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Il Sindacato di Base e Indipendente

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13/05/08

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dicono di noi - le notizie
dal 1 al 10 maggio 2008

10 maggio 2008 - Il Gazzettino

Operatori sanitari sul piede di guerra per i turni: i sindacati di base proclamano l'agitazione
di Gianluigi Dal Corso

Dolo - Uno stato di agitazione dei lavoratori dell'Ulss 13 Dolo-Mirano è stato indetto ieri dalle Rappresentanze sindacali di base (Rdb) del Veneto. La protesta scaturisce dagli orari di lavoro degli operatori sanitari. La richiesta è tanto semplice quanto spinosa: la Rdb vuole la modifica degli orari di turnazione. Rdb in occasione delle elezioni delle Rsu a novembre ha raccolto 80 preferenze su 300 lavoratori, diventando così il sindacato più votato: ora ha deciso di aprire un confronto serrato con la dirigenza sanitaria. «L'amministrazione fino ad ora, nonostante la nostra insistenza - spiega il responsabile regionale, Federico Martelletto - si è dimostrata sorda a questa problematica. Così Rdb, sindacato più votato alle ultime elezioni Rsu, vuole rivendicare con forza una turnazione più dignitosa, che garantisca un'adeguato riposo psicofisico e una migliore distribuzione/organizzazione del lavoro». Una richiesta già avanzata alla direzione ospedaliera, che però non l'avrebbe neppure presa in considerazione. Già lo scorso 10 marzo, in occasione dell'incontro tra amministrazione e parti sindacali, le Rappresentanze di base avevano avanzato con una lettera la richiesta, caduta nel vuoto. Così hanno deciso di alzare i toni della protesta, indicendo lo stato di agitazione e scrivendo al Prefetto di Venezia perché fissi un incontro nei prossimi cinque giorni. A quel tavolo Rdb avanzerà le proprie richieste, ossia una turnazione che garantisca le 36 ore contrattuali e che modifica gli orari, i giorni lavorativi continuativi e i riposi: quattro giorni lavorativi, due riposi e successivamente quattro giorni lavorativi e un riposo, il tutto costruito su due turni giornalieri di sette ore (dalle 6.30 alle 13.30 per il turno mattutino, dalle 13.30 alle 20.30 per il turno pomeridiano).


10 maggio 2008 - Libertà

«Ai pompieri mai un euro»
La protesta: tesoretto alla protezione civile, a noi niente
di Paolo Marino

Piacenza - «Non abbiamo la presunzione di mettere il naso nelle casse di un'amministrazione che non è la nostra. Rileviamo solo che era stato fatto un accordo per aiutare i vigili del fuoco, con fondi che sarebbero serviti per pagare gli straordinari e tenere aperto il distaccamento di Bobbio. Ci lascia l'amaro in bocca sapere che un milione e mezzo di euro del tesoretto nucleare ricevuti dalla Provincia saranno spesi per il polo di protezione civile che sorgerà nell'area del Consorzio agrario di Piacenza. Senza nulla togliere al valore del volontariato, sembra che nessuno pensi a noi, che ci occupiamo quotidianamente di emergenze». Maurizio Suzzani, rappresentate della Cisl per i pompieri di Piacenza, fa riferimento ai 400mila euro promessi dalla Provincia, con l'aiuto di una cordata di enti pubblici e società private: Regione Emilia-Romagna, Camera di Commercio, Confindustria e tre concessionarie autostradali, cioè Centropadane, Satap e Autostrade per l'Italia.
«Nonostante la buona volontà di alcuni esponenti politici, come il sindaco di Bobbio, Roberto Pasquali, e il parlamentare della Lega Massimo Polledri - continua Suzzani - siamo costretti a chiudere la caserma di Bobbio sempre più spesso. E con l'arrivo dell'estate non è un problema da poco».
Ma i vigili non se la passano bene nemmeno in città. In periferia, lungo la provinciale della Valnure, è in fase di costruzione la nuova caserma, le cui dimensioni sono circa la metà dell'attuale. «Oggi siamo costretti a ricoverare molti dei nostri mezzi, come barche, anfibi, escavatori e ruspe - dice ancora Suzzani - in un capannone del Genio pontieri sulla via Emilia Pavese. Ed essendo un'area militare, ogni volta che ne abbiamo bisogno dobbiamo fare una richiesta per entrare. È evidente che nella nuova caserma i problemi di spazio aumenteranno. Anche noi avremmo bisogno di un capannone, ma a quanto pare le priorità sono altre. Si aggiunge il paradosso che noi, al comando di Piacenza, abbiamo soltanto un modulo per gli incendi boschivi, mentre la protezione civile ne ha tre o quattro che non hanno mai usato».
Quadro fosco anche quello tracciato da Giovanni Molinaroli della Cgil. «Per la protezione civile i soldi si trovano - dice - mentre per i vigili del fuoco ci sono sempre difficoltà. È questo che ci fa dispiacere. Non vogliamo discutere le priorità e nemmeno prendercela con il volontariato, ma siamo noi che tutti i giorni ci occupiamo di emergenze e vorremmo essere più ascoltati. Invece ci ritroviamo a far funzionare il distaccamento di Bobbio a singhiozzo». Sulla stessa lunghezza d'onda Luca Orlandi della Rdb-Cub. «Non sta a noi giudicare la correttezza dei finanziamenti della Provincia, ma vogliamo solo ricordare che l'amministrazione provinciale aveva preso degli impegni nei nostri confronti. Le promesse dovrebbero essere mantenute perché a farne le spese è la qualità di un servizio per tutti i cittadini».


10 maggio 2008 - Il Mattino

LA VERTENZA

Salerno - Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Rdb che rappresentano i dipendenti del Pubblico Registro Automobilistico, minacciano la paralisi delle attività connesse all’Aci se gli uffici di via Wenner non saranno dismessi. I lavoratori denunciano la presenza di un opificio indistriale dichiarato non compatibile dall’Arpac. «Diaspnea per inalazione di sostanze tossiche»: questa la diagnosi più frequente che i medici hanno diagnosticato a molti dei 33 dipendenti del Pra da quando gli uffici sono stati trasferiti nella nuova sede di via Wenner che confina con un’industria dedita alla lavorazione di materiali ferrosi in taglio e pressa per la costruzione di armadi metallici. Polveri sottili inalate e rumori che superano la soglia di tolleranza per i dipendenti del Pra che minacciano lo sciopero.


10 maggio 2008 - La Nuova Venezia

Operatori sanitari in stato di agitazione
Asl 13. Chiedono di cambiare i turni di lavoro. Malumore anche alla Codess

MIRANO - Clima teso tra i dipendenti dell’Asl 13. Ieri le rappresentanze di base (Rdb) hanno dichiarato lo stato di agitazione sindacale ponendo al centro dello scontro la modifica dei turni degli operatori socio-sanitari.
A sostegno della vertenza ci sono oltre 150 firme raccolte tra gli operatori socio-sanitari. «L’amministrazione dell’Asl 13 - spiega Federico Martelletto, responsabile Rdb - fino ad ora, nonostante la nostra insistenza, si è dimostrata sorda a questa alla risoluzione di questo problema».
«Proponiamo una turnazione - aggiunge il sindacato - che garantisce le trentasei ore contrattuali e che modifica gli orati, i giorni lavorativi continuativi e i riposi: quattro giorni lavorativi e due riposi, e successivamente quattro giorni lavorativi e un riposo, costruita su due turni giornalieri di 7 ore (dalle 6.30 alle 13.30 per il turno mattitino, dalle 13.30 alle 20.30 per il turno pomeridiano)».
Fino ad ora non è stato trovato un accordo tra sindacati e Asl 13 anche se per i prossimi giorni sono previsti nuovi incontri con la nuova dirigenza dell’Asl 13. «L’attuale turnazione- spiega il sindacato - non garantisce un adeguato riposo psicofisico». Il clima caldo non riguarda solo gli operatori socio-sanitari.
Stato d’agitazione anche per il personale operatore socio-sanitario della Codess, la cooperativa che ha in gestione, tra l’altro, l’appalto dell’accudienza scolastica dell’Asl 13. Cgil-Fp, Cisl-Fps e Uil-Fpl denunciano la totale assenza di risposte da parte della Codess su questioni come rimborsi chilometrici, franchigie di assicurazione, diritto allo studio e premi di produzione per le operatrici scolastiche. «I rimborsi chilometrici - spiega Pietro Polo della Uil - hanno subito un aumento irrisorio, da 0,25 a 0,27 euro per chilometro, contro una media regionale di 0,35 euro al chilometro. Inoltre la cooperativa non è stata in grado di fornire informazioni sulle ore utilizzate riguardo i diritti allo studio, non viene riconosciuto in toto l’orario contrattuale in caso di malattia, ferie, tredicesima ed è stato dimezzato perfino il premio di produzione senza nessun accordo, rateizzandolo in sei mesi».
I sindacati chiedono di incontrare subito i responsabili dei servizi sociali dell’Asl e verificare con la Codess la disponibilità al confronto per la risoluzione del problema.(f.fur.-f.d.g.)


10 maggio 2008 - Il Resto del Carlino

Comacchio. Precari in Comune, Cgil annuncia: «Fuori dalla Rsu»

LA VICENDA sul precariato ha indotto la Rsu-Cgil del comune alle dimissioni. «La pianificazione delle assunzioni non tiene conto delle esigenze della struttura né di chi, lavorando da anni, ambisce al lavoro a tempo indeterinato – scrivono —. Ci sono casi eclatanti di lavoratori impiegati da diversi anni con contratti flessibili su posti vacanti i quali, pur facendo parte di graduatorie a tempo indeterminato valide, non vengono presi in considerazione. Ci sono i precari in servizio alla Municipale ai quali viene negata la possibilità di avere una prospettiva. Ci sono inoltre servizi al collasso quali casa protetta e servizi sociali, oltre all’anagrafe-Urp, costretti a lavorare con carichi di lavoro e responsabilità eccessive rispetto alla attuale struttura. Vengono tenuti sulla graticola persone che sono idonee all’assunzione e si continua ad andare a cercare mobilità da altri enti. Addirittura si intraprendono procedimenti disciplinari fuori da ogni logica democratica a persone che chiedono semplicemente di poter pianificare la propria vita. Per tutte queste ragioni noi rassegniamo le dimissioni dalla Rsu con effetto immediato, in quanto riteniamo concluso il rapporto con questa delegazione trattante». Immediato il messaggio di solidarietà da parte delle RdB (sindacati di base) che sottolinea il fatto che tali motivazioni con cui i 5 rappresentanti della Cgil annunciano le dimissini, sembrano provenire dalla componente RdB. «Ci domandiamo che cosa abbia indotto a un simile pronunciamento rappresentanti sindacali appartenenti ad una sigla che fino all’altro giorno non ha fatto che avallare, sostenere e ispirare, spesso, quelle politiche del Comune che adesso critica duramente — si legge nei volantini distribuiti ed affissi —: se finalmente ci si vuole battere contro le politiche di devastazione liberista, che purtroppo anche nei Comuni di centrosinistra vengono attuate (privatizzazione dei servizi locali, esternalizazioni, consulenze ecc.), noi RdB siamo pronti e disponibili...».


10 maggio 2008 - Giornale di Sondrio

La denuncia della Rdb che diffida l'Ufficio del Lavoro
ISPETTORE FUORI DAL CANTIERE: GLI MANCA IL CASCO!

Sondrio - Capita anche che chi è preposto a far osservare le norme di sicurezza sui cantieri di lavoro non sia fornito delle necessarie attrezzature per svolgere il suo compito, rischiando così di violare le leggi che dovrebbe far rispettare.
Capita, per l'esattezza, a un ispettore dell'Ufficio del Lavoro che si è rifiutato di effettuare alcune ispezioni, in quanto - lamenta - sprovvisto degli idonei dispositivi di protezione.
Lo denuncia la federazione provinciale delle Rdb/Cub, che in una lettera inviata al direttore Franco Dian, lamenta come, di fronte alla segnalazione dell'ispettore di non essere in possesso degli idonei dispositivi di protezione atti a garantire la propria incolumità fisica in caso di accesso all'interno dei cantieri edili, la Direzione abbia invece richiamato il lavoratore ad attenersi allo svolgimento degli incarichi ispettivi assegnatigli.
Secondo il sindacato il richiamo appare del tutto inusuale, considerato che proprio la Direzione del Lavoro, Ente preposto a far rispettare la normativa sulla sicurezza nei cantieri edili, non sembra a conoscenza di quanto viene sancito dalla legge circa gli obblighi del datore di lavoro, tenuto a fornire ai lavoratori i necessari ed idonei mezzi di protezione.
«Meraviglia - scrive Francesco Beltrama delle Rdb - che la Direzione, quale datore di lavoro, non sia a conoscenza degli obblighi previsti circa valutazione dei rischi, fornitura dei necessari ed idonei mezzi di protezione».


10 maggio 2008 - La Repubblica

Dopo l´esposto contro Giacchieri di Cgil, Cisl e Uil, parte una maxi ispezione per le controllare le condizioni degli operai
L´Ispettorato del Lavoro al Marconi
All´Enac direttore pro tempore al posto di Generoso Coraggio
di LUIGI SPEZIA

Bologna - I carabinieri dell´Ispettorato del Lavoro con gli agenti della Polaria, l´Ausl, l´Inail, l´Inps. C´era tanta gente ieri mattina all´aeroporto Marconi per ispezionare il settore handling, dopo l´esposto inviato da Cgil, Cil e Uil ai succitati enti e anche alla Prefettura e alla Procura. Nell´esposto si denunciano le condizioni di lavoro dei dipendenti della Giacchieri, la società di Roma subentrata nel settembre scorso a Doro Group estromessa perché sotto inchiesta. I sindacati accusano Giacchieri di trattamenti salariali discriminatori, eccessivo ricorso allo straordinari, carenze nella sicurezza. I rappresentanti di tutti gli enti chiamati in causa, coordinati dall´Ispettorato del Lavoro, sembra non abbiano trovato nulla di penalmente rilevante. L´esposto era stato inviato anche all´Enac dove, in attesa che il direttore Generoso Coraggio (nella foto a sinistra) rientri da un periodo di malattia, è arrivato pro tempore il direttore di Venezia Virginio Bagassi.
Le accuse contenute nell´esposto di Cgil, Cisl e Uil sono state respinte dall´amministratore di Giacchieri Antonio Ferrara, che ha parlato di scarsa professionalità e propensione al lavoro dei dipendenti ex Doro Group. Ieri a Ferrara ha replicato il Cub Trasporti: «Se è vero che, come dimostrano le buste paga di alcuni lavoratori ex Gesticoop che prima si effettuavano sino a oltre 400 ore di straordinari, è gravissimo, se il lavoro è lo stesso, che lo si possa effettuare con 138 dipendenti invece di 175 come prima». Ferrara ha annunciato l´intenzione di assumere dieci altri operai.


10 maggio 2008 - La Nazione

«Careggi, le attese si allungheranno»
Gli infermieri protestano per il taglio degli straordinari e le assunzioni mancate
di ILARIA ULIVELLI LA

Firenze - SANITÀ toscana spende, investe, progetta. In cambio, non riesce a funzionare come dovrebbe, né come potrebbe. E sì che i soldi sarebbero sufficienti anche per ripartire. E le professionalità non mancano. Per questo viene da chiedersi come mai il sistema resti impallato. Se ne rendono conto i cittadini per primi, che patiscono l’ingiusta lunghezza delle liste d’attesa e l’anticamera, talvolta immotivatamente poco umana, al pronto soccorso. Ieri una doppia protesta ha coinvolto gli infermieri del comparto di Careggi e i lavoratori della sanità privata. Gruppi separati. Uguali ma diversi. Entrambi in lotta. Per il mantenimento, la strenua difesa di diritti acquisiti, gli infermieri di Careggi. Per ottenere garanzie essenziali (il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da 27 mesi, con adeguamento al tasso dell’inflazione), gli operatori della sanità privata; come spiega Patrizia Giuliani, responsabile regionale della Cgil funzione pubblica che porta avanti la battaglia. A Careggi gli infermieri improvvisamente vedono sfilare via dalle loro buste paga 3-400 euro al mese di «tav» (turni aggiuntivi valorizzati, una sorta di superstraordinario pagato il doppio, quasi 24 euro all’ora anziché 12). Per una decisione, dicono, presa dai vertici dell’azienda ospedaliero-universitaria unilateralmente, senza nessun tipo di contrattazione sindacale, accodandosi a una delibera regionale (quella del 25 febbraio scorso), senza peraltro rispettarne i contenuti. Al taglio di «tav», avrebbero dovuto corrispondere altrettante assunzioni. Questo spiegano i sindacati, che ieri hanno parlato ai lavoratori, tantissimi, riuniti in assemblea alla Piastra di Careggi. Hanno anche manifestato, in un centinaio, con slogan e striscioni, chiedendo la testa dei vertici dell’azienda. A fronteggiarli nell’ufficio della direzione generale il solo addetto stampa. Avevano già ottenuto un appuntamento per il 16 maggio, i sindacalisti. Ieri hanno portato le loro ragioni all’assessorato per il diritto alla salute. I rappresentanti aziendali di Cgil (Roberto Vangelisti), Cisl (Franco Pietrangeli), Rdb (Aurelio Minichiello) avvisano che il numero degli infermieri, con l’improvviso e ingiustificato taglio delle «tav», non sarà sufficiente per garantire i livelli minimi di assistenza. Che salteranno gli interventi. Che le liste di attesa si allungheranno ancora. Fosco presagio. Chiedono il riprisino delle normali realazioni sindacali, gli infermieri. La contrattazione a un tavolo. PERCHÉ in effetti le «tav» pesano. Eccome se pesano, nello stipendio. Un esempio: un infermiere neoassunto guadagna circa 1400 euro netti. Se fa un un turno completo di «tav», ovvero 24 ore extra in un mese, ne riscuote oltre 1800. Una bella differenza. Ma perché a Careggi solo nell’ultimo anno sono state fatte 300mila ore di tav, mentre nel complesso degli ospedali della Asl fiorentina ne sono state fatte in tutto 18mila? Qualcosa non va. «Probabilmente qualcuno ne ha abusato — dice sempre Giuliani —. Spesso non sono stati rispettati i limiti delle 24 ore mensili. E al momento in cui è arrivata la delibera regionale che dava la possibilità di assumere, i direttori di Careggi non lo hanno fatto». Chiaro che ora diventa difficile togliere 300 euro dalla busta paga. «Magari si può trovare un premio di produzione per la flessibilità nei turni e nei servizi critici. Solo per fare un esempio, si potrebbe continuare a pagare le tav a chi è disponibile a lavorare dalle nove alle undici della sera per tagliare le attese in radioterapia». Dall’altra parte, quella della sanità privata, in Consiglio Regionale, l’assessore Enrico Rossi, coordinatore delle regioni italiane in materia di sanita, si è impegnato a portare il problema del rinnovo contrattuale al tavolo della Conferenza delle Regioni. Perché i professionisti delle case di cura siano figli e non figliastri della grande famiglia della sanità. Che sia pubblica o convenzionata, pur sempre sanità.


10 maggio 2008 - Trentino/Nuova Venezia, Ferrara/Mattino Padova/Gazzetta Reggio, Modena/Corriere Alpi/Centro/Tirreno/Tribuna Treviso/

Torino. Attesi tremila manifestanti a favore del boicottaggio di Israele. Controlli a distanza
Oggi è il giorno di Free Palestine
Vigilia di tensione per il corteo di no global e centri sociali
di Alessandro Cecioni

TORINO - E’ il giorno di Free Palestine, della manifestazione per lo stato palestinese, il culmine del boicottaggio della Fiera del libro del Lingotto, ma pochi sembrano preoccuparsene. «Non mi pare che ci sia questa grande attesa - dice il sindaco Sergio Chiamparino - al massimo ci sarà qualche disagio per il traffico». Da Roma il presidente del Consiglio, Berlusconi, è ancora più drastico: «Si tratta di frange assurde e irrilevanti che fanno trambusto, ma che rappresentano lo 0,00% del popolo italiano che è tutto per Israele. Non abbiamo nessuna preoccupazione per oggi». Fine. In questura si affronta la manifestazione del pomeriggio (concentramento dalle 14 in via Marconi, davanti al palazzo che ospitava l’ufficio di Romiti) con concentrazione e calma. «Abbiamo chiesto che la polizia adottasse la strategia usata a Firenze dopo il G8, nel Social Forum - dice Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di base - corteo libero e poliziotti nelle strade limitrofe». Niente contatto, insomma, niente possibilità di provocazioni. Casali, comunque, avverte: «Non tollereremo atti di intemperanza né dentro né fuori dal corteo».
Secondo la questura i manifestanti saranno al massimo tremila, che è il minimo che dicono gli organizzatori che se ne aspettano almeno 5mila (ma sperano in 10mila presenze). «Il numero, alla fine, conta poco, con 3-5mila persone avremmo raggiunto un ottimo risultato - spiega Simone, del gruppo Askatasuna (Libertà in basco) - noi, grazie ai giornali e alla televisione, la nostra battaglia l’abbiamo già vinta. Boicottaggio, in fondo, è un termine improprio. A noi interessava far risaltare la questione palestinese, far capire che come Israele celebra i 60 anni della sua nascita, il popolo palestinese celebra i 60 anni dell’occupazione». Dietro a lui una quarantina di persone partecipa all’assemblea organizzativa della manifestazione, ma è più un dibattito a cielo aperto, sulle scale che portano all’Università, a proposito della Striscia di Gaza, delle violenze israeliane. Si vendono bandiere palestinesi a 3 euro. Il volantino recita: «Israele non è un ospite d’onore», la parola d’ordine «Stare dalla parte della Palestina».
Franco Frattini, ministro degli Esteri, dice che occorre capire che «senza Israele sicuro e forte è difficile pensare a uno Stato palestinese». Poi aggiunge che non bisogna abbassare la guardia contro l’antisemitismo. «Noi siamo antisionisti, non antisemiti», dice ancora Simone. Forse non la pensano così gli esponenti di Fiamma Tricolore. Non parteciperanno alla manifestazione, è chiaro, ma Valerio Cignetti, segretario torinese, ci tiene a sottolineare che «Fiamma Tricolore non è amica di Israele».
In mattinata, poche ore prima che il corteo si muova alla volta del Lingotto (ma non potrà avvicinarsi a più di 200 metri dall’ingresso), arriveranno Schifani, presidente del Senato, e Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali.


10 maggio 2008 - Piccolo/Messaggero Veneto

Oggi corteo anti-Israele, Torino blindata
Ma Chiamparino e Berlusconi assicurano: «Nessuna preoccupazione» Tensione attorno alla Fiera del libro

TORINO - È il giorno di Free Palestine, della manifestazione per lo stato palestinese, il culmine del boicottaggio della Fiera del libro del Lingotto, ma pochi a ieri sembravano preoccuparsene. «Non mi pare che ci sia questa grande attesa - dice il sindaco Sergio Chiamparino - al massimo ci sarà qualche disagio per il traffico».
Da Roma Berlusconi è ancora più drastico: «Si tratta di frange assurde e irrilevanti che fanno trambusto, ma che rappresentano lo 0,00% del popolo italiano, che è tutto per Israele. Non abbiamo nessuna preoccupazione». Fine.
In questura comunque si affronta la manifestazione del pomeriggio (dalle 14 in via Marconi, davanti al palazzo che ospitava l’ufficio di Romiti) con concentrazione e calma. Ma il dispiegamento di uomini sarà ingente. Il servizio di sicurezza, già potenziato negli ultimi giorni, verrà ulteriormente incrementato con l’arrivo di altri rinforzi dei carabinieri da tutto il Nord Italia.
«Abbiamo chiesto che la polizia adottasse la strategia usata a Firenze dopo il G8, nel Social Forum - dice Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di base - corteo libero e poliziotti nelle strade limitrofe». Niente contatto, insomma, niente possibilità di provocazioni. Casali, comunque, avverte: «Non tollereremo atti di intemperanza né dentro né fuori dal corteo».
Secondo la questura i manifestanti saranno al massimo tremila, che è il minimo che dicono gli organizzatori che se ne aspettano almeno 5mila. «Il numero, alla fine, conta poco, con 3-5mila persone avremmo raggiunto un ottimo risultato - spiega Simone, del gruppo Askatasuna (Libertà in basco) - noi, grazie ai giornali e alla televisione, la nostra battaglia l’abbiamo già vinta». Dietro a lui una quarantina di persone partecipa all’assemblea organizzativa della manifestazione, ma è più un dibattito a cielo aperto, sulle scale che portano all’Università, a proposito della Striscia di Gaza, delle violenze israeliane. Si vendono bandiere palestinesi a 3 euro. Il volantino recita: «Israele non è un ospite d’onore», la parola d’ordine «Stare dalla parte della Palestina».
Franco Frattini, ministro degli Esteri, dice che occorre capire che «senza Israele sicuro e forte è difficile pensare a uno Stato palestinese». Poi aggiunge che non bisogna abbassare la guardia contro l’antisemitismo. «Noi siamo antisionisti, non antisemiti», dice ancora Simone.
Ieri alla Fiera del libro sono intervenuti il Premio Nobel Dario Fo e la moglie Franca Rame. Toni pacati ma parole nette e dure in un colloquio con il direttore dell’evento Ernesto Ferrero: «L’errore, lo stesso fatto anche dalla Fiera di Parigi che ha avuto egualmente come ospite d’onore Israele, è stato fatto sin dall’inizio, non pensando a invitare allo stesso livello anche i palestinesi. Si è persa un’occasione storica di andare con la fantasia e la cultura al di là della politica tradizionale».


9 maggio 2008 - La Nuova Venezia

ACTV E FERROVIE
Trasporti a rischio oggi per lo sciopero di tre ore

Venezia - Giornata difficile oggi sul fronte dei trasporti per lo sciopero nazionale degli autoferrotramvieri. A Mestre, sono a rischio le corse dei bus ma anche quelle dei treni. Lo sciopero di oggi è stato indetto dalle sigle sindacali Filt Cgil, Fit Cisl,Uilt e Faisa Cisal nell’ambito della protesta a livello nazionale per il rinnovo del contratto di lavoro. La protesta interessa gli autobus di Actv e il servizio di navigazione nel centro storico per tre ore, dalle 9.30 alle 12.30. Altre quattro ore di sciopero sono state proclamate dai sindacati di categoria per il settore delle Ferrovie dello Stato con treni a rischio dalle 9 alle 13. E non è finita qui. Il 20 maggio si terrà un altro sciopero del trasporto pubblico di Actv, proclamato stavolta dal sindacato Rdb Cub Trasporti. L’agitazione interessa esclusivamente i conducenti di linea del trasporto automobilistico urbano ed extraurbano ed avrà la durata di 24 ore, con il rispetto delle fasce garantite. Rdb Cub aveva già scioperato per 4 ore il 23 aprile scorso innescando una guerra di cifre sull’adesione tra sindacato ed azienda che ha fatto il paio con la polemica tra sindacalisti e il presidente Panettoni per i nuovi turni di lavoro. Sulla turnistica Rdb Cub non è arrivata ad un accordo con Actv, a differenza delle altre sigle sindacali.


9 maggio 2008 - Il Denaro

Filiale della Banca d'Italia: pubblicato il decreto di chiusura

Benevento - E' ufficiale: chiude i battenti la filiale beneventana della Banca d'Italia. Infatti è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 13/02/2008, con il quale si dispone la soppressione di alcune Sezioni Territoriali dello Stato della Banca d'Italia, tra cui quella di Benevento.
Spetta allo stesso istituto centrale dare successiva comunicazione della chiusura. In particolare, le competenze della filiale beneventana saranno assorbite da quella di Avellino. Ne dà notizia la federazione provinciale RdB-Cub (Rappresentanza sindacale di base Pubblico impiego). Il portavoce Giovanni Venditti in una nota sottolinea che si tratta di un primo atto di smantellamento di uffici che erogano servizi sul territorio.
Per Venditi "non è possibile accettare passivamente tutto ciò senza intervenire e contrastare tale azione di smembramento, rispetto ad attività - spiega - che lo Stato dovrebbe erogare per garantire i bisogni dei cittadini, se non altro per senso di equità e eguaglianza".
"La nostra parte, come organizzazione sindacale —dichiara il portavoce- l'abbiamo esercitata e la continueremo ad esercitare cercando di far capire agli artefici di questo scellerato progetto che così facendo si calpesta sempre più la dignità, la civile convivenza di interazione tra comunità ed il sereno vivere in un Paese dove dovrebbe essere operante ed essere predominante l'esercizio di Democrazia".(c.d.g.)


9 maggio 2008 - Avvenire

Ma per domani si teme un «effetto G8»
di Giorgio Ferrari

TORINO - La "zona rossa" c’era ma non si vedeva. A segnarne impalpabilmente i confini tra il Lingotto, via Genova e via Nizza, un migliaio fra poliziotti, carabinieri, fiamme gialle e vigili urbani, silenziosamente nervosi forse proprio perché non c’era ragione di innervosirsi. Il "nemico" infatti sostanzialmente non c’era. Se si eccettua quella cinquantina di militanti di Free Palestine che hanno tentato di inalberare uno striscione al passaggio del presidente Napolitano, ma che hanno finito per desistere, senza che i loro coetanei in divisa e tenuta antisommossa avessero davvero bisogno di usare le maniere forti. È bastato uno scambio di battute perché il gruppo di dimostranti arretrasse di un centinaio di metri fino in via Spotorno, dove hanno potuto far sventolare il loro messaggio: «No al colonialismo sionista, Stato unico per arabi ed ebrei in Palestina. Boicotta Israele, boicotta la Fiera del Libro 2008».
Messaggio ormai consunto dai fatti, visto che l’inaugurazione c’era stata, il presidente aveva tenuto il suo discorso e se n’era ripartito per Roma e migliaia di persone già affollavano le sale del Lingotto. Poco dopo mezzogiorno i militanti di Free Palestine hanno patteggiato con le forze dell’ordine. Dopo aver tolto lo striscione, che nel frattempo era stato affisso sulla cancellata della parrocchia di Santa Monica, quattro manifestanti hanno potuto distribuire davanti all’ingresso del Lingotto due volantini in cui si inneggia alla Palestina e si critica l’operato della fondazione della Fiera del Libro. Ma se pensassimo che tutto si sia risolto in un’innocua carnevalata sbaglieremmo di grosso. Lontano dal Lingotto, in via Sant’Anselmo, a due passi dalla stazione di porta Nuova, vediamo la sinagoga blindata e accerchiata dalle forze dell’ordine. Temono le scritte
Attesi 5000 antagonisti dei centri sociali, convocati da Free Palestine Ma i promotori assicurano: «Sarà una manifestazione assolutamente pacifica»
selvagge, circola la notizia di gruppi dell’area antagonista riuniti presso la libreria Luxemburg in piazza Carignano. E passeggiando per la città si scorgono, ora qua ora là, bandiere palestinesi che improvvisamente si impennano al vento, finestre, balconi che impavesano i colori nero bianco e verde dei Territori, mentre il tam tam dei centri sociali chiama a raccolta il popolo dell’antagonismo per sabato, quando ci sarà la manifestazione ufficiale di Free Palestine e un corteo che muoverà da Corso Marconi al Lingotto. «Il pericolo, quello vero, potrà nascere da qualche frangia del corteo», spiega un funzionario della Digos, rasserenato dalla tranquillità con cui si è svolta l’inaugurazione di ieri ma assai preoccupato per quello che potrà accadere domani. «Sono quarant’anni che mi batto per riconoscere la Palestina, sono stato uno dei primi a firmare la petizione affinché il mio governo tratti con l’Olp e ora sostengo il dialogo con Hamas. Mi auguro che in futuro gli scrittori palestinesi vengano invitati alla Fiera del Libro e io verrò a salutarli», dice Abraham Yehoshua. Ma la sua è una voce nel deserto. Con il passare delle ore, impalpabilmente, la tensione sale. Non si attendono più di cinquemila persone per sabato, ma – come dicono le autorità – ne bastano cinquecento per ricreare il G8 di Genova. «Al corteo di sabato saremo tra i 5.000 e i 7.000 - ha assicurato Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base e uno dei promotori locali di Free Palestine - : garantiremo noi stessi l’ordine e sarà una manifestazione assolutamente pacifica. Non ci sono segnali contrari». Sarà, ma se passate davanti al centro sociale Askatasuna, fra fumogeni e bandiere c’è un’aria di battaglia imminente. O forse la voglia inconfessata di incrociare le lame con la polizia. Un vizietto che gli antagonisti di tutta Italia difficilmente riescono a perdere.
Domani si vedrà.


9 maggio 2008 - La Provincia di Cremona

De Vita: ‘Corada ci ignora’
Sindacato di base Il 17 assemblea sulla precarietà

Cremona - La richiesta di un confronto con il sindaco Corada è rimasta inascoltata («Un mese fa aveva dichiarato che ne se sarebbe occupato l’assessore Dal Conte, però il risultato è stato lo stesso»), ma non per questo molla la presa il sindacato di base RdB/Cub del Pubblico Impiego, da tempo impegnato nella battaglia per la stabilizzazione generalizzata dei precari. «Con Corada, comunque, torneremo alla carica dopo l’assemblea in programma sabato 17 a Milano», spiega il responsabile Vincenzo De Vita. Si tratta dell’assemblea nazionale del sindacalismo di base, cui parteciperà anche RdB/Cub, e che al centro dell’agenda vedrà appunto la questione precarietà. «In quella sede - continua De Vita - si organizzeranno da subito appuntamenti nazionali, che dovranno vedere una grande partecipazione dei lavoratori precari del Pubblico impiego».


