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Il Sindacato di Base e Indipendente

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13/09/08

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dicono di noi - le notizie
dall'1 al 10 settembre 2008

10 settembre 2008 - Ansa

P.A.: RDB-CUB, IN PIAZZA PER DIGNITÀ LAVORATORI

(ANSA) - ROMA, 10 SET - Le RdB-CUB del Pubblico Impiego sono scese in piazza oggi a Roma per difendere la dignità dei lavoratori pubblici e il futuro della Pubblica Amministrazione. La giornata di mobilitazione, indetta in concomitanza col termine del concorso di vignette lanciato dal Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta in risposta all'indignazione di tanti lavoratori per le vignette ritenute «offensive» comparse sul sito del ministero, ha visto presidi nelle piazze e presso le sedi degli Enti del Parastato. «Ancora una volta la sola RdB sta portando in piazza le ragioni e il malcontento dei lavoratori - ha dichiarato al termine dell'iniziativa romana Luigi Romagnoli, del Coordinamento nazionale RdB-CUB P.I. - e se dobbiamo valutare il successo della mobilitazione di oggi, l'adesione allo sciopero generale indetto dal sindacalismo di base per il prossimo 17 ottobre sarà forte e determinata». In molti luoghi di lavoro, informa una nota delle RdB-CUB, sono stati affissi striscioni con la scritta 'Non ci serve la vignetta per capire chi è Brunetta. Dignita« e sono stati svolti volantinaggi informativi sui rischi dello smantellamento della Pubblica Amministrazione prodotti dalla legge 133. A Roma - afferma una nota della federazione - circa 300 lavoratori hanno fatto un presidio sotto la sede del Ministero della Funzione Pubblica. Al termine della manifestazione una delegazione RdB è stata ricevuta dal Responsabile delle relazioni sindacali Gallozzi, a cui »è stata rappresentata l'aspra critica dei lavoratori pubblici verso un uso ritenuto offensivo del sito istituzionale, ed è stato richiesto che lo stesso sito del Ministero dia notizia della manifestazione odierna. In secondo luogo - prosegue la nota - è stato posto il problema salariale, determinato dai tagli al salario accessorio del 2009 introdotti dalla legge 133, che produrranno fra i 6.000 ed i 9.000 euro annui di decurtazione in busta paga«. La delegazione RdB ha inoltre paventato il rischio blocco di attività nella P.A. ed ha richiesto un tavolo di confronto che esamini le ricadute sui vari settori.

SINDACATO: PATTO CUB-COBAS-SDL, SCIOPERO GENERALE 17 OTTOBRE

(ANSA) - ROMA, 10 SET - I rappresentanti di Cub, Confederazione Cobas e Sdl intercategoriale «hanno condiviso e sottoscritto un Patto di consultazione permanente nazionale», allo scopo di coordinare l'azione e le iniziative sindacali delle tre organizzazioni di base. Lo fanno sapere in una nota congiunta, sottolineando che la prima «importante scadenza» è rappresentata dallo sciopero generale del 17 ottobre indetto unitariamente a sostegno della piattaforma che le tre sigle hanno consegnato al governo il 20 giugno scorso, che va dal reddito alle pensioni, contro la manovra, contro la precarietà ed i tagli alla scuola. La costituzione del Patto di consultazione tra le tre organizzazioni, spiegano Cub, Cobas ed Sdl, «rappresenta un importante passo che rafforza il processo di costruzione di una reale rappresentanza generale dei lavoratori, democratica ed indipendente da partiti, padroni e governi e che sia strumento di una concreta e sempre più ampia aggregazione del mondo del lavoro». Il Patto prevede, tra l'altro, riunioni periodiche a livello nazionale per confrontare «le varie proposte di lotta, con l'obiettivo di giungere a iniziative comuni o di una singola organizzazione ma non in competizione tra di loro» e la costituzione di un «Forum permanente sulla rappresentanza, sui diritti sindacali, il diritto di sciopero e contro il monopolio concesso ai sindacati concertativi».


10 settembre 2008 - Dire

PUBBLICO IMPIEGO. DIPENDENTI INPS: BRUNETTA ERA ASSENTEISTA
PRESIDIO A BOLOGNA CONTRO MINISTRO: SOLO 47% PRESENZE A BRUXELLES

(DIRE) Bologna, 10 set. - Anche a Bologna i dipendenti dell'Inps tornano ad alzare la voce contro il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta. Rigettano, una volta di piu' l'immagine di assenteisti e fannulloni, ricordando invece che Brunetta "aveva solo il 47% delle presenze al Parlamento europeo e faceva assenze anche quando era docente universitario". Ma protestano anche contro "l'ulteriore denigrazione messa in campo dal ministro oltre al taglio dei salari", spiega Donato Cardigliano, delle Rdb. Questa mattina a Roma una commissione del ministero della Pubblica amministrazione scegliera' la vignetta piu' graffiante su Brunetta, tra quelle presentate al concorso voluto dallo stesso ministro, indetto in risposta alle critiche che i dipendenti pubblici avevano mosso per la pubblicazione sul sito del ministero di vignette, tratte dai quotidiani, "offensive della dignita' dei lavoratori". E la cerimonia a Roma offre, a Bologna, al sindacato di base un'occasione per ribadire anche la contrarieta' al "taglio degli incentivi per la produttivita', salario variabile legato a progetti sulla qualita' e il miglioramento continuo del servizio, che ammonterebbero a circa 5.900 euro all'anno per ogni lavoratore nel 2009", spiega ancora Cardigliano. Questo taglio si tradurrebbe di fatto "in una riduzione del 30% dello stipendio, che dal 1988 erano sistematici, dato che i dipendenti dell'Inps hanno sempre portando a termine gli obiettivi preposti", aggiunge ancora il sindacalista. Altri temi della protesta di oggi, concretizzatasi a Bologna davanti in un presidio davanti alla sede dell'Inps, sono quelli del "rinnovo del contratto nazionale, scaduto da otto mesi, e il taglio delle retribuzioni nei primi 10 giorni di malattia, non applicata pero' per magistrati, Polizia e docenti universitari, oltre che per il mondo privato", aggiungono ancora le Rdb. Di fatto, i dipendenti invitano il ministro ad "attuare i controlli necessari ad accertare effettivamente quali rami della pubblica amministrazione non funzionano come dovrebbero, ed a distinguere i veri malati dai falsi, senza invece mettere in campo provvedimenti che penalizzano tutti indiscriminatamente, e che materialmente sono incompatibili con la vita di una persona che davvero sta male", aggiungono infine le Rdb. Cardigliano rilancia inoltre lo sciopero generale del 17 ottobre indetto assieme a tutte le altre sigle del sindacalismo di base.


10 settembre 2008 - Omniroma

SANITÀ, RDB-CUB: «CURA» FATTA DA TAGLI POSTI LETTO E PERSONALE

(OMNIROMA) Roma, 10 set - «Per racimolare soltanto 95 milioni di Euro entro il 2009, a fronte di un disavanzo 2008 di 364 milioni, il commissario Marrazzo chiude ben 13 ospedali pubblici in assenza di un qualsiasi studio epidemiologico che ne dimostri la inutilità o la necessità di riconversione, per altro prevista solo per 8 ospedali ma ancora non individuata. Cosa ancor più grave li chiude fuori Roma, dove il rapporto cittadini/posti letto è più basso ed è spesso più difficile raggiungere un ospedale. Una mediocre operazione di cassa, che determina riduzione di servizi e cancellazione di diritti, investirà pesantemente anche il settore della sanità accreditata, con la chiusura di 21 strutture ed i conseguenti esuberi che andranno ben oltre i 2000 dichiarati». Così in una nota del Coordinamento RdB/CUB. «Sulla vicenda delle cliniche convenzionate c'è una responsabilità oggettiva dei direttori generali delle Asl - dichiara Sabino Venezia del Coordinamento RdB/CUB - che non hanno vigilato sulle condizioni di accreditamento delle cliniche eludendo i principi di economicità del sistema che il Piano di Rientro imponeva. Sul piano occupazionale si prevede una situazione simil-Alitalia - prosegue Venezia - con una corresponsabilità oggettiva del sindacalismo concertativo che ha tentato solo una diluizione nel tempo del Piano di Rientro, eludendo una reale opposizione, e che ora è chiamato a »gestire« la residuale mobilità dei lavoratori pubblici in esubero, dimenticando le auspicate formule di riassunzione degli operatori della sanità privata in quella pubblica e la stabilizzazione dei precari». «Non un cenno sulla politica degli appalti né sulle forme di riduzione della spesa corrente delle ASL/AO, solo tagli di posti letto e riduzione di personale investiranno un sistema sanitario fuori controllo ed ormai consegnabile gratuitamente al sistema assicurativo, vero obbiettivo delle politiche sanitarie del Governo e dell'attuale Giunta», conclude il responsabile RdB-CUB.

CASA, INQUILINI ENASARCO CHIEDONO GARANZIE SU VENDITA ALLOGGI

(OMNIROMA) Roma, 10 set - Un presidio di un centinaio di inquilini delle case Enasarco si è tenuto questa mattina sotto la sede dell'ente, in via Antoniotto Usodimare, per chiedere garanzie in previsione della vendita dei 17mila alloggi messi in vendita. Tra le richieste degli inquilini, organizzati con il sindacato Rdb, il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche locali nel tavolo della trattativa oltre che dello stesso sindacato di base e la possibilità di rimanere in affitto per gli anziani e per coloro che decidono di non acquistare. «Enasarco ha già fatto sapere che venderà le case a prezzo di mercato - ha detto un rappresentante delle Rdb - chiediamo di sedere al tavolo della trattativa perché, purtroppo, nel consiglio d'amministrazione dell'ente stanno tutti insieme Confindustria, Confcommercio e anche i sindacati confederali, quelli, cioè, che dovrebbero curare gli interessi degli inquilini». Nel corso della mattinata una delegazione è stata ricevuta dai dirigenti Enasarco. «Si sono detti disposti a discutere anche con noi e con l'amministrazione pubblica - ha proseguito il sindacalista - noi, comunque, stiamo già preparando mobilitazioni nei municipi e alla regione Lazio». Nel patrimonio immobiliare Enasarco, presenti in diversi quartieri come Cinecittà, Ostia, Casalbertone, lavorano circa 400 persone tra custodi e pulitori. «Chiederemo garanzie anche per loro», ha concluso il rappresentante Rdb.

ALITALIA, RDB-CUB: «ASSORDANTE SILENZIO DI ALEMANNO»

(OMNIROMA) Roma, 10 set - «Sulla questione Alitalia, con le conseguenti pesantissime ricadute sul territorio di Roma, capitale d'Italia e città di grande flusso turistico, il silenzio del sindaco Alemanno è assordante». Lo dichiara, in una nota, Mario Carucci della Cub Lazio. «Mentre il sindaco Moratti ed i rappresentanti della Lega al Governo non perdono occasione per rilanciare il ruolo di Malpensa a discapito di Fiumicino - prosegue - il sindaco Alemanno rifiuta ogni confronto con le lavoratrici ed i lavoratori e con le organizzazioni sindacali che, come nel caso della Cub Trasporti, hanno ripetutamente richiesto un incontro (il 3 luglio 2008, il 1 agosto ed il 29 agosto 2008) sul ridimensionamento dell'hub di Fiumicino e le conseguenti migliaia di esuberi nell'Alitalia e nell'indotto. È pertanto urgente che il sindaco di Roma convochi i rappresentanti dei lavoratori, almeno quelli che ne hanno fatto richiesta, ed affronti il tema della vertenza Alitalia, non limitandosi ad ascoltare solo Colaninno». «Se il sindaco Alemanno continuerà nel suo rifiuto - conclude - la C.U.B. Lazio si riserva di valutare la necessità di indire una manifestazione dei lavoratori di Alitalia e di Fiumicino presso la sede del Comune di Roma».


10 settembre 2008 - Adnkronos

ALITALIA: CARUCCI (CUB LAZIO), ASSORDANTE IL SILENZIO DI ALEMANNO

Roma, 10 set. - (Adnkronos) - «Sulla questione Alitalia, con le conseguenti pesantissime ricadute sul territorio di Roma, capitale d'Italia e città di grande flusso turistico, il silenzio del sindaco Alemanno è assordante». Lo afferma Mario Carucci della Cub Lazio e segretario della Cub a livello nazionale. «Mentre il sindaco Moratti ed i rappresentanti della Lega al Governo non perdono occasione per rilanciare il ruolo di Malpensa a discapito di Fiumicino - aggiunge Carucci - il sindaco Alemanno rifiuta ogni confronto con le lavoratrici ed i lavoratori e con le organizzazioni sindacali che, come nel caso della Cub Trasporti, hanno ripetutamente richiesto un incontro, il 3 luglio 2008, il 1 agosto ed il 29 agosto 2008, sul ridimensionamento dell'hub di Fiumicino e le conseguenti migliaia di esuberi nell'Alitalia e nell'indotto». «È pertanto urgente - conclude - che il sindaco di Roma convochi i rappresentanti dei lavoratori, almeno quelli che ne hanno fatto richiesta, ed affronti il tema della vertenza Alitalia, non limitandosi ad ascoltare solo Colaninno, che già tanto ha prodotto ricchezza per la collettività nella sua avventura alla Telecom Italia.Se il sindaco Alemanno continuerà nel suo rifiuto, la Cub Lazio si riserva di valutare la necessità di indire una manifestazione dei lavoratori di Alitalia e di Fiumicino presso la sede del Comune di Roma».


10 settembre 2008 - Apcom

Sinistra/ Cobas e Sinistra critica: No a corteo Arcobaleno
Assemblea movimenti più radicali, verso manifestazione a novembre

Roma, 10 set. (Apcom) - Un'assemblea nazionale dei movimenti della sinistra più radicale in corso il 5 ottobre, il pieno sostegno allo sciopero generale del 17 ottobre promosso dal sindacalismo di base, l'avvio di un percorso partecipato per una manifestazione nazionale a novembre che sia il punto di approdo di una nuova unità dei movimenti. E' questo il risultato, informa un comunicato, della partecipata riunione che si è svolta ieri pomeriggio su iniziativa di Cobas, Collettivi universitari di Roma, Rdb, Sinistra Critica, Rete dei comunisti ma anche di Giorgio Cremaschi e Marco Bersani, e a cui hanno partecipato ieri circa 200 persone e diverse organizzazioni. "Scopo dell'assemblea del 5 - spiega fra l'altro la nota - è quello di analizzare la insidiosa situazione politica del paese, l'attacco profondo portato dalle destre al governo, dalla Confindustria, dal Vaticano, gli effetti della subalternità del PD al governo ma soprattutto creare le condizioni per una vera opposizione sociale, favorire la convergenza e il coordinamento delle situazioni in lotta e valutare la fattibilità e utilità di una manifestazione nazionale per il mese di novembre". "Consapevole che solo un percorso partecipato e collettivo, trasparente e democratico, fondato sull'autonomia e l'organizzazione dei soggetti sociali può oggi costruire un'opposizione duratura al governo Berlusconi e non solo una rappresentazione istantanea del conflitto - come è stata la manifestazione dello scorso 20 ottobre - l'assemblea, a grande maggioranza, ha escluso - si legge ancora nel comunicato - che l'11 ottobre possa diventare una data utile e anzi ha sottolineato in molti interventi come quella scadenza sia esplicitamente calata dall'alto e imposta dalla necessità dei partiti dell'Arcobaleno di ridare forza e senso alla propria esistenza piuttosto che innescare una dinamica di confronto coni movimenti sociali e i sindacati di base". Secondo i promotori della riunione, si tratta di "un grave errore politico, dunque, che esplicita, obiettivamente, un disprezzo nei confronti della stessa giornata di lotta del 17 ottobre indetta da diverso tempo e scaturita da una rilevante assemblea di delegati e delegate sindacali tenuta a Milano lo scorso 17 maggio".


10 settembre 2008 - L'Adige

Manifestazione contro il ministro Brunetta anche in via delle Orfane a Trento

Trento - Manifestazione contro il ministro Brunetta anche in via delle Orfane a Trento. Questa mattina, a partire dalle 10, il sindacato Rdb Cub protesta, in tutta Italia, contro i provvedimenti del governo. Presso le sedi degli uffici parastatali verrà affisso un manifesto con la scritta «Non ci serve la vignetta per capire chi è Brunetta: dignità». Scontro a colpi di disegni e fumetti. Oggi sarà scelta la vignetta più graffiante nei confronti del Ministro della Funzione Pubblica tra quelle presentate al concorso, voluto dallo stesso Brunetta, il quale ha risposto con questa provocazione alle critiche venute dai lavoratori per la pubblicazione di vignette offensive della loro dignità sul sito dello stesso Ministero. «Rivendichiamo il rispetto della nostra dignità - dice Daniela Mencarelli della direzione nazionale RdB-Cub pubblico impiego - calpestata da una campagna diffamatoria, che serve a distogliere l'attenzione dei cittadini e dei lavoratori dallo smantellamento del welfare. Domani informeremo cittadini e utenti sul pericolo di avere una pensione pubblica ridotta ad assegno sociale per favorire forme di previdenza privata finanziata dagli stessi lavoratori con il proprio Tfr».


10 settembre 2008 - La Gazzetta di Modena

Inps, statali infuriati

Modena - I lavoratori dell’Inps di Modena non ci stanno. Assieme ai colleghi di tutta Italia organizzano per questa mattina a partire dalle 10 una volantinaggio davanti alla sede di viale Reiter in cui contestano senza mezzi termini la campagna d’insulti contro i dipendenti statali.
Con ogni probabilità verranno anche affissi cartelli lungo la strada in cui spiegheranno ai cittadini le ragioni di una campagna di propaganda che ritengono diffamatoria. «Prima i politici fanno di tutto per non dotare gli uffici di strumenti e personale - spiega Maria Tartaglia (Rdb Cub dell’Inps - mettendo i dipendenti in condizioni impossibili. Poi si lamentano delle carenze e scaricano le colpe sui dipendenti. Perchè?»


10 settembre 2008 - Bologna Oggi

Bologna: trasporti, lunedì nero per il trasporto locale

Bologna - Sarà un lunedì nero per il trasporto pubblico locale a Bologna. L'Atc ha annunciato che le organizzazioni Sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti, Faisa-Cisal, Ugl, Sdl, Cub-Trasporti hanno indetto uno sciopero, specificando che dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio i servizi di trasporto pubblico urbano, suburbano ed extraurbano non saranno garantiti.
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10 settembre 2008 - Il Giornale.it

I sindacati contro Brunetta: «Con le vignette ci insulta»

Tanta attenzione non se l’aspettava nemmeno lui, il ministro Renato Brunetta. Ma un po’ di pubblicità in più fa comodo anche a lui, la «Cuccarini del governo», come si è definito in quanto ministro più amato dagli italiani. Il supplemento di marketing glielo regaleranno oggi i rappresentanti sindacali Rdb Cub che faranno un presidio davanti al ministero. Obiettivo dei sindacalisti, non il rinnovo del contratto, ma il concorso per le vignetta più cattiva su Brunetta, indetto dallo stesso ministro. Una «provocazione» che i rappresentanti sindacali non hanno gradito e alla quale rispondono con la manifestazione. «Rivendichiamo il rispetto della nostra dignità – protesta Daniela Mencarelli della direzione nazionale RdB-CUB Pubblico Impiego – calpestata da una campagna diffamatoria che serve a distogliere l’attenzione dallo smantellamento del welfare». Sarà. Ma forse il gioco proposto sul sito del dicastero (oggi è l’ultimo giorno per votare e poi, la prossima settimana, sarà scelta la vignetta più graffiante) è piaciuto anche ai sindacalisti di base, visto che rispondono, letteralmente, per le rime: «Non ci serve la vignetta per capire chi è Brunetta». Slogan che, corredato da un disegno, non sfigurerebbe al concorso.


10 settembre 2008 - La Gazzetta di Reggio

IL 19 SETTEMBRE
Sciopero generale dei precari la Cub è sul piede di guerra

REGGIO E. - E per cominciare, è stato proclamato dalla Cub scuola per venerdì 19 settembre lo sciopero generale dei precari della scuola e del pubblico impiego. «Pare ormai - si legge in una nota della Cub - che l’attività prediletta dell’alta dirigenza del ministero dell’istruzione (non più pubblica) consista nel calcolare quanti posti di lavoro dovranno essere tagliati nella scuola. Apprendiamo così che, mediante il ritorno al maestro unico, si conta di tagliare da 40.000 a 50.000 insegnanti, che la riduzione delle ore alla scuola superiore produrrà l’eliminazione di altre 35.000 cattedre, che l’applicazione del decreto Moratti garantirà altri 15.000 posti in meno, che gli Ata verranno ridotti di 43.000. Maria Stella Gelmini, con lunare allegrezza, si slancia intanto in affermazioni sul fatto che le spese per le retribuzioni del personale sono una parte eccessiva della spesa complessiva per la scuola, sulla necessità di garantire retribuzioni adeguate al personale, sull’esigenza di rigore e serietà». «O difendiamo la scuola pubblica e i diritti di insegnanti ed Ata - prosegue il sindacato - o ci pieghiamo alle loro scelte».


10 settembre 2008 - Caserta 24 Ore

LEGGE 133, MA QUALI VIGNETTE, NOI SCIOPERIAMO!

SALERNO, Dopo un intenso periodo pre estivo di mobilitazione contro le scelte scellerate del Governo nei confronti della P.A., riprende l’iniziativa della RdB Cub Pubblico Impiego per contrastare in ogni modo i contenuti del decreto 112, oggi legge 133 e per manifestare l’indignazione e la rabbia dei dipendenti pubblici colpiti nei diritti, nei salari e nella dignità . Il 10 settembre si riunirà a Roma una giuria per decretare la vignetta vincente tra quelle inviate alla Funzione Pubblica per partecipare al concorso sulla vignetta più pungente nei confronti di Brunetta. Concorso voluto dallo stesso Ministro per rispondere all’indignazione dei lavoratori pubblici sbeffeggiati sul sito della Funzione Pubblica dalle vignette pubblicate contro i "fannulloni". Crediamo che questa sia un’occasione da non mancare per far capire al Ministro che mentre lui continua a giocare, la RdB non ha alcuna intenzione di scherzare e risponde alle sue boutades promuovendo la partecipazione allo sciopero generale del 17 ottobre, già proclamato da tutto il sindacalismo di Base prima della pausa estiva. Mentre i lavoratori romani parteciperanno all’iniziativa, nelle altre realtà territoriali la protesta troverà altre forme di visibilità. Invitiamo i lavoratori ad aderire a tutte le iniziative che verranno promosse dalla RdB per mantenere viva la mobilitazione, modificare le scelte economiche del Governo e riappropriarsi di quanto sottratto con il decreto 112 e con gli altri provvedimenti in esame oggi al Parlamento, in termini di diritti salari e dignità. Ricordiamo a tutti, infatti, che al Parlamento è stato presentato da Cazzola ed altri firmatari un disegno di legge che intende applicare il regime contributivo a tutti i lavoratori dal 1°gennaio 2009, anche a coloro i quali hanno maturato i 18 anni al 1995 ed innalza l’età per la pensione di anzianità a 62 anni per chi è in regime contributivo. Un disegno di legge, certo, ma che la dice lunga sulle reali intenzioni di questo Governo! Senza contare che a fronte di contratti ormai scaduti da un pezzo, il Governo propone aumenti dell’1,7% mentre l’inflazione viaggia al 4,1%!
Il tempo delle chiacchiere è finito già da un pezzo: forse qualcuno non se ne è ancora accorto o fa finta di non accorgersene, perché altri sono gli interessi in ballo. Noi continuiamo per la nostra strada, al fianco dei lavoratori!


10 settembre 2008 - Dazebao online

Siglato tra Cub, Sdl e Cobas un Patto di consultazione permanente

ROMA - Si sa che l'unione fa la forza, ma il Patto di Consultazione Permanente siglato quest'oggi dalle tre organizzazioni Sdl, Cobas e Cub va ben oltre. E' infatti finalizzato soprattutto a condividere e coordinare le azioni e le iniziative sindacali. L'obiettivo ambizioso è stato raggiunto proprio per rafforzare una reale rappresentanza delle forze sindacali e dare voce ai lavoratori, garantendone i diritti. Sono quindi previsti riunioni periodiche a livello nazionale e la costituzione di un Forum permanente sulla rappresentanza, sui diritti sindacali e contro il monopolio dei sindacati concertativi.


10 settembre 2008 - Tuscia web

"Ma quale piano di rientro sanitario?
Questo è un piano di smantellamento della sanità nel Viterbese"

Riceviamo e pubblichiamo - Lino Rocchi (RdB Cub Federazione Viterbo), Aurelio Neri (RdB Cub Sanità Viterbo)
Questo il commento di Lino Rocchi della segreteria provinciale RdB Cub.
Domani 11 settembre è stato convocato a Roma il coordinamento regionale della RdB Sanità Lazio, per decidere le iniziative di lotta per contrastare questa scelta sciagurata. "Se si legge il decreto firmato da Marrazzo - prosegue Rocchi - si parla di "riconversione e di sospensione dell’accreditamento provvisorio dei presidi relativamente all’attività di ricovero per acuti ordinari e in day hospital" ma in cosa consiste tale riconversione? Non si sa! L’unica cosa certa è che i cittadini dovranno rinunciare a tre importanti ospedali e a due case di cura, tanto per iniziare. E se fossero confermate le voci che stanno girando in queste ore, di trasformazione dei tre ospedali in Rsa, che fine farà ad esempio Villa serena a Montefiascone o le altre Rsa dislocate nelle vicinanze di Acquapendente o Ronciglione? Ci risulta - conclude Rocchi - che il direttore generale della Ausl di Viterbo Aloisio prima abbia espresso forti perplessità, ma che poi "folgorato sulla strada di Marrazzo" abbia fatto marcia indietro.
Gli chiediamo una netta presa di posizione contraria a questo smantellamento od il primo smantellamento che chiederemo sarà quello della sua "comoda" poltrona". "È un provvedimento grave, che penalizza il territorio viterbese, già al di sotto della media dei posti letto prevista dalla legge - dichiara Aurelio Neri della RdB Sanità provinciale - Siamo a 2,5 posti letto invece della soglia minima di 3 ogni mille abitanti. Sono preoccupato e indignato.
La chiusura di tre importanti ospedali pubblici che da sempre rappresentano una presenza qualificata e di eccellenza nel panorama della sanità pubblica provinciale, avrà pesanti ripercussioni su tutta la popolazione della provincia di Viterbo e in particolar modo sulla parte nord della provincia, costringendo i nostri malati a rivolgersi fuori regione con un aggravio di disagi personali e di spesa per il bilancio Regionale. È una vera e propria dichiarazione di guerra ai diritti dei lavoratori del settore, dei precari e dei cittadini della provincia di Viterbo - prosegue Neri -. Un ulteriore attacco al salario e alle condizioni di lavoro, la dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che anche il centro sinistra vuole demolire il sistema pubblico.
Cosa può produrre di peggio il commissariamento della Regione Lazio? Domani decideremo il da farsi, aderiamo fin da ora allo stato di agitazione dichiarato dalla RdB–Cub per costruire insieme a tutti i lavoratori una forte risposta a partire dai singoli posti di lavoro e dagli scioperi del 19 settembre e del 17 ottobre prossimi, concludono i Dirigenti della RdB CUB Provinciale".


10 settembre 2008 - OnTuscia

"UN PIANO DI SMANTELLAMENTO DELLA SANITA' VITERBESE":
LA RDB CUB ATTACCA MARRAZZO
Intervengono Aurelio Neri (RdB CUB sanità Viterbo) e Lino Rocchi (RdB CUB federazione di Viterbo)

VITERBO – (md) Ma quale piano di rientro sanitario, questo è un piano di smantellamento della sanità nel Viterbese, esordisce così Lino ROCCHI della segreteria provinciale RdB CUB, domani 11 settembre è stato convocato a Roma il Coordinamento regionale della RdB Sanità Lazio, per decidere le iniziative di lotta per contrastare questa scelta sciagurata. È un provvedimento grave, che penalizza ancora di più il territorio del viterbese già al di sotto della media dei posti letto prevista dalla legge, dichiara Aurelio NERI della RdB Sanità provinciale, siamo a 2,5 posti letto invece della soglia minima di 3 ogni mille abitanti, sono preoccupato ed indignato, la chiusura di tre importanti ospedali pubblici che da sempre rappresentano una presenza qualificata e di eccellenza nel panorama della sanità pubblica provinciale avrà pesanti ripercussioni negative su tutta la popolazione della provincia di Viterbo ed in particolar modo sulla parte nord della provincia, costringendo i nostri malati a rivolgersi fuori regione con un aggravio di disagi personali e di spesa per il bilancio Regionale. Se si legge il decreto firmato da Marrazzo poi, prosegue Rocchi, si parla di "riconversione e di sospensione dell’accreditamento provvisorio dei presidi relativamente all’attività di ricovero per acuti ordinari e in day hospital" ma in cosa consiste tale riconversione? Non si sa! L’unica cosa certa è che i cittadini dovranno rinunciare a tre importanti ospedali e a due case di cura, tanto per iniziare, e se fossero confermate le voci, che stanno insistentemente girando in queste ore, di trasformazione dei tre ospedali in RSA, che fine farà ad esempio Villa serena a Montefiascone o le altre RSA dislocate nelle vicinanze di Acquapendente o Ronciglione? Ci risulta che il Direttore generale della Ausl di Viterbo Aloisio prima abbia espresso forti perplessità, ma che poi "folgorato sulla strada di Marrazzo" abbia fatto marcia indietro. Gli chiediamo una netta presa di posizione contraria a questo smantellamento od il primo smantellamento che chiederemo sarà quello della sua "comoda" poltrona. "È una vera e propria dichiarazione di guerra ai diritti dei lavoratori del settore, dei precari e dei cittadini della provincia di Viterbo, prosegue Neri, un ulteriore attacco al salario e alle condizioni di lavoro, la dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che anche il centro sinistra vuole demolire il sistema pubblico. Cosa può produrre di peggio il Commissariamento della Regione Lazio? Domani decideremo il da farsi, aderiamo fin da ora allo stato di agitazione dichiarato dalla RdB – CUB per costruire insieme a tutti i lavoratori una forte risposta a partire dai singoli posti di lavoro e dagli scioperi del 19 settembre e del 17 ottobre prossimi, concludono i Dirigenti della RdB CUB Provinciale.


10 settembre 2008 - New Tuscia

Rischio chiusura per gli ospedali di Acquapendente, Montefiascone e Ronciglione:
intervengono Laura Allegrini, Alessandro Mazzoli e Lino Rocchi

VITERBO - "Sappiamo bene che questo è un momento di sacrifici e di razionalizzazione della spesa, ma quello che sta facendo la Regione Lazio alla sanità viterbese è veramente troppo. La proposta avanzata vede la chiusura di 13 ospedali pubblici, di cui 3 nella nostra provincia. L’intero Alto Viterbese non avrebbe più una struttura ospedaliera, e si chiuderebbero due ospedali ricadenti in Comunità montana. Una proposta, a quanto dice il Direttore generale Aloisio, calata dall’alto: ma è pensabile questo? Deve salire una protesta generale non solo da parte delle Istituzioni e dei sindacati, ma anche dei cittadini e delle associazioni che li rappresentano. Si delinea, infatti, un quadro nero per gli utenti ma anche per i lavoratori. Questo provvedimento, nella fattispecie della provincia di Viterbo, è abnorme perché non tiene conto che i 3 ospedali a rischio di chiusura, cosiddetti di frontiera per la loro posizione strategica e adeguatamente qualificati, sono proprio quelli che, nel loro piccolo, possono ridurre la mobilità passiva (la fuga dei pazienti) verso gli ospedali limitrofi di Siena, di Terni e il S. Andrea di Roma e, quindi, determinare notevoli economie finanziarie per la ASL di Viterbo. Senza tener conto, ovviamente, del venir meno dei livelli minimi di assistenza e dell’aumento dei disagi che deriveranno all’utenza. Il provvedimento è ancor più grave ed incomprensibile se solo si considera che da due anni a questa parte, la Regione Lazio ha finanziato per decine di milioni di Euro proprio questi tre Ospedali che da oggi sono destinati alla chiusura. Il tutto inquadrato nel contesto nazionale dove, l’apposita Commissione Interministeriale, ha stabilito che le misure adottate dalla Regione Lazio, tra le quali la chiusura degli ospedali, sono non congrue al ripianamento dell’imponente deficit accumulato. La Commissione stessa ritiene, peraltro, illegittime le nomine recentemente effettuate dal Governatore Marrazzo dei Direttori Generali unitamente ai Direttori Sanitari e Amministrativi. Ho chiesto al Sindaco Marini, Presidente dell’Assemblea dei Sindaci, la convocazione immediata dell’Assemblea stessa, che peraltro si sarebbe riunita il giorno 20, per tentare di bloccare questa soluzione sperequata e penalizzante, perché quasi il 50 per cento dei posti letto ridotti riguarda proprio la provincia di Viterbo.
Sen. Laura Allegrini
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"Il piano di razionalizzazione e riorganizzazione del sistema sanitario regionale va modificato". E’ categorico il presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli, in merito alla vicenda che riguarda anche gli ospedali di Acquapendente, Montefiascone e Ronciglione. "Le notizie diffuse ieri e anche quelle odierne in merito al piano – dice Mazzoli - definiscono un quadro di estrema gravità, soprattutto per il nostro territorio. Perché si vanno infatti a toccare tre presidi ospedalieri nella sola provincia di Viterbo, cosa che non possiamo accettare". E’ infatti la Tuscia viterbese a pagare il prezzo più alto. "L’operazione di razionalizzazione della sanità regionale – continua - non può scaricarsi in modo così pesante sui territori provinciali e in particolar modo sul nostro". Tanto che le amministrazioni locali hanno fin da subito iniziato a prendere le contromisure. "C’è enorme preoccupazione nelle comunità interessate – conclude Mazzoli - che hanno già indetto riunioni e consigli straordinari". Stesso discorso anche tra gli operatori sanitari, che si sentono minacciati. "Servono chiarimenti urgenti, come richiesto al presidente della Regione Lazio e commissario per la sanità Piero Marrazzo. Ma se le notizie di queste ore fossero confermate – conclude - ad essere necessaria è una completa rivisitazione del piano stesso".
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Ma quale piano di rientro sanitario, questo è un piano di smantellamento della sanità nel Viterbese, esordisce così Lino ROCCHI della segreteria provinciale RdB CUB, domani 11 settembre è stato convocato a Roma il Coordinamento regionale della RdB Sanità Lazio, per decidere le iniziative di lotta per contrastare questa scelta sciagurata. È un provvedimento grave, che penalizza ancora di più il territorio del viterbese già al di sotto della media dei posti letto prevista dalla legge, dichiara Aurelio NERI della RdB Sanità provinciale, siamo a 2,5 posti letto invece della soglia minima di 3 ogni mille abitanti, sono preoccupato ed indignato, la chiusura di tre importanti ospedali pubblici che da sempre rappresentano una presenza qualificata e di eccellenza nel panorama della sanità pubblica provinciale avrà pesanti ripercussioni negative su tutta la popolazione della provincia di Viterbo ed in particolar modo sulla parte nord della provincia, costringendo i nostri malati a rivolgersi fuori regione con un aggravio di disagi personali e di spesa per il bilancio Regionale. Se si legge il decreto firmato da Marrazzo poi, prosegue Rocchi, si parla di "riconversione e di sospensione dell’accreditamento provvisorio dei presidi relativamente all’attività di ricovero per acuti ordinari e in day hospital" ma in cosa consiste tale riconversione? Non si sa! L’unica cosa certa è che i cittadini dovranno rinunciare a tre importanti ospedali e a due case di cura, tanto per iniziare, e se fossero confermate le voci, che stanno insistentemente girando in queste ore, di trasformazione dei tre ospedali in RSA, che fine farà ad esempio Villa serena a montefiascone o le altre RSA dislocate nelle vicinanze di acquapendente o ronciglione? Ci risulta che il Direttore generale della Ausl di viterbo Aloisio prima abbia espresso forti perplessità, ma che poi "folgorato sulla strada di Marrazzo" abbia fatto marcia indietro. Gli chiediamo una netta presa di posizione contraria a questo smantellamento od il primo smantellamento che chiederemo sarà quello della sua "comoda" poltrona. "È una vera e propria dichiarazione di guerra ai diritti dei lavoratori del settore, dei precari e dei cittadini della provincia di Viterbo, prosegue Neri, un ulteriore attacco al salario e alle condizioni di lavoro, la dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che anche il centro sinistra vuole demolire il sistema pubblico. Cosa può produrre di peggio il Commissariamento della Regione Lazio? Domani decideremo il da farsi, aderiamo fin da ora allo stato di agitazione dichiarato dalla RdB – CUB per costruire insieme a tutti i lavoratori una forte risposta a partire dai singoli posti di lavoro e dagli scioperi del 19 settembre e del 17 ottobre prossimi, concludono i Dirigenti della RdB CUB Provinciale.
RdB CUB Sanità VT - Aurelio NERI RdB CUB Federazione di Viterbo - Lino ROCCHI


10 settembre 2008 - Il Resto del Carlino

TRASPORTI
E’ sciopero, niente bus il primo giorno di scuola

Bologna - L'ATC conferma: autobus a rischio lunedì prossimo, 15 settembre, primo giorno di scuola per affetto dello sciopero indetto da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Faisa-Cisal, Ugl, Sdl, Rdb. Per il personale viaggiante di Atc, lo sciopero si svolgerà dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio: in questi orari, i servizi di trasporto pubblico urbano, suburbano ed extraurbano «non saranno garantiti», avverte l'azienda.
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10 settembre 2008 - Il Mattino

Tensioni anche alle elementari per la norma che reintroduce il maestro unico
di DIAMANTE MAROTTA

Caserta - L’ultima settimana di vacanza prima della riapertura delle scuole si preannuncia calda anche in provincia di Caserta. Continua la protesta per i tagli agli organici. Oltre ai precari, alla protesta si stanno unendo anche i docenti di ruolo per il ritorno al maestro unico alle elementari. Nei giorni scorsi una delegazione di precari è stata ricevuta dal dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Vincenzo Di Matteo chiedendo più posti per la scuola casertana. Sul fronte tagli ora a scendere in campo è anche l’organizzazione sindacale Cub/Scuola e la Federazione nazionale Rdb/Cub con una giornata di sciopero generale per il prossimo 19 settembre. L’azione di sciopero coinvolgerà tutti i comparti del pubblico impiego, lavoratori precari della scuola, lsu e co.co.co. È stata proclamata una giornata di sciopero anche dai sindacati di base dell’Unicobas, il 3 ottobre; il 17 ottobre, invece, scenderanno in piazza i Cobas. I sindacati confederali, per parte loro, protestano e annunciano manifestazioni e assemblee nelle scuole della provincia, ma per il momento non parlano ancora di sciopero. Intanto, nei prossimi giorni i sindacati scuola incontreranno il direttore generale dell’Usr Alberto Bottino, per chiedere un piano straordinario per ripristinare almeno una parte dei posti per il personale Ata e di sostegno tagliati in Campania, fondi speciali per organizzare attività didattiche ed educative in orario pomeridiano in modo da consentire il parziale assorbimento dei precari che non hanno avuto la riconferma dell’incarico e porranno il problema delle classi sovraffollate nelle quali non sarà possibile garantire la sicurezza dei ragazzi.


10 settembre 2008 - La Sicilia

Scalo merci, sindacati in allerta
La vertenza. Venerdì l'incontro dei rappresentanti del Cub con il prefetto
di Rossella Schembri

Ragusa - Nonostante le rassicurazioni del prefetto in merito al mantenimento della continuità produttiva degli scali merci di Ragusa e Comiso per i rappresentanti locali della Cub trasporti vi sono ancora tante incognite da chiarire. L'incontro che il prefetto Carlo Fanara ha convocato per venerdi alle 12, a palazzo territoriale di Governo, servirà agli esponenti della confederazione unitaria di base per capire esattamente tutti gli aspetti di questa vicenda. "Il prefetto Fanara ha ricevuto la conferma scritta da parte dell'ingegnere Mannone, che è il capo area Cargo Trenitalia, che sarebbe stata, appunto, garantita la continuità produttiva degli scali - spiega il portavoce della Cub trasporti Pippo Gurrieri - ma vogliamo capire meglio il significato di questo termine "continuità". Sappiamo infatti che da parte di Trenitalia c'è la garanzia dell'attuale stato di cose, il che non ci rassicura affatto". Le questioni che determinano la perplessità dei sindacati di base riguardano prima di tutto la contraddizione del trasferimento di due addetti agli scali nel sito di Gela. "Il mantenimento del provvedimento di trasferimento degli addetti ai due scali a Gela", sostiene la Cub trasporti in una nota, "è in contraddizione con il risultato che ci dovrebbe rassicurare: esso infatti era strettamente correlato alla chiusura degli scali e se l'attività produttiva rimane dovrebbero rimanere anche aperti gli impianti, altrimenti questa decisione non può che essere inquadrata in una volontà di dismissione rimasta intatta". Un altro fattore che preoccupa i rappresentanti della confederazione trasporti è proprio lo stato di fatto in cui versano lo scalo merci del capoluogo e quello casmeneo. Dal gennaio 2008 la struttura di Ragusa è praticamente operativa solo per la Polimeri Europa. "Inoltre lo scalo merci di Comiso ha già perso da gennaio la maggior parte delle aziende importatrici di legname e prodotti per l'agricoltura, per gli alti costi introdotti nel trasferimento dei carri da Gela a Comiso", aggiunge Gurrieri, "e quindi serve prevalentemente per il solo Consorzio Marmi, il quale a sua volta è penalizzato dai provvedimenti di dismissione del trasporto su carro dalla Sardegna". In sostanza, secondo la Cub Trasporti iblea i due scali merci sono ormai due strutture sempre più isolate la cui attività è stata notevolmente ridotta e dunque, sempre più esposte al rischio di una dismissione completa.
Il presidente della Provincia Franco Antoci, che negli ultimi anni (su sollecitazione dei sindacati di base) ha svolto una funzione di mediazione fra le parti, Trenitalia, utenti e sindacati, ha indetto per sabato mattina un vertice a palazzo di viale del Fante. "I partecipanti alla riunione del 13 settembre - afferma Gurrieri - devono prendere atto di tutto questo e rilanciare una mobilitazione volta a invertire la tendenza allo smantellamento delle infrastrutture iblee e all'emarginazione del nostro territorio".


10 settembre 2008 - Corriere della Sera

Il negoziato Ieri vertice segreto Colaninno-Letta. Cusani consulente dei piloti
Trattativa Alitalia alla stretta Sacconi: si chiude domani
Convocati i sindacati. Il nodo piloti e manutenzione
di Antonella Baccaro

ROMA — Il governo cerca la stretta finale su Alitalia. E per oggi a mezzogiorno i sindacati sono stati convocati alla Magliana, nella sede della società commissariata. Ieri sera, dopo una giornata di incontri solo informali, si è tenuto un vertice segreto. Vi avrebbero preso parte i ministri della partita, coordinati dal sottosegretario Gianni Letta, l'advisor Intesa-Sanpaolo, e il capocordata Roberto Colaninno. Obiettivo: focalizzare le richieste dei sindacati su piano e contratto, e cercare di far quadrare il cerchio. «Sono ottimista e penso che tutto si chiuderà nella notte di giovedì» ha azzardato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.
Dopo la disponibilità a sottoscrivere l'accordo con la Compagnia aerea italiana (Cai) dichiarata al Corriere, dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a certe condizioni, ieri è stata la volta del leader della Cgil, Guglielmo Epifani che ha chiesto, tra le altre cose, il rientro della manutenzione nel perimetro della compagnia. Il problema è «scottante»: ieri al reparto «ruote » di Fiumicino la Cgil ha fatto appena a tempo a dissuadere i lavoratori dal bloccare l'attività. E per domani i sindacati confederali hanno già prenotato la piazza antistante il ministero del Lavoro, contendendola alla Cub, per presidiare con i lavoratori di Atitech e Fiumicino la trattativa finale.
Per risolvere il problema al tavolo governativo si sarebbero discusse alcune ipotesi. La prima è sempre che Finmeccanica rilevi una quota della società di manutenzione insieme con Fintecna. La seconda è che sia la stessa Fintecna a fare un'offerta «a termini di mercato» per tutta la manutenzione, anche perché i patti sottoscritti finora con Alitalia sarebbero saltati con il commissariamento. Infine potrebbero essere i privati a rilevare la manutenzione, magari qualcuno dei soci Cai o uno degli imprenditori in fila per entrarne a far parte. Va ricordato inoltre che per i 384 lavoratori di Ams (motori) ci sarebbe una possibile acquisizione da parte di Lufthansa che già detiene il 40% della società.
Se lo scoglio della Cgil potrebbe essere aggirato chiudendo la partita della manutenzione, resta quello dei piloti. Sacconi ha detto che «si presterà attenzione ad alcune delle loro ragioni», invocando però «ascolto reciproc o». Ma per l'Anapc sono imprescindibili alcuni punti: «no» al contratto unico che azzera il loro peso sindacale in Alitalia; «no» a abbattimenti della parte fissa dello stipendio (che il contratto prevederebbe nella misura del 35%); «no» alla riduzione della contribuzione previdenziale aziendale dall'8% al 2%. E soprattutto «no» alla discrezionalità dell'azienda nelle promozioni. Un'apertura è venuta dai piloti dell'Up che vorrebbero che venisse preso come modello il contratto di Lufthansa con una decurtazione del 20-25% allo stipendio.
C'è da dire che le condizioni offerte oggi ai lavoratori Alitalia sono inferiori a quelle dei colleghi di Air One che avranno diritto a mantenerle, quando verranno assunti in Alitalia, perché hanno appena rinnovato il contratto. Si creerebbe così una disparità tra gli uni e gli altri lavoratori che il governo potrebbe pensare di risolvere con un'equiparazione. La soluzione finale alle obiezioni di piloti e assistenti di volo potrebbe passare da una gradualità dell'applicazione delle nuove regole.
Oggi il ministro dell'Economia riferirà su Alitalia e parlerà, come promesso, anche di Air France-Klm. Ieri il gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta ha confermato l'interesse per una quota di minoranza di Alitalia. Ma al tempo stesso ha detto che farà un'offerta per Austrian Airlines. Segno che i giochi sulle due compagnie in vendita non sono ancora chiusi. Oggi a Bruxelles tecnici italiani e dell'Ue s'incontreranno per valutare il decreto Scajola. Infine l'advisor scelto dal commissario Augusto Fantozzi è Rothschild: valuterà per la compagnia gli asset su cui pende l'offerta di Cai.


10 settembre 2008 - L'Unione Sarda

carrefour
Sinistra critica schierata con le cassiere

Quartu S.E. - Continua il braccio di ferro tra le cassiere e la dirigenza di Carrefour. L'azienda ha annunciato la messa in mobilità per ventotto dipendenti part-time, che rischiano di trovarsi senza un lavoro. Per questo sabato scorso è stato proclamato uno sciopero: i dipendenti che aderiscono alla Flaica-Cub hanno incrociato le braccia «e i clienti», spiega il segretario Carlo Serra, «sono stati invitati per solidarietà a non fare la spesa nell'ipermercato».
A questo appello ha risposto Sinistra critica: il coordinamento provinciale annuncia di voler boicottare l'ipermercato e la multinazionale francese, che metterebbe a rischio i posti di lavoro. La misura è motivata con «una flessione delle vendite nel turno della mattina».
Ieri i dipendenti di Carrefour sono stati ricevuti in Municipio dal vicesindaco Tonio Lai, che è anche assessore allo Sviluppo economico, al quale hanno rappresentato la propria situazione.(g.da.)


10 settembre 2008 - Il Giorno

Ibm, il futuro è sempre più buio
Trasferiti 461 dipendenti nelle sedi di Segrate e Cesano Boscone
di ANTONIO CACCAMO

VIMERCATE — IBM CONFERMA il trasferimento di 461 dipendenti dalla sede di Vimercate. Per 419 la nuova sede di lavoro sarà Milano Segrate, per gli altri 42 Cesano Boscone, dove Ibm ha acquistato la sede ex Vodafone. Dopo le voci circolate ad agosto, la direzione ha confermato dunque la riorganizzazione. Che prevede appunto la chiusura di uno dei tre palazzi, il building 13. Dietro i cancelli di via Lecco c'è molta preoccupazione. L'incertezza riguarda il futuro stesso della storica sede di Vimercate, aperta nel 1967, che negli ultimi otto anni ha perso prima le linee di produzione dei computer e delle schede e poi il centro di calcolo. Ibm, oltretutto, è in affitto qui a Vimercate, avendo ceduto l'intera area industriale a Celestica, che ha sua volta ha venduto a Bames del gruppo Bartolini. DURA la reazione da parte sindacale: «Ancora una volta ci troviamo di fronte a una mossa della direzione che mentre mette in forse l'esistenza della sede a Vimercate», tuona Mimmo Tiberio, della Flm Uniti- Cobas, il nuovo sindacato nato pochi giorni fa in Ibm. Già fissato un incontro per il 12 settembre in Assolombarda fra azienda e sindacati, mentre il giorno prima è stata convocata un'assemblea. «Vogliamo definire problemi, richieste e proposte che riguardano i lavoratori e da portare al tavolo del confronto», dice ancora Tiberio. La volontà è di coinvolgere le istituzioni locali, comune di Vimercate e provincia di Milano in testa. «Con questi trasferimenti di massa si rischia la chiusura del sito di Vimercate con le inevitabili ricadute dirette e indirette sull' indotto», sottolinea Tiberio. A far discutere è anche il fatto che la maggioranza dei lavoratori coinvolti nel trasferimento vivono in Brianza: «Sarebbe stato più logico spostare i dipendenti che arrivano dall'area di Milano. In questa maniera si crea un forte pendolarismo verso il capoluogo, che comporta ore e ore di auto, considerando l'intasamento della Tangenziale est». GIÀ PRONTO anche un pacchetto di rivendicazioni: indennizzo mensile di 200 euro, uso del telelavoro a domicilio per chi lo richiede, navette da Vimercate e Sesto San Giovanni verso Segrate e da Vimercate a Cesano Boscone. «Per i lavoratori in par-time, ultracinquantenni o con problemi familiari, che lo richiedono, dovrà essere mantenuta come sede di lavoro Vimercate», conclude Tiberio.


10 settembre 2008 - Tuttoscuola.com

Tra scioperi e drappi neri si apre un difficile confronto con i sindacati

Il programma di incontri settembrini tra i maggiori sindacati e il ministro della pubblica istruzione Gelmini risulta confermato, ma sui tavoli che vedranno le parti confrontarsi si addensano nuvole minacciose. I precari, che già da tempo si sono organizzati autonomamente in una miriade di sigle, annunciano e in qualche luogo (come a Napoli) già danno inizio alla occupazione degli uffici del MPI (Direzioni ragionali e USP). Il 27 settembre i Cobas organizzano un convegno nazionale dei precari a Roma, che sarà seguito il 17 ottobre da uno sciopero nazionale. L'Unicobas, altro sindacato di base, proclama per il 3 ottobre uno sciopero generale con manifestazione a Roma. Un'altra sigla, CUB, propone lo sciopero per il 19 ottobre. Altre iniziative sono annunciate in varie città italiane, dalla raccolta delle firme contro il maestro unico alla esibizione di un drappo nero alla finestra e di un segno di lutto al braccio ("per la morte della scuola") da portare nel giorno di inizio dell'anno scolastico. Un'iniziativa che è piaciuta alla associazione professionale Proteo Fare Sapere, vicinissima alla CGIL, che la propone non solo ai precari ma "a tutti gli insegnanti" nel primo giorno di scuola. I sindacati confederali per il momento si limitano a una massiccia serie di assemblee nelle scuole, ma si preparano alla lotta. La Flc-Cgil pubblica nel suo sito un corposo dossier di pesanti critiche praticamente su tutta la politica scolastica dell'attuale governo. La Cisl scuola parla, a proposito del maestro unico, di "pedagogia di cassa". Anche la UIL scuola parla di "decisione davvero sbagliata", mentre la Gilda degli insegnanti definisce un "fatto gravissimo" l'uso dello strumento del decreto legge. Perfino il moderato Snals, che pure apprezza alcune decisioni, come il ripristino dei voti, dice "no al metodo Gelmini di decidere unilateralmente".


9 settembre 2008 - Dire

PUBBLICO IMPIEGO. RDB CONTESTANO ANCHE VIGNETTE SU BRUNETTA
DOMANI ALL'INPS DI BOLOGNA SIT-IN E STRISCIONI DEI LAVORATORI

(DIRE) Bologna, 9 set. - Arriva la finale del concorso anti-brunetta, ma a Bologna i lavoratori del pubblico impiego non ci trovano niente da ridere. Anzi protestano. La piu' bella tra le vignette satiriche sul ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, verra' premiata domattina, e a Bologna come a Roma scatta la protesta dei lavoratori. Nel capoluogo emiliano l'iniziativa si svolgera' dalle 10 alle 12 davanti alla sede provinciale dell'Inps in via Gramsci. "E' questa la risposta del ministro- si legge in una nota delle Rappresentanze sindacali di base (Rdb)- alle critiche mossegli dai lavoratori, offesi dalla pubblicazione sul sito del ministero, di alcune vignette lesive della loro dignita'". Per questo, dalle 10, anche nelle altre sedi degli enti del parastato, le Rdb affiggeranno scritte che recitano "Non ci serve la vignetta per capire chi e' Brunetta. Dignita'", ed attuera' iniziative di informazione per lavoratori e cittadini. "Rivendichiamo il rispetto della nostra dignita'- afferma Donato Cardigliano delle Rdb del pubblico impiego- calpestata da una campagna diffamatoria che serve a distogliere l'attenzione dei cittadini e dei lavoratori dallo smantellamento del welfare. Domani- prosegue- nei posti di lavoro del Parastato informeremo cittadini e utenti sul pericolo di avere una pensione pubblica ridotta ad assegno sociale per favorire forme di previdenza privata finanziata dagli stessi lavoratori con il proprio Tfr". Per le Rdb occorre "unire gli interessi dei lavoratori pubblici e dei cittadini utenti se si vuole che la pubblica amministrazione abbia un futuro, ed e' anche su questi temi che il prossimo 17 ottobre saremo in piazza con uno sciopero generale di tutte le categorie".

