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Il Sindacato di Base e Indipendente

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13/07/08

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dicono di noi - le notizie
dal 1 al 10 luglio 2008

10 luglio 2008 - Omniroma

CASA, ASIA-RDB: SFRATTATA 78ENNE «ADOTTATA» DA SAN LORENZO

(OMNIROMA) Roma, 10 lug - «Questa mattina, la signora Maria Luisa, di 78 anni, è stata sfrattata con forza pubblica da un appartamento in via dei Marrucini, in cui ha vissuto per 50 anni. Le motivazioni addotte dall'ufficiale giudiziario sull'impossibilità di applicare il decreto di proroga degli sfratti, attualmente in vigore, sono assolutamente inconsistenti». Lo comunica Asia-RdB. «Ancora una volta - aggiunge - l'interesse privato ha prevalso sul diritto all'abitare, nonostante l'anziana signora rientri tra i soggetti tutelati delle cosiddette categorie protette e mentre l'amministrazione comunale si appresta a votare, il 14 luglio, l'ordine del giorno sugli sfratti firmato lunedì scorso dai capi gruppo di maggioranza e opposizione. Uno sfratto, come tanti altri, in una città disattenta o forse ormai abituata al dramma dell'emergenza abitativa. La signora Maria Luisa è già stata uccisa giorno dopo giorno dai continui accessi dell'ufficiale giudiziario e adesso andrà a morire definitivamente in una casa di riposo fuori Roma, dove la stanno accompagnando con la forza». «La soluzione, trovata sostanzialmente dalla nipote, anche se comprensibile non è accettabile per Maria Luisa che, come migliaia di altri residenti storici allontanati brutalmente dal luogo in cui hanno trascorso un'intera vita, non vuole lasciare dopo 50 anni i suoi affetti, le sue relazioni, le sue certezze - prosegue la nota - Maria Luisa è inoltre più che una residente storica: è stata adottata con un'iniziativa pubblica dall'ex presidente del Municipio III, Orlando Corsetti, come cittadina protetta di San Lorenzo». «Oggi un altro appartamento è stato sottratto agli abitanti storici e consegnato alla speculazione. Tanti auguri alla proprietaria, che potrà finalmente affittarlo a caro prezzo a qualche studente di turno», conclude Asia.


10 luglio 2008 - Ansa

INCIDENTI LAVORO: OPERAIO ATM FERITO MENTRE RIPARA AUTOBUS

(ANSA) - MILANO, 10 LUG - Un operaio dell'officina del deposito Atm di viale Sarca si è ferito ad un dito durante i lavori di manutenzione di un autobus. Secondo i Cobas-Cub, che hanno dato la notizia, l'operaio si è ferito perdendo la falange del dito media della mano destra a a causa del cattivo funzionamento delle botole che servono per alloggiare gli operai durante i lavori. Secondo la ricostruzione del sindacato il meccanico si ècalato nella buca assieme a un collega e, mentre tentava di sbloccare la botola, ha inavvertitamente messo le mani nel raggio di azione del pistone automatico privo di protezioni. Quest'ultimo è scattato all'improvviso e gli ha schiacciato la prima falange«. L'Atm, che sta ricostruendo la dinamica dell'accaduto ha invece ridimensionato il fatto e ha spiegato che all'operaio non è stata amputata la falange ma ha subito solo la perdita dell'unghia.


10 luglio 2008 - Italia Sera

Ieri mattina protesta al quartiere Tor di Nona: no alla vendita delle case popolari
Ater, la rabbia degli inquilini
Il sindacato Asia RdB contro il presidente Petrucci
di Claudia Rosati

Roma - L’emergenza abitativa nella Capitale è giunta ad un livello molto preoccupante. In particolare nell’ occhio del ciclone le abitazioni dell’Ater. Dopo l’insurrezione per il non funzionamento degli ascensori nelle case di Pietralata, ora è volta della protesta a Tor di Nona.
"Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) decine di inquilini delle case popolari e il sindacato Asia RdB hanno presidiato la sede centrale dell'Ater, in via Tor di Nona 1, per chiedere che venga fermata la vendita del patrimonio pubblico e che l'Ater diventi un'agenzia per il diritto all'abitare, gestita direttamente da Comuni e Municipi".
Lo afferma, in una nota, Asia Rdb. "Fermiamo la vendita del patrimonio pubblico, dismettiamo Petrucci e l'intero cda, trasformiamo l'Ater da azienda in agenzia per il diritto alla casa", si legge su uno striscione - prosegue la nota - Gli inquilini hanno apposto sigilli alle porte e agli ascensori con su scritto: pignorato.
In una città già stremata da un'emergenza abitativa dilagante e da un mercato degli alloggi inaccessibile sia all'affitto che all'acquisto per sempre più ampie fasce di cittadini, il ruolo delle amministrazioni pubbliche e di un'azienda come l'Ater è infatti a dir poco sconcertante. Le indicazioni della Finanziaria berlusconiana o tremontiana erano chiare: vendere il patrimonio ex Iacp.
Petrucci è il più fiero esecutore dell'ordine e più che pensare agli inquilini si preoccupa della cassa. È pronto a vendere buona parte del patrimonio per risanare il debito ed è anche pronto ad aumentare l'affitto a chi rimane inquilino di una casa Ater, nonostante il degrado delle strutture, la manutenzione carente e perfino il blocco degli ascensori. La Regione Lazio ha una funzione fondamentale dentro questa situazione. Non può schierarsi a difesa di Petrucci contro Alemanno solo per affinità politica, ma deve assolutamente voltarsi dalla parte degli inquilini e dalla parte di chi oggi soffre in emergenza abitativa. Il patrimonio pubblico non solo va difeso da atteggiamenti aziendalistici ma va rilanciato con risorse adeguate, già a partire dalla prossima Finanziaria regionale. Le amministrazioni devono gareggiare tra loro facendo prevalere l'interesse pubblico su quello privatistico e sostenere assieme la necessità che il governo Berlusconi, invece di chiedere il taglio delle case popolari, avvii un piano casa all'altezza della situazione".


10 luglio 2008 - EPolis Roma

Emergenza casa. Il presidente d'accordo con l'assessore: «Finalmente una prospettiva diversa»
Ater, Petrucci appoggia Di Carlo "Sì a un'agenzia per gli affitti"
Protesta dell'Asia Rdb: «Non si può dismettere il patrimonio per fare cassa»
di Marta Rossi
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Roma - La Regione chiama, l'Ater risponde. Il giorno dopo la proposta dell'assessore alla Casa Mario Di Carlo sulla possibilità da parte dell'Ater di acquistare le case per poi gestire il patrimonio abitativo, il presidente Luca Petrucci si dice d'accordo. "Penso che sia una buona idea, una prospettiva diversa per questa azienda che dopo 103 anni ha un obiettivo nuovo": dice Petrucci, "a Roma sono solo 11mila gli inquilini che hanno un vero bisogno della casa popolare. Credo - prosegue - che un'agenzia per gli affitti possa calmierare il mercato, fermo restando che deve esserci un ricambio". E la trasformazione dell'Ater in agenzia per gli affitti sarebbe un "segnale - dice ancora il presidente - per una fascia diversa di mercato, quella dei 40mila euro. In questo modo, ci sarebbe una distribuzione equa con servizi decenti. Perchè stare in una casa popolare non vuol dire non pagare niente". E gli ascensori? "Sono ripartiti, lo sblocco è stato fatto. E, soprattutto, la Gerit non ha dato i 500mila euro: quella era solo una boutade". Intanto, è in corso l'assegnazione per i lotti delle case di Ponte di Nona: entro luglio verranno consegnati 134 appartamenti. A sostenere la proposta di Di Carlo, però, non è stato solo Petrucci. Con un presidio sotto gli uffici dell'Ater, si sono fatti sentire anche gli inquilini dell'Asia Rdb, che mercoledì prossimo sposteranno la protesta alla Regione. Messi (simbolicamente) i sigilli agli ascensori e "pignorato" il palazzo dell'Ater, i sindacalisti chiedono la chiusura dell'azienda e la trasformazione "in un’agenzia per il diritto alla casa, gestita direttamente da comuni e municipi". "Noi stiamo difendendo le case popolari", dice Angelo Fascetti di Asia Rdb. "Chiediamo di fermare la vendita del patrimonio pubblico - aggiunge Pasquale Nappo, sindacalista di base presente al presidio insieme con Paolo Di Vetta - In una città già stremata da un’emergenza abitativa dilagante e da un mercato degli alloggi inaccessibile sia all’affitto che all’acquisto per sempre più ampie fasce di cittadini, il ruolo delle amministrazioni pubbliche e di un’azienda come l’Ater è infatti a dir poco sconcertante". "Le indicazioni della Finanziaria berlusconiana o tremontiana erano chiare - dicono ancora dal sindacato -: vendere il patrimonio ex Iacp. Petrucci è il più fiero esecutore dell’ordine e più che pensare agli inquilini si preoccupa della cassa. È pronto a vendere buona parte del patrimonio per risanare il debito ed è anche pronto ad aumentare l'affitto a chi rimane inquilino di una casa Ater, nonostante il degrado delle strutture, la manutenzione carente e perfino il blocco degli ascensori. La Regione Lazio ha una funzione fondamentale in tutta questa situazione. Non può schierarsi a difesa di Petrucci contro Alemanno solo per affinità politica, ma deve assolutamente voltarsi dalla parte degli inquilini".


10 luglio 2008 - La Nazione

OLTRE L'85 per cento dei vigili urbani ieri ha incrociato le braccia, almeno secondo i sindacati

Firenze - Una cinquantina hanno partecipato al presidio nel piazzale di Porta al Prato, dove ha sede la centrale. Alla base della protesta, le rivendicazioni relative alla sicurezza nello svolgimento del loro lavoro. «Nelle fasce orarie tra le 7,30 e le 9,30 e poi, di sera, tra le 17,30 e le 19,30 — afferma il Siapol, il Sindacato autonomo di polizia — non c’erano più di 4 o 5 vigili in divisa in servizio». I sindacati si sono detti «molto preoccupati» per i 50 vigili precettati ieri sera per il concerto di Ligabue allo stadio Franchi. «Dovranno spiegarci — ha sostenuto l’Rdb — perchè alcuni dei precettati presteranno servizio in zone della città che non hanno niente a che vedere con il concerto».


10 luglio 2008 - Corriere della Sera

La protesta. «Sigilli» alla sede Ater

Roma - Sit-in ieri mattina davanti alla sede di via di Tor di Nona di Asia Rdb. I manifestanti hanno simbolicamente «sigillato» l'ingresso per protesta contro le dismissioni di immobili.


10 luglio 2008 - Il Gazzettino

Venezia. Oltre sei milioni di euro di risarcimento...
di Nicoletta Benatelli

Venezia - Oltre sei milioni di euro di risarcimento del danno sono stati richiesti dagli avvocati di parte civile al processo per le morti da amianto ai cantieri navali ex Breda ora Fincantieri. Le cifre chieste ieri, durante l'udienza tenutasi alla sede mestrina del Tribunale (nella foto), davanti al giudice monocratico Barbara Lancieri, vanno a sommarsi ai dieci milioni di euro già richiesti dagli avvocati in rappresentanza di altre parti civili.Per l'avvocato Marco Giacomini, parte civile per la Provincia di Venezia, sono stati danneggiati i patrimoni naturali, la polvere di amianto è stata diffusa in vari spazi: negli ambienti di lavoro nell'area dove sorgono i cantieri, nei mezzi di trasporto dove gli operai sono saliti portando con sé le tute intrise di fibre e perfino nell'aria che è stata poi respirata da molti. L'avvocato Giacomini ha chiesto una provvisionale di 1.250.000 euro per il risarcimento del danno ambientale, a cui si somma la richiesta di danni, patrimoniali e non, per 180.000 euro. «Gli imputati ex dirigenti Breda e Fincantieri sono colpevoli di gravi omissioni - ha ricordato l'avvocato Laura Mara, parte civile per l'associazione Medicina Democratica. - Non hanno fatto eseguire adeguate pulizie dei luoghi di lavoro, non sono state applicate cappe di aspirazione delle polveri, né gli operai sono stati dotati di adeguati mezzi di protezione e nemmeno si è organizzato un lavaggio aziendale delle tute intrise di fibre. Così poi quelle stesse fibre sono state respirate dalle moglie dei lavoratori, che erano solite strofinarle e lavarle a mano, e tre di quelle donne sono morte e sono casi oggetto di questo processo». L'avvocato Mara ha chiesto 250.000 euro di risarcimento per Medicina Democratica e 150.000 euro per il sindacato unitario di base. «Gli imputati non hanno mai perseguito la riduzione dell'esposizione degli operai, anche se si sapeva della cancerogenicità dell'amianto dal 1964 - ha concluso l'avvocato di parte civile Annamaria Marin, che ha chiesto un risarcimento di 150.000 euro per l'associazione esposti amianto di Venezia. - Gli imputati non hanno rispettato le norme di sicurezza, in vigore almeno dal 1927, e le loro omissioni hanno causato le morti delle vittime poiché gli operai e le loro mogli sono stati oggetto di una esposizione incontrollata alle polveri di amianto».Oltre due milioni di euro è la cifra richiesta come risarcimento del danno dall'avvocato Maurizio Menegatti, parte civile per l'Inail. In rappresentanza della Fiom Cgil, l'avvocato Angelo Pozzan ha chiesto un risarcimento di 335.000 euro; mentre per la Fim Cisl e per la segreteria territoriale della Cisl, l'avvocato Elio Zaffalon ha chiesto complessivamente 400.000 euro. In rappresentanza dell'associazione nazionale esposti amianto, l'avvocato Amedeo Zamboni ha chiesto un risarcimento di 200.000 euro, mentre ammonta a due milioni di euro la richiesta di risarcimento per i congiunti dell'ex operaio Bruno Stocco.Nelle prossime udienze, il 16 ed il 18 luglio, sono in programma le arringhe degli avvocati delle difese. La sentenza sarà pronunciata il 21 luglio in aula bunker a Mestre.


10 luglio 2008 - Tempo Stretto

Atm. I lavoratori che stamattina hanno occupato la sala consiliare dell'Azienda continuano a chiedere stipendio di giugno e quattordicesima
Orsa Trasporti, Ugl, Cub Trasporti e Rsu Atm: "La tragica condizione economica in cui versa l’Azienda non consente di affrontare le emergenze. Basta rimbalzi di responsabilità"
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Messina - Non si placa il clima di protesta all’Atm, dove i lavoratori continuano a rivendicare l’erogazione dello stipendio di giugno e della 14° mensilità. Ed invariate restano anche le preoccupazioni più volte espresse da Orsa Trasporti, Ugl, Cub Trasporti e Rsu Atm. L’incontro avuto con il Direttore Generale dell’Atm Claudio Conte, tenutosi a seguito dell’occupazione spontanea messa in atto dai dipendenti, è stato considerato inconsistente e orientato unicamente a comunicare all’esterno un clima disteso che nel concreto non esiste. Secondo i sindacati la tragica condizione economica in cui versa l’Azienda Trasporti non consente di affrontare le emergenze, con i continui rimbalzi di responsabilità fra la Dirigenza Aziendale, l’Amministrazione Comunale e la Regione Sicilia. "Con la clamorosa quanto fallimentare caccia al lavoratore fannullone - si legge in un comunicato firmato dalle quattro sigle - non si è riusciti a trovare un credibile capro espiatorio. Adesso sarebbe il caso di aprire un’inchiesta seria per individuare i veri responsabili dell’annunciato crac al quale si avvia pericolosamente l’azienda pubblica del trasporto locale". In buona sostanza la dirigenza aziendale ha declinato ogni responsabilità dichiarando di aver ottemperato, nei tempi previsti, alla prassi necessaria per ottenere i contributi dovuti all’Atm, mentre dal Comune e dalla Regione non si ha alcuna comunicazione in merito. Intanto i lavoratori restano senza stipendio e sono costretti anche al lavoro straordinario per esigenze di ordine pubblico, come verificatosi in occasione del concerto di Vasco Rossi. "Per quanto esposto restiamo a sostegno dei lavoratori impegnati nell’occupazione - concludono i sindacati - e rinnoviamo la richiesta di convocazione al Sindaco Buzzanca al fine di concertare gli interventi opportuni per superare le emergenze e tracciare un percorso comune per il definitivo rilancio dell’azienda".


10 luglio 2008 - Nettuno Press

ATM, DIPENDENTI SENZA STIPENDIO OCCUPANO SALA CONSILIARE
L'azione avviene in segno di protesta in quanto ad oggi non si registrano novità in merito al pagamento dello stipendio di giugno e della quattordicesima mensilità che dovrebbe essere corrisposta ai dipendenti

Messina - Nessuna sostanziale novità per i dipendenti dell'Azienda Trasporti in merito al pagamento dello stipendio di giugno e della quattordicesima mensilità che dovrebbe essere corrisposta in questi giorni. I lavoratori hanno così occupato simbolicamente, in segno di protesta, la sala consiliare dell’Atm. Dopo la richiesta di collaborazione del commissario Manna alle Organizzazioni Sindacali durante la presentazione di rito avvenuta alcuni giorni fa, all’Atm regna un silenzio che preoccupa i 700 dipendenti e le loro famiglie. "Ma ancora di più – rilancia il Coordinamento Aziendale Atm della Fit Cisl di Messina – preoccupa il destino di un’azienda le cui sorti sembra non interessino a nessuno. Assistiamo a una crisi stagnante che parte da lontano e che si è aggravata dal susseguirsi di gestioni temporanee e commissariali che non hanno consentito di predisporre un serio piano di risanamento per la riorganizzazione e il rilancio dell’azienda. L’immagine attuale che si offre dell’Atm ai cittadini è quella di un’azienda di fannulloni. Un’immagine che fa crescere tra i dipendenti rabbia e indignazione. All’azienda – conclude il Coordinamento Aziendale della Fit Cisl – chiediamo di pensare a migliorare i servizi, rendere più sereno l’ambiente lavorativo e dare, con la stessa tempestività che ha mostrato nel controbattere al sindacato le percentuali di adesione a uno sciopero peraltro nazionale, anche un’adeguata e dovuta comunicazione sui tempi previsti per l’erogazione delle spettanze".


10 luglio 2008 - Corriere del Veneto

Morti per l'amianto Familiari di operai, sindacati, enti locali, lo Stato: tutti hanno presentato le richieste
Manager Breda: 21 milioni di danni
Il pm Pipeschi: «Sicurezza violata per essere competitivi sul mercato». Si sono concluse ieri le arringhe dei legali delle parti civili per la morte di nove operai e di tre mogli
di Alberto Zorzi

MESTRE – Non ci sono solo i quasi quarant'anni di carcere chiesti complessivamente dal pm veneziano Gianni Pipeschi, ma anche più di 21 milioni di euro per le parti civili. Nelle prossime due udienze, che si terranno il 16 e il 18 luglio, gli avvocati dei sette dirigenti della Breda (oggi Fincantieri) avranno tempo e modo per difendere i propri assistiti, ma la conclusione della parte accusatoria è impressionante. Dopo la requisitoria del 25 giugno scorso di Pipeschi – che accusa i sette a vario titolo dell'omicidio colposo di nove operai e di tre mogli per mesotelioma pleurico (dovuto all'inalazione di fibre di amianto) e di omissioni in materia di sicurezza sul lavoro – mercoledì scorso e ieri si sono concluse le arringhe degli avvocati di parte civile, con pretese milionarie.
Danni agli enti
le prestazioni erogate ai malati, mentre per il secondo il conto è stato di un milione 427 mila, la maggior parte per i danni ambientali. Sui costi sostenuti dal sistema sanitario regionale per la cura e la sorveglianza dei malati ha puntato anche l'avvocato Marco Vassallo, che per Palazzo Balbi ha chiesto 850 mila euro, oltre a 250 mila euro per il Comune di Venezia. Danni patrimoniali e soprattutto danni di immagine sono stat i chiesti dai sindacati: 335mila euro dalla Fiom-Cgil (avvocato Angelo Pozzan), 200mila l'una per Fim-Cisl e Ust-Cisl (Elio Zaffalon), Enti e sindacati hanno chiesto somme per circa 6 milioni di euro. Pesantissime le richieste dell'Inail e della Provincia di Venezia, rappresentate rispettivamente dagli avvocati Maurizio Menegatti e Marco Giacomini: il primo ha chiesto 2 milioni di euro, di cui 1,5 per 150mila per i Cub (Laura Mara). Lo stesso avvocato Mara ha chiesto anche 250mila euro per Medicina democratica, mentre Anna Maria Marin e Amedeo Zamboni hanno chies to complessivamente 350mila euro per le associazioni di esposti all'amianto, provinciale e nazionale.
Scelta precisa
Lo Stato aveva già «presentato il conto» due settimane fa, quando l'avvocato Giampaolo Schiesaro aveva richiesto una provvisionale di 5 milioni di euro come anticipo di quei 15,3 milioni di euro che, secondo una perizia, sarebbero stati la spesa necessaria per garantire la sicurezza. «Non avendo fatto nulla, Fincantieri quasi raddoppiava il ritmo di produzione », aveva detto. «Le violazioni alle normative sulla sicurezza sono state il frutto di una scelta imprenditoriale ben precisa – aveva invece spiegato il pubblico ministero – per essere sempre più competitivi sul mercato, anche mettendo a rischio la vita degli operai». Le otto famiglie che sono rimaste nel processo di fronte al giudice Barbara Lancieri come parti civili – altre hanno accettato risarcimenti di poco più di 30mila euro a congiunto – hanno invece chiesto complessivamente 10 milioni e mezzo di euro, con gli avvocati Manderino, Cornelio, Azzarini, Fiorentino e Graldi.
Gli imputati
Il pm Pipeschi ha chiesto sei anni e due mesi di reclusione per Rinaldo Gastaldi (ex direttore dello stabilimento); cinque anni e dieci mesi per Carlo Maria Ramacciotti (ex direttore generale); cinque anni e sei mesi per l'attuale presidente della Fincantieri e di Assindustria Trieste Corrado Antonini (ex direttore generale), per Antonino Cipponeri (ex direttore di stabilimento), per Enrico Bocchini (ex presidente) e per Mario Bigi (ex direttore); cinque anni e quattro mesi per Marcello Olivi (ex presidente).


10 luglio 2008 - Il Sole 24 Ore

Flessibili? Sì, ma di qualità
I giovani convivono con il precariato e chiedono posti coerenti con gli studi
di Serena Uccello e Massimiliano Del Barba

La Francia archivia definitivamente le 35 ore. La maggioranza d'Oltralpe è riuscitainfatti a far passare la riforma che deroga alla contrattazione aziendale la definizione dell'orario di lavoro (si veda Il Sole 24 ore di ieri). Una svolta nelle relazioni industriali francesi, ma soprattutto il definitivo superamento di un modello che, in parte, è stato anche una bandiera del sindacato europeo. Tutto questo a poche settimane dall'approvazione di una direttiva europea che alza, di fatto, a 60 il tetto massimo di ore di lavoro settimanali. E nei giorni in cui l'Italia avvia la sperimentazione sulla defiscalizzazioni degli straordinari introducendo così, nella sostanza, una dilatazione degli attuali tempi di lavoro.
Tre esempi di riforme o piuttosto tre segnali di una trasformazione che forse più che essere in atto e già compiuta. Si compie cioè il superamento, pieno, del "lavorare meno per lavorare tutti". I dati sull'occupazione ( in questi anni in costante aumento) hanno infatti ampiamente dimostrato che nonè l'orario di lavoro a incidere sullo sviluppo dei posti di lavoro. È invece la crescita, o le leggi che governano il mercato del lavoro cominciando dalle regole sui contratti –a incidere sui tassi di occupazione e disoccupazione.
Professionisti-dipendenti
Una consapevolezza che coincide anche con la creazione di una nuova mentalità, cultura, generazione. Una generazione "flessibile", che pur nella ricerca delle certezze contrattuali, percepisce la prestazione professionale spesso svincolata dall'inquadramento orario. È certo una generazione che sempre più spesso deve fare i conti con il precariato e che conosce l'importanza della stabilità, ma che tuttavia ha definitivamente messo da parte l'obiettivo del posto fisso e soprattutto della prestazione fissa. Il modello "cartellino timbrato 9-17" sembra perdere consistenza. Basta percorrere l'Italia da Nord a Sud e ascoltarne le storie per comprenderlo.
Si parte da Brescia, fino a qualche tempo fa considerata il terzo motore industriale del Paese e ora in pieno processo di terziarizzazione. L'Università locale laurea ogni anno decine e decine di aspiranti avvocati: troppi perché il mercato riesca ad assorbirli. Così molti scelgono percorsi di carriera alternativi. È il caso di Bruno, classe 1978: «Dopo tanta fatica per ottenere la laurea in giurisprudenza e relativo master - racconta - oggi collaboro, con partita Iva, con un intermediario finanziario bresciano che opera nel settore degli Npl (Non Performing Loans) e mi occupo di Credit Risk Manager presso la Divisione contenzioso - Area recupero crediti ». Per un laureato in giurisprudenza, «riciclarsi nel recupero crediti costituisce continua - da un lato una sconfitta (perché a nessuno piace andare a chiedere i soldi ai debitori), dall'altro una possibilità,poiché la libera professione è oggi più che mai un lusso per pochi». C'è una cosa che però preoccupa Bruno ed è quella di essere un libero professionista trattato da dipendente: orario stabilito dall'alto, compensi stabiliti dall'alto, periodi di ferie stabiliti dall'alto.«Mi definirei - conclude - un professionista liberamente subordinato, ma vale la pena di seminare a testa bassa con la speranza di raccogliere in futuro».
Tra insicurezza e speranze
L'approccio di questa generazione al lavoro appare duplice: problematico, e carico d'insicurezza, ma al tempo stesso comunque positivo. Dall'altra i dati sull'andamento della disoccupazione per i giovani tra i 25 e i 34 anni sono confortanti: un progressivo ridimensionamento tanto per gli uomini (dal 7,8% del 2003 al 6% del terzo trimestre 2007) che per le donne (dall'13,4%al 9,9).L'ansia dominante, dunque, più che quella di un inserimento, è piuttosto legata alla qualità di questo inserimento.
Dal marzo del 2007 il servizio call center di Wind di Sesto San Giovanni (Milano) è stato esternalizzato a Omnia Service Center. Nelle ultime elezioni per il rinnovo delle Rsu le sigle sindacali che hanno presentato le proprie candidature sono state Slc Cgil,Fistel-Cisl e Flmuniti- Cub. Per la prima volta la lista del sindacalismo di base, ottenendo il 35% dei consensi, ha espresso un proprio rappresentante. Si chiama Silvana Tranquillo, 31 anni,ed è l'espressione della nuova generazione del precariato intellettuale: «Siamo in circa 200 lavoratori, tutti fra i 30 e i 35 anni, in possesso di diploma e in alcuni casi laureati- spiega- e da quando Wind ha esternalizzato il servizio abbiamo perso alcuni diritti come il premio di risultato ». Il cambiamento è soprattutto nella qualità del lavoro: «L'obiettivo principale è passato dalla capacità di riuscire a risolvere le problematiche esposte dai clienti a quello di totalizzare il maggior numero di contatti ».
Verso Sud, a Napoli, il contesto complica le singole storie e aumenta la richiesta di certezze rispetto al futuro. Qui, spiega Raffaele Paudice, 33 anni, segretario provinciale del Nidil-Cgil, la flessibilità del lavoro spesso finisce per mischiarsi col nero e il sommerso. «Vista dalla Campania racconta Paudice- la questione è complessa. Fra i trentenni soffriamo di una fortissima disoccupazione intellettuale che si accompagna a un'altrettanto forte ripresa dei fenomeni migratori». La colpa, per il Nidil, sta nella scarsa capacità delle università e dei master post-laurea di legare i contenuti che vengono trasmessi agli studenti alle realtà del territorio.
Precari al Sud
È la storia di Barbara, 27 anni, laureata in Conservazione dei beni culturali con una specializzazione in Archeologia. «Le aziende che lavoravano per la costruzione della linea ad Alta velocità Roma-Napoli - racconta - avevano bisogno di archeologi. Scavare in una zona così densamente popolata di storia infatti obbligava le aziende edili ad avere un contatto diretto con la Soprintendenza. Pur se sottopagata era un lavoro entusiasmante, credevo mi garantisse un futuro. Invece niente di tutto ciò. Finiti i lavori sono stata lasciata a casa e, dopo qualche mese passato a cercare inutilmente lavoro, mi sono decisa ad aprire una partita Iva e a mettermi sul mercato come professionista». Il problema allora, a dispetto di una percezione superficiale, non è l'assenza di progettualità quanto invece l'assenza di sostegno adeguato.
Resta salda la disponibilità a investire su se stessi e sulla propria formazione. Come conferma, tra molte, l'esperienza dei futuri medici, i cosiddetti specializzandi. Dopo il rinnovo del contratto da parte del ministero della Salute, che ha portato gli assegni mensili di borsa di studio da 900 a 1.800 euro, commenta Riccardo Casadei, 32 anni, presidente nazionale di Federspecializzandi, «c'è stato un grosso salto di qualità. Certo però che i problemi rimangono, e adesso sono tutte di ordine normativo». A preoccupare è il vulnus creatosi attorno a diritti e doveri del medico specializzando: «La legge c'è ma non viene rispettata- spiega Casadei - nel senso che molto spesso, prima di ricevere uno stipendio più alto, le aziende ospedaliere pretendono da noi molte più prestazioni, con il risultato che spesso ci troviamo senza protezioni legali ad affrontare situazioni che richiederebbero al nostro fianco un vero medico ».
Con questa situazione si sta confrontando Francesco, classe 1979, specializzando al Policlinico Umberto I. «Abbiamo gli stessi doveri dei medici strutturati, le loro stesse responsabilità, solo che loro prendono 3mila euro al mese e hanno, giustamente, molti più diritti. Lo specializzando in corsia dovrebbe stare fra i malati e i degenti per imparare, ma nella pratica i compiti sono gli stessi di un dottore veroe proprio. Il problema principale è che a 30, 32 anni non abbiamo nessuna sicurezza».Non solo mancanza di certezze dunque, anche di regole chiare su cui basarsi: «Siamo una vera e propria forza lavoro a costo zero visto che è il ministero che ci paga, col risultato che cliniche e istituti non vedono la ragione di assumere nuovi medici ».


