacati di base, allo sciopero nazionale di 24 ore indetto per oggi da Cobas, Cub e Sdl per tutte le categorie, pubbliche e private, con manifestazione nazionale a Roma. Come spiegato dal coordinatore regionale Cobas Stefano Cecchi "ci attendiamo un buona partecipazione anche perché hanno dato la loro adesione anche lavoratori appartenenti ai sindacati confederali. Da Firenze siamo partiti in 1.000 per Roma e altrettanti sono in viaggio da tutta la Toscana".
11:17 Roma, in corteo anche vigili del fuoco
Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco, con loro trasportano una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in divisa, alle cui spalle e' stata posta una foto del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta intento a succhiarne il sangue. "Siamo qui perchè chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi" dice Giovanni Muccarino, coordinatore nazionale dei vigili del fuoco della Rdb.
11:17 Roma, da corteo cori contro Gelmini e Brunetta
Sono rivolti specialmente contro i ministri Gelmini e Brunetta gli slogan presenti sugli striscioni e quelli scanditi nei cori dei manifestanti che stanno dando vita al corteo per lo sciopero generale, organizzato dai sindacati di base. "Noi la scuola l'amiamo" scrivono gli alunni del liceo Kennedy di Ariccia. "Oggi termina la nostra occupazione - dicono gli studenti del Mamiani - e' stata un'iniziativa simbolica ma la nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere". Inviti a tutta voce per il ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini "guarda quanti siamo, la pioggia non ci spegne".
11:05 Milano, si uniscono cortei studenti e rete scuole
Insegnanti e genitori della Rete Scuole hanno atteso il lungo corteo degli studenti in corso di Porta Romana a Milano. Accolti con un lungo applauso i giovani hanno salutato l'altra parte della manifestazione contro la riforma della scuola voluta dal ministro dell'Istruzione (No Gelmini day) con un: "Ragazzi salutate i nostri professori e tutti insieme combattiamo il DL Gelmini". Il lungo corteo, ora unitario e formato da diverse migliaia di persone, procede verso il Provveditorato agli Studi in via Ripamonti dove si concluderà la manifestazione.
11:04 Milano, 68% mezzi di superficie Atm in servizio
Alle 10.30 tra i mezzi di superficie della rete Atm di Milano il 68% è in servizio. Lo comunica l'azienda, che registra "fortissime difficoltà di circolazione nelle zone interessate dai cortei" indetti per lo sciopero generale proclamato dai sindacati di base. Il servizio di metropolitana è garantito sino alle ore 18.
11:03 Loiero: "Sto con studenti e docenti in lotta"
"Sto con gli studenti, con i docenti, con le università in lotta". E' netta la posizione del presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, che critica gli ultimi provvedimenti del ministro Gelmini. "Davanti allo scempio - aggiunge - che si sta facendo della scuola non si può che stare con chi lotta per salvarla. In Calabria abbiamo motivi aggiuntivi per protestare contro questo governo perché taglia le scuole e toglie la speranza di sopravvivenza di piccoli borghi, e sottrae fondi - parliamo di ben undici miliardi - destinati alle aree sottosviluppate".
11:01 Cosenza, iniziative di protesta all'università
Iniziative di protesta ma anche manifestazione di sensibilizzazione contro il decreto di riforma universitaria sono in corso all'Università della Calabria. Le principali iniziative vedono coinvolte la facoltà di Lettere e Filosofia e quella di ingegneria. Per il 28 ottobre è in programma l'assemblea di ateneo durante la quale saranno decise le strategie future di lotta. Da domani sono in programma una serie di iniziative sia all'interno che all'esterno dell'Ateneo. I docenti daranno vita a 'lezioni in piazza'.
11:00 Cobas: "Protesta riuscitissima"
"Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese". E' quanto ha affermato Pietro Bernocchi, segretario nazionale Cobas, durante la manifestazione in corso oggi a Roma contro il governo.
10:59 Napoli, studenti in corteo
Corteo estemporaneo di studenti delle scuole superiori questa mattina a Napoli. In gruppi si sono concentrati a piazza del Gesù per poi sfilare verso via Mediana e piazza Municipio. Gli universitari, invece, oggi saranno in delegazione al Consiglio di Ateneo e al Consiglio della facoltà di Lettere della Federico II.
10:58 Roma, Sdl: "Adesione enorme"
"La sensazione che questa manifestazione sia grandissima è ora certezza: enorme la partecipazione e grandissima anche l'adesione allo sciopero". Così Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale Sdl, ha commentato la manifestazione in corso, oggi a Roma, contro il governo. Il Sindacato dei lavoratori (Sdl) lamenta politiche "inaccettabili" sulla sicurezza, sul reddito, sulla precarietà, sulla scuola e sui servizi pubblici.
10:47 Milano, partito il corteo di studenti e universitari
Dietro lo striscione "Blocchiamo il decreto, occupiamo dappertutto. Gelmini la scuola ti ripudia" si sono riuniti, all'altezza di piazza Missori a Milano, i due cortei formati dagli studenti delle scuole superiori e quello degli universitari che protestano oggi contro la riforma della scuola voluta dal ministro dell'Istruzione, nell'ambito della mobilitazione generale 'No Gelmini day'. Il corteo, che proseguirà fino ad arrivare al Provveditorato agli Studi in via Ripamonti, verrà integrato anche dagli insegnati e dai genitori della 'Rete Scuole'.
10:45 Bologna, occupazione e cortei
Proseguono le agitazioni nell'Università e nelle scuole di Bologna contro i provvedimenti adottati e annunciati dal Ministro Mariastella Gelmini. La Facoltà di Lettere è ancora occupata, ed oggi sono annunciate altre iniziative nei confronti del Senato accademico e del consiglio di amministrazione. Proseguono anche le occupazioni in diversi istituti superiori della città, i cui studenti d'accordo con alcuni insegnanti hanno partecipato a lezioni in piazza in segno di protesta. Questa mattina studenti in corteo stanno muovendo verso il centro della città.
10:44 Fiumicino, voli e treni regolari
Nell'ambito dell'agitazione generale dei sindacati di base è cominciato alle 10 anche all'aeroporto di Fiumicino lo sciopero del Cub al quale aderisce anche l'altro sindacato autonomo Sdl.
Per ora tutte le compagnie aeree mantengono il normale operativo dei voli, senza cancellazioni. Regolare anche il collegamento ferroviario Fiumicino Roma-Termini effettuato con i treni no-stop del "Leonardo express" e quello regionale per Orte-Fara Sabina.
10:41 Le iniziative negli atenei italiani
A Ferrara oggi si chiude il ciclo di assemblee negli studentati indette dalla Rua-Udu Ferrara. A Parma avrà luogo nella facoltà di Economia un'assemblea organizzata dall'Udu locale. In Calabria si è costituita un'Assemblea Permanente che ha di fatto occupato l'Aula Filol.8 della Facoltà di Lettere e Filosofia con la partecipazione dell'Udu-Cosenza. Si è inoltre formato il Comitato Unical per opporsi alla legge 133/08, con estensione dello stato di assemblea permanente in tutte le altre Facoltà (Ingegneria, Farmacia, Economia, Scienze matematiche fisiche e naturali, Scienze Politiche). A Brescia per oggi è previsto un presidio davanti al rettorato dell'associazione Studenti Democratici ed una conferenza stampa per spiegare i motivi che portano anche gli studenti di questa città a scendere in piazza.
10:40 Ancora mobilitazione negli atenei italiani
Continuano le mobilitazioni degli studenti negli Atenei di tutta Italia. A renderlo noto è l'Unione degli Universitari. L'elenco delle iniziative di mobilitazione comincia con Firenze dove sta proseguendo l'occupazione dell'edificio D5 di Novoli, che vede tra i partecipanti anche la Sinistra Universitaria-Udu Firenze. A Palermo si svolgerà una assemblea d'Ateneo, molto attesa, organizzata dall'Udu Palermo in collaborazione con docenti e ricercatori.
10:38 Roma, partito il corteo da Piazza Esedra
E' partita, sotto una fitta pioggia, a Roma la manifestazione organizzata dai sindacati di base Rdb, Cobas e Sdl nel giorno dello sciopero generale. Ad aprire il serpentone lo striscione unitario che racchiude i temi che hanno portato in piazza oggi i sindacati di base, i collettivi studenteschi, i coordinamenti spontanei di insegnanti e genitori, "Basta con la distruzione di lavoro, salari, diritti, scuola e servizi pubblici". Il corteo degli universitari ancora non è arrivato.
10:36 Bernocchi: "Adesione nella scuola al 70%"
"Oggi siamo scesi in piazza per protestare contro i tagli e la politica di questo governo. Si delinea un grande sciopero e un corteo enorme". Lo ha dichiarato Piero Bernocchi, esponente dei Cobas, tra gli organizzatori della manifestazione in partenza da piazza della Repubblica e che giungerà a piazza San Giovanni. Secondo Bernocchi, nel mondo della scuola, l'adesione allo sciopero di questa mattina è di circa il 70%.
10:35 Genova, corteo contro decreto Gelmini
"Protestiamo a oltranza contro l'ignoranza": è lo striscione contro la riforma del ministro Gelmini che apre un corteo di studenti medi e universitari, precari e docenti, di alcune migliaia di persone che sta attraversando Genova e diretto a piazza De Ferrari. Uno spezzone di studenti medi e di giovani dei centri sociali è partito da piazza Caricamento allo slogan di "decreto Gelmini c'hai scocciato vogliamo il ritiro immediato". Il corteo si unirà a piazza dell'Annunziata ad uno più corposo di studenti universitari proveniente da via Balbi. A piazza De Ferrari li attendono inoltre mamme, maestre e bambini delle scuole elementari che si sono date appuntamento per un sit-in.
10:28 Roma, in piazza con artisti e giocolieri
Sono scesi in piazza, per lo sciopero nazionale dei Cobas, anche gruppi di bambini delle scuole elementari intrattenuti, in piazza della Repubblica, in attesa della partenza del corteo da clown e giocolieri. Continuano a riempirsi la piazza e via delle Terme di Diocleziano di studenti, di lavoratori della scuola ma anche di altri settori. "Decreto Gelmini, meno tempo per in nostri bambini", "taglia e ritaglia, l'alunno raglia" sono alcuni degli slogan esposti dal popolo della scuola pubblica.
10:24 Disagi a Roma per lo sciopero dei trasporti
I disagi maggiori a Roma ovviamente nel settore trasporti. Il Campidoglio ha disposto per oggi la disattivazione delle Zone a traffico limitato diurne del centro e di Trastevere, in concomitanza appunto con lo sciopero del trasporto pubblico, dalle 8,30 alle 16,30. I varchi saranno disattivati per consentire il transito del traffico privato. La variazione non riguarda però le Zone a traffico limitato notturne, che saranno quindi regolarmente attive.
10:24 Manifestazioni a Roma
Manifestazioni sono in programma in mattinata a Roma - indetta da Cub, Cobas e Sdl, alla quale è prevista la partecipazione di 100.000 persone, con corteo da piazza della repubblica a piazza San Giovanni in Laterano.
10:22 Disagi a Milano per lo sciopero dei trasporti
La giornata milanese si annuncia particolarmente difficile per gli utenti dei mezzi pubblici che dovranno fare i conti non solo con la fermata di tram e bus (dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio) e delle tre linee metropolitane (dalle 18 al termine del servizio) ma appunto anche con i tre cortei che attraverseranno il capoluogo. Deviate 19 linee di superficie che transitano per il centro. L'amministrazione comunale ha disposto per oggi la sospensione dell'Ecopass e autorizzando la liberalizzazione dei turni di servizio taxi, solo per il carico nella città di Milano, dalle 18 alle 24.
10:20 Manifestazioni a Milano
Nel capoluogo lombardo saranno tre i concentramenti dei manifestanti: due in Largo Cairoli e uno in piazza Missori, dove ci sarà la protesta contro la riforma Gelmini con un corteo che arriverà fino a in via Ripamonti, sede del provveditorato. In piazza, a fianco dei sindacati di base, ci saranno anche ReteScuole (insegnanti e genitori) e i collettivi universitari milanesi mobilitati da giorni contro i tagli all'università.
10:19 Gelmini: "Impossibile occupare 1,4 milioni di insegnanti"
"Nel pubblico impiego non si possono licenziare le persone. Chi parla degli 87 mila tagli dice una cosa non vera e soprattutto non precisa che oggi gli occupati nella scuola sono 1.300.000: se il governo non intervenisse, contenendo la spesa, da 1.300.000 si passerebbe a 1.400.000. Chi protesta, ci dica dove trovare i soldi per occupare altre 100 mila persone nella scuola. Purtroppo non è possibile". E' quanto ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, nel corso della trasmissione "Mattino 5".
10:17 Palermo, in corteo docenti precari e personale Ata
Ancora una giornata di proteste a Palermo contro la riforma della scuola voluta dal ministro Gelmini. Stamattina dopo il concentramento a piazza Politeama, docenti precari e personale Ata attraverseranno in corteo il centro cittadino fino alla prefettura. La manifestazione è stata organizzata dallo Slai Cobas.
10:16 Gelmini: "Classi per stranieri didattica, non razzismo"
Le classi differenziate per gli stranieri non sono un "problema di razzismo", ma una questione "didattica". Lo ha affermato il ministro il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, intervenendo stamattina a Panorama del giorno su Canale 5. "Per come è organizzata oggi, la scuola - spiega il ministro - non riesce ad assolvere alla funzione di integrare gli alunni immigrati. Chi ha un figlio in una classe elementare di questo paese- prosegue gelmini- sa che ci sono problematiche legate all'inserimento dei bimbi stranieri nelle classi".
10:14 Gelmini: "Da sinistra campagna di disinformazione"
"La sinistra sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo alle famiglie che verranno meno il tempo pieno e gli insegnamenti aggiuntivi come l'inglese o l'informatica, ma è una grande bugia". Intervenendo a 'Panorama del giorno', su Canale 5, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini torna sulla questione del maestro unico.


17 ottobre 2008 - Corriere.it

Nella capitale manifestazione anche contro la politica economica dell'esecutivo
Studenti e insegnanti contro il governo. Migliaia in piazza a Roma e Milano
Cori e slogan contro la Gelmini e Brunetta: proteste per la riforma della scuola e i tagli all'Università

ROMA - «Siamo più di 500 mila». Esultano gli organizzatori del corteo di Roma contro la politica economica del governo e la riforma della scuola. Una partecipazione «senza precedenti», ha sottolineato il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi. Numeri a parte - che saranno destinati al consueto balletto di cifre - la partecipazione appare comunque massiccia. Lo spezzone 'dedicato' alla scuola era il più colorato, chiassoso e allegro. Dietro lo striscione 'No alla distruzione della scuola' firmato dal Popolo della scuola pubblica, c'erano bambini, genitori, insegnanti con fischietti, magliette colorate che scandivano: «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Gli altoparlanti, oltre a spiegare le motivazioni della protesta, lanciavano slogan contro il ministro dell'Istruzione. In particolare, i manifestanti protestavano contro l'aumento del numero degli alunni per classe: «Se 20 alunni vi sembran pochi, provate voi ad insegnare. Così vedrete la differenza tra insegnare e comandare». E ancora: «Per la Stellina la scuola va in rovina, la classe traballa e nessuno resta a galla»...