9 maggio 2008 - Il Gazzettino

I lavoratori dell'ex Fast alla Tnt: «Consorzio Corso non sta ai patti»

Limena - Sono pronti ad incrociare nuovamente le braccia i lavoratori dell'ex cooperativa Fast Coop, impegnati nei magazzini della TNT di Limena, se non otterranno risposte soddisfacenti da parte del Consorzio Corso, subentrata alla Fast Coop nella gestione del magazzino. Per l'associazione Adl-Cobas, che da quasi un anno segue le vicende di questi lavoratori, le scelte operate dal Consorzio Corso non solo "disattendono gli accordi firmati in Prefettura, ma creano una assurda contrapposizione tra lavoratori ex Fast Coop e nuovi lavoratori assunti con contratto a termine, oltre a non aver ancora pagato le differenze retributive preesistenti". A gennaio la Fast Coop ha disdetto il contratto con la TNT, lasciando senza lavoro gli ottanta lavoratori. Dopo diversi incontri fra le parti, e l'interessamento del Prefetto, si era raggiunto l'accordo che prevedeva il reintegro di tutti gli operai e la garanzia degli stipendi. Un riassorbimento in blocchi di venti con in mezzo però, come ha spiegato l'Adl-Cobas, l'assunzione con contratto a termine da parte di Corso di un'altra trentina di lavoratori che non erano ex Fast Coop e per i quali c'è in vista il rinnovo del contratto. "Assistiamo ad una situazione paradossale - ha detto Gianni Boetto di Adl-Cobas - che vede i lavoratori neo assunti con contratto a termine fare anche più di otto ore al giorno, mentre quelli della ex Fast Coop fanno solo sei ore al giorno. Ma il paradosso non finisce qui, nei giorni scorsi scadeva il contratto a termine a questi lavoratori e su forte pressione di un altro sindacato Corso ha deciso di rinnovare ancora per altri due mesi il contratto a termine. Se Corso non è in grado di gestire che lasci. Noi chiediamo che il Prefetto si faccia interprete per arrivare ad organizzare un nuovo incontro in cui si verifichi che l'accordo firmato venga rispetto.(Ba.T.)


9 maggio 2008 - Il Piccolo

Fiom attacca: discontinuità rispetto alle scelte illyane
Le Rsu: «Una proroga? Serve a prendere del tempo, non a risolvere i problemi»

TRIESTE - Hanno già chiesto un incontro urgente con il presidente della Regione Renzo Tondo, e sono in attesa. Lunedì vedranno i vertici dell’azienda. Nel frattempo, però, i sindacati continuano il pressing in difesa di Insiel, marcando a gran voce la distanza dalle scelte di Riccardo Illy e della sua giunta.
La Fiom Cgil di Udine e Trieste, in particolare, invoca a gran voce «discontinuità» rispetto al passato: quella «discontinuità» che lo stesso Tondo, in campagna elettorale, ha promesso. L’organizzazione sindacale si dichiara «fortemente preoccupata del futuro della società», dopo questi ultimi due anni «trascorsi dentro decisioni che non abbiamo mai condiviso, in capo alla precedente giunta regionale, di vendita e quindi di privatizzazione della società Insiel. Una vendita e una privatizzazione fortemente contrastata dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori».
La condanna delle scelte illyane, da parte delle segreterie di Trieste e Udine, è senz’appello: la discontinuità - afferma, infatti, la Fiom - dovrebbe manifestarsi in particolare attraverso atti e comportamenti diversi da quella della giunta regionale precedente, «quando gli assessori competenti affermavano di essere assolutamente disponibili a un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali prima di agire, mentre nei fatti le organizzazioni sindacali erano solo informate di decisioni immodificabili già assunte».
La Fismic, con Antonio Bello che siede anche nelle Rsu della spa informatica, dà man forte: «La passata amministrazione non ha mai concertato alcunché con i sindacati. Ci ha sempre comunicato le sue decisioni. Quello che auspichiamo, adesso, è la disponibilità a ricercare una soluzione che sia la più concertata possibile con le forze sindacali presenti in azienda». Una soluzione, ok, ma quale? «Le mie uniche pregiudiziali sono la tutela di Insiel e dei lavoratori che vi operano. E basta dire che sono troppi. Qualcuno li ha assunti e la politica, diciamolo una volta per tutte, ha responsabilità non da poco» risponde Bello.
L’esponente delle Rsu accoglie, per ora, con prudenza la decisione della Regione di inseguire una proroga del decreto Bersani: «Il nuovo presidente e la nuova giunta regionale stanno cercando di prendere tempo per capire qual è la situazione di Insiel. Almeno, io interpreto così questa scelta». Meglio di niente, sia chiaro: «La proroga dà del tempo in più». Ma non basta, non ancora: «Non sono uno, due o tre mesi di tempo che risolvono la questione. Il tema centrale - afferma Bello - è il piano industriale. Che cosa intende fare la Regione di Insiel? Siamo in attesa di capirlo».
Lunedì, intanto, ci sarà un incontro tra le Rsu e i vertici dell’azienda: «È un incontro già programmato con il direttore delle Risorse umane. Ma speriamo che ci sia anche il nuovo presidente e amministratore delegato Walter Santarossa, visto che ancora non ci siamo conosciuti» afferma Bello.
Rimane, poi, l’attesa per l’incontro che le Rsu al gran completo - da Fiom a Fim, da Fismic a Flmu Cub, sino a Ugl - hanno inviato al presidente della Regione non appena si è insediato: un incontro «per capire le intenzioni e le strategie anche a fronte delle dichiarazioni fatte in campagna elettorale».


9 maggio 2008 - Tribuna di Treviso

Accordo fino a settembre, sfratto prorogato
Maserada, una famiglia con bimbo malato ha ottenuto il rinvio

MASERADA - Ha ottenuto una proroga fino al prossimo 22 settembre la famiglia marocchina residente in un appartamento in via Caccianiga che ieri sarebbe dovuta finire in strada a seguito dell’esecuzione dello sfratto a suo carico. Madre, padre e un bimbo di tre anni affetto da una grave patologia respiratoria potranno dunque dormire sonni tranquilli, almeno fino alla fine dell’estate. Questo il risultato ottenuto grazie all’intermediazione dell’Adl-Cobas di Treviso. Nei minuti concitati in cui ieri mattina le parti hanno concordato la proroga dello sfratto, la donna ha accusato un lieve malore, da cui si è ripresa poco dopo. La famiglia di extracomunitari non è in grado di pagare l’affitto dal momento che lo stipendio del capofamiglia non basta a far fronte a tutte le spese. Di qui lo sfratto per morosità. La famiglia si è più volte rivolta ai servizi sociali del Comune per cercare una soluzione di emergenza. Nelle scorse settimane la mamma del piccolo aveva anche scritto una lettera aperta al sindaco Floriana Casellato per denunciare la propria situazione, sottolineando anche come sia inopportuno che un bimbo malato viva in una casa fatiscente, senza acqua calda né riscaldamento. Già lo scorso anno la famiglia era balzata agli onori della cronaca quando aveva stazionato per protesta con brandine e coperte fuori dalla porta del municipio.(ru.b.)


8 maggio 2008 - Italia Sera

Un incontro reso necessario dalle richieste avanzate dal personale sanitario che aspetta lo sblocco della trattativa delle assunzioni
Sanità, emergenza precari
Ieri l’audizione delle Rsu della Asl RmB di fronte alla Commissione Regionale
di Maria Giulia Mazzoni

Roma - "Si è tenuta ieri l’audizione delle Rsu della Asl RmB con la commissione Sanità della regione Lazio, convocazione che era stata richiesta nel mese di febbraio quando si erano svolte le mobilitazioni del personale della Asl per le gravi condizioni di lavoro ed assistenza, aggravate dal blocco delle assunzioni, e contro la precarietà. Nel corso dell’incontro le Rsu hanno ribadito le gravi carenze di personale e le impossibili condizioni di lavoro, in particolare nell’ospedale S. Pertini, aggravate dall’uso massiccio di doppi turni di servizio e dal persistente utilizzo di personale precario in tutta la Asl. Hanno richiesto inoltre un diretto interessamento della commissione per lo sblocco delle assunzioni e l’avvio della stabilizzazione dei precari". E’ quanto si legge in una nota Rdb-Cub. Le Rdb-Cub "hanno sottolineato le gravi difficoltà del personale, con ripercussioni non solo sulla qualità dell’assistenza ma anche sulla vita familiare, ribadendo l’urgente necessità di dare dignità alle lavoratrici e ai lavoratori precari attraverso una stabilizzazione che produrrebbe consistenti risparmi sul bilancio aziendale. La commissione Sanità della regione Lazio, preso atto di quanto dichiarato, ha riscontrato un netto scarto tra le necessità rappresentate e le richieste di deroghe per le assunzioni effettuate dalla Asl Rm/B, cioè 15 infermieri e 3 tecnici di radiologia. Il presidente della commissione Canali ha riscontrato che il numero delle assunzioni effettuato dalla Direzione della Asl non è stato concordato con le Rsu. Alla conclusione della seduta la commissione ha deciso la convocazione in merito a tali problematiche sia dell’assessore Battaglia sia del Direttore Generale della Asl RMB". Le RdB-CUB "ribadiscono quanto già proposto nel mese di febbraio, ovvero un accordo aziendale che quantifichi numero e profili necessari alla funzionalità di ogni singola attività, che venga sottoposto alla approvazione del personale e trasmesso in regione per l’immediato sblocco delle assunzioni, unitamente all’avvio della stabilizzazione dei precari, al fine di dare subito risposte concrete alle necessità di chi lavora e di chi usa le strutture sanitarie".


8 maggio 2008 - La Nuova Venezia

Autobus e treni, venerdì trasporti in sciopero

Venezia - Scioperi in vista nel trasporto pubblico veneziano e di conseguenza ancora autobus a rischio in terraferma sia venerdì prossimo che il 20 maggio. Il primo sciopero è quello indetto per il 9 maggio dalle sigle sindacali Filt Cgil, Fit Cisl,Uilt e Faisa Cisal nell’ambito della protesta a livello nazionale per il rinnovo del contratto di lavoro degli autoferrotramvieri. La protesta interessa gli autobus di Actv e il servizio di navigazione nel centro storico per tre ore, dalle 9.30 alle 12.30. Sul sito internet di Actv la notizia viene riportata assieme all’elenco delle ultime corse prima del via allo sciopero e degli orari di ripresa del servizio relativamente al servizio di trasporto di navigazione. Altre quattro ore di sciopero sono state proclamate dai sindacati per il settore delle Ferrovie dello Stato con treni a rischio dalle 9 alle 13. Il 20 maggio invece si terrà un altro sciopero del trasporto pubblico di Actv, proclamato stavolta dal sindacato Rdb Cub Trasporti. L’agitazione interessa esclusivamente i conducenti di linea del trasporto automobilistico urbano ed extraurbano ed avrà la durata di 24 ore, con il rispetto delle fasce garantite, informa una nota diffusa ieri da Actv. Rdb Cub aveva già scioperato per 4 ore il 23 aprile scorso innescando una guerra di cifre sull’adesione tra sindacato ed azienda che ha fatto il paio con la polemica tra sindacalisti e il presidente Panettoni per i nuovi turni di lavoro. Sulla turnistica infatti Rdb Cub non è arrivata ad un accordo con Actv, a differenza delle altre sigle sindacali che fanno parte della Rsu aziendale.


8 maggio 2008 - Il Piccolo

PORTO-SINDACATI
Molo Settimo, le Rdb approvano l’integrativo

TRIESTE - I lavoratori di Trieste Marine Terminal (Tmt) hanno approvato a larga maggioranza, nel corso di un'assemblea generale, l'ipotesi di accordo integrativo sottoscritto dal sindacato di base nei giorni scorsi. L'approvazione del nuovo accordo, rileva una nota, fa seguito ad un'analoga decisione assunta il 2 maggio scorso anche dall'assemblea dei lavoratori Tmt iscritti alle Rdb-Cub. I lavoratori hanno anche deciso di boicottare il referendum proposto dai rappresentanti di quelle organizzazioni sindacali che, secondo il Sindacato di base, «ritengono di possedere il monopolio della rappresentanza sindacale».


8 maggio 2008 - Leggo

Torino - Alla vigilia dell’apertura della Fiera del libro...
di Paola Italiano

Torino - Alla vigilia dell’apertura della Fiera del libro spuntano fuori anche i fumogeni. I contestatori che si oppongono alla scelta di Israele come Paese ospite della kermesse del Lingotto hanno manifestato nuovamente ieri davanti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino.
Lo hanno fatto con il volto nascosto dalla kefiah (sciarpa caratteristica palestinese), con il pugno alzato e con un’enorme bandiera della Palestina che è stata srotolata dall’ultimo piano di Palazzo Nuovo. I rappresentanti dell’assemblea "Free Palestine" erano poche decine, ma l’effetto è stato spettacolare per via della gran nebbia sviluppata dai fumogeni e della musica diffusa dalle casse nell’area pedonale davanti all’università, per di più in un momento della giornata (erano le 14) dal flusso intensissimo di studenti e docenti. «Boicotta Israele sostieni la Palestina» e «Solidarietà alla resistenza palestinese», recitavano i due striscioni esposti dai contestatori, che hanno ribadito l’appuntamento per il corteo di sabato, che partirà alle 15 da corso Marconi per raggiungere piazza Fabio Filzi, a 200 metri dal Lingotto, che resta però off-limits.
Gli organizzatori stimano che arriveranno tra le 5 mila e le 7 mila persone da tutta Italia, e rassicurano sull’intento pacifico della sfilata. «Garantiremo noi stessi l’ordine e sarà una manifestazione assolutamente pacifica - ha dichiarato Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base e uno dei promotori locali dell’associazione Free Palestina - non ci sono segnali contrari».


8 maggio 2008 - EPolis Roma

Entro fine mese il patrimonio immobiliare - 17mila alloggi - verrà dismesso: «Vogliamo garanzie»
Rdb, chiesto incontro per le case Enasarco

Roma - Un patrimonio di 17mila alloggi prevalentemente su Roma il cui valore è di 3,5 miliardi di euro: questo il pacchetto che entro la fine del mese, la Fondazione Enasarco farà rinetrare nel piano di dismissione. Acquistati nel corso degli anni a garanzia del pagamento delle pensioni degli agenti e rappresentanti di commercio, questi alloggi vengono ora messi sul mercato perché rendono circa l’1 per cento del valore di bilancio: troppo poco per sostenere il pagamento delle pensioni per i prossimi 30 anni, così come previsto nell’ultima Finanziaria. Le Rdb- CUB hanno chiesto un incontro all'azienda per fare luce su diversi punti di questa dismissione. Finora le organizzazioni sindacali hanno conosciuto dalla stampa le informazioni relative alla dismissione e, nonostante l’impegno assunto lo scorso febbraio dal presidente dell’Enasarco Brunetto Boco, non sono state coinvolte nel processo organizzativo in merito al piano di vendita. Per le RdB-CUB è invece di fondamentale importanza, oltre che di estrema rilevanza politica, che anche i sindacati aziendali, rappresentanti gli interessi e i diritti dei lavoratori della Fondazione siano considerati parti sociali in causa. Uno degli aspetti che suscita particolare preoccupazione è il futuro degli oltre ottanta lavoratori del Servizio Patrimonio e del personale appartenente alla categoria dei portieri e pulitori (circa 400 unità). Non ultimo, il destino abitativo dei 50mila inquilini, tra cui anche dipendenti della Fondazione, la quale intende vendere le abitazioni a prezzi di mercato per molti inaccessibili. Le RdBCUB, da sempre contrarie alla vendita del patrimonio immobiliare, chiedono che nel piano di dismissione vengano adottati criteri di trasparenza e misure che non mettano a rischio il futuro degli agenti, degli inquilini e dei lavoratori dipendenti.


8 maggio 2008 - Il Manifesto

Unicredit. Per il Fondo pensione ex C.R.R. oggi protestano i lavoratori

Roma - L'appuntamento è alle 9 davanti alla sede Unicredit Banca di Roma in via Tupini. Poi ci saranno interventi nel corso dell'assemblea degli azionisti e nel pomeriggio (alle 15) una manifestazione sotto la sede della Covip: lo sciopero di 8 otto ore di tutte le banche del gruppo Unicredit è stato indetto dalla Cub contro il rifiuto della prima banca italiana banca di accogliere le richieste dei lavoratori della ex Cassa di risparmio di Roma riguardo al reintegro del patrimonio del loro fondo pensioni nel quale risultano mancanti circa 600 milioni di euro.

Torino superblindata inaugura la Fiera del libro
Centinaia di agenti sorveglieranno oggi l'arrivo di Napolitano. Tre giovani denunciati per le bandiere bruciate durante il corteo del 1 maggio

Roma (c.l.) - Il via ufficiale è previsto per questa mattina alle 10,30, ora in cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano varcherà il portone del Lingotto per inaugurare ufficialmente la XXI edizione della Fiera del Libro di Torino, di certo la più contestata nella storia della manifestazione per la scelta di dedicare a Israele il ruolo di paese ospite d'onore. Nonostante le rassicurazioni degli organizzatori («siamo tranquilli, ma attenti», ha ripetuto anche ieri il direttore generale della Fiera, Ernesto Ferrero), basterà darsi un'occhiata intorno per capire che aria tira. Centinaia di poliziotti e carabinieri, compresa qualche decina di tiratori scelti, sorveglieranno l'arrivo del capo dello Stato, accompagnandolo per tutto il tempo - un'ora e mezza al massimo - della sua visita. Per poi restare, una volta ripartito Napolitano, a presidiare l'intera area esterna della Fiera. Sulla carta e ufficialmente non è prevista alcuna zona rossa attorno al Lingotto, ma l'attenzione delle forze dell'ordine resterà altissima. Come dimostra anche la denuncia piovuta ieri sulla di tre giovani accusati di aver bruciato, al termine del corteo del 1 maggio, tre bandiere israeliane e una americana. La Digos li ha identificati visionando le riprese effettuate durante il corteo. Si tratterebbe di tre ragazzi di età compresa tra i 25 e i 30 anni, appartenenti secondo la Digos al centro sociale Askatasuna di Torino, che è tra i promotori del boicottaggio della Fiera. L'accusa nei loro confronti è di vilipendio della bandiera di uno Stato straniero e di travisamento in occasione di una manifestazione pubblica, per essersi coperti il volto con una kefiah.
Gesti di protesta contro il salone del Libro e Israele non sono comunque mancati neanche ieri. Riuscendo a eludere ogni sorveglianza, un gruppo di aderenti all'assemblea Free Palestine è riuscito ad arrivare fino al quinto piano di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'Università e a srotolare una grande bandiera della Palestina, mentre altri aderenti all'associazione hanno aperto uno striscione con la scritta «Solidarietà alla resistenza palestinese». Il gruppo ha anche letto un elenco di nomi di bambini palestinesi uccisi nel 2008. «Pensiamo sia una forma di razzismo - hanno spiegato - il fatto che queste morti non interessano a nessuno».
Ma l'attenzione generale è centrata su quanto accadrà sabato pomerigi, quando a Torino è prevista la manifestazione a favore della Palestina. L'appuntamento divide la sinistra radicale, con Rifondazione comunista che si dissocia dal boicottaggio e dal corteo indetto dal Forum Palestina al quale hanno aderito il Pdci, il Pcl di Marco Ferrando e alcuni centri sociali tra i più radicali. Al corteo, che partirà alle 15 da corso Marconi per concludersi a piazza Fabio Filzi, a 200 metri circa dal Lingotto, è prevista la partecipazione di circa 5 mila persone provenienti da tutta Italia. Chi non ci sarà, è invece il leader dei Disobbedienti del nord est Luca Casarini perché pur approvando le proteste contro Israele - che Casarini paragona alla Cina - «non vogliamo - ha spiegato ieri - metterci in mezzo a una questione che è stata troppo ideologizzata».
Da più parti, comunque, arrivano appelli alla calma. E i primi ad abbassare i toni sono proprio gli organizzatori del corteo. «Sarà una manifestazione pacifica», ha spegato Luigi Casali, cordinatore piemontese delle Rappresentanze di base. «Vorremmo che ogni delegazione garantisse l'ordine del suo spezzone». Getta acqua sul fuoco anche Ferrero: «Non siamo a Kabul né a Bagdad, ma a Torino - ha detto il direttore del Salone - e riusciremo a fare una fiera bellissima».


8 maggio 2008 - Abitare a Roma

Sciopero dei dipendenti UniCredit, EDS Italian, Banca Carige, Cassa di Risparmio di Rimini E Unipol Banca
Contro lo scippo del fondo pensioni della Cassa di Risparmio di Roma
di Laura Roxana Neamtu

Roma - Giovedi 8 maggio giornata di sciopero che coinvolgerà il personale dei gruppi UniCredit, EDS Italian, Banca Carige, Cassa di Risparmio di Rimini e Unipol Banca. Lo sciopero è stato indetto dalla CUB-SALLCA (Sindacato Autoorganizzato delle Lavoratrici e dei Lavoratori del Credito e delle Assicurazioni aderente alla CUB) per il rifiuto del gruppo UniCredit di accogliere le richieste dei lavoratori della ex Cassa di Risparmio di Roma riguardo al reintegro del patrimonio del loro fondo pensioni. Il presidio avrà inizio alle ore 9,00 davanti alla sede UniCredit Banca di Roma in viale Tupini,190 (EUR); seguiranno alle 10,30 gli interventi all’assemblea degli Azionisti UniCredit e alle 15,00 la manifestazione, con delegazione, sotto la sede COVIP in via Arcione, 71. La vicenda, che ha portato la CUB-SALLCA, a fianco del "Comitato per la tutela dei diritti degli iscritti al Fondo Pensioni Cassa di Risparmio di Roma" alla decisone di scioperare risale al lontano 1995, anno a partire da cui la Banca di Roma non ha più ottemperato al versamento previsto dal regolamento del fondo pensioni degli ex-CRR(lavoratori della Cassa di Risparmio di Roma). Tale fondo è stato costituito nel 1953 per il personale della Cassa di Risparmio di Roma e nel 1994 aveva in bilancio un patrimonio di 574,9 miliardi di lire, composto da beni immobiliari tra cui palazzi di alto pregio nel centro storico di Roma. La Cassa Di Risparmio Di Roma è stata in seguito assorbita dal Banco di Santo Spirito e poi dalla Banca di Roma, attualmente facente parte del gruppo UniCredit. Dal 1995 La Banca di Roma ha venduto i beni immobili senza versarne il controvalore nel fondo in questione. Da una ricostruzione effettuata dai lavoratori all’attuale dato di bilancio del fondo risultano mancanti circa 600 milioni di euro. "Tutto ciò è potuto accadere a causa del mancato rispetto del regolamento del fondo e delle leggi successive in materia di fondi pensione, ma anche a causa della mancata vigilanza da parte della Banca d’Italia, della Covip, e della latitanza delle organizzazioni sindacali." Il "Comitato per la tutela dei diritti degli iscritti al Fondo Pensioni Cassa di Risparmio di Roma", che conta oltre 1350 aderenti, ha già depositato oltre 400 cause civili presso il Tribunale di Roma ed ha presentato un esposto penale alla Procura della Repubblica in merito ai mancati controlli da parte degli organi di vigilanza.


8 maggio 2008 - Tempo Stretto

Atm, i sindacati chiedono le dimissioni del Direttore Generale

Messina - "Nessuna attuazione dei risultati prodotti dal tavolo tecnico con l’azienda". Questa la motivazione di fondo che fa insorgere Uil, Ugl, Rsu, Cub, Cildi, Cisal e Cisas contro la direzione generale dell’Atm. "Il tavolo tecnico istituito con l’azienda – si legge nella nota – era finalizzato a quell’opera di razionalizzazione dell’esistente che è stato richiesto da tutti ma da troppi ostacolato. In realtà sono soltanto stati spostati alcuni inidonei definitivi, mentre quelli momentanei sono stati costretti a mettersi in malattia, cosa ormai consuetudinaria all’interno dell’Atm di Messina. La responsabilità della mancata esecuzione va addebitata interamente al direttore generale, Claudio Conte, che glissa, svia e continua ad emanare ordini di servizio che servono semplicemente a confondere coloro che dovrebbero farli applicare. Stando così le cose, è necessario che il direttore prenda atto della situazione e si dimetta".


8 maggio 2008 - La Provincia

Fiera del libro blindata: oggi il via tra mille agenti

TORINO - La tensione è alta per l'inaugurazione della Fiera del libro al Lingotto. Tutto è stato curato nei minimi dettagli, sulla scorta dell'esperienza accumulata nel più difficile impegno delle olimpiadi invernali di Torino 2006: l'apparato di sicurezza predisposto dal prefetto Paolo Padoin è pronto a reggere oggi l'impatto della visita del capo dello Stato Giorgio Napolitano e della più impegnativa manifestazione di protesta di sabato prossimo contro la presenza ufficiale di Israele.
E il segnale che mandano alla vigilia le forze dell'ordine è molto chiaro: tre persone sono state denunciate dalla Digos per avere bruciato le bandiere di Israele e Stati Uniti a Torino durante il corteo del Primo Maggio. Sono giovani tra i 25 e i 30 anni e vengono indicati come frequentatori del centro sociale torinese Askatasuna, che aderisce alla campagna contro Israele ospite d'onore alla Fiera del Libro. Gli specialisti della polizia scientifica hanno individuato il terzetto analizzando i fotogrammi delle riprese video realizzate durante il corteo.
Oggi tutto questo non sarà possibile nell'area del Lingotto, anche, come è stato ribadito più volte, la fiera del libro non sarà una manifestazione blindata. Si fa per dire, visto i mille agenti in servizio e i tiratori scelti, sul tetto del Lingotto e nelle aree limitrofe del quartiere fieristico pronti a vigilare sulla presenza del presidente della repubblica che arriverà intorno alle 9.30, all'aeroporto Sandro Pertini di Caselle. Poi, attraverso un percorso che sarà deciso solo all'ultimo momento su un ventaglio di opzioni (tra le altre anche il volo in elicottero), arriverà al salone per l'inaugurazione prevista per le 10. Napolitano si fermerà un'ora o al massimo un'ora e mezzo.
Ma l'impegno di oggi appare molto più semplice rispetto a quello di sabato. «Al corteo di sabato a Torino saremo tra i 5.000 e i 7.000 - ha assicurato Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base e uno dei promotori locali dell'associazione Free Palestina, che in questi mesi ha trattato con la Fiera del Libro - garantiremo noi stessi l'ordine e sarà una manifestazione assolutamente pacifica. Non ci sono segnali contrari». La mattina, intorno alle 10, rappresentanti di tutte le delegazioni e dell'associazione Free Palestina s'incontreranno in corso Marconi, da dove intorno alle 15 partirà il corteo che si concluderà in piazza Fabio Filzi, a circa 200 metri dal Lingotto Fiere. Qui ci saranno i comizi di esponenti dell'associazione Free Palestina e del Forum Palestina.
Ieri c'è stata una prima anticipazione della protesta di sabato. Una grande bandiera palestinese è stata srotolata sulla facciata di Palazzo Nuovo, la sede delle facoltà umanistiche dell'Università di Torino, mentre manifestanti con la kefiah agitavano fumogeni.


8 maggio 2008 - L'Unità

Al via la Fiera: «Si parli di libri e scrittori»
Oggi arriva Napolitano. Denunciati tre ragazzi per vilipendio alla bandiera di Stati esteri
di Simone Collini

Torino - «NON SIAMO A KABUL né a Baghdad». Siamo a Torino, ricorda Ernesto Ferrero passeggiando tra i padiglioni del Lingotto. Ma mentre il direttore della Fiera del Libro dà un’occhiata agli ultimi lavori per allestire gli stand e qui dentro riecheggiano martel-
late e rumore di trapano, fuori gli uomini delle forze dell’ordine stanno effettuando gli ultimi sopralluoghi e sul tetto si stanno decidendo i punti in cui posizionare i tiratori scelti. Perché sarà anche vero che "la situazione è assolutamente tranquilla", come assicura Ferrero. Ma vista l’aria che tira sul capoluogo piemontese, al di là dei fumogeni agitati da studenti con la kefiah e militanti di "Free Palestine" davanti all’Università mentre dal quinto piano del Palazzo Nuovo veniva srotolata una grande bandiera palestinese e uno striscione con sopra scritto "boicotta Israele, sostieni la Palestina", al di là del fatto che quest’aria si propaga anche al di fuori dei confini torinesi, come dimostrano i militanti del centro sociale Vittoria di Milano che ieri mattina hanno manifestato a Malpensa davanti ai banchi della linea aerea israeliana El Al, da oggi e fino a lunedì è comunque meglio stare, come aggiunge lo stesso direttore della Fiera del Libro pur volendo minimizzare i rischi, "attenti".
Anche perché oggi si aprono i battenti di una fiera internazionale del libro che non ha mai provocato così tante discussioni, per via della scelta di avere Israele come paese ospite, e suscitato una così alta tensione, per via di contestazioni attuate e di altre annunciate da varie sigle pro-Palestina. A tagliare il nastro sarà Giorgio Napolitano, che è tra quanti hanno cercato di rasserenare il clima, chiedendo tra le altre cose al prefetto di Torino Paolo Padoin di non essere accolto in una città blindata. Così sarà, nonostante gli oltre mille agenti, tra quelli in divisa e quelli in borghese, che presiederanno la zona. Il capo dello Stato, che per la presa di posizione dell’altro giorno ieri ha incassato l’apprezzamento del presidente del Congresso ebraico europeo Moshe Kantor, atterrerà all’aeroporto di Caselle alle nove e trenta e raggiungerà la Fiera facendo un percorso che rimarrà segreto fino all’ultimo. Si era anche parlato di farlo atterrare direttamente sul Lingotto con un elicottero, ma l’ipotesi dovrebbe essere stata alla fine scartata. Così come è difficile valutare quanto siano attendibili le voci che parlano di una collaborazione, per evitare sorprese sia sul fronte interno che sul quello del terrorismo internazionale, tra la Digos e il Mossad, il servizio segreto israeliano.
Quel che è certo è che le forze dell’ordine hanno lanciato un primo segnale, il giorno della vigilia, a eventuali malintenzionati. Tre ragazzi del centro sociale torinese Askatasuna sono stati denunciati per vilipendio della bandiera di Stati esteri e travisamento durante manifestazioni pubbliche. Sarebbero loro, secondo la questura, gli "esponenti d’area antagonista" che durante il corteo del primo maggio hanno dato fuoco in piazza San Carlo a tre bandiere israeliane e a una statunitense. Gli investigatori sarebbero arrivati a loro studiando i fotogrammi di un filmato che li riprendeva mentre si coprivano il volto con la kefiah, poco prima di appiccare il fuoco ai vessilli.
Il direttore della kermesse Ferrero vorrebbe un clima diverso. "Basta, è il momento di parlare di libri, scrittori e lettori". Ieri l’anteprima, alla festa ad inviti alla Reggia di Venaria e la lectio magistralis dello scrittore israeliano Aharon Appelfeld, si è svolta senza che all’esterno si manifestassero (temute) contestazioni. Dice Piero Fassino, tra gli invitati: "Sarà una grande Fiera, e questo proverà ulteriormente quanto il boicottaggio di un evento come questo sia sbagliato. E’ stato giusto invitare i grandi scrittori israeliani nell’anno dell’anniversario dello Stato di Israele. Se poi chi ha protestato contro questa Fiera l’ha fatto semplicemente perché Israele esiste e per delegittimare questo Paese, l’invito assume un ulteriore significato".
Si vedrà se si riuscirà a parlare di libri e scrittori e lettori già da stamattina. Ma poi la vera prova sarà sabato, quando ci sarà la manifestazione indetta dalle associazioni pro-Palestina, alla quale si stanno preparando esponenti dei centri sociali e della galassia antagonista di varie regioni d’Italia (il veneto Casarini definisce "Israele come la Cina" sui diritti umani, ma non ci sarà, idem il napoletano Caruso). Gli organizzatori prevedono di portare a Torino tra le cinque e le settemila persone. "Sarà assolutamente pacifica, garantiremo noi stessi l’ordine", assicura il coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base Luigi Casale. Tra i partiti aderiscono Pdci, la Sinistra critica di Turigliatto e il Partito comunista dei lavoratori di Ferrando. Rifondazione ha invece deciso di non farlo.