10 luglio 2008 - Gazzetta di Reggio

Act, Vezzani va a Coopsette Vernaci direttore generale

REGGIO E. - Michele Vernaci sarà il nuovo direttore generale di Act. Fuori, dunque, Fabrizio Vezzani, che, dal canto suo, entra a far parte del gotha cooperativo reggiano. O meglio: rientra, visto che il dirigente dell’azienda specializzata nel trasporto pubblico locale tornerà in Coopsette. Lì, in passato, Vezzani si occupava di commerciale. Ora, invece, il suo ruolo sarà di notevole rilievo visto che si tratterà di un lavoro di coordinamento al vertice. Il turn over sarà ufficializzato oggi durante l’assemblea dei soci.
Gli azionisti di Act, infatti, si riuniranno nel pomeriggio per discutere e mettere ai voti il piano di riorganizzazione aziendale: la ricapitalizzazione da 8 milioni di euro, innanzitutto. A seguire, la costituzione di un’unica Società ferroviaria regionale attraverso il conferimento a Fer del ramo d’azienda, Dinazzano Po compresa. Non da ultimo, la trasformazione di Act in una holding che non gestirà più direttamente alcun servizio ma delegherà il compito alle partecipate.
Sempre nel corso dell’incontro, però, la staffetta tra Vezzani e Vernaci (i nuovi compiti, lo si precisa, sono già stati attribuiti dal cda: l’assemblea ne prenderà atto). Per quel che riguarda il primo, occorre precisare che il contratto dirigenziale di Vezzani con Act scade il 15 luglio. Una sorta di separazione consensuale, dunque, per rivarcare l’ingresso del pianeta cooperativo rosso. Quanto al secondo, invece, va detto che Vernaci rimarrà comunque dirigente dell’Agenzia della mobilità (incarico svolto da tempo). A lui, tuttavia, saranno attribuite le funzioni di Vezzani, senza pertanto andare a nominare un nuovo direttore generale esterno. Dal punto di vista economico, ciò permetterà anche un notevole risparmio visto che Vernaci non percepirà un doppio compenso, ma gli sarà garantita la cifra di sempre leggermente maggiorata. Fatti due conti, Act riuscirà in tal modo a tenersi in tasca circa 100mila euro all’anno.
Oggi, dunque, il giorno della «rivoluzione», mentre sul versante sindacale, prosegue la protesta della Cub trasporti. In cantiere, c’è lo sciopero di venerdì 18 luglio.(mi.sc.)


9 luglio 2008 - Omniroma

CASA, ASIA RDB: «APPOSTI SIGILLI A SEDE ATER»

(OMNIROMA) Roma, 09 lug - «Questa mattina decine di inquilini delle case popolari e il sindacato Asia RdB stanno presidiando la sede centrale dell'Ater, in via Tor di Nona 1, per chiedere che venga fermata la vendita del patrimonio pubblico e che l'Ater diventi un'agenzia per il diritto all'abitare, gestita direttamente da Comuni e Municipi». Lo afferma, in una nota, Asia Rdb. «'Fermiamo la vendita del patrimonio pubblico, dismettiamo Petrucci e l'intero cda, trasformiamo l'Ater da azienda in agenzia per il diritto alla casà, si legge su uno striscione - prosegue la nota - Gli inquilini stanno anche apponendo sigilli alle porte e agli ascensori con su scritto: pignorato. In una città già stremata da un'emergenza abitativa dilagante e da un mercato degli alloggi inaccessibile sia all'affitto che all'acquisto per sempre più ampie fasce di cittadini, il ruolo delle amministrazioni pubbliche e di un'azienda come l'Ater è infatti a dir poco sconcertante. Le indicazioni della Finanziaria berlusconiana o tremontiana erano chiare: vendere il patrimonio ex Iacp. Petrucci è il più fiero esecutore dell'ordine e più che pensare agli inquilini si preoccupa della cassa. È pronto a vendere buona parte del patrimonio per risanare il debito ed è anche pronto ad aumentare l'affitto a chi rimane inquilino di una casa Ater, nonostante il degrado delle strutture, la manutenzione carente e perfino il blocco degli ascensori. La Regione Lazio ha una funzione fondamentale dentro questa situazione. Non può schierarsi a difesa di Petrucci contro Alemanno solo per affinità politica, ma deve assolutamente voltarsi dalla parte degli inquilini e dalla parte di chi oggi soffre in emergenza abitativa. Il patrimonio pubblico non solo va difeso da atteggiamenti aziendalistici ma va rilanciato con risorse adeguate, già a partire dalla prossima Finanziaria regionale. Le amministrazioni devono gareggiare tra loro facendo prevalere l'interesse pubblico su quello privatistico e sostenere assieme la necessità che il governo Berlusconi, invece di chiedere il taglio delle case popolari, avvii un piano casa all'altezza della situazione».


9 luglio 2008 - Ansa

CASA: INQUILINI SIGILLANO ATER ROMA CONTRO VENDITA ALLOGGI

(ANSA) - ROMA, 9 LUG - Una delegazione di inquilini delle case popolari di Roma e il sindacato Asia Rdb stanno presidiando la sede centrale dell'Ater, in via Tor di Nona 1, con sigilli a porte e ascensori per chiedere che venga fermata la vendita del patrimonio pubblico e che l'Ater diventi un«'agenzia per il diritto alla casa», gestita direttamente da comuni e municipi. Lo ha reso noto, in un comunicato, il sindacato. «Gli inquilini - è detto nella nota - invitano la Regione Lazio a prendere posizione contro il presidente dell'Ater Luca Petrucci, pronto a dismettere il patrimonio ex Iacp per fare cassa e ad aumentare l'affitto di chi vive nelle case dell'Ater, nonostante la manutenzione carente delle abitazioni e il recente blocco degli ascensori». «Il patrimonio pubblico - ha concluso la nota del sindacato - non solo va difeso da atteggiamenti aziendalistici ma va rilanciato con risorse adeguate, già a partire dalla prossima Finanziaria regionale».


9 luglio 2008 - EPolis Roma

Colli Portuensi. Vertice in prefettura con la proprietà: giovedì incontro con la Regione per l'acquisizione
Di Carlo: "L'Ater compri le case"

Roma - «È stata trovata una soluzione più che positiva: l’assessore Di Carlo ha proposto l’acquisizione da parte dell’Ater dei 32 appartamenti degli inquilini di via dei Colli Portuensi impegnandosi a lasciare le condizioni d’affitto esistenti»: al termine del vetrice in Prefettura con la Regione, Mosca, il presidente del XV municipio Fabio Bellini e la proprietà del Fondo pensioni ex Cassa di Risparmio di Trieste e di Unicredit, Angelo Fascetti del sindacato Asia - Rdb, spiega la soluzione pensata da Di Carlo. «Già giovedì prossimo - ha continuato Fascetti - si terrà un incontro all’assessorato tra la proprietà e Di Carlo per discutere i termini dell’acquisto da parte dell’Ater. L'assessore ha fatto sapere di essere intenzionato a percorrere la medesima strada anche per le case Enasarco». La vertenza aperta da oltre un anno da parte degli inquilini di via dei Colli Portuensi 187 era iniziata quando gli appartamenti furono acquistati da Unicredit e messi in vendita a prezzi che gli affittuari stessi avevano definito inaccessibili per le loro possibilità economiche. Pochi giorni fa alcuni degli inquilini avevano anche iniziato uno sciopero della fame per protesta.


9 luglio 2008 - L'Unità

Colli Portuensi, l’Ater acquisterà le case
La proposta della Regione per salvare le 35 famiglie sotto sfratto. Di Carlo: trasformeremo l’ente in un’agenzia per gli affitti
di Michela Bevere

Roma - GLI APPARTAMENTI di viale dei Colli Portuensi 187 saranno acquistati dall’Ater, che si impegnerà a darli in locazione alle 35 famiglie alle attuali condizioni
di affitto. È stata trovata una soluzione per gli inquilini, che da oltre un mese protestano per rivendicare il loro diritto a rimanere negli appartamenti, messi in vendita dal Fondo Pensioni ex Cassa di Risparmio di Trieste, ora Unicredit, a prezzi inaccessibili per le loro possibilità economiche. A formulare questa proposta è stato l’assessore regionale alla Casa Mario Di Carlo nel corso del tavolo interistituzionale, che si è svolto ieri in Prefettura, con il prefetto Carlo Mosca, il presidente del Municipio XVI Fabio Bellini e il Fondo Pensioni. "Vogliamo anticipare quello che in autunno sarà contenuto in una legge regionale - spiega Di Carlo - l’Ater sarà trasformato in una Agenzia regionale per l’affitto, perché ritengo che questa sia l’emergenza sociale più rilevante". Sarà creato nel tempo un patrimonio di case da destinare alla locazione con canoni di affitto sociale, ma anche concordato, rispondendo così alle diverse esigenze di studenti fuori sede, giovani coppie, coniugi separati e anziani ancora autosufficienti. In questo modo, dice l’assessore regionale alla Casa, "da un lato si trova una soluzione definitiva per i casi di dismissione degli immobili degli enti previdenziali, dall’altro tutte quelle persone che rientrano in fasce di reddito intermedie, che non hanno, pertanto, i requisiti per l’assegnazione di una casa popolare, ma non possono neanche permettersi di accedere a un mutuo, potranno avere una casa, pagando degli affitti contenuti". La stessa strada potrà essere intrapresa, quindi, anche per gli appartamenti di proprietà della Fondazione Enasarco. Quanto alle 35 famiglie di viale dei Colli Portuensi 187 già domani mattina ci sarà un incontro in Regione tra l’assessore Di Carlo e il Fondo Pensioni per discutere i termini dell’acquisto da parte dell’Ater. Soddisfazione per l’esito dell’incontro in Prefettura è stata espressa dal sindacato Asia Rdb, che rappresenta gli inquilini, e dal presidente del Municipio XVI Fabio Bellini: "È importante che sia emersa la disponibilità della Regione a trovare una rapida soluzione al problema, e della proprietà a sedere al tavolo della trattativa".


9 luglio 2008 - Il Messaggero

AVEZZANO. Una storia infinita quella dei 38 lavoratori precari della Asl di Avezzano...
di SONIA PAGLIA e LUIGI RICCIARDI

AVEZZANO - Una storia infinita quella dei 38 lavoratori precari della Asl di Avezzano, Sulmona e Castel di Sangro per i quali anche l’incontro avuto ieri all’Aquila con il governatore Del Turco si è concluso con un nulla di fatto. Per il momento, insomma, ancora nessuna soluzione alla loro legittima aspirazione di ottenere un inquadramento con un contratto a tempo indeterminato. Le speranze, però, non sono del tutto perdute. Decisivo sarà infatti l’incontro che lo stesso Del Turco avrà a Roma il 15 luglio con i vertici del Governo. «Di certo - ha detto il presidente della Giunta - nessuno di voi perderà il posto di lavoro». Ancora una settimana di tregua, quindi, per i precari dell’azienda sanitaria di Avezzano, Sulmona e Castel di Sangro alla cui sorte sono legati anche i loro colleghi delle altre Asl d’Abruzzo. Un nuovo incontro è stato fissato per il 21 luglio quando Del Turco (che si è detto fiducioso sulle prospettive e si è impegnato a studiare soluzioni che per gradi consentano a tutti i precari di ottenere un posto fisso) riferirà sull’esito del summit romano. E ai timori espressi dai precari su una possibile revoca della legge sulla stabilizzazione, lo stesso governatore ha rassicurato tutti: «Il provvedimento è sì sotto il tiro del Ministero - ha detto - ma di certo non verrà toccato». Gli ex Lsu della Asl di Avezzano, Sulmona e Castel di Sangro comunque non abbassano la guardia. Hanno confermato le due giornate di sciopero spostandone la data al 16 e 17 luglio. «Attendiamo le risposte del presidente della Giunta regionale - ha dichiarato Giuseppe Gentile responsabile provinciale del sindacato "RdB" (Rappresentanze unitarie di Base) e ci auguriamo che questa volta siano positive. In caso contrario ci vedremo costretti, nostro malgrado, a bloccare ad oltranza i servizi». Da qualche giorno, intanto, ha ripreso a funzionare il laboratorio analisti dell’ospedale di Castel di Sangro. Il servizio dunque sarà garantito 24 ore su 24 per tutto il mese di luglio, con maggiori garanzie sia per i pazienti ricoverati che per quelli esterni. Il sangue dunque, non dovrebbe viaggiare più nei vari ospedali di Sulmona e addirittura alcune volte anche in quello di Avezzano.


9 luglio 2008 - Notizie online

Rdb, le osservazioni al Piano di Salute Regione Puglia

Riceviamo e pubblichiamo le osservazioni alla proposta di Piano di Salute della Regione Puglia che oggi verranno presentate alla terza commissione del Consiglio dalle Rappresentanze di Base del Pubblico Impiego.
OSSERVAZIONI AL " PIANO REGIONALE DISALUTE 2008 -2010"
Questa Organizzazione Sindacale ha più volte manifestato il suo disaccordo sulla istituzione delle mega ASL. In specifico sulla scelta delle ASL FG e ASL BA. I motivi sono riconducibili alla disomogeneità dei territori (metropolitani e aree interne montane) e della organizzazione di vita, che hanno una forte incidenza sulle patologie. In particolare il dissenso è forte sulla ASL BA, troppo estesa per territorio e per numero di Comuni afferenti, per poter essere gestita con raziocinio ed omogenità. La proposta è stata quella di sdoppiarle in aree metropolitane ed aree interne montane.
Prima di entrare nel merito del piano, osservandolo, questa Organizzazione ritiene che uno dei grossi problemi (contraddizione palese) sta negli atti propedeutici allo stesso piano, nel sistema di finanziamento. Risorse insufficienti e maldistribuite. Secondo i dati del CENTRO STUDI CEIS SANITA’ (rapporto 2007) la spesa media sanitaria annua dal 1995 al 2005 è aumentata del 6.4%. In PUGLIA del 6%, tra le più basse. Per ogni cittadino si sono spesi in Italia 1.352 Euro nel 2002 e 1.627 nel 2006. In PUGLIA 1.288 Euro nel 2002 e 1.546 Euro nel 2006. L’obiettivo deve essere quello di invertire la tendenza ad una spesa più bassa della media nazionale, per i prossimi anni.
Il SISTEMA DI FINANZIAMENTO delle ASL va modificato, perché ora con i DRG si premia la malattia, piuttosto che la salute. Vanno superati i DRG con una diversa modalità di finanziamento a quota capitaria, pesata per età ed a budget. Definire il budget della spesa sanitaria ed assegnare le quote per i diversi sottoinsiemi: ospedali, servizi territoriali, prevenzione. Costruire "la mappa degli sprechi e delle inefficienze", struttura per struttura, ASL per ASL, Ospedale per Ospedale, Assessorato compreso. Questa iniziativa va costruita con gli operatori dei servizi costruendo dei "comitati di partecipazione". Poi c’è un problema di qualità negli investimenti.
In PUGLIA l’avanzo del 2002 si accompagna con la riduzione del personale infermieristico e con lo scarso indice di attrazione. Si impone un avvicinamento tecnologico tra Nord e Sud, da sempre proclamato. I sistemi del Nord si alimentano anche con la mobilità passiva dei pazienti del Sud. Bisogna invertire questa tendenza.
Deve cambiare anche la logica della RIPARTIZIONE DEI FONDI. L’aumento del fondo nazionale di 400 milioni di Euro, viene speso più per coloro che si curano fuori regione, per aumentare i finanziamenti agli enti ecclesiastici e per una maggiore quota gestita dall’assessorato competente. Quelle maggiori entrate dovevano servire per ridurre la mobilità passiva, per migliorare la qualità di quelle specialistiche (oncologia in primis) dove è più forte la mobilità. Con la direttiva Europea che permetterà ai cittadini comunitari più mobilità sanitaria, i rischi di bruciare le risorse sarà sempre più forte.
LA QUESTIONE INFERMIERISTICA, O MEGLIO L’EMERGENZA INFERMIERISTICA (problema che nasce a partire dagli inizi anni 80) più volte sollevata da codesta Organizzazione sindacale in incontri pubblici e con documenti inviati all’Assessore competente, riguarda tutto il mondo occidentale. Ma c’è una questione che è tutta Italiana. La tendenza alla diminuzione del personale infermieristico che rappresenta il fulcro dell’assistenza ed un rapporto medico-infemieri, che propende numericamente in favore dei primi. Sul piano nazionale ci sono più medici che infermieri in rapporto agli abitanti.
Sempre secondo i dati del CENTRO STUDI CEIS, il personale medico negli anni 2000-2005 cresce del più 9.7, in PUGLIA del più 6.8 (+ 0.6 Lombardia), il personale infermieristico negli stessi anni cresce in ITALIA del più 0.46, in PUGLIA del meno 5.5 (Lazio più 11). Il piano deve prevedere oltre a riportare il p.l. al 4.5, deve prevedere di riportare quel meno a un più 6.8(uguale almeno alla crescita del numero dei medici) in tempi più rapidi possibili o almeno fino al 2010, tempo di durata dello stesso dello stesso piano.
LA RETE OSPEDALIERA. Condivide la riconversione dei PP.OO. (ospedali ndr) sotto i 100 posti letto, ma è necessario un percorso di ridistribuzione dei posti letto in aree periferiche, in quanto non è più accettabile una forte concentrazione degli stessi in aree metropolitane, come ad esempio la città di Bari. Gli ospedali di nuova costruzione o in fase di costruzione (esempio ospedale della Murgia) devono essere considerati almeno "intermedi" con tutte le strutture di un "ospedale intermedio", altrimenti non avranno futuro.
RIABILITAZIONE. Superare la "cultura" degli ex CPR che tanti danni hanno creato alla riabilitazione, affidando per le patologie psicomotorie infantili la valutazione delle prestazioni e della efficacia delle stesse ad equipe multifunzionale con la presenza del neuropsichiatra infantile. Quanto viene riportato in questi giorni dai quotidiani su quello che succede nella ASL BA, non è sopportabile. I servizi sul territorio non solo non dialogano con i servizi ospedalieri, ma neanche tra di loro. Le convenzioni in questo settore a volte poco qualitative, non sono più condivisibili. C’è necessità di realizzare un sistema di rete.
GOVERNO CLINICO. Propone di attivare un ufficio regionale ad hoc, come hanno fatto alcune regioni del centro-nord. I problemi da porre non sono quelli che conosciamo tutti, linee guida, protocolli ecc. modificabili quanto si vuole. La vera e grande innovazione del governo clinico è la dinamica o meglio le dinamiche all’interno delle strutture ovvero la dialettica ovvero ancora la gestione democratica delle stesse. Ecco la vera grande innovazione-rivoluzione. Una gestione non condivisa e partecipata non raggiunge gli obiettivi prefissati.
Per il Coordinamento Regionale R.d.B.P.I. - Michele Lospalluto


9 luglio 2008 - Il Gazzettino

Il Fronte del no si fa la "sua" diretta in piazza
Attivata una telecamera del Presidio in sala Bernarda, mentre il collegamento internet del Comune si intasa
di Enrico Soli

Vicenza - C'erano i soliti noti ieri in piazza dei Signori per seguire come ai mondiali di calcio l'andamento del consiglio comunale bis sul Dal Molin. A quanto pare, almeno fino al giorno della consultazione popolare, i vicentini contrari alla base hanno delegato la rappresentanza a questo zoccolo duro di cinquanta-cento attivisti del movimento "no base". Forse una parte di coloro che avrebbero voluto seguire il consiglio comunale si sono collegati dall'ufficio al sito internet del Comune di Vicenza. Si potrebbe spiegare così il fatto che poco dopo le sei il collegamento con schermo allestito nel cortile di Palazzo Trissino sia saltato per numero eccessivo di accessi contemporanei. Sulla base del picco di trecentocinquanta accessi registrato la settimana scorsa, Telecom aveva infatti messo a disposizione una banda da 100 megabite capace di gestire fino a quattrocento accessi. Ad un certo punto però la banda si è saturata e il collegamento è saltato per circa mezzora. I quaranta spettatori presenti in cortile si sono quindi rimescolati al pubblico di piazza dei Signori. Come era prevedibile, i presenti ai piedi di sala Bernarda hanno fatto il tifo applaudendo gli interventi dei consiglieri di maggioranza e fischiando quelli di opposizione. Tra i presenti in piazza, come la settimana scorsa, l'onorevole Lalla Trupia. Immancabile Giancarlo Albera del Coordinamento dei comitati, sempre teso per il ricorso che dal Tar è passato al Consiglio di Stato. Non tutti, come ad esempio Germano Raniero dell'Rdb-Cub, sono entusiasti del quesito referendario così come proposto da Variati. Giornata difficile dal punto di vista tecnico anche quella di ieri. Il "No Dal Molin" si era attrezzato collegando una telecamera messa in sala consiliare con un paio di pregevoli schermi posti davanti all'impalcatura del palazzo del Capitaniato. Alle cinque però c'era ancora troppa luce e quindi gli schermi restituivano come specchi le immagini degli spettatori. L'audio poi era compromesso dall'eco. E intanto lo schermo di palazzo Trissino non era ancora entrato in funzione. Mezzora dopo però il pubblico poteva scegliere tra il punto di vista offerto dalla telecamera "No Dal Molin" (con audio finalmente sistemato), cioè dal fondo di sala Bernarda verso il sindaco, e quello del collegamento internet del Comune, che invece proponeva una visuale dal sindaco verso il resto della sala. Poi, come accennato, l'intasamento della rete che ha rispedito tutti in piazza. Qualcuno alle otto aveva ancora la voglia di insultare Lia Sartori, ma altri avevano già abbandonato per andare a cena. E la votazione finale è stata per pochi intimi.


9 luglio 2008 - Il Resto del Carlino

Summit tra le Ausl per applicare le novità
IL 18 LUGLIO

Bologna - ATTRAVERSO la propria intranet, anche l’Azienda Usl ha inviato una comunicazione ai dipendenti spiegando per filo e per segno cosa cambia con le nuove regole sulle assenze per malattia. «E’ una informativa soprattutto sulle fasce di reperibilità allargate — spiegano dall’Azienda — che non entra però nei dettagli della parte che riguarda le eventuali decurtazioni del trattamento economico». Il motivo? «Il 18 luglio ci sarà un incontro in Regione al quale parteciperanno tutte le aziende sanitarie. L’obiettivo è di applicare in maniera uniforme — concludono dall’Azienda — questa parte del provvedimento». Insomma, per ora si avvertono i dipendenti, in malattia o no, che il quadro delle regole è diverso, poi si entrerà nei dettagli pian piano, per evitare errori. Diverso il parere di Angelo Morrongiello delle Rdb, le rappresentanze sindacali di base: «Premesso che è incongruo questo allargamento delle fasce di reperibilità, comunque ad ora non ci risulta che siano state comunicazioni ai dipendenti, che tra l’altro di solito vengono mandate con la busta paga». Da segnalare che l’altro ieri le Rdb avevano sollevato un polverone di polemiche contro Palazzo d’Accursio contestando la tempistica con la quale era stata inviata ai lavoratori la circolare di attuazione del decreto Tremonti. Mettendo nel mirino, appunto, il prolungamento della reperibilità, sottolineando «che in fatto di assenteismo per malattia i dipendenti comunali sono tra i più virtuosi d’Italia». Dal punto di vista della comunicazione, va sottolineato che attraverso i propri canali, dai confederali Cgil, Cisl e Uil alle Rdb, tutti i sindacati confermano «di avere fatto il possibile».


9 luglio 2008 - La Stampa

Il destino di 80 operaie e della fabbrica
"Aria di speculazione sulla fine del Vallesusa"
I sindacati: "Il Comune è interessato a quell’area"
di ALESSANDRO BALLESIO

RIVAROLO - Quanto è appetibile l'ultimo stabilimento produttivo dell'area Vallesusa di Rivarolo? Tanto, secondo i sindacati, che lanciano l'allarme dopo la chiusura del cotonificio annunciata dal gruppo Inghirami. Vanessa Melis, della Filtea Cgil, non è convinta delle intenzioni del Comune: «Se sono interessati a quella fabbrica lo devono dire chiaramente, visto che già possiedono con Asa gran parte dell'ex complesso industriale. Altrimenti scendano in campo con noi a difendere il Vallesusa: non vogliamo sentir parlare di speculazioni».
L'altro ieri si è chiuso in Provincia il primo faccia a faccia tra le istituzioni e i sindacati sulla crisi del cotonificio: verrà ripetuto la prossima settimana in Regione, alla presenza dei vertici di Inghirami, il gruppo che controlla la società Duca Visconti di Modrone, ovvero la proprietaria dell'ultima unità produttiva di corso Indipendenza. A tenere banco la questione del personale (Inghirami vuole trasferire le 80 dipendenti nella sede di Coggiola, nel Biellese) e dell'immobile che rischia di diventare uno scatolone vuoto. Per la Filtea Cgil «è necessario che vengano salvaguardati i posto di lavoro: il trasferimento non è fattibile per via della distanza: ben 108 chilometri.
E se non sarà possibile salvare la fabbrica, almeno le istituzioni risolvano il nodo più delicato: il ricollocamento delle operaie». Luigi Casali, coordinatore regionale Rdb Cub, sottolinea: «Certo, quel sito può fare gola a molti. Ma è necessario che gli enti pubblici, a partire proprio dal Comune, garantiscano che non verrà modificata la destinazione d'uso. Il trasferimento delle maestranze? Non lo vogliamo nemmeno prendere in considerazione: devono restare in Canavese». La crisi di Inghirami a Rivarolo (qui si parla dell'ultimo spicchio del cotonificio Vallesusa: la maggior parte del complesso di proprietà della famiglia Riva era stato dichiarato fallito nel 1965) sta tutta nel momento difficile del mercato, con un crollo delle ordinazioni pari all'80 per cento, ma anche nei costi eccessivi per la messa in sicurezza della fabbrica.
Sarà rilevata da «Rivarolo futura», la società di cui fanno parte Comune e Asa, che già nel Vallesusa ha realizzato centro expo, teatro e museo delle auto storiche? «Certi timori sono infondati, non siamo assolutamente interessati all'acquisto - risponde il sindaco Fabrizio Bertot - e sulla crisi ci stiamo facendo sentire: abbiamo proposto un ricollocamento della fabbrica nel polo dello stampaggio di Busano, in cambio aiuteremmo Inghirami a rivalutare l'area del vecchio stabilimento. Va detto che il piano regolatore la definisce un'area produttiva impropria: non risponde più ai parametri ambientali, nessun'altra azienda potrebbe trovare posto in quei locali».
Si profila, dunque, l'ennesima metamorfosi: come alla Salp e alla Bo-Fim, trasformate in centri servizi per il terziario. Dopo l'annunciato addio di Inghirami era intervenuto anche il consigliere di opposizione Carlo Bollero: «Il fatto è che questa giunta non adotta politiche a salvaguardia dell'industria. Se a Rivarolo i centri commerciali spuntano come funghi non è un caso».


8 luglio 2008 - Il Cittadino

L’accusa: «Ci hanno tolto i primariati». Rossi replica: «L’ho fatto solo per proteggere i medici bravi»
In discussione il piano dell’ospedale
Prime osservazioni critiche in arrivo da parte dei sindacati

Codogno - Dopo i primi 6 mesi di idillio tra sindacati e azienda ospedaliera arrivano le prime contestazioni. Che, secondo il direttore generale degli ospedali Giuseppe Rossi, «rientrano un po’ nel gioco delle parti». A far discutere i sindacati medici ospedalieri (Cimo, Anao, Aaroi) sono state la soppressione dei primariati di pediatria e anestesia a Codogno e di quello di dermatologia a Sant’Angelo prevista dal piano strategico dell’Azienda ospedaliera, il Poa. Le polemiche più accese sono arrivate da Gianfranco Bignamini di Rdb e dalla Confsal di Stefano Lazzarini, il quale ha mandato due documenti anche al direttore regionale della sanità Carlo Lucchina, contestando, tra l’altro, la mancata valorizzazione della gloriosa ex medicina II. La Uil, dal canto suo chiede che si discuta ancora di questo piano perché «quando è stato presentato i sindacati avevano tra le mani una versione monca». Posizioni più moderate, invece, da parte di Cisl e Cgil. «Per quanto ci riguarda –spiega per la prima sigla il responsabile sanità Marino Mariani – non abbiamo osservazioni da fare». La richiesta fatta, commenta invece Gianni Grazioli della Cgil, «è che l’approvazione dell’organigramma non sia vincolante e che le eventuali variazioni siano frutto di ulteriore trattativa sindacale. Rimandiamo perciò all’effetto pratico della contrattazione. Questo è anche quanto era stato ribadito in prefettura, quando avevamo vinto la causa per la chiusura della citogenetica. Le scelte che ricadono sul personale vanno discusse a livello sindacale».«L’hanno approvato tagliandoci fuori – commenta, invece, Lazzarini -, vogliono risparmiare il personale infermieristico e facciamo fatica a capire perché si mantengano i facenti funzioni. Perché in medicina II devono essere sempre appoggiati sulla medicina I, mortificando le professionalità? E geriatria, poi, non può essere un calderone. Penalizzando la pediatria e la geriatria, come al solito hanno penalizzato i più deboli, bambini e anziani». Il 14, aggiunge Rosi Messina, rappresentante della Uil, «abbiamo un incontro con il direttore amministrativo Agostino Cardana. In quell’occasione - commenta - vorremmo approfondire meglio la questione del Poa. Avercelo illustrato non vuol dire che siamo d’accordo. Ci sono alcuni aspetti che vogliamo chiarire, come la fusione del blocco operatorio e della rianimazione di Codogno ridotta ad una struttura semplice. Vogliamo capire dove vogliono mettere alcuni reparti. Anche perché quando è stato presentato noi avevamo in mano solo un pezzo di Poa». Rossi non vuole entrare in polemica: «Non è vero che abbiamo presentato il piano dopo averlo già mandato in regione - precisa -. L’ho già spiegato. Trasformare in strutture semplici i reparti migliori come la pediatria di Codogno, per esempio, per me vuol dire proteggere i professionisti bravi, evitare che questi un giorno possano essere messi in un angolo da un altro medico che arriva da chissà dove. Mi trovino un altro Pofa come questo, che è stato fatto disegnando le caselline proprio sulle persone meritevoli. Cosa vogliono di più?».(Cri.Ver.)


