data
di creazione |
a |
18 ottobre 2008 - Il Manifesto Sorpresa sociale, sciopero generaleInatteso, grandissimo, nonostante la pioggia. A Roma oltre 300.000 persone in corteo. I sindacati di base (Cub, Cobas, Sdl) raccolgono un successo importante; ora sono un soggetto con cui la politica - e la sinistra - deve fare i conti. Stracciato il luogo comune del conflitto generazionale di Francesco Piccioni ROMA - La crisi sta rompendo molti argini, e non solo
nelle borse. Lo vedi già uscendo dalla metro, piazza della Repubblica, mezz'ora prima
dell'appuntamento per il corteo. La prima impressione è subito potente: lo slargo è già
pieno. Per chi sa quanto siano «pigre» le partenze dei cortei romani questo è un
segnale. Era successo lo stesso una settimana fa, per la manifestazione dell'11. GLI IMMIGRATI «Dignità, diritto, reddito per tutti gli immigrati»:
ci sono anche loro sotto la pioggia, avvolti nelle bandiere zuppe dei Cub-Rdb. «Alcuni
lavorano nei campi, altri nei ristoranti» spiega Franco, sportello immigrazione di Bari.
«È falso - dice - associarli alla violenza: l'omicidio di Abba a Milano, il pestaggio a
Parma, dimostrano semmai il contrario. E non è certo separando i loro figli dagli altri -
aggiunge - che si combatte il bullismo». Un po' più avanti c'è il «Comitato immigrati
di Napoli»: «Siamo solidali con lo sciopero - precisa Amir, che viene dalla Nigeria - e
chiediamo anche più giustizia per noi». Ma lo spezzone più «colorato» di tutti è
quello del Coordinamento cittadino di lotta per la casa-Roma. «Da 4 anni vivo in un
capannone occupato insieme alla mia e ad altre famiglie - racconta Pilar, peruviana - ma
lo spazio non basta, e così chiediamo altri alloggi». Una sua connazionale cerca di
ironizzare sulla «vita stressante che fa qui: semafori, manifestazioni - sorride - ora ci
si mette pure il razzismo». Anche restando in casa il quadro non è più allegro.
«Cominciano con le classi per immigrati, finiranno col separare anche i disabili».
Giorgio Marino fa parte di «Tutti a scuola», associazione di genitori di ragazzi,
appunto, disabili. «Tagliando posti e fondi - dichiara - questa riforma cancella di fatto
la legge sull'integrazione scolastica del 1977. In Italia ci sono 190mila ragazzi
disabili, il 99% dei quali va nelle scuole pubbliche (le paritarie - spiega - non li
prendono facilmente): dev'esserci un numero congruo di insegnanti. Solo in Campania,
invece - conclude - ce ne sono già quest'anno mille in meno». IN CORTEO «Ci costringono a restare
giovani» ROMA - Piove che dio la manda, a piazza san Giovanni,
ma Francesco sembra incurante con quel cartello a pettorina, «adotta un precario», con
cui se ne va in giro. La coda del corteo è ancora indietro, il gruppo di compagni già
disperso e diluito nella lunga e festosa coda che attraversa il centro di Roma. Ventisette
anni, dipendente precario del ministero della salute che fu (oggi accorpato a quello del
welfare), non è iscritto a nessun sindacato ma dice: «Ci tagliano il salario accessorio,
che sono circa 4 mila euro all'anno, che senso ha andare a manifestare per il rinnovo del
contratto, 7 euro in più al mese?». Gli studenti si prendono la città ROMA - L'autunno caldo dell'università parte con la
pioggia. Battente. «Ma chissenefrega», gridano migliaia di ragazzi che fin dalle nove di
mattina sono già zuppi a piazza Esedra. Il corteo si muoverà da lì a due ore, ma la
musica è già "a palla", e i megafoni già caldi a scandire ritmicamente lo
slogan che li accompagnerà per tutta giornata: «Noi-la-cri-si-non-la-pa-ghia-mo».
Trenta-quarantamila, forse di più. Difficile quantificarli in mezzo a centinaia di
migliaia di altre persone. Più facile svelarne l'incazzatura, la rabbia, la paura. Che
diventa incubo a pensare a quello che il diabolico duo Gelmini-Brunetta ha in mente per
loro. E così c'è qualcuno che prova a trovare alternative, mettendosi "in
vendita" in cerca di acquirenti internazionali, sfilando con un cartello al collo con
una scritta in inglese: «Sono uno studente italiano, adottatemi». Nessun paradosso.
Almeno per i ricercatori del Belpaese, quella di espatriare sembra l'unica soluzione
plausibile per la «sopravvivenza della specie», come dice sconsolata Mara precaria al
Cnr che, dopo quattro anni di attesa, era ad un passo dalla stabilizzazione ed invece «è
arrivato un Brunetta qualunque a tagliare i fondi e anche il mio futuro». LA SCUOLA IN CORTEO ROMA - I clown le favole e le poesie, i girotondi e le
filastrocche. Incappucciati nei loro impermeabilini non si accorgono nemmeno della pioggia
inclemente, e per i tanti bambini che hanno aperto il primo spezzone del grande corteo di
ieri a Roma è stata un'altra giornata di gioco e apprendimento. «Giro girotondo, casca
il mondo, casca la Gelmini e ridono i bambini!». È una goduria: trotterellano attorno a
genitori e insegnanti tenendo su lo striscione d'apertura firmato dal «Popolo della
scuola pubblica» che dice no alla distruzione del loro futuro. SCUOLA D'OPPOSIZIONE Una bella giornata. Ieri Roma ha accolto con un
acquazzone dispettoso qualche centinaia di migliaia di giovani, aspiranti precari - gli
studenti - precari in essere, lavoratori dei servizi. Una nutrita rappresentanza di
milioni di italiani e italiane a cui è negato un futuro e a cui si vuol negare anche il
diritto di scioperare e protestare contro l'odiosa condizione imposta da un liberismo
straccione e stracciato, mentre ai loro fratelli minori si vuol negare persino il diritto
alla conoscenza. Erano tantissimi, sono riusciti a cambiare il clima, almeno quello
atmosferico, facendo tornare il sole. 18 ottobre 2008 - La Stampa web SCIOPERO - IL REPORTAGE ROMA - «Non pagheremo noi la vostra crisi», dice la piazza dei giovani. Slogan contro il governo che «salva le banche e affonda la scuola». Striscioni che parlano di posti di lavoro da difendere, di solidarietà. Addirittura, manifesti che raffigurano il banchiere Unicredit Alessandro Profumo, preso a simbolo di un capitalismo rapace ma che frana fragorosamente. Erano tanti, tantissimi i giovani universitari e studenti medi a protestare ieri per le vie delle nostre città (incidentalmente, trasformandole in immani catini di traffico paralizzato). Quasi a «rubare» lo sciopero convocato da Cub, Cobas e Sdl, con la mega manifestazione della Capitale. E chi osservava non poteva fare a meno di ascoltare discorsi che da un bel po non si sentivano più: contro Berlusconi e la riforma Gelmini, ma tanti parlavano di crisi, di economia, di lavoro, di clima e riscaldamento del pianeta, di globalizzazione. Questioni che secondo gli addetti ai lavori non dovrebbero interessare né punto né poco ai nostri ragazzi, dopo le ubriacature degli Anni 70 e la successiva - drastica - «disintossicazione». Non tutti sono sorpresi di questo ritorno di fiamma per la politica e il sociale. Uno di questi è Giovanni De Mauro, direttore del settimanale Internazionale, che pubblica in traduzione gli articoli più interessanti della stampa mondiale. Molti degli abbonati alla rivista hanno meno di 25 anni, «e più in generale - spiega - constatiamo larrivo di una nuova generazione di ragazzi che seguono con passione e con grande preparazione i temi delleconomia e della politica globale». Passione e competenza, conclude De Mauro, che hanno un «genitore» ben preciso: Internet, il Web. «Una volta reperire informazioni era costoso e difficile, cera soltanto la televisione - dice -, oggi sulla Rete un giovane trova tutto, in quantità e in qualità. E cè spazio anche per i giornali, basta non trattare questi argomenti in modo pedante o didascalico». Ieri nelle vie di Roma era difficile non notare questi ragazzi «sapienti» e socialmente consapevoli, educati e tranquilli. La «solita» contrapposizione tra una gioventù protestataria perché borghese e garantita e una «silenziosa e operosa» gioventù proletaria? Questi sembrano schemi datati, che riportano a unItalia di quarantanni fa, molto più «semplice» da leggere rispetto a quella del 2008. Il corteo romano di ieri, imponente (al di là della solita guerra delle cifre), proponeva facce e storie personali molto difficili da incasellare: Chicca, 47 anni e due figlie, precaria («da sempre», dice) dellIstituto Superiore di Sanità, tante letture e viaggi ma un bilancio familiare gestito al centesimo, è borghesia o proletariato? Michele, iscritto al primo anno di Economia a Roma Due Tor Vergata, figlio di un dipendente pubblico che guadagna 1750 euro al mese, è ricco o povero? Antonella, liceale di 16 anni alle prese con i suoi primi cortei, che della riforma Gelmini evidentemente sa ben poco ma è angosciatissima dalle emissioni di CO2, che pezzo di società è? E quelli dei call center? E gli ormai ben noti assistenti di volo Alitalia «stagionali»? E i dipendenti pubblici che quando sentono parlare del ministro Brunetta si trasformano in Linda Blair dinanzi allEsorcista del film di Friedkin? Tutti, ma proprio tutti, «fannulloni»? Ah, la politica farà fatica a decifrare questa piazza fatta di tante tribù disparate, unite soprattutto dal disprezzo, dallostilità viscerale nei confronti di Silvio Berlusconi e del «berlusconismo». «Le battute che fa, le cose che dice, le facce che fa quando parla...», si contorce Maria, altra precaria di un ente pubblico di ricerca, trentacinque anni e «il manifesto» in bella vista; una pausa, e poi riattacca: «E la Prestigiacomo, e la Carfagna, e Brunetta, e Tremonti, e Sacconi, e i leghisti con le classi differenziate e i permessi di soggiorno a punti...». Il concetto si è capito. In piazza, nella classifica dello «sgradimento», primeggiano MariaStella Gelmini, Giulio Tremonti, e un Renato Brunetta spesso raffigurato in disegni e manifesti a mo di vampiro succhiasangue. Insomma, messaggio per Walter Veltroni: «Se il Pd è interessato a questi elettori - scandisce un altissimo vigile del fuoco con braccia molto muscolose - quello che deve fare lo sa. Dialogo? Guerra!». Cammina sfidando la pioggia battente Piero Bernocchi, leader dei Cobas della scuola, e non sembra molto convinto della possibilità che il Pd «recuperi» il popolo in piazza. E se vogliamo il tema nemmeno lo appassiona: «Cè una volontà di denuncia - afferma linsegnante che fu leader degli universitari nel 77 - di tutte le politiche economiche di questo governo che salva i banchieri e mette in discussione i posti di lavoro dei precari e i diritti di tutti». Anche Rifondazione si fa sentire e vedere, con tante bandiere. Ma limpressione è che dopo la lunga stagione dello shock and awe causato dal trionfo elettorale di Berlusconi, le tribù del popolo di sinistra abbiano solo cominciato. «Siamo noi l'Italia - dicono gli slogan - non abbiamo più paura, non vogliamo più stare in silenzio. Lotteremo e vinceremo. Noi la crisi non la paghiamo». Quasi ad annunciare che, da adesso, ogni occasione sarà buona per mobilitarsi. 18 ottobre 2008 - L'Unità Cortei, pioggia, sciopero dei
trasporti Uno sciopero generale dei sindacati di base di otto ore, un
corteo e una giornata di pioggia. Seconda giornata di passione per i romani alle prese con
file in centro per via della pioggia, dello sciopero dei mezzi e del corteo dei sindacati
di base: Cobas, Rdb e Sdl. In 300mila, secondo gli organizzatori, hanno sfilato da piazza
della Repubblica a piazza San Giovanni. In strada lavoratori dei settori scuola, sanità e
trasporti. Allo sciopero hanno aderito il 33 % dei dipendenti Trambus ma le ripercussioni
sul funzionamento dei mezzi pubblici, nella capitale, sono state pressoché irrilevanti:
le metropolitane A e B e le ferrovie concesse hanno funzionato regolarmente, ma in centro
il traffico è andato lo stesso in tilt, complice la pioggia, con ripercussioni fino al
tardo pomeriggio. Presi dassalto i taxi, file a porta Maggiore, in viale Trastevere
e sui lungotevere all'altezza del ponte Palatino. Qui c'è stato anche un minicorteo non
autorizzato: un gruppo di 2000 studenti universitari e medi con lo slogan "Noi la
crisi non la paghiamo" si è staccato dalla sfilata dei sindacati di base per
dirigersi sotto al Ministero della Pubblica Istruzione. Deviazione verso piazza Bocca
della Verità, attraversamento del Ponte Palatino e sit-in sotto al ministero. Solo nel
pomeriggio, in viale Trastevere, la circolazione è tornata scorrevole. Non è stato
lunico corteo non autorizzato: un gruppo di studenti si è infatti ritrovato in
piazza Fiume per poi unirsi alla manifestazione in piazza della Repubblica. Il corteo dei
sindacati di base è terminato regolarmente in piazza San Giovanni. Anche lì
rallentamenti e traffico intenso. Scuola 350mila no Gelmini: non capisco Un fiume. Secondo gli organizzatori almeno 350mila persone sono sfilate a Roma contro la scuola del governo Berlusconi. In piazza cerano insegnanti e universitari, bambini delle materne e genitori per lo sciopero generale indetto dai Cobas e da Rdb. Ma si è manifestato anche in altre città mentre proseguono le occupazioni delle scuole e degli atenei. Il ministro Gelmini ha confessato di non capire i motivi della protesta, mentre il Capo dello Stato ha dichiarato: «Ma non bisogna dire solo no e farsi prendere dalla paura». E intanto sei regioni faranno ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma. Decine di migliaia in corteo contro la Gelminidi Rachele Gonnelli Quando l'autunno è caldo, a Roma, piove. Pioggia sugli striscioni e sul corteo contro il governo, come da copione. È la seconda manifestazione nazionale a Roma per il secondo fine settimana di fila. Altre decine di migliaia di persone venute da tutta Italia, dal Molise alla Val di Sangro. Un altro corteo grande e allegro, nonostante questa volta una pioggia battente, che smette solo a corteo finito. Ma non spaventa i tantissimi bambini con le mamme sotto gli ombrelli, imbacuccati negli impermeabili di plastica leggera, con i cartelli colorati, i fischietti, le magliette con le scritte contro la riforma Gelmini. Non è il rosso a dominare tra le strade di Roma. Anche se la manifestazione di venerdì 17, con sciopero generale di tutte le categorie, è stata indetta da Cobas, Rdb-Cub e Sdl - le tre confederazioni del sindacalismo di base - con una piattaforma generale contro i tagli ai servizi pubblici, la difesa dei redditi più bassi, contro il precariato che genera la continua strage di morti sul lavoro, la stragrande maggioranza del corteo protesta contro le misure pensate dal ministro Maria Stella Gelmini per la scuola elementare. Il maestro unico, l'attacco al tempo pieno, l'introduzione delle sponsorizzazioni negli istituti che fa da contraltare al taglio dei fondi statali e degli insegnanti , le classi differenziate per i bambini immigrati, fino al voto in condotta, al grembiulino, alla bocciatura per una sola insufficienza. Non tutti sono dei "cobas". Maria Grazia è una maestra siciliana che insegna a Roma. Ha una tessera della Cgil in tasca ma per la prima volta ha deciso di partecipare ad uno sciopero dei sindacati di base. «La Gelmini va fermata, sta distruggendo tutto, ha detto in tv che la maestra deve essere una "vice-mamma" e perché ho studiato pedagogia allora?. Si leva il tempo pieno, si riduce il personale docente e molte insegnanti sono mamme: la verità è che vogliono ricacciare le donne in casa». Il tam tam ha portato a Roma tanti genitori e insegnati dei coordinamenti locali, delle scuole che hanno organizzato negli scorsi giorni e settimane i "No Gelmini Day", le "notti bianche" della scuola. Da Pisa, dove la protesta di universitari, studenti medi e genitori delle scuole elementari si è saldata fin da subito, sono partiti otto pullman per Roma. Alcuni hanno striscioni "da due" - un lenzuolo bianco e una scritta spry - fatti in casa. Slogan telegrafici: «+ scuola -tv» oppure «-scuola oggi +disoccupazione domani». Altri lunghissimi. Uno con Berlusconi che fa le corna e solo la scritta: «l'illusionista». Qualche bandiera, pochissime, di Rifondazione - che aderisce con il segretario Paolo ferrero - o del Pdci, del partito dei lavoratori di Marco Ferrando o di Sinistra Critica di Franco Turigliatto, ma anche degli anarchici dell'Usi, l'Unione sindacale italiana. Ci sono poi alcune associazioni nazionali, come i Cip, i Comitati Insegnati Precari o come Tuttiascuola, una onlus che raggruppa genitori di bambini disabili. Massimo è un padre di Napoli, porta sulle spalle insieme ad altri tre un pesantissimo baldacchino con una sedia a rotelle dentro una gabbia. Suda, dentro il k-way azzurro. «Anche avere un figlio disabile è un compito pesante, anzi pesantissimo anche se gioiso. Ma senza insegnanti di appoggio i docenti non ce la possono fare e di fatto ai nostri ragazzi viene negata un'istruzione e una socialità che noi non possiamo dargli da soli». In coda al corteo i camion dei centri sociali e le macchine con gli altoparlanti diffondono musica coperti da tendoni anti acqua: le posse, ma anche De André, e Rino Gaetano. È lo spezzone degli studenti medi e universitari. Scandiscono : «Lotta è dura e senza la paura», ma il ritmo non è quello di sempre, più morbido e musicale. E forse il senso anche è diverso, la paura che si evoca non è la stessa del Maggio Sessantotto. È la paura del diverso, dell'immigrato, dello zingaro, del rumeno. Ci sono infatti slogan e striscioni contro il decreto sicurezza. E dal microfono qualcuno dice parole sulla crisi economica, sui debiti e sui salvataggi delle banche . «Noi non vogliamo pagare la crisi dei padroni, loro pensano a salvare le banche invece dei nostri stipendi», scandisce una voce amplificata. Un gruppetto di questi ragazzi, si stacca dal corteo principale e correndo sul ponte davanti all'isola Tiberina si dirige verso il ministero della Pubblica istruzione al grido di «Gelmini, stiamo arrivandoo...». La ministra dice alle agenzie di stampa che non capisce le ragioni della protesta. Dal palco in piazza San Giovanni gli organizzatori sostengono che sono stati in 300mila a Roma a cercare di spiegarglielo. Ma anche se la manifestazione non sembrava così grande, certo sono in alcune centinaia di migliaia quelli che hanno sfilato contro la sua riforma non solo a Roma, ma anche a Genova, a Milano, dove si sono tenuti altri cortei. «Nelle scuole delle principali città si è arrivati a punte di 60-70% di adesione allo sciopero, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel pubblico impiego, nei trasporti e in molti settori privati». È la stima fornita dal portavoce della Confederazione dei comitati di base (Cobas), Piero Bernocchi, sull'adesione allo sciopero generale di 24 ore, parlando in particolare di quella dei lavoratori della scuola. «Tutta la scuola pubblica - sottolinea, in una nota, Bernocchi - boccia la politica scolastica del governo, con il più grosso sciopero della scuola mai realizzato, a cui hanno partecipato anche iscritti di altri sindacati dimostrando che questo è il vero sciopero unitario». Ma i dati del ministero parlano d'altro: allo sciopero avrebbe aderito poco più del 4% del personale. Secondo i dati parziali rilevati dal Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca, la partecipazione allo sciopero generale odierno indetto da Cobas-scuola, Cub-scuola, Cobas, Cub, Sdl intercategoriale e Usi-ait nel comparto scuola, è stata pari - rileva una nota ministeriale - al 4,43 %. In particolare nelle 5015 scuole rilevate (su 10753) hanno scioperato 21136 dipendenti (su 476826 tenuti al servizio). Comunque parecchi milioni i lavoratori che hanno aderito allo sciopero di venerdì 17 e che parteciperà a quello generale della scuola indetto dalla Cgil per il 30 ottobre. 18 ottobre 2008 - La Repubblica Scuola, la protesta riempie le
piazze mezzo milione contro la Gelmini ROMA - Sotto un ombrellino zuppo color arcobaleno un
bambino di otto anni grida serissimo e senza timidezze: «Giù le mani dalla scuola». È
uno dei tanti baby-difensori dell´istruzione pubblica arrivato, con mamma e maestre al
seguito, nel corteo che ieri ha attraversato la città. Il popolo della scuola è sceso in
piazza, compatto come mai, incredibilmente unito. Sono trecentocinquantamila. Forse di
più. Marciano indifferenti alla pioggia che scende fitta, legati dagli stessi bisogni
più che dalle bandiere. Sciopero Cobas, si blocca il metrò Torino - Un venerdì di disagi per il fermento ormai
permanente del pubblico impiego. Mezzi pubblici diradati, metropolitana chiusa per tutta
la mattinata, numerosi insegnanti con le braccia incrociate: Torino ha risposto con
adesioni da record allo sciopero generale proclamato dai sindacati di base - Cobas, Cub e
Sdl - per sanità, scuola, trasporti e pubblica amministrazione. La mobilitazione, dicono
le tre sigle, ha arruolato anche diversi lavoratori non aderenti ad alcun sindacato. «Per
quanto riguarda la scuola - afferma Pino Iaria, portavoce dei Cobas piemontesi -
l´adesione è stata molto alta soprattutto per le elementari. Molte sono rimaste chiuse.
Hanno scioperato anche molti insegnanti iscritti ai sindacati confederali». In piazza
Castello si è invece tenuto in mattinata un presidio spontaneo contro la riforma Gelmini.
Atenei, protesta in piazza il corteo
blocca il lungotevere Roma - Hanno superato la pioggia e la stanchezza. E
quando sono arrivati, di corsa e sudati, davanti al ministero dell´Istruzione, in
diecimila hanno gridato vittoria. Non con le braccia al cielo o con i cori da stadio. Ma
con un urlo semplice e da fumetto: «Augh-Augh-Augh». Un mantra che da mesi guida ogni
rivolta dei collettivi studenteschi, a partire dalle mobilitazioni contro la
partecipazione di papa Ratzinger all´inaugurazione dell´anno accademico
dell´università La Sapienza, fino ad arrivare alla manifestazione di ieri, un corteo a
cui hanno partecipato oltre diecimila studenti universitari e liceali provenienti da ogni
parte d´Italia. 18 ottobre 2008 - Italia Oggi Disagi per gli scioperi e i cortei
indetti da Cub, Cobas e Sdl. In piazza anche sanità e scuola Sono state soprattutto le grandi città a risentire della giornata di scioperi indetti dai sindacati di base nei settori trasporti, soprattutto locali, scuola, sanità e pubblica amministrazione, con manifestazioni a Roma (corteo da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni in Laterano) e Milano. Le rivendicazioni interessano, tra l'altro, l'adeguamento di salari e pensioni e le riduzioni dei prezzi. Secondo Cub, Cobas e Sdl l'adesione allo sciopero è stata «enorme». Se è vero, infatti, che l'astensione dal lavoro non ha avuto ripercussioni rilevanti sul traffico aereo e sulla circolazione di treni a media e lunga percorrenza (i treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare non sono stati interessati dal blocco e solo in ambito regionale, soprattutto nel nord, alcuni convogli hanno subito limitazioni di percorso o cancellazioni), è altrettanto vero che nei grandi centri urbani, i sindacati autonomi raccolgono forti consensi nel trasporto pubblico locale. Così, pur avendo cercato di correre ai ripari (il Campidoglio ha disposto la disattivazione delle Zone a traffico limitato diurne del centro e di Trastevere, in concomitanza appunto con lo sciopero del trasporto pubblico, dalle 8,30 alle 16,30, e anche a Milano l'amministrazione comunale ha sospeso l'Ecopass, autorizzando la liberalizzazione dei turni di servizio taxi, solo per il carico in città, dalle 18 alle 24), diversi sono stati i disagi. Nel capoluogo lombardo ci sono stati tre punti di raduno dei manifestanti: due in Largo Cairoli e uno in piazza Missori, dove si è concentrata la protesta contro la riforma Gelmini con un corteo che è arrivato fino a via Ripamonti, sede del provveditorato. Gli utenti dei mezzi pubblici hanno dovuto fare i conti non solo con lo stop di tram e bus (dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio) e delle tre linee metropolitane (dalle 18 al termine del servizio), ma appunto anche con i tre cortei, che hanno reso la situazione «caotica», a detta della polizia municipale. E a causa dei quali sono state deviate 19 linee di superficie che transitano per il centro. Tuttavia l'Atm, l'azienda di trasporti, ha sostenuto che ha circolato il 68% dei mezzi. A Roma, sono stati «più di 350 mila» i manifestanti che, sfilando sotto la pioggia, hanno preso parte al corteo organizzato da Cobas, Cub e Sdl soprattutto contro precariato e tagli nella scuola. Mentre sul fronte trasporti pubblici, i mezzi hanno viaggiato a singhiozzo, anche se Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che, alle 10,30, il dato sull'adesione allo sciopero era del 33% (l'astensione è finita alle 16,30). Atac intanto ha ricordato che il servizio di metro è stato regolare. A metà giornata, all'aeroporto di Fiumicino, è stato registrato qualche disagio, a causa di una decina di cancellazioni di voli Alitalia e di alcuni ritardi (mezz'ora di media) dei voli di altre compagnie. A Torino, dove lo sciopero ha interessato le fasce orarie dalle 9-12 e 15 fine servizio, metropolitana bloccata e, secondo le organizzazioni che hanno indetto la protesta, adesione superiore al 70-80% tra gli autisti di bus e tram. All'opposto la Gtt, azienda torinese di trasporti, ha riferito che la partecipazione è stata intorno al 35%. Giornata nera anche per i veneziani: lunghe code non solo per salire su un taxi ma addirittura per accedere alle gondole, che in molti, turisti e non, hanno utilizzato come mezzo pubblico. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali e internazionali, sono stati cancellati. Non ci sono stati grossi problemi, invece, a Napoli: pochi mezzi rientrati nei depositi, nessuna ressa alle fermate, situazione tranquilla nelle stazioni di metropolitana, funicolare e circumvesuviana. Per l'Anm, azienda napoletana mobilità, l'adesione è stata di poco superiore all'11%. A subire conseguenze della mobilitazione solo la circolazione dei treni della Sepsa, i cui addetti sono impegnati in una vertenza aziendale. 18 ottobre 2008 - Liberazione Scuola e università. Studenti e
insegnanti. Mezzo milione a Roma, Milano, Genova, Palermo contro riforma e tagli alla
ricerca. Nella capitale il corteo dei sindacati di base. In tantissimi per dire no alle
politiche del governo. Brunetta e Gelmini sotto accusa Una marea a Roma, alla manifestazione nazionale. Fiumi di gente in corteo anche in molte altre città. E un'astensione dal lavoro davvero diffusa. Per lo sciopero generale indetto dal sindacalismo confederale di base, ieri, interi settori si sono fermati. A partire da quelli della scuola, in tutti i gradi, e dell'università come della ricerca. La folla affuita nella capitale è superiore a qualsiasi altra in occasione d'uno sciopero non indetto da Cgil Cisl Uil. Gli organizzatori - anzitutto Cobas e Cub Rdb - hanno potuto tranquillamente azzardare la cifra di mezzo milione. Cui si aggiungono i centomila di Milano e le decine di migliaia tra Palermo e le altre piazze. Protagonista assoluto il mondo della formazione: non da soli, stavolta, ma con altri segmenti del lavoro e del conflitto si sono presi la giornata bimbi adolescenti e giovani, allievi e studenti insieme a maestre e maestri, insegnanti, docenti, ricercatrici e ricercatori. Soprattutto, precarie e precari. Ben prima dello sciopero confederale della scuola; e ben al di là del generico "salviamo l'italia" del 25 prossimo del Pd. Con ben altro significato, comunque: perché si è trattato d'un evento "di società", con parole d'ordine radicali gettate in faccia al governo berlusconiano e padronale della crisi in atto. Senza alcuna egemonia di partiti, né di bandiere. Il ministro Tremonti è rimasto zitto. La collega Gelmini invece no, ma per dire: «Non li capisco». E anche il presidente Napolitano ha sprecato un'occasione, affermando, sulla scuola, che «non si possono dire solo dei no». Grande partecipazione allo sciopero
generale indetto da Cobas, Cub e SdL. «Giornata straordinaria, il governo ne prenda
