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Il Sindacato di Base e Indipendente

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22/03/08

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dicono di noi - le notizie
dall'11 al 20 marzo 2008

20 marzo 2008 - Apcom

ALITALIA/ CUB: NO A SPEZZATINO CHIESTO DA AIR FRANCE-KLM
Disastro sociale e industriale che deve essere evitato

Roma, 20 mar. (Apcom) - Nessuno smembramento di Alitalia. Air France-Klm deve acquisire tutta la compagnia, altrimenti ci sarà un disastro sociale e industriale. Lo afferma la Cub Traporti in una nota nella quale si definisce quella dei franco-olandesi "una scelta inaccettabile per i lavoratori". Secondo la Cub, "non è certo scaricando il personale di terra e avallando la delocalizzazione Oltralpe di gran parte delle attività di quel comparto che si tutelano le condizioni di migliaia di famiglie italiane nonché il futuro industriale di un settore strategico per il Paese. Altro che smembramento con una creazione di società al 51 o al 49%. Un'altra scelta è possibile". Per la Cub, "E' ancora possibile negoziare con Air France-Klm il mantenimento in Alitalia di tutte le attività svolte dai lavoratori italiani. Una condizione tutt'altro che irragionevole che non può essere rifiutata dai franco-olandesi".


20 marzo 2008 - Ansa

RICERCA: ASI, CONTRATTO NAZIONALE BLOCCATO DA 27 MESI

(ANSA) - ROMA, 20 MAR - Il contratto nazionale dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) ''rimane al palo ad oltre 27 mesi dalla scadenza''. Lo rileva in un comunicato il sindacato Usi-RdB Ricerca, che annuncia l'intenzione di indire lo stato di agitazione e di avviare le procedure per uno sciopero. L'Usi-RdB Ricerca rende noto inoltre di avere ''chiesto ripetutamente alla presidenza dell'Agenzia di avviare l'iter della contrattazione emettendo l'atto di indirizzo e facendolo approvare dal Governo'' e di avere ''avviato le procedure di conciliazione per l'indizione di uno sciopero dei lavoratori degli enti di ricerca e dell'Agenzia Spaziale Italiana''. L'Usi-RdB Ricerca giudica ''paradossale l'atteggiamento dei sindacati concertativi'' i quali, rileva Claudio Argentini della segreteria nazionale Usi-RdB Ricerca, ''a parole evidenziano il problema salariale, poi nei fatti non muovono un dito per accelerare l'iter burocratico del contratto. Oltretutto nel comparto degli enti di ricerca, a cui l'Agenzia Spaziale potrebbe in futuro aderire, Fir Cisl e Uil Pa-Ur hanno bloccato completamente la trattativa, rallentando il pur magro recupero economico per i lavoratori''.

ALITALIA:MALPENSA;AZIENDA CHIEDE TRASFERIMENTO OPERAI A ROMA

(ANSA) - MILANO, 20 MAR - Incontro, oggi a Linate, tra Alitalia e i sindacati sul trasferimento dei lavoratori addetti alla manutenzione da Malpensa a Fiumicino. Alla riunione prende parte il responsabile delle risorse umane di Alitalia Servizi, Gianni Marando, e i rappresentanti di Cgil-Cisl-Uil e Sdl. «Oggi - ha spiegato Dino Amoni, rappresentante Uptl-Uil - chiediamo ad Alitalia di non intervenire in modo strutturale sul trasferimento del personale di manutenzione da Malpensa a Fiumicino, ma di prendere un periodo di riflessione di sei mesi, fino alla fine del periodo estivo». Amoni ha detto che si tratta di una richiesta condivisa da tutti i sindacati e ha assicurato la disponibilità di tutti i lavoratori. I lavoratori Alitalia addetti alla manutenzione che lavorano su Malpensa sono circa 180. Frattanto la Cub trasporti informa che questa mattina a cento lavoratori assunti da 15 mesi con contratto a termine più volte prorogato, la Sea ha comunicato che alla scadenza del 24 prossimo non vi saranno altre proroghe. Inoltre, informa sempre la Cub, «con questi siamo a 300 lavoratori di Sea che dall'inizio dell'anno sono stati licenziati, mentre il 31 marzo scadrà il contratto per altri 300 ancora».


20 marzo 2008 - Dire

LAVORO BOLOGNA. STORIE DA COCOCO: 7 ANNI IN UFFICIO, POI VIA
"TAGLIATI" IN 5 DA UFFICIO INVALIDI INPS; "ORA SERVIZIO RISCHIA"

(DIRE) Bologna, 20 mar. - Dall'1 aprile dovranno darsi da fare a cercare un nuovo lavoro. Che quello "vecchio" per loro non c'era piu' l'hanno scoperto il 6 marzo, cioe' 15 giorni lavorativi prima della scadenza del loro contratto da Cococo. E' la storia di ordinaria precariata' di cinque collaboratori esterni in servizio all'ufficio Invalidi civili insediato all'Inps di Bologna: quattro ragazze e un ragazzo, tra i 26 e i 40 anni. La prima a prendere servizio nell'ufficio ci arrivo' nell'ottobre 2001, ma anche gli altri avevano iniziato da tempo: uno dal 2002 e le altre dal 2003-2004. Ora, tutti a casa. Ma i cinque Cococo non si rassegnano ad abbandonare l'impiego senza prima opporre resistenza: quell'ufficio, raccontano, hanno contribuito a strutturarlo. Cosi' questa mattina hanno organizzato insieme alle Rdb un presidio sotto la sede dell'Inps. "Basta precariato" recitava lo striscione mostrato dai quasi ex Cococo e da altri dipendenti Inps accorsi in sostegno. I dipendenti comunali del servizio Invalidi civili hanno fatto sapere, con un comunicato, di provare "profondo disagio e preoccupazione per il mancato rinnovo contrattuale" tanto piu' che i cinque collaboratori prestavano servizio all'ufficio dal momento della sua nascita ed erano stati formati nel tempo tramite corsi. "L'ufficio e' basato su di noi- racconta Salvatore, uno dei licenziati- noi ci siamo occupati di tutto da quando le competenze in materia di invalidita' civile sono passate dalla Prefettura alla Regione che ha delegato il Comune". I cinque Cococo erano entrati nell'ufficio tramite cooperativa e rinunciando a un contratto a tempo indeterminato. Ora il loro "licenziamento", sono la meta' del personale, creera', dicono, gravi disagi anche per l'utenza "gia' sfortunata" di un servizio gia' oberato da un crescente numero di utenti invalidi. I cinque Cococo saranno sostituiti da altrettante persone che hanno vinto un concorso ma "non hanno ricevuto alcuna formazione specifica". La loro richiesta all'amministrazione comunale (cui fa capo l'Ufficio invalidi) e' dunque quella di rinnovare il contratto, prevedendo poi ad una successiva stabilizzazione, a fronte delle loro competenze acquisite nel lavoro di anni. Per cercare una soluzione hanno anche chiesto di essere ascoltati dalla commissione consiliare Attivita' produttive di Palazzo D'Accursio. I dipendenti comunali del Servizio invalidi civili, invece, hanno fatto sapere che l'Ufficio e' gia' ora in condizioni di carenza di organico visto anche che il loro dirigente andra' in pensione ad aprile e non si e' ancora parlato di sostituzione. Tramite il comunicato hanno voluto far sapere ad istituzioni e cittadinanza che non garantiscono per i prossimi mesi "il corretto espletamento del servizio" se non ad alcune condizioni. Prima di tutto la proroga del contratto di lavoro ai cinque collaboratori con prospettive, poi la nomina di un dirigente responsabile e l'assunzione di altri 2-3 dipendenti comunali. Solidarieta' ai cinque lavoratori e' stata espressa, anche dal Direttore provinciale dell'Inps di Bologna, Raffaele Parisi.

SANITA'. RDB: DA REGIONE SOLUZIONE DEFINITIVA PER I PRECARI

(DIRE) Roma, 20 mar. - "E' necessario che la delibera sul precariato che la Giunta del Lazio si appresta a varare abbia effetti reali ed immediati sulla stabilizzazione e reinternalizzazione dei precari della Sanita', e non rappresenti un mero strumento di delega alle Aziende sanitarie". E' quanto dichiara Stefano Zecchetti del coordinamento Rdb-Cub Sanita'. "A fronte di oltre due anni di discussioni, Finanziarie nazionali e regionali, delibere e intese al ribasso, la Regione Lazio dovrebbe ormai avere una mappatura completa delle realta' del precariato tale da poter intervenire direttamente sui processi di stabilizzazione e reinternalizzazione- prosegue Zecchetti- Dopo il blocco delle assunzioni e le poche deroghe concesse siamo preoccupati che la tanto attesa delibera si trasformi in uno strumento programmatico diluibile nel tempo, con buona pace di chi aspetta da anni un lavoro vero, e che recepisca accordi sindacali ormai sorpassati, quando non addirittura superati da recenti circolari della Funzione Pubblica". La Rdb ritiene "ormai indispensabile un intervento della Regione teso a cancellare definitivamente il ricorso al precariato e alle esternalizzazioni, per questo ha promosso un confronto pubblico per il 4 aprile, giornata di sciopero nazionale dei precari della Pubblica amministrazione, presso l'Antico Atrio dell'ospedale San Giovanni (piazza San Giovanni in Laterano, 76) al quale sono stati invitati gli assessori regionali al Bilancio, alla Sanita' e al Lavoro, i presidenti delle Commissioni Sanita' e Lavoro e alcuni Direttori generali delle aziende del Lazio".

RICERCA.USI/RDB:CONTRATTO AGENZIA SPAZIALE FERMO DA OLTRE 27 MESI
AVVIEREMO LE PROCEDURE PER LO SCIOPERO

(DIRE) Roma, 20 mar. - Il contratto nazionale dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) "e' al palo ad oltre 27 mesi dalla scadenza". A denunciarlo e' il sindacato Usi/RdB Ricerca, in una nota. L'Agenzia governativa, che ha l'incarico di promuovere e coordinare le attivita' spaziali nazionali, gestisce centinaia di milioni di Euro da destinare alla ricerca nel settore e costituisce un comparto a se' stante. "Abbiamo chiesto ripetutamente alla presidenza dell'Agenzia di avviare l'iter della contrattazione emettendo l'atto di indirizzo e facendolo approvare dal Governo- spiegano dal sindacato- abbiamo anche inviato la piattaforma rivendicativa predisposta per gli enti di Ricerca e perfettamente applicabile anche all'Asi. Ma, finora, c'e' stato solo silenzio". Per Claudio Argentini, della segreteria nazionale, "e' paradossale l'atteggiamento dei sindacati concertativi: a parole evidenziano il problema salariale, poi nei fatti non muovono un dito per accelerare l'iter burocratico del contratto. Non possiamo attendere- continua Argentini- che il contratto Asi venga avvistato da qualche satellite lanciato dalla stessa Agenzia, per cui indiremo lo stato di agitazione e avvieremo le procedure per lo sciopero all'Agenzia spaziale". L'Usi/RdB Ricerca ha inoltre avviato le procedure di conciliazione per l'indizione di uno sciopero dei lavoratori degli enti di Ricerca e dell'Agenzia spaziale italiana.


20 marzo 2008 - Omniroma

SANITÀ / RDB-CUB: SOLUZIONE DEFINITIVA PER PRECARI

(OMNIROMA) Roma, 20 mar - «È necessario che la delibera sul precariato che la Giunta del Lazio si appresta a varare abbia effetti reali ed immediati sulla stabilizzazione e reinternalizzazione dei precari della Sanità, e non rappresenti un mero strumento di delega alle Aziende Sanitarie». Così in una nota Stefano Zecchetti del coordinamento RdB-CUB Sanità. «A fronte di oltre due anni di discussioni, Finanziarie nazionali e regionali, delibere ed intese al ribasso, la Regione Lazio dovrebbe ormai avere una mappatura completa delle realtà del precariato tale da poter intervenire direttamente sui processi di stabilizzazione e reinternalizzazione - prosegue Zecchetti - Dopo il blocco delle assunzioni e le poche deroghe concesse siamo preoccupati che la tanto attesa delibera si trasformi in uno strumento programmatico diluibile nel tempo, con buona pace di chi aspetta da anni un lavoro vero, e che recepisca accordi sindacali ormai sorpassati, quando non addirittura superati da recenti circolari della Funzione Pubblica». «La RdB - continua la nota - ritiene ormai indispensabile un intervento della Regione teso a cancellare definitivamente il ricorso al precariato ed alle esternalizzazioni, per questo ha promosso un confronto pubblico per il prossimo 4 aprile, giornata di sciopero nazionale dei precari della Pubblica Amministrazione, presso l'Antico Atrio dell'Ospedale San Giovanni (p.zza San Giovanni in Laterano n. 76) al quale sono stati invitati gli assessori Regionali al Bilancio, alla Sanità ed al Lavoro, i Presidenti delle Commissioni Sanità e Lavoro ed alcuni Direttori Generali delle Aziende del Lazio».

SANITÀ / AL MINISTERO PRECARI ISTITUTI ZOOPROFILATTICI

(OMNIROMA) Roma, 20 mar - Un centinaio di lavoratori degli Istituti zooprofilattici hanno manifestato questa mattina sotto la sede del ministero della Salute, a lungotevere Ripa, per chiedere l'attuazione del decreto inserito nella legge Finanziaria 2007 che prevede la stabilizzazione, con contratti a tempo indeterminato, di tutti i precari del settore. «Siamo stati ricevuti dal sottosegretario al ministero della Salute, Giampaolo Patta - ha detto Nadia Pettirossi del sindacato Rdb che sostiene la vertenza dei lavoratori del comparto zooprofilattico - ci è stato spiegato che il ministero dell'Economia ha rigettato il decreto perché in esso sarebbe prevista anche la stabilizzazione del personale dirigente. Noi abbiamo chiesto che intanto si procedesse alla regolarizzazione dei precari il sottosegretario Patta si è impegnato ad incontrare il suo omologo del ministero dell'Economia mercoledì prossimo». I precari degli Istituti zooprofilattici, insieme al sindacato di base, hanno organizzato per l'occasione un presidio sotto la sede del dicastero di via XX settembre. I precari del settore, nelle regioni Lazio e Toscana, sono circa 250.


20 marzo 2008 - Agg

ASI: NON C'E' TRACCIA DEL RINNOVO CONTRATTUALE

ROMA (AGG)  - Il contratto nazionale dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) rimane al palo ad oltre 27 mesi dalla scadenza. L’Agenzia governativa, che ha l’incarico di promuovere e coordinare le attività spaziali nazionali, gestisce centinaia di milioni di euro da destinare alla ricerca nel settore e costituisce un Comparto a sé stante. L'USI-RdB Ricerca ha chiesto ripetutamente alla Presidenza dell'Agenzia di avviare l'iter della contrattazione emettendo l'atto di indirizzo e facendolo approvare dal Governo. Nel tentativo di scuotere l'Amministrazione dall’inerzia, il sindacato di base ha anche inviato la piattaforma rivendicativa predisposta per gli Enti di Ricerca e perfettamente applicabile anche all'ASI. "Anche nel caso dell'Agenzia Spaziale è paradossale l'atteggiamento dei sindacati concertativi: a parole evidenziano il problema salariale, poi nei fatti non muovono un dito per accelerare l'iter burocratico del Contratto", dichiara Claudio Argentini della Segreteria Nazionale USI-RdB Ricerca. Oltretutto nel Comparto degli Enti di Ricerca, a cui l'Agenzia Spaziale potrebbe in futuro aderire, Fir Cisl e Uil PA-UR hanno bloccato completamente la trattativa, rallentando il pur magro recupero economico per i lavoratori. L'USI RdB Ricerca ha inoltre avviato le procedure di conciliazione per l'indizione di uno sciopero dei lavoratori degli Enti di Ricerca e dell'Agenzia Spaziale Italiana.


20 marzo 2008 - Il Sole 24 Ore

Dieci le sigle sindacali e ognuna fa corsa a sé
di Marco Alfieri

(Im)potenza del frazionismo. La crisi Alitalia? «Situazione degenerata da cattivo sindacalismo ». Pietro Ichino, giuslavorista candidato al Senato in Lombardia per il Pd, ieri mattina è stato tranchant, commentando il negoziato per la cessione del vettore di bandiera. Certo ci sono le colpe della politica irresponsabile, il conto economico che non si regge e un modello di network ormai superato che ha portato negli ultimi 15 anni al paradosso di un'Alitalia che più vola, più perde. Meno vola, meno incassa. Tuttavia la mappa intricatissima, corporativa, dei sindacati della Magliana rappresenta l'iperbole perfetta della debacle industriale del vettore tricolore. Per Ichino, ma non solo.
In cima alla lista delle 10 sigle sindacali presenti in azienda ci sono i confederali: Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt, che accorpano piloti, personale di terra e assistenti di volo. Poi ci sono altre 6 sigle indipendenti: l'Ugl,che rappresenta soprattutto personale di terra e di volo; lo Sdl, nato dalla fusione tra Sincobas e Sult, forte tra i "colletti bianchi" della Magliana; la potente galassia piloti arroccata nell'Anpac e nell'Up di Massimo Notaro,costola scissionista del sindacato maggiore. Infine Anpav e Avia, che presidiano il ramo assistenti di volo. Fuori dalla rappresentanza ufficiale, si agita la Cub di Antonio Amoroso, che conta 300 iscritti per lo più tra i lavoratori dei call center e dell'informatica e che, non a caso, in queste ore accusa i confederali «d'interessarsi solo della divisione manutenzione e di fregarsene degli addetti nei servizi». Il paradosso, infatti, è che in Alitalia ogni sigla va per conto suo, attenta al suo "particulare" fatto di tessere da difendere dalla concorrenza delle altre sigle. Così nel negoziato con Air France ci sono i piloti che temono lo smantellamento del cargo e premono su Maurizio Prato e Spinetta per strappare una moratoria selettiva su Malpensa, dove c'è il cargo Alitalia e dove hanno distaccato una sessantina di piloti anziani. C'è la Filt Cgil guidata da Fabrizio Solari che negozia soprattutto sul comparto manutenzioni. La Fit Cisl di Claudio Claudiani e la Uilt di Giuseppe Caronia a loro volta sullo smistamento bagagli. Mentre Sdl teme i tagli tra gli assistenti di volo e, con il proprio leader Fabrizio Tomaselli, accusa Anpac di avere prima «sponsorizzato Air France per poi mettersi di traverso solo perché gli esuberi tra i piloti sono passati da 300 a 500». Insomma una vera santabarbara. Una guerra intestina dentro un'azienda che esprime più di cinquecento delegati su 18mila dipendenti. Uno ogni 36 addetti.
Il ruolo decisivo per l'eventuale via libera al piano Spinetta, è ovviamente quello dei confederali. Anche se resta fortissimo il potere di veto dell'Anpac, il sindacato piloti presieduto da Fabio Berti. Che significa soprattutto An, il partito di Fiumicino. Riconosciuti unanimemente fra i migliori al mondo, i piloti Alitalia sono in sciopero periodico da 30 anni con momenti epici come le manifestazioni di Aquila Selvaggia del 1978, quando i comandanti marcavano visita per "gastrite fulminante". Alcuni di loro hanno poi fatto il salto nel management del gruppo, come Augusto Angioletti, già a.d. di Eurofly. Altre volte hanno traslocato a Montecitorio, come Luigi Martini. Ma la forza dei confederali è minacciata dalla crescita di Ugl e Sdl, vicino alla sinistra arcobaleno, che ha rotto il monopolio storico tra gli assistenti di volo dell'Anpav guidato da Massimo Muccioli e in parte di Avia. Due sigle che, per contare di più, dopo la separazione tra Az Fly e Service, si sono federate con Anpac dando vita ad una sorta di geometria variabile. Sì perché la politica dentro Alitalia ha invaso ogni spazio. Ogni sigla sindacale ha referenti in parlamento e viceversa. A destra come a sinistra: basti dire delle frizioni tra Ane Lega, cioè Fiumicino contro Malpensa, negli anni del governo Berlusconi. Un dualismo espresso nella diarchia BonomiZanichelli ai vertici della Compagnia. Oppure la recente, improvvisa, freddezza della sinistra arcobaleno verso l'opzione francese, esplosa di pari passo con le riserve dello Sdl. Un intreccio perverso, politico-sindacale- industriale, che sta portando Alitalia al fallimento.


20 marzo 2008 - La Stampa

VALENZA. IERI IL CONSIGLIO
Presidio per l’Uspidalì ma il Comune rinvia
di RODOLFO CASTELLARO

VALENZA - Presidio e cori sotto Palazzo Pellizzari e anche una presenza massiccia nell'aula del Consiglio comunale. Assume toni convulsi, ma si mantiene nella stretta legalità, la protesta dei lavoratori dell'Uspidalì contro l’orientamento di non confermare i dipendenti a tempo determinato. E per venerdì è annunciata un'assemblea al Centro San Rocco di piazza Statuto.
Ieri, già alle 17, davanti al palazzo comunale stazionava una delegazione dei lavoratori, che si è via via infittita in vista del Consiglio comunale in cui era in discussione il bilancio della casa di riposo. Il punto però, è stato rinviato e sarà discusso nella prossima seduta. Lo ha spiegato il presidente del Consiglio comunale, Germano Tosetti: «Ciò non toglie che ci si disinteressi di voi, anzi ci sentiamo di manifestare la nostra solidarietà». In precedenza, l'arrivo degli assessori non aveva suscitato reazioni particolari, anche se ogni tanto i lavoratori intonavano il coro «Vergogna, vergogna», che si aggiungeva alle parole dell'addetto al megafono: «Non siamo merce in vendita, la vostra Finanziaria è la nostra bancarotta». Pacato anche lo scambio di opinioni tra il sindacalista della Rdb cub e il vice sindaco: « Non ci avete fatto sapere più nulla e state per metterci di fronte al fatto compiuto - ha detto Gianni Maccarino - è difficile mantenere fiducia e calma, quando è in discussione il posto di lavoro». Già a giugno il contratto di 8 lavoratori andrà in scadenza mentre altri 15 si esauriranno successivamente. «Il Consiglio affronterà solo il bilancio comunale, non si parlerà dell'Uspidalì - ha anticipato Maria Maddalena Griva -. La Finanziaria ostacola le nostre intenzioni e non possiamo metterci contro la legge. Sediamoci a un tavolo e parliamo delle possibili soluzioni».


20 marzo 2008 - Il Bologna

Licenziamenti. Un presidio sindacale sotto l'Inps per i cococo

Bologna - Un presidio per protestare contro il licenziamento di cinque precari, assunti con un co.co.co, che ormai si trovano in strada, senza lavoro e stipendio. L'appuntamento sindacale è per questa mattina alle dieci sotto la sede Inps, in via Gramsci n.6. "Sono ragazzi assunti, nel 2001, presso l' ufficio invalidi civili del comune. Il loro licenziamento è una conseguenza della decisione dell'amministrazione comunale di stabilizzare le 5 posizioni, oggi coperte dai cococo, mandando a casa chi da anni, oltre a svolgere il proprio lavoro con competenza e professionalità, ha rappresentato una risorsa per la formazione degli stessi dipendenti comunali". Queste le parole di Roberta Buldini, sindacalista Rdb/Cub, che si schiera e lotta con i lavoratori che non potranno, visto il rapporto di lavoro, neanche usufruire di liquidazione e altre indennità come tutti i lavoratori con vero contratto. Da un giorno all'altro senza un centesimo. Si ribadiscono anche i diritti di chi ha vinto il concorso pubblico: "Non vogliamo alimentare una guerra tra poveri e tutelare tutti i lavoratori ma i cinque sono una risorsa per l'ufficio".(GBN)


20 marzo 2008 - Il Resto del Carlino

Rdb, presidio davanti alla sede Inps per il mancato rinnovo di 5 precari

Bologna - Questa mattina dalle 10 alle 12, davanti alla sede Inps di via Gramsci, si terrà un presidio indetto dalle Rdb per protestare contro il mancato rinnovo del contratto di collaborazione da parte del Comune a cinque operatori dell’Ufficio invalidi presso l’ente di previdenza. La scelta, secondo il sindacato di base, comporterà «la paralisi di un intero servizio già oberato».


20 marzo 2008 - La Città di Salerno

Tagli all’assistenza sanitaria I familiari dei pazienti si schierano con il personale
di Susy Pepe

Nocera - Smobilitato il presidio realizzato da alcuni dipendenti dell’Asl nella sede della direzione sanitaria dell’ospedale di Nocera. Gli uomini delle Rappresentanze sindacali di base hanno deciso di sospendere la protesta in attesa che i vertici aziendali accolgano le loro proposte per migliorare le condizioni di lavoro e garantire un’assistenza migliore. Vanno via i dipendenti dell’Asl, restano aperti i problemi di chi vive sulla propria pelle le carenze dell’assistenza dovute ai tagli alla sanitá. E che ha sposato la battaglia degli stessi operatori sanitari. Tra le persone che ieri pomeriggio sono intervenute all’incontro pubblico, tanti familiari di malati un tempo assistiti dai distretti sanitari. In prima fila, quelli i cui cari sono in cura all’unita di salute mentale di Angri. Raccontano la loro storia di battaglia, nella quale a volte si trovano soli. C’è una donna di Scafati che da nove anni ospita in casa il nipote, figlio della sorella morta, che ha 42 anni e ha bisogno di assistenza psicologica: «Dalla sera alla mattina hanno chiuso il centro di Scafati, ora vogliono chiudere anche quello di Angri. Noi come possiamo fare senza assistenza?Da anni non si capisce niente più. Prima questi ragazzi facevano tante attivitá. E poi quando si andava a fare la terapia a Scafati o ad Angri veniva indicata anche la terapia da effettuare a casa, oggi tutto questo non avviene più. E dobbiamo comprare tutto noi, anche i farmaci. Vorrei sapere dove vanno a finire i soldi per l’assistenza». Una donna anziana di Angri, dal volto segnato da profonde rughe, rivendica i diritti del proprio figlio: «Non è un assassino, non è uno stupratore, non è un ladro. La sua unica colpa è di essersi ammalato. Ma per questo non può pagare un prezzo così alto. Per ora ci siamo noi ad assisterlo, ma quando non ci saremo più, come fará?». C’è un altro uomo di Scafati che racconta la sua storia: «Ho vissuto queste situazioni drammatiche anni fa con la mia defunta moglie, ora le sto vivendo con mia cognata, che ha una bimba appena nata e delle profonde crisi durante le quali avrebbe bisogno di assistenza. La bimba è sana e ben curata, ma a volte lei si chiude per ore in una stanza con la bimba. Noi da fuori cerchiamo di chiamarla, bussiamo alla porta, ma non riusciamo a stabilire un contatto. In quei momenti, avremmo bisogno di qualcuno che ci aiutasse, che ci spiegasse come fare». Ed è proprio da queste storie che parte la richiesta di rafforzare i servizi.


20 marzo 2008 - La Tribuna di Treviso

USL 8-SINDACATI
Trasferimenti alla Asolo Hospital spa, accordo dopo Pasqua

CASTELFRANCO - L’accordo sul trasferimento alla Asolo Hospital Service di 76 cuochi, manutentori e sterilizzatori sarà rivisto. E’ il successo portato a casa ieri pomeriggio dalla delegazione sindacale, chiamata a discutere il delicato passaggio con la direzione aziendale dell’Usl 8. Tutto rinviato a dopo Pasqua, ma intanto tirano un sospiro di sollievo i dipendenti preoccupati dal passaggio alla società che per i prossimi 27 anni gestirà i servizi non sanitari degli ospedali di Castelfranco e Montebelluna. Il trasferimento - «della sola gestione», ha sempre sottolineato l’Usl 8 - sarebbe dovuto avvenire di fatto nei giorni scorsi. «Un passaggio garantito dal mantenimento della situazione giuridica di dipendenti dell’azienda sanitaria», hanno assicurato i nuovi vertici Usl. Ma non è bastato a convincere i 76 lavoratori interessati. Per loro si è fatta sentire la voce delle Rappresentante di Base (RdB), che hanno preso le loro difese minacciando lo sciopero generale e chiedendo un incontro urgente con la direzione aziendale davanti al prefetto. Il confronto è avvenuto. Lo sciopero è stato ritirato a condizione che si rivedesse l’accordo. E ieri direzione aziendale e rappresentati sindacali di tutte le sigle presenti in ospedale si sono trovati a discutere del passaggio attorno a un tavolo. Tanti i temi all’ordine del giorno della riunione. Il primo a essere affrontato è stato proprio quello del trasferimento dei lavoratori alla Asolo Hospital Service spa. Non si è arrivati alla definizione di un nuovo accordo, ma la trattativa è stata avviata e le parti hanno concordato di rivedersi dopo Pasqua. Tutti d’accordo sul fatto che il patto raggiunto vada rivisto e che ai lavoratori che lo vorranno sia concessa la possibilità di ritornare dipendenti diretti dell’Usl 8. Il passaggio dei 76 dipendenti era stato definito nella trattativa che ha portato all’approvazione e poi all’avvio del project financing con cui sono state completate le strutture murarie dell’ospedale di Castelfranco e si ultimeranno quelle di Montebelluna. Il problema si è posto quando si è passati dalle parole ai fatti con l’invio della lettera con cui si comunicava ai lavoratori interessati il trasferimento alla Asolo Service. Le RdB hannno chiesto all’Usl più garanzie per i dipendenti.


20 marzo 2008 - Il Monferrato

Protesta davanti al municipio per i precari dell'Uspidali
di Massimo Castellaro

Valenza - Una corposa delegazione di dipendenti delle case di riposo di Valenza, affiancati dai rappresentanti sindacali, ha manifestato nel tardo pomeriggio di mercoledì 19 marzo prima all’ingresso del Comune e in un secondo momento in sala consiliare mentre era in corso una seduta del Consiglio. Una protesta pacifica, con cori e slogan in strada e assoluto silenzio in aula, con bandiere e striscioni a sostegno delle proprie rivendicazioni. La discussione relativa al bilancio preventivo de L’Uspidalì è stata rinviata alla prossima seduta, che avrà luogo mercoledì 26 marzo alle 21. Questa sera invece, venerdì 21 marzo, dalle ore 20.30 presso il centro polifunzionale San Rocco, in piazza Statuto, si terrà un’assemblea pubblica promossa da RdB: «Il mondo del precariato ha bisogno di certezze – afferma Giovanni Maccarino delle RdB – che si mettano una mano sulla coscienza». Intanto le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil si esprimono attraverso un comunicato sull’ipotesi di esternalizzazione del servizio: «Nei due incontri sindacali, finora entrambi informativi – spiegano i rappresentanti sindacali - il Sindaco ha illustrato le ragioni per cui l'Amministrazione Comunale ha espresso questa intenzione dettata, a suo dire, dai pesanti vincoli imposti dalla Legge Finanziaria e che determinano l’impossibilità da parte dell’Ente di proseguire o rinnovare i contratti delle lavoratrici precarie in scadenza, che sono piuttosto numerosi». A seguito di questi primi incontri le rappresentanze sindacali sono allerta: «La rappresentanza sindacale che ha espresso il proprio dissenso per qualsiasi ipotesi di esternalizzazione e ha rappresentato con forza le pesanti preoccupazioni che tale notizia ha ingenerato nelle lavoratrici della casa di riposo – proseguono da Cgil, Cisl e Uil - allo stesso modo il Sindacato ha subito posto una serie di problematiche e chiaramente dichiarato all'Amministrazione Comunale che non possono essere messi in discussione i diritti e le tutele contrattuali delle lavoratrici e che è necessario garantire la continuità lavorativa delle tante lavoratrici precarie: non è ammissibile da parte nostra vedere messo in discussione, dall’oggi al domani, il loro futuro lavorativo e le loro condizioni di salario». Quindi la richiesta al primo cittadino di verificare «con cura e in modo puntuale tutti gli aspetti del bilancio» sul quale sono stati richiesti da parte sindacale specifici approfondimenti e che comunque «il tavolo di trattativa non si sarebbe aperto se non in presenza di proposte concrete, precise e valutabili da parte del personale». Martedì scorso, 18 marzo, era in programma un secondo incontro che è stato rinviato a lunedì 31 marzo, rinvio ritenuto inaccettabile dai sindacati, che reputano provocatorio l'atteggiamento dell'Amministrazione comunale e, a fronte delle preoccupazioni delle lavoratrici della casa di riposo, hanno proclamato, di concerto con le Rsu del Comune di Valenza, lo stato di agitazione. Il sindaco di Valenza Gianni Raselli motiva invece il rinvio con la richiesta da parte delle rappresentanze sindacali di alcuni dati che necessitano di tempo per una disamina più precisa.


20 marzo 2008 - Il Gazzettino

USL 8
Esternalizzazioni, accordo in vista tra azienda e sindacati

Castelfranco - (L.Bon) Esternalizzazioni, nel futuro c'è un accordo. Secondo Federico Martelletto, sindacalista del Cub, che ha sollevato il problema relativo alle esternalizzazioni di 76 dipendenti, passati dall'azienda sanitaria alla ditta privata partner dell'Usl 8 secondo il Project financing, ci sarebbero le basi per un accordo che dovrebbe portare al reintegro nell'azienda dei dipendenti in questione. "In occasione dell'incontro di ieri -dice Martelletto- volto a trattare c'è stata un'apertura dell'amministrazione ad un accordo. E' parsa cioè disponibile a reintegrare i dipendenti. Desidera però che venga organizzato un appuntamento specifico volto a risolvere la questione". Intanto, però, si pone un altro problema. "I dipendenti sono preoccupati -dice Martelletto- per un possibile cambiamento nella turnistica, connesso appunto al passaggio all'Asolo Hospital. La nostra indicazione è che non si muova una foglia finché tutto non sarà definito". Al di là dell'ottimismo del sindacato, qualcosa fa pensare che in tempi brevi un cambiamento sia difficile. Del resto, in occasione dell'incontro di fronte al Prefetto di una decina di giorni fa, l'Usl si era dichiarata disponibile a "esaminare la situazione complessiva del servizio previsto dall'articolo 35 del Project financing verso fine anno/inizio 2009 dopo adeguato periodo sperimentale per accertare i casi di possibile utilizzo del personale oggi assegnato ad Asolo Hospital Service per un suo impiego professionale compatibile nel servizi dell'Usl 8: tutto questo sarà oggetto di trattativa nel prossimo incontro sindacale". Cosa che chiarisce un aspetto: almeno per il 2008, non si dovrebbe tornare indietro.

Il sindacato della funzione pubblica: «Siamo i primi in Italia a promuovere un’azione legale su questo tema»
Catasto al Consvipo, scatta la diffida
La Fp Cgil l’ha inviata all’Agenzia del Territorio, al Consorzio e ai 36 Comuni che hanno deliberato
di Camilla De Mori

Rovigo - Sul caso-catasto scatta la diffida, per impedire che le funzioni svolte dall'Agenzia del territorio, in molti comuni, passino al Consvipo. E, soprattutto, che i 70 lavoratori dell'Agenzia, oggi dipendenti pubblici, possano essere trasferiti in un ente che, un domani, dice il sindacato, potrebbe anche trasformarsi in una Spa privata. Dopo lo stato d'agitazione, la protesta di piazza e l'incontro con il Prefetto, condotti con Cisl, Uil e Rdb, la Fp Cgil di Rovigo, da sola, ha deciso di combattere la sua battaglia anche sul piano legale. «Oggi (ierindr) ho inviato la diffida all'Agenzia del territorio e, in copia, anche al Consvipo e ai sindaci dei 36 Comuni che hanno aderito alla convenzione proposta dal Consorzio», spiega Eriberto Tartari della Fp Cgil Rovigo. Che sottolinea: «Su questo tema, siamo i primi in Italia ad intraprendere un'iniziativa di questo tipo contro un'operazione che, per noi, non rispetta la legge e non è economica. Un atto di coraggio per tutelare la professionalità dei dipendenti dell'Agenzia di Rovigo». Con il documento siglato da Tartari, il sindacato «diffida l'Agenzia del territorio di stipulare convenzioni per il trasferimento delle funzioni catastali che non prevedano la gestione diretta» di queste funzioni «da parte dei Comuni, singoli o associati». Il tema del contendere è tutto in queste due parole, «gestione diretta». Con la legge sul decentramento, infatti, le funzioni catastali sono passate ai Comuni, che secondo il decreto del 14 giugno 2007, possono amministrarle o con gestione diretta autonoma, o con gestione diretta attraverso unione di Comuni o altre forme associative. E il Consvipo, secondo la Fp Cgil, sarebbe «privo dei requisiti per gestire direttamente queste funzioni», tanto che, ricorda Tartari, lo stesso Prefetto di Rovigo, il 20 novembre, ha spedito un quesito in materia al ministero dell'Interno per chiedere lumi. Secondo il sindacato, «la bozza di convenzione sottoposta dal Consvipo alle amministrazioni, secondo la quale un "Polo" costituito tra Comuni avrebbe forza di attribuire le funzioni catastali dei Comuni al Consorzio, non solo non realizza la gestione diretta di queste funzioni, ma soprattutto non precisa che forma di associazione sarebbe il "Polo"». E poi c'è il timore dei lavoratori di passare dal pubblico impiego a quello privato. «Il Consvipo (composto da una serie di Comuni, dalla Provincia e dalla Cciaandr) è Azienda speciale e può essere trasformata, per atto unilaterale degli enti locali, in società di capitali. Gli enti in quel caso possono restare azionisti per non più di 2 anni dalla trasformazione».Nella bozza del Consvipo, inoltre, «vi sarebbe addirittura un trasferimento del personale dall'Agenzia al Consorzio. Visto che in tale bozza non è parte l'Agenzia, ci si chiede chi avrebbe il potere di trasferire il personale», si legge nella diffida. Insomma, questa convenzione, che pure ha già convinto 36 Comuni, per la Fp Cgil sarebbe «illegittima». E quindi, da bloccare.


20 marzo 2008 - Varese news

Il sindacato autonomo denuncia: "Siamo a 300 lavoratori licenziati. Il 31 marzo ad altri 300 scadrà il contratto"
Cub: "Sea, altri 100 lavoratori licenziati"

Malpensa - Il sindacato autonomo Cub Trasporti denuncia il licenziamento da parte della società di gestione aeroportuale milanese (Sea) di altri 100 lavoratori a Malpensa. Si legge in un comunicato diffuso dallo stesso sindacato: «A 100 lavoratori assunti da 15 mesi con un contratto a termine, più volte prorogato, Sea ha comunicato che il loro contratto in scadenza il 24 prossimo, non verrà prorogato – spiegano dal Cub -. A questi lavoratori, i funzionari di Sea, comunicano inoltre che entro una ventina di giorni saranno richiamati al lavoro con un altro contratto. È una situazione ridicola, con questi 100 siamo a 300 lavoratori di Sea che dall’inizio dell’anno sono stati licenziati. Inoltre il 31 marzo, quando il piano di sopravvivenza di Alitalia entrerà in vigore, ad altri 300 lavoratori in contratto di somministrazione, scadrà il contratto». Le denunce del Cub non finiscono qui: «Sea ha comunicato alle organizzazioni sindacali che l’incontro fissato per il 21 marzo per i lavoratori precari è stato spostato al 28, che ha aperto la procedura per il licenziamento e che l’assemblea retribuita dei lavoratori Sea, chiesta dalle organizzazioni sindacali Slai-Cobas, Sdl e Cub Trasporti per domani, deve essere spostata per "l’impossibilità di consentire al personale di assentarsi dal lavoro" – si legge nella nota del Cub -. Inoltre Sea comunica che non intende modificare la richiesta di cassa integrazione a ore per il personale dell’area 1. Appare evidente che Sea, dopo aver ottenuto dalle organizzazioni sindacali confederali il via libera agli ammortizzatori sociali, ora procede anche in modo illegale, al loro utilizzo. I problemi dei lavoratori precari, anziché essere affrontati, con la regolarizzazione di questi lavoratori, vengono regolarmente rimandati o disattesi. Sea pur chiedendo gli ammortizzatori sociali per la diminuzione dei voli, poi prefigura già la necessità di altre assunzioni con contratti precari, nega le assemblee retribuite per esigenze di personale ed in alcuni settori (area 1), sapendo di avere carenza di personale vuole imporre la cassa integrazione a ore».


20 marzo 2008 - Il Giornale della Calabria

Quella richiesta pretestuosa
In un comunicato l’Asp replica ai sindacati che hanno chiesto la revoca del commissario Di Tommaso

Catanzaro - "La richiesta di revoca della nomina del Commissario straordinario, fatta a mezzo stampa dai rappresentanti dei sindacati della dirigenza medica e veterinaria (Anaao, Anpo, Fp-Cgil, Umsped, Cisl Medici, Rdb Medici, Cimo-Asmd, Fesmed, Civemp, Snabi, Sinafo, e Aupi), è pretestuosa perchè nasce dal temporaneo diniego da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale di accogliere le rivendicazioni dei dirigenti, ancor prima di aver effettuato le dovute e legittime verifiche". È la risposta dell’Asp di Catanzaro alla nota stampa diramata dalle organizzazioni sindacali presenti all’incontro di Catanzaro. "Il Commissario Straordinario, Angela Di Tommaso, assente per motivi urgenti e improcrastinabili, - si legge in una nota dell’Asp - non aveva mai fissato alcuna riunione strategica. La riunione era, invece, di esclusivo carattere tecnico e doveva servire ad analizzare le posizioni sindacali, confrontandole con quelle dell’Asp, rappresentata a pieno titolo dal direttore del Dipartimento Amministrativo, Ferdinando Cosco". All’ordine del giorno vi era, infatti, la discussione sulla equiparazione dei fondi di posizione variabile dei dirigenti delle due ex Aziende sanitarie n. 6 e n. 7. Da subito si è discusso sulla diversa finalità della convocazione: tecnica e interlocutoria per la parte pubblica, (con l’impegno preso in precedenza dal commissario straordinario di verificare la fattibilità delle proposte istruite dai rispettivi Uffici di Catanzaro e Lamezia Terme); di carattere definitivo per i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali che, al contrario, ritenevano concluso l’iter amministrativo. "Bisogna chiarire una volta per tutte - aggiunge l’Asp - che i fondi di posizione variabile sono costituiti sulla base del monte salari del 1993, monte salari integrato da incrementi contrattualmente definiti oltre che dalle applicazioni in sede aziendale degli specifici articoli contrattuali relativi alla variazione della dotazione organica e alle modifiche dell’assetto organizzativo. Tale integrazione, da quanto risulta dagli atti amministrativi, non è stata ad oggi validata dagli uffici competenti della ex Azienda sanitaria n. 6". "Le rivendicazioni, pur comprensibili nella sostanza, devono, però, trovare riscontro di legittimità amministrativa; riscontro che la dottoressa Angela Di Tommaso si è impegnata ad effettuare nei prossimi giorni, pur non condividendo l’abbandono del tavolo delle trattative da parte dei rappresentanti sindacali, ad eccezione del Sindacato Medici Italiani-Federazione Medica, l’unico che non ha condiviso i metodi della protesta".


19 marzo 2008 - Ansa

SANITÀ: LAZIO; RDB-CUB, STABILIZZARE I SETTEMILA PRECARI

(ANSA) - ROMA, 19 MAR - «Negli ultimi due anni la Giunta Regionale del Lazio ha illuso i precari con impegni generici, ha continuato ad esternalizzare i servizi e bloccare le assunzioni, facendo pagare il deficit ai lavoratori della Sanità e ai cittadini senza impedire gli sprechi degli appalti». Lo afferma il rappresentante del Coordinamento regionale del Lazio, Stefano Zecchetti. Le RdB hanno incontrato il presidente della Commissione Lavoro del Consiglio regionale, Peppe Mariani, al quale hanno rappresentato «il preoccupante quadro del precariato nella Sanità, che coinvolge circa 7000 lavoratori, suffragandolo con una mappatura del fenomeno». «Fino ad oggi solo 200 lavoratori precari della Asl Roma H - afferma Zecchetti -, dopo una lunga vertenza insieme alle Rdb-Cub, hanno finalmente ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ma migliaia di precari e lavoratori dipendenti delle ditte e cooperative in appalto sono ancora in attesa della stabilizzazione e della reinternalizzazione. Su questo intendiamo costringere la Regione al confronto». Il sindacato, intanto, ha indetto per il 4 aprile uno sciopero nazionale dei precari della pubblica amministrazione. «A Roma - affermano dalle Rdb -. nell'antico atrio dell'ospedale San Giovanni, si terrà un'assemblea pubblica a cui sono invitati gli Assessori alla Sanità, al Bilancio ed al Lavoro, ed i Presidenti delle Commissioni Regionali Sanità e Lavoro».


19 marzo 2008 - Il Mattino

«Conti della sanità risanati senza tagli»
di EMANUELA ANFUSO

Bellizzi - Appena giunta a Bellizzi Livia Turco, ministro della sanità, incrocia i lavoratori della Rdb dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore in lotta da mesi. Il ministro li riceve nel comune di Bellizzi ove è appena arrivata per una manifestazione elettorale del Pd, ospite del candidato Mimmo Volpe. «Noi siamo un partito vero - dice il ministro della sanità - Abbiamo solide radici, arriviamo da storie politiche e da case diverse noi vogliamo realizzare una sola casa. E non è un cartello elettorale inventato, come ha fatto Berlusconi, perchè noi arriviamo da una storia che vuole propiettarsi nel futuro». Applausi per Livia Turco, il ministro del governo Prodi che ha spinto i dirigenti del Pd romano ad inserire nella lista Camera 2 il vice sindaco di Bellizzi e consigliere provinciale Mimmo Volpe. «le sono grato per questo geto politico - dice Volpe - è un riconoscimento al lavoro ultradecennale fatto dal centro sinistra per Bellizzi e la piana del Sele». Negli stessi minuti che parla a Bellizzi il ministro Livia Turco (esalta il lavoro compiuto da Prodi sul versante dell’evasione fiscale, finalizzata al recupero di somme da destinare anche alle politiche sociali) a Salerno parla De Mita. Quasi a voler spedire un messaggio, Tino Iannuzzi , segretario regionale del Pd, dice alla platea di Bellizzi: «Da Avellino a Salerno, dal Sannio a Napoli il Pd riscuote sempre maggiore interesse e consensi». In platea i vertici del Pd salernitani candidati alla Camera e al Senato: oltre Iannuzzi, Alfonso Andria, Tonino Cuomo, il presidente della Provincia Angelo Villani, il coordinatore provinciale del Pd Michele Figliulo, il consigliere regionale Ugo Carpinelli, il sindaco di Giffoni Valle Piana Paolo Russomando, il sindaco di Bellizzi Bruno Dell’Angelo. Tra il pubblico anche l’ex segretario provinciale ds Alfredo D’Attore. Il ministro parla dell’azione di risanamento avviata dal governo-Prodi per far fronte al deficit della Sanità in Campania come un esempio di buona pratica politica da mettere al centro della campagna elettorale del Pd. È il concetto politico che già in mattinata aveva espresso a Napoli incontrando le donne del Pd. Al suo fianco all’Excelsior la senatrice Annamaria Carloni, l’assessore Angelo Montemarano, l’ex assessore Teresa Armato e il segretario regionale Pd Tino Iannuzzi. «Non ho la ricetta, ma in questi anni sono stata molte volte a Napoli e in Campania, sia dai banchi dell’opposizione che da ministro - dichiara il ministro della salute - E posso dire che proprio dalla Sanità possiamo far capire la difficile opera che abbiamo saputo svolgere. Con molto coraggio abbiamo avviato il risanamento, con investimenti, senza tagli e senza abbassare i livelli assistenziali». Poi aggiunge: «Abbiamo raccolto un’eredità pesante».