8 luglio 2008 - Omniroma

COLLI PORTUENSI, ASIA: PROPOSTA AD ATER ACQUISIZIONE APPARTAMENTI

(OMNIROMA) Roma, 08 lug - «È stata trovata una soluzione più che positiva: l'assessore Di Carlo ha proposto l'acquisizione da parte dell'Ater dei 32 appartamenti degli inquilini di via dei Colli Portuensi impegnandosi a lasciare le condizioni d'affitto esistenti». Ad affermarlo è Angelo Fascetti del sindacato Asia - Rdb che insieme ai residenti degli appartamenti di via dei Colli Portuensi di proprietà del Fondo pensioni ex Cassa di Risparmio di Trieste e di Unicredit, hanno organizzato un presidio sotto la prefettura dove da pochi minuti si è concluso un incontro tra il prefetto Carlo Mosca, l'assessore regionale alla Casa Mario Di Carlo, il presidente del XVI municipio Fabio Bellini e la proprietà. «Già giovedì prossimo - ha continuato Fascetti - si terrà un incontro all'assessorato tra la proprietà e Di Carlo per discutere i termini dell'acquisto da parte dell'Ater. L'assessore ha fatto sapere di essere intenzionato a percorrere la medesima strada anche per le case Enasarco». La vertenza aperta da oltre un anno da parte degli inquilini di via dei Colli Portuensi 187 era iniziata quando gli appartamenti furono acquistati da Unicredit e messi in vendita a prezzi che gli affittuari stessi avevano definito «inaccessibili per le loro possibilità economiche». Pochi giorni fa alcuni degli inquilini avevano anche iniziato uno sciopero della fame per protesta.


8 luglio 2008 - Ansa

CASA:DI CARLO,ATER ACQUISTI CASE EX CASSA RISPARMIO TRIESTE

(ANSA) - ROMA, 8 LUG - L'assessore regionale con delega alle politiche della casa, Mario Di Carlo, ha proposto, nel corso di un tavolo interistituzionale in Prefettura, che i 35 appartamenti messi in vendita dal fondo pensioni dei dipendenti dell'ex Cassa di risparmio di Trieste (l'attuale Unicredit) siano acquistati dall'Ater, così da consentire all'azienda di svolgere il ruolo di «agenzia degli affitti». Lo ha reso noto, in un comunicato, il sindacato indipendente Asia Rdb. All'incontro in Prefettura erano presenti il prefetto di Roma Mosca e una delegazione degli inquilini dei 35 appartamenti, che hanno espresso parere positivo alla proposta di Di Carlo. Il Fondo pensioni, anch'esso in Prefettura, ha invece dichiarato di riservarsi il diritto di discutere del progetto all'interno del proprio consiglio di amministrazione e durante un tavolo che la regione Lazio ha convocato per giovedì 10 luglio alle ore 9.30.


8 luglio 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 26 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Assalto alle presidenze degli enti pubblici, la Ricerca è terra di conquista partitica
* I nuovi ricchi italiani? I dipendenti pubblici
* Certificati medici, chiarito il pasticcio
* Smaltimento rifiuti, occorre maggior rigore
* Al Cnr scoppia la guerra sui termovalorizzatori
* Il part time cambia volto, non è più un diritto
* La scure di Brunetta si abbatte sul sociale
* Lapiccirella: buona l'idea del questionario, ma...


8 luglio 2008 - Il Resto del Carlino

Bologna. «NO, NON CI STIAMO...

Bologna - «NO, NON CI STIAMO. Con la circolare di mercoledì scorso sui dipendenti in malattia Palazzo d’Accursio vuole lanciare un segnale d’ordine e di disciplina nei confronti dei propri lavoratori, che evidentemente considera dei fannulloni». Massimo Betti, coordinatore regionale del sindacato di base (Rdb), contesta duramente «la tempestiva applicazione da parte del Comune del decreto 112. Addirittura quella di Bologna è stata la prima amministrazione in Italia ad applicare le norme del decreto Tremonti/Brunetta, che tra l’altro non sono affatto chiare quando si parla di quale medico debba rilasciare la certificazione di malattia. Noi contestiamo duramente anche il prolungamentoi della reperibilità, che passa da quattro a undici ore al giorno (dalle 8 alle 13 e dalle 14, alle 20, ndr). E non dimentichiamo — continua — che in fatto di assenteismo per malattia i dipendenti comunali sono tra i più virtuosi in Italia». ANCHE il segretario generale della Cisl Funzione pubblica, Enrico Bassani, ha qualcosa da ridire. «Mi piacerebbe vedere Palazzo d’Accursio altrettanto disponibile nei tempi — dice polemicamente — quando il sindacato chiede un incontro su questioni importanti. A mio avviso i vertici comunali sono stati eccessivamente tempestivi, fermo restando che c’è un decreto che però noi contestiamo perché è discriminante nei confronti dei lavoratori pubblici, considerati fannulloni e assenteisti. A me risulta che i dipendenti comunali sono persone di grande attaccamento al lavoro. Notizie di casi anomali? Non ne conosco. Adesso, con tutta questa fretta, se arrivano modifiche al decreto da Roma il Comune è costretto a inserirle, cambiando la circolare». E IL SETTORE Funzione pubblica della Cgil in Comune? «Il decreto — spiega la responsabile Viviana Laffi — ha aspetti molto punitivi e restrittivi. Le fasce orarie di reperibilità? Non ho nulla da commentare perché sono previste dal decreto e il Comune non ha fatto altro che applicarle. Per fortuna è arrivato un chiarimento da Roma che conferma il ruolo del medico di base. L’unico, assieme a quelli delle Usl, che può certificare la malattia, anche dopo i primi dieci giorni di assenza. Speriamo che questi rimanga un punto fermo. Il prolungamento delle ore di reperibilità? Dico solo che noi, come Cgil, non abbiamo mai difeso i fannulloni». Anche dall’ufficio personale di Palazzo d’Accursio arriva la conferma che sono validi solo i certificati di malattia dei medici di base, a differenza dal passato. «Non pochi dipendenti — spiega un’impiegata del servizio — hanno chiesto chiarimenti. Tutto sommato è comprensibile: il decreto è una novità».


8 luglio 2008 - Il Messaggero

AVEZZANO - Acque molto agitate alla Asl di Avezzano...
di LUIGI RICCIARDI

AVEZZANO - Acque molto agitate alla Asl di Avezzano, Sulmona e Castel di Sangro, dove, tra i tanti problemi che contribuiscono a rendere ancora più infuocato il torrido clima di questi giorni, figurano la mancata stabilizzazione dei 40 lavoratori precari e la recente proposta di chiusura (non attuata) del reparto di Chirurgia generale dell’ospedale civile di Tagliacozzo. Gli ex lavoratori socialmente utili si riuniscono oggi in assemblea sindacale e sempre per oggi è previsto un incontro con il governatore Del Turco. Chiedono a gran voce l’emanazione dei provvedimenti autorizzativi per l’avvio dei bandi di stabilizzazione del personale Co.Co.Co. (contratti di collaborazione coordinata e continuativa) in applicazione dell’articolo 3 della legge regionale numero 5 del 2008. Un sogno che rincorrono da ben undici anni ma che, nonostante le promesse, sembra ancora di là da venire. E così, dopo lo sciopero già attuato all’inizio del mese, il sindacato "RdB" (Rappresentanze sindacali di base) ha proclamato altri due giorni di astensione dal lavoro per il 15 e 16 luglio, quando rimarranno di nuovo paralizzati i servizi "118", Cup e casse ticket. «È umiliante - affermano i precari - trovarsi ancora, dopo undici anni, in una situazione simile».


8 luglio 2008 - EPolis Roma

Emergenza casa
Circa seicento manifestanti hanno protestato in Campidoglio: ricevuta una delegazione
Sfratti e occupazioni bloccati per l'estate

Roma - "Il sindaco ci ha assicurato che l'ordine del giorno passerà: per cui sfratti e sgomberi di case occupate e centri sociali sono bloccati fino alla fine di agosto. È una grande vittoria per i movimenti di lotta per la casa": Andrea Alzetta, consigliere comunale della Sa annuncia "una grande vittoria" per i movimenti di lotta per la casa. Durante il consiglio comunale straordinario sulla sicurezza in piazza del Campidoglio circa seicento manifestanti dei movimenti (Action, Coordinamento cittadino, Comitato obiettivo casa e Blocco precario metropolitano) hanno tenuto un presidio. "Siamo qui mentre si discute ilpacchetto sicurezza pensano di risolvere i problemi aumentando il numero dei vigili urbani. Noi diciamo no" , dice Nunzio D'Erme di Action. Diciamo no - prosegue - alla schedatura degli emarginati, nei quartieri di Roma deve essere disegnato un nuovo piano per le emergenze sociali"."Questo presidio - racconta Bartolo Mancuso di Action - altro non è che il continuo della manifestazione del 14 giugno scorso. È la prima volta in Campidoglio da quando c'è Alemanno, non siamo qui per una vertenza ma per una questione di fondo su come va interpretata la nostra città". Anche Luca Fagiani del coordinamento spiega: "Si va verso la militarizzazione delle città invece di risolvere i problemi di sensazione di insicurezza, questo finirà per togliere i diritti a tutti". Nel pomeriggio poi, una delegazione dei movimenti è stata ricevuta da alcuni esponenti del consiglio (Athos De Luca, Luca Gramazio, Gianluca Quadrana e Andrea Alzetta) per chiedere il voto dell'ordine del giorno per fermare sfratti e sgombero almeno per l'estate. Alla fine, è intervenuto il sindaco che ha dato la sua parola assicurando il blocco per l'estate. Poco dopo si è sciolto il presidio.


8 luglio 2008 - Il Piccolo

AUTOFERROTRANVIERI
Sciopero dei trasporti, adesioni superiori al 50%
In servizio i sindacati di base: «Pochi i 150 euro richiesti, ne servono almeno il doppio»

Trieste - Lo sciopero nazionale di ieri degli autoferrotranvieri (cui non hanno aderito però i sindacati di base) ha raccolto, tra i lavoratori della Trieste Trasporti, un’adesione del 50% circa secondo l’azienda e del 60% a detta dei sindacati. Nello specifico, in base alle stime di Trieste Trasporti, tra le 9 e le 13 l’adesione ha raggiunto il 50%, mentre dalle 16 alle 24 è salita al 58% (sono state rispettate le due fasce protette, tra le 6 e le 9, e tra le 13 e le 16). «Ci sono stati lievi disagi - ha fatto sapere Trieste Trasporti - ma la situazione è stata gestibile».
Questa volta a indire lo sciopero sono stati solo Cgil, Cisl e Uil. Le quattro maggiori confederazioni nazionali dei trasporti (Rdb cub, Slai cobas, Sdl e Cobas lavoro privato) non hanno aderito. «I sindacati di base hanno dato indicazioni precise ai lavoratori: non incrociare le braccia - spiega il coordinatore regionale di Rdb cub Willy Puglia -. È per questo che l’adesione alla protesta non è stata molto alta. Le richieste dei sindacati non rispettano le nostre aspettative. Siamo disponibili a protestare contro la Trieste Trasporti in nome dei diritti dei lavoratori, soprattutto dei nuovi assunti, per sradicare la piaga del precariato e per garantire maggiore sicurezza sul lavoro, ma - continua Puglia - le condizioni di Cgil, Cisl e Uil non ci bastano. Loro ad esempio chiedono un aumento in busta paga di 150 euro mensili - spiega - mentre noi ne chiediamo 300: così ci si avvicinerebbe agli stipendi medi europei».(e.c.)


8 luglio 2008 - Gazzetta di Reggio

«Act non c’entra con Orfeo»
Sub-affidamenti e clausole sociali: parla Malagoli. LA VERTENZA. I rapporti tra Ae ed il consorzio

Reggio E. - Consorzio Orfeo, lavoratori licenziati, protesta davanti al municipio di Reggio. Ebbene, «con tutto questo l’Act non c’entra niente. Per un semplice motivo: Act non ha affatto ritirato i servizi di sub-affidamento, per cui non c’è alcun nesso con la vicenda che sta suscitando tutte queste proteste. La ristrutturazione delle aziende private che hanno in carico il sub-affidamento non è questione che ci riguarda». La precisazione arriva direttamente dal presidente dell’Act, Angelo Malagoli, che non ci sta ad essere tirato in ballo ogni volta che si parla di Consorzio Orfeo e vertenze contrattuali.
Un conflitto di interessi, tuttavia, Malagoli non può non ammetterlo: ed è quello che riguarda le aziende che si sono aggiudicate la gara per i 9,5 milioni di chilometri di servizio urbano ed extraurbano su territorio reggiano. L’azienda in questione è la Autolinee dell’Emilia (abbreviata in Ae), la quale in partnership con Til ha vinto l’appalto di Act. A sua volta, però, Autolinee dell’Emilia è partecipata da Act: da qui il conflitto a cui far fronte. «La prima gara avvenne in una situazione di caos normativo. Chiaro che oggi la vicenda non si potrà riproporre negli stessi termini. Difatti ci stiamo organizzando per tenere ben distinte la società che fa la gara e quella che la vince. Detto questo, però, occorre dire che la vicenda di Orfeo è altra cosa. Nel senso che Orfeo è un consorzio tra privati in cui Act non detiene nulla. Orfeo - o meglio: ditte private che fanno parte di Orfeo - ha ricevuto in sub-affidamento da Ae una parte dei 9,5 milioni di chilometri. In percentuale si tratta del 26 per cento: una percentuale decisamente alta a proposito della quale occorrerà compiere passi indietro. E mi spiego: nel contratto di servizio tra Act e Ae esiste una clausola sociale la quale stabilisce che Act si deve far carico dei lavoratori nel caso in cui costoro rimangono senza lavoro perché io, Act, non erogo più il servizio, o lo limito. Se, infatti, si decide di ridurre la percentuale del 26% di sub-affidamento, a quel punto ci sarà gente che rimarrà senza impiego. E Act dovrà farsene carico. Ma proprio questa clausola sociale è la ragione per cui, allo stato attuale, non esiste alcun nesso tra Act e quanto accaduto coi lavoratori all’interno del Consorzio Orfeo. E’ improprio chiamare in causa Act come se avesse responsabilità diretta».
Sul versante sindacati, però, è sciopero di 24 ore all’Act di Reggio per il prossimo 18 luglio. Lo proclama la Cub trasporti dato che i lavoratori di Orfeo rimangono licenziati senza «nessuna proposta o indicazione» dalle istituzioni che «si erano precedentemente impegnate a risolvere il problema», spiega il coordinatore provinciale Cub, Pasquale Tucci. Infatti, «nonostante le reiterate richieste di riassunzione immediata dei lavoratori in Act, che ormai da più di tre settimane non percepiscono lo stipendio, nonostante la massiccia solidarietà della cittadinanza, tramite la raccolta di firme con il banchetto davanti al Comune e l’invio di email agli uffici provinciali e comunali, continua lo scaricabarile delle responsabilità». Di conseguenza, «i lavoratori continuano la lotta aspettando che dalle parole si passi ai fatti». Tucci ricorda che nel consiglio comunale del 30 giugno fu approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui si invitava il sindaco, Graziano Delrio e la presidente della Provincia, Sonia Masini, a garantire stabile occupazione ai cinque lavoratori licenziati. Poi, qualche giorno fa il consiglio provinciale ha approvato, con i soli voti della maggioranza, un odg che contraddice l’orientamento del consiglio comunale e rimanda la soluzione alla contrattazione tra le parti dicendo che si tratta di competenza strettamente aziendale. Tucci accusa anche i sindacati confederali che appoggiano l’idea di una azienda unica del trasporto pubblico locale e le cui strategie comporteranno «la riduzione dei salari e un aumento di ore di guida per gli autisti di Orfeo e dei nuovi assunti». Inoltre, aggiunge Tucci, «cercano di "frenare" i licenziamenti attraverso "accordicchi tampone" con i piccoli imprenditori, senza far valere le clausole di salvaguardia».

Un autista controcorrente «Io lavoro, ecco perché»

Reggio E. - Lo sciopero nazionale di ieri è solo l’ultimo di una lunga serie promossa dai sindacati del settore trasporti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Orsa, Faisa e Fast a sostegno della vertenza per il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro della mobilità.
Gli addetti al trasporto locale, ferroviario e dei servizi nella provincia reggiana sono circa 800. Lamentano una mancanza di propensione al dialogo da parte delle associazioni delle imprese. «Anche la richiesta di 160 euro di aumento, che aveva incontrato il favore dello scorso governo, ora è decaduta - sottolineano i sindacati - Dicono che i soldi stanziati in precedenza ora non ci sono più».
Detto dei dubbi espressi dai cittadini, siamo riusciti a scambiare due battute con Pierpaolo Di Matteo, dipendente della Cub Trasporti, ieri regolarmente in servizio: «Sono in molti ad aver scioperato, altri come me hanno preferito lavorare - spiega Di Matteo -. Trovo sia assurdo, paradossale, dover interrompere il servizio per poter godere dei nostri diritti. Molti dei miei colleghi scioperano senza credere che si possa ottenere qualcosa. Il problema è che sindacalisti e aziende che gestiscono i trasporti rappresentano due facce della stessa medaglia. Sono la medesima cosa».


8 luglio 2008 - La Provincia Pavese

Salta il consiglio comunale, Capitelli in bilico
Manca il numero legale. Il sindaco: «Non mi dimetto, spero ancora che si possa andare avanti» Sinistra: «Abbiamo tempo fino a domani per una soluzione». Rifondazione e Pdci occupano la sala
di Fabrizio Merli

PAVIA. Crisi sempre più profonda a palazzo Mezzabarba. Ieri sera la maggioranza, dopo avere fallito ogni tentativo di mediazione con Sinistra democratica, non si è presentata in consiglio comunale, facendo venire meno il numero legale. Il sindaco, in una breve dichiarazione, ha ritenuto «inammissibile» restituire le deleghe all’assessore Bengiovanni perché «ha assunto posizioni politicamente diverse da quelle della maggioranza». Le opposizioni hanno sottolineato il passaggio dall’incompatibilità personale a quella politica. E hanno auspicato immediate dimissioni....
....Rifondazione, Comunisti italiani e Cub hanno occupato la sala del consiglio perché non è stata convocata una riunione sulla questione del lavoro.


8 luglio 2008 - La Nuova Sardegna

«Migliorare i collegamenti interni»
Piano trasporti regionale, consensi nel Medio Campidano
di LUCIANO ONNIS

SANLURI - Il Piano dei trasporti della Regione viaggia spedito verso la conclusione del suo iter amministrativo e cammin facendo raccoglie consensi e gli ultimi suggerimenti. Ieri mattina a Sanluri ha avuto, al cospetto dell’assessore regionale Sandro Broccia, quelli della giunta provinciale del Medio Campidano, dei sindaci e delle organizzazioni sindacali del territorio.
E’ stata la seconda delle otto conferenze che l’assessore Broccia ha programmato nelle province isolane per illustrare lo schema del Piano dei trasporti a un anno dalla sua prima approvazione in Giunta. Ricevuti rilievi, osservazioni, critiche e proposte, in larga accolti dall’Assessorato, ecco che il Piano è adesso in dirittura d’arrivo. Dopo l’illustrazione nei territori provinciali, nuovo passaggio in Giunta con le eventuali correzioni scaturite da queste otto conferenze, e infine in Consiglio per l’approvazione definitiva.
Dal Medio Campidano è giunta per linee generali l’approvazione per la rete dei trasporti regionali che sarà (illustrata tecnicamente dal docente universitario Italo Meloni che lo ha redatto), ma tanti sono stati i suggerimenti e le richieste dell’ultim’ora. I vari sindaci intervenuti (fra cui Marras di Guspini, Musanti di San Gavino, Zurru di Gonnosfanadiga, Cau di Furtei) hanno cercato tutti di portare acqua al proprio mulino, ma più d’uno ha ignorato un particolare: la Regione si occupa di servizi, mezzi di trasporto e infrastrutture accessorie, non ha la facoltà di fare e disfare strade e ferrovie, compito demandato ad Anas, FS e Provincia.
Una considerazione unanime da parte dei sindaci è stata la necessità di migliorare i collegamenti delle aree interne della provincia con la superstrada 131 che divide proprio in due il territorio del Medio Campidano e con lo scalo ferroviario di San Gavino, entrambi di importanza è vitale per tutto il Medio Campidano. Serve pertanto - è stato detto - l’adeguamento della rete viaria provinciale (cosa che l’assessore Gianluigi Piano ha già in agenda), ma anche delle statali 126, 197 (soprattutto) e della 196.
Altro punto dolente toccato e ribadito con fermezza dall’assessore di Arbus Mario Vacca è l’accesso alla costa: «Il nostro litorale, unico sbocco a mare della provincia, non potrà mai avere sviluppo senza strade. Strade che oggi non ci sono o sono da incubo». I sindacati (Sergio Concas della Cisl, Bruno Floris e Sndro Bianco della Filt-Cgil e Luigi Melis della Rdb Trasporti) hanno invece chiesto per il territorio e l’intera isola miglioramenti per il trasporto merci, maggiore sicurezza e scelta di vettori in grado di assicurare servizi efficienti.


8 luglio 2008 - La Repubblica

Protesta in piazza Castello in diretta con Roma
Sinistra e autoconvocati contro le "leggi canaglia"
di CLAUDIA MORETTA

Torino - In diretta con piazza Navona a Roma. Torino manifesta assieme ai girotondi chiamando a raccolta tutti i cittadini che non ne possono più di Berlusconi. Oggi pomeriggio in piazza Castello Italia dei valori, Comunisti italiani, Sinistra democratica e Rifondazione comunista le forze politiche che non mancheranno. Il Partito democratico il grande assente, come a livello nazionale d´altronde. Ma la manifestazione andrà oltre gli schieramenti, è «un´autoconvocazione personale» per usare le parole di Antonio Caputo, rappresentante di Giustizia e Libertà. «Rispondiamo come persone all´appello fatto da Furio Colombo, Francesco Pardi e Flores D´Arcais - continua Caputo - perché sentiamo che questa è una battaglia di principio e non di partito». L´intenzione è quella di far partire anche da Torino il grido di allarme contro le "leggi canaglia" su cui il governo in carica sta lavorando.
Due i punti cardine della manifestazione: la legge è uguale per tutti, così come campeggia dentro tutte le aule di tribunale e la libertà di stampa da difendere. «Non sono le intercettazioni il vero problema del paese - fanno sapere da Rifondazione comunista -. Le emergenze sono i morti sul lavoro e i salari bassi». Da Sinistra democratica aggiungono poi come le leggi ad personam rappresentino un pauroso attacco ai principi fondamentali della Costituzione. I tre poteri devono essere sempre indipendenti altrimenti crolla tutto. Aderisce alla manifestazione anche il Partito dei comunisti italiani che con Vincenzo Chieppa parla di «un segnale forte anche da parte di Torino». L´Italia dei valori, una delle grandi protagoniste anche a livello nazionale, esprime tutta la sua soddisfazione nel vedere come nei momenti di difficoltà la società civile risponde. Aderiranno alla manifestazione anche il sindacato RdB ed alcune associazioni culturali.


7 luglio 2008 - Dire

COMUNE BOLOGNA. STRETTA SU MALATTIE, RDB SU TUTTE LE FURIE
"SI APPLICA UNA NORMA BRUTALIZZANTE, SCRITTA DA UN MARZIANO"

(DIRE) Bologna, 7 lug. - Il giro di vite sulla reperebilita' dei dipendenti in malattia, con cui il Comune di Bologna ha attuato il decreto Tremonti, manda su tutte le furie le Rappresentanze sindacali di base (Rdb). Palazzo D'Accursio "corre nelle braccia di Brunetta e Tremonti e, primo fra tutti, invia una circolare applicativa del Decreto 112/08 anticipandone la trasformazione in legge e le circolari applicative nazionali", scrive il sindacato di base. In altre parole, "applica immediatamente una norma che oltre ad essere brutalizzante nei confronti dei dipendenti pubblici, sembra essere scritta da un marziano". La reperibilita' dei dipendenti comunali assenti per malattia passa da quattro ore giornaliere a 11. Prima chi marcava visita doveva farsi trovare per gli eventuali controlli dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, ora invece dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20, "tutti i giorni, festivi compresi". Ma le Rdb contestano anche le novita' sulla certificazione della malattia da parte di una struttura pubblica dicendo che lo stesso ministro Renato Brunetta e' stato "costretto a fare retromarcia e dichiarare che ci si puo' continuare ad avvalere del medico di base". Ma gli strali si concentrano su Palazzo D'Accursio accusato di "comportamento ideologicamente repressivo", il cui unico risultato e' "mortificare chi si scontra con gli umori negativi di questo o di quel dirigente". Con la circolare sui dipendenti in malattia, secondo le Rdb Palazzo D'Accursio "vuole lanciare un segnale di 'ordine e disciplina' nei confronti dei propri dipendenti evidentemente considerati tutti dei fannulloni. Non ci stiamo". Anche perche' il sindacato di base e' convinto che la campagna contro i "fannulloni" serve "a sostenere il Decreto 112/80 che prevede un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei pubblici dipendenti" con misure come quella sulle assenze per malattia "che non trovano rispondenza in nessun altro settore lavorativo". Ma il decreto comporta anche, elencano le Rdb, una riduzione degli organici e un aumento della flessibilita', con prolungamento del blocco del turn-over fino al 2013, meno fondi per il rinnovo del biennio contrattuale, Un salario accessorio tagliato del 20% rispetto a quello del 2004. Dunque, concludono le Rdb, "condividere questo disegno, come sembra fare la giunta del Comune di Bologna, significa mettere sotto attacco le condizioni economiche e normative di chi quotidianamente, fra mille difficolta', tiene in piedi la macchina amministrativa e i servizi alla cittadinanza". Di qui l'invito ai dipendenti comunali a partecipare dopodomani alla manifestazione a Roma, davanti a Montecitorio, in occasione del dibattito parlamentare sulla conversione in legge del Decreto Tremonti.

RICERCA. USI/RDB: PARTITA CORSA (POLITICA) A CAMBIO VERTICI ENTI
VIA GIÀ DUE PRESIDENTI, IN FORSE ANCHE MAIANI AL CNR

(DIRE) Roma, 7 lug. - "Ancora una volta la ricerca pubblica e' ridotta a terra di conquista partitica". È quanto sostiene un articolo che uscira' domani sul "Foglietto" del sindacato di settore Usi/Rdb. "E' durata poco meno di due mesi- si legge nell'articolo- la speranza di molti presidenti di enti pubblici di ricerca di restare in sella, nonostante la loro nomina fosse stata decisa dal governo Prodi". I primi a cadere, non con lo spoils system ma a colpi di decreto, segnala il sindacato, sono stati Giancarlo Viglione e Silvano Focardi, rispettivamente al vertice dell'Apat (L'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) e dell'Icram (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare). "Dopo il maldestro tentativo di approfittare della conversione in legge del decreto sull'emergenza rifiuti in Campania per infilarci alla chetichella un articoletto che istituiva un nuovo ente, l'Irpa, nel quale sarebbero confluiti Apat, Icram e Infs- segnala l'articolo- il ministro dell'Ambiente Prestigiacomo non si e' persa d'animo e ha pedissequamente riproposto la norma nel decreto legge finanziario del 25 giugno scorso". Dunque, a giorni, i due presidenti, nominati da Prodi fino al 2012, dovranno fare le valige e salutare i piu' stretti collaboratori, per far posto a un commissario. Stessa sorte, racconta sempre il sindacato, stava per toccare il 27 giugno ai presidenti del Consiglio nazionale per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra), dell'Istituto nazionale per la nutrizione (Inran), dell'Istituto nazionale sementi elette e dell'Istituto nazionale di economia agraria (Inea): il relativo decreto e' saltato all'ultimo momento. Ma, secondo l'Usi/Rdb, "l'operazione e' solo rinviata: l'assalto dei ministri vigilanti alle presidenze degli enti di ricerca e' solo all'inizio". Per imminente viene data, ad esempio, la "resa dei conti" al Cnr, dove il presidente Luciano Maiani, in occasione del rinnovo del cda, in scadenza il prossimo 14 luglio, "dovrebbe passare il testimone a un cavallo di ritorno, l'inossidabile Rossi Bernardi, figura molto gradita al centro-destra". Grandi manovre sono segnalate anche all'Istituto nazionale di fisica nucleare e all'Enea, dove viene dato per certo l'arrivo del filonuclearista Fabio Pistella. Clamoroso, infine, secondo il sindacato, il cambio della guardia che si profila al vertice dell'Ingv (Istuto nazionale di geofisica e vulcanologia), dove Paolo Gasparini, professore di geofisica alla Federico II di Napoli e coordinatore del Piano Emergenza Vesuvio, si appresterebbe, con la benedizione di Guido Bertolaso, a subentrare a Enzo Boschi, mostro sacro della Vulcanologia mondiale". Ancora una volta, dunque, chiude l'articolo "la ricerca pubblica ridotta a terra di conquista partitica".


7 luglio 2008 - Leggo

VENEZIA. Bus e vaporetti fermi una giornata intera...

VENEZIA - Bus e vaporetti fermi una giornata intera. Oggi disagi in vista per i viaggiatori, per le 24 ore di stop dei mezzi pubblici dovuto allo sciopero indetto dai lavoratori della mobilità per il mancato rinnovo del contratto. «Ci fermiamo per la carenza del personale e il blocco alle nuove assunzioni - dicono i sindacati Rdb Cub -. Inoltre, con l’introduzione dell’Imob a molti colleghi precari non verrà rinnovato il contratto in settembre».
Per gli autobus, corse garantite dalle 6 alle 9 e dalle 16,30 alle 19,30. Per quanto riguarda i vaporetti, invece, saranno garantiti solo i collegamenti minimi tra il centro storico e le isole. La linea 1 Actv si è fermata ieri sera alle 23,41, mentre oggi verranno sospese tutto il giorno le linee 3 e 8. Le linee 5 e 18 saranno regolari...(P. Mas./ass)


7 luglio 2008 - Il Gazzettino

Venezia. Dopo l'approvazione della legge regionale n. 3/2008
sulla stabilizzazione dei lavoratori precari...