MINORI. SCUOLA REGGIO EMILIA, CUB: IL 19 SCIOPERO GENERALE
DOMANI ASSEMBLEA DEI LAVORATORI

(DIRE) Reggio Emilia, 9 set. - La Cub scendera' in piazza il 19 settembre contro i tagli delle cattedre ipotizzati nella scuola con il ritorno del maestro unico. In vista dello sciopero generale previsto in tale data dei lavoratori precari della scuola e del pubblico impiego, la Cub scuola di Reggio Emilia ha fissato per domani un'assemblea dei lavoratori. Il sindacato autonomo annuncia battaglia: "Il progetto del governo e' assolutamente chiaro e non permette a noi ambiguita' di sorta, o difendiamo la scuola pubblica e i diritti di insegnanti ed Ata o ci pieghiamo alle loro scelte", dicono gli autonomi.

ATC BOLOGNA. AZIENDA CONFERMA: LUNEDI' 15 BUS A RISCHIO
SCIOPERO DALLE 8.30 ALLE 16.30 E DALLE 19.30 A FINE SERVIZIO

(DIRE) Bologna, 9 set. - L'Atc di Bologna conferma: autobus a rischio lunedi' prossimo, 15 settembre, primo giorno di scuola per affetto dello sciopero indetto da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Faisa-Cisal, Ugl, Sdl, Rdb. Per il personale viaggiante di Atc, lo sciopero si svolgera' dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio: in questi orari, i servizi di trasporto pubblico urbano, suburbano ed extraurbano "non saranno garantiti", avverte l'azienda di via Saliceto.
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AMBIENTE. APAT CONDANNATA A MAXIRISARCIMENTO, MA NON SI OPPONE
DENUNCIA USI-RDB, 300MILA EURO PER COMMERCIALISTA

(DIRE) Roma, 9 set. - Una condanna da trecentomila euro. Senza neppure depositare una memoria difensiva. E' quella 'capitata' all'Apat, l'Agenzia di protezione dell'ambiente da poche settimane confluito, con Icram e Infs, nel neonato Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. A rivelare la vicenda e' il Foglietto, giornale telematico del sindacato Usi Rdb ricerca. Che spiega come l'Apat sia stata condannata dal tribunale di Roma a risarcire un commercialista con una maxiparcella da trecentomila euro e che l'Agenzia non ha fatto ricorso ne' presentato neppure una memoria difensiva. La vicenda ha inizio con la nomina da parte del Tribunale, su richiesta dell'Apat, di un commercialista per la effettuazione di 'complesse stime patrimoniali', con compenso 'da liquidarsi secondo le tariffe professionali'. "Che tale attivita' fosse davvero complessa veniva riconosciuto- scrive il Foglietto- con una nota del 6 marzo 2003, dalla stessa Agenzia, la quale, pero', sia a fronte della prima richiesta di onorari (per 100 mila euro) che della seconda (per 376.244), si rifiutava di adempiere alle obbligazioni in quanto, a suo dire, eccessivamente onerose, e si rivolgeva al Consiglio dell'ordine dei dottori commercialisti". L'organismo 'riteneva congruo per l'attivita' svolta un compenso di 251.100 euro, oltre accessori' che pero' l'Apat non ha liquidato costringendo il commercialista a rivolgersi al Tribunale, "dinanzi al quale l'ente di via Brancati 'non soltanto non ha fornito alcuna prova delle circostanze che a suo dire avrebbero giustificato la riduzione del compenso ma neppure ha depositato memorie istruttorie e memorie conclusionali'". La conseguenza e' stata che il Tribunale, "con la citata sentenza che non e' stata impugnata, ha condannato l'Apat a pagare al commercialista non solo gli onorari riconosciuti dal Consiglio dell'ordine, ma anche 19 mila euro di spese legali, oltre interessi e accessori". In pratica, un aggravio per l'erario di oltre 50 mila euro, "frutto di una condotta dell'Apat che non appare improntata alla buona amministrazione". Protesta quindi Franco Frasca', responsabile Usi/RdB-Apat che al Foglietto dichiarato: "Invieremo la sentenza all'attenzione della Corte dei Conti- sottolinea- affinche' accerti eventuali responsabilita' di qualsiasi ordine da parte di organismi dirigenti dell'ex Apat".


9 settembre 2008 - Omniroma

SAN LORENZO, ASSEMBLEA SINDACATI DI BASE PER CORTEO NOVEMBRE

(OMNIROMA) Roma, 09 set - Ricostruire il movimento politico della sinistra di classe partendo dai temi della guerra, gli spazi democratici, i diritti civili e sindacali: questi i temi della riunione ancora in corso nella redazione del settimanale «Carta», in via dello Scalo di S.Lorenzo, organizzata dalla Rete dei Comunisti, Sinistra Critica, Cobas, Rdb, Rete 24 Aprile. «Con le elezioni di aprile scorso e la scomparsa della sinistra in Parlamento si è chiusa una fase - ha detto Mauro Casadio della Rete dei Comunisti - lo sbandamento che c'è oggi a sinistra, la dialettica tra governo e opposizione, che propongono le stesse cose, ha chiuso ogni spazio per i diritti civili. Purtroppo, i settori sociali trovano più riferimenti a destra che a sinistra». Il 5 ottobre si terrà a Roma un'assemblea nazionale sui temi sociali mentre è in preparazione un corteo nazionale il prossimo novembre.


9 settembre 2008 - Adnkronos

ROMA: ASIA-RDB, GIOVEDI' TAVOLO INTERISTITUZIONALE SU CASA

Roma, 9 set. 2008 (Adnkronos) - L'assessore alla Casa della Regione Lazio, Mario Di Carlo, ha convocato un tavolo interistituzionale permanente per l'emergenza abitativa al quale siedera', tra gli atri, oltre al Prefetto di Roma Carlo Mosca, all'assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri, all'assessore comunale alle Politiche del Patrimonio e abitative Alfredo Antoniozzi e al presidente del XI Municipio Andrea Catarci, anche l'Associazione inquilini ed assegnatari - Rappresentanze sindacali di Base (Asia -Rdb). Il tavolo si terra' dopodomani, 11 settembre, alle ore 15, presso la sala Aniene in via Cristoforo Colombo 212. L'Asia-Rdb ritiene che la convocazione di un Tavolo interistituzionale permanente per l'emergenza abitativa sia un risultato "importante" e considera l'appuntamento di giovedi' come passaggio "significativo di un percorso di mobilitazione che deve continuare". Domani, alle ore 11, gli inquilini e i lavoratori Enasarco manifesteranno davanti alla sede della Fondazione, in via Usodimare 31, per chiedere "che venga fatta chiarezza sulla dismissione di 17mila appartamenti, sulle modalita' di" vendita e sulle tutele per gli inquilini impossibilitati all'acquisto. Giovedi' invece, alle ore 11, gli inquilini di via Pincherle 153/169 manifesteranno a piazza Santi Apostoli per "chiedere al prefetto di Roma di farsi garante del processo di vendita di circa 300 appartamenti e di alcuni esercizi commerciali messo in atto dal gruppo assicurativo Fata/Generali".

TRASPORTO LOCALE: BOLOGNA, LUNEDI' SCIOPERO BUS
DALLE 8.30 ALLE 16.30 E DALLE 19.30 A FINE SERVIZIO

Bologna, 9 set. - (Adnkronos) - Sciopero del trasporto pubblico locale lunedi' a Bologna, indetto dalle Organizzazioni Sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti, Faisa-Cisal, Ugl, Sdl, Cub-Trasporti. Lo annuncia l'Atc specificando dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio i servizi di trasporto pubblico urbano, suburbano ed extraurbano non saranno garantiti.
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9 settembre 2008 - Ansa

CASA: UN TAVOLO CONTRO LE VENDITE DI ENASARCO E FATA

(ANSA) - ROMA, 9 SET - Un tavolo interistituzionale permanente per risolvere l'emergenza abitativa di Colli Portuensi, via Pincherle e Enasarco. Lo ha annunciato l'assessore regionale alla Casa Mario Di Carlo, e si terrà il prossimo 11 settembre alla presenza, tra gli altri, del prefetto di Roma Carlo Mosca, dell'assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri, dell'assessore comunale alle Politiche del Patrimonio e Abitative Alfredo Antoniozzi, del presidente del Municipio XI Amdrea Catarci e dell'AS.I.A. RdB. «Il tavolo è frutto della mobilitazione permanente intrapresa dagli inquilini di Colli Portuensi, di via Pincherle e di Enasarco, che si stanno battendo strenuamente contro le dismissioni selvagge per la difesa del diritto all'abitare», ha commentato in una nota l'AS.I.A. Rdb. Domani mattina alle 11 gli inquilini e lavoratori Enasarco manifesteranno davanti alla sede della Fondazione per chiedere che venga fatta chiarezza sulla dismissione di 17mila appartamenti, sulle modalità di vendita e sulle tutele per gli inquilini impossibilitati all'acquisto, mentre giovedì, sempre alle ore 11, gli inquilini di via Pincherle 153/169 manifesteranno a piazza Santi Apostoli per chiedere al prefetto di farsi garante del processo di vendita di circa 300 appartamenti e di alcuni esercizi commerciali messo in atto dal gruppo assicurativo Fata/Generali.

CENTRALINISTE LICENZIATE: ANCORA NESSUNA PROPOSTA DI LAVORO

(ANSA) - MILANO, 9 SET - Le undici centraliniste precarie che quattro giorni fa si sono esibite in uno strip tease per protestare contro il loro licenziamento imposto dall'Asl di Legnano hanno incontrato questa mattina l'assessore Bruno Casati e la commissione Lavoro della Provincia di Milano. L'Ente di Palazzo Isimbardi ha infatti chiesto un incontro con la direzione dell'azienda ospedaliera per verificare possibili soluzioni alla crisi occupazionale. Finora, però, comunica il sindacato Rdb Cub, di proposte concrete non ne sono ancora emerse.


9 settembre 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 31 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Con una transazione da 3 milioni di euro, l'Istat stende un velo sui censimenti 2001
* Forte con i deboli, debole con i boiardi
* Precari pubblico impiego, riparte la mobilitazione
* Apat, dal commercialista un conto choc
* Circolare taglia salari, Brunetta è senza freni
* Domani l'inizio della fine? E' polemica tra scienziati
* Dopo 4 anni, 50 lavoratori approdano nei ruoli del Cra
* Quando i processi si celebrano in tivvù


9 settembre 2008 - Il Manifesto

SCUOLA
Il ministro: «Usiamo i precari come guide turistiche»
di Andrea Gangemi

ROMA - Hai studiato una vita per insegnare, ma alla fine potresti fare la guida turistica. I 115mila docenti precari, 16 per cento del totale secondo l'ultima indagine Uil, e il personale Ata, stiano tranquilli: «Stiamo studiando nuove figure professionali per tutti i precari insieme a Bondi, Brunetta, Brambilla e Sacconi, sia dentro che fuori la scuola». Lo dice il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, inaugurando il primo giorno di scuola in un istituto di Segrate. L'ipotesi del governo di impiegare i precari dell'istruzione anche come guide o operatori turistici viene dallo staff ministeriale. Gelmini prende atto che «la modalità con cui è stata gestita la scuola negli ultimi anni ha creato un precariato enorme, un problema sociale veramente pesante». Ma nessuno si ostini a concepire soluzioni diverse dai tagli, 70mila insegnanti e 43mila Ata in meno. Perché «non si possono illudere le persone - parola del ministro - che la scuola possa assorbire un numero di posti superiore a quelli necessari e che riesce a pagare», e perché «è poi scorretto che gli insegnanti in Italia siano sottopagati rispetto all'Europa». Poco importa che del risparmio di sette miliardi di euro previsto dalla manovra grazie ai tagli, nota Michele Gentile, coordinatore del dipartimento Settori pubblici Cgil, ai lavoratori torneranno in busta paga solo trenta euro mensili lordi dal 2010. «E questo - si domanda Gentile - sarebbe lo "stipendificio" di cui parla il ministro?» Solo a parole, dunque, la Gelmini si dichiara «felice» di accogliere il «punto di vista e le eventuali proposte» dei sindacati. Per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, la riforma «costituirà il fulcro di proteste molto estese». Ma sono i Cobas ad aprire con un fitto calendario di iniziative: il 15 settembre, primo giorno di scuola per molti bambini, i docenti si recheranno in classe con adesivi contro i tagli e il maestro unico ed inizieranno le lezioni in ritardo. Il 26 ci saranno proteste locali in tutta Italia, il 27 si terrà a Roma il convegno nazionale dei precari. Il 17 ottobre, infine, sciopero generale con una grande manifestazione sempre nella capitale, convocato dai Cobas con le altre sigle «antagoniste» Cub e Sdl. Alla scuola elementare romana «Iqbal Masih» di via Ferraironi, invece, docenti e genitori del comitato «Non rubateci il futuro» inaugureranno l'anno scolastico, il 15 settembre, con un drappo nero sul portone, il lutto al braccio «a simboleggiare la morte della scuola pubblica» e l'occupazione dell'istituto per una settimana (anche se - assicurano - le lezioni si svolgeranno regolarmente). L'11 e il 16 settembre il comitato organizza anche un presidio a Montecitorio in occasione della discussione alla Camera della riforma Gelmini. E l'Idv si impegna a sollecitare il ministro affinché ritiri o modifichi il decreto 137. Lo hanno annunciato il senatore Fabio Giambrone, della commissione permanente sull'Istruzione e Leoluca Orlando, portavoce nazionale del partito.


9 settembre 2008 - Liberazione

Decisa, pacata, forte dell'appoggio personale di Berlusconi. Maria Stella Gelmini...

Decisa, pacata, forte dell'appoggio personale di Berlusconi. Maria Stella Gelmini non teme le lotte rabbiose dei sindacati della scuola, e giorno dopo giorno esibisce nuovi tasselli della riforma. Questa volta tocca agli insegnanti precari, un sesto del corpo docente complessivo. Con l'arrivo del maestro pubblico verranno tagliate 87mila cattedre, il governo potrebbe inventare per loro «nuove figure professionali», assorbirli in altre mansioni «sia dentro che fuori della scuola», magari nel turismo. Perché il punto è chiaro: «la scuola italiana ha accumulato un numero impressionante di precari» e ci vorranno anni prima che possano diventare di ruolo. La ministra cerca di tranquillizzare anche i docenti di ruolo: «nessuno verrà licenziato» e gran parte degli esuberi verrà impiegato nel potenziamento del tempo pieno.
E mentre i docenti senza contratto preparano il convegno nazionale del 27 settembre, la rivista Tuttoscuola rovescia la prospettiva: poiché sarà difficile che un solo maestro possa insegnare anche inglese e religione, le elementari avranno per forza un maestro "prevalente" e una serie di maestri satelliti tra cui quello di sostegno. Punto sul quale, però, il testo di legge Gelmini non fa chiarezza. In una scuola elementare di Segrate per l'inaugurazione dell'anno scolastico, la ministra della Pubblica Istruzione incassa il plauso di Berlusconi dopo le critiche di Umberto Bossi, improvvisamente incerto sul ritorno al maestro unico.
Altro tassello: dopo l'abolizione delle Ssis, le scuole biennali di specializzazione per accedere alle cattedre di medie e superiori, Gelmini ipotizza di formare i docenti attraverso un praticantato seguito dal concorso pubblico. Il motto è: meno insegnanti, meglio pagati. Secondo uno studio della Uil, i docenti italiani - i peggio pagati dell'Europa occidentale -hanno perso il 21% del potere d'acquisto negli ultimi 13 anni.
Ma la scuola non sono soltanto gli alunni e gli insegnanti. Diecimila edifici scolastici risultano fatiscenti, i rubinetti dei fondi sono chiusi dopo il taglio di sette miliardi alla scuola determinati dalla Finanziaria: e allora, si impegna la ministra, il 30% dei risparmi venuti dagli accorpamenti delle classi verranno investiti per la ristrutturazione delle aule.
Le rassicurazioni di viale Trastevere non attenuano le proteste di sindacati e scuole dell'intera Penisola: il 15 settembre i docenti entreranno in classe in ritardo e indossando un adesivo di protesta, il 26 iniziative locali e il 17 ottobre lo sciopero generale convocato dai Cobas, Cub e Sdl con una manifestazione nazionale a Roma. Per il leader dei Cobas-scuola Piero Bernocchi verranno espulse 160mila persone tra docenti e non docenti: «Il governo se ne frega della didattica e pensa a fare cassa».


9 settembre 2008 - Il Mattino di Padova

Via all’anno scolastico con polemiche
Ieri il Calvi, lunedì tutti gli altri. Nelle elementari c’è la questione-grembiule. La Gelmini contestata per il maestro unico: verso il primo sciopero
di Felice Paduano

Già in classe una settimana prima di tutti gli altri 100 mila studenti delle scuole padovane, da quelle dell’infanzia agli istituti superiori, per i quali la prima campanella suonerà solo lunedì prossimo in base al calendario deciso dalla Regione Veneto. Sono i 400 ragazzi delle prime e seconde classi degli indirizzi Brocca ed Erica dell’Itc Calvi, che ieri mattina, hanno già fatto scuola dalle 8.10 alle 13.30 perché sono gli unici a effettuare, già da alcuni anni, la settimana corta. Ossia stanno a casa, oltre alla domenica, anche il sabato.
Lunedì prossimo cominceranno le lezioni anche per gli alunni della scuola primaria, dove è ancora in corso la polemica sui grembiuli previsti dal ministro Mariastella Gelmini. Tra le dirigenti che intervengono sulla querelle c’è Marisa De Danieli. «Nelle scuole elementari non è arrivata alcuna circolare ministeriale che obbliga gli allievi dalla prima alla quinta classe a indossare il grembiule dello stesso colore - sottolinea la preside del secondo Istituto comprensivo, con presidenza all’interno della Ardigò di via Agnusdei -. Da sempre spetta a ogni consiglio d’istituto decidere, eventualmente, l’obbligatorietà di un’unica divisa per tutti i bambini. Ad esempio nelle scuole elementari che fanno parte del mio istituto comprensivo, tra cui c’è anche la Luzzatto Dina al Portello, i ragazzi, con il pieno assenso dei genitori, sono ben felici di indossare un lindo grembiule azzurro, che non li massifica per niente, come invece sostengono i detrattori del "vestito unico", ma li rende più graziosi e simpatici e anche visivamente partecipi del medesimo processo educativo all’interno di una determinata scuola».
A proposito di scuola primaria, dopo la manifestazione regionale di Venezia contro il maestro unico davanti al Palazzo del Cinema, effettuata sabato e coordinata dai sindacalisti padovani Nereo Marcon, Maria Teresa de Sanctis e Salvatore Mazza, nelle sedi confederali e in quelle dei Cobas e dei Cub già fervono i preparativi per il primo sciopero generale della scuola contro la Gelmini, indetto per il 18 ottobre. «Non a caso noi maestre abbiamo portato al Lido di Venezia un solo cartello gigante sul quale c’era scritto "Gelmini, somara unica" - sottolinea Barbara Farinazzo, docente di Ponte San Nicolò -. Siamo davanti ad una decisione politica folle, che abbasserà la qualità dell’insegnamento nella primaria, anche a scapito dei principi essenziali della pedagogia moderna». Breve ma ugualmente incisivo il commento di un’altra maestra: «Si torna indietro come minimo di trent’anni» sostiene Elisabetta Lamon, di Piombino Dese.


9 settembre 2008 - Il Bologna

Immobili. I prezzi vanno alle stelle,
Unione Inquilini e Rdb sono allarmate ma Comune e Regione tacciono
Caro affitti per una famiglia su 2 metà pensionati a rischio sfratto
I costi degli appartamenti arrivano a incidere sulle pensioni anche per il 70 per cento
di Francesco Mura

Bologna - «Ormai non si tratta più di fare i salti mortali - commenta sconsolata la signora Sandra, 80 anni, da più di venti pensionata agricola e un appartamentino in zona san Donato - ma di combattere una vera e propria guerra all'ultimo euro per arrivare a fine mese». Di certo fare quadrare i bilanci familiari, quando la voce "affitto" in moltissimi casi assorbe e persino supera il 70% del salario mensile, è un'impresa quantomeno ardua. Soprattutto dopo il cambio del conio quando i prezzi sono raddoppiati senza tenere conto del fatto che gli stipendi, nella trasformazione in euro, si sono visti dimezzare il loro potere d'acquisto. Ma a contribuire notevolmente al degenerare degli aumenti è stata la legge che ha sostituito la tanto criticata normativa sull'equo canone. Dal 1999 al 2006, infatti, con il libero mercato i prezzi di mercato degli affitti hanno fatto registrare nella nostra città un incremento del 112%. Solo negli ultimi due anni gli aumenti hanno fatto toccare picchi che oscillano tra 12,5% e il 14%. Facendo di Bologna la terza città più cara d'Italia con un costo medio, per una casa in centro, che si aggira intorno ai 1.250 euro al mese. «Cifre da capogirofa sapere l'avvocato Massimiliano Pispico, responsabile legale dell'Unione Inquilini di Bologna - che hanno colpito soprattutto il ceto medio, i lavoratori i pensionati e le famiglie monoreddito». Costrette, come negli anni '30, ad affittare una stanza a studenti o lavoratori e condividere la propria casa con persone sconosciute. «Quello che sta succedendo da qualche anno a questa parte è vergognoso - conferma Chiara Lombardi, responsabile cittadina delle Rappresentanze sindacali di base - gli anziani che sono costretti a condividere la propria casa con estranei perchè altrimenti con la loro pensione non sarebbero in grado di sopravvivere». Ma non solo. Secondo un recentissimo studio fatto dalle associazioni degli inquilini sono proprio i pensionati i più colpiti dal caro affitti che incide sulla pensione per il 70%. «Almeno il 40% dei pensionati - afferma l'avvocato dell'Unione inquilini - sono a rischio sfratto». Stanno leggermente meglio, si fa per dire, i lavoratori dipendenti per i quali l'affitto assorbe non meno del 46%, ma quando il nucleo si fa numeroso supera il 60%. «Una situazione gravissima - puntualizza Chiara Lombardi - figlia della politica scellerata messa in atto dalle amministrazioni comunali dal 1990 e non è un caso che sono sempre di più le persone che vengono a informarsi da noi su quali sono i rischi che si corrono se si occupa una casa. Assurdo». Parole forti che non lasciano spazio a dubbi. Così come non lasciano spazio a dubbi le continue richieste di sfratto per morosità. «Le famiglie che hanno avuto lo sfratto perchè non sono più in grado di pagare un affitto - continua l'avv. Pispico - sono sempre più numerose e quando saranno esecutivi e attuati con la forza sarà una tragedia». Come dire che definire drammatica la situazione degli affitti a Bologna non è certo un eufemismo. «Se esiste un termine per definire la situazione nella nostra città - conferma Massimiliano Pispico - quello giusto sarebbe proprio: drammatica». Sembra la cronaca da un paese del terzo mondo eppure, Comune, Provincia e Regione, continuano a tacere


9 settembre 2008 - Il Resto del Carlino

Maestro unico e tagli, i Cobas in sciopero «Manifestazione il 19 settembre»
BUFERA FRA I BANCHI

Bologna - LA CUB scenderà in piazza il 19 settembre contro i tagli delle cattedre ipotizzati nella scuola con il ritorno del maestro unico. In vista dello sciopero generale previsto in tale data dei lavoratori precari della scuola e del pubblico impiego, la Cub scuola di Reggio ha fissato per oggi un'assemblea dei lavoratori. IL SINDACATO autonomo annuncia battaglia: «Il progetto del governo e' assolutamente chiaro e non permette a noi ambiguità di sorta, o difendiamo la scuola pubblica e i diritti di insegnanti ed Ata o ci pieghiamo alle loro scelte», dicono gli autonomi.


9 settembre 2008 - La Stampa

SAVONA. ALLARME DEI SINDACATI DI BASE
«L’Inps rischia di perdere i suoi impiegati migliori»

«C’è il rischio che a breve si verifichi una fuga di massa dei lavoratori con la maggiore anzianità professionale e preparazione». A denunciarlo sono le Rappresentanze sindacali di base dell’Inps di Savona, che imputano il fenomeno ad alcune misure contenute nella proposta di legge per la «Riforma del sistema previdenziale mediante delega al Governo per la revisione dei requisiti e del metodo di calcolo dei trattamenti di pensione». Tra queste, «il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo dal 1 gennaio 2009; l’aumento a 62 anni dell’età pensionabile delle lavoratrici a partire dal 2010; il silenzio assenso sul conferimento del Tfr a fondi azionari». Provvedimenti che, come lamentano le Rdb in un comunicato, «insieme alle ricadute sulle pensioni del taglio degli incentivi per il 2009, provocheranno una fuga di centinaia di lavoratori tra i più preparati, senza che sindacati confederati e vertici aziendali stiano facendo nulla per impedirlo».


9 settembre 2008 - Savona news

Savona: all'Inps gli impiegati più bravi in fuga

Savona - «C’è il rischio che a breve si verifichi una fuga di massa dei lavoratori con la maggiore anzianità professionale e preparazione». A denunciarlo sono le Rappresentanze sindacali di base dell’Inps di Savona, che imputano il fenomeno ad alcune misure contenute nella proposta di legge per la «Riforma del sistema previdenziale mediante delega al Governo per la revisione dei requisiti e del metodo di calcolo dei trattamenti di pensione». Tra queste, «il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo dal 1 gennaio 2009; l’aumento a 62 anni dell’età pensionabile delle lavoratrici a partire dal 2010; il silenzio assenso sul conferimento del Tfr a fondi azionari».(r.c.)


9 settembre 2008 - Tempo Stretto

I precari del Comune chiedono la stabilizzazione
Capone: «C'è l'impegno dell'amministrazione»
Stamani assemblea al salone delle Bandiere di Palazzo Zanca. Sono intervenuti due consiglieri comunali, Crifò e Carreri, e l'assessore al Lavoro, che assicura: «Andremo a Palermo per incardinare la stabilizzazione»
di Sebastiano Caspanello

Messina - Il treno della stabilizzazione è ancora in corsa, ma andando di questo passo si rischia di perderlo. E' questo l'allarme che lanciano i precari del Comune di Messina, che questa mattina si sono riuniti in assemblea al salone delle Bandiere di Palazzo Zanca per invitare l'ammininistrazione a fare qualcosa. «La Finanziaria prevede la possibilità di stabilizzare i lavoratori - spiega Roberto Laudini di Rdb-Cub - ma entro una scadenza precisa, quella del 31 dicembre. A questo vanno aggiunte altre due questioni: quella della pianta organica, che prevede 972 posti in più di quelli attuali, e quella delle ore settimanali, che per alcuni sono 24 mentre per altri sono ancora 18». Alcune risposte oggi sono arrivate, grazie anche al lavoro di mediazione offerto da due consiglieri comunali, Nino Carreri di Risorgimento messinese e Giovanna Crifò del Pdl. Il primo ha chiarito che il consiglio comunale, fin dalla sua prima seduta, ha tracciato un percorso preciso: risolvere o quantomeno affrontare in maniera decisa l'emergenza lavoro che affligge Messina. La seconda ha assicurato di voler seguire passo passo ogni azione che l'amministrazione svolgerà in tal senso, annunciando che accompagnerà l'assessore al Lavoro Melino Capone nella sua prossima trasferta palermitana alla Regione. E proprio Capone è poi intervenuto all'assemblea, "inviato speciale" del sindaco Giuseppe Buzzanca. L'assessore ha garantito che «la questione sta a cuore a questa amministrazione, e ne è la prova la delibera che metteva tutti i lavoratori del Comune sullo stesso piano, portando tutti a 24 ore settimanali». Delibera che però, qualche settimana dopo, è stata bloccata "per approfondimenti". Capone spiega perché: «La delibera è stata decisa dalla giunta ma elaborata da altri, in questo momento non è importante dire chi, e quando ci è stata consegnata era diversa da come l'avevamo predisposta, presentando alcuni intoppi tecnici, ecco perché è stata bloccata». L'assessore ha però chiarito che entro la metà della prossima settimana la delibera verrà rielaborata e ratificata, annunciando anzi che «stiamo studiando il modo per aumentare le ore settimanali da 24 a 36». Capone ha illustrato quali sono le intenzioni dell'amministrazione: «Si sta pensando di razionalizzare l'impiego dei dipendenti comunali, rendendolo più "utile" e facendo fronte così alle carenze che si manifestano in certi settori. Come annunciato ieri pensiamo di aiutare i vigili urbani con alcuni trasferimenti. So che su questo fronte in passato ci sono stati problemi perché le visite sanitarie necessarie (costo: 1.300 euro circa, ndr) erano a carico del lavoratore stesso. Ecco perché vorremmo che a pagare fosse il Comune». Il capitolo che più interessa e preoccupa i dipendenti, la stabilizzazione: «Abbiamo già previsto di andare a Palermo dall'assessore regionale al Lavoro Carmelo Incardona per trattare l'argomento, e lo stesso sindaco Buzzanca, approfittando del fatto di essere anche deputato regionale, sta lavorando per incardinare la stabilizzazione nella prossima finanziaria reginale. L'impegno e la disponibilità da parte nostra ci sono tutti, adesso ci vuole tempo». C'è da registrare, comunque, lo scetticismo che rimane forte tra i dipendenti, anche perché qualcuno di loro ha fatto notare, giustamente, che di parole simili ne hanno sentite parecchie, negli anni, col risultato che da circa vent'anni sono in una condizione, ormai inaccettabile, di precarietà. A questo si aggiunge la perplessità già manifestata dallo stesso assessore Incardona nelle settimane scorse, il quale aveva spiegato che la Regione Sicilia non ha recepito le Finanziarie statali, per cui, la stabilizzazione del personale precario titolare di un contratto a tempo determinato non è automatica come in altre parti di Italia. E' vero pure, però, che a Palermo e a Catania si è andati in questo senso. Il "pressing" dei precari continuerà di certo nelle prossime settimane, quando l'amministrazione Buzzanca sarà chiamata a passare dalle parole ai fatti.


9 settembre 2008 - Modena 2000

Bologna: lunedì 15 sciopero del trasporto pubblico

Bologna - Per lunedì 15 settembre, le Organizzazioni Sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti, Faisa-Cisal, Ugl, Sdl, Cub-Trasporti, hanno proclamato uno sciopero del trasporto pubblico. Per il personale viaggiante di Atc, lo sciopero si svolgerà dalle ore 8.30 alle ore 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio. In tali orari, i servizi di trasporto pubblico urbano, suburbano ed extraurbano non saranno garantiti.
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9 settembre 2008 - Il Mattino

LA LOTTA DEI COBAS
di GIANLUCA SOLLAZZO

Salerno - L’obiettivo dei comitati di base della scuola è quello di farsi trovare uniti in vista dello sciopero generale del 17 ottobre che si terrà a Roma di tutte le categorie del lavoro dipendente e delle altre principali forze del sindacalismo antagonista, Cub e SdL. «Sarà un appuntamento decisivo, il più importante dell'anno per il mondo della scuola - dice Teresa Vicidomini dei Cobas Salerno - nel quale tutti saremo chiamati a far sentire la nostra voce e i nostri problemi». Ma la manifestazione capitolina del prossimo mese, che si inserisce nel quadro del programma di mobilitazione generale dei dipendenti del mondo della scuola a livello nazionale, rappresenterà solo la tappa "clou" della protesta degli insegnanti precari contro le disposizione governative che riguardano il mondo dell'istruzione. Nel corso di un'assemblea provinciale tenutasi ieri nei locali di «Spazio donna» in piazza Ferrovia, i docenti precari annunciano infatti nuove iniziative di protesta contro i tagli del Governo e si dicono pronti a lanciare segnali di lotta che si intensificheranno nei prossimi giorni con assemblee e mobilitazioni in tutto Italia. «Per molti di noi l'anno prossimo sarà l'ultimo anno di lavoro nella scuola - fanno sapere i Cobas - il nostro destino è segnato. Se non bloccheremo le manovre in atto il precariato scolastico cesserà di esistere. Vendiamo cara la nostra pelle, continuiamo con la nostra lotta». Tappa di avvicinamento alla data segnata in rosso dello sciopero generale dei precari sarà il convegno nazionale del 27 settembre che avrà luogo sempre a Roma e che si soffermerà sulla situazione di crisi attraversata dal mondo degli insegnanti precari. Fronte comune di lotta quindi contro la manovra economica del Governo e i suoi tagli straordinari agli organici che «porterà - avvertono i Cobas - all'aumento degli alunni per classe, alla riduzione di orari e servizi di istruzione, insomma ad un vero smantellamento della scuola pubblica». Parlano del «ciclone che si abbatterà sulla scuola», di «licenziamento di massa» gli insegnanti presenti all'assemblea provinciale di ieri organizzata dai Cobas. Sono più di un centinaio, tutti accomunati da un unico obiettivo: intensificare le loro azioni di protesta nei prossimi giorni. In programma ci sono anche azioni eclatanti per denunciare lo sfruttamento e la discriminazione dei precari. Si comincia domani alle 10 con un presidio organizzato sotto palazzo Sant'Agostino, stessa forma di protesta si ripeterà il 12 sotto palazzo Prefettura nel corso del quale è previsto un incontro col sindaco De Luca.


9 settembre 2008 - Il Messaggero

Civitavecchia. I sindacati di categoria di Cgil, Uil e Rdb...
di GIULIA AMATO

Civitavecchia - I sindacati di categoria di Cgil, Uil e Rdb sospendono momentaneamente lo sciopero dei dipendenti comunali previsto per il 19 settembre. Si tratta di un passo indietro per riaprire il dialogo e quindi ricominciare la trattativa con il Comune.
La decisione dei sindacati è emersa dalla riunione unitaria di ieri mattina. Dopo l’incontro burrascoso del 4 settembre, nella quale sembravano definitivamente rotti i ponti tra l’amministrazione e le organizzazioni di categoria, ora si cerca una mediazione e sono proprio i rappresentanti dei lavoratori a chiedere che venga riaperto il tavolo delle trattative. «Durante l’incontro del 4 settembre - afferma Fabio Napoleoni della Uil - l’amministrazione, pur riconoscendo il fatto che per gli accordi del 20 giugno erano scaduti i termini, ci ha comunque dato dimostrazione che c’è la volontà politica di rispettarli. Per questo, e anche per altri motivi, abbiamo deciso di sospendere temporaneamente lo sciopero del 19 settembre per dare a nostra volta dimostrazione della volontà a interloquire, in maniera tranquilla e chiara, con l’amministrazione. Vogliamo riprendre al più presto le trattative per salvaguardare i diritti dei lavoratori, precari e non, che oggi operano in Comune. Abbiamo inviato una nota al sindaco con la quale chiediamo di venire convocati entro mercoledì 17 settembre. Vogliamo solo smorzare i toni di questa diatriba che ormai si sta protraendo da troppo tempo e che nuoce soprattutto ai lavoratori».
La sospensione della giornata di lotta va vista anche nell’ottica della ricerca di un’unità sindacale che da qualche tempo si era incrinata. Già da tempo, infatti, la Cisl, pur condividendo i motivi della protesta espressi dalle altre organizzazioni sindacali, aveva fatto un passo indietro dichiarando di non partecipere allo sciopero «in quanto - aveva dichiarato Massimo Bonomo, rappresentante della sigla - sarà solo un muro contro muro nel quale l’amministrazione avrà la meglio a scapito dei dipendenti comunali».


8 settembre 2008 - Asca

SCUOLA: COBAS, SARA' ANNO DI LOTTA CONTRO GELMINI E MAESTRO UNICO

(ASCA) - Roma, 8 set - Il nuovo anno scolastico ''inizia sotto i peggiori auspici'' e per questo sara' '' un anno di lotta contro il maestro unico e l'intera politica scolastica di Berlusconi-Tremonti -Gelmini''. La dichiarazione di 'guerra' alla riforma avviata dal governo sull'istruzione e' firmata dai Cobas. ''Il governo vuole tagliare 70 mila posti di insegnanti e 43 mila di Ata, a cui si aggiungono i 47 mila posti gia' soppressi dalla Finanziaria Prodi, per un totale inaudito di 160 mila posti in meno: il che si tradurrebbe, oltre che nella massiccia espulsione di precari, nell'aumento a dismisura degli alunni per classe, nella riduzione delle materie e delle ore di lezione, nell'attacco al tempo pieno e prolungato e al sostegno all'handicap, nella cancellazione delle scuole con meno di 500 alunni''. Nel mirino dei Cobas anche il ritorno al maestro unico nelle elementari, a partire dal prossimo anno, che ''oltre a far sparire 87.000 posti di lavoro, immiserirebbe un insegnamento che ha reso la scuola elementare italiana apprezzatissima nel mondo'', ma ''il governo se ne frega della didattica e pensa solo a ''fare cassa'' ai danni della scuola pubblica''. Pronta anche l'agenda delle iniziative di protesta. Il 15 settembre ( o il primo giorno di scuola) i docenti si recheranno in classe con adesivi contro i tagli e il maestro unico ed inizieranno le lezioni in ritardo. Il 26 settembre ci saranno iniziative di lotta locali in tutta Italia, il 27 settembre il Convegno Nazionale Precari a Roma. Sciopero generale invece e' stato convocato per il 17 ottobre dai Cobas e dalle altre principali forze del sindacalismo antagonista, Cub e Sdl, con una grande manifestazione nazionale a Roma.


8 settembre 2008 - Dire

Scuola. Cobas: Scatta protesta, il 15 lezioni partano in ritardo

Roma, 8 set. - La scuola scalda i motori della protesta contro le riforme del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e del governo. A dare il via alle contestazioni, i Cobas, che gia' preannunciano iniziative contro maestro unico e tagli agli organici. Si comincia il 15 settembre (o, comunque, il primo giorno di scuola, a seconda degli istituti): i Cobas invitano i docenti ad entrare in classe con addosso adesivi cdi protesta e a cominciare in ritardo le lezioni. Il 26 ci saranno iniziative di lotta locali in tutta Italia; il 27 a Roma ci sara' il Convegno nazionale dei precari. Poi, il 17 ottobre sara' il giorno dello sciopero generale, convocato dai Cobas e dalle altre principali forze del sindacalismo antagonista (Cub e Sdl) con una manifestazione nazionale a Roma.
"L'anno scolastico- sottolinea Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas della Scuola- si apre sotto il peso dell'aggressione massiccia alla scuola pubblica da parte del governo Berlusconi, che cerca di assestarle il colpo definitivo impoverendola e ridicolizzandola all'inverosimile". Il governo, ricorda il sindacalista, "vuole tagliare 70 mila posti di insegnanti e 43 mila di Ata, a cui si aggiungono i 47 mila posti gia' soppressi dalla Finanziaria Prodi, per un totale inaudito di 160 mila posti in meno: il che si tradurrebbe- spiega- oltre che nella massiccia espulsione di precari, nell'aumento a dismisura degli alunni per classe, nella riduzione delle materie e delle ore di lezione, nell'attacco al tempo pieno e prolungato e al sostegno all'handicap, nella cancellazione delle scuole con meno di 500 alunni". Poi la polemica sul ritorno al maestro unico "che, oltre a far sparire 87.000 posti di lavoro, immiserirebbe un insegnamento che ha reso la scuola elementare italiana apprezzatissima nel mondo".


8 settembre 2008 - Italia Sera

A parlare è Sabino Venezia della RdB-Cub Sanità: a pagare il prezzo saranno i lavoratori
Caos Sanità nel Lazio, tanti problemi e poche risposte
di Maria Giulia Mazzoni

Roma - Sabino Venezia della RdB-CUB Sanità, fa il punto sulla situazione della sanità nel Lazio: dopo anni di sprechi e clientele, che perdurano dalla gestione Storace e senza alcun efficace sistema di controllo sulla spesa delle aziende, il Presidente Marrazzo, per evitare un commissariamento che ormai può far male solo a lui e a quanti nella sua Giunta rischiano di perdere poltrone e appannaggi, ha concordato con il Governo Berlusconi l’accelerazione della chiusura di tre grandi ospedali della capitale, con la conseguente mobilità degli operatori e blocco totale delle assunzioni e dei trasferimenti per il resto degli ospedali. "Non vi è nessuna traccia dei presìdi e delle strutture territoriali che avrebbero dovuto compensare il taglio dei posti letto e la soppressione di numerosi servizi - dichiara Sabino Venezia– come pure nessuna notizia sugli ospedali di nuova apertura e nemmeno su chi li gestirà. La riorganizzazione della rete ospedaliera di fatto è una mera riduzione del servizio sanitario pubblico ai cittadini, che determinerà ulteriori file ai pronto soccorso, allungamento delle liste d’attesa e conseguente incremento dell’attività libero professionale nelle strutture pubbliche e del ricorso alla sanità privata, in barba al diritto alla salute costituzionalmente sancito". A pagare il prezzo del definitivo smantellamento del servizio sanitario pubblico regionale saranno innanzitutto i lavoratori del settore ed i precari. Per i primi la Regione, con il consenso di CGIL, CISL e UIL, già nella legge di assestamento del bilancio 2008 ha istituito un Osservatorio per la ricollocazione del personale considerato in esubero, che oltre al personale tecnico e infermieristico coinvolgerà anche gli amministrativi, per effetto del progetto di centralizzazione delle attività tecnico-amministrative, con la previsione di incentivare gli esodi con i Fondi della contrattazione integrativa. "E’ una vera e propria dichiarazione di guerra ai diritti dei lavoratori del settore, dei precari e dei cittadini della Regione Lazio – prosegue Venezia – un ulteriore attacco al salario e alle condizioni di lavoro, la dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che anche il centro sinistra vuole demolire il sistema pubblico a favore dei privati. Cosa può produrre di peggio il Commissariamento della Regione ? Avviamo lo stato di agitazione dei lavoratori delle strutture regionali per costruire una forte risposta a partire dai posti di lavoro e dagli scioperi del 19 settembre e del 17 ottobre prossimi." conclude il dirigente RdB-CUB Sanità.

Rotta di collisione: il Sindaco di Civitavecchia "avvisa" i Sindacati
Moscherini: "Tratto solo con i lavoratori"

Civitavecchia - «Mi auguro che lo sciopero non si faccia: potrebbe risultare un boomerang per le organizzazioni sindacali e per nulla positivo per il lavoro che stiamo mettendo in piedi per questa città». Interviene così il sindaco Moscherini all’indomani della rissa verbale scoppiata nel mezzo della riunione con le parti sociali, che lo ha visto protagonista di un furibondo alterco con Flavio Zeppa (Rsu), con tanto di insulti pubblici e successiva interruzione dei lavori. «Ho sempre detto che si sarebbe dovuto operare per una trasformazione della struttura - ha riferito il primo cittadino - un impegno per il quale la macchina amministrativa diventa determinante ai fini del successo». Moscherini paragona quindi il Comune di Civitavecchia a quello di Viterbo e di Anzio: «Abbiamo circa quattrocento unità in più calcolando il personale assunto con contratto a tempo indeterminato e i sindacati dicono strumentalmente che non funzionerebbe nulla senza i precari; ho chiesto alle parti sociali di discutere della riorganizzazione della macchina comunale attraverso i dipendenti e di come riqualificare i servizi offerti ai cittadini. Loro - ha proseguito il primo cittadino - non avranno mai altri compiti». Nessun giro di parole per affermare che i sindacati non sono «né magistrati e né controllori dell’Amministrazione comunale», bensì organismi deputati alla difesa dei lavoratori. «Il modo migliore per sostenere la categoria - ha aggiunto Moscherini - è quello di dare il buon esempio, lavorando e producendo senza perdere ore al telefono o a stampare volantini per manifestazioni con gli strumenti del Comune». Non sono mancati i riferimenti al sindacalista Rdb-Cub Flavio Zeppa: «Quando li informavamo delle nostre scelte, loro rivendicavano il diritto alla concertazione; non avranno mai la cogestione del Comune». Moscherini spiega inoltre quelli che secondo lui sarebbero i motivi che hanno portato allo sciopero proclamato per il 19 settembre: «Le parti sociali hanno scritto chiaramente che tutto è legato al mancato accordo sulle holding - ha spiegato - parlano della stabilizzazione di otto unità entro il 15 luglio? Possono solo rimproverarci dei ritardi tecnici nei tempi di attuazione dell’accordo, non c’è l’oggetto del contendere». Ha poi ribadito, in merito alla vicenda dei vigili urbani di aver trovato un accordo con il corpo: «Per questo motivo non ho fatto scorrere la graduatoria».
Il sindaco è tornato a sottolineare che dopo il concorso si partirà con il vigile di quartiere. Preannunciata infine l’intenzione di procedere alla verifica dei presupposti per infliggere una sanzione disciplinare a Zeppa (che in riunione gli avrebbe dato del buffone, ndr).«In quel momento ero il Sindaco e il suo datore di lavoro. Sono cose che non si ripeteranno: l’accordo, d’ora in avanti, lo farò direttamente con i lavoratori e con i sindacalisti diligenti».


8 settembre 2008 - Il Manifesto

Prioritaria POSTA
Una data poco opportuna

Apprendo di una proposta di manifestazione nazionale della sinistra da tenersi l'11 ottobre a Roma ( il manifesto 2/9) sui temi dell'autunno e contro il governo. Leggo anche che tale proposta sarebbe stata avanzata dal Pcl e rivolta soprattutto al Prc e al Pdci, che pesa la necessità di precedere quella annunciata da Veltroni per il 25 ottobre e che, sembra, sarà costruita con il concreto aiuto della maggioranza della Cgil. Seppure ufficialmente la manifestazione ancora non esista, quantomeno i nuovi vertici del Prc ci hanno confermato di essere intenzionati a scendere in piazza. L'11 ottobre, guarda caso, è il sabato precedente lo sciopero generale nazionale promosso unitariamente già da luglio dalla Cub, da Sdl e dai Cobas, sulla piattaforma approvata unitariamente dall'Assemblea nazionale del 17 maggio a Milano, per rispondere al violento attacco che Confindustria e governo stanno portando ai lavoratori, ai precari, allo stato sociale. Ritengo che la manifestazione dell'11 non inciderebbe più di tanto sulla partecipazione a quella che si terrà il 17 in occasione dello sciopero generale - diverso è il referente sociale chiamato a scendere in piazza, per noi il mondo del lavoro e del non lavoro, per i partiti della sinistra i propri militanti, iscritti, simpatizzanti. Fa però riflettere la scelta della data. Mi chiedo, e chiedo a chi l'ha lanciata e a chi si appresta ad aderirvi: avete riflettuto sull'opportunità di piazzare una manifestazione nazionale, pressoché sugli stessi temi, a sei giorni dallo sciopero generale e dalla manifestazione del 17? Probabilmente sì, ed avete deciso di dare priorità alla vostra esigenza di rappresentazione di esistenza in vita. Ma su questo posso sbagliare. Ciò su cui invece credo di non sbagliare è il fatto che, tristemente, la sconfitta elettorale sembra non aver insegnato nulla. Fra i motivi forti della batosta del 14 aprile, oltre alla partecipazione ad uno dei governi più filo padronali e anti operai degli ultimi anni, c'è l'aver abbandonato il rapporto con i lavoratori e con i loro problemi, l'aver pensato di poter sostituire l'intervento di massa con la «rappresentazione» del conflitto, l'aver perso ogni relazione con il blocco sociale di riferimento. Tutto questo continua a prevalere nella convocazione dell'11 ottobre con una autoreferenzialità negativa, in cui domina la convinzione che la «riscossa» possa partire unicamente dal buon esito alle incombenti elezioni europee. In fin dei conti, le caratteristiche che hanno portato alla sconfitta. Un dato sopra ogni altro salta agli occhi, ed è quello che ci interessa nella nostra qualità di organizzazione sindacale di base: l'incapacità di queste forze di definire una volta per tutte una propria linea sulla questione del sindacato, cioè di quale sindacato abbiano oggi bisogno i lavoratori italiani, se tale esigenza sia già compiutamente rappresentata dalle confederazioni storiche, se sia sufficiente identificare in una pur combattiva organizzazione di categoria il «sindacato generale», se sia il conflitto o la concertazione lo strumento giusto per realizzarlo. E' chiaro che la mancata risposta a queste poche e semplici domande, se pure può rendere sostenibile la convocazione della manifestazione dell'11, non aiuta certo a diradare le nebbie sul futuro.
Pierpaolo Leonardi Coordinatore nazionale CUB


8 settembre 2008 - Leggo

Bari. «Non solo le piattole al distaccamento dell'aeroporto...
di Antonio Loconte

Bari - «Non solo le piattole al distaccamento dell'aeroporto, strutture spesso inadeguate, carenza di uomini e mezzi ovunque. Dobbiamo fare i conti anche con attacchi personali, ingiustificate sanzioni e casi di mobbing. E' difficilissimo lavorare in queste condizioni». A denunciare le carenze strutturali e i presunti soprusi del comandante dei vigili del fuoco baresi, Giovanni Micunco, è Angelo Giangrande, della funzione pubblica Rdb-Cub. «Siamo lavoratori onesti - incalza il sindacalista - Invece di migliorare una situazione che ormai rasenta l'emergenza, il comandante continua a vessare in maniera sistematica i nostri iscritti. In alcuni casi Micunco manda i suoi cani sciolti a provocarci per innescare reazioni contro le quali far scattare il suo passatempo preferito: prendere provvedimenti disciplinari. Per incappare in un guaio non serve aver fatto qualcosa, basta aderire alle rappresentanze di base». L'ultimo atto di ostilità risalirebbe alla settimana scorsa. «Il nostro segretario provinciale aveva chiesto di incontrare Micunco per esporgli i problemi dei vari distaccamenti - continua Giangrande - ma si è sentito dire che con quelli del sindacato non intendeva parlare». Per denunciare questo e altri presunti episodi "antisindacali" l'Rdb-Cub ha scritto una lettera di protesta a sottosegretario all'Interno, Nitto Palma e al Prefetto Giuseppe Pecoraro. "Crediamo - si legge nella lettera - che un intervento, in quel capoluogo, in ogni caso vada fatto. Ogni giorno accadono fatti incresciosi continuamente celati, al fine di far trapelare nulla al dipartimento, per ovvie ragioni di carriera». Diversi gli esposti presentati alla magistratura. «Uno dei più incresciosi - racconta il sindacalista - è sicuramente l'agguato ad un nostro iscritto, aspettato fuori dalla sede e picchiato in seguito ad un diverbio avuto qualche ora prima durante le ore di servizio». Giovedì scorso è stato archiviato bonariamente l'ultimo provvedimento disciplinare. «Evidentemente - conclude Giangrande - per far fare marcia indietro al comandante c'era bisogno di sollevare il polverone. Speriamo che adesso metta la stessa dedizione anche per colmare le gravissime lacune dei vigili del fuoco di Bari».(ass)

Bari. «Ma quale persecuzione?» Il comandante provinciale dei vigili del fuoco...

Bari - «Ma quale persecuzione?» Il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Bari non ci sta a passare per un persecutore e va al contrattacco. «In tutti questi anni - afferma Micunco - avrò adottato al massimo un paio di provvedimenti disciplinari, in casi in cui non si poteva assolutamente soprassedere». Secondo Micunco,le accuse avanzate dai rappresentanti dell'Rdb-Cub sono immotivate e contraddittorie. «Se avessero davvero avuto ragione mi avrebbero già denunciato alla magistratura. Evidentemente non ci sono i presupposti per farlo». Il sospetto è un altro. «La verità è che i tre individui iscritti a questa sigla utilizzano il sindacato solo come scudo per ripararsi dalle loro incompetenze», replica. «Chi gestiva il distaccamento del porto, per esempio, ha rassegnato le dimissioni solo quando, in seguito a un accertamento, mi sono accorto della superficialità con la quale gestiva mezzi, strutture e uomini. Per il resto ho fatto tutto quello che andava fatto per risolvere i tanti problemi contro i quali dobbiamo combattere quotidianamente», conclude Micunco. (A. Loc/ass)


8 settembre 2008 - L'Unità

La lotta su Youtube
di Bruno Ugolini

Sono undici giovani donne (35 anni in media) di Legnano, la patria che ospita la statua di Alberto da Giussano. Le loro storie hanno trovato spazi su tutti i giornali importanti, dopo aver dato vita ad una singolare forma di protesta. Con il probabile aiuto di un moderno telefonino, adoprato da una collega efficiente, si sono fatte riprendere una per una e hanno inviato il loro video a "Youtube". Ovverosia al sito che è una specie di buca delle lettere per tutti i video amatori desiderosi di far conoscere i propri prodotti. Il fatto ha fatto scalpore, creato curiosità, suscitato interesse.
Non solo. Hanno proseguito nella protesta presentandosi nude, seppur alle spalle di un lenzuolo trasparente, a una conferenza stampa. Hanno dichiarato: "Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti". Il tutto per denunciare un provvedimento di licenziamento. Erano undici lavoratrici presso il call center dell’ospedale legnanese. Sono rimaste vittime di una circolare del ministro Brunetta. L’accusa non è quella infamante, cara all’esponente del centrodestra, di far parte delle schiere dei fannulloni. E’ quella di essere in carica da oltre tre anni, lavorando sodo, con contratti a termine che andavano da tre mesi a un anno e una paga di 600-800 euro mensili. Il ministro ha creduto opportuno adottare anche nel settore pubblico il limite dei tre anni (riservato solo alle imprese private, per volontà del centrosinistra). Solo che il centrosinistra aveva adottato tale regola per combattere la precarietà non per togliere il lavoro. Brunetta avrebbe potuto e dovuto agire in modo costruttivo, impegnandosi a fare assumere con contratti a tempo indeterminato quelle donne. Con la consapevolezza che tre anni sono sufficienti per sapere se una persona vale o non vale. Invece le undici sono state spedite a casa all’alba del 31 agosto: non più precarie, ma disoccupate. Dalla padella alla brace. E loro hanno protestato adottando questa nuovissima forma di lotta sindacale, ovverosia l’uso di Youtube. Certo che se l’esempio si estendesse ne potremmo vedere delle belle. Pensate a Youtube invaso da migliaia di video realizzati da piloti e hostess dell’Alitalia. Oppure a cortei del personale di volo e di terra per una volta privato non solo delle proprie divise ma anche dei propri indumenti intimi. E tra loro in prima fila i tanti precari che affollano Fiumicino e che nella trattativa in corso saranno i primi a lasciarci le penne. A dire il vero alle spalle delle undici di Legnano qualcosa che vorrebbe essere un sindacato c’è. Sono le Rdb, le rappresentanze di base, un’organizzazione specializzata nel coltivare polemiche contro i sindacati ufficiali. Ho visto il video. Ho avuto l’impressione di un’iniziativa un po’ disperata. Il segnale di una solitudine angosciante. Una per una le donne legnanesi innalzano in silenzio cartelli elementari che quasi nascondono i loro lineamenti. Uno dice "Da sei mesi precarie". L’altro: "No allo sfruttamento dei precari". Un altro ancora: "Si al reddito di cittadinanza". E "Ci mettiamo all’asta in cambio di un posto di lavoro". Infine ecco la scritta che meglio indica la paternità delle Rdb: "Riceveremo la colletta del sindacato. Vergogna!". Il riferimento, se non abbiamo capito male, è alla decisione assunta di devolvere a loro favore un’ora di lavoro effettuata dai lavoratori della zona. Un gesto di solidarietà che non risolve i problemi delle precarie ma che intende rompere la solitudine che le circonda. E’ stato voluto da Cgil, Cisl e Uil, quindi le Rdb lo sbeffeggiano. La cosa curiosa è che il centralino del Call center dell’ospedale di Legnano dove le undici donne operavano è stato spostato in Sicilia, a Palermo. Ma in questo caso a Legnano, patria dell’esimio protettore della Lega, Alberto da Giussano, i colonnelli di Bossi non battono ciglio. E il ministro Brunetta dal canto suo gioca allo scaricabarile, la colpa è sempre di altri. Ovverosia i vertici dell’azienda sanitaria legnanese e il governo che lo ha preceduto.