19 marzo 2008 - La Nuova Ferrara

Comacchio. La chiusura del distaccamento alimenta le rimostranze del sindacato
Vigili del fuoco, servono le assunzioni
L’allarme di Bregola: «La caserma è a rischio manca il personale»
di Maria Rosa Bellini

COMACCHIO - «Quella che si sta vivendo a Comacchio è lo specchio di una situazione ormai drammatica che si sta vivendo in tante parti d’Italia». Sono queste le parole di Daniele Bregola, vigile del fuoco di Ferrara, caposquadra, spesso in servizio al distaccamento di Comacchio e rappresentante sindacale Rdb, per spiegare quanto è successo a Comacchio: la caserma ha dovuto chiudere i battenti per mancanza di personale nel turno che copre la notte, dalle 20 alle 8. «Quella della mancanza del personale - ha continuato Bregola - è una situazione che si trascina da tre-quattro anni, ne sono a conoscenza tutti e sta diventando cronica. Purtroppo fino a che le assunzioni non saranno sbloccate, non c’è possibilità di un miglioramento. E distaccamenti come quello di Comacchio, nato come misto, ovvero con personale proveniente da Ferrara, un autista e un caposquadra, sarà sempre a rischio di chiusura qualora si presentino carenze di personale. Non è bello chiudere un distaccamento di vigili del fuoco ma, così facendo, si applica la legge, consentendo ad altri distaccamenti di lavorare in sicurezza e con il numero sufficiente di personale per poter formare una squadra di intervento e soccorso». Una situazione quindi sotto gli occhi di tutti quella del blocco delle assunzioni all’interno dei vigili del fuoco, se si tiene conto del fatto che i pompieri che vanno in pensione non vengono reintegrati, il conto è presto fatto.
«Ci sono vigili del fuoco che prestano servizio come discontinui - sottolinea Bregola - anche da una decina d’anni, persone preparate, professionalmente efficienti e molto affidabili su ogni campo d’intervento e di lavoro, ma per loro ancora non si profila alcuna possibilità di assunzione fissa e come questi ce ne sono altri, in tutta Italia».
«Oltre ai discontinui - conclude Bregola - non vanno dimenticati i volontari. Anche i vigili del fuoco volontari formano numeri di tutto rispetto in quanto ad attività, basti pensare che ogni 20 giorni vengono chiamati 4 volontari per turno e per tutto l’arco dell’anno». Una cosa sembra però essere quasi sicura, l’estate ormai alle porte non vedrà più la chiusura del distaccamento di Comacchio, troppo importante in quel periodo dell’anno per essere messo in discussione.


19 marzo 2008 - La Tribuna di Treviso

USL-SINDACATO
Si apre la trattativa sui dipendenti trasferiti

CASTELFRANCO - Oggi pomeriggio rappresentanti sindacali dei lavoratori e direzione aziendale dell’Usl 8 si confronteranno sul trattamento dei 76 dipendenti ospedalieri, passati sotto la gestione di Asolo Hospital Service spa. Dopo la minaccia di sciopero, lanciata dalle Rdb (Rappresentanze di Base) con la richiesta di mediazione del prefetto e dopo l’incontro in prefettura in cui si è raggiunta una sommaria intesa, è il momento di mettere per iscritto un nuovo accordo che tuteli cuochi, manutentori e sterilizzatori. E’ l’avvio della trattativa sindacale che dovrebbe stabilire le modalità di eventuale rientro sotto la gestione dell’Usl per i lavoratori «trasferiti». Si preannuncia un dibattito acceso dentro e anche fuori dall’aula della riunione. «Abbiamo chiesto di poter partecipare come segreteria regionale delle RdB - fa sapere Federico Martelletto - anche come semplici auditori, senza diritto di parola. Ci è stato detto di no. Dentro ci sarà uno di noi che fa parte della delegazione trattante. Tuttavia siamo stati noi a sollevare il problema e a impegnarci direttamente con i lavoratori ed è per questo che abbiamo insistito per essere presenti. Non ci è stato permesso. Ci riproveremo oggi a farci ammettere. Non vogliamo far saltare l’incrontro, ma far sentire la nostra voce e quella di chi ci ha affidato il proprio futuro lavorativo». Le RdB hanno organizzato un sit-in fuori dalla sala, pronte a «entrare se la riunione prenderà strane pieghe». Anche le altre sigle sindacali garantiscono battaglia a difesa dei diritti presenti e futuri dei dipendenti passati alla Asolo Hospital Service spa. La direzione aziendale si è dimostrata disponibile ad aprire il dialogo.


19 marzo 2008 - Il Gazzettino

CASTELFRANCO. Esternalizzazioni, oggi si tratta

Oggi alle 15 all'ospedale di Castelfranco è in programma la trattativa con i vertici Usl a proposito della questione esternalizzazioni. "Nell'incontro degli eletti Rsu di venerdì scorso -spiega Federico Martelletto, del Cub- in realtà non si è usciti con una proposta unitaria: noi chiediamo che dopo le ferie estive si dia la possibilità a chi lo vuole di poter "rientrare". Domani (oggi, ndr) ci sarà il nostro delegato alla trattativa, mentre con un gruppetto di sindacalisti faremo un presidio simbolico davanti alla sala. Se non avremo risposte siamo disposti ad andare fino in fondo".


19 marzo 2008 - Il Piccolo

ROMA. Tafferugli tra le forze dell'ordine, carabinieri e polizia, ed i lavoratori...

ROMA - Tafferugli tra le forze dell'ordine, carabinieri e polizia, ed i lavoratori dell'Atitech di Napoli che hanno protestato davanti al centro direzionale di Alitalia. Nel primo pomeriggio era previsto l'avvio del confronto tra i vertici di Alitalia e Air France ed i sindacati sul piano di acquisizione del gruppo franco-olandese. E in attesa dell'arrivo del numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta circa 500 lavoratori degli stabilimenti di manutenzione dell'Atitech sono arrivati da Napoli preoccupati. Dopo un lancio di oggetti le forze dell'ordine sono intervenute allontanandoli di qualche metro dagli ingressi della sede di Alitalia.
E sono scoppiati scontri e tafferugli tra la Polizia e i dipendenti della Atitech davanti al centro direzionale dell'Alitalia, in via della Magliana. Circa 500 persone, aderenti alle sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl e Cub, sono arrivate dalla Campania con sette pullman e hanno iniziato a protestare davanti alla sede dell'ex compagnia di bandiera. La tensione è salita quando i dimostranti hanno iniziato a tirare uova cercando di sfondare il cordone di sicurezza. La polizia a sua volta ha caricato e un uomo è stato ferito alla testa.
A rassenerenare il clima c'è stato succerssivamente l'intervento del presidente di Alitalia Maurizio Prato, il quale ha spiegato che per i lavoratori di Atitech, le attività di manutenzione pesante di Az Servizi, «non sono previsti licenziamenti ma soluzioni non traumatiche».
Duro il commento dei sindacati. Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, «il governo ci sta consegnando nudi alla trattativa con Air France». Secondo Bonanni, «chi ha commesso questo errore grave ne pagherà le conseguenze, io ne sono convinto: ma purtroppo le conseguenze principali le pagherà il Paese». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, rincara la dose: «La responsabilità è del governo. Ha fatto finta che Alitalia fosse dell'amministratore delegato, del consiglio di amministrazione e non del governo». Duro anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani: «Quello che sta accadendo non si è mai visto in nessuna trattativa per cessione d'azienda. Si finisce col mettere il sindacato, che è all'oscuro di tutto, con le spalle al muro e il paese nella stessa condizione. Il sindacato non si sottrarrà alla responsabilità di una scelta».


19 marzo 2008 - Corriere del Mezzogiorno

Livia Turco a Bellizzi
La ministra con i big del Pd apre la campagna di Mimmo Volpe

BELLIZZI — Rischiava di essere accolta da una protesta del sindacato Rdb, che da una settimana ha occupato l'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, il ministro alla Sanità, Livia Turco, ospite d'onore ieri sera all'apertura della campagna elettorale del consigliere provinciale Mimmo Volpe, candidato alla Camera con il Pd. Invece, la «piemontese timida», come lei stessa si è definita, tornata a Bellizzi dopo 23 anni, ha dato ciò che Mimmo Volpe ha definito «una risposta di democrazia in piena armonia con i principi del Pd». Sventata la protesta sindacale (i sindacalisti sono riusciti comunque a strapparle un incontro urgente), e ricevute le scuse in diretta dal presidente della Provincia di Salerno, Angelo Villani, la ministra è stata accolta da un parterre di prim'ordine. Nell'aula consiliare del Comune di Bellizzi sedevano il segretario regionale Tino Iannuzzi, il coordinatore provinciale Michele Figliulo, l'europarlamentare Alfonso Andria, il sindaco di Bellizzi Bruno Dell'Angelo, e poi ancora Ugo Carpinelli, Paolo Russomando, Tonino Cuomo, Fulvio Bonavitacola e Angela Pace. «Questo è un luogo insolito, ma - dice riferendosi all'aula consiliare - dà proprio l'impressione della politica del Pd: una politica di incontro, di ascolto e di discussione».(A.C.)


19 marzo 2008 - Sabaudia news

Sanità Regionale "affrontare stabilizzazione precari della sanità"

Roma - "Nei giorni scorsi ho incontrato le rappresentanze sindacali Rdb-Cub per fare il punto sulla delicata situazione riguardante il personale del Servizio sanitario pubblico. E’ emerso un quadro preoccupante che non può essere trascurato. Basti pensare all’azienda ospedaliera San Giovanni dove oltre 350 lavoratori delle ditte Diemme, Bonadea, TeamService, Siar si trovano con appalti in scadenza. Nella Asl Rmb invece in condizioni di lavoro atipico troviamo 100 ausiliari e 70 infermieri della Nuova Sair, 100 Operatori Cup della Begonia e 17 della Nta". Così Peppe Mariani, Presidente della Commissione regionale Lavoro, Pari opportunità, politiche giovanili e sociali, si rivolge in una lettera al Presidente Marrazzo, all’Assessore alla Sanità Battaglia, all’Assessore al lavoro Tibaldi e al presidente della commissione Sanità Canali. "Nella Asl Rmc - prosegue Mariani - sono oltre 200 i lavoratori con contratti precari. Nell’azienda ospedaliera San Filippo Neri ne incontriamo oltre 260. All’Ares 118 in situazione di difficoltà si trovano 100 autisti di ambulanza e 9 postazioni di emergenza. Al Policlinico Tor Vergata invece ci sono circa 280 lavoratori della Ditta Arcobaleno, assunti come pulitori e in servizio come Operatori Socio sanitari. In considerazione di questo appalto (quasi 18milioni di euro) la RdB ha presentato formale denuncia all’Ispettorato del Lavoro, presupponendo una mera operazione di intermediazione di manodopera, vietata per legge. All’Istituto Zooprofilattico, infine, oltre 10 operatori del Gruppo Coin svolgono le stesse mansioni del personale interno". "Si tratta di un contesto preoccupante - conclude Mariani - che necessita di una risposta efficace seguita da un eventuale incontro con le parti interessate, nel quale si possa fare il punto della situazione e giungere ad una concreta soluzione del problema. Il tutto deve avvenire attraverso un costante lavoro con la Giunta regionale nell’ottica del febbrile lavoro finalizzato alla stabilizzazione dei lavoratori precari, attraverso procedure trasparenti e irreprensibili. Tutto ciò, con il chiaro e condiviso intento di esprimere un segnale importante di discontinuità con il passato".


18 marzo 2008 - Omniroma

SANITÀ/RDB CUB: «4 APRILE SCIOPERO DEI PRECARI»

(OMNIROMA) Roma, 18 mar - «Negli ultimi due anni la giunta regionale ha illuso i precari con impegni generici, ha continuato ad esternalizzare i servizi e bloccare le assunzioni, facendo pagare il deficit ai lavoratori della sanità e ai cittadini senza impedire gli sprechi degli appalti». Lo dichiara, in una nota, Stefano Zecchetti del coordinamento regionale RdB-Cub. «Contro il ricorso allo sfruttamento di tempi determinati ed esternalizzati - prosegue la nota - le RdB-CUB rilanciano la lotta con uno sciopero nazionale dei precari della Pubblica Amministrazione, indetto il 4 aprile prossimo. A Roma, nell'antico atrio dell'ospedale San Giovanni, si terrà un'assemblea pubblica a cui sono invitati gli assessori alla Sanità, al Bilancio ed al Lavoro, ed i presidenti delle commissioni regionali Sanità e Lavoro. Le RdB hanno intanto incontrato il presidente della commissione Lavoro Peppe Mariani, al quale hanno rappresentato il preoccupante quadro del precariato nella Sanità, che coinvolge circa 7000 lavoratori, suffragandolo con una mappatura del fenomeno. A seguito dell'incontro il presidente Mariani ha formalmente investito del problema il presidente della giunta Marrazzo, sollecitando una risposta che porti in tempi brevi a soluzioni concrete». «Fino ad oggi - conclude Zecchetti - solo 200 lavoratori precari della Asl RmH, dopo una lunga vertenza insieme alle RdB-CUB, hanno finalmente ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ma migliaia di precari e lavoratori dipendenti delle ditte e cooperative in appalto sono ancora in attesa della stabilizzazione e della reinternalizzazione. Su questo intendiamo costringere la Regione al confronto».

SANITÀ/ MARIANI A MARRAZZO: «STABILIZZARE PRECARI»

(OMNIROMA) Roma, 18 mar - «Nei giorni scorsi ho incontrato le rappresentanze sindacali Rdb-Cub per fare il punto sulla delicata situazione riguardante il personale del Servizio sanitario pubblico. È emerso un quadro preoccupante che non può essere trascurato. Basti pensare all'azienda ospedaliera San Giovanni dove oltre 350 lavoratori delle ditte Diemme, Bonadea, TeamService, Siar si trovano con appalti in scadenza. Nella Asl Rmb invece in condizioni di lavoro atipico troviamo 100 ausiliari e 70 infermieri della Nuova Sair, 100 Operatori Cup della Begonia e 17 della Nta». Così Peppe Mariani, presidente della commissione regionale Lavoro, Pari opportunità, politiche giovanili e sociali, si rivolge in una lettera al presidente Marrazzo, all'assessore alla Sanità Battaglia, all'assessore al lavoro Tibaldi e al presidente della commissione Sanità Canali. «Nella Asl Rmc - prosegue Mariani - sono oltre 200 i lavoratori con contratti precari. Nell'azienda ospedaliera San Filippo Neri ne incontriamo oltre 260. All'Ares 118 in situazione di difficoltà si trovano 100 autisti di ambulanza e 9 postazioni di emergenza. Al Policlinico Tor Vergata invece ci sono circa 280 lavoratori della ditta Arcobaleno, assunti come pulitori e in servizio come operatori Socio sanitari. In considerazione di questo appalto (quasi 18milioni di euro) la RdB ha presentato formale denuncia all'Ispettorato del Lavoro, presupponendo una mera operazione di intermediazione di manodopera, vietata per legge. All'Istituto Zooprofilattico, infine, oltre 10 operatori del Gruppo Coin svolgono le stesse mansioni del personale interno». «Si tratta di un contesto preoccupante - conclude Mariani - che necessita di una risposta efficace seguita da un eventuale incontro con le parti interessate, nel quale si possa fare il punto della situazione e giungere ad una concreta soluzione del problema. Il tutto deve avvenire attraverso un costante lavoro con la Giunta regionale nell'ottica del febbrile lavoro finalizzato alla stabilizzazione dei lavoratori precari, attraverso procedure trasparenti e irreprensibili. Tutto ciò, con il chiaro e condiviso intento di esprimere un segnale importante di discontinuità con il passato».


18 marzo 2008 - Dire

COMUNE BOLOGNA. PRESIDIO RDB ALL'INPS PER SALVARE 5 COCOCO
ERANO IN FORZA ALL'UFFICIO INVALIDI CIVILI, "MA LI LICENZIANO"

(DIRE) Bologna, 18 mar. - La Finanziaria 2008 comincia a fare le prime "vittime" fra i precari del Comune di Bologna. Per cinque Cococo in servizio all'Ufficio Invalidi civili dal 2001, denunciano le Rappresentanze sindacali di base, e' previsto il licenziamento. Il Comune ha infatti deciso di "stabilizzare cinque posizioni oggi coperte dai Cococo- puntano il dito le Rdb- mandando a casa chi da anni, oltre a svolgere il proprio lavoro con competenza e professionalita', ha rappresentato una risorsa per la formazione degli stessi dipendenti comunali". Per loro, le Rdb hanno organizzato un presidio di protesta sotto le finestre dell'Inps, in via Gramsci, dalle 10 alle 12 di dopodomani, giovedi' 20 marzo. Il licenziamento dei cinque precari dell'Ufficio Invalidi civili, denuncia Roberta Buldini di Rdb, "creerebbe una situazione di forte criticita' in un servizio ad oggi gia' carente di organico. La sostituzione con operatori neo assunti senza alcuna formazione metterebbe in ginocchio l'ufficio". Per questo Buldini "un concorso pubblico che dia la possibilita' ai cinque lavoratori di essere assunti".

SANITA'. MARIANI A MARRAZZO: STABILIZZARE SUBITO PRECARI

(DIRE) Roma, 18 mar. - Il presidente della commissione consiliare Lavoro, Peppe Mariani, ha inviato una lettera al presidente della Regione Piero Marrazzo e agli assessori Battaglia e Tibaldi, per chiedere che sia affrontata subito "la stabilizzazione dei precari della sanita'". "Nei giorni scorsi ho incontrato le rappresentanze sindacali Rdb per fare il punto- spiega Mariani- ed e' emerso un quadro preoccupante che non puo' essere trascurato. Basti pensare al San Giovanni dove oltre 350 lavoratori delle ditte Diemme, Bonadea, TeamService, Siar si trovano con appalti in scadenza. Nella Asl Rmb invece in condizioni di lavoro atipico troviamo 100 ausiliari e 70 infermieri della Nuova Sair, 100 Operatori Cup della Begonia e 17 della Nta". E ancora: "nella Asl Rmc sono oltre 200 i lavoratori con contratti precari. Al San Filippo Neri ne incontriamo oltre 260. All'Ares 118 in situazione di difficolta' si trovano 100 autisti di ambulanza e 9 postazioni di emergenza. Al Policlinico Tor Vergata invece ci sono circa 280 lavoratori della Ditta Arcobaleno, assunti come pulitori e in servizio come Operatori Socio sanitari". "Si tratta di un contesto preoccupante- conclude Mariani- che necessita di una risposta efficace seguita da un eventuale incontro con le parti interessate, nel quale si possa fare il punto della situazione e giungere ad una concreta soluzione del problema".


18 marzo 2008 - Ansa

SANITÀ: MARIANI A MARRAZZO, AFFRONTARE PRECARIATO

(ANSA) - ROMA, 18 MAR - «Nei giorni scorsi ho incontrato le rappresentanze sindacali Rdb-Cub per fare il punto sulla delicata situazione riguardante il personale del Servizio sanitario pubblico. È emerso un quadro preoccupante che non può essere trascurato». Così il Presidente della Commissione regionale Lavoro, Pari opportunità, politiche giovanili e sociali, Peppe Mariani, si rivolge in una lettera al Presidente Marrazzo, all'Assessore alla Sanità Battaglia, all'Assessore al lavoro Tibaldi e al presidente della commissione Sanità Canali. Mariani spiega che «all'azienda ospedaliera San Giovanni dove oltre 350 lavoratori delle ditte Diemme, Bonadea, TeamService, Siar si trovano con appalti in scadenza. Nella Asl Rmb invece in condizioni di lavoro atipico troviamo 100 ausiliari e 70 infermieri della Nuova Sair, 100 Operatori Cup della Begonia e 17 della Nta». «Nella Asl Rmc - prosegue Mariani - sono oltre 200 i lavoratori con contratti precari. Nell'azienda ospedaliera San Filippo Neri ne incontriamo oltre 260. All'Ares 118 in situazione di difficoltà si trovano 100 autisti di ambulanza e 9 postazioni di emergenza. Al Policlinico Tor Vergata invece ci sono circa 280 lavoratori della Ditta Arcobaleno, assunti come pulitori e in servizio come Operatori Socio sanitari. In considerazione di questo appalto (quasi 18milioni di euro) la RdB ha presentato formale denuncia all'Ispettorato del Lavoro, presupponendo una mera operazione di intermediazione di manodopera, vietata per legge. All'Istituto Zooprofilattico, infine, oltre 10 operatori del Gruppo Coin svolgono le stesse mansioni del personale interno». «Si tratta di un contesto preoccupante - conclude Mariani - che necessita di una risposta efficace seguita da un eventuale incontro con le parti interessate, nel quale si possa fare il punto della situazione e giungere ad una concreta soluzione del problema. Il tutto deve avvenire attraverso un costante lavoro con la Giunta regionale nell'ottica del febbrile lavoro finalizzato alla stabilizzazione dei lavoratori precari, attraverso procedure trasparenti e irreprensibili. Tutto ciò, con il chiaro e condiviso intento di esprimere un segnale importante di discontinuit… con il passato».


18 marzo 2008 - Adnkronos

SANITÀ: MARIANI (VERDI), AFFRONTARE STABILIZZAZIONE PRECARI DEL LAZIO
SCRIVE UNA LETTERA A MARRAZZO, BATTAGLIA, TIBALDI E CANALI

Roma, 18 mar. (Adnkronos) - «Nei giorni scorsi ho incontrato le rappresentanze sindacali Rdb-Cub per fare il punto sulla delicata situazione riguardante il personale del servizio sanitario pubblico. È emerso un quadro preoccupante». Così Peppe Mariani, presidente della commissione Lavoro, Pari opportunità, Politiche giovanili e sociali della Regione Lazio, rivolgendosi in una lettera al presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, all'assessore alla Sanità del Lazio, Augusto Battaglia, all'assessore regionale al Lavoro, Alessandra Tibaldi, e al presidente della commissione regionale Sanità, Luigi Canali. «Basti pensare - prosegue Mariani - all'azienda ospedaliera San Giovanni dove oltre 350 lavoratori delle ditte Diemme, Bonadea, TeamService, Siar si trovano con appalti in scadenza. Nella Asl Rmb invece in condizioni di lavoro atipico troviamo 100 ausiliari e 70 infermieri della Nuova Sair e 100 operatori cup della Begonia». «Nella Asl RmC sono oltre 200 i lavoratori con contratti precari - aggiunge - Nell'azienda ospedaliera San Filippo Neri ne incontriamo oltre 260. All'Ares 118 in situazione di difficoltà si trovano 100 autisti di ambulanza e 9 postazioni di emergenza». «Al Policlinico Tor Vergata - aggiunge Mariani - invece ci sono circa 280 lavoratori della Ditta Arcobaleno, assunti come pulitori e in servizio come operatori socio sanitari. In considerazione di questo appalto (quasi 18milioni di euro) la RdB ha presentato formale denuncia all'ispettorato del lavoro presupponendo una mera operazione di intermediazione di manodopera, vietata per legge. All'istituto zooprofilattico, infine, oltre 10 operatori del gruppo Coin svolgono le stesse mansioni del personale interno». «Si tratta di un contesto preoccupante - conclude Mariani - che necessita di una risposta efficace seguita da un eventuale incontro con le parti interessate, nel quale si possa fare il punto della situazione e giungere a una concreta soluzione. Il tutto deve avvenire attraverso un costante lavoro con la Giunta regionale nell'ottica di un lavoro finalizzato alla stabilizzazione dei lavoratori precari, attraverso procedure trasparenti. Tutto ciò, con il chiaro e condiviso intento di esprimere un segnale importante di discontinuità con il passato».


18 marzo 2008 - Asca

LAZIO: MARIANI (VERDI), AFFRONTARE STABILIZZAZIONE PRECARI SANITA'

(ASCA) - Roma, 18 mar - ''Nei giorni scorsi ho incontrato le rappresentanze sindacali Rdb-Cub per fare il punto sulla delicata situazione riguardante il personale del Servizio sanitario pubblico. E' emerso un quadro preoccupante che non puo' essere trascurato. Basti pensare all'azienda ospedaliera San Giovanni dove oltre 350 lavoratori delle ditte Diemme, Bonadea, TeamService, Siar si trovano con appalti in scadenza. Nella Asl Rmb invece in condizioni di lavoro atipico troviamo 100 ausiliari e 70 infermieri della Nuova Sair, 100 Operatori Cup della Begonia e 17 della Nta''. Cosi' Peppe Mariani, Presidente della Commissione regionale Lavoro, Pari opportunita', politiche giovanili e sociali, si rivolge in una lettera al Presidente Marrazzo, all'Assessore alla Sanita' Battaglia, all'Assessore al lavoro Tibaldi e al presidente della commissione Sanita' Canali. ''Nella Asl Rmc - prosegue Mariani - sono oltre 200 i lavoratori con contratti precari. Nell'azienda ospedaliera San Filippo Neri ne incontriamo oltre 260. All'Ares 118 in situazione di difficolta' si trovano 100 autisti di ambulanza e 9 postazioni di emergenza. Al Policlinico Tor Vergata invece ci sono circa 280 lavoratori della Ditta Arcobaleno, assunti come pulitori e in servizio come Operatori Socio sanitari. In considerazione di questo appalto (quasi 18milioni di euro) la RdB ha presentato formale denuncia all'Ispettorato del Lavoro, presupponendo una mera operazione di intermediazione di manodopera, vietata per legge. All'Istituto Zooprofilattico, infine, oltre 10 operatori del Gruppo Coin svolgono le stesse mansioni del personale interno''.


18 marzo 2008 - Online news

RdB-Cub all'attacco: sciopero e assemblea pubblica a Roma
Zecchetti: "La Regione deve assumere 7000 precari nella sanità"

Le Rdb-Cub annunciano per il prossimo 4 aprile lo sciopero nazionale dei precari della P.A e indicono a Roma l’assemblea pubblica, presso l’Antico Atrio dell’ospedale S. Giovanni dalle ore 10.00, per rilanciare la questione che coinvolge 7000 precari nella Sanità. L’invito a partecipare è stato girato agli assessori regionali di Sanità, Bilancio, Lavoro e ai presidenti delle commissioni regionali di Sanità e Lavoro. "Negli ultimi due anni la Giunta Regionale – dichiara Stefano Zecchetti del coordinamento regionale - ha illuso i precari con impegni generici, ha continuato ad esternalizzare i servizi e bloccare le assunzioni, facendo pagare il deficit ai lavoratori della Sanità e ai cittadini senza impedire gli sprechi degli appalti". "Fino ad oggi solo 200 lavoratori precari della ASL RMH, dopo una lunga vertenza insieme alle RdB-CUB, hanno finalmente ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ma migliaia di precari e lavoratori dipendenti delle ditte e cooperative in appalto sono ancora in attesa della stabilizzazione e della reinternalizzazione. Su questo intendiamo costringere la Regione al confronto", conclude Zecchetti.


18 marzo 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 11 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Ecco cosa disse Garibaldi a Nino Bixio: "Qui si fa la sede dell'Istat o si muore"
* E' la cooptazione che uccide la ricerca
* Legislazione speciale: è antidemocratica!
* Arrivano i confederali. Il ccnl si blocca
* Tabelle di equiparazione: la sregolatezza dell'Apat
* E' quello immobiliare il settore Cnr più attivo
* Nessuna finestra per i pensionati di vecchiaia
* Una Pasqua di pace dal Foglietto di Usi/RdB


18 marzo 2008 - Left n.11

Cooperative sociali verso lo sciopero
Si interrompe la trattativa per il rinnovo del contratto di 250 mila soci-lavoratori. I sindacati accusano: «Sono i meno pagati del Paese». E puntano il dito sul dumping contrattuale: «La cooperazione è tutt’altra cosa»
di Manuele Bonaccorsi

Se si escludono – ahinoi - i giornalisti, è la categorie che da più tempo attende il rinnovo del contratto di lavoro. E una delle meno pagate, spesso sotto la soglia fatidica dei mille euro. Eppure l’azienda per la quale lavorano, almeno in teoria, è di loro proprietà. Sono i soci-lavoratori delle cooperative sociali, impiegati nel delicato compito del sostegno alle persone svantaggiate, che - dopo la tempesta di esternalizzazioni che ha colpito il pubblico impiego - formano la colonna vertebrale dei sistemi di welfare locale, dagli ospedali all’assistenza domiciliare agli anziani fino agli asili nido. Il loro contratto è scaduto il lontano 31 dicembre del 2005. La trattativa per il rinnovo si è aperta solo questo febbraio, con 19 mesi di ritardo, duranti i quali i sindacati confederali hanno provato a mettersi d’accordo per riunificare le diverse tipologie contrattuali del settore socio sanitario. Senza riuscirci, poiché la Fisacat-Cisl ha presentato una piattafome diverse da quella delle confederazioni del pubblico impiego. Alla divisione tra i sindacati si è subito aggiunto lo scontro con le cooperative. Solo al terzo incontro la trattativa si è interrotta, e i sindacati hanno abbandonato il tavolo minacciando di ricorrere allo sciopero, previsto subito dopo Pasqua, se il tentativo di conciliazione del ministero del Lavoro non andrà a buon fine. Al centro dello scontro il problema salariale, con le centrali cooperative (Lega coop, Confcooperative a Agci) che si sono dette indisponibili all’aumento del 25 per cento chiesto dalle organizzazioni sindacali per il biennio già scaduto. «Nelle coop sociali ci sono i lavoratori meno pagati del Paese», è la denuncia di Rossana Dettori della Fp Cgil. «A questo le centrali cooperative hanno risposto chiedendoci di quadrienalizzare il contratto, ma con le risorse dedicate solo al primo biennio». «È una richiesta incompatibile con la necessità di una conclusione rapida della trattativa», hanno risposto in una nota le centrali cooperative, che lamentano «l’inconciliabilità tra scorrimenti automatici di carriera e la necessità delle imprese del settore di avere certezza e riconoscibilità dei costi». Cioè, dicono le aziende, è impossibile garantire stipendi più alti che crescono con l’età di servizio senza rivedere le tariffe degli enti pubblici che appaltano i servizi. Tariffe spesso ridotte ai minimi salariali, anche a causa del persistere di "appalti al massimo ribasso". Un quadro da "concorrenza spietata" che riguarda un settore che "produce" inclusione e solidarietà. E aziende che fanno proprio lo spirito comunitario delle cooperative. Nel settore lavorano 280 mila persone, divise in due tipologie di cooperative: quelle di tipo A, che intervengono sullo svantaggio socio-sanitarioeducativo, e quelle di tipo B, nelle quali il 30 per cento dei lavoratori sono lo stessi svantaggiati (portatori di handicap, ex tossicodipendenti e alcolisti, condannati etc.). A quest’ultime sono riservati importanti sgravi fiscali e vantaggi normativi, a partire dalla possibilità di non andare a gara per l’assegnazione del servizio. «Molte cooperative nei fatti fanno intermediazione di manodopera, servono solo a sostituire il personale interno per diminuire i costi. Spesso gli enti locali e le aziende sanitarie dirottano i lavoratori verso e cooperative, che spesso non hanno né il progetto né lo spirito della cooperazione. I vantaggi concessi alle coop di tipo B, inoltre, spesso vengono usati per fare dumping contrattuale, per far abbassare i costi dell’assegnazione. Per noi è necessario liberare il settore da questi vizi. La concorrenza deve concentrarsi sulla qualità», spiega Rossana Dettori. «Capita spesso - conferma Enrico Pellegrini, presidente del consorzio di coop B Genesi - che la dirigenza di una cooperativa di lavoro ne apra in parallelo una di tipo B, per garantirsi un risparmio nei costi e vincere le gare». Dello stesso avviso Luigi Marinelli dell’Rdb-Cub. «Moneta cattiva scaccia quella buona. Le coop sociali pagano meno contributi, la flessibilità è massima e il contratto può essere derogato dai regolamenti interni. Hanno assunto un ruolo predominante a danno dei propri lavoratori. E la loro idea di emancipazione si è trasformata in emarginazione».

La ricerca del fallimento
A rischio il posto di cento atipici dell’Inran. Tra assegnisti, tempi determinati e cococo il futuro è per tutti un’incognita. Il buco di bilancio dell’ente lo rende ancor più nero
di Sara Picardo

Una primavera in rosso. Questo lascia presagire l’ultimo bilancio preventivo per i cento lavoratori atipici dell’Inran, l’Istituto nazionale di ricerca sugli alimenti e la nutrizione. Dal documento, presentato ai lavoratori lo scorso 5 marzo, infatti, risulta che a fronte di 5,3 milioni di euro di entrate ordinarie, l’Inran ne spenderà ben 8,5. Secondo i calcoli di Claudio Argentini della Segreteria Nazionaledell’USI-RdB Ricerca «la spesa per il personale stabilizzato è di sei milioni, un altro milione è destinato al prolungamento dei contratti precari atipici pagato su fondiesterni». In sostanza il buco di bilancio mette a rischiodi licenziamento i dipendenti precari. Mentre gli assunti a tempo indeterminato potrebbero non ricevere lo stipendio». L’Inran annovera tra i suoi compiti non solo quello di svolgere ricerca sulla qualità degli alimenti, ma anche di divulgare le informazioni per una corretta alimentazione e contrastare i disturbi alimentari, ad esempio attraverso campagne informative nelle scuole. Obiettivi importanti, che rischiano di essere abbandonati già nei prossimi mesi. «Lavoro nell’istituto da 12 anni», racconta Fausta Natella, ricercatrice di 36 anni, un affitto da pagare e - giura - tanta passione per il suo lavoro. «All’inizio ho fatto un tirocinio non pagato, poi un co.co.co., infine da 5 anni ho un contratto a tempo determinato. Grazie alla Finanziaria del 2007 quelli che come me avevano oltre tre anni di contratto a termine dovevano essere stabilizzati, ma con questo buco tremendo...». E se la situazione è delicata per i 40 dipendenti a termine, per gli altrettanti co.co.co. e i venti ricercatori ad assegno rischia di aldiventare critica. «Alcuni di noi - spiega la giovane ricercatrice - sono precari da oltre 18 anni e quelli che hanno un assegno di ricerca, che all’Inran conviene perché non viene tassato, prendono circa mille euro e lavorano fianco a fianco con gente che ne prende 1.600. Èun’ingiustizia». Senza contare che alcuni di loro si sono visti passare davanti nella stabilizzazione gente entrata dopo, ma che anziché essere stata assunta con un co.co.co., aveva ottenuto fin dall’inizio un tempo determinato. «Una mia collega - prosegue la precaria - con due figli e 18 anni di lavoro alle spalle aveva ottenuto solo da 2 anni e mezzo un tempo determinato e quindi non rientrava nei tre anni previsti dalla Finanziaria 2006 come soglia necessaria per accedere alla stabilizzazione. Di solito all’Inran un precario vero lo riconosci dal contratto con cui entra. Perché ci sono precari e precari...». Così come c’è ricerca e ricerca. A questa situazione disastrosa, infatti, si è arrivati dopo i tagli al bilancio ordinario accumulati finanziaria dopo finanziaria. Mentre le spese sono cresciute ben oltre le entrate, anche a causa delle prime stabilizzazioni, e gli stipendi dei precari sono stati per lo più pagati attraverso progetti di ricerca biennali o triennali. «È l’ennesima dimostrazione dell’abbandono della ricerca pubblica - accusa Argentini - a cui anche il governo Prodi, come gli esecutivi precedenti, ha preferito la ricerca d’impresa». Basti pensare che secondo l’accordo di Lisbona ogni Paese europeo dovrebbe spendere in ricerca il 3 per cento del proprio Pil. In Italia, com’è noto, ci si ferma all’uno.


18 marzo 2008 - Libero

Sfrattati dall'Unicredit cercano il banchiere a "Chi l'ha visto"
di NICOLETTA ORLANDI POSTI

Roma - C'è pure la signora Maria al picchetto del "comitato inquilini Via Colli Portuensi" davanti alla sede Rai di viale Mazzini. Lei, ottantaquattrenne, è pure disposta ad iniziare lo sciopero della fame per evitare lo sfratto. «Siamo qui», spiega, «perché la signora Federica Sciarelli con la sua trasmissione "Chi l'ha visto" deve aiutarci trovarci il dottor Profumo, presidente di Unicredit, che sembra sparito dalla circolazione». La signora Maria, insieme ad altre trentacinque famiglie, sostenute dal sindacato degli inquilini Asia Rdb, stanno perdendo le case nelle quali vivono da oltre quarant'anni perché «la proprietà, ovvero il Fondo pensioni della ex Cassa di Risparmio di Trieste, oggi Unicredit, ha deciso la vendita degli immobili a prezzi speculativi, senza aprire le trattative con gli inquilini». Tra gli sfrattati delle quattro palazzine di via Colli Portuensi 187, racconta Marisa Falovo, presidente del comitato, «ci sono diversi casi sociali che dovrebbero essere tutelati, come ad esempio due ultraottantenni invalidi al 100% che sono su una sedia a rotelle, ma anche persone che non hanno la possibilità ad accendere un mutuo. Per l'acquisto ci sono state chieste cifre esorbitanti, fino a 600mila euro per 100 metri quadrati. Un prezzo insostenibile per chi, come la maggior parte degli inquilini è pensionato o invalido». I prezzi astronomici hanno messo i più nella condizione di non poter comprare ed è cominciato lo stillicidio delle vendite a terzi e il conseguente avvio delle procedure di sfratto. A febbraio il Comitato e l'Asia RdB aveva occupato il XVI municipio e l'assessore capitolino Jean Leonard Tuadì aveva rassicurato gli inquilini fissando un incontro con l'Unicredit. «A quell'appuntamento però», continua Marisa Falovo, «non si è presentato nessuno. Neppure Touadì, con la scusa di una improvvisa influenza». «Non è cinica la politica», domanda provocatoriamente il sindacalista Paolo Divetta, mentre il presidente dell'Asia RdB, Angelo Fascetti s'incatenava ai cancelli della Rai, «che non sente di dover dare una risposta e una speranza alle tante emergenze-casa di Roma, alcune di una drammaticità inaudita, mobilitate in Campidoglio, alle quali non si è risparmiato nemmeno le cariche delle forze dell'ordine, per riaffermare con forza il rifiuto a farsi considerare effetti collaterali di quel magnifico piano regolatore che Veltroni considera il suo figlio prediletto»?. Il sindacato teme che il caso di via Colli Portuensi 187, rappresenti un'esperienza pilota generalizzabile al restante patrimonio immobiliare del Fondo in funzione di una forte ricapitalizzazione guidata da Unicredit.


18 marzo 2008 - La Città di Salerno

Occupazione e assemblea pubblica
I mali della sanitá. I lavoratori dell’Asl coinvolgono gli utenti
di Susy Pepe

Nocera - Da sei giorni stanno occupando la direzione sanitaria dell’ospedale "Umberto I" come atto di protesta per le condizioni in cui lavorano. E per domani pomeriggio alle 16.30 hanno indetto una riunione con tutti i cittadini dell’Agro che vorranno intervenire presso la sala "Colella" dell’ospedale, per discutere dei problemi che li hanno portati alla manifestazione di protesta. I promotori dell’iniziativa sono rappresentanti dei distretti sanitari e degli ospedali dell’Agro. Ad affiancarli, le Rappresentanze Sindacali di Base. Nei documenti prodotti dal sindacato prima dell’occupazione e in quelli che si sono accompagnati alla protesta ora in atto, i temi portanti all’attenzione dei vertici dell’Asl Sa1 sono sempre gli stessi: mancanza di personale dovuto ai tagli alla sanitá, turni di lavoro troppo pesanti, dipendenti costretti agli straordinari per garantire le attivitá di assistenza sanitaria, mancanza di un dialogo con la dirigenza dell’Azienda sanitaria.
L’intento dell’incontro di domani è quello di portare a conoscenza degli utenti dei distretti sanitari e degli ospedali dell’Agro nocerino sarnese e di Cava de’ Tirreni quali siano i problemi accusati da camici bianchi ed infermieri, quali gli effetti sui cittadini e quale sia la soluzione prospettata dal personale dell’Asl e dai sindacati.


18 marzo 2008 - Leggo

Roma. Arrivano i rinforzi: 8 infermieri per il San Giovanni...

Roma - Arrivano i rinforzi: 8 infermieri per il San Giovanni. «E’ scandalosa – denuncia RdB - la deroga all’assunzione da parte dell’Assessorato regionale per soli 8 infermieri, giustificata dalla necessità di risparmio: i reparti del San Giovanni si faranno la guerra per avere un infermiere in più, visto che i turni di lavoro vengono programmati con lo straordinario al Trauma Center, nella Rianimazione, all’Unità Coronarica, nelle Sub-Intensive e nel Dea».

Roma. L’area intensiva del San Giovanni va in emergenza...
di Lorena Loiacono

Roma - L’area intensiva del San Giovanni va in emergenza, proprio nei reparti più delicati. I reparti di terapia e cardiologia intensiva sono in affanno, schiacciati da carenza di personale, turni massacranti e tagli dei posti letto: «Andando avanti così - denunciano i lavoratori – è difficile garantire l’alto livello d’attenzione di cui necessitano i nostri pazienti». L’Unità intensiva cardiologia ed il trauma center fanno parte entrambi dell’area intensiva del San Giovanni, l’ospedale spesso più di altri impegnato nelle maxi-emergenze della Capitale per gestire situazioni altamente critiche, ma rischiano ora di rimanere soffocate dalla carenza di personale. «Nel trauma-center, che rappresenta la terapia intensiva chirurgica, il personale è costretto a lavorare sui doppi turni, anche fino a 16 ore continuative – denuncia il coordinamento aziendale di RdB sanità – i turni infatti vengono organizzati con lo straordinario programmato, altrimenti sarebbe impossibile coprire l’orario completo. Nonostante ciò nel reparto sono presenti 2 o al massimo 3 infermieri per turno, mentre ne servirebbero almeno 4». La stessa situazione d’emergenza "assistenziale" si avverte anche nell’Unità intensiva e sub-intensiva cardiologia in cui «dei 4 infermieri necessari ce ne sono sempre 2 o 3 che portano avanti il doppio turno – continuano dal coordinamento RdB – per queste carenze di personale, nonostante le continue richieste, sono stati ridotti i posti letto nell’Utic, da 8 a 6 unità, e nella sub-Utic da 16 a 14».(ass)


18 marzo 2008 - Il Bologna

Precari salvi alle materne tutti a casa gli altri: sciopero
Contratti a termine

Bologna - Sciopero nazionale di tutti i precari della pubblica amministrazione per il 4 di aprile. Dall'incontro ministeriale emerge infatti "un impegno verbale - dice Betti (RdB) - a diramare la circolare per evitare il licenziamento del precariato degli asili nido e nelle scuole materne comunali, ma per gli altri (i precari e i co.co.co senza laurea di altri settori ) vale l'assunto della Finanziaria: licenziati a fine contratto". A Bologna lo sciopero del 4 aprile sarà preceduto da una assemblea dei precari delle autonomie locali il 27 marzo.


18 marzo 2008 - EPolis Roma

Colli Portuensi a Chi l'ha visto? "Trovate Alessandro Profumo"
Davanti alla Rai

Roma - Ieri mattina decine di inquilini di viale dei Colli Portuensi 187 insieme ad alcuni rappresentanti del sindacato A.s.i.a. RdB hanno protestato davanti alla sede Rai di viale Pasubio per chiedere provocatoriamente alla trasmissione Chi l'ha visto? di rintracciare l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo. Gli inquilini, principalmente anziani e pensionati, abitano quattro palazzine messe in vendita dal Fondo pensioni dei dipendenti dell'ex Cassa di Risparmio di Trieste ora Unicredit.


18 marzo 2008 - L'Unità

GLI INQUILINI DI VIA DEI COLLI PORTUENSI
«Ci chiedono 500mila euro per case di 95 metri quadri»
di Mariagrazia Gerina

Roma - Maria Genovese, 81 anni, l’affitto l’ha sempre pagato: 45 anni fa pagava 25mila lire, l’ultimo mese 710 euro. E però lo sfratto non è riuscita ad evitarlo: il 25 marzo è fissata la prima udienza. E la stessa sorte è toccata a Marisa Falò, casalinga, e a suo marito, che fa l’insegnante. Sfrattati anche loro. Disperati come gli altri inquilini di via dei Colli Portuensi 187, che rischiano di perdere la casa. Quattro palazzine messe in vendita dalla Gabetti per conto del Fondo pensioni dei dipendenti della ex Cassa di Risparmio di Trieste, ora passata a Unicredit. Agli inquilini è stato offerto di comprare 95 mq a quasi 500mila euro. Mentre il consulente tecnico di parte, nominato dal loro Comitato, ha valutato i loro appartamenti a circa 200mila euro in meno. Prezzi elevati e impegno ad acquistare le case invendute con uno sconto più basso di altri possibili concorrenti, così Gabetti, che per altro - fanno notare gli inquilini - ha recentemente concluso un accordo con una società di leasing del Gruppo Unicredit, si sarebbe assicurata l’intermediazione.
Della vicenda si sono occupati il presidente del municipio Bellini, il sindaco Veltroni e il ministro Ferrero. Lettere su lettere al Fondo pensioni e dipendenti. Ma lo sconto concesso agli inquilini, 26 dei quali hanno anche presentato un esposto alla magistratura perché chiarisca i vari passaggi decisi dela Fondo, non è andato oltre il 3%. Venti ex affittuari hanno acquistato, gli altri che ora rischiano di perdere casa hanno manifestato ieri insieme a Rdb davanti alla sede Rai di Viale Mazzini, con tanto di foto di Alessandro Profumo, presidente di Unicredit, e appello alla trasmissione «Chi l’ha visto?».


18 marzo 2008 - La Stampa

VALENZA. MOBILITAZIONE
Presidio per l’Uspidalì e domani il Consiglio

Valenza - Due giorni di presidio davanti al municipio di Valenza, ieri e oggi. E' l’iniziativa dei lavoratori delle case di riposo, in stato di agitazione. «Per continuare a garantire il livello di prestazioni attuali agli ospiti - spiegano i sindacalisti - occorre che ci sia continuità nel lavoro e per tutti. Intendiamo che la situazione attuale, come dipendenti comunali, si prolunghi e diciamo no al lavoro sotto le cooperative». Ha suscitato stupore la decisione del Comune di rinviare il previsto incontro di oggi con i sindacati al 31: «Vogliono metterci di fronte al fatto compiuto - dicono alla Rdb cub - ma saremo presenti con una folta delegazione al Consiglio comunale di domani in cui si discuterà dell'Uspidalì ».