Venezia - Dopo l'approvazione della legge regionale n. 3/2008 sulla stabilizzazione dei lavoratori precari della Regione Veneto e del comparto sanitario sono state dette e scritte una grande quantità di cose sbagliate o palesemente false. Nell'occhio del ciclone sono finiti una cinquantina di lavoratori dipendenti a tempo determinato della Regione, impropriamente definiti portaborse, e per questo lapidati sulla pubblica piazza mediatica. Tra i primi e più accaniti lanciatori di pietre alcuni sindacalisti confederali, che fingono di essere senza peccato. Le ultime le ha scagliate un sindacalista della UIL, Pietro Levorato, in un intervento ospitato giovedì scorso dal Gazzettino. Riconosco peraltro al Gazzettino di aver pubblicato in altra data una ricostruzione accurata e veritiera, a firma di un suo prestigioso redattore. Ma interventi come quello di Levorato, zeppi di affermazioni imprecise e in malafede, confondono il lettore. Vediamo qualche esempio: il sindacalista della Uil afferma che il capogruppo regionale del Pd, Gianni Gallo, sul Gazzettino del 22 giugno scorso rivendicava che senza un intervento deciso del Partito Democratico i portaborse non avrebbero avuto l'opportunità di essere assunti a tempo indeterminato presso la Regione del Veneto. In realtà Gallo ha affermato che il gruppo regionale del Partito Democratico Veneto è il principale promotore della stabilizzazione dei lavoratori precari, cioè di tutti i lavoratori precari che la legge dello Stato consente di stabilizzare. Riguardo a una fantomatica assunzione senza concorso dei portaborse, ovvero dei collaboratori assunti direttamente dai politici, Gallo ha detto a chiare lettere che questo non è accaduto e non potrà mai accadere, perché il gruppo regionale del partito Democratico Veneto si opporrebbe con ogni mezzo. Ma ci sono diversi altri passaggi in cui è lecito dubitare della buona fede di Levorato: per esempio quando afferma che almeno due circolari del ministero della Funzione Pubblica hanno sempre escluso in maniera categorica che il personale chiamato dai gruppi politici potesse essere considerato all'interno della stabilizzazione del personale precario previsto dalle Finanziarie 2006/2007. Se il sindacalista avesse letto davvero le due circolari saprebbe che i gruppi politici consiliari e parlamentari non vengono nominati neppure una volta.
In ogni caso, prima che le circolari, bisogna rispettare la legge. Ma forse qualcuno, nel sindacato e negli uffici regionali, pensa che la legge si può anche ignorare o calpestare. Chiedo a Levorato e ai suoi amici e colleghi: perché i funzionari della Giunta regionale e i sindacati, scrivendo il protocollo sulla stabilizzazione, si sono dimenticati di quella frase della legge finanziaria dove si prevede che alle iniziative di stabilizzazione del personale (con anzianità di servizio almeno triennale) assunto con procedure diverse (da quelle selettive) si provvede previo espletamento di prove selettive? Chi vi ha dato il diritto di cancellarla? Le stesse domande sono state poste ai rappresentanti sindacali durante un'audizione in Prima Commissione Consiliare. In evidente imbarazzo, hanno farfugliato per qualche minuto senza riuscire a fornire una risposta plausibile. Quali accordi stanno dietro a quella frase cancellata? Attendiamo risposta, in nome della trasparenza invocata anche dal segretario regionale della Cgil, che dovrebbe saperla lunga su questa vicenda.
A dire il vero, non tutte le sigle sindacali si sono attenute a questo omertoso silenzio. Le RdB-CUB (Rappresentanze Sindacali di Base Pubblico Impiego Confederazione Unitaria di Base) hanno distribuito in questi giorni un accurato dossier sulla stabilizzazione dei lavoratori precari della Regione Veneto. Oltre a denunciare la misteriosa scomparsa di quella frase della legge finanziaria che tanto infastidiva alcuni sindacalisti e funzionari regionali, le RdB scrivono che non c'è nessuna sanatoria dei portaborse e nessun percorso di favore per categorie di lavoratori non in possesso dei requisiti per la stabilizzazione. Piuttosto, le RdB individuano un percorso di favore, fuori dall'amministrazione regionale, per una specifica categoria di lavoratori, ovvero quelli che rientrano nei profili professionali dirigenziali del ruolo sanitario, a cui viene estesa la stabilizzazione nonostante la legge dello Stato escluda espressamente il personale dirigenziale. Ci aveva già provato la Regione Campania, prima del Veneto, ma il Governo ha impugnato la legge il 13 giugno scorso, poche ore dopo l'approvazione della medesima disposizione a Palazzo Ferro-Fini. Ciò nonostante, la stabilizzazione dei dirigenti del comparto sanitario non ha scandalizzato le anime belle di Cgil, Cisl e Uil. Come mai? Perché Levorato in questo caso non cita le circolari ministeriali? Se le avesse lette saprebbe che esse ribadiscono a chiare lettere che la stabilizzazione non si applica al personale dirigenziale, come ripetutamente precisato tanto nella legge finanziaria 2007 quanto in quella del 2008. E allora perché non si è stracciato le vesti per questi percorsi di favore, con cui il Consiglio regionale del Veneto si proponeva di stabilizzare, forzando la legge dello Stato, circa 800 dirigenti del comparto sanitario? Oppure si rammarica anche lui, come l'amico Avruscio, per la mancata inclusione dei dirigenti amministrativi nella stabilizzazione dei lavoratori precari?.
Il Vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto


6 luglio 2008 - Il Giorno

Il sindacato benedice il taglio del nastro «Ma troppa retorica non serve ai malati»
CUB LAVORATORI PREOCCUPATI DALL’ACCELERAZIONE DEL TRASFERIMENTO
di Marco Galvani

Monza - HANNO CRITICATO le Regioni con maggiori sprechi, si sono augurati che lo Stato, un giorno, possa davvero recuperare quei diciassette miliardi di euro, spicciolo più spicciolo meno, che oggi vengono buttati alle ortiche da chissà chi nella Sanità. Eppure al San Gerardo non hanno voluto rinunciare a fare le cose in grande. UN MEGA-TENDONE in perfetto stile meeting piantato nel piazzale davanti all’ospedale, televisori a schermo piatto che trasmettono ogni parola della tavolata di politici e manager della sanità pubblica pronti a scambiarsi complimenti e buoni propositi per il futuro davanti ad amici, dottori e studenti di Medicina. E catering per chiudere in bellezza. Il direttore generale dell’Azienda San Gerardo, Giuseppe Spata, doveva tagliare un po’ di nastri prima di ritoccare (in difetto) il numero dei posti letto in vista dell’estate. Inaugurazioni che comunque «dimostrano quanto questo ospedale sia una delle ciliegine della Lombardia», assicura Davide Boni, assessore regionale al Territorio e all’Urbanistica. Merito anche della Facoltà di Medicina dell’Università Bicocca, che qui a Monza ha già formato 600 specializzandi e che «continuerà a dare la massima collaborazione per far crescere l’ospedale». In effetti «bisogna dare atto che Spata sta caricando il personale, lo sta spronando e sta portando l’ospedale fuori dalla deriva», riconoscono i rappresentanti del sindacato Cub. D’altronde «io sono ambizioso e presuntuoso - non nasconde Spata - e voglio portare molto, molto in alto il San Gerardo». Anche se, confessa Sandro Balducchi del Cub, «siamo preoccupati perché rischia di fare dei passi eccessivi». E in occasioni come questa «la retorica si spreca un po’ troppo». «Va bene cercare di lavorare per far produrre molto di più l’ospedale, in particolare le sale operatorie - analizza Balducchi -, ma adesso l’invenzione dell’ultima settimana è quella di accelerare il trasferimento entro fine anno di tutti i reparti dell’ospedale Vecchio al Nuovo». In via Solferino resterà soltanto il poliambulatorio. Al Nuovo, Ginecologia e Oculistica hanno già i loro spazi al piano terra, «ma forse nessuno si è reso conto che sono due ambulatori che muovono ogni giorno circa 400 persone, e qui sarà un delirio». IN VIA DONIZETTI arriveranno anche Maternità, Ostetricia e Neonatologia. Un trasloco provvisorio, però, nell’attesa che si definisca una volta per tutte il progetto della Fondazione per il Dipartimento Materno-infantile. La nuova struttura dovrebbe sorgere nel piazzale davanti all’ospedale ma ad oggi ancora non è stato posato neanche il fatidico mattone simbolico. Nel frattempo, «dovranno sgomitare per trovare posto».


6 luglio 2008 - La Stampa

OCCUPAZIONE ENTRO GIUGNO 2009 TRASFERITI A TORINO CIRCA 450 DIPENDENTI
Sindaco in ansia si profilano 30 posti di lavoro in esubero
La Tim abbandona Rivoli
di PATRIZIO ROMANO

RIVOLI - Rivoli continua a perdere i suoi fiori all'occhiello. Se l'inizio dell’anno ha visto chiudere l'Enel di corso Susa, nel 2009 toccherà alla Tim di via Sestriere. I 450 dipendenti che lavorano nel palazzone un tempo della Aet, al confine con Collegno, saranno trasferiti a Torino fra le vie Lancia, Issiglio, Isonzo e Renier. «E una sede attiva dai primi anni '90» ricorda Fiorenza Rossetto della Flmu-Cub. «Ma che da tempo si sta svuotando. Chiuderà entro giugno 2009».
La proprietà dell’edificio non è mai stata della Tim. A Rivoli ha sempre pagato l'affitto. «In realtà - continua Rossetto - dopo la gestione Tronchetti Provera non c’è quasi più nulla di proprietà Telecom». Per questo motivo da Roma fanno sapere che la sede di via Sestriere viene chiusa per ottimizzare spazi e risparmiare costi di gestione.
«Intanto 450 persone dovranno cambiare abitudini e luogo di lavoro» dice la sindacalista. «Qui si trovano tecnici della rete e centralinisti del call center del'119, dove ci sono lavoratori interinali, a tempo determinato e part-time».
Sono dipendenti che, data la loro posizione contrattuale, tendono a non protestare. «Il timore di perdere il posto o di non vederlo tramutare in fisso li spaventa» nota Rossetto.
Oltre al trasloco si profilano anche degli esuberi: «Sui 366 previsti in Torino e provincia - dice Aldo Truffo della Cisl - una trentina sono a Rivoli». «Urge un piano di riqualificazione industriale» sostiene Massimo Tesio della Cdl. E’ stupito il sindaco Guido Tallone, che del trasloco non era ancora stato informato: «Ho un rammarico - dichiara - mi hanno chiamato per inaugurare l'asilo nido aziendale due anni fa e non hanno sentito l'esigenza d’informarmi di questo cambiamento. Sono preoccupato per i posti di lavoro. Mi auguro che vengano solo spostati».


5 luglio 2008 - Dire

ACT REGGIO. CUB PROCLAMA SCIOPERO PER IL 18 LUGLIO
TUCCI: PER I LICENZIATI DI ORFEO ANCORA NESSUNA SOLUZIONE

(DIRE) Bologna, 5 lug. - Sciopero di 24 ore all'Act di Reggio Emilia per il prossimo 18 luglio. Lo proclama la Cub trasporti dato che i lavoratori di Orfeo rimangono licenziati senza "nessuna proposta o indicazione" dalle Istituzioni che "si erano precedentemente impegnate a risolvere il problema", spiega il coordinatore provinciale Cub, Pasquale Tucci. Infatti, "nonostante le reiterate richieste di riassunzione immediata dei lavoratori in Act, che ormai da piu' di tre settimane non percepiscono lo stipendio, nonostante la massiccia solidarieta' della cittadinanza, tramite la raccolta di firme con il banchetto davanti al Comune e l'invio di email agli uffici provinciali e comunali, continua lo scaricabarile delle responsabilita'". Di conseguenza, "i lavoratori continuano la lotta aspettando che dalle parole si passi ai fatti". Tucci ricorda che nel Consiglio comunale del 30 giugno fu approvato all'unanimita' un ordine del giorno in cui si invitava il sindaco, Graziano Del Rio, e la Presidente della Provincia, Sonia Masini, a garantire stabile occupazione ai cinque lavoratori licenziati. Poi, due giorni fa il Consiglio provinciale ha approvato, con i soli voti della maggioranza, un Odg che contraddice l'orientamento del Consiglio comunale e rimanda la soluzione alla contrattazione tra le parti dicendo che si tratta di competenza strettamente aziendale. Tucci accusa anche i sindacati confederali che appoggiano l'idea di una azienda unica del trasporto pubblico locale e le cui strategie comporteranno "la riduzione dei salari e un aumento di ore di guida per gli autisti di Orfeo e dei nuovi assunti. Inoltre, aggiunge Tucci, "cercano di 'frenare' i licenziamenti attraverso 'accordicchi tampone' con i piccoli imprenditori, senza far valere le clausole di salvaguardia".

BOLOGNA. MIGRANTI IN CORTEO, E TENSIONI TRA I MANIFESTANTI
PER GLI ORGANIZZATORI CONTRO BERLUSCONI HANNO SFILATO IN 5.000

(DIRE) Bologna, 5 lug. - "Siamo tutti piu' sicuri se i migranti sono liberi". Questo lo striscione che ha aperto il corteo, promosso dal Coordinamento migranti di Bologna, che oggi ha sfilato da piazza XX settembre fino a piazza Re Enzo. In piazza 5.000 persone, secondo gli organizzatori, mentre la Questura parla di diverse centinaia di manifestanti. "E' una giornata di lotta- spiega dal camion Sene Bazir del Coordinamento- perche' i migranti vogliono farsi vedere e sentire in questa citta', non aspettiamo piu' che sia la gente a fare qualcosa per noi". Il "no" piu' forte e' ai Cpt e al pacchetto sicurezza del governo Berlusconi: "Vogliono passare attraverso i migranti per risolvere altri problemi", continua Bazir. E a fine corteo e' stata ribadita l'intenzione di indire, a settembre, uno sciopero dei lavoratori stranieri. In corteo sfilano anche gli striscioni dei centri sociali della citta' e dell'Asia-Rdb, del Comitato contro le guerre e il razzismo di Marghera, dell'associazione La Fratellanza di Porto Maggiore, Citta' migrante di Reggio Emilia, l'associazione Sokos ("La salute non e' clandestina"). Forte e' anche il collegamento con le politiche di genere: "La lotta delle donne lesbiche non ha confine" e "La violenza sulle donne non ha ne' colore ne' cultura ma solo un sesso". Qualcuno la mette in ironia: "Maroni i bambini rom ti sputano in faccia cosi' hai pure il dna e non solo le impronte". Tuttavia, ci sono anche da registrare, a margine del corteo, tensioni non con le forze dell'ordine ma tra diverse componenti della manifestazione. Da ricondurre, con ogni probabilita', agli attriti emersi nelle scorse settimane tra l'area che fa riferimento al centro sociale Crash e lo spazio anarchico Fuori Luogo...


5 luglio 2008 - Corriere del Veneto

Il ministro a Vicenza Dietrofront del governo
Brunetta contestato a Camisano Certificati, si va ancora dal medico Brunetta contestato

Sindacati e medici erano già insorti all'ennesima crociata anti-fannulloni del ministro Brunetta (ieri contestato nel Vicentino) temendo che la «struttura sanitaria pubblica » che avrebbe dovuto rilasciare i certificati medici ai dipendenti pubblici per malattie superiori ai 10 giorni fosse il pronto soccorso. Ieri il Ministero ha chiarito il giallo: il certificato può continuare ad essere rilasciato anche dai medici di base.
VICENZA — «Ministro, il fannullone sei tu». «E voi siete solo quattro gatti, chiudiamo la porta, grazie ». Serata movimentata quella che ieri il ministro a Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta ha trascorso a Camisano Vicentino, dove invitato dal sindaco forzista Eleutherios Prezalis era atteso per un dibattito pubblico. Decine di iscritti alle rappresentanze sindacali di base l'hanno contestato.

Il tour in Veneto Prima a Verona e poi nel Vicentino, dibattito con i sindaci Il ministro Prima a Verona, poi contestato nel Vicentino: fannullone sarà lei
«Ministro il fannullone sei tu» Brunetta contestato a Camisano
Malattia nel pubblico, il governo ripiega «Vale il certificato del medico di base»
di Silvia Maria Dubois e Alessio Corazza

VERONA — La promessa rivoluzione contro i fannulloni della pubblica amministrazione rischiava una prima battuta d'arresto. Sindacati e organizzazioni dei medici erano già insorti, temendo che la «struttura sanitaria pubblica» che avrebbe dovuto rilasciare i certificati medici ai dipendenti pubblici per malattie superiori ai 10 giorni (o alla seconda malattia dell'anno) fosse il pronto soccorso. «Ci sarà un aggravio mostruoso del lavoro», aveva tuonato l'Anaao (associazione dei medici ospedalieri), mentre per la Cgil si trattava di «norma incomprensibile ed equivoca».
Ieri il Ministero della Funzione Pubblica ha chiarito ieri il giallo. In una nota diffusa alle organizzazioni sindacali, è stato precisato che «la certificazione medica giustificativa può essere rilasciata sia dai presìdi ospedalieri che da quelli ambulatoriali del Servizio sanitario nazionale, nonché dai medici di medicina generale (medici di base)».
«Ci siamo trovati nel caos per quattro o cinque giorni per poi scoprire che nulla è cambiato rispetto a prima. I dipendenti pubblici in malattia non dovranno fare la coda al pronto soccorso o nei reparti ospedalieri per ottenere la certificazione giustificativa dell'assenza. Basterà VICENZA «Ministro,ilfannullone sei tu». «E voi siete solo quattro gatti, chiudiamo la porta, grazie». Serata movimentata quella che ieri il ministro alla Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta ha trascorso a Camisano Vicentino, dove, invitato dal sindaco azzurro Eleutherios Prezalis, era atteso per un dibattito pubblico. Arrivato con un ritardo di circa un'ora, a causa dell'incidente che ha paralizzato l'autostrada, il ministro è stato accolto dalla contestazione di alcune decine di iscritti alle rappresentanze sindacali di base di Vicenza, a cui poi si sono aggiunti altri lavoratori del comparto pubblico. «Siamo qui per esprimere tutto il nostro dissenso verso il decreto 112 il cui contenuto è una vera e propria vergogna ed è un'umiliazione per tutti noi – spiega il rappresentante di Rdb-Cub Vicenza Germano Raniero, volto noto anche fra i sostenitori del No Dal Molin - : quello che vuole realizzare il ministro rappresenta la rovina dei servizi pubblici che, almeno in Veneto, finora funzionavano, oltre che a calpestare i diritti inviolabili del dipendente pubblico». E mentre i lavoratori dell'Inps hanno aperto lo stato di agitazione anche a Vicenza, le proteste si sprecano: «Dopo mesi di campagna mediatica contro i dipendenti recarsi dal proprio medico, esattamente come hanno sempre fatto», commenta con un certo sollievo il segretario generale della Cisl Funzione Pubblica di Padova Alessandro Peruzzi, che conferma il giudizio negativo su un decreto «dagli aspetti contraddittori ed apertamente discriminante e punitivo nei confronti dei lavoratori».
Ma il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta tira dritto. Ieri a Verona per spiegare la sua riforma a sindaci e amministratori scaligeri, Brunetta ha liquidato come «questioni di grana fina» le eccezioni del sindacato e dei medici, che poi i suoi stessi tecnici hanno chiarito. In ogni caso, ha tenuto a ribadire il principio: «Non saranno più tollerate finte certificazioni mediche, è finita l'era della connivenza tra i lavoratori e i loro medici». E ancora: «Chiunque si metterà di traverso a questa riforma, eccependo piccole e grandi questioni, sarà considerato alleato dei fannulloni e dei truffatori». Sindacati e organizzazioni dei medici sono dunque avvertiti, anche se lo stesso Brunetta tiene a precisare che la «grande maggioranza» di medici e sindacalisti sono «persone serie».
Il ministro parla con trasporto della sua «rivoluzione». Chiama i cittadini pubblici, descritti come nullafacenti e demonizzati in tutti i loro aspetti, ora si produce questo decreto deleterio – prosegue Raniero, alternando il volantinaggio ai proclami al megafono, sorvegliato a vista dalle forze dell'ordine - : qui non ci si può più ammalare, le donne non possono più chiedere il part-time e la forte riduzione del turn-over renderà i turni massacranti. Mi dispiace, ma noi non possiamo restare a guardare». Ma non è tutto: ad aumentare la tensione al cinema Lux di Camisano si è messa anche una discussione fra lo stesso ministro ed una cronista, «colpevole» di averlo interpellato circa le proteste di piazza dei sindacati. Il battibecco sonoro fra i due ha tenuto banco per alcuni minuti prima del dibattito e ha creato non pochi imbarazzi fra le fila del Pdl vicentino, ieri presente al gran completo.
Prima arrivarenelvicentino,ilministro Brunetta era stato a Verona per spiegare la sua riforma a sindaci e ammini-stratori scaligeri. Lì aveva liquidato come «questioni di grana fina» le eccezioni del sindacato e dei medici, che poi i suoi stessi tecnici hanno chiarito. In ogni caso, ha tenuto a ribadire il principio: «Non saranno più tollerate finte certificazioni mediche, è finita l'era della connivenza tra i lavoratori utenti «clienti», lo Stato, l'ente locale o la pubblica amministrazione è un semplice datore di lavoro, che nei confronti dei suoi dipendenti si comporta con il metodo del bastone e della carota.
Da come parla dell'assenteismo nella pubblica amministrazione, è chiaro che il ministro, in questo campo, intende usare soprattutto il bastone. «Il livello di assenteismo per malattia tra i dipendenti pubblici è mostruoso, il doppio di quello che si trova nel privato – spiega Brunetta - La cosa è evidentemente legata ai meccanismi di controllo. Tutti sappiamo cosa succede, conosciamo la prassi: il dipendente decide di prendersi cinque giorni e si fa fare il certificato dal medico. La colpa è di certo anche del datore di lavoro, che deve controllare di più, ma la storia di connivenza tra medici e lavoratori deve finire».
Ieri sera il ministro, ospite a Camisano Vicentino del sindaco Forzista Eleutherios Prezalis, è stato contestato da un presidio di sindacalisti dei comitati di base a cui si sono aggiunti alcuni lavoratori: «Fannullone sarà lei gli hanno urlato». E il ministro di rimando: «Siete solo quattro gatti».
e i loro medici». E ancora: «Chiunque si metterà di traverso a questa riforma, eccependo piccole e grandi questioni, sarà considerato alleato dei fannulloni e dei truffatori». Sindacati e organizzazioni dei medici sono dunque avvertiti, anche se lo stesso Brunetta tiene a precisare che la «grande maggioranza» di medici e sindacalisti sono «persone serie ».
Il ministro a Verona ha parlato con trasporto della sua «rivoluzione». Chiamando i cittadini-utenti «clienti», lo Stato, l'ente locale o la pubblica amministrazione è un semplice datore di lavoro, che nei confronti dei suoi dipendenti si comporta con il metodo del bastone e della carota.
Da come ha parlato dell'assenteismo nella pubblica amministrazione, è chiaro che il ministro, in questo campo, intende usare soprattutto il bastone. «Il livello di assenteismo per malattia tra i dipendenti pubblici è mostruoso, il doppio di quello che si trova nel privato – ha detto Brunetta - La cosa è evidentemente legata ai meccanismi di controllo. Tutti sappiamo cosa succede, conosciamo la prassi: il dipendente decide di prendersi cinque giorni e si fa fare il certificato dal medico»

10 giorni. La manifestazione

Sit in degli iscritti alle rappresentanze sindacali di base di Vicenza insieme ai lavoratori del comparto pubblico. Stando all'articolo 71 del nuovo decreto, ci dipendenti maalati per un periodo superiore o alla seconda malattia dovevano rivolgersi a una struttura sanitaria pubblica.


5 luglio 2008 - Il Vicenza

Camisano Vicentino. Slogan e polemiche ieri prima dell'assemblea pubblica organizzata dal Comune
Brunetta a caccia di fannulloni i sindacati attaccano il ministro
Il discorso del sindaco è troppo lungo, il capo della Funzione Pubblica taglia anche quello

Camisano - Un'ora di ritardo e tanto nervosismo. È iniziata così la serata a Camisano Vicentino del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, in città per un dibattito organizzato dal Comune. È rimasto bloccato in autostrada, con la sua scorta, in seguito al tragico incidente sulla A4. Quando è arrivato davanti al teatro Lux di Via Marconi ad attenderlo c'era il comitato di accoglienza sindacale: "Siamo qui per esprimere tutto il nostro dissenso verso il decreto 112 il cui contenuto è una vera e propria vergogna e rovina per tutti noi - ha detto il rappresentante di Rdb-Cub-Cgil Vicenza, Germano Raniero- Quello che vuole realizzare il ministro costituisce la tomba dei servizi pubblici che, almeno in Veneto, finora funzionavano alla grande, oltre che a calpestare i diritti inviolabili del dipendente pubblico". I toni si sono alzati all'arrivo del ministro, accolto dal ripetuto saluto di benvenuto: "Fannullone sarai tu". Sorriso di circostanza di Brunetta, poi dentro la sala è iniziato l'altro spettacolo: quando i giornalisti hanno chiesto un commento alle contestazioni appena ricevute: "Mi dovete chiedere cosa sto facendo per l'Italia, non quello che mi hanno urlato i sindacalisti - ha sbottato il ministro - Sono qui davanti a tanti cittadini e devo sentirmi dire che quattro signori dei Cobas del pubblico impiego mi insultano? Vi spiego chi sono questi signori: sono quelli che contestano qualsiasi cosa, da qualsiasi parte essa provenga, perchè pensano di essere i depositari dello spirito sindacale democratico. In realtà, rispetto a quello che sto facendo io, loro non sono altro che i difensori dei fannulloni. Non dobbiamo aver paura di dire queste cose". E probabilmente anche il sindaco di Camisano, Eleutherios Prezalis, ha sbagliato qualcosa: ha preparato un discorso di benvenuto troppo lungo. Così l'ospite Brunetta ha "tagliato" pure quello, facendo accomodare il primo cittadino: "Sono qui per dirvi cosa sta facendo il Governo - ha proseguito - Che da un lato ha il compito di predisporre le leggi, poi deve tornare nel territorio per raccontare quello che si è fatto, e successivamente deve ascoltare i cittadini. Questo è il mio modo di interpretare la funzioni di ministro". Il weekend veneto del ministro è iniziato nel pomeriggio, a Verona. Nel capoluogo scaligero grande spazio al capitolo fannulloni: "Faremo una battaglia contro tutti i nullafacenti, partendo dai datori di lavoro - ha detto - perchè se un dirigente è bravo lo sono pure i suoi dipendenti". E ha annunciato la linea dura contro l'assenteismo e le false certificazioni: "Chi truffa che sia medico, che sia lavoratore dipendente, prima deve essere licenziato e poi deve andare in carcere". (F.F.)


5 luglio 2008 - Il Gazzettino

Il ministro della Funzione pubblica ha spiegato a Camisano
le "ricette" del Governo e ha promesso federalismo fiscale
Brunetta: «Ridaremo soldi ai Comuni»
Momenti di tensione per la contestazione di alcuni esponenti dei Cobas:
«Questi sono i difensori dei fannulloni»
di Andrea Lazzari

Camisano - Perché si possa attuare il federalismo fiscale, parte del reddito deve rimanere ai Comuni. Questa la promessa fatta ieri a Camisano dal ministro per la funzione pubblica e l'innovazione, Renato Brunetta, del Pdl. Invitato non a caso a parlare di finanziamenti agli enti locali davanti ad un uditorio di 500 persone composto in buona parte da amministratori (l'assessore provinciale Costantino Toniolo, da esponenti politici come l'ex parlamentare Pierantonio Zanettin, e da sindaci prevalentemente di centro-destra (tra questi Giovanni Maria Forte di Costabissara e Rossella Olivo di Romano d'Ezzelino), eccetto il primo cittadino di Torri di Quartesolo, Diego Marchioro, e pochi altri, Brunetta ha ribadito i cardini della sua battaglia contro gli sprechi, soprattutto nella pubblica amministrazione, non mancando di lanciare strali contro la magistratura e chi ostacola il cammino della squadra del premier Berlusconi. Attorniato sul palco del cinema Lux dal sindaco di Camisano, Eleutherios Prezalis, e dagli europarlamentari Sergio Berlato e Lia Sartori, il ministro ha elencato i provvedimenti fin qui presi dal governo Berlusconi, enunciando la sua teoria: Per governare bene, bisogna predisporre le leggi, farle approvare e poi tornare nel territorio per esporle e ascoltare le richieste dei cittadini. E'quello che ho fatto prima di venire qui davanti a 300 amministratori veronesi dopo aver partecipato a Roma alle riunioni del Cipe e del consiglio dei ministri. Non sono mancati i momenti di tensione all'arrivo del ministro, con un'ora di ritardo rispetto al previsto a causa dell'incidente tra le due gallerie in autostrada. Accolto al grido di Fannullone, fannullone da una dozzina di manifestanti del settore pubblico dei Rdb-Cobas capeggiati da Germano Raniero (dall'altra parte c'erano anche alcuni adepti della Uil funzione pubblica e della Cgil), parzialmente coperto dagli applausi dei suoi simpatizzanti, Brunetta ha bruscamente interrotto una giornalista di di Tv A che stava iniziando a chiedergli delle contestazioni, sbottando: Si tratta di 4 signori dei Cobas del pubblico impiego che contestano qualsiasi misura, da qualunque parte politica provenga, perché pensano di essere gli unici depositari dell' azione sindacale. I difensori dei fannulloni sono loro, io sono venuto qui per raccontare le decisioni prese dal governo in favore di questa terra. Non contento, il ministro per la funzione pubblica e l'innovazione ha stoppato anche il sindaco di Camisano, Eleutherios Prezalis, che dopo aver fatto gli onori di casa, aveva cominciato ad elencare le difficoltà in cui si dibattono i comuni per i continui tagli romani (Lasciamo parlare i cittadini!).


