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Il Sindacato di Base e Indipendente

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13/02/08

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dicono di noi - le notizie
dal 1 al 10 febbraio 2008

10 febbraio 2008 - Estense.com

Il 45% dei dipendenti ha seguito le RdB
Ha funzionato lo sciopero 'solitario' contro Acft

Ferrara - Tornano ad alzare la voce i comitati di base dei ferrotramvieri, forti del risultato dello sciopero degli autobus di venerdì. Anche se ad incrociare le braccia erano stati solo i lavoratori aderenti alle RdB, con i confederati di Cgil Cisl e Uil che invece hanno osservato regolarmente il turno di lavoro, la mobilitazione ha funzionato.
Hanno infatti aderito al periodo previsto di astensione dal lavoro, che era dalle ore 9 alle 17, il 45% dei dipendenti Acft. Un successo per la Cub Trasporti di Ferrara, a maggior ragione perché ottenuto in solitaria, data la direzione opposta presa dalle altre organizzazioni sindacali di categoria.
Cgil, Cisl, Uil e Faisa, infatti, secondo le Rappresentanze di Base "vogliono eludere le problematica presenti e future derivanti dalla fusione con l'Atc di Bologna". La Cub trasporti ha sollevato da tempo perplessità su presunti rischi e pericoli derivanti dalla fusione tra le due aziende di trasporto pubblico. "Per questo – affermano - chiediamo di aprire una discussione con l'Acft per adottare una "clausola sociale" per il personale, per la tutela dei lavoratori a salvaguardia del posto di lavoro e le discriminate possibili azioni di mobilità selvaggia".
Su questo argomento le RdB ricordano che a Bologna organizzazioni sindacali e Atc hanno raggiunto un accordo di questo tipo.
L’impegno di discutere una clausola sociale non è però attualmente esteso all'Acft, differenza che ha determinato la revoca dello sciopero a Bologna e l’astensione dal lavoro a Ferrara.


10 febbraio 2008 - Italia Sera

Protesta Rdb-Cub
"Veltroni ricorda il Prg ma dimentica i precari"

Roma - Prima di accingersi a lasciare la poltrona di Sindaco di Roma, Walter Veltroni si sta adoperando per approvare alcune delibere definite "urgenti" per la città come l’approvazione del piano regolatore, la riforma delle aziende del trasporto pubblico, gli accordi con l’Ama, l’approvazione di una delibera per la stabilizzazione delle sole alte specializzazioni. Fra queste urgenze non sono stati inclusi i lavoratori precari: non c’è infatti traccia di una delibera per la stabilizzazione delle 900 lavoratrici dei nidi e delle scuole dell’infanzia, per la stabilizzazione degli oltre 200 amministrativi per i quali si avvicina la scadenza, e nulla si sa del futuro degli ex lavoratori interinali, lasciati a "bagnomaria" per i prossimi tre anni.
Così, alla instabilità dovuta alla mancanza del governo nazionale e del governo comunale si aggiunge l’incertezza del futuro per centinaia di lavoratrici e lavoratori precari, che dopo anni di promesse vedono allontanarsi la tanto sognata stabilizzazione. "Il modello Roma si rivela per quello che abbiamo sempre denunciato: un trampolino di lancio verso la stanza dei bottoni nazionale", dichiara Caterina Fida delle RdB-CUB Comune di Roma. "Probabilmente la vita di centinaia di lavoratrici e lavoratori non è la priorità di questa giunta, caratterizzata più da un legame con i poteri forti che dalle risposte date agli urgenti problemi sociali, lavoro e casa in primis", conclude Caterina Fida. I precari romani con le RdB-CUB saranno in Campidoglio domani alle ore 16.00, per chiedere che l’ultimo atto della Giunta sia l’approvazione delle delibere che definiscano tempi certi per la stabilizzazione.
Per Veltroni, dunque, oltre al Prg, nuove grane da risolvere prima di rimettere il mandato e correre con il solo obiettivo di centrare l’ingresso di Palazzo Chigi da primo inquilino.

"Le politiche regionali stanno mettendo in ginocchio la Sanità Pubblica"
Asl Roma/B: "Ora basta" Pronti alla mobilitazione
di Maria Giulia Mazzoni

Roma - Le RdB-CUB, insieme con le altre organizzazioni sindacali della Asl Rm/B, hanno proclamato lo stato di agitazione di tutte le lavoratrici e i lavoratori della Asl Rm/B. Le RdB-CUB si mobilitano contro le politiche regionali che si stanno traducendo in una messa in liquidazione della Sanità Pubblica. La carenza di organico – si legge nelle motivazioni dell’agitazione - obbliga il personale a turni ed attività massacranti, che impediscono di svolgere il proprio lavoro con la necessaria soglia di attenzione e vigilanza. Le reinternalizzazioni annunciate sono diventate una chimera, e l’utilizzo di fittizi appalti per fornitura di beni e servizi, che nascondono vera e propria intermediazione di manodopera, continuano ad sussistere aggravando il quadro complessivo delle attività. A tutto questo si aggiungono salari vergognosi, con contratti scaduti da oltre due anni per i dipendenti pubblici, e da fame per i lavoratori esternalizzati. La mobilitazione inizia con la convocazione dell’assemblea generale di tutto il personale, indetta per lunedì 11 febbraio dalle ore 7.30 alle 10.30 presso l’ospedale Sandro Pertini, a cui seguirà venerdì 15 un presidio di protesta, dalle ore 9.00 alle 13.00, sotto la Direzione Generale della Asl Rm/B in via F. Meda, con assemblea del personale dalle ore 10.00 alle 12.00. Sempre in tema di sanità continua a tenere banci la questione del Policlinico: "L’Umberto I è un caso da codice rosso". Così Stefano De Lillo, consigliere di Forza Italia alla Regione Lazio, commentando il caso di legionella nel policlinico romano. "Non si può consentire oltre - prosegue il consigliere laziale De Lillo - che le carenze gestionali mettano in difficoltà la professionalità del personale medico e il prestigio del più grande policlinico d’Italia". "Noi abbiamo avanzato una proposta per salvare l’Umberto I: sanare il deficit con i 122 milioni ancora non utilizzati per la ristrutturazione ed effettuare la ristrutturazione affidandola in project financing a privati ai quali, in cambio, dare in gestione i servizi non sanitari come mensa, pulizia, lavanderie, bar, parcheggi, sull’esempio degli ospedali di Milano - Niguarda e di Bergamo. Infine, commissariare l’Umberto I".


10 febbraio 2008 - La Nuova Ferrara

Cub Trasporti soddisfatto per lo sciopero

Ferrara - Soddisfazione da parte del sindacato Cub Trasporti per l’esito dello sciopero di venerdì 8 febbraio nei trasporti pubblici dell’Acft. «Alla sciopero da noi indetto - dichiara il coordinamento provinciale del sindacato - nel periodo orario dalle 9 alle 17 hanno aderito il 45% dei lavoratori. Le organizzazioni di categoria Cgil-Cisl-Uil e Faisa, con volantinaggi elusori del rpoblema e fuorvianti la proclamazione dello sciopero che abbiamo indetto, vogliono eludere le problematiche presenti e future derivante dalla fusione con l’Act di Bologna. La Cub Trasporti ha sollevato da tempo il pericolo ed i rischi derivanti la fusione e per questo chiediamo di aprire una discussione con l’Acft per adottare uan clausola sociale con il personale per la tutela dei lavoratori a salvaguardia del posto di lavoro e la discriminante possibile azione di mobilità selvaggia».


10 febbraio 2008 - Il Resto del Carlino

L’appello di Sd: «Tutta la sinistra radicale voti il bilancio»

Bologna - PRIMA DICE sì al bilancio della giunta Cofferati. Poi chiama il resto della sinistra radicale a fare lo stesso. Insomma, Gianguido Naldi (nella foto), consigliere comunale e leader di Sinistra democratica, forte della firma posta in calce al documento finanziario dai sindacati confederali e Rdb, sprona il resto della Cosa rossa’, anche in vista della competition elettorale di aprile. «Alla vigilia delle giornate decisive per la definizione del bilancio del Comune — scrive Naldi in una nota — lancio un appello ai Verdi, a Rifondazione comunista e al Pdci perché tengano conto delle novità intervenute sia sul piano locale sia su quello nazionale».
Gli accordi sottoscritti dalla giunta con Cgil, Cisl, Uil ed RdB sul bilancio «hanno al loro interno molti dei punti contenuti nell’accordo conquistato dalla Sinistra in Consiglio», il rassemblement delle forze massimaliste a Palazzo d’Accursio. E al tempo stesso «ci danno più forza per tradurlo in scelte di bilancio condivisibili e sostenibili unitariamente».
D’altra parte l’avvio della campagna elettorale nazionale «con la novità costituita dalla lista e dal progetto politico unitario della Sinistra arcobaleno richiede un livello più alto di coesione e di mobilitazione unitaria». E da Bologna «si può dimostrare che la sinistra, quando è unita, ottiene risultati utili per la città e per le sue parti più deboli».


10 febbraio 2008 - La Nuova Venezia

Protestano le organizzazioni del personale degli istituti di pena femminile e di Santa Maria Maggiore: «Una perdita grave»
Giudecca, Casa lavoro chiusa
Cucine impraticabili e mancano 200 mila euro per il cantiere I sindacati: «Decisione inaspettata» Il direttore Straffi «E’ solo un fatto temporaneo»
di GIORGIO CECCHETTI

Venezia - La Casa di lavoro della Giudecca ha chiuso i battenti e i detenuti che vi erano ospitati sono stati trasferiti a Padova, Treviso e a Santa Maria Maggiore. L’Amministrazione penitenziaria ha dovuto sgomberare la struttura dopo un ordine del Magistrato alle Acque che dopo un sopralluogo ha stabilito che le cucine erano impraticabili e pericolose. E il ministero della Giustizia non ha soldi per i restauri: i sindacati (Cisl, Cgil, Ugl, Rdb-Cub e le Rsu degli istituti penitenziari veneziani) protestano.
Alla Giudecca, oltre al carcere femminile, c’è la Sezione a custodia attenuata che ospitava i detenuti in semilibertà (di giorno lavorano all’esterno e la notte devono dormire in carcere) e i tossicodipendenti. I posti sono una cinquantina, ma ultimamente ne ospitava una ventina. E i rappresentanti dei lavoratori che operano negli istituti penitenziari hanno saputo della chiusura pochi giorni prima. In un documento sottoscritto da tutti sostengono che si è trattato di una decisione presa «inaspettatamente e senza alcuna informazione preventiva».
Le organizzazioni sindacali denunciano che «nel corso degli anni la"distratta" gestione della struttura ha determinato un crescente e continuativo stato di abbandono». E si dispiacciono soprattutto di un fatto: la casa di lavoro ospitava soprattutto detenuti che partecipavano a progetti di reinserimento sociale grazie al lavoro esterno o di disintossicazione dalle droghe e dall’alcol. I primi sono stati trasferiti a Treviso e a Padova e così devono sopportare notevoli disagi per lavorare, visto che devono affrontare ogni giorno il viaggio per e da Venezia; i secondi sono tornati a Santa Maria Maggiore, un carcere sovraffollato che non ha bisogno di nuovi detenuti.
«La chiusura dell’istituto della Giudecca - sostenogono i sindacati - è da ritenersi non solo una perdita per l’Amministrazione penitenziaria, in quanto si priva di un valido strumento per perseguire uno degli obiettivi istituzionali, come quello del recupero e del reinserimento sociale, ma anche una perdita per la città di Venezia». Tanto più che le cifre da reperire per il restauro non sarebbero certo astronomiche, si parla di circa 150-200 mila euro. E chiudono il loro documento citando le frasi che il sindaco Massimo Cacciari ha pronunciato durante la ceriminia per la festa della Polizia penitenziaria: invitava i presenti a far sì che parola come civiltà, democrazia e trattamento penitenziario non rimanessero «parole porose», cioè prive di sostanza.
«Si tratta di una chiusura temporanea, certo non definitiva - precisa il direttore degli istituti di pena veneziani Gabriella Straffi - e noi siamo stati costretti a questa decisione dopo la comunicazione del Magistrato alle acque. Eravamo lontani dal voler chiudere l’istituto, tanto che avevamo già indetto la gara per l’acquisto dei nuovi macchinari per le cucine». «Purtroppo ci hanno fatto sapere che i fondi per il restauro non ci sono - prosegue la dirigente - e io spero che non accada come per Santa Maria Maggiore, dove gli interventi sono finalmente conclusi, ma ci sono voluti dieci anni».


10 febbraio 2008 - Il Giorno

SOMMA LOMBARDO LE TANTE PREOCCUPAZIONI ESORCIZZATE IERI DAI CARRI ALLEGORICI
Il caso Alitalia entra anche nel carnevale

SOMMA LOMBARDO — LA VERTENZA Alitalia-Malpensa entra anche nel vocabolario del carnevale in provincia di Varese. A Somma Lombardo, il centro più popoloso dell’area che ospita l’hub lombardo, ieri è sfilato in corteo anche un carro allegorico raffigurante uno squalo-Air France intento a mangiarsi Alitalia. È così che, in modo diffuso, il territorio guarda all’evolversi della trattativa per la vendita al colosso parigino della compagnia di bandiera italiana, che cancellerà da fine marzo quasi due terzi dei voli che attualmente opera su Malpensa. Il tutto, o quasi, andrà a Roma Fiumicino. E qui, in provincia di Varese, ci si aspettano gravi ripercussioni occupazionali. Due, tre, forse anche settemila esuberi fra aeroporto e indotto: il balletto delle cifre è una costante di questo periodo, ma di ufficiale non si conosce altro che l’elenco delle rotte che Alitalia non servirà più dal grande scalo. Ecco allora che le paure collettive prendono forma (e colore) anche nelle sfilate del carnevale. UN CORTEO ovviamente diverso e più scanzonato rispetto a quanto ci si aspetta nelle prossime settimane da queste parti. Se infatti già domenica prossima, il 17, sarà la Lega Nord a portare la protesta allo scalo varesotto per chiederne la difesa, appena due giorni dopo, il 19 febbraio, i sindacati confederali faranno la stessa richiesta. Anche qui bandiere, striscioni e megafoni, ma con prevedibili disagi: Cgil, Cisl e Uil hanno infatti procramato per quel giorno uno sciopero generale di tutte le categorie impiegate a Malpensa (oltre che a Linate, l’altro aeroporto milanese sempre gestito dalla Sea). Quattro ore di stop, dalle 10 alle 14. IL 29 FEBBRAIO a incrociare le braccia saranno invece gli aderenti ai sindacati di base. Per quella data, a Malpensa e Linate, Flai Trasporti, lo Slai Cobas e la Cub Trasporti hanno indetto uno sciopero dei lavoratori della Sea. Quattro ore, dalle 12 alle 16. Tutti «in piazza» per dire che Malpensa è una risorsa per l’occupazione locale, benchè la crisi di Alitalia sia un aspetto che i sindacati hanno ben presente.(A.F.)