18 marzo 2008 - Il Mattino

Sanità privata, sciopero a fine mese

Salerno - Prima le occupazioni delle strutture sanitarie, ora arrivano gli scioperi. I dipendenti della sanità privata in piazza il 31 marzo. Scoppia la rabbia di migliaia di dipendenti sull’orlo del licenziamento o con diverse mensilità arretrate. Tutti accomunati però dall’incertezza dei pagamenti da parte dell’Asl 2 in particolare, ormai incapace di tener fede a qualsiasi impegno preso con le aziende accreditate. E ieri Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato lo sciopero. «Prendiamo atto dell’impossibilità ad assumersi alcun impegno da parte delle Asl per consentire la regolare e puntuale erogazione delle somme maturate da parte delle strutture sanitarie accreditate», dicono Lamberti, Antonacchio e Albano. Il sindacato condanna e respinge «i gravi ritardi determinati dalle politiche regionali e dalla incapacità della Soresa (la finanziaria regionale che avrebbe dovuto ripianare il debito delle Asl, ndr) di corrispondere in tempi certi agli impegni assunti in nome e per conto della Regione Campania, per effetto dei quali ogni azienda vanta crediti pari a non meno di 15 mensilità, fatta eccezione per la sola Asl Salerno 3 cha ha maturato ritardi ancora accettabili». Una situazione drammatica che aveva determinato alla clinica Venosa di Battipaglia un’interruzione delle attività. La protesta è stata prorogata per altre 48 ore il 26 e 27 marzo. I dipendenti della cinica non hanno ricevuto le ultime otto mensilità. «Anche nel pubblico la situazione è difficilissima», Spiega Vito Storniello dell’Rdb che continua l’occupazione presso la direzione sanitaria dell’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore da giovedì scorso. «Lamentiamo gravi carenze nelle strutture, a cominciare da pronto soccorso e rianimazione, ma anche di personale. Ci sono drammatiche situazioni di sicurezza che noi facciamo presente ogni giorno ai Nas», dice Storniello. Oggi arriva il ministro della sanità Livia Turco a Bellizzi e dovrà dare delle risposte a chi è in prima linea in questi giorni. Tra le proteste anche quella dei medici di famiglia che sono in agitazione dall’inizio del mese. «Lamentiamo il mancato pagamento dei nostri stipendi», dice il segretario provinciale della Fmmg, Francesco Benevento. E mentre oggi a Napoli la Federfarma campana (il sindacato dei farmacisti) terrà una conferenza per illustrare la gravità della situazione del comparto, da mesi in attesa di rimesse da parte delle Asl, anche il comparto Sanità di Confindustria torna all’attacco: «Montemarano sta mettendo a rischio 14 mila posti di lavoro», dice il presidente regionale Ottavio Coriglioni.


18 marzo 2008 - Corriere della Sera

Timori in pista Preoccupazioni tra i lavoratori dei servizi
«Non c'è consapevolezza sarà un bagno di sangue»
E oggi i Cub cominciano uno sciopero a oltranza
di Alessandro Fulloni

Roma - Pare che il breve dialogo si ripeta regolarmente da qualche giorno, ogni volta che un aereo Air France atterra al Leonardo da Vinci. La hostess transalpina che apre lo sportello per l'uscita passeggeri saluta sorridente il rampista Alitalia con il consueto «comment ça va». La risposta è sempre la stessa, imbronciata in francese: «Très mal», molto male. Lo racconta Salvatore Caprasecca, dipendente di Az Service (la società che si occupa dei servizi a terra) e segretario del Sanga, un sindacato che a Fiumicino raccoglie soprattutto le adesioni degli addetti in pista, al carico dei bagagli e allo spostamento dei «finger» per l'imbarco. Tutto ruota attorno ai "si dice" e ai "sembra che". Ma l'unica certezza è che nessuno ha ricevuto rassicurazioni sul suo destino». Tra i facchini «circa in 400, stando a quanto trapelato, potrebbero essere addirittura richiamati - sostiene il sindacalista - in Az Fly (la società direttamente rilevata da Air France, ndr) mentre per la maggioranza degli altri si profila l'assorbimento, senza alcuna certezza, in Fintecna», la finanziaria di Stato che dovrebbe assorbire quel che resterà di Az Service. «La vendita ad Air France - prosegue Caprasecca - è una scelta obbligata. Ci hanno detto: "O questo, o il fallimento". Abbiamo dovuto inghiottire tutto. Non credo ci fosse spazio per altre opzioni».
La preoccupazione dei dipendenti Alitalia si tocca con mano ovunque. Tra hangar, uffici, corridoi, mense aziendali. Anche al varco equipaggi dell'aeroporto, dove ieri hostess e steward Sdl (Sindacato dei lavoratori) hanno distribuito volantini chiedendo al governo di «fare chiarezza sulle cifre degli esuberi». E al bar del «quartier generale» della Magliana verso le tredici c'è stata una prima «assemblea spontanea» che poi si è trasferita all'esterno dell'edificio, sul piazzale che sovrasta il Raccordo anulare. Iniziative che nei prossimi giorni si ripeteranno in forma più pesante. Oggi si inizia con uno sciopero ad oltranza annunciato dai Comitato unitari di base. Altri presidi saranno convocati dai sindacati autonomi. Per tutti, il nodo è della salvaguardia del posto di lavoro. «Non credo che si ci sia la consapevolezza che siamo davanti a un bagno di sangue », osserva Antonio Amoroso, leader del Cub rappresentativo soprattutto negli uffici. «Sembra che Air France sia venuta qui a fare la spesa. Si porterà a Parigi solo quel che è redditizio, senza che nessuno abbia sollevato il problema delle garanzie per chi lavora. Si parla degli esuberi ufficiali - prosegue il sindacalista attorno ai 1600 in Az Fly, con scivoli per il personale anziano. Ma non si sa nulla dell'indotto. Non sono chiari gli effetti del ridimensionamento dell'area cargo, decisiva per l'economia romana. Le conseguenza saranno quelle di allontanamenti dal lavoro silenziosi, di cui poco si saprà». Sono quelli che mettono in ansia Micaela Pedrocchi, «11 anni di lavoro come precaria al call center Alitalia. Un'occupazione – dice la dipendente, iscritta al Cub – che solo ora è diventata a tempo indeterminato. Ma il servizio, che è di Alitalia Service, ad Air France non interessa. Verremo ceduti. Siamo in 300, quasi tutte donne tra cui 100 precarie, uno stipendio mensile attorno ai 700 euro. E ora senza certezze per il futuro».


18 marzo 2008 - Il Centro

IL CASO VILLA PINI
«Sanità pubblica unica scelta»
Cgil e Rdb a confronto sul lavoro. Frittelli: un ricatto

CHIETI - «Le dichiarazioni di sindacalisti che intendono salvaguardare i i lavoratori della clinica senza proposte sostenibili vogliono significare, inevitabilmente e acriticamente, curare di fatto solo gli interessi del gruppo societario Villa pini». E’ il pensiero di Mario Frittelli della RdB sanità. Il sindacato di base prende le distanze dai confederali sulla vertenza della casa di cura, dove i lavoratori che rischiano il licenziamento continuano da settimane a presidiare l’ingresso. «Noi preferiamo distinguere i diritti dei lavoratori dal futuro dell’azienda», interviene Michele Marchioli, segretario provinciale Cgil.
«In Abruzzo», dice Frittelli, «da anni la condizione dei lavoratori della sanità privata, che vivono costantemente il ricatto del licenziamento, è bloccata dalle incoerenze che i sindacati confederali non vogliono o non possono risolvere e dalla irresponsabilità politica della Regione. Il fatto che il bilancio regionale sia sempre in rosso a causa degli sprechi di una sanità senza controllo e che eroga un’assistenza di qualità sempre più scadente», incalza il sindacalista della Rdb, «testimonia che non c’è mai stata una programmazione vera». Poi una serie di consigli utili ai lavoratori di Villa pini. «Per loro l’unico percorso possibile è di essere riassorbiti all’interno della sanità pubblica che è carente di figure professionali e d’ausilio all’assistenza. E’ stato inutile», sostiene Frittelli, «che i dipendenti si siano lamentati durante la visita del ministro Livia Turco fatta a Chieti per raccattare qualche voto così come è assolutamente inutile l’incontro con il presidente della Provincia Tommaso Coletti, perché si tratta di interlocutori lontani e senza portafoglio». La strada da percorrere, a detta di Frittelli, porta alla Regione. «Deve decidere cosa fare di questi lavoratori e della sanità abruzzese. L’ente è colpevole di aver ceduto negli anni ai ricatti di Angelini che ha erogato servizi senza autorizzazioni. Invitiamo i dipendenti di Villa Pini a formulare una richiesta smettendola di mendicare aiuto a chi non ha gli strumenti per farlo».
Secondo Marchioli, che sta conducendo una lunga mediazione perché i posti di lavoro nel gruppo Villa pini e il livello di assistenza sanitaria siano mantenuti senza per questo incrementare la presenza dei privati, al contrario «bisogna mettere mano al piano regionale di rientro in grado di tutelare i lavoratori e la sanità locale in genere». (j.o.)


18 marzo 2008 - L'Unione Sarda

Sassari. Attacco alla direzione
Sindacati in lotta contro la Asl: «Scontenta tutti»
di GIBI PUGGIONI

Sassari - Tutti i sindacati autonomi e confederali uniti contro la dirigenza della Asl n.1 e quella dell'Azienda mista ospedaliero-universitaria. Dopo mesi di silenzio sui problemi piccoli e grandi che caratterizzano le due realtà, ora le organizzazioni hanno deciso di scendere in piazza per manifestare. Lo faranno il 27 marzo - si legge in un documento congiunto - davanti alla sede della direzione aziendale in via Catalocchino.
Il sindacato considera «provvedimenti inaccettabili e unilaterali» quelli adottati dalla direzione della Asl n.1 di modificare l'orario di lavoro del personale infermieristico portandolo a otto ore e di non rispettare i criteri sulla mobilità del personale. «Questa amministrazione - sostengono le segreterie territoriali Rsu - si sta caratterizzando anche per la capacità di scontentare tutti i lavoratori: da quelli che da mesi aspettano di espletare al pieno la loro mansione, agli aventi diritto alla fascia superiore, alla distribuzione del 2 per cento relativo all'attività intramoenia, alla mancata valutazione del rischio nelle sedi aziendali».
Il sindacato dedica qualche riga del documento anche ai problemi degli utenti: «la situazione è sconsolante: liste d'attesa interminabili, lunghe code alle casse ticket e, unica Asl sarda, assenza di un Ufficio per le relazioni con il pubblico, segnale emblematico del grado d'attenzione verso il cittadino».
Le segreterie aziendali del Nursind, il sindacato degli infermieri, e le rappresentanze sindacali di base, hanno invece concentrato le loro attenzioni sull'Azienda mista ospedaliero-universitaria. Qui, in attesa che la Regione chiarisca se direttore generale e sanitario abbiano i titoli per ricoprire gli incarichi loro assegnati, si è scatenata la corsa a ricoprire gli incarichi di maggiore responsabilità «senza che ancora siano state definite le dotazioni organiche minime».
Continuano a spuntare infatti «responsabili di questo o quel settore - si legge nel documento indirizzato per conoscenza all'assessore regionale alla Sanità - le cui nomine (fatte con quel tipo di temporaneità che prelude all'eternità) sembrano piovute dal cielo considerata la prolungata attesa dell'ufficializzazione dello stesso vertice». Il tutto senza che dalla costituzione dell'Azienda mista sia stata effettuata alcuna selezione interna o pubblica.


17 marzo 2008 - Ansa

ALITALIA: TIBONI (CUB), ECCO EFFETTI PRIVATIZZAZIONE

(ANSA) - MILANO, 17 MAR - «La scelta di far acquisire Alitalia da Air France è scellerata in termini di posti di lavoro, ridimensionamento della compagnia di bandiera e dello scalo di Malpensa e spreco di soldi. Soprattutto si può dire: 'ecco gli effetti della privatizzazione'». Lo afferma il coordinatore nazionale della Confederazione unitaria di base (Cub), Piergiorgio Tiboni. «Gli effetti su Alitalia e Malpensa - sottolinea Tiboni - sono dovute alla deriva della politica di liberalizzazioni e privatizzazioni. Non si può regalare il vettore nazionale ad Air France tra l'altro con costi pesantissimi dal punto di vista occupazionale con migliaia di lavoratori che perdono il posto fra aziende di trasporto e indotto». «Inoltre - conclude il sindacalista - è addirittura 'criminalè che gli enormi investimenti con soldi della collettività per l'hub di Malpensa siano buttati al vento. Insomma il piano non si può accettare. Bisogna garantire una compagnia nazionale e mantenere tutti i posti di lavoro sia in Alitalia che in Sea».


17 marzo 2008 - Dire

BIAGI. ANCHE SOCIALISTI BACCHETTANO ARCOBALENO BOLOGNA
E INTANTO LE RDB LANCIANO UNO SCIOPERO CONTRO LA PRECARIETA'

(DIRE) Bologna, 17 mar. - Anche il Partito Socialista critica la scelta della Sinistra Arcobaleno di organizzare un'iniziativa sulla sicurezza sul lavoro per dopodomani, nel giorno dell'anniversario dell'omicidio Biagi. Alla accuse del consigliere comunale di An Galeazzo Bignami ("Cattivo gusto e mancanza di senso dell'opportunita'"), si aggiungono quelle contenute in un comunicato del comitato regionale del Partito socialisti. Confermando la "piena adesione ad ogni manifestazione" che solleciti una maggiore sicurezza dei lavoratori, il Ps (che sempre per mercoledi' promuove un incontro in memoria del giuslavorista) ritiene "inopportuno collegare queste problematiche alla 'legge Biagi', che regolamenta esclusivamente le dinamiche del mercato del lavoro". Chi vuole collegare le due cose, conclude la nota, "lo fa in maniera demagogica e strumentale". Il riferimento e' evidentemente all'iniziativa della Sinistra Arcobaleno, anche se il volantino che la pubblicizza, incentrato sulla durata degli orari di lavoro, alla legge Biagi non fa riferimento. Collegamento che invece fa Massimo Betti, numero uno bolognese delle Rdb, annunciando per il 4 aprile lo sciopero nazionale dei precari della pubblica amministrazione (che a Bologna sara' preceduto, il 27 marzo, da un'assemblea dei precari delle autonomie locali). Parlando del precariato, Betti sottolinea in una nota che "sulla creazione ed il consolidamento di questo problema sono uguali le responsabilita' del centro-destra e del centro-sinistra visto che le leggi 30 (che porta il nome di Marco Biagi, ndr) e Treu sono state promosse e sponsorizzate da tutti". Due leggi sostenute, continua, "a difesa dei poteri forti e a discapito della sicurezza del lavoro e della vita di milioni di lavoratori".

CASA. NOBILE: PIENA SOLIDARIETA' A CITTADINI COLLI PORTUENSI

(DIRE) Roma, 17 mar. - "Un attivista del sindacato Asia RdB si e' incatenato questa mattina al cancello della Rai di viale Pasubio nel corso di un sit in di protesta organizzato dal 'Comitato inquilini Colli Portuensi 187' insieme al sindacato stesso. Gli inquilini, i cui appartamenti sono in vendita da parte dell'Unicredit, lamentano 'la latitanza della banca ai tavoli aperti dalle istituzioni per trovare un accordo sul prezzo delle case. Rivolgo tutta la mia solidarieta' ai cittadini che stanno manifestando davanti alla sede Rai di via Mazzini, chiedendo sostegno a 'Chi l'ha visto' per avere un po' di attenzione". E' quanto afferma Fabio Nobile, segretario romano del Pdci. "E' incredibile- aggiunge ancora Nobile- che in questo Paese cittadini come quelli di via dei Colli Portuensi che stanno perdendo la loro casa sotto il ricatto di Unicredit non riescono ad ottenere un incontro con il Fondo pensioni, per difendere concretamente la possibilita' di continuare a vivere nelle case in cui stanno da decenni". Secondo il segretario romano del Pdci, quindi, "una piccola storia come questa e' il segno preoccupante e tangibile di quanto i Poteri Forti esistono e calpestano per i loro interessi qualsiasi diritto e dignita', anche quello di essere ascoltati. Il Fondo pensioni e' legato ormai da anni ad Unicredit che senza voler incontrare i cittadini, sta vendendo a prezzi esorbitanti le case in cui abitano da anni".


17 marzo 2008 - Omniroma

CASA, INQUILINI COLLI PORTUENSI SI APPELLANO A «CHI L'HA VISTO»

(OMNIROMA) Roma, 17 mar - Un attivista del sindacato Asia RdB si è incatenato questa mattina al cancello della Rai di viale Pasubio nel corso di un sit in di protesta organizzato dal «Comitato inquilini Colli Portuensi 187» insieme al sindacato stesso. Gli inquilini, i cui appartamenti sono in vendita da parte dell'Unicredit, lamentano «la latitanza della banca ai tavoli aperti dalle istituzioni per trovare un accordo sul prezzo delle case». «Siamo venuti qui alla Rai per chiedere, provocatoriamente che Federica Sciarelli e la trasmissione 'Chi l'ha vistò, rintraccino i dirigenti della Unicredit - ha spiegato Marco Ponte, uno degli inquilini - Per l'acquisto ci sono state chieste cifre esorbitanti, fino a 600mila euro per 100 metri quadrati. Un prezzo insostenibile per chi, come gli inquilini di via Colli Portuensi 187, è pensionato o invalido. Nei mesi scorsi anche la Regione Lazio, il ministro Ferrero e il Comune di Roma hanno convocato i vertici Unicredit ma è stato inutile. per questo siamo venuti a chiedere aiuto».


17 marzo 2008 - Adnkronos

BRACCO: 50 CASSAINTEGRATI CHIEDONO RICOLLOCAMENTO CERTO
OGGI A MILANO VOLANTINAGGIO SINDACATI DAVANTI AD ASSOLOMBARDA

Milano, 17 mar. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - «Non generici corsi di formazione, ma una prospettiva di lavoro sicuro. Attraverso il ricollocamento in aziende del settore che hanno bisogno di personale già preparato da reimpiegare in tempi certi». Questa la richiesta dei circa 50 lavoratori in cassa integrazione del gruppo Bracco, avanzata dalla Confederazione unitaria di base (Cub) oggi a Milano con un'azione di volantinaggio sotto la sede di Assolombarda: l'associazione delle imprese industriali e del terziario dell'area milanese, presieduta da Diana Bracco, presidente e amministratore delegato dell'omonimo gruppo. «I lavoratori Bracco attualmente in cassa integrazione sono un'ottantina - ricorda Angelo Pedrini della Cub - Per una ventina sta per scattare il pensionamento, mentre i circa 50 restanti sono ancora senza una proposta di lavoro e dal giugno prossimo potrebbe partire il licenziamento collettivo». A fine giugno termineranno infatti i due anni di cassa integrazione a zero ore. «In attesa di quella data - spiega il sindacalista - iniziamo fin d'ora a preparare il terreno» nella speranza di trovare un'alternativa a questi lavoratori: «Dai 35-40 anni in su e con vari ruoli, dal lavoratore generico, al ricercatore, al quadro». Per garantire loro un futuro, «eventuali corsi di formazione vanno progettati sulla base delle esigenze reali, finalizzate al reimpiego dei lavoratori a rischio disoccupazione», sostiene la Cub. Ma «secondo noi sarebbe più semplice trovare 3-4 aziende sul territorio con necessità di personale già esperto», dice Pedrini. Da qui l'iniziativa di volantinaggio in via Pantano, per «chiedere alla proprietà di Bracco e all'Assolombarda un ruolo attivo che consenta di realizzare un accordo tra le parti e le istituzioni - continua la Cub - con l'intervento di industriali e imprese che si prendano l'impegno di assumere il personale» che cercano 'attingendò appunto dagli attuali cassaintegrati del gruppo Bracco. «Crediamo che la potenza dell'Assolombarda sia in grado di assolvere a questo compito». E in ogni caso, «di fronte al rischio che non per tutti ci sia una soluzione di reimpiego - conclude Pedrini - da qui a giugno cercheremo di coinvolgere l'assessorato alle Crisi occupazionali della Provincia di Milano».


17 marzo 2008 - Il Giornale della Calabria

"Pronti ad affrontare i problemi"
Ospedale di Lamezia/ Lo ha detto il commissario dell’Asp di Catanzaro che ha incontrato i sindacati

LAMEZIA TERME - Il commissario straordinario dell’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, Angela Di Tommaso, ha incontrato, nella sala conferenze degli uffici amministrativi di Lamezia Terme, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria, STPA (Sanitaria, Tecnica, Professionale e Amministrativa), ma anche del comparto e delle RSU. L’incontro - si legge in un comunicato dell’azienda - è servito a fare una prima disamina dei problemi che interessano la sanità della provincia, soprattutto dopo l’accorpamento delle due ex aziende sanitarie. "Questo primo appuntamento - ha dichiarato Di Tommaso - è certamente di presentazione e di conoscenza dei vostri punti di vista rispetto agli eventi che si sono verificati nel corso degli ultimi mesi. Dalle cose che ho appreso dai nostri uffici credo che una delle priorità sia l’allineamento delle posizioni contrattuali dei dipendenti, allineamento che, a mio avviso, va fatto nel più breve tempo possibile, tenendo conto degli accordi già definiti che, però, mi pare non siano stati ancora deliberati. Il mio impegno è verificare a che punto sono le procedure e di portarle a termine, dopo aver concordato con tutti voi eventuali dettagli ancora sospesi. Altra priorità - ha aggiunto il commissario dell’Asp - è certamente la carenza di personale, con particolare riferimento alle strutture ospedaliere e territoriali di Lamezia Terme. Situazioni di precarietà esistono, però, in tutta l’Asp, da come ho potuto constatare in questi giorni durante le visite da me effettuate negli ospedali di Soverato e di Chiaravalle. E noto a tutti che il processo organizzativo di Lamezia Terme non era stato ancora completato ed è per questo che, a mio avviso, alcune cose non sono state ancora attuate. È chiaro che esiste una differenza di approccio tra le due ex aziende, ma questo è legato certamente ad un fatto storico. Le due ex aziende hanno lavorato in modo diverso negli anni ed ora non è facile colmare le differenze in pochi mesi. Va, però, fatto e vi assicuro che lavorerò in questa direzione, all’interno, comunque, di un autentico processo di qualità perché ciò che mi preme è garantire la serenità dei dipendenti e, soprattutto, la sicurezza dei cittadini che utilizzeranno i nostri servizi". Hanno, quindi, preso la parola quasi tutti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Sulla carenza di personale Francesco Caparello della Uil-Fpl ha chiesto alla dottoressa Di Tommaso di avviare una indagine conoscitiva sul numero dei dipendenti e dei relativi profili professionali delle due ex Aziende sanitarie. "Urge - ha detto - un tavolo di stabilizzazione nel rispetto della legge finanziaria e della legge regionale". Ivan Potente, parlando a nome del sindacato Rdb, ha individuato come priorità assoluta un accordo sull’allineamento retributivo dei dipendenti. "La dirigenza medica locale - ha detto - non è più disponibile a tollerare una situazione di questo tipo e chiede di arrivare immediatamente all’equiparazione dei livelli stipendiali e normativi". Hanno poi preso la parola, nell’ordine, Marisa Palasciano (Cgil-Fp), Giovanni Paladino (Cimo), Salvatore De Biase (Uil), Massimo Micalella (Federazione Medici), Piraina (Aaroi), Giuseppe Romano (Ugl), Sergio Vena (Rdb) ed Elio Scaramuzzino (Anaao). Micalella ha chiesto di dare maggiore impulso alla formazione dei dipendenti, intesa come strumento di miglioramento. "L’azienda sanitaria - ha sottolineato - ha bisogno tuttavia del contributo di tutti, ma soprattutto del nostro. Sono convinto che tutta la dirigenza debba fare percorsi di qualità che diano veramente un valido supporto al commissario straordinario". Ha auspicato, quindi, una immediata ripresa dei lavori della Commissione paritetica. Più articolato l’intervento di Elio Scaramuzzino. "Oggi - ha detto - ci troviamo ad affrontare i vecchi problemi che si sono certamente ampliati dopo l’accorpamento". "Ciò che è importante oggi - ha, invece, sottolineato Giovanni Paladino (Cimo) proponendo una Conferenza organizzativa - è sapere governare al meglio il cambiamento, perché in questi mesi si è parlato di tutto tranne che di sanità". Il commissario straordinario, concludendo l’incontro, ha confermato la volontà di portare a termine il mandato conferitole dalla regione, attivando tutti gli uffizi aziendali. Per arrivare nel più breve tempo possibile ad una piena integrazione tra le due aziende, possibilmente da tutti condivisa. Al termine dell’incontro sono state poste alcune questioni inerenti il lavoro amministrativo, relative al periodo antecedente la nomina della Di Tommaso. Il commissario dell’Asp, non essendo a conoscenza dei fatti, ha assicurato - si legge in conclusione del comunicato - che analizzerà le questioni quanto prima e convocherà un’apposita riunione.


17 marzo 2008 - Notizie Online

Rdb: Puglia, la sanità che vorremmo...ma non ci sono grandi cambiamenti
da Pasquale Dibenedetto

PUGLIA: la SANITA’ che VOGLIAMO
Uno degli obiettivi prioritari del programma elettorale del Centrosinistra per la Regione Puglia è stato, si auspica lo sia ancora, quello di migliorare il sistema sanitario Pugliese, già pesantemente colpito e falcidiato dai precedenti governi. A distanza di circa tre anni, però, non si può non sottolineare ciò che è sotto gli occhi di tutti i cittadini, e cioè che non ci sono grandi cambiamenti di rotta degni di questo nome. Ancora oggi molti sono gli sprechi, i doppioni, i piccoli e grandi poteri, duri dall’essere snidati, nonostante la istituzione delle mega-ASL, sulle quali come RdB-CUB abbiamo espresso la propria contrarietà, in particolare su quella di Foggia e Bari. Due grandi territori disomogenei e che mai troveranno funzionalità e organicità di intervento specie nelle periferie. Ancora oggi è necessario avvalersi di amici e conoscenti per avere più cura per i propri parenti ricoverati. Per non parlare degli ultimi decessi che lasciano forti dubbi sulle responsabilità e sul come sono avvenuti, vedi Ospedale di Altamura. Vicenda quest’ultima che, grazie alle coraggiose e ripetute denunce dei Rappresentanti sindacali di RdB-CUB, ha fatto emergere una intollerabile situazione di inadempienze. Si è trattato di un chiaro caso di "interesse privato in atto d’ufficio", già denunciato da questa O. S.. Una situazione di grave pericolo per la salute dei cittadini ed un inquietante livello di lassismo o meglio, di" copertura" da parte di alcuni "stimati" dirigenti, i quali hanno immediatamente reagito rivolgendo le loro" attenzioni" verso i nostri delegati sindacali, scatenando vere e proprie" ritorsioni" nei loro confronti, omettendo invece provvedimenti conseguenti alle indagini amministrative svolte.
Ma, come abbiamo più volte dimostrato, sapremo respingere anche questi vergognosi tentativi di "imbavagliare" i lavoratori con tutta la forza e la convinzione che sempre hanno sostenuto le nostre battaglie.
Ciò che appare, inoltre, ancora più allarmante è il silenzio delle istituzioni e, in particolare, di coloro che hanno la diretta responsabilità nella gestione della sanità nella regione.
UNA SANITÀ CHE:
- è ancora molto lontana dalle reali esigenze ed aspettative dei cittadini, delle associazioni, delle organizzazioni sindacali;
- con il DIEF (Documento di indirizzo economico e funzionale) pur aumentando il fondo sanitario alle ASL, ha continuato a privilegiare i finanziamenti alle strutture ecclesiastiche, alle quali concede acquisti di strumenti diagnostici ad alta tecnologia. Alle ASL impone il divieto di acquistare tecnologie con importi superiori a 250.000 Euro, senza autorizzazione regionale, impedendo così il rinnovamento tecnologico, visti l’indebitamento delle stesse e la mancanza di assegnazioni specifiche di fondi;
- ha aumentato le risorse per la medicina generale e pediatrica di 15 milioni e di oltre 380 milioni lo scorso anno, senza obiettivi precisi e senza considerare che gli stessi sono solo prescrittori e quasi mai curatori;
- blocca parzialmente le assunzioni, col divieto di sostituire il personale andato in pensione in misura superiore al 60%. Un vero colpo per l’assistenza, che già è resa difficile per carenza di personale e in più per la destinazione a ruoli e mansioni diverse da quelle proprie. Ciò in barba a quanto previsto dalla recente legge regionale n. 40, che rimane inapplicata in quasi tutte le ASL, perché è forte e radicato il clientelismo nel nostro sistema sanitario. La riprova è data, in nome dell’occupazione in particolare intellettuale, dalla nomina di due ex dirigenti ASL in pensione a dirigenti dell’ARPA;
- continua a sprecare danaro pubblico con consulenze "tecniche" inutili, con affitti passivi che non si riducono nonostante con le nuove ASL si sono creati nuovi spazi per trasferire uffici e servizi attualmente in affitto, con l’utilizzo della "pronta disponibilità" in maniera sostitutiva alla funzionalità H 24 dei servizi e, molto spesso, senza contrattazione e quindi senza coperture di spesa e concessa a figure professionali non previste dalle norme;
- continua a sprecare soldi mantenendo incarichi a dirigenti di Strutture Semplici e Dipartimentali (alcuni dei quali non hanno neanche il posto di lavoro) ai quali non sono mai stati assegnati obiettivi e mai sono stati sottoposti a verifica del proprio operato, come previsto dalle norme vigenti. In alcune realtà lavorative, vedasi ex AUS BA3, i dirigenti hanno omesso di controllare competenze economiche, per cui ad alcune figure più "vicine al sole" vengono pagate competenze non spettanti (in merito come RdB abbiamo più volte denunciato questa situazione);
- non riesce a controllare la qualità e quantità del vitto somministrato ai pazienti da ditte appaltatrici, perché alcune ASL non sono dotate di dietiste di parte aziendale o quando è prevista detta figura è distratta da altri compiti;
- esternalizza sempre più servizi, anche di qualità e di emergenza come il 118, nonostante gli scandali, i costi sempre più alti e la maggiore precarizzazione dei lavoratori;
- riduce del 30% la spesa per le prestazioni aggiuntive (extra pagato ad operatori che fuori orario erogano prestazioni per abbattere le liste d’attesa). E’ bene precisare che come RdB siamo stati sempre contrari a questo istituto "a cottimo", ma è altrettanto vero che la citata riduzione di spesa avrà un effetto devastante sulle liste di attesa, allungandole sempre di più (per la riabilitazione l’attesa in alcuni servizi è più di un anno), costringendo i cittadini a rivolgersi al privato. In concreto il cittadino pagherà più tasse e più prestazioni di tasca propria per essere soddisfatto in tempi accettabili;
- continua a "tollerare" attività che si configurano come interessi privati nelle strutture pubbliche (interesse privato in atto d’ufficio) con prestazioni erogate in extramoenia e spacciate per intramoenia, in quanto senza controllo per prenotazioni e senza ricevute fiscali;
- ad oggi, nonostante le enunciazioni e la propaganda, non è stato approvato il "piano della salute" che avrebbe dovuto radicalmente cambiare quello, fortemente contestato, della precedente Giunta regionale a guida Fitto. Tra l’altro, grazie a questa situazione, la mega-ASL di Bari non ha ancora varato (unica in Puglia) l’atto aziendale, il piano sanitario aziendale ospedaliero e territoriale, la nuova dotazione organica e l’avviso di selezione interna per la stabilizzazione dei precari;
- riduce i progetti di ricerca da 44 milioni a 12 milioni di Euro.
Prosegue quindi a 360° e sotto tutte le bandiere lo smantellamento del sistema sanitario pubblico.
Per queste ragioni, ci rivolgiamo nuovamente a tutti i rappresentanti istituzionali, dopo la nostra lettera del 14 gennaio u.s. inviata al Presidente Vendola ed all’Assessore alla Sanità Tedesco, affinchè pongano in essere una reale rottura con il passato ed un radicale cambiamento, coinvolgendo realmente tutti i soggetti che operano nella sanità.
Come RdB, riteniamo che sia ormai ineludibile affrontare alcune problematiche e dare risposte concrete, partendo dalle seguenti proposte:
- sblocco delle assunzioni dei lavoratori precari e non;
- avvio del processo di internalizzazione dei servizi di appalto, a cominciare dal 118;
- istituzione di una apposita Commissione, con la presenza di rappresentanti di Associazioni e Sindacati, per compiere accurate ispezioni e controlli in tutti gli ospedali;
- avvio del processo di assistenza domiciliare e blocco degli accreditamenti alle strutture private;
- riduzione dell’utilizzo dei consulenti esterni.
Bari, marzo 2008 p. FEDERAZIONE REGIONALE RdB-CUB PUGLIA - Michele LOSPALUTO


17 marzo 2008 - Il Mattino di Padova

«Giuliano, torna a casa tua la legge 194 non si tocca»
IL SIT-IN. Inizia alle 19 il corteo a Palazzo Moroni Slogan e urla, gli agenti creano un «cordone blindato»
di CLAUDIO MALFITANO

Padova - Hanno conquistato lo spazio davanti a Palazzo Moroni: urla, fischi e rumori sono arrivati sino alla sala Anziani, dov’era in corso il dibattito con Giuliano Ferrara.
Solo due momenti di tensione: qualche spintone con le forze dell’ordine e qualche manganellata. Oltre 300 femministe (ma anche molti uomini) di associazioni, partiti o semplici manifestanti. Una situazione difficile per le forze dell’ordine, con le manifestanti che utilizzavano diversi accessi per raggiungere lo spazio sul listòn davanti al municipio.
Il tutto nel segno dell’irrisione e dell’ironia nei confronti del polemista televisivo e del potere maschile in generale. Un sit-in tutto sommato pacifico, che per molto tempo ha visto manifestare donne diverse per appartenenza e cultura. Poi l’azione di forza, guidata dal «fuxia blok», con tanto di impianto audio in un carrello (quindi facilmente trasportabile), ha diviso i presenti.
C’è chi si è dissociato: «La violenza non è una pratica femminile, la nostra presenza sarà pacifica». Ma per molti è stato importante raggiungere l’ingresso del palazzo per rendere visibile la contestazione a chi partecipava all’incontro anti-abortista. Alla fine, un mini corteo ha raggiunto piazza delle Erbe dove sono iniziati canti e balli.
La manifestazione, iniziata poco prima delle 19, ha raccolto anche note esponenti politiche della città: dall’assessore Daniela Ruffini, alle consigliere comunali Giuliana Beltrame e Aurora D’Agostino. Ed anche Franca Taddeo per il Ps, Gianna Benucci dell’Assopace, Rosanna Tosato della Cgil, e Gabriella Gazzea Vesce per i radicali. Tra gli uomini il consigliere socialista Salvatore Italiano, Paolo Wieczorek della Sinistra e Stefano Pieretti di Adl Cobas. Non c’erano, invece, le donne del Pd. Un centinaio i poliziotti schierati dalla questura, con la squadra mobile di Padova, supportata dal battaglione mobile dei Carabinieri di Bologna. Tra palloncini rosa, pentole e tegami, è l’ironia la prima arma femminile. Così Giuliano Ferrara diventa un «trottolino adiposo, du du da da da..., torna a casa», tra canti, cori da stadio e rumorose pentolate. E i palloncini finiscono sotto le maglie a simulare una gravidanza, ma consapevole e libera. In un grande striscione la caricatura del giornalista è accompagnata da un «Sei inconcepibile».
«Uniamo l’utero al dilettevole»: lo slogan più divertente. Poi la difesa politica della legge 194: «L’autodeterminazione non si tocca». In testa al sit-in c’è Daniela, ragazza paraplegica padovana: «Sono venuta da sola: ho letto della manifestazione sul giornale e ci tenevo a partecipare».


17 marzo 2008 - Varese news

Malpensa - Le Rsu di Sea Handling e Sea Spa di Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt Uil, UgliTa e Sinpa rispondono alle accuse dei sindacati di base e dei Cobas
"Malpensa, le difficoltà si affrontano con responsabilità"
Le Rsu di Sea Handling e Sea Spa di Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt Uil, UgliTa e Sinpa rispondono alle accuse dei sindacati di base e dei Cobas in merito all’accordo sugli ammortizzatori sociali stanziati per i lavoratori di Malpensa.

Malpensa - In un volantino diffuso in aeroporto si legge quanto segue: «Mentre Malpensa è rimasta in piedi solo grazie allo sforzo e alla responsabilità quotidiana di tutti i lavoratori, nonostante le varie opposizioni, gli ostacoli intercorsi strada facendo e il tanto parlarne contro. Mentre si constata una maggiore consapevolezza da parte di tanti, a difesa di Malpensa (verificheremo chi lo fa solo a parole) cresciuta con le iniziative messe in campo dal movimento sindacale e dai lavoratori. Mentre si conquistano nel nostro settore e non solo, strumenti importanti come gli ammortizzatori sociali e risorse per le infrastrutture sullo scalo di Malpensa. Mentre cresce la convergenza tra le organizzazioni sindacali che la situazione è seria e che va affrontata facendo fronte comune, per difendere meglio i lavoratori. Mentre si sta facendo di tutto per far ratificare gli accordi citati dai vari tavoli Provinciali/Regionali e dal Ministero per l’autorizzazione all’erogazione della CIGS nei tempi utili. Mentre ci si appresta al prossimo incontro previsto per il giorno 17 marzo 2008, per verificare che la proposta applicativa dell’azienda contenga i principi stabiliti negli accordi sopra citati. Le organizzazioni sindacali Slai Cobas e Cub Trasporti pensano ancora che la propria parte per difendere i lavoratori che rappresentano sia sempre e solo la critica su ogni cosa senza proporre mai nessuna alternativa credibile e realizzabile».


17 marzo 2008 - Gazzetta della Martesana

Il direttore del personale alla Igv spiega perché Vincenzo M. è stato licenziato
«RITARDI E SCARSO RENDIMENTO»
Riccardo Quaini risponde ai sindacati scesi in campo al fianco del lavoratore

Vignate - «Il licenziamento di Vincenzo M. non ha provocato terremoti e il clima che si respira in azienda è sereno e costruttivo. Anche i rapporti con i sindacati sono ottimi». Riccardo Quaini, direttore del personale alla Igv Spa, la ditta di Vignate al centro di una polemica dopo la decisione di licenziare un lavoratore a causa dei suoi reiterati ritardi, getta acqua sul fuoco delle polemiche. Quaini, nel difendere la scelta della direzione, parla, oltre che di ingiustificati e sistematici ritardi, anche di scarso rendimento e di comunicazioni fuori tempo massimo: tutti fattori che avrebbero inciso sulla decisione dell'azienda di licenziare Vincenzo. Il quale si è rivolto a una sigla sindacale esterna alla ditta, la Cub di Cassina, per chiedere appoggio.
«Da oltre un anno - si è difeso il direttore - considerate le ripetute assenze, peraltro quasi sempre comunicate oltre i tempi contrattuali, nonché i sistematici ritardi e lo scarso rendimento, la direzione ha più volte incontrato il dipendente, cercando di comprendere le ragioni di questo comportamento e di capire si ci fossero problemi personali che lo motivassero, ma non ha mai ricevuto alcuna giustificazione o chiarimento in proposito. Nel persistere in questo atteggiamento di indifferenza, il dipendente ha solo gradualmente perso la fiducia della direzione, ma anche e soprattutto quella di molti suoi colleghi».
Quaini ha così voluto dipanare le nubi in merito a un provvedimento che i sindacati avevano ritenuto «troppo pesante». La Igv, a due settimane dal licenziamento, non corregge il tiro: «Non è ovviamente il caso di entrare in ulteriori dettagli, che verranno chiariti nelle sedi opportune - ha proseguito Riccardo Quaini - ma ho ritenuto importante offrire un quadro più oggettivo ed equilibrato rispetto alle dichiarazioni del sindacato, la Cub, che è bene precisarlo, non è neppure firmatario del Ccnl per i lavoratori metalmeccanici ed è da sempre estraneo alla nostra azienda». Le espressioni «terremoto» e «sindacati sul piede di guerra» non sono piaciute alla Igv Spa, perché «estranee alla nostra realtà aziendale - ha concluso Quaini - Sul piano sindacale, infatti, Igv non può che offrire un quadro di relazioni serene e costruttive con i suoi lavoratori. Per limitarci agli ultimi due anni, l'azienda ha creato 48 nuovi posti di lavoro, ha stipulato con la Rsu un premio di risultato che ha toccato un importo di 1.750 euro annui e a novembre ha erogato ai lavoratori un anticipo di 50 euro mensili sui futuri aumenti contrattuali nazionali».


16 marzo 2008 - La Repubblica

Presidio Asl, cento al sit in

Firenze - Circa 100 persone hanno partecipato ieri al sit in del comitato che chiede alla Asl un nuovo distretto sanitario a Gavinana dopo l´incendio doloso della struttura di via di Ripoli. Molti gli anziani, che per protesta si sono messi ad attraversare lentamente viale Giannotti sulle strisce, rallentando il traffico. Con loro alcuni rappresentanti delle Rdb che hanno chiesto di mettere il presidio sanitario nell´abbandonato Quarter. La Asl ribadisce che tra due mesi sarà pronta una nuova struttura, in via Giampaolo Orsini.


16 marzo 2008 - Corriere della Sera

Difficoltà Il calo delle vocazioni religiose costringe le 117 strutture regionali ad assumere infermieri. Costi in aumento
Sanità cattolica in crisi. «Servono più fondi»
Tettamanzi: è un servizio sociale, parità con il pubblico come per la scuola. Una rete di quasi 16 mila posti-letto e 20 mila dipendenti Sacra Famiglia, protesta per i tagli agli stipendi
di Paolo Foschini

Milano - «Che anno è, che giorno è...» : così, pensando al magro fine-mese che aspetta diversi di loro, ieri mattina tra i lavoratori della sanità cattolica lombarda c'era magari chi si consolava con Battisti e I giardini di marzo, quella che — ricordate? — «al 21 del mese i soldi erano già finiti». Perché hai voglia girarci intorno, ma il dato è reale: una volta c'erano le suore, che poi voleva anche dire infermiere gratis e dedizione volontaria senza orario. Senonché la crisi delle vocazioni ha portato come effetto collaterale (tra l'altro) che ora gli infermieri bisogna assumerli e pagarli: il che è solo un esempio delle difficoltà, quando i soldi mancano, di mantenere un servizio che pure conta nella sola Lombardia 117 strutture tra ospedali, ambulatori e ospizi, per 13.642 posti-letto più quasi duemila in day-hospital, con 19.568 tra primari medici e infermieri a lavorarci attorno.
Insomma è per «sostenere e promuovere» tutto questo che ieri, su iniziativa della Consulta pastorale lombarda della salute e con la benedizione della Curia di Milano, è stato presentato il «Tavolo regionale delle istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana». Una «sfida per il futuro», la definisce il cardinale Dionigi Tettamanzi, che passa anche per la richiesta di un maggior sostegno finanziario pubblico: «Queste istituzioni della sanità di ispirazione cristiana — dice l'arcivescovo — offrono un servizio sociale alla gente, e hanno il diritto di incontrarsi con l'autorità pubblica e di chiedere quell'aiuto, peraltro previsto anche dalla legge, per venire incontro ai bisogni della persona, soprattutto nei momenti di fragilità». Tettamanzi rivendica una «possibile analogia con la scuola, dove anche le scuole cattoliche sono chiamate "parificate" ma non hanno gli stessi trattamenti di quelle pubbliche: è così anche per la sanità di ispirazione cristiana».
Poi, d'accordo, il cardinale stesso è evidentemente consapevole che il pianeta della sanità cattolica lombarda è assai composito, e che accanto a tante strutture ancora vive per miracolo ce ne sono anche altre di «eccellenza», note a tutti, che di problemi finanziari non ne hanno affatto, anzi.
Per questo, sottolinea Tettamanzi, l'altra «carta vincente su cui bisogna puntare di fronte alle difficoltà economiche è la sinergia tra le istituzioni sanitarie coinvolte. Peccato che al contrario si debba constatare una certa disgregazione o addirittura frantumazione. È nostro dovere chiedere che in ogni ambito sia promosso l'obiettivo centrale dell'agire politico, che è il bene comune».
Intanto, fuori dall'aula «Pio XII» in cui il tavolo veniva presentato, i sindacati dei lavoratori della Fondazione Sacra Famiglia manifestavano ieri per protestare contro gli «stipendi ridotti del 30 per cento ai nuovi assunti e la riduzione dei diritti a ferie o maternità ». Hanno anche consegnato un volantino con le loro rivendicazioni al cardinal Dionigi Tettamanzi. «Parliamo di 300 euro in meno mensili — dice Walter Gelli del Cub — in buste paga che arriverebbero a 900. Non è contraddittorio?».


15 marzo 2008 - EPolis Roma

San Giovanni. La denuncia dell'Rdb-Cub: in servizio soltanto due infermieri invece di quattro necessari
Il "Trauma center" sotto organico

Roma - "Sono gravi le condizioni assistenziali e di lavoro all'interno del Trauma Center dell'Azienda ospedaliera San Giovanni-Addolorata, dove i turni di servizio vengono garantiti da due unità infermieristiche invece delle quattro necessarie. In un reparto ad alto carico assistenziale come il Trauma Center, la carenza di organico costringe il personale ad effettuare continuamente doppi turni, con pesanti ricadute non solo per le lavoratrici e i lavoratori, ma per le prestazioni necessarie ai pazienti ricoverati. Il problema è già stato segnalato dagli infermieri assegnati al reparto con una lettera ai propri responsabili". Lo denuncia una nota delle Rdb-Cub che "ritengono illegale per lavoratori e pazienti che i turni di lavoro vengano programmati con lo straordinario, come solitamente accade al Trauma Center ma anche nella Rianimazione, all'Unità Coronarica, nelle Sub-Intensive, al Dea, e in tutti i reparti". "Scandalosa - continua la nota - la deroga all'assunzione dell'Assessorato per solo 8 infermieri al S.Giovanni, giustificata da una necessità di risparmio che non si riscontra nel mantenere in piedi appalti illeciti e milionari a privati, con personale sottopagato, in affitto da ditte e cooperative».


15 marzo 2008 - Il Mattino di Padova

Agenzia Entrate in agitazione

ESTE - Presidio di un’ora, ieri, davanti all’Agenzia delle Entrate con assemblea dei dipendenti indetta dal sindacato di base RdB Cub. La protesta è contro la firma della triplice sindacale della preintesa nazionale sul contratto. Un contratto che non piace ai dipendenti. A testimoniarlo è il referendum autogestito dai Comitati di Base effettuato fra 17.000 dei 50.000 dipendenti delle Agenzie delle Entrate. Cosa non va? «Per un alterco con i clienti sono previsti 6 mesi di sospensione - spiega Celestino Giacon - prima erano 11 giorni. Nel caso un dipendente resti a casa sino a 15 giorni vengono trattenuti 20 euro al giorno».(b.a.)