atto» Milano, Firenze, Torino, Palermo, Cagliari, Venezia e Pisa. Mezza Italia si è mobilitata contro la riforma del ministro Gelmini. Nel capoluogo lombardo insegnanti e genitori della "Rete Scuole" hanno atteso il lungo corteo degli studenti in corso di Porta Romana. Accolti con un lungo applauso, i giovani hanno salutato l'altra parte della manifestazione: «Ragazzi salutate i nostri professori e tutti insieme combattiamo il decreto Gelmini». Il lungo corteo è arrivato davanti al Provveditorato agli Studi in via Ripamonti. Alla manifestazione hanno partecipato trentamila persone. Singolare la protesta degli studenti del dipartimento di Matematica dell'università di Firenze i quali hanno trascorso alcune ore nel pomeriggio a chiedere simbolicamente l'elemosina agli automobilisti fermi davanti ai semafori vicini alla loro facoltà. Un gesto provocatorio, hanno spiegato, per dimostrare come si possono finanziare gli atenei italiani. Sempre a Milano , è riapparso "San Precario": «Di primo mattino, lo abbiamo visto davanti all'Ambulatorio Medico Popolare di Via Transiti (T28) in attesa dell'ufficiale giudiziario che ha pensato bene di rinviare lo sgombero al 25 novembre. Verso le 9.30, lo abbiamo visto di fronte a Omnia, il call-center a cui Wind ha esternalizzato 275 lavoratrici. Improvvisamente, cogliendo di sorpresa le forze dell'ordine impegnate a seguire le manifestazioni di questa giornata intensa ed emozionante, il Santo ha fatto il suo burrascoso ingresso alla borsa di Milano, in Piazza Affari, cuore simbolico del capitalismo contemporaneo, dove il livello di sfruttamento dell'essere umano sull'essere umano trova la sua illusoria misura». A Bologna è invece andato in scena un «pellegrinaggio anti-Gelmini» degli studenti delle medie superiori. In piazza Maggiore si sono inoltre tenute lezioni di greco a cielo aperto, per gli studenti del liceo classico Minghetti. Il tutto prima di un sit-in di protesta promosso da studenti universitari e delle scuole superiori con la partecipazione di ragazzi delle medie e di alcune scuole elementari. In Calabria si è costituita un'Assemblea permanente che ha occupato l'aula 8 della facoltà di Lettere e Filosofia e si è formato il Comitato Unical per opporsi alla legge 133/08, con estensione dello stato di assemblea permanente in tutte le altre facoltà. A Napoli gli studenti delle scuole superiori si sono ritrovati in piazza del Gesù. A Palermo si è svolta una assemblea d'ateneo a cui hanno partecipato docenti e ricercatori. Poi Genova , dove hanno sfilato migliaia di persone con in testa bambini delle elementari e delle materne, seguiti da studenti, docenti e precari delle scuole e dell'università. A Torino è stata inoltre annunciata una "notte bianca all'università" per dire no alla riforma del ministro Mariastella Gelmini. La vera novità è però una due giorni di mobilitazione a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche che martedì notte rimarrà aperta fino al mattino con aperitivi, animazione, concerti e con ospiti a sorpresa.(D.V.) «A Berlusco', beccate 'sto sondaggio»... Roma - «A Berlusco', beccate 'sto sondaggio», grida un manifestante in via Cavour. Basta dare un'occhiata ai numeri, per capire che ha ragione da vendere. C'erano cinquecentomila persone in piazza ieri a Roma. Giunte da tutta Italia per manifestare contro il governo e la Confindustria, nel giorno dello sciopero generale proclamato dai sindacati di base Cub, Confederazione Cobas e SdL Intercategoriale. Oltre due milioni i lavoratori del settore pubblico e privato che hanno incrociato le braccia, provocando la chiusura delle scuole e forti disagi nella sanità e nei trasporti. Una protesta sindacale, certo, ma anche politica. Se sommiamo idealmente - non certo matematicamente - tutti quelli che hanno manifestato ieri ai trecentomila in corteo lo scorso 11 ottobre con la sinistra, allora si può tranquillamente affermare che l'opposizione alle politiche della destra è più forte nel Paese di quello che si vede in Parlamento. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, cammina dietro lo striscione sindacale unitario che apre il corteo, accanto ai leader di Cub, Cobas e SdL. Il suo sorriso esprime una evidente soddisfazione: «E' la conferma di quanto avevo dichiarato sabato scorso: la ritirata è finita. Dopo i primi mesi di sbandamento a seguito della vittoria di Berlusconi è partita - insiste Ferrero - la controffensiva, di cui questa manifestazione è un pezzo». E le rivendicazioni dei sindacati di base? «Assolutamente condivisibili», risponde senza esitazione il segretario del Prc, il quale però non risparmia una stoccata al nostro giornale: «Mi dispiace che Liberazione , invece di mettere in prima pagina il pezzo che salutava questa manifestazione, continui - sottolinea Ferrero - con il dibattito interno a Rifondazione e non colga la novità sociale di quanto sta avvenendo». Il riferimento è all'articolo "Caro Prc, andiamo oltre..." a firma del direttore Piero Sansonetti. Per Cub, Cobas e SdL Intercategoriale si tratta di una scommessa vinta oltre le più rosee aspettative, da quando hanno deciso di unire le forze dando vita a un patto di consultazione permanente. L'avevano detto: «Sarà lo sciopero generale più partecipato di tutta la storia del sindacalismo antagonista e la manifestazione più grande da noi organizzata». E così è stato. Una marea di persone è sfilata da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni, malgrado una pioggia fastidiosa che ha accompagnato l'intero corteo. «Nelle scuole delle principali città - fa sapere Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas - si è arrivati a punte di 60-70% di adesione allo sciopero, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei Trasporti e in molti settori privati». La sostanza, conclude Bernocchi, è che «tutta la scuola pubblica boccia la politica scolastica del governo, con il più grosso sciopero della scuola mai realizzato, a cui hanno partecipato anche iscritti di altri sindacati dimostrando che questo è il vero sciopero unitario». Per Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale Cub, «lo straordinario risultato» della mobilitazione «dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta e che la nostra piattaforma è largamente condivisa». Un «sondaggio in carne e ossa» dal quale «il governo deve trarre la conclusione - dice Leonardi - che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil Cisl Uil». Anche Fabrizio Tomaselli, di SdL Intercategoriale, parla di «sciopero riuscito» che «dimostra l'estremo disagio dei lavoratori ma anche la loro voglia di lottare». Mentre quella di ieri a Roma è stata «una manifestazione che ha gridato 500mila "NO" alle politiche del governo e del sindacato confederale. Da oggi - conclude Tomaselli - SdL Cub e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza». Grande protagonista della giornata è stato, come previsto, il popolo della scuola: insegnanti, amministrativi, genitori e studenti imbufaliti per i tagli della "riforma" Gelmini-Tremonti. Tanti i genitori con i bimbi in carrozzina, a rivendicare un futuro con servizi pubblici garantiti e senza precarietà. «Reintrodurre il maestro unico significa tornare indietro di 50 anni. Non si può avere un motivazione di tipo economico per cambiare la scuola», dice Milena di Roma, madre di un bambino di 8 anni. La ministra Gelmini però non ci sta e accusa chi protesta di strumentalizzare i bambini. Maurizio, «genitore arrabbiato», scuote la testa: «Dobbiamo abituarli fin da piccoli a non a farsi imporre le cose. E' questa l'educazione che voglio dare ai miei figli, almeno finché sarò libero di farlo». Tiziana ci viene incontro con in mano delle teste di cartapesta: «Sono quelle degli insegnanti precari che la Gelmini vuole tagliare», spiega. La politica del governo sulla scuola colpisce anche i disabili. Domenico viene da Napoli: «Sono padre di un bambino affetto da un disturbo autistico - racconta - mio figlio avrebbe diritto a 25 ore settimanali con un insegnante di sostegno, quest'anno ne hanno tolte 5, l'anno prossimo probabilmente ne avrò solo 7 in una settimana». E il bilancio pubblico? Alcuni striscioni indicano altri modi per risparmiare: ad esempio, riducendo le spese militari; oppure, facendo una seria lotta all'evasione fiscale. «Ma quali fannulloni - sbotta Antonio, dipendente del Comune di Bologna - è solo propaganda per smantellare la pubblica amministrazione». Però Brunetta sostiene che intanto le assenze per malattia sono drasticamente calate... «Dati parziali, poco significativi. Del resto, lo ha ammesso lui stesso», replica il lavoratore. I Vigili del Fuoco portano una barella sulla quale c'è un manichino a cui viene succhiato il sangue dal ministro Brunetta. «Manifestiamo contro la militarizzazione del vigili del fuoco - dice Ciro, da Bologna - chiediamo più uomini e più mezzi per assicurare un buon servizio ai cittadini, oggi riusciamo a portare avanti il nostro lavoro grazie ai precari». I precari della Sanità sono arrivati in piazza San Giovanni a bordo di un'ambulanza a sirene spiegate. Luca viene da Cagliari, è ricercatore precario da otto anni: «Sono biologo, il nostro istituto si occupa di genetica, malattie rare, monogeniche e multifattoriali. Con la legge 133 - afferma - si vuole eliminare la precarietà cancellando i precari». Lotta alla precarietà ma anche ai bassi salari. Dopo ventuno anni di fabbrica Vittorio, operaio Fiat presso le Carrozzerie di Mirafiori, guadagna in media 1300 euro al mese: «Sindacati confederali e Confindustria vogliono affossare il contratto nazionale, la Cgil si è presa un po' di tempo ma sicuramente alla fine firmerà», afferma convinto. 18 ottobre 2008 - La Nuova Sardegna Inail e Inps, dipendenti in piazza
«Diciamo no ai tagli del governo» OLBIA - Chiuso per rapina. Così recitava uno
striscione affisso alle finestre del palazzo di Inail e Inps. Ma i «banditi» non sono
né armati né incappucciati, hanno tutti nome e cognome: Giulio Tremonti, Renato
Brunetta, Maria Stella Gelmini. Ieri i dipendenti dei due enti pubblici hanno incrociato
le braccia per protestare contro i tagli del Governo. Uno sciopero di otto ore che ha
interessato tutta lItalia e anche a Olbia ha portato a uno stop totale degli
sportelli. 18 ottobre 2008 - L'Unione Sarda Venerdì nero per scuola e trasporti
Alta partecipazione nelle grandi città. In piazza
impiegati pubblici, disoccupati, pensionati, insegnanti e studenti. Sardegna Diversi istituti chiusi Impiegati pubblici, insegnanti, dipendenti dei
trasporti, liberi professionisti, ma anche precari di tutte le categorie: sono settecento
i lavoratori sardi che ieri hanno partecipato alla manifestazione a Roma organizzata da
Rdb-Cub, Cobas e Sdl. Sono arrivati da tutte le province per portare all'attenzione del
Governo i problemi delle famiglie sarde: «C'è una crisi che attanaglia i lavoratori ed
è legata all'aumento del costo della vita, alla mancanza di lavoro, alla scarsa
attenzione verso lo stato sociale, allo smantellamento della pubblica amministrazione»,
ha ricordato il segretario regionale dell'Rdb Enrico Rubiu, che ha guidato una delegazione
di circa 180 persone. Secondo l'Rdb, la percentuale di dipendenti sardi del pubblico
impiego che ieri ha aderito allo sciopero si attesta attorno al 35 per cento. 18 ottobre 2008 - El Mundo ESTUDIANTES SE MANIFIESTAN CONTRA EL
SISTEMA EDUCATIVO ROMA.- La huelga del sector público convocada por varios
sindicatos junto con las manifestaciones contra las últimas reformas del sistema
educativo han sucumbido la jornada italiana. Las grandes ciudades se han unido para
protestar contra la política económica y social del Gobierno de Silvio Berlusconi. Los
sindicatos de base Cub, Cobas y SdL convocaron una huelga de 24 horas en los sectores del
transporte, la sanidad y la educación, en señal de protesta por las últimas decisiones
del Ejecutivo conservador italiano y para pedir aumentos de sueldo y mayor seguridad en el
lugar de trabajo. Asimismo, algunos sectores de la administración pública salieron a la
calle, como los miembros del Cuerpo de Bomberos, que se manifestaron para pedir "una
mayor sensibilización ante los contratos precarios y salarios dignos". La Policía
municipal calificó la situación de los transportes públicos de "caótica",
pues, según la empresa que gestiona el sector ATM, a las 10.30 hora local la adhesión a
la huelga en Milán era del 68%. La particìpación de los trabajadores del sector del
transporte en Turín alcanzó entre el 70-80% según los sindicatos, mientras que para la
empresa gestora fue del 35%. 18 ottobre 2008 - El Pais Una huelga de los servicios
públicos colapsa las grandes ciudades italianas Italia ha vivido hoy una jornada caos y dificultades debido
a la huelga del sector público en la que han participado maestros, transportistas y
personal sanitario. Es la primera gran movilización contra el primer ministro en su
tercera legislatura, convocada por varios sindicatos en las grandes ciudades, en protesta
por la política económica y social del Gobierno de Silvio Berlusconi. Sin embargo, el
primer ministro italiano no parece afectado y su ministro de Trabajo, Maurizio Sacconi, ha
asegurado que la participación ha sido "muy baja" y ha anunciado que están
preparando una ley para "regular" las manifestaciones, con lo que los sindicatos
tendrían que realizar un sondeo antes de emprender ningún tipo de acción. Los
sindicatos de base Cub, Cobas y SdL han convocado una huelga de 24 horas como protesta por
las últimas decisiones del Ejecutivo conservador italiano y para pedir aumentos de sueldo
y mayor seguridad en el lugar de trabajo. El parón de los transportes públicos ha
colapsado el centro de las grandes ciudades, que también se ha visto entorpecido por las
manifestaciones. 18 ottobre 2008 - Corriere del Veneto Lo sciopero Giornata nera per gli
spostamenti. Code ai park di piazzale Roma VENEZIA Una ventina di voli cancellati
all'aeroporto, vaporetti ed autobus a singhiozzo, lunghe attese alla stazione ferroviaria.
È stata una giornata nera per gli spostamenti a Venezia, a causa dello sciopero nazionale
di Rdb Cub Trasporti. I problemi maggiori si sono verificati in città, con un'adesione
del 44% degli autisti Actv e del 49% dei marinai dei vaporetti. Code a piazzale Roma,
traffico impazzito in tangenziale e superlavoro per la polizia municipale. 18 ottobre 2008 - Il Resto del Carlino Sciopero: autobus fermi e 24 voli cancellati Bologna - AUTOBUS fermi e 24 voli cancellati. A Bologna, lo sciopero generale proclamato per ieri dai sindacati di base ha prodotto questi effetti. Al Marconi le compagnie aeree hanno dovuto cancellare 24 voli tra nazionali ed internazionali. LAtc invece ha registrato, a metà mattina, unadesione allo sciopero del 60%, mentre per le Rdb è stata dell80%. «Laeroporto è stato praticamente bloccato nelle sue funzioni con unadesione pari all80%», dicono le Rdb in una nota mettendo laccento anche sulle «molte scuole di qualsiasi ordine e grado e i servizi pubblici che sono rimasti chiusi o hanno funzionato a minimo servizio». 18 ottobre 2008 - Il Giorno Bus a singhiozzo, voli cancellati: mezza Italia a piedi. Ma si salvano i treni ROMA CAOS NELLE STRADE e viaggiatori appiedati nelle grandi città come Milano e Roma per il blocco dei trasporti indetto dai sindacati di base. Bus a singhiozzo nella capitale, attraversata da un corteo da piazza Repubblica a San Giovanni in Laterano. Disattivate le zone a traffico limitato nel corso della giornata nel centro storico e in Trastevere, in concomitanza con lo sciopero, per dare unalternativa al traffico privato. Situazione non meno caotica a Milano, anche se a detta dellazienda trasporti Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio. Otto tram su dieci hanno preso la via del deposito a Milano già a partire dalle prime ore del mattino, è stato sospeso lEcopass liberalizzando temporaneamente i turni dei taxi. IN TOSCANA la partecipazione allo sciopero indetto da Cobas, Cub e Sdl ha avuto ripercussioni sopratutto sul servizio bus dellAtaf di Firenze. Duemila lavoratori dal capoluogo e dalle altre province toscane hanno preso parte alla manifestazione romana. Gli scali aerei sono stati interessati dalla paralisi dei trasporti, e anche qui i disagi hanno messo in croce migliaia di viaggiatori in transito. A Bologna, allaeroporto Marconi, le compagnie aeree hanno provveduto alla cancellazione di ventiquattro voli tra nazionali e internazionali. Sono stati cancellati in particolare i voli in arrivo da: Parigi Charles De Gaulle, Lione, Monaco, Amsterdam, Lisbona, Zagabria, Londra Gatwick, Barcellona e Valencia. LE FERROVIE sono state risparmiate: «Regolari i treni a media e lunga percorrenza riferisce Trenitalia pochissime ripercussioni in ambito regionale, dove la circolazione di alcuni convogli ha subito qualche modifica».(a.m.) Firme per un referendum popolare sul
futuro del Civile Legnano - «GIOVEDÌ la trasmissione Annozero, settimana prossima il quesito referendario». Riccardo Germani, delle Rappresentanze di base, ieri mattina era a Roma: alla manifestazione nazionale contro il precariato. Si dice soddisfatto della puntata condotta da Michele Santoro (andata in onda su Rai Due), ma la battaglia non è conclusa, anzi si allarga con una consultazione diretta a tutti i legnanesi. «Questa lotta è partita proprio dallanello più debole della sanità: le ex lavoratrici precarie - afferma -. E saranno loro a lanciare il referendum, insieme con un gruppo di lavoratori del Civile. Due sono le domande che vogliamo porre ai cittadini: volete che lattuale area dellOspedale rimanga, in futuro, a destinazione sanitaria pubblica, conservando reparti dedicati a pazienti acuti e sub-acuti? La seconda: quali servizi sanitari e di cura vorreste che rimanessero al Civile, e quali desidereste che venissero avviati ex novo, ad esempio lo Stomatologico? Presentando i quesiti, daremo così il via alla raccolta delle firme, attraverso dei banchetti in città. Dobbiamo raggiungere almeno 200 firme perché si attui il referendum, ma contiamo di superare ampiamente il numero, con facilità». Per Germani non basta che la città sia informata sulla sanità locale: serve anche che esprima una voce in forma diretta.(S.V.) 18 ottobre 2008 - La Nazione Bus a singhiozzo, voli cancellati: mezza Italia a piedi. Ma si salvano i treni ROMA CAOS NELLE STRADE e viaggiatori appiedati nelle grandi città come Milano e Roma per il blocco dei trasporti indetto dai sindacati di base. Bus a singhiozzo nella capitale, attraversata da un corteo da piazza Repubblica a San Giovanni in Laterano. Disattivate le zone a traffico limitato nel corso della giornata nel centro storico e in Trastevere, in concomitanza con lo sciopero, per dare unalternativa al traffico privato. Situazione non meno caotica a Milano, anche se a detta dellazienda trasporti Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio. Otto tram su dieci hanno preso la via del deposito a Milano già a partire dalle prime ore del mattino, è stato sospeso lEcopass liberalizzando temporaneamente i turni dei taxi. IN TOSCANA la partecipazione allo sciopero indetto da Cobas, Cub e Sdl ha avuto ripercussioni sopratutto sul servizio bus dellAtaf di Firenze. Duemila lavoratori dal capoluogo e dalle altre province toscane hanno preso parte alla manifestazione romana. Gli scali aerei sono stati interessati dalla paralisi dei trasporti, e anche qui i disagi hanno messo in croce migliaia di viaggiatori in transito. A Bologna, allaeroporto Marconi, le compagnie aeree hanno provveduto alla cancellazione di ventiquattro voli tra nazionali e internazionali. Sono stati cancellati in particolare i voli in arrivo da: Parigi Charles De Gaulle, Lione, Monaco, Amsterdam, Lisbona, Zagabria, Londra Gatwick, Barcellona e Valencia. LE FERROVIE sono state risparmiate: «Regolari i treni a media e lunga percorrenza riferisce Trenitalia pochissime ripercussioni in ambito regionale, dove la circolazione di alcuni convogli ha subito qualche modifica».(a.m.) Siena. MENTRE LA PROTESTA contro la legge 133 si espande in tutta Italia... Siena - MENTRE LA PROTESTA contro la legge 133 si espande in tutta Italia, a Siena la dimensione nazionale si intreccia a quella locale ed a tenere banco è ancora il "buco" nei conti dell'Ateneo, scoperto nelle ultime settimane. I sindacati rispondono con decisione alla presa di posizione di ieri dal Rettore Silvano Focardi e rinnovano il proprio impegno per una chiamata cittadina ad un tavolo di confronto. «Le organizzazioni sindacali fanno sapere congiuntamente, Cisl-Università, CisapUni-Università, Flc-Cgil, RdB Pubblico Impiego, Ugl-Università e Uil-Pa-Ur hanno agito sempre nel rispetto delle parti e rifiutano ogni attacco ingiustificato da parte del Rettore. Il nostro compito è quello di tutelare i diritti attraverso la creazione di accordi, favorendo la discussione in tavoli condivisi, e di difendere questi accordi nella loro applicazione». Il "braccio di ferro", dunque, continua e se da una parte i sindacati "prendono atto con piacere della sua posizione (del Rettore ndr) sull'inadeguatezza dello strumento delle Fondazioni di diritto privato come soluzione alla crisi", dall'altra lo invitano nuovamente a rispondere alla loro richiesta per la costituzione di un gruppo di lavoro trasversale perché, concludono, la responsabilità dell'intera città, istituzioni comprese, è oggi "quella di creare un terreno costruttivo che contenga idee, strategie e proposte per ricostruire una nuova e autorevole identità della nostra Università". RISPOSTA "FORTE" al Rettore Focardi e l'invito ad accettare le critiche anziché accusare i sindacati arriva anche, attraverso una lettera aperta, dal segretario generale della Cgil di Siena, Claudio Vigni. «Se ben ricorda scrive Vigni quando in occasione di un incontro sindacale, con soddisfazione, mi parlò di aver messo a posto i conti dopo che in passato si era lamentato di aver ereditato un buco colossale dalla precedente gestione, io le espressi i miei dubbi con questa battuta: "o il buco non c'era o lei è mago Merlino". Oggi appare chiaro che c'era solo qualche "maghetto" che il buco lo aveva nascosto, sommando danno al danno». Vigni chiede inoltre chiarezza e trasparenza riguardo ai conti ed alle cifre che negli ultimi giorni si sono susseguite, sempre diverse, e si concentra poi sullo «studio commissionato alla società di revisione Mazars che lei dichiara di non aver nemmeno letto, che avrebbe potuto spingere ad azioni di risanamento meno tardive». La crisi su cui si interviene invece oggi in modo tardivo è grave, sostiene Vigni, anche da un punto di vista "aziendale", visti i rischi occupazionali che comporta e serve quindi aun piano di intervento serio e coerente che torni a dare certezze per il futuro e che non gravi come sempre sugli ultimi: studenti e lavoratori tutti». Sul tema dei conti è indetta dai sindacati, per mercoledì 22 ottobre, un'assemblea aperta a tutta la comunità accademica.(Gi.Mae.) 18 ottobre 2008 - Aprile online Non è che l'inizio A Roma, a sfilare sotto la pioggia, sono stati in 500
mila nel corteo organizzato da Cobas, Cub e SdL nel giorno dello sciopero generale dei
lavoratori aderenti a quelle organizzazioni sindacali. In strada, il settore della Scuola,
del Pubblico Impiego, dei Trasporti, del precariato, ma anche dei giovani sfruttati dei
centri commerciali, dei movimenti giovanili (studenti medi e universitari, centri sociali)
e dei movimenti per i diritti sociali (casa, ambiente, immigrazione). 18 ottobre 2008 - America Oggi Trasporti. Stop dei cobas e venerdi nero ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po' tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti. Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, 'missione di recupero' che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila. Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell'Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali ed internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande. Scuola. Venerdì la protesta svuolta le classi e riempie le piazze Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. E forse proprio per questo oggi il Capo dello Stato ha invitato di nuovo tutti a guardare senza preconcetti ai progetti di riforma scolastica."Non si possono dire soltanto dei 'no', né bisogna farsi prendere dalla paura. Si può essere d'accordo su alcuni cambiamenti e non su altri" ha detto aggiungendo che le competenze in questa materia sono del ministro della Pubblica istruzione. "Io guardo quello che fanno Governo e Parlamento e quello che si discute con i rappresentanti della scuola e dei sindacati. Bisogna fare attenzione - ha aggiunto - a non farsi prendere da nessuna esagerazione e da nessun allarme". Lavoratori e studenti oggi sono scesi in piazza a Roma (ma non solo), per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione - primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico - ma la giovane titolare dell'Istruzione ha ribadito di non capire il perché delle ostilità. "Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto parlando a Mattino 5 - in realtà non abbiano letto il provvedimento, perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento". Il provvedimento - ha precisato - riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: "introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell' educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione". Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è "la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati". Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione, nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito oggi con il "No Gelmini day" andato in scena a Milano (un lungo corteo - 30.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura - ha raggiunto il provveditorato, dove sono anche state lanciate alcune uova contro l'edificio), Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli (in piazza insieme liceali e universitari), Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini), Piacenza (una fiaccolata a cui parteciperà anche il sindaco è in programma stasera). E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. "Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese" ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione. A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, è stata aperta da un eloquente striscione "Tremonti e Gelmini distruttori della scuola". Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della città. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Intanto, mentre il ministro Gelmini, slide alla mano, si è, premurata, l'altra sera, di illustrare ai parlamentari di Pdl e Lega come la scuola italiana cambierà grazie a tre parole d'ordine - educazione, merito, efficienza -, sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma. 18 ottobre 2008 - La Provincia di Como Il primo sciopero contro il "decreto Gelmini" ha mobilitato più studenti che professori Il primo sciopero contro il "decreto
Gelmini" ha mobilitato più studenti che professori. Ieri, sotto le finestre della
«Ciceri» lungo il viale del mercato, 150 ragazzi dell'ex magistrale e 7 del vicino liceo
«Volta» (i rappresentanti, per evitare bigiate, hanno raccolto le firme dei presenti)
hanno fatto un'assemblea all'aperto sui provvedimenti ministeriali che investono il
sistema scolastico. Contemporaneamente si è riunito il comitato studentesco al «Giovio»
e nel pomeriggio, sempre allo Scientifico, i rappresentanti dei tre licei cittadini si
sono trovati con due insegnanti della Cgil per organizzare una manifestazione studentesca
di più ampia portata in occasione dello sciopero generale del 30 ottobre. I motivi della
mobilitazione? «Non ci va bene che le decisioni sulla scuola siano state prese per
ragioni finanziarie e non didattiche», afferma Ivano Panizza, rappresentante della
«Ciceri» in consiglio di istituto. «E poi diciamo no alle classi per gli stranieri:
questo è razzismo», aggiunge Michele Bianchi, componente della Consulta provinciale
degli studenti. E per Giovanni Piccinelli, del «Giovio», la Gelmini «distrugge la
scuola pubblica, così i genitori iscriveranno i figli alle private, che continueranno a
offrire lo stesso servizio». 18 ottobre 2008 - Corriere Fiorentino Settemila studenti in corteo Firenze - Un gruppo di studenti-sbandieratori ha aperto il corteo contro i provvedimenti sulla scuola organizzato sabato mattina a Firenze. In base ad una prima stima delle forze dellordine, i partecipanti sono circa 7.000. In testa alla manifestazione uno striscione con la scritta «Cambiano i governi, continuano gli sbagli, per gli studenti son sempre tagli». DA SAN MARCO IN SANTA CROCE. Il corteo è partito intorno alle 11 da piazza San Marco, diretto in piazza Santa Croce e vi partecipano studenti delle scuole superiori, delluniversità, alcuni professori e genitori. Questi ultimi hanno esposto uno striscione con su scritto: «Giù le mani dal futuro dei nostri figli». I manifestanti hanno attraversato le strade del centro fra musica, slogan contro il ministro Maria Stella Gelmini e i tagli alla scuola; non ci sono bandiere di partiti politici, ma solo alcune della Rdb. Fra i cartelli più originali uno raffigura il volto di Dante che esclama «Questa legge è un inferno». LA META' DELLE SCUOLE CONTINUA A OCCUPARE. Gli studenti si sono riuniti in assemblea per decidere se portare vanti la forma di protesta. Al momento, sulla trentina di scuole occupate, circa la metà sarebbe orientata sulla scelta di continuare. Intanto, in questi giorni alcuni presidi hanno segnalato in procura le occupazioni degli istituti, «come atto dovuto». Le assemblee sono iniziate dopo il corteo in città: 10 mila i partecipanti alla manifestazione per gli organizzatori, 7 mila per le forze dellordine. Cortei si sono svolti anche in altre città toscane. A Sesto Fiorentino, il sindaco Gianni Gianassi è sceso in piazza con gli studenti: «Questa mattina non avete perso tempo - ha detto - ma avete acquisito consapevolezza delle vostre idee e del vostro futuro». 18 ottobre 2008 - Controradio SCUOLA:7000 IN CORTEO FIRENZE; E DANTE GRIDA 'LEGGE E' INFERNO' Firenze - Un gruppo di studenti-sbandieratori ha aperto il corteo contro i provvedimenti sulla scuola organizzato stamani a Firenze. In base ad una prima stima delle forze dell'ordine, i partecipanti sono circa 7.000. In testa alla manifestazione uno striscione con la scritta "cambiano i governi continuano gli sbagli per gli studenti son sempre tagli". Il corteo è partito intorno alle 11 da piazza San Marco, diretto in piazza Santa Croce e vi partecipano studenti delle scuole superiori, dell'università, alcuni professori e genitori. Questi ultimi hanno esposto uno striscione con su scritto: "Giù le mani dal futuro dei nostri figli". I manifestanti stanno attraversando le strade del centro fra musica, slogan contro il ministro Maria Stella Gelmini e i tagli alla scuola; non ci sono bandiere di partiti politici, ma solo alcune della Rdb . Fra i cartelli più originali uno raffigura il volto di Dante che esclama "Questa legge è un inferno". 18 ottobre 2008 - Giornale Vicenza/Arena/Brescia Oggi ISTRUZIONE. Sei regioni (Emilia
Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) ricorreranno alla Consulta perché
vagli la costituzionalità del provvedimento ROMA - Lavoratori e studenti sono scesi in piazza in molte
città per contestare gli interventi del governo in materia di istruzione - in primis il
ritorno al maestro unico - ma Maria Stella Gelmini commenta: «Le ragioni della protesta
francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono
in piazza in realtà non abbiano letto il provvedimento». Quanto al tempo pieno, se le
famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è, naturalmente, «la sinistra
che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo
pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande
bugia». 18 ottobre 2008 - Corriere Adriatico Un venerdì difficile per i
viaggiatori, limitate le ripercussioni sui convogli ferroviari ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che ieri hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti. Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500 mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dellIstruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, "missione di recupero" che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila. Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dellAtm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, ladesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per lazienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande. Terminato alle 18 lo sciopero dei sindacati di base Cub e Sdl, è risultato allaeroporto di Fiumicino via via più pesante, rispetto allavvio della giornata, il bilancio dei voli cancellati. Si contano infatti dalloperativo 14 voli cancellati in partenza ed altrettanti in arrivo. Altri voli hanno subito ritardi e per tutto il pomeriggio, fino a ieri sera, è proseguita la coda di passeggeri, ai banchi dinformazione, sia ai voli nazionali che internazionali, in attesa di essere riprotetti su voli alternativi. La Cub Trasporti, in una nota, quantifica in "40 le cancellazioni a Fiumicino e 25 allaeroporto di Bologna. Ci sono stati notevoli ritardi dei voli in partenza ed in arrivo a Venezia ed ancora da verificare le cancellazioni e le attese a Milano, Firenze, Napoli, Catania. La riuscita dello sciopero nel comparto aereo ed aeroportuale è lampante, con una notevole adesione allo sciopero generale dei lavoratori del trasporto aereo". Meglio i treni: il gruppo Ferrovie dello Stato rende noto che lo sciopero terminato ieri alle 17 non ha avuto alcuna ripercussione sulla circolazione dei treni a media e lunga percorrenza che hanno viaggiato tutti in modo regolare. Pochissime, si legge nella nota, le ripercussioni in ambito regionale dove la circolazione di alcuni convogli ha subito qualche modifica. Lavoratori e studenti sono scesi in
piazza per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione, primo della
lista quello che recupera dal passato il maestro unico. Le Marche con altre cinque regioni
ricorrono alla Corte Costituzionale contro la riforma ROMA - Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. Lavoratori e studenti ieri sono scesi in piazza a Roma (ma non solo), per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione - primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico - ma la giovane titolare dellIstruzione ha ribadito di non capire il perchè delle ostilità. "Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto parlando a Mattino 5 - in realtà non abbiano letto il provvedimento, perchè non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento". Il provvedimento - ha precisato - riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: "Introduce la valutazione del comportamento, lo studio delleducazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione". Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è "la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati". Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione, nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito ieri con il "No Gelmini day" andato in scena a Milano, Genova, Napoli, Venezia, Bologna, Piacenza. E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, è stata aperta da un eloquente striscione "Tremonti e Gelmini distruttori della scuola". Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della città. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Intanto, mentre il ministro Gelmini si è premurata di illustrare ai parlamentari di Pdl e Lega come la scuola italiana cambierà grazie a tre parole dordine - educazione, merito, efficienza -, sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma. 18 ottobre 2008 - Il Gazzettino Scuola, cortei anti-riforma.