NEL SUD MILANO SINDACATI IN RIVOLTA
«I guai del mega centro di smistamento? Da tempo si investe poco sul personale»

MELEGNANO — RITARDI NELLA consegna e mancati recapiti: i disservizi postali che si sono registrati nelle ultime settimane su scala nazionale non hanno risparmiato i Comuni del Sud Milano, costretti a fare i conti con plichi di corrispondenza arrivati con il contagocce. Imputato numero uno dei disagi il centro di smistamento di Peschiera Borromeo, il più grande d’Italia. È qui che si effettuano le prime operazioni di distribuzione, con la partenza dei corrieri per il recapito di lettere e pacchi in tutto il circondario. Secondo i sindacati, i problemi del centro sono annosi e l’azienda non se n’è mai fatta carico. La denuncia arriva da una sigla minore, Cobas-Cub, che nei giorni scorsi ha organizzato una manifestazione di protesta per scagionare i dipendenti dalle accuse di lentezza e scarsa professionalità. «Se le poste non funzionano, la colpa è della società, tutta tesa a fare utili, prima ancora che a erogare un servizio», ribadisce il sindacalista Giovanni Pulvirenti.
AL PRIMO posto nell’elenco delle lamentele c’è il sottorganico: nel centro del Sud Milano i lavoratori sulla carta sono 1.500, ma infortuni e malattie decimano il personale; a poco serve l’inserimento di manodopera precaria, che abbandona la nave dopo pochi mesi di attività. «Chiunque arrivi, non viene formato», è la denuncia di un dipendente, Gianluigi Butrico. Fa eco un autista, Giuseppe Loffreda: «Una volta gli addetti alla consegna erano 120, tre per ogni mezzo. Ora c’è una sola persona che deve guidare, parcheggiare e portare la posta negli uffici». «Risultato? Traffico e problemi di sosta impediscono di svolgere il lavoro con puntualità», conferma il collega Saverio Mangiolfi. Per fronteggiare l’emergenza, l’azienda ha annunciato l’inserimento di 2mila nuovi addetti nei centri di smistamento della Penisola. Ma per i sindacati di zona questo non basta. «Bisogna rinnovare gli impianti e garantire servizi medici interni, per arginare gli infortuni», precisa Pulvirenti.(A.Z.)


9 febbraio 2008 - Il Manifesto

Vittoria sulla Tnt La lotta paga

Orsola Casagrande Padova -  La lotta paga si diceva una volta. Un centinaio di lavoratori (quasi tutti migranti) hanno dimostrato che il motto vale oggi più che mai. Dopo una settimana di presidio, picchetti e blocchi, accampati notte e giorno davanti al magazzino della Tnt di Limena dove avevano lavorato fino a dieci giorni fa, i lavoratori (tutti dipendenti della cooperativa Fast-Coop) alla fine hanno vinto.
Ieri infatti la Tnt ha firmato un accordo con l'Adl, l'associazione difesa lavoratori (federata Cobas) rappresentante degli ex dipendenti Fast-Coop. Si tratta di un accordo buono, come sostengono i lavoratori. Intanto perché Tnt si è impegnata a reintegrare 60 lavoratori in tre scaglioni. I primi sono rientrati al lavoro già ieri, mentre gli altri riprenderanno il 25 febbraio e il 17 marzo. La cosa positiva, come sottolinea Gianni Boetto (Adl), è che «la Tnt ha accettato di reintegrare i lavoratori garantendo le conquiste ottenute con la lotta di quest'estate». Il che significa che non saranno toccati il riconoscimento degli scatti di anzianità, la busta paga regolare dove vengono pagate le ore effettivamente lavorate, una piccola integrazione da parte dell'azienda per la malattia, il pagamento del lavoro straordinario, l'erogazione di un buono pasto, uno spazio dove poter effettuare le pause. La Tnt ha confermato l'abolizione del turno di notte e i lavoratori rientreranno con un part time all'80%. Ma di buono c'è anche il fatto che fino a quando tutti i lavoratori non ricominceranno a lavorare saranno pagati 850 euro netti al mese. Una vittoria importante anche perché si tratta di una sorta di risarcimento che non era affatto scontato. Inoltre viene mantenuto il rapporto anche con la vecchia cooperativa, la Fast-Coop che dovrà provvedere ai lavoratori fino a quando non ci sarà il passaggio alla nuova cooperativa. Infatti quei lavoratori che non rientreranno in Tnt saranno collocati in altre cooperative (tendenzialmente della zona di Padova). Anche se per quei dipendenti che accetteranno di andare a lavorare in un'altra provincia o rinunceranno a essere ricollocati è prevista una sorta di buona uscita di circa quattromila euro.
Fin dall'inizio di questa vertenza i lavoratori e l'Adl avevano chiesto di poter trattare direttamente con la Tnt. Considerata la determinazione dei lavoratori e anche grazie alla mediazione del prefetto e dell'assessore al lavoro di Padova, alla fine la Tnt ha accettato di incontrare i dipendenti. Da parte sua l'assessorato al lavoro ha ribadito il suo impegno a istituire un tavolo che dovrà occuparsi di trovare una collocazione per tutti i lavoratori lasciati a casa. Questa trattativa segna un importante precedente, come sottolineano all'Adl. Sono in tanti infatti i lavoratori (molti migranti) costretti a subire condizioni e contratti capestro pur di lavorare. Tra l'altro ieri sono entrati in sciopero i dipendenti della Fast Coop di Noale, che rivendicano migliori condizioni di lavoro. Anche in questo caso si tratta di lavoratori migranti.


9 febbraio 2008 - EPolis Roma

Campidoglio. I manifestanti restano nel Palazzo Senatorio per tre ore
Casa, Action occupa l'aula "Vogliamo subito certezze"
Serrata trattativa con Galloro per scrivere l'ordine del giorno da far votare martedì
di Marta Rossi
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Roma - Rompono il silenzio di un'aula Giulio Cesare già semi vuota poco dopo le cinque. Arrivano forzando l'entrata del Palazzo Senatorio, si arrampicano sui cornicioni delle finestre dell'Aula, lanciano sedie dalle finestre e chiedono garanzie e tempi certi per la risoluzione dell'emergenza casa. Alla fine, dopo oltre tre ore di trattative, arriva l'accordo. Da una parte, i movimenti di lotta per la difesa della casa, dall'altra Nicola Galloro, il delegato delegato per l’emergenza abitativa e il presidente della commissione Casa e Patrimonio Annamaria Carli.. L'accordo prevede un ordine del giorno da votare martedì in consiglio comunale, nel quale si chiede un incontro con Unicredit per gli inquilini di via dei Colli Portuensi; un confronto per la risoluzione degli sfratti per gli appartamenti della Cassa delle Poste; la proroga per il blocco degli sfratti per morosità e degli sgomberi.
E mentre in Aula la trattativa per limare l'ordine del giorno va avanti, un centinaio di persone sono assiepate all'entrata del Palazzo, dove ci sono stati momenti di tensione con le forze dell'ordine che hanno caricato i manifestanti. «Il comune di Roma - spiega Andrea Alzetta di Action - deve tenere conto delle nuove occupazioni. Ci sembra che il Pd non ci voglia incontrare. Passano le delibere appannaggio dei poteri forti e non quelle sulla casa». Gli fa eco Luca, sempre del coordinamento di lotta per la casa: «Chiediamo che l’assessore Minelli completi gli acquisti degli alloggi degli enti previdenziali, circa 300. È una cosa che la giunta può fare. E poi chiediamo l’approvazione dei cambi di destinazione d’uso finalizzato all’emergenza abitativa». Dopo il raggiungimento dell'accordo, i manifestanti hanno lasciato l'aula. Lunedì, poi, ci sarà l'incontro con il Prefetto.
Qualche ora prima, l'opposione, con Dino Gasperini dell'Udc aveva bloccato la discussione del piano regolatore. Il capogruppo dell'Udc facendo appello alla norma del regolamento che proibisce la votazione di una delibera di giunta non comunicata in tempo utile al Consiglio, ha fermato la discussione. Ieri mattina, infatti la giunta aveva approvato una modifica alla delibera collegata al Prg. E in serata arrivano anche le reazioni all'occupazione dell'aula. «Finisce ingloriosamente la consiliatura di Veltroni. La rabbia della gente che aveva sperato in una casa, nel momento in cui vede il sindaco abbandonare tutto mentre i loro figli non hanno un tetto, esplode in tutta la sua drammaticità», dice Michele Baldi, capogruppo di FI. «Se Veltroni promette di andare da solo alla politiche, nella corsa al Campidoglio rimetteranno insieme il solito caravanserraglio: è solo cominciata la trattativa tra Action ed il centrosinistra», dichiara Luca Malcotti, An.


9 febbraio 2008 - Libero

Veltroni "saluta" tutti e si scorda del precariato
di FRANCESCO DI MAJO

Roma - Mentre il sindaco Walter Veltroni mette al primo punto dei suoi proclami elettorali nazionali la lotta al precariato, proprio nella sua (ancora per poco) casa sembra non rispettare le sue presunte convinzioni. È il caso di maestre e dipendenti degli asili e asili nido della Capitale, dove si sta spendendo da più di due anni un braccio di ferro infinito per la regolarizzazione del personale assunto a tempo determinato. Ma non solo. Ci sono anche i lavoratori esternalizzati dell'autoparco, i giovani dei call center e i dipendenti a tempo delle biblioteche. Ma le priorità sembrano essere altre, come ad esempio il Piano regolatore. I PRECARI DELLA SCUOLA «Nell'agosto del 2006 ci furono 150 assunzioni delle 1.260 che vinsero il corsoconcorso bandito dal Comune per prestare servizio negli asili», ha spiegato una precaria della scuola, «altre 250 persone da assumere nel gennaio del 2007, in verità furono contrattualizzate in giugno e altre 250 previste per settembre del 2007 sono ancora in fase di assunzione». Ritardi a parte e facendo i conti, le persone regolarizzate sono circa 800 delle 1.260 di partenza, considerando che più o meno 150 che non sono state assunte per mancanza dei requisiti richiesti o perché hanno trovato un altro lavoro (precario probabilmente), rimangono ancora alcune centinaia di precari in attesa. «A gennaio del 2008 Veltroni parlava a vanvera», ha notato la precaria, «visto che le assunzioni sbandierate come fatte erano messe in coda a quelle annunciate precedentemente e non ancora rese effettive. In più», ha continuato, «gira la voce che le due tranche da 450 dipendenti ciascuna per asili e asili nido, saranno invece la metà e cioè solo 450 degli asili, lasciando i nidi scoperti. A noi non resta che sperare che non sia vero». Già nelle scorse settimane libero aveva visitato un campione di asili nido della Capitale, nei quali le direttrici, quasi all'unanimità, avevano lamentato la carenza di personale e la oggettiva necessità di un aumento di organico per gestire i diversi servizi di cui ha bisogno una struttura che ospita bambini fino a 3 anni. In più gli ultimi accordi programmatici, prevedono, dopo una diminuzione già effettiva da 15 a 14 unità per ogni struttura, il ridimensionamento fino a 13 nei nidi romani. Vero è che il Campidoglio si avvale per molti dei servizi resi, delle società esternalizzate come la Multiservizi, che riscuote anche un discreto successo nelle valutazioni generali delle direttrici degli asili. Il problema, come già notato in passato è la patologica mancanza di personale pubblico e la condizione di estrema precarietà delle maestre, che spesso vedono legata la loro giornata lavorativa ad una telefonata del Comune, che le invii a fare qualche sostituzione in una scuola a caso di Roma. La disperazione e l'indigna zione hanno portato le precarie anche a protestare più volte in Campidoglio, il più delle volte per elemosinare letteralmente un incontro con i rappresentanti dell'am ministrazione. GLI ALTRI LAVORATORI ATIPICI Al primo punto della appena iniziata campagna elettorale del segretario del Pd, quindi, ci sono cose molto più urgenti della difesa delle fasce più deboli, come l'appro vazione del piano regolatore, la riforma delle aziende del trasporto pubblico, gli accordi con l'Ama, l'approvazione di una delibera per la stabilizzazione delle sole alte specializzazioni. Fra queste urgenze non sono stati inclusi i lavoratori precari. Oltre alle circa 900 precarie della scuola, non sembra esserci traccia di una delibera per la stabilizzazione degli oltre 200 amministrativi per i quali si avvicina la scadenza, e nulla si sa del futuro degli ex lavoratori interinali, lasciati alla mercé degli eventi per i prossimi tre anni. Già i sindacati di base dell' Rdb tempo fa hanno ingaggiato una lotta senza quartiere a garanzia dei diritti dei lavoratori capitolini, da qualche tempo affiancati anche da altri sindacati come Cgil Cisl Uil e anche Ugl e sindacati autonomi. Per non parlare di condizioni al margine come quella delle cinque cooperative di trasporto che per anni (dai tempi della giunta Rutelli) prestavano il servizio di autoparco comunale, laddove non fossero bastate le risorse interne dell'amministrazione. Persone che per anni hanno ricevuto assicurazioni su una possibile regolarizzazione della loro condizione di lavoratori quasi pubblici ma che invece, durante gli ultimi mesi, hanno visto sbriciolarsi inesorabilmente ogni sogno di avere una posizione contrattuale più degna di essere chiamata tale. Poi ci sono i call center del Comune e le biblioteche. Per il programma Informagiovani sembra che qualcosa si muova e l'assessore capitolino alle politiche giovanili, Jean Leonard Touadi, ha fatto sapere che nelle ultime riunioni di giunta dovrebbe essere messa mano alla situazione dei giovani impegnati a tempo e con la scadenza contrattuale dietro l'angolo. Senza soluzione invece il fronte biblioteche, dove il Comune continua ad investire nelle strutture, lasciando il personale, e quindi famiglie e chi una famiglia se la vorrebbe costruire, in attesa che il personale sia inteso come un investimento e non come un costo da tagliare.


9 febbraio 2008 - Varese news

Nota della Confederazione Unitaria di Base, che chiede il rispetto da parte dell’azienda delle prescrizioni emesse dalle autorità di vigilanza
Ferrovie: scontro tra sindacati e l’impresa Railion sui dispositivi di sicurezza

Busto Arsizio - Lo chiamano "uomo morto", con una espressione infelice, visto che si parla di un dispositivo di sicurezza destinato ad evitare incidenti. Un pedale che il macchinista del treno deve premere o rilasciare ad intervalli regolari, per confermare di essere "vigile", pienamente cosciente. In caso contrario, se la manovra di conferma non viene effettuata entro alcuni secondi, il sistema arresta immediatamente il treno. Da anni l’uomo morto, detto anche dispositivo vigilante, è al centro di un dibattito acceso, anche in Italia, che contrappone le Ferrovie di Stato e i sindacati. Le prime ne vorrebbero allargare l’uso, visto che il vigilante permette la presenza di un solo macchinista (anziché due) in cabina e permetterebbe risparmi economici notevoli. I sindacati sono contrari, non solo perché la continua pressione sul pedale diventa stancante se attuata per ore, ma anche perché studi effettuati all’estero (in molti stati europei il sistema è diffusissimo) sembrano dimostrare che l’operazione diventa troppo ripetitiva, quasi automatica. In pratica, anche in stato di parziale incoscienza (ad esempio per sonno) il macchinista finirebbe per premere per riflesso condizionato il pedale. Confermando così di essere vigile, mentre invece non lo è. Dopo gli scontri con Trenitalia, il vettore del gruppo FS, la vertenza si allarga anche alle imprese private che – dopo la liberalizzazione dei servizi merci – operano sui binari di RFI, il gestore della rete. Al centro della nota diramata dalla CUB la compagnia Railion, che effettua, in provincia di Varese, diversi servizi merci sulle direttrici che da Gallarate e Busto Arsizio si dirigono verso Domodossola e Luino. «In data 23 gennaio 2008 il Dipartimento Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro di Varese, competente territorialmente, ha emesso Prescrizione nei confronti dell'impresa ferroviaria.» comunica la CUB, che ricorda che la segnalazione «era partita dalla Cub Trasporti Lombardia, in relazione al fatto che i macchinisti di quella impresa, con una disposizione interna, venivano obbligati ad utilizzare il dispositivo vigilante ventiquattro ore su ventiquattro, in particolare sui locomotori G2000, tenendo premuto il pedale con rilascio temporizzato». Una modalità di utilizzo del dispositivo che sarebbe in contrasto anche con le prescrizioni rilasciate dal gestore della rete (RFI) per le linee in oggetto, che limitano l’uso dell’ uomo morto alle sole ore notturne su linee non ancora attrezzate con i più recenti sistemi di controllo della marcia del treno