15 marzo 2008 - Il Resto del Carlino

Tutti contro il ‘fustigatore’ Ma le Rdb: «Scalo a rotoli»
I sindacati di base: «Così non va, gestione sbagliata»

Bologna - NELLA GIORNATA in cui su Generoso Coraggio, il direttore dell’Enac che ha pesantemente attaccato la gestione del Marconi, piovono strali da tutti i fronti, l’unico mini-successo che il ‘fustigatore’ di Borgo Panigale incassa arriva dalle Rdb. Ma non basta a contrastare le bordate di fuoco che sul dirigente arrivano dai sindacati ‘tradizionali’ e dalla quasi totalità del mondo politico e amministrativo.
La giornata è convulsa, le dichiarazioni si susseguono, l’aeroporto è senza ombra di dubbio il tema del giorno.
Aprono le danze, in mattinata, Cgil, Cisl e Uil che, pur mantenedo fede al loro compito ‘istituzionale’ (risolvere il problema del posto di lavoro perso da 38 dipendenti dell’ex Doro Group), chiudono in bellezza la loro conferenza stampa con una bella stoccata a Coraggio. «Ultimamente – gli rimproverano Maurizio Lunghi (Filt Cgil), Gianluigi Gallo (Fit Cisl) e Maurizio Lago (Uilt Uil) — parla con tutti tranne che con noi. Da sei mesi gli chiediamo un incontro. Le cose funzionavano in un modo molto diverso quando c’era la sua sostituta Eleonora Italia». Oltretutto, rilevano sferzanti, «non comprendiamo perchè Coraggio denuncia la mancanza di certificazione dei soggetti che operano nello scalo e poi non agisce applicando il regolamento».
Coraggio, come scriviamo qui a fianco, non manda giù il boccone amaro e decide a sua volta di tenere di tenere una conferenza stampa, nonostante da Roma la direzione dell’Enac glielo abbia vietato. Un incontro in cui «ai giornalisti dico tutto e fornisco tutti gli atti». Dai palazzi della politica, intanto, iniziano a filtrare intere frasi della lettera che i soci pubblici della Sab (Camera di commercio, Comune, Provincia e Regione) hanno scritto al presidente dell’Enac Vito Riggio e al direttore generale Silvano Manera. «La società di gestione aeroportuale — vi si legge per esempio — ci riferisce essere totalmente infondate le accuse del dirigente. E poi: «quelle di Coraggio sono valutazioni che nulla hanno a che fare con i fini istituzionali dell’ente e che coinvolgono con frasi di natura diffamatoria anche la condotta degli enti locali stessi». Ai soci «appare del tutto evidente che la condotta del vostro preposto alla direzione aeroportuale Bologna-Rimini, caratterizzata da modalità inusuali e improprie di rapporto con la società e con i soci, è totalmente al di fuori del ruolo istituzionale assegnato ad Enac e rischia di creare grave danno, anche economico, alla società da noi controllata, screditandola nei confronti del mercato». Infine, la richiesta, cortese ma precisa, di «porre in essere ogni attività necessaria a far sì che i rapporti fra il vostro ente e l’aeroporto Marconi si mantengano nell’ambito dei rispettivi ruoli istituzionali, facendo sì che cessino i comportamenti innanzi descritti». Tradotto, far venire Coraggio a più miti consigli. Oppure rimuoverlo.
In Comune, intanto, Forza Italia fa di più. Attraverso il capogruppo Daniele Carella i berlusconiani annunciano che stanno pensando ad una commissione consiliare d’inchiesta sull’aeroporto, come quella sulla casa che portò alle dimissioni dell’assessore Antonio Amorosi.
E’ ormai tardo pomeriggio quando si alza l’unica voce filo-Coraggio finora registrata. «Il dirigente ha ragione nel denunciare la situazione di mala gestione dello scalo» fa sapere Luigi Marinelli delle RdB del Marconi, accendendo i fari sull’ennesima frattura fra il sindacato di base e i confederali all’interno del Marconi. «Cgil, Cisl e Uil — aggiunge — hanno impostato una difesa di ufficio dei vertici Sab, che non entra nel merito delle questioni sollevate da Coraggio». Tra l’altro, ricorda Marinelli, «quando ci furono i blocchi, Coraggio venne a parlare con noi».
Per tornare ai 38 ex Doro Group che hanno perso il lavoro e per cui l’8 marzo è terminata l’indennità di disoccupazione, il 19 marzo, per 4 ore (dalle 10 alle 12), incroceranno le braccia gli addetti dei servizi di carico e scarico dei bagagli e pulizia degli aeromobili. «E’ uno sciopero contro la società Giacchieri, subentrata in parte a Doro nel servizio — hanno spiegato i sindacati – perchè si è detta disponibile ad assumerne solo sei. E se non avremo risposte proclameremo un altro sciopero, ma questa volta di 24 ore».

Vigili del fuoco ‘in panne’ «Siamo senza capi squadra»
L’arrivo di 4 pompieri non basta: «Ne vanno in pensione 11»

Modena - I VIGILI del fuoco del comando provinciale di Modena sono a secco. Non di acqua da gettare sul fuoco, ma di personale. Anche se la situazione si fa incandescente. A intervenire sulla carenza di organico sono i sindacati e anche la Lega, che giudicano come un’emergenza la mancanza di pompieri nei vari distaccamenti. L’annuncio dell’arrivo di 4 vigili del fuoco è stato presto disatteso dal fatto che, malgrado i rinforzi, l’organico tornerà presto a essere insufficiente. Negli ultimi tempi sono 23 i pompieri che sono stati trasferiti in altre province a causa della mobilità, sono cioè stati avvicinati a casa. In compenso ne sono arrivati 27. Ma il saldo positivo di +4 unità è già sparito: due vigili non sono reperibili per motivi familiari, mentre tre sono andati in pensione. E il futuro non promette bene, visto che presto altre 8 persone usufruiranno della pensione. Ecco che gli arrivi non rimpiazzano le partenze: anzi, il saldo è drasticamente negativo. Preoccupato anche il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Giuseppe Lo Presti: «La carenza riguarda anche il personale qualificato, siamo a corto per quanto riguarda la gestione amministrativa e i corsi di addestramento. Ogni giorno rischiamo di essere in pochi per garantire i soccorsi — spiega — e ci arrangiamo con i trasferimenti giornalieri tra i distaccamenti. Spero di non arrivare al punto di dover chiudere a rotazione le sedi della provincia come ho dovuto fare in passato. Per fortuna ci sono i volontari, in media 24 persone, chesopperiscono alle mancanze. Anche se il problema più grave riguarda la mancanza di capi squadra». Per questo sono insorti i sindacati, con una lettera che sottolinea la gravità della situazione: «Non è vero che Modena avrà quattro nuovi vigili del fuoco, perché ne sono appena andati tre in pensione e altri otto ci andranno entro l’estate. Pertanto andremo a meno sette unità », dicono i sindacati Cisl, Uil e Rdb dei vigili del fuoco di Modena. «In realtà l’organico dei vigili del fuoco modenesi si sta sempre più riducendo — aggiungono Silvano Patrocli (Cisl), Salvatore Dongu (Uil) e Fabrizio Benvenuti (Rdb) — In particolare nessun incremento di uomini è previsto per il distaccamento di Vignola, se non penalizzando l’organico delle altri sedi». I sindacalisti di Cisl, Uil e Rdb ricordano che i vigili del fuoco già oggi faticano a garantire una squadra per ogni distaccamento permanente (Carpi, Pavullo, San Felice, Sassuolo e Vignola) e due squadre per la sede centrale di Modena. La vertenza sindacale avviata nei mesi scorsi ha proprio l’obiettivo di ottenere per Vignola il riconoscimento di distaccamento permanente, e non misto come decretato finora dal ministero dell'Interno. «IL NOSTRO obiettivo non è ancora raggiunto e a Vignola non sono state assegnate le unità necessarie di personale qualificato (capisquadra)». Anzi, proseguono Patrocli, Dongu e Benvenuti, questa figura si è ulteriormente ridotta in tutta la provincia, costringendo il comando a togliere tre persone allas ede di Vignola dall’inizio dell’anno per far fronte alla carenza nelle altre sedi provinciali permanenti». La copertura del turn over non è garantita — concludono — i vigili del fuoco che hanno maturato l’anzanità di servizio per andare in pensione non verranno sostituiti. Se questi colleghi non saranno integrati, saremo costretti a ridurre ancora l’organico e diventerà sempre più difficile garantire un servizio di soccorso minimo alla popolazione».(val.b.)


15 marzo 2008 - Il Salernitano

la Rdb Cub proclama lo stato di agitazione del personale dell'ospedale

NOCERA INFERIORE - La RdB CUB provinciale proclama lo stato di agitazione di tutto il Personale del presidio ospedale di Nocera Inferiore a seguito dell'assemblea dei lavoratori tenutasi il 14 marzo scorso e dopo due giorni di occupazione pacifica della direzione sanitaria dello stesso presidio ospedaliero. Questa agitazione si aggiunge alla precedente che riguardava i lavoratori del Dipartimento di Salute Mentale della stessa ASL SA 1, così come già riscontrata dalla nota prot. n. 11131/220/gabinetto della Prefettura di Salerno. L'assemblea ha deciso di reiterare la richiesta. di incontro con il Direttore Sanitario del presidio ospedaliero "Umberto l'' di Nocera Inferiore. Il predetto incontro, già concordato e convocato dallo stesso Direttore Sanitario per il 13 marzo scorso alle ore 14,00, veniva dallo stesso annullato. Motivo per il quale l'organizzazione insieme ai lavoratori e ai delegati RSU eletti nelle liste RdB CUB hanno deciso nella stessa giornata di occupare pacificamente il locale adibito ad ufficio della Direzione Sanitaria del richiamato Presidio Ospedaliero fino a quando non avverrà l'incontro con la Direzione Sanitaria per discutere delle criticità evidenziate nelle note allegate. Occorre innanzitutto trovare soluzioni immediate per. la copertura delle carenze di organico del personale infermieristico e di supporto (OSS) in tutte le unità operative dell 'Ospedale.


15 marzo 2008 - Cronache del Mezzogiorno

Protesta all'Umberto I, i dipendenti: "Ora intervenga il' Prefetto"
di Filomena Sale

NOCERA INFERIORE - Pronti a rivolgersi al Prefetto di Salerno ed a indire lo sciopero generale. Secondo giorno di protesta all'Umberto 1 di Nocera Inferiore. I rappresentanti della Rdb-Cub Campania, affiancati da infermieri ed ausiliari dell'ospedale nocerino, continuano il loro presidio. "Non ci muoveremo da qui", dichiarano decisi. Da giovedì pomeriggio occupata la direzione sanitaria. Un malumore nato dopo che, dalla direzione dell'Azienda sanitaria locale Salerno l, è arrivato il divieto ad un incontro che avrebbe visto a confronto i sindacati Rab ed il direttore sanitario. Sul tavolo di discussione avrebbero dovuto esserci le precarie condizioni di lavoro dei dipendenti sanitari dell'Umberto. I, dai problemi legati alla sicurezza a quelli relativi all'organizzazione. "Pare che la disposizione di non discutere con noi di queste questioni sia giunta dal direttore generale - ha spiegato Vito Stromillo, segretario provinciale della Rdb Cub Sanità - sembra che sia arrivata una lettera a firma dei sindacati Cgil, Cisl e Uil con la quale si intima di non trattare con una sola sigla sindacale". Insomma un vero e proprio scontro tra sindacati, e tra Rdb e direzione generale del'AsI. Il direttore sanitario si sarebbe mostrato disponibile ad un dialogo con i rappresentanti ora in rivolta, ma ci sarebbe: stato il blocco da parte del manager dopo la missiva inviata dagli altri sindacati. Intanto la protesta continuerà ad oltranza. "Vogliamo avere l'opportunità di questo incontro. - ha spiegato Giovanni Grimaldi, sindacalista Rdb perchè perche qui si parla di questioni importanti che riguardano i lavoratori. Sono troppi i disagi che si vivono all'Umberto. Infermieri costretti a lavorare ben oltre i turni stabiliti a causa della mancanza del personale". Ora si attende la replica degli altri sindacati e del direttore generale Giovanni Russo. Intanto la protesta andrà avanti e, come detto, i rappresentati Rdb sono pronti ad esporre la questione al Prefetto di Salerno.


15 marzo 2008 - La Provincia Pavese

Valenza, martedì il presidio per sostenere i precari

VALENZA - Domani al mercato di Valenza, i lavoratori della casa di riposo l’Uspidalì distribuiranno un volantino nel quale proclamano il proprio stato di agitazione deciso all’unanimità.
«Tutti i lavoratori, compresi i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, i privati e quelli delle cooperative hanno deciso lo stato di agitazione. Siamo tutti uniti, non solo contro l’eventualità dell’esternalizzazione, ma anche contro questa mancanza di proposte. Per intanto continua lo stato di agitazione», dicono ai Cub.
Il volantino invita la popolazione ad esprimere la propria solidarietà con i dipendenti della casa di riposo e a partecipare al presidio innanzi il Comune di Valenza previsto per martedì 18 marzo, giornata in cui l’amministrazione si incontrerà con i rappresentanti dei lavoratori per cercare una soluzione al problema.
Ad oggi comunque tra la popolazione sono state raccolte ben 2500 firme di sostegno ai lavoratori precari.
Il giorno successivo si svolgerà il consiglio comunale dedicato all’approvazione del bilancio preventivo 2008, nel quale è iscritta la somma di un milione e 250mila euro, da trasferire proprio alla fondazione che gestisce le due case di riposo per sanare il deficit di funzionamento delle due strutture.
E, dalle ultime voci, si prevede battaglia sulle cifre.


15 marzo 2008 - Tempo Stretto

Precari del Comune. Per RdB Cub pubblico impiego la lotta continua

Messina - Ieri la notizia che ad aprile i 150 precari del Comune sarebbero tornati alle 24 ore e si sarebbero avviate le procedure per la loro stabilizzazione. "Ma per la nostra organizzazione sindacale – spiega Roberto Laudini del coordinamento di RdB Cub pubblico impiego - che certamente non crede alle promesse (ad aprile si vota) ma, ai fatti concreti, si continua con la lotta, finchè il Commissario Sinatra e il Prefetto Alecci ci daranno le giuste garanzie per l’avvio della stabilizzazione al Comune di Messina, così come previsto dalla legge".
Il 17 marzo 2008 è confermata l’assemblea accanto alla Prefettura di Messina. L’appuntamento è a Palazzo Zanca alle 9,30 per poi dirigersi alla villa Mazzini. "Se non si otterranno risultati, si consegneranno tutti i certificati elettorali dei manifestanti e dei loro familiari. Non escludendo altri momenti di lotta".


15 marzo 2008 - Online News

"Trauma Center", ospedale S. Giovanni di Roma
Grave la situazione assistenziale segnalata dagli infermieri alle RdB-Cub

Roma - All’ospedale S. Giovanni di Roma, il reparto "Trauma Center", secondo una nota diffusa dalla Rdb sarebbe grave "la carenza di organico" che costringerebbe il personale "ad effettuare continuamente doppi turni, con pesanti ricadute non solo per le lavoratrici e i lavoratrori, ma per le prestazioni necessarie ai pazienti ricoverati". Le RdB-CUB segnalano, inoltre, che i turni di lavoro sarebbero programmati con lo straordinario, ma che accadrebbe "non solo al Trauma Center ma anche nella Rianimazione, all’Unità Coronarica, nelle Sub-Intensive, al DEA, e più in generale in tutti i reparti del S. Giovanni". Il sindacato di Base riterrebbe dunque "scandalosa la deroga all’assunzione da parte dell’Assessorato per soli 8 infermieri all’ospedale S. Giovanni, giustificata da una necessità di risparmio che però non si riscontra nel mantenere in piedi appalti milionari a privati, con personale sottopagato e sfruttato, in affitto da ditte e cooperative".


15 marzo 2008 - Il Giornale di Vicenza

IL FUTURO DELL’ARSENALE. L’assessore regionale Chisso: «Ma la Giunta non si è espressa»
Sindacati in campo contro i rifiuti speciali

Vicenza - Quattrocento volte "no". Dopo il coro dei politici, si leva quello dei sindacati e dei lavoratori. Gli oltre 400 lavoratori delle Officine Grandi Riparazioni (Ogr) di Vicenza dipendenti delle Ferrovie dello Stato, delle aziende appaltatrici e delle cooperative dicono «no al trattamento dei rifiuti liquidi speciali del Nord Italia all’interno dell’Arsenale Fs di Vicenza».
Si allarga a macchia d’olio l’ondata di protesta maturata in città dopo che la commissione regionale Via per la valutazione d’impatto ambientale ha dato un via libera tecnico, ancorché non definitivo, all’impianto di smaltimento riufiuti liquidi speciali all’Arsenale, nel quartiere dei Ferrovieri.
Già oggi all’Arsenale vengono trattate circa 50 tonnellate di rifiuti liquidi al giorno. Ma ospitarne altre 250 tonnellate di speciali al dì, secondo quanto prefigurato dal progetto della società Wisco (Enel e Trenitalia), è un’ipotesi respinta da destra a sinistra tra i politici vicentini.
Ora, alla levata di scudi trtasversale si unisce il "no" dei sindacati.
«I lavoratori hanno in passato pagato con la vita (amianto) una gestione distratta e poco rispettosa dell’ambiente e della loro salute - recita una nota firmata Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil, Orsa, Ugl, Cub Trasporti e Rsu 95 -. Le Ogr, oggi fiore all’occhiello di Trenitalia per la qualità del lavoro, non devono diventare una discarica di liquame solo per far fronte ad un business economico che Trenitalia ed Enel vogliono realizzare». I sindacati dicono "no" «a tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini» e si dicono «pronti a mobilitarsi e a manifestare davanti alla Regione».
E proprio dalla Regione interviene l’assessore agli Investimenti strategici Renato Chisso, per smorzare i timori: «La commissione ha espresso un parere tecnico; perché sia reso operativo deve essere ratificato a livello politico in Giunta regionale». È già accaduto «un assenso tecnico non è stato ritenuto sufficiente a giustificare un progetto. Intendo acquisire gli elementi necessari per esprimere un parere meditato. In ogni caso, decideremo con le istituzioni locali».


15 marzo 2008 - Liberazione

Cremaschi: «No al sindacato unico, l'emergenza salari è ora»
Cgil, la Rete 28 Aprile prepara il suo documento contro la concertazione
di Fabio Sebastiani

Milano - «Andremo al congresso della Cgil con un documento alternativo». Giorgio Cremaschi, dal palco di un'affollatissima assemblea nazionale della Rete 28 aprile (circa 700 persone), in Camera del lavoro, apre di fatto la fase precongressuale, ancora prima della tanto attesa, quanto invisibile ai lavoratori, Conferenza di organizzazione, che doveva chiudere il percorso iniziato a Rimini nel 2006.
«Il congresso della Cgil ci sarà tra qualche anno - sottolinea Stefano Castigliego, rappresentante sindacale della Fincantieri di Marghera - ma l'emergenza salariale è adesso». La sensazione, ascoltando i lavoratori, è che il "cambio di passo" dei modelli contrattuali non sarà né facile né diretto. In un sindacato che non sciopera contro i governi amici nemmeno quando si tratta di ottenere qualcosa in più, che firma l'accordo sul welfare e mette nel cassetto la battaglia contro la precarietà, che tiene in scarsa considerazione la democrazia e che, soprattutto, progetta nelle segrete stanze una unione sindacale con Cisl e Uil che sa di «sindacato unico», c'è bisogno di un confronto fuori dai denti. E questo per il momento ha attirato l'attenzione dei Cobas, con la presenza di Piero Bernocchi, e di Rdb-Cub (Paolo Leonardi ha mandato un messaggio). Vista l'irriformabilità della Cgil, è arrivato il momento, dice Cremaschi «di organizzare dentro la Cgil» quelle forze che in questi ultimi anni si sono opposte, «anche da punti di vista diversi», alla concertazione. Un appello a chi «non si rassegna alla fine della Cgil» o, se volete, a Lavoro e Società e alla Fiom, e anche a Dino Greco, che ha parlato all'assemblea, Ferruccio Danini e Carlo Baldini, che hanno sempre espresso il loro dissenso. «Ora si tratta di passare dal dissenso alla opposizione», avverte Cremaschi. La «fase costituente del sindacato unico» sotto l'egida del Pd è alle porte. Le occasioni non mancheranno. A preoccupare di più i lavoratori è anche il cosiddetto clima generale del paese. Nei luoghi di lavoro, ascoltando gli interventi, tornano gli anni '50. Un clima repressivo, fatto di lettere di richiamo, di licenziamenti contro chi mette il naso nei tempi e nei ritmi di lavoro, come nel caso della Terim. Il sindacato fa fatica a capirlo. Anzi, preferisce girare la testa dall'altra parte, su questo e sulle condizioni di lavoro. «La lotta e il conflitto lo vogliono far passare come uno scandalo», dice Cremaschi.
Tra i lavoratori si comincia ad avvertire che questa vicenda del contratto aziendale è una fregatura. Alla Nokia, come racconta un delegato, il salario aziendale potrebbe essere fatto da benefit legati a obiettivi mensili, ma distribuiti individualmente. Risultato, la gestione degli importi è tutta in mano all'azienda. E quindi la busta paga è due volte "variabile". Nella piattaforma della Rete 28 aprile c'è l'aumento vero del salario, con aumenti uguali per tutti, "senza se e senza ma". Al confronto sul rinnovo dei modelli contrattuali nei luoghi di lavoro ci si dovrà andare, comunque, presentando le due "tesi" opposte e non il sì e il no al documento che uscirà dal direttivo nazionale. Felice Di Leo racconta il caso Natuzzi, dove l'accordo aziendale avrà il semplice effetto di "bypassare" il sindacato. «Ognuno potrà scegliersi il sindacato aziendale che preferisce», aggiunge.
Tra gli altri, all'assemblea delle Rete 28 aprile hanno parlato anche alcuni migranti. «Dobbiamo restare uniti e lottare», dice Seck Badara, della Camera del lavoro di Brescia. «In fondo, sono le lotte che hanno fatto i vostri nonni», aggiunge.
In sala si sono fatti vedere il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini e il deputato del Prc Augusto Rocchi. Sul palco sono saliti Giancarlo Straini, membro della segreteria nazionale della Filcem, di Lavoro e Società e Dino Greco, membro del direttivo nazionale della Cgil. «Le peggiori disgrazie - ha detto Greco - arrivano quando i padroni peggiori si mettono d'accordo con i peggiori sindacalisti».


14 marzo 2008 - Omniroma

S.GIOVANNI, RDB CUB: «GRAVI CONDIZIONI LAVORO TRAUMA CENTER»

(OMNIROMA) Roma, 14 mar - «Sono gravi le condizioni assistenziali e di lavoro all'interno del Trauma Center dell'Azienda ospedaliera San Giovanni-Addolorata, dove i turni di servizio vengono garantiti da due unità infermieristiche invece delle quattro necessarie. In un reparto ad alto carico assistenziale come il Trauma Center, la carenza di organico costringe il personale ad effettuare continuamente doppi turni, con pesanti ricadute non solo per le lavoratrici e i lavoratori, ma per le prestazioni necessarie ai pazienti ricoverati. Il problema è già stato segnalato dagli infermieri assegnati al reparto con una lettera ai propri responsabili». Lo denuncia una nota delle Rdb-Cub che «ritengono illegale e dannoso per lavoratori e pazienti che i turni di lavoro vengano programmati con lo straordinario, come solitamente accade non solo al Trauma Center ma anche nella Rianimazione, all'Unità Coronarica, nelle Sub-Intensive, al Dea, e più in generale in tutti i reparti del S. Giovanni». «Scandalosa - continua la nota - la deroga all'assunzione da parte dell'Assessorato per solo 8 infermieri all'ospedale S.Giovanni, giustificata da una necessità di risparmio che però non si riscontra nel mantenere in piedi appalti illeciti e milionari a privati, con personale sottopagato e sfruttato, in affitto da ditte e cooperative. Questi sono fra i risultati delle scelte della Regione Lazio e delle Direzioni Aziendali in applicazione del Piano di rientro dal deficit. Contro i progetti di devastazione della Sanità Pubblica Le RdB-CUB chiamano i lavoratori e la cittadinanza alla mobilitazione, per l'assunzione del personale necessario alla funzionalità dei servizi e la reinternalizzazione dei lavoratori affittati».

COMMERCIO, CUB: SCIOPERO CONTRO «RINNOVO CONTRATTO IN PERDITA»

(OMNIROMA) Roma, 14 mar - «La Flaica-Cub ha indetto nel settore del Commercio lo sciopero regionale del Lazio per martedì 18 marzo, con una manifestazione che si terrà davanti alla sede romana della Confcommercio». Lo comunica, in una nota, la Flaica-Cub. «La mobilitazione - si legge - è stata indetta per protestare contro una trattativa per il rinnovo del contratto che si profila in netta perdita per i lavoratori. Fra le richieste di Confcommercio c'è il cambiamento dell'orario di lavoro con definizione su base annua e non giornaliera, il pagamento delle domeniche e festività come lavoro ordinario, il peggioramento del pagamento dei primi tre giorni di malattia, la revisione della 14°mensilità. Per quanto riguarda la democrazia sindacale, si sta inoltre provvedendo ad inserire il divieto di indizione delle elezioni Rsu alla sigle sindacali diverse da Cgil Cisl Uil. Per la Flaica-Cub questo arretramento non arriva per caso, ma è il fallimentare risultato di un percorso di accordi sindacali a perdere che dura ormai da vent'anni. Per tutelare i diritti e la dignità dei lavoratori occorre invece riaprire il conflitto, pertanto la Flaica chiama i lavoratori alla mobilitazione su una piattaforma che rivendica aumenti salariali di almeno 250 euro per recuperare il potere d'acquisto perso negli ultimi anni; la riduzione della precarietà mediante la riduzione del Part-Time, dei contratti a termine, dello stagismo selvaggio, dei lavoratori interinali e di cooperativa; un orario di lavoro meno flessibile e più rispettoso della vita dei lavoratori, la riduzione delle domeniche lavorative ed una migliore tutela per le lavoratrici madri».


14 marzo 2008 - Dire

AEROPORTO BOLOGNA. RDB: "GENEROSO CORAGGIO HA RAGIONE"

(DIRE) Bologna, 14 mar. - Nell'occhio del ciclone per il suo duro attacco alla gestione dell'Aeroporto Marconi, destinatario di una querela per diffamazione aggravata da parte dell'ex numero uno dello scalo, Gian Carlo Sangalli, e criticato anche dai sindacati confederali, il direttore dell'Enac di Bologna; Generoso Coraggio, incassa almeno il sostegno di Rdb. "Coraggio ha ragione nel denunciare la situazione di mala gestione dello scalo", sostiene Luigi Marinelli del sindacato di base. Il giudizio sull'operato del direttore dell'Enac e' inoltre ulteriore motivo di divisione rispetto a Cgil, Cisl e Uil, accusati di aver impostato oggi "una difesa di ufficio dei vertici di Sab, che non entra nel merito delle questioni sollevate da Coraggio". Tra l'altro, ricorda Marinelli, "quando ci furono i blocchi, Coraggio venne a parlare con noi". I confederali oggi si sono lamentati per non essere ancora riusciti ad incontrarlo, nonostante ne abbiamo fatto richiesta gia' da molti mesi". Ci sono stati incontri, invece, con Rdb e Uil, prima che si ricompattasse il fronte dei confederali. Marinelli denuncia infine un "accanimento" da parte di Sab nei confronti del sindacato di base, "il piu' rappresentato in aeroporto", come dimostrebbero gli ostacoli frapposti allo svolgimento di un'assemblea fuori degli orari di lavoro ieri pomeriggio.


14 marzo 2008 - La Repubblica

Piazza San Marco
Palazzo di Giustizia sit-in dei sindacati

Roma - Le rappresentanze di base del pubblico impiego Rdb-Cub hanno indetto per oggi una giornata di mobilitazione. Dalle 10 partirà la manifestazione dei lavoratori del settore Giustizia, che in Piazza San Marco, davanti alla sede Onu, chiederanno alle Nazioni Unite un intervento sui «mali che affliggono la giustizia italiana».


14 marzo 2008 - Il Piccolo

Sciopero delle Rdb dalle 18 alle 22
Bus, autisti donano sangue per protesta

Trieste - Sciopero di quattro ore stasera, dalle 18 alle 22, dei lavoratori della Trieste Trasporti aderenti alle iniziative di protesta dei sindacati di base delle Rdb contro il bando regionale per il gestore unico e le «prevaricazioni» dell’azienda. Ma i bus saranno a rischio già in mattinata, dal momento che le Rdb hanno invitato i colleghi a donare stamani il sangue «per mettere al sicuro la propria energia vitale» e «per impedire che i ben noti "vampiri" possano continuare a sfruttare la salute dei lavoratori succhiando anche il loro sangue».


14 marzo 2008 - Caserta News

Lavoratori occupano direziona sanitaria ospedale

Nocera I. – Il direttore sanitario non incontra i lavoratori che hanno allertato i NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell'Arma dei Carabinieri) denunciando criticità insostenibili . Le Rappresentanze di Base allora, nel pomeriggio di oggi, hanno occupato la sede del dirigente chiamato a rispondere delle sue responsabilità. Le RdB/CUB respingono l'ennesimo tentativo di zittire la voce dei lavoratori ed invitano tutte le istituzioni ad intervenire per trovare una soluzione allo scandalo della sanita' pubblica dovuto principalmente alle clientele politiche che hanno permesso il saccheggio della cosa pubblica con la collaborazione dei direttori generali.
Le RdB/CUB denunciano
a) carenze infiermieristiche
b) violazioni delle norme sulla sicurezza per i lavoratori e per gli utenti
c) sacche di parassitismo derivanti dall'utilizzo in mansioni improprie di dei dipendenti
d) violazioni delle norme sui requisiti tecnologici strutturali ed organizzativi delle unite' operative che erogano assistenza diretta ai cittadini
L'occupazione viene mantenuta fino a quando non sara' tenuta la riunione con la parte pubblica.
Le RdB/CUB stigmatizza il grave atteggiamento strumentale tenuto sulla vicenda delle segreterie provinciali CGIL, CISL e UIL di settore che hanno dimostrato ancora una volta di non rappresentare piu' gli interessi dei lavoratori bensi' di essere funzionali al sistema di spartizione partitocratica (dittatura democratica) che ha generato i miliardi di debiti della sanita' pubblica.


14 marzo 2008 - Il Denaro

Sanità. Ospedale di Agropoli, dipendenti in agitazione: Turni di lavoro nel mirino

Agropoli - Incrocia le braccia il personale del presidio ospedaliero di Agropoli. La decisione è scaturita in seguito al mancato adeguamento degli organici, che secondo i dipendenti sono esigui e li costringono ad effettuare turni di lavoro massacranti per sopperire alle carenze. Nello scorso mese di agosto era stato raggiunto un accordo di massima con i vertici della Asl Salerno 3 per accrescere il numero del personale a disposizione del nosocomio cilentano. Però nulla è cambiato ed i lavoratori hanno deciso di scioperare.
"Uno dei problemi più gravi", evidenziano i rappresentanti di Fsi, Fials e Rdb, "è relativo al fatto che ancora non sappiamo se i turni di straordinario potranno essere coperti economicamente".
I dipendenti contestano anche un quadro organizzativo che secondo la loro valutazione non consente al presidio ospedaliero di garantire una adeguata qualità del servizio.
"Alcuni reparti sono stati accorpati senza un criterio logico, ciò ha determinato una confusione dei ruoli e delle funzioni. Addirittura è impossibile, a volte, distinguere i posti letto a seconda del reparto di riferimento. Questo senza considerare che molti operatori sono costretti a svolgere compiti assolutamente non in linea con la propria professionalità".
Lunedì i lavoratori si riuniranno in assemblea per decidere la linea da seguire.
"Al punto in cui è giunta la Sanità nella Regione Campania, una organizzazione sindacale di settore, non può restare oltre a guardare impotente, altrimenti diventa complice e corresponsabile. Abbiamo già inviato la comunicazione al Prefetto di Napoli e alle istituzioni previste dalla legge 146 sugli scioperi, che dovrà attivare il tentativo di conciliazione previsto, ed abbiamo annunciato", chiariscono i sindacati, "che trascorsi i tempi previsti dalla legge, la RdB-Cub proclamerà lo Sciopero Regionale della Sanità, con manifestazioni locali e Nazionali che saranno comunicate successivamente".
Il caso di Agropoli è l'ultimo episodio della settimana nera del comparto sanitario salernitano.(e.s.)


14 marzo 2008 - Il Mattino

LA PSICHIATRIA NELL’ASL SA1
Sit-in di protesta dei sindacati
di MIRIAM CARBONE

Nocera Inferiore - Ieri pomeriggio, all'ospedale Umberto I, sit-in di protesta dei rappresentanti Rsu dell'unità operativa di Salute Mentale di Angri-Scafati. Accanto ai lavoratori anche i familiari di molti assistiti. Stando alle parole di Giovanni Grimaldi, rappresentante sindacale Rdb, la struttura di Piazza Annunziata ad Angri rischierebbe di chiudere. I problemi sono sempre gli stessi da anni: non ci sono auto per le visite domiciliari, in alcuni casi mancherebbe addirittura il carburante e il personale è sotto organico. Insomma, mancano i fondi necessari per tenere in vita il Dipartimento di Salute Mentale. I lavoratori puntano l'indice contro Walter Di Munzio, direttore del Dsm dell'Asl Sa1, reo a loro dire, di aver accentrato i fondi su Nocera Inferiore trascurando la struttura di Angri. La versione ufficiale che arriva dalla direzione generale è che non c'è alcuna intenzione di chiudere l'unità. Ma i lavoratori hanno presentato alla Prefettura di Salerno una denuncia che riguarda lo stanziamento di due milioni di euro all'anno stornati per altre attività e sottratti alla psichiatria territoriale. A questa protesta si è unita, ieri pomeriggio, quella dei reparti dell'ospedale Umberto I che lamentano da tempo diverse criticità (a cominciare dalla rianimazione).


14 marzo 2008 - Il Gazzettino

LIMENA Protestano i 20 operai ex coop davanti alla Tnt
«Calpestati diritti e accordo per l'assunzione»

Limena - Sono ritornati davanti ai cancelli della TNT trasporti di Limena gli ex lavoratori della cooperativa Fastcoop. Questa volta la protesta è stata avviata per chiedere di sedersi nuovamente attorno ad un tavolo e veder riconosciti i diritti che erano stati inclusi nell'accordo firmato dalle parti dopo la lunga mobilitazione degli ottanta lavoratori dell'ex cooperativa che gestiva i magazzini della TNT e che, senza preavviso, li aveva lasciati senza lavoro dopo aver sciolto il contratto con l'azienda di Limena. Accordo che si era raggiunto dopo diversi incontri fra le parti e con l'interessamento del Prefetto di Padova e che prevedeva il reintegro di tutti gli operai e la garanzia degli stipendi. Riassorbimento a blocchi di venti operai che secondo quanto prevede l'accordo deve avvenire dopo che i lavoratori hanno firmato il licenziamento e si sono iscritti nelle liste di mobilità. A portare ieri sera gli operai davanti ai cancelli della TNT di Limena "la volontà della nuova cooperativa di non ricollocare i venti operai che lunedì 17 avrebbero dovuto iniziate nuovamente a lavorare", come ha spiegato Gianni Boetto di Adl-Cobas. "Oltre a questi venti operai per i quali è stato messo in atto un'azione che punta ad eliminare i rappresentanti sindacali scomodi - ha detto Boetto - a tredici operai non si vuole dare l'indennità di esodo come richiesto dagli stessi e già concesso ad altri otto operai, e di quelli che dovevano essere ricollocati dalla Gesconet solo tre sono stati sistemati. Si poteva chiudere tutto tranquillamente - ha concluso Boetto -, ma ora staremo qua fino a quando non si troverà una soluzione".(Ba.T.)


14 marzo 2008 - Il Mattino di Padova

Torna il picchetto alla Tnt «In venti senza lavoro»

LIMENA - Torna il picchetto di protesta dei lavoratori di fronte alla sede Tnt di Limena. La situazione, che aveva iniziato a traballare nei giorni scorsi, è improvvisamente precipitata ieri, col ritorno dei magazzinieri esasperati a tentare la serrata del grande colosso dei trasporti. «Venti magazzinieri continuano a non avere un lavoro, nonostante questo fosse stato garantito a tutti dall’accordo firmato tra le parti - spiegano i lavoratori per voce di Gianni Boetto, rappresentante dell’Adl Cobas - Pur iscritti alle liste di mobilità, a loro sono stati preferiti altri lavoratori. Chi resta fuori sono i magazzinieri più attivi nella lotta, in una spudorata epurazione sindacale».(c.s.)

Presidio Cobas all’Agenzia delle Entrate

ESTE - Presidio stamattina alle 12,30 nell’atrio dell’Agenzia delle Entrate di Este dei lavoratori del pubblico impiego che aderiscono alla mobilitazione nazionale dei dipendenti pubblici indetta dai sindacati di base RdB. Saranno presentati i dati della bocciatura della preintesa sul Contratto Nazionale di Lavoro Agenzie Fiscali emersi dal referendum autogestito da RdB e Flp. Al presidio parteciperanno i delegati sindacali degli altri comparti del Pubblico Impiego. Lo sciopero è stato indetto contro i rinnovi contrattuali in ritardo, per ottenere aumenti adeguati. (b.a.)


14 marzo 2008 - Corriere di Bologna

Richiamo dell'Aviazione civile: basta dichiarazioni politiche.
E la Procura: l'ex presidente Sab resta persona offesa
Marconi, l'Enac manda gli ispettori

Bologna - L'ente di vigilanza e il Comune contro Coraggio dopo le accuse a Sangalli
È bufera sul direttore Enac Generoso Coraggio, dopo la diffusione della lettera in cui accusa l'ex presidente Sab e candidato Pd Gian Carlo Sangalli per la gestione del Marconi.
Comune, Provincia e Regione scrivono ai vertici dell'ente, chiedendogli di «occuparsi di ciò che sta avvenendo a Bologna ». L'Enac, però, si è già mosso: annuncia l'arrivo degli ispettori nello scalo e chiede ai dipendenti, Coraggio in primis, di evitare «esternazioni di carattere politico in campagna elettorale».
Pd e Sinistra arcobaleno continuano a scontrarsi su Sangalli. Le Rdb annunciano uno sciopero in aeroporto per il 28. Che si aggiunge a quello dei confederali del 19 marzo.

Aeroporto, soci pubblici ed Enac contro Coraggio
Comune, Provincia e Regione protestano con l'Aviazione civile, che richiama il dirigente anti-Sangalli e manda gli ispettori
di Francesco Rosano

Bologna - L'Ente di vigilanza ai suoi: niente dichiarazioni politiche Intanto, l'ex presidente di Sab resta «persona offesa» nell'indagine su Doro Group
Dopo la diffusione del j'accuse del direttore Enac Coraggio sull'affaire Doro Group e sulle presunte responsabilità dell'ex presidente Sab e candidato Pd Sangalli, è bufera sul dirigente bolognese dell'ente. In una lettera congiunta Comune, Provincia e Regione chiedono ai vertici nazionali Enac di «interessarsi a quanto sta avvenendo a Bologna». L'ente, però, si è già mosso: annuncia ispezioni nello scalo e richiama i propri dipendenti, Coraggio in primis, a evitare dichiarazioni «di carattere politico, soprattutto in campagna elettorale».
Chissà se Generoso Coraggio poteva aspettarsi che la sua missiva ai soci pubblici dello scalo, diffusa mercoledì dalla Sinistra arcobaleno, avrebbe scatenato un tale vespaio. Lui che, da volenteroso direttore Enac arrivato da Napoli nel 2006, aveva deciso di occuparsi del caso appalti fin dalle prime denunce dei sindacati. E dalle lettere di Doro Group che, nella primavera scorsa, parlavano di «sabotaggi» effettuati dai lavoratori. Mercoledì, mentre le agenzie di stampa rilanciavano le sue accuse a Sangalli («ha occultato scientamente la conoscenza di disdicevoli avvenimenti aeroportuali »), la lettera delle istituzioni bolognesi ai vertici nazionali dell'Enac era già pronta. Ieri veniva inviata.
Ma la polemica scatenata dalle dichiarazioni di Coraggio aveva già convinto i vertici nazionali dell'ente per l'aviazione civile a muoversi. Una nota stringata, diffusa ieri, in cui l'Enac annuncia di aver disposto un'ispezione presso il Marconi viste le «recenti dichiarazioni rilasciate dal direttore Enac dell'aeroporto di Bologna ». Una richiesta fatta dal presidente dell'ente, Vito Riggio, al direttore generale Silvano Manera. I risultati delle ispezioni verranno portati al prossimo cda, spiega l'ente, per valutare «le eventuali azioni da intraprendere». Ma insieme agli ispettori, dai vertici Enac arriva anche un vero e proprio richiamo a Coraggio. L'ente, infatti, preparerà una direttiva per invitare i propri dipendenti ad «astenersi da qualsiasi esternazione che possa avere implicazioni di carattere politico, in particolar modo in periodo di campagna elettorale».
Le esternazioni di Coraggio su Sangalli, per il momento, non cambiano comunque il quadro dell'indagine della Procura sul consorzio Doro Group. Visto che l'ex presidente Sab, ora candidato al Senato per il Pd, «è e rimane persona offesa». Mentre il filone dell'inchiesta che riguarda la riscossione dei diritti aeroportuali, di cui parla anche Coraggio nel suo j'accuse, è ancora in attesa di due consulenze chieste dal pm Antonello Gustapane: il giro di soldi su cui la Procura vuol fare chiarezza, in totale, ammonterebbe a circa 55 milioni di euro. Tra i lavoratori del Marconi, intanto, la acque non accennano a calmarsi. Da qui a fine mese sono già due gli scioperi in calendario: mercoledì 19, dalle 10 alle 14, incroceranno le braccia Cgil, Cisl e Uil; venerdì ventotto, per tutta la giornata, sarà la volta delle Rdb.
La società che gestisce il Marconi, dopo aver già diffidato il direttore Enac Bologna, torna a scagliarsi contro Coraggio: «I danni d'immagine causati alla società — dice Sab — potrebbero compromettere l'attuazione del piano industriale ». A sinistra, invece, è ancora scontro tra ex compagni di partito. La Sinistra arcobaleno insiste nel puntare il dito contro Sangalli, che ieri ha lasciato definitivamente la guida della Camera di commercio. «Le sue responsabilità sono evidenti, al di là delle questioni penali», dice il coordinatore Sd Gian Guido Naldi. Il capogruppo in Comune dei democratici, Claudio Merighi, ribatte colpo su colpo: «La sinistra radicale ha deliberatamente scelto di alzare la tensione contro Pd e un suo candidato, invece di attaccare i partiti di destra. Una decisione che mi lascia sconcertato». Bisognerebbe lasciare ai magistrati il lavoro di indagine, conclude Merighi, e invece «si stanno usando delle armi che non sono proprie della politica contro il Pd e contro un suo autorevole candidato».


14 marzo 2008 - L'Unione Sarda

L'apertura dell'inchiesta
Concorsi alla Asl: primi interrogatori delle Fiamme Gialle
di ANDREA BUSIA

Gallura - I finanzieri hanno già informato gli interessati, a breve dovranno presentarsi negli uffici della compagnia delle fiamme gialle per i primi interrogatori dell'indagine aperta su assunzioni e concorsi Asl. Per ora si tratta di acquisizione di informazioni da parte di, come si dice in questi casi, persone informate sui fatti. Una attività ordinaria, preliminare, ma comunque la conferma dell'interesse della Guardia di finanza al contenuto dell'esposto presentato dalla sigla rappresentanze sindacali di base su alcune situazioni che, secondo gli autori delle segnalazioni, richiedono un approfondimento da parte della polizia giudiziaria. Ma gli investigatori, non solo hanno iniziato ad approfondire diversi aspetti dei fatti descritti nella nota inviata dalla Rdb, ma hanno anche richiesto all'assessorato regionale alla sanità delle spiegazioni che i finanzieri riceveranno in un brevissimo arco di tempo. La sensazione, già da queste prime battute dell'inchiesta, è a pochi giorni dalla preselezione di cagliari, è che la Asl abbia l'intenzione di fornire subito alla guardia di finanza tutto quello che serve per rispondere a dubbi e quesiti girati dal sindacato Rdb ai militari.
La Guardia di finanza si sta muovendo con prudenza e discrezione, ma dentro la Asl olbiese tutti sanno bene che la partita in corso è delicatissima. Si può parlare dell'atto finale di uno scontro che dura ormai da diversi anni con da una parte i vertici dell'azienda sanitaria e dall'altra i rappresentanti dell'Rdb decisi a chiedere conto delle scelte dei manager e dei dirigenti della Asl. Le persone alle quali è stato chiesto di rispondere alle domande della polizia giudiziaria sono quelle che a diverso titolo si sono occupate delle fasi preparatorie del concorso per assistente amministrativo, lo stesso che vede già oltre ottocento candidati in lizza. Ma anche le assunzioni per i contratti a tempo determinato saranno oggetto di verifiche. L'esposto il cui contenuto è conosciuto sia dai vertici dell'assessorato regionale alla sanità che dalla Asl, non contiene segnalazioni generiche ma fornisce un quadro minuzioso e dettagliato di episodi che, sempre secondo gli autori della segnalazione, devono essere valutati ed esaminati dalla guardia di finanza. Ovviamente anche la Asl sta preparando le contromosse e ha tutta l'intenzione di tutelare l'immagine dell'azienda e quella dei manager nelle sedi competenti.


14 marzo 2008 - Gazzetta di Parma

Monta la protesta: stamattina volantinaggio
I sindacati: organico inadeguato

Parma - Il bubbone è scoppiato all'improvviso, a meno di 24 ore dell'inizio del processo: i sindacati alzano la voce e lamentano che il personale amministrativo del tribunale è assolutamente insufficiente per affrontare un processo come quello sul crac Tanzi. Oggi, al processo, ci saranno anche loro: rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil saranno davanti al centro congressi di via Toscana per distribuire volantini e fare una conferenza stampa.
«Ci sono gravi carenze di organico - sostengono i sindacati - relative al personale amministrativo del tribunale, con particolare riferimento a cancellieri, direttori di cancelleria, operatori giudiziari, contabili e ausiliari, per un totale di almeno 15 posizioni. Infatti, mentre le richieste di rafforzamento del numero dei magistrati sono state accolte dal Csm, per quanto riguarda il personale amministrativo la dotazione organica, di appena 80 unità, è assolutamente inadeguata a fronteggiare un processo come quello legato al crac Parmalat».
Ma il problema organico tocca anche altri nervi e sotto la lente tornano ancora le parole di Luigi Li Gotti, il sottosegretario alla Giustizia. Alcune sigle - Cisl, Uil, Confsal e Rdb - non hanno infatti gradito per niente l'quando l'esponente del governo «esprime - si legge in una nota firmata da Vittorio Borrini, Lidia D'Antoni, Adele De Lellis e Franco Ferrari - il proprio apprezzamento in particolare per un sindacato». Li Gotti, infatti, nel ricordare che da tempo i sindacati avevano «reiteramente sottolineato i grandi problemi che la celebrazione del processo avrebbe comportato», aveva sottolineato l'azione in particolare di Paola Morga della Cgil. Al che, Cisl, Uil, Confsal e Rdb precisano che «l'attività sindacale svolta e finalizzata alla tutela dei lavoratori è sempre stata effettuata in maniera congiunta da tutte le organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali unitarie di posto di lavoro ». Non solo: «Le organizzazioni sindacali in indirizzo - si legge nel comunicato - continueranno a lavorare congiuntamente e saranno come sempre tutte insieme protagoniste e promotrici di ogni iniziativa che verrà intrapresa a tale scopo.