8 maggio 2008 - Giornale di Vicenza/Brescia Oggi/Arena

TENSIONE A TORINO. Manifestazione «pro Palestina» di universitari e liceali. Timori per il corteo di protesta di sabato
Fiera del libro blindata. E oggi arriva Napolitano

TORINO - Vigilia di tensione, a Torino, per l’inaugurazione della Fiera del Libro che ha Israele come ospite d’onore. La Digos lavora in collaborazione con il Mossad, servizio segreto israeliano, per garantire la sicurezza della visita del capo dello Stato, Giorgio Napolitano e, sabato pomeriggio, del corteo promosso da Free Palestine, al quale dovrebbero partecipare antagonisti da tutt’Italia.
TRE DENUNCIATI. Ieri tre persone sono state denunciate per aver bruciato bandiere di Israele e Usa a Torino al corteo del Primo maggio. I presunti responsabili, indicati dalla questura come «esponenti d’area antagonista», tra 25 e 30 anni, frequentatori del centro sociale torinese Askatasuna, sono stati denunciati per vilipendio alla bandiera di uno Stato estero e travisamento in manifestazioni pubbliche.
BLITZ ALL’UNIVERSITÀ. Una bandiera palestinese ieri è stata srotolata sulla facciata di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, mentre i manifestanti con la kefiah agitavano fumogeni. Con un’azione a sorpresa i giovani dell’università e del liceo Gioberti hanno dimostrato sintonia con Free Palestine. «La nostra protesta non è contro il popolo israeliano, ma a sostegno di quello palestinese», ha spiegato un esponente dell’associazione.
TIRATORI SCELTI AL LINGOTTO. Sul tetto del Lingotto e degli edifici dei dintorni ci saranno tiratori scelti, oltre a mille tra poliziotti e vigili urbani, per vigilare su Napolitano, che arriverà intorno alle 9.30, all’aeroporto Pertini di Caselle. Poi, attraverso un percorso che sarà deciso solo all’ultimo momento su un ventaglio di opzioni, il capo dello Stato giungerà al salone per l’inaugurazione prevista alle 10. Dopo l’intervento e il taglio del nastro e la visita rientrerà a Roma.
Sabato ci sarà il corteo, il cui percorso sarebbe stato tracciato per evitare contatti con gli ingressi della Fiera. «Saremo tra i 5mila e i 7mila. Garantiremo noi stessi l’ordine e sarà una manifestazione pacifica», ha assicurato Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base e promotore locale dell’associazione Free Palestina. «Arriveranno delegazioni da Liguria, Firenze, Pisa, Massa, Bologna, Parma, Modena, Milano, Roma, ma anche dal Nord-Est perché la manifestazione di Verona in seguito all’omicidio di Nicola Tommasoli è stata spostata al 17», ha aggiunto Casali che ha avuto in questi giorni «contatti costanti» con il prefetto di Torino Padoin.


8 maggio 2008 - L'Unione Sarda

Torino. Sicurezza ad alto livello: oggi l'inaugurazione con Napolitano, sabato il corteo pro-Palestina
Fiera del libro, massima allerta
Tre denunce per le bandiere di Israele bruciate. Tutto è pronto per il grande evento oggi a Torino. Massimo spiegamento di forze dell'ordine per la sicurezza: sabato giorno clou

TORINO - La tensione è alta ma tutto è stato curato nei minimi dettagli, sulla scorta dell'esperienza accumulata nel più difficile impegno delle olimpiadi invernali di Torino 2006: l'apparato di sicurezza predisposto dal Prefetto Paolo Padoin è pronto a reggere oggi l'impatto della visita del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e della più impegnativa manifestazione di protesta di sabato contro la presenza ufficiale di Israele.
LINEA DURA E il segnale che mandano alla vigilia le forze dell'ordine è molto chiaro: tre persone sono state denunciate dalla Digos per avere bruciato le bandiere di Israele e Stati Uniti a Torino durante il corteo del Primo Maggio. Sono giovani tra i 25 e i 30 anni e vengono indicati come frequentatori del centro sociale torinese Askatasuna, che aderisce alla campagna contro Israele come ospite d'onore alla Fiera del Libro. Gli specialisti della polizia scientifica hanno individuato il terzetto analizzando i fotogrammi delle riprese video realizzate durante il corteo. Oggi tutto questo non sarà possibile nell'area del Lingotto, anche perché, come è stato ribadito più volte, la fiera del libro non sarà una manifestazione blindata.
MOBILITAZIONE Centinaia di persone tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili controlleranno all'esterno e all'interno ogni angolo dello spazio espositivo. Ci saranno anche i tiratori scelti, sul tetto del Lingotto e nelle aree limitrofe del quartiere fieristico, per vigilare sulla presenza del Presidente della Repubblica che arriverà oggi alle 9.30, all'aeroporto Sandro Pertini di Caselle (Torino). Poi, attraverso un percorso che sarà deciso solo all'ultimo momento su un ventaglio di opzioni (tra le altre anche il volo in elicottero), arriverà al salone per l'inaugurazione prevista per le 10. Napolitano si fermerà un'ora o al massimo un'ora e mezzo. Dopo l'intervento nella sala gialla e il taglio del nastro, visiterà alcuni stand e poi rientrerà immediatamente a Roma.
SABATO IL CORTEO Ma l'impegno di oggi appare molto più semplice rispetto a quello di sabato. «Al corteo di sabato a Torino saremo tra i 5.000 e i 7.000 - ha assicurato Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base e uno dei promotori locali dell'associazione Free Palestina - sarà una manifestazione pacifica». Ieri una grande bandiera palestinese è stata srotolata sulla facciata di Palazzo Nuovo, la sede delle facoltà umanistiche dell'Università di Torino.


8 maggio 2008 - Il Mattino

Fiera del Libro, al via nella città blindata
di CLAUDIO D’AMICO

Torino - Polemiche e tensioni: «Il presidente Napolitano ha perfettamente ragione», dice il presidente del Congresso ebraico europeo Moshe Kantor alla vigilia dell’apertura della Fiera del libro di Torino, annunciando la proposta di una «convenzione della tolleranza dell’Europa». La preoccupazione c’è ma tutto è stato curato nei minimi dettagli, sulla scorta dell’esperienza accumulata nel più difficile impegno delle olimpiadi invernali di Torino 2006: l’apparato di sicurezza predisposto dal Prefetto Paolo Padoin è pronto a reggere oggi l’impatto della visita del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e della più impegnativa manifestazione di protesta di sabato prossimo contro la presenza ufficiale di Israele. E il segnale che mandano alla vigilia le forze dell’ordine è molto chiaro: tre persone sono state denunciate dalla Digos (che sta lavorando in collaborazione con il Mossad, i servizi segreti israeliani) per avere bruciato le bandiere di Israele e Usa a Torino durante il corteo del Primo Maggio. Sono giovani tra i 25 e i 30 anni e vengono indicati come frequentatori del centro sociale Askatasuna. Gli specialisti della polizia scientifica hanno individuato il terzetto analizzando i fotogrammi delle riprese video del corteo. A Torino, mille persone tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili controlleranno all’esterno e all’interno ogni angolo dello spazio espositivo. Ci saranno anche i tiratori scelti, sul tetto del Lingotto e nelle aree limitrofe del quartiere fieristico, per vigilare sulla presenza del Presidente della repubblica che arriverà stamattina, intorno alle 9.30, all’aeroporto di Caselle (Torino). Poi, attraverso un percorso deciso solo all’ultimo momento (tra le altre opzioni anche il volo in elicottero), arriverà al salone per l’inaugurazione prevista per le 10. Napolitano si fermerà un’ora o al massimo un’ora e mezzo. Dopo l’intervento nella sala gialla e il taglio del nastro, visiterà alcuni stand e poi rientrerà subito a Roma. Ma l’impegno di oggi appare molto più semplice rispetto a quello di sabato. «Al corteo di sabato a Torino saremo tra i 5.000 e i 7.000 - ha assicurato Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base e uno dei promotori locali dell’associazione Free Palestina, che in questi mesi ha trattato con la Fiera del Libro - garantiremo noi stessi l’ordine e sarà una manifestazione assolutamente pacifica. Non ci sono segnali contrari». La mattina, intorno alle 10, rappresentanti di tutte le delegazioni, dei no global e dell’associazione Free Palestina s’incontreranno in corso Marconi, da dove intorno alle 15 partirà il corteo che si concluderà in piazza Fabio Filzi, a circa 200 metri dal Lingotto Fiere. Qui ci saranno i comizi di esponenti dell’associazione Free Palestina e del Forum Palestina, ma sarà anche data voce a palestinesi e israeliani dissenzienti che sfileranno nel corteo. Intanto, ieri c’è stata una prima anticipazione della protesta di sabato con una piccola contro-fiera organizzata all’università da Free Palestine con ospiti filopalestinesi come Tariq Ramadan e Gianni Vattimo. Una grande bandiera palestinese è stata srotolata sulla facciata di Palazzo Nuovo, la sede delle facoltà umanistiche dell’università di Torino, mentre manifestanti con la kefiah agitavano fumogeni. È stata un’azione a sorpresa dei giovani dell’università e del liceo Gioberti.


8 maggio 2008 - La Repubblica

La mobilitazione del dissenso, c´è anche Casarini. In arrivo centri sociali dal Piemonte
Grillini e Luxuria al Papa pride
Sabato 17 a Balbi 4 un´assemblea pubblica e musica Sale il numero dei docenti coinvolti
di MICHELA BOMPANI

Genova - Vladimir Luxuria, il leader dei Disobbedienti (e dei centri sociali del nord-est) Luca Casarini, il presidente onorario dell´Arcigay Franco Grillini: arrivano adesioni importanti al "Pride laico" che un cartello di associazioni, centri sociali e gruppi universitari genovesi hanno organizzato per il 17 e 18 maggio, in occasione dell´arrivo in Liguria di Papa Benedetto XVI. Mentre l´adesione di Grillini fa saltare la presa di distanza dalla manifestazione della sezione genovese dell´Arcigay, torna a Genova, a marciare, Luca Casarini, leader dei manifestanti del G8 del 2001, mentre i centri sociali di Torino ed Alessandria stanno organizzandosi per partecipare al corteo (in attesa delle autorizzazioni - ormai sembrano certe - dalla Questura) che il 17 maggio, dalle 15, sfilerà da piazza Montano a Sampierdarena a Caricamento.
Intanto si sta definendo con precisione il programma dei due giorni di manifestazioni, che saranno anticipati, il 14 maggio alle 17, da un presidio pacifico e colorato, davanti all´ospedale Galliera, «che non prescrive la pillola del giorno dopo e dove non si rispetta la 194», dicono gli organizzatori. Parteciperanno anche le donne sudamericane, «le più colpite, dall´interruzione di pubblico servizio», puntano il dito. Il 17 maggio, il Rettore dell´Ateneo genovese ha concesso agli studenti e ai docenti l´utilizzo della sede della Facoltà di Lettere, in via Balbi 4, con l´aula M a disposizione per le attività. Dalle 11 del mattino, dibattito su "Relativismo culturale: prospettive storiche, letterarie e antropologiche". Al pomeriggio, proiezione del film "Il caso Calvi" e letture di poesie di Antonin Artaud: dalle 18.30 assemblea pubblica sui temi caldi della giornata per la laicità, dalla difesa della 194 alle coppie di fatto alla discussione sull´esenzione fiscale di cui gode la Chiesa. Dopo un "aperitivo autogestito", dalle 22 festa con gruppi musicali. «Stanno piovendo adesioni da ogni parte del globo, anche da alcuni docenti dell´Università cattolica di Salvador de Bahia in Brasile - festeggiano gli organizzatori, Ninfe-Arcilesbica Genova, Azione Trans, Città Partecipata, Usciamo dal Silenzio, Lila Genova, Humpty Dumpty, Assemblea Antifascista, Sinistra Critica Genova, RdB Genova, i centri sociali Zapata, Terra di Nessuno e il Laboratorio Buridda - si è innescato un incredibile tam tam sul web, la mobilitazione sta crescendo al di là delle nostre previsioni». E anche i docenti universitari genovesi sono sempre più numerosi: stanno seguendo l´esempio di Gianni Vattimo (che insegna all´ateneo torinese) anche molti altri colleghi, come l´economista Giulio Palermo che insegna all´Università di Brescia.


8 maggio 2008 - Previncia Pavese

Alla Maugeri gli infermieri bloccano i reparti
La prima vera protesta alla Fondazione «Chiediamo al prefetto di intervenire» Ieri mattina affollata assemblea I sindacati lanciano un duro attacco ai vertici della struttura
di Maria Grazia Piccaluga

PAVIA - Gli infermieri hanno disertato le sale operatorie facendo slittare gli interventi, gli ambulatori di Cardiologia hanno funzionato a singhiozzo, le palestre per la fisioterapia hanno sospeso l’attività. Dalle 8 alle 11 il personale - 400 lavoratori tra infermieri e operatori - ha tenuto in scacco l’ospedale. Assemblea affollatissima ieri mattina alla fondazione Maugeri. La protesta - per il mancato pagamento degli automatismi del contratto e degli arretrati - si è spostata dall’aula congressi, su per le scale, fino alla porta della direzione. E si è conclusa con la proclamazione dello stato di agitazione.
A un responsabile delle relazioni con il personale sempre più bianco in volto i sindacati hanno consegnato il documento che dichiara l’apertura delle ostilità: stato di agitazione con richiesta immediata al prefetto di tentare la conciliazione, ma anche richiesta di approfondimenti a Regione e Asl sulle modalità con cui vengono concessi i finanziamenti. «Perché non ci risulta che la fondazione abbia problemi economici - dicono i sindacati - E non riusciamo quindi a comprendere perché non paghino i lavoratori». I vicini di casa - la fondazione Mondino - hanno siglato l’accordo per il pagamento degli arretrati giusto la scorsa settimana, stemperando il rischio di una mobilitazione. Ma in Maugeri i lavoratori attendono ormai da 27 mesi di essere pagati. «Esiste un accordo che ora una delle parti non vuole rispettare, è una cosa gravissima» ribadiscono i sindacati, rappresentati ieri mattina in assemblea da Sandro Vaccari (Fps Cisl), Andrea Galeppi (Fpl Uil), Oreste Negrini (Fp Cgil) e Vittorio Pozzi (Cub Sanità). E alle rispettive segreterie regionali e nazionali hanno già chiesto di interessarsi al problema, andando anche a mettere il naso nei bilanci e nelle strategie del gruppo (che ha interessi non solo in Lombardia).
A più zeri le somme che la fondazione Maugeri dovrebbe sborsare per sanare la questione degli arretrati e degli scatti, relativi all’applicazione del biennio economico 2006/7. Si vocifera di circa 9 milioni di euro, di cui circa 400mila inerenti alla sola clinica pavese.
Non escludono lo sciopero o altre giornate di mobilitazione. «Informeremo l’utenza delle ragioni di questa vertenza e degli eventuali disagi procurati» annunciano quasi a scusarsi. Ma sono decisi ad andare fino in fondo: «Chiediamo un incontro con il direttore generale dell’Asl di Pavia per comunicare lo stato di disagio in cui versano i lavoratori, relativo al rispetto dei drg, che protratto nel tempo potrebbe pregiudicare la qualità dei servizi all’utenza - spiegano -. E vorremmo informare l’assessore regionale alla Sanità, i capigruppo e la quarta commissione del Pirellone, sul presunto stato di insolvenza della fondazione, chiedendo controlli accurati sull’utilizzo delle risorse: drg, quote di produttività, finanziamento aggiuntivo per gli Irccs».


8 maggio 2008 - Il Giorno

Pavia, alla Maugeri 400 dipendenti in agitazione per il contratto

PAVIA — SONO IN STATO DI AGITAZIONE i dipendenti della Fondazione Maugeri. La protesta è stata formalizzata ieri mattina al termine di un'assemblea alla quale hanno partecipato 400 persone, quasi tutti i lavoratori dell'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. All’ordine del giorno della riunione, l'applicazione del biennio economico 2006-2007 del contratto nazionale, dopo l'esito negativo degli incontri sul pagamento degli arretrati. E, nel corso dell'assemblea alla presenza di Oreste Negrini della Cgil, Massimo Vaccari della Cisl, Mimmo Galeppi della Uil e Vittorio Pozzi della Cub Sanità, i lavoratori hanno manifestato tutta la loro rabbia. Per risolvere la questione, sarà richiesto un incontro con il direttore generale dell'Asl di Pavia per comunicare un disagio che protratto nel tempo potrebbe pregiudicare le qualità dei servizi resi all'utenza, ma si cercherà di vedere anche l'assessore regionale informando i capi gruppo e la 4° commissione regionale dello stato di insolvenza della Fondazione, chiedendo controlli accurati sull'utilizzo delle risorse. Al termine dell'assemblea un lungo serpentone ha raggiunto l'ufficio di Andrea Rossi, responsabile delle relazioni con il personale al quale è stato consegnato il verbale dell'assemblea, sollecitando un incontro urgente con i sindacati.(M.M.)


8 maggio 2008 - La Provincia di Cremona

Fiera del Libro. Centinaia di carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili controlleranno all’esterno e all’interno lo spazio espositivo
Oggi inaugurazione con Napolitano
Sicurezza, ultimi ritocchi ad alta tensione Bandiere d’Israele bruciate, tre denunciati
di Claudio D'Amico

TORINO — La tensione è alta ma tutto è stato curato nei minimi dettagli, sulla scorta dell'esperienza accumulata nel più difficile impegno delle olimpiadi invernali di Torino 2006: l'apparato di sicurezza predisposto dal Prefetto Paolo Padoin è pronto a reggere oggi l'impatto della visita del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e della più impegnativa manifestazione di protesta di sabato prossimo contro la presenza ufficiale di Israele. E il segnale che mandano alla vigilia le forze dell'ordine è molto chiaro: tre persone sono state denunciate dalla Digos per avere bruciato le bandiere di Israele e Stati Uniti a Torino durante il corteo del Primo Maggio. Sono giovani tra i 25 e i 30 anni e vengono indicati come frequentatori del centro sociale torinese Askatasuna, che aderisce alla campagna contro Israele come ospite d'onore alla Fiera del Libro. Gli specialisti della polizia scientifica hanno individuato il terzetto analizzando i fotogrammi delle riprese video realizzate durante il corteo. Oggi tutto questo non sarà possibile nell'area del Lingotto, anche, come è stato ribadito più volte, la fiera del libro non sarà una manifestazione blindata. Centinaia di persone tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili controlleranno all'esterno e all'interno ogni angolo dello spazio espositivo. Ci saranno anche i tiratori scelti, sul tetto del Lingotto e nelle aree limitrofe del quartiere fieristico, per vigilare sulla presenza del presidente della repubblica che arriverà questa mattina, intorno alle 9.30, all'aeroporto Sandro Pertini di Caselle (Torino). Poi, attraverso un percorso che sarà deciso solo all'ultimo momento su un ventaglio di opzioni (tra le altre anche il volo in elicottero), arriverà al salone per l'inaugurazione prevista per le 10. Napolitano si fermerà un'ora o al massimo un'ora e mezzo. Dopo l'intervento nella sala gialla e il taglio del nastro, visiterà alcuni stand e poi rientrerà immediatamente a Roma. Ma l'impegno di oggi appare molto più semplice rispetto a quello di sabato. «Al corteo di sabato a Torino saremo tra i 5.000 e i 7.000 — ha assicurato Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base e uno dei promotori locali dell'associazione Free Palestina, che in questi mesi ha trattato con la Fiera del Libro — garantiremo noi stessi l'ordine e sarà una manifestazione assolutamente pacifica. Non ci sono segnali contrari». La mattina, intorno alle 10, rappresentanti di tutte le delegazioni e dell'associazione Free Palestina s'incontreranno in corso Marconi, da dove intorno alle 15 partirà il corteo che si concluderà in piazza Fabio Filzi, a circa 200 metri dal Lingotto Fiere. Qui ci saranno i comizi di esponenti dell'associazione Free Palestina e del Forum Palestina, ma sarà anche data voce a palestinesi e israeliani dissenzienti che sfileranno nel corteo. Ieri c'è stata una prima anticipazione della protesta di sabato. Una grande bandiera palestinese è stata srotolata sulla facciata di Palazzo Nuovo, la sede delle facoltà umanistiche dell'Università di Torino, mentre manifestanti con la kefiah agitavano fumogeni di fronte a studenti e passanti incuriositi. È stata un’azione a sorpresa dei giovani dell'università e del liceo Gioberti che hanno voluto fare sentire così la propria voce al fianco di Free Palestine.


8 maggio 2008 - La Stampa

Retroscena. L’inchiesta sulle liste truccate
Cancellati dalle classifiche 200 bidelli
di MARIA TERESA MARTINENGO RAPHAËL ZANOTTI

Torino - Bidellopoli si sta dimostrando un vaso di Pandora per la scuola torinese. L’inchiesta aperta dalla procura della Repubblica sull’indebito inserimento nella graduatoria del personale Ata di persone che non hanno mai presentato domanda, molti nati nello stesso paesino del Sud, sta spargendo veleni nell’amministrazione scolastica e anche nei sindacati. La graduatoria, cristallizzata dal 2001, non poteva essere modificata. Il fenomeno è però troppo vasto per non pensare a complici negli uffici e a un’organizzazione che ha pianificato il taroccamento delle liste.
Tutto è partito sei mesi fa, quando il provveditorato ha presentato un esposto alla polizia postale. Controllando la lista per l’assunzione di supplenti, l’ente aveva scoperto nomi che non potevano esserci. Ulteriori approfondimenti hanno evidenziato che non si trattava di un caso. In questi mesi la polizia postale ha lavorato a lungo sulle liste, cercando di capire come sia stato possibile modificare la graduatoria. E soprattutto da parte di chi. Nel frattempo il provveditorato, dopo aver inviato una lettera a casa a tutte le persone di cui non si trovava la domanda, ha cominciato a depennare. L’ultima tranche, il 31 marzo: 80 nominativi. Molti i cognomi identici ad altri depennati in precedenza, il che farebbe pensare a intere famiglie coinvolte. Le provenienze offrono altri dettagli. Su 80 nomi, 30 risultano nati nella provincia calabrese di Vibo Valentia. I punteggi assegnati sono un capitolo a parte: tanti da far arrivare gli intrusi a un passo dal posto fisso. Le età parlano di un mondo variegato, in cui si incontrano persone anche molto in là con gli anni. O giovanissime, 18 anni appena alla chiusura degli elenchi.
Chiara Profumo, della Flc-Cgil, il sindacato che ha denunciato anche al ministro l’oscura vicenda, auspica risultati in tempi rapidi. Non solo. «Il segretario regionale Rudi Aschieri ha chiesto alla direzione scolastica regionale che si faccia chiarezza anche nel resto del Piemonte. In generale, c’è urgenza di arrivare a un nuovo sistema di graduatorie, che neutralizzino la certezza dell’impunità». E a proposito degli altri sindacati: «Quando abbiamo messo a confronto gli elenchi e sono emerse le irregolarità, abbiamo pensato che sarebbero venuti a protestare con noi. Non è stato così».
Cisl e Uil, invece, affermano con decisione di aver segnalato a loro volta all’ex provveditorato le irregolarità rilevate dai loro iscritti. «La scorsa estate, ai vari tavoli in cui si preparavano le assunzioni, abbiamo dichiarato pubblicamente che qualcosa non andava», dice Andrea Colombo della segreteria cittadina Cisl Scuola. «L’Usp aveva promesso verifiche e le ha fatte. Mi auguro che non si gettino ombre ingiuste sulla scuola torinese e sull’amministrazione scolastica. Poi, se c’è un’organizzazione che ha gestito la truffa va scoperta. Resta il problema degli operatori scolastici, comune a tutta Italia». E a questo proposito, ieri tra gli insegnanti c’era chi non esitava a dire che se a Torino capita questo, altrove potrebbe essere molto peggio.
Diego Meli, segretario regionale della Uil Scuola, ha un ricordo che risale all’estate scorsa: «Quando abbiamo segnalato gli intrusi, da via Coazze ci è stato risposto che quei nomi erano in attesa di essere depennati. Noi abbiamo chiesto di verificare gli elenchi fino al 2001». Ai primi di settembre, poi, l’Usp inviava a tutti i presidi una circolare in cui ribadiva l’organico dell’Ufficio Ata. Come dire, quei funzionari, quegli impiegati e non altri.
Cosimo Scarinzi, coordinatore della Cub Scuola, non ha dubbi: «Il fatto che oltre un terzo della categoria dei bidelli sia precaria, favorisce l’ingovernabilità. In una struttura folle, l’illegalità è facilitata. Le graduatorie vanno aggiornate ogni due anni: chi non si riscrive deve essere depennato».

domande a M. Andreacchio operatrice
«Due colleghe vennero prese senza fare la domanda»

Merilina Andreacchio è operatrice scolastica, lavora in una materna di Orbassano ed è stata chiamata per la prima volta da una scuola nel 2002. Per lei che oggi ha 46 anni, è iscritta alla Cub, sta studiando per prendere un diploma, ha una figlia all’Università e un ragazzo alle superiori, è stata una fortuna.
Come si diventa bidelli?
«Avevo presentato domanda nell’88 e non ci pensavo proprio più. Quando mi hanno telefonato ero scontenta del lavoro che facevo, così mi sono licenziata e ho puntato sulla scuola».
Come avvengono le chiamate per gli incarichi annuali?
«Bisogna controllare internet: il provveditorato mette on line le date, che di solito avvengono a fine luglio in una palestra. I sindacati distribuiscono l’elenco delle scuole con posti disponibili. Purtroppo, a noi precari con pochi punti non tocca mai la scuola dell’anno prima...».
L’estate scorsa, a persone in alto nella lista è accaduto di «perdere» il posto occupato l’anno precedente perché superate da qualcuno senza titolo a essere in elenco. Lei ha mai notato qualcosa di poco chiaro?
«Una cosa strana è successa due anni fa, quando due colleghe si sono ammalate e sono arrivate due nuove. E come si fa sempre, io e altri abbiamo chiesto quanti punti avevano, quando avevano fatto domanda per le graduatorie. Ebbene, hanno risposto che non avevano mai fatto domanda e infatti non capivano perché fossero state chiamate. La cosa ci aveva stupito».
È poi successo qualcosa?
«L’argomento non è più stato toccato. Una la incontro ancora, lavora».


7 maggio 2008 - Omniroma

SANITÀ/ RSU ASL RMB: «CHIESTO SBLOCCO ASSUNZIONI»

(OMNIROMA) Roma, 07 mag - «Si è tenuta ieri l'audizione delle Rsu della Asl RmB con la commissione Sanità della Regione Lazio, convocazione che era stata richiesta nel mese di febbraio quando si erano svolte le mobilitazioni del personale della Asl per le gravi condizioni di lavoro ed assistenza, aggravate dal blocco delle assunzioni, e contro la precarietà. Nel corso dell'incontro le Rsu hanno ribadito le gravi carenze di personale e le impossibili condizioni di lavoro, in particolare nell'ospedale S. Pertini, aggravate dall'uso massiccio di doppi turni di servizio e dal persistente utilizzo di personale precario in tutta la Asl. Hanno richiesto inoltre un diretto interessamento della commissione per lo sblocco delle assunzioni e l'avvio della stabilizzazione dei precari». È quanto si legge in una nota Rdb-Cub. Le Rdb-Cub «hanno sottolineato le gravi difficoltà del personale, con ripercussioni non solo sulla qualità dell'assistenza ma anche sulla vita familiare, ribadendo l'urgente necessità di dare dignità alle lavoratrici e ai lavoratori precari attraverso una stabilizzazione che produrrebbe consistenti risparmi sul bilancio aziendale. La commissione Sanità della Regione Lazio, preso atto di quanto dichiarato, ha riscontrato un netto scarto tra le necessità rappresentate e le richieste di deroghe per le assunzioni effettuate dalla Asl Rm/B, cioè 15 infermieri e 3 tecnici di radiologia. Il presidente della commissione Canali ha riscontrato che il numero delle assunzioni effettuato dalla Direzione della Asl non è stato concordato con le Rsu. Alla conclusione della seduta la commissione ha deciso la convocazione in merito a tali problematiche sia dell'assessore Battaglia sia del Direttore Generale della Asl RMB». Le RdB-CUB «ribadiscono quanto già proposto nel mese di febbraio, ovvero un accordo aziendale che quantifichi numero e profili necessari alla funzionalità di ogni singola attività, che venga sottoposto alla approvazione del personale e trasmesso in Regione per l'immediato sblocco delle assunzioni, unitamente all'avvio della stabilizzazione dei precari, al fine di dare subito risposte concrete alle necessità di chi lavora e di chi usa le strutture sanitarie».


7 maggio 2008 - Prima

DISMISSIONE PATRIMONIO IMMOBILIARE ENASARCO: GRANTIRE DIRITTI DI LAVORATORI, AGENTI ED INQUILINI

(PRIMA) ROMA - Entro la fine di maggio la Fondazione Enasarco presenterà ufficialmente il piano di dismissione del proprio patrimonio immobiliare, composto da circa 17.000 alloggi distribuiti prevalentemente a Roma, il cui valore si attesta sui 3.5 miliardi di Euro. Acquistati nel corso degli anni a garanzia del pagamento delle pensioni degli agenti e rappresentanti di commercio, questi alloggi vengono ora messi sul mercato perché rendono circa l’1% del valore di bilancio: troppo poco per sostenere il pagamento delle pensioni per i prossimi 30 anni, così come previsto nell’ultima Finanziaria. Sinora le organizzazioni sindacali hanno dovuto apprendere dalla stampa le informazioni relative alla dismissione e, nonostante l’impegno assunto lo scorso febbraio dal Presidente dell’Enasarco Brunetto Boco, non sono state coinvolte nel processo conoscitivo ed organizzativo in merito al piano di vendita. Per le RdB-CUB è invece di fondamentale importanza, oltre che di estrema rilevanza politica, che anche i sindacati aziendali, rappresentanti gli interessi e i diritti dei lavoratori della Fondazione Enasarco, siano considerati parti sociali in causa. Le RdB-CUB hanno pertanto chiesto ai vertici dell’Ente un incontro urgente per approfondire alcuni aspetti che suscitano particolare preoccupazione. In primo luogo il futuro degli oltre 80 lavoratori attualmente in forza al Servizio Patrimonio e del personale appartenente alla categoria dei portieri e pulitori (circa 400 unità). Non ultimo il destino abitativo dei 50.000 inquilini, tra cui anche dipendenti della Fondazione, la quale intende vendere le abitazioni a prezzi di mercato per molti inaccessibili. Le RdB-CUB, da sempre contrarie alla vendita del patrimonio immobiliare, si domandano inoltre perché questo renda così poco, se si tratti di alchimie di bilancio o se non siano fuori mercato i canoni richiesti per gli immobili di pregio riservati a personaggi noti, così come emerso da inchieste giornalistiche. Le RdB-CUB chiedono infine che nel piano di dismissione vengano adottati criteri di trasparenza e misure che non mettano a rischio il futuro degli agenti, degli inquilini e dei lavoratori dipendenti.


7 maggio 2008 - Corriere.it

sabato corteo dell'associazione «Free Palestina»
Ultimi preparativi per la Fiera del libro
Manifestazione di studenti pro-Palestina
Hanno srotolato una bandiera palestinese sulla facciata di Palazzo Nuovo. Bandiere in fiamme, tre denunciati

TORINO - Tranquilli, ma attenti. Alla vigilia dell'apertura della Fiera del libro di Torino il direttore generale Ernesto Ferrero sintetizza così le ore che precedono il taglio dei nastri al Lingotto davanti al presidente della Repubblica Napolitano. Ma mentre nei padiglioni fervono gli ultimi preparativi, all'esterno nella «zona rossa» la presenza delle forze dell'ordine è ben visibile. Gli agenti previsti per garantire la massima sicurezza della manifestazione sono oltre un migliaio.
BANDIERA PALESTINESE - Un apparato di sicurezza «sfidato» mercoledì mattina da un gruppo di studenti ed esponenti dei centri sociali che hanno srotolato una grande bandiera palestinese sulla facciata di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell'Università di Torino, mentre altri manifestanti con la kefiah agitavano fumogeni: con un'azione a sorpresa i giovani dell'università e del liceo Gioberti hanno fatto sentire la propria voce al fianco di «Free Palestine», il gruppo che ha promosso il boicottaggio della Fiera quest'anno dedicata a Israele e organizzato un corteo per sabato. «La nostra protesta non è contro il popolo israeliano, ma a sostegno di quello palestinese» spiega un esponente dell'associazione, prima di elencare i nomi dei bambini palestinesi uccisi negli ultimi mesi, nel corso di operazioni militari messe in atto da Israele. «Gli organizzatori del boicottaggio sono accusati di antisemitismo - aggiunge Dana, una studentessa israeliana sostenitrice di «Free Palestine» - ma io che sono israeliana ed ebrea non mi sento offesa, anzi penso sia importante dare voce al dissenso nei confronti di un Paese che mette a tacere ogni critica». C'è stato un presidio anche all'aeroporto di Malpensa: qualche decina di militanti del centro sociale Vittoria di Milano hanno manifestato davanti ai banchi delle linee aeree israeliane El Al. Hanno sventolato bandiere palestinesi ed esposto lo striscione «1948-2008: 60 anni di occupazione della Palestina. Boicottiamo Israele alla Fiera del libro».
CORTEO DI SABATO - «Sarà una manifestazione assolutamente pacifica, saremo tra i 5 e i 7mila. Garantiremo noi stessi l'ordine». Luigi Casali, coordinatore piemontese delle Rappresentanze di Base e uno dei promotori dell'associazione «Free Palestina», anticipa così la manifestazione di sabato a Torino. Il corteo attraverserà via Madama Cristina, piazza Carducci, via Genova, corso Caduti sul Lavoro e raggiungerà la piazza Fabio Filzi, a 200 metri dal Lingotto Fiere. Qui ci saranno i comizi di esponenti di Free Palestina e del Forum Palestina, ma sarà anche data voce a palestinesi e israeliani dissenzienti che sfileranno nel corteo. Sarà presente anche una delegazione dei Comunisti Italiani. «Vogliamo dimostrare - dice Casali - che Israele non è gradito quale ospite d'onore. Nessun problema con il popolo, ma con il loro governo sì».
TRE DENUNCIATI - Intanto sono stati identificate e denunciate dalla Digos le tre persone, tra i 25 e i 30 anni, accusate di avere bruciato bandiere di Israele e Stati Uniti a Torino durante il corteo del Primo Maggio. I tre, secondo il resoconto degli investigatori, prima di agire si sono coperti il volto con la kefiah, poi hanno cosparso i vessilli di liquido infiammabile e hanno appiccato il fuoco in piazza San Carlo, alla fine del corteo. Indicati dalla Questura come «esponenti d'area antagonista» e frequentatori del centro sociale torinese Askatasuna, sono stati denunciati per vilipendio alla bandiera di uno Stato estero e travisamento in occasione di manifestazioni pubbliche.