9 febbraio 2008 - Liberazione

Vetture fatiscenti e insicure, turni spezzati di 10 ore, sugli autobus romani si lavora anche in nero e senza patente
Tevere Tpl, gli autisti raccontano la "rivoluzione del trasporto notturno". 27 linee in più, metro fino all'una, ma il personale è sempre quello

Roma - « Yes, we can» ama ripetere in questi giorni il nostro (quasi ex) sindaco. Non la pensano allo stesso modo i lavoratori della Tevere Tpl: loro proprio non ce la fanno più.
Dal 14 gennaio il Comune ha rivoluzionato il servizio di trasporto notturno, aumentando il numero delle linee di superficie (27 in più) e prolungando l'orario di apertura delle due metropolitane. Progetto importante e ambizioso, ma realizzato in maniera approssimativa e casareccia. E, come al solito, sulla pelle dei lavoratori. D'altronde sembra essere questo ormai il tratto distintivo della "grandeur de' noantri" voluta da Veltroni.
Il servizio notturno dei bus è stato infatti affidato alla Tevere Tpl Scarl, consorzio di 14 imprese private di trasporto (su tutte spicca il nome della Cialone Tour), che ha in appalto dall'Atac il 20% del trasporto pubblico su gomma della capitale: «Purtroppo la Tevere Tpl fornisce già di giorno un servizio di pessima qualità - afferma Renzo De Dominicis, autista e rappresentante Rdb-Cub della Tevere Tpl - perché questa società è gestita come una pizzeria: vetture fatiscenti senza dispositivi di emergenza, autisti in nero o addirittura senza patente D, personale ridotto all'osso e turni stressanti con un ricorso eccessivo agli straordinari. Ora è arrivata come un macigno anche l'estensione notturna del servizio, ma non è possibile fare le nozze con i fichi secchi».
In effetti lo sforzo è notevole: sono 40 le zone della città, per lo più periferiche, raggiunte ora dal trasporto notturno su bus. Una zelante inchiesta del Corriere della Sera e di Legambiente si è preoccupata di verificare la puntualità del nuovo servizio, senza però porsi il problema di come la Tevere Tpl potesse far fronte a questo nuovo gravoso impegno, visti i continui disservizi sulle linee diurne: e non è un caso che l'Atac abbia comminato alla società una multa di 600.000 euro per inadempienze relative all'anno 2006. «Sono stati cambiati i turni agli autisti ricorrendo a turni spezzati di 10-11 ore con pause non retribuite - continua De Dominicis - ed è stato posticipato l'inizio della semi-notte in maniera da arrivare a coprire l'intera notte con la stessa persona. Ci sono colleghi che fanno anche 15 turni notturni consecutivi senza poter poi recuperare adeguatamente. C'è una vertenza in corso con una delle società del consorzio, la Trotta, per violazioni palesi del contratto nazionale. La Tevere Tpl pretende dagli autisti disciplina ferrea e scarpe lucide, ricorre spesso a provvedimenti disciplinari ma poi ci manda in giro con autobus fatiscenti, sporchi e insicuri».
La sicurezza è un altro aspetto che i lavoratori vivono sulla loro pelle: i mezzi sono sprovvisti di cabine di guida chiuse, negli ultimi tempi aggressioni e rapine a danno degli autisti sono aumentate. E la notte il rischio aumenta. «Ma il vero responsabile di questa situazione è il Comune, che consente che tutto questo avvenga - conclude con rabbia De Dominicis - a cominciare dall'assessore Calamante. E Veltroni? Possibile che non sappia nulla?».(I.R.)

Mercoledì potrebbero occupare il loro vecchio posto di lavoro se le aziende e il sindaco non riusciranno a trovare una soluzione per coloro che non sono stati rimpiazzati. Già uno di loro è morto senza potersi curare
Bologna, i 31 ex dell'aeroporto prima in corteo e poi ad occupare gli hangar. In attesa di risposte
di Benedetta Aledda

Bologna - Serata in aeroporto per 31 ex lavoratori del carico-scarico bagagli del Marconi. Venerdì mattina avevano tutte le intenzioni di rimanere a dormire dentro lo scalo, anche perché molti di loro hanno ricevuto lo sfratto esecutivo e a giorni potrebbero rimanere senza casa. Poi, però, hanno deciso di rimandare fino a mercoledì, nella speranza che l'intervento promesso dal prefetto Vincenzo Grimaldi dia una svolta alla loro vicenda che si trascina da mesi e si intreccia con le indagini della Procura di Bologna sul consorzio che gestiva i servizi a terra. Oltre la truffa ai danni dei lavoratori per qualche milione di euro di contributi, tfr e stipendi non versati, il pm Antonello Gustapane ha formulato anche l'ipotesi di corruzione per un dirigente del consorzio Doro Group (uscito a settembre dallo scalo) e per un dirigente di una società aeroportuale controllata da Sab, il gestore unico dell'aeroporto. Ieri due nuovi nomi si sono aggiunti alla lista degli indagati (anche quello di un maresciallo dei carabinieri). Gli inquirenti stanno ricostruendo i meccanismi attraverso cui il consorzio, da una parte, riusciva a piazzare in aeroporto le sue controllate facendo regali costosi, dall'altra otteneva crediti dalle banche emettendo falsi documenti contabili. Nel mezzo ci sono 174 lavoratori, lasciati a casa dopo i turni massacranti di fine estate. La maggior parte di loro ha trovato una nuova collocazione (perdendo il contratto a tempo indeterminato) dentro due nuove ditte, Giacchieri Sas e Koop Service, ma 32 sono stati esclusi. Uno di loro nel frattempo è morto di tumore, senza i soldi per pagarsi le cure migliori. I suoi colleghi ieri mattina hanno fatto un corteo nel centro cittadino, con un presidio sotto la Prefettura. Vorrebbero che il prefetto bloccasse l'aeroporto, visto che lo scalo funziona in esercizio provvisorio, perché le ditte operano senza le autorizzazioni richieste per legge. Uil, Cgil e Cisl, che hanno promosso la manifestazione, hanno chiesto al rappresentante del governo una proroga per i lavoratori stranieri che avessero i documenti di soggiorno in scadenza (visto che questi sono legati al contratto di lavoro), in modo che non perdano l'opportunità di rientrare in aeroporto, magari sotto DHL, che starebbe per aprire un magazzino al Marconi. Hanno chiesto anche che siano sbloccati gli assegni da 2mila euro pronti da dicembre, ma per farlo ci vuole l'ingiunzione di un giudice, visto che Sab e le sue controllate formalmente non hanno stipulato un contratto di lavoro con i 31 lasciati a casa dal consorzio. Di valige da caricare e scaricare, di passeggeri da assistere e trasportare in realtà ce ne sono tanti (4,3 milioni nel 2007 e Sab punta ad arrivare a 10 milioni nel 2022). C'è talmente tanto lavoro da fare che gli straordinari vengono considerati la norma. Chi ha il contratto a tempo pieno si ferma spesso due ore in più e altrettanto fa chi ha il tempo parziale: «Si lavora sempre almeno 8 ore», racconta Khan, che è stato riassunto col part-time e si trova in difficoltà con le spese, perché un anno fa ha fatto arrivare dal Bangladesh la moglie e i 4 figli, ma con gli straordinari raggiunge a malapena i 1.000 euro al mese. Un suo collega e connazionale racconta come sia cambiata anche la gestione della pausa mensa: «Prima facevamo 45 minuti. Ora 30 e solo quando ce la lasciano fare», spiega Hussein, «ma se facciamo la pausa ci pagano solo per 7 ore e mezza anziché per 8». Sollevare pesi per 8 ore senza mangiare non è facile, ma anche un buono pasto da 5,39 euro da spendere nei bar costosi dell'aeroporto (non c'è la mensa) non è sufficiente, denunciano i lavoratori. Tra chi è rimasto senza impiego c'è un ragazzo di 27 anni, Saiful. Ora vive da amici, perché ha finito i soldi. A settembre è stato assunto in prova da una delle aziende subentrate a Doro Group. «Che bisogno c'era della prova se ho fatto lo stesso lavoro qui per 5 anni?», continua a chiedersi. Il secondo giorno si è fratturato un dito ed è rimasto a casa per due mesi, con infortunio riconosciuto dall'Inail. Quando è guarito ha ripreso solo per pochi giorni: l'azienda gli ha comunicato che non sarebbe stato assunto perché non aveva superato la prova. Intanto le RdB sono riuscite a strappare al sindaco un impegno sull'aeroporto: Cofferati chiederà a Sab (di cui il comune è socio) di aprire le relazioni sindacali col sindacato di base, che lì conta il numero più alto di tessere.


9 febbraio 2008 - Corriere della Sera

Campidoglio I comitati di lotta occupano l'aula Giulio Cesare. «Nuove misure contro gli sfratti»
Emergenza casa, tafferugli e feriti
Blitz dei manifestanti, poi parte la trattativa: una delibera entro giovedì. In ospedale un poliziotto e una manifestante. L'amministrazione pronta a votare l'ordine del giorno concordato con i movimenti

Roma - «Si può paga-re mil-le euro al mese?» urlano dai megafoni. E poi: «Ogni casa sfitta sarà occupata/ ogni sgombero sarà una barricata». Slogan, grida, poi la richiesta di essere ricevuti in delegazione dalla maggiornaza per affrontare l'emergenza casa. Uno dei manifestanti sale sulle impalcature, raggiunge dall'esterno l'aula Giulio Cesare, infrange un vetro e con una scheggia minaccia di tagliarsi i polsi se il consiglio comunale non affronterà l'emergenza casa. La richiesta d'essere ricevuti e il tentativo di forzare le transenne sotto la Lupa capitolina.
E' sera quando «Lotta per la casa», «Blocco Precario metropolitano » più «costole» di Action ottengono una riunione con i capigruppo della maggioranza e il delegato all'emergenza abitativa Nicola Galloro. Con le buone o con le cattive s'erano detti, anche se non sono state le prime a prevalere: un poliziotto ferito e una manifestante colpita alla testa (e trasportata al San Giovanni) in seguito al lancio di oggetti da parte di alcuni intervenuti. «Nessuno di noi puntava a cariche della polizia - assicura Paolo Divetta tra gli organizzatori della protesta - L'intenzione era salvare la parte che riguarda l'emergenza abitativa ».
Solo alle 21 la tensione si trasforma in discussione e poi in accordo. Il Campidoglio s'impegna a votare entro giovedì prossimo (giorno delle dimissioni annunciate di Veltroni) una delibera con un ordine del giorno finalizzato a reperire alloggi per l'emergenza casa. Si va dal cambio di destinazione d'uso (finalizzato all'acquisizione di case popolari), all'incremento dei progetti di autorecupero, le acquisizioni del patrimonio in dismissione degli enti pubblici a fini sociali, fino all' estensione della sanatoria agli occupanti degli enti pubblici. Ma c'è anche lo strumento più indigesto alla proprietà, è al punto 10: «Applicare lo strumento delle requisizioni secondo le procedure previste dalla legge 47/85» . L'ostacolo vero era al punto 8 «pervenire all'acquisizione di abitazioni nei nuovi interventi edilizi nonchè l'acquisto degli immobili occupati a vario titolo». Alla fine passerà ma con una modifica («con attenzione agli immobili occupati a vario titolo»).
I movimenti accettano, liberano il Campidoglio ma convocano un nuovo presidio martedì prossimo sulla piazza, dalle quindici, ora in cui è fissato il consiglio comunale che dovrà approvare il piano regolatore.
Lilli Garrone Ilaria Sacchettoni Polizia schierata Il cordone di agenti ieri in piazza del Campidoglio, durante i disordini legati all'emergenza casa

L'accordo
E Cofferati tornò sindacalista per i precari
di Roberta Scagliarini

BOLOGNA — Dopo una maratona di 13 ore il sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha firmato l'accordo sul bilancio comunale con i sindacati. O meglio i due accordi: uno con le sigle confederali Cgil, Cisl e Uil e l'altro con le rappresentanze dei sindacati di base, le Rdb-Cub. Per mettere d'accordo tutti c'è voluta una notte intera di confronto, in perfetto stile sindacale, e due stanze separate perché le richieste erano diverse e le centrali non si riconoscono a vicenda. «È la prima volta — racconta Massimo Betti delle Rdb — che firmiamo un verbale di accordo su gran parte delle politiche di bilancio comunale. Se Cofferati, da ex segretario della Cgil aveva dei pregiudizi su di noi, li ha messi da parte». Per i sindacati di base la firma dell'accordo è una vittoria sudata. «Il primo anno Cofferati non ci aveva nemmeno ammesso al tavolo di confronto — ricorda Betti — poi dopo le nostre manifestazioni di protesta ha dovuto riconoscere il nostro ruolo. Siamo il secondo sindacato a Bologna eppure fino a oggi non avevamo mai raggiunto un accordo ufficiale. È un protocollo territoriale ma anche un primo riconoscimento che la legge sulla rappresentanza sindacale è monca». Il «cinese» si è detto soddisfatto: «È la prima volta che si firma formalmente un accordo con loro. Siamo molto contenti che l'intero arco sindacale sia giunto a condividere le azioni dell'amministrazione. Ora il bilancio ha un'impronta sociale equa e condivisa». Il quadro di «coesione sociale», secondo il primo cittadino, «renderà più semplice e più efficace l'applicazione delle misure previste dalla manovra».
Tra gli impegni presi c'è la rimodulazione dell'Irpef (anche se è materia del nuovo governo), la riduzione dell'incremento della Tarsu al 3%, e il blocco delle tariffe comunali. Con le Rdb Cofferati si è impegnato poi a sistemare i 500 lavoratori precari dell'amministrazione pubblica a rischio licenziamento.


9 febbraio 2008 - Il Tirreno

Dogane sul piede di guerra: disagi in vista
Saltano le relazioni sindacali, lo stop al lavoro extra frenerà i traffici sulle banchine

LIVORNO - Il personale delle Dogane è sul piede di guerra: le Rsu hanno deciso lo stato di agitazione. Nei prossimi giorni non mancheranno i disagi all’operatività del porto: mettendo in campo adesioni preventivabili nel 100%, «non potrà non procurare rallentamenti e disservizi a carico del commercio e delle spedizioni internazionali» oltre che l’«impossibilità ad effettuare controlli sul territorio a tutela del "made in Italy", della salute pubblica, delle specie animali protette, nonché ad effettuare controlli contro la contraffazione, le frodi fiscali ed il traffico di stupefacenti».
I sindacati Cgil Cisl Uil Rdb Agenzie Fiscali annunciano che da domani le Rsu sospenderanno le relazioni sindacali sulla contrattazione locale. Lo dicono sottolineando che l’attività lavorativa sarà sospesa dopo le 18 (e dal sabato dopo le ore 14), gli addetti si asterranno dall’effettuazione di prestazioni extra (Rsp) dal 18 al 23 febbraio così come dal 3 al 15 marzo. Non solo: saranno rigorosamente osservate le procedure sulle mansioni con richiesta di assegnazione con ordine specifico; non si utilizzerà la propria auto per raggiungere le operazioni di verifica e controllo; saranno indette assemblee di 30 minuti (dalle 9 alle 9,30) nei giorni di martedì e giovedì «al fine di consentire l’aggiornamento sullo stato della vertenza».
Le organizzazioni sindacali che hanno promosso quest’iniziativa di lotta hanno messo nero su bianco tutto questo e, dopo l’assemblea di ieri del personale dell’ufficio doganale livornese, l’hanno inviato anche al direttore provinciale e al prefetto. Nel mirino il fatto che tarda il rinnovo contrattuale economico e normativo delle agenzie fiscali (con l’integrativo delle Dogane «fermo all’anno 2002»). Non basta: i sindacati lamentano che il fondo Fps 2006 «non è stato ancora pagato» e, «ancor più», che riguardo a «tutte le indennità previste nell’anno 2007» siano arrivate solo promesse e non retribuzioni. Eppure - viene fatto rilevare - «per l’anno 2006 anche per il 2007», l’obiettivo assegnato è stato «raggiunto e superato per merito ed impegno esclusivo dei lavoratori». A ciò si aggiunga che l’Agenzia delle Dogane «da alcuni anni offre i propri servizi sul mercato e, grazie all’impegno e alla professionalità dei propri funzionari, riesce a ottenere un ragguardevole profitto in attività extra tributarie»: ma lo fa «senza adeguati riconoscimenti ai propri funzionari».
Insomma, per i sindacati è «grave» l’«inadempienza dell’Amministrazione»: nell’«ambito dell’organizzazione dei servizi e dei carichi di lavoro, non legittima con appositi provvedimenti scritti le mansioni superiori svolte dai lavoratori» e questo «potrebbe danneggiarli nella fase di progressione economica e di carriera».


