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Il Sindacato di Base e Indipendente

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02/08/08

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dicono di noi - le notizie
dal 21 al 31 luglio 2008

31 luglio 2008 - Omniroma

FINANZIARIA, RDB-CUB: «IN PIAZZA PER DIFENDERE PUBBLICO IMPIEGO»

(OMNIROMA) Roma, 31 lug - «Sono partite verso le 10.30 di questa mattina le iniziative a sostegno dello sciopero nel comparto degli enti pubblici non economici, indetto per oggi dalle Rdb-Cub contro la manovra economica del governo, per la dignità dei lavoratori pubblici ed in difesa dello Stato Sociale». Lo comunica in una nota Rdb-Cub. «In tutta Italia - continua la nota - si stanno svolgendo assemblee, volantinaggi e presidi di lavoratori: a Torino, Cuneo, Novara, Alessandria, Lodi, Vicenza, Verona, Chieti, Taranto, Andria si manifesta davanti alle prefetture o alle sedi degli enti; a Bologna davanti alla sede di Forza Italia; davanti alle sedi Rai i presidi di Roma, Milano, Firenze, Bari, Bolzano, organizzati con l'intento di sollecitare il servizio pubblico radiotelevisivo a dare informazione sulla mobilitazione in corso. Nella Capitale, circa 500 fra lavoratori e delegati del Lazio stanno manifestando di fronte ai cancelli del Centro Rai di Saxa Rubra. Diversi gli striscioni sul problema salariale: 'Tagliare i tagli alle retribuzioni - Parastato in lottà; 'Bisogna essere maghi per arrivare a fine mesè, con l'effige di Harry Potter, mentre quella di Totò accompagna un 'Fannulloni? Ma mi faccia il piacerè».


31 luglio 2008 - Dire

BOLOGNA. MUTANDE E SEDERI AL VENTO, PROTESTA CONTRO BRUNETTA
SCIOPERO DI 2 ORE DEI DIPENDENTI PUBBLICI, SOLO PRC-PCDL CI VANNO

(DIRE) Bologna, 31 lug. - Alla fine scatta lo sciopero. Due ore per protestare contro: la privatizzazione degli enti previdenziali, i tagli ai fondi per la produttivita' (che per un dipendente dell'Inps significa in media rinunciare a 5.000 euro di salario accessorio all'anno) e l'epiteto coniato dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta verso i suoi dipendenti: Fannulloni. Ma dopo aver ricevuto attestati di solidarieta' e promesse dei partecipazione alla protesta, da vari esponenti di partito, solo Rifondazione comunista (con il responsabile dei rapporti con i movimenti Alessandro Bernardi, che propone al gruppo consigliare del Prc in Regione di presentare una richiesta di incostituzionalita' sui provvedimenti del Governo sui dipendenti pubblici, come ha gia' fatto la Toscana) e il Partito comunista dei lavoratori (con Michela Terra) si fanno vivi. Intanto, le Rdb sfoderano un vasto repertorio di iniziative di protesta, indirizzate manco a dirlo a Brunetta e al governo. La piu' eclatante? "Gia' l'inflazione ci aveva lasciato in mutande, ora volete toglierci pure quelle", recita uno striscione, messo come sfondo ad una fila di mutande stese. Striscione che, ad un certo punto, viene tolto e scopre alcuni manifestanti girati e senza mutande. Ma nessuno scempio alla pubblica decenza: i vari fondoschiena sono di plastica. E se il messaggio dei dipendenti (erano un centinaio quelli che hanno risposto all'invito a scioperare delle Rdb) non e' sufficientemente chiaro, basta leggere le tante targhe al collo, con scritto "fannullone operoso", per capire quello che i sindacalisti vogliono dire. Insomma, per le Rdb l'operazione fannullone nasconde altro. "Il tentativo e' rovinare pezzi di pubblica amministrazione che funzione Inps e Inail ad esempio, per precostituire la scusa per privatizzarli- dice Gilberto Sisini, del coordinamento regionale delle Rdb- un fanatismo liberista che e' un salto di qualita' anche rispetto al primo governo Berlusconi". Meglio: "un attacco a tutto lo Stato- incalza il sindacalista- e noi lo difendiamo dai talebani del liberismo". E nella giornata "dell'orgoglio pubblico" c'e' solo un grido che puo' risuonare sotto le Due Torri: "A lavorare, Brunetta a lavorare...".

STRAGE BOLOGNA. 'TOGLIETE IL SEGRETO DI STATO, FANNULLONI'
'TITOLISTI' RDB AL LAVORO PER LA 'CONTESTAZIONE' AL 2 AGOSTO

(DIRE) Bologna, 31 lug. - Nonostante la raccomandazione di Cgil, Cisl e Uil ad evitare contestazioni durante l'intervento del rappresentante del Governo, Prc, Pdci e Rdb confermano la loro linea. Non solo, le Rdb hanno gia' in testa alcuni striscioni da portare in corteo: "Togliete il segreto di stato, fannulloni". Questa una delle ipotesi piu' gettonate, almeno tra coloro che oggi hanno incrociato le braccia per protestare contro i tagli e la campagna sui "fannulloni" portata avanti dal ministro delle Funzione Pubblica Renato Brunetta. Piace molto anche il monito tutto per il Governo "Ci rivediamo in autunno...". Intanto Alessandro Bernardi, responsabile dei rapporti con i movimenti del Prc di Bologna conferma la decisione presa dal suo partito: quando parlera' il ministro (si riferiva ancora al Guardasigilli Angelino Alfano), "gireremo le spalle al ministro e ce ne andremo. Se poi qualcuno fischiera'... Fischiera'". Anche perche', ribadiscono i Comunisti italiani in una nota firmata da Massimo Ruffini, "il Governo della Repubblica forse poteva essere meglio rappresentato". Nonostante questo il Pdci ci sara', senza simboli e bandiere come chiesto dagli organizzatori. Ma solo per esprimere "il piu' profondo cordoglio per quanti hanno perso la vita in quell'abominevole attentato fascista" e ai loro parenti. E naturalmente per "condannare i rozzi tentativi di revisionismo della destra che persevera nel tentativo di allontanare l'attenzione e il giudizio della collettivita' che vanno interamente ascritte, come dimostrato dagli esiti processuali, al terrorismo fascista".

MINORI. NIDI BOLOGNA, RIVOLTA RDB: A SETTEMBRE MOBILITAZIONE
'VIRGILIO? UNA PRIVATIZZATRICE'; COMUNE: RISPOSTE A 90% DEI BIMBI

(DIRE) Bologna, 31 lug. - I 3,8 milioni di euro investiti dal Comune di Bologna sui nidi privati portano il personale degli asili pubblici sulla soglia dello sciopero. E' il sindacato di base Rdb a minacciare l'agitazione. "Questa decisione- scrive in una nota Vilma Fabbiani- non potra' che aumentare le tensioni fra le lavoratrici e la Giunta comunale. Alla riapertura dei nidi riuniremo il personale e definiremo insieme le forme di mobilitazione". Si prospetta dunque un autunno caldo nei nidi bolognesi, sui quali grava gia' una lista d'attesa con 587 nomi (tante le famiglie rimaste senza posto per i loro figli), per quanto in riduzione. "Cresce la domanda dei nidi pubblici e la Giunta- constata Rdb- risponde con aumento dei posti in convenzione con i privati, stanziando 3,8 milioni di euro". Ma il fatto per il sindacato e' che "l'utenza sceglie sempre di piu' la qualita' eccellente del nido pubblico, che oggi viene mantenuto grazie all'impegno quotidiano ogni giorno piu' gravoso delle lavoratrici e lavoratori, a seguito delle sperimentazioni, messe in atto dall'amministrazione negli ultimi anni". E allora per le Rappresentanze sindacali di base significa che "quella che sembra una decisione legata all'emergenza, in realta' e' una scelta di privatizzazione dei servizi che il comune persegue da tempo". La bocciatura di Rdb per l'assessore comunale all'Istruzione, Milly Virgilio, e' secca: "L'assessore che si era presentata in difesa della scuola pubblica, si e' rivelata essere quella che ha stanziato piu' fondi in favore dei privati in tutta la storia dell'amministrazione di questo comune". Virgilio, spiega Fabbiani, "ha contribuito fortemente a creare un sistema misto che mette in competizione il pubblico con il privato, peggiorando la qualita' del servizio offerto e creando condizioni di lavoro piu' precarie. Ricordiamo gli scioperi contro la cosiddetta sostituzione a rapporto, che in nome del risparmio, penalizza sia l'utenza, rappresentata da bimbi da zero a tre anni, sia le condizioni di lavoro del personale dei nidi". Ma l'amministrazione Cofferati non ci sta affatto. "Di coloro che fanno domanda per il nido pubblico, sostanzialmente un bambino su due, il 90% ottiene una risposta positiva gia' da adesso, dal 30 luglio- fanno notare da Palazzo D'Accursio- e questo e' un valore in aumento". Va anche considerato, ricordano in municipio, che una parte delle famiglie non fa neppure domanda perche' sa, visto ad esempio il loro reddito, che questa non verrebbe accolta.


31 luglio 2008 - Repubblica.it

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Galleria fotografica del sito de La Repubblica sulla iniziativa bolognese
durante lo sciopero nazionale del Parastato
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31 luglio 2008 - Cronache del Mezzogiorno

Enti pubblici: due ore di stop contro la manovra economica del Governo

Questa mattina i dipendenti degli Enti Pubblici Non Economici (INPDAP, INPS, INAIL, ACI/PRA) sciopereranno per due ore contro la manovra economica del Governo. "Questo sciopero interessa uno dei settori pubblici più colpiti dal Decreto Legge 112 e dalla manovra del Governo – afferma Luigi Romagnoli, del Coordinamento nazionale RdB-CUB Pubblico Impiego – ma non saremo in piazza solo contro i tagli agli organici ed agli incentivi, seppure si tratta di misure pesanti che nel 2009 impediranno il turn over e toglieranno dalle tasche di un dipendente dell’INPS o dell’INPDAP circa 6.000 euro annui di salario accessorio. Vogliamo innanzitutto difendere la nostra dignità di lavoratori pubblici e impedire la riduzione dei servizi per i cittadini attraverso la liquidazione della Pubblica Amministrazione". Vogliamo evidenziare il silenzio del servizio pubblico sulle iniziative del sindacalismo di base. In questo periodo tanti lavoratori si sono mobilitati in tutto il paese con le RdB-CUB, come il 16 luglio scorso, quando solo a Roma ben 2000 lavoratori hanno manifestato davanti al Parlamento, ma per l’informazione Rai sono rimasti degli invisibili". "Quello che sta accadendo con la pensione sociale o con le norme contro i precari - aggiunge Romagnoli - conferma la necessità di un’opposizione sindacale e sociale forte e senza compromessi. La mobilitazione del 31 luglio getterà un ponte con lo sciopero generale già indetto dalla CUB e da altre organizzazioni di base per il prossimo 17 ottobre", conclude l’esponente RdB-CUB.


31 luglio 2008 - Il Giornale di Vicenza

SINDACATI RDB-CUB
Oggi sciopero e petizione al prefetto

Vicenza - «Brunetta ne colpisce cento per educarne uno»: anche Rdb-Cub scende in piazza (e in più sciopera) contro il decreto Brunetta sui dipendenti pubblici e la manovra economica del Governo.
«Oggi - comunica il sindacato- anche a Vicenza i dipendenti nostri aderenti degli Enti pubblici non economici sciopereranno per due ore. Alle 10,30 un corteo partirà dopo l’assemblea ai Chiostri di Santa Corona e raggiungerà il prefetto Mattei per consegnargli il migliaio di firme in cui gli facciamo presente la situazione critica. Alla giornata parteciperà anche una delegazione di lavoratori di Sanità, Enti locali e Ipab».
Lo sciopero interessa uno dei settori pubblici più colpiti dal decreto legge e dalla manovra del Governo. «Si tratta di misure pesanti che nel 2009 impediranno il turn over e toglieranno dalle tasche di un dipendente dell’Inps o dell’Inpdap circa 6.000 euro annui di salario accessorio». E il prossimo 17 ottobre sciopero generale già indetto da Cub e altre organizzazioni di base.


31 luglio 2008 - Caserta news

Scioperano dipendenti Enti Pubblici Non Economici

Salerno – Giovedì 31 luglio i dipendenti degli Enti Pubblici Non Economici (INPDAP, INPS, INAIL, ACI/PRA) sciopereranno per due ore contro la manovra economica del Governo.
"Questo sciopero interessa uno dei settori pubblici più colpiti dal Decreto Legge 112 e dalla manovra del Governo – afferma Luigi Romagnoli, del Coordinamento nazionale RdB-CUB Pubblico Impiego – ma non saremo in piazza solo contro i tagli agli organici ed agli incentivi, seppure si tratta di misure pesanti che nel 2009 impediranno il turn over e toglieranno dalle tasche di un dipendente dell'INPS o dell'INPDAP circa 6.000 euro annui di salario accessorio. Vogliamo innanzitutto difendere la nostra dignità di lavoratori pubblici e impedire la riduzione dei servizi per i cittadini attraverso la liquidazione della Pubblica Amministrazione".
V vogliamo evidenziare il silenzio del servizio pubblico sulle iniziative del sindacalismo di base. In questo periodo tanti lavoratori si sono mobilitati in tutto il paese con le RdB-CUB, come il 16 luglio scorso, quando solo a Roma ben 2000 lavoratori hanno manifestato davanti al Parlamento, ma per l'informazione Rai sono rimasti degli invisibili".
"Quello che sta accadendo con la pensione sociale o con le norme contro i precari - aggiunge Romagnoli - conferma la necessità di un'opposizione sindacale e sociale forte e senza compromessi. La mobilitazione del 31 luglio getterà un ponte con lo sciopero generale già indetto dalla CUB e da altre organizzazioni di base per il prossimo 17 ottobre", conclude l'esponente RdB-CUB.


31 luglio 2008 - Il Manifesto

STATALI
Cgil, Cisl e Uil verso lo sciopero. Oggi in piazza i sindacati di base

Si è concluso ieri con un nulla di fatto l'incontro sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego fra i sindacati e l'Aran.L'agenzia ha proposto l'apertura di tre tavoli con i sindacati: uno per il rinnovo del contratto 2008-2009, uno per la riforma del modello contrattuale e uno per contribuire all'elaborazione dei decreti delegati di riforma della pubblica amministrazione per il personale non dirigenziale. Per Alfredo Garzi, segretario nazionale della Cgil-Funzione pubblica, «È stato un incontro dove non è uscito nulla di positivo e di nuovo non ci sono risorse per il rinnovo dei contratti, solo una vaga promessa per settembre. Per il momento rimangono le mobilitazioni e - continua Garzi - in autunno faremo un'ulteriore verifica sulla situazione che, se non cambierà, porterà allo sciopero generale». Per Tarelli della Cisl-Fp, «non si può fare un contratto su un tasso di inflazione che è meno della metà di quella reale». Mostra disappunto anche Enrico Panini, segretario generale Flc-Cgil, secondo il quale servono sedi di confronto politico «vere» nelle quali affrontare i temi discussi ieri. L'Aran avrebbe infatti svolto un ruolo improprio, su mandato del ministro Renato Brunetta che vuole evitare di incontrare i sindacati.
Previsto invece per oggi lo sciopero di due ore dei dipendenti degli enti pubblici non economici, indetto dalle Rdb-Cub Pubblico Impiego. Le manifestazioni, che avverranno in tutta Italia e davanti alle sedi Rai, saranno sede per protestare contro la manovra economica del governo. Non solo il settore del cosiddetto «parastato» sarà colpito pesantemente dal decreto legge ma, come afferma Luigi Romagnoli del Coordinamento nazionale Rdb-Cub, si vuole «impedire la riduzione dei servizi per i cittadini attraverso la liquidazione della pubblica amministrazione», difendendo allo stesso tempo la dignità dei lavoratori pubblici.

I TAGLI DEL GOVERNO
Inferiori per decreto legge
Il governo corregge le norme su assegno sociale e precari. Ma gli immigrati restano esclusi. E per i non assunti resta la «sanatoria» sulle cause in corso. Che sono la maggior parte, non solo alle Poste
di Sara Farolfi

ROMA - Cambiare tutto per non cambiare niente. O quasi. Sulle ultime - ma solo in ordine temporale - 'norme scandalo', il governo porta a casa esattamente ciò che voleva. La preclusione dell'assegno sociale per gli immigrati residenti in Italia da meno di dieci anni. E la «sanatoria» per le aziende che hanno stipulato «irregolarmente» contratti a tempo determinato, e che ora non potranno più essere obbligate da un magistrato alla stabilizzazione del rapporto di lavoro, potendosela agevolmente cavare con un'indennità dalle 2,5 alle 6 mensilità. Un piccolo cadeau per Poste, ma non solo.
La commissione bilancio del senato ha dato il via libera, ieri, agli emendamenti correttivi del governo sull'assegno sociale, sulla norma cosiddetta 'anti precari' e sulla flessibilità di bilancio, espressamente richiesta dal presidente della repubblica. Il decreto che anticipa la finanziaria arriva oggi all'esame del senato. Le casalinghe (prodighe, in aprile, di voti al governo) cantano vittoria, a dimostrazione che è l'interesse particolare a regnare sovrano nel paese.
Per beneficiare, in futuro, dell'assegno sociale bisognerà infatti dimostrare di avere soggiornato per almeno dieci anni nel territorio nazionale e non più, in aggiunta, di avere percepito un reddito di importo pari all'assegno sociale stesso (circa 400 euro al mese). Più che l'assegno però, ad essere «salvi» sono preti, suore e casalinghe. Indigenti, ma rigorosamente italiani. Resta infatti l'obbligo dei «dieci anni continuativi di soggiorno», e così l'assegno sociale viene precluso ai cittadini immigrati e soprattutto, in perfetta sintonia con la mente leghista autrice del blitz, a coloro che arrivano in Italia con la strada del ricongiungimento familiare.
Ma anche per quanto riguarda i precari, le correzioni sembrano più di forma che di sostanza. «Nessuna marcia indietro del governo», dice il ministro Sacconi, che ben conosce la materia. La correzione sembra infatti avere eliminato il riferimento alla possibilità che un giudice possa riconoscere «nullo» un contratto a tempo determinato stipulato 'irregolarmente' (nel non rispetto cioè delle causali che vincolano l'assunzione stessa a tempo parziale). Ma quella «nullità» era di ambigua lettura anche prima, non essendo chiaro se a considerarsi nullo dovesse essere tutto il contratto, oppure la sua caratteristica di «parzialità» (che dunque, sempre in sede di giudizio, avrebbe potuto trasformarlo in contratto stabile).
La «fregatura» invece - come la definisce il giuslavorista Piergiovanni Alleva - resta esattamente quella di prima. E non è una notizia neppure il fatto che la norma si applichi unicamente alle cause in corso (trattandosi di un dietrofront che il governo era già stato costretto a fare), «anche se sul punto - sulla possibilità cioè che la norma potesse ritenersi valida anche per le cause a venire - qualche dubbio era stato espresso due giorni fa dagli stessi tecnici del senato», nota Fulvio Fammoni (Cgil). Di fatto il provvedimento stabilisce che «per i giudizi in corso il datore di lavoro è tenuto unicamente a indennizzare il lavoratore per un importo compreso tra le 2,5 e le 6 mensilità». Non sarà cioè più costretto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro. Ma i giudizi in corso (e va ricordato che sono tre i gradi di giudizi) sono la maggior parte. Non solo alle Poste, a differenza di quanto dice Sacconi, ma anche in Rai, e più in generale nelle aziende giornalistiche e della comunicazione, in Alitalia e nel settore privato (turismo e commercio soprattutto). I contratti a tempo determinato (2,3 milioni in Italia, dati Istat) sono la forma più abusata di precarietà. Perciò la possibilità di ricorrere in giudizio costituisce per i lavoratori precari una sorta di 'articolo 18'.
«La norma è incostituzionale e noi faremo partire il ricorso alla corte costituzionale», dichiara Fammoni, notando «il dietrofront del governo». Secondo il sindacato di base Rdb-Cub, «non cambia nulla». E in parlamento, Walter Veltroni boccia i correttivi «abborracciati» e chiede al governo di ritirare i due provvedimenti, quello sui precari e quello sull'assegno sociale.


31 luglio 2008 - Liberazione

Veltroni ha bocciato i correttivi, da lui definiti «abborracciati», e ha anche chiesto al governo di avere «un soprassalto di responsabilità»; altrimenti, ha aggiunto , la reazione del Pd sarà «negativa»
di Fabio Sebastiani

Veltroni ha bocciato i correttivi, da lui definiti «abborracciati», e ha anche chiesto al governo di avere «un soprassalto di responsabilità»; altrimenti, ha aggiunto , la reazione del Pd sarà «negativa». La critica è all'intera politica economica del governo, accusato di «mettere le mani nelle tasche degli italiani». Aver impostato la manovra economica basandosi su un'inflazione programmata del 1,7% vuol dire imporre una sorta di nuova imposta «che colpisce i poveri, i lavoratori e le famiglie». Bersaglio polemico di Veltroni anche la politica del governo per contrastare il caro benzina: «Il prezzo del petrolio in questi giorni è diminuito, ma quello della benzina no. Dov'è Robin Hood?», ha detto. Alle bordate di Veltroni ha risposto il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri: «Non è vero che abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani. Aiutiamo chi è in difficoltà e confermiamo l'assegno sociale per gli italiani che ne hanno bisogno. Prodi li tassava».
Secondo il segretario del Prc Paolo Ferrero, le modifiche su assegni e precari sono «piccole, modeste e del tutto insufficienti, «Mi sento, per una volta - ha aggiunto - in totale sintonia con quanto affermato dal segretario del Pd Walter Veltroni: si tratta di modifiche assolutamente insufficienti, oltre che incostituzionali».
Netto rifiuto delle modifiche alle norme contro i precari anche da parte dell'Associazione Stampa Romana che ha chiesto «l'abrogazione totale» della norma. «Decine se non centinaia di colleghi, così come centinaia di migliaia di lavoratori precari di altri settori, vedranno cancellate sentenze di primo e secondo grado, già emesse a loro favore - spiega il segretario dell'Asr Paolo Butturini - A parte i dubbi di costituzionalità per una norma che interviene su una sentenza e su procedimenti in corso, il rischio è di aggiungere precarietà a precarietà». L'Asr ha chiesto anche alla Fnsi di proseguire la mobilitazione e le pressioni sul Governo e sui parlamentari perchè si arrivi alla cancellazione.
C'è poi il capitolo sulla flessibilità di bilancio. Accogliendo le osservazioni del Quirinale, le modifiche richieste dall'emendamento prevedono anche una serie di nuovi paletti. Oltre al fatto che la rimodulazione dei programmi delle dotazioni finanziarie di ciascuna «missione di spesa» dei vari ministeri sarà limitata solo al 2009, la rimodulazione dei bilanci ministeriali potrà essere sempre anticipata con semplice decreto ministeriale, ma con qualche limite in più rispetto al testo originario: non bisognerà infatti «pregiudicare il conseguimento delle finalità definite dalle norme sostanziali», non si potrà superare il tetto del 10% delle risorse finanziarie stanziate e sarà limitata all'esercizio finanziario 2009. Eliminato, infine, il potere del ministro dell'Economia di modificare le rimodulazioni con proprio decreto nei casi più urgenti. Torna, infine, l'obbligo di revisione per tutte le cooperative, senza distinzione tra piccole e grandi. Mentre la norma introdotta nel testo della Camera escludeva dai controlli le cooperative con un volume d'affari superiore ad un milione di euro, la modifica presentata in Senato ripristina la revisione dei controlli su tutte le cooperative, andando così incontro alle richieste di Lega Coop e Confcooperative.
Oggi i presidenti delle Regioni saranno ricevuti a Palazzo Chigi per riprendere il confronto sui temi della manovra finanziaria. L'incontro era stato chiesto dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, dopo gli strappi che si erano verificati in occasione della presentazione delle misure del governo. Le Regioni chiederanno che siano ripresi il dialogo istituzionale e sviluppato il concetto di leale collaborazione tra i vari livelli di governo, anche nella fase delle riforme istituzionali e del federalismo fiscale, in discussione in questo periodo. Gli strappi si sono verificati proprio quando il Governo ha deciso unilateralmente di apportare tagli e ristrutturazioni a importanti voci di spesa come l'Ici, l'edilizia abitativa e la sanità. Su questi tre capitoli la dotazione è stata decurtata di nove miliardi, fanno sapere i presidenti, senza che dall'altra parte ci sia stato né un riequilibrio né il saldo dei debiti pregressi. Intanto l'Anci, l'associazione che raccoglie i comuni italiani fa sare che i risparmi aggiuntivi ammontano 2,2 miliardi «rispetto a quanto richiesto dal patto di stabilità 2007». «Questo il contributo che i Comuni italiani hanno dato ai conti pubblici nazionali», ha affermato Fabio Sturani, sindaco di Ancona e Vice Presidente Anci.
Sul fronte delle proteste, a fermarsi per due ore saranno oggi i dipendenti degli Enti Pubblici non Economici, aderenti a Rdb-Cub. Iniziative territoriali si svolgeranno in molte città. A Roma è previsto un presidio davanti al Centro Rai di Saxa Rubra, a Milano presso la sede di corso Sempione, a Firenze presso quella in Largo De Gasperi, a Bari in via Dalmazia, a Bolzano di fronte alla Rai in piazza Mazzini.
I rappresentanti sindacali delle Forze armate ieri hanno lanciato un «grido d'allarme« contro i tagli che li colpiscono durante un'audizione informale del Cocer da parte delle commissioni Difesa dei due rami del Parlamento. Malumore anche tra magistrati e avvocati che, in un'inedita alleanza, protestano per la «sforbiciata» di quasi 900milioni di euro in tre anni per il settore giustizia.


31 luglio 2008 - Vita.it

CCNL coop sociali: le critiche di RdB
L'aumento concesso è inferiore all'inflazione e i dirigenti si sono riservati tutto un altro trattamento: ecco le accuse di Luigi Marinelli

La ricchezza del Terzo settore è la miseria dei suoi lavoratori. Così RdB-rappresentanze sindacali di base critica l’accordo concluso ieri sul CCNL delle cooperative sociali.
«Mantenere al limite della sopravvivenza le lavoratrici e lavoratori delle cooperative sociali è una ignobile forma di "risparmio" della spesa pubblica che si realizza grazie a un drammatico teatrino tra enti pubblici, sindacati collaborazionisti e cooperative», dice un comunicato. Per rompere quello che definisce il "teatrino del mercato sociale", RdB convoca una assemblea nazionale a Roma per il 19 settmbre e uno sciopero nazionale per il 17 ottobre.
Ecco le critiche mosse al contratto firmato ieri.
Meno dell’inflazione - «Per evitare illusioni ottiche sulle 130 euro di aumento, sbandierati da CGIL-CISL-UIL come una "giusta risposta al problema salariale dei lavoratori del settore", facciamo un esempio pratico, calcolato questa volta sul 6° livello, che era stato preso come riferimento nella piattaforma unitaria di CGIL-CISL-UIL: nella piattaforma sindacale si richiedevano 170 euro a coprire solo fino al 2007, mentre si è firmato per un aumento che parte da gennaio 2008 di 67.74 euro (differenza 102.26 euro in meno) e arriva a dicembre 2009 con un aumento di 145.41 (differenza di 24.56 euro in meno). In quattro anni non si ottiene quello che era stato richiesto solo per coprire i primi due anni (2006-2007), e i sindacati CGIL-CISL-UIL non avevano "chiesto il doppio per ottenere la metà" ma avevano chiesto l’adeguamento salariale secondo i criteri previsti dagli accordi interconfederali sui rinnovi dei CCNL, e lo ribadiamo che per noi già la richiesta di 170 euro era già al di sotto dell’inflazione reale. Oggi l’inflazione rilevata dall’ISTAT è al 3,8% (e già questa è una percentuale, anche se ufficiale, molto lontana dalla reale inflazione del potere di acquisto dei salari) mentre il contratto nazionale è stato firmato dichiarando una inflazione di riferimento del 2,8% per il 2008 e del 3,3% per il 2009. Quindi questi aumenti con una inflazione al 3,8% annuo significano una perdita salariale ulteriore e netta passata e futura piuttosto che un reale aumento delle attuali retribuzioni», spiega Luigi Marinelli, portavoce Rdb/Cub.
Trattamento diverso per i dirigenti - «Il giorno prima, cooperative e sindacati CGIL-CISL-UIL hanno firmato il rinnovo del contratto nazionale dei dirigenti delle cooperative: l’aumento è di 650 euro e per gli arretrati hanno concordato una una tantum di 1.300 euro, un esempio davvero illuminante dello spirito cooperativistico. Mantenere al limite della sopravvivenza le lavoratrici e lavoratori delle cooperative sociali è una ignobile forma di "risparmio" della spesa pubblica che si realizza grazie ad un drammatico teatrino tra governi, enti pubblici, sindacati collaborazionisti e cooperative (basti pensare al semplice fatto che CGIL-CISL-UIL hanno richiesto l’apertura della trattativa di rinnovo del contratto con 19 mesi di ritardo)», conclude Marinelli.


31 luglio 2008 - Corriere di Bologna

La polemica Il sindacato: «L'assessore non difende il pubblico»
Finaziamenti ai nidi privati, le Rdb sfidano la Giunta: «Sciopero contro la Virgilio»
Palazzo d'Accursio: «Diamo risposte alle famiglie»

Bologna - Quando a settembre riapriranno le strutture, si terranno le assemblee con il personale per decidere forme di lotta
I 3,8 milioni di euro investiti dal Comune per assicurarsi 233 posti nido in asili privati entro il 2010 portano il personale degli asili pubblici sulla soglia dello sciopero. È il sindacato di base Rdb a minacciare l'agitazione. «Questa decisione — annuncia in una nota Vilma Fabbiani — non potrà che aumentare le tensioni fra le lavoratrici e la Giunta. Alla riapertura dei nidi riuniremo il personale e definiremo insieme le forme di mobilitazione».
Si prospetta dunque un autunno caldo nei nidi bolognesi, sui quali grava già una lista d'attesa con 587 nomi (tante le famiglie rimaste senza posto per i loro figli), per quanto in riduzione. «Cresce la domanda dei nidi pubblici e la Giunta — constata Rdb, come già due giorni fa il capogruppo Prc in Comune Roberto Sconciaforni — risponde con aumento dei posti in convenzione con i privati, stanziando 3,8 milioni di euro». Secondo il sindacato però questo investimento si scontra con il fatto che «l'utenza sceglie sempre di più la qualità eccellente del nido pubblico, che oggi viene mantenuto grazie all'impegno quotidiano ogni giorno più gravoso delle lavoratrici e lavoratori, a seguito delle sperimentazioni, messe in atto dall'amministrazione negli ultimi anni ». E allora per le Rappresentanze sindacali di base significa che «quella che sembra una decisione legata all'emergenza, in realtà è una scelta di privatizzazione dei servizi che il Comune persegue da tempo».
La bocciatura di Rdb per l'assessore comunale all'Istruzione, Milli Virgilio, è secca: «L'assessore che si era presentata in difesa della scuola pubblica, si è rivelata essere quella che ha stanziato più fondi in favore dei privati in tutta la storia dell'amministrazione di questo comune». Virgilio, spiega Fabbiani, «ha contribuito fortemente a creare un sistema misto che mette in competizione il pubblico con il privato, peggiorando la qualità del servizio offerto e creando condizioni di lavoro più precarie. Ricordiamo gli scioperi contro la cosiddetta sostituzione a rapporto, che in nome del risparmio, penalizza sia l'utenza, rappresentata da bimbi da zero a tre anni, sia le condizioni di lavoro del personale dei nidi».
Ma l'amministrazione Cofferati non ci sta. «Di coloro che fanno domanda per il nido pubblico, sostanzialmente un bambino su due, il 90% ottiene una risposta positiva già da adesso, dal 30 luglio— fanno notare da Palazzo d'Accursio — e questo è un valore in aumento». Va anche considerato, ricordano in municipio, che una parte delle famiglie non fa neppure domanda perché sa, visto ad esempio il loro reddito, che questa non verrebbe accolta.


31 luglio 2008 - L'Unità

PRECARI DI FATTO
«Aspetto. Sperando che non tocchi a me» A Fiumicino dove vince la rassegnazione

Fiumicino - Più che a volare, gli uomini e le donne che dalla mattina presto attraversano le lunghe navate dell’aeroporto di Fiumicino, sembrano abituati a galleggiare. E questo, in mancanza di meglio, sembra bastargli.
«Sono anni che Alitalia perde un milione di euro al giorno - si affretta uno stewart davanti al check-in dei voli nazionali - e le voci su quello che succederà, sugli inglesi, sui francesi, sui tedeschi o sui russi che arriveranno e che taglieranno questo e quest’altro, le sentiamo da mesi se non da anni. Berlusconi ha parlato di cinquemila esuberi? Fin quando non c’è un piano non voglio pensarci. Aspettiamo», sorride amaro.
È l’attesa la pratica più diffusa all’interno di questo posto, irreale al 30 di luglio: turisti più o meno abbronzati in coda a serpentone (il traffico passeggeri nello scalo romano è aumentato del 10,6 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), italiani in fila ai controlli per la sicurezza, e personale di terra in attesa di capire se ci sarà un futuro per quella che è, allo stato, la compagnia di bandiera italiana. E se loro rientrino in quel futuro.
Di fianco alla prima pietra del «nuovo molo C», piantata in mezzo ai negozi dello scalo già costruito, Anna, foulard tricolore dentro la camicia bianca, sbuffa: «Tra esternalizzazioni, cassa integrazione e licenziamenti, il conto lo faranno presto. Speriamo di conservare questo posto di lavoro, fin quando c’è».
Certo, in campagna elettorale, la «cordata italiana» era diventata la soluzione di tutti i mali. «Qui nessuno ci ha sperato più di tanto - confida Anna - Alla fine i conti si pagano». È una situazione irreale vedere queste persone quasi convinte di lavorare a sbafo, quasi destinate ad altro nella vita.
È il leitmotiv che si respira in questa mattina afosa dentro la pancia del Leonardo Da Vinci. Un’attesa senza risposte. Fosse stata diffusa tre anni fa una notizia del genere (4-5mila esuberi per rimettere in piedi l’azienda), la situazione non sarebbe così ovattata come stamattina.
Antonio Amoroso, responsabile Cub, dopo una dotta disquisizione su tutti gli spacchettamenti possibili e immaginabili (già fatti e da fare), e una domanda retorica su questi nuovi«capitani coraggiosi che vogliono avere tutte le garanzie prima di mettere un euro di tasca loro: alla faccia del rischio di impresa», sentenzia che ormai si tratta solo di «bere o affogare». Mentre mostra il volantino con uno sciopero di quattro ore indetto per il 17 settembre («ma se la situazione precipita potremmo decidere di farlo lo stesso nel periodo di raffreddamento»), rivendica la possibilità che Alitalia segua le orme di AirFrance, rimessa a nuovo dai transalpini come grande vettore nazionale e internazionale attraverso un massiccio investimento pubblico. Ritiene che, al contrario, la strada tracciata per Alitalia sia quella di «un piccolo vettore, neanche nazionale». Che «la politica di dieci anni di tagli e di esternalizzazioni, che noi chiamiamo "licenziamenti di seconda generazione"» abbia alla fine portato a questo. E adesso registra l’ultima puntata di quella che sembra una telenovela che abbia davanti ancora tante puntate, ma un finale già ampiamente scritto.
Il primo maggio 2005, ricorda un volantino, Silvio Berlusconi aveva dichiarato: «In Alitalia c'è il doppio del personale necessario». Adesso qualche taglio è stato operato, ma il paziente, se non è morto, ha l’encefalogramma piatto.
Dentro l’alveare di Fiumicino si respira la calma apparente di chi sa di vivere in un mondo «precario» che ha continuato a sopravvivere a onta di tutto quello che gli accadeva attorno. E anche oggi il clima è quello che ci viene comunicato da Pietro, quarantatrè anni, sette dei quali passati dentro la pancia della balena e un figlio in arrivo al prossimo settembre: «Berlusconi ha parlato di cinquemila esuberi? Passeranno».
Più in là, al polo informatico della Magliana, e ai call center l’atmosfera appare più preoccupata.


31 luglio 2008 - Il Messaggero

ROMA. Ora i sindacati del pubblico impiego lo dicono...

ROMA - Ora i sindacati del pubblico impiego lo dicono esplicitamente: se il governo non mette le risorse per i contratti e non rivede i tagli alla produttività, a settembre ci sarà lo sciopero generale del pubblico impiego. Lo hanno dichiarato ieri Cgil, Cisl e Uil dopo un nuovo incontro con l’Aran (l’agenzia che negozia gli accordi sindacali del settore pubblico). Per Rino Tarelli della Cisl, l’Aran ha fatto proposte «interessanti» ma «sui fondi per il rinnovo non ha detto nulla». Salvatore Bosco della Uil avverte: «Se non ci saranno novità, a settembre andremo allo sciopero generale». Delusi anche i sindacati autonomi Rdb-Cub, Consal-Salfi e Ugl.
Il presidente dell’Aran riferisce comunque di avere «colto una disponibilità a proseguire il confronto».(Pie.P.)


31 luglio 2008 - Brescia Oggi

ASSEMBLEA DEI DIPENDENTI DELL’INAIL

Brescia - Le organizzazioni sindacali Cisl, Cgil, Uil, Cisal e Rdb hanno organizzato per oggi dalle 8.30 alle 10.30 alla sede provinciale Inail in via Cefalonia 52, al primo piano, un’assemblea in video conferenza aperta a tutto il personale. L’assemblea è stata organizzata per manifestare il dissenso dei dipendenti Inail sui contenuti del Dl 112/2008 e la campagna denigratoria contro i dipendenti pubblici.


31 luglio 2008 - La Stampa

Il Vallesusa smobilita. Licenziate le 83 operaie
Non ci sarà il trasferimento da Rivarolo a Coggiola. I sindacati: "Sin dall’inizio hanno preso tutti in giro"

Licenziate. Se fino a ieri le 83 dipendenti del cotonificio Vallesusa di Rivarolo combattevano per non essere trasferite nella sede di Coggiola (Biella), ora devono scontrarsi con una realtà ancora più amara: ieri mattina la società che detiene il marchio tessile Ingram ha comunicato a sorpresa ai sindacati di aver avviato la procedura di messa in mobilità per cessata attività.
E il Canavese è chiamato ad affrontare una delle estati più drammatiche degli ultimi anni sotto il profilo dell'occupazione: la crisi del Vallesusa, esplosa all'inizio di luglio, è stata accompagnata da quella dello stabilimento di Castellamonte della francese Illochroma (54 dipendenti), fallito due settimane fa. Ora ci sono 75 giorni per tentare una trattativa.
Dura la reazione dei sindacati che ieri si erano presentati nell'azienda di corso Indipendenza per intavolare una discussione sui trasferimenti (giorni fa erano riusciti a bloccare «l'esodo» delle lavoratrici che in un primo momento era fissato per il 1° settembre): «Hanno svelato le loro vere intenzioni: licenziare - attacca Assunta De Caro, segretario generale della Filtea Cgil Torino - . Ho subito scritto alla Regione per chiedere che il tavolo istituzionale venga mantenuto aperto: bisogna lavorare insieme per salvare tutte queste professionalità e l'ultimo baluardo del settore tessile in Canavese». E annuncia: «Da domani (giovedì, ndr) lo stabilimento chiuderà per ferie: noi vigileremo affinché nessuno porti via i macchinari da Rivarolo».
Luigi Casali, il coordinatore Rdb Cub Piemonte, sottolinea: «Ci hanno parlato di crisi del settore e di concorrenza spietata dalla Cina, ma sono loro stessi ad aver boicottato la produzione italiana dirottando sui mercati a basso costo. E anche l'amministrazione comunale ha le sue responsabilità: l'area è già destinata ad altro uso. Ma i politici non credano di potersi defilare: bisogna difendere queste persone».
Intanto, oggi, alle 10.30, è indetta l'assemblea dei lavoratori Vallesusa: verranno decise le iniziative da intraprendere. La prima, potrebbe essere un presidio permanente simile a quello di due anni fa alla Eaton di via Bicocca. E alle 21 si parlerà di Vallesusa e Illochroma nell'assemblea aperta organizzata dal Pd nella società operaia di mutuo soccorso di frazione Sant'Antonio, a Castellamonte.


31 luglio 2008 - Il Mattino

Napoli. Il Duomo occupato per nove ore, i tafferugli...

Napoli - Il Duomo occupato per nove ore, i tafferugli con la polizia conclusisi con un ferito e tre fermati. E ancora accuse di razzismo ed intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, ed il Comune. Prima sul sito di Indymedia, il portale web dei No global e del mondo antagonista. Poi inevitabilmente anche su YouTube. La protesta degli immigrati africani, appoggiati da centri sociali, Rdb, e Cgil, che giovedì scorso, in seguito ad un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura, è stata filmata e un video sta facendo il giro della Rete. Nelle immagini viene documentata soprattutto la cattura di uno degli immigrati, con spintoni e urla. Un video che non placa le accuse, peraltro denunciate dai manifestanti, sui metodi tulizzati per lo sgombero della cattedrale.


31 luglio 2008 - Varese news

Malpensa - I sindacati autonomi attaccano:
"Si creano cittadini di serie B. Grazie a Bossi, Fini e Berlusconi"
AlCobas e Cub: "Sui precari pugnalata del governo e della lega ai lavoratori di Malpensa"

Riceviamo e pubblichiamo - Con la scusa di un intervento legislativo dichiaratamente diretto a sanare gli abusi delle Poste Italiane in materia di lavoro precario, la maggioranza parlamentare, compresa la Lega Nord, ha varato una disposizione che ora consente a Sea ed a tutte le società presenti a Malpensa di non reintegrare i lavoratori attualmente in causa contro i contratti a termine e addirittura di rispedire a casa, con una manciata di spiccioli, chi nel frattempo è già stato reintegrato dal giudice. Sono ormai decine i lavoratori di Malpensa che sono rientrati al lavoro con le cause , o che hanno cause in corso per ottenere il posto di lavoro stabile che loro compete, ed ora si vedono sottrarre il proprio diritto con un intervento che ha la pretesa di essere retroattivo. Ricordiamo che i lavoratori reintegrati dal Tribunale di Busto Arsizio, sono tutti lavoratori con oltre 3/4 anni di lavoro a Malpensa e Linate, assunti con numerosi contratti a termine sia direttamente dalle società sia tramite agenzie interinali. Chi ha vinto la causa ed è al lavoro, rischia, ora, di fronte alla prosecuzione della causa in appello, la riforma della sentenza e il suo "licenziamento" con un risarcimento "sostitutivo" tra le 2,5 e le 6 mensilità. Chi ha solo presentato ricorso ed avrà la causa nei prossimi mesi, potrà solo ottenere una sentenza di risarcimento da 2,5 a 6 mensilità. L'assurdo è che chi non ha ancora iniziato la causa potrà, invece, dopo l'entrata in vigore di questa nuova legge, far valere pienamente i propri diritti! Governo e Lega hanno quindi creato cittadini di serie B cui si negano i diritti concessi (per ora) agli altri, nel solo interesse dei datori di lavoro che in tal modo non rispondono dei loro abusi in materia di lavoro precario. Un bel condono a favore dei padroni fatto pagare ai lavoratori con la sacrificio di quella stabilità del lavoro che invece per legge era stata loro garantita! Forse è il momento di cominciare a capire quali sono gli interessi che questo governo vuole tutelare e considerare. Ringraziamo Bossi, Fini e Berlusconi.
A.L.Cobas Cub Trasporti


31 luglio 2008 - La Nuova Venezia

Trasporti
RDB CUB Revoca sciopero

Venezia - E’ stato revocato lo sciopero di 48 ore indetto da Rdb Cub per oggi e domani per protestare contro Vela, la società dell’Actv. «La società ci ha convocato con urgenza e domani (oggi per chi legge) si può riprendere la trattativa - fa sapere il delegato Danilo Scattolin - Abbiamo quindi deciso responsabilmente di sospendere l’agitazione». La vertenza riguarda Imob, precariato, legge 626, problemi relativi alle biglietterie.


31 luglio 2008 - Il Tempo

Civitavecchia. Un incontro urgente...

Civitavecchia - Un incontro urgente propedeutico alla trattazione della delicata questione della modifica della microstruttura del Pincio. Questo chiedono i sindacati, e lo fanno inviando una nota all'amministrazione comunale, alla prefettura e commissione di garanzia sulla legge sul diritto di sciopero.
«In caso contrario - spiegano Fabio Napoleoni della Uil Fpl, Flavio Zeppa della Rdb Cub e Diego Nunzi della Cgil Fp - saranno intraprese di nuovo azioni opportune a tutela dei lavoratori e lavoratrici comunali».
Questo alla luce della riunione che la direzione generale ha organizzato per il 25 luglio scorso senza la partecipazione delle organizzazioni sindacali e della rappresentanza sindacale unitaria, «inficiando di fatto - hanno aggiunto - il sistema delle relazioni sindacali».

Trasporto pubblico
Autisti licenziati, indetto sciopero per l'8 agosto

Latina - Sciopero dei trasporti in vista a Latina.La Cub Trasporti chiede che «l'Atral reintegri immediatamente gli autisti recentemente licenziati, assegnando loro compiti di controllo a bordo od altri incarichi di servizio chiedendo eventualmente al Comune di divenire destinatario di ulteriori incarichi che consentano la soluzione dei problemi occupazionali del personale ora licenziato».
Il sindacato dei Trasporti ha annunciato per l'8 Agosto, una nuova azione di lotta del personale dell'Atral. «Abbiamo indetto uno sciopero per manifestare con forza il perdurare della situazione di degrado del servizio e delle relazioni sindacali aziendali -si legge in una nota diramata dal Cub- I lavoratori dell'Atral fanno appello al sindaco Zaccheo perché intervenga con urgenza aprendo un tavolo con le parti affinché vengano rimossi tutti gli ostacoli inerenti al trasporto pubblico».


31 luglio 2008 - Corriere del Mezzogiorno

San Paolo, 10 mila euro (e una gru) per rimuovere le cicche

NAPOLI — Fumare fa male, si sa. E costa. Tanto che all'ospedale San Paolo si spendono diecimila euro per rimuovere chili di sigarette di chi ha fumato sui balconi. Migliaia i mozziconi depositati negli ultimi anni e una puzza che era diventata insostenibile. Questi i motivi che hanno indotto il direttore sanitario Raffaele Dell'Aversana a indire lavori di pulizia per la rimozione delle nauseabonde cicche, con una gru. Certo la spesa è cospicua. Tanto che a denunciarlo sono i sindacati della Rdb/Cub dell'Asl Napoli 1. «Da oltre cinque anni — dicono i rappresentanti di base — i balconi dell'ospedale San Paolo sono protetti da reti perchè scappellati per essere ristrutturati. I lavori di ristrutturazione, però, si sono interrotti dopo l'inchiesta sulle tangenti che ha travolto i vertici dell'ufficio tecnico dell'Asl Napoli 1e c'è il rischio di caduta dell'intonaco e dei calcinacci. Nel frattempo, operatori e utenti dell'ospedale, dove dovrebbe essere vietato fumare, lo fanno sui balconi buttando i mozziconi per terra.
Mozziconi che si sono accumulati all'interno della rete di protezione dell'intonaco e che in tanti anni sono diventati migliaia, provocando una puzza insopportabile per utenti e operatori che hanno chiesto alla direzione sanitaria di provvedere».
La gara pubblica, a cui hanno partecipato solo ditte con la disponibilità di una gru (visto che l'intervento di pulizia si poteva effettuare soltanto dall'esterno dell'edificio di cinque piani), ha premiato una ditta privata che ha provveduto a rimuovere chili di mozziconi di sigarette dai balconi dell'ospedale. «Tutto si è svolto con regolarità» risponde la direzione sanitaria. Certo, solo un po' costoso.(Al.Ba.)


31 luglio 2008 - La Repubblica

L´intervento deciso dalla direzione del San Paolo
Cicche sui balconi dell´ospedale per rimuoverle ci vuole la gru

Napoli - La direzione sanitaria del San Paolo ha indetto una gara d´appalto per rimuovere le cicche di sigarette dai balconi. Migliaia di mozziconi, gettati da visitatori e operatori, si erano infatti accumulati per anni nella rete di recinzione dei balconi del presidio di Fuorigrotta, causando le proteste di pazienti e sindacati. Tra questi le Rdb-Cub dell´Asl 1 che parlano di lavori per 10.000 euro. Il requisito per vincere la gara era la disponibilità di una gru, indispensabile a effettuare la rimozione dall´esterno.


31 luglio 2008 - Leggo

Napoli. Migliaia di mozziconi di sigarette accumulatesi...

Napoli - Migliaia di mozziconi di sigarette accumulatesi sui balconi dell'ospedale e una puzza divenuta insostenibile. Questi i motivi che hanno indotto la direzione del San Paolo di Fuorigrotta a indire lavori di pulizia per la rimozione delle nauseabonde cicche. La circostanza è stata resa nota dalle Rdb/Cub dell’Asl Napoli 1 e confermata dall’azienda. Per i sindacati di base, i lavori avrebbero avuto un costo pari a 10.000 euro. I balconi San Paolo sono protetti da reti, ma la ristrutturazione è ferma da alcuni anni. Nel frattempo operatori e utenti dell’ospedale (dove dovrebbe essere vietato fumare) lo fanno sui balconi: buttando (e accumulando) i mozziconi di sotto.


31 luglio 2008 - Il Giorno

«Accordo bluff, non ci saranno aumenti in busta paga»
IL COORDINAMENTO SINDACALE ALLCA CUB CRITICA LA RECENTE INTESA TRA RSU E LEVER

CASALPUSTERLENGO — IL COORDINAMENTO sindacale Allca Cub critica il recente accordo interno tra Rsu e Lever, l’azienda chimica casalese, leader nel settore della detergenza. «In busta paga non vi sarà nessun aumento. Solo un misero incremento di 150 euro sul premio di produzione ad agosto ed altre 100 euro lorde a gennaio prossimo, mentre per chi lavora sabato e domenica l’aumento è di due euro! Facciamo fatica a trattenere l’entusiasmo per cifre così alte» ribadiscono con un pizzico di ironia gli esponenti del sindacato autonomo che non è rappresentato all’interno della fabbrica. Inoltre viene contestato il fatto che «dieci giorni su dodici di riduzione dell’orario di lavoro (Rol) verranno gestiti direttamente dall’azienda», mentre è «preoccupante che i servizi specialistici (magazzino prodotti finiti e tecnico e servizi generali), siano inseriti sotto la voce terziarizzazione ed appalti». L’Allca Cub inoltre punta il dito sul fatto che «sulle azioni necessarie all’azienda per incrementare la competitività e la produttività, i lavoratori non sono stati informati nelle assemblee». POI L’ATTACCO finale diretto alle Rappresentanze sindacali unitarie che «confondono le acque per nascondere un brutto accordo approvato con scarsa democrazia, discussione e partecipazione dei lavoratori».(M.B.)


30 luglio 2008 - Prima

RDB-CUB: 31 LUGLIO PARASTATO IN SCIOPERO CONTRO LA MANOVRA

(PRIMA) ROMA - Giovedì 31 luglio i dipendenti degli Enti Pubblici Non Economici sciopereranno per due ore contro la manovra economica del Governo. "Questo sciopero interessa uno dei settori pubblici più colpiti dal Decreto Legge 112 e dalla manovra del Governo – afferma Luigi Romagnoli, del Coordinamento nazionale RdB-CUB Pubblico Impiego – ma non saremo in piazza solo contro i tagli agli organici ed agli incentivi, seppure si tratta di misure pesanti che nel 2009 impediranno il turn over e toglieranno dalle tasche di un dipendente dell’INPS o dell’INPDAP circa 6.000 euro annui di salario accessorio. Vogliamo innanzitutto difendere la nostra dignità di lavoratori pubblici e impedire la riduzione dei servizi per i cittadini attraverso la liquidazione della Pubblica Amministrazione". Iniziative territoriali si svolgeranno in molte città, diverse davanti alle sedi Rai a partire dalle ore10.30: a Roma è previsto un presidio davanti al Centro RAI di Saxa Rubra, a Milano presso la sede di Corso Sempione, a Firenze presso quella in Largo De Gasperi, a Bari in via Dalmazia, a Bolzano di fronte alla Rai in piazza Mazzini. "Saremo davanti alle sedi RAI – spiega Romagnoli – perché vogliamo evidenziare il silenzio del servizio pubblico sulle iniziative del sindacalismo di base. In questo periodo tanti lavoratori si sono mobilitati in tutto il paese con le RdB-CUB, come il 16 luglio scorso, quando solo a Roma ben 2000 lavoratori hanno manifestato davanti al Parlamento, ma per l’informazione Rai sono rimasti degli invisibili". In occasione dello sciopero sono previste altre iniziative a Torino, Cuneo, Novara, Alessandria, Lodi, Vicenza, Verona, Bologna, Chieti, Andria. "Quello che sta accadendo con la pensione sociale o con le norme contro i precari - aggiunge Romagnoli - conferma la necessità di un’opposizione sindacale e sociale forte e senza compromessi. La mobilitazione del 31 luglio getterà un ponte con lo sciopero generale già indetto dalla CUB e da altre organizzazioni di base per il prossimo 17 ottobre", conclude l’esponente RdB-CUB.