7 maggio 2008 - Il Gazzettino

SINDACATI E POLEMICHE
Il Nursind: «Sciopero sacrosanto I confederali ci accusano ingiustamente»

Bassano - (M.C.) Gli infermieri del Nursind chiedono aiuto agli Alpini. "Chiediamo agli Alpini che vengano a Bassano anche a manifestare la propria solidarietà per gli infermieri, poiché la nostra battaglia sposa gli stessi valori fondanti del corpo degli Alpini: lottare per l'uguaglianza dei diritti, specie quelli costituzionalmente protetti; servire la Nazione ed avere un forte senso di appartenenza alla categoria". Questo il forte appello lanciato dal segretario provinciale del Nursind Andrea Gregori in vista dell'adunata. La polemica con la Triplice è romai divampata. "Accuse ingiustificate e termini irrispettosi sono stati sprecati dalle organizzazioni sindacali confederali. Fra tutta questa confusione - afferma Gregori - il Nursind intende fare chiarezza, ribadendo l'intenzione degli infermieri bassanesi di scioperare dalle ore 13.30 di sabato 10 maggio alla stessa ora di domenica, come già annunciato congiuntamente a Fsi e Rdb Cub. Ricordiamo, inoltre, che lo sciopero è stato indetto rispettando tutte le norme di legge; che è stato dichiarato l'11 aprile scorso, quindi con un mese di anticipo, così da consentire a tutti i soggetti interessati di approntare un'adeguata organizzazione e infine, facciamo presente che lo sciopero non è contro l'Adunata, ma contro le decisioni dell'amministrazione dell'Asl 3 e di quanti hanno sottoscritto l'accordo interaziendale che concede privilegi a pochi e penalizza chi si trova quotidianamente in trincea". "E' responsabilità dei dirigenti dell'amministrazione dell'Asl 3 garantire il servizio sanitario e rispondere efficacemente ai bisogni del territorio; certamente non compete alle organizzazioni sindacali, il cui compito istituzionale è la tutela dei diritti dei lavoratori", ripredne il segretario. "Se questi sono i presupposti che hanno portato alla firma dell'accordo interaziendale che riconosce il 60 per cento in più di anzianità di servizio al personale amministrativo - conclude Gregori - ci sentiamo di affermare che si tratta di una condotta non condivisibile e sulla quale dissentono persino i lavoratori. A dimostrarlo sono le 453 firme raccolte contro l'accordo e che vedono tra i firmatari persino iscritti alla triplice". Il senso di responsabilità, tuttavia, ha portato il Nursind a sottoscrivere l'accordo sui livelli essenziali di assistenza predisposti nell'ambito del piano straordinario per l'adunata.

I LAVORATORI DELLA SANITA’ CHIEDONO TICKET AGEVOLATI PER I TRASPORTI
A Cestrone una richiesta lunga... 15 metri

Padova - Un tappeto di firme: una corsia di 15 metri di "autografi" è stata recapitata ieri mattina al dg Adriano Cestrone per chiedere ticket ad autobus, corriere e treni a prezzi agevolati mediante la stesura di una convenzione tra strutture sanitarie pubbliche, Aps, Sita e Trenitalia. «Non occorre un nuovo ospedale per risolvere il problema dei parcheggi: per incentivare l'uso del mezzo pubblico tra i lavoratori della sanità padovana decongestionando il traffico sarebbero sufficienti sconti negli abbonamenti»: Maria Antonietta Ponchia e Paola Bortolami, delegate sindacali RdB rispettivamente dell'Usl 16 e dell'Azienda ospedaliera, hanno raccolto 1.098 firme tra i dipendenti sanitari, pari al 20\% del totale. «Chiediamo quello che già avviene per i dipendenti di altri enti come Comune, Università, Camera di Commercio ovvero che il personale sia incentivato ad usare il mezzo pubblico per recarsi al lavoro garantendo abbonamenti con una forte riduzione». Quindici euro mensili il prezzo da loro proposto, analogo all'abbonamento per il parcheggio Busonera, che consente l'accesso ma non dà garanzie di trovare effettivamente posto. «L'ospedale deve sostenere stili di vita sani che promuovano la salute nei cittadini e negli operatori sanitari: noi crediamo che incentivare l'uso dell'autobus, del pullman e del tram - sostiene Ponchia - sia uno degli strumenti di prevenzione della lotta alle polveri sottili pm10, tanto più che l'Organizzazione mondiale della sanità quantifica in 9 mila i morti per smog ogni anno in Italia e stima i costi in 5 miliardi di euro. Nello specifico a Padova la situazione dell'inquinamento atmosferico, com'è notorio, non è buona: la città non solo è afflitta da ingenti livelli di polveri sottili ma anche da altri tre inquinanti, biossido di azoto, ozono, benzo(a)pirene. Per questo invochiamo il concorso di tutti gli attori della mobilità e di quanti concorrono alle politiche ambientali: dobbiamo - dice - creare alternative ai mezzi privati, attraverso il miglioramento e il potenziamento del trasporto pubblico, adeguando gli orari degli autobus con quelli dei turni ospedalieri, anche festivi». Il dg Cestrone ha fatto presente che, per legge, la struttura sanitaria non può farsi carico del trasporto dei dipendenti, che il denaro pubblico non può coprire questo tipo di spese, che il regolamento ospedaliero non è sovrapponibile a quello degli altri enti che consentono riduzioni negli abbonamenti. Dunque, massima disponibilità a trovare una soluzione, ma su basi di legittimità.(F.Capp.)

Appello a Comune e Provincia di Cgil, Uil, Cub e Orsa. Ieri i sindacati ricevuti dal prefetto ma all’incontro l’azienda non si è presentata
«No alla discarica di rifiuti pericolosi in centro città»
Il progetto Wisco ha superato la valutazione di impatto ambientale. Ora manca solo il sì dalla giunta regionale
di Pietro Rossi

Vicenza - «Adesso devono intervenire Comune e Provincia, ed impugnare quella Valutazione di Impatto Ambientale». È questa la richiesta che le sigle sindacali (Cgil, Uil, Cub e Orsa) hanno indirizzato agli organi preposti. I sindacati ne hanno parlato ieri con il Prefetto, durante un lungo colloquio sulla questione Wisco. E cioè la società, di proprietà Trenitalia e Enel, che ha intenzione di realizzare un impianto di smaltimento rifiuti pericolosi in piena città, all'interno delle Officine Grandi Riparazioni. «L'azienda non si è presentata; il Prefetto ci ha promesso che si farà portatore delle nostre richieste, ma ora andiamo verso lo sciopero generale, andremo a manifestare davanti alla sede della Regione». Il progetto Wisco, che ha già passato la valutazione di impatto ambientale, attende infatti solo il sì definitivo della Giunta Regionale. Ma i sindacati, sostenuti dal comitato di cittadini che ai Ferrovieri si oppone alla realizzazione, chiedono che il piano sia abbandonato. «La mission di Trenitalia alle OGR è di realizzare la manutenzione del Pendolino e di altri convogli, non di smaltire rifiuti!» continua Massimo D'angelo, precisando «Siamo di fronte ad un business che non guarda in faccia nessuno: si stima che possa fruttare alle società 600 milioni di euro all'anno, con un incremento annuale dell'8\%». Nelle intenzioni della Wisco c'era inizialmente in cantiere di provvedere alla raccolta di liquami tossici (provenienti non solo dal Nord Italia) nei siti di Padova, Verona e Carmignano e allo smaltimento a Vicenza e Venezia attraverso l'utilizzo dei treni, per il trasporto, e delle vasche di lavaggio delle Grandi Officine (opportunamente rimodellate), per il trattamento. L'ipotesi di Venezia è stata a suo tempo bocciata, mentre Vicenza è considerata luogo idoneo, nonostante il parere negativo degli enti locali. La strategia di Trenitalia, dicono i sindacati, si inserisce in un ampio business nazionale che coinvolge molte città italiane con siti simili a quello dell'Arsenale. Ma solo in alcuni di essi, ad esempio a Napoli, è stata concessa l'autorizzazione. «Ma non permetteremo che succeda qui a Vicenza conclude D'Angelo e non solo per la salute dei cittadini ma anche per i lavoratori che hanno già pagato un prezzo altissimo con le morti bianche quando alle officine si ripulivano i treni dall'amianto». Al prefetto i sindacati hanno così comunicato le mosse per le prossime settimane che prevedono, oltre allo sciopero a agli incontri con il sindaco Variati e il presidente della Provincia Schneck, la valutazione di un eventuale ricorso al Tar.


7 maggio 2008 - Il Resto del Carlino

Bologna. SANZIONI per i disagi sopportati dai passeggeri all’aeroporto Marconi nell’ultimo week end...

Bologna - SANZIONI per i disagi sopportati dai passeggeri all’aeroporto Marconi nell’ultimo week end. L’eventuale applicazione è stata chiesta da Sab all’Enac a carico degli handlers che gestiscono i servizi a terra. Si è appreso ieri a margine dell’incontro tra Sab, Bas, Marconi Handling e Giacchieri per fare il punto sui problemi dell’ultimo week-end. Sab ha chiesto agli handlers di fornire entro due giorni un rapporto sulle case dei disagi «nonché indicazioni sulle azioni correttive che essi intendono immediatamente porre in atto. Sab ha incoltre chiesto formalmente ad Enac di valutare l’eventuale applicazione di sanzioni». In una nota la società di festione del Marconi informa che «Giacchieri, che fornisce i servizi per conto degli handlers, ha sostenuto che i disservizi sono dipesi da un incremento delle assenze e dalla indisponibilità a fornire la copertura di turni aggiuntivi da parte dei lavoratori, fenomeni che si sono quadruplicati in corrispondenza dei recenti ponti festivi». «TUTTO come previsto». I disservizi che si sono verificati tra il 25 aprile e domenica scorsa nella riconsegna dei bagagli ai passeggeri in transito all'aeroporto Marconi, non sono altro che «la logica conseguenza della miope scelta effettuata da Sab, Marconi Handling e Bas di continuare a subconcedere le operazioni di carico-scarico bagagli invece di reinternalizzare queste attività». Ne sono convinte le Rappresentanze sindacali di base (Rdb). «Purtroppo — afferma in una nota Italo Quartu — quello che era facile prevedere, e che denunciamo da quando la vicenda aeroporto è esplosa con il caso Doro Group, sta accadendo quotidianamente: i servizi sono al collasso». SECONDO il sindacato di base, «era evidente che se Giacchieri aveva deciso di operare con 138 lavoratori invece dei 175 impegnati in precedenza per le stesse operazioni, qualcosa non poteva funzionare più come prima. Ciò poteva essere possibile solo facendo fare ai lavoratori turni massacranti o ore di straordinario fuori da ogni controllo; oppure prevedendo sin da allora che fossero i lavoratori di Bas e Marconi Handling a sopperire alle carenze di Giacchieri come è accaduto in questi giorni», dichiara Quartu. Ma le Rdb mettono sotto accusa anche i sindacati confederali che hanno «avallato tutto questo». Le Rdb. che hanno chiesto anche l’intervento dell’Enac, hanno indetto uno sciopero di 24 ore il 10 giugno.


7 maggio 2008 - La Repubblica

Il cartello di gruppi che boicotta la Fiera: adesioni da tutta Italia
Le mille facce della piazza "Sabato saremo in tanti per una Palestina libera"
Un frenetico susseguirsi di assemblee, dove è difficile orientarsi tra le sigle Da Vattimo a Ferrando, passando per Cobas e Cub. Ma Prc ha detto di no
di PAOLO GRISERI

TORINO - Giubbotto di pelle nera, foulard blu a righe gialle, barba bianca ben curata. L´uomo entra nella sala lauree di Scienze politiche e sciorina la sua tesi: «Tedeschi e palestinesi - sostiene - sono vittime della stessa arma: il senso di colpa collettivo scaricato su di loro dagli ebrei e dallo stato di Israele». L´uomo è evidentemente colto: «Il concetto di colpa collettiva non l´ho inventato io, lo si ritrova nel famoso discorso che Martin Walser pronunciò nel 1998 a Francoforte». L´uomo quel discorso lo conosce bene perché è stato lui a tradurlo in italiano così come è stato lui a tradurre gli scritti di Ernst Nolte, lo storico tedesco accusato di revisionismo. Che cosa ci fa il professor Francesco Coppellotti al convegno di «Free Palestine» per il boicottaggio della Fiera del libro di Torino?
«Non lo so e non voglio saperlo. So che appena è entrato ci ho litigato. Non vogliamo mischiarci con gente del genere». Davide, portavoce del collettivo autonomo universitario, capisce che Coppellotti è un alleato molto scivoloso. Il professore è uno che all´obiezione: «I tedeschi che gasano gli ebrei più che vittime sembrano carnefici», risponde: «Ecco lei ha toccato un punto sensibile». E perché mai? «Perché come sa sulla vicenda delle camere a gas ci sono punti di vista diversi». Il personaggio crea imbarazzo al collettivo autonomo, ma non al professor Gianni Vattimo che presiede i lavori e alla fine del convegno scherza con il collega: «Caro Francesco, hai visto? A te dicono che sei fascista, a me che sono comunista».
La vigilia di «Free Palestine», il cartello di gruppi e associazioni che ha deciso di boicottare la Fiera, è un frenetico susseguirsi di riunioni e assemblee in vista del momento principale, la manifestazione nazionale che sabato pomeriggio dovrebbe arrivare ai cancelli del Lingotto. Prima del corteo sono previsti altri momenti di mobilitazione. Su «Indymedia» il Circolo internazionalista di Torino propone «una presenza costante davanti alla Fiera» (già impedita dalla questura) e di «chiedere ai visitatori di portare nei padiglioni un simbolo della causa palestinese». Tra gli adesivi possibili, proposti sempre su Internet, ce n´è uno in cui la bandiera israeliana e la svastica sono unite dal segno di uguale sopra la scritta: «Per una pace giusta in Palestina fondata su un unico stato per arabi ed ebrei, boicotta Israele, boicotta la Fiera del libro 2008».
In questo clima il corteo di sabato è un´incognita. Tutto dipenderà da quante persone arriveranno a Torino. E anche dal fatto che si tratterà del primo corteo nazionale dopo il pestaggio dei naziskin a Verona con il rischio che qualcuno, nell´estrema sinistra, si faccia cogliere da tentazioni di rivincita. Le adesioni all´appuntamento torinese sono già arrivate dai centri sociali di Bologna, Padova, Livorno, Roma e dalla galassia del sindacalismo autonomo di estrema sinistra: Cub, Rdb, Cobas. Tra le associazioni c´è l´Unione democratica arabo-palestinese che si propone di andare a Torino per «smascherare il sionismo e la sua propaganda criminale». Ci sono le decine di sigle che hanno aderito alla campagna «2008, anno della Palestina» e hanno scritto nei loro volantini che «scandalizzarsi per il boicottaggio degli scrittori israeliani è ipocrita quando gli scrittori palestinesi vengono ammazzati». C´è il network dei centri sociali che si riconosce nelle posizioni del poeta israeliano dissidente Aharon Shabtai, presente ieri al convegno di «Free Palestine»: «Uno stato che ha in atto un´occupazione - ha detto Shabtai - uno stato che commette quotidianamente crimini contro i civili non merita di essere invitato a qualsiasi appuntamento culturale. Questo è un atto barbaro travestito da cultura in modo cinico».
A livello politico hanno aderito al corteo i Comunisti italiani, Sinistra critica di Franco Turigliatto e il Partito comunista di Marco Ferrando. Non partecipa al boicottaggio invece Rifondazione che anzi lo ha criticato duramente. Per questo i Comunisti italiani torinesi hanno lanciato un appello agli elettori del partito di Bertinotti perché si aggreghino al corteo rifiutando «la politica filo israeliana del Prc». Unica voce dissonante nel partito di Diliberto è quella del consigliere regionale piemontese Luca Robotti: «Parteciperò alla Fiera e non al boicottaggio - ha detto ieri - perché non voglio mischiarmi a una marea indistinta di antagonismi radicaleggianti e massimalisti».

Lettera ad Enac per valutare sanzioni alle società di handling responsabili del disservizio
Caos bagagli all´aeroporto la Sab chiede una punizione

Bologna - Sab, società di gestione dell´aeroporto, ha chiesto alle due società di handler attive nello scalo di fornire, «entro due giorni, un dettagliato rapporto sulle cause dei disservizi avvenuti, nonchè indicazioni sulle azioni correttive che intendono immediatamente porre in atto». Sab, inoltre, ha chiesto formalmente ad Enac «di valutare l´eventuale applicazione di sanzioni, così come previsto dal regolamento di scalo vigente». Sono gli orientamenti emersi ieri nella riunione con Bas, Marconi handling e Giacchieri per fare il punto sui disservizi nelle attività di smistamento e riconsegna bagagli verificatisi in occasione dei rientri dal ponte del 1° maggio.
Sab insomma richiama all´ordine i gestori dei servizi (e non esclude l´idea di sanzionarli) nell´ambito delle attività di coordinamento e controllo che le sono attribuite dal codice della navigazione. Nel corso dell´incontro, inoltre, in base ad una prima verifica dei fatti, Giacchieri, che fornisce servizi per conto degli handlers, ha sostenuto che i disservizi dei giorni scorsi «sono dipesi da un incremento delle assenze e dalla indisponibilità ad effettuare la copertura di turni aggiuntivi da parte dei lavoratori, fenomeni che si sono quadruplicati in corrispondenza dei recenti ponti festivi». Gli handlers e Giacchieri hanno comunque assicurato di stare approntando un piano per gestire tali problematiche ed evitare ulteriori disservizi.
Ieri intanto è stato presentato il nuovo volo diretto Bologna-Leopoli in Ucraina. In questa occasione Antonello Bonolis, direttore sviluppo traffico del Marconi ha detto che «allo sviluppo aeroportuale deve seguire di pari passo uno sviluppo delle infrastrutture e dei servizi». Bonolis non nasconde il problema per la defaillance dei servizi di carico-scarico bagagli rispetto alla crescente offerta di voli, ma sottolinea nuovamente «la fase transitoria che sta vivendo l´aeroporto, non ancora ultimata, che ha margini di miglioramento».
L´aeroporto vuole dunque rafforzare tutte le «collaborazioni con le società che vivono e convivono in aeroporto», per fornire così un migliore servizio a chi viaggia, spiega ancora Bonolis.
Tutto come previsto invece secondo le Rdb: i disservizi che si sono verificati tra il 25 aprile e domenica scorsa non sono altro che «la logica conseguenza della miope scelta effettuata da Sab, Marconi handling e Bas di continuare a subconcedere le operazioni di carico-scarico bagagli invece di reinternalizzare queste attività». Secondo il sindacato di base «purtroppo quello che era facile prevedere, e che denunciamo da quando la vicenda aeroporto è esplosa con il caso Doro group, sta accadendo quotidianamente all´interno dello scalo bolognese: i servizi sono al collasso».


7 maggio 2008 - EPolis Milano

Il caso. La denuncia arriva dai rappresentanti dei lavoratori dello scalo varesino
A Malpensa è record infortuni in un anno oltre 300 incidenti
"La Sea anziché affrontare questo grave problema chiede altri sacrifici ai dipendenti"

Malpensa - Il grande libro di Malpensa ha da ieri un nuovo capitolo che gli appassionati e gli addetti ai lavori potranno e/o dovranno leggere: quello che parla degli infortuni sul lavoro. Incidenti di servizio che negli ultimi tempi sono letteralmente decollati. E che hanno fatto sì che i sindacati di base abbiano presentato un esposto contro la Sea, la società di gestione dello scalo. Secondo il Cub Malpensa, infatti, tra la fine del gennaio 2007 e lo scorso marzo, nello scalo varesino si sono registrati 314 infortuni per un totale di 8204 giorni di assenza per "inabilità temporanea". Che, tradotto, significa malattia a seguito di incidente. "Dopo mesi di richieste da parte del nostro rappresentante alla sicurezza, e solo dopo la presentazione di una nostra causa - scrivono i rappresentanti sindacali dei lavoratori - la Sea Handling ha consegnato copia dei registri degli infortuni". Registri che disegnano una situazione grave: i lavoratori che hanno subito un infortunio, dicono le statistiche, sono stati a casa in media per 26 giorni ciascuno e non hanno quindi preso servizio nei rispettivi settori. Settori di attività, e di incidenti, che sono i più vari. "Dei 314 infortuni - denunciano ancora i lavoratori - 53 sono in itinere, mentre 238 riguardano lavoratori operai e 76 sono impiegati. Considerando che l’organico di Sea Handling al 19.03.08 era 2219 di cui 1089 operai, otteniamo che la percentuale di infortuni è del 14,2% mentre se togliamo gli infortuni in itinere (come vuole Sea) si ottiene 11,8%. Inoltre se consideriamo solo i lavoratori operai si ha un 21,8% di infortuni complessivi ed un 19,3% tolto gli infortuni in itinere". Percentuali molto elevate che fanno a pugni con le medie nazionali di infortuni sul lavoro. Queste ultime si attestano infatti intorno al tre per cento del totale degli occupati, mentre il settore più colpito, quello metallurgico, non supera il sei per cento. Per questo, anche per questo, la preoccupazione dei rappresentanti dei dipendenti della Sea, che puntano il dito contro l'organizzazione del lavoro e con i turni a cui sono assegnati gli occupati. "I 314 infortuni sono avvenuti non solo nel settore degli addetti al carico scarico, smistamento bagagli, autisti, manutenzione, agenti rampa - prosegue la denuncia - ma anche tra gli impiegati, addetti al check-in e registrazione, a conferma di una generale e diffusa situazione di sottovalutazione del problema della tutela della salute dei lavoratori. Inoltre va sottolineato che si tratta di infortuni mediamente gravi che hanno provocato traumi, contusioni, distorsioni, ferite e fratture". Una situazione di estrema gravità, quindi, che secondo i sindacati deve essere tamponata con nuove assunzioni. "Ma anzichè fare questo - è la conclusione - la Sea chiede nuovi sacrifici ai lavoratori e nuovi tagli agli organici".(M.D'A.)


7 maggio 2008 - Il Vicenza

La battaglia contro l'impianto
Wisco, sit-in dei lavoratori «I cittadini sono con noi»
Urgente incontro dei sindacati col prefetto ieri mattina sullo scottante problema dello smaltimento rifiuti. E mentre l'azienda non si è nemmeno presentata sul tavolo rimane la minaccia dello sciopero generale. Con l'appoggio dei residenti
di Andrea Fasulo
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Vicenza - La vertenza dei ferrovieri delle ?fficine Grandi Riparazioni approda di fronte agli uffici della Prefettura di Vicenza. Il tema è quello scottante dell'impianto di smaltimento di rifiuti pericolosi che Trenitalia, attraverso la compartecipata Wisco, ha in progetto di realizzare all'interno dello stabilimento vicentino in cui lavorano più di 400 persone. Ieri mattina si sono riuniti lavoratori e rappresentanti sindacali per un pacifico sit-in di fronte al portone degli uffici governativi: presenti le sigle Filt-Cgil, Uil Trasporti, Or.Sa, Cub Trasporti. Una delegazione, di cui facevano parte anche alcuni residenti del quartiere Ferrovieri, è stata poi ricevuta per un colloquio con il prefetto Piero Mattei. Sul tavolo rimane la minaccia dello sciopero generale dei lavoratori dell'Arsenale, che ormai sembra inevitabile e che sarà indetto entro la fine del mese. Il Prefetto ha voluto convocare le parti per un incontro interlocutorio, quella che in gergo si chiama "procedura di raffreddamento": un incontro che ha confermato l'attenzione delle autorità nei confronti della vicenda, ma che si è caratterizzato anche per l'assenza dei rappresentanti di Trenitalia. «La nostra battaglia è per la difesa della salute dei lavoratori, perchè hanno già pagato un prezzo altissimo nel corso degli anni a causa dell'amianto: ma vuole essere anche una battaglia in difesa di tutta la città» sottolinea il segretario generale di Filt-Cgil Massimo D'Angelo. «L'azienda non si è presentata, dimostrando di non volerci dare le risposte che chiediamo. Prima di andare allo sciopero abbiamo chiesto al Prefetto di farsi garante di fronte a Trenitalia e alla Regione delle richieste che vengono da cittadini e lavoratori. Siamo contenti che si sia impegnato a farsi portatore di questo disagio». E dopo il parere favorevole espresso dai tecnici della Regione sulla valutazione di impatto ambientale, i sindacati annunciano iniziative anche di carattere giuridico: «Chiederemo al neosindaco Variati e al presidente Schneck di impugnare la valutazione dell'impatto ambientale». L'obiettivo dei lavoratori è ora quello di ampliare il più possibile la protesta, coinvolgendo anche la cittadinanza: e infatti diversi residenti della zona dei Ferrovieri, sempre più spaventati dalla prospettiva di dover convivere con il rischio quotidiano di esalazioni provenienti da sostanze tossiche, hanno voluto far sentire la loro presenza. Stefania Faveno, che abita vicinissima all'Arsenale, chiede risposte precise dalle istituzioni: «C'erano state riunioni già due anni fa; il Comune e la Provincia avevano dato parere contrario al progetto e noi ci eravamo tranquillizzati; ora la Regione riapre tutta la questione. Siamo spaventati - continua - ci sentiamo come se fossimo seduti su una bomba. E poi quello stabilimento è già pieno di amianto». Gli abitanti della zona sono consapevoli del fatto che il depuratore di S. Agostino, progettato per trattare solo le normali acque di scarico, potrebbe non reggere di fronte all'immissione di una quantità di liquami come quella prevista dal progetto. Ma la domanda che ricorre più di tutte è: «Perchè non si pensa a creare più verde per i cittadini invece di realizzare impianti come questo all'interno dei centri abitati?».


7 maggio 2008 - Corriere del Veneto

Il nodo risolto
Medici, infermieri e operatori in prima linea

BASSANO DEL GRAPPA – Medici, infermieri, operatori: tutti al San Bassiano. All'ospedale di Bassano è già pronto il piano operativo che prevede 350 persone in più rispetto ai dipendenti che normalmente lavorano all'interno, da spalmare nelle turnazioni da 12 ore che entreranno in vigore da venerdì a lunedì mattina. Lo sciopero proclamato dai sindacati Nursind, Rdb Cub e Fsi sembra non destare preoccupazione né alla direzione dell'Usl 3, né ai delegati della Funzione Pubblica di Cgil, Cisl e Uil che ieri hanno voluto chiarire la situazione. «Non c'è alcun pericolo di blocco – ha dichiarato Maurizio De Rossi, coordinatore di Rsu aziendale – un gruppuscolo che non arriva al 5 per cento non può rappresentare il personale dell'ospedale. Hanno scelto l'Adunata per mettersi in mostra, ma tutto funzionerà. Siamo pronti a fronteggiare gli eventi». Al pronto soccorso, al posto delle sei persone per turno, ce ne saranno 15 più una reperibile e tutti gli interventi programmati saranno ridotti ai minimi termini. Al San Bassiano, dove con l'Adunata entra in funzione il nuovo pronto soccorso raddoppiato nello spazio, potranno atterrare gli elicotteri di emergenza nelle cinque superfici messe a disposizione, mentre un mezzo stazionerà lì per tutta la durata dell'evento. Lo sforzo chiesto ai dipendenti sarà pagato dell'azienda sanitaria bassanese con un indennizzo che, a detta di Cgil, Cisl e Uil, sarà cinque volte quello percepito per il servizio durante l'Adunata alpina del 2006. Nei giorni scorsi è stato firmato il piano del contingentamento ed è stato sottoscritto, a quanto pare, anche da quella rappresentanza che aveva dichiarato di incrociare le braccia 24 ore tra sabato e domenica. «Se hanno firmato anche loro – è il commento dei sindacalisti Cgil, Cisl e Uil – non possono scioperare». Il sindacato degli infermieri Nursind, però, per bocca del segretario provinciale Andrea Gregori, ribadisce lo stop e fa un appello: «Chiediamo agli alpini di manifestare la propria solidarietà per gli infermieri, in quanto la nostra battaglia sposa gli stessi valori fondanti del corpo degli alpini: lottare per l'uguaglianza dei diritti, specie quelli costituzionalmente protetti».(El.R.)


7 maggio 2008 - Il Giornale di Vicenza

AMBIENTE. Rifiuti speciali, Mattei incontra una delegazione sindacale
Wisco, il prefetto scrive a Trenitalia
«La situazione va valutata» Provincia e Comune al Tar?
di Alessandro Mognon

Vicenza - Usa formule prudenti, ma comunque scriverà a Trenitalia «per prospettare una valutazione della situazione», in particolare sui problemi ambientali. È la promessa che il prefetto di Vicenza Piero Mattei ha fatto ieri alla delegazione sindacale convocata sulla questione dell’impianto trattamento rifiuti speciali che la Wisco vuole aprire all’Arsenale.
Invitata, ma assente, Trenitalia. Così il segretario provinciale della Filt Cgil Massimo D’Angelo con Roberto Samadello della Rsu, Lino Cederle e Andrea Fabrello della Uiltrasporti, Germano Raniero e Claudio Sacchiero della Cub e Carlo Sbicego per gli autonomi dell’Orsa (la Cisl non ha partecipato) hanno spiegato per quasi due ore a Mattei perché quell’impianto di smaltimento rifiuti industriali e tossici è sbagliato. E chiedono alle ferrovie di usare le Grandi officine per fare quello che hanno sempre fatto: riparare treni.
«So che Comune e Provincia si sono espressi contro quel progetto - spiega il prefetto -. Da parte mia sentirò Trenitalia per chiarire alcuni punti. I sindacati hanno sottolineato discrasie tra i documenti del progetto e l’impatto ambientale sulla città. Bisognerà esaminare le carte e capire perché Comune e Provincia hanno dato parere diverso dalla commissione di Valutazione d’impatto ambientale». Mattei ha anche discusso dell’eventuale ricorso al Tar «senza contare che tra breve diverrà operativa la nuova normativa sulle industrie insalubri, come sarebbe questa». Precisa D’Angelo: «Mattei si farà interprete del disagio dei lavoratori e dei cittadini del quartiere. Gli abbiamo anche ricordato che l’impianto di depurazione previsto all’interno delle Grandi officine è insufficiente, con gravi rischi per operai residenti. E poi quando la Wisco (è dell’Enel al 51% e di Trenitalia al 49%: ndr) ha chiesto il permesso a Bologna, Voghera e Mestre e si è sentita dire di no. Perché Vicenza deve dire sì?».
Ora i sindacati chiederanno un incontro con sindaco e presidente della Provincia: «Li convinceremo a fare ricorso al Tar contro la Via. Quanto a noi, entro la fine del mese, a meno di grandi novità, faremo uno sciopero davanti alla sede della Regione a Venezia».


7 maggio 2008 - Tribuna di Treviso

Casale. E stamane resterà senza casa anche una famiglia marocchina di Maserada
Sfrattato: il Comune aiuterà Mustafà

CASALE - Un aiuto economico a Mustafa Moustaid per consentirgli di trovare quanto prima una sistemazione per la sua famiglia dopo lo sfratto di mercoledì scorso dalla casa in via Belvedere. Il Comune di Casale si farà carico della situazione di emergenza in cui versa la famiglia del marocchino, composta da una donna invalida e da due figli di 3 e 5 anni. Ad annunciare lo stanziamento di un contributo a favore di Moustaid, il sindaco Bruna Battaglion. Sulla famiglia pendeva un provvedimento di sfratto per finita locazione che, grazie all’interessamento dell’Adl-Cobas di Treviso, lo scorso 5 febbraio aveva subito uno slittamento. La settimana scorsa, invece, lo sfratto è divenuto esecutivo. Per evitare scontri con le forze dell’ordine, la famiglia Moustaid ha consegnato le chiavi al padrone dell’appartamento, andando poi ospite da alcuni parenti. Intanto domani è fissato a Maserada un altro sfratto a carico di una famiglia di marocchini che da cinque mesi non paga l’affitto perché il capofamiglia è stato licenziato. In strada potrebbe finire anche un bambino con una grave patologia ai polmoni. (ru.b.)