14 marzo 2008 - Settegiorni

La protesta del Cub. Sfumata la richiesta di consiglio comunale
«NON CI FANNO ENTRARE ALLA NOVACETA»

Magenta - «Noi cerchiamo di dare ai lavoratori spiegazioni vere, non inquinate. Probabilmente questo è stato capito e quindi c'è un boicottaggio nei nostri confronti». Sono parole dure quelle del delegato magentino del sindacato Cub, Mario De Luca, riguardo alla vicenda della Novaceta. Lunedì 10 marzo, per la terza volta consecutiva, ai rappresentanti del sindacato, rappresentato in Rsu, non è stata data la possibilità di partecipare all'assemblea con i lavoratori. De Luca avrebbe voluto potere dire la sua in quanto «la situazione non è delle migliori. Non si fa chiarezza programmatica in una situazione di passaggio tra un'azienda e l'altra. L'imprenditore nuovo, Giovanni Lettieri, deve dimostrare di avere un piano affidabile e le avvisaglie per ora non ci sono». A giorni, intanto, dovrebbe arrivare il responso del tribunale: «O fallimento o vendita – prosegue l'ex consigliere comunale -. Molti lavoratori devono ancora prendere il Tfr o gli arretrati. Anche questo era uno dei motivi per cui volevamo prendere parte all'assemblea. Lo stabilimento continua a dire che non possono entrare i sindacati anche se la Fulc partecipa lo stesso». De Luca, che ha manifestato l'intenzione di procedere per vie legali nelle sedi opportune, se la prende anche con il Comune: «La situazione della Novaceta – conclude – è stata sicuramente un po' dimenticata dopo la campagna elettorale dello scorso anno che aveva visto anche il sindaco esporsi in prima fila. Abbiamo invitato i consiglieri comunali a chiedere un consiglio aperto per aprire un confronto tra parti sociali, direzione e istituzioni. E' sfumato tutto perché la minoranza da sola non ha i numeri sufficienti per chiederne la convocazione e nessun consigliere di maggioranza ha dato la disponibilità. Questo è conferma di poca sensibilità».


14 marzo 2008 - La Nazione

La sanità guarda al futuro Ma la Rdb rovina la festa
«Il diritto alla salute è messo ogni giorno in discussione»

Firenze - NEL GRAN giorno della conferenza dei servizi, c’è qualcuno che contesta. Oggi l’azienda sanitaria fiorentina guarda al futuro e racconta i suoi progetti. Ci sarà il gotha dell’Asl10 e ci saranno gli operatori. In prima linea dunque i direttori generale, Luigi Marroni e sanitario, Pierluigi Tosi. Ci sarà il presidente della Sds, Graziano Cioni perché proprio al primo punto, discussione fra le discussioni, sarà spiegare a tutti il ruolo delle Società della Salute. Verranno illustrati ruoli e competenze alla vigilia della legge regionale che trasformerà la lunga sperimentazione in realtà. Una realtà, però, da consolidare.
E qui parte la contestazione delle Rappresentanze sindacali di Base. «Pare che l’obiettivo esclusivo della direzione aziendale sia proprio quello di far conoscere l’indispensabilità dell’implementazione di nuove Società della Salute — dice Sergio Scortecci — . Questo però, a nostro avviso, rischia di far perdere di vista ciò che in realtà dovrebbe essere concretamente affrontato e cioè come fare a rendere davvero universale il diritto alla salute. In questo senso abbiamo di fronte un quadro certamente non incoraggiante, perché quel diritto è messo sempre più in discussione, inefficace e svilito soprattutto per le fasce più deboli; decine e decine sono ormai gli esempi che portano purtroppo a una sola conclusione. Ovvero, chi ha risorse finanziarie si cura, gli altri fanno una fatica enorme».
Le lunghe liste d’attesa, l’insufficienza di personale, le carenze strutturali territoriali, le continue riduzioni d’organico, per Scortecci andrebbero proprio a vantaggio delle privatizzazioni o delle esternalizzazioni di servizi. Un problema nel problema. Visto che per coprire le carenze in organico l’azienda sarebbe costretta a ricorrere all’utilizzo improprio di attività aggiuntive, straordinari e pronte disponibilità che «impoveriscono la tenuta della sicurezza nei luoghi di lavoro, riducendo la qualità delle prestazioni».
Molto critica la Rdb anche sul governo della salute il «Clinical Governance» tanto auspicato, e persino sul nuovo modello di accesso all’ospedale per intensità di cura che «rischia di essere un fallimento se non organizzato con le risorse necessarie». «Vale la pena ricordare — chiude Scortecci — , che se si copiano modelli stranieri, la cosa non si può fare a metà.Il buon funzionamento del sistema non può prescindere da una oculata gestione delle risorse e dalla condivisione fra tutti gli attori della sanità».


14 marzo 2008 - La Città di Salerno

Agropoli. Assemblea in ospedale

Lunedì prossimo alle 11,30 si terrá un’assemblea presso l’ospedale di Agropoli convocata dalle segreterie provinciali di Fsi, Fials e Rdb. L’incontro è finalizzato a riaprire la discussione sulla vertenza sindacale iniziata giá alcuni mesi fa relativa alla carenza di personale. All’assemblea è stato invitato a partecipare anche il sindaco di Agropoli, Franco Alfieri. L’obiettivo è accelerare le procedure di reclutamento di personale da impiegare nelle varie unitá operative dei presidi ospedalieri dell’Asl 3 e, in particolare, dell’ospedale di Agropoli.


14 marzo 2008 - Il Resto del Carlino

Bologna. ISPETTORI all’aeroporto Marconi...

Bologna - ISPETTORI all’aeroporto Marconi. A mandarli sarà Vito Riggio, presidente nazionale di Enac, che ha preso questa decisione dopo il duro atto di accusa nei confronti dei vertici dello scalo firmato da Generoso Coraggio. Il dirigente locale dell’ente nazionale per l’aviazione civile in una lunga lettera spedita in febbraio agli azionisti pubblici dell’aeroporto ha infatti messo sotto la lente «carenze gestionali» e «conflitti d’interessi». Oltre a sostenere, in merito allo scandalo degli appalti, che Gian Carlo Sangalli, ex numero uno di Sab, la società che gestisce il Marconi, era a conoscenza «dei disdicevoli avvenimenti e ne ha scientemente occultato la conoscenza». Il pesante dossier è stato sbandierato ai quattro venti, l’altro giorno, dai consiglieri comunali dell’Altrasinistra. QUINDI, in «riferimento alle dichiarazioni di Coraggio connesse alle indagini della Procura», Riggio ha appunto chiesto al direttore Enac, Silvano Manera, di «predisporre una ispezione per acquisire elementi in merito alla vicenda, per poter riferire al prossimo consiglio di amministrazione». E non si ferma qui. Il presidente fa anche sapere che verrà valutata la «emissione di una direttiva indirizzata a tutti i dirigenti e i dipendenti dell’ente che rammenti loro di astenersi da qualsiasi esternazione di carattere politico, in particolar modo in periodo di campagna elettorale».
A questo proposito non va dimenticato che Sangalli è candidato al Parlamento col Partito democratico alle elezioni politiche. La decisione di rendere pubblico il dossier da parte di esponenti dei partiti raggruppati nella Sinistra arcobaleno ha spinto i vertici locali del Pd a definire quanto successo «un sciacallaggio politico». Inoltre, proprio Sangalli, che ha querelato Coraggio per «diffamazione aggravata» in relazione ai contenuti della lettera, ritiene «assurdo che un funzionario pubblico faccia arrivare a un gruppo politico questo materiale. C’è stata una strumentalizzazione: non a caso siamo in campagna elettorale». INTANTO, nel mondo politico sono diverse le reazioni allo sfogo di Coraggio. Enzo Raisi, deputato e consigliere comunale di Alleanza nazionale, afferma: «E’ evidente che il lungo silenzio da parte dei massimi vertici dell’aeroporto su quanto stava accadendo non può essere negato. Pensare che ben quattro cooperative del consorzio Doro Group fossero fallite, o comunque avessero rinunciato al servizio bagagli, e che nessuno ritenesse ciò motivo sufficiente per avviare un’indagine fa gridare allo scandalo». Aggiunge: «Invece di minacciare querele i vertici del Marconi farebbero bene a partecipare alle commissioni in Comune e a spiegare quanto accaduto, visto che non l’hanno fatto, e a collaborare per individuare le responsabilità di dirigenti che hanno fatto finta di non vedere una situazione di tale gravità». RINCARA la dose Gian Guido Naldi della Sinistra democratica: «Le responsabilità di Sangalli sono evidenti, al di là delle questioni penali. Le questioni relative a Doro group e Gesticoop, da otto mesi a questa parte, non è possibile che lo vedano deresponsabilizzato». Infine Tiziano Loreti, segretario del Prc, ricorda «l’esposto presentato alla magistratura», sui contenuti del dossier di Coraggio, e mette in fila le azioni per denunciare la situazione del Marconi: «Al prossimo sciopero, in aeroporto distribuiremo volantini ai viaggiatori per spiegare il tipo di scelte gestionali operato dai vertici dello scalo». E in attesa dello sciopero del 28 marzo, le Rdb hanno deciso di riprodurre su dei volantini le notizie sullo scalo, da consegnare sempre ai viaggiatori, «perché non passi sotto silenzio quello che sta succedendo».


14 marzo 2008 - Caserta 24 Ore

Nocera Inferiore (Sa) stato di agitazione del personale del P.o. Umberto I°

Nocera Inferiore – ASL SA 1. - La RdB CUB provinciale proclama lo stato di agitazione di tutto il Personale del P.O. di Nocera Inferiore a seguito dell’assemblea dei lavoratori tenutasi il 14.03.2008 e dopo due giorni di occupazione pacifica della Direzione Sanitaria dello stesso Presidio Ospedaliero. Questa agitazione si aggiunge alla precedente che riguardava i lavoratori del Dipartimento di Salute Mentale della stessa ASL SA 1, così come già riscontrata dalla nota prot. n. 11131/220/Gab. della Prefettura di Salerno. L’assemblea ha deciso di reiterare la richiesta, così come si reitera con la presente, di incontro con il Direttore Sanitario del P.O. "Umberto I" di Nocera Inferiore. Il predetto incontro, già concordato e convocato dallo stesso Direttore Sanitario per il 13.3.2008 alle ore 14,00, veniva dallo stesso annullato. Motivo per il quale la scrivente O.S., insieme ai lavoratori e ai delegati RSU eletti nelle liste RdB CUB, hanno deciso nella stessa giornata di occupare pacificamente il locale adibito ad ufficio della Direzione Sanitaria del richiamato Presidio Ospedaliero fino a quando non avverrà l’incontro con la Direzione Sanitaria per discutere delle criticità evidenziate nelle note allegate. Occorre innanzitutto trovare soluzioni immediate per la copertura delle carenze di organico del personale infermieristico e di supporto (OSS) in tutte le UU.OO. dell’Ospedale. I lavoratori insieme alla delegazione della RdB CUB continueranno a presidiare la Direzione Sanitaria ad oltranza per ottenere il predetto incontro. Alle ore 14,30 del 14.3.2008 non è pervenuta ancora alcuna convocazione per tenere il richiesto incontro e pertanto si è deciso di inasprire la vertenza e di proclamare lo stato di agitazione, con l’attivazione delle procedure di conciliazione previste dalla legge sullo sciopero. Per tutto quanto esposto e per quanto ancora si è in grado di dimostrare la RdB CUB provinciale esprime un giudizio estremamente negativo sulla gestione manageriale della ASL SA 1. Sui cittadini ricadono i costi di una gestione scellerata con la riduzione delle prestazioni e della qualità dell’assistenza con ritardi insopportabili nelle liste di attesa che determinano un aumento esponenziale della spesa accreditata esterna, senza ottenere alcun miglioramento dei servizi sanitari distrettuali e ospedalieri, altro che contenimento e ottimizzazione delle risorse pubbliche!!! La RDB CUB resta in attesa di segnali chiari, sia di accoglimento delle richieste sia di riscontri puntuali sulle altre vicende sollevate. Intanto è proclamato lo stato di agitazione, a cui seguiranno ulteriori assemblee sui posti di lavoro per raccogliere il consenso necessario ad affrontare ulteriori forme di lotta, con il coinvolgimento delle Rappresentanze Sindacali e Politiche a tutti i livelli, fino alla mobilitazione generale di tutti i lavoratori del Presidio ospedaliero di Nocera Inferiore per la proclamazione di una giornata di sciopero. In attesa delle procedure di conciliazione previste dalla normativa in vigore.
Il Coordinatore Provinciale RDB CUB Sanità - Vito Storniello


14 marzo 2008 - Cronache del Mezzogiorno

Giornata di protesta per il pubblico impiego

Salerno - Giornata di proteste, quella di oggi, per la Rdb Cub di Salerno. La stagione dei rinnovi biennali del Pubblico Impiego si sta chiudendo con 27 mesi di ritardo e con aumenti ben al di sotto del reale costo della vita. Nel contempo i programmi dei due maggiori schieramenti (PD e PDL) promettono all'unisono un attacco sempre più virulento contro la Pubblica Amministrazione, con la riduzione degli spazi di intervento sindacale per chi si oppone allo smantellamento del settore. In questo quadro, le RdB-CUB P.I. rilanciano la mobilitazione su tre temi prioritari: contro i rinnovi contrattuali a perdere e in ritardo, per aumenti contrattuali adeguati al costo della vita; per la democrazia e le libertà sindacali nei luoghi di lavoro. Si richiede lo stanziamento immediato delle risorse per il biennio 2008-2009, l'apertura di contratti integrativi favorevoli ai lavoratori e la stabilizzazione dei lavoratori precari. Ci si oppone con forza ad una riorganizzazione delle amministrazioni incentrata sulla mobilità senza regole, sulla riduzione. degli organici, sulla chiusura degli uffici territoriali, che producono una riduzione dei servizi mirata alla progressiva cancellazione dello Stato Sociale. (re.cro.)

I sindacati convocano un'assemblea dei lavoratori
Carenza di personale in ospedale: nuova agitazione

AGROPOLI - Fissata per lunedì prossimo una nuova assemblea dei lavorafori dell'ospedale civile di Agropoli. A convocarla sono le organizzazioni sindacali Fsi - Pials - Rdb nell'ambito della vertenza iniziata dai dipendenti del nosocomio agropolese la scorsa estate in merito alla carenza di personale. Sono le stesse sigle sindacali, attraverso una nota, a spiegare i motivi dell'assemblea. "Gli accordi stipulati in merito alla vertenza in sede aziendale, in Prefettura e in Regione, presso l'Assessorato alla Sanità, ad oggi sono stati solo parzialmente soddisfatti" - scrivono - Perdurano impropri accorpamenti di reparti con conseguenziali confusioni di ruoli e funzioni, che spesso determinano difficoltà ad individuare quali siano i posti letto disponibili per le singole specialità di ricovero, con inevitabili ricadute sulla qualità dell'assistenza offerta agli utenti, così come una gestione padronale dell'organizzazione del lavoro, praticata nell'ottica del "vogliamo ci tutti bene" che, nella realtà, mortifica le professionalità dei singoli operatori adibendoli a compiti impropri, sottraendo in tale modo tempi di assistenza diretta ai degenti. Persiste una ingiustificata mancanza di programmazione dell'offerta assistenziale, che inficia una sinergica utilizzazione delle risorse umane e strumentali addette all'emergenza - urgenza" disattendendo per l'effetto la funzione assistenziale dell'intera struttura ospedaliera, il cui compito primario è quello di struttura deputata a fare fronte all'emergenza - urgenza". Le Direzioni, sia Aziendale che quella del Presidio, per i sindacati "Adducendo pretestuose interpretazioni in merito a presunti diritti di rappresentanza sindacale, prima convoca e poi disdice riunioni più volte richieste e sollecitate". "Quanto evidenziato - scrivono ancora le sigle sindacali - è ulteriormente aggravato dal persistere in detto Presidio di un comportamento minaccioso, offensivo e lesivo tenuto dal Direttore Sanitario e dal Dirigente delle Professioni Infermieristiche nei confronti di alcuni dipendenti. Ad oggi, sussistono difficoltà nella programmazione del lavoro per fare fronte alla sussistenza carenza di personale, atteso che ancora non sono state definite le risorse economiche disponibili all'uopo previste dalle vigenti norme contrattuali, al punto che non vi è neppure certezza dell'effettiva retribuzione del lavoro che viene espletato al di fuori del debito orario contrattualmente dovuto. Nel corso dell'indetta pubblica assemblea saranno dibattute le problematiche innanzi richiamate al fine di individuare e porre in essere opportune forme di lotta e di protesta per trovare idonee soluzioni alle stesse".(g.f.)


14 marzo 2008 - Il Salernitano

Per i gravi problemi dell'Umberto I di Nocera Inferiore
I sindacati della Rdb occupano la direzione ospedaliera

NOCERA INFERIORE - All'Umberto I di Nocera Inferiore è guerra aperta fra sindacati. La Rdb-Cub Sanità rompe con l'amministrazione e con i sindacati confederali ed occupa la direzione ospedaliera. Componenti della segreteria provinciale - ed aziendale, uniti ad infermieri, ausiliari ed altri lavoratori del nosocomio nocerino, nella serata di ieri si sono impossessati dei locali della direzione sanitaria dopo che l'amministrazione aveva impedito lo svolgimento di un incontro previsto nel pomeriggio. Il rifiuto sarebbe arrivato all'ultimo momento in quanto il tavolo di contrattazione sarebbe stato ritenuto "tecnicamente non rappresentativo", Da qui la vibrante protesta messa in atto dai sindacalisti che hanno costtetto il direttore sanitario: Maurizio D'ambrosio prendere atto della protesta e richiedere l'intervento degli uomini del Commissariato di Nocera Inferiore. A chiarire i termini della questione ci ha pensato il segretario provinciale della Rdb Cub Sanità Vito Stromillo: "Da giorni avevamo chiesto un incontro urgente per discutere di importanti problemi di sicurezza ed organizzazione del lavoro. Problemi che mettono a serio repentaglio sia i lavoratori che i pazienti. Ma oggi, al nostro arrivo, ci è stato detto che l'argomento andava discusso in altra sede e con altri rappresentanti. Una imposizione che, secondo il direttore sanitario, sarebbe arrivata "dall'alto", cioè dalla direzione aziendale. Cercando di saperne di più - continua Stromillo - abbiamo appreso di una lettera inviata in via Federico Ricco da Cgil, Cisl e Uil, nella quale si sarebbe intimato all'amministrazione di non trattare con una sola sigla sindacale". Il direttore sanitario Mauritio D'Ambrosio, intanto, non smentisce e non conferma. Si sa però che lui avrebbe accettato di parlare con la rappresentanza Rdb dei problemi ospedalieri, ma che poi avrebbe ritrattato la sua decisione dopo che la nota della Triplice avrebbe indotto il manager a non permettere l'incontro. Un ritardo che a detta della Rdb potrebbe avere gravi ripercussioni: "Oggi dovevamo portare sul tavolo i gravi disagi in cui da tempo si dibatte l'Umberto I. Una struttura in cui gli infermieri sono costretti a prolungare a dismisura i turni di servizio a causa della mancanza di personale, accumulando tantissime ore di straordinario e di turni di reperibilità. Una struttura in cui reparti a rischio come le sale operatorie e la rianimazione non sono a norma di legge, con grave rischio per ammalati ed operatori. Ma di tutto gli altri sindacati ci hanno impedito di parlare". Un clima di sanità rovente, quindi. A bocce ferme. Nella speranza che nel frattempo non accada l'irreparabile. I casi dalla Calabria, probabilmente, non hanno ancora insegnato niente".


14 marzo 2008 - Green Report

Giornata mondiale contro le dighe: manifestazioni anche in Italia

FIRENZE. Grande mobilitazione oggi in occasione della giornata mondiale contro le dighe. L’obiettivo dei cittadini e delle associazioni europee che presidieranno le sedi della banca Unicredit è la grande diga di Ilisu nel kurdistan turco. In Italia sono previste manifestazioni a Milano, Roma, Perugia, Cesena, dove con lo slogan unitario "Unicredit fuori dalla costruzione della diga di ilisu nel Kurdistan Turco! Giù le mani da Hasankeyf", l’articolato e foltissimo comitato promotore chiede a Unicredit Group di riconsiderare la partecipazione al progetto. Ricordiamo che Unicredit, attraverso la controllata banca austriaca Bank Austria Creditanstalt, intende contribuire con 280 mln di euro al finanziamento di uno dei più discussi progetti di dighe esistenti al mondo, quello della megadiga di Ilisu sul fiume Tigri, in Turchia. L’opera costituirebbe una minaccia per il patrimonio archeologico (tra cui spicca la città di Hasankeyf con i suoi 12000 anni di storia), per le oltre 55.000 persone che perderebbero almeno in parte la loro fonte di sostentamento (nonostante non sia stato presentato un piano di reinsediamento, l’attività di esproprio delle terre è già iniziata), per la natura unica al mondo della valle del Tigri, per i diritti della popolazione locale che non è stata coinvolta nella definizione del progetto e per le popolazioni degli stati a valle, Siria e Iraq, che non sono state consultate. Non è da escludere che in assenza di accordi sull’utilizzo dell’acqua del Tigri - dichiarano i Promotori - il suo controllo potrebbe essere utilizzato come strumento di ricatto nei confronti degli stati suddetti: ciò andrebbe ad incrementare la destabilizzazione di una regione che ha subito per oltre 30 anni violenti conflitti e decenni di violazione dei diritti umani. «La resistenza civile contro il progetto nella regione è strenua, come ha dimostrato recentemente la presentazione alle ambasciate di Germania, Svizzera e Austria di 1.300 lettere firmate da cittadini a rischio sfollamento preoccupati per le loro sorti». Inoltre - informano dal Comitato promotore - il Report redatto dal gruppo di esperti, pubblicato il 5 marzo 2008, precisa che il progetto nei suoi aspetti fondamentali (piano di reinsediamento degli sfollati, valutazione di impatto ambientale, piano di salvaguardia dei beni culturali) è ancora lontano dagli standard internazionali e le istituzioni turche non stanno rispettando le 150 condizioni poste dalle Agenzie di credito all’export per rendere il progetto finanziabile. «Le Agenzie pubbliche di credito all’export di Germania, Austria, e Svizzera assicurano fondi con cui Société Générale, Bank Austria Creditanstalt e DekaBank finanziano le imprese europee coinvolte: Andritz, Zueblin, Alstom, Colenco, Stucky e Maggia. Tutti loro rendono possibile un progetto- concludono i Promotori- la cui realizzazione non sarebbe mai stata autorizzata in nessun paese dell’Unione europea».
Promotori in Italia: Associazione verso il Kurdistan (Alessandria); Cecina Social Forum (LI); Ass.Fonti di Pace (MI); Ufficio per l’informazione del Kurdistan in Italia (Mehmet Yuksel); Associazione nazionale AZAD; Campagna per la Riforma della Banca Mondiale; Donne in nero; Europa Levante; Centro culturale Ararat; Comitato di solidarietà con il popolo del Kurdistan della Sardegna; ASCE (Associazione Sarda Contro l´Emarginazione); Un ponte per (nazionale); Arci (nazionale). Adesioni: Associazione Senzaconfine (Roma); Legambiente; Assopace nazionale; Attac nazionale; Attac – Vicenza; Redazione di Terrelibere.org; Comitato bastaguerra di Milano; Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull´Acqua; Rete Bioregionale Italiana; Circolo Peppino Impastato (Vercelli); I Cittadini Invisibili (Sicilia); La Soglia Gruppo Comboniano (Licata - Sicilia); Comitato Civico Stabiese "CO.CI.S" (Castellammare di Stabbia - Napoli); Ekuodaunia S.Severo (FG)(Un percorso condiviso di pace e giustizia sociale); Un ponte per (Comitato di Bologna); Abruzzo Social Forum; Punto Rosso nazionale (Milano); Punto Rosso (Massa); A Sud - Ecologia e Cooperazione Onlus (Roma); Aqua Res Publica (Ascoli Piceno); Sud Pontino Social Forum; Attac – Catania; Coordinamento nord sud del mondo (Milano); Assopace (Milano); Attac – Vercelli; SDL – Sindacato dei lavoratori intercategoriale (nazionale); Ass. Lupus in Fabula onlus (PU); Donne in nero (Napoli); Geologia senza frontiere; Legambiente (Circolo Vercelli); SALLCA-CUB Credito e Assicurazioni; Federazione Nazionale RdB-CUB.


14 marzo 2008 - TV7 Benevento

SALARI FERMI, PROFITTI E RENDITE ALLE STELLE
VOLEVANO PARLARE DEL "SECONDO TEMPO" MA LA PARTITA È "TRUCCATA" !!!

Benevento - L’OCSE è appena intervenuta, dopo l’Istat, l’Erispes, e persino il Papa, a denunciare i salari da fame dei lavoratori Italiani. Questi dati collocano il potere d’acquisto degli stipendi dei lavoratori italiani agli ultimi posti in rapporto agli altri paesi Europei. Pure la Grecia è prima di noi.
Quello che era sotto gli occhi di tutti e che da anni stiamo denunciando, oggi viene certificato ed affermato. Solo Cgil, Cisl e Uil sembrano non capire che all’emergenza salariale si deve rispondere immediatamente. Probabilmente perché la massiccia riduzione dei salari è la conseguenza di anni di politica concertativa fra le stesse Organizzazioni sindacali confederali, governi e padronato.
Bisogna aprire immediatamente una campagna per l’aumento generalizzato dei salari con l’obiettivo minimo iniziale di almeno 3.000 euro all’anno.
Dal 2000 al 2006 il reddito netto delle famiglie dei lavoratori dipendenti è rimasto al palo, mentre crescevano i redditi degli autonomi e i profitti e mentre l’inflazione vera falcidiava i salari sopratutto a causa dell’introduzione dell’euro e dell’aumento spropositato dei servizi pubblici, acqua, gas, trasporti, ecc, nonostante ci avessero assicurato che con le privatizzazioni, le liberalizzazioni e la concorrenza avremmo avuto tariffe più basse. Ai lavoratori dipendenti, i cui salari sono tassati ben più delle rendite finanziarie, unico caso in Europa, è stato rubato tutto, mentre per gli altri sono stati varati condoni fiscali a ripetizione, aiuti alle imprese, cunei fiscali oltre alla facoltà di sfruttare e precarizzare spregiudicatamente il lavoro. Per anni i Governi di qualunque colore, la Confindustria, gli economisti ed i giornali hanno rivolto invettive contro l’ingordigia di lavoratori e pensionati, di chi chiedeva reddito per i disoccupati, poiché con le nostre pretese di una vita migliore impedivamo al sistema Italia di competere sul piano economico internazionale. CGIL CISL UIL ben volentieri si sono assoggettati al dominio del mercato e del profitto, permettendo con anni di concertazione, di tenere bassi i salari, di sorvolare sulla tutela della salute sui posti di lavoro, sull’aumento dello sfruttamento, salvo poi versare lacrime di coccodrillo a cui nessuno più crede in occasione dei tragici eventi rappresentati dalle morti sul lavoro. Anche negli ultimi contratti, rinnovati o in via di definizione, hanno continuato a chiedere cifre ridicole, tra gli 85 e i 115 euro, spalmati ben oltre i due anni di vigenza contrattuale, e senza alcun risarcimento adeguato per i periodi di vacanza contrattuale. Oggi tutti piangono sul fatto che i consumi sono bloccati, ma come dovrebbero crescere se la stragrande maggioranza delle famiglie ogni mese non arriva neppure alla terza settimana? La RdBCUB da anni denuncia questa situazione e si batte per l’allineamento dei nostri salari a quelli degli altri paesi europei.
Da 15 anni noi lavoratori paghiamo il risanamento dei conti pubblici in attesa perenne di un secondo tempo, che non arriva mai, in cui si sarebbe dovuto beneficiare dei frutti del risanamento con la redistribuzione ai redditi da lavoro dipendente di parte della ricchezza sociale prodotta. Riteniamo, in questo contesto, che occorre smettere di lamentarsi e di individuare, invece, quali sono i responsabili di questo stato di cose.
In primis ovviamente i governi, di qualunque colore politico i quali si sono allinetiti alle ideologie liberiste e alle logiche dei poteri economici forti;
in secundis gli imprenditori e le banche che hanno sperperato in azzardate speculazioni finanziarie i profitti realizzati sulla nostra pelle; il tutto con l’avallo dei Sindacati confederali, complici del sistema, che hanno assolto bene al compito di sfiancare, con la politica dei redditi introdotta con l’accordo di luglio del 1993 e la concertazione, la forza e l’unità dei lavoratori.
Oggi si vede concretamente chi sta in crisi e chi no, chi ha pagato il risanamento e chi ne ha goduto.
Il nuovo ciclo aperto dall’accordo del 23 luglio sul welfare sta andando verso una soluzione, ancora non definita ma decisamente orientata ad una risoluzione che sembra concretamente realizzarsi su questioni rilevanti in cui si interviene per modificare:
l’assetto del nuovo modello contrattuale;
nuove regole sulla rappresentanza e sull’esercizio della democrazia nei luoghi di lavoro;
nuove regole nell’esercizio e funzioni della Pubblica Amministrazione; il Memorandum d’intesa su lavoro pubblico e riorganizzazione delle Amministrazioni Pubbliche del 18 Gennaio 2007 siglato da governo Prodi e CGIL, CISL e UIL;
modifica del sistema previdenziale con la sottoiscrizione dell’ipotesi di accordo per l’istituzione del fondo nazionale di previdenza complementare per i lavoratori del comparto dei Ministeri, degli Enti Pubblici non economici, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’ENAC e del CNEL, sottoscritto all’ARAN e CGIL, CISL, UIL, UGL ed altre organizzazioni confacenti in data 1° agosto 2007. Tutto quindi sembra pronto per una ulteriore svolta autoritaria, non una semplice "stretta" incidentale tesa a mantenere probabilmente il monopolio sindacale nelle mani di Cgil, Cisl e Uil, ma un dato strutturale dal quale nessuno può più prescindere.
Riforma della struttura contrattuale: di male in peggio….
Nei giorni scorsi Cgil Cisl e Uil, hanno presentato le "linee di riforma della contrattazione", iniziando a raccogliere firme per il recupero del potere di acquisto di salari e pensioni. Il documento presentato traccia le linee di un vero e proprio nuovo patto sociale che, addirittura, rivede in "peggio" gli accordi del luglio 1993 e accoglie in toto la ricetta tanto cara alla Confindustria: liquidazione del contratto collettivo nazionale e salari agganciati alla produttività. Vedi memorandum. L’’interesse primario di Governo-Confindustria è quello di smontare gli attuali livelli di contrattazione e la loro decorrenza e durata. Con l’accordo firmato tra Governo e Cgil, Cisl e Uil sulla trienalizzazione si è arrivati a manomettere il modello contrattuale, con lo slittamento nei tempi del rinnovo dei successivi bienni economici. Infatti i contratti rinnovati nel corso del 2007 sono stati quelli del comparto scuola, parastato e ministeri. In questi ultimi giorni e dopo 26/27 mesi dalla loro scadenza si sono aggiunti gli altri Sanità, Enti locali, Agenzie Fiscali, si sta discutendo per quello Università, in cui tutti hanno registrato risultati economici ben al di sotto degli obiettivi di recupero dell’inflazione programmata, cedimenti normativi importanti, in materia di organizzazione del lavoro e ordinamento professionale, inasprimento delle norme disciplinari del comportamento dei doveri dei lavoratori, con rimandi successivi alla contrattazione decentrata, e per i soli firmatari del contratto, fuori da ogni controllo dei lavoratori. Nei fatti si è avviato il superamento dell’attuale modello contrattuale, facendo slittare "fisiologicamente" le decorrenze, in media di due o tre anni, rispetto a quanto previsto. Il contratto nazionale viene smantellato ulteriormente dal mancato recupero persino dell’inflazione programmata e si demanda alla contrattazione decentrata il compito di recuperare le differenze già dovute in sede di contrattazione nazionale, in cambio della cosiddetta maggior produttività. Si apre la strada ad una ulteriore riduzione dei salari, alla frantumazione contrattuale ed alle gabbie salariali territoriali. In sintesi l’impianto normativo contrattuale 2006-2009 ha avvito le modifiche corrispondenti anche alla strategia voluta dal Governo e Confindustria. Cgil, Cisl e Uil con la firma sull’accordo nel pubblico impiego della triennalità (vedi Memorandum) hanno la responsabilità di modificare la centralità della contrattazione nazionale, aprendo così la strada al trasferimento in sede decentrata di istituti propri del contratto nazionale. Di queste modifiche strutturali i lavoratori sono tenuti all’oscuro; si pratica la via dell’inganno paventando un recupero salario e del potere d’acquisto attraverso la detassazione.
La riduzione delle tasse sul lavoro dipendente.
Tutto il fronte sindacale e politico, oggi, sembra aver trovato la ricetta miracolosa per rilanciare le retribuzioni: ridurre le tasse sul lavoro dipendente. Ma cosa c’entra la riduzione dell’imposizione fiscale con il potere di acquisto dei salari? Assolutamente niente!! Semplicemente si vuole elargire qualche manciata di euro ai lavoratori dipendenti attraverso una riduzione delle tassazione, facendo ricadere l’accrescimento delle retribuzioni sulla fiscalità generale (magari poi provvedendo a tagliare i servizi sociali). Altro che redistribuzione del reddito, in questa maniera le Amministrazioni pubbliche e le imprese non tirerebbero fuori dalle loro tasche neanche un euro per dare respiro ai nostri stipendi! Senza considerare, poi, che, una volta abbassata l’aliquota sui redditi da lavoro dipendente, rimarrebbe irrisolto il problema principale: l’adeguamento delle retribuzioni al costo reale della vita. La riduzione delle tasse è la classica foglia di fico, e non restituirà tutto ciò che ci è stato sottratto in 16 anni di concertazione.
Difesa del Contratto nazionale, rilancio della democrazia sindacale
La scelta operata da RdB-CUB per la sottoscrizione dei contratti nazionali di Parastato e Ministeri è dovuta dalla consapevolezza della portata che ha lo scontro in atto e pertanto consideriamo strategica la nostra presenza all’interno dei posti di lavoro e nei diversi livelli di contrattazione, per aprire un fronte di lotta "territoriale" a partire dai posti di lavoro. Abbiamo in questi giorni avviato il referendum consultivo tra i lavoratori sulla pre-intesa del contratto Agenzie Fiscali che, pur essendo maggiormente rappresentativi nel comparto, non abbiamo firmato perché i contenuti normativi sono peggiorativi e ristrettivi rispetto ai precedenti. Non è possibile pensare che gli aumenti contrattuali, possono essere legati alla detassazione poiché questo sistema contiene in se il taglio ulteriore ai servizi pubblici e allo stato sociale, ed il rafforzamento del secondo livello di contrattazione - che lega le retribuzioni alla produttività - non permettono il recupero del potere d’acquisto dei salari. La ricetta deve essere una diversa distribuzione della ricchezza, prodotta dai lavoratori in questi decenni. Le imprese hanno dilapidato e impoverito il salario dei lavoratori per contro hanno incrementato a dismisura i propri profitti. RdB-CUB respinge l’offensiva in atto contro il Contratto nazionale e il Salario e invita i lavoratori a determinare una svolta capace di recuperare il soddisfacimento dei loro stessi bisogni già notevolmente compromessi da anni di concertazione sindacale. L’attacco al mondo del lavoro ha come obiettivo la non distribuzione della ricchezza prodotta ed un’ulteriore compressione dei salari, ma soprattutto l’affermazione di nuove regole (legislative e contrattuali) che riducono la capacità di difesa dei diritti dei lavoratori. Si vuole subordinare ulteriormente il lavoro pubblico per favorire e accelerare il processo di sottomissione della Pubblica Amministrazione agli interessi del padronato.
Discorso a parte va fatto sulla questione dei fannulloni del pubblico impiego
Dopo la candidatura di Matteo Colaninno, presidente dei giovani confindustriali, è arrivata, a seguito di una settimana di intense trattative, anche quella del giuslavorista Pietro Ichino che ha sciolto la riserva e ha deciso di candidarsi con il Partito Democratico in Lombardia. Lo ha fatto con un intervento sulla carta stampata, specificando di aver "accettato perché ho la garanzia che le mie idee e proposte hanno pieno diritto di cittadinanza nel nuovo partito." Dopo lo scioglimento della riserva, sono giunti i primi commenti tra i quali quello di Paolo Nerozzi, membro della segreteria confederale e segretario della CGIL Funzione Pubblica: "Avere Pietro Ichino nelle liste del Pd è una ricchezza". "E' giusto, - continua Nerozzi - che in un grande partito ci siano voci diverse e, peraltro, io stimo il professor Ichino, che è anche iscritto alla CGIL". Quindi, la flexicurity, la revisione radicale del sistema contrattuale, il tiro al bersaglio sui lavoratori pubblici "fannulloni" e la libertà di licenziamento attraverso l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sono i punti che Ichino porta come contributo nel Partito Democratico. Con questa candidatura si conferma, pertanto, come il programma del Partito Democratico (fotocopia di quello del Popolo della Libertà) punti, per chi avesse ancora qualche dubbio, a smantellare il sistema di diritti e di tutele che il movimento operaio ha costruito dal dopoguerra ad oggi. Il prof. Ichino, iscritto CGIL, diventa così l'icona delle politiche del Partito Democratico sul lavoro e, parte subito in quarta: via l'articolo 18, introducendo i licenziamenti dove finora sono vietati. L'insigne giuslavorista ha dichiarato persino che, se in un ipotetico governo del Partito Democratico, al quale la CGIL ha già dato il suo pieno e incondizionato sostegno, gli venisse proposto di fare il ministro del lavoro accetterebbe volentieri, ma a condizione di essere libero di applicare le sue idee sul settore pubblico, sul contratto unico flessibilizzato, sullo spostamento della contrattazione collettiva verso la periferia e il secondo livello. Un tetro panorama che si arricchisce, in questi giorni, con il feeling tra CGIL, CISL, UIL e i padroni di Confindustria, tutti amichevolmente impegnati sulla riforma del modello contrattuale.
RdB-CUB Pubblico Impiego ritiene urgente avviare da subito, una mobilitazione che necessariamente si collegherà alle iniziative sul piano generale messe in campo dalla CUB:
per un recupero salariale capace di limitare gli effetti del carovita, attraverso un meccanismo automatico di adeguamento dei salari che ridistribuisca la ricchezza prodotta in questi anni;
per un modello contrattuale che mantenga intatto l’attuale contratto nazionale capace di tutelare concretamente i bisogni dei lavoratori e che ristabilisca l’obbligo del rinnovo contrattuale alla scadenza;
per assicurare regole nuove che estendano tutele e diritti in materia di democrazia nei luoghi di lavoro e di rappresentanza sindacale.
Rilanciamo con forza le nostre parole d’ordine:
per veri aumenti contrattuali, contro le elemosine chieste da CGIL CISL UIL;
per l’introduzione di un meccanismo automatico di rivalutazione dei salari e delle pensioni;
per la sicurezza sui posti di lavoro;
per una vera democrazia sindacale che tolga il monopolio della rappresentanza a chi non sa difendere più gli interessi dei lavoratori.
Organizzati con RdB
Federazione Provinciale RdB/CUB P.I. Benevento


14 marzo 2008 - La Stampa

CALTIGNAGA.DOPO LA PROTESTA
Media Works replica: "Il presidio dell’8 Marzo? Una sceneggiata"

«La manifestazione organizzata davanti ai cancelli della M-Dis di Caltignaga, nel giorno della giornata internazionale della donna, dalle Rappresentanze sindacali di Base, è stata una sceneggiata»: lo sostiene la dirigenza della Media Works, l’azienda nata dalla trasformazione di una cooperativa che impiega a Caltignaga e Momo 280 dipendenti, con contratto nazionale dei grafici dell’industria. La dirigenza sostiene che «il documento indirizzato ai dipendenti nel quale venivano sottolineati i rischi di una decurtazione temporanea del venti per cento della retribuzione, è stato un atto necessario per fare emergere in maniera schietta una situazione unica a livello nazionale».
Secondo i dati forniti, la dirigenza della Media Works ha registrato punte del 111 per cento di aumento del ricorso ai giorni di malattia.
I vertici dell’azienda rimarcano inoltre di aver concordato con le organizzazioni sindacali confederali «l’impegno al pagamento totale dello stipendio». Quanto alle accuse di «terrorismo sociale» in merito al ventilato trasferimento di alcuni lavoratori viene fatto presente: «I trasferimenti hanno una valenza organizzativa che dovrebbe rafforzare il potenziale qualitativo dell’azienda. Sono stati presentati a Cgil Cisl e Ugl, applicando l’articolo 42 del contratto».
La dirigenza di Media Works chiederà, a breve, un «incontro con tutte le istituzioni di Novara alla ricerca di maggior trasparenza e un reale credo della verità».


13 marzo 2008 - Ansa

PUBBLICO IMPIEGO: RDB-CUB, DOMANI GIORNATA DI MOBILITAZIONE

(ANSA) - ROMA, 13 MAR - Le rappresentanze di base del pubblico impiego Rdb-Cub hanno indetto per domani una giornata di mobilitazione ''contro i rinnovi contrattuali a perdere e in ritardo, per aumenti adeguati al costo della vita, per la democrazia e le liberta' sindacali nei luoghi di lavoro, per la definitiva stabilizzazione di migliaia di precari pubblici, per contrastare l'attacco alla pubblica amministrazione ed ai suoi dipendenti''. La protesta, informa una nota, vedra' iniziative in tutta Italia. A Roma le manifestazioni nazionali: dalle 11 il presidio davanti a Palazzo Vidoni, dove una delegazione delle Rdb verra' ricevuta da rappresentanti del ministero della Funzione Pubblica; mentre dalle 10 partira' la manifestazione dei lavoratori della Giustizia, che in Piazza San Marco, davanti alla sede Onu, chiederanno alle Nazioni Unite un intervento sui mali che affliggono la giustizia Italiana.''Ocse, Banca d'Italia, Vaticano, evidenziano che in Italia esiste un grave problema sociale determinato da salari fra i piu' bassi d'Europa - dichiara Paola Palmieri, della Direzione nazionale Rdb-Cub - ma la risposta dei due principali schieramenti in corsa per governare il paese lega il recupero salariale alla produttivita', schiacciando cosi' tutti i lavoratori sotto carichi sempre piu' pesanti. Identici poi i due programmi in materia di Pubblica Amministrazione, con lo smantellamento di quel poco che rimane dello Stato Sociale''.

DOMANI NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 13 MAR - .... 10:00 - Roma, piazza San Marco 50, di fronte la sede dell'Onu. Manifestazione 'Giustizia: i lavoratori si rivolgono all'Onù, organizzata da Rdb/Cub.
....


13 marzo 2008 - Omniroma

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 13 mar - ...Le RdB-CUB Pubblico impiego hanno indetto una giornata di mobilitazione nazionale. Presidio nazionale di tutti i lavoratori pubblici davanti al Ministero della Funzione Pubblica, mentre i lavoratori della Giustizia manifesteranno in Piazza San Marco 50 (ore 10).
....


13 marzo 2008 - Dire

AEROPORTO BOLOGNA. RDB AVVIANO CAMPAGNA-VERITA' SU SCALO
"VOLANTINI A PASSEGGERI CON LE NOTIZIE DI CIO' CHE STA ACCADENDO"

(DIRE) Bologna, 13 mar. - Ogni notizia, sullo scandalo degli appalti o sulla gestione (messa sotto accusa dall'Enac) dell'aeroporto di Bologna o ancora sulle vicissitudini dei lavoratori, diventera' un volantino da consegnare nelle mani dei passeggeri che transitano al Marconi. E' la nuova iniziativa decisa dalle Rappresentanze di base contro il vertice di Sab, la societa' di gestione dello scalo bolognese. Con Sab, le Rdb hanno un duro contenzioso aperto: il sindacato di base, oltre a contestare la gestione degli appalti dei servizi di terra, lamenta di non essere riconosciuto come interlocutore dai vertici dell'aeroporto. Solo ieri denunciavano la mancata concessione di spazi dove tenere un'assemblea che e' stata quindi spostata e tenuta davanti alla zona delle partenze. "C'erano piu' di 50 lavoratori. Noi- ribadisce Italo Quartu, delle Rdb- siamo il sindacato piu' rappresentativo e quindi siamo decisi a portare avanti la lotta per i diritti e la rappresentanza sindacale, nonostante il tentativo di ostacolare la nostra organizzazione, l'unica non 'solidale' con il nuovo piano industriale e l'unica non disposta a tacere su cio' che sta accadendo qui". In attesa dello sciopero del prossimo 28 marzo, le Rdb hanno deciso oggi di riprodurre su dei volantini, da consegnare ai viaggiatori in transito allo scalo, tutte le notizie che in questo periodo compaiono sull'aeroporto "perche' non passi sotto silenzio quello che sta succedendo qui", aggiunge Quartu.

VIGILI FUOCO MODENA. SINDACATI RESTA EMERGENZA ORGANICO

(DIRE) Bologna, 13 mar. - "Non e' vero che Modena avra' quattro nuovi vigili del fuoco, perche' ne sono appena andati tre in pensione e altri otto ci andranno entro l'estate. Pertanto il saldo sara' negativo di sette unita'. Inoltre due dei quattro vigili assegnati non potranno venire a Modena per problemi familiari". Lo affermano i sindacati Cisl, Uil e Rdb dei vigili del Fuoco di Modena, smentendo cosi' le notizie dei giorni scorsi. "In realta' l'organico dei Vigili del fuoco modenesi si sta sempre piu' riducendo- dicono Silvano Patrocli (Cisl), Salvatore Dongu (Uil) e Fabrizio Benvenuti (Rdb)- In particolare nessun incremento di uomini e' previsto per il distaccamento di Vignola, se non penalizzando l'organico delle altri sedi". I sindacalisti di Cisl, Uil e Rdb ricordano che i Vigili del fuoco gia' oggi faticano a garantire una squadra per ogni distaccamento permanente (Carpi, Pavullo, San Felice, Sassuolo e Vignola) e due squadre per la sede centrale di Modena. La vertenza sindacale avviata nei mesi scorsi ha proprio l'obbiettivo di ottenere per Vignola il riconoscimento di "distaccamento permanente", e non "misto" come decretato finora dal ministero dell'Interno. "Il nostro obbiettivo non e' ancora raggiunto e a Vignola non sono state assegnate le unita' necessarie di personale qualificato (capisquadra)". Anzi, proseguono Patrocli, Dongu e Benvenuti, questa figura si e' ulteriormente ridotta in tutta la provincia".

EMILIA-ROMAGNA. APPUNTAMENTI DI VENERDI' 14 MARZO

(DIRE) Bologna, 13 mar. - Questi gli appuntamenti in Emilia-Romagna:....9.30- Parma (Ingresso Auditorium Pagani-piazzale antistante/via Toscana 5/a)- Presidio dei sindacati del pubblico impiego Fp/Cgil, Fps/Cisl, Uil/Pa Confsal Unsa e Pi Rdb/Cub per denunciare le carenze di organico del personale amministrativo del Tribunale.
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13 marzo 2008 - La Repubblica

L´allarme di Alberto Bucci, presidente della sezione Famiglia
Carenza di personale in Tribunale "Divorzi e separazioni a rischio paralisi"

Roma - «C´è la sostanziale paralisi di tutte le udienze per le separazioni e i divorzi». A lanciare l´allarme è il presidente della sezione Famiglia del Tribunale, Alberto Bucci, in una riunione dell´Osservatorio romano sulla giustizia civile. «Dalla loro iscrizione», si legge in un comunicato redatto a fine incontro, «le udienze verranno fissate a sei mesi con inaccettabile ritardo dei provvedimenti a tutela dei figli minori e del coniuge più debole e con il conseguente perpetrarsi delle situazioni di violenza in famiglia».
All´origine dell´emergenza, il personale al lumicino e il maggiore carico di attribuzioni alla sezione Famiglia. Quindi, la richiesta al Csm e al ministero della Giustizia di «un immediato intervento». Intanto per venerdì il sindacato Rdb organizza, in piazza Venezia dalle 10 alle 13, un sit in contro «la giustizia lenta per i cittadini e matrigna con i lavoratori».(ca.pic.)