Napolitano: non dire solo no Roma - Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. E forse proprio per questo ieri il Capo dello Stato ha invitato di nuovo tutti a guardare senza preconcetti ai progetti di riforma scolastica. «Non si possono dire soltanto dei no, né bisogna farsi prendere dalla paura. Si può essere d'accordo su alcuni cambiamenti e non su altri» ha detto aggiungendo che le competenze in questa materia sono del ministro della Pubblica istruzione. «Io guardo quello che fanno governo e Parlamento e quello che si discute con i rappresentanti della scuola e dei sindacati. Bisogna fare attenzione - ha aggiunto Napolitano - a non farsi prendere da nessuna esagerazione e da nessun allarme». Lavoratori e studenti ieri sono scesi in piazza per contestare gli interventi in materia di istruzione - primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico - ma la giovane titolare dell'Istruzione ha ribadito di non capire il perché dell'ostilità. «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto la Gelmini - in realtà non abbiano letto il provvedimento». Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è «la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione». Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione, nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito ieri con il «No Gelmini day» andato in scena a Milano (un lungo corteo ha raggiunto il provveditorato, dove sono anche state lanciate alcune uova contro l'edificio), Genova, Napoli, Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 km a piedi), ed altre. E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. «Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese» ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione. A Roma mezzo milione di persone hanno sfilato per le vie della città. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Intanto sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma perchè «lede le nostre competenze».Ieri, comunque, non solo la scuola ha scioperato. Il fermo generale indetto dai sindacati di base ha coinvolto anche trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni e le ripercussioni sono state pesanti. Per molte città, soprattutto i grandi centri urbani, è stato un vero venerdì di passione. Vaporetti e autobus dimezzati dallo
sciopero Venezia - È andata peggio del previsto: corse di Actv dimezzate dallo sciopero di 24 ore indetto ieri dai sindacati autonomi del trasporto pubblico. Solito balletto di cifre sulla percentuale di dipendenti che hanno aderito allo sciopero: il 50 per cento secondo Actv e il 75 secondo il sindacato. Ma, anche tenendo conto dei dati forniti da Actv, lo sciopero è andato oltre le aspettative degli stessi autonomi del Cub che hanno indetto la manifestazione nazionale, in quanto a questa sigla sarebbe iscritto non più del 12 per cento dei lavoratori di Actv, oltre 350 dipendenti. A minimizzare l'adesione allo sciopero sono però proprio gli altri sindacati che non hanno aderito alla manifestazione. «Il cinquanta per cento di adesioni - è il giudizio di Walter Novembrini, delegato di Cgil Trasporti per l'Actv - non mi pare un risultato eccezionale». È significativo però che i passeggeri in attesa agli imbarcaderi, non moltissimi per la verità, tendano a solidarizzare con gli scioperanti. «I dipendenti di Actv fanno bene a scioperare - sbotta la signora Elisabetta, alla fermata della Ca' d'Oro -, se l'azienda li tratta come ha dimostrato di trattare gli utenti con le vicende della linea 3 e dell'Imob». Giudizi simili si sentivano spesso ieri agli approdi, nonostante lo sciopero non fosse rivolto direttamente contro Actv, ma facesse parte di un'agitazione di carattere nazionale, e nonostante i disservizi per l'utenza siano stati forse superiori a quanto segnalato da Actv. L'azienda di trasporto pubblico, infatti, sottolinea che non è stata soppressa alcuna linea dei vaporetti, ma sono state semplicemente diminuite le corse. Ad essere precisi la frequenza della linea 1, nel tratto Lido-San Zaccaria, si sarebbe ridotta a un mezzo ogni venti minuti, come la frequenza della linea 2 tra il Tronchetto e Piazale Roma. Le corse del 51 e del 52 sarebbero invece passate ogni mezz'ora, mentre le altre linee sarebbero state regolari. Merito delle linee garantite, secondo Actv, previste nel caso di scioperi di un'intera giornata che, come d'uso, permettono di limitare i disagi al tratto Rialto-San Marco, percorso percorribile a piedi in pochi minuti. Ma bastava stare un po' di tempo agli approdi per avere l'impressione che i vaporetti fossero ben più rari. A mezzogiorno di vaporetti della linea 1, osservandoli dalla fermata della Ferrovia, ne passavano sicuramente meno di uno ogni mezz'ora. «Sono stato quasi quaranta minuti, verso le nove del mattino, alla fermata di Ca' d'Oro conferma un passeggero e non è passato nessun vaporetto». Per quanto riguarda invece gli autobus, l'adesione allo sciopero (sempre secondo Actv) sarebbe stata del 44,6 per cento a metà mattinata, inferiore a quella registrata sui vaporetti. Adesione zero a Chioggia, sia sull'urbano che sull'extraurbano, scarsa al Lido, più pronunciata nell'extraurbano di Mestre, e massima nel servizio urbano. Ma anche in queste aree la frequenza dei mezzi sarebbe crollata. Sui servizi di navigazione, invece, sempre secondo Actv, alle 9 era assente il 49 per cento dei lavoratori in turno (130 in sciopero, 136 presenti al lavoro), mentre a mezzogiorno erano 166 gli scioperanti contro 180 presenti al lavoro. «Un grandissimo risultato - gongola Danilo Scattolin del Cub Trasporti - che mostra quanto siano stanchi i lavoratori di attendere un contratto scaduto da un anno». Mentre si richiama ai dettami della commissione di garanzia la giustificazione dei confederati di non aver aderito a uno sciopero che è risultato sentito. «Avremmo dovuto scioperare il 13 ottobre, ma la commissione ce lo ha impedito proprio perchè era in programma lo sciopero generale dei Cub - spiega Novembrini -, ma il 10 novembre scioperiamo anche noi». Roma. Nuove regole per gli scioperi... Roma - Nuove regole per gli scioperi. Nel giorno dello stop dei trasporti indetto dai sindacati di base e delle manifestazioni di piazza contro la riforma della scuola, il consiglio dei ministri ha dato il via libera alle linee guida di una riforma che riguarderà soprattutto i servizi pubblici essenziali. Il provvedimento, che sarà varato sotto forma di disegno di legge delega dopo la consultazione delle parti sociali, prevede una stretta particolare sugli stop proclamati da sigle minori, che, «con comportamenti spregiudicati» e con il solo effetto annuncio, ha spiegato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi (nella foto), rischiano di creare danni maggiori di quelli effettivamente provocati dagli scioperi. L'obiettivo dichiarato dal governo è quello di raggiungere un maggiore equilibrio tra il diritto di sciopero e il rispetto dei diritti di cittadini e imprese. Ma la Cgil reagisce duramente giudicando «illiberali» i tratti della riforma. Le linee guida approvate dal Consiglio dei ministri prevedono innanzitutto l'aggiornamento e la revisione dei servizi essenziali. È quindi stabilita l'istituzione di un referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero e l'adesione individuale preventiva per dare maggiore certezza sul livello di adesione. Le sanzioni saranno affidate ai prefetti «in modo da renderle effettive». Dovranno essere inoltre previste adeguate procedure per un congruo anticipo della revoca dello sciopero «al fine di eliminare i danni causati dall'effetto annuncio». È proprio su questo tema che ha insistito Sacconi, portando ad esempio l'agitazione nei trasporti proclamata da Cobas, Cub e Sdl che ha paralizzato dalla mattinata molte città italiane: «Proprio oggi è stato organizzato uno sciopero da sigle sindacali minori e l'effetto annuncio - ha detto il ministro - è stato di diffusa rinuncia ad utilizzare i mezzi di trasporto pubblico nonostante un grado di adesione basso». E lo stesso succede quando uno sciopero viene revocato all'ultimo momento. Contro le nuove norme è insorta la Cgil. Lo sciopero è «un diritto incoercibile», sottolinea. Le linee guida del disegno di legge delega hanno «tratti illiberali e rendono necessario contrastare norme che attaccano i diritti dei lavoratori e della loro rappresentanza e appaiono sbagliate nel metodo, nel merito e sotto il profilo costituzionale». Secondo la Cgil esiste un «chiaro intento di introdurre ulteriori e immotivate restrizioni al diritto di sciopero e alla libertà sindacale». Più aperto invece il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, disponibile al confronto: «Il diritto allo sciopero è garantito dalla Costituzione e non va toccato, ma bisogna trovare una strada equilibrata per regolamentare e conciliare meglio questo diritto inviolabile con gli interessi della collettività. Soprattutto - sottolinea - quando accade che una piccola minoranza tenga in scacco la generalità della rappresentanza dei lavoratori». GIUSTIZIA Venezia - Coprono tre quarti dell'attività d'udienza delle Procure ma il ministero della Giustizia ha tagliato i loro già magri compensi. Per questo i vice procuratori onorari si sono astenuti dalle udienze dal 6 al 15 ottobre e continueranno con l'agitazione per una settimana al mese fino a quando la loro vertenza non sarà risolta. Pagati 98,13 euro lordi a udienza (e ora copriranno a Venezia anche i procedimenti per droga durante le indagini preliminari), si sono visti sopprimere le indennità da procedimento speciale con una circolare ministeriale del 4 settembre, che disponeva anche per il passato. Così, chi ha fatto fattura in agosto è rimasto anche buggerato, dovendo pagare l'Irpef su un compenso che non si sa se arriverà. Ora i Vpo chiedono che la circolare del 4 settembre sia ritirata o annullata. «Hanno cercato di tagliare arbitrariamente i fondi della Giustizia adducendo poche giustificazioni - dicono alla Federmot, l'associazione dei magistrati onorari - e il funzionario pubblico deve rispettare le circolari anche quando sono contro la legge. Noi non possiamo mollare e la gente deve sapere che la giustizia viene amministrata in gran parte da persone che, senza quell'indennità, guadagneranno 400 euro al mese». La diffida di pagamento alla Procura della Repubblica e alla Procura generale è intanto partita e tra qualche giorno scadranno i termini per l'adempimento. In caso di inerzia, i magistrati onorari dovranno denunciare per omissione di atti d'ufficio la stessa Procura, che pur manifestando solidarietà è costretta al momento a ubbidire alla circolare. Le difficoltà nell'operare e soprattutto vivere a Venezia sono un grande motivo di scontento tra il personale amministrativo di Tribunale e Procura. Le segreterie della funzione pubblica dei sindacati Cgil, Cisl, Uil, Unsa, Rdb pubblico impiego e Flp, confermando le iniziative già annunciate la settimana scorsa, comunicano che per venerdì 24 sarà indetta un'assemblea sindacale del personale giudiziario aperta alla cittadinanza nel Palazzo di Giustizia a Rialto. Inoltre, una delegazione sindacale formata dai segretari provinciali e da un gruppo di lavoratori incontrerà alle 11 il sindaco Massimo Cacciari per esporre i motivi dell'agitazione. Ma la manifestazione sindacale del 24 sarà preceduta da altre iniziative nel centro storico e in terraferma. Lunedì 20 dalle 9 alle 11 è indetta dal personale giudiziario in servizio presso il Giudice di Pace di Mestre un'analoga iniziativa (l'assemblea aperta alla cittadinanza si terrà in via Palazzo). Il giorno successivo dalle 10 alle 12 si terrà una manifestazione indetta dal personale giudiziario in servizio nel Tribunale per i minorenni (in via Bissa a Mestre) con assemblea aperta alla popolazione. Troppo importanti sono i problemi della giustizia per rimanere relegati solo tra gli addetti ai lavori. 18 ottobre 2008 - L'Adige ROMA. Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un pò tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che oggi hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti. Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, 'missione di recuperò che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila. Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell'Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, Bologna e Venezia. Ma il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, non accetto di essere posta sul banco degli imputati: «La sinistra sta facendo una campagna di disinformazione creando un allarmismo nel paese che non ha ragion d'essere. La sinistra - ha affermato il ministro - sta dicendo alle famiglie che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi: è una grande bugia». Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno, ha assicurato Gelmini, verranno potenziati. 18 ottobre 2008 - L'Avvenire cobas. Due milioni in piazza,
secondo i sindacati di base Traffico difficile solo a Milano, Roma e Palermo Cremaschi
(Fiom): sarà un autunno caldissimo Roma - Scioperi dei sindacati di base in tutta Italia
ma il rischio che si bloccassero i trasporti nazionali è stato in gran parte fugato.
Anche se, come ha affermato il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, che ha
preso parte alla manifestazione a Roma, ieri «è stato mandato un segnale forte anche
verso tutte le altre manifestazioni che si svolgeranno nelle prossime settimane». Una
giornata di assaggio, quindi, per quello che lo stesso Cremaschi ha pronosticato come un
«autunno caldissimo». Nel dettaglio, le ferrovie hanno diramato in serata un bollettino
di bilancio nel quale si annotava come i treni a media e lunga percorrenza avessero
«viaggiato tutti in modo regolare. 18 ottobre 2008 - Il Mattino Salerno. Il raduno avviene di primo
mattino... Salerno - Il raduno avviene di primo mattino, qualche minuto dopo le 7, in piazza della Concordia. Giusto il tempo per un caffè, poi una rapida lettura dei giornali prima della partenza per Roma, destinazione piazza della Repubblica. Sul posto non si fanno attendere i quattro pullman allestiti nei giorni scorsi dai Cobas, per non mancare a una mobilitazione attesa da settimane. E' il giorno dello sciopero generale proclamato da Cobas, Cub ed Sdl e la "carovana" degli insegnanti salernitani è pronta a mettersi in marcia verso la capitale. Precari e non , nessuno vuole saltare l'appuntamento. Per protestare contro i tagli della riforma Gelmini e allontanare il rischio della crisi della scuola pubblica. Arrivano anche dalla provincia, da Sala Consilina, Eboli, Battipaglia, tutti in gruppi, i docenti salernitani. Per alcuni ci sono anche le rispettive famiglie al seguito. Gli appelli dei giorni scorsi rivolti dai membri provinciali dei Cobas hanno sortito gli effetti sperati e fatto registrare una incoraggiante risposta in termini di adesioni: alla fine a partire ieri da Salerno sono stati più di trecento insegnanti. Circa un centinaio ha invece preferito muoversi autonomamente con mezzi propri. Al fianco dei docenti ci sono anche i genitori degli alunni disabili, preoccupati per quelli che sono stati i tagli imposti alle cattedre di sostegno. Con un po'di ritardo rispetto al previsto e una volta esplicate le operazioni di riconoscimento, gli insegnanti hanno potuto prendere posto sui pullman. Mentre alcuni componenti dei Cobas hanno provveduto a ripiegare i due striscioni di protesta preparati per l'occasione. «I messaggi contenuti sono quelli che andiamo ripetendo da mesi, serviranno ad esprimere il malcontento della classe dei docenti, in particolar modo di quelli precari", tiene a precisare Alessandro D'Auria del Comitato di base della Scuola di Salerno. Uno recita così: "La scuola pubblica non morirà». Mentre nel secondo non può mancare l'attacco «agli artefici - secondo D'Auria - del disastro dell'istruzione»: «Berlusconi, Tremonti, Gelmini stanno uccidendo la scuola pubblica». Il concentramento generale a Piazza della Repubblica avviene dopo le 11, e nel corteo capitolino insieme ai precari di Salerno, uniti sotto la sigla dei Cobas, trova spazio anche una piccola rappresentanza di insegnanti di altri sindacati. "Al nostro fianco c'è anche un buon numero di docenti della Cgil - dice Teresa Vicidomini, responsabile provinciale dei Cobas - questo vuole far capire che l'unico vero sciopero contro la riforma del ministro Gelmini è il nostro. I sindacati confederali contrattano col Governo altri tagli invece di recuperare risorse". Dopo il corteo, gli insegnanti salernitani partecipano anche alla riunione nazionale all'istituto tecnico "Galileo Galilei", poi in serata, alle 19, il ritorno a casa. Intanto lunedì prossimo si terrà, alle 15.30, a palazzo Sant'Agostino un'assemblea aperta a tutte le organizzazioni sindacali, confederali e Cobas, per discutere del futuro dell'istruzione ed aprire un tavolo di confronto con i vertici delle istituzioni provinciali. Roma. «Non si possono dire soltanto
dei "no" Roma. «Non si possono dire soltanto dei "no" né bisogna farsi prendere dalla paura. Si può essere daccordo su alcuni cambiamenti e non su altri». Risponde con queste parole il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ad un giovanissima alunna di Milano, preoccupata dalle riforme della scuola. È il consueto incontro autunnale con gli studenti che si tiene nella tenuta di Castelporziano. Poco lontano dalla capitale, invasa ieri per metà mattinata da docenti, alunni, ferrovieri e precari, portati in piazza dai Cobas e dallRdb contro la politica dei tagli attuata dal governo, nella scuola, nelluniversità, nella sanità e nei trasporti. Cinquecentomila persone si sono radunate, secondo gli organizzatori a piazza San Giovanni. E due milioni, sempre per i sindacati, sono i lavoratori che hanno aderito allo sciopero. È stata una giornata di passione in molte città. Ed è una protesta che il ministro dellIstruzione, Mariastella Gelmini, «non comprende»: «Sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza in realtà non abbiano letto il provvedimento- dice davanti alle telecamere di Mattino 5 - perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, ambiti che non sono toccati dalla riforma». Parole che non bastano a sedare gli animi, anzi aumentano il clima di tensione. Il capo dello Stato è attento a questo tema. Tre giorni fa ha ricevuto il ministro Gelmini e non è casuale che ieri sia intervenuto rispondendo alla giovane studentessa meneghina. Napolitano spiega che «le competenze in questa materia sono del ministro della Pubblica Istruzione». Ma aggiunge: «Io guardo quello che fanno governo e Parlamento e quello che si discute con i rappresentanti della scuola e dei sindacati. Bisogna fare attenzione a non farsi prendere da nessuna esagerazione e da nessun allarme». Perché «ci sono alcune cose da cambiare nella nostra scuola, che non dà ai ragazzi tutto quello che vorrebbe sul piano della formazione e della preparazione al lavoro». Un invito a guardare alla realtà della situazione, proprio come aveva fatto nel corso dellinaugurazione del nuovo anno scolastico. Parole sagge, per Maurizio Gasparri del Pdl. Condivise anche dallex ministro dellIstruzione, Beppe Fioroni: «Serve una riforma vera». Il clima di tensione sulla riforma della scuola sta aumentando giorno dopo giorno. Anche se i dati forniti ieri dal ministero sulladesione allo sciopero delle sigle di base sono davvero esigui, solo poco più del 4% avrebbe aderito, di fatto il comparto è in fermento da giorni, tra proteste spontanee, sit-in, notti bianche, assemblee universitarie e «No Gelmini day». A Milano muri e vetrine imbrattati, lanci di uova e scoppi di petardi. A Roma un gruppo di manifestanti si è sganciato dal corteo principale e si è spostato a viale Trastevere, sede del Ministero, dove alcuni studenti hanno lanciato dei fumogeni colorati, bloccando tutta la circolazione. Ci sono stati momenti di tensione. E poi la situazione è tornata alla normalità. Quello romano è stato un corteo variopinto, almeno il blocco sceso in piazza per la scuola, alunni delle elementari, clown, tanti palloncini colorati, cartelloni allegorici contro il ministro: «Taglia e ritaglia, lalunno raglia». Per le strade della capitale anche i docenti dello storico liceo Mamiani che hanno deciso di sfilare con una stella gialla sul petto in segno di protesta contro la Lega. La partita è ancora tutta aperta anche se il decreto marcia spedito verso la conversione. Pieno sostegno dal ministro giunge dal Pdl. La piazza tornerà a riempirsi il prossimo 30 ottobre. Questa volta sarà sciopero generale della scuola ed è stato indetto da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda. 18 ottobre 2008 - La Sicilia In 1.500 alla manifestazione contro
i provvedimenti del ministro Gelmini Catania - Dai tagli ai docenti di sostegno,
al personale Ata, all'edilizia scolastica. Ma anche la paura di un razzismo indiscriminato
contro i disabili, gli stranieri e i meridionali. Sono questi i motivi principali che
hanno spinto migliaia di persone a manifestare contro i provvedimenti della riforma
scolastica del ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini. Una lotta aperta
contro quella che viene definita da docenti e sindacati di categoria: «non una riforma,
ma una serie di tagli». 18 ottobre 2008 - Il Tempo I sindacati lavorano alla
manifestazione del 30 ottobre 300.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura
- ha raggiunto il provveditorato; a Genova anche qui corteo, bambini in testa, di studenti
e prof precari; a Napoli in piazza insieme liceali e universitari; a Bologna in 300 hanno
fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini. 18 ottobre 2008 - Gazzetta del Sud Resta fissato lo sciopero generale
del 30. Esultano i Cobas per la partecipazione, ma il ministero ridimensiona: ha aderito
il 4,43% del personale ROMA - Da Milano a Palermo in piazza contro la Gelmini e Brunetta. Ieri gli studenti, supportati dai lavoratori di altri comparti pubblici, hanno fatto le prove per lo sciopero generale della scuola fissato per il 30 ottobre. L'agitazione, proclamata dai Cobas, ha paralizzato Roma e Milano portando in piazza migliaia di persone (30 mila in Lombardia secondo gli organizzatori, un terzo per la Questura) e nella Capitale si è parlato di cifre oscillanti tra 300 mila e 500 mila anche se le forze dell'ordine hanno ridimensionato le adesioni. Il corteo è partito compatto da San Giovanni ma poi gli studenti hanno deviato per raggiungere viale Trastevere dove ha sede il ministero della Gelmini che, insieme con il collega Brunetta (in serata contestato a Prato) sono stati i bersagli preferiti. «Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese», commentano con soddisfazione i leader dei Cobas-scuola che hanno indetto la mobilitazione assieme a Cub-scuola, Cobas, Cub, Sdl intercategoriale e Usi-ait. La scuola mobilitata, però, secondo i dati ufficiali diffusi nel pomeriggio sarebbe stata solo una parte minoritaria. L'adesione allo sciopero è stata, dice viale Trastevere, pari al 4,43%. In particolare nelle 5.015 scuole rilevate (su 10.753) hanno scioperato 21.136 dipendenti sui 476.826 tenuti al servizio. Questo dice il ministero, mentre i sindacati di base gridano al successo e cortei si sono visti ovunque. A Genova, Napoli, Venezia, Bologna, Piacenza, Firenze, Palermo. Bambini e genitori con molti docenti hanno sfilato urlando contro la Gelmini e con il sostegno degli studenti universitari dei collettivi in agitazione da giorni. «Non pagheremo la vostra crisi», «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola», «Gelmini non fa rima con bambini» gli slogan più gettonati dai manifestanti che, in alcuni casi, si sono fatti a piedi lunghi percorsi per il concomitante sciopero dei mezzi pubblici. E oggi si continua in molte città dove la mobilitazione sarà soltanto sospesa per l'intero weekend o solo per la domani per tornare lunedì. Oggi fiaccolata ad Ancona con arrivo a piazza Cavour. Di contorno le polemiche si sono infiammate sia per la partecipazione a molti cortei anche dei bambini sia per le parole di Napolitano che hanno richiamato alla ragionevolezza. Per la Rete degli studenti medi non è vero che si dice solo «no» ma si vorrebbero dire molti «sì» ai finanziamenti e al rinnovamento che, con il piano Gelmini, non si vedono. Nel novero delle controversie resta aperta quella tra la Conferenza delle Regioni e il ministero. Sei Regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per il contenuto illegittimo di alcuni provvedimenti che lederebbero le autonomie locali. Ora si lavora alla manifestazione del 30 ottobre che sarà dedicata interamente alla scuola e che ha avuto l'adesione, fin qui, di tutti i sindacati compresi i Confederali. Nei giorni scorsi, comunque, sia Raffaele Bonanni (Cisl) che Sergio Angeletti (Uil) hanno manifestato aperture nei confronti del governo ipotizzando un'eventuale revoca dell'agitazione. A condizione, però, che venga aperto un tavolo di confronto sia sui principi della riforma che sulle retribuzioni degli insegnanti. Intanto Mariastella Gelmini ha ribadito di non capire il perché delle ostilità. «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza ha detto parlando a Mattino 5 in realtà non abbiano letto il provvedimento, perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento». Perché ha precisato riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: «Introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell'educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione». Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è «la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati». Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione. Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. Particolari disagi a Roma, Milano e
Torino anche a causa dei numerosi cortei di protesta che hanno attraversato le vie
centrali ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che ieri hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Le ripercussioni sono state pesanti soprattutto per le città più grandi. Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da Piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dell'Istruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Il traffico è rimasto paralizzato. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa. Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dell'Atm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza. All'aeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali ed internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande. A Prato, fischi e slogan hanno accolto il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, al suo arrivo alla Conferenza programmatica del PdL. I poliziotti del Coisp hanno esposto alcune sagome di agenti pugnalati alle spalle. Il ministro ha ironizzato sull'accaduto dicendo: «Ci sono 500 persone in sala e 200 fuori. C'è libertà d'opinione, e viva chi è in sala e chi contesta». Nel suo intervento, Brunetta ha annunciato: «I pubblici dipendenti potranno avere aumenti rilevanti anche con meno risorse: il rinnovo del contratto è sul terreno e darà 60-65 euro e non i soliti 105 euro». «Se il contratto ha aggiunto il ministro si chiude in tempi brevi, e ne sono quasi certo, potremo dare l'aumento ai primi giorni del 2009. A dicembre ai dipendenti pubblici daremo 120 euro per la vacanza contrattuale». 18 ottobre 2008 - Il Messaggero Veneto Fvg, bloccato il 60% dei treni ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei
anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po tutti i centri
urbani. Disagi anche nelle ferrovie. E ora lappuntamento al 30
ottobre per la manifestazione organizzata Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals ROMA - «Siamo più di 500 mila». Esultano gli
organizzatori del corteo di Roma contro la politica economica del governo e la riforma
della scuola. Una partecipazione «senza precedenti», ha sottolineato il portavoce dei
Cobas, Piero Bernocchi. Numeri a parte che saranno destinati al solito balletto di
cifre la partecipazione è apparsa comunque massiccia per dire no alla riforma
messa in campo dal governo. Lo spezzone "dedicato" alla scuola era il più
colorato, chiassoso e allegro. Dietro lo striscione "No alla distruzione della
scuola" firmato dal Popolo della scuola pubblica, cerano bambini, genitori,
insegnanti con fischietti, magliette colorate che scandivano: «Il futuro dei bambini non
fa rima con Gelmini». Gli altoparlanti, oltre a spiegare le motivazioni della protesta,
lanciavano slogan contro il ministro dellIstruzione. In particolare, i manifestanti
protestavano contro laumento del numero degli alunni per classe: «Se 20 alunni vi
sembran pochi, provate voi a insegnare. Così vedrete la differenza tra insegnare e
comandare». E ancora: «Per la Stellina la scuola va in rovina, la classe traballa e
nessuno resta a galla». 18 ottobre 2008 - Il Piccolo Scuola, 300mila in piazza contro la
Gelmini ROMA - «Non si possono dire soltanto dei "no".
Né bisogna farsi prendere dalla paura». Interrogato dal alcuni studenti sul futuro della
scuola, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano scaglia una freccia in difesa
del ministro della Pubblica istruzione. E Maria Stella Gelmini ringrazia. Le parole del
Capo dello Stato arrivano infatti proprio nel giorno in cui in tutta Italia decide e
decine di migliaia di studenti, genitori, professori e maestre (300mila secondo gli
organizzatori) protestano contro la riforma della scuola e i tagli alluniversità. A
Roma, come a Palermo e Milano (dove le manifestazioni sono state ben tre che hanno
raccolto 100mila persone), ma anche Bologna, Genova, Venezia e Napoli. 18 ottobre 2008 - La Nuova Venezia Corteo con duecento ragazzi, ma
nelle classi assenze di massa VENEZIA - Molte aule vuote ieri nel Veneziano: lo
sciopero indetto da Cobas e Rdb tra i docenti e la contemporanea manifestazione
organizzata degli studenti ha decretato la chiusura di decine di classi. A Venezia circa
duecento studenti si sono ritrovati a piazzale Roma alle 9.30, ma sono stati anche loro
colpiti dal concomitante sciopero dei trasporti: gli studenti di Mestre non sono riusciti
a raggiungere il centro storico. 18 ottobre 2008 - Il Messaggero ROMA. Mezzi pubblici fermi per lo sciopero... ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei
anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po tutti i centri
urbani a partire da Roma e Milano. Dieci addetti in meno a Guidonia per
il servizio Aec... Dieci addetti in meno a Guidonia per il servizio Aec
(assistenti educativi culturali) destinato agli alunni disabili tra i 3 e 13 anni. Il
taglio di personale è stato denunciato dai sindacati di base Rdb-Cub. 18 ottobre 2008 - La Gazzetta di Reggio Scuole reggiane chiuse per dire no
alla Gelmini REGGIO E. - Nonni e baby sitter hanno dovuto fare gli
straordinari ieri a causa dello sciopero nella scuola indetto dalla Cub, con una
manifestazione riuscita a macchia di leopardo. Ma il dato più significativo è che almeno
tre scuole hanno tenuto i portoni completamente chiusi, per uno sciopero indetto da un
sindacato autonomo. Solo un anticipo di quanto accadrà il 30 ottobre con lo sciopero e la
manifestazione nazionale che si terrà a Roma indetta da Cgil, Cisl, Uil e sindacati
autonomi Gilda e Snasl. Tra città e provincia oltre alle elementari Elsa Morante, anche
le medie di Quattro Castella e Vezzano hanno sospeso le attività, mentre in diversi altri
istituti parte del corpo insegnante ha aderito allo sciopero. 18 ottobre 2008 - La Provincia di Cremona Scuola, aule vuote contro la riforma ROMA Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. E forse proprio per questo oggi il Capo dello Stato ha invitato di nuovo tutti a guardare senza preconcetti ai progetti di riforma scolastica. «Non si possono dire soltanto dei no, nè bisogna farsi prendere dalla paura. Si può essere d'accordo su alcuni cambiamenti e non su altri» ha detto. «Io guardo quello che fanno Governo e Parlamento e quello che si discute con i rappresentanti della scuola e dei sindacati. Bisogna fare attenzione ha aggiunto a non farsi prendere da nessuna esagerazione e da nessun allarme». Lavoratori e studenti ieri sono scesi in piazza a Roma (ma non solo), per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico ma la giovane titolare dell'Istruzione ha ribadito di non capire il perchè delle ostilità. «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza ha detto parlando a Mattino 5 in realtà non abbiano letto il provvedimento, perchè non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento». Il provvedimento ha precisato riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: «introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell' educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione». Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è «la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati». Soltanto i fatti diranno chi è il Pinocchio della situazione, nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito ieri con il «No Gelmini day» andato in scena a Milano (un lungo corteo, 30.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura, ha raggiunto il provveditorato), Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli (in piazza insieme liceali e universitari), Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini). E naturalmente con lo sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. «Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese» ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione. Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della città. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Intanto sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma. 18 ottobre 2008 - Il Cittadino Il ministro e la piazza: «Non capisco i motivi» Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. A lavoratori e studenti scesi in piazza ieri la giovane titolare dellIstruzione ha ribadito di non capire il perché delle ostilità. «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto parlando a Mattino 5 - in realtà non abbiano letto il provvedimento, perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento».Il provvedimento - ha precisato - riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: «Introduce la valutazione del comportamento, lo studio delleducazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione». Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è «la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verrà meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma è una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi di inglese e informatica che il tempo pieno verranno potenziati». Soltanto i fatti diranno chi ha ragione. Nel frattempo però la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito ieri con il «No Gelmini day» andato in scena a Milano, Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli, Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 chilometri a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini), Piacenza (una fiaccolata a cui parteciperà anche il sindaco era in programma ierie sera). E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione.«Uno sciopero riuscitissimo: più della metà delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro unidea di distruzione di unistituzione fondante del paese» ha commentato con soddisfazione un leader dei Cobas, che insieme a Rdb e Sdl hanno indetto la mobilitazione. A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, è stata aperta da un eloquente striscione «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». Mezzo milione di persone secondo la Cub (meno per la questura) ha sfilato nelle strade. Molti i disagi da Nord a Sud, acuiti
anche dal maltempo; nel mirino dei manifestanti soprattutto Brunetta e la Gelmini ROMA Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po tutti i centri urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle proteste organizzate dai sindacati di base, che ireri hanno proclamato una giornata di fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo: chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni sono state pesanti.Per Roma è stato un venerdì di passione. Le vie della capitale, già penalizzate dai mezzi pubblici che viaggiavano a singhiozzo, sono state attraversate da un lungo corteo partito da piazza della Repubblica, a cui hanno preso parte circa 500mila persone, secondo gli organizzatori. Leit motiv, gli slogan contro Brunetta e la Gelmini. Con i lavoratori aderenti a Rdb, Cobas e Sdl, infatti, hanno sfilato studenti e universitari, che ad un certo punto si sono staccati per convergere verso il ministero dellIstruzione, mentre il resto dei manifestanti si è diretto in piazza San Giovanni. Il traffico è rimasto paralizzato. La pioggia battente, ininterrotta per tutta la mattinata, ha fatto il resto. Problemi anche per molti genitori di figli minorenni, che, con le scuole in sciopero (adesioni fino al 70% secondo i Cobas), sono stati costretti a recarsi di persona negli istituti per autorizzare i ragazzi a tornare a casa, missione di recuperò che, in molti casi, è costata lunghe attese in fila.Giornata difficile anche a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, anche se a detta dellAtm il 68% dei mezzi pubblici era in servizio, la situazione è stata comunque caotica. Già dalle 9, circa 8 tram su 10 hanno imboccato la via del deposito. Ben tre i cortei che hanno interessato la città. A Torino è stata bloccata la metropolitana. Secondo i sindacati, ladesione allo sciopero ha superato il 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per lazienda torinese di trasporti Gtt si è fermata al 35%. Sta di fatto che la metro è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza di personale. Traffico in tilt anche a Palermo, con ingorghi e auto in coda. Allaeroporto Marconi di Bologna 24 voli, nazionali ed internazionali, sono stati cancellati. A Venezia si sono fermati i vaporetti: ci hanno pensato le gondole, in accordo col Comune, a traghettare a modico prezzo residenti e turisti lungo i due lati del Canal Grande.Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata da tutti i sindacati della scuola: dalla Cgil alla Cisl, dalla Uil, alla Gilda per finire con lo Snals.Intanto, mentre il ministro Gelmini, slide alla mano, si è, premurata, laltra sera, di illustrare ai parlamentari di Pdl e Lega come la scuola italiana cambierà grazie a tre parole dordine - educazione, merito, efficienza -, sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma. (Ansa) Nei servizi pubblici sarà
necessario un referendum consultivo fra i dipendenti, infuriata la Cgil: «Misure
illiberali e inaccettabili» ROMA - Nuove regole per gli scioperi. Nel giorno dello stop dei trasporti indetto dai sindacati di base e delle manifestazioni di piazza contro la riforma della scuola, il consiglio dei ministri ha dato il via libera alle linee guida di una riforma che riguarderà soprattutto i servizi pubblici essenziali. Il provvedimento, che sarà varato sotto forma di disegno di legge delega dopo la consultazione delle parti sociali, prevede una stretta particolare sugli stop proclamati da sigle minori, che, «con comportamenti spregiudicati» e con il solo effetto annuncio, ha spiegato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, rischiano di creare danni maggiori di quelli effettivamente provocati dagli scioperi. Lobiettivo dichiarato dal governo è quello di raggiungere un maggiore equilibrio tra il diritto di sciopero e il rispetto dei diritti di cittadini e imprese. Ma la la Cgil reagisce duramente giudicando «illiberali» i tratti della riforma.Le linee guida approvate dal consiglio dei ministri prevedono innanzitutto laggiornamento e la revisione dei servizi essenziali. È quindi stabilita listituzione di un referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero e ladesione individuale preventiva per dare maggiore certezza sul livello di adesione. Le sanzioni saranno affidate ai prefetti «in modo da renderle effettive». Dovranno essere inoltre previste adeguate procedure per un congruo anticipo della revoca dello sciopero «al fine di eliminare i danni causati dalleffetto annuncio». É proprio su questo tema che ha insistito Sacconi, portando ad esempio lagitazione nei trasporti proclamata da Cobas, Cub e Sdl che ha paralizzato dalla mattinata molte città italiane: «Proprio oggi è stato organizzato uno sciopero da sigle sindacali minori e leffetto annuncio - ha detto il ministro - é stato di diffusa rinuncia ad utilizzare i mezzi di trasporto pubblico nonostante un grado di adesione basso». E lo stesso succede quando uno sciopero viene revocato allultimo momento.Contro le nuove norme è insorta la Cgil. Lo sciopero è «un diritto incoercibile», sottolinea. Le linee guida del disegno di legge delega hanno «tratti illiberali e rendono necessario contrastare norme che attaccano i diritti dei lavoratori e della loro rappresentanza e appaiono sbagliate nel metodo, nel merito e sotto il profilo costituzionale». Secondo la Cgil esiste un «chiaro intento di introdurre ulteriori e immotivate restrizioni al diritto di sciopero e alla libertà sindacale». Più aperto invece i segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, disponibile al confronto: «Il diritto allo sciopero è garantito dalla Costituzione e non va toccato, ma bisogna trovare una strada equilibrata per regolamentare e conciliare meglio questo diritto inviolabile con gli interessi della collettività. Soprattutto - sottolinea - quando accade che una minoranza piccola di lavoratori tiene in scacco la generalità della rappresentanza dei lavoratori». Rimettere mano alla legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali è necessario anche secondo Paolo Pirani della Uil che sottolinea però che «occorre farlo partendo da accordo con le parti sociali» e che bisogna evitare di estendere lo strumento legislativo al di fuori dellambito dei servizi essenziali.(Ansa) 18 ottobre 2008 - Il Giornale Trasporti, sciopero-flop Ma la
città va ko lo stesso Lo sciopero dei mezzi pubblici fa flop. Ma la pioggia,
i voli cancellati a Fiumicino, il corteo anti-Gelmini e lannunciata agitazione del
personale del trasporto pubblico mandano in tilt la città intera. 18 ottobre 2008 - La Stampa PROTESTA ANTI-GELMINI Torino - «Stiamo lavorando per convocare la Conferenza per
il diritto allo studio allargata ai sindacati e a tutti i sindaci del Piemonte: per
ragionare sulla fisionomia della scuola alla luce dei tagli del governo».