7 maggio 2008 - Il Riformista

Napolitano inaugura la fiera del libro
C'è chi gioca con lo spettro del G8

Torino - Il prefetto di Torino, Paolo Padoin, prova a rasserenare gli animi: «Non sarà un città blindata». Ma i centri sociali avvertono: «Porteremo le bandiere palestinesi di fronte alla Fiera del libro». Alla vigilia del taglio ufficiale del nastro, la tensione attorno alla Fiera, dedicata ai sessant'anni di Israele, sembra destinata a crescere, e non poco. Qualcuno, tra le associazioni anti-israeliane, evoca pure lo spettro del G8 di Genova: «Non accettiamo zone rosse».
Ancora ieri, dopo il divieto da parte della questura di un qualunque presidio di fronte alla Fiera, il portavoce di Free Palestine, Davide, ha dichiarato: «I presidi erano stati autorizzati e poi negati. Per noi è una decisione illegittima». E sempre ieri, a testimoniare di come il clima si stia surriscaldando, i rappresentanti dei centri sociali hanno accusato il rettore dell'università di Torino di aver tolto gli spazi concessi per le loro iniziative: «Siamo costretti ad occupare le aule per far parlare gli israeliani dissidenti e i palestinesi che avevamo invitato. Questo è razzismo» prosegue il portavoce di Free Palestine. Dal rettorato rispondono: «Hanno sbagliato la procedura nel richiedere l'aula. Mancava la presenza di un professore come garante. A scienze politiche invece hanno appena fatto un convegno di due giorni». Ora, in vista del corteo di sabato, Davide avverte: «Sui giornali abbiamo letto che ci sarebbe un altro percorso. Ma noi abbiamo l'autorizzazione scritta della questura. Vogliamo arrivare davanti alla Fiera e vogliamo far vedere in tv ai palestinesi che saremo lì con le loro bandiere». La macchina organizzativa è ormai in moto e quella di sabato si annuncia come una manifestazione imponente e agguerrita: centri sociali, sindacati di base - Cobas e Cub - associazioni di immigrati di lingua araba, Torino Social Forum, Ism (International solidariety mouvement) e sigle di ultrasinistra, come il Partito comunista dei lavoratori e la Sinistra critica di Turigliatto saranno di fronte alla Fiera a contestare Israele. «Non siamo di fronte a un asettico dibattito culturale. Lo Stato di Israele esiste grazie alla espulsione di milioni di palestinesi e alla pulizia etnica», dice Ferrando che però rassicura sul carattere pacifico della manifestazione.
Per la questura è tutto sotto controllo. Ieri si è svolto un incontro tecnico tra funzionari della polizia, ufficiali dei carabinieri, della guardia di finanza e della polizia municipale per definire i dettagli sulle misure di sicurezza. E sono stati predisposti gli ultimi accorgimenti per la visita di domani del capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il percorso del presidente della Repubblica sarà deciso solo all'ultimo momento su un ventaglio di opzioni. La visita di Napolitano durerà un'ora o al massimo un'ora e mezzo. Ci sarà invece una consistente presenza di forze dell'ordine al corteo dei centri sociali di sabato: si parla di circa di 500 unità.
E proprio il capo dello Stato ieri ha ricevuto manifestazioni di solidarietà per la sua visita a Torino da parte dell'ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir: quella di Napolitano, ha detto Meir - rappresenta «una posizione morale molto importante». L'ambasciatore - a sottolineare il valore che Gerusalemme dà alla kermesse torinese - ha poi affermato: «Gli estremisti di destra o di sinistra che vengono a Torino per boicottare la Fiera del Libro vogliono delegittimare lo stato di Israele». Importanti prese di posizione sono arrivate anche dal vicepresidente della Comunità Religiosa islamica italiana (Coreis) Yahya Pallavicini: «Esprimiamo piena solidarietà al presidente della Repubblica Napolitano da parte di tutta la Coreis italiana, così come al direttore della Fiera del Libro, Ernesto Ferrero, e ribadiamo la nostra incompatibilità nei confronti di questi pseudo-intellettuali e musulmani molto discutibili». Sulla stessa linea i professori Ahmad Gianpiero Vincenzo dell'Università Federico II e Karim Mezran della John Cabot University, presidente e vicepresidente dell'associazione Intellettuali musulmani italiani: «La cultura deve educare alla tolleranza e combattere l'odio tra i popoli. Troviamo ingiustificate le polemiche sulla partecipazione di Israele alla Fiera del Libro».
Anche un gruppo di deputati del Pdl e del Pd sarà a Torino «per esprimere solidarietà a Israele e al capo dello Stato e perché andarci è un dovere morale». Lo ha spiegato ieri durante una conferenza stampa alla Camera una delegazione dei parlamentari dei due schieramenti (Margherita Boniver, Giorgio La Malfa, Fiamma Nirenstein e Luca Barbareschi per il Pdl e Emanuele Fiano in rappresentanza del Pd). E il futuro ministro degli Esteri Frattini ha voluto sottolineare l'importanza dell'evento: «L'esistenza e la legittimità dello Stato di Israele sono un pilastro delle relazioni internazionali e della politica estera italiana».


7 maggio 2008 - Il Tirreno

Ex Ostello, si avvicina il momento dello sgombero
Ballini (Pd): giusto l’esposto, ma si dia ascolto ai giovani

LUCCA - La questione dell’ex Ostello occupato dai centri sociali, che dopo l’esposto della Provincia alla Procura della Repubblica potrebbe essere presto sgomberato dalle forze dell’ordine, scalda il dibattito politico in città. Al momento, con le indagini della Procura in corso, la situazione è in stallo: i giovani del collettivo "Progetto indastria" hanno ribadito di non volersene andare, e quindi adesso sta a Palazzo Ducale chiedere o meno ai carabinieri di effettuare lo sgombero della struttura.
Per Giordano Ballini, segretario territoriale del Partito democratico, «è un atteggiamento equilibrato e responsabile quello tenuto da palazzo Ducale nei confronti dei ragazzi che occupano l’ex Ostello. Da una parte la doverosa richiesta di ristabilire condizioni di piena legalità. Dall’altra la disponibilità all’ascolto, perché le questioni sollevate - a partire da quella riguardante la carenza di spazi aggregativi - sono fondate».
Secondo Ballini, proprio con i lavori allo stabile di via del Brennero la Provincia stava cercando di farsi carico di questi problemi. «E forse spetterebbe più ad altri, ad esempio al Comune», è la stilettata del segretario del Pd, che insiste con un appello ai ragazzi: «È anche per questo allora che mi auguro che i ragazzi protagonisti dell’azione sappiano cogliere l’occasione offerta dalla Provincia, mostrando un protagonismo positivo e, anche loro, capacità di confronto e di dialogo vero. Nel nostro paese dei giovani si tende a parlare solo quando accadono fatti di cronaca tristi (l’incidente stradale, la bravata con il gruppo dei coetanei che finisce in tragedia, l’abuso di alcol) o, per strumentalizzare a fini politici le loro recriminazioni, alimentando la polemica del momento».
Più critici con la Provincia gli esponenti delle rappresentanze sindacali di base Lucca-Pistoia. «L’occupazione dell’ex Ostello è uno dei rarissimi momenti positivi della storia della politica lucchese negli ultimi anni. I giovani lavoratori e gli studenti altro non chiedono che spazi dove incontrarsi, parlare, suonare, progettare, sperimentare. Difendendo l’idea di spazi autogestiti, difendendo la necessità di una città a misura di giovane, di anziano, di bambino, di adulto finiscono per essere gli unici che ci difendono dalla barbarie urbanistica una città senza capo né coda, né politica né culturale».
«Non possiamo dimenticare - concludono i sindacalisti - che ormai, come la prassi nazionale insegna, ogni programma elettorale, di centro, di destra e di sinistra squilla le trombe per i problemi dei giovani e promette soluzioni che vengono sistematicamente dimenticate o peggio smentite all’indomani delle elezioni. Perciò secondo noi è giusto ascoltare le loro proposte e le loro richieste per la creazione di spazi autonomi».


7 maggio 2008 - L'Unità

PASSAPAROLA
Su Internet il tam-tam del fronte del boicottaggio: dai centri sociali ai Carc

Torino - Il passaparola è stato lanciato in Rete, con mail, newsletter e appelli alla mobilitazione su siti come Indymedia. Non si annunciano treni speciali, solo qualche autobus organizzato dai centri sociali più grossi, per portare a Torino le poche migliaia di sostenitori del boicottaggio alla Fiera del Libro. Sfileranno sotto la Mole sabato 10 maggio fino a raggiungere il Lingotto. Per loro, Israele deve essere boicottato come il Sudafrica dell’apartheid. Più che il sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele, il 2008, dicono, è il 60° anniversario della Nakba - catastrofe in arabo - l’inizio dell’occupazione dei territori palestinesi. L’appello ufficiale del Forum Free Palestine è partito dal sito infoaut.org e finora ha raccolto le adesioni dell’area più antagonista dei centri sociali. C’è il Vittoria di Milano, l’Askatasuna e i Murazzi di Torino, lo Spazio Antagonista Newroz di Pisa, il Gozilla di Livorno. Ci sono anche molte sigle di associazioni palestinesi, i sindacati di base Rdb-Cub e Cobas, alcuni collettivi studenteschi tra cui quello dell’Orientale di Napoli, c’è la rivista della minoranza di Rifondazione L’Ernesto, Sinistra Critica, il partito di Lavoratori di Ferrando e una parte del Pdci. Ci sono anche i Carc con le loro petizioni per la scarcerazione dei brigatisti della "prima" e della "seconda posizione". L’assalto a Torino che paventa la destra, comunque, non ci sarà: lo spot video postato su YouTube, a quattro giorni dal corteo, lo hanno visto solo in 287.


6 maggio 2008 - Ansa

AEROPORTI: DISSERVIZI BOLOGNA; RDB CHIEDE INTERVENTO ENAC

(ANSA) - BOLOGNA, 6 MAG - I disservizi che si sono verificati tra il 25 aprile e domenica 4 maggio sono ''la logica conseguenza della miope scelta effettuata da Sab-Marconi Handling e Bas di continuare a subconcedere le operazioni di carico-scarico bagagli invece di reinternalizzare queste lavorazioni''. Lo dice Rdb-Cub, che ha inviato una lettera all'Enac per chiedere il suo intervento. Rdb-Cub chiede il rispetto delle normative contrattuali , il ripristino di una regolarita' funzionale nello scalo, e la chiusura delle pendenze derivanti dalle passate gestioni in appalto, a partire dalla riassunzione dei lavoratori attualmente disoccupati. Questo perche', per i rappresentanti di base dei lavoratori, ci sono conclamate carenze di organico nell'attuale gestione (Giacchieri Sas, ndr). ''Era evidente - si legge in una nota - che se Giacchieri aveva deciso di operare con 138 lavoratori invece dei 175 impegnati in precedenza per le stesse operazioni, qualcosa non poteva funzionare piu' come prima''. La sottostima della forza lavoro, scrive Rdb-Cub a Enac, comporta che gli addetti siano sottoposti a turni di lavoro che arrivano anche a 12 ore giornaliere, che siano spostati riposi o addirittura saltati. Rdb-Cub parla di passeggeri costretti a subire grandi ritardi nello smistamento dei bagagli, aerei ripuliti frettolosamente o addirittura non ripuliti, con personale di Bas e Marconi handling 'prestato' a mansioni che non gli competono. Situazione che, afferma il sindacato, in mancanza di misure non potra' che peggiorare all'approssimarsi della stagione estiva. Rdb-Cub chiede quindi anche la reinternalizzazione immediata di tutti i servizi ora appaltati; oltre alla riassunzione dei lavoratori disoccupati e la applicazione immediata del contratto Assoaeroporti agli addetti dello scalo. Per questi motivi, infine, ha indetto uno sciopero di 24 ore per il 10 giugno.


6 maggio 2008 - Dire

AEROPORTO BOLOGNA. RDB: ORA E' EVIDENTE, SERVIZI AL COLLASSO
QUARTU: LO AVEVAMO DETTO, SISTEMA NON REGGE, BASTA CON APPALTI

(DIRE) Bologna, 6 mag. - Tutto come previsto: i disservizi che si sono verificati tra il 25 aprile e domenica scorsa, 4 maggio, nella riconsegna dei bagagli ai passeggeri in transito all'aeroporto di Bologna, non sono altro che "la logica conseguenza della miope scelta effettuata da Sab, Marconi Handling e Bas di continuare a subconcedere le operazioni di carico-scarico bagagli invece di reinternalizzare queste attivita'". Ne sono convinte le Rappresentanze sindacali di base (Rdb) a cui non bastano le scuse di Sab per i disagi e la promessa della societa' di gestione dello scalo di convocare i gestori dei servizi di carico-scarico merci e bagagli per evitare che i problemi si ripetano. La questione e' piu' complessa, afferma in una nota Italo Quartu: "Purtroppo quello che era facile prevedere, e che denunciamo da quando la vicenda Aeroporto e' esplosa con il caso Doro Group, sta accadendo quotidianamente all'interno dello scalo bolognese: i servizi sono al collasso". Infatti, secondo il sindacato di base, "era evidente che se Giacchieri aveva deciso di operare con 138 lavoratori invece dei 175 impegnati in precedenza per le stesse operazioni, qualcosa non poteva funzionare piu' come prima. Cio' poteva essere possibile solo facendo fare ai lavoratori turni massacranti o ore di straordinario fuori da ogni controllo; oppure prevedendo sin da allora che fossero i lavoratori di Bas e Marconi Handling a sopperire alle carenze di Giacchieri come e' accaduto in questi giorni", dichiara Quartu. Ma le Rdb mettono sotto accusa anche i sindacati confederali che hanno "avallato tutto questo" e "ora si ergono a paladini dei lavoratori che hanno 'obbligato' ad essere supersfruttati: quale credibilita' possono avere o cercano di rifarsi?". Alla luce dei problemi dell'ultikmo weekend, le Rdb tornano alla carica per la "reinternalizzazione immediata di tutti i servizi ora appaltati", la "riassunzione dei lavoratori ancora senza impiego" dopo il passaggio Doro Group-Giacchieri e per "l'applicazione immediata del contratto Assoaeroporti a tutti gli addetti" che operano al Marconi. "Solo cosi'- dice Quartu- si potra' mettere fine a questa indecente 'operetta' che sta andando in scena, da troppo tempo, all'aeroporto di Bologna, dove tutti sono spettatori (Proprieta': Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio) ma gli unici a pagare sono i lavoratori rimasti disoccupati e i lavoratori che vengono impiegati 'disumanamente', ora alle dipendenze di Giacchieri". In attesa di risposte, le Rdb rilanciano lo sciopero di 24 ore indetto per tutti i lavoratori dell'aeroporto di Bologna per il giorno 10 giugno, "a cui invitiamo ad aderire in massa tutti i lavoratori, compresi quelli rimasti disoccupati", conclude il sindacalista delle Rdb.

SANITÀ. SINDACATI: SITUAZIONE ASL RM/B PROSSIMA AL COLLASSO

(DIRE) Roma, 6 mag. - Servizi sanitari a rischio, impossibilita' per il personale di andare in ferie, doppi turni ogni giorno. Necessita' di assunzione per minimo 200 lavoratori, di cui 120 infermieri, impedita dal blocco del turn over. Una situazione, in altre parole, "vicina al collasso". E' un quadro molto pesante quello che i rappresentanti sindacali unitari (Rsu) della Asl RmB hanno delineato questa mattina di fronte ai membri delle commissioni regionali Sanita' e Lavoro presiedute rispettivamente da Luigi Canali e Peppe Mariani. I rappresentanti sindacali, tra gli altri di Cgil, Cisl e Rdb, sono stati ascoltati in audizione alla Pisana. "Siamo vicini al collasso- hanno riferito al termine della riunione Stefano Zecchini (Rdb), Aldo Capobianchi (Cgil) e Alfonso Avina (Cisl)- capiamo le necessita' del piano di rientro ma se continuiamo cosi' sara' necessario chiudere i servizi". Problema principale, riferiscono i sindacati, e' la mancanza di personale. "Avevamo chiesto l'assunzione di 200 persone, di cui almeno 120 infermieri- ricorda Avina- ma quello che abbiamo ottenuto e' stato l'arrivo di 15 infermieri e 3 tecnici, il 10% di quanto richiesto". A preoccupare i sindacati, inoltre, e' anche la questione dei precari. "Stiamo assistendo ad un fatto gravissimo- ha denunciato Zecchini- molte cooperative il cui appalto andava a scadenza si sono trasformate in agenzie interinali non applicando le norme regionali sulla stabilizzazione. Il risultato e' la situazione dei precari e' ulteriormente peggiorata: prima, pur esternalizzati, avevano un contratto a tempo indeterminato, oggi a termine".


6 maggio 2008 - Left

LEGA, COOP E IMMIGRATI
Viaggio nel lavoro migrante del Nord Est. Tra le cooperative di facchinaggio e il distretto della concia, dove gli italiani non vogliono più andare. Ci pensa una nuova classe operaia straniera, con paghe più basse e orari massacranti
di Manuele Bonaccorsi
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«Macchè razzisti. Tosi ha solo dato una bella ripulita alla città, ha cacciato i clandestini, non quelli che lavorano». Il tassista guida veloce tra gruppi di immigrati che cercano riparo sotto la pioggia battente a due passi da piazza Bra, quella dell’Arena, dove si è concluso il corteo antirazzista che il 25 aprile ha attraversato una Verona blindata. «Io sto con Tosi, ora quando faccio il turno di notte non ho più paura». «Hanno provato a farci paura, hanno preso di mira i nigeriani, che stanno qui da più tempo e provano ad alzare la testa. Quattro lettere di sospensione in un mese, hanno mandato. E al delegato l’hanno detto chiaramente: "Faremo il possibile per licenziarti". Ma per riuscirci dovranno passare sui nostri corpi». Chinuzor è un distinto signore di mezza età, ghanese, trevigiano ormai da dieci anni, facchino per la Bartolini di Casale (Treviso) da otto. Anzi, socio lavoratore della coop Uniservice, che fa parte del consorzio Aurora, un colosso da diecimila addetti, con il compito di fornire manodopera migrante a basso costo alle grandi aziende di logistica che mettono in connessione i gangli della fabbrica diffusa del Nord Est. «Abbiamo scioperato e siamo riusciti a ottenere gli scatti di anzianità. Ora, però, stanno provanl’immando a dividerci, giocando sul fatto che il nostro sindacato è multietnico: cinesi, africani, marocchini, indiani». Dividi et impera, vecchio adagio. Italiani contro migranti, africani contro asiatici: un rimedio antico che funziona ancora. Bastano pochi accorgimenti. Il primo lo fornisce la legge Bossi-Fini: senza lavoro, niente permesso di soggiorno; senza permesso di soggiorno niente, ricongiungimento familiare. Chinuzor lo attende da due anni. È come avere mogli e figli in ostaggio. Qualcuno, però, si è messo di traverso con uno strumento anch’esso antico: il sindacato. Si chiama Adl, Associazione difesa lavoratori. Lo scorso autunno, riuscì a conquistare qualche articolo nelle cronache locali bloccando per oltre una settimana la produzione della Tnt di Limena (Padova) per ottenere pochi, semplici diritti: la malattia, gli straordinari pagati "in busta", il buono pasto. La risposta della cooperativa che li aveva assunti (Fastcoop) è stata la chiusura dei cancelli e il licenziamento dei cento operai: «Appalto finito», questa la spiegazione. Dinanzi alle proteste dei lavoratori, che sul modello dei No Dal Molin avevano organizzato un presidio permanente, erano stati tutti riassunti dal Consorzio Corso. Il quale aveva pensato bene di assumere 40 nuovi lavoratori per otto ore, negando ai vecchi il turno di notte e riducendo il loro orario a sei ore. Due ore fanno la differenza tra un salario sufficiente e uno da fame, così molti si sono licenziati: da cento sono diventati quaranta, e molti tra quelli che avevano dato vita allo sciopero di questo autunno sono stati costretti a cercare lavoro altrove. Di difficili lotte come questa tra i magazzini della fabbrica diffusa se ne contano a decine: secondo Nicola Grigion, della redazione di Melting Pot, il settore della movimentazione merci occupa in Veneto 50mila addetti, il 90 per cento migranti, in gran parte subappaltati a cooperative di comodo. Di questi, cinquemila lavorano nei 2,5 milioni di metri quadri del Quadrante Europa di Verona, un immenso interporto da cui transita il 50 per cento del traffico combinato (che utilizza diversi mezzi di trasporto) destinato all’estero, 7,2 milioni di tonnellate su ferro, 20 milioni su gomma. Vi lavorano oltre cento aziende, altre centinaia gestiscono direttamente i magazzini delle mille piccole e medie imprese che occupano ogni spazio nella campaga industriale veneta. La Fast-coop, la stessa che aveva licenziato cento operai alla Tnt, gestisce anche i magazzini della Danone, dove - racconta Gianni Boetto dell’Adl - «si lavora a quattro gradi per tutto l’anno, anche in estate, senza camera di compensazione»; la Pega Store distribuisce in tutto il territorio regionale i pneumatici della Michelin, per conto della Ceva, dove «la chiamata avviene la sera prima, per sms. E se non ti chiamano rimani senza stipendio, perché sei un socio-lavoratore». O la cooperative Blue Eagle, che poi ha cambiato nome in Orizzonte e lavora su un appalto della Gls, una multinazionale della logistica. Qui, racconta Boetto «i migranti erano costretti a mettersi una casacca numerata, perché - così dicevano i capi - "se c’è qualche pericolo è più facile chiamarli, dato che non ci ricordiamo tutti i nomi"». Ma le coop migranti non si fermano nei magazzini. A volte a essere appaltate sono le linee produttive anche in grandi imprese metalmeccaniche. Accade, ad esempio, alla Carraro, la storica fabbrica di trattori, che occupa oltre 600 operai, in gran parte italiani. Ma nella linea della verniciatura, invasa da fumi velenosi, lavorano solo migranti, trenta operai nigeriani, marocchini, cinesi e indiani subappaltati alla Cps Italia. Contratti di tre o sei mesi, turni di otto ore, nonostante i loro colleghi italiani siano riusciti a strappare un orario di sette ore. Ottocento euro al mese, 180 ore mensili, straordinari fuori busta, ritmi di lavoro raddoppiati. «Semplice: dove c’erano due italiani, ci mettono un immigrato», spiega Guirane, senegalese, un delegato dell’Adl che ha provato ad alzare la voce. «Dopo una prima protesta, l’azienda ha risposto assumendo una squadretta di indiani che non parlano italiano, qualcuno senza permesso di soggiorno. A loro hanno detto di non parlare coi delegati, pena il licenziamento. E le Rsu "italiane" non ci hanno mai dato la loro solidarietà, non hanno mai partecipato alle nostre proteste». Il "ghetto" è una ridente frazione di Montecchio, a due passi da Arzignano, in provincia di Vicenza, costruita sotto una grande chiesa in marmo rosso, dove intorno alla scivola si raccolgono i bambini. Palazzi colorati anni Sessanta, i porticati e un’isola pedonale ingentilita da aiuole e fiori. Phone center, l’immancabile sede della Money transfer, una boutique dove fanno bella mostra di sé coloratissimi sari, alcuni bar dove si può prendere il caffé o gustare dolci indiani. Fino a qualche mese fa, sulla piazza si affacciava anche un piccolo centro culturale, utilizzato come moschea. Solo che lo spazio era piccolo, i fedeli molti, e tanti stavano fuori dalle porte, con l’orecchio attento a seguire l’imam. Poi un’ordinanza ha fatto ordine nella piazza. E la moschea è stata spostata fuori dall’abitato, nella zona industriale, tra i fumi maleodoranti della concia. «Ma almeno si sta più larghi». Haque Abul, per gli amici Monjurul, sindacalista della Uil, è uno dei quattromila abitanti della frazione di Alto Ceccato, uno dei 1.400 bengalesi che hanno comprato o preso in affitto la loro casa alle pendici delle prealpi, dove è facile raggiungere le concerie di Arzignano, le fabbriche tessili di Valdagno, o quelle metalmeccaniche del vicentino. Anche se un’ordinanza del Comune, che fa una stretta sui criteri per ottenere l’idoneità abitativa necessaria per il contratto di soggiorno, rende sempre più difficile trasferirsi in una zona dove un piccolo bilocale costa anche 700 euro. Monjurul, che gestisce lo sportello immigrati nel patronato locale, ci spiega la difficile integrazione della nuova classe operaia migrante, che stenta a imporsi anche dentro le officine, dove si lavora uno accanto all’altro. «Io e un mio collega italiano siamo entrati quasi insieme in fabbrica, a pochi giorni di distanza. Ma lui è passato al terzo livello, io sono rimasto al quarto. Funziona così, e noi non possiamo discutere. Qui il 95 per cento degli operai immigrati ha tutti i documenti in regola, ma hanno paura di tornare clandestini. D’altronde, licenziare è un gioco: si chiude una ditta e si riapre il giorno dopo con un nome diverso. Accade specialmente nel settore della concia». È un duro lavoro, quello del conciatore, una via di mezzo tra un’impresa chimica, alimentare e tessile: le pelli animali provenienti dai macelli, vengono passate più volte nei "bottoli", grandi lavatrici dove alcuni solventi chimici ne cambiano le proprietà e le rendono tessuto, che è possibile cucire in vestiti, sedili o mobili. Dodicimila lavoratori, frantumati in decine di piccole e piccolissime imprese, molte delle quali impegnate solo in una fase della lavorazione, "conciano" quasi la metà dell’intera produzione nazionale di pelli. Si lavora in ambienti umidi, a contatto con le carni e pericolosi solventi: non stupisce che gli italiani non vogliano più farlo. Così in pochi anni Arzignano e i comuni vicini hanno accolto migliaia di lavoratori immigrati, oggi quasi un quinto della popolazione, l’80 per cento degli addetti nel settore. Si lavora spalla a spalla, italiani e stranieri, e sono spesso immigrati anche i delegati sindacali. Alle primarie del Pd, dove per votare basta il permesso di soggiorno, l’indiano Singh Randhir, con 68 preferenze, ha battuto il sindaco uscente Giuseppe Boschetto, fermo a 35. Primi passi di una difficile integrazione, in una terra dove la Lega ha sbancato, raccogliendo il 37 per cento dei voti? Secondo Marco Orlandi, delegato della Cgil in una media azienda della zona, l’obiettivo è ancora lontano. «Nella mia fabbrica - racconta - la mensa apre alle 12. Ma ci vanno solo i bianchi: italiani, romeni o bosniaci. Gli altri restano negli spogliatoi. E la differenza salariale rimane altissima. Qui vige la regola della contrattazione personale, ogni lavoratore si mette d’accordo direttamente col suo padrone. E gli italiani, a prescindere dalla loro esperienza, sono gli unici che assumono ruoli di responsabilità ». È dello stesso avviso Elisa Rambaldo, ricercatrice per il progetto "Equal-Leader, lavoro e occupazione senza discriminazioni etniche e religiose", promosso dall’Imed e dall’Ires. «Le irregolarità permeano ogni aspetto del rapporto di lavoro, è difficile per gli immigrati competere in modo paritario nell’acquisizione di ruoli di responsabilità, ed è molto diffusa la presenza di discriminazioni dirette o indirette. Alcuni lavori esistono solo per mezzo della creazione di una classe di lavoratori stranieri non qualificati che cumulano su di sé gli svantaggi di redditi bassi, scarsa qualificazione, concentrazione in settori produttivi arretrarti e in crisi, difficoltà sociali e carenza di diritti».


6 maggio 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 17 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Libro bianco sull'articolo 64 al Cnr: la risposta del commissario europeo
* Una lezione di stile e di correttezza
* Solo nello sport l'élite si arrende al tempo
* No a nuovi concorsi con graduatorie valide
* Operatore astronauta a 400 euro mensili
* Il piano dell'Anton Dohrn passa con due soli voti
* Icram, nuovi laboratori e investimenti immobiliari
* Il sindacalista va promosso oppure no?
* Comitato al lavoro per ridurre l'imposta sulla buonuscita


6 maggio 2008 - Il Giornale di Vicenza

LA PROTESTA. Dalle 10 alle 12 in prefettura
Un sit-in contro l’impianto rifiuti ai Ferrovieri

Vicenza - Sit-in davanti alla prefettura per protestare contro il progetto dell’impianto per il trattamento rifiuti all’Arsenale ferroviario. Il fronte sindacale si mobilita questa mattina per cercare di fermare il piano targato Wisco, la società partecipata da Enel e Trenitalia.
«Il prefetto - spiega Massimo D’Angelo, segretario provinciale della Filt Cgil - dopo la proclamazione dello stato di agitazione dei lavoratori dipendenti di Trenitalia in servizio alle Officine grandi riparazioni di Vicenza ha convocato la Filt Cgil insieme alla Uiltrasporti, alla Or.Sa e ai Cub Trasporti al fine di esperire la procedura di raffreddamento. La società Wisco gestisce sul piano nazionale una rete di impianti per il trattamento di rifiuti industriali (altamente tossici). A Vicenza hanno intenzione di ampliare un modesto depuratore presente nelle Grandi officine riparazioni di Trenitalia per poter depurare, oltre i rifiuti provenienti dalle operazioni di risulta e lavaggio dei locomotori e delle carrozze dell’area ferroviaria, anche sostanze tossiche provenienti da tutta la Regione».
«La sua messa in opera - prosegue D’Angelo - condannerebbe gli oltre 400 lavoratori dell’arsenale, ma anche i lavoratori e gli abitanti della zona, ad una costante esposizione alle emissioni gassose in atmosfera di varia natura, tra cui agenti patogeni. Riteniamo responsabile Trenitalia per avere intrapreso una politica che potrebbe abbandonare l’attività principale della manutenzione dei Pendolini a favore di attività di smaltimento di rifiuti tossici e nocivi. Chiediamo al neo eletto sindaco di Vicenza e al presidente della Provincia di appoggiare e sostenere la nostra lotta». La protesta si articolerà fra le 10 e le 12 in contrà Gazzolle. Parteciperanno anche lavoratori della legatoria Olivotto.


6 maggio 2008 - Il Quaderno

Banca d'Italia via da Benevento: la protesta delle RdB/Cub

Benevento - Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze che dispone la soppressione di alcune sezioni territoriali della Banca d’Italia, tra cui c’è anche quella di Benevento, torna a farsi sentire la protesta del sindacato delle Rappresentanze di Base/Cub. Secondo il responsabile provinciale Giovanni Venditti, si tratta di un atto di smantellamento di uffici che erogano servizi nella nostra provincia. "Per questo – ha dichiarato il sindacalista - viene visto come una sorta di desertificazione del territorio sannita atteso che, in uno scenario complesso e drammatico in termini di lavoro e di legalità, questi uffici vengono visti anche come una sorta di legalità e di presenza dello Stato rispetto ai bisogni dei cittadini". Venditti ha invitato a "non accettare passivamente tutto ciò senza intervenire per contrastare l’azione di smantellamento dei servizi che lo Stato dovrebbe erogare per garantire i bisogni dei cittadini, se non altro per senso di equità e eguaglianza". "Ovviamente – ha proseguito il rappresentante delle RdB/Cub - questa desertificazione potrebbe servire per fare posto alla realizzazione di megadiscariche per lo smaltimento dei rifiuti. Nella nostra provincia, infatti, stiamo assistendo alla costruzione di una mega discarica, in cui sversare oltre un milione di metri cubi di immondizia, ubicata nella comunità più piccola di Sant’Arcangelo Trimonte che conta circa 600 abitanti. Riteniamo opportuno un’inversione di tendenza. I deboli, gli indifesi, gli emarginati, vanno difesi e non affossati così come sta avvenendo nel nostro ambito Sannita".


6 maggio 2008 - Varese news

Malpensa - La denuncia del sindacato autonomo attivo in aeroporto: dai dati forniti da Sea tra gennaio 2007 e marzo 2008 sono stati 314 gli infortuni
Cub: "A Malpensa è record infortuni sul lavoro"
di Tommaso Guidotti

Infortuni sul lavoro, a Malpensa è record. Lo denuncia il Cub Trasporti, sindacato autonomo attivo a Malpensa: «324 milioni di utili in 6 anni, ottenuti con il record nazionale di infortuni e di lavoro precario – si legge in una nota diffusa in aeroporto -. La scorsa settimana è stato presentato il bilancio Sea per il 2007. Gli azionisti (Comune e Provincia di Milano), dopo aver richiesto gli ammortizzatori sociali per la crisi aziendale, dopo aver lasciato a casa 600 lavoratori stagionali e interinali, dopo aver ottenuto la cassa integrazione per 900 lavoratori ed il licenziamento di 300 con la scusa della mobilità, si sono intascati altri dividendi». Parole forti, alle quali si aggiunge un’analisi sui dati contenuti nei registri degli infortuni consegnati da Sea Handling: «Nel periodo dal 29 gennaio 2007 fino al 29 marzo 2008 nei registri sono riportati 314 infortuni per un totale di 8204 giorni di assenza per inabilità temporanea, per una media a lavoratore di 26 giorni di inabilità temporanea – prosegue la nota -. Dei 314 infortuni 53 sono in itinere, mentre 238 riguardano lavoratori operai e 76 sono impiegati. Considerando che l’organico di Sea Handling al 19 marzo 2008 era di 2219 di cui 1089 operai, otteniamo che la percentuale di infortuni è del 14,2% mentre se togliamo gli infortuni in itinere (come vuole Sea) si ottiene 11,8%. Inoltre se consideriamo solo i lavoratori operai si ha un 21,8% di infortuni complessivi ed un 19,3% tolto gli infortuni in itinere». Numeri importanti che fanno riflettere e che portano il sindacato a rincarare la dose: «Non è superfluo ricordare che la percentuale nazionale di infortuni è poco più del 3% mentre il settore più soggetto a rischi infortuni (quello metallurgico) raggiunge il 6% - spiega il Cub -. I 314 infortuni sono avvenuti non solo nel settore degli addetti al carico scarico, smistamento bagagli, autisti, manutenzione, agenti rampa, ma anche tra gli impiegati, addetti al check-in e registrazione, a conferma di una generale e diffusa situazione di sottovalutazione del problema della tutela della salute dei lavoratori. Si tratta di infortuni mediamente gravi che hanno provocato traumi, contusioni, distorsioni, ferite e fratture». Infine, un altro dato che preoccupa ancora di più il Cub: «In questi dati non compaiono gli oltre 500 lavoratori stagionali o interinali mediamente utilizzati in questo periodo dalla Sea Handling (almeno sino all'intervento della cassa integrazione) e in prevalenza nei settori professionali più esposti agli infortuni, considerando, come si dovrebbe, che la percentuale degli infortuni assume ancor più gravi dimensioni – conclude il Cub -. Appare quindi evidente a tutti la gravità della situazione, che deve vedere un pronto intervento di tutti per combattere questo stato di cose. Ma anziché fare questo, Sea e le organizzazioni sindacali, si apprestano a chiedere ulteriori sacrifici per i lavoratori senza nessuna consultazione sindacale, e senza che vengano affrontati i problemi dei lavoratori».