8 settembre 2008 - Panorama

Alitalia. Qui la Cgil ha deciso di giocarsi tutto
Piano Fenice Il sindacato di Epifani vuole andare allo scontro. Chiede un confronto a tutto campo ma pretende modifiche al piano industriale e fa le pulci agli imprenditori della cordata. Con sempre meno margini di manovra. Perché in palio, oltre alla compagnia aerea, ci sono i contratti di lavoro, i rapporti con la Confindustria e la possibile frantumazione delle tre sigle confederali
di RENZO ROSATI

La Cgil e Guglielmo Epifani contro tutti. Sarà questo il probabile esito della partita sugli esuberi dell’Alitalia, la cui soluzione è indispensabile al decollo della nuova compagnia di Roberto Colaninno e soci. A quel punto si vedrà se il numero uno della confederazione di sinistra, ora anche esponente di spicco del Partito democratico, vorrà giocarsela anche sul tavolo politico, fino alle estreme conclusioni, magari rischiando di far saltare il banco, cioè di spedire l’Alitalia al fallimento. O se invece il governo riuscirà a isolare la Cgil, trattando con i piloti e alleandosi con Cisl e Uil, come già nel 2002 con il Patto per l’Italia. Rispetto a 6 anni fa è rimasto lo stesso uno dei protagonisti: Maurizio Sacconi, allora sottosegretario al Lavoro, oggi ministro del Welfare. Ed è cambiato lo stratega: la regia è stata presa da Gianni Letta, l’abile sottosegretario a Palazzo Chigi, l’uomo di tutte le mediazioni, che in questa occasione ha di fatto ridimensionato il ruolo del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Nei mesi passati, dai tempi del governo di Romano Prodi, Epifani ha avuto un ruolo determinante in tutto ciò che ha riguardato la compagnia aerea. Illuminante è il retroscena che racconta Luigi Angeletti, segretario generale della Uil: «Un giorno, mentre parlavamo di pensioni, l’allora ministro Tommaso Padoa-Schioppa se ne uscì a bruciapelo: "A proposito dell’Alitalia, la ristrutturiamo o la vendiamo?". La Cgil disse senza esitare: "Vendetela". Fu a quel punto che prevalse la scelta di liberarsene». Il resto è noto: Prodi e Padoa-Schioppa si consegnarono nelle mani dell’Air France, ma fu ancora la Cgil a pronunciare il no definitivo che fece fuggire i francesi. Una schizofrenia che di fatto ha poi rilanciato la cordata tricolore auspicata da Silvio Berlusconi. Nonostante quel precedente, Epifani ha nuovamente deciso di andare allo scontro duro. Almeno a parole. Chiede un confronto a tutto campo, vuole modifiche sostanziali al piano industriale e in questo trova per ora una certa sponda nell’Anpac e nell’Up, i due sindacati dei piloti. Ma soprattutto l’ha buttata in politica mettendosi a disquisire sulla composizione e la qualità etica della cordata privata: «Li conosco, e tra di loro c’è chi lo fa visibilmente per altri fini, concessioni pubbliche, conflitti d’interesse». Un azzardo in apparenza senza sbocchi, ma spiegabile con altre logiche, che con l’Alitalia hanno poco a che fare. La prima è tutta di potere interno: la Filt, la federazione dei trasporti, è l’unica branca della Cgil a registrare da anni un costante aumento di iscritti:136 mila nel 2004, 140 mila nel 2005, 144 mila nel 2006, 147 mila nel 2007. Considerando che per oltre metà i tesserati Cgil sono pensionati, e che gli iscritti degli altri comparti industriali (dai metalmeccanici Fiom ai chimici della Filcem) sono tutti in calo o in crisi, per Epifani è diventato strategico presidiare il settore a ogni costo, anche in vista dell’imminente battaglia per la segreteria confederale. Il secondo motivo è squisitamente politico. Con Prodi a Palazzo Chigi, e per un certo periodo anche con Luca di Montezemolo alla Confindustria, la Cgil aveva recuperato uno status di prima grandezza. Sotto il governo di centrosinistra le due leggi finanziarie firmate Padoa-Schioppa e il protocollo sul Welfare targato Cesare Damiano hanno tutti avuto il consenso preventivo di Epifani. Il quale ha ricambiato dichiarandosi grande elettore di Walter Veltroni nel Pd. Cambiato lo scenario, il leader della Cgil si trova stretto tra un governo di centrodestra che dialoga con Cisl e Uil e la Confindustria di Emma Marcegaglia che attende le confederazioni alla trattativa sulla riforma dei contratti. Tradotto dal sindacalese, significa cambiare le regole introducendo vari livelli di contratto e negoziando con chi rappresenta più iscritti attivi. E questo spiega il siluro lanciato da Epifani proprio contro Marcegaglia, entrata anche lei nella cordata Alitalia: «Colpisce la disinvoltura della Confindustria rispetto ai conflitti d’interessi e alle leggi ad hoc». Un boomerang tornato sulla testa di Epifani con la replica secca di Marcegaglia: «Partecipo a titolo simbolico a nome di tutta l’industria italiana, era un dovere in una sfida che per l’Alitalia è l’ultima opportunità». Ma ormai Epifani sembra essersi attestato sulla barricata dei duri del Pd e degli editoriali di Eugenio Scalfari sulla Repubblica. Si prenderà il capo della Cgil la responsabilità del no finale mandando a casa, come dice Angeletti, «non 4 o 5 mila, ma 20 mila persone»? E, fuori dalle logiche da palazzo politico, quanto può reggere la trincea sindacale intorno ai ruderi della vecchia compagnia? La giungla di sigle che per anni ha reso ingovernabile l’azienda potrebbe stavolta diventare il fattore decisivo della debolezza dei sindacati: i segnali di fermezza si alternano alla disponibilità a trattare fino all’ultimo minuto, e ognuno difende il proprio interesse. Al tavolo ci sono la Filt-Cgil, che rappresenta 2.522 dipendenti, in massima parte personale di terra e assistenti di volo. Stesso identikit delle tessere per Uil Trasporti (2.063, più presente nel personale di volo) e per Cisl-Fit (2.057). La gran parte dei piloti è rappresentata dall’Anpac (1.022) e dall’Up (350), hostess e steward da Anpav (545) e Avia (760), che in passato hanno strizzato l’occhio ad An. Così come di simpatie moderate è l’Ugl (1.050 tessere), mentre Sdl (1.700) e Cub (250, rimasto fuori dal tavolo) si dichiarano vicini alla base e rappresentano il personale di terra. Nove sindacati più uno, con circa 12.350 iscritti sui 18.500 dipendenti Alitalia, ma che devono rappresentare anche gli oltre 3 mila dell’AirOne, meno esposti ai tagli e con contratti meno dorati. Jean-Cyril Spinetta, capo dell’Air France, di fronte alla babele sindacale fuggì a gambe levate verso Parigi; la strategia di Letta è invece basata su un mix di promesse e ultimatum. Tra le prime, l’impegno a ridurre a 4.500 gli esuberi, oltre 2 mila meno che nel piano francese, che abbandonava tutti i 4.200 dipendenti diretti dei servizi di terra. La cordata italiana, infatti, manterrà parte delle attività e della vecchia Az Service: il perimetro della nuova azienda prevede la manutenzione leggera degli apparecchi, l’assistenza a passeggeri e bagagli (handling) e le aree più innovative di software e programmi di gestione, oltre alla struttura del management centrale. Resterebbero fuori 2.500 addetti ai servizi di terra, 500 piloti, 1.500 assistenti di volo. Per i primi Augusto Fantozzi, commissario della «bad company» con piena fiducia di Letta, deve ricollocarne il più possibile in aziende private o nella Fintecna, la finanziaria scatolone del Tesoro, magari utilizzando Italia Lavoro, agenzia del ministero del Welfare. Almeno il 10 per cento dei piloti potrà trasferirsi all’Enac, l’ente dell’aviazione civile, dove verranno accolti con la qualifica e lo stipendio di funzionari esperti. Per gli altri è pronta una cassa integrazione extralarge: 4 anni, più 3 di mobilità e procedure speciali che consentirebbero di mantenere molte indennità. Con il decreto legge sul commissariamento il governo ha stanziato 180 milioni di euro da qui al 2014. Ai quali si aggiungono i 383 già accantonati profeticamente nel 2004 per «cassa integrazione e mobilità» del personale di compagnie aeree, più tutto ciò che Fantozzi riuscirà a racimolare, dal poco che resta del prestito di 300 milioni erogato dal governo Prodi alla cessione di asset, immobili e vecchi aerei, fino a parte dei 400 milioni versati dalla cordata per rilevare l’azienda. Se Letta e Sacconi riusciranno a isolare la Cgil dalla Cisl e dalla Uil, e a trattare con i piloti, per i sindacati diverrà difficile dire no. Anche perché sarebbe un no in difesa di privilegi non propriamente popolari. Finora un pilota Alitalia ha volato mediamente 566 ore l’anno, una e mezzo al giorno (pur con un tetto previsto di 900), contro le 720 dell’Iberia e le 700 della Lufthansa e dell’AirOne. Un trattamento che ha portato il costo medio annuo di un comandante Alitalia a 200 mila euro, contro i 145 di un collega dell’Air One. E che, tenuto conto delle ore volate, ha fatto sì che il costo orario fosse del 69 per cento superiore rispetto all’AirOne per un pilota, del 60 per cento per hostess e steward. Non per nulla Colaninno e soci vogliono anche un contratto allineato a quello dell’AirOne. Epifani avrà la forza di pronunciare quest’ultimo no, spiegandone le ragioni all’opinione pubblica e agli altri lavoratori che la Cgil rappresenta?


7 settembre 2008 - Comunicato Stampa CUB Vicenza

Vicenza. Solidarietà ai militanti NO Dal Molin

I militanti del presidio stavano in viale ferrarin per costruire una piccola torretta di osservazione, autorizzata. La reazione della polizia è stata selvaggia.

5 militanti del presidio in pronto soccorso. La carica non ha nessuna giustificazione, sappiamo che gli ordini sono arrivati dal Ministero.

Vogliamo esprimere senza riserve la solidarieà ai militanti colpiti e riteniamo una provocazione eventuali provvedimeni a loro carico: quello che è successo porta una unica responsabilità: Il governo e la polizia.

La lotta contro le basi militari andrà avanti. Vogliamo dire con chiarezza che di illegale a Vicenza c'è solo la costruzione della base militare Dal Molin.

per la CUB Vicenza - Raniero Germano


7 settembre 2008 - Il Giornale di Vicenza

LE REAZIONI. Il sindaco: necessario pacificare la città. Albera chiede la tregua, Bottene accusa
Il Pdl: «Variati si pronunci». Contestate le violenze

Vicenza - Numerose le reazioni agli scontri registrati ieri in via Ferrarin, che oscillano tra la condanna assoluta (c’è chi parla di giornata cilena e chi di frattura della convivenza) e la presa di distanza.
IL SINDACO. «L’episodio segna una brutta pagina nella storia della nostra città - si legge in una nota di Achille Variati - Mi conferma un’impressione che ho purtroppo da tempo: qualcuno non vuole che la consultazione popolare si svolga in quel clima tranquillo e civile che ho sempre indicato come un obiettivo e un requisito fondamentale. Proprio perché la città possa esprimersi, dopo che, dal governo ai consigli comunali, tutti hanno parlato tranne i cittadini, abbiamo organizzato una consultazione popolare, che consenta finalmente a Vicenza di pronunciarsi sul destino di quell’area: e che nel far questo ci restituisca la speranza di una condivisione civile, senza divisioni laceranti, che sani le ferite del passato. Purtroppo c’è più di qualcuno, a tutti i livelli, che non vuole che questo accada».
LA CGIL. Non presente sul posto ed in attesa di una verifica sulla dinamica dei fatti, ecco la nota del sindacato Cgil : «In un momento così delicato per la città di Vicenza, ed in attesa di un pronunciamento popolare che la Cgil sostiene attivamente, è quanto mai necessario lavorare tutti affinché sia mantenuto in città un clima di confronto positivo. Oggi più di ieri, servono senso di responsabilità, rispetto delle regole e degli impegni sottoscritti; servono equilibrio e pazienza per evitare scontri che non sono utili a nessuno. Vicenza - in tutte le sue componenti - ha dimostrato in passato di saper mantenere questo buon senso e questo equilibrio.I cittadini vicentini hanno il diritto di esprimersi il 5 ottobre in un clima sereno che, in una democrazia, nessuno può permettersi di dissipare. Serve a ciò anche non dare avvio ai lavori: si rispettino i cittadini di Vicenza».
DA DESTRA. Valerio Sorrentino (Pdl) dichiara: «A fronte di questi nuovi episodi di violenza, ci auguriamo che questa volta Variati non faccia finta di niente come nel caso Quero e prenda subito le distanze dai No Dal Molin con una netta condanna. In ogni caso è il solo responsabile di questo clima di tensione».
LISTA CIVICA VICENZA LIBERA. Brutalità viene denunciata dalla civica No Dal MoLin guidata da Cinzia Bottene : «Poco dopo aver avuto il via libera all'installazione, nel luogo indicato dagli stessi dirigenti di P.S., è scattata la trappola voluta dal Questore e dai suoi funzionari nei confronti dei cittadini vicentini. I poliziotti hanno picchiato indiscriminatamente uomini e donne inermi e pacifici, seduti per terra. Donne di 50 anni trascinate per metri lungo l'asfalto tirate per i capelli, pestaggi brutali e ingiustificati, sino ad arrivare ad un vero e proprio accerchiamento dei manifestanti. Questo non è avvenuto solo grazie all'intervento di un privato cittadino, che ha aperto il cancello del proprio giardino per dare rifugio alla gente che cercava di sottrarsi alla violenza della polizia. Di tutto questo ci sono fotografie e materiale video, materiale che fa piena luce sull'operato delle forze dell'ordine (...) Sarlo deve andarsene».
RDB CUB. Ecco la nota a firma di Germano Raniero: «La reazione della polizia è stata selvaggia. 5 militanti del presidio in pronto soccorso. La carica non ha nessuna giustificazione, sappiamo che gli ordini sono arrivati dal Ministero. Vogliamo esprimere senza riserve la solidarieà ai militanti colpiti e riteniamo una provocazione eventuali provvedimenti a loro carico».
COORDINAMENTO DEI COMITATI. «Quello che sta accadendo in queste ore - afferma Giancarlo Albera del coordinamenrto dei comitati No Dal Molin - sta a testimoniare la situazione di malessere che Vicenza sta attraversando, non favorita dalle dichiarazioni di questo o quel rappresentante istituzionale che continuano a richiamare l’attenzione su possibili disordini». Secondo Albera, «è necessaria da parte di tutti una fattiva ricerca di collaborazione, un dialogo chiaro e franco. La parte di maggiore responsabilità spetta alle Forze dell’ ordine, le quali devono assolutamente cercare di evitare decisioni affrettate».«Ci troviamo di fronte a una ripresa dei lavori - sottolinea - testimoniata dalla rete srotolata all’ interno del Dal Molin e dalla ripresa della bonifica bellica, nonostante ci siano delle battaglie legali ancora aperte e la consultazione popolare alle porte. Auspichiamo un’ assunzione di responsabilità in particolare da parte dei soggetti istituzionali, magari con una dichiarazione che definisca che i lavori rimarranno sospesi fino alla consultazione».


7 settembre 2008 - Il Giorno

Dopo lo strip continua la lotta delle centraliniste
La sindacalista: «Finora tanta solidarietà, ma di proposte di lavoro nemmeno una»
di SILVIA VIGNATI

Legnano - VENERDÌ è stata fatta una cosa forte. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ci siamo sentite un po' tra di noi, confrontandoci sul "costo emotivo" della giornata». Sabato pomeriggio: Ornella Cameran è al lavoro, in reparto. L'infermiera e sindacalista delle Rappresentanze di base (Rdb) dell'Azienda ospedaliera di Legnano era presente venerdì al Teatro della Cooperativa a Milano. A luci spente, e a rientro nei ranghi, parliamo del post-strip. Com’è andata? «Venerdì ciascuna di noi ha gestito in proprio le sue emozioni. Le ex lavoratrici non sono abituate al palcoscenico, all'attenzione dei media. Per loro tutto questo ha avuto un impatto psicologico molto alto. È costato grande fatica. Oggi (ieri per chi legge, ndr), abbiamo elaborato insieme la giornata». Avete avuto qualche contatto particolare? «Ci hanno chiamato tante donne, che hanno espresso solidarietà e ammirazione. Hanno detto: "Io non avrei mai avuto il coraggio di fare quello che avete fatto". Qualcuna precaria per tanti anni, poi ha ottenuto l'agognata stabilizzazione. Ma anche un uomo, dalla Cri di Bologna, che condivideva il dramma del precariato ma ci ha esortato: "Non spogliatevi. Trovate altri modi per protestare". È stata però una voce isolata». Proposte di lavoro? «Nulla. Per ora ancora niente. Su Youtube dovrebbe comparire a ore il nuovo video della strip-conferenza. Il numero da chiamare per offerte di impieghi è 336.4534300. Ma tutto questo clamore, finalizzato a trovare quanto prima un lavoro in linea con il precedente, non sembra sortire grandi effetti. Non c'è eco dall'altra parte. L’Amministrazione ospedaliera, a parte prospettare alle ex operatrici di call center un futuro di donne delle pulizie, non raccoglie, non risponde, non ci contatta. Se non per mostrarci la stampa che fa il suo gioco, attaccando le donne disoccupate! I video, lo strip-conferenza e tutto quanto sono stati fatti per avere risposte concrete e percorribili. Ci scontriamo invece con un silenzio pieno di significati». NON SCELGONO la strada del silenzio Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi al Consiglio regionale della Lombardia: «La direttrice dell’ospedale Carla Dotti invita le ex lavoratrici a fare le brave e a non fare "chiassate". Invece fanno bene le persone ingiustamente licenziate a fare le "chiassate"»; e Luca Guerra, capogruppo provinciale dei Comunisti italiani: «Abbiamo incontrato la dirigenza ospedaliera per chiedere impegni concreti. Riteniamo che le risposte giunte dai responsabili della struttura sanitaria siano fumose e poco convincenti».


7 settembre 2008 - Spoleto online

'Quale futuro per Baiano?', Rdb-Cub all'attacco
E sull'ipotesi di un centro di permanenza temporanea per immigrati: una provocazione

Spoleto - E' ben nota l'opposizione della RdB-CUB alla guerra "senza se senza ma" e la continuità della lotta per la pace con quella contro le Finanziarie di guerra approvate in questi ultimi anni dai vari governi che hanno visto un aumento delle spese militari a scapito di quelle sociali.
Di conseguenza netta è stata la contrarietà della RdB-CUB ad ogni ipotesi di privatizzazione degli Enti della Difesa, che inevitabilmente porterebbe a privilegiare la economicità rispetto alla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini con la perdita del controllo pubblico e democratico sugli armamenti. Allo SM.M.T. di Baiano è stata imposta (contro l'opposizione dell'80% dei lavoratori) una conduzione dell'Ente di stampo privatistico con l'introduzione dell'Agenzia Industrie Difesa, che ha provocato solo una contrazione dell'organico e un restringimento dei diritti dei lavoratori. Ad oggi, oramai, l'unanimità delle OO.SS. contesta, sotto tutti gli aspetti, tale impostazione che, oltretutto, non riesce a trovare per lo S.M.M.T. una Direzione capace di riorganizzare le attività dopo l'esplosione del 10 aprile 2005 (dovuta a manufatti difettosi prodotti dall'industria privata). In breve a Baiano è in atto una Vertenza dove lavoratori, RSU e OO.SS. non si rassegnano affatto a subire un ridimensionamento o la privatizzazione del proprio Ente, e hanno esplicitato, a giugno u.s., le richieste di rilancio in una lettera aperta al Ministro La Russa, rimasta ancora senza alcuna risposta. Improvvisamente, da alcuni organi di stampa, si legge che lo Stabilimento di Baiano sarebbe incluso tra i possibili siti umbri candidati ad ospitare un Centro di Permanenza Temporanea (C.P.T.) per gli immigrati. A prima vista sembrerebbe una provocazione talmente grande da somigliare ad una battuta satirica; purtroppo i cittadini (sempre più poveri) e i lavoratori (sempre con meno diritti) stanno subendo così ripetuti attacchi e privazioni che non è più possibile meravigliarsi di niente, neanche di un'ipotesi così cervellotica che, se confermata, troverà la RdB-CUB di Baiano decisamente contraria. D'altronde si esprime altrettanta contrapposizione al trattamento che stanno ricevendo gli immigrati. Il fenomeno dell'immigrazione in Italia e in Europa viene quasi esclusivamente legato a questioni di ordine pubblico e a modelli di reclusione/precarietà economici, sociali e politici. La cosiddetta "emergenza immigrati" è il ritornello quotidiano che ci viene propinato dalle cronache, diventando il capro espiatorio dei mali che attraversano la società italiana. La conseguenza di tale atteggiamento è stata un'escalation di leggi che in un decennio (rovesciando la tradizione culturale, politica e giuridica del nostro paese), si è arrivati a veri e propri centri di detenzione per immigrati, contestati anche da quelle Associazioni di volontariato che da anni si interessano di immigrazione. Tali centri e modelli di accoglienza non aiutano affatto ad affrontare alla radice i veri problemi degli immigrati regolari ed irregolari presenti in Italia: invece di corrispondere ad una esigenza di riconoscimento dei diritti sociali e di cittadinanza, spingono gli immigrati a condizioni disumane di sopravvivenza e alla illegalità, diventando facile preda del crimine organizzato.
RdB-CUB Territoriale - Ettore Magrini


7 settembre 2008 - L'Unione Sarda

Carrefour
Le cassiere part time in sciopero

Quartu S.E. - Hanno incrociato le braccia e invitato gli acquirenti a fare lo sciopero della spesa. Nuova protesta delle cassiere part-time del Carrefour iscritte al sindacato Flaica Cub: ieri mattina hanno presidiato l'ingresso dell'ipermercato. Una battaglia che riguarda l'avvio della mobilità per 28 dipendenti. In loro difesa si mobilitano i consiglieri comunali del Pd Federica Angius e dello Sdi Guido Sarritzu che nella prossima seduta porteranno l'argomento nell'assemblea civica di via Porcu. (g. mdn.)


6 settembre 2008 - Il Manifesto

CALL CENTER · Licenziate, si spogliano
Uno strip-tease per protestare contro la precarietà del lavoro
di Alessandro Braga

MILANO - Il «Nessun dorma» di Giacomo Puccini in sottofondo, un telo bianco a nasconderle dagli sguardi indiscreti della platea (tutti giornalisti e fotografi, molti precari pure loro), un faretto acceso dietro a illuminarle e a stagliarne le ombre sul tessuto. Via la gonna, via la camicetta. Via pure slip e reggiseni, lanciati «al di qua» del separé a dimostrazione dell'integrità dello strip. Insomma, lo avevano promesso, annunciandolo pure con un video su YouTube , e l'hanno fatto. Certo, dei loro corpi nudi si è vista solo l'ombra («Perché era una provocazione pulita che non doveva intaccare la nostra dignità», ha precisato Ornella Cameran, delegata RdB dell'azienda ospedaliera, sul palco con le ex colleghe), ma le 11 ex-lavoratrici precarie del call center dell'ospedale di Legnano, in provincia di Milano, la loro strip conference l'hanno tenuta eccome. Erano solo in nove, «perché due hanno avuto problemi all'ultimo momento», ma il loro scopo l'hanno comunque raggiunto. In primis, denunciare la «piaga della precarietà». Per questo hanno lanciato un appello per chiedere ai loro colleghi di andare a Roma, il 19 settembre, alla manifestazione nazionale dei precari del pubblico impiego contro le misure adottate dal ministro Brunetta. E sempre per questa ragione, dopo lo strip «velato», si sono presentate sul palco coperte solo da sgargianti vestaglie-kimono dietro uno striscione che invitava alla mobilitazione, e un'enorme scritta: «A.A.A. Vendesi precarie». «Ci siamo messe a nudo perché siamo nude di diritti», hanno spiegato un po' imbarazzate davanti ai giornalisti («Sapete, non siamo abituate a parlare con la stampa). La loro storia, dopo il primo video su internet, è nota. Sei anni di lavoro precario al call center dell'ospedale, di contratto in contratto (tre, sei mesi, massimo un anno), poi tra il 27 e il 28 agosto, a pochi giorni dalla scadenza del loro contratto (il 31 agosto), e nonostante la promessa qualche mese prima di un (l'ennesimo) rinnovo, l'annuncio dell'azienda: licenziate (meglio, «arrivate a termine del contratto», come precisato dall'azienda). Tutte a casa. Trovatesi «in mutande», l'idea del video: un po' per denunciare l'arroganza dell'azienda, un po', tra il serio e il faceto, per cercare veramente un nuovo lavoro, «magari a tempo indeterminato stavolta». In questi giorni hanno ricevuto migliaia di lettere di solidarietà da tutta Italia, ma di proposte di lavoro ben poche, o meglio nessuna. «A dire il vero l'azienda si è rifatta viva giovedì proponendoci di entrare in una cooperativa che si occupa delle pulizie all'interno della struttura. La prenderemo in considerazione, abbiamo bisogno di lavorare, molte di noi hanno una famiglia alle spalle, qualcuna genitori anziani, o figli. L'incontro è stato molto teso, una dirigente, che ha anche definito 'chiassate' le nostre manifestazioni di protesta, ci ha detto che lo sapevamo che il nostro contratto era in scadenza e che ci saremmo dovute muovere prima per trovarci un nuovo lavoro, non vorremmo fosse stato solo un tentativo per impedirci di andare a fondo con la nostra protesta». Al loro posto, in questi giorni, sono stati messi dei dirigenti, poi sembra che il servizio sarà «esternalizzato» a Paternò, in provincia di Catania (sarà un caso, ma è il paese d'origine della famiglia La Russa). Martedì prossimo le «Full Monty» italiane incontreranno anche l'assessore provinciale al lavoro Bruno Casati per trovare una soluzione al problema. Quel che è certo, lo dicono in coro, determinatissime, «è che non finisce qui».

FS/I DELEGATI IN ASSEMBLEA
«Sui licenziamenti non si transige Cgil, Cisl e Uil battano un colpo»

Roma - Un'affollata assemblea promossa dalla storica rivista dei macchinisti «Ancora in marcia» ha portato ieri a Roma centinaia di ferrovieri e delegati sindacali. Il mese scorso, Dante De Angelis, macchinista e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls), è stato licenziato dalle Ferrovie per avere denunciato i due Eurostar spezzatisi nella stazione centrale di Milano a luglio. «Un fatto senza precedenti, nella misura in cui trova 'giustificazione' proprio in quelli che sono diritti e doveri di un Rls», ha ricordato l'avvocato di De Angelis. Ma che, eccezione fatta per qualche dichiarazione ad uso e consumo della stampa, non avuto seguito alcuno nell'iniziativa sindacale. Come nulla fosse, i sindacati confederali hanno aperto il 2 settembre scorso la trattativa con le Ferrovie. Una trattativa, tra l'altro, che tocca questioni dirimenti per la sicurezza: dall'introduzione del macchinista unico, al «progetto operation» (che comporterà la riduzione del numero di capistazione sulle linee ferroviarie), fino alla ristrutturazione del comparto manutenzione, con conseguenti esternalizzazioni e riduzione di personale. I ferrovieri di base e i macchinisti hanno dunque invitato ieri tutti i sindacati ( e la richiesta verrà formalizzata in una lettera indirizzata a Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Orsa e Fast - la Cub, con il suo coordinatore Pierpaolo Leonardi, ieri era presente e ha sostenuto le ragioni dei ferrovieri sindacati a cui tra l'altro molti dei presenti ieri sono iscritti) a sospendere la trattativa e dichiarare lo sciopero: «Sui licenziamenti non si può transigere, senza una risposta la categoria si organizzerà da sè». Sulla portata del tutto «eccezionale» dell'evento d'altro canto nessuno dei presenti ieri ha sollevato dubbi. Luigi Zanda (Pd) ha annunciato un'interrogazione parlamentare: «In nessuna democrazia può esistere un'azienda pubblica che decida di licenziare dei lavoratori impedendogli di esporre rischi e prospettare pericoli». «Servirebbe un encomio e invece in Italia ci si ritrova disoccupati», dice Fabio Evangelisti (Idv). Secondo Giorgio Cremaschi (Rete 28 Aprile) «non è un caso che il tutto sia accaduto poco prima dell'avvio del confronto sul macchinista unico».(s.f.)

LODO ALFANO · Sit-in l'11 ottobre. Lo stesso giorno scelto da Ferrero
Tonino torna in piazza e guasta la festa al Prc

ROMA - Di Pietro non molla. Ai colpi di cannone contro il Pd in tema di giustizia, ha sommato una manifestazione «anti lodo Alfano» da tenersi l'11 ottobre. Ovvero, due settimane prima di quella che il Pd sta organizzando per il 25 dello stesso mese. L'ha annunciato ieri dalle pagine del Riformista : «Ebbene sì - ha spiegato - L'11 ottobre ci sarà il grande evento di apertura della nostra campagna referendaria "Salva premier 2008". E' il primo giorno utile per la raccolta delle firme. L'iniziativa ha già un nome: sarà "la prima giornata della legalità"». Inutile dire che sì, molto probabilmente in piazza si finirà per parlare pure di Nicola Latorre e della richiesta arrivata dalla procura di Milano, che vuole usare le sue conversazioni all'epoca della scalata Unipol a Bnl per indagarlo. Il leader dell'Italia dei valori ha già chiarito come si comporterà il suo partito: «Prima dell'inizio della legislatura ho inviato ai nostri candidati un vademecum che tutti hanno sottoscritto. Nelle clausole c'era scritto che in questi casi l'Italia dei valori da sempre il via alle richieste di autorizzazioni a procedere. L'unica differenza è quando trattiamo di reati d'opinione, per cui valutiamo caso per caso». Il Partito democratico ha evitato ogni commento. Walter Veltroni sta mettendo tutte le sue forze nella manifestazione che si svolgerà alla fine di quel mese e, almeno sui numeri, non teme concorrenza. Il problema semmai sarà su chi dei suoi si farà vedere in piazza con Di Pietro. Arturo Parisi, già nelle prime file di piazza Navona, proprio ieri ha annunciato che sosterrà il referendum anti Lodo Alfano: «Lo firmerò e credo che sia doveroso da parte del Pd». E a chi gli ha ricordato le polemiche che seguirono la sua partecipazione al sit in dipietresco, l'ex ministro della Difesa ha replicato seccato: «Se io ero a piazza Navona, 4 mesi prima tutto il Pd si è alleato con Di Pietro, come se il Di Pietro di allora non fosse il Di Pietro di sempre». Certo alla piazza dell'ex pm di Manipulite parteciperà la nascitura lista civica lanciata da Paolo Flores D'Arcais e Marco Travaglio, di giorno in giorno più lontana dal partito rossoverde. Più complicato sarà l'impatto che quel sit in avrà sulla già inguaiata sinistra. Già, perché da almeno un mese l'ingarbugliato universo a manca del Pd sta pensando a come affrontare l'autunno e i suoi calori. Marco Ferrando e il Partito comunista dei lavoratori hanno proposto una manifestazione unitaria della sinistra e la nuova direzione del Prc insieme ai Comunisti italiani avevano individuato proprio l'11 ottobre - sufficientemente lontano dal corteo del Pd e una settimana prima della manifestazione lanciata da Cobas ed Rdb - come la data giusta per mettere in pratica l'idea. Proprio lunedì prossimo doveva essere indetta la conferenza stampa che avrebbe dato il via alla mobilitazione «contro il governo». E invece, giusto ieri, Di Pietro ha piazzato il suo calcio di rigore. «Stiamo ancora valutando il da farsi», spiega Giovanni Russo Spena, che però ammette che quella di Di Pietro, almeno sul lodo Alfano, non sarà una piazza «nemica»: «Credo che per noi sarà impossibile cambiare la data, la nostra sarà una manifestazione ben diversa da quella dell'Italia dei valori. Avremo una piattaforma ampia, sul carovita, la scuola, Alitalia». Il tema del lodo Alfano potrebbe finire per far dialogare le due piazze, almeno sulla battaglia referendaria:«Ne discuteremo al comitato politico convocato per la prossima settimana, il 12 e 13 settembre. Personalmente sono favorevole alla distinzione delle funzioni tra giudici e pm e credo che l'indulto vada difeso. Con Di Pietro però condivido la battaglia sul lodo Alfano. Bisogna raccogliere le firme e far votare il referendum per l'abolizione». C'è poi una parte che avrebbe voluto cambiare data anche senza l'incognita Di Pietro: Sinistra critica ed Rdb da giorni premono per ridiscutere l'appuntamento dell'11, considerato troppo vicino allo sciopero indetto da Cobas, Rdb appunto, e SdL e hanno convocato un'assemblea per discutere sul da farsi per il prossimo martedì a Roma. Qualunque sarà la linea scelta dalla maggioranza del Prc, la data dell'11 ottobre guasta il sonno di Nichi Vendola e della sua corrente politica. Gli ex bertinottiani stavano valutando di partecipare sia al corteo indetto dal partito, sia a quello del 25 ottobre purché quest'ultimo fosse caratterizzato come una manifestazione ampia e non del solo Partito democratico. Walter Veltroni non ha fatto granché per farli sentire di casa. Ma è pur vero che la partecipazione al sit in di piazza Navona lo scorso 8 luglio è stata tra i tanti temi al centro dello scontro congressuale. Se le due piazze dell'11 si terranno per mano, concentrarsi su altri appuntamenti sarà più semplice.(Sa.M.)


6 settembre 2008 - TV web C6

Lo strip delle precarie di Legnano

Milano - Ecco le immagini della provocazione messa in atto dalle (ex) dipendenti del call center dell'ASL di Legnano, lasciate a casa dopo 6 anni di contratti provvisori.

Il servizio della TV web C6


6 settembre 2008 - Il Giorno

Ci volevate nude? Eccoci
Lo strip delle nove licenziate, ma dietro un telo. COME NEL FILM FULL MONTY
di SABRINA PEREZ

MILANO — «CI LASCIANO in mutande? Bene, ci toglieremo anche quelle». Detto fatto. Come fosse "Full monty". Rivivere il dramma del precariato ricalcando lo stile di Peter Cattaneo, il regista di «Squattrinati organizzati». La differenza? Non si tratta di un film. Le protagoniste dell’originale streap-tease, che ieri ha tenuto l’intera platea del teatro della Cooperativa col fiato sospeso, sono le ex centraliniste dell’ospedale civico di Legnano. Una provocazione simbolica, per accendere i riflettori sul limbo delle collaborazioni e dei contratti a termine. Eccole sul palco, dopo gli annunci su YouTube, finalmente in carne e ossa. Connie, Antonella, Daniela, Milena, Paola, Anna, Cristiana, Laura e Ornella, rappresentante sindacale. Il viso contratto e le movenze nervose tradiscono un certo imbarazzo. Fantasia e umorismo, però, non mancano. «Ci dovete scusare - sorridono - non siamo del mestiere. Fino a ieri facevamo le centraliniste». LUCI SOFFUSE, un telo bianco per nascondere ma lasciare intravedere e in sottofondo "Nessun dorma" di Puccini. «Una beffa - avrà pensato qualcuno -, il pubblico è già fin troppo vispo». E poi a passo di danza hanno dato il via allo streap-tease. Un indumento dietro l’altro, fino alla lingerie lanciata oltre il separé per convincere i più diffidenti dell’integrità dello spogliarello. Certo chi si aspettava un nudo integrale sarà rimasto un po’ deluso, cosa indossassero dietro il lenzuolo non è dato sapere. Le luci si alzano. Ecco ricomparire le nove protagoniste dell’originale performance. Indosso, questa volta, un kimono stile geisha. Un lungo striscione recita: «A.a. vendesi precarie, 19 settembre sciopero dei precari». Una performance velata ma d’effetto. Una provocazione pulita, una richiesta di aiuto, la speranza di tornare presto al lavoro. La voglia di ricominciare da capo, di dimenticare la condizione precaria. Quella infinita condanna che non ti permette di fare progetti, costruire, vivere serenamente. Dall’altra parte, poi, c’è la famiglia. E ancora il mutuo da pagare, la rata della macchina, le spese di tutti i giorni. La vita quotidiana a cui è difficile sottrarsi. «NON DORMIAMO PIÙ - racconta Antonella, 44 anni -, non abbiamo più appetito. Troppi pensieri, troppe preoccupazioni. E pensare che molte delle mie colleghe non hanno un altro stipendio su cui contare. Non abbiamo mai pensato di mettere in vendita il nostro corpo, piuttosto di scatenare una reazione, una riflessione». E se, almeno per il momento, le proposte di lavoro scarseggiano, di messaggi di solidarietà invece ne sono arrivati a centinaia. «Forza donne, che quando vogliamo qualcosa riusciamo sempre a ottenerla». Come non essere d’accordo.

E’ solo l’inizio Il 19 a Roma tutti in piazza
IL SINDACATO
di SILVIA VIGNATI

MILANO — «E questo è solo l'inizio». Riccardo Germani, sindacalista delle Rappresentanze di base (Rdb) dell'Azienda ospedaliera di Legnano, ha introdotto così la strip conferenza delle centraliniste disoccupate. Solo l'inizio: perché, se le luci si sono spente ieri al Teatro della Cooperativa, con l'avvio di settimana l'agenda del dissenso si fa fitta. Lunedì nuovo presidio all'ospedale legnanese. Martedì incontro con l'assessore provinciale al Lavoro, Bruno Casati, e una delegazione della Commissione lavoro della Provincia, presieduta da Vittorio Arrigoni. Sempre martedì un presidio in Regione. Il 19 settembre la manifestazione a Roma di tutti i precari. L'Azienda ospedaliera ha prospettato alle ex operatrici (undici) impieghi all'interno della stessa, ma in ambito differente: potrebbero ricollocarsi nella ditta di pulizie, che offrirebbe anche ruoli amministrativi. Inoltre un call center di una ditta farmaceutica di Segrate metterebbe a disposizione un posto di lavoro. Dal telefono ai detergenti, l'ipotesi fa inorridire Franco Cattaneo, sindacalista Rdb: «Le proposte? Un palliativo. E un controsenso. Prima l'Azienda loda l'alta professionalità di queste signore. Poi offre loro di lavare pavimenti. Ma non erano altamente professionali? Conosciamo bene certe tattiche psicologiche». Carlo Monguzzi scrolla la testa. Il consigliere regionale dei Verdi ha presentato un'interrogazione in materia. «Ma dove sono le istituzioni? — commentava —. Queste donne straordinarie hanno dato una lezione a tutti».


6 settembre 2008 - La Repubblica

La provocazione
Lo spogliarello delle centraliniste "Senza lavoro, siamo in vendita"

Milano - "A.A.A. Vendesi Precarie". Vestite solo di uno striscione che riportava queste parole, nove delle undici ex centraliniste dell´ospedale di Legnano hanno inscenato uno strip-tease "velato" per protestare contro il loro licenziamento. «Vogliamo un lavoro - hanno detto dal palco del Teatro della Cooperativa di via Hermada, zona Niguarda - per questo ci spogliamo e ci mettiamo simbolicamente in vendita». Dopo la protesta, lanciata su youtube, sono già arrivate un paio di offerte di lavoro.


6 settembre 2008 - Il Piccolo

PRECARIE A MILANO
Centraliniste licenziate si spogliano per protesta

MILANO - Uno spogliarello casto, velato da un lenzuolo bianco retroilluminato sulle note di «Nessun dorma» di Puccini, cantato da Pavarotti. È stata la clamorosa protesta messa in scena, sul palco del Teatro della Cooperativa di Milano, da nove delle undici centraliniste licenziate dall’ospedale di Legnano dopo sei anni di lavoro interinale. «È una provocazione», precisano quando, indossato un kimono, le donne (tra i 26 e i 50 anni, molte mamme) spiegano cosa le abbia portate a mettersi all’asta su Youtube per un lavoro, poi a questa «strip-conferenza» e quindi a promuovere lo sciopero dei precari del pubblico impiego, indetto per il 19 settembre. Milena, Paola (unica laureata in Scienze Politiche, le colleghe sono diplomate), Cristina, Laura, Anna, Connie, Antonella, Daniela e Cristiana hanno denunciato così «la situazione generalizzata del precariato».


6 settembre 2008 - Il Secolo XIX

Lo strip delle precarie scaricate dall'ospedale
show provocatorio a milano

Milano - Nude, sia pure con una iconografia casta - uno strip-tease "vestito", con lenzuolone bianco su cui si vedevano le ombre prodotte da una retroilluminazione con sottofondo del "Nessun Dorma" di Puccini cantato da Pavarotti, per chiedere un posto di lavoro e se possibile a tempo indeterminato. È questa la protesta sullo stile del film "Full-Monty", messa in atto delle centraliniste "licenziate" dall'ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di occupazione interinale.
Al Teatro della Cooperativa, in zona Niguarda a Milano, erano presenti 9 delle 11 donne che hanno perso il lavoro e che sono assistite dal sindacato Rdb-Cub. Milena, Paola, Cristina, Laura, Anna, Connie, Antonella, Daniela e Cristiana - tutte diplomate alle superiori, una laureata in Scienze Politiche, età fra i 30 e i 50 anni, molte mamme - avevano il volto teso ma la volontà di denunciare «la situazione generalizzata del precariato». E a confermare la loro denuncia nella sala erano presenti molti giornalisti di testate e tv locali e nazionali, che hanno solidarizzato con le manifestanti, nel limbo delle collaborazioni e dei contratti a termine.
Soprattutto le centraliniste, che prendevano servizio in un call-center per informazioni e prenotazioni a cui fanno capo quattro strutture ospedaliere, hanno voluto sottolineare - vestite in kimono dopo la breve performance artistica - che «al di là della nostra condizione soggettiva di disoccupate è la legge Brunetta, nota in gergo come legge antifannulloni, che ha buttato sulla strada noi e tanti altri». «Dal 20 giugno - hanno proseguito - è stato esteso al pubblico impiego il divieto di prorogare il lavoro a chi ha svolto 3 anni di occupazione nell'arco di 5. In pratica si elimina il precariato eliminando i precari».
Le lavoratrici hanno reso noto che saranno ricevute martedì prossimo dall'assessore al Lavoro della Provincia di Milano, Bruno Casati e che «l'amministrazione dell'ospedale ha consigliato loro di fare le "brave" in cambio di un impiego in una impresa di pulizie». Anche questo comportamento è stato contestato sia dalla Rdb-Cub, che dal consigliere regionale dei Verdi, Carlo Monguzzi. Riccardo Germano, del sindacato, ha affermato che «già i contratti vengono rinnovati solo se si fa le "brave" e ora si chiede di non far rumore in cambio di un lavoro sotto-qualificato e comunque precario». «È una vergogna quello che sta succedendo - ha detto Monguzzi che ha presentato un'interrogazione - la Regione Lombardia deve intervenire subito». Sul palco è stato esposto lo striscione «A.A. Vendesi precarie» sullo stile di quello uscito su Youtube ed è stato pubblicizzato lo sciopero nazionale dei precari indetto dal sindacato di base per il 19 settembre.


6 settembre 2008 - La Sicilia

Strip-tease di licenziate «Vittime senza diritti»
di Claudio Scarinzi

Milano - Nude, sia pure con una iconografia casta - uno strip-tease "vestito", con lenzuolone bianco su cui si vedevano le ombre prodotte da una retroilluminazione con sottofondo del "Nessun Dorma" di Puccini cantato da Pavarotti, per chiedere un posto di lavoro e se possibile a tempo indeterminato. È questa la clamorosa protesta sullo stile del film "Full-Monty", definita una «provocazione», delle centraliniste "licenziate" dall'ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di occupazione interinale.
Al Teatro della Cooperativa, in zona Niguarda a Milano, erano presenti 9 delle 11 donne che hanno perso il lavoro e che sono assistite dal sindacato Rdb-Cub. Milena, Paola, Cristina, Laura, Anna, Connie, Antonella, Daniela e Cristiana - tutte diplomate alle superiori, una laureata in Scienze Politiche, età fra i 30 e i 50 anni, molte mamme - avevano il volto teso ma la volontà di denunciare «la situazione generalizzata del precariato». E a confermare la loro denuncia nella sala erano presenti molti giornalisti di testate e tv locali e nazionali, che hanno solidarizzato con le manifestanti. Soprattutto le centraliniste, che prendevano servizio in un call-center per informazioni e prenotazioni a cui fanno capo quattro strutture ospedaliere, hanno voluto sottolineare - vestite in kimono dopo la breve performance artistica - che «al di là della nostra condizione soggettiva di disoccupate è la legge Brunetta, nota in gergo come legge antifannulloni, che ha buttato sulla strada noi e tanti altri». «Dal 20 giugno - hanno proseguito - è stato esteso al pubblico impiego il divieto di prorogare il lavoro a chi ha svolto 3 anni di occupazione nell'arco di 5. In pratica si elimina il precariato eliminando i precari». Le lavoratrici hanno reso noto che saranno ricevute martedì prossimo dall'assessore al Lavoro della Provincia di Milano, Bruno Casati e che «l'amministrazione dell'ospedale ha consigliato loro di fare le "brave" in cambio di un impiego in una impresa di pulizie».
Anche questo comportamento è stato contestato sia dalla Rdb-Cub, che dal consigliere regionale dei Verdi, Carlo Monguzzi. Riccardo Germano, del sindacato, ha affermato che «già i contratti vengono rinnovati solo se si fa le "brave" e ora si chiede di non far rumore in cambio di un lavoro sotto-qualificato e comunque precario». «È una vergogna quello che sta succedendo - ha detto Monguzzi che ha presentato un'interrogazione - la Regione Lombardia deve intervenire subito. È allucinante che il cosiddetto "merito", se fai la brava, sopravanzi il diritto. Ma si deve intervenire anche a livello di legislazione generale». Sul palco è stato esposto lo striscione «A. A. Vendesi precarie» sullo stile di quello uscito su Youtube e pubblicizzato lo sciopero nazionale dei precari indetto dal sindacato di base per il 19 settembre.


6 settembre 2008 - La Provincia di Varese, Sondrio, Como

protesta a milano
Si spogliano dopo aver perso il lavoro
Show di nove centraliniste dell'azienda ospedaliera di Legnano che rivendicano il posto
di Valeria Arini

Milano - Tutti ricorderanno la scena finale di Full Monty, celebre commedia britannica, in cui sei operai disoccupati di Sheffield improvvisano uno spogliarello integrale davanti ad un esultante pubblico femminile. Ieri mattina, nella realtà, nove precarie, ex centraliniste dell'azienda ospedaliera di Legnano, hanno inscenato uno striptease sul palco del teatro della Cooperativa di Milano per fare valere i propri diritti negati di lavoratrici.
Le centraliniste sono state licenziate il 31 agosto dopo sei anni di lavoro interinale e reiterati rinnovi di contratto. Una strip conference provocatoria per porre l'attenzione sulle condizioni di vita e di lavoro di milioni e milioni di persone costrette a vivere nella precarietà. Spogliate di ogni diritto, rimbalzate da un'agenzia interinale all'altra (tre in sei anni), le 11 ex centraliniste (ieri due erano assenti per problemi familiari e di salute) hanno giocato anche quest'ultima carta: sono uscite sul palco e hanno messo il corpo all'asta come avevano annunciato sul cliccatissimo video messo in rete su you tube: «AAA? Vendesi precarie», recitava lo striscione esposto con orgoglio davanti ai giornalisti. Poi dietro ad un pudico telo bianco si sono spogliate mostrando al pubblico le ombre dei corpi nudi sulle note del «Nessun Dorma» di Puccini. Dopo lo spettacolo hanno risposto in vestaglia variopinta alle domande della stampa: «Vogliamo un posto di lavoro sicuro. Siamo disposte a tutto e non lo facciamo solo per noi, ma per tutti i precari che sono nelle nostre stesse condizioni», esordisce una delle donne. «Il nuovo decreto antiprecari del ministro Brunetta non ha fatto altro che rendere cronico il precariato», prosegue un'altra delle spogliarelliste. In fondo l'azienda deve applicare le leggi: «Abbiamo accumulato competenze, esperienze, e dopo averci promesso un rinnovo per altri 18 mesi ci licenziano con solo cinque giorni di preavviso. È solo una questione di costi». Beffa delle beffe, adesso al telefono risponderanno centralinisti dall'accento siciliano. Il loro lavoro è stato esternalizzato a Paternò, Catania.
Dopo giorni di sit-in davanti all'ospedale l'azienda ha offerto loro assunzioni da parte di una cooperativa che si occupa di pulizie: «Valuteremo anche questa proposta, ma per ora il contratto è quello che viene applicato alle imprese di pulizia e solo una di noi potrà essere stabilizzata come amministratrice». Tutte diplomate, Paola, la più giovane ha anche una laurea in Scienze politiche, le 11 donne - alcune madri - forti e combattive, non hanno intenzione di fermarsi qui e a breve annunceranno le prossime iniziative di lotta. Intanto martedì è stato confermato l'incontro con l'assessore provinciale Bruno Casati.


6 settembre 2008 - Il Giornale

«Full Monty» delle centraliniste licenziate
di Michele Perla

Milano - Chi si aspettava una sorta di Full Monty al femminile è sicuramente rimasto deluso. Anche perché le protagoniste, su Youtube, avevano annunciato un vero strip di protesta, che sarebbe andato in scena al teatro della Cooperativa. Nella realtà, nessuna di loro si è presentata sul palcoscenico come mamma l'aveva fatta; si è trattato invece più semplicemente di uno spettacolino da ombre cinesi, in cui dietro un telo bianco in controluce, era possibile intravvedere le sagome che si muovevano impacciate tentando pose sexy, delle undici ex centraliniste dell'ospedale di Legnano, rimaste senza lavoro perché licenziate a contratto scaduto. Una provocazione, soprattutto un'operazione mediatica per tenere accesi i riflettori sulla loro improvvisa precarietà, sopraggiunta dopo anni di lavoro presso il centralino per le prenotazioni del nosocomio «Civile» di Legnano. «Queste ragazze hanno lavorato per sei anni come precarie – ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano -. Ora il contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare ad un call center siciliano». «Ci siamo messe all'asta per provocazione sul web, ma naturalmente nessuna di noi ha intenzione di mettere in vendita il proprio corpo. L’offerta più gradita è quella di un nuovo posto di lavoro».
Una casa farmaceutica di Segrate si è già detta disponibile ad assumerle presso il proprio call center, ma ci sarebbe anche la possibilità, secondo il direttore generale dell'Ospedale Carla Dotti, di trovare un'occupazione fissa, presso la ditta di pulizia che si occupa del nosocomio, anche con compiti amministrativi.


6 settembre 2008 - Libertà

Precari nel mirino
Strip delle centraliniste licenziate contro la "legge anti-fannulloni"

MILANO - Nude, sia pure con una iconografia casta - uno strip-tease "vestito", con lenzuolone bianco su cui si vedevano le ombre prodotte da una retroilluminazione con sottofondo del "Nessun Dorma" di Puccini cantato da Pavarotti, per chiedere un posto di lavoro e se possibile a tempo indeterminato. È questa la clamorosa protesta sullo stile del film 'Full-Monty', definita una «provocazione», delle centraliniste "licenziate" dall'ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di occupazione interinale.
Al Teatro della Cooperativa, in zona Niguarda a Milano, erano presenti 9 delle 11 donne che hanno perso il lavoro e che sono assistite dal sindacato Rdb-Cub. Tutte diplomate alle superiori, una laureata in Scienze Politiche, età fra i 30 e i 50 anni, molte mamme, avevano il volto teso ma la volontà di denunciare «la situazione generalizzata del precariato». Le centraliniste hanno sottolineato che « è la legge Brunetta, nota in gergo come legge antifannulloni, che ha buttato sulla strada noi e tanti altri». «Dal 20 giugno - hanno proseguito - è stato esteso al pubblico impiego il divieto di prorogare il lavoro a chi ha svolto 3 anni di occupazione nell'arco di 5. In pratica si elimina il precariato eliminando i precari».