30 luglio 2008 - Apcom

Statali/ Sindacati: no passi avanti,risorse o sciopero a settembre
Aran propone tre tavoli distinti

Roma, 30 lug. (Apcom) - Si fa sempre più in salita la strada per giungere al rinnovo del contratto del pubblico impiego. Secondo i sindacati, la riunione con i rappresentanti dell'Aran (Agenzia rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) non ha fatto registrare "nessun passo avanti", soprattutto sul versante delle risorse necessarie per poter rinnovare i contratti. I sindacati, che nelle ultime settimane hanno già avviato una mobilitazione nel pubblico impiego, hanno minacciato un inasprimento della lotta a settembre, con una o più giornate di sciopero nel caso in cui il Governo non dovesse stanziare le risorse a copertura degli aumenti contrattuali richiesti. L'Aran ha comunque proposto l'istituzione di tre tavoli differenti: uno per il rinnovo del biennio 2008-2009, gli altri due relativi alla riforma del modello contrattuale nel settore pubblico e all'elaborazione dei decreti delegati di riforma del pubblico impiego per il personale non dirigenziale. Il segretario nazionale della Cgil-Funzione pubblica, Alfredo Garzi, ha sottolineato che l'incontro "non ha prodotto nulla di positivo o di diverso rispetto all'ultima riunione. Non ci sono le risorse per il rinnovo dei contratti - ha proseguito - solo qualche vaga promessa per settembre. Insomma, nessun passo avanti o condizioni per aprire una stagione di rinnovi contrattuali. L'Aran ci ha proposto tre tavoli su cui chiede il confronto, che però rischia di non poggiarsi su nulla di preciso. Verificheremo la possibilità di vederci con l'Aran a settembre - ha concluso Garzi - la riunione di oggi non cambia le rispettive posizioni. Pertanto, rimangono in piedi tutte le iniziative di lotta. A settembre, se le cose rimarranno in questo modo, ci sarà un inasprimento. Lo sciopero resta un'opzione e non è detto che si usi il singolare". Il segretario generale della Cisl-Funzione pubblica, Rino Tarelli, ha affermato che "occorre verificare qual'è la delega precisa che ha l'Aran. La proposta dei tre tavoli può essere interessante, ma un conto è parlare di contratti, altro di riforma". Il leader della Uil-Pubblica amministrazione, Salvatore Bosco, ha confermato che "la mobilitazione è in atto. Nel mese di settembre - ha continuato - faremo il punto della situazione e se non ci saranno novità, con aperture da parte del Governo sulle risorse, andremo allo sciopero generale. Mi auguro che prevalga il buon senso". Bosco ha comunque accennato a una disponibilità del Governo per aumentare le risorse rispetto al parametro di riferimento dell'inflazione programmata. "L'Aran si è riservata di farci conoscere quale mandato avrà dal Governo e, quindi, quali saranno gli effettivi poteri per chiudere un accordo. In sostanza - ha aggiunto - se si tratta di un tavolo negoziale per fare un accordo o soltanto di un tavolo di consultazione". Ungiudizio negativo sull'incontro è stato espresso anche dalle altre organizzazioni, a partire dall'Ugl e dalla Confederazione unitaria di base (Cub). "Domani si fermeranno per due ore i dipendenti del parastato - ha ricordato Giuliano Greggi, rappresentante del Coordinamento Cub-Pubblico impiego - i dipendenti pubblici risponderanno alla guerra dichiarata dal ministro Brunetta con la lotta. Raccogliamo la sfida".

Finanziaria/Domani sciopero personale parastato aderente alla Cub
Previste manifestazioni in diverse città

Roma, 30 lug. (Apcom) - Domani i dipendenti degli enti pubblici non economici aderenti alla Confederazione unitaria di base (Cub) sciopereranno per due ore contro la manovra economica del Governo. "Questo sciopero interessa uno dei settori pubblici più colpiti dal decreto legge 112 e dalla manovra del Governo - afferma Luigi Romagnoli, rappresentante del coordinamento nazionale Rdb-Cub pubblico impiego - ma non saremo in piazza solo contro i tagli agli organici e agli incentivi. Vogliamo innanzitutto difendere la nostra dignità di lavoratori pubblici e impedire la riduzione dei servizi per i cittadini attraverso la liquidazione della pubblica amministrazione". Iniziative territoriali si svolgeranno in molte città, diverse davanti alle sedi Rai a partire dalle ore 10,30: a Roma è previsto un presidio davanti al centro Rai di Saxa Rubra, a Milano presso la sede di corso Sempione, a Firenze presso quella in largo De Gasperi, a Bari in via Dalmazia e a Bolzano di fronte alla Rai in piazza Mazzini. Sono previste altre iniziative a Torino, Cuneo, Novara, Alessandria, Lodi, Vicenza, Verona, Bologna, Chieti e Andria.


30 luglio 2008 - Ansa

MANOVRA: RDB-CUB, DOMANI DUE ORE SCIOPERO NEL PARASTATO

(ANSA) - ROMA, 30 LUG - Domani 31 luglio i dipendenti degli Enti Pubblici Non Economici, aderenti al sindacato di base sciopereranno per due ore contro la manovra economica del Governo. "Questo sciopero interessa uno dei settori pubblici più colpiti dalla manovra del Governo - afferma Luigi Romagnoli, del Coordinamento nazionale RdB-CUB Pubblico Impiego - ma non saremo in piazza solo contro i tagli agli organici ed agli incentivi, seppure si tratta di misure pesanti che nel 2009 impediranno il turn over e toglieranno dalle tasche di un dipendente dell'Inps o dell'Inpdap circa 6.000 euro annui di salario accessorio. Vogliamo innanzitutto difendere la nostra dignità di lavoratori pubblici e impedire la riduzione dei servizi per i cittadini attraverso la liquidazione della Pubblica Amministrazione". Iniziative territoriali, ricorda la Rdb-Cub, si svolgeranno in molte città, diverse davanti alle sedi Rai a partire dalle ore 10.30: a Roma è previsto un presidio davanti al Centro RAI di Saxa Rubra, a Milano presso la sede di Corso Sempione, a Firenze presso quella in Largo De Gasperi, a Bari in via Dalmazia, a Bolzano di fronte alla Rai in piazza Mazzini.

SANITÀ:NAPOLI, GRU PER RIMUOVERE CICCHE DA BALCONI OSPEDALE

(ANSA) - NAPOLI, 30 LUG - Migliaia di mozziconi di sigarette accumulatesi sui balconi dell'ospedale e una puzza divenuta insostenibile. Questi i motivi che hanno indotto la direzione del San Paolo di Napoli a indire lavori di pulizia per la rimozione delle nauseabonde cicche. La circostanza è stata resa nota dalle Rdb/Cub dell'Asl Napoli 1 e confermata dall'azienda. Secondo i sindacati di base i lavori avrebbero avuto un costo pari a 10.000 euro. «Da oltre cinque anni - si legge nella nota della rappresentanza di base - i balconi dell'ospedale San Paolo sono protetti da reti perchè scappellati per essere ristrutturati. I lavori, infatti, si interruppero e c'era il rischio di caduta dell'intonaco e dei calcinacci. Nel frattempo, operatori e utenti dell'ospedale, dove dovrebbe essere vietato fumare, lo fanno sui balconi buttando i mozziconi per terra. Mozziconi che si sono accumulati all'interno della rete di protezione dell'intonaco, e che in tanti anni sono diventati migliaia provocando una puzza insopportabile per utenti e operatori che hanno chiesto alla direzione sanitaria di provvedere». La gara pubblica per partecipare alla quale era necessario il requisito della disponibilità di una gru, visto che l'intervento di pulizia si poteva effettuare soltanto dall'esterno dell'edificio di cinque piani, ha premiato una ditta privata che ha provveduto a rimuovere chili di mozziconi di sigarette dai balconi dell'ospedale. Dall'Asl si precisa che la gara è stata vinta dall'azienda che ha fornito le condizioni economiche migliori.


30 luglio 2008 - Adnkronos

STATALI: SINDACATI, SENZA RISORSE PER RINNOVI SCIOPERO A SETTEMBRE

Roma, 30 lug. (Adnkronos) - I sindacati sono usciti insoddisfatti dall'incontro di oggi all'Aran e minacciano uno sciopero generale a settembre se non verranno messe risorse economiche per il rinnovo del contratto del pubblico impiegno per il bienno 2008-2009. La posizione è stata espressa al termine dell'incontro dai rappresentanti dei tre sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, rappresentati dalle categorie del pubblico impiego, dall'Ugl e da Confsal-Salfi. All'incontro con il presidente dell'Aran Massimo Massella Ducci Teri erano presenti ben 18 sigle sindacali. «Dall'incontro non è emerso nulla di positivo e di diverso rispetto alla volta scorsa a metà luglio. Non ci sono risorse per i rinnovi contrattuali», ha detto il segretario nazionale della Cgil-Fp Alfredo Garzi spiegando che ci sono state solo «vaghe promesse per settembre-ottobre con la speranza di qualche saldo in più ma non è stato fatto nessun passo avanti». Per il rappresentante della Cgil inoltre «non ci sono le condizioni per aprire una stagione di rinnovi contrattuali» e ha aggiunto «se questa situazione si protrarrà nel tempo, come sembra, certamente ci sarà un momento di sciopero a settembre e non è detto che si userà il singolare», infatti come ha spiegato Garzi ci potranno essere addirittura più scioperi anche se rimane ferma una verifica a settembre. Su questa posizione la Uil si è mostrata concorde con la Cgil. «Nel mese di settembre faremo il punto della situazione e se non ci sarano novità andremo allo sciopero generale», ha spiegato Salvatore Bosco, segretario generale della Uil-Pa, prima di aggiungere che comunque il presidente dell'Aran «ha accennato alla disponibilità da parte del governo di aumentare le risorse rispetto al tasso di inflazione programmata ma non le ha quantificate». Per la Uil, comunque, si tratta di riferirsi all'inflazione reale «ormai siamo a fine anno e parlare di inflazione programmata non ha senso. Per quest'anno dovrebbe essere intorno al 3,8%». In merito all'apertura di tre tavoli, proposta oggi dal presidente dell'Aran, riguardo alla tornata contrattuale 2008-2009; per tematiche inerenti la riforma del modello contrattuale e in merito al contributo per l'elaborazione dei decreti delegati di riforma del pubblico impiego per il personale non dirigenziale, i sindacati si sono dimostrati disponibili ma in attesa di capire quale sarà lo spazio vero dell'Aran, in particolare da parte della Cgil sul tavolo relativo alla riforma del modello contrattuale che per la Cgil deve poggiarsi su modelli convergenti pubblico-privato. Bosco ha riferito inoltre che l'Aran «si è riservata di farci conoscere quale mandato avrà dal governo -a fronte delle richieste dei sindacati- e se sarà al tavolo negoziale con accordi tra le parti o se sarà un tavolo solo di consultazione». Su questo punto, della verifica sulla delega precisa che ha l'Aran ha insistito anche il segretario generale Cisl-Fps Rino Tarelli. «L'Aran ci ha proposto l'apertura di tre tavoli, ma occorre verificare sulla delega precisa che ha l'Aran. La proposta comunque è interessante». Quanto al problema dei rinnovi contrattuali Tarelli ha detto che «non possiamo fare un contratto sul tasso di inflazione che è meno del 50% di quella reale. Sappiamo tutti che il tavolo di Confindustria è molto più avanti sull'offerta rispetto a quella del governo». Inoltre sul nodo risorse Tarelli ha confermato che «sui fondi per il rinnovo l'Aran non ha detto nulla di nuovo. Invece è necessario dire qualcosa si nuovo siamo disposti a fare una verifica sulla delega ma certo il contratto non si può chiudere a 1,5%». La Uil inoltre si è dichiarata a favore dell'apertura dei tavoli «a condizione che l'Aran garantisca l'esecutività delle cose che andiamo a concordare. Chiediamo garanzie al govenro sulle risorse economiche per i rinnovi contrattuali e che ritornino i fondi per la produttività che sono stati tagliati, corrispondenti a circa 200 euro al mese. Sono intollerabili questi tagli in busta paga. Ci auguriamo ripensamenti -ha concluso- ma a settembre verificheremo». Critiche sono giunte anche dalle rappresentanze di base per le quali «la convocazione di oggi all'Aran è un atto di ulteriore scollamento tra il governo e le organizzazioni sindacali», come ha affermato Giuliano Regi della direzione nazionale di Rdb pubblico impiego. Regi ha detto che «il ministro Brunetta ha dichiarato guerra ai dipendenti pubblici e noi raccogliamo la sfida portando avanti la difesa del servizio pubblico» spiegando che alle varie iniziative di protesta si aggiungerà anche quella di domani dello sciopero nazionale del parastato sotto tutte le sedi Rai in quanto «la protesta dei dipendenti pubblici sta passando sotto silenzio». Anche l'Ugl domani manifesterà per il rinnovo del contratto del pubblico impiego e il segretario nazionale Ugl Presidenza del Consiglio dei Ministri Luigi Mercogliano in merito all'incontro di oggi si è dichiarato insoddisfatto in quanto «l'adeguamento dei fondi non c'è, il presidente dell'Aran ci ha portato una lettera del ministro Brunetta in cui ci chiude l'apertura di 3 tavoli ma non ha parlato della chiusura dei contratti scaduti da 7 anni». Per il segretario generale della Confsal Salfi, in rappresentanza delle agenzie fiscali, Sebastiano Callipo, quella di oggi è stata «una proposta irricevibile e indegna. Brunetta e Tremonti devono capire che sulla propria amministrazione non possono fare cassa», ha affermato spiegando che le amministrazioni finanziarie devono recuperare 300 mld ma con «9 euro non si compra neanche un pacchetto di sigarette e un caffè. Si tratta di un aumento improponibile. Per noi in ballo c'è la lotta all'evasione fiscale. Non si può creare una categoria di poveri con risorse irrisorie».


30 luglio 2008 - Dire

NIDI BOLOGNA. RIVOLTA RDB: A SETTEMBRE SUBITO MOBILITAZIONE
'VIRGILIO? UNA PRIVATIZZATRICE'; COMUNE: RISPOSTE A 90% DEI BIMBI

(DIRE) Bologna, 30 lug. - I 3,8 milioni di euro investiti dal Comune di Bologna sui nidi privati portano il personale degli asili pubblici sulla soglia dello sciopero. E' il sindacato di base Rdb a minacciare l'agitazione. "Questa decisione- scrive in una nota Vilma Fabbiani- non potra' che aumentare le tensioni fra le lavoratrici e la Giunta comunale. Alla riapertura dei nidi riuniremo il personale e definiremo insieme le forme di mobilitazione". Si prospetta dunque un autunno caldo nei nidi bolognesi, sui quali grava gia' una lista d'attesa con 587 nomi (tante le famiglie rimaste senza posto per i loro figli), per quanto in riduzione. "Cresce la domanda dei nidi pubblici e la Giunta- constata Rdb- risponde con aumento dei posti in convenzione con i privati, stanziando 3,8 milioni di euro". Ma il fatto per il sindacato e' che "l'utenza sceglie sempre di piu' la qualita' eccellente del nido pubblico, che oggi viene mantenuto grazie all'impegno quotidiano ogni giorno piu' gravoso delle lavoratrici e lavoratori, a seguito delle sperimentazioni, messe in atto dall'amministrazione negli ultimi anni". E allora per le Rappresentanze sindacali di base significa che "quella che sembra una decisione legata all'emergenza, in realta' e' una scelta di privatizzazione dei servizi che il comune persegue da tempo". La bocciatura di Rdb per l'assessore comunale all'Istruzione, Milly Virgilio, e' secca: "L'assessore che si era presentata in difesa della scuola pubblica, si e' rivelata essere quella che ha stanziato piu' fondi in favore dei privati in tutta la storia dell'amministrazione di questo comune". Virgilio, spiega Fabbiani, "ha contribuito fortemente a creare un sistema misto che mette in competizione il pubblico con il privato, peggiorando la qualita' del servizio offerto e creando condizioni di lavoro piu' precarie. Ricordiamo gli scioperi contro la cosiddetta sostituzione a rapporto, che in nome del risparmio, penalizza sia l'utenza, rappresentata da bimbi da zero a tre anni, sia le condizioni di lavoro del personale dei nidi". Ma l'amministrazione Cofferati non ci sta affatto. "Di coloro che fanno domanda per il nido pubblico, sostanzialmente un bambino su due, il 90% ottiene una risposta positiva gia' da adesso, dal 30 luglio- fanno notare da Palazzo D'Accursio- e questo e' un valore in aumento". Va anche considerato, ricordano in municipio, che una parte delle famiglie non fa neppure domanda perche' sa, visto ad esempio il loro reddito, che questa non verrebbe accolta.


30 luglio 2008 - IMG Press

LA RDB-CUB DEL PARASTATO IL 31 LUGLIO SCIOPERA CONTRO LA MANOVRA ECONOMICA

La RdB-CUB del Pubblico Impiego ha indetto due ore di sciopero negli Enti Pubblici Non Economici, uno dei settori più tartassati dalla manovra economica del governo. L’appuntamento è per giovedì 31 luglio, dalle 10 alle 12, con iniziative articolate a livello cittadino. "Mentre CGIL-CISL-UIL organizzano assemblee retribuite nella sala delle bandiere al Comune di Messina dei dipendenti pubblici, noi individuiamo nello sciopero l’adeguata risposta allo scontro aperto dal governo con il DL 112 del 25 giugno scorso. I lavoratori degli Enti previdenziali sono poi tra i più colpiti dai tagli agli incentivi, visto che un dipendente dell’INPS o dell’INPDAP perderà circa 6.000 euro annui di salario accessorio". Dopo la giornata di mobilitazione nazionale del 16 luglio scorso, nella quale si sono svolte numerose iniziative a livello territoriale, la protesta sta proseguendo nei posti di lavoro, con assemblee spontanee, blocco degli sportelli e presidi presso le prefetture. "Lo sciopero del 31 luglio avrà al primo posto la difesa della nostra dignità di lavoratori pubblici, di fronte ad una campagna diffamatoria che non ha precedenti, i tagli agli organici, il blocco del turn over e della stabilizzazione dei precari, la cancellazione degli incentivi, il peggioramento delle norme sulle assenze per malattia, non servono a far funzionare meglio la Pubblica Amministrazione, ma determinano le condizioni per un ampio scontro sociale che troverà la sua rappresentazione massima nello sciopero generale indetto per il 17 ottobre da CUB, COBAS e SdL".


30 luglio 2008 - Ansa e Gazzetta dello Sport

A proposito di informazione (2)...

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Ansa - Home Page del 29 e 30 luglio

Segnalavamo, il 10 luglio, come La Repubblica utilizzasse le immagini di manifestazioni delle RdB e del sindacalismo di base per illustrare articoli sulle vicende legate ai provvedimenti del Governo sulla P.A., contro i "fannulloni", contro i precari, ecc.; questo senza citare le nostre posizioni e le nostre iniziative in merito, anzi, evitando accuratamente il solo nominarci.
Nei giorni seguenti ancora sono state utilizzate nostre immagini nello stesso modo; le ultime che segnaliamo sono la prima pagina del sito dell'Ansa e, addirittura, un articoletto sulla Gazzetta dello Sport; in entrambi i casi, ovviamente, il sindacalismo di base "non esiste".

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La Gazzetta dello Sport del 28 luglio


30 luglio 2008 - Il Manifesto

I RIFIUTATI DI NAPOLI
Le botte della polizia, i fascisti a Pianura, la protesta a Scampia
di Francesca Pilla

NAPOLI - Mussa Bourrè ha forti dolori al petto e un ginocchio scarnificato: «Lo hanno messo per terra con le mani alla gola, gli sono saltati sul torace e lo hanno insultato», traduce le sue parole al telefono un connazionale che preferisce l'anonimato. Mussa è l'ivoriano fermato e pestato dalla polizia, secondo i testimoni e i filmati, lunedì davanti al Duomo di Napoli durante l'occupazione della cattedrale. Il ragazzo, di cui il manifesto ha pubblicato ieri le foto del fermo non «ortodosso», è stato rilasciato la sera stessa. Ha passato la notte insieme a parte dei suoi connazionali in una pensione messa a disposizione dal comune. Ma prima ha dovuto subire diverse umiliazioni, così come raccontato anche da Celeste Ramos, sindacalista della Uil-immigrati portata via assieme a lui.
Mussa è un richiedente asilo dal 2004 fuggito dalla Costa D'Avorio. Il regime ha ucciso a colpi di fucile il padre, lui è un testimone dell'assassinio. La sua famiglia è all'opposizione, quindi lui stesso è in pericolo di vita. Abitava da qualche tempo nel lotto T1 di Pianura. E' stato sfrattato insieme agli altri e si è rifugiato nel Duomo per chiedere una casa. Quando i poliziotti sono entrati per identificarlo, ha avuto paura di essere espulso. Si è rifiutato di mostrare i documenti e da lì ne è seguito un pomeriggio di inferno. «Abbiamo presentato ricorso a Roma per la sua richiesta di asilo», spiega l'avvocato Liana Nesta. La paura è che ci possano essere ripercussioni sulla sua posizione. «E' molto scosso - spiega Aboubakar Soumahoro, responsabile immigrazione Cub-Rdb - la polizia l'ha portato in ospedale dove è stato piantonato. Hanno detto che era appena sbarcato per questo si trovava in quelle condizioni. E' un fatto gravissimo e ci stiamo attrezzando legalmente». Eppure, si sa, Genova e la Raniero di Napoli fanno scuola, se abuso c'è stato non sarà facile dimostrarlo. «Sta molto male per i postumi delle percosse - conclude la Nesta - gli hanno perfino sequestrato il referto medico».
Ma l'ondata di razzismo che sta attraversando Napoli non si ferma. Non erano, infatti, in tanti quelli che hanno protestato in mattinata a Pianura per chiedere la «pulizia» di via dell'Avvenire contro altri immigrati e contemporaneamente a Scampìa contro i lavori nel centro di via Fratelli Cervi, che doveva ospitare i 107 stranieri «rifugiati» nel duomo. Non erano in tanti eppure si sono dati da fare. Dieci minuti, venti persone, ma hanno fatto un gran fracasso, con megafoni e fischietti, capitanati dagli immancabili esponenti di An. «Via gli immigrati, altrimenti gli faremo fare la fine dei rom di Ponticelli». Non bisogna nemmeno pensare alla tolleranza, se si evoca una pagina talmente scandalosa della storia partenopea, ma almeno il buon senso. Per quei giorni di maggio ci siamo beccati un bel po' di richiami europei e di sdegno da parte della comunità. Ma dal governo nessuna presa di posizione contro certi atteggiamenti antidemocratici. «L'iniziativa in sé non ha peso, ma ci preoccupa che si possa sobillare l'odio razziale e una nuova azione contro i migranti del quartiere», dicono gli esponenti del movimento napoletano. Di altro tenore invece la protesta degli abitanti di Scampìa. Un gruppo di persone è entrata nel cantiere, costringendo gli operai a fermare i lavori dello stabile che dovrebbe ospitare gli sfrattati di Pianura, già scacciati dai Quartieri Spagnoli, sempre con lo zampino della destra. Nel pomeriggio dal comune hanno fatto sapere che gli immigrati non saranno trasferiti nel quartiere. Tre fatti diversi e gravi. Ma la Iervolino ieri invece di definire razzisti i suoi concittadini si è limitata a parlare di gruppi intolleranti e timorosi.


30 luglio 2008 - La Nazione

«Non siamo fannulloni»
I dipendenti comunali: «Lavoriamo sodo con stipendi da fame». IL PRESIDIO
di Monica Pieraccini

Firenze - BISTRATTATI dai media, arrabbiati e preoccupati, con il timore di andare in malattia anche un solo giorno. «Noi lavoriamo sodo», si difendono i dipendenti comunali. «Siamo noi che teniamo in piedi i servizi ai cittadini in questa città, e con uno stipendio medio da fame, che si aggira sui 1.100 euro al mese». E che, protestano Cgil, Cisl e Uil, dopo la cura Tremonti-Brunetta è destinato pure a diminuire. Per questo, anche a Firenze, i dipendenti comunali sono scesi in piazza. Ieri hanno organizzato un presidio sotto Palazzo Vecchio, con l’intenzione di informare i cittadini, per contrastare una campagna mediatica che definiscono «ingiusta». I rappresentanti della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil – Chiara Tozzi, Giovanni Giuliani e Paolo Becattini – avrebbero voluto anche incontrare Domenici, per consegnargli una lettera. Il primo cittadino, però, non c’era. Al suo posto, l’assessore al lavoro Riccardo Nencini, che ha rassicurato la delegazione. «Saremo accanto a voi in questa battaglia», ha dichiarato, più o meno con queste parole, l’assessore. Anche l’assemblea nazionale dell’Anci, prevista in ottobre, terrà conto delle rivendicazioni dei dipendenti degli enti locali, che vogliono che il contratto nazionale continui a essere rispettato e non stravolto. Tanto di più non è possibile fare. Sia perché sono temi che si discutono a Roma, sia perché, dopo l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e nonostante l’erogazione delle somme compensative prevista dallo Stato, il Comune di Firenze, ha annunciato l’assessore, avrà 16 milioni di euro in meno di risorse a disposizione. Insomma, dagli amministratori e dai sindacati locali, arriva un coro unanime: altro che rendere la pubblica amministrazione più efficiente, qui si intende smantellare i servizi pubblici locali. E che ne sarà, allora, degli uffici anagrafici, musei comunali, asili nido, scuole, a partire dal 25 di agosto, data entro la quale il decreto Brunetta-Tremonti dovrà essere convertito in legge? «Speriamo che il governo riveda quelle misure che non vanno – dichiara Giovanni Giuliani, della Fp-Cisl – altrimenti, come hanno annunciato i segretari generali nazionali di Cgil, Cisl e Uil, saremo di fronte ad un autunno caldo». Ma prima della inevitabile pausa agostana, domani è previsto un nuovo sciopero, indetto dalla Rdb-Cub Pubblico Impiego. A incrociare le braccia nelle ultime due ore di ogni turno i lavoratori del parastato, i più colpiti dalle misure governative, «con una perdita dell’attuale stipendio – dice la Rdb-Cub – dalle 200 alle 500 euro mensili». Dalle 13 alle 14 di domani è previsto anche un presidio sotto la sede Rai. «La protesta, in questo caso – spiega Silvia Gabbrielli, della Rdb-Cub – sarà generalizzata. Contro il decreto ammazza-statali, ma anche contro lo smantellamento in atto dello Stato sociale». E coinvolgerà anche i precari fiorentini, che il prossimo 5 settembre si riuniranno in assemblea, in vista della giornata nazionale di mobilitazione.


30 luglio 2008 - La Nuova Ferrara/Gazzetta di Reggio, Modena

«Altro che fannulloni, c’è un disegno del governo»
I lavoratori Inps e Inail: attenti, ci privatizzano

BOLOGNA - I dipendenti dell’Inps, Enpals, Inpdap e Inail di Bologna e dell’Emilia-Romagna protestano contro lo smantellamento dei loro istituti. Almeno, è così che leggono l’intervento del governo sulla previdenza: primo passo verso la privatizzazione (magari per vendere i servizi alle compagnie di assicurazioni), tagli di circa 6 mila euro agli stipendi dei lavoratori, turnover bloccato da anni. Tutti elementi che porteranno a un peggioramento del servizio offerto, e alla chiusura di vari uffici decentrati. Come dire: «Gentile utente, in un futuro molto prossimo potresti trovare un cartello con scritto ‘Chiuso per fallimento’», avvertono gli oltre cento lavoratori che ieri si sono radunati per protesta davanti alla sede Inps di Bologna (già domani le Rdb sciopereranno due ore). Una sede che ha visto il suo organico ridursi continuamente: ora i dipendenti sono 350 più un centinaio per il regionale. Nel 2004 erano il 10% in più. A fronte di questo però il servizio offerto è sempre migliorato: la previdenza emiliano-romagnola può vantare il 2º posto in Italia per efficienza. Le Rsu hanno avviato una raccolta di firme e hanno scritto una lettera a dipendenti, direttori generali, capi del personale degli istituti previdenziali, al ministro della Fp Brunetta e dell’Economia Tremonti, contestando oltre alla scure, «l’arroganza e il disprezzo del loro datore di lavoro»: il governo. «L’attacco del governo ai lavoratori pubblici dell’Inps, bollati indiscriminatamente come fannulloni, è un’operazione ideologica - tuona Giovanna Acerra, presidente del Comitato regionale Inps - tesa a creare fratture tra i lavoratori, smantellare il welfare e sminuire il ruolo delle parti sociali per nascondere i problemi reali del paese».


30 luglio 2008 - Il Piccolo

LE RDB Appello: più sicurezza per gli autisti dei bus

Trieste - La Cub-Federazione RdB Trasporti chiede al prefetto, al questore, al sindaco, alla presidente della Provincia e alla Trieste Trasporti di intervenire in seguito alle aggressioni subite negli ultimi mesi da conducenti di autobus. Ricordando che «alcuni conducenti della Trieste Trasporti hanno già iniziato a chiedere di essere esentati dal servizio sulle linee a maggior rischio» e che in alcune città sono già state predisposte cabine blindate per gli autisti, viene chiesto di «valutare l’opportunità di un’analisi sugli interventi necessari a isolare il fenomeno e a tutelare il personale e l’utenza».


30 luglio 2008 - Il Sole 24 Ore

La caserma milanese verso il trasloco
Emergenza sede per i Vigili del fuoco
LA CARENZA. Assegnati mille uomini al capoluogo, ma gli effettivi sono 880 su quattro turni Da settembre la formazione di 130 nuove reclute

MILANO - Una nuova sede per i Vigili del fuoco di Milano entro l'Expo del 2015. Non è ancora una certezza, ma l'auspicio espresso dai vertici del Corpo alle prese con problemi legati agli spazi della caserma di via Messina, oltre che con la carenza d'organico. Il tema deve essere affrontato con le istituzioni locali, in primis con la Provincia, che già nelle scorse settimane aveva proposto l'area di sua proprietà nel quartiere Affori come sede del nuovo comando. Un'ipotesi che non risponderebbe ai requisiti secondo il comandante provinciale Dante Pellicano: «Abbiamo bisogno di una sede più grande di quella attuale per ottimizzare gli spazi e distribuire in maniera mirata il nostro personale. La futura caserma dovrà essere in una zona fruibile dai cittadini e di facile accesso, vicino, ad esempio, a una fermata della metropolitana». Non sarà comunque un trasloco imminente. «Troveremo una soluzione grazie al dialogo che abbiamo con le istituzioni», spiega ancora Pellicano, ricordando che sono passati 52 anni dall'apertura dell'attuale comando di via Messina. Allora le condizioni erano ideali, ma ora, tra automezzi, nuclei specializzati, uffici tecnici e amministrativi gli spazi sono sempre più stretti. Secondo il sindacato, però, la priorità è rappresentata dai distaccamenti.«C'è un problema per la zona Sud, dove operano solo le sedi di piazzale Cuoco e via Darwin», sostiene Massimo Berto, coordinatore provinciale RdBCub, nel chiedere l'apertura di sedi sul territorio provinciale.
Ma in ottica Expo servono soprattutto nuove risorse umane. A Milano e provincia i Vigili del fuoco assegnati in base alle piante organiche decise dal Viminale sono mille. Quelli realmente operativi, però, sono 880, divisi su quattro turni. E al netto di malattie, permessi e ferie, il numero si abbassa ancora. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha promesso l'arrivo di nuovi uomi-ni già a partire dall'autunno: a settembre saranno inserite 1.300 unità che a livello nazionale cominceranno il percorso di formazione. Una quota significativa, ma non ancora quantificata, sarà destinata al capoluogo lombardo. «Il 10%sarebbe poco –puntualizza Pellicano –. Ci aspettiamo un impegno più incisivo». A conti fatti si tratterebbe di 130 uomini in più, appena sufficiente a riportare il comando agli standard ministeriali. L'obiettivo, invece, è potenziare l'organico di alcune centinaia.«Nei prossimi anni –fa notare il comandante provinciale – avremo nuove incombenze, dall'Expo alla nuova provincia di Monza e Brianza, che richiederanno il nostro impegno sotto il profilo della prevenzione e della vigilanza del territorio».
Per Renato Mottola, della Cgil, «servono almeno 300 uomini in più. Ci aspettiamo una ripartizione più equilibrata».(P.D.R.)


30 luglio 2008 - Il Resto del Carlino

Un anniversario senza pace
Polemiche sul 2 agosto. Bolognesi dice no a una trasmissione tv con Raisi

Bologna - ANNIVERSARIO senza pace, quello del 2 agosto. Mentre le agenzie di stampa interrogano la sinistra radicale per capire chi intende fischiare e chi no l’inviato del governo, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, si apre un nuovo fronte polemico. Enzo Raisi, parlamentare di An, accusa Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione vittime, di aver disertato due trasmissioni televisive per non confrontarsi con lui. Intanto Fabio Garagnani, parlamentare di FI, in una lettera aperta indirizzata al Guardasigilli e al sindaco, chiede al ministro di «evitare la riproposizione di stantie considerazioni ed il coraggio di affrontare le nuove acquisizioni concernenti la strage che non possono essere assolutamente sottovalutate». Garagnani riparte dalle parole di Francesco Cossiga che ha chiamato in causa la resistenza palestinese. «I nostri giovani — dice — debbono conoscere la verità, non argomentazioni propagandistiche basate sull’equivoco». Intanto la sinistra si posiziona. Massimo Betti, coordinatore delle Rdb, avverte: «Non ascolteremo il discorso di Alfano, che già immaginiamo intriso di propaganda. Lo saluteremo e ce ne andremo girandogli le spalle».


30 luglio 2008 - Il Giorno

«Licenziata a causa di una malattia professionale»
IL SINDACATO CUB DENUNCIA IL COMPORTAMENTO DELLA CANDY CONTRO UN’OPERAIA
di Fabio Lombardi

BRUGHERIO — DA 16 ANNI lavorava in Candy. Una vita in fabbrica durante la quale avrebbe contratto («ci sono documenti medici e dell’Inail che lo attestano», spiega Guido Trifiletti del sindacato Cub) alcune patologie al braccio che le impediscono di continuare il suo lavoro nello stabilimento di elettrodomestici. «Per questo - spiega la lavoratrice, 45 anni, che preferisce non dire il suo nome - avevo chiesto lo spostamento ad altre mansioni. Ieri però l’azienda mi ha licenziata con la motivazione che non ci sono posti idonei a me affidabili». «Per 10 anni - continua - ho lavorato in catena di montaggio. Poi ho cominciato ad avere problemi alla mano e al braccio (i referti dell’Inail parlano di epicondilite, epitropleite e tendinopatia) subendo anche alcuni interventi. Per questo ero poi stata spostata a una mansione meno usurante. Lavoravo a una macchina di controllo dei pressostati (un componente delle lavatrici che si costruiscono nella fabbrica di Brugherio). Ma da aprile questa lavorazione non esiste più. Quindi mi hanno sospesa dal lavoro (con retribuzione) e dopo vari accertamenti ieri mi hanno dato la lettera di licenziamento». Dall’azienda, contattata ieri in tarda serata, nessuna replica. «Impugneremo il licenziamento. Ma non è l’unico caso di malattie professionali che coinvolgono l’azienda - spiega Trifiletti - ci sono anche cause in corso». Il sindacalista si riferisce al processo avviato per lesioni colpose (problemi alla mano) ai danni di altre 3 operaie della Candy. «Io chiedo solo di poter lavorare con un’altra mansione compatibile con le mie condizioni fisiche - spiega la lavoratrice licenziata -. Studiando di notte ho conseguito un titolo di operatrice aziendale all’Olivetti di Monza. Un diploma ottenuto con ottimi voti per il quale avevo vinto la borsa dei maestri del lavoro per "meriti di studio" consegnatami il 17 novembre scorso, ironia della sorte, proprio nella sede di Confindustria».


29 luglio 2008 - Apcom

Salari/ Cub: nostra esclusione da tavolo grave discriminazione
"Appare sempre più indispensabile sciopero del 17 ottobre"

Roma, 29 lug. (Apcom) - La Confederazione unitaria di base (Cub) protesta per l'esclusione dal tavolo sui salari convocato dal Governo per questo pomeriggio. "L'esclusione della Cub dall'incontro fra il Governo e le parti sociali è una gravissima discriminazione - dichiara Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale del sindacato di base - nonostante i nostri ripetuti solleciti, oggi il Governo non ci convoca a Palazzo Chigi mentre preferisce confrontarsi con altre organizzazioni sindacali". "Contro il tentativo del Governo di scegliersi le controparti e contro la precarietà a vita che vorrebbe infliggere a migliaia di lavoratori - aggiunge - appare sempre più indispensabile lo sciopero generale indetto per il prossimo 17 ottobre dal sindacalismo di base".


29 luglio 2008 - Ansa

SALARI:CUB,ESCLUSI DA INCONTRO GOVERNO,GRAVE DISCRIMINAZIONE

(ANSA) - ROMA, 29 LUG - ''L'esclusione della Cub dall'incontro fra il Governo e le parti sociali e' una gravissima discriminazione''. Lo afferma Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub. ''Nonostante i nostri ripetuti solleciti, oggi il Governo non ci convoca a Palazzo Chigi'', aggiunge Tiboni, sottolineando che ''contro il tentativo del Governo di scegliersi le controparti e contro la precarieta' a vita che vorrebbe infliggere a migliaia di lavoratori, appare sempre piu' indispensabile lo sciopero generale indetto per il prossimo 17 ottobre dal sindacalismo di base''. Nella cui piattaforma, ''rivendica lotta alla precarieta', forti aumenti salariali, sicurezza sul lavoro, democrazia sindacale, difesa del sistema pensionistico pubblico, no allo scippo del Tfr e dei fondi pensione, per il rilancio del ruolo del contratto nazionale come strumento di redistribuzione del reddito, per una nuova scala mobile'', conclude il coordinatore Cub.


29 luglio 2008 - Dire

INPS. SINDACATI: VOGLIONO FARCI CHIUDERE PER FALLIMENTO
LAVORATORI AL PRESIDIO CONTRO IPOTETICA PRIVATIZZAZIONE E TAGLI

(DIRE) Bologna, 29 lug. - I dipendenti dell'Inps, Enpals, Inpdap e Inail di Bologna e dell'Emilia-Romagna protestano contro lo smantellamento dei loro istituti. Almeno, e' cosi' che leggono l'intervento del Governo sulla previdenza: primo passo verso la privatizzazione, tagli di circa 6 mila euro agli stipendi dei lavoratori, turnover bloccato da anni. Tutti elementi che porteranno ad un peggioramento del servizio offerto, e alla chiusura di vari uffici decentrati. Come dire: "Gentile utente, in un futuro molto prossimo potresti trovare un cartello con scritto 'Chiuso per fallimento'", avvertono gli oltre cento lavoratori che quest'oggi si sono radunati in segno di protesta davanti all'ingresso della sede Inps di Bologna (gia' giovedi' le Rdb sciopereranno due ore e a settembre, se le cose non cambieranno si alzera' la temperatura del conflitto). Una sede che ha visto il suo organico ridursi continuamente: ora i dipendenti dell'istituto di previdenza del capoluogo emiliano sono circa 350 e un centinaio quelli che lavorano nella struttura regionale. Ma nel 2004 erano il 10% in piu'. A fronte di questo pero' il servizio offerto e' sempre migliorato: la previdenza emiliano-romagnola puo' vantare il secondo posto in Italia per efficienza. Le Rsu hanno dato vita ad una raccolta di firme, perche' i primi a pagare il dissesto previdenziale sono proprio i cittadini. Non solo: contemporaneamente hanno scritto una lettera indirizzata a dipendenti, direttori generali, responsabili del personale degli istituti previdenziali, al ministro della Funzione pubblica (Renato Brunetta) e dell'Economia (Giulio Tremonti) in contestano non solo la scure, ma anche "l'arroganza e il disprezzo del loro datore di lavoro": il Governo. 'Fannulloni' alla riscossa? Macche'. "L'attacco del governo ai lavoratori pubblici dell'Inps, bollati indiscriminatamente come fannulloni, e' un'operazione ideologica- tuona Giovanna Acerra, presidente del Comitato regionale Inps dell'Emilia-romagna- tesa a creare fratture tra i lavoratori, smantellare il welfare e sminuire il ruolo delle parti sociali per nascondere i problemi reali del paese". Dietro a questo attacco le Rsu pero' ci vedono altro: un tentativo di coprire i tagli di fronte all'opinione pubblica. Non solo: una sorta di sabotaggio della previdenza, in modo da poter dire un giorno "va cosi' male, privatizziamola". E il primo passo e' gia' stato fatto: "Il piano industriale del governo- denuncia Davide Cinelli delle Rsu- prevede la trasformazione in spa degli enti previdenziali" (e la cessione del restante patrimonio immobiliare). Dunque, la filosofia dell'esecutivo Berlusconi e' molto semplice: "'Privato e' bello'- spiega Cinelli- E gli esempi di Poste e Ferrovie sono sotto gli occhi di tutti...". E poi i servizi offerti dall'Inps ora gratuiti, diventeranno a pagamento, ipotizzano i sindacati. E gia' per Cinelli c'e' un primo identikit di chi potrebbe allungare le mani sui cio' che ora gestisce l'Inps: "Pensioni, disoccupazione, mobilita' tutti servizi che a dei privati fanno gola, ad esempio alle assicurazioni". Intanto, la presidente del Comitato regionale, esprime "forte preoccupazione per la crisi sociale che si sta delineando con il peggioramento delle condizioni di lavoro, l'abbassamento della qualita' dei servizi e l'attacco al ruolo contrattuale del sindacato". Invece delle "'sparate del ministro 'Brunetta'- conclude Acerra- bisognerebbe definire due poli sicurezza e previdenza, eliminare ridondanze e sovrapposizione dei ruoli, realizzare delle sinergie riordino della governance in senso duale". E riorganizzare i comitati. Quelle proposte gia' presentate al Governo Prodi e rilanciate da un accordo tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.

SCUOLA. RDB: ANCORA FERME TRATTATIVE PER NIDI COMUNALI
SINDACO INVITATO AD INCONTRO CON LAVORATRICI E GENITORI

(DIRE) Roma, 29 lug. - "Nulla di fatto dall'incontro sulla vertenza nidi del Comune di Roma, che si e' svolto ieri pomeriggio fra sindacati, sindaco Alemanno, assessore alle Politiche educative Marsilio e assessore al Personale Cavallari, anche a causa di un difetto di convocazione che ha lasciato fuori dalla porta la componente delle Rsu, le rappresentanze elette direttamente dai lavoratori". E' quanto si legge in una nota delle Rdb-Cub. "Dopo lo sciopero indetto lo scorso 22 maggio- proseguono le Rdb- e l'avvio di un tavolo negoziale per migliorare le condizioni di lavoro del personale, e conseguentemente la qualita' del servizio per i bambini e le bambine, non si procede all'auspicata revisione degli accordi sottoscritti fra la passata giunta Veltroni e Cgil Cisl e Uil. Tra schermaglie politiche e indimostrate carenze economiche, ad oggi si continua a non prendere seriamente in considerazione l'unica possibilita' concreta di risparmio, cioe' quella di far rientrare nella gestione pubblica ogni forma di esternalizzazione del servizio o di parte delle sue funzioni". "Nessuna approfondita analisi dei costi e' stata portata al tavolo sindacale, nessuna ricognizione dei costi della gestione affidata a privati risulta oggetto di monitoraggio, nonostante le denunce portate da Rdb all'attenzione sia del centro destra che del centro sinistra- sottolinea la nota sindacale- Cosi' come non c'e' ancora traccia della delibera con cui si darebbe il via al corso-concorso per le precarie dei nidi gia' pattuito per giugno, delibera che l'Assessore Marsilio ha garantito di aver firmato dopo la manifestazione delle lavoratrici precarie in Campidoglio dello scorso 14 luglio". La Rdb-Cub -"intendendo riportare i veri protagonisti al centro della vicenda"- annuncia per il primo giorno di scuola "una grande assemblea cittadina del personale dei nidi e un incontro-dibattito pubblico durante il mese di settembre, a cui saranno invitati i genitori unitamente al sindaco Alemanno, all'assessore alle Politiche educative Marsilio e all'assessore al Personale Cavallari. In questo modo- conclude la nota- sara' offerta ai rappresentanti istituzionali la possibilita' di ascoltare l'esperienza concreta delle lavoratrici e non solo quella di rappresentanti sindacali che, oltre a perseguire una logica concertativa, conoscono poco le esigenze del personale dei nidi".

STRAGE BOLOGNA. PDCI-PRC-RDB, CONTESTAZIONE INEVITABILE
'MA NO FISCHI'; BETTI: 'SALUTO' A ALFANO; BORTOLAZZI: STIAMO MUTI

(DIRE) Bologna, 29 lug. - Niente fischi, ma una contestazione alla presenza sul palco della commemorazione della strage del 2 agosto 1980 del ministro della Giustizia Angelino Alfano appare inevitabile. "Non ascolteremo il suo discorso che gia' immaginiamo intriso di propaganda, ma lo saluteremo e ce ne andremo girandogli le spalle", promette Massimo Betti, responsabile delle Rdb. E il 'saluto' potrebbe essere uno speciale cartellone-manifesto. Del resto, aggiunge il sindacalista, "nessuno puo' chiederci di fare finta che il ministro Alfano non rappresenti un governo che ogni giorno sforna una qualche provocazione nei confronti dei lavoratori, die giovani e dei pensionati", sottolinea Betti. "Andiamo in piazza, allora, ma facciamolo in silenzio, e allo stesso modo se sara' il caso rendiamo tangibile la nostra presa di distanza dalle parole di chi viene a rappresentare lo Stato", gli fa eco Donatella Bortolazzi, capogruppo Pdci in Regione augurandosi che "davvero l'appello lanciato da Paolo Bolognesi a nome dei famigliari delle vittime del 2 agosto 1980 venga rispettato". Infatti, avverte, "una contestazione sguaiata al ministro della Giustizia Alfano si trasformerebbe in un vero e proprio boomerang per le ragioni di tutte e tutti noi che sabato scenderemo ancora una volta in strada per chiedere verita' e giustizia". Insomma, meglio non dare appigli a chi "non aspetta altro che un pretesto per poter dedicare fiumi d'inchiostro agli strascichi polemici della manifestazione, tralasciando del tutto le richieste che forti e chiare da troppo tempo si levano dalla nostra citta' all'indirizzo di esecutivi di diverso colore politico". Bortolazzi propone poi di incalzare "il Ministro e il Governo che rappresenta sul merito delle questioni invece che dargli l'occasione di defilarsi e lasciarci ancora una volta in attesa di risposte che sembrano non arrivare mai". Ad esempio, meglio chiedere ad Alfano che il segreto di Stato "venga abolito una volta per tutte e che i documenti ancora inaccessibili sulla strage siano resi noti. Oppure perche' non gli chiediamo di smarcarsi da coloro, che pure fanno parte della sua stessa compagine governativa, che continuano a dar credito in modo strumentale a vere e proprie antitesi storiche come la pista palestinese o quella riconducibile a 'Carlos'?". Anche il Prc sottoscrive l'appello lanciato nei giorni scorsi da Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione familiari delle vittimel, in favore della abolizione totale del segreto di Stato dicendo che "la commemorazione di sabato prossimo 2 agosto deve essere l'occasione per ribadire collettivamente questa richiesta". Cio' detto, Nando Mainardi, segretario regionale del Prc, non si scandalizza di eventuali contestazioni: "E', per molti aspetti, un fatto positivo: segno che la manifestazione non e' diventata una commemorazione rituale e ripiegata su se' stessa, ma mantiene un legame molto forte con la realta' e con l'attualita', a partire dalla grande partecipazione popolare che da sempre l'accompagna. Segno che il ricordo della strage e' vivo e brucia nelle viscere di Bologna".

AEROPORTO BOLOGNA. AUMENTI IN ARRIVO PER ADDETTI DELLA MH
RAGGIUNTO (E PROMOSSO) ACCORDO PER IL CONTRATTO INTEGRATIVO

(DIRE) Bologna, 29 lug. - Dopo cinque anni di "vuoto" contrattuale, e dopo una dura vertenza, i sindacati hanno raggiunto una ipotesi di accordo per l'integrativo alla Marconi handling, una delle societa' che gestiscono i servizi a terra dell'aeroporto Marconi di Bologna. L'accordo, specifica una nota di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugltrasporti, prevede un premio di risultato di 500 euro nel 2008, 575 euro nel 2009, 650 euro nel 2010 e 700 euro nel 2011. Concordata anche una 'una tantum' di 350 euro che entrera' nelle buste di paga di questo luglio e l'estensione del premio di produzione mensile ai lavoratori assunti dopo il 23 dicembre 2003. Chi verra' reclutato nei prossimi anni, invece, avra' un un premio di produzione equiparabile a quello di chi e' gia' assunto, una indennita' dall'1 gennaio 2009 e maggiorazioni del 10% delle altre indennita' (tra cui quella per attivita' sotto la neve elevata a 60 euro). "E' stato raggiunto un equilibrio che tenesse conto dell'esigenza della salvaguardia dei diritti acquisiti e che stimolasse l'azienda all'allargamento del numero degli addetti e alle trasformazioni dei contratti individuali", recita una nota sindacale. Le assemblee dei lavoratori (il 22, 24 e 25 luglio) hanno visto 262 addetti esprimersi sull'ipotesi di accordo e una prevalenza dei favorevoli che ha toccato il 67,2% dei voti (119); i contrari sono stati 57 (32,2%). Visto che il numero dei votanti ha superato il quorum del 50%, l'accordo sara' definitivamente firmato l'1 agosto. Il risultato del referendum, dicono le quattro sigle in una nota, "dimostra che la maggioranza dei lavoratori ha apprezzato i contenuti dell'accordo al di la' della campagna denigratoria che in tutti questi mesi Rdb ha fatto all'interno dell'aeroporto".


29 luglio 2008 - Adnkronos

ROMA: RDB-CUB, ANCORA FERME TRATTATIVE SU VERTENZA NIDI
CITTADINI INVITATI A PARTECIPARE A INCONTRO PUBBLICO CON ALEMANNO E MARSILIO

Roma, 29 lug. - (Adnkronos) - Nulla di fatto dall'incontro sulla vertenza nidi del Comune di Roma, che si e' svolto ieri pomeriggio fra i sindacati, il sindaco Gianni Alemanno, l'assessore alle Politiche educative Laura Marsilio e l'assessore al Personale Enrico Cavallari, anche a causa di un difetto di convocazione che ha lasciato fuori dalla porta la componente delle Rsu, le rappresentanze elette direttamente dai lavoratori. Lo afferma ilsindacato Rdb-Cub. "Dopo lo sciopero indetto dalla Rdb-Cub lo scorso 22 maggio- ricorda il sindacato - e l'avvio di un tavolo negoziale per migliorare le condizioni di lavoro del personale, e conseguentemente la qualita' del servizio per i bambini e le bambine, non si procede all'auspicata revisione degli accordi sottoscritti fra la passata giunta Veltroni e Cgil, Cisl e Uil. Tra schermaglie politiche e indimostrate carenze economiche, ad oggi si continua a non prendere seriamente in considerazione l'unica possibilita' concreta di risparmio, cioe' quella di far rientrare nella gestione pubblica ogni forma di esternalizzazione del servizio o di parte delle sue funzioni. Nessuna approfondita analisi dei costi e' stata portata al tavolo sindacale, nessuna ricognizione dei costi della gestione affidata a privati risulta oggetto di monitoraggio, nonostante le denunce portate da RdB all'attenzione sia del centro-destra che del centro-sinistra". "Cosi' come non c'e' ancora traccia della delibera - prosegue il sindacato - con cui si darebbe il via al corso-concorso per le precarie dei nidi gia' pattuito per giugno, delibera che l'assessore Marsilio ha garantito di aver firmato, dopo la manifestazione delle lavoratrici precarie in Campidoglio dello scorso 14 luglio. La RdB-Cub, intendendo riportare i veri protagonisti al centro della vicenda, annuncia per il primo giorno di scuola una grande assemblea cittadina del personale dei nidi e un incontro-dibattito pubblico durante il mese di settembre, a cui saranno invitati i genitori unitamente alsSindaco Alemanno, all'assessore alle Politiche Educative Marsilio e all'assessore al Personale Cavallari. In questo modo sara' offerta ai rappresentanti istituzionali la possibilita' di ascoltare l'esperienza concreta delle lavoratrici e non solo quella di rappresentanti sindacali che, oltre a perseguire una logica concertativa, conoscono poco le esigenze del personale dei nidi''.

STRAGE BOLOGNA: RDB, NON ASCOLTEREMO INTERVENTO MINISTRO ALFANO
'NO FISCHI, MA LO SALUTEREMO E CE NE ANDREMO GIRANDOGLI LE SPALLE'

Bologna, 29 lug. - (Adnkronos) - "Il 2 agosto saremo in piazza e non faremo finta di niente". Lo assicurano le Rappresentanze sindacali di base, alla vigilia della cerimonia per ricordare la strage alla stazione di Bologna, che si svolgera' il prossimo sabato, quando dal palco interverra' il ministro della Giuistizia Angelino Alfano. "Non saremo noi - tengono a precisare - ad organizzare i fischi al rappresentante del governo, che del resto ogni anno viene contestato spontaneamente dalla piazza". Tuttavia, "nessuno puo' chiederci di fare finta che il ministro Alfano non rappresenti un governo che ogni giorno - sottolineano - sforna una qualche provocazione nei confronti dei lavoratori, dei giovani e dei pensionati". "Non possiamo scordarci, nemmeno per un minuto, che Alfano incarna un'idea autoritaria e anti democratica di una societa' nella quale ai forti e ai potenti e' permesso e garantito tutto mentre a pagare devono essere sempre i ceti popolari. Non ascolteremo il suo discorso che gia' immaginiamo intrinso di propaganda ma lo saluteremo - annunciano - e ce ne andremo girandogli le spalle".