Lassessore regionale allIstruzione Pentenero non indica una data precisa per
il grande appuntamento fortemente voluto dalla presidente Bresso, ma è verosimile che si
collochi alla vigilia della visita a Torino del ministro Gelmini il 28 ottobre. 18 ottobre 2008 - Corriere della Sera Traffico in tilt e linee deviate Lo
sciopero Atm svuota gli uffici Milano - L'effetto annuncio ha provocato un aumento dei
pendolari in auto. I sindacati: ha aderito il 50% dei tranvieri. Tre mezzi su dieci (dati
Atm) rientrati nei depositi. E poi i tre cortei che hanno attraversato la città, le venti
linee di trasporto che hanno dovuto modificare il proprio percorso, la paura di non
trovare mezzi pubblici che ha spinto molti pendolari a entrare in città in macchina,
convinti anche dalla certezza di non dover pagare l'Ecopass. Così, pezzo per pezzo, s'è
costruita la mattinata di caos nelle strade di Milano. Giornata di traffico intasato e
strade bloccate. «E forse sbuffa l'impiegata che ha girato quaranta minuti per
cercare un parcheggio in via Washington hanno avuto ragione i miei colleghi che se
ne sono rimasti a casa». Giorno di permesso, caos evitato e weekend lungo. Sorriso:
«Furbi e ragionevoli». 18 ottobre 2008 - L'Eco di Bergamo Scuola e trasporti Le città vanno
in tilt ROMA - Mezzi pubblici fermi per lo sciopero, cortei
anti-Gelmini e pioggia. Un mix micidiale che ha mandato in tilt un po' tutti i centri
urbani a partire da Roma e Milano. Le grandi città hanno risentito pesantemente delle
proteste organizzate dai sindacati di base, che ieri hanno proclamato una giornata di
fermo generale che ha coinvolto trasporti, sanità, scuola, servizi pubblici. Obiettivo:
chiedere al governo di adeguare salari e pensioni, di ridurre i prezzi, di abrogare il
decreto Gelmini, di tutelare sanità e stato sociale. Secondo le organizzazioni dei
lavoratori, le adesioni sono arrivate a 2 milioni in tutta Italia. Ma le ripercussioni
sono state pesanti. Il governo: basta stop selvaggi ROMA - Nuove regole per gli scioperi. Nel giorno dello stop
dei trasporti indetto dai sindacati di base e delle proteste contro la riforma della
scuola, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle linee guida di una riforma
che riguarderà soprattutto i servizi pubblici essenziali. 18 ottobre 2008 - Il Giornale di Brescia Scuola e trasporti: agitazioni a singhiozzo a Brescia BRESCIA - In occasione dello sciopero dei docenti e del
personale Ata (Amministrativo, tecnico, ausiliario), indetto ieri dai Cobas della scuola,
Cub e Sdl, per protestare contro la riforma della scuola proposta dal ministro
dellIstruzione, la bresciana Mariastella Gelimini, che, in particolare, prevede il
ritorno del «maestro unico» nelle scuole elementari (primarie), ieri mattina si è
tenuto un presidio in piazza Loggia, al quale, oltre ai Cobas, hanno partecipato il
«Collettivo degli studenti in lotta» e il «Comitato in difesa della scuola pubblica». Diritto di sciopero, il Governo
avvia la riforma ROMA - Nuove regole per gli scioperi. Nel giorno dello stop
dei trasporti indetto dai sindacati di base e delle manifestazioni di piazza contro la
riforma della scuola, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle linee guida di
una riforma che riguarderà soprattutto le agitazioni nei servizi pubblici essenziali. 18 ottobre 2008 - Sanremo news Proclamato dal RdB-Cub Imperia - Si sono, invece, astenuti i vigili del fuoco dei distaccamenti di Ventimiglia e Imperia. Contro la dequalificazione degli operatori del soccorso, 'per rivendicare il ruolo centrale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco'. Soltanto i sette vigili del fuoco in servizio permanente presso il distaccamento di Sanremo hanno aderito, oggi, dalle 10 alle 14, allo sciopero proclamato a livello nazionale dal sindacato 'RdB-Cub', contro la dequalificazione degli operatori del soccorso, 'per rivendicare il ruolo centrale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco nel sistema protezione civile del paese e per un salario dignitoso'. Si sono, invece, astenuti i vigili del fuoco dei distaccamenti di Ventimiglia e Imperia. 'Oggi non si discute piu' di previsione dei rischi, della prevenzione del territorio, dei piani di rischio comunali o, ancora peggio, di vera prevenzione nei luoghi di lavoro - afferma il sindacalista, Antonio Jiritano -. Eppure, mentre tutta l'attenzione appare concentrata sul business della spazzatura, ci sono circa quattro morti al giorno sul lavoro, basta un po' piu' d'acqua e diventa subito emergenza e per far fronte agli incendi estivi, come in questa ultima estate di fuoco, il personale viene costretto a lavorare fuori dall'orario ordinario e straordinario con turni massacranti'. 18 ottobre 2008 - Libertà Approvate le linee guida della riforma degli scioperi nei servizi pubblici ROMA - Nuove regole per gli scioperi. Nel
giorno dello stop dei trasporti indetto dai sindacati di base e delle manifestazioni di
piazza contro la riforma della scuola, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera
alle linee guida di una riforma che riguarderà soprattutto i servizi pubblici essenziali. 17 ottobre 2008 - Ansa SCIOPERI: CUB, HANNO ADERITO IN 2MLN;500 MILA IN PIAZZA A ROMA(ANSA) - ROMA, 17 OTT - «In base alle prime stime sull'adesione allo sciopero generale di oggi, oltre due milioni di lavoratori del settore pubblico e privato hanno incrociato le braccia e ben 500 mila sono scesi in piazza a Roma per il corteo nazionale». Sono i dati resi noti dalla Confederazione unitaria di base (Cub) che ha organizzato la manifestazione insieme con la Confederazione dei comitati di base (Cobas) e il Sindacato dei lavoratori intercategoriale (Sdl). Durante la manifestazione di Roma, la Cub ha registrato -si legge in una nota- una «significativa partecipazione dal settore della scuola, del pubblico impiego, dei trasporti, del precariato, dei giovani sfruttati dai centri commerciali, dei movimenti giovanili e dei movimenti per i diritti sociali (casa, ambiente, immigrazione)». Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, secondo la Confederazione «alla Trambus di Roma si è registrato il 45% di astensione dal lavoro; alla CGT di Torino il 75%; a Bologna fra il 75 e il 77%; a Venezia l'80% nel centro e il 40% nell'area extraurbana; a Treviso il 40%». SCIOPERI: ROMA; CUB, GOVERNO NON HA CONSENSO (ANSA) - ROMA, 17 OTT - «È questo il miglior sondaggio per scardinare l'idea che questo governo abbia ancora un largo consenso». Sono queste le parole di Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale della federazione unitaria di base (Cub), intervenuto alla manifestazione in corso oggi a Roma. «È ora di imporre al governo - ha concluso Leonardi - una relazione nuova con una parte fondamentale della società, quella dei cittadini che vogliono autorappresentarsi non più con Cgil, Cisl e Uil ma con i sindacati di base». SCIOPERI: ROMA; DA CORTEO CORI CONTRO GELMINI E BRUNETTA (ANSA) - ROMA, 17 OTT - Sono i ministri Gelmini e Brunetta, i bersagli dei cori dei manifestanti che stanno partecipando al corteo organizzato dai sindacati di base a Roma nel giorno dello sciopero generale. Studenti universitari, delle scuole superiori e anche qualche piccolissimo alunno delle scuole elementari: tutti in corteo per dire no alla riforma Gelmini e alle iniziative del governo in tema di istruzione. «Oggi termina la nostra occupazione - dicono gli studenti del liceo romano Mamiani - È stata un'iniziativa simbolica, ma la nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere». Cori a tutta voce contro il ministro Gelmini: «Guarda quanti siamo, la pioggia non ci spegne». Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco. Trasportano una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in divisa, alle cui spalle è stata posta una foto del ministro della Funzione Pubblica Brunetta, intento a succhiare il sangue. «Siamo qui perchè chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi», dice Giovanni Muccarino coordinatore nazionale dei vigili del fuoco della Rdb. SCIOPERI: PROTESTA COBAS; BUS FERMI E CITTÀ IN TILT IL PUNTO ALLE 12.00 (ANSA) - ROMA, 17 OTT - Sono soprattutto le grandi città a risentire in queste prime ore della giornata degli scioperi indetti dai sindacati di base. I bus fermi e soprattutto i cortei stanno creando alcuni disagi nella circolazione soprattutto a Roma e a Milano. A Torino è ferma la metro. Traffico in tilt anche a Palermo. Nella Capitale, nonostante la pioggia battente, è in corso la manifestazione organizzata da Rdb, Cobas e Sdl. Per i leader dei sindacati di base «l'adesione dello sciopero è enorme» e secondo gli organizzatori sono circa trecentomila i partecipanti al corteo. Per quanto riguarda i trasporti al momento risulterebbero comunque regolari i voli a Fiumicino e anche i collegamenti ferroviari dall'aeroporto alla città. «È caotica», a detta della polizia municipale, la situazione dei trasporti pubblici a Milano, il cui sciopero si sovrappone a quello più generale che riguarda diversi settori e si esprime in tre cortei nel centro del capoluogo lombardo. Secondo i dati forniti dall'Azienda Trasporti Milanese (Atm), alle 10.30 il 68% dei mezzi di superficie della rete Atm era comunque in servizio. Alle 18 comincerà lo sciopero della rete metropolitana fino a fine servizio. A Torino lo sciopero dei sindacati di base, Cub, Cobas e Sdl ha bloccato questa mattina la metropolitana. Secondo le organizzazioni che hanno indetto la protesta, l'adesione è superiore al 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt la partecipazione è intorno al 35%: la metropolitana è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza del personale e dalle 12 il servizio dovrebbe tornare regolare. I sindacati attendono anche un'alta adesione dello sciopero in Toscana «con ripercussioni soprattutto sul servizio dell'Ataf», l'azienda dei trasporti pubblici di Firenze. A livello ferroviario l'agitazione è dalle 9 alle 17 ma al momento non si riscontrerebbero particolari disagi e in Toscana il traffico è abbastanza regolare. È infine partito da piazza Castelnuovo, al centro di Palermo, il corteo dello Slai Cobas diretto in via Cavour dove ha sede la prefettura. Il traffico in città è andato in tilt, soprattutto nelle zone centrali, e vi sono ingorghi e code di auto. SCIOPERI: ROMA; PARTITO CORTEO, SFILANO ANCHE STUDENTI (ANSA) - ROMA, 17 OTT - È partita, sotto una fitta pioggia, a Roma la manifestazione organizzata dai sindacati di base Rdb, Cobas e Sdl nel giorno dello sciopero generale. Il corteo, partito da piazza della Repubblica, è aperto da uno striscione con la scritta: «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». A sfilare, oltre alle varie categorie di lavoratori aderenti ai sindacanti di base, anche i coordinamenti degli studenti universitari e delle scuole superiori. SCIOPERI: AEREI, 24 VOLI CANCELLATI AL MARCONI DI BOLOGNA (ANSA) - BOLOGNA, 17 OTT - 24 voli cancellati, tra nazionali ed internazionali, per decisione delle compagnie a causa dello sciopero generale nazionale proclamato da RdB-CUB per l'intera giornata di tutti i lavoratori delle amministrazioni e aziende pubbliche e private. Nel dettaglio, sono stati cancellati 12 voli in arrivo da Parigi Charles De Gaulle (2 voli), Lione (2), Monaco (2), Amsterdam, Lisbona, Zagabria, Londra Gatwick, Barcellona e Valencia. Cancellate anche le relative partenze. SCIOPERI: TORINO; PER COBAS ADESIONE OLTRE 70%, FERMA METRO (ANSA) - TORINO, 17 OTT - A Torino lo sciopero dei sindacati di base, Cub, Cobas e Sdl ha bloccato, questa mattina, la metropolitana. Secondo le organizzazioni che hanno indetto la protesta, l'adesione è superiore al 70-80% tra gli autisti di bus e tram. Per l'azienda torinese di trasporti Gtt la partecipazione è intorno al 35%: la metropolitana è stata fermata per motivi di sicurezza, dovuti sia a problemi tecnici sia alla mancanza del personale e dalle 12 il servizio tornerà regolare. Per i mezzi pubblici lo sciopero a Torino è dalle 9 alle 12 e dalle 15 in poi, mentre per i mezzi extraurbani e le ferrovie l'astensione dal lavoro è cominciata alle 8 e terminerà alle 14,30, per poi riprendere alle 17,30. SCIOPERI: AEREI, FIUMICINO; ALCUNE CANCELLAZIONI E RITARDI (ANSA) - FIUMICINO (ROMA), 17 OTT - Ripercussioni a metà giornata, seppur contenute, nell'aeroporto di Fiumicino per lo sciopero dalle 10 alle 18 indetto dai sindacati di base Cub e Sdl nell'ambito dell'agitazione generale. Sono nove i voli Alitalia cancellati al Leonardo da Vinci, rispettivamente per Newark, Kiev, Milano Linate, Palermo, Parigi, Praga; Barcellona, Belgrado, Lisbona. Un numero limitato di soppressioni tuttavia rispetto all'operativo medio della compagnia di 500 voli sull'intera rete e con i passeggeri assistiti dal personale, per ridurre al minimo i disagi. Di conseguenza, infatti, una coda dei passeggeri coinvolti dalle soppressioni ed in attesa di essere riprotetti su voli alternativi, si è formata nella hall partenze del Terminal C davanti ai banchi biglietteria della compagnia. Dall'operativo, risultano ritardi di mezz'ora di media per alcuni voli in partenza di diverse compagnie italiane ed estere, con punte superiori per voli diretti a Londra (British), Osaka e New York (Az), Kuala Lumpur (Malaysia), Monaco (Lufthansa), Catania (Wind Jet), Varsavia ( Central Wings), Minsk (Belavia), Chicago (American Airlines), Cagliari (Air One). SCUOLA: PROTESTA SVUOTA LE CLASSI E RIEMPIE LE PIAZZENON CAPISCO RAGIONI, DICE GELMINI E PUNTA DITO SU SINISTRA (ANSA) - ROMA, 17 OTT - Tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana. Lavoratori e studenti oggi sono scesi in piazza a Roma (ma non solo), per contestare gli interventi del Governo in materia di istruzione - primo della lista quello che recupera dal passato il maestro unico - ma la giovane titolare dell'Istruzione ha ribadito di non capire il perche' delle ostilita'. ''Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre piu' convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto parlando a Mattino 5 - in realta' non abbiano letto il provvedimento, perche' non si capisce come mai si occupino le universita', si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento''. Il provvedimento - ha precisato - riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: ''introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell' educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione''. Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono cosi', per il ministro, il colpevole e' ''la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione, sta dicendo che verra' meno il tempo pieno e che addirittura verranno meno gli insegnamenti aggiuntivi, ma e' una grande bugia. Sia gli insegnamenti aggiuntivi (inglese e informatica) che il tempo pieno verranno potenziati''. Soltanto i fatti diranno chi e' il Pinocchio della situazione, nel frattempo pero' la scuola si ribella: lo ha fatto nei giorni scorsi con iniziative spontanee, sit-in, cortei, notti bianche, e ha proseguito oggi con il ''No Gelmini day'' andato in scena a Milano (un lungo corteo - 30.000 secondo gli organizzatori, un terzo per la questura - ha raggiunto il provveditorato), Genova (anche qui corteo, bambini in testa, di studenti e prof precari), Napoli (in piazza insieme liceali e universitari), Venezia, Bologna (in 300 hanno fatto 10 km a piedi, una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini), Piacenza (una fiaccolata a cui partecipera' anche il sindaco e' in programma stasera). E naturalmente con la sciopero proclamato dal sindacalismo di base, contro le politiche del Governo anche in materia di istruzione. ''Uno sciopero riuscitissimo: piu' della meta' delle scuole sono rimaste chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese'' ha commentato con soddisfazione il leader dei Cobas che insieme a Rdb e Sdl ha indetto la mobilitazione. A Roma la manifestazione, partita sotto una fitta pioggia, e' stata aperta da un eloquente striscione ''Tremonti e Gelmini distruttori della scuola''. Mezzo milione di persone, secondo la Cub, hanno sfilato per le vie della citta'. Ora si aspetta il 30 ottobre: altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Intanto, mentre il ministro Gelmini, slide alla mano, si e', premurata, l'altra sera, di illustrare ai parlamentari di Pdl e Lega come la scuola italiana cambiera' grazie a tre parole d'ordine - educazione, merito, efficienza -, sei regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Puglia e Sardegna) hanno deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimita' della riforma. Strike brings Italy to a halt (ANSA) - Rome, October 17 - Tourists and residents were forced to brave the rain on foot Friday as a general strike against government reforms called by grass-roots unions brought public transport in big cities to a halt. Protest marches paralysed traffic in Rome, Milan and Turin, and unions described the strike as ''a success beyond our wildest dreams''. In Rome unions claimed some 300,000 people took part in the main rally at Piazza San Giovanni to protest against low salaries and temporary contracts for workers across various sectors as well as school reforms and health cuts. In Milan around 50,000 people turned up for a similar rally at Piazza Duomo, and local police described the traffic situation in the city as ''chaotic''. 'Vaporetti' water buses in Venice were also down to a reduced service, with around 48% of operators adhering to the strike. Children left alone in classrooms made desperate calls to their parents to come and pick them up as teachers deserted schools to join marches, and in Rome police in riot gear guarded the entrance to the education ministry to prevent access by protesting university and high-school students. ''The protest's enormous, extraordinary success demonstrates, despite the driving rain, that workers, students and teachers not only have no intention of keeping quiet but they want to continue to battle against a racist, classist government that helps bankers and speculators but does nothing for the general population,'' said Italian Communists' Party leader Paolo Ferrero. Education Minister Maria Stella Gelmini said the strike was the result of ''a campaign of misinformation'' on the reforms from opposition parties trying to create public alarm. Bus, tram and local train services are guaranteed during special time windows to allow Italians to get back and forth to work. These windows vary from city to city. National rail company Trenitalia said long- and medium-haul trains were not affected by the strike. A handful of international and domestic flights were cancelled. 17 ottobre 2008 - Adnkronos SCIOPERI: CUB, FERMI DUE MLN
LAVORATORI E 500.000 IN PIAZZA Roma, 17 ott. (Adnkronos) - Due milioni di lavoratori hanno incrociato le braccia e 500.000 persone sono scese in piazza per manifestare contro i provvedimenti decisi dal governo. In base alle prime stime sull'adesione allo sciopero generale da Cub Confederazione Cobas, e Sdl intercategoriale, sono oltre due milioni i lavoratori del settore pubblico e privato che hanno incrociato le braccia e ben 500mila sono scesi in piazza a Roma per il corteo nazionale, snodatosi da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni. Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, alla Trambus di Roma si è registrato il 45% di astensione dal lavoro; alla Cgt di Torino il 75%; a Bologna fra il 75 e il 77%; a Venezia centro l'80% extraurbano 40%; a Treviso il 40%). Forti i disagi anche nei settori aereo, ferroviario e marittimo. La manifestazione nazionale di Roma ha visto una significativa partecipazione dal settore della scuola, del pubblico impiego, dei Trasporti, del precariato, ma anche dei giovani sfruttati dei centri commerciali, dei movimenti giovanili (studenti medi e universitari, centri sociali) e dei movimenti per i diritti sociali (casa, ambiente, immigrazione). Alle ore 14, mentre a San Giovanni andavano concludendosi gli interventi dal palco, la coda del corteo, che era rimasta a lungo bloccata in Piazza della Repubblica per il grande flusso di manifestanti, è riuscita finalmente a confluire in piazza. Uno spezzone composto dal movimento studentesco ha deviato verso il Colosseo per andare a protestare sotto il ministero della Pubblica Istruzione. «Lo straordinario risultato di oggi dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta e che la nostra piattaforma è largamente condivisa», afferma il coordinatore nazionale Cub, Pierpaolo Leonardi, nel corso della manifestazione. «Da questo sondaggio in carne e ossa il governo deve trarre la conclusione che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil Cisl Uil». «Nelle scuole delle principali città -sottolinea il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi- si è arrivati a punte di 60-70% di adesione allo sciopero, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei Trasporti e in molti settori privati». Ed ha aggiunto: «Tutta la scuola pubblica boccia la politica scolastica del governo, con il più grosso sciopero della scuola mai realizzato, a cui hanno partecipato anche iscritti di altri sindacati dimostrando che questo è il vero sciopero unitario». «Uno sciopero riuscito che -spiega Fabrizio Tomaselli, di Sdi intercategoriale- dimostra l'estremo disagio dei lavoratori ma anche la loro voglia di lottare. Una manifestazione che ha gridato 500mila NO alle politiche del governo e del sindacato confederale. Da oggi Sdl Cub e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza». SCIOPERI: CUB, HANNO ADERITO MILIONI
DI LAVORATORI Roma, 17 ott. - (Adnkronos) - La partecipazione allo sciopero generale ha riguardato il 50% dei lavoratori dell'industria, il 60% di quelli dei trasporti, con rilevanti punte di oltre il 90% per quelli di scuola ed enti locali. A dare le stime è la Confederazione unitaria di base che in una nota definisce «straordinaria» la partecipazione alla protesta di oggi che ha coinvolto «milioni di lavoratori. A Milano si sono svolte tre manifestazioni che hanno attraversato la città, con un presenza complessiva di 100.000, circa, tra lavoratori, pensionati e studenti. La manifestazione nazionale di Roma ha visto la partecipazione di numerosi studenti e lavoratori, oltre che della scuola di vari altri settori, con una partecipazione di oltre 200.000 persone al corteo, che si è snodato da piazza Esedra a piazza San Giovanni. L'adesione allo sciopero e la partecipazione ai cortei, fa sapere la Cub, segnano »uno dei punti più alti della storia recente del Sindacalismo di Base. Con l'appuntamento di oggi si avvia un percorso di iniziative di lotta che svilupperà nelle prossime settimane«. Tra gli obiettivi della Cub »vi è quello dell'aumento e della difesa del reddito di lavoratori e pensionati, attraverso un aumento immediato di 3000 euro annue, la riduzione dei prezzi dei generi di prima necessità e tariffe sociali per trasporti gas e elettricità e l'introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento di salari e pensioni agli aumenti dei prezzi«. Riguardo al precariato, il sindacalismo di base propone »l'abolizione delle leggi Treu e 30«, e, sempre in ambito lavorativo, chiede »tolleranza zero contro gli infortuni sul lavoro, con forte inasprimento della sanzioni penali per chi li provoca«. Altro punto di forza della battaglia sindacale è »l'abrogazione del decreto Gelmini, in difesa della scuola pubblica, con obbligo di assunzione dei precari«. Tra i diritti da tutelare vi è anche quello a prestazioni sanitarie di qualità, e più in generale il sindacalismo di base invoca la »tutela di tutti quei diritti legati allo stato sociale, costantemente messi in discussione, come la proposta di accelerare il progetto di privatizzazione sanitaria«. SCIOPERI: RDB-CUB SANITÀ, A ROMA
MASSICCIO CORTEO DI LAVORATORI Roma, 17 ott. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Non li sta fermando neanche una pioggia battente. A Roma la manifestazione dei lavoratori pubblici e privati, indetta dalla Federazione nazionale Rdb-Cub, Cobas e Sdl intercategoriale, sta procedendo compatta verso piazza San Giovanni. Nel gruppo anche molti dipendenti del settore sanità. «Un corteo immenso», è il primo commento a caldo da parte del sindacato Rdb-Cub. «Un numero destinato a crescere, visto che attendiamo ancora l'arrivo di altri pullman». Tra i manifestanti anche una folta rappresentanza di lavoratori precari, tra cui molti operatori sanitari che hanno attirato l'attenzione generale. «Alcuni autisti di autoambulanza - riferisce all'ADNKRONOS SALUTE un rappresentante della sigla sindacale Rdb-Cub - si sono presentati direttamente alla guida dei mezzi di soccorso, con sirene spiegate. Un modo simpatico per portare alla luce una situazione di disagio, visto che la maggioranza di questi autisti ha contratti a tempo determinato da circa dieci anni». SCIOPERI: BOLOGNA, CANCELLATI 24 VOLI AL 'MARCONI' Bologna, 17 ott. - (Adnkronos) - Sono stati 24 i voli cancellati dalle compagnie aeree all'aeroporto 'Guglielmo Marconì di Bologna in relazione allo sciopero generale nazionale proclamato da Rdb-Cub per l'intera giornata di oggi nei confronti di tutti i lavoratori delle amministrazioni e aziende pubbliche e private. Nel dettaglio, sono stati cancellati 12 voli in arrivo da: Parigi Charles De Gaulle (2 voli), Lione (2), Monaco (2), Amsterdam, Lisbona, Zagabria, Londra Gatwick, Barcellona e Valencia. Cancellate anche le relative partenze. SCIOPERI: SCARINZI (CUB SCUOLA), ADESIONE AL DI LÀ DELLE ASPETTATIVE Torino, 17 ott. - (Adnkronos) - «L'adesione allo sciopero generale è andata al di là delle più rosee aspettative». Lo sottolinea per Cub scuola il coordinatore nazionale, Cosimo Scarinzi, che annuncia: «A breve Cub Scuola diffonderà un manuale di resistenza al degrado della scuola pubblica che darà indicazioni per il rifiuto di ogni attività non contrattualmente prevista come gite, adozioni dei libri di testo, commissioni, straordinario». «Molte scuole - prosegue - prepareranno nei prossimi giorni iniziative autonome, occupazioni, scioperi, presidi mentre il prossimo appuntamento di forte protesta si terrà il 28 ottobre in occasione della visita nel capoluogo piemontese del ministro Gelmini. Cub Scuola - conclude Scarinzi - continuerà a sostenere questo movimento che sta ponendo le condizioni per battere la politica scolastica del governo e del padronato. SCIOPERI: IL POPOLO DELLA SCUOLA COMPATTO IN PIAZZA A ROMA Roma, 17 ott. - (Adnkronos) - È lo spezzone 'dedicatò alla scuola il più colorato, chiassoso e allegro del corteo che sta attraversando le vie di Roma per protestare contro la politica economica del governo, indetto da Cobas, Cub e Sdl. Ad aprire il lungo spezzone, dietro lo striscione 'No alla distruzione della scuolà firmato dal Popolo della scuola pubblica, tanti bambini, genitori, insegnanti con fischietti, magliette colorate che affermano che «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Gli altoparlanti, oltre a spiegare le motivazioni della protesta lanciano slogan contro il ministro dell'Istruzione, università e ricerca. Sulla musica di una canzone di protesta delle mondine, i manifestanti protestano contro l'aumento del numero degli alunni per classe «Se 20 alunni vi sembran pochi, provate voi ad insegnare. Così vedrete la differenza tra insegnare e comandare». E ancora, «Per la Stellina la scuola va in rovina, la classe traballa e nessun resta a galla». Molti anche gli striscioni legati all'università e alla ricerca. Settori anche questi, gravemente colpiti dai tagli. Tra gli altri, «La ricerca è in mutande. Ora leviamo anche quelle?», recita lo striscione dei ragazzi di biologia di Roma Tre. Su un altro campeggia la scritta «Avete risolto il problema della fuga dei cervelli, avete tagliato le teste». Non mancano poi i 'santinì con il volto del ministro e la scritta «Beata ignoranza». 17 ottobre 2008 - Apcom Trasporti, a Roma corteo.