9 febbraio 2008 - Il Resto del Carlino

Bologna. DUE euro di sconto a famiglia sull’aumento della tassa rifuti...
di MATTEO NACCARI

Bologna - DUE euro di sconto a famiglia sull’aumento della tassa rifuti. Che sarà ‘solo’ del 3%, un punto percentuale in meno rispetto a quanto sventolato a fine gennaio. E’ l’apertura che il sindaco Sergio Cofferati ha concesso ai sindacati sulla proposta di bilancio 2008. Un punto di incontro che ha permesso al primo cittadino di incassare dai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e da quelli del sindacato di base Rdb il ‘sì’ sulla manovra. Gli accordi sono stati firmati ieri alle sei del mattino dopo una notte di trattative.
«LA SOLUZIONE iniziale — sottolinea Cofferati — del 4% di aumento della Tarsu era l’equivalente di 8 euro in più all’anno per un appartamento di 80 metri quadri. Ora, quella finale, è di 6 euro. Un contributo modestissimo richiesto a famiglie e imprese». La riduzione comporterà per Palazzo d’Accursio mancati incassi per 600mila euro — «che troveremo aggiornando altre voci di bilancio» chiarisce il sindaco —, mentre l’aumento del 3% sarà finalizzato per un 1,8% al recupero dell’inflazione e per il resto a finanziare un incremento della raccolta differenziata, con l’obiettivo di portarla al 35%, e di estendere la pulizia dei portici di altri 100 chilometri, rispetto agli attuali 300.
L’unica variazione al bilancio è stata quindi sulla Tarsu. Cofferati, affiancato dall’assessore Paola Bottoni, lo ha messo in chiaro ieri in municipio. Confermato che non saranno toccate le tariffe dei servizi e che come prevede la Finanziaria ci saranno sgravi sull’Ici prima casa con sconti medi di 90 euro per 125mila famiglie. Resta fermo il balzo Ici dal 6.7 al 7 per mille su seconde case, capannoni e negozi. «Le imprese — commenta Cofferati — ci avevano chiesto attenzione sulla Tarsu, un segnale c’è stato. I rincari dell’Ici sono adeguamenti inflattivi. Il bilancio difende i ceti deboli: le attività economiche possono svilupparsi se c’è coesione sociale, se le famiglie si sentono protette».
SORRIDONO i sindacati. «Abbiamo rotto il fronte di rigidità sulle tasse. Cofferati finora non aveva mai cambiato niente» dicono Alessandro Alberani della Cisl, Cesare Melloni della Cgil e Gianfranco Martelli della Uil. Sono contenti per essere «entrati nel merito della discussione, confrontandoci su dove verranno destinate le risorse» aggiunge Alberani. «E’ vero, in questi anni è cresciuta l’imposizione fiscale però i cittadini devono capire che le risorse serviranno per l’aumento dei servizi» dice Melloni, mentre Martelli ammette «che l’unico neo è non essere riusciti a limitare all’1.8% il ritocco Tarsu». Nell’accordo è prevista, per il futuro, un diversa applicazione dell’Irpef per «riequilibrarla a favore di pensionati e lavoratori dipendenti». Anche se «sarà necessaria una norma nazionale» precisa il sindaco. Nell’accordo c’è la conferma dell’assunzione di 25 vigili e della realizzazione di un albergo popolare in via del Pallone. Citati poi 350 prefabbricati olimpici che saranno installati alle Roveri come alloggi sociali, 50 appartamenti di autorecupero, 700 nuovi posti nido. Da segnalare che sono stati confermati gli aumenti dell’occupazione del suolo pubblico e dell’imposta comunale sulla pubblicità, quella che riguarda manifesti e cartelloni luminosi. Quest’ultimo aumento è stato formalizzato dalla giunta. E’ stato stabilito «di aumentare del 50% a decorrere da gennaio le tariffe e i diritti previsti per le superfici superiori al metro quadro e di confermare l’aumento del 20% per le superfici inferiori al metro quadrato».


9 febbraio 2008 - La Repubblica

LA PROTESTA
Sfila la rabbia di Doro Group

BOLOGNA - ha accolto con distacco la manifestazione degli handler dell´aeroporto Marconi, che ieri mattina hanno sfilato in centro bloccando il traffico. Nonostante le proteste dei molti cittadini paralizzati in auto, i manifestanti, circa una settantina di lavoratori in appoggio alla trentina lasciata senza lavoro da Doro Group, si sono fatti largo da piazza dei Martiri fin sotto il palazzo della Prefettura, per essere poi ricevuti dal capo di gabinetto Francesco Russo. Non paghi delle ennesime promesse, alcuni meditavano di passare la notte in aeroporto. Le Rdb del Marconi, intanto, criticano la presidente Sab Giuseppina Gualtieri. «Il piano industriale non si può portare avanti a prescindere dai lavoratori e discutendo solo coi sindacati "amici" seppur poco rappresentativi».

Firmato all´alba l´accordo sul bilancio tra Comune e sindacati. Albergo popolare in via del Pallone e "casette olimpiche" alle Roveri
Crescono Tarsu (3%) e pubblicità (30%)

Bologna - Accordo raggiunto tra Comune e sindacati sul Bilancio 2008 dopo una notte di trattative. Concordata la riduzione dell´aumento della tassa dei rifiuti, la Tarsu, dal 4 al 3%. Mentre la giunta approva l´aumento del 30% dell´imposta sulle affissioni superiori al metro quadro. Soddisfatti i confederali, mentre le Rdb, pur firmando l´accordo con Palazzo D´Accursio, annunciano una mobilitazione per sollecitare la stabilizzazione dei precari del pubblico impiego. L´assessore al Bilancio Paola Bottoni annuncia invece «importanti alienazioni» per trovare i 90 milioni di euro per la realizzazione del metrò. Punto di forza del bilancio il welfare, con l´impegno di Palazzo D´accursio all´apertura dell´Albergo Popolare in via del Pallone nel 2009 e il trasporto delle 152 casette olimpiche di Torino 2006 alle Roveri entro l´estate 2008.

L´intesa dopo una notte di trattativa. I fondi in più sui rifiuti destinati alla raccolta differenziata
La Tarsu aumenterà del 3% tassa sulle affissioni +30%
Bilancio: firmato l´accordo giunta-associazioni cgil-cisl-uil Finora il sindaco non aveva mai cambiato, superata la sua rigidità cofferati Per un appartamento di 80 metri si pagherà 6 euro in più anziché 8
di SILVIA BIGNAMI

Bologna - E´ servita una notte intera di trattative, ma alla fine il bilancio mette d´accordo tutti. Ieri mattina alle 6,45 sindacati confederali, Rdb e Comune hanno firmato il verbale di accordo che definisce gli impegni finanziari dell´amministrazione per il 2008. Novità principale la riduzione dell´aumento della Tarsu dal 4 al 3% e l´esclusione di una tassa di scopo per la realizzazione del metrò. «Per trovare i 90 milioni di euro necessari interverremo con importanti alienazioni» assicura ad Unindustria l´assessore al Bilancio Paola Bottoni.
Soddisfatti per il taglio dell´1% sull´aumento della Tarsu Cgil, Cisl e Uil: «Abbiamo rotto il fronte di rigidità sulle tasse. Finora Cofferati non aveva mai cambiato nulla». «In questo modo - ha confermato ieri il sindaco Cofferati illustrando l´accordo - chi abita in un appartamento di 80 metri quadri pagherà solo 6 euro in più, invece di 8». La riduzione di un punto percentuale dell´aumento della tassa dei rifiuti determinerà per il Comune una minore entrata di circa 600mila euro, che secondo l´assessore al Bilancio Paola Bottoni verrà «assorbita in altre voci della manovra». Probabilmente grazie alla statalizzazione dell´Istituto Aldini-Valeriani, che dal 1° settembre farà risparmiare al Comune 720mila euro per gli stipendi dei circa 60 insegnanti precari. L´1,2% dell´aumento della tassa dei rifiuti sarà inoltre reinvestito per il raggiungimento dell´obiettivo del 35% della raccolta differenziata e per la pulizia da parte di Hera di 100 chilometri di portici in più. Confermato il blocco delle tariffe per i servizi alla persona, e l´azzeramento dell´Ici prima casa per 125mila famiglie. Mentre resta l´aumento dal 6,7 al 7 per mille dell´Ici per le attività produttive. «Uno 0,3 che comunque corrisponde al recupero dell´inflazione» spiega la Bottoni. Approvato dalla giunta anche l´aumento del 30% della imposta sulle affissioni pubblicitarie superiori al metro quadrato. Sono invece rimandati al 2009 gli sgravi sull´addizionale Irpef per pensionati e dipendenti chiesti da Cgil, Cisl e Uil. «Serve una norma nazionale - ha spiegato Cofferati - e porteremo la proposta davanti all´Anci». «Un buon lavoro» secondo Sinistra Democratica, che voterà sì alla manovra. Soddisfatta la Cna. Unica voce fuori dal coro è Ascom, che parla di un bilancio «negativo, che penalizza le imprese e aumenta la pressione fiscale».


9 febbraio 2008 - La Nazione

Grosseto. «TUTTO BLINDATO, senza lasciare il minimo spazio di partecipazione»...

Grosseto - «TUTTO BLINDATO, senza lasciare il minimo spazio di partecipazione»: è la denuncia di tre sigle sindacali della sanità (Fials, Nursing Up e Rdb). Le organizzazioni rispondono ai confederali dopo anche l’elezione dei rappresentanti Rsu. «Cgil, Cisl e Uil — denunciano gli operatori della sanità — hanno deciso di adottare un muro contro muro, occupando a maggioranza tutte le cariche rappresentative, anche dovendo fronteggiare delle palesi divisioni interne, poi rientrate per vincolo di maggioranza». Per le organizzazioni sindacali autonome i confederali «oltre ad acquisire giustamente la carica di presidente, noi tutti avremmo appoggiato per il bene del funzionamento delle Rsu Massimo Coppola, della Cisl, si sono accaparrati anche la carica di vicepresidente (Andrea Pecorini, Cgil) e di unico membro della delegazione trattante Luca Franci (Uil). Hanno nominato solo infermieri escludendo il sindacato più rappresentativo e penalizzando le altre categorie». Gli autonomi si sentono dunque «rifiutati. Non ci permetteranno neanche di partecipare come uditori alle trattative con l’azienda». Tutto questo, chiudono gli infermieri «mentre anche nelle più alte sfere si discute per dare una carica politica alle opposizioni».

Careggi, cantieri caos.E arrivano i carabinieri
Calcinacci e rumore assordante all’ingressodella Radiologia durante i lavori per l’ascensore
di MANUELA PLASTINA

Firenze - CALCINACCI, polvere, pareti di cartongesso che rischiano di cadere. E poi rumore, tanto rumore. Un martello pneumatico assordante, che penetra ossessivamente nelle orecchie impedendo di sentire anche la persona che si ha accanto. La situazione ieri all’accettazione della radiologia di Careggi era impressionante, interrotta solo dall’arrivo dei carabinieri. Da lunedì scorso i cantieri sono entrati all’interno del pianterreno del pronto soccorso delle chirurgie. Gli operai hanno sfondato un muro di cemento armato per costruire un ascensore esterno e sono arrivati fin dentro le stanze dove i pazienti aspettano di essere chiamati. I lavori sono cominciati proprio a ridosso dei degenti. Gli operai hanno montato i pali dove mettere le pareti di cartongesso, hanno portato su e giù giganteschi pannelli sporcando dappertutto, lavorando con il martello pneumatico, creando inevitabilmente sporcizia e polvere ovunque. Sempre a due passi dai pazienti. All’accettazione, i dipendenti di Careggi hanno avuto difficoltà anche a sentire le richieste della gente. «Ci avevano detto che i lavori sarebbero stati effettuati nel weekend, senza persone — dice un addetto allo sportello —. Invece ci siamo trovati all’improvviso il cantiere dentro le nostre stanze, senza esser avvisati, senza sapere come tutelare la nostra salute e quella dei pazienti. Se mentre lo issavano fosse caduto un pannello in testa a qualcuno, cosa facevamo?». Un’altra addetta all’accettazione racconta di quante volte durante la giornata ha dovuto pulire il pavimento. «E ogni poco la gente si lamentava chiedendo come mai era tutto così sporco». SOLO poco dopo l’ora di pranzo è stato deciso di allontanare le persone, farle attendere nella sala adiacente. Qualcuno ha deciso di chiamare i carabinieri. Quando si è diffusa la voce che era stato contattato il 112, intorno alle 15 gli operai hanno iniziato a andare via: hanno fermato con un altro pannello di cartongesso anche l’ingresso alla zona del cantiere che occupa un terzo della sala di attesa e sono spariti. Allertato dai dipendenti, è arrivato il direttore del reparto e del dipartimento, il dottor Ilario Menchi, che ha chiesto a un ingegnere responsabile del cantiere il perché di tanta confusione. «Dovevate preavvisarci — si è lamentato —. Ci avevate promesso un cronoprogramma dei lavori per poterci organizzare, magari limitando l’afflusso di gente. Invece niente». Poco dopo è arrivata la pattuglia dei carabinieri che ha registrato la denuncia, ha raccolto le testimonianze dei lavoratori, dei pazienti, del direttore, dell’architetto responsabile dei progetti di Careggi. UNA DENUNCIA formale è arrivata anche via fax al reparto dei Nas firmata da Aurelio Minichiello, del sindacato Rdb. «Quanto sta avvenendo a radiologia è inconcepibile — lamenta —. Qui la gente sta male, ci sono tanti anziani che devono aspettare per lungo tempo in questa sala e li mettiamo a rischio con calcinacci, pareti pericolanti, polvere, sporco?». Minichiello promette che da oggi in poi i Nas saranno chiamati spesso a Careggi. «Perché i lavori non vengono effettuati a reparto chiuso? Non tollereremo più nessuna mancanza di rispetto nei confronti degli utenti dell’ospedale».