29 luglio 2008 - Omniroma

OSTIA, ASIA-RDB: 180 FAMIGLIE LASCIATE SENZA ACQUA E LUCE

(OMNIROMA) Roma, 29 lug - «Ieri mattina l'Acea spa, l'azienda che gestisce la distribuzione di beni essenziali come l'acqua e la luce, ha staccato le utenze di 180 famiglie che abitano in due palazzine a Ostia, in via dei Promontori. Motivo della decisione di lasciare senza preavviso anziani, bambini, donne incinte senza acqua né luce, il mancato pagamento da parte dell'amministratore di una bolletta condominiale per i consumi elettrici del mese di giugno». È quanto si legge in una nota di Asia-Rdb. «Nel pomeriggio gli inquilini si sono mobilitati e attraverso il commissariato di zona hanno contattato l'Acea, che dovrebbe ricevere una delegazione in queste ore - prosegue il comunicato - Al di là delle motivazioni dell'azienda, l'Asia RdB ritiene gravissima la decisione di interrompere le forniture di luce e di acqua e chiede il riallaccio immediato delle utenze per garantire diritti primari che non possono essere subordinati alla logica del profitto».

ASILI NIDO, RDB-CUB: «NULLA DI FATTO IN INCONTRO CON COMUNE»

(OMNIROMA) Roma, 29 lug - «Nulla di fatto dall'incontro sulla vertenza nidi del Comune di Roma, che si è svolto ieri pomeriggio fra sindacati, sindaco Alemanno, assessore alle Politiche Educative Marsilio ed assessore al Personale Cavallari, anche a causa di un difetto di convocazione che ha lasciato fuori dalla porta la componente delle Rsu, le rappresentanze elette direttamente dai lavoratori». Lo comunica Rdb-Cub. «Dopo lo sciopero indetto dalla RdB-CUB lo scorso 22 maggio e l'avvio di un tavolo negoziale per migliorare le condizioni di lavoro del personale, e conseguentemente la qualità del servizio per i bambini e le bambine, non si procede all'auspicata revisione degli accordi sottoscritti fra la passata giunta Veltroni e Cgil Cisl e Uil - prosegue la nota Tra schermaglie politiche e indimostrate carenze economiche, ad oggi si continua a non prendere seriamente in considerazione l'unica possibilità concreta di risparmio, cioè quella di far rientrare nella gestione pubblica ogni forma di esternalizzazione del servizio o di parte delle sue funzioni. Nessuna approfondita analisi dei costi è stata portata al tavolo sindacale, nessuna ricognizione dei costi della gestione affidata a privati risulta oggetto di monitoraggio, nonostante le denunce portate da RdB all'attenzione sia del centro-destra che del centro-sinistra». «Così come non c'è ancora traccia della delibera con cui si darebbe il via al corso-concorso per le precarie dei nidi già pattuito per giugno, delibera che l'assessore Marsilio ha garantito di aver firmato dopo la manifestazione delle lavoratrici precarie in Campidoglio dello scorso 14 luglio - continua il comunicato - La RdB-CUB, intendendo riportare i veri protagonisti al centro della vicenda, annuncia per il primo giorno di scuola una grande assemblea cittadina del personale dei nidi e un incontro-dibattito pubblico durante il mese di settembre, a cui saranno invitati i genitori unitamente al Sindaco Alemanno, all'assessore alle Politiche Educative Marsilio e all'assessore al Personale Cavallari. In questo modo sarà offerta ai rappresentanti istituzionali la possibilità di ascoltare l'esperienza concreta delle lavoratrici e non solo quella di rappresentanti sindacali che, oltre a perseguire una logica concertativa, conoscono poco le esigenze del personale dei nidi».


29 luglio 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 29 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Per la prima volta nella storia dell'Italia un ente di ricerca affidato a un prefetto
* Duecento numeri, con lealtà e rigore
* Opere risorgimentali, dossier Espresso
* Per il governo Berlusconi il precariato deve essere a vita
* Trattativa contrattuale, un altro bluff dell'Aran
* Cnr medaglia d'oro nello smog olimpico
* Maria Antonietta sempre attuale nel nostro Paese
* Pubblicate le tabelle per gli assegni familiari
* Il Foglietto va in vacanza, ritorna il 2 settembre


29 luglio 2008 - Il Giornale di Brescia

Gli africani sfollati da Pianura dopo l’incendio di uno stabile occupano la cattedrale.
L’assessore accusa: «Sono stati picchiati senza ragione»
Polizia-immigrati, scontri in Duomo a Napoli

NAPOLI - Il Duomo di Napoli occupato per nove ore, tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo ed intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, ed il Comune di Napoli. È il bilancio della protesta di un centinaio di immigrati africani, appoggiati da centri sociali, Rdb, e Cgil, che giovedì scorso, in seguito ad un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura. Una soluzione è stata trovata ieri sera dopo che gli immigrati hanno lasciato la Cattedrale.
Il Duomo solo il 15 luglio era stato teatro di un’altra occupazione dei Comitati anti-discarica di Chiaiano e dei No Global. Ieri mattina poco dopo le 7.30 immigrati e no-global sono entrati a gruppetti, sorprendendo gli addetti alla sicurezza.
La polizia ha tentato una mediazione ed il sindaco Rosa Russo Iervolino si è detta disponibile ad incontrare gli immigrati, ma questi ultimi hanno rifiutato di lasciare il Duomo senza garanzie precise. Venerdì scorso il tentativo del Comune di trasferirli nella scuola media «Pasquale Scura», ai Quartieri Spagnoli, aveva provocato la violenta protesta di circa 200 persone, ed il trasferimento era stato alla fine bloccato.
Mano a mano che l’ora di chiusura del Duomo si avvicinava la tensione è salita. Alle 12.40 la polizia ha cercato di identificare due immigrati all’esterno della Cattedrale. Uno di essi ha reagito vivacemente. Ne è nato un parapiglia, con la polizia circondata da una cinquantina di manifestanti. Un immigrato ivoriano è stato caricato a forza su un furgone e trasferito in Questura. Con lui sono stati fermati una capoverdiana, sindacalista della Uil immigrati, ed un connazionale di 39 anni.
La donna, rilasciata con gli altri qualche ora dopo, ha detto di aver subito violenza dalla polizia, che le avrebbe schiacciato un piede. Dure le accuse di Rdb, Cgil, No Global e dell’assessore comunale Giulio Riccio nei confronti della polizia per uno dei due uomini, che è stato medicato in ospedale per contusioni e lievi ferite.
Dopo gli incidenti gli immigrati hanno sbarrato la porta del Duomo. In un clima infuocato sono volate accuse ed insulti per il «governo fascista» e la polizia, ma anche per il Comune di Napoli ed il Cardinale Sepe, accusato di aver chiesto un intervento di forza. A dare man forte ai manifestanti arrivano i disoccupati dell’Udo e militanti di Rifondazione comunista. È arrivato anche l’assessore alle politiche sociali del Comune Giulio Riccio, di Rifondazione comunista, protagonista di un violento battibecco con il direttore della Caritas, Mons. Domenico Romano, e l’assessore provinciale Isadora D’Aimmo.
Dopo il ritorno di due dei fermati e le garanzie sulle condizioni di salute del terzo manifestante, alle 16.40 la Cattedrale è stata liberata. Una trentina di stranieri, donne e bambini, sono stati ospitati in alcuni alberghi. In un centro della Provincia ai Quartieri Spagnoli gli altri, settanta.


29 luglio 2008 - Il Denaro

immigrazione
Extracomunitari, blitz nel Duomo

Napoli - Tensione nella Cattedrale dove una cinquantina di extracomunitari, in gran parte originari della Costa d'Avorio, si sono barricati in attesa di incontrare il cardinale Crescenzio Sepe. La protesta iniziata alle 7.30 del mattino è terminata pacificamente intorno alle 17. Ma non dopo momenti di alta tensione che hanno portato al fermo di tre persone. Alle 12,30, orario in cui il Duomo avrebbe dovuto chiudere i battenti, Agli immigrati è stato chiesto di uscire. Per tutta risposta gli extracomunitari si sono distesi sui banchi del Duomo mentre all'esterno altri immigrati, appoggiati da una ventina di persone, tra militanti di Rifondazione comunista, No Global, della Cgil e della Uil, si fronteggiavano con gli agenti.Dopo la protesta messa in atto nella cattedrale, i manifestanti, accompagnati da alcuni rappresentanti dei no global e dell'assessore comunale Giulio Riccio, sono arrivati in corteo a Palazzo San Giacomo dove hanno incontrato il sindaco Rosa Russo Iervolino. E dove, per loro, è stata trovata una sistemazione provvisoria. Una quarantina di uomini trascorreranno i prossimi giorni in una struttura di via Speranzella, ai quartieri spagnoli, una quarantina di immigrati africani. Donne e bambini saranno invece trasferiti in una struttura alberghiera.Per il fine settimana, dopo lo svolgimento di alcuni lavori, tutto il gruppo di immigrati dovrebbe essere trasferito in una palazzina di tre piani di proprietà del Comune di Napoli. E dove in serata un gruppo di extracomunitari, insieme all'assessore Riccio, ha effettuato un sopralluogo. Soddisfazione è stata espressa da uno dei leader della protesta, l'immigrato Abou Soumahoro, della Costa d'Avorio, responsabile immigrazione delle Rappresentanze sindacali di base. Il quale però ha rinnovato dure accuse di razzismo alla polizia, al governo e a una parte della città.
Quello di ieri è l'epilogo, provvisiorio, di una vicenda che va avanti da quattro giorni. Un incendio li aveva costretti a lasciare la palazzina di Pianura dove alloggiavano e, quando il Comune gli aveva offerto un edificio scolastico in un quartiere del centro, Montecalvario, i cittadini residenti erano insorti, impedendo l'ingresso degli immigrati nella scuola. Fra gli extracomunitari, provenienti per lo più da Costa d'Avorio, Ghana e Burkina Faso, ci sono 36 rifugiati politici e 76 richiedenti asilo. Alcuni non sarebbero in possesso di documenti in regola.
''Le circostanze di oggi - commenta don Gennaro Matino, vicario episcopale per le comunicazioni della Curia di Napoli, dopo che l'assessore Riccio ha accusato la Chiesa di scarsa sensibilità - ancora una volta dimostrano la fragilità della nostra società che da un lato esprime il disagio dell'accoglienza e dall'altro il desiderio di risolvere la sofferenza degli ultimi, dei diseredati, di emarginati come nostri fratelli extracomunitari che cercano un posto dove trovare accoglienza". ''La Chiesa di Napoli e il suo vescovo - sottolinea - da sempre sono quotidianamente impegnati al servizio degli ultimi. Con azioni e parole la Chiesa è pronta a dare ragione della speranza che è in lei. Accogliere gli ultimi èla sua missione, non deve dimostrarlo. Non fa che gridare dai tetti la verità che Cristo le ha insegnato''. Secondo Matino ''le mense per i poveri, i circoli di accoglienza, i centri di ascolto, I contatti con le comunità etniche sono un segno costante di questa accoglienza e di questa vicinanza. Le parole del cardinale Sepe, a volte anche severe per la mancata accoglienza, sono note a tutti''.


29 luglio 2008 - Corriere Adriatico

Soluzione a tempo ma scoppia la polemica

NAPOLI - Trascorreranno i prossimi giorni in una struttura di via Speranzella, ai quartieri spagnoli, una quarantina di immigrati africani protagonisti dell’occupazione della cattedrale di Napoli. Saranno invece trasferiti in una struttura alberghiera le donne e i bambini. Per il fine settimana, dopo lo svolgimento di alcuni lavori, tutto il gruppo di immigrati dovrebbe essere trasferito in una palazzina di tre piani di proprietà del Comune di Napoli, in via Stadera. Questo il risultato dell’incontro a Palazzo San Giacomo tra una delegazione di immigrati ed il sindaco Rosa Russo Iervolino. In serata un gruppo di immigrati insieme all’assessore alle Politiche sociali Giulio Riccio, hanno effettuato un sopralluogo nella palazzina di via Stadera destinata ad accoglierli. Soddisfazione è stata espressa da uno dei leader della protesta, l’immigrato Abou Soumahoro, della Costa d’Avorio, responsabile immigrazione delle Rdb (Rappresentanze Sindacali di Base) il quale però ha rinnovato dure accuse di razzismo alla polizia, al Governo e ad una parte della città. In una nota la Cgil e la Uil di Napoli stigmatizzano l’atteggiamento delle forze dell’ordine che "hanno esasperato la situazione dei cento immigrati, alla ricerca di un alloggio dopo tre notti passate all’addiaccio, con donne e bambini, dopo lo sgombero del palazzo di Pianura". "Tra i fermati dopo gli scontri al Duomo di Napoli - precisa la nota - c'è anche una dirigente della Uil che ha riferito di un comportamento violento da parte degli agenti". "Chiederemo conto di questo atteggiamento".


29 luglio 2008 - Corriere del Mezzogiorno

Il Comune teme disordini. Trasferimento segreto per le donne e i bambini
Iervolino: «Non daremo il nome dell'hotel» La preoccupazione della prima cittadina: si temono episodi di intolleranza come quello ai Quartieri
di Paolo Cuozzo

NAPOLI — Sfollati da Pianura, rischiando di essere dati alle fiamme, e cacciati da via Pasquale Scura, dalla gente dei Quartieri che non li ha voluti. Napoli sembra essere inaccessibile per i 112 immigrati africani (36 rifugiati politici, 76 richiedenti asilo), che, ieri, prima hanno occupato il Duomo, poi sono stati ricevuti al Comune dalla sindaca Iervolino. Che alla fine, comunque, una soluzione- ponte l'ha trovata: «Donne e bambini dormiranno in albergo — ha detto la prima cittadina —, gli uomini, invece, per alcuni giorni alloggeranno nel centro interculturale della Speranzella, quello di proprietà della Provincia, poi avranno un nuova sistemazione perché non possiamo consentire che questa povera gente passi una quarta notte in strada. Mi spiace — ha aggiunto — ma non daremo il nome dell'albergo per evitare che vi siano nuove proteste». E' a margine di una giornata ad alta tensione che la sindaca di Napoli riceve in sala giunta una delegazione di immigrarti africani. Il suo pensiero, però, va «soprattutto a quei quindici bambini che non possono assolutamente stare in strada». Una soluzione definitiva, insomma, ancora non c'è. «Ma arriverà», rimarca la sindaca, che spiega come «entro tre giorni il Comune troverà una sistemazione che però preferiamo non pubblicizzare, onde evitare che capiti quello che è accaduto in via Pasquale Scura, dove sembrava che tutto andasse bene e invece abbiamo visto com'è finita». Palazzo San Giacomo lavora dunque ad una soluzione che non crei problemi a nessuno. Per il fine settimana, dopo lo svolgimento di alcuni lavori, tutto il gruppo di immigrati dovrebbe essere trasferito in una palazzina di tre piani di proprietà del Comune di Napoli, in via Stadera. Ieri sera un gruppo di immigrati, insieme all'assessore alle Politiche sociali, Giulio Riccio, ha anche effettuato un sopralluogo nell'edificio. Soddisfazione per la soluzione trovata, è stata espressa da uno dei leader della protesta, l'immigrato Abou Soumahoro, della Costa d'Avorio, responsabile immigrazione delle Rdb (Rappresentanze Sindacali di Base). Sulla vicenda interviene Isadora D'Aimmo, assessore provinciale di Napoli, che rimarca «l'importanza di restare al fianco degli immigrati in questi momenti bui della democrazia italiana» Anche per affermare la mia contrarietà al decreto sicurezza che ha il solo risultato di alimentare un clima di intolleranza e di ostilità verso gli immigrati. Dichiarare lo stato di emergenza nazionale sull'immigrazione significa voler inserire misure eccezionali e antidemocratiche sulla base di un falso storico, perché solo il 14 per cento degli ingressi via mare è fatto da clandestini». «La Provincia di Napoli — ha poi concluso la D'Aimmo — appoggerà comunque con tutti i mezzi a sua disposizione qualunque soluzione il Comune intenderà mettere in campo in queste ore e contemporaneamente chiede alle forze di pubblica sicurezza di difendere gli immigrati dagli attacchi di cittadini razzisti e violenti piuttosto che fare cordoni fuori le chiese».


29 luglio 2008 - Corriere Canadese

ITALIA. Tensioni a Napoli tra polizia e immigrati
Rivolta degli stranieri a Napoli. La Chiesa è stata liberata in serata. Un ferito e tre fermati

Napoli - Il Duomo di Napoli occupato per nove ore, tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo e intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, e il Comune di Napoli. È il bilancio della protesta di un centinaio di immigrati africani, appoggiati da centri sociali, Rdb, e Cgil, che giovedì scorso, in seguito ad un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura. Una soluzione è stata trovata ieri sera dopo che gli immigrati hanno lasciato la Cattedrale. Il Duomo solo il 15 luglio era stata teatro di un’altra occupazione dei Comitati anti-discarica di Chiaiano e dei No Global. Ieri mattina poco dopo le 7.30 immigrati e no-global sono entrati a gruppetti, sorprendendo gli addetti alla sicurezza. La polizia ha tentato una mediazione e il sindaco Rosa Russo Iervolino si è detta disponibile ad incontrare gli immigrati, ma questi ultimi hanno rifiutato di lasciare il Duomo senza garanzie precise. Venerdì scorso il tentativo del Comune di trasferirli nella scuola media "Pasquale Scura", ai Quartieri Spagnoli, aveva provocato la violenta protesta di circa 200 persone, e il trasferimento era stato alla fine bloccato. Mano a mano che l’ora di chiusura del Duomo si avvicinava la tensione è salita. Alle 12.40 la polizia ha cercato di identificare due immigrati all’esterno della Cattedrale. Uno di essi ha reagito vivacemente. Ne è nato un parapiglia, con la polizia circondata da una cinquantina di manifestanti. Un immigrato ivoriano, Musa Boure, è stato caricato a forza su un furgone e trasferito in Questura. Con lui sono stati fermati una capoverdiana, Celeste Ramos, sindacalista della Uil immigrati, ed un connazionale Francisco Ramos, 39 anni. La donna, rilasciata con gli altri qualche ora dopo, ha detto di aver subito violenza dalla polizia, che le avrebbe schiacciato un piede, Ramos, invece, ha detto ai giornalisti di non aver subito alcuna violenza. Dure le accuse di Rdb, Cgil, No Global e dell’ assessore comunale Giulio Riccio nei confronti della polizia per Boure, che è stato medicato in ospedale per contusioni e lievi ferite. Dopo gli incidenti gli immigrati hanno sbarrato la porta del Duomo.


29 luglio 2008 - Il Quaderno

Benevento: il 31 luglio sciopero dei lavoratori degli Enti Pubblici non Economici

Benevento - Giovanni Venditti della Federazione Provinciale RdB/CUB, ha reso noto che giovedì 31 luglio si terrà lo sciopero nel settore degli Enti Pubblici non Economici (INPDAP, INPS, INAIL, ACI/PRA). "Allo sciopero – si legge nella nota - hanno aderito anche i lavoratori degli uffici ubicati nella provincia di Benevento. Per tale occasione, sono state programmate assemblee sui posti di lavoro con inizio dalle 9. La giornata di mobilitazione culminerà con lo sciopero previsto a fine turno dalle 12 alle 14".
"Il Governo, con il decreto n.112 – conclude Venditti -, taglia quote rilevanti di retribuzione accessoria, retribuzione non contemperata in busta paga in sede di rinnovi contrattuali ed accantonata per essere erogata ai fini del raggiungimento della produttività, il cui importo ad oggi si attesta su una media di 500 euro mensili. La nostra posizione è netta e decisa. Su questi punti non faremo retromarce".


29 luglio 2008 - Caserta news

Le RdB/CUB chiamano i lavoratori precari a raccolta

Salerno – "La modifica dell'art. 21 introdotta dalla Camera all'atto della approvazione del disegno di legge di "Conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" parla chiaro di come si continui ad affrontare la questione precarietà con leggi di "condono" per gli imprenditori anziché cancellando le leggi 30 e treu che hanno fatto del precariato la condizione permanente di vita dei giovani lavoratori nonché fatto impennare la percentuale dei precari sui posti di lavoro pubblici e privati e procedendo ad una sanatoria che porti all'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari." Dichiara Bonvino Carmela della Federazione Nazionale RdB/CUB.
" In continuità con il "condono" dell'ex-Ministro Damiano contenuto nella Finanziaria 2007 – prosegue la Bonvino - che avvantaggiò soprattutto le aziende del ramo call-center, consentendo di sanare l'illegittimità dei contratti co.co.pro da esse stipulati senza incorrere in sanzioni e usufruendo persino di sgravi contributivi, quello approvato nei giorni scorsi – e in piena estate - dalla maggioranza di centro destra alla Camera è l'ennesimo "favore" alle imprese a esclusivo danno di centinaia di migliaia di precari sfruttati e ricattati sui posti di lavoro. Ormai da anni, i precari invece chiedono, con ricorsi legali ma soprattutto con le mobilitazioni, l'assunzione a tempo indeterminato per sanare l'illegittimità di contratti parasubordinati e a scadenza stipulati sia dai datori di lavoro pubblici che privati per tagliare sui costi e rendere sempre più rilevante in tutto il mondo del lavoro la percentuale di lavoro sottopagato ricattabile, senza diritti e tutele."
" Le RdB/CUB organizzeranno la risposta dei lavoratori precari a questo ennesimo attacco alla prospettiva di vita e di lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori promuovendo il 19 settembre a Roma l'assemblea nazionale dei precari del pubblico impiego e lavorando alla partecipazione di tutti i precari allo sciopero generale del 17 ottobre indetto da tutto il sindacalismo di base in risposta alle politiche filo padronali dell'attuale governo e alle logiche concertative di cgil-cisl e uil".


29 luglio 2008 - Il Messaggero

Pescara. Cobas e Rappresentanza di Base in difesa dei precari della Asl...

Pescara - Cobas e Rappresentanza di Base, due sigle del comparto autonomo della sanità, in difesa dei precari della Asl. Lo hanno fatto ieri mattina con una manifestazione in piazza Alessandrini davanti alla sede dell'Assessorato regionale alla sanità.Chiedevano, come Cgil, Cisl, Uil e Ugl, la proroga dei contratti dei lavoratori precari che scadranno tra luglio ed agosto mettendo in ginocchio la sanità pescarese. E sul fronte sindacale torna in campo anche la Fials con il segretario provinciale Gabriele Pasqualone che lancia l'allarme legalità in vista della prossima campagna elettorale per le regionali. «Proviamo ad immaginare cosa succederà prima del voto -ttacca Pasqualone- , quante e quali promesse saranno fatte a chi ha bisogno di un posto di lavoro. Cacciatori di voto che non esiteranno a dare la propria parola per un posto di lavoro o un prolungamento di contratto. Io dico che questa storia deve finire una volta per tutte. Occorre tornare alla legalità: basta ai precari come merce di scambio ed alle carriere politiche costruite sulle raccomandazioni». Pasqualone chiede che la prossima amministrazione regionale faccia, in modo definitivo, una pianta organica reale dei bisogni di personale dell'azienda sanitaria, costruita attorno alle unità operative ed ai posti letto, con il reperimento delle risorse da trovare tramite il taglio alle prestazioni accreditate alla sanità privata ed ai servizi esternalizzati. «Occorre mettere fine -conclude Pasqualone- a questo stillicidio di proroghe che genera, tra i precari, solamente false attese. Si proceda con i concorsi e si torni alla legalità».(L.Tr.)


29 luglio 2008 - Corriere di Bologna

I «duri» Rifondazione: gli volteremo le spalle. Idv: rispettiamo il motivo per cui è qui
Protesta, ma soft. E centri sociali freddi
di Francesco Rosano

Bologna - L'arrivo del ministro Alfano in piazza Medaglie d'Oro non scalda più di tanto i cuori dell'opposizione. Il Prc pensa al massimo a una protesta silenziosa: «Voltando le spalle al ministro», l'Idv rispetterà il ruolo di Alfano «anche se il suo lodo è detestabile ». Non ci sarà l'indipendente Prc, Valerio Monteventi. E anche i centri sociali sembrano poco interessati ad agitare la piazza del 2 agosto. Il ministro della Giustizia è la persona «meno indicata per questa occasione — dice il segretario Prc Tiziano Loreti — quello che ha fatto negli ultimi tempi non è tollerabile per i cittadini italiani». Rifondazione sarà in piazza, ma i fischi «rischiano di alimentare querelle e nascondere le ragioni per cui si contesta. Per questo — dice Loreti — adotterei un'altro sistema. Girerei le spalle ad Alfano durante il suo intervento, naturalmente con tutto il rispetto per l'anniversario della strage e i familiari delle vittime». L'Italia dei valori, reduce dalle polemiche per la manifestazione contro il governo di Piazza Navona a Roma, «non fischierà assolutamente Alfano per rispetto della commemorazione — assicura il capogruppo in regione Paolo Nanni — anche se il governo avrebbe potuto scegliere un rappresentante più adatto all'occasione».
In piazza non ci sarà Valerio Monteventi, indipendente Prc vicino ai movimenti, secondo cui «nemmeno i centri sociali stanno organizzando iniziative particolare». Per il momento, infatti, sembra che le realtà antagoniste della città non abbiano intenzioni battagliere. Il Vag61 non ha organizzato presidi o proteste particolari. Il collettivo Crash non ci sarà: «Continuiamo ad avere ben chiara la memoria del 2 agosto — assicura Beppe di Crash — ma quella manifestazione non ci rappresenta». Mentre i disobbedienti del Tpo, per il momento, non hanno nemmeno affrontato la questione di una loro eventuale presenza alla commemorazione.
I sindacati di base, lo scorso anno, furono tra i protagonisti dei fischi al ministro Damiano. E Massimo Betti, pur assicurando che le Rdb non hanno ancora discusso il da farsi, non se la sente di annunciare una giornata pacifica: «Immagino che la piazza non sarà molto felice di Alfano, che ha legato il suo nome a uno degli atti più odiosi di questo governo». Le tute blu, assicura invece Bruno Papignani della Fiom, non alimenteranno la protesta: «I nostri militanti parteciperanno al corteo, ma resteranno abbastanza distanti da non sentire Alfano in piazza e andarsene». I fischi non sono mai una violenza, sottolinea Papignani, «ma contro questo governo serve ben altro: in autunno dobbiamo scioperare e tornare nelle piazze».

Civis, partono i lavori ed è caos in via Marconi
Commercianti infuriati: «Con le fermate dei bus soppresse non c'è gente, meglio chiudere» Rumori, tante transenne e poche persone sotto i portici nel tratto tra via Belvedere e Riva Reno
di Enrica Sanna

Bologna - Fermate dell'autobus soppresse, rumori assordanti, polvere e poca gente che guarda le vetrine. Via Marconi, tratto compreso tra via Belvedere e via Riva Reno: lavori in corso. Per il Civis. Le paure dei commercianti e dei residenti per il filobus a guida ottica si sono materializzate ieri mattina davanti a un'enorme macchina mangia- asfalto che divora e sputa porzioni di strada fracassando i timpani dei passanti, ai trequarti della carreggiata chiusa a scendere, alla scomparsa dei parcheggi e di tre fermate degli autobus. I lavori, solo per quel tratto di strada, dovrebbero essere completati in tutti e due i sensi di marcia «in circa 12 giorni » cioè l'8 agosto. Ed è proprio quel «circa» a preoccupare di più i commercianti che ieri hanno trovato davanti alla porta dei negozi gli avvisi di inizio lavori completi di scuse «per il disagio». Sospetti alimentati dal fatto che l'Atc solo una settimana fa all'ultima assemblea pubblica, aveva parlato di 14 giorni per riasfaltare la strada fino a via Riva Reno e di altri 14 per arrivare fino a via del Porto. Tempi confermati anche dall'assessore alla Mobilità, Maurizio Zamboni: «I lavori dovrebbero durare quattro settimane».
Il Caffè Esselunga è stato il primo ieri a trovarsi nell'occhio del ciclone. Macchina trita-strada davanti all'ingresso, camion raccogli asfalto frantumato e pochi clienti. «Noi lavoriamo molto con la gente che scende dagli autobus — sospira la titolare, Stefania Staglio — . Adesso che le fermate sono state soppresse ci troviamo in difficoltà». In effetti le fermate eliminate sono solo tre ma riguardano il transito di ben 20 linee e la scomparsa del via vai di gente lungo la strada.
Una preoccupazione condivisa dalla proprietaria di Ninfea, negozio cinese di bigiotteria e oggettistica. «È calato il passaggio delle persone — spiega Li— ma mi è andata bene, vado in ferie venerdì». Da Millecose di casa, proprio davanti ad una delle fermate soppresse, la titolare Cristina Tarozzi è pragmatica «senza la gente che scende dagli autobus si lavora di meno, ma agosto è sicuramente il periodo che crea meno disagi». Più irritata Simona Tagneco responsabile di Zucchi biancheria per la casa. «Stamani ho trovato l'avviso di inizio lavori attaccato alla vetrina. C'è scritto 12 giorni, ma sarà davvero così?». Altra spina nel fianco per i commercianti è la sosta delle auto. Alla Fabbrica lampadari «per il tipo di merce che trattiamo — riflette Luca Bardini — abbiamo bisogno di spazi per parcheggiare». Un problema evidenziato anche da Stefano Bortolotti, titolare della Singer. «Stamattina — scuote la testa — abbiamo dovuto dire a tre clienti che non si potevano fermare ». Bortolotti poi rilancia sui tempi dei lavori: «La mia paura è che non vengano rispettati». «É incominciato il periodo nero» sottolinea Patrizia la commessa di Heddon. Un cartello avverte la clientela «non andiamo in ferie» proprio perché spiega Patrizia «c'è bisogno di lavorare».
Dentro il negozio una cliente sbuffa «che disastro oggi gli autobus non passano». «Io ho dovuto parcheggiare la moto sul marciapiede» aggiunge un altro compratore, Michele Liberatore, che lavora per l'Atc ed è anche un rappresentante delle Rdb: «La gente è stata poco informata è ovvio che poi mal sopporta i disagi ». Fuori dal negozio passa la signora Ornella, 80 anni: «Di solito prendo il bus, ora devo andare a piedi fino a via Ugo Bassi» sospira. Poco dopo arriva Adele che cammina a fatica accompagnata dalla badante «abito in via San Lorenzo, prima prendevo il bus, per quanto durerà questa situazione?» Ma c'è anche chi dal coro di lamentele si discosta. Sergio Iaquinta, il titolare della Caffetteria Louisitalia sottolinea: «Dobbiamo adeguarci alle necessità della città. I lavori portano un po' di disagi, ma i benefici si vedranno a lungo termine ». La macchina mangia asfalto però non è ancora arrivata davanti al suo bar e i tavolini sono ancora fuori, chissà se tra qualche giorno, cambierà idea.


29 luglio 2008 - La Repubblica

2 agosto, il governo manda Alfano
Bolognesi: non fischiate. Prc: una provocazione, noi ce ne andremo
di SILVIA BIGNAMI

Bologna - Il governo scopre le carte e per il Due Agosto spedisce a Bologna il Ministro della giustizia Angelino Alfano. Il Guardasigilli del Lodo che garantisce l´immunità alle più alte cariche dello Stato, che ha mosso i girotondi a Piazza Navona e che ora rischia di infiammare anche Piazza Medaglie D´Oro. «Una scelta di alto profilo», la definisce il Presidente dell´associazione delle vittime Paolo Bolognesi, che chiede ai contestatori di non fischiare il ministro per «rispetto alle vittime». «Una provocazione inaccettabile» dice il segretario di Rifondazione Tiziano Loreti, che insieme alle Rdb prepara una singolare forma di protesta: abbandonare la piazza appena Alfano prenderà la parola. Mentre Crash annuncia addirittura che per la prima volta diserterà del tutto la piazza del ricordo.
Che si tratti di fischi o di silenzio, si prepara quindi un 28° anniversario della strage della Stazione ad alto rischio contestazioni. La notizia dell´arrivo di Alfano, decisa dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, è arrivata ieri mattina in Comune, annunciata dal sindaco Cofferati. Domani Palazzo D´Accursio renderà noto il calendario delle celebrazioni, ma secondo la tradizione il ministro parlerà per ultimo.
«Quando inizierà il suo discorso, noi ce ne andremo» assicura Loreti, Prc. Niente fischi quindi: l´obiettivo è non dare soddisfazione al ministro. «Berlusconi ci manda il difensore dei ricchi. Noi diciamo di voltargli le spalle e lasciare la piazza appena prende la parola». Un´idea che è venuta anche a Massimo Betti, delle Rdb: «Domani (oggi, ndr.) ci riuniremo e decideremo se andarcene anche noi». Mentre disertano del tutto i centri sociali. «Crash non ci sarà per scelta e per protesta. Non legittimiamo con la nostra presenza chi protegge il segreto di Stato» spiega il suo portavoce Giuseppe. «Il Due Agosto? Saremo tutti al mare» dice Rosario Picciolo del Livello ´57, più in vacanza che sull´Aventino. Gli unici ad augurarsi una pioggia di fischi sono quelli del Tpo di Domenico Mucignat: «Mi auguro tanta gente e tante proteste».
Segno che nonostante tutto il rischio fischi resta concreto. «Mi auguro una piazza piena. E pochi fischi perché il Due Agosto si deve parlare delle vittime, non delle contestazioni» dice il segretario della Cgil Cesare Melloni. Lo stesso augurio del presidente dell´associazione delle vittime Bolognesi: «Scorretto verso i familiari chi contesta il rappresentante del governo, che sia di destra o di sinistra». Annuisce anche il segretario del Pd Andrea De Maria: «Positivo che il governo mandi un suo alto rappresentante. Mi auguro non ci siano contestazioni che danneggino il ricordo delle vittime».


29 luglio 2008 - Il Centro

Sanità, la protesta dei precari
La rabbia dei sindacati «Troppi tagli immotivati» I lavoratori ottengono un incontro con il presidente Paolini
di Monica De Panfilis

PESCARA - L’appuntamento dovrà essere fissato entro una settimana. «Dopodichè, se il governatore vicario non ci riceverà, andremo noi a palazzo Centi all’Aquila perché la questione della sanità deve essere portata immediatamente sul tavolo politico». Così, ieri, hanno detto i sindacati sotto la sede dell’assessorato regionale alla Sanità di via Conte di Ruvo. Anche adesso che gli interlocutori sono spariti.
La mancata stabilizzazione dei quasi mille addetti del settore da parte della Regione Abruzzo brucia ancora di più alla luce del sistema di tangenti scoperto dalla procura di Pescara e che ha portato in carcere anche il governatore Ottaviano Del Turco mentre per l’assessore regionale alla Sanità Bernando Mazzocca è scattato l’obbligo di dimora a Caramanico.
La manifestazione sindacale-pubblica è stata organizzata dai sindacati di base Cub-Rdb, Cobas e Sdl, con l’adesione del Partito Comunista dei Lavoratori.
Il sit-in di precari che dalle 9 alle 14 di ieri ha affollato piazza Alessandrini di bandiere e striscioni nonostante il sole battente aveva anche lo scopo di riportare all’attenzione pubblica il dramma dei dipendenti della sanità pubblica che stanno perdendo il posto di lavoro per effetto dei tagli indiscriminati che rischiano di non garantire più i livelli essenziali di assistenza ai cittadini.
Dopo due ore di presidio chiedendo «assunzione per tutti», alle 11 una delegazione sindacale è stata ricevuta al sesto piano dal direttore regionale del settore Sanità, Giampiero Di Cesare con l’impegno di «annotare le vostre richieste per riferirle al governatore Enrico Paolini, impegnato in giunta».
Nel corso di un’ora di faccia a faccia serrato ma pacato e civile, i lavoratori precari hanno chiesto l’applicazione dell’articolo 3 del piano sanitario regionale, quello sulla stabilizzazione.
«Gli ultimi accadimenti ci hanno fatto intendere che le economie per stabilizzare i precari c’erano ma sono state usate male», ha denunciato Mario Frittelli (Cub-Rdb) chiedendo «agli uffici regionali di interpretare autenticamente l’articolo» ma anche la «rivisitazione del comma 5 che richiede di avere un contratto in essere fino al 31 dicembre, mentre, guarda caso, moltissimi precari hanno avuto un contratto fino a novembre, poi ripreso a gennaio».
«Le gravissime accuse della magistratura che hanno decapitato il governo regionale, se confermate, dimostrano che i ripetuti allarmi da noi lanciati sul connubio politica-sanità privata e cartolarizzazioni degli ospedali avevano il loro fondamento politico ed economico», hanno detto i sindacati durante la manifestazione in via Conte di Ruvo e piazza Alessandrini.
«In attesa che la giustizia faccia il suo corso, chi pagherà i 14 milioni di euro in tangenti che, pare, si siano spartiti? Chi salvaguarderà il posto di lavoro dei precari della sanità pubblica?», sono state queste le domande cariche di rabbia dei sindacati e dei lavoratori privati.
«Restano solo uno o due mesi per risolvere i nostri problemi mentre già alla fine di questo mese 45 persone perderanno il lavoro, seguite da altre 200», ha rilanciato l’allarme Cesare Barboni, portavoce del Comitato di precari della Asl di Pescara, ventilando l’ipotesi di uno sciopero della fame.
I sindacati hanno denunciato inoltre l’inapplicazione contrattuale. «Chiediamo al presidente Paolini di portare subito la questione all’attenzione politica o la sanità abruzzese chiuderà», ha denunciato Gabriele Di Matteo (Cobas).
Giordano Spoltori (Sdl) ha chiesto che «una parte di soldi recuperati dalla Procura sia investito sulla sanità».
Nel mirino dei sindacati, che alla manifestazione avevano invitato anche il sindaco Luciano D’Alfonso e il direttore generale della Asl Antonio Balestrino, è finita anche la Robin Hood Tax del governo Berlusconi.
Il decreto 112, la cosiddetta norma anti-precari che impedisce l’assunzione dei precari per ordine del giudice, «è una manovra tutta a favore delle imprese, altro che Robin Hood», attaccano Cub-Rdb, Cobas e Sdl perchè «sancisce, tra l’altro, la riduzione degli organici e i tagli nella sanità pubblica a tutto vantaggio delle cliniche private e la cancellazione della norma che prevedeva la possibilità di stabilizzare i lavoratori precari che avevano almeno tre anni di servizio negli ultimi cinque». La manifestazione è terminata soltanto dopo l’inserimento dell’incontro nell’agenda di Paolini.


29 luglio 2008 - EPolis Roma

Lo stornellatore
Una dimora per Nino: abiterà in via Giolitti

Roma - Alla fine, per Nino lo stornellatore, si è trovata una sistemazione. Ieri, i sindacalisti dell'Asia Rdb insieme con l'assessorato alla Casa hanno prima visto un appartamento nei pressi del carcere di Regina Coeli, sistemazione utile a non far allontanare Nino da Trastevere, ma poi la casa era troppo piccola per lui e per il figlio così si è trovata una soluzione alternativa. «Quello di Trastevere era un appartamento di 30 metri quadrati - spiega Pasquale Nappi, di Asia Rdb - e anche l'assessore Antoniozzi si è reso conto che non poteva essere possibile. Così domani (oggi, ndr) andiamo a vedere un altro appartamento in via Giolitti e quasi certamente andrà bene, perché è grande e anche per Nino va bene, visto che la zona è ben collegata con Trastevere». E proprio nel ristorante dove Nino lavora ogni sera, domani sera è invitato il sindaco Alemanno con altri esponenti dell'amministrazione per festeggiare la conclusione felice di questa storia. Vicenda che nasce da uno sfratto nei confronti di Nino, nonostante la fascia protetta (ultra 65enne con figlio disabile a carico) che ha dovuto in fretta e furia lasciare la "sua" Trastevere dove vive e lavora come stornellatore da oltre 40 anni. L'intervento dell'Asia Rdb gli ha evitato di finire sulla strada e tramite l'assessorato di Antoniozzi, ha potuto abitare in una pensione a Centocelle. Ma ogni sera, per tornare dal locale di Trastevere Nino spendeva 25 euro di taxi. Ora, la soluzione sembra essere ottimale per lui e si suoi stornelli.(M.R.)


29 luglio 2008 - Il Tempo

Napoli, clamorosa protesta degli immigrati per la mancata assegnazione di case
Barricati per ore nel Duomo

NAPOLI - Il Duomo di Napoli occupato per nove ore. Tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo e intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, e il Comune di Napoli. È il bilancio della protesta di un centinaio di immigrati africani, appoggiati da centri sociali, Rdb e Cgil, che giovedì, in seguito a un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura. Una soluzione è stata trovata ieri sera dopo che gli immigrati hanno lasciato la Cattedrale.
Il Duomo solo il 15 luglio era stato teatro di un'altra occupazione dei Comitati anti-discarica di Chiaiano. Ieri, poco dopo le 7,30, immigrati e no-global sono entrati sorprendendo gli addetti alla sicurezza. La polizia ha tentato una mediazione e il sindaco Rosa Russo Iervolino si è detta disponibile a incontrare gli immigrati, ma questi ultimi hanno rifiutato di lasciare il Duomo senza garanzie precise. Venerdì scorso il tentativo del Comune di trasferirli nella scuola media «Pasquale Scura», nei Quartieri Spagnoli, aveva provocato la violenta protesta di circa 200 persone bloccando il trasferimento.
Alle 12,40 la polizia ha cercato d'identificare due immigrati all'esterno della Cattedrale. Uno di questi ha reagito e ne è nato un parapiglia, con la polizia circondata da una cinquantina di manifestanti. Un immigrato ivoriano, Musa Boure, è stato caricato a forza su un furgone e trasferito in Questura. Con lui sono stati fermati una capoverdiana, Celeste Ramos, sindacalista della Uil immigrati, e un connazionale Francisco Ramos, 39 anni. La donna, rilasciata con gli altri qualche ora dopo, ha detto di aver subito violenza dalla polizia che le avrebbe schiacciato un piede. Dure le accuse di Rdb, Cgil, No Global e dell'assessore comunale Giulio Riccio nei confronti della polizia per Boure, che è stato medicato in ospedale per contusioni e lievi ferite. Dopo gli incidenti gli immigrati hanno sbarrato la porta del Duomo. Sono volate accuse e insulti verso il «governo fascista» e la polizia, il Comune di Napoli e il Cardinale Sepe, accusato di aver chiesto un intervento di forza.
A dare man forte ai manifestanti sono arrivati i disoccupati dell'Udo e militanti di Rifondazione comunista. Arriva anche l'assessore alle Politiche sociali del Comune, Giulio Riccio, protagonista di un violento battibecco con il direttore della Caritas, Mons. Domenico Romano, e l'assessore provinciale Isadora D'Aimmo. Solo dopo il ritorno di due dei fermati e le garanzie sulle condizioni di salute del terzo manifestante, alle 16,40 la Cattedrale è stata sgomberata. Per ora sistemazioni temporanee per tutti, ma a fine settimana dovrebbero essere trasferiti tutti in una palazzina del Comune nel quartiere Poggioreale.


29 luglio 2008 - Libertà

La protesta dopo che un rogo ha distrutto il palazzo in cui gli extracomunitari alloggiavano nel quartiere di Pianura
Duomo occupato, alta tensione a Napoli
Tafferugli tra gli immigrati e la polizia, poi la chiesa viene liberata: tre i fermati

NAPOLI - Il Duomo di Napoli occupato per nove ore, tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo ed intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, ed il Comune di Napoli. È il bilancio della protesta di un centinaio di immigrati africani, appoggiati da centri sociali, Rdb, e Cgil, che giovedì scorso, in seguito ad un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura. Una soluzione è stata trovata in serata dopo che gli immigrati hanno lasciato la Cattedrale.
Il Duomo solo il 15 luglio era stato teatro di un' altra occupazione dei Comitati anti-discarica di Chiaiano e dei No Global. Ieri mattina poco dopo le 7.30 immigrati e no-global sono entrati a gruppetti, sorprendendo gli addetti alla sicurezza. La polizia ha tentato una mediazione ed il sindaco Rosa Russo Iervolino si è detta disponibile ad incontrare gli immigrati, ma questi ultimi hanno rifiutato di lasciare il Duomo senza garanzie precise. Venerdì scorso il tentativo del Comune di trasferirli nella scuola media "Pasquale Scura", ai Quartieri Spagnoli, aveva provocato la violenta protesta di circa 200 persone, ed il trasferimento era stato alla fine bloccato. Mano a mano che l' ora di chiusura del Duomo si avvicinava la tensione è salita. Alle 12.40 la polizia ha cercato di identificare due immigrati all'esterno della Cattedrale. Uno di essi ha reagito vivacemente. Ne è nato un parapiglia, con la polizia circondata da una cinquantina di manifestanti. Un immigrato ivoriano è stato caricato a forza su un furgone e trasferito in Questura. Con lui sono stati fermati una capoverdiana, sindacalista della Uil immigrati, ed un connazionale. La donna, rilasciata con gli altri qualche ora dopo, ha detto di aver subito violenza dalla polizia, che le avrebbe schiacciato un piede.
Dopo gli incidenti gli immigrati sbarrano la porta del Duomo.
In un clima infuocato volano accuse ed insulti per il «governo fascista» e la polizia, ma anche per il Comune di Napoli ed il Cardinale Sepe, accusato di aver chiesto un intervento di forza.
A dare man forte ai manifestanti arrivano i disoccupati dell' Udo e militanti di Rifondazione comunista. Arriva anche l' assessore alle politiche sociali del Comune Giulio Riccio, di Rifondazione comunista, protagonista di un violento battibecco con il direttore della Caritas, Mons. Domenico Romano, e l'assessore provinciale Isadora D' Aimmo. Nella Cattedrale si svolgono lunghe discussioni tra gli africani, guidati dal responsabile immigrazione delle Rdb Abou Soumahoro, ivoriano, i sindacalisti della Cgil, ed i no-global. Solo dopo il ritorno di due dei fermati e le garanzie sulle condizioni di salute del terzo manifestante, alle 16.40 la Cattedrale viene liberata. In corteo, protetti da un cordone di No Global e Rifondazione comunista, gli immigrati vanno a Palazzo San Giacomo. Per loro c'è una soluzione a termine. Vanno in alcuni alberghi della zona Stazione donne e bambini, una trentina, ed in un centro della Provincia ai Quartieri Spagnoli gli altri, circa 70.


29 luglio 2008 - L'Arena/Il Giornale di Vicenza

IMMIGRAZIONE. I manifestanti protestano per il trattamento ricevuto dagli agenti.
Gli italiani «cacciati» giovedì con loro dall’edificio in fiamme erano già stati sistemati
Napoli, duomo occupato dai rifugiati sfollati

NAPOLI - Il duomo di Napoli occupato per nove ore, tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo e intolleranza contro il governo, la polizia, la chiesa, e il Comune di Napoli. È il bilancio della protesta di un centinaio di africani, appoggiati da centri sociali, Rdb, e Cgil, che giovedì, dopo un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura: gli italiani erano stati sistemati altrove; loro, un centinaio tra rifugiati e richiedenti asilo, no. Una soluzione è stata trovata in serata dopo che gli immigrati hanno lasciato la cattedrale.
Il 15 luglio il duomo era stato occupato da comitati anti-discarica di Chiaiano e no global. Ieri mattina poco dopo le 7.30 immigrati e no global sono entrati a gruppetti, sorprendendo gli addetti alla sicurezza. La polizia ha tentato una mediazione e il sindaco Rosa Russo Iervolino si è detta disponibile ad incontrare gli immigrati, ma loro hanno rifiutato di lasciare il duomo senza garanzie precise. Venerdì il tentativo del Comune di trasferirli in una scuola media aveva provocato la violenta protesta di circa 200 persone e il trasferimento era stato alla fine bloccato.
Alle 12.40 la polizia ha cercato di identificare due immigrati all’esterno della cattedrale, ma uno di loro ha reagito vivacemente e ne è nato un parapiglia. Un ivoriano, Musa Boure, è stato caricato a forza su un furgone e trasferito in questura. Con lui sono stati fermati una capoverdiana, Celeste Ramos, sindacalista della Uil immigrati, e il connazionale Francisco Ramos. La donna, rilasciata con gli altri qualche ora dopo, ha detto di aver subito violenza dalla polizia. Dure le accuse di Rdb, Cgil, no global e dell’assessore comunale Giulio Riccio nei confronti della polizia per Boure, che è stato medicato in ospedale per contusioni e lievi ferite.
Dopo gli incidenti gli immigrati hanno sbarrato la porta del duomo. In un clima infuocato volano accuse e insulti per il «governo fascista» e la polizia, ma anche per il Comune di Napoli e il cardinale Sepe, accusato di aver chiesto un intervento di forza. A dare man forte ai manifestanti arrivano i disoccupati dell’Udo e militanti di Rifondazione. Nella cattedrale si svolgono lunghe discussioni. Solo dopo il ritorno di due dei fermati e le garanzie sulle condizioni di salute del terzo manifestante, alle 16.40 la cattedrale viene liberata. In corteo, protetti da un cordone di no global e Prc, gli immigrati vanno a Palazzo San Giacomo: in albergo andranno donne e bambini, e in un centro della Provincia nei quartieri spagnoli gli altri, circa 70. A fine settimana dovrebbero essere trasferiti tutti in una palazzina del Comune nel quartiere Poggioreale.


29 luglio 2008 - Il Cittadino

Giornata di tensione nel capoluogo campano per la protesta di un centinaio di persone: 3 i fermati
Napoli, duomo occupato per ore
Scontri fra immigrati e polizia, poi la chiesa viene liberata

NAPOLI - Il duomo di Napoli occupato per nove ore, tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo e intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, e il Comune di Napoli. È il bilancio della protesta di un centinaio di immigrati africani, appoggiati da centri sociali, Rdb, e Cgil, che giovedì scorso, in seguito a un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura. Una soluzione è stata trovata in serata dopo che gli immigrati hanno lasciato la cattedrale.Il duomo solo il 15 luglio era stato teatro di un’altra occupazione dei Comitati anti-discarica di Chiaiano e dei No Global. Ieri mattina poco dopo le 7.30 immigrati e no-global sono entrati a gruppetti, sorprendendo gli addetti alla sicurezza. La polizia ha tentato una mediazione e il sindaco Rosa Russo Iervolino si è detta disponibile a incontrare gli immigrati, ma questi ultimi hanno rifiutato di lasciare il duomo senza garanzie precise. Venerdì scorso il tentativo del Comune di trasferirli nella scuola media "Pasquale Scura", ai Quartieri Spagnoli, aveva provocato la violenta protesta di circa 200 persone, e il trasferimento era stato alla fine bloccato. Mano a mano che l’ora di chiusura del duomo si avvicinava la tensione è salita. Alle 12.40 la polizia ha cercato di identificare due immigrati all’esterno della Cattedrale. Uno di essi ha reagito vivacemente. Ne è nato un parapiglia, con la polizia circondata da una cinquantina di manifestanti. Un immigrato ivoriano, Musa Boure, è stato caricato a forza su un furgone e trasferito in Questura. Con lui sono stati fermati una capoverdiana, Celeste Ramos, sindacalista della Uil immigrati, e un connazionale Francisco Ramos, 39 anni. La donna, rilasciata con gli altri qualche ora dopo, ha detto di aver subito violenza dalla polizia, che le avrebbe schiacciato un piede, Ramos, invece, ha detto ai giornalisti di non aver subito alcuna violenza. Dure le accuse di Rdb, Cgil, No Global e dell’assessore comunale Giulio Riccio nei confronti della polizia per Boure, che è stato medicato in ospedale per contusioni e lievi ferite. Dopo gli incidenti gli immigrati sbarrano la porta del duomo. In un clima infuocato volano accuse e insulti per il «governo fascista» e la polizia, ma anche per il Comune di Napoli e il Cardinale Sepe, accusato di aver chiesto un intervento di forza. A dare man forte ai manifestanti arrivano i disoccupati dell’Udo e militanti di Rifondazione comunista. Arriva anche l’assessore alle politiche sociali del Comune Giulio Riccio, di Rifondazione, protagonista di un violento battibecco con il direttore della Caritas, monsignor Domenico Romano, e l’assessore provinciale Isadora D’Aimmo. Nella cattedrale si svolgono lunghe discussioni tra gli africani, guidati dal responsabile immigrazione delle Rdb Abou Soumahoro, ivoriano, i sindacalisti della Cgil, e i no-global. Solo dopo il ritorno di due dei fermati e le garanzie sulle condizioni di salute del terzo manifestante, alle 16.40 la Cattedrale viene liberata. In corteo, protetti da un cordone di no global e Prca, gli immigrati vanno a Palazzo San Giacomo. Per loro c’é una soluzione a termine. Vanno in alcuni alberghi della zona Stazione donne e bambini, una trentina, e in un centro della Provincia ai Quartieri Spagnoli gli altri, circa 70. A fine settimana dovrebbero essere trasferiti tutti in una palazzina del Comune nel quartiere Poggioreale.


29 luglio 2008 - La Provincia di Cremona

Occupato il Duomo
Tafferugli immigrati-polizia, un ferito e soluzione in serata

NAPOLI — Il Duomo di Napoli occupato per nove ore, tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo ed intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, ed il Comune di Napoli. È il bilancio della protesta di un centinaio di immigrati africani, appoggiati da centri sociali, Rdb, e Cgil, che giovedì scorso, in seguito ad un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura. Una soluzione è stata trovata in serata dopo che gli immigrati hanno lasciato la Cattedrale. Ieri mattina poco dopo le 7.30 immigrati e no-global sono entrati a gruppetti, sorprendendo gli addetti alla sicurezza. La polizia ha tentato una mediazione ed il sindaco Rosa Russo Iervolino si è detta disponibile ad incontrare gli immigrati, ma questi ultimi hanno rifiutato di lasciare il Duomo senza garanzie precise. Venerdì scorso il tentativo del Comune di trasferirli nella scuola media «Pasquale Scura», ai Quartieri Spagnoli, aveva provocato la violenta protesta di circa 200 persone, ed il trasferimento era stato alla fine bloccato. Mano a mano che l'ora di chiusura del Duomo si avvicinava la tensione è salita. Alle 12.40 la polizia ha cercato di identificare due immigrati all'esterno della Cattedrale. Uno di essi ha reagito vivacemente. Ne è nato un parapiglia, con la polizia circondata da una cinquantina di manifestanti. Un immigrato ivoriano, Musa Boure, è stato caricato a forza su un furgone e trasferito in Questura. Con lui sono stati fermati una capoverdiana, Celeste Ramos, sindacalista della Uil immigrati, ed un connazionale Francisco Ramos, 39 anni. La donna, rilasciata con gli altri qualche ora dopo, ha detto di aver subito violenza dalla polizia, che le avrebbe schiacciato un piede, Ramos, invece, ha detto ai giornalisti di non aver subito alcuna violenza. Solo dopo il ritorno di due dei fermati e le garanzie sulle condizioni di salute del terzo manifestante, alle 16.40 la Cattedrale viene liberata. Per loro c'è una soluzione a termine. Vanno in alcuni alberghi della zona Stazione donne e bambini, una trentina, ed in un centro della Provincia ai Quartieri Spagnoli gli altri, circa 70.