6 maggio 2008 - La Stampa

Una «zona rossa» intorno alla Fiera del Libro?
Sale la tensione a Torino e spuntano i fantasmi del G8 di Genova a poche ore dall’inaugurazione della manifestazione al Lingotto

Torino - Sotto i riflettori del mondo, ma anche al centro di polemiche, per aver invitato Israele come Paese ospite d’onore, Librolandia quest’anno sarà inaugurata dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano tra imponenti misure di sicurezza, giovedì alle 10. Da quel momento, per ordine del questore, saranno vietati banchetti e presidi di fronte alla Fiera.
In vigore fino a lunedì, quando la manifestazione chiuderà i battenti, il veto arroventa gli animi di molti. «Non lo accetteremo», dicono in coro i gruppi dell’assemblea Free Palestine, che comprende centri sociali, sindacati di base (Cobas e Cub), associazioni di immigrati di lingua araba, Torino Social Forum, Ism (International solidariety mouvement) e sigle di ultrasinistra, dai Comunisti italiani al Partito comunista dei lavoratori, alla Sinistra critica di Turigliatto.
L’assemblea evoca gli spettri del G8: «Intendono creare intorno al Lingotto una zona rossa. In quell’area vietano anche di distribuire volantini: vogliono impedire la manifestazione del pensiero e spegnere ogni espressione di dissenso. Queste misure alzano la tensione intorno a un evento che mostra il suo vero volto politico, oppressivo e discriminatorio». Quelli dell’assemblea avrebbero voluto distribuire volantini e bandiere palestinesi all’esterno del Lingotto: «Non intendevamo alzare il tiro né creare disordini. Ma sono loro ad elevare la tensione, blindando la Fiera. Non accettiamo limitazioni alla libertà di parola: ci prenderemo i nostri spazi».
L’ennesima polemica piomba su una Fiera quantomai ambita e corteggiata, con una calca di ospiti mai vista. I relatori sono 2000 e non si registrano forfait, salvo quello di Beppe Grillo, che ieri ha protestato contro la «censura preventiva»: Librolandia gli aveva chiesto di parlare di libri, evitando comizi. E lui ha mandato il suo ennesimo, pur indiretto «vaffa»: «Rinuncio a partecipare. Parlerò da casa, dal mio blog. Se mi tolgono i comizi, le invettive e, soprattutto, i concetti poco edificanti, cosa mi rimane da dire?».
La Fiera quest’anno sarà più che mai attenta alla sicurezza, e non solo perché taglierà il nastro il Capo dello Stato. Secondo ambienti dell’antiterrorismo, la preoccupazione maggiore riguarda il corteo nazionale organizzato da Free Palestine per sabato 10: il tam-tam via web fa ritenere che la partecipazione sarà ampia e agguerrita, ed è allo studio una circolare a prefetti e questori, invitati a monitorare i movimenti di persone sospette in partenza per Torino.
E’ previsto un rinforzo del personale di polizia nel capoluogo piemontese, mentre continuano a cadere nel vuoto gli appelli dalla direzione della Fiera al dialogo. Dopo aver invitato a più riprese gli scrittori di lingua araba a esprimere il loro punto di vista al Lingotto, il presidente Rolando Picchioni ieri ha nuovamente fatto un’apertura, offrendo uno stand alla rete di Free Palestine. Gli è stato risposto picche: «Aderiamo al boicottaggio. E chi ha creato la zona rossa se ne assuma le responsabilità».
Secondo FreePalestine aderiscono al boicottaggio anche gli scrittori venezuelani e cubani, mentre secondo la Fiera non verranno per problemi tecnici. Sull’invito a Israele s’è intanto nuovamente pronunciata la presidente della Regione, Mercedes Bresso: «La Fiera non tifa né ha compiti di politica estera. Il suo obiettivo è indagare la realtà, per comprenderla meglio attraverso le espressioni della cultura. Non siamo pentiti di avere invitato Israele: la scelta contribuirà a una maggiore comprensione di quella realtà. Le polemiche sono pretestuose, ed è significativo che il Presidente della Repubblica sia presente all’inaugurazione, per segnalare la sua disapprovazione a critiche e minacce».


6 maggio 2008 - La Repubblica

"Una zona rossa per escluderci"
Le accuse di Casali, leader dei Rdb-Cub: sospesi i diritti civili "Mesi fa ci hanno proposto uno stand, ma noi vogliamo la visibilità esterna" "Restiamo fermi nell´idea del boicottaggio e sabato saremo in piazza col corteo"

Torino - Luigi Casali, coordinatore piemontese di Rdb-Cub è uno dei portavoce locali dell´Associazione «Free Palestine» che in questi mesi ha trattato con i vertici della Fiera del Libro. Ancora nelle ultime ore ha rifiutato l´offerta di allestire un padiglione per ospitare i dissidenti che contestano le posizioni del governo di Gerusalemme: «Abbiamo deciso il boicottaggio e dunque non avremmo mai potuto accettare un´offerta del genere».
Signor Casali, quando sono cominciati i contatti con i vertici della Fiera?
«A gennaio abbiamo avuto un incontro con il presidente della Fondazione, Rolando Picchioni. Nell´occasione ci aveva proposto di occupare uno stand all´interno dello spazio espositivo».
Voi che cosa avete risposto?
«Noi abbiamo riportato la proposta all´assemblea di Free Palestine. E tutti insieme abbiamo deciso di rifiutare l´offerta dei vertici della Fiera».
Perché?
«Perché l´assemblea ha preferito chiedere uno spazio fuori dai padiglioni del Lingotto. In questo modo la nostra protesta sarebbe stata più visibile a tutta la città».
Non siete stati voi ad accusare la Fiera di non dare spazio ai dissidenti palestinesi e israeliani?
«Noi abbiamo accusato la Fiera di aver invitato Israele come ospite d´onore. Per questo abbiamo deciso il boicottaggio. E certamente non avrebbe avuto senso, visto il boicottaggio, accettare di avere uno stand all´interno dei padiglioni della manifestazione».
Avete avuto altri contatti con i vertici della Fiera?
«Negli ultimi giorni ci sono stati nuovi contatti dopo che la questura ha deciso di istituire una zona rossa intorno al Lingotto».
Zona rossa?
«Come lo definisce uno spazio in cui è impedito ai cittadini di manifestare il proprio pensiero con volantini, banchetti, speakeraggi? Per me è un zona rossa e a Torino una cosa del genere non si era mai vista».
Veramente nelle zone rosse non è consentito l´accesso ai cittadini...
«Qui però, come a Genova per il G8, c´è un´area in cui sono sospesi alcuni diritti civili».
Qual è stato l´argomento dei vostri ultimi colloqui con i vertici della Fiera?
«Nei giorni scorsi ci hanno nuovamente offerto la possibilità di avere uno stand e noi abbiamo nuovamente rifiutato. È fin troppo facile cavarsela con uno spazio riservato al dissenso. Noi contestiamo l´impostazione stessa della Fiera, la scelta di invitare Israele, l´organizzazione tutta orientata a dare visibilità alle tesi del governo di Olmert. Dopo aver fatto questo, nonostante le proteste dei palestinesi a livello internazionale, non basta uno stand a invertire il segno della manifestazione. Così abbiamo preferito dire di no e organizzare il corteo nazionale di protesta che partirà sabato pomeriggio da corso Marconi angolo via Madama Cristina».(p.g.)

Salta l´ultima mediazione, polizia in allerta per la manifestazione dei centri sociali di sabato
I contestatori: non ci basta uno stand Torino tra festa e stato d´assedio
La Digos: ma non sarà come a Genova, qui non c´è nessuna zona rossa Gli esperti stanno preparando un piano di evacuazione dei padiglioni
di PAOLO GRISERI

TORINO - Una città sospesa tra la festa e l´assedio. Tra i manifesti con la Venere di Botticelli che annunciano «Ci salverà la bellezza», tema della XXI Fiera del Libro, e quelli di «Free Palestine» che ne promuovono il boicottaggio con la «manifestazione nazionale del 10 maggio». Quanti risponderanno all´appello della dea dell´Amore e quanti al grido di battaglia della kefia? L´incertezza di Torino sta tutta qui.
Il presidente della Fiera, Rolando Picchioni, è un ex onorevole democristiano di lungo corso. Ancora ieri, tre giorni prima dell´apertura dei battenti, ha tentato l´ultima mediazione con i promotori del boicottaggio. Li ha invitati nei padiglioni e ha offerto uno stand: «Per esperienza - spiega - ne tengo sempre uno di riserva che non vendo per scaramanzia». Mossa a sorpresa che i responsabili di «Free Palestine» hanno giudicato «tardiva». In realtà la trattativa era iniziata alla fine di gennaio: «Non potevamo accettare lo stand», spiegava ieri uno dei portavoce, Luigi Casali dell´Rdb-Cub. Perché non potevate? «Perché se avessimo accettato avremmo avallato la logica di una manifestazione che ha dato a Israele lo status di ospite d´onore».
Saltata l´ultima mediazione, non resta che la logica del muro contro muro. Con Tariq Ramadan che tiene all´università un seminario sulla «pulizia etnica nei territori palestinesi» e un docente di filosofia, Ugo Volli, che accusa il rettore di aver consentito «la militarizzazione rivoluzionaria» dell´ateneo permettendo lo svolgimento di «un convegno a senso unico contro Israele» e la trasformazione della sede delle facoltà umanistiche in un enorme tazebao a favore del boicottaggio della Fiera.
È in questo clima che la parola passa ai responsabili dell´ordine pubblico. Momento di massima allerta sarà la manifestazione organizzata da «Free Palestine» sabato pomeriggio. Il corteo partirà alle 14 da corso Marconi, a circa quattro chilometri dal Lingotto. È previsto che i manifestanti girino intorno al centro fieristico senza poter accedere direttamente all´area espositiva: «Hanno istituito una zona rossa intorno alla Fiera», accusavano ieri i promotori del boicottaggio. «Non c´è alcuna zona rossa - è la replica della Digos - perché il pubblico potrà tranquillamente entrare negli stand. Eviteremo naturalmente che il corteo possa giungere nei padiglioni». Centinaia di agenti (circa 500 secondo le ultime informazioni) controlleranno il percorso della manifestazione. Sarà completamente blindata la visita di Giorgio Napolitano che giovedì mattina taglierà il nastro inaugurale dell´edizione 2008. Gli esperti stanno preparando un piano di evacuazione immediata dei padiglioni per far fronte ad eventuali allarmi di attentati, come era accaduto dalla Fiera del Libro di Parigi. Insomma, ci si prepara al peggio sperando di esagerare.


6 maggio 2008 - Il Mattino di Padova

TNT DI LIMENA
«Irregolarità? Ce lo scrivano»

di Cristina Salvato

LIMENA - «Se i Cobas trovano delle irregolarità nelle buste paga dei magazzinieri alla Tnt di Limena, che me lo mettano nero su bianco». Ha scelto di non rispondere a pure illazioni, ma a dati incontrovertibili Guido Rosa, che ha intrattenuto i contatti con i lavoratori e i Cobas a nome del Consorzio Corso. Il sindacato è tornato a far sentire la sua voce, anche sulla disparità oraria tra lavoratori all’interno dello stesso magazzino. «Quando Corso è subentrato alla FastCoop per la gestione del magazzino alla Tnt di Limena, avevamo già i nostri soci da impiegare all’interno della struttura - spiega Rosa - Poi le rivendicazioni dei lavoratori ex FastCoop, che rimanevano senza lavoro, hanno portato alla trattativa e all’accordo siglato in Prefettura. Corso si è impegnato quindi ad assorbire anche 60 di questi lavoratori». Questo però ha creato un esubero di manovalanza, a fronte della decisione di Tnt di eliminare il turno serale. Ecco perchè il Consorzio Corso ha deciso di ridurre allora alcuni turni lavorativi da 8 a 6 ore. «Ho già chiesto a Tnt di aumentare il carico di lavoro in maniera da offrire a tutti la possibilità di essere impiegati a tempo pieno - continua - Ma finché ci saranno continue polemiche sarà difficile ottenerle». Rosa invita quindi a distendere i toni, anche perchè se Tnt decide di trasferire la piattaforma logistica ad un’altra provincia, finirebbero con il rimanere senza lavoro anche gli addetti al call center.


6 maggio 2008 - Rtm

MODICA. OPERATORI ECOLOGICI OCCUPANO AULA CONSILIARE DI PALAZZO SAN DOMENICO
di Giorgio Caruso

Modica - Lo avevano preannunciato ed hanno mantenuto la promessa. I dipendenti della ditta Busso, che gestisce la raccolta dei rifiuti solidi urbani in città, hanno occupato, stamattina, l’aula consiliare di Palazzo San Domenico. Intorno alle 9,30, sono saliti, con le loro tute blu per le scale del palazzo comunale, raggiungendo l’aula dove si svolgono le sedute della civica assise ed hanno occupato gli scranni. "Non siamo lavoratori di serie B. Siamo stanchi di essere presi in giro. Avanziamo due stipendi ed il terzo sta maturando. Adesso basta". Perentori e duri nei toni accusatori all’indirizzo degli amministratori di palazzo di Città. "Siamo arrivati a questa forma di protesta – dice Francesco Notarnicola del settore ambientale della Cgil – dopo che non ci sono margini per sperare di chiudere positivamente questa vertenza. Purtroppo apprendiamo come le promesse fatteci si sono rivelate vane. Non solo; non è andata giù ai lavoratori venire a conoscenza che la vertenza dei dipendenti comunali è andata a buon fine con l’utilizzo della tranche di finanziamenti regionali che era stata indicata anche come risolutrice delle nostre problematiche". Intanto, sulla crisi finanziaria al comune di Modica, interviene anche la Cub ragusana. "A Modica prepariamoci ad una grave situazione di ordine pubblico – dicono dalla Confederazione Unitaria di Base -. O si affronta la situazione nella su gravità oppure non ci si aspetti che i sindacati e i loro militanti si trasformino in pompieri o somministratori di calmanti perché - continuano dalla Cub - già in queste ore si percepisce che nessuno potrà garantire il controllo della situazione che volge all’ingorvernabilità".


5 maggio 2008 - Dire

PROVINCIA PARMA. PRECARI, SINDACATI: SI STA PERDENDO TEMPO
INCONTRO PER ACCORDO SU STABILIZZAZIONE RIMANDATO

(DIRE) Parma, 5 mag. - Per i lavoratori precari che operano nell'amministrazione provinciale il posto fisso e' ancora una chimera. E' quanto sostengono in una nota le organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl e Uil, Fpl-Rdb, Sulpm e Rsu che "si interrogano con preoccupazione sul comportamento che l'amministrazione provinciale sta tenendo relativamente al percorso di stabilizzazione del personale precario dell'ente". Secondo i sindacati, infatti, la legge finanziaria 2008 impegna la parte datoriale e quella sindacale ad un accordo di stabilizzazione del personale precario nelle pubbliche amministrazioni il cui termine e' scaduto il 30 aprile scorso. Tuttavia, nonostante l'amministrazione abbia illustrato, all'interno del fabbisogno triennale del personale, il suo progetto di progressiva stabilizzazione del personale precario, la dichiarazione di intenti, che si doveva concretizzare con la stipula di un accordo il 23 aprile 2008, non si e' ancora tradotta in atti concreti. Pochi giorni prima di quella data, infatti, i sindacati di categoria hanno ricevuto una comunicazione telefonica, che rimandava a data da destinarsi l'incontro per le stabilizzazioni. Le motivazioni addotte, spiega il comunicato, riguardavano la necessita' dell'amministrazione provinciale di fare degli approfondimenti sulla materia. In piu', alla richiesta di incontro con i vertici dell'ente di piazzale della Pace, le organizzazioni sindacali si sono viste rispondere picche. Viene da chiedersi, e' la domanda dei sindacati, se l'amministrazione abbia voluto scherzare o se intende comportarsi seriamente.


5 maggio 2008 - Il Soldo/Il Cittadino di Messina

1° Congresso provinciale CUB Trasporti
di Filippo Sutera

Messina - Si è svolto domenica 4 maggio presso la sede di viale San Martino 261, a Messina, il 1° congresso provinciale della CUB Trasporti.
La relazione del coordinatore uscente Filippo Sutera si è soffermata sulle principali iniziative svolte dal sindacato di base negli anni 2004 - 2007, a partire dalle vertenze per la stabilizzazione dei Lsu dell’Azienda Trasporti per proseguire con quelle dei parcheggiatori delle cooperative, anch’essi inseriti nell’Atm con forme contrattuali atipiche e che comunque, superando astiose difficoltà sul territorio, hanno creato le premesse per il raggiungimento di un rapporto di lavoro definitivo e a tempo indeterminato. Altro momento importante, per la storia della CUB Trasporti all’ATM, è stata l’elezione delle RSU dove ci siamo trovati insieme all’allora SULT (oggi Sdl) contro tutti e tutto. Non ci siamo per questo scoraggiati, anzi motivandoci ancora di più siamo riusciti ad istituire le R.S.U. in ATM. Tutti gli eletti fanno parte dell’unica lista presentata dal Sindacalismo di Base (Cub Trasporti e Sult-Sdl) e sono stati legittimati dal parere del Giudice del Lavoro, cui siamo stati costretti a ricorrere per affermarne il principio e l’obbligatorietà del riconoscimento in Azienda. La Cub Trasporti è presente all’interno della RSU dell’Atm con Francesco Smeralda (espulso dalla FILDIAI-CILDI perché presentatosi nelle nostra lista) e Francesco Urdì. Quest’ultimo, risultando il primo degli eletti è stato nominato all’unanimità coordinatore della stessa RSU. Nelle ferrovie abbiamo sviluppato una presenza sindacale nel settore ferroviario e marittimo con maestranze e soggetti provenienti da esperienze politiche molto marcate che si sono rivelate un limite per l’estensione dell’organizzazione. Le iniziative incalzanti più in generale promosse dalla CUB in altri settori come quello della navalmeccanica (Flmu-Cub) sulla vicenda del Piano Regolatore Portuale di Messina, o nel settore dei servizi e nella cooperazione (Flaica-Cub), come anche nel Pubblico Impiego circa la stabilizzazione dei precari (RdB-Cub) attraverso le vertenze da queste attivate in città e concluse con soluzioni e accordi positivi e, con altre ancora in itinere, in virtù delle quali si è avuta della anche risonanza mediatica. Tutto ciò ha concorso a rilanciare una presenza diversa sul territorio. A fronte di ciò anche in Atm, prima la RdB-Cub con i LSU e dopo con la CUB Trasporti siamo riusciti a riscattare, con le azioni di conflitto, la nostra presenza nonostante le forme d’isolamento e di ostilità poste in essere da parte di cgil, cisl e uil. Dal gennaio scorso a seguito del "blocco dei sei giorni" determinato soprattutto dalla nostra presa di posizione e dopo la prima e totale partecipazione alla manifestazione del 6 febbraio 2008 di tutti i lavoratori Atm che hanno isolato cisl e cgil, che avevano osteggiato la vertenza stessa, la CUB Trasporti è diventata l’organizzazione maggiormente radicata ed attenzionata soprattutto per la sua originalità nel metodo di rappresentatività del suo ruolo che non è incentrata sui leader ma su un gruppo dirigente che ruotando nella presenza ai tavoli negoziali e negli incontri con le altre OO. SS., ha introdotto un modo originale e apprezzato dai lavoratori di condurre la lotta sindacale. Migliore attenzione deve comunque ancora essere rivolta all’attitudine clientelare e subalterna in ATM esercitata dalla Fit-Cisl che con il proprio camaleontico modo di inserirsi nelle pieghe delle conquiste riscattate dai lavoratori (vedi la vertenza aperta con l’assemblea permanente del gennaio scorso in riferimento alla quale Cisl e Cgil avevano in un primo momento preso le distanze, denunciando anzi agli organismi di vigilanza la illegittimità della protesta, salvo poi, visti i risultati ottenuti con la mobilitazione e gli incontri in Prefettura, all’Assessorato Regionale ai trasporti ecc.., a tornare a cavalcare il palcoscenico utilizzando il successo ottenuto dai lavoratori e, approfittando della buona fede di alcuni di loro, poco accorti alle altrui furbizie, inducendoli a credere, utilizzando l’arma risultata in seguito "provvisoria " del commissariamento dei propri rappresentanti, in un cambiamento radicale nella gestione della Fit-Cisl. Ed è così che, attraverso la trasmigrazione di questi lavoratori ingenui, che la Fit-Cisl si trova oggi ad avere cinque R.S.U. vantandone la presenza in un organismo che prima ha osteggiato non solo non partecipando, ma soprattutto cercando di bandirne le elezioni ostinatamente volute da SULT e CUB-Trasporti. I lavoratori e delegati presenti hanno animato con vivace dibattito, scambiando ulteriori consigli e informazioni, ed evidenziando la necessità di contrapposizione a qualsiasi tentativo di privatizzazione dell’Atm, convenendo sull’importanza di rafforzare la CUB Trasporti in quanto sindacato veramente libero da condizionamenti e schierato dalla parte dei più deboli; un organismo orizzontale e di base composto da lavoratori che credono veramente che con le lotte e l’impegno coerente si possano cambiare in meglio le condizioni di tutti. Un invito, unanime e sincero è stato rivolto ai lavoratori dell’ATM ex SDL a rafforzare questo sindacato, unico rimasto a dare risposte concrete a quel progetto iniziato con Sergio Crisafulli e appoggiato, in quanto ci credeva e ci crede, da Filippo Sutera, dando mandato al coordinatore e al direttivo affinché si attui quel processo di coinvolgimento che ne consolidi finalità, percorso e crescita. Nella fase finale si è provveduto a rinnovare il Coordinamento Provinciale, con la elezione del Coordinatore Concetta Piccolo e del Direttivo Provinciale così composto: Francesco Smeralda, Francesco Urdì, Calogero Gambino, Filippo Sutera, Federico Magro, Alberto Previti, Concetta Piccolo, Francesco Filloramo e Michele Dattolo. Viene affidata inoltre la responsabilità della gestione del rapporto di comunicazione e coordinamento aziendale Atm di Messina al sig. Francesco Urdì.


5 maggio 2008 - Nettuno Press

SVOLTO IL PRIMO CONGRESSO PROVINCIALE CUB TRASPORTI
La relazione del coordinatore uscente Filippo Sutera si è soffermata sulle principali iniziative svolte dal sindacato di base negli anni 2004 - 2007. Si è provveduto, inoltre, a rinnovare il Coordinamento Provinciale

Messina - Si è svolto ieri, presso la sede di viale San Martino 261, il primo congresso provinciale della CUB Trasporti. La relazione del coordinatore uscente Filippo Sutera si è soffermata sulle principali iniziative svolte dal sindacato di base negli anni 2004 - 2007, a partire dalle vertenze per la stabilizzazione dei Lsu dell’Azienda Trasporti per proseguire con quelle dei parcheggiatori delle cooperative, anch’essi inseriti nell’Atm con forme contrattuali atipiche e che comunque, superando astiose difficoltà sul territorio, hanno creato le premesse per il raggiungimento di un rapporto di lavoro definitivo e a tempo indeterminato. Altro momento importante, per la storia della CUB Trasporti all’ATM, è stata l’elezione delle RSU. Tutti gli eletti fanno parte dell’unica lista presentata dal Sindacalismo di Base (Cub Trasporti e Sult-Sdl) e sono stati legittimati dal parere del Giudice del Lavoro.La Cub Trasportiè presente all’interno della RSU dell’Atm con Francesco Smeralda e Francesco Urdì. Quest’ultimo, risultando il primo degli eletti è stato nominato all’unanimità coordinatore della stessa RSU. Si è provveduto, inoltre, a rinnovare il Coordinamento Provinciale, con la elezione del Coordinatore Concetta Piccolo e del Direttivo Provinciale così composto: Francesco Smeralda, Francesco Urdì, Calogero Gambino, Filippo Sutera, Federico Magro, Alberto Previti, Concetta Piccolo, Francesco Filloramo e Michele Dattolo. E’ stata infine affidata a Francesco Urdì. la responsabilità della gestione del rapporto di comunicazione e coordinamento aziendale Atm di Messina.


5 maggio 2008 - Stretto Indispensabile

Messina, guerra tra sindacati: la CUB Trasporti contro l’attitudine "clientelare e subalterna" della Fit-Cisl
di Salvo Taranto

MESSINA - Si è svolto domenica il primo congresso provinciale della CUB Trasporti: un appuntamento che verrà ricordato forse per aver rappresentato un ennesimo episodio della faida che da tempo si consuma a Messina tra le diverse sigle sindacali. I rappresentanti della CUB Trasporti infatti, dopo un’approfondita disamina riguardo le azioni intraprese nel corso delle numerose vertenze cittadine, hanno lanciato bordate contro la Fit-Cisl, imputata di aver mostrato "un’attitudine clientelare e subalterna" durante l’intera vicenda legata all’Atm. Il motto dei tre moschettieri di Dumas, "uno per tutti, tutti per uno", sembra dunque non aver lasciato tracce in riva allo Stretto dove, al contrario, il gioco delle contrapposizioni interne sembra andare di gran moda. La CUB Trasporti pertanto, nel fare riferimento alla vertenza Atm, accusa la Fit-Cisl di non operare nel solco della fermezza a causa del "proprio camaleontico modo di inserirsi nelle pieghe delle conquiste riscattate dai lavoratori […] inducendoli a credere, utilizzando l’arma risultata in seguito "provvisoria" del commissariamento dei propri rappresentanti, in un cambiamento radicale nella gestione della Fit-Cisl." "Ed è così che, - si legge nel verbale dell’incontro - attraverso la trasmigrazione di questi lavoratori ingenui, che la Fit-Cisl si trova oggi ad avere cinque R.S.U. vantandone la presenza in un organismo che prima ha osteggiato non solo non partecipando, ma soprattutto cercando di bandirne le elezioni ostinatamente volute da SULT e CUB-Trasporti". In conclusione i rappresentanti della CUB rivolgono un invito "unanime e sincero" ai lavoratori dell’Atm affinché rafforzino il proprio sindacato, "unico rimasto – affermano - a dare risposte concrete a quel progetto iniziato con Sergio Crisafulli e appoggiato, in quanto ci credeva e ci crede, da Filippo Sutera, dando mandato al coordinatore e al direttivo affinché si attui quel processo di coinvolgimento che ne consolidi finalità, percorso e crescita".


5 maggio 2008 - Il Normanno

CUB TRASPORTI: "CISL: SOLO CLIENTELISMO E FURBIZIE"

Messina - In occasione del primo congresso provinciale della CUB Trasporti, svoltosi ieri, il sindacato di categoria si è scagliato senza mezzi termini contro la Fit-Cisl, accusata di "un'attitudine clientelare e subalterna" esercitata nell'ambito della vertenza Atm. Dalla Cub Trasporti di certo non le mandano a dire. Il primo congresso provinciale del sindacato di categoria, dopo una lunga analisi sulle tappe dell'impegno sindacale nelle vertenze cittadine, è diventato occasione di aspro confronto fra l'operato delle varie sigle sindacali. In particolare i rapopresentanti della Cub Trasporti si sono scagliati contro la Fit-Cisl. "Migliore attenzione deve comunque ancora essere rivolta - si legge in uno stralcio del verbale dell'incontro - all’attitudine clientelare e subalterna in ATM esercitata dalla Fit-Cisl che con il proprio camaleontico modo di inserirsi nelle pieghe delle conquiste riscattate dai lavoratori (vedi la vertenza aperta con l’assemblea permanente del gennaio scorso in riferimento alla quale Cisl e Cgil avevano in un primo momento preso le distanze, denunciando anzi agli organismi di vigilanza la illegittimità della protesta, salvo poi, visti i risultati ottenuti con la mobilitazione e gli incontri in Prefettura, all’Assessorato Regionale ai trasporti ecc.., a tornare a cavalcare il palcoscenico utilizzando il l successo ottenuto dai lavoratori e, approfittando della buona fede di alcuni di loro, poco accorti alle altrui furbizie, inducendoli a credere, utilizzando l’arma risultata in seguito "provvisoria" del commissariamento dei propri rappresentanti, in un cambiamento radicale nella gestione della Fit-Cisl." Cisl insomma accusata di ambiguità e di tendenza a salire sul carro dei vincitori. "Ed è così che, - scrivono ancora dalla Cub - attraverso la trasmigrazione di questi lavoratori ingenui, che la Fit-Cisl si trova oggi ad avere cinque R.S.U. vantandone la presenza in un organismo che prima ha osteggiato non solo non partecipando, ma soprattutto cercando di bandirne le elezioni ostinatamente volute da SULT e CUB-Trasporti". "Un invito, - in coda al verbale - unanime e sincero è stato rivolto ai lavoratori dell’ATM ex SDL a rafforzare la Cub, unico rimasto a dare risposte concrete a quel progetto iniziato con Sergio Crisafulli e appoggiato, in quanto ci credeva e ci crede, da Filippo Sutera, dando mandato al coordinatore e al direttivo affinché si attui quel processo di coinvolgimento che né consolidi finalità, percorso e crescita".


5 maggio 2008 - Gazzetta della Martesana

ANTIBIOTICOS Cassa integrazione per 35 operai e spostamenti senza preavviso
MAGAZZINIERI TRASFERITI A TRADIMENTO
Ai dipendenti sono stati disattivati i badge e sono stati spediti a lavorare in Brianza

Rodano - Otto magazzinieri impiegati da un decennio all'Antibioticos spediti a lavorare a Macherio, in Brianza, senza preavviso. Una decisione che ha scatenato la mobilitazione e la raccoltafirme dei sindacati dell'azienda rodanese.
La vicenda è venuta alla luce lo scorso martedì, quando i magazzinieri si sono presentati regolarmente al lavoro nella sede di Rodano e sono stati costretti a tornarsene a casa.
«L'azienda ha disabilitato i badge di quattro lavoratori senza dare alcun preavviso - ha spiegato Angelo Pedrini della Cub - I lavoratori che si sono presenti regolarmente al lavoro non hanno potuyo entrare in azienda».
Il problema è iniziato con un calo di produzione all'interno di Antibioticos: la società, per cercare di evitare la cassa integrazione per 35 dipendenti, ha deciso di inserirli come magazzinieri e ridimensionare il lavoro appaltato da anni alla Cps, l'azienda che gestisce lo stoccaggio dei prodotti.
«Questa decisione comporterebbe l'allontanamento dei magazzinieri esperti che si ritroverebbero a dover andare a lavorare in Brianza. Sei di loro hanno accettato questa soluzione, a patto che sia temporanea - ha spiegato Pedrini che lo scorso venerdì ha chiesto il reintegro di tutti i magazzinieri in Antibioticos - Due magazzinieri ora sono ancora nella sede di Rodano, per gestire il magazzino insieme ai nuovi addetti; il nostro obiettivo, però, con la firma dell'accordo di venerdì resta quello di stabilizzare tutti gli otto lavoratori». Ai magazzinieri è stato proposto il trasferimento a Macherio. «Per molti di loro è un grande problema - ha concluso Pedrini - perché la nuova sede di lavoro è troppo lontana e mal collegata con l'hinterland milanese. Per noi non è tollerabile scaricare solo sui lavoratori le difficoltà dell'azienda».