17 ottobre 2008 - Il Manifesto

BELPAESE
Uno sciopero tutto di base
Mobilitazione generale di tutte le categorie indetta da Cub, Cobas e Sdl. Bloccate tutte le scuole, blocchi al trasporto pubblico locale, sui treni e gli aerei. Manifestazione nazionale a Roma (ore 10, piazza Esedra). Corteo fino a S. Giovanni
di Francesco Piccioni

Il caso può molto. In politica, spesso, decide più delle strategie. Qualche volta il caso viene addirittura in soccorso dei «buoni», degli sfigati, dei lavoratori. Può perciò accadere che uno sciopero generale proclamato in maggio dalle tre organizzazioni principali del sindacalismo di base - visto allora come una scommessa audace e molto problematica - arrivi a cadere, in ottobre, nel ben mezzo di un nascente movimento del «mondo della scuola»; nonché di un'effervescenza di molte vertenze, agitazioni, scioperi.
In realtà di casuale c'è ben poco, se non il sincronismo delle mobilitazioni. Perché molle potenti spingono una parte consistente della società italiana a «darsi da fare», a manifestare il proprio disagio, sostenere rivendicazioni - salariali e sindacali, ma anche di civiltà (questa è una mobilitazione dichiaratamente antirazzista) - mantenere aperta una dialettica sociale e anche politica. La crisi economica spazza via molti discorsi, fa emergere «i bisogni concreti» e pretende soluzioni altrettanto concrete. Può rendere i simili molto più vicini, oppure individualizzarli all'estremo. Lo sciopero e la manifestazione di oggi, per fortuna, li mette a contatto. Permette a ognuno di scoprire le somiglianze; e sono più forti delle differenze.
I sindacati di base hanno in Italia una storia lunga e un radicamento a macchia di leopardo. Sono cresciuti molto in quei settori - come i servizi pubblici - dove una certa idea della «concertazione» ha fatto apparire il sindacato confederale come un co-gestore dell'azienda (in genere pubblica o municipalizzata), spingendo i lavoratori a cercare altre aggregazioni per difendere i propri interessi. Scuola, sanità, pubblico impiego in genere, trasporti di ogni ordine e grado saranno perciò oggi toccati seriamente da questa agitazione. Ma anche nel settore privato non mancheranno astensioni rilevanti dal lavoro, visto come procede il governo in tema di diritti del lavoro e Confindustria in materia di salari, contratti, ecc. Il tam-tam preparatorio stavolta racconta la relativa sorpresa di delegati costretti a prenotare molti più pullman che in altre occasioni similari. La sensazione che alcuni argini, che fin qui avevano tenuto i lavoratori distanti dalle sigle «non ortodosse», stiano un po' smottando.
Vedremo oggi. L'appuntamento nazionale è alle 10 in piazza Esedra, a Roma. Di lì muoverà il corteo per raggiungere piazza San Giovanni, «restituita finalmente ai lavoratori, dopo anni di concerti e processioni».
Di certo le confederazioni Cub e Cobas, nonché l'Sdl intercategoriale, hanno messo da tempo i precari al centro dell'attenzione; nonostante l'obiettiva difficoltà di organizzarli (il primo problema, spiegano sempre, è il potere di ricatto che l'azienda esercita su chi ha un contratto «atipico»). In molte occasioni sono riusciti a portarli in piazza.
Le modificazioni nel mondo del lavoro le hanno sperimentate quasi tutte, e continuano a farlo. Anche per questo, forse, hanno avviato finalmente un percorso tendenzialmente unitario che ha prodotto prima un'assemblea nazionale dei delegati (a Milano, in maggio), poi un «patto di consultazione permanente». Poi, dopo questo sciopero, si vedrà. Devono fare i conti con una torsione del clima politica che tende ad annullare le soggettività (politiche e sindacali) non «complici» con le imprese (ricordiamo che «complici» è espressione coniata consapevolmente dal ministro del welfare, Maurizio Sacconi, per designare «l'ideale» delle relazioni industriali future).
Anche di questo hanno fatto esperienza diretta. Da un lato con la vertenza Alitalia, che li posti di fronte all'obbligo di trattare - con la pistola alla tempia - un arretramento drastico delle condizioni contrattuali con un'azienda (la Cai) che formalmente ancora non esiste come vettore aereo. Da un'altro con i licenziamenti terroristici di alcuni ferrovieri (tra cui, scandaloso, quello di Dante De Angelis, delegato alla sicurezza, per aver denunciato la rottura di due Eurostar). Nel pubblico impiego con le campagne successive del ministro Brunetta (con la scusa dei «fannulloni», in genere leccapiedi professionali dei dirigenti). Sanno che si muoverà con loro tanta gente che non è iscritta, ma che vede lo sforzo unitario come un punto di riferimento.
La spinta è dunque buona, ma il clima politico - e anche culturale - niente affatto. La giornata si annuncia piena di gente. Da domani in poi, davanti agli organizzatori di questa scadenza si aprono scenari differenti. Servirà un salto di paradigma, per mettersi all'altezza. BLOCCO TOTALE
Lo sciopero indetto dai sindacati di base, bloccherà oggi i trasporti pubblici, le scuole, gli uffici. Aerei: il personale navigante si fermerà dalle 10 alle 18. Trasporto marittimo: dalle 8 alle 16. Trasporto pubblico locale: 24 ore nel rispetto delle fasce protette; a Roma lo sciopero inizierà alle 8.30 e terminerà alle 16.30. Treni: addetti agli impianti fissi e uffici, intera giornata; personale viaggiante: dalle 9 alle 17. Vigili del fuoco: dalle 10 alle 14. Sanità: l'astensione dal lavoro partirà dall'inizio del primo turno e proseguirà fino all'ultimo turno ma saranno garantiti i servizi minimi essenziali, le emergenze e i contingenti minimi stabiliti. Scuola, università, ministeri, enti locali, parastato e agenzie fiscali sciopereranno per l'intera giornata.
STATALI: 3 DATE
I sindacati confederali hanno deciso ieri le tre date per gli stop regionali di novembre, per il rinnovo del contratto e contro le politiche di tagli del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta: il 3 novembre si fermano le regioni del Centro; il 7 novembre toccherà a quelle del Nord; il 14 novembre, Sud e Isole. Se non ci saranno risposte adeguate da parte del governo, Fp Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl e Uil Pa indiranno lo sciopero nazionale.


17 ottobre 2008 - Liberazione

Manifestazione a Roma, attese 100mila persone. Il Prc: «Noi ci saremo»
I sindacati di base sfidano governo e Confindustria. Oggi sciopero generale

L'autunno caldo dei lavoratori italiani comincia oggi. A chiamarli alla lotta sono i sindacati di base Cobas, Cub e SdL Intercategoriale, con uno sciopero generale e una grande manifestazione nazionale a Roma, città nella quale sono attese centomila persone per dare vita a un corteo che sfilerà da piazza della Repubblica a San Giovanni, con partenza alle ore 10. Bersagli della protesta, le politiche antipopolari del governo e l'attacco al contratto nazionale di lavoro sferrato dalla Confindustria con l'accordo per ora sottoscritto da Cisl, Uil e Ugl.
I sindacati di base denunciano «la profonda crisi salariale che vivono i lavoratori e le loro famiglie, il dilagare della precarietà, il tentativo di smantellare definitivamente la pubblica amministrazione anche attraverso l'attacco ai lavoratori pubblici ed i tagli al personale pubblico, della scuola e della sanità». Cobas, Cub e SdL puntano anche il dito contro «il razzismo diffuso, i rinnovati venti di guerra». E chiedono maggiore sicurezza e più democrazia nei luoghi di lavoro.
In piazza, assieme ai lavoratori, ci sarà Rifondazione comunista. «Vogliamo rivendicare - afferma Roberta Fantozzi, esponente della segreteria nazionale del Prc e responsabile dell'area Lavoro - il diritto al lavoro e allo studio, contro ogni forma di precarietà, contestare la controriforma Gelmini-Tremonti dell'istruzione e protestare contro le classi differenziate per i figli dei migranti, che confermano l'intollerabile linea razzista e xenofoba del centrodestra».
Vogliamo «protestare - prosegue Fantozzi - contro la volontà del governo e dei suoi ministri di stravolgere le norme sul processo del lavoro, di impedire ai precari della pubblica amministrazione che ne hanno diritto di essere stabilizzati». Il Prc sarà in piazza anche «contro il tentativo, assurdo e anticostituzionale, di impedire di fatto il diritto di sciopero».
L'annuncio da parte del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, di un giro di vite sulle agitazioni nei servizi pubblici troverà quindi una prima forte risposta nella giornata di lotta organizzata dai sindacati di base, all'interno della quale è prevista una grande partecipazione dei lavoratori della scuola, insegnanti e Ata, che incroceranno le braccia per 24 ore. In piazza insieme a loro, ci saranno i precari del Comitati insegnanti precari, che ieri hanno comunicato la loro adesione.
Oltre alla scuola, lo sciopero coinvolgerà soprattutto pubblico impiego e trasporti. Nelle città i mezzi pubblici si fermeranno con modalità differenti (a Roma dalle 8.30 alle 16.30), i ferrovieri dalle 9 alle 17 (anche se «non sono previste ripercussioni - precisano le Fs - sulla circolazione dei treni a media e lunga percorrenza», quelli garantiti dalla legge), il trasporto marittimo dalle 8 alle 16, quello aereo tra le 10 e le 18.
Anche il settore della sanità sarà investito dalla protesta. Medici, infermieri, personale amministrativo delle Asl e strutture sanitarie private si asterranno dal lavoro a partire dall'inizio del primo turno di oggi fino a chiusura dell'ultimo turno previsto in giornata. Saranno comunque garantiti i servizi minimi essenziali e le emergenze.(Ro.Fa.)

Oggi una delegazione andrà a palazzo Chigi Roma, vertenza casa
Mosca esclude sfratti. Ma si occupa ancora
di Daniele Nalbone

Roma - Nessuna esecuzione forzosa. Né per gli sfratti né per gli sgomberi. Almeno finché non si avranno soluzioni alternative per le persone in emergenza abitativa. Questa la promessa, che riguarderà tanto gli occupanti senza titolo che le persone sotto sfratto per morosità, del prefetto di Roma Carlo Mosca ai movimenti di lotta per la casa alla fine dell'incontro di ieri mattina a Palazzo Valentini. Il problema sociale derivante dall'emergenza casa non si trasformerà, quindi, in un problema di ordine pubblico. Il Prefetto si è inoltre impegnato a convocare un tavolo interistituzionale con Comune e Regione: «Riteniamo utile un incontro tra gli attori in scena e crediamo che la Prefettura sia il teatro dove affrontare tutte le necessità, dalla questione sfratti alla dismissione del patrimonio Enasarco» spiegano i rappresentanti della rete romana all'uscita dall'incontro, fra i quali il consigliere comunale Andrea Alzetta. I movimenti però continuano a occupare: ieri è stato il turno del coordinamento cittadino di lotta per la casa e del comitato obiettivo casa all'ex cinema Volturno «che per i prossimi giorni di mobilitazione generale diventerà la sede di quello che abbiamo chiamato assessorato popolare contro la crisi abitativa». Una volta lo stabile era del comune. Poi è stato venduto per diventare una Sala Bingo ma dal novembre 2001, giorno della dichiarazione di inizio attività per i lavori di ristrutturazione, è abbandonato. Al suo interno calcinacci, assi divelte, fili elettrici scoperti e un intero condominio che da anni protesta contro lo stato di degrado della struttura e che oggi si unirà in assemblea con i movimenti che lo hanno «finalmente» occupato.
Dal consigliere provinciale Gianluca Peciola, arrivato sul posto, arriva «piena solidarietà con chi ha preso possesso dell'ex cinema. I movimenti dimostrano ancora una volta una capacità di proporre e progettare che dovrebbe far riflettere i vertici nazionali e cittadini».
AS.I.A-RdB spiega come «la pratica del censimento dal basso deve proseguire per impedire che la soluzione all'emergenza abitativa non tenga conto del possibile recupero e utilizzo di ciò che è già costruito». «Non pagheremo noi il prezzo della loro crisi globale!». Questo lo slogan che echeggiava contemporaneamente per le vie intorno Termini dal neonato "assessorato" e dal corteo degli studenti de La Sapienza che manifestavano nelle strade adiacenti.
Riguardo alla proroga degli sfratti che sarà deliberata oggi, le rappresentanze di base ritengono che questo decreto «arriva in ritardo e copre solo una piccola parte delle famiglie sotto sfratto». Per questo la mobilitazione continuerà: «Oggi una delegazione di sfrattati si recherà a Palazzo Chigi per verificare l'effettiva approvazione del decreto di tutela per le categorie protette».


17 ottobre 2008 - La Nuova Venezia

A rischio vaporetti, bus e treni ventiquattr’ore di paralisi
Disagi tutto il girono si astengono dal lavoro i dipendenti di Actv e anche quelli di Vela

Venezia - Disagi nel trasporto pubblico si profilano per tutta la giornata di oggi a causa dello sciopero di 24 ore indetto dai sindacati di base e partito allo scoccare della mezzanotte. Non solo Actv con i servizi lagunari e automobilistici, ma anche Vela per quanto riguarda biglietterie e call-centre di Hello Venezia. Comunque, saranno garantite le fasce protette per i pendolari dalle 6 alle 9 e dalle 16.30 alle 19.30. Stando alle previsioni di Actv le linee 1, 3, T, diretto Murano, 51-52 e 61-62 saranno sospese per tutta la giornata, mentre la linea N riprenderà regolarmente poco prima della mezzanotte di oggi. Regolari il notturno Murano e le linee 5 e 20.
Un problema non da poco si potrà presentare per lidensi e pellestrinotti con l’eventuale totale soppressione delle corse del ferry boat (linea 17), che in teoria riprenderà solo domani mattina con la corsa delle 5.50 dal Lido e delle 6.40 dal Tronchetto, tagliando fuori approvvigionamenti per negozi e supermercati, e impedendo uscite e rientri ai residenti con le loro auto. Facile, trattandosi di giorno feriale, che si formeranno code ai due terminal anche se, nonostante le richieste di residenti e comitati, il servizio del ferry boat non è ancora stato ritenuto fondamentale in casi di scioperi di lunga durata. Ne va, tuttavia, che essendo stato indetto dai sindacati di base, non è detto che tutto il personale Actv aderente anche ad altre sigle sindacali vi partecipi, dando così la garanzia negli allestimenti di equipaggi sia per i ferry boat che per tutti gli altri mezzi disponibili sulle varie linee.
«Uno sciopero per tutelare i diritti dei lavoratori sotto molteplici aspetti - spiega Piero Antonini da Rdb-Cub - dalla sicurezza sul lavoro al salario, dalla pensione allo stesso diritto di fare sciopero. Ci auguriamo una adesione molto alta». Actv dal canto suo ha garantito i servizi minimi che andranno dalle spole tra San Zaccaria alle Zattere e San Basilio, ma anche con Sacca Fisola e Giudecca, così come quelle attraverso il Canal Grande per quanto riguarda il collegamento tra Piazzale Roma, Ferrovia e Rialto. Linea, questa, che al pomeriggio fermerà anche all’approdo di San Marcuola. La motonave di linea LN che collega Lido a San Zaccaria e che fermerà anche a Sant’Elena garantirà inoltre una frequenza di tre corse l’ora per quasi tutto l’arco della giornata.
Ma oggi non scioperano solo i dipendenti dell’azienda comunale dei trasporti. All’aeroporto Marco Polo di Tessera, infatti, il personale di terra seguirà la stessa linea salvo le fasce orarie 7-10 e 18-21 a garanzia degli spostamenti. Otto invece le ore di sciopero previste in ambito ferroviario tra le 9 e le 17, all’astensione aderiranno anche i vigili del fuoco con modalità differenti a seconda deo turni. Tra l’altro sono previste astensioni dal lavoro anche tra medici e infermieri.


17 ottobre 2008 - Il Gazzettino

Oggi manifestazione nazionale, aderiscono i vicentini di Rdb Cub e i lavoratori di alcune fabbriche private isctitti al sindacato autonomo
Black-out del pubblico impiego

Vicenza - Il primo sciopero generale e nazionale dell'anno parte dal sindacato di base RdB Cub e culminerà oggi in una manifestazione a piazza San Giovanni a Roma. Anche a Vicenza incroceranno le braccia i lavoratori del pubblico impiego e di alcune fabbriche private iscritti al sindacato autonomo. «Prevedo una grande adesione soprattutto per quanto riguarda i dipendenti delle scuole, dagli asili fino alle superiori ha sottolineato ieri il coordinatore provinciale dei sindacato Germano Reniero tanto che abbiamo dovuto dire di no a molti per il viaggio a Roma» Da Vicenza partiranno 2 pullman di manifestanti; lavoratori pubblici e privati «che andranno a Roma dove è prevista una grande manifestazione in difesa delle condizioni di vita e salariali dei lavoratori. contro un governo che regala l'alitalia e i bot alle banche e impoverisce i cittadini», aggiunge Reniero, sottolineando che «Ad oggi è l'unico sciopero generale, stiamo passando daun atteggiamento passivo e rassegnato ad uno riscatto». Accanto a questa protesta nazionale Rdb Cub ha poi già annunciato due battaglie tutte vicentine, previste per il prossimo lunedì, «Avremo un incontro di conciliazione dal Prefetto di Vicenza per le questioni IPAB spiega Reniero - inoltre abbiamo dichiarato lo stato di agitazione sindacale in Ulss 6 vicenza contro l'appalto del servizio sterilizzazione.: vogliamo impedire che una ditta privata facci business sui servizi sanitari».