5 luglio 2008 - Il Giornale di Vicenza

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Applausi a scena aperta a Camisano
Il ministro Brunetta «Basta fannulloni»

Camisano - "60 milioni di italiani con me… meno i quattro lì fuori": Renato Brunetta, titolare della Funzione pubblica e ‘rivoluzionario copernicano’ delle amministrazioni da Roma in giù come si è definito, ha liquidato così la mini- contestazione portata a Camisano dagli RdB-Cub vicentini capitanati da Germano Raniero. La battuta è il riassunto della visita-lampo del ministro, ospite vip del sindaco Eleutherios Prezalis. Gli avevano gridato addosso quando era arrivato, i sindacalisti ‘estremi’ del pubblico impiego, e lui aveva tirato dritto. C’era stato anche uno screzio pesante con una telecronista, presa a male parole (e fischiata dai centrodestristi) quando aveva tentato di farlo parlare su questa contestazione. Piccole cose, per Brunetta, in confronto a quello che ha ottenuto in teatro a Camisano: applausi a scena aperta quando ha attaccato i ‘fannulloni’ della burocrazia, battimani quando ha annunciato il bastone ("poi ci sarà anche la carota" ha promesso), sorrisi compiaciuti quando ha infilzato a colpi di battuta il sindacato (quello grosso targato Cgil-Cisl- Uil, non i Cub).
Brunetta è il più amato dei ministri. Se occorrevano conferme, le ha date a Camisano. Lui - il "socialista di Forza Italia" come si è classificato - ha giostrato al microfono cercando e trovando sintonia. Come quando ha definito l’Italia "l’ultimo paese sovietico" perché non viene applicata mai questa meritocrazia o quando ha sfidato ancora i sindacati a proclamare uno sciopero contro i suoi provvedimenti razionalizzatori delle magagne delle pubbliche amministrazioni: "Andrò in tivù e dirò: ecco chi si mette di traverso. E vediamo a chi la gente darà ragione". O ancora come quando ha scommesso che "in un anno si pareggerà l’assenteismo dei lavoratori pubblici con quello dei privati" grazie alla sua manovra fatta di norme strette sulle malattie e le certificazioni. I due più grossi tra i numeri snocciolati: "3 milioni e 650 mila dipendenti pubblici e 500 mila consulenti esterni che io cancellerò". Unico dato toppato nella foga oratoria quello sui "2000 euro di stipendio d’ingresso" nel mondo della scuola. Infine il massimo dei consensi su quel paio di ingredienti dell’incipiente federalismo fiscale che a lui stanno particolarmente a cuore: "Stop ai trasferimenti finanziari che arrivano alle 5 Regioni a statuto speciale in aggiunta a quelli che servono per pagare le loro specifiche competenze. E niente più ‘Comuni a statuto speciale’ che per vecchie situazioni di trent’anni fa percepiscono, e spendono, più degli altri Comuni".(A.T.)


5 luglio 2008 - Caserta news

Costituito Sindacato RdB Pubblico Impiego

Fisciano – Si rende noto che nel Comune di Fisciano, Ente Locale della provincia di Salerno, si è costituita il terminale associativo dell'Organizzazione Sindacale – Rappresentanze Sindacali di Base – RdB Pubblico Impiego – aderente alla Confederazione Unitaria di Base – CUB. La segreteria Provinciale RdB/CUB ha incaricato il lavoratore Agostino Scafuri di coordinare il costituendo terminale associativo per il suo sviluppo e per la diffusione delle idee e del progetto sindacale RdB/CUB.
L'avvio delle relazioni sindacali è stato ufficializzato oggi con due incontri tenuti con la "governance" politica ed amministrativa del Comune. La delegazione RdB/CUB è stata ricevuta prima da un rappresentante del Segretario Generale eppoi dal Sindaco Tommaso Amabile.
Gli incontri sono stati franchi e densi di contenuti in merito all'organizzazione del lavoro, la formazione nonché riqualificazione dei dipendenti comunali . Sono state trasmesse le richieste ufficiali sull'informazione e relazioni sindacali dovute alla RdB Pubblico Impiego e tra queste la comunicazione degli accordi collettivi integrativi che riguardano tutti i lavoratori del Comune di Fisciano.
Le RdB hanno ribadito che anche con i doverosi atti di trasparenza a cui l'amministrazione è tenuta, si combatte la strumentale campagna "antifannulloni" che prende a pretesto qualche migliaio di opportunisti per criminalizzare quattro milioni di dipendenti pubblici. L'intento palese è sferrare attraverso la denigrazione del lavoro pubblico e gli ulteriori e pesanti tagli decretati in questi giorni anche sugli Enti Locali, un attacco al Welfare per aprire la strada ad ulteriori privatizzazioni e consulenze, vera fonte degli sprechi e dell'inefficienza della pubblica amministrazione. Le RdB prendono atto della disponibilità dimostrata e attendono l'amministrazione comunale di Fisciano alla prova dei fatti.


5 luglio 2008 - Il Cittadino

Il reparto farà riferimento al nuovo dipartimento materno-infantile
che sarà istituito proprio all’ospedale di Codogno
Pediatria, nessun ridimensionamento
Perderà il primario ma i posti di degenza saranno confermati
di Luisa Luccini

Codogno - Reparto di pediatria di Codogno: i posti di degenza ordinaria restano confermati. Lo ha garantito ieri mattina lo stesso direttore generale dell’Azienda ospedaliera della provincia di Lodi Giuseppe Rossi: «Il piano di organizzazione e di funzionamento aziendale (Pofa, ndr) dell’Ao non ha nulla a che vedere con l’assetto accreditato dei reparti, pediatria di Codogno inclusa». Come dire: i posti letto di degenza (sia ordinaria che in day hospital) del reparto di pediatria dell’ospedale di Codogno saranno tutti confermati. E dunque: pediatria sarà sì trasformata da "struttura complessa" a "unità semplice" (perdendo il primariato, peraltro mai nominato in questi anni) ma manterrà comunque tutti i suoi posti letto di degenza e soprattutto farà riferimento organizzativo non più al dipartimento di settore di Lodi ma a quel nuovo dipartimento materno-infantile che sarà istituito all’ospedale di Codogno e che farà capo al primario della ginecologia-ostetricia Marco Di Mario. Come dire: con la nuova organizzazione del Pofa, la pediatria di Codogno andrebbe a beneficiare di una sorta di nuova autonomia d’azione, non più direttamente dipendente dal dipartimento di settore del capoluogo laudense. Precisazioni importanti, queste di Rossi, arrivate non prima che tutta la questione sia però stata al centro in questi giorni di preoccupazioni, polemiche ed allarmi, nonché di contatti, mediazioni, incontri di chiarimento. L’ultimo, in ordine cronologico, è andato in scena ieri mattina a Lodi, con il summit che ha portato i vertici dell’Ao ad incontrare il consigliere comunale di Codogno Gianpiero Campagnoli, delegato per l’amministrazione comunale codognese proprio al settore "sanità-ospedale". Lo stesso Campagnoli in tarda mattinata era in municipio a Codogno a relazionare al sindaco Emanuele Dossena l’esito dell’incontro. «Abbiamo un unico obiettivo: mantenere i servizi ospedalieri del nostro ospedale. E questi servizi non verranno modificati»: così Dossena al termine dell’incontro con Campagnoli. Il quale ha confermato: «Pediatria non perderà alcun posto di degenza». E per il reparto di anestesia-rianimazione, pure declassato a unità semplice? «Manterrà al cento per cento la sua attuale organizzazione di servizio», ha dichiarato Campagnoli. Che pure ha sottolineato i punti di vittoria inseriti nel Pofa per l’ospedale di Codogno: il mantenimento a struttura complessa del reparto di ortopedia (che deve però convivere con una carenza dell’organico medico) e la nascita di una nuova sezione di riabilitazione cardiologia, in affiancamento al reparto di cardiologia ed unità coronaria già attivo 24 ore su 24 all’ospedale di Codogno. Questi ultimi aggiornamenti, peraltro, non smorzano il clima di tensione in atto sulla sanità codognese. Resta fissata alla mattina di martedì prossimo 8 luglio l’assemblea aperta indetta dal sindacato Rbd/Cub, intenzionato a boicottare le decisione del Pofa per quel che riguarda l’ospedale cittadino di viale Marconi.


5 luglio 2008 - Il Bologna

Occupazione. Lunedì nuovo sciopero dei dipendenti Atc e dei ferrovieri per quasi tutta la giornata
Un luglio di lotta e licenziamenti ieri corteo dei lavoratori Telecom
In Provincia si lavora per scongiurare la mobilità di 60 lavoratori della cartiera Maglio
di Gian Basilio Nieddu

Bologna - Un tempo si chiamava "autunno caldo" perchè in quel periodo si scaldava la questione operaia e i cortei dei lavoratori invadevano le città. A contare le manifestazioni e le vertenze sindacali di luglio (sempre caldo) sembra di essere davanti ad un anticipo dell'ottobre di lotta. Telecomunicazioni. Un settore in crisi e ieri 500 lavoratori hanno sfilato per le vie della città e poi organizzato un presidio in piazza XX settembre. Dietro le bandiere dei sindacati confederali i dipendenti di Telecom, Vodafone, Wind, 3hg e di molte altre aziende. A rischio ci sono, solo nella Telecom, 295 posti (in Regione) e ben 182 a Bologna (su 2132 dipendenti). Un vero massacro sociale e futuro di disperazione per molti occupati, nonostante gli slogan ironici: «datemi una cuffia, sono in crisi d’astinenza». Sul banco degli imputati le esternalizzazioni: «I proprietari delle aziende, che svolgono un ruolo strategico per il Paese, coprono i costi accumulati, anche per scalare le società stesse, intervenendo sul costo del lavoro - denuncia Antonio Rossa (Slc-Cgil) - Le più delle volte esternalizzando, ora Telecom ma prima Vodafone, 3hg, Fastweb, Tiscali e Wind: l’occupazione è sempre calata». Rincara la dose il delegato Stefano Gregnanin (Fistel-Cisl), «il rischio che corriamo sempre è che le esternalizzazione siano in realtà licenziamenti mascherati». Il sindacato di base Cub ieri ha scioperato (due ore a fine turno) ma è in lotta contro i confederali: «A noi del sindacato di base - spiega Nicoletta Frabboni, a nome del Cub - interessa difendere i posti di lavoro e non gli sporchi affari che Cgil-Cisl-Uil concludono con le aziende». Interviene anche il Pd, con il presidente del ?orum lavoro Stefano Borgatti: «Il Pd seguirà da vicino la vertenza e sarà al fianco dei lavoratori anche nella manifestazione di settembre dei call center». La CArtiera del Maglio di Sasso Marconi è in crisi e oltre 60 lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro. Ieri si è svolto un tavolo di salvaguardia in Provincia per cercare soluzioni. Un primo intervento riguarda l'attivazione di convenzioni con le banche per finanziamenti a costo zero (fino a 5mila euro) per i lavoratori in attesa degli ammortizzatori sociali. «La situazione è complessa - ha commentato l'assessore Rebaudo - ma l'intento comune delle istituzioni è esplorare tutte le strade che consentano la prosecuzione delle attività della cartiera». L'azienda era in vendita ma la trattativa con l'acquirente si è interrotta. Trasporti. prosegue la mobilitazione con lo sciopero di lunedì dei dipendenti Atc. Gli autobus si fermeranno dalle 8,30 alle 16,30 e dalle 19,30 a fine servizio. Mobilitazione anche di 5 mila ferrovieri, lo sciopero inizia alle 21 di domani mentre lunedì sarà garantita la mobilità pendolare, in base ai servizi essenziali previsti per legge, nelle fasce 6-9 e 18-21.


4 luglio 2008 - Adnkronos

ROMA: ASIA-RDB, INQUILINI ATER SI MOBILITINO
'VITTIME DI GIOCHI POLITICI PER RENDITE PARASSITARIE E POTERI FORTI'. PRIMA ASSEMBLEA SABATO. 'PETRUCCI HA RICHIESTO ARRETRATI INESISTENTI, AUMENTATO I CANONI'

Roma, 4 lug. - (Adnkronos) - "L'As.i.a.-Rdb chiama gli inquilini delle case popolari alla mobilitazione". Lo rende noto in un comunicato Rdb-Cub (Rappresentanze Sindacali di Base Pubblico Impiego - Confederazione Unitaria di Base) e fa sapere che la prima assemblea degli inquilini e' prevista per sabato alle 18:00 a Pietralata in via Bellardo 7. Il comunicato spiega che la mobilitazione e' "per la chiusura dell'Ater e la sua trasformazione in agenzia per il diritto all'abitare, per impedire nuovi aumenti degli affitti, per dare ai municipi la gestione delle case Ater, per maggiori investimenti da destinare alla manutenzione delle case, allo sviluppo dei servizi e all'emergenza casa, per impedire la dismissione del patrimonio pubblico, per difendere il ruolo delle case popolari". "Dopo il blocco degli ascensori in molti case popolari - afferma il comunicato - ora l'Ater sta inviando agli inquilini lettere che annunciano il blocco della manutenzione delle pompe di sollevamento dell'acqua. Anziani e disabili pagano pesantemente il prezzo dei giochi politici che stanno avvenendo a Roma, finalizzati solo a rafforzare la rendita parassitaria e i poteri forti". "Questa gravissima situazione e' la conferma evidente di quanto l'As.i.a.-Rdb sta denunciando da anni - continua il comunicato - da quando l'Ater e' stata trasformata in azienda dalla giunta Storace ed e' stato nominato presidente l'avvocato Petrucci. Solo negli ultimi due anni di gestione il deficit Ater e' passato dagli 800 milioni, ereditati dall'ex Iacp, ad oltre 1 miliardo di euro, ed il presidente Petrucci ha inteso far pagare il risanamento di questo deficit agli stessi inquilini". "Prima - sostiene il comunicato - ha richiesto a tutti gli inquilini arretrati inesistenti, pagati solo da chi paga sempre regolarmente gli affitti; poi ha fatto votare da tutto il Consiglio regionale una legge che ha aumentato del 20% i canoni dal gennaio 2007; sta dismettendo una fetta importante del patrimonio; ha fatto mettere all'ordine del giorno dei prossimi lavori della Giunta e del Consiglio regionale la discussione di una nuova modifica della legge sui canoni che tenga conto del fatto che l'Ater nelle condizioni attuali non e' ancora in grado di chiudere i bilanci in parita'. In poche parole una nuova richiesta di aumento dei canoni. Questa politica non ha trovato la benche' minima opposizione da parte di nessuna forza politica".


4 luglio 2008 - Omniroma

ATER, ASIA-RDB: «PRONTI A MOBILITAZIONE INQUILINI»

(OMNIROMA) Roma, 04 lug - «Dopo il blocco degli ascensori in molti case popolari ora l'Ater sta inviando agli inquilini lettere che annunciano il blocco della manutenzione delle pompe di sollevamento dell'acqua. Anziani e disabili pagano pesantemente il prezzo dei giochi politici che stanno avvenendo a Roma, finalizzati solo a rafforzare la rendita parassitaria e i poteri forti. Questa gravissima situazione è la conferma evidente di quanto l'AS.I.A. - RdB sta denunciando da anni, da quando l'Ater è stata trasformata in azienda dalla Giunta Storace ed è stato nominato presidente l'avv. Petrucci». Così in una nota dell'RdB-Cub. «Solo negli ultimi due anni di gestione il deficit Ater è passato dagli 800 milioni, ereditati dall'ex Iacp, ad oltre 1 miliardo di euro, ed il presidente Petrucci ha inteso far pagare il risanamento di questo deficit agli stessi inquilini - continua la nota - Prima ha richiesto a tutti gli inquilini arretrati inesistenti, pagati solo da chi paga sempre regolarmente gli affitti; poi ha fatto votare da tutto il Consiglio regionale una legge che ha aumentato del 20% i canoni dal gennaio 2007; sta dismettendo una fetta importante del patrimonio; ha fatto mettere all'ordine del giorno dei prossimi lavori della Giunta e del Consiglio regionale la discussione di una nuova modifica della legge sui canoni che tenga conto del fatto che l'Ater nelle condizioni attuali non è ancora in grado di chiudere i bilanci in parità. In poche parole una nuova richiesta di aumento dei canoni. Questa politica non ha trovato la benché minima opposizione da parte di nessuna forza politica». L'AS.I.A. - RdB chiama, quindi, «gli inquilini delle case popolari alla mobilitazione: per la chiusura dell'Ater e la sua trasformazione in agenzia per il diritto all'abitare, per impedire nuovi aumenti degli affitti, per dare ai municipi la gestione delle case Ater, per maggiori investimenti da destinare alla manutenzione delle case, allo sviluppo dei servizi e all'emergenza casa, per impedire la dismissione del patrimonio pubblico, per difendere il ruolo delle case popolari».


4 luglio 2008 - Dire

ATER. AS.IA. RDB CHIAMA INQUILINI DOMANI IN ASSEMBLEA

(DIRE) Roma, 4 lug. - Una mobilitazione di tutti gli inquilini Ater. E' cio' che intende promuovere il sindacato As.Ia Rdb cominciando da domani, con un'assemblea a Pietralata convocata in via Bellardo 7 alle 18. "Dopo il blocco degli ascensori- denuncia l'As.Ia- ora l'Ater sta inviando agli inquilini lettere che annunciano il blocco della manutenzione delle pompe di sollevamento dell'acqua. Anziani e disabili pagano pesantemente il prezzo dei giochi politici che stanno avvenendo a Roma, finalizzati solo a rafforzare la rendita parassitaria e i poteri forti". Il sindacato denuncia la "presidenza di Petrucci, l'aumento del deficit, la richiesta di arretrati inesistenti e l'aumento dei canoni. In piu' Petrucci ha fatto mettere all'ordine del giorno dei prossimi lavori della Giunta e del Consiglio regionale la discussione di una nuova modifica della legge sui canoni che tenga conto del fatto che l'Ater nelle condizioni attuali non e' in grado di chiudere i bilanci in parita'. In poche parole una nuova richiesta di aumento dei canoni. Questa politica non ha trovato la benche' minima opposizione da parte di nessuna forza politica". Con la mobilitazione il sindacato chiede che l'Ater "venga trasformata in agenzia per il diritto all'abitare, che siano impediti nuovi aumenti degli affitti e che la gestione delle case venga affidata ai Municipi. In piu' si chiedono maggiori investimenti da destinare alla manutenzione delle case, allo sviluppo dei servizi e all'emergenza casa".


4 luglio 2008 - Apcom

COMUNE ROMA/ ASSOCIAZIONE INQUILINI: ATER BLOCCHERA' POMPE ACQUA
"L'agenzia delle case popolari invia lettere con questo annuncio"

Roma, 4 lug. (Apcom) - L'Ater sta inviando agli inquilini delle case popolari di Roma lettere in cui annuncia il blocco della manutenzione delle pompe di sollevamento dell'acqua. Un annuncio che, dopo il fermo degli ascensori deciso in settimana dall'agenzia delle case popolari del Lazio, sta facendo infuriare i residenti. A lanciare l'allarme è l'Asia-Rdb (Associazione inquilini e assegnatari), sottolineando che "anziani e disabili pagano pesantemente il prezzo dei giochi politici che stanno avvenendo a Roma, finalizzati solo a rafforzare la rendita parassitaria e i poteri forti". "Questa gravissima situazione - prosegue l'associazione - è la conferma evidente di quanto l'Asia-Rdb sta denunciando da anni, da quando l'Ater è stata trasformata in azienda dalla giunta Storace ed è stato nominato presidente l'avvocato Luca Petrucci. Solo negli ultimi due anni di gestione - ricorda l'Asia-Rdb - il deficit Ater è passato dagli 800 milioni, ereditati dall'ex Iacp, a oltre 1 miliardo di euro, ed il presidente Petrucci ha inteso far pagare il risanamento di questo deficit agli stessi inquilini. Prima ha richiesto a tutti gli inquilini arretrati inesistenti, pagati solo da chi paga sempre regolarmente gli affitti; poi ha fatto votare da tutto il consiglio regionale una legge che ha aumentato del 20% i canoni dal gennaio 2007; sta dismettendo una fetta importante del patrimonio; ha fatto mettere all'ordine del giorno dei prossimi lavori della giunta e del consiglio regionale la discussione di una nuova modifica della legge sui canoni che tenga conto del fatto che l'Ater nelle condizioni attuali non è ancora in grado di chiudere i bilanci in parità. In poche parole - sintetizza - una nuova richiesta di aumento dei canoni. Questa politica non ha trovato la benché minima opposizione da parte di nessuna forza politica". L'Asia-Rdb perciò "chiama gli inquilini delle case popolari alla mobilitazione" per chiedere "la chiusura dell'Ater e la sua trasformazione in agenzia per il diritto all'abitare", per impedire nuovi aumenti degli affitti, per dare ai municipi la gestione delle case Ater e ottenere maggiori investimenti per la manutenzione delle case.


4 luglio 2008 - Left

Vendita fallimentare
È il più amato tra i ministri,ma deve gestire tagli per 29 miliardi.Renato Brunetta prepara la sua offensiva contro il pubblico. Per liberare spazi agli affari privati
di Manuele Bonaccorsi

Di mestiere fa il curatore fallimentare. Eppure è il più amato dei ministri del governo Berlusconi. Renato Brunetta è il mago che è riuscito a trasformare il più violento programma di tagli ai servizi pubblici mai concepito in un mare di consenso. Nulla è ancora deciso e non è detto che i provvedimenti abbozzati in tempi record dal Consiglio dei ministri superino l’ostacolo delle Camere costrette agli straordinari estivi. In queste prime infuocate settimane, dal suo scranno alla Funzione Pubblica, più che decidere Renato Brunetta ha fatto il giornalista,con un senso dello scoop che neppure l’affiatato duo Rizzo-Stella è capace di maneggiare. Mentre i suoi colleghi bloccavano per decreto la pubblicazione delle hot-line del leader maximo, Brunetta sbatteva in prima pagina nomi e compensi dei consulenti, il numero dei distacchi sindacali, denunciava gli sprechi della casta degli impiegati, ormai secondo solo ai rom nelle antipatie degli opinion maker. Liberista della prima ora, convinto assertore delle virtù taumaturgiche del mercato, il ministro della Pubblica amministrazione ha coperto le spalle alla manovra dell’ultimo colbertista del mondo, Giulio Tremonti. Una doccia al napalm gettata nella foresta dei servizi pubblici: 29 miliardi di tagli in tre anni, tra risparmi dei ministeri e pacchi bomba spediti a sindaci e governatori del centrosinistra (9 miliardi di minori trasferimenti). Con un programma del genere è facile sospettare che, dietro ai propositi efficientisti, si nasconda l’obiettivo di chiudere bottega. Lo Stato si ritira, abbassa la saracinesca. Per la gioia delle imprese private, che davanti a loro hanno praterie da conquistare. In campagna elettorale, Confindustria l’ha detto chiaramente: «Il pubblico assicuri solo quelle attività che i privati non possono fare». Non è un caso che Alberto Tripi, presidente di Confindustria servizi innovativi ed ex prodiano doc, non abbia atteso una attimo per dare il suo sostegno al ministro: la sua Almaviva, di mestiere partecipa a bandi pubblici per l’informatizzazione della P.a. I malpensanti che son soliti chiedersi "cui prodest?" hanno la loro risposta. Sotto le mire di Confindustria, in particolare, c’è l’unico pezzo del sistema industriale italiano che si è salvato dall’onda anomala delle privatizzazioni: quello dei servizi pubblici locali, che a viale dell’Astronomia chiamano spregiativamente «socialismo municipale». Non è roba da poco: centinaia di aziende, dalle piccolissime che organizzano la raccolta dei rifiuti in un borgo montano ai grandi colossi multiutility delle metropoli del nord. È un mondo di profitti certi, prezzi crescenti, concessioni trentennali di beni essenziali, quelli "anelastici", che tutti, a prescindere dal reddito, devono acquistare: acqua, elettricità, gas, trasporti. Anche qui, tutto in vendita. Lo ha annunciato il governo: il disegno di legge che anticiperà la finanziaria, atteso in questi giorni, comprenderà una nuova versione di quanto proposto, nella scorsa legislatura, dalla ministra Linda Lanzillotta, liberista d’assalto del Pd: tutto andrà a gara, anche la contestatissima gestione dell’acqua, nella quale la privatizzazione è spesso coincisa con aumenti vertiginosi delle bollette. «Non si parli di liberalizzazioni: queste sono privatizzazioni. I 9 miliardi di tagli agli enti locali, sommati al divieto per Comuni e Regioni di utilizzare tasse proprie, costringeranno alla dismissione della proprietà di queste aziende», spiega Corrado Oddi, della Fp, Cgil, tra gli animatori della campagna per l’acqua pubblica. In una recente intervista su L’Espresso il curatore fallimentare l’ha detto senza giri di parole: «Penso che alcuni servizi pubblici possano anche essere forniti dai privati. Per esempio le carceri: abbiamo tanti villaggi turistici dismessi, riconvertiamoli affidandoli a controllori privati. Anche la scuola: mettiamo in concorrenza la pubblica e la privata, sarà il mercato a decidere chi deve chiudere». Roberto Brunetta lo chiama mercato. Massimo Florio, componente della fondazione Luoghi Comuni e docente di Economia pubblica all’università di Milano, le chiama "concessioni". «Non è un trasferimento dal pubblico al mercato, ma dal pubblico al privato, in un regime di "non mercato". Si trasferiscono posizioni di rendita, senza concorrenza. E si favoriscono alleanze politiche con gruppi imprenditoriali che si garantiscono, non sempre al miglior prezzo, il controllo di questi servizi», spiega il docente. «Si torna all’idea di uno Stato senza proprietà che non eroga servizi, più simile a quello dell’800, dove si votava per censo. Così si trasforma la stessa idea di cittadinanza dove inclusione ed esclusione dipendono solo dalla propria capacità di accedere al mercato dei servizi». L’ultimo fronte del combattivo Brunetta è il sindacato, troppo forte nel pubblico impiego, nonostante da anni ormai non riesca più a rinnovare per tempo il contratto dei propri iscritti in enti e uffici. Per farli fuori il ministro ha prima pubblicato il numero e il costo dei distacchi sindacali, alzando l’onda dell’indignazione per cotanto spreco. Poi ha preparato un disegno di legge che toglierebbe ai sindacati ogni funzione, trasferendo la decisione su orari, organizzazione degli uffici, valutazione e premi di produttività dalla contrattazione a regolamenti e decreti legge. Il ministro decide d’imperio, gli altri si adeguino. «In questo modo non avremo più niente da trattare», chiosa Paola Palmieri, dell’Rdb-Cub. «Il ministro ha il chiaro compito di dismettere la pubblica amministrazione, quindi ha deciso di non incontrare neppure i sindacati. Quando Brunetta dice: "diamo una risposta alla domanda se è meglio produrre o comprare i servizi", si dà subito una risposta, basta leggere il suo Piano industriale. Lo Stato e i cittadini, i servizi dovranno comprarli sul mercato. Perché investire, quindi, su un’industria da chiudere?», si chiede la sindacalista. Infine i precari. Le Rdb annunciano per l’autunno una manifestazione dei 300mila precari pubblici, quelli che tirano avanti la carretta della P.a. con contratti che si rinnovano anno dopo anno. Il ministro li ha definiti «polpette avvelenate lasciate dal precedente governo». E ha bloccato il piano di assunzione. Almeno a loro il curatore fallimentare non farà alcuna simpatia.


4 luglio 2008 - Liberazione

Emergenza abitativa: i movimenti romani occupano l'assessorato
di Serena Salucci

Roma - Non è piaciuta ai movimenti di lotta per la casa romani la mossa del cavallo tentata dal neoassessore alla Casa della giunta Alemanno, Alfredo Antoniozzi che qualche giorno fa, dopo aver disdetto un incontro molto atteso con i rappresentanti della "Rete cittadina per il diritto all'abitare", ha affidato a un'intervista a Il Tempo la presentazione del suo "Piano Marshall" per l'emergenza casa. «Un piano - commenta Paolo Di Vetta dell'Asia RdB - che parla di edilizia sociale al posto di quella popolare, ma che rivela, a nostro avviso, il progetto di uno smantellamento definitivo del patrimonio di edilizia residenziale pubblica a favore delle lobby dei piccoli costruttori romani che prenderanno "in appalto" la costruzione delle case popolari. E per chi soffre dell'emergenza casa, le cose non cambieranno granché».
Intanto la situazione si fa sempre più critica, in una cità dove nove famiglie al giorno ricevono lo sfratto per morosità. E per questo circa 500 persone hanno occupato, ieri mattina, l'assessorato alla casa del Comune di Roma, finché lo stesso assessore non li ha ricevuti. AS.I.A. RdB, Action, Blocco Precario Metropolitano, Comitato Obiettivo Casa e Coordinamento di Lotta per la Casa hanno consegnato ad Antoniozzi una piattaforma in 15 punti di proposte per un Piano Straordinario per il diritto all'abitare. Tra le richieste dei movimenti: il blocco delle vendite degli alloggi Ater previsti nei prossimi mesi; un maggiore controllo sul patrimonio pubblico; l'aumento dell'offerta di Edilizia residenziale Pubblica, da attuarsi sia mediante l'acquisto di alloggi degli ex enti previdenziali, sia attraverso il recupero del patrimonio demaniale; il rilancio dei progetti di autorecupero. Per le nuove costruzioni, i movimenti chiedono di agire sulle cubature per il privato previste nel nuovo piano regolatore, destinando almeno il 40% al "popolare". Per tamponare l'emergenza nel breve periodo: Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea e il blocco degli sfratti per morosità. Un disegno da realizzarsi di concerto con governo, provincia e regione. Terminata l'occupazione, i movimenti si sono recati in Campidoglio, dove nel pomeriggio il consiglio comunale ha approvato una mozione a tutela di 36 famiglie inquiline di Unicredit che rischiano di perdere la casa.