29 luglio 2008 - Gazzetta del Sud

Per gli immigrati senzatetto, dopo la protesta, una sistemazione temporanea
Napoli, occupato il Duomo. Poi la tregua

NAPOLI - Il Duomo di Napoli occupato per nove ore, tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo e intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, e il Comune di Napoli. È il bilancio della protesta di un centinaio di immigrati africani, appoggiati da centri sociali, Rdb, e Cgil, che giovedì scorso, in seguito a un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura. Una soluzione è stata trovata in serata dopo che gli immigrati hanno lasciato la Cattedrale. Il Duomo solo il 15 luglio era stato teatro di un'altra occupazione dei Comitati anti-discarica di Chiaiano e dei no Global. Ieri mattina poco dopo le 7.30 immigrati e no global sono entrati a gruppetti, sorprendendo gli addetti alla sicurezza. La polizia ha tentato una mediazione e il sindaco Rosa Russo Iervolino si è detta disponibile a incontrare gli immigrati, ma questi ultimi hanno rifiutato di lasciare il Duomo senza garanzie precise. Venerdì scorso il tentativo del Comune di trasferirli nella scuola media "Pasquale Scura", ai Quartieri Spagnoli, aveva provocato la violenta protesta di circa 200 persone, e il trasferimento era stato alla fine bloccato. Mano a mano che l'ora di chiusura del Duomo si avvicinava la tensione è salita. Alle 12.40 la polizia ha cercato di identificare due immigrati all'esterno della Cattedrale. Uno di essi ha reagito vivacemente. Ne è nato un parapiglia, con la polizia circondata da una cinquantina di manifestanti. Un immigrato ivoriano, Musa Boure, è stato caricato a forza su un furgone e trasferito in Questura. Con lui sono stati fermati una capoverdiana, Celeste Ramos, sindacalista della Uil immigrati, e un connazionale Francisco Ramos, 39 anni. La donna, rilasciata con gli altri qualche ora dopo, ha detto di aver subìto un trattamento duro dalla polizia, che le avrebbe «schiacciato un piede». Dure le accuse di Rdb, Cgil, no global e dell'assessore comunale Giulio Riccio nei confronti della polizia per Boure, che è stato medicato in ospedale per contusioni e lievi ferite. Dopo gli incidenti gli immigrati sbarrano la porta del Duomo. In un clima infuocato volano accuse e insulti per il «governo fascista» e la polizia, ma anche per il Comune di Napoli e il cardinal Sepe, accusato di aver chiesto un intervento di forza. Solo dopo il ritorno di due dei fermati e le garanzie sulle condizioni di salute del terzo manifestante, alle 16.40 la Cattedrale viene liberata. In corteo, protetti da un cordone di No Global e Rifondazione comunista, gli immigrati vanno a Palazzo San Giacomo. Per loro c'è una soluzione a termine. Vanno in alcuni alberghi della zona Stazione donne e bambini, una trentina, e in un centro della Provincia ai Quartieri Spagnoli gli altri, circa 70. A fine settimana dovrebbero essere trasferiti tutti in una palazzina del Comune nel quartiere Poggioreale.


29 luglio 2008 - L'Eco di Bergamo

Tensione a Napoli Occupato il Duomo
Blitz di un centinaio di immigrati, aiutati dai no global
Scontri con le forze dell'ordine, soluzione dopo 10 ore

NAPOLI - Il Duomo di Napoli occupato per nove ore, tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo e intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, e il Comune di Napoli. È il bilancio della protesta di un centinaio di immigrati africani – appoggiati da centri sociali, sindacati di base (Rdb) e Cgil – che giovedì scorso, in seguito a un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura, e ieri hanno occupato per circa dieci ore il Duomo di Napoli chiedendo a gran voce una casa. Una soluzione è stata trovata in serata dopo che gli immigrati hanno lasciato la Cattedrale. Il Duomo il 15 luglio scorso era stato teatro di un'altra occupazione dei comitati anti-discarica di Chiaiano e dei no global. Era di prima mattina quando immigrati e no global sono entrati a gruppetti, sorprendendo gli addetti alla sicurezza.
Il blitz di prima mattina
La polizia ha tentato una mediazione, e il sindaco Rosa Russo Iervolino si è detta disponibile a incontrare gli immigrati, ma questi ultimi hanno rifiutato di lasciare il Duomo senza garanzie precise. Venerdì scorso il tentativo del Comune di trasferirli nella scuola media «Pasquale Scura», ai quartieri spagnoli, aveva provocato la violenta protesta di circa 200 persone, e il trasferimento era stato alla fine bloccato. Con il passare delle ore la tensione è salita. Alle 12,40 la polizia ha cercato di identificare due immigrati all'esterno della cattedrale. Uno di essi ha reagito vivacemente. Ne è nato un parapiglia, con la polizia circondata da una cinquantina di manifestanti. Un immigrato ivoriano, Musa Boure, è stato caricato a forza su un furgone e trasferito in questura. Con lui sono stati fermati una capoverdiana, Celeste Ramos, sindacalista della Uil immigrati, e un suo connazionale. La donna, rilasciata con gli altri qualche ora dopo, ha detto di aver subito violenza dalla polizia, che le avrebbe schiacciato un piede. Ramos, invece, ha detto ai giornalisti di non aver subito alcuna violenza. Dure le accuse di Rdb, Cgil, no global e dell'assessore comunale Giulio Riccio nei confronti della polizia per Boure, che è stato medicato in ospedale per contusioni e lievi ferite.
Clima infuocato, poi l'accordo
Dopo gli incidenti gli immigrati hanno sbarrato la porta del Duomo. In un clima infuocato sono volati accuse e insulti per il «governo fascista» e la polizia, ma anche per il Comune di Napoli e il cardinale Crescenzio Sepe, accusato dall'assessore Riccio di aver chiesto un intervento di forza. Immediata la replica di don Gennaro Matino, vicario episcopale di Napoli per le comunicazioni: «Chi ha fatto tali dichiarazioni, in qualche modo contravvenendo al suo ruolo istituzionale, deve poter dire quando Sua Eminenza ha chiesto o quando avrebbe chiesto di sgomberare la Cattedrale. Il cardinale è da giorni fuori Napoli. Non è nella sua abitudine dare segnalazioni che non vadano nello spirito dell'accoglienza e d'altronde non è la prima volta che la Cattedrale viene occupata».
A dare man forte ai manifestanti sono arrivati i disoccupati dell'Udo e militanti di Rifondazione comunista. Arriva anche l'assessore alle Politiche sociali del Comune Giulio Riccio, pure di Rifondazione, protagonista di un violento battibecco con il direttore della Caritas, monsignor Domenico Romano, e l'assessore provinciale Isadora D'Aimmo. Nella cattedrale si sono svolte lunghe discussioni tra gli africani, guidati dal responsabile immigrazione delle Rdb Abou Soumahoro, ivoriano, i sindacalisti della Cgil, e i no global. Solo dopo il ritorno di due dei fermati e le garanzie sulle condizioni di salute del terzo manifestante, alla fine la Cattedrale è stata liberata, dieci ore dopo l'inizio del blitz. In corteo, protetti da un cordone di no global e militanti di Rifondazione comunista, gli immigrati si sono diretti a Palazzo San Giacomo, sede del Comune. Per la vicenda è stata trovata una soluzione a termine. Hanno trovato alloggio in alcuni alberghi della zona stazione una trentina di donne e bambini, mentre un'altra settantina è stata sistemata in un centro della Provincia ai quartieri spagnoli. A fine settimana dovrebbero essere trasferiti tutti in una palazzina del Comune nel quartiere Poggioreale.


29 luglio 2008 - L'Unione Sarda

Immigrati sfollati, scontri e proteste

Napoli - Il Duomo di Napoli occupato per nove ore, tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo e intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, e il Comune di Napoli. È il bilancio della protesta di un centinaio di immigrati africani, appoggiati da centri sociali, Rdb, e Cgil, che giovedì scorso, in seguito ad un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura. Una soluzione è stata trovata in serata dopo che gli immigrati hanno lasciato la Cattedrale. Il Duomo solo il 15 luglio era stato teatro di un' altra occupazione dei Comitati anti-discarica di Chiaiano e dei No Global. Ieri immigrati e no-global sono entrati a gruppetti, sorprendendo gli addetti alla sicurezza. Hanno rifiutato di lasciare il Duomo senza garanzie precise.


28 luglio 2008 - Adnkronos

FINANZIARIA: RDB, CONTRO NORMA ANTIPRECARI
SCIOPERO GENERALE 17 OTTOBRE
IL 19 SETTEMBRE CONVOCATA ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA

Roma, 28 lug. - (Adnkronos) - ''La modifica dell'art. 21 introdotta dalla Camera parla chiaro di come si continui ad affrontare la questione precarieta' con leggi di ''condono'' per gli imprenditori anziche' cancellando le leggi 30 e Treu che hanno fatto del precariato la condizione permanente di vita dei giovani lavoratori nonche' fatto impennare la percentuale dei precari sui posti di lavoro pubblici e privati e procedendo ad una sanatoria che porti all'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari.'' Questo il commento di Bonvino Carmela della Federazione Nazionale RdB/CUB alla finanziaria. ''In continuita' con il condono dell'ex-Ministro Damiano contenuto nella Finanziaria 2007 -prosegue- che avvantaggio' soprattutto le aziende del ramo call-center, consentendo di sanare l'illegittimita' dei contratti co.co.pro da esse stipulati senza incorrere in sanzioni e usufruendo persino di sgravi contributivi, quello approvato nei giorni scorsi dalla maggioranza di centro destra alla Camera e' l'ennesimo ''favore'' alle imprese a esclusivo danno di centinaia di migliaia di precari sfruttati e ricattati sui posti di lavoro". Contro questo "ennesimo attacco" le RdB/CUB "organizzeranno la risposta dei lavoratori precari promuovendo il 19 settembre a Roma l'assemblea nazionale dei precari del pubblico impiego e lavorando alla partecipazione di tutti i precari allo sciopero generale del 17 ottobre indetto da tutto il sindacalismo di base in risposta alle politiche filo padronali dell'attuale governo e alle logiche concertative di cgil-cisl e uil''.


28 luglio 2008 - Ansa

IMMIGRAZIONE: DUOMO NAPOLI; SOLUZIONE A TEMPO PER OCCUPANTI

(ANSA) - NAPOLI, 28 LUG - Trascorreranno i prossimi giorni in una struttura di via Speranzella, ai quartieri spagnoli, una quarantina di immigrati africani protagonisti dell'occupazione della cattedrale di Napoli. Saranno invece trasferiti in una struttura alberghiera che il comune sta individuando, le donne e i bambini. Per il fine settimana, dopo lo svolgimento di alcuni lavori, tutto il gruppo di immigrati dovrebbe essere trasferito in una palazzina di tre piani di proprieta' del Comune di Napoli, in via Stadera. Questo il risultato dell'incontro a Palazzo San Giacomo tra una delegazione di immigrati ed il sindaco Rosa Russo Iervolino. In serata un gruppo di immigrati insieme all'assessore alle Politiche sociali Giulio Riccio, effettueranno un sopralluogo nella palazzina di via Stadera destinata ad accoglierli. Soddisfazione e' stata espressa da uno dei leader della protesta, l'immigrato Abou Soumahoro, della Costa d'Avorio, responsabile immigrazione delle Rdb (Rappresentanze Sindacali di Base) il quale pero' ha rinnovato dure accuse di razzismo alla polizia, al Governo e ad una parte della citta'.

IMMIGRAZIONE:DUOMO OCCUPATO, GIORNATA TENSIONE A NAPOLI
TAFFERUGLI CON POLIZIA,POI CHIESA LIBERATA E SOLUZIONE IN SERATA

(ANSA) - NAPOLI, 28 LUG - Il Duomo di Napoli occupato per nove ore, tafferugli con la polizia con un ferito e tre fermati, accuse di razzismo ed intolleranza contro il governo, la polizia, la Chiesa, ed il Comune di Napoli. E' il bilancio della protesta di un centinaio di immigrati africani, appoggiati da centri sociali, Rdb, e Cgil, che giovedi' scorso, in seguito ad un incendio, erano stati sgomberati dallo stabile che occupavano nel quartiere di Pianura. Una soluzione e' stata trovata in serata dopo che gli immigrati hanno lasciato la Cattedrale. Il Duomo solo il 15 luglio era stata teatro di un' altra occupazione dei Comitati anti-discarica di Chiaiano e dei No Global. Stamattina poco dopo le 7.30 immigrati e no-global sono entrati a gruppetti, sorprendendo gli addetti alla sicurezza. La polizia ha tentato una mediazione ed il sindaco Rosa Russo Iervolino si e' detta disponibile ad incontrare gli immigrati, ma questi ultimi hanno rifiutato di lasciare il Duomo senza garanzie precise. Venerdi' scorso il tentativo del Comune di trasferirli nella scuola media ''Pasquale Scura'', ai Quartieri Spagnoli, aveva provocato la violenta protesta di circa 200 persone, ed il trasferimento era stato alla fine bloccato. Mano a mano che l' ora di chiusura del Duomo si avvicinava la tensione e' salita. Alle 12.40 la polizia ha cercato di identificare due immigrati all'esterno della Cattedrale. Uno di essi ha reagito vivacemente. Ne e' nato un parapiglia, con la polizia circondata da una cinquantina di manifestanti. Un immigrato ivoriano, Musa Boure, e' stato caricato a forza su un furgone e trasferito in Questura. Con lui sono stati fermati una capoverdiana, Celeste Ramos, sindacalista della Uil immigrati, ed un connazionale Francisco Ramos, 39 anni. La donna, rilasciata con gli altri qualche ora dopo, ha detto di aver subito violenza dalla polizia, che le avrebbe schiacciato un piede, Ramos, invece, ha detto ai giornalisti di non aver subito alcuna violenza. Dure le accuse di Rdb, Cgil, No Global e dell' assessore comunale Giulio Riccio nei confronti della polizia per Boure, che e' stato medicato in ospedale per contusioni e lievi ferite. Dopo gli incidenti gli immigrati sbarrano la porta del Duomo. In un clima infuocato volano accuse ed insulti per il ''governo fascista'' e la polizia, ma anche per il Comune di Napoli ed il Cardinale Sepe, accusato di aver chiesto un intervento di forza. A dare man forte ai manifestanti arrivano i disoccupati dell' Udo e militanti di Rifondazione comunista. Arriva anche l' assessore alle politiche sociali del Comune Giulio Riccio, di Rifondazione comunista, protagonista di un violento battibecco con il direttore della Caritas, Mons. Domenico Romano, e l' assessore provinciale Isadora D' Aimmo. Nella Cattedrale si svolgono lunghe discussioni tra gli africani, guidati dal responsabile immigrazione delle Rdb Abou Soumahoro, ivoriano, i sindacalisti della Cgil, ed i no-global. Solo dopo il ritorno di due dei fermati e le garanzie sulle condizioni di salute del terzo manifestante, alle 16.40 la Cattedrale viene liberata. In corteo, protetti da un cordone di No Global e Rifondazione comunista, gli immigrati vanno a Palazzo San Giacomo. Per loro c'e' una soluzione a termine. Vanno in alcuni alberghi della zona Stazione donne e bambini, una trentina, ed in un centro della Provincia ai Quartieri Spagnoli gli altri, circa 70. A fine settimana dovrebbero essere trasferiti tutti in una palazzina del Comune nel quartiere Poggioreale.


28 luglio 2008 - Agi

SANITA': PRECARI MANIFESTANO A PESCARA PER STABILIZZAZIONE

Pescara - Un gruppo di addetti della sanita' ha manifestato questa mattina a Pescara in piazza Alessandrini, su iniziativa di Cobas, Rdb e Sindacato dei lavoratori, per chiedere che la Regione provveda alla stabilizzazione dei precari del settore e sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema. In particolare - ha detto Fiorella Rolandi - si sollecita "l'applicazione della legge sulla stabilizzazione dei precari, come avvenuto in Puglia, procedendo ad una interpretazione autentica della legge stessa. I soldi per sistemare i precari ci sono eccome, ma manca la volonta' politica per farlo. Intanto, pero', la sanita' continua a soffrire, i reparti vengono tagliati e si rischia - ha concluso - di non assicurare i livelli essenziali di assistenza". (AGI)


28 luglio 2008 - Repubblica.it

Protesta di oltre cento extracomunitari dopo l'incendio della loro abitazione a Pianura. In serata, il sindaco Iervolino trova loro una collocazione provvisoria
Napoli, immigrati occupano Duomo
Tafferugli, poi trovano un "tetto"

NAPOLI - Dopo tre notti trascorse in strada, in seguito all'incendio della palazzina di Pianura nella quale vivevano, cento immigrati hanno occupato oggi il Duomo di Napoli chiedendo a gran voce una casa. I manifestanti hanno lasciato la cattedrale nel pomeriggio, dopo un'assemblea. Durante l'occupazione non sono mancati momenti di tensione, che hanno portato al fermo di tre persone, fra cui una cittadina capoverdiana sindacalista della Uil. Dopo la protesta messa in atto nella cattedrale, i manifestanti, accompagnati da alcuni rappresentanti dei no global e dell'assessore comunale Giulio Riccio, sono arrivati in corteo a Palazzo San Giacomo, dove hanno incontrato il sindaco Rosa Russo Iervolino. E dove, per loro, è stata trovata una sistemazione provvisoria: una quarantina di uomini trascorreranno i prossimi giorni in una struttura di via Speranzella, ai quartieri spagnoli, mentre donne e bambini saranno trasferiti in una struttura alberghiera. Per il fine settimana, dopo lo svolgimento di alcuni lavori, tutto il gruppo di immigrati dovrebbe essere trasferito in una palazzina di tre piani di proprietà del Comune di Napoli, nel quartiere di Poggioreale. Lì, in serata, un gruppo di extracomunitari, insieme all'assessore Riccio, ha effettuato un sopralluogo. Soddisfazione è stata espressa da uno dei leader della protesta, l'immigrato Abou Soumahoro, della Costa d'Avorio, responsabile immigrazione delle Rappresentanze sindacali di base. Il quale, però, ha rinnovato dure accuse di razzismo alla polizia, al governo e a una parte della città.
La storia. Un incendio li aveva costretti a lasciare la palazzina di Pianura dove alloggiavano e, quando il Comune gli aveva offerto un edificio scolastico in un quartiere del centro, Montecalvario, i cittadini residenti erano insorti, impedendo l'ingresso degli immigrati nella scuola. Fra gli extracomunitari, provenienti per lo più da Costa d'Avorio, Ghana e Burkina Faso, ci sono 36 rifugiati politici e 76 richiedenti asilo. Alcuni non sarebbero in possesso di documenti in regola.
L'occupazione del Duomo. Intorno alle 7.30 del mattino il gruppo ha occupato il sagrato della chiesa. L'occupazione è durata nove ore. Mentre all'interno era in corso la messa, sono arrivate le pattuglie della polizia. Circa cinquanta manifestanti, ai quali si sono aggiunti un dirigente del settore immigrazione della Cgil e alcuni no global, hanno fatto il loro ingresso in chiesa e hanno preso posto tra i banchi. Sotto il controllo della polizia, fuori e dentro il Duomo, una delegazione di immigrati ha incontrato il responsabile diocesano della Caritas, monsignor Gaetano Romano, che si è adoperato per un incontro con il Comune.
I tafferugli. Poco dopo sono iniziati i tafferugli tra polizia e manifestanti. Gli immigrati non avrebbero accolto il ripetuto invito delle forze dell'ordine di lasciare la Cattedrale. Due hanno reagito iniziando una colluttazione con i poliziotti. E' iniziata una zuffa generale alla quale si sono uniti anche altri immigrati ed esponenti no global. Tre immigrati sono stati caricati a forza su un furgone civile della polizia e trasferiti in Questura. Si tratta di un cittadino della Costa d'Avorio, Musa Boure, che sarebbe stato medicato in ospedale, di due capoverdiani: una donna, Celeste Ramos, sindacalista della Uil-Immigrati e di Francisco Ramos, 39 anni.
Verso la soluzione. Dopo gli incidenti gli immigrati sbarrano la porta del Duomo. Volano accuse ed insulti per il "governo fascista" e la polizia, ma anche per il Comune di Napoli ed il Cardinale Sepe, accusato di aver chiesto un intervento di forza. Arrivano i disoccupati dell' Udo e militanti di Rifondazione comunista. Nella Cattedrale si svolgono lunghe discussioni tra gli africani, guidati dal responsabile immigrazione delle Rdb Abou Soumahoro, ivoriano, i sindacalisti della Cgil, ed i no-global. Solo dopo il ritorno di due dei fermati e le garanzie sulle condizioni di salute del terzo manifestante, alle 16.40 la Cattedrale viene liberata. In corteo, protetti da un cordone di No Global e Rifondazione comunista, gli immigrati vanno a Palazzo San Giacomo, per l'incontro con il sindaco.


28 luglio 2008 - PrimaDaNoi

Sanità, precari manifestano in piazza Alessandrini

PESCARA - Sanità abruzzese di nuovo in piazza. Un gruppo di precari ha manifestato questa mattina a Pescara in piazza Alessandrini, su iniziativa di Cobas, Rdb e Sindacato dei lavoratori.
Il motivo della protesta era uno, anzi due: chiedere che la Regione provveda alla stabilizzazione dei precari del settore e sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema.
Della Regione, ormai sono rimasti pochi brandelli e quando si sente parlare di Sanità viene un brivido lungo la schiena.
E soprattutto, questa volta i lavoratori con contratto in scadenza non hanno trovato interlocutori.
Ma loro non hanno smesso di far sentire le loro ragioni anche se oggi, diversamente da manifestazioni di questo tipo dei mesi scorsi, non hanno ricevuto rassicuranti promesse.
«In particolare - ha detto Fiorella Rolandi – si sollecita l'applicazione della legge sulla stabilizzazione dei precari, come avvenuto in Puglia, procedendo ad una interpretazione autentica della legge stessa. I soldi per sistemare i precari ci sono eccome, ma manca la volonta'
politica per farlo. Intanto, pero', la sanita' continua a soffrire, i reparti vengono tagliati e si rischia - ha concluso - di non assicurare i livelli essenziali di assistenza».
«In attesa che la giustizia faccia il suo corso», si domandano adesso i lavoratori, «la domanda che poniamo è: chi pagherà i 14 milioni di Euro in tangenti che, pare, si siano spartiti? Chi salvaguarderà il posto di lavoro dei precari (circa mille nella regione) della sanità pubblica? Chi assicurerà i diritti minimi legati alla tutela della salute in questa regione? Dove si nascondevano i sindacati "responsabili" mentre avveniva tutto questo? Dov’è la Rsu aziendale di oggi? Vogliamo sperare che a pagare non siano sempre i soliti noti: cittadini e lavoratori scherniti e vilipesi dai vari governi regionali, di destra e di sinistra, che negli anni si sono succeduti».


28 luglio 2008 - Il Tempo

Sanità: manifestazione pubblica in piazza Alessandrini per l'intera mattinata
Precari, è il giorno della protesta

Pescara - È il giorno della protesta. I lavoratori precari della sanità, appoggiati dalle sigle sindacali RdB-Cub, Cobas, SdL, Confederazione Cub, questa mattina si ritroveranno in piazza Alessandrini per una manifestazione che intende comunque porre all'attenzione dell'opinione pubblica anche le problematiche scaturite dal decreto ministeriale «che - si legge in una nota - mette in crisi l'impianto della struttura del pubblico impiego e dello Stato sociale». Ma la protesta ha soprattutto lo scopo di dare sostegno a centinaia di lavoratori della sanità che stanno perdendo il posto di lavoro proprio in questo periodo, mettendo fra l'altro in piena crisi la funzionalità delle strutture pubbliche sanitarie, che da anni si reggono per larga parte grazie anche insostituibile contributo dei precari che, solo in parte, sopperiscono alla cronica carenza di personale. Fra i mesi di agosto e settembre infatti si calcola che scadranno i contratti di una quarantina di operatori Edp con contratti co.co.co., di un centinaio fra tecnici di laboratorio, infermieri, medici, assistenti sociali, psicologi: tutti lavoratori che hanno acquisito una elevata professionalità. «Con questa iniziativa - scrivono le sigle sindacali promotici della protesta - intendiamo manifestare non solo l'indignazione nei confronti di un mondo politico alla deriva delle tangenti, ma proporre un tavolo istituzionale, che si dimostri capace di intraprendere soluzioni che salvaguardino la sanità pubblica». Sono stati invitati amministratori politici locali e regionali, e i vertici della Asl. L'appuntamento è in piazza Alessandrini dalle 9 alle 14.(L.G.)


28 luglio 2008 - Il Centro

Manifestazione oggi in piazza Alessandrini
Operatori della sanità in piazza per il lavoro

PESCARA - Una manifestazione pubblica a sostegno di tutti i lavoratori della sanità. Promossa dalle rappresentanze sindacali di base Cub, Cobas e Sdl, la mobilitazione si svolge questa mattina dalle 9 alle 14 in piazza Alessandrini. «Tale iniziativa sindacale-pubblica», sottolinea Mario Frittelli (Rdb-Cub), «la prima a livello regionale, nasce dall’esigenza di dare sostegno a centinaia di lavoratori della sanità che stanno perdendo il posto di lavoro e alle centinaia di migliaia di cittadini abruzzesi che stanno perdendo il diritto alla salute. Vogliamo, con questa iniziativa, non solo manifestare l’indignazione nei confronti di un mondo politico alla deriva delle tangenti ma proporre un tavolo istituzionale capace di intraprendere delle soluzioni che salvaguardino la sanità pubblica».
La manifestazione verterà, inoltre, sulle problematiche scaturite dal decreto 112 del ministro Renato Brunetta «che mette in crisi l’impianto della struttura del pubblico impiego e dello stato sociale».
Alla iniziativa sindacale sono stati invitati il presidente vicario della Regione Abruzzo Enrico Paolini, il sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso e il direttore generale della Asl di Pescara, Antonio Balestrino.
«La loro partecipazione», aggiunge Frittelli, «sarebbe, per i lavoratori e cittadini abruzzesi, un importante segnale di solidarietà nei loro confronti e di disponibilità a una fattiva collaborazione che da tempo le varie istituzioni pubbliche hanno interrotto».


26 luglio 2008 - Il Centro

Contratti in scadenza, i precari si mobilitano
I sindacati a Balestrino: impegni concreti. Lunedì la protesta sotto l’assessorato
di YLENIA GIFUNI

PESCARA - Nella bufera che si è abbattuta sulla sanità abruzzese i precari dell’Asl non stanno a guardare. Ieri mattina una delegazione di circa 30 lavoratori, accompagnati dal sindacalista Mario Frittelli, ha ottenuto un incontro con il direttore sanitario Antonio Balestrino. Pronta una mobilitazione lunedì prossimo in piazza Alessandrini, sotto la sede dell’assessorato alla Sanità.
Le richieste dei precari sono le stesse da diversi mesi. Chiedono la proroga dei contratti di lavoro in scadenza e l’applicazione dell’articolo 3 del Piano Sanitario Regionale che prevede il progressivo riassorbimento nei limiti del «tetto di spesa del piano di risanamento regionale».
Tecnici di laboratorio, infermieri, amministrativi e rappresentanti sindacali di base provenienti da diverse città dell’Abruzzo si sono riuniti nei locali dell’ospedale civile Spirito Santo di Pescara. La vicenda Del Turco sembra aver fornito un nuovo slancio nella lotta per il posto fisso. Dalle 10 del mattino il presidio si è sciolto alle 14,15 circa. Volevano esprimere le loro lamentele al direttore generale Antonio Balestrino, ma fino alle 12 ad ascoltare le richieste dei dipendenti è stato il direttore amministrativo Giovanni Bladelli.
Balestrino non ha voluto rilasciare dichiarazioni, la risposta dalle istituzioni si ripete da giorni: «Nelle nostre casse non ci sono soldi». La gente però non ci sta: «Con i 14 milioni di euro rubati dalle tasche dei cittadini si sarebbero potuti assumere tutti gli 800 precari e risanare interamente il bilancio», è il commento di uno dei lavoratori.
«Vogliamo un impegno concreto dalla Direzione», sottolinea Mario Frittelli, coordinatore regionale sanità Rdb-Cub, «i contratti stanno per scadere e c’è bisogno di assistenza perchè il numero degli addetti ai lavori è inferiore rispetto alla domanda».
Fiorella Rolandi, moglie di Frittelli e infermiera professionale dell’Asl di Chieti, si fa portavoce del gruppo: «Non possiamo proclamare una giornata di sciopero perchè non siamo in grado di garantire l’assistenza minima». All’incontro era presente anche Rodolfo De Sanctis e Patrizio Marcucci dell’Rdb sanità di Guardiagrele e di Chieti. Da due giorni l’ospedale di Guardiagrele è stato accorpato alla struttura di Chieti con la chiusura di tredici reparti.
Lunedì le lamentele si spostano in piazza Alessandrini. Alla manifestazione partecipano i Cobas e la Fsi, invitati anche il sindaco Luciano D’Alfonso e Balestrino.


26 luglio 2008 - Il Mattino di Padova

Casa di riposo con i contratti di solidarietà
di Beatrice Andreose

ESTE - Assemblea dei lavoratori della Rsa Santa Tecla, indetta da Cgil, Cisl e Uil. All’ordine del giorno la situazione economica che affligge la struttura e le proposte della direzione. La trentina di persone presenti hanno deciso a maggioranza, per evitare la mobilità, di optare per i contratti di solidarietà. Una soluzione che i Cobas non riconoscono tanto da chiedere lo slittamento di ogni decisione a settembre e il coinvolgimento della Regione. «Come si fa a prendere una decisione così importante in 20 su cento dipendenti totali della struttura - dichiara Celeste Giacon - il contratto di solidarietà significa, pur di evitare la minaccia della direzione di andare in mobilità nel territorio, una riduzione dello stipendio anche di 100 euro al mese. Il sindacato ha inoltre accettato che non venga riconosciuto alcun integrativo per il 2007 e pochi soldi per il 2008».
In seguito alla denuncia dei Cobas sulla situazione esistente al secondo piano della struttura, nei giorni scorsi è stato fatto anche un accertamento dello Spisal. Alla direzione dell’ente sembra sia stata comminata una sanzione. «Siamo stupiti per l’accettazione acritica del sindacato nei confronti della direzione. Siamo passati dalla padella alla brace. Non si capisce perché se ci sono delle difficoltà a pagare devono sempre essere i lavoratori che pur hanno uno stipendio medio da fame. Se ci sono delle responsabilità si accertino e paghino coloro che hanno portato a questa situazione. Per questo chiediamo anche l’intervento della Regione». La situazione resta parecchi critica.


26 luglio 2008 - L'Unione Sarda

Porto canale. Denuncia della Cisl: in ritardo la cassa integrazione per i lavoratori

Cagliari - «Non risulta, a tutt'oggi, alcuna comunicazione da parte del ministero del Lavoro che autorizzi l'Inps ad erogare le somme dovute a ciascun lavoratore per la cassa integrazione straordinaria guadagni».
LA LETTERA La denuncia è contenuta in una lettera indirizzata al prefetto, agli assessori regionali al Lavoro e all'Industria e al presidente dell'Autorità portuale da Corrado Pani, segretario regionale della Fit Cisl per il settore porti e servizi portuali. Pani ricorda che, «a causa del calo dei traffici che ha interessato il terminal container di Cagliari», i lavoratori portuali «in cassa integrazione sono circa 400, dipendenti della Cict, Iterc e Clp. Ci sembra assurdo che tantissimi lavoratori, molti dei quali con figli a carico, non riescano a sopravvivere, né tanto meno a rispondere alle esigenze quotidiane della propria famiglia, perché ancora non hanno ricevuto la copertura salariale prevista dagli ammortizzatori sociali speciali».
NUOVE PROTESTE Fast Confsal ed Rdb-Cub, intanto, dopo aver valutato positivamente gli impegni presi dalla Regione dopo il sit-in dei lavoratori portuali giovedì scorso, annunciano il proseguo della mobilitazione: assemblea lunedì dalle 10.30 alle 12.30.


26 luglio 2008 - Il Tempo

Corsi alla Portuale Investiti 2 milioni
di Daria Geggi

Civitavecchia - «Come può l'Autorità Portuale prendersi un impegno così gravoso, se ancora non è riuscita a ricollocare 30 persone a tempo determinato fino all'apertura dell'Rtc?». Se lo chiede il responsabile Cub Trasporti Fabio Pallassini, all'indomani dell'impegno dell'Autorità Portuale e della Compagnia Porto di Civitavecchia di ricollocare gli operai che potrebbero perdere il lavoro alla fine dell'operazione di riconversione a carbone di Tvn per i lavori del porto turistico alla Frasca.
Dal 14 gennaio scorso è finita una trattativa a cui hanno partecipato Regione Lazio, Comune ed Autorità Portuale - ha spiegato Pallassini - dove erano stati presi degli accordi per cercare di ricollocare questi lavoratori in attesa della banchina 25, ed a oggi di questi ne sono stati ricollocati solo 5 con un contratto da 4 a 6 mesi. Da parte sua l'Autorità Portuale si era presa l'impegno di far da tramite tra le aziende portuali ed i lavoratori. La Regione Lazio, con l'intervanto dell'assessore Tibaldi sta per investire 2 milioni di euro per i corsi sulla sicurezza in ambito portuale, mentre il comune in questa storia è rimasto in disparte. In pratica i corsi sulla sicurezza partiranno a settembre pagati dalla Regione con i soldi dei contribuenti e le assunzioni sono bloccate perché in ambito portuale non ci sono posti di lavoro». E sul futuro inserimento dei lavoratori di Tvn Pallassini aggiunge: «Visto che i lavoratori di Rtc hanno fatto tutti un corso apposito, pur avendo già esperienza in ambito portuale, ma non sono stati assunti, non capisco - ha aggiunto - come si possa pensare di inserire persone che non hanno alcune esperienza e formazione».


25 luglio 2008 - Dire

THYSSEN. RDB: INACCETTABILE RITIRO DELL'INAIL DA PARTE CIVILE

(DIRE) Roma, 25 lug. - "La vita non ha prezzo, ma non per l'Inail". Commenta cosi' Daniela Mencarelli, della direzione nazionale Rdb-Cub Pubblico impiego, la notizia del ritiro della costituzione di parte civile dell'Inail al processo per la morte degli operai della ThyssenKrupp. "Accettando il risarcimento concesso dall'azienda, quantificato in 1,125 milioni di Euro- aggiunge Mencarelli- l'ente abdica a quella che dovrebbe essere la sua vera funzione, e cioe' farsi parte attiva in un processo finalizzato a ricercare le cause ed i veri responsabili della morte dei sette operai con le conseguenti responsabilita' penali". Secondo la dirigente Rdb, inoltre, "quelle morti che giustamente tanto hanno colpito l'opinione pubblica e tutto il mondo del lavoro, non hanno prezzo ed hanno assunto un valore simbolico che non puo' essere ignorato". Il risarcimento monetario, dunque, e' il suo ragionamento, "non puo' essere la logica di un ente pubblico, che dovrebbe avere ben altre finalita' che non quelle di fare cassa. Tanto piu' che la strage della ThyssenKrupp, una vera e propria tragedia annunciata, non lascia dubbi in merito alle responsabilita' penali dei dirigenti di quella azienda". Come sindacato, conclude Mencarelli, "continueremo comunque la nostra battaglia per la ricerca dei responsabili, tanto che la Cub, la nostra confederazione, si e' gia' costituita parte civile in questo processo".


25 luglio 2008 - Adnkronos

BOLOGNA: RDB/CUB, SU SERVIZI SOCIALI
CONTINUA GUERRA TRA COFFERATI ED ERRANI
MARINELLI, PD DECIDA QUALE POSIZIONE PRENDERE

Bologna, 25 lug. - (Adnkronos) - La vicenda dei lavoratori 'co.co.co' dei servizi immigrazione, che dovevano essere assunti dalla 'Bologna per il sociale' e dirottati (con taglio degli stipendi) alla Asp Poveri Vergognosi e' l'ultimo atto della guerra continua tra Cofferati e Errani. Lo fa notare Luigi Marinelli, portavoce Rdb/Cub Bologna che ricorda come ''nella riorganizzazione dei servizi sociali e nell'avvio delle Asp stiamo assistendo ad una lunga serie di scontri, ad una totale confusione ed approssimazione, ad una totale assenza di un concreto confronto sindacale con la Rdb/Cub e con i lavoratori coinvolti''. ''Il problema vero - precisa Marinelli - e' che le Asp possono essere uno strumento utile per una riorganizzazione dei servizi fondata sulla reinternalizzazione e riassorbimento dei lavoratori precari ed in appalto alle cooperative, invece stiamo assistendo ad uno scontro tra Comune e Regione, tra Cofferati e Errani, tutto ai danni dei lavoratori, sia comunali sia in appalto: il Partito Democratico - questo l'appello alla politica - decida una buona volta quale posizione prendere''. Per questo le Rdb chiedono ''l'apertura immediata di un confronto sindacale vero con la Rdb/CUb e con i lavoratori, e preannunciamo l'indizione dello stato di agitazione dei lavoratori''.


25 luglio 2008 - Il Mattino di Padova

Sit-in di protesta in prefettura
Pubblico impiego contro Brunetta

Padova - Oltre 150 dipendenti del pubblico impiego degli uffici delle agenzie fiscali, del parastato, del Comune, della Provincia e della sanità hanno aderito all’appello di RdB di dar vita ad un presidio sit-in davanti alla Prefettura (foto) contro la conversione in legge del D.L.112 che «precarizza i precari», taglia i diritti, il salario accessorio ma anche quello base. Giovani neo-assunti nelle agenzie fiscali e precari della sanità hanno partecipato insieme alla protesta. «Il riuscitissimo sit-in - afferma il sindacato - dimostra che organizzarsi dal basso su una sola discriminante come contro il D.L. Brunetta, è possibile». Al sit-in i delegati del parastato hanno annunciato lo sciopero di due ore indetto da RdB nel comparto mentre più interventi hanno ricordato che l’iniziativa è solo una tappa verso lo sciopero generale già indetto da tutto il sindacalismo di base (Cub, Cobas, SdL) per il 17 ottobre.


25 luglio 2008 - Il Padova

Contro Brunetta
In prefettura un sit-in adesioni dalla Cciaa

Padova - Le rappresentanze sindacati unitarie e autonome della Camera di Commercio aderiscono alla protesta contro il dl 112 del ministro della Funzione Pubblica Brunetta. "Sono provvedimenti che umiliano la nostra dignità e gettano preoccupanti ombre sul futuro nostro e delle nostre famiglie" scrivono i rappresentanti sindacali, che danno mandato alle organizzazioni a tutti i livelli di attuare "capillare opera d'informazione e mobilitazione". Mercoledì oltre 150 dipendenti degli uffici di agenzie fiscali, parastato, Comune, Provincia e sanità hanno aderito all'appello di RdB per un presidio alla Prefettura di Padova contro la conversione in legge del D.L. 112. Secondo i promotori si tratta di un documento "che "precarizza i precari" taglia i diritti, il salario accessorio ma anche quello base". I partecipanti hanno inoltre ricordato che l'iniziativa era solo una tappa verso lo sciopero generale, già indetto da tutto il sindacalismo di base (CUB, Cobas, SdL) per il 17 ottobre.


25 luglio 2008 - La Repubblica

Tagli del governo nelle università ora i rettori sono pronti al dialogo
Pasquino: no al muro contro muro. Critici i sindacati
di BIANCA DE FAZIO

Napoli - Hanno lanciato strali contro i provvedimenti economici del governo. Hanno minacciato lo stop delle attività didattiche e di ricerca. Hanno sottoscritto documenti di denuncia e di protesta. Ma adesso i rettori delle università italiane, e di quelle campane, sospendono la mobilitazione fino all´autunno. Puntano sulla trattativa col ministro Gelmini, sui tavoli di confronto, più che sulla protesta a viva voce. Sperano che rientri loro in tasca, in qualche modo, quel che il collegato alla Finanziaria taglia drasticamente. Ieri mattina si è riunita la Crui, la conferenza dei rettori, ed ha ribadito la «valutazione fortemente negativa sul significato complessivo del provvedimento» varato dal governo. «Un provvedimento - spiegano i rettori degli atenei campani - che penalizza soprattutto le università di regioni economicamente deboli». Si ipotizza la trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto privato, ad esempio, ma «qui da noi sarebbe un´operazione impossibile, visto il contesto sociale ed economico». «Qui a Salerno - racconta il rettore Raimondo Pasquino, che è anche vicepresidente della Crui - abbiamo una Fondazione. Ma in 7 anni nessuno è venuto a darci un soldo. E non è solo un problema nostro: persino il Politecnico di Milano rifiuta l´idea di reggersi grazie ad una fondazione». I rettori campani si sono incontrati ancora ieri, per ribadire il loro no alla manovra, ma poi si sono allineati alla scelta della Crui: procedere adagio. Bocciare, ad esempio, almeno per il momento, l´ipotesi avanzata anche qui da noi di presentare, tutti i rettori insieme, le dimissioni dai loro incarichi. «Abbiamo preferito la via del dialogo - spiega Pasquino - Non è il momento del muro contro muro. Ma non c´è alcun ammorbidimento da parte nostra nei confronti delle scelte del governo. Vogliamo, però, dialogare con il Paese, far capire a tutti che le università, visti i tagli, non potranno sopravvivere. Ma lo vogliamo fare col garbo di chi sceglie il dialogo». «Stiamo spiegando le nostre ragioni», aggiunge Pasquino, «ci stiamo facendo interpreti del disagio dei giovani, ad esempio: di concorsi non potremo farne più, e non ci sarà posto per i giovani ricercatori. Ma è necessario che anche le famiglie lo capiscano, e che si sforzino, con noi, di far ragionare il mondo della politica: se le università non saranno più pubbliche, per molte famiglie sarà impossibile mantenere i figli agli studi».
Ma non la pensano tutti così. Sempre da Salerno, ad esempio, si fanno sentire le rappresentanze sindacali di base dell´università, che polemizzano con chi vuole trattare: «Mentre dagli atenei emerge con sempre maggior chiarezza la rivendicazione di stralcio delle misure del decreto riguardanti l´università, la Crui è disposta a confrontarsi con il ministro Gelmini. Non sappiamo se è a questo tavolo che va attribuito l´emendamento al decreto Brunetta che limiterebbe a una sola tornata l´allungamento a tre anni della periodicità degli scatti biennali per la docenza. Ma è significativo che l´unica "concessione" fatta finora riguardi solo la docenza». Come già avvenne ai tempi della Moratti, proseguono i sindacati, «la disponibilità della Crui rischia di preparare un ennesimo arretramento del movimento di difesa dell´università pubblica».


25 luglio 2008 - La Nuova Sardegna

Porto canale: c’è l’impegno di Soru
Vertice positivo coi sindacati. Atzeri (Psd’az): «Serve la zona franca»

CAGLIARI - Il massimo impegno per la ripresa dell’attività al porto canale è stato assicurato dal presidente della Regione Renato Soru e dall’assessore ai trasporti Sandro Broccia ai rappresentanti dei sindacati Fast-Confsal e Rdb-Cub nel corso di due incontri avvenuti ieri e avantieri.
A riferirlo sono i sindacalisti Augusto Tocco e Enrico Rubiu in una nota diffusa ieri. La Regione - è scritto - eserciterà il suo ruolo di soggetto politico per trovare rapide soluzioni a sostegno della vertenza. Massima attenzione anche per la salvaguardia dell’occupazione, mentre i dipendenti della società concessionaria Cict sono attualmente in cassa integrazione straordinaria sulla base di un accordo firmato tra i vertici del gruppo Contship - che controlla Cict - la Regione e i sindacati. Lunedì prossimo i lavoratori proseguiranno comunque la mobilitazione e si riuniranno in assemblea per discutere nuove iniziative, mentre i negoziati fra il gruppo Contship e altri armatori continuano alla ricerca di un nuovo partner.
Intanto il consigliere regionale sardista Giuseppe Atzeri parla in una nota di «politiche fallimentari, dirigistiche e incapaci di far fronte ai problemi dell’insularità» e partendo dalla crisi del porto canale in agonia rilancia il problema dell’istituzione della zona franca «per dare impulso alla movimentazione delle merci, assicurare agli operatori sardi misure di compensazione e permettere di attirare capitali». L’esponente sardista auspica che nel nuovo statuto speciale venga inserita una norma che riconosce la Sardegna come zona franca sul modello valdostano».
Secondo Atzeri «la questione del porto canale si intreccia inseorabilmente con l’altra questione politica sardista della continuità territoriale delle merci, altra ferita aperta da decenni che ormai sta condizionando e mortificando il nostro modello di sviluppo».


25 luglio 2008 - EPolis Roma

La protesta. Un centinaio di addetti ai servizi per anziani,
disabili e minori contro il blocco degli stipendi
Gli operatori sociali in mutande "Il Comune si sbrighi a pagare"
Gli "squattrinati" chiedono al sindaco di saldare gli stipendi arretrati prima di agosto
di Paolo Anastasio
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Roma - Un centinaio di operatori sociali di cooperative e associazioni che assistono anziani, disabili e bambini nelle scuole hanno protestato in mutande ieri, all'ombra del Vittoriano, per il blocco degli stipendi che dura da diversi mesi. Il sit-in si è tenuto fra mutande stese con le mollette del bucato, sullo sfondo dei Mercati di Traiano. Gli operatori si sono calati le braghe sotto lo sguardo dei turisti. Il volantinaggio era multilingue e lo striscione recitava così: "Ieri Veltroni oggi Alemanno gli operatori sociali in mutande sempre stanno". C'è da dire che due giorni fa il Comune ha annunciato lo sblocco dei fondi per il sociale. "Gran parte degli operatori sociali non hanno pagato il mutuo, hanno avuto problemi con le bollette e con il pagamento delle tasse - dice Cristina Flamigni, operatrice sociale del Coordinamento operatori sociali squattrinati - sono duemila a Roma gli operatori sociali in gravi difficoltà economiche per il prolungato blocco degli stipendi, deciso dal sindaco Alemanno, che vuole vederci chiaro nei servizi sociali, ed è legittimo. Ma non sulle spalle degli operatori sociali. Già prendiamo lo stipendio con 60 giorni di ritardo, previsti dall'appalto. Io non prendo lo stipendio da aprile». Lo stipendio medio per un collaboratore a progetto, che lavora sulle 30-36 ore settimanali, è di 800 euro al mese. Ma nel mese di aprile, mese di elezioni e chiusura per vacanze scolastiche, lo stipendio è più magro, sui 400-500 euro. E per molti non è ancora arrivato. Intanto, il contratto nazionale delle cooperative sociali è scaduto da 33 mesi. «Stiamo protestando per un diritto fondamentale, che è lo stipendio regolare - aggiunge Elisa, un'operatrice del settore scolastico - gli operatori continuano a lavorare, ma potrebbe esserci lo sblocco dei servizi». Aggiunge Germano Monti, dell'Rdb-Cub: «Il numero degli operatori in difficoltà è nell'ordine dei 5-10mila a Roma - dice Monti - fra servizi strutturati e progetti che vanno avanti da anni. Nei servizi strutturati, di assistenza ai disabili, agli anziani ai bambini in difficoltà nelle scuole, molti operatori non prendono lo stipendio da gennaio. Il blocco è avvenuto con l'insediamento della Giunta Alemanno». Nonostante «lo sblocco dei fondi (due giorni fa ndr), resta il fatto che la regolarizzazione avverrà non prima del dopo agosto, con tutto quello che significa in termini di affitto, mutuo, bollette ecc. Queste scadenze per migliaia di persone non aspettano i comodi della Giunta alemanno. Se non dovesse regolarizzarsi il tutto entro l'estate, bloccheremo i servizi nelle scuole». La manifestazione è stata organizzata dal Coordinamento operatori sociali squattrinati, con l'adesione di Usi (Unione sindacale italiana), Ait coordinamento lavoratori del terzo settore e Rdb-Cub cooperative sociali del terzo settore.

Rdb-Cub: Aec caso emblema "I precari sono discriminati"
Magagne a scuola

Il caso più clamoroso è quello degli Aec (Assitenti educativi culturali), dei servizi di assistenza ai bambini disabili nelle scuole. Dove una parte degli operatori dipende dal Comune, un'altra parte del personale è precaria. «Ma lavorano gomito a gomito, fanno lo stesso lavoro, con discrepanze salariali evidenti - dice GermanoMonti (Rdb-Cub) - riteniamo che i servizi sociali non debbano più essere gestiti in maniera privata che non debba più essere dato in appalto a cooperative o ad altri tipi di aziende».

LA STORIA. ORA VIVE A CENTOCELLE MA LAVORA IN UN LOCALE DI VIA BERTAMI
Nino, stornelli di protesta per tornare a Trastevere
L'anima popolare del quartiere sfrattato qualche settimana fa ha improvvisato un "concerto" all'assessorato
di Marta Rossi
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Roma - Semo romani trasteverini, semo signori senza quatrini", canta Nino, stornellatore di professione, da oltre quarant'anni è l'anima popolare di Trastevere dove vive fino a qualche settimana fa. Poi, nonostante il blocco degli sfratti, nonostante la fascia protetta (ultra 65enne con figlio disabile a carico) si è trovato in mezzo alla strada. L'Asia Rdb si è messa di traverso, riuscendo a far ottenere a Nino e a suo figlio Claudio un alloggio in una pensione di Centocelle fino al 31 luglio. Ma ogni sera Nino va in un ristorante in via Bertami a Trastevere per le sue stornellate e il viaggio gli costa 25 euro di taxi, visto che la sera il bus è difficoltoso da prendere per un anziano. Ieri mattina, a pochi giorni dallo scadere della permanenza a Centocelle, con l'Asia Rdb è andato a stornellare davanti alla porta di Alfredo Antoniozzi, assessore alla Casa. E mentre aspetta di essere ricevuto, allieta i presenti con gli stornelli, aiutato dalla tradizione popolare ma spesso andando a braccio. Dedica qualche verso a tutti, ai sindacalisti, ai giornalisti e ai fotografi e anche al personale dell'assessorato che fa capolino dagli uffici. «Se la ricorda mamma?», gli chiede Antoniozzi quando lo incontra e lo abbraccia e ricorda anni trascorsi a Trastevere. Nino annuisce e con la chitarra stretta in braccio racconta dello sfratto, della difficoltà di ogni giorno. Quello che non racconta è il dramma di chi viene deportato da casa sua dopo 40 anni, da un giorno all'altro, senza essere moroso e, per giunta, essendo "protetto" dal blocco degli sfratti per le fasce protette. «Sono venuti - racconta - con un foglio in mano: Via, sono io il padrone, m'hanno detto». «Non sono riusciti nemmeno a portare via le loro cose», spiegano i sindacalisti. Antoniozzi, che conosce bene la situazione, assicura: «Mi metterò in contatto con la proprietà, troveremo una soluzione che sia rispettosa della sua storia, che si riannodi con la città». Adesso Nino aspetta, a Centocelle, di poter essere riannodato a Trastevere. Canta ancora mentre se ne va, "Roma bella, Roma mia, Roma nun te ponno porta' via".


25 luglio 2008 - L'Unione Sarda

Porto canale. Protesta dei lavoratori davanti alla Regione. Contship cerca un partner
Trattative per riavviare il terminal
di NICOLA PERROTTI

Cagliari - Fine agosto o primi di settembre. Sarebbe questo il periodo, già delineato, per il rilancio del porto canale. Le trattative segrete della Cict, gestore dello scalo, per trovare nuove compagnie in grado alimentare il traffico merci su Cagliari, vanno avanti e lascerebbero sperare in una ripresa delle attività entro due mesi. La Regione su questo punto ha rassicurato i dipendenti della Cict in cassa integrazione che ieri, a Cagliari, hanno manifestato davanti alla sede della Giunta per sollecitare il supporto delle istituzioni nella loro battaglia per mantenere il lavoro.
L'INCONTRO Sono le uniche novità emerse dall'incontro tra il presidente Renato Soru e i rappresentanti sindacali di Fast-Confsal e Rdb-Cub Augusto Tocco e Enrico Rubiu. Nessun dettaglio è stato rivelato sullo stato delle trattative. I 195 dipendenti in cassa integrazione dal 14 luglio mantengono un atteggiamento di prudenza e proseguono nella mobilitazione: lunedì si riuniranno in assemblea. «Il nostro obiettivo era di far prendere degli impegni alla Regione per stimolare una maggiore attenzione sulle problematiche del Porto canale», evidenzia Tocco, che si dice fiducioso su una rapida soluzione della crisi. «Le assicurazioni da parte della Regione di una ripresa a breve, assieme alla ricapitalizzazione da parte di Contship, sono segnali che lasciano ben sperare».
LE PROPOSTE Il clima sembra meno teso, ma i sindacati non hanno intenzione di abbassare la guardia. «I presupposti per una ripresa ci sono. La Cict sta portando avanti le trattative. Si parla di più di una compagnia. Questo però non ci deve far perdere di vista il problema più immediato: la salvaguardia dei posti di lavoro», dice con fermezza Enrico Rubiu, «con il passaggio dei dipendenti Cict a un eventuale nuovo gestore, se quello attuale dovesse uscire di scena, ipotesi da non escludere in quanto non ha rispettato il suo mandato. Nel caso si apra una nuova gara internazionale, prevediamo tempi non inferiori ai nove mesi». Nel frattempo, come ricordano i delegati Fast-Confsal Andrea Stellino e Stefano Putzolu, l'unica possibilità per i dipendenti di riavere il lavoro è quella di essere trasferiti in altri scali controllati da Contship, come quello di Livorno, ma si tratta di soluzioni temporanee, al termine delle quali c'è ancora una volta la cassa integrazione.