9 febbraio 2008 - Corriere di Bologna

Aeroporto Coinvolto anche un bancario per le false fatturazioni del gruppo
Doro, carabiniere indagato: un'auto per favorire le coop
Era addetto alla protezione del pentito-faccendiere Nuovi sviluppi dell'inchiesta. E intanto tornano in piazza gli ex dipendenti del consorzio Cofferati: «Anche con le Rdb è necessaria una trattativa»
di Alessandro Mantovani

Bologna - L'indagine del pm Antonello Gustapane comincia a chiarire come un pentito di mafia, già condannato anche per tre omicidi con distruzione dei cadaveri, abbia potuto operare per tre anni in qualità di amministratore di fatto del consorzio Doro Group che fino allo scorso agosto assicurava pulizie e facchinaggio all'aeroporto Marconi di Bologna. Benché Doro non avesse le autorizzazioni necessarie, i dipendenti delle cooperative consorziate avevano accesso alle piste e agli aeromobili, mentre il loro dirigente di fatto, condannato a suo tempo anche per droga, si muoveva con la scorta dei carabinieri e si presentava in giro come dipendente del ministero dell'Interno.
Uno di quei carabinieri, un maresciallo del Reparto operativo di Bologna, è stato iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di corruzione: avrebbe chiuso un occhio in cambio di regali. La Procura, che si avvale della Polizia dell'aria e del IIËš gruppo della Guardia di Finanza, l'ha individuato come intestatario di una Ford Focus acquistata da Doro Group. Era addetto alla protezione dell'ex mafioso tra il 2003 e il 2004, quando Doro ebbe l'appalto da Marconi Handling, controllata al 100 per cento da Sab, la società in parte pubblica che gestisce l'aeroporto.
Le auto in regalo erano quasi un marchio di fabbrica del consorzio, i cui dirigenti sono ora sotto inchiesta. Un'altra Focus, ma pagata solo per metà da Doro, era finita a Sante Cordeschi, l'amministratore delegato di Marconi Handling recentemente rimosso: è anche lui indagato per corruzione perché avrebbe preso anche denaro e avrebbe avuto libero accesso alle auto di lusso, Ferrari e Bmw, di proprietà del pentito. Un altro nuovo indagato è un funzionario della Banca di credito cooperativo di Cappelle sul Tavo, in provincia di Pescara. È indagato per concorso in associazione a delinquere e false fatturazioni perché avrebbe accettato fatture per decine di migliaia di euro e in cambio avrebbe avuto una «Bmw X3», acquistata a Modena da Doro Group. Il giro di false fatturazioni è uno dei segmenti che compongono l'inchiesta. I vertici di Doro avrebbero creato società che si emettevano fatture reciproche e in questo modo riuscivano ad ottenere più facilmente denaro dalle banche.
Nei giorni scorsi sono stati nuovamente sentiti dal Pm Gustapane gli ex vertici dell'aeroporto di Bologna. Alberto Clò, presidente di Sab e di Marconi Handling ai tempi dell'appalto a Doro (luglio 2004) ha scaricato ogni responsabilità su Cordeschi. Nessun altro si sarebbe reso conto che Doro e le coop consorziate non potevano operare in aeroporto. L'unico obiettivo era ridurre i costi ed è stato perseguito, con ogni evidenza, a scapito di altre esigenze. Doro costava il 40 per cento in meno rispetto alla precedente cooperativa.
E intanto i sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti sono tornati a far sentire la voce dei lavoratori. In 31 hanno perso il posto dopo l'uscita di Doro dall'aeroporto e tutti aspettano ancora il pagamento di stipendi arretrati. Ieri hanno manifestato in centro e sono stati ricevuti in Prefettura. Il sindaco Sergio Cofferati ha invitato i vertici dell'aeroporto a trattare anche con le Rappresentanze sindacali di base (Rdb) e non solo con i confederali, come ha già fatto il Comune.

Bilancio Accordo con i sindacati nella notte. Cisl: «Rotta la rigidità di Cofferati». Il sindaco: «È soltanto una modifica minima»
Rifiuti, sconto sulla tassa 2008. Di due euro
Un'industria incassa la promessa della Bottoni: «Alieneremo immobili per finanziare il metrò» Irpef ferma allo 0,7 per mille Ma non c'è nessuno sconto per pensionati e dipendenti Il primo cittadino: per farlo serve una norma nazionale
di Francesco Rosano

Bologna - Acqua, caffé, una pizza alla diavola: e sedici ore di trattativa notturna. Ma, alla sette di ieri mattina, l'accordo sul bilancio tra Comune e sindacati è arrivato. Contenti i sindacati, che incassano una piccola riduzione dell'aumento Tarsu deciso dal Comune, passato dal 4% al 3%: «Abbiamo rotto il fronte di rigidità sulle tasse di Cofferati ». Ma il sindaco corregge il tiro: «Abbiamo solo accolto una richiesta di tutte le associazioni economiche. La variazione alla Tarsu? Vale solo due euro ed è l'unica modifica al bilancio ». Unindustria, intanto, incassa dal Comune impegni concreti sul fronte metrò. Con la promessa, fatta dall'assessore Paola Bottoni, di alienazioni di immobili e siti per garantire le risorse necessarie a realizzarlo. La trattativa sulla manovra, aperta giovedì pomeriggio, si è dipanata per tutta la notte. E più le ore passavano, più si allungava la bozza di intesa proposta da Palazzo d'Accursio. Alle sette meno un quarto, dopo sedici ore, le pagine dell'accordo con Cgil-Cisl-Uil erano diventate undici (solo due, invece, quelle dell'accordo gemello tra Comune ed Rdb). Sull'Irpef non ci sono state svolte: resta infatti lo 0,7 per mille deciso lo scorso anno per l'addizionale comunale, assieme all'esenzione per redditi fino a dodicimila euro. E l'impegno a rivedere l'Irpef in futuro per aiutare i redditi da pensione e dipendenti: «Un auspicio — smorza però gli entusiasmi il sindaco — perché per agire in quel senso serve una norma nazionale». Resta ugualmente in campo l'aumento Ici (dal 6,7 al 7 per mille) su seconde case, negozi e fabbricati. E l'esenzione dall'imposta per chi affitta a canone concordato.
Il vero risultato incassato dai sindacati, invece, è una piccola inversione di rotta sull'aumento alla tassa sui rifiuti, che si fermerà al 3% (contro il 4% annunciato nei giorni scorsi dal Comune). Una decisione che porterà 600 mila euro in meno nelle casse del Comune, che con l'aumento del 3% della Tarsu riuscirà comunque a recuperare l'inflazione (1,8%) e potenziare raccolta differenziata e pulizia dei portici (100 chilometri in più). «Abbiamo rotto un fronte di rigidità sulla tasse, Cofferati finora non era mai stato disposto a rivedere una sua decisione», sorrideva ieri alla fine della conferenza stampa il segretario Cisl Alessandro Alberani, accompagnato dai colleghi Cesare Melloni (Cgil) e Gianfranco Martelli (Uil).
Entusiasmi in parte smontati dal primo cittadino. «L'unica differenza col bilancio presentato in giunta — sottolinea Cofferati — è che, accogliendo una richiesta arrivata da imprese e sindacati, le famiglie spenderanno due euro in meno di Tarsu all'anno». A tanto, infatti, corrisponde in soldoni il passaggio dal 4% al 3% dell'aumento sulla tassa dei rifiuti. L'accordo Comune-sindacati, inoltre, porterà alla realizzazione dell'albergo popolare, che troverà spazio in via Del Pallone nella struttura ora gestita da Agio, e allo sblocco dell'assunzione di venticinque vigili, per attuare l'intesa già siglata sulla sicurezza.
Le associazioni economiche non sono comunque del tutto soddisfatte. Al segretario di Cna, Loretta Ghelfi, non basta la revisione dell'aumento Tarsu: «Speravamo in un sostegno alla nascita di nuove giovani imprese attraverso l'esenzioni Ici nei primi tre anni, a Bologna le imprese negli ultimi tre anni sono diminuite proprio per il costo degli immobili». Mentre Unindustria chiede al Comune più sforzi per aiutare le aziende: «La manovra complessiva e l'effetto combinato di Ici, Tarsu e altri tributi — scrivono gli industriali — ha comunque la conseguenza di aumentare i canoni degli immobili produttivi e i costi delle aziende». Ma proprio durante l'incontro sulla manovra comunale, Unindustria ha ottenuto importanti rassicurazioni sulla metrotramvia dall'assessore al Bilancio Paola Bottoni: «L'assessore — scrivono gli industriali — ha annunciato che verranno fatte importanti alienazioni », per dotare la società di scopo nata per finanziare il metrò delle risorse necessarie «senza ricadere nei limiti del Patto di stabilità». In nessun caso, garantiscono comunque da Palazzo d'Accursio, le alienazioni riguarderanno Hera: si tratterà, invece, di uffici, immobili e siti comunali che verranno alienati anche in relazione all'apertura della nuova sede unica del Comune.


8 febbraio 2008 - Agi

PRECARI: RDB, RILEVANTE ACCORDO FIRMATO CON SINDACO BOLOGNA

(AGI) - Roma, 8 feb. - Un ‘rilevante accordo’ quello firmato oggi con il Sindaco di Bologna Sergio Cofferati sui precari ma anche su appalti, blocco delle tariffe e dell’Irpef. A darne notizia e’ lo stesso sindacato di base, Rdb-Cub con una nota in cui si precisa che per i lavoratori precari che "a causa della Finanziaria 2008 rischiavano di perdere il posto di lavoro", e’ stato definito "un piano di stabilizzazioni". E non c’e’ soltanto questo ma anche "l’avvio di costanti tavoli per il monitoraggio sugli appalti e le aziende partecipate del Comune di Bologna". Ed "un altro rilevante impegno e’ giunto - dice la nota - per l’aeroporto Marconi: il Sindaco richiedera’, nei prossimi giorni, la convocazione della Cub da parte di Sab per l’avvio di proficue relazioni sindacali a seguito dell’apertura della contrattazione integrativa nelle societa’ aeroportuali (Sab, Bas, Marconi H.) e della presentazione del piano industriale". Con l’accordo, e’ stato poi "siglato il blocco tanto delle tariffe sui servizi alla persona (nidi d’infanzia, refezione scolastica, servizi socio-assistenziali per anziani, minori e disabili), quanto del trasporto pubblico". Infine, "l’invarianza dell’aliquota dell’addizionale comunale dell’Irpef sul livello dello 0,7%, con conferma dell’esenzione - continua la nota - per i circa 100 mila contribuenti con un reddito annuo fino a 12 mila euro e la riduzione dell’Ici per le circa 125 mila famiglie che sono proprietarie dell’abitazione in cui vivono".


8 febbraio 2008 - Dire

COMUNE BOLOGNA. LAVORATORI PRECARI, ACCORDO CON AGITAZIONE
"PROBLEMA NON RISOLTO", IN 200 ALL'ASSEMBLEA CONVOCATA DALLE RDB

(DIRE) Bologna, 8 feb. - I lavoratori precari del Comune di Bologna incassano l'accordo firmato dalle Rdb-Cub, ma contemporaneamente si preparano alla mobilitazione. All'assemblea convocata oggi dalle Rappresentanze di base si sono ritrovati in 200, poche ore dopo la conclusione della trattativa sul bilancio di Palazzo D'Accursio. Per quanto riguarda il problema del precariato, le Rdb hanno portato a casa che questo "sia affrontato attraverso la proposta di emendamenti ed integrazioni del cosiddetto decreto 'mille proroghe', con la definizione di un piano di stabilizzazioni e con l'eventuale riconoscimento dello status di lavoratori stagionali per i lavoratori a tempo determinato dei servizi educativi e scolastici". Tutto si gioca sull'articolo 79 della legge finanziaria, che impedisce ai precari di lavorare per oltre tre mesi nella stessa amministrazione pubblica. In pratica: quelli assunti da gennaio in poi (cioe' dopo l'approvazione della finanziaria) vanno a casa a partire da marzo, gli altri possono arrivare a giugno. Visto che la legge prevede una deroga per gli stagionali, le Rdb propongono di inquadrare sotto questa formula i lavoratori a tempo determinato dei servizi educativi e scolastici (che di fatto non lavorano tutto l'anno). Inoltre il sindacato di base ha ottenuto dall'amministrazione comunale la stesura di un nuovo piano di stabilizzazione e l'impegno a tentare di intervenire sull'articolo 79. "Il Comune- spiega Massimo Betti delle Rdb- attraverso l'Anci regionale e alcuni parlamentari, ha presentato alcuni emendamenti" da inserire nel "mille proroghe", che dovrebbe essere affrontato dal Governo tra pochi giorni. Le Rdb, pero', non hanno affatto intenzione di tirare i remi in barca. "E' un accordo importante- commenta Betti- ma non voglio prendere in giro nessuno: non basta a risolvere il problema del precariato". Quindi, con la firma di stamattina "non si chiude la mobilitazione, anzi e' ora che bisogna aprirla". E l'assemblea dei lavoratori raccoglie l'indicazione: da un lato approva l'accordo raggiunto, dall'altro decide di avviare le procedure per proclamare lo stato di agitazione. Se l'articolo 79 non dovesse essere modificato, o se andasse disatteso l'accordo con il Comune sul bilancio, sara' sciopero. "Anche piu' di uno se sara' necessario", precisa Betti, che in caso il quadro dovesse peggiorare annuncia subito che la sua organizzazione e' pronta "a lasciarsi alle spalle le regole, sull'esempio di quanto gia' fatto in altri settori come il trasporto pubblico locale". Inoltre, l'assemblea dei lavoratori ha dato il proprio assenso alla convocazione di un presidio, giovedi' 14 febbraio, sotto la sede dell'Anci a Roma. I prossimi mesi quindi si annunciano caldi, e il sindacato di base raccoglie i contatti di tutti i presenti: "Probabilmente avremo bisogno di sentirci un giorno si' e uno no", chiosa Betti. Piu' in generale, Luigi Marinelli vede nell'accordo con il Comune un "risultato importante", visto che molte richieste del sindacato di base "sono state recepite". Marinelli e', invece, critico sull'intesa raggiunta con i confederali. "Non possiamo- dice- accettare l'incremento delle convenzioni con i nidi privati".

AEROPORTO BOLOGNA. COFFERATI A SAB: TRATTI ANCHE CON RDB
IL SINDACO SDOGANA I 'DURI' E VA IN PRESSING SU GUALTIERI

(DIRE) Bologna, 8 feb. - Sul caso Doro group erano stati durissimi, ed erano arrivati a chiedere un authority su tutte le societa' partecipate dal Comune di Bologna. Oggi il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, chiede ai vertici di Sab di accogliere alle trattative che riguardano l'aeroporto anche le Rappresentanze sindacali di base. Il sindacato ha firmato questa mattina per la prima volta un vero e proprio accordo di bilancio con l'amministrazione. E tra i punti concordati c'e' proprio il coinvolgimento nelle trattative sull'aeroporto, da cui finora il sindacato di base era stato escluso per non aver sottoscritto i contratti nazionali del settore. Gia' oggi il primo cittadino ha avanzato la richiesta a Sab. "Relazioni sindacali stabili sono utili per tutti". La decisione di avviare il confronto con le Rdb spetta naturalmente a Giuseppina Gualteri e a Sab, ma "l'ho chiesto e continuero' a sollecitare perche' cio' accada", spiega Cofferati.

COMUNE BOLOGNA. INTESA NOTTURNA CON SINDACATI, TARSU AL 3%
RIVISTO L'AUMENTO AL 4%; FIRMANO SIA CONFEDERALI CHE LE RDB

(DIRE) Bologna, 8 feb. - Intesa raggiunta tra il Comune di Bologna e Cgil, Cisl e Uil sul bilancio 2008 dell'amministrazione. La firma con Cgil, Cisl e Uil e' stata raggiunta questa mattina attorno alle sei dopo una nottata di trattativa, nel piu' puro stile sindacale. I contenuti dell'accordo saranno illustrati questa mattina dai sindacati confederali. Fumata bianca, in parallelo, anche tra palazzo D'Accursio e il sindacato di base Rdb. Nell'intesa con Rdb, illustrata in una nota stampa del sindacato, oltre alle detrazioni, viene citato l'aumento della Tarsu del 3% (non piu' del 4%, secondo la proposta iniziale dell'amministrazione) per incrementare, attraverso la tassa sui rifiuti, l'aumento della raccolta differenziata. Confermati invece il blocco delle tariffe sui servizi alla persona, le esenzioni Irpef introdotte lo scorso anno per i redditi sotto i 12 mila euro e quelle Ici per la prima casa stabilite dalla Finanziaria. L'amministrazione, a quanto riferisce Massimo Betti delle Rdb, si e' impegnata ad avviare un confronto sindacale sui lavoratori dell'aeroporto e sulla situazione delle altre societa' a partecipazione comunale. Quanto ai 500 lavoratori precari, secondo le Rappresentanze di base a rischio di licenziamento, Rdb e Comune hanno stabilito che il problema "sia affrontato attraverso la proposta di emendamenti ed integrazioni del cosiddetto decreto 'mille proroghe'- scrivono le Rdb- con la definizione di un piano di stabilizzazioni e con l'eventuale riconoscimento dello status di lavoratori stagionali per i lavoratori a tempo determinato dei servizi educativi e scolastici".