4 luglio 2008 - EPolis Roma

Il blitz. Duecento famiglie di senza casa contestano Antoniozzi
I comitati occupano la sede dell'assessore
Movimenti contrari al progetto di housing sociale annunciato dalla Giunta capitolina
di Delfina Santoro
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Roma - Ieri mattina, 200 famiglie hanno occupato l'Assessorato comunale alla Casa sul lungotevere dei Cenci, contestando l'assessore Alfredo Antoniozzi. La sua posizione favorevole al social housing, che prevede nuove costruzioni nell'agro romano al prezzo di 600 euro al mese, trova contrari Action, Coordinamento cittadini di lotta per la casa, Comitato obbiettivo casa e Blocco precario metropolitano. Per i cittadini dei movimenti, al contrario, è necessario un Piano Casa Straordinario che investa sulla dimensione pubblica dell'abitare. A fine mattinata, i manifestanti sono stati ricevuti dall'assessore. Bartolo Mancuso di Action, ha spiegato come sono andate le cose. «Noi avevamo già in programma un incontro con l'assessore, ma poi è slittato e il giorno dopo abbiamo letto le sue dichiarazioni sul social hoising - dice l'esponente di Action - riteniamo che la vera soluzione sia la vendita e non la concessione di altre cubature. Invece, l'assessore Antoniozzi ritiene possibile reperire altre aree comunali. Noi siamo contrari e chiediamo almeno il saldo zero, come avviene a Londra. Spiragli di confronto sono invece possibili sulle questioni d'emergenza». Le parti si sono date appuntamento il 14 luglio. Sempre ieri mattina, una ventina di famiglie ha occupato abusivamente alloggi nel Villaggio di Santa Barbara, a Capannelle. Si tratta di un agglomerato di palazzine, nate intorno agli anni cinquanta vicino alla caserma dei pompieri ora di proprietà al Demanio. Ad abitarle erano soprattutto vigili del fuoco in pensione. Il Demanio però le ha messe in vendita. Domani ci sarà lo sgombero.


4 luglio 2008 - Leggo

VENEZIA. Lunedì bus e vaporetti fermi...

VENEZIA - Lunedì bus e vaporetti fermi. Disagi per i viaggiatori per 24 ore di stop dei mezzi Actv: incroceranno le braccia gli autisti di autobus e vaporetti «per la carenza del personale e il blocco alle nuove assunzioni», dicono i rappresentanti di Rdb Cub. Bus garantiti dalle 6 alle 9 e dalle 16,30 alle 19,30...(P. Mas./ass)


4 luglio 2008 - Libertà

Tagli all'ospedale. I sindacati autonomi lanciano l'allarme

Codogno - (ms) Le organizzazioni sindacali della sanità sono in subbuglio per le sorti dell'ospedale di Codogno. Ieri, la sigla autonona Rdb-Cub ha ufficializzato una nota all'interno della quale esprime forte preoccupazione dopo aver preso atto del contenuto integrale del Piano organizzativo aziendale (Poa) dell'Azienda ospedaliera di Lodi. «Avevamo preso visione solo di un estratto del documento ma ora, dopo aver letto il testo per intero, i conti non tornano - spiega Gianfranco Bignamini dell'Rdb - Si scopre che alcuni settori e reparti verranno ridimensionati. Pediatria perderà il primariato e i posti letto di degenza, mentre rimarranno solo il nido e quattro posti letto di day hospital. Scomparirà anche il primariato di anestesia-rianimazione, mentre temiamo per la scomparsa di dermatologia e la poca chiarezza sul futuro del laboratorio analisi».
Bignamini promette battaglia. «Abbiamo convocato un'assemblea aperta l'8 luglio prossimo alle ore 9 presso la sala riunioni del terzo piano dell'ospedale codognese per mettere a punto iniziative di opposizione a questo piano».


4 luglio 2008 - Il Giorno

Pediatria a rischio declassamento
IL REPARTO POTREBBE ESSERE RIDIMENSIONATO DALLA REGIONE
di Mario Borra

CODOGNO — OSPEDALE di Codogno, allarme rosso. Così ieri il sindacato autonomo Rdb ha messo in guardia circa le sorti del nosocomio cittadino dopo aver preso atto del contenuto integrale del Piano organizzativo aziendale (Poa). «Avevamo preso visione di un estratto del documento, ma ora, dopo aver letto il testo per intero, sono arrivate le sorprese - spiega Gianfranco Bignamini dell’Rdb -. Infatti si scopre che alcuni settori e reparti verranno ridimensionati. In termini tecnici da strutture complesse, diventano semplici. In termini pratici, pediatria perderà il primariato e i posti letto di degenza, mentre rimarrano solo il nido e quattro posti letto di day hospital. Scomparirà anche il primariato di anestesia-rianimazione, mentre temiamo per la scomparsa di dermatologia e la poca chiarezza sul laboratorio analisi». Bignamini promette battaglia e pone sul piatto un rischio di declassamento della struttura di viale Marconi. «Se pediatria perde forza, anche il reparto di ostetrica-ginecologia rischia di non essere più appetibile sul territorio. Si materializzerà un vecchio pallino di tutti i direttori generali di spostare il reparto a Lodi? Comunque il sindaato Rdb dice un no chiaro e netto a questo Poa ed invita anche le altre organizazioni sindacali e le Rsu a dare battaglia. Abbiamo organizzato un’assemblea aperto l’8 luglio prossimo alle 9 nella sala riunioni del terzo piano dell’ospedale codognese per fare il punto della situazione ed organizzare iniziative di opposizione a questo piano. Comunque, come Rdb, diciamo da subito che andremo avanti avviando tutte le forme di lotta». ANCHE le organizzazioni sindacali dei medici sembra siano sul piedi di guerra non avendo digerito sia la mancanza di confronto preventivo sul Poa, ma anche il previsto taglio dei responsabili delle strutture complesse.


4 luglio 2008 - Il Cittadino

Crescono i timori per il declassamento di pediatria e anestesia-rianimazione
All’ospedale i medici in allarme: «Vogliono chiudere due reparti»

Codogno - All’ospedale di Codogno scatta l’allarme rosso per i reparti di pediatria e anestesia-rianimazione. Sul piede di guerra ci sono medici e sindacalisti: perché la trasformazione da "struttura complessa" ad "unità semplice" dei reparti di pediatria e di anestesia-rianimazione dell’ospedale di Codogno ha l’amaro sapore di un drastico declassamento che si abbatte su due aree ospedaliere punto di riferimento efficacissimo della sanità della Bassa. Il piano di organizzazione e funzionamento aziendale (Pofa) dell’Azienda ospedaliera, del resto, parla chiaro. Trasformata in unità semplice, la pediatria di Codogno si avvia ad un drastico ridimensionamento: perdita del primariato, perdita della decina di posti letto di degenza ordinaria, per un reparto che manterrebbe solo il nido e i quattro posti in day hospital.
Stessa sorte anche per l’area di anestesia-rianimazione, pure ridotta ad unità semplice, senza più ruolo di primariato a fare da guida diretta del reparto. In corsia il malessere è palpabile. Pochissima la voglia di parlare tra i camici bianchi ma il commento arrivato a mezza bocca da un medico è lampante: «Così l’ospedale di Codogno si svuota».
Ufficialmente nessuno lo conferma ma pare che le principali organizzazioni sindacali dei medici abbiano già espresso al direttore generale dell’Ao Giuseppe Rossi forti pareri di dissenso in merito al Pofa. Ovvero: contrarietà assoluta alla abolizione delle strutture complesse di pediatria e anestesia-rianimazione dell’ospedale di Codogno, forte irritazione per la mancanza di un reale confronto preventivo sul Pofa. Sul piede di guerra sono pure i sindacati degli operatori sanitari. «Questo Pofa decreta la scomparsa di pediatria e di anestesia-rianimazione a Codogno - sbotta il sindacalista dell’Rdb/Cub Gianfranco Bignamini -. Di più: a Codogno scompare anche il servizio di dermatologia (oggi legato al reparto di medicina, ndr), così come pure il laboratorio-analisi sembra votato a un ridimensionamento». E così Bignamini affonda: «Altro che sviluppo della sanità lodigiana tanto sbandierato dal direttore Rossi. È tutta aria fritta: qui si colpisce al cuore l’ospedale di Codogno. Perché diciamola tutta: se chiude pediatria ne risentirà pure la maternità di Codogno. Ma questo è sempre stato un "pallino" di tutti i direttori generali: chiudere la maternità codognese e spostarla a Lodi». L’Rdb (Rappresentanze di base) lancia così una sorta di generale "chiamata alle armi". L’appuntamento è per l’assemblea indetta martedì prossimo 8 nella sala riunioni dell’ospedale di Codogno.
«Chiediamo alle Rsu e a tutti i sindacati, così come alle forze politiche di dire "no" a questo Pofa e al ridimensionamento dell’ospedale di Codogno - sottolinea Bignamini -. Se dalla riunione non dovesse scaturire una forma condivisa di opposizione a questo piano, l’Rdb/Cub, con i delegati Rsu/Rdb, andrà avanti da sola in questa battaglia».(Lu.Lu.)


4 luglio 2008 - Il Messaggero

Civitavecchia. Sono ore decisive per i precari del Pincio...

Civitavecchia - Sono ore decisive per i precari del Pincio. Dopo infatti l’atto di indirizzo votato l’altra sera dalla giunta municipale per un rinnovo dei contratti di collaborazione fino al 30 ottobre, adesso la parola spetta ai dirigenti dei vari uffici presso i quali i circa 50 precari, prestano servizio. Sono infatti i dirigenti a dover mettere la firma necessaria per trasformare una volontà politica in un atto esecutivo. E le ultime indiscrezioni in merito lasciano ben sperare. Pare infatti che tutti i dirigenti, seppur con alcune resistenze a perplessità (dovute ai paletti imposti dalla recente finanziaria sul contenimento della spesa pubblica), alla fine abbiano deciso di avallare la proroga.
Certezze dovrebbero esserci già da oggi, anche se i bene informati di Radio Pincio, danno le proroghe come cosa fatta. E a tirare un sospiro di sollievo non sarebbero così solo in precari, che potranno contare su uno stipendio a fine mese, in attesa della promessa stabilizzazione all’interno delle holding (che a fine ottobre dovrebbero esere operative), ma tutto il personale di palazzo del Pincio. Questi giorni di incertezza infatti sono stati scanditi da quella che, per molti aspetti, stava rischiando di diventare una guerra tra poveri. Guerra combattuta a suon di volantini anonimi, farciti di sarcasmo e ironia, e diretti a quei dirigenti "più ostili" a concedere proroghe ai contratti. E nei foglietti, il Pasquino o i Pasquini del Pincio non hanno mancato di sottolineare come «qualche dirigente usi una mano diversa nel trattamento dei precari e delle hostess per le quali già da tempo è stato rinnovato il contratto con la Team Service (la società che gestisce il servizio in questione ndr)».
Uno degli ultimi "cahiers de doleance" non è invece anonimo, ma porta la firma delle Rdb Cub. In quest’ultimo volantino "piazzato" in varie zone del Comune i sindacati dei dipendenti condannano «questi messaggi insulsi e anonimi che stanno mettendo gli uni contro gli altri i lavoratori per una guerra tra poveri». E speriamo che questo sistema carbonaro cessi con la questione precari e non si allarghi a macchia d’olio per altre vicende interne al Comune (vedi l’avvicendamento dei dirigenti che seguirà alla nuova ricomposizione della giunta).


3 luglio 2008 - Omniroma

CASA, MOVIMENTI: «CONCLUSA OCCUPAZIONE ASSESSORATO»

(OMNIROMA) Roma, 03 lug - «Si è conclusa alle 13,30 circa l'occupazione dell'assessorato. I movimenti per il diritto all'abitare di Roma hanno ottenuto un incontro con l'assessore Alfredo Antoniozzi a cui hanno presentato le proteste dei senza casa romani per non essere compresi - né come realtà sociale né con le proposte fatte - nel piano casa che il Comune di Roma si appresta a varare. Le dichiarazioni rilasciate sul Tempo dall'assessore e quelle fatte dal sindaco nel convegno dell'Acer di ieri, delineano un quadro in cui l'edilizia è ancora una volta occasione di rilancio dell'economia e non di promozione sociale e di miglioramento della qualità della vita. Dall'incontro emerge la necessità di affrontare immediatamente la situazione dell'emergenza abitativa romana e della soluzioni per le migliaia di famiglie già in mezzo alla strada a causa di sfratti e sgomberi e, secondariamente, di affrontare la programmazione di un intervento pubblico di medio e lungo periodo, anche tenendo presente che a settembre il Comune di Roma avrà a disposizione 228 milioni per la questione abitativa. Insomma si ricomincia. Come sempre in questa città i diritti acquisiti sono solo quelli dei costruttori, indipendentemente da chi governa, mentre i nostri vanno conquistati ogni giorno». Lo rendono noto i movimenti romani per il diritto all'abitare: Action; Blocchi Precari Metropolitani; Comitato Obiettivo Casa; Coordinamento di lotta per la casa; Asia - Rdb.


3 luglio 2008 - RedattoreSociale

IMMIGRAZIONE
Anche a Bologna in piazza contro il ''pacchetto sicurezza''
Il Coordinamento migranti lancia un appello a tutti i cittadini in occasione della manifestazione che sabato 5 luglio partirà da piazza XX Settembre. Paola Rudan: ''Si respira un razzismo crescente''

BOLOGNA – In piazza contro il nuovo "pacchetto sicurezza" predisposto dal governo Berlusconi, contro il reato e l’aggravante di clandestinità e per dire "no" ai nuovi centri di identificazione ed espulsione degli stranieri senza permesso di soggiorno. E’ l’appello che il Coordinamento migranti di Bologna lancia a tutti i cittadini in occasione della manifestazione che sabato 5 luglio partirà da piazza XX Settembre alle 15,30. Secondo Paola Rudan, del Coordinamento migranti, si respira un "razzismo crescente" e si è "sviluppato un clima di intimidazione nei luoghi di lavoro e sugli autobus, con perquisizioni continue che creano una sorta di criminalizzazione dell’immigrato e una situazione pesante" nei confronti dei cittadini stranieri. Tra gli altri obiettivi della protesta c’è anche la necessità di rompere il legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, come invece prevede la legge Bossi-Fini: un meccanismo che "rende ricattabili tutti i cittadini non comunitari, che devono piegarsi a condizioni di sfruttamento per non perdere il posto di lavoro ed essere rispediti a casa", dice Babacar Ndiaje del Coordinamento migranti. Durante la manifestazione di Bologna, inoltre, verranno avanzate altre richieste, come l’estensione del diritto d’asilo e la chiusura di tutti gli attuali centri di permanenza temporanea. Per le strade del centro (via Indipendenza, via Ugo Bassi e via Rizzoli fino a piazza Re Enzo, dove ci saranno gli interventi finali) sfileranno le associazioni senegalesi di Bologna e provincia, la comunita pachistana, i lavoratori marocchini e l’associazione sportiva Hilal, l’associazione della Costa d’Avorio, Radici peruviane, alcuni centri sociali di Bologna e Reggio Emilia, i sindacati Cobas e Rdb-Cub, il Partito comunista dei lavoratori e Sokos, un’associazione di medici e volontari che curano anche chi è senza permesso di soggiorno. Il corteo di sabato sarà anche l’occasione per ribadire come "l’occupazione precaria, le morti sul lavoro e la violenza sulle donne siano i veri problemi della ‘sicurezza’ in Italia" - si legge in una nota del Coordinamento migranti di Bologna – e per rilanciare la proposta di uno "sciopero del lavoro migrante", un progetto di sensibilizzazione per far capire alle aziende come i lavoratori stranieri siano una "risorsa fondamentale sia per l’economia italiana sia per le imprese del territorio".(aa)


3 luglio 2008 - EPolis Roma

Colli Portuensi
La richiesta del Fondo: risarcimento e sfratto

Roma - "Mentre si attende il tavolo interistituzionale convocato in prefettura per l'8 luglio, continuano le minacce del Fondo pensioni nei confronti degli inquilini di viale dei Colli Portuensi 187. Quattro inquilini, infatti, sono stati citati in giudizio con procedura d'urgenza. Nella citazione si chiede, per chi ha il contratto in essere, la risoluzione immediata dello stesso oltre a un eventuale risarcimento del danno subito dal Fondo per avere impedito alla Gabetti di visionare gli appartamenti, mentre per gli inquilini con contratto di locazione scaduto un risarcimento danni": a denunciare la vicenda è l'Asia Rdb. Che continua:"Per tutti, poi, il Fondo chiede un provvedimento da parte del giudice a far visitare gli immobili a terzi. Le udienze sono fissate per l'8 luglio". Sindacato e inquilini "giudicano questo atteggiamento strumentale e minatorio, dal momento che l'indisponibilità degli inquilini a fare visitare gli appartamenti non ha impedito alla Gabetti di venderne due a terzi".


3 luglio 2008 - La Stampa

Il cotonificio si trasferirà a Coggiola. Da settembre le 80 operaie lavoreranno a 2 ore da casa
Vallesusa lascia Rivarolo. L’impianto va nel Biellese
di ALESSANDRO BALLESIO

RIVAROLO - Una volta c’era il cotonificio Vallesusa di Rivarolo con duemila e più dipendenti. Il 1° luglio 1965 l'allora presidente del Milan, Felice Riva, fece trovare i cancelli chiusi: la fabbrica era fallita. Se ne andava un pezzo della storia della città.
Fino a ieri era tornato a chiamarsi così - Vallesusa - uno spicchio di questo gigantesco complesso industriale: 80 donne con il camice rosso lavoravano la stoffa per produrre tessuti con il marchio Ingram. Ora, ventisei anni dopo il suo ingresso, la società Inghirami ha deciso: niente più produzione. Dal 1° settembre tutto andrà nella sede di Coggiola, Biella. A circa 118 chilometri da Rivarolo, quasi due ore d’auto.
«La direzione ce l'ha comunicato all'improvviso durante una riunione sui premi di produzione», dicono i sindacati. Oggi le operaie (in cassa integrazione per crisi) incroceranno le braccia e sarà organizzato un presidio permanente. I motivi della decisione di Inghirami (Vallesusa fa parte di «Duca Visconti di Modrone», un gruppo controllato dalla società) li spiega Vanessa Melis, della Filtea Cgil: «Da tempo si registra un calo delle commesse dovuto alla crisi del mercato e poi i locali dovrebbero essere adeguati alle norme sulla sicurezza, ma la società non può permettersi una spesa simile».
L'attenzione è puntata sulle 80 dipendenti: «Come si può pensare a una trasferta fino a Biella? La paura è che da settembre rimangano a casa, senza lavoro: per loro chiediamo l'attivazione degli ammortizzatori sociali e opportunità occupazionali». Sottolinea una di loro, Liliana Viola, che fa parte delle rsu: «Molte di noi si occupano da sole dei figli: come possiamo spostarci ogni giorno, e su tre turni, per più di cento chilometri?». Luigi Casali, coordinatore regionale di Rdb Cub, e il funzionario Angelo Sesto anticipano una denuncia formale all'Inps: «Vogliamo chiarire l'aspetto della riduzione delle commesse. Queste società maturano utili all'estero ma le perdite restano in Italia». Bocche cucite e imbarazzo dalla direzione di Vallesusa: «Non sappiamo nulla».
Il primo cotonificio di corso Indipendenza, nel 1874, si chiamava «Nuova manifattura Chiesa». Nel 1939 passò alla Abegg e nel 1947 alla famiglia Riva. Anni dopo il fallimento, la fetta più grande del sito industriale è diventata un complesso di uffici e la società «Rivarolo futura» (Comune e Asa) ha realizzato un teatro, un centro expo e un museo.


3 luglio 2008 - Il Secolo XIX

Genova. «È STATO un referendum farsa...

Genova - «È STATO un referendum farsa, che costituisce un precedente molto negativo nella storia sindacale di Palazzo Tursi. Mai si era vista una consultazione gestita solo da una parte dei sindacati e non dalle rsu, che rappresentano la totalità dei lavoratori».
Michele Librandi e Fulvio Francini, segretari regionale e provinciale della Uil-Funzione pubblica, archiviano temporaneamente (e polemicamente) il conflitto con l'amministrazione comunale e altre sigle sindacali (Cgil e Cisl in testa) sul rinnovo del contratto integrativo. Come è noto, Cgil, Cisl, Confsal-Fenal, Diccap e Csa hanno firmato con la giunta l'accordo che fissa criteri spiccatamente meritocratici per la ripartizione tra i 7 mila dipendenti comunali del premio di produttività (12 milioni di euro su un fondo integrativo totale di 41 milioni per il 2008). Hanno, invece, bocciato l'intesa, oltre alla Uil, anche i sindacati autonomi Cobas, Rdb e Fials. Ma i lavoratori hanno definitivamente approvato il contratto attraverso una consultazione che è aspramente criticata, nel metodo e nei risultati, dai vertici del maggiore sindacato di categoria alla guida del fronte del no.
Su circa 7 mila dipendenti, hanno votato 2.900 lavoratori (oltre il 40 per cento degli aventi diritto): i sì sono stati 2.052, i no 855. Librandi e Francini non parlano apertamente di brogli ma avanzano dubbi sulla correttezza delle procedure di voto.
«Il divario più elevato a vantaggio dei sì è stato registrato, guarda caso, nei cosiddetti seggi volanti, dove i lavoratori sono stati contattati uno a uno da chi gestisce il referendum», accusa Francini. La questione, però, riguarda prima di tutto i contenuti del nuovo contratto integrativo. «Non diciamo che non si debbano premiare i dipendenti più meritevoli e produttivi - riprende Librandi - ma, a nostro parere, si è avuta troppo fretta nel firmare un'intesa che suscita molte perplessità». Quali? «Prima di tutto - continua il segretario regionale della Uil - non sono stati ancora consegnati ai dirigenti i progetti in base ai quali si dovrebbe valutare il raggiungimento degli obiettivi da parte dei dipendenti e, dunque, la quota del premio produttività cui avranno diritto». Il problema sarebbero i tempi troppo stretti: «Ben che vada, il nuovo sistema di valutazione per il 2008 andrà a regime a settembre. Come si fa a valutare una persona in tre mesi per un intero anno?». «Per questo - aggiunge Francini - avevamo chiesto una sperimentazione dei nuovi criteri sino a fine anno. Ma la chiusura del direttore generale, Maria Angela Danzì, è stata totale». Non solo: «Il Comune ha promesso corsi di valutazione per i dirigenti incaricati di valutare il personale - insiste Librandi - Ciò dimostra che il timore di "promozioni" e "bocciature" elargite in base a simpatie personali non è solo nostro...».
Ma cosa cambia nella sostanza rispetto al passato? Quest'anno, ad esempio, aumentano le categorie di merito e diventa assai concreta la possibilità che i lavoratori considerati insufficientemente produttivi non percepiscano neppure un centesimo di integrativo. Mentre sino ad oggi il premio di produttivitàè sempre stato assegnato a pioggia, come fosse un'integrazione ormai acquisita dello stipendio. «Però, alla fine, il nuovo sistema penalizzerà un po' tutti», dice Fulvio Ferretti, membro delle rsu per la Uil: «Chi raggiungerà il cento per cento degli obiettivi, guadagnerà poche decine di euro in più all'anno. Al contrario, molti lavoratori rischieranno di perdere di colpo anche 450 mila euro all'anno». L'integrativo 2008, quello della "rivoluzione" organizzativa, sarà pagato a marzo 2009: «Allora sì che esploderà il malcontento generale e molti ci daranno ragione», assicura Ferretti. Cgil, Cisl, Confsal-Fenal, Diccap e Csa, viceversa, difendono l'integrativo da poco approvato: «Tutto si è svolto legittimamente. E siamo certi che non ci saranno le decurtazioni salariali paventate dalla Uil. Il sistema è equo e prevede ampie garanzie».(V.G.)


3 luglio 2008 - Corriere della Sera

«Troppi appalti esterni Raffica di incidenti I postini sono pochi»

Milano - «Azienda distratta, sorda e arrogante». Gli aggettivi per nulla politically correct sono stati spediti nei giorni scorsi, tramite volantino, dalla Slp Cisl ai vertici delle Poste milanesi. Da un sindacato che ci tiene a rivendicare la propria moderazione e responsabilità. «Noi siamo disponibili alle trattative» -dice Cono Fusco, responsabile poste della Cisl- «però notiamo una certa schizofrenia dei nuovi vertici delle poste. Da un lato dimostrano di voler dialogare sull'organico, dall'altro annunciano esternalizzazioni del servizio». Cono ha fatto un calcolo zona per zona: a Lambrate mancano 14 postini, a Bovisa 5, a Baggio 23, Ticinese 20, Corvetto 17, Centro 30, Isola 25 e Precotto 20. Molto più dure le parole di Laura Laplata (Cobas pt-Cub). I disservizi? «Dovuti alla carenza di organico e condizioni di lavoro indecenti. Dal 1 luglio a ottobre l'azienda prevede l'assunzione di 106 contratti a termine. Un numero che non serve a coprire neanche il personale che va in ferie». Su una cosa però cobas e sindacati confederali concordano: il no alle esternalizzazioni del servizio. A Marzo, le Poste hanno dato in gestione alla ditta D'Angelo la consegna delle raccomandate, dopo una regolare gara d'appalto. Purtroppo (per i cittadini) la consegna di raccomandate segna ancora il passo. Per saperne di più sul conto dell'azienda, uno degli 83 postini di Baggio ha fatto una ricerca su Google. D'Angelo, ha scoperto con grande sorpresa, non si occupa solo di posta. Tra i suoi servizi offre pure la pulizia e la manutenzione di cimiteri.(A.G.)


3 luglio 2008 - Varese news

Malpensa - I due sindacati autonomi polemici con Cgil, Cisl, Uil e Flai: "Cosa hanno fatto in tutti questi anni per tutelare i lavoratori precari rispetto al diritto di avere un lavoro stabile? Niente!"
AlCobas e Cub: "Stabilizzazione precari: abbiamo vinto!"

Riceviamo e pubblichiamo - La Sea da CGIL CISL UIL ha sempre avuto mano libera per fare quel che voleva fino a che non è intervenuta l’iniziativa dei Sindacati di Base e della nostra organizzazione, ponendo concretamente il problema del lavoro precario a Malpensa, organizzando iniziative di lotta e la difesa dei lavoratori sul piano giudiziario. Quando la nostra organizzazione stava moltiplicando i propri successi, anche come polo aggregativo di tanti lavoratori che iniziavano a prender coscienza dei propri diritti e della via per ottenerne il riconoscimento CGIL CISL UIL e FLAI assieme a SEA hanno cercato di correre ai ripari. Per ridare a quei sindacati una credibilità perduta SEA, ormai costretta dagli eventi e dalle tante sentenze (comprese quelle intervenute per i lavoratori di San Precario) ad organizzare un piano di stabilizzazione dei lavoratori precari, ha voluto falsamente riconoscerli come artefici di un accordo che altro non era che l'unica via possibile per uscire da una situazione insostenibile aperta dalla nostra organizzazione. Questi sindacati, hanno accettato un ruolo che non competeva loro e si sono spinti persino a concedere a SEA la rinuncia per i lavoratori da stabilizzare di quanto loro spettava per differenze retributive legate al part-time, arrivando addirittura ad impegnarsi, e per iscritto, a non tutelare i lavoratori precari per i quali l'accordo non garantiva il diritto ad un lavoro stabile! Forte di questo appoggio che le avrebbe consentito di dividere i lavoratori, Sea ha cominciato ad esercitare su tutti i precari coinvolti incredibili pressioni, ormai note a tutti, affinché firmassero le loro conciliazioni con l'assistenza, come loro rappresentanti, non di lavoratori del sindacato che fino ad allora li aveva sostenuti, ma proprio di CGIL CISL UIL e FLAI, di quei sindacati, cioè, da cui per anni erano stati abbandonati e che, da ultimo, avevano persino svenduto il loro diritto di rivendicare per il passato la giusta retribuzione!! Qui si è misurato la grande maturità dei lavoratori che si sono affidati alla nostra organizzazione: essi si sono subito mostrati capaci di resistere alle lusinghe dei funzionari dei confederali trasformatisi in sirene adulanti, alle minacce dei capi che spesso, con gli stranieri, non evitavano di alludere a possibili difficoltà per i rinnovi dei loro permessi di soggiorno, alle fantasiose bugie circa la presenza dei loro avvocati. Così sono rimasti uniti, esprimendo una forza che la stessa SEA non si immaginava e di fronte alla quale ha dovuto cedere riconoscendo alla nostra organizzazione almeno il ruolo che le competeva sul piano della loro rappresentanza. Certo ormai, grazie al solerte aiuto di CGIL CISL UIL e FLAI non era più realisticamente possibile ottenere quello che queste organizzazioni avevano già svenduto sul piano delle vecchie differenze retributive, ma ciò che è importante è che i lavoratori hanno capito come ciò sia avvenuto e a chi dovesse addebitarsene la responsabilità. Ormai deve essere chiaro in SEA, anche a tutte le altre OO.SS., che svolgere il ruolo di servitori del padrone non gioverà più ad alcuno, che tentare di "scippare" le vittorie degli altri comporterà sempre un prezzo da pagare, che dalle trattative nessuna organizzazione sindacale che effettivamente rappresenti i dipendenti può essere esclusa, che si è ormai consolidato in SEA un gruppo di lavoratori che sa che la democrazia nasce sul posto di lavoro e che, d'ora in avanti, saprà pretendere il rispetto delle regole. Inoltre: - Dei quasi 200 lavoratori Sea che si sono rivolti alla nostra organizzazione, oltre 80 sono già rientrati al lavoro o per effetto di sentenze favorevoli o in conseguenza della conciliazione con Sea, altri circa 50 lavoratori hanno accettato una transazione economica perché nel frattempo avevano già trovato soluzioni lavorative alternative, e per tutti gli altri continueranno ovviamente le cause. - La nostra iniziativa contro il lavoro precario non si ferma, ed oltre a continuare le cause con Sea, abbiamo aperto procedure contro Aviapartner, Sky Chefs, Onama, Coop Service, DO&CO ecc. - A tutti i lavoratori Sea ex precari devono essere riconosciuti gli stessi diritti dei lavoratori Sea. Immediato inserimento nelle tabelle delle ferie Sea programmate,consegna delle maschere dei riposi come per il personale a tempo indeterminato, possibilità di accesso a tutti i concorsi aziendali, consegna al lavoratore, su sua richiesta, e per gli usi consentiti dalla legge di una dichiarazione aziendale che dia conto e confermi l'avvenuta stabilizzazione del rapporto di lavoro, accesso, come tutti i lavoratori Sea, ai benefici aziendali (cassa assistenza- assicurazione - cral, ecc. ecc).
AlCobas-Cub Trasporti

Malpensa - Il segretario della Filt Cgil di Malpensa controbatte all'affondo di Cub e AlCobas: "L'accordo con Sea è ottimo e pensa al futuro di precari e azienda"
Colombo: "Gli unici a vincere sono stati i lavoratori"

«Non ha vinto un sindacato o l’altro, ma i lavoratori finalmente assunti». Ezio Colombo, segretario della Filt Cgil, commenta così l’affondo di Cub e AlCobas in merito al lavoro precario: «Sono i precari ad aver finalmente avuto una risposta e che vedono riconosciuti i propri diritti – commenta Colombo -. Al massimo poi hanno fatto un buon lavoro gli avvocati, ma quando una vertenza finisce in tribunale non c’è sindacato che possa affermare di aver vinto o perso. Secondo noi l’accordo siglato con Sea è ottimo, non è solo un risultato positivo per i lavoratori, ma anche un accordo che guarda lontano: sarà inserito nel piano industriale di Sea (che sarà presentato nelle prossime settimane), è volto a garantire un futuro più certo e sicuro ad un’azienda in difficoltà. Bisogna infatti rendersi conto che se fallisce Sea a casa ci vanno tutti i lavoratori, non solo i 300 o 500 o 1000 che riusciamo a far assumere».