25 luglio 2008 - MF Milano Finanza

Scajola, spero che Telecom resti in mani italiane
Mercati Globali

«Io credo che Telecom abbia iniziato un'opera di riorganizzazione e riordino molto positiva e mi auguro che questo possa consentire a Telecom di rimanere in mani italiane». Sono le parole del ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, che a margine della presentazione del Rapporto 2007 del Gse ha risposto in merito a un possibile assalto di Telefonica su Telecom. Una dichiarazione simile era stata fatta dal premier Silvio Berlusconi mercoledì sera. Sul fronte societario, nel frattempo, è stata categoricamente smentita la voce che nel prossimo consiglio, in programma l'8 agosto, si discuta di un nuovo piano industriale o venga aggiornato quello attualmente in vigore. Il timing per la presentazione del documento, che secondo alcune fonti è ancora in fase di studio, rimarrebbe quindi quello previsto e cioè entro la fine dell'anno. Il titolo del gruppo ieri ha chiuso in rialzo dell'1,81% a 1,236 euro. Intanto il Cub dei lavoratori Telecom ha annunciato un'ora di sciopero a fine turno da oggi fino al 23 agosto per protestare contro i 5 mila esuberi decisi dall'azienda.


25 luglio 2008 - Settegiorni

NOVACETA. Il 31 luglio dovrebbe definirsi il passaggio dall'affitto all'acquisto dell'azienda
«NON CI SONO SOLDI PER INVESTIRE, MA PER UNA CENTRALE TERMICA SÌ»

Magenta - Il 31 luglio è fissato l'incontro per perfezionare l'accordo fra il liquidatore della società BembergCell Spa e la Novaceta Spa. Insomma dovrebbe definirsi quel passaggio dall'affitto all'acquisto che era stato rinviato lo scorso 4 luglio. Il 4 luglio il sindacato Cub non c'era, ma ha qualcosa da dire sul verbale dell'incontro che rivela la volontà di realizzare sul sito aziendale una nuova centrale termica che abbia anche la possibilità di vendere energia a terzi. «Premetto - afferma Mario De Luca del Cub – che il sindacato Cub non ha partecipato all'incontro per due motivi: il primo perché non è stato invitato, il secondo motivo è dovuto ad un inqualificabile atteggiamento di Cgil,Cisl ed Uil che ad ogni incontro, istituzionale o no, pongono la condizione di disertare l'incontro qualora fosse presente anche Cub. Per non alimentare tensioni Cub si è fatto da parte. Non ci facciamo da parte, però, nell'analizzare il verbale d'incontro dove riscontriamo molte incongruenze e per le quali chiederemo spiegazioni all'assessore provinciale Bruno Casati». La contraddizione maggiore senco De Luca è il fatto che « L'azienda dichiara di aver ridotto i volumi produttivi del 50% e parla di concorrenti americani (l'unico rimasto è Eastman dopo la chiusura di qualche anno fa del 1° produttore al mondo), ma contemporaneamente vende un prodotto estremamente commerciale (e non quindi le specialità vera e propria forza di Novaceta) a prezzi "stracciati" e in mercati quali Cina e Messico notoriamente poco affidabili. L'Azienda dichiara che "il piano di investimenti è stato reso impraticabile e solo parzialmente completato" ed inoltre "Questa situazione genera per Novaceta SpA l'impossibilità di completare il piano di investimenti entro i termini indicati (24 mesi con scadenza aprile 2009). A proposito della centrale termica si parla di un'altra società, Novaceta Energia (che fine a fatto EnerCell che avrebbe dovuto abbattere i costi energetici?): Novaceta Energia, non si sa per quali motivi, "rappresenta per Novaceta Spa un momento di inefficienza e di aggravio dei costi" e – continua De Luca citando il verbale – "per rimuovere questi fattori di difficoltà strutturale l'azienda ritiene in prospettiva di realizzare una nuova centrale elettrica, in grado di fornire energia e vapore a prezzi competitivi e nel contempo, di consentire anche la vendita a terzi"». E questo è cià che per l'ex consigliere di Rifondazione maggioramente è contraddittorio: «Riepiloghiamo: l'azienda è in difficoltà economica principalmente per il dollaro e per i concorrenti americani, per cui deve ridurre i volumi del 50%, però il vero problema sembra essere la centrale termica i cui attuali costi sono molto elevati. Come si risolve il problema? Realizzando una nuova centrale, addirittura capace di "vendere energia a terzi", i cui costi sono valutabili in alcune decine di milioni di euro (al di là dei permessi degli enti locali e superiori - forse la giunta Del Gobbo può dirci qualcosa?), anche se poi, ricordiamo che "per Novaceta SpA l'impossibilità di completare il piano di investimenti ..." Quindi mancanza d'investimenti per rilanciare l'azienda e milioni di euro disponibili per realizzare una nuova centrale !!! Chi ci capisce è bravo!».


24 luglio 2008 - Dire

COMUNE BOLOGNA. COCOCO ASP, RDB: VICENDA INACCETTABILE

(DIRE) Bologna, 24 lug. - "E' inaccettabile che i lavoratori precari e delle cooperative sociali vengano licenziati o dati in sub-appalto alle Asp, con prevedibili conseguenze in termini di ulteriore ricattabilita' e diminuzione dei livelli salariali, contraddicendo gli impegni presi nella trattativa sul bilancio comunale". Anche le Rdb protestano per la vicenda degli 11 cococo del servizio immigrazione del Comune di Bologna riassorbiti dalla Asp "Poveri vergognosi". E' Luigi Marinelli a dare voce allo scontento del sindacato di base e a dire anche che "nella riorganizzazione dei servizi sociali e nell'avvio delle Asp stiamo assistendo ad una lunga serie di scontri, ad una totale confusione ed approssimazione, ad una totale assenza di un concreto confronto sindacale e con i lavoratori coinvolti". Il "problema vero", dice Marinelli in una nota, e' che le Asp "possono essere uno strumento utile per una riorganizzazione dei servizi fondata sulla reinternalizzazione e riassorbimento dei lavoratori precari ed in appalto alle cooperative, invece stiamo assistendo ad uno scontro tra Comune e Regione tutto ai danni dei lavoratori, sia comunali che in appalto".


24 luglio 2008 - Omniroma

SERVIZI SOCIALI, OPERATORI «IN MUTANDE» RECLAMANO STIPENDI

(OMNIROMA) Roma, 24 lug - «Essere ridotti in mutande» non è solo un modo di dire per un gruppo di manifestanti, circa 100, riuniti nel collettivo Operatori Sociali Squattrinati, che questa mattina si è simbolicamente messo in slip a piazza Madonna di Loreto, ad angolo di piazza Venezia, per protestare contro «il blocco del pagamento degli stipendi da parte del Comune in favore degli operatori sociali». I manifestanti hanno anche appeso due fili di slip nell'area verde antistante al Vittoriano ed hanno aperto uno striscione con la scritta «Ieri Veltroni oggi Alemanno, gli operatori sociali sempre in mutande stanno». La protesta degli operatori sociali nasce «dal blocco dei pagamenti in favore delle cooperative che erogano servizi di assistenza agli anziani, ai disabili e nelle scuole di Roma, questa sospensione è stata decisa dal sindaco dopo la sua elezione per effettuare un controllo sulle spese del Comune». «Ci sono circa 2.000 lavoratori del sociale che reclamano lo stipendio dal mese di giugno - dice Cristina, operatrice sociale - noi non ce l'abbiamo con il sindaco perché è di destra ma per il fatto che ha bloccato i nostri stipendi. Siamo passati dallo status di operatori sottopagati a quello di operatori senza stipendio. Lui si è fatto garante che i pagamenti riprenderanno, ma intanto c'è gente che deve pagare l'affitto ed il mutuo: decida al più presto». Non c'è solo il tema dello sblocco dei fondi tra i motivi di protesta dei manifestanti: «Bisogna aprire un discorso più ampio sul trattamento giuridico dei lavori socialmente utili, spesso svolgiamo mansioni uguali a quelle di molti dipendenti comunali eppure percepiamo uno stipendio inferiore. Alcuni servizi, come l'assistenza ai disabili, non possono essere considerati sperimentali ed appaltati alle cooperative: vanno internalizzati e con loro il personale che li svolge». Gli operatori sociali scesi in piazza questa mattina dicono di «non temere un eventuale passaggio dei servizi che svolgiamo ad altre cooperative, con orientamenti politici di destra: abbiamo cambiato tante coop nel corso della nostra vita lavorativa, cambiare ancora non sarebbe un problema. Per noi è importante che siano garantiti i pagamenti e la qualità dei servizi». Aderiscono alla protesta di questa mattina anche l'Unione Sindacale Italiana, l'Ait e la Rdb-Cub.

TRASTEVERE, STORNELLATA PER «NINO» DAVANTI ASSESSORATO CASA

(OMNIROMA) Roma, 24 lug - «Fatece largo che passamo noi, 'li sfrattati de sta Roma bella»: così questa mattina Giovanni Meloni, «Nino», l'ultimo degli stornellatori romani, si è presentato davanti agli uffici dell'assessore comunale alla Casa Alfredo Antoniozzi per chiedere un alloggio dopo lo sfratto subito alcune settimane fa dalla sua casa di Trastevere dove aveva abitato per circa mezzo secolo e dove svolgeva il suo lavoro. Insieme a lui una trentina di attivisti dell'Asia Rdb tra cui molti anziani venuti a portare solidarietà a Nino «indossando» manifesti che dicono: «Nino deve tornà a Trastevere», «Fermiamo la guerra contro gli anziani, blocco degli sfratti per tutti». Nino, 83 anni, vive da alcune settimane in un albergo di viale della Primavera dove è stato alloggiato dal Comune dopo lo sfratto e dove rimarrà fino al 31 luglio. «Dove andrà Nino dopo la fine del mese?» chiedono i manifestanti, «Vogliamo che il Comune gli trovi un alloggio». Al momento l'uomo insieme all'Aasia Rdb è in attesa di incontrare l'assessore Antoniozzi all'interno degli uffici di lungotevere dèCenci. Durante la «stornellata» Nino ha lanciato strofe e rime ironiche verso tutti compreso l'assessore.

TRASTEVERE, STORNELLI PER ANTONIOZZI: SOLUZIONE DIGNITOSA PER NINO

(OMNIROMA) Roma, 24 lug - «Bisogna trovare una soluzione dignitosa anche della tua storia. Domani o lunedì ti chiamerò per darti notizie». Così ha risposto l'assessore comunale alla Casa, Alfredo Antoniozzi a Giovanni Meloni, Nino, «l'ultimo stornellatore a braccio», sfrattato alcune settimane fa dalla sua casa di Trastevere. All'assessore, Nino che, insieme ad un'altra trentina di manifestanti ha «protestato» all'interno degli uffici dell'assessorato a suon di stornelli declamati a braccio, ha raccontato la sua storia, 50 anni di vita a Trastevere, lo sfratto, l'acquisto della sua casa da parte di due avvocati «che non gli fanno neppure prendere i suoi effetti personali», come ha spiegato un rappresentante dell'Asia Rdb, il sindacato che dal giorno dello sfratto sostiene l'anziano stornellatore di 83 anni. L'incontro si è svolto in maniera cordiale e al suo arrivo l'assessore è stato accolto dal suono della chitarra di Nino e alle sue rime baciate su storie di «travestiti» e «finocchi» rivolti allo stesso Antoniozzi che si è mostrato molto divertito.


24 luglio 2008 - Il Messaggero.it

Roma, protesta davanti all'assessorato alla casa
per lo stornellatore Nino sfrattato da Trastevere

ROMA (24 luglio) - «Fatece largo che passamo noi, 'li sfrattati de sta Roma bella»: così questa mattina Giovanni Meloni, «Nino», l'ultimo degli stornellatori romani, si è presentato davanti agli uffici dell'assessore comunale alla Casa Alfredo Antoniozzi per chiedere un alloggio dopo lo sfratto subito alcune settimane fa dalla sua casa di Trastevere dove aveva abitato per circa mezzo secolo e dove svolgeva il suo lavoro. Insieme a lui una trentina di attivisti dell'Asia Rdb, i sindacati di base, tra cui molti anziani venuti a portare solidarietà a Nino «indossando» manifesti che dicono: «Nino deve tornà a Trastevere, Fermiamo la guerra contro gli anziani, blocco degli sfratti per tutti». Nino, 83 anni, vive da alcune settimane in un albergo di viale della Primavera dove è stato alloggiato dal Comune dopo lo sfratto e dove rimarrà fino al 31 luglio. «Dove andrà Nino dopo la fine del mese?» chiedono i manifestanti, «Vogliamo che il Comune gli trovi un alloggio». Durante la «stornellata» Nino ha lanciato strofe e rime ironiche verso tutti compreso l'assessore. Antoniozzi: una soluzione dignitosa per Nino. «Bisogna trovare una soluzione dignitosa anche della tua storia. Domani o lunedì ti chiamerò per darti notizie». Questa la risposta dell'assessore comunale alla Casa Antoniozzi a Nino. L'incontro si è svolto in maniera cordiale e al suo arrivo l'assessore è stato accolto dal suono della chitarra di Nino e alle sue rime baciate su storie di «travestiti» e «finocchi» rivolti allo stesso Antoniozzi che si è mostrato molto divertito.


24 luglio 2008 - EPolis Roma

L'emergenza. Un migliaio di manifestanti ha assediato la sede del consiglio in via della Pisana
Movimenti, presidio alla Regione "Blocco degli sfratti e più case"
Entro la settimana prossima tavolo interistituzionale, lunedì incontro con i capigruppo
di Marta Rossi
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Roma - C'è anche Nino lo stornellatore, uno dei simboli di Trastevere sfrattato qualche settimana fa. Ci sono gli inquilini dei Colli Portuensi, che dopo lo sciopero della fame, la barricata sotto la sede della Gabetti aspettano una risposta dalla proprietà per sapere quale sarà il loro futuro. E poi inquilini da ogni parte di Roma, senza titolo, occupanti, sfrattati. Il popolo che alimenta l'emergenza casa, con la rete dei movimenti di lotta (Action, Blocco precario metropolitano, Comitato obiettivo casa, Coordinamento cittadino di lotta) dalle 11 fino al tardo pomeriggio di ieri non si è mosso dalla Regione Lazio, in via della Pisana, sede del consiglio regionale. Un migliaio di persone con gazebo, megafoni, bambini di ogni età con le bandiere in mano ha presidiato la Regione mentre una delegazione incontrava l'assessore alla Casa Mario Di Carlo e il presidente della commissione Casa e Lavori pubblici Giovanni Carapella prima e l'assessore al Bilancio Luigi Nieri dopo. Nel corso dell’incontro la rete dei Movimenti per il diritto all’abitare ha illustrato una piattaforma programmatica articolata in dodici punti. La convergenza si è registrata sulla drammaticità dell'emergenza a Roma e nei centri a forte densità abitativa nel Lazio. La disponibilità, invece, è stata quella di affrontare alcune proposte formulate, a partire da una legge regionale per il diritto all’abitare che rilanci l’intervento pubblico nel settore dell’edilizia popolare, definendo percorsi precisi, strumenti innovativi di rilevamento e risorse finanziarie. La richiesta, portata avanti dalla rete dei movimenti è l'incremento della quantità di alloggi di proprietà pubblica da destinare alle fasce sociali a rischio, prendendo in considerazione la rivisitazione dell’attuale normativa Erp (per esempio, i criteri di accesso allargati anche alle fasce medie). Entro la prossima settimana, poi, Di Carlo ha assicurato la convocazione di un tavolo interistituzionale per l'emergenza alloggiativa. Nieri, poi, ha assicurato un incontro con la capigruppo per lunedì prossimo durante il quale verrà presentata una ricognizione dei fondi per la casa.

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24 luglio 2008 - Il Centro

Documento dei dipendenti Inps contro le misure urgenti sullo sviluppo economico
Mobilitazione nel pubblico impiego

CHIETI - E’ stato d’agitazione nelle sedi Inps di Chieti, Lanciano e Vasto: 230 lavoratori, 180 impiegati nel capoluogo. Portavoce della protesta è Silvio Di Primio, Rdb-Cub, che illustra il documento documento approvato dall’assemblea dei lavoratori e già inviato ai vertici dell’istituto oltre che alla prefettura. Un testo che esprime forte preoccupazione per le misure del decreto legislativo 112 del 2008 che detta disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. «Ci sono diversi aspetti che preoccupano», osserva Di Primio, «come il taglio di 17 miliardi di euro agli enti locali. Questo scatenerà un aumento dei tributi locali inevitabile. Qui a Chieti, dove già la situazione non è semplice, le conseguenze potrebbero essere molto pesanti». Tra gli altri aspetti evidenziati dal documento, il taglio di circa 150mila posti di lavoro nella scuola pubblica, la privatizzazione di fatto delle università, la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, la riduzione degli organici nella pubblica amministrazione e ulteriori tagli alla sanità.
C’è, infine, un punto che riguarda ancor più direttamente i lavoratori dell’Inps. «Quando nella disposizione si parla di abolizione dei fondi per la produttività», osserva Di Primio, «sappiamo benissimo che si tratta di 200-300 euro in meno netti al mese in busta paga. Questa mattina, dalle 10 a mezzogiorno, è prevista un’assemblea all’Inps e resteranno chiusi anche gli sportelli di Lanciano e Vasto».

Asl, 37 lavoratori a casa.
Assistenza a rischio
Dal 1º agosto operatori socio sanitari disoccupati. La direzione: è inevitabile Frittelli delle Rdb: Maresca non pensi a pareggiare il bilancio

CHIETI - Sono arrivati al traguardo del loro percorso lavorativo alla Asl di Chieti i 37 operatori socio sanitari (Oss) che dal primo agosto vedranno interrotto il loro rapporto con l’azienda sanitaria teatina. Dopo due anni di «prezioso» lavoro, lo ammette anche il direttore amministrativo, Raffaella Lepore, con due rinnovi contrattuali alle spalle, quelli che potrebbero definirsi portantini qualificati, si ritroveranno senza lavoro, con grave compromissione per l’assistenza ai malati.
«Quello che ci hanno detto e in cui sperano che noi crediamo è che non ci sono soldi per rinnovare i nostri contratti», scrivono i lavoratori alla Rdb, rappresentanze sindacali di base, aderento alla Confederazione unitaria di base, Cub. «E ce lo dicono proprio mentre scoppia la bufera sanitopoli». «Via tutti a casa, dopo che per due anni ci hanno sfruttati e ricattati senza vergognarsi mai» scrivono i lavoratori che raccontano che in due anni non hanno avuto un giorno di ferie, pronti, sul posto di lavoro anche quando erano malati.
«Abbiamo dovuto persino acquistare le divise che indossiamo e lavarcele a casa anche se inquinate da materiale biologico», scrivono nella lettera, «ci hanno negato persino i controlli medici che periodicamente vengono effettuati attraverso la medicina del lavoro agli altri lavoratori». Masticano amaro i 37 operatori socio sanitari e a loro difesa si schierano le Rdb/Cub coordinate dal sindacalista Mario Fritelli che dice: «La scrivente organizzazione sindacale rileva quanto sia alto il tributo chiesto ai lavoratori dall’arrogante e corrotto mondo della politica regionale. La Rdb/Cub chiede che la Asl teatina chiede di non rendersi compartecipe di questo sistema, di superare il tetto di spesa pattuito dal costo del lavoro da questa Regione galeotta con il governo nazionale».
I sindacati alla luce degli ultimi gravissimi eventi che evidenziano l’insostenibilità del connubio tra sanità pubbica e quella privata» e puntando il dito contro la legge Biagi, chiedono alla direzione della Asl di non pensare a far quadrare il bilancio ma di far rispettare il diritto al lavoro e quello alla salute garantiti dalla Costituzione.
«Chiediamo all’ingegner Maresca di prorogare i contratti. Il pareggio di bilancio può essere ottenuto costituendosi parte civile nei processi che si andranno a celebrare sulla restituzione del maltolto».
Gli operatori socio sanitari che dal 1º agosto non avranno più lavoro, sono trenta al policlinico, 5 al Bernabeo di Ortona e 2 all’ospedale di Guardiagrele, il Santissima Immacolata.
«Non possiamo superare il tetto di spesa sul personale in questo momento imprescindibile», è la risposta della direttrice sanitaria Raffaella Lepore, «i finanziamenti per il personale sono sottodimensionati. Già l’anno scorso abbiamo sforato di 2 milioni e 400 mila euro il tetto di spesa che ci ha consentito di rinnovare i contratti anche agli operatori socio sanitari. Ci abbiamo provato anche quest’anno con un richiesta deliberata a maggio, lo sforamento sarebbe stato molto più contenuto, di 900 mila euro, che ci avrebbe consentito di prorogare il contratto almeno sino a fine anno. Ma ora in queste condizioni, senza un governo regionale, non possiamo fare più nulla». Peraltro la rescissione del contratto con i 37 Oss non è che la prima tranche di altri licenziamenti che avverranno fino alla fine dell’anno (160 in tutto).
«Quello che possiamo fare è verificare se ci sono pensionamenti condizioni che ci permetteranno di rinnovare i contratti a tempo determinato». Ma al dramma delle persone che tra qualche giorno si troveranno senza lavoro si aggiunge quello non meno grave dell’assistenza ai malati che verrà a contrarsi ulteriormente. «Ne siamo ben consapevoli», dice la dottoressa Lepore, «è per questo che abbiamo accorpato i reparti. Ora dovremo vedere se quando ci saranno i rientri dalle ferie possiamo riaprirli oppure continuare in ulteriori azioni di accorpamento».(k.g.)

Tagli e accorpamenti, sanità al collasso
L’Asl non rinnova i contratti a 37 precari. La direzione: è inevitabile

CHIETI - Sono trentasette i contratti precari al capolinea, altri centotrenta ci arriveranno alla fine dell’anno. Si complica l’assistenza sanitaria nei reparti degli ospedali teatini. Dopo due anni di «prezioso» lavoro, dal primo agosto, chiuderanno il percorso lavorativo i primi operatori socio sanitari (Oss). A confermarlo è lo stesso direttore amministrativo della Asl, Raffaella Lepore. Contro i licenziamenti si schiera il sindacato Rdb/Cub, che parla di pesante «tributo chiesto ai lavoratori dall’arrogante e corrotto mondo della politica regionale». i sindacati chiedono alla direzione Asl di non pensare solo lo a far quadrare il bilancio.


24 luglio 2008 - Il Manifesto

AMIANTO Omicidio colposo per i fatti accaduti a Marghera dal '71 al '92.
Slitta al 26 settembre l'udienza Thyssen Krupp
I vertici Fincantieri condannati per la morte di 14 persone

Condanne fino a tre anni e otto mesi per i vertici Fincantieri. La sentenza è stata emessa ieri dal tribunale di Venezia, con la condanna, per omicidio colposo, dei sette imputati che dal 1971 al 1992 hanno gestito i Cantieri navali italiani Fincantieri Spa di Marghera, causando la morte di undici operai per patologie amianto correlate, nonchè per le morti causate alle mogli di altri tre lavoratori che per anni, inconsapevolmente, avevano lavato le tute dei rispettivi mariti. La condanna tocca i vertici della società Fincantieri, dall'attuale presidente agli amministratori delegati, al direttore generale. Dopo quattro anni di processo, la sentenza è stata letta ieri nell'aula del tribunale di Mestre, alla presenza dei familiari delle vittime, di rappresentanti di Medicina democratica, della Fiom e di una delegazione Cub.
A Torino invece è stata rinviata per la seconda volta, al 26 settembre, l'udienza preliminare per il rogo alla Thyssen Krupp di Torino, costato la vita a sette operai. Antonio Boccuzzi, unico superstite della strage, Medicina Democratica e l'Flmu-Cub hanno chiesto di potersi costituire parte civile. L'Inail, ottenuto dalla Thyssen Krupp un risarcimento di 1 milione di euro, è uscita dal processo. Potrebbero revocare la costituzione di parte civile anche Comune e Provincia di Torino e Regione Piemonte. Gli enti locali stanno trattando con l'azienda sull'ammontare del risarcimento. Si intuisce che questa è la ragione per cui il gup Francesco Gianfrotta ha rinviato l'udienza a dopo la pausa estiva. Il pm Raffaele Guariniello, che con i suoi collaboratori aveva chiuso in tempo record l'inchiesta, non ne fa un dramma. Ma da una sua dichiarazione traspare una certa irritazione per l'ulteriore slittamento. «Speriamo che nella prossima udienza si definiscano le questioni riguardanti le parti civili e si possa cominciare il processo. Fare il processo è il nostro vero obiettivo. I risarcimenti sono importanti, ma il nostro scopo è accertare le responsabilità penali».
Oltre a sapere quante e quali parti civili saranno accettate, il 26 settembre si capirà con quale rito sarà celebrato il processo. In caso di rito abbrevviato, il processo sarà a porte chiuse.
Nella prima udienza, oltre agli enti locali, avevano chiesto di costituirsi parte civile i sindacati dei metalmeccanici e un'ottantina di lavoratori della Thyssen Krupp. A questi ieri si è aggiunto Antonio Boccuzzi, da aprile parlamentare di Pd. Introdurre nella giurisprudenza italiana il «risarcimento punitivo» e il «risarcimento esemplare» (un aggravamento del danno contemplato dal diritto statunitense) è uno degli obiettivi dei legali di Boccuzzi. Una decina di ex lavoratori Thyssen hanno steso all'ingresso di palazzo di giustizia due striscioni contro gli omicidi bianchi. Laura Rodinò, sorella di Rosario, una delle vittime, ha augurato «buone vacanze a chi ha contribuito a uccidere mio fratello e i suoi colleghi». Segno che i 13 milioni di risarcimento non hanno chiuso i conti tra la multinazionale tedesca e i familiari delle vittime. Assenti i 6 imputati, dirigenti della ThyssenKrupp Italia accusati a vario titolo di omicidio e incendio colposi e di omissione di norme antinfortunistiche. All'ad Harald Espenhahn è contestato un reato ancor più grave: omicidio volontario con dolo eventuale.


24 luglio 2008 - Caserta news

Sindacati di base verso lo sciopero generale

Salerno – Di fronte ad un governo che pone la fiducia su una manovra economica di tagli e smantellamento dello Stato Sociale, lo sciopero generale dell'intera giornata e di tutte le categorie, indetto dal sindacalismo di base per il 17 ottobre prossimo, appare sempre più indispensabile.
CUB, Cobas e SdL hanno avviato una forte mobilitazione per rimettere al centro, attraverso il conflitto, gli interessi del mondo del lavoro, dei precari, degli immigrati. Già il 20 giugno nelle principali città italiane si sono svolte le prime iniziative a sostegno della piattaforma unitaria sottoscritta da oltre 2000 delegati e consegnata al governo, in cui si richiedono forti aumenti per salari e pensioni; sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi; difesa di veri contratti nazionali a favore dei lavoratori/trici; abolizione delle leggi Treu e 30; ripristino della scala mobile; difesa della pensione pubblica e no allo scippo del TFR; contro la precarietà lavorativa e sociale, per la garanzia del reddito; no alla detassazione degli straordinari; contro il razzismo e la xenofobia, uguali diritti per stanziali e migranti; basta con il monopolio della casta Cgil-Cisl-Uil sui diritti sindacali; per pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori/trici, restituire ai salariati il potere decisionale.
La trattativa in corso tra Confindustria e sindacati concertativi per eliminare di fatto il contratto collettivo nazionale di lavoro, l'affondo del governo sulle privatizzazioni, la profonda crisi salariale che vivono i lavoratori e le loro famiglie, il dilagare della precarietà, il tentativo di smantellare definitivamente la Pubblica Amministrazione anche attraverso l'attacco ai lavoratori pubblici ed i tagli al personale della scuola e della sanità, il razzismo diffuso a piene mani, i rinnovati venti di guerra porteranno ad un autunno in cui il confronto tra mondo del lavoro, padronato e governo mobiliterà lavoratrici e lavoratori per difendere quanto sin qui acquisito con le lotte e per conquistare salario e nuovi diritti.


24 luglio 2008 - Il Nuovo Salernitano

II 16 luglio l’RdB era scesa in piazza chiedere l'abrogazione del decreto
Università come fondazioni private. I sindacati dicono no e si mobilitano

SALERNO - Sono quattro i no che i sindacati dell'ateneo salernitano gridano al Governo: dicono no all'università privata, no al taglio dei bilanci di tutte le amministrazioni pubbliche; no al taglio dei posti di lavoro e alla precarietà permanente; no alla riduzione indiscriminata dei salari dei dipendenti pubblici.
L'RdB è scesa in piazza il16 luglio per chiedere, l'abrogazione dell'intero D.L. 112, offrendo ai lavoratori universitari un ambito generale in cui battersi è la solidarietà di tutte le altre categorie del pubblico impiego. «L'attacco all'Università Pubblica che viene portato avanti dal governo - sostengono i sindacati - con il taglio dei finanziamenti, il blocco delle assunzioni e la trasformazione degli atenei in Fondazioni di diritto privato sta finalmente scatenando la reazione della comunità accademica. Senati accademici, la conferenza dei rettori ha preso posizione in un'assemblea straordinaria del 3 luglio scorso condannando senza appello le misure del decreto. Però mentre dagli atenei emerge con sempre maggior chiarezza la rivendicazione di stralcio delle misure del D.L. 112 Consigli d'Amministrazione, Facoltà stanno prendendo posizione contro questo tentativo di dare il colpo di grazia al sistema universitario pubblico italiano, riguardanti l'Università, la Crui si dà disponibile a confrontarsi con il ministro Geimini».


24 luglio 2008 - La Sicilia

Contratti, avanti col dialogo
I sindacati: sì al confronto con Confindustria ma senza non stop prima della pausa estiva
di Maria Eleonora Lestingi

Roma - È stato infuocato ieri il vertice tra i leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, che doveva verificare la tenuta dell'unità sindacale alla luce dei giudizi profondamente divergenti non solo sull'andamento delle trattative con Confindustria ma anche sulla manovra economica del governo. A ridosso del nuovo round con Confindustria previsto per oggi, decisivo per le sorti del negoziato, c'è stato uno «scambio di idee» tra i leader Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, durato oltre due ore, che è servito a mettere a fuoco le posizioni di ciascuna organizzazione sulle questioni più calde sul tappeto: dalla riforma del modello contrattuale ai rapporti con il governo su salari, fisco e pubblico impiego fino all'accordo separato sul commercio dei giorni scorsi (siglato da Cisl e Uil e non dalla Cgil).
Intanto, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi si dice fiducioso sul fatto che le parti sociali trovino un accordo con il governo sulla riforma del sistema contrattuale. La Cgil è tornata però ad avvertire il governo: «Se non ci ascolterà, l'intensificazione del conflitto sarà inevitabile». Il segretario generale della Fp-Cgil Carlo Podda ha infatti ricordato che con il decreto legge 112/2008 «è prevista una riduzione delle retribuzioni annue che ammonta a 700 euro per i ministeri, 1.100 euro per gli enti pubblici non economici e per le agenzie fiscali, 550 per le regioni e le autonomie locali e 600 euro per l'Ssn». In più, per il sindacalista «si destinano al rinnovo dei contratti risorse assolutamente inadeguate pari a circa 8 euro per il 2008 e circa 60 euro lordi per il 2009». Podda ha riportato anche alcuni dati: «La spesa per retribuzioni nella p.a. - dice - nell'anno 2007 è cresciuta di 1% rispetto al 2006 a fronte di una inflazione reale dell'1,8% e di una programmata del 2%. Nel 2007 l'incidenza sul pil della spesa per redditi p.a è stata del 10,72%, inferiore di 0,30% rispetto al 2006, raggiungendo lo stesso rapporto del 1980. Infine - commenta - dal 1991 al 2007 l'inflazione reale verificatasi è stata pari al 53,40%, con un deflatore dei consumi del 59,7%, a fronte di rinnovi contrattuali che hanno visto una crescita del 37,34%». Per Podda di fronte a questi dati «incontrovertibili» il sindacato aspetta un cambiamento di rotta da parte del governo. «La mobilitazione in tutti i settori del lavoro pubblico è già in atto e nei prossimi giorni si intensificherà ancora», ha concluso. Infatti oggi i dipendenti delle Agenzie Fiscali manifesteranno alle 10 in Piazza Montecitorio, mentre lunedì 28 alle ore 20 si terrà a Roma una fiaccolata che si concluderà al Colosseo.
«Noi non andiamo in vacanza. La mobilitazione va avanti, il governo in finanziaria dovrà trovare le risorse aggiuntive per rinnovare i contratti del pubblico impiego», ha ammonito il segretario nazionale Ugl ministeri, Paola Saraceni. Lo sciopero generale contro la manovra indetto per il 17 ottobre «appare quindi sempre più indispensabile», hanno annunciato in una nota congiunta i sindacati di base, Cub, Confederazione Cobas e Sdl. E visto che i tagli alla sicurezza sono confermati, le organizzazioni sindacali di polizia Siulp, Sap, Silp-Cgil, Siap-Anfp, Consap-Italia Sicura, Fsp-Ugl, Coisp e Uilps, dopo l'incontro avuto al Viminale con il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, continueranno la mobilitazione concordando sulla necessità che il governo «riveda urgentemente la propria linea di intervento».


24 luglio 2008 - Liberazione

C'è l'impegno a stanziare parte del bilancio
Roma, 5mila sfratti 30mila famiglie in attesa di una casa
di Serena Salucci

Roma - L'estate calda dell'emergenza abitativa romana ha visto ieri i movimenti di lotta per la casa manifestare davanti alla sede del Consiglio Regionale del Lazio. Più di mille le persone in presidio per cinque ore, per ricordare alla giunta Marrazzo che di fronte a una situazione così drammatica nessuna istituzione può rimanere immobile. Basti ricordare i 5mila sfratti esecutivi, le 30mila famiglie in graduatoria per un alloggio popolare e un 5% di mutui prima casa, a rischio di insolvenza. A questi numeri vanno aggiunte migliaia di giovani e migranti con redditi precari, e il cosiddetto ceto medio per i quali, una città come Roma, è diventata troppo costosa.
Ieri le mille facce della precarietà abitativa c'erano tutte, con l'obiettivo di discutere con l'assessore regionale alla Casa, Mario Di Carlo, le proposte della piattaforma unitaria dei movimenti per il diritto all'abitare. Piattaforma che gli stessi movimenti hanno già presentato all'amministrazione comunale. Agli enti pubblici territoriali si chiede di riprendere la sovranità sul patrimonio pubblico, bloccando le vendite di alloggi comunali e popolari e acquistandone di nuovi, e di compiere delle scelte strutturali mirate alla riaffermazione di un diritto per troppo tempo negato. Perché in preda alla febbre edilizia degli ultimi anni, a Roma ci si è dimenticati, tra l'altro, di aggiornare i parametri per l'accesso all'edilizia residenziale pubblica, rimasti a 26mila euro per nucleo familiare, quando la media degli affitti viaggia sopra ai mille euro. E sono rimaste lettera morta la legge sull'autorecupero, la creazione di centri di assistenza alloggiativa temporanea, le conversioni ad uso abitativo dei tanti immobili dismessi del demanio pubblico.
Una delegazione di Action, Asia RdB, Comitato Obiettivo Casa, Blocchi Precari Metropolitani e Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa è stata ricevuta dall'assessore Di Carlo e dal presidente della commissione Casa Carapella, insieme con i consiglieri del Prc Ivano Peduzzi e Anna Pizzo. Da parte dell'amministrazione è emersa la consapevolezza della drammaticità del problema e la disponibilità a discutere alcune delle proposte, a partire da una legge regionale che rilanci l'intervento pubblico nel settore dell'edilizia popolare, per incrementare gli alloggi da destinare alle fasce sociali "a rischio", adeguando questa definizione alle attuali condizioni economiche. Sul fronte sfratti la regione Lazio è pronta a decretarne il blocco se fosse confermata la competenza regionale in materia, secondo una recente sentenza della Corte Costituzionale. In tal caso i movimenti hanno chiesto di valutare un ampliamento anche ai provvedimenti per morosità, rimasti fuori dal blocco sfratti, in vigore fino ad ottobre, contenuto nell'ultima finanziaria.
L'impegno per lo stanziamento di una sostanziosa fetta di bilancio per l'Erp è stato confermato dall'Assessore al Bilancio Luigi Nieri, che ha ricevuto la stessa delegazione dei movimenti, dando per certa la disponibilità di fondi regionali che verranno destinati già nel prossimo assestamento di bilancio. A conferma della concordanza di vedute è stato disposto un comunicato stampa congiunto dei movimenti e dell'assessorato alla Casa. Rimane da vedere come la prenderà l'amministrazione comunale, per questo si prevede di convocare entro la prossima settimana un tavolo interistituzionale per l'emergenza alloggiativa. Intanto non si ferma la mobilitazione cittadina, oggi dalle 11 in poi è previsto un presidio con "stornellata di protesta" sotto l'assessorato comunale alla Casa, per chiedere che Nino, al secolo Giovanni Meloni, l'ultimo degli stornellatori trasteverini possa tornare nel suo appartamento con il figlio disabile, dopo lo sfratto esecutivo dello scorso 11 luglio.


24 luglio 2008 - L'Opinione

Licenziamenti Act: è scontro fra Comune e sindacati
di Cristian Casali

Reggio Emilia - Il sindacato Cub trasporti non intende "mollare la presa": continuerà a presidiare e a raccogliere firme davanti al Comune e alla Provincia di Reggio Emilia "finché non verrà trovata una soluzione definitiva, che tuteli tutti i lavoratori". Le proteste sono iniziate dopo che l’azienda pubblica di trasporti locale Act, avrebbe - a detta del sindacato - licenziato "senza giusta causa" cinque autisti d’autobus. Alleanza Nazionale, attraverso un ordine del giorno presentato in consiglio comunale, si è schierata dalla parte dei dipendenti licenziati. Il documento, approvato all’unanimità dal Consiglio, invita il sindaco Graziano Delrio e la presidente della Provincia Sonia Masini, a "garantire stabile occupazione ai cinque lavoratori licenziati". Per la Masini evidentemente l’impegno era troppo gravoso. Il Consiglio provinciale ha approvato pochi giorni dopo un nuovo odg, con i soli voti della maggioranza, che contraddice l’orientamento del Consiglio comunale e rimanda la soluzione alla contrattazione tra le parti, affermando che si tratta di competenza strettamente aziendale. "Ribadiamo che Act - ha riferito il sindacato - sulla base delle clausole sociali della legge regionale 30 del ‘97, deve assumere in carico i dipendenti ingiustamente licenziati, poiché non sussistono motivi reali che giustifichino il licenziamento". Il 18 luglio scorso, i lavoratori Act hanno incrociato le braccia per quattro ore in segno di solidarietà nei confronti dei licenziati. Il coordinatore provinciale Cub, Pasquale Tucci ha spiegato che "nonostante le reiterate richieste di riassunzione immediata dei lavoratori in Act, che ormai da più di tre settimane non percepiscono lo stipendio, e nonostante la massiccia solidarietà della cittadinanza, tramite la raccolta di firme con il banchetto davanti al Comune e l’invio di e-mail agli uffici provinciali e comunali, continua lo scaricabarile delle responsabilità". Intanto, sono oltre 800 le firme raccolte dai dipendenti Act licenziati e in stato di protesta dallo scorso 20 giugno.


24 luglio 2008 - Il Mattino

Morti d’amianto ai cantieri Breda arriva la condanna per sette ex manager

Venezia - Il tribunale di Venezia ha condannato Corrado Antonini, presidente di Fincantieri, a tre anni e un mese di carcere nel processo per i morti da amianto della ex Breda. L’accusa è di omicidio colposo per i decessi di 11 operai e tre loro mogli (lavavano gli indumenti dei mariti) per la presenza di amianto nel cantiere di Venezia. Corradi all’epoca dei fatti era direttore generale di Breda. Sonos tati condannati, oltre ad Antonini, Mario Bigi (ex direttore Breda) a tre anni, Enrico Bocchini (ex presidente Breda) a tre anni e tre mesi, Antonino Cipponeri (ex direttore stabilimento Fincantieri) a due anni e 11 mesi, Rinaldo Gastaldi (ex direttore Breda) a tre anni e otto mesi, Marcello Olivi (ex presidente Breda) a due anni e otto mesi e Carlo Maria Ramacciotti (ex dg) a due anni e nove mesi. Il giudice Barbara Lancieri ha previsto anche misure a favore dei parenti delle vittime, e delle altre parti civili tra cui lo Stato, la Regione Veneto, la Provincia e il Comune di Venezia, Medicina democratica, la Cisl, la Cgil, l’Associazione esposti amianto di Venezia e l’Inail. «Soddisfazione» è stata espressa dall Confederazione unitaria di base (Cub) e dall’associazione Articolo 21.


24 luglio 2008 - Il Gazzettino

SCUOLA
Sit-in a Roma degli insegnanti precari. Anche Di Pietro solidale
di Laura Pilastro

Vicenza - C'erano anche alcuni insegnanti vicentini ieri in Piazza Montecitorio, nel sit in che le associazioni dei docenti precari di tutta Italia hanno promosso per dire no ai tagli al personale e alle risorse previsti nei prossimi tre anni dal decreto legge n.112, e opporsi al disegno di legge sul futuro reclutamento degli insegnanti. Intanto qualche rassicurazione è arrivata da parte della VII Commissione Cultura della Camera: è qui che nel pomeriggio di ieri è stata ricevuta una delegazione di insegnanti. Da Vicenza, tra gli altri, è partito Francesco Casale, ex presidente del Cip provinciale (Comitato insegnanti precari) e ora esponente del direttivo nazionale dell' associazione: «La situazione a Vicenza non è più drammatica di altre province del Veneto, anzi quest'anno il numero delle immissioni in ruolo da noi (476 insegnanti firmeranno il contratto a tempo indeterminato, ndr) è il più alto della regione. E il Cip provinciale si è sciolto da qualche anno perché i responsabili sono stati via via assunti. Tuttavia ci sono migliaia di persone che insegnano anche da vent'anni e vanno avanti con contratti annuali. I provvedimenti legislativi introdotti e quelli ancora in discussione rischiano di minare le possibilità di lavoro per queste persone».I precari, circa 250 da tutto il Paese, si sono dati appuntamento a Roma, preoccupati del futuro taglio di 100 mila docenti e del sistema di reclutamento che dovrebbe prevedere la chiamata diretta dei presidi, rischiando di compromettere i diritti acquisiti. In piazza c'erano anche Rete docenti precari, la Cub Scuola, la Gilda degli Insegnanti, i Cobas, Cgil-Cisl-Uil, il Cidi, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e il Partito dei Comunisti Italiani. Ai manifestanti si sono uniti poi i rappresentanti d'opposizione della VII Commissione Cultura della Camera, Antonio Di Pietro e, per il Pd, Mariangela Bastico e il ministro dell'istruzione del governo ombra, Maria Pia Garavaglia. Nel corso del sit in una delegazione di insegnanti, tra cui Casale, è stata ricevuta alla Camera: «La presidente della VII commissione Valentina Aprea, ha assicurato l'adozione di norme a salvaguardia dei diritti già acquisiti dai precari e il mantenimento, qualunque sia il sistema di reclutamento, della quota del 50 per cento a favore degli attuali iscritti nelle graduatorie. Vedremo, vogliamo fatti concerti non dichiarazioni di intento».


24 luglio 2008 - L'Unione Sarda

Trasporti. Oggi nuova protesta dei sindacati autonomi. Effetti negativi per l'intero sistema produttivo
Porto canale, c'è aria di rivolta
«Le imprese che esportano spendono il doppio»
di EMANUELE DESSÌ

Cagliari - Oggi sit-in sotto il palazzo della Giunta regionale. Protestano le imprese: per le merci i costi sono raddoppiati.
Banchina deserta, gru inoperose. E niente navi all'orizzonte. Una situazione inaccettabile per i lavoratori del porto canale e per le organizzazioni sindacali. Due sigle in particolare rilanciano: Fast-Confsal ed Rdb-Cub oggi manifesteranno per la seconda volta in dieci giorni. Dopo il sit-in davanti al palazzo del Consiglio regionale, a Cagliari, la protesta si sposterà più o meno di un chilometro, davanti alla sede della Giunta, in viale Trento.
BRUSCA FRENATA Dopo quattro anni in crescita costante, a partire dalla primavera 2003, il terminal di Macchiareddu si è bloccato di colpo più o meno un anno fa. Contship Italia, azionista di maggioranza della Cict, società che ha in concessione la banchina, si è trovata in casa un nuovo socio, Maersk, colosso danese che ha acquisito P&O subentrando anche nel capitale sociale della Cagliari International container terminal. Ha il 24% del pacchetto, «ma di fatto è una golden share , ovvero è in grado di condizionare le scelte e le strategie», evidenza Vincenzo Cincotta, amministratore del Cincotta Group. «Sarebbe stato importante prevedere una clausola di salvaguardia». L'agente marittimo dubita che Maersk vada via di sua spontanea volontà. «Metti il cappello in una sedia per evitare che ci si sieda un altro. Mi spiego: in un mercato globalizzato, si può anche perdere in un porto, guadagnando in altri».
INDOTTO IN CRISI La vittima di questa strategia è l'economia sarda. Dal 14 luglio 195 dipendenti di Cict sono in cassa integrazione. Per un anno. E, come ribadiscono Augusto Tocco ed Enrico Rubiu, rappresentanti di Fast-Confsal e Rdb-Cub, i problemi si riflettono anche su Iterc (Impresa terminalistica di Cagliari) e Clp (Compagnia lavoratori portuali), costrette all'inattività sul fronte container, sul qualche avevano creduto e investito. Cincotta allarga il discorso. «L'effetto domino è molto più esteso. A parte il nostro caso specifico - avevamo 5 persone che lavoravano solo nel transhipment - ci sono imprese sarde che, per importare o per esportare, sono costrette a spendere il doppio rispetto allo scorso anno».
COSTI PER LE IMPRESE La sinergia Contship-P&O aveva consentito a Cagliari di essere in rete con 23 porti sparsi in tutto il mondo. A Macchiareddu, ricorda Cincotta, arrivavano la navi giramondo di Hapag Lloyd, Cma Cgm. Succedeva ieri , eppure sembra di essere tornati indietro di anni, quando il porto canale faticava a farsi largo nel mare magnum dei contenitori. Con l'avvento di Maersk nel ruolo di monopolista, «le imprese sarde», dice ancora Vincenzo Cincotta, «sono costrette a prendere come riferimento Genova per le spedizioni. E da Genova a Cagliari, affidarsi a Grendi. I costi, rispetto a prima, sono raddoppiati. E meno male che c'è Grendi, peraltro, altrimenti saremmo tagliati fuori». In attesa di rilanciare il terminal, per le imprese sarde «sarebbe sufficiente anche qualche nave feeder che faccia la spola tra Cagliari e Tangeri, o Port Said».
LA CONCESSIONE Si parla con insistenza della possibile revoca della concessione del terminal a Cict e quindi a Contship. A prendere la decisione dovrà essere l'Autorità portuale di Cagliari. «Noi non crediamo che la revoca della concessione possa risolvere i problemi», evidenzia Corrado Pani, segretario regionale Fit-Cisl settore porti e servizi portuali. Tanto più, aggiunge Pani, se si mettono in conto «i tempi lunghi e i rischi di una gara internazionale». A cominciare «dal blocco della cassa integrazione guadagni, con l'immediata mobilità per tutto il personale dipendente». C'è un'altra incognita. Proprietario delle attrezzature portuali è il Casic. Il presidente Graziano Milia ha già manifestato perplessità sulla gara. Anche perché, in attesa della definizione, il Casic che fa, si assume l'onere di una lunga e costosa manutenzione? E se la gara non va in porto?
IL FUTURO Restano, sullo sfondo, tutte le buone intenzioni legate alla zona franca e all'insediamento nell'area portuale di una serie di attività produttive legate alle merci movimentate in banchina. Sì, il fondale è stato portato a -16 metri. Ma, fa notare Cincotta, «non si è riusciti nemmeno a realizzare il Pif, il Posto di ispezione frontaliera, che avrebbe consentito di importare ed esportare le produzioni agroalimentari».


24 luglio 2008 - Il Resto del Carlino

Trasloco degli uffici comunali in via Fioravanti, le Rdb all’attacco: «Dipendenti stipati come sardine nei locali zeppi di scatoloni»

Bologna - LA POLEMICA. Dipendenti comunali «stipati come sardine negli uffici dove non riescono a sistemare il materiale inscatolato» e, per di più, «infreddoliti il 22 luglio per l’impossibilità di regolare l’aria condizionata». Senza dimenticare che «è stato eliminato l’inutile orpello del bidet, facendo così risparmiare acqua e sapone». Le Rdb vanno all’attacco della giunta e fanno sapere qual è la (loro) ‘verità’ sul trasloco (foto) degli uffici comunali nella nuova sede di via Fioravanti: «Siamo forse in attesa che il decreto Brunetta faccia un po’ di spazio con i tagli al personale e il blocco del turnover?».


24 luglio 2008 - Il Tempo

Indetta da Asia-Rdb
Una stornellata di solidarietà per Nino l'ultimo cantore de 'noantri sotto sfratto

Roma - «Continua la mobilitazione dell'Asia-RdB contro lo sfratto di Giovanni Meloni, detto Nino, l'ultimo degli stornellatori trasteverini messo alla porta con la forza pubblica lo scorso 11 luglio, insieme al figlio disabile. In difesa di Nino, che temporaneamente alloggia col figlio in un pensionato religioso, è stata indetta una "stornellata" di protesta davanti all'assessorato alla Casa, in lungotevere dei Cenci 5, per chiedere all'assessore Antoniozzi di restituire Nino alla sua Trastevere, da cui è stato sradicato nell'indifferenza generale delle istituzioni». Lo comunica Asia-Rdb. «Oltre al trauma dello sfratto, Giovanni Meloni, che ha 83 anni, per continuare a recarsi nei locali dove è solito eseguire i suoi stornelli è ora costretto ad attraversare la città, servendosi di taxi per il rientro serale - aggiunge - Ricordiamo che Nino è stato sfrattato per finita locazione, con una successiva morosità poi sanata, e che il suo nucleo familiare, pur rientrando tra le cosiddette categorie protette, non è stato tutelato da nessuna istituzione».


24 luglio 2008 - Corriere Alto Adige

Peterlini a Roma
Inps, nessuna possibilità per i precari

BOLZANO — Doccia fredda per i precari dell'Inps che rischiano di venire licenziati il prossimo 31 luglio.
Ieri infatti il senatore Oskar Peterlini, che si era interessato della vicenda, ha discusso a Roma con il direttore generale dell'Inps Vittorio Crecco, che non ha offerto alcuna garanzia sul mantenimento dei dieci posti di lavoro (ieri hanno invece superato l'esame orale altri 8 dipendenti, i quali possono ora contare su migliori prospettive).
«Purtroppo ci sono grosse difficoltà— spiega Peterlini — per il mantenimento dei posti di lavoro dei precari e questo, mi è stato detto da Crecco, non dipende dalla volontà della direzione generale dell'istituto ma dal decreto legge 112 che impone una revisione della definizione dell'organico della sede bolzanina prima di poter effettuare nuove assunzioni». La situazione per i precari dell'Inps sembra dunque complicarsi pesantamente. Intanto Nadja Vitale, coordinatrice provinciale della RdB, esprime forte preoccupazione: «Alcune sedi periferiche, come quella di Bressanone, rischiano a questo punto la chiusura».