4 maggio 2008 - La Repubblica

"Rischiamo la vita, dateci l´indennità"
Vigili del fuoco, parte da un blog la protesta delle squadre speciali
di SARA STRIPPOLI

Torino - In Piemonte sono ventotto, in tutta Italia 250. Si chiamano Saf, acronimo di speleo, alpino e fluviale, i vigili del fuoco che intervengono in incidenti stradali in zone «impossibili», salvano persone travolte da valanghe o alluvioni, cercano dispersi in montagna, «calano dal cielo» scatole di alimenti quando i comuni sono irraggiungibili. E in tutti questi casi utilizzano l´elicottero per raggiungere più velocemente la meta. Dopo dieci e più anni di attività (il progetto Saf è partito da città come Genova e Torino all´inizio degli anni 90), gli aereosoccorritori che nelle comunicazioni si chiamano grisù, dicono basta e chiedono il riconoscimento di una qualifica di specializzazione e una indennità di volo pari a quella che viene riconosciuta ai colleghi elicotteristi. Un´indennità per il rischio che corrono ad ogni intervento e per i danni alla salute che possono subire nell´esercizio della loro attività.
Per questo hanno cominciato una battaglia legale (iniziata in un blog) per avere in busta paga una indennità di circa 400 euro in più al mese. Una battaglia che nei giorni scorsi, dopo la risposta del ministero che motivava il mancato riconoscimento con l´assenza di qualifica e brevetto, si è trasformata in un braccio di ferro. «Visto che la nostra specializzazione di fatto non esiste, dal primo maggio non facciamo più interventi in elicottero», la replica inviata al ministero dai 250 Saf disseminati sul territorio nazionale.
Racconta Silvio Piva, caposquadra esperto e rappresentante sindacale Rdb di Torino: «Non avevamo ovviamente nessuna intenzione di sottrarci ai nostri doveri di servizio, ma è da tempo ormai che chiediamo che il nostro lavoro riceva l´attenzione che merita. Non abbiamo avuto grandi riscontri e in più occasioni abbiamo scritto al ministero per verificare la possibilità che le nostre richieste potessero essere soddisfatte. Finora nessuna risposta concreta».
Il primo passo è stata la presentazione di un ricorso al Tar del Lazio, le prossime mosse si giocheranno in due incontri che si svolgeranno mercoledì con il direttore regionale dei vigili Michele Ferraro e giovedì a Roma con il prefetto Giuseppe Pecoraro. La documentazione è stata inviata anche ai presidenti delle province, alla presidente della Regione e al prefetto Paolo Padoin. Nessuna intenzione di gettare la spugna, la promessa dei Saf.
«Questa storia sta diventando umiliante - dice ancora Piva - In tanti anni di impegno da parte di tutti noi perché l´opera di soccorso utilizzasse le tecniche più innovative nell´ambito fluviale, speleologico e alpinistico, siamo davvero stanchi di vedere che questa specializzazione viene valutata pari a zero. Ed è così, considerato che guadagniamo quello che prendono i vigili del fuoco impegnati nel lavoro di ufficio o nella normale attività di routine».
Dopo 26 anni di lavoro 1.460 euro, dice Piva «mentre gli sforzi fatti per l´aggiornamento e addestramento nella stragrande maggioranza dei casi non sono stati neppure retribuiti».


4 maggio 2008 - Il Mattino

SOS DEI CASCHI ROSSI ALLE ISTITUZIONI
E i vigili del fuoco protestano: «Siamo troppo pochi»

Avellino - La carenza di organico dei vigili del fuoco è notoria da tempo. Al pari delle proteste sindacali e degli impegni - finora disattesi - delle istituzioni. Ora che un presidio permanente è stato distaccato nell’area del Cdr di Pianodardine per prevenire eventuali incendi, e che la stagione degli incendi boschivi è alle porte con i primi caldi, le organizzazioni sindacali di categoria tornano alla carica. In una lettera inviata alla Provincia e al Prefetto Blasco, le segreterie provinciali Cgil, Cisl, Uil, Confsal e Rdb vigili del fuoco maggiormente rappresentative «si trovano costrette a dover intervenire ancora una volta in merito alle condizioni in cui versa il Comando Provinciale dei vigili del fuoco di Avellino circa la grave carenza di organico». «Dobbiamo constatare - scrivono le segreterie sindacali - con profondo rammarico la totale indifferenza dimostrataci dalla Provincia e dai vertici politici e amministrativi dell'Ente di Palazzo Caracciolo non solo perché non abbiamo ricevuto alcun cenno di riscontro ma, ciò che è peggio, il vice presidente all'incontro in Prefettura aveva assunto impegni con le scriventi tali da poter soddisfare le nostre richieste. Ricordiamo che la sicurezza dei cittadini che tanto sta a cuore a tutte le autorità politiche è seriamente compromessa in quanto con la chiusura continua delle sedi distaccate comporta notevoli ritardi sugli scenari di intervento tanto che non si riesce più a dare una risposta efficiente a chi ne fa richiesta». I sindacati, nel ribadire che attendono un incontro immediato con i vertici provinciali, non escludono «ogni utile iniziativa, affinché venga portato a conoscenza di tutti i cittadini il totale disinteresse dell'Ente Provincia circa la sicurezza dei vigili del fuoco e la grave situazione determinatasi alla vigilia dell’estate».


4 maggio 2008 - Eco di Milano

Milano: la May Day Parade 2008. Le foto del corteo

Milano - Grande partecipazione per la settima edizione della "May Day Parade" - la tradizionale manifestazione alternativa del primo maggio promossa dai Cub, sindacati di base e dall'associazione Chain Worker, che punta a sollevare il problema della precarietà e dei diritti dei lavoratori migranti con carri, musica e allegorie. La manifestazione partita dopo le 15.30 piazza XXIV Maggio ha raggiunto in serata piazza Castello: il corteo ha attraversato le vie del centro di Milano animando i tantissimi giovani presenti con carri allegorici colorati, e musica a tutto volume. Oltre ai soliti temi, tra cui la precarietà, la sicurezza sul lavoro e l'adeguamento dei salari al costo della vita - la May Day Parade 2008 ha dedicato uno dei carri presenti alla protesta contro l'esposizione universale che Milano ospiterà nel 2015.
L'articolo e le foto sono raggiungibili cliccando qui


3 maggio 2008 - Liberazione

Primo maggio a San Giovanni Diritto a casa e reddito contro le rendite dei grandi costruttori
di Valeria Morando

Roma - È il primo maggio. È la giornata dei lavoratori e di coloro che sul posto di lavoro hanno perso la vita. È il giorno in cui i sindacati confederali, in parte complici di politiche incapaci di difendere i diritti acquisiti dei lavoratori e la loro sicurezza, organizzano la rituale kermesse musicale.
È il giorno dei precari, dei migranti, dei senza casa che hanno simbolicamente occupato l'ex palazzo del Messaggero in viale Castrense. Stabile in disuso proprietà di Gaetano Caltagirone, fortemente agevolato dalla scorsa amministrazione capitolina in barba all'emergenza abitativa che attanaglia la città di Roma. La firma dell'azione è dei Blocchi Precari Metropolitani (Bpm) composti da A.S.I.A-Rdb e dai centri sociali Horus e Collatino Underground. Lo scopo dell'azione è quello di avviare una campagna cittadina per allargare ai grandi costruttori il tavolo proposto dal prefetto e verificare se il neo sindaco manterrà le promesse fatte in campagna elettorale o mostrerà la stessa verve del predecessore agevolando i poteri forti della città. «Bpm è uno spazio aperto che ha attivato un percorso di mobilitazione iniziato il 6 aprile scorso con il presidio dei palazzi del costruttore Santarelli- spiega Luca dell' Horus.- Dopo i fatti di piazza San Marco e il successivo sgombero, è stato aperto un tavolo in prefettura. Quella di oggi è un'azione simbolica, un "picchetto metropolitano" volto a censire dal basso gli immobili sfitti, vuoti e abbandonati che verranno presentati direttamente al prefetto Mosca. Il primo maggio rappresenta una giornata di lotta in connessione con la MayDay europea di Aquisgrana ma è anche un messaggio per Gianni Alemanno. Ordine e sicurezza non devono essere una risposta alle lotte di movimento, perché se così sarà noi continueremo a rilanciare. Per ogni sgombero una nuova occupazione».
Intanto i 250 nuclei, composti da famiglie romane e straniere che insieme a Bpm hanno iniziato questo percorso, aspettano una soluzione dignitosa e definitiva.


3 maggio 2008 - La Repubblica

Mayday, scritte sul Castello e il Comune rilancia le accuse
di ANNA CIRILLO

Milano - «Più case e meno chiese», «Più case e meno sbirri» avevano scritto su un muro in via De Amicis durante la manifestazione Mayday Parade, organizzata nel pomeriggio del Primo Maggio contro il precariato. Ma i due italiani di 24 e 40 anni sono stati identificati e denunciati per imbrattamento e deturpamento di edificio pubblico. Le scritte non sono le uniche lasciate su muri e vetrine alla fine del corteo. Ne sono state trovate anche su una torre angolare al Castello, sul muro del museo Diocesano lato via Molino delle Armi (il responsabile è stato immortalato con foto su segnalazione di un cittadino), sul casello daziario in piazza XXIV Maggio («Morte al fascio» «Leghisti infami»), in corso Europa («Non c´è futuro senza memoria»), su muri e vetrine di corso di Porta Ticinese («Equo canone», «Terrorista è chi sfrutta e sfratta»), sulla pensilina del tram e su una casa in via Ponte Vetero.
«A dispetto delle assicurazioni degli organizzatori del corteo, anche quest´anno i bravi ragazzi dell´area no global e dei centri sociali che hanno partecipato alla Mayday Parade hanno lasciato il segno - ha tuonato il vice sindaco De Corato - . Una vergogna, che grazie agli impianti di videosorveglianza comunale e alla collaborazione dei cittadini non rimarrà impunita». Per chi verrà riconosciuto - sei o sette persone sono nel mirino secondo De Corato - le denunce scattano d´ufficio in quanto «le scritte sono apparse nel centro storico, tutelato da vincoli storico-ambientali». Ora il Comune ripulirà, come ha chiesto anche Assoedilizia, il cui presidente Achille Colombo Clerici dichiara: «Quello che temevamo si è verificato, la manifestazione ha avuto momenti di baldoria incivile, con imbrattamenti di muri e vetrine già ripulite recentemente a spese dei contribuenti. I danni sono ingenti». Invece secondo Walter Montagnoli, coordinatore nazionale della Confederazione unitaria di base, tra gli organizzatori, «tutto si è svolto in modo rilassato e divertente. 100mila persone, sei chilometri di corteo, con gente di tutte le età che ha manifestato pacificamente contro il precariato. Le scritte non c´entrano nulla, noi non sappiamo certo chi le ha fatte e il Comune sta montando una tempesta in un bicchier d´acqua».


3 maggio 2008 - Gazzetta di Parma

SINDACATI DI BASE LA MANIFESTAZIONE ALTERNATIVA FRA BANDE DI OTTONI E RIVENDICAZIONI
Musica e slogan per il controcorteo
«Un'altra idea di sindacato, più vicino ai lavoratori» Corteo festoso Circa 600 i parmigiani che ahnno partecipato alla contromanifestazione promossa dai sindacati di base.

Parma - II Un corteo alternativo nella forma e nei contenuti. Una manifestazione organizzata dai sindacati di base (Rdb-Cub e Usi-Ait) lungo i borghi della Parma vecchia per «affermare concretamente - si legge in una nota - un'altra idea di sindacato, meno burocratico e più vicino ai lavoratori».
Sono presenti tante persone, i numeri ufficiali parlano di oltre 600 manifestanti. Tra loro parecchi giovani. I promotori mettono subito in chiaro che «il tracollo della sinistra alle ultime elezioni - spiega Piero Pollutri, coordinatore Rdb - c’è stato perché non ha lottato in difesa dei lavoratori. Come sindacati di base siamo presenti insieme per rivendicare i diritti che sono stati traditi dal popolo politico del centrosinistra».
Si parte da barriera Saffi, poco oltre l’ex centro sociale «Mario Lupo» e si arriva in piazzale della Pace. Il percorso ricorda gli eventi del grande sciopero parmense del 1908 al quale Usi-Ait e Rdb-Cub hanno dedicato diversi eventi, tra cui un convegno storico.
Ci si ferma davanti alla lapide in memoria di Antonio Cieri, anarchico, protagonista delle barricate del 1922. Sventolano parecchie bandiere e striscioni. La scritta che apre il corteo dice: «La lotta è di classe», quella che la chiude è contro la metro. Non manca neppure una banda di ottoni, insolita nello stile e nei brani proposti (tutti del movimento operaio).
«La nostra è una lotta dalla base - prosegue Pollutri - non abbiamo funzionari. C’è un richiamo ideologico agli arditi del popolo che lottavano contro il fascismo. L’intenzione è quella di riprendersi il primo maggio». In Piazza della Pace intervengono Sergio Onesti e Angelo Mulé dell'Usi- Ait, Andrea Zini e Massimo Betti di Rdb-Cub. Ricordano la necessità di un recupero salariale dei lavoratori, della stabilità del lavoro e denunciano «il rischio di una ulteriore restrizione delle libertà sindacali attraverso i nuovi accordi in materia di contrattazione che sono in discussione tra Cgil-Cisl-Uil e Confindustria».
Vengono inoltre ribadite le critiche «al cosiddetto accordo sul welfare che nel 2007 ha confermato tutte le norme sulla precarietà ».


3 maggio 2008 - Il Piccolo

SENTENZA
«Condotta antisindacale per Trieste Trasporti»

Trieste - «Condannato per la decima volta il comportamento antisindacale di Trieste Trasporti». La Cub-Rdb torna all’attacco dell’azienda di trasporto pubblico segnalando che il giudice del lavoro Multari «ritiene illegittima e persistente la condotta della società»» di cui accerta «la condotta antisindacale». La Trieste Trasporti infatti «non ha messo a disposizione dei lavoratori un luogo idoneo e sicuro per lo svolgimento delle assemblee come invece previsto dalla legge 300/70 e così facendo ha leso un diritto precipuo dell’organizzazione sindacale». «Il sindacato di base - si legge in una nota - si dichiara soddisfatto del pronunciamento del giudice che con quindici pagine di ordinanza ha respinto totalmente le pretese di Tt, ha condannato la società di trasporto triestina e ha confermato la correttezza dell’attività svolta da Rdb».


3 maggio 2008 - Irpinia news

Avellino - Carenza Vigili del Fuoco: sollecito alla De Simone

Avellino - Le Segreterie Provinciali di CGIL, CISL, UIL, CONFSAL e RDB Vigili del Fuoco maggiormente rappresentative tornano sull’argomento della carenza di organico presso il Comando Provinciale Vigili del Fuoco di Avellino, scrivendo alla Presidente della Provincia Alberta De Simone. "Già in precedenti note abbiamo sollecitato un Suo autorevole intervento affinché, si potesse stipulare una convenzione tra Ente Provincia e Comando, tale da poter far fronte per un determinato periodo alla grave carenza di personale. Dobbiamo tuttavia constatare con profondo rammarico la totale indifferenza dimostrataci dalla S.V. e dai vertici politici e amministrativi dell’Ente Provincia non solo perché non abbiamo ricevuto alcun cenno di riscontro ma, ciò che è peggio, il vice presidente all’incontro in Prefettura aveva assunto impegni con le scriventi tali da poter soddisfare le nostre richieste. Egregio Presidente, Le ricordiamo che la sicurezza dei cittadini che tanto sta a cuore a tutte le autorità politiche è seriamente compromessa in quanto con la chiusura continua delle sedi distaccate comporta notevoli ritardi sugli scenari di intervento tanto che non si riesce più a dare una risposta efficiente a chi ne fa richiesta. Signora Presidente, nel ribadire che saremmo lieti di poterLa incontrare per meglio illustrarLe l’ormai annosa problematica in questione, rimaniamo in attesa di un urgentissimo riscontro, significando che in difetto, queste Segreterie Provinciali si riservano ogni utile iniziativa, compreso il coinvolgimento dei mass media affinché portino a conoscenza tutti i cittadini del totale disinteresse dell’Ente Provincia circa la loro sicurezza"


3 maggio 2008 - Il Mattino di Padova

Komatsu, altri 15 giorni di Cig Eppure ci sono gli straordinari

La Komatsu, azienda estense leader nel settore della produzione di macchine per la movimentazione della terra, ha chiesto altre due settimane di cassa integrazione. Dopo i primi quindici giorni di riposo forzato, nella fabbrica meccanica di Este dove si producono escavatori per la movimentazione della terra e sono occupati circa 750 lavoratori, si va verso una nuova sosta forzata, dovuta ad una leggera flessione del mercato.
Ancora una volta i sindacati e le Rsu hanno incontrato i dirigenti della più grande azienda meccanica della provincia, un tempo gioiello della famiglia Bettanin di Noventa Vicentina con il marchio FAI, ma oggi a totale capitale giapponese. L’incontro è risultato pacato, ma i rappresentanti dei Cobas, presenti alla Komatsu con 60 iscritti, non hanno voluto fare a meno, ancora una volta, di far notare un dato di non scarsa importanza. «Da un lato i dirigenti ci hanno comunicato che i magazzini sono strapieni e, quindi, sarebbe necessaria una seconda fermata della produzione - sottolinea Stefano Pieretti, coordinatore di Adl/ CoBas-. Dall’altro lato ci devono spiegare perché si andrà al riposo forzato in una situazione, a dir poco, paradossale. Perché, infatti, mentre gruppi di lavoratori, a rotazione, dovranno restare a casa, altri gruppi dovranno andare ugualmente in fabbrica sotto forma di lavoro straordinario»?(f.pad.)


2 maggio 2008 - Apcom

1 MAGGIO/ CUB: UNA GIORNATA DI LOTTA PER NON RINUNCIARE A DIRITTI
"Resa visibile la precarizzazione, a corteo Milano in 100mila"

Milano, 2 mag. (Apcom) - Soddisfazione della Confederazione Unitaria di Base di base per la MayDay parade di ieri a Milano. Il coordinatore nazionale della Cub Walter Montagnoli parla oggi di "una grande giornata di lotta ed anche un grande successo politico. La Mayday Parade si conferma la più importante iniziativa del Primo Maggio unica nel rendere visibile la precarizzazione del lavoro e della vita e unica nella capacità di proporre sempre nuovi temi ed aggregare nuovi soggetti". "La novità di quest'anno - spiega Montagnoli in una nota - è stato il vasto mondo del migrariato; in tanti hanno reso visibili le loro disavventure, le paure, le minacce, lo sfruttamento. Ora dobbiamo continuare con l'azione di contrasto alla precarietà che include la proposta per l'integrazione al reddito e soprattutto per portare a 3/4 i tipi di contratto possibili per garantire a tutti pari diritti e pari tutele". Per l'EuroMaydayParade 008, fanno sapere dalla Cub, a Milano hanno sfilato oltre 100mila persone contro la precarietà lavorativa e sociale, per rivendicare e conquistare diritti nel lavoro e oltre il lavoro. Collegamenti con le piazze americane. "Noi - ha aggiunto Montagnoli - abbiamo ridato senso al Primo maggio che è e deve restare un giorno di lotta: ci siamo radunati per batterci non solo contro la precarietà ma anche contro la progressiva perdita generalizzata dei diritti del mondo del lavoro e per riproporre la questione sociale da tutti rimossa. Durante il lungo corteo-serpentone il clima era quello di una festa in cui si ribadisce con forza la volontà di non rinunciare ai propri diritti".


2 maggio 2008 - Bari live

Ieri incontro delle comunità migranti della città
Il Primo Maggio dei 'nostri' extracomunitari
Derazza: "Per costruire una rete antirazzista è necessaria l’azione congiunta di tutte le comunità migranti di Bari". Il capogruppo al consiglio comunale di Sa, Sabino Derazza
di Gianpietro Occhiofino

Bari - Un Primo Maggio diverso dagli altri. Quella di ieri è stata una festa dei lavoratori che ha coinvolto tutte le comunità migranti presenti nella città di Bari. Si è svolta in serata, all’interno dei locali dell’Area 51, un’assemblea dibattito organizzata dallo Sportello Immigrati RdB/Cub di Bari. "Quella di oggi non è un’iniziativa alternativa ad altre, ma assume un’importanza particolare, perché in questi giorni gli immigrati sono al centro del dibattito politico nazionale. Noi vediamo un’Italia nella quale il lavoro degli immigrati è necessario. Purtroppo, questo Stato è colpevolmente lento ed ha un’idea dell’immigrato che deve fare il suo ingresso a testa bassa". Ha esordito con queste parole Walter Di Nunzio, presidente dello Sportello Immigrati. Al dibattito presente anche Matteo Magnisi, rappresentante dei Cristiano Sociali, nonché punto di riferimento per la comunità rom di Bari. "Oggi la festa dei lavoratori", ha detto, "assume una valenza ancora più importante, visto che venti giorni fa, dopo otto anni d’impegno e lavoro costante, la comunità rom della nostra città ha firmato l’atto di nascita della Cooperativa di lavoro Artezian, che si occuperà di giardinaggio, traslochi e facchinaggio". In realtà, ha già cominciato a farlo. Secondo Daniel Tomescu, presidente dell’Artezian, "nessuno ormai ci può più cacciare, dopo otto anni vissuti per la strada. Questa cooperativa nasce grazie all’impegno del Sindaco Emiliano, di Matteo Magnisi e di Sabino Derazza". Chouaib Chtiwi, mediatore culturale, ha sottolineato la necessità per gli immigrati di organizzarsi, oggi più di ieri, "visto il venir meno di quella piccola maggioranza di governo che fino a qualche giorno fa poteva difenderci e che adesso non esiste più". "Per quanto possiamo sembrare singolarmente deboli, noi ragazzi extracomunitari, uniti saremo una grande forza. Siamo elementi indispensabili per questo paese che è anche il nostro e vogliamo un’Italia unita dai diversi colori", ha dichiarato Sharif Lorenzini, vicepresidente dell’associazione "Rahma". Le conclusioni sono state affidate a Sabino Derazza, capogruppo della sinistra arcobaleno al Comune di Bari. "Il nostro obiettivo consiste nel costruire una rete permanente antirazzista. Continueremo a mobilitarci in favore di tutti i ragazzi extracomunitari. Cercheremo di coinvolgere in questo processo la Provincia e la Regione". Ma ancor più necessaria, secondo Derazza, è "l’azione congiunta di tutte le comunità migranti, presenti nella città di Bari".


2 maggio 2008 - Tempo Stretto

Atm, è rottura tra i commissari. I sindacati pronti alla protesta
Grasso: «Non si può più andare avanti, non resta che la liquidazione». Calabrò e Chiofalo si dissociano: «L’azienda si può salvare. Pressioni politiche? Mai avute». Pronta la bozza per la Spa
di Sebastiano Caspanello

Messina - Secondo Antonino Calabrò, uno dei tre componenti della commissione commissariale dell’Atm presieduta da Antonio Grasso, «non c’è alcuna spaccatura». In realtà è ormai rottura all’interno della commissione con Calabrò e Massimo Chiofalo da una parte e proprio Grasso dall’altra. Già il caso dei consulenti legali nominati dai primi due un mese e mezzo fa e dai quali prese le distanze Grasso fu il primo campanello d’allarme, poi ieri l’intervista-sfogo dello stesso Grasso su "Gazzetta del Sud", nel quale preannuncia di voler alzare bandiera bianca: questo non significa che si dimetterà, ma che è sul punto di chiedere la liquidazione dell'Atm. Nell’intervista Grasso e parla di «ostruzionismo», addirittura di veri e propri «ricatti», ammettendo che «non si può più andare avanti in queste condizioni» e che ci sarebbero continue «pressioni politiche nella gestione dell'azienda». Grasso dice di essere messo in minoranza da Calabrò e Chiofalo, e che un continuo via vai di politici si verifica costantemente negli uffici di via La Farina. E poi ci sono gli esuberi (circa 150 dipendenti) e soprattutto la lista infinita dei debiti, a cui vanno aggiunti i pagamenti di Tfr, ritenute, contributi Inps. Una voragine allargata dal pignoramento di 1,2 milioni di euro ottenuto dalla Ventura, la ditta che si occupa della manutenzione del tram, che ha aperto un'ulteriore falla sul fronte stipendi. «Non abbiamo mai messo Grasso in minoranza – afferma oggi Calabrò – e non c’è nessuna spaccatura. A confermarlo ci sono le delibere, tutte approvate all’unanimità. Io e Chiofalo vogliamo prendere le distanze dalle dichiarazioni di Grasso nelle quali parla di liquidazione: secondo noi l’azienda può essere salvata, con l’aiuto del Comune. I fondi per pagare gli stipendi ci sono, certo bisogna stabilire delle priorità perché ci sono dei debiti a cui dover far fronte. Probabilmente il malumore di Grasso nasce dal fatto che ha proposto il rinnovo del contratto di un dirigente in scadenza e noi non l’abbiamo approvato. Semplicemente abbiamo detto che avremmo voluto capire se ci sono le condizioni, anche perché parliamo di un contratto da 5-6mila euro al mese. L’area di esercizio di questo dirigente potrebbe essere gestita dal capo area, in attesa che il prossimo Cda valuti il da farsi. Secondo Grasso noi riceviamo pressioni politiche, ma non è così. Anzi, forse è il contrario. Dice di vedere entrare e uscire politici? Faccia nomi e cognomi». «Siamo stati nominati – prosegue Calabrò – per l’ordinaria amministrazione e per la trasformazione in Spa. A questo proposito abbiamo già consegnato al commissario Sinatra la bozza di statuto per la trasformazione dell’azienda, che dovrà essere poi eventualmente approvata con i poteri del consiglio. Per ripianare i debiti stiamo predisponendo un piano di rientro, ma non crediamo che l’Atm debba essere messa in liquidazione. I lavoratori vanno sostenuti e tutelati. Con i fornitori, tra i quali la Ventura, abbiamo pensato ad una soluzione transattiva che dovrebbe essere conclusa martedì, e che senza quella querelle sui due consulenti legali che avevamo nominato a questo scopo e che hanno rinunciato dopo il dissenso di Grasso e di parte della stampa, avremmo concluso un mese e mezzo fa, evitando così il pignoramento di qualche giorno addietro». Rapporti definitivamente incrinati con Grasso? «E’ una vicenda strana. Mercoledì alle due, quando noi eravamo al Comune per l’incontro con Sinatra poi slittato, ci giunge una lettera in cui Grasso comunica che sarebbe mancato ad una riunione fissata per la settimana prossima ma dava piena fiducia a Chiofalo per sostituirlo. Nello stesso giorno rilascia quelle dichiarazioni alla Gazzetta. Difficile capire».. Certo è che il quadro dipinto dal commissario Grasso, nel frattempo, ha creato ovvio allarmismo tra i sindacati. Quelli di base, che già due giorni fa si erano esposti contro il direttore generale Claudio Conte lamentando la mancata applicazione degli accordi presi sulla gestione del personale, sono sul piede di guerra. Uil Trasporti, Ugl, Rsu, Cildi, Cisas, Cisal e Cub dichiarano lo stato d'agitazione, mentre proprio in queste ore stanno discutendo con Conte. Stamattina hanno inviato un documento al prefetto Alecci, al commissario Sinatra e alla commissione commissariale nel quale chiedono chiarimenti su quanto sta accadendo all'Atm. «Sugli stipendi non abbiamo notizie» afferma Silvio Lasagni, segretario aggiunto della Uil Trasporti. Martedì ci sarà un'ulteriore incontro tra i commissari e Alecci e Sinatra, mentre il 9 maggio, in occasione dello sciopero nazionale per il quale il trasporto pubblico rimarrà bloccato dalle 9.30 alle 13.30, si svolgerà un'assemblea in cui lavoratori e sindacati faranno il punto della situazione.


2 maggio 2008 i quotidiani non sono in edicola


1 maggio 2008 - Ansa

PRIMO MAGGIO: MAY DAY PARADE; CUB, SIAMO IN 100 MILA

(ANSA) - MILANO, 1 MAG - «Siamo qui in piazza in centomila per chiedere diritti al lavoro e diritti socioeconomici: 35 carri con tante realtà diverse indicano una vasta realtà antagonista a un sistema iniquo nella ridistribuizione della ricchezza». Lo ha affermato Walter Montagnoli, uno dei coordinatori nazionali della Cub, l'organizzazione nazionale che organizza la May Day Parade 2008. «La vera rappresentanza della lotta di cittadini, lavoratori e pensionati è qui - ha concluso Montagnoli - e qui chiediamo l'espansione dei diritti, salari europei, il sostegno al reddito, il diritto alla casa, all'istruzione, alla salute e a una pensione decorosa».

PRIMO MAGGIO: MAY DAY PARADE; INIZIATO CONCENTRAMENTO

(ANSA) - MILANO, 1 MAG - È iniziato il concentramento dei manifestanti per la 'May Day Paradè, la manifestazione fondata dalla Confederazione unitaria di base (Cub) e dall'associazione Chain Worker, che raccoglie i precari organizzati delle grandi catene commerciali delle multinazionali. Il corteo si è riunito in piazza XXIV Maggio e dopo aver attraversato il centro della città raggiungerà Piazza Castello. All'iniziativa hanno aderito molte realtà autogestite, anarchici, altri sindacati di base, fra cui lo Slai-Cobas, studenti, centri sociali, lavoratori e pensionati, oltre ad esponenti del Partito comunista dei lavoratori, di Rifondazione comunista e del Pdc. La caratteristica del corteo è la presenza di una trentina di carri allegorici sui temi della sicurezza del lavoro, della pace, dei diritti a redditi e salari a livello europeo.

TRASPORTI: ATAC, RINVIATO SCIOPERO LUNEDÌ TEVERE TPL

(ANSA) - ROMA, 1 MAG - Rinviato lo sciopero di lunedì per la Tevere Tpl, la società che gestisce le linee periferiche e ultraperiferiche dei bus. L'agitazione del Cub è stata differita al 22 maggio e sarà dalle 9 alle 13. A comunicare il differimento, ha reso noto l'Atac con un comunicato, è stato lo stesso sindacato con una nota. L'agitazione di giovedì 22 sarà sempre di quattro ore, dalle 9 alle 13, e coinvolgerà 6 collegamenti della Tevere. In dettaglio, saranno possibili disagi per le linee di bus 077, 218, 702, 764, 767 e 768, in servizio a Roma sud nelle zone di Trigoria, Laurentina, Ardeatina, Cecchignola, Castel di Leva, Vigna Murata, Eur e Grotta Perfetta.


1 maggio 2008 - Apcom

1 MAGGIO/ MILANO, AL VIA "MAY DAY PARADE", PARATA DEI PRECARI
Organizzata da Cub e Chain Worker e appoggiata da centri sociali

Milano, 1 mag. (Apcom) - E' partita pochi minuti dopo le 15,30 a Milano la "May Day Parade", manifestazione alternativa promossa dai Cub, sindacati di base e dall'associazione Chain Worker, che punta a sollevare il problema della precarietà e dei diritti dei lavoratori migranti con carri, musica e allegorie. Le organizzazioni stanno portando in piazza soprattutto i precari delle grandi catene commerciali e multinazionali. Camion e carri allegorici colorati, con amplificatori da cui parte musica a tutto volume, hanno invaso corso di Porta Ticinese: il corteo attraverserà poi il centro di Milano per concludersi davanti al Castello Sforzesco. Numerose le forze dell'ordine presenti lungo il percorso della parata, alla quale hanno aderito numerosi centri sociali milanesi e sindacati di base. Tra i temi al centro della manifestazione, oltre al tema della precarietà c'è anche la sicurezza sul lavoro, l'adeguamento dei salari al costo della vita e la protesta contro i Centri di permanenza temporanea. Uno dei sette carri che scandiscono il percorso del corteo porta anche le insegne "No Expo", come protesta contro l'esposizione universale che Milano ospiterà nel 2015.

1 MAGGIO/ A BOLOGNA NEGOZI APERTI, LA CGIL CONTRO IL COMUNE
Ass.commercio:per turismo serve città aperta (Corriere Bologna)

Bologna, 1 mag. (Apcom) - Primo maggio con le sarracinesche alzate a Bologna e in città divampa la polemica tra i sindacati e il Comune, accusato di aver optato per i negozi aperti senza "un serio percorso di confronto". "Il Comune - accusa dalle colonne del Corriere di Bologna Ramona Campari , segretaria della Filcams Cgil - doveva avviare un serio percorso di confronto con noi sulla questione, ma la concertazione non si è fatta". "Che il Comune conceda deroghe in queste date - rincara Gianluca Taddia, Filcams - in queste date è uno sfregio assolutamente grave e politicamente inaccettabile". La Cgil punta il dito contro le aziende che decidono di tenere aperto, soprattutto grandi catene, ma anche contro "il Comune, colpevole di non aver rispettato la delibera regionale in materia", che impone la chiusura per dieci festività all'anno e tra queste annovera il 1 maggio, ma consente delle deroghe, a fronte di un percorso concertativo con i sindacati, nelle zone ad interesse turistico. E proprio sulla promozione del turismo in città si basa la difesa dell'assessore Cristina Santandrea: "Se si vuole che la nostra città abbia una vocazione turistica - sostiene - deve essere sempre aperta, anche durante le festività. Ricevo tante lamentele da chi viene in visita quando è festa. Mi piace pensare che proprio in questo giorno il lavoro sia su base volontaria e con una retribuzione congrua". Dura invece, proprio su quest'ultima affermazione dell'assessore la replica dei sindacati: "I turisti lavoratori che vengono a Bologna non si stupiranno di trovare i negozi chiusi. Oggi alla Coin" spiega Massimo Nannoni del Cub riferendosi alla grande boutique del centro sulle cui vetrine ieri è apparso un loro volantino con scritto 'Vergogna', "lavorano soprattutto i precari obbligati a venire: Molti hanno paura di non essere richiamati alla scadenza del contratto se non si presentano".


1 maggio 2008 - Corriere della Sera

In centro In mattinata sfilano i confederali, il pomeriggio i centri sociali
«Meno precari, più soldi» Oggi i cortei del Primo Maggio
di Rita Querzé

Milano - Meno rischi sul lavoro, meno precariato, più soldi in busta paga. Sono queste le istanze all'ordine del giorno del Primo Maggio di oggi.
Confederali e sindacati di base si contendono la piazza. Con le solite polemiche preventive sul rischio vandalismi lungo i cortei. Sullo sfondo monta il dibattito su ruolo e rappresentatività del sindacato. Anche a Milano.
Cgil, Cisl e Uil sfileranno stamattina da porta Venezia a piazza del Duomo. Davanti alla Madonnina discorsi dei tre segretari generali cittadini. Rispettivamente, Onorio Rosati, Fulvio Giacomassi e Walter Galbusera. Lo slogan del corteo: «Più reddito, più sicurezza». Nel pomeriggio tocca a sindacati di base (Cub, Sdl) e centri sociali. Insieme partiranno con la Mayday parade da piazza XXIV Maggio per arrivare in piazza Castello. Cavalli di battaglia: la contestazione del precariato e dell'Expo. «Non vogliamo una città vetrina dove la flessibilità del lavoro può solo aumentare con l'esposizione del 2015», dicono gli organizzatori della manifestazione.
Il vicesindaco, Riccardo De Corato, mette in guardia rispetto ai vandalismi: «Lungo tutto il percorso vigileranno almeno 30 telecamere: 13 controlleranno la sfilata del mattino e 16 quella del pomeriggio. Per incastrare gli imbrattatori, la polizia municipale effettuerà anche riprese prima e dopo il corteo ».
Per la prima volta quest'anno il sindacato confederale ha organizzato una festa in largo Marinai d'Italia. Si parte alle 12.30 con un concerto dell'orchestra Verdi alla palazzina Liberty e si continua con risotto e musica gratis per tutti fino a sera. Ma c'è anche un altro Primo Maggio. E' quello dell'Ugl. Il sindacato di destra porterà otto pullman alla manifestazione nazionale romana dell'organizzazione. «Il primo maggio non è più la festa di una sola parte politica e i lavoratori lo hanno capito », taglia corto Stefano Salomone, segretario dell'Ugl milanese.
E poi ci sono i sindacati di base. Che cercano di rubare la scena ai confederali per quanto riguarda la lotta a precariato. Cgil, Cisl e Uil hanno gettato la spugna? «Al contrario, il nostro è un lavoro concreto, quella dei sindacati di base è una battaglia ideologica», doce Fulvio Giacomassi della Cisl. Rosati della Cgil: «Misurarsi con un mercato sempre più destrutturato è inevitabile. Pensare di risolvere tutto abrogando una legge è pura utopia».
Dopo le elezioni, quello di oggi è anche il Primo Maggio dell'autocoscienza all'interno del sindacato. Chi rappresenta chi? E per andare dove? «E' giusto interrogarsi ma non vedo un sindacato in difficoltà. Tant'è che siamo stati noi per primi a segnalare, per esempio, la necessità di rivedere lo schema di contrattazione», dice Giacomassi della Cisl. «Fisco, sicurezza e livelli contrattuali: il sindacato confederale riparte dalla presentazione al nuovo governo di istanze condivise su questi temi», fa notare il segretario generale della Cgil metropolitana. «E sulla sicurezza possiamo fare molto, a partire dall'uso delle nuove tecnologie», si inserisce Galbusera della Uil.
Per quanto riguarda le faccende più strettamente milanesi, dopo il protocollo che fa da cornice alle relazioni comune- sindacato firmato a febbraio 2007, non è più successo nulla. Tutto sarebbe pronto per il varo di un Osservatorio sul mercato del lavoro. Ma per ora resta il nulla di fatto.


1 maggio 2008 - Corriere del Mezzogiorno

Festa del Primo maggio
Non solo concerti A Bari si assegnano le «Stelle al merito»

BARI — Nutrito il calendario degli appuntamenti in Puglia per i festeggiamenti del Primo maggio. A Bari la giornata si aprirà con la consegna delle «Stelle al merito del Lavoro», onorificenza conferita dal Presidente della Repubblica. Alla Fiera del Levante (ore 10.30) 60 pugliesi saranno pronti a ottenere il riconoscimento. Nel pomeriggio, a partire dalle 18, attività organizzate dalla camera del lavoro provinciale: animazione per i più piccoli con Otto Panzer Show e i concerto dei gruppi musicali Bread & Pussy, Mario Salvatore e i Drops. Gran finale alle 21.30 con il concerto di Peppe Barra.
A Bisceglie si terrà un concerto in memoria delle cinque vittime dell'incidente sul lavoro avvenuto nel marzo scorso nel «Truck Center» di Molfetta. Alle 20, nel teatro comunale «Garibaldi» suonerà la banda cittadina. A Modugno, invece, alcuni lavoratori precari porteranno la loro testimonianza nel corso della manifestazione che la Cub (Confederazione unitaria di base) organizza in piazza Garibaldi, a partire dalle 18.
Sono previste, mostre fotografiche, musica dal vivo e dibattiti. Parteciperanno il coordinatore nazionale della Cub, Pier Girogio Tiboni, il docente universitario Nico Perrone, il presidente dell'associazione 12 giugno 2003 di Taranto, Cosimo Semeraro. Iniziativa anche a Foggia: dalle 18.00 si esibiranno nell'anfiteatro di Parco San Felice 6 giovani band foggiane (Bifrost, The Frikk, Hama, O.L.D. Astrdalong & Original T'roonz, Nexxt, DamaDelizia). A concludere la manifestazione saranno i Suoni Mudù, la famosa band barese in grado di miscelare sul palco imprevedibili performance teatrali con la forza di un sound reggae inequivocabilmente militante e testi ironici dalle prepotenti implicazioni sociali.
Numerosi i commenti delle istituzioni sul tema del lavoro. «Il primo maggio - ha detto Pietro Pepe, presidente del Consiglio regionale - il pensiero non può che tornare ai morti di Molfetta e ai tanti lavoratori, giovani e meno giovani, che hanno perso la vita in Puglia sul luogo di lavoro. E' assurdo che si debba morire lavorando. E per salari bassi, talvolta indecenti. Il presidente Napolitano ha posto con grande forza la drammatica attualità delle morti sul lavoro.
Un'escalation senza fine testimoniata da una media di quattro vittime al giorno. Bisogna reagire e indignarsi per spezzare un circolo vizioso che rischia di far apparire la morte sul luogo di lavoro come un'esito normale e possibile, legato all'inumana razionalità del mercato». «Nel giorno del primo maggio - spiega Giuseppe Carenza, segretario regionale Ugl - vogliamo ricordare le priorità per il lavoro al nuovo governo che presto entrerà incarica.
Il lavoro precario, la lotta alla disoccupazione (specie delle donne), la sicurezza sui luoghi di lavoro, l'utilizzo efficace dei fondi strutturali a favore della Puglia».(V.Fat.)


1 maggio 2008 - Corriere di Bologna

Aperti il primo maggio, la Cgil contro il Comune
«Niente concertazione, uno sfregio». Santandrea: «Non mi risulta. Bene così se vogliamo i turisti». Al Coin di via Ugo Bassi un cartello del Cub dice: «Vergona» In servizio molti bar e le principali catene
di Micaela Romagnoli

Bologna - Sulle vetrine del Coin di via Ugo Bassi, il volantino firmato dal sindacato Cub parla chiaro: «Primo maggio, la festa dei lavoratori, il Coin rimane aperto. Vergogna». Gli addetti alle vendite della grande boutique a pochi passi dalle Due Torri non sono i soli ad essersi alzati oggi per andare al lavoro, invece di godersi il giorno di riposo che la ricorrenza imporrebbe.
A far loro compagnia «colleghi» dell'Upim di via Ugo Bassi, del Mondadori multicenter di via D'Azeglio e di tante altre catene commerciali: Stefanel, Nike, Melbook Store. Che la festività sia snobbata, ai sindacati proprio non va giù. La Cgil punta il dito non solo contro le aziende che decidono di tenere aperto e chiamano all'appello dipendenti e collaboratori nel giorno a loro dedicato, ma soprattutto contro il Comune di Bologna. Colpevole, secondo i confederali del commercio, di non aver rispettato la delibera regionale in materia.
La legislazione regionale vigente da dicembre 2007 impone a tutte le attività di vendita al dettaglio la chiusura per dieci festività all'anno, tra cui il Primo Maggio. Ma consente ai comuni di derogare all'obbligo di chiusura nelle zone ad interesse turistico, a fronte di un percorso concertativo con le organizzazioni sindacali e di categoria. L'ultima ordinanza firmata da Palazzo d'Accursio offre, come già in passato, la possibilità ai commercianti del centro storico di alzare le saracinesche anche la domenica e durante le festività. Secondo i rappresentanti sindacali, però, la decisione è stata presa senza la concertazione prevista: «Il Comune — accusa Ramona Campari, segretaria della Filcams Cgil — doveva avviare un serio percorso di confronto con noi per arrivare ad un accordo sulla questione. Ma la concertazione non si è fatta».
Ci sarebbe stato un solo incontro a Palazzo d'Accursio per analizzare l'ordinanza sugli orari, al quale i rappresentanti sindacali erano stati convocati, ma, ironia della sorte, cadeva proprio il giorno prima dello sciopero generale dei lavoratori del commercio, mobi-litati per il contratto scaduto da sedici mesi.
Qualcuno sarebbe arrivato in ritardo, a riunione conclusa. Così, i confederali hanno inviato una lettera all'assessore al commercio Cristina Santandrea per esprimere la loro ferma contrarietà all'apertura delle attività commerciali in centro storico durante alcune festività, come il Primo Maggio e il 25 aprile. «Che il Comune conceda deroghe in queste date è uno sfregio assolutamente grave e politicamente inaccettabile », attacca Gianluca Taddia della Filcams. Secca la risposta dell'assessore: «Non mi risultano difetti di concertazione», afferma. I sindacati invece chiedono che sia riaperta la discussione al più presto: «L'8 maggio siamo stati chiamati ad un'udienza conoscitiva in commissione — spiega Campari — La nostra opinione rimane ferma: se i negozi chiudono il primo maggio non si reca danno alla città e ai suoi turisti. E' una festività internazionale, i turisti lavoratori che vengono a Bologna non si stupiranno di trovarli chiusi».
Ben diversa la visione dell'assessore: «Se si vuole che la nostra città abbia una vocazione turistica, deve essere aperta sempre, anche durante le festività. Ricevo tante lamentele da chi viene in visita quando è festa ». Anche il Primo Maggio? «Mi piace pensare che proprio in questo giorno il lavoro sia su base volontaria, con una retribuzione congrua», auspica Santandrea. Secondo i sindacati non è così: «Oggi al Coin lavorano soprattutto precari, obbligati a venire. Molti hanno paura di non esseri richiamati alla scadenza del contratto se non si presentano», racconta Massimo Nannoni del Cub. Oggi, mentre in Piazza Maggiore si svolgeranno le iniziative della Cgil-Cisl-Uil, a pochi passi, il Bar La Linea, punto di riferimento per Rifondazione comunista in città, resterà sempre aperto. Anche dietro al bancone «di sinistra», tutti al lavoro.


1 maggio 2008 - EPolis Milano

Festa dei lavoratori. Al mattino sfilano i confederali, poi sindacati di base e centri sociali
Due manifestazioni per la città e al Mayday sorvegliati speciali
De Corato: lungo il percorso 30 telecamere. Muhlbauer: il sindaco ascolti i giovani precari
di Francesca Monti

Milano - "Più reddito, più sicurezza" è lo slogan scelto quest’anno da Cgil, Cisl e Uil per il Primo Maggio. A Milano il corteo partirà alle 9.30 ai Bastioni di Porta Venezia fino ad arrivare a piazza Duomo. Dal palco parleranno i segretari generali Onorio Rosati, Fulvio Giacomassi, Walter Galbusera. Al termine dei comizi, nella Palazzina Liberty, in largo Marinai d’Italia, alle 12.30 si terrà un concerto dell’Orchestra Verdi. Le celebrazioni proseguiranno poi per tutta la giornata, fino alle 19, con una "risottata", un mercatino di prodotti solidali e naturali, un’esposizione di stand di associazioni di volontariato, giochi per bambini e tanta musica. Alle 14.30 è prevista la cerimonia di intitolazione di un imponente cedro del Libano ai Caduti sul lavoro. Alla manifestazione dei sindacati confederali sarà presente il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati e anche Rifondazione comunista che parteciperà anche al corteo dei sindacati di base e i centri sociali. «È dunque necessario mobilitarsi contro le annunciate politiche del governo e le pretese della Confindustria, la centralità del lavoro va riconfermata con tutto il nostro impegno, va difesa la possibilità di crescita del sindacalismo di classe, e vanno difesi i sindacati oggi nel mirino del fronte padronale, reso più aggressivo dal successo della destra. Per queste ragioni, il primo maggio Rifondazione Comunista sarà presente ad entrambe le manifestazioni», ha affermato il segretario provinciale di Rc, Antonello Patta. Un corteo che preoccupa il vicesindaco De Corato che avvisa «Gli organizzatori possono dire quel che vogliono. Ma delle loro assicurazioni, che non ci saranno scritte sui muri o atti di vandalismo, poco ci fidiamo. Perchè, visti i precedenti, è difficile garantire per 50mila persone, molte delle quali abituate a questo malcostume». «Lungo tutto il percorso e nelle aree limitrofe - spiega De Corato - vigileranno gli occhi di almeno 30 telecamere: 13 controlleranno la sfilata del mattino, da corso Venezia al Duomo, e 16 quella del pomeriggio da piazza XXIV maggio al Castello. Ma per incastrare imbrattatori alle proprie responsabilità, la polizia municipale effettuerà anche delle riprese prima e dopo il corteo su entrambi i lati del tragitto. L'anno scorso il centro di Milano è stato ostaggio di 6mila manifestanti che hanno trasformato il Mayday Parade in uno "Sprayday parade". Il reparto radiomobile ha infatti registrato centinaia di scritte su case, banche ed esercizi pubblici, il cui rapporto è stato inviato alla Procura». I malintenzionati sono avvisati. Pronta la risposta di Luciano Muhlbauer, consigliere regionale Prc: «Il sindaco ascolti i giovani precari, invece di farli insultare dal suo vice. Prima del 25 aprile De Corato annunciò che ben 900 telecamere avrebbero ripreso l'esercito di "imbrattatori" calati a Milano. Stando ai fatti, risulta che tutto questo dispiegamento di forze ha portato alla denuncia di un’unica persona».


1 maggio 2008 - Il Resto del Carlino

Bologna. PIU’ che gli autobus, a essere ‘roventi’...

Bologna - PIU’ che gli autobus, a essere ‘roventi’, soprattutto d’estate, sono le strade. Ma non sufficientemente calde da giustificare l’installazione di docce negli spogliatoi degli accertatori della sosta dell’Atc, che pattugliano le vie per sanzionare chi parcheggia l’auto senza pagare la sosta. Per loro dunque niente docce. Almeno in assenza «di analisi e monitoraggio — scrive il governatore Vasco Errani con decreto presidenziale — della specifica esposizione degli operatori» che «riconducano a condizioni lavorative caratterizzate da particolari e specifici carichi termici tali da costituire i presupposti di fatto idonei all’inquadramento di detti lavoratori, e delle conseguenti lavorazioni, tra quelle per le quali è prevista l’installazione delle docce stesse». LA PRESCRIZIONE dell’Ausl, che vorrebbe le docce per gli accertatori della sosta e che riguarda anche i temi del rumore e dell’inquinamento ambientale, viene affossata da viale Aldo Moro. Le norme in materia, riferisce la Regione, «prevedono infatti l’obbligo di installare le docce negli spogliatoi nei casi in cui siano previste ‘attività insudicianti’ o che rendano ‘impraticabile l’utilizzo di un indumento personale dopo il lavoro’, condizioni che non rincorrono nei casi in esame», quelli degli ausiliari del traffico in forza all'Atc. Di tutt’altro avviso le Rappresentanze sindacali di base (Rdb). « Questi lavoratori — incalza Italo Quartu (Rdb) — , a differenza di Errani non si possono permettere la ‘giacca e la cravatta’ e l’ufficio climatizzato; svolgono il loro lavoro per strada e come dispone anche l'Ausl devono potere fare la doccia al termine del turno di lavoro e ruotare fra le varie ‘zone di sosta’ per ridurre lo stress da inquinamento e rumore».

La ‘casbah’ si mobilita contro gli sfratti «Pronti a resistere»

Bologna STALINGRADO- GLI INQUILINI della ‘casbah’ di via Stalingrado non sono disposti a lasciare senza colpo ferire gli appartamenti che occupano attualmente. Da quando è stato firmato l’ultimatum del Comune a 22 famiglie, affinché liberino le abitazioni entro 90 giorni, sono comparsi alle finestre striscioni e bandiere del sindacato di base Rdb, che ha preso la testa degli ex assegnatari, le cui concessioni sono scadute nel 2007. «AVREMO un incontro con il Comune il prossimo 9 maggio — spiega Lidia Triossi, rappresentante di Asia-Rdb — e in quella data verificheremo la possibilità di una soluzione condivisa da inquilini e Comune. Il nostro obiettivo è che ognuno degli attuali abitanti della struttura di via Stalingrado trovi un’abitazione compatibile col proprio reddito e la propria situazione familiare, mentre finora il Comune ha lasciato intendere che queste persone debbano rivolgersi al mercato privato». Alla ‘casbah’, storica struttura per l’accoglienza degli stranieri, «ci sono 26 famiglie e 19 singoli», ricorda Lidia Triossi. Non tutti però sono stati destinatari delle diffide, spedite in due riprese da Palazzo d’Accursio: «Sono state firmate prima del 21 aprile perché, entro tale data, ci sarebbe stata per le famiglie la possibilità di avere 14 punti nella graduatoria Erp. La graduatoria definitiva non è stata ancora ufficializzata ma secondo le nostre valutazioni sei nuclei dovrebbero ottenere l’assegnazione di un appartamento Acer; ne restano ancora fuori una ventina e per loro è partita la scadenza dei 90 giorni senza alcuna garanzia. Dopo di che, l’amministrazione potrebbe procedere coattivamente». PER RDB, nel corso della trattativa «deve essere bloccata qualunque iniziativa di sgombero: la volontà di trovare una soluzione esiste da tutte le parti, ma il problema è quale». E se, trascorsi i tre mesi, non si arrivasse a un accordo e partisse l’esecuzione coatta dei provvedimenti? «Speriamo di non trovarci in questa situazione — conclude Lidia Triossi — ma di certo non faciliteremo un’azione che fa finire delle famiglie in mezzo a una strada».(e.b.)

Ferrara. E’ LA FESTA DEL LAVORO, ma anche...

Ferrara - E’ LA FESTA DEL LAVORO, ma anche l’occasione per ricordare «che di lavoro si muore troppo spesso». Così Rifondazione ha organizzato, in occasione del 1° Maggio, una manifestazione di forte valenza simbolica: oggi dalle 9.30 alle 12, attorno al Castello, saranno posizionate circa 350 sagome in cartone ad altezza d’uomo, per ricordare «il numero sbalorditivo e crudele di infortuni mortali che, dall’inizio del 2008, si sono registrate nei cantieri e nei posti di lavoro. Si tratta di un’autentica emergenza sociale — spiegano i promotori dell’iniziativa, tra cui la federazione giovanile del Prc —, che si lega all’altra piaga del precariato ed alla svalutazione dei salari». Nell’ambito della Festa del Lavoro, oltre alla manifestazione ufficiale in programma dalle 9.30 sul sagrato del Duomo, ed alle numerose iniziative in programma nel resto della provincia, prevista anche la mobilitazione dei sindacati di base. La Rdb-Cub effettuerà un volantinaggio dalle 9 alle 13 sotto il Vòlto del Cavallo, per «contrastare le politiche liberiste e porsi come unico punto di riferimento credibile per tutti i lavoratori che non si riconoscono più in chi ha... svenduto il 1° maggio». Sferzata non solo alle altre organizzazioni sindacali ma anche alle forze politiche «sia di destra che di centrosinistra — si legge nel volantino — che imitando le stesse politiche conservatrici degli avversari ha subito una disfatta elettorale».


1 maggio 2008 - La Repubblica

Nella città vecchia la manifestazione-clou organizzata oggi dai sindacati per la festa
In campo per il Primo maggio "Pensiamo alle morti bianche"
Dalle 18 in piazza del Ferrarese lo spettacolo per bambini e gruppi musicali

Bari - Sarà piazza del Ferrarese il quartiere generale del Primo maggio barese. Ad animare la festa del lavoro sarà, in serata, l´attore Beppe Barra. Ciliegina sulla torta di una giornata di musica e riflessione a nella cornice di Bari vecchia. Si comincia dalla mattina con diversi stand informativi. Poi a partire dalle 18 in piazza del Ferrarese sarà festa: prima con lo spettacolo per bambini "Otto Panzer show", poi con l´esibizione di alcuni gruppi musicali: i Drops, il cantante napoletano Mario Salvatore e Bread & Pussy.
A chiudere, alle 21 e 30, sarà il mastro Beppe Barra. "Grillo parlante" della giornata che Bari dedica al Lavoro. Cgil, Cisl, Uil Puglia oggi metteranno al centro delle manifestazioni in programma nel territorio regionale - così come previsto a livello nazionale - i temi della sicurezza del lavoro e di un reddito più equo, «che non subisca la falcidie delle tassazioni».
Le battaglia dei sindacati contro le morti bianche sarà il filo conduttore delle manifestazioni organizzate in tutta le Puglia. L´amministrazione comunale di Bisceglie ha organizzato un concerto dedicato alle cinque vittime dell´incidente sul lavoro avvenuto nel marzo scorso nel ‘Truck Center´ di Molfetta. Si terrà alle 20, nel teatro comunale ‘Garibaldi´ e sarà eseguito dalla banda cittadina. Una delle vittime di quel tragico incidente, Luigi Farinola, era di Bisceglie. A sua moglie l´amministrazione comunale consegnerà una targa commemorativa al valore.
Ma il Primo maggio in Puglia è anche un momento per ricordare la piaga del lavoro precario. A Modugno, in piazza Garibaldi, a prtire dalle 18 decine di lavoratori precari porteranno la loro testimonianza nel corso della manifestazione organizzata dalla Cub.
Sempre a Bari si svolgerà questa mattina la consegna delle «Stelle al merito del Lavoro», onorificenza conferita dal Presidente della Repubblica. Tra gli insigniti, in tutto 60 pugliesi, anche nove cittadini baresi che si sono distinti nel proprio lavoro per singolari meriti di perizia, laboriosità e condotta morale. La cerimonia si terrà alle 10,30 nella sala Tridente della Fiera del Levante. Alla manifestazione parteciperanno autorità politiche, civili e militari della Puglia.
Ma la festa del Primo maggio, a Bari, sarà anche all´insegna dello sport. Questa mattina è in programma la tredicesima edizione della Barincorsa alla quale parteciperanno quasi cinquemila persone. Tra le manifestazioni in programma c´è la classica "Maratonina del Levante". Il percorso, 21 chilometri in tutto, si snoda dal parco di Punta Perotti all´acquario con partenza e arrivo previsto in piazza Diaz. Ma ci sono anche due manifestazioni dedicate agli amatori: "Correndo per Bari", di 19 chilometri e "Ecobarincorsa" di un chilometro, riservata ai bambini.(p.rus.)


1 maggio 2008 - Tuttoggi

1° MAGGIO, FESTA DEI LAVORATORI:
UN AUGURIO A TUTTI E UN PENSIERO PER LE VITTIME SUL LAVORO
Tuttoggi.info si ferma nel giorno della Festa del Lavoro. A Spoleto dalle 11 manifestazione di Cgil, Cisl e Uil in Piazza del Mercato. La Rdb alle 10 in Piazza della Libertà

Spoleto - Oggi è la Festa dei Lavoro, il giorno forse più importante per fare il punto della situazione, una riflessione sul reale stato delle condizioni dei lavoratori. A Spoleto sono previste due manifestazioni. La prima alle 10 in Piazza della Libertà organizzata dalla Rdb. La seconda alle 11 in Piazza del Mercato predisposta da Cgil, Cisl e Uil che vedrà la partecipazione del segretario generale Cgil Manlio Mariotti (aprirà i lavoro Giancarlo Antonini della Cisl). Alle 16 al Civico San Nicolò previsto un pomeriggio di musica, danze e spettacoli per i più piccini con buffet gratis per tutti. In Italia la si festeggia dal 1891 (ad eccezione del ventennio fascista che la fece coincidere con il 21 aprile per il Natale di Roma), ovvero da ben 117 anni. Due anni in più per molti Paesi Europei (la festività fu introdotta dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889), mentre in Canada dal 1894. Negli Stati Uniti la Festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata dai Knights of Labor nel 1882. Tuttoggi.info per la prima volta dal suo lancio del 19 settembre scorso e rispettando il vlore di questa festa, ferma le sue pubblicazioni che riprenderanno con regolarità dalle 8 di domani. Eventuali aggiornamenti dell'informazione verranno pubblicati solo se aventi carattere di eccezionalità. Il nostro pensiero ai familiari delle tante, troppe morti nei luoghi di lavoro. L'augurio a tutti coloro che sono in cerca di un posto di lavoro, ai precari ma anche a chi invece ha la fortuna di esser occupato.


1 maggio 2008 - Provincia Pavese

Patto con i precari A Valenza risolto il caso dell’Uspidalì
di Emilio Mocchi

VALENZA - Ieri mattina la giunta comunale ha ratificato l’accordo stabilito con i lavoratori precari della casa di riposo L’Uspidalì di Valenza. Il patto, oltre ad aver stabilizzato 8 lavoratori, prevede che gli altri addetti siano presi in carico da un’agenzia di somministrazione del lavoro, alle stesse condizioni attuali; nel frattempo si studieranno soluzioni definitive. «Sono assolutamente soddisfatto dell’esito della vicenda. Abbiamo ottenuto un ottimo risultato che soddisfa tutti, lavoratori, sindacati e soprattutto gli anziani ospiti delle due strutture», è il commento del sindaco Gianni Raselli. L’ultimo incontro tra le parti è avvenuto lunedì scorso. «Abbiamo lavorato in un clima di grande collaborazione - afferma Maria Maddalena Griva, vicesindaco e assessore alle Politiche socioassistenziali - Se si pensa al clima di partenza, è stato un grande passo in avanti. La soluzione scelta è quella più semplice e fattibile allo stato attuale della cose. È una soluzione ponte e ora l’amministrazione si impegnerà a trovarne una definitiva. Sarà davvero un primo maggio di distensione e vicino ai lavoratori».
Un grazie sentito alla Cgil e alle Rsu da parte dell’assessore Salvatore Di Carmelo: «Era volontà precisa dell’amministrazione comunale salvaguardare i posti di lavoro ed è quello che abbiamo fatto. Direi che si è ottenuto un grande risultato, dimostrando di essere vicini non solo agli ospiti della casa di riposo ma anche ai nostri concittadini. Un grazie particolare alle rappresentanze sindacali per aver capito e collaborato».
«Comunque - rispondono dalle Rdb Cub - i lavoratori hanno confermato questo accordo che è un po’ un passaggio obbligato, dati i tempi stretti. Noi saremo sempre presenti come garanzia per chi lavora all’Uspidalì e terremo il fiato sul collo dell’amministrazione comunale perché non venga dimenticato che questa è solamente una soluzione transitoria».
La minoranza al momento non commenta: «Finora non abbiamo ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dall’amministrazione e non conosciamo i dettagli dell’operazione - spiega Luca Rossi, vicepresidente del consiglio comunale e capogruppo di minoranza - e pertanto non siamo in grado di giudicare l’operazione. Vedremo in seguito».


1 maggio 2008 - Il Messaggero

Pesaro. «Non possiamo permettere che il ripetersi delle violenze neofasciste...

Pesaro - «Non possiamo permettere che il ripetersi delle violenze neofasciste a Pesaro e provincia venga derubricato al rango di fenomeno sociale da ragazzate giovanili, perchè questi tentativi incendiari sono guidati dall'odio ideologico e dall'intolleranza». Sul preoccupante episodio della molotov lanciata contro il centro sociale Oltrefrontiera a Pesaro, intervengono varie associazioni culturali e sindacali, da Allp, Associazione Lavoratrici Lavoratori Pesaresi, Anpi, Alternativa Libertaria, AltraScuola, Nuovomondo, Sacco&Vanzetti, Cib-Unicobas, Movimento di Cooperazione Educativa, RdB/Cub e Resistenza Solidale. Che lanciano un appello «affinchè si alzi alta la protesta e l'indignazione di tutti». «Questa città - continuano - deve reagire al tentativo di farla sprofondare nell'indifferenza e nella sottovalutazione di un pericolo. La molotov poteva mandare a fuoco anche il centro sociale degli anziani». «Nel caso migliore, comunque, un avvertimento di stampo mafioso, lanciato da chi punta ad alimentare uno stato di insicurezza che scatena i soloni pronti a far resuscitare "opposti estremismi" mettendo sullo stesso piano scritte murali con attentati incendiari».


1 maggio 2008 - Il Mattino

SANTA MARIA. Gli ausiliari della sosta entrano in sciopero...

SANTA MARIA - Gli ausiliari della sosta entrano in sciopero. Dopo aver dato vita nelle settimane scorse ad uno stato di mobilitazione permanente con manifestazioni organizzate su tutto il territorio, ieri mattina i 30 dipendenti della "PIccola cooperativa sociale parcheggiatori sammaritani" hanno proclamato un'intera giornata di astensione dal lavoro: il 14 maggioprotestare contro la decisione dell'azienda di diminuire l'orario di lavoro. Il provvedimento sarebbe stato motivato dai vertici aziendali in ragione delle difficoltà di mercato incontrate nell'ultimo periodo, ma per i dipendenti questo equivale comunque ad una sensibile riduzione della retribuzione. Lo stato di agitazione, cominciato il 17 aprile, non ha prodotto alcun risultato. Da qui la decisione di proclamare una giornata di sciopero. I lavoratori, sostenuti in questa vertenza dalla confederazione unitaria di base (Cub), chiedono il ripristino reale dei livelli orari lavorativi come sanciti dalle prescrizioni contrattuali (ossia 40 ore settimanali) e l'inquadramento contrattuale reale a tempo pieno per tutti i lavoratori che attualmente sono impiegati part time.


1 maggio 2008 - Il Giornale

Linee periferiche, sciopero rinviato al 22

Roma - È stato rinviato al 22 di questo mese lo sciopero, inizialmente previsto per lunedì prossimo 5 maggio, indetto dal sindacato di base Cub nella società Tevere Tpl S.c.a.r.l., gestore delle linee periferiche e ultra-periferiche della città. A comunicare il differimento è stato lo stesso sindacato con una nota. L’agitazione di giovedì 22 sarà sempre di quattro ore, dalle 9 alle 13, e coinvolgerà 6 collegamenti della Tevere. In dettaglio, saranno possibili disagi per le linee di bus 077, 218, 702, 764, 767 e 768, in servizio a Roma sud.


1 maggio 2008 - La Nazione

SINDACATO. Comune, Puccioni alla guida delle Rsu

Pistoia - LE RSU del Comune di Pistoia hanno un nuovo coordinatore. E’ Michele Puccioni della Cgil (funzione pubblica), tecnico dei lavori pubblici in municipio, che ieri mattina è stato eletto all’unanimità dai 14 rappresentanti delle altre liste sindacali: Cisl, Uil, Rdb, Sindacato autonomo polizia municipale e la stessa Cgil. Il voto rappresenta una ricucitura fra i sindacati dopo lo strappo delle settimane scorse, seguito alle dimissioni di Enrico Miniati (eletto con i soli voti Cgil) ed all’uscita di altri tre membri delle Rsu. «La mia elezione all'unanimità — osserva Puccioni — è il frutto di una rinnovata volontà di soluzione dei problemi. La mia azione sarà improntata ad una gestione serena ed unitaria che abbia come unico scopo quello della tutela dei lavoratori. E' auspicabile che le differenze emerse con l'amministrazione vengano rapidamente superate». «E’ UN PASSO importante – commenta Franco Bugelli, responsabile provinciale enti locali della Uil — L’elezione all’unanimità e la ritrovata unità sindacale ci consentiranno di portare avanti insieme le prossime importanti battaglie che ci attendono. A cominciare da quella sul piano delle assunzioni». «L'elezione all'unanimità — sottolinea la Cgil — restituisce serenità alla rappresentanza unitaria dei lavoratori del più importante ente locale del territorio, alla vigilia di un'importante sessione di trattative con l'amministrazione sul fabbisogno del personale e delle dotazioni organiche». Secondo Andrea Matteini, leader della Funzione Pubblica Cgil «questo atto mette fine a polemiche e incomprensioni esagerate. Il ricreato clima unitario deve preludere ad una rapida chiusura dell'accordo sul fabbisogno triennale del personale, reso ancor più necessario dai preoccupanti segnali di restrizioni sulle assunzioni nel pubblico impiego preannuncite dal nuovo premier in pectore». s.t.


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