SANITA'. RDB: PERSONALE ASL RMB IN STATO DI AGITAZIONE

(DIRE) Roma, 8 feb. - Le rappresentanze di base Rdb-Cub hanno proclamato lo stato di agitazione di tutti i lavoratori della Asl RmB, per protestare contro "le politiche regionali che si stanno traducendo in una messa in liquidazione della sanita' pubblica". La mobilitazione iniziera' lunedi' prossimo, con la convocazione dell'assemblea generale di tutto il personale, presso l'ospedale Sandro Pertini, a cui seguira' venerdi' 15 un presidio di protesta sotto la direzione generale della Asl RmB. "La carenza di personale obbliga il personale a turni ed attivita' massacranti, che impediscono di svolgere il proprio lavoro con la necessaria soglia di attenzione e vigilanza- spiega Rdb- Le reinternalizzazioni annunciate sono diventate una chimera, e l'utilizzo di fittizi appalti per fornitura di beni e servizi, che nascondono vera e propria intermediazione di manodopera, continuano ad sussistere aggravando il quadro complessivo delle attivita'".

REGIONE. RDB-CUB: CHIEDIAMO CONFRONTO CON MARRAZZO E ICHINO

(DIRE) Roma, 8 feb. - Le Rdb-Cub invitano il presidente Marrazzo e il professore Pietro Ichino ad un confronto pubblico con i lavoratori della Regione Lazio e chiedono la pubblicazione integrale dello studio commissionato al gruppo dell'Universita' di Milano condotto da Ichino. "Piu' volte le Rdb-Cub della Regione Lazio, che ormai rappresentano una parte considerevole dei dipendenti regionali, hanno chiesto a Marrazzo un incontro per affrontare le numerose problematiche inerenti alla gestione e alla organizzazione del lavoro nell'Ente- spiega una nota del sindacato- Da questo confronto mai avviato sarebbero potuti emergere elementi di sicuro valore per intervenire, attraverso un processo partecipato, nel miglioraramento dei servizi e delle condizioni di lavoro". "Al di la' dei costi effettivi della ricerca condotta da Ichino, utilizzare denaro pubblico per commissionare uno studio sulla riorganizzazione della Regione Lazio a chi, come il professore Ichino, da tempo esprime opinioni denigratorie sulla Pubblica amministrazione e i suoi dipendenti appare una scelta quantomeno discutibile- sottolinea la nota delle Rdb-Cub L'indagine di Ichino, con il suo rigore scientifico, avrebbe dovuto inoltre considerare l'enorme peso sul bilancio della Regione dovuto ai profitti che le imprese ottengono attraverso l'uso di danaro pubblico per gestire servizi propri della Regione. Non vorremmo che, con la convalida dello studio di Ichino, vengano ancora una vota avvalorati gli interessi del privato a scapito del pubblico, mettendo la Regione a servizio dei grandi imprenditori con l'esclusione di tutti gli altri cittadini". "Di queste tematiche, del ruolo stesso della Pubblica amministrazione e dei diritti e della dignita' dei lavoratori che vi operano- conclude la nota- le Rdb-Cub sarebbero liete di discutere con il presidente Marrazzo e il professore Ichino".

ACT REGGIO. SCIOPERO BUS, CUB: ADESIONE AL 50%
'COMUNE E PROVINCIA DA MESI SI NEGANO'

(DIRE) Reggio Emilia, 8 feb. - Nuovo sciopero, oggi a Reggio Emilia, dei lavoratori dell'azienda di trasporto pubblico Act. La protesta, riportano gli organizzatori della Cub Rdb ha registrato un'adesione del 50%. I dipendenti, giunti al nono sciopero in quattordici mesi, chiedono un contratto aziendale unico che parifichi le condizioni salariali e contrattuali di tutti i lavoratori del gruppo. Riguardo all'iniziativa andata in onda oggi, la Cub polemizza con Act definendo "grave l'atteggiamento di Act settore ferroviario che in occasione dello sciopero, ha scientemente omesso di emanare l'ordine di servizio, con il preciso scopo di ostacolare i lavoratori intenzionati ad aderire allo sciopero". Molti "passeggeri- dice la Cub - si sono cosi' trovati senza trasporto e sono rimasti a piedi". Grave inoltre l'atteggiamento del Comune e della Provincia di Reggio Emilia, "che da mesi si negano agli incontri da noi richiesti per discutere dei problemi dei lavoratori e dei cittadini reggiani". Strali anche per l'azienda da cui la Cub "e' disponibile e aspetta di essere convocata".

COMUNE BOLOGNA. COFFERATI: MA LA TARSU CALA DI DUE EURO...
COFFERATI: CAMBIA SOLO QUESTO, ANCHE IMPRESE HANNO CAPITO MANOVRA

(DIRE) Bologna, 8 feb. - L'accordo firmato questa mattina tra Comune di Bologna e sindacati vale due euro a famiglia di minori aumenti Tarsu, complessivamente 600 mila euro l'anno che verranno interamente recuperati dall'amministrazione in altre voci di bilancio: resta fermo infatti l'obiettivo di portare al 35% la raccolta differenziata e di estendere la pulizia a 100 chilometri di portico. Lo spiega il sindaco Serio Cofferati, commentando l'intesa con Cgil, Cisl e Uil e anche con il sindacato di base Rdb: "La soluzione iniziale del 4% era l'equivalente per un appartamento di 80 metri quadri di 8 euro l'anno d'aumento, la soluzione finale e' di sei euro l'anno. Un contributo modestissimo quello che viene chiesto a famiglie e imprese". E' questa, sottolinea il primo cittadino, l'unica variazione apportata al bilancio che si avvia ora all'approvazione in Consiglio comunale. Resta fermo dunque l'aumento Ici dal 6,7 al 7 per mille su seconde case, capannoni e negozi (mentre sulle prime case c'e' lo sgravio deciso in Finanziaria). Le imprese "ci hanno chiesto un segno d'attenzione sulla Tarsu e questo c'e'. Nel confronto alla fine hanno avuto chiaro che non e' un aumento ma un adeguamento inflattivo", spiega il primo cittadino. "Dopo qualche reazione critica- aggiunge l'assessore al Bilancio Paola Bottoni- anche nell'incontro fatto l'altro giorno credo che sia stato compreso che e' un mero recupero inflattivo". Sono di la' da venire, invece, gli sgravi Irpef specificamente rivolti a lavoratori e pensionati. Per quelli "e' necessaria una norma nazionale", spiega Cofferati. I sindacati dovranno insomma andarli a conquistare col nuovo Governo, mentre il Comune premera' in sede Anci. Cofferati comunque esprime soddisfazione per un bilancio dall'"impronta sociale molto marcata" che ha saputo convincere anche le Rdb proprio alla vigilia di un voto che affronta per la prima volta ma con una maggioranza dimezzata. "E' la prima volta che si firma formalmente un accordo con loro. Siamo molto contenti per la soluzione a cui siamo arrivati e per la discussione proficua che ha portato l'intero arco sindacale a condividere le azioni dell'amministrazione". Ricordando i "vantaggi rilevanti" per i cittadini in virtu' del bilancio, il sindaco sottolinea in particolare il blocco delle tariffe comunali. "All'esterno- puntualizza- penso ad esempio ai servizi statali, hanno avuto andamenti diversi".

COMUNE BOLOGNA. NALDI (SD): BUON BILANCIO, VOTEREMO SI'
"L'ACCORDO COI SINDACATI DIMOSTRA CHE AVEVAMO RAGIONE NOI"

(DIRE) Bologna, 8 feb. - L'accordo coi sindacati (quello con le Rdb e' una novita' assoluta dell'era Cofferati) spiana ulteriormente la strada al sindaco di Bologna verso l'approvazione del bilancio 2008, l'unico atto potenzialmente in grado di fare deragliare il centrosinistra e mandare tutti alle urne in anticipo. Il leader della Sinistra democratica Gianguido Naldi, ago della bilancio decisivo per la maggioranza di palazzo D'Accursio, vede nell'accordo firmato questa mattina coi sindacati l'effetto dell'azione della Sinistra in consiglio. "A questo punto mi sembra un buon bilancio, se ci sono quelle cose li' non vedo come si possa non votarlo", dice Naldi. Formalmente i consiglieri della sinistra si rivedranno lunedi' con l'assessore al Bilancio Paola Bottoni, dopo un breve confronto tenuto oggi. Ma l'ok anche del sindacato di base Rdb rende piu' difficile che anche i piu' radicali dei "ribelli" si esprimano con voto contrario sulla manovra. Decisivo sara' comunque il testo finale del maxi-emendamento con gli impegni (e le scadenze) per gli impegni richiesti. Il documento pero' potrebbe assomigliare in parte a quello firmato da Cgil, Cisl e Uil. "Sono i punti del nostro accordo col sindaco- spiega infatti Naldi- Dimostra che abbiamo fatto bene a stare al merito, che molte difficolta' politiche se si sta al merito si possono superare".

COMUNE BOLOGNA. MAZZANTI: OK TARSU, COL DIALOGO SI MIGLIORA

(DIRE) Bologna, 8 feb. - Il ritocco al ribasso dell'aumento Tarsu dal 4% al 3% e' il "risultato tangibile di uno sforzo condiviso". Anche i bindiani di palazzo D'Accursio chiosano positivamente l'accordo raggiunto dall'amministrazione Cofferati con Cgil, Cisl e Uil da un lato e Rdb dall'altro. Giovanni Mazzanti, ex capogruppo della Margherita al Comune di Bologna, giudica infatti "positivo che si sia raggiunto un accordo". "Il senso di responsabilita' e il confronto- aggiunge- si confermano strumenti efficaci per migliorare la qualita' amministrativa". A conferma di questa regola "e' positivo anche il risultato di ridurre di un punto la Tarsu" rispetto alla proposta originaria del Comune.

COMUNE BOLOGNA. NALDI (SD): TUTTA LA SINISTRA VOTI BILANCIO
APPELLO UNITARIO A VERDI,PRC E PDCI ALLA LUCE 'NOVITA' NAZIONALI'

(DIRE) Bologna, 9 feb. - Prima dice si' al bilancio della Giunta Cofferati e poi chiama il resto della Sinistra Arcobaleno a fare lo stesso. Insomma, il leader di Sinistra democratica Gianguido Naldi, forte della firma posta in calce al documento finanziario dai sindacati confederali e Rdb, sprona il resto della "Cosa Rossa". Anche in vista della competition elettorale di aprile. "Alla vigilia delle giornate decisive per la definizione del bilancio del Comune di Bologna- scrive Naldi in una nota- lancio un appello ai Verdi, a Rifondazione e al Pdci a tenere conto delle novita' intervenute sia sul piano locale che nazionale". Gli accordi sottoscritti dalla Giunta con Cgil, Cisl, Uil e RdB sul bilancio "hanno al loro interno molti dei punti contenuti nell'accordo conquistato dalla Sinistra in Consiglio". E al tempo stesso "ci danno piu' forza per tradurlo in scelte di bilancio condivisibili e sostenibili unitariamente". D'altra parte l'avvio della campagna elettorale nazionale "con la novita' costituita dalla Lista e dal progetto politico unitario della Sinistra Arcobaleno richiede un livello piu' alto di coesione e di mobilitazione unitaria". E da Bologna "si puo' dimostrare che la Sinistra quando e' unita ottiene risultati utili per la citta' e per le sue parti piu' deboli".


8 febbraio 2008 - Adnkronos

BOLOGNA: COFFERATI, AEROPORTO REGOLI CONFRONTO SINDACALE
'UTILE NORMARE RELAZIONI CON RDB E CONFEDERALI'

Bologna, 8 feb. - (Adnkronos) - "Mi impegno, e in realta' l'ho gia' fatto, ma se servira' tornero' a farlo, a chiedere alla direzione dell'aeroporto che con le Rdb, ma credo cio' sia necessario anche per i sindacati confederali, siano fissate delle regole di confronto su tutte le materie che riguardano il lavoro" a questo livello di contrattazione tra azienda e rappresentanze sociali. Il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, riferisce cosi' oggi ai cronisti il suo impegno sancito in uno dei punti dell'accordo sul bilancio del Comune siglato con le Rdb Cub, che da mesi chiedono di aprire un dialogo con i vertici dell'aeroporto 'Marconi', per discutere le difficolta' dei lavoratori dello scalo emiliano. "Avere relazioni sindacali regolate e stabili - ricorda, infatti, l'ex leader della Cgil - e' utile e importante per qualsiasi azienda e continuero' a sollecitare l'aeroporto perche' cio' accada".

BOLOGNA: AUMENTO TARSU SI RIDUCE DA +4% A 3%
COFFERATI, POSTIVO ACCORDO CON CGIL CILS UIL E RDB

Bologna, 8 feb. - (Adnkronos) - L'aumento della Tarsu per il 2008, non sarà più del 4%, come previsto nella prima bozza del bilancio del Comune di Bologna, bensì del 3%. È questa la novità, frutto del confronto tra Palazzo D'Accursio e le rappresentanze sindacali, che ha condotto, oggi, alla firma di un accordo tra il sindaco Sergio Cofferati, Cgil, Cisl e Uil, e per la prima volta anche con le Rdb Cub (con le quali lo scorso anno era stato sottoscritto solo un verbale di riunione). La riduzione dell'incremento della tassa sulla spazzatura, vale per il Comune 600 mila euro cifra di cui, assicura Cofferati, «ci faremo carico noi, riorganizzando le altre voci del bilancio». Quanto al reale aumento di spesa per le famiglie, il sindaco ci tiene a precisare che «si tratta di un aumento di 6 euro all'anno per un appartemento di 80 metri quadrati, pari a 50 centesimi al mese per famiglia, quindi si chiede un contributo modestissimo». Non solo, tale aumento, rimarca il primo cittadino «è finalizzato all'incremento del servizio di pulizia dei portici per ulteriori 100 km e al potenziamento, fino al 5% in più, della raccolta differenziata». I due accordi siglati oggi, continua il sindaco, sono l'esito «di un confronto positivo che ha di fatto confermato l'impianto del bilancio deciso dalla giunta» e che, sottolinea «è in grado sia di aiutare le attività economiche, in un quadro non facile come quello attuale, sia di difendere le famiglie e le fasce più deboli». Incassato, dunque, il 'si« delle forse sociali, Cofferati si dice »contento« anche perchè, prosegue, »il bilancio ha un'impronta sociale molto marcata, equa e condivisa ora anche dai sindacati«. Un quadro di »coesione sociale« che, secondo il primo cittadino, »renderà più semplice e più efficace l'applicazione delle misure previste dalla manovra«. Tra gli impegni che compaiono nell'accordo stipulato con i confederali, infine, anche il punto che riguarda la futura modulazione dell'Irpef per i dipendenti e i pensionati. »Una linea programmatica - specifica Cofferati - che noi, attraverso l'Anci, e in sindacati per la loro parte, siamo intenzionati a portare avanti, chiedendo che la legge nazionale introduca un elemento di flessibilità dell'addizionale«.