6 settembre 2008 - Gazzetta del Sud

Nella Pubblica amministrazione ci sarà anche un giro di vite sui permessi per assistere i disabili
Brunetta annuncia la "fase 2" adesso i premi ma solo ai più bravi
A Milano protesta con strip di un gruppo di centraliniste interinali licenziate dopo sei anni
di Claudia Bartelli

ROMA - Scatta la fase due della riforma della Pubblica amministrazione. Dopo il bastone contro i fannulloni – che, comunque, non si ripone perché i controlli proseguiranno – è il momento della carota, con premi non più a pioggia ma solo ai più bravi e che saranno corrisposti con la contrattazione integrativa. Lo ha detto – in una conferenza stampa – il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, annunciando anche una stretta sui permessi per assistere i disabili. La normativa, infatti, ha osservato, «nel tempo si è prestata ad abusi infiniti». Il ministro, che ieri ha messo online i primi cento casi di storie di successo delle amministrazioni, ha prospettato un autunno intenso: entro la prima decade di ottobre ci saranno i nuovi dati sull'assenteismo riferiti a settembre («ne vedremo delle belle») e proseguirà la lotta contro gli sprechi: la prossima settimana saranno sempre online i dati sulle consulenze 2007. C'è poi la partita contrattuale. L'auspicio è che il contratto si chiuda entro l'anno così che gli aumenti siano in busta paga dal 2009 inaugurando anche il nuovo meccanismo dei premi. E alle insistenze dei giornalisti sulla possibilità di incrementare i 2,8 miliardi previsti per il rinnovo come chiedono i sindacati, si è limitato a rispondere che «al momento è così: è quanto stabilito dal Dpef, dal decreto 112 e dalla bozza di finanziaria che abbiamo cominciato a discutere». «La prossima settimana – ha detto il ministro – avremo il regolamento di un concorso per chiedere a tutti gli uffici che hanno un progetto di miglioramento, riduzione costi, soddisfazione del cliente e aumento della produttività di farcelo conoscere. Saranno valutati ed eventualmente finanziati». Sul sito anche l'apertura di uno sportello di ascolto dei cittadini e lavoratori. «Apriamo, dunque, una corrispondenza e chi ha in corso un progetto di miglioramento si mostri, ce lo faccia sapere», ha spronato Brunetta. Dunque, niente più premi per il solo fatto «di essere presenti: è il minimo!», ha affermato il ministro spiegando che l'obiettivo non era solo la campagna di moralizzazione del lassismo, pur necessaria, ma ora va premiata la gente che lavora «bene, con coscienza e che fa gli interessi dei cittadini che sono i clienti finali». I premi saranno individuali e d'ufficio. E basta con le furbizie nell'avvalersi della legge 104 sull'assistenza ai diversamente abili in sé «meritoria», ha detto il ministro che ha emanato una circolare restrittiva. Obiettivo: migliorare i servizi per i diversamente abili e colpire i furbi, cioè quelli che sfruttano la legge per farsi le vacanze. Tra le restrizioni la limitazione del legame di parentela che consente l'assistenza. «A legge data – ha aggiunto – ci saranno delle precisazioni restrittive, è una norma che si è prestata a contenziosi». Brunetta ha riferito che lo stesso sindacato su questo esprime una valutazione positiva perché per colpa di qualcuno si rischia di penalizzare le effettive necessità. Le modiche saranno contenute nel collegato al decreto 112 sulla manovra economica.
Intanto, a Milano, la clamorosa protesta sullo stile del film «Full Monty» di un gruppo di centraliniste licenziate dall'ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di occupazione interinale.
Al Teatro della Cooperativa, in zona Niguarda a Milano, erano presenti 9 delle 11 donne che hanno perso il lavoro e che sono assistite dal sindacato Rdb-Cub.
Età fra i 30 e i 50 anni, le centraliniste hanno voluto sottolineare: «Al di là della nostra condizione soggettiva di disoccupate è la legge Brunetta, nota in gergo come "legge antifannulloni", che ha buttato sulla strada noi e tanti altri. Dal 20 giugno – hanno spiegato – è stato esteso al pubblico impiego il divieto di prorogare il lavoro a chi ha svolto 3 anni di occupazione nell'arco di 5. In pratica si elimina il precariato eliminando i precari».


6 settembre 2008 - Tribuna Treviso/Trentino/Nuova Sardegna, Venezia/Mattino Padova/Corriere Alpi/Centro/Alto Adige/Tirreno/Provincia Pavese/Mattino

Fanno lo strip-tease contro il precariato
A Milano la protesta di nove centraliniste licenziate

MILANO - Nude, sia pure con una iconografia casta - uno strip-tease "vestito", con lenzuolone bianco su cui si vedevano le ombre prodotte da una retroilluminazione con sottofondo del "Nessun Dorma" di Puccini cantato da Pavarotti, per chiedere un posto di lavoro e se possibile a tempo indeterminato. E’ questa la clamorosa protesta in stile Full-Monty, definita una «provocazione», delle centraliniste licenziate dall’ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di occupazione interinale.
Al Teatro della Cooperativa, in zona Niguarda a Milano, erano presenti 9 delle 11 donne che hanno perso il lavoro e che sono assistite dal sindacato Rdb-Cub. Milena, Paola, Cristina, Laura, Anna, Connie, Antonella, Daniela e Cristiana - tutte diplomate alle superiori, una laureata in Scienze Politiche, età fra i 30 e i 50 anni, molte mamme - avevano il volto teso ma la volontà di denunciare «la situazione generalizzata del precariato».
«Al di là della nostra condizione soggettiva di disoccupate è la legge Brunetta che ha buttato sulla strada noi e tanti altri», accusano: «Dal 20 giugno - spiegano - è stato esteso al pubblico impiego il divieto di prorogare il lavoro a chi ha svolto 3 anni di occupazione nell’arco di 5. In pratica si elimina il precariato eliminando i precari».


6 settembre 2008 - Varese news

Continua con gesti provocatori la protesta contro la decisione del nosocomio di non rinnovare i contratti a undici donne
Strip-tease di protesta per le centraliniste lasciate a casa dall'ospedale di Legnano

Milano - Uno spogliarello per protesta. E' quello messo in scena oggi dalle centraliniste lasciate a casa recentemente dall'ospedale di Legnano, che non ha rinnovato i loro contratti dopo sei anni da precarie. L'improvvisato strip di nove delle undici donne coinvolte nella vicenda, pudicamente velato da un lenzuolo illuminato da dietro che comunque poco lasciava all'immaginazione, si è svolto oggi, venerdì 5 settembre, come evento d'apertura di un conferenza stampa tenuta a Milano presso il Teatro della Cooperativa (zona Niguarda). Un atto provocatorio e simbolico per ricordare il destino di chi, già "in mutande" di suo dopo anni di contrattini senza prospettive a poche centinaia di euro al mese, si vede levarsi pure quelle. A sostenere la lotta delle lavoratrici, in cerca di un posto a tempo indeterminato, è il sindacato RdB-Cub. Già lunedì sriprenderà il presidio davanti all'Ospedale di Legnano contro i licenziamenti. Mercoledì sarà la volta di un'assemblea generale di tutti i lavoratori.


6 settembre 2008 - Liberazione

Licenziate dall'ospedale di Legnano. Lo strip ieri in teatro Stile "Full monty" a Milano
Centraliniste precarie si spogliano per protesta

Milano - "Full monty" docet. Sono passati 11 anni dall'uscita del film di Peter Cattaneo sugli "squattrinati organizzati" di Sheffield, ma la storia evidentemente fa ancora proseliti. visto che di precarietà si continua a penare. Un gruppo di centraliniste precarie licenziate dall'ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di lavoro interinale ha pensato bene di imitare i disoccupati della pellicola britannica attuando uno striptease di protesta per chiedere lavoro, a tempo indeterminato. L'iniziativa si è svolta ieri al Teatro della Cooperativa in zona Niguarda a Milano. Una «provocazione», l'hanno definita le 9 spogliarelliste (solo due delle licenziate non hanno partecipato): Milena, Paola, Cristina, Laura, Anna, Connie, Antonella, Daniela e Cristiana, tutte diplomate, una laureata, età fra i 30 e i 50 anni, molte mamme. Lo strip è stato comunque "velato", nude dietro un lenzuolo bianco con retroilluminazione. Dopo lo spettacolino, in kimono sul palco le "strippers per caso" hanno spiegato che «al di là della nostra condizione soggettiva di disoccupate è la legge Brunetta antifannulloni che ha buttato sulla strada noi e tanti altri. Dal 20 giugno è stato esteso al pubblico impiego il divieto di prorogare il lavoro a chi ha svolto 3 anni di occupazione nell'arco di 5. Si elimina il precariato eliminando i precari». Il video dello spettacolo è stato diffuso su Youtube. E pare sia già servito a qualcosa. Ieri si è fatta viva un'azienda di Segrate con l'offerta di un posto di lavoro. Anche l'azienda ospedaliera di Legnano si è fatta viva, ma prima della protesta, per fermare lo strip. E la cosa non è piaciuta alle dirette interessate. «Ci hanno chiesto di fare le "brave"... Ci propongono di entrare in una cooperativa di pulizie nell'ospedale - spiega Ornella Cameran, delle Rdb/Cub - Valuteremo». Le centraliniste di Legnano parteciperanno alla manifestazione del 19 settembre a Roma in occasione dello sciopero nazionale dei precari.(a.mau.)


6 settembre 2008 - Il Tempo

Centraliniste precarie licenziate inscenano strip-tease di protesta

MILANO - Hanno attuato uno strip-tease, sia pur come si dice in gergo velato - dietro un lenzuolo bianco con retroilluminazione - le centraliniste precarie licenziate dall'ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di lavoro interinale nell'ambito di diversi appalti del nosocomio ad agenzie specializzate.
L'iniziativa, definita dalle donne (erano presenti in 9 fra le 11 che hanno perso l'occupazione) una «provocazione», si è svolta ieri mattina come prologo a una conferenza stampa al Teatro della Cooperativa in zona Niguarda a Milano. Le lavoratrici, assistite dal sindacato Rdb-Cub, chiedono un lavoro sperando che sia a tempo indeterminato.


6 settembre 2008 - Il Messaggero Veneto

Protestano "nude" per avere il posto fisso
Strip delle centraliniste dell’ospedale di Legnano licenziate: no alla legge sui fannulloni
LA MANIFESTAZIONE

MILANO - Nude, sia pure con una iconografia casta - uno strip-tease vestito, con lenzuolone bianco su cui si vedevano le ombre prodotte da una retroilluminazione con sottofondo del "Nessun Dorma" di Puccini cantato da Pavarotti, per chiedere un posto di lavoro e se possibile a tempo indeterminato. È questa la clamorosa protesta sullo stile del film "Full-Monty", definita una «provocazione», delle centraliniste 'licenziatè dall'ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di occupazione interinale.
Al Teatro della Cooperativa, in zona Niguarda a Milano, erano presenti 9 delle 11 donne che hanno perso il lavoro e che sono assistite dal sindacato Rdb-Cub. Milena, Paola, Cristina, Laura, Anna, Connie, Antonella, Daniela e Cristiana - tutte diplomate alle superiori, una laureata in Scienze Politiche, età fra i 30 e i 50 anni, molte mamme - avevano il volto teso ma la volontà di denunciare «la situazione generalizzata del precariato». E a confermare la loro denuncia nella sala erano presenti molti giornalisti di testate e tv locali e nazionali, che hanno solidarizzato con le manifestanti, nel limbo delle collaborazioni e dei contratti a termine.
Soprattutto le centraliniste, che prendevano servizio in un call-centre per informazioni e prenotazioni a cui fanno capo quattro strutture ospedaliere, hanno voluto sottolineare - vestite in kimono dopo la breve performance artistica - che «al di là della nostra condizione soggettiva di disoccupate è la legge Brunetta, nota in gergo come legge antifannulloni, che ha buttato sulla strada noi e tanti altri». «Dal 20 giugno - hanno proseguito - è stato esteso al pubblico impiego il divieto di prorogare il lavoro a chi ha svolto 3 anni di occupazione nell'arco di 5. In pratica si elimina il precariato eliminando i precari». Le lavoratrici hanno reso noto che saranno ricevute martedì prossimo dall'assessore al Lavoro della Provincia di Milano, Bruno Casati e che «l'amministrazione dell'ospedale ha consigliato loro di fare le 'bravè in cambio di un impiego in una impresa di pulizie».
Anche questo comportamento è stato contestato sia dalla Rdb-Cub, che dal consigliere regionale dei Verdi, Carlo Monguzzi. Riccardo Germano, del sindacato, ha affermato che «già i contratti vengono rinnovati solo se si fa le 'bravè e ora si chiede di non far rumore in cambio di un lavoro sotto-qualificato e comunque precario».
«È una vergogna quello che sta succedendo - ha detto Monguzzi che ha presentato un'interrogazione - la Regione Lombardia deve intervenire subito. È allucinante che il così detto 'meritò, se fai la brava, sopravanzi il diritto. Ma si deve intervenire anche a livello di legislazione generale».


6 settembre 2008 - Corriere della Sera

La protesta. «Full Monty» a Milano Lo strip delle centraliniste

MILANO — Alla fine lo hanno fatto davvero. Uno strip-tease «velato», uno spettacolo teatrale di ombre e profili, filtrato da un telo montato sul palco. Le (ormai ex) centraliniste del call-center dell'ospedale di Legnano hanno avuto la loro conferenza stampa con spogliarello per chiedere «un lavoro serio e non precario». Quattro minuti e mezzo di balletto, una scena alla «Full Monty», anche loro artiste causa disoccupazione. Dagli altoparlanti del Teatro della cooperativa di via Hermada, a Milano, l'aria del «Nessun dorma». Alla fine, tutte in vestaglia e con uno striscione: «A.A.A. Vendesi precarie». Così le telefoniste hanno «richiamato l'attenzione» sulla loro storia: madri e lavoratrici, «per niente fannullone» e però lasciate a casa dopo sei anni di contratti interinali, l'ultimo scaduto il 31 agosto e non più rinnovabile. «Nessun licenziamento, solo l'applicazione dei regolamenti», ha risposto nei giorni scorsi la direzione generale dell'ospedale. Che però, ieri, ha fatto una proposta alle centraliniste: un lavoro nell'azienda che fa le pulizie nei reparti. «Ci penseremo», hanno risposto. Dai camerini.(F.San.)

La questione eccedenze
Manutenzione e hangar, la battaglia dei numeri
di Antonella Baccaro

ROMA — Non è stata solo la manifestazione all'aeroporto di Napoli dei 658 lavoratori dell'Atitech, finiti fuori dalla nuova Alitalia, a gelare il clima del tavolo di trattativa ieri. E nemmeno il rifiuto dell'amministratore Sabelli a fornire alla Uil il piano industriale che verrà consegnato in sintesi lunedì. «Se dovessi dire come la vedo — suggerisce una fonte che preferisce non farsi nominare — in queste ore abbiamo registrato solo passi indietro».
Le spine del sindacato hanno svariati nomi. Primo: i 2.750 lavoratori «esternalizzati». Ieri si è capito con chiarezza che gli acquirenti non ci sono ancora e che dunque a rischiare di essere retrocessi tra i 3.250 esuberi non ci sono solo i 700 informatici e amministrativi. Per il cargo (450 lavoratori) il commissario Fantozzi ha detto di non avere attualmente ricevuto offerte anche se in precedenza ce n'erano. Per i 1.600 della manutenzione si sperava in Finmeccanica, ma ieri l'amministratore delegato Pier Francesco Guarguaglini ha negato di essere «mai» stato interessato e lo stesso ministro Sacconi ha detto che l'azienda è «un interlocutore » ma per ora non c'è nulla.
Legna per il fuoco della manifestazione di Napoli, culminata con la richiesta del consiglio regionale di un incontro con il governo. Un fronte, quello campano, temutissimo da Cgil e Cisl, perché ritenuto indomabile. «Mi auguro — ha avvertito Sacconi minacciando la precettazione — che non ci siano più agitazioni fondate su informazioni distorte». Ma il problema resta. Al punto che Sacconi si sarebbe impegnato con qualche sindacalista a usare il weekend per cercare di capire se la Cai è disponibile a dare lavoro ai 2.750 dipendenti finché non si troveranno gli acquirenti.
Ma non finisce qui. Ai sindacati, soprattutto quelli degli assistenti di volo, non va giù che tutti i lavoratori stagionali siano stati esclusi dalla trattativa.
Si tratta, tra Alitalia e Air One, di circa 3.850 lavoratori. Per questi Sacconi avrebbe garantito la parziale riassunzione compatibilmente con i ritmi stagionali. Ma il problema si complicherebbe se fosse vero quello che ieri circolava in Air One, e cioè che tutti i suoi 1.300 precari rientrerebbero nella nuova compagnia a dispetto di quelli di Alitalia, tenuti come riserva.
Infine nel conteggio rifatto dai sindacati sui numeri dati da Sabelli, prendendo come dato di partenza 17.500 lavoratori a tempo indeterminato tra Alitalia e Air One, mancherebbero all'appello ancora 1.145 lavoratori della cui sorte non si sa nulla. «Se i numeri non saranno gestibili, diremo di no» ha fatto sapere l'Up.
A complicare la vicenda c'è il ritorno dei voli intercontinentali a Malpensa, illustrato giovedì da Sabelli. Qualcuno lo lega a un'ipotesi di alleanza con Lufthansa. Ma in molti ritengono che tale risultato sia il frutto della prevalenza politica della Lega, paladina di Malpensa, su An che tutela lo scalo romano. Il sottosegretario leghista Roberto Castelli, giovedì scorso in trattativa, avrebbe interrotto Fantozzi per spiegare che il Carroccio si aspetta la liberalizzazione delle rotte intercontinentali. Mentre sul ritorno a Malpensa avrebbe commentato: «Gli aerei tornano dove ci sono i passeggeri, finora la logica era solo politica». Di certo il ritorno a Malpensa, condizionato strettamente al ridimensionamento di Linate, preoccupa i sindacati per le ripercussioni su Fiumicino. «Allora, quanti sono gli esuberi veri — chiede la Cub —? Fantozzi ci convochi e sgomberi il campo dagli equivoci».


6 settembre 2008 - EPolis Roma

Emergenza casa. Manifestazione del Comitato. Catarci scrive a Mosca, la Azuni impegnerà il sindaco
Via Pincherle in rivolta "L'11 tutti dal Prefetto"

Roma - Dopo la chiusura da parte della proprietà per concedere una proroga alla vendita, gli inquilini di via Pincherle hanno deciso di proseguire la lotta. E l'11 settembre, alle 11, saranno in piazza Santi Apostoli per protestare davanti alla Prefettura. L'obiettivo, spiegano dall'Asia Rdb, è «incontrare il prefetto per chiedere un tavolo di garanzia sulla vendita, che veda coinvolti oltre agli inquilini stessi e al sindacato AS.I.A. RdB, la proprietà, l'amministrazione comunale e quella regionale». «Due gli obiettivi, un rinvio significativo della data del 15 settembre come termine ultimo per optare per l’acquisto e l’avvio di una trattativa per discutere dei prezzi di vendita degli appartamenti e delle tutele per coloro impossibilitati all’acquisto». Presenti all'assemblea che si è tenuta giovedì sera sotto gli stabili di via Pincherle, anche il capogruppo del gruppo Misto in Campidoglio Gemma Azuni e il presidente del Municipio XI Andrea Catarci. Da parte della Azuni l'impegno a investire il sindaco Alemanno del problema. Spiega Catarci: «In questi giorni che ci separano dalla scadenza dei termini vanno moltiplicati gli sforzi per arrivare a un confronto di merito con la proprietà, per tutelare quelle fasce di popolazione anziana e con redditi medio-bassi che non potranno stipulare mutui ed acquistare. Per questo accolgo con soddisfazione le parole critiche dell’assessore comunale Alfredo Antoniozzi nei confronti della proprietà e condivido la scelta del Comitato Inquilini di indire un’ulteriore manifestazione con l'obiettivo di chiedere un intervento del prefetto Mosca sulla Fata Assicurazioni. Proprio al prefetto, che avevo già informato della situazione e dei rischi, ho inviato una lettera chiedendo la disponibilità ad un incontro con gli inquilini di Via Pincherle, che stanno subendo una pessima dismissione delle case in cui molti di loro vivono da quasi cinquant'anni».(M.R.)


6 settembre 2008 - L'Unione Sarda

carrefour
Scioperano i cassieri in mobilità

Quartu S.Elena - S'inasprisce la vertenza tra i 28 cassieri messi in mobilità dall'ipermercato Carrefour e l'azienda: ora è il momento dello sciopero. Oggi i dipendenti iscritti alla Flaica Cub si asterranno dal lavoro in tutti i reparti e per tutti i turni di lavoro del centro commerciale di Su Idanu.
La decisione di scioperare è stata presa dal segretario provinciale Carlo Serra, dopo un incontro con i lavoratori iscritti al sindacato di cui fa parte.
«Prendiamo atto», si legge in una nota firmata dallo stesso segretario, «dell'insensibilità e dell'arroganza dell'azienda, che avrebbe intenzione di mettere in mobilità 28 cassieri (anticamera del licenziamento). Tra questi vi sono i lavoratori che hanno vinto il ricorso in Tribunale per ottenere il rispetto dell'orario contrattuale». L'azienda non ha replicato alla nota della Flaica Cub.(g.mdn.)


5 settembre 2008 - Ansa

STRIP CENTRALINISTE LICENZIATE, NO LEGGE ANTIFANNULLONI
NUDE E IN KIMONO PER CHIEDERE UN POSTO SPERANDO SIA FISSO
di Claudio Scarinzi

(ANSA) - MILANO, 5 SET - Nude, sia pure con una iconografia casta - uno strip-tease 'vestitò, con lenzuolone bianco su cui si vedevano le ombre prodotte da una retroilluminazione con sottofondo del 'Nessun Dormà di Puccini cantato da Pavarotti, per chiedere un posto di lavoro e se possibile a tempo indeterminato. È questa la clamorosa protesta sullo stile del film 'Full-Monty', definita una «provocazione», delle centraliniste 'licenziatè dall'ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di occupazione interinale. Al Teatro della Cooperativa, in zona Niguarda a Milano, erano presenti 9 delle 11 donne che hanno perso il lavoro e che sono assistite dal sindacato Rdb-Cub. Milena, Paola, Cristina, Laura, Anna, Connie, Antonella, Daniela e Cristiana - tutte diplomate alle superiori, una laureata in Scienze Politiche, età fra i 30 e i 50 anni, molte mamme - avevano il volto teso ma la volontà di denunciare «la situazione generalizzata del precariato». E a confermare la loro denuncia nella sala erano presenti molti giornalisti di testate e tv locali e nazionali, che hanno solidarizzato con le manifestanti, nel limbo delle collaborazioni e dei contratti a termine. Soprattutto le centraliniste, che prendevano servizio in un call-centre per informazioni e prenotazioni a cui fanno capo quattro strutture ospedaliere, hanno voluto sottolineare - vestite in kimono dopo la breve performance artistica - che «al di là della nostra condizione soggettiva di disoccupate è la legge Brunetta, nota in gergo come legge antifannulloni, che ha buttato sulla strada noi e tanti altri». «Dal 20 giugno - hanno proseguito - è stato esteso al pubblico impiego il divieto di prorogare il lavoro a chi ha svolto 3 anni di occupazione nell'arco di 5. In pratica si elimina il precariato eliminando i precari». Le lavoratrici hanno reso noto che saranno ricevute martedì prossimo dall'assessore al Lavoro della Provincia di Milano, Bruno Casati e che «l'amministrazione dell'ospedale ha consigliato loro di fare le 'bravè in cambio di un impiego in una impresa di pulizie». Anche questo comportamento è stato contestato sia dalla Rdb-Cub, che dal consigliere regionale dei Verdi, Carlo Monguzzi. Riccardo Germano, del sindacato, ha affermato che «già i contratti vengono rinnovati solo se si fa le 'bravè e ora si chiede di non far rumore in cambio di un lavoro sotto-qualificato e comunque precario». «È una vergogna quello che sta succedendo - ha detto Monguzzi che ha presentato un'interrogazione - la Regione Lombardia deve intervenire subito. È allucinante che il così detto 'meritò, se fai la brava, sopravanzi il diritto. Ma si deve intervenire anche a livello di legislazione generale». Sandro Sartorio, della Cub, ha spiegato che si sta valutando una vertenza legale per il risarcimento del danno. Sul palco è stato esposto lo striscione «A.A. Vendesi precarie» sullo stile di quello uscito su Youtube ed è stato pubblicizzato lo sciopero nazionale dei precari indetto dal sindacato di base per il 19 settembre.

CENTRALINISTE LICENZIATE: STRIP-TEASE PER CHIEDERE LAVORO

(ANSA) - MILANO, 5 SET - Hanno attuato uno strip-tease, sia pur come si dice in gergo 'velato' - dietro un lenzuolo bianco con retroilluminazione - le centraliniste precarie 'licenziate' dall'ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di lavoro interinale nell'ambito di diversi appalti del nosocomio ad agenzie specializzate. L'iniziativa, definita dalle donne (erano presenti in 9 fra le 11 che hanno perso l'occupazione) una '''provocazione'', si e' svolta questa mattina come prologo a una conferenza stampa al Teatro della Cooperativa in zona Niguarda a Milano. Le lavoratrici, assistite dal sindacato Rdb-Cub, chiedono un lavoro sperando che sia a tempo indeterminato.


5 settembre 2008 - Apcom

Lavoro/ Milano, strip contro licenziamenti e precariato.... -2-
Rdb: licenziamento causato da esternalizzazione dei servizi

Milano, 5 set. (Apcom) - "Il senso di questa protesta è non passare inosservati e l'intento è chiedere un posto di lavoro non precario perché non è accettabile l'uso spregiudicato che si fa oggi in Italia del precariato" spiegano le lavoratrici passandosi il microfono l'una con l'altra e sottolinendo che "in questi giorni abbiamo ricevuto centinaia di e-mail di solidarietà da tutta Italia". Le lavoratrici raccontano di aver guadagnato tra i 600 e i 900 euro mensili a seconda di quante ore lavoravano presso il call-center, "senza nemmeno avere il diritto di accedere alla mensa e al parcheggio dei dipendenti". Sei anni spezzettati da diversi contratti a termine che si susseguivano uno dopo l'altro senza nemmeno un intervallo. Ora al loro posto dovrebbe essere preso da un call-center di Paternò (Catania). "Il licenziamento di queste lavoratrici è una conseguenza del processo di esternalizzazione dei servizi - spiega un delegato della Rsu dell'ospedale di Legnano - che probabilmente colpirà più avanti anche il personale delle cucine, i tecnici e via dicendo". "Speriamo di ricevere delle offerte di lavoro - continuano le ex centraliniste - e intanto ci siamo iscritti alle liste di collocamento". Oggi però di datori di lavoro, invitati dalle lavoratrici insieme con i giornalisti, non c'era purtroppo traccia nel teatro di via Hermada, ma martedì prossimo l'assessore al Lavoro della Provincia di Milano ha convocato le undici donne per cercare di trovare delle soluzioni. Un'offerta di impiego, giudicata però al momento molto vaga dai delegati della Rdb dell'ospedale di Legnano, è giunta in questi giorni dalla Manutencoop, azienda che ha vinto l'appalto per i servizi di pulizia al nosocomio del Comune lombardo. A quanto sembra si tratterebbe di un impiego a tempo determinato per dieci posti di impiegata alle pulizie e uno in amministrazione. Un singolo posto di lavoro è stato offerto invece da una piccola azienda di Segrate. "Valuteremo tutte le offerte, abbiamo bisogno di lavorare e non ci tireremo indietro" spiega Ornella Cameran, la delegata Rdb/Cub del gruppo di lavoratrici, che aggiunge che comunque "la lotta continua e da lunedì saremo di nuovo davanti l'Ospedale di Legnano a fare il nostro presidio contro i licenziamenti, mercoledì si terrà un'assemblea generale di tutti i lavoratori indetta in solidarietà con noi e il 19 settembre saremo a Roma per l'assemblea convocata dalle RdB-CUB nella sala conferenze Cavour, in via Cavour". Presente questa mattina alla versione nostrana dello spogliarello reso celebre dal regista britannico Ken Loach nel film "Full Monthy", il consigliere regionale dei Verdi Carlo Monguzzi si è detto "scandalizzato per l'ennesima storia legata alla precarietà del lavoro e indignato per l'assenza delle Istituzioni in questa vicenda", rendendo noto di aver presentato un'interrogazione in Regione in cui chiede l'intervento del presidente Roberto Formigoni: "Come Berlusconi si è interessato di Alitalia, il Governatore si occupi delle situazioni vergognose che accadono in Lombardia".


5 settembre 2008 - Adnkronos

SANITÀ: STREEPTEASE DIETRO UN TELO PER PRECARIE OSPEDALE LEGANO
E IERI L'AZIENDA HA OFFERTO LAVORO IN DITTA PULIZIE PER EVITARE PROTESTA

Milano, 5 set. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Nude sì, ma dietro un telo. Le ex centraliniste dell'ospedale di Legnano, che dopo aver perso il lavoro avevano messo provocatoriamente all'asta i loro corpi su Youtube in cambio di una nuova occupazione, l'hanno fatto davvero. Come annunciato in un secondo video, intorno alle 11 di stamattina sono salite sul palco del teatro della Cooperativa di Milano. Vestite di tutto punto, hanno lanciato il loro monito sugli effetti crudeli del precariato e pubblicizzato lo sciopero in programma per il 19 settembre a Roma. Dopo, hanno dato il via allo spettacolo, davanti a telecamere e macchine fotografiche. Si sono nascoste dietro un telo e hanno tolto pian piano i vestiti fino agli slip e ai reggiseni, lanciati oltre il separè a prova dell'integralità dello spogliarello. «Ma dietro avevamo altra biancheria intima addosso. La nostra era una provocazione pulita che non doveva intaccare la nostra dignità», precisa Ornella Cameran, rappresentante del sindacato Rdb/Cub. Lo spettacolo è andato anche in diretta su C6tv, una web tv milanese. Sul palco erano in nove. Delle undici precarie solo due hanno mancato l'appuntamento. «La pressione è tanta», sottolinea Cameran. Ieri, in extremis, si è fatta viva persino l'azienda ospedaliera di Legnano. «Forse un tentativo di fermare lo streaptease. Fatto sta - racconta Cameran - che ci hanno proposto di entrare in una cooperativa che si occupa delle pulizie nell'ospedale. La prenderemo in considerazione. Abbiamo bisogno di lavorare e non ci tiriamo indietro». Quello con la direzione dell'ospedale, prosegue, «è stato un incontro duro, pieno di tensione, ma non ci ha dissuaso. Siamo andate fino in fondo come annunciato». Nel carnet delle ex centraliniste non c'è solo la proposta dell'ospedale di Legnano. Dopo la provocazione lanciata via internet, si è fatta viva anche un'azienda di Segrate offrendo un posto per una di loro e in calendario c'è anche un incontro con Ezio Casati, l'assessore alle Attività economiche che ha chiesto di incontrarle.


5 settembre 2008 - Agi

SANITA': SINDACATI BASE, SCIOPERO 19/9 CONTRO PIANO MARRAZZO

(AGI) - Roma, 5 set. - Due giornate di sciopero, il 19 settembre e il 17 ottobre contro la dichiarazione di guerra ai diritti dei lavoratori del settore dei precari e dei cittadini della Regione Lazio, contro l'ulteriore attacco al salario e alle condizioni di lavoro: anche il centro sinistra vuole demolire il sistema pubblico a favore dei privati. Cosa puo' produrre di peggio il Commissariamento della Regione? E' quanto sostiene il segretario delle Rdb-Cub, il sindacato di base del pubblico impiego, Sabino Venezia contro il 'piano di rientro' del Governatore e commissario ad acta per la Sanita' del Lazio, Piero Marrazzo. "Dopo anni di sprechi e clientele che durano dalla gestione Storace e senza alcun efficace sistema di controllo sulla spesa delle aziende, Marrazzo - sottolinea Venezia - per evitare un commissariamento che ormai puo' far male solo a lui e a quanti nella sua Giunta rischiano di perdere poltrone e appannaggi, ha concordato con il Governo Berlusconi l'accelerazione della chiusura di tre grandi ospedali della capitale con la mobilita' conseguente degli operatori e blocco totale delle assunzioni e dei trasferimenti per il resto degli ospedali". Secondo Venezia "non vi e' traccia dei presidi e delle strutture territoriali che avrebbero dovuto compensare il taglio dei posti letto e la soppressione di numerosi servizi come pure nessuna notizia sugli ospedali di nuova apertura e nemmeno su chi li gestira'". Dunque "la riorganizzazione della rete ospedaliera di fatto e' una mera riduzione del servizio sanitario pubblico ai cittadini - spiega Venezia - che determinera' ulteriori file ai pronto soccorso, allungamento delle liste d'attesa e conseguente incremento dell'attivita' libero professionale nelle strutture pubbliche e del ricorso alla sanita' privata, in barba al diritto alla salute costituzionalmente sancito". Ed a pagare "il prezzo del definitivo smantellamento del servizio sanitario pubblico regionale - conclude Venezia - saranno innanzitutto i lavoratori del settore ed i precari: del resto la Regione, con il consenso di Cgil-Cisl-Uil, nella legge di assestamento del bilancio 2008 ha istituito un Osservatorio per la ricollocazione del personale considerato in esubero che coinvolgera' il personale tecnico e infermieristico ma anche gli amministrativi, per effetto del progetto di centralizzazione delle attivita' tecnico-amministrative, con la previsione di incentivare gli esodi con i Fondi della contrattazione integrativa".


5 settembre 2008 - Omniroma

SANITÀ/ RDB-CUB: «PROCLAMATO STATO AGITAZIONE»

(OMNIROMA) Roma, 05 set - «Dopo anni di sprechi e clientele, che perdurano dalla gestione Storace e senza alcun efficace sistema di controllo sulla spesa delle aziende, il presidente Marrazzo, per evitare un commissariamento che ormai può far male solo a lui e a quanti nella sua Giunta rischiano di perdere poltrone e appannaggi, ha concordato con il Governo Berlusconi l'accelerazione della chiusura di tre grandi ospedali della capitale con la conseguente mobilità degli operatori e blocco totale delle assunzioni e dei trasferimenti per il resto degli ospedali». Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub. «Non vi è nessuna traccia dei presìdi e delle strutture territoriali che avrebbero dovuto compensare il taglio dei posti letto e la soppressione di numerosi servizi - dichiara Sabino Venezia della Rdb-Cub Sanità - come pure nessuna notizia sugli ospedali di nuova apertura e nemmeno su chi li gestirà. La riorganizzazione della rete ospedaliera di fatto è una mera riduzione del servizio sanitario pubblico ai cittadini, che determinerà ulteriori file ai pronto soccorso, allungamento delle liste d'attesa e conseguente incremento dell'attività libero professionale nelle strutture pubbliche e del ricorso alla sanità privata, in barba al diritto alla salute costituzionalmente sancito». «A pagare il prezzo del definitivo smantellamento del servizio sanitario pubblico regionale saranno innanzitutto i lavoratori del settore ed i precari - prosegue la nota - Per i primi la Regione, con il consenso di Cgil, Cisl e Uil, già nella legge di assestamento del bilancio 2008 ha istituito un Osservatorio per la ricollocazione del personale considerato in esubero, che oltre al personale tecnico e infermieristico coinvolgerà anche gli amministrativi, per effetto del progetto di centralizzazione delle attività tecnico-amministrative, con la previsione di incentivare gli esodi con i Fondi della contrattazione integrativa». «È una vera e propria dichiarazione di guerra ai diritti dei lavoratori del settore, dei precari e dei cittadini della Regione Lazio - prosegue Venezia - un ulteriore attacco al salario e alle condizioni di lavoro, la dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che anche il centro sinistra vuole demolire il sistema pubblico a favore dei privati. Cosa può produrre di peggio il Commissariamento della Regione? Avviamo lo stato di agitazione dei lavoratori delle strutture regionali per costruire una forte risposta a partire dai posti di lavoro e dagli scioperi del 19 settembre e del 17 ottobre prossimi».

VIA PINCHERLE, ASIA RDB : «L'11 INQUILINI IN PREFETTURA»

(OMNIROMA) Roma, 05 set - «Gli inquilini di via Pincherle 153/169, alle prese con la vendita degli appartamenti in cui abitano da parte del gruppo assicurativo Fata/Generali, di fronte all'atteggiamento dell'amministratore delegato di Fata, che ieri si è dichiarato indisponibile a trovare soluzioni condivise, si sono riuniti per discutere su come andare avanti. Nel corso di un'assemblea partecipata da oltre 200 persone, dopo aver rinnovato il mandato all'AS.I.A. Rdb e all'avvocato Vincenzo Perticaro, gli inquilini hanno deciso di rivolgersi al prefetto di Roma. Giovedì 11 settembre, alle 11, manifesteranno davanti alla prefettura, a piazza Santi Apostoli, con l'obiettivo di incontrare il prefetto per chiedere un tavolo di garanzia sulla vendita, che veda coinvolti oltre agli inquilini stessi e al sindacato AS.I.A. RdB, la proprietà, l'amministrazione comunale e quella regionale». Lo comunica, in una nota, Asia Rdb. «Due gli obiettivi - prosegue la nota - un rinvio significativo della data del 15 settembre come termine ultimo per optare per l'acquisto e l'avvio di una trattativa per discutere dei prezzi di vendita degli appartamenti e delle tutele per coloro impossibilitati all'acquisto. Presenti all'assemblea anche il presidente del Municipio XI Andrea Catarci e la consigliera Gemma Azuni, che hanno espresso piena solidarietà agli inquilini, rendendosi disponibili a partecipare alla manifestazione stessa. La consigliera Gemma Azuni si è inoltre impegnata a investire il sindaco Alemanno del problema».


5 settembre 2008 - Sesto Potere

Full Monty al femminile: in diretta lo show strip-tease delle precarie di Legnano

(Sesto Potere) - Milano - 5 settembre 2008 - Devono la loro popolarità al web, grazie a un video provocatorio diffuso in rete, si sono messe all’asta su YouTube, ed è logica conseguenza che il loro particolare show – previsto per oggi - venga trasmesso su internet. Questa mattina, infatti, alle ore 11.00 il sito 'c6.tv' manderà in onda in diretta dal Teatro della Cooperativa di Milano lo strip-tease di protesta delle 11 centraliniste dell'Azienda Ospedaliera di Legnano, licenziate a causa di una norma del decreto Brunetta dopo 3 anni di contratto a tempo determinato e a breve sostituite da un call center siciliano. "Siamo le 11 precarie licenziate dall’Ospedale di Legnano - raccontano nel loro blog - le protagoniste dell'iniziativa. Non abbiamo nulla da perdere e con il nostro gesto vogliamo porre l’attenzione non solo sulle condizioni di vita e di lavoro di milioni di giovani costrette alla precarietà di cui oramai tutti sono a conoscenza ma soprattutto della rabbia che ogni giorno accumulano milioni di precari Italiani come noi . Vogliamo che politici e cineasti smettano di raccontare le condizioni di vita a noi precari ma inizino a parlarci di reddito di cittadinanza quando si è licenziati e non di sussidi di disoccupazione. Ci piacerebbe vivere in un paese dove non si parla di competitività delle imprese, ma di diritti dei lavoratori ed in primis del diritto di arrivare a fine mese e di non morire di lavoro. Vogliamo che venga a cessare il continuo scorrere del tempo senza che nessun diritto per noi precari venga acquisito e nessun diritto acquisito dai lavoratori venga perduto. Ci spoglieremo, ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro e lo faremo non solo per noi 11 ma per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e dei loro diritti, firmando lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore, sempre più precari sempre più flessibili. Venerdì faremo una strip conferenza per denudarci davanti agli obiettivi e alle telecamere, per prendere parola anche noi e lo facciamo senza vergogna, senza veli, nude di diritti, come ogni giorno milioni di precari sono nudi quando vanno al lavoro e venerdì ve lo mostreremo". "Ci spoglieremo, ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro e lo faremo non solo per noi 11 ma per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e dei loro diritti, firmando lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore, sempre più precari sempre più flessibili", ha dichiarato una delle lavoratrici nel corso del presidio che si è svolto l'altra mattina davanti all’Ospedale di Legnano. Molti gli attestati di solidarietà che in queste ore stanno giungendo alle 11 centraliniste. Secondo le RdB-CUB P.I., la vicenda che ora coinvolge le lavoratrici di Legnano, e che rischia di interessare tutti i call center sanitari della Regione Lombardia, è la dimostrazione di come l’attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato. Commenta Sabino Venezia della del Coordinamento nazionale RdB-CUB Sanità: "Il Decreto Brunetta, intervenendo pesantemente sulla più importante risorsa della Pubblica Amministrazione, ovvero i suoi operatori, determinerà di fatto una riduzione di personale con la conseguente impossibilità di stabilizzazione dei precari. In altri termini, a Legnano come nel resto del paese, l’unica soluzione alla piaga del precariato cronico è il licenziamento dei lavoratori. "Contro questa macelleria sociale – prosegue Venezia - le RdB rilanciano con forza lo sciopero e dei lavoratori Precari indetto per il prossimo 19 settembre e l’assemblea nazionale che si terrà in quella data a Roma", conclude il dirigente RdB-CUB.
La diretta di c6.tv verrà replicata, sempre nella giornata di oggi , alle ore 14.30 e resa poi disponibile nella library del sito www.c6.tv.


5 settembre 2008 - TG COM

Sanità, precarie nude sul palco
Milano, strip a teatro per protesta

Dopo aver messo provocatoriamente all'asta i loro corpi su Youtube in cambio di una nuova occupazione, le ex centraliniste licenziate dall'ospedale di Legnano, alla fine si sono spogliate davvero. Lo hanno fatto sul palco del teatro della Cooperativa di Milano. Dopo aver lanciato il loro monito sugli effetti crudeli del precariato hanno dato il via allo striptease, davanti a telecamere e macchine fotografiche. Si sono nascoste dietro un telo e hanno tolto pian piano i vestiti fino agli slip e ai reggiseni, lanciati oltre il separé a prova dell'integralità dello spogliarello. "Ma dietro avevamo altra biancheria intima addosso. La nostra era una provocazione pulita che non doveva intaccare la nostra dignità", precisa Ornella Cameran, rappresentante del sindacato Rdb/Cub. Lo spettacolo è andato anche in diretta su C6tv, una web tv milanese. Sul palco erano in nove. Delle undici precarie solo due hanno mancato l'appuntamento. "La pressione è tanta", sottolinea Cameran. Giovedì, in extremis, si è fatta viva persino l'azienda ospedaliera di Legnano. "Forse un tentativo di fermare lo streaptease. Fatto sta - racconta Cameran - che ci hanno proposto di entrare in una cooperativa che si occupa delle pulizie nell'ospedale. La prenderemo in considerazione. Abbiamo bisogno di lavorare e non ci tiriamo indietro". Quello con la direzione dell'ospedale, prosegue, "è stato un incontro duro, pieno di tensione, ma non ci ha dissuaso. Siamo andate fino in fondo come annunciato". Nel carnet delle ex centraliniste non c'è solo la proposta dell'ospedale di Legnano. Dopo la provocazione lanciata via internet, si è fatta viva anche un'azienda di Segrate offrendo un posto per una di loro e in calendario c'è anche un incontro con Ezio Casati, assessore alle Attività economiche che ha chiesto di incontrarle.


5 settembre 2008 - Dire

Nude dietro un telo: la strip conference delle centraliniste

ROMA - Riparate da un lenzuolo bianco, le ex centraliniste dell'ospedale di Legnano hanno tenuto la loro strip conferance. Dal palco del teatro della Cooperativa di Milano hanno prima lanciato il loro monito sugli effetti crudeli del precariato e pubblicizzato lo sciopero in programma per il 19 settembre a Roma e poi hanno dato il via allo spettacolo, davanti a telecamere e macchine fotografiche. Vestite di tutto punto durante il momento conferenziale, le undici lavoratrici si sono poi spostate dietro il lenzuolo e hanno iniziato il proprio spogliarello, lanciando oltre il sipario anche la biancheria intima, a dimostrazione dell'integralità dello strip. Anche se hanno dichiarato che indossavano avevano altra lingerìe. Colonna sonora della protesta è stato il "Nessun dorma" di Giacomo Puccini. Poi le disoccupate sono riapparse, avvolte da vestaglie colorate, con in mano uno striscione: A.A.A. vendesi precarie. "Siamo le prime vittime della "Legge Brunetta": la precarietà cronica viene risolta lasciando tutti a casa", hanno detto le licenziate, età media 35 anni, tutte diplomate e una, Sonia, anche laureata in Scienze Politiche. Sono determinate più che arrabbiate, ma soprattutto preoccupatissime per il loro futuro: "Molte di noi hanno famiglia, dei figli, dei genitori molto anziani da aiutare, adesso casa facciamo, come facciamo a tirare avanti?". Ieri, inoltre, le manifestanti hanno incontrato dei dirigenti dell'azienda ospedaliera di Legnano. "Forse un tentativo di fermare lo strip tease. Fatto sta - raccontano - che ci hanno proposto di entrare in una cooperativa che si occupa delle pulizie nell'ospedale. La prenderemo in considerazione. Abbiamo bisogno di lavorare e non ci tiriamo indietro".


5 settembre 2008 - La Città delle Donne

Precarie di Legnano: dopo la streep conferenza ora lo sciopero

Milano - Non mollano le 11 precarie licenziate dell’azienda Ospedaliera di Legnano che dopo la «Strip Conferenza», hanno dato parola a tanti altri precari leggendo le lettere di solidarietà giunte.
"La lotta prosegue - dichiara Ornella Cameran della RDB/CUB che questa mattina ha dato vita alla strip conferenza - e da lunedì saremo di nuovo davanti l’Ospedale di Legnano a fare il nostro presidio contro i licenziamenti".
Le lavoratrici hanno inoltre lanciato a tutti i precari un appello a scioperare il giorno 19 settembre e partecipare a Roma all’assemblea convocata dalle RdB-CUB nella sala conferenze Cavour, in via Cavour a Roma.


5 settembre 2008 - CronacaQui

Dopo la conferenza stampa con strip tease le lavoratrici hanno lanciato uno sciopero
Nude per i diritti dei precari: il video delle centraliniste di Legnano
di Alessandro Sichera

NIGUARDA (MILANO) - «Chiediamo solo un lavoro». E' il grido disperato delle 11 centraliniste dell'azienda ospedaliera di Legnano che da lunedì primo settembre sono disoccupate. Licenziate dopo sei anni di precariato. Per questo, dopo l'appello via video su youtube, dove comunicavano di essersi messe all'asta, oggi hanno deciso di emulare il mitico film "Full Monty" e spogliarsi dietro un lenzuolo bianco con retro illuminazione per far valere il loro diritto al lavoro. Già, «perchè sei anni di precariato sono tanti, passati da una agenzia interinale all'altra, con contratti di due, tre, sei, quattro mesi. Era sempre tutto molto variabile e non avevamo neanche l'accesso alla mensa. Non c'erano accordi con la società e quindi dovevamo anche pagarci il pranzo. Per non parlare del parcheggio, per noi off-limits» L'azienda ospedaliera di Legnano, infatti, ha deciso di affidare il servizio di call center ad una società siciliana. Fin qui niente di nuovo, ci dicono, non è la prima volta che succede. In questi sei anni hanno cambiato diversi fornitori ma il personale l'hanno sempre tenuto. Questa decisione è un fulmine a ciel sereno. Così 9 delle 11 centraliniste disoccupate hanno deciso di spogliarsi, sul palco del Teatro della Cooperativa, a Niguarda, periferia nord milanese. Uno slogan che dice tutto: «precarie vendesi». Al termine dello strip tease hanno indetto uno sciopero generale di tutti i lavoratori precari per venerdì 19 settembre. Un gesto estremo, disperato, sovraccarico di disagio e preoccupazione per dover mantenere dei figli, nella speranza di ottenere, con questa "provocazione", un lavoro. Ma questa volta a tempo indeterminato.


5 settembre 2008 - L'Unità.it

Lo striptease risveglia i precari: il 19 tutti a Roma

Milano - Prima, il picchetto su YouTube, in cui annunciavano di essersi messe all’asta. Poi, la decisione di convocare una strip conference in cui «ci spoglieremo, ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro, non solo per noi 11 ma per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e dei loro diritti, firmando lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore sempre più precari e sempre più flessibili». Sono le ormai celebri centraliniste dell’ospedale di Legnano, «le prime vittime della legge Brunetta», come si definiscono. Che venerdì hanno presentato ai giornalisti il loro problema. E non solo. Sulle note del «Nessun dorma» di Giacomo Puccini sul palco del Teatro Cooperativa di Milano alle 11 e mezza di venerdì è andata in scena la prima conferenza stampa sotto forma di striptease: nascoste dietro un telo che lascia intravedere solo ombre, nove delle undici precarie che finiranno senza lavoro, si sono messe a nudo, perché «sono nude di diritti». La loro storia è fatta di sei anni di contratti a termine, da tre mesi a un anno, attraverso tre diverse agenzie interinali che si sono succedute nel tempo. «Il contratto scadeva il 31 agosto – spiegano – e ci hanno avvisate che saremmo rimaste a casa, quando fino a poco prima l'ospedale ci aveva promesso almeno altri sei mesi di contratto». Il punto è che nel decreto approvato a luglio dal governo è sparita la clausola che obbligava l’azienda all’assunzione dopo 36 mesi di precariato. Tre anni di incertezza e poi si è costretti a ricominciare da capo. «In questi giorni – raccontano le centraliniste licenziate – abbiamo ricevuto centinaia di e-mail di solidarietà da tutta Italia». Alla fine, dopo lo strip "velato", le precarie vestite da coloratissime vestaglie, escono sul palco con un cartello con scritto: «A.A.A. vendesi precarie» e annunciano, insieme alla Rdb-Cub, uno sciopero di tutti i precari per il 19 settembre prossimo a Roma.


5 settembre 2008 - Aprile on line

Contro la precarietà? Streep conference
Prima si sono vendute su Youtube, poi hanno organizzato una conferenza stampa in cui si sono spogliate, denudate come denudate sono dei loro diritti. Protagoniste le undici centraliniste del call center di Legnano
di Matilde Giovenale

Prima si sono concesse all'asta su Youtube, poi si sono svestite in una strip conference. Il tutto per un posto di lavoro. Operazioni simboliche che hanno di mira un mercato dell'occupazione in cui mente e corpo sono ridotti a cose interscambiali e deprezzabili, in cui coloro che lavorano "vengono ogni giorno denudati della loro dignità e dei loro diritti, costretti a firmare lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore sempre più precari e sempre più flessibili". Una vera e propria crociata portata avanti dalle undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, autodefinitesi "le prime vittime della legge Brunetta", che aspira a puntare l'attenzione sulla realtà del precariato e che avrà nel 19 settembre a Roma un appuntamento di protesta nazionale.
Così Milena, Paola, Cristina, Laura, Anna, Connie, Antonella, Daniela e Cristiana hanno scelto il Teatro Cooperativa di Milano e la voce di Luciano Pavarotti, mentre intona la pucciniana Nessun dorma, per realizzare la provocazione: una conferenza stampa in cui, coperte solo da un telo bianco in cui apparivano le loro ombre grazie alla retroilluminazione, hanno inscenato uno spogliarello di protesta. Nude come nude di diritti le ha ridotte il mercato del lavoro, che nel caso specifico è quello di un call center che si occupava di informazioni e prenotazioni per ben quattro strutture ospedaliere e in cui sono state impegnate fino alla fine del mese scorso. Dopo sei anni di lavoro precario, con contratti a termine che andavano da tre mesi ad un anno, passando attraverso tre agenzie interinali che si sono succedute nel tempo, queste audaci lavoratrici sono state mandate a casa. Grazie all'ormai famosissimo ministro della p.a. Renato Brunetta, che certo tra di loro non si distingue per simpatia e buon senso. "Il contratto scadeva il 31 agosto -spiegano- e ci hanno avvisate che saremmo rimaste a casa, quando fino a poco tempo prima l'ospedale ci aveva promesso almeno altri sei mesi di contratto". Una prassi resa possibile dalle nuove norme del governo: nel decreto approvato in luglio, infatti, è stata abrogata la clausola che obbligava l'azienda all'assunzione dopo 36 mesi di precariato. "Dal 20 giungo - sostengono le lavoratrici- è stato esteso al pubblico impiego il divieto di prorogare il lavoro a chi ha svolto 3 anni di occupazione nell'arco di 5". Tradotto in pratica: "si elimina il precariato, eliminando i precari".
Per protestare contro questo le Rdb-Cub hanno indetto per il 19 settembre a Roma una manifestazione nazionale. Le debuttanti spogliarelliste senza lavoro saranno in prima fila. Si tratta di donne diplomate, una anche laureata in Scienze politiche, fra i 30 e 50 anni, in alcuni casi con figli. Vittime di Brunetta come tanti altri. Sicuramente coraggiose. Martedì saranno ricevute dall'assessore al Lavoro della Provincia di Milano, Casati, mentre il consigliere regionale dei Verdi, Carlo Monguzzi, ha presentato una interrogazione sulla loro vicenda, mentre Sandro Sartorio, della Cub, ha fatto sapere che si sta valutando se procedere ad una vertenza per chiedere un risarcimento del danno. E l'azienda? Pare abbia consigliato alle combattive centraliniste di "fare le brave", mentre Ornella Cameran, rappresentante sindacale Rdb/Cub, ha fatto sapere che l'ospedale ieri avrebbe tentato di evitare in extremis la performance odierna, proponendogli di entrare in una cooperativa che si occupa di pulizie nella struttura. Una ipotesi che stanno valutando perché, dicono, "abbiamo bisogno di lavorare e non ci tiriamo indietro".


5 settembre 2008 - Corriere.it

Le lavoratrici si sono «messe all'asta» con un video su YouTube
Nude sul palco per i diritti dei precari
Conferenza stampa con strip tease delle centraliniste precarie licenziate dall'ospedale di Legnano. Hanno lanciato uno sciopero
Galleria fotografica allegata al comunicato: clicca qui

MILANO - L'avevano promesso e l'hanno fatto. Hanno attuato uno strip-tease, sia pur «velato» dietro un lenzuolo bianco con retroilluminazione - le centraliniste precarie «licenziate» dall'ospedale di Legnano dopo sei anni di lavoro interinale, che nei giorni scorsi si erano provocatoriamente «messe all'asta» sul web. Come annunciato in un secondo video su Youtube, intorno alle 11 di venerdì sono salite sul palco del teatro della Cooperativa di Milano. Vestite di tutto punto, hanno lanciato il loro monito sugli effetti crudeli del precariato e pubblicizzato lo sciopero in programma per il 19 settembre a Roma. Poi hanno dato il via allo spettacolo, davanti a telecamere e macchine fotografiche.
LANCIO DI LINGERIE - Si sono nascoste dietro un telo e, sulle note del «Nessun dorma» di Giacomo Puccini, hanno tolto i vestiti fino agli slip e ai reggiseni, lanciati oltre il separé a prova dell'integralità dello spogliarello. «Ma avevamo altra biancheria intima addosso. La nostra era una provocazione pulita che non doveva intaccare la nostra dignità», precisa Ornella Cameran, rappresentante del sindacato Rdb/Cub. Pochi minuti di casto e un po’ impacciato show, nell’imbarazzo loro e dei giornalisti in platea, a ben guardare quasi tutti precari anche loro. Poi riappaiono, coperte da coloratissime vestaglie e alzano uno striscione sul quale a spray è scritto: «A.A.A. vendesi precarie» e annunciando per il 19 settembre a Roma uno «sciopero dei precari». Lo spettacolo è andato anche in diretta su C6tv, una web tv milanese. Sul palco erano in nove. Delle undici precarie solo due hanno mancato l'appuntamento. «La pressione è tanta», sottolinea Cameran.
«NON SIAMO ABITUATE» - Cercando di chiudere il più possibile le pieghe delle loro vestaglie davanti all’insistenza degli scatti delle macchine fotografiche e delle telecamere e scusandosi a più riprese perché «noi non sappiamo fare queste cose, non siamo abituate a parlare con la stampa», Milena, Antonella, Elena, Conny e le loro colleghe hanno raccontato la loro vicenda lavorativa nel call-center dell’Azienda ospedaliera di Legnano. «Siamo le prime vittime della Legge Brunetta: la precarietà cronica viene risolta lasciando tutti a casa», hanno detto le licenziate, età media 35 anni, tutte diplomate e una, Sonia, anche laureata in Scienza Politiche. Sono determinate più che arrabbiate, ma soprattutto preoccupatissime per il loro futuro: «Molte di noi hanno famiglia, dei figli, dei genitori molto anziani da aiutare, adesso casa facciamo, come facciamo a tirare avanti?».
OFFERTA DALL'OSPEDALE - Ieri, in extremis, si è fatta viva persino l'azienda ospedaliera di Legnano. «Forse un tentativo di fermare lo strip tease. Fatto sta - racconta Cameran - che ci hanno proposto di entrare in una cooperativa che si occupa delle pulizie nell'ospedale. La prenderemo in considerazione. Abbiamo bisogno di lavorare e non ci tiriamo indietro». Quello con la direzione dell'ospedale, prosegue, «è stato un incontro duro, pieno di tensione, ma non ci ha dissuaso. Siamo andate fino in fondo come annunciato». Nel carnet delle ex centraliniste non c'è solo la proposta dell'ospedale di Legnano. Dopo la provocazione lanciata via Internet, si è fatta viva anche un'azienda di Segrate offrendo un posto per una di loro. In calendario c'è anche un incontro con Ezio Casati, l'assessore alle Attività economiche, che ha chiesto di incontrarle.