2 luglio 2008 - Omniroma

COLLI PORTUENSI, ASIA-RDB: «INQUILINI CITATI IN GIUDIZIO»

(OMNIROMA) Roma, 02 lug - «Mentre si attende il tavolo interistituzionale convocato in prefettura per l'8 luglio, continuano le minacce del Fondo pensioni nei confronti degli inquilini di viale dei Colli Portuensi 187. Quattro inquilini, infatti, sono stati citati in giudizio con procedura d'urgenza in base all'ex articolo 700 del codice di procedura civile. Nella citazione si chiede, per chi ha il contratto in essere, la risoluzione immediata dello stesso oltre a un eventuale risarcimento del danno subito dal Fondo per avere impedito alla Gabetti di visionare gli appartamenti, mentre per gli inquilini con contratto di locazione scaduto un risarcimento danni. Per tutti, poi, il Fondo chiede un provvedimento da parte del giudice a far visitare gli immobili a terzi. Le udienze sono fissate per l'8 luglio». Così in una nota l'As.u.a. RdB e gli inquilini che «giudicano questo atteggiamento strumentale e minatorio, dal momento che l'indisponibilità degli inquilini a fare visitare gli appartamenti non ha impedito alla Gabetti di venderne due a terzi». «Intanto, prosegue la mobilitazione verso il tavolo dell'8 luglio. Domani alle ore 12, il Consiglio del Municipio XVI si riunirà in seduta straordinaria per investire il presidente Bellini dell'onere di chiedere al Prefetto che l'AS.I.A. RdB e gli inquilini partecipino al tavolo interistituzionale che si riunirà in Prefettura - si legge nella nota - Sempre nella giornata di domani, alle ore 15.30, il Consiglio comunale discuterà come primo punto all'ordine del giorno la vicenda di Colli Portuensi. Gli inquilini saranno presenti al municipio e al comune per verificare la natura del dibattito e per sollecitare l'interruzione delle vendite degli appartamenti a terzi e le citazioni in giudizio. Infine, ancora domani, alle ore 18 gli inquilini e l'AS.I.A. RdB incontreranno il neo assessore alla Casa della Regione Lazio, Mario Di Carlo».

SANITÀ/ RDB-CUB: «ALCUNE ASL RITARDANO PAGAMENTI»

(OMNIROMA) Roma, 02 lug - «Fra problematiche tecnico-procedurali del tesoriere Banca di Roma e ritardi della Regione Lazio nelle operazioni di rimessa, alcune aziende sanitarie del Lazio ormai da alcuni mesi non rispettano la data del 27 per la corresponsione degli stipendi ma la posticipano di alcuni giorni». Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub. «Con gli stipendi già falcidiati dall'inflazione e dai mancati rinnovi contrattuali, i lavoratori della sanità si ritrovano da alcuni mesi con i conti in rosso e le procedure di morosità avviate per il ritardato pagamento dei mutui o delle rate dei finanziamenti - dichiara Sabino Venezia del coordinamento Sanità Rdb-Cub -Mentre il presidente Marrazzo, che ha recentemente assunto la delega alla sanità, concorda le procedure di accelerazione dei tagli di posti letto e di lavoro con lo stesso Governo che attacca diritti e stipendi, trattando tutti come fannulloni, negli ospedali romani la cronica emergenza di personale ( non più solo estiva) costringe gli operatori a turni prolungati e i malati ad attese estenuant»i. «È in questo contesto - conclude Venezia - che la ritardata corresponsione degli stipendi assume sempre più valore di conferma di un sistema senza governo e dove i Direttori Generali non riescono nemmeno a garantire il rispetto dei tempi dalla banca con funzioni di tesoriere, un sistema pronto al commissariamenti».


2 luglio 2008 - Ansa

SANITÀ: RDB-CUB, ALCUNE ASL IN RITARDO NEI PAGAMENTI

(ANSA) - ROMA, 2 LUG - «Per problematiche tecnico-procedurali del tesoriere Banca di Roma e ritardi della Regione Lazio nelle operazioni di rimessa, alcune Asl del Lazio ormai da alcuni mesi non rispettano la data del 27 per la corresponsione degli stipendi ma la posticipano di alcuni giorni». Lo afferma in una nota Sabino Venezia del coordinamento Sanità Rdb-Cub del Lazio. «Con gli stipendi già falcidiati dall'inflazione e dai mancati rinnovi contrattuali - prosegue il sindacalista - i lavoratori della sanità si ritrovano da alcuni mesi con i conti in rosso e le procedure di morosità avviate per il ritardato pagamento dei mutui o delle rate dei finanziamenti». Per l'esponente sindacale «mentre il presidente della Regione Lazio, Marrazzo, concorda le procedure di accelerazione dei tagli di posti letto e di lavoro con il Governo, negli ospedali romani la cronica emergenza di personale costringe gli operatori a turni prolungati e i malati ad attese estenuanti».


2 luglio 2008 - Il Messaggero

AVEZZANO. Tutti all’Aquila davanti alla sede del Consiglio regionale
per manifestare la loro protesta...
di LUIGI RICCIARDI

AVEZZANO - Tutti all’Aquila davanti alla sede del Consiglio regionale per manifestare la loro protesta. Lo sciopero messo in atto ieri dai quaranta lavoratori precari della Asl nei tre comprensori della Marsica, della Valle Peligna e dell’Alto Sangro ha avuto l’effetto di provocare disagi a non finire per gli assistiti che, impossibilitati a farlo negli ospedali e nei distretti sanitari, sono stati costretti, per pagare il ticket, a recarsi negli uffici postali dove si sono registrate interminabili ed estenuanti code. Senza considerare coloro che non hanno potuto prenotare le prestazioni prescritte. I cosiddetti lavoratori Co.co.co. hanno di fatto paralizzato i servizi del 118, del Cup e delle casse ticket della Asl. E si sono ritrovati tutti davanti alla sede della Regione a reclamare con forza l’avvio dei bandi per il loro inquadramento con contratto a tempo indeterminato.
Dopo la protesta inscenata con l’incatenamento all’ingresso della sala consiliare di quattro lavoratori, un folto gruppo ha occupato la sala Silone del Consiglio regionale. I lavoratori erano stati ricevuti solo dal vice presidente del Consiglio regionale, Nicola Pisegna Orlando, e chiedevano «un incontro con il presidente Del Turco per avere garanzie sulla soluzione della nostra vertenza», altrimenti avrebbero occupato a oltranza il Consiglio regionale. Carmela Bonvino, della Rappresentanza di base, ha annunciato che oggi il 118 e il Cup avranno problemi di funzionamento perchè attueranno un’altra giornata di sciopero. «Le assunzioni si possono fare perchè i budget ci sono, le coperture finanziarie e le normative nazionali e locali pure» ha dichiarato Giuseppe Gentile responsabile provinciale del sindacato Rappresentanza di base.


2 luglio 2008 - La Gazzetta di Reggio

Act, dalla parte dei licenziati
Approvato un documento in consiglio comunale

REGGIO E. - Nuovo impegno del consiglio comunale di Reggio a favore dei lavoratori licenziati del gruppo Act. Dopo una settimana di presidio, il caso degli autisti del consorzio Orfeo, che gestisce in subappalto parte del trasporto pubblico torna alla ribalta. Il «la» arriva da un articolo 20 proposto dal capogruppo di An Marco Eboli che chiede di rialzare il sipario sulla situazione degli autisti che hanno sospeso l’altro ieri lo sciopero della fame dopo essersi incatenati per diversi giorni davanti al municipio. Seguono a ruota tutti gli altri partiti, compreso il Pd. Sono ora 5, dei 22 iniziali, i lavoratori di Orfeo rimasti senza lavoro di cui 4 licenziati in tronco e uno a rischio. Per gli altri sono state attivate le procedure di rientro in altre aziende dell’Act, ma a condizioni contrattuali e di salario inferiori a quelle maturate.
La vicenda dei licenziamenti, denuncia la Cub trasporti, stona con lo scenario per cui al gruppo Orfeo sarebbe stato assegnato un carico di lavoro nel periodo estivo maggiore di quello degli anni precedenti. Aspetti che il documento di An registra. La richiesta al sindaco Delrio e alla presidente della Provincia Masini è quella di «adoperarsi in tutti i modi possibili per garantire una stabile occupazione a cinque lavoratori delle ditte concessionarie del trasporto pubblico». Il documento è stato approvato all’unanimità: trenta voti su trenta.
Intanto sono in corso trattative anche in Provincia. L’assessore provinciale alla Mobilità sostenibile, Luciano Gobbi ha incontrato i dipendenti delle ditte Seppi e Sorelle D.c. Viaggi che da alcuni giorni presidiano il municipio di Reggio. Durante l’incontro l’assessore ha auspicato «che i consorzi interessati alla vertenza, Transcoop bus ed Orfeo, trovino nel breve le intese necessarie ad una positiva evoluzione». E ha chiarito che in materia di sub-affidamenti gli impegni assunti dalla proprietà di Autolinee dell’Emilia (Act ed Agi) e dalle organizzazioni sindacali di categoria e confederali sono stati formalizzati lo scorso 16 giugno nella forma di un protocollo d’intesa. Il documento prevede la reinternalizzazione dei sub-affidamenti eccedenti rispetto alla soglia fissata dalla Regione, ribadendo però che «ciò dovrà comunque avvenire, come convenuto da sindacati e proprietà, con la gradualità necessaria a mantenere l’equilibrio economico di Autolinee».
La Cub prende atto ma chiedono una risposta in un senso o nell’altro entro domani.


2 luglio 2008 - EPolis Roma

L'emergenza. La Gerit paga la ditta di manutenzione per far riprendere il servizio nelle case popolari
Il Comune sblocca gli ascensori ma è ancora polemica sull'Ater
Botta e risposta infuocato tra Antoniozzi e Petrucci. L'Asia chiede la chiusura dell'Azienda
di Marta Rossi

Roma - Bombole d'ossigeno, ambulanze, vigili del fuoco e protezione civile. Questo lo scenario che si è ripetuto in tutte le palazzine dell'Ater ieri per il blocco degli ascensori dopo il blocco dei conti dell'Ater. Anziani rimasti fuori casa e impossibilitati a rientrarvi, disabili chiusi dentro le mura domestiche. Sono stati diversi ieri gli interventi di sanitari e forze dell'ordine per aiutare le persone a entrare o uscire da casa. E intanto prosegue il rimpallo di responsabilità e accuse tra Regione e Comune con quest'ultimo che annuncia, tramite l'assessore al Patrimonio Alfredo Antoniozzi di «aver risolto in via transitoria il problema del costo della manutenzione degli ascensori grazie alla sensibilità della società Equitalia Spa e di Equitalia-Gerit». Sarà la Gerit, dunque, a farsi carico del pagamento di 500mila euro per riattivare il servizio. «Nel contempo continua la trattativa per la definizione del debito dell’Ater nei confronti del Comune di Roma che sarà portata avanti nei prossimi giorni, ci si augura, senza ulteriori strumentalizzazioni - conclude Antoniozzi - da parte dei vertici dell’Ater stessa». Durante la giornata, però, c'è stato un susseguirsi di polemiche. Da una parte il sindaco che aspetta «lo sblocco in Regione del problema del commissariamento della sanità in modo che possano essere regolarizzati i flussi economici e si possa avere una situazione di liquidità più stabile per tutti gli enti collegati». Dall'altra l'assessore regionale Di Carlo che annuncia l'accordo con il Comune: in pratica, la Regione s'impegna a trasferire al Comune proprietà per oltre 400 milioni di euro e a garantire i proventi della vendita di altri alloggi per un importo di 149 milioni di euro. «Leggo uno strano commento dell’assessore Antoniozzi - attacca Luca Petrucci, presidente dell'Ater - dal quale sembrerebbe di capire che il pignoramento del Comune di Roma sulle casse dell’Ater è stato revocato. Se questo è avvenuto, l’Azienda è immediatamente in grado di riattivare gli ascensori senza necessità di interventi di terzi». Al fuoco di Petrucci risponde il Campidoglio affidandosi a una nota: «Secondo quanto risulta dalla corrispondenza fra la direzione generale dell’Azienda e la società responsabile della manutenzione, il blocco degli stessi è una decisione assunta dal direttore generale dell’Ater, a tre giorni dalla scadenza del contratto». E se Dario Rossin, capogruppo Pdl in Campidoglio chiede le dimissioni di Petrucci, l'Asia Rdb chiede che l'Ater venga chiusa per essere affidata alla gestione pubblica. Marco Visconti, presidente della commissione capitolina Patrimonio affonda: «Petrucci scredita i giudici approvando in data 27 giugno una spesa di 33 mila euro per inviare una letterina agli inquilini dell'Ater». Giovanni Carapella, presidente della commissione Lavori Pubblici e casa della Regione, indica il percorso per risolvere la questione: «Immediata sigla da parte del Comune e delle Regione del verbale d’intesa sul contenzioso, sblocco immediato da parte del Comune di Roma del pignoramento dei conti correnti Ater, ripristino della funzionalità degli ascensori». Sempre in attesa che i disabili e gli anziani possano rientrare (o uscire) dalle loro case.


2 luglio 2008 - Spoleto online

Lavoro e sindacato
CUB E COBAS : DAGLI OMICIDI SUL LAVORO
ALLA RICHIESTA DEL RISARCIMENTO ALLE VITTIME
La tragica morte sul lavoro di quattro operai nel novembre 2006 alla Umbria Olii ha avuto in questi ultimi giorni uno sviluppo paradossale ed emblematico insieme: l’amministratore delegato della società, Giorgio Del Papa, ha richiesto all’unico operaio superstite ed ai familiari degli operai deceduti un risarcimento di 35 milioni di euro.

Spoleto - Come sindacati di base riteniamo che agli evidenti limiti di una legislazione sulla sicurezza, che attribuisce al solo datore di lavoro la valutazione del rischio, si aggiungono modelli e processi produttivi che, tramite esternalizzazioni, precarizzazioni, ricorso ai lavoratori migranti, detassazione degli straordinari, amplificano l’esposizione dei lavoratori all’insicurezza. L’attuale organizzazione del lavoro caratterizzata, soprattutto in Umbria, da aziende di piccole dimensione, alto turnover delle ditte appaltanti, difficoltà a far fronte ai costi legati alla sicurezza comporta un oggettivo aumento del rischio sul lavoro, così come dimostra l’alto numero di incidenti sul lavoro che caratterizza la nostra regione. Questo viene addirittura incrementato dall’aumento di ritmi e tempi di lavoro grazie alla legge che detassa gli straordinari, prevista dal governo Prodi ed approvata dal governo Berlusconi. A fronte di questi processi oggettivi, della conseguente riduzione del diritto alla sicurezza e del diritto alla salute a livello del singolo comportamento individuale e della completa destrutturazione delle responsabilità organizzative delle imprese non colpiscono il cinismo e l’infamia estrema alla quale si può arrivare nel caso della Umbria Olii: aldilà degli improbabili effetti legali di questa assurda richiesta di risarcimento, quanto fatto dalla Umbria Olii ben documenta l’aggressività che anima la classe padronale oggi e l’impunità di cui ritiene di godere grazie all’appoggio di governi e sindacati concertativi. I sindacati di base invitano i lavoratori e le lavoratrici ad organizzarsi per fare fronte allo sfruttamento, all’impoverimento ed all’aumento dei rischi nei luoghi di lavoro.


2 luglio 2008 - Il Gazzettino

Este. Tensione alle stelle alla casa di riposo...

Este - (F.G.) Tensione alle stelle alla casa di riposo Santa Tecla di Este, dove il mancato rinnovo del contratto Uneba e l'esclusione dalle trattative dell'Adl Cobas ha portato i referenti degli operatori del secondo piano della struttura di via Santa Tecla ad autoconvocarsi in direzione per battere i pugni sul tavolo. La direzione dell'istituto non mantiene la parola data è l'accusa dell'Adl Cobas - quando i dipendenti della fondazione sono passati dall'inquadramento nel pubblico impiego al privato, con la firma del contratto Uneba, erano stati promessi dei miglioramenti e un integrativo garantito. Al momento, oltre all'assenza di prospettive sull'integrativo, pare che la direzione sia intenzionata a richiedere ai sindacati tre anni di pace sociale per superare il momento delicato della Santa Tecla. Ora dice Celestino Giacon, portavoce dell'associazione - ci vengono a dire che salta l'integrativo per il 2007 e si propone la miseria di 400 euro per il 2008. Inoltre si vuole abbassare la remunerazione di notti e festivi , il tutto per mancanza di liquidità da parte della Fondazione. A conti fatti lo stipendio medio si aggira attorno ai 1100 euro al mese e l'integrativo richiesto dai sindacati è di circa 90 euro mensili. Il tavolo, al quale si siederanno la direzione e i sindacati ma non l'Adl è stato fissato per giovedì 10 luglio e gli operatori aderenti al comitato di base si riuniranno in una sala vicina, imbavagliandosi per sottolineare l'esclusione dalle trattative. Ma non è tutto continua Giacon nel secondo piano della casa di riposo di via Santo Stefano, dove tutti gli anziani sono non-autosufficienti, i letti sono obsoleti e le stanze non all'altezza perché la direzione vuole aspettare almeno due anni ancora prima di procedere con un ammodernamento. In attesa di riscontri sui contatti di questi giorni, l'Adl ha lanciato una raccolta di firme perché si svolga una nuova elezione della rappresentanza sindacale unitaria, dove Cgil, Cisl e Uil siano costrette a condividere il tavolo delle trattative anche con i Cobas.


2 luglio 2008 - La Città di Salerno

Dopo l’istanza inviata dal consigliere Celano al presidente
della commissione Trasparenza, Nino Marotta
Salerno Pulita, un notaio al sorteggio
Le operazioni saranno aperte anche a tutti i cittadini interessati

Salerno - Il consigliere di An Roberto Celano ed il presidente della commissione Trasparenza di Palazzo di Cittá Nino Marotta hanno vinto la loro battaglia. Nel mirino erano finite le assunzioni a tempo determinato per lavorare con Salerno Pulita. Celano, in particolare, chiedeva di prorogare la scadenza per le domande e garantire un sorteggio pubblico, alla presenza anche dell’opposizione consiliare. Il consigliere aveva presentato una doppia istanza alla commissione Trasparenza del Comune, affinché intervenisse sul bando per l’assunzione di quindici lavoratori interinali (per tre mesi) alla societá partecipata. Il bando è stato pubblicato venerdì scorso sul sito internet del Comune e i termini per partecipare alla selezione scadono il 4 luglio, data entro la quale la raccomandata con la documentazione deve pervenire all’agenzia interinale Interim 25. Se, come è facilmente ipotizzabile, arriveranno più domande dei posti messi a disposizione, si dovrá procedere con un sorteggio. Celano e Marotta hanno ottenuto che l’operazione sia presieduta da un notaio, che sará nominato dall’associazione nazionale notarile e che il sorteggio sia aperto al pubblico. «Abbiamo ottenuto rassicurazioni dal presidente del consiglio Corrado Liguori. Ci sembrava dovuto, per garantire la trasparenza e sollevare ogni dubbio sulla limpidezza delle procedure», spiega Celano che è comunque contento solo per metá. I tempi così ristretti per la presentazione delle domande, continuano a non convincere. «E’ singolare che valga la data di arrivo e non quella della spedizione - ha chiarito il consigliere - questa disposizione così com’è fa nascere il sospetto che si dia un vantaggio a chi giá sapeva delle selezioni». Condivide i dubbi anche Nino Marotta: «Sono procedure contestabili, che hanno il sapore tutto italiano di quei concorsetti resi noti a ferragosto per pochi eletti, ma siccome in questo caso non ci sono anomalie da un punto di vista formale e legislativo, non possiamo rivendicare che i criteri di selezione vengano cambiati. Però siamo riusciti ad ottenere la presenza di un notaio che fungerá da garante e la possibilitá che chiunque sia interessato al sorteggio partecipi alle operazioni». Intanto anche la RdB/ Cub chiede di partecipare al sorteggio per tutelare precari e disoccupati, polemizzando sui criteri adottati: «Si potrebbero selezionare i futuri lavoratori per conoscenze e qualifiche, invece si ripropone il sistema della selezione a lotteria, da una lista privata di concorrenti, per giunta, eliminando totalmente la meritocrazia e dando spazio a possibili brogli».


2 luglio 2008 - Il Sole 24 Ore

Pubblica amministrazione. In testa la Cisl, gli indipendenti dell'Unsa al 18%
All'Economia raccoglie consensi la critica ai tagli di Brunetta

ROMA - La «cura Brunetta contro i fannulloni», la ristrutturazione e i tagli alle sedi periferiche, il cambio di governo. Questi i temi che agitano il mondo sindacale all'interno del ministero dell'Economia, tra i principali poli della pubblica amministrazione nella capitale. Una struttura che a Roma ha 3.500 addetti, di cui 2mila sono nel «Palazzone » di via XX settembre, contro un totale in tutta Italia di circa 12.800 addetti. In base gli ultimissimi dati per il calcolo della rappresentanza, tra gli impiegati vince la Cisl (24,5%), seguita dalla Uil (19,8%). La Cgil, invece, ha perso terreno rispetto a due anni fa, scendendo al 19%, tallonata dagli autonomi dell'Unsa (18,3%) che ha beneficiato, insieme alla Uil, del calo dei consensi del sindacato di Epifani. L'Unsa, in particolare, è forte soprattutto tra i dirigenti, dove ha il 56% dei voti. A chiudere, la Rappresentanza sindacale di base (Rdb) con il 12% e Flp (Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche) attorno al 6%.
Pino Retta, responsabile per la Cgil-Funzione Pubblica del comparto ministeri, contesta che il calo del suo sindacato sia da attribuire a una politica troppo morbida nei confronti del precedente governo Prodi: «Le azioni che prendiamo adesso le prendevamo anche prima», dice, aggiungendo però: «Il governo Prodi non era certo un "amico", ma dai primi provvedimenti il nuovo esecutivo si sta comportando peggio».
Come per gli altri ministeri, ad ogni modo, resta alto il grado di sindacalizzazione, superiore al 60 per cento, che nel «Palazzone» raggiunge l'80 per cento. Consensi soprattutto ha raccolto la critica alla «cura Brunetta contro i fannulloni ». «Nessuno copre il fannullone o l'assenteista – spiega Paolo Cibin, delegato al ministero dell'Economia della Cisl –, visto che poi tocca agli altri lavorare di più. Le leggi già ci sono, il problema sono i dirigenti che non controllano».
Altro bersaglio polemico, i tagli alle strutture periferiche approvate dall'ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa. «Noi avevamo proposto – dice Giuseppe Conti, rappresentante del sindacato autonomo Unsa – l'accorpamento delle 103 ragionerie provinciali con le 103 direzioni provinciali del Tesoro. Mentre Padoa-Schioppa, sull'onda di quanto fatto già dalla Banca d'Italia, prevedeva un taglio orizzontale di 40 ragionerie e 40 uffici del Tesoro ». «Siamo in una fase un po' ibrida – aggiunge Enrico Chiacchiararelli, delegato della Uil –,il nuovo ministro non ha ancora dato indicazioni in merito all'attuazione del programma. Anche se l'intenzione di attuare forti risparmi manifestata sia dal ministro Tremonti che da Brunetta ci fanno mal sperare».(An.Mari.)


1 luglio 2008 - Omniroma

ATER, ASIA-RDB:CHIUDERLA E RESTITUIRE PATRIMONIO A GESTIONE PUBBLICA

(OMNIROMA) Roma, 01 lug - L'A.si.a.-RdB esprime in una nota «la sua netta condanna nei confronti dei gravissimi disagi inflitti in questi giorni agli inquilini Ater, fra cui molti anziani e disabili, letteralmente sequestrati nelle loro abitazioni dalla irresponsabile decisione di pignorare i conti dell'Ater per mancato pagamento dell'Ici da parte del Comune di Roma, proprio nel momento in cui il governo in carica ha deciso di abolire l'Ici anche per le Ater». L'A.si.a.- RdB «ritiene che tutti, maggioranza e opposizione al Comune e alla Regione, stiano giocando sulla pelle di decine di migliaia di cittadini una partita che ha come unico obiettivo la distruzione delle case popolari e l'ulteriore rafforzamento della rendita parassitaria» e «chiede dunque la chiusura dell'Ater per restituire questo importante patrimonio alla gestione pubblica, anche attraverso i comuni e i municipi. Il diritto all'abitare e alla qualità della vita non possono essere affidati a un'azienda che per fare quadrare i bilanci scarica sugli inquilini i debiti accumulati in decenni di cattiva gestione». L'A.si.a.- RdB «continua a battersi per la difesa del patrimonio pubblico come bene comune - il solo in grado di calmierare il mercato degli affitti - e condanna la svendita e la privatizzazione delle case popolari, continuando la mobilitazione nei quartieri dove avranno luogo assemblee per la preparazione di una imminente manifestazione davanti alla Regione Lazio».

COMUNE, RDB-CUB: «ANCORA BLOCCATA VERTENZA ASILI NIDO»

(OMNIROMA) Roma, 01 lug - «Ancora bloccata la trattativa sui nidi del Comune di Roma. Dopo vari incontri tra amministrazione e sindacati è stato firmato un 'mini accordò con il quale si sospende temporaneamente la riduzione dell'organico già prevista per l'anno 2008/2009. Il destino delle lavoratrici considerate in esubero in base ad un accordo firmato il 28 maggio 2008 è così nuovamente rinviato, in attesa di un ulteriore accordo che definisca le modalità di gestione del personale». Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub. «La volontà più volte espressa dall'assessore Marsilio di non dar corso alla riduzione di organico - prosegue la nota - risulta però legata a quanto l'amministrazione riuscirà a risparmiare sulle supplenze, con conseguente aumento dei carichi di lavoro sulle educatrici di ruolo. Come pure sembrerebbe vincolata ad un ulteriore contenimento dei costi dei personale la realizzazione del corso/concorso per le supplenti giornaliere (previsto dall'accordo del 2 aprile 2008 sottoscritto anche da RdB), che metterebbe molte lavoratrici nella condizione di uscire dalla precarietà». «Se si desidera garantire un servizio di qualità, la spesa per il personale è difficilmente comprimibile - dichiara Caterina Fida della Rdb-Cub Comune di Roma - Viceversa risparmi anche sostanziosi possono cogliersi intervenendo nel controllo dei costi, ad esempio di alimenti o manutenzioni, come già abbiamo denunciato nel nostro dossier consegnato nel novembre 2007 a tutti i rappresentanti istituzionali». «Davanti però ad una amministrazione che si sta facendo scudo di un vero o presunto dissesto finanziario, e non dà quel segno di cambiamento di cui si è fatta promotrice in campagna elettorale - prosegue Fida - la Rdb ha deciso di chiedere un intervento diretto al Sindaco per sbloccare la trattativa. Intanto confermiamo lo stato di agitazione delle lavoratrici e, se necessario, la nostra protesta cercherà anche l'attenzione del Pontefice, solitamente attento alle esigenze delle famiglie, nel momento in cui verrà ricevuto in Consiglio Comunale».


1 luglio 2008 - Adnkronos

ROMA: BLOCCATA VERTENZA NIDI, RDB CHIEDE INTERVENTO ALEMANNO

Roma, 1 lug. (Adnkronos) - ''Ancora bloccata la trattativa sui nidi del Comune di Roma. Dopo vari incontri tra amministrazione e sindacati e' stato firmato un 'mini accordo' con il quale si sospende temporaneamente la riduzione dell'organico gia' prevista per l'anno 2008/2009. Il destino delle lavoratrici considerate in esubero in base ad un accordo firmato il 28 maggio 2008 e' cosi' nuovamente rinviato, in attesa di un ulteriore accordo che definisca le modalita' di gestione del personale''. Lo sottolinea in una nota Rdb-Cub Comune di Roma. secondo cui ''la volonta' piu' volte espressa dall'Assessore Marsilio di non dar corso alla riduzione di organico risulta pero' legata a quanto l'amministrazione riuscira' a risparmiare sulle supplenze, con conseguente aumento dei carichi di lavoro sulle educatrici di ruolo. Come pure sembrerebbe vincolata ad un ulteriore contenimento dei costi dei personale la realizzazione del corso/concorso per le supplenti giornaliere (previsto dall'accordo del 2 aprile 2008 sottoscritto anche da RdB), che metterebbe molte lavoratrici nella condizione di uscire dalla precarieta'''. ''Se si desidera garantire un servizio di qualita', la spesa per il personale e' difficilmente comprimibile - dichiara Caterina Fida della RdB-CUB Comune di Roma - Viceversa risparmi anche sostanziosi possono cogliersi intervenendo nel controllo dei costi, ad esempio di alimenti o manutenzioni, come gia' abbiamo denunciato nel nostro dossier consegnato nel novembre 2007 a tutti i rappresentanti istituzionali''. ''Davanti pero' ad una amministrazione che si sta facendo scudo di un vero o presunto dissesto finanziario, e non da' quel segno di cambiamento di cui si e' fatta promotrice in campagna elettorale - prosegue Fida - la RdB ha deciso di chiedere un intervento diretto al Sindaco per sbloccare la trattativa. Intanto confermiamo lo stato di agitazione delle lavoratrici e, se necessario, la nostra protesta cerchera' anche l'attenzione del Pontefice, solitamente attento alle esigenze delle famiglie, nel momento in cui verra' ricevuto in Consiglio Comunale'', conclude la dirigente RdB.