8 febbraio 2008 - Omniroma

SANITÀ. RDB-CUB:«PROCLAMATA AGITAZIONE LAVORATORI ASL RMB»

(OMNIROMA) Roma, 08 feb - «Le RdB-Cub, insieme con le altre organizzazioni sindacali della Asl Rm/B, hanno proclamato lo stato di agitazione di tutte le lavoratrici e i lavoratori della Asl Rm/B». Lo comunica RdB-Cub in una nota. «Le RdB-Cub - prosegue la nota - si mobilitano contro le politiche regionali che si stanno traducendo in una messa in liquidazione della Sanità Pubblica. La carenza di personale obbliga il personale a turni ed attività massacranti, che impediscono di svolgere il proprio lavoro con la necessaria soglia di attenzione e vigilanza. Le reinternalizzazioni annunciate sono diventate una chimera, e l'utilizzo di fittizi appalti per fornitura di beni e servizi, che nascondono vera e propria intermediazione di manodopera, continuano ad sussistere aggravando il quadro complessivo delle attività. A tutto questo si aggiungono salari vergognosi, con contratti scaduti da oltre due anni per i dipendenti pubblici, e da fame per i lavoratori esternalizzati. La mobilitazione inizia con la convocazione dell'assemblea generale di tutto il personale, indetta per lunedì 11 febbraio dalle ore 7.30 alle 10.30 presso l'ospedale Sandro Pertini, a cui seguirà venerdì 15 un presidio di protesta, dalle ore 9.00 alle 13.00, sotto la Direzione Generale della Asl Rm/B in via F. Meda, con assemblea del personale dalle ore 10.00 alle 12.00».


8 febbraio 2008 - Ansa

COMUNI: BOLOGNA; SINDACATI APPROVANO IL BILANCIO

(ANSA) - BOLOGNA, 8 FEB - I sindacati hanno approvato la proposta di bilancio 2008 del Comune di Bologna presentata dalla Giunta guidata da Sergio Cofferati. L'amministrazione comunale ha infatti sottoscritto due accordi diversi, uno con i sindacati confederali, l'altro con Rdb-Cub, dove sostanzialmente si approva la linea proposta dal comune. È stato ratificato l'aumento dell'Ici sulle seconde case al 7%, mentre è stato concordato un aumento più contenuto della Tarsu. Mentre la proosta iniziale del comune prevedeva un aumento del 4%, dopo l'accordo si è deciso di ridurlo al 3%. «Si tratta - ha spiegato Cofferati - di un aumento che per una famiglia che abita in un appartamento di 80 metri quadrati sarà di 6 euro. La riduzione di un punto rispetto alla prima ipotesi per il comune determinerà una minore entrata di 600 milioni. L'aumento della Tarsu sarà finalizzato alla pulizia di una parte maggiore dei portici e all'aumento, auspichiamo del 5%, della raccolta differenziata». Il bilancio del comune di Bologna viene, tradizionalmente, sottoposto all'approvazione dei sindacati. La firma di un accordo con Rdb-Cub rappresenta una novità: l'anno scorso i sindacati di base firmarono solo un verbale di incontro.

SEA: SCIOPERO SINDACATI BASE 29 FEBBRAIO A LINATE E MALPENSA

(ANSA) - MILANO, 8 FEB - La Flai Trasporti, lo Slai Cobas e la Cub Trasporti hanno indetto uno sciopero dei lavoratori della Sea il prossimo 29 febbraio. Lo si legge in una nota dei sindacati autonomi e di base. Lo sciopero di quattro ore, dalle 12 alle 16, riguarderà sia gli scali di Linate che Malpensa. Tra le motivazioni, si legge nel comunicato, il fatto che la Sea e il Comune di Milano, principale azionista della società che gestisce gli scali milanesi, «continuano a glissare la richiesta sindacale di rinnovare gli impegni sulle garanzie occupazionali». In particolare si imputa alla Sea di «inserire negli aeroporti il lavoro precario» e di produrre la «terziarizzazione di importanti settori» attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali con criteri «strutturali» e non congiunturali.

TRASPORTI: CUB-COBAS;SCIOPERO PERSONALE SEA IN SCALI IL 29/2

(ANSA) - MILANO, 8 FEB - La Cub-Trasporti, lo Slai Cobas e la Flaica Trasporti hanno proclamato uno sciopero del personale Sea, società che gestisce gli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa, dalle 12 alle 16 del 29 febbraio. Lo hanno reso noto i sindacati sottolineando che i lavoratori di terra si asterranno dal lavoro «perchè la Sea e il Comune di Milano continuano a glissare la richiesta di impegno sulle garanzie occupazionali». I sindacati denunciano che Sea «continua a richiedere prioritariamente gli ammortizzatori sociali e al tempo stesso terziarizza importanti settori per far fuoriuscire i lavoratori stabili ed inserire i precari». Le organizzazioni chiedono quindi «l'immediata assunzione a tempo indeterminato di chi ha un contratto a termine o atipico, cioè circa 600 lavoratori che rischiano di rimanere a casa senza nemmeno cassa integrazione o sussidio di disoccupazione».

TRASPORTI: HINTERLAND MILANO, SCIOPERO NET 4 ORE IL 15/2

(ANSA) - MILANO, 8 FEB - Uno sciopero di 4 ore, dalle 18 alle 22, è stato proclamato per venerdì 15 febbraio alla società di trasporti Net (Nord est trasporti), che fa capo ad Atm, dai sindacati Fildiai-Cildi, Sama Faisa Confail e e Al Cobas-Cub Trasporti. Lo rende noto, in un comunicato, la stessa Azienda trasporti milanese. Il servizio di trasporto pubblico gestito da Net, che gestisce alcune linee in 49 comuni nell'area fra Trezzo, Cologno, Vimercate, Gessate e Cernusco, sarà garantito dall'inizio della giornata sino alle ore 18 e dalle ore 22 fino alla fine dell'orario (per informazioni si può consultare il numero Verde 800.905.150 o il sito internet www.nordesttrasporti.it). Nel rendere nota l'astensione dal lavoro Atm sottolinea che il «5 e il 6 febbraio i dipendenti della Net sono stati chiamati ad esprimere il parere sull'accordo del 18 gennaio che definisce i nuovi turni e istituisce la contrattazione aziendale: ha partecipato alla consultazione il 65 per cento dei dipendenti e i 'si» all'accordo sono stati il 71 per cento mentre i contrari il 27 per cento«.


8 febbraio 2008 - La Nuova Venezia

Ieri mattina i dipendenti della sede di Marghera sono scesi in strada
Agenzia delle entrate, lavoratori in corteo
Il contratto è scaduto da due anni e mezzo, gli incentivi congelati Cartelli e striscioni davanti alla sede di via De Marchi
di Michele Bugliari

MARGHERA - Torna in strada la protesta dei lavoratori della sede di via De Marchi dell’Agenzia delle entrate. Ieri dalle 12 alle 13.30, 200 dei 300 impiegati degli uffici dietro la Romea con striscioni, bandiere e fischietti hanno inscenato una manifestazione, indetta dal settore del pubblico impiego di Cgil, Cisl, Uil e Rdb, dando vita a un vivace corteo intorno al complesso edilizio del Ministero delle Finanze. L’iniziativa è avvenuta in contemporanea con altre analoghe in tutta Italia, tra cui una a Venezia in campo S. Angelo.
L’oggetto della protesta è il mancato rinnovo del contratto di lavoro, scaduto due anni e due mesi fa.
«Dal punto di vista salariale», ha detto Renato Lombardi di Cgil-Agenzia delle entrate, «il rinnovo del contratto prevede l’amento di 116 euro al mese per lavoratore, per il biennio 2006-2007. Il problema è che nulla è ancora stato fatto e che dobbiamo ancora aprire le trattative con il governo per il contratto nazionale per il biennio 2008-2009».
Nonostante la crisi politica, l’esecutivo ha stanziato i soldi per chiudere l’accordo per il contratto nazionale scaduto da 26 mesi ma i lavoratori non si fidano e non finiranno di protestare sino a che non vedranno nero su bianco. «Vogliamo fare una provocazione», affermano i sindacalisti, «chiedendo quanto varrebbe un’ipotetica giornata di "chiusura delle entrate" da parte dei lavoratori delle finanze? Ricordiamo che la lotta all’evasione e il gettito spontaneo dell’autotassazione nel biennio 2006-2007 hanno fruttato un surplus di entrate, il cosiddetto tesoretto di circa 20 miliardi di euro. Ovviamente né i sindacati né i lavoratori si sognerebbero di attuare una "chiusura delle entrate" anche di un solo giorno perché chiaramente si perderebbero alcuni milioni di euro, ma questo è un dato su cui vogliamo che si faccia un’accurata riflessione».
I lavoratori si aspettano dal rinnovo del contratto, oltre all’aumento di 116 euro lordi, anche l’inserimento in busta paga di una somma relativa a indennità di amministrazione, valida ai fini pensionistici.
Inoltre, i sindacati chiedono l’abolizione della tassa sulla salute e sulle malattie. Il tributo, secondo i lavoratori, prevede una decurtazione dello stipendio per ogni giorno di malattia del lavoratore di durata inferiore a 15 giorni. In pratica un’influenza di 5 giorni costerebbe a un impiegato dai 70 agli 80 euro. Ed è contro questa normativa che ieri in tutta Italia - a Venezia a S. Angelo e a Marghera - i lavoratori dell’Agenzia delle entrate sono scesi in strada.


8 febbraio 2008 - Il Tirreno

In piazza i lavoratori delle agenzie fiscali

PISTOIA - Si è svolta ieri mattina la protesta dei lavoratori delle Agenzie delle entrate e del territorio degli uffici di Pistoia e di Pescia, organizzata dai sindacati confederali di categoria, da Salfi e rappresentanze di base. Dopo aver svolto una assemblea, i lavoratori hanno formato un corteo e dal Globo si sono diretti fino a piazza del Duomo, dove una delegazione è stata ricevuta dal prefetto (nella foto).
Il personale del comparto Agenzie fiscali è senza contratto nazionale ormai da 25 mesi e le trattative sono ancora ferme. Per di più si profilano novità come un giro di vite in materia di diritti dei lavoratori (leggi licenziamento dopo una condanna penale in primo grado), i dipendenti del settore hanno dichiarato lo stato di agitazione.


8 febbraio 2008 - Il Resto del Carlino

BILANCIO 2008
Accordo all'alba fra il Comune e i sindacati
L'intesa fra le parti è stata raggiunta alle 6 del mattino dopo una nottata di trattative. Fumata bianca anche per la Tarsu: l'aumento per la tassa dei rifiuti sarà del 3%. Confermato il blocco delle tariffe sui servizi alle persone

Bologna - Intesa raggiunta tra il Comune di Bologna e Cgil, Cisl e Uil sul bilancio 2008 dell'amministrazione. La firma con Cgil, Cisl e Uil e' stata raggiunta questa mattina attorno alle sei dopo una nottata di trattativa, nel piu' puro stile sindacale. I contenuti dell'accordo saranno illustrati questa mattina dai sindacati confederali. Fumata bianca, in parallelo, anche tra palazzo D'Accursio e il sindacato di base Rdb. Nell'intesa con Rdb, illustrata in una nota stampa del sindacato, oltre alle detrazioni, viene citato l'aumento della Tarsu del 3% (non piu' del 4%, secondo la proposta iniziale dell'amministrazione) per incrementare, attraverso la tassa sui rifiuti, l'aumento della raccolta differenziata. Confermati invece il blocco delle tariffe sui servizi alla persona, le esenzioni Irpef introdotte lo scorso anno per i redditi sotto i 12 mila euro e quelle Ici per la prima casa stabilite dalla Finanziaria. L'amministrazione, a quanto riferisce Massimo Betti delle Rdb, si e' impegnata ad avviare un confronto sindacale sui lavoratori dell'aeroporto e sulla situazione delle altre societa' a partecipazione comunale. Quanto ai 500 lavoratori precari, secondo le Rappresentanze di base a rischio di licenziamento, Rdb e Comune hanno stabilito che il problema "sia affrontato attraverso la proposta di emendamenti ed integrazioni del cosiddetto decreto 'mille proroghe'- scrivono le Rdb- con la definizione di un piano di stabilizzazioni e con l'eventuale riconoscimento dello status di lavoratori stagionali per i lavoratori a tempo determinato dei servizi educativi e scolastici".

Ancona. UN CENTINAIO di lavoratori di Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio e Dogane hanno manifestato ieri...

Ancona - UN CENTINAIO di lavoratori di Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio e Dogane hanno manifestato ieri per un’ora davanti agli uffici di via Palestro per protestare contro il mancato rinnovo del contratto che attendono da 26 mesi. Dopo il sit-in, promosso da Cgil, Cisl, Uil funzione pubblica e Rdb-Cub, una delegazione dei lavoratori si è recata dai tre direttori regionali per chiedere di sensibilizzare i vertici degli enti e l’Aran sul caso.
«L’assurdità della vicenda» e «la necessità di provvedere al più presto al rinnovo del contratto, sia per la parte economica sia per quella normativa» è stata ribadita durante la manifestazione da Tiziano Bosi (Uil fp), Fabio Lodolini (Cisl fp), Sandro Giannini (Cgil fp) e Crescenzo Papale (Rdb Cub). «I rinnovi contrattuali — recitava un cartello esposto dai manifestanti — sono finiti a Napoli nell’immondizia e spenditi in Germania per lo smaltimento».
I sindacalisti hanno sottolineato come proprio il lavoro dei dipendenti del fisco abbia permesso di recuperare il cosiddetto «tesoretto» che va a vantaggio dei cittadini.


8 febbraio 2008 - Il Piccolo

Protesta davanti alla Prefettura: «Da 26 mesi senza contratto»
Agenzia delle Entrate: presidio

Trieste - Oltre 200 lavoratori delle Agenzie fiscali aderenti a RdB-Cub hanno effettuato ieri mattina un presidio-assemblea davanti alla Prefettura in concomitanza con la trattativa nazionale sul rinnovo del Contratto di lavoro. «Nonostante gli ottimi risultati conseguiti nel recupero dell'evasione fiscale in cui si dimostra determinante il contributo dei lavoratori - si legge in una nota - il comparto Agenzie è da 26 mesi senza contratto». Pesanti disagi si stanno intanto registrando a Trieste a seguito della chiusura degli uffici delle Entrate, del Territorio e delle Dogane soprattutto a Fernetti dove ieri si sono formate lunghe code. Una delegazione di lavoratori è stata ricevuta dal prefetto Giovanni Balsamo.


8 febbraio 2008 - La Nazione

IN STRADA I DIPENDENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE E LE SIGLE DI BASE
Morti sul lavoro e fisco senza contratto, sfila il malcontento

Firenze - DOPPIO CORTEO nel centro città. Il primo è stato, ieri mattina, quello dei dipendenti delle agenzie fiscali, da 26 mesi senza contratto, che sono sfilati lungo via Cavour a sostegno del presidio nazionale di fronte alle sede dell’Aran a Roma. Al corteo, organizzato da Rdb-Cub, hanno partecipato circa 500 lavoratori.
L’altro ieri un altro corteo ha tagliato il centro passando davanti alla prefettura e alla sede del Consiglio regionale. L’iniziativa è stata organizzata da Rdb, Rsu, Cobas e Slai-Cobas per ricordare i morti sul lavoro alla Thyssen Krupp a due mesi dalla tragedia.

Pistoia. UN CENTINAIO di impiegati degli uffici delle Entrate di Pistoia e Pescia ha manifestato ieri...