13 marzo 2008 - Il Manifesto

Pubblico impiego. Mobilitazione RdB-Cub su contratti e Giustizia

Le RdB-Cub hanno indetto per venerdì 14 marzo una giornata di mobilitazione a livello nazionale per il settore del Pubblico impiego. Le manifestazioni avranno la forma di iniziative territoriali differenziate anche tra settore e settore. Per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e contro lo smantellamento della Pubblica Amministrazione la manifestazione si terrà davanti al ministero della Funzione pubblica.
I lavoratori del ministero della Giustizia si riuniranno invece davanti alla sede Onu a Roma in piazza San Marco.


13 marzo 2008 - Corriere della Sera

Protesta. Tribunale, a rischio l'apertura degli uffici

Roma - Rischio paralisi domani in tribunale (civile e penale), dove molti processi salteranno e molti uffici resteranno chiusi. Dalle 10 alle 13 infatti i dipendenti infatti si sposteranno a piazza Venezia, per un sit in organizzato dalla Rdb. Al centro della protesta, il degrado della giustizia e il senso di abbandono istituzionale che avvertono i lavoratori.


13 marzo 2008 - Libertà Sicilia

Mobilitazione degli operatori giudiziari

Siracusa - Gli operatori della Giustizia di Siracusa hanno aderito alla giornata di mobilitazione indetta in campo nazionale per mettere in evidenza i problemi legati alle disfunzioni della Giustizia. Un lungo elenco di problemi irrisolti ormai da tempo sono all’ordine del giorno della protesta degli operatori giudiziari, che si riuniscono questa mattina in assemblea intorno a mezzogiorno, per dibattere ed affrontarli insieme al sindacato di categoria. Il malessere del settore giudiziario è diffuso anche meglio altri palazzi di Giustizia italiani. La protesta odierna, infatti, si celebra in tutte le procure ed i tribunali della penisola. In primo piano la richiesta di una seria politica di ammodernamento del sistema, capace di fornire un servizio efficace ed efficiente". Gli operatori lamentano soprattutto una dotazione organica non compatibile con gli effettivi carichi di lavoro. "Dal 2000 ad oggi – è scritto in un documento diffuso alla stampa – a seguito di note riforme tutte a costo zero, il carico di lavoro complessivo, per numero di procedimenti iscritti e provvedimenti emessi, è aumentato del quaranta per cento. Nello stesso periodo, mentre il numero dei magistrati aumentava, gli organici del personale amministrativo colavano a picco: si è passati dalle 51 mila unità del 1999 alle circa 41 mila unità di oggi". Gli operatori della Giustizia aspettano da una decina d’anni la cosiddetta riqualificazione, ma anche apparecchiature e strumenti idonei, così come sono ancora in attesa di procedure più snelle per i processi e meno burocrazia. Ai problemi di carattere nazionale, si aggiungono quelli locali. Al palazzo di Giustizia di Siracusa c’è il dilemma dei lavoratori socialmente utili. Si tratta complessivamente di 75 unità, delle quali 35 in servizio presso gli uffici della Procura e 40 presso il tribunale. Attendono ormai da anni che la loro posizione venga stabilizzata, ma il problema viene superato periodicamente con un rinnovo del contratto e rimanendo quindi nell’assoluto precariato. Gli impiegati della giustizia siracusana lamentano anche la carenza di materiale di cancelleria, che spesso devono portarsi da casa per evitare, ad esempio di rimanere senza carta o senza la penna. "I lavoratori giudiziari di Siracusa – è scritto nel documento – hanno aderito alla mobilitazione per dare peso alla protesta ed alle proposte e per inviare un segnale al prossimo esecutivo, quale esso sia, di forte unità e determinazione, spezzando quel legame forte che da anni unisce i sindacati concertativi alla politica e che ha lasciato i lavoratori giudiziari nell’immobilismo più totale".


13 marzo 2008 - Corriere di Bologna

Scuola Un appello a Fioroni e Nicolais firmato anche dai sindacati
Asili, allarme supplenze La Virgilio scrive a Roma
Situazione critica già ad aprile, per gli assunti in gennaio
di Benedetta Boldrin

Bologna - Le supplenze negli asili traballano e il Comune torna in campo per i precari «licenziati » dalla Finanziaria. Dopo che l'assessore al Bilancio, Paola Bottoni, aveva protestato con il governo per lo stop ai contratti di collaborazione per i non laureati (emergenza sostanzialmente rientrata grazie a una circolare ministeriale), questa volta è la collega con delega alla Scuola, Milli Virgilio, a difendere i precari degli asili. Insieme con i sindacati confederali, la Virgilio si è rivolta al ministro per le Riforme e l'Innovazione nella pubblica amministrazione, Luigi Nicolais, e a quello della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, per chiedere di sbloccare una situazione che «se non sarà risolta entro breve potrà portare a pesanti ripercussioni su servizi essenziali per la prima infanzia».
La norma sotto accusa è quella che fissa ad un massimo di tre mesi all'anno la durata dei contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione. Tetto che non si applica ai lavoratori del comparto scuola, che hanno un contratto ad hoc, ma che riguarda gli educatori degli asili nido e i collaboratori di nidi e materne dipendenti da Palazzo d'Accursio. Il limite imposto dal governo, in sostanza, mette a rischio le supplenze già da aprile, visto che un educatore assunto in gennaio per tre mesi, per esempio, non potrà veder rinnovato il suo incarico. Di qui l'allarme della Virgilio che, nella nota scritta assieme a Cgil, Cisl e Uil, punta il dito contro i «pesanti vincoli nell'utilizzo del personale supplente» capaci di mettere in difficoltà «le famiglie, le lavoratrici e i lavoratori». Quindi, per «garantire la continuità e la funzionalità » dei servizi delle materne e dei nidi, Comune e sindacati chiedono «con la massima urgenza un intervento interpretativo» che salvi le supplenze. Contro la manovra 2008 restano sulle barricate anche le Rdb, che già la settimana scorsa hanno manifestato davanti a Palazzo d'Accursio. Ora, di fronte all'iniziativa dell'assessore e dei confederali, le rappresentanze di base ricordano di aver «già mandato una lettera al ministro Nicolais dal quale si aspettava una risposta nei giorni scorsi» e lanciano un ulteriore allarme: «Andando avanti così — dice Antonio Vitiello — a settembre si rischia di non avere più supplenti che possano sottoscrivere un contratto di sostituzione a tempo determinato. In lista ci sono circa 1400 educatori: secondo le nostre stime quelli realmente disponibili agli incarichi sono molto meno e finiranno presto». Intanto, tra i precari degli asili monta l'angoscia. Una di loro è M. R., 38 anni, da 8 contrattista a termine come educatrice in un nido comunale. «Quando abbiamo saputo della nuova regola — racconta — è stata una mazzata sulla testa, tutte noi siamo molto preoccupate perché ora la situazione è veramente seria». L'amarezza sale ancora di più quando si pensa «che questo è il riconoscimento di anni per lavoro»: «Già sono precaria, adesso rischio anche di non poter più lavorare — continua l'educatrice — Diventerà difficile arrivare alla fine de mese, dovrò trovarmi qualcos'altro. Ma cosa vado a fare? Chi mi assume alla mia età?». Secondo lei, però, negli asili non saranno solo i lavoratori a soffrire: «Per bambini così piccoli, che hanno bisogno di una figura di riferimento costante, può essere un problema avere a che fare ogni tre mesi con una persona diversa. Non riesco nemmeno a immaginare che cosa potrà essere per loro».


13 marzo 2008 - Il Messaggero

ROMA. Il contratto nazionale delle Agenzie fiscali è già stato firmato...
di PIETRO PIOVANI

ROMA - Il contratto nazionale delle Agenzie fiscali è già stato firmato, ma per i sindacati del pubblico impiego i guai sono cominciati adesso. I 50 mila dipendenti di Entrate, Territorio, Dogane e Demanio stanno riservando una pessima accoglienza a questo accordo, e ai sindacalisti che l’hanno firmato. Le prime assemblee che si sono svolte nelle sedi di tutta Italia sono state molto nervose, e al momento del voto si sono cominciati a contare un sacco di "no". Tanto che Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di sospendere le assemblee, sperando che nel frattempo si raffreddi la temperatura.
Ma perché si arrabbiano tanto i dipendenti delle Agenzie? Il nuovo contratto ha introdotto alcune novità sul piano disciplinare: la licenziabilità in tronco per i funzionari colti in flagrante reato di corruzione, punizioni più severe per chi si rende protagonista di «alterchi negli ambienti di lavoro, anche con gli utenti». Norme che sono state elogiate da tutta la stampa italiana, ma non sono state salutate con altrettanto entusiasmo dal personale interessato. In particolare c’è chi teme che si consegni un eccessivo potere discrezionale nelle mani dei dirigenti.
Ma non è tanto l’aspetto disciplinare ad aver scontentato impiegati e funzionari delle Agenzie. La parte più controversa è quella economica. A dire il vero, il contratto porterà nelle tasche dei dipendenti aumenti analoghi a quelli già ottenuti da ministeriali e professori. Anzi, in cifra assoluta l’aumento qui sarà maggiore, essendo mediamente più alta sia la qualifica sia la retribuzione di partenza. Tuttavia quel centinaio di euro lordi di incremento medio risulta molto inferiore alle attese dei lavoratori. Si racconta che, durante le trattative, i rappresentanti dei sindacati interni alle Agenzie avessero promesso fantastiche rivalutazioni di stipendio, lo spostamento sul salario fisso dell’indennità di amministrazione, l’abolizione della trattenuta oggi prevista in caso di malattia. Richieste che, una volta giunti al tavolo delle trattative, sono risultate del tutto impraticabili: l’assenza di un governo con pieni poteri e il clima di caccia al fannullone che si è creato nel paese non consentivano certo grandi spazi di manovra all’Aran (l’ente dove si svolgono i negoziati del pubblico impiego).
A destabilizzare ulteriormente la situazione c’è poi la forte competizione che si è creata nelle Agenzie fra la Uil e le altre due sigle confederali. La Cgil e la Cisl rimproverano al sindacato di Angeletti di avere prima alimentato le aspettative della gente, e poi di non difendere il contratto con sufficiente energia pur avendolo firmato.
Sta di fatto che la risposta ricevuta in questi giorni nelle assemblee è stata imbarazzante. All’Agenzia Entrate di Livorno un voto favorevole e settanta contrari, a Roma 2 un sì e sessanta no, a Roma 3 i sì vincono per un voto. Intanto gli autonomi di Rdb e Flp (che come spesso accade non hanno firmato il contratto nazionale), distribuiscono fra i lavoratori una sorta di questionario-referendum. I risultati parziali si possono leggere su internet: su 27 mila aventi diritto hanno votato in 14 mila; i giudizi negativi oscillano fra l’80 e il 90%.
Cgil Cisl e Uil invece aspettano gli ultimi giorni di marzo per riprendere le loro assemblee. Se alla fine la maggioranza dei dipendenti bocciasse l’accordo, in teoria i leader sindacali non dovrebbero mettere la firma definitiva sul contratto. E i dipendenti rinuncerebbero ai 100 euro di aumento.

Roma. Anche negli uffici pubblici succedono gli incidenti sul lavoro...
di PIETRO PIOVANI

Roma - Anche negli uffici pubblici succedono gli incidenti sul lavoro. Per esempio alla Motorizzazione civile, nella sede di via Laurentina, qualche giorno fa una dipendente è inciampata su un filo elettrico sospeso in mezzo alla stanza. È caduta, ha sbattuto la testa su una scrivania, è stata portata al pronto soccorso e ne è uscita con cinque giorni di prognosi. Niente di grave, poteva essere una disgrazia, per fortuna tutto si è risolto per il meglio. Ma il contrattempo ha innescato una reazione a catena le cui conseguenze stanno ricadendo tanto sugli impiegati dell’ufficio quanto sui cittadini.
Il rappresentante sindacale per la sicurezza ha segnalato l’episodio alla Asl, ed è subito arrivata l’ispezione. Gli uffici sono risultati fuori norma, per cui la Asl ha sanzionato il direttore provinciale della Motorizzazione, Domenico Iacoangeli. A questo punto il direttore ha deciso di chiudere il locale dove è avvenuto l’incidente.
Lo sportello patenti resterà chiuso «fino al termine dei lavori», si legge sul sito internet della Motorizzazione di Roma. Bisogna portare sotto traccia i fili elettrici, rifare i pavimenti, insomma ristrutturare il locale. È probabile che se ne riparli fra qualche mese.
Nel frattempo gli utenti si dovranno arrangiare. Centinaia di persone (agenzie e privati cittadini) che tutti i giorni si mettono in coda per avere nuove patenti, fogli rosa o duplicati, da lunedì devono rivolgersi alla sede di via delle Cincie, sulla Casilina. Qui sono stati provvisoriamente trasferiti anche i sei impiegati addetti agli sportelli. Ma una parte delle pratiche si continuerà a svolgere a via Laurentina, quindi il cittadino che vuole ottenere il suo documento sarà costretto a fare su e giù per il raccordo anulare.
Il sindacalista che ha chiesto l’ispezione della Asl si chiama Renato Sciortino, ed è un dirigente nazionale del sindacato autonomo Rdb-Cub. A sentire lui, la situazione in quell’ufficio è disastrosa: «Il pavimento si solleva, ogni tanto troviamo un topo morto, una porta arrugginita e deformata sta lì da due anni. Da tanto tempo denunciamo i pericoli per noi e per gli utenti. Ci rispondono che non ci sono i soldi per rimediare».


13 marzo 2008 - Bologna 2000

Vigili del fuoco: resta l'emergenza organico a Modena

Modena - «Non è vero che Modena avrà quattro nuovi Vigili del fuoco, perché ne sono appena andati tre in pensione e altri otto ci andranno entro l’estate. Pertanto il saldo sarà negativo di sette unità. Inoltre due dei quattro Vigili assegnati non potranno venire a Modena per problemi familiari». Lo affermano i sindacati Cisl, Uil e Rdb dei Vigili del Fuoco di Modena a seguito delle notizie dei giorni scorsi. «In realtà l’organico dei Vigili del fuoco modenesi si sta sempre più riducendo – dicono Silvano Patrocli (Cisl), Salvatore Dongu (Uil) e Fabrizio Benvenuti (Rdb) - In particolare nessun incremento di uomini è previsto per il distaccamento di Vignola, se non penalizzando l’organico delle altri sedi». I sindacalisti di Cisl, Uil e Rdb ricordano che i Vigili del fuoco già oggi faticano a garantire una squadra per ogni distaccamento permanente (Carpi, Pavullo, San Felice, Sassuolo e Vignola) e due squadre per la sede centrale di Modena. La vertenza sindacale avviata nei mesi scorsi ha proprio l’obbiettivo di ottenere per Vignola il riconoscimento di "distaccamento permanente", e non "misto" come decretato finora dal Ministero dell’Interno. «Il nostro obbiettivo non è ancora raggiunto e a Vignola non sono state assegnate le unità necessarie di personale qualificato (capisquadra). Anzi – proseguono Patrocli, Dongu e Benvenuti - questa figura si è ulteriormente ridotta in tutta la provincia, costringendo il Comando a togliere tre unità alla sede di Vignola dall’inizio dell’anno per far fronte alla forte carenza presso le altre sedi provinciali permanenti». Pertanto la sede di Vignola non avrà nuovo personale e risulta ulteriormente penalizzata, tanto che non si esclude che il Comando sia costretto a dover ridurre il personale professionista per carenza di organico disponibile. Per i sindacati si avvicina sempre più il rischio di dover chiudere temporaneamente una sede a rotazione sul territorio provinciale in quanto l’emergenza non è per niente superata, semmai si sta ulteriormente aggravando. «La copertura del turn-over non è garantita, Vigili del fuoco che hanno maturato l’anzianità di servizio per andare in pensione non verranno sostituiti. Se questi colleghi non saranno integrati, saremo costretti a ridurre ulteriormente l’organico disponibile e – concludono Cisl-Uil-Rdb – diventerà sempre più arduo garantire un servizio di soccorso minimo alla popolazione».


13 marzo 2008 - Leggo

Roma - La motorizzazione si sposta, ma senza patente...
di Lorena Loiacono

Roma - La motorizzazione si sposta, ma senza patente. Sono nel caos gli uffici della motorizzazione civile di via Laurentina, rimasti orfani dell’ufficio patenti, chiuso e trasferito dopo un grave infortunio sul lavoro. Ecco allora che per una patente o un foglio rosa i cittadini di Roma sud, da Cinecittà ad Ostia, dovranno percorrere parecchi chilometri: la sede di via Laurentina da lunedì scorso infatti lavora le pratiche ma non le ritira dalle mani degli utenti, che dovranno invece rivolgersi agli sportelli della motorizzazione di via Casilina, dove sono già stati trasferiti sei impiegati. «Una dipendente di via Laurentina è caduta inciampando sui fili elettrici volanti – racconta Renato Sciortino, responsabile per la sicurezza RdB – ed ha sbattuto violentemente la testa, con cinque giorni di prognosi. Per la mancanza delle necessarie condizioni di sicurezza, la Asl ha sanzionato l’ufficio provinciale della motorizzazione. L’area degli sportelli è stata chiusa per lavori di ristrutturazione, non ancora iniziati, ed è stato spostato tutto il reparto nella sede di Roma est, in zona Casilina. Sarebbe stato possibile trasferire gli sportelli patenti nell’edificio veicoli, distante 100 metri – denuncia Sciorini, del coordinamento nazionale del pubblico impiego RdB – per evitare tanti disagi ai dipendenti ed agli utenti costretti a fare la spola per poter completare una pratica. Purtroppo però non siamo stati ascoltati». File anche alla sede di via Salaria e tante polemiche da parte dei cittadini alle prese con un banale rinnovo della patente, con gli uffici ormai in tilt: sarebbe per giunta inutile rivolgersi alle agenzie di scuola guida, anch’esse infatti rischiano di soccombere sotto la mole delle pratiche da smaltire.(ass)


13 marzo 2008 - La Stampa

VALENZA. I DIPENDENTI DELL’USPIDALI’
"Pronti a scendere in piazza per i nostri posti di lavoro"
A rischio otto contratti che sono in scadenza nel mese di giugno. Operatori non pagati
di Franca Nebbia

Valenza - «Intendiamo continuare la lotta per difendere il posto di lavoro»: questo l’intendimento della cinquantina di persone che presta servizio all’Uspidalì e nella casa di riposo in circonvallazione Ovest. Si sono espressi in questo senso in un’assemblea l’altra sera dopo vari incontri sindacali (con la Rsu, poi con i sindacati di base) e una riunione con il Comune.
Il sindaco Gianni Raselli aveva sottolineato che il Patto di stabilità e le norme della Finanziaria impediscono il rinnovo dei contratti a termine e impongono limiti di spesa, visto che il personale comunale è già in sovrannumero. Così, lavoratrici e lavoratori sono preoccupati della sorte di chi, tra loro, già a giugno vedrà scadere il proprio contratto. Si tratta di otto lavoratrici precarie che da tempo (qualcuna anche da dieci anni) prestano la propria opera nelle due case di riposo. Forti dell’appoggio di molti cittadini (circa 2000) che hanno sottoscritto un documento, decideranno nei prossimi giorni forme di lotta tramite presidi, manifestazioni e quant’altro può attirare l’attenzione pubblica sul problema di lavoratori, soprattutto donne con un unico reddito, che rischiano di rimanere disoccupate. E la battaglia sarà condotta anche dagli altri dipendenti.
«I rappresentanti sindacali unitari - dice Gianna Dondo, coordinatrice della Rsu del Comune - accolgono i timori e le preoccupazioni espressi dal personale e si impegnano a proseguire il percorso avviato nelle ultime settimane per individuare, al tavolo della trattativa con l’ente, ogni possibile soluzione che garantisca la salvaguardia dei posti di lavoro, il livello qualitativo del servizio reso agli ospiti e che argini in modo deciso ogni processo di esternalizzazione».
Rdb/Cub e i loro tesserati vorrebbero azioni più decise, «scelte politiche» che sono state chieste al sindaco, anche richieste indirizzate al governo perché siano variate le prescrizioni della Finanziaria. Un’altra assemblea dei lavoratori si terrà mercoledì, all’indomani di un incontro con il Comune.
In subbuglio il personale dell’assistenza domiciliare dell’ex Asl 21, circa 53 persone che da novembre erano passate dalle dipendenze della cooperativa Csa, cui era scaduto il contratto, ad altre tre cooperative, cui l’Asl 21 aveva assegnato l’appalto. I lavoratori devono ancora percepire lo stipendio di settembre e ottobre, oltre al tfr, ma la riposta della cooperativa interpellata dai sindacati è che mancherebbe la liquidità necessaria, perché l’Asl avrebbe da tempo bloccato fatture in attesa di una documentazione amministrativa mancante e richiesta. I rappresentanti sindacali, Leonardo Elia per la Uil, Cristiano Montagnini per la Cisl e Franca Salvoldelli per la Cgil, si sono dunque rivolti all’Ispettorato del lavoro, dove ci sarà un incontro domani. Gli stessi sindacalisti, al passaggio tra una cooperativa e le altre, avevano lottato per «assicurare - dice Elia - l’assorbimento di tutto il personale alle condizioni normative e salariali del contratto nazionale del settore sociale».


13 marzo 2008 - L'Unione Sarda

strade sarde Riorganizzazione contestata
Cantieri Anas, a rischio duecento posti di lavoro
di NICOLA PERROTTI

Cagliari - La riorganizzazione dei cantieri da parte dell'Anas, con l'affidamento della manutenzione delle strade a ditte private, mette a rischio duecento posti di lavoro su 281: a lanciare l'allarme è il sindacato Rdb-Cub, che denuncia «ricadute occupazionali inaccettabili» e chiede all'ente di fare chiarezza sul futuro di questi dipendenti.
Sono operai, geometri, ingegneri e si occupano della pulizia della carreggiata, della manutenzione della segnaletica e delle barriere, del taglio dell'erba e dello sgombero della neve, ma anche della sorveglianza, che consiste nell'individuare situazioni di pericolo e svolgere gli interventi necessari.
«Il rischio è che anche per le strade sarde accada ciò che è accaduto nelle ferrovie, vale a dire la dismissione del trasporto merci, la chiusura degli scali marittimi, e la messa in discussione di 600 posti di lavoro», avverte il coordinatore regionale dell'Rdb-Cub Enrico Rubiu.
Se non arriveranno risposte da parte dell'azienda, che nel frattempo porta avanti una trattativa con le altre organizzazioni sindacali, l'Rdb è pronta a organizzare per il giorno Pasqua uno sciopero dei lavoratori impegnati nella sorveglianza.
Il nuovo piano dell'Anas scatterà in aprile e prevede che la gestione della maggior parte delle strade (il 93,5 per cento) sia affidata con contratti triennali a imprese private, che già oggi gestiscono numerosi cantieri: per questi, ricorda il sindacato di base, l'Anas spende già 40 milioni all'anno.
Secondo l'Rdb, su un totale di circa tremila chilometri, resterebbe in mano al compartimento regionale Anas solo il tratto Cagliari-Sassari della statale 131 (circa 220 chilometri), esclusi importanti segmenti come la Diramazione centrale nuorese che da Abbasanta porta verso Nuoro e Olbia.
La gestione di tutte le altre strade statali come la 130 Cagliari-Iglesias, la 126, la 195 e la 554 sarà invece esternalizzata.


13 marzo 2008 - La Provincia Pavese

Uspidalì, nuovo incontro sui problemi dei precari
VALENZA Il 18 marzo in municipio
di Emilio Mocchi

VALENZA - Il 18 marzo si terrà un incontro in Municipio per parlare del problema del personale dell’Uspidalì, la casa di riposo cittadina, per tentare di trovare una soluzione all’intricata vicenda. Ma i 23 dipendenti precari della struttura, che costituiscono il nocciolo del problema per l’amministrazione valenzana, chiedono risposte precise. «Siamo e restiamo in agitazione - affermano ai Cub, confederazione unitaria di base - finora non abbiamo ascoltato proposte valide. Ci sono dipendenti precari da 10 anni e si fanno turni massacranti per fare quadrare gli orari. Ricordo che ora ci sono due strutture da servire ma il personale è sempre lo stesso». I sindacati rivendicano l’appoggio della popolazione di Valenza, per la quale l’Uspidalì era e rimane un simbolo; in una sola giornata sono state raccolte più di 2300 firme a difesa dei posti di lavoro.
Tuttavia non si può eludere il Patto di stabilità imposto dalla legge finanziaria, che fissa un tetto massimo di dipendenti comunali in rapporto alla popolazione: il Comune di Valenza si trova in condizioni di esubero e deve adeguarsi. «Vogliamo trovare una soluzione che preservi i diritti acquisiti e il lavoro di queste persone. Purtroppo il Comune non potrà più essere il loro datore di lavoro», ha affermato l’assessore al Bilancio, Luigi Ruggiero. Ribatte Fabio Favola, segretario generale di Cgil Funzione Pubblica di Alessandria: «Non siamo d’accordo sulle esternalizzazioni e d’altra parte, nei due incontri che abbiamo avuto con l’amministrazione, non abbiamo ascoltato risposte precise. Sicuramente la trattativa è in salita; il personale è preoccupato. Il 18 marzo avremo un altro incontro con esponenti dell’amministrazione comunale (il 19 marzo si discuterà il bilancio 2008 in consiglio comunale) e valuteremo la situazione. Se non avremo risposte precise ed esaurienti per la sorte dei lavoratori non avremo altra alternativa che continuare l’agitazione». L’altro giorno era stato organizzato un presidio davanti al Municipio, da parte diversi dipendenti della struttura. Da qualche parte è stato ipotizzato che il servizio potrebbe essere affidato al Cis (Centro intercomunale servizi), ma si tratterebbe comunque di una soluzione a carattere temporaneo.


13 marzo 2008 - Lameziaweb

Di Tommaso riparte subito dal riordino del personale

Lamezia T. - Il commissario straordinario dell'Azienda sanitaria provinciale Angela Di Tommaso ha incontrato ieri nella sala conferenze degli uffici amministrativi lametini, tutti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria, tecnica, professionale e amministrativa, ma anche delle Rsu. «Un primo appuntamento – ha dichiarato Di Tommaso – di presentazione e di conoscenza dei vostri punti di vista rispetto agli eventi che si sono verificati nel corso degli ultimi mesi. Dalle cose che ho appreso dai nostri uffici credo che una delle priorità sia l'allineamento delle posizioni contrattuali dei dipendenti, allineamento che va fatto nel più breve tempo possibile, tenendo conto degli accordi già definiti, che però mi pare non siano stati ancora deliberati. Il mio impegno - ha aggiunto il commissario - è verificare a che punto sono le procedure e di portarle a termine, dopo aver concordato con tutti voi eventuali dettagli ancora sospesi». «Altra priorità - ha proseguito il commissario dell'Asp - è certamente la carenza di personale, con particolare riferimento alle strutture ospedaliere e territoriali lametini». Situazioni di precarietà esistono però in tutta l'Asp, da come ho potuto constatare in questi giorni durante le visite da me effettuate negli ospedali di Soverato e di Chiaravalle». «È noto a tutti che il processo organizzativo di Lamezia - ha chiarito Di Tommaso - non era stato ancora completato ed è per questo che alcune cose non sono state ancora attuate. Certo che esiste una differenza di approccio tra le due ex aziende - ha sottolineato - ma questo è legato certamente ad un fatto storico. Le due ex aziende hanno lavorato in modo diverso negli anni ed ora non è facile colmare le differenze in pochi mesi». «Va però fatto - ha sostenuto - e vi assicuro che lavorerò in questa direzione all'interno comunque di un autentico processo di qualità, perché ciò che mi preme è garantire la serenità dei dipendenti, e soprattutto la sicurezza dei cittadini che utilizzeranno i nostri servizi». All'incontro hanno partecipato anche Ferdinando Cosco che dirige il dipartimento amministrativo, Michele Chiodo dirigente dell'ufficio affari generali, e Franca Grande dirigente dell'unità operativa per le relazioni sindacali. Presenti quasi tutte le sigle sindacali, (Cisl Medici, Cgil-Fp, Aaroi, Cisal sanità, Nursing Up, Rdb Cub, Aupi, Uil Fpl, Ugl Sanità, Cimo Asmd, Umsped, Snabi-Sds, Sivemp, Anpo ed Fse Coras), rappresentate a livello provinciale o regionale. L'incontro è anche servito a fare una prima disamina dei problemi che interessano la sanità della provincia, soprattutto dopo l'accorpamento delle due ex aziende sanitarie. Sulla carenza di personale Francesco Caparello della Uil-Fpl ha chiesto al commissario Di Tommaso di avviare un'indagine conoscitiva sul numero dei dipendenti e dei relativi profili professionali delle due ex Asl. «Urge - ha detto Caparello - un tavolo di stabilizzazione nel rispetto della legge finanziaria e della legge regionale». Ivan Potente, a nome del sindacato Rdb, ha individuato come priorità assoluta un accordo sull'allineamento retributivo dei dipendenti. «La dirigenza medica locale - ha detto Potente - non è più disponibile a tollerare una situazione di questo tipo e chiede di arrivare immediatamente all'equiparazione dei livelli stipendiali e normativi». Ha poi preso la parola Massimo Micalella della Federazione medici, il quale ha chiesto di dare maggiore impulso alla formazione dei dipendenti, intesa come strumento di miglioramento. «L'azienda sanitaria – ha sottolineato il sindacalista – ha bisogno tuttavia del contributo di tutti, ma soprattutto del nostro. Sono convinto che tutta la dirigenza debba fare percorsi di qualità che diano veramente un valido supporto al commissario straordinario». Micalella ha auspicato quindi un'immediata ripresa dei lavori della commissione paritetica. Mentre il primario Elio Scaramuzzino ha detto: «Ci troviamo ad affrontare i vecchi problemi che si sono certamente ampliati dopo l'accorpamento». «Ciò che è importante oggi – ha invece sottolineato Giovanni Paladino del Cimo)proponendo una conferenza organizzativa – è sapere governare al meglio il cambiamento, perché in questi mesi si è parlato di tutto tranne che di sanità». Il commissario straordinario, concludendo l'incontro, ha confermato la volontà di portare a termine il mandato conferitole dalla Regione, attivando tutti gli uffici aziendali per arrivare nel più breve tempo possibile ad una piena integrazione tra le due aziende, possibilmente da tutti condivisa.(s.i.)


13 marzo 2008 - Il Resto del Carlino

Bologna. NON HANNO pensato neanche per un attimo di tenerlo chiuso in un cassetto...

Bologna - NON HANNO pensato neanche per un attimo di tenerlo chiuso in un cassetto. E così hanno deciso di sbandierarlo ai quattro venti. Anche perché è un duro atto di accusa contro i vertici dell’aeroporto ‘Marconi’, sempre alle prese con lo scandalo degli appalti, dove vengono messe in luce «carenze gestionali» e «conflitti d’interesse». I consiglieri comunali dell’Altrasinistra hanno reso pubblica un dossier, una lettera, spedita a metà febbraio da Generoso Coraggio, direttore di Enac (Ente nazionale aviazione civile), ai dirigenti di Regione, Provincia, Comune e Camera di commercio. Nel documento agli azionisti dello scalo, Coraggio mette in fila una serie di perplessità. Tra l’altro, punta il dito contro Gian Carlo Sangalli (nella foto), il presidente della Camera di commercio ed ex numero uno di Sab, la società che controlla il Marconi, accusandolo «di aver scientemente occultato la conoscenza dei disdicevoli avvenimenti aeroportuali». CORAGGIO inoltre mette sotto la lente un presunto conflitto d’interesse dell’attuale presidente Giuseppina Gualtieri, per la posizione di vertice ricoperta in Sab e Marconi handling, mentre per appalti e subappalti descrive «una guerra tra poveri che riduce il suolo aeroportuale a Far West». Nel mirino pure il piano industriale da 200 milioni di euro, dove solleva dubbi sulle possibilità di realizzarlo, e la mancata riscossione «di tributi per 15 milioni di euro». A mettere sul tavolo il dossier, Roberto Sconciaforni e Valerio Monteventi del Prc, Roberto Panzacchi dei Verdi e Serafino d’Onofrio del Cantiere, che presenteranno un’interpellanza al sindaco Sergio Cofferati sulla situazione dell’aeroporto. Tiziano Loreti, segretario di Rifondazione ha annunciato un esposto alla magistratura.«ABBIAMO chiesto — afferma D’Onofrio — udienze conoscitive al sindaco e alla Gualtieri, senza averle, così ci siamo rivolti a Enac ottenendo documenti. In aeroporto ci sono gravi problemi di gestione». Poi attacca Sangalli, che oggi darà le dimissioni da piazza della Mercanzia perché candidato al Parlamento col Partito democratico. «Veltroni dice che sarà una risorsa per il Paese. Non credo, visto come ha condotto l’aeroporto». Sangalli ribatte: «Alle lettere di Coraggio, oltre a questa ce n’è un’altra, ho già risposto con una querela per diffamazione aggravata. Valuterò altri atti dal punto di vista legale». Aggiunge: «E’ assurdo che un funzionario pubblico faccia arrivare a un gruppo politico questo materiale. Ritengo che ci sia una strumentalizzazione: non a caso siamo in campagna elettorale». Le accuse? «Nella lettera si fa riferimento ad allegati che io ho. E lì si dimostra che dopo le segnalazioni che qualcosa non andava ho attivato il direttore generale, il direttore dell’handling e il consiglio di amministrazione. Non credo di aver nascosto nulla». Intanto, i vertici Sab fanno sapere di avere inviato martedì un atto di diffida nei confronti della direzione Enac Bologna-Rimini e a Coraggio. «Riteniamo illegittimo — spiegano — che l’ente formuli accuse alla società e al suo management esprimendo valutazioni infondate. Ci riserviamo di agire per conseguire l’integrale risarcimento dei danni patiti». Sui tributi non riscossi, precisano «che vi sono compagnie aeree in ritardo nei pagamenti, ma sono situazioni in via di miglioramento». Commenta Gualtieri: «Abbiamo sempre dato informazioni a chi ce le ha chieste. Crediamo che questa lettera sia stata stumentalizzata. Nelle mie cariche non ci sono conflitti d’interesse, un parere legale lo dimostra. Sul discorso emolumenti è tutto chiaro: da Marconi handling io non ricevo nulla».
Gli sviluppi dell’inchiesta sugli appalti al ‘Marconi’ «confermano uno scenario criminale di ampia portata». Uno scenario in cui Sab, «non può più continuare a presentarsi ancora come parte lesa» dice Luigi Marinelli delle Rdb. Sull’esposto del Prc, Maurizio Degli Esposti del Pd tuona: «E’ sciacallaggio politico. E’ un uso strumentale un esposto contro un candidato di una lista concorrente».

Ferrara. Sciopero Cobas Poste Cub

Ferrara - Da oggi al 12 aprile, i Cobas delle Poste della sigla Pt Cub hanno proclamato un mese di sciopero dello straordinario e delle prestazioni aggiuntive: «Ogni portalettere si limiterà alla prestazione sulla propria zona di assegnazione». Inevitabili i disagi per i cittadini: «Ma la responsabilità è dell’azienda che non effettua assunzioni», spiega il segretario sindacale.


13 marzo 2008 - La Nuova Ferrara

PORTALETTERE. Il Cobas indice un mese di sciopero

Ferrara - Il Cobas pt-Cub ha dichiarato un nuovo mese (13 marzo-12 aprile) di sciopero dello straodinario e delle prestazioni aggiuntive dei portalettere, che dovranno limitarsi alla prestazione sulla propria zona di assegnazione. La protesta contro l’accordo sulle prestazioni aggiuntive va avanti da 289 mesi.


12 marzo 2008 - Apcom

GIUSTIZIA/ VENERDI' MANIFESTAZIONE IMPIEGATI TRIBUNALE ROMA
Sit-in in piazza venezia. Rdb: "bloccheremo tutte le attività"

Roma, 12 mar. (Apcom) - No "al degrado in cui versa la giustizia", no "all'estremo abbandono in cui sono costretti a operare i lavoratori". Le Rappresentanze sindacali di base Pubblico Impiego - RdB P.i. - annunciano che venerdì 14 marzo è stato indetto un sit-in dei lavoratori della giustizia a piazza Venezia, dalle 10 alle 13. Scopo della manifestazione nazionale, si spiega in una nota, è quello di "sensibilizzare il futuro governo sui problemi della giustizia: lenta per i cittadini e matrigna per i lavoratori". Vista la prevista ampia partecipazione degli impiegati del tribunale civile e penale di Roma, si avranno inevitabili ricadute sull'attività quotidiana e sui servizi resi all'utenza, tanto più che l'assemblea interesserà l'ampia fascia oraria di apertura al pubblico degli uffici giudiziari. Al centro della mobilitazione, la richiesta di una seria politica di ammodernamento del sistema, "accompagnata da dotazioni organiche calibrate sugli effettivi carichi di lavoro e da lavoratori motivati, cui sia riconosciuto il diritto di carriera". In base a quanto ribadisce il sindacato, oltre a dover fare i conti con "la mancata progressione di carriera promessa da anni e mai realizzata", i lavoratori chiedono anche "apparecchiature, mezzi e strumenti idonei, luoghi e spazi adeguati, controlli più seri ed efficaci per quanto riguarda la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini che frequentano gli uffici".


12 marzo 2008 - Agi

GIUSTIZIA: IL 14 SIT-IN LAVORATORI TRIBUNALE ROMA A P.VENEZIA

(AGI) - Roma, 12 mar. - No "al degrado in cui versa la giustizia", no "all'estremo abbandono in cui sono costretti a operare i lavoratori". Queste le ragioni che hanno spinto le Rappresentanze sindacali di base Pubblico Impiego (RdB P.I.) a organizzare un'assemblea sit-in dei lavoratori della giustizia venerdi' 14 a piazza Venezia dalle 10 alle 13. Scopo della manifestazione nazionale, e' quello di "sensibilizzare il futuro governo sui problemi della giustizia: lenta per i cittadini e matrigna per i lavoratori". Gli organizzatori prevedono un'ampia partecipazione degli impiegati del tribunale civile e penale di Roma con inevitabili ricadute sull'attivita' quotidiana e sui servizi resi all'utenza, tanto piu' che l'assemblea interessera' l'ampia fascia oraria di apertura al pubblico degli uffici giudiziari. Al centro della mobilitazione, la richiesta di una serie politica di ammodernamento del sistema, "accompagnata da dotazioni organiche calibrate sugli effettivi carichi di lavoro e da lavoratori motivati, cui sia riconosciuto il diritto di carriera". Chi protesta, oltre a dover fare i conti con "la mancata progressione di carriera promessa da anni e mai realizzata", chiede anche "apparecchiature, mezzi e strumenti idonei, luoghi e spazi adeguati, controlli piu' seri ed efficaci per quanto riguarda la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini che frequentano gli uffici".


12 marzo 2008 - Ansa

GIUSTIZIA: 14 MARZO SIT-IN RDB IN PIAZZA VENEZIA ROMA

(ANSA) - ROMA, 12 MAR - Il degrado della giustizia e il senso di abbandono istituzionale per i lavoratori, sono i temi al centro di un'assemblea sit-in organizzata per venerdi' prossimo 14 marzo dalle Rdb-Pi (Rappresentanze sindacali di base-Pubblico impiego) dalle 10 alle 13 in piazza Venezia, a Roma. ''No al degrado in cui versa la giustizia, all'estremo abbandono in cui sono costretti a operare i lavoratori'', e' il 'manifesto' della protesta nazionale il cui scopo indicato in un documento e' quello di ''sensibilizzare il futuro governo sui problemi della giustizia: lenta per i cittadini e matrigna per i lavoratori''. Gli organizzatori si dicono certi di un'ampia partecipazione dei lavoratori del tribunale civile e penale di Roma; la cosa - a loro avviso - non manchera' di avere ricadute sull'attivita' quotidiana e sui servizi all'utenza. Al centro della manifestazione, la richiesta di una ''seria politica di ammodernamento del sistema, accompagnata da dotazioni organiche calibrate sugli effettivi carichi di lavoro e da lavoratori motivati, cui sia riconosciuto il diritto di carriera''.


12 marzo 2008 - Omniroma

GIUSTIZIA, VENERDÌ SIT-IN LAVORATORI A PIAZZA VENEZIA CONTRO DEGRADO

(OMNIROMA) Roma, 12 mar - Un'assemblea sit-in dei lavoratori della giustizia si terrà venerdì prossimo a piazza Venezia dalle 10 alle 13. Una manifestazione indetta per dire no «al degrado in cui versa la giustizia» e «all'estremo abbandono in cui sono costretti a operare i lavoratori», e organizzata dalle Rappresentanze sindacali di base Pubblico Impiego (RdB P.I.). All'evento gli organizzatori prevedono un'ampia partecipazione degli impiegati del tribunale civile e penale di Roma. Ciò con inevitabili ricadute sull'attività quotidiana e sui servizi resi all'utenza, anche perché la manifestazione si terrà nelle stesse ore in cui gli uffici giudiziari sono aperti al pubblico. Obiettivo della manifestazione è quello, come si legge in una nota, di «sensibilizzare il futuro governo sui problemi della giustizia: lenta per i cittadini e matrigna per i lavoratori». Quindi anche la richiesta di una serie politica di ammodernamento del sistema, «accompagnata da dotazioni organiche calibrate sugli effettivi carichi di lavoro e da lavoratori motivati, cui sia riconosciuto il diritto di carriera». Una protesta anche per «la mancata progressione di carriera promessa da anni e mai realizzata», ma anche per avere «apparecchiature, mezzi e strumenti idonei, luoghi e spazi adeguati, controlli più seri ed efficaci per quanto riguarda la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini che frequentano gli uffici».

MOTORIZZAZIONE, RDB: ASL MULTA E DIREZIONE SPOSTA LAVORATORI

(OMNIROMA) Roma, 12 mar - «Anche in un ufficio pubblico ci si può far male, come è accaduto ad una dipendente della Motorizzazione Civile di Roma della sede di via Laurentina che, inciampando nei numerosi fili elettrici volanti è caduta battendo violentemente la testa sopra una scrivania del suo ufficio. È intervenuto il Rappresentante per la Sicurezza, eletto RdB-CUB, che a fronte dell'incidente e della mancata messa in sicurezza dell'ufficio (che avrebbe dovuto essere avviata dal 2005) ha chiesto l'intervento della Asl, che con un'ispezione ha rilevato la mancanza delle necessarie condizioni di sicurezza e ha sanzionato il Direttore dell'Ufficio Provinciale della Motorizzazione di Roma, Domenico Iacoangeli». Lo rende noto Rdb Cub Pubblico impiego. «Ricevuta la sanzione - continua la nota - Iacoangeli ha deciso di chiudere l'intera sezione sportelli dell'Ufficio Patenti, dove si è verificato l'incidente alla lavoratrice, e di spostare tutto il reparto alla sede di Roma Est, sita in zona Casilina. La conseguenza è che ora i lavoratori del reparto sono stati trasferiti e gli utenti debbono fare la spola da un capo all'altro della città per poter completare una pratica. A nulla è valsa la richiesta di un incontro urgente con il Direttore, presentata da tutti i sindacati per discutere su come organizzare il servizio durante i lavori di messa a norma, e nemmeno la proposta di spostare temporaneamente il settore sportelli Patenti presso un'atra palazzina della stessa sede di via Laurentina: Iacoangeli ha risposto che, essendo lui il sanzionato, avrebbe deciso da solo e senza confrontarsi con nessuno. Le Rdb-Cub, che hanno presentato ricorso per attività antisindacale, ritengono che una sacrosanta richiesta di sicurezza sul lavoro non possa essere trasformata in un provvedimento che assume l'accento di una rivalsa nei confronti dei dipendenti da cui questa richiesta è stata espressa. Il provvedimento assunto finisce inoltre col danneggiare tutti quanti: i cittadini, i lavoratori e l'immagine stessa della Pubblica Amministrazione. Agli sportelli degli uffici di Via Laurentina giungono infatti le quotidiane proteste dei cittadini, che si lamentano per il malfunzionamento del servizio pubblico e della grave carenza di personale. E mettere un ufficio pubblico in condizioni non poter lavorare significa costruire una corsia preferenziale per poter invocare il 'salvificò intervento del privato».


12 marzo 2008 - Dire

RICERCA. RDB CUB: STOP A RINNOVI CONTRATTI DA CGIL, CISL E UIL
LA DENUNCIA DEL SINDACATO INDIPENDENTE: 'SERVONO AUMENTI SUBITO'.

(DIRE) Roma, 12 mar. - Iniziata ieri all'Aran la trattativa per il rinnovo del contratto dei comparti dell'Universita' e degli enti pubblici di Ricerca ma e' arrivato uno stop ai rinnovi da Cgil, Cisl e Uil. A renderlo noto sono le Rdb-Cub (Rappresentanze sindacali di base) che in una nota spiegano: "Nel comparto Ricerca e' avvenuta una convocazione su tavoli separati (uno con Cgil Cisl Uil ed un altro con USI/RdB Ricerca) e la contrattazione si e' immediatamente bloccata per una pregiudiziale riguardante l'Istituto superiore di sanita' posta da Cisl e Uil". L'assurda pretesa "di anteporre questioni che riguardano un singolo ente a quelle che interessano i lavoratori di tutto il comparto- dichiara Cristiano Fiorentini della Direzione nazionale Rdb-Cub pubblico impiego- conferma la difficolta' dei sindacati concertativi di fronte ad una organizzazione come Usi/Rdb, ben radicata tra i lavoratori ed in grado di coniugare conflitto e proposta politica". Ma, continua, "bloccando un rinnovo contrattuale che i lavoratori aspettano da 27 mesi, Cisl e Uil si assumono una grossa responsabilita': e' inutile parlare di questione salariale se poi nei fatti non si consente neanche il recupero, seppure parziale e insufficiente, previsto dai Contratti". Al tavolo dell'Universita', spiega Fiorentini, "sono di nuovo emerse le contraddizioni di Cgil Cisl Uil, che da una parte chiedono conclusione della contrattazione e dall'altra la rendono impraticabile, cercando il confronto su questioni normative complesse e di non rapida soluzione, smentendo cosi' nei fatti quanto proclamato sui problemi salariali dei lavoratori". Le RdB Universita' "sono intervenute sollecitando una rapida conclusione del contratto, con un accordo che in questa fase riguardi esclusivamente la parte economica, e preannunciano per il 19 marzo a Roma un presidio di fronte alla Crui (Conferenza dei Rettori delle Universita' Italiane, in Piazza Rondanini, 48) finalizzato alla modifica della direttiva per il rinnovo contrattuale ed alla costruzione di corrette relazioni sindacali".

AEROPORTO BOLOGNA. RDB: SAB SMETTA DI DIRE CHE E' PARTE LESA
MARINELLI ACCUSA I VERTICI DELLO SCALO DI "FASCISMO SINDACALE"

(DIRE) Bologna, 12 mar. - Gli ultimi sviluppi dell'inchiesta sugli appalti all'aeroporto Marconi di Bologna "confermano uno scenario criminale di ampia portata e dalle caratteristiche sempre piu' inquietanti". Uno scenario in cui Sab, la societa' di gestione dello scalo, "non puo' piu' continuare a presentarsi ancora come parte lesa", affermano le Rdb. Questa posizione, assunta dalla presidente di Sab, Giuseppina Gualtieri, appare "inaccettabile di fronte alle responsabilita' oggettive che vanno dall'omissione di controlli all'incapacita' di una corretta gestione dello scalo bolognese", dichiara Luigi Marinelli (Rdb) in una nota. La parte lesa, semmai, prosegue il sindacalista, "sono i cittadini, i lavoratori e gli utenti del Marconi, non chi si sottrae, come Gualtieri e l'intera oligarchia manageriale, ad evidenti responsabilita', specie dopo aver in questi anni tentato di risanare i bilanci aziendali proprio con tagli e riduzioni di spesa del personale fisso e in appalto". Il sindacato di base contesta poi a Sab la scelta di discutere dei problemi degli appalti solo con Cgil-Cisl-Uil, "assicurando un vero regime di fascismo sindacale". Proprio oggi, tra l'altro, e' giunta alle Rdb una comunicazione in cui Sab nega al sindacato di base una sala per svolgere una assemblea fuori orario di lavoro; "una decisione gravissima e liberticida che dimostra il grado di degenerazione raggiunto", protesta Marinelli. Dalle Rdb partono poi nuovi attacchi a Cgil-Cisl-Uil che starebbero "preparando accordi bidone sia per quanto riguarda il contratto integrativo aziendale delle societa' aeroportuali, sia per i lavoratori licenziati ex Gesticoop" con l'ipotesi di assunzione come stagionali a termine per coprire i prossimi picchi di lavoro (ipotesi emersa ieri dal vertice in Camera di commercio per 38 lavoratori). Su tutti questi temi, le Rdb chiedono "alle forze politiche ed istituzionali della citta' di intervenire non con le parole ma con i fatti", mentre ancora ieri e' stata bagarre in Consiglio provinciale proprio su un Ordine del giorno dedicato agli appalti del Marconi (il Pd ha affossato un odg della sinistra innescando un duro scontro in aula). Intanto, viene confermato lo stato di agitazione e lo sciopero di 24 ore dei lavoratori dell'aeroporto di Bologna indetto dalle Rdb per il 28 marzo.


12 marzo 2008 - La Stampa

POCHE GARANZIE CIRCA DUEMILA RISCHIANO DI NON AVERE IL RINNOVO
Regione, rivolta precari
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Torino - Chi ha detto che il precariato è prerogativa del settore privato? San Precario è popolarissimo anche negli enti pubblici, dove migliaia di persone vivono sotto la mannaia di contratti in perpetua scadenza. «Un paradosso - riconosce il vicepresidente della Regione Paolo Peveraro -: senza di loro la macchina delle pubbliche amministrazioni si inchioderebbe.
Chiedetelo a Carla Montefusco, 42 anni, da 6 precaria in Provincia. A Daniela Priotti, 46 anni, da 2 in Regione. Sono soltanto due dei lavoratori che ieri hanno protestato davanti al Consiglio regionale, armati di slogan e bandiere, fino a quando una piccola delegazione è stata ricevuta dall’assessore Angela Migliasso (Lavoro).
Quanti sono, i precari nei tre enti? Stando a Luigi Casali, delle Rappresentanze sindacali di base, circa 2 mila unità: 1.200 in Comune, 700 in Provincia, 400 in Regione. Alcuni campano così da 9-10 anni. La prima categoria - la più fortunata, per usare un eufemismo - è composta da chi al 26 novembre 2007 ha maturato 36 mesi di lavoro consecutivi o 5 anni non consecutivi. Come tale, sarà ammesso ai «percorsi di stabilizzazione». Altri contratti, privi di tali requisiti, non potranno più essere rinnovati nell’arco dell’anno una volta scaduti: nel migliore dei casi, il ripescaggio avverrà in seguito.
I tre enti stanno affrontando separatamente il problema. La Regione, ad esempio, ha stipulato con Cgil, Cisl e Uil un protocollo d’intesa. Prevede un concorso riservato articolato in due quote: il 70% per chi ha i requisiti, il 30% aperto a tutti. Una bufala, secondo le Rdb e i lavoratori che hanno manifestato, uniti nel condannare «l’inciucio». Nel migliore dei casi, protestano, chi supererà le preselezioni confluirà in una mega-graduatoria dalla quale riemergerà chissà quando. Peggio ancora stanno i precari impiegati negli enti convenzionati con la Regione. «Inseriremo nel protocollo anche loro - spiega Peveraro, ricordando che 36 contratti sono già stati trasformati a tempo indeterminato -. Purtroppo la Finanziaria ha introdotto restrizioni pazzesche, ma assicuro che è nostro interesse mettere in regola queste persone».
Il rischio è una guerra tra poveri senza prospettive per nessuno, polemizzano le Rdb, sollecitando l’assunzione per chi ha i requisiti e un percorso privilegiato per tutti gli altri. Tra le richieste c’è anche quella di un albo regionale dei precari.


12 marzo 2008 - La Nuova Sardegna

L’Anas privatizza la manutenzione
Dal primo aprile sulle strade sarde resta solo la sorveglianza
di ALESSANDRA SALLEMI

CAGLIARI - La Sardegna, con Toscana, Campania e Lombardia è stata scelta dall’Anas per sperimentare la manutenzione privatizzata delle strade: un esperimento riuscito sulla carta, evidentemente, se è vero quel che raccontavano ieri le rappresentanze sindacali di base in conferenza stampa.
Vale a dire che, oltre le regioni indicate, tutti i compartimenti d’Italia preparano i bandi di gara per affidare a terzi pulizia delle cunette, rimozione della neve, riparazione di barriere e cartelli stradali. All’Anas dal primo aprile resterà soltanto la sorveglianza stradale, che sarebbe l’andirivieni con una Fiat Panda lungo il tratto di strada da controllare. Ma l’innovazione del servizio in nome del risparmio avrà conseguenze anche qui: il controllore dovrà pattugliare 130 chilometri anziché 50 e, su strade diverse dalla 131-Carlo Felice, soltanto per 6 ore al giorno. Gianni Masala (RdB Anas) ed Enrico Rubiu (coordinatore regionale) spiegano che in statali come la Monti-Olbia, un saliscendi continuo, in ampi tratti della 125, sulla Sulcitana («la statale più trafficata dell’isola», quella per Pula), la Abbasanta-Nuoro-Olbia, la 554 e la Cagliari-Iglesias non potrà non succedere che gli standard di sicurezza scendano anche pericolosamente. Un’autostrada dritta, senza incroci a raso, senza innesti, con le barriere lungo tutto il percorso e nessun contatto con l’esterno può essere controllata in sei ore lungo i 130 chilometri assegnati per operatore. Non così invece in strade tortuose, con ogni sorta di intersezione e quantità di traffico da ora di punta in una via urbana. Poi c’è l’altro tema fondamentale, l’occupazione: tutti a casa, «ma nessuno ancora ne sa niente». «E’ in corso una trattativa con le organizzazioni sindacali che l’azienda riconosce: ma mentre si tratta la riorganizzazione - scrivono e ribadiscono a voce Rubiu e Masala -, Anas procede anche con la ristrutturazione: si riorganizzano le tratte stradali, si bandiscono gare di appalto triennali per la manutenzione prima eseguita con personale proprio. E non una sola assemblea del personale è stata fatta sulla questione». E questa è un’accusa verso Cgil, Cisl e Uil, i sindacati riconosciuti dall’azienda che, secondo RdB, nulla finora avrebbero detto ai lavoratori. Al momento, nella manutenzione delle strade in tutta l’isola lavorano 281 persone: Masala e Rubiu ieri spiegavano che ne resteranno 50, al massimo 80 e gli altri «non si sa che fine faranno». Secondo i due sindacalisti le manutenzioni non avrebbero bisogno di tagli: l’organico è «sotto» di 130 unità. Il punto è la qualità del servizio reso: «Non ci saranno più squadre reperibili - diceva Masala -, quindi si dilatano i tempi di intervento. In una strada come la 131 con un traffico costante qualunque cosa succeda questa può venire segnalata tempestivamente dall’automobilista di passaggio. Ma ci sono arterie molto poco frequentate in cui, col taglio della sorveglianza sulle 24 ore, si elevano notevolmente rischi di vario tipo». Le rappresentanze sindacali di base hanno chiesto un incontro alla Regione: 1.600 chilometri di strade (su 3 mila) dovrebbero passare sotto l’amministrazione regionale, «ma ancora non ci sono stati atti in questo senso».


12 marzo 2008 - Italia Oggi

l'aran
Stipendi, inflazione crea tensioni

Lo scarto tra inflazione reale e inflazione programmata è «un elemento di elevata tensione, che sottrae credibilità al percorso inflativo programmato prima dell'estate». Lo ha sottolineato l'Aran nel rapporto trimestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti, inviato al parlamento, nel quale si segnala che già per il 2007 lo scarto si è rivelato negativo. «Nell'individuare quanto di questo scarto sarà oggetto di recupero bisognerà anche attendere le ragioni di scambio», come previsto dal Protocollo del 1993, e «a questo scopo sarà necessario attendere le statistiche Istat relative al 2007». Sempre in tema di pubblico impiego, le Rdb-Cub del pubblico impiego hanno indetto per venerdì prossimo una giornata di mobilitazione nazionale, che sarà caratterizzata da iniziative che assumeranno forme e modalità differenziate da città a città e da settore a settore. A Roma è previsto un presidio davanti la sede del ministero della funzione pubblica, mentre i lavoratori della giustizia manifesteranno in piazza San Marco. Tre i temi al centro della mobilitazione: rinnovi contrattuali, aumenti adeguati al costo della vita e democrazia sindacale.


12 marzo 2008 - Liberazione

Bankitalia: debito 104%. «Risultato oltre le attese»
Italia, conti pubblici a posto ma i salari sono gli ultimi in Ue
di Fabio Sebastiani

Catastrofe salari in Italia. A dirlo è anche l'Ocse che ieri ci ha collocato al 23esimo posto nella classifica europea.
Che siamo un paese povero, si sapeva. Che questa povertà sia da mettere in relazione, in parte, con il cosiddetto risanamento dei conti pubblici arriva dai dati sul debito pubblico. Secondo Bankitalia è diminuito di ben due punti percentuali, dal 106% al 104%. Una vera e propria cura da cavallo il cui risultato ha sorpreso un po' tutti, compreso Tommaso Padoa Schioppa, che oggi presenterà la trimestrale di cassa. «E' migliore delle stime del governo - ha detto - e costituisce una conferma altamente positiva della validità dell'azione di risanamento dei conti pubblici realizzata dal governo Prodi». Oggi, però, il ministro dell'Economia verrà con in mano l'ascia di guerra. La diminuzione del debito e del deficit non autorizza a scialare. Già si parla di tagli per circa 4-5 mld a carico degli enti locali e di almeno 8 mld per le amministrazioni centrali. Il pil ha subito, infatti, un taglio dell'1%, passando nelle stime dall'1,5% allo 0,5%. Ciò peggiora la previsione nel rapporto deficit/pil di 0,2 punti (dal 2,2% al 2,4%). L'obiettivo di portare quella percentuale a zero entro il 2011 resta. Se la crescita subisce un colpo simile non è certo da addebitarsi tutto alla congiuntura internazionale o al prezzo del petrolio. Sono gli effetti secondari, ma non troppo, della cura da cavallo che rischia, in certi casi, di "ammazzare il paziente".
Secondo l'Ocse, infatti, la stessa classifica che ci vede come fanalino di coda con una busta paga netta media di poco più di mille euro, è invece capovolta se si guarda a quanta parte del salario finisce nelle casse del fisco e degli istituti previdenziali. In Italia la quota è quasi pari al 46% e nella classifica del cuneo fiscale, che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente viene incassato dal lavoratore, siamo al sesto posto. Se la passano peggio degli italiani, in Europa solo i portoghesi e gli abitanti dei Paesi dell'ex area dell'Est. Dalla classifica Ocse emerge comunque che un inglese guadagna quasi il doppio (l'87,8% in più) di un italiano, un tedesco il 43,1% e un francese il 28,6% in più.
Sarà difficile con questi dati rinviare a dopo le elezioni il risarcimento sociale.
I sindacati chiedono un intervento urgente sulla questione. «Il rapporto dell'Ocse è l'ennesima conferma che siamo diventati un paese povero, dove si è allungata drammaticamente in questi anni la forbice sociale tra chi ha un reddito elevato e chi non riesce più ad arrivare a fine mese», commenta il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Per dare risposte all'emergenza salari occorre intervenire «sia sul fisco sia sui contratti di lavoro» a partire dalla riforma del modello contrattuale sui cui non si può «continuare a stare fermi», sottolinea il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani. Per Giorgio Cremaschi della Fiom invece «lo sprofondare dei salari italiani dice che dopo più di 20 anni di moderazione salariale il sindacato deve radicalmente cambiare linea e dare via ad un'offensiva salariale senza scambi su produttività».
La Cub propone di aprire immediatamente una campagna per l'aumento generalizzato dei salari con l'obbiettivo minimo iniziale di almeno 3.000 euro all'anno. «I dati dell'Ocse confermano quello che è già evidente ed è sotto gli occhi di tutti e ribadiscono quanto da anni la sola Cub sta sostenendo - ha affermato il coordinatore nazionale del sindacato di base Piergiorgio Tiboni -. La massiccia riduzione dei salari è la conseguenza di anni di politica concertativa fra Cgil, Cisl e Uil, padronato e governi».
Sul delicato tema del tesoretto interviene il senatore della "Sinistra l'Arcobaleno" Stefano Zuccherini. «Il tesoretto raccolto dal tanto vituperato governo Prodi fa gola sia al Pdl che al Pd. Se non è così perchè non si procede subito con un decreto? Ci vuol poco a fare promesse in campagna elettorale per rimangiarsele subito dopo. Facciamo un test a Veltroni e Berlusconi: sono d'accordo a votare un decreto subito che restituisca ai salari un minimo di respiro?». A parlare esplicitamente di salario sociale, «già diffuso in Europa», è il segretario del Prc-Se Franco Giordano. «L'obiettivo della Sinistra Arcobaleno è la redistribuzione dei redditi, mentre il Pd è subordinato a Confidustria», ha detto rispondendo ai cronisti a Montecitorio.


12 marzo 2008 - L'Unione Sarda

L'Ocse: in Italia salari da fame
Non si va oltre mille euro al mese di media

L'Ocse lancia l'allarme sui salari: quelli italiani non vanno oltre i mille euro al mese. E il nostro paese si colloca al 23° posto su trenta Stati presi in esame. I sindacati: emergenza salariale.
È dura arrivare a fine mese con poco più di mille euro. Lo stipendio netto medio di un italiano, infatti, non tocca neanche a 20.000 dollari l'anno, cifra che equivale a circa 13.000 euro. A fare i calcoli è l'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che colloca il Belpaese nella classifica dei salari medi netti al 23° posto sui trenta totali. L'Italia si colloca, in questo modo, dietro non solo a Francia, Germania e Gran Bretagna, ma anche a Paesi come Grecia e Spagna. Classifica capovolta se si guarda a quanta parte del salario, invece che in busta paga, finisca nelle casse del Fisco e degli istituti previdenziali. In Italia la quota è pari al 46%. E nella classifica del cuneo fiscale (che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente viene incassato dal lavoratore) la Penisola raggiunge il sesto posto.
LA CLASSIFICA Emergenza salari - che ieri è stata richiamata anche dal presidente della Cei Angelo Bagnasco e sulla quale nei mesi scorsi si era soffermata la Banca d'Italia - è dunque confermata anche dall'istituto di Parigi, che colloca l'Italia in coda alla classifica. I calcoli sono fatti sul salario medio al netto di un single senza carichi di famiglia e sono a parità di potere d'acquisto, inglobando anche gli effetti del caro-vita. Se la passano peggio, in Europa, solo i portoghesi e gli abitanti dei Paesi dell'ex area dell'Est. In fondo alla classifica anche turchi e messicani.
Per il resto, in tutti gli altri paesi, si registra un salario medio più alto. L'eldorado è in Corea dove il salario medio è di 37.844 dollari l'anno. Se si resta in Europa, dalla classifica Ocse emerge comunque che un inglese guadagna quasi il doppio (l'87,8% in più) di un italiano, un tedesco il 43,1% e un francese il 28,6% in più. L'Italia è nettamente sotto la media Ocse (24.660 dollari), Ue a 15 (26.434) e Ue a 19 (23.282).
I COMMENTI I sindacati chiedono un intervento urgente sulla questione. «Il rapporto dell'Ocse è l'ennesima conferma che siamo diventati un paese povero, dove si è allungata drammaticamente in questi anni la forbice sociale tra chi ha un reddito elevato e chi non riesce più ad arrivare a fine mese», commenta il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Per dare risposte all'emergenza salari occorre intervenire «sia sul Fisco sia sui contratti di lavoro» a partire dalla riforma del modello contrattuale su cui non si può «continuare a stare fermi», sottolinea il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani. Per Giorgio Cremaschi della Fiom invece «lo sprofondare dei salari italiani dice che dopo più di 20 anni di moderazione salariale il sindacato deve radicalmente cambiare linea e dare via ad un'offensiva salariale senza scambi su produttività».
E la Confederazione unitaria di base (Cub) chiede di aprire immediatamente una campagna per l'aumento generalizzato dei salari con l'obbiettivo minimo iniziale di almeno 3.000 euro all'anno. «I dati dell'Ocse confermano quello che è già evidente ed è sotto gli occhi di tutti e ribadiscono quanto da anni la sola Cub sta sostenendo», ha affermato il coordinatore nazionale del sindacato di base Piergiorgio Tiboni, «la massiccia riduzione dei salari è la conseguenza di anni di politica concertativa fra Cgil, Cisl e Uil, padronato e governi. È una vergogna che proprio le organizzazioni sindacali che hanno determinato questo risultato scoprano ora, ipocritamente, che i salari italiani sono da fame». «Per raggiungere i salari europei dei Paesi come la Germania e la Francia», ha concluso Tiboni, «sarà necessario aumentare per anni i salari in maniera consistente».
PESO FISCALE Pesa sui salari italiani anche il cuneo fiscale: considerando il caso di un lavoratore single senza figli che guadagna esattamente il 100% della media nazionale, il cuneo fiscale si attesta al 45,9% (al sesto posto tra i paesi Ocse), in crescita dello 0,3% rispetto al 2006. La percentuale è più bassa invece nel caso del lavoratore con a carico coniuge e due figli: il cuneo fiscale in questo caso è al 33,8% (ma era al 33,3% nel 2006) per gli stipendi italiani, superiore comunque alla media Ocse (27,3%), dell'Europa a 15 (31,9%).
Tra il 2000 e il 2006 il peso della tassazione sui salari in Italia è diminuito (-0,9%) e il maggiore calo si è registrato nelle fasce di reddito più basse. Tuttavia, il carico fiscale per lavoratore tipo (singolo) è cresciuto tra il 2006 e il 2007 dello 0,3%: e questo a causa sia dell'aumento della retribuzione lorda di partenza stimata dall'Ocse, sia dell'aumento delle addizionali locali.
IL DEFICIT Intanto, dopo due anni, il debito pubblico italiano torna a scendere. Nel 2007 inverte la tendenza, dal 106,8 al 104% e va meglio di quanto previsto dallo stesso Governo, che ipotizzava un calo sì, ma al 105%. Le buone notizie sono arrivate ieri dalla Banca d'Italia nel bollettino statistico dove si fornisce il consuntivo per i conti pubblici del 2007. Notizie apprezzate anche da Bruxelles che invita l'Italia a non abbassare la guardia. «Adesso è ora di avviare una spinta propulsiva allo sviluppo», ha commentato il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini aggiungendo che «in questi ultimi due anni sono state privilegiate politiche finalizzate al risanamento dei conti pubblici: è innegabile che dal 2007 le tasse, soprattutto a livello locale, siano aumentate. È evidente», ha concluso, «che il Paese soffre a causa dei redditi in affanno».
Si registra dunque un calo del debito maggiore di quello atteso. Si dovrebbe così accorciare di almeno un anno (al 2010) il percorso per veder tornare il debito sotto il 100% del Pil. Il debito a fine 2007 è infatti risultato pari a 1.596.762 milioni (104,0% del Pil). Alla stessa data del 2006 era pari a 1.575.636 milioni (106,5% del Pil). Bene anche il dato sul fabbisogno delle pubbliche amministrazioni che nel 2007 è stato pari a 30.534 milioni, il 2% del Pil, rispetto ai 54.380 milioni del 2006. E infine le entrate dello Stato continuano a mostrare progressi a due cifre: le entrate tributarie di cassa, per il mese di gennaio, sono state infatti pari a 31,2 miliardi di euro, in crescita del 10,3% rispetto ai 28,3 miliardi del gennaio 2007.

ASL «Ben venga la Guardia di Finanza: è nostro interesse fare chiarezza»

Gallura - Risponde a tamburo battente la Asl n. 2, dopo l'apertura di una indagine su assunzioni di personale a tempo determinato e i concorsi banditi dall'Azienda sanitaria. Il direttore generale, Giorgio Lenzotti, dice la sua sulla vicenda che riguarda direttamente i rapporti tra l'azienda pubblica e i rappresentanti sindacali. «Sono sereno e sicuro - dice Lenzotti in una nota - che gli uomini della guardia di finanza faranno luce sulla vicenda. Da parte nostra c'è sempre stata e ci sarà la massima collaborazione con le forze dell'ordine: rientra nel nostro interesse fare chiarezza in tempi brevi su questa assurda vicenda».
La Asl annuncia anche una serie di azioni per tutelare il suo personale. «Ribadisco - prosegue Lenzotti - la mia completa stima e fiducia nei confronti di chi si è occupato dell'iter concorsuale. Nell'intento di cancellare questo alone di tensione, incertezza e malessere creato all'interno della Asl da un gruppo di persone che insinuato improbabili favoritismi in sede di concorso e di assunzione di personale precario, l'Azienda offre alle forze dell'ordine la sua piena collaborazione per porre fine ad una situazione che va avanti da troppo tempo e non fa altro che danneggiare la stessa Asl».
Per il manager, quindi, gli accertamenti delle fiamme gialle, sono benvenuti. «Il nostro unico intento - conclude il direttore generale - è quello di lavorare nel migliore dei modi per il bene dei nostri cittadini. Le assunzioni di personale con contratti a tempo determinato sono serviti proprio per erogare dei servizi in attesa che venissero banditi i concorso: ora abbiano iniziato l'iter concorsuale che servirà a ridurre il precariato nella Asl».
L'indagine della guardia di finanza è arrivata dopo una dura contestazione da parte del sindacato Rdb, sigla che raccoglie circa 60 dipendenti ed è la terza in ordine di iscritti all'interno della Asl olbiese.(a.b.)


12 marzo 2008 - Il Gazzettino

Rovigo. Lavoratori dell'Agenzia del territorio di Rovigo sempre più sul piede di guerra...

Rovigo - Lavoratori dell'Agenzia del territorio di Rovigo sempre più sul piede di guerra. I sindacati Cgil Cisl Uil e Rdb, assieme alle Rsu, preannunciano in una nota«l'inasprimento delle forme di lotta dei lavoratori, già da tempo in stato di agitazione, con assemblee quotidiane e con presidio alla Prefettura e alla sede del Consvipo». Il motivo del contendere? I dipendenti dell'Agenzia del territorio assieme alle organizzazioni sindacali, erano già «fortemente preoccupati per l'imminenza dell'approvazione del decreto che prevede il passaggio del personale alle dipendenze di soggetti che svolgeranno le funzioni catastali per conto dei Comuni». Ora, però, a questo si aggiunge il fatto che «i lavoratori hanno preso atto della mappatura (inserimento dei Comuni aderenti) nel sito dell'Agenzia che pone il Consvipo quale soggetto abilitato alla gestione ed hanno chiesto di nuovo un incontro con il Prefetto peri ribadire il loro parere sulla non titolarità del Consvipo all'espletamento delle funzioni dell'Agenzia del territorio come peraltro già espresso dal Prefetto e dal ministero dell'Interno».

CHIESTO DAI DELEGATI RDB PER I LAVORATORI DELLA SANITÀ
«Abbonamenti per i mezzi pubblici scontati»

Padova - «Non occorre un nuovo ospedale per risolvere il problema dei parcheggi: per incentivare l'uso del mezzo pubblico tra i lavoratori della sanità padovana decongestionando il traffico sarebbero sufficienti sconti negli abbonamenti». Maria Antonietta Ponchia e Paola Bortolami, delegate sindacali RdB rispettivamente dell'Usl 16 e dell'Azienda ospedaliera, la campagna per lasciare la macchina in garage l'hanno ribattezzata "Autobus day". «Chiediamo alle due amministrazioni sanitarie di stipulare una convenzione con Aps Mobilità e Sita affinché, come già avviene per i dipendenti di altri enti come Comune, Università, Camera di Commercio, il personale sia incentivato ad usare il mezzo pubblico per recarsi al lavoro garantendo abbonamenti con una forte riduzione». Quindici euro mensili il prezzo da loro proposto, analogo all'abbonamento per il parcheggio Busonera, che consente l'accesso ma non dà garanzie di trovare effettivamente posto. «L'ospedale deve sostenere stili di vita sani che promuovano la salute nei cittadini e negli operatori sanitari: noi crediamo che incentivare l'uso dell'autobus, del pullman e del tram - sostengono le due sindacaliste, affiancate dal collega Gianfranco Bacchin - sia uno degli strumenti di prevenzione della lotta alle polveri sottili pm10, tanto più che l'Organizzazione mondiale della sanità quantifica in 9 mila i morti per smog ogni anno in Italia e stima i costi in 5 miliardi di euro. Nello specifico a Padova la situazione dell'inquinamento atmosferico, com'è notorio, non è buona: la città non solo è afflitta da ingenti livelli di polveri sottili ma anche da altri tre inquinanti, biossido di azoto, ozono, benzo(a)pirene. Per questo invochiamo il concorso di tutti gli attori della mobilità e di quanti concorrono alle politiche ambientali: dobbiamo - dicono Ponchia e Bortolami - creare alternative ai mezzi privati, attraverso il miglioramento e il potenziamento del trasporto pubblico, adeguando gli orari degli autobus con quelli dei turni ospedalieri, anche festivi». RdB, che nelle scorse settimane aveva proposto l'istituzione di un referendum perchè la decisione della costruzione di un nuovo ospedale passi attraverso la consultazione popolare, sostiene che «una nuova struttura sarebbe solo una gigantesca possibilità di arricchimento da parte dei privati investitori, e nulla avrebbe a che vedere con l'effettiva riduzione del traffico veicolare».(F.Capp.)


12 marzo 2008 - Sardegna Oggi

Strade sarde: Rdb, perplessità su sperimentazione Anas
I programmi di nuovi modelli per le manutenzioni delle strede da parte dell'Anas a livello nazionale preoccupano anche in Sardegna. Secondo le Rappresentanze sindacali di base (Rdb), la riorganizzazione dell'azienda nell'isola porterebbe a un numero di esuberi tra i 200 e i 230 lavoratori. Ma le perplessità dei sindacalisti sul riordino dell'Anas riguardano anche la sicurezza nelle strade, a causa di una possibile riduzione dell'organico.
di Fabio Pireddu

CAGLIARI – L'Anas sta trattando con le organizzazioni sindacali per una riorganizzazione che dal primo aprile coinvolgerà Sardegna, Lombardia, Campania e Toscana. La sperimentazione dovrebbe durare 9 mesi, in seguito verrà valutata la possibilità di rendere permanenti le novità. A rischio sono soprattutto i comparti dedicati alla manutenzione, che verrebbe affidata in appalto ad altre società private. "In Sardegna – dice il responsabile Rdb Anas per la Sardegna, Giovanni Masala – la riorganizzazione in atto riduce il fabbisogno dell'azienda a sole 50 o, nella migliore delle ipotesi, 80 unità, a seconda dei chilometri che verranno affidati a ciascuna squadra". Attualmente in Sardegna operano 281 lavoratori su strada, che fanno parte delle squadre che eseguono i lavori di normale manutenzione delle strade. Un sorvegliante, un caposquadra e cinque cantonieri garantiscono la pulizia di tutte le strade dell'isola, la sistemazione di segnaletica e barriere, sfalcio dell'erba e sgombero dalla neve. La riorganizzazione – è questa la preoccupazione delle Rdb - prevederebbe di assicurare una sorveglianza 24 ore su 24 solo sulla statale 131, per i 220 chilometri che vanno da Cagliari a Sassari, mentre per tutte le altre strade ci sarà un sorvegliante solo per 6 ore al giorno. La manutenzione, poi, sarebbe affidata totalmente a ditte esterne. "Il nuovo modello che la società sta attuando – continua Masala – potrebbe produrre un abbassamento dei livelli di sicurezza delle strade conseguente alla diminuita presenza di personale". Le Rappresentanze sindacali di base hanno chiesto all'inizio del mese un incontro con i vertici dell'azienda a livello regionale, ma senza ottenere nessuna risposta. Anche il presidente della Regione Soru e l'assessore ai Lavori pubblici Mannoni hanno ricevuto la stessa richiesta. Attualmente è in corso lo stato di agistazione proclamato dalla Rdb, ma i vertici delle rappresentanze di base hanno annunciato di essere pronti a mobilitare i lavoratori.


12 marzo 2008 - Il Sardegna

Strade. I cantieri alle imprese esterne e lavoratori a rischio tagli
Manutenzioni Anas allarme dei sindacati

Cagliari - Dal primo aprile sulle strade sarde la sorveglianza potrebbe essere limitata soltanto al mattino. Solo la Carlo Felice sarà al sicuro e guai al malcapitato che dovesse avere un guasto in qualche strada all'interno. Queste alcune delle ripercussioni negative dell'annunciata sperimentazione che l'Anas adotterà in Sardegna: un nuovo modello organizzativo che affida la manutenzione delle strade statali (il 93% del totale nell'isola) a ditte esterne, riducendo il servizio di sorveglianza. Ma sul progetto chiedono garanzie per i lavoratori e chiarezza le rappresentanze sindacali di base (Rdb-Cub), annunciando lo stato di agitazione dei lavoratori e l'apertura di "una procedura di raffreddamento". «Siamo preoccupati perché così non si migliora la situazione delle strade sarde» ha detto il coordinatore regionale Enrico Rubiu. «Almeno il 93% delle strade, circa 220 chilometri che riguardano la Statale 131 Carlo Felice, resteranno di strettacompetenza Anas, mentre la manutenzione di tutte altre sarà affidata a ditte esterne in appalto». Secondo il delegato aziendale Rdb Anas, Govanni Masala «vi è anche un problema di sicurezza per l'automobilista perché, con le ipotesi sul tavolo, il controllo delle strade sarebbe garantito per 24 ore solo sulla SS 131, escludendo ad esempio diramazione per Nuoro e la 130 per Iglesias che, come tutte le altre strade, dovrebbero essere monitorate solo per sei ore al giorno». Il rischio è l'innalzamento dei livelli di insicurezza sulle strade. Inoltre la riorganizzazione in atto hanno spiegato i responsabili Rdb dell'Anas, «riduce il fabbisogno di personale a 50-80 unità, con un esubero che va da 230 a 200 unità circa rispetto ai 281 cantonieri in organico e affida a imprese esterne gli appalti per la manutenzione, attualmente eseguita dall'Anas». Chiesto un confronto con Soru, Mannoni e il dirigente dell'Anas Sardegna Giorgio Carboni.(E.N.)


12 marzo 2008 - Il Resto del Carlino

LA LETTERA PROTESTE ALL’AUTOMOBILE CLUB DI MACERATA
«Uffici sporchi e al freddo»
LETTERA di protesta dei rappresentanti dei lavoratori delle Rsu e delle organizzazioni sindacali (Cisl Fp, Ugl, Uil Pa e Rdb) dell’Automobile Club di Macerata che lamentano il mancato funzionamento del riscaldamento e la sospensione del servizio di pulizia.

«DA UN MESE oramai, a causa della rottura nell’impianto idrico, i tubi del riscaldamento sono stati chiusi per evitare la fuoriuscita di acqua. Così nelle giornate fredde, come quelle della settimana appena conclusa, ci si riscalda con una stufetta in qualche stanza, bibite calde e cappotti. Direttore pro tempore compreso. Sembra che l’intero impianto sia da rifare e che la riparazione sarebbe inutile. Intanto, alcune infiltrazioni stanno causando il distacco di parte dell’intonaco. VIENE QUASI IL SOSPETTO che tutto ciò sia solo un segnale per vendere l’immobile, storica sede dell’Automibile Club. Tutto questo anche se il progetto di vendita dell’immobile e la successiva locazione in un fabbricato di Piediripa è stato congelato da parte della direzione generale. Inoltre, da un mese, i cittadini che si recano negli uffici dell’Automobile Club, alla stregua di quelli campani, devono "attraversare" sacchi e scatoloni di immondizia accatastati a lato della porta d’ingresso prima di poter arrivare agli sportelli. IL SERVIZIO di pulizia dei locali è stato sospeso e solo la volontà e la dignità dei dipendenti garantiscono le condizioni minime di igiene. Fra poco si festeggerà il primo anniversario dell’insediamento dell’attuale consiglio direttivo. Le dichiarazioni del presidente e di altri membri furono: ‘‘Salvaguardare il patrimonio e la storica sede" anche per "dare nuovo vigore economico e finanziario all’Automobile Club con progetti di risanamento e di rilancio…". Forse è bene cominciare dal basso, tenendo almeno puliti i locali della nostra sede».


12 marzo 2008 - Il Giornale di Calabria

"Pronti ad affrontare i problemi"
Ospedale di Lamezia. Lo ha detto il commissario dell’Asp di Catanzaro che ha incontrato i sindacati

LAMEZIA TERME - Il commissario straordinario dell’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, Angela Di Tommaso, ha incontrato, nella sala conferenze degli uffici amministrativi di Lamezia Terme, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria, STPA (Sanitaria, Tecnica, Professionale e Amministrativa), ma anche del comparto e delle RSU. L’incontro - si legge in un comunicato dell’azienda - è servito a fare una prima disamina dei problemi che interessano la sanità della provincia, soprattutto dopo l’accorpamento delle due ex aziende sanitarie. "Questo primo appuntamento - ha dichiarato Di Tommaso - è certamente di presentazione e di conoscenza dei vostri punti di vista rispetto agli eventi che si sono verificati nel corso degli ultimi mesi. Dalle cose che ho appreso dai nostri uffici credo che una delle priorità sia l’allineamento delle posizioni contrattuali dei dipendenti, allineamento che, a mio avviso, va fatto nel più breve tempo possibile, tenendo conto degli accordi già definiti che, però, mi pare non siano stati ancora deliberati. Il mio impegno è verificare a che punto sono le procedure e di portarle a termine, dopo aver concordato con tutti voi eventuali dettagli ancora sospesi. Altra priorità - ha aggiunto il commissario dell’Asp - è certamente la carenza di personale, con particolare riferimento alle strutture ospedaliere e territoriali di Lamezia Terme. Situazioni di precarietà esistono, però, in tutta l’Asp, da come ho potuto constatare in questi giorni durante le visite da me effettuate negli ospedali di Soverato e di Chiaravalle. E noto a tutti che il processo organizzativo di Lamezia Terme non era stato ancora completato ed è per questo che, a mio avviso, alcune cose non sono state ancora attuate. È chiaro che esiste una differenza di approccio tra le due ex aziende, ma questo è legato certamente ad un fatto storico. Le due ex aziende hanno lavorato in modo diverso negli anni ed ora non è facile colmare le differenze in pochi mesi. Va, però, fatto e vi assicuro che lavorerò in questa direzione, all’interno, comunque, di un autentico processo di qualità perché ciò che mi preme è garantire la serenità dei dipendenti e, soprattutto, la sicurezza dei cittadini che utilizzeranno i nostri servizi". Hanno, quindi, preso la parola quasi tutti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Sulla carenza di personale Francesco Caparello della Uil-Fpl ha chiesto alla dottoressa Di Tommaso di avviare una indagine conoscitiva sul numero dei dipendenti e dei relativi profili professionali delle due ex Aziende sanitarie. "Urge - ha detto - un tavolo di stabilizzazione nel rispetto della legge finanziaria e della legge regionale". Ivan Potente, parlando a nome del sindacato Rdb, ha individuato come priorità assoluta un accordo sull’allineamento retributivo dei dipendenti. "La dirigenza medica locale - ha detto - non è più disponibile a tollerare una situazione di questo tipo e chiede di arrivare immediatamente all’equiparazione dei livelli stipendiali e normativi". Hanno poi preso la parola, nell’ordine, Marisa Palasciano (Cgil-Fp), Giovanni Paladino (Cimo), Salvatore De Biase (Uil), Massimo Micalella (Federazione Medici), Piraina (Aaroi), Giuseppe Romano (Ugl), Sergio Vena (Rdb) ed Elio Scaramuzzino (Anaao). Micalella ha chiesto di dare maggiore impulso alla formazione dei dipendenti, intesa come strumento di miglioramento. "L’azienda sanitaria - ha sottolineato - ha bisogno tuttavia del contributo di tutti, ma soprattutto del nostro. Sono convinto che tutta la dirigenza debba fare percorsi di qualità che diano veramente un valido supporto al commissario straordinario". Ha auspicato, quindi, una immediata ripresa dei lavori della Commissione paritetica. Più articolato l’intervento di Elio Scaramuzzino. "Oggi - ha detto - ci troviamo ad affrontare i vecchi problemi che si sono certamente ampliati dopo l’accorpamento". "Ciò che è importante oggi - ha, invece, sottolineato Giovanni Paladino (Cimo) proponendo una Conferenza organizzativa - è sapere governare al meglio il cambiamento, perché in questi mesi si è parlato di tutto tranne che di sanità". Il commissario straordinario, concludendo l’incontro, ha confermato la volontà di portare a termine il mandato conferitole dalla regione, attivando tutti gli uffizi aziendali. Per arrivare nel più breve tempo possibile ad una piena integrazione tra le due aziende, possibilmente da tutti condivisa. Al termine dell’incontro sono state poste alcune questioni inerenti il lavoro amministrativo, relative al periodo antecedente la nomina della Di Tommaso. Il commissario dell’Asp, non essendo a conoscenza dei fatti, ha assicurato - si legge in conclusione del comunicato - che analizzerà le questioni quanto prima e convocherà un’apposita riunione.


12 marzo 2008 - Corriere del Veneto

Raccolta firme. «Autobus scontato per l'ospedale»
di Nicola Munaro

PADOVA – Quattrocento firme raccolte tra i dipendenti dell'ospedale, in poco più di tre giorni.
Per convincere i vertici di Ulss 16 e Azienda Ospedaliera a firmare una convenzione con Aps e Sita. Obiettivo, incentivare l'uso dei mezzi pubblici, con un abbonamento «speciale» per i 7mila lavoratori dell'ospedale. L'idea è semplice. Se venisse firmato un accordo tra le parti che fissa l'abbonamento ai mezzi pubblici sulla cifra di 15 euro mensili si verrebbero a risolvere due problemi con un colpo solo: decongestionare il traffico nelle vicinanze delle strutture ospedaliere e sfoltire i parcheggi.
«Sarà possibile firmare ancora per qualche giorno, date le numerose richieste, – commenta Maria Antonietta Ponchia, di RdB Cub e delegato sindacale dell'Ulss 16 - e crediamo inoltre non sia necessario un nuovo ospedale per risolvere questo problema».


12 marzo 2008 - La Nazione

PRESIDIO ANDATO A FUOCO VOTO RIMANDATO IN COMMISSIONE SANITÀ. RIFERISCONO CIONI E MARRONI. MA LA PROTESTA CRESCE
Distretto di Gavinana, sit-in del comitato al Quarter

Firenze - IL DISTRETTO sanitario di via di Ripoli andò a fuoco nel maggio scorso. Ma l’azienda sanitaria non ha nessuna intenzione di ripristinare i servizi in quei locali. Perché i costi di gestione sono elevatissimi e perché è in costruzione il mega presidio di viale Europa. Presidio che però, a essere ottimisti, sarà pronto fra un paio d’anni. E nel frattempo? Chi pensa ai cittadini di Gavinana e ai moltissimi anziani costretti, anche per un semplice prelievo del sangue, ad andare agli ambulatori del Campo di Marte, in via D’Annunzio, o all’Iot?
Stanno cercando dei nuovi locali da affittare temporaneamente, fanno sapere dall’Asl. Ma i cittadini non si accontentano più delle promesse. La lotta per riavere tutto il pacchetto di servizi prima offerto dall’Asl all’interno di un distretto che sia vicino a quello di via di Ripoli viene portata avanti da un gruppo di cittadini riunito in un agguerrito comitato, appoggiato in un primo momento dalle Rappresentanze sindacali di base del pubblico impiego. E poi anche dai politici. Una prima mozione già tre settimane fa fu presentata da Anna Nocentini (Prc) e poi largamente emendata dal Pd. Lo stesso ha fatto Massimo Pieri (Forza Italia). La Sinistra arcobaleno ha spinto per il ripristino di tutti i servizi in un nuovo distretto in Consiglio regionale.
L’intero pacchetto della questione è stata portato ieri mattina in commissione sanità, presieduta da Susanna Agostini, dove erano stati invitati a riferire il presidente della Società della Salute, nonché assessore, Graziano Cioni, e il direttore generale dell’Asl 10, Luigi Marroni. Ma il voto in commissione è slittato alla settimana prossima. Nonostante le rassicurazioni di Marroni: «Abbiamo già individuato due o tre fondi che potrebbero avere i giusti requisiti, entro due o tre mesi potremmo ripristinare i servizi nel locale che sceglieremo, il più opportuno. Nel frattempo i prelievi vengono fatti dalla Misericordia di Badia a Ripoli e gli utenti non devono pagare costi aggiuntivi». Ma le proteste non si placano. Anzi. Sempre Massimo Pieri aveva proposto come soluzione temporanea «l’utilizzo dei locali dell’ex studio d’arte contemporanea Quarter, davanti alla Coop di Gavinana». Soluzione che non è stata presa in considerazione. Ma che ora saranno i cittadini stessi a richiedere a gran voce. E’ previsto infatti per sabato alle 10,30 un sit-in davanti alla sede dell’ex Quarter. Ci sarà il comitato. Ci saranno i sindacati dei lavoratori dell’Asl. E ci saranno anche i politici che insistono sull’importanza del distretto di Gavinana. Vedremo come andrà a finire.


12 marzo 2008 - Il Giornale di Vicenza

LE REAZIONI. Duri commenti del Presidio permanente e della Sinistra
«Le strutture militari non sono sicure»

Vicenza - La rottura dell’oleodotto Nato e l’inquinamento dei fiumi di Vicenza ha dato il via a una dura polemica da parte del movimento contrario alla base Usa, infiammando la campagna elettorale vicentina. Un fatto inevitabile vista la coincidenza dell’incidente con la tornata amministrativa. L’inchiesta della magistratura si incaricherà di fare piena luce sulle responsabilità.
IL PRESIDIO. Parlano di «disastro militare» i portavoce dei comitati No Dal Molin, contrari alla nuova base Usa a Vicenza, commentando l’incidente all'oleodotto Nato.
«Questo disastro - affermano in una nota gli esponenti del Presidio permanente - è stato prodotto da un’installazione militare. Due fiumi gravemente inquinati, il terreno di ricarica della falda acquifera più grande del nord Italia imbevuto di kerosene, fauna e vegetazione minacciati dalla chiazza inquinante rilasciata dall’oleodotto. Ma non dicevano che le installazioni militari sono sicure e non danneggiano il territorio? Più di qualcuno deve delle spiegazioni ai cittadini; a partire dal commissario Costa».
RETE LILLIPUT. Pippo Magnaguagno, della Rete Lilliput, attacca: «A quando il prossimo incidente? A chi serve questa situazione? Qual è il prezzo? Siamo disposti ad accettare tutto questo in base ad accordi segreti stipulati 60 anni fa?».
IL SINDACATO. Ieri sera una delegazione di lavoratori della Cub ha presidiato gli argini del Bacchiglione in zona stadio «contro l’ennesimo inquinamento che ha colpito il nostro territorio. Come si vede non serve attendere la nuova base, già quello che c’è è una calamità per il nostro territorio».
IL MINISTRO. L’incidente dell’oleodotto Nato, secondo il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Rifondazione), «dimostra che le basi militari sono sempre pericolose. Per questo è assurdo pensare al raddoppio del Dal Molin».
Anche i Verdi del Veneto, con Luana Zanella, Gianfranco Bettin e Paolo De Marchi sottolineano «il ritardo con cui sono partiti i lavori di tamponamento e di messa in sicurezza, la mancanza di un protocollo per questo tipo di eventi, la confusione».
I CANDIDATI. «Vengono sconfessate dai fatti le continue assicurazioni di coloro i quali affermavano che le strutture militari non provocano nessun pericolo per le nostre città», afferma Riccardo Bocchese, candidato sindaco di Alternativa comunista.
«Il disastro ambientale dell’oleodotto è un fatto gravissimo. La dimostrazione che le installazioni militari non sono sicure», dichiara il grillino Davide Marchiani, candidato sindaco della lista civica "Vicenza Comune a 5 stelle".
«Quanto è accaduto - rileva Ciro Asproso, candidato sindaco della Sinistra arcobaleno - è tanto più inquietante se si considera che prima della questione Dal Molin la gran parte dei cittadini e con loro moltissimi amministratori neppure sapevano dell’esistenza dell’oleodotto. Speriamo solo che questo disastro non comprometta irrimediabilmente l’equilibrio, già pesantemente danneggiato, del nostro patrimonio idrico».


12 marzo 2008 - Il Vicenza

Il giorno dopo. Tutte le polemiche
Le interrogazioni urgenti dei Verdi. Il No: "Ci dovete delle spiegazioni"

Vicenza - Immancabili le reazioni e le polemiche il giorno dopo il disastro ambientale. A cominciare dai Verdi che hanno presentato in Parlamento, Regione e Provincia di Padova un'interrogazione urgente. «L'incidente - commentano Luana Zanella, deputata Verdi, Gianfranco Bettin, consigliere regionale verdi, Paolo De Marchi consigliere provinciale verdi Padova - è avvenuto in una zona di ricarica della falda acquifera vicentina che fornisce di acqua potabile oltre alla provincia di Vicenza anche quella di Padova: uno dei bacini idrici sotterranei più grandi d?Europa. Quale grado di penetrazione avrà avuto lo sversamento di kerosene nel sottosuolo e, quindi, quale impatto inquinante può essersi determinato?». «Non dicevano che le installazioni militari sono sicure e non danneggiano il territorio - incalza il presidio No Dal Molin che ieri sera ha manifestato davanti alla Prefettura, mentre una delegazione di lavoratori della CUB ha presidiato gli argini del Bacchiglione - più di qualcuno deve delle spiegazioni ai cittadini; a partire dal commissario Costa, che ha lasciato Vicenza per le sue vacanze elettorali ribadendo che le installazioni militari Usa non hanno alcun impatto sul territorio. E ora, cosa ha da dire il primo sponsor della nuova base Usa al Dal Molin? E tutti coloro che hanno sempre sbeffeggiato le paure e le preoccupazioni dei vicentini?». La risposta del Commissario Costa non si è fatta attendere: «Sono in contatto con le autorità militari italiane, responsabili dell'infrastruttura. Lo faccio pur sapendo che l'oleodotto in questione non serve la base Ederle oggi, ne servirà l'insediamento militare americano al ?al Molin domani e che né alla Ederle oggi, nè al Dal Molin domani, sono previsti siti di stoccaggio del combustibile diretto ad Aviano».(B.C.)


12 marzo 2008 - Il Mattino di Padova

Pedrocchi, l’Africa nel cuore Al Bo con la città del sapere
Serve un viceministro alla cooperazione internazionale ma anche i fondi aperti ai contributi delle aziende private
di ERNESTO MILANESI

Padova - Walter, sindaco d’Italia, amministra il contatto con la folla in stile americano. Ma c’è anche Veltroni «l’africano», pronto a rituffarsi nel suo personale Live Aid. L’ex direttore dell’Unità calibra la comunicazione politica senza mai chiamare per nome Berlusconi. L’ex vice premier accantona agilmente Massimo Calearo, che lunedì l’inserto satirico M del giornale gramsciano aveva effigiato in un flano di «Berlinguer ti voglio bene» per la regia di Veltroni.
Democraticamente candidato a palazzo Chigi, a Padova non ha soltanto comiziato. Anzi. Entra in sala Rossini accolto dall’assessore Francesco Bicciato e dall’immancabile Jovanotti. Non è al massimo della forma (tant’è che avrà bisogno di Orazio Molinari, pronto a firmare la ricetta in piazza); ma sa di essere fra "vecchi amici".
Ascolta con attenzione i sei interventi dei rappresentanti dell’associazionismo e della cooperazione (26 le sigle presenti al Pedrocchi): Fosca Nonis della Fondazione Cini, Sergio Marelli per le ong, Marina Bastianello dell’Arci, Marco Ferrero delle Acli, don Gabriele Pipinato, missionario in Kenya, e Bassima Awad della comunità palestinese che al microfono cita la mattanza di Gaza.
Veltroni per quasi un’ora si dedica a ciò che resta sempre fuori dall’agenda della campagna elettorale: politica estera, lotta alla povertà, solidarietà "sul campo", Europa, l’Africa. «Grazie, grazie mi fa molto piacere essere qui con voi a discutere di temi decisivi quanto poco sotto i riflettori. Ho il vantaggio che ci conosciamo, da anni» attacca. Declina impegni e analisi, politica e impegno. «Vanno ripensate le regole in un mondo che qualcuno voleva unipolare. A chi è spaventato dall’immigrazione bisogna ricordare che anche l’emigrazione italiana fu risolta quando si è cominciato a trovare lavoro in Italia» spiega. E insiste sul tasto dell’orgoglio: «In Tv ho sentito un politico fare la battuta su di me: ma non doveva fare il missionario in Africa? E purtroppo non era uno di destra. Voi sapete che mi sta molto, molto a cuore non solo l’Africa. Se governeremo, ci sarà un vice ministro con la delega alla cooperazione internazionale. E riformeremo la legge che la regola: con chi se non insieme a chi la fa? Negli ultimi due anni sono stati raddoppiati i fondi, però dobbiamo anche aprirli ai contributi privati delle aziende». Sulla Palestina, non ha dubbi: «C’è una sola soluzione, la stessa della grande iniziativa di pace che fu presa dalla Casa Bianca e che poi è stata via via accantonata. La Palestina insieme alla messa in sicurezza dello Stato di Israele».
Veltroni candidato era sceso dal bus in piazza Garibaldi alle 13.45. Al suo fianco, il senatore Paolo Giaretta. Fra i primi a salutarlo, Mario Carraro. Pochi i curiosi («Guardalo che bello. E’ anche abbronzato»). Molto lavoro per il servizio d’ordine. Veltroni macina il listòn. Si ferma davanti allo striscione dei lavoratori migranti della Tnt e Alessandro Naccarato fa in modo che l’Adl Cobas gli consegni il «volantino di lotta». Non poteva certo immaginare che nella delegazione sindacale ci fosse anche l’imam di via Anelli.
Walter avanza oltre il Pedrocchi. E bacia più che volentieri l’assessore Monica Balbinot («Complimenti. A Roma non ne avevo uno così...» dice al sindaco Flavio Zanonato).
La carovana approda al Bo. L’antico cortile viene scosso dal passaggio del circo mediatico. Un paio di studentesse drizzano l’attenzione con fastidio: «Chi è questo idiota?». Andrea Micalizzi non esita a difendere il leader, suggerendo al cronista: «Guarda che la ragazza indicava me...».
Veltroni intanto ha guadagnato i piani alti dell’Ateneo, mentre le telecamere sostavano ai piedi dello scalone. Un faccia a faccia con il rettore Vincenzo Milanesi, mancato ministro del mancato governo Marini (e, forse, anche aspirante senatore del Pd?). All’incontro hanno partecipato anche il prorettore Zaccaria, il sindaco e Giaretta. Veltroni si è informato nel dettaglio sulla proposta avanzata da 13 Atenei: criteri di valutazione oggettivi per i finanziamenti dell’eccellenza. Milanesi ha anche illustrato attività, personale e bilancio del Bo. Veltroni ha misurato "sul campo" la sua proposta di campus: Padova però vanta un consistente patrimonio di alloggi per studenti, abituati comunque a vivere la città dall’interno.
E’ una maratona a tappe forzate. Un’ora al Pedrocchi, poi di nuovo in mezzo alla gente. In piazzetta lo aspettavano, insieme, Luciano Jauch e Giorgio Fornasiero. L’appeal democratico è uguale per tutti: una toga, ma anche un avvocato. Ma Veltroni va a stringere la mano all’edicolante spagnola (effetto Zapatero?) e si lascia inquadrare dai videocellulari. Cammina, salutando ogni Under 25 che entra nel campo visivo. Al fianco di Zanonato, entra in piazza Frutti: raccoglie applausi sinceri.
Veltroni approda oltre le transenne che è appena ripartita la colonna sonora del tour 2008: «Mi fido di te». Provincia dopo provincia (Padova era la 40ª), il Pd festeggia la «separazione consensuale» dalla sinistra. A due passi da dov’è morto Berlinguer, dopo quasi un quarto di secolo, chi non è mai stato comunista canta a squarciagola l’inno di Mameli.


11 marzo 2008 - Adnkronos

STATALI: RDB-CUB, 14 MARZO MOBILITAZIONE SU CONTRATTI
A ROMA PRESIDIO NAZIONALE DAVANTI MINISTERO FUNZIONE PUBBLICA

Roma, 11 mar. - (Adnkronos) - Le Rdb-Cub P.I. hanno indetto per venerdì 14 marzo una giornata di mobilitazione nazionale in tutto il pubblico impiego, caratterizzata da iniziative territoriali che assumeranno forme e modalità differenziate da territorio a territorio e da settore a settore.È una nota sindacale ad annunciare la protesta ricordando come a Roma si terrà un presidio nazionale di tutti i lavoratori pubblici davanti al Ministero della Funzione Pubblica, mentre i lavoratori della Giustizia manifesteranno in Piazza San Marco. La stagione dei rinnovi biennali del Pubblico Impiego si sta chiudendo con 27 mesi di ritardo e con aumenti ben al di sotto del reale costo della vita, denuncia il sindacato. Da qui la mobilitazione che servirà ad attirare l'attenzione su tre temi prioritari: «contro i rinnovi contrattuali a perdere e in ritardo, per aumenti contrattuali adeguati al costo della vita; per la democrazia e le libertà sindacali nei luoghi di lavoro». Il sindacato chiede lo stanziamento immediato delle risorse per il biennio 2008-2009, l'apertura di contratti integrativi favorevoli ai lavoratori e la stabilizzazione dei lavoratori precari. Dice no, invece, ad una «riorganizzazione delle amministrazioni incentrata sulla mobilità senza regole, sulla riduzione degli organici, sulla chiusura degli uffici territoriali, che producono una riduzione dei servizi mirata alla progressiva cancellazione dello Stato Sociale».


11 marzo 2008 - Apcom

STATALI/ CUB: ATTACCO A CONTRATTO E P.A., MOBILITAZIONE IL 14
"Stanziare risorse per prossimo biennio e subito integrativo"

Roma, 11 mar. (Apcom) - Le Rdb-Cub del pubblico impiego hanno indetto per venerdì prossimo una giornata di mobilitazione nazionale, che sarà caratterizzata da iniziative territoriali che assumeranno forme e modalità differenziate da città a città e da settore a settore. Lo riferisce una nota del sindacato di base. A Roma è previsto un presidio pubblici davanti la sede del ministero della Funzione pubblica, mentre i lavoratori della giustizia manifesteranno in piazza San Marco. "La stagione dei rinnovi biennali del pubblico impiego - si legge nel comunicato - si sta chiudendo con 27 mesi di ritardo e con aumenti ben al di sotto del reale costo della vita. Nel contempo i programmi dei due maggiori schieramenti (Pd e Pdl) promettono all'unisono un attacco sempre più virulento contro la pubblica amministrazione, con la riduzione degli spazi di intervento sindacale per chi si oppone allo smantellamento del settore". Le Rdb-Cub rilanciano la mobilitazione su tre temi prioritari: rinnovi contrattuali, aumenti adeguati al costo della vita e democrazia sindacale. "Si richiede lo stanziamento immediato delle risorse per il biennio 2008-2009 - aggiunge la nota - l'apertura di contratti integrativi favorevoli ai lavoratori e la stabilizzazione dei lavoratori precari. Ci si oppone con forza a una riorganizzazione delle amministrazioni incentrata sulla mobilità senza regole, sulla riduzione degli organici, sulla chiusura degli uffici territoriali, che producono una riduzione dei servizi mirata alla progressiva cancellazione dello stato sociale".


11 marzo 2008 - Ansa

GIUSTIZIA: PRESIDIO PERSONALE GIUDIZIARIO A TRIBUNALE MILANO

(ANSA) - MILANO, 11 MAR - Un presidio del personale giudiziario organizzato dalla rappresentanza di base dei Cub Pubblico Impiego della Lombardia si è svolto questa mattina davanti al Palazzo di Giustizia di Milano per chiedere al Governo di affrontare «i mali di cui soffre la giustizia» in Italia. I lavoratori del settore giustizia chiedono «una seria politica di ammodernamento del sistema che renda un servizio efficace ed efficiente al cittadino», «dotazioni organiche equilibrate sugli effettivi carichi di lavoro piuttosto che sulle compatibilità di spesa» oltre ad «apparecchiature, mezzi e strumenti idonei» e «luoghi e spazi adeguati». I lavoratori lamentano le condizioni di scarsa sicurezza degli uffici giudiziari in cui, dicono «mancano a volte persino i bagni». «Questa giustizia è stata bistrattata da tutti i governi, di destra e di sinistra - ha commentato Antonio Virdis, portavoce della manifestazione milanese -, per ragioni di convenienza».

OCSE: CUB, SUBITO CAMPAGNA PER AUMENTO SALARI

(ANSA) - MILANO, 11 MAR - Aprire immediatamente una campagna per l'aumento generalizzato dei salari con l'obbiettivo minimo iniziale di almeno 3.000 euro all'anno. Lo propone la Confederazione unitaria di base (Cub) commentando la diffusione dei dati Ocse che collocano il potere d'acquisto degli stipendi italiani agli ultimi posti d'Europa. «I dati dell'Ocse confermano quello che è già evidente ed è sotto gli occhi di tutti e ribadiscono quanto da anni la sola Cub sta sostenendo - ha affermato il coordinatore nazionale del sindacato di base Piergiorgio Tiboni -. La massiccia riduzione dei salari è la conseguenza di anni di politica concertativa fra Cgil, Cisl e Uil, padronato e governi. È una vergogna che proprio le organizzazioni sindacali che hanno determinato questo risultato scoprano ora, ipocritamente, che i salari italiani sono da fame». «Per raggiungere i salari europei dei Paesi come la Germania e la Francia - ha concluso Tiboni - sarà necessario aumentare per anni i salari in maniera consistente».


11 marzo 2008 - Agi

ANAS: RDB-CUB, PROTESTA CONTRO ESTERNALIZZAZIONE

(AGI) - Cagliari, 11 mar. - Le rappresentanze sindacali di base dell’Anas lanciano l’allarme per il progetto di esternalizzazione della manutenzione delle strade statali, previsto anche in Sardegna a partire dal 1* aprile prossimo. Il sindacato, che ha gia’ proclamato lo stato di agitazione per i suoi 50 iscritti oltre ad aver aperto la "procedura di raffreddamento" per dar corso ad un eventuale sciopero, ha manifestato stamane, in una conferenza stampa, preoccupazione per gli esuberi del personale dell’Anas che, finora, ha eseguito il servizio di pronto intervento oltre all’attivita’ ordinaria di pulizia, segnaletica, barriere, sfalcio erba e sgombero neve dalle strade. Attualmente nell’isola lavorano 56 squadre di manutenzione che assicurano anche la sorveglianza con turni di reperibilita’ sulle 24 ore. Nella riorganizzazione programmata, che sara’ avviata sperimentalmente anche in Campania, Lombardia e Toscana, l’Anas - secondo quanto riferito dai sindacati - assicurerebbe la sorveglianza per l’intera giornata solo sulla strada statale 131 ma limitata ai 220 chilometri di tratta Cagliari-Sassari escludendo la diramazione nuorese e la strada statale 130 per Iglesias dove, invece, il servizio sarebbe garantito per sole sei ore al giorno. "La riorganizzazione in atto - hanno spiegato Giovanni Masala ed Enrico Rubiu, rispettivamente responsabile Rdb dell’Anas in Sardegna e coordinatore regionale della federazione - riduce il fabbisogno di personale a sole 50-80 unita’, con un esubero che va da 230 a 200 unita’ circa rispetto ai 281 cantonieri in organico". Riguardo la manutenzione, la ristrutturazione aziendale prevede, invece, appalti a imprese esterne per assicurare la manutenzione che e’ attualmente eseguita dal personale Anas. L’organizzazione sindacale, che ha chiesto un incontro nei giorni scorsi sia ai vertici regionali della societa’ per azioni che all’assessore ai Lavori Pubblici Carlo Mannoni e al presidente della Regione Renato, denuncia il rischio sicurezza sulle strade sarde interessate per il 93% dal progetto di dismissione della manutenzione. "Il rischio - hanno sottolineato - e’ che anche per le strade accada cio’ che e’ accaduto per le Ferrovie sarde, ovvero l’abbandono del trasporto merci e la chiusura degli scali marittimi, con la messa in discussione di 600 posti di lavoro tra i ferrovieri".


11 marzo 2008 - Asca

CATANZARO/ASP: INCONTRO DI TOMMASO-SINDACATI

(ASCA) - Lamezia Terme (Cz), 11 mar - Il commissario straordinario dell'Azienda Sanitaria Provinciale, Angela Di Tommaso, ha incontrato, a Lamezia Terme, tutti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria, STPA (Sanitaria, Tecnica, Professionale e Amministrativa), ma anche del Comparto e delle RSU. Con il commissario straordinario hanno partecipato all'incontro Ferdinando Cosco (direttore del Dipartimento Amministrativo), Michele Chiodo (dirigente Ufficio Affari Generali) e Franca Grande (dirigente dell'Unita' Operativa per le relazioni sindacali). Presenti quasi tutte le sigle sindacali, (Cisl Medici, Cgil-Fp, Aaroi, Cisal sanita', Nursing Up, Rdb Cub, Aupi, Uil Fpl, Ugl Sanita', Cimo Asmd, Umsped, Snabi-Sds, Sivemp, Anpo ed Fse Coras), rappresentate a livello provinciale o regionale. L'incontro e' servito a fare una prima disamina dei problemi che interessano la sanita' della provincia, soprattutto dopo l'accorpamento delle due ex aziende sanitarie.


11 marzo 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 10 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Oggi al via la maratona contrattuale. Usi/RdB-Ricerca: l'economico subito
* Quando a governare era la lex mercatoria
* All'Enea sfilano insieme precari e non
* Cnr, mancano i documenti. Il Tar rinvia il ricorso
* Ma che c'azzecca l'Istat con il Risorgimento
* Cra: il mistero continua
* Dall'Apat guerra agli insetti striscianti
* Processi lenti e improbabili risarcimenti


11 marzo 2008 - Liberazione

Minacce contro sindacalista della Coop Tirreno. Mano pesante alla Nokia
Tornano i licenziamenti politici. Ieri cinque casi solo a Roma
di Fabio Sebastiani

In attesa che il Pd o il Pdl azzerino l'articolo 18, gli imprenditori sembrano voler fare da soli. L'ultima settimana si era chiusa, nel più completo silenzio della stampa, con un vero e proprio licenziamento politico, quello del delegato Filt/Cgil di Massa Carrara, che aveva denunciato le condizioni di scarsa sicurezza dei porti toscani nel corso di un convegno organizzato dallo stesso sindacato. A Roma, nello stesso giorno, nei confronti di un altro delegato, questa volta della Flaica-Rdb presso la Coop Tirreno, c'era stato un pesante episodio di minacce, subito denunciato dal sindacato. Peraltro, l'ultimo di una lunga serie. L'unica sua colpa, anche in questo caso, è di aver messo in evidenza le carenze in materia di sicurezza sul lavoro. E questo mentre si erano appena spenti gli echi dell'aggressione alla lavoratrice della Esselunga di Milano. Lei, invece, aveva denunciato l'impossibilità di potersi recare al bagno con una certa frequenza a causa di una grave patologia.
Ieri, a Roma è stata una vera e propria "giornata di passione". Oltre alla strana vicenda Nokia dove sono state licenziate tre lavoratrici, iscritte al sindacato, in base a motivazioni sulle quali il sindacato ha espresso molti dubbi, ci sono stati ben due casi di vera e propria estromissione dal posto di lavoro. Tutti e due con la stessa motivazione: troppe assenze per malattia. Il primo al Policlinico Tor Vergata dove a fare le spese dell'assurdo conteggio è stato Edoardo, rappresentante sindacale della RdB-CUB alla Arcobaleno srl che gestisce, in regime di appalto, i servizi socio sanitari, ricoverato ed operato più volte. Il sindacalista si era distinto nei mesi scorsi per aver portato avanti la lotta degli esernalizzati e, prima di essere licenziato ha subìto, così come diversi lavoratori iscritti alla RdB-CUB, diversi provvedimenti disciplinari «a dir poco pretestuosi».
«Ricordiamo il caso recente della lavoratrice della Cassa di Risparmio di Genova - si legge nel comunicato sindacale -che è stata licenziata perché, in stato di gravissima malattia ha superato il limite delle assenze». RdB-CUB «affronteranno anche questo sopruso, anche alla luce del fatto che la Arcobaleno srl che lo ha licenziato è un intermediario, Edoardo e tutti i suoi colleghi lavorano per il Policlinico Tor Vergata, per il servizio Pubblico, non può essere licenziato se non dal vero datore di lavoro».
L'altro caso riguarda una lavoratrice della storica fabbrica di biscotti Gentilini, sempre a Roma. La donna, che aveva un contratto a tempo indeterminato ma circa undici anni, ha ricevuto la lettera che la metteva alla porta l'8 marzo. Ieri i suoi colleghi hanno indetto uno sciopero di tre ore. «La rappresentanza sindacale è stata scavalcata - sottolineano i lavoratori - perché le norme prevedono che se si deve licenziare in tronco un dipendente prima si avvisa la rappresentanza sindacale e si spiegano le motivazioni. In questo caso la procedura non è stata rispettata: l'azienda ha avuto un comportamento antisindacale. La nostra collega ultimamente ha avuto dei problemi di salute e per questo si è dovuta assentare per diverso tempo, fornendo sempre regolari certificati medici per giustificare la sua assenza: l'hanno licenziata perché sta male». Quindi i componenti della rappresentanza sindacale hanno aggiunto che «da quando è arrivato il nuovo direttore amministrativo in questa azienda è cambiato il clima, ci ha già avvertito che la sua linea di gestione del personale è questa. Ad un'altra ragazza attualmente in maternità la direzione ha detto che la sua maternità rappresenta un problema per l'azienda: è assurdo».
Per quanto riguarda il caso Nokia, la Fiom-Cgil in un comunicato parla di licenziamento «gravissimo ed inaspettato, visto che l'azienda non ha mai dichiarato esuberi e che né la Fiom/Cgil né le lavoratrici, tutte e tre iscritte al sindacato, avevano avuto alcun preavviso di quanto l'azienda aveva deciso di mettere in atto». Ieri le lavoratrici, che si sono presentate in ufficio non avendo ancora ricevuto alcuna lettera di licenziamento ufficiale, sono state bloccate alla reception come indesiderate.


11 marzo 2008 - Il Piccolo

Venerdì sciopero di bus e Unicredit

Trieste - PROTESTA Disagi in vista per i triestini nella giornata di venerdì. Allo sciopero di quattro ore (dalle 18 alle 22) dei conducenti degli autobus, si somma quello dei dipendenti delle agenzie di Unicredit Banca, che non saranno in servizio per tutto il giorno.
La Federazione trasporti delle Rappresentanze sindacali di base ha stabilito di indire una prima azione di sciopero del personale della Trieste Trasporti Spa appunto per il 14 marzo: dalle 18 alle 22 si asterranno dal lavoro i conducenti dei mezzi pubblici mentre anche i dipendenti interni all’azienda non opereranno nelle ultime quattro ore del loro turno. La protesta - si legge in una nota diffusa dalla Rdb regionale trasporti - è motivata dalla mancata soluzione alle numerose problematiche oggetto di contenzioso con l’azienda e che, nello specifico, riguardano il miglioramento delle condizioni di lavoro, quello della sicurezza delle operazioni lavorative e del servizio reso all’utenza dei bus, il blocco degli avanzamenti di carriera - clientelari - per coloro che agevolano le procedure di repressione disciplinare, la fine delle promozioni agevolate per i sindacalisti che firmano accordi «utili» solo alla Società, la fine delle agevolazioni clientelari nella gestione delle prestazioni lavorative (cambio mansioni, turni di lavoro, prestazioni straordinarie, ferie e riposi) e l’utilizzo immediato di tutti i 34 ausiliari al traffico di Trieste Trasporti Spa, come previsto da un accordo datato 21 febbraio del 2006.
Quanto allo sciopero dei bancari delle agenzie Unicredit, questo si articolerà lungo l’intera giornata. Le rappresentanze sindacali denunciano le evidenti carenze di organico in cui si trova la Direzione regionale Triveneto orientale dell’azienda, cosa che costringe i dipendenti a carichi e ritmi di lavoro insopportabili. La richiesta è quella di un più elevato numero di assunzioni da effettuarsi subito.


11 marzo 2008 - Il Mattino

Guadagnano 700 euro al mese sono stati esclusi dal piano di stabilizzazione regionale Lo sciopero prosegue a oltranza
I precari fermano il Policlinico
Niente ricoveri per i bimbi in terapia intensiva, slittano le diagnosi per tumore
di MARIA PIRRO

Napoli - La protesta dei precari del Policlinico federiciano mette in ginocchio l'assistenza. Mentre 280 medici, infermieri, tecnici di laboratorio, dietisti, impiegati attraversano in corteo i viali della cittadella universitaria, si bloccano i ricoveri nel reparto di terapia intensiva neonatale e al pronto soccorso ostetrico non si accettano donne con gravidanze a rischio e parti prematuri, ed è sospeso il trasporto dei neonati. Diversi gli ambulatori chiusi, le corsie semideserte. La serrata continuerà a oltranza, almeno finché il personale non incontrerà l’assessore Montemarano. Rischia la paralisi anche l’attività dei trapianti. «In caso di allarme per un trapianto di rene - dice il professore Andrea Renda, responsabile del centro - senza il rientro in servizio degli infermieri precari non potremmo fare l’intervento», che è atteso da oltre 500 ammalati in Campania. A causa dell’agitazione slittano, inoltre, le diagnosi di tumore attaverso gli esami istologici per i pazienti esterni e le analisi richieste dalla Seconda Università al laboratorio di anatomia patologica. Il manager Giovanni Canfora ha tentato una mediazione, ma è stato contestato dai manifestanti. «La sopravvivenza di reparti salvavita e servizi riconosciuti come essenziali dalla Regione - avverte il primario della terapia intensiva neonatale, Roberto Paludetto - dipende dal personale precario che è inagitazione». Nel suo reparto le difficoltà sono molto serie. «Bloccati ricoveri, c’è il rischio di dover trasferire i piccoli pazienti fuori regione per carenza posti letto nelle altre strutture». Il professore Paludetto esprime, però, solidarietà ai precari: «Occorre un programma per stabilizzare questo personale così prezioso e procedere subito a un adeguamento economico dei loro contratti». I precari del Policlinico infatti lavorano molto e guadagnano poco. «Sono lavoratori invisibili», rileva Pietro Di Gennaro, segretario Rdb-Cub che ha scritto al governo e al prefetto. «Guadagniamo meno degli specializzandi che formiamo», dice l’otorino Rosaria Palumbo. «Solo 700 euro al mese», incalza Manuela Muselli, infermiera. «L'unico sistema per essere ascoltati è la forza - urlano - Abbiamo lavorato con la febbre per coprire i turni - aggiunge Simona Volterra - e continuiamo a non avere diritti». Né ferie, né malattia, né permessi per la gravidanza. «A luglio - racconta Lia Ferri, pediatra - ho staccato 4 giorni prima del parto e ripreso servizio dopo 28. Non ho allattato mio figlio per non perdere lo stipendio». «E ora, dopo tanti sacrifici rischiamo di trovarci fuori dal Policlinico», osserva l'infermiere Angelo Pigneri. Dal piano regionale di stabilizzazione dei precari della Sanità, infatti i lavoratori dei Policlinici sono stati esclusi, mentre il piano per il ripiano dei debiti impone il blocco delle assunzioni anche a termine fino al 2009. Al corteo i camici bianchi hanno mostrato il cartello: «Solo ai malati le nostre scuse. Siamo stanchi di essere sfruttati». E lo striscione: «Tra i rifiuti in Campania scaricati i precari del Policlinico... Che munnezza».


11 marzo 2008 - L'Unione Sarda

Tribunale. Dopo la segnalazione inviata anche all'assessore dalle Rappresentanze sindacali di base
Maxi concorso nel mirino
Indagine delle Fiamme gialle sugli atti della Asl
di ANDREA BUSIA

Gallura - Dubbi sulla composizione delle commissioni, su alcune procedure dei concorsi per amministrativi e sulle assunzioni dei Cocopro: il documento delle Rappresentanze sindacali di base non è più solo politico. Ora se ne sta occupando la Guardia di Finanza.
Adesso anche la Guardia di Finanza si sta occupando dei concorsi e delle assunzioni alla Asl. Dopo la richiesta di spiegazioni girata all'Azienda sanitaria olbiese dall'assessore Nerina Dirindin, sulla base degli input delle Rappresentanze sindacali di base-pubblico impiego, ora arrivano i primi accertamenti delle fiamme gialle. La sigla che raccoglie circa trenta dipendenti della Asl, aveva infatti annunciato la presentazione di esposti su alcuni delicati passaggi riguardanti il rinnovo dei contratti a tempo determinato, i concorsi banditi o in corso e le scelte, più in generale, destinate ai contratti Cocopro e ad altre questioni collegate all'organico della Asl.
Il capitano della Compagnia della guardia di finanza, Cesare Antuofermo, ieri non ha voluto commentare l'inchiesta in corso. Si tratta, peraltro, di un'attività alle primissime battute. I finanzieri, anche se non si sono presentati materialmente negli uffici dell'Azienda diretta da Giorgio Lenzotti, stanno già esaminando del materiale, in particolare documentazione riguardante i concorsi, acquisita attraverso i siti di diversi enti pubblici, a partire ovviamente dall'assessorato regionale alla sanità e dalla stessa Asl. La prima fase degli accertamenti consiste in uno screening delle segnalazioni girate dalla Rdb ai finanzieri. Non si può parlare di denunce, e neanche di un esposto dettagliato e particolareggiato. Piuttosto il sindacato, così come aveva ampiamente annunciato, ha sottoposto le stesse argomentazioni contenute in alcune note indirizzate a Giorgio Lenzotti e Nerina Dirindin, anche alla polizia giudiziaria. Parlare di un fascicolo aperto, è prematuro. Gli investigatori dovranno infatti circoscrivere subito le tematiche più rilevanti e non è escluso che, alla fine di questo lavoro, sul tavolo restino soltanto delle questioni più strettamente amministrative.
Tra gli spunti della "segnalazione" del sindacato Rdb, c'è ad esempio l'iter che ha portato ad un primo bando del 2006, con il quale la Asl indicò in un numero di 3 i posti da assegnare nell'Azienda. Successivamente, ossia nell'aprile del 2007, il pacchetto delle assunzioni per collaboratore amministrativo, si è allargato a 11 posti. Ma, ha segnalato l'Rdb, un ulteriore passaggio ha portato ad uno scorporo e ad una riduzione a 5 assunzioni. Quelle per le quali si è proceduto con la prova preliminare lo scorso 7 marzo, la preselezione ha riguardato circa 800 laureati in giurisprudenza, o con lauree equipollenti, di tutta l'Isola. Le verifiche della guardia di finanza non intaccano, almeno per ora, i concorsi banditi e le attività già completate per le prove preliminari.
Un'altra questione sulla quale insiste l'Rdb è quella delle scelte che stanno alla base del rinnovo dei contratti per i cosiddetti Cocopro, le assunzioni a tempo determinato che, peraltro, la Asl intende regolarizzare al più presto. Le fiamme gialle, quindi, sono già al lavoro. Sarà l'occasione per chiudere definitivamente una situazione di tensione e di incertezza che anche la stessa Asl ha interesse di eliminare alla radice.


11 marzo 2008 - L'Arena

LAVORO. Sono 140, quasi la metà rischia di rimanere senza impiego
Precari, Comune verso lo sciopero

Verona - I sindacati del Comune minacciano lo sciopero. I 2.500 lavoratori sono infatti pronti a sendere in campo a sostegno dei 460 loro colleghi precari che rischiano non solo di vedersi non rinnovare il contratto, «ma di essere lasciati a casa dalla sera alla mattina». Tutte le sigle sindacali si sono unite quindi per dichiarare lo stato di agitazione. E hanno comunicato la loro decisione al Prefetto, Italia Fortunati. Cgil, Cisl, Uil, Sulpm, RdB, Confsal Fenal, parlano di «grave problematicità».
Si arriverà alla paralisi dei servizi? «Non escludiamo nulla», dicono. «Certo è che siamo arrivati nelle trattative in una fase di stallo. I precari che operano nel Comune non riguardano un unico settore. Si va dalla maestra d’asilo che da oltre vent’anni è assunta con il contratto da cococo, ora a progetto, all’operatore scolastico, a quanti svolgono regolare lavoro d’ufficio. E tra questi ci sono anche impiegati precari che si occupano del consiglio».
«Si comunica che le assemblee riunite dei lavoratori hanno dato mandato alla Rsu di intraprendere tutte le forme di lotta per arrivare alla definizione dei problemi», si legge nella lettera indirizzata al prefetto. La nota dolente è che tutto questo potrà comportare disservizi nei confronti dei cittadini. «Chiediamo alla cittadinanza di sostenerci e di comprenderci», hanno detto ieri mattina che si è svolta a Palazzo Barbieri.
Ma cosa chiedono i sindacati? «Entro la fine di questo mese 140 precari si ritroveranno con il contratto scaduto. La proposta avanzata dall’assessore Sandro Sandri è quella che 80 di loro verranno assorbiti dalle aziende a cui verranno appaltati i nostri servizi. Per gli altri 60 chiediamo una proroga dei loro contratti. E la sicurezza che i servizi essenziali non verranno esternalizzati». Tutti i sindacalisti parlano di «latitanza» del sindaco Tosi, per «non avere cercato fino a oggi un confronto». «Anche i vigili denunciano una situazione di disagio lavorativo importante. Non basta parlare di assunzioni, serve dare continuità e sicurezza nel lavoro», assicurano. Per la rappresentanza sindacale i precari non solo sono ottimi lavoratori ma soprattutto offrono la continuità dei servizi. «Guardiamo ad esempio il lavoro di un insegnante di scuola materna o del nido. Non è accettabile che ogni anno un bambino venga a contatto con una diversa. Questo non è rendere un servizio ai cittadini».
Riguardo l’esternalizzazione dei servizi, questi sono vissuti come un’autentica piaga. «In gioco c’è la professionalità di tutti noi».(A.Z.)


11 marzo 2008 - La Stampa

CASA DI RIPOSO. PRESIDIO DAVANTI AL MUNICIPIO
Duemila valenzani firmano per salvare i posti all’Uspidalì
di FRANCA NEBBIA
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VALENZA - Un presidio è stato organizzato ieri davanti al municipio da diversi dipendenti dell’Uspidalì, per lo più rappresentanti delle Rdb/Cub, che protestavano per la ventilata proposta dell’amministrazione di affidare a personale esterno al Comune la gestione dell’ente, ma anche della nuova casa di riposo. Un totale di circa 200 ospiti, di cui si prendono cura una cinquantina di dipendenti comunali, 23 dei quali con contratto a tempo determinato. Otto di questi, per lo più donne con figli a carico, hanno il contratto in scadenza a giugno e temono di essere lasciate a casa. Per questo hanno chiesto la solidarietà dei cittadini: hanno firmato in 2000.
Il Comune, come ha evidenziato il sindaco Gianni Raselli (con gli assessori Maria Maddalena Griva, Salvatore Di Carmelo, Massimo Mensi, Giorgio Manfredi) all’incontro di ieri a Palazzo Pellizzari con i sindacati e una rappresentanza dei lavoratori, ha però «le mani legate» dalle nuove norme e dalla Finanziaria, che se da una parte prevede di stabilizzare i lavoratori, trasformando i contratti da precari a stabili, dall’altra prevede che i dipendenti siano in stretto rapporto con il numero degli abitanti: nel caso concreto, dovrebbero essere 196, mentre sono 214, più 32 a tempo determinato. Un vincolo ancora più incalzante è quello legato alla spesa, che non consentirebbe altri «sforamenti». E già alcuni servizi (lavanderia, pulizie) sono stati affidati a terzi.
Da qui la richiesta da parte dei sindacati di base (Giovanni Maccarino e Rosanna Fragomeni) di visionare le cifre di bilancio, comunale e delle case di riposo, che qualcuno definisce solida, altri in deficit. Anche Cgil-Cisl-Uil (rappresentati da Fabio Favola, Ernesto Stornini e Elio Balistreri) si sono detti contrari a «esternalizzazioni», ma ribadendo che bisogna prestare attenzione al quadro di riferimento in cui il Comune è costretto a muoversi. Come dire: «Se proprio non si può fare diversamente...».
Da parte del sindaco Raselli è stato chiesto di togliere eventuali presidi sotto il municipio, cioè di evitare forme rigide di lotta quando si cerca di individuare una soluzione. Un altro incontro è fissato in Comune per martedì 18.
Una soluzione prospettata, anche se solo provvisoria, sembrerebbe quella di affidare il servizio al Cis (Centro intercomunale servizi), che però fa tendenzialmente riferimento a cooperative.


11 marzo 2008 - Estense

La 'circolare delle pause' nel mirino dei sindacati
Dopo 15 anni i vigili tornano a scioperare

Ferrara - Erano 15 anni che il corpo della polizia municipale non scendeva in piazza per manifestare contro l’amministrazione comunale. Sicurezza e organico le ragioni che i sindacati rivendicheranno durante lo sciopero di 2 ore per ciascun turno di lavoro di lunedì 17 marzo, come spiega Angela Alvisi della Funzione pubblica della Cgil: "al fatto che i vigili devono poter uscire in servizio con la necessaria tranquillità, si aggiunge come motivazione della protesta la disdetta anticipata dell’accordo del luglio 2007". Quanto ai problemi di numero di lavoratori, alle 153 unità a disposizione ne dovevano corrispondere 159, ma la differenza reale dovrebbe essere di due soli complementi di organico. Ma i problemi finti nell’occhio del ciclone sembrano essere altri. "Prima ancora della proclamazione dello sciopero – accusa la sindacalista -, l’amministrazione comunale aveva disposto il turno di servizio per far fronte ai problemi della maratona di domenica considerandolo come lavoro ordinario anziché straordinario". Viene poi il problema del clima creato all’interno del comando di via Bologna da una circolare interna che, secondo i rappresentanti dei lavori, lederebbe la dignità della persona. "Questo documento – lamenta il rappresentante delle RdB – obbliga a chiedere il permesso per qualsiasi cosa si tramuti in una pausa, seppur brevissima, dal lavoro, anche solo per andare in bagno. Noi diciamo invece che se c’è chi abusa delle pause, va sanzionato singolarmente; ma non si può toccare la dignità delle persone".


11 marzo 2008 - Il Quaderno

Ganapini a Benevento, Rdb: potenziare i consorzi per avviare una seria differenziata

Benevento - Domani alle 9 l’assessore regionale all’Ambiente, Walter Ganapini, sarà a Villa dei Papi a Benevento per incontrare le amministrazioni locali per discutere di raccolta differenziata. Proprio domani, 11 marzo, scade il termine entro cui i Comuni campani dovranno adottare il Piano comunale per i rifiuti pena il commissariamento degli enti. L’incontro a Villa dei Papi è stato voluto dalla Provincia per supportare le amministrazioni del Sannio in questo delicato passaggio. In occasione dell’appuntamento con Ganapini, il sindacato Rappresentanze di Base Ambiente di Benevento ha scritto una lettera aperta al neo assessore per porre l’accento sui problemi che riguardano i consorzi di bacino che operano nella Provincia di Benevento. Nella nota, il coordinatore provinciale delle RdB ha sottolineato che "dopo otto anni, purtroppo, la raccolta differenziata non ha superato il 12% a fronte dell’obiettivo previsto del 40. Forse non ci crederà ma, pur trovandoci da 14 anni in una situazione scandalosa, i consorzi non sono stati messi in grado di operare con efficacia. Gli automezzi messi a disposizione non sono sufficienti. E’ stato costruito un solo impianto di compostaggio, a Molinara, subito chiuso. L’umido che si raccoglie viene conferito presso impianti molisani o, addirittura, trasportato in Sicilia. Le isole ecologiche sono pochissime e sono diventate delle discariche perché non si riciclano i materiali trasportati". Mancini ha chiesto all’assessore "di estendere a 36 ore settimanali l’utilizzo degli operatori e di potenziare i consorzi fornendo gli automezzi necessari per raggiungere gli standard previsti".


11 marzo 2008 - Messina webtv - Il Soldo - Re vestito

CUB e Piano Regolatore del Porto
Tavolo di concertazione incontro Prefettizio crisi della cantieristica Zona Falcata

Messina - La CUB e la Flmu/Cub sull’odierno incontro richiesto con le parti in sede Prefettizia sul Piano Regolatore del Porto manifestano un parziale giudizio positivo. Le preoccupazioni che erano state denunciate, riguardavano le aree produttive della Zona Falcata, che così come previste dal P.R.P. erano ridotte ad una piccola fascia verso il lato interno del bacino portuale, strozzate e senza un sufficiente collegamento con la città e le autostrade e circondate da aree destinate tutte ad attività ludiche, sportive, parchi pubblici ed archeologici, da un nuovo quartiere urbano con residenze alberghiere, parco pubblico attrezzato, polo turistico con relativo porticciolo. In queste condizioni il piano regolatore, veniva ad essere snaturato, sovrapponendosi al Piano Regolatore Generale, inoltre, le banchine del porto venivano destinate, quasi esclusivamente, all’'attracco di navi da crociera e per il trasporto del gommato, cosa che declasserebbe il porto di Messina, che diverrebbe solo porto turistico per navi da crociera. Nel piano regolatore, in questione, le aree destinate ad attività industriali infatti, sarebbero limitate a solo quelle occupate dall'arsenale militare (ridimensionato), Bacino di Carenaggio e dal Cantiere Rodriquez, mentre sarebbe scomparso o reso inutilizzabile il cantiere di costruzione ex Cassaro e quelle commerciali al solo Molo Norimberga, al momento adibito al trasporto dei mezzi gommati pesanti ad utilizzo esclusivo dalla Caronte & Tourist. Su questa materia, con la tenacia in essa profusa dalla CUB e la Flmu/Cub, circa la tutela dei posti di lavoro nella cantieristica navale, nonché la sensibilità e il prezioso supporto di S.E. il Prefetto, ha convinto le Autorità presenti al Tavolo a riaprire un ulteriore approfondimento collegiale che tenesse conto dell’occupazione nel settore della cantieristica, messa in pericolo da un Piano Regolatore Portuale, certamente avventato (dal nostro punto di vista), in cui venivano privilegiati giardini e passeggiate a danno delle imprese. Oggi, in Prefettura c’erano tutti, dall’Autorità Portuale all’E.A.P.M., dal Comune alla Provincia, dalla Camera di Commercio all’Associazione Industriali. Tutti hanno concordato che il Piano Regolatore Portuale dovrà essere rivisitato, almeno per la parte che riguarda la Zona Falcata, per dare più spazio alle imprese del settore della cantieristica, affinché non vengano soffocate dalle previste zone destinate ad attività turistico-alberghiere. Certo non ci illudiamo, nonostante le convergenti analisi sulla presenza delle attività della cantieristica nella Falce, gli interessi in antitesi sono ancora molteplici e non sono del tutto acquietati. La soddisfazione in ogni caso è innegabile poiché per tramite l’azione promossa dalla CUB e la Flmu/Cub ha concorso concretamente nella difesa dei posti di lavoro e della cantieristica navale, (nonostante certa stampa fuorviante che a dire delle Istituzioni competenti e dello stesso Presidente di Assindustria, seminerebbero allarmi ingiustificati con notizie infondate). In fine le parti presenti al Tavolo, il Presidente della Provincia ed anche del Comitato Portuale, dr. Leonardi, il Presidente dell’Autorità Portuale, prof. Lo Bosco, hanno assunto l’impegno, che la seduta prevista per l’approvazione del P.R.P. sarà rinviata di 15 giorni, perché non si può non tenere conto delle osservazioni emerse da alcuni addetti ai lavori, dalla CUB e la Flmu/Cub che ne sono state parti proponenti, anche dal Presidente di Assindustria Ivo Blandina, per quanto è stato riconosciuto all’unanimità dei presenti, la fondamentale importanza che riveste la cantieristica navale nell’occupazione della nostra città. Resteremo vigili dunque, al fine che questi quindici giorni possano risultare proficui e che il Comitato Portuale si impegni fattivamente a trovare soluzioni volte al risanamento della Zona Falcata, che non compromettano i posti di lavoro, che i Messinesi non si possono più permettere di perdere!


11 marzo 2008 - Il Normanno

PIANO REGOLATORE PORTUALE: "DA MODIFICARE"
Dopo l'incontro di ieri sul Piano Regolatore portuale e l'ira dell'Or.S.A., giudizio parzialmente positivo per Cub e Flmu: "soddisfazione innegabile ma siamo tutti concordi sul fatto che qualcosa va ancora rivisitata".

Messina - Ieri, in Prefettura, c’erano tutti: dall’Autorità Portuale all’E.A.P.M., dal Comune alla Provincia, dalla Camera di Commercio all’Associazione Industriali. Tutti a discutere del Piano Regolatore Portuale: rimandato. Bisognerà attendere almeno 15 giorni e qualche ritocco prima che il PRP possa essere approvato. Ai pareri positivi di Cgil, Cisl e Uil e alla secca bocciatura da parte dell'Or.S.A., si aggiunge oggi la "soddisfazione innegabile" di Cub e Flmu che hanno manifestato un parziale giudizio positivo. Le preoccupazioni che erano state denunciate, riguardavano le aree produttive della Zona Falcata, che "così come previste dal P.R.P. - affermano i sindacalisti di Cub e Flmu - erano ridotte ad una piccola fascia verso il lato interno del bacino portuale, strozzate e senza un sufficiente collegamento con la città e le autostrade e circondate da aree destinate tutte ad attività ludiche, sportive, parchi pubblici ed archeologici, da un nuovo quartiere urbano con residenze alberghiere, parco pubblico attrezzato, polo turistico con relativo porticciolo". "Sarà comunque necessario - spiegano - aprire un ulteriore approfondimento collegiale che tenga conto dell’occupazione nel settore della cantieristica, messa in pericolo da un Piano Regolatore Portuale, certamente avventato (dal nostro punto di vista), in cui venivano privilegiati giardini e passeggiate a danno delle imprese". "Tutti - continuano - hanno concordato che il Piano Regolatore Portuale dovrà essere rivisitato, almeno per la parte che riguarda la Zona Falcata, per dare più spazio alle imprese del settore della cantieristica, affinché non vengano soffocate dalle previste zone destinate ad attività turistico-alberghiere". Ma continua a farsi sentire il no dell'Or.S.A. di Mariano Massaro, rivolto, non tanto ai punti del PRP che riguardano la cantieristica, quanto i punti che affrontano il nodo navigazione: "il PRP è orientato a ridimensionare il nodo ferroviario dello Stretto con l’obiettivo dichiarato di trasferire definitivamente il trasporto delle merci dai carri ferroviari ai mezzi gommati e teso a favorire, ancora una volta, l’ormeggio delle navi in forza alla flotta privata dello Stretto".


11 marzo 2008 - Corriere del Veneto

Personale Sindacati allo scontro. In programma un altro incontro fra Rsu e con i capigruppo
«Consiglio straordinario sui precari del Comune»

VERONA - Un (possibile) consiglio comunale straordinario sul problema precariato. Per scongiurare le azioni di lotta già messe in programma dai sindacati contro il piano della giunta. «Questo incontro è il primo di una serie di atti di lotta che svilupperemo nei prossimi giorni dentro e fuori Palazzo Barbieri, con possibili disagi anche per i cittadini». Con queste parole le rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) dei circa tremila dipendenti del Comune, hanno fatto ieri la loro dichiarazione di guerra all'amministrazione comunale e al suo piano stabilizzazione dei precari. Inaccettabile, secondo i sindacati, pensare di potere stabilizzare i lavoratori esternalizzando i servizi (80 su 130 che hanno il contratto in scadenza a fine marzo sistemati subito, per gli altri si cercano «soluzioni alternative » magari nelle Spa controllate). «Una scelta che – sottolinea Maria Pia Mazzasette, della Cgil, segretaria provinciale della Funzione pubblica della Cgil – va a sicuro danno della qualità dei servizi, come dimostrano già molte esperienze sul territorio, e allo stesso tempo non soddisfa le aspettative di stabilizzazione dei precari». Spiega infatti Elena Mantovani, componente delle Rsu: «Nelle cooperative il posto è fisso solo finché dura l'appalto, quindi proporre dei contratti a tempo indeterminato non fornisce alcuna garanzia di stabilità». Secondo i sindacati, il Comune non avrebbe intenzione di esternalizzare, come già annunciato, soltanto i servizi mense delle scuole elementari, «ma anche lei gioca a fare il candidato proponendo improbabili decaloghi, importanti altre funzioni come l'Ufficio controlli Ici e l'Ufficio permessi ». Da parte sua l'amministrazione rimanda ogni replica alla conferenza stampa in programma per oggi. Infondata, sempre secondo i sindacati, l'asserita impossibilità di procedere con i rinnovi dei contratti in scadenza: «La Finanziaria prevede che nell'ambito di un piano di triennale di stabilizzazione i contratti possano venire nel frattempo rinnovati », afferma Mazzasette. «Ma al Comune manca chiaramente la volontà di politica di farlo», chiosa Maurizio Framba del Nidil- Cgil(Nuove identità di lavoro). Si va così verso lo scontro frontale tra amministrazione e Rsu, che ora sono unite come non mai nella loro storia: Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Rdb,Confsal, all'appello non manca praticamente nessuna sigla. E promettono: «Non sarà una battaglia dei 460 precari ma di tutti 3 mila i dipendenti comunali».
Ultima occasione di mediazione, l'incontro di giovedì tra Rsu e conferenza dei capigruppo: con ogni probabilità, infatti, sempre secondo i sindacati, la questione dei precari del Comune sarà oggetto di un consiglio straordinario che si dovrebbe tenere la prossima settimana.
appositamente per votare.


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