17 ottobre 2008 - Corriere del Veneto

Oggi l'agitazione di Rdb Cub
Bus, treni e aerei: 24 ore di sciopero Fasce garantite, incognita sui disagi

VENEZIA — Oggi giornata di disagi per chi viaggia: a partire da questa mattina per le prossime ventiquattro ore i lavoratori del settore trasporti incroceranno le braccia per lo sciopero generale dei trasporti indetto dal sindacato Rdb Cub.
Lo sciopero durerà fino a sabato mattina, ma saranno comunque garantite le corse del servizio Actv tra le 6 e le 9 del mattino e tra le 16.30 e le 19.30 del pomeriggio per non creare ulteriori disagi ai lavoratori nel tragitto casa-lavoro. Per quanto riguarda il personale di terra dell'aeroporto i servizi saranno garantiti tra le 7 e le 10 del mattino e tra le 18 e le 21, mentre nel resto della giornata i passeggeri potrebbero non riuscire a imbarcarsi sugli aerei. Non sono invece previste fasce protette per gli utenti delle ferrovie: il personale si fermerà per tutta la giornata e le biglietterie e gli uffici informazione potrebbero risultare chiusi. Lo sciopero è stato indetto dalla Rdb Cub per protestare contro lo smantellamento dello stato sociale, il continuo ricorso alle esternalizzazioni e ai subappalti, i tagli del personale, le privatizzazioni, i contratti di precariato e la perdita di potere d'acquisto dei salari dei lavoratori nel settore trasporti. Giornata difficile anche per gli universitari: allo sciopero del settore trasporti si uniscono anche i dipendenti dell'università che aderiscono ai Cub, ai Cobas a Sdl da Usi Ait e alla Federazione Unità di Base-Si può. A partire da questa mattina dunque è possibile che alcuni servizi siano ridotti. Rimane comunque garantito il pieno funzionamento degli esami conclusivi dei cicli di istruzione, degli uffici per le certificazioni per la partecipazione a concorsi e delle apparecchiature operanti a ciclo continuo per gli esperimenti scientifici.(Al.An.)


17 ottobre 2008 - Il Piccolo

LE RDB: CI SCUSIAMO CON I CITTADINI MA NON C’ERANO ALTERNATIVE
Oggi sciopero generale dei sindacati di base
Annunciati disagi per trasporti, scuola e uffici pubblici. Centinaia di triestini a Roma
di DANIELE BENVENUTI

Trieste - «Sarà lo sciopero generale caratterizzato dalla maggior adesione di tutta la storia del sindacalismo antagonista italiano». Questa la certezza dei sindacati autonomi che, per la giornata odierna, hanno indetto 24 ore di mobilitazione in tutta la penisola. Anche Trieste e gli altri capoluoghi del Friuli Venezia Giulia saranno interessati dall’agitazione e particolari disagi si preannunciano soprattutto nei settore dei trasporti e degli uffici pubblici ma anche nella scuola.
Il capoluogo giuliano, tuttavia, non dovrà fare i conti con alcuna manifestazione pubblica ma solo con gli effetti di un’astensione dal lavoro che si preannuncia comunque massiccia. I coordinatori regionali delle tre organizzazioni sindacali di base (Cub, Cobas e Sdl intercategoriale) hanno infatti confermato le modalità della protesta per tutte le categorie dei lavoratori pubblici e privati. Per quanto concerne il trasporto ferroviario, gli addetti a impianti fissi e uffici incroceranno le braccia per l’intera giornata mentre il rimanente personale si asterrà dal lavoro dalle 9.01 alle 17. Otto, invece, le ore di stop per gli addetti del trasporto aereo (dalle 10 alle 18) e del trasporto marittimo (dalle 8 alle 16).
In merito al trasporto pubblico locale, invece, mezzi bloccati in provincia dalle 2.30 alle 6, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 2.30. Trieste Trasporti ha fatto sapere che le fasce di servizio garantite saranno quelle dalle 6 alle 9 e dalle 13 alle 16 mentre, per quanto riguarda le altre ore della giornata odierna, dipenderà dall’adesione alla protesta da parte dei singoli autisti. Non potendo fare delle previsioni, sarà possibile ottenere indicazioni aggiornate (con l’approssimazione di un’ora circa) anche telefonando al numero verde 800016675 o andando sul sito internet www.triestetrasporti.it.
Stop per l’intera giornata, invece, per quanto concerne trasporto merci e logistica alla pari della pubblica amministrazione e, nello specifico, scuole, università, enti locali e agenzie fiscali. Anche gli uomini dei vigili del fuoco a servizio giornaliero saranno fermi per 24 ore mentre il personale operativo turnista (aeroporti compresi) si fermerà dalle 10 alle 14. La sanità, infine, sarà coinvolta dall’inizio del primo turno fino al termine dell’ultimo, anche se saranno garantiti i servizi minimi essenziali, le emergenze e i contingenti minimi.
«Alla manifestazione romana saranno presenti anche alcune centinaia di lavoratori triestini - ha confermato Willy Puglia, segretario provinciale della Federazione trasporti delle Rdb - Molti sono partiti con il treno, altri a bordo dei numerosi pullman». L’adesione allo sciopero, anche a Trieste, si preannuncia molto forte. «Ci scusiamo in anticipo con i cittadini per i disagi - aggiunge Puglia - come già fatto anche attraverso i volantini distribuiti negli ultimi giorni. Ma le rivendicazioni rappresentano l’interesse di tutti: da un aumento dei salari al livello delle medie europee, alla fine della precarietà; dalla sicurezza sul lavoro, al rilancio di scuola, previdenza e sanità pubblica».
A livello scolastico, inoltre, i Cobas Trieste hanno invitato a partecipare all’agitazione anche il Centro studi per la scuola pubblica, il Comitato dei precari per la difesa della scuola pubblica e il Comitato triestino contro il maestro unico. «Gli istituti dei quali conosciamo già una buona adesione - hanno comunicato - sono Oberdan, Ic Lucio a Muggia, Ic Roiano Gretta, Ic San Giovanni e Ic Altipiano. Tuttavia, anche da altre scuole contiamo forti adesioni da parte di insegnanti e personale ata. Al corteo di Roma saranno presenti i cartelloni delle scuole Mauro e Saba, oltre all’emblema con la "Mafalda arrabbiata" del Comitato contro il maestro unico che ha già toccato quota 3.500 nella sua raccolta di firme».


17 ottobre 2008 - Il Resto del Carlino

CAOS GELMINI Ecco perchè aderisco alla protesta

Ferrara - Gentile direttore vorrei spiegare perchè un’insegnante di scuola primaria , iscritta Cgil, aderisce allo sciopero indetto oggi dai Cobas, dai Cub e Sdl inercategoriale. Perchè forse venerdì 17 il decreto Gelmini non sarà ancora legge come invece potrebbe già esserlo il 30 ottobre, giorno previsto per lo sciopero dei sindacati confederali. La mia impressione è che all'interno della scuola dell’obbligo non sia sia ancora pienamente compresa la svolta autoritaria che la conversione del decreto in legge comporterà, al di là del dato di fatto del taglio di posti. Che la categoria degli insegnanti non goda della massima stima della società è arcinoto, si salvano forse un pò le maestre e dato che il 98% delle addette è di sesso femminile! Ma la responsabilità ricade indubbiamente su un sindacato, mi riferisco ai confederali, che in questi ultimi dieci anni, di fronte al succedersi di riforme o proposte di riforme, non ha mai osato fare fronte comune per porre alcune condizioni non negoziabili. Questo perchè ogni volta uno dei tre sindacati si trova a fare i conti col ‘fuoco amico’, che sappiamo, non risparmia vittime sul campo! Faccio l’insegnante da 12 anni e ogni anno ho dovuto modificare formule di comportamento senza che nella sostanza sia mutato alcunchè nella didattica. anzi se qualcosa è mutato posso - a ragione - imputarlo al fatto che le insegnanti hanno fatto di necessità virtù e in proprio si sono attrezzate a far fronte ad un enorme ingresso di stranieri non alfabetizzati all’italiano, a situazioni sociali e familiari sempre più conflittuali, a mutamenti tecnologici vertiginosi, il tutto a fronte di una diminuzione continua e costante di risorse. Mentre i governi si preoccupano di trovare fondi pubblici (soldi nostri) per salvare le banche artefici di speculazioni finanziare oltre ogni dire, alla categoria, ma soprattutto alla società, viene chiesto di rinunciare al suo patrimonio più importante per il futuro: la formazione delle nuove generazioni. A fronte di un progresso tecnologico che ha portato in dieci anni a saturare il mercato dei cellulari, le scuole dell'obbligo navigano a vista accontentandosi di computer di scarto, senza soldi per pagarsi sussidi didattici banali come un impianto hi-fi per classe, a volte senza fotocopiatore per non parlare dei laboratori o degli atelier. Fare didattica in futura perfetta solitudine all’interno della propria aula chiusa alle altre agenzie educative territoriali, per mancanza di soldi e di personale ( il rapporto per le uscite è di 1/15 mentre le classi sono in media di 20 allievi) è l'intento perseguito da una politica che mira a tenere le masse in un livello educativo funzionale agli interessi del capitale. Si vogliono programmare generazioni di consumatori e utenti docili, possibilmente sapientemente divisi per etnie in quanto più facilmente controllabili. Questo è il futuro che ci prospetta la signora Gelmini, vittima ella stessa di un sistema che prevede carriere precostituite a chi si adegua alla legge del più forte. Per questo invito colleghe e colleghi, genitori e cittadini a far sentire la propria voce e ad opporsi a questa strategia, a partire dall’adesione allo sciopero del 17. A questo dovrà tuttavia seguire una resistenza passiva e nonviolenta che preveda la non applicazione delle misure previste dal decreto, così come coraggiosamente ha già fatto la direttrice della scuola Iqbal Masih di Roma, aprendo le porte della sua scuola al confronto tra genitori e insegnanti e dimostrando che un’altra scuola è possibile! Marzia Marchi (scuola G.Matteotti Ferrara)


17 ottobre 2008 - Provincia di Varese

MALPENSA. Alle questioni generali, Slai Cobas aeroportuali e Cub trasporti...

MALPENSA (al.pe.) Alle questioni generali, Slai Cobas aeroportuali e Cub trasporti aggiungono le rivendicazioni nei confronti di Sea, «contro la decurtazione delle ferie e la cattiva gestione della cassa integrazione». Così venerdì non sarà soltanto sciopero generale, ma gli aderenti a Slai e Cub incroceranno le braccia anche a Malpensa dalla mezzanotte di oggi alle 23.59 di domani. Dalle 10 è previsto anche un presidio al parcheggio dipendenti del terminal 1.


17 ottobre 2008 - Il Messaggero

Roma. Si avvicina la chiusura definitiva del San Giacomo...

Roma - Si avvicina la chiusura definitiva del San Giacomo ma le proteste non si placano. Ora nell’occhio del ciclone c’è la nuova postazione per il 118: «Non rispetta le più elementari norme igieniche - denunciano gli operatori - siamo nel caos sanitario». E le postazione delle ambulanze saranno vicino alla nuova sede, in via della Guglia 64, di fronte al Parlamento: «Parliamo di un vicolo di 2 metri di larghezza - denuncia Stefano Zecchetti, RdB sanità - lo spazio interno sembra insufficiente per l’archivio, la riserva dei farmaci e gli arredi necessari alla permanenza degli operatori. C’è un unico bagno a disposizione sia per gli uomini che per le donne, di ridotte dimensioni e senza doccia. La pavimentazione antica, inoltre, è protetta dalle Belle Arti ed è quindi stata rivestita da moquette in barba alle più elementari norme igienico sanitarie». (G.Par.)


17 ottobre 2008 - L'Espresso

CONTENZIOSO D'ORO
Il danno è statistico
L'Istat non multa chi non risponde ai questionari. Perciò la Corte dei conti chiama in causa i vertici dell'istituto. E chiede 95 milioni al presidente
di Primo Di Nicola

Centonovantuno milioni di euro di danno erariale. Tutti a carico dei vertici dell'Istat, l'Istituto nazionale di statistica, colpevoli di non avere applicato le sanzioni previste per coloro che non hanno risposto ai questionari inviati per le ricerche dell'istituto tra il 2002 e il 2007. È questa la richiesta che il vice procuratore generale della Corte dei conti Salvatore Sfrecola ha depositato alla sezione giurisdizionale del Lazio. Un conto salatissimo presentato ai dirigenti dell'Istat, una montagna di milioni da risarcire in base al tipo e alla durata dell'incarico svolto nel periodo 'incriminato'. Al presidente Luigi Biggeri si chiedono 95,7 milioni di euro, mentre i direttori generali sono chiamati in causa uno per 30,6 milioni (Olimpio Cianfarani), l'altro per 7,6 (Giuseppe Perrone ). Variabili le cifre attribuite ai tre direttori di dipartimento (dai 2 ai 22 milioni) e agli 11 direttori centrali (da 478 mila euro a 3,4 milioni). A mettere in moto i giudici della Corte dei conti è stato un esposto presentato nel maggio 2007 da Rocco Tritto, segretario del Sindacato nazionale lavoratori della ricerca (Usi Rdb) che segnalava il danno economico per la mancata applicazione delle sanzioni, oltre agli effetti negativi sull'affidabilità delle statistiche dei dati non inviati (circa 350 mila l'anno). Lo scorso dicembre Sfrecola ha notificato all'Istat e ai suoi dirigenti un invito a fornire spiegazioni, ma le risposte non hanno convinto il magistrato. Sull'inevitabilità dell'erogazione delle multe per Sfrecola non ci sono dubbi. E l'Istat non ha espletato il dovere nonostante una legge del 1989 obblighi tutti a fornire dati e notizie che vengano richiesti pena una sanzione pecuniaria che va da un minimo di circa 200 euro per i privati a un massimo di oltre 5 mila per società e enti pubblici. Tutto chiaro, ma perché l'Istat non ha applicato la normativa? Anzitutto per la procedura prevista che, secondo Biggeri, sarebbe "difficilmente utilizzabile". E poi perché queste multe sarebbero dannose e inutili: dannose, perché peggiorerebbero la qualità delle informazioni incidendo sul rapporto di fiducia tra l'istituto e i 'rispondenti'; inutili, perché i costi del personale da impiegare e quelli dei solleciti da spedire ammonterebbero a 11 milioni di euro, una cifra che, secondo il presidente, supererebbe "gli introiti ricavabili, come dimostra l'esperienza di altri paesi". Un'argomentazione respinta da Sfrecola secondo il quale negli altri paesi le sanzioni sono modeste perché è basso il tasso di elusione dell'obbligo di rispondere a causa dell'autorevolezza dello Stato e per l'applicazione puntuale delle sanzioni. Cosa che in Italia non avviene provocando, oltre il danno erariale, anche una débâcle che ha spinto Eurostat, l'ufficio statistico della Commissione europea, a dichiarare "affidabili i dati Istat solamente dopo più aggiustamenti". Colpevole dunque Biggeri che non ha applicato le sanzioni. Colpevoli i direttori generali per avere omesso di fornire direttive e controllare l'attività degli uffici. E colpevoli pure i direttori di dipartimento e i direttori centrali. Unica speranza per i 18 dirigenti è l'applicazione della norma del decreto 'mille proroghe' convertito in legge il febbraio scorso che dichiara sanzionabili solo le mancate risposte in cui c'è il 'formale rifiuto' dell'interessato. Secondo Sfrecola si tratta di un "colpo di spugna" sul diritto erariale a riscuotere la sanzione: rifiuti così netti nessuno li esprime, sarebbero delle autodenunce. Ma soprattutto la legge è incostituzionale perché varata con un decreto anche se non ce n'era l'urgenza e perché è piovuta sull'indagine quando questa era prossima alla conclusione: una lesione delle prerogative della Corte dei conti davanti alla quale il collegio giudicante (l'udienza è prevista per l'ottobre 2009) dovrà per forza portare la questione di fronte alla Corte costituzionale.