Cobas-Cub:'Siamo più di 350 mila' ROMA, 17 OTTOBRE (Apcom) - Sono "più di 350 mila" i manifestanti che a Roma stanno sfilando, sotto la pioggia, nel corteo organizzato da Cobas, Cub e SdL nel giorno dello sciopero generale dei lavoratori aderenti a quelle organizzazioni sindacali. Moltissimi anche gli studenti di scuole superiori e università che protestano contro la riforma del ministro Gelmini. Lo ha annunciato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale di Cub, intervistato da Sky Tg24: "La testa del corteo è giunta a piazza San Giovanni, ma la coda non è ancora partita da piazza della Repubblica: questo è il miglior sondaggio possibile sul gradimento al governo Berlusconi". Per Leonardi "la scuola è quella che sta subendo l'attacco più grande, ma il governo sta attaccando il salario e le condizioni di vita. La partecipazione è molto alta tra i lavoratori dei servizi, dei trasporti, della scuola, delle fabbriche, della grande distribuzione: c'è una disponibilità del mondo del lavoro a riprendere la parola e tornare protagonisti". 17 ottobre 2008 - Omniroma SCIOPERO GENERALE, CUB: IN 500MILA IN PIAZZA A ROMA (OMNIROMA) Roma, 17 ott - «In base alle prime stime sull'adesione allo sciopero generale di 24 ore indetto per oggi da CUB Confederazione Cobas, e SdL Intercategoriale, oltre due milioni di lavoratori del settore pubblico e privato hanno incrociato le braccia e ben 500mila sono scesi in piazza a Roma per il corteo nazionale, snodatosi da Piazza della Repubblica a piazza San Giovanni. Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, alla Trambus di Roma si è registrato il 45% di astensione dal lavoro; alla CGT di Torino il 75%; a Bologna fra il 75 e il 77%; a Venezia centro l'80% extraurbano 40%; a Treviso il 40%). Forti i disagi anche nei settori Aereo, Ferroviario e Marittimo». Lo comunica l'ufficio stampa Cub. «Lo straordinario risultato di oggi dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta e che la nostra piattaforma è largamente condivisa», è stato il commento del Coordinatore nazionale CUB Pierpaolo Leonardi nel corso della manifestazione. «Da questo sondaggio in carne e ossa il governo deve trarre la conclusione che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil Cisl Uil». Ha concluso Fabrizio Tomaselli, di SdL Intercategoriale: «Uno sciopero riuscito che dimostra l'estremo disagio dei lavoratori ma anche la loro voglia di lottare. Una manifestazione che ha gridato 500mila NO alle politiche del governo e del sindacato confederale. Da oggi SdL CUB e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza». SCIOPERO GENERALE, BERNOCCHI: «A ROMA OLTRE 400.000 IN PIAZZA» (OMNIROMA) Roma, 17 ott - «Una giornata assolutamente straordinaria, lo sciopero più grande mai organizzato dai Cobas e dal sindacalismo di base (Cobas, Cub, SdL) con punte massime nella scuola, dove nelle principali città si è arrivati al 60-70% di adesione, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei trasporti e in molti settori privati. Enorme la manifestazione di Roma, con oltre 400.000 persone in un corteo che da 4 ore stà sfilando e con ancora una marea di lavoratori attende di partire da piazza Esedra. Massiccia la presenza del popolo della Scuola Pubblica con studenti di tutte le età, docenti e Ata, genitori e cittadini, che vogliono impedire la distruzione della Scuola Pubblica, i massicci tagli ad essa, il ripristino dell'anacronistica maestra unica, l'infamia delle classi differenziate per migranti e la restaurazione di una scuola dell'800 che discrimina, minaccia e divide». Lo afferma in una nota Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas della scuola SCIOPERI, DA CORTEO CORI CONTRO GELMINI E BRUNETTA (OMNIROMA) Roma, 17 ott - Sono rivolti specialmente contro i ministri Gelmini e Brunetta gli slogan presenti sugli striscioni e quelli scanditi nei cori dei manifestanti che stanno dando vita al corteo per lo sciopero generale, organizzato dai sindacati di base. «Noi la scuola l'amiamo» scrivono gli alunni del liceo Kennedy di Ariccia. «Oggi termina la nostra occupazione - dicono gli studenti del Mamiani - è stata un'iniziativa simbolica ma la nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere». Inviti a tutta voce per il ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini «guarda quanti siamo, la pioggia non ci spegne». Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco, con loro trasportano una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in divisa, alle cui spalle è stata posta una foto del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta intento a succhiarne il sangue. «Siamo qui perchè chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi» dice Giovanni Muccarino, coordinatore nazionale dei vigili del fuoco della Rdb. SCIOPERI, PARTITA MANIFESTAZIONE SINDACATI DI BASE (OMNIROMA) Roma, 17 ott - Sindacati di base in piazza per lo sciopero generale. È partita da piazza della Repubblica la manifestazione organizzata dai sindacati di base, Rdb, Cobas ed Sdl, nel giorno dello sciopero generale. Sono alcune decine di migliaia i manifestanti, ad aprire il corteo uno striscione recante la scritta «Tremonti e Gelmini distruttori della scuole». Al corteo, diretto in piazza San Giovanni, partecipano anche i coordinamenti degli studenti universitari e delle scuole superiori. 17 ottobre 2008 - Dire SCIOPERO. SINDACATI DI BASE: LOTTA PAGA, ANDIAMO AVANTI (DIRE) Roma, 17 ott. - "La manifestazione di oggi e' il sondaggio che Berlusconi non avrebbe mai voluto vedere: circa 300 mila persone in piazza e oltre 2 milioni in sciopero nel paese". Cosi' Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale dei Cub, commenta l'esito della manifestazione romana che e' ormai giunta in piazza San Giovanni. "La lotta puo' pagare, e' questo il messaggio che mandiamo a tutti gli italiani- prosegue Piero Bernocchi, leader del Cobas scuola- gli avversari sono forti, ma ballano su un vulcano. Oggi abbiamo dato un segnale strepitoso, siamo sulla buona strada". Infine Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil, anche lui in piazza, nonostante la manifestazione fosse indetta dai sindacati autonomi, afferma: "Sara' un autunno caldo, caldissimo quello di oggi e' un segnale forte per tutte le altre manifestazione della prossima settimana". Prof, studenti, genitori e bambini: tutti contro la Gelmini ROMA - "No alla distruzione di lavoro, salari, scuola, servizi pubblici e diritti". E' questo lo striscione unitario siglato dai sindacati autonomi Cobas, Cub, Sdl, che apre il corteo della scuola e dei dipendenti pubblici a Roma, una manifestazione indetta in occasione dello sciopero generale di questi settori. "Lo sciopero sta avendo una grande adesione- sottolinea Piero Bernocchi, leader nazionale dei Cobas della scuola- la metà degli istituti sono chiusi, la partecipazione è massiccia. In piazza, oltre agli insegnanti, ci sono una marea di lavoratori che non accettano che il governo salvi banche e banchieri e tagli i servizi pubblici". Secondo gli organizzatori, sono 300 mila i partecipanti al corteo, la cui testa è ormai giunta a piazza San Giovanni mentre, sempre secondo chi ha organizzato la manifestazione, la coda sarebbe ancora molto indietro, forse a piazza della Repubblica. I partecipanti pronunciano slogan bersagliando soprattutto i ministri dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Tra i manifestanti, lavoratori del pubblico impiego, tantissimi insegnanti, ricercatori (quelli dell'Infn chiedono provocatoriamente di "essere adottati" perché in 600 sono a rischio), molti genitori con i loro figli. In particolare fanno parte dello spezzone degli studenti sia i ragazzi dell'università che quelli delle superiori. Gli universitari hanno raggiunto la manifestazione partendo in corteo dalla Sapienza. Gli studenti medi si sono riuniti prima a piazza Fiume per poi aggregarsi al corteo. Presenti, tra le altre, le scuole Giulio Cesare, con lo striscione "In difesa della scuola pubblica", Tasso, Righi e Mameli. Numerosi gli striscioni contro il maestro unico ("I nostri maestri sono già unici", "Decreto Gelmini, meno tempo per i nostri bambini"). Poi ci sono quelli contro il capitalismo e contro il governo. TANTISSIMI I BAMBINI - Bambini di tutte le età, anche piccolissimi, anche in carrozzina. Mamme e papà hanno deciso di sfidare le polemiche dei politici scattate negli scorsi giorni e anche oggi, come era già accaduto per altre proteste, hanno deciso di portare i loro figli in corteo per protestare "Contro i tagli alla scuola pubblica". "Portare i bambini in piazza non vuol dire strumentalizzarli- spiega Francesca Aizpuru, presidente del consiglio della scuola elementare Girolami di Roma- una pratica di educazione civica. Stiamo insegnando loro che si può manifestare la propria opinione in modo civile e che questo pensiero va ascoltato". Della stessa opinione è anche Stefania, 42 anni, due figli iscritti in una scuola elementare: "Solo ieri ho deciso di portarli perché si tratta di una esperienza tranquilla, senza violenze, ed è giusto che i miei figli capiscano che cosa sta accadendo nel loro Paese. Cosa ci preoccupa? Soprattutto il taglio del tempo pieno e il fatto che della riforma Gelmini si sa colo cosa c'è scritto nel decreto che sta nel Parlamento mentre il piano attuativo resta per noi un mistero. C'è poca, pochissima trasparenza sul futuro delle nostre scuole". Cobas: ''Giornata straordinaria, il 60-70% di adesione allo sciopero'' Roma - "Una giornata assolutamente straordinaria, lo sciopero piu' grande mai organizzato dai Cobas e dal sindacalismo di base (Cobas, Cub, SdL) con punte massime nella scuola, dove nelle principali citta' si e' arrivati al 60-70% di adesione, con la meta' delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei trasporti e in molti settori privati". E' quanto afferma Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas della scuola. "Enorme la manifestazione di Roma, con oltre 400.000 persone in un corteo che da 4 ore sta sfilando e con ancora una marea di lavoratori attende di partire da piazza Esedra. Massiccia- sottolinea Bernocchi- la presenza del popolo della scuola pubblica con studenti di tutte le eta', docenti e Ata, genitori e cittadini, che vogliono impedire la distruzione della scuola pubblica". Ma in piazza, aggiunge Bernocchi, "c'era anche una marea di lavoratori che trovano intollerabile che dopo decenni di liberismo trionfante, si ammette che lo stato i soldi li ha ma che li vorrebbe investire tutti a difendere e finanziare banche e banchieri fraudolenti e pirateschi". Conclude il portavoce dei Cobas: "Questo il messaggio di speranza e di lotta che parte dall'enorme manifestazione di Roma e che da domani, come Cobas, Cub, Sdl, riporteremo in tutta Italia unitariamente".(DIRE) SCUOLA. PARTE CORTEO COBAS, IN MIGLIAIA A ROMA (DIRE) Roma, 17 ott. - "No alla distruzione di lavoro, salari, scuola, servizi pubblici e diritti". E' questo lo striscione unitario siglato dai sindacati Cobas, Cub, Sdl, che apre il corteo della scuola e dei dipendenti pubblici di Roma, una manifestazione indetta in occasione dello sciopero generale di questi settori. "Lo sciopero sta avendo una grande adesione- sottolinea Piero Bernocchi, leader nazionale dei Cobas della scuola- la meta' degli istituti sono chiusi, la partecipazione e' massiccia. In piazza, oltre agli insegnanti, ci sono una marea di lavoratori che non accettano che il governo salvi banche e banchieri e tagli i servizi pubblici". Il corteo, partito da piazza della Repubblica, raggiungera' piazza San Giovanni. Tra i manifestanti, lavoratori del pubblico impiego, tanti insegnanti, ricercatori (quelli dell'Infn chiedono provocatoriamente di "essere adottati" perche' in 600 sono a rischio), molti genitori con i loro figli. In particolare fanno parte dello spezzone degli studenti sia i ragazzi dell'universita' che quelli delle superiori. Gli universitari hanno raggiunto la manifestazione partendo in corteo dalla Sapienza. Gli studenti medi si sono riuniti prima a piazza Fiume per poi aggregarsi aL corteo. Presenti, tra le altre, le scuole Giulio Cesare con lo striscione "In difesa della scuola pubblica", Tasso, Righi e Mameli. Numerosi gli striscioni contro il maestro unico ("I nostri maestri sono gia' unici", "Decreto Gelmini, meno tempo per i nostri bambini"). Poi ci sono quelli contro il capitalismo e contro il governo. 17 ottobre 2008 - Reuters Scuola: migliaia in piazza. Sciopero trasporti, sanitàMILANO (Reuters) - Centinaia di migliaia di persone hanno
preso parte oggi ai cortei di protesta in molte città italiane, nella giornata in cui i
sindacati di base hanno proclamato lo sciopero generale per protestare contro le politiche
del governo Berlusconi sulla scuola, il pubblico impiego e il precariato ma anche a favore
degli aumenti salariali e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Lo sciopero di 24 ore è
stato indetto da Cub, Cobas e SdL Intercategoriale. 17 ottobre 2008 - Asca ROMA/SCUOLA: COBAS, 300MILA IN CORTEO. FANTOCCI SU BERLUSCONI-GELMINI (ASCA) - Roma, 17 ott - Studenti protagonisti anche oggi nella manifestazione di protesta contro i tagli varati dal Governo Berlusconi indetta dai Cobas, Sdl intercategoriale e Cub. Il corteo partito intorno alle 10.30 da piazza della Repubblica arrivera' a piazza san Giovanni. Tanti alunni e studenti di ogni fascia di eta' hanno aperto il corteo con cori e striscioni di scherno nei confronti del ministro della ''D-Istruzione Gelmini'' ma anche del premier Silvio Berlusconi, raffigurato in un ''fantoccio'' portato in strada dagli studenti del liceo Mamiani di Roma. La pioggia battente, che ha colto impreparati molti manifestanti, non ha scoraggiato i piu' giovani che hanno aperto il serpentone con lo striscione unitario che racchiude i temi che hanno portato in piazza oggi i sindacati di base, i collettivi studenteschi, i coordinamenti spontanei di insegnanti e genitori: ''Basta con la distruzione di lavoro, salari, diritti, scuola e servizi pubblici''. Grande soddisfazione da parte dei promotori della protesta. Per Pietro Bernocchi, segretario nazionale Cobas, lo sciopero di oggi e' ''riuscitissimo: in piazza siamo trecentomila persone. Piu' della meta' delle scuole sono chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese''. Dello stesso parere Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale Sdl secondo cui c'e' stata ''adesione enorme. La sensazione che questa manifestazione sia grandissima e' ora certezza: enorme la partecipazione e grandissima anche l'adesione allo sciopero''. 17 ottobre 2008 - EFE PARO DEL SECTOR PUBLICOHuelga contra política de Berlusconi paralizó a Italia Italia vivió hoy una jornada de caos y enormes dificultades, debido a la huelga del sector público convocada por varios sindicatos y las manifestaciones organizadas en las grandes ciudades contra la política económica y social del Gobierno de Silvio Berlusconi. Los sindicatos de base Cub, Cobas y SdL convocaron una huelga de 24 horas en los sectores del transporte, la sanidad y la educación, en protesta por las últimas decisiones del Ejecutivo conservador italiano y para pedir aumentos de sueldo y mayor seguridad en el lugar de trabajo. A los inconvenientes por el parón de los transportes públicos, que colapsó prácticamente las grandes ciudades, se sumaron las manifestaciones que los sindicatos convocaron en concomitancia. Roma fue la ciudad más afectada, ya que la manifestación en la que participaron miles de estudiantes para protestar contra la reforma educativa aprobada por el Gobierno congregó a cerca de 300.000 personas, según los organizadores. La marcha, que transcurrió bajo la lluvia por el centro de Roma, estaba encabezada por una pancarta con el lema " Basta con la destrucción del trabajo, los sueldos, los derechos, la escuela y los servicios públicos". Esta masiva respuesta "indica que existen ganas de denunciar todas las políticas económicas que está aprobando este Gobierno, que salva a los banqueros, pero no hace nada por los puestos de trabajo precarios y viola sus derechos", afirmó el secretario general de Cobas, Piero Bernocchi. La protesta contra la reforma del sistema educativo, que prevé la eliminación de casi 100.000 puestos de trabajo entre profesores y personal no docente, fue la gran protagonista de la jornada y las mayores críticas durante las marchas estuvieron dirigidas a la ministra italiana de Educación, Maria Stella Gelmini. Los estudiantes y profesores critican, entre otras cosas, la imposición de la nota de conducta como requisito para aprobar el curso. Otra de las medidas que ha provocado rechazo es la que afectará a la escuela para niños de entre 6 y 11 años, en la que los alumnos volverán al maestro único, excepto en inglés, cuando ahora tenían un profesor para cada asignatura. En las protestas también participaron miembros del mundo universitario, que denunciaron el recorte de 8.000 millones de euros en el gasto en educación en los próximos Presupuestos del Estado. Asimismo, algunos sectores de la administración pública salieron a la calle, como los miembros del Cuerpo de Bomberos, que se manifestaron para pedir "una mayor sensibilización ante los contratos precarios y salarios dignos". En Milán (norte de Italia), la Policía municipal calificó la situación de los transportes públicos de "caótica", pues, según la empresa que gestiona el sector ATM, a las 10.30 hora local (08.30 GMT) la adhesión a la huelga era del 68%. Según los sindicatos, la participación de los trabajadores del sector del transporte en Turín (norte) alcanzó entre el 70-80%, mientras que para la empresa gestora fue del 35%. También la septentrional Venecia vivió un día de caos en el que los vecinos y los turistas tomaron al asalto taxis y góndolas para poder trasladarse de un lado a otro de la ciudad ante la huelga de los "traghetti" (transbordadores). 17 ottobre 2008 - Tg COM Scioperi, "adesione
altissima" Oltre 2 milioni di lavoratori del settore pubblico e
privato hanno incrociato le braccia e 500mila sono scesi in piazza a Roma per il corteo
nazionale. Sono le prime stime sull'adesione allo sciopero generale di 24 ore proclamato
da Cub, Cobas e Sdl. Forti i disagi anche nei settori aereo, ferroviario e marittimo.
Punte di oltre il 90% per la scuola e gli enti locali. A Milano lancio di uova contro il
Provveditorato. La partecipazione allo sciopero generale ha riguardato il 50% dei
lavoratori dell'industria, il 60% di quelli dei trasporti, con rilevanti punte di oltre il
90% per quelli di scuola ed enti locali. Lo rivela la Confederazione unitaria di base che,
in una nota, definisce "straordinaria" l'adesione alla protesta che ha coinvolto
"milioni di lavoratori". 17 ottobre 2008 - Ami Sciopero generale del sindacalismo
di base 300.000 in corteo Lo sciopero generale nazionale di 24 ore indetto dai sindacati di base, Cub, Cobas e SdL ha chiamato oggi all'adesione tutti i lavoratori pubblici e privati di ogni categoria, scuola e trasporti compresi e la protesta ha riguardato tutti i comparti della mobilità. A Roma oltre allo sciopero generale, i sindacati hanno indetto una manifestazione nazionale che ha registrato la partecipazione di circa 300.000 persone. È partita e finita sotto una fitta pioggia, a Roma, la manifestazione organizzata dai sindacati di base Rdb, Cobas e Sdl nel giorno dello sciopero generale. «La sensazione che questa manifestazione sia grandissima è ora certezza: enorme la partecipazione e grandissima anche l'adesione allo sciopero» non ha nascosto la sua soddisfazione Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale Sdl. Alla fine i numeri gli hanno dato ragione infatti i partecipanti alla manifestazione sono stati circa 300.000. Il corteo, partito da piazza della Repubblica, è stato aperto da uno striscione con la scritta: «Tremonti e Gelmini distruttori della scuola». A sfilare naturalmente, oltre alle varie categorie di lavoratori aderenti ai sindacanti di base, anche i coordinamenti degli studenti universitari e delle scuole superiori. Hanno protestato contro i tagli alla scuola, all'università, alla ricerca, i tagli al tempo scuola e il ritorno al maestro unico, insieme a genitori e insegnanti. Il passaggio di un gruppetto di alunni delle elementari, accompagnati dalle proprie mamme e insegnanti, che attraversava piazza Esedra ormai gremita, è stato salutato con un lungo applauso dai fratelli maggiori ormai arrivati all'università. In corteo tutti i settori del pubblico impiego, i Vigili del Fuoco, la Protezione civile, operatori dei trasporti, insegnanti, ricercatori, tantissimi studenti, bambini e genitori tutti accomunati, ha spiegato il leader dei Cobas, Piero Bernocchi, una delle tre sigle che ha indetto la manifestazione, dalla preoccupazioni per il futuro: «C'è una volontà di denuncia ha affermato Bernocchi - di tutte le politiche economiche di questo governo che salva i banchieri e mette in discussione i posti di lavoro dei precari, mette in discussione i diritti». E sono stati rivolti specialmente contro i ministri Gelmini e Brunetta gli slogan presenti sugli striscioni e quelli scanditi nei cori dei manifestanti: «noi la scuola l'amiamo» hanno scritto gli alunni del liceo Kennedy di Ariccia. «Oggi termina la nostra occupazione hanno detto gli studenti del Mamiani - è stata un'iniziativa simbolica ma la nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere». Inviti a tutta voce per il ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini «guarda quanti siamo, la pioggia non ci spegne». Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco, con una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in divisa, alle cui spalle è stata posta una foto del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta intento a succhiarne il sangue. «Siamo qui perchè chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi» ha detto Giovanni Muccarino, coordinatore nazionale dei vigili del fuoco della Rdb. Quando la testa del corteo che ha sfilato per le vie della capitale, era giunta già da un pò a piazza San Giovanni la coda del lungo serpentone, intanto, non aveva ancora imboccato via Merulana. Nella piazza storica del sindacalismo italiano un camion è diventato palco da cui molti hanno preso la parola, per illustrare i motivi della protesta. Una parte del corteo, composto dagli studenti, si è diretto verso il ministero dell'Istruzione con uno striscione : «Noi la vostra crisi non la pagheremo». La manifestazione è stata bloccata in via Labicana, poco prima del Colosseo, per consentire di liberare le strade dal traffico e permettere ai ragazzi di proseguire. Il corteo di migliaia di studenti è poi arrivato sotto al ministero dell'Istruzione, quì la polizia era ad aspettarli in assetto antisommossa. La situazione è però rimasta calma. Fumogeni accesi e musica. Secondo i collettivi della Sapienza il corteo è formato da almeno 10 mila ragazzi. 17 ottobre 2008 - Dazebao 17 ottobre. Esplode la protesta
contro il Governo ROMA - Lo sciopero generale indetta dai sindacati di base SdL, Cub e Cobas è l'ennesima prova dell'insostenibile politica che l'attuale Governo sta portando avanti ad oltranza, noncurante del dissenso popolare. A darne una prova tangibile il corteo di quest'oggi, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone, 200mila secondo gli organizzatori. Il serpentone ha sfilato da Piazza della Repubblica, fino a San Giovanni in Laterano. sotto una pioggia battente che non è riuscita a fermare i partecipanti, i quali senza sosta hanno continuato ad attraversare il centro storico di Roma. Moltissimi gli slogan contro il Governo e la Confindustria gridati da giovani studenti, lavoratori del comparto dei trasporti e docenti giunti da tutte le zone d'Italia. Presenti anche una delegazione di dipendenti di Alitalia che non hanno mancato all'appuntamento, reduci dal drammatico epilogo sulla vicenda della compagnia di bandiera. "Chi pensava di salvare la compagnia di bandiera - dice Massimo, assistente di volo precario Alitalia - ha preso in giro gli italiani. Ora oltre agli esuberi dovremo far fronte anche ai debiti contratti dalle vecchie gestioni sulla nostra pelle. Intanto io dovrò cercare un altro lavoro." Ma il clima è particolarmente infuocato anche sul fronte del trasporto su ferro e su gomma. "Privatizzeranno anche noi - ribatte Renato, autista di tram, anch'egli precarizzato - lo spezzatino è sul tavolo delle trattative e così invece di unire il trasporto sotto una gestione unica ci troveremo un pò alla volta con tanti rami d'azienda appetibili per il mercato e pronti adessere venduti al migliore speculatore. Una fine annunciata, che non possiamo accettare." Insomma la protesta è ormai esplosa, le azioni intraprese dal Governo sono viste come un danno irreparabile sulle quali bisogna al più presto porre un rimedio, che si intravede esclusivamente attraverso un cambio di tendenza alle attuali politiche. Ma i veri protagonisti di questa giornata sono i precari. Ogni settore ne ha tantissimi al seguito, a testimonianza che le politiche e le condizioni sul lavoro accomunino praticamente tutti. Nessuno escluso. Da quello del pubblico impiego, agli enti pubblici, fino ai vigili del fuoco che sfilano con una folta delegazione, trasportando in barella un manichino dal quale Brunetta direttamente ne succhia il sangue. "Rischiamo la vita ogni giorno - dice uno di loro - eppure nessuno si accorge che i lavoratori di questo importantissimo servizio versano in una condizione di estrema precarietà. Aspettiamo da anni un adeguamento salariale e nuove assunzioni che non verranno mai." Di lavoro si continua a morire è scritto su uno striscione tenuto dai lavoratori. "Sì perchè, nonostante le morti bianche siano ogni anno più di 1.200, - incalza Ottavio, precario di 24 anni - il fenomeno continua ad essere ignorato. Ormai questi episodi sono diventati talmente abituali che nessuno ci fa più caso. " Straordinaria anche la partecipazione dei docenti, dei genitori con gli studenti e dei bambini, che intonano slogan contro la riforma Gelmini - Tremonti tenendo tra le mani striscioni ironici, ma anche drammatici. Giovanna è arrivata dalla Sicilia. Lei è una di quelle che vedrà scomparire il suo posto di lavoro precario. "Io sono qui con mio figlio di sette anni, perché cè in ballo non solo il mio futuro, ma anche il suo. Questo attacco a trecentosessanta gradi alla scuola pubblica è il segnale che questo governo vuole smantellarla a favore dellistruzione privata, incidendo drammaticamente sulla didattica" dice Giovanna. "Quello che il governo persegue è rendere una classe di studenti ignoranti per poter plasmare ancora di più le coscienze" - grida Alfonso, papà di due studenti delle superiori. "Ci hanno provato con la Moratti, adesso ci riprovano con la Gelmini" urla uno studente universitario e continua: "Vogliono rendere listruzione un privilegio per pochi, con la legge 133 che prevede la possibilità di trasformare in fondazioni private tutti gli atenei". Un altra studentessa universitaria dice: "Questa grande manifestazione è solo linizio di un grande movimento di protesta che coinvolgerà tutte le scuole pubbliche e le università italiane e durerà fino a quando questa legge non sarà abrogata". Un anziano insegnante porta al collo un cartello con scritto: "Ho fatto il 68 e mi ritrovo in un 48" e dice: "Non mi sarei mai aspettato, dopo quarantanni, di ritrovarmi in una situazione così drammatica". Tuttavia oggi a distanza di qualche lustro in questa situazione ci si ritrova la maggior parte degli italiani che oggi sono qui a manifestare per contrastare le politiche iperliberiste di questo Governo e di una Confindustria sempre più cieca di fronte ai propri interessi personali. Oggi è un giorno particolare. La protesta è esplosa e sarà difficile fermarla. 17 ottobre 2008 - Romauno Sciopero generale autonomi: 300 mila in corteo, traffico in tilt Neanche la pioggia battente ha potuto fermare questa mattina i 300 mila che hanno aderito allo sciopero generale indetto dai sindacati di base. Il corteo ha sfilato per le vie del centro, da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni, passando per viale Manzoni. I ministri Gelimini e Brunetta, il governo Berlusconi, i politici "prenditutto": questi i bersagli principali di slogan e striscioni. Scuola, sanità, trasporti, pubblico impiego, tutti a sfilare sotto lacqua, contro la riforma scolastica e il precariato. Una piaga dicono che sta mettendo in ginocchio il paese, negando il futuro alle nuove generazioni. "È solo linizio di un autunno caldo hanno detto gli autonomi . Abbiamo toccato il fondo, dovranno accorgersene". Pesanti i disagi alla circolazione per tutta la mattinata, nonostante Atac e Metro abbiano assicurato corse quasi regolari. Complice la pioggia, traffico in tilt, vie del centro pattugliate dalle volanti della Municipale, con code e rallentamenti un po ovunque. Molte le ambulanze in emergenza, costrette a divincolarsi tra i serpentoni di auto e la parata dei manifestanti. 17 ottobre 2008 - Apcom Trasporti/ Disagi in tutta Italia,
per Cub 2 milioni in piazza Roma, 17 ott. (Apcom) - Si preannunciava un venerdì nero per lo sciopero dei sindacati di base, e in parte lo è stato con disagi alla circolazione soprattutto nei grandi centri urbani. Due milioni in piazza, secondo gli organizzatori, anche se non si può parlare di paralisi totale come si era temuto nei giorni scorsi. Lo sciopero di 24 ore proclamato da Cub, Cobas e Sdl ha avuto percentuali di astensione dal lavoro a Roma del 45%, alla Cgt di Torino del 75%, a Bologna fra il 75% e il 77%, a Venezia dell'80% in centro e del 40% sull'extraurbano; a Treviso il 40%. Da città a città sono stati comunque garantiti i servizi essenziali e i mezzi hanno circolato in determinate fasce orarie. Nella Capitale, i mezzi pubblici di superficie hanno funzionato a singhiozzo e la metropolitana è rimasta aperta, i disagi maggiori per i cittadini si sono verificati soprattutto in mattinata durante i cortei partiti da piazza Repubblica a cui, secondo gli organizzatori, hanno partecipato 500mila persone. A complicare le difficoltà per gli utenti ci ha pensato la pioggia che è caduta intensa, soprattutto a Roma in mattinata, dove il traffico è stato molto intenso. A Milano, ingorghi e auto in coda in concomitanza con i tre cortei: 19 le linee deviate nelle zone tra largo Cairoli, piazza Missori, piazza Reale e via Ripamonti. L'adesione, per l'Atm, è stata bassa con circa il 65% dei mezzi pubblici in servizio. Disagi in centro città anche a Napoli, Palermo e Firenze. Una decina di voli aerei cancellati all'aeroporto di Fiumicino e 24 all'aeroporto Marconi di Bologna. L'astensione dei sindacati ha provocato qualche disagio anche ai trasporti marittimi. Nessun disagio alla circolazione ferroviaria, invece, per le Fs. Lo sciopero, terminato alle 17, non ha avuto "alcuna ripercussione sulla circolazione dei treni a media e lunga percorrenza, che hanno viaggiato tutti in modoregolare". Pochissime, per il gruppo Ferrovie dello Stato, le ripercussioni in ambito regionale, dove la circolazione di alcuni convogli ha subito qualche modifica". "Un risultato straordinario - per il coordinatore nazionale della Cub, Pierpaolo Leonardi - che dimostra che i lavoratori scelgono di non subire ma di essere protagonisti della propria lotta, e che la nostra piattaforma è largamente condivisa. Il governo deve trarre la conclusione che è necessario aprire la relazione con una consistente parte della società italiana che non delega più la propria rappresentanza a Cgil, Cisl e Uil". Una protesta riuscita anche per il coordinatore della Sdl, Fabrizio Tomaselli: "Da oggi Sdl, Cub e Cobas hanno più responsabilità ma anche più forza". Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, è stato molto forte l'effetto annuncio: "I treni sono stati quasi tutti regolari - ha osservato - ma si è creata l'idea che è tutto fermo. Con la nuova legge delega sapremo quanto treni partono e quanti no: non c'è proporzione tra l'annuncio e il danno prodotto". Trasporti/ Sciopero, Atm: a
Milano forti disagi in zone cortei Milano, 17 ott. (Apcom) - Disagi a Milano per lo sciopero generale convocato dai sindacati di base (Cub, Cobas e Sdl), che coinvolge anche i mezzi pubblici. Le difficoltà maggiori, informa Atm, si riscontrano nella circolazione nelle vie del centro interessate da tre manifestazioni: da largo Cairoli a piazza Missori, da largo Cairoli a piazza Reale e da piazza Missori a via Ripamonti. I cortei comportano deviazioni o limitazioni di percorso per 19 linee. Problemi limitati invece per chi si muove con i mezzi si superficie, che sono fermi dalle 8,45 si questa mattina e riprenderanno a circolare dalle 15 alle 18: alle 10.30 il 68% era in servizio. Le metropolitane, come previsto, si fermeranno dalle 18 in poi. Per informare i milanesi, Atm realizzerà due collegamenti straordinari in diretta audio/video dalla sala operativa di superficie con il telegiornale regionale della Rai: alle 14,00 e alle 19,30. Dal mattino è possibile avere informazioni in tempo reale con le radio di Milano e Provincia e con annunci sonori, messaggi sui display di paline e pensiline e video in metropolitana. 17 ottobre 2008 - Rainews 24 Scuola: la Gelmini risponde alle
critiche. Napolitano: "Non si può dire solo no" Giorgio Napolitano, intervistato da alcuni alunni nella
Tenuta presidenziale di Castelporziano, invita tutti a guardare senza preconcetti ai
progetti di riforma scolastica. "Non si possono dire soltanto dei 'no', ne' bisogna
farsi prendere dalla paura. Si puo' essere d'accordo su alcuni 17 ottobre 2008 - Italia Notizie Roma: la più grande manifestazione
del sindacalismo di base Roma, 17 ottobre 2008. Per lo sciopero generale indetto dai sindacati di base Cub, Cobas e Sdl, sono scese in piazza circa 500 mila persone, la più grande manifestazione mai organizzata dal sindacalismo di base. Provenienti da tutta Italia, le centinaia di lavoratori, precari, genitori, ma anche tantissimi ragazzi e bambini, si sono dati appuntamento in Piazza della Repubblica, dove la pioggia ha cominciato a cadere ai primi passi mossi dal corteo, alle dieci del mattino, per smettere giusto alla fine, quando il mare variopinto dei manifestanti ha raggiunto piazza San Giovanni, alle 13,30. Un raggio di sole ha salutato così la conclusione di questa straordinaria giornata di protesta, come una iniezione di fiducia per i partecipanti, che noncuranti della pioggia sono scesi in piazza per denunciare l'insostenibile situazione della scuola, del pubblico impiego, dell'università, del precariato, della sicurezza sul lavoro; erano presenti anche i movimenti per il diritto alla casa, un'altra gravissima emergenza sociale, ancora senza reali soluzioni nella Capitale. Nel settore scuola la percentuale di adesione è stata di circa il 60-70% nelle principali città. La Gelmini ha dichiarato che le ragioni della protesta non le comprende, ed è sempre più convinta che chi ha aderito allo sciopero non ha letto bene il decreto. 17 ottobre 2008 - La Stampa web Cobas in piazza, disagi nei
trasporti ROMA - Centinaia di migliaia in piazza a Roma (mezzo milione secondo gli organizzatori) per lo sciopero nazionale indetto dai Cobas e da Rdb, che riguarda soprattutto i settori della scuola, dei trasporti, della sanità. «Decreto Gelmini, meno tempo per in nostri bambini», «taglia e ritaglia, lalunno raglia» sono alcuni degli slogan esposti dal popolo della scuola pubblica, riuniti in piazza San Giovanni. Tra i lavoratori della sanità, un gruppo di operatori dellazienda sanitaria di Lodi hanno portato in corteo delle sacche che contengono finto sangue, «perchè - spiegano - ci manca che ci chiedono solo quello». Unaltra frangia dei Cobas della sanità ha esposto un cartello con disegnato uno dei Sette Nani con la faccia del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta che recita «noi abbiamo un sogno nel cuore: brunetta in miniera Sacconi in G...». Non sono mancati momenti di tensione: una parte del corteo dei Cobas, in prevalenza studenti delle scuole superiori romane, ha invece deviato il percorso prestabilito per dirigersi verso il ministero della pubblica istruzione. Alcuni di loro hanno lanciato fumogeni colorati mentre altri hanno fischiato e urlato contro il ministro Gelmini. Il non programmato corteo, che si è staccato dalla manifestazione dei Cobas, ha paralizzato il traffico sul Viale di Trastevere. Le forze dellordine hanno schierato alcuni blindati per proteggere lingresso del ministero. Comunque soddisfatto il leader dei Cobas Piero Bernocchi: «Oggi siamo scesi in piazza per protestare contro i tagli e la politica di questo governo. Si delinea un grande sciopero e un corteo enorme». Secondo il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero «lenorme, straordinario successo della manifestazione indetta questa mattina dal sindacalismo di base e extraconfederale cui ho partecipato per un lungo tratto dimostra, nonostante la pioggia battente, che i lavoratori, gli studenti e i docenti non solo non hanno alcuna intenzione di stare zitti ma vogliono continuare a sfidare un governo razzista e classista, che aiuta banchieri e speculatori e non fa nulla per le classi popolari». Ma la maggioranza, replica il senatore Giuseppe Valditara del Popolo della Libertà, segretario della commissione Istruzione al Senato e responsabile Università di An, «compatta continuerà sulla sua strada per migliorare la qualità della scuola e creare maggiori opportunità per tutti i nostri giovani». Disagi per la circolazione a Roma: Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che il dato sulladesione allo sciopero è del 33 per cento. Giornata nera anche per i veneziani a causa dello sciopero dei trasporti pubblici. Lunghe code non solo per salire su un taxi ma addirittura per accedere alle gondole, che in molti, turisti e non, utilizzano come mezzo pubblico per andare da una parte allaltra della città. LA RIFORMA CHE SPACCA LA POLITICA ROMA - Centinaia di migliaia in piazza a Roma (mezzo milione secondo gli organizzatori) per lo sciopero nazionale indetto dai Cobas e da Rdb, che riguarda soprattutto i settori della scuola, dei trasporti, della sanità. «Decreto Gelmini, meno tempo per in nostri bambini», «taglia e ritaglia, lalunno raglia» sono alcuni degli slogan esposti dal popolo della scuola pubblica. Soddisfatto il leader dei Cobas Piero Bernocchi: «Oggi siamo scesi in piazza per protestare contro i tagli e la politica di questo governo. Si delinea un grande sciopero e un corteo enorme». In mezzo milione, secondo gli organizzatori, riempiono piazza San Giovanni. Una parte del corteo dei Cobas, in prevalenza studenti delle scuole superiori romane, ha invece deviato il percorso prestabilito con lintenzione di dirigersi verso il ministero della pubblica istruzione. Migliaia di studenti hanno abbandonato il corteo principale in via Merulana transitando per via Labicana. Trambus Spa, che a Roma gestisce tutte le linee di tram e la maggior parte delle linee di bus, ha reso noto che, alle 10,30, il dato sulladesione allo sciopero è del 33 per cento. Intanto il ministro Gelmini sfida le contestazioni: «Nel pubblico impiego non si possono licenziare le persone. Chi parla degli 87 mila tagli dice una cosa non vera e soprattutto non precisa che oggi gli occupati nella scuola sono 1.300.000: se il governo non intervenisse, contenendo la spesa, da 1.300.000 si passerebbe a 1.400.000. Chi protesta, ci dica dove trovare i soldi per occupare altre 100 mila persone nella scuola. Purtroppo non è possibile». Il ministro attacca il centrosinistra, presunto regista della contestazione: «Le ragioni della protesta francamente non le comprendo, e sono sempre più convinta che in realtà molti di quelli che scendono in piazza non hanno letto il provvedimento» dice .«Si protesta nelle università e si fanno manifestazioni nelle scuole secondarie quando il provvedimento non li tocca minimamente, perchè riguarda prevalentemente la scuola elementare e media», sottolinea il ministro, per il quale la situazione è colpa della sinistra che «sta facendo disinformazione e dice bugie». La Gelmini, poi, torna sui provvedimenti. Le famiglie italiane che hanno figli alla scuola elementare, spiega, «non hanno nulla da temere» sullintroduzione del maestro unico: «in questo modo avremo la possibilità di potenziare il tempo pieno». Il ministro continua: «Sappiamo che oggi entrambi i genitori lavorano e non cè nessuna volontà di ridurre il tempo pieno», ha assicurato, spiegando che «crediamo che il bambino a 6-7 anni non ha bisogno di tre maestri per tre insegnamenti specifici, ma di uno solo che sia una guida ed un punto di riferimento, come è in tutta Europa». Sulla mozione della Lega che ha spaccato la politica insiste: «Non è un problema di razzismo, ma un problema didattico. La scuola oggi non riesce ad assolvere al meglio alla funzione di integrare gli alunni immigrati che non conoscono litaliano. Io sostengo che molti classi rallentano lapprendimento dei ragazzi stranieri perchè non ci sono corsi specifici di lingua italiana - sottolinea il ministro-. È giusto investire risorse perchè questi bambini possano conoscere la lingua italiana e integrarsi al meglio». 17 ottobre 2008 - Il Quotidiano.net VENERDI' DI SCIOPERI Roma, 17 ottobre 2008 - Sono circa trecentomila - secondo le stime degli organizzatori - i partecipanti al corteo che sta sfilando per le strade di Roma, in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati autonomi. Un successo secondo Marco Rizzo, eurodeputato del Pdci, che partecipa alla manifestazione. "L'adesione alla mobilitazione del sindacalismo di base - sostiene Rizzo in una nota - è stata altissima e la manifestazione di Roma enorme". "Un unico sciopero generale di queste proporzioni - prosegue l'esponente del Pdci - dovrebbe far riflettere la Cgil che invece di subire le pressioni del Pd farebbe meglio a scegliere la via dell'opposizione di classe al governo Berlusconi". Nel corteo anche un gruppo di vigili del fuoco. Trasportano una barella sulla quale hanno adagiato un manichino in divisa, alle cui spalle è stata posta una foto del ministro della Funzione Pubblica Brunetta, intento a succhiare il sangue. ''Siamo qui perché chiediamo la stabilizzazione dei precari e salari più dignitosi'', dice Giovanni Muccarino coordinatore nazionale dei vigili del fuoco della Rdb. I ministri Gelmini e Brunetta sono i bersagli dei cori dei manifestanti. Studenti universitari, delle scuole superiori e anche qualche piccolissimo alunno delle scuole elementari: tutti in corteo per dire no alla riforma Gelmini e alle iniziative del governo in tema di istruzione. ''Oggi termina la nostra occupazione - dicono gli studenti del liceo romano Mamiani - E' stata un'iniziativa simbolica, ma la nostra lotta continua: il futuro è nostro e ce lo vogliamo prendere''. Cori a tutta voce contro il ministro Gelmini: ''Guarda quanti siamo, la pioggia non ci spegne''. Proprio gli studenti hanno deviato dal percorso prestabilito, sfondando sul lungotevere il cordone dei carabinieri, e si sono diretti verso il ministero dell'Istruzione a viale Trastevere. I ragazzi degli istituti scolastici e universitari hanno deciso di lasciare il corteo dei sindacati di base, dopo che questo era arrivato a piazza San Giovanni. Nessuna bandiera di partito, precisano gli studenti, "ma solo la nostra voce" per dire no alle privatizzazioni di scuola e università, ai tagli ai fondi per la ricerca e alle riforme adottate dal governo. Molti i disagi creati al traffico della Capitale. 17 ottobre 2008 - Affari Italiani.it Sciopero / E' già autunno caldo Dopo i sit-in, le mobilitazioni locali, la manifestazioni spontanee, come i "no Gelmini day", le catene umane, le notti bianche, e lo sciopero indetto da Cobas, Cub e Sdl intercategoriale, il fronte che si oppone ai decreti Gelmini sull'istruzione raggiungerà l'apice della protesta: diversi scioperi metteranno in crisi il normale svolgimento delle lezioni in tutta Italia, sia a scuola che all'università. In particolare, sul fronte dell'università, continua il clima di mobilitazione negli atenei contro la riforma della Gelmini: a L'Aquila gli studenti si sono riuniti in un'assemblea promossa dall'Unione degli Universitari-L'Aquila nella Facoltà di Ingegneria. A Ferrara in una assemblea organizzata dalla Rete Universitaria Attiva-Unione degli Universitari Ferrara (Rua-Udu Ferrara), mentre a Lecce si è svolta assemblea generale studentesca promossa dall'UdU Lecce. A Roma, all'Università La Sapienza, c'è stata una assemblea con la partecipazione del rettore: poi gli studenti si sono riuniti in un corteo che è passato sotto il ministero dell'Economia fino alla stazione Termini, bloccando per alcuni minuti i binari. Alla mobilitazione degli autonomi, in programma per l'intera giornata di domani, seguirà quella dell'Unione degli studenti, che ha organizzato una tre giorni, dal 21 al 23 ottobre, di occupazioni e autogestioni degli istituti, che culmineranno in uno "sciopero creativo" per "tenere la Gelmini fuori dalle nostre scuole". Il 30 ottobre sarà la volta dei sindacati più rappresentativi - Confederali, Snals e Gilda - che dopo diversi anni si ritroveranno assieme per una contestazione che potrebbe cogliere molti consensi mettendo in seria crisi la maggior parte delle scuole e il loro servizio pubblico. A metà novembre, con ogni probabilità il 14 novembre, toccherà anche alle associazioni sindacali che difendono gli interessi del comparto universitario, le quali da ieri hanno avviato le procedure per lo sciopero. Senza dimenticare le tantissime proteste studentesche in atto negli atenei in questi giorni. Tra le motivazioni principali della contestazione di domani, che confluirà in una manifestazione nazionale a Roma con partenza alle 10 da piazza Repubblica, ci sono i sensibili tagli che subirà, a tutti i livelli, il settore della conoscenza e della formazione italiana. Nella lunga piattaforma presentata da Cub, Cobas e Sdl al governo non è però citata la legge 133 approvata ad agosto, contenente il piano di "razionalizzazione" scolastico e il blocco di turn-over negli atenei. Tra le rivendicazioni non c'è traccia nemmeno del piú recente dl 137, che ripristina il cosiddetto maestro unico riportando l'orario di base della scuola primaria a 24 ore, il quale dopo aver riscosso la fiducia alla Camera dal 21 ottobre verrà esaminato nell'aula del Senato per l'approvazione definitiva. Lo sciopero degli autonomi è stato infatti proclamato ben quattro mesi fa, addirittura il 20 giugno scorso, quando i decreti sull'istruzione e sull'università non erano stati ancora annunciati. Ed anche se le motivazioni che porteranno in piazza i diversi sindacati sono pressoché le stesse, ancora oggi l'unitarietà completa appare lontana: secondo Piero Bernocchi, leader dei Cobas, lo "sciopero del 30 è del tutto fuori tempo massimo e strumentale, finalizzato solo a disturbare il vero sciopero utile, quello nostro din domani". "Una marea di lavoratori e lavoratrici - continua Bernocchi - si apprestano a raggiungere Roma, con centinaia di bus, treni e mezzi privati per fermare l'opera demolitrice della "strana coppia" Tremonti-Gelmini: diremo no ai terrificanti tagli, per rifiutare la riesumazione della "maestra unica" novecentesca e l'espulsione in massa dei precari". Dopo la scuola, gli Statali. Le segreterie nazionali Fp Cgil, Fps Cisl, Uil Pa e Uil Fpl hanno proclamato lo sciopero dei comparti pubblici e delle rispettive aree della dirigenza secondo il seguente calendario: 3 novembre 2008 Regioni del Centro: Toscana, Umbria, Marche e Lazio; 7 novembre 2008 Regioni del Nord: Valle D'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Liguria ed Emilia Romagna; 14 novembre 2008 Regioni del Sud e Isole: Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Lo sciopero è indetto per l'intera giornata o per turno di lavoro, secondo le modalità previste dalla normativa vigente che saranno comunicate formalmente alle autorità competenti entro lunedì prossimo. Lo sciopero, dunque, si svolgerà in contemporanea nelle diverse regioni secondo il raggruppamento indicato. Le rispettive strutture regionali individueranno le forme di svolgimento delle manifestazioni e concorderanno l'eventuale presenza delle segreterie nazionali. 17 ottobre 2008 - Repubblica.it Diretta - CRONACA Nella capitale affollatissima manifestazione contro la riforma dell'istruzione. I Cobas: "Siamo 500mila". Oltre diecimila studenti sono usciti dal corteo principale per andare sotto al ministero dell'Istruzione. Manifestazioni anche a Milano e in altre città. Scioperi nei trasporti, specie locali, proclamato dai sindacati autonomi e braccia incrociate anche nella scuola, nella sanità e nella pubblica amministrazione. Il ministro dell'Istruzione: "Dalla sinistra solo allarmismo e disinformazione". Continuano le mobilitazioni negli atenei italiani. 16:12 Cub, allo sciopero hanno aderito milioni di persone 17 ottobre 2008 - Corriere.it Nella capitale manifestazione anche
contro la politica economica dell'esecutivo ROMA - «Siamo più di 500 mila». Esultano gli organizzatori del corteo di Roma contro la politica economica del governo e la riforma della scuola. Una partecipazione «senza precedenti», ha sottolineato il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi. Numeri a parte - che saranno destinati al consueto balletto di cifre - la partecipazione appare comunque massiccia. Lo spezzone 'dedicato' alla scuola era il più colorato, chiassoso e allegro. Dietro lo striscione 'No alla distruzione della scuola' firmato dal Popolo della scuola pubblica, c'erano bambini, genitori, insegnanti con fischietti, magliette colorate che scandivano: «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Gli altoparlanti, oltre a spiegare le motivazioni della protesta, lanciavano slogan contro il ministro dell'Istruzione. In particolare, i manifestanti protestavano contro l'aumento del numero degli alunni per classe: «Se 20 alunni vi sembran pochi, provate voi ad insegnare. Così vedrete la differenza tra insegnare e comandare». E ancora: «Per la Stellina la scuola va in rovina, la classe traballa e nessuno resta a galla»... 17 ottobre 2008 - Il Manifesto BELPAESE Il caso può molto. In politica, spesso, decide più
delle strategie. Qualche volta il caso viene addirittura in soccorso dei «buoni», degli
sfigati, dei lavoratori. Può perciò accadere che uno sciopero generale proclamato in
maggio dalle tre organizzazioni principali del sindacalismo di base - visto allora come
una scommessa audace e molto problematica - arrivi a cadere, in ottobre, nel ben mezzo di
un nascente movimento del «mondo della scuola»; nonché di un'effervescenza di molte
vertenze, agitazioni, scioperi. 17 ottobre 2008 - Liberazione Manifestazione a Roma, attese
100mila persone. Il Prc: «Noi ci saremo» L'autunno caldo dei lavoratori italiani comincia oggi. A
chiamarli alla lotta sono i sindacati di base Cobas, Cub e SdL Intercategoriale, con uno
sciopero generale e una grande manifestazione nazionale a Roma, città nella quale sono
attese centomila persone per dare vita a un corteo che sfilerà da piazza della Repubblica
a San Giovanni, con partenza alle ore 10. Bersagli della protesta, le politiche
antipopolari del governo e l'attacco al contratto nazionale di lavoro sferrato dalla
Confindustria con l'accordo per ora sottoscritto da Cisl, Uil e Ugl. Oggi una delegazione andrà a
palazzo Chigi Roma, vertenza casa Roma - Nessuna esecuzione forzosa. Né per gli sfratti
né per gli sgomberi. Almeno finché non si avranno soluzioni alternative per le persone
in emergenza abitativa. Questa la promessa, che riguarderà tanto gli occupanti senza
titolo che le persone sotto sfratto per morosità, del prefetto di Roma Carlo Mosca ai
movimenti di lotta per la casa alla fine dell'incontro di ieri mattina a Palazzo
Valentini. Il problema sociale derivante dall'emergenza casa non si trasformerà, quindi,
in un problema di ordine pubblico. Il Prefetto si è inoltre impegnato a convocare un
tavolo interistituzionale con Comune e Regione: «Riteniamo utile un incontro tra gli
attori in scena e crediamo che la Prefettura sia il teatro dove affrontare tutte le
necessità, dalla questione sfratti alla dismissione del patrimonio Enasarco» spiegano i
rappresentanti della rete romana all'uscita dall'incontro, fra i quali il consigliere
comunale Andrea Alzetta. I movimenti però continuano a occupare: ieri è stato il turno
del coordinamento cittadino di lotta per la casa e del comitato obiettivo casa all'ex
cinema Volturno «che per i prossimi giorni di mobilitazione generale diventerà la sede
di quello che abbiamo chiamato assessorato popolare contro la crisi abitativa». Una volta
lo stabile era del comune. Poi è stato venduto per diventare una Sala Bingo ma dal
novembre 2001, giorno della dichiarazione di inizio attività per i lavori di
ristrutturazione, è abbandonato. Al suo interno calcinacci, assi divelte, fili elettrici
scoperti e un intero condominio che da anni protesta contro lo stato di degrado della
struttura e che oggi si unirà in assemblea con i movimenti che lo hanno «finalmente»
occupato. 17 ottobre 2008 - La Nuova Venezia A rischio vaporetti, bus e treni
ventiquattrore di paralisi Venezia - Disagi nel trasporto pubblico si profilano per
tutta la giornata di oggi a causa dello sciopero di 24 ore indetto dai sindacati di base e
partito allo scoccare della mezzanotte. Non solo Actv con i servizi lagunari e
automobilistici, ma anche Vela per quanto riguarda biglietterie e call-centre di Hello
Venezia. Comunque, saranno garantite le fasce protette per i pendolari dalle 6 alle 9 e
dalle 16.30 alle 19.30. Stando alle previsioni di Actv le linee 1, 3, T, diretto Murano,
51-52 e 61-62 saranno sospese per tutta la giornata, mentre la linea N riprenderà
regolarmente poco prima della mezzanotte di oggi. Regolari il notturno Murano e le linee 5
e 20. 17 ottobre 2008 - Il Gazzettino Oggi manifestazione nazionale,
aderiscono i vicentini di Rdb Cub e i lavoratori di alcune fabbriche private isctitti al
sindacato autonomo Vicenza - Il primo sciopero generale e nazionale dell'anno parte dal sindacato di base RdB Cub e culminerà oggi in una manifestazione a piazza San Giovanni a Roma. Anche a Vicenza incroceranno le braccia i lavoratori del pubblico impiego e di alcune fabbriche private iscritti al sindacato autonomo. «Prevedo una grande adesione soprattutto per quanto riguarda i dipendenti delle scuole, dagli asili fino alle superiori ha sottolineato ieri il coordinatore provinciale dei sindacato Germano Reniero tanto che abbiamo dovuto dire di no a molti per il viaggio a Roma» Da Vicenza partiranno 2 pullman di manifestanti; lavoratori pubblici e privati «che andranno a Roma dove è prevista una grande manifestazione in difesa delle condizioni di vita e salariali dei lavoratori. contro un governo che regala l'alitalia e i bot alle banche e impoverisce i cittadini», aggiunge Reniero, sottolineando che «Ad oggi è l'unico sciopero generale, stiamo passando daun atteggiamento passivo e rassegnato ad uno riscatto». Accanto a questa protesta nazionale Rdb Cub ha poi già annunciato due battaglie tutte vicentine, previste per il prossimo lunedì, «Avremo un incontro di conciliazione dal Prefetto di Vicenza per le questioni IPAB spiega Reniero - inoltre abbiamo dichiarato lo stato di agitazione sindacale in Ulss 6 vicenza contro l'appalto del servizio sterilizzazione.: vogliamo impedire che una ditta privata facci business sui servizi sanitari». 17 ottobre 2008 - Corriere del Veneto Oggi l'agitazione di Rdb Cub VENEZIA Oggi giornata di disagi per chi viaggia: a
partire da questa mattina per le prossime ventiquattro ore i lavoratori del settore
trasporti incroceranno le braccia per lo sciopero generale dei trasporti indetto dal
sindacato Rdb Cub. 17 ottobre 2008 - Il Piccolo LE RDB: CI SCUSIAMO CON I CITTADINI
MA NON CERANO ALTERNATIVE Trieste - «Sarà lo sciopero generale caratterizzato
dalla maggior adesione di tutta la storia del sindacalismo antagonista italiano». Questa
la certezza dei sindacati autonomi che, per la giornata odierna, hanno indetto 24 ore di
mobilitazione in tutta la penisola. Anche Trieste e gli altri capoluoghi del Friuli
Venezia Giulia saranno interessati dallagitazione e particolari disagi si
preannunciano soprattutto nei settore dei trasporti e degli uffici pubblici ma anche nella
scuola. 17 ottobre 2008 - Il Resto del Carlino CAOS GELMINI Ecco perchè aderisco alla protesta Ferrara - Gentile direttore vorrei spiegare perchè uninsegnante di scuola primaria , iscritta Cgil, aderisce allo sciopero indetto oggi dai Cobas, dai Cub e Sdl inercategoriale. Perchè forse venerdì 17 il decreto Gelmini non sarà ancora legge come invece potrebbe già esserlo il 30 ottobre, giorno previsto per lo sciopero dei sindacati confederali. La mia impressione è che all'interno della scuola dellobbligo non sia sia ancora pienamente compresa la svolta autoritaria che la conversione del decreto in legge comporterà, al di là del dato di fatto del taglio di posti. Che la categoria degli insegnanti non goda della massima stima della società è arcinoto, si salvano forse un pò le maestre e dato che il 98% delle addette è di sesso femminile! Ma la responsabilità ricade indubbiamente su un sindacato, mi riferisco ai confederali, che in questi ultimi dieci anni, di fronte al succedersi di riforme o proposte di riforme, non ha mai osato fare fronte comune per porre alcune condizioni non negoziabili. Questo perchè ogni volta uno dei tre sindacati si trova a fare i conti col fuoco amico, che sappiamo, non risparmia vittime sul campo! Faccio linsegnante da 12 anni e ogni anno ho dovuto modificare formule di comportamento senza che nella sostanza sia mutato alcunchè nella didattica. anzi se qualcosa è mutato posso - a ragione - imputarlo al fatto che le insegnanti hanno fatto di necessità virtù e in proprio si sono attrezzate a far fronte ad un enorme ingresso di stranieri non alfabetizzati allitaliano, a situazioni sociali e familiari sempre più conflittuali, a mutamenti tecnologici vertiginosi, il tutto a fronte di una diminuzione continua e costante di risorse. Mentre i governi si preoccupano di trovare fondi pubblici (soldi nostri) per salvare le banche artefici di speculazioni finanziare oltre ogni dire, alla categoria, ma soprattutto alla società, viene chiesto di rinunciare al suo patrimonio più importante per il futuro: la formazione delle nuove generazioni. A fronte di un progresso tecnologico che ha portato in dieci anni a saturare il mercato dei cellulari, le scuole dell'obbligo navigano a vista accontentandosi di computer di scarto, senza soldi per pagarsi sussidi didattici banali come un impianto hi-fi per classe, a volte senza fotocopiatore per non parlare dei laboratori o degli atelier. Fare didattica in futura perfetta solitudine allinterno della propria aula chiusa alle altre agenzie educative territoriali, per mancanza di soldi e di personale ( il rapporto per le uscite è di 1/15 mentre le classi sono in media di 20 allievi) è l'intento perseguito da una politica che mira a tenere le masse in un livello educativo funzionale agli interessi del capitale. Si vogliono programmare generazioni di consumatori e utenti docili, possibilmente sapientemente divisi per etnie in quanto più facilmente controllabili. Questo è il futuro che ci prospetta la signora Gelmini, vittima ella stessa di un sistema che prevede carriere precostituite a chi si adegua alla legge del più forte. Per questo invito colleghe e colleghi, genitori e cittadini a far sentire la propria voce e ad opporsi a questa strategia, a partire dalladesione allo sciopero del 17. A questo dovrà tuttavia seguire una resistenza passiva e nonviolenta che preveda la non applicazione delle misure previste dal decreto, così come coraggiosamente ha già fatto la direttrice della scuola Iqbal Masih di Roma, aprendo le porte della sua scuola al confronto tra genitori e insegnanti e dimostrando che unaltra scuola è possibile! Marzia Marchi (scuola G.Matteotti Ferrara) 17 ottobre 2008 - Provincia di Varese MALPENSA. Alle questioni generali, Slai Cobas aeroportuali e Cub trasporti... MALPENSA (al.pe.) Alle questioni generali, Slai Cobas aeroportuali e Cub trasporti aggiungono le rivendicazioni nei confronti di Sea, «contro la decurtazione delle ferie e la cattiva gestione della cassa integrazione». Così venerdì non sarà soltanto sciopero generale, ma gli aderenti a Slai e Cub incroceranno le braccia anche a Malpensa dalla mezzanotte di oggi alle 23.59 di domani. Dalle 10 è previsto anche un presidio al parcheggio dipendenti del terminal 1. 17 ottobre 2008 - Il Messaggero Roma. Si avvicina la chiusura definitiva del San Giacomo... Roma - Si avvicina la chiusura definitiva del San Giacomo ma le proteste non si placano. Ora nellocchio del ciclone cè la nuova postazione per il 118: «Non rispetta le più elementari norme igieniche - denunciano gli operatori - siamo nel caos sanitario». E le postazione delle ambulanze saranno vicino alla nuova sede, in via della Guglia 64, di fronte al Parlamento: «Parliamo di un vicolo di 2 metri di larghezza - denuncia Stefano Zecchetti, RdB sanità - lo spazio interno sembra insufficiente per larchivio, la riserva dei farmaci e gli arredi necessari alla permanenza degli operatori. Cè un unico bagno a disposizione sia per gli uomini che per le donne, di ridotte dimensioni e senza doccia. La pavimentazione antica, inoltre, è protetta dalle Belle Arti ed è quindi stata rivestita da moquette in barba alle più elementari norme igienico sanitarie». (G.Par.) 17 ottobre 2008 - L'Espresso CONTENZIOSO D'ORO Centonovantuno milioni di euro di danno erariale. Tutti a carico dei vertici dell'Istat, l'Istituto nazionale di statistica, colpevoli di non avere applicato le sanzioni previste per coloro che non hanno risposto ai questionari inviati per le ricerche dell'istituto tra il 2002 e il 2007. È questa la richiesta che il vice procuratore generale della Corte dei conti Salvatore Sfrecola ha depositato alla sezione giurisdizionale del Lazio. Un conto salatissimo presentato ai dirigenti dell'Istat, una montagna di milioni da risarcire in base al tipo e alla durata dell'incarico svolto nel periodo 'incriminato'. Al presidente Luigi Biggeri si chiedono 95,7 milioni di euro, mentre i direttori generali sono chiamati in causa uno per 30,6 milioni (Olimpio Cianfarani), l'altro per 7,6 (Giuseppe Perrone ). Variabili le cifre attribuite ai tre direttori di dipartimento (dai 2 ai 22 milioni) e agli 11 direttori centrali (da 478 mila euro a 3,4 milioni). A mettere in moto i giudici della Corte dei conti è stato un esposto presentato nel maggio 2007 da Rocco Tritto, segretario del Sindacato nazionale lavoratori della ricerca (Usi Rdb) che segnalava il danno economico per la mancata applicazione delle sanzioni, oltre agli effetti negativi sull'affidabilità delle statistiche dei dati non inviati (circa 350 mila l'anno). Lo scorso dicembre Sfrecola ha notificato all'Istat e ai suoi dirigenti un invito a fornire spiegazioni, ma le risposte non hanno convinto il magistrato. Sull'inevitabilità dell'erogazione delle multe per Sfrecola non ci sono dubbi. E l'Istat non ha espletato il dovere nonostante una legge del 1989 obblighi tutti a fornire dati e notizie che vengano richiesti pena una sanzione pecuniaria che va da un minimo di circa 200 euro per i privati a un massimo di oltre 5 mila per società e enti pubblici. Tutto chiaro, ma perché l'Istat non ha applicato la normativa? Anzitutto per la procedura prevista che, secondo Biggeri, sarebbe "difficilmente utilizzabile". E poi perché queste multe sarebbero dannose e inutili: dannose, perché peggiorerebbero la qualità delle informazioni incidendo sul rapporto di fiducia tra l'istituto e i 'rispondenti'; inutili, perché i costi del personale da impiegare e quelli dei solleciti da spedire ammonterebbero a 11 milioni di euro, una cifra che, secondo il presidente, supererebbe "gli introiti ricavabili, come dimostra l'esperienza di altri paesi". Un'argomentazione respinta da Sfrecola secondo il quale negli altri paesi le sanzioni sono modeste perché è basso il tasso di elusione dell'obbligo di rispondere a causa dell'autorevolezza dello Stato e per l'applicazione puntuale delle sanzioni. Cosa che in Italia non avviene provocando, oltre il danno erariale, anche una débâcle che ha spinto Eurostat, l'ufficio statistico della Commissione europea, a dichiarare "affidabili i dati Istat solamente dopo più aggiustamenti". Colpevole dunque Biggeri che non ha applicato le sanzioni. Colpevoli i direttori generali per avere omesso di fornire direttive e controllare l'attività degli uffici. E colpevoli pure i direttori di dipartimento e i direttori centrali. Unica speranza per i 18 dirigenti è l'applicazione della norma del decreto 'mille proroghe' convertito in legge il febbraio scorso che dichiara sanzionabili solo le mancate risposte in cui c'è il 'formale rifiuto' dell'interessato. Secondo Sfrecola si tratta di un "colpo di spugna" sul diritto erariale a riscuotere la sanzione: rifiuti così netti nessuno li esprime, sarebbero delle autodenunce. Ma soprattutto la legge è incostituzionale perché varata con un decreto anche se non ce n'era l'urgenza e perché è piovuta sull'indagine quando questa era prossima alla conclusione: una lesione delle prerogative della Corte dei conti davanti alla quale il collegio giudicante (l'udienza è prevista per l'ottobre 2009) dovrà per forza portare la questione di fronte alla Corte costituzionale. 17 ottobre 2008 - CronacaQui Timori per il futuro della Cebi di
Rivoli, della Cnh di San Mauro, SAN MAURO TORINESE - Non si ferma la crisi delle aziende in provincia. Soltanto nella giornata di ieri sono esplosi altri due casi, che coinvolgono quasi 150 lavoratori il cui posto è a rischio, mentre per molti altri il dramma continua. Leinì. Legatorie Riuniteappesa a un filo Giornata di sciopero ieri alla Legatorie Riunite di via Volpiano a Leinì che conta una settantina di dipendenti, di cui moltissimi non percepiscono lo stipendio da quattro mesi e una parte di essi, già in cassa integrazione, è stata costretta nellultimo anno a tirare avanti con 200 euro al mese. Una situazione drammatica, così come sarebbero i conti dellazienda, in debito con lUniriscossioni di almeno otto milioni di euro. Per il recupero delle mensilità mai versate e per il rientro dei dipendenti negli ammortizzatori sociali, quella del fallimento sembra lunica strada praticabile ma la proprietà dellazienda, fino a questo momento, si è rifiutata di portare i libri contabili in tribunale. «Già da diverso tempo lazienda ha registrato problemi di liquidità - sottolineano Toni Corona della Cgil, Antonio Torchitti della Cisl e Innocenzo Francabandiera della Uil -. Il nostro obiettivo, adesso, è tutelare questi dipendenti a fronte del sospetto che la proprietà stia togliendo risorse da questa azienda per dirottarle altrove, ovvero in una cooperativa appena fondata la cui presidente risulta una familiare dellattuale proprietario. Verificheremo anche la possibilità di azioni legali». Nei giorni scorsi, intanto, dallo stabilimento sono già stati portati via dei macchinari: una "coincidenza" che avvalora il sospetto che la nuova cooperativa stia lavorando sulle vecchie commesse dellazienda. Rivoli. Cebi cede le lavorazioni Anche alla Cebi di via Simioli a Cascine Vica, azienda che produce componentistica per elettrodomestici ma che ultimamente si è aperta anche allautomotive, la situazione è a dir poco critica. «Nellarco di pochi anni si è passati da 220 a 45 operai (i dipendenti sono circa 70 contando anche gli impiegati, ndr) - tuona Giovanni Zungrone, segretario provinciale della Flmu-Cub -. E molte lavorazioni sono state date a una cooperativa che lavora con un sistema a dir poco cinese. Fino a poco tempo fa si era parlato di un investimento da due milioni per un riscaldatore per abitacolo. Ora, invece, non solo questo non cè, ma sono state cedute le lavorazioni esistenti alla Sc2, una ditta di Collegno, presso cui si trasferiscono otto dipendenti». Una scelta che puzza molto agli altri lavoratori dellazienda, che fa capo alla famiglia Bianco, la stessa del gruppo Bitron. Gli operai di fronte ai cancelli ieri mattina non hanno dubbi: «La colpa è della dirigenza, che ha mandato via persone capaci sostituendola con altre non allaltezza - dicono, tra gli altri, Pasqualina Sanna e Daniele Cabras -. Infatti mai come ora si fa tanto scarto, buttando via pezzi pressoché finiti». San Mauro. Continua la cassa alla Cnh Dopo lincontro tra la direzione della Cnh e le organizzazioni sindacali sulla situazione dello stabilimento di San Mauro, dove attualmente è in corso la cassa integrazione per 682 lavoratori, è stato confermato che alla fine di questo ciclo di cassa integrazione, che terminerà l8 novembre, ci saranno un paio di settimane di ripresa produttiva e poi altra cassa fino a fine anno. Inoltre, le previsioni per il 2009 sono pessimistiche. Federico Bellono, della Fiom-Cgil, dichiara: «Il rinnovo del contratto integrativo aziendale dovrà riconoscere il contributo che i lavoratori della Cnh hanno dato per il buon risultato del gruppo Fiat in questi anni». ATTENZIONE: Gli orari dello Sciopero che
riguardano il TRASPORTO AEREO riportati dalla stampa, a seguito di un primo comunicato,
non sono complete. 16 ottobre 2008 - Left I tagli non guardano in faccia a
nessuno Federica, 30 anni di cui cinque da precaria nella scuola pubblica, mentre parla accartoccia lennesimo foglio della supplenza giornaliera. «Fino allanno scorso insegnavo alla scuola elementare Iqbal Masih, a Roma, nel VI municipio, uno di quelli con la più alta percentuale di immigrati regolari, che mandano i figli a scuola. Seguivamo programmi allavanguardia e i nostri bambini erano felici e perfettamente integrati», racconta Federica. «Da questanno, invece, a causa dei tagli del decreto Gelmini, mi mandano ogni giorno in un plesso diverso. Quando chiamo i bambini non posso mai farlo con i loro nomi, non faccio in tempo a memorizzarli». Federica cerca una via di fuga: ha fatto domanda di supplenza allestero. Ma in attesa, insieme ad altre sue colleghe, sarà in piazza il 17 ottobre, per lo sciopero dei sindacati di base. «Limportante ora è farsi sentire», aggiunge Mario, che il 13 ottobre ha protestato nel suo ufficio giudiziario a Napoli insieme a centinaia di colleghi in tutta Italia e sciopererà di nuovo insieme a loro il 17. «Noi dipendenti della giustizia siamo stati "ridotti" di oltre 3.200 persone e lavoriamo sommersi dalle carte che non riusciamo mai a smaltire». Ci sarà lItalia del pubblico impiego, in piazza, il 17 ottobre, alla manifestazione indetta dal sindacalismo di base (Cub, Cobas e Sdl), insieme ai lavoratori del settore privato. Adesso che anche lultima roccaforte del "posto fisso" è crollata sotto gli attacchi del Ministro Brunetta - che con il suo decreto "ammazzaprecari" annulla di fatto ogni stabilizzazione programmata, impedendo a chi ha più di 3 anni di contratti a termine nellultimo quinquennio di vederseli rinnovati - ai 300mila "fannulloni" precari che mandano avanti scuole, uffici pubblici, ministeri, ospedali, università non resta che affidarsi a san Precario e scendere in strada con fischietti, manifesti e striscioni. «Questanno laumento in busta paga per i lavoratori pubblici è stato di 8 euro, mentre per il 2009 ci daranno 65 euro lordi in più in busta paga, secondo il piano triennale della Finanziaria. Senza tener conto dellinflazione reale», spiega Daniela Mencarelli, dellRdb pubblico impiego. «Quello che vogliamo - dicono i tre rappresentanti di Cub, Cobas e Sdl, Pierpaolo Leonardi, Piero Bernocchi e Fabrizio Tomaselli - è la revisione al rialzo delle dotazioni organiche necessarie allerogazione dei servizi pubblici, lo sblocco della copertura del turnover e un investimento in termini economici sul servizio pubblico». Il ripristino del welfare pubblico, insomma. Non è limpossibile, ma lopposto esatto della direzione che sta prendendo il governo. La rovina dei lavoratori pubblici italiani è contenuta tutta nei numeri del governo. Lex decreto legge 112 (ora convertito in legge, la 133), infatti, taglia i fondi per la contrattazione di secondo livello, colpendo gli incentivi dedicati ai lavoratori degli enti previdenziali (Inps, Inpdap ecc). «Dallanno prossimo - spiega Michele, un amministrativo dellInps - i nostri stipendi saranno ridotti di 5-600 euro al mese, grazie a questa trovata di Brunetta». I tagli del governo non guardano in faccia a nessuno: neppure gli invalidi civili. La legge 104 del 1992, che permette ai dipendenti appartenenti alle categorie protette di godere di tre giorni di permesso al mese in presenza di gravi motivi di salute, non è stata risparmiata dallefficente ministro tagliatutto: durante le tre giornate si percepirà solo il cosiddetto "tabellario" stabilito, senza il salario accessorio, con un perdita mensile altissima per delle famiglie già gravate dalla carenza dellassistenza pubblica. «Mia figlia fa lusciera in un ente pubblico e da quando è piccola soffre di un ritardo mentale e fisico che lha portata a subire già diverse operazioni. Questo part time è stato una manna dal cielo perché, oltre allo stipendio, le ha dato la possibilità di integrarsi in un ambiente lavorativo. I tre giorni di permesso servivano per le cure, le visite continue a cui deve sottoporsi e per tutto quello che ruota intorno a una persona che sta male e non può avere gli stessi tempi di reazione di una che sta bene. Se ci toccano la 104 come facciamo? Già ci hanno tolto lassistenza domiciliare, perché la cooperativa che gestiva questo servizio non ha più i fondi per pagare i lavoratori. Sì, scioperemo, ma non potremo andare in piazza. Per un invalido non è facile camminare tutto quel tempo. Brunetta lo immagina, quando ci toglie tutti quei soldi, che se sciopera mia figlia anche io devo rimanere a casa con lei e perdere la giornata? Sono una fannullona per questo?». In piazza ci saranno anche i lavoratori delle cooperative sociali, che formano lossatura dei servizi di assistenza gestiti dai Comuni, vittime dei ritardi nei pagamenti dei Comuni. A Subiaco la Anffas onlus, specializzata nellassistenza ai disabili, non è stata più in grado di pagare i dipendenti e i fornitori, ed è indebitata per 60mila euro. A Roma, circa 500 lavoratori del consorzio Ri.Rei (creato nel 2006 dalla Regione Lazio e vincitore senza gara dappalto dei servizi di assistenza), che assistono oltre mille disabili nella Capitale e in provincia, il 10 ottobre hanno occupato gli edifici dei centri di assistenza, perché da mesi non ricevono lo stipendio. Anche loro sciopereranno il 17. Le voci di lavoratori che hanno perso il proprio futuro, contro larroganza di chi il loro futuro lo ha già deciso. E lo colpisce usando i tagli come raffiche di mitra. 16 ottobre 2008 - Agi SCIOPERI: DOMANI STOP TRAM E BUS, SCUOLA E SANITA' IN PIAZZA(AGI) - Roma, 16 ott - Venerdi' di passione, domani, per chi viaggia e chi si muove in citta': aerei, navi, treni e trasporto locale sono coinvolti nello sciopero generale proclamato dai sindacati autonomi. Non solo: braccia incrociate anche nella scuola, nella sanita' e nella pubblica amministrazione. A Roma e' in programma una manifestazione di protesta, indetta da Cub, Cobas e Sdl, alla quale e' prevista la partecipazione di 100.000 persone. - TRASPORTI. Lo sciopero avra' forti ripercussioni per i trasporti pubblici mentre non dovrebbe avere un impatto rilevante sulla circolazione dei treni e degli aerei. La protesta proclamata da Cub, Cobas e SdL, secondo le Ferrovie dello Stato, non avra' alcun effetto sui treni a media e lunga percorrenza mentre per i treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilita' pendolare non saranno interessati dallo sciopero. Sul versante aereo la crisi dell'Alitalia come anche la composizione della rappresentanza sindacale, sembrano mettere il settore al riparo dalla protesta. Diversa la situazione per il trasporto pubblico locale dove i sindacati autonomi raccolgono forti consensi. Secondo fonti sindacali, la situazione sara' particolarmente pesante a Roma dove, oltre al blocco di treni ed autobus, si terra' la manifestazione nazionale dove si attendono centomila persone che, dalle 10, sfileranno in corteo da piazza della Repubblica a San Giovanni. - PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Aderisce alla protesta anche la pubblica amministrazione. Gli uffici di Ministeri, Enti locali, Parastato e Agenzie fiscali resteranno chiusi per l'intera giornata. - SCUOLA. Venerdi' nero per la Scuola: insegnanti, studenti e altri lavoratori del settore si asterranno dal lavoro per 24 ore e molti scenderanno in piazza per la manifestazione in programma nella Capitale. - SANITA'. Sciopero anche nel settore medico. Si asterranno dal lavoro medici, infermieri, personale amministrativo delle Asl e strutture sanitarie private, a partire dall'inizio del primo turno di domani fino a chiusura dell'ultimo turno previsto in giornata. Saranno comunque garantiti i servizi minimi essenziali e le emergenze. 16 ottobre 2008 - Dire TRASPORTI. DOMANI SCIOPERO DALLE
8.30 ALLE 16.30 (DIRE) Roma, 16 ott. - Domani, nell'ambito dello sciopero generale dei dipendenti pubblici e privati indetto dai sindacati Cub, confederazione Cobas e Sdl intercategoriale, a Roma e' in programma una protesta di 8 ore nel settore del trasporto pubblico. Saranno coinvolte le aziende Atac, Trambus, Tevere Tpl e Metropolitana di Roma. Dalle 8.30 alle 16.30 saranno possibili disagi per il servizio di bus, tram, filobus, metropolitane A e B e ferrovie regionali Roma-Lido di Ostia, Laziali-Giardinetti e Roma-Civitacastellana-Viterbo. Il servizio di trasporto pubblico, quindi, sara' garantito fino alle 8.29 e dopo le 16.30, quando bus, tram e treni coinvolti nello sciopero lasceranno i depositi e le rimesse di appartenenza per tornare in servizio. Per quel che riguarda le attivita' gestite da Atac, ossia call center (06/57003), sportello al pubblico (via Ostiense 131/L), Box InfoTermini e bus turistici, durante la giornata saranno possibili disagi. Operai e impiegati che aderiranno alla protesta, si asterranno dal lavoro per l'intero turno. Addetti alla verifica dei titoli di viaggio, addetti ai parcheggi, ausiliari del traffico e lavoratori delle biglietterie, se aderiranno allo sciopero, si asterranno dal lavoro dalle 8.30 alle 16.30. Sono, invece, esclusi dell'agitazione i portieri, i guardiani, gli addetti ai centralini telefonici ed ai servizi di sicurezza compresi quelli della metropolitana, gli ingegneri centrali, i capitecnici principali. Dalle 8.30 alle 16.30, la protesta interessera' anche la societa' Cotral, che gestisce il trasporto pubblico extraurbano della Regione. Trenitalia invece ha fatto sapere che non ci sara' alcuna ripercussione sulla circolazione dei treni a media e lunga percorrenza per lo sciopero, che nel settore ferroviario iniziera' alle 9 per concludersi alle 17. Anche i convogli locali delle fasce orarie a maggiore mobilita' pendolare, non saranno interessati dalla protesta. 16 ottobre 2008 - Adnkronos TORINO: DOMANI SOSPESE ZTL AMBIENTALE E ORDINARIA PER SCIOPERO TRASPORTO LOCALE Torino, 16 ott. - (Adnkronos) - La Ztl Ambientale e la Ztl Ordinaria saranno sospese domani a Torino per tutto l'arco della giornata. Lo ha deciso il Comune in seguito alla proclamazione dello sciopero nazionale di 24 ore dei lavoratori dei trasporti pubblici aderenti a Cub-Rdb. Nel caso in cui lo sciopero dovesse essere revocato, il provvedimento perderà la sua efficacia e le Zone a traffico limitato saranno ripristinate. Permangono, invece, i divieti di circolazione nelle vie e corsie riservate ai mezzi pubblici e le limitazioni alle auto Euro 0 (benzina e diesel) ed Euro1 (diesel) su tutto il territorio cittadino. 16 ottobre 2008 - Ansa SCIOPERO: DOMANI POSSIBILI RITARDI NELLA RACCOLTA RIFIUTI (ANSA) - MILANO, 16 OTT - A causa dello sciopero nazionale indetto per domani, venerdì 17 ottobre 2008, dalla Flaica-Cub, Amsa comunica che potrebbero verificarsi possibili ritardi nei servizi di raccolta rifiuti. Per informazioni numero verde Amsa 800.33.22.99, operativo tutti i giorni, 24 ore su 24. 16 ottobre 2008 - L'Unità Domani sciopero generale dei sindacati di base Lo sciopero generale nazionale di 24 ore indetto da Cub,
Cobas e Sdl per domani, 17 ottobre, riguarderà tutte le categorie dei lavoratori pubblici
e privati. Queste le modalità. 16 ottobre 2008 - Nuova Sardegna, Ferrara, Venezia/Piccolo/Gazzetta Reggio, Modena/Trentino/Alto Adige/Tribuna Treviso/Tirreno/Libertà E domani si fermano i lavoratori di
trasporti locali, navi, treni e aerei, ROMA - Lannuncio di un provvedimento governativo
per regolamentare il diritto allo sciopero nei servizi, fatto dal ministro del Welfare
Maurizio Sacconi, ha sucitato un vespaio di polemiche. Intanto i sindacati di base hanno
confermato lo sciopero di domani. La proposta Sacconi ha registrato tutte dichiarazioni
negative. A cominciare dal presidente della Commissione di garanzia sugli scioperi Antonio
Martone. 16 ottobre 2008 - Il Giornale di Vicenza SCIOPERO. Tre pullman partono da
Vicenza Vicenza - I sindacati di base scendono in piazza contro le politiche del governo in materia di contratti, scuola e diritti dei lavoratori. Rdb Cub, Cobas e Sdl saranno domani a Roma per uno sciopero nazionale. Una decina di pullman in Veneto, di cui tre da Vicenza, sono già prenotati per la manifestazione di Piazza Esedra. «Alla sede Rdb-Cub di Vicenza - spiega una nota del sindacato - continuano ad arrivare adesioni, in particolare dal mondo della scuola, vittima di un attacco senza precedenti. In alcuni settori pubblici importanti, come sanità ed enti locali, i lavoratori sono precettati in quanto le piante organiche effettive sono strutturate al di sotto dei contingenti minimi e così viene leso il loro diritto allo sciopero. Il governo Berlusconi, in sostanziale continuità con quanto prodotto da Prodi, sostiene le pretese di Confindustria attaccando pesantemente i diritti e i salari dei lavoratori e delle famiglie». La protesta è contro le politiche in materia di contratti, sia per il pubblico che per il privato: «Invece di risolvere l'emergenza salariale Governo e Confindustria hanno avviato un stagione di ulteriore attacco al salario». Alcuni rappresentanti saranno oggi in studio alla trasmissione Anno Zero su Raidue, ore 21. 16 ottobre 2008 - La Nazione Domani sciopero generale Disagi per
i servizi pubblici Firenze - DISAGI negli uffici pubblici, a scuola, nella sanità e nei trasporti. Sarà una giornata di passione, domani. I sindacati di base (Cub, Cobas e SdL) hanno indetto uno sciopero generale nazionale di 24 ore per tutte le categorie, pubblici e privati. Alla base della protesta la richiesta di aumento di salari e pensioni, più sicurezza sui luoghi di lavoro, no al maestro unico e alla riduzione dellorario scolastico, sì allabolizione delle leggi Treu e 30 per il superamento del precariato. Camera di Commercio, uffici anagrafici, agenzie fiscali e sportelli pubblici in genere potrebbero, perciò, non assicurare alcuni servizi. Anche lAsl di Firenze, pur garantendo tutte le prestazioni relative allassistenza sanitaria di urgenza ed i servizi essenziali, non esclude disagi. I riflessi dello sciopero si faranno sentire anche sulla scuola: asili nido e scuole primarie domani non garantiranno servizi e lezioni. Anche gli sportelli della direzione urbanistica non garantiranno il ricevimento al pubblico. Per i trasporti, Trenitalia assicura che «lagitazione sindacale proclamata da alcuni sindacati autonomi dalle 9 alle 17 di domani, non comporterà nessuna ripercussione sulla circolazione ferroviaria di media e lunga percorrenza, mentre per i treni regionali sono previste ripercussioni limitate». «Lo sciopero, inoltre precisa Trenitalia non interesserà le fasce orarie a maggiore mobilità pendolare». Il servizio Sita non sarà garantito dalle 8,15 alle 12,30 e dalle 14,30 a fine servizio, mentre per Ataf e Linea lorario dello stop sarà il seguente: dallinizio del servizio alle 6 di mattina; dalle 9,15 alle 11,45 e dalle 15,15 a fine servizio. Intanto si allontana quello che i sindacati Ataf avevano ventilato di proclamare se Gest, la società che gestisce la tramvia, non avesse accolto le loro proposte. Dopo lincontro di ieri le posizioni restano distanti, ma non è rottura. Le parti si dovrebbero incontrare di nuovo il 24 ottobre. La posizione dei sindacati si è infatti irrigidita dopo la reazione di Gest alla decisione di Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti, Faisa-Cisal e Ugl Trasporti di rivolgersi a Comune, Provincia e Regione «per proseguire la concertazione sulle future strategie del trasporto pubblico». «E' incomprensibile e ingiustificabile - si legge in una nota diffusa ieri da Gest - il tentativo dei sindacati di spostare su altri tavoli la trattativa che per i temi allordine del giorno, è tipicamente di tipo aziendale e che perciò solo in questa sede si può e si deve svolgere». Siena. PRIMA MOSSA concreta del Senato Accademico... Siena - PRIMA MOSSA concreta del Senato Accademico che chiede di «individuare con determinazione e chiarezza le responsabilità» dei conti in rosso, definisce la situazione, «sebbene ancora incompleta, sicuramente grave» decidendo perciò di convocarsi in seduta permanente. Ossia di riunirsi ogni settimana. Al contempo indica già i primi quattro punti degli interventi da attuare per un indispensabile piano di risanamento triennale chiamato «a rimettere lateneo in un percorso positivo di sviluppo». Per limmediato le manovre ipotizzate dal Senato appaiono lacrime e sangue e chiedono unulteriore assunzione di responsabilità da parte dei dipendenti tutti. QUESTO NEL GIORNO in cui il comitato direttivo della Flc-Cgil Toscana approva allunanimità un documento sul caso Siena per stigmatizzare rettore e cda per non aver messo in votazione un documento del 29 settembre rilevando un comportamento antisindacale. Di più. Si chiede a Comune, Provincia e agli enti locali delle sedi decentrate di abbracciare laccordo disatteso attraverso lattivazione di un tavolo interistituzionale. Insomma, la posizione «gridata» dalla Flc di Siena martedì è stata rilanciata a livello regionale. Il braccio di ferro palese. Mentre lRdb pubblico impiego, riunita a San Miniato, ha deciso ieri di varare iniziative per contrastare la legge contro la trasformazione delle Università in fondazioni di diritto privato. A puntare la barra a questultimo riguardo è stato ieri anche il Senato nel passo del suo documento in cui riafferma che il rilancio dovrà avvenire «mantenendo la natura pubblica dellAteneo», salvaguardando fra laltro i livelli di qualità della ricerca e della didattica. Il Senato attribuisce poi molte delle tensioni attuali «al mancato mantenimento di impegni ministeriali nei confronti di atenei italiani nonché al mancato riconoscimento degli aumenti stipendiali». AL DI LÀ DEL PIANO di risanamento da redigere i presidi di facoltà sono consci «che le gravi mancanze finanziarie dovranno comportare un drastico taglio delle spese e laccentuazione degli sforzi per reperire nuove risorse dallesterno». Per salvare didattica e ricerca occorre, per prima cosa, «focalizzarsi sulle attività istituzionali ritenute prioritarie avendo come criteri cardine quelli del merito e della valutazione dei risultati conseguiti». Secondo: va ridotta lofferta formativa cogliendo le opportunità consentite dal riordino in corso della stessa, proseguendo laggregazione delle strutture scientifiche e amministrative, seguendo il percorso di internazionalizzazione. Terzo punto importante: responsabilizzare le stesse strutture scientifiche e didattiche e i loro coordinatori attraverso lassegnazione di precisi budget. Infine, ma è prioritario per il Senato, vanno rivisti i processi amministrativi e di controllo interni. Quindi lannuncio della costituzione di una commissione interna (coordinatore Brezzi con Auteri, Detti, Donati e Riccaboni) che sinterfaccerà con il cda, redigerà le linee guida del risanamento e farà le necessarie simulazioni. Urgente inoltre nominare una società di revisione esterna. DOPO LAFFONDO DEL rettore di Verona, che fa parte della Crui, secondo cui Siena spende per il personale il 104% del suo finanziamento statale, molti sono andati a spulciarsi le cifre. Sarebbe emerso invece che in realtà impegna l89,72% in quanto nel tempo i ruoli sono stati sostenuti da fondi esterni allAteneo, regionali per esempio.(La.Valde.) 16 ottobre 2008 - La Nuova Venezia LO SCIOPERO INDETTO DA RDB-CUB Venezia - Ventiquattro ore di sciopero caratterizzeranno
domani vari settori del servizio pubblico a partire dagli autoferrotranvieri passando per
gli aeroportuali di terra, la sanità e i vigili del fuoco. A indire lastensione dal
lavoro sono stati i sindacati di base, che rivendicano numerosi obiettivi relativi ai
diritti dei lavoratori: dalla sicurezza sui luoghi di lavoro al salario, dalla pensione
alla stessa possibilità di fare sciopero. I trasporti pubblici di Actv subiranno quasi
certamente dei contraccolpi, ma sono state garantire le fasce protette dalle 6 alle 9 del
mattino e dalle 16.30 alle 19.30 per tutelare i pendolari sia nel settore della
navigazione lagunare sia in quello automobilistico di Lido, Pellestrina e terraferma. A
rischio saranno soprattutto le corse dei ferry boat tra le isole e il Tronchetto, che già
in altre occasioni hanno sollevato vigorose proteste tra i residenti. Trasporto pubblico, sciopero dei Cub Domani corse garantite in due fasce Venezia - Giornata difficile, quella di domani, sul fronte
del trasporto pubblico. Uno sciopero di 24 ore è stato indetto dai Cub Trasporti. Durante
lo sciopero che metterà a dura prova soprattutto la circolazione in centro storico, in
terraferma saranno garantiti i servizi automobilistici urbani ed extraurbani soltanto in
due fasce orarie. Dalle 6 alle 8.59 e dalle 16.30 alle 19.29. Il servizio regolare
terminerà alle 2 di venerdì per poi riprendere regolarmente alle 3.30 di sabato, mentre
il servizio nottunro delle linee N1 e N2 non sarà garantito domani. 16 ottobre 2008 - Il Resto del Carlino Bus, terzo sciopero in un mese Bologna - CON QUESTO fanno tre in un mese: per la terza volta, dal 15 settembre ad oggi, lAtc deve mettere in guardia i suoi utenti dal rischio di rimanere a piedi. Domani, infatti, sarà di nuovo sciopero dopo quello del primo giorno di scuola (15 settembre) e dopo lultimo in ordine di tempo del 30 settembre: entrambi hanno avuto successo (adesione del 90% il primo, tra il 70% e il 90% il secondo) e, viste le premesse, il rischio che anche lo stop dei bus di domani si faccia sentire è concreto. Le prospettive poi non sono migliori: allorizzonte ci sono almeno altre due giornate di sciopero: il 10 novembre (indetto dai Confederali e da alcune sigle autonome per il rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri) e, o prima o dopo questa data, una nuova fermata dei bus a livello locale (per la partita del contratto integrativo), il quando dipende dal prossimo incontro in prefettura. LINIZIATIVA di domani, uno sciopero generale di 24 ore, è stata indetta da Rdb, Cobas, Sdl e per il personale viaggiante di Atc si svolgerà dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio. «In tali orari, i servizi di trasporto pubblico urbano, suburbano ed extraurbano non saranno garantiti», specifica una nota dellazienda di via Saliceto. Saranno garantite solamente le corse dal capolinea centrale verso periferia, e viceversa, con orario di partenza fino alle 8.15 al mattino e fino alle 19.15 alla sera. Garantiti anche i servizi scolastici. Lunedì la prefettura ha tentato una mediazione per il contratto integrativo. «La prefettura riferisce Maurizio Lunghi, della Filt-Cgil ci ha chiesto sette giorni di tempo per parlare con gli enti proprietari (Comune e Provincia, ndr) per vedere se ci sono modi per sbloccare il milione e mezzo che viene a mancare». Modena. DOMANI i sindacati Cub, Cobas Sdl e Usi Ait... Modena - DOMANI i sindacati Cub, Cobas Sdl e Usi Ait hanno proclamato uno sciopero che durerà tutto il giorno. Lo sciopero coinvolge il personale di tutte le categorie pubbliche e private, a tempo indeterminato e non, atipici e precari. Il Policlinico di Modena, per scongiurare disagi consiglia agli utenti di telefonare prima di presentarsi agli ambulatori. I servizi minimi sono garantiti. Domani sciopero: disagi limitati Ferrara - LAZIENDA ospedaliero-universitaria di Ferrara ha ricevuto dalla Regione la comunicazione di uno sciopero generale nazionale del personale di tutte le categorie, pubbliche e private, a tempo determinato e indeterminato, atipici e precari, proclamato dalle organizzazioni sindacali Cub, Confederazione Cobas Sdl intercategoriale e Usi Ait per lintera giornata di domani. In una nota, lazienda ospedaliero-universitaria SantAnna afferma che saranno comunque «garantiti i servizi di assistenza sanitaria durgenza (attività chirurgica solo durgenza, prestazioni di terapia intensiva, servizi di trasporto del 118, unità coronariche, pronto soccorso e tutto ciò che è legato alle urgenze) ed ordinaria solo rispetto ai pezienti ricoverati. Tutta lattività programmata continua la nota in riferimento allattività specialistica ambulatoriale prenotata tramite il Cup o dai reparti non è garantita ma è strettamnente in correlazione alladesione allo sciopro». Nello specifico, essendo solo 13 gli operatori iscritti alle sigle sindacali che hanno proclamato lo sciopero, non dovrebbero registrarsi disagi. Comacchio. «IL PROVVEDIMENTO
amministrativo è un atto dovuto... Comacchio - «IL PROVVEDIMENTO amministrativo è un atto dovuto nel momento in cui un dirigente segnala unanomalia o presunta tale». Parole del vicesindaco di Comacchio Walter Cavalieri Foschini con cui entra nel merito della querelle fra la dipendente Nadia Baroni e la dirigente dellufficio tributi del comune, Anese Forzato. Sulla questione, ieri, la rappresentanza sindacale di base del pubblico impiego, a firma degli stessi delegati, ha diffuso un comunicato: «La componente interna dellRdB non aveva dubbi sullesito favorevole del procedimento disciplinare della collega Nadia Baroni scrive . La disposizione del direttore generale Giuseppe Vindigni sancisce che Nadia Baroni è stata sottoposta dalla dirigente Agnese Forzato a un procedimento disciplinare ingiusto e infondato». È proprio in riferimento a queste parole che Foschini ha ritenuto di dover precisare che il procedimento disciplinare viene aperto automaticamente nel caso di segnalazioni, senza che ciò comporti un giudizio di parte. E aggiunge: «Un dirigente, e nella fattispecie la dottoressa Agnese Forzato, ha il diritto e il dovere di segnalare anomalie, poiché è lei che ha il controllo del settore. Poi cè un organo terzo che è il segretario generale, il quale deve valutare il tutto e che agisce per la risoluzione del tutto». Fin qui, secondo Foschini è tutto legittimo, mentre rileva che «la lettura della vicenda da parte dellRdb è forzata, direi qualsi capziosa, a mio avviso». LRdB nel comunciato scrive poi che «evita qualsiasi giudizio e considerazione lasciando ad ognuno la facoltà di conclusoni. Ci chiediamo perché siano sempre i dipendenti a dover subire simili trattamenti e mai i dirigenti. Il dirigente non ha sempre ragione e quando sbaglia dovrebbe pagare alla stregua di un impiegato». Il vicesindaco conclude ricordando che i due procedimenti quello amministrativo in seguito archiviato e il trasferimento della Baroni dopo trentacinque anni di lavoro, in un altro settore; e quello penale dovuto alle denunce dellimpiegata ai carabinieri sono ben diversi e che il primo è già concluso e risolto. Non è dello stesso parere il capogruppo di An Iginio Ferroni che porterà largomento in consiglio comunale (come già fatto nei mesi scorsi) per chiedere spiegazioni sullaccaduto. 16 ottobre 2008 - TRC Sciopero generale domani a Roma
proclamato da Cub, Cobas ed SdL Civitavecchia - Domani sciopero generale a Roma indetto da CUB, Cobas ed SdL, Sindacato dei Lavoratori Intercategoriale. La manifestazione nazionale, che alle 10 partirà da Piazza della Repubblica per raggiungere San Giovanni, è a sostegno della piattaforma che le tre organizzazioni di base hanno consegnato al governo il 20 giugno scorso. Sei i punti cardine che la caratterizzano, ovvero : forti aumenti per salari e pensioni, con l'introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale legato agli aumenti dei prezzi e difesa della pensione pubblica ; rilancio del contratto nazionale; difesa e potenziamento dei servizi pubblici, dei beni comuni, del diritto a prestazioni sanitarie, del diritto alla casa ed all'istruzione. Ed ancora, sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi o mortali; lotta al razzismo che nega i diritti uguali e scarica sui migranti il maggior peso sociale; restituire ai lavoratori il diritto di decidere: no alla pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare - pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori - difesa del diritto di sciopero. Chi fosse interessato ad aderire può mettersi in contatto con Giancarlo Ricci, federazione territoriale RdB telefonando al 347/5350560 oppure Flavio Zeppa, per il pubblico impiego della RdB, al 338/2951918 o direttamente la federazione allo 0766/502666. La partenza da Civitavecchia è prevista alle 7.50 dalla locale stazione ferroviaria. 16 ottobre 2008 - Campania Report Stato di agitazione permanente
nellAteneo Salerno - Le RdB/CUB dellUniversità di Salerno aderiscono allo sciopero generale di domani 17 ottobre, partecipando in massa alla grande manifestazione di Roma organizzata da tutto il sindacalismo di base. Le RdB/CUB aderiscono al Coordinamento dellUniversità di Salerno, partecipando allo stato di agitazione permanente nellAteneo deliberato dallAssemblea di ieri. Per le Università ventanni di "riforme" privatistiche e aziendalistiche a suon di tagli dei fondi pubblici sono arrivate al capolinea: con i tagli del decreto legge "Brunetta" del 25 giugno (oggi legge 133/2008) il governo "ha condannato lintero sistema universitario pubblico a perire ed a mettersi sul mercato in cerca di qualche 'cordata' imprenditoriale per dar vita a Fondazioni di diritto privato. Alitalia docet" si legge in una nota diffusa dai sindacati. "In tempi di recessione incombente buon senso richiederebbe che i governi si impegnassero a tutelare il potere dacquisto dei salari, contenere prezzi e tariffe, garantire loccupazione (e quindi anche a stabilizzare i precari e assumere nuovo personale), riqualificare e rinforzare i servizi pubblici" si legge ancora nella nota. I sindacati dell'università salernitana invece dei "tagli", chiedono nuove risorse per investire in formazione e ricerca. 16 ottobre 2008 - Il Secolo XIX Sciopero di cobas e Cub: si fermano trasporti e scuola Alessandria - Servizi pubblici, trasporti e scuola a rischio per tutta la giornata di domani, per lo sciopero generale indetto dai comitati di base e dai sindacati autonomi per protestare contro la politica del governo Berlusconi. Difficile prevedere quale sarà l'adesione in Provincia anche se gli organizzatori si attendono una partecipazione "ottima". Cub e Cobas nell'alessandrino sono «forti soprattutto in alcune fabbriche, come la Michelin e la Guala», dice il segretario Salvatore Corvaio. A rischio soprattutto i trasporti pubblici, treni e, in minor misura gli autobus («Visto come è ridotto il settore in provincia, con Arfea, non si può infierire», fa intendere il sindacalista). Il comune di Alessandria ha già annunciato che saranno garantiti alcuni servizi di stato civile, i servizi cimiteriali, quelli di polizia municipale per l'attività richiesta dall'autorità giudiziaria, rilevazione infortunistica stradale, attività di pronto intervento e di protezione civile. «Ci sarà anche una delegazione alessandrina a Roma per il corteo che si svolge nel pomeriggio - assicura Corvaio - passa anche dalla nostra città l'autobus proveniente da Torino. Noi ci aspettiamo una buona adesione anche perché la gente ormai ha capito che qualche cosa non va». Qualche presidio è previsto anche all'ingresso delle fabbriche mentre chi non potrà scioperare perchè deve garantire un servizio di assistenza (come il personale paramedico) , ma condivide le ragioni e le richieste dei Cobas «lavorerà con la fascia nera in segno di "lutto" al braccio», annuncia il sindacalista. «Siamo, anche a livello provinciale, ormai il secondo sindacato. I lavoratori hanno capito che la politica dei confederati non porta a nulla».(I.Na.) 16 ottobre 2008 - Il Centro LANCIANO, VVff Vigili del fuoco in sciopero e in piazza a Roma domani per rivendicare il ruolo centrale del corpo nel sistema di protezione civile del paese e per un salario dignitoso. Lo rendono noto le rappresentanze di base della Confederazione unitaria di base dei vigili del fuoco. Per il personale a servizio operativo e aeroportuale lo sciopero riguarderà la fascia oraria dalle 10 alle 14, il resto del personale sarà in agitazione per lintera giornata. 16 ottobre 2008 - La Gazzetta di Reggio Nuova giornata di scioperi per i trasporti e la scuola Reggio E. - Quella di domani si annuncia una giornata
difficile per coloro che dovranno servirsi di vari servizi pubblici. Scioperi e
interruzioni dellattività caratterizzeranno il settore dei trasporti, il mondo
della scuola e di numerosi enti. La protesta è stata indetta dai sindacati autonomi che
criticano il comportamento di quelli confederali: Cgil, Cisl e Uil - dicono - hanno
assecondato governi e politica, padroni e potere finanziario. 16 ottobre 2008 - Il Messaggero Veneto Azienda sanitaria domani sciopero Udine - Potrebbe esserci qualche disagio per gli utenti domani allazienda per i servizi sanitari Medio Friuli. Infatti, in vista dello sciopero generale nazionale del personale delle amministrazioni e aziende pubbliche e private indetto dalla organizzazione sindacale RdB/Cub e da altre sigle, alcuni servizi sanitari potranno essere costretti a ridurre la propria attività. LAss numero 4 Medio Friuli si impegna a garantire il funzionamento dei servizi sanitari di assistenza e di degenza indispensabili per la sicurezza dei malati comandando in servizio le unità di personale medico, infermieristico e di supporto come previsto dal contratto integrativo decentrato. La direzione sanitaria si scusa per gli eventuali disagi. 16 ottobre 2008 - Leggo Torino. Venerdì nero per i trasporti locali... Torino - Venerdì nero per i trasporti locali. Domani - a causa di uno sciopero di 24 ore proclamato dallorganizzazione sindacale Cub-RdB - si fermeranno i mezzi pubblici. Sarà garantito il servizio in determinate fasce orarie: la metropolitana e servizio urbano e suburbano della città di Torino (escluse linee 19, 43 e 46 barrato) funzioneranno regolarmente dalle 6 alle 9 e dalle 12 alle 15, mentre le autolinee extraurbane e linee urbane 19, 43, 46 barrato da inizio servizio alle 8 e dalle 14,30 alle 17,30. In funzione regolarmente le ferrovie Torino-Ceres e Canavesana da inizio servizio alle 8 e dalle 14,30 alle 17,30. Sarà sempre assicurato il completamento delle corse in partenza entro il termine delle fasce di servizio garantito. Per informazioni, si può contattare il numero verde di Gtt 800-019152.(C.Fer./ass) 16 ottobre 2008 - Il Nuovo Corriere Viterbese/Nuovo Viterbo Oggi SCIOPERO, PIOGGIA DI ADESIONI
ALLRdB Cub Domani la manifestazione a Roma
Appello alla mobilitazione di Rocchi (rdb) VITERBO " Sono molte le adesioni allo sciopero generale del 17 ottobre che stanno giungendo, alla sede della Federazione RdB CUB di Viterbo, dalle assemblee effettuate nei giorni scorsi è emersa molta attenzione ai temi dello sciopero promosso dai Sindacati di Base per il 17 ottobre prossimo, e molti lavoratori hanno espresso la volontà di partecipare alla manifestazione nazionale di Roma. Le Scuole di ogni ordine e grado, il trasporto pubblico, lACI, lagenzia delle Entrate, il Tesoro, il Tribunale, la Provincia, la Sanità, lUniversità, lINPS, lINPDAP, lINAIL, lUfficio del Lavoro, il Territorio, Fabbriche, supermercati, ecc. domani sono a rischio chiusura. Sono in molti i Lavoratori, studenti e pensionati che hanno già aderito allo sciopero e che si sono prenotati per gli autobus che la Federazione RdB di Viterbo ha organizzato per la Manifestazione Nazionale, domani alle 7.30 partiremo dal piazzale della Questura di Vt per esprimere con la nostra presenza tutta la contrarietà allo smantellamento dei Servizi Pubblici, allimbarbarimento delle condizioni economiche degli strati più deboli della società, contro lattacco ai diritti ed a tutto il mondo del lavoro dipendente, contro lattacco alla scuola pubblica ed a favore di pensioni dignitose, una sanità per il cittadino e non dei soldi, stipendi e salari che consentano di arrivare alla fine del mese, una ridistribuzione delle risorse finanziarie di questo Paese, che non vedano i nostri Politici tutti daccordo, quando si tratta di regalare soldi alle Banche, ma che li veda insensibili alle richieste di una vita dignitosa di milioni di pensionati, lavoratori, disoccupati e precari. Lo stato sociale è ostacolo allo sviluppo economico: questo il messaggio che sedicenti industriali e "pappagalli della sottopolitica", finanziati dallo stato e spalleggiati dalle "finte proteste" di cgil cisl e uil, vanno ripetendo per convincerci che bisogna accettare di ritornare alle condizioni degli anni cinquanta. Vogliono far passare la competitività del sistema Italia attraverso la devastazione sociale, la negazione dei diritti, labbandono della solidarietà, la sconfitta dei dipendenti pubblici. Saremo in piazza domani 17 ottobre e saremo in tanti per dire basta ad una trasformazione profonda che pagheranno tutti, lavoratori pubblici e privati ed i cittadini ad un sistema sociale senza garanzie e senza diritti, per ripristinare un patto fra tutti i soggetti interessati alla trasformazione, un patto capace di riaprire una nuova e forte stagione di lotte in grado di riconquistare i diritti sociali e di invertire una politica, fino ad oggi, ad esclusivo favore delle classi più forti del paese. 16 ottobre 2008 - Corriere di Viterbo Sciopero: lavoratori pronti a invadere la Capitale VITERBO Venerdì anche i lavoratori della tuscia invaderanno Roma. Sono infatti davvero numerose le adesioni allo sciopero generale promosso dai sindacati di base per il 17 ottobre. Lino Rocchi della federazione Rdb di Viterbo è entusiasta,della partecipazione riscossa e sottolinea che " già dalle assemblee effettuate nei giorni scorsi è emersa una notevole attenzione nei confronti dello sciopero . Secondo Rocchi, "venerdì saranno a rischio chiusura, le Scuole di ogni ordine e grado, il trasporto pubblico, lACI, lagenzia delle Entrate, il Tesoro, il Tribunale, la Provincia, la Sanità, lUniversità, lINPS, lINPDAP, lINAIL, lUfficio del Lavoro, il Territorio, Fabbriche, supermercati, e numerose altre categorie. "Numerosi lavoratori, studenti e pensionati continua Rocchi hanno espresso la volontà di partecipare e si sono prontamente prenotati . La partenza sarà alle 7,30 dal piazzale della Questura di Vt. Lino Rocchi conclude "con la nostra presenza esprimeremo tutta la contrarietà allo smantellamento dei Servizi Pubblici, al peggioramento delle condizioni economiche degli strati più deboli della società, lattacco ai diritti ed a tutto il mondo del lavoro dipendente. Vogliamo inoltre una sanità per il cittadino, stipendi che consentano di arrivare alla fine del mese, ed un atteggiamento sensibile dei politici nei confronti di pensionati, lavoratori, disoccupati e precari. 16 ottobre 2008 - Gazzetta di Parma BORGOTARO. Sciopero domani: possibili disagi L'azienda Usl informa che domani, in occasione dello sciopero indetto dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali «Cub», confederazione «Cobas Sdl» intercategoriale, si potrebbero verificare, nelle varie strutture sanitarie, rallentamenti o sospensioni della consueta attività. Saranno, comunque ed in ogni caso, garantiti tutti i servizi sanitari urgenti. 16 ottobre 2008 - Caserta news Prc aderisce a sciopero generale nazionale Cub Caserta "Il tentativo di eliminare di fatto il contratto collettivo nazionale di lavoro, l'affondo del governo sulle privatizzazioni, la profonda crisi salariale che vivono i lavoratori e le loro famiglie, il dilagare della precarietà, l'intenzione di smantellare definitivamente la pubblica amministrazione anche attraverso l'attacco ai lavoratori pubblici ed i tagli al personale della scuola e della sanità, il razzismo diffuso a piene mani, i rinnovati venti di guerra dentro uno scenario di crisi profonda della globalizzazione, ci fanno prevedere un autunno in cui il confronto tra mondo del lavoro, padronato e governo dovrà essere all'altezza della sfida mobilitando lavoratrici e lavoratori per rimettere al centro, attraverso il conflitto, gli interessi del mondo del lavoro, dei precari, degli immigrati contro i progetti del padronato e le scelte politiche e sociali del governo. Per questo RIFONDAZIONE COMUNISTA partecipa e sostiene lo SCIOPERO GENERALE NAZIONALE promosso dalla CUB, dalla Confederazione COBAS, da SdL Intercategoriale per il 17 ottobre e invita alla più vasta adesione e partecipazione. Da Caserta la CUB ha organizzato un pullman per la manifestazione nazionale del 17 ottobre. Si parte alle ore 6,00 da Aversa, presso la Stazione FF.SS. e alle ore 6,30 da Santa Maria Capua Vetere, in Via Napoli, presso la Rotonda di Sant'Andrea (la prima rotonda venendo dalla strada provinciale Aversa-Santa Maria Capua Vetere)". 16 ottobre 2008 - Corriere della Sera I Cobas: fermeremo scuole, Atm e
uffici Milano - Sciopero generale domani di Cub e Al.Cobas.
Disagi soprattutto negli uffici pubblici, nelle scuole, negli ospedali. E nel trasporto
pubblico locale. Dalle 8.45 e alle 15 bus e tram funzioneranno a singhiozzo. Il
pomeriggio, dalle 18 alla fine del servizio, i sindacati di base invitano anche gli
addetti alla metropolitana a incrociare le braccia insieme con i colleghi dei mezzi di
superficie. 16 ottobre 2008 - Il Venezia La protesta. Actv garantisce i
servizi minimi con due fasce protette, rischio disagi anche all'aeroporto Venezia - Lo sciopero generale di 24 ore indetto per domani dai sindacati di base di tutt'Italia rischia di paralizzare Venezia. Visto che i trasporti saranno uno dei settori più interessati dalla protesta. Così come il mondo della pubblica istruzione, che ieri notte ha occupato sette istituti del centro storico aderendo all'iniziativa del Comitato per la difesa della scuola contro la riforma Gelmini. Aule e corridoi sono rimasti aperti fino all'alba per dibattiti, laboratori e momenti di spettacolo e divertimento negli istituti San Girolamo, Diaz, Manzoni, Bernardo Canal, Renier Michiel, Zambelli e Duca D'Aosta. Mentre domani l'appuntamento è a Roma alle 10, in piazza Repubblica, per la manifestazione nazionale promossa da Rdb, Cobas, Cud e Sdl. E si mobilitano anche gli istituti d'arte e i licei artistici, che da Venezia propongono un coordinamento regionale per informare e mobilitare, oltre che studenti, docenti e genitori, anche il mondo della cultura e dellarte. Punto di scontro soprattutto il taglio da 40 a 32 delle ore di lezione dedicate a discipline artistiche e laboratori. Ma lo sciopero generale non interessa solo l'istruzione. Incroceranno le braccia anche i lavoratori del trasporto pubblico e delle ferrovie, anche se in quest'ultimo caso le 8 ore di sciopero interesseranno il personale a terra. In Actv invece lo sciopero sarà di 24 ore, con servizi minimi nelle due fasce di garanzia tra le 6 e le 9 e tra le 16.30 e le 19.30. Ventiquattr'ore di protesta anche all'aeroporto Marco Polo di Tessera: qui i disagi dovrebbero essere contenuti almeno nelle due fasce protette (7-10 e 18-21). Per il servizio di navigazione si prevede la sospensione delle linee 1, 3, Giracittà, Diretto Murano, T. Garantito invece il servizio notturno oggi e domani ma con modifiche rispetto agli orari della linea N. Sui bus di terraferma il servizio sarà garantito solo nelle due fasce protette. Quello regolare terminerà alle ore 2 di domani notte per poi riprendere regolarmente alle 3.30 di sabato. Mentre il servizio notturno delle linee N1 e N2, che collegano Mestre e Marghera con Venezia, non sarà garantito il giorno 17 ottobre. Per le altre limitazioni si può far riferimento al sito dell'azienda www.actv.it o al call center 041.2424. Tra l'altro l'agitazione coinvolge anche il persone degli sportelli e dei servizi informativi di Vela ed Hellovenezia, che potrebbero quindi risultare ridotti. 16 ottobre 2008 - Corriere del Veneto Sciopero dei trasporti Domani città
bloccata VENEZIA Giornata difficile quella di domani per chi deve viaggiare. Poco importa che sia nel territorio comunale, su quello nazionale o all'estero: per ventiquattro ore entreranno in sciopero gli aderenti alla Rdb Cub del personale dell'Actv, delle ferrovie e dell'aeroporto Marco Polo di Venezia. «Uno sciopero generale dei trasporti ha comunicato la Rdb Cub contro lo smantellamento dello stato sociale da parte dell'attuale governo sulla scia del precedente». Sotto accusa il continuo ricorso alle esternalizzazioni e ai subappalti, i tagli del personale, le privatizzazioni, i contratti di precariato e la perdita di potere d'acquisto dei salari dei lavoratori nel settore trasporti. Il servizio Actv sia per le tratte marittime che per la terraferma sarà comunque garantito tra le 6 e le 9 del mattino e tra le 16.30 e le 19.30 per non creare ulteriori disagi ai lavoratori. Per quanto riguarda il personale di terra dell'aeroporto i servizi saranno garantiti tra le 7 e le 10 del mattino e tra le 18 e le 21 della sera. Non risultano invece fasce protette per gli utenti delle ferrovie che potrebbero fermarsi per tutta la giornata. In sciopero anche tutti i dipendenti dell'università che aderiscono ai Cub, ai Cobas a Sdl da Usi Ait e alla Federazione Unità di Base-Si può: i sindacati avvertono che sarà possibile che alcuni servizi siano ridotti. Mtn, lavoratori in allarme: pronti allo sciopero VERONA - «Se entro mezzogiorno di domani (oggi per chi
legge ndr) non avremo trovato un accordo con la cooperativa Esc, saremo pronti a
proclamare lo sciopero dei lavoratori della ditta di trasporti Mtn di San Bonifacio». Il
sindacato Adl Cobas (associazione difesa dei lavoratori) ha lanciato l'ultimatum per
risolvere lo situazione che tiene sotto scacco 30 dipendenti dell'azienda, di cui circa
l'80 per cento stranieri provenienti da Romania, Marocco e India. 16 ottobre 2008 - La Provincia di Cremona Protesta dei sindacati di base Domani trasporti a rischio ROMA Mobilità a rischio domani, a causa dello sciopero generale nazionale di 24 ore indetto dai sindacati di base, Cub Cobas e SdL. La protesta riguarderà i lavoratori aderenti pubblici e privati di tutte le categorie; per i trasporti, la protesta riguarda tutti i comparti. Possibili quindi mezzi pubblici a singhiozzo e traffico in tilt in molti capoluoghi, anche a causa dell'effetto-annuncio che spingerà molti lavoratori e cittadini a far uso di un mezzo proprio per spostarsi. L'astensione riguarda anche il trasporto ferroviario, anche se i treni delle fasce pendolari dovrebbero essere garantiti. Allo sciopero tuttavia non aderiscono i sindacati confederali. 16 ottobre 2008 - La Nuova Sardegna Inail e Inps, venerdì lo sciopero OLBIA - In occasione dello sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private, in programma per lintera giornata di venerdì, proclamato dalle rappresentanze sindacali di base (Cub) e Cobas, si terrà una manifestazione di protesta dei lavoratori nel piazzale davanti alla sede Inail-Inps, in via Caduti del Lavoro. Nel mirino, naturalmente, la campagna del ministro Brunetta. «Finalmente sarà sciopero - si legge in un documento diffuso dal sindacato di base dei lavoratori - dopo 113 giorni dallemanazione della norma che massacra gli stupendi e dopo oltre cinque mesi di insulti e falsità sui dipendenti pubblici. Solo la lotta ci restituirà la dignità e il salario sottratti». 16 ottobre 2008 - Il Gazzettino COBAS IN SCIOPERO Le tre organizzazioni regionali del sindacato di base - Cobas, Cub e Sdl Intergategoriale - hanno proclamato per domani uno sciopero generale di 24 ore per tutte le categorie dei lavoraotri pubblici e privati. A fermarsi saranno anche gli iscritti al sindacato di base che lavorano nel mondo della scuola e dei trasporti pubblici. «Lo sciopero rivendica principalmente - si legge in una nota - maggiore salario, la fine della precarietà, del rilancio della scuola della previdenza e della sanità pubblica, il forte impulso alla contrattazione». Venezia. Problemi e molti disagi per chi utilizza i mezzi pubblici... Venezia - Problemi e molti disagi per chi utilizza i mezzi
pubblici. Domani, infatti, il Cub dei trasporti ha proclamato uno sciopero di 24 ore che
prevede il rispetto delle fasce orarie tradizionali (dalle 6 alle 9 e dalle 16.30 alle
19.30). Per quanto concerne l'aeroporto Marco Polo l'orario garantito sarà dalle 7 alle
10 e dalle 18 alle 21. Otto ore nelle Ferrovie impianti fissi dalle 9 alle 17. Il
sindacato di base chiede "l'apertura di un tavolo per la definizione di un piano per
un trasporto che deve rimanere pubblico, la conferma di due livelli negoziali,
l'inversione permanente del ricorso alle esternalizzazioni e sub-affidamenti". Il
sindacato chiede poi interventi sulla sicurezza e sulla tutela dei luoghi di lavoro oltre
alla difesa dei servizi pubblici. Difficoltà, in terraferma, per chi deve recarsi
all'ospedale all'Angelo di Mestre e per i pendolari di Venezia, anche se come al solito
verranno garantiti i servizi minimi. Insomma, sarà una giornata a dir poco delicata. 16 ottobre 2008 - Corriere Adriatico Agitazione indetta dai sindacati di
base, Cub Cobas e SdL ROMA - Mobilità a rischio domani a causa dello sciopero
generale nazionale di 24 ore indetto dai sindacati di base, Cub Cobas e SdL. La protesta
riguarderà i lavoratori aderenti pubblici e privati di tutte le categorie; per i
trasporti, la protesta riguarda tutti i comparti. Possibili quindi mezzi pubblici a
singhiozzo e traffico in tilt in molti capoluoghi, anche a causa
delleffetto-annuncio che spingerà molti lavoratori e cittadini a far uso di un
mezzo proprio per spostarsi. Lastensione riguarda anche il trasporto ferroviario,
anche se i treni delle fasce pendolari dovrebbero essere garantiti. Allo sciopero tuttavia
non aderiscono i sindacati confederali. Le Ferrovie hanno fatto sapere che "non ci
sarà alcuna ripercussione sulla circolazione dei treni a media e lunga percorrenza",
così come verranno salvaguardate le fasce orarie dei treni pendolari a più alta
frequenza. Nella Capitale inoltre confluiranno gli aderenti alla manifestazione nazionale.
Di seguito le modalità dellastensione dal lavoro: Lopposizionea partire da
Rifondazione parla di tentativo di violazione della Costituzione: sono misure restrittive
che mirano a cancellare un diritto soggettivo. Angeletti dice sì alle regole, ma
concordate. Bonanni invita a non fare di ogni erba un fascio ROMA - Il diritto allo sciopero dei lavoratori non si
tocca. Lintenzione del governo di riformare a breve lattuale regolazione degli
stop nei servizi di pubblica utilità, dai trasporti alla sanità, con un disegno di legge
delega, come ha fatto sapere il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, fa discutere. I
sindacati, seppure con toni diversi, difendono a spada tratta lo strumento cardine della
protesta dei lavoratori e, in ogni caso, reclamano chiarezza, confronto e condivisione.
Anche lopposizione, a partire da Rifondazione comunista, parla di tentativo di
violazione della Costituzione. "Il diritto individuale allo sciopero è
intangibile", ha affermato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti.
"Il potere sindacale di dichiarare lo sciopero può essere regolato", ma
"la regolazione - ha precisato - deve avvenire secondo criteri chiari e
concordati". Il leader della Cisl, pur evidenziando che "ci sono scioperi e
scioperi, alcuni responsabili e in esercizio di un diritto, altri che invece confliggono
con gli interessi dei cittadini", ha rivolto un invito al ministro. "A Sacconi -
ha affermato Raffaele Bonanni - dico che dovrebbe chiarire bene la differenza che c'è tra
il grano e il loglio e non far passare il messaggio subliminale che di tutta unerba
si fa un fascio". Entrando nello specifico delle regole, per Angeletti, ad esempio,
si potrebbe "sottoporre la dichiarazione di sciopero al voto di quei lavoratori che
fossero direttamente interessati e coinvolti". Tra i punti del ddl ci sarebbe,
infatti, non solo il ricorso ad arbitrato e conciliazione e allo sciopero virtuale, lo
stop ad annunci e revoche dellultimo momento, ma anche lobbligo del referendum
e delladesione individuale. Insegnanti in rivolta: domani disertate le aule SENIGALLIA Ultimo appello dei Cobas della scuola per invitare gli insegnanti a disertare le aule domani, in occasione dello sciopero indetto in concomitanza con la mobilitazione nazionale a Roma, cui tutta la cittadinanza è stata chiamata a partecipare. "Invitano docenti, personale Ata, genitori, studenti e tutti cittadini interessati alla difesa della scuola pubblica riporta una nota diramata dai Cobas - a partecipare allo sciopero generale del 17 ottobre e alla manifestazione nazionale a Roma. Lo sciopero di Cobas, RdB, Cub e SdL punta allabrogazione del decreto sul maestro unico e dellart. 64 della legge 133/2008, che prevede un taglio di 8 miliardi di euro per la scuola pubblica, 131.841 posti di lavoro in meno (a cui vanno aggiunti quelli già tagliati da Prodi per un tot di quasi 160.000 posti), la disoccupazione per 200.000 precari, laumento sino a 33-34 del n degli alunni per classe, la chiusura di 4500 plessi con meno di 50 alunni e di 2500 istituti con meno di 500 alunni, la riforma della scuola tramite regolamenti, la dequalificazione della scuola pubblica e il potenziamento della scuola privata. Siamo, inoltre, contrari al ddl Aprea, che prevede la trasformazione delle scuole in fondazioni con ingresso dei privati e la gerarchizzazione dei docenti". Per prenotare un posto sul pullman in partenza da Senigallia sarà necessario chiamare il 335.8110981. "Lo sciopero del 17 è stato identificato come lo sciopero del popolo della scuola pubblica prosegue il sindacato di base della scuola - e ad esso parteciperanno moltissimi lavoratori anche aderenti ad altri sindacati. Rispetto a tale mobilitazione lo sciopero del 30 è tardivo e caratterizzata dal desiderio di far prevalere la competizione tra le sigle sindacali rispetto alla difesa della scuola pubblica e allunità della mobilitazione. Inoltre, la piattaforma dello sciopero del 30 non chiede l'abrogazione dell'art.64 della legge 133, ma l'apertura di un tavolo negoziale con il governo per una vera riqualificazione della spesa nella scuola.(S.M.) 16 ottobre 2008 - La Sicilia Contratti, avanti anche senza la
Cgil Roma - «Io e Alberto Bombassei abbiamo
ricevuto il mandato pieno a proseguire la trattativa. L'obiettivo è concludere l'accordo
con tutte le parti». Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, lascia la porta
aperta dopo il no alla trattativa sulla riforma dei salari da parte della Cgil. E prende
tempo in attesa che decolli il tavolo allargato alle altre sigle datoriali sul nuovo
modello che prevede il rinnovo del contratto triennale in base ad un indice di inflazione
depurato da quella importata. 16 ottobre 2008 - Brescia Oggi E domani è rischio stop per i trasporti Sciopero dei trasporti domani 17 ottobre per lo stop generale dei sindacati di base Cub, Confederazione Cobas e Sdl Intercategoriale. L'astensione sarà articolata con le seguenti modalità: Trasporto ferroviario: addetti impianti fissi e uffici per lintera giornata; restante personale dalle 9 alle 17. Trasporto aereo 8 ore, dalle ore 10alle 18, |