5 settembre 2008 - Repubblica.it

Strip tease per il posto di lavoro
Galleria fotografica allegata al comunicato: clicca qui

Milano - Hanno organizzato uno strip-tease, sia pur come si dice in gergo "velato" - dietro un lenzuolo bianco con retroilluminazione - le centraliniste precarie 'licenziate' dall'ospedale di Legnano (Milano) dopo sei anni di lavoro interinale nell'ambito di diversi appalti del nosocomio ad agenzie specializzate. L'iniziativa, definita dalle donne (erano presenti 9 delle 11 che hanno perso l'occupazione) una "provocazione", si è svolta come prologo a una conferenza stampa al Teatro della Cooperativa in zona Niguarda a Milano. Le lavoratrici, assistite dal sindacato Rdb-Cub, chiedono un lavoro sperando che sia a tempo indeterminato


5 settembre 2008 - Quotidiano.net

CONTINUA LA PROTESTA
Centraliniste licenziate alla carica "Ci spogliamo per i nostri diritti"
Dopo il filmato messo in rete le donne si tolgono i vestiti dietro un lenzuolo bianco. Una provocazione per chiedere un lavoro e per promuovere "lo sciopero dei precari"
Galleria fotografica allegata al comunicato: clicca qui

Milano, 5 settembre 2008 - Nude sì, ma dietro un telo. Le ex centraliniste dell'ospedale di Legnano, che dopo aver perso il lavoro avevano messo provocatoriamente all'asta i loro corpi su Youtube in cambio di una nuova occupazione, l'hanno fatto davvero. Come annunciato in un secondo video, intorno alle 11 di stamattina sono salite sul palco del teatro della Cooperativa di Milano. Vestite di tutto punto, hanno lanciato il loro monito sugli effetti crudeli del precariato e pubblicizzato lo sciopero in programma per il 19 settembre a Roma. Dopo, hanno dato il via allo spettacolo, davanti a telecamere e macchine fotografiche. Si sono nascoste dietro un telo e hanno tolto pian piano i vestiti fino agli slip e ai reggiseni, lanciati oltre il separè a prova dell'integralità dello spogliarello. "Ma dietro avevamo altra biancheria intima addosso. La nostra era una provocazione pulita che non doveva intaccare la nostra dignità", precisa Ornella Cameran, rappresentante del sindacato Rdb/Cub. Lo spettacolo è andato anche in diretta su C6tv, una web tv milanese. Sul palco erano in nove. Delle undici precarie solo due hanno mancato l'appuntamento. "La pressione è tanta", sottolinea Cameran. Ieri, in extremis, si è fatta viva persino l'azienda ospedaliera di Legnano. "Forse un tentativo di fermare lo streaptease. Fatto sta - racconta Cameran - che ci hanno proposto di entrare in una cooperativa che si occupa delle pulizie nell'ospedale. La prenderemo in considerazione. Abbiamo bisogno di lavorare e non ci tiriamo indietro". Quello con la direzione dell'ospedale, prosegue, "è stato un incontro duro, pieno di tensione, ma non ci ha dissuaso. Siamo andate fino in fondo come annunciato". Nel carnet delle ex centraliniste non c'è solo la proposta dell'ospedale di Legnano. Dopo la provocazione lanciata via internet, si è fatta viva anche un'azienda di Segrate offrendo un posto per una di loro e in calendario c'è anche un incontro con Ezio Casati, l'assessore alle Attività economiche che ha chiesto di incontrarle.


5 settembre 2008 - Il Manifesto

Il 17 ottobre sciopero generale della scuola

Sciopero generale della scuola il 17 ottobre contro il maestro unico e la politica scolastica di Berlusconi-Tremonti-Gelmini. Lo hanno proclamato i Cobas della scuola e le altre forze del «sindacalismo antagonista», Cub e Sdl. «Il governo vuole tagliare 70 mila posti di insegnanti e 43 mila di Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi), a cui si aggiungono i 47 mila posti già soppressi dalla Finanziaria Prodi, per un totale inaudito di 160 mila posti in meno: il che si tradurrebbe, oltre che nella massiccia espulsione di precari - osserva il leader dei Cobas Piero Bernocchi - nell'aumento a dismisura degli alunni per classe, nella riduzione delle materie e delle ore di lezione, nell'attacco al tempo pieno e prolungato e al sostegno all'handicap, nella cancellazione delle scuole con meno di 500 alunni. Nella foga distruttiva, Berlusconi-Tremonti-Gelmini vogliono imporre alle elementari il ritorno all'oramai inverosimile maestro unico tuttologo degli anni '50 e '60 del secolo scorso, che, oltre a far sparire altre decine di migliaia di posti, immiserirebbe un insegnamento che ha reso la scuola elementare italiana apprezzatissima nel mondo».


5 settembre 2008 - Il Giorno

Appuntamento alle undici a teatro: si alza il sipario, in alto le gonne

Milano - OGGI ALLE 11 l'appuntamento è a Milano, al Teatro della Cooperativa di via Hermada, zona Niguarda. Le undici ex lavoratrici del call center dell'Azienda ospedaliera di Legnano saranno protagoniste di una conferenza-spogliarello. Da lunedì prive di lavoro (per via di contratti a tempo non rinnovati), oggi lo saranno anche di vestiti. Lo avevano annunciato martedì, al presidio allestito al Civile. «Se ti hanno già spogliato di diritti, dignità, certezze, ipotesi di futuro, cosa vuoi che sia togliersi i vestiti?», spiegavano. Da mercoledì un nuovo video su Youtube ritrae le Nostre avvolte in chimoni, ognuna con un cartello in mano. Ricordano il giorno odierno dello strip, davanti alle telecamere. «Sarò nuda come nudi sono i lavoratori che muoiono nei cantieri», afferma una di loro. INTANTO il presidio in ospedale è diventato permanente. Si è ripetuto mercoledì e ieri mattina. Le ex "centraliniste" e le bandiere delle Rappresentanze di base (Rdb) le incontriamo all'ingresso nuovo del nosocomio. Stanno raccogliendo di tutto: solidarietà, ma anche insulti di "fannullone". Rbd è ormai un treno lanciato senza freni. «Martedì incontreremo l’assessore provinciale al Lavoro, Bruno Casati, e una delegazione della Commissione lavoro della Provincia, presieduta da Vittorio Arrigoni - spiega Riccardo Germani, sindacalista -. Il presidio andrà avanti anche nei prossimi giorni. E il 19 settembre andremo in assemblea a Roma, alla manifestazione di tutti i precari d’Italia. Abbiamo già avuto un centinaio di chiamate, dai diversi settori: dalla sanità, alla pubblica amministrazione».(S.V.)

Per le lavoratrici si apre uno spiraglio Dotti: «Potrebbero essere ricollocate»
Il direttore dell’Ao smentisce i tagli di posti di lavoro nelle mense
di SILVIA VIGNATI

Legnano - DISMESSE dal lavoro le undici operatrici di call center dell'Azienda ospedaliera di Legnano, per le Rappresentanze di base (Rdb) la mannaia si abbatterà, a novembre, sulle lavoranti delle cucine dei nosocomi di Legnano (altre 11 donne) e Magenta (pari numero). Timore ribadito dai sindacalisti ancora ieri a mezzogiorno, al presidio permanente del Civile. Paura espressa direttamente da una lavorante straniera impiegata ai fornelli "aziendali", qualche giorno fa. INTANTO gli uffici della direzione aziendale non sono stati mai così trafficati: prima la stampa, ieri i politici. In mattinata una delegazione della Sinistra ed Ecologisti di Legnano ha incontrato il direttore generale dell'Azienda ospedaliera, Carla Dotti. «Riunione altamente insoddisfacente - commentava Nicoletta Bigatti, in rappresentanza di Rifondazione comunista -. Non abbiamo ottenuto chiarimenti in merito alle dichiarazioni del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, secondo le quali c'è una responsabilità dell'Azienda ospedaliera nella vicenda delle donne disoccupate. Secondo il ministro è l'azienda che gestisce il personale». Come intendete muovervi? «In due modi: attiveremo i nostri organismi regionali per ottenere un confronto con il presidente Roberto Formigoni. E poi chiederemo un Consiglio comunale aperto, in cui si affronti la questione delle ex "centraliniste", il destino del Civile e il mantenimento dei livelli occupazionali nel passaggio da vecchio a nuovo ospedale». Solidarietà alle donne giunge dal partito dei Comunisti italiani, Rifondazione comunista, Sinistra democratica e Verdi.Carla Dotti smentisce seccamente: «Non è assolutamente vero che a novembre ci saranno licenziamenti dei lavoratori delle cucine di Legnano e Magenta! Pura illazione, non ha nulla a che fare con la vicenda delle operatrici di call center». PER QUESTE ultime ci sono sviluppi? «L'atteggiamento di Rbd è quello di voler fare una gran battaglia - risponde il direttore generale -. La Regione non rimane insensibile alla vicenda delle undici donne. Ci si sta adoperando per trovare soluzioni concrete: noi, Azienda ospedaliera, insieme con gli uffici regionali. Rdb cosa facendo di concreto per le ex operatrici? Per offrire loro una continuità lavorativa, noi abbiamo già delle proposte. All'interno dell'Azienda potrebbero stringere contratti, addirittura a tempo indeterminato, con la ditta di pulizie, anche per compiti nella parte amministrativa. E poi ci sono al vaglio altre possibilità: il call center di una ditta farmaceutica di Segrate ha offerto disponibilità di impiego, dopo sei mesi di prova. Ripeto: noi ci stiamo muovendo. Rdb cosa fa, oltre a convocare giornali e televisioni?».


5 settembre 2008 - La Stampa web

«NON SI CAPISCE PERCHE' PAGARE TRE MAESTRI
SE LA SCUOLA FUNZIONA BENISSIMO ANCHE CON UNO SOLO»
La Gelmini taglia 87 mila insegnanti
di Flavia Amabile

ROMA - Nessuno toccherà il tempo pieno delle scuole. Anzi. Il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, promette di estenderlo e la prossima settimana presenterà delle simulazioni per provare le sue promesse. E quindi, anche se verrà introdotto il maestro unico, anche se verrà ridotto il numero di ore totali nella scuola, anche se si taglieranno docenti senza pietà, il tempo pieno resta, assicura il ministro. Come? «Verrà meno il meccanismo della compresenza degli insegnanti, ma non il tempo pieno. Anzi. lo aumenteremo e lo miglioreremo senza spendere nulla in più. Il governo si rende conto che molte madri lavorano e intende venire incontro alle esigenze delle famiglie». La parola magica, dunque, è la compresenza. Finora a garantire il tempo pieno erano due insegnanti, dall’anno scolastico che sta per iniziare sarà solo uno. E tanto basta, confermano al ministero, per fare come se nulla fosse. Stesso discorso per il maestro unico. «Non è immettendo nella scuola più ore o più soldi che si migliora la qualità» e «non si capisce perchè il contribuente debba pagare tre insegnanti per una scuola primaria che funziona benissimo anche con uno solo». E dunque è chiaro che ai sindacati le parole del ministro non siano piaciute. Enrico Panini della Flc-Cgil: «Il ministro ha assicurato il raddoppio del tempo pieno, impegno che sfiora la magia, considerato che, subito, lo si chiude nei primi tre anni - facendolo convergere sul maestro unico - e poi, se ce ne saranno le condizioni, si garantirà un po' di prolungamento pomeridiano purchessia». Per Francesco Scrima, segretario della Cisl-scuola, il governo vuole distruggere la «migliore scuola che abbiamo, partendo proprio dalle nostre eccellenze». La protesta partirà da Trieste, dove oggi si terrà la prima manifestazione contro il ministro: un sit-in di maestri e genitori, promosso dal Comitato triestino contro la restaurazione del maestro unico.
I Cobas e le sigle autonome come Cub e Sdl hanno indetto uno sciopero della scuola il 17 ottobre contro il maestro unico e la politica scolastica di Berlusconi-Tremonti-Gelmini. Il ministro ieri ha ricordato lo scenario futuro: «Credo che il taglio sia intorno al 7% della spesa, che vuol dire 87 mila posti in tre anni». «Il governo - risponde il leader dei Cobas Piero Bernocchi - vuole tagliare 70 mila posti di insegnanti e 43 mila di Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi), a cui si aggiungono i 47 mila posti già soppressi dalla Finanziaria Prodi, per un totale inaudito di 160 mila posti in meno» e poi vorrebbero tornare «all’inverosimile maestro unico tuttologo degli Anni 50 e 60, che, oltre a far sparire altre decine di migliaia di posti, immiserirebbe un insegnamento che ha reso la scuola elementare italiana apprezzatissima nel mondo». I sindacati confederali hanno tempi più lunghi per le decisioni, ma dalla base arrivano segnali identici: a Genova e nel Lazio sono sul piede di guerra. Ancora una volta contraria la Sir, l’agenzia di stampa dei vescovi: «Sul maestro unico il ministro aveva dichiarato l’orientamento del governo e rimandato alla Finanziaria. E invece la norma è entrata nel decreto: a sorpresa, senza dibattito, che pure sulla questione è stato richiesto. Il metodo seguito prima del merito della questione, lascia perplessi». La critica si appunta anche sul metodo seguito nell’assumere decisioni così importanti: «C’è bisogno di ritrovare intese e patti ampi per valorizzare un bene prezioso e di tutti, indispensabile per il Paese».


5 settembre 2008 - Corriere della Sera

Emergenza casa
Via Pincherle, nessun rinvio

Roma - Niente rinvio: gli inquilini di via Pincherle hanno 11 giorni per decidere se acquistare la casa (versando l'anticipo) oppure andarsene. Con un presidio sotto la sede della proprietà (Fata assicurazioni) a cui era presente presente anche Asia Rdb, ieri mattina, le famiglie hanno chiesto una dilazione che però non è stata accettata.
L'ultimatum scade dunque il 15 settembre. Duro il commento dell'assessore al patrimonio Alfredo Antoniozzi: «Fata Assicurazioni Danni Spa si assume oggi la responsabilità di non accogliere neanche la richiesta minima necessaria per permettere agli inquilini di esercitare compiutamente il diritto di prelazione. Per molti sarà impossibile avere il tempo di un dialogo corretto con gli istituti bancari per l'ottenimento dei mutui».


5 settembre 2008 - Liberazione

Tiburtina si fa bella per la Tav e in quaranta perdono il lavoro
di Serena Salucci

Roma - Il cantiere per la trasformazione della Stazione Tiburtina di Roma in un grande snodo dell'Alta Velocità è partito alla fine di luglio. Il progetto è avveniristico: una grande galleria di cristallo sospesa a nove metri di altezza sui binari metterà in collegamento i quartieri di Pietralata e Nomentano, all'interno servizi per i viaggiatori e negozi. Nel 2007 Veltroni l'aveva presentata come la terza grande opera dopo l'Auditorium e la Fiera di Roma, l'ennesima "opera" hi-tech per la città-vetrina.
Ad alta velocità, per ora, procedono le demolizioni che coinvolgeranno a breve anche l'area dell'atrio, dove si trovano il drugstore Conad, la caffetteria e la pizzeria. Per i quaranta lavoratori impiegati in questi esercizi commerciali, come una doccia fredda, è arrivato l'annuncio del licenziamento: all'inizio di agosto i rispettivi titolari hanno comunicato di dover chiudere e lasciare i locali, per finita locazione, entro il 30 settembre. Quindi, tutti a casa. «Sapevamo che la ristrutturazione della stazione avrebbe portato allo spostamento del supermercato - racconta Carmine, da dieci anni commesso del drugstore - ma ci avevano sempre detto che saremmo stati trasferiti nella nuova zona commerciale. L'11 agosto scorso il responsabile del personale della Tiburtina Srl, concessionaria Conad, ci ha consegnato una lettera in cui comunicava la chiusura al 15 settembre e la messa in mobilità». Stessa sorte per i lavoratori della pizzeria e del bar. Rosario, 27 anni passati dietro al bancone del bar Carloni, sta già cercando lavoro e spera di andarsene prima della chiusura: «Forse è la volta buona che esco da questa stazione, ma non è modo questo di metterci alla porta». I ragazzi della Conad sono i più arrabbiati, sono una ventina e vogliono difendere a tutti i costi i loro contratti a tempo indeterminato, conquistati dopo anni di lavoro difficile, solo come può esserlo in una stazione. «Dal 2006 abbiamo l'apertura dalle 6.00 alle 21.30, prima eravamo sempre aperti. Qua dentro - continua Carmine - ci ho fatto natali, capodanni e ferragosto, coi tossici, gli sbandati, con le risse... con gente che ha tirato fuori il coltello. Ho sopportato tutto per mantenermi questo posto di lavoro». La società ha fatto sapere che non c'è la sicurezza di poter avere l'appalto nella nuova stazione, i lavoratori vogliono capire cos'è cambiato negli ultimi mesi e sono anche disposti ad aspettare il tempo necessario al completamento dei lavori, se gli venisse garantita la ricollocazione nella nuova sede e il mantenimento delle condizioni contrattuali. «Così invece - è lo sfogo di Alessio - perdiamo tutto: stipendio, scatti d'anzianità, tempo indeterminato. Dovremmo ricominciare da precari, sempre che troviamo un posto, perché a loro adesso conviene chiudere e scaricarci». Sulla vertenza si sta muovendo la Flaica Cub. «E' inammissibile che gli enti interessati nella realizzazione del progetto, Rfi e Comune di Roma in primis - commenta Giancarlo Desiderati della Cub - non abbiano nessuna responsabilità di questi licenziamenti. Si tratta di intere famiglie messe in una condizione drammatica, senza che sia stata data alcuna garanzia. Non si è tentato nemmeno di aprire una procedura di messa in cassa integrazione per questi lavoratori. La cessata locazione è una scappatoia per chiudere le società appaltatrici, bisognerà agire nei confronti della proprietà dei locali. Nei prossimi giorni organizzeremo una mobilitazione: le grandi opere non possono essere fatte sulla pelle di chi lavora».


5 settembre 2008 - Il Messaggero

Le centraliniste licenziate a Legnano si spogliano:
«Chiediamo un lavoro a tempo indeterminato»

MILANO (5 settembre) - L'avevano annunciato, e hanno mantenuto la parola: le centraliniste precarie licenziate all'ospedale di Legnano si sono spogliate per protesta questa mattina a Milano. Dopo una conferenza stampa al Teatro della Cooperativa, hanno attuato uno strip-tease, ma dietro un telo, per chiedere un lavoro. E qualche proposta, dicono, l'hanno già ricevuta: lo stesso ospedale di Legnano, probabilmente per fermare la protesta, ha offerto loro l'opportunità di entrare in una cooperativa che si occupa delle pulizie, e un'azienda di Segrate ha offerto un posto per una di loro. Al teatro erano tante le telecamere e le macchine fotografiche pronte a immortalare l'evento. Vestite di tutto punto, le ragazze hanno lanciato il loro monito sugli effetti crudeli del precariato e pubblicizzato lo sciopero in programma per il 19 settembre a Roma. Dopo hanno dato il via allo spettacolo. Si sono nascoste dietro un telo e hanno tolto pian piano i vestiti fino agli slip e ai reggiseni, lanciati oltre il separè a prova dell'integralità dello spogliarello. «Ma dietro avevamo altra biancheria intima addosso. La nostra era una provocazione pulita che non doveva intaccare la nostra dignità», precisa Ornella Cameran, rappresentante del sindacato Rdb-Cub. Lo spettacolo è andato anche in diretta su C6tv, una web tv milanese. Sul palco erano in nove: delle undici precarie solo due hanno mancato l'appuntamento. L'iniziativa è stata promossa in segno di protesta perché, dopo aver lavorato per sei anni in un call center per l'ospedale, dal 31 agosto si trovano senza contratto in quanto il servizio è stato affidato ad altri. Avevano annunciato battaglia in un primo video apparso su YouTube, qualche giorno fa. «Se è l'unico modo per farci ascoltare, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti», avevano detto. Ieri, poi, in un altro video avevano confermato la strip-conferenza. «Venerdì sarò nuda come tutti i precari, venerdì sarò nuda come tutte le lavoratrici senza sicurezza, venerdì sarò nuda perchè nessun Governo mi ha vestito di diritti, venerdì sarò nuda perché non ho reddito di cittadinanza, venerdì sarò nuda come mi ha lasciato la legge Biagi», avevano annunciato una dopo l'altra, tutte in kimono. Le centraliniste hanno voluto sottolineare, dopo la breve performance artistica, che «al di là della nostra condizione soggettiva di disoccupate è la legge Brunetta, nota in gergo come legge antifannulloni, che ha buttato sulla strada noi e tanti altri». «Dal 20 giugno - hanno proseguito - è stato esteso al pubblico impiego il divieto di prorogare il lavoro a chi ha svolto 3 anni di occupazione nell'arco di 5. In pratica si elimina il precariato eliminando i precari». Le lavoratrici hanno reso noto che saranno ricevute martedì prossimo dall'assessore al Lavoro della Provincia di Milano, Bruno Casati e che «l'amministrazione dell'ospedale ha consigliato loro di fare le brave in cambio di un impiego in una impresa di pulizie». Ieri, infatti, in extremis, erano state contattate dall'ospedale: «Forse un tentativo di fermare lo streaptease. Fatto sta - racconta Cameran - che ci hanno proposto di entrare in una cooperativa che si occupa delle pulizie. La prenderemo in considerazione. Abbiamo bisogno di lavorare e non ci tiriamo indietro». Quello con la direzione dell'ospedale, prosegue, «è stato un incontro duro, pieno di tensione, ma non ci ha dissuaso. Siamo andate fino in fondo come annunciato». Il comportamento dell'ospedale è stato contestato, sia dalla Rdb-Cub, che dal consigliere regionale dei Verdi, Carlo Monguzzi. Riccardo Germano, del sindacato, ha affermato che «già i contratti vengono rinnovati solo se si fa le brave, e ora si chiede di non far rumore in cambio di un lavoro sotto-qualificato e comunque precario». «È una vergogna quello che sta succedendo - ha detto Monguzzi - la Regione Lombardia deve intervenire subito. È allucinante che il così detto merito, "se fai la brava", sopravanzi il diritto. Ma si deve intervenire anche a livello di legislazione generale».

Civitavecchia. Tra i sindacati e la dirigenza dell’Etruria servizi è guerra aperta...

Civitavecchia - Tra i sindacati e la dirigenza dell’Etruria servizi è guerra aperta. La dichiarazione è arrivata ieri mattina con un’intervista all’amministratore unico Massimo Lombardi, che ha detto sostanzialmente tre cose: che l’assenteismo in Etruria arriva al 26%, che ha presentato un nuovo piano per la raccolta dei rifiuti (raccolta notturna, squadre di quartiere) ed annunciato il possibile aumento della tariffa a carico dei cittadini. I sindacati Cgil Fp, Fit Cisl, Uil Trasporti e Rdb Cub hanno letto tali dichiarazioni come un’apertura delle ostilità alla quale hanno immediatamente risposto con la dichiarazione dello satto di agitazione «che sfocerà in uno sciopero». «Siamo stanchi di queste inesattezze ad orologeria e di questo fango che viene gettato addosso ai lavoratori (il riferimento è alla percentuale di assenteismo) non si sa bene con quale obiettivo - affermano i sindacati -. Terremo presto una conferenza stampa e diremo la verità. Gli operatori ecologici ammontano, complessivamente, a 64 unità, compresi i sette (ripetiamo ette) sorveglianti. L’amministrazione non provasse ad aumentare le tariffe con la scusa delle inefficienze o degli Lsu, ma facesse pagare ai vecchi gestori di Etruria i buchi per assunzioni clientelari e i premi ai vari amministratori».


5 settembre 2008 - Giornale di Vicenza/Arena/Brescia Oggi

ISTRUZIONE. Sulla riforma, in vigore dal 2009, i Cobas proclamano lo sciopero. La Cgil: giù le mani dalle elementari
La Gelmini: «In tre anni 87mila posti da tagliare»

ROMA - Taglio di 87 mila posti in tre anni per ridurre la spesa: è il futuro della scuola per Maria Stella Gelmini, ministro dell’Istruzione che ieri è tornata a difendere la riforma che entra in vigore nel 2009. «Continuiamo a parlare di tagli, ma siamo soddisfatti della scuola com’è?», ha chiesto durante la trasmissione Radio anch’io, «Se nel tempo la scuola è stata utilizzata come un modo per creare occupazione e oggi i soldi non bastano più per pagare gli stipendi, che peraltro sono bassi, che dequalificano gli insegnanti, allora credo che questo governo debba intervenire con un taglio intorno al 7 per cento della spesa, che vuol dire 87mila posti in tre anni». La Gelmini non ha chiuso la porta al confronto con le parti sociali, «a condizione che non ci siano veti e difesa dell’esistente. Si deve entrare nel merito. I numeri sono questi: con il bilancio che va in stipendi per il 97 per cento e con 10 mila edifici scolastici che non sono sicuri. Occorre investire nell’edilizia scolastica che è disastrosa. Ma come si fa a intervenire se le risorse sono bloccate?».
Sul maestro unico, la Gelmini ha osservato: «Non riesco a capire perché si debba pagare tre insegnanti per una scuola che funziona bene anche con uno. Se in 10 anni la spesa è aumentata con un decadimento della qualità, interroghiamoci sui perché». E sulle Scuole per insegnanti ha chiarito: «Non ho bloccato le Siss. Dal 2007 le graduatorie erano chiuse, chi le frequentava non aveva accesso alla graduatoria. Ho preso atto che non era giusto prendere in giro le persone, far frequentare le università altri due anni e al termine dei sette non avere accesso alla graduatoria». La Gelmini ha detto di non avere «nessuna intenzione di ridurre le ore di italiano e matematica. Ma ricordiamoci che la qualità della scuola non dipende dalle ore ma dalla qualità della didattica». E ha anche garantito che «non verrà meno il tempo pieno, anzi riusciremo non spendendo più soldi ad aumentarne lo spazio» e «non ridurremo gli insegnanti di sostegno».
Cobas, Cub e Sdl hanno proclamato uno sciopero generale per il 17 ottobre. «Giù le mani dalle elementari», ha dichiarato Francesco Scrima, Cisl-scuola, Enrico Panini, Flc-Cgil, ha avvertito: le dichiarazioni del ministro «lungi dal sedare il clima di protesta, lo alimentano, svelando un quadro sempre più fosco». Per Renata Polverini, Ugl. «Il progetto di riforma risponde a quello che abbiamo chiesto tutti: ritorno al merito, centralità dello studente e scuola come punto di riferimento». Duro il commento di Manuela Ghizzoni, Pd: «dietro alle proposte non c’è alcun progetto pedagogico ma il modo per ottemperare ai tagli che gli chiesti da Tremonti. La Gelmini invece di riparare il tetto smantella le fondamenta».4


5 settembre 2008 - EPolis Roma

Emergenza casa. Incontro tra la proprietà e i residenti per allungare i termini del diritto di prelazione
Via Pincherle, nessuna proroga; gli inquilini: "La lotta va avanti"
Antoniozzi: «La Fata riveda le sue posizioni. Così non va incontro alle esigenze della città»
di Marta Rossi
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Roma - Le facce sono diverse, ma le storie si somigliano tutte. La vita degli inquilini di via Pincherle 153-169 è legata da un filo a quella dei residenti di via dei Colli Portuensi 187 e a quella delle 17mila famiglie dei stabili Enasarco, prossimi alla dismissione. Stesse modalità, stesse paure, stella lotta. Questa volta tocca alle 292 famiglie di via Pincherle, palazzine di proprietà della Fata assicurazione, appartenente al gruppo delle Generali. Il 15 luglio la proprietà ha inviato agli inquilini una lettera per esercitare il diritto di prelazione sulle case. Tempo massimo, due mesi. Allo scadere del termine - 15 settembre - il gruppo Giacomazzi acquisterà l'invenduto. E ieri, dopo un agosto infuocato, sotto la sede della Fata hanno protestato gli inquilini degli stabili, sostenuti dagli inquilini dei Colli Portuensi e dell'Enasarco, per ottenere più giorni per esercitare la prelazione. All'incontro con l'amministratore delegato di Fata, l'avvocato Rispoli, con un rappresentante di Giacomazzi hanno partecipato la presidente del comitato inquilini, Roberta Cecili, l'avvocato Vincenzo Perticano, il presidente dell'XI municipio Andrea Catarci, Guido Lanciano, segretario dell'Unione inquilini, Giovanni Carapella, presidente della commissione Lavori pubblici della Regione e Angelo Fascetti per l'Rdb Asia. Un incontro che però non ha portato i risultati sperati. «Ci hanno proposto solo qualche giorno - dice la Cecili - e i mutui non si ottengono in qualche giorno. Ai miei genitori hanno chiesto, con lo sconto, 255mila euro per 75 metri quadrati e sono case che cadono a pezzi. Stanno speculando sulle catapecchie». Non è soddisfatto nemmeno Catarci: «Non è stato un incontro positivo. Secondo me gli inquilini devono continuare a fare pressioni sulla Fata fino al 15 settembre. Poi, a quella data, faremo un bilancio e valuteremo ». Gli fa eco Carapella: «Se si parte con la vendita delle case delle assicurazioni a Roma, si inasprisce la drammatica situazione dell'emergenza casa». Di diverso avviso Lanciano: «L'incontro ha avuto una parte positiva per la tutela degli inquilini, garantita da parte di Giacomazzi. Sui prezzi, invece, non si tratta». Dura l'Asia Rdb: «Nel rispondere agli inquilini l’amministratore delegato ha mostrato non solo arroganza ma è apparso infastidito dalla legittima aspettativa degli inquilini. Ha parlato solo della possibilità di un rinvio tecnico di pochi giorni». «Con la decisione odierna di non concedere la proroga di due mesi del termine di esercizio del diritto di prelazione - dice Alfredo Antoniozzi, assessore alla Casa - , anche a seguito di massicci interventi da parte di più istituzioni e mio personale, Fata Assicurazioni Danni Spa, unilateralmente, si assume la responsabilità di non accogliere neanche la richiesta minima necessaria per permettere agli inquilini di esercitare compiutamente il diritto di prelazione. Una decisione che determinerà una negativa situazione e l’impossibilità per molti di avere il tempo di un corretto dialogo con gli istituti bancari per l’ottenimento dei mutui. Rimane chiaro e fermo - conclude - l’invito alla proprietà affinchè riveda la sua posizione con una valutazione più approfondita delle circostanze, rendendo possibile un accordo con le parti».


5 settembre 2008 - Corriere del Veneto

Da ieri linea 3 affollata, ma ci sono anche i turisti. Sindacati e Consumatori contro Comune e azienda
Imob tra disagi e proteste, Sos di Actv alla Francia
di Paola Vescovi Giorgia Gallina

VENEZIA — Primo giorno ieri sulla linea 3 anche per i turisti: le corse viaggiavano al gran completo, nessun posto era vuoto né all'interno né all'esterno. Arrabbiati i veneziani, felici i «foresti» che non sono rimasti a terra. Ma i malumori e le polemiche non si placano, sindacati e associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra e accusano il Comune e i vertici di Actv di assoluta inefficienza.
Intanto, a bordo dei vaporetti, marinai e capitani della linea 3 per evitare di essere insultati o magari schiaffeggiati come è successo a un loro collega, hanno appeso in bella vista, fuori dalla cabina, l'ordine di servizio che invita a far salire i turisti. E a chi, ieri, chiedeva loro perché nel vaporetto ci fossero degli stranieri rispondevano leggendo il comunicato inviato a tutti i dipendenti il 3 settembre. La nuova disposizione ha però fatto infuriare le sigle sindacali al punto da minacciare azioni di protesta: «E' pura follia scaricare sul personale di bordo la responsabilità di decidere se i turisti possano o meno salire sulla 3, a seconda di quanto vuoto è il vaporetto — spiega Walter Novembrini, Filt Cgil —. Cosa dovrebbero fare? Alcuni sì, altri no? E' ridicolo, chiediamo che l'azienda mantenga le cose così come stabilito dall'ordinanza comunale, in base alla quale solo gli abbonati e i possessori di Cartavenezia possono salire sulla 3. Eventuali modifiche andranno fatte studiando i flussi ». Al disappunto del sindacato, fa eco quello del Movimento Consumatori che accusa l'amministrazione e l'azienda di trasporti di «giocare sulla pelle dei cittadini». Secondo il presidente dell'associazione Lorenzo Miozzi i responsabili hanno nomi e cognomi, si chiamano Marcello Panettoni ed Enrico Mingardi: «Un ammini-stratore pubblico deve comportarsi come un qualsiasi manager privato, se sbaglia deve dimettersi », aggiunge riferendosi al presidente di Actv prima di attaccare l'assessore alla Mobilità. «Una forte responsabilità però è del Comune e dell'assessore competente che non è stato in grado di gestire questa vicenda prima decidendo di fare una linea per i residenti e poi di tornare indietro». Ma la tensione resta alta anche per quanto riguarda Imob e i disservizi segnalati: Cub Trasporti ha già proclamato lo stato di agitazione, Filt Cgil chiede al più presto un incontro per fare chiarezza per «la mancata regolamentazione in caso di falla del sistema, a danno dell'utente e del bigliettaio». Dal canto suo il direttore di Actv Maurizio Castagna chiarisce che «se i bigliettai si comportano secondo procedura non hanno nulla da temere», e precisa che gli episodi di malfunzionamento segnalati non supererebbero i 50 casi. «Sono una piccolissima percentuale, stiamo analizzando uno per uno. E quando non ne veniamo a capo, inviamo le tessere in Francia dove il sistema è stato progettato. Così abbiamo fatto anche per la signora scesa alla Ca'D'Oro con un biglietto che risultava vuoto nonostante il regolare acquisto ».


4 settembre 2008 - Asca

ALITALIA: CUB, ESUBERI INACCETTABILI. SCIOPERO IL 17 SETTEMBRE

(ASCA) - Milano, 4 set - Sono ''inaccettabili gli oltre 5 mila esuberi tra il personale di volo e di terra, gli oltre 2.500 esternalizzati e il piano della nuova Alitalia che scarica le attivita' di terra''. A sostenerlo, di fronte al piano ''Fenice'' di rilancio di Alitalia, e' la Cub-Trasporti che in una nota conferma lo sciopero nazionale del 17 settembre, quando il personale della compagnia si asterra' dal lavoro per 4 ore, dalle 12 alle 16. Per la Cub Trasporti, in particolare, ''l'handling, le manutenzioni, il call-center, l'informatica, l'amministrazione, il cargo e gli altri settori devono restare nella compagnia''. Forti critiche, dunque, sul progetto 'Fenice', che per la confederazione unitaria di base ''non e' un rilancio della compagnia ma un insieme di interventi che, se attuati, rappresenterebbero il colpo mortale per il trasporto aereo italiano''.


4 settembre 2008 - Ansa

ALITALIA: CUB-TRASPORTI CONFERMA SCIOPERO DEL 17 SETTEMBRE

(ANSA) - MILANO, 4 SET - La Cub-Trasporti ha confermato lo sciopero nazionale del 17 settembre del personale Alitalia. lavoratori si asterranno dal lavoro per 4 ore, dalle 12 alle 16. ''La Cub Trasporti - viene sottolineato in un comunicato del sindacato - ritiene inaccettabili gli oltre 5.000 esuberi tra il personale di volo e di terra, gli oltre 2.500 esternalizzati e il piano della nuova Alitalia che scarica le attivita' di terra. L'handling - afferma la Cub-Trasporti - le manutenzioni, il call- center, l'informatica, l'amministrazione, il cargo e gli altri settori devono restare nella compagnia''. Per l'organizzazione sindacale il progetto 'Fenice', il piano di rilancio di Alitalia, ''non e' un rilancio della compagnia ma un insieme di interventi che, se attuati, rappresenterebbero il colpo mortale per il trasporto aereo italiano''.

CENTRALINISTE LICENZIATE: DOMANI 'STRIP CONFERENZA' A MILANO

(ANSA) - MILANO, 4 SET - ''Venerdi' saro' nuda come tutti i precari, venerdi' saro' nuda come tutte le lavoratrici senza sicurezza, venerdi' saro' nuda perche' nessun Governo mi ha vestito di diritti, venerdi' saro' nuda perche' non ho reddito di cittadinanza, venerdi' saro' nuda come mi ha lasciato la legge Biagi'': una dopo l'altra, tutte in kimono, le 11 precarie licenziate dall'ospedale di Legnano tornano su You Tube per lanciare l'invito alla 'strip-conferenza' di domani. L'appuntamento, fissato alle 11 al teatro della Cooperativa di Milano, sara' mandato in diretta, ovviamente web, da c6.tv. Nell'occasione, le precarie che, dopo aver perso il lavoro, tre giorni fa si erano messe all'asta sempre su You Tube, lanceranno uno sciopero generale di tutte le precarie e i precari per il 19 settembre. ''Venerdi' mattina sara' possibile vederci senza veli, non abbiamo paura di mettere in gioco i nostri corpi - dichiara Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - gia' siamo gia' state spogliate dei diritti''. Oltre a giornalisti, tv e fotografi, le precarie invitano alla conferenza anche eventuali nuovi datori di lavoro.

SCUOLA: COBAS, 17 OTTOBRE SCIOPERO CONTRO MAESTRO UNICO

(ANSA) - ROMA, 4 SET - Sciopero generale della scuola il 17 ottobre contro il maestro unico e la politica scolastica di Berlusconi-Tremonti-Gelmini. Lo hanno proclamato i Cobas della scuola e le altre forze del 'sindacalismo antagonista', Cub e Sdl. ''Il Governo vuole tagliare 70 mila posti di insegnanti e 43 mila di Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi), a cui si aggiungono i 47 mila posti gia' soppressi dalla Finanziaria Prodi, per un totale inaudito di 160 mila posti in meno: il che si tradurrebbe, oltre che nella massiccia espulsione di precari - osserva il leader dei Cobas Piero Bernocchi - nell'aumento a dismisura degli alunni per classe, nella riduzione delle materie e delle ore di lezione, nell'attacco al tempo pieno e prolungato e al sostegno all'handicap, nella cancellazione delle scuole con meno di 500 alunni. Nella foga distruttiva, Berlusconi-Tremonti-Gelmini vogliono addirittura imporre alle elementari il ritorno all' oramai inverosimile maestro unico tuttologo degli anni '50 e '60 del secolo scorso, che, oltre a far sparire altre decine di migliaia di posti, immiserirebbe un insegnamento che ha reso la scuola elementare italiana apprezzatissima nel mondo, tramite la pluralita' docente che ha approfondito la conoscenza disciplinare e lo spirito di collaborazione''. I Cobas invitano quindi a far corrispondere a ''cotanto attacco''e una risposta, da parte di docenti, Ata, studenti, genitori e cittadini interessati alla scuola pubblica, ''altrettanto poderosa''.


4 settembre 2008 - Dire

La strip conference delle ex centraliniste di Legnano

ROMA - Le undici ex precarie dell'Ospedale di Legnano, licenziate dopo sei anni di contratto a tempo determinato per l'applicazione del "decreto Brunetta", dopo la provocazione di vendersi all'asta per un posto di lavoro, hanno annunciato la loro strip conference.
La provocatoria convocazione per la stampa sarà sostenuta anche dalla Rappresentanza sindacale di base. E sarà mediaticamente supportata ancora da YouTube. Domattina alle 11.00 a Milano, in via Hermana 8, sarà anche lasciato uno sciopero generale di tutte le precarie e i precari per il 19 settembre. "Venerdì mattina sarà possibile vederci senza veli, non abbiamo paura di mettere in gioco i nostri corpi - dichiara Ornella Cameran, della RDB/CUB - già siamo già state spogliate dei diritti."
Intanto continua il botta e risposta fra le parti. "La responsabilità della gestione del personale è ascrivibile ai vertici dell'Azienda sanitaria" - scrive il ministro Brunetta in una nota. E replica alle accuse delle lavoratrici precarie dicendo che "il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato, tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico, per evitare di favorire il costituirsi di forme di precariato cronico". Su questa dichiarazione, quindi, è intervenuta Sabino Venezia, del Coordinamento nazionale Rdb- Cub Sanità, che sostiene "il decreto Brunetta, intervenendo pesantemente sulla più importante risorsa della Pubblica Amministrazione, ovvero i suoi operatori, determinerà di fatto una riduzione del personale con la conseguente impossibilità di stabilizzazione dei precari. In altri termini a Legnano come nel resto del Paese - conclude Venezia - l'unica soluzione alla piaga del precariato cronico è il licenziamento dei lavoratori".


4 settembre 2008 - Adnkronos

SCUOLA: COBAS, SCIOPERO GENERALE CONTRO POLITICA SCOLASTICA
LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE E' STATA CONVOCATA PER IL 17 OTTOBRE

Roma, 4 set. - (Adnkronos) - Autunno caldo per la scuola. Dopo i segnali di lotta gia' dati dagli insegnanti precari, anche i Cobas scenderanno in piazza contro il maestro unico e l'intera politica scolastica di Berlusconi-Tremonti-Gelmini. Lo sciopero generale, a cui parteciperanno le principali forze del sindacalismo antagonista, CUB e Sdl, e' stato convocato per il 17 ottobre. "L'anno scolastico - dichiara il portavoce nazionale dei Cobas della scuola, Piero Bernocchi - si apre sotto il peso dell'aggressione massiccia alla scuola pubblica da parte del governo Berlusconi, che, raccolto il peggio delle politiche di Berlinguer, Moratti e Fioroni, cerca di assestare il colpo definitivo alla scuola pubblica, impoverendola e ridicolizzandola all'inverosimile". "Il governo - continua Bernocchi - vuole tagliare 70 mila posti di insegnanti e 43 mila di ATA, a cui si aggiungono i 47 mila posti gia' soppressi dalla Finanziaria Prodi, per un totale inaudito di 160 mila posti in meno". Secondo Bernocchi, questo si tradurrebbe "in una massiccia espulsione di precari, nell'aumento a dismisura degli alunni per classe, nella riduzione delle materie e delle ore di lezione, nell'attacco al tempo pieno e prolungato e al sostegno all'handicap, nella cancellazione delle scuole con meno di 500 alunni. Berlusconi-Tremonti-Gelmini vogliono addirittura imporre alle elementari il ritorno all'oramai inverosimile maestro unico tuttologo degli anni '50 e '60 del secolo scorso". Questo vorrebbe dire, spiega Bernocchi, "immiserire un insegnamento che ha reso la scuola elementare italiana apprezzatissima nel mondo, tramite la pluralita' dei docenti". "Ma il governo se ne frega della didattica e pensa solo di ottenere nuovi risparmi ai danni di una scuola gia' prossima al collasso. I primi a farne le spese - continua Bellocchi - oltre agli studenti, saranno i docenti e ATA precari espulsi dalla scuola dopo magari venti anni di contratti a tempo determinato. Infine, la ministra Gelmini pensa di dare una parvenza di grottesca serieta' al tutto tramite il ripristino del voto di condotta, che da solo comporterebbe bocciatura se insufficiente. A cotanto attacco - sostiene Bernocchi - deve corrispondere una risposta da parte di docenti, Ata, studenti, genitori e cittadini interessati alla scuola pubblica, altrettanto poderosa". Dopo i segnali di lotta dati dai precari, Bernocchi invita tutti coloro che vogliono difendere la scuola pubblica a aprtecipare allo sciopero generale del 17 ottobre.


4 settembre 2008 - Dire

CASA. V.PINCHERLE, ASIA-RDB: PROPRIETÀ NON VUOLE ACCORDO

(DIRE) Roma, 4 set. - Questa mattina una rappresentanza degli inquilini di via Pincherle ha incontrato l'amministratore delegato del gruppo assicurativo Fata/Generali, il dottor Rispoli, e il presidente della societa' proprietaria degli appartamenti. Insieme agli inquilini erano presenti alcuni sindacalisti dell'Asia Rdb, il presidente del Municipio XI Andrea Catarci e il presidente della commissione Lavori pubblici e casa della Regione Lazio, Giovanni Carapella. "Gli inquilini- si legge in un comunicato dell'Asia- hanno sottoposto all'amministratore delegato la richiesta di rinviare la data del 15 settembre 2008, imposta dal gruppo Fata come termine ultimo per coloro che vogliono optare per l'acquisto degli appartamenti. Nel rispondere, l'amministratore delegato ha mostrato non solo arroganza ma e' apparso infastidito dalla legittima aspettativa degli inquilini. Ha parlato solo della possibilita' di un rinvio tecnico di pochi giorni. Poi l'intera faccenda passera' nelle mani del gruppo immobiliare Giacomazzi Real Estate. È chiaro- sostiene il sindacato- che l'impegno definito con la Giacomazzi Re sta minando la possibilita' di trovare un accordo. L'atteggiamento della Fata e' pilatesco e truffaldino. Da una parte se ne lava le mani e dall'altra intasca i 43 milioni di euro da Giacomazzi. Mentre fa questo lascia letteralmente nei guai centinaia di inquilini". "Oggi pomeriggio- conclude la nota- alle 16.30 si svolgera' un'assemblea in via Pincherle 153/169 e gli inquilini insieme all'Asia decideranno il da farsi. Possiamo dire fin da ora che con la mobilitazione di questa mattina e' iniziata una campagna permanente volta a costringere la proprieta', sia essa Fata o Giacomazzi, ad ascoltare le nostre ragioni".


4 settembre 2008 - Rainews 24

Precarie in 'strip-conferenza' su YouTube per il diritto al lavoro

Milano - Precarie nude contro i licenziamenti. E' su youtube la protesta delle ex centraliniste dell'ospedale di Legnano. "Venerdi' saro' nuda come tutti i precari, venerdi' saro' nuda come tutte le lavoratrici senza sicurezza, venerdi' saro' nuda perche' nessun Governo mi ha vestito di diritti, venerdi' saro' nuda perche' non ho reddito di cittadinanza, venerdi' saro' nuda come mi ha lasciato la legge Biagi": una dopo l'altra, tutte in kimono, le 11 precarie licenziate dall'ospedale di Legnano tornano su You Tube per lanciare l'invito alla 'strip-conferenza' di domani.
L'appuntamento, fissato alle 11 al teatro della Cooperativa di Milano, sara' mandato in diretta, ovviamente web, da c6.tv. Nell'occasione, le precarie che, dopo aver perso il lavoro, tre giorni fa si erano messe all'asta sempre su You Tube, lanceranno uno sciopero generale di tutte le precarie e i precari per il 19 settembre.
"Venerdi' mattina sara' possibile vederci senza veli, non abbiamo paura di mettere in gioco i nostri corpi - dichiara Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - gia' siamo gia' state spogliate dei diritti". Oltre a giornalisti, tv e fotografi, le precarie invitano alla conferenza anche eventuali nuovi datori di lavoro.


4 settembre 2008 - Corriere della Sera

La strip-conferenza annunciata con un video su YouTube
Il «Full monty» delle precarie licenziate: nude a teatro per protesta
di Francesco Sanfilippo

Legnano - Questa volta il video si apre con le ex centraliniste dell'ospedale di Legnano sedute a semicerchio, ognuna con un cartello tra le mani: addosso, solo vestaglie variopinte. La prima si alza in piedi, fissa la telecamera e, seria, esordisce: «Venerdì sarò nuda come tutti i precari». Le altre seguono a ruota: «Sarò nuda come nudi sono i lavoratori che muoiono nei cantieri», «...nuda come tutte le donne che lavorano senza sicurezza». Le ex addette al call center dell'Asl di via Candiani, di fatto senza lavoro da lunedì, non demordono, anzi. Dopo il primo video messo su YouTube in cui annunciavano l'intenzione di mettersi all'asta in cambio di un posto di lavoro, le undici donne giocano ancora la carta della provocazione. In veste da camera, davanti all'obiettivo, danno il loro annuncio: tutte come mamma ci ha fatto, in occasione di una strip-conferenza organizzata per domani mattina a Milano, al teatro della Cooperativa di via Hermada. Nude «come nuda mi ha messo la legge Biagi», dice nel video una di loro, oppure «perché nessun governo mi ha vestita di diritti». Le undici ex telefoniste dell'ospedale di Legnano, che per sei anni hanno lavorato con un contratto interinale rinnovato di volta in volta, non ci stanno a stare zitte e rimanere a casa. «È il nostro dramma di lavoratrici precarie — spiega Ornella Cameran, delle Rappresentanze sindacali di base —: ci dicevano che il nostro contratto sarebbe stato rinnovato per almeno altri otto mesi, noi ci siamo fidate, siamo state buone e abbiamo sbagliato. Ora, al posto nostro, rispondono persone che fisicamente stanno in Sicilia e noi siamo fuori». Dall'ospedale si spiega che non c'è stato nessun licenziamento, perché le lavoratrici erano state messe a disposizione da un'azienda di lavoro interinale. E poi c'è il decreto del ministro Brunetta, che «vieta il rinnovo del contratto agli interinali che hanno lavorato più di tre anni in un quinquennio». «È una vicenda dolorosa — dice il direttore generale dell'Azienda ospedaliera, Carla Dotti — ma noi rispettiamo la legge». Ma le ex call center non mollano: oggi YouTube e, domani, conferenza stampa con strip di protesta.


4 settembre 2008 - Inviato Speciale

Centraliniste all’asta
Licenziate vanno su Youtube

Licenziate dall’ospedale di Legnano (cittadina a nord di Milano), che ha deciso di affidare i servizi telefonici ad un call center siciliano, undici dipendenti hanno inscenato una singolare e drammatica protesta: con lo slogan "Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle’" si sono messe all’asta su You Tube.
"Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante del sindacato Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto firmato dal ministro Brunetta (che prevede l’impossibilità di riassumere un dipendente precario licenziato una prima volta, ndr) il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato".
Se la protesta multimediale pare funzionare (alle 15.45 di oggi le visite al loro video, che le ritrae mute con in mano i cartelli che le proclamano "in vendita", sfioravano le 19mila), la mobilitazione prosegue anche in modo più tradizionale: stanno infatti presidiando dal giorno del licenziamento l’ingresso dell’ospedale, raccogliendo attestati di solidarietà.


4 settembre 2008 - Il Venezia

Actv. Diffida della Cub Trasporti che proclama lo stato d'agitazione,
nel frattempo la linea 3 apre ai turisti
Imob, ticket vuoti e incubo truffe, i sindacati: "Torniamo alla carta"
L'azienda replica: "Conservate sempre la ricevuta d'acquisto, verificheremo tutto"

Venezia - A sentire l'Actv, il colpo in canna i sindacati ce l'avevano già pronto da due settimane. Il caso però ha voluto che ieri pomeriggio una giornalista romana, a Venezia per la Mostra del Cinema, acquistasse un biglietto da 5,60 euro all'Accademia per poi vedersi negare la convalida al momento del 'bip'. Il suo biglietto era vuoto, e lei aveva buttato via la ricevuta. Ne è uscito un piccolo putiferio, con la dipendente di Vela accusata di truffa, la polizia a sedare gli animi, e l'inevitabile capannello di curiosi. «Non sarebbe successo se quest'estate non ci fosse stato il caso di persone che lucravano sulle vendite», minimizzano dall'Actv. Eppure succede ancora che qualche biglietto venga regolarmente caricato, per risultare regolarmente nullo davanti alla macchinetta. Dall'azienda promettono ulteriori verifiche, nel frattempo un consiglio: «Tenete sempre la ricevuta, ci basiamo sulla buona fede ma abbiamo sempre modo di fare tutti controlli del caso». Per i sindacati, manco a dirlo, l'episodio di ieri è stato meglio di invito a nozze; con la Cub Trasporti che proclama lo stato di agitazione, chiede a gran voce la sospensione temporanea della vendita di ticket elettronici, e il ritorno del cartaceo. «Almeno fino a quando tutto non sarà funzionante - spiega Giampietro Antonini della Cub - E se anche questa volta l'azienda non ci darà ascolto immediatamente siamo pronti a mettere in atto le eventuali iniziative di protesta». Un inizio settimana di fuoco insomma per l'Actv, con il sindaco Cacciari che lunedì s'inalbera davanti un vaporetto della linea 3 vuoto, e ordina («il mio è stato solo un consiglio», ha ridimensionato ieri) di far salire a bordo anche i turisti, soprattutto negli approdi promiscui (dove si ferma anche l'1). Detto fatto, il giorno dopo c'era già pronta la disposizione di servizio a tutto il personale. Potere del sindaco. «Non serve essere dei geni per capire che se sono pochi non disturbano i veneziani», ha aggiunto. La decisione di caricare a bordo anche i turisti è comunque a discrezione del capitano, che dovrà valutare di volta in volta a seconda del carico presente. L'assessore al turismo, Augusto Salvadori, applaude: «La linea 3 che viaggia vuota è antieconomica - commenta - Il sindaco ha ragione». Domanda. Ma allora perchè attivarla? «La finalità era giusta: fare in modo che i veneziani non viaggiassero stipati come sardine - continua Salvadori - Ma sul piano pratico abbiamo visto che le cose stanno diversamente». Fino al 30 settembre comunque procederà così com'è, turisti compresi. Poi il Comune deciderà cosa farne. «Il 15 avremo i dati, con l'affluenza in tutti i periodi dell'anno - spiega il sindaco - Sappiamo già che viaggia vuota, ma valuteremo sui numeri». Le ipotesi sono due: mantenerla, oppure potenziare la linea 1: «Con corse ogni cinque minuti come se fosse una metropolitana», dice Cacciari. Che aggiunge: «Sapevamo che il trasporto in Canal Grande andata rinvigorito, comunque non si tornerà mai alla situazione precedente». Vale a dire, appunto, alle sardine stipate. I sindacati sono critici, e questa volta puntano il dito sulla 'sfuriata' del sindaco: «La linea 3 era nata come riservata e il personale faceva il proprio dovere, rispettava gli ordini», dice Antonini. E infatti, il dispaccio ufficiale (n. 316), mezza giornata dopo, è arrivato. «Ho solo invitato i funzionari Actv a usare il cervello e il buon senso», conclude Cacciari.(E.C.)