17 ottobre 2008 - CronacaQui

Timori per il futuro della Cebi di Rivoli, della Cnh di San Mauro,
e delle delle Legatorie Riunite di Leinì
La crisi rischia di travolgere altre tre aziende
di Davide Petrizzelli Alessandro Previati

SAN MAURO TORINESE - Non si ferma la crisi delle aziende in provincia. Soltanto nella giornata di ieri sono esplosi altri due casi, che coinvolgono quasi 150 lavoratori il cui posto è a rischio, mentre per molti altri il dramma continua. Leinì. Legatorie Riuniteappesa a un filo Giornata di sciopero ieri alla Legatorie Riunite di via Volpiano a Leinì che conta una settantina di dipendenti, di cui moltissimi non percepiscono lo stipendio da quattro mesi e una parte di essi, già in cassa integrazione, è stata costretta nell’ultimo anno a tirare avanti con 200 euro al mese. Una situazione drammatica, così come sarebbero i conti dell’azienda, in debito con l’Uniriscossioni di almeno otto milioni di euro. Per il recupero delle mensilità mai versate e per il rientro dei dipendenti negli ammortizzatori sociali, quella del fallimento sembra l’unica strada praticabile ma la proprietà dell’azienda, fino a questo momento, si è rifiutata di portare i libri contabili in tribunale. «Già da diverso tempo l’azienda ha registrato problemi di liquidità - sottolineano Toni Corona della Cgil, Antonio Torchitti della Cisl e Innocenzo Francabandiera della Uil -. Il nostro obiettivo, adesso, è tutelare questi dipendenti a fronte del sospetto che la proprietà stia togliendo risorse da questa azienda per dirottarle altrove, ovvero in una cooperativa appena fondata la cui presidente risulta una familiare dell’attuale proprietario. Verificheremo anche la possibilità di azioni legali». Nei giorni scorsi, intanto, dallo stabilimento sono già stati portati via dei macchinari: una "coincidenza" che avvalora il sospetto che la nuova cooperativa stia lavorando sulle vecchie commesse dell’azienda. Rivoli. Cebi cede le lavorazioni Anche alla Cebi di via Simioli a Cascine Vica, azienda che produce componentistica per elettrodomestici ma che ultimamente si è aperta anche all’automotive, la situazione è a dir poco critica. «Nell’arco di pochi anni si è passati da 220 a 45 operai (i dipendenti sono circa 70 contando anche gli impiegati, ndr) - tuona Giovanni Zungrone, segretario provinciale della Flmu-Cub -. E molte lavorazioni sono state date a una cooperativa che lavora con un sistema a dir poco cinese. Fino a poco tempo fa si era parlato di un investimento da due milioni per un riscaldatore per abitacolo. Ora, invece, non solo questo non c’è, ma sono state cedute le lavorazioni esistenti alla Sc2, una ditta di Collegno, presso cui si trasferiscono otto dipendenti». Una scelta che puzza molto agli altri lavoratori dell’azienda, che fa capo alla famiglia Bianco, la stessa del gruppo Bitron. Gli operai di fronte ai cancelli ieri mattina non hanno dubbi: «La colpa è della dirigenza, che ha mandato via persone capaci sostituendola con altre non all’altezza - dicono, tra gli altri, Pasqualina Sanna e Daniele Cabras -. Infatti mai come ora si fa tanto scarto, buttando via pezzi pressoché finiti». San Mauro. Continua la cassa alla Cnh Dopo l’incontro tra la direzione della Cnh e le organizzazioni sindacali sulla situazione dello stabilimento di San Mauro, dove attualmente è in corso la cassa integrazione per 682 lavoratori, è stato confermato che alla fine di questo ciclo di cassa integrazione, che terminerà l’8 novembre, ci saranno un paio di settimane di ripresa produttiva e poi altra cassa fino a fine anno. Inoltre, le previsioni per il 2009 sono pessimistiche. Federico Bellono, della Fiom-Cgil, dichiara: «Il rinnovo del contratto integrativo aziendale dovrà riconoscere il contributo che i lavoratori della Cnh hanno dato per il buon risultato del gruppo Fiat in questi anni».


ATTENZIONE: Gli orari dello Sciopero che riguardano il TRASPORTO AEREO riportati dalla stampa, a seguito di un primo comunicato, non sono complete.
L'articolazione è la seguente:
- 8 ore personale di volo e Aeroporto di Fiumicino, dalle ore 10.00 alle 18.00
- 24 ore personale degli handler e gestori aeroportuali di Bologna, Milano e  Venezia
- nell'ambito poi delle 24 ore (indizione dello sciopero) ci potranno essere articolazioni d'orario differenti a livello locale.


16 ottobre 2008 - Left

I tagli non guardano in faccia a nessuno
Il 17 ottobre sciopero dei sindacati di base. In piazza a Roma il pubblico impiego, insegnanti, lavoratori delle cooperative sociali e della ricerca. Colpiti dai tagli del duo Tremonti-Brunetta a salari, servizi e diritti. Gli organizzatori: «Lo Stato torni a investire sul welfare»
di Sara Picardo

Federica, 30 anni di cui cinque da precaria nella scuola pubblica, mentre parla accartoccia l’ennesimo foglio della supplenza giornaliera. «Fino all’anno scorso insegnavo alla scuola elementare Iqbal Masih, a Roma, nel VI municipio, uno di quelli con la più alta percentuale di immigrati regolari, che mandano i figli a scuola. Seguivamo programmi all’avanguardia e i nostri bambini erano felici e perfettamente integrati», racconta Federica. «Da quest’anno, invece, a causa dei tagli del decreto Gelmini, mi mandano ogni giorno in un plesso diverso. Quando chiamo i bambini non posso mai farlo con i loro nomi, non faccio in tempo a memorizzarli». Federica cerca una via di fuga: ha fatto domanda di supplenza all’estero. Ma in attesa, insieme ad altre sue colleghe, sarà in piazza il 17 ottobre, per lo sciopero dei sindacati di base. «L’importante ora è farsi sentire», aggiunge Mario, che il 13 ottobre ha protestato nel suo ufficio giudiziario a Napoli insieme a centinaia di colleghi in tutta Italia e sciopererà di nuovo insieme a loro il 17. «Noi dipendenti della giustizia siamo stati "ridotti" di oltre 3.200 persone e lavoriamo sommersi dalle carte che non riusciamo mai a smaltire». Ci sarà l’Italia del pubblico impiego, in piazza, il 17 ottobre, alla manifestazione indetta dal sindacalismo di base (Cub, Cobas e Sdl), insieme ai lavoratori del settore privato. Adesso che anche l’ultima roccaforte del "posto fisso" è crollata sotto gli attacchi del Ministro Brunetta - che con il suo decreto "ammazzaprecari" annulla di fatto ogni stabilizzazione programmata, impedendo a chi ha più di 3 anni di contratti a termine nell’ultimo quinquennio di vederseli rinnovati - ai 300mila "fannulloni" precari che mandano avanti scuole, uffici pubblici, ministeri, ospedali, università non resta che affidarsi a san Precario e scendere in strada con fischietti, manifesti e striscioni. «Quest’anno l’aumento in busta paga per i lavoratori pubblici è stato di 8 euro, mentre per il 2009 ci daranno 65 euro lordi in più in busta paga, secondo il piano triennale della Finanziaria. Senza tener conto dell’inflazione reale», spiega Daniela Mencarelli, dell’Rdb pubblico impiego. «Quello che vogliamo - dicono i tre rappresentanti di Cub, Cobas e Sdl, Pierpaolo Leonardi, Piero Bernocchi e Fabrizio Tomaselli - è la revisione al rialzo delle dotazioni organiche necessarie all’erogazione dei servizi pubblici, lo sblocco della copertura del turnover e un investimento in termini economici sul servizio pubblico». Il ripristino del welfare pubblico, insomma. Non è l’impossibile, ma l’opposto esatto della direzione che sta prendendo il governo. La rovina dei lavoratori pubblici italiani è contenuta tutta nei numeri del governo. L’ex decreto legge 112 (ora convertito in legge, la 133), infatti, taglia i fondi per la contrattazione di secondo livello, colpendo gli incentivi dedicati ai lavoratori degli enti previdenziali (Inps, Inpdap ecc). «Dall’anno prossimo - spiega Michele, un amministrativo dell’Inps - i nostri stipendi saranno ridotti di 5-600 euro al mese, grazie a questa trovata di Brunetta». I tagli del governo non guardano in faccia a nessuno: neppure gli invalidi civili. La legge 104 del 1992, che permette ai dipendenti appartenenti alle categorie protette di godere di tre giorni di permesso al mese in presenza di gravi motivi di salute, non è stata risparmiata dall’efficente ministro tagliatutto: durante le tre giornate si percepirà solo il cosiddetto "tabellario" stabilito, senza il salario accessorio, con un perdita mensile altissima per delle famiglie già gravate dalla carenza dell’assistenza pubblica. «Mia figlia fa l’usciera in un ente pubblico e da quando è piccola soffre di un ritardo mentale e fisico che l’ha portata a subire già diverse operazioni. Questo part time è stato una manna dal cielo perché, oltre allo stipendio, le ha dato la possibilità di integrarsi in un ambiente lavorativo. I tre giorni di permesso servivano per le cure, le visite continue a cui deve sottoporsi e per tutto quello che ruota intorno a una persona che sta male e non può avere gli stessi tempi di reazione di una che sta bene. Se ci toccano la 104 come facciamo? Già ci hanno tolto l’assistenza domiciliare, perché la cooperativa che gestiva questo servizio non ha più i fondi per pagare i lavoratori. Sì, scioperemo, ma non potremo andare in piazza. Per un invalido non è facile camminare tutto quel tempo. Brunetta lo immagina, quando ci toglie tutti quei soldi, che se sciopera mia figlia anche io devo rimanere a casa con lei e perdere la giornata? Sono una fannullona per questo?». In piazza ci saranno anche i lavoratori delle cooperative sociali, che formano l’ossatura dei servizi di assistenza gestiti dai Comuni, vittime dei ritardi nei pagamenti dei Comuni. A Subiaco la Anffas onlus, specializzata nell’assistenza ai disabili, non è stata più in grado di pagare i dipendenti e i fornitori, ed è indebitata per 60mila euro. A Roma, circa 500 lavoratori del consorzio Ri.Rei (creato nel 2006 dalla Regione Lazio e vincitore senza gara d’appalto dei servizi di assistenza), che assistono oltre mille disabili nella Capitale e in provincia, il 10 ottobre hanno occupato gli edifici dei centri di assistenza, perché da mesi non ricevono lo stipendio. Anche loro sciopereranno il 17. Le voci di lavoratori che hanno perso il proprio futuro, contro l’arroganza di chi il loro futuro lo ha già deciso. E lo colpisce usando i tagli come raffiche di mitra.


16 ottobre 2008 - Agi

SCIOPERI: DOMANI STOP TRAM E BUS, SCUOLA E SANITA' IN PIAZZA

(AGI) - Roma, 16 ott - Venerdi' di passione, domani, per chi viaggia e chi si muove in citta': aerei, navi, treni e trasporto locale sono coinvolti nello sciopero generale proclamato dai sindacati autonomi. Non solo: braccia incrociate anche nella scuola, nella sanita' e nella pubblica amministrazione. A Roma e' in programma una manifestazione di protesta, indetta da Cub, Cobas e Sdl, alla quale e' prevista la partecipazione di 100.000 persone. - TRASPORTI. Lo sciopero avra' forti ripercussioni per i trasporti pubblici mentre non dovrebbe avere un impatto rilevante sulla circolazione dei treni e degli aerei. La protesta proclamata da Cub, Cobas e SdL, secondo le Ferrovie dello Stato, non avra' alcun effetto sui treni a media e lunga percorrenza mentre per i treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilita' pendolare non saranno interessati dallo sciopero. Sul versante aereo la crisi dell'Alitalia come anche la composizione della rappresentanza sindacale, sembrano mettere il settore al riparo dalla protesta. Diversa la situazione per il trasporto pubblico locale dove i sindacati autonomi raccolgono forti consensi. Secondo fonti sindacali, la situazione sara' particolarmente pesante a Roma dove, oltre al blocco di treni ed autobus, si terra' la manifestazione nazionale dove si attendono centomila persone che, dalle 10, sfileranno in corteo da piazza della Repubblica a San Giovanni. - PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Aderisce alla protesta anche la pubblica amministrazione. Gli uffici di Ministeri, Enti locali, Parastato e Agenzie fiscali resteranno chiusi per l'intera giornata. - SCUOLA. Venerdi' nero per la Scuola: insegnanti, studenti e altri lavoratori del settore si asterranno dal lavoro per 24 ore e molti scenderanno in piazza per la manifestazione in programma nella Capitale. - SANITA'. Sciopero anche nel settore medico. Si asterranno dal lavoro medici, infermieri, personale amministrativo delle Asl e strutture sanitarie private, a partire dall'inizio del primo turno di domani fino a chiusura dell'ultimo turno previsto in giornata. Saranno comunque garantiti i servizi minimi essenziali e le emergenze.


16 ottobre 2008 - Dire

TRASPORTI. DOMANI SCIOPERO DALLE 8.30 ALLE 16.30
SI FERMERANNO BUS, TRAM, FILOBUS, METROPOLITANA E TRENINI

(DIRE) Roma, 16 ott. - Domani, nell'ambito dello sciopero generale dei dipendenti pubblici e privati indetto dai sindacati Cub, confederazione Cobas e Sdl intercategoriale, a Roma e' in programma una protesta di 8 ore nel settore del trasporto pubblico. Saranno coinvolte le aziende Atac, Trambus, Tevere Tpl e Metropolitana di Roma. Dalle 8.30 alle 16.30 saranno possibili disagi per il servizio di bus, tram, filobus, metropolitane A e B e ferrovie regionali Roma-Lido di Ostia, Laziali-Giardinetti e Roma-Civitacastellana-Viterbo. Il servizio di trasporto pubblico, quindi, sara' garantito fino alle 8.29 e dopo le 16.30, quando bus, tram e treni coinvolti nello sciopero lasceranno i depositi e le rimesse di appartenenza per tornare in servizio. Per quel che riguarda le attivita' gestite da Atac, ossia call center (06/57003), sportello al pubblico (via Ostiense 131/L), Box InfoTermini e bus turistici, durante la giornata saranno possibili disagi. Operai e impiegati che aderiranno alla protesta, si asterranno dal lavoro per l'intero turno. Addetti alla verifica dei titoli di viaggio, addetti ai parcheggi, ausiliari del traffico e lavoratori delle biglietterie, se aderiranno allo sciopero, si asterranno dal lavoro dalle 8.30 alle 16.30. Sono, invece, esclusi dell'agitazione i portieri, i guardiani, gli addetti ai centralini telefonici ed ai servizi di sicurezza compresi quelli della metropolitana, gli ingegneri centrali, i capitecnici principali. Dalle 8.30 alle 16.30, la protesta interessera' anche la societa' Cotral, che gestisce il trasporto pubblico extraurbano della Regione. Trenitalia invece ha fatto sapere che non ci sara' alcuna ripercussione sulla circolazione dei treni a media e lunga percorrenza per lo sciopero, che nel settore ferroviario iniziera' alle 9 per concludersi alle 17. Anche i convogli locali delle fasce orarie a maggiore mobilita' pendolare, non saranno interessati dalla protesta.