24 luglio 2008 - Il Messaggero

Civitavecchia. Rush finale per il progetto di riorganizzazione dei servizi pubblici comunali...
di GIULIA AMATO

Civitavecchia - Rush finale per il progetto di riorganizzazione dei servizi pubblici comunali. Dopo i tanti incontri tra l’amministrazione e i sindacati, ieri mattina il Pincio, tramite l’assessore al bilancio Pasqualino Monti, ha presentato alle organizzazioni onfederali e di categoria una bozza del progetto. Bozza che comunque non è ancora definitiva, visto che dovrà passare al vaglio del prossimo consiglio comunale, che si dovrebbe tenere entro fine mese.
Questi i punti salenti della proposta: immodificabilità dei rapporti di lavori; mantenimento dell’attuale livello occupazionale e dei diritti acquisiti. Inoltre l’amministrazione si impegnerebbe ad applicare il Ccnl (Contratto collettivo nazionale) qualora questo risultasse maggiormente favorevole per i lavoratori, rispetto al contratto con cui sono inquadrati attualmente. L’amministrazione, inoltre, intende agire anche sul miglioramento degli standard dei servizi. Nella bozza viene contemplata la misurazione della qualità dei servizi pubblici erogati che verranno confrontati con i parametri fissati dalla Carta dei servizi.
Si è poi passati a discutere del passaggio del personale dalle due Holding (una dei servizi e l’altra del patrimonio) alle future Sot (Società di ottimizzazione territoriale). In merito Monti ha affermato che «quando il passaggio avverrà i sindacati saranno solo informati e non potranno intervenire in materia di contrattazione, come previsto dall’articolo 2112 del codice civile». Tale articolo afferma che nei casi di conferimento dei rami d’azienda (come contemplato dal progetto della giunta) è previsto, sia per il passaggio che per eventuali modifiche ai contratti, solo l’invio di un informativa ai sindacati che non saranno più i soggetti preposti alla contrattazione.
Di fatto, con l’introduzione di questi due commi, i timori che le organizzazioni sindacali avevano esternato finora sono solo state procrastinate al passaggio successivo, ossia da Holding a Sot. Per questi motivi Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Rdb hanno ritenuto opportuno non firmare la bozza presentata dall’amministrazione e rimettere tutto nelle mani dei lavoratori che il 28 luglio si riuniranno in assemblea.
«Le organizzazioni sindacali - si legge in una nota unitaria - hanno ritenuto di non sottoscrivere l’accordo, quale sintesi degli incontri fatti, in quanto le modalità previste non consentono un corretto apporto del sindacato per la piena tutela dei lavoratori. Il fatto che le parti più qualificanti delle proposte da noi avanzate non siano state recepite dall’amministrazione, svilisce il preliminare, relegandolo a una mera ratifica della delibera 29». Infatti, come ribadiscono le varie sigle, le loro proposte non sono state prese in considerazione e testimonianza ne è il fatto che la giunta ha rigettato l’introduzione del famoso punto "K" della delibera 29 che prevede i criteri di scelta dei dirigenti delle Holding: Per i sindacati, infatti, questi dovrebbero essere scelti tra i dipendenti pubblici in base ai titoli e alle capacità e ovviamente in modo trasparente.
Il punto "K" fissava anche i parametri per le retribuzioni, legandoli ai contratti nazionali. Secondo la bozza presentata dal Comune, invece, ai presidenti spetterebbe l’80% dell’emonumento percepito dal sindaco, mentre ai consiglieri il 70%. A tutt’oggi la retribuzione del primo cittadino si attesta intorno ai 2.400 euro netti.

Guardiagrele (CH). Nessun spreco all’ospedale...

Guardiagrele (CH) - Nessun spreco all’ospedale di Guardiagrele. Lo dice la Direzione generale della Asl che così replica alla denuncia della Rdb-Cub che ha segnalato «l’accordo con la Croce Rossa alla quale vengono corrisposti 9.800 euro mensili per un servizio di ambulanza 24 ore su 24 quando ci sono i sette autisti della Asl spesso inattivi».
Dice l’Asl: «L'attivita' dell'ambulanza della Croce rossa italiana è stata attivata a Guardiagrele per garantire, con la necessaria urgenza, il trasferimento dei pazienti in condizioni critiche che giungono spontaneamente al Pronto Soccorso di Guardiagrele e che, per gravi patologie, devono essere trasferiti tempestivamente in altri ospedali competenti (Chieti, Pescara, Ortona, Lanciano, etc.). La situazione sarà, comunque, sanata con l'espletamento di un concorso per autisti (già attivato) e con l'arrivo di nuove ambulanze già richieste. La salvaguardia della salute anche di un solo cittadino è certamente prioritaria rispetto alla mancata erogazione di indennità di reperibilità e analoghe richieste. Sarebbe opportuno che il sindacato ne prendesse finalmente atto, invece di sollecitare inutili e ripetuti allarmismi, denunciando sprechi che sono tali non sono».


24 luglio 2008 - Corriere del Veneto

La sentenza Il processo a Breda-Fincantieri non chiude la partita sulle inchieste
Amianto killer, indagini su Porto e Montedison
Ieri in Procura la segnalazione di un altro decesso L'avvocato Cornelio: «Il msetoleliamo ha tempi lunghi, avremo segnalazioni per altri vent'anni»
di Alberto Zorzi

MESTRE – La sentenza del giudice Barbara Lancieri è stata letta lunedì sera: per la prima volta a Venezia c'è stata la condanna per omicidio colposo di sette manager, legata all'uso di amianto in un grande cantiere come la Breda-Fincantieri. Ma la vicenda penale legata alle decine di morti di mesotelioma e carcinoma non è finita qui. I sette ex manager sono stati condannati a 21 anni e quattro mesi complessivi e a pagare 2,9 milioni tra provvisionali e spese legali, ma ci sono altre inchieste in corso presso la procura della Repubblica di Venezia, che riguardano ancora Fincantieri (gli indagati sono sempre gli stessi, ma per ulteriori morti), ma anche l'Autorità portuale e la Montedison.
Inchieste in corso
Grandi realtà, anche perché per arrivare a sentenze di condanna come quelle dell'altra sera servono purtroppo grandi numeri, per dimostrare che c'è correlazione tra esposizione e malattia. Ma basta un qualche elemento di incertezza, come per esempio il fatto che l'operaio abbia lavorato per un certo periodo in un'altra azienda dove c'era amianto oppure che la sua casa avesse certe quantità di quel materiale sul tetto o altro, per mettere a rischio la catena causale. Per questo rispetto alle decine di morti sulla base dei quali Felice Casson aprì l'inchiesta quasi un decennio fa, si è arrivati alla condanna dei dirigenti per il decesso di «sole» 13 persone: dieci operai, in particolare saldatori, e tre mogli che avevano respirato le fibre lavando le tute dei mariti.
Sentenza esemplare
«L'aspetto importante – spiega il pm Gianni Pipeschi, che ha continuato il lavoro di Casson – è che si sia ritenuto responsabile non solo il dirigente "colpevole" della prima esposizione, ma tutti quelli successivi, perché i periti del giudice hanno dimostrato che le esposizioni ripetute accelerano il decorso della ma-lattia ». Quello dei periti è un altro elemento chiave: in un processo simile a Padova il perito disse che non c'era correlazione e gli imputati furono tutti assolti. «Questa sentenza è un monito per i padroni – scrive il sindacato Cub – la prevenzione dei rischi e delle nocività non può, mai, essere un optional, ma è un obbligo tassativo costituzionalmente sancito».
Il futuro
Lo stillicidio di malati e morti da amianto continua. L'ultima segnalazione alla Procura è arrivata ieri. Il mesotelioma ha tempi di latenza lunghissimi, oltre trent'anni. «Al Porto si continuò a importare l'amianto fino al 1990 – spiega l'avvocato Enrico Cornelio – veniva scaricato in sacchi di iuta e quindi con precauzioni pari quasi a zero». Proprio un mese fa l'avvocato Cornelio ha ottenuto dal giudice del lavoro Chiara Coppetta Calzavara una sentenza importante, in quanto il magistrato ha riconosciuto la responsabilità dell'Autorità portuale nella morte di S.C., operaio della Clp dal 1969 al 2000, morto di mesotelioma nel 2003. «Purtroppo la strada penale è troppo lunga per risarcire il danno e poi i manager muoiono o sono anziani – prosegue il legale – tribunale del lavoro e tribunale civile hanno tempi più rapidi». Il primo per valutare i danni in vita, il secondo quelli ai famigliari a causa della morte. L'altra sera il giudice ha rimandato al tribunale civile i risarcimenti: ma la causa inizierà solo a sentenza penale passata in giudicato (e qui c'è il rischio prescrizione), per cui ci vorranno ancora degli anni.


24 luglio 2008 - La Nuova Sardegna

Vertenza. Questa mattina in consiglio regionale
Nuovo sit-in degli autonomi per la crisi del porto canale

CAGLIARI - Secondo sit-in oggi - alle 10.20, sotto il palazzo del Consiglio regionale, in via Roma, organizzato dalla Federazione autonoma dei sindacati dei trasporti e dalla Rdb-Cub per la crisi del porto canale. «Dopo il blocco delle attività sulle banchine, le conseguenze per i lavoratori della Cict, dell’Irtec e della Clp, le società coinvolte nella crisi, sono state devastanti - è scritto in un documento firmato dalle segreterie sindacali - e pare che ancor oggi nonostante la gravità della vertenza le istituzioni continuino a non impegnarsi per una rapida ripresa del porto canale». Anche oggi durante il secondo sit-in dopo quello di dieici giorni fa, i sindacati chiederano un forte impegno per "mantenere produttiva un infrastruttura che potenzialmente può contribuire allo sviluppo economico dell’isola».


24 luglio 2008 - Il Giornale di Vicenza

SCUOLA. I docenti hanno manifestato contro i tagli.
Una delegazione ricevuta dalla presidente della Commissione istruzione e cultura
Sit-in di precari a Montecitorio

Roma - Alcune centinaia di docenti precari, in rappresentanza dei circa 350 mila colleghi, hanno partecipato ieri ad un sit-in in piazza Montecitorio, organizzato dai Comitati insegnanti precari e dalla Rete docenti precari 11 luglio.
La manifestazione era stata indetta per esprimere la più dura contrarietà ai tagli economici riguardanti la scuola. Si parla infatti di circa 8 miliardi di euro che verrebbero "tagliati" dalla scuola nei prossimi tre anni.
All’iniziativa hanno partecipato le associazioni di categoria, la Cub scuola, la Gilda degli insegnanti, i Cobas, i rappresentanti sindacali di Cgil Cisl e Uil, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Sinistra democratica. In piazza anche i rappresentanti di opposizione della 7a Commissione cultura e istruzione, Antonio Di Pietro e Mariangela Bastico, e il ministro dell’istruzione del governo ombra, Maria Pia Garavaglia.
Erano presenti anche numerosi rappresentanti dei precari vicentini, guidati dal prof. Francesco Casale. Il loro impegno sarà ora quello della mobilitazione territoriale.
Intanto, la manifestazione davanti a Montecitorio ha ottenuto un primo risultato: una delegazione di precari è stata ricevuta dalla presidente della 7a Commissione, l’on. Valentina Aprea. Si è parlato dei tagli previsti in Finanziaria, del reclutamento, dei programmi riguardanti la scuola del futuro prossimo.
I precari sono riusciti a ottenere dall’on. Aprea la promessa di mantenere la graduatoria ad esaurimento. E hanno poi ribadito la contrarietà al progressivo "smantellamento" della scuola pubblica a favore di quella privata.
Gli insegnanti precari hanno infine sottolineato che, pur con il massimo rispetto delle autonomie locali, non va trascurato il fatto che il federalismo rischia di scardinare l’organizzazione dell’istruzione a livello nazionale.

IN SCADENZA. I centri diurni Bachelet, Villa Rota Barbieri, assistenza domiciliare e pasti
Servizi gestiti dall’Ipab. Il Comune farà la gara
di Roberta Bassan

Vicenza - I servizi che l’Ipab gestisce per conto del Comune di Vicenza scadono il 31 dicembre 2008. Hanno un passivo di 145.364 euro. Il presidente Ipab Gerardo Meridio ha chiesto soldi in più per far fronte ai maggiori costi dei vari servizi. Di certo, per ora, c’è un obbligo di legge: «Rispetto a tre anni fa - spiega l’assessore comunale alle politiche sociali Giovanni Giuliari - per gli appalti superiori ai 200 mila euro bisogna indire un bando di gara».
Le rappresentanze sindacali di base sono già in fibrillazione. Il segretario generale Germano Raniero suona la campanella d’allarme: «Ci sono forti preoccupazioni da parte dei lavoratori che i servizi pubblici finora garantiti per l’apertura dei due centri diurni e i servizi di fornitura e assistenza domiciliare, siano affidati ai privati. Le privatizzazioni dei servizi pubblici non sono una novità, ricordiamo telefonia, ferrovie, Enel e dopo anni abbiamo chiaro il disastro di queste compagnie. Siamo pronti ad avviare una campagna di mobilitazione congiunta di lavoratori e famiglie degli utenti contro ogni decisione che sarà presa in questo senso».
Volenti o nolenti la gara d’appalto è però un obbligo di legge e riguarderà il centro diurno Bachelet (254 mila euro di ricavi, 276 mila euro di costi e un passivo oggi di 22 mila euro), il centro diurno Villa Rota Barbieri (in pareggio sui 385 mila euro), l'assistenza domiciliare (397 mila euro di ricavi, 480.258 mila euro di costi, un passivo di 83.258 euro), i pasti a domicilio (540 mila euro di ricavi, 580.106 di costi per un rosso di oltre 40 mila euro).
Nuova amministrazione comunale e Ipab hanno avuto un faccia a faccia nei giorni scorsi per ragionare intorno alle convenzioni in scadenza e si ritroveranno anche in agosto. La parola d’ordine è una sola: riprogettare i servizi.
Il clima, a quanto riferisce l’assessore Giuliari, è sereno e collaborativo. Ma il tema intorno al quale lavorare è unico: «Offrire servizi migliori e più qualificati a prezzi migliori».
L’assessore prosegue: «Quanta diseconomia c’è nel sociale che riguarda anche l’Ipab. Basti guardare ai trasporti dove per esempio bisogna pensare ad un rapporto più razionale nella distribuzione dei pasti, assistenza e altri servizi evitando doppioni di percorsi, la benzina costa per tutti. E se aumentano i costi di tutti, di conseguenza aumentano anche le difficoltà di pagare rette e servizi». Il bando di gara comunque non lo toglie nessuno.
«Il Comune ha dato un’apertura di credito all’Ipab, i dirigenti da entrambe le parti lavoreranno attorno a queste convenzioni con l’obiettivo di migliorarle offrendo servizi di qualità. Certo, il patrimonio dell’Ipab non può andare perduto, si potrà trovare una collaborazione ma nel rispetto della normativa. Se Meridio pensa di chiedere più soldi la questione è mal posta, perché i Comuni hanno sempre meno soldi. Bisogna trovare insieme una soluzione». In attesa della gara.


24 luglio 2008 - Il Tirreno

Fini, vacanza con polemica
Straordinari per i sommozzatori, esposto del Codacons

ORBETELLO - Un’immersione nelle polemiche. La vacanza a Orbetello del presidente della Camera Gianfranco Fini, prevista ad agosto, ha già scatenato una mareggiata nelle acque dell’Argentario. Tutto è iniziato con la denuncia da parte del sindacato del pubblico impiego che ha accusato il ministero dell’Interno per aver autorizzato il personale al seguito del presidente a stabilirsi nel distaccamento dei vigili del fuoco di Orbetello. C’è di più: durante le immersioni, Fini è appassionato di subacquea, sempre il ministero ha autorizzato 180 ore di straordinario al personale sommozzatore per dare un’assistenza costante alla terza carica dello Stato. Pronta le replica del Dipartimento che assicura: nessun servizio sarà messo repentaglio. Ma intanto il Codacons ha già detto che farà un esposto alla Corte dei conti.
Il timore del sindacato è che il dispiegamento di forze possa abbassare il livello di attenzione rispetto agli interventi quotidiani. «Questo servizio non interferirà in alcun modo con la normale attività di soccorso del nucleo sommozzatori», è la precisazione arriva dal Dipartimento che replica così alla nota del sindacato Rdb-Cub del corpo in cui si denunciava che il distaccamento vigili del fuoco di Orbetello, su disposizione del ministero dell’Interno, sarebbe stato «monopolizzato dalle attività dello staff presidenziale». Durante le attività di escursione in mare, a fini di sicurezza -informa il Dipartimento- la terza carica dello Stato sarà assistita da personale sommozzatore dei vigili del fuoco. D’intesa con la Questura è stata infatti stabilita la collaborazione del Comando Provinciale dei vigili del fuoco di Grosseto, in quanto unica struttura istituzionale dotata di un proprio nucleo sommozzatori sul territorio provinciale.
Il servizio predisposto -viene sottolineato- non interferirà in alcun modo con il normale svolgimento dell’attività di soccorso del nucleo sommozzatori. Inoltre -conclude il Dipartimento- «nel periodo di permanenza solo la scorta del Presidente alloggerà in una delle camerate del distaccamento di Orbetello, esclusivamente utilizzate durante i corsi di formazione del personale, ovviamente con conseguente risparmio di risorse».
Intanto però il Codacons, l’associazione che cura gli interessi dei consumatori, ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti sulla vicenda della vigilanza dei vigili del fuoco sulle escursioni in mare del presidente della Camera Gianfranco Fini, durante le vacanze in agosto nel Grossetano. Lo annuncia l’associazione dei consumatori, spiegando in una nota che chiederà di «accertare se vi siano state delle spese eccessive ed inopportune con conseguente danno erariale e se, nell’assegnare una scorta anche se per questa anomala attività, ci si sia attenuti a parametri di legittimità e a criteri di economicità».


24 luglio 2008 - LaStampa

L’obiettivo primario resta l’accertamento delle responsabilità penali.
Speriamo che ora si cominci
di LUCIANO BORGHESAN e RAPHAËL ZANOTTI

Torino - Sono cento le richieste di costituzione di parte civile per la strage della Thyssenkrupp. Mentre esce dal processo l’Inail, avendo raggiunto l’accordo con l’azienda: poco più di un milione di euro.
Nella seconda udienza del processo, celebrata ieri mattina, ai colleghi di lavoro delle sette vittime si sono aggiunti una ventina di lavoratori, ex dipendenti e non. Ma anche gli ultimi familiari delle vittime che non avevano presentato domanda nella scorsa udienza del 1° luglio.
All’interno del palazzo di giustizia c’erano le mamme, i papà, le mogli, i figli e gli amici dei sette operai morti nel rogo del 6 dicembre scorso (Rocco Marzo, Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi). Indossavano magliette su cui erano stampati i volti dei loro congiunti. Alcuni colleghi, invece, all’ingresso del tribunale hanno formato un piccolo presidio con tre striscioni che chiedevano «giustizia e pene severe per la Thyssenkrupp».
Ieri - come disposto dal gup Francesco Gianfrotta - era l’ultima udienza per presentare le richieste di costituzione di parte civile. «Anche noi soffriamo: abbiamo subito una grave perdita con l’atroce morte di Santino», dicono Ester, Savina e Mimmo Murdocco a fianco della sorella Rosa, mamma del giovane Bruno. L’avvocato Elena Poli ha presentato istanza a nome anche dello zio acquisito Giuseppe Donadio e del cugino Gian Luca, e altrettanto ha fatto per la zia di Roberto Scola, Giovanna Pisano. Oltre a loro, anche le richieste di una ventina di operai, tra ex dipendenti e non, accompagnati da Antonio Boccuzzi e Ciro Argentino. Si sono fatti avanti anche la Flm Cub (Cgil, Cisl e Uil avevano già presentato la loro richiesta nella scorsa udienza) e l’associazione Medicina Democratica-Movimento di lotta per la salute, una Onlus formata da giornalisti e medici che spesso partecipa ai processi per grandi infortuni sul lavoro o per le malattie professionali. Il giudice deciderà il prossimo 26 settembre quali richieste accogliere. Altre udienze sono state fissate per il 6 e per il 13 ottobre.
«Ora il via al processo»
«Speriamo che nella prossima udienza si definiscano le questioni riguardanti le parti civili e si possa cominciare il processo - ha dichiarato il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello -. I risarcimenti sono importanti, ma il nostro scopo è accertare le responsabilità penali». Una volontà, quella del magistrato affiancato in udienza dai pm Francesca Traverso e Laura Longo - direttamente la strada imboccata fin dalle indagini preliminari, chiuse in tempo record (a sei mesi da quella terribile notte siamo già alla seconda udienza del processo). Rispetto all’Inail che ha revocato la sua richiesta in seguito all’accordo con la Thyssen, Guariniello ha aggiunto: «È un obiettivo che era importante conseguire. Questo ruolo dell’Inail ha valore al di là anche del caso specifico. Bisogna che le aziende si rendano conto che è meglio spendere prima per fare prevenzione, piuttosto che dopo».
Le polemiche sugli accordi
La Thyssen spera di raggiungere un’intesa anche con Comune, Provincia e Regione. In questo modo si sfoltirebbe la massa delle parti civili. Sono però ancora in corso trattative tra le parti e non mancano le polemiche. Proprio l’associazione Medicina Democratica, in un suo comunicato, ieri ha criticato la scelta dell’Inail. «È deprecabile che un ente pubblico rinunci a ottenere giustizia», scrivono dall’associazione.
La missione
Chi invece non si è tirato indietro è Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto. «Questa mattina ho sentito una tensione altissima - ha dichiarato -. Continuare questa lotta per me è una missione. Vorrei riuscire a cambiare qualcosa, per questo ho chiesto di costituirmi. Vorrei costruire un percorso nuovo che possa dare vita a una giurisprudenza che, anche nel nostro Paese, possa contemplare il danno punitivo e il danno esemplare».
«Buone ferie, assassini»
A udienza terminata, scoppia l’amarezza. «Auguro buone vacanze a chi ha contribuito a uccidere mio fratello e i suoi colleghi», piange Laura Rodinò, la sorella di Rosario morto nel rogo a 26 anni. Sulla maglietta nera ha la sua foto: «Mio fratello e i suoi colleghi sono in Paradiso, loro invece devono bruciare vivi all’inferno».
«Loro» sarebbero i sei imputati, ieri non presenti, come nella prima udienza. La loro presenza potrebbe in effetti far scoppiare inutili tensioni.


23 luglio 2008 - Agi

MANOVRA: SINDACATI DI BASE, INDISPENSABILE SCIOPERO GENERALE

(AGI) - Roma, 23 lug. - Lo sciopero generale contro la manovra indetto per il 17 ottobre "appare sempre piu' indispensabile". Lo annunciano in una nota congiunta i sindacati di base, Cub, Confederazione Cobas e Sdl. "I sindacati - si legge nel comunicato - hanno avviato una forte mobilitazione per rimettere al centro, attraverso il conflitto, gli interessi del mondo del lavoro, dei precari, degli immigrati". Gia' il 20 giugno nelle principali citta' italiane si sono svolte le prime iniziative a sostegno della piattaforma unitaria sottoscritta da oltre 2000 delegati e consegnata al governo, in cui si richiedono forti aumenti per salari e pensioni; sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi; difesa di veri contratti nazionali a favore dei lavoratori; abolizione delle leggi Treu e 30; ripristino della scala mobile; difesa della pensione pubblica e no allo scippo del tfr; contro la precarieta' lavorativa e sociale, per la garanzia del reddito; no alla detassazione degli straordinari. "La trattativa in corso tra Confindustria e sindacati - conclude la nota - per eliminare di fatto il contratto collettivo nazionale di lavoro, l'affondo del governo sulle privatizzazioni, la profonda crisi salariale che vivono i lavoratori e le loro famiglie, porteranno ad un autunno in cui il confronto tra mondo del lavoro, padronato e governo mobilitera' lavoratrici e lavoratori".


23 luglio 2008 - Ansa

CASA:IN CENTINATA MANIFESTANO DAVANTI SEDE CONSIGLIO REGIONE

(ANSA) - ROMA, 23 LUG - Sono centinaia i manifestanti che stanno protestando davanti al Consiglio regionale del Lazio: la maggior parte rivendicano il diritto all'abitare, ma ci sono anche molti precari che lottano per «il diritto al lavoro». Nei giardini davanti alla Pisana, dove oggi è prevista una seduta straordinaria dell'Assemblea regionale in cui presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo parlerà del commissariamento della Sanità, centinaia di persone si sono accampati sotto diversi gazebo allestiti per l'occasione. Tanti i manifesti e gli striscioni esposti. Tra questi: «Occupare non è reato, il reato è tenere le case vuote» preparato da Action, «Fantasmi di tutto il mondo unitevi» dei precari del Sant'Andrea e «Policlinico Tor Vergata, 300 esternalizzati», dal sindacato RdbCub. Le richieste rivolte alla Regione dal coordinamento di lotta per la casa sono: «uno stanziamento serio per la casa in vista del bilancio, l'innalzamento delle soglie dell'Erp e la convocazione di un tavolo interistituzionale per risolvere l'emergenza».

AMIANTO: CUB, SENTENZA DI VERITA' E MONITO

(ANSA) - MILANO, 23 LUG - ''Soddisfazione'' e' stata espressa dall Confederazione unitaria di base (Cub) per la sentenza in cui a Venezia sette ex top manager della societa' Breda, oggi Fincantieri, sono stati condannati per la morte di 14 persone a causa dell'amianto. ''Una sentenza che fa verita' - sottolinea il sindacato di base, che si era costituito parte civile, in un comunicato - sulle inaccettabili condizioni di lavoro che hanno causato la morte di undici operai e quelle di tre delle mogli che lavavano le tute dei loro mariti perche', loro malgrado, esposti alle fibre di amianto in assenza di qualsiasi informazione sui rischi e dei sistemi di prevenzione collettivi ed individuali presso i Cantieri Navali Italiani Fincantieri di Marghera-Venezia''. ''Questa sentenza - conclude la Cub - deve anche suonare da monito per padroni ed istituzioni ad ogni livello: ogni lavoratore e lavoratrice ha il diritto inalienabile al rispetto della propria dignita' e personalita', ovvero alla piena tutela della propria salute ed integrita' psico-fisica e, la prevenzione dei rischi e delle nocivita' non puo', mai, essere un optional per l'impresa; viceversa, essa costituisce un obbligo tassativo costituzionalmente sancito''.


23 luglio 2008 - Adnkronos

ROMA: RDB-CUB, ALEMANNO DISTRUGGE I SERVIZI SOCIALI
«GIOVEDÌ PRESIDIO IN PIAZZA MADONNA DI LORETO»

Roma, 23 lug. - (Adnkronos) - «Il sindaco Alemanno distrugge i servizi sociali». Lo dichiara la Federazione nazionale delle Rappresentanze sindacali di base. «Alemanno - denunciano le Rdb-Cub - ha bloccato indiscriminatamente tutti i pagamenti della precedente amministrazione, fra i quali i compensi dovuti agli operatori sociali dipendenti di cooperative che assistono gli anziani, i disabili e i bambini nelle scuole di Roma. Così da due mesi migliaia di operatori sociali della Capitale non stanno percependo lo stipendio e, dato che le cooperative affidatarie dei servizi pagano i dipendenti a fronte delle erogazioni del Comune, alcuni lavoratori attendono lo stipendio persino da aprile». «Questo stato di cose - continuano le Rdb-Cub - va ad aggravare la già drammatica situazione creata dall'enorme precarietà contrattuale e dai livelli salariali da fame di questi lavoratori. Pertanto il 'Coordinamento Operatori Sociali Squattrinatì ha indetto per giovedì prossimo un presidio in Piazza Madonna di Loreto, a Roma, in cui gli operatori, a simboleggiare il grave disagio a cui sono sottoposti, protesteranno in mutande. Le Rdb-Cub Cooperative sociali e Terzo Settore sostengono la protesta degli operatori, a cui hanno aderito anche l'Unione Sindacale Italiana-Ait e il Coordinamento Lavoratori del Terzo Settore». «Cambiano i sindaci e le amministrazioni, ma la condizione di lavoratori e lavoratrici dell'assistenza e dei servizi alla persona rimane insostenibile - dichiara Cristina Flamigni, del Coordinamento Operatori Sociali Squattrinati - poichè abbiamo lavorato, e le bollette, gli affitti e i mutui non aspettano i comodi del sindaco Alemanno, ci mobilitiamo per rivendicare i nostri soldi e i nostri diritti, senza delegare nulla a cooperative e sindacati concertativi che non ci hanno mai rappresentato».

SANITÀ: RDB-CUB, ESTERNALIZZATI POLICLINICO TOR VERGATA INCONTRANO MARRAZZO

Roma, 23 lug. - (Adnkronos) - «Si è svolto questa mattina davanti alla Regione Lazio, in occasione del Consiglio straordinario sulla Sanità, un presidio dei lavoratori della Arcobaleno srl, esternalizzati del Policlinico di Tor Vergata. I circa 300 lavoratori, la cui vertenza prosegue da tempo, col sostegno delle Rdb-Cub, hanno sollecitato e ottenuto un incontro con il presidente Marrazzo, in qualità di Commissario alla Sanità, per affrontare il problema della loro regolarizzazione in vista delle scadenze previste dagli organismi ispettivi». Lo comunicano le Rdb-Cub. «L'Ispettorato del Lavoro di Roma - continuano le Rdb-Cub - ha infatti censurato l'appalto a suo tempo conferito dal Ptv all'Arcobaleno srl, ditta che entro la fine di agosto dovrà probabilmente cessare il suo rapporto col Policlinico. L'incontro fra le Rdb e il presidente Marrazzo è stato fissato per il 31 luglio prossimo. L'organizzazione sindacale di base chiederà il mantenimento degli impegni già assunti dal precedente assessore alla Sanità Battaglia e dalla Direzione del Policlinico, al fine di stabilire garanzie occupazionali per i lavoratori e assistenziali per i pazienti, in attesa della definitiva reinternalizzazione».

ROMA: RDB-CUB, PROTESTA PER STORNELLATORE NINO SFRATTATO DA TRASTEVERE

Roma, 23 lug. - (Adnkronos) - «Continua la mobilitazione dell'Asia-Rdb contro lo sfratto di Giovanni Meloni, conosciuto da tutti come Nino, l'ultimo degli stornellatori trasteverini messo alla porta con la forza pubblica lo scorso 11 luglio, insieme al figlio disabile. In difesa di Nino che temporaneamente alloggia col figlio in un pensionato religioso è stata indetta una 'stornellatà di protesta davanti all'assessorato alla Casa per il Comune di Roma, in Lungotevere dè Cenci 5, per chiedere all'assessore Antoniozzi di restituire Nino alla sua Trastevere, da cui è stato sradicato nell'indifferenza generale delle istituzioni». Lo comunicano le Rdb-Cub. «Oltre al trauma dello sfratto - sottolineano le Rdb-Cub - Giovanni Meloni, che ha 83 anni, per continuare a recarsi nei locali dove è solito eseguire i suoi stornelli è ora costretto ad attraversare la città, servendosi di taxi per il rientro serale. Ricordiamo che Nino è stato sfrattato per finita locazione, con una successiva morosità poi sanata, e che il suo nucleo familiare, pur rientrando tra le cosiddette categorie protette, non è stato tutelato da nessuna istituzione».

SCUOLA: PRECARI, NO A TAGLI E CHIAMATE DIRETTE DEI DOCENTI
PRESIDENTE CIP, ISTRUZIONE PUBLICA AD UN PUNTO DI NON RITORNO

Roma, 23 lug. - (Adnkronos) - Duecentocinquanta docenti precari, in rappresentanza dei 350.000 colleghi, hanno partecipato oggi al sit-in organizzato dai Cip, Comitati insegnanti precari, e dalla Rete docenti precari 11 luglio, in piazza Montecitorio, a Roma. «Il fatto che alla nostra iniziativa abbiano aderito associazioni di categoria ma anche sindacati, partiti ed organizzazioni della società civile -ha dichiarato Maristella Curreli, presidente nazionale dei Cip- evidenzia il punto di non ritorno al quale è giunta la scuola pubblica italiana. La proposta di sussidiarietà sottintende la dismissione della scuola di tutti e per tutti, il subappalto agli istituti religiosi e ai diplomifici, la revoca della libertà d'insegnamento, licenziamenti, ulteriore precarizzazione e dequalificazione dell'istruzione, con regresso sociale e di competitività nazionale». Per questo i docenti precari hanno ribadito il loro no sia al piano dei tagli, 8 miliardi di euro, pari ad un terzo dell'intera manovra finanziaria e 130.000 posti, previsto dal Dl 112, che al futuro sistema di reclutamento dei docenti, introdotto dal ddl 953 (Aprea). Provvedimento, basato sulla chiamata diretta dei presidi, che a detta dei precari, introdurrà clientelismo e nepotismo in sostituzione delle vigenti graduatorie, basate su titoli ed esperienze didattiche acquisite negli anni dagli attuali aventi diritto. All'iniziativa hanno partecipato tutte le associazioni di categoria già presenti all'incontro dell'11 luglio ed autrici del blog Rete docenti precari, la Cub Scuola, la Gilda degli Insegnanti, i Cobas, Cgil-Cisl-Uil, il Cidi, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica ed il Partito dei Comunisti Italiani. In piazza anche i rappresentanti d'opposizione della VII Commissione Cultura della Camera, Antonio Di Pietro e, per il Pd, Mariangela Bastico ed il ministro dell'istruzione del governo ombra, Maria Pia Caravaglia. Una delegazione dei Cip e della Rete docenti precari è stata ricevuta alla Camera, in VII Commissione Cultura. La presidente, Valentina Aprea, alla presenza delle onorevoli Caterina Pes, Maria Coscia e Rosa De Pasquale, ha assicurato l'adozione di norme transitorie a salvaguardia dei diritti già acquisiti dai precari ed il mantenimento, qualunque sia il futuro sistema di reclutamento, della quota del 50% in favore degli attuali iscritti nelle graduatorie ad esaurimento. I Cip attendono provvedimenti concreti e sono disponibili al confronto e ai futuri incontri, auspicati da Aprea.


23 luglio 2008 - Omniroma

CASA, CENTINAIA MANIFESTANO SOTTO CONSIGLIO REGIONALE

(OMNIROMA) Roma, 23 lug - Centinaia di appartenenti alla «Rete dei movimenti per il diritto all'abitare» stanno protestando davanti la sede del consiglio regionale di via della Pisana. I manifestanti si sono accampati con alcuni gazebo nei giardini: c'è chi mangia, chi tra i bambini gioca a pallone e disegna, chi prende il sole. Tra loro il Coordinamento cittadino di Lotta per la casa, i «Blocchi precari metropolitani», Rdb-Asia, Action e il comitato «Obiettivo casa». «Vogliamo un incontro con i capigruppo della maggioranza - dice Mario Fontana del comitato 'Obiettivo casà - La Regione Lazio ha dormito sull'emergenza abitativa. Dopo gli incontri fatti con l'assessore alla casa Mario Di Carlo vogliamo che la Regione prenda atto di ciò che non ha potuto o voluto fare e che tra le azioni da promuovere si attui il blocco generalizzato degli sfratti per almeno due anni e che parta contemporaneamente un piano straordinario per la casa, con fondi certi». Tra le richieste che i manifestanti pongono sulla questione abitativa, il «blocco dei processi di vendita del patrimonio pubblico sia del Comune che dell'Ater», il «rilancio delle operazioni di controllo sul patrimonio pubblico», la definizione «dell'obiettivo programmatico di portare il patrimonio di Edilizia residenziale pubblica (Erp) al 20% del totale degli alloggi esistenti», l'istituzione di un apposito fondo regionale per il diritto alla casa a cui destinare il 2% del bilancio della Regione, l'acquisto da parte dell'Ater del patrimonio invenduto degli enti previdenziali e privati, la modifica dei parametri economici per l'assegnazione degli alloggi Erp, «allargando - spiegano i manifestanti - fino al limite massimo di 26mila euro (più il carico familiare) la soglia d'ingresso, fino al 75% del nuovo limite di decadenza». La Rete dei movimenti spiega anche che è necessario «mettere in campo una forte iniziativa nei confronti degli enti previdenziali che stanno avviando manovre di vendita del proprio patrimonio per tutelare i diritti degli inquilini», proporre un censimento del patrimonio regionale non utilizzato per realizzare progetti di auto recupero, rilanciare il tavolo interistituzionale sulla casa e avviare una «discussione partecipata per costruire una apposita legge regionale per il diritto all'abitare».

TOR VERGATA, RDB-CUB:SU ESTERNALIZZATI FISSATO INCONTRO CON MARRAZZO

(OMNIROMA) Roma, 23 lug - «Si è svolto questa mattina davanti alla Regione Lazio, in occasione del Consiglio straordinario sulla Sanità, un presidio dei lavoratori della Arcobaleno srl, esternalizzati del Policlinico di Tor Vergata. I circa 300 lavoratori, la cui vertenza prosegue da tempo, col sostegno delle RdB-CUB hanno sollecitato ed ottenuto un incontro con il presidente Marrazzo, in qualità di Commissario alla Sanità, per affrontare il problema della loro regolarizzazione in vista delle scadenze previste dagli organismi ispettivi. L'Ispettorato del Lavoro di Roma ha infatti censurato l'appalto a suo tempo conferito dal PTV all'Arcobaleno srl., ditta che entro la fine di agosto dovrà probabilmente cessare il suo rapporto col Policlinico». Lo comunica, in una nota, l'Rdb-Cub. «L'incontro fra le Rdb ed il presidente Marrazzo è stato fissato per il giorno 31 luglio - prosegue - L'organizzazione sindacale di base chiederà il mantenimento degli impegni già assunti dal precedente assessore alla Sanità Battaglia e dalla Direzione del Policlinico, al fine di stabilire garanzie occupazionali per i lavoratori ed assistenziali per i pazienti, in attesa della definitiva reinternalizzazione».

TRASTEVERE, DOMANI STORNELLATA PROTESTA ASIA PER SFRATTO NINO

(OMNIROMA) Roma, 23 lug - «Continua la mobilitazione dell'Asia-RdB contro lo sfratto di Giovanni Meloni, conosciuto da tutti come Nino, l'ultimo degli stornellatori trasteverini messo alla porta con la forza pubblica lo scorso 11 luglio, insieme al figlio disabile. In difesa di Nino, che temporaneamente alloggia col figlio in un pensionato religioso, è stata indetta una 'stornellatà di protesta davanti all'assessorato alla Casa, in lungotevere dei Cenci 5, per chiedere all'assessore Antoniozzi di restituire Nino alla sua Trastevere, da cui è stato sradicato nell'indifferenza generale delle istituzioni». Lo comunica Asia-Rdb. «Oltre al trauma dello sfratto, Giovanni Meloni, che ha 83 anni, per continuare a recarsi nei locali dove è solito eseguire i suoi stornelli è ora costretto ad attraversare la città, servendosi di taxi per il rientro serale - aggiunge - Ricordiamo che Nino è stato sfrattato per finita locazione, con una successiva morosità poi sanata, e che il suo nucleo familiare, pur rientrando tra le cosiddette categorie protette, non è stato tutelato da nessuna istituzione».


23 luglio 2008 - Dire

REGIONE. CASA, IN CENTINAIA MANIFESTANO DAVANTI CONSIGLIO

(DIRE) Roma, 23 lug. - "Casa subito". E' con questo slogan, riprodotto su decine di cartelli e striscioni, che un migliaio di persone stanno manifestando da questa mattina davanti al Consiglio regionale del Lazio per protestare contro le politiche abitative della giunta Marrazzo. A manifestare, nel giorno del Consiglio straordinario sulla Sanita', sono centinaia di persone aderenti a diversi movimenti per la casa, da Asia-Rdb Cub a Action fino al coordinamento di lotta per la casa. "Siamo qui- ha spiegato Angelo Fascetti, responsabile di Asia-Rdb Cub- per protestare contro una politica regionale per la casa che di fatto e' inesistente. Servono abitazioni e per farlo chiediamo che la Regione destini il 2% del suo bilancio annuo per la casa. Chiediamo poi- ha aggiunto Fascetti- un piano per arrivare a 100.000 abitazioni nel Lazio, di cui il 60% minimo a Roma, da qui a 10 anni. Chiediamo infine che si inverta la tendenza rispetto al patrimonio pubblico: basta con le dismissioni, bisogna invece valorizzare le case popolari e servono piu' risorse per i servizi e la manutenzione. Non e' possibile che in Italia le case popolari pesino solo per il 2,5% quando nel resto d'Europa pesano da un minimo di 20% ad un massimo di 40". Attualmente, parallelamente ai lavori dell'aula dove Marrazzo ha iniziato a parlare di sanita', i manifestanti hanno ottenuto un incontro con l'assessore alla Casa Mario Di Carlo.

COMUNE BOLOGNA. RDB: NUOVA SEDE? DIPENDENTI SARDINE AL GELO
SINDACATO ACCUSA: NON E' VERO CHE IL TRASLOCO STA ANDANDO BENE

(DIRE) Bologna, 23 lug. - Dipendenti comunali "stipati come sardine nei loro uffici dove non riescono a sistemare il materiale inscatolato" e, per di piu', "infreddoliti il 22 luglio per l'impossibilita' di regolare l'aria condizionata". Senza dimenticare che "e' stato eliminato l'inutile orpello del bidet, facendo cosi' risparmiare acqua e sapone. E' previsto solo un aumento della carta igienica". Sono gli esempi con cui le Rappresentanze sindacali di base (Rdb) intervengono per far sapere qual e' la (loro) 'verita'' del trasloco degli uffici comunali nella nuova sede di via Fioravanti. "La propaganda della Giunta comunale, relativa al trasloco nella sede unica, sta facendo presa senza che nessuno verifichi direttamente la veridicita'. Dai giornali si legge che sta andando alla grande, che probabilmente i tempi saranno piu' brevi del previsto", ma le Rdb dicono che non e' affatto cosi'. E domandano, ironicamente: per fare spazio a tutti i lavoratori che prendono servizio nella nuova sede "siamo forse in attesa che il decreto Brunetta faccia un po' di spazio con i tagli al personale, il blocco del turnover ed i licenziamenti? Che ne fara' l'amministrazione di tutti gli scatoloni che non si possono svuotare per mancanza di spazio? Come potranno gli uffici lavorare senza tutte le pratiche necessarie?". Le Rdb pero' non si fanno grandi illusioni: "Sappiamo gia'- dicono in una nota- che l'amministrazione, come un disco rotto, ripetera' che i problemi si risolveranno strada facendo". In ogni caso, "noi esprimiamo grande preoccupazione per cosa succedera' quando tutti i 1260 dipendenti saranno in piazza Liber Paradisus".


23 luglio 2008 - Apcom

REGIONE LAZIO/ ESTERNALIZZATI DEL TOR VERGATA INCONTRANO MARRAZZO
Trecento lavoratori del policlinico hanno contratto in scadenza

Roma, 23 lug. (Apcom) - Gli esternalizzati del Policlinico Tor Vergata questa mattina, dopo un presidio davanti alla Regione Lazio, hanno incontrato il presidente, Piero Marrazzo, per affrontare il problema della loro regolarizzazione in vista delle scadenze previste dagli organismi ispettivi. I circa 300 lavoratori dell'Arcobaleno srl, la cui vertenza prosegue da tempo, hanno il sostegno delle RdB-CUB, organizzazioni sindacali. L'ispettorato del lavoro di Roma ha infatti censurato l'appalto a suo tempo conferito dal Policlinico Tor Vergata all'Arcobaleno srl, ditta che entro la fine di agosto dovrà probabilmente cessare il suo rapporto col Policlinico. L'incontro fra le RdB ed il presidente Marrazzo è stato fissato per il 31 luglio. L'organizzazione sindacale di base chiederà il mantenimento degli impegni già assunti dal precedente assessore alla Sanità Battaglia e dalla Direzione del Policlinico, al fine di stabilire garanzie occupazionali per i lavoratori ed assistenziali per i pazienti, in attesa della definitiva reinternalizzazione.


23 luglio 2008 - Il Manifesto

ENTI PUBBLICI
Rdb-Cub in piazza giovedì 31 luglio

La Rdb-Cub del Pubblico Impiego ha indetto due ore di sciopero, giovedì 31 luglio dalle 10 alle 12, negli Enti Pubblici non economici e contestuale manifestazione a Roma. «Mentre Cgil, Cisl e Uil organizzano al Colosseo la via crucis dei dipendenti pubblici - afferma Luigi Romagnoli del Coordinamento nazionale Rdb-Cub - noi individuiamo nello sciopero l'adeguata risposta allo scontro aperto dal governo. I lavoratori degli Enti previdenziali sono poi tra i più colpiti dai tagli agli incentivi, visto che un dipendente dell'Inps o dell'Inpdap perderà circa 6 mila euro annui di salario accessorio». «Lo sciopero avrà al primo posto la difesa della nostra dignità di lavoratori pubblici, contro i tagli e il blocco del turn over, per la stabilizzazione dei precari». Il 17 ottobre è previsto lo sciopero generale indetto da Cub, Cobas e Sdl.


23 luglio 2008 - Liberazione

Continuano le mobilitazioni sindacali. Oggi le Rdb
Manovra, la Cgil stima un taglio di 3 miliardi nel pubblico impiego
di Fabrizio Salvatori

Tra tagli alle retribuzioni e blocco del turn over la manovra triennale del governo peserà sui lavoratori pubblici e sulle pubbliche amministrazioni per oltre 3 miliardi di lire. A fare i conti è la Cgil che calcola il totale dei tagli: 940 milioni nel 2009, 871 milioni nel 2010 e 1.407 milioni nel 2011 per complessivi 3 miliardi 218 milioni di euro.
La RdB-Cub del Pubblico Impiego i conti li ha già fatti. E per oggi ha deciso di indire due ore di sciopero, dalle 10 alle 12, negli Enti Pubblici Non Economici con una manifestazione a Roma. «Individuiamo nello sciopero l'adeguata risposta allo scontro aperto dal governo. I lavoratori degli Enti previdenziali sono poi tra i più colpiti dai tagli agli incentivi, visto che un dipendente dell'Inps o dell'Inpdap perderà circa 6mila euro annui di salario accessorio», si legge in un comunicato.
Che il terreno sindacale diventi il fulcro dello scontro tra il Governo e il paese, più ancora del Parlamento, ci sono pochi dubbi ormai. La conferma arriva dal deputato del Pd Pierluigi Bersani. «Da domani dobbiamo chiedere un pacchetto di interventi sul potere d'acquisto», che contenga «detrazioni fiscali sui salari e pensioni», ma anche «rinnovi contrattuali nei tempi, rivisitazione del modello contrattuale, investimenti pubblici e il trasferimento di soldi dai settori protetti ai cittadini», ha detto il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani.
«Tutti i ministri si affannano a dire che non ci sono tagli ma, allora, delle due l'una: o hanno ragione i ministri e, di conseguenza, la manovra è falsa, oppure ciò che dicono semplicemente non è vero», sottolinea Michele Gentile coordinatore del dipartimento Settori Pubblici della Cgil Nazionale, che ha cercato di fare il punto con alla mano cifre e tabelle della manovra. I tagli al settore pubblico contenuti nel decreto legge 112/08 toccano diversi aspetti. A partire dalle Forze armate, che subiscono un taglio di 52 milioni per il 2009, di 340 per il 2010 e di 296 nel 2001. Per il blocco annuale degli scatti di anzianità (categorie ex art. 3 del dl 165/01) l'ammontare è di 49 milioni per il 2009. Alla contrattazione integrativa, poi, si tagliano 720 milioni nel 2009 e 296 milioni sia per il 2010 che per il 2011. Inoltre, continua Gentile, sempre sulla contrattazione integrativa, è previsto per il 2008, e per il solo ministero dell'Economia e delle Finanze, un ulteriore taglio di 38 milioni di euro. Una decurtazione è prevista anche per i trattamenti aggiuntivi in dipendenza da causa di servizio di 27 milioni per il prossimo triennio mentre il trattamento economico delle assenza per malattia subirà un taglio di 30 milioni nel 2009 e altrettanti per il 2010 e il 2011. La somma delle voci sopra elencate è di 860 milioni nel 2009, 675 milioni nel 2010 e 631 milioni per il 2011. Quanto al blocco del turn over, aggiunge Gentile, «si prevedono tagli per 80 milioni per il prossimo anno, 196 milioni per il 2010 e 776 per il 2011». Da queste cifre il totale dei tagli al lavoro pubblico, alle retribuzioni e del blocco delle assunzioni ammonta, perciò, a 940 milioni nel 2009, a 871 milioni nel 2010 e a 1.407 milioni nel 2011. «A queste voci - continua - vanno aggiunti i circa 15 miliardi di tagli che la manovra triennale applica alle spese delle amministrazioni nei settori: sanità, sicurezza, istruzione, università, investimenti. Mentre per il solo settore della scuola il taglio sarà di circa 7,5 miliardi». Un effetto, quello dei tagli, stima ancora la Cgil che non avrà come sola conseguenza la riduzione delle retribuzioni reali dei lavoratori ma produrrà «un attacco diretto al sistema dei servizi pubblici e, di conseguenza, ai suoi fruitori, ovvero i cittadini».
Sul piano delle mobilitazioni, che crescono di ora in ora, c'è da segnalare che le segreterie lombarde di Cgil, Cisl e Uil hanno indetto per venerdì 25 luglio una iniziativa di protesta e di informazione. Nel documento i sindacati chiamano alla mobilitazione tutte le segreterie territoriali, per supportare quanto già deciso dalle categorie del pubblico impiego e dei pensionati, e chiedono che le eventuali proposte siano concentrate tutte nella giornata di venerdì prossimo. A questo proposito Cgil, Cisl e Uil «ribadiscono la validità e la necessità - si legge nel documento - di sostenere la Piattaforma unitaria "Per valorizzare il lavoro e far crescere il Paese"», presentata nel novembre scorso. Già oggi, però, per iniziativa della Cgil Funzione Pubblica della Lombardia, si terranno volantinaggi e presidi in numerose città lombarde per spiegare le ragioni della protesta contro i provvedimenti governativi.

La norma nel maxi-emendamento
Precari a vita e senza appigli legali per volere di Tremonti
di Fabio Sebastiani

Governo duro con i precari. La Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento che condanna molti di loro all'atipicità a vita precludendo ogni possibilità di ottenere dal magistrato la stabilizzazione del rapporto. La maggioranza ha introdotto una norma che in pratica prevede uno scambio tra l'assunzione a tempo indeterminato e un assegno da due a sei mensilità. Anche se il giudice si troverà a dover sanzionare la violazione di alcune norme sull'apposizione e la proroga del termine al contratto di lavoro subordinato (articoli 1, 2 e 4 del decreto 368 del 2001) non potrà più introdurre l'assunzione a tempo indeterminato come "pena" nei confronti del datore di lavoro. Una misura che era stata introdotta dal precedente governo Prodi.
Se la norma verrà approvata definitivamente, il giudice non avrà più questo potere, ma dovrà limitarsi a dichiarare la nullità del contratto e ad applicare al datore di lavoro una sanzione di entità variabile fra le due e le sei mensilità.
La sanzione della conversione del rapporto di lavoro a termine in rapporto di lavoro a tempo indeterminato continua - da quanto scrive il Sole 24 ore - ad applicarsi esclusivamente alle ipotesi già contenute nell'articolo 5 del decreto 368, ovvero quando il contratto a termine prosegue oltre la data inizialmente pattuita o successivamente prorogata e quando il lavoratore viene riassunto a termine senza il rispetto dei tempi minimi di interruzione previsti dalla legge. Anche se, formalmente, l'emendamento rispetta la condizione dei 36 mesi prevista dall'accordo sul Welfare, in realtà rappresenta un colpo al tentativo, per quanto timido, dei sindacati di arrivare a una sanatoria del precariato sia nel pubblico che nel privato.
Secondo alcuni esperti, ora ai precari non converrà più rivolgersi più al giudice. Il pericolo è quello di dover accettare una serie indefinita di assunzioni a termine anche se platealmente irregolari.
Intanto, i precari protestano. Oggi dalle 11 alle 17, è in programma un sit-in degli insegnanti precari davanti Montecitorio. A promuoverlo i Cip, Comitati Insegnanti precari, e la Rete docenti precari. La categoria, spiega una nota dei Cip, dice no sia al piano dei tagli, previsto dal D.L. 112, sia al futuro sistema di reclutamento dei docenti, introdotto dal ddl 953 (Aprea). Questi provvedimenti, sottolinea la nota, stravolgeranno i diritti acquisiti da centinaia di migliaia di insegnanti precari, minando alla base il sistema dell'istruzione pubblica, edificato sulla libertà dell'insegnamento. All'iniziativa hanno confermato la loro adesione tutte le associazioni di categoria già presenti all'incontro dell'11 ed autrici del blog Rete docenti precari 11 luglio. Hanno, inoltre, preannunciato la loro partecipazione il Cidi, i Cobas, la Gilda degli Insegnanti, la Cub Scuola, Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e la senatrice del Pd Mariangela Bastico.
Infine, una drammatica storia di precarietà e di immigrazione. Ieri, un operaio romeno ha minacciato di buttarsi da una gru allo stabilimento Fincantieri di Genova-Sestri Ponente. L'uomo ha lamentato il mancato pagamento del salario degli ultimi mesi di lavoro. In segno di solidarietà, la Rsu ha proclamato, a partire dalle 15, lo sciopero per tutti i turni di lavoro. Netta la presa di posizione della Fiom-Cgil, «l'uomo che ha minacciato il suicidio è dipendente della ditta Eurocos, che fa parte del sistema delle ditte d'appalto sulle quali si appoggia larga parte della costruzione delle navi prodotte da Fincantieri». «Questo episodio - si legge ancora nel comunicato - è l'ultimo di una serie di denunce che arrivano ogni giorno alle sedi della Fiom Cgil. Il sistema in vigore non garantisce, da parte delle ditte di appalto, il regolare pagamento degli stipendi ai dipendenti, soprattutto stranieri. Molti di questi dichiarano di lavorare 16 ore in media al giorno, il doppio di quanto previsto da leggi e contratti». La Fiom Cgil chiede la revisione del sistema degli appalti, a garanzia della qualità del lavoro e dei diritti degli operatori dei cantieri navali del gruppo.


23 luglio 2008 - Il Sole 24 Ore

Dai rettori ai poliziotti il no ai tagli
Domani il via libera alla manovra - I sindacati: sul pubblico impiego il premier ci convochi
di Giorgio Pogliotti Marco Rogari

ROMA - Ancora in attesa del primo sigillo del Parlamento, la manovra estiva del Governo è sotto attacco. Nel mirino di opposizione, sindacati e atenei ci sono i tagli a scuola, sicurezza, pubblico impiego e università. E dalle proteste si è già passati alla mobilitazione. Cgil, Cisl e Uil sono già in "agitazione" e si preparano ad una vera e propria battaglia d'autunno sui rinnovi dei contratti pubblici e sul piano Brunetta, in parte inserito nel decreto del Governo. Che domani riceverà l'okdella Camera. Già oggi l'Ugl manifesterà davanti a Palazzo Vidoni mentre l'Rdb-Cub sciopereranno il 31 luglio nel settore del parastato.
Dura anche la reazione sul versante universitario: l'Assemblea delle Università (sindacati di categoria, associazioni di docenti e studenti), riunitasi alla Sapienza di Roma, chiede la sospensione dell'avvio del prossimo anno accademico, l'adozione di forme di protesta in ogni ateneo e una presa di posizione della Conferenza dei rettori e del Consiglio universitario nazionale. Anche sulla sanità non mancano le critiche: la Fnomceo chiede di abrogare la norma sui turni di riposo dei medici.
È battaglia anche in Parlamento dove sta per scattare la corsa contro il tempo per approvare la manovra. Dopo il sì di domani della Camera, il testo passerà al Senato per il via libera definitivo. Ma solo all'inizio della prossima settimana sarà possibile decidere la tabella di marcia in Aula. È probabile che anche a Palazzo Madama il Governo ricorra alla fiducia, magari dopo l'ok a qualche ritocco. In questo caso il testo dovrà tornare a Montecitorio. Con un prolungamento dei lavori fino al 7-8 agosto. Alla Camera il leader del Pd, Walter Veltroni, lancia al governo, con tanto di ordine del giorno formalizzato in Aula, «un appello per un ripensamento immediato rispetto ai tagli che si accinge a fare sui fondi per la sicurezza». A incalzare l'Esecutivo sulla sicurezza è anche l'Idv. Dal fronte sindacale la leader dell'Ugl, Renata Polverini fa sapere di essere delusa dal Governo. Idv e Pd protestano anche per i tagli all'Università. Il ministro Mariastella Gelmini invita però i Rettori a «non strumentalizzare gli studenti e non creare un clima di tensione».
Intanto oggi alle 17 si riuniranno le segreterie unitarie di Cgil, Cisl e Uil per un incontro chiarificatore sulla linea da tenere nei confronti delle decisioni del governo. La riunione unitaria inizierà con due ore di ritardo rispetto all'orario fissato originariamente per consentire ai tre leader di definire prima una posizione congiunta. Se la Cgil ha espresso in modo netto un giudizio negativo sulla manovra, Cisl e Uil hanno una posizione più prudente – attendono la convocazione del governo prima di decidere –, anche se la pressione delle categorie del pubblico impiego, scese sul piede di guerra, si fa sentire. Sempre oggi, con una lettera Epifani, Bonanni e Angeletti solleciteranno un incontro con il premier Berlusconi, per affrontare il nodo "pubblico impiego" ai massimi livelli. «Spero che il governo ci convochi subito a Palazzo Chigi – spiega Bonanni – per chiarire la disponibilità di risorse finanziarie, insieme al disegno di ristrutturazione del pubblico impiego. Spero che si faccia subito, altrimenti sarà un autunno di ulteriore confusione ». La riposta del governo dovrebbe arrivare in tempi rapidi l'intenzione è quella di convocare i sindacati dopo l'approvazione della manovra alla Camera – mentre il 29 luglio Cgil, Cisl e Uil saranno all'Aran per la tornata contrattuale 2008-2009.
A stimare gli effetti della manovra triennale sul lavoro pubblico è il coordinatore del dipartimento Settori Pubblici Cgil, Michele Gentile: «Il totale dei tagli alle retribuzioni e del blocco delle assunzioni sarà pari a 940 milioni nel 2009, a 871 milioni nel 2010 e a 1.407 milioni nel 2011, per un totale di 3 miliardi e 234 milioni».


23 luglio 2008 - L'Unità

Tre miliardi in tre anni: pagheranno gli statali
Tanto verrà tolto dalle tasche dei dipendenti pubblici. Braccio di ferro sindacati-governo

Roma - I CONTI Tre miliardi in tre anni. Anzi 3 miliardi e 218 milioni. È quanto la manovra economica toglie dalle tasche di più di 3 milioni e mezzo di italiani che hanno un lavoro pubblico. I tagli agli stipendi e il blocco delle assunzioni ammontano a 940 milioni nel 2009, a 871 milioni nel 2010 e a 1047 milioni nel 2011. A fare i conti è Michele Gentile del dipartimento Settori pubblici della Cgil che mette in fila le decurtazioni comparto per comparto.
Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta contesta che ci siano tagli e riferendosi ai 400 milioni che mancano all’appello per il rinnovo dei contratti, prova a smentire ma di fatto conferma. Replica infatti che «ci sono 400 milioni in meno che sono legati alla contrattazione e sono dei piccoli, grandi privilegi non per tutti i 3 milioni e 650 mila dipendenti pubblici, ma per alcune centinaia di migliaia». «Gli amici del sindacato spesso danno i numeri», è la conclusione.
È braccio di ferro. Oggi si riuniscono le segreterie unitarie di Cgil, Cisl e Uil, un incontro in bilico fino alla serata di ieri perché, a differenza della Cgil, la Cisl lo riteneva inopportuno. Verrà preceduto da un vertice tra i leader Epifani, Bonanni e Angeletti. Oltre che di riforma della contrattazione si parlerà di manovra, statali in primis. Dai sindacati dovrebbe partire la richiesta al premier di un incontro per fare un minimo di chiarezza.
È stato intanto fissato per il 29 luglio il nuovo appuntamento per il rinnovo dei contratti pubblici tra sindacati e Aran l’agenzia che rappresenta il governo. Dall’incontro precedente è emerso che il governo metterebbe sul tavolo risorse sufficienti per aumenti pari a 8 euro quest’anno e a 60-70 per l’anno prossimo. Per i sindacati non se ne parla nemmeno.
E infatti protestano, iniziative di mobilitazione si stanno tenendo un po’ dovunque. Protestano i sindacati di sinistra e protestano quelli di destra. Oggi, ad esempio, sarà l’Ugl la sigla guidata da Renata Polverini e vicina ad An a farsi sentire con una manifestazione davanti a palazzo Vidoni, sede della Funzione pubblica. Il 31 luglio scioperano, per due ore, le Rdb-Cub. Oggi in Lombardia la Fp-Cgil sarà impegnata in volantinaggi, cortei e presidi, mentre domani a Firenze manifesteranno i lavoratori Cgil, Cisl e Uil e Unsa-Salfi delle agenzie delle entrate.
Proprio dalla Toscana arriva la notizia che la Regione ha incaricato l’avvocatura perché valuti l’impugnabilità del decreto legge 112, cioè il decreto Brunetta. A proposito: ieri il ministro non si è presentato in Commissione Affari costituzionali del Senato che avrebbe dovuto discutere il provvedimento. «Il ministro Brunetta non perde occasione in tv e nei convegni per decantare il suo ddl "anti-fannulloni" e poi il primo assenteista è lui che non viene alle sedute», è il facile commento del capogruppo Pd in commissione, Enzo Bianco.(fe.m.)


23 luglio 2008 - La Nazione

Firenze. STANCHI di essere considerati i fannulloni d’Italia...

Firenze - STANCHI di essere considerati i fannulloni d’Italia e preoccupati per i tagli agli stipendi previsti dal governo, hanno deciso di scendere da subito in piazza, in attesa del sempre più probabile sciopero di settembre. Lunedì o martedì – secondo gli impegni del sindaco – i dipendenti comunali saranno, infatti, sotto Palazzo Vecchio, dove organizzeranno un presidio. Per fare capire le loro ragioni a tutti i cittadini, a partire dal ‘primo’, Leonardo Domenici. «Lo incontreremo – spiega Paolo Becattini, segretario generale di Fpl-Uil Firenze – in qualità di sindaco di Firenze, di esponente del Pd e, soprattutto, di presidente Anci». L’iniziativa è stata annunciata a margine dell’assemblea dei delegati Cgil, Cisl e Uil delle Rsu della provincia di Firenze, che si è svolta ieri in via Venezia. «Quello che ci preoccupa delle misure decise dal ministro Brunetta – sottolinea Giovanni Giuliani, della Rsu del Comune di Firenze – non è, tanto, la visita fiscale dal primo giorno di malattia, quanto piuttosto i tagli agli stipendi che colpiscono indistintamente tutti i dipendenti pubblici». Sia quelli che lavorano, sia quelli che sono un po’ più ‘cagionevoli’. Ieri, intanto, nel corso dell’assemblea, i sindacati di categoria hanno annunciato battaglia. «Se il governo non rivede le sue posizioni – ha dichiarato Carlo Podda, segretario generale Fp-Cgil – l’autunno sarà caldo». Il «consenso peronistico» di Brunetta, è il commento di Rino Tarelli, segretario generale Fps-Cisl, «è un fiore bello ma che dura poco». «Se si continua su questa strada di volgarità e bestemmie – ha dichiarato Mario Comollo, segretario generale aggiunto di Fpl-Uil – i lavoratori si mobiliteranno». E proprio a Firenze ha preso ieri il via la mobilitazione, indetta da Cgil, Cisl e Uil, dei dipendenti della Regione Toscana e delle Agenzie Regionali, che hanno organizzato un presidio in via Cavour. La Rdb-Cub del pubblico impiego, invece, ha proclamato per il 31 luglio due ore di sciopero negli Enti pubblici non economici.(mo.pi.)


23 luglio 2008 - Gazzetta di Parma

PROTESTA MANIFESTAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE CONTRO I TAGLI AI FONDI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
I sindacati: «Giustizia in pericolo»
«Mancano 8 cancellieri e ci sono tanti precari: con questo decreto rischiamo il tracollo»
di Patrizia Celi

Parma - II «Il diritto alla giustizia è in pericolo ». Non usano mezzi termini i rappresentanti dei sindacati della pubblica amministrazione e con una lettera aperta ai cittadini spiegano quali potrebbero essere gli effetti dei tagli alla giustizia previsti nel decreto firmato dal ministro Tremonti. Nel documento sottoscritto da Fp Cgil, Fps Cisl, Uil Pa, Flp, Confsal Unsa e Rdb Pi, distribuito ieri mattina durante una manifestazione davanti al tribunale, i sindacati parlano di «tagli indiscriminati ai fondi della pubblica amministrazione, che avranno conseguenze sui lavoratori ma soprattutto renderanno il diritto alla giustizia ancora più difficile da ottenere».
Giudicata lenta, intempestiva e nel complesso inefficiente, la macchina della giustizia italiana rischia una paralisi irreversibile secondo l’analisi dei sindacati. Con loro hanno manifestato oltre cinquanta dipendenti di tribunale e procura, che si sono astenuti per un’ora e mezza dal lavoro. «In questo momento i lavoratori pubblici sono additati come fannulloni - spiega Paola Morga, cancelliere e coordinatore regionale Fp Cgil -. Ma i cittadini devono sapere che il vero problema è una riorganizzazione del lavoro amministrativo. Già oggi, senza i tagli previsti, il servizio è al limite delle possibilità».
Nella nostra città mancano 8 cancellieri e sono numerosi i precari che da almeno nove anni attendono la stabilizzazione. Nello stesso arco di tempo inoltre, l’organico del personale amministrativo è diminuito in media del 12,5 per cento. Una situazione complessiva comunque migliore di altre realtà regionali, che ha beneficiato delle assunzioni a tempo indeterminato per il sostegno ai grandi processi in corso.
«Il decreto non è contro i fannulloni, ma contro i cittadini. Non taglia le spese ma i diritti» sentenziano i sindacati, chiedendo un serio piano di riforma. Diminuzione di personale addetto alle segreterie e cancellerie, mancanza di carta e supporti informatici sono alcuni dei probabili effetti di una contrazione della spesa che, secondo i sindacati, «renderà ancora più difficile il lavoro dei dipendenti, determinando il tracollo della giustizia».


23 luglio 2008 - La Nuova Sardegna

Manifestazione davanti alla sede dell’istituto di previdenza
Sindacati di base contro Brunetta

CAGLIARI - Il nemico numero uno rimane il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, ma le Rappresentanze sindacali di base che ieri mattina hanno manifestato di fronte alla sede dell’Inps si sono scagliate anche contro i vertici dell’ente previdenziale. «La protesta - si legge in una nota delle RdB - è dovuta al contenuto del decreto legge 112 del 25 giugno 2008, che taglia gli organici, impedisce nuove assunzioni, nega la stabilizzazione dei precari, affida ad agenzie private i compiti di controllo sulle imprese, azzera gli incentivi per la produttività e peggiora le norme sulle assenze per malattia».
«La verità - ha detto il sindacalista e funzionario Inps Gianfranco Onnis - è che si vuole smantellare la pubblica amministrazione. L’ente lavora già da anni, e con ottimi risultati, seguendo precisi progetti e la produttività è costantemente monitorata. Questo sistema, ad esempio, ha permesso di erogare una pensione nel giro di 20 giorni: fino a qualche tempo fa si potevano attendere anche quattro anni».
Tra i temi caldi c’è anche la «campagna denigratoria sul pubblico impiego - affermano Cgil, Cisl e Uil - che vuole dipingere i dipendenti come fannulloni: non ci stiamo».(p.s.)


23 luglio 2008 - Il Cittadino

Gli statali attaccano il decreto Brunetta:
«Ha scatenato il più grave attacco degli ultimi decenni al nostro settore»
I lavoratori pubblici: «Non siamo fannulloni»
Più di 300 persone al corteo organizzato ieri mattina a Lodi dai sindacati
di Greta Boni

Lodi - Un esercito di dipendenti statali ha marciato sul centro storico della città per protestare contro il famigerato decreto Brunetta. Bandiere e fischietti accompagnavano la sfilata dei lavoratori lodigiani ormai arrabbiatissimi, tutti decisi a far capire che non sono dei fannulloni e tutti convinti nel rispedire al ministero quelle che considerano accuse infamanti. Il presidio, arrivato fino ai piedi della prefettura in corso Umberto, è stato organizzato ieri mattina dalle diverse sigle sindacali: Cgil, Cisl, Uil, RdB, Pubblica amministrazione e Confsal. E ha registrato un vero e proprio boom di partecipanti, con la totale adesione dei dipendenti dell’Inps - costretto a chiudere la sede di Lodi e le agenzie di Codogno e Sant’Angelo - e anche dell’Inpdap. Secondo la stima dei partecipanti, alla manifestazione devono aver preso parte più di 300 persone, per alcuni persino 500. Bastava dare un’occhiata al corteo per notare che i lavoratori e le lavoratrici arrivavano da tutti i settori: dalla sanità alla biblioteca, dal comune alla provincia, dalle scuole agli asili nido e altro ancora.«Stanno cercando di esternalizzare tutto», grida un gruppo di donne intento a discutere del provvedimento. «Le norme sulla malattia offendono i malati, semmai i medici dovrebbero entrare nel merito della diagnosi invece di fare solo controlli». La nota più dolente per alcuni è proprio questa: sale la fascia oraria per il controllo (dalle 8 alle 20, festivi compresi) e si riduce lo stipendio al minimo. Poi c’è la questione del salario: «Si parla della decurtazione dello stipendio, sono anni che il salario si abbassa ma il potere di acquisto in 40 anni di servizio si è dimezzato». I dipendenti statali si sono ritrovati al liceo Verri per un’assemblea che in certi momenti ha preso toni infuocati. «Abbiamo imposto - dice Michele Riccardi di RdB - il superamento delle dannose divisioni esistenti ai vertici delle organizzazioni sindacali, chiedendo a tutte quelle presenti sul territorio di scendere uniti in questa difficile vertenza». Un invito che è stato ben accolto, la mozione è stata infatti approvata all’unanimità. I lavoratori hanno denunciato la dubbia costituzionalità di alcuni contenuti e l’impoverimento dei redditi, ma anche contestato «il più grave attacco degli ultimi decenni al servizio pubblico».L’ordine del giorno dell’incontro è stato poi consegnato al prefetto, la dottoressa Peg Strano Materia. «L’aula magna era stracolma - commenta Giovanni Bricchi della Cgil -, abbiamo chiesto al prefetto di far avere al Governo il verbale con la richiesta di far cessare questa campagna denigratoria».I sindacati, in ogni caso, non si fermeranno qui. «Siamo soddisfatti della riuscita dell’iniziativa - afferma Eugenio Vicini della Cgil -, il livello di arrabbiatura dei partecipanti era elevatissimo. Anche in estate continueremo l’opera di sensibilizzazione e organizzeremo altre iniziative». Il 31 luglio sarà proclamato uno sciopero nazionale di due ore, mentre il 17 ottobre è previsto uno sciopero generale con una manifestazione a Roma.


23 luglio 2008 - Il Denaro

I sindacati di base promettono battaglia negli Atenei

"Non basta lo stralcio dell'università battiamoci negli atenei contro l'attacco a tutto il pubblico impiego", lo afferma in una nota la federazione di Napoli della RdB/CubPubblico Impiego, Settore Università che si oppone ai tagli del decreto legge 112. "L'attacco all'Università pubblica - si legge nella nota - che viene portato avanti dal governo con il taglio dei finanziamenti, il blocco delle assunzioni e la trasformazione degli atenei in Fondazioni di diritto privato sta finalmente scatenando la reazione della comunità accademica. Senati Accademici, Consigli d'Amministrazione, Facoltà stanno prendendo posizione contro questo tentativo di dare il colpo di grazia al sistema universitario pubblico italiano". "La Conferenza dei Rettori (Crui) ha condannato le misure del decretoTremonti/Brunetta. Però mentre dagli atenei emerge con sempre maggior chiarezza la rivendicazione di stralcio delle misure riguardanti l'Università, la CRUI si dice disponibile a confrontarsi con il ministro Gelmini".


23 luglio 2008 - Roma Uno

Trastevere. Domani stornellata di protesta per lo sfratto di Nino

Roma - "Continua la mobilitazione dell'Asia-RdB contro lo sfratto di Giovanni Meloni, conosciuto da tutti come Nino, l'ultimo degli stornellatori trasteverini messo alla porta con la forza pubblica lo scorso 11 luglio, insieme al figlio disabile. In difesa di Nino, che temporaneamente alloggia col figlio in un pensionato religioso, è stata indetta una 'stornellata' di protesta davanti all'assessorato alla Casa, in lungotevere dei Cenci 5, per chiedere all'assessore Antoniozzi di restituire Nino alla sua Trastevere, da cui è stato sradicato nell'indifferenza generale delle istituzioni". Lo comunica Asia-Rdb. "Oltre al trauma dello sfratto, Giovanni Meloni, che ha 83 anni, per continuare a recarsi nei locali dove è solito eseguire i suoi stornelli è ora costretto ad attraversare la città, servendosi di taxi per il rientro serale - aggiunge - Ricordiamo che Nino è stato sfrattato per finita locazione, con una successiva morosità poi sanata, e che il suo nucleo familiare, pur rientrando tra le cosiddette categorie protette, non è stato tutelato da nessuna istituzione".


23 luglio 2008 - L'Unione Sarda

Previdenza. Nell'isola l'Istituto eroga 433.192 pensioni, la media è di quasi 600 euro
In Sardegna aumenta il lavoro nero
Nella rete dell'Inps 1.208 operai senza un euro di contributi
di NICOLA PERROTTI

L'Inps si conferma la prima "azienda" sarda, con 433 mila pensioni. Nel report dell'Istituto ci sono anche i riflessi della lotta al lavoro nero.
Il numero di aziende con lavoratori in nero aumenta del 20,3% e i dipendenti senza contributi previdenziali sono 1.208, su un totale di 1.683 casi di irregolarità accertati. È una situazione difficile quella in cui ha operato l'Inps negli ultimi due anni: nonostante ciò, nel 2007 l'Istituto di previdenza della Sardegna ha aumentato le riscossioni del 10% rispetto al 2006, incassando un miliardo 716 milioni di euro.
IL BILANCIO Sono dati che emergono dal bilancio consuntivo 2007, presentato ieri a Cagliari dal direttore regionale Salvatore Putzolu e dal presidente Luigi Piras. La situazione finanziaria, però, è complicata dal fatto che i pagamenti (3 miliardi 950 milioni) superano del 56,5% le riscossioni, evidenziando un fabbisogno di 2 miliardi 234 milioni di euro. In questo scenario è destinata ad avere uno spazio sempre maggiore la lotta all'evasione, che nel 2007 ha portato l'Inps ad accertare quasi 31 milioni di contributi evasi. Lo ha rimarcato il direttore Putzolu che, in chiusura di mandato, ha anche ricordato l'importante lavoro di squadra: «Voglio ringraziare tutto il personale, 498 donne e 369 uomini che formano la nostra organizzazione per gli importanti obiettivi conseguiti».
L'EVASIONE Con le due operazioni Coccinella e Delfino , che hanno interessato il settore agricolo e turistico-alberghiero, il corpo ispettivo dell'Inps ha intensificato del 30,26% i controlli rispetto al 2006, compiendo 2.759 accertamenti e individuando 923 aziende in nero. I lavoratori irregolari, invece, diminuiscono del 29,9%, forse grazie anche all'opera di prevenzione nei confronti delle imprese che eludono l'obbligo assicurativo e contributivo. Finora, con le due iniziative sono stati recuperati 2.848.169 euro.
IL SISTEMA Dal bilancio è poi emerso che 433.192 sardi (un terzo della popolazione) percepiscono una pensione, di cui 150.977 di vecchiaia: l'importo medio è di 599,34 euro che per l'Inps si traduce in un costo annuo di 3 miliardi 375 milioni di euro. Sale del 30% il numero di casse integrazioni erogate.
LA PROTESTA La conferenza, ieri, è stata accompagnata dalla protesta dei dipendenti Inps di Cgil, Cisl, Uil, Fipal-Cisal, Rdb-Cub e Rsu, che hanno proclamato lo stato di agitazione contestando la «campagna mediatica denigratoria nei confronti di tutto il pubblico impiego e lo smantellamento dello stato sociale messi in atto dal governo in carica compromettendo la qualità dei servizi finora resi ai cittadini». Sotto accusa il decreto legge 112, che riforma il settore pubblico.


23 luglio 2008 - La Tecnica della Scuola

Riuscito il presidio dei precari della scuola tenutosi oggi a Roma
di Cub Scuola

Oggi una consistente rappresentanza di precari e precarie della scuola ha denunciato, con un riuscito sit-in, la politica scolastica del governo e, in particolare, tagli dell'organico che colpiscono contemporaneamente il diritto dei cittadini ad una scuola pubblica di qualità e quello dei colleghi e delle colleghe precari, docenti ed ata, ad un lavoro stabile.
La Cub Scuola, nel dare una valutazione positiva della mobilitazione, sta già preparando, per la metà di settembre, una grande assemblea nazionale dei precari della scuola e del pubblico impiego.
Siamo, infatti, perfettamente consapevoli che, per battere l'attacco ai diritti sociali condotto dal governo e dal padronato, è necessaria una mobilitazione ampia da parte dei colleghi e delle colleghe più colpiti, i precari, ma che tutti i lavoratori della scuola e del settore pubblico debbano scendere in campo e che la mobilitazione debba vedere coinvolto l'assieme del movimento dei lavoratori.
Già il sindacalismo di base, unitariamente, ha indetto uno sciopero generale nazionale per la giornata del 17 ottobre. Questa scadenza sarà, per evidenti motivi, preceduta ed accompagnata da iniziative di categoria.
Per la CUB Scuola - il Coordinatore Nazionale Cosimo Scarinzi


23 luglio 2008 - La Repubblica

In vacanza sull´Argentario. I sindacati: penalizzati i soccorsi ai cittadini
Scorta di pompieri per Fini sub: è polemica

ROMA - Qualche lega sotto i mari, all´Argentario, quest´estate nuoteranno insieme il presidente della Camera Gianfranco Fini e i sommozzatori dei Vigili del Fuoco. Una scorta subacquea è una rarità perché tra i predecessori non ci sono molti sub, anzi nessuno. Perciò si amplificano i dubbi, o meglio la protesta, del sindacato di base del pubblico impiego RdB Cub: parecchi pompieri verranno distolti dalla normale attività di soccorso per accompagnare le immersioni di Fini con uno straordinario di 180 ore già stanziato, si legge in un comunicato di fuoco. Non solo. La normale scorta della terza carica dello Stato occuperà per un mese le camerate dei vigili del fuoco di Orbertello. Come dire: un´intera struttura messa a soqquadro per la vacanza del presidente.
Di denunce di questo genere sono pieni gli archivi. Soprattutto ad agosto, certi privilegi fanno gridare subito alla casta. In questo caso la "curiosità" è la scenografia: la scorta con le pinne, il fucile, gli occhiali effettivamente è l´ennesima novità della Seconda repubblica. Il portavoce di Fini, Fabrizio Alfano, si limita a dire che la notizia «non ha alcun fondamento». E rimanda ai controcomunicati del Dipartimento dei Vigili del fuoco. È vero, ci saranno sommozzatori del Corpo a sorvegliare che a Fini non succeda nulla. Questo prevedono le regole di sorveglianza sulle massime cariche istituzionali. Anche sott´acqua. I vigili, del resto, sono l´unica struttura provinciale a disporre di una squadra di sub nella zona di Grosseto. «Ma il servizio non interferirà in alcun modo con l´attività di soccorso», garantisce il comando.
E l´alloggiamento nella caserma dei pompieri? Il Dipartimento conferma e precisa: «Ci sarà un risparmio di risorse». Invece di andare in albergo, gli uomini della scorta "di terra", quella standard, useranno spazi dello Stato. In molti casi, gli agenti di sorveglianza di altri politici vanno in albergo. Con costi ovviamente di molto superiori. Ma per il sindacato la scorta subacquea serve anche a ricordare i "tagli" subiti dai Vigili del fuoco: organico sottodimensionato da anni, debiti per le forniture, una situazione al limite dell´emergenza.(g.d.m.)

Palazzo Vecchio. Occupazione ok a 147 assunzioni

Firenze - Assunzioni, la giunta comunale dà l´ok al piano 2009. E´ l´ultimo progetto sull´occupazione di questa giunta. Sono 147 in tutto le nuove assunzioni previste, e solo 15 saranno stabilizzazioni di precari, il resto saranno nuove entrate. E´ anche una mossa d´anticipo: perchè dall´anno prossimo la situazione si farà dura a causa della legge finanziaria Tremonti, che impone un´assunzione ogni 7 pensionamenti. D´accordo i sindacati unitari, contrarie le Rdb: «Le stabilizzazioni sono un numero ridicolo».


23 luglio 2008 - Corriere della Sera

Tuttifrutti di Gian Antonio Stella
Guardie subacquee per il presidente Fini
Monopolizzato il nucleo sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Orbetello

«È uno che sta sempre sott'acqua», disse un giorno Umberto Bossi irridendo alla sua passione per le immersioni. «Andare in profondità è anche un'esperienza di conoscenza della propria mente», ha spiegato lui al settimanale Chi, «Per acquistare l'autocontrollo necessario a gestire il senso di oppressione che viene a 30 o 40 metri sotto, serve parecchio equilibrio». E così avrebbe voluto le sue prime vacanze da presidente della Camera, Gianfranco Fini: immerso con la compagna e il figlio in un discreto hotel dalle parti di Ansedonia e soprattutto immerso nelle acque dell'Argentario il più anonimamente possibile. Non ha fatto i conti, ahi lui!, coi pompieri. Che con un comunicato emesso dalle Rappresentanze Sindacali di Base del Pubblico Impiego hanno fatto le pulci alle sue ferie prima ancora che comincino.
In primis, si lamentano del fatto che «il ministero dell'Interno ha autorizzato tutto il personale al seguito del Presidente a stabilirsi ed usufruire del distaccamento Vigili del Fuoco di Orbetello, facendo sì che tale struttura sarà monopolizzata dalle attività dello staff presidenziale». Ma più ancora, che «al fine di garantire a Fini una costante assistenza nel corso delle sue escursioni in mare, il ministero ha autorizzato 180 ore di straordinario al personale sommozzatore». E qui, dicono, sta il guaio. Per assicurare il pronto intervento in caso di incendi, esplosioni di bombole di gas e tutto il resto, infatti, i vigili lavorano con turni di 12 ore diurne o 12 notturne che, non potendo assicurare assistenza in caso di sonno, stanchezza e difficoltà di concentrazione, intervallano con una giornata di riposo. Risultato: a causa degli straordinari voluti dal Viminale perché il presidente della Camera sia seguito mentre si immerge, «i Vigili del nucleo sommozzatori di Grosseto, composto da 12 unità ma ridotto a circa 8 per il periodo estivo, si troveranno a svolgere anche tre giorni di lavoro consecutivi, saltando il riposo che in un periodo fitto di interventi come quello estivo risulta di fondamentale importanza».
Una scelta discutibile. Tanto più «che lo scorso 5 luglio lo straordinario è stato invece negato per la bonifica di una bomba nel comune di Grosseto. In questo caso il ministero stabilì che l'intervento doveva essere effettuato con il normale dispositivo, quindi tralasciando le ordinarie attività di soccorso». Antonio Jiritano, del Coordinamento nazionale «RdB-CUB P.I», è durissimo: «Scelte come questa sembrano affermare che la vita dei politici vale molto di più di quella di tutti i cittadini e oltretutto non tengono conto della crisi che investe tutti i Comandi dei Vigili del Fuoco». Un dato? Il debito complessivo alla fine del 2007 aveva già passato i 130 milioni di euro e costringe i comandi a risparmiare sulla benzina. Un altro? Nonostante il corale «bla bla bla» sugli «omicidi bianchi» (tocca anche ai vigili del fuoco controllare la sicurezza dei luoghi di lavoro) l'obiettivo dichiarato di un pompiere ogni mille abitanti è lontanissimo: siamo a uno ogni 2.800.
Possiamo scommettere sulla risposta di Fini: non ne sapevo niente. È probabile: tra i funzionari e i lacchè c'è sempre qualcuno più realista del Re. Lui, però, una cosa la può però fare: pretenda di non avere le guardie del corpo subacquee. Mal che vada, là sotto, può trovare qualche squaletto. Ma abituato com'è a certi pescecani del Transatlantico...


23 luglio 2008 - EPolis Roma

Colli Portuensi. Il presidio alla Gabetti per fermare le vendite

Roma - «Abbiamo incontrato un dirigente della Gabetti che si è impegnato a contattare l'ex-Fondo pensioni per il blocco delle vendite degli appartamenti di via dei Colli Portuensi»: Angelo Fascetti, dell'Asia Rdb Cub ieri mattina insieme con una ventina di inquilini delle case in vendita di via dei Colli Portuensi ha manifestato sotto la sede della Gabetti in Corso d'Italia aprendo un presidio. Alcuni giorni fa l'assessore regionale alla casa, Mario Di Carlo, aveva avanzato la proposta d'acquisto, da parte della regione, degli appartamenti ancora invenduti di proprietà dell'ex-Fondo pensioni Cassa di Risparmio di Trieste. Invece, secondo il sindacato e gli inquilini, la Gabetti che funge da intermediario per le vendite, ha continuato la sua attività per conto della proprietà. «Di Carlo e Granzotto, che rappresenta il Fondo, stanno organizzando un incontro - continua Fascetti - in tutto questo tempo, però, nessuno ha chiesto alla Gabetti di fermare le azioni di vendita che vanno avanti. Chiediamo che venga fatto al più presto un intervento».(M.R.)

L'appuntamento
Movimenti di lotta davanti alla Pisana
Oggi la protesta

Roma - «Cinquemila sfratti esecutivi tra Roma e provincia (l'80% per morosità), 30mila famiglie in graduatoria, il 5 per cento dei mutui contratti a rischio insolvenza, sono cifre da capogiro»: con queste premesse Action, Comitato obiettivo Casa, Asia Rdb. Blocco precario metropolitano e il Coordinamento cittadino si ritrovano oggi alla Pisana.


23 luglio 2008 - La Stampa

MANIFESTAZIONE
La protesta dei bibliotecari "Questi tagli ci affamano"

Torino - Funzioneranno a singhiozzo da stamane le biblioteche dell’Università, con un rischio di scioperi spontanei di una o due ore già oggi e scioperi a settembre. Lo annuncia Andrea Guazzotto della Cub, che ieri con Rdb e Rsu di ateneo ha protestato davanti al consiglio d’amministrazione, ottenendo l’audizione di una delegazione di lavoratori.
Parecchie le rivendicazioni sul tappeto. Stefano Vannicelli (Flc-Cgil) ha espresso le preoccupazioni delle Rsu per il decreto 112, ribadite dal segretario provinciale Igor Piotto, ma ha anche detto che «le relazioni sindacali in ateneo sono interrotte da mesi. Non s’è fatto un passo sull’integrativo, scaduto da un anno, e l’ateneo ha prese di posizione unilaterali, come nell’invio di una circolare che impone il certificato medico anche per un solo giorno d’assenza: non contestiamo il certificato, ma che la circolare lo imponga con effetto retroattivo dal 26 giugno. E’ l’ennesima spia di relazioni sindacali inesistenti, che vorremmo riallacciare». Ha chiesto poi (invano) che il cda ritirasse dall’ordine del giorno il taglio del 10% del budget dell’appalto per la gestione, da parte di cooperative esterne, di una trentina di biblioteche dell’ateneo insieme a Guazzotto e i bibliotecari cooperativisti (una settantina), che spiegano: «Il servizio è cruciale per l’ateneo, ma è per metà appaltato all’esterno da quasi vent’anni. Siamo laureati o qualificati con corsi della stessa università, ma guadagniamo 700 euro al mese, e ci è impossibile accettare un’ulteriore calo di orario e stipendi. E ridurre l’appalto significa tagliare il servizio per studenti e ricercatori. L’ateneo fa ricadere i tagli dello Stato sui lavoratori più fragili, insensibile ai nostri guai. Ci ribelleremo allo spasimo».
Per il rettore Pelizzetti «le biblioteche sono per noi tanto centrali che abbiamo aumentato il nostro personale, passando dal 2002 da 100 a 150 persone, tra cui molti ex cooperativisti. Il taglio non nasce dal decreto 112, ma dalla riorganizzazione del servizio con nuove tecnologie: i lavoratori non ci rimetteranno».


23 luglio 2008 - Il Messaggero

GUARDIAGRELE (CH). Spreco di denaro pubblico all'ospedale...

GUARDIAGRELE (CH) - Spreco di denaro pubblico all'ospedale di Guardiagrele. Lo denuncia la Rdb Cub sostenendo che è «più che mai impellente il risanamento della sanità, anche alla luce del recente scandalo con gli arresti per tangenti». Dice il responsabile della Rdb Sanità Mario Frittelli: «In forza di un accordo del giugno 2007, dopo la ristrutturazione del presidio e il trasferimento di alcune chirurgie a Ortona, la Asl di Chieti ha firmato una convenzione con la Croce rossa per rafforzare il servizio ambulanze. L’accordo prevedeva e prevede tutt’ora un servizio di due ambulanze in funzione davanti all’ospedale 24 ore su 24 per il trasporto di malati, sangue o provette il cui costo è di 9.800 euro mesili».
«Nulla da eccepire se non si trattasse di un vero e proprio spreco di denaro pubblico - insiste la Rdb - visto che gli interventi si contano sulle dita di una mano, poche decine al mese. E comunque completamente inutile visto che l’ospedale ha in organico ben sette autisti, sei a tempo indeterminato e uno uno a tempo determinato peraltro rinnovato a giugno per altri 13 mesi». Aggiunge Frittelli: «Assistiamo così a situazioni assurde, ovvero autisti in organico all’ospedale costretti a guardare che il loro lavoro viene svolto da altri in convenzione esterna, che addirittura sono stati invitati dalla Asl a prendersi le ferie perché non produttivi e ai quali è stata tolta anche la reperibilità». Una incongruenza bella e buona, visto che al contrario i cinque autisti di Ortona maturano centinaia di ore di straordinario al mese mentre quelli di Chieti mantengono la reperibilità che a Guardiagrele è stata tolta.


23 luglio 2008 - Primadanoi

QUELL'AMBULANZA DI GUARDIAGRELE COSTATA GIÀ 100 MILA EURO

GUARDIAGRELE - Nel vasto mare di scandali legati alla sanità regionale ci sono anche storie, sicuramente più piccole, ma al tempo stesso deprimenti. Una di queste è quella assurda dell'ambulanza della Croce rossa di Guardiagrele per la quale la regione ha speso oltre 100 mila euro per un servizio presente 24 ore su 24. «L'esperimento è partito nel giugno 2007», ricorda Mario Frittelli, delle Rdb Sanità di Chieti, «quando l'ospedale di Guardiagrele è stato oggetto d'una profonda "ristrutturazione" realizzatasi con il trasferimento delle Chirurgie e alcune specialistiche presso l'ospedale di Ortona». «La scelta, da noi non condivisa», continua Frittelli, «creò momenti di caos e sgomento della popolazione locale, e rafforzare il servizio ambulanze è stato probabilmente congruo, al fine, appunto, di dare una risposta adeguata almeno al sistema Emergenza Urgenza del 118». Nel presidio stazionano così 2 ambulanze che coprono l'intera giornata: il costo iniziale era di 8.000 € in ed è arrivato poi a 9800 €. «Se viene presa in considerazione la mole di lavoro svolto sino ad oggi», continua Frittelli, «possiamo dire che ogni intervento è costato circa 350 € (trasporto pazienti, sangue, provette, ecc)». Il problema è che mentre si attiva un servizio aggiuntivo esterno («la motivazione dovrebbe essere quella che la struttura pubblica ha difficoltà di macchine o personale») si assiste all'assurdo: i 7 autisti sono stati invitati a prendere le ferie per svolgere le 36 ore settimanali, sono stati dichiarati in esubero («nonostante un contratto a tempo determinato è stato rinnovato»), gli è stata tolta la reperibilità. «Tutto questo», continua Frittelli, «accade mentre gli autisti di Ortona (solo 5) maturano centinaia di ore di straordinario mensile e quelli di Chieti mantengono le reperibilità che a Guardiagrele sono state tolte». E a fine mese andranno via altri 9.800 euro.


23 luglio 2008 - Il Gazzettino

Venezia. L'amianto c'era nei cantieri navali Breda, ora Fincantieri...
di Nicoletta Benatelli

Venezia - L'amianto c'era nei cantieri navali Breda, ora Fincantieri e c'è stato fino a metà anni Novanta. E quelle fibre di amianto gli operai se le sono portate a casa, tanto che pure tre mogli sono morte strofinando e lavando a mano le tute dei mariti intrise di polvere cancerogena. Il giudice monocratico del Tribunale di Venezia Barbara Lancieri ha pronunciato ieri sera la sentenza di primo grado. Tutti e sette gli alti dirigenti dei cantieri navali sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo e condannati complessivamente a ventuno anni e quattro mesi di reclusione. Il giudice ha invece rinviato alla causa civile il risarcimento dei danni richiesto dalle parti civili, ma ha anche stabilito delle provvisionali da liquidare subito per un totale di quasi tre milioni di euro. Il giudice ha dato ragione al pubblico ministero Gianni Pipeschi ed agli avvocati di parte civile ed ha riconosciuto che l'amianto è stato la causa della morte delle vittime non solo per mesotelioma (il tipico cancro della pleura associato all'amianto), ma anche per carcinoma del polmone. "E proprio il riconoscimento del nesso causale tra amianto e carcinoma del polmone potrà fare giurisprudenza in Italia ed anche all'estero", ha commentato il senatore Felice Casson, che in qualità di pubblico ministero aveva condotto le indagini preliminari sul caso Fincantieri. Per il reato di omicidio colposo, il giudice Lancieri ha condannato: Rinaldo Gastaldi (direttore generale dal '71 al '79) a tre anni e otto mesi di reclusione; Carlo Ramacciotti (direttore generale dall'80 all'82 e poi dall'82 all'84 amministratore delegato) a due anni e nove mesi; Marcello Olivi (presidente del consiglio di amministrazione dall'82 all'84) due anni e otto mesi; Enrico Bocchini (nell'84 coordinatore delle Divisioni e poi nell'85 presidente del consiglio di amministrazione) a tre anni e tre mesi; Corrado Antonini (dall'85 amministratore delegato e poi dal 92 presidente consiglio di amministrazione, attualmente presidente di Fincantieri) a tre anni e un mese; Antonino Cipponeri (direttore di stabilimento dall'84 all'88) a due anni e undici mesi; Mario Bigi (direttore di stabilimento dall'88 al '96) a tre anni. Gli imputati ed il responsabile civile Fincantieri sono stati condannati anche a liquidare subito una provvisionale di 790mila euro all'Inail (parte civile con avvocato Maurizio Menegatti), di 250mila euro alla Regione Veneto (parte civile con l'avvocato Marco Vassallo) e di 200 mila euro al ministero dell'Ambiente (parte civile con l'avvocato Giampaolo Schiesaro). Per le altre parti civili, le provvisionali sono di 20mila euro per il Comune di Venezia; 20mila euro per la Provincia di Venezia; 30mila euro per l'associazione Medicina Democratica; 40mila euro per l'associazione esposti amianto di Venezia; 20mila euro per la Fim Cisl e 20mila euro per la segreteria territoriale della Cisl di Venezia; 30mila euro per la Fiom Cgil. Oltre un milione e mezzo di euro la cifra da liquidare complessivamente ai familiari delle vittime. "Condanne pesantissime - è il giudizio dell'avvocato della difesa Ferdinando Trivellato. - Mi compiaccio almeno del fatto che il giudice non ha riconosciuto l'omissione dolosa di cautela sostenuta dall'accusa. In ogni caso faremo ricorso in appello". Grandi sostenitori del processo sono state figure come Luigi Mara, esponente nazionale di Medicina Democratica che da decenni è attivo per iniziative a tutela dei lavoratori, e Franco Bellotto, dell'associazione esposti amianto di Venezia, che fin dall'inizio ha sostenuto le cause di molti lavoratori. Ieri in aula c'era Pier Giorgio Tiboni dei cub sindacati di base, ma anche Giorgio Molin, segretario della Fiom Cgil, che al processo ha testimoniato sulle dure condizioni di lavoro nei cantieri navali. Presenti in bunker anche Loredana De Checchi della Camera del Lavoro di Venezia, lavoratori, esponenti di associazioni e familiari. Nessun politico.


22 luglio 2008 - Il Sole 24 Ore.com

Statali, sciopero indetto da Rdb-Cub il 31 luglio
Martedì prossimo nuovo round per il contratto

Avverrà il prossimo 29 luglio l'incontro fra Aran e i sindacati del pubblico impiego per il rinnovo del contratto. Almeno questa è la data in cui l'Agenzia che rappresenta le amministrazioni ha convocato le proprie controparti. Intanto, contro le norme previste nella Finanziaria e le misure sulle assenze per malattia decise dal ministro Renato Brunetta, è stata annunciata la prima astensione dal lavoro. L'ha indetta oggi 22 luglio la Rdb-Cub del pubblico impiego: si svolgerà il 31 luglio dalle 10 alle 12. Le iniziative saranno articolate a livello cittadino.
«Lo sciopero avrà al primo posto la difesa della nostra dignità di lavoratori pubblici, di fronte ad una campagna diffamatoria che non ha precedenti - afferma Luigi Romagnoli del coordinamento nazionale del sindacato di base».
Ma contro il governo si sono fatti sentire oggi anche i confederali. «Se l'esecutivo non rivede le sue posizioni sulla rilegificazione - ha affermato il segretario della Fp-Cgil, Carlo Podda-, non corregge i suoi provvedimenti e non si fanno i rinnovi contrattuali, l'autunno sarà caldo». Sulla stessa linea Mario Comollo della Fpl-Uil: «Il Governo ha messo le mani in tasca al pubblico impiego». «Il consenso peronistico dura poco», - è stato invece l'attacco di Rino Tarelli, segretario Fps-Cisl. «Dire che i lavoratori pubblici sono tutti dei fannulloni è una volgarità che serve solo a mascherare i tagli agli stipendi in corso: una cosa che non succede neppure nei paesi in stato di guerra». Continuando su questa strada il governo si mette in una cattiva condizione». Non sta a guardare l'Ugl, che ha organizzato per domani mattina una manifestazione sotto il ministero della Funzione Pubblica (F.Cocco)


22 luglio 2008 - Apcom

STATALI/ RDB-CUB: SCIOPERO CONTRO FINANZIARIA IL 31 LUGLIO
Due ore di stop negli enti pubblici non economici

Roma, 22 lug. (Apcom) - Statali sul piede di guerra contro la manovra economica del governo Berlusconi. La Rdb-Cub del pubblico impiego ha indetto due ore di sciopero negli enti pubblici non economici, per il 31 luglio, dalle 10 alle 12, con iniziative articolate a livello cittadino. Lo comunica lo stesso sindacato in una nota. "Mentre Cgil, Cisl e Uil organizzano al Colosseo la via crucis dei dipendenti pubblici - afferma Luigi Romagnoli del coordinamento nazionale Rdb-Cub pubblico impiego - noi individuiamo nello sciopero l`adeguata risposta allo scontro aperto dal governo con il Dl manovra del 25 giugno scorso. I lavoratori degli Enti previdenziali sono poi tra i più colpiti dai tagli agli incentivi, visto che un dipendente dell`Inps o dell`Inpdap perderà circa 6mila euro annui di salario accessorio". Il sindacato sottolinea che dopo la giornata di mobilitazione nazionale del 16 luglio, nella quale si sono svolte numerose iniziative a livello territoriale, fra cui quella romana che ha visto la presenza di ben duemila lavoratori, la protesta sta proseguendo nei posti di lavoro, con assemblee spontanee, blocco degli sportelli e presidi presso le prefetture. "Lo sciopero del 31 luglio avrà al primo posto la difesa della nostra dignità di lavoratori pubblici, di fronte ad una campagna diffamatoria che non ha precedenti - prosegue l`esponente della Rdb-Cub - i tagli agli organici, il blocco del turn over e della stabilizzazione dei precari, la cancellazione degli incentivi, il peggioramento delle norme sulle assenze per malattia, non servono a far funzionare meglio la pubblica amministrazione, ma determinano le condizioni per un ampio scontro sociale che troverà la sua rappresentazione massima nello sciopero generale indetto per il 17 ottobre da Cub, Cobas ed Sdl", conclude Romagnoli.

SCUOLA/ DOMANI A MONTECITORIO SIT-IN PRECARI: NO A TAGLI GOVERNO
Dalle 11: ci saranno associazioni, sindacati ed estrema sinistra

Roma, 22 lug. (Apcom) - Si svolgerà domani in piazza Montecitorio, a partire dalle 11, il sit-in organizzato dalle associazioni dei precari della scuola: la manifestazione, che si protrarrà sino alle 17, è stata organizzata per protestare contro il taglio di 130.000 posti tra docenti ed Ata, contenuto nel decreto legge n. 112 pubblicato il 25 giugno scorso, e contro il disegno di legge sul nuovo reclutamento n. 953, il cosiddetto Aprea, in discussione proprio in questi giorni presso le commissioni Cultura: due provvedimenti che se trasformati in legge minerebbero seriamente le possibilità di lavoro di decine di migliaia di precari. Al sit-in, promosso dai Comitati italiani precari e dalla Rete docenti precari, prioritariamente per tutelare i diritti di quelli 'storici', abilitati ed in attesa del ruolo anche da oltre 20 anni, parteciperanno diverse componenti sindacali e di estrema sinistra: ci saranno infatti il Cidi, i Cobas, la Gilda degli insegnanti, la Cub Scuola, ma anche Rifondazione comunista, i Comunisti italiani, la Sinistra democratica e la senatrice del Pd Mariangela Bastico, presidente della commissione Cultura alla Camera nell'ultimo governo Prodi. Gli organizzatori speravano in una manifestazione che si protraesse anche oltre le 17, ma la questura romana non è andata oltre le sei ore di manifestazione. Hanno però già fatto sapere che basteranno per mandare un forte messaggio di dissenso nei confronti della politica intrapresa dal governo sulla scuola: da tutta Italia confluiranno docenti e lavoratori della scuola appartenenti alle tante associazioni dei precari già presenti all'incontro preliminare dell'11 luglio a Roma. Il malcontento del personale scolastico, in particolare quello non di ruolo, del resto ha raggiunto livelli alti: oltre ai preannunciati tagli d, tra i precari serpeggia il timore per gli sviluppi della riforma del sistema di reclutamento, attualmente in discussione presso le commissioni Cultura di Camera e Senato: se il ddl, presentato dall'on. Valentina Aprea (Fi) dovesse infatti andare in porto non ci sarebbe più molto spazio per i circa 300.000 precari vincitori di concorso attualmente in lista d'attesa. Liste che, sempre per le associazioni dei precari, rischiano di sparire assieme ai diritti dei tanti lavoratori che per anni hanno lavorato per la scuola. "Questo Governo - spiega Maristella Curreli, presidente dei Cip - dimentica che la scuola pubblica deve essere di tutti e per tutti, che l'istruzione non è merce da vendere e acquistare ma è investimento e non spesa, promozione civile e non addottrinamento". A proposito del ddl sul nuovo reclutamento, che prevederebbe anche la chiamata diretta dei presidi, il leader dei Comitati italiani precari è convinta che sottrarrebbe la "libertà di pensiero espropriando i diritti legittimi maturati nel tempo dai docenti precarizzati da decenni di malgoverno dell'istruzione". Una politica che anche secondo la Gilda rischia di "smantellare la scuola statale. Se fossero confermate le cifre previste dalla nuova Finanziaria, si tratterebbe di un ulteriore e grave colpo al nostro sistema dell'istruzione già messo in ginocchio dai 42 mila posti cancellati dal precedente Governo". "Questa costante politica di tagli - continua la Gilda - mortifica e demotiva i docenti, già penalizzati da retribuzioni inferiori rispetto a quelle dei colleghi europei, e peggiora ulteriormente la qualità della scuola pubblica. Perciò, se davvero la Finanziaria prevede questi tagli, la Gilda degli Insegnanti chiede al Governo di invertire la rotta di marcia e di investire nel rilancio della scuola statale che rappresenta una delle istituzioni fondamentali della Repubblica". Un'analoga posizione è espressa dalla Cub scuola: "Il taglio degli organici senza precedenti che il governo ha deciso - dice Cosimo Scarinzi - rappresenta uno scarto rispetto alle più caute, anche se altrettanto inaccettabili, politiche di smantellamento della scuola pubblica che caratterizzavano la precedente maggioranza. Il sit-in di domani è la prima risposta ed il primo momento di mobilitazione a difesa della scuola pubblica intesa come una scuola di qualità di tutti e di tutte".

FINI/ RDB-CUB VIGILI FUOCO: PER LE SUE FERIE DISTOLTI DA SOCCORSO
Staff monopolizzerà distaccamento Orbetello,ok straordinari a sub

Roma, 22 lug. (Apcom) - "In vista delle vacanze in Provincia di Grosseto del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il Ministero dell'Interno ha autorizzato tutto il personale al seguito del Presidente a stabilirsi ed usufruire del distaccamento Vigili del Fuoco di Orbetello, facendo sì che tale struttura sarà monopolizzata dalle attività dello staff presidenziale". E' quanto denuncia il coordinamento nazionale RdB-CUB del Pubblico Impiego in una nota. "Al fine poi di garantire a Fini una costante assistenza nel corso delle sue escursioni in mare - prosegue il coordinamento RdB-CUB - il Ministero ha autorizzato 180 ore di straordinario al personale sommozzatore. I Vigili del nucleo sommozzatori di Grosseto, normalmente composto da 12 unità ma ridotto a circa 8 per il periodo feriale, si troveranno così a svolgere anche tre giorni di lavoro consecutivi, saltando il riposo per il necessario recupero psico-fisico, che in un periodo fitto di interventi come quello estivo risulta di fondamentale importanza". "La decisione del Ministero appare ancor più paradossale - insiste il sindacato di base - se si pensa che lo scorso 5 luglio lo straordinario è stato invece negato per la bonifica di una bomba nel comune di Grosseto. In questo caso, lungi dal predisporre una apposita organizzazione, il Ministero stabilì che l'intervento doveva essere effettuato con il normale dispositivo, quindi tralasciando le ordinarie attività di soccorso". "Scelte come questa sembrano affermare che la vita dei politici vale molto di più di quella di tutti i cittadini - commenta Antonio Jiritano, del Coordinamento nazionale RdB-CUB P.I. - ed oltretutto non tengono conto della crisi che investe tutti i Comandi dei Vigili del Fuoco. Ricordiamo infatti che a fine 2007 i debiti dei comandi per forniture, manutenzione dei mezzi e spese per carburante, erano attestati a circa 130 milioni di Euro, mentre per far fronte alla Campagna antincendio 2008 si sta utilizzando personale fuori dall'orario di lavoro ordinario e straordinario senza programmare un minimo di recupero psicofisico. E pensare che a fronte di tutto ciò i Vigili del Fuoco devono anche svolgere opera di controllo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro". "La politica che sta attuando tutte le misure per smantellare la Pubblica Amministrazione, tagliando anche i bilanci del Ministero dell'Interno, sa benissimo che i Vigili del Fuoco dispongono di un organico sottodimensionato da anni, ben lungi dallo standard dei paesi aderenti al progetto 'UN VIGILE DEL FUOCO OGNI 1.000 ABITANTI'. Intanto le attività di prevenzione sul territorio non si possono svolgere, i piani di sicurezza e quelli di rischio sono ormai cose di altri tempi, la mappatura della aree interessate da attività incendiarie rimane un miraggio", conclude il dirigente RdB-CUB.


22 luglio 2008 - Omniroma

CASA, MOVIMENTI LOTTA: DOMANI MOBILITAZIONE ALLA PISANA

(OMNIROMA) Roma, 22 lug - «Di fronte al livello drammatico raggiunto dall'emergenza abitativa, nessuna istituzione può esentarsi dallo svolgere il proprio ruolo: 5000 sfratti esecutivi tra Roma e provincia (l'80% per morosità), 30.000 famiglie in graduatoria, il 5% dei mutui contratti a rischio insolvenza, sono cifre da capogiro. Continuamente sentiamo Marrazzo o l'assessore alla casa di turno fare annunci sull'arrivo di una seria politica della casa, conditi da cifre astronomiche da stanziare. Già da qualche anno la Giunta promette l'istituzione di un tavolo interstituzionale con Comune e Provincia e movimenti sulle politiche abitative. Uno strumento che consentirebbe il coordinamento tra gli enti interessati, la razionalizzazione dell'utilizzo dei fondi e la trasparenza nei confronti della società civile». È come si legge in una nota della Rete dei Movimenti per il Diritto all'Abitare Roma, coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa, Blocchi Precari Metropolitani, Asia - RDB, Action e Comitato Obiettivo Casa«. »Tutti questi annunci sono rimasti al vento - prosegue la nota - e rimangono un mera propaganda di una politica che non trova soluzioni perché non interviene. Per ovviare a questa colpevole assenza della Regione, i movimenti promuovono per domani - in prossimità con il voto dell'assestamento di bilancio - una mobilitazione davanti alla sede del consiglio regionale del Lazio per chiedere la definizione di una politica seria e decisiva in materia abitativa che consenta di raggiungere l'ambizioso obiettivo della realizzazione di un patrimonio Erp pari al 15% degli alloggi esistenti nella Regione. E ciò a partire dalla richiesta al Consiglio Regionale della convocazione del tavolo interistituzionale, e dello stanziamento di fondi in fase di Assestamento di bilancio, dove saranno presentate 12 richieste per avviare un percorso di riduzione dell'emergenza abitativa a Roma«.

CASA, INQUILINI COLLI PORTUENSI IN PRESIDIO: «FERMARE VENDITE»

(OMNIROMA) Roma, 22 lug - «Abbiamo incontrato un dirigente della Gabetti che si è impegnato a contattare l'ex-Fondo pensioni per il blocco delle vendite degli appartamenti di via dei Colli Portuensi». Ad affermarlo è Angelo Fascetti dell'Asia Rdb Cub che stamani insieme a una ventina di inquilini delle case in vendita di via dei Colli Portuensi ha manifestato sotto la sede della Gabetti in Corso d'Italia. Alcuni giorni fa l'assessore regionale alla casa, Mario Di Carlo, aveva avanzato la proposta d'acquisto, da parte della regione, degli appartamenti ancora invenduti di proprietà dell'ex-Fondo pensioni Cassa di Risparmio di Trieste. Invece, secondo il sindacato e gli inquilini, la Gabetti che funge da intermediario per le vendite, ha continuato la sua attività per conto della proprietà. «Di Carlo e Granzotto, che rappresenta il Fondo, stanno organizzando un incontro - ha continuato Fascetti - in tutto questo tempo, però, nessuno ha chiesto alla Gabetti di fermare le azioni di vendita. Chiediamo che venga fatto al più presto».

UNIVERSITÀ, RDB CUB: «PROTESTA NON RIMARRÀ CHIUSA IN ATENEI»

(OMNIROMA) Roma, 22 lug - «Si è riunita oggi alla università La Sapienza di Roma l'assemblea nazionale dalle rappresentanze sindacali della docenza universitaria, aperta a tutte le componenti, per discutere su una mozione contro il dl 112 Brunetta che prevede, tra l'altro, la privatizzazione dell'università pubblica attraverso la trasformazione in fondazione». Lo comunica in una nota l'Rdb-Cub. «Dai docenti ai ricercatori precari, dalle rappresentanze studentesche a quelle del personale tecnico amministrativo, gli interventi hanno tutti evidenziato gli effetti devastanti di questa manovra - continua la nota - che dà inizio a un vero e proprio smantellamento dello Stato sociale partendo dall'università». «Aumento delle tasse e diminuzione dei benefici per i meno abbienti sarebbero le principali ricadute su studenti e famiglie. Ma altrettanto gravi sarebbero le ripercussioni sulla libertà di formazione, della didattica e della ricerca - ha dichiarato in assemblea Anna Maria Surdo, rappresentante di Rdb Università - Se i giovani fossero privati di un futuro possibile, anche per il personale tecnico-amministrativo le conseguenze non sarebbero da poco: oltre alla riduzione dello stipendio, ai tagli agli organici, al blocco delle progressioni verticali, alla decurtazione del salario per malattia fin dal primo giorno, agli arresti domiciliari per chi è malato, a rischio, in futuro prossimo, è anche il posto di lavoro». «Ognuno di noi può dunque trovarsi a pagare lo scotto su più fronti - ha proseguito la responsabile Rdb - come cittadino, come genitore e come lavoratore. Per questo la protesta non rimarrà chiusa all'interno degli atenei. Se non verrà abrogato l'intero dl 112 tutti insieme, studenti, senati accademici, docenti, ricercatori, personale tecnico amministrativo, daremo vita ad una protesta che si salderà con quella degli altri lavoratori, pubblici e privati, e con tutti i cittadini a difesa dello Stato sociale».


22 luglio 2008 - Adnkronos

FINANZIARIA: RDB-CUB, SCIOPERO 31 LUGLIO CONTRO MANOVRA

Roma, 22 lug. - (Adnkronos) - La RdB-CUB del Pubblico Impiego ha indetto due ore di sciopero, dalle 10 alle 12, negli Enti Pubblici Non Economici e contestuale manifestazione a Roma. ''Mentre CGIL-CISL-UIL organizzano al Colosseo la via crucis dei dipendenti pubblici - afferma Luigi Romagnoli del Coordinamento nazionale RdB-CUB Pubblico Impiego - noi individuiamo nello sciopero l'adeguata risposta allo scontro aperto dal governo. I lavoratori degli Enti previdenziali sono poi tra i piu' colpiti dai tagli agli incentivi, visto che un dipendente dell'Inps o dell'Inpdap perdera' circa 6.000 euro annui di salario accessorio''. ''Lo sciopero del 31 luglio avra' al primo posto la difesa della nostra dignita' di lavoratori pubblici, di fronte ad una campagna diffamatoria che non ha precedenti - prosegue - i tagli agli organici, il blocco del turn over e della stabilizzazione dei precari, la cancellazione degli incentivi, il peggioramento delle norme sulle assenze per malattia, non servono a far funzionare meglio la Pubblica Amministrazione, ma determinano le condizioni per un ampio scontro sociale che trovera' la sua rappresentazione massima nello sciopero generale indetto per il 17 ottobre da Cub, Cobas ed SdL'', conclude Romagnoli.

SCUOLA: DOMANI SIT-IN INSEGNANTI PRECARI DAVANTI MONTECITORIO
PROMOSSO DA CIP E RETE DOCENTI PRECARI

Roma, 22 lug. (Adnkronos) - Domani, dalle 11 alle 17, sit-in degli insegnanti precari davanti Montecitorio. A promuoverlo i Cip, Comitati Insegnanti precari, e la Rete docenti precari. La categoria, spiega una nota dei Cip, dice no sia al piano dei tagli, previsto dal D.L. 112, sia al futuro sistema di reclutamento dei docenti, introdotto dal ddl 953 (Aprea). Questi provvedimenti, sottolinea la nota, stravolgeranno i diritti acquisiti da centinaia di migliaia di insegnanti precari, minando alla base il sistema dell'istruzione pubblica, edificato sulla liberta' dell'insegnamento. All'iniziativa hanno confermato la loro adesione tutte le associazioni di categoria gia' presenti all'incontro dell'11 ed autrici del blog Rete docenti precari 11 luglio. Hanno, inoltre, preannunciato la loro partecipazione il Cidi, i Cobas, la Gilda degli Insegnanti, la Cub Scuola, Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e la senatrice del Pd Mariangela Bastico.

CAMERA: VIGILI FUOCO, NESSUN DISSERVIZIO PER VACANZE FINI IN TOSCANA
NON CI SARÀ INTERFERENZA CON ATTIVITÀ SOCCORSO NUCLEO SUB

Roma, 22 lug. (Adnkronos) - Il servizio di sicurezza predisposto per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, non «interferirà in alcun modo con il normale svolgimento dell'attività di soccorso del nucleo sommozzatori». È la precisazione del dipartimento dei Vigili del fuoco in merito alla denuncia delle Rdb-Cub del pubblico impiego sull'ipotesi di distogliere dal servizio il personale impegnato per la sicurezza di Fini, in vacanza in Toscana. «In occasione della permanenza nel mese di agosto nella provincia di Grosseto del presidente della Camera Gianfranco Fini -spiega una nota- durante le attività di escursione in mare, a fini di sicurezza la terza carica dello Stato sarà assistita da personale sommozzatore dei Vigili del Fuoco. D'intesa con la locale Questura è stata infatti stabilita la collaborazione del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Grosseto, in quanto unica struttura istituzionale dotata di un proprio nucleo sommozzatori operativo sul territorio provinciale». «Il servizio predisposto -assicura il Dipartimento dei Vigili del fuoco- non interferirà in alcun modo con il normale svolgimento dell'attività di soccorso del nucleo sommozzatori. Nel periodo di permanenza solo la scorta del presidente alloggerà in una delle camerate del distaccamento Vvf di Orbetello, esclusivamente utilizzate durante i corsi di formazione del personale sommozzatori, ovviamente con conseguente risparmio di risorse».


22 luglio 2008 - Dire

ATENEI. RDB UNIVERSITÀ: DA DL BRUNETTA EFFETTI DEVASTANTI
DÀ INIZIO A SMANTELLAMENTO STATO SOCIALE, SIA ABROGATO

(DIRE) Roma, 22 lug. - Una manovra dagli "effetti devastanti", che da' inizio a un vero e proprio smantellamento dello Stato sociale partendo dall'Universita'. Cosi' si sono espressi oggi all' Universita' La Sapienza di Roma docenti, ricercatori precari, rappresentanze studentesche e del personale tecnico amministrativo, nel corso dell'assemblea nazionale Rdb Universita'. Obiettivo della riunione era la discussione di una mozione contro il Decreto legge 112 del ministro Renato Brunetta che prevede, tra l'altro, la privatizzazione dell'Universita' pubblica attraverso la trasformazione in fondazione. "Aumento delle tasse e diminuzione dei benefici per i meno abbienti sarebbero le principali ricadute su studenti e famiglie- ha detto Anna Maria Surdo, rappresentante di Rdb Universita'-. Ma altrettanto gravi sarebbero le ripercussioni sulla liberta' di formazione, della didattica e della ricerca". Se i giovani, dice Surdo, "venissero privati di un futuro possibile, anche per il personale tecnico-amministrativo le conseguenze non sarebbero da poco: oltre alla riduzione dello stipendio, ai tagli agli organici, al blocco delle progressioni verticali, alla decurtazione del salario per malattia fin dal primo giorno, agli arresti domiciliari per chi e' malato, a rischio, in futuro prossimo, e' anche il posto di lavoro". La protesta, ha concluso Surdo, "non rimarra' chiusa all'interno degli atenei. Se non verra' abrogato l'intero Dl 112, tutti insieme daremo vita ad una protesta che si saldera' con quella degli altri lavoratori, pubblici e privati, e con tutti i cittadini a difesa dello Stato Sociale".

CASA. MOVIMENTI DI LOTTA: BASTA CON POLITICA DEGLI ANNUNCI
"SUBITO TAVOLO DI CONFRONTO, DOMANI PROTESTA IN REGIONE"

(DIRE) Roma, 22 lug. - "Di fronte al livello drammatico raggiunto dall´emergenza abitativa, nessuna istituzione puo' esentarsi dallo svolgere il proprio ruolo: 5.000 sfratti esecutivi tra Roma e provincia (l´80% per morosita'), 30.000 famiglie in graduatoria, il 5% dei mutui contratti a rischio insolvenza, sono cifre da capogiro". E' quanto si legge in una nota congiunta firmata da Rete dei Movimenti per il Diritto all´Abitare Roma, Coordinamento cittadino di Lotta per la Casa, Blocchi Precari Metropolitani, Asia-Rdb, Action e Comitato Obiettivo Casa. "Continuamente sui giornali sentiamo Marrazzo o l´assessore alla casa di turno fare annunci sull´arrivo di una seria politica della casa, conditi da cifre astronomiche da stanziare- prosegue la nota- Gia' da qualche anno la Giunta regionale promette l´istituzione di un tavolo interstituzionale con Comune e Provincia e movimenti sulle politiche abitative. Uno strumento che consentirebbe il coordinamento tra gli enti interessati, la razionalizzazione dell´utilizzo dei fondi e la trasparenza nei confronti della societa' civile. Tutti questi annunci sono rimasti al vento e rimangono un mera propaganda di una politica che non trova soluzioni perche' non interviene". "Per ovviare a questa colpevole assenza della Regione, i movimenti promuovono per domani -in prossimita' con il voto dell´assestamento di bilancio- una mobilitazione davanti alla sede del Consiglio regionale del Lazio- aggiunge la nota- per chiedere la definizione di una politica seria e decisiva in materia abitativa che consenta di raggiungere l´ambizioso obiettivo della realizzazione di un patrimonio ERP pari al 15% degli alloggi esistenti nella Regione". "E cio' a partire dalla richiesta al consiglio regionale della convocazione del tavolo interistituzionale, e dello stanziamento di fondi in fase di assestamento di bilancio- concludono i movimenti per la casa- dove saranno presentate 12 richieste per avviare un percorso di riduzione dell'emergenza abitativa a Roma".


22 luglio 2008 - Ansa

SOMMOZZATORI VIGILI FUOCO TUTELANO VACANZE IN MARE DI FINI

(ANSA) - ROMA, 22 LUG - Saranno i Vigili del Fuoco a vigilare sulle escursioni in mare del presidente della Camera Gianfranco Fini, durante le vacanze in agosto nel Grossetano, ma questo «servizio non interferirà in alcun modo con la normale attività di soccorso del nucleo sommozzatori». Lo precisa il Dipartimento replicando ad una nota del sindacato Rdb-Cub del corpo in cui si denunciava che il distaccamento vigili del fuoco di Orbetello, su disposizione del ministero dell'Interno, sarebbe stato «monopolizzato dalle attività dello staff presidenziale». Ed i suoi uomini utilizzati, in straordinario, per l'assistenza a Fini. Durante le attività di escursione in mare, a fini di sicurezza -informa il Dipartimento- la terza carica dello Stato sarà assistita da personale sommozzatore dei Vigili del Fuoco. D'intesa con la locale Questura è stata infatti stabilita la collaborazione del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Grosseto, in quanto unica struttura istituzionale dotata di un proprio nucleo sommozzatori operativo sul territorio provinciale. Il servizio predisposto -viene sottolineato- non interferirà in alcun modo con il normale svolgimento dell'attività di soccorso del nucleo sommozzatori. Inoltre -conclude il Dipartimento- «nel periodo di permanenza solo la scorta del Presidente alloggerà in una delle camerate del distaccamento di Orbetello, esclusivamente utilizzate durante i corsi di formazione del personale sommozzatori, ovviamente con conseguente risparmio di risorse».


22 luglio 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 28 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Scaduto il consiglio di amministrazione, continua l'inarrestabile agonia del Cnr
* Un impegno preciso: affamare i lavoratori
* Sorpresa della Gelmini, commissariata l'Asi
* Contratto, nuovo round domani presso l'Aran
* Il fiume di miliardi dell'otto per mille
* Biggeri chiama Azzone per tagliare 5 direzioni
* Accesso agli atti concorsuali senza limitazioni
* Inaf, la calura non ferma chi contesta le tabelle


22 luglio 2008 - Il Manifesto

IL TAGLIO DELLE LIBERTÀ
Il piccolo manovratore
Primo sì della camera alla finanziaria tutta tagli del ministro Tremonti. Confermate le impronte digitali sulla carta di identità e la «social card» per i poveri. Estesi i ticket agli esenti. Via persino i fondi per l'edilizia pubblica. 35 MILIARDI E' l'entità della manovra finanziaria in tre anni. Viene perlopiù da pesanti tagli: alla sanità, ai ministeri, al pubblico impiego, alla scuola. Falcidiati anche i beni culturali. 400 MILIONI E' la cifra mancante per i contratti pubblici.
I sindacati hanno minacciato: senza soldi a settembre sarà sciopero.
Il 17 ottobre si muovono le sigle di base.
di Antonio Sciotto

ROMA - Il decreto legge che contiene il cuore della manovra finanziaria ha ricevuto ieri il sì della Camera, con votazione di fiducia: 323 i voti a favore, 253 quelli contrari. Il voto finale si dovrebbe avere giovedì mattina, poi il testo attende il via libera del Senato, che potrebbe arrivare già entro la prima settimana di agosto. La manovra ha il valore di 35 miliardi di euro in tre anni, prodotti in gran parte con tagli ai servizi di prima utilità, come la pubblica amministrazione e la sanità. Di seguito tentiamo un breve riassunto delle principali misure, ma mettiamo subito in evidenza alcune chicche, in gran parte conferme delle notizie circolate nei giorni scorsi: 1) la carta di identità avrà durata decennale e dal primo gennaio 2010 conterrà anche le impronte digitali; 2) i ticket sulla diagnostica e specialistica vengono confermati anche per i cittadini esenti, ma con una sorta di «scaricabarile»: non vengono imposti direttamente dallo Stato, ma offerti come «opzione» alle Regioni che sforano; ma dato che i trasferimenti per coprire i ticket avrebbe dovuto garantirli lo Stato, è chiaro che si tratta solo di un escamotage; 3) si allenta il contrasto all'evasione fiscale, con varie misure, tra cui l'innalzamento da 5 mila a 12.500 euro della soglia massima per l'utilizzo del contante (il governo Prodi, al contrario, per cifre sopra i 5 mila euro aveva obbligato all'uso degli assegni).
Robin amico dei ricchi
Fiore all'occhiello della manovra, ennesima trovata del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, è la cosiddetta «Robin tax», quella che dovrebbe togliere ai ricchi (i petrolieri), per dare ai poveri (gli anziani elemosinati dalla «social card»): aumenta l'addizionale Ires del 5,5%. In realtà, che la Robin sia nè più nè meno che l'ennesima «fregatura», lo ha fatto intuire persino il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, il quale ha avanzato - con il massimo dell'autorevolezza economico-finanziaria - il ragionevole dubbio che le società tassate possano scaricare l'imposta sui prezzi praticati ai consumatori. Una polemica che però non ha fatto desistere Tremonti, convinto a voler recitare la parte dell'arciere buono che porta i gruzzoletti davanti alle porte delle famiglie più disagiate. E infatti l'altra pensata, che fa il paio con la Robin, è la «Social card», una carta che assicurerebbe sconti-spesa ai pensionati poveri o al minimo.
Sanità pubblica a zero
Anche qui, un abile giro di parole, fa apparire Robin Hood quello che in realtà è lo sceriffo di Nottingham: il governo afferma di aver eliminato i ticket, ma subito dopo precisa che coprirà solo la metà degli 834 milioni di euro necessari, e che il resto graverà sulle Regioni; un emendamento consente a queste ultime di mantenere «in misura integrale o ridotta» il ticket sulla diagnosticao di applicare «altre forme di partecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria», per i cittadini non esenti. Tutto questo politichese, vuol dire in soldoni che le Regioni potranno imporre i ticket anche agli esenti, cioè i più poveri.
Ministeri falcidiati
Il maxiemendamento aggiunto nelle ultime settimane ha aumentato i tagli previsti inizialmente: i ministeri avranno 8,435 miliardi di euro in meno nel 2009, 8,929 nel 2010 e ben 15,611 nel 2011. Ma la pubblica amministrazione paga caro anche sul fronte degli enti locali: le Autonomie dovranno rinunciare, in base al «Patto di stabilità interno», a 3 miliardi di euro nel 2009, 5 nel 2010 e 9 nel 2011. Tagliati anche i compensi di sindaci e consiglieri comunali: -20% per i comuni «virtuosi» (che stanno dentro i paletti stabiliti dal Patto) e -30% per quelli non virtuosi (circa 1 su 10). Le comunità montane riceveranno 30 milioni in meno ogni anno.
Pubblici, contratto o sciopero
La manovra non ha ancora risolto il nodo del pubblico impiego, che resta quello più caldo e soprattutto più a rischio mobilitazioni. A parte la stretta brunettiana su malattie e salari di produttività, mancano ancora almeno 400 milioni di euro da stanziare per i rinnovi. I sindacati confederali hanno già annunciato che se non ci saranno le risorse, il pubblico impiego e la scuola si mobiliteranno in settembre. Le organizzazioni di base (Rdb-Cub, Confederazione Cobas e Sdl) hanno già indetto uno sciopero generale per il prossimo 17 ottobre.
Casa, i soldi sono spariti
Il governo ha deciso di istituire un «fondo speciale di garanzia per l'acquisto della prima casa da parte di single con figli piccoli», ma dall'altro lato i soldi li ha fatti sparire: sono saltati infatti i 550 milioni per l'edilizia pubblica che erano stati previsti da un decreto legge del 2007.
Sanatoria per i redditi on line
Chi in primavera aveva pubblicato on line i redditi degli italiani (e anche chi li aveva scaricati per poi diffonderli a sua volta) non rischia più di venire sanzionato. La manovra ha infatti disposto una sanatoria «per gli elenchi, anche già pubblicati, concernenti i periodi di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2004». Bene per la sanatoria, ma sarebbe meglio pubblicarli ogni anno.


22 luglio 2008 - Il Tirreno

Una giornata di sciopero contro il governo
Cobas contro Brunetta: vuole il pubblico impiego alla gogna

PISA - Sarà un autunno caldo, promettono i Cobas. Ci sarà uno sciopero generale. Ad annunciarlo è il sindacalismo di base per il 17 ottobre: una giornata di mobilitazione a cui Confederazione Cobas, Cub/Rdb e Sdl invitano tutti i lavoratori per contrastare l’attacco ai dipendenti pubblici. «Il ministro Brunetta - sostiene Giovanni Bruno - ha dichiarato guerra ai lavoratori del pubblico impiego che, dopo essere stati esposti alla gogna e additati al ludibrio, vengono adesso aggrediti anche economicamente sul rinnovo del contratto nazionale per il triennio 2009-2011».
I «già miseri» 2.740 milioni di euro stanziati per i rinnovi (giudicati insufficienti anche dalla Cgil, dalla Cisl e dalla Uil) verranno ulteriormente alleggeriti di quattrocento milioni. E si sancisce inoltre definitivamente la "triennalizzazione" dei contratti.
«In questo modo - contesta Bruno - rinnovi che sarebbero stati calcolati su una base di inflazione programmata del 3,2 per cento (assolutamente insufficiente rispetto a un andamento che già registra punte del 3,6 per cento ufficiale per il 2008, mentre l’inflazione reale decolla verso il 5 per cento), vengono decurtati ulteriormente, mentre per alcuni comparti come la scuola la vacanza contrattuale viene "istituzionalizzata". Oltretutto, con la decurtazione del salario accessorio derivante dalla contrattazione di secondo livello si andrà a premiare i "meritevoli" e non si fatica a immaginarne i criteri di selezione "clientelari": sicuramente verranno premiati coloro che daranno meno "fastidio" all’amministrazione, che saranno più pronti a cedere sulla difesa dei diritti propri e degli altri lavoratori, che accetteranno di fare straordinari senza limite alcuno. Solo così infatti si potrà sostenere il blocco del turn-over e la decimazione degli organici (un assunto ogni 10 pensionamenti) negli uffici e nei servizi pubblici».
I Cobas sottolineano come «i sindacati della concertazione alzano oggi la voce dichiarandosi insoddisfatti e pronti alla mobilitazione, ma per una Cgil pronta allo sciopero c’è una Cisl che già getta acqua sul fuoco e soprattutto appare ridicolo che, dopo essersi dichiarati disponibili a discutere lo smantellamento del contratto nazionale, adesso si minaccino sfracelli per l’autunno».
Intanto, in attesa di vedere cosa faranno gli altri sindacati, i Cobas indicano una giornata di mobilitazione e di sciopero generale, il 17 ottobre appunto. «Quello - conclude Bruno - è l’appuntamento su cui chiediamo a tutti i lavoratori di convergere contro le false promesse dei sindacati concertativi».


22 luglio 2008 - Il Giorno

Impiegati pubblici in piazza: no al decreto anti-fannulloni
Oggi appuntamento al Verri e sit-in in Prefettura
di FABRIZIO LUCIDI

LODI — I DIPENDENTI pubblici lodigiani scendono in piazza. L’appuntamento è per oggi alle 9 nell’aula magna del liceo Verri di Lodi, in via San Francesco. Nel frattempo, un corteo di lavoratori dei settori di previdenza e sanità partirà dalla sede Inps in via Besana, per arrivare al «Verri». Di lì, gli impiegati si ricongiungeranno in un corteo che - secondo il progetto degli organizzatori - bloccherà per oltre un’ora corso Adda, per concludersi in un sit-in (dalle 10,30 alle 12) davanti alla Prefettura. I MOTIVI della protesta? «Bisogna dare la giusta risposta alla manovra governativa che destabilizza il lavoro pubblico tagliando i salari, riduce i servizi e li porta alla graduale privatizzazione, cambia la natura del rapporto di lavoro, blocca la contrattazione integrativa e minaccia il contratto collettivo nazionale di lavoro», scrivono i delegati della triplice sindacale (Cgil-Cisl-Uil), a cui si sono aggiunte Cisal e Confsal, sul volantino che annuncia la protesta. MASSIMILIANO CASTELLONE, segretario provinciale della Uil, rincara la dose: «Speriamo di portare centinaia di lavoratori in piazza contro il decreto legge del ministro Tremonti che, a causa dell’incapacità di colpire i fannulloni, punisce tutti». Castellone elenca i provvedimenti del Governo che, a suo avviso, sono ingiusti: «Il lavoratore in malattia dovrà stare in casa dalle 8 alle 20. Avrà solo una finestra, dalle 13 alle 14, per uscire. E i single che devono comprarsi i farmaci e fare la spesa?», si chiede. Ancora: «Nel 2009 è previsto il taglio di tutti i salari accessori. Senza alcuna concertazione, i diritti del pubblico impiego sono stati calpestati». NELLA LOGICA - accusano i sindacati - di incentivare l’utilizzo di strutture esterne di privati, nella sanità come nei servizi pubblici in generale. Salta anche il tetto di 36 mesi ai contratti a termine - secondo lo scenario dipinto da Michele Riccardi delle Rappresentanze sindacali di base - e i vincoli che imponevano di dare la precedenza, in eventuali assunzioni, a lavoratori atipici». E Giovanni Bricchi della Cgil attacca: «Il decreto dà un taglio anche ai diritti previsti dalla legge 104, che prevede permessi retribuiti per i lavoratori disabili o con familiari handicappati». Altra nota dolente, per i sindacati, è il ritorno ai ticket sanitari. Da queste lamentele nasce la protesta di oggi. L’obiettivo? Farsi ricevere dal Prefetto e presentare le nostre rimostranze, chiedendo che vengano riportare al Governo», spiega Eugenio Vicini della Cgil.


22 luglio 2008 - Il Messaggero

ROMA. In attesa di organizzare scioperi e manifestazioni per l’autunno, gli statali si scaldano i muscoli...
di PIETRO PIOVANI

ROMA - In attesa di organizzare scioperi e manifestazioni per l’autunno, gli statali si scaldano i muscoli. Hanno cominiciato ieri mattina i dipendenti del ministero della Salute, in rivolta per il taglio dei loro premi integrativi (in media ci rimetteranno 10 mila euro a testa) e per l’abolizione del loro dicastero (accorpato al Lavoro). Sono andati a manifestare davanti a Montecitorio, su iniziativa di Cgil, Cisl e Uil. Da ieri, per l’intera settimana, si terranno assemblee quotidiane in tutte le sedi dei Beni culturali, quindi fino a domenica i musei saranno aperti un’ora in meno.
Oggi tocca ai dipendenti della Giustizia, che organizzano un sit-in in via Arenula. Sempre oggi, assemblea dei lavoratori al ministero dello Sviluppo. Mercoledì sarà la giornata più animata: i lavoratori della Agenzie fiscali saranno in Piazza Montecitorio; i ministeriali invece andranno in via XX settembre, sotto le finestre del Tesoro, per una manifestazione tutta dedicata a Giulio Tremonti.
L’altro appuntamento colorito è previsto per lunedì 28: in serata è annunciata una fiaccolata di tutti i dipendenti pubblici da Piazza Venezia al Colosseo, mentre di mattina gli enti previdenziali si faranno sentire a Montecitorio.
Oltre ai sindacati confederali, hanno criticato il governo anche sigle autonome come la Confsal o l’Ugl. I cocer delle Forze armate e i sindacati di polizia sono scesi in piazza la settimana scorsa, così come gli statali autonomi di sinistra di Rdb Cub. Per il momento però il governo non sembra intenzionato a cambiare quanto scritto nel decreto Tremonti e nel successivo maxi-emendamento: tagli ai fondi per i premi e le promozioni, aumenti di stipendio modesti, assunzioni di nuovo bloccate o quasi, niente regolarizzazione per migliaia e migliaia di precari. L’unica novità possibile per i prossimi giorni è una convocazione dell’Aran: su mandato del ministro Brunetta, l’agenzia proporrà ai sindacati di aprire una trattativa sulla riforma del sistema contrattuale. Argomento che però Cgil, Cisl e Uil non vogliono affrontare in quella sede.


22 luglio 2008 - La Stampa

La prevista assemblea del personale ha bloccato ogni attività
All’Inps inutili attese davanti alla porta chiusa
di ANGELO VERRANDO

SAVONA - Una mattinata «nerissima», peraltro annunciata, quella di ieri per chi ha avuto bisogno degli uffici della Previdenza sociale di Savona. E una settimana che si conferma altrettanto difficile a causa della vertenza in atto del personale Inps di Savona, ma anche di Carcare, Finale e Albenga. Lo stato di agitazione discusso ieri dopo l’apertura degli sportelli per solo mezz’ora, prevede infatti che si possano svolgere assemblee improvvise sul posto di lavoro e la contestuale sospensione non annunciata del servizio, e pure possibili blocchi telefonici, con il rifiuto del personale di rispondere alle chiamate.
Una situazione pesante che solo ieri ha provocato molti disagi tra gli assicurati, molti dei quali si sono assiepati all’ingresso della sede di piazza Marconi in attesa della riapertura degli uffici, che tuttavia non c’è stata. I rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Cisal che hanno proclamato l’agitazione di tutto il personale, hanno annunciato che le forme di lotta proseguiranno per tutta questa settimana e per la prossima. Per le astensioni vere e proprie dal lavoro, tutto sembra invece rinviato a settembre in occasione della discussione della legge finanziaria 2009.
Per ora solo scioperi «striscianti», quindi, che danneggiano soltanto i cittadini. Non pensate che questa formula renda impopolare la vostra vertenza? «No - rispondono i sindacalisti -. Organizziamo ogni azione di protesta con il maggiore rispetto possibile degli assicurati, ai quali non vogliamo far pagare le decisioni che ci sono piombate addosso con il decreto governativo».
La questione è seria. Ai dipendenti Inps si prospetta una perdita secca di seimila euro all’anno con un taglio nelle indennità accessorie, ossia gli incentivi per produttività, l’indennità di malattia colpita pesantemente dal punto di vista normativo, e l’affidamento a società esterne del servizio di recupero dei crediti, ma anche la programmazione del sistema informatico. Tutte voci che il personale respinge con forza considerandole altrettanti espropri indebiti da parte dello Stato.
Nel documento conclusivo dell’assemblea di ieri, i sindacati della funzione pubblica «Giudicano inaccettabile il ricorso al decreto d’urgenza su materie per le quali è previsto il confronto sindacale quali il salario, le assenze per malattia e il part time».
Allarme per la vertenza in atto anche da parte del vertice politico dell’Inps. Il Comitato provinciale nella riunione convocata per oggi ha posto all’ordine del giorno lo stato di agistazione del personale. Il presidente Giampiero Meinero ha già annunciato piena solidarietà con i lavoratori e concreto sostegno alla loro vertenza. «L’unica risposta possibile - ha annunciato - è opporre alla campagna diffamatoria in atto i risultati raggiunti, quelli che definiamo piani di miglioramento dell’ente. Dati precisi che indicano come per la Previdenza sociale di Savona si possa solo parlare di passione per il lavoro e grande professionalità degli addetti ai vari settori».


22 luglio 2008 - Il Resto del Carlino

I portalettere bloccano gli straordinari: un mese d’inferno per le consegne

Ferrara - L’OBIETTIVO massimo è semplice: rivedere l’intera organizzazione produttiva dei portalettere, farli lavorare meglio, guadagnare di più e dare maggiore qualità al servizio. L’esito potrebbe però essere pesantissimo: poste nel caos per un mese, e poi chissà. Ecco qua la decisione dei Cobas pt-Cub. «Dopo 31 mesi di lotta nel settore contro il ‘famoso’ accordo delle prestazioni aggiuntive e sottopagate (la cosiddetta areola o abbinamento, ndr) — afferma pepatissimo il segretario provinciale Walter Finotello —, lottiamo contro Poste Italiane e i suoi alleati sindacali. L’obiettivo minimo, se non possiamo raggiungere quelli massimi, è almeno rendere i lavoratori liberi rispetto alle pretese aziendali di effettuare straordinario e aggiuntivi al posto di vere unità vive». E’ per questo che da sabato fino al 25 agosto i Cobas hanno proclamato un nuovo mese di sciopero dello straordinario e delle prestazioni aggiuntive, comunque chiamate e pretese, «tal che ogni portalettere si limiterà alla prestazione sulla propria zona di assegnazione o di applicazione quotidiana». Finotello chiude poi affermando che «se quanto scaturirà dalla nostra lotta sarà disagio ai cittadini, è da imputare alla gestione aziendale e alle scelte che sono scaturite sugli accordi nazionali dei sindacati di categoria».


22 luglio 2008 - Gazzetta di Parma

Confronto sul piano
Presto il faccia a faccia con i sindacati

Parma - Il faccia a faccia con i sindacati è questione di giorni. Entro fine luglio, al massimo nei primi giorni di agosto, l'assessore Lavagetto spera di convocare un tavolo per discutere sul merito della riorganizzazione.
«Se il sindacato spera di rimandare la trattativa a settembre - attacca l'assessore - vuol dire che i posti in più nei nidi arriveranno a settembre dell'anno prossimo». Le settimane in più chieste dalle organizzazioni sindacali per discutere con i dipendenti del servizio il piano del Comune sono un «lusso» che Lavagetto non vuole concedere.
In una lettera datata 26 giugno Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Rdb ribadivano però che questa «è la prima volta che si chiede alle organizzazioni sindacali di concertare una riorganizzazione in assenza del personale stesso».
E aggiungevano: «un'atteggiamento di chiusura dell'amministrazione rispetto alla nostra richiesta, sarebbe valutata come una precisa volontà di compiere atti unilaterali».
Lanciato in corsa l'assessore preme l'acceleratore sull'approvazione del piano anche verso le stesse famiglie. «Con loro manterrò il dialogo fino all'ultimo momento utile - spiega cercando di smorzare i toni - ma un amministratore non può delegare la sua responsabilità a un confronto con le famiglie».
Critiche alle posizioni dell'amministrazione sono arrivate ieri da Carla Mantelli del Pd.
«Questa amministrazione - sottolinea - si è presentata dicendo "la famiglia al centro", anche se questo si è rivelato solo uno slogan, perché il Comune considera la famiglia un'eterna minorenne ».(P.D.)


22 luglio 2008 - La Nuova Ferrara

Portalettere, nuovo sciopero indetto da Pt-Cub

Ferrara - «Se gli effetti della nostra lotta creeranno disagio per i cittadini (utenti), la colpa sarà da imputare alla gestione aziendale ed alle scelte che sono scaturite dagli accordi nazionali». Così si è espresso Walter Finotello, segretario provinciale Cobas pt-CUB riguardo il nuovo mese di sciopero previsto dal 26/07/08 al 25/08/08. «Dopo 31 mesi di lotta nel settore - si legge nella nota del Cobas pt - contro il «famoso» accordo delle prestazioni aggiuntive e sottopagate, continua la lotta contro Poste Italiane S.p.a ed i suoi alleati sindacali; il nostro obiettivo è rivedere l’intera organizzazione produttiva dei portalettere per farli lavorare nel migliore dei modi».


22 luglio 2008 - Varese news

Fino ad un centinaio di persone in piazza per rievocare i tragici fatti del G8 del luglio 2001
"Carlo vive": Genova sette anni dopo, tra processi e memoria

Busto Arsizio - "Una pallottola non uccide un'idea: Carlo vive", e ancora: "Bolzaneto in prescrizione, è questa la giustizia?", oppure "Abuso e tortura, assoluzione sicura". Questi alcuni degli slogan sugli striscioni visti questa sera in piazza San Giovanni, dove la manifestazione a ricordo dei fatti del G8 di Genova del 2001 ha avuto tutto il carattere pacifico e ordinato mancato nel capoluogo ligure. Un centinaio o quasi di persone hanno preso parte alla rievocazione, svoltasi con il breve intervento dell'avvocato Mirko Mazzali del Genoa Legal Forum e la proiezione del filmato OP-Ordine Pubblico (qui il trailer) che presenta i fatti più drammatici di quel 20 luglio 2001, fino all'assurda morte di Carlo Giuliani, attribuendo la responsabilità del caos e delle violenze, ben più che ai temuti black bloc, alle stesse forze dell'ordine. Polizia e Carabinieri descritti nel documentario come scoordinati, sia pure in una situazione "al limite", e violenti senza necessità, sulla base delle immagini che hanno fatto il giro del mondo, delle comunicazioni speso caotiche intercorse fra i comandi e di spezzoni degli interrogatori in aula nei processi fin qui celebrati. Il tutto sullo sfondo delle immagini di lanci di lacrimogeni, pestaggi feroci e insensati a suon di manganello, manifestanti che implorano misericordia insanguinati o sputano la loro rabbia impotente lanciando sassi e bastoni. «Sono stati puniti molto più severamente quelli che spaccavano le vetrine di quelli che spaccavano le teste» è l'amaro commento dell'avvocato Mazzali di fronte alle dure condanne ai manifestanti giudicati colpevoli di atti di teppismo e devastazione (110 anni a 25 imputati) e all'assoluzione di 30 dei 45 imputati per gli spregevoli fatti della caserma di Bolzaneto - quanto ai condannati la prescrizione è già dietro l'angolo. A settembre si dovrebbe giungere a sentenza per il parallelo processo sui fatti in assoluto più gravi, a parte l'episodio della morte di Carlo Giuliani: quelli della scuola Diaz, un assalto in piena regola, un caso di "macelleria messicana" con decine di feriti gravi che portano ancora oggi i segni di quella notte, ricorda Andrea Cegna, uno degli organizzatori della serata bustese. Chi ha dubbi si legga questa ricostruzione, e immagini quanto possa averne giovato l'immagine dell'Italia all'estero. «La scuola Diaz e Bolzaneto furono cose pianificate, esulano dagli scontri di piazza» sostiene Cegna. «In quei giorni i primi a violare le leggi sono stati proprio i tutori delle medesime, e ancora oggi la giustizia pare procedere al passo dei due pesi e delle due misure». Alla manifestazione, che ha visto, naturalmente, la presenza visibile ma discreta delle forze dell'ordine, hanno dato la loro adesione Gruppo Spontaneo Antifascista, Alterlist, Migrando, Sinistra Critica, Legambiente, RdB/CUB Prov di Varese e altri gruppi. Unico partito aderente i Verdi.


22 luglio 2008 - Il Sannio

Sub-aree: i richiami del PdL e le sottolineature di De Marco

Benevento - La questione sub-aree approda in Consiglio e l’opposizione già attraverso un documento fa sapere come la pensa in merito alla proposta ‘salva empasse’ della maggioranza (sblocco dei cantieri a fronte di un impegno formale a realizzare le urbanizzazioni). La questione sub-aree approda in Consiglio e l’opposizione già attraverso un documento fa sapere come la pensa in merito alla proposta ‘salva empasse’ della maggioranza (sblocco dei cantieri a fronte di un impegno formale a realizzare le urbanizzazioni).
"Un mea-culpa è sempre umanamente apprezzabile. La maggioranza di Pepe tenta di riportare in equilibrio il rapporto tra Comune e cittadino. Un ordine del giorno, quello della maggioranza, che rappresenta un timido tentativo di frenare la corsa e gli effetti di attività che potrebbero esporre il Comune di Benevento al serio rischio di pagare ingenti danni per eccesso di potere".
E’ il documento sottoscritto dai gruppi del PdL per mettere i puntini sulle ‘i’ rispetto ad una maggioranza che "ha così manifestato l’intenzione di porre un freno al processo destabilizzante, che colpisce interi comparti economici e che si riflette direttamente su lavoratori e famiglie.
Un’occasione di chiarezza, che per qualche incauta combinazione dirigenziale, rischia di tramutarsi in una debacle economica per l’ente. Non mancano, però, i tentativi incoscienti di chi fa politica attraverso sigle tanto note quanto vuote di contenuti e persone. Nella fattispecie, dunque, i rapporti tra Comune e cittadini vanno riportati in asse nel senso di articolare un indirizzo che: a) rimuova immediatamente gli ostacoli alla ripresa dei lavori in corso (magari eliminando dal testo "ove tanto possibile", cfr. punto 7 del testo della maggioranza); b) sospenda i lavori, ove necessario e ineludibile poiché sarebbero inapplicabili soluzioni diverse dall’abbattimento; c) estenda le verifiche a tutte le sub-aree del territorio; d) l’assessorato all’Urbanistica riferisca al Consiglio, con cadenza trimestrale, le attività di verifica e controllo effettuate, con rapporto dei risultati. Per tranquillità erga omnes, va sottolineato che, per quel che è dato sapere, le aree interessate sono tutte vocate all’edificazione.
L’annullamento dei permessi di costruire rappresenta, in ogni caso, un rimedio eccezionale e necessario, dovuto in presenza di edificazioni assoggettate a vincoli inderogabili e non monetizzabili".
Non lascia spazio ad interpretazione il pensiero del consigliere di maggioranza in quota Pd, esperto della materia, Sergio De Marco: "Il rilascio dei ‘permessi a costruire’ è avvenuto senza tener conto che nelle sub-aree è necessario procedere ad interventi di urbanizzazione preventiva da conseguirsi coerentemente mediante una ‘convenzione’ da stipularsi tra privati ed amministrazione comunale. L’attività edilizia priva dell’intervento urbanistico preventivo non tutela il pubblico interesse proteso alla realizzazione delle infrastrutture previste nella strumentazione urbanistica vigente. La pubblica amministrazione, pertanto, in ‘cambio’ del rilascio dei ‘permessi a costruire’ avrebbe dovuto pretendere la realizzazione della infrastruttura primaria e la relativa cessione gratuita al Comune. In assenza di tale adempimento si è pervenuti in alcune aree ad uno sviluppo urbanistico caotico. Non bisogna guardare alle responsabilità del passato ma alle responsabilità del futuro pervenendo, per quanto possibile, al conseguimento delle infrastrutture primarie. E questo salvaguardando nel contempo tutti i cittadini che hanno nella casa l’obiettivo più importante della loro vita. Per raggiungere tale obiettivo sarà necessario inserire ‘correttivi’ alla redazione del Puc conciliando gli interessi del privato con quelli della pubblica amministrazione. Nel contempo il Consiglio comunale non può inserirsi in un percorso amministrativo di competenza del relativo ufficio urbanistico che dovrà assumersi le responsabilità delle iniziative intraprese".
Nel corso della pubblica assise non manca qualche frizione tra il consigliere comunale Zarro e il presidente del Consiglio, Izzo. Zarro solleva gli scudi rispetto all’intervento del dirigente del settore, Lanni. ‘Un dirigente può partecipare ai lavori ma non intervenire’. Giovanni Izzo si appella all’art. 60 del regolamento comunale. Polemica archiviata o quasi.
E... intanto in aula, mentre si continua a discutere fino a tarda sera, circolano i volantini targati Rdb che, partendo dalla questione Puc, criticano l’assessore all’Urbanistica, Angelo Miceli. Tra una sferzata e l’altra, l’interrogativo: "... perché non si libera la Rotonda delle Scienze dai rovi? Con una modica spesa si recupererebbe uno spazio per cittadini e studenti".


21 luglio 2008 - Ansa

SCUOLA: IL 23 SIT-IN DOCENTI PRECARI DAVANTI MONTECITORIO

(ANSA) - ROMA, 21 LUG - Mercoledi' 23 luglio sit-in (dalle 11 alle 17) degli insegnanti precari davanti a Montecitorio. La protesta e' organizzata dai Comitati insegnanti precari (Cip) 4 dalla 'Rete docenti precari 11 luglio'. La categoria - sottolinea una nota dei Cip - dice no sia al piano dei tagli, previsto dal D.L. 112, sia al futuro sistema di reclutamento dei docenti, introdotto dal ddl 953 (Aprea). Questi provvedimenti stravolgeranno i diritti acquisiti da centinaia di migliaia di insegnanti precari, minando alla base il sistema dell'istruzione pubblica, edificato sulla liberta' dell'insegnamento. All'iniziativa - informano i Cip - hanno preannunciato la partecipazione il Cidi, i Cobas, la Gilda, la Cub Scuola, Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e la senatrice del Pd Mariangela Bastico.


21 luglio 2008 - Adnkronos

SCUOLA: MERCOLEDI' SIT-IN INSEGNANTI PRECARI DAVANTI MONTECITORIO
PROMOSSO DA CIP E RETE DOCENTI PRECARI

Roma, 21 lug. (Adnkronos) - Mercoledi', dalle 11 alle 17, sit-in degli insegnanti precari davanti a Montecitorio. A promuoverlo i Cip, Comitati Insegnanti precari, e la Rete docenti precari. La categoria, spiega una nota dei Cip, dice no sia al piano dei tagli, previsto dal D.L. 112, sia al futuro sistema di reclutamento dei docenti, introdotto dal ddl 953 (Aprea). Questi provvedimenti, sottolinea la nota, stravolgeranno i diritti acquisiti da centinaia di migliaia di insegnanti precari, minando alla base il sistema dell'istruzione pubblica, edificato sulla liberta' dell'insegnamento. All'iniziativa hanno confermato la loro adesione tutte le associazioni di categoria gia' presenti all'incontro dell'11 ed autrici del blog Rete docenti precari 11 luglio. Hanno, inoltre, preannunciato la loro partecipazione il Cidi, i Cobas, la Gilda degli Insegnanti, la Cub Scuola, Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e la senatrice del PD Mariangela Bastico.


21 luglio 2008 - Omniroma

LAVORO, RDB-CUB: «ISPETTORI EDILIZIA PUBBLICA E PRIVATA ALL'OSSO»

(OMNIROMA) Roma, 21 lug - La federazione RdB «denuncia la mancanza di volontà da parte del direttore della Direzione Provinciale del Lavoro di Roma ad incrementare il numero degli ispettori del lavoro, già ridotto all'osso, nei settori dell'edilizia pubblica e privata. Nel nuovo modello di organizzazione dell'Ufficio voluto dal direttore non sono stati, infatti, rimpiazzati i molti ispettori dell'edilizia assorbiti in questi anni dagli apparati burocratici ministeriali». «Nonostante l'esistenza di migliaia di cantieri a Roma e provincia e l'alto numero di infortuni e di omicidi sul lavoro che coinvolgono soprattutto i lavoratori stranieri - prosegue la nota - il nuovo direttore preferisce incrementare sensibilmente il settore del commercio, anch'esso piagato dal lavoro nero ma dove è assai meno accentuato il legame tra questo e le morti bianche mentre è più semplice produrre numeri da inserire nelle statistiche ad uso e consumo del governo in carica».


21 luglio 2008 - Spoleto online

ASSEMBLEA REGIONALE DEI PRECARI A SPOLETO
Mercoledi alla Festa dei Comunisti la coordinatrice nazionale della RdB-Cub Carmela Bonvino

Spoleto - All'assemblea parteciperà la Coordinatrice Nazionale della RdB-CUB settore precariato Carmela Bonvino e sarà una delle tappe regionali per fare il punto della situazione e preparare una Assemblea Nazionale a settembre. Infatti, è indispensabile una incisiva ripresa della mobilitazione dei precari della Pubblica Amministrazione, che sono ancora circa 300.000, nella sanità, nei vigili del fuoco, nelle scuole, nelle università ed enti di ricerca, negli enti locali e nei Servizi sociali. Il Governo Berlusconi, con l'approvazione del D.P.F., del D.D.L. Fiscale e del D.L. 112, sta prevedendo il blocco delle possibilità di stabilizzazione soprattutto di Co.Co.Co., interinali, L.S.U., cantieristi, ricercatori, precari della scuola. In sostanza, un deciso passo indietro anche rispetto alle Finanziarie 2007 e 2008 del Governo Prodi che, dopo strombazzanti annunci in campagna elettorale e la grande manifestazione di lavoratori precari organizzata dalla RdB-CUB, avevano previsto un "misero" 5% di stabilizzazioni. Il risultato delle Leggi e circolari sarà inevitabilmente, oltre alla conferma delle norme "ammazzaprecari" e di nuove esternalizzazioni e privatizzazioni, la riduzione e persino il blocco del turn over, il taglio alle risorse e agli organici. Gli ultimi provvedimenti spingono decisamente, piuttosto che alle stabilizzazioni, al mancato rinnovo dei contratti e al licenziamento alla scadenza degli stessi. Inoltre, alla situazione dei lavoratori precari tipici della P.A., si aggiungono le difficoltà dei lavoratori del "privato"(assunti anche per poche settimane) e dei lavoratori dipendenti dalle Cooperative sociali, che svolgono attività e servizi esternalizzati dagli Enti Locali e dalla P.A. in generale. Non si attenua, in Umbria, il restringimento di diritti dei soci-lavoratori delle coop., che si estrinseca quasi sempre con misure apparentemente consone, ma che nascondono imposizioni di orari impossibili, discriminazione e ghettizzazione dei soci che segnalano problemi di sicurezza sul lavoro (come accaduto alla coop. "Il cerchio"), fino al licenziamento di fatto con la comunicazione al socio-lavoratore del posizionamento "a zero ore". A questo attacco alla dignità e alle prospettive di vita di centinaia di migliaia di lavoratori, l'unica risposta possibile è una forte mobilitazione e rilanciare una vertenza nazionale per l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari, la reinternalizzazione di attività e il rispetto dei diritti e della sicurezza di tutti i lavoratori.
LA RdB-CUB DELL'UMBRIA INVITA TUTTE LE REALTA' DEL PRECARIATO A PARTECIPARE ALL'ASSEMBLEA.


21 luglio 2008 - Corriere Economia

Diario sindacale a cura di Enrico Marro
Il doppio passo sulla riforma contrattuale
La Cisl accelera. La Cgil prende tempo. Rinaldini, Cremaschi e Nicolosi sono invece nettamente contrari

Mercoledì, a 15 anni esatti dalla firma del protocollo del 23 luglio 1993, Cgil, Cisl e Uil riuniranno le segreterie unitarie per fare il punto sullo stato della trattativa con la Confindustria per riformare proprio quell'accordo. A qualche chilometro di distanza, i vari pezzi della sinistra Cgil si ritroveranno invece in assemblea per manifestare tutta la loro contrarietà all'ipotesi di un'intesa con la Confindustria sulla riforma del modello contrattuale. Così mentre Guglielmo Epifani (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) dovranno guardarsi negli occhi è decidere se fare sul serio, come vuole la Cisl, o prendere tempo, come vuole la Cgil, Gianni Rinaldini , segretario della Fiom-Cgil (metalmeccanici), Gianni Cremaschi, leader della minoranza «Rete 28 Aprile», Nicola Nicolosi , capo dell'altra minoranza della sinistra Cgil «Lavoro-Società», si ritroveranno, insieme ai loro seguaci, tutti dalla stessa parte: contro la riforma. Cioè nel ruolo un po' paradossale di dover difendere l'assetto attuale della contrattazione, che hanno combattuto fin dal '93, ritenendolo alla fine il male minore rispetto a un riordino che, temono, indebolirebbe il contratto nazionale.
Inizialmente le sinistre Cgil aveva convocato l'assemblea presso la sede della stessa confederazione a corso Italia, ma poi hanno spostato l'appuntamento al più capiente Auditorium di via dei Frentani. «Lo abbiamo fatto — spiega Cremaschi — visto il gran numero di partecipanti che si annuncia ». Ma probabilmente hanno pesato anche ragioni di opportunità, visto che la segreteria unitaria Cgil, Cisl e Uil potrebbe riunirsi proprio a corso Italia. All'Assemblea di via dei Frentani interverranno economisti e studiosi di relazioni industriali come Luciano Gallino , Massimo Roccella, Riccardo Realfonzo
e Felice Roberto Pizzuti .
Giovedì 24 dovrebbe invece riprendere la trattativa fra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Bonanni vorrebbe aprire una fase negoziale no stop nel tentativo di trovare un intesa sul nuovo indice di inflazione prima della pausa estiva, Epifani frena. E probabilmente lo farà ancora di più alla luce della pressione delle sinistre Cgil che, messe tutte assieme, pesano per circa il 20 per cento nel direttivo della confederazione.
Nel frattempo si moltiplicano i segnali di divisione nel sindacato, soprattutto nelle categorie. La Uilm (metalmeccanici) guidata da Tonino Regazzi ha presentato una piattaforma separata per il rinnovo del contratto integrativo del gruppo Fincantieri. Una scelta «unilaterale e senza precedenti», dice Sandro Bianchi della Fiom-Cgil. Il fatto è che i sindacati sono da tempo divisi sulla sorte del gigante pubblico della cantieristica, con la Uilm che è l'organizzazione più schierata con l'azienda a favore della quotazione in borsa e la Fiom che si oppone.
La Uiltucs (commercio), guidata da Brunetto Boco , e la Fisascat-Cisl di Pierangelo Raineri , hanno invece già chiuso il contratto separato con la Confcommercio, lasciando fuori la la Filcams- Cgil, che aveva chiesto una consultazione dei lavoratori sulle proposte imprenditoriali che prevedono obblighi più stringenti per il lavoro di domenica.
La Cub denuncia intanto che nel nuovo contratto di lavoro ci sarebbe una clausola, condivisa da Cisl e Uil, per impedire alle organizzazioni non firmatarie del contratto di poter indire le elezioni delle Rsu. In passato i sindacati di base hanno vinto cause del lavoro contro clausole simili. Contro Gianni Rinaldini, segretario della Fiom-Cgil, (metalmeccanici).


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