4 settembre 2008 - Corriere del Veneto

Trasporti Il sindaco: «Così è uno spreco,
cerchiamo soluzioni diverse come il potenziamento della linea 1»
Actv, linea 3 verso la soppressione
Imob, proteste per le tessere caricate e risultate vuote. Rdb proclama l'agitazione
Ieri all'Accademia una giornalista romana ha chiamato la polizia perchè la card appena pagata non aveva il biglietto dentro
di Paola Vescovi (ha collaborato Giorgia Gallina)

VENEZIA – Le decisioni conclusive sono rinviate a metà settembre, ma l'aria che tira intorno al destino della linea 3 sembra soffiare in un'unica direzione, la soppressione. Lo lascia intendere lo stesso sindaco che ieri, nel giorno in cui la linea è stata ufficialmente aperta anche ai turisti, ha annunciato nuove ipotesi: «Di sicuro non torneremo alla situazione che precedeva l'introduzione della 3 per i residenti – ha detto Cacciari - ma si dovrà capire se vale la pena andare avanti così oppure cercare soluzioni diverse, per esempio una linea 1 potenziata con battelli ogni cinque minuti, sulla falsariga dei sistemi metropolitani ». Con il mese di settembre la città potrebbe dunque già dire addio alla linea 3 che nelka sua breve vita ha dato più dolori che gioie: tre milioni di euro investiti per una media di venti persone a bordo, anche quando (da agosto) è stata prolungata fino al Lido. Per stabilire il da farsi, l'amministrazione comunale attende entro la prossima settimana l'esito dei monitoraggi che Actv ha condotto in questi mesi sulla linea, ma intanto l'azienda sta già simulando, sulla carta, la riorganizzazione del servizio: sparirebbe la 3 e la linea 1 verrebbe rinforzata in certe fasce orarie e in alcuni tratti, per esempio al mattino il tragitto da Piazzale Roma a Rialto e quello inverso al pomeriggio; così il tratto San Marco-Lido potrebbe essere rafforzato nei mesi estivi e in particolari occasioni.
Da ieri intanto, come ha voluto il sindaco, i turisti possono salire sulla linea 3 a loro inizialmente interdetta, a patto che il vaporetto sia abbastanza sgombro da non far stritolare i veneziani. Tutto ciò a discrezione del marinaio che valuterà di volta in volta l'opportunità o meno di far salire a bordo i turisti: «Mi pare un suggerimento di buon senso – continua Cacciari - dal momento che i dati attuali ci dicono che i vaporetti della linea 3 sono semivuoti ». E farli viaggiare così, del resto, appare uno spreco anche al presidente di Actv Marcello Panettoni: «Considerato il flusso ridotto di passeggeri – spiega – avevamo la forte sensazione di sprecare risorse umane e tecniche». E infatti qualcosa come tre milioni di euro se ne sono effettivamente andati, scatenando le ire dei sindacati. «Quest'ultima novità è la dimostrazione che sono del tutto allo sbando – dice Walter Novembrini, Fitl Cgil - in tempi non sospetti avevamo detto che l'ideale sarebbe stato il potenziamento della linea 1 ma non siamo stati ascoltati. Ora il Comune non solo deve spiegare il fallimento ma anche giustificare gli aumenti tariffari». Sul piede di guerra anche Cub Trasporti che oltre ad accusare Cacciari di avere lanciato la linea 3 «per propaganda elettorale, fallendo in tutto e per tutto», ha anche proclamato lo stato di agitazione per i disservizi di Imob che ieri hanno complicato la giornata ad alcune utenti: una giornalista romana ha caricato all'Accademia la tessera elettronica per un viaggio al Lido, ma passandola davanti alla validatrice ha scoperto che risultava vuota. Arrabbiata ha chiamato il 113 facendo arrivare sul posto una volante. In effetti, dopo una serie di controlli al terminale, si è appurato che la donna era in regola e la macchinetta non aveva funzionato. Stesso copione per una signora veneziana scesa alla Ca' D'Oro: ha caricato un carnet di biglietti ma quando lo ha passato davanti alla validatrice risultava era vuoto. «Avevamo già segnalato a fine agosto il mal funzionamento del sistema senza avere riscontri dall'azienda – incalza Giampietro Antonin, Cub Trasporti – chiediamo l'immediata sospensione di Imob e il ripristino del cartaceo finché non si risolve il problema, altrimenti arriveremo allo sciopero».


4 settembre 2008 - Il Centro

Incontro con Roselli
Precari sanità: «Nuova legge sulle assunzioni»

PESCARA - Il precariato nella sanità pubblica abruzzese è stato il tema al centro dell’incontro tra il presidente del Consiglio dell’Abruzzo, Marino Rosselli, e i rappresentanti sindacali Mario Frittelli (Rdb/Cub) e Marco Di Matteo (Cobas). Sono circa 700 i precari delle sei Asl dell’Abruzzo che hanno bisogno di una stabilizzazione e i sindacati hanno chiesto interventi concreti. I sindacati ritengono necessario stabilizzare tutti i precari della sanità pubblica per cui «va rivista la legge che afferma che gli aventi diritto alla stabilizzazione sono quelli con contratto di lavoro in essere dal 31/12/2007». Il presidente Roselli ha fissato per giovedì 11, a palazzo dell’Emiciclo a L’Aquila, un incontro tra una delegazione di precari, i rappresentanti sindacali e la conferenza dei capigruppo.


4 settembre 2008 - Il Gazzettino

LA DENUNCIA
Accademia , il tagliando appena venduto non ha i soldi.
Sospetti sul bigliettaio, ma la colpa è di Imob

Venezia - Per oltre un'ora il sospetto è stato che il bigliettaio di Vela si fosse intascato i 6 euro e 50 del titolo appena emesso. In realtà quei soldi sarebbero stati fatti "sparire" da Imob: registrati nel server, ma non nel biglietto elettronico che risultava vuoto. Una crepa nel nuovo sistema, su cui poggia tutta la nuova bigliettazione Actv, e che apre interrogativi inquietanti per quanti (passeggeri e personale) debbono fidarsi di tessere che non sarebbero invece così affidabili. Questo almeno è il sospetto che solleva Cub-Trasporti.ùL'occasione, un incidente capitato nel primo pomeriggio di ieri all'Accademia. Una turista romana acquista un chip on paper che però, al passaggio davanti alla validatrice, risulta vuoto. La donna si infuria, ne chiede conto al bigliettaio che replica di aver regolarmente venduto il biglietto con ricevuta, che però non si trova. La turista non molla e chiama la polizia. Per oltre un'ora proseguono le verifiche, con gli agenti sul posto, fino a quando il server dell'Actv non conferma la versione del bigliettaio: il titolo è stato venduto, ma perché non sia comparso sul titolo di viaggio non si sa. «In queste condizioni siamo intenzionati a chiedere la sospensione dell'Imob per tornare al cartaceo - spiega per Cub-Trasporti, Giampietro Antonini - che è molto più sicuro per tutti». A sentire Antonini, gli episodi sarebbero stati più d'uno: sempre ieri, all'Accademia, un'altra turista ha riferito agli agenti di essersi trovata con un biglietto giornaliero vuoto, di cui però aveva conservato la ricevuta.«Per non parlare del caso dei due verificatori i cui palmari davano risultati diversi per tessere identiche. La settimana scorsa avevamo già avuto una riunione su questi temi con l'azienda e il suggerimento era stato di emettere una ricevuta per ogni biglietto. Ma con che sicurezza si può lavorare in questo modo?».(R.Br.)

"Foresti" a bordo, schiaffeggia il marinaio

VENEZIA - (r. br.) L'avvocato veneziana, di fronte a quei presunti "foresti" saliti sulla linea 3, è andata su tutte le furie. E dopo aver proferito l'immancabile "non sapete con chi vi siete incrociati", ha pure schiaffeggiato il marinaio. Inconvenienti di un mestiere che, tra vaporetti riservati e regole mutanti, sta diventando sempre più ingrato per il personale Actv. Lo denuncia Cub-Trasporti, in una lettera aperta in cui sottolinea come sia stato il sindaco ad aver voluto la linea 3. Quello stesso Cacciari che, lunedì scorso, si è infuriato con il personale in servizio a San Tomà «perché si ostinava a fare diligentemente il proprio lavoro», cioè ad applicare delle regole quantomeno difficili da far capire. Lo dimostra anche l'episodio dell'avvocato, che risale pure a lunedì. Il mezzo era semivuoto, ma la donna davanti a quegli stranieri sul "suo" battello si era comunque scagliata contro pilota e marinaio, a cui aveva chiesto i nomi. I due avevano fornito solo i numeri di matricola, chiedendo all'avvocato di presentarsi. E a questo punto era partito lo schiaffo al malcapitato marinaio. L'avvocato, in realtà, poi si era pentita, tanto da andare il giorno dopo a scusarsi con gli ispettori. L'episodio resta comunque indicativo di un clima difficile. E la nuova disposizione sul 3 non farà che peggiorare le cose. «Si scaricano sui lavoratori le responsabilità - conclude Gianpietro Antonini - quella dicitura sulla "residua capacità di carico" è sibillina». E a Cacciari i Cub chiedono l'«umiltà di prendere atto pubblicamente del fallimento di un'operazione, che si è rilevata d'immagine e di cui alla fine resterà solo l'aumento del biglietto»


4 settembre 2008 - Bari Live

Piattole a gogò nei vecchi container che ospitano provvisoriamente il personale in servizio
Areoporto di Bari: fra i VVFF è polemica
Ma il comandante, che viene ascritto a fede berlusconiana, nega e rdimensiona

Bari - Non bastano i problemi causati dall'effettivo declassamento dell'areoporto di Bari dopo l'annunciato abbandono della futura Neo-Alitalia: sta arrivando al calor bianco lo scontro fra comandante dei Vigili del Fuoco (in quota Forza Italia) e una parte delle Rappresentanze sindacali di Base (la Uil) a causa di quelle che vengono denunciate come condizioni disumane di lavoro, o meglio di riposo, su materassi pieni di piattole e altre delizie a otto o sei zampe, "Siamo costretti a riposare su materassi vecchi e fatiscenti, pieni di insetti, sporchi e ormai inservibili" ci denuncia al telefono il RDB sindacale della UIL. "Il comandante non vuole parlare con noi, dice che che prima dobbiamo smettere di fare i sindacalisti" continua il rappresentante. "Ci sono stati e ci sono atteggiamenti di mobbing vero e proprio, per non parlare dello stile antisindacale del Comandante" rincara. L'altra campana è ovviamente su altre tonalità: " Stiamo ristrutturando la palazzina adibita a sede dei VVFF - precisa Giovanni Micunco, il Comandante - e sono stati gli stessi vigili a preferire quei vecchi container per non allontanarsi troppo dal luogo di lavoro. In realtà questa polemica è montata da un paio di personaggi che nemmeno lo stesso sindacato riconosce. Ha notato che a firmare le lettere e le denunce mancano Cisl e Cgil? - Mi chiede. Sì, l'abbiamo notato e a dire il vero non siamo ancora riusciti a contattare gli altri due terzi della Triplice. A lato, comunque, riportiamo una lettera indirizzata a Roma, ai vertici del Ministero dell'Interno. E ci ripromettiamo di verificare con i nostri occhi, pardon con le nostre macchine fotografiche digitali quanto sta accadendo all'areoporto di Bari fra i Vigili del Fuoco.


4 settembre 2008 - Il Messaggero

PESCARA. Incontro, ieri nella sede del Consiglio regionale...

PESCARA - Incontro, ieri nella sede del Consiglio regionale a Pescara, tra Marino Roselli, presidente del Consiglio, e i rappresentanti sindacali Mario Frittelli (Rdb-Cub) e Marco Di Matteo (Cobas), sulla situazione dei circa 700 precari delle sei Asl abruzzesi. Frittelli: «Un incontro chiarificatore sulla necessità di stabilizzare i precari della sanità pubblica». I sindacati ritengono necessario aprire subito un confronto sull’esigenza che la stabilizzazione riguardi tutto il personale del comparto, sulla rivisitazione del comma 5 dell’articolo 3 della legge 5/2008 dove si afferma che gli aventi diritto alla stabilizzazione sono quelli con contratto di lavoro in essere dal 31 dicembre 2007, la proroga dei termini di presentazione dei piani di stabilizzazione. Roselli ha fissato per giovedì 11, a Palazzo dell’ Emiciclo a L’Aquila, un incontro tra una delegazione di precari e rappresentanti sindacali e la conferenza dei capigruppo consiliari.

S.Marinella. L’assessore al personale Eugenio Fratturato non demorde...

S.Marinella - L’assessore al personale Eugenio Fratturato non demorde: bacchetta i sindacati, annuncia nuove verifiche e corsi di formazione del personale del Comune. Il vice sindaco di Santa Marinella non ha gradito l’intervento della Uil che lo ha diffidato dall’effettuare ulteriori controlli a sorpresa negli uffici comunali e replica asserendo che seguiterà nella sua opera di moralizzazione e lotta all’assenteismo. Precisa però che non ha effettuato «blitz ma semplici controlli sollecitati tra l’altro dai cittadini. Come assessore al personale mi compete adoperarmi affinché tutti i dipendenti facciano il loro dovere. Quando mi sono insediato ho trovato una situazione difficile dal punto di vista organizzativo. Il mio impegno verterà quindi nella miglior distribuzione dei carichi di lavoro. In poche parole - prosegue Fratturato - voglio riequilibrare le cose e fare in modo che ognuno abbia la percentuale di lavoro in base allo stipendio che percepisce. L’amministrazione intende dare i giusti meriti ai dipendenti che operano con costanza e impegno e si comportano con cortesia verso i cittadini. Si deve instaurare un rapporto di fiducia tra dipendenti e utenti, basato su trasparenza e chiarezza dell’informazione. I "fannulloni", come li definisce il ministro Brunetta, non devono essere coperti dai politici o dai responsabili di servizio, né tantomeno dai sindacati».
Intanto Cgil, Cisl, Uil e Rdb di categoria hanno scritto a sindaco, assessore e segretario generale del Comune, ribadendo che «il controllo del personale deve essere effettuato dai responsabili dei servizi». Inoltre lamentano la mancata risposta alla richiesta di incontro per discutere della destinazione delle risorse. In mancanza di una convocazione urgente, i sindacati minacciano di proclamare lo stato di agitazione del personale.


4 settembre 2008 - Tempo Stretto

Cooperativa Futura, ancora niente da fare per le spettanze arretrate
Le Rdb/Cub contro il presidente Conti: «In campagna elettorale rassicurava tutti, spiegando che i pagamenti degli stipendi sarebbero stati puntuali. Erano solo promesse del classico politico di turno?»
di Emanuele Rigano

Messina - Non sono bastati sei mesi di ritardo, tavoli, confronti e scontri amministrativi ai lavoratori della cooperativia Futura per ottenere le spettanze arretrate. In realtà, come già spiegato, la scorsa settimana il Comune aveva staziato 141.000 euro, sequestrati in un primo momento dalla Serit perché la Cooperativa risulta non in regola con il pagamento delle tasse, dissequestrati vista la destinazione delle somme, ma alla fine mai arrivati nelle tasche dei dipendenti. La dirigenza ha infatti dirottato le somme al pagamento di altre "necessità", come aveva annunciato. Per questo Rdb/Cub Pubblico Impiego, così come gli altri sindacati, resta sul piede di guerra, scagliandosi contro il presidente Conti: «In una riunione con i lavoratori della stessa cooperativa, aveva già messo le mani avanti sostenendo che c'era qualche disagio, che non poteva pagare la luce e altre cose. Però, in campagna elettorale "il Conti" rassicurava tutti, spiegando che i pagamenti degli stipendi sarebbero stati puntuali e nello stesso tempo suggeriva che doveva essere eletto. Alla fine della tormentata fase elettorale, Conti veniva eletto anche e soprattutto con i voti dei lavoratori della cooperativa: bel guadagno, erano solo promesse del classico politico di turno. Secondo il sindacato di base, i 141.000 euro versati dal Comune a Conti, dovevano essere girati ai lavoratori. «Non avendo ottemperato il Conti alla giusta azione - si legge in conclusione - si potrebbe prospettare un reato come l’appropriazione indebita delle somme dei lavoratori, un reato molto grave. Nonostante ciò, c’è chi giura che avrà la proroga a continuare il servizio fino a dicembre. Le RdB/CUB sosterrà tutti gli iscritti e i lavoratori che vorranno partecipare ad un’azione giudiziaria, per ottenere tutte le spettanze arretrate fino ad Agosto, chiedendo anche i danni morali e civili».


4 settembre 2008 - La Nuova Venezia

Critiche e proposte dopo l’apertura ai turisti
«La Linea 3 è servita solo a far aumentare le tariffe»

Venezia - Piovono e critiche all’indomani della decisione di Actv di aprire i «deserti» battelli di linea 3 anche ai turisti: disposizione su ordine del sindaco Cacciari, infuriato dal fatto che i vaporetti riservati ai titolari di imob girassero vuoti.
Ci sono i lettori, che si sfogano al telefono contro i continui cambi che in pochi mesi hanno investito la linea riservata ad abbonati e titolari di Cartavenezia. Nell’ordine: cambi di percorso (fino San Marco per qualche mese, dal primo agosto fino al Lido) e di orario (prima ogni 20 minuti, da giugno ogni 10, ora nuovamente ogni venti), cambi di pontili, con la conseguenza che nessuno rischia di attendere la linea 3 per venti minuti, optando così per l’accelerato classico. La proposta più gettonata? «Riservare ai veneziani la tradizionale Linea 1, che tutti conoscono, e ai turisti la 3, tanto per cominciare».
Tant’è, dopo la sfuriata del sindaco, Actv ha diramato un ordine di servizio, «per consentire l’accesso alla linea 3 a tutti gli utenti in possesso di regolare titolo di viaggio, anche se diverso da abbonamento o Carta venezia, in modo particolare negli approdi in cui transitano promiscuamente Linea 1 e linea 3, a condizione che il vaporetto presenti una adeguata residua capacità di imbarco».
«Grazie tante, così si scarica tutta la responsabilità sul marinaio: è inammissibile», replica piccato il segretario di Rdb-Cub, Giampietro Antonini, che racconta anche un episodio avvenuto in coincidenza con la sfuriata del sindaco: lunedì, un’avvocatessa ha schiaffeggiato un marinaio, «reo» a suo dire di aver permesso a una coppia di turisti di salire a bordo di un battello di linea 3. L’indomani la donna ha porto le sue scuse, ma è evidente - sottolinea il sindacalista - che la discrezionalità creerà ancora più confusione nei turisti. Antonini ha anche scritto una lettera aperta a Cacciari, ricordando come «con l’operazione linea 3 è stata colta l’occasione per giustificare l’aumento del costo dei biglietti, presentandola come un servizio ai veneziani». «La invito», conclude Antonini, «a rivedere completamente l’assurda pretesa di diversificare e ridurre il diritto alla mobilità di qual si voglia cittadino, invece di limitarsi a richiedere l’uso del buon senso da parte di lavoratori che svolgono compiti meritevoli di rispetto».(r.d.r.)

Intanto un’Imob non si carica: polizia all’Accademia, ma era tutto regolare. Tensioni Cobas-Vela
Vaporetto in panne contro il pontile
San Stae, cambio in blocco. Forte impatto, nessun ferito. Danni a una barca

Venezia - Giornata turbolenta, ieri, in casa Actv: in mattinata, il cambio di un vaporetto di linea 1 è andato in blocco e il mezzo è andato a sbattere piuttosto violentemente contro l’imbarcadero di San Stae, mentre verso le 14 la polizia è dovuta intervenire al pontile dell’Accademia, chiamata da una giornalista che - acquistato un biglietto da 6,50 euro - al momento di «bippare» ha scoperto che la sua card era scarica, andando su tutte le furie temendo un raggiro.
Quanto all’incidente, il pesante impatto non ha avuto conseguenze gravi per i passeggeri - anche se un paio sono rovinati a terra - quanto piuttosto per un’imbarcazione ormeggiata accanto al pontile e «centrata» dal vaporetto.
Poco dopo, all’Accademia, è invece accaduto di nuovo ciò che i lavoratori di Vela avevano segnalato preoccupati giorni fa, ovvero, alcune possibili defaillance del sistema imob, che non sempre caricherebbe sulle card elettroniche quanto pagato, nonostante l’emissione di regolare ricevuta. Ieri, la situazione è degenerata anche perché la passeggera sosteneva di non aver avuto alcuna ricevuta di pagamento: alla fine, la situazione s’è chiarita grazie all’accesso al server del sistema, che aveva registrato l’emissione di biglietto e ricevuta. Mentre gli agenti erano ancora all’Accademia, si è avvicinata una turista (con scontrino) che ha scoperto di avere la card vuota nonostante avesse acquistato il biglietto alla Ca’ d’Oro. «Stiamo facendo tutte le verifiche, ma il server funziona regolarmente: se errore del sistema è stato si tratterebbe di un caso su migliaia di biglietti emessi al giorno», spiegano da Vela, «invitiamo comunque i passeggeri a custodire la ricevuta, sino a quando non avranno "bippato"». «Nessun disguido, ma la riprova che il sistema è fallibile: i lavoratori onesti non possono essere additati come ladri per errori altrui», commenta Giampietro Antonini, segretario Rdb-Cub. Da qui la richiesta del sindacato all’azienda di «immediata sospensione del sistema imob, sino a definitiva e positiva soluzione dei problemi» con ritorno al cartaceo.(r.d.r.)


4 settembre 2008 - Il Bologna

Mobilitazione. Assemblea dei Cobas

Bologna - Appuntamento al 16 settembre con l'assemblea delle scuole di Bologna che si riunirà per decidere la mobilitazione contro il decreto Gelmini. Il Cub promette scioperi e ogni forma di mobilitazione.


3 settembre 2008 - Asca

ALITALIA: REGIONE LAZIO, COINVOLGERE ISTITUZIONI LOCALI

(ASCA) - Roma, 3 set - Forte preoccupazione per lo stato in cui versa Alitalia, sia per il futuro dell'azienda, sia per le ricadute occupazionali che il nuovo assetto potrebbe comportare, direttamente o nell'indotto, e una richiesta di coinvolgimento delle istituzioni locali nel piano di rilancio della compagnia ex di bandiera. E' quanto scaturito oggi dal Tavolo Interistituzionale per Alitalia, presieduto dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, presenti il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, il vice sindaco di Roma, Mauro Cutrufo, il sindaco di Fiumicino, Mario Canapini, oltre i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl, Cub, Anpac, Anpav, Up e Avia. Il tavolo ha espresso, ''con particolare vigore e rammarico'', si legge in una nota, ''che le istituzioni locali non siano state finora coinvolte nel processo di riorganizzazione della compagnia di bandiera''. ''Le istituzioni locali - spiega la nota - chiedono di essere coinvolte nella discussione sul merito del piano industriale. Si richiede pertanto incontro con il governo, al fine di superare questi limiti e discutere in modo piu' esaustivo degli assetti futuri di Alitalia. Nel merito il tavolo interistituzionale ritiene che, qualunque soluzione debba prevedere: che la compagnia abbia carattere intercontinentale; la centralita' del ruolo dello scalo di Fiumicino e il suo potenziamento; l'estensione degli ammortizzatori sociali sia per i dipendenti diretti che per quelli dell'indotto. L'estensione del perimetro aziendale della nuova societa' all'intero processo produttivo''.


3 settembre 2008 - Dire

SCUOLA BOLOGNA. ASSEMBLEA CUB CONTRO DECRETO GELMINI
IL 16 SETTEMBRE SI DECIDERANNO MODALITA' MOBILITAZIONE

(DIRE) Bologna, 3 set. - Dopo la pubblicazione di ieri in Gazzetta Ufficiale della riforma scolastica Gelmini, anche il Cub-Rdb di Bologna alza la voce e si prepara a scendere in piazza per "difendere il tempo pieno e la pluralita' dell'insegnamento nella scuola elementare". Il prossimo 16 settembre, l'assemblea delle scuole di Bologna si riunira' per organizzare la mobilitazione, che nei prossimi mesi portera' ad assemblee sindacali, scioperi e azioni di protesta. "Nel cuore della notte e' stato inferto l'ennesimo colpo al corpo vivo della scuola primaria pubblica e ai suoi insegnanti: il consiglio dei ministri ha approvato il decreto Gelmini che annulla cinquant'anni di percorsi, esperienze e dibattiti pedagogici riesumando l'insegnante unico". Cosi', in una nota, il Cub commenta il ritorno del maestro unico alle elementari, e porta alla luce lo scontento di un folto gruppo di lavoratori delle scuole primarie di Bologna. Per il Cub, "il movente che guida questo e gli altri provvedimenti e' la sottrazione di risorse al mondo del lavoro: i 150 mila posti tagliati in tre anni, l'eliminazione dei precari utilizzati per decenni a copertura di vuoti d'organici e la negazione del diritto allo studio per i figli dei lavoratori". Se da un lato infatti "il governo si riempie la bocca con proclami inneggianti all'efficienza e alla qualita', dall'altro indebolisce fino all'abbattimento totale l'istruzione pubblica". Nella nota, il Cub coglie anche l'occasione per ribadire "la latitanza delle confederazioni sindacali istituzionali", e rilancia i due appuntamenti nazionali gia' in calendario: "Lo sciopero del personale precario della scuola, previsto per il 19 settembre, e lo sciopero generale nazionale del 17 ottobre, con manifestazione a Roma".


3 settembre 2008 - Adnkronos

ALITALIA: REGIONE LAZIO, SIA PREVISTA CENTRALITA' SCALO DI FIUMICINO
TAVOLO INTERISTITUZIONALE, RICHIESTO INCONTRO CON GOVERNO

Roma, 3 set. - (Adnkronos) - Si e' riunito oggi il Tavolo Interistituzionale per Alitalia, presieduto dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Alla riunione erano presenti il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, il vice sindaco di Roma, Mauro Cutrufo, il sindaco di Fiumicino, Mario Canapini, oltre i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl, Cub, Anpac, Anpav, Up e Avia. "Il tavolo - si legge in una nota - ha espresso forte preoccupazione per lo stato in cui versa Alitalia, sia per il futuro dell'azienda, sia per le ricadute occupazionali che il nuovo assetto potrebbe comportare, direttamente o nell'indotto. In particolare il tavolo ha espresso, con particolare vigore e rammarico, che le istituzioni locali non siano state finora coinvolte nel processo di riorganizzazione della compagnia di bandiera. Pertanto le istituzioni locali chiedono di essere coinvolte nella discussione sul merito del piano industriale". "Si richiede pertanto incontro con il governo - continua la nota - al fine di superare questi limiti e discutere in modo piu' esaustivo degli assetti futuri di Alitalia. Nel merito il tavolo interistituzionale ritiene che, qualunque soluzione debba prevedere: che la compagnia abbia carattere intercontinentale; la centralita' del ruolo dello scalo di Fiumicino e il suo potenziamento; l'estensione degli ammortizzatori sociali sia per i dipendenti diretti che per quelli dell'indotto. L'estensione del perimetro aziendale della nuova societa' all'intero processo produttivo".

POMPEI: CERASOLI (UIL), SÌ ALLE ASSEMBLEE MA SENZA DANNI AI VISITATORI
IL SEGRETARIO GENERALE CONTRO LA CISL, 'COSÌ SI PERDONO CREDIBILITÀ E RISORSE FINANZIARIÈ

Pompei (Na), 3 set. - (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - All'indomani della riapertura al pubblico delle undici domus chiuse per circa venti anni, è caos tra i sindacati, uniti nel chiedere un tavolo di concertazione tra la struttura commissariale e la sovrintendenza, ma divisi su altri fronti: Cgil, Uil, Flp, Unsa e Rdb hanno infatti preso le distanze dalla convocazione dell'assemblea sindacale da parte della Cisl, che ha provocato il posticipo di due ore dell'apertura dei cancelli ai turisti. «Non mi sono mai sognato di contestare lo svolgimento delle assemblee - ha ribadito in una nota il segretario della Uil Gianfranco Cerasoli - bensì l'uso demagogico e controproducente che se ne è fatto a Pompei poichè la consultazione dei lavoratori poteva essere fatta ugualmente senza danneggiare i visitatori e la stessa Pompei che ha perso ancora una volta credibilità e risorse finanziarie». Nella nota diffusa oggi dalla segreteria nazionale della Uil, si ribadisce anche che la gara per assumere sette vigilantes privati, decisa dal commissario Profili, va annullata e si sottolinea anche che «le risorse poco meno di 1 milione di euro servono come non mai per l'attività di tutela». Pertanto, il sindacato afferma che «andrà avanti nel sostenere le proprie denunce». Nella nota si sottolinea che «l'incontro di ieri del commissario Profili con i vertici del Mibac non è stato così tranquillo e sereno come oggi qualche giornale riporta». «Ho la sensazione che Profili - ha fatto sapere Cerasoli - non abbia compreso il senso dell'incontro di ieri poichè deve cambiare assolutamente i comportamenti e deve relazionarsi urgentemente con il soprintendente di Napoli e Pompei Guzzo, in vista della riunione della prossima settimana che servirà metterà fine a questo stillicidio su Pompei».


3 settembre 2008 - Agi

SANITA’: PRECARI, ROSELLI INCONTRA SINDACATI

(AGI) - Pescara, 3 set. - Si e’ tenuto questa mattina, nella sede del Consiglio reg1i1onale a Pescara, l’incontro tra Marino Roselli, presidente del Consiglio dell’Abruzzo, e i rappresentanti sindacali Mario Frittelli (RdB/Cub) e Marco Di Matteo (Cobas), sulla situazione dei circa 700 precari delle sei Asl abruzzesi. "Un incontro chiarificatore - lo ha definito Frittelli - sulla necessita’ di stabilizzare i precari della sanita’ pubblica". Diversi i punti su cui i sindacati ritengono necessario aprire subito un confronto: l’esigenza che la stabilizzazione riguardi tutto il personale del comparto, la rivisitazione del comma 5 dell’art. 3 della Legge 5/2008, nel quale si afferma che gli aventi diritto alla stabilizzazione sono quelli con contratto di lavoro in essere dal 31/12/2007, e ancora, la proroga dei termini di presentazione dei piani di stabilizzazione. Il presidente Marino Roselli ha fissato per giovedi’ 11 settembre, a palazzo dell’Emiciclo a L’Aquila, un incontro tra una delegazione di precari e rappresentanti sindacali e la conferenza dei Capigruppo.


3 settembre 2008 - Il Manifesto

PRECARIE DI LEGNANO «STRIP CONFERENCE» E SCIOPERO IL 19

Prosegue la battaglia delle lavoratrici precarie licenziate dal call center dell'ospedale di Legnano che, dopo essersi messe all'asta su You tube, hanno annunciato una «strip conference» venerdì, per rilanciare lo sciopero dei precari indetto per il prossimo 19 settembre. «Ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro e lo faremo per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e dei loro diritti», dicono. Secondo la Rdb-Cub, la vicenda «è la dimostrazione di come l'attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato».


3 settembre 2008 - L'Unità.it

Le precarie di Legnano in "strip conference"

Legnano - Dopo la provocazione di vendersi all'asta per un posto di lavoro le 11 ex precarie dell'Ospedale di Legnano, licenziate dopo sei anni di contratto a tempo determinato grazie al decreto Brunetta ora passano allo step successivo. Venerdì 5 settembre faranno una strip conference sostenuta anche dalla Rappresentanza sindacale di base. Ora e luogo della protesta verranno annunciate attraverso un altro video su Youtube. «Ci spoglieremo, ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro - annunciano le centraliniste - e lo faremo non solo per noi 11 ma per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e dei loro diritti, firmando lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore sempre più precari e sempre più flessibili». Nel frattempo alle 11 precarie- fanno sapere dal sindacato- sono arrivate parecchi attestati di solidarietà.
Ed è lo stesso Rdb a prendere in mano la vicenda delle centraliniste di Legnano perché - sottolineano dalla rappresentanza sindacale - la loro vicenda rischia di interessare tutti i call center sanitari della Regione Lombardia ed «è la dimostrazione di come l'attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato». Per Sabino Venezia, del Coordinamento nazionale Rdb- Cub Sanità, infatti, «il decreto Brunetta, intervenendo pesantemente sulla più importante risorsa della Pubblica Amministrazione, ovvero i suoi operatori, determinerà di fatto una riduzione del personale con la conseguente impossibilità di stabilizzazione dei precari. In altri termini a Legnano come nel resto del paese - conclude Venezia - l'unica soluzione alla piaga del precariato cronico è il licenziamento dei lavoratori».
E mentre dal Rdb arriva l'annuncio di uno sciopero dei lavoratori precari per il prossimo 19 settembre e di un assemblea che si terrà lo stesso giorno a Roma, a rispondere alle precarie di Legnano è lo stesso ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, di cui le donne dicono di essere le «prime vittime». «La responsabilità della gestione del personale è ascrivibile ai vertici dell'Azienda sanitaria - scrive Brunetta in una nota. E replica alle accuse delle lavoratrici precarie dicendo che «il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo.(a.g.)


3 settembre 2008 - Il Giorno

«L’ospedale ci ha lasciato in mutande»
Ieri il picchetto in cortile, ma la prossima mossa eclatante sarà lo spogliarello: «In un teatro, vi diremo dove» LA PROTESTA DELLE UNDICI CENTRALINISTE DEL CALL CENTER DEL CIVILE RIMASTE A CASA
di SILVIA VIGNATI

Legnano - VENERDÌ una strip-conferenza. Il 19 settembre uno sciopero di tutti i precari d'Italia: iniziativa partorita ieri mattina, al Civile di Legnano. Protagoniste: le undici operatrici di call center che hanno perso il posto di lavoro da lavoro, da lunedì. Dopo sei anni di impieghi a termini, contratti da rinnovare, rabbia da masticare, progetti da rimandare. LA PROTESTA delle donne disoccupate, dopo il video-asta su Youtube, acquista toni ancora più provocatori. «Cosa abbiamo ancora da perdere? - spiegavano ieri mattina al presidio organizzato al Civile - Non siamo forse già denudate nella nostra dignità, nei nostri diritti? Senza reddito, nessuna dignità!». Mattinata di protesta. Davanti al monoblocco sembra di essere su un set: telecamere, interviste, televisioni, fotografi. Pazienti che si fermano e chiedono cosa succede. Da un lato le donne, il banchetto, i giornali e le bandiere di Rdb (Rappresentanze di base). DALL'ALTRA i vertici aziendali. In mezzo le forze dell'ordine, che a metà mattina fanno spostare il picchetto "troppo vicino" all'ingresso del monoblocco. Le ex lavoratrici si raccontano. «Avevano ventilato una proroga di sei mesi del nostro contratto - spiega una di loro -. Sono partita a Ferragosto per una breve vacanza, speranzosa. Quei mesi in più erano una boccata d'ossigeno. Il 21 mi chiama una collega: siamo licenziate. Lunedì ho ritirato le mie cose alla postazione, e ho trovato funzionari dell'azienda al mio posto. Ho due figli di 12 e 16 anni, e mi chiedo se a 50 anni riuscirò a trovare un altro lavoro». UNA SUA COLLEGA: «Sono divorziata, un figlio di vent’anni disoccupato. Per anni ho fatto la pendolare da Varese. Ma potete immaginare cosa vuol dire essere messe in strada da un giorno all'altro?». Davvero vi spoglierete? «Stiamo cercando un teatro, e poi vi faremo sapere l'ora e dove. Noi cerchiamo solo un impiego definitivo. Abbiamo rate del mutuo da pagare, figli che vanno a scuola. Così è un'angoscia infinita». UN'ALTRA DONNA, che ha casa a Milano e fa la pendolare: «Ho sperato in una stabilizzazione, in tutto questo tempo. Sei anni da precari non li auguro a nessuno». Il gazebo si è spostato sul prato poco distante dalla grotta con la Madonnina. La presenza delle donne, delle bandiere, non lasciano indifferenti i passati. C’è il chirurgo che si avvicina ed esprime solidarietà, si informa, vuole sapere. La fisioterapista dalle mani d'oro che scrolla la testa. Passano due lavoratrici della farmacia che pongono domande. Poco lontano c'è anche un’operatrice della cucina, i capelli color del grano nascosti da una cuffietta bianca. È straniera, non parla bene l'italiano, ma ha paura che quello che è successo alle sue colleghe "telefoniste" possa capitare anche a lei: «Dicono che a novembre, noi delle cucine, saremo licenziate, siamo undici donne». Ancora donne. Ancora undici. RICCARDO Germani, sindacalista delle Rappresentanze di base, fa avanti e indietro per i viali, non stacca l'orecchio dal cellulare: "Adesso vogliono mandare le iscritte Rdb a fare il call center. Da non credere». PER TUTTO il giorno l'attenzione dei media è alle stelle. Carta stampata ed emittenti televisive hanno puntato i riflettori su queste donne così combattive, tutte a testa altissima. Ampio rilievo è stato dato dalla stampa nazionale al caso. Il tg2 delle 13 ha inserito nella "vetrina" la notizia del presidio. Il tg3 nazionale delle 14.30 ha trattato la vicenda. Canale 5 ha ospitato in diretta le donne nella trasmissione delle 17 "Pomeriggio cinque", con Barbara D'Urso. Poi un contatto telefonico con la redazione della trasmissione "Anno zero", di Michele Santoro: in una prossima puntata si parlerà di loro. A RACCOGLIERE le storie delle ex operatrici di call center e le repliche dell'amministrazione erano presenti, tra gli altri, anche Telelombardia e l'emittente Gold. «Abbiamo avuto contatti con duecento radio di tutta Italia, e un numero imprecisato di agenzie di stampa, onestamente abbiamo perso il conto», commenta Germani. Alle 13 di ieri ci siamo collegati con Youtube: il video delle 11 precarie aveva registrato 11mila contatti. «E in serata metteremo in rete un nuovo clip», afferma il sindacalista che l'amministrazione vede come una spina nel fianco (eufemisticamente).

Legnano. «LICENZIAMENTI? Non è la parola giusta!..

Legnano - «LICENZIAMENTI? Non è la parola giusta! Si sta creando un clima orribile per chi lavora e per chi viene in ospedale a farsi curare». Carla Dotti, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Legnano, è indignata con la stampa: «Sono comparse solo le dichiarazioni di un sindacato, per altro». Dunque come stanno le cose? «Le donne del call center avevano un contratto siglato in accordo con la precedente amministrazione. Siamo di fronte a contratto triennale che viene a decadere: prorogarlo sarebbe stato un atto illegittimo. Ma non scriviamo per favore che le operatrici sono state licenziate dall'Azienda! Ciò ovviamente non toglie drammaticità alla perdita del posto di lavoro: sia nel caso del singolo sia nel caso di undici donne». Chi sostituisce le undici ex lavoratrici? «Da lunedì alle postazioni ci sono persone dell'area amministrativa già presenti all'interno dell'Azienda. Persone che già lavoravano part time e che hanno fatto richiesta di lavorare più ore. Qualcuna deve conciliare esigenze familiari, figli che crescono». Anche le operatrici hanno figli da mantenere. E son finite su Youtube. «Ripeto: non potevamo prorogare per legge il loro contratto. La loro iniziativa è creativa, reattiva in maniera giusta. Conosco personalmente tante situazioni difficili di giovani». Perché è stato scelto un nuovo call center, «Lombardia Call», con sede in Sicilia? «È una decisione della Regione Lombardia, che da due anni ha scelto questa strada: per tutelare meglio i cittadini. A questo call center fanno già riferimento altre Aziende ospedaliere milanesi. In questo modo, si amplia l'offerta all'utente, che in futuro potrà essere informato anche su visite e tempi d'attesa in altri ospedali». È vero che questo trasferimento metterà in crisi anziani e disabili? «Falso: non mancherà nessuna informazione agli utenti, anzi verrà migliorata». Ma all'Azienda ospedaliera questo appalto è economico, oppure i costi saranno per voi superiori? «Non so che conti abbiano fatto le Rappresentanze di base, e mi chiedo con quale criterio possano fare certe affermazioni».(S.V.)


3 settembre 2008 - Il paese delle donne on line

Legnano: nude contro il licenziamento

Venerdì 5 settembre le 11 lavoratrici del call center dell’ospedale di Legnano, che provocatoriamente si sono messe all’asta su YouTube, si denuderanno per protesta. Ora e luogo della "strip conference" verranno annunciati tramite un nuovo video su YouTube.
"Ci spoglieremo, ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro e lo faremo non solo per noi 11 ma per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e dei loro diritti, firmando lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore, sempre più precari sempre più flessibili", è quanto dichiara una delle lavoratrici e riporta un comunicato dell’Ufficio stampa RdB-Cub PI che appoggiano questa battaglia.
Secondo le RdB-CUB P.I., la vicenda che ora coinvolge le lavoratrici di Legnano, e che rischia di interessare tutti i call center sanitari della Regione Lombardia, è la dimostrazione di come l’attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato. Le RdB rilanciano dunque lo sciopero dei lavoratori Precari indetto per il prossimo 19 settembre e l’assemblea nazionale che si terrà in quella data a Roma.


3 settembre 2008 - EPolis Milano

Legnano
La protesta delle precarie approda al Pirellone

Le precarie del call center di Legnano, licenziate dopo anni di contratti a termine, continuano la protesta. E lo fanno così come era cominciata: con uno strip tease. Questa volta, però, niente YouTube ma una conferenza stampa indetta per il 5 settembre nel corso della quale spiegheranno ai giornalisti le proprie ragioni. Intanto anche dal Pirellone arrivano voci di solidarietà nei confronti delle centralinistespogliarelliste. Il capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale, Carlo Monguzzi, chiede al presidente Formigoni di dare un lavoro alle 11 ragazze. "Il ministro Brunetta - scrive Monguzzi in una nota - dice che la responsabilità della gestione del personale è dei vertici della Asl. Quindi Formigoni può fare qualcosa. Per questo abbiamo presentato un'interrogazione urgente perché ci sembra fuori dal mondo che la soluzione di un problema difficile e complesso come quello del precariato sia il licenziamento dei precari stessi. Nell'interrogazione chiediamo se sia utile, efficace ed economico che un servizio come quello di prenotazione delle visite mediche sia gestito da un call center siciliano".


3 settembre 2008 - Il Tirreno

Vigili del fuoco. Polemica sindacale sul presidente sub: chi paga il servizio?
«Noi, dame di compagnia di Fini»

Chi pagherà le vacanze da sub del presidente della Camera Fini e della sua compagna, tra Orbetello e Giannutri, dal 21 luglio al 28 agosto? A porre la domanda abbastanza fastidiosa per l’esponente politico è Antonio Jiritano, responsabile nazionale delle rappresentanze di base dei vigili del fuoco, che ha inviato un lungo esposto alla Corte dei Conti per sapere a quanto ammonti il costo del servizio di assistenza che i pompieri di Grosseto hanno prestato a Fini e compagna in Toscana. Per il sindacato scortare personaggi pubblici e fare per loro «le dame di compagnia» non è compito dei vigili del fuoco. E invece, il 21 luglio è giunta dal ministero l’autorizzazione a usufruire di 180 ore di straordinario «al fine di garantire a Fini una costante assistenza nelle escursioni in mare».

«A domare incendi? No, a servire Fini»
Il sindacato: chi paga i vigili del fuoco per la scorta in mare? Per il tuffo in acque proibite multa al presidente della Camera ma anche ai pompieri che lo accompagnavano
di Mario Lancisi

Chi pagherà le vacanze da sub del presidente della Camera Gianfranco Fini e della sua compagna, la showgirl Elisabetta Tulliani, che si sono svolte tra Orbetello e Giannutri, dal 21 luglio al 28 agosto? A porre la domanda abbastanza fastidiosa per l’inquilino di Montecitorio è Antonio Jiritano, un signore che di mestiere fa il pompiere, ma evidentemente più che spegnere gli piace attizzare fuochi polemici. Jiritano, responsabile del coordinamento nazionale delle rappresentanze di base dei vigili del fuoco, ha inviato un lungo esposto alla Corte dei Conti per sapere a quanto ammonti il costo del servizio di assistenza che i pompieri di Grosseto hanno prestato a Fini e compagna, nella loro prima vacanza da innamorati.
Sì, perché nei compiti dei vigili del fuoco non rientra, secondo il sindacato di base, quello di fare da scorta ai personaggi pubblici. E invece, il 21 luglio, in coincidenza con le ferie del presidente della Camera, è giunta dal ministero dell’Interno ai vigili del fuoco di Grosseto l’autorizzazione a usufruire di 180 ore di straordinario «al fine di garantire a Fini una costante assistenza nel corso delle sue escursioni in mare».
Per Jiritano si tratta di un’autorizzazione al limite dello scandalo in quanto il compito di fare le «dame di compagnia» del presidente della Camera nelle sue immersioni nelle acque del parco dell’arcipelago avrebbe distolto i vigili del fuoco dalle loro attività di soccorso e di prevenzione.
«E pensare che il 5 luglio avevamo chiesto lo straordinario per la bonifica di una bomba nel comune di Grosseto, ma ci è stato negato», accusa Jiritano. Che ricorda come a Grosseto i vigili del fuoco sommozzatori siano solo dodici e che quindi gli straordinari chiesti dal Viminale li ha sottoposti a turni massacranti.
Francesco Notaro, comandante dei vigili del fuoco di Grosseto, ammette che «non capita spesso di prestare un servizio di assistenza come sommozzatori a personaggi pubblici», ma che nel caso di Fini una ragione c’è, ed è - a suo parere - assolutamente legittima. A Grosseto i sommozzatori ce l’hanno solo i vigili del fuoco ed è a loro che si è rivolto il questore Maria Rosaria Maiorino. «Ritengo che lo Stato abbia risparmiato perché utilizzando noi ha evitato di chiamare sommozzatori da fuori Grosseto», spiega Notaro.
Bacchettato sulle dita dal fustigatore della Casta Gian Antonio Stella (sul Corriere della Sera del 23 luglio), il presidente Fini ha fatto finta di niente e ha continuato imperterrito, nelle sue vacanze toscane, a usufruire dei sommozzatori dei vigili del fuoco.
A rovinare, almeno in parte, le immersioni subacquee del presidente della Camera («Andare in profondità è anche un’esperienza di conoscenza della propria mente», spiega Fini al settimanale Chi) ci ha pensato Legambiente che ha diffuso le foto dei suoi tuffi proibiti a Giannutri, martedì 26 agosto. Fini è stato fotografato mentre, accompagnato da una imbarcazione dei vigili del fuoco, si preparava con maschera e bombola ad immergersi davanti alla costa dei Grottoni, in una zona - la numero 1 - vietata alla pesca, alla navigazione, alla sosta, all’ancoraggio e all’immersione.
Fini questa volta non ha scrollato le spalle, ha ammesso l’errore: «E’ stata una sciocchezza, non sapevo che ero in zona 1. Pagherò la multa». In realtà la versione regge poco perché Fini poteva anche non sapere, ma i vigili del fuoco no. «Ci hanno provato, gli è andata male», spiega Umberto Mazzantini, presidente di Legambiente del Parco dell’Arcipelago toscano. A pagare la multa (il massimo è 2mila euro) non sarà solo Fini - precisa il presidente del Parco, Mario Tozzi - ma anche i sommozzatori che si sono immersi con lui, compreso il titolare della barca dei vigili del fuoco.


3 settembre 2008 - La Repubblica

L´acqua è entrata nell´Area 2 durante il nubifragio di lunedì sera. Era stato inaugurato all´inizio di luglio. I sindacati: "Fatto gravissimo"
Bufera all´aeroporto, allagato il nuovo check-in

Bologna - Il diluvio di lunedì ha causato allagamenti nell´Area 2 dell´aeroporto. L´acqua è filtrata dal soffitto e da un tombino. Ma il settore, fin dalla sua inaugurazione a luglio, è stato protagonista di una lunga trafila di problemi: scale mobili non funzionanti, climatizzazione obsolete e disservizi al check-in. Cub Trasporti attacca: «Queste carenze strutturali sono inaccettabili»

Perdite di acqua dal soffitto. La polemica dei sindacati: "Inammissibile"
Allagato il check-in inaugurato un mese fa
I danni del nubifragio al Marconi Il temporale di lunedì scorso ha fatto saltare anche un tombino della struttura
di GIUSEPPE CUCINOTTA

Bologna - Inaugurata ad inizio luglio l´Area 2 dell´aeroporto è andata in tilt al primo acquazzone. E´ bastato il temporale di lunedì pomeriggio per causare un allagamento esteso a quasi tutto il settore. L´alluvione, che ha reso inagibili parecchie piste, ha fatto saltare un tombino all´interno della struttura. Due dita d´acqua si sono riversate nell´area non provocando grossi danni a causa della ridotta presenza di viaggiatori. I lavori di pulizia sono andati avanti tutta la notte e solo in mattinata è stata ripristinata la piena agibilità del settore.
Ma la pioggia non si è infiltrata solo dal basso. «Ci sono state lievi perdite dal soffitto» conferma l´ufficio stampa dell´aeroporto. «L´acqua scendeva anche dall´alto - riferisce un dipendente del Guglielmo Marconi - e in particolare dalle colonne dell´aria condizionata». Il sindacato Cub Trasporti critica l´eccessiva fretta con cui è stata effettuata la ristrutturazione del settore: «Nubifragi come quello di ieri non sono così rari in città. E´ inammissibile che un´area inaugurata da pochissimo tempo presenti queste carenze al primo accenno d´autunno, significa che c´è stata troppa foga nel dichiarare conclusi i lavori». In effetti fin dalla sua inaugurazione, l´Area 2 è stata protagonista di una lunga scia di disservizi. A cominciare dalle cellule fotoelettriche dei nastri trasportatori che bloccandosi spesso hanno causato frequenti ritardi alle operazioni di check-in. Inoltre i dipendenti hanno spesso protestato per l´impianto di condizionamento ritenuto obsoleto e insufficiente rispetto al numero di passeggeri che transitano per lo scalo bolognese. Uno dei problemi ancora irrisolti è quello della scala mobile, non funzionante da quando l´area è stata riaperta. «Le persone sono costrette o a portare i bagagli a mano sulle scale o a fare un giro abbastanza lungo per raggiungere l´ascensore, e questo dura ormai da due mesi» riferisce un dipendente. «Il problema dell´aeroporto è che è stato sempre ristrutturato a pezzi - dice il Cub Trasporti - i nuovi lavori si sovrappongono a carenze croniche e non fanno altro che peggiorare la situazione».
Il maltempo di lunedì ha causato inoltre ritardi e dirottamenti sui voli in entrata e uscita. I disagi sono iniziati alle 18 e 10 e si sono protratti per quasi due ore. Solo alle 19 e 40, quando il nubifragio si era placato, è ripartito il primo volo dal Marconi. All´aeroporto di Forlì sono stati dirottati tre voli: uno proveniente da Fiumicino, uno da Monaco e uno da Bari. E´ stata cancellato anche il volo di ritorno verso la città bavarese. Un aereo proveniente da Barcellona e uno da Londra sono stati deviati sugli scali di Genova e Venezia. In questi casi la decisione è stata quella di non fare scendere i passeggeri, che dopo la fine del temporale sono stati riportati sotto le Due Torri con gli stessi voli.


3 settembre 2008 - EPolis Roma

Due Leoni. Un gruppo legato ai Blocchi Precari Metropolitani
si è insediato in una struttura abbandonata
Dieci famiglie occupano casolare

Roma - Occupazione in massa, ieri mattina, in un casale in via San Biagio Platani, in località Due Leoni: una decina di famiglie, organizzate nei Blocchi Precari Metropolitani, si è installata nella struttura fatiscente decisa a non spostarsi più "nemmeno con la forza". La struttura- hanno fatto sapere gli occupanti- è abbandonata da circa dieci anni ma versa in buone condizioni. "Almeno per quanto riguarda la parte abitativa la situazione è accettabile - ha precisato uno dei 'nuovi inquilini' del casale- le stalle, invece, avrebbero bisogno di un grosso lavoro di ristrutturazione". Diversa la tipologia dei nuclei familiari che ieri si sono insediati nel casolare abbandonato. Cinque famiglie del gruppo sono formate da coppie giovani e anziane, poi ci sono dei singoli. "Ancora non sappiamo chi sia il proprietario del casale- dice uno degli occupanti- qualcuno dice possa essere l'Università di Tor Vergata ma al momento non è chiaro. Neppure la polizia, che è sopraggiunta subito dopo la nostra occupazione, ci ha saputo dire altro in merito. Forse verranno fuori informazioni nei prossimi giorni ma non c'è dubbio che noi qui intendiamo rimanere ad abitare e non ce ne andremo dall'area neppure con la forza".


3 settembre 2008 - Tempo Stretto

Buzzanca vuole "approfondire" l'estensione dell'orario di lavoro per i contrattisti
Dure reazioni dai precari e dalla Uil Fpi. RdB-CuB annuncia un'assemblea per il 9
di Fabio Ruggiano

Messina - Una speranza spezzata. Il 30 luglio scorso il sindaco, Giuseppe Buzzanca, aveva disposto al dirigente capo Area Risorse Interne di avviare il provvedimento deliberativo per portare, a partire dall'1 Settembre, a 24 ore settimanali l'orario lavorativo di tutto il personale contrattista, a prescindere dalla normativa in riferimento (ex L.R. 85/95, ex L.R. 21/03 ed ex D.lgs.vo 468/97). Il 29 Agosto, però, a due giorni dall'agognato passaggio, la Giunta municipale, riunita in seduta, ha rinviato, per approfondimenti, la proposta di deliberazione. Sono oltre 150 i lavoratori a tempo determinato, gli ex LSU L. R.. 21/03, che operano nel Comune di Messina, «tutti lavoratori essenziali all'espletamento dei servizi del Comune e da anni condannati ad una condizione di precarietà inaccettabile», spiega Gaetano Giordano, dirigente aziendale contrattisti Uil Fpi. Gli articolisti del Comune di Messina, da dodici anni sono di fatto impiegati, con tanto di tesserino da timbrare, con tanto di cartellino di riconoscimento, ma senza adeguato salario, e peggio ancora con contributi ridotti per la pensione di vecchiaia. «Nel 2003 - continua Giordano - eravamo 179, ma qualcuno, nel tempo, ha pensato di aggiungere altro precariato sul precariato, e oggi siamo diventati un fritto misto di 304 invisibili che dal 1996 espletano giornalmente servizio per il Comune di Messina. Abbiamo immagazzinato una notevole professionalità senza però che nessuno si prenda cura del nostro futuro. Per quanto concerne la nostra stabilizzazione, nessuno ne parla, siamo degli "invisibili".» Adesso La Uil Fpi chiede, in un documento a firma di Giordano e del segretario aziendale Emilio Di Stefano, «di non indugiare ulteriormente al rinvio dell'estensione lavorativa a 24 ore per tutti il personale contrattista, ex legge Regionale 21/03, non riuscendo a comprendere quali possano essere gli "approfondimenti" richiesti dall'Amministrazione Comunale, atteso che tutti i provvedimenti propedeutici alla suddetta attivazione, compreso il relativo impegno di spesa, sono stati portati a termine dai dirigenti competenti, così come disposto dal sindaco in data 04/08/08 e riportato anche dagli organi di stampa. Non vorremmo che dietro questo rinvio ingiustificabile, si celasse l’ennesimo tentativo di creare figli e figliastri fra i lavoratori precari, con l’adozione di provvedimenti discriminatori, così come è avvenuto nel recente passato». Un documento è stato emanato anche da RdB-CuB, a firma di Roberto Laudini. In esso il sindacato chiede provocatoriamente chiarimenti sul perché «gli approfondimenti non siano stati fatti sulle centinaia di migliaia di euro per i botti di ferragosto o per altre feste popolari». Insomma «si cercano i buchi e si tralasciano le voragini, una Giunta che colpisce solo i più deboli». Il documento continua: «Crediamo che il sindaco Buzzanca abbia i poteri e le possibilità di dare risposte immediate e significative ad una emergenza sociale della nostra città e dare avvio a un percorso che dia una certezza alle oltre 300 famiglie che aspettano ormai da anni una soluzione che è possibile e praticabile nell'immediato senza ulteriori tentennamenti o "scarica barile"». Infine il sindacato annuncia una Assemblea generale il 9 settembre nel Salone delle Bandiere, dalle 9,00 alle 13,00. E inoltre una mobilitazione con sciopero generale il 17 ottobre con manifestazione nazionale a Roma.


3 settembre 2008 - Il Resto del Carlino

«Il ritorno al maestro unico? E’ un attacco al tempo pieno»
Scuola, no di Rebaudengo (Provincia) al decreto

Bologna - «LA REINTRODUZIONE del maestro unico nelle scuole elementari è un provvedimento grave che ci riporta indietro di alcuni decenni, che mette a rischio il tempo pieno e in crisi il nostro sistema educativo e pedagogico». Così Paolo Rebaudengo, assessore all’istruzione della Provincia, commenta uno dei punti caldi della riforma scolastica del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, già nero su bianco in Gazzetta ufficiale e venerdi in agenda a Montecitorio per la conversione in legge. «E' tutto il contrario di quello di cui c’era bisogno, mi auguro che ci sia un ripensamento, la nostra scuola non starà ferma», aggiunge Rebaudengo, convinto che «le elementari italiane sono arrivate ai primi posti in campo internazionale anche grazie all’innovazione e alle trasformazioni che ha saputo mettere in campo, come il tempo pieno, l’insegnamento dell’inglese e l’attenzione al rapporto con i bambini». LA DECISIONE della Gelmini non convince neanche docenti e genitori che si preparano a dare battaglia «per il sostegno al tempo pieno, i finanziamenti all’istruzione pubblica, contro il ritorno del maestro unico alle elementari e il reinserimento del voto di condotta», come spiega Marzia Mascagni, responsabile scuola di Rifondazione comunista e membro dell’assemblea delle scuole. «Già domani sera (stasera; ndr) ci sarà una prima riunione informale, cui sono state invitate tutte le parti in causa e dove decideremo come muoverci», spiega Mascagni. Sicura la partecipazione dei Cobas, del Centro studi per la scuola pubblica (Cesp) e il coordinamento tempo pieno. INOLTRE Rifondazione annuncia che, a partire dal 15 settembre, ci saranno iniziative di piazza con genitori e insegnanti, in aggiunta allo sciopero generale del 17 ottobre indetto da Cub, Cobas e Sindacato dei lavoratori. «Non si fa la riforma della scuola elementare per decreto — attaccano le parlamentari bolognesi del Pd Donata Lenzi, Sandra Zampa e Rita Ghedini —. Il ministro Gelmini aveva evidentemente fretta di blindare una norma che da più parti, compresi i sindacati, è già stata criticata». Insieme all’elevato numero di cattedre, secondo le esponenti dell’opposizione «è in gioco un modello educativo, quello del tempo pieno, che in Emilia Romagna ha dato da sempre non solo ottimi risultati sul piano didattico, ma ha saputo garantire vere opportunità a tutti i bambini di accedere a una scuola ricca di stimoli e di proposte culturali».


3 settembre 2008 - La Sicilia

COMISO
Chiusura scali merci un sit-in di protesta

(a.l.) Un sit in per protestare contro la chiusura degli scali merci di Comiso e Ragusa. La manifestazione, promossa dal deputato regionale Giuseppe Digiacomo ha luogo questa mattina, inizio alle 9, presso lo scalo merci della stazione ferroviaria di Comiso. All'iniziativa ha aderito il sindacato Cub Trasporti e il suo responsabile provinciale Pippo Gurrieri, oltre al Pd ibleo. Digiacomo, nelle settimane scorse, ha presentato sulla stessa tematica un'interrogazione al Governo regionale. "In attesa di un intervento della Regione come da me chiesto - afferma Digiacomo - vogliamo tornare a gridare forte l'allarme per la decisione di Trenitalia e, se necessario, avviare ulteriori forme di protesta anche fuori dai confini provinciali".


3 settembre 2008 - Libertà

Precarie licenziate all'asta su You Tube

MILANO - «Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle». Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perché il servizio sarà affidato ad un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento è legato al decreto Brunetta.
«Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare ad un call center siciliano». Oltre la metà delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia.
L'asta sarà ovviamente, è stato spiegato, tutta particolare. «Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un'idea, un pensiero». Le offerte più gradite saranno quelle di un posto di lavoro.
Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo è che al call center siciliano sarebbero già stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, «antieconomici».
Il secondo è sull'opportunità, da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. «Siamo di Legnano la città che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa»


2 settembre 2008 - Adnkronos

Oggi un presidio di protesta davanti l'ospedale
Sanità, precarie di Legnano sul piede di guerra: ''Venerdì una strip conference''
Dopo il video pubblicato su You Tube, le undici ex centraliniste dell'azienda ospedaliera lombarda si spoglieranno venerdì davanti a fotografi e telecamere. Il ministro Brunetta: ''Il protrarsi del contratto a tempo determinato per lunghi periodi non può essere assecondato''

Milano, 2 set. (Adnkronos Salute/Ign) - Il prossimo passo, promettono, sarà una 'strip conference'. Sono pronte a tutto le undici precarie del call center dell'ospedale di Legnano che, dopo sei anni di contratti a tempo determinato, da ieri sono senza lavoro. ''Se è l’unico modo per farci ascoltare - spiegano durante il presidio di protesta organizzato oggi, con il sostegno del sindacato Rdb/Cub pubblico impiego Lombardia, davanti all'azienda ospedaliera -, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti''. Passate, tramite un'agenzia interinale, da un contratto all'altro e convinte che anche stavolta avrebbero strappato un prolungamento del rapporto di lavoro con l'ospedale, il 31 agosto le ex centraliniste - in media trentacinquenni ma nel gruppo ci sono anche over 50 - hanno dovuto fare i conti con una norma del decreto Brunetta che, spiegano, ''ci condanna perché abbiamo lavorato più di tre anni nel quinquennio e impedisce il proseguimento di questo rapporto di lavoro''. Arrabbiate e frustrate per come ''con la scusa della flessibilità'' vengono trattati i lavoratori, loro non si sono perse d'animo e hanno deciso di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica ''non solo sulle loro condizioni di vita e di lavoro, ma su milioni di giovani costretti alla precarietà''. La prima provocazione è arrivata ieri attraverso You Tube, dove le undici precarie di Legnano hanno pubblicato un video annunciando un'asta pubblica in cui i loro corpi venivano ceduti in cambio di un posto di lavoro. Proposte serie, confidano all'ADNKRONOS SALUTE, non ne sono arrivate ma molti sono stati i commenti di solidarietà. Venerdì poi sarà la volta dello 'strip tease'. ''Ci spoglieremo davanti a macchine fotografiche e telecamere, ci venderemo per un posto di lavoro. Per tutti i precari''. Provocazioni a cui sono rimasti sordi sia il ministro Renato Brunetta che l'azienda ospedaliera di Legnano. Il titolare della Pubblica amministrazione ha precisato che la responsabilità della gestione del personale ''è ascrivibile ai vertici dell'Azienda sanitaria'' e che comunque ''il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato''. Nessun ripensamento neanche dall'ospedale. Momentaneamente il call center è stato affidato ad alcuni dipendenti dell'azienda e la prossima soluzione potrebbe essere quella di affidare il servizio a un call center siciliano che già si occupa del numero regionale 803000 per la prenotazione delle prime visite mediche.


2 settembre 2008 - Dire

All'asta su YouTube per trovare lavoro

ROMA - Sei anni di lavoro interinale e poi il mancato rinnovo del contratto: questo l'epilogo della vicenda lavorativa per undici centraliniste dell'ospedale di Legnano. Così le interinali hanno pensato ad un atto moderno di protesta: un video postato su YouTube in cui si dichiarano vittime del decreto Brunetta e annunciano: "Ci mettiamo all'asta in cambio di un posto di lavoro". Le undici centraliniste, che per sei anni hanno preso le prenotazioni di visite specialistiche per l'azienda sanitaria Milano 1, che conta su un bacino di utenza di un milione di persone, sapevano che il 31 agosto sarebbe scaduto anche il secondo contratto, ma erano fiduciose che quella mole di lavoro, così importante, non poteva rimanere scoperta. Poi la dichiarazone del direttore amministrativo che ha espresso l'impossibilità del rinnovo contrattuale perché il decreto vieta la possibilità di avere un rapporto di lavoro precario per oltre tre anni in cinque anni consecutivi, con la notizia che al loro posto potrebbe subentrare un call center esterno. Sebbene dall'azienda sanitaria ribadiscono di non aver lecenziato nessuno, perchè il rapporto era fra l'ente e un'agenzia di lavoro interinale e che sebbene abbiano dovuto rispettare il nuovo quadro normativo non disperano che in caso di riorganizzazione potrebbero rivolgersi alle neo disoccupate, la protesta continua. "Non abbiamo intenzione di mollare: venerdì organizzeremo una strip conference e siamo pronte a onorare le promesse- chiudono le centraliniste- se è l'unico modo per farci ascoltare, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti".
BRUNETTA - Il ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, sottolinea, in una nota, che nella vicenda "preliminarmente occorre segnalare che la responsabilità della gestione del personale è ascrivibile ai vertici dell’Azienda sanitaria, che il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e che il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato, tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico, per evitare di favorire il costituirsi di forme di precariato cronico". Per il ministro, inoltre, "il limite temporale massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato non è tipico del lavoro pubblico ma si desume dalla normativa prevista per il settore privato così come introdotta dalla recente legge 247/2007 che ha recepito il Protocollo sul Welfare del precedente Governo". Pertanto, conclude Brunetta, "il decreto legge 112/2008 (comunemente chiamato 'decreto Brunetta') non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il Governo precedente ha previsto nel settore privato".


2 settembre 2008 - Apcom

Pompei/ Confusione gestionale, chiesto intervento ministro
Degrado e mancata riapertura di 11 case già restaurate da anni

Roma, 2 set. (Apcom) - Negli scavi di Pompei, "mentre il Commissario Straordinario e il Soprintendente si contrastano reciprocamente con diffide, ordinanze e veti incrociati, sottraendo tempo, risorse e credibilità alle iniziative per la tutela del monumento", le case dell'antica città nota in tutto il mondo "continuano a perdere quotidianamente alcuni metri quadrati d'intonaco decorato e decine di pietre crollano dalla sommità dei muri". E' l'ultima denuncia, in ordine di tempo, che arriva sulla scrivania del ministro die Beni culturali e sui tavoli delle redazioni, nella vicenda del degrado di Pompei su cui hanno puntato il cannocchiale i media di tutto il mondo. La denuncia - sotto forma di lettera al Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi al quale si chiede "di porre fine alla confusione gestionale tra soprintendente e commissario straordinario" è venuta dall'architetto Antonio Irlando, responsabile di "Osservatorio Patrimonio Culturale", un'organizzazione che si occupa dei problemi dei beni culturali d'Italia. E' di questi giorni - si legge nella lettera - l'iniziativa dei tecnici che dipendono dal soprintendente Guzzo che hanno bloccato i lavori della ditta incaricata dal Commissario Straordinario del potenziamento delle rete idrica che avrebbero agito, a loro dire, senza averne competenza, e la risposta del Commissario Straordinario, il Prefetto Profili che, con una nota inoltrata anche ai Carabinieri, ha preannunciato, testualmente, che eventuali atteggiamenti di contrasto verranno denunciati all'autorità giudiziaria". Le evidenti incompatibilità tra i poteri ordinari del soprintendente e quelli straordinari del Prefetto ieri hanno prodotto un'ennesimo flop con la mancata riapertura, tanto sbandierata nelle ultime settimane, di undici case, già restaurate da molti anni. Sulla vicenda Pompei sono intervenuti ieri anche i sindacati. Secondo il segretario generale della Uil Gianfranco Cerasoli, il soprintendente archeologico di Pompei Giovanni Guzzo potrebbe "arrivare ad assumere la decisione di lasciare il proprio incarico visto che è stato abbandonato, e questo sarebbe l'ennesimo paradosso italiano". In una nota Cerasoli denuncia la chiusura degli scavi "per una assemblea irresponsabile della Cisl che ha solo l'obiettivo di tenere in ostaggio la soprintendenza che con l'accordo del 22 agosto siglato con Cgil Uil Unsa Flp e Rdb ha deciso di mettere mano al gruppo di potere di una parte dei custodi che controllando le squadre di servizio, decidono quando fare le assemblee per chiudere gli scavi, con danni incalcolabili per i siti della Soprintendenza e della Campania".La Uil denuncia poi la decisione di affidare la gestione commissariale ad un Prefetto, che non fa altro che alimentare anche nel settore dei beni culturali la "cultura dell'emergenza, cercando di scaricare responsabilità su chi è chiamato a garantire la Tutela come il Soprintendente Guzzo". La Cisl Campania, da parte sua, ribadisce il proprio 'no' alla privatizzazione del servizio di vigilanza per gli Scavi di Pompei e di Ercolano e chiede di bloccare la gara di appalto, l'apertura delle cui buste è prevista per il prossimo 5 settembre. Il sindacato, in una nota, ritiene inoltre "urgente ottemperare alla nomina della commissione di vigilanza prevista dall'ordinanza di nomina del Commissario" anche per "superare il muro contro muro commissario-soprintendente che finora ha bloccato, di fatto, qualsiasi ipotesi di rilancio delle aree". Secondo la Cisl la nomina potrebbe aiutare a stemperare il clima di tensione di questi giorni e potrebbe essere utile anche per "richiamare alle proprie responsabilità tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda e in particolare il ministero dei Beni culturali e la Regione Campania".


2 settembre 2008 - Repubblica.it

Dura due ore l'incontro. Alla fine un solo documento che cancella le divisioni della vigilia. Manca solo il via libera della Cisl
Piano Alitalia, sindacati uniti "Si cambi su rotte e aerei"
Paolo Maras (Sdl): "Chiediamo un confronto vero, non saremo semplici notai". Necessarie "garanzie sull'orizzonte produttivo" del piano Fenice
di CLAUDIA FUSANI

ROMA - Dialogare. Ma soprattutto trattare e negoziare. Almeno su due punti: potenziare le rotte a lungo raggio, i voli internazionali e intercontinentali; e conservare quelli nazionali, in poche parole avere chiara una stretegia industriale. Le nove sigle sindacali impegnate al complesso e drammatico tavolo Alitalia hanno appena concluso l'incontro preparatorio a quello decisivo col governo e il commissario Fantozzi previsto per giovedì. Le divisioni delle vigilia sembrano assorbite e annullate in un documento unico a cui al momento manca solo l'ok della Cisl. Poche righe per ribadire "la ferma intenzione di negoziare" con il governo il piano Fenice, la morte e la rinascita di Alitalia, la compagnia aerea nazionale sull'orlo del fallimento. Quindi sì a un confronto vero, che entra nel merito "dell'orizzonte produttivo del piano Fenice" pur con i tempi stretti imposti dalle criticità in cui si trova l'azienda Alitalia ("da metà settembre non ci sarà più benzina per volare e ho chiesto alla Iata una proroga per l'emissione dei biglietti" ha detto il commissario Fantozzi). E un no categorico a un piano industriale in cui i sindacati siano solo i notai di una morte annunciata, fino a ieri la posizione tenuta dal governo. L'unità ritrovata dei sindacati. La riunione, lunga un paio d'ore, si è svolta negli uffici dell'Anpac alla Magliana. Era importante, per la trattativa e per le stesse sigle sindacali, uscire da questo tavolo intermedio con una posizione il più possibile unitaria. Le divisioni della vigilia - soprattutto la disponibilità ad accettare il piano da parte della Uil "contro" la fermezza di Cgil, Anpac e Sdl - non sarebbero state un buon viatico per l'incontro di giovedì al ministero del Lavoro. Di fronte a un governo che dice "i sindacati non possono che accettare il piano" e alla condizione posta dalla newco ("nessun accordo senza il via libera dei sindacati"), le nove sigle non potevano non cercare una linea comune. Anche perchè con Alitalia, dopo il fallimento del tavolo con Air France in aprile, il sindacato sta giocando una partita decisiva per la sua stessa sopravvivenza. Sono nove le sigle coinvolte nella trattativa, seppure con pesi diversi, in rappresentanza di 12.310 iscritti su un totale di 18.500 dipendenti Alitalia. La più importante è la Filt-Cgil con 2.522 iscritti; seguono Fit-Cisl (2.057), Uilt (2.063), Sdl (1.700), Ugl (1.050), i piloti dell'Anpac (1.022) con la Cgil i più duri nel pretendere modifiche al piano e Avia (750, solo assistenti di volo), Anpav (545, solo assistenti di volo), Up (350, solo piloti) e Cub (250, solo personale di terra). I tre punti del documento. Dieci righe che dettano una linea chiarissima: questo è il documento uscito dal confronto del pomeriggio. Tre i passaggi fondamentali: le sigle ribadiscono "la completa disponibilità al confronto" col governo ma al tempo stesso pretendono "la ferma intenzione di negoziare i contenuti industriali della proposta". Poi il terzo punto, quello decisivo: il via libera dei sindacati dipenderà "dall'orizzonte produttivo del piano Fenice", cioè dai contenuti strategici che riguardano "dimensionamento della flotta, il presidio del ciclo produttivo del trasporto aereo, la qualità degli investimenti e un adeguato modello organizzativo". In sintesi: o il Piano Fenice - la nascita della Compagnia aerea italiana (Cai) di Roberto Colaninno con la cosiddetta "polpa" della defunta Alitalia commissariata da Fantozzi - contiene un rilancio vero di Cai nel mercato dei cieli o le chiacchiere stanno stanno a zero, cioè non se ne fa di nulla, e salta tutto. Quale piano industriale? Spiega Maras (Sdl): "Mettiamo in chiaro che noi qui non stiamo difendendo singoli settori di lavoratori ma la necessità di una strategia industriale". Il Piano Fenice, se saranno confermate le indiscrezioni, ridimensiona sia il lungo che il medio raggio (i voli internazionali e intercontinentali) e porta la flotta a 136 aerei contro i 188 attuali. "Come si fa a parlare di rilancio - si chiede Maras - di fronte a un ridimensionamento del genere?". I sindacati chiedono che il progetto sia "coerente con l'obiettivo indicato, il salvataggio e il rilancio della compagnia". L'approccio per ora, invece, sembra andare in un'altra direzione, "ad esempio - butta là Maras - quella del farsi piccoli-piccoli perchè altri ci comprino". E se le indiscrezioni del Piano Fenice saranno confermate e non trattabili, che faranno i sindacati? "Vedremo". L'alternativa è il fallimento... "No, l'alternativa è rispondere a questa domanda: perchè insistere ancora adesso con un piano industriale che è lo stesso che ha portanto Alitalia alla fine?". Gli esuberi. Solo dopo il via libera al piano industriale, scrivono i sindacati, "sarà possibile avviare il confronto per la gestione delle eventuali eccedenze di personale che dovrà comunque vedere una collocazione certa per il proprio futuro". Come in tutte le trattattive, si chiede dieci per strappare cinque. Quello degli esuberi resta uno dei nodi fondamentali del tormentone Alitalia, sia per i posti di lavori, sia per i costi dello Stato dell'operazione. Le ultime indiscrezioni parlano di 4.500 esuberi, un po' meno dei settemila previsti. Il ministro Sacconi invita "a non dare i numeri" su questioni così delicate. Il decreto al Senato. Intanto il disegno di legge di conversione del decreto legge sulla ristrutturazione di Alitalia è arrivato al Senato. Secondo la relazione tecnica al decreto, costerà 30 milioni l'anno l'accesso agli ammortizzatori sociali per gli esuberi. Domani Colaninno sarà a Bruxelles per incontrare i tecnici della Commissione europea sul piano per salvare Alitalia. E il commissario ai Trasporti Ue Antonio Tajani (Pdl) fa sapere che "il piano sembra andare nella giusta direzione".


2 settembre 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 30 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Al Cnr prove tecniche di larghe intese. Resta Maiani con un cda tutto a destra
* Disagi senza scuse, "lavorano" per noi
* Guerra spaziale all'Asi.Caduto Bignami
* Finti dottorati di ricerca dinanzi alla Corte Ue
* Ingv, Gelmini ci ripensa, richiamato Enzo Boschi
* Il decreto Brunetta è legge. In cantiere 110 regolamenti
* Anche sulle pensioni in arrivo una nuova stangata
* All'Istat sono dolori con il "metodo Ahi!"
* Processo, giustizia informale e media


2 settembre 2008 - Corriere della Sera

La provocazione Le ex centraliniste: ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle
Precarie licenziate all'asta su Internet

Legnano - Inizia il video. Ufficio, primo piano di donna, una scritta a pennarello su cartoncino: siamo il call center dell'azienda ospedaliera di Legnano. Undici centraliniste, mogli e madri, alcune sole e monoreddito, precarie da sei anni della società Lavoro più, «né malate immaginarie né fannullone». Stacco. Siamo le prime vittime del decreto Brunetta. Il loro contratto è scaduto il 31 agosto, non è più prorogabile e dunque a casa, con tutta la vita davanti. «Visto che l'azienda ci lascia in mutande, noi ci toglieremo anche quelle». Da ieri le telefoniste sono all'asta, il loro video è su YouTube: «Ci vendiamo sul Web, sono gradite soprattutto offerte di lavoro...».
La denuncia con riffa dura un minuto e 26 secondi. Volti silenziosi, 8 manifesti contro lo «sfruttamento dei precari», una frase in coda: «Ora non ci resta che il silenzio». Non sarà così, certo. La vicenda, raccontata dalla Rdb-Cub, ha già sollevato un polverone. Il punto di partenza è la legge: il decreto del ministro Renato Brunetta «vieta il rinnovo del contratto agl'interinali che hanno lavorato più di tre anni in un quinquennio ». Provocazione sindacale: «Sono queste le normative che avvantaggiano i precari?».
L'asta è all'ospedale di Legnano. Oggi: picchetto. Intanto, l'ospedale riorganizza le prenotazioni di esami e visite: «È una storia dolorosa, noi rispettiamo la legge», dice il dg Carla Dotti. E ora? «Valorizzeremo risorse interne, alcuni lavoratori part-time hanno chiesto più ore». Parte del call center finirà a Paternò, in Sicilia, centralino unico della Lombardia. Per il sindacato «è antieconomico». Replica Dotti che «è la linea di semplificazione e trasparenza del Pirellone».


2 settembre 2008 - La Repubblica

Legnano, sono 11. "Ma era una provocazione, su di noi non cali il silenzio" La curiosità
Ospedale licenzia le centraliniste loro si mettono all´asta su Youtube

LEGNANO - L´azienda dove lavoravano le ha licenziate. E loro decidono di vendersi all´asta su internet. «Ci lasciano in mutande - spiegano - ci toglieremo anche quelle». Sono undici centraliniste, bionde e brune, alte e piccole, magre e robuste, età media trentacinque anni, che fino a ieri rispondevano al call center dell´azienda ospedaliera di Legnano. E ora annunciano: «I nostri corpi per un posto di lavoro».
Ma non si venderanno davvero. «È una provocazione - spiega una di loro, Ornella Cameran, rappresentante del sindacato di base Rdb-Cub - l´abbiamo fatto perché non calasse il silenzio sul nostro caso». Difatti nel video che hanno diffuso su Youtube, Carla, Anna, Rita, Manuela, Giovanna e le altre sembrano nude dietro i cartelli di protesta. In realtà sono vestitissime. «Nessuna di noi ha intenzione di vendere davvero il proprio corpo - spiega Ornella - accetteremo invece volentieri l´offerta di un nuovo posto di lavoro».
Molte sono mamme, più che spogliarelliste, e alcune di loro vivono una situazione difficile, perché alcune sono single con dei figli a carico, altre hanno lo sfratto, e alcune vivono solo di quello stipendio, che va dai 600 agli 800 euro al mese per 30 ore di lavoro la settimana. Sono precarie da sei anni, raccontano, sempre con contratti a termine, «e adesso invece di stabilizzarci, grazie al decreto Brunetta, ci licenziano». «Ma noi non siamo fannullone», protestano, e raccontano che alcune di loro in sei anni non hanno fatto «neppure un giorno di malattia», e sono sempre state «puntuali ed efficienti» sul lavoro.


2 settembre 2008 - Varese news

Legnano - Sit-in davanti al nosocomio legnanese per le 11 lavoratrici precarie lasciate a casa in seguito al decreto Brunetta. Intanto il loro video su YouTube spopola in rete e sui media nazionali
Le "centraliniste all'asta" protestano davanti all'ospedale

La loro protesta con un video su YouTube nel quale si mettevano all'asta per un posto di lavoro sta spopolando con oltre 10 mila visualizzazioni in pochissimo tempo. Le 11 centraliniste dell'Azienda ospedaliera di Legnano licenziate in seguito al decreto Brunetta oggi fanno il giro dei media nazionali e questa mattina, martedì 2 settembre, erano davanti all'ospedale legnanese per rinnovare la loro protesta contro quella che giudicano una vera ingiustizia. «Domattina saremo ancora lì - racconta Milena, una delle centraliniste licenziate - a partire dalle 8,30 continueremo nel nostro sit-in di protesta. Almeno fino a quando dalla dirigenza non arriverà una risposta». Risposta che oggi non è arrivata e allora via verso Canale 5 per un'altra intervista.
La vicenda delle lavoratrici è particolare. Precarie da 6 anni si sono ritrovate con una lettera che chiudeva il loro contratto, tecnicamente non sono state licenziate ma nella realtà dei fatti lo sono. Il decreto, infatti, non permette di protrarre contratti di lavoro a tempo determinato per più di tre anni in cinque consecutivi. Il caso delle centraliniste rientra in quella casistica e così l'azienda Milano 1, invece di stabilizzare il loro rapporto di lavoro, ha optato per la chiusura del contratto. Non senza difficoltà, come ha raccontato la Rappresentante del sindacati di Base Ornella Cameran a Varesenews ieri, 1 settembre.
Oggi l'azienda ospedaliera si ritrova senza un centralino e sta cercando di rimediare al problema (l'azienda serve un bacino di 1 milione di persone) con personale interno. Questa situazione sembra dare ragione alle centraliniste lasciate a casa che continuano nella loro protesta.


2 settembre 2008 - Il Mattino di Padova

Tra Padova e Vicenza in 65 rischiano di perdere il posto.
Nuovo appalto per le stazioni vinto dal gruppo Marchi
Serenissima, dipendenti contro la Save
Il 22 settembre riunione decisiva per il passaggio di consegne della gestione
di Massimo Nardin

Padova - Per i 44 dipendenti del buffet stazione di Padova settembre sarà il mese della verità: dentro o fuori. Continua l’incertezza per il gruppo dei 65 lavoratori (oltre ai 44 dei locali operativi in stazione a Padova, ci sono quelli della stazione di Vicenza) di Serenissima Ristorazione Srl, il colosso berico che serve anche il Vaticano e che ha perso nei mesi scorsi il contenzioso in tribunale per l’appalto del servizio nelle due stazioni.
Ora a decidere è Cento Stazioni (60% delle azioni in mano a Ferrovie dello Stato e 40% alla società Archimede, il cui partner principale è la Save Spa di Enrico Marchi), mentre lo scorso 7 agosto è stata avviata la procedura di mobilità nei confronti dei 65 dipendenti. Il passaggio di consegne ufficiale alla nuova società che dovrebbe gestire il servizio di ristorazione all’interno delle due stazioni, ovvero la Airport Elite di proprietà del gruppo Save, ancora però non c’è stato. E questo fa ben sperare la Triplice confederale e i Cobas che ieri hanno chiesto garanzie sul personale durante la delicata riunione avvenuta a Mestre nella sede della direzione regionale del lavoro fra i vertici aziendali di Cento Stazioni, Serenissima, le organizzazioni sindacali e le Province di Padova e Vicenza. La presa di posizione dei sindacati è ferma: «I posti di lavoro non si toccano e Cento Stazioni deve darci garanzie in tal senso». Al summit di ieri erano presenti Francesco Jacobini in rappresentanza di Cento Stazioni, i delegati regionali di categoria di Cgil, Cisl e Uil, Celeste Giacon per Adl Cobas, le rappresentanze sindacali aziendali di Padova e Vicenza, l’assessore alle Politiche del lavoro della Provincia di Vicenza Morena Martin e Claudio Sarcona per la Provincia di Padova, oltre a Claudio Cavaletto per la Società Serenissima. Come sottolinea il sindacalista della Cisl Veneto Riccardo Camporese, presente all’incontro, «la situazione rimane molto tesa e delicata, ma ad oggi il subentro non è ancora avvenuto. Al 99% sarà la Airport Elite a subentrare a Serenissima, per questo abbiamo chiesto tutti insieme a Cento Stazioni di garantire il posto di lavoro agli attuali dipendenti. La risposta è stata negativa, ma ciò non vuol dire che sia già stato tutto deciso. C’è moltissima preoccupazione per il prosieguo della vicenda, ma Cgil, Cisl e Uil sono pronti a tutto pur di tutelare i diritti dei lavoratori. Le lettere di licenziamento non sono ancora partite e per questo c’è tempo fino a metà settembre. Ma se la situazione dovesse assumere una piega negativa non ci fermeremo e attiveremo iniziative di lotta sindacale a tutti i livelli».
Anche Celeste Giacon (Adl Cobas di Padova) è preoccupato ma non sfiduciato: «Purtroppo non hanno accettato alcuna clausola a tutela del personale, e questo non è un buon segnale. Ma non ci arrenderemo!». Il 22 settembre, data in cui è stata fissata la riunione decisiva per il passaggio di consegne, si saprà la verità. I lavoratori dei bar di Padova e Vicenza sono già pronti a roventi forme di protesta e mobilitazione.


2 settembre 2008 - Il Giornale di Vicenza

MUNICIPIO. Ancora problemi nel palazzo degli Uffici di piazza Biade a corto di personale
Anagrafe in tensione. Il Comune decentra

Vicenza - Dopo l’incontro che i rappresentanti delle Rsu della funzione pubblica hanno avuto la settimana scorsa con il segretario generale del Comune Angelo Macchia, con il comandante della polizia municipale, Cristiano Rosini e con il dirigente Giorgio Vezzaro, risoltosi con un nulla di fatto, oggi i sindacati tornano all’attacco.
Dalle 8.30 alle 9.30 si terrà un’assemblea con i lavoratori dell’anagrafe nella quale si decideranno quali altre forme di protesta adottare visto che il lavoro all’interno degli uffici di piazza Biade diventa di giorno in giorno sempre più oneroso per i lavoratori, ricco di file per gli utenti e svolto in locali «obsoleti e insalubri», come hanno sottolineato i rappresentanti del Rdb Cub con Patrizia Cammarata.
Di sicuro, per ora, continuerà lo stato di agitazione: in pratica quando scocca l’orario di chiusura gli addetti si fermano, anche se ci sono utenti che hanno già ritirato il bigliettino numerato che dà l’accesso ai vari sportelli. «Del resto - ricorda Claudio Scambi della Fp-Uil- la questione va avanti da troppo tempo. Abbiamo chiesto all’Amministrazione interventi concreti, passaggi certi, programmi che devono avere tempi precisi. Invece, c’è stata l’assunzione di un solo part-time, il mediatore culturale che dovrebbe aiutare gli immigrati che si rivolgono agli uffici, non si è ancora visto e per il resto, l’Amministrazione pare intenzionata a muoversi essenzialmente sul potenziamento delle anagrafi decentrate nelle circoscrizioni 3, 5 e 6, dove non tutte le pratiche possono essere svolte e il personale non sempre è disponibile».
Al riguardo il Comune ha stampato oltre 600 volantini ed altri manifesti saranno affissi negli uffici pubblici dove si mettono in evidenza le competenze degli uffici decentrati con relativi di orari e linee urbane per raggiungerli.
«Non siamo contrari a quest’iniziativa - prosegue Scambi anche a nome dei rappresentanti di Cgil e Cisl - , ma i tempi perché i vicentini cambino le abitudini saranno comunque lunghi invece in centro il problema da risolvere è immediato. Serve personale, lo ribadiamo da tempo: questa è la sola ricetta per uscire da un’empasse che rischia di diventare cronica».(C.R.)


2 settembre 2008 - EPolis Milano

Legnano. Il servizio di call center a una struttura siciliana
Centraliniste licenziate all'asta su YouTube
di Francesca Monti

Legnano - Una provocazione, dicono. Un gesto estroso per comunicare la disgrazia della perdita del lavoro. «Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle». Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perchè il servizio sarà affidato a un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento è legato al decreto Brunetta. «Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare ad un call center siciliano». Oltre la metà delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia. L'asta sarà ovviamente, è stato spiegato, tutta particolare. «Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un'idea, un pensiero». Le offerte più gradite saranno quelle di un posto di lavoro. Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo è che al call center siciliano sarebbero già stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, "antieconomici". Il secondo è sull'opportunità, da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. «Siamo di Legnano la città che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa».


2 settembre 2008 - Corriere di Bologna

Traffico La replica all'Aci: «Basta attaccare questi lavoratori. Sono multe regolari, lo dice la legge»
Preferenziali, i sindacati assolvono gli accertatori

Bologna - I sindacati fanno fronte in difesa degli ausiliari del traffico. «I toni polemici che negli ultimi giorni hanno riempito le prime pagine dei quotidiani locali — ribadisce un comunicato congiunto di sei sigle sindacali — non fanno altro che alimentare il conflitto che quotidianamente questi lavoratori sono, loro malgrado, costretti a vivere nel rapporto con i cittadini». Niente «multe facili», quindi, come invece sostenuto dal Codacons dopo che l'Aci ha dichiarato illeggittime le sanzioni comminate lungo le corsie preferenziali. Per Cgil, Cisl, Uil, Cisal, Ugl, Sdl e Rdb, «è evidente che il personale Atc del reparto Sosta e mobilità opera con competenza e professionalità, secondo quanto previsto dalla normativa vigente». Punto sul quale i sindacati tengono a fare chiarezza, leggi alla mano: la figura dell'ausiliario «nasce come figura di supporto ai servizi di Polizia stradale limitatamente a "prevenzione e accertamento delle violazioni in materia si circolazione stradale, tutela e controllo sull'uso delle strade"». E i Comuni, sempre secondo il repertorio legislativo snocciolato dai sindacati, possono, con provvedimento del sindaco, conferire funzioni di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta a dipendenti comunali o delle società di gestione dei parcheggi, limitatamente alle aree oggetto di concessione». E ciò vale anche per il personale ispettivo delle aziende che esercitano il trasporto pubblico, che può occuparsi anche anche della «sosta sulle corsie destinate» agli autobus.
Tanto più che gli accertatori — secondo quanto aveva già spiegato nei giorni scorsi Gianluca Neri della Uiltrasporti — «hanno seguito un corso della Polizia municipale e sono stati nominati dal sindaco». Argomentazioni con le quali i sindacati hanno scritto anche a Comune e Provincia, chiedendo una presa di posizione in difesa degli accertatori. Nel frattempo, sul tavolo c'è anche lo sciopero indetto per il 15 settembre, giorno di riapertura delle scuole bolognesi (dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 fino a fine servizio). Al centro della protesta la trattativa per il rinnovo del contratto aziendale e il futuro di Atc, che va verso la fusione con l'Acft di Ferrara. L'incontro tra sindacati e azienda, convocato per tentare di scongiurare lo sciopero, è stato fissato per il 4 settembre.


2 settembre 2008 - blog.Panorama

Le centraliniste licenziate rilanciano con la "strip conference"

Prima il video provocazione su Youtube, ora la "strip conference". Le 11 centraliniste precarie licenziate dal call center dell’ospedale di Legnano, complice anche l’attenzione guadagnata sui giornali con la singolare forma di protesta, rilanciano e annunciano per venerdì una seconda puntata hot. "Non abbiamo intenzione di mollare", fanno sapere. "Venerdì organizzeremo una ’strip conference’ e siamo pronte a onorare le promesse. Se è l’unico modo per farci ascoltare, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti". Una norma del decreto Brunetta, spiegano le impiegate che hanno in media 35 anni, "ci condanna, perché abbiamo lavorato più di tre anni nel quinquennio e il provvedimento in questione impedisce il proseguimento di questo rapporto di lavoro. Precario, ma pur sempre un lavoro". A suscitare "rabbia e frustrazione", spiega Ornella Cameran a nome delle sue colleghe, è il modo in cui vengono trattati i lavoratori "con la scusa della flessibilità. Una parola che abbiamo conosciuto da vicino". Dall’ospedale non si aspettano un ripensamento. "Ci hanno detto che gli dispiace e che non c’è soluzione. Di stabilizzarci si era parlato tempo addietro, mai seriamente. Poi la cosa era sfumata. Troppo costoso", raccontano. Da ieri "ci hanno detto che il call center dell’ospedale è stato affidato ad alcuni dipendenti dell’ospedale destinati temporaneamente a questo compito in attesa di una soluzione". Che potrebbe essere, a quanto ha appreso una ex centralinista, "quella di affidare il servizio a un call center siciliano che già si occupa del numero regionale 803000 per la prenotazione delle prime visite mediche". Secondo le Rdb Cub pubblico impiego, la vicenda che ora coinvolge le lavoratrici di Legnano, e che rischia di interessare tutti i call center sanitari della Regione Lombardia, è la dimostrazione di come l’attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato. Commenta Sabino Venezia del Coordinamento nazionale: "Il decreto Brunetta, intervenendo pesantemente sulla più importante risorsa della pubblica amministrazione, ovvero i suoi operatori, determinerà di fatto una riduzione di personale con la conseguente impossibilità di stabilizzazione dei precari. In altri termini, a Legnano come nel resto del paese, l’unica soluzione alla piaga del precariato cronico è il licenziamento dei lavoratori. Contro questa macelleria sociale", prosegue Venezia, "le Rdb rilanciano con forza lo sciopero dei lavoratori precari indetto per il prossimo 19 settembre e l’assemblea nazionale che si terrà in quella data a Roma", conclude il dirigente sindacale. Il ministro Brunetta intanto ha risposto alle accuse con una nota: la "responsabilità" della gestione del personale è "ascrivibile" ai vertici dell’Asl, mentre il cosiddetto decreto Brunetta "non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il governo precedente ha previsto nel settore privato" rispetto al limite massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato, il cui protrarsi oltre "non può essere assecondato. Preliminarmente", sottolinea il ministro, "occorre segnalare che la responsabilità della gestione del personale è ascrivibile ai vertici dell’Azienda sanitaria, che il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e che il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato, tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico, per evitare di favorire il costituirsi di forme di precariato cronico". Il limite temporale massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato, aggiunge il ministro della Pubblica amministrazione, "non è tipico del lavoro pubblico ma si desume dalla normativa prevista per il settore privato così come introdotta dalla recente legge 247/2007 che ha recepito il Protocollo sul Welfare del precedente governo. Pertanto", conclude, "il decreto legge 112/2008 (comunemente chiamato ‘decreto Brunetta’) non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il governo precedente ha previsto nel settore privato". Finora non sono arrivate proposte serie di impiego, hanno spiegato le centraliniste licenziate all’agenzia Adnkronos Salute, ma molte attestazioni di solidarietà. In attesa dello spogliarello di venerdì oggi le ex operatrici di call center si sono radunate davanti all’ospedale di Legnano per un presidio di protesta, organizzato con il sostegno del sindacato Rdb Cub pubblico impiego Lombardia. L’obiettivo, precisano, è di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica "non solo sul nostro caso specifico ma sull’emergenza precariato". E se il metodo inaugurato dalle centraliniste dovesse funzionare, da venerdì le strade d’Italia potrebbero riempirsi di precari senza veli…


2 settembre 2008 - Il Tempo

Le undici giovani ritratte con i cartelli in mano in un video su internet
Centraliniste licenziate vanno all'asta su Youtube
«Ci mettiamo all'asta in cambio di un posto di lavoro». È una provocazione forte quella lanciata - con tanto di video su Youtube - da undici lavoratrici precarie, che fino a domenica si occupavano del servizio call center dell'ospedale di Legnano.

Legnano - Centraliniste da sei anni e licenziate, dal primo settembre, perché hanno «lavorato più di tre anni nel quinquennio», spiegano. È l'effetto Brunetta». Secondo quanto scrivono in una nota le giovani ex dipendenti dell'ospedale lombardo, l'azienda le avrebbe mandate a casa proprio sulla base di quanto previsto nel decreto firmato dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. «Dopo 6 anni di precariato nell'ospedale - attaccano - invece di stabilizzarci ci licenziano. Sono queste le normative che avvantaggiano i precari, è questo il decreto sulla semplificazione nel pubblico impiego». Ma non finisce qui, assicurano: «L'azienda dove lavoriamo ci lascerà in mutande. Noi abbiamo deciso di toglierci anche quelle. Non ci arrendiamo e lanciamo un'asta pubblica: il nostro corpo su internet per un posto di lavoro». Su Youtube il video «promozionale» che accompagna l'invito a fare un'offerta, rivolto al popolo di internauti: le ragazze vengano inquadrate una dopo l'altra, con in mano un cartellone in cui spiegano come hanno maturato la decisione di mettersi all'asta. Una provocazione che ha lo scopo di alzare il livello di attenzione sulla loro protesta: un presidio davanti all'ospedale di Legnano, previsto per oggi. Altrimenti, spiegano ancora, undici dipendenti irreprensibili non farebbero notizia: «Alcune di noi sono madri, sole e monoreddito che in sei anni non hanno fatto neppure un giorno di malattia». L'asta, annunciano le ragazze, è aperta. L'offerta più gradita, naturalmente, sarebbe un nuovo posto di lavoro.


2 settembre 2008 - QN Quotidiano Nazionale

E le precarie «scaricate» si mettono all’asta sul web
Legnano, protesta di 11 centraliniste ‘licenziate’ dopo 3 anni
di CRISTIANA MARIANI e SILVIA VIGNATI

LEGNANO (Milano) — «CI LASCIANO in mutande. Vorrà dire che ci toglieremo anche quelle». Una frase che le paragona ai protagonisti di Full Monty, il film che racconta le vicissitudini di alcuni disoccupati inglesi che uscire da una condizione di incertezza si improvvisano spogliarellisti. Quella pronunciata da un gruppo di undici addette del call center dell’Azienda ospedaliera di Legnano, licenziate da ieri, è un’affermazione provocatoria e figlia della disperazione, ma non certo della rassegnazione. SU YOUTUBE ha fatto scalpore, ed è ormai cliccatissimo, un video in cui le lavoratrici dell’ospedale legnanese si mettono provocatoriamente all’asta per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e trovare una nuova occupazione. UN VIDEO amatoriale, girato con un telefonino, in cui si vedono le donne alle ex postazioni di lavoro, con cartelli in cui denunciano il loro stato di precarie e di licenziate. Già verso le 13 di ieri, il filmato aveva sortito tre risposte di solidarietà, oltre a qualche commento dei soliti pervertiti. «Noi precarie dell’ospedale Civile lanciamo un’asta pubblica per un posto di lavoro — affermano —. Dopo sei anni di precariato, invece rendere più stabile la nostra condizione, grazie al decreto Brunetta, ci hanno licenziate perché abbiamo lavorato più di tre anni in questa azienda: sono queste le normative che avvantaggiano i precari». Il call center dell’ospedale di Legnano, che smista le chiamate di un bacino di utenza di un milione di cittadini, è stato trasferito a Paternò, in Sicilia, e così le operatrici che vi lavoravano sono a spasso. «NEGLI ULTIMI mesi ogni volta che si discute di pubblico impiego si parla di disservizi — proseguono le ex centraliniste —. Non abbiamo commesso alcun reato e non siamo fannullone. Alcune di noi madri, sole e monoreddito, in sei anni non sono rimaste a casa neppure un giorno: sempre puntuali ed efficienti, a rispondere a centinaia di persone, soprattutto anziani e disabili, che ogni giorno prenotano telefonicamente visite o esami per una delle più grandi aziende ospedaliere lombarde». «ABBIAMO DECISO di dare vita a questa operazione mediatica — spiega Ornella Cameran, collega delle centraliniste e rappresentante del sindacato di base dell’ospedale (Rdb-Cub) — per far capire che, per una donna, lo stipendio è indispensabile e non serve solo per acquistare cipria e rossetti». Intanto, le protagoniste del filmato restano in attesa di qualche offerta, anche se ovviamente non sono disposte a vendere alcunché. «Siamo tutte mamme e abbiamo bisogno solo di serietà — precisano —. Per questo motivo la proposta che aspettiamo con ansia è una sola: un nuovo lavoro».

NAPOLI. L’AVEVANO preannunciato e lo hanno fatto...
di DARIO C. NICOLI

NAPOLI — L’AVEVANO preannunciato e lo hanno fatto, incuranti del disagio che avrebbero causato ai mille turisti in attesa. I custodi degli scavi di Pompei e dei siti archeologici vesuviani, ieri mattina alle 8,30 hanno convocato una assemblea, ritardando l’apertura, per protestare contro la privatizzazione e le «esternalizzazioni» dei servizi di vigilanza annunciate dal commissario straordinario Renato Profili. La Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei aveva autorizzato la riunione a partire dalle ore 17 per tutelare i visitatori che in questo periodo frequentano gli scavi, ma i lavoratori della Cisl non hanno sentito ragione. E hanno bloccato fino alle 10,30, gli ingressi, proprio nel giorno della riapertura delle undici Domus proibite per oltre vent’anni e visitabili da ieri. Fuori dai cancelli, un migliaio di turisti in preda alla rabbia che, tornati nei loro Paesi, racconteranno quanto sia disorganizzata e inaffidabile l’Italia. NON SOLO, ma la Cisl annuncia che programmerà delle giornate di sciopero di tutto il personale della Soprintendenza. Tutto questo, mentre il commissario, nominato a luglio dal ministro Sandro Bondi, cerca di ridare decoro, più sicurezza e funzionalità al primo sito archeologico del mondo dopo anni di degrado. E mentre riprende il flusso dei visitatori, che l’emergenza rifiuti aveva allontanato dalla città partenopea. All’ordine del giorno della protesta la volontà del commissario Profili di privatizzare il servizio di vigilanza. La soluzione, per la verità, non piace neppure agli altri sindacati, ma la risposta non è univoca. Tanto più che nei giorni scorsi era stato raggiunto un compromesso in base al quale il soprintendente Giovanni Guzzo, si era impegnato a razionalizzare il servizio attingendo alle sole risorse interne. Che Guzzo e Profili non vadano d’accordo è risaputo, comunque non tutti i lavoratori, hanno sposato la linea masochista della Cisl, consapevoli del fatto che l’incasso di Pompei copre l’85% degli introiti dell’intera Soprintendenza. PERFINO Cgil, Uil, Flp, Unsa, e Rdb hanno accusato i loro colleghi di portare avanti una operazione che mira allo smantellamento dell’ente «rafforzando paradossalmente la gestione commissariale». Hanno definito, al contrario, «grave l’azione di chiusura degli scavi», poiché «questo determina ancor di più nell’opinione pubblica e nei media l’impressione errata di una Soprintendenza allo sfascio gestita da una banda di pochi custodi che mirano solo ai propri interessi personali». «Anche noi chiediamo la concertazione — ha spiegato il segretario generale della Cgil Funzione Pubblica di Napoli Antonio Santomassino —. Ma non crediamo che questo sia il metodo giusto, impedendo la fruibilità dell’area ai turisti e creando soltanto ulteriori danni agli Scavi». In poche parole, parafrasando Nanni Moretti: non facciamoci del male, «L’assemblea non è uno strumento di lotta — ha replicato il segretario generale della Cisl Funzione Pubblica di Napoli, Lorenzo Medici — È, invece, uno strumento democratico che si fa nei termini previsti dalla legge». La Cisl Campania ribadisce il proprio «no» alla privatizzazione e chiede di bloccare la gara di appalto, l’apertura delle cui buste è prevista per il prossimo 5 settembre. PREOCCUPATA anche la Uil. Secondo il segretario generale Gianfranco Cerasoli, non è escluso che il Soprintendente Guzzo possa «arrivare ad assumere la decisione di lasciare il proprio incarico visto che è stato abbandonato. E questo sarebbe l’ennesimo paradosso italiano». Infatti il commissariamento «corre il rischio di affossare Pompei definitivamente». Intanto l’Osservatorio Patrimonio Culturale scrive a Bondi invitandolo a trasferirsi a Pompei per occuparsi direttamente delle iniziative di salvaguardia del patrimonio archelogico vesuviano.


2 settembre 2008 - Corriere del Mezzogiorno

Il sit in Il sindacato: soltanto qui, applicazione rigida
Otto ore per gli infermieri protesta Cobas sotto l'Asl
La protesta degli infermieri sotto la sede della Asl
di Nazareno Dinoi

TARANTO — Prosegue il braccio di ferro tra il direttore della Asl di Taranto, Angelo Domenico Colasanto, che ha deciso di uniformare gli orari con il tetto massimo delle otto ore per turno, e i dipendenti turnisti che chiedono invece maggiore flessibilità. Per questo ieri mattina un centinaio di infermieri hanno manifestato sotto la sede della direzione generale di viale Virgilio. La richiesta che non pare abbia raggiunto alcun esito, è quella di permettere a chi lavora di notte nelle corsie di allungare l'orario di servizio per più di otto ore.
Questo per consentire una migliore pianificazione lavorativa durante il giorno. Ma anche, se non soprattutto, per permettere ai pendolari la coincidenza con i mezzi di trasporto pubblico o, per chi viaggia con la propria auto, una più agevola e sicura mobilità. Per il manager della sanità ionica, non ci sono scelte. «Dobbiamo necessariamente allinearci alle disposizioni di legge e alla normativa europea - insiste Colasanto - che stabiliscono turni orari che non sforino le otto ore. E mi meraviglio - prosegue il direttore - che certi sindacati si dichiarino d'accordo con questo principio ma poi si rifiutino di rispettarlo: questa è anarchia».
Nemmeno a discutere, insomma, ipotesi di flessibilità per determinati reparti così come avviene in altri presidi ospedalieri, anche grandi, della stessa regione. E' l'esempio fatto dal sindacato di categoria degli infermieri, Nursing Up, che in un comunicato elenca i casi di «realtà come il policlinico di Bari (Ematologia e il Centro trapianti di midollo) al Di Venere sempre a Bari, dove si effettuano turni oltre le otto ore» «Solo al San Paolo - prosegue la nota - vengono rispettati i turni con otto ore di servizio. Ma c'è ben altro si aggiunge - , molti presidi ospedalieri di Lecce come lo stesso Vito Fazzi adotta una turistica basata su 10 ore di notte. Potremmo fare ulteriori ricerche - prosegue la nota del sindacato autonomo degli infermieri - ma già sappiamo che in tutte le regioni italiane molti nosocomi effettuano turni di 9-10 ore di notturno». Il direttore Colasanto, da parte sua, si dice scettico. «Sfido chiunque dice - a farsi un giro di telefonate, anche a Bari, e scoprirà che è come dico io: non più di otto ore».
Spingendo di più l'acceleratore, il numero uno della sanità in provincia di Taranto espone una sua tesi. «Io dico, e le leggi sono con me, che il lavoro notturno è usurante per cui non può essere fatto per più di otto ore. Se esistono reparti che ne fanno di più allora mi viene un dubbio: forse il loro è un lavoro meno gravoso di quanto non lo sia quello dei loro colleghi delle rianimazioni o delle terapie intensive dove da anni si rispetta
La replica
Il direttore dell'azienda sanitaria non molla «Solo un mese di proroga e in casi particolari» questo limite».
Comunque sia quella di ieri, la prima manifestazione pubblica contro l'attuale direzione della Asl, è è stata organizzata dai sindacati di base, i Cobas, gli unici, per ora, a scegliere questo tipo di protesta plateale. Molto più morbida, invece, se non assente, la reazione dei sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil, che si sono limitati a chiedere lo slittamento del nuovo piano sino a dicembre. Ipotesi accordata da Colasanto ma per un mese (settembre) e solo per i casi in cui il repentino cambiamento comporti problemi nei reparti.
La scheda: La proposta
La direzione Asl propone tre turni di otto ore l'uno. Questo per uniformare la turnazione di tutti gli ospedali della provincia e adeguarsi alle norme europee e ai contratti nazionali.
I lavoratori
Maggiore flessibilità e carichi di lavoro spalmati nel tempo con turni notturni più lunghi e diurni più brevi.
Per permettere l'accesso ai servizi pubblici per i pendolari ma anche per consentire mobilità più sicure per chi viaggia con la propria auto.
I sindacati
Gli autonomi dei Cobas dichiarano guerra e chiedono il ritiro della delibera che modifica i turni. I confederali e la categoria infermieri Cgil, Cisl e Uil sono sostanzialmente d'accordo con il programma della direzione della Asl ma chiedono di soprassedere sino a dicembre


2 settembre 2008 - La Sicilia

Vigili del fuoco, sale la protesta dei 500 precari

Agrigento- (c.v.) Continua anche al distaccamento di Canicattì lo stato di agitazione dei vigili del fuoco che in questo modo vogliono protestare contro il comportamento discriminatorio adottato nei confronti dei Vigili discontinui volontari della Provincia di Agrigento in favore di quelli residenti a Lampedusa. Si chiede l'applicazione della legge che prevede i richiami con un'unica graduatoria generale. Tale iniziativa, precede una massiccia ed organizzata azione di protesta da parte di circa 500 volontari, che «vedono leso un diritto inequivocabile di pari opportunità sul fronte del Lavoro precario». Inoltre si lamenta il notevole ritardo in merito al trasferimento del Distaccamento di Canicattì nella nuova sede di contrada Carlino, nonché l'apertura della nuova sede cittadina in zona Asi di Agrigento. Proseguiremo la protesta ad oltranza fino all'attivazione delle procedure di conciliazione previste. Per quanto riguarda l'apertura del nuovo distaccamento i sindacati di Categoria Cigl, Cisl, rappresentanza di base e Confsal, chiedono un intervento immediato poiché da parecchi mesi si va avanti con le promesse di far traslocare i vigili nella nuova sede ma ad oggi invece nulla di concreto è stato fatto. Finita l'emergenza del grande caldo dove si registrano un gran numero di incendi soprattutto di sterpaglie adesso sarebbe ilo momento opportuno per effettuare il trasloco dalla vecchia sede del Foro Boario ormai fatiscente e igienicamente poco salubre nella nuova sede in attesa che venga realizzato in via definitiva una nuova caserma dei vigili in città.