Pistoia - UN CENTINAIO di impiegati degli uffici delle Entrate di Pistoia e Pescia ha manifestato ieri per il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da 25 mesi. «Il Governo ha sbandierato i risultati raggiunti nella lotta all’evasione – spiegano Cgil-Cisl-Uil, Rdb e il sindacato autonomo Salfi a nome dei circa 200 dipendenti della provincia – senza dare il giusto riconoscimento economico ai lavoratori che li hanno resi possibili». «Nonostante gli incrementi di produttività – dice Barbara Lococo delle Rsu – sembra non ci sia la volontà di riconoscere i nostri diritti». «Basterebbe ascoltare l’utenza – affermano anche le delegate sindacali Ida Parinelli e Chiara Vestri – per capire che in questi anni, anche grazie al nostro sforzo, il servizio è decisamente migliorato».
«CON UNO STIPENDIO medio di mille e 200 euro mensili – aggiunge Vito Tommaso — è diventato impossibile arrivare alla fine del mese, ma questa amministrazione matrigna rifiuta ogni serio dialogo». Fra i motivi del malcontento anche il passaggio degli uffici catastali ai Comuni. «In questi anni – spiega Giuliana Corsi delle Rsu – abbiamo sviluppato competenze che gli enti locali potrebbero non essere in grado di gestire. Auspichiamo che almeno i dipendenti delle Agenzie del territorio non siano obbligati a trasferimenti». Dopo la manifestazione, una delegazione ha incontrato il prefetto di Pistoia. «I sindacati nazionali sono convocati a Roma per la ripresa della trattativa – ricordano —. Se il Governo non dovesse accettare le nostre richieste, daremo il via ad una serie di assemblee settimanali di mezzora, attueremo il blocco degli straordinari e ci atterremo ad una rigida applicazione delle mansioni che comporterà l’allungamento dei tempi del servizio».(s.t.)


8 febbraio 2008 - Il Mattino di Padova

Un nuovo lavoro per 94 magazzinieri
Accordo raggiunto per gli operai della coop di facchinaggio della Tnt

di Cristina Salvato

LIMENA - Alla fine ce l’hanno fatta e hanno raggiunto un accordo equo e soddisfacente. I lavoratori, che dalla scorsa settimana non lavorano più per la cooperativa di facchinaggio all’interno della Tnt di Limena, hanno festeggiato ieri, dopo 10 giorni di barricate, di incontri, di protesta pacifica anche se decisa, di contrattazione serrata con il vecchio consorzio di lavoro, quello nuovo e la mediazione della Prefettura. Ieri all’assemblea dei lavoratori, quando i rappresentanti di Adl Cobas hanno comunicato a tutti gli accordi raggiunti è scoppiato un applauso liberatore. I cento magazzinieri che si occupavano del facchinaggio della Tnt limenese otterranno tutti un’altra occupazione. «Le condizioni raggiunte sono soddisfacenti e costituiranno sicuramente un precedente - commenta Gianni Boetto dell’Adl Cobas - Per la prima volta è intervenuta la Provincia, a garantire un risarcimento ai lavoratori senza lavoro e una maggiorazione a quelli che lavoreranno fuori città. Siamo specialmente soddisfatti perché le condizioni contrattuali resteranno quelle ottenute con la lotta ed inoltre saranno tutti reimpiegati con contratti a tempo indeterminato». Dopo 10 giorni senza occupazione, i lavoratori hanno pertanto visti garantiti i propri diritti: si erano organizzati, appoggiati dai Cobas, con un presidio diventato permanente di fronte ai cancelli della Tnt di Limena. Hanno ricevuto la solidarietà di Rifondazione e dei Verdi, hanno incontrato l’amministrazione limenese e non hanno mollato, bloccando l’attività della Tnt a Limena e Treviso, rallentando quella a Vicenza e Verona. Grande soddisfazione la esprime anche la Cgil. «La vertenza Tnt si è chiusa positivamente grazie alla mediazione del Prefetto e al positivo intervento dell’assessore provinciale alle politiche del lavoro Roberto Tosetto - dichiara il sindacato per voce del suo segretario provinciale, Salvatore Livorno - Riteniamo che la salvaguardia dei diritti di questi lavoratori sia particolarmente significativa: si tratta in gran parte di lavoratori migranti, che vedono così riconosciuto il diritto all’occupazione e pure la salvaguardia per i permessi di lavoro».


8 febbraio 2008 - Il Gazzettino

RINNOVO CONTRATTO
Agenzie fiscali: lavoratori in agitazione per i ritardi

Rovigo - I lavoratori delle Agenzie delle Entrate di Rovigo, Adria e Badia Polesine; della Dogana e dell'Agenzia del Territorio, intervenuti numerosi (un centinaio circa), nel corso di un'assemblea sindacale tenuta nella sala "G. Sichirollo" dell' Archivio promossa Cgil, Cisl, Uil, Salfi, Rdb Cub hanno esaminato, con i rappresentanti provinciali e regionali la situazione che li vede in attesa del rinnovo del contratto nazionale di lavoro da ormai 25 mesi.
A sostegno della vertenza sono state decise alcune iniziative di mobilitazione: assemblee quotidiane di 15 minuti in orario di apertura al pubblico con distribuzione di materiale informativo sulla vertenza; astensione dall'uso del mezzo proprio e richiesta di anticipo delle spese "vive" da sostenere per l'attività esterna; messaggi informativi sullo stato di agitazione da leggere agli utenti in occasione di richiesta di informazioni telefoniche; sospensione dell'uso dei videoterminali per 15 minuti ogni due ore.
«Ci scusiamo con l'utenza per i disagi, ma riteniamo che il giusto diritto ad avere il rinnovo del contratto di lavoro (generalmente guadagniamo poco più di 1.000 al mese), deve trovare la comprensione e la partecipazione anche della cittadinanza».

Accordo raggiunto alla Tnt: 60 lavoratori assunti dalla coop "Corso"

Limena - (m.a.) Raggiunto nella tarda serata di ieri (come comunica la Filt Cgil) un accordo con TNT di Limena, tramite l'intervento della Prefettura e dell'assessore provinciale al Lavoro, Roberto Tosetto, per gli ex dipendenti Fastcoop. La cooperativa di Limena del consorzio Gesconet che lavorava per la TNT, ha cessato inaspettatamente l'attività per cambio di appalto licenziando di fatto i suoi dipendenti. L'accordo sottoscritto con tutte le parti in causa prevede l'iscrizione alle liste di mobilità per tutti e 94 i soci lavoratori. Quindi per sessanta di loro l'assunzione nella cooperativa "Corso", che subentra alla Fastcoop. I restanti 34 in parte verranno distribuiti nei comuni della cintura urbana, mentre una piccola parte verrà distribuita tra Venezia, Treviso e Vicenza. Per i lavoratori che non accetteranno le proposte di lavoro sarà offerta una somma netta di 4 mila euro. Inoltre per compensare il periodo di mancato lavoro e il disagio subito, la Fastcoop pagherà a ogni lavoratore un importo di 850 euro netti, che saranno incrementati in base ai familiari a carico.
L'accordo è stato firmato anche dall'associazione difesa dei lavoratori. "Siamo riusciti a fermare il tentativo di essere esclusi dalla TNT - ha dichiarato Gianni Boetto di Adl - e questo è stato un importante risultato, che ci ha permesso di raggiungere un accordo per trovare una giusta e dignitosa soluzione a questi 94 lavoratori. Adesso il nostro compito sarà quello di vigilare, per vedere se realmente l'accordo verrà messo in pratica. Alla fine - ha terminato Boetto - con la determinazione siamo riusciti ad aprire un dialogo con la TNT, che si è dimostrata anche collaborativa. Abbiamo ottenuto un grosso successo per dei lavoratori di una cooperativa. Penso sia uno dei pochi casi in Italia, anche perchè la Fastcoop si è resa disponibile a pagare gli assegni familiari".


8 febbraio 2008 - Varese news

Assicurati i servizi di emergenza. Organici, stabilizzazione dei precari e formazione i motivi della protesta
Vigili del fuoco in agitazione

Varese - «Rispondiamo al telefono del numero 115, ma non alle chiamate sulle linee non urgenti: siamo in agitazione». Nessun problema per il soccorso e per gli interventi, ma in questi giorni tra i vigili del fuoco di Varese si respira aria di protesta, tanto da diminuire all’osso le attività in un settore, quello del soccorso, indispensabile e regolamentato in maniera da assicurare i servizi ai cittadini. "Considerata la gravissima ed oramai annosa situazione venutasi a creare – si legge in una nota del sindacato a firma C.G.I.L.F.P CISL-SINALCO UILPA. VV.F RdB\CUB CONFSAL - a causa di organici operativi ed amministrativi ampiamente insufficienti, che si ripercuote in primo luogo sulla qualità del soccorso tecnico urgente alla popolazione contribuente e secondariamente sulla sicurezza degli operatori addetti al soccorso stesso.Vista la mancata stabilizzazione dei precari ed il reintegro solo parziale del personale pensionato». A fronte di questa situazione «vista la insostenibile carenza di fondi stanziati, necessari ad assicurare soprattutto l’alimentazione e la manutenzione degli automezzi di soccorso nonché la formazione del personale al quale si chiedono prestazioni sempre più specializzate, e dato che la dirigenza provinciale continua a dimostrarsi totalmente sorda alle esigenze del personale e nei confronti dell’azione sindacale delle organizzazioni maggiormente rappresentative e’ dichiarato presso il Comando provinciale VV.F. di Varese lo stato di agitazione di tutto il personale». Dalla caserma di Varese fanno sapere che ulteriori motivazioni della protesta verranno rese note successivamente in una conferenza stampa.


8 febbraio 2008 - Il Normanno

ATM, ADESSO AL VIA FORME DI PROTESTA...ALTERNATIVE

Messina - Assemblea dei lavoratori in azienda. I sindacati interni alla Municipalizzata propongono forme di protesta alternative: acquistare generi alimentari dai supermercati pagando solo al momento della corresponsione degli stipendi. Questa matina, in azienda, i lavoratori si sono riuniti in assemblea per discutere del futuro della loro mobilitazione. Dai sindacati interni alla Municipalizzata emerge la volontà di esprimere la protesta attraverso forme alternative. "Non vogliamo più bloccare la città. Da lunedì prossimo - afferma Filippo Sutera della Cub Trasporti - non escludiamo la possibilità di dar vita ad iniziative diverse. Tra queste, ad esempio, quella di recarsi nei supermercati per acquistare generi alimentari di primo consumo, utili al fabbisogno minimo dei lavoratori e della loro famiglia". "Alla cassa - continua Sutera - i lavoratori si presenteranno con una fotocopia del documento di identità e un richiesta nella quale i lavoratori si impegnano a pagare una volta che l'Azienda pagherà loro gli stipendi". Questa ed altre le proposte di lavoratori e sindacati. I toni a questo punto iniziano a scaldarsi sul serio. Il commissario Sinatra era stato avvisato che non sarebbe bastato liquidare la dirigenza dell'Atm a risolvere il problema. E nè i sindacati nè i lavoratori paiono disposti ad attendere oltre.


8 febbraio 2008 - Il Padova

Logistica. I 94 dipendenti conserveranno contratto e stipendio
Accordo fra le Coop di Tnt tutti i lavoratori reintegrati

Limena - L'incubo è finito: i 94 lavoratori della Fastcoop licenziati a fine gennaio saranno reintegrati da una cooperativa subentrante nel servizio di subappalto per Tnt. Ieri pomeriggio il prefetto Paolo Padoin, l'assessore provinciale al Lavoro Roberto Tosetto, insieme alle due cooperative e a Tnt, hanno siglato l'accordo che prevede il rientro di 60 persone in part-time al cantiere di Limena entro il 17 marzo. Altri 34 potranno scegliere se restare a Padova o spostarsi in altre città. Tutti manterranno il contratto con i diritti conquistati e lo stipendio, nonchè un'indennità per i giorni in cui non hanno lavorato. «È un accordo senza precedenti in Italia, votato all'unanimità dai lavoratori» sottolinea Stefano Pieretti di Adl-Cobas, che sottolinea l'impegno del prefetto per appoggiare la causa.(SIL.FA.)


8 febbraio 2008 - Il Messaggero

Ancona. Oltre un centinaio di lavoratori di Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio e Dogane hanno manifestato...

Ancona - Oltre un centinaio di lavoratori di Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio e Dogane hanno manifestato ieri per un'ora davanti agli uffici di via Palestro per protestare contro il mancato rinnovo del contratto che attendono da 26 mesi. Dopo il sit-in, promosso da Cgil, Cisl, Uil funzione pubblica e Rdb-Cub, una delegazione dei lavoratori si è recata dai tre direttori regionali per chiedere di sensibilizzare i vertici degli enti e l'Aran sul caso. «L'assurdità della vicenda» e «la necessità di provvedere al più presto al rinnovo del contratto, sia per la parte economica sia per quella normativa» è stata ribadita durante la manifestazione da Tiziano Bosi (Uil fp), Fabio Lodolini (Cisl fp), Sandro Giannini (Cgil fp) e Crescenzo Papale (Rdb Cub).


8 febbraio 2008 - Corriere Adriatico

Sciopero dei lavoratori delle agenzie del fisco
Sit in per il contratto

ANCONA - Oltre un centinaio di lavoratori di Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio e Dogane hanno manifestato ieri mattina per un’ora davanti agli uffici di via Palestro ad Ancona per protestare contro il mancato rinnovo del contratto che attendono da ventisei mesi. Dopo il sit-in, promosso dalla triade sindacale composta da Cgil, Cisl, Uil funzione pubblica ma anche dai sindacati di base Rdb-Cub, una delegazione dei lavoratori si è recata dai tre direttori regionali per chiedere di sensibilizzare i vertici degli enti e l’Aran sul caso. "L'assurdità della vicenda" e "la necessità di provvedere al più presto al rinnovo del contratto, sia per la parte economica sia per quella normativa" è stata ribadita durante la manifestazione da Tiziano Bosi (Uil fp), Fabio Lodolini (Cisl fp), Sandro Giannini (Cgil fp) e Crescenzo Papale (Rdb Cub). "I rinnovi contrattuali - recitava un cartello esposto dai manifestanti - sono finiti a Napoli nell’immondizia e spediti in Germania per lo smaltimento". I sindacalisti hanno sottolineato come proprio il lavoro dei dipendenti del fisco abbia permesso di recuperare il cosiddetto "tesoretto" che va a vantaggio dei cittadini e come "paradossalmente" proprio loro debbano essere penalizzati col mancato rinnovo contrattuale.


8 febbraio 2008 - Romacittà

Colli Albani, rinviato lo sfratto dell'ultraottantenne

Roma - Attivisti della Rete precaria metropolitana e del sindacato Asia-RdB hanno aiutato l'inquilino di 86 anni sotto sfratto a rimanere nell'appartamento di via Giuseppe De Leva 39, a Colli Albani, dove abita da quarant'anni. Giovanni Battista Zito ha rischiato di finire per strada, e così ieri il consigliere Fabio Nobile e il presidente del Municipio IX Susi Fantino si sono attivati per chiedere al prefetto Mosca di fermare l'esecuzione dello sfratto. Concesso un rinvio al 14 febbraio.


8 febbraio 2008 - Varese news

Assicurati i servizi di emergenza. Organici, stabilizzazione dei precari e formazione i motivi della protesta
Vigili del fuoco in agitazione

Varese - «Rispondiamo al telefono del numero 115, ma non alle chiamate sulle linee non urgenti: siamo in agitazione». Nessun problema per il soccorso e per gli interventi, ma in questi giorni tra i vigili del fuoco di Varese si respira aria di protesta, tanto da diminuire all’osso le attività in un settore, quello del soccorso, indispensabile e regolamentato in maniera da assicurare i servizi ai cittadini. "Considerata la gravissima ed oramai annosa situazione venutasi a creare – si legge in una nota del sindacato a firma C.G.I.L.F.P CISL-SINALCO UIL-PA.VV.F RdB\CUB CONFSAL - a causa di organici operativi ed amministrativi ampiamente insufficienti, che si ripercuote in primo luogo sulla qualità del soccorso tecnico urgente alla popolazione contribuente e secondariamente sulla sicurezza degli operatori addetti al soccorso stesso.Vista la mancata stabilizzazione dei precari ed il reintegro solo parziale del personale pