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Il Sindacato di Base e Indipendente

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12/08/08

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dicono di noi - le notizie
dal 1 al 10 agosto 2008

10 agosto 2008 - Il Manifesto

L'APPELLO
IL 9 SETTEMBRE, PER UN AUTUNNO DI MOBILITAZIONE

I primi passi del governo hanno confermato le previsioni di chi considera la destra italiana un miscuglio di populismo, autoritarismo al servizio di una logica padronale e confindustriale. Il pacchetto sicurezza con il suo razzismo istituzionale, gli attacchi indiscriminati contro la popolazione campana in difesa della salute contro le discariche tossiche, l'assalto ai servizi pubblici locali, i ripetuti attacchi contro i lavoratori pubblici definiti «fannulloni», il rilancio di una politica militaresca con la conferma e ampliamento delle missioni militari e la determinazione a costruire la nuova base di Vicenza nonostante l'opposizione popolare fino ai soldati nelle città, fanno il paio con il tentativo di Confindustria, tramite il tavolo concertativo, di abolire il contratto nazionale, con i desiderata integralisti del Vaticano, con una politica dell'Unione europea che, con le direttive sul rimpatrio dei migranti e con quella sull'allungamento della settimana lavorativa, suggellano il clima reazionario che si respira in tutto il continente. A tutto questo si associa l'arroganza istituzionale di un governo che fa dei processi giudiziari del proprio leader il perno della propria politica. Di questa situazione porta una responsabilità diretta il centrosinistra che con l'esperienza del governo Prodi ha spianato la strada a gran parte delle misure - criminalizzazione dei Rom, flessibilizzazione del mercato del lavoro, base di Vicenza, Alta Velocità, repressione delle popolazioni campane in rivolta contro la gestione rifiuti - che oggi appaiono giustamente odiose. Anche la politica concertativa delle confederazioni sindacali ha permesso al precedente governo di centrosinistra di portare avanti l'attacco al mondo del lavoro ed allo stato sociale. Sullo sfondo di queste dinamiche nazionali si stagliano scenari internazionali molto preoccupanti. Il primo è quello di una Unione europea che si presenta nemica dei lavoratori e dei popoli come è stato ben percepito in Irlanda; il secondo è quello del rumore di sciabole attorno all'Iran; ma la questione più grave indubbiamente è lo scenario economico che manifesta segnali di crisi strutturale.
Di fronte a questo quadro è evidente che serve un nuovo protagonismo sociale, dal basso, partecipato, capace di connettere i tanti fili di resistenza sociale che pure esistono e di battere un colpo per esprimere la porzione di paese che non si rassegna all'esistente. Come organizzazioni e persone che hanno mantenuto un filo comune di dibattito e di mobilitazione in questi anni, abbiamo avvertito l'esigenza di un primo incontro per costruire una mobilitazione contro il governo e la Confindustria, senza fare sconti al Pd. Osserviamo, oggi, che l'esigenza di una mobilitazione, autonoma dal Pd, si estende ad altri soggetti della sinistra che pure sono stati legati all'esperienza del centrosinistra. E' un fatto di per sé positivo. Per questo proponiamo un incontro dell'opposizione sociale, sindacale e politica il 9 settembre per contrastare le politiche filopadronali e razziste del governo, gli attacchi ai lavoratori e ai migranti che vengono anche dall'Europa, la repressione contro i movimenti e le comunità in lotta. Un incontro aperto, in grado di ragionare sulle mobilitazioni immediate e sulle forme più efficaci per estendere partecipazione e protagonismo dei movimenti.
Confederazione Cobas, Rdb, Rete dei Comunisti, Sinistra Critica, Giorgio Cremaschi (Fiom Cgil), Marco Bersani (Attac), Giorgio Sestili (Collettivi universitari Roma). Info e adesioni: novesettembre@gmail.com


10 agosto 2008 - La Gazzetta di Reggio

«La cura Brunetta? Ha i conti truccati»
Autonomi del pubblico impiego polemici: «E’ una campagna d’odio»

La «cura Brunetta» - contro il moltiplicarsi di assenze per malattia nelle amministrazioni pubbliche - ha avuto effetti positivi anche a Reggio (la nostra provincia rientra in gruppo di 18 che ha fatto registrare un -32% relativamente ai giorni di malattia, comparando i dati di luglio degli ultimi due anni) ma per la Confederazione unitaria di base (Cub) del pubblico impiego siamo di fronte ad una «ignobile campagna d’odio verso i dipendenti pubblici» e chiede la cancellazione del decreto 112.
«E’ il solito conto truccato del ministro Brunetta - commenta la rappresentanza di base del sindacato autonomo - che pur di guadagnarsi un’altra medaglia prende in considerazione il dato delle assenze per malattia di 70 amministrazioni per circa 200mila dipendenti, contro i 3,5 milioni di lavoratori pubblici, quindi nemmeno il 6%. Già questo dato - sottolineano - basterebbe ad inficiare i risultati della sbandierata riduzione del 37% delle assenze per malattia. Ma il ministero, così efficiente, non possiede i dati di tutte le amministrazioni che controlla?».
Ma le contestazioni non finiscono qui. «Continuano a considerare "malattia" la maternità - prosegue il Cub - che nel pubblico impiego ha un’incidenza maggiore che nel privato, sia perché l’occupazione femminile è maggiore e sia per le sollecitazioni a non fare figli che avviene nei settori privati, fino all’odiosa pratica delle dimissioni in bianco. Non si tiene neanche conto dell’età media dei lavoratori pubblici, molto più alta di quella dei lavoratori del privato a causa del blocco del turn-over che opera ormai da più di 15 anni. La vera questione è la tutela e la prevenzione dalle malattie. I metodi adottati da questo governo con le norme del famigerato decreto 112, con la riduzione del salario e gli "arresti domiciliari" per chi si ammala, naturalmente favoriscono la rinuncia alla cura da parte dei lavoratori. Crediamo che la riduzione delle garanzie per la cura e la prevenzione delle malattie - conclude la rappresentanza sindacale di base del Cub - non sia un risparmio, anzi, sia il modo per far aumentare patologie più gravi che, a fronte del risparmio delle pubbliche amministrazioni, diverrà un aggravio per il Servizio sanitario nazionale.


10 agosto 2008 - Corriere di Ragusa

Ragusa - Dal 15 settembre su decisione di Trenitalia Cargo
Chiudono dopo 115 anni gli scali merci di Ragusa e Comiso
La Cub trasporti lancia il grido di dolore. E i politici che fanno?

Dopo oltre un secolo la provincia iblea sprofonda nel passato, ai tempi dei carretti che percorrevano le polverose trazzere. La Divisione Cargo di Trenitalia ha difatti deciso di chiudere definitivamente gli ultimi due scali merci ancora attivi in provincia, quelli di Ragusa e Comiso. Il provvedimento entrerà; in vigore a partire dal prossimo 15 settembre. Al personale ferroviario delle due strutture ferroviarie è già stato comunicato il trasferimento a Gela. In provincia le merci arriveranno quindi solo su gommato, con un aggravio di costi non indifferente per le aziende. "Si conclude così una vicenda che deve fare vergognare l'intera provincia di Ragusa, a partire da chi la rappresenta - si legge in un comunicato della Cub Trasporti - a Roma, a Palermo, in provincia e nei Comuni. Sono anni che la Cub denuncia il progressivo smantellamento del servizio, che lancia allarmi e promuove incontri ed iniziative per bloccare il processo di dismissione di questa importante infrastruttura. Ebbene, cosa possiamo dedurre oggi che il misfatto si sta consumando (con decisioni prese come sempre nel mese di agosto), se non che quello che il sindacato di base ha denunciato, puntualmente non è stato preso sul serio da chi amministra questo territorio?".
"I ferrovieri della provincia di Ragusa - si continua a leggere nel comunicato della Cub Trasporti - sono amareggiati, delusi e arrabbiati. In questi anni si sono spesi con generosità per tenere alta l'attenzione sulla drammatica condizione dell'infrastruttura ferroviaria, in modo particolare quella del settore merci; anche a livello professionale hanno fatto ogni genere di sacrificio - scrive la Cub Trasporti - pur di salvaguardare la funzionalità degli scali, ma sono stati vittime di scelte scellerate che, smantellando il settore cargo delle Fs, penalizzano soprattutto le isole e l'intero meridione".
Alla luce di tutto ciò la domanda sorge spontanea: ma i nostri politici a Roma e Palermo cosa fanno? A pensar male si direbbe che scaldino solo le poltrone, visto che, a quanto pare, il loro peso è pressochè prossimo allo zero.


10 agosto 2008 - Il Giornale di Vicenza/L'Arena/Brescia Oggi

SUMMIT. A settembre
La sinistra a raccolta: «Governo razzista»

ROMA - Un appello alla sinistra per incontrarsi e discutere della mobilitazione da organizzare contro il governo Berlusconi.
È quello che viene lanciato da alcune sigle della sinistra radicale: Rappresentanze sindacali di base, Cobas (Comitati di base), Sinistra critica di Turigliatto, Malabarba e Flavia D’Angeli, Rete dei comunisti; l’appello è condiviso anche da alcune personalità come Giorgio Cremaschi della Fiom, Marco Bersani di Attac, e Giorgio Sestili dei Collettivi universitari di Roma.
La proposta è quella di un incontro pubblico, da tenersi il 9 settembre, con l'obiettivo - così si legge in un comunicato di Sinistra critica - di «contrastare le politiche filopadronali e razziste del governo, gli attacchi ai lavoratori e ai migranti che vengono anche dall'Europa, le politica di guerra, l'offensiva integralista del Vaticano, la repressione contro i movimenti e le comunità in lotta».
«La mobilitazione», prosegue il comunicato, «non dovrà fare sconti al Partito democratico e alla passata gestione del centrosinistra, perché della situazione attuale porta responsabilità anche il centrosinistra e il governo Prodi».


9 agosto 2008 - Adnkronos

GOVERNO: SIGLE SINISTRA RADICALE SI MOBILTANO CONTRO BERLUSCONI

Roma, 9 ago. (Adnkronos) - Mobilitazione contro il governo, la concertazione e la Confindustria. Sono gli obiettivi segnalati da alcune organizzazioni e personalità della sinistra che hanno mantenuto l'opposizione sociale e politica anche durante il governo Prodi - Rdb, Cobas, Sinistra Critica, Rete dei Comunisti, Giorgio Cremaschi (Fiom), Marco Bersani (attac) e Giorgio Sestili (Collettivi Universitari Roma) - che lanciano un appello a tutta la sinistra di opposizione per un incontro che discuta della mobilitazione contro il governo Berlusconi. «Come organizzazioni e persone che hanno mantenuto un filo comune di dibattito e di mobilitazione in questi anni -si legge in una nota congiunta- abbiamo avvertito l'esigenza di un primo incontro per costruire una mobilitazione contro il governo e la Confindustria, senza fare sconti al Pd. Osserviamo, oggi, che l'esigenza di una mobilitazione, autonoma dal Pd, si estende ad altri soggetti della sinistra che pure sono stati legati all'esperienza del centrosinistra. È un fatto di per sè positivo». La mobilitazione, insistono i firmatari dell'appello, «non dovrà fare sconti al Pd e alla passata gestione del centrosinistra, perchè della situazione attuale porta responsabilità anche il centrosinistra e il governo Prodi». La proposta è di organizzare un incontro pubblico da tenersi il prossimo 9 settembre con l'obiettivo di «contrastare le politiche filopadronali e razziste del governo, gli attacchi ai lavoratori e ai migranti che vengono anche dall'Europa, le politica di guerra, l'offensiva integralista del Vaticano, la repressione contro i movimenti e le comunità in lotta».


9 agosto 2008 - Il Giornale di Sondrio

COOPERATIVE SOCIALI
Beltrama: «130 euro al 2010 per un contratto scaduto da 31 mesi. Così si insultano i lavoratori»
«LA RICCHEZZA DEL TERZO SETTORE È LA MISERIA DEI LAVORATORI!»

Sondrio - Un insulto ai lavoratori: così le rdb Cub giudicano l'accordo firmato tra Cooperative e Cgil, Cisl e Uil, per il rinnovo del contratto dei lavoratori e delle lavoratrici delle cooperative sociali, che interessa circa 200mila operatori, in maggioranza impiegati presso servizi socio-sanitari in appalto o convenzione con enti locali e aziende sanitarie.
Un contratto scaduto da 31 mesi, un record negativo difficile da battere).
A scatenare le critiche è soprattutto la parte salariale, che prevede un aumento mensile a regime di 130 euro lordi (riferiti all'attuale quarto livello per 38 ore), in tre rate dal 1° gennaio 2008 al 1°dicembre 2009.
Mentre più fortunati sono sicuramente i dirigenti delle Cooperative: «Gli stessi sindacati - dice Francesco Beltrama - hanno firmato il rinnovo del contratto dei dirigenti: per loro l'aumento è di 650 euro e per gli arretrati hanno concordato un'una tantum di 1300 euro, un esempio davvero illuminante dello spirito cooperativistico, ma si sa che i manager hanno molti pensieri, mentre i semplici lavoratori (oltre che a tirare avanti la carretta dei servizi) si devono solo preoccupare di arrivare a fine mese».
Le Rdb/Cub annunciano con l'autunno un'ampia mobilitazione: «Basta con gli accordi sindacali che legano gli aumenti salariali, non all'inflazione reale, ma su dati "inventati. La miseria del contratto nasce da un infame regime di mercato: siamo di fronte all'impatto devastante di anni di tagli alle spese sociali e sanitarie, fatti da governi di centrosinistra e di centrodestra con Cgil-Cisl-Uil, e ovviamente a rimetterci sono i lavoratori del settore a partire da quelli più ricattabili (dai precari alle coop in appalto)».
«Mantenere al limite della sopravvivenza lavoratrici e lavoratori delle cooperative sociali è un'ignobile forma di "risparmio" della spesa pubblica che si realizza grazie ad un drammatico teatrino tra governi, enti pubblici, sindacati collaborazionisti e cooperative: basti pensare al semplice fatto che i sindacati confederali hanno richiesto l'apertura della trattativa di rinnovo del contratto con 19 mesi di ritardo».


9 agosto 2008 - La Tribuna di Treviso

«Per vivere costretti al secondo lavoro»
Sindacati degli infermieri contro Brunetta: «Ai medici è permesso»

Treviso - Infermieri delle Asl costretti al doppio lavoro dal carovita, l’inflazione e gli stipendi bassi. Ma per i dipendenti pubblici il doppio-lavoro è illegale e con le nuove norme in materia di pubblico impiego i rischi sono più elevati. Questa la denuncia dei delegati sindacali Rdb dell’Asl 9 di Treviso, che muovono un attacco al decreto-legge 112 del ministro, Renato Brunetta. «Il fenomeno del doppio lavoro è diffuso fra i dipendenti di tutte le aziende sanitarie - spiega Federico Martelletto, rappresentante della sigla sindacale - Ora, però il dipendente pubblico rischia perfino il licenziamento. Non si capisce perché i medici dipendenti, anche loro dell’Asl, siano invece autorizzati a svolgere attività private». Le condizioni che costringerebbero gli infermieri a cercare un secondo impiego sono chiare. «Il caro-vita erode il salario - continua Martelletto - Il rinnovo dei contratti per gli infermieri avviene con anni di ritardo. Infine, la maggior parte delle attività delle Asl sono svolte da personale qualificato, che svolge un lavoro sulle 24 ore per 365 giorni all’anno. Tutto questo per guadagnare 1.500 euro al mese». L’attacco alle nuove norme sul pubblico impiego si muove però su più fronti: gli infermieri non ci stanno ad essere etichettati come «fannulloni». «Dai dati non risulta che ci sia un ricorso abnorme alla malattia fra gli infermieri - continua Martelletto - Piuttosto si deve tener conto che le carenze croniche di personale, dovute al blocco delle assunzioni e al contenimento dei costi e che comporta un carico di lavoro eccessivo per il personale, che si traduce in riposi negati, turni modificati, ferie sospese, orari di lavoro che raggiungono le 12 ore continuative. Il sospetto è che si vogliano ridurre i servizi per i cittadini».(l.c.)


9 agosto 2008 - La Provincia Pavese

«Le vignette offendono i lavoratori pubblici»
I sindacati criticano l’iniziativa on line del ministro Brunetta

PAVIA - Il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta aveva annunciato: metterò sul sito anche le vignette contro di me. Quelle con cui la satira ha raccontato le sue ultime iniziative, ma anche quelle disegnate dalla gente comune. E bandisce persino un concorso chiedendo aiuto ai cittadini, compresi i dipendenti pubblici presi di mira. C’è tempo fino a domani. Ma l’autoironia del professor Brunetta a quanto pare non è stata colta dai rappresentanti della Federazione di Base di Pubblico Impiego di Pavia. Denunciano la pubblicazione sul sito «di 11 vignette insulse e lesive della dignità di lavoratori pubblici». E fanno appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Utilizzare un sito ufficiale per fomentare l’odio sociale contro lavoratori pubblici è inaccettabile ed andrebbero ricercate precise responsabilità, non solo politiche - spiegano i componenti di Rdb Cub -. Ci rivolgiamo a Lei per un immediato intervento affinché sia interrotto un uso privato e disgustoso della vetrina informatica di un Ministero utile ed importante del Paese».(m.g.p.)


9 agosto 2008 - Il Giorno

I sindacati si appellano a Napolitano
DIPENDENTI PUBBLICI

PAVIA — «E NON FARE IL FINTO tonto, chi sarebbe questa brunetta per la quale devi andare ogni giorno al lavoro?». I lettori di Famiglia Cristiana si saranno fatti una risata leggendo questa vignetta pubblicata qualche giorno fa, ma ora che l'immagine si trova sul sito del ministero per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, i dipendenti pubblici non ridono affatto. Tre sindacalisti pavesi della Rdb Cub pubblico impiego, Faustino Giani, Giancarlo Bargiggia e Rosa Belli, infatti, hanno deciso di scrivere al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «In qualità di componenti della Federazione di Base di Pubblico Impiego di Pavia - hanno scritto -, denunciamo la pubblicazione sul sito del ministero di undici vignette insulse e lesive della dignità di lavoratori pubblici dipendenti». «In fondo ho vinto un concorso del ministero della Funzione pubblica. Quasi quasi mi do malato» era uscito sul Gazzettino e non si erano risparmiati battute neppure il Corriere della sera, Vanity Fair, la Repubblica e anche il Qn. Che si trovino sullo spazio del ministero, però, proprio non piace. «Utilizzare un sito ufficiale per fomentare l'odio sociale contro lavoratori pubblici, è inaccettabile ed andrebbero ricercate precise responsabilità, non solo politiche», hanno scritto i sindacalisti. Da qui la preghiera accorata al presidente della Repubblica: «Ci rivolgiamo a lei per un necessario suo immediato intervento affinché sia interrotto un uso privato e disgustoso di quella che dovrebbe essere la vetrina informatica di un ministero utile ed importante del Paese».(M.M.)


9 agosto 2008 - Corriere della Sera

Campidoglio Manca solo un ultimo passaggio: il voto del consiglio comunale, previsto a settembre
Vigili armati, via libera dalla giunta
Ma la Cgil solleva il problema sicurezza: «E i depositi per le pistole?» Gianni Nigro, segretario della Funzione pubblica: «I vigili non possono essere costretti a riporre la pistola nel comodino di casa»
di Ilaria Sacchettoni

Roma - Il via libera al vigile urbano con Beretta estraibile è annunciato in mattinata dal sindaco Gianni Alemanno: «La delibera sull'armamento dei vigili urbani è stata approvata oggi dalla giunta comunale. A settembre arriverà in Consiglio comunale ».
Nel bilancio dei primi cento giorni di attività dell'amministrazione capitolina entra dunque anche la calibro 9 per la municipale. Oltre ai già diffusi spray anti-aggressione e sfollagente in gomma da mezzo chilo circa. L'ultimo passaggio - il voto in consiglio comunale - è previsto a settembre, dopodichè il «regolamento degli appartenenti al corpo della municipale » (diciotto articoli complessivamente) potrà entrare in vigore.
Affogate nella concertazione le polemiche sul vigile-sceriffo (tutte le sigle hanno firmato l'accordo, eccetto Rdb), dal regolamento approvato in giunta (all'unanimità) affiora però un problema da risolvere. Il problema, sollevato dalla Cgil, sulle armerie. Questione non secondaria, per come un deposito d'armi da fuoco può influire su sicurezza territoriale e incolumità. «E' una faccenda di primaria importanza: il vigile che ha diritto a portare la pistola deve anche avere un luogo sicuro in cui lasciarla a fine servizio. Non può essere costretto a riporla nel comodino di casa», dice Gianni Nigro segretario della Funzione pubblica Cgil. Del resto il nuovo ordinamento lo prevede. L'articolo 12 in particolare («Istituzione e funzionamento delle armerie del corpo di polizia municpale») al comma 2 ipotizza: «armerie sussidiarie possono essere istituite con provvedimento del sindaco ». Il che, però, invece di tagliare la testa al toro, moltiplica gli interrogativi: saranno allestiti dei depositi di armi in ciascun gruppo della municipale? Con quale e quanta spesa? Oppure basterà l'armeria presso la sede del comando generale? (Per Cgil no: «Non si può obbligare un vigile ad attraversare la città per riconsegnare l'arma a fine servizio», aggiunge Nigro). Secondo Marco Milani, segretario romano aggiunto del Sulp, si tratta di un falso problema, risolto dalla normativa in partenza: «L'armeria già esiste (oltre al comando anche il II e VIII gruppo ne ospitano una propria, ndr). Il nuovo regolamento riconosce comunque l'obiezione di coscienza per chi non vuole portare l'arma». Sulla detenzione delle armi per il vigile, Milani invita ad abbandonare ipocrisie, sottolineando che il regolamento è molto severo quanto all'abilitazione: «E' affidata ad istruttori di polizia di stato che nelle procedure di valutazione e abilitazione all'impiego di un'arma sono, come si sa, estremamente severi. Oggi, chiunque con poche centinaia di euro può ottenere un'abilitazione a un qualunque poligono di tiro e un certificato Asl d'idoneità. Affidarci agli istruttori di polizia è già una garanzia».
Ma la necessità di armadi di custodia dell'arma, opportunamente attrezzati, viene sottolineato anche da Gabriele Di Bella, istruttore di polizia municipale con esperienza di sindacalista: «Tempo fa un collega è incorso in un'indagine disciplinare per la pistola. Gli era stata rubata durante un furto in casa ma il comando ritenne che aprire un fascicolo su di lui, fosse un atto dovuto. Vogliamo evitare altri casi del genere».


8 agosto 2008 - Julie news

RDB: BRUNETTA TAROCCA LE STATISTICHE SUI FANNULLONI

"E' il solito conto truccato. - dichiara Giuliano Greggi della Direzione RdB Pubblico Impiego - Il Ministro Brunetta, pur di guadagnarsi un'altra medaglia, prende in considerazione il dato delle assenze per malattia di 70 amministrazioni per un totale di circa 200.000 dipendenti contro i 3,5 milioni di lavoratori pubblici, quindi nemmeno il 6 %. Già questo dato basterebbe a inficiare i risultati della sbandierata riduzione del 37% delle assenze per malattia. Ma il Ministero, così efficiente, non possiede i dati di tutte le Amministrazioni che controlla?". "Ancora peggio il fatto che continuano a considerare "malattia" la maternità che nel pubblico impiego ha una incidenza maggiore che nel privato, sia perchè l'occupazione femminile è maggiore e sia per le sollecitazioni a non fare figli che avviene nei settori privati, fino all'odiosa pratica delle dimissioni in bianco. Non si tiene neanche conto dell'età media dei lavoratori pubblici, molto più alta di quella dei lavoratori del privato a causa del blocco del turn-over che opera ormai da più di 15 anni". "Detto questo - continua Greggi - la vera questione è la tutela e la prevenzione dalle malattie. I metodi adottati da questo Governo con le norme del famigerato Decreto 112, con la riduzione del salario e gli arresti domiciliari per chi si ammala, naturalmente favoriscono la rinuncia alla cura da parte dei lavoratori. Crediamo che la riduzione delle garanzie per la cura e la prevenzione delle malattie non sia un risparmio, anzi, sia il modo per far aumentare patologie più gravi che, a fronte del risparmio delle Pubbliche Amministrazioni, diverrà un aggravio per il Servizio Sanitario Nazionale". "Senza contare - prosegue - che ancora oggi il Ministro dichiara di voler portare le assenze dei lavoratori pubblici al livello di quelli privati; con questa pratica sicuramente la tendenza sarà quella, ma con l'effetto collaterale di aumentare anche il dato degli incidenti e delle malattie professionali. Di fronte a dati come quelli forniti ieri dal Censis il Ministro dovrebbe mostrarsi preoccupato e non trionfante". "RdB chiede la cancellazione delle norme del Decreto 112 - conclude Greggi - e la fine di questa ignobile campagna d'odio verso i dipendenti pubblici. Non molleremo su questo punto e stiamo lavorando per un grande sciopero generale il 17 ottobre".


8 agosto 2008 - Il Giornale

Sicurezza, in autunno
di Stefania Scarpa

Roma - Pistola, spray e manganelli. All’indomani dell’arrivo dei superpoteri in materia di sicurezza per il sindaco, che prevedono anche un corpo di polizia municipale più attrezzata e in grado di «pescare» nelle banche dati del Viminale, i vigili urbani di Roma tornano a essere armati. E la decisione di mercoledì sera viene salutata con favore dal primo cittadino, Gianni Alemanno, che a margine della presentazione della «Attali» capitolina parla di «atto di buon senso». «I vigili devono potersi difendere, non so chi possa pensare che la polizia municipale possa andare disarmata a prendere schiaffi dall’ultimo venuto», commenta Alemanno. «Non capisco il clamore suscitato - aggiunge il sindaco - perché è stata una decisione del tutto naturale, non si tratta di militarizzare la città, ma di usare strumenti efficaci per aumentare la sicurezza e perfettamente compatibile con l’immagine di Roma come città a vocazione turistica». Il dibattito andava avanti da tempo, praticamente da quando, 35 anni fa, gli agenti della municipale vennero «disarmati». Si era parlato di restituire le pistole ai pizzardoni in particolare sotto l’ultima giunta Veltroni, con l’opposizione che sponsorizzava una svolta in questo senso. Ma solo due sere fa, alla fine di una trattativa andata avanti a lungo per tutta la giornata, le organizzazioni sindacali di categoria e il primo cittadino hanno trovato l’accordo. Tre armi, di crescente potenza dissuasoria: un manganello di gomma lungo 50 centimetri e pesante mezzo chilo, uno spray anti-aggressione a getto balistico e, appunto, la pistola, una semiautomatica calibro 9x17. Il nuovo «kit», secondo il sindaco, «garantirà l’autodifesa e la difesa dei cittadini». E gli obiettori di coscienza potranno comunque rinunciare all’arma. Ovviamente prima di infilare la pistola nella fondina il personale si sottoporrà a un addestramento, che «sarà lo stesso della polizia di Stato». Ossia un corso teorico-pratico per l’uso dell’arma, ma anche un severo test psico-attitudinale, entrambi organizzati da questura e ministero dell’Interno. Un punto, questo, che per il sindaco è «un primo passo, ma molto importante, per garantire la sicurezza dei cittadini». L’accordo siglato nella tarda serata di mercoledì è «figlio» della delibera che venne approvata due mesi fa dalla giunta, e adesso dovrà passare per l’Aula Giulio Cesare: l’appuntamento con il Consiglio comunale è rimandato ovviamente a settembre. Soddisfatti gli altri sindacati con la sola eccezione degli Rdb, che non hanno sottoscritto il patto. Per Alessandro Marchetti, segretario generale del Sulpm, è addirittura un «momento storico per la sicurezza di Roma». E il responsabile cittadino della Cisl Fp, Giancarlo Cosentino, spiega che le armi servono per difesa personale, ma che «in caso di minaccia all’incolumità dei cittadini non esiteremo a usarla». Anche il comandante del corpo, Angelo Giuliani, plaude a un accordo che certifica qualcosa che i vigili «aspettavano da tanti anni: è stato un grande lavoro».


8 agosto 2008 - La Nazione

«Caro cittadino ti spiego la protesta»
Lettera aperta dei dipendenti Inps
di Silvia Angelici

PERUGIA — LORO, i colletti bianchi, quelli che tutti i giorni timbrano il cartellino delle presenze, siedono dietro una scrivania a smistare moduli, erogare pensioni e vidimare pratiche, non ci stanno ad essere bollati «i fannulloni d’Italia». E per tutta risposta, hanno deciso di alzare la voce contro il Governo. Continua così in tutto il settore delle agenzie fiscali, compresa l’agenzia delle dogane, e in tutto il mondo degli enti previdenziali (in particolare Inps e Inpdap) lo stato di agitazione dei lavoratori contro il Ddl 112, attualmente in discussione al Parlamento. «Tramite questo decreto — spiega la Cgil — il governo taglia le risorse dei contratti collettivi integrativi, riduce lo stipendio dei lavoratori e indebolisce i settori più significativi della lotta all’evasione contributiva e fiscale, all’interno di una campagna denigratoria verso il pubblico impiego assimilato in maniera assolutamente discriminatoria alla categoria dei fannulloni. Va evidenziato peraltro che la sede dell’Agenzia dell’Entrate di Perugia è una delle sedi più produttive d’Italia, così come l’Inps Umbria, che ha avuto riconoscimenti recenti per la qualità del lavoro effettuato». LO STATO di agitazione indetto da tutte lo organizzazioni sindacali confederali (Cgil, Cisl e Uil) e quelle autonome (Rdb, Cisal, Flp) si concretizza con assemblee organizzate nei vari posti di lavoro e con una serie di azioni di «visibilità» definite in ogni sede. All’Inps di Perugia, per esempio, sono previste assemblee al Front-office con possibilità di intervento anche degli utenti tutte le mattine dalle 10 alle 10.30 fino al 14. Intanto, un dipendente pubblico dell’Inps di Perugia ha preso carta e penna per esternare la sua amarezza. Ecco il suo sfogo: «Caro concittadino ti voglio scrivere perché tu possa capire il motivo della protesta che conduco, insieme ai miei colleghi di Perugia e di tutta Italia. Spesso mi trovo a fare da parafulmine a provvedimenti che non ho preso e non condivido (ad esempio l’innalzamento dell’età pensionabile) ma che, per dovere, devo applicare. Insieme ai miei colleghi, erogo 14.500.000 pensioni, pago prestazioni assistenziali agli invalidi civili, indennità di disoccupazione, mobilità, malattia, maternità, cassa integrazione. Gestisco le posizioni assicurative di 19.000.000 di lavoratori, curo la parte contributiva di 5.000.000 di aziende e imprese. HO CERCATO fino ad oggi di migliorare costantemente la qualità del servizio che offro: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Purtroppo questo Governo si è accanito contro di me chiamandomi fannullone, lavativo e furbacchione, montando una campagna denigratoria, forse per passare alla privatizzazione. Ma io posso e debbo trattare alla stessa maniera il pensionato, l’operaio e il manager d’azienda; il privato no. Io oggi costituisco l’ultimo baluardo dello stato sociale che dobbiamo difendere con i denti da questo e da tutti quegli attacchi che questo Governo vorrà sferrare».


8 agosto 2008 - Left

Chi esternalizza paga
Si apre qualche spiraglio per i precari nella Sanità del Lazio: trecento si avviano alla stabilizzazione, mentre due inchieste di ispettori e carabinieri scoprono le irregolarità nascoste dietro la diffusa pratica degli appalti
di Sara Picardo

Roma - Finalmente una buona notizia per la Sanità del Lazio. Martoriata dagli scandali, caratterizzata dalla precarietà che tocca migliaia di lavoratori e da un piano di rientro dal deficit che sembra non aver fine. L’ultima mazzata è arrivata col blocco, da parte del governo, di 5 miliardi già stanziati alla Regione Lazio per tamponare il buco, che lascia prevedere un’estate rovente, e al secco. Al policlino di Tor Vergata di Roma, invece, per molti lavoratori sembra giunto a termine il lungo calvario di scadenze e rinnovi contrattuali. Il sembra è d’obbligo, perché i posti disponibili per la stabilizzazione non coprono interamente il numero degli aventi diritto. Ma il passo in avanti è netto: la direzione del Ptv ha avviato lo scorrimento delle graduatorie per stabilizzare ben 341 precari, contro i 10-15 posti in media toccati alle altre Asl. Eppure la precarietà nel policlinico romano non è facile a sparire: «La volontà del Ptv di stabilizzare è un fatto positivo - commenta Teresa Pascucci, dell’Rdb - . Ma rimangono le esternalizzazioni selvagge, che comportano costi più elevati e nascondono spesso una somministrazione di manodopera illegale». Proprio il Ptv, infatti, è tuttora sotto il mirino degli ispettori del lavoro per l’appalto illecito di servizi alla Arcobaleno srl. Sono oltre 300 i lavoratori coinvolti dalla recente inchiesta dell’ispettorato, che in un verbale presentato all’azienda e alla ditta fornitrice ha individuato una duplice irregolarità, contrattuale e di forma. Secondo gli ispettori, i lavoratori dell’Arcobaleno, inquadrati come pulitori, svolgono in realtà mansioni di operatori socio sanitari (pagati 6 euro e 55 l’ora a fronte dei 16 che percepisce l’Arcobaleno per il servizio). Inoltre, dietro un appalto di servizi si nasconderebbe in realtà una vera e propria somministrazione di manodopera, vietata dalla stessa legge 30, madre di ogni precariato. «L’appalto costa all’azienda 18 milioni di euro in tre anni - prosegue la sindacalista - e dovrebbe scadere nel 2010. Ma a causa della denuncia, c’è stata una sospensione dell’affidamento. Se a fine agosto gli ispettori, dopo aver risposto al ricorso del Ptv, confermeranno le irregolarità dovrebbero iniziare le internalizzazioni dei precari». Anche qui il condizionale è d’obbligo. Perché la recente revoca dell’assessore alla Sanità del Lazio Augusto Battaglia blocca il percorso di stabilizzazione dei lavoratori "esternalizzati" avviato con un tavolo di trattativa la scorsa primavera. Accanto agli ispettori del lavoro, sono entrati in azione anche i carabinieri del Nas, che hanno messo alla luce la truffa nascosta dietro uno dei più lucrosi appalti della Sanità laziale. Quello dei servizi informatici del San Eugenio di Roma, ceduto per 21 milioni di euro in 5 anni a una Ati, la H Edit srl, al cui interno figura anche la Telecom. Gli inquirenti avrebbero scoperto episodi di corruzione, appalti pilotati e un buco in bilancio che ha portato alla decapitazione dei vertici della Asl Roma C e a cinque ordinanze di custodia cautelare. Tra questi, Annamaria Robustellini accusata di essere l’ideatrice della truffa, dopo aver ricevuto direttamente dal direttore generale dell’azienda, Elisabetta Paccapelo, la "nomina a chiamata" come capo dell’ufficio Finanze e attività liquidatorie dell’Asl. La Paccapelo è anche la moglie di Mauro Pirazzoli, direttore amministrativo del Ptv. Ci sarebbe da dire che gli appalti non convengono, oltre che ai lavoratori, nemmeno ai dirigenti.


8 agosto 2008 - Il Resto del Carlino

Bologna. PROTESTANO i sindacati...

Bologna - PROTESTANO i sindacati per la situazione della rinnovata struttura del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura della Ausl, ospitato al Malpighi in via Pelagio Palagi. In un volantino diffuso ieri la Rsu aziendale parla infatti di «gravi carenze» che «compromettono la sicurezza dei lavoratori e dei pazienti». Il documento è firmato da Fp Cgil, Fp Cisl e Fpl Uil e fa seguito a un’analoga iniziativa presa nei giorni scorsi dalle Rdb. Il reparto è stato inaugurato una settimana fa, dopo che utenti, medici e infermieri dal 13 febbraio scorso erano stati temporaneamente trasferiti nei locali di Villa Olimpia, proprio per consentire la ristrutturazione. Al proprio ritorno però il personale ha trovato una situazione diversa da quella che si aspettava. Il documento elenca una serie di problemi: «L’incompletezza degli arredi della cucina, l’adiacenza che mette in comunicazione la stessa cucina con la stanza della medicazione, comodini e armadietti non adeguatamente fissati, vecchie sedie e tavoli in ferro». A proposito di tali suppellettili, i sindacati chiedono: «Sono sicuri per pazienti e lavoratori in un centro psichiatrico? Abbiamo già un dipendente in infortunio per questo». La Rsu menziona inoltre «bagni privi di accessori, scarichi dell’acqua vecchi e malfunzionanti», nonché prese elettriche non protette, estintori non visibili». E ancora, per i sindacati, le porte di ingresso al reparto sono «prive del sistema di apertura con sblocco automatico antincendio» e nel giardino «sono presenti grate di ferro rimovibili e perciò seriamente pericolose, panchine in ferro non ancorate, assenza di telecamere esterne a circuito chiuso e di pulsanti di emergenza». Infine, anche le relazioni sindacali non sembrano ottimali nell’azienda: «La Rsu, in aggiunta alla gravità della situazione strutturale, segnala inoltre l’ennesimo spiacevole episodio avvenuto ai danni di un nostro rappresentante sindacale, il quale si è visto recapitare la risposta a una lettera da lui inviata ai responsabili aziendali, relativamente alle problematiche sopra citate, non alla sua persona ma direttamente esposta alla visione di tutti nella bacheca del reparto». Un fatto che i rappresentanti dei lavoratori giudicano «non solo estremamente sgradevole ma anche lesivo della privacy».


8 agosto 2008 - Il Denaro

Ponte, sindacati in agitazione
Le Rdb Cub attaccano il Comune sannita per presunte irregolarità A Ponte è polemica sulla stipula del contratto integrativo per l'anno 2008. La Federazione Provinciale del sindacato Rdb Cub di Benevento, denuncia delle presunte discriminazioni ai danni di alcuni lavoratori del Comune di Ponte. In particolare tra le indennità previste non c'è la valutazione della produttività e l'erogazione dei compensi cambia in funzione dell'ufficio di servizio.
di Filippo Panza

Benevento - La denuncia delle presunte discriminazioni ai danni di alcuni lavoratori del Comune di Ponte, da parte della Federazione provinciale del sindacato Rdb Cub di Benevento, trae origine dalla deliberazione di Giunta Comunale del 23 luglio 2008 con la quale il Comune di Ponte ha autorizzato la stipula del contratto integrativo decentrato per l'anno 2008 dopo che già nel mese di febbraio la delegazione trattante aveva raggiunto l'accordo sulle modalità di utilizzo ed erogazione delle risorse incentivanti destinate alla produttività ed altri istituti contrattuali.
"La valorizzazione dei criteri meritocratici, così come prevede il decreto varato dal ministro Brunetta, era già stata preventivamente recepita dalla delegazione trattante del Comune di Ponte - si legge in una nota del sindacato - ma tra le indennità previste non c'è la vautazione della produttività". "Infatti - prosegue la nota - varie sono le indennità previste: indennità di rischio, di disagio, per lo svolgimento di compiti per specifiche responsabilità, di pronta reperibilità, senza alcuna traccia per quanto attiene la valutazione della produttività".
La polemica riguarda anche l'erogazione dei compensi. "Si è operata una forte discriminante tra gli stessi lavoratori dell'ente in funzione dell'ufficio di servizio - affermano le Rdb Cub di Benevento - per quelli del settore amministrativo le cifre oscillano dai 1.500 ai 2.550 euro cadauno".
"Mentre per quelli del settore tecnico-manutentivo, anche essi impegnati quotidianamente nell'assolvere al proprio dovere di dipendente pubblico nell' erogare un decoroso servizio alla collettività - prosegue - è stata prevista la sola indennità di rischio di 30 euro mensili al pari di tutti gli altri dipendenti con l'esclusione di quelli che percepiscono l'indennità per posizioni organizzative, non prevedendo tra l'altro, alcun trattamento accessorio e/o incentivi, per quei lavoratori precari da anni utilizzati presso questo ente". "Per tali ragioni - conclude la nota del sindacato - e al fine di approfondire e valutare compiutamente tutte le questioni poste, abbiamo inoltrato una missiva al comune di Ponte, richiamando gli aspetti e gli effetti contenuti nella legge 241/90 sulla trasparenza amministrativa, con cui si chiede l'acquisizione delle delibere".


8 agosto 2008 - Tempo Stretto

Atm, niente stipendio di luglio né tavolo istituzionale: è stato d'agitazione
Lo proclamano Orsa, Cub e Rsu, che preannunciano azioni di protesta. Critiche nei confronti del Comune, della direzione generale e del commissario Manna

Messina - Le acque sono in un perenne stato d'agitazione, all'Atm, proprio come i lavoratori. Attraverso una nota diffusa in mattinata, Giovanni Conti (Orsa Trasporti), Francesco Urdì (Cub Trasporti) e Giovanni Burgio (Rsu Atm) annunciano forme di protesta, in quanto agosto avanza e le risposte continuano a mancare. «Nonostante le ripetute richieste inoltrate dalle scriventi - scrivono i tre - il previsto tavolo istituzionale per affrontare seriamente la vertenza Atm non accenna a concretizzarsi. Allo stato dell’arte i proclami di celeri interventi risolutori si riducono ad un effimero populismo foriero di false aspettative fra i lavoratori costretti, ancora una volta, a cimentarsi con l’emergenza stipendio. Come ampiamente previsto, la mensilità di luglio non è stata ancora erogata, mentre si investono ingenti somme per ristrutturare locali destinati ad ulteriori uffici. Sorge il fondato sospetto che la ricerca di contromisure idonee a superare la condizione di degrado economico e l’inefficienza del trasporto pubblico locale non rientri fra le priorità della Giunta Comunale. Comunque sia, preso atto dell’assenza di volontà al confronto da parte di sindaco, giunta e consiglio comunale e della direzione generale, continueremo a denunciare all’opinione pubblica l’inefficienza di un servizio essenziale che i messinesi pagano a caro prezzo senza ricevere il giusto ritorno in termini di qualità». Queste le vicende che i sindacati pongono sul tavolo: «attualmente sono in linea solo 30 autobus mentre altri 98 stazionano stabilmente in deposito nella vana attesa che arrivino gli strumenti e le maestranze necessarie alla riparazione; dei 15 tram a disposizione dell’Atm solo 6 rendono il servizio dovuto ai cittadini, i rimanenti 9 stazionano inspiegabilmente in deposito e uno di questi è stato totalmente smontato per ricavarne pezzi di ricambio; la linea ferrata versa in condizioni talmente precarie da esporre a rischio l’incolumità dei cittadini e dei lavoratori; il parcheggio Cavallotti è ancora chiuso ed è stato soppresso anche lo sportello abbonamenti; il servizio navetta del cimitero funziona ad intermittenza ed è oggetto di continue proteste dell’utenza che anche in questo caso denuncia la cronica disorganizzazione; non è stata ancora istituita una squadra per interventi straordinari nei mezzi fuori uso, il residuo personale impiegato nell’officina si occupa solo della manutenzione dei pochi mezzi rimasti in linea; il programma di modifica dei costosi ricambi presenti in magazzino, per adattarli alle esigenze delle nuove vetture, è rimasto sulla carta e sembra incamminarsi sulla via dell’archiviazione; la spesa per la riconversione del personale è da annoverare fra gli sprechi che caratterizzano la storia dell’Atm, risulta infatti incomprensibile che il personale recentemente abilitato alla guida dei bus sia stato poi destinato negli uffici amministrativi». «Nell’attuale caos - prosegue la nota - è naturale chiedersi se sia più produttivo proseguire l’agguerrita caccia al fannullone piuttosto che aprire un’inchiesta per individuare gli autori dell’attuale degrado. In tutto questo, il Commissario Speciale Domenico Manna evita il confronto con i sindacati e si preoccupa solo di spostare personale dalle officine alle comode poltrone degli uffici, lasciando trasparire una drammatica continuità con le dinamiche del passato». E qui Conti, Urdì e Burgio passano all'attacco di Manna, elencando quali dovrebbero essere «le questioni di cui dovrebbe occuparsi un Commissario: è stato mai chiesto alla ditta Alstom il motivo per cui ben 10 pantografi dei tram di nuova costruzione non hanno retto all’usura e si sono rotti con sospetta sequenza, rendendo inutilizzabili i mezzi? E’ un danno di oltre 150.000 euro che se non risarcito ricadrà sul groppone dei contribuenti. A quale logica di marketing risponde l’iniziativa di smontare un tram per recuperare i pezzi di ricambio? Stiamo parlando di un mezzo che costa 1.500.000 euro!!! sfruttato questo bisognerà smontarne un altro? Le ditte che hanno installato la linea ferrata, la Gepco prima e la Ventura dopo, stanno rispondendo delle disfunzioni che si verificano con allarmante frequenza? E’ possibile consentire che alcuni tratti dei binari siano stati dichiarati "non collaudabili" ? La Direzione Lavori è esente da responsabilità?» «Se quanto esposto non sarà sufficiente a stimolare l’intervento delle istituzioni - concludono i rappresentanti di Orsa, Cub e Rsu - sarà la lotta dei lavoratori a lanciare l’ennesimo grido d’allarme. Nel preannunciare imminenti azioni di protesta, restiamo fiduciosi nel sostegno della cittadinanza che ha il diritto di usufruire dei servizi essenziali e di conoscere gli autori dello sperpero di denaro pubblico».


8 agosto 2008 - Il Gazzettino

Caso Wisco, il documento compare e scatena polemiche
L’assessore provinciale Mondardo: «Ce l’avevamo, era in un cassetto... Ma dico no al progetto». I sindacati: «La commissione ha sottovalutato molti aspetti»

Vicenza - Il "fascicolo scomparso" relativo alla Wisco, pubblicato ieri in sintesi dal Gazzettino, non è passato inosservato, anche se le reazioni di Comune e Provincia sono comunque apparse più soft rispetto a quelle dei sindacati. In Provincia, ad esempio, il mai pervenuto parere della Commissione Regionale Via (Valutazione di impatto ambientale) ieri è improvvisamente e misteriosamente saltato fuori dai cassetti di qualche archivio. «Ci siamo accorti di averlo ha dichiarato l'assessore all'ambiente Antonio Mondardo adesso approfondiremo con gli uffici la valutazione tecnica della Regione. In ogni caso io sottoscrivo il mio giudizio negativo sul progetto». Il progetto in questione dovrebbe portare un centro di raccolta e lavorazione di rifiuti liquidi, anche pericolosi, all'Arsenale, nel mezzo del quartiere Sant'Agostino. Il posto indicato dalla Wisco, la società ideatrice, sono le officine grandi riparazioni di Trenitalia. Questo perché la Wisco, un'azienda creata appositamente per l'entrata nel business dei rifiuti, è di proprietà di Ferrovie dello Stato, oltre che di Enel Spa. L'impianto ha avuto l'ok dalla Regione con il Via ma sia la Provincia che il Comune di Vicenza non lo vogliono. «Adesso che è spuntato il Via abbiamo degli elementi ulteriori di valutazione per un confronto», ha chiosato ieri l'assessore comunale Antonio Dalla Pozza. Una lettera, firmata da lui e Mondardo, è in partenza verso Venezia per chiedere udienza all'assessore regionale all'ambiente Giancarlo Conta. Basterà a risollevare la questione su di un caso che rischia anche il passaggio in sordina? Massimo D'Angelo, segretario della Filt Cgil,è l'uomo che in questi giorni ha smosso la polvere dal tappeto. Anche lui ieri ha letto il Via: «L'impressione che ho avuto è che molte cose siano state sottovalutate dalla Commissione», ha dichiarato tradendo un leggero pessimismo: «Questo Via mi sembra una forzatura, e credo che da parte degli enti ci sia stata poca attenzione perché dietro c'è un grosso business». Cgil, Uiltrasporti, Or.Sa e Cub Trasporti (lavoratori di Trenitalia all'Arsenale), sono tuttora in agitazione. E si stanno preparando allo sciopero.


8 agosto 2008 - Settegiorni

ACCORDO. Siglata l'acquisizione delle attività della BembergCell che scongiura il fallimento
UNA FIRMA PER LA NOVACETA
Ma il Cub mantiene le sue perplessità e fa un appello ai lavoratori

Magenta - Una firma per la Novaceta. La scorsa settimana è avvenuta infatti la tanto attesa firma tra Novaceta spa e BembergCell. Una firma che dovrebbe dovrebbe consentire a BembergCell di evitare il fallimento e di ripianare ogni debito nei confronti di dipendenti e fornitori sulla base di un accordo economico in virtù del quale è avvenuta l'acquisizione da parte di Novaceta. Ma non tutto sembra risolto per il meglio. L'acquisizione da parte di Novaceta sarebbe avvenuta solo per le attività e non per gli immobili e a settembre è previsto un nuovo incontro con l'assessore provinciale Bruno Casati. Molti sono ancora i dubbi e le perplessità espresse da Mario De Luca, ex consigliere comunale e rappresentante del sindacato Cub: «Non riusciamo a condividere alcun ottimismo per questa notizia – afferma De Luca -, in quanto per chi ha a cuore il futuro dell'azienda "Novaceta", nulla è cambiato. Restano tutti gli stessi interrogativi di sempre a cui nessuno ha dato fino ad oggi risposta. L'attuale società ha infatti dichiarato, già dal dicembre 2007, che intende continuare l'attività utilizzando solo una superficie di 30mila metri quadrati in luogo degli attuali 220mila e che intende poi costruire una nuova centrale termoelettrica . Contemporaneamente mancano i fondi per attuare investimenti seri volti al miglioramento del processo produttivo; manca qualunque impronta di un piano industriale; non sarà effettuata, durante la "fermata tecnica" di ben due mesi e mezzo, un'adeguata manutenzione agli impianti. Questo è l'aspetto che ci preoccupa di più, come ci preoccupa molto il mutismo di Cgil, Cisl e Uil, come ci preoccupa la Cassa Integrazione che riguarda tutti gli attuali dipendenti. Infine vorrei lanciare un accorato appello a tutti i lavoratori della Novaceta: l'unico strumento che i lavoratori possiedono per conoscere, capire e perchè no, decidere il proprio futuro e quello dell'azienda è lo strumento sindacale. Uno strumento tanto più efficace, quanto maggiore è la partecipazione dei lavoratori stessi al movimento sindacale, una partecipazione che delega le persone, non le sigle. Un rappresentante dei lavoratori è tale per legge a qualunque organizzazione sindacale appartenga, confederale o autonoma. E' un bene per i lavoratori Novaceta uscire da questo equivoco. Diamo il diritto/dovere ad ogni organizzazione sindacale di esprimere la propria posizione, di dare gli opportuni consigli, di affrontare le battaglie per il mantenimento del posto di lavoro e la salvaguardia dei propri diritti. Sentiamoci indignati quando viene tolto il diritto al sindacato autonomo di parlare e di esprimersi in assemblea. Una "società civile" si misura anche su questi parametri».


8 agosto 2008 - Corriere del Veneto

In piazzale Roma Marinai e autisti non vogliono commentare la vicenda
«Non avessi la divisa direi tante cose»

VENEZIA — Commentano tra di loro, ma non si azzardano a dire qualcosa agli altri. «Non siamo autorizzati a parlare». Niente da fare, per tutto il giorno i dipendenti Actv ieri non hanno mai risposto, eppure a piazzale Roma, autisti e marinai non parlavano d'altro. Appoggiati alla biglietterie, vicino agli imbarcaderi, o agli autobus: «Stavamo discutendo proprio di questo — dicono in tre all'uscita della linea 2 dei vaporetti — ma preferiamo non esprimerci».
«Non ne so nulla», taglia corto una giovane marinaia di fronte il supermercato Coop. «Mi sono svegliato e sono corso al lavoro, non ho letto i giornali: che cosa è successo?», dice un altro ragazzo alla linea 41. La stessa scena si ripete fuori dalla biglietteria e tra le corsie degli autobus e a qualsiasi presidio dell'azienda a Venezia. Nessuno vuole parlare: saranno forse le regole aziendali («Non avessi la divisa la mia opinione la direi anche», dice un dipendente sulla cinquantina) o piuttosto la sorpresa di scoprire la truffa. Anche se è difficile pensare che nessuno tra i colleghi si fosse accorto di quello che i sette dipendenti dell'Actv avrebbero fatto per tre mesi. «I lavoratori sono preoccupati — commenta Danilo Scattolin di Rdb Cub trasporti —. Si teme che la categoria sia criminalizzata. Se quanto riportato dalla stampa fosse vero sarebbe molto grave ma prima di dare qualsiasi giudizio sulla vicenda è doveroso attendere la conclusione e l'esito delle indagini». Il problema forse è proprio questo, il timore che tutti i dipendenti vengano criminalizzati, o di subire ripercussioni dopo aver detto qualcosa di «scomodo». Ma si sa come vanno le cose. Il giorno dopo, la regola sembra essere: non parlare. E i dipendenti Actv l'hanno presa alla lettera.(G.B.)


7 agosto 2008 - Caserta 24 ore

MALATTIE DEI DIPENDENTI PUBBLICI: IL SOLITO CONTO DA RIFARE

RdB contesta i dati del Ministro Brunetta e chiede la cancellazione delle norme contenute nel Decreto 112 . "E’ il solito conto truccato. - dichiara Giuliano Greggi della Direzione RdB Pubblico Impiego - Il Ministro Brunetta prende in considerazione il dato delle assenze per malattia di 70 amministrazioni per un totale di circa 200.000 dipendenti contro i 3,5 milioni di lavoratori pubblici, quindi nemmeno il 6 %. Già questo dato basterebbe a inficiare i risultati della sbandierata riduzione del 37% delle assenze per malattia. Ma il Ministero, così efficiente, non possiede i dati di tutte le Amministrazioni che controlla?". "Ancora peggio il fatto che continuano a considerare "malattia" la maternità che nel pubblico impiego ha una incidenza maggiore che nel privato, sia perchè l’occupazione femminile è maggiore e sia per le sollecitazioni a non fare figli che avviene nei settori privati, fino all’odiosa pratica delle dimissioni in bianco. Non si tiene neanche conto dell’età media dei lavoratori pubblici, molto più alta di quella dei lavoratori del privato a causa del blocco del turn-over che opera ormai da più di 15 anni". "Detto questo - continua Greggi - la vera questione è la tutela e la prevenzione dalle malattie. I metodi adottati da questo Governo con le norme del famigerato Decreto 112, con la riduzione del salario e gli arresti domiciliari per chi si ammala, naturalmente favoriscono la rinuncia alla cura da parte dei lavoratori. Crediamo che la riduzione delle garanzie per la cura e la prevenzione delle malattie non sia un risparmio, anzi, sia il modo per far aumentare patologie più gravi che, a fronte del risparmio delle Pubbliche Amministrazioni, diverrà un aggravio per il Servizio Sanitario Nazionale". "Senza contare - prosegue - che ancora oggi il Ministro dichiara di voler portare le assenze dei lavoratori pubblici al livello di quelli privati; con questa pratica sicuramente la tendenza sarà quella, ma con l’effetto collaterale di aumentare anche il dato degli incidenti e delle malattie professionali. Di fronte a dati come quelli forniti ieri dal Censis il Ministro dovrebbe mostrarsi preoccupato e non trionfante". "RdB chiede la cancellazione delle norme del Decreto 112 - conclude Greggi - e la fine di questa ignobile campagna d’odio verso i dipendenti pubblici. Non molleremo su questo punto e stiamo lavorando per un grande sciopero generale il 17 ottobre".


7 agosto 2008 - La Nazione

Giallo bollette, bufera sui vertici di Ato e Publiacqua
Chieste le dimissioni dei due presidenti e «il rimborso immediato dei 6 milioni e mezzo in più pagati dagli utenti
di SANDRO BENNUCCI

Firenze - E’ BUFERA sull’Ato 3 del Medio Valdarno e su Publiacqua. Vengono chieste le dimissioni dei due presidenti, Giovanni Del Vecchio e Amos Cecchi. Ossia coloro che guidano l’organismo di ambito territoriale, che dovrebbe essere «ottimale», e l’ente gestore, quello che eroga forniture e fatture a chi vive e lavora nei comuni dell’area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia, nel Mugello, in Val di Sieve, a Montevarchi e in un pezzo della provincia d’Arezzo. La miccia che ha fatto esplodere il caso, che avrà ripercussioni in sede governativa (Ministero dell’ambiente) e in Regione è stata la delibera del Co. Vi. Ri, il Comitato nazionale di controllo sull’uso delle risorse idriche che, come anticipato ieri da La Nazione, obbliga Publiacqua a rimborsare i cittadini degli aumenti eventualmente messi in bolletta fino a oggi. Aumenti autorizzati dall’Ato, per far affluire nelle casse della società che gestisce l’acqua 6 milioni e 200 mila euro in più, e dichiarati «indebiti» dal Co. Vi. Ri. Forze politiche di centrosinistra e di centrodestra e il sindacato Rdb-Cub di Firenze chiedono le dimissioni dei dirigenti e «il rimborso immediato» ai cittadini. Ma su questo secondo punto si sta delineando un giallo. L’Ato 3 del Medio Valdarno, in una nota diffusa ieri mattina, evidentemente dopo aver letto il nostro giornale, conferma la delibera del Co. Vi. Ri., ma precisa che i 6 milioni e 200 mila euro riconosciuti in più a Publiacqua, sarebbero stati messi nelle bollette del 2011. Ma l’affermazione contrasta con la delibera del Co. Vi. Ri, dove si legge testualmente che l’atto di transazione fra Ato 3 e Publiacqua, datato 11 luglio 2007, «è imputato in tariffa e spalmato nelle annualità dal 2008 al 2010». Letta così, la frase farebbe capire che già nelle bollette del 2008 i cittadini hanno pagato qualcosa in più. Ma anche Mariapia Strocchi, consigliere comunale di Forza Italia a Pelago, cioè colei che ha fatto il ricorso vincente al Co. Vi. Ri. ieri ha manifestato forti dubbi sul fatto che gli aumenti dovessero scattare nel 2011. Anzi si dichiara molto sorpresa da alcune coincidenze. Dopo aver ricordato che la delibera del Comitato ministeriale è datata 16 luglio 2008, la Strocchi ha detto: «Ci sembra una grossa coincidenza che i tempi della delibera del Co. Vi. Ri e il piano d’ambito approvato nel luglio scorso, dove si specifica che i 6 milioni e 200 mila euro riguardano le tariffe del 2011, siano esattamente dello stesso periodo: luglio 2008. Quest’anno non è stato ancora pubblicato sul sito internet dell’autorità d’ambito. E c’è un ulteriore caso strano: che tutte le delibere dell’anno 2008 siano state inserite o modificate il 4 agosto scorso, cioè appena tre giorni fa. Ma allora perché l’Ato 3 non ha inserito nel sito anche l’atto di cui parla nel comunicato diffuso ieri, nel quale si chiarisce il giallo dei 6 milioni e 200 mila euro?». IL PROBLEMA è serio. Quando sono in ballo i soldi dei cittadini serve la massima chiarezza. Non ci devono essere né gialli, né ombre. Fra l’altro, l’Ato 3 si è riservato il ricorso al Tar. Ma se i cittadini, per caso, avessero già sostenuto l’aumento, il rimborso dovrebbe avvenire prima del pronunciamento del tribunale amministrativo. La trasparenza di chi eroga un servizio pubblico si misura anche da questi atti. La Regione, ieri, non si è pronunciata. Forse il presidente, Claudio Martini, ne parlerà nel briefing fissato con i giornalisti per oggi a mezzogiorno. C’è chi sussurra che la vicenda potrebbe suggerire una nuova modifica alla legge sui servizi pubblici: puntando su un solo Ato regionale invece dei tre previsti. Intanto l’interrogazione che Paolo Marcheschi, consigliere regionale di Forza Italia, ha depositato ieri a Palazzo Panciatichi, e nella quale si chiede chiarezza sulla vicenda, sarà proposta dai consiglieri azzurri in tutti i 56 comuni in cui operano l’Ato 3 e Publiacqua.

Sale il coro contro gli aumenti Magnolfi (Fi): «Cancellato un iniquo balzello per i cittadini»
LE REAZIONI DEI CONSIGLIERI REGIONALI

Firenze - «SAREBBE un segnale forte verso i cittadini se si provvedesse subito a rimuovere i responsabili, politici e tecnici, che hanno deciso l’aumento per gli utenti di Publiacqua, giudicato indebito dal Comitato ministeriale di vigilanza». Pieraldo Ciucchi, capogruppo socialista in Regione, non ha problemi di schieramento politico e chiede l’intervento immediato del presidente della giunta, Claudio Martini. Dopo aver ricordato che nel programma nazionale del nuovo partito socialista c’è attenzione particolare a tariffe e bollette, Ciucchi continua: «I comuni che nominano i componenti delle autorità di ambito e quelli delle società di gestione, devono prendere atto di come tale meccanismo produca una perversione nel sistema. E il cittadino ne fa le spese». E ancora: «Con l’articolo 23 bis sui servizi pubblici, il governo mette a fuoco i problemi idrici. Vedremo se i sindaci di Firenze e Roma, che considerano Publiacqua e Acea delle piccole ‘Iri’, sapranno dare la svolta per una vera liberalizzazione». Alberto Magnolfi , capogruppo di Forza Italia, attribuisce al suo partito il merito di aver «sventato una clamorosa beffa e un balzello iniquo ai danni dei cittadini di Firenze, Prato e Pistoia». Infatti Mariapia Strocchi, che ha portato la protesta a Roma, fino a vincere davanti al Co. Vi. Ri, è consigliera azzurra a Pelago. Magnolfi dice: «Secondo il Comitato ministeriale di vigilanza, l’Ato 3 e Publiacqua avevano concordato un aumento non dovuto, motivandolo come presunto conguaglio sui ricavi. Una beffa per i cittadini». E Paolo Bartolozzi, europarlamentare azzurro, ricorda di aver presentato un’interrogazione sulla vicenda in aprile, quando era ancora consigliere regionale: «E’ necessario che Publiacqua, prima di ricorrere al Tar, restituisca ai cittadini i soldi degli aumenti giudicati indebiti dal Co. Vi. Ri». Durissimo il sindacato Rdb-Cub di Firenze: «Vogliamo dimissioni immediate dei presidenti di Publiacqua e dell’Ato 3. Bisogna ripubblicizzare l’acqua e i beni comuni. Vanno restituiti i soldi ai cittadini e devono cessare gli attacchi ai diritti e al salario dei lavoratori di Publiacqua. La delibera del Co. Vi. Ri. dimostra che avevamo visto giusto, il 23 luglio 2007, quando protestammo contro gli aumenti tariffari decisi dall’Ato3». Chiarezza e «rimborso immediato» vengono infine chiesti dal Codacons il quale rimprovera a Ato 3 e Publiacqua di non aver informato i cittadini e di non aver motivato gli aumenti.(Sa.Ben)


7 agosto 2008 - Corriere della Sera

Sicurezza Il sindacato della polizia municipale: ora seimila armati in più
Alemanno: pistole ai vigili Prima volta dopo 35 anni
Roma, divieto di frugare nei rifiuti: stop dopo le polemiche. Primo giorno con i nuovi poteri dei primi cittadini. Chiamparino punta a colpire i locali dove si spaccia
di Fiorenza Sarzanini

ROMA — Sarà armata la polizia urbana di Roma. Lo ha annunciato ieri sera il sindaco Gianni Alemanno. «Dopo 35 anni — ha detto — la polizia municipale di Roma torna ad avere un armamento per garantire l'autodifesa e la difesa dei cittadini». È stata una lunga trattativa con il sindacato quella che ha portato all'accordo. Hanno firmato tutte le sigle, salvo gli RdB. E alla fine c'è stato un applauso. A settembre ci sarà il voto del Consiglio comunale. I seimila vigili romani potranno quindi, ha spiegato il sindaco, «avere delle pistole salvo i casi di obiezione di coscienza. L'addestramento sarà lo stesso della polizia ». Soddisfatto il comandante dei vigili urbani Angelo Giuliani: «Aspettavamo l'accordo da anni». «Un momento storico per la sicurezza della Capitale », lo ha definito Alessandro Marchetti, segretario generale aggiunto del Sindacato unitario lavoratori polizia municipale (Sulpm). «Con questo atto — ha aggiunto il sindacalista — la polizia municipale romana si avvicina a quelle delle altre grandi città italiane come Milano, Torino, Bologna, Genova, Firenze, Napoli, Palermo e Catania, che sono tutte armate».
Intanto è su ambulanti, prostitute, mendicanti che l'amministrazione «creativa» sollecitata dal ministro dell'Interno Roberto Maroni si scatena. Arrivano le ordinanze dei sindaci in base alla nuova normativa e si concentrano al momento proprio sulle fasce ritenute più deboli. A Roma Alemanno sta preparando un provvedimento che vieta di «rovistare nei cassonetti» anche se il duro attacco arrivato dopo l'annuncio dalla Comunità di Sant'egidio lo ha convinto a prendere tempo e ad avviare «verifiche » e «confronti». L'ordinanza intende punire pure l'accattonaggio molesto, uno dei «comportamenti» che anche altri annunciano di voler contrastare con maggior efficacia. Nel mirino anche i lavavetri e i venditori agli angoli delle strade. Più complicato, come riconosce lo stesso sindaco della capitale, è affrontare il problema della prostituzione di strada: tutto rinviato a settembre «quando avremo un quadro di intervento più completo». Multe da 500 euro ai clienti saranno invece contestate a Padova dove il sindaco Flavio Zanonato, del Partito Democratico, si appresta a firmare altre ordinanze «per «liberare gli immobili occupati e le aree invase da ambulanti o le zone rese invivibili dalla presenza dei clandestini». A Torino Sergio Chiamparino punta a colpire i luoghi dove si spacciano stupefacenti come locali notturni e bar. È stato lui, ieri, il primo a porre il problema delle risorse finanziarie. Cento milioni di euro sono stati stanziati, ma come ha ricordato lo stesso Maroni «potranno essere messi a disposizione soltanto dopo la firma del protocollo d'intesa con l'Anci». «E senza soldi — dice Chiamparino — non si fa nulla».
Molto critico Mario Marazziti, portavoce della comunità di Sant'Egidio, che ha causato il ripensamento di Alemanno: «Da settimane sembra che il problema dell'Italia siano rom, mendicanti. Vorrei ricordare che Roma e altre grandi città italiane sono e restano tra le più sicure del mondo. Nel nostro Paese c'è sicuramente un problema di criminalità organizzata e di illegalità diffusa che riguarda milioni di cittadini».


7 agosto 2008 - Il Manifesto

CASA Tolti i benefici del piano voluto da Ferrero
Emergenza senza speranze
di Giacomo Sette

Dalla padella alla brace. Se l'ex ministro Paolo Ferrero aveva introdotto dei meccanismi efficaci per contrastare l'emergenza abitativa, ora i piani «creativi» di Giulio Tremonti cancellano il poco di buono fatto finora. I dati sulla casa sono infatti impietosi: sono già 600 mila le famiglie escluse dal mercato immobiliare che attendono in graduatorie l'assegnazione di un alloggio popolare. L'edilizia pubblica è in ginocchio e nel paese si costruiscono in media solo 1500 case popolari l'anno. Ora anche fasce della popolazione, prima non toccate dal dramma alloggio, non se la passano bene: nel 2007 100 mila sono state le richieste di sfratto (30 mila quelli eseguiti, tra questi l'80% avviene per morosità).
Chi si era comprato casa con un mutuo non sta meglio. L'ammontare delle sofferenze bancarie che fanno capo alle famiglie italiane è cresciuto dell'8,45% e ha sfondato quota 11 miliardi di euro. Una delle cause è l'aumento dei tassi di interesse a livello internazionale. In questo quadro la legge 9 del febbraio 2007 dell'ex ministro Ferrero puntava a tamponare la crisi intervenendo in prima battuta sul blocco degli sfratti (per non buttare per strada migliaia di famiglie) e in seconda rilanciando il ruolo del pubblico. Blocco comunque che finirà il 15 ottobre prossimo per le fasce deboli e il 31 agosto per le altre. E Tremonti non è interessato a rinnovare la proroga. «Nel progetto Ferrero era previsto un passaggio dalla precarietà alla stabilità lavorativa», spiega Massimo Pasquini dell'Unione degli Inquilini, infatti «chi stava sotto sgombero veniva tutelato attraverso il recupero delle case popolari e del demanio statale».
Si scopre infatti che nel paese esistono 20 mila case popolari «murate». Di cui 2500 solo a Milano. Appartamenti, prima occupati e poi sgomberati, a cui è stata murata la porta per il rischio di nuove «visite» abusive. Nella legge 9 era previsto il loro recupero e si investiva sull'edilizia pubblica. Solo in ultima battuta si apriva all'housing sociale (un canone agevolato per le famiglie che pagano l'affitto direttamente al privato). E i costruttori erano comunque vincolati da piani urbanistici: non avevano insomma carta bianca. Invece Tremonti smantella il ruolo del pubblico sposando in toto la causa dei palazzinari. È nelle loro mani adesso la risoluzione dell'emergenza abitativa. «È un classico della destra: usa un problema sociale per foraggiare il privato invece di risolvere il problema», afferma Ferrero che, pur essendo in fase di autocritica sul suo bilancio all'interno dell'esecutivo Prodi, rivendica totalmente il suo piano casa. Al massimo, dice, «era troppo limitato come risorse». Su questo punto replica Angelo Fascetti, dell'Asia Rdb, che vede nei 550 milioni di euro stanziati «una goccia nel mare»: «Fondi - dice il sindacalista - insufficienti alle esigenze del paese. Il governo Berlusconi peggiora però ulteriormente la situazione». Tutte le associazioni del settore sono d'accordo sul respingere «con forza» il piano Tremonti. Pensando, ognuno nelle sue forme, a un autunno caldo.
È sulle case sfitte e la speculazione immobiliare dei costruttori le vere partite da giocare per contrastare il governo. Il movimento di lotta per la casa capitolino Action, ne è conscio. «L'emergenza abitativa ha come responsabile per il 90% i privati e per il 10 chi governa - spiega Fabrizio Nizi, uno dei leader - Dopo la morte dell'ecocanone i furbetti del quartierino hanno solo speculato sul mercato». Avvantaggiati da dieci anni di deregulation e cartolarizzazioni. Tremonti sembra fare loro il favore finale, non vincolando per niente il loro operato. Con il pubblico completamente assente. Le stesse famiglie che usufruiranno dell'housing sociale non verranno stabilite dai comuni in base alle liste ma dai costruttori stessi. «Non contrasto in generale l'housing sociale - aggiunge Nizi - ma non dando ai privati freni nella costruzione, bensì agevolazioni, questo strumento alimenta il rischio speculazione». Intanto senza la proroga del blocco degli sfratti decisa dal governo si intravede sì un autunno caldo, ma anche un inverno freddo per tutte quelle famiglie che rischiano di passarlo per strada.


7 agosto 2008 - TG com

Roma, armi ai vigili urbani
Lo annuncia il Sindaco Alemanno

"Dopo 35 anni la polizia municipale di Roma torna ad avere un armamento per garantire l'autodifesa e la difesa dei cittadini". Lo ha annunciato il sindaco di Roma Alemanno al termine di una lunga trattativa con le organizzazioni sindacali della polizia municipale. "Hanno firmato tutte le sigle - ha aggiunto il sindaco - eccetto gli RdB. E' stata una lunga trattativa e adesso l'accordo sarà portato in Consiglio comunale a settembre".
L'annuncio dell'accordo è stato fatto dallo stesso Alemanno che ha sottolineato come l'armamento "garantirà l'autodifesa e la difesa dei cittadini". I vigili urbani avranno, dunque, la possibilità "di avere delle pistole salvo i casi di obiezione di coscienza". L'addestramento "sarà lo stesso della polizia di Stato e considero questo - ha sottolineato il sindaco di Roma - un primo passo, ma molto importante, per garantire la sicurezza dei cittadini".
La decisione presa nel corso dell'incontro fa seguito alla delibera approvata nel giugno scorso dalla giunta comunale nella quale si decideva di armare i vigili urbani, con pistola calibro nove, spray anti aggressione e manganelli di plastica. Soddisfatto anche il comandante dei vigili urbani Angelo Giuliani: "E' terminata la concertazione sul regolamento delle armi che questo corpo aspettava da tanti anni. E' stato un grande lavoro". Per il segretario generale aggiunto del Sindacato unitario lavoratori polizia municipale (Sulpm) Alessandro Marchetti "è un momento storico per la sicurezza di Roma"
Nel corso del tavolo si e' parlato anche della necessità che i vigili frequentino un corso di abilitazione all'uso delle armi che comprende test psico-attitudinali e un corso teorico-pratico. La seconda fase sara' l'addestramento al tiro. Per un uso corretto delle armi, i sindacati hanno chiesto al sindaco di poter organizzare dei corsi di "Tecniche di gestione delle criticità". Nel corso della riunione è stato anche trovato l'accordo, tra le altre cose, per l'istituzione di due tavoli tecnici permanenti sulla sicurezza e sulla verifica dell'applicazione dell'ordinamento professionale e sul prolungamento del contratto a tempo determinato.


7 agosto 2008 - La Voce d'Italia

Svolta dopo 35 anni "a tutela e ad autotutela della cittadinanza e della municipale"
Alemanno: "La polizia urbana sara' armata"
In studio anche altri provvedimenti sulla sicurezza. Dura la replica di Sant' Egidio
di Giambattista Salis

Roma, 8 ago. - Sarà armata la polizia urbana di Roma. Per il sindaco Gianni Alemanno "dopo 35 anni, la polizia municipale di Roma deve garantire l'autodifesa e la difesa dei cittadini". La trattativa con il sindacato è sta lunga, ma alla fine –ad esclusione delle RdB- ma alla fine c'è stato un applauso.
A settembre, il voto del Consiglio comunale. I seimila vigili romani saranno armati, salvo i casi di obiezione di coscienza e l'addestramento sarà quello della polizia. Tutti soddisfatti per la firma: il comandante dei vigili urbani, Giuliani e il segretario generale aggiunto del Sulpm, Marchetti.
Inoltre, l’amministrazione comunale sta preparando un provvedimento che vieta di "rovistare nei cassonetti": la presa di posizione della Comunità di Sant'Egidio lo ha convinto a prendere tempo, anche perché "il problema della sicurezza italiana non sono rom e mendicanti".
Si vuole punire pure l'accattonaggio molesto, i lavavetri e i venditori agli angoli delle strade. Più complicato il problema della prostituzione di strada: tutto rinviato a settembre.
Torino e Padova con i loro sindaci del PD si sono mossi in modo forte, ma nella Capitale si vuol prendere ancora un po’ di tempo.


7 agosto 2008 - RomaUno

Vigili, Alemanno: "Dopo 35 anni tornano ad avere armi"

Roma - "Dopo 35 anni la polizia municipale di Roma torna ad avere un armamento per garantire autosifesa e difesa ai cittadini". Lo ha detto il sindaco Gianni Alemanno al termine di una lunga trattativa con le organizzazioni sindacali della polizia municipale in Campidoglio. "Hanno firmato tutte le sigle tranne l'Rdb che non ha rappresentatività - ha aggiunto il sindaco soddisfatto per la trattativa conclusa con un applauso - E' stata una lunga trattativa. A settembre l'accordo sull'armamento passerà in Consiglio comunale". Per i vigili la possibilità "di avere pistole salvo i casi di obiezione di coscienza". L'addestramento sarà "lo stesso della polizia di Stato - ha spiegato - e considero questo un primo passo, ma molto importante per garantire la sicurezza dei cittadini". Soddisfatto il comandante Angelo Giuliani: "E' un grande lavoro - ha detto - E' terminata la concertazione sul regolamento delle armi che questo Corpo aspettava da tanti anni".


7 agosto 2008 - Corriere di Bologna

Rdb: nuovo Comune, troppo caldo

Bologna - Continuano le polemiche tra Rdb e Comune sulla nuova sede di via Fioravanti. Questa volta è la climatizzazione degli uffici la scintilla che fa esplodere i sindacati di base, che parlano di «organizzazione ridicola» del trasferimento. Ultima dimostrazione, dicono le Rdb, il condizionatore che non si riesce a regolare: prima faceva troppo freddo, ora è troppo caldo. Cosa che espone i lavoratori a «danni alla salute».


7 agosto 2008 - Varese news

Pompieri e sommozzatori: siamo anche noi dei "fannulloni"?

Gentile Direttore, La prego di pubblicare quanto esposto da un mio collega sommozzatore sul forum del sito della Funzione Pubblica (http://www.funzionepubblica.it), credo sia esaustivo della realtà venutasi a creare per i dipendenti pubblici tra i quali dobbiamo annoverare anche tutti coloro che portano conforto e sicurezza diretti alla cittadinanza contribuente. Non solo pompieri ma anche carabinieri, poliziotti, assistenti domiciliari asl e quant'altri. Ribadisco che a mio personalissimo giudizio il ministro mistifica la malattia con l'assenteismo, un brutto modo d'informare l'opinione pubblica.Infatti per assenteisti, ben noti ed individuati, ad ora non è stato fatto nulla. Ma andiamo al collega:
"Buongiorno,sono un caposquadra dei sommozzatori dei vigili del fuoco, volevo ringraziare il ministro Brunetta per gli interventi mirati verso noi lazzaroni che andiamo a lavorare con enormi sacrifici sia fisici che psicologici, in condizioni estreme dovute ai vari ambienti di lavoro quali: laghi, fiumi ,mari, fogne freddi ed inquinati; lavoro diurno e notturno, in estate ma soprattutto d'inverno, dove il minimo che ci potrebbe capitare è una bronchite (se ci va bene)! Da sottolineare le precarie condizioni economiche visto il sempre più ritardato pagamento delle varie competenze,le decurtazioni delle varie indennità,obbligati a cambiare regione per poter avere minime ambizioni di carriera con enormi problemi familiari. Possiamo aggiungere anche la mancanza di personale,mezzi inadeguati ecc ecc. Per uno come me che rischia la pelle ogni volta che va a lavoro è un piacere sapere che se mi ammalo mi verrà decurtata l'indennità di rischio obbligandomi a lavorare in condizioni di non perfetta forma fisica (magari immergendomi a 50 mt o buttandomi da un'elicottero) mettendo a repentaglio me stesso e l'incolumità dei miei colleghi...MI CHIEDO: se il mio CARO Ministro Brunetta avesse bisogno di essere soccorso da me, mi vorrebbe in queste condizioni???
P.S.In questo momento mi chiedo se sia stato sbagliato perseguire la mia vocazione di aiuto al prossimo?!Forse sarebbe stato meglio entrare in politica e lasciare questo onere a SUPERMAN!"
Nella speranza che il rimedio non si riveli peggiore del male, porto distinti saluti a tutti.
Ferdinando Mattei - RdB Vigili del Fuoco Varese


7 agosto 2008 - Il Messaggero

Civitavecchia. Le Rsu comunali dichiarano lo stato d'agitazione di tutto il personale...
di GIULIA AMATO

Civitavecchia - Le Rsu comunali dichiarano lo stato d'agitazione di tutto il personale pubblico. La notizia è stata diffusa ieri mattina durante una conferenza stampa, dove le rappresentanze hanno spiegato i motivi che le hanno portate a tale decisione.
«Abbiamo deciso di procedere - ha spiegato Fabio Napoleoni della Uil - con la dichiarazione dello stato d'agitazione perché questa amministrazione si è rivelata incapace nel gestire la riorganizzazione dei servizi. E' passato un anno da quando questa giunta, senza concertare e dialogare con noi, ha messo mano alla riforma della micro e macro struttura dell'ente. Oggi ritorna sui suoi passi sempre senza intraprendere la normale concertazione con le Rsu, che sono prima di tutto lavoratori pubblici e conoscono alla perfezione il loro posto di lavoro». Si è dato così il via alle procedure di raffreddamento del conflitto, ma se l'amministrazione non convocherà le rappresentanze entro venerdì, sarà la Prefettura a farlo.
Ma le cause che hanno spinto le organizzazioni sindacali a intraprendere questo tipo di lotta, riguardano soprattutto il non rispetto degli accordi presi e sottoscritti in merito alla stabilizzazione dei precari e alla valorizzazione delle professionalità del personale di ruolo.
«Nell'accordo del 20 giugno - ha affermato Mario Curi della Cisl - l'amministrazione si era assunta l'onere di espletare immediatamente un bando di gara pubblico per stabilizzare gli 8 precari che erano in possesso dei requisiti previsti dalla finanziaria. Siamo venuti a conoscenza del fatto che il bando è stato pubblicato il primo agosto con decorrenza di 15 giorni. Non solo, nell'atto ci sono varie irregolarità che lo rendono facilmente impugnabile da chiunque». Infatti, come si legge nel bando (consultabile sia in internet che all'albo pretorio) non viene riportata alcuna data, e neanche il comune di provenienza. Per giunta l'atto è stato firmato dall'ex dirigente del personale Mauro Mazzone, mentre dopo la determina del 23 luglio, il nuovo dirigente è la dottoressa Brullini. Infine, da come si evince sempre dal bando, sono stati introdotti nuovi criteri per partecipare. «Anche se - ha dichiarato Flavio Zeppa dell'Rdb - gli 8 (cinque maestre e tre vigili urbani, ndc) sono in possesso di tutti i requisiti previsti dalla finanziaria, sono però sprovvisti di quelli richiesti dal bando pubblico. A questo punto - prosegue - sembra proprio che tutto sia stato fatto ad hoc per non permettere, a chi ha maturato l'idoneità, di prendere parte al concorso».
Il clima si fa sempre più caldo e le rappresentanze sempre più agguerrite per tutelare fino in fondo i diritti dei lavoratori precari e non.


7 agosto 2008 - L'Unione Sarda

Assemblea dei dipendenti Inps e Inail contro il decreto sui "fannulloni"
di ELENA NARDI

Olbia - Hanno annunciato che seguiranno la linea dura, quella stessa messa in atto in tutto il resto d'Italia, gli oltre trenta dipendenti pubblici di Inps e Inail della sede olbiese. Ieri mattina, per la seconda volta in pochi giorni, hanno chiuso anticipatamente gli sportelli al pubblico.
In queste due occasioni hanno deciso, dopo l'ennesima riunione, come muoversi e che genere di protesta attuare contro il recente decreto legge riguardante i tagli sulla spesa delle pubbliche amministrazioni, passato alla Camera appena martedì scorso.
Non contenti, come nel resto dell'Italia, di essere accusati di non lavorare e di essere indicati come "fannulloni" hanno immediatamente, con il supporto di Cgil, Cisl e Rdb, preparato un volantino di protesta, che verrà distribuito a tutti gli utenti che in questi giorni arriveranno agli sportelli di questi uffici pubblici.
Con molta probabilità, entro alcuni giorni, gli utenti del servizio pubblico troveranno appesi alle finestre del palazzo di Inail e Inps, degli striscioni di protesta e gli uffici chiusi.
Qualcuno ha, inoltre, proposto di seguire la scia della protesta degli Uffici delle Entrate che, da un po' di tempo, stanno fermando la loro attività tutti i giorni per 15 minuti, riunendosi in assemblea. C'è anche chi aggiunge che sarebbe bene non tenere queste assemblee blindate ma renderle pubbliche, permettendo che si svolgano nell'androne dell'ingresso dove passano gli utenti del pubblico servizio, che in questa maniera possono comprendere meglio i motivi della protesta.
«È fondamentale che la gente sappia - ha detto Gabriella Atzeni, portavoce dei dipendenti Inail - che i dipendenti si trovano in una stato di agitazione e che sono disposti ad utilizzare ogni mezzo, nei limiti della legalità, ovviamente, pur di poter farsi sentire».


7 agosto 2008 - Il Resto del Carlino

«I dipendenti rosolano o congelano. Dovrebbe intervenire la Manutencoop»
COMUNE L’IMPIANTO DI CLIMATIZZAZIONE DELLA NUOVA SEDE FA GIA’ LE BIZZE

Bologna - DOVEVA essere uno dei punti di forza della nuova sede unica degli uffici comunali inaugurata da poco. E invece sta facendo impazzire gli impiegati comunali che si sono trasferiti in via Fioravanti. Il nuovo impianto di climatizzazione dell’edificio fa già le bizze. «Ora mette a rosolare i dipendenti e ora li congela», spiega Maria Cristina Gnudi delle Rdb. Un disguido che la sindacalista imputa al contratto di manutenzione stipulato dal Comune con il Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni che ha realizzato la nuova sede comunale. «Dovrebbe occuparsene la Manutencoop, ma non è chiaro se ha già preso in carico la nuova sede o no», spiega Gnudi. Fatto sta che, nel frattempo, il condizionamento funziona a singhiozzo o non funziona per niente. Un problema esteso a tutte e tre le torri, ma che sta complicando la vita soprattutto agli impiegati (una cinquantina di persone in tutto) che lavorano al nono piano della torre B, dove è stato collocato il settore dei Sistemi informativi. «Speriamo si risolva presto», affermano le Rdb. Che, intanto, segnalano un altro problema («le vetrate della sede unica costringeranno tutte le impiegate a indossare i pantaloni») e affilano le armi in vista della conclusione del trasloco previsto per la fine del mese. «Le cose migliori le vedremo a settembre», è il commento ironico di Gnudi.(n.c.)


6 agosto 2008 - Dire

MORTI BIANCHE. RDB-CUB: SICUREZZA LAVORO VERA EMERGENZA NAZIONALE
SARA' QUESTA PIATTAFORMA SCIOPERO INDETTO PER 17 OTTOBRE PROSSIMO

(DIRE) Roma, 6 ago. - "Dopo la pubblicazione dei dati forniti dal Censis, nessuno dovrebbe avere piu' dubbi in merito alle vere intenzioni del governo sulla questione sicurezza". E' quanto afferma Daniela Mencarelli della direzione nazionale RdB-Cub P.i. "Massiccio impiego dei soldati- aggiunge-, con citta' blindate contro ogni forma di dissenso sociale, ma nessun serio intervento in merito alle vere emergenze: le stragi sulle strade e sul lavoro". Il Censis, prosegue Mencarelli, "attesta che l'Italia continua purtroppo ad essere il Paese europeo dove si muore di piu' per infortuni sul lavoro: 1210 casi nel 2007. Si tratta di stragi e non di tragiche fatalita', causate dalla mancanza di controlli, di una seria politica di prevenzione, dalla pervicace volonta' di non toccare certi interessi. Eppure questi dati dovrebbero essere conosciuti anche dal nostro governo che, invece, attuando una politica di militarizzazione propria di regimi reazionari, si accanisce strumentalmente contro il diverso di turno, si chiami Rom o extracomunitario, mentre assume atteggiamenti da Ponzio Pilato quando si tratta di affrontare i veri problemi che affliggono il Paese". E conclude la dirigente RdB-Cub: "Abbiamo piu' volte espresso la necessita' di un intervento serio in materia di sicurezza sul lavoro, anche con sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi. E questo sara' uno dei punti centrali nella piattaforma dello sciopero generale, indetto dal sindacalismo di base per il 17 ottobre prossimo".

COMUNE BOLOGNA. 'PRIMA GELO POI CALDO', IRA SULLA NUOVA SEDE
RDB: DISAGI ERANO PREVEDIBILI, SALUTE LAVORATORI MESSA A RISCHIO

(DIRE) Bologna, 6 ago. - Prima era troppo freddo, perche' nella sede nuova di zecca non era ancora possibile regolare al meglio l'aria condizionata. Poi gli uffici in via Fioravanti sono diventati improvvisamente troppo caldi, con la temperatura esterna che in citta' e' schizzata attorno ai 35 gradi. I sindacati tornano a tuonare contro il Comune di Bologna, impegnato in questi giorni nei trasferimento dei propri dipendenti da Palazzo D'Accursio e le vecchie sedi decentrate alle torri di vetro disegnate dall'architetto Mario Cucinella. E' il sindacato di base Rdb a denunciare i nuovi disagi e a puntare di nuovo l'indice verso l'amministrazione guidata da Sergio Cofferati. In una nota, le Rappresentanze sindacali di base parlano di un'"organizzazione ridicola" del trasferimento, "ed infatti i problemi stanno emergendo e quello della climatizzazione e' un esempio grave ed evidente". L'accusa all'amministrazione e' quella di esporre "le lavoratrici e i lavoratori a disagi e danni alla salute". Infatti, spiegano le Rdb del Comune di Bologna, "i problemi di climatizzazione si potevano prevedere e risolvere prima del trasferimento, non e' possibile ritrovarsi in pochi giorni da temperature invernali" a quelle di un "insopportabile caldo". "Ancora oggi la situazione non si e' completamente normalizzata in tutti i locali".


6 agosto 2008 - Rainews 24

Il Campidoglio ha deciso, armi ai vigili di Roma

Roma - Dopo 35 anni la polizia municipale di Roma torna ad avere un armamento per garantire l'autodifesa e la difesa dei cittadini". Lo ha annunciato il sindaco di Roma Gianni Alemanno al termine di una lunga trattativa con le organizzazioni sindacali della polizia municipale che si e' svolta in Campidoglio.
"Hanno firmato tutte le sigle - ha aggiunto il sindaco visibilmente soddisfatto e dopo l'applauso raccolto dopo il raggiungimento dell'accordo - eccetto gli RdB. E' stata una lunga trattativa e adesso l'accordo sara' portato in Consiglio comunale a settembre". Per i vigili urbani la possibilita' dunque "di avere delle pistole salvo i casi di obiezione di coscienza.
L'addestramento sara' lo stesso della polizia di Stato e considero questo - ha concluso il sindaco - un primo passo, ma molto importante, per garantire la sicurezza dei cittadini".
Soddisfatto anche il comandante dei vigili urbani Angelo Giuliani: "E' terminata la concertazione sul regolamento delle armi che questo corpo aspettava da tanti anni. E' stato un grande lavoro".


6 agosto 2008 - Omniroma

CASA, ASIA: DOPO NOSTRO PICCHETTO BLOCCATO SFRATTO IN MUNICIPIO IV

(OMNIROMA) Roma, 06 ago - Uno sfratto con l'intervento della forza pubblica è stato bloccato questa mattina dopo l'intervento della Prefettura che ha richiamato gli agenti già presenti sotto l'abitazione della donna colpita dal provvedimento giudiziario. A darne notizia è il sindacato Asia-Rdb che stamattina, sotto l'abitazione della famiglia sotto sfratto, in via Catria, al IV municipio, ha organizzato un picchetto insieme ad altri 30 attivisti. «La signora aveva ricevuto l'ingiunzione di sfratto dapprima per finita locazione poi, per non aver pagato il quinto dell'occupabilità, si è trasformato in morosità - ha detto un attivista dell'Asia Rdb - la donna ha 67 anni e soffre di crisi depressive. In più vive con un figlio adulto. Abbiamo chiesto l'intervento della Prefettura perché il Campidoglio aveva varato un provvedimento di blocco degli sfratti per tutto il mese di agosto. Quindi lo sfratto è stato bloccato per questioni di ordine pubblico». L'ufficiale giudiziario, presente sul posto insieme ad un medico e a un fabbro, ha concesso un rinvio dello sfratto.


6 agosto 2008 - Ansa

LAVORO: 'ARTI GRAFICHÈ MILANO, 18 LAVORATORI IN CIGS

(ANSA) - MILANO, 6 AGO - Per 18 lavoratori dell'azienda 'Industrie grafiche pubblicita'' il 18 agosto partirà la cassa integrazione straordinaria a causa della messa in liquidazione, dal 23 luglio scorso, della storica ditta di Baranzate (Milano), specializzata nella produzione di calendari, cataloghi e riviste periodiche. La Confederazione Unitaria di Base (Cub) denuncia che da giugno i lavoratori non percepiscono lo stipendio e ha chiesto un incontro in Provincia con l'assessore Bruno Casati, assessore alle Crisi industriali e occupazionali, per verificare la possibilità di trovare acquirenti che rilancino le attività della ditta a partire da settembre. «La crisi occupazionale potrebbe essere superata riprendendo la produzione dopo le ferie - afferma Angelo Pedrini, della segreteria FlmUniti-Cub - proveremo tutte le strade per evitare il precipitare della crisi«. E aggiunge: »Abbiamo firmato l'accordo per la cassa integrazione ma adesso si tratta di valutare, assieme alla Provincia, quale, tra i possibili acquirenti, sia quello che riesca ad evitare lo 'spezzatinò».


6 agosto 2008 - Il Manifesto

atm/MILANO conducenti presi a pesci in faccia

Anche a Milano vige ad agosto, per i mezzi pubblici, l'orario estivo. I vertici Atm (l'azienda di trasporto) hanno però dimenticato di avvisare (con cartelli, o comunicati) gli utenti. Così conducenti, oltre a lavorare - denuncia il sindacato di base Cub - sono costretti a subire anche la beffa degli improperi.


6 agosto 2008 - Bisceglie live

Riassunti 27 ex dipendenti delle Case di Cura Riunite
Portata a termine una vertenza durata 14 anni

«La Direzione Generale della ASL BAT con deliberazione n. 1083 del 30/07/2008 ha concluso l’iter amministrativo per le procedure di assunzione a tempo indeterminato per 27 ex dipendenti delle CCR appartenenti al ruolo sanitario come previsto dalla L.R. n. 20/2005 e delle L.R. n. 1657/2007, tali assunzioni saranno effettuate apartire dal 16 agosto prossimo. In questi giorni gli ex CCR riceveranno dalla ASL la comunicazione di assunzione».
Ad annunciare il tutto è il Rappresentante Territoriale Sergio Di Liddo del Sindacato RdB – CUB, che con caparbietà e determinatezza è riuscito, malgrado diverse difficoltà e sacrifici, a portare a termine in maniera positiva una lunga e drammatica vertenza durata per ben 14 anni, e che inizialemente ha visto coinvolti oltre 2.000 dipendenti di cui 350 appartenenti al Nord Barese.
Il rappresentante dell’O. S. RdB – CUB, ringrazia pubblicamente il Direttore Generale dell’ASL BAT, dott. Rocco Canosa e il Direttore dell’Area Gestione del Personale dott. Vincenzo Piazzola per l’impegno e la sensibilità dimostrata per la risoluzione della vertenza sul nostro territori.
«La RdB - CUB è stata l’unica organizzazione sindacale che ha curato dal 1995 la vertenza CCR. - prosegue Di Liddo - i problemi non sono ancora terminati, infatti dei 40 ex dipendenti delle CCR appartenenti al nord barese, ne sono stati assunti 27, i restanti 13 appartenenti al ruolo amministrativo, sono stati esclusi dalle graduatorie di merito In quanto le loro qualifiche non sono previste nel piano di stabilizzazione».
Al fine di risolvere definitivamente il ricollocamento di tutti gli ex dipendenti delle CCR compreso i 13, la RdB – CUB ripetutamente continua ad avere incontri con i vertici ASL BAT e gli Assessorati regionali competenti (Sanità e Lavoro) per completare definitivamente il piano di assunzione considerando che 17 posti dei 44 messi a disposizione dalla ASL BAT sono rimasti ancora vacanti.


6 agosto 2008 - Il Quaderno

Ponte: Rdb denuncia discriminazioni ai danni di alcuni impiegati comunali

Benevento - La Federazione Provinciale del sindacato Rdb Cub di Benevento, denuncia delle presunte discriminazioni ai danni di alcuni lavoratori del Comune di Ponte. Pubblichiamo di seguito alcuni stralci della nota.
"Con deliberazione di Giunta Comunale n. 100 del 23 luglio 2008 il Comune di Ponte ha autorizzato la stipula del contratto integrativo decentrato per l’anno 2008 poiché, già nel mese di febbraio la delegazione trattante raggiungeva l’accordo sulle modalità di utilizzo ed erogazione delle risorse incentivanti destinate alla produttività ed altri istituti contrattuali. La valorizzazione dei criteri meritocratici, così come prevede il decreto varato dal ministro Brunetta, era già stata preventivamente recepita dalla delegazione trattante del Comune di Ponte".
Ma tra le indennità previste non c'è la vautazione della produttività. "Infatti - si legge nella nota - varie sono le indennità previste: indennità di rischio, di disagio, per lo svolgimento di compiti per specifiche responsabilità, di pronta reperibilità, senza alcuna traccia per quanto attiene la valutazione della produttività. Nell’erogazione dei compensi si è operata una forte discriminante tra gli stessi lavoratori dell’Ente in funzione dell’ufficio di servizio. Per quelli del settore Amministrativo le cifre oscillano dai 1.500 ai 2.550 euro cadauno, mentre per quelli del settore tecnico-manutentivo, anche essi impegnati quotidianamente nell’assolvere al proprio dovere di dipendente pubblico nell’ erogare un decoroso servizio alla collettività, è stata prevista la sola indennità di rischio di 30 euro mensili al pari di tutti gli altri dipendenti con l’esclusione di quelli che percepiscono l’indennità per posizioni organizzative, non prevedendo tra l’altro, alcun trattamento accessorio e/o incentivi, per quei lavoratori precari da anni utilizzati presso questo Ente".
"Per tali ragioni - conclude la nota - e al fine di approfondire e valutare compiutamente tutte le questioni poste, in data odierna la RdB/CUB ha inoltrato una missiva al comune di Ponte, richiamando gli aspetti e gli effetti contenuti nella legge 241/90 – legge sulla trasparenza amministrativa- , con cui si chiede l’acquisizione delle delibere".


5 agosto 2008 - Ansa

TRASPORTI: COBAS, ATM NON HA INFORMATO SU RIDUZIONE ORARI

(ANSA) - MILANO, 5 AGO - L'entrata in vigore, da oggi e fino al 23 agosto, dell'orario estivo del sabato su tutte le linee della rete Atm è materia di scontro tra i Cobas dei trasporti, che insieme alle Cub denunciano la mancanza di tempestiva informazione agli utenti, e i vertici dell'azienda milanese. «La direzione del servizio di Atm sembra proprio essersi dimenticata di avvisare i passeggeri - denuncia il portavoce dei Cobas Atm, Claudio Signore -: nessun cartello alle fermate e nemmeno un messaggio vocale sui mezzi informa sulle ulteriori riduzioni delle corse. E così molti utenti, soprattutto delle linee interurbane, che sono le più colpite dalla diminuzione del servizio, si sono infuriati, purtroppo, con i conducenti impotenti». L'ufficio stampa Atm, replica fermamente con alcuni dati: «Dal 31 luglio il nostro sito internet segnala chiaramente la variazione di orario, inoltre nelle stazioni della metropolitana sono stati distribuiti 1.600 volantini esplicativi, mentre 3.000 copie sono state affisse alle pensiline dei mezzi di superficie». Secondo l'ufficio stampa dell'Azienda trasporti, inoltre, la riduzione delle corse «è un'operazione fisiologica che Atm mette in atto ogni anno guardando alla diminuzione della popolazione cittadina per l'estate. La prima riduzione è concomitante con la chiusura delle scuole, la seconda riguarda le due settimane centrali di agosto. In ogni caso quest'anno, per la prima volta, abbiamo a disposizione 30 mezzi aggiuntivi pronti a entrare in servizio in ogni momento in caso di emergenza».


5 agosto 2008 - La Repubblica.it

A proposito di informazione (4)...birichina

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La homepage di Repubblica.it

Ci stanno prendendo gusto...
Questa è la prima pagina del sito de La Repubblica di oggi. Viene citata RdB? niente da fare anche stavolta.
Ricordiamo che sulla precarietà è già stata indetta l'ASSEMBLEA NAZIONALE DEI PRECARI per il 19 settembre (clicca qui).

Puntate precedenti:  il 10 luglio e il 30 luglio e ieri 4 agosto. Alla prossima!


5 agosto 2008 - La Repubblica

Le incongruenze del piano rifiuti
Michele Franco Federazione campana delle rappresentanze sindacali di base

Napoli - IL servizio di "Repubblica" sulla "monnezza nascosta" a Napoli descrive bene le incongruenze del piano rifiuti di Berlusconi e Bertolaso. Se a questa situazione aggiungiamo le centinaia di micro discariche diffuse sul territorio, particolarmente lungo gli assi stradali, il mancato avvio di una seria raccolta differenziata e la riproposizione del binomio discariche e inceneritori, il futuro resta incerto e preoccupante. Facciamo notare che delle circa 7 milioni di presunte ecoballe, accatastate a Giugliano, ancora non si conosce il destino se non l'allucinante proposta di bruciarle nel costruendo inceneritore di Acerra. A questo punto, prima di dare il via al progetto dell'inceneritore a Napoli Est sarebbe utile e doveroso dotarsi di un programma strutturale ed ecosostenibile, fuori dalla logica emergenzialistica e autoritaria, in grado di recepire le istanze e le ragioni sociali delle comunità popolari.


5 agosto 2008 - Liberazione

Tagli ai giornali e agli stipendi
Nuovi contratti di lavoro e nuove regole per la malattia
di Alessandro Tettamanti

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»...che abbiano un giudizio in corso ora, nel passato o in futuro. La norma anti-precari anche dopo le modifiche apportate dal Senato ha questo problemino: pone una distinzione per sanare le violazioni delle norme sui contratti a termine. A farlo notare sono i tecnici del servizio studi della Camera nel documento che analizza le modifiche apportate all'articolo 21 del decreto: « E' opportuna - scrivono - un'attenta valutazione della distinzione alla luce del principio di ragionevolezza di cui all'articolo 3 della costituzione». Ragionevolezza, appunto.
Il nodo è sulla disposizione che prevede per i soli giudizi in corso l'indennità invece del reintegro, distinguendo quindi «la disciplina applicabile ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione e quella applicabile alle analoghe violazioni commesse in data anteriore o successiva all'entrata in vigore di tale legge e che non siano oggetto dei predetti giudizi».
Tanto per citare un effetto che la norma porterebbe alle cause di lavoro, oltre 600 dipendenti della Rai, con anni di contratti a tempo determinato alle spalle, e reintegrati tramite contenziosi che si trascinano da lungo tempo, verrebbero licenziati. Ieri un gruppo di lavoratori della rete pubblica reintegrati con causa ha diramato un comunicato: «Ci uniamo all'appello dell'Associazione Stampa Romana perché il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non firmi il decreto che contiene la norma antiprecari, che toglie al lavoratore l'ultima possibilità di avere un impiego stabile. La dignità e i diritti delle persone che lavorano, così come sanciti dalla costituzione della repubblica italiana, sono intoccabili e vanno tutelate con fermezza».
Dall'altra parte il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone difende l'operato del governo sbilanciandosi in dichiarazioni quantomeno acrobatiche sul piano logico riguardo quel "principio di ragionevolezza" di cui parla il servizio studi della camera: «E' ragionevole - afferma - distinguere tra una misura riguardante i giudizi e le controversie già in corso, e una misura riguardante altri futuri ed eventuali giudizi e controversie oggi non in corso. Sono due realtà distinte, a cui il legislatore può far corrispondere due discipline in parte differenziate».
Su questi temi le rappresentanze sindacali di base Rdb e Cub hanno già indetto una assemblea nazionale dei precari a Roma per il 19 Settembre in vista dello sciopero generale del 17 Ottobre. « Il governo Berlusconi e il parlamento vogliono eliminare i precari e non la precarietà - dicono - la modifica dell'art. 21 introdotta dalla Camera parla chiaro di come si continui ad affrontare la questione precarieta' con leggi di "condono" per gli imprenditori anzichè cancellando le leggi 30 e Treu che hanno fatto del precariato la condizione permanente di vita dei giovani lavoratori nonchè fatto impennare la percentuale dei precari sui posti di lavoro pubblici e privati. Chiediamo una sanatoria che porti all'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari.»


5 agosto 2008 - Il Messaggero

Roma. Statali...
di NINO CIRILLO

ROMA - Fanno trentotto gradi all’ombra e per il povero statale romano, quello che sta sciamando esausto tra una pizzetta e una chiacchiera, è solo l’inizio della Seconda Settimana. La Roma dei ministeri, quella che abbraccia il Viminale e Porta Pia, Castro Pretorio e Via XX Settembre, si può dire che sia tutta qui, con i suoi riti e i suoi simboli.
Ma anche con la sua rabbia. Ci mancava solo Brunetta, mancava solo la storia dei «fannulloni» ad avvelenare la solita insormontabile estate: il viaggio studio del figlio piccolo, gli extra alla badante che è agosto anche per lei, l’affitto della casa al mare fosse pure a Torvaianica. E loro qui, ad aggirarsi fra badge e tornelli, in questo palio infinito che alla fine è una giornata di lavoro.
Infrastrutture, Difesa, Viminale, Economia e Finanze, eppoi Agenzia per l’Ambiente, Registro Dighe, Consiglio Superiore della Magistratura, svariati Uffici del Comune. Tutto in questo Quadrilatero che sta vivendo la sua peggiore stagione. Brunetta annuncia che le assenze per malattia a luglio sono scese del 30 per cento rispetto a un anno fa, promette premi ai migliori, dichiara «irrinunciabile» la mobilità. E loro sempre qui, con gli occhi fuori delle orbite, ad aspettare un contratto che non arriva mentre la fine del mese, purtroppo, arriva sempre.
Luciano Piangatelli, un sindacalista della Rappresentanza di Base, uno che ha lavorato al Registro delle Dighe, esprime un concetto che durante questo viaggio sentiremo ripetere mille altre volte: «Non mirano a noi, vogliono altro, vogliono distruggere il pubblico che c’è per darlo al privato. Questo è l’unico senso della campagna di Brunetta».
Campagna o no, questo Brunetta gli sta cambiando la vita. Visita fiscale fin dal primo giorno di malattia («ma in realtà è una disposizione che vige da 15 anni, semplicemente in passato non è stata mai applicata» obbietta Piangatelli) e soprattutto pesanti decurtazioni dello stipendio per i primi dieci giorni di assenza per malattia: un dirigente di Ente locale può arrivare a perdere anche 801 euro lordi, e gli altri a scendere.
Eppoi la paura dei controlli, diventata concreta. E tutta una serie di "strategie" all’improvviso diventate efficaci: al II Municipio, quello di Salario e Parioli, hanno improvvisamente riscoperto la passione per le vecchie pratiche delle forniture. Le stanno facendo rivisitare agli impiegati come in nessuna altra estate degli ultimi vent’anni era stato fatto.
Non parliamo poi di "code" per malattia al periodo di ferie. Questi stratagemmi non se li sogna più nessuno: rischierebbe il medico fiscale direttamente sulla battigia. Roba d’altri tempi. Come sono d’altri tempi i tornelli bloccati, quelli cioè, che lasciano passare chiuque. Ce n’era uno -racconta la leggenda- al ministero delle Finanze, e deve aver funzionato bene per parecchio.
Ma qui non ci sono di mezzo solo storie della Roma «fannullona. «Qui c’è di mezzo il destino di tre milioni e seicentomila lavoratori -tuona Rino Tarelli, segretario generale della Cisl Pubblico Impiego, uno che a Brunetta probabilmente gli dà del tu- Continuano a raccontarci la storia del privato che funziona, senza dirci che cosa hanno fatto i loro dirigenti pubblici in tutti questi anni per organizzare il lavoro degli uffici. L’organizzazione ci vuole in ogni azienda, quello che ci differenzia dal privato è solo il tipo di servizio che offriamo. La verità è che la politica ha corrotto tutto, perché invece di organizzare il lavoro, i nostri dirigenti hanno organizzato squadre degli amici e di amici degli amici...».
Capito che ambientino? E non è finita, Tarelli ha dell’altro, vuole dimostrarci a che gioco si sta giocando: «Noi siamo l’unico paese al mondo in cui gli stipendi dei dipendenti pubblici stanno per diminuire. Dal 2008 nelle loro tasche ci sarà il 20 per cento in meno. Queste campagne sono, per così dire, trasversali. Oggi Tremonti, che per esigenze di cassa decide di togliere agli statali un miliardo e 600 milioni, ieri Padoa Schioppa. Tanto trasversali che il termine "fannulloni" non l’ha coniato Brunetta, ma è di Iachino. Sono campagne che vellicano i nostri istinti peggiori, quelli dell’Uomo Qualunque al quale Brunetta sembra tanto assomigliare».
Si, gli istinti peggiori. Come sono francamente scandalose le storie che raccogliamo in giro. C’è l’impiegato del ministero delle Finanze che anche di questi tempi, nell’Era Brunetta vogliamo dire, semplicemente si accoda al suo amico dirigente e si fa una pausa pranzo come dice lui. D’accordo con l’amico, ovviamente: vedendoli insieme, non li controlleranno né all’entrata né all’uscita.
C’è l’amica del finanziere, altri tipo raccomandabile, ufficialmete impiegata al Tesoro. Il finanziere le presta il bdage e lei se ne va a fare la spesa -una lunga spesa- perché tanto con quel tesserino si può entrare e uscire quando si vuole. Non si possono mica limitare gli spostamenti delle forze dell’ordine.
Badge, è questa la parola chiave. In inglese vuole dire distintivo, una plastichetta sempre delle stesso materiale: croluro di polivinile. E’ la tesserina magica che da sola può dimostrare se davvero siamo in ufficio o non ci siamo. E allora esiste l’Angelo del Badge, quello che si presenta alle sette del mattino e ne infila cinque tutti in una volta: gli altri quattro colleghi possono dormire tranquilli. C’è la bellona che usa il badge del suo amico dirigente. C’è quello che ha la piccola ditta di infissi fuori dell’ufficio -il classico secondo lavoro- e che strizza l’occhiolino alla guardia giurata. C’è chi si è fatto amico l’autista del direttore, e allora via con il badge.
In mancanza di tutte queste soluzioni, ce n’è un’ultima: studiare bene la planimetria del palazzo, ci sono gallerie, porticine segrete, corridoi nascosti, meglio di qualsiasi badge al mondo.
Ma questa è sempre una sola faccia della medaglia. Renato Sciortino, che lavora alla Motorizzazione civile e che fa parte del coordinamento nazionale delle Rappresentaze di Base, uno che va al tavolo di trattative anche per Scuola e Giustizia, rovescia la prospettiva: «Ma lei c’è mai stato davanti a uno sportello a chiedere una Tac? E c’è andato a fare una fila di quaranta persone al Tesoro, dove alla fine della fila il computer neanche funziona?. E alla revisione della sua auto? C’è mai mai andato a verificare che da quattro mesi il frenometro è rotto, cioè lo strumento essenziale per certificare la revisione?»
Sciortino è accorato: «Ci vogliono togliere la dignità. Anzi, ce l’hanno già tolta, quando ti senti gridare dall’altra parte dello sportello: date tutto in mano ai privati. E sapete chi mettono agli sportelli? Quelli che hanno la qualifica di commessi: che tipo di informazioni possono dare? Penso a me, penso alla mia giornata di lavoro di oggi. Dalle otto all’una in ufficio, ho azzannato di corsa un panino e poi una seduta di esami fino alle sei. Sapete quando mi pagheranno questa seduta di esami? Fra un anno e mezzo».
Sciortino mastica fiele e come lui i fantasmi accaldati che si aggirano attorno a questi palazzi. Stipendi da niente e un ministro che ce l’ha con loro, e rischi mai così concreti di un’inchiesta della magistratura, di uno svergognamento generale se solo qualcuno si azzarda a mettere il naso fuori senza permesso.
Raccogliamo le amare riflessioni di Patrizia, sincere e amare: «Ditemi voi, faccio più scandalo io se esco con un amica a fare shopping o quel dirigente lassù, al quarto piano, che si rigira i pollici tutto il giorno per cinquantamila euro netti l’anno?».
Che poi è lo stesso concetto che tiene ad esprimere un vecchio dirgente di una Asl del centro, quella di Borgo Santo Spirito: «Il problema non è se dargli il permesso o no a questi impiegati. Il problema, una volta dentro, è di metterli a fare davvero qualcosa».


5 agosto 2008 - La Stampa

Niente autobus e presidio sotto la Provincia
Acts, il 95% dei dipendenti ha aderito allo sciopero
di ERMANNO BRANCA

SAVONA - I dipendenti dell’Acts hanno aderito in massa allo sciopero proclamato da Cgil, Uil e Cub trasporti per protestare contro la riorganizzazione aziendale varata dal presidente Marson. L’astensione è stata del 95% e ora c’è aria di polemiche e di rese dei conti anche all’interno del sindacato per la decisione della Cisl di stipulare accordi autonomi con l’azienda.
«La partecipazione allo sciopero è stata fortissima - sottolinea Barbara Delbuono della Cgil - e ora quelli che non hanno aderito allo sciopero rischiando di incrinare il fronte dei lavoratori forse dovranno ricredersi». L’astensione dal lavoro dei dipendenti Acts ha provocato il blocco totale dei trasporti pubblici e un inevitabile aumento di traffico che ha coinciso con il tradizionale caos provocato dal mercato del lunedì.
I dipendenti Acts, fra l’altro, ieri mattina fin dalle 9 hanno effettuato un presidio sotto la Provincia, in attesa che una delegazione della Rsu e dei sindacati venisse ricevuta da Comune di Savona e Provincia che sono azionisti di maggioranza di Acts. Un incontro di forte valore politico a cui hanno preso parte il vicepresidente della Provincia Lorena Rambaudi e il sindaco di Savona Federico Berruti, chiamati a riportare l’azienda di Marson al tavolo delle trattative sindacali interrotte ormai da molti mesi. Al termine dell’incontro i due amministratori hanno rilasciato dichiarazioni improntate alla massima prudenza. Del resto dopo aver incaricato appena un anno fa l’avvocato Paolo Marson di risanare l’Acts, certo non avrebbero potuto sconfessarne pubblicamente l’operato. Berruti e Rambaudi hanno però auspicato l’esigenza che venga riaperto il dialogo fra azienda e sindacati. Di fatto verrà convocato un tavolo a cui verranno invitate le parti. I sindacati contestano a Marson e all’azienda di assumere provvedimenti in autonomia senza accordi preventivi con i sindacati e senza rispettare il piano di riorganizzazione aziendale che dopo il licenziamento dei capi-area prevedeva il potenziamento degli organici. La Cub contesta inoltre il ricorso aall’indebitamento bancario.
Dura la presa di posizione di Rifondaazione comunista che invita Comune e Provincia a imporre lo stop ai vertici aziendali: «La buona riuscista della sciopero e della manifestazione dei lavoratori dell’Acts sotto il palazzo della Provincia sottolinea, una volta di più, che la misura è colma. Rifondazione Comunista ha partecipato al presidio, al fianco dei lavoratori, per denunciare l’atteggiamento dell’azienda sorda alle istanze dei dipendenti».


5 agosto 2008 - Gazzetta di Reggio

Trasporti, i sindacati contro Orfeo
Rientro graduale dei licenziati: Cgil, Cisl e Uil strattonano gli enti locali

REGGIO E. - Prosegue la torrida estate sul fronte del trasporto urbano. La situazione del Consorzio Orfeo, legata al riassorbimento dei lavoratori licenziati, è in fase di stallo. I sindacati del settore trasporti considerano «non coerenti con lo spirito del Protocollo d’Intesa siglato il 13 giugno» la proposta di Ae (Autolinee Emilia) di allargare anche ai nuovi assunti il subentro graduale in cinque anni previsto per i lavoratori licenziati.
«Nonostante fosse una condizione pesante per i sindacati - spiega Matteo Alberini della Filt-Cgil - avevamo accettato questo sistema per i dodici autisti licenziati lo scorso mese di giugno, perchè rappresentava un miglioramento della loro situazione. Ma poi hanno chiesto di utilizzare lo stesso meccanismo per i "nuovi". Allora non ci stiamo più. Ci rivolgeremo ai "piani alti", il che vuol dire che allargheremo il tavolo delle trattative al Comune e alla Provincia. E’ necessario - conclude Alberini - investire sul trasporto pubblico locale piuttosto che concentrarsi su riduzioni di tipo retributivo e normativo».
I due enti locali assieme controllano il 57 per cento dell’Azienda consorziale trasporti che a sua volta possiede il 65,34 per cento di Ae e il 62,76 per cento del Consorzio Cat, all’interno del quale si situa il Consorzio Orfeo. Quest’ultimo, creato nel 2001, è da tempo osteggiato dai sindacati. Nato all’interno di una precisa esigenza, far sì che il trasporto locale rimanesse in mano a privati reggiani, è «degenerato - secondo i sindacati -. Avrebbe dovuto garantire qualità. Invece, anzichè puntare sullo sviluppo dell’impresa, hanno giocato sulla continua diminuizione del costo del lavoro. E’ stata un esperienza fallimentare».
La questione principale, all’interno della vertenza che oppone i sindacati al Consorzio, è la legge regionale 30 del 1997 che regola il trasporto pubblico locale e che fissa ad un massimo del 15 per cento i sub-affidamenti, vale a dire l’esternalizzazione delle linee, gestite, per quanto riguarda parte del servizio di trasporto di persone in linea, dal Consorzio Orfeo e che i sindacati vorrebbero fossero riassorbite da Ae.
Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil trasporti, Ugl trasporti e Faisa-Cgil di Reggio chiedono di «procedere immediatamente al rientro di questo percentuale, per poi proseguire gradualmente entro una ulteriore e significativa riduzione della stessa».
Al tavolo delle trattative non ha partecipato, e non dovrebbe farlo in futuro, il sindacato indipendente della Cub Trasporti, «poichè - spiegano i sindacati - non rientra tra i firmatari del contratto nazionale». (cla.fo.)


4 agosto 2008 - Dire

SANITA' BOLOGNA. RDB: PSICHIATRIA MALPIGHI PIENA DI DIFETTI
SINDACATO: A INAUGURAZIONE MOSTRATA BELLA FACCIATA, NON PROBLEMI

(DIRE) Bologna, 4 ago. - La ristrutturazione del reparto del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura del Malpighi (Spdc) di Bologna, che ospita pazienti soggetti ai Trattamenti sanitari obbligatori (Tso) e' stata "molto sommaria e pressappochista". A denunciarlo, subito dopo la riapertura del reparto, sono le Rappresentanze sindacali di base (Rdb) per le quali la messa a norma della struttura e degli impianti appena conclusa, non sarebbe soddisfacente. Secondo i sindacati, all'inaugurazione del reparto del 31 luglio scorso, e' stata mostrata solo la "bella facciata" degli interventi di ristrutturazione, mentre la realta' sarebbe ben diversa: bagni vecchi, malfunzionanti e privi di accessori, cucina senza arredi e direttamente comunicante con la sala farmaci (con serio pericolo di inquinamento dei cibi), infermieri nella struttura di Villa Olimpia (in cui erano ricoverati i pazienti durante la ristrutturazione) impegnati nelle attivita' di imballaggio anziche' nella cura dei degenti. Ma nella sede appena ristrutturata ci sarebbero veri pericoli in agguato: Rdb ritengono che le prese di corrente elettrica nelle camere dei pazienti non siano ben protette, esponendo i malati a pericoli in caso di atti autolesivi. Anche sedie, tavoli, armadietti in ferro (ripresi dalla sede di Villa Olimpia) se usati come oggetti contundenti potrebbero costituire un pericolo non solo per i pazienti ma anche per gli operatori del reparto. Ed e' proprio per questo che dalle Rdb si chiede in una nota, che "di fronte a tanta superficialita' e negligenza da parte del Dipartimento di salute mentale di Bologna" gli organi di controllo effettuino una verifica accurata.

ACT REGGIO. ROTTURA SINDACATI-AE SU ASSUNZIONE AUTISTI ORFEO
CGIL,CISL E UIL CHIAMANO IN BALLO COMUNE E PROVINCIA

(DIRE) Reggio Emilia, 4 ago. - E' rottura tra Act e sindacati, sulla "assunzione diretta" degli 80 lavoratori del consorzio Orfeo di Reggio Emilia. Giovedi' Cgil, Cisl e Uil hanno abbandonato il tavolo delle trattative, che mirava a parificare il trattamento economico e contrattuale di tutti i dipendenti e ora puntano ad un confronto "piu' alto" con Comune e Provincia per settembre. Si tratta peraltro di una corsa contro il tempo per evitare disagi alla riapertura delle scuole. A far naufragare la concertazione su un primo verbale di accordo, pronto il 13 giugno, sono state le condizioni poste sui tempi per l'assunzione dei lavoratori, riportano le parti sociali. L'azienda ha in pratica chiesto ai sindacati di formare uno "strumento normativo" per ammortizzare i costi che l'assunzione dei lavoratori comporta. Cgil, Cisl e Uil hanno aperto sullo "scivolo" di un inserimento dei lavoratori dilazionato in 5 anni per arrivare ad una quota di subappalto in linea con il 15% previsto dalla legge regionale contro il 26% oggi esistente nel trasporto pubblico reggiano. Ae ha pero' proposto di estendere tale dilazione anche ai nuovi dipendenti, che partirebbero quindi con condizioni giudicate troppo basse dai sindacati. "Non possiamo pregiudicare il futuro dei nuovi entrati" spiega infatti Matteo Alberini della Cgil. Sembra invece sostanzialmente risolta la vicenda dei 22 autisti licenziati di due ditte del consorzio Orfeo che, spalleggiate dalla Cub, hanno manifestato nelle scorse settimane davanti a Comune e Provincia. "La maggior parte e' stata riassorbita in altre aziende" fa sapere Marco Barilli della Filt Cgil. Buono infine il giudizio dei sindacati sull'operazione Fer, che portera' all'unficazione del tasporto regionale su ferro e gomma. "Servira' a eliminare quella contraddizione tutta reggiana che attribuisce ad Act il ruolo di controllore e controllato nello stesso tempo" affermano le parti sociali. Guardando alla geografia del trasporto pubblico di Reggio Emilia infatti, al vertice della piramide si trova Act holding, che ricopre il ruolo di agenzia per la mobilita' organizzata in societa' di scopo per la gestione del servizio. Queste si distinguono in Til e Ae che sono pubbliche e il Consorzio Orfeo che, alle dirette dipendenze di Ae, e' costituito dal 2001 da ditte private che servono circa un terzo delle linee sul territorio. Le due maggiori cooperative di trasporto in Orfeo sono la Sacabus e la Transcoop bus. Comune e Provincia di Reggio, che dettano ad Act le linee di indirizzo per la programmazione del tpl sono a loro volta detentori della maggioranza delle quote di Ae. Per settembre Cgil, Cisl e Uil prevedono due scenari di risoluzione della vicenda che ipotizzano una ripresa delle trattative con Act o la possibilita' di maggiori finanziamenti da parte di Ae ai privati per garantire condizioni dignitose ai lavoratori e, di riflesso, un servizio di qualita' agli utenti. Altra tappa importante sara' poi il 2010 quando si procedera' a rinnovare a gara d'appalto per il servizio. La Cub propone di escludere dalla gara quelle ditte che hanno registrato vertenze dei lavoratori incidendo negativamente sulla qualita' complessiva del servizio di trasporto pubblico locale.


4 agosto 2008 - La Stampa.it

A proposito di informazione (3)...ci risiamo

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La notizia sul sito La Stampa.it

Oggi segnaliamo la home page e la notizia interna del sito del prestigioso quotidiano torinese La Stampa.
Cominciamo ad essere orgogliosi del fatto che l'informazione, quando si tratta di illustrare notizie di lotte dei lavoratori, non abbia altre immagini che non quelle delle nostre iniziative.
Anche in questo caso RdB non viene citata neanche "di striscio", peccato, potevano accorgersi che è stata indetta una ASSEMBLEA NAZIONALE DEI PRECARI per il 19 settembre (clicca qui).

Puntate precedenti:  il 10 luglio e il 30 luglio. Alla prossima!

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La home page del sito


4 agosto 2008 - La Stampa

I sindacati dei trasporti contestano il piano di riorganizzazione varato da Marson

Savona - Oggi 24 ore di sciopero dell’Acts. I sindacati Cgil, Uil e Cub Trasporti hanno indetto la manifestazione contestando la nuova dirigenza dell’Acts e il piano di riorganizzazione. Allo sciopero non ha aderito invece la Cisl che ha raggiunto un accordo separato con il presidente Marson. L’azienda rende noto che fra le 8,30 e le 17,30 e dalle 20 alla fine del servizio non circoleranno autobus. Le fascie di garanzia saranno al mattino fino alle 8,30 e dalle 17,30 alle 20. Il segretario della Cgil Francesco Rossello ha sottolineato: «Non è plausibile che si voglia far passare l’idea che da un lato ci sia un gruppo dirigente responsabile che si fa carico del risanamento dell’azienda mentre dall’altro un sindacato irresponsabile che difende rendite di posizione senza visioni di prospettiva. In realtà la situazione è ben diversa e mi chiedo se i dirigenti si rendano conto che il loro piano industriale sarebbe ben più efficace se fosse condiviso anzichè imposto».


3 agosto 2008 - Gazzetta del Sud

Protesta silenziosa di militanti ma anche di gente comune
La piazza riempita dal corteo si svuota quando parla il ministro
di Federico Del Prete

BOLOGNA - Bologna, ventottesimo anniversario della bomba alla stazione: per la prima volta i cortei diventano due. Il primo è il consueto serpentone che parte dal Comune per raggiungere la stazione dove il 2 agosto 1980 morirono 85 persone nella più sanguinosa strage dell'Italia moderna. Il secondo si crea, spontaneo, quando inizia a parlare Gianfranco Rotondi, il ministro «di riserva» inviato da Berlusconi a sostituire il Guardasigilli a rischio contestazione Angelino Alfano: il piazzale della stazione si svuota quasi per metà. Rotondi si affaccia al microfono e, immancabili, partono fischi e grida. Ma non c'è il frastuono che nel 2005 coprì il discorso di Tremonti e che colpì, in misura minore, l'anno scorso anche il Ds Damiano. A protestare è la stessa manciata di persone, riunita dietro lo striscione nero dell'Assemblea antifascista permanente, che pochi minuti prima aveva preso di mira anche il sindaco Cofferati, venendo però sommersa dagli applausi della folla sui passaggi contro gli «strumentali» tentativi di revisionismo e dalla citazione di Marco Biagi, che conclude l'elenco delle ferite inferte dal terrorismo a Bologna.
Come risposta al governo, invece, questa volta molta gente sceglie di andarsene. In silenzio o quasi. Un «contro corteo» che si forma dietro lo striscione dei sindacati di base Rdb e Cub che rimanda ad un nuovo autunno caldo («Ci vediamo ad ottobre: sciopero generale»). Con loro se ne vanno anche i militanti della Fiom, di Rifondazione comunista e delle associazioni di sinistra, ma anche tantissima gente comune, compreso qualche parente delle vittime, riconoscibile dalle gerbere bianche al taschino.
L'intera metà del piazzale opposta al palco si svuota e ad ascoltare Rotondi rimane circa un migliaio di persone. Chi se ne va probabilmente si aspetta dal ministro parole vuote o promesse che poi non saranno mantenute. Si perde, invece, i riferimenti all'antifascismo e alla resistenza e, soprattutto, la ferma presa di posizione in difesa dei magistrati e delle sentenze da non ribaltare che strappano applausi a chi è rimasto e al presidente dell'Associazione familiari Paolo Bolognesi.
Nel corteo del mattino, aperto dai gonfaloni dei comuni colpiti dalla strage, hanno sfilato circa in tremila, tra cui l'assessore Libero Mancuso, pm dell'inchiesta sulla bomba e al centro del caso diplomatico di con Rotondi, alcuni parlamentari bolognesi del Pd (Antonio La Forgia, Rita Ghedini e Paolo Nerozzi, Sandra Zampa) e tre ex sindaci della città, Walter Vitali, Giorgio Guazzaloca e Renato Zangheri, il primo cittadino di quel 2 agosto.
Quando la coda della manifestazione deve ancora entrare nel piazzale della stazione, Bolognesi sta già ripercorrendo dal palco la storia della tragedia e dell'indagine. Forse ha paura di sforare le 10.25, ora dell'esplosione e del minuto di silenzio, causando così la reazione della piazza per il rito violato e che, quest'anno, invece, avviene con tre minuti di anticipo. A cambiare il copione così è solo la protesta di chi se ne va, lasciando il piazzale semivuoto.


3 agosto 2008 - La Repubblica

L´assessore stringe la mano al ministro, ma resta il gelo col sindaco.
Fini riapre la polemica sulla sentenza
Due agosto, metà piazza se ne va
Cofferati: "Niente dimissioni, certo se Mancuso non avesse corretto..."

Bologna - Pochi fischi, ma una piazza che si svuota per metà. Riesce la provocazione annunciata da Prc ed Rdb, con tanti cittadini che se ne vanno quando prende la parola Gianfranco Rotondi. Il ministro, fischiato da qualche contestatore, strappa però un applauso con un discorso sull´antifascismo. Fa discutere il messaggio del presidente della Camera Gianfranco Fini che invita a «dissolvere le ombre sulla sentenza». E´ gelo tra il sindaco Cofferati e l´assessore Libero Mancuso, dopo la gaffe contro Rotondi. «Dimissioni? No, ma se non avesse chiesto scusa...» dice il primo cittadino.

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Due agosto, la piazza si svuota
Rotondi smorza i fischi, Fini riapre lo scontro sulla sentenza Quando prende la parola l´uomo del governo tanti si girano e vanno via
di SILVIA BIGNAMI e ALESSANDRO CORI

Bologna - Pochi fischi, ma una piazza che si svuota per metà. A 28 anni dalla strage della stazione, ieri la protesta non è mancata. Ma è cambiata. Riesce la provocazione annunciata da Rifondazione ed Rdb, che insieme alla Fiom e a molti cittadini hanno voltato le spalle al palco e se ne sono andati quando ha preso la parola il ministro Gianfranco Rotondi. Una protesta silenziosa, che si è mossa mentre l´ex Dc ha conquistato l´altra metà della piazza, con un discorso tutto incentrato sul valore «dell´antifascismo» e contro «le opinioni che vogliono ribaltare le sentenze».
Un discorso in aperta contraddizione con il messaggio inviato (ma non letto sul palco) dal presidente della Camera Gianfranco Fini, che riferendosi alla sentenza che ha condannato Valerio Fioravanti e Francesca Mambro dice: «Ritengo necessario che si dissolvano le zone d´ombra che hanno suscitato perplessità crescenti nell´opinione pubblica intorno all´accertamento della verità sulla strage». Così l´ex leader di An getta una sponda alle rivendicazioni dei parlamentari bolognesi del Pdl come Enzo Raisi, che hanno inviato al Guardasigilli Angelino Alfano un dossier proprio sulle "piste alternative", da quella palestinese a quella legata al terrorista Carlos "Lo Sciacallo". Ma nonostante la polemica scoppiata a Roma, a Bologna si respira aria di pace. Archiviata la "gaffe" dell´assessore Libero Mancuso, che aveva definito il delegato del governo Rotondi una «persona incolore», il ministro fa uno strappo al cerimoniale e sfila in corteo con Sergio Cofferati. Un serpentone di circa 5mila persone. In piazza, il presidente dell´associazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi critica l´ex Presidente Francesco Cossiga, «che dovrebbe pensare ai suoi rapporti con la P2», ma soprattutto punta il dito contro Fioravanti e Mambro, «spesso favoriti da un buonismo che confonde vittima e carnefice e trasforma i criminali in eroi romantici». Attacca questo Parlamento, nel quale «non mancano amici dei terroristi». E ricorda un episodio: la sua visita in una scuola di Verona. «Un ragazzo disse che i processi contro i Nar erano una farsa. Poi quello stesso giovane è stato arrestato per aver ucciso a calci e pugni un ragazzo. Proprio come Fioravanti».
Anche Cofferati difende la verità giudiziaria. Pochissimi i fischi per lui, impercettibili dal palco. Le urla e gli insulti si alzano quando è il turno di Rotondi. In realtà si tratta di una quindicina di persone dietro lo striscione dell´Assemblea antifascista permanente. Lui scherza: «Ringrazio dei fischi perché sono i soli a considerarmi ministro». Ma la protesta vera è un´altra e si consuma in silenzio, o quasi. I militanti del Prc e i sindacati Fiom e Rdb-Cub, insieme a tanti altri cittadini, voltano le spalle al ministro e - aperto dallo striscione "Ci vediamo in autunno: sciopero generale" - improvvisano un mini corteo fino in piazza XX Settembre. Dal palco quasi nessuno si accorge dell´esodo. Rotondi accenna alla Resistenza: «Tutte le opinioni sono uguali ed hanno gli stessi diritti, ma l´antifascismo non è una opinione, è una ragione costitutiva della nostra democrazia». Un discorso che mette d´accordo tutti. «L´anno prossimo? - dice alla fine - spero di tornare a Bologna».

Bologna ricorda la strage Fini: restano delle ombre
Parla Rotondi, la gente va via: "Fischi? Allora esisto". Bolognesi: "Fa polemica chi non è si mai fatto male" In corteo migliaia di cittadini
di MICHELE SMARGIASSI

BOLOGNA - «La parola al ministro Gianfranco Rotondi»: e metà piazza si svuota. S´allontanano le bandiere rosse di Rifondazione, quelle delle Rdb, quelle della Fiom, ma girano le spalle anche tanti bolognesi singoli e semplici, tutti insieme, come a un ordine che però nessuno ha dato: semplicemente, per qualche migliaio di persone, la ventottesima manifestazione della rabbia e della memoria della strage del 2 agosto 1980 è finita lì. Un equipaggio della Protezione civile di Imola, ingannato dal deflusso improvviso, smobilita prima del tempo. Solo una ventina di anarco-antagonisti restano affezionati alla tradizione del fischio «a prescindere».
La vista nascosta dai gonfaloni, il ministro e leader della nuova Dc non s´accorge dell´esodo polemico, sente solo i fischi e risponde: «Non mi disturbano, anzi ringrazio: sono gli unici che mi considerano un ministro». Mi fischiate, dunque esisto. È la sua rivincita sull´assessore Libero Mancuso, che lo aveva definito «politico incolore», e lui s´era offeso quasi al punto da non venire, poi ha cambiato idea, e non perché glielo ha imposto Berlusconi. Perché un democristiano sa come ribaltare una pessima situazione in una buona occasione politica.
È sabato come il giorno della bomba. Stazione piena di famiglie con bambini per mano e valige al guinzaglio. Forse per l´esodo in corso, il corteo fa più fatica di altri anni a riempirsi: ma alla fine sono sempre alcune migliaia, la più grande, anzi l´unica manifestazione di massa sulla memoria tormentosa di questo paese. Come sempre, vigilia di polemiche e polemichette: vecchie ombre sulle sentenze di condanna dei neofascisti, fischi minacciati dalla sinistra estrema a chiunque rappresenterà il governo, che hanno convinto il ministro Alfano a defilarsi. Paolo Bolognesi, presidente dei familiari delle vittime, è amareggiato: «Le polemiche le fa chi non si è mai fatto male». Sul palco ci sono bambini: figli e nipoti di chi quel 2 agosto si fece male.
Prima dei fischi di locomotiva che un po´ in anticipo sulle 10.25 intimano il silenzio, Bolognesi al microfono calca la voce e la mano: «Il Parlamento ha legiferato più sulla tutela dei malfattori che sui diritti delle vittime», la bilancia è rovesciata, le vittime restano senza l´ultima verità (i mandanti) mentre i carnefici diventano per i media quasi eroi romantici, quindi modelli pericolosi. Racconta di avere incontrato, una sera a Verona, un ragazzo che difendeva i Nar: «è stato poi arrestato, era uno di quelli che accoltellarono un ragazzo colpevole solo di portare i capelli lunghi». I colpevoli «non pagano», escono dal carcere «dove Francesca Mambro ha trascorso solo due mesi per ogni persona che ha ucciso», dove Giusva Fioravanti doveva scontare «sei ergastoli più 134 anni e 8 mesi» e invece anche per lui «un trattamento di favore, forse per il diritto concesso dall´omertà di Stato». È il sindaco Sergio Cofferati, subito dopo, a difendere «la verità storica e quella giudiziaria» da «tentativi di revisioni strumentali a piccoli vantaggi politici». Viene letto il messaggio del presidente della Repubblica Napolitano; solo citati (misura anti-fischi?) quelli dei presidenti delle Camere: così la piazza ignora che nel testo di Fini c´è una critica proprio a quella verità giudiziaria così faticosamente raggiunta.
Ed ecco che tocca a Rotondi. I fischi sono nel conto, ma meno del solito. Si sono trasformati in boicottaggio collettivo. Gesto altrettanto sprezzante, ma meno attaccabile. Si spacca in due il sindacato: le bandiere Fiom se ne vanno, quelle Cgil restano. Chi rimane, avrà una sorpresa: le tinte accese del «ministro incolore». Che s´è fatto tutto il corteo a piedi, mai capitato. Ha fatto pace scherzando con l´assessore Mancuso, «Io sono di Avellino e lui di Napoli, da noi si bisticcia così, non v´impressionate». E al microfono se la gioca meglio di quasi tutti i predecessori. «Entro in questa piazza in punta di piedi», «metto da parte il discorso che avevo preparato e vi parlo col cuore».
Forse è tutto gran mestiere dicì, ma funziona. Rotondi sceglie i vocaboli con l´abilità di un moroteo: «in una piazza chiunque può avere un´opinione diversa su governi e politiche, ma l´antifascismo non è un´opinione, è una ragione costitutiva della nostra democrazia». Difende le sentenze contro i neofascisti: «se emergono responsabilità nuove saranno illuminate, ma di fronte ai morti non si ribalta la verità»; arriva a un passo dal definire fascista la strage, come sta scritto sulla lapide nella sala d´aspetto che a destra ancora non digeriscono: la bomba «fu il rigurgito di un orrore antico da cui credevamo di essere vaccinati». Va oltre: fu una «bestia» che voleva colpire la città di Dossetti e Andreatta, «la città della sinistra più di governo». Incassa gli applausi dei rimasti, e i complimenti dei politici Pd. Per un ministro di centrodestra, spedito nella piazza più difficile, è davvero un´impresa.

Aeroporto Marconi Check-in bloccati lite tra passeggeri
di alessandro cori

Bologna - I nastri ai check in si bloccano, le gente perde la calma e due passeggeri particolarmente esasperati dalla lunga attesa vengono addirittura alle mani. Ancora disagi all´aeroporto Marconi, per viaggiatori e dipendenti, dopo che appena 15 giorni fa il sindacato Cub aveva denunciato l´inadeguatezza di alcune attrezzature dello scalo bolognese, tra cui il cattivo funzionamento dei condizionatori. Ieri pomeriggio, i nastri trasportatori di alcuni check-in (dal 4 al 16) dell´"Area 1" sono rimasti fermi dalle 15 alle 16,30 per un guasto. Poi, hanno ripreso a funzionare ma a regime ridotto per tutto il resto della giornata. L´inconveniente ha creato lunghe file e disagi: tanto che un volo della Meridiana, in partenza per Rodi, ha accumulato un ritardo di circa tre ore. Due passeggeri in fila davanti ad uno dei check-in della "German Wings", in partenza per Colonia, innervositi dal caldo e dall´attesa hanno iniziato ad insultarsi e infine è volato qualche cazzotto tanto che è dovuta intervenire la Polaria per far tornare la calma. «Qui si fanno grandi annunci - lamenta il sindacato Cub, riferendosi al recente ‘sbarco´ di Ryanair al Marconi - ma per ora non riusciamo ad ospitare nemmeno i passeggeri che abbiamo».

Effetto Brunetta, in Comune calo di assenze
sindacati in rivolta per i controlli nelle coop
A Palazzo San Giacomo piaga dei fannulloni ridotta del 21,2 per cento
di MARIA PIRRO

Bologna - Effetto Brunetta a Palazzo San Giacomo, calano le assenze. Gli impiegati sono tornati dietro le scrivanie, e il ministro della Funzione pubblica, Bruno Brunetta, che ha introdotto le nuove misure anti-assenteismo, parla subito di "cura" efficace. Scatta intanto la stretta promossa da Palazzo San Giacomo. E i sindacati minacciano battaglia contro le misure del Comune che introducono multe per i fannulloni, pagelle per i lavoratori delle cooperative create nel 1987 e che affidano ai dirigenti comunali il compito diretto di stanare gli imboscati, controllando quotidianamente i registri delle presenze. Monta la polemica anche sulle telecamere anti-assenteismo che saranno puntate sui marcatempo e che serviranno a scoraggiare trucchi e passaggi multipli dei badge dei dipendenti comunali.
A Palazzo San Giacomo le assenze per malattia sono in forte calo da quando sono state avviate le nuove misure ministeriali. A giugno al Comune c´è stata una riduzione del 21,2 per cento, rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Secondo una proiezione dell´ente, se l´andamento dovesse restare invariato fino al 31 dicembre, i giorni di malattia per ciascun dipendente quest´anno sarebbero 10,72 contro i 12,41 del 2007. I dirigenti del servizio, tuttavia, sono cauti nel valutare dati parziali. In questi giorni sono impegnati a riorganizzare il servizio di monitoraggio delle assenze per applicare la stretta dei controlli prevista dal ministro Brunetta. Il decreto impone agli enti pubblici di inviare le visite fiscali a casa dei dipendenti che si assentano dal lavoro anche per un solo giorno di malattia, e prevede nei primi dieci giorni di assenza all´anno, per motivi di salute, un taglio in busta paga che sfiora, in media, il 20-30 per cento.
A Palazzo San Giacomo, però, con la nomina dell´assessore allo Sviluppo e all´Innovazione, Mario Raffa, sono state introdotte anche altre misure anti-assenteismo, per stanare i furbi e per alzare il livello di efficienza della macchina amministrativa. La stretta riguarda sia i dipendenti pubblici, sia i lavoratori delle cooperative create nel 1987. E i sindacati protestano. «È un provvedimento barzelletta», ironizza Lorenzo Medici, segretario provinciale Fp-Cisl. «Il Comune - dice Medici - farebbe meglio ad andare a controllare con la stessa solerzia la griglia di tutele dei lavoratori delle cooperative, in particolare la previdenza, che da anni è affidata a istituti privati di assicurazione, con meccanismi poco chiari». E aggiunge: «Le pagelle, previste per gli addetti, vanno introdotte anche per i dirigenti e i politici che da ventuno anni avrebbero dovuto controllare le cooperative e rendere più operativi questo comparto». Antonio Borriello, segretario provinciale di Fpl-Uil, domani sarà a Palazzo San Giacomo. «La convenzione - sostiene Borriello - va rivista. Il Comune non può controllare ciascun lavoratore, il compito spetta alla cooperativa che ha la responsabilità di gestione». Antonio Santomassimo, segretario provinciale Fp-Cgil, interviene invece su marcatempo e telecamere previste per i dipendenti interni. «I controlli - dice Santomassimo - sono un atto dovuto, ma senza violare i diritti dei lavoratori. Quindi noi diciamo sì ai marcatempo, no agli eccessi, come le telecamere».
L´Rsu delle cooperative, invece, si schierano con l´assessore Raffa. «Non temiamo i controlli del Comune - dice Luigi Martinelli, rappresentante della Rdb - Siamo pronti ad accettare ogni tipo di verifica, purché si vada verso la stabilizzazione del nostro ruolo, con un finanziamento ordinario per le attività che svolgiamo». Gennaro Ronzullo, ex delegato storico, sottolinea: «Siamo stati noi a chiedere che i dirigenti comunali verifichino direttamente i fogli delle presenze». Raffaele Carotenuto, capogruppo del Prc, ne chiarisce la ragione: «L´aspirazione dei 780 lavoratori è quella di passare sotto l´egida e il controllo del Comune in maniera diretta, spezzando così l´intermediazione parassitaria delle cooperative, e uscendo da una condizione di precarietà che dura da oltre vent´anni».


3 agosto 2008 - Resto del Carlino/Nazione/Giorno

Due agosto, metà piazza se ne va
Pochi fischi. Quando tocca a Rotondi la sinistra radicale
di RITA BARTOLOMEI

BOLOGNA — SOLO che, quando prende la parola il ministro, se ne vanno anche gruppi di cittadini, non solo contestatori di professione intruppati sotto le solite bandiere. Come quel pensionato artigiano — «sono uno dei tanti» — che affronta i fischiatori e li schiaffeggia, moralmente: «E’ un’offesa ai morti, lo volete capire? Voi non siete di Bologna, non sapete niente». Ma poi s’incammina e volta le spalle al palco, come tanti, in questo ventottesimo anniversario della strage alla stazione che provocò 85 morti e 200 feriti. «Se n’è andata metà della piazza», valuta più tardi il presidente dell’associazione vittime, Paolo Bolognesi. Per la questura, invece, si è eclissato un terzo dei presenti. Sia come sia, Bolognesi non si scompone: «La contestazione è sempre stata preventiva». E con un «sono dei poveretti», stronca Rifondazione che aveva gioito: «Chi ci pensava avulsi dal sentire comune ha trovato la smentite nella piazza che si è svuotata». Il Prc aveva ampiamente annunciato lo strappo. Come il sindacato di base. Le Rdb s’allontanano srotolando un grande striscione che promette al governo: «Ci rivediamo in autunno». Nel gruppo della Fiom sfila anche il segretario nazionale Gianni Rinaldini. Il grosso dei metalmeccanici aveva già anticipato l’esodo quando era ormai alle conclusioni il sindaco Sergio Cofferati. Contestato, anche lui. TRA I POCHI che restano in piazza a fischiare per tutti gli otto minuti di Rotondi ci sono gli anarchici dell’Assemblea antifascista permanente. Gridano «basta» e intonano «Bella ciao». Ma hanno anche un conto in sospeso con il sindaco della legalità. «Vai sul Reno!», gli gridano, per rinfacciargli gli sgomberi dei rom e le ruspe che hanno abbattutto i villaggi sul fiume. E’ UNA PIAZZA meno affollata ma anche livorosa di sempre, nella città che si prepara al voto, nel 2009. Anche Rotondi, che già si prenota per la prossima volta, lo riconosce. «Ieri sera (venerdì, ndr) ero andato a cena con Buttiglione — confida mentre sta tornando a Roma —. Mi aveva messo in guardia: preparati, non riuscirai neanche a finire il discorso, la piazza è violentissima. Invece sono stato anche applaudito, alla fine. La novità è che abbiamo dato, tutti assieme, un segnale diverso. Mi hanno ripetuto in tanti che stavolta il governo è stato accolto diversamente. Non dico sia stato un successo ma non si può certo titolare sui fischi, come ha fatto qualche tg. La piazza svuotata? L’espressione mi pare un po’ forzata». E’ vero che i fischi sono spenti, isolati, fanno quasi tristezza. Il meccanismo del prendere su e andare via, invece, resiste eccome. E pare una contraddizione, perché la piazza rimane comunque colpita da questo ministro democristiano che punta sulle emozioni e sull’antifascismo. «Bravo e misurato», gli riconosce Libero Mancuso, l’assessore della gaffe, che aveva definito Rotondi «del tutto incolore». Dopo la lettera di scuse, ieri c’è stato il chiarimento. Stretta di mano e battute, «perché tra chi ha l’accento napoletano le cose si chiariscono così», sorride Rotondi. Nel suo intervento, il ministro riesce a convincere anche un ex Prc come Riccardo Malagoli. «L’ho anche applaudito — ammette —. Ma se uno ha quelle idee si deve dimettere. Perché il capo del suo governo aveva la tessera della P2».

Bologna. I CONTESTATORI di professione sono pochi...

Bologna - I CONTESTATORI di professione sono pochi, ad esempio gli anarchici raccolti attorno allo striscione dell’Assemblea antifascista permanente. Un certo nervosismo anche in zona Pdci, Fiom e Rdb. Qua e là fischi isolati. Il dissenso colpisce Sergio Cofferati — i metalmeccanici se ne vanno quando ormai il sindaco è in fondo ai suoi tredici minuti — ma soprattutto il ministro Gianfranco Rotondi. Chi sta in mezzo alla folla vede chiaramente l’esodo. «Se ne è andata metà della piazza», è la stima dal palco di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione vittime. «Un terzo», è convinta la Questura. «Un terzo scarso», sfuma la Prefettura. Se ne va anche il pensionato che ha appena preso a male parole i contestatori. «E’ un’offesa ai morti, lo capisci? Non venire a Bologna, tu non sei di Bologna, non sai niente», grida in faccia a una manifestante. Lei non ci sta: «Ho sessant’anni, ero qui e ho donato il sangue, quel giorno». Lui ripete: «Tu non sai niente di Bologna». E s’allontana. «Chi sono? Uno dei tanti — non è molto eloquente —. Facevo l’artigiano. Ho solo voluto dire che c’è un modo più civile di contestare». Eppure la piazza dimostra di cogliere la novità del discorso di Rotondi, apprezzato non solo dalle autorità sul palco. C’è chi, dopo la cerimonia, ferma per strada l’assessore Libero Mancuso — autore della gaffe istituzionale — e gli suggerisce, sorridendo: «Non dirgli ‘incolore’ che poi si ringalluzzisce». Poi però riconosce: «E’ stato il primo ministro a dire qualcosina...». Bolognesi scioglie l’apparente contraddizione così: «La contestazione è sempre stata preventiva». E giudica «poveretti» quelli di Rifondazione, che già cantavano vittoria dicendo: la gente è con noi. I contestatori a un certo punto intonano ‘Bella ciao’. C’è chi grida «basta», «m...», anche un «vai sul Reno», rivolto a Cofferati «perché quel che ha detto sulle famiglie delle vittime è successo là, quando ha mandato le ruspe». «Ci rivediamo in autunno, sciopero», annuncia lo striscione delle Rdb, mentre lascia la piazza. «Ce ne siamo andati a proseguire il nostro lavoro di costruzione per una larga e permanente mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori», spiega un volantino. Però il coordinatore Massimo Betti la prende con calma: «Intanto ci facciamo un aperitivo...».(ri.ba.)


3 agosto 2008 - L'Unione Sarda

Fischi, polemiche e due cortei per il 28° anniversario della strage
Bologna, una piazza divisa

BOLOGNA - Bologna, ventottesimo anniversario della bomba alla stazione: per la prima volta i cortei diventano due. Il primo è il consueto serpentone che parte dal Comune per raggiungere la piazza dove il 2 agosto 1980 morirono 85 persone nella più sanguinosa strage dell'Italia moderna. Il secondo si crea, spontaneo, quando inizia a parlare Gianfranco Rotondi, il ministro «di riserva» inviato da Berlusconi a sostituire il guardasigilli a rischio contestazione Angelino Alfano: il piazzale della stazione si svuota quasi per metà e tra chi se ne va c'è anche moltissima gente comune.
Rotondi si affaccia al microfono e, immancabili, partono fischi e grida. Ma non c'è il frastuono che nel 2005 coprì il discorso di Tremonti e che colpì, in misura minore, l'anno scorso anche il Ds Damiano. A protestare è la stessa manciata di persone, riunita dietro lo striscione nero dell'Assemblea antifascista permanente, che pochi minuti prima aveva preso di mira anche il sindaco Cofferati, venendo però sommersa dagli applausi della folla sui passaggi contro gli «strumentali» tentativi di revisionismo e dalla citazione di Marco Biagi, che conclude l'elenco delle ferite inferte dal terrorismo a Bologna.
Come risposta al Governo, invece, questa volta molta gente sceglie di andarsene. In silenzio o quasi. Un contro-corteo che si forma dietro lo striscione dei sindacati di base Rdb e Cub che rimanda ad un nuovo autunno caldo («Ci vediamo ad ottobre: sciopero generale»). Con loro se ne vanno anche i militanti della Fiom, di Rifondazione comunista e delle associazioni di sinistra, ma anche tantissima gente comune, compreso qualche parente delle vittime, riconoscibile dalle gerbere bianche al taschino.
L'intera metà del piazzale opposta al palco si svuota e ad ascoltare Rotondi rimane circa un migliaio di persone. Chi se ne va probabilmente si aspetta dal ministro parole vuote o promesse che poi non saranno mantenute. Si perde, invece, la ferma presa di posizione in difesa dei magistrati e delle sentenze da non ribaltare che strappano applausi a chi è rimasto e al presidente dell'Associazione familiari Paolo Bolognesi.
Nel corteo del mattino, aperto dai gonfaloni dei comuni colpiti dalla strage, hanno sfilato circa in tremila, tra cui l'assessore Libero Mancuso, pm dell'inchiesta sulla bomba e al centro del caso diplomatico di ieri con Rotondi, alcuni parlamentari bolognesi del Pd e tre ex sindaci della città, Walter Vitali, Giorgio Guazzaloca e Renato Zangheri, il primo cittadino di quel 2 agosto.


3 agosto 2008 - Liberazione

In migliaia al corteo. I familiari: «Via dalle istituzioni chi insabbia la verità sui mandanti»
Bologna non dimentica la strage
Fischi e spalle voltate a Rotondi
di Benedetta Aledda

Bologna - Ieri mattina in piazza Medaglie d'oro i fischi sparuti che avevano punteggiato l'intervento del sindaco Cofferati si sono intensificati quando il ministro Rotondi si è accostato al microfono, sul palco davanti alla stazione. «Non mi disturbano, sono i soli che mi considerano ministro», ha commentato il rappresentante del governo durante la contestazione, riferendosi ironicamente alla definizione di figura «incolore» che di lui aveva dato l'assessore ed ex magistrato Mancuso. Fatta la pace con la giunta Cofferati, Rotondi si è presentato a Bologna al posto del guardasigilli Alfano, forse troppo pressato da alcuni parlamentari della stessa maggioranza, insoddisfatti della verità giudiziaria sulla strage di 28 anni fa. Mentre il ministro per l'Attuazione del programma parlava a braccio in mezzo ai fischi partiti dal fondo, la piazza si è svuotata a metà (di un terzo, secondo la questura). In molti hanno dato le spalle al palco e chi aveva gli striscioni ha voltato anche quelli, formando quasi un contro-corteo che è tornato verso il viale da cui era arrivata la manifestazione di alcune migliaia di persone, partite alle 9.15 dal centro dietro allo striscione storico "Bologna non dimentica". Nel corteo, aperto da centinaia di gonfaloni di comuni, province e regioni, c'erano come sempre le bandiere dei sindacati, quelle dell'Anpi e molte maglie dei podisti che tutto l'anno fanno le staffette della memoria per tenere vivo nel paese il ricordo della bomba fascista alla stazione.
Mentre Rotondi parlava, se ne sono andati, come avevano annunciato, i militanti del Prc, che poi, in una nota ("Rifondazione e la piazza una cosa sola"), hanno rivendicato un sentire comune con la città che «ha dimostrato che la solidarietà istituzionale e le sole parole non bastano più» a chiudere la ferita ancora aperta. Se ne sono andate le RdB, salutando il rappresentante del governo con la scritta "Ci rivediamo in autunno. Sciopero generale". Via i comunisti italiani e lo striscione "La strage è di stato" del Partito comunista dei lavoratori che fino a quel momento si trovava a pochi metri dal palco. Via molti cittadini (fra loro anche qualcuno con la gerbera bianca che portano i familiari delle vittime) che a sentire il discorso di un ministro di Berlusconi proprio non ci stanno. I fischi dell'Assemblea antifascista permanente, echeggiati da altre parti della piazza, hanno invece accompagnato tutto l'intervento di Rotondi.
Il discorso del ministro è piaciuto al presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi e ha ricevuto qualche applauso da chi stava sotto al palco. Se chi è andato via fosse rimasto, «come noi avrebbe potuto dire che è stato bravo», sostiene Bolognesi e se la prende in particolare con Rifondazione: «Se il Prc oggi dice che per loro questa è una vittoria, vuol proprio dire che sono dei "poveretti", non hanno capito niente, farebbero meglio a cambiare mestiere». Bolognesi ha apprezzato che Rotondi abbia difeso la verità giudiziaria della strage, ciclicamente messa in dubbio. Nel suo discorso il presidente dell'Associazione si è soffermato sui condannati: Ciavardini, «l'unico in carcere»; Mambro, che ha avuto la pena sospesa per una «maternità che dura ormai da 7 anni»; e Fioravanti, in libertà condizionale, ma secondo Bolognesi, c'è il rischio che fra 2 anni diventi parlamentare «come è già accaduto per altri terroristi, rossi o neri non importa».
L'Associazione continua il suo lavoro di testimonianza e di ricerca della verità anche sui mandanti delle 14 stragi italiane del dopoguerra. Ora c'è uno strumento in più per farlo, la legge 124 del 2007 (che in parte recepisce la proposta di legge per l'abolizione del segreto di stato avanzata dalle associazioni nel 1984), ma va applicata in pieno.
«Nessuno terrà chiusi gli armadi della vergogna», ha garantito Rotondi in un passaggio applaudito del suo discorso precisando, però, che ci si deve attenere alle «risultanze della magistratura». Il ministro si è augurato di tornare l'anno prossimo a Bologna e si è impegnato per conto del governo a rispondere alle richieste dei familiari delle vittime sulla piena abolizione del segreto di stato e per risarcimenti effettivi.
Per i familiari, però, è giunto il tempo «per un giudizio anche politico sullo stragismo» che porti all'«allontanamento dalle istituzioni di chi lo ha favorito anche solo con la sua colpevole inerzia». Un dito puntato contro chi ha contribuito a tenere nascosti i mandanti del 2 agosto e di tutte le altre stragi italiane.


3 agosto 2008 - La Provincia di Cremona

Meno fischi, ma quando parla Rotondi molta gente se ne va

BOLOGNA — Bologna, ventottesimo anniversario della bomba alla stazione che fece 85 morti e duecento feriti: per la prima volta i cortei diventano due. Il primo è il consueto serpentone che parte dal Comune per raggiungere la piazza dove il 2 agosto 1980 morirono 85 persone nella più sanguinosa strage dell'Italia moderna. Il secondo si crea, spontaneo, quando inizia a parlare Gianfranco Rotondi, il ministro ‘di riserva’ inviato da Berlusconi a sostituire il Guardasigilli a rischio contestazione Angelino Alfano: il piazzale della stazione si svuota quasi per metà e tra chi se ne va c'è anche moltissima gente comune. Rotondi si affaccia al microfono e, immancabili, partono fischi e grida. Ma non c'è il frastuono che nel 2005 coprì il discorso di Tremonti e che colpì, in misura minore, l'anno scorso anche il Ds Damiano. A protestare è la stessa manciata di persone, riunita dietro lo striscione nero dell'Assemblea antifascista permanente, che pochi minuti prima aveva preso di mira anche il sindaco Cofferati, venendo però sommersa dagli applausi della folla sui passaggi contro gli «strumentali» tentativi di revisionismo e dalla citazione di Marco Biagi, che conclude l'elenco delle ferite inferte dal terrorismo a Bologna. Come risposta al Governo, invece, questa volta molta gente sceglie di andarsene. In silenzio o quasi. Un ‘contro-corteo’ che si forma dietro lo striscione dei sindacati di base Rdb e Cub che rimanda ad un nuovo autunno caldo (‘Ci vediamo ad ottobre: sciopero generale’). Con loro se ne vanno anche i militanti della Fiom, di Rifondazione Comunista e delle associazioni di sinistra, ma anche tantissima gente comune, compreso qualche parente delle vittime, riconoscibile dalle gerbere bianche al taschino. L'intera metà del piazzale opposta al palco si svuota e ad ascoltare Rotondi rimane circa un migliaio di persone. Chi se ne va probabilmente si aspetta dal ministro parole vuote o promesse che poi non saranno mantenute. Si perde, invece, i riferimenti all'antifascismo e alla resistenza e, soprattutto, la ferma presa di posizione in difesa dei magistrati e delle sentenze da non ribaltare che strappano applausi a chi è rimasto e al presidente dell'Associazione familiari Paolo Bolognesi. Nel corteo del mattino, aperto dai gonfaloni dei comuni colpiti dalla strage, hanno sfilato circa in tremila, tra cui l'assessore Libero Mancuso, pm dell'inchiesta sulla bomba e al centro del caso diplomatico di venerdì con Rotondi (ieri tra i due la pace con una stretta di mano), alcuni parlamentari bolognesi del Pd e tre ex sindaci della città, Walter Vitali, Giorgio Guazzaloca e Renato Zangheri, il primo cittadino di quel 2 agosto. Sentito il messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inviato al presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, Paolo Bolognesi: «Occorre coltivare un dovere della memoria che si traduca in una rinnovata ampia assunzione di responsabilità per la difesa dei valori di democrazia, libertà e giustizia come fondamento del nostro patto costituzionale e garanzia irrinunciabile di crescita politica, culturale e sociale anche per le nuove generazioni».


3 agosto 2008 - Corriere di Bologna

Parla Rotondi, mezza piazza se ne va
Cofferati: strumentale discutere la sentenza. Fini: ci sono ancora ombre e perplessità
di Benedetta Boldrin Amelia Esposito

Bologna - La sirena suona in anticipo Mini contestazione anche per il primo cittadino Loreti (Prc): nostra vittoria I famigliari: cambi mestiere
Il caldo torrido è quello di sempre. Ma la piazza, in questo 2 agosto, è diversa. È una piazza da cui partono pochi fischi. Una piazza che non sbraita, non offende, ma volta le spalle al ministro di turno e se ne va. Si svuota a metà quando sul palco davanti alla stazione prende la parola Gianfranco Rotondi, inviato a Bologna da Silvio Berlusconi a supplire il più discusso collega Guardasigilli Antonino Alfano.
Contestazione — Ore 10.45: il fischio del treno che ricorda la bomba che il 2 agosto 1980 uccise 85 persone e ne ferì 200 è già risuonato tre volte e, unica variazione al copione, con tre minuti di anticipo; il presidente dell'associazione familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, ha fatto il suo, applauditissimo, discorso; ha parlato anche il sindaco Sergio Cofferati, cui la piazza ha riservato molti applausi, pochissimi fischi e qualche isolato insulto. Tocca a Rotondi. I contestatori aspettano questo momento. Prc, Comunisti italiani, Rdb-Cub, Circolo anarchico Berneri, Fiom e altri, pronti a dare le spalle al palco e a prendere in massa la via del ritorno verso casa. Quelli dell'Assemblea antifascista permanente (un cartello che unisce persone, molte anarchiche, provenienti da realtà come l'XM24 e l'Iqbal Masih) pronti a dar fiato ai fischietti. Resteranno solo loro, una ventina in tutto, dietro lo striscione nero che srotolano a ogni manifestazione («Contro ogni fascismo», recita) a fischiare il ministro. A dargli del «fascista» mentre lui parla di «repubblica fondata sulla Resistenza» e di «antifascismo come valore della nostra democrazia». Gli altri, come avevano annunciato, se ne vanno. E in molti li seguono. Un corteo spontaneo si forma dietro lo striscione delle Rdb (che dà appuntamento allo sciopero generale indetto per ottobre) e imbocca via Indipendenza: tra le bandiere rosse, i sindacalisti e i militanti politici, tanta gente comune. E qualche familiare delle vittime: si riconosce dalla gerbera bianca appuntata al petto.
Verità giudiziaria — Quando lasciano la piazza i contestatori organizzati e non certamente non immaginano che il ministro democristiano del governo Berlusconi stia per parlare di antifascismo e di rispetto della verità stabilita dalla giustizia. Non è il solo a farlo. L'invito ad accettare le sentenze è il filo conduttore di tutti gli interventi. Da quello di Bolognesi — «tra due anni il più efferato criminale della storia italiana moderna (Valerio Fioravanti, ndr) potrà essere deputato, siamo l'unico paese democratico con terroristi eletti in Parlamento », ammonisce — a quello di Cofferati. Proporre altre piste è «strumentale — dice il sindaco — a piegare alla politica contingente la discussione su quel che è stato, i risultati cui i magistrati sono arrivati con la loro faticosa attività».
Sulla questione interviene da Roma anche il presidente della Camera Gianfranco Fini: «Ritengo necessario che, dopo tanti anni, si dissolvano le zone d'ombra che hanno suscitato perplessità crescenti nell'opinione pubblica intorno all'accertamento della verità sulla strage. Sarebbe un servizio prezioso reso alla democrazia del nostro Paese».
La gente — Mancano cinque minuti alle undici quando anche l'altra metà della piazza, quella che ha voluto ascoltare Rotondi, va via. La cerimonia è finita. I nonni dell'Anpi, che come sempre hanno resistito sotto un sole cocente, arrotolano le loro bandiere. I gonfaloni si abbassano.Si disperde la gente comune, un po' meno degli altri anni. Tra la folla che batte la ritirata ci sono anche tre ex sindaci di Bologna: Renato Zangheri, il sindaco del 2 agosto '80, Walter Vitali e Giorgio Guazzaloca. E ci sono, oltre ai politici, anche il questore Luigi Merolla e il prefetto Angelo Tranfaglia. Entrambi soddisfatti per come è andata. «C'è stata unità istituzionale nel commemorare questa giornata e nel sottolineare la lotta a ogni forma di terrorismo », osserva Tranfaglia. E se Merolla parla di «piazza svuotata per un terzo» e, come Cofferati, di «protesta che non ha inciso sulla cerimonia», il segretario provinciale del Prc Tiziano Loreti, uno dei promotori della «ritirata» contro il ministro, bolla come successo politico la loro iniziativa: «Chi pensava che il Prc fosse avulso dal sentire comune ha trovato la smentita nella piazza che si è svuotata ». Non tutti la pensano così. A partire da Bolognesi, che a Loreti manda a dire: «Se dicono che per loro questa è una vittoria, vuol dire che sono dei poveretti, farebbero meglio a cambiare mestiere».


3 agosto 2008 - Corriere Adriatico

Napolitano: "Coltivare il dovere della memoria"Berlusconi: "Tenere la guardia alta contro il terrorismo". Polemiche infinite alle celebrazioni per l’anniversario della strage alla stazione
Bologna, fischi a Cofferati e Rotondi
di FEDERICO DEL PRETE

BOLOGNA - Bologna, ventottesimo anniversario della bomba alla stazione: per la prima volta i cortei diventano due. Il primo è il consueto serpentone che parte dal Comune per raggiungere la piazza dove il 2 agosto 1980 morirono 85 persone nella più sanguinosa strage dell’Italia moderna. Il secondo si crea, spontaneo, quando inizia a parlare Gianfranco Rotondi, il ministro "di riserva" inviato da Berlusconi a sostituire il guardasigilli a rischio contestazione Angelino Alfano: il piazzale della stazione si svuota quasi per metà e tra chi se ne va c'è anche moltissima gente comune. Rotondi si affaccia al microfono e, immancabili, partono fischi e grida. Ma non c'è il frastuono che nel 2005 coprì il discorso di Tremonti e che colpì, in misura minore, l’anno scorso anche il Ds Damiano. A protestare è la stessa manciata di persone, riunita dietro lo striscione nero dell’Assemblea antifascista permanente, che pochi minuti prima aveva preso di mira anche il sindaco Cofferati, venendo però sommersa dagli applausi della folla sui passaggi contro gli "strumentali" tentativi di revisionismo e dalla citazione di Marco Biagi, che conclude l’elenco delle ferite inferte dal terrorismo a Bologna. Come risposta al Governo, invece, questa volta molta gente sceglie di andarsene. In silenzio o quasi. Un contro-corteo che si forma dietro lo striscione dei sindacati di base Rdb e Cub che rimanda ad un nuovo autunno caldo (Ci vediamo ad ottobre: sciopero generale).
Con loro se ne vanno anche i militanti della Fiom, di Rifondazione Comunista e delle associazioni di sinistra, ma anche tantissima gente comune, compreso qualche parente delle vittime, riconoscibile dalle gerbere bianche al taschino. L’intera metà del piazzale opposta al palco si svuota e ad ascoltare Rotondi rimane circa un migliaio di persone. Chi se ne va probabilmente si aspetta dal ministro parole vuote o promesse che poi non saranno mantenute. Si perde, invece, i riferimenti all’antifascismo e alla resistenza e, soprattutto, la ferma presa di posizione in difesa dei magistrati e delle sentenze da non ribaltare che strappano applausi a chi è rimasto e al presidente dell’Associazione familiari Paolo Bolognesi.
Nel corteo del mattino, aperto dai gonfaloni dei comuni colpiti dalla strage, hanno sfilato circa in tremila, tra cui l'assessore Libero Mancuso, pm dell’inchiesta sulla bomba e al centro del caso diplomatico di ieri con Rotondi, alcuni parlamentari bolognesi del Pd (Antonio La Forgia, Rita Ghedini e Paolo Nerozzi, Sandra Zampa) e tre ex sindaci della città, Walter Vitali, Giorgio Guazzaloca e Renato Zangheri, il primo cittadino di quel 2 agosto.
Anche per la cerimonia del 28/o anniversario sono stati tanti i messaggi arrivati al sindaco Cofferati. Il presidente della Repubblica Napolitano ha insistito sulla necessità di "coltivare il dovere della memoria" per "la difesa dei valori di libertà, democrazia e giustizia". Il presidente del consiglio Berlusconi ha invitato a "tenere la guardia alta contro il terrorismo". Nella piazza durante la cerimonia è stato letto il solo messaggio di Napolitano, salutato dall’applauso della gente. Gli altri sono stati solo citati, fra cui quelli di Fini e Schifani, forse per il timore che qualcuno fischiasse.


3 agosto 2008 - Il Secolo XIX

Strage di Bologna contestato il ministro

BOLOGNA - Bologna, ventottesimo anniversario della bomba alla stazione: per la prima volta i cortei diventano due. Il primo è il consueto serpentone che parte dal Comune per raggiungere la piazza dove il 2 agosto 1980 morirono 85 persone nella più sanguinosa strage dell'Italia moderna. Il secondo si crea, spontaneo, quando inizia a parlare Gianfranco Rotondi, il ministro "di riserva" inviato da Berlusconi a sostituire il guardasigilli a rischio contestazione Angelino Alfano: il piazzale della stazione si svuota quasi per metà e tra chi se ne va c'è anche moltissima gente comune.
Rotondi si affaccia al microfono e, immancabili, partono fischi e grida. Ma non c'è il frastuono che nel 2005 coprì il discorso di Tremonti e che colpì, in misura minore, l'anno scorso anche il Ds Damiano. A protestare è la stessa manciata di persone, riunita dietro lo striscione nero dell'Assemblea antifascista permanente, che pochi minuti prima aveva preso di mira anche il sindaco Cofferati, venendo però sommersa dagli applausi della folla sui passaggi contro gli «strumentali» tentativi di revisionismo e dalla citazione di Marco Biagi, che conclude l'elenco delle ferite inferte dal terrorismo a Bologna.
Come risposta al Governo, invece, questa volta molta gente sceglie di andarsene. In silenzio o quasi. Un "contro-corteo" che si forma dietro lo striscione dei sindacati di base Rdb e Cub che rimanda ad un nuovo autunno caldo ("Ci vediamo ad ottobre: sciopero generale"). Con loro se ne vanno anche i militanti della Fiom, di Rifondazione Comunista e delle associazioni di sinistra, ma anche tantissima gente comune, compreso qualche parente delle vittime, riconoscibile dalle gerbere bianche al taschino.
L'intera metà del piazzale opposta al palco si svuota e ad ascoltare Rotondi rimane circa un migliaio di persone. Chi se ne va probabilmente si aspetta dal ministro parole vuote o promesse che poi non saranno mantenute. Si perde, invece, i riferimenti all'antifascismo e alla Resistenza e, soprattutto, la presa di posizione in difesa dei magistrati.


3 agosto 2008 - L'Adige

L'anniversario della strage Il ministro Rotondi commemora la strage e metà piazza se ne va
Bologna, fischi e polemiche

BOLOGNA - Bologna, ventottesimo anniversario della bomba alla stazione: per la prima volta i cortei diventano due. Il primo è il consueto serpentone che parte dal Comune per raggiungere la piazza dove il 2 agosto 1980 morirono 85 persone nella più sanguinosa strage dell'Italia moderna. Il secondo si crea, spontaneo, quando inizia a parlare Gianfranco Rotondi, il ministro «di riserva» inviato da Berlusconi a sostituire il guardasigilli a rischio contestazione Angelino Alfano: il piazzale della stazione si svuota quasi per metà e tra chi se ne va c'è anche moltissima gente comune. Rotondi si affaccia al microfono e, immancabili, partono fischi e grida. Ma non c'è il frastuono che nel 2005 coprì il discorso di Tremonti e che colpì, in misura minore, l'anno scorso anche il Ds Damiano. A protestare è la stessa manciata di persone, riunita dietro lo striscione nero dell'Assemblea antifascista permanente, che pochi minuti prima aveva preso di mira anche il sindaco Cofferati, venendo però sommersa dagli applausi della folla sui passaggi contro gli «strumentali» tentativi di revisionismo e dalla citazione di Marco Biagi, che conclude l'elenco delle ferite inferte dal terrorismo a Bologna. Come risposta al governo, invece, questa volta molta gente sceglie di andarsene. In silenzio o quasi. Un «contro-corteo» che si forma dietro lo striscione dei sindacati di base Rdb e Cub che rimanda ad un nuovo autunno caldo («Ci vediamo ad ottobre: sciopero generale»). Con loro se ne vanno anche i militanti della Fiom, di Rifondazione Comunista e delle associazioni di sinistra, ma anche tantissima gente comune. Metà del piazzale si svuota e ad ascoltare Rotondi rimane un migliaio di persone. Chi se ne va si aspetta dal ministro parole vuote. Si perde, invece, i riferimenti all'antifascismo e alla resistenza e, soprattutto, la ferma presa di posizione in difesa dei magistrati e delle sentenze da non ribaltare che strappano applausi a chi è rimasto. Alla fine, quasi fosse un contropiede sui contestatori, il ministro per l'Attuazione del programma Rotondi, con il suo discorso ha raccolto parecchi consensi, ricordando che in democrazia tutte le opinioni «sono uguali ed hanno gli stessi diritti, ma l'antifascismo non è una opinione, è una ragione costitutiva della nostra democrazia». Per una città in cui una lapide ricorda la strage fascista del 2 agosto 1980 non è irrilevante. Messaggi sono arrivati dal presidente Napolitano che invita a costruire una «memoria condivisa» e dal presidente della Camera Fini che invita a «dissolvere ogni zona d'ombra», riferendosi alle polemiche sulla revisione del processo che ha condannato i neofascisti.


3 agosto 2008 - L'Unità

Bologna ricorda la strage fascista, 28 anni dopo
5mila in piazza, pochi fischi. Rotondi elogia l’antifascismo. Napolitano: la memoria è un dovere
di Gigi Marcucci

Bologna - NESSUN AGGUATO, gran parte dell’armata del fischio sempre e a prescindere consegnata in caserma. Lo «scatenamento» della piazza, evocato preventivamente, rinviato a data da destinarsi. E l’inviato del governo, il ministro Gianfranco Rotondi, che incassa applausi oltre ai pochi fischi di qualche irriducibile.
Anche il 2 agosto 1980 era un sabato, ricorda dal palco Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime. Ventotto anni dopo, la piazza che ricorda la strage alla stazione, teatro di perorazioni appassionate e feroci contestazioni degli esponenti del centrodestra, riserva più di una sorpresa. Ha ospitato diecimila, talvolta ventimila manifestanti: questa volta ce ne sono meno, forse cinquemila, comunque tanti per il primo weekend di agosto, con scuole, fabbriche e uffici pubblici chiusi. Quando il microfono arriva nelle mani di Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma, chi in altre occasioni avrebbe fischiato (Rifondazione, Rappresentanze di base) abbandona la piazza, in segno di protesta. Dissenso sì, ma composto,
Era un sabato e una bomba cancellava la sala d’aspetto di seconda classe e 85 vite, lasciava segni indelebili nei corpi e nelle menti di 200 persone, modificava il corso di centinaia di esistenze. Sono passati quasi trent’anni, la magistratura ha individuato e condannato gli autori materiali della strage, Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, e gli autori dei tentativi di depistaggio delle indagini, a cominciare da Licio Gelli, capo della loggia segreta P2. I familiari delle vittime chiedono che vengano individuati anche i mandanti: perché, come spiegava un vecchio eversore ai suoi allievi, «una strage non ha senso se non vi è chi può coglierne gli effetti politici». Mentre si cerca l’altra metà della verità, il vecchio gruppo dirigente di An, oggi confluito nel Pdl, è deciso a riscrivere tutto, scommettendo sulla pista tedesco-palestinese, confezionata a suo tempo dai servizi segreti deviati e oggi rinfrescata da alcune ardite ipotesi partorite dalla commissione Mitrokhin. All’ombra delle polemiche, Fioravanti e Mambro tornano in libertà. «Hanno sei ergastoli a testa», dice dal palco Bolognesi, «non si capisce per quale motivo oggi siano liberi di fare quello che vogliono». Bolognesi cita i nomi del loro amico Marcello De Angelis, condannato per banda armata e oggi parlamentare; del loro supporter Renato Farina, già agente Betulla, che mentre scrive un libro con l’ex presidente Cossiga, siede a Palazzo Madama. Poi strappa un applauso ricordando Enzo Biagi e le parole con cui raccontò Francesca Mambro: «Nessuno mi ha mai detto: "Non conosco la parola rimorso". Qualche tarlo, qualche pena tutti ce l'avevano dentro».
Tocca a Cofferati, applauditissimo, e poi al ministro Rotondi, che decide di parlare a braccio e riesce a toccare le corde giuste della piazza. «L’antifascismo - spiega - non è un’opinione, è una ragione costitutiva della nostra democrazia». E riferendosi alle nuove piste, è netto: «Non possiamo permettere che in nome di opinioni si ribalti la verità emersa secondo le leggi del nostro Paese». Applausi. Gli stessi che accolgono la lettura del messaggio del presidente Napolitano: «Occorre coltivare un dovere della memoria che si traduca in una rinnovata ampia assunzione di responsabilità per la difesa dei valori di democrazia, libertà e giustizia»

Il RACCONTO
Una sopravvissuta: noi feriti dimenticati dallo Stato
di Giulia Gentile

Bologna - «Per anni ho camminato per strada chiedendo ai passanti chi fosse quel maleducato che mi spintonava violentemente alle spalle». Nessuno. Solo quelle «mani enormi», lo spostamento d’aria dovuto allo scoppio della bomba, che il 2 agosto 1980 l’aveva scaraventata per aria provocandole escoriazioni in tutto il corpo. Alle cinque passate di pomeriggio del 2 agosto 2008, seduta al tavolino di un caffè in piazza Maggiore, Paola (il nome è di fantasia, ndr) ha ancora la gerbera bianca dell’Associazione delle vittime puntata sul vestito di un turchese sgargiante. Insieme alla figlia, allora diciassettenne, Paola è tra gli oltre duecento feriti della terribile esplosione. Non c’è la figlia, «era molto impegnata con il lavoro, sa. E comunque, per anni io e lei non abbiamo assolutamente parlato dell’accaduto». E non c’è nemmeno il figlio maggiore, un anno in più della sorella, che nell’agosto dell’80 si trovava in Germania per una vacanza studio: «Sul giornale ha letto il mio nome fra quelli dei morti e feriti. Credeva che fossi morta - sorride commossa -. In tanti anni nessuno, tanto meno lo Stato, si è mai preso la briga di chiedersi: "Che fine hanno fatto i feriti, e che ne è delle loro famiglie?". Penso ai parenti degli 85 morti e mi sento male: se la mia famiglia è stata sconvolta dalla bomba, e tutto sommato siamo stati fortunati, figuriamoci gli altri».
Anche questo 2 agosto, come ventotto anni fa, Bologna è una fornace semideserta. Quarantadue i gradi nel 1980. Poco meno nel 2008. Molte le saracinesche dei negozi abbassati lungo via Indipendenza al passaggio del corteo. Ma come Paola, che ogni anno compie lo stesso tragitto in treno, Modena-Bologna, per essere in piazzale Medaglie d’oro il giorno della commemorazione, sono tante le persone con la gerbera bianca puntata sul petto a sfilare da piazza Maggiore alla stazione sotto il sole cocente del mattino, dietro ai gonfaloni dei Comuni colpiti dalla strage e dietro allo striscione dei familiari delle vittime. Più degli altri anni, osserva qualcuno. Sicuramente più giovani: dal palco per le autorità allestito nel piazzale, un ragazzo di nemmeno vent’anni con il fiore sul gilet si fa immortalare munito di vistosi occhiali da sole da un altro famigliare. Mentre una bimba di due-tre anni in braccio al papà fiore-munito si lamenta annoiata e accaldata in cerca di coccole. «Mio figlio era proprio al binario - ricorda, i capelli ormai bianchi, lo sguardo nascosto dagli occhiali da sole, il papà di un ragazzo di vent’anni morto nello scoppio -: la sua fidanzata era rimasta ad aspettarlo vicino alle cabine telefoniche, mentre lui era andato a controllare l’orario dei treni. In quel momento è esplosa la bomba». Tanti i famigliari, molti forse per la prima volta a Bologna a ventotto anni di distanza, meno, purtroppo, i normali cittadini in corteo. «C’è pochissima gente quest’anno» osserva con l’amico un trentenne che sfila dietro alle bandiere dei sindacati di base. «Ma tu - ironizza l’amico - sei fra i "fischianti" o gli "andanti"?!». Pochi, in verità, i fischi che partono dalla piazza quando il ministro "di riserva" inviato dal governo di Centrodestra, Gianfranco Rotondi, si affaccia al microfono del palco. Molte di più le persone che, in risposta all’esecutivo, abbandonano più civilmente la piazza. Un mini contro-corteo, fatto da esponenti delle Rdb, della Fiom-Cgil e del Prc locale, ma anche da tante persone comuni, che lascia uno spicchio di stazione vuota allontanandosi silenziosamente. Ma che si perde un Rotondi per nulla "incolore", che ribadisce il valore comune dell’antifascismo e difende magistrati e sentenze della strage.


3 agosto 2008 - PUBBLICO DOMINIO - Il blog dei dipendenti pubblici italiani

Parliamo di vignette, di siti web e anche un po' di politica
di Pietro Piovani

Questa storia delle vignette pubblicate sul sito internet della Funzione pubblica è diventata un caso nazionale. Io l'avevo accennata in un post, e il giorno dopo me la sono ritrovata su Repubblica e Corriere della sera. Dopo di che sono arrivate anche le dichiarazioni di politici e sindacalisti. Sulle vignette di Brunetta in realtà la Cgil aveva già preso posizione il 30 luglio, con un comunicato firmato Lorenzo Mazzoli. Ma l'iniziativa di scrivere una lettera ai giornali e al Quirinale pare che sia partita dal sindacato autonomo Rdb-Cub. Così almeno sostengono loro stessi sul loro sito, e non c'è motivo per non credergli. I giornali che ne hanno parlato (in particolare la Repubblica) dicono di aver ricevuto centinaia di lettere contro Brunetta e le sue vignette. La cosa mi sembra strana, perché alla redazione del Messaggero tutte queste lettere non risultano essere arrivate. I casi sono due: o gli altri giornali esagerano, oppure chi aderisce a Rdb non legge il Messaggero (o perlomeno non gli scrive). Ma potrebbero anche essere vere tutte e due le cose. Come dicevo già ieri, l'idea di chiamare in causa il capo dello Stato per qualche fumetto poco spiritoso mi sembra decisamente esagerata. Vorrei però cogliere l'occasione per segnalare un'altra questione finora trascurata. Vignette a parte, l'uso che i ministri fanno dei siti istituzionali è sempre corretto? Secondo me no. E' un vizio tipicamente italiano quello di confondere l'istituzione con la persona che la occupa temporaneamente. Il sito internet di un ministero dovrebbe servire a dare informazioni utili ai cittadini, non a promuovere l'immagine di un ministro. Invece ci siamo abituati a vedere gli spazi web delle amministrazioni trasformati in vetrina per il politico: le fotografie del ministro; le interviste del ministro, sia quelle in video che quelle sui giornali; i convegni a cui ha partecipato il ministro; la rassegna stampa, ma solo con gli articoli che parlano bene, quelli che parlano male si eliminano. Succedeva già con i governi precedenti, con questo le cose sono persino peggiorate. Chi frequenta il sito del Tesoro avrà notato da qualche settimana a questa parte una clamorosa metamorfosi. Prima era un luogo austero, impersonale, pieno di cifre e di norme legislative. Adesso apri la home page e ti trovi di fronte il busto di Giulio Tremonti scontornato, che ti guarda negli occhi e sembra volerti dire: questa è casa mia. Sotto alla foto, un titolone di giornale dedicato al padrone di casa (se lo aprite adesso, per esempio, trovate una bella "Intervista del ministro Tremonti a Libero: l'Italia riparte con i conti in riga"). Gli addetti alla comunicazione dei ministeri hanno comunque un'attenuante. Viviamo in un'epoca in cui nessuno si preoccupa più di distinguere l'informazione dalla pubblicità. Se non lo fanno i giornalisti, perché dovrebbero farlo i portavoce?
P. S. Ancora a proposito delle vignette, mi pare che nessuno abbia notato la cosa forse più importante: non fanno ridere.

Egregio Pietro Piovani,
Le scrivo per confermarle che l’iniziativa di protesta nei confronti delle vignette pubblicate sul sito della Funzione Pubblica è partita dalla RdB-CUB. La nostra dalla organizzazione sindacale - di base e non autonoma – ampiamente radicata nel settore del Pubblico Impiego, raccogliendo il diffuso disagio dei dipendenti rispetto ad una campagna denigratoria in atto da tempo e, come testimoniano le vignette in questione, giunta ormai ai toni dell’insulto, ha invitato i lavoratori pubblici ad esprimere la propria protesta al Presidente della Repubblica, appellandosi alla sua figura in quanto (e cito dal testo della lettera a Napolitano) "garante dei diritti costituzionali, per chiedere un Suo autorevole intervento affinché sia interrotto un uso privato e disgustoso di quella che dovrebbe essere la vetrina informativa di un ministero che ha un ruolo importante nel Paese". La RdB P.I. ha inoltre richiesto al Presidente: "un incontro per rappresentarLe la rabbia di quanti onestamente e con impegno contribuiscono a far funzionare la macchina dello Stato ed a fornire servizi ai cittadini, con l’orgoglio di lavorare nella Pubblica Amministrazione". Le comunico inoltre che l’iniziativa è ancora in corso, con altre centinaia di lavoratori che in questi giorni stanno inviando lettere al Quirinale. Dal suo avvio è stata resa nota agli organi di stampa da parte degli stessi lavoratori che vi hanno aderito, fra i quali, presumibilmente, sono annoverati anche lettori de Il Messaggero. Per quanto riguarda gli iscritti alla RdB, è probabile che molti di loro, riscontrando la non frequentissima attenzione riservata da questo quotidiano alle tante mobilitazioni messe in campo dal sindacato di base (ultimo esempio, il silenzio sullo sciopero da noi indetto nel Parastato lo scorso 31 luglio, che ha portato alla chiusura di intere sedi INPS e INPDAP in diverse città d’Italia), abbiano forse concluso che analogo rilievo sarebbe stato dedicato da Il Messaggero anche alla iniziativa in questione.
Cordialmente,
Luigi Romagnoli - Coordinamento nazionale RdB-CUB P.I.


2 agosto 2008 - Ansa

STRAGE BOLOGNA, AL VIA MANIFESTAZIONI PER 28/O ANNIVERSARIO

BOLOGNA - Con il ricevimento dei familiari delle vittime, prima nella Sala Rossa del Comune poi nell'Aula consiliare di Palazzo d'Accursio, sono cominciate le manifestazioni per il 28/o anniversario della strage alla stazione di Bologna (85 morti, 200 feriti), che culmineranno con gli interventi nel piazzale della stazione. In un breve discorso ai familiari e alle altre autorità nella sala consiliare, presente in rappresentanza del Governo il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, il sindaco Sergio Cofferati ha sottolineato l'importanza di questa giornata perché "non venga dimenticato quel terribile giorno". Ma anche perché - ha aggiunto Cofferati - "nessuno possa ignorare la verità storica come quella giudiziaria, lontano dai tentativi troppe volte strumentalizzati di mettere in discussione quello che è stato sancito dal lavoro faticoso e sempre attento dei magistrati".
PARLA ROTONDI, PIAZZA SI SVUOTA PER META'
Non appena il ministro Gianfranco Rotondi ha preso la parola dal palco delle commemorazioni per il 28/o anniversario della strage di Bologna, almeno metà della folla che occupava il piazzale antistante la stazione ferroviaria ha lasciato la piazza. I primi ad andarsene sono stati i rappresentanti dei sindacati di base Rdb e Cub, dietro lo striscione 'Ci vediamo in autunno: sciopero generale'. Insieme a loro anche i militanti di Rifondazione Comunista e moltissima gente comune, tra cui alcuni parenti delle vittime. Nel piazzale, a contestare il ministro, è rimasto un gruppetto di una decina di persone dell'Assemblea Antifascista Permanente, con fischi e grida. "Non mi disturbano i fischi", ha commentato dal palco Rotondi. "Sono i soli che mi considerano un ministro", ha aggiunto scherzando, riferendosi a quel passo dell'intervista dell'assessore comunale Libero Mancuso secondo il quale nessuno si sarebbe preso la briga di fischiarlo perché personalità "incolore e sconosciuta". "Anche questa è par condicio", ha concluso Rotondi.

STRAGE BOLOGNA: UN CORTEO RIEMPIE PIAZZA,UNO LA DIMEZZA
MENO FISCHI, MA QUANDO PARLA ROTONDI MOLTA GENTE SE NE VA
di Federico Del Prete

(ANSA) - BOLOGNA, 2 AGO - Bologna, ventottesimo anniversario della bomba alla stazione: per la prima volta i cortei diventano due. Il primo e' il consueto serpentone che parte dal Comune per raggiungere la piazza dove il 2 agosto 1980 morirono 85 persone nella piu' sanguinosa strage dell'Italia moderna. Il secondo si crea, spontaneo, quando inizia a parlare Gianfranco Rotondi, il ministro 'di riserva' inviato da Berlusconi a sostituire il guardasigilli a rischio contestazione Angelino Alfano: il piazzale della stazione si svuota quasi per meta' e tra chi se ne va c'e' anche moltissima gente comune. Rotondi si affaccia al microfono e, immancabili, partono fischi e grida. Ma non c'e' il frastuono che nel 2005 copri' il discorso di Tremonti e che colpi', in misura minore, l'anno scorso anche il Ds Damiano. A protestare e' la stessa manciata di persone, riunita dietro lo striscione nero dell'Assemblea antifascista permanente, che pochi minuti prima aveva preso di mira anche il sindaco Cofferati, venendo pero' sommersa dagli applausi della folla sui passaggi contro gli ''strumentali'' tentativi di revisionismo e dalla citazione di Marco Biagi, che conclude l'elenco delle ferite inferte dal terrorismo a Bologna. Come risposta al Governo, invece, questa volta molta gente sceglie di andarsene. In silenzio o quasi. Un 'contro-corteo' che si forma dietro lo striscione dei sindacati di base Rdb e Cub che rimanda ad un nuovo autunno caldo ('Ci vediamo ad ottobre: sciopero generale'). Con loro se ne vanno anche i militanti della Fiom, di Rifondazione Comunista e delle associazioni di sinistra, ma anche tantissima gente comune, compreso qualche parente delle vittime, riconoscibile dalle gerbere bianche al taschino. L'intera meta' del piazzale opposta al palco si svuota e ad ascoltare Rotondi rimane circa un migliaio di persone. Chi se ne va probabilmente si aspetta dal ministro parole vuote o promesse che poi non saranno mantenute. Si perde, invece, i riferimenti all'antifascismo e alla resistenza e, soprattutto, la ferma presa di posizione in difesa dei magistrati e delle sentenze da non ribaltare che strappano applausi a chi e' rimasto e al presidente dell'Associazione familiari Paolo Bolognesi. Nel corteo del mattino, aperto dai gonfaloni dei comuni colpiti dalla strage, hanno sfilato circa in tremila, tra cui l'assessore Libero Mancuso, pm dell'inchiesta sulla bomba e al centro del caso diplomatico di ieri con Rotondi, alcuni parlamentari bolognesi del Pd (Antonio La Forgia, Rita Ghedini e Paolo Nerozzi, Sandra Zampa) e tre ex sindaci della citta', Walter Vitali, Giorgio Guazzaloca e Renato Zangheri, il primo cittadino di quel 2 agosto. Quando la coda della manifestazione deve ancora entrare nel piazzale della stazione, Bolognesi sta gia' ripercorrendo dal palco la storia della tragedia e dell'indagine. Forse ha paura di sforare le 10.25, ora dell'esplosione e del minuto di silenzio, causando cosi' la reazione della piazza per il rito violato e che, quest'anno, invece, avviene con tre minuti di anticipo. A cambiare il copione cosi' e' solo la protesta di chi se ne va, lasciando il piazzale semivuoto. 

STRAGE BOLOGNA: PARLA ROTONDI, PIAZZA SI SVUOTA PER META'

(ANSA) - BOLOGNA, 2 AGO - Non appena il ministro Gianfranco Rotondi ha preso la parola dal palco delle commemorazioni per il 28/o anniversario della strage di Bologna, almeno meta' della folla che occupava il piazzale antistante la stazione ferroviaria ha lasciato la piazza. I primi ad andarsene sono stati i rappresentanti dei sindacati di base Rdb e Cub, dietro lo striscione 'Ci vediamo in autunno: sciopero generale'. Insieme a loro anche i militanti di Rifondazione Comunista e moltissima gente comune, tra cui alcuni parenti delle vittime. Nel piazzale, a contestare il ministro, e' rimasto un gruppetto di una decina di persone dell'Assemblea Antifascista Permanente, con fischi e grida. ''Non mi disturbano i fischi'', ha commentato dal palco Rotondi. ''Sono i soli che mi considerano un ministro'', ha aggiunto scherzando, riferendosi a quel passo dell'intervista dell'assessore comunale Libero Mancuso secondo il quale nessuno si sarebbe preso la briga di fischiarlo perche' personalita' ''incolore e sconosciuta''. ''Anche questa e' par condicio'', ha concluso Rotondi.


2 agosto 2008 - Adnkronos

STRAGE BOLOGNA: ROTONDI FISCHIATO MENTRE INTERVIENE DAL PALCO

(Adnkronos) - Bologna. Il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, presa la parola dal palco allestito nel piazzale antistante la stazione di Bologna per commemorare la strage del 2 agosto 1980, e' stato fischiato da un gruppo di persone. "Non mi disturbano i fischi -ha detto il ministro di rimando, interrompendo l'intervento- anzi, li ringrazio perche' sono gli unici che mi considerano ministro", ha ironicamente osservato, facendo evidentemente riferimento alla dichiarazione rilasciata dall'assessore comunale Libero Mancuso. A disturbare l'intervento del ministro, un gruppetto di dieci persone circa dell'Assemblea Antifascista Permanente, che non hanno risparmiato nemmeno la parte finale del discorso del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati. In tanti, poi, hanno deciso di abbandonare la piazza, come gia' preannunciato, lascindola vuota quasi per meta'. Sono stati i rappresentanti delle Rdb, che avevano con se' uno striscione recante la scritta: "ci vediamo in autunno: sciopero generale". E poi gli esponenti dei Comunisti italiani.  


2 agosto 2008 - Agi

STRAGE BOLOGNA: FISCHI E C'E' CHI VA VIA, MINISTRO RINGRAZIA

(AGI) - Bologna, 2 ago. - Il ministro sta per cominciare a parlare e iniziano gia' i primi fischi, provenienti da un gruppetto poco numeroso ma armato di fischietti. In contemporanea, parte della piazza se ne va, ma senza far rumore, solo girando le spalle, lasciando ancor prima di sentire l'intervento. L'annunciata contestazione a Bologna, in occasione del 28esimo anniversario della strage alla stazione, c'e' stata, ma forse piu' silenziosa che gridata: poche le persone col fischietto, piu' numerose quelle che - dai semplici cittadini a esponenti delle rdb - hanno ritenuto che la celebrazione fosse terminata dopo il discorso del sindaco Sergio Cofferati. Discorso lambito - nonostante gli applausi per aver ricordato che la verita' giudiziaria sulla strage non si discute - da un paio di fischi, probabilmente indirizzati allo stesso ministro, ma partiti un po' prematuri. "I fischi non mi disturbano - ha commentato dal canto suo, dal palco, il ministro per l'attuazione del programma, Gianfranco Rotondi - Anzi, ringrazio". Molte le persone che sul palco delle autorita', dove ci sono anche i familiari delle vittime, hanno apprezzato le sue parole, abbandonato il discorso ufficiale "come gesto simbolico" dopo le polemiche. Rotondi assicura che il governo fara' la sua parte per continuare nella ricerca della verita'. "Nessuno - dice - terra' chiusi, se vi sono, armadi della vergogna, e se vi sono fatti nuovi non saranno sicuramente tenuti a margine. La riflessione che c'e' sulle sentenze e' solo un interrogativo infinito sulla storia del Paese. Ma una cosa che non possiamo permettere davanti a quei morti - ha concluso - e' che in nome di opinioni si rifa' la verita' ".

STRAGE BOLOGNA: ROTONDI FISCHIATO DURANTE IL SUO INTERVENTO

(AGI) - Bologna, 2 ago. - Quando il ministro Rotondi ha iniziato a parlare dal palco allestito di fronte la stazione di Bologna, molte persone hanno lasciato la piazza rimasta cosi' occupata solo per meta'. Tra chi ha preferito non ascoltare le parole del ministro per l'Attuazione del programma, c'erano appartenenti alle Rdb ma anche normali cittadini.


2 agosto 2008 - Dire

STRAGE BOLOGNA. E IL SILENZIO QUEST'ANNO ARRIVA IN ANTICIPO
MINUTO DI RICORDO ALLE 10.22; CORTEO MENO AFFOLLATO DEL SOLITO

(DIRE) Bologna, 2 ago. - L'anno scorso il minuto di silenzio arrivo' in ritardo di oltre tre minuti, quest'anno i tre fischi della locomotiva in piazza Medaglie d'Oro a Bologna risuonano quando l'orologio digitale della stazione segna le 10.22, in anticipo di tre. Alle 10.25, l'ora in cui il 2 agosto 1980 scoppio' la bomba che uccise 85 persone e ne feri' 200, sta gia' parlando il sindaco di Bologna Sergio Cofferati e sono anche gia' arrivati i primi fischi. Contenuti e isolati, partiti tra le fila delle Rdb e dell'Assemblea antifascista permanente. Quattordici minuti dopo, alle 10.38, saranno sempre loro a protestare contro il discorso del sindaco che sta ancora parlando, lanciandogli contro alcuni "Basta" e intonando anche "Bella ciao". Ma la vera forma di protesta, oggi, non sono stati i fischi: i cittadini scesi in piazza hanno protestato sposando l'iniziativa delle Rdb e di Rifondazione comunista e, al momento in cui il ministro Gianfranco Rotondi, ha preso la parola, se ne sono letteralmente andati. A starci in mezzo e' apparso un esodo di massa, anche se chi stava sul palco non ha avuto questa idea. Non appena dal palco hanno annunciato che stava per parlare Rotondi, dalle fila delle Rdb si e' sollevato lo striscione "Ci rivediamo in autunno, sciopero generale" (quello gia' proclamato contro i tagli del Governo nel settore pubblico) ed e' iniziato l'esodo. Sono andate via le Rdb con le loro bandiere (in testa Massimo Betti), se ne e' andata Rifondazione guidata dal segretario Tiziano Loreti e dietro di loro, via un sacco di gente. A piedi, in bicicletta, i cittadini si sono incamminati indietro verso via Indipendenza e hanno abbandonato piazza Medaglie d'Oro. Tra chi ha scelto di andarsene, anche alcuni vigili urbani e il gruppo al completo, tutti in uniforme verde, della Protezione civile di Imola. Dopo l'abbandono della piazza da parte di chi ha scelto di protestare cosi' ("Un terzo della piazza" quantifichera' piu' tardi la Questura), la zona di piazza Medaglie d'Oro che si affaccia davanti al Mc Donald e' apparsa praticamente vuota. Nel resto del piazzale di gente ce n'era ancora, anche se le file si sono assottigliate, e di fischi contro le parole del ministro Rotondi ne sono continuati ad arrivare parecchi. Il suo discorso finisce alle 10.56 e la piazza si svuota definitivamente. Polemiche a parte, la manifestazione finisce dunque senza incidenti. Poco rappresentati, in ogni caso, i centri sociali bolognesi: non c'era Crash (che lo aveva annunciato) e non c'erano i collettivi universitari. Qualche rappresentante era presente in piazza, ma a titolo personale e senza bandiere. Le uniche realta' dell'antagonismo bolognese ufficialmente in piazza erano l'Assemblea antifascista permanente (che non ha seguito l'esodo lanciato dalle Rdb) e una bandiera degli anarchici insurrezionalisti. "C'e' pochissima gente quest'anno, non c'e' nessuno", e' uno dei commenti che si sente dire ai cittadini che camminano in corteo verso la stazione. "Sara' perche' e' sabato" dice qualcun altro. E, benche' dall'associazione delle vittime smentiscano un minor afflusso di persone, effettivamente la consistenza del corteo sembra meno fitta di altri anni e i bolognesi in piazza sembrano essere di meno. Semi-deserti anche i portici di via Indipendenza, di solito affollati di persone che guardano e applaudono al passaggio dei familiari. Le serrande chiuse sono la maggior parte. E in corteo, a parte i classici gonfaloni istituzionali (che seguono lo striscione "2 agosto 1980 Bologna non dimentica" in testa e precedono i familiari delle vittime e le autorita') compaiono meno cartelloni e messaggi.

STRAGE BOLOGNA. PRC: PIAZZA SVUOTATA, SEGNALE A ISTITUZIONI
"GENTE CON NOI; CHI CI ACCUSAVA DI ESSERE MINORANZA SI RICREDA"

(DIRE) Bologna, 2 ago. - "Chi in questi giorni ci ha definito 'minoranza estremista', lontana dalle sensibilita' del popolo, ora si deve ricredere". Rifondazione comunista ha visto piazzale Medaglie d'oro svuotarsi quando, dal palco allestito per la commemorazione del 2 agosto ha preso la parola il ministro Gianfranco Rotondi, e ora parla di rivincita. E mette l'accento su quello che considera il dato politico significativo di oggi, quasi una novita': la gente che se ne va, dopo il discorso del presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi. E quindi le istituzioni che si ritrovano con meno uditorio. "La citta'- scandisce il segretario del Prc, Tiziano Loreti in una nota di poche righe- ha dimostrato che la solidarieta' istituzionale e le sole parole non bastano piu'. Chi pensava che il Prc fosse avulso dal sentire comune ha trovato la smentite nella piazza che si e' svuotata". Insomma, "Bologna non dimentica, la ferita non si rimargina". A lasciare la piazza sono stati anche i militanti delle Rdb, dopo aver distribuito un volantino che spiegava le ragioni della presenza ed invitava a lasciare solo il rappresentante del Governo. E cosi' hanno fatto, "ce ne siamo andati dalla piazza e con noi moltissimi cittadini", quindi Rotondi "ha parlato in una piazza praticamente svuotata se si escludono i gonfaloni di rappresentanza istituzionale e quelli della Cgil". Niente fischi, pero', dicono dal sindacato di base (anche se i loro militanti sono stati visti e sentiti fischiare): "Fin dall'inizio- sottolinea Massimo Betti, responsabile Rdb- abbiamo detto che non avremmo organizzato i fischi al rappresentante del governo, che del resto, ogni anno, viene contestato spontaneamente dalla piazza, ma allo stesso tempo non avremmo fatto finta che sul palco non ci fosse un rappresentante di un governo che ogni giorno sforna una qualche provocazione nei confronti dei lavoratori, dei giovani e dei pensionati". Le Rdb hanno voluto ignorare il discorso di Rotondi dopo che, "anche quest'anno, abbiamo dovuto leggere ed ascoltare i nuovi e i vecchi tentativi di rimettere in discussione le poche certezze giudiziarie sulla strage fascista del 2 agosto, rispolverando depistaggi vari".

STRAGE BOLOGNA. FISCHI, CONTESTAZIONE, POI LA GENTE SE NE VA
CARTELLONE RDB: "CI RIVEDIAMO IN AUTUNNO"

(DIRE) Bologna, 2 ago. - "Ci rivediamo in autunno": le Rappresentanze sindacali di base alzano lo striscione, rosso, e lasciano piazza Medaglie D'Oro. E' cosi' che protestano non appena prende la parola il ministro Gianluca Rotondi alla celebrazione della strage del 2 agosto 1980 a Bologna. Con le Rdb si allontana Rifondazione comunista ma anche tanta gente: la piazza, quando sono le 10.43, comincia a svuotarsi e l'impressione e' che le presenze si dimezzino in modo netto. E mentre Rotondi continua a parlare ("Applaudire o fischiare, sono opinioni"), alcune centinaia di persone se ne sono gia' andate. Tra quelle che rimangono non mancano i fischi.

STRAGE BOLOGNA. PARTONO FISCHI CONTRO COFFERATI
DALLE FILA DELLE RDB E DELL'ASSEMBLEA ANTIFASCISTA PERMANENTE

(DIRE) Bologna, 2 ago. - Fischi all'indirizzo del sindaco di Bologna, sindaco Sergio Cofferati, in piazza Medaglie d'Oro durante le celebrazioni per il 28^ anniversario della strage della stazione di Bologna. Appena il primo cittadino prende la parola, dalle fila delle Rdb partono alcuni fischi, a cui si aggiungono diversi insulti gridati dai rappresentanti dell'Assemblea antifascista permanente.

2 Agosto, a Bologna fischi per Cofferati e Rotondi

BOLOGNA - Fischi all'indirizzo del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, e del ministro Gianluca Rotondi in piazza Medaglie d'Oro, durante le celebrazioni per il 28^ anniversario della strage della stazione di Bologna. Appena il primo cittadino prende la parola, dalle fila delle Rdb, il sindacato di base, partono alcuni fischi, a cui si aggiungono diversi insulti gridati dai rappresentanti dell'Assemblea antifascista permanente.
STRETTA DI MANO COFFERATI-ROTONDI - E' bastato poi annunciare il nome del ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, presente a Bologna in rappresentanza del governo, che da piazzale Medaglie d'oro si sono levati i fischi. La contestazione, per la quale dunque non sono bastati gli appelli ad evitarla, è scattata quando Rotondi stava per prendere la parola dal palco per il suo intervento alla commemorazione della strage alla stazione di Bologna ed è proseguita nelle prime battute del suo intervento. I fischi erano ancora piu' forti di quelli indirizzati poco prima al sindaco Cofferati, che aveva stretto la mano a Rotondi, ieri definito "ministro incolore" dall'assessore comunale Libero Mancuso, parole subito condannate da Cofferati.
"Non mi disturbano i fischi, che ringrazio, sono i soli che mi considerano un ministro". Cosi' il ministro Rotondi commenta dal palco in piazza Medaglie d'orole contestazioni a lui riservate. Il riferimento e' appunto alle parole di Mancuso.
I FISCHI DELLA PIAZZA - Di fronte ai fischi della piazza, Rotondi chiama in causa la Resistenza dicendo che "l'antifascismo non e' un'opinione", ma e' un caposaldo della Costituzione. "Io non rappresento una parte politica- avvisa il ministro- ma il governo di questo Paese, il governo di una repubblica nata dalla Resistenza". Ma tutto il discorso di Rotondi viene accompagnato da fischi insistenti.
COFFERATI - "Una cosa molto contenuta. Io sono molto contento anche delle cose che ha detto il ministro". Questo il primo commento del sindaco Cofferati sulla contestazione che, anche stavolta, non e' mancata in piazzale Medaglie d'oro in occasione della cerimonia di commemorazione della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
LA GENTE LASCIA LA PIAZZA - "Ci rivediamo in autunno": le Rappresentanze sindacali di base alzano lo striscione, rosso, e lasciano piazza Medaglie D'Oro. E' cosi' che protestano non appena prende la parola il ministro Rotondi.
Con le Rdb si allontana Rifondazione comunista ma anche tanta gente: la piazza, quando sono le 10.43, comincia a svuotarsi e l'impressione e' che le presenze si dimezzino in modo netto. E mentre Rotondi continua a parlare ("Applaudire o fischiare, sono opinioni"), alcune centinaia di persone se ne sono gia' andate. Tra quelle che rimangono non mancano i fischi.


2 agosto 2008 - Asca

STRAGE BOLOGNA: COMMEMORAZIONE 'TESA'. NAPOLITANO, DOVERE DELLA MEMORIA

(ASCA) - Roma, 2 ago - Che non fosse facile prendere la parola a Bologna, in piazza Medaglie d'Oro, per commemorare la strage alla stazione del 2 agosto 1980, il ministro Gianfranco Rotondi se lo immaginava. Ma oltre ai preventivati fischi - che hanno accompagnato in parte il suo intervento - per il titolare dell'Attuazione del programma di governo ci sono stati l'apprezzamento sia del sindaco, Sergio Cofferati (''Sono molto contento delle cose che ha detto''), che del presidente dell'Associazione fra i familiari delle vittime, Paolo Bolognesi (''Le sue sono state parole equilibrate'').
Buona parte dei contestatori (per lo piu' esponenti di Rifondazione comunista e delle Rappresentanze sindacali di base) hanno in verita' cominciato ad abbandonare la piazza durante il discorso di Rotondi il quale, da parte sua, ha cercato di svelenire il clima con una battuta (''Non mi disturbano i fischi, che ringrazio, sono i soli che mi considerano un ministro'').
La commemorazione del ventottesimo anniversario della strage, che costo' la vita ad ottantacinque persone e provoco' il ferimento di oltre duecento, e' servita anche alle piu' alte cariche dello Stato per esprimere - attraverso messaggi a Cofferati e Bolognesi - il loro pensiero su quegli anni bui.
Per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, occorre in particolare ''coltivare un dovere della memoria che si traduca in una rinnovata ampia assunzione di responsabilita' per la difesa dei valori di democrazia, liberta' e giustizia come fondamento del nostro patto costituzionale e garanzia irrinunciabile di crescita politica, culturale e sociale anche per le nuove generazioni''.
Ai giovani pensa anche Renato Schifani, laddove invita ''a lottare non solo contro il terrorismo ma anche contro l'oblio''. Per il presidente del Senato, inoltre, ''il valore di una nazione, la sua stabilita', la sua solidita' morale e civile risiedono nella capacita' della societa' di reagire dinanzi a queste terribili vicende''. Da parte sua il presidente della Camera ritiene necessario che, dopo tanti anni, ''si dissolvano le zone d'ombra che hanno suscitato perplessita' crescenti nell'opinione pubblica intorno all'accertamento della verita' sulla strage. Sarebbe un servizio prezioso - sottolinea Gianfranco Fini - reso alla democrazia del nostro Paese''. Infine l'assicurazione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il quale impegna il governo a ''tenere alta la guardia contro il riemergere di vecchie minacce e contro l'aggressivita' delle nuove''.


2 agosto 2008 - Repubblica.it

Stretta di mano tra Cofferati e Rotondi dopo la bufera di ieri.
La piazza contesta il sindaco e il ministro. Molte persone se ne vanno
Strage, Bologna chiude la polemica. Ma fischi contro Rotondi e Cofferati
Il monito di Napolitano: "Coltivare il dovere della memoria".
Il premier: "Tenere alta la guardia contro il terrorismo"

BOLOGNA - Si aprono le celebrazioni per ricordare le 85 vittime della strage di Bologna di ventotto anni fa. Torna il sereno tra il governo e il Comune, dopo la bufera di ieri e gli scontri per l'assenza del guardasigilli Angelino Alfano. Ma la contestazione non si fa attendere: dalla piazza si levano i fischi. Prima contro Cofferati e poi, più forti, contro il ministro Rotondi. E mentre il rappresentante dell'esecutivo continua a parlare, alcune centinaia di persone se ne vanno. La stretta di mano Cofferati-Rotondi. Stamattina una calorosa stretta di mano tra il sindaco Sergio Cofferati e il ministro per l'Attuazione del programma ha messo la parola "fine" sulle polemiche innescate da una frase dell'assessore comunale agli Affari istituzionali Libero Mancuso, che aveva spinto Rotondi a mettere in discussione la sua presenza. "Grazie di esserci", sono le prime parole del presidente dell'Associazione familiari delle vittime Paolo Bolognesi. Che prima della commemorazione aveva invitato, invano, a "evitare le polemiche, i fischi e fare in modo che oggi sia un giorno del ricordo in cui tutte le forze politiche sono unite per ricordare le vittime".
Il chiarimento con l'assessore. "Mi dispiace che sia avvenuto questo incidente, sono convinto che non avrà nessuna conseguenza su questa manifestazione". Queste le parole di Mancuso, che aveva definito Rotondi "incolore". Prima, l'ironia del ministro, che sottolinea di avere tutti i colori, il bianco della Dc e l'azzurro del Pdl a cui ha aderito. "Nella mia tavolozza mi manca solo il rosso", aveva scherzato.
La contestazione della piazza.
"Non mi disturbano i fischi, che ringrazio, sono i soli che mi considerano un ministro". Gianfranco Rotondi allude proprio a Mancuso quando, dal palco in piazza Medaglie d'oro, commenta le contestazioni contro di lui. "Io non rappresento una parte politica, ma il governo di questo paese, il governo di una repubblica nata dalla Resistenza". Cerca di placare gli animi Rotondi, ma i fischi continuano insistenti e cominciano le defezioni. "Ci rivediamo in autunno": le Rappresentanze sindacali di base alzano lo striscione rosso. Rifondazione comunista se ne va. Così come alcune centinaia di persone. Smorza invece i toni Cofferati, che commenta: "Una cosa molto contenuta. Io sono molto contento anche delle cose che ha detto il ministro". Anche Bolognesi non nasconde di ritenere tutto sommato positivo l'intervento di Rotondi e parla di "parole equilibrate".
"Richieste legittime, risponderemo". Prima della commemorazione il ministro aveva assicurato che il governo affiancherà la magistratura per individuare i mandanti della strage di Bologna. "Il governo è impegnato ad affiancare al tavolo tecnico, che dovrà corrispondere alle legittime richieste ancora purtroppo attuali dei parenti delle vittime, un tavolo politico-istituzionale che intende corrispondere esattamente a queste aspettative".
Le parole del capo dello Stato. Il presidente della Repubblica stamattina ha inviato un messaggio all'Associazione familiari delle vittime, dove ricorda "gli ottantacinque morti e gli oltre duecento feriti della strage nella stazione di Bologna il 2 agosto 1980". "Occorre coltivare un dovere della memoria" e utilizzarlo per difendere i "valori di democrazia, libertà e giustizia", è il monito. Poi aggiunge: "Il 9 maggio scorso, in occasione del 'Giorno della Memoria' dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi, ho ritenuto opportuno promuovere una pubblicazione nella quale compaiono i volti e sono descritti i percorsi di vita di tutte le vittime innocenti dei diversi episodi di matrice terroristica". Gli applausi della piazza hanno accolto la lettura del messaggio del capo dello Stato.
I messaggi di Fini, Schifani e Berlusconi. Il presidente della Camera dei deputati, nel messaggio inviato al sindaco e a Bolognesi, auspica che "dopo tanti anni si dissolvano le zone d'ombra che hanno suscitato perplessità crescenti nell'opinione pubblica intorno all'accertamento della verità sulla strage". Questo, sostiene Fini, "sarebbe un servizio prezioso reso alla democrazia del nostro Paese". Il premier Berlusconi invita a "tenere alta la guardia contro il terrorismo", mentre il presidente del Senato Schifani osserva che "il valore di una nazione, la sua stabilità, la sua solidità morale e civile, risiedono proprio nella capacità della società di reagire dinanzi a queste terribili vicende".


2 agosto 2008 - Emilianet

Protesta sì, ma per avere tutta la verità
Non è stata "plateale" come in altri anni, con fischi e slogan. Ma metà dei manifestanti lascia la piazza in segno di dissenso contro le tesi "revisioniste"
di Luca Domenichini

BOLOGNA, 2 AGO. 2008 - Quando l’onorevole Gianfranco Rotondi ha preso la parola, in qualità di rappresentante del governo, centinaia di militanti di Rifondazione comunista, insieme ai rappresentanti dei sindacati di base Rdb e Cub e a moltissima gente comune, tra cui alcuni parenti delle vittime, hanno girato le spalle e hanno lasciato la piazza. È stata questa la maggiore protesta della manifestazione, espressa nei confronti del ministro per l’Attuazione del programma (ex-segretario della Dc post-Tangentopoli e leader del movimento politico della Dc per le autonomie). Coloro, infatti, che aspettano da 28 anni (!) che venga fatta luce completa anche sui famosi ignoti (mandanti?) in concorso di reato con Fioravanti e Mambro (così recita la sentenza definitiva), non hanno gradito che "uno sconosciuto personaggio incolore che non valeva neanche la pena di fischiare" (come l’Assessore comunale alla Sicurezza Libero Mancuso - ex-magistrato in prima linea nelle inchieste sulle stragi - ha definito il ministro Rotondi, prima delle "scuse" dello stesso Mancuso) si presenti in veste ufficiale sul palco delle commemorazioni con le solite promesse della solita "legge sui risarcimenti ai parenti delle vittime" e "la rimozione di tutti i segreti di Stato".
Ma la protesta non ha risparmiato neppure il sindaco Cofferati, che quando è intervenuto sul palco è stato accompagnato dai fischi di un gruppetto di una decina di persone dell’Assemblea antifascista permanente rimasta sul piazzale a contestare. La scena che si ripete ogni 2 Agosto a ogni commemorazione, insomma, non è stata smentita seppure in forma più contenuta rispetto agli anni passati. Forse, perché ormai pochi si illudono che "gli armadi saranno aperti" per fare piena luce su tutti i colpevoli e mandanti e per fare piena giustizia delle 85 vittime della bomba alla stazione, che è la più grave strage nella storia della Repubblica.
Il motivo più forte della protesta, più ancora della richiesta di verità, sta nella rabbia di coloro che da sempre questa verità chiedono e si sono trovati quest’anno davanti a forze politiche che al contrario di quello che loro chiedono, vorrebbero rimettere in discussione anche le poche verità accertate. "Vogliamo fare conoscere la nostra protesta contro la parte politica che non ha mai accettato le verità delle sentenze definitive contro i terroristi neri Mambro e Fioravanti riconosciuti colpevoli come autori materiali della strage", ci dice con rabbia uno dei militanti, che hanno riposto bandiere e stendardi, e hanno abbandonato la piazza. Così come tutti coloro che se ne sono andati in polemica. A quel punto Rotondi ha concluso il suo intervento in un clima dimesso e in una piazza dimezzata.


2 agosto 2008 - Irpinia news

Rotondi a Bologna replica a Mancuso: "I fischi non mi disturbano"

Bologna - Fischi, polemiche e commozione alla commemorazione delle ottantacinque persone uccise il 2 agosto 1980 nella strage della stazione Bologna. All’arrivo di Gianfranco Rotondi (Ministro ‘supplente’ inviato dal premier Berlusconi a sostituire il guardasigilli a rischio contestazione Angelino Alfano) i cortei si dividono: il primo è il consueto serpentone che parte dal Comune per raggiungere la piazza dove ventotto anni fa morirono 85 persone nella più sanguinosa strage dell'Italia moderna; il secondo si crea, spontaneo, appena inizia a parlare Gianfranco Rotondi. Il piazzale della stazione si svuota quasi per metà e tra chi se ne va c'è anche moltissima gente comune. I primi ad andarsene sono stati i rappresentanti dei sindacati di base Rdb e Cub, dietro lo striscione "Ci vediamo in autunno: sciopero generale". Insieme a loro anche i militanti di Rifondazione Comunista e moltissima gente comune, tra cui alcuni parenti delle vittime. Nel piazzale, a contestare il ministro, è rimasto un gruppetto di una decina di persone dell'Assemblea antifascista permanente, con fischi e grida che non hanno risparmiato nemmeno la parte finale del discorso del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati. "Non mi disturbano i fischi", ha commentato dal palco Rotondi. "Sono i soli che mi considerano un ministro", ha aggiunto scherzando, riferendosi a quel passo dell'intervista dell'assessore comunale Libero Mancuso secondo il quale nessuno si sarebbe preso la briga di fischiarlo perchè personalità incolore e sconosciuta. "Anche questa è par condicio", ha continuato Rotondi. "Mi hanno preso sul serio almeno loro. Non trova?", ha scherzato ancora Rotondi con i giornalisti, in merito ai fischi che hanno sottolineato diversi passaggi del suo intervento. "Non è che, siccome uno è al Governo, diventa un' Istituzione. Le Istituzioni - prosegue Rotondi con i cronisti - camminano sulle gambe delle persone e bisogna sempre parlare con il cuore". Prima della commemorazione il ministro aveva assicurato che il governo affiancherà la magistratura per individuare i mandanti della strage di Bologna. "Il governo è impegnato ad affiancare al tavolo tecnico, che dovrà corrispondere alle legittime richieste ancora purtroppo attuali dei parenti delle vittime, un tavolo politico-istituzionale che intende corrispondere esattamente a queste aspettative".


2 agosto 2008 - Italia Oggi

Aran e sindacati hanno sottoscritto l'aggiornamento del contratto collettivo nazionale
L'Università ha un nuovo Ccnl

Circa cento euro in più, in busta paga, per chi è impiegato nelle università. Tecnici, amministrativi, lettori, collaboratori linguistici e quanti lavorano nelle aziende ospedaliere universitarie possono finalmente tirare un sospiro di sollievo dopo che ieri, l'Aran e le organizzazioni sindacali hanno sottoscritto l'ipotesi di contratto per il quadriennio normativo 2006-09 e per il primo biennio economico 2006-07.
Un esercito di circa 60 mila lavoratori che, dal prossimo ottobre e dopo quasi tre anni, avranno un aumento medio delle retribuzioni di 98,70 euro ed arretrati a decorrere dal 1 gennaio 2006. Numerose le novità per un testo che, innanzitutto riordina tutte le norme contrattuali preesistenti in materia, ma che soprattutto prevede un allargamento delle relazioni sindacali a livello di ateneo. A partire dalla contrattazione collettiva integrativa relativa, per esempio ai criteri per la spartizione delle risorse o ai sistemi di incentivazione del personale, ma anche sulle informazioni che ogni ateneo dovrà fornire in materia di ambiente di lavoro e sulle misure generali relative alla gestione del rapporto di lavoro. Tutto ciò dovrebbe contribuire ad un'applicazione del contratto nazionale a livello decentrato, eliminando controversie interpretative, con l'ulteriore ausilio d'incontri tra Organizzazioni sindacali firmatarie e la Conferenza dei rettori delle università (Crui) per la determinazione di orientamenti omogenei nell'interpretazione del contratto. Più voce per i sindacati anche sui rapporti di lavoro a tempo indeterminato e sull'estensione delle progressioni economiche di carriera il cui meccanismo rinnovato per il passaggio ad una qualifica superiore, prevede ora che il dirigente effettui verifiche periodiche, con metodologie pubbliche e trasparenti, sulle capacità e sull'impegno del candidato, mentre progressioni stipendiali saranno condizionate ad una valutazione della qualità relativa alla prestazione. Il Ccnl punta inoltre a valorizzare l'impegno dei lavoratori dall'elevata professionalità, affidandogli incarichi temporanei e collegando buona parte delle retribuzione ai risultati conseguiti. Irrigidite, invece, le sanzioni disciplinari a carico dei dipendenti in caso d'insufficiente rendimento e qualora si rendano colpevoli di elusione dei sistemi di controllo e dell'orario di servizio. Le Amministrazioni potranno ora disporre di una maggiore discrezionalità per le richieste part-time dei lavoratori e questi, potranno usufruire della conservazione del posto per effettuare esperienze in altre realtà pubbliche o private. Criteri più puntuali anche in materia di mobilità tra sedi diverse dello stesso ateneo cui le amministrazioni dovranno adeguarsi. Soddisfatto di questo risultato il segretario generale del Flc Cgil Enrico Panini che parla di un contratto che valorizza «l'impegno di migliaia di lavoratori e di lavoratrici dell'università». Di tutt'altra opinione Orazio Maccarone dell'Rdb-Cub università che sottolinea come «il ritardo con cui viene siglato il contratto va tutto a danno dei lavoratori».


2 agosto 2008 - Il Giornale di Sondrio

RDB/CUB. Dure critiche dal sindacato di base
COMMERCIO: UN ACCORDO ABOMINEVOLE

Sondrio - «Quello che è stato sottoscritto, dopo 19 mesi di ritardo, è un abominevole accordo di rinnovo, in cui sono stati colpiti i diritti dei lavoratori del settore, mentre rimangono sul tappeto i loro problemi di reddito e di precarietà».
Così le Rdb/Cub commentano il recente rinnovo del contratto di lavoro nel settore commercio, firmato da Cisl e Uil (ma non dalla Cgil).
Molte le critiche del sindacato di base: in tema di lavoro domenicale ad esempio: «C'è l'obbligo di lavorare 13 domeniche all'anno + il 30% delle aperture domenicali comunali - commentano dalle Rdb -; salvo diverso in poche parole si potranno costringere i lavoratori a lavorare fino a 26 domeniche all'anno (forse esentati le lavoratrici madri o padri con bambini sino a 3 anni e i lavoratori che assistono portatori di handicap o persone non autosufficienti). Gli attuali accordi aziendali sulle aperture scadranno automaticamente tra 4 mesi, per essere ovviamente peggiorati. Per il lavoro domenicale svolto come prestazione ordinaria (entro le 40 ore settimanali) è prevista la sola maggiorazione del 30%, maggiorazione ridotta per i tanti lavoratori assunti con contratti che prevedono il riposo in giorni diversi dalla domenica. La Confcommercio incassa soddisfatta la sua principale richiesta contrattuale: lavoro domenicale obbligatorio e pagato poco».
Giudizio negativo anche sulla parte salariale: «Cancellato il biennio economico, l'aumento si spalma su 4 anni a fronte di una inflazione che supera il 4% e che ridurrà l'aumento ad un pugno di mosche. L'aumento retributivo, per un IV livello è pari a 150 euro a regime (settembre 2010). Per l'una tantum per i mesi di ritardo contrattuale sono riconosciuti 252.06 euro divisi in due rate, una svendita, basti pensare che l'una tantum (già misera) dello scorso rinnovo contrattuale era di 400.00 euro».


2 agosto 2008 - L'Unità

Asili nido, in arrivo altri tagli
Fumata nera dopo l’incontro tra l’assessore alla scuola Marsilio e Rdb sulle assunzioni dei precari
di Luciana Cimino

Roma - Una bocciatura quasi totale dell'incontro svoltosi fra i sindacati e il Campidoglio sulla vertenza dei nidi del Comune di Roma che riguarda l'assunzione di 938 precari. Per le Rdb Cub il tavolo non ha portato a «nessun cambiamento sostanziale». Anzi, la nuova amministrazione avrebbe in serbo per i lavoratori dei nidi ulteriori tagli.
«L'assessore Laura Marsilio ha presentato un documento in cui non solo non si procede ad una concreta revisione degli accordi sottoscritti fra la passata giunta Veltroni e Cgil Cisl e Uil – si legge nella nota dei sindacati di base - ma viene proposta una maggiore contrazione della spesa sul personale, con ulteriore riduzione degli incarichi di supplenza ed un conseguente aumento dei carichi di lavoro», denunciano i sindacati di base.
I rappresentati delle Rdb Cub chiedono inoltre maggiore chiarezza all'assessorato sull'avvio del corso-concorso per le precarie dei nidi, previsto a giugno, e sulla delibera che Marsilio dichiara di avere firmato dopo la manifestazione del 14 luglio e della quale, secondo il sindacato, «non c'è traccia». Giudizio opposto a quello dell'assessore che parla di «incontro positivo» e annuncia l'«avvio di una nuova stagione dei rapporti tra Sindacati e Amministrazione comunale nell'ottica di un dialogo costruttivo nel quale non c'è spazio per superate logiche di contrapposizione».
Le Rdb confermano il loro calendario di proteste: un'assemblea cittadina il primo giorno di scuola e un incontro-dibattito pubblico durante il mese di settembre, a cui saranno invitati oltre all'assessore Marsilio, quello al personale Enrico Cavallari e il sindaco Alemanno.


2 agosto 2008 - Left

I precari dell’ambiente
Settecento lavoratori a rischio negli enti di ricerca del ministero guidato da Stefania Prestigiacomo.Vittime della fusione in un unico contenitore, l’Iscra.I sindacati accusano: «Servirà a imbavagliare ogni controllo autonomo sull’inquinamento
di Sara Picardo

Prendi i tre enti di ricerca del ministero dell’Ambiente (Apat, Icram e Infs). Uniscili in uno (Ispra). Mescola bene le tre piante organiche. E poi taglia del 10 per cento. Metti il tutto a bollire per bene nell’ultimo calderone delle "semplificazioni" del ministro Renato Brunetta e aspetta che arrivi ottobre. Cosa ne viene fuori? Settecentoventuno ricercatori precari, con professionalità molto elevate, che tra ottobre e dicembre, alla scadenza dei loro contratti, non sanno che fine faranno. Visto che i processi di stabilizzazione dei 313 tempi determinati che attualmente lavorano negli enti, avviati con le ultime due Finanziarie, sono stati bloccati. Mentre neanche si parla più di altri 408 co.co.co. col contratto in scadenza a dicembre che, secondo un recente accordo con i sindacati, dovevano passare a tempo determinato. L’intento del governo è creare un unico istituto, l’Ispra appunto, controllato direttamente dal ministero dell’Ambiente, con scarsa autonomia rispetto a un’agenzia di controllo, com’era l’Apat. E piena di personale precario. Ecco la storia del pastiche, raccontata da Anna, biologa dell’Apat e sindacalista dell’Rdb-Cub: «Tutto è iniziato con la spazzatura di Napoli. La nostra agenzia è presente con alcuni suoi tecnici all’interno del commissariato governativo per dare un parere sui siti individuati dalla protezione civile. Con la passata amministrazione straordinaria, insediatasi solo a gennaio, avevamo iniziato a lavorare a consulenze sulla raccolta differenziata con gli enti campani interessati. Ma il 22 luglio il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha sostituito i vertici dell’Apat e degli altri due enti di ricerca interessati dall’accorpamento con un commissario straordinario, il prefetto Vincenzo Grimaldi, e due sub commissari, che vigileranno sul nuovo istituto. Togliendo all’Apat, di fatto, non solo l’autonomia di cui godeva, ma anche gran parte dei suoi compiti, tra cui la valutazione strategica di impatto ambientale. Dicono che così si accorceranno i tempi per avere un parere tecnico dalla commissione Valutazione impatto ambientale, ma la verità è che tutto verrà riportato al ministero dell’Ambiente, con un controllo centralizzato e "governativo", a discapito di politiche ambientali serie. E chi ne beneficerà sarà la grande industria. Basti pensare che uno dei nostri compiti era di vigilare sui siti nucleari. Ma a quanto pare, specie se giungerà a compimento la scelta di riportare l’atomo in Italia, se ne occuperà un’agenzia ad hoc». Secondo Volfango Pirelli, segretario nazionale Flc-Cgil, «la riorganizzazione in realtà maschera un vero e proprio spoil system». Impossibile, infatti, per l’attuale governo, toccare la presidenza e i cda dei tre enti, visto che delle leggi ne tutelano l’assetto. «L’effetto sui lavoratori - aggiunge Pirelli - sarà duplice: se da una parte sono già state bloccate le stabilizzazioni dei precari, dall’altra salteranno centinaia di contratti di collaborazione. Inoltre, con l’ultimo decreto le piante organiche degli enti sono state ridotte del 10 per cento e il turn over è stato bloccato. Ma non si è atteso un istante per nominare un commissariato speciale a capo di unistituto, l’Ispra, che ancora non esiste, visto che la legge che l’ha istituito non è ancora stata approvata». Precarietà si somma a precarietà, senza soluzioni di continuità. E se l’intento è chiaro - riportare gli Enti di ricerca sotto l’egida del ministero, limitandone l’autonomia - meno chiari sono il quadro di riordino del nuovo istituto e la riorganizzazione generale della ricerca ambientale in Italia. Verso quale strada andranno? Quella dello smembramento asservito all’industria, come accusano i lavoratori, o quella della tutela e della ricerca ambientale autonoma, come servirebbe?


2 agosto 2008 - Liberazione

Strage di Bologna pronte le contestazioni per il ministro Rotondi
di Benedetta Aledda

Bologna - Alla commemorazione della strage del 2 agosto 1980 ci sarà il ministro Rotondi, parola di Silvio Berlusconi. Una conferma che sa di precettazione. Appena due giorni fa il ministro per l'Attuazione del programma era stato chiamato a sostituire il guardasigilli Alfano, dopo che il nome del titolare del lodo che garantisce l'immunità al presidente del Consiglio aveva provocato varie ipotesi di contestazione. Ieri, però, Rotondi ha scritto al sindaco Cofferati una lettera risentita in cui metteva in forse la propria presenza oggi a Bologna, perché si è sentito insultato dall'assessore bolognese Mancuso. L'ex magistrato (pubblica accusa al processo in primo grado per la strage) lo aveva definito figura "incolore"; poi ieri ha ammesso di aver usato un'espressione infelice e ha precisato di aver detto «che Rifondazione aveva ottenuto come risultato che invece del ministro della giustizia veniva mandato un ministro che aveva minore visibilità mediatica del ministro Alfano». La federazione bolognese del Prc si era infatti definita indignata della presenza di Alfano, titolare del lodo, alla commemorazione.
«Per la lotta al terrorismo e il rispetto delle vittime, l'unica via è l'unità delle forze politiche e, soprattutto, delle istituzioni», ha scritto Rotondi appellandosi a Cofferati in perfetto stile democristiano. In risposta ha ricevuto attestazioni di rispetto e stima da un'amministrazione che aveva già definito strumentali eventuali fischi al ministro Alfano.
Sarebbe stata la prima volta di un ministro della Giustizia a Bologna il 2 agosto. La defezione ha lasciato l'amaro in bocca ai familiari delle vittime, convinti che fosse Alfano il più titolato a rispondere alle loro richieste sul segreto di stato (abolizione completa e disponibilità effettiva dei documenti desecretati; archivio aggiornato delle operazioni svolte dai servizi segreti) e sui risarcimenti (unificazione delle procedure in tutta Italia). In ogni caso, l'Associazione invita a non fischiare gli interventi dal palco e a concentrarsi sul ricordo delle 85 persone morte e delle 200 ferite nell'esplosione di quel sabato mattina di 28 anni fa.
«Non fischieremo», precisa il segretario bolognese del Prc Tiziano Loreti, «ma gireremo le spalle al ministro, quando parlerà, e lasceremo la piazza». «Noi lo saluteremo e gli daremo appuntamento per un autunno più caldo di questo agosto», anticipa Massimo Betti, segretario cittadino delle RdB, anche loro intenzionate a voltare le spalle e ad andarsene. In piazza ci sarà anche l'Assemblea antifascista permanente, che rivendica i fischi come parte della commemorazione di una strage i cui mandanti sono stati occultati da depistaggi e omertà "di tutti i governi".
Ad animare la vigilia della commemorazione c'è stato anche un botta e risposta fra alcuni parlamentari del PdL e la procura bolognese, accusata di sottovalutare le "scoperte" della commissione Mitrokhin sul 2 agosto. Gli esponenti di centrodestra, sostenuti dal vicecapogruppo alla Camera Bocchino, hanno preparato un dossier che farebbe emergere "chiare lacune rispetto alle indagini sulla strage di Bologna". Una mossa che l'ex magistrato Mancuso aveva definito un "pressing" nei confronti del ministro Alfano, che avrebbe avuto per effetto la sua sostituzione con Rotondi.
Alle accuse del PdL la procura ha risposto che non c'è mai stata nessuna sottovalutazione delle ipotesi diverse da quella neofascista, sancita dalle sentenze che hanno condannato come esecutori Fioravanti, Mambro e Ciavardini. Dal 2005, infatti, è aperto un fascicolo, di cui è titolare il pm Paolo Giovagnoli. A giugno il magistrato è andato a Berlino per interrogare alcuni detenuti già militanti delle Cellule rivoluzionarie tedesche (formazione di estrema sinistra vicina al Fronte popolare di liberazione della Palestina), compreso il falsario Thomas Kram, che si trovava a Bologna il 2 agosto 1980 con documenti veri, e che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Dopo l'estate il pm andrà in Francia dove è detenuto il terrorista internazionale Carlos, convinto che la strage sia stata opera «dei servizi yankee, dei sionisti e delle strutture della Gladio».
Non poteva mancare una parola di Cossiga, pronto a riferire alla procura di Bologna sulla sua ipotesi che l'esplosione sia stato un incidente capitato a terroristi palestinesi. Lo invita a presentarsi ai magistrati l'avvocato Cutolini, legale di Ciavardini, che auspica nuove indagini sulla base di «uno studio attento sulle perizie effettuate all'epoca sull'esplosivo».
Per il presidente dell'Associazione dei familiari Paolo Bolognesi le parole di Cossiga sono «favole». «Non siamo contrari a riaprire il processo, ma sono i giudici a decidere se ci sono elementi per farlo», chiarisce Bolognesi, che valuta gli auspici di Cutolini l'ennesimo tentativo «di aggiustare la scena».


2 agosto 2008 - La Stampa

SINDACATI CONTRO ACTS CGIL, UIL E CUB PROCLAMANO UNO STOP DI 24 ORE
Sciopero, lunedì si fermano i bus

SAVONA - L’autunno caldo dei trasporti savonesi comincia con qualche settimana d’anticipo. I sindacati hanno confermato lo sciopero di 24 ore dei bus dell’Acts per lunedì. Allo sciopero non aderiranno gli iscritti alla Cisl, mentre la conferma è arrivata dalle segreterie provinciali di Filt-Cgil, Uiltrasporti e dalla sigla Cub Trasporti.
Sarà uno sciopero pesante, che riguarderà l’intera giornata. questi i dettagli dell’astensione dal laavoro che avrà pesanti ripercussioni sul trasporto a Savona. I bus non circoleranno dalle 8,30 alle 17,30 e poi dalle 20 fino alla fine del servizio. «Siamo fortemente preoccupati per la difficile situazione dell’azienda - dicono i sindacati Cgil e Uil - dovuta a un deficit gestionale non in grado di risanarla. In vece di concentrare le energie di tutti per ottenere questo obiettivo l’azienda ha cominciato a non rispettare accordi sindacali in vigore, importanti per l’organizzazione del lavoro e la sicurezza». La Cgil ha inoltre annunciato un presidio davanti a Prefettura e Provincia.
Anche i Cub Trasporti Acts saranno in sciopero, con motivazioni in parte diverse da quelle dei confederali. Del resto i Cub erano stati i primi ad avere un atteggiamento critico nei confronti del presidente Marson, rifiutando di siglare l’accordo per la riorganizzazione aziendale: «Vorremmo chiarezza sulla situazione finanziaria in cui versa l’azienda anche per capire se sia stato attivato il lease-back annunciato dal presidente. In caso contrario rifiutiamo l’ipotesi di fare ricorso all’indebitamento bancario che provocherebbe un aumento delle spese. Siamo contrari ai tagli del servizio fatti passare come riorganizzazione e contestiamo le carenze di organico sempre più pesanti in tutti i settori. Vorremmo inoltre sottolineare come l’accordo aziendale non sia stato interamente rispettato a fronte di spostamenti arbitrari di personale». Tutte le sigle sindacali lamentano poi l’assenza di «corrette relazioni sindacali», confermando che il principale problema in questa delicata fase sia la difficoltà di rapporti fra il presidente e i nuovi dirigenti dell’Acts e i lavoratori.


1 agosto 2008 - Dire

ATENEI. RDB: FIRMA CONTRATTO DOPO 31 MESI, RITARDO CHE DANNEGGIA
AD OTTOBRE GLI ARRETRATI IN BUSTA PAGA

(DIRE) Roma, 1 ago. - Questa mattina presso l'Aran si e' giunti alla firma dell'ipotesi di Contratto per il rinnovo del Comparto Universita'. L'accordo riguarda la parte normativa 2006-2009 e quella economica per il biennio 2006-2007. Sono state rinviate a successiva trattiva questioni riguardanti le Aziende Ospedaliere Universitarie e gli insegnanti di madrelingua. "Finalmente siamo giunti ad una chiusura per cui RdB si e' battuta, mobilitando i lavoratori fino allo sciopero del 20 giugno scorso- afferma Orazio Maccarone dell'RdB-Cub Universita'-. Ad ottobre arriveranno gli arretrati dovuti ai lavoratori dopo circa tre anni di ritardo". E prosegue: "Gia' da febbraio le RdB-Cub sollecitavano il rinnovo della parte economica con lo stralcio di quella normativa, per permettere ai lavoratori il misero recupero salariale accordato dal precedente governo- prosegue il rappresentante sindacale-. Il ritardo con cui viene siglato questo Contratto va tutto a danno dei lavoratori ed e' stato determinato dal consueto disinteresse dei rettori nei confronti del personale insieme all'insensato ostruzionismo posto da Cgil Cisl Uil, che hanno chiesto anche tavoli di trattativa separati". La nostra firma, proseguono, "apposta con la riserva di consultazione dei lavoratori, deriva dalla necessita' di fronteggiare l'attacco alla Universita' Pubblica e ai diritti dei lavoratori con maggiori strumenti, riconosciuti solo ai firmatari di contratto dalle norme antidemocratiche sulla rappresentanza sindacale". Adesso, conclude Maccarone, "si aprira' una stagione di contrasti forti verso i contenuti di questo accordo e contro la manovra economica del governo. La RdB-Cub si attivera' in tutti i posti di lavoro per far prevalere gli interessi dei lavoratori".


1 agosto 2008 - Adnkronos

ROMA: RDB-CUB, SU NIDI COMUNALI DA NUOVA GIUNTA SCARSI INVESTIMENTI COME IN PRECEDENZA

Roma, 1 ago. - (Adnkronos) - "Nessun investimento sui servizi per l'infanzia e riduzione delle supplenze. Nessun cambiamento sostanziale dall'incontro sulla vertenza dei nidi del Comune di Roma, che si e' svolto nella serata di ieri fra sindacati e l'assessore alle Politiche educative del Comune di Roma, Laura Marsilio". Lo ha dichiarato Caterina Fida della RdB-Cub. "Durante l'incontro - spiega Fida - l'assessore ha presentato un documento in cui non solo non si procede ad una concreta revisione degli accordi sottoscritti fra la passata giunta Veltroni e Cgil, Cisl e Uil, ma viene proposta una maggiore contrazione della spesa sul personale, con ulteriore riduzione degli incarichi di supplenza ed un conseguente aumento dei carichi di lavoro. Al tavolo sindacale non e' stato ancora fornito alcun dato sui costi ed i presunti risparmi conseguenti alla riorganizzazione del settore, ne' e' risultata oggetto di monitoraggio alcuna ricognizione dei costi della gestione affidata a privati. Rimangono parimenti generiche le promesse sull'avvio del corso-concorso per le precarie dei nidi, gia' pattuito per giugno, e non c'e' ancora traccia della delibera che l'assessore Marsilio ha garantito di aver firmato dopo la manifestazione delle lavoratrici precarie in Campidoglio dello scorso 14 luglio". "Le uniche note positive - continua - riguardano il completamento della sospirata stabilizzazione del personale educativo e scolastico, gia' deciso con l'accordo del 7 novembre 2006, e l'apertura di un confronto sul destino delle educatrici Farmacap, che da ieri, con la riacquisizione della strutture da parte del Comune, hanno perso il posto di lavoro. Infine l'assessore ha richiesto la sospensione del vergognoso sistema di rilevazione delle presenze dei bambini tramite badge". ''Sacrificio e' stata la parola piu' usata dall'assessore Marsilio - osserva la sindacalista - perche', a suo dire, le casse comunali sono vuote. Ma in questi anni gli unici a fare i sacrifici sono stati i dipendenti del Comune di Roma, e tra di loro i sacrifici piu' pesanti sono stati imposti alle lavoratrici dei nidi ed ai bambini. La riorganizzazione dei nidi ha portato infatti solo ad una diminuzione della qualita' offerta, a famiglie sempre piu' insoddisfatte ed a lavoratrici in perenne stato di agitazione''. ''La nuova giunta - conclude la Fida - sceglie cosi' la continuita' con la precedente, dimenticando che investire sui servizi all'infanzia significa considerare i costi ma anche e sopratutto i benefici sociali ed economici per coloro che operano nei servizi e per i bambini che li frequentano. Le RdB pensano che sia necessario e non piu' rinviabile riaprire un confronto sul valore educativo e sociale dei servizi per l'infanzia e pertanto confermano l'indizione per il primo giorno di scuola di una grande assemblea cittadina del personale dei nidi ed un incontro-dibattito pubblico durante il mese di settembre, a cui saranno invitati i genitori unitamente al sindaco Alemanno, all'assessore alle Politiche educative Marsilio e all'assessore al Personale, Enrico Cavallari''.


1 agosto 2008 - Omniroma

ASILI NIDO, RDB CUB: «GIUNTA PREVEDE TAGLIO RISORSE»

(OMNIROMA) Roma, 01 ago - «Nessun cambiamento sostanziale dall'incontro sulla vertenza dei nidi del Comune di Roma, che si è svolto nella serata di ieri fra sindacati e assessore alle Politiche Educative Laura Marsilio. Durante l'incontro l'assessore ha presentato un documento in cui non solo non si procede ad una concreta revisione degli accordi sottoscritti fra la passata giunta Veltroni e Cgil Cisl e Uil, ma viene proposta una maggiore contrazione della spesa sul personale, con ulteriore riduzione degli incarichi di supplenza ed un conseguente aumento dei carichi di lavoro. Al tavolo sindacale non è stato ancora fornito alcun dato sui costi ed i presunti risparmi conseguenti alla riorganizzazione del settore, né è risultata oggetto di monitoraggio alcuna ricognizione dei costi della gestione affidata a privati». È quanto si legge in una nota di Rdb Cub. «Rimangono parimenti generiche le promesse sull'avvio del corso-concorso per le precarie dei nidi, già pattuito per giugno - prosegue la nota - e non c'è ancora traccia della delibera che l'Assessore Marsilio ha garantito di aver firmato dopo la manifestazione delle lavoratrici precarie in Campidoglio dello scorso 14 luglio. Le uniche note positive riguardano il completamento della sospirata stabilizzazione del personale educativo e scolastico, già deciso con l'accordo del 7 novembre 2006, e l'apertura di un confronto sul destino delle educatrici Farmacap, che da ieri, con la riacquisizione della strutture da parte del Comune, hanno perso il posto di lavoro. Infine l'assessore ha richiesto la sospensione del vergognoso sistema di rilevazione delle presenze dei bambini tramite badge». «Sacrificio è stata la parola più usata dall'assessore Marsilio perché, a suo dire, le casse comunali sono vuote - afferma nella nota Caterina Fida della Rdb-Cub - Ma in questi anni gli unici a fare i sacrifici sono stati i dipendenti del Comune di Roma, e tra di loro i sacrifici più pesanti sono stati imposti alle lavoratrici dei nidi ed ai bambini. La riorganizzazione dei nidi ha portato infatti solo ad una diminuzione della qualità offerta, a famiglie sempre più insoddisfatte ed a lavoratrici in perenne stato di agitazione. La nuova Giunta sceglie così la continuità con la precedente, dimenticando che investire sui servizi all'infanzia significa considerare i costi ma anche e sopratutto i benefici sociali ed economici per coloro che operano nei servizi e per i bambini che li frequentano - prosegue Fida - Le RdB pensano che sia necessario e non più rinviabile riaprire un confronto sul valore educativo e sociale dei servizi per l'infanzia e pertanto confermano l'indizione per il primo giorno di scuola di una grande assemblea cittadina del personale dei nidi ed un incontro-dibattito pubblico durante il mese di settembre, a cui saranno invitati i genitori unitamente al sindaco Alemanno, all'assessore alle Politiche Educative Marsilio e all'assessore al Personale Cavallari».


1 agosto 2008 - Il Giornale di Vicenza

RDB-CUB. Sciopero e petizione al Prefetto per 150 dipendenti vicentini del pubblico impiego
«Privatizzare i servizi è lo scopo del Governo»
di Gian Maria Maselli

Vicenza - Prima l’assemblea ai Chiostri di Santa Corona dei 150 dipendenti parastatali (Inps, Inail, Inpdap, Aci, Croce rossa) vicentini aderenti al sindacato Rdb-Cub, insieme ai dipendenti pubblici di Ministeri, Comune e Sanità. Poi il corteo diretto in Prefettura. Ha preso vita così la manifestazione del sindacato di base «per contrastare il progetto di smantellamento e privatizzazione del pubblico impiego attuato dal Governo Berlusconi, con tagli agli organici e alle assunzioni, azzeramento degli incentivi, decurtazione del salario in caso di malattia».
Negli uffici della Questura la fama (meritata ?) dei Rdb-Cub dev’essere tale da giustificare il richiamo di agenti anche da Bologna e Padova per il servizio di sicurezza. Poco più in là, in Provincia, c’è la Conferenza dei sindaci e dei capi-gruppo. Ma le attenzioni dei sindacati di base sono tutte per il prefetto Piero Mattei, a cui stanno andando a consegnare una petizione di 1.200 firme. Dalla strada, la delegata Luciana Corazza gli fa presente con il megafono: «Non sono i dipendenti pubblici a pesare sulle casse dello Stato, ma tangenti, mafie e mazzette. Noi invece... ci facciamo un mazzo così. Chiunque si fa curare all’ospedale di Vicenza lo tocca con mano». Rdb-Cub difende «i lavoratori pubblici che ogni giorno svolgono con professionalità il loro lavoro, in condizioni difficili per le carenze di personale. Contro di noi c’è una campagna diffamatoria senza precedenti che mina la nostra dignità. Cosa nasconde? Perchè ogni giorno veniamo apostrofati come "fannulloni" dal ministro Brunetta? La risposta è che questa operazione nasconde la volontà di smantellare l’intero sistema sociale, istruzione, sanità, pensioni in favore di logiche speculative e di mercato, senza affrontare i veri e gravi problemi del funzionamento dei servizi pubblici».
Quanto al «presunto» effetto Brunetta sulla diminuzione delle assenze per malattia, il sindacato liquida: «Rilevazioni degli ultimi due mesi, prima che la circolare del ministro fosse stata scritta».
E mentre è in vista lo sciopero generale del 17 ottobre, i sindacati di base registrano «un’ampia adesione allo sciopero di due ore messo in atto oggi dai nostri iscritti in tutta Italia».


1 agosto 2008 - Il Cittadino

Manifestazione di protesta contro il decreto 112 del ministro Brunetta: «I servizi funzionano grazie al nostro impegno»
«Chiediamo rispetto come lavoratori»
I sindacati del pubblico impiego davanti alla sede del «Cittadino»
di Cristina Vercellone
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Lodi - Bandiere alzate e un unico sogno nel cuore: essere lavoratori rispettati. Due secoli di storia e diritti conquistati con la lotta e il sangue non possono essere cancellati oggi con un colpo di spugna dal decreto 112 varato dal ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta. Dopo la mega manifestazione del 22 luglio che solo a Lodi ha visto scendere in piazza 500 persone, ieri mattina i lavoratori statali hanno voluto manifestare davanti alle sedi dei principali organi di stampa. I lodigiani si sono divisi tra un’iniziativa davanti alla sede della Rai di Milano e una seconda di fronte alla sede del quotidiano della provincia di Lodi «il Cittadino». Ed è proprio qua, in via Gorini, che sono giunti in 50. Muniti di bandiere e fischietti hanno partecipato ordinatamente al presidio organizzato da Rdb/Cub pubblico impiego, la Funzione pubblica della Cgil e della Cisl, la Uil pubblica amministrazione, la Cisal e la Confsal. «Nel Lodigiano non ci sono fannulloni - commenta un ispettore del lavoro -; gli uffici vanno avanti grazie alla collaborazione tra colleghi. Non abbiamo neanche gli strumenti per svolgere l’attività. Usiamo persino i nostri cellulari privati per chiamare. Ci hanno dato un budget per i costi telefonici. Noi l’abbiamo superato e quindi siamo stati costretti a pagare di tasca nostra. La qualità del lavoro non ne beneficia di certo». Gli dà man forte un collega dell’Inps. «È vero - conferma -; quando dobbiamo parlarci per coordinare i controlli, lui mi fa uno squillo e io lo richiamo». Ma non è l’unico punto debole. Alla direzione provinciale del lavoro non hanno neanche i soldi per la benzina. «Ci hanno detto che dobbiamo uscire solo a piedi - commenta una donna esasperata -. Che controlli possiamo fare così? Soltanto in città». Gli uffici dell’Inps oggi sono rimasti chiusi per protestare, anche a Sant’Angelo e Codogno. «Chiediamo che si dia un’informazione corretta del decreto 112 - commentano Michele Riccardi di Rdb e Giovanni Bricchi della Cgil -; per questo manifestiamo davanti alle sedi dei mezzi di comunicazione. Il decreto Brunetta toglie il diritto a riposare 11 ore tra un turno di lavoro e l’altro, mentre l’obbligo di riposo ogni 7 giorni diventa bisettimanale. Quale sicurezza sul lavoro si garantisce? Pensiamo ai turni degli infermieri: in questo modo si mette in pericolo l’incolumità degli stessi pazienti. Non dimentichiamo che questi provvedimenti riguardano anche i lavoratori del privato. Sulla scuola, invece, pesa il taglio di 150 mila insegnanti. Dovranno fare le classi da 40». Il ministro Brunetta, dicono i sindacalisti, le racconta grosse. «Ha preso l’Inps come esempio di inefficienza - commenta Riccardi -. Ha detto che l’istituto ha dato in appalto la liquidazione delle pensioni e che il lavoro che all’Inps fanno in 6, nel privato lo fa una persona sola. Ma questa è una menzogna. Per legge infatti soltanto l’Inps può liquidare le pensioni».

«All’Inps e alla direzione del lavoro siamo produttivi, guardate i numeri»
Tutti in piazza contro il governo: «Non dite che siamo fannulloni»
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Lodi - Non è vero che i lavoratori della pubblica amministrazione stanno con le mani in mano. Non è vero a Lodi e non è vero nel resto dello stivale. I rappresentanti sindacali lo affermano in un incontro con la direzione e l’amministrazione del «Cittadino», snocciolando uno dietro l’altro i dati relativi all’aumento della produttività nei vari settori. «I risultati ottenuti nelle agenzie fiscali tra 2006 e 2007 sono sorprendenti - spiega Giovanni Bricchi - segretario generale della Cgil Funzione pubblica -. La riscossione da attività di controllo nel 2007 ha avuto in Italia un incremento del 46 per cento rispetto a quella del 2006. Per quanto riguarda il contrasto all’evasione fiscale, nel 2007 gli accertamenti sono aumentati del 17,74 per cento. Il decreto 112, invece, rischia di vanificare i risultati raggiunti demotivando il personale con il taglio del salario di produttività». Una delle poche cose positive fatte dal governo Prodi, aggiunge Bricchi, «è di aver emesso 1.400 lavoratori in più nell’ispettorato del lavoro, portando a oltre 250 milioni e mezzo di euro di recuperi contributivi e a 97 milioni di euro di sanzioni riscosse. I salari accessori vengono dati per progetti finalizzati al recupero crediti. Se il ministro congela le risorse per la contrattazione decentrata nel 2009 e dice che le ripristina nel 2010 tagliate del 30 per cento, vuol dire che ha un comportamento schizofrenico. Da un lato dice che vuole aumentare la produttività, dall’altro taglia le risorse, impedendo agli ispettori di uscire a fare i controlli». Parlano chiaramente anche i dati locali dell’Inps. «Nel 2006 - spiega Michele Riccardi rappresentante lodigiano di Rdb e componente della Rsu dell’Inps - il tempo medio di liquidazione delle pensioni era di 27 giorni, nel 2007 è diventato di 23. Mentre tra 2006 e 2007 la produttività nella sede di Lodi è aumentata del 17 per cento». Altro che fannulloni. «25 mila aziende nel Lodigiano - aggiunge Riccardi - sono gestite da 83 lavoratori. Nel 2006 abbiamo liquidato tra pensioni e assegni sociali 1.480 persone. Ma non è tutto, al contrario di quanto si dice, il bilancio complessivo dell’Inps a livello nazionale è in attivo. L’esercizio della gestione finanziaria dell’anno in corso si chiuderà con un avanzo di 7,987 miliardi di euro». Riccardi critica anche la decisione di affidare ai privati le pensioni integrative. «Il fatto - annota - è che suscita appetiti incredibili. Avevamo già previsto tutti gli accordi con una banca e con l’Inail, avevamo creato l’area azzurra. È arrivato il precedente governo Berlusconi e ha fatto saltare tutto. Anche dietro la scelta di affidare ai tabaccai l’erogazione delle pensioni c’è un interesse puramente commerciale». Dilatando poi senza confini la possibilità di proroga dei contratti a tempo determinato, aggiunge Bricchi, «il decreto Brunetta fa dei lavoratori dei precari a vita». È vero, conclude Gianfranca Saronni, rappresentante della Cisal e dipendente Inps, «questo decreto si ripercuote su tutti e va a toccare le famiglie. Basta pensare alla privatizzazione dell’università, ai tagli nella scuola, all’introduzione dei ticket anche per gli esenti. Gli italiani dovrebbero essere tutti uniti e guardare cosa stanno combinando questi signori che sono al governo». Cgil, Cisl e Uil hanno già annunciato uno sciopero nazionale per il prossimo autunno.(Cri.Ver.)


1 agosto 2008 - Il Messaggero

Roma. «Dobbiamo fermare insieme lo smantellamento della previdenza pubblica...
di STEFANIA ORTOLANO

Roma - «Dobbiamo fermare insieme lo smantellamento della previdenza pubblica. Basta con la persecuzione e la demonizzazione del dipendente pubblico». Lo hanno gridato in coro più di 50 dipendenti Inps riunitisi ieri mattina in assemblea nella sede di via Spezioli durante lo sciopero al quale hanno aderito anche i dipendenti delle sedi di Lanciano e Vasto. Una giornata di lotta contro le misure del governo sul pubblico impiego, in particolare contro il decreto legge 112/2008 che verrà approvato alla Camera la settimana prossima e che «porterà tagli agli organici, blocco delle assunzioni, privatizzazione dei servizi, impoverimento della professionalità». Spiega Silvio Di Primio di Rdb cub: «Il governo ha tagliato gli incentivi sul piano di lavoro, grazie a questo i dipendenti pubblici dal 1° gennaio 2009 troveranno 200 euro netti in meno al mese sulla busta paga. Con tutti questi tagli le tariffe per i servizi subiranno un aumento, come aumenterà l'addizionale Irpef comunale e regionale sulle busta paga».
Con le nuove leggi tempi duri anche per i giovani. «Se prima c'era il divieto di cumulo - continua Di Primio - dal 26 giugno scorso chi sta in pensione può svolgere un'attività lavorativa il che vuol dire stipendi bassi e moltiplicazione del lavoro nero. Di fatto questo è la premessa alla privatizzazione di enti come l'Inps e l'Inail. Il ministro Brunetta ha detto che i contributi si pagheranno al tabaccaio o in farmacia. Mettere nelle mani di piccole aziende ciò di cui si occupa l'Inps significa affidare materie così importanti per la collettività a persone meno competenti e sottopagate».
«La protesta di oggi - dice Matteo Di Viesti, Cisl - non riguarda solo i dipendenti pubblici ma tutta la cittadinanza perché tagliare agli enti pubblici significa dare un peggior servizio ai cittadini e aprire le porte al lavoro nero».


1 agosto 2008 - Corriere Alto Adige

Inps, precari in sciopero

BOLZANO — I precari dell'Inps tornano in piazza davanti alla Rai. Una trentina di militanti del sindacato RdB ha manifestato contro la finanziaria estiva.
«Questo decreto rende tutti precari, toglie posti di lavoro e abbassa gli stipendi» dice Nadja Vitale. Con questo decreto sarà ancor più difficile regolarizzare i precari dell'Inps altoatesina. Solidarierà ai precari da tutta la sinistra locale.


1 agosto 2008 - Il Piccolo

IERI MATTINA
Inps, sportello chiuso per lo sciopero

Trieste - Sede provinciale Inps bloccata ieri per l'intera mattinata, per via dello sciopero nazionale contro il decreto Brunetta. Allo sciopero è stata abbinata un'assemblea di due ore che ha di fatto reso inaccessibile il servizio per l'intera mattinata. «Abbiamo indetto questa manifestazione – hanno spiegato le Rdb - per informare il personale sulle conseguenze del decreto». Inoltre, si protesta anche per l'estensione del periodo di reperibilità in malattia dalle 8 alle 20. Dall'assemblea è emersa la previsione di altre agitazioni nelle prossime settimane. «Pur essendo dispiaciuti per il disagio creato agli utenti – sottolinea Daniela Gomizel, delegato provinciale Inps – questo è l'unico modo per far sentire la nostra voce».


1 agosto 2008 - Corriere del Veneto

In piazza «Su 17 pensionamenti solo 2 assunzioni». E i sindacati attaccano il «Decreto Brunetta»
I dipendenti Inps: servizi a rischio chiusura
di Paola Arosio

VERONA - «Abbasso il decreto Brunetta ». «No ai tagli di personale». C'erano slogan come questi, ieri mattina, di fronte all'Inps di via Cesare Battisti. Qui i dipendenti delle cinque sedi dell'ente, Verona, Caprino, Legnago, San Bonifacio, Villafranca, si sono riuniti per dar vita alla protesta contro il decreto legge firmato dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. «Il governo sta operando un attacco sistematico nei confronti della pubblica amministrazione - fanno sapere i manifestanti - le razionalizzazioni di fatto si concretizzano in una diminuzione dei servizi all'utenza, il tutto aggravato dal blocco delle assunzioni. Di questo passo davanti agli uffici saremo costretti a scrivere "Chiuso per fallimento" ». Ad oggi la sede scaligera dell'Inps conta 215 dipendenti, mentre in totale le agenzie territoriali ne possiedono 68. E dall'inizio dell'anno, a fronte di 17 uscite si sono registrati due soli ingressi. Il che equivale a dire che il personale in pensionamento non viene rimpiazzato. Ci va cauto il direttore dell'istituto previdenziale Giovanni Martignoni, che usando un eufemismo dichiara: «Non godiamo di abbondanza di personale e l'età media dei dipendenti è piuttosto avanzata. Per ora, cerchiamo di gestire il problema della carenza di organico con una movimentazione interna. Il decreto fa leva su una situazione nazionale, ma a Verona non si verifica un assenteismo abnorme». «Il decreto inciderà soprattutto sui quadri intermedi - gli fa eco il funzionario Antonino Leone - qui ci mancano le professionalità». A rispondere al provvedimento di legge è anche il presidente della Provincia Elio Mosele, che sostiene: «Il nostro ente ha ottemperato alle richieste di modernizzazione del ministro. È informatizzato e ha tecnologie all'avanguardia». Entro fine anno ai Palazzi Scaligeri ci saranno 26 assunzioni a tempo indeterminato tramite concorso.
In piazza Dante, anche i rappresentanti del comparto enti locali di Cgil, Cisl e Uil hanno manifestato il loro malcontento nei confronti del «decreto Brunetta». Una delegazione ha poi incontrato il prefetto Italia Fortunati che ha garantito di presentare le loro istanze al governo.


1 agosto 2008 - Gazzetta di Reggio

I dipendenti dell’Inps chiedono l’aumento dei salari

REGGIO E. - Si è svolta ieri la protesta, articolata con due ore di sciopero nazionale e manifestazioni regionali in tutti i capoluoghi emiliani, dei lavoratori degli Enti Previdenziali contro il decreto legge 112 che prevede tagli fino a circa 6mila euro annui ai salari dei lavoratori di Inps, Inail, Inpdap ed Enpals. Le rappresentanze sindacali di base (RdB) evidenziano «un’altissima partecipazione all’iniziativa che ha comportato la chiusura totale di molte sedi. In particolare la Sede Provinciale Inps di Bologna, dove si è svolta un’affollata assemblea regionale (alla presenza delle delegazioni di Reggio, Modena, Rimini e Ferrara) è rimasta chiusa al pubblico per tutta la giornata».
«Quello andato in scena - scrive in una nota Donato Cardigliano dei Rdb - è da considerarsi un assaggio di ciò che abbiamo intenzione di mettere in campo a partire dalla fine di agosto fino alla data dello sciopero nazionale del 17 ottobre prossimo, indetto dal sindacalismo di base, quando oltre ai lavoratori del settore pubblico scenderanno in lotta anche quelli del settore privato».


1 agosto 2008 - Il Manifesto

PUBBLICO IMPIEGO. Sciopero Rdb-Cub contro i tagli

Contro i tagli della finanziaria al pubblico impiego, sono scesi in piazza ieri, con presidi e volantinaggi in diverse città d'Italia, i lavoratori degli enti pubblici non economici per la mobilitazione indetta dal sindacato di base RdB-Cub.


1 agosto 2008 - Il Centro

SANITÀ. Stabilizzazione dei precari Braccio di ferro con la Asl
di YLENIA GIFUNI

PESCARA - Non si ferma il braccio di ferro che da giorni oppone la Direzione sanitaria della Asl ai precari del settore. Per i dipendenti non è sufficiente l’impegno del manager Antonio Balestrino a prorogare i contratti in scadenza fino al 31 gennaio. I lavoratori, in accordo con le organizzazioni sindacali di base, chiedono «l’interpretazione autentica del piano di stabilizzazione».
Portavoce dei precari della regione è Mario Frittelli, coordinatore regionale Rdb/Cub, che spiega le perplessità dei lavoratori. Secondo il sindacalista, il piano regionale di riassorbimento dei precari contrasta con quello nazionale. La normativa regionale stabilisce, infatti, il rinnovo «per i precari con contratto in essere al 31 dicembre 2007» e di fatto esclude chi ha maturato l’anzianità durante il quinquennio antecedente. A rimanere fuori sono approssimativamente 30 precari storici, in servizio da 8 o addirittura 10 anni. L’interrogativo di fondo è: «Può una norma regionale contrastare con una legge governativa centrale?», attacca Frittelli. La richiesta è di modificare il piano sanitario regionale, «la stabilizzazione deve far riferimento ai disegni nazionali». I tempi sono sempre più stretti, ogni giorno che passa ci sono nuovi licenziamenti e contratti che scadono. Alle rappresentanze Rdb/Cub, Cobas e SdL si unisce anche il Comitato Precari di Pescara, un’organizzazione di circa 50 iscritti nata qualche anno fa. I precari nei giorni scorsi hanno dato vita a una serie di manifestazioni. Venerdì si sono autoconvocati dal direttore generale Balestrino, lunedì hanno organizzato una giornata di mobilitazione sotto la sede dell’assessorato regionale alla sanità in piazza Alessandrini. Il prossimo obiettivo è portare la discussione a Palazzo Centi, sede della Regione. È già stato chiesto un incontro ufficiale con il presidente Enrico Paolini, «se domani (oggi ndr) non riceveremo una comunicazione ufficiale da parte dei rappresentanti istituzionali, ci autoconvocheremo», conclude Frittelli.


1 agosto 2008 - La Repubblica

Niente Alfano, arriva Rotondi
Due Agosto: il governo cambia ministro. Il Prc canta vittoria De Maria: "Grave e negativo se la sostituzione fosse una decisione politica"
di SILVIA BIGNAMI

Bologna - IL governo cambia programma all´ultimo minuto e cancella la presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano dal programma per il 28° anniversario della strage della stazione. Domani al posto del Guardasigilli arriverà il meno noto Gianfranco Rotondi, ministro per l´Attuazione del Programma. Un dietrofront deciso dal premier Silvio Berlusconi in persona sotto il pressing delle polemiche politiche di questi giorni, dei veleni revisionisti e delle contestazioni condannate anche dal sindaco Cofferati contro il "padre" del Lodo che garantisce l´immunità alle più alte cariche dello Stato.
Ad alzare il telefono per avvertire il primo cittadino del cambio di programma è stato, ieri mattina, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta. L´ufficialità è arrivata in serata, con un comunicato di Palazzo Chigi: «Il governo ha chiesto al ministro Alfano il sacrificio di rinunciare per tagliare alla radice le polemiche che si erano già avviate e che avrebbero finito per mancare di rispetto alle vittime». Poche righe che spuntano le armi a chi, come il segretario di Prc Tiziano Loreti, aveva definito la presenza di Alfano «una ferita per la città», suscitando le ire del Pdl. Lo stesso ministro della Giustizia, che in questi giorni è stato costantemente informato dalla bufera politica che si era scatenata sul suo nome, ha saputo della decisione di Palazzo Chigi solo nel pomeriggio. «La decisione dipende dal governo, non da lui» fa sapere il suo entourage, anche perché la presenza di Alfano a Bologna, annunciata lunedì da Cofferati, «era in realtà solo un´ipotesi. Non c´è mai stata una nota o una voce del ministero che lo annunciasse».
«Una grande delusione. Alfano era il ministro giusto» commenta amareggiato il presidente dell´Associazione delle vittime Paolo Bolognesi. «Il governo doveva tenere botta. Chi fa polemica cerca solo pubblicità». Duro il segretario del Pd Andrea De Maria: «Il governo può mandare chi vuole, ma se la sostituzione di Alfano fosse una decisione politica sarebbe grave e negativo». Sorpresa nel Pdl. Il deputato di An Enzo Raisi confessa di aver parlato con Alfano ieri: «Era ancora convinto di venire. Ma era giustamente preoccupato. Del resto Cofferati ha invitato la piazza a non fischiare: l´ultima volta l´ha fatto Giorgio Guazzaloca, e i fischi lo hanno sommerso». Allarga le braccia anche il deputato di Forza Italia Fabio Garagnani: «Il clima era brutto». Tira invece un sospiro di sollievo Rifondazione. «Meno male, Alfano era improponibile» sorride Loreti. Detto questo però, non cambiano le intenzioni di Prc e delle Rdb di Massimo Betti, che dice: «Faremo con Rotondi quel che volevamo fare con Alfano: quando inizia a parlare ce ne andiamo».


1 agosto 2008 - Corriere della Sera

La compagnia Berlusconi: «Senza esuberi c'è solo il fallimento»
Alitalia, restano 375 milioni Il premier: trattative estere
Scoppia il «caso» AirOne, ma Intesa: sarà integrata tutta. Rinviata la semestrale, decisioni non prima di fine agosto. In un mese bruciati 13 milioni. L'impegno dell'Antitrust
di Antonella Baccaro

ROMA — «Stiamo trattando con compagnie straniere». Silvio Berlusconi, in un'intervista al Tg5, rivela un dettaglio inedito del salvataggio di Alitalia, e assicura risultati «all'inizio dell'autunno». Il premier ammette l'esistenza di un problema-esuberi: «Ci sarà da verificare con quante persone dovrà funzionare la nuova Alitalia, ma contro questa eventualità — osserva — ce n'è una sola, che è il fallimento, quindi 20 mila persone che perdono il posto di lavoro».
Nella giornata di ieri è arrivata anche una precisazione sul ruolo di AirOne nel salvataggio di Alitalia. Il «punto centrale» del piano, spiegano fonti vicine all'advisor, è rappresentato dall'integrazione tra AirOne e Alitalia, ed in tale contesto non è prevista la cessione di rami di azienda della compagnia di Carlo Toto. Si spiega inoltre che l'integrazione «si avvarrà del ruolo di rilievo che AirOne è stata in grado di sviluppare sul mercato» del «valore rappresentato da una flotta moderna e di qualità», e delle «numerose professionalità » e «capacità gestionali» del gruppo. Ma secondo indiscrezioni il caso non sarebbe risolto, così come andrebbe definito il ruolo di Carlo Toto e dei suoi figli, oggi inseriti nell'azienda. Del resto il quadro resta ancora mosso. Di certo c'è solo il rinvio della semestrale di Alitalia, deciso dal cda guidato da Aristide Police, e lo slittamento di ogni decisione a fine mese. In cassa il 30 giugno erano rimasti 375 milioni, 13 in meno rispetto a maggio. Il 29 agosto, malgrado le smentite governative, potrebbe essere il giorno dell'emanazione della norma che modifica la legge sul commissariamento e quello della morte e rinascita di Alitalia. Lo stesso ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ieri ha ammesso che una modifica è allo studio.
Sfida il governo il leader del Pd, Walter Veltroni: «Si è smentita ogni ipotesi di commissariamento — ha affermato —, sarebbe grave se il Consiglio dei ministri di fine agosto lo facesse. Ma siamo certi che non succederà».
«Spero che non presentino una soluzione quando tutti sono andati in ferie» avverte il segretario generale della Cisl, Raffele Bonanni. Tirano il freno invece Anpac, Anpav e Avia che si dicono fiduciosi nella «coerenza e determinazione» del premier. Al contrario il sindacato di base Cub passa all'attacco e proclama uno sciopero per il 17 settembre, da anticipare nel periodo di franchigia, durante il quale le astensioni sono vietate, nel caso gli eventi precipitino. Intanto martedì il governo dovrebbe riferire in Parlamento sulla vicenda. Il giorno prima, presso la Regione Lazio, si terrà il tavolo interistituzionale per approfondire le ricadute occupazionali del piano, cui parteciperà la Provincia e anche il Comune. C'è da registrare infine la posizione del Garante Antitrust, Antonio Catricalà, che, a proposito della fusione Alitalia-AirOne assicura procedure veloci: «Trenta giorni se non ci sono problemi, altri 45 se viene aperta una istruttoria».


1 agosto 2008 - Il Giorno

Operaia licenziata Candy: «Decisione presa nel rispetto delle leggi»
LA REPLICA

Monza - «SI È TRATTATO di una decisione difficile, presa nel pieno rispetto di leggi e normative, dopo avere attentamente valutato tutte le alternative possibili in tutti i reparti». È la comunicazione fatta dal gruppo Candy il giorno dopo la denuncia pubblica fatta dal sindacato Cub per il licenziamento di un’operaia (da 16 anni in azienda) che, a causa di alcune patologie al braccio («contratte proprio nel corso dell’attività lavorativa», spiega il sindacato) non poteva più continuare a svolgere determinate mansioni. «La decisione è venuta a conclusione di un caso iniziato nel 2000 e dopo oltre tre mesi nei quali la lavoratrice è stata sospesa con retribuzione dal lavoro per completare tutti gli accertamenti e approfondimenti. Vista l’inabilità della lavoratrice a ricoprire ruoli in produzione e la saturazione dei posti di lavoro impiegatizi in fabbrica, è stato giocoforza arrivare alla decisione» spiegano dall’azienda. «Candy Group sta operando con la collaborazione dei migliori esperti di medicina del lavoro per migliorare ulteriormente le condizioni e le procedure operative in tutti i suoi stabilimenti, con l’obiettivo di minimizzare la possibilità di insorgenza di malattie professionali. Nell’inderogabile rispetto delle esigenze della produzione, si è sempre dimostrata aperta a eventuali cambi di mansione, quando necessari per evitare l’insorgere di patologie direttamente connesse all’attività lavorativa. Tutto questo rientra nei principi etici di responsabilità sociale dell’azienda, basati sul pieno rispetto delle persone, delle leggi e normative e dell’ambiente», concludono dalla Candy.(F.Lomb.)


1 agosto 2008 - Savona news

Savona: sciopero dei busi lunedì prossimo, disagi

Savona - Sciopero dei bus Acts, indetto dalle Segreterie Provinciali di FILT – CGIL, UIL TRASPORTI e CUB TRASPORTI, lunedi' prossimo dalle 8.30 – 17.30 e dalle 20 a fine servizio. Non vengono esclusi disagi immediatamente prima e dopo le ore di sciopero programmato...(r.c.)


1 agosto 2008 - Settegiorni

ANPI E ALTRI
E' NATO IL COMITATO ANTIFASCISTA

Nato a Rho il Comitato rhodense permanente antifascista. Dopo il raduno nazionale di Cuore Nero, tenutosi a Rho lo scorso 13 e 14 giugno, le forze democratiche e antifasciste hanno deciso di costituire l'organizzazione: «a presidio della Costituzione democratica». E' guidata dal presidente della sezione rhodense dell'Anpi Tonino Guerra ed è formata dalle sezioni Anpi di Rho, Lainate, Nerviano, Cgil Milano, Fiom zona San Siro-Sempione, Cub Rho, Slai Cobas Rho, Rock'in Rho, Sos La Fornace, Giovani idee, Rifondazione comunista Rho, Partito dei comunisti italiani Rho, Sinistra democratica Rho, Partito democratico Rho, Verdi Rho e Verdi Lainate.


a

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