2 settembre 2008 - Il Giornale

Scade il contratto, niente rinnovo Si mettono all’asta su Youtube
Lavoriamo da sei anni ma il nostro contratto non può essere rinnovato oltre

Legnano - Da oggi chiunque stia cercando un nuovo dipendente o sia a conoscenza di un posto di lavoro vacante, non deve fare altro che connettersi a YouTube e partecipare all’asta inaugurata questa mattina. Proprio così: non è uno scherzo, piuttosto una minaccia che ieri undici centraliniste, o meglio ex-centraliniste, dell’ospedale di Legnano hanno lanciato, con tanto di filmato su Internet, in segno di protesta. All’origine della querelle ci sono sei anni di lavoro precario presso il call center dell’azienda ospedaliera, prestati con la massima serietà da una decina di donne: alcune sono mamme, sole e monoreddito.
Ieri però il licenziamento, quasi «in tronco». Motivo? «Per effetto del decreto Brunetta il loro contratto non può essere rinnovato», ha reso noto Ornella Cameran, collega delle neo-disoccupate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano. Quindi l’iniziativa delle «prime vittime del decreto Brunetta» - così si sono definite le telefoniste - di mettersi all’asta in cambio di un posto di lavoro. Dietro al tono provocatorio e al di là della stranezza dell’iniziativa, emergono la tristezza e la volontà delle neo-disoccupate di non arrendersi, di non accettare in silenzio la brusca fine del loro lavoro. Un impiego che non solo svolgevano con impegno e dedizione, ma con cui tutte si mantenevano e che in alcuni casi era un’entrata fondamentale per tutta la famiglia. Eccole allora all’azione, decise a farsi sentire: ieri hanno manifestato via web con cartelli dai messaggi tutt’altro che ambigui: «No allo sfruttamento dei precari» o «Riceveremo la colletta dal sindacato. Vergognatevi!». Oggi hanno dato il via ad un’originale asta on line, dove «in vendita sarà qualcosa di molto diverso, come un’idea, un pensiero», ha svelato la Cameran. E chissà che tra i partecipanti qualcuno sia disposto a offrire una bella occupazione che loro desiderano più di tutto. Il fatto che l’abbiano persa è effettivamente riconducibile al decreto legge emanato dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta.
Secondo la normativa, infatti, il rinnovo del contratto precario non può avvenire per coloro che hanno prestato servizio per un periodo superiore a tre anni in un quinquennio. Tuttavia, a determinare l’interruzione dell’attività delle donne non è un’unica causa, ma quantomeno due. La seconda è rappresentata dalla gestione del centralino dell’ospedale di Legnano. Il servizio sarà affidato a un call center siciliano che, stando a fonti non ufficiali, avrebbe già intrapreso strade discutibili. In attesa di vedere come andrà l’asta, sarebbe curioso sapere che cosa pensi Bossi dello «sbarco» siculo nella cittadina simbolo di Alberto da Giussano e di buon augurio una parola della Ferilli, centralinista nel film Tutta la vita davanti, alle sue «colleghe».


2 settembre 2008 - Città Oggi web

Le centraliniste licenziate presidiano l’ospedale: non si ferma la protesta
di Caterina Porcellini

Legnano - Sono davanti alla struttura ospedaliera da stamattina, le 11 donne rimaste senza lavoro: sostenute dal sindacato RdB – Cub di Legnano, hanno organizzato un sit-in di protesta nei confronti dell’amministrazione pubblica che le ha private dell’occupazione. Si dichiarano decise a presidiare il luogo ancora per giorni, finchè tutti non avranno saputo dell’ingiustizia subita. Parla la portavoce del gruppo: "Siamo donne semplici, lavoratrici che per sei anni hanno contribuito a fare la ricchezza di quest’azienda. Altro che fannullone, a stento in tutto questo tempo abbiamo preso un giorno di malattia. Per questo ci sentiamo penalizzate a torto dal Decreto Brunetta, tanto più che ingenuamente non pensavamo neppure ci riguardasse: essendo assunte presso un’agenzia interinale, non credevamo saremmo state equiparate ai dipendenti pubblici." Un’ingenuità costata cara, dal momento che proprio questo particolare permette all’ospedale di parlare di risoluzione di contratto: "Si tratta di un tecnicismo, preferiscono evitare termini forti come quello di licenziamento, pensando che non rinnovare un contratto sia diverso dal chiuderlo. Abbiamo creduto alle voci che circolavano a proposito di un ennesimo prolungamento, tanto più che non sapevano come organizzare altrimenti il servizio di prenotazioni." Al Numero Verde sopraggiungono richieste di prenotazioni da tutta l’area della Provincia di Milano 1, interessando sette distretti ed un bacino d’utenza di un milione di persone. "Da oggi, il servizio è stato affidato a dipendenti interni scelti in fretta, quasi casualmente. Non è più possibile neppure chiamare il recapito da telefono cellulare."


2 settembre 2008 - L'Unità

CAOS AGLI SCAVI DI POMPEI
Almeno 1000 turisti in coda per due ore Il soprintendente minaccia le dimissioni
di Stefano Miliani

Pompei - Un migliaio di turisti, ieri mattina, ha trascorso un paio di lunghe ore davanti agli scavi di Pompei. Rimirando la biglietteria il sole saliva nel cielo e la calura aumentava. Erano piuttosto arrabbiati. Stavano fuori dai cancelli per un’assemblea tenuta dalla Cisl contro la privatizzazione di alcuni servizi di sorveglianza dalle 8 e mezzo alle 10 e mezzo di mattina e che ha bloccato l’apertura del sito archeologico. Sempre ieri alla presidenza del Consiglio è arrivata una lettera del soprintendente Pier Giovanni Guzzo che chiede chiarimenti e come deve comportarsi con il commissario di nomina governativa Renato Profili oppure l’archeologo, stimato dai colleghi italiani e stranieri, se ne va. Dal canto suo Profili intende denunciare Guzzo: i custodi gli avrebbero impedito di svolgere il suo lavoro. Quanto all’assemblea, che di fatto ricorda come qua basti lo stop di un gruppo per tenere chiuso il sito, la soprintendenza aveva chiesto invano di spostare alle 17.30 la riunione: indetta dal sindacato per chiarire che non è «favorevole alle privatizzazioni» della sorveglianza di alcuni settori di Pompei e di Ercolano progettate da Profili. Contro questo intento (che costerebbe un milione di euro e i sindacati confederali temono possa facilitare infiltrazioni malavitose) c’è già un accordo del 22 agosto firmato con la soprintendenza da Cgil, Uil, le sigle Unsa, Flp e Rdb. La Uil beni culturali ha definito «irresponsabile» l’assemblea della Cisl e attacca il Commissario: «affianca nel suo staff personale estraneo alla soprintendenza, con aumento dei costi, come Nicola Mercurio, capogruppo del Pdl di S. Antonio Abate». Guzzo intanto minaccia di dimettersi adesso è scontro aperto con il commissario straordinario. Nella giornata tra sabato e domenica Profili ha ordinato scavi, e terminato i lavori, per le condutture idriche nell’antica città romana, nella zona tra Porta Vesuvia e il Casino dell’aquila. Dalla soprintendenza dicono che non ne erano informati, mentre il mandato della presidenza del Consiglio obbliga Rufili a concordare ogni intervento. I custodi hanno provato a impedire l’accesso a Rufili, di qui la denuncia. Sulla carta un po’ surreale.


1 settembre 2008 - Ansa

LAVORO: CENTRALINISTE LICENZIATE VANNO ALL'ASTA SU YOUTUBE

(ANSA) - MILANO, 1 SET - «Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle». Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perchè il servizio sarà affidato ad un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento è legato al decreto Brunetta. «Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare ad un call center siciliano». Oltre la metà delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia. L'asta sarà ovviamente, è stato spiegato, tutta particolare. «Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un' idea, un pensiero». Le offerte più gradite saranno quelle di un posto di lavoro. Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo è che al call center siciliano sarebbero già stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, «antieconomici». Il secondo è sull'opportunità, da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. «Siamo di Legnano la città che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa».


1 settembre 2008 - Agi

LICENZIATE DA OSPEDALE LEGNANO: SI METTONO ALL'ASTA SU YOUTUBE

(AGI) - Milano, 1 set. - Si sono messe all'asta su YouTube, in cambio di un posto di lavoro. E' la provocazione di undici precarie, licenziate dall'ospedale di Legnano dopo sei anni di lavoro nel call - center della struttura. "Siamo le prime vittime del decreto Brunetta", recita un cartello esposto da una delle donne nel video che con frasi brevi e concise illustra la protesta delle lavoratrici in vendita al migliore offerente. "Il 31 agosto ci e' scaduto il contratto - spiega Ornella Cameran, una delle 11 centraliniste legnanesi - e ci hanno comunicato la 'conclusione del rapporto di lavoro'.
Questo a causa dell'articolo 49 del decreto Brunetta, che impedisce alle pubbliche amministrazioni di ricorrere allo stesso impiegato precario per piu' di tre anni". Invece di essere regolarizzate, le impiegate sono state rimandate a casa, affidando il servizio ad altre persone. "Abbiamo deciso - spiega Calderan - di dare vita all'asta, una provocazione mediatica su YouTube per far capire che per una donna lo stipendio e' indispensabile e non serve solo per comprare cipria e rossetti". Domani il sindacato Rdb - Cub pubblico impiego Lombardia dara' vita a un presidio di protesta all'ospedale di Legnano, per informare i dipendenti e chiedere sostegno per le 11 lavoratrici. Intanto le precarie all'asta attendono le prime offerte, la piu' gradita sarebbe un nuovo posto di lavoro.


1 settembre 2008 - Adnkronos

POMPEI: CAOS AGLI SCAVI, SINDACATI CHIEDONO CONCERTAZIONE SU GESTIONE AREA. I SINDACALISTI SI DIVIDONO SUL METODO DI AZIONE

Napoli, 1 set. - (Adnkronos) - Nel giorno della riapertura delle undici Domus proibite per oltre vent'anni e visitabili da oggi agli Scavi di Pompei, è caos tra i sindacati. Se da un lato le sigle sindacali appaiono unite in merito alla richiesta di un tavolo di concertazione tra la struttura commissariale, guidata dal prefetto Renato Profili, e la Sovrintendenza, gestita da Pietro Giovanni Guzzo, dall'altro però Cgil, Uil, Flp, Unsa, Rdb prendono le distanze dalla convocazione dell'assemblea sindacale da parte della Cisl, che proprio questa mattina ha provocato il posticipo di due ore dell'apertura dei cancelli ai turisti. In un comunicato stampa, Cgil, Uil, Flp, Unsa, Rdb accusano i loro colleghi di portare avanti una operazione «che mira allo smantellamento della Soprintendenza archeologica di Napoli Pompei rafforzando paradossalmente la gestione commissariale». Cgil, Uil, Flp, Unsa, Rdb definiscono inoltre «grave l'azione di chiusura degli scavi di Pompei e di Ercolano», causata dall'assemblea sindacale della Cisl, «poichè questo determina ancor di più nell'opinione pubblica e nei media l'impressione errata di una Soprintendenza allo sfascio gestita da una banda di pochi custodi che mirano solo ai propri interessi personali». «Anche noi chiediamo la concertazione, ma non crediamo che sia il metodo giusto quello di convocare un'assemblea sindacale impedendo la fruibilità dell'area ai turisti e creando soltanto ulteriori danni agli Scavi», spiega all'ADNKRONOS il segretario generale della Cgil Funzione Pubblica di Napoli Antonio Santomassino. Ma il segretario generale della Cisl Funzione Pubblica di Napoli, Lorenzo Medici, respinge le accuse al mittente: «L'assemblea non è uno strumento di lotta - dice - ma uno strumento democratico che si fa nei termini previsti dalla legge»


1 settembre 2008 - Corriere.it

Il servizio di call center è passato a una struttura siciliana
Licenziate, si mettono all'asta su YouTube
Appello web per undici centraliniste dell'ospedale di Legnano. Hanno perso il posto dopo aver lavorato sei anni come precarie

Legnano - «Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle». Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perchè il servizio sarà affidato a un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento è legato al decreto Brunetta. «Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare a un call center siciliano». Oltre la metà delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia. L'asta sarà ovviamente, è stato spiegato, tutta particolare. «Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un'idea, un pensiero». Le offerte più gradite saranno quelle di un posto di lavoro.
Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo è che al call center siciliano sarebbero già stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, «antieconomici». Il secondo è sull'opportunità, da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. «Siamo di Legnano, la città che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa».


1 settembre 2008 - Repubblica.it

Precarie in vendita su YouTube
A Legnano le 11 centraliniste dell'ospedale ora senza lavoro scelgono una singolare protesta

"Queste ragazze hanno lavorato per sei anni come precarie - spiega Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano -. Ora il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare ad un call center siciliano".
"Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran -, ma qualcosa di molto diverso, come un' idea, un pensiero". E, ovviamente, l'offerta più gradita è quella di un nuovo posto di lavoro.


1 settembre 2008 - Quotidiano.net

PRECARI / LA PROVOCAZIONE DI 11 CENTRALINISTE
''Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle''
Guarda il video della protesta
Le centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perché il servizio sarà affidato ad un altro call center, hanno deciso di mettersi all'asta su You Tube. Le offerte più gradite? Un posto di lavoro

Milano, 1 settembre 2008 - La protesta parte dal web. ''Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle''. Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perche' il servizio sara' affidato ad un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento e' legato al decreto Brunetta. ''Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non puo' essere rinnovato e il servizio di centralino e' stato smantellato per passare ad un call center siciliano''. Oltre la meta' delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia. L'asta sara' ovviamente, e' stato spiegato, tutta particolare. ''Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un' idea, un pensiero''. Le offerte piu' gradite saranno quelle di un posto di lavoro. Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo e' che al call center siciliano sarebbero gia' stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, ''antieconomici''. Il secondo e' sull'opportunita', da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. ''Siamo di Legnano la citta' che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa''.


1 settembre 2008 - blog Panorama

Centraliniste precarie si mettono all’asta su Youtube

Legnano - Precarie da sei anni, in procinto di ritrovarsi senza lavoro. Così 11 centraliniste dell’ospedale di Legnano, non lontano da Milano, si sono messe "in vendita" con un video postato su Youtube. L’inconsueta asta, che ovviamente punta ad attirare, oltre che l’attenzione, offerte di lavoro è stata resa nota dalla Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento è legato al decreto Brunetta. "Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie", spiega Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano. "Ora per effetto del decreto, il loro contratto non può essere rinnovato e il servizio di centralino è stato smantellato per passare a un call center siciliano", spiega. Oltre la metà delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia. L’asta sarà tutta particolare. "Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo", precisa Cameran, "ma qualcosa di molto diverso, come un’idea, un pensiero". Il sindacato richiama l’attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo è che al call center siciliano sarebbero già stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero "antieconomici". Il secondo è sull’opportunità, da parte dell’ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. "Siamo di Legnano, la città che ospita la statua di Alberto da Giussano", scrive Rdb-Cub in una nota, "ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa".


1 settembre 2008 - Varese news

Legnano - Dopo sei anni di lavoro interinale, l'azienda ospedaliera non ha rinnovato il contratto con la ditta interinale a causa del decreto Brunetta. E le lavoratrici si "mettono in vendita" in rete
Centraliniste licenziate dall'ospedale protestano su YouTube
di Alessandra Toni

Sei anni da precarie: centraliniste all'ospedale di Legnano. Oggi, si ritrovano senza lavoro, al loro posto subentrerà, probabilmente, un call center esterno. Alle undici interinali senza lavoro è rimasta solo la via della protesta on line, un video affidato a "You tube" perchè faccia emergere la loro condizione di vittime del "decreto Brunetta": « Ci mettiamo all'asta in cambio di un posto di lavoro». A dar voce alla loro rabbia è Ornella Cameran, rappresentante del sindacato di base dell'ospedale (RdB Cub) nonchè collega delle centraliniste: « Da sei anni lavoravamo in quest'azienda ospedaliera come interinali. Eravamo precarie e lo sapevamo ma quando, tre anni fa, il contratto è stato rinnovato abbiamo sperato nelle voci che parlavano di stabilizzazione. Fino all'ultimo ci abbiamo creduto. Poi, la scorsa settimana, il direttore amministrativo dell'azienda ci ha detto che si doveva interrompere il rapporto a causa del "decreto Brunetta"». Le undici centraliniste, che per sei anni hanno preso le prenotazioni di visite specialistiche dell'azienda Milano 1 che conta su un bacino di utenza di un milione di persone, sapevano che il 31 agosto sarebbe scaduto anche il secondo contratto, ma erano fiduciose che quella mole di lavoro, così importante, non poteva rimanere scoperta: « Ci avevano ventilato la possibilità che la scadenza del contratto slittasse di sei o sette mesi perchè non si sapeva ancora come organizzare il call center. Sei mesi non è tanto ma era sempre uno spiraglio...». Il decreto Brunetta vieta la possibilità di avere un rapporto di lavoro precario per oltre tre anni in cinque anni consecutivi: lproprio la situazione delle undici centraliniste legnanesi: « Abbiamo chiesto quale futuro veniva riservato al nostro servizio ma ci hanno risposto che era un problema della direzione - ha aggiunto Ornella Cameran - Sappiamo che oggi si sono arrangiati alla bell'e meglio ma pensiamo che questo servizio confluirà quanto prima in quello regionale che ha affidato ad un call center siciliano le telefonate di alcune aziende sanitarie lombarde». «Innanzitutto voglio precisare che l'azienda non ha licenziato nessuno e non ha intenzione di farlo in futuro - chiarisce il direttore generale Carla Dotti - Noi avevamo un rapporto con un'azienda interinale ma non l'abbiamo più potuto rinnovare perchè sarebbe stato un atto illegittimo: il quadro normativo parla chiaro. Attualmente, il call center viene gestito dai nostri dipendenti dello sportello prenotazione perchè stiamo riorganizzando tutto il servizio: le prime visite e quelle più "semplici" saranno gestite dal call center regionale, quelle più delicate, però, rimarranno in capo all'azienda. Nel corso di questa rivisitazione potremmo ancora aver bisogno di personale esterno. L'intera questione, comunque, verrà definita entro fine anno. Ribadisco, comunque, che non ci sono stati licenziamenti nè, tanto meno, disguidi nelle prenotazioni». Alle undici centraliniste rimane la solidarietà del sindacato e una colletta per far fronte ai tanti problemi quotidiani. La loro protesta, però, affidata alla rete è già arrivata sul circuito massmediatico: «Non avevamo altra scelta. You tube è uno spazio libero che ti permette di dar voce alla protesta. Chiaramente, la nostra è una provocazione: nessuno ha intenzione di venedere nulla. Siamo tutte mamme e abbiamo bisogno solo di serietà...»


1 settembre 2008 - CronacaQui

Il servizio sarà affidato a un altro call center e loro perderanno il lavoro
Precari: centraliniste licenziate si mettono all'asta su Youtube

LEGNANO - "Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle". E' lo slogan con cui undici centraliniste dell'ospdedale di Legnano hanno iniziato una singolare protesta via web. Sono state licenziate perchè il servizio di call center sarà affidato ad un'altra società e le lavoratrici hanno dunque deciso di mettersi all'asta su Youtube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento è legato al decreto Brunetta. ''Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto nonpuò essere rinnovato e il servizio di centralinoè stato smantellato per passare ad un call center siciliano''. Oltre lametà delle undici centraliniste con quel lavoro manteneva la famiglia. L'asta sarà ovviamente, è stato spiegato, tutta particolare. ''Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un' idea, un pensiero''. Le offerte piu' gradite saranno quelle di un posto di lavoro. Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primoè che al call center siciliano sarebberogià stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, ''antieconomici''. Il secondoè sull'opportunità, da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. ''Siamo di Legnano lacittà che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa''.


1 settembre 2008 - L'Unità

VERTENZE
Finita la tregua estiva, venerdì ripartono gli scioperi nei trasporti

Con l’ultimo grande rientro di ieri, si chiude anche la tregua estiva per gli scioperi nel settore trasporti. Ecco la mappa dei possibili disagi, riportati dal sito del Garante www.commissionegaranzia sciopero.it dove sono riportate anche le agitazione delle ferrovie a livello regionale e locale.
VENERDÌ 6: gli assistenti di volo dell’Enav fermi per quattro ore, e protesta simbolica di 1 minuto. dalle 12 alle 12,01, proclamata dal Sdl per Alitalia.
MARTEDÌ 9: sciopero di 24 ore del personale marittimo di Tirrenia.
MERCOLEDÌ 17: la Cub Trasporti ha dichiarato 4 ore di sciopero, dalle 12 alle 16, per i dipendenti Alitalia e Alitalia Servizi. Nelle stesse ore anche Cgil, Cisl, Uil, Ugl hanno chiamato all’astensione dal lavoro tutto il personale di terra delle Compagnie aeree italiane.
GIOVEDÌ 25: comincia lo stop di 48 ore dei di Tirrenia, che ripeteranno l’agitazione di due giorni anche martedì 7 e mercoledì 8 ottobre, Sul fronte aereo sciopero di 4 ore dei controllori di volo Enav
DOMENICA 28: fermi dalle 12 alle 16 i controllori Licta di Enav.


1 settembre 2008 - Il Resto del Carlino

TRASPORTI, L’ESTATE E’ FINITA RICOMINCIANO GLI SCIOPERI

ROMA — CON LA FINE dell’estate riprendono gli scioperi nei trasporti: tra il 3 e il 5 settembre termina la tregua per aerei, treni, bus e traghetti e già alcune astensioni dal lavoro sono state proclamate. Ad ora, secondo i dati del ministero dei Trasporti, sono già previste 4 ore di sciopero dei controllori di volo dell’Enav il 6 settembre. Si fermano per 4 ore anche i lavoratori della Sat di Pisa. Il 9 settembre il personale marittimo della Tirrenia si blocca per 24 ore. Il 17 settembre la Cub trasporti ha indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 12 alle 16, del personale di Alitalia e Alitalia servizi. Stop anche dei piloti Meridiana e del personale della Sea (dalle 12 alle 16) di Linate e Malpensa. Cgil, Cisl, Uil e Ugl ne hanno indetto uno, sempre dalle 12 alle 16, del personale di terra delle Compagnie aeree italiane. Il 25 settembre gli addetti della Tirrenia si fermeranno per 48 ore. Sempre di due giorni un altro loro stop per il 7 ottobre. E’ di 4 ore, invece, quello lo proclamato dai controllori Enav per il 25 settembre. mentre il 28, stop, dalle 12 alle 16,dei controllori Licta dell’Enav.


1 settembre 2008 - Il Piccolo

TERMINATA LA TREGUA ESTIVA
Riprendono gli scioperi nei trasporti
Quattro ore di blackout dei controllori di volo il 6, il 9 si ferma il personale marittimo

ROMA Con la fine della stagione estiva riprendono anche gli scioperi nei trasporti: tra il 3 e il 5 settembre termina infatti il periodo di tregua estiva per aerei, treni, bus e traghetti e già alcune astensioni dal lavoro sono state proclamate. Esaminando il calendario delle franchigie estive della Commissione di garanzia sugli scioperi, emerge infatti che finisce il 3 settembre la tregua per i settori del trasporto ferroviario e di quello marittimo di Fs iniziata per entrambi il 27 luglio. Nel trasporto aereo, invece, la treguA iniziata sempre il 27 luglio finirà il 5 settembre, così come per il trasporto pubblico locale e i traghetti della Tirrenia.
6 SETTEMBRE Ad ora, secondo i dati che fornisce il ministero dei Trasporti, sono state già proclamate 4 ore di sciopero dei controllori di volo dell'Enav il 6 settembre, giorno in cui risulta confermata anche dal Garante degli scioperi, la protesta simbolica di 1 minuto, dalle 12 alle 12,01, proclamata dall'Sdl per i lavoratori di Alitalia. Si fermano per 4 ore anche i lavoratori della Sat di Pisa.
9 SETTEMBRE. Il personale marittimo della Tirrenia sciopera per 24 ore dopo averne sospeso uno lo scorso 25 luglio.
17 SETTEMBRE. La Cub trasporti ha indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 12 alle 16, del personale di Alitalia e Alitalia servizi. Stop anche dei piloti Meridiana e del personale della Sea (dalle 12 alle 16) di Linate e Malpensa. Le organizzazioni di settore di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ne hanno indetto uno, sempre dalle 12 alle 16, del personale di terra delle Compagnie aeree italiane. Dal sito del Garante risultano invece revocati gli altri scioperi di piloti e personale di cabina indetti per questa stessa giornata.
25 SETTEMBRE. Gli addetti della Tirrenia si fermano per 48 ore.
Sempre di due giorni un altro loro stop per il 7 ottobre. È di 4 ore, invece, lo sciopero proclamato per il 25 settembre dei controllori Enav.
28 SETTEMBRE: Stop, dalle 12 alle 16,dei controllori Licta dell'Enav.
Nel settore ferroviario sono stati indetti una serie di scioperi a livello locale: dal sito del Garante risulta che il primo avverrà alla divisione passeggeri della Sicilia, il 4 settembre, seguito il 6 da quello regionale e cargo dell'Emilia Romagna, il 10 dal personale di manovra di Lamezia ed altri, a seguire, ad Ancona, Firenze e in Piemonte.


1 settembre 2008 - Libertà

E' finita la tregua nei trasporti
Gli scioperi riprendono il 6 settembre con i controllori di volo

ROMA - Con la fine della stagione estiva riprendono anche gli scioperi nei trasporti: tra il 3 e il 5 settembre termina infatti il periodo di tregua estiva per aerei, treni, bus e traghetti e già alcune astensioni dal lavoro sono state proclamate. Esaminando il calendario delle franchigie estive della Commissione di garanzia sugli scioperi, emerge infatti che finisce il 3 settembre la tregua per i settori del trasporto ferroviario e di quello marittimo di Fs iniziata per entrambi il 27 luglio. Nel trasporto aereo, invece, la "tregua" iniziata sempre il 27 luglio finirà il 5 settembre, così come per il trasporto pubblico locale e i traghetti della Tirrenia.
6 SETTEMBRE Ad ora, secondo i dati che fornisce il ministero dei Trasporti, sono state già proclamate 4 ore di sciopero dei controllori di volo dell'Enav il 6 settembre, giorno in cui risulta confermata anche dal Garante degli scioperi, la protesta simbolica di 1 minuto, dalle 12 alle 12,01, proclamata dal Sdl per i lavoratori di Alitalia. Si fermano per 4 ore anche i lavoratori della Sat di Pisa.
9 SETTEMBRE Il personale marittimo della Tirrenia sciopera per 24 ore dopo averne sospeso uno lo scorso 25 luglio.
17 SETTEMBRE La Cub trasporti ha indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 12 alle 16, del personale di Alitalia e Alitalia servizi. Stop anche dei piloti Meridiana e del personale della Sea (dalle 12 alle 16) di Linate e Malpensa. Le organizzazioni di settore di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ne hanno indetto uno, sempre dalle 12 alle 16, del personale di terra delle Compagnie aeree italiane. Dal sito del Garante risultano invece revocati gli altri scioperi di piloti e personale di cabina indetti per questa stessa giornata.
25 SETTEMBRE Gli addetti della Tirrenia si fermano per 48 ore.
Sempre di due giorni un altro loro stop per il 7 ottobre. È di 4 ore, invece, lo sciopero proclamato per il 25 settembre dei controllori Enav.
28 SETTEMBRE Stop, dalle 12 alle 16,dei controllori Licta dell'Enav.
Nel settore ferroviario sono stati indetti una serie di scioperi a livello locale: dal sito del Garante risulta che il primo avverrà alla divisione passeggeri della Sicilia, il 4 settembre, seguito il 6 da quello regionale e cargo dell'Emilia Romagna, il 10 dal personale di manovra di Lamezia ed altri, a seguire, ad Ancona, Firenze e in Piemonte.


1 settembre 2008 - L'Eco di Bergamo

Finita la tregua dal 6 settembre raffica di scioperi

Con la fine della stagione estiva riprendono anche gli scioperi nei trasporti: tra il 3 e il 5 settembre termina infatti il periodo di tregua estiva per aerei, treni, bus e traghetti e già alcune astensioni dal lavoro sono state proclamate.
Esaminando il calendario delle franchigie estive della Commissione di garanzia sugli scioperi, emerge infatti che finisce il 3 settembre la tregua per i settori del trasporto ferroviario e di quello marittimo di Fs iniziata per entrambi il 27 luglio.
Nel trasporto aereo, invece, la tregua iniziata sempre il 27 luglio finirà il 5 settembre, così come per il trasporto pubblico locale e i traghetti della Tirrenia.
6 SETTEMBRE - Ad ora, secondo i dati che fornisce il ministero dei Trasporti, sono state già proclamate 4 ore di sciopero dei controllori di volo dell'Enav il 6 settembre, giorno in cui risulta confermata anche dal Garante degli scioperi, la protesta simbolica di 1 minuto, dalle 12 alle 12,01, proclamata dall'Sdl per i lavoratori di Alitalia. Si fermano per 4 ore anche i lavoratori della Sat di Pisa.
9 SETTEMBRE - Il personale marittimo della Tirrenia sciopera per 24 ore dopo avere sospesa un'agitazione lo scorso 25 luglio.
17 SETTEMBRE - La Cub trasporti ha indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 12 alle 16, del personale di Alitalia e Alitalia servizi. Stop anche dei piloti Meridiana e del personale della Sea (dalle 12 alle 16) di Linate e Malpensa.
Le organizzazioni di settore di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno indetto uno sciopero, sempre dalle 12 alle 16, del personale di terra delle compagnie aeree italiane. Dal sito del Garante risultano invece revocati gli altri scioperi di piloti e personale di cabina indetti per questa stessa giornata.
25 SETTEMBRE - Gli addetti della Tirrenia si fermano per 48 ore.
Sempre di due giorni un altro loro stop per il 7 ottobre. È di 4 ore, invece, lo sciopero proclamato per il 25 settembre dei controllori Enav.
28 SETTEMBRE - Stop, dalle 12 alle 16, dei controllori Licta dell'Enav.
Nel settore ferroviario sono stati indetti una serie di scioperi a livello locale: dal sito del Garante risulta che il primo avverrà alla divisione passeggeri della Sicilia, il 4 settembre, seguito il 6 da quello regionale e cargo dell'Emilia Romagna, il 10 dal personale di manovra di Lamezia ed altri, a seguire, ad Ancona, Firenze e in Piemonte.


1 settembre 2008 - Nuova Venezia/Mattino di Padova/Tribuna di Treviso

Scioperi, si riparte
Trasporti: fine della tregua estiva Con settembre tornano le astensioni

ROMA - Con la fine della stagione estiva riprendono anche gli scioperi nei trasporti: tra il 3 e il 5 settembre termina, infatti, il periodo di tregua estiva per aerei, treni, bus e traghetti e già alcune astensioni dal lavoro sono state proclamate. Esaminando il calendario delle franchigie estive della Commissione di garanzia sugli scioperi, emerge, infatti, che finisce il 3 settembre la tregua per i settori del trasporto ferroviario e di quello marittimo di Fs iniziata per entrambi il 27 luglio. Nel trasporto aereo, invece, la tregua iniziata sempre il 27 luglio finirà il 5 settembre, così come per il trasporto pubblico locale e i traghetti della Tirrenia.
Ad ora, secondo i dati che fornisce il ministero dei Trasporti, sono state già proclamate 4 ore di sciopero dei controllori di volo dell’Enav il 6 settembre, giorno in cui risulta confermata anche dal Garante degli scioperi, la protesta simbolica di 1 minuto, dalle 12 alle 12,01, proclamata dall’Sdl per i lavoratori di Alitalia. Si fermano per 4 ore anche i lavoratori della Sat di Pisa. Il 9 settembre il personale marittimo della Tirrenia sciopera per 24 ore dopo averne sospeso uno lo scorso 25 luglio. Ancora il 17 settembre, la Cub trasporti ha indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 12 alle 16, del personale di Alitalia e Alitalia servizi. Stop anche dei piloti Meridiana e del personale della Sea (dalle 12 alle 16) di Linate e Malpensa. Le organizzazioni di settore di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ne hanno indetto uno, sempre dalle 12 alle 16, del personale di terra delle Compagnie aeree italiane. Dal sito del Garante risultano revocati gli altri scioperi indetti per questa stessa giornata.


1 settembre 2008 - Il Tirreno

NEI TRASPORTI
Riprendono gli scioperi

ROMA. Con la fine della stagione estiva riprendono anche gli scioperi nei trasporti: tra il 3 e il 5 settembre termina infatti il periodo di tregua estiva per aerei, treni, bus e traghetti. Esaminando il calendario delle franchigie estive della Commissione di garanzia sugli scioperi, emerge infatti che finisce il 3 settembre la tregua per i settori del trasporto ferroviario e di quello marittimo di Fs iniziata per entrambi il 27 luglio. Nel trasporto aereo, invece, la tregua finirà il 5 settembre, così come per il trasporto pubblico locale e i traghetti della Tirrenia.
6 settembre. Sono state già proclamate 4 ore di sciopero dei controllori di volo dell’Enav il 6 settembre, giorno in cui è confermata la protesta simbolica di un minuto, dalle 12 alle 12,01, proclamata dall’Sdl per i lavoratori di Alitalia. Si fermano per 4 ore anche i lavoratori della Sat di Pisa.
9 settembre. Il personale marittimo della Tirrenia sciopera per 24 ore.
17 settembre. La Cub trasporti ha indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 12 alle 16, del personale di Alitalia e Alitalia servizi. Stop anche dei piloti Meridiana e del personale della Sea (dalle 12 alle 16) di Linate e Malpensa. Le organizzazioni di settore di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ne hanno indetto uno, sempre dalle 12 alle 16, del personale di terra delle Compagnie aeree italiane.
25 settembre. Gli addetti della Tirrenia si fermano per 48 ore. E’ di 4 ore, invece, lo sciopero proclamato per il 25 settembre dei controllori Enav.
28 settembre. Stop, dalle 12 alle 16, dei controllori Licta dell’Enav.


1 settembre 2008 - Il Messaggero Veneto

FRA IL 3 E IL 5
In settimana finirà la tregua estiva ripartono gli scioperi

ROMA - Con la fine della stagione estiva riprendono anche gli scioperi nei trasporti: tra il 3 e il 5 settembre termina infatti il periodo di tregua estiva per aerei, treni, bus e traghetti e già alcune astensioni dal lavoro sono state proclamate. Esaminando il calendario delle franchigie estive della Commissione di garanzia sugli scioperi, emerge infatti che finirà mercoledì la tregua per i settori del trasporto ferroviario e di quello marittimo di Fs iniziata per entrambi il 27 luglio. Nel trasporto aereo, invece, la tregua iniziata sempre il 27 luglio finirà venerdì, così come per il trasporto pubblico locale e i traghetti della Tirrenia.
A ora, secondo i dati che fornisce il ministero dei Trasporti, sono state già proclamate 4 ore di sciopero dei controllori di volo dell’Enav sabato 6, giorno in cui risulta confermata anche dal Garante degli scioperi, la protesta simbolica di 1 minuto, dalle 12 alle 12.01, proclamata dall’Sdl per i lavoratori di Alitalia. Si fermano per 4 ore anche i lavoratori della Sat di Pisa. Poi il 9 il personale marittimo della Tirrenia sciopera per 24 ore dopo averne sospeso uno lo scorso 25 luglio.
Giornata molto calda il 17. La Cub trasporti ha indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 12 alle 16, del personale di Alitalia e Alitalia servizi. Stop anche dei piloti Meridiana e del personale della Sea (dalle 12 alle 16) di Linate e Malpensa. Le organizzazioni di settore di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ne hanno indetto uno, sempre dalle 12 alle 16, del personale di terra delle compagnie aeree italiane.


1 settembre 2008 - Gazzetta del Sud

Tra il 3 e il 5 settembre terminano le franchigie estive
e già alcune astensioni dal lavoro sono state proclamate
Scioperi in arrivo, finita la tregua nei trasporti

ROMA - Con la fine della stagione estiva riprendono anche gli scioperi nei trasporti: tra il 3 e il 5 settembre termina infatti il periodo di tregua estiva per aerei, treni, bus e traghetti e già alcune astensioni dal lavoro sono state proclamate. Esaminando il calendario delle franchigie estive della Commissione di garanzia sugli scioperi, emerge infatti che finisce il 3 settembre la tregua per i settori del trasporto ferroviario e di quello marittimo di Fs iniziata per entrambi il 27 luglio.
Nel trasporto aereo, invece, la tregua iniziata sempre il 27 luglio finirà il 5 settembre, così come per il trasporto pubblico locale e i traghetti della Tirrenia.
6 settembre – Ad ora, secondo i dati che fornisce il ministero dei Trasporti, sono state già proclamate 4 ore di sciopero dei controllori di volo dell'Enav il 6 settembre, giorno in cui risulta confermata anche dal Garante degli scioperi, la protesta simbolica di 1 minuto, dalle 12 alle 12,01, proclamata dall'Sdl per i lavoratori di Alitalia. Si fermano per 4 ore anche i lavoratori della Sat di Pisa.
9 settembre – Il personale marittimo della Tirrenia sciopera per 24 ore dopo averne sospeso uno lo scorso 25 luglio.
17 settembre – La Cub trasporti ha indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 12 alle 16, del personale di Alitalia e Alitalia servizi. Stop anche dei piloti Meridiana e del personale della Sea (dalle 12 alle 16) di Linate e Malpensa. Le organizzazioni di settore di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ne hanno indetto uno, sempre dalle 12 alle 16, del personale di terra delle Compagnie aeree italiane. Dal sito del Garante risultano invece revocati gli altri scioperi di piloti e personale di cabina indetti per questa stessa giornata.
25 settembre – Gli addetti della Tirrenia si fermano per 48 ore. Sempre di due giorni un altro loro stop per il 7 ottobre. È di 4 ore, invece, lo sciopero proclamato per il 25 settembre dei controllori Enav.
28 settembre – Stop, dalle 12 alle 16,dei controllori Licta dell'Enav.
Nel settore ferroviario sono stati indetti una serie di scioperi a livello locale: dal sito del Garante risulta che il primo avverrà alla divisione passeggeri della Sicilia, il 4 settembre, seguito il 6 da quello regionale e cargo dell'Emilia Romagna, il 10 dal personale di manovra di Lamezia ed altri, a seguire, ad Ancona, Firenze e in Piemonte.


1 settembre 2008 - OrizzonteScuola.it

CUB Scuola
Venerdì 19 settembre sciopero dei precari della scuola

Con il decreto legge approvato il 28 agosto, il governo propone all'opinione pubblica una "soluzione" dei problemi della scuola ai limiti del surreale: il ritorno ai voti in decimi, al voto di condotta ed all'esame di riparazione.
Nel frattempo, sul sito del Ministero dell'Istruzione (non più pubblica) il Ministro Gelmini lamenta il fatto che le retribuzioni del personale assorbono una quota eccessiva di risorse dimenticando, o fingendo di dimenticare, i tagli agli investimenti per la scuola che da anni ne mettono a repentaglio il quotidiano funzionamento. Questo mentre il contratto è scaduto ormai da otto mesi e si preparano ulteriori e massicci tagli all'organico.
La CUB Scuola, di fronte a questa situazione, organizza, per venerdì 19 settembre uno sciopero di tutti i precari della scuola per opporsi ai tagli all'organico e chiedere un trattamento dignitoso per il personale precario oltre alle necessarie assunzioni in ruolo. Lo sciopero coinvolgerà tutti i precari della pubblica amministrazione perché tutti questi lavoratori vivono comuni problemi.
Per la CUB Scuola: il Coordinatore Nazionale - Cosimo Scarinzi


1 settembre 2008 - Quotidiano.net

PRECARI / LA PROVOCAZIONE DI 11 CENTRALINISTE
''Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle''
Questo lo slogan di 11 centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perché il servizio sarà affidato ad un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Le offerte più gradite? Un posto di lavoro

La protesta parte dal web. ''Ci lasciano in mutande, ci toglieremo anche quelle''. Con questo slogan undici centraliniste dell'ospedale di Legnano, licenziate perche' il servizio sara' affidato ad un altro call center, hanno deciso di attuare una singolare forma di protesta: mettersi all'asta su You Tube. Lo rende noto la Rdb-Cub Pubblico impiego della Lombardia, spiegando che il licenziamento e' legato al decreto Brunetta.
''Si tratta di undici donne che hanno lavorato per sei anni come precarie - ha spiegato Ornella Cameran, collega delle licenziate e rappresentante Rdb-Cub di Legnano - Ora per effetto del decreto, il loro contratto non puo' essere rinnovato e il servizio di centralino e' stato smantellato per passare ad un call center siciliano''. Oltre la meta' delle undici centraliniste con quel lavoro mantenevano la famiglia.
L'asta sara' ovviamente, e' stato spiegato, tutta particolare. ''Naturalmente nessuna di loro ha intenzione di mettere in vendita il corpo - ha precisato Cameran - ma qualcosa di molto diverso, come un' idea, un pensiero''. Le offerte piu' gradite saranno quelle di un posto di lavoro.
Rdb-Cub richiama inoltre l'attenzione su altri due aspetti della vicenda. Il primo e' che al call center siciliano sarebbero gia' stati dati in appalto i servizi di prenotazione di altri ospedali lombardi con costi che sembrerebbero, sostiene il sindacato, ''antieconomici''.
Il secondo e' sull'opportunita', da parte dell'ospedale di Legnano, di aderire al call center siciliano. ''Siamo di Legnano la citta' che ospita la statua di Alberto da Giussano - scrive Rdb-Cub in una nota - ci piacerebbe sapere la Lega cosa ne pensa''.


1 settembre 2008 - Leggo

Roma. Tutti a scuola, anzi al nido...

Roma - Tutti a scuola, anzi al nido: tornano oggi in "classe" i piccoli studenti, in età compresa tra i tre mesi ed i tre anni. Ma tornano anche i vecchi problemi. Messi da parte secchiello e paletta, l'esercito dei piccoli è pronto a tornare "tra i banchi" dei circa 190 asili nido comunali. Ma le polemiche sulla riduzione del personale tornano a farsi sentire. «Un accordo del 2006 prevedeva per settembre 2007 e settembre 2008 la riduzione di un’unità del personale per ogni asilo, lo scorso anno subimmo effetti devastanti – denuncia Caterina Fida, esponente RdB – giovedì saremo in assemblea per trovare una soluzione da proporre all’assessore Marsilio. Questo per evitare classi sovraffollate in cui sia impossibile garantire la presenza di un’educatrice per 6 bambini». (G.Par.)


1 settembre 2008 - Corriere della Sera

Alitalia, piloti e sindacati: alta tensione sugli esuberi
Per la Cisl i soci in cordata potrebbero ricollocare i lavoratori. La Uilt: nessuno sia lasciato per strada. Il ministro Sacconi dovrebbe incontrare anche Colaninno
di Antonella Baccaro

ROMA — Parte oggi alle 18 la trattativa tra il governo e i sindacati sul salvataggio di Alitalia, nella stessa giornata in cui i soci della Compagnia aerea italiana (Cai) dovrebbero presentare l'offerta al commissario Augusto Fantozzi. Presso il ministero del Lavoro, Maurizio Sacconi riceverà le nove sigle coinvolte, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl, Anpac, Up, Anpav e Avia. A seguire, saranno ricevuti anche altri sindacati tra cui la Cub che rappresenta il sindacalismo di base e che ha già proclamato uno sciopero per il 17 settembre. In ballo ci sono i 5-7 mila esuberi individuati dal piano Intesa-Sanpaolo.
A fianco di Sacconi ci saranno certamente il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e quello dei Trasporti, Altero Matteoli. Mentre per il Tesoro potrebbe non esserci Giulio Tremonti. Non sarebbe prevista la presenza dell'advisor, né di rappresentanti della Cai, almeno finché l'offerta non sarà stata formalizzata.
Del resto l'incontro di oggi non è che il primo di una serie che dovrebbe concludersi entro un mese o poco più. E' questa infatti la scadenza ultima che sarà indicata ai sindacati dal commissario Augusto Fantozzi cui sarà affidata la relazione illustrativa aggiornata allo stato attuale di Alitalia. L'idea è quella di dare ai sindacati il quadro preciso della situazione in modo che non ci siano equivoci sull'ultimatività del piano.
Ma i sindacati non vogliono sentire parlare di ultimatum. Ricompattandosi, hanno chiesto di poter avere una discussione a tutto campo che non si esaurisca sul tema degli esuberi. Saranno accontentati: dopo il primo incontro di oggi sullo stato dell'arte, ne seguiranno altri sul piano, illustrato dagli interessati, e infine sulla parte che più interessa i sindacati: le ricadute occupazionali, su cui è previsto anche che ci possa essere una trattativa diretta tra l'offerente e i sindacati.
Il ministro Sacconi, che oggi dovrebbe incontrare anche il capo-cordata Roberto Colaninno, ha auspicato che gli esuberi siano meno di 5 mila. Molto dipenderà dalla disponibilità dei sindacati a rivedere gli strumenti contrattuali. Da parte di questi c'è molta attesa: «L'auspicio è quello di trovarci di fronte ad una trattativa vera», dice Franco Nasso, segretario generale della Filt-Cgil. Insomma niente «prendere o lasciare». Anche i piloti dell'Anpac sono molto determinati: «Di fronte a un piano non condiviso — spiega il presidente Fabio Berti —, e che a nostro giudizio possa pregiudicare le prospettive di rilancio, le reazioni saranno durissime, anche perché non partiranno solo dai vertici sindacali ma dai lavoratori stessi stremati da anni di crisi».
Più cauta appare la posizione della Cisl: il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, non ha ancora preso posizione dopo l'emersione della cordata italiana, ma prima che questo avvenisse si era mostrato possibilista. Certo, per Bonanni molto dipenderà anche dalla buona volontà che i nuovi azionisti mostreranno: il punto di snodo è la ricollocazione dei lavoratori in esubero. Escludendo la riassunzione in aziende pubbliche, sarà essenziale la disponibilità di aziende private, che potrebbero essere le stesse degli azionisti di Cai. Per acquisire questo nuovo impegno potrebbe servire un incontro con il governo.
La UilTrasporti garantisce «uno spirito costruttivo»: «Vogliamo conoscere il progetto — dice il segretario nazionale Marco Veneziani —: speriamo sia un piano coerente ». Si tengono un passo indietro gli autonomi di Sdl, forti nel comparto terra, quello che più rischia nella ristrutturazione. In assenza di un confronto vero, fa sapere Sdl, «il governo si assumerà la responsabilità delle determinate forme di lotta che inevitabilmente saranno indette». Al momento però non si registrano particolari situazioni di tensione tra i lavoratori.


1 settembre 2008 - Corriere di Bologna

Al centro della vertenza il rinnovo del contratto e la polemica sul ruolo degli accertatori della sosta
Primo giorno di scuola con sciopero: si fermano i bus
Stop ai mezzi pubblici il 15 settembre, quando gli studenti torneranno sui banchi
di Alberto Giuffrè

Bologna - Niente autobus il primo giorno di scuola. Per il 15 settembre, giorno della riapertura delle scuole in città, i sindacati hanno proclamato uno sciopero di 24 ore e una manifestazione in piazza Nettuno.
Al centro della protesta ci sono la trattativa per il rinnovo del contratto aziendale di Atc, la polemica sul ruolo degli accertatori della sosta e il futuro dell'azienda di trasporto che viaggia verso la fusione con la «cugina» Acft di Ferrara. L'ultima occasione per scongiurare la protesta sarà il 4 settembre, quando le sigle sindacali incontreranno l'azienda.
Se per le parti sociali il blocco dei mezzi pubblici sembra ormai inevitabile, un appello al dialogo arriva da Giacomo Venturi, assessore ai Trasporti della Provincia (azionista del-l'Atc insieme al Comune). «Invito i sindacati a fare uno sforzo di responsabilità, a collaborare con l'azienda per scongiurare lo sciopero», ha detto Venturi. Uno sciopero che rischia di fare più male del solito visto la concomitanza con il rientro sui banchi di scuola degli studenti bolognesi. «Sappiamo che, essendo il primo giorno di scuola, la nostra iniziativa può generare molti disagi, ma non abbiamo altra scelta: rispetto ai problemi non ci sono risposte nella maniera più assoluta», sottolinea Gianluca Neri della Uiltrasporti.
Per i lavoratori Atc ci sono due questioni ancora irrisolte. La prima, legata al rinnovo del contratto, è quella del fondo integrativo. «Comune e provincia — spiega Maurizio Lunghi della Filt Cgil — dal 2005 ci avevano dato un contributo di un milione e mezzo di euro finalizzato all'aumento di passeggeri». La cifra quest'anno è scomparsa nel nulla («per colpa della Finanziaria», dicono gli assessori), «proprio nell'anno in cui i passeggeri sono aumentati maggiormente».
Stanno in maniera diversa le cose per Venturi, che ribatte: «Quello del fondo integrativo è un equivoco che abbiamo già chiarito in un precedente incontro a luglio con i sindacati — continua l'assesore —. Erano soldi che versavamo all'agenzia per la Mobilità e non all'azienda. Servivano al miglioramento dei servizi ma quel protocollo di intesa non produceva effetti all'infinito».
Il secondo nodo riguarda gli accertatori della sosta. Da quando l'Aci ha detto che le multe che fanno sulle corsie preferenziali sono illegittime, «gli accertatori chiamano tutti i giorni: la gente li contesta per strada, ma sono in regola», assicura Neri. «Sono personale ispettivo vero e proprio possono fare tutte le multe che fanno, anche quelle contestate». Il clima di diffidenza verso gli accertatori rischia di trasformarsi per i sindacati anche in un pericolo per questi lavoratori che spesso vengono minacciati: «Perché — si chiede Neri — Comune e Provincia non prendono una posizione netta in loro difesa?». Respinge le accuse Venturi: «Ci siamo occupati degli accertatori. Ad esempio abbiamo tolto dal cedolino delle multe il codice identificativo che permetteva di risalire al dipendente Atc».
Ma per Michele Liberatore delle Rdb gli accertatori sono figure a rischio anche dal punto di vista contrattuale: «L'azienda ha messo in cantiere il loro scorporo. Questo vuol dire che non potranno più avere contratti da autoferrotranviere. Una mossa che potrebbe essere collegata alla fusione con Ferrara».


1 settembre 2008 - Corriere del Veneto

All'Arsenale Comune e Provincia di Vicenza non vogliono l'impianto per il trattamento dei rifiuti
Chisso: «Nuove valutazioni per il caso Wisco»
L'assessore regionale: il progetto ripartirà dalla commissione di Via
di Andrea Alba

VICENZA – «Il progetto della Wisco passerà di nuovo dalla Via e subirà una ulteriore valutazione di impatto ambientale. A patto che i "no" siano motivati, con documentazione tecnica». Lo promette l'assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso. Nei giorni scorsi Comune di Vicenza e Provincia hanno mandato una lettera a Venezia ribadendo la contrarietà, di entrambi, alla realizzazione di un impianto di smaltimento rifiuti tossici nelle Officine di Trenitalia vicentine.
Il progetto, portato avanti dalla società Wisco, a capitale Enel e Trenitalia, prevede che le vasche di lavaggio delle carrozze ferroviarie delle Officine vicentine venga utilizzato per lo smaltimento di 250 tonnellate al giorno di rifiuti liquidi speciali, di elevata pericolosità. La procedura di realizzazione ha registrato una prima approvazione dalla Via regionale il 12 marzo scorso, ma manca ancora il parere, politico, della Giunta veneta. Comitati cittadini e sindacati Filt Cgil, Uil Trasporti, Orsa e Rdb-Cub sono nettamente contrari al progetto, che ha registrato la ferma opposizione anche del sindaco Achille Variati sin dalla campagna elettorale. Nei giorni scorsi, il primo cittadino e il presidente della Provincia Attilio Schneck hanno inviato in Regione una lettera per ribadire la propria contrarietà, chiedendo un incontro a settembre. «Il problema non è esprimere un "no" o un "sì", sterili – è il commento di Chisso, assessore che si occupa della questione in Regione – il punto è che la posizione espressa deve essere motivata: noi abbiamo chiesto agli enti locali un'integrazione della documentazione con motivazione della loro richiesta. La pratica era già stata vista dalla Via, in funzione delle elezioni vicentine l'ho bloccata e non l'ho portata in Giunta. Ora, se le istituzioni presentano un'integrazione di documentazione chiederò che la pratica venga nuovamente analizzata dalla commissione tecnica per la Via, Valutazione di Impatto Ambientale». E in effetti a Venezia dovrebbe arrivare anche la documentazione specifica: Aim Acqua ha infatti trasmesso un parere tecnico da cui risulta che il vicino depuratore di S.Agostino non sarebbe in grado di svolgere la propria funzione, se l'impianto Wisco venisse realizzato.


1 settembre 2008 - Il Tempo

Originale proposta in occasione della processione
I sindacati: «Invitiamo anche la gente comune»
Invitare la gente comune per assistere ad una festa, quella di S. Rosa, che è per e tra la gente. È questo l'invito rivolto dai sindacati Rdb Cub, Fp Cgil Cisl Fps, Uil Pa al sindaco Marini ed al presidente Mazzoli. «Come ogni anno, ovviamente - scrivono i sindacati - avrete impegni di rappresentanza che comporteranno ospitare parlamentari, amministratori, personaggi più o meno pubblici, alle finestre dei palazzi durante il trasporto della Macchina.

Viterbo - È tutto lecito - proseguono - scriviamo a voi però, per suggerirvi qualche innovazione, utile a far percepire le vetrate dei palazzi non come luogo dove i "potenti banchettano con i soldi pubblici", ma come bene comune aperto ai cittadini o quanto meno ai lavoratori». I sindacati suggeriscono, pertanto, di dare diritto di partecipazione alla serata ai