1 luglio 2008 - Dire

ASILI ROMA. RDB: ANCORA BLOCCATA VERTENZA, INTERVENGA SINDACO

(DIRE) Roma, 1 lug. - La trattativa sui nidi del Comune di Roma "e' ancora bloccata". Lo sostiene l'Rdb-Cub che ricorda come "dopo vari incontri tra amministrazione e sindacati e' stato firmato un 'mini accordo' con il quale si sospende temporaneamente la riduzione dell'organico gia' prevista per l'anno 2008/2009. Il destino delle lavoratrici considerate in esubero in base ad un accordo firmato il 28 maggio 2008 e' cosi' nuovamente rinviato, in attesa di un ulteriore accordo che definisca le modalita' di gestione del personale. "La volonta' piu' volte espressa dall'assessore Marsilio- si legge in una nota- di non dar corso alla riduzione di organico risulta pero' legata a quanto l'amministrazione riuscira' a risparmiare sulle supplenze, con conseguente aumento dei carichi di lavoro sulle educatrici di ruolo. Come pure sembrerebbe vincolata ad un ulteriore contenimento dei costi dei personale la realizzazione del corso/concorso per le supplenti giornaliere (previsto dall'accordo del 2 aprile 2008 sottoscritto anche da RdB), che metterebbe molte lavoratrici nella condizione di uscire dalla precarieta'. Caterina Fida della Rdb-Cub Comune di Roma sostiene che "se si desidera garantire un servizio di qualita', la spesa per il personale e' difficilmente comprimibile. Viceversa risparmi anche sostanziosi possono cogliersi intervenendo nel controllo dei costi, ad esempio di alimenti o manutenzioni, come gia' abbiamo denunciato nel nostro dossier consegnato nel novembre 2007 a tutti i rappresentanti istituzionali. Davanti pero' ad un'amministrazione che si sta facendo scudo di un vero o presunto dissesto finanziario, e non da' quel segno di cambiamento di cui si e' fatta promotrice in campagna elettorale la RdB ha deciso di chiedere un intervento diretto al sindaco per sbloccare la trattativa". Il sindacato intanto conferma lo stato di agitazione delle lavoratrici e "se necessario, la nostra protesta cerchera' anche l'attenzione del Pontefice, solitamente attento alle esigenze delle famiglie, nel momento in cui verra' ricevuto in Consiglio Comunale".

ATC BOLOGNA. COMUNE CREA SOCIETA' AD HOC PER GESTIRE SOSTA
INTANTO SONO IN ARRIVO DUE SCIOPERI: IL 7 E IL 18 LUGLIO

(DIRE) Bologna, 1 lug. - Un societa' ad hoc, al 100% di proprieta' del Comune di Bologna, per gestire i parcheggi in citta'. E' la novita' che arriva sull'onda della prevista fusione tra Atc e Actf, le due aziende di trasporto pubblico locale di Bologna e Ferrara. E che non e' digerita per niente dagli accertatori della sosta bolognesi, che questa mattina erano a Palazzo D'Accursio per un presidio di protesta. La gestione della sosta, che stando al budget previsto per il 2008 da Atc vale circa 12 milioni di euro, verra' scorporata dall'azienda di via del Saliceto, una volta che sara' concreta la fusione con Ferrara. La prima conseguenza del progetto e' pero' lo stato di agitazione proclamato dalle Rdb, che hanno confermato lo sciopero per il prossimo 18 luglio: 24 ore a Bologna e quattro a Ferrara. La preoccupazione piu' grande, per il sindacato di base, riguarda il contratto di lavoro. Gli accertatori della sosta attualmente in forza ad Atc possono contare sul contratto nazionale autoferrotramvieri. Con lo scorporo della sosta da Atc e la creazione di una societa' ad hoc, "vengono messe in discussione le garanzie dei lavoratori- sostiene Gianni Cremonini delle Rdb- sul piano contrattuale, c'e' una confusione totale". Una delegazione del sindacato e' stata ricevuta oggi a Palazzo D'Accursio dall'assessore alla Mobilita', Maurizio Zamboni, che ha confermato il progetto sulla gestione della sosta. Ma "ha lasciato inalterate le nostre preoccupazioni sul contratto- accusa Cremonini- ed e' gravissimo che abbia rifiutato di arrivare a una clausola sociale per garantire i lavoratori come noi gli avevamo proposto". Il "silenzio totale del Comune" sulla fusione Atc-Acft e sullo scorporo della gestione della sosta non preoccupa pero' solo le Rdb. Anche Rifondazione comunista si e' mossa in favore dei lavoratori. Oggi, al presidio a Palazzo D'Accursio, era presente anche Roberto Sconciaforni, capogruppo del Prc in Consiglio comunale, che fa sapere di aver chiesto la convocazione di un'udienza conoscitiva in Comune sulla situazione, alla presenza di Zamboni, dei vertici dell'Atc e dei sindacati. "Vogliamo conoscere questo progetto di fusione e le sue conseguenze ancora nebulose- spiega Sconciaforni- come consiglieri comunali siamo stati, ancora una volta, espropriati dalle informazioni". Ma il personale dell'Atc incrocera' le braccia gia' la settimana prossima. Lunedi' 7 luglio, infatti, i sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Ugl hanno proclamato uno sciopero nazionale del trasporto pubblico, dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio. Per i mezzi urbani, suburbani ed extraurbani saranno garantite solamente le corse in partenza dai capolinea fino alle 8.15, al mattino, e fino alle 19.15 alla sera. Per le linee urbane di Imola, invece, verranno garantite tutte le corse complete in partenza dalla stazione e dall'autostazione fino alle 8.20 al mattino e fino alle 19.20 alla sera.

ATENEO BOLOGNA. 3 SINDACATI SU 5 "FISSANO" INTEGRATIVO 2007
ACCORDO RAGGIUNTO DA CGIL-CISL-RDB MENTRE SFILAVA IL GAY PRIDE

(DIRE) Bologna, 1 lug. - E' solo un pre-accordo. Ma Cgil, Cisl e Rdb hanno gia' messo una loro mezza firma sotto il Contratto integrativo 2007 per il personale tecnico-amministrativo dell'Universita' di Bologna. Restano invece fuori dalla trattativa Uil e Unita' di base, che attaccano frontalmente sia i vertici dell'Alma Mater sia gli altri sindacati. La pre-intesa, stando a quanto riferisco le Udb, si sarebbe consumata sabato scorso, mentre sotto le Due Torri l'attenzione era per lo piu' rivolta alla sfilata del Gay Pride nazionale. Cgil, Cisl e Rdb avrebbero quindi firmato un pre-accordo sull'integrativo 2007 (uno dei punti in sospeso che aveva fatto scattare lo stato di agitazione da parte dei sindacati e che e' in cima alla lista degli impegni presi dall'Ateneo al tavolo di conciliazione in Prefettura), riservandosi l'ok definitivo dopodomani, giovedi' 3 luglio. Le Unita' di base, pero', non ci stanno. E oltre ad accusare di "tradimento" gli altri sindacati, parlando di "disgusto" per l'accordo raggiunto con l'amministrazione dell'Alma Mater, mettono nero su bianco le cifre del nuovo Contratto integrativo. Si tratta, puntano il dito le Udb, di un taglio di oltre 1,4 milioni di euro rispetto all'integrativo 2006: 8,7 milioni contro i 7,3 per il 2007. Sul contratto pesa soprattutto il mancato rifinanziamento delle progressioni economiche orizzontali, che nel 2006 ammontavano a 1,8 milioni di euro, mentre per il 2007, riferisce il sindacato di base, resta a zero. "La giustificazione addotta dall'Ateneo- spiegano da Udb- e' da rintracciarsi in una norma della Finanziaria che non assegna quelle cifre al salario accessorio". Ma quegli stessi fondi per le progressioni orizzontali, ricorda ancora il sindacato, in passato erano state stornate proprio da quella voce del contratto, ovvero dall'indennita' mensile accessoria.

ACT REGGIO. LICENZIAMENTI, CUB NON MOLLA: ASPETTIAMO I FATTI
CONTINUANO PRESIDI IN COMUNE E PROVINCIA

(DIRE) Reggio Emilia, 1 lug. - "I lavoratori aspettano che dalle parole si passi ai fatti, e cioe' di essere riassunti subito". La Cub trasporti non intende dunque "mollare la presa" e continuera' a presidiare il Comune e la Provincia di Reggio Emilia, finche' non verra' trovata una soluzione definitiva, che tuteli tutti i lavoratori, in particolare quelli che usufruiscono della Legge 104. Lo scrivono gli autonomi in una nota il giorno dopo l'approvazione in consiglio comunale di un ordine del giorno proposto da An per la riassunzione dei 5 autisti di autobus rimasti senza lavoro. "Ribadiamo che il Gruppo Act, sulla base delle 'clausole sociali' della Legge regionale 30 del 97, deve assumere in carico i dipendenti ingiustamente licenziati, poiche' non sussistono motivi reali che giustifichino il licenziamento". In "quanto il consorzio Orfeo, come risulta da un documento firmato il 4 giugno 2008, ha ricevuto da Autolinee dell'Emilia per il periodo estivo, una quantita' di lavoro superiore a quella dell'anno scorso" precisa il sindacato.


1 luglio 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 25 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Ai pubblici dipendenti per decreto legge gogna mediatica e lavoro nero legalizzato
* La parola d'ordine è "ristrutturazione"
* I fannulloni di Brunetta? I lavoratori malati. Tutti
* In pensione a 67 anni? Solo se l'ente è d'accordo
* Col permesso retribuito niente salario accessorio
* Verso l'impronta rom nei censimenti generali?
* Con le leggi razziali: morte civile o espatrio
* Riorganizzare l'ufficio? Bastano 20mila euro


1 luglio 2008 - Italia Sera

Colli Portuensi 187, verso la svolta L’8 luglio l’incontro tra le parti

Roma - "Manca poco più di una settimana all’incontro interistituzionale con il Fondo Pensioni dipendenti ex Cassa di Risparmio di Trieste, oggi Unicredit. L’8 luglio in prefettura si avvieranno i lavori di un tavolo convocato per risolvere l’annosa vertenza che oppone gli inquilini di viale Colli Portuensi 187 e il Fondo in questione. A questo tavolo siederanno, oltre al prefetto, il Comune e la Regione. Non è ancora chiaro se l’Asia-RdB e il comitato degli inquilini potranno essere presenti". È quanto si legge in una nota di Asia-Rdb Cub. "Intanto - prosegua la nota - stanno accadendo molte cose preoccupanti, che fanno alzare la tensione tra i residenti in viale Colli Portuensi. Dopo la sospensione dello sciopero della fame si era auspicato un blocco delle vendite a terzi e l’interruzione di ogni trattativa di compravendita, questo per favorire l’esito del tavolo organizzato dal prefetto. Registriamo invece che le visite della Gabetti continuano e, ancora più grave, che un nuovo alloggio, facente parte del pacchetto della trattativa non ancora iniziata, è stato rogitato da terzi. Queste pressioni indebite su inquilini già fortemente in difficoltà suonano come dichiarazioni di guerra, come dire: o chiudiamo in fretta e senza ulteriori concessioni, oppure ci sarà l’attacco finale. E questo ha a che vedere con lo sfratto avviato nei confronti di un’inquilina che ad oggi non ha ancora fatto visitare l’appartamento alla Gabetti (anche questo è nella trattativa). Andiamo a quest’incontro con una pistola puntata alla tempia, ma non molliamo! Domani alle 17 saremo con il gazebo del presidio in viale Colli Portuensi 187 ad attendere la signora Fanasca di Gabetti e siamo pronti a mobilitarci l’8 luglio sotto la prefettura in concomitanza con il tavolo interistituzionale".


1 luglio 2008 - Roma Notizie

Nidi, bloccata la vertenza. RDB chiede intervento di Alemanno

Roma - Ancora bloccata la trattativa sui nidi del Comune di Roma. Dopo vari incontri tra amministrazione e sindacati è stato firmato un "mini accordo" con il quale si sospende temporaneamente la riduzione dell’organico già prevista per l’anno 2008/2009. Il destino delle lavoratrici considerate in esubero in base ad un accordo firmato il 28 maggio 2008 è così nuovamente rinviato, in attesa di un ulteriore accordo che definisca le modalità di gestione del personale.
La volontà più volte espressa dall’Assessore Marsilio di non dar corso alla riduzione di organico risulta però legata a quanto l’amministrazione riuscirà a risparmiare sulle supplenze, con conseguente aumento dei carichi di lavoro sulle educatrici di ruolo. Come pure sembrerebbe vincolata ad un ulteriore contenimento dei costi dei personale la realizzazione del corso/concorso per le supplenti giornaliere (previsto dall’accordo del 2 aprile 2008 sottoscritto anche da RdB), che metterebbe molte lavoratrici nella condizione di uscire dalla precarietà.
"Se si desidera garantire un servizio di qualità, la spesa per il personale è difficilmente comprimibile", dichiara Caterina Fida della RdB-CUB Comune di Roma. "Viceversa risparmi anche sostanziosi possono cogliersi intervenendo nel controllo dei costi, ad esempio di alimenti o manutenzioni, come già abbiamo denunciato nel nostro dossier consegnato nel novembre 2007 a tutti i rappresentanti istituzionali".
"Davanti però ad una amministrazione che si sta facendo scudo di un vero o presunto dissesto finanziario, e non dà quel segno di cambiamento di cui si è fatta promotrice in campagna elettorale – prosegue Fida - la RdB ha deciso di chiedere un intervento diretto al Sindaco per sbloccare la trattativa. Intanto confermiamo lo stato di agitazione delle lavoratrici e, se necessario, la nostra protesta cercherà anche l’attenzione del Pontefice, solitamente attento alle esigenze delle famiglie, nel momento in cui verrà ricevuto in Consiglio Comunale", conclude la dirigente RdB.

Ater, l’Associazione Inquilini in mobilitazione per chiedere la chiusura

Roma - L’A.SI.A.- RdB esprime la sua netta condanna nei confronti dei gravissimi disagi inflitti in questi giorni agli inquilini ATER, fra cui molti anziani e disabili, letteralmente sequestrati nelle loro abitazioni dalla irresponsabile decisione di pignorare i conti dell’ATER per mancato pagamento dell’Ici da parte del Comune di Roma, proprio nel momento in cui il governo in carica ha deciso di abolire l’Ici anche per le ATER.
L’A.SI.A.- RdB ritiene che tutti, maggioranza e opposizione al Comune e alla Regione, stiano giocando sulla pelle di decine di migliaia di cittadini una partita che ha come unico obiettivo la distruzione delle case popolari e l’ulteriore rafforzamento della rendita parassitaria.
Chiede dunque la chiusura dell’ATER per restituire questo importante patrimonio alla gestione pubblica, anche attraverso i comuni e i municipi. Il diritto all’abitare e alla qualità della vita non possono essere affidati a un’azienda che per fare quadrare i bilanci scarica sugli inquilini i debiti accumulati in decenni di cattiva gestione.
L’A.SI.A.- RdB continua a battersi per la difesa del patrimonio pubblico come bene comune – il solo in grado di calmierare il mercato degli affitti - e condanna la svendita e la privatizzazione delle case popolari, continuando la mobilitazione nei quartieri dove avranno luogo assemblee per la preparazione di una imminente manifestazione davanti alla Regione Lazio.


1 luglio 2008 - La Nuova Ferrara

RDB CUB
Sciopero all’Acft contro la fusione

Ferrara - Il sindacato Cub Trasporti ha proclamato per oggi 24 ore di sciopero per i lavoratori dell’Atc di Bologna in merito alla vertenza della fusione tra Atc e Acft. E ha già indetto uno sciopero di 4 ore per il 18 luglio che coinvolgerà anche l’Acft di Ferrara. Si contestano le mancate garanzie per i lavoratori


1 luglio 2008 - Il Giornale di Vicenza

DAL MOLIN. Oggi decide il Consiglio di Stato
E il coordinamento bussa a Napolitano
di Gian Maria Maselli

Vicenza - Il coordinamento dei comitati No Dal Molin invia una lettera al presidente del Consiglio superiore della magistratura, cioè il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, «perché garantisca l’indipendenza e l’equità dei giudici che oggi si pronunceranno sul ricorso dell’Avvocatura di Stato per cancellare la sospensiva del Tar sui lavori al Dal Molin».
Il coordinamento teme infatti «una sentenza pilotata del Consiglio di Stato, sotto la pressione politica del Governo. La sicurezza del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, convinto che la sospensione dei lavori ordinata dal Tar verrà cancellata dal Consiglio di Stato, è sospetta.
Forse il ministro ha presente che alcune parti del Consiglio di Stato hanno fama di particolare sensibilità e attenzione verso i desiderata del governo. E noi abbiamo ben presente la sproporzione tra il nostro peso sociale, economico e politico e quello del governo e dei gruppi imprenditoriali interessati».
Sono passati 11 giorni dalla sentenza dei giudici veneziani e tra le varie sigle riunite sotto l’insegna del coordinamento, una basilica palladiana stilizzata, serpeggia il pessimismo.
«Siamo di fronte ad una procedura d’urgenza insolita - denuncia Fulvio Rebesani - che meglio si adatterebbe a uno stato di calamità naturale. Per lo Stato il problema è non ostacolare gli alleati statunitensi. Per noi è tutelare l’ambiente». E Giancarlo Albera, altra figura di spicco del Coordinamento, aggiunge: «Serve tempo per approfondire le motivazioni con cui il Tar ha ordinato la sospensione dei lavori al Dal Molin. Invece il Governo vuol procedere a spron battuto, sbandierando gli accordi verbali ma ignorando i gravi motivi che hanno portato alla sospensiva».
L’unico progetto su cui gli Usa potrebbero iniziare i lavori oggi sarebbe quello a est, cioè il solo approvato, ricorda il coordinamento. La lettera inviata a Napolitano è sottoscritta anche da Presidio permanente, lista Vicenza Libera e Rdb Cub. Le varie anime del No Dal Molin si ricompattano, perché sentono "puzza di bruciato", come ribadisce Marco Palma, del Presidio.
E sulla custodia dell’area, fioccano le proposte al sindaco Achille Variati: «Metta i vigili urbani in via Ferrarin, che è strada comunale e non demaniale, a controllare quali auto transitano. Variati giochi anche la carta del sequestro cautelativo dell’area, motivata dall’intenzione di compiervi abusi edilizi».


1 luglio 2008 - Il Messaggero

AVEZZANO. La sanità nella Marsica desta preoccupazione...
di NELLO MAIOLINI e LUIGI RICCIARDI

AVEZZANO - La sanità nella Marsica desta preoccupazione. Oggi blocco dei servizi 118, Cup e cassa ticket alla Asl e, intanto, si registrano prese di posizione del consigliere regionale Angelo Di Paolo e del comitato pro ospedale di Tagliacozzo. I quaranta precari in servizio all’Asl, dunque, scendono in sciopero. Reclamano a gran voce l’avvio dei bandi di concorso per la loro stabilizzazione con contratto di lavoro a tempo indeterminato. «I soldi ci sono, i posti in organico pure e le leggi per poterlo fare anche, non capiamo quindi dove sia il problema» sostiene Giuseppe Gentile, responsabile provinciale del sindacato Rdb (Rappresentanze sindacali di base). «Altri Enti lo hanno già fatto - prosegue il sindacalista -. Sono dieci anni che aspettiamo un inquadramento stabile che ogni volta sembra essere imminente, ma poi, all’ultimo momento, tutto si complica». Sono previsti grossi disagi per gli utenti. Lo sciopero, infatti, riguarderà tutti e tre i comprensori della Marsica, della Valle Peligna e dell’Alto Sangro. L’Asl ha già adottato il relativo atto deliberativo per la sistemazione del personale precario. Ora occorre però il benestare della Regione.
Una interpellanza urgente, invece, è stata presentata dal consigliere della Federazione di Centro, Angelo Di Paolo, a seguito del provvedimento, emesso dai Nas, di chiusura delle sale operatorie dell’ospedale di Avezzano. Di Paolo denuncia che, «nonostante ispezioni precedentemente effettuate dalla stessa autorità giudiziaria avessero evidenziato forti carenze strutturali, nessuna iniziativa era stata adottata dalla dirigenza della Asl al fine di porre in sicurezza le strutture interessate, tant’è che l’arrivo dei Carabinieri era nell’aria». Di Paolo pone l’accento sui «disagi che il sequestro comporta per i pazienti in lista d’attesa, costretti così a rimandare interventi già programmati o, addirittura, a migrare verso altri nosocomi, oltre che sulla opportunità di procedere, visti i fatti denunciati, al rinnovo dell’incarico al direttore generale». Di Paolo conclude chiedendo all’assessore alla Sanità, Bernardo Mazzocca, di conoscere «i criteri che, nonostante i fatti esposti, hanno fatto propendere la Giunta per il rinnovo dell’incarico al direttore generale; se non si evidenzino precise responsabilità anche a carico del direttore sanitario; i dati relativi al raggiungimento degli obiettivi, riferiti a tutti i direttori generali, previsti da norme e contratti».
A rincarare la dose arriva il comitato pro ospedale di Tagliacozzo che, in un documento a firma dell’avvocato Rita Tabacco, non lesina critiche alla dirigenza della Asl. «Con una nota riguardante il "piano ferie" a firma di Carmine Viola e Sara Cipollone - afferma Tabacco -, di fatto si trasferiscono sei infermieri professionali dalla sala operatoria alle degenze del secondo piano (Medicina), producendo così pesanti effetti sulla attività sanitaria del presidio ospedaliero, da oggi fino al 31 agosto poiché dalle 14 alle 20 le sale operatorie, di fatto, vengono chiuse e vige la reperibilità del personale medico e paramedico». Ciò, secondo Tabacco, «può significare rinviare interventi ordinari a data da destinarsi». Inoltre, precisa Tabacco, «a Tagliacozzo l’ambulanza funziona soltanto per portare i pazienti ad Avezzano per fare analisi o accertamenti; qualche giorno fa infatti, un medico di famiglia ha dovuto collocare sulla propria auto una paziente in gravi condizioni, per trasportarla in ospedale».


1 luglio 2008 - Il Centro

Tagli Asl. Due mezzi inutilizzati a Guardiagrele, emergenza continua a Ortona
Il paradosso delle ambulanze
Autisti precari e inesperti reclutati da un’agenzia
di Francesco Blasi

GUARDIAGRELE - Una sola ambulanza attrezzata per le emergenze, vecchia e prossima al limite di chilometraggio, e un’altra in prestito dal policlinico di Chieti per coprire le urgenze. Il tutto per servire un’area vasta e impervia come la fascia pedemontana, soggetta a condizioni stagionali estreme che influenzano la percorribilità delle strade, richiedendo quindi autisti professionali. Il 118 al Santissima Immacolata opera così. Ristrettezze finanziarie, si sentono ripetere i dipendenti, intanto davanti al pronto soccorso staziona da luglio 2007 un’ambulanza della Croce Rossa.
Volontariato sanitario, dunque gratuito, a sostegno dell’ospedale pubblico, si direbbe. E invece no. Quel mezzo costa alla Asl 9.800 euro al mese, che in un anno fanno quasi 118mila euro, numero magico del servizio per una curiosa coincidenza. A guidarla sono autisti precari, su turni giornalieri di 12 ore pagati circa 700 euro al mese, e nemmeno dalla Cri ma da un’agenzia di lavoro temporaneo. Autisti inesperti, con requisiti che fanno eccezione alla norma che vuole i guidatori del 118 muniti di attestati rilasciati da vari enti, tra cui le università, oltre che conoscitori di ogni curva, salita e stato dell’asfalto del territorio in cui operano. Mesi fa, il trasporto urgente di un paziente a Chieti si arenò in una cunetta nelle vicinanze del capoluogo, semplicemente perché l’autista non conosceva il percorso. Quell’ambulanza di rinforzo offerta dalla Croce Rossa comparve un anno fa, quando si riteneva che alla chiusura dei reparti materno-infantili e della chirurgia, sarebbe seguita una necessità senza precedenti di mezzi per trasferire in emergenza i degenti a Colle dell’Ara. «In realtà non è così», spiega una dipendente, «perché la gente ha subito capito che qui non c’è assistenza ospedaliera completa, per cui programmano direttamente il ricovero a Chieti senza passare da noi». Ha le idee chiare Mario Fritelli, sindacalista della Rdb teatina. «Prescindendo dal rapporto di lavoro in seminero che lega gli autisti alla Cri», spiega, «dell’ambulanza in questione c’è semmai bisogno a Francavilla, o a Ortona, dove il personale è costretto a turni usuranti con ricorso massiccio agli straordinari. A Guardiagrele, invece, sette autisti pensati, com’è evidente, per un servizio con più mezzi di soccorso sono invece a zero straordinario, e corrono il rischio di ricadere loro malgrado nella categoria dei «fannulloni» del pubblico additata dal neoministro Brunetta».


1 luglio 2008 - La Nazione

Carrara. IL SINDACALISMO di base sceso in piazza lo scorso 20 giugno...

Carrara - IL SINDACALISMO di base sceso in piazza lo scorso 20 giugno con una manifestazione nazionale che ha proclamato uno sciopero generale in programma a settembre, fa sentire la sua voce anche in città e arrivano bordate al veleno nei confronti dei Confederali accusati di «trattare con Confindustria e svuotare il contenitore dei ditritti dei lavoratori». Parole dure ieri nella sede dei Cobas di via Giorgi: portavoci della linea degli schieramenti di base, Cristina Ronchieri (Cobas scuola), Franco Sozzi (Cub) e Enzo Perfetto (Sdl). «Cgil, Cisl e Uil sono ormai delle vere e proprie caste — hanno detto — e i loro sindacalisti firmano e concertano tutto con Confindustria in barba ai lavoratori. Sappiamo bene come fanno a fare le tessere: loro sono diventati una società di servizi, fanno magari il 730 e forniscono altre consulenze in cambio della tessera. Noi non ci stiano e rivendichiamo anche il diritto a partecipare ad assemblee durante gli orari di lavoro». QUESTI i punti principali della piattaforma Cobas: «Forti aumenti generalizzati per salari e pensioni di almeno 3.000 euro annui, introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale legato agli aumenti dei prezzi, eliminazione dell’Iva sui generi di prima necessità, difesa della pensione pubblica, no allo scippo del tfr, eliminazione della clausola del silenzio-assenso e possibilità per i sottoscrittori di uscire dal fondo pensione, lotta alla precarietà lavorativa e sociale con forme di reddito legate al diritto alla casa, allo studio, alla formazione e alla mobilità, no alla detassazione degli straordinari proposta dal governo, sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi o mortali, no alla pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare e pari diritto per tutte le organizzazioni».


1 luglio 2008 - Il Giorno

Giovani di sinistra ripuliscono i muri dalle scritte naziste
GIORNATA DI MOBILITAZIONE ORGANIZZATA DAL FORUM MARTESANA: CONTROPITTURA ALLA METROPOLITANA

GESSATE — CON PENNELLI e vernisce a cancellare le scritte «nazi» dalla stazione del metro. Si terrà sabato una giornata di mobilitazione «contro i fascismi» organizzata dal Forum Martesana (cordata di associazioni in cui militano fra gli altri Csa Baraonda di Segrate, Laboratorio contro la guerra infinita di Cologno Monzese, Cub Milano Est, ArciMalabrocca, Associazione Punto a capo di Gorgonzola, Prc di Inzago, Segrate, Cernusco S/N, Carugate, e Pessano) a un anno dai fatti consumatisi durante una festa al centro di protagonismo giovanile di Melzo, quando un giovanissimo naziskin ferì con un coltello un volontario. La giornata di mobilitazione prevede un happening di «contropittura» alla stazione della metropolitana di Gessate, «dove ci troveremo nel pomeriggio - spiega Angelo Pedrini, uno degli organizzatori - per coprire le numerose scritte che infestano i muri della stazione». In serata, nell'ambito della Festa per la Libertà dei Popoli in corso a Cassano d'Adda, vi sarà un incontro dibattito sul tema con Saverio Ferrari, dell’Osservatorio Democratico sulle nuove destre di Milano. «La giornata - spiegano gli organizzatori - s’inserisce all’interno di un percorso volto a denunciare i sempre più numerosi attacchi verso chiunque sia percepito come portatore di una diversità».(M.A.)


1 luglio 2008 - L'Eco del Chisone

Denuncia di Alp-Cub
Assistenti alle persone: lavoratori dimenticati

I lavoratori - soprattutto donne - che si occupano di assistenza agli anziani e ai disabili, negli istituti del territorio, continuano a lavorare nonostante il loro contratto aspetti di essere firmato dal 2005. È la denuncia di Enrico Lanza (Alp), che si riferisce ai lavoratori degli istituti valdesi, di quelli cattolici e anche delle cooperative sociali. Il sindacalista pone l'accento sulle condizioni in cui si trova ad operare questa categoria: «Persone che lavorano anche di domenica, nelle feste o di notte per neppure mille euro al mese». Investire per migliorare la situazione dei lavoratori si rifletterebbe anche sulla qualità del servizio agli utenti: «Se un Paese civile lo si misura da come tratta gli anziani o chi ha problemi, in Italia siamo ben lontani dall'esserlo», commenta amaramente Lanza. L'Alp propone alle Chiese di utilizzare, per i loro istituti, parte dei proventi dell'otto per mille. Poi una stoccata al mondo delle cooperative sociali: «Io sono un amante del ciclismo e apprezzo che si faccia qualcosa per portare il Tour de France a Pinerolo. Ma mi aspetterei che il presidente della Lega delle cooperative, prima di sponsorizzare quest'evento, cercasse di sistemare i contratti dei lavoratori».(d.arg.)


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