16 ottobre 2008 - Adnkronos

TORINO: DOMANI SOSPESE ZTL AMBIENTALE E ORDINARIA PER SCIOPERO TRASPORTO LOCALE

Torino, 16 ott. - (Adnkronos) - La Ztl Ambientale e la Ztl Ordinaria saranno sospese domani a Torino per tutto l'arco della giornata. Lo ha deciso il Comune in seguito alla proclamazione dello sciopero nazionale di 24 ore dei lavoratori dei trasporti pubblici aderenti a Cub-Rdb. Nel caso in cui lo sciopero dovesse essere revocato, il provvedimento perderà la sua efficacia e le Zone a traffico limitato saranno ripristinate. Permangono, invece, i divieti di circolazione nelle vie e corsie riservate ai mezzi pubblici e le limitazioni alle auto Euro 0 (benzina e diesel) ed Euro1 (diesel) su tutto il territorio cittadino.


16 ottobre 2008 - Ansa

SCIOPERO: DOMANI POSSIBILI RITARDI NELLA RACCOLTA RIFIUTI

(ANSA) - MILANO, 16 OTT - A causa dello sciopero nazionale indetto per domani, venerdì 17 ottobre 2008, dalla Flaica-Cub, Amsa comunica che potrebbero verificarsi possibili ritardi nei servizi di raccolta rifiuti. Per informazioni numero verde Amsa 800.33.22.99, operativo tutti i giorni, 24 ore su 24.


16 ottobre 2008 - L'Unità

Domani sciopero generale dei sindacati di base

Lo sciopero generale nazionale di 24 ore indetto da Cub, Cobas e Sdl per domani, 17 ottobre, riguarderà tutte le categorie dei lavoratori pubblici e privati. Queste le modalità.
Ferrovie. Addetti agli impianti fissi e uffici: intera giornata; restante personale: dalle 9.01 alle 17.00.
Aerei. Otto ore, dalle 10.00 alle 18.00 (tranne personale di terra non soggetto alla 146/90).
Navi. Dalle ore 8.00 alle 16.00.
Bus, tram, metrò. Sarò articolato a livello territoriale col rispetto delle fasce protette, che variano da città a città.
Vigili del fuoco. Turnisti: dalle 10 alle 14; personale a servizio giornaliero: intera giornata.
Sanità. Dall’inizio del primo turno alla fine dell'ultimo turno. Saranno garantiti i servizi minimi essenziali, le emergenze e i contingenti minimi stabiliti in ogni azienda.
Pubblica amministrazione (Scuola, Università, Ministeri, Enti Locali, Parastato, Agenzie Fiscali): intera giornata.
La manifestazione nazionale si terrà a Roma, con un corteo che partirà alle ore 10.00 da piazza della Repubblica, percorrerà via Cavour, via Merulana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto e terminerà in Piazza San Giovanni.


16 ottobre 2008 - Nuova Sardegna, Ferrara, Venezia/Piccolo/Gazzetta Reggio, Modena/Trentino/Alto Adige/Tribuna Treviso/Tirreno/Libertà

E domani si fermano i lavoratori di trasporti locali, navi, treni e aerei,
pubblica amministrazione e sanità con diverse modalità
Regole per gli scioperi, tutti contro Sacconi
Il presidente della commissione di garanzia: il ministro prima consulti le parti
di ANTONELLA FANTÒ

ROMA - L’annuncio di un provvedimento governativo per regolamentare il diritto allo sciopero nei servizi, fatto dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ha sucitato un vespaio di polemiche. Intanto i sindacati di base hanno confermato lo sciopero di domani. La proposta Sacconi ha registrato tutte dichiarazioni negative. A cominciare dal presidente della Commissione di garanzia sugli scioperi Antonio Martone.
Martone non sarebbe contrario ad una iniziativa legislativa a patto che prima ci sia una consultazione delle parti sociali. Alcune osservazioni, dice, sono legittime. Ad esempio «la revoca dello sciopero del trasporto aereo la sera prima non serve a nulla, perchè i voli sono stati già soppressi; anche nella sanità gli interventi devono essere programmati». Sacconi aveva proposto una raffica di provvedimenti: prevenzione del conflitto col ricorso a forme di conciliazione e arbitrato, necessità di evitare annunci e poi revoche degli scioperi all’ultimo minuto, obbligo di referendum e adesione individuale, intervallo congruo tra uno sciopero e l’altro, favorire lo sciopero virtuale con un relativo fondo solidaristico, e l’incarico ai prefetti per l’applicazione delle sanzioni.
Anche i leader delle confederazioni polemizzano. Luigi Angeletti (Uil): «Il diritto individuale allo sciopero è intangibile, il potere sindacale di dichiarare lo sciopero può essere regolato, ma secondo criteri chiari e concordati». La Cgil già ieri aveva detto che il governo manifesta le sue caratteristiche «illiberali fino al rischio di mettere in discussione il diritto di sciopero ora garantito dalla Costituzione». La federazione Sdl sostiene che Sacconi si è messo in moto per «adottare un aiuto di Stato alle aziende». Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola accusa Sacconi di voler «mettere in discussione il diritto di sciopero: non si può tentare di fare in modo che la parte più debole della società, il mondo del lavoro dipendente, non abbia uno strumento di legittima difesa come lo sciopero». Più combattivo Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale dei Cub (una delle organizzazioni che bloccherà i servizi domani). «Quella di Maurizio Sacconi è una pia illusione» polemizza, «non si riuscirà mai a mettere il bavaglio alla protesta».
Domani intanto si fermano i lavoratori dei trasporti, della Pubblica amministrazione e della scuola per lo sciopero indetto dai Cub, Cobas e Sdl.
Treni: impiegati fermi domani, tutta la giornata. Il personale di stazioni e viaggiante ore 9-17. Aerei: 8 ore 10-18. Ore 10-14 anche i vigili del fuoco addetti agli aeroporti. Navi e traghetti fermi dalle 8 alle 16. Bus: ogni città deciderà gli orari e i modi delle proteste. Scuole e università: i dipendenti di ministeri, enti locali, parastato e agenzie fiscali sciopereranno per l’intera giornata. Sanità: sciopero dall’inizio del primo turno fino all’inizio dell’ultimo turno di domani. Saranno garantiti servizi essenziali, emergenze e contingenti minimi fissati in ogni azienda.


16 ottobre 2008 - Il Giornale di Vicenza

SCIOPERO. Tre pullman partono da Vicenza
Rdb cub, Cobas e Sdl domani a Roma

Vicenza - I sindacati di base scendono in piazza contro le politiche del governo in materia di contratti, scuola e diritti dei lavoratori. Rdb Cub, Cobas e Sdl saranno domani a Roma per uno sciopero nazionale. Una decina di pullman in Veneto, di cui tre da Vicenza, sono già prenotati per la manifestazione di Piazza Esedra. «Alla sede Rdb-Cub di Vicenza - spiega una nota del sindacato - continuano ad arrivare adesioni, in particolare dal mondo della scuola, vittima di un attacco senza precedenti. In alcuni settori pubblici importanti, come sanità ed enti locali, i lavoratori sono precettati in quanto le piante organiche effettive sono strutturate al di sotto dei contingenti minimi e così viene leso il loro diritto allo sciopero. Il governo Berlusconi, in sostanziale continuità con quanto prodotto da Prodi, sostiene le pretese di Confindustria attaccando pesantemente i diritti e i salari dei lavoratori e delle famiglie». La protesta è contro le politiche in materia di contratti, sia per il pubblico che per il privato: «Invece di risolvere l'emergenza salariale Governo e Confindustria hanno avviato un stagione di ulteriore attacco al salario». Alcuni rappresentanti saranno oggi in studio alla trasmissione Anno Zero su Raidue, ore 21.


16 ottobre 2008 - La Nazione

Domani sciopero generale Disagi per i servizi pubblici
Scuola, sanità e trasporti: settori e orari delle agitazioni
di Monica Pieraccini

Firenze - DISAGI negli uffici pubblici, a scuola, nella sanità e nei trasporti. Sarà una giornata di passione, domani. I sindacati di base (Cub, Cobas e SdL) hanno indetto uno sciopero generale nazionale di 24 ore per tutte le categorie, pubblici e privati. Alla base della protesta la richiesta di aumento di salari e pensioni, più sicurezza sui luoghi di lavoro, no al maestro unico e alla riduzione dell’orario scolastico, sì all’abolizione delle leggi Treu e 30 per il superamento del precariato. Camera di Commercio, uffici anagrafici, agenzie fiscali e sportelli pubblici in genere potrebbero, perciò, non assicurare alcuni servizi. Anche l’Asl di Firenze, pur garantendo tutte le prestazioni relative all’assistenza sanitaria di urgenza ed i servizi essenziali, non esclude disagi. I riflessi dello sciopero si faranno sentire anche sulla scuola: asili nido e scuole primarie domani non garantiranno servizi e lezioni. Anche gli sportelli della direzione urbanistica non garantiranno il ricevimento al pubblico. Per i trasporti, Trenitalia assicura che «l’agitazione sindacale proclamata da alcuni sindacati autonomi dalle 9 alle 17 di domani, non comporterà nessuna ripercussione sulla circolazione ferroviaria di media e lunga percorrenza, mentre per i treni regionali sono previste ripercussioni limitate». «Lo sciopero, inoltre – precisa Trenitalia – non interesserà le fasce orarie a maggiore mobilità pendolare». Il servizio Sita non sarà garantito dalle 8,15 alle 12,30 e dalle 14,30 a fine servizio, mentre per Ataf e Linea l’orario dello stop sarà il seguente: dall’inizio del servizio alle 6 di mattina; dalle 9,15 alle 11,45 e dalle 15,15 a fine servizio. Intanto si allontana quello che i sindacati Ataf avevano ventilato di proclamare se Gest, la società che gestisce la tramvia, non avesse accolto le loro proposte. Dopo l’incontro di ieri le posizioni restano distanti, ma non è rottura. Le parti si dovrebbero incontrare di nuovo il 24 ottobre. La posizione dei sindacati si è infatti irrigidita dopo la reazione di Gest alla decisione di Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti, Faisa-Cisal e Ugl Trasporti di rivolgersi a Comune, Provincia e Regione «per proseguire la concertazione sulle future strategie del trasporto pubblico». «E' incomprensibile e ingiustificabile - si legge in una nota diffusa ieri da Gest - il tentativo dei sindacati di spostare su altri tavoli la trattativa che per i temi all’ordine del giorno, è tipicamente di tipo aziendale e che perciò solo in questa sede si può e si deve svolgere».

Siena. PRIMA MOSSA concreta del Senato Accademico...

Siena - PRIMA MOSSA concreta del Senato Accademico che chiede di «individuare con determinazione e chiarezza le responsabilità» dei conti in rosso, definisce la situazione, «sebbene ancora incompleta, sicuramente grave» decidendo perciò di convocarsi in seduta permanente. Ossia di riunirsi ogni settimana. Al contempo indica già i primi quattro punti degli interventi da attuare per un indispensabile piano di risanamento triennale chiamato «a rimettere l’ateneo in un percorso positivo di sviluppo». Per l’immediato le manovre ipotizzate dal Senato appaiono lacrime e sangue e chiedono un’ulteriore assunzione di responsabilità da parte dei dipendenti tutti. QUESTO NEL GIORNO in cui il comitato direttivo della Flc-Cgil Toscana approva all’unanimità un documento sul caso Siena per stigmatizzare rettore e cda per non aver messo in votazione un documento del 29 settembre rilevando un comportamento antisindacale. Di più. Si chiede a Comune, Provincia e agli enti locali delle sedi decentrate di abbracciare l’accordo disatteso attraverso l’attivazione di un tavolo interistituzionale. Insomma, la posizione «gridata» dalla Flc di Siena martedì è stata rilanciata a livello regionale. Il braccio di ferro palese. Mentre l’Rdb pubblico impiego, riunita a San Miniato, ha deciso ieri di varare iniziative per contrastare la legge contro la trasformazione delle Università in fondazioni di diritto privato. A puntare la barra a quest’ultimo riguardo è stato ieri anche il Senato nel passo del suo documento in cui riafferma che il rilancio dovrà avvenire «mantenendo la natura pubblica dell’Ateneo», salvaguardando fra l’altro i livelli di qualità della ricerca e della didattica. Il Senato attribuisce poi molte delle tensioni attuali «al mancato mantenimento di impegni ministeriali nei confronti di atenei italiani nonché al mancato riconoscimento degli aumenti stipendiali». AL DI LÀ DEL PIANO di risanamento da redigere i presidi di facoltà sono consci «che le gravi mancanze finanziarie dovranno comportare un drastico taglio delle spese e l’accentuazione degli sforzi per reperire nuove risorse dall’esterno». Per salvare didattica e ricerca occorre, per prima cosa, «focalizzarsi sulle attività istituzionali ritenute prioritarie avendo come criteri cardine quelli del merito e della valutazione dei risultati conseguiti». Secondo: va ridotta l’offerta formativa cogliendo le opportunità consentite dal riordino in corso della stessa, proseguendo l’aggregazione delle strutture scientifiche e amministrative, seguendo il percorso di internazionalizzazione. Terzo punto importante: responsabilizzare le stesse strutture scientifiche e didattiche e i loro coordinatori attraverso l’assegnazione di precisi budget. Infine, ma è prioritario per il Senato, vanno rivisti i processi amministrativi e di controllo interni. Quindi l’annuncio della costituzione di una commissione interna (coordinatore Brezzi con Auteri, Detti, Donati e Riccaboni) che s’interfaccerà con il cda, redigerà le linee guida del risanamento e farà le necessarie simulazioni. Urgente inoltre nominare una società di revisione esterna. DOPO L’AFFONDO DEL rettore di Verona, che fa parte della Crui, secondo cui Siena spende per il personale il 104% del suo finanziamento statale, molti sono andati a spulciarsi le cifre. Sarebbe emerso invece che in realtà impegna l’89,72% in quanto nel tempo i ruoli sono stati sostenuti da fondi esterni all’Ateneo, regionali per esempio.(La.Valde.)


16 ottobre 2008 - La Nuova Venezia

LO SCIOPERO INDETTO DA RDB-CUB
Domani vaporetti, bus e treni a rischio

Venezia - Ventiquattro ore di sciopero caratterizzeranno domani vari settori del servizio pubblico a partire dagli autoferrotranvieri passando per gli aeroportuali di terra, la sanità e i vigili del fuoco. A indire l’astensione dal lavoro sono stati i sindacati di base, che rivendicano numerosi obiettivi relativi ai diritti dei lavoratori: dalla sicurezza sui luoghi di lavoro al salario, dalla pensione alla stessa possibilità di fare sciopero. I trasporti pubblici di Actv subiranno quasi certamente dei contraccolpi, ma sono state garantire le fasce protette dalle 6 alle 9 del mattino e dalle 16.30 alle 19.30 per tutelare i pendolari sia nel settore della navigazione lagunare sia in quello automobilistico di Lido, Pellestrina e terraferma. A rischio saranno soprattutto le corse dei ferry boat tra le isole e il Tronchetto, che già in altre occasioni hanno sollevato vigorose proteste tra i residenti.
All’aeroporto Marco Polo di Tessera il personale di terra seguirà la stessa linea salvo le fasce orarie 7-10 e 18-21 a garanzia degli spostamenti. Otto invece le ore di sciopero previste in ambito ferroviario tra le 9 e le 17, all’astensione aderiranno anche i vigili del fuoco con modalità differenti a seconda deo turni. Stesso dicasi per la sanità, in cui medici e infermieri incroceranno le braccia per ventiquattro ore all’inizio dei primi turni di domani, garantendo tuttavia le emergenze e i servizi minimi.(s.b.)

Trasporto pubblico, sciopero dei Cub Domani corse garantite in due fasce

Venezia - Giornata difficile, quella di domani, sul fronte del trasporto pubblico. Uno sciopero di 24 ore è stato indetto dai Cub Trasporti. Durante lo sciopero che metterà a dura prova soprattutto la circolazione in centro storico, in terraferma saranno garantiti i servizi automobilistici urbani ed extraurbani soltanto in due fasce orarie. Dalle 6 alle 8.59 e dalle 16.30 alle 19.29. Il servizio regolare terminerà alle 2 di venerdì per poi riprendere regolarmente alle 3.30 di sabato, mentre il servizio nottunro delle linee N1 e N2 non sarà garantito domani.
Lo sciopero è stati indetto dai sindacati di base per sollecitare un meccanismo automatico di adeguamento salariale legato agli aumenti dei prezzi e per la difesa di una pensione pubblica, per il potenziamento dei servizi pubblici. I Cub chiedono inoltre l’abolizione delle leggi Treu e Biagi, forme di reddito garantito, riconoscimento concreto del diritto alla casa, allo studio e alla formazione, sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali più pesanti per chi provoca infortuni gravi o mortali. I Cub rivendicano inoltre parti diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori


16 ottobre 2008 - Il Resto del Carlino

Bus, terzo sciopero in un mese
Domani ancora una giornata di pesanti disagi. E se ne preparano altri due

Bologna - CON QUESTO fanno tre in un mese: per la terza volta, dal 15 settembre ad oggi, l’Atc deve mettere in guardia i suoi utenti dal rischio di rimanere a piedi. Domani, infatti, sarà di nuovo sciopero dopo quello del primo giorno di scuola (15 settembre) e dopo l’ultimo in ordine di tempo del 30 settembre: entrambi hanno avuto successo (adesione del 90% il primo, tra il 70% e il 90% il secondo) e, viste le premesse, il rischio che anche lo stop dei bus di domani si faccia sentire è concreto. Le prospettive poi non sono migliori: all’orizzonte ci sono almeno altre due giornate di sciopero: il 10 novembre (indetto dai Confederali e da alcune sigle autonome per il rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri) e, o prima o dopo questa data, una nuova fermata dei bus a livello locale (per la partita del contratto integrativo), il quando dipende dal prossimo incontro in prefettura. L’INIZIATIVA di domani, uno sciopero generale di 24 ore, è stata indetta da Rdb, Cobas, Sdl e per il personale viaggiante di Atc si svolgerà dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio. «In tali orari, i servizi di trasporto pubblico urbano, suburbano ed extraurbano non saranno garantiti», specifica una nota dell’azienda di via Saliceto. Saranno garantite solamente le corse dal capolinea centrale verso periferia, e viceversa, con orario di partenza fino alle 8.15 al mattino e fino alle 19.15 alla sera. Garantiti anche i servizi scolastici. Lunedì la prefettura ha tentato una mediazione per il contratto integrativo. «La prefettura — riferisce Maurizio Lunghi, della Filt-Cgil — ci ha chiesto sette giorni di tempo per parlare con gli enti proprietari (Comune e Provincia, ndr) per vedere se ci sono modi per sbloccare il milione e mezzo che viene a mancare».

Modena. DOMANI i sindacati Cub, Cobas Sdl e Usi Ait...

Modena - DOMANI i sindacati Cub, Cobas Sdl e Usi Ait hanno proclamato uno sciopero che durerà tutto il giorno. Lo sciopero coinvolge il personale di tutte le categorie pubbliche e private, a tempo indeterminato e non, atipici e precari. Il Policlinico di Modena, per scongiurare disagi consiglia agli utenti di telefonare prima di presentarsi agli ambulatori. I servizi minimi sono garantiti.

Domani sciopero: disagi limitati
OSPEDALE SANT’ANNA

Ferrara - L’AZIENDA ospedaliero-universitaria di Ferrara ha ricevuto dalla Regione la comunicazione di uno sciopero generale nazionale del personale di tutte le categorie, pubbliche e private, a tempo determinato e indeterminato, atipici e precari, proclamato dalle organizzazioni sindacali Cub, Confederazione Cobas Sdl intercategoriale e Usi Ait per l’intera giornata di domani. In una nota, l’azienda ospedaliero-universitaria Sant’Anna afferma che saranno comunque «garantiti i servizi di assistenza sanitaria d’urgenza (attività chirurgica solo d’urgenza, prestazioni di terapia intensiva, servizi di trasporto del 118, unità coronariche, pronto soccorso e tutto ciò che è legato alle urgenze) ed ordinaria solo rispetto ai pezienti ricoverati. Tutta l’attività programmata — continua la nota in riferimento all’attività specialistica ambulatoriale prenotata tramite il Cup o dai reparti — non è garantita ma è strettamnente in correlazione all’adesione allo sciopro». Nello specifico, essendo solo 13 gli operatori iscritti alle sigle sindacali che hanno proclamato lo sciopero, non dovrebbero registrarsi disagi.

Comacchio. «IL PROVVEDIMENTO amministrativo è un atto dovuto...
di Paola Vancini

Comacchio - «IL PROVVEDIMENTO amministrativo è un atto dovuto nel momento in cui un dirigente segnala un’anomalia o presunta tale». Parole del vicesindaco di Comacchio Walter Cavalieri Foschini con cui entra nel merito della querelle fra la dipendente Nadia Baroni e la dirigente dell’ufficio tributi del comune, Anese Forzato. Sulla questione, ieri, la rappresentanza sindacale di base del pubblico impiego, a firma degli stessi delegati, ha diffuso un comunicato: «La componente interna dell’RdB non aveva dubbi sull’esito favorevole del procedimento disciplinare della collega Nadia Baroni — scrive —. La disposizione del direttore generale Giuseppe Vindigni sancisce che Nadia Baroni è stata sottoposta dalla dirigente Agnese Forzato a un procedimento disciplinare ingiusto e infondato». È proprio in riferimento a queste parole che Foschini ha ritenuto di dover precisare che il procedimento disciplinare viene aperto automaticamente nel caso di segnalazioni, senza che ciò comporti un giudizio di parte. E aggiunge: «Un dirigente, e nella fattispecie la dottoressa Agnese Forzato, ha il diritto e il dovere di segnalare anomalie, poiché è lei che ha il controllo del settore. Poi c’è un organo terzo che è il segretario generale, il quale deve valutare il tutto e che agisce per la risoluzione del tutto». Fin qui, secondo Foschini è tutto legittimo, mentre rileva che «la lettura della vicenda da parte dell’Rdb è forzata, direi qualsi capziosa, a mio avviso». L’RdB nel comunciato scrive poi che «evita qualsiasi giudizio e considerazione lasciando ad ognuno la facoltà di conclusoni. Ci chiediamo perché siano sempre i dipendenti a dover subire simili trattamenti e mai i dirigenti. Il dirigente non ha sempre ragione e quando sbaglia dovrebbe pagare alla stregua di un impiegato». Il vicesindaco conclude ricordando che i due procedimenti — quello amministrativo in seguito archiviato e il trasferimento della Baroni dopo trentacinque anni di lavoro, in un altro settore; e quello penale dovuto alle denunce dell’impiegata ai carabinieri — sono ben diversi e che il primo è già concluso e risolto. Non è dello stesso parere il capogruppo di An Iginio Ferroni che porterà l’argomento in consiglio comunale (come già fatto nei mesi scorsi) per chiedere spiegazioni sull’accaduto.


16 ottobre 2008 - TRC

Sciopero generale domani a Roma proclamato da Cub, Cobas ed SdL
di Raffaella Angeletti

Civitavecchia - Domani sciopero generale a Roma indetto da CUB, Cobas ed SdL, Sindacato dei Lavoratori Intercategoriale. La manifestazione nazionale, che alle 10 partirà da Piazza della Repubblica per raggiungere San Giovanni, è a sostegno della piattaforma che le tre organizzazioni di base hanno consegnato al governo il 20 giugno scorso. Sei i punti cardine che la caratterizzano, ovvero : forti aumenti per salari e pensioni, con l'introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale legato agli aumenti dei prezzi e difesa della pensione pubblica ; rilancio del contratto nazionale; difesa e potenziamento dei servizi pubblici, dei beni comuni, del diritto a prestazioni sanitarie, del diritto alla casa ed all'istruzione. Ed ancora, sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi o mortali; lotta al razzismo che nega i diritti uguali e scarica sui migranti il maggior peso sociale; restituire ai lavoratori il diritto di decidere: no alla pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare - pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori - difesa del diritto di sciopero. Chi fosse interessato ad aderire può mettersi in contatto con Giancarlo Ricci, federazione territoriale RdB telefonando al 347/5350560 oppure Flavio Zeppa, per il pubblico impiego della RdB, al 338/2951918 o direttamente la federazione allo 0766/502666. La partenza da Civitavecchia è prevista alle 7.50 dalla locale stazione ferroviaria.


16 ottobre 2008 - Campania Report

Stato di agitazione permanente nell’Ateneo
Tagli alle Università: i sindacati di Salerno aderiscono allo sciopero
Contro i tagli del decreto legge "Brunetta" del 25 giugno (oggi legge 133/2008)

Salerno - Le RdB/CUB dell’Università di Salerno aderiscono allo sciopero generale di domani 17 ottobre, partecipando in massa alla grande manifestazione di Roma organizzata da tutto il sindacalismo di base. Le RdB/CUB aderiscono al Coordinamento dell’Università di Salerno, partecipando allo stato di agitazione permanente nell’Ateneo deliberato dall’Assemblea di ieri. Per le Università vent’anni di "riforme" privatistiche e aziendalistiche a suon di tagli dei fondi pubblici sono arrivate al capolinea: con i tagli del decreto legge "Brunetta" del 25 giugno (oggi legge 133/2008) il governo "ha condannato l’intero sistema universitario pubblico a perire ed a mettersi sul mercato in cerca di qualche 'cordata' imprenditoriale per dar vita a Fondazioni di diritto privato. Alitalia docet" si legge in una nota diffusa dai sindacati. "In tempi di recessione incombente buon senso richiederebbe che i governi si impegnassero a tutelare il potere d’acquisto dei salari, contenere prezzi e tariffe, garantire l’occupazione (e quindi anche a stabilizzare i precari e assumere nuovo personale), riqualificare e rinforzare i servizi pubblici" si legge ancora nella nota. I sindacati dell'università salernitana invece dei "tagli", chiedono nuove risorse per investire in formazione e ricerca.


16 ottobre 2008 - Il Secolo XIX

Sciopero di cobas e Cub: si fermano trasporti e scuola

Alessandria - Servizi pubblici, trasporti e scuola a rischio per tutta la giornata di domani, per lo sciopero generale indetto dai comitati di base e dai sindacati autonomi per protestare contro la politica del governo Berlusconi. Difficile prevedere quale sarà l'adesione in Provincia anche se gli organizzatori si attendono una partecipazione "ottima". Cub e Cobas nell'alessandrino sono «forti soprattutto in alcune fabbriche, come la Michelin e la Guala», dice il segretario Salvatore Corvaio. A rischio soprattutto i trasporti pubblici, treni e, in minor misura gli autobus («Visto come è ridotto il settore in provincia, con Arfea, non si può infierire», fa intendere il sindacalista). Il comune di Alessandria ha già annunciato che saranno garantiti alcuni servizi di stato civile, i servizi cimiteriali, quelli di polizia municipale per l'attività richiesta dall'autorità giudiziaria, rilevazione infortunistica stradale, attività di pronto intervento e di protezione civile. «Ci sarà anche una delegazione alessandrina a Roma per il corteo che si svolge nel pomeriggio - assicura Corvaio - passa anche dalla nostra città l'autobus proveniente da Torino. Noi ci aspettiamo una buona adesione anche perché la gente ormai ha capito che qualche cosa non va». Qualche presidio è previsto anche all'ingresso delle fabbriche mentre chi non potrà scioperare perchè deve garantire un servizio di assistenza (come il personale paramedico) , ma condivide le ragioni e le richieste dei Cobas «lavorerà con la fascia nera in segno di "lutto" al braccio», annuncia il sindacalista. «Siamo, anche a livello provinciale, ormai il secondo sindacato. I lavoratori hanno capito che la politica dei confederati non porta a nulla».(I.Na.)


16 ottobre 2008 - Il Centro

LANCIANO, VVff

Vigili del fuoco in sciopero e in piazza a Roma domani per rivendicare il ruolo centrale del corpo nel sistema di protezione civile del paese e per un salario dignitoso. Lo rendono noto le rappresentanze di base della Confederazione unitaria di base dei vigili del fuoco. Per il personale a servizio operativo e aeroportuale lo sciopero riguarderà la fascia oraria dalle 10 alle 14, il resto del personale sarà in agitazione per l’intera giornata.


16 ottobre 2008 - La Gazzetta di Reggio

Nuova giornata di scioperi per i trasporti e la scuola

Reggio E. - Quella di domani si annuncia una giornata difficile per coloro che dovranno servirsi di vari servizi pubblici. Scioperi e interruzioni dell’attività caratterizzeranno il settore dei trasporti, il mondo della scuola e di numerosi enti. La protesta è stata indetta dai sindacati autonomi che criticano il comportamento di quelli confederali: Cgil, Cisl e Uil - dicono - hanno assecondato governi e politica, padroni e potere finanziario.
«Hanno asssecondato cioè - continuano - i responsabili della precarietà nel lavoro, dei bassi salari e del peggioramento dei diritti sociali».
I Cub dei trasporti, che hanno indetto una manifestazione nazionale con due concentramenti a Milano e Roma, segnalano interruzioni del lavoro nella nostra provincia per il coinvolgimento del personale viaggiante Ae, Til, Transcoop, Saca, Cnel dalle 9 alle 13 e dalle 15,30 alla fine del servizio. Analogo l’orario di sospensione del lavoro per il personale dei treni viaggiatori Act mentre lo sciopero durerà per l’intera giornata nella circolazione delle merci, negli impianti fissi (uffici e officina) di Ae, Til, Act e Dinazzano Po. Il sindacato di base osteggia anche la riforma del modello contrattuale proposta da Confindustria.
Fermenti sono annunciati anche nel settore scuola in grande agitazione per la riforma dettata con il decreto Gelmini. Non sarà garantita la presenza di tutto il personale docente e di servizio invitato in piazza a manifestare il proprio disappunto.
Da segnalare in proposito un comunicato del Collettivo studentesco Sfumature che spiega innanzi tutto come il maninchino impiccato appeso il 3 ottobre scorso davanti ad un istituto scolastico cittadino stesse semplicemente a significare «la morte della scuola pubblica» come conseguenza del decreto governativo. Non manca poi una dura replica agli esponenti del Pdl per la critica mossa agli insegnanti invitati a non occuparsi di politica e a tacere, quasi ad impedire un diritto sancito dalla Costituzione.
Lo sciopero di domani inciderà anche sulle attività della Camera di Commercio.
A seguito della giornata di protesta indetta da Cub, Cobas e Sdl intercategoriale saranno assicurati solo i servizi essenziali con il rilascio unicamente di certificati e visure urgenti relativamente al Registro imprese, all’Albo imprese artigiane, Commercio estero e Regolazione del mercato.
Il pieno sostegno alle rivendicazioni dei lavoratori pubblici in lotta è stato espresso anche da Leonardo Masella, il capogruppo del Prc in Regione.


16 ottobre 2008 - Il Messaggero Veneto

Azienda sanitaria domani sciopero

Udine - Potrebbe esserci qualche disagio per gli utenti domani all’azienda per i servizi sanitari Medio Friuli. Infatti, in vista dello sciopero generale nazionale del personale delle amministrazioni e aziende pubbliche e private indetto dalla organizzazione sindacale RdB/Cub e da altre sigle, alcuni servizi sanitari potranno essere costretti a ridurre la propria attività. L’Ass numero 4 Medio Friuli si impegna a garantire il funzionamento dei servizi sanitari di assistenza e di degenza indispensabili per la sicurezza dei malati comandando in servizio le unità di personale medico, infermieristico e di supporto come previsto dal contratto integrativo decentrato. La direzione sanitaria si scusa per gli eventuali disagi.


16 ottobre 2008 - Leggo

Torino. Venerdì nero per i trasporti locali...

Torino - Venerdì nero per i trasporti locali. Domani - a causa di uno sciopero di 24 ore proclamato dall’organizzazione sindacale Cub-RdB - si fermeranno i mezzi pubblici. Sarà garantito il servizio in determinate fasce orarie: la metropolitana e servizio urbano e suburbano della città di Torino (escluse linee 19, 43 e 46 barrato) funzioneranno regolarmente dalle 6 alle 9 e dalle 12 alle 15, mentre le autolinee extraurbane e linee urbane 19, 43, 46 barrato da inizio servizio alle 8 e dalle 14,30 alle 17,30. In funzione regolarmente le ferrovie Torino-Ceres e Canavesana da inizio servizio alle 8 e dalle 14,30 alle 17,30. Sarà sempre assicurato il completamento delle corse in partenza entro il termine delle fasce di servizio garantito. Per informazioni, si può contattare il numero verde di Gtt 800-019152.(C.Fer./ass)


16 ottobre 2008 - Il Nuovo Corriere Viterbese/Nuovo Viterbo Oggi

SCIOPERO, PIOGGIA DI ADESIONI ALL’RdB Cub
"Andremo a Roma per esprimere la nostra contrarietà allo smantellamento dei servizi pubblici"

Domani la manifestazione a Roma Appello alla mobilitazione di Rocchi (rdb)
"tutti in piazza contro Brunetta"
Lino Rocchi delle rdb chiama tutti gli iscritti alla mobilitazione per la manifestazione di domani

VITERBO – " Sono molte le adesioni allo sciopero generale del 17 ottobre che stanno giungendo, alla sede della Federazione RdB CUB di Viterbo, dalle assemblee effettuate nei giorni scorsi è emersa molta attenzione ai temi dello sciopero promosso dai Sindacati di Base per il 17 ottobre prossimo, e molti lavoratori hanno espresso la volontà di partecipare alla manifestazione nazionale di Roma. Le Scuole di ogni ordine e grado, il trasporto pubblico, l’ACI, l’agenzia delle Entrate, il Tesoro, il Tribunale, la Provincia, la Sanità, l’Università, l’INPS, l’INPDAP, l’INAIL, l’Ufficio del Lavoro, il Territorio, Fabbriche, supermercati, ecc. domani sono a rischio chiusura. Sono in molti i Lavoratori, studenti e pensionati che hanno già aderito allo sciopero e che si sono prenotati per gli autobus che la Federazione RdB di Viterbo ha organizzato per la Manifestazione Nazionale, domani alle 7.30 partiremo dal piazzale della Questura di Vt per esprimere con la nostra presenza tutta la contrarietà allo smantellamento dei Servizi Pubblici, all’imbarbarimento delle condizioni economiche degli strati più deboli della società, contro l’attacco ai diritti ed a tutto il mondo del lavoro dipendente, contro l’attacco alla scuola pubblica ed a favore di pensioni dignitose, una sanità per il cittadino e non dei soldi, stipendi e salari che consentano di arrivare alla fine del mese, una ridistribuzione delle risorse finanziarie di questo Paese, che non vedano i nostri Politici tutti d’accordo, quando si tratta di regalare soldi alle Banche, ma che li veda insensibili alle richieste di una vita dignitosa di milioni di pensionati, lavoratori, disoccupati e precari. Lo stato sociale è ostacolo allo sviluppo economico: questo il messaggio che sedicenti industriali e "pappagalli della sottopolitica", finanziati dallo stato e spalleggiati dalle "finte proteste" di cgil cisl e uil, vanno ripetendo per convincerci che bisogna accettare di ritornare alle condizioni degli anni cinquanta. Vogliono far passare la competitività del sistema Italia attraverso la devastazione sociale, la negazione dei diritti, l’abbandono della solidarietà, la sconfitta dei dipendenti pubblici. Saremo in piazza domani 17 ottobre e saremo in tanti per dire basta ad una trasformazione profonda che pagheranno tutti, lavoratori pubblici e privati ed i cittadini ad un sistema sociale senza garanzie e senza diritti, per ripristinare un patto fra tutti i soggetti interessati alla trasformazione, un patto capace di riaprire una nuova e forte stagione di lotte in grado di riconquistare i diritti sociali e di invertire una politica, fino ad oggi, ad esclusivo favore delle classi più forti del paese.


16 ottobre 2008 - Corriere di Viterbo

Sciopero: lavoratori pronti a invadere la Capitale

VITERBO – Venerdì anche i lavoratori della tuscia invaderanno Roma. Sono infatti davvero numerose le adesioni allo sciopero generale promosso dai sindacati di base per il 17 ottobre. Lino Rocchi della federazione Rdb di Viterbo è entusiasta,della partecipazione riscossa e sottolinea che " già dalle assemblee effettuate nei giorni scorsi è emersa una notevole attenzione nei confronti dello sciopero . Secondo Rocchi, "venerdì saranno a rischio chiusura, le Scuole di ogni ordine e grado, il trasporto pubblico, l’ACI, l’agenzia delle Entrate, il Tesoro, il Tribunale, la Provincia, la Sanità, l’Università, l’INPS, l’INPDAP, l’INAIL, l’Ufficio del Lavoro, il Territorio, Fabbriche, supermercati, e numerose altre categorie. "Numerosi lavoratori, studenti e pensionati – continua Rocchi – hanno espresso la volontà di partecipare e si sono prontamente prenotati . La partenza sarà alle 7,30 dal piazzale della Questura di Vt. Lino Rocchi conclude "con la nostra presenza esprimeremo tutta la contrarietà allo smantellamento dei Servizi Pubblici, al peggioramento delle condizioni economiche degli strati più deboli della società, l’attacco ai diritti ed a tutto il mondo del lavoro dipendente. Vogliamo inoltre una sanità per il cittadino, stipendi che consentano di arrivare alla fine del mese, ed un atteggiamento sensibile dei politici nei confronti di pensionati, lavoratori, disoccupati e precari.


16 ottobre 2008 - Gazzetta di Parma

BORGOTARO. Sciopero domani: possibili disagi

L'azienda Usl informa che domani, in occasione dello sciopero indetto dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali «Cub», confederazione «Cobas Sdl» intercategoriale, si potrebbero verificare, nelle varie strutture sanitarie, rallentamenti o sospensioni della consueta attività. Saranno, comunque ed in ogni caso, garantiti tutti i servizi sanitari urgenti.


16 ottobre 2008 - Caserta news

Prc aderisce a sciopero generale nazionale Cub

Caserta – "Il tentativo di eliminare di fatto il contratto collettivo nazionale di lavoro, l'affondo del governo sulle privatizzazioni, la profonda crisi salariale che vivono i lavoratori e le loro famiglie, il dilagare della precarietà, l'intenzione di smantellare definitivamente la pubblica amministrazione anche attraverso l'attacco ai lavoratori pubblici ed i tagli al personale della scuola e della sanità, il razzismo diffuso a piene mani, i rinnovati venti di guerra dentro uno scenario di crisi profonda della globalizzazione, ci fanno prevedere un autunno in cui il confronto tra mondo del lavoro, padronato e governo dovrà essere all'altezza della sfida mobilitando lavoratrici e lavoratori per rimettere al centro, attraverso il conflitto, gli interessi del mondo del lavoro, dei precari, degli immigrati contro i progetti del padronato e le scelte politiche e sociali del governo. Per questo RIFONDAZIONE COMUNISTA partecipa e sostiene lo SCIOPERO GENERALE NAZIONALE promosso dalla CUB, dalla Confederazione COBAS, da SdL Intercategoriale per il 17 ottobre e invita alla più vasta adesione e partecipazione. Da Caserta la CUB ha organizzato un pullman per la manifestazione nazionale del 17 ottobre. Si parte alle ore 6,00 da Aversa, presso la Stazione FF.SS. e alle ore 6,30 da Santa Maria Capua Vetere, in Via Napoli, presso la Rotonda di Sant'Andrea (la prima rotonda venendo dalla strada provinciale Aversa-Santa Maria Capua Vetere)".


16 ottobre 2008 - Corriere della Sera

I Cobas: fermeremo scuole, Atm e uffici
Domani lo sciopero. Tram a rischio dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 a fine servizio. Di solito gli scioperi di Cobas e Cub non bloccano il metrò Ma ogni protesta fa storia a sé
di Rita Querzé

Milano - Sciopero generale domani di Cub e Al.Cobas. Disagi soprattutto negli uffici pubblici, nelle scuole, negli ospedali. E nel trasporto pubblico locale. Dalle 8.45 e alle 15 bus e tram funzioneranno a singhiozzo. Il pomeriggio, dalle 18 alla fine del servizio, i sindacati di base invitano anche gli addetti alla metropolitana a incrociare le braccia insieme con i colleghi dei mezzi di superficie.
Di solito gli scioperi di Cobas e Cub non bloccano il metrò, di fatto gestito dai macchinisti dell'Orsa. Ma ogni protesta fa storia a sé. In questo momento i malumori in Atm non si contano. C'è un accordo sulla riorganizzazione della manutenzione (già firmato da Cgil, Cisl, Uil e Orsa) che non è stato approvato dalle maestranze. Di conseguenza i sindacati hanno chiesto ritocchi all'intesa. L'azienda ha risposto con la disdetta di tutti gli accordi aziendali dal '90 a oggi. A sua volta i rappresentanti dei lavoratori hanno proclamato lo stato di agitazione. Proprio oggi è previsto un incontro tra Rsu e azienda che misurerà lo stato dei rapporti.
In Comune, dall'anagrafe fino ai servizi cimiteriali, l'adesione allo sciopero potrebbe essere maggiore del solito. «Noi della Cgil siamo in forte difficoltà — dice Paola Buccianti, delegata della Rsu di Palazzo Marino per il sindacato di Guglielmo Epifani —. Il 29 settembre scorso a Milano abbiamo portato cinquemila persone in piazza a manifestare contro le misure introdotte dal ministro Brunetta. I confederali avrebbero dovuto fissare la data di uno sciopero delle autonomie locali per il contratto. Ma finora non è stato deciso nulla. Senza una protesta già prevista, molti aderiranno a quella di Cobas e Cub».
Ad avere uno sciopero segnato sul calendario sono i dipendenti della scuola: 30 ottobre prossimo. Il moltiplicarsi di contestazioni ai tagli del ministro Gelmini creano un clima in sintonia con la protesta di venerdì prossimo. «Dalle materne e dai nidi del Comune abbiamo numerose dichiarazioni di adesione» assicura Daniela Cavallotti, rappresentante Rdb Cub nella Rsu del Comune. «La ferita provocata dalla vertenza dell'estate scorsa sui turni estivi non si è ancora rimarginata. Anche perché l'amministrazione non ha voglia di affrontare sul serio i problemi». Morale: anche nei servizi educativi del Comune il servizio è a rischio.
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16 ottobre 2008 - Il Venezia

La protesta. Actv garantisce i servizi minimi con due fasce protette, rischio disagi anche all'aeroporto
Laguna paralizzata dallo sciopero in prima fila la scuola e i trasporti
Ieri la "Notte bianca" in sette istituti veneziani contro la riforma Gelmini, domani tutti a Roma
di Francesca Fungher

Venezia - Lo sciopero generale di 24 ore indetto per domani dai sindacati di base di tutt'Italia rischia di paralizzare Venezia. Visto che i trasporti saranno uno dei settori più interessati dalla protesta. Così come il mondo della pubblica istruzione, che ieri notte ha occupato sette istituti del centro storico aderendo all'iniziativa del Comitato per la difesa della scuola contro la riforma Gelmini. Aule e corridoi sono rimasti aperti fino all'alba per dibattiti, laboratori e momenti di spettacolo e divertimento negli istituti San Girolamo, Diaz, Manzoni, Bernardo Canal, Renier Michiel, Zambelli e Duca D'Aosta. Mentre domani l'appuntamento è a Roma alle 10, in piazza Repubblica, per la manifestazione nazionale promossa da Rdb, Cobas, Cud e Sdl. E si mobilitano anche gli istituti d'arte e i licei artistici, che da Venezia propongono un coordinamento regionale per informare e mobilitare, oltre che studenti, docenti e genitori, anche il mondo della cultura e dell’arte. Punto di scontro soprattutto il taglio da 40 a 32 delle ore di lezione dedicate a discipline artistiche e laboratori. Ma lo sciopero generale non interessa solo l'istruzione. Incroceranno le braccia anche i lavoratori del trasporto pubblico e delle ferrovie, anche se in quest'ultimo caso le 8 ore di sciopero interesseranno il personale a terra. In Actv invece lo sciopero sarà di 24 ore, con servizi minimi nelle due fasce di garanzia tra le 6 e le 9 e tra le 16.30 e le 19.30. Ventiquattr'ore di protesta anche all'aeroporto Marco Polo di Tessera: qui i disagi dovrebbero essere contenuti almeno nelle due fasce protette (7-10 e 18-21). Per il servizio di navigazione si prevede la sospensione delle linee 1, 3, Giracittà, Diretto Murano, T. Garantito invece il servizio notturno oggi e domani ma con modifiche rispetto agli orari della linea N. Sui bus di terraferma il servizio sarà garantito solo nelle due fasce protette. Quello regolare terminerà alle ore 2 di domani notte per poi riprendere regolarmente alle 3.30 di sabato. Mentre il servizio notturno delle linee N1 e N2, che collegano Mestre e Marghera con Venezia, non sarà garantito il giorno 17 ottobre. Per le altre limitazioni si può far riferimento al sito dell'azienda www.actv.it o al call center 041.2424. Tra l'altro l'agitazione coinvolge anche il persone degli sportelli e dei servizi informativi di Vela ed Hellovenezia, che potrebbero quindi risultare ridotti.


16 ottobre 2008 - Corriere del Veneto

Sciopero dei trasporti Domani città bloccata
di Alessio Antonini

VENEZIA — Giornata difficile quella di domani per chi deve viaggiare. Poco importa che sia nel territorio comunale, su quello nazionale o all'estero: per ventiquattro ore entreranno in sciopero gli aderenti alla Rdb Cub del personale dell'Actv, delle ferrovie e dell'aeroporto Marco Polo di Venezia. «Uno sciopero generale dei trasporti — ha comunicato la Rdb Cub — contro lo smantellamento dello stato sociale da parte dell'attuale governo sulla scia del precedente». Sotto accusa il continuo ricorso alle esternalizzazioni e ai subappalti, i tagli del personale, le privatizzazioni, i contratti di precariato e la perdita di potere d'acquisto dei salari dei lavoratori nel settore trasporti. Il servizio Actv sia per le tratte marittime che per la terraferma sarà comunque garantito tra le 6 e le 9 del mattino e tra le 16.30 e le 19.30 per non creare ulteriori disagi ai lavoratori. Per quanto riguarda il personale di terra dell'aeroporto i servizi saranno garantiti tra le 7 e le 10 del mattino e tra le 18 e le 21 della sera. Non risultano invece fasce protette per gli utenti delle ferrovie che potrebbero fermarsi per tutta la giornata. In sciopero anche tutti i dipendenti dell'università che aderiscono ai Cub, ai Cobas a Sdl da Usi Ait e alla Federazione Unità di Base-Si può: i sindacati avvertono che sarà possibile che alcuni servizi siano ridotti.

Mtn, lavoratori in allarme: pronti allo sciopero

VERONA - «Se entro mezzogiorno di domani (oggi per chi legge ndr) non avremo trovato un accordo con la cooperativa Esc, saremo pronti a proclamare lo sciopero dei lavoratori della ditta di trasporti Mtn di San Bonifacio». Il sindacato Adl Cobas (associazione difesa dei lavoratori) ha lanciato l'ultimatum per risolvere lo situazione che tiene sotto scacco 30 dipendenti dell'azienda, di cui circa l'80 per cento stranieri provenienti da Romania, Marocco e India.
«Siamo di fronte a un gioco di scatole cinesi in cui i lavoratori sono gli unici a rimetterci – ha spiegato Andrea Danzi, sindacalista - . La ditta appalta la gestione dei dipendenti a un consorzio esterno che a sua volta si appoggia alle cooperative ». La Mtn ha deciso di interrompere il rapporto con il consorzio Work Group che gestisce la cooperativa Esc e di affidare l'incarico entro il prossimo 31 ottobre al consorzio Unilab, collegato con l'agenzia Concordia. «I dipendenti sono soci della cooperativa e in questo modo hanno meno diritti rispetto ai normali lavoratori – ha detto Danzi - . In questo passaggio rischiano inoltre di perdere i crediti maturati». Il sindacato, già da un mese, ha proclamato lo stato d'agitazione e ha iniziato lavorare su due fronti. «La nuova cooperativa ci ha garantito a voce che riassumerà tutti i dipendenti, mantenendo il quinto livello contrattuale e gli scatti d'anzianità maturati – ha rivelato Danzi - . Ora aspettiamo la firma dell'accordo».
Più critica invece la situazione che riguarda la cooperativa uscente, come ha illustrato Danzi: «Martedì abbiamo ottenuto un'assemblea sindacale con i rappresentanti della cooperativa e della ditta e abbiamo chiesto garanzie per i nostri iscritti. Vogliamo che il consorzio si faccia garante in caso di fallimento della cooperativa Esc, per fare in modo che i lavoratori percepiscano comunque stipendi, tredicesime, quattordicesime e tfr. Chiediamo che siano pagati i 1098 euro dell'una tantum prevista dal contratto collettivo per il periodo gennaio 2006-dicembre 2007. Siamo anche disponibili a dilazionare il pagamento dei crediti maturati». Oggi a mezzogiorno la sentenza.(E.P.)


16 ottobre 2008 - La Provincia di Cremona

Protesta dei sindacati di base Domani trasporti a rischio

ROMA — Mobilità a rischio domani, a causa dello sciopero generale nazionale di 24 ore indetto dai sindacati di base, Cub Cobas e SdL. La protesta riguarderà i lavoratori aderenti pubblici e privati di tutte le categorie; per i trasporti, la protesta riguarda tutti i comparti. Possibili quindi mezzi pubblici a singhiozzo e traffico in tilt in molti capoluoghi, anche a causa dell'effetto-annuncio che spingerà molti lavoratori e cittadini a far uso di un mezzo proprio per spostarsi. L'astensione riguarda anche il trasporto ferroviario, anche se i treni delle fasce pendolari dovrebbero essere garantiti. Allo sciopero tuttavia non aderiscono i sindacati confederali.


16 ottobre 2008 - La Nuova Sardegna

Inail e Inps, venerdì lo sciopero

OLBIA - In occasione dello sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private, in programma per l’intera giornata di venerdì, proclamato dalle rappresentanze sindacali di base (Cub) e Cobas, si terrà una manifestazione di protesta dei lavoratori nel piazzale davanti alla sede Inail-Inps, in via Caduti del Lavoro. Nel mirino, naturalmente, la campagna del ministro Brunetta. «Finalmente sarà sciopero - si legge in un documento diffuso dal sindacato di base dei lavoratori - dopo 113 giorni dall’emanazione della norma che massacra gli stupendi e dopo oltre cinque mesi di insulti e falsità sui dipendenti pubblici. Solo la lotta ci restituirà la dignità e il salario sottratti».


16 ottobre 2008 - Il Gazzettino

COBAS IN SCIOPERO
Domani fermi trasporti e scuola

Le tre organizzazioni regionali del sindacato di base - Cobas, Cub e Sdl Intergategoriale - hanno proclamato per domani uno sciopero generale di 24 ore per tutte le categorie dei lavoraotri pubblici e privati. A fermarsi saranno anche gli iscritti al sindacato di base che lavorano nel mondo della scuola e dei trasporti pubblici. «Lo sciopero rivendica principalmente - si legge in una nota - maggiore salario, la fine della precarietà, del rilancio della scuola della previdenza e della sanità pubblica, il forte impulso alla contrattazione».

Venezia. Problemi e molti disagi per chi utilizza i mezzi pubblici...

Venezia - Problemi e molti disagi per chi utilizza i mezzi pubblici. Domani, infatti, il Cub dei trasporti ha proclamato uno sciopero di 24 ore che prevede il rispetto delle fasce orarie tradizionali (dalle 6 alle 9 e dalle 16.30 alle 19.30). Per quanto concerne l'aeroporto Marco Polo l'orario garantito sarà dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21. Otto ore nelle Ferrovie impianti fissi dalle 9 alle 17. Il sindacato di base chiede "l'apertura di un tavolo per la definizione di un piano per un trasporto che deve rimanere pubblico, la conferma di due livelli negoziali, l'inversione permanente del ricorso alle esternalizzazioni e sub-affidamenti". Il sindacato chiede poi interventi sulla sicurezza e sulla tutela dei luoghi di lavoro oltre alla difesa dei servizi pubblici. Difficoltà, in terraferma, per chi deve recarsi all'ospedale all'Angelo di Mestre e per i pendolari di Venezia, anche se come al solito verranno garantiti i servizi minimi. Insomma, sarà una giornata a dir poco delicata.
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16 ottobre 2008 - Corriere Adriatico

Agitazione indetta dai sindacati di base, Cub Cobas e SdL
Domani trasporti a rischio

ROMA - Mobilità a rischio domani a causa dello sciopero generale nazionale di 24 ore indetto dai sindacati di base, Cub Cobas e SdL. La protesta riguarderà i lavoratori aderenti pubblici e privati di tutte le categorie; per i trasporti, la protesta riguarda tutti i comparti. Possibili quindi mezzi pubblici a singhiozzo e traffico in tilt in molti capoluoghi, anche a causa dell’effetto-annuncio che spingerà molti lavoratori e cittadini a far uso di un mezzo proprio per spostarsi. L’astensione riguarda anche il trasporto ferroviario, anche se i treni delle fasce pendolari dovrebbero essere garantiti. Allo sciopero tuttavia non aderiscono i sindacati confederali. Le Ferrovie hanno fatto sapere che "non ci sarà alcuna ripercussione sulla circolazione dei treni a media e lunga percorrenza", così come verranno salvaguardate le fasce orarie dei treni pendolari a più alta frequenza. Nella Capitale inoltre confluiranno gli aderenti alla manifestazione nazionale. Di seguito le modalità dell’astensione dal lavoro:
Treni - addetti agli impianti fissi e uffici: intera giornata; restante personale: dalle 9.01 alle 17.
Aerei - 8 ore, dalle 10 alle 18 (tranne personale di terra).
Navi - dalle ore 8 alle 16.
Trasporto pubblico locale e trasporto merci e logistica - articolato a livello territoriale col rispetto delle fasce protette, che variano da città a città. A Roma, l’orario della protesta sarà dalle 8,30 alle 16,30. Gli eventuali disagi tuttavia non riguarderanno solo la mobilità, a incrociare le braccia saranno infatti i dipendenti dei vari settori della sanità, della pubblica amministrazione, dei vigili del fuoco.

L’opposizionea partire da Rifondazione parla di tentativo di violazione della Costituzione: sono misure restrittive che mirano a cancellare un diritto soggettivo. Angeletti dice sì alle regole, ma concordate. Bonanni invita a non fare di ogni erba un fascio
I sindacati a Sacconi: "Lo sciopero non si tocca"
di FRANCO LIMIDO

ROMA - Il diritto allo sciopero dei lavoratori non si tocca. L’intenzione del governo di riformare a breve l’attuale regolazione degli stop nei servizi di pubblica utilità, dai trasporti alla sanità, con un disegno di legge delega, come ha fatto sapere il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, fa discutere. I sindacati, seppure con toni diversi, difendono a spada tratta lo strumento cardine della protesta dei lavoratori e, in ogni caso, reclamano chiarezza, confronto e condivisione. Anche l’opposizione, a partire da Rifondazione comunista, parla di tentativo di violazione della Costituzione. "Il diritto individuale allo sciopero è intangibile", ha affermato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. "Il potere sindacale di dichiarare lo sciopero può essere regolato", ma "la regolazione - ha precisato - deve avvenire secondo criteri chiari e concordati". Il leader della Cisl, pur evidenziando che "ci sono scioperi e scioperi, alcuni responsabili e in esercizio di un diritto, altri che invece confliggono con gli interessi dei cittadini", ha rivolto un invito al ministro. "A Sacconi - ha affermato Raffaele Bonanni - dico che dovrebbe chiarire bene la differenza che c'è tra il grano e il loglio e non far passare il messaggio subliminale che di tutta un’erba si fa un fascio". Entrando nello specifico delle regole, per Angeletti, ad esempio, si potrebbe "sottoporre la dichiarazione di sciopero al voto di quei lavoratori che fossero direttamente interessati e coinvolti". Tra i punti del ddl ci sarebbe, infatti, non solo il ricorso ad arbitrato e conciliazione e allo sciopero virtuale, lo stop ad annunci e revoche dell’ultimo momento, ma anche l’obbligo del referendum e dell’adesione individuale.
Più dura la reazione dei sindacati di base, che proprio per domani, venerdì 17, hanno proclamato uno sciopero generale. Parlando di "attacco frontale" con un provvedimento "insensato e iniquo" che sarebbe uno "strumento di aiuto di Stato alle aziende", Fabrizio Tomaselli, coordinatore dell’Sdl intercategoriale, sostiene che di fronte a "un’ulteriore, inaccettabile ipotesi repressiva", i lavoratori "sapranno certo reagire". E’ "una pia illusione voler mettere il bavaglio ai lavoratori, perchè non si riesce a imbavagliare la protesta", ha sostenuto il coordinatore nazionale Cub, Piergiorgio Tiboni.
Univoca anche la posizione all’interno di Rifondazione. "C'è qualcuno in queste ore che immagina di mettere in discussione il diritto allo sciopero", ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. La riforma, per il segretario Paolo Ferrero, realizzerebbe la "violazione dei più elementari diritti costituzionali", mirando "nei fatti a rendere impossibile il diritto di scioperare". "Le destre attaccano apertamente il diritto di sciopero. Si punta ad importare in Italia misure restrittive che mirano a cancellare un diritto soggettivo sancito dalla Costituzione. Siamo di fronte ad uno dei più gravi attacchi alla democrazia e ai lavoratori". Così l’apertura del quotidiano on line del Pdci, Rinascita on line, che commenta la proposta del ministro Sacconi. "Alla vigilia dello sciopero generale del sindacalismo di base Cobas, Cub Sdl del prossimo 17 ottobre contro Berlusconi e Confindustria, il Governo - scrive Rinascita - annuncia un disegno di legge delega per riformare l’attuale regolazione del diritto di sciopero nei servizi di pubblica utilità. Un attacco diretto al diritto dei lavoratori di manifestare il proprio dissenso e di concretizzarlo nella forma di protesta sancita dalla Costituzione. Un diritto soggettivo da esercitare collettivamente. Quello che oggi vogliono cambiare sono i rapporti di forza, facendo leva su un’organizzazione del lavoro sempre più frammentata, delocalizzata e parcellizzata". Il ministro al Welfare Maurizio Sacconi, conclude "Rinascita on line", lancia lo "sciopero virtuale", in realtà, "c'è di più, il tentativo di delegittimare il sindacato, inteso come struttura organizzativa dei lavoratori capace di mobilitarsi unitariamente nella difesa dei propri interessi".

Insegnanti in rivolta: domani disertate le aule

SENIGALLIA – Ultimo appello dei Cobas della scuola per invitare gli insegnanti a disertare le aule domani, in occasione dello sciopero indetto in concomitanza con la mobilitazione nazionale a Roma, cui tutta la cittadinanza è stata chiamata a partecipare. "Invitano docenti, personale Ata, genitori, studenti e tutti cittadini interessati alla difesa della scuola pubblica – riporta una nota diramata dai Cobas - a partecipare allo sciopero generale del 17 ottobre e alla manifestazione nazionale a Roma. Lo sciopero di Cobas, RdB, Cub e SdL punta all’abrogazione del decreto sul maestro unico e dell’art. 64 della legge 133/2008, che prevede un taglio di 8 miliardi di euro per la scuola pubblica, 131.841 posti di lavoro in meno (a cui vanno aggiunti quelli già tagliati da Prodi per un tot di quasi 160.000 posti), la disoccupazione per 200.000 precari, l’aumento sino a 33-34 del n degli alunni per classe, la chiusura di 4500 plessi con meno di 50 alunni e di 2500 istituti con meno di 500 alunni, la riforma della scuola tramite regolamenti, la dequalificazione della scuola pubblica e il potenziamento della scuola privata. Siamo, inoltre, contrari al ddl Aprea, che prevede la trasformazione delle scuole in fondazioni con ingresso dei privati e la gerarchizzazione dei docenti". Per prenotare un posto sul pullman in partenza da Senigallia sarà necessario chiamare il 335.8110981. "Lo sciopero del 17 è stato identificato come lo sciopero del popolo della scuola pubblica – prosegue il sindacato di base della scuola - e ad esso parteciperanno moltissimi lavoratori anche aderenti ad altri sindacati. Rispetto a tale mobilitazione lo sciopero del 30 è tardivo e caratterizzata dal desiderio di far prevalere la competizione tra le sigle sindacali rispetto alla difesa della scuola pubblica e all’unità della mobilitazione. Inoltre, la piattaforma dello sciopero del 30 non chiede l'abrogazione dell'art.64 della legge 133, ma l'apertura di un tavolo negoziale con il governo per una vera riqualificazione della spesa nella scuola.(S.M.)


16 ottobre 2008 - La Sicilia

Contratti, avanti anche senza la Cgil
Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Se necessario faremo anche un accordo separato»
di Antonio Pennacchioni

Roma - «Io e Alberto Bombassei abbiamo ricevuto il mandato pieno a proseguire la trattativa. L'obiettivo è concludere l'accordo con tutte le parti». Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, lascia la porta aperta dopo il no alla trattativa sulla riforma dei salari da parte della Cgil. E prende tempo in attesa che decolli il tavolo allargato alle altre sigle datoriali sul nuovo modello che prevede il rinnovo del contratto triennale in base ad un indice di inflazione depurato da quella importata.
La giunta straordinaria degli industriali, che si è riunita ieri a Milano, conferma la linea da tenere sul negoziato per la contrattazione collettiva senza pregiudicare le prospettive di un accordo che diventa cruciale visto il contagio tra la crisi finanziaria e l'economia reale confermato dal boom di richieste delle aziende per la cassa integrazione straordinaria. Marcegaglia attende un passo indietro del leader della Cgil, Guglielmo Epifani che chiede più spazio per gli accordi nazionali. Anche il numero uno della Cisl, Bonanni incalza Epifani: «Di fronte alle macerie economiche è bene definire un pensiero comune e sedersi ad uno stesso tavolo». Ma, in attesa della manifestazione convocata il 25 ottobre dal Pd, il leader di Corso Italia alza il tiro contro il governo su salari e pensioni senza entrare nel merito.
La posta in gioco è alta e le divisioni tra i sindacati si accentuano mentre Palazzo Chigi prepara la proroga al 2009 della detassazione degli straordinari e dei premi di produzione. Intanto, alla vigilia del blocco dei trasporti decretato da Cub, Cobas e Sdl per domani, è scontro sulla proposta del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi di regolamentare gli scioperi nei servizi pubblici in cui spicca l'obbligo di indire un referendum consultivo prima di proclamare una protesta. I leader di Cisl e Uil aprono al confronto. Bonanni incalza Sacconi a «chiarire bene la differenza tra gli scioperi «responsabili» e quelli che penalizzano i cittadini mentre Angeletti chiede che la riforma avvenga «secondo criteri chiari e concordati». Resta negativo il giudizio della Cgil. Infine l'Sdl denuncia «l'attacco frontale» contro i diritti dei lavoratori e i Cub parlano di «proposta liberticida».
Sul fronte della pubblica amministrazione si registra invece il botta e risposta tra il ministro Brunetta e l'ex ministro Damiano sulla stabilizzazione dei precari. «Interpreto le norme così come sono scritte» la secca replica di Brunetta alle proteste di Damiano. Al centro del contendere la norma varata dal governo Prodi che impedisce di prorogare oltre i 36 mesi i contratti a termine degli statali.


16 ottobre 2008 - Brescia Oggi

E domani è rischio stop per i trasporti

Sciopero dei trasporti domani 17 ottobre per lo stop generale dei sindacati di base Cub, Confederazione Cobas e Sdl Intercategoriale. L'astensione sarà articolata con le seguenti modalità: Trasporto ferroviario: addetti impianti fissi e uffici per l’intera giornata; restante personale dalle 9 alle 17. Trasporto aereo 8 ore, dalle ore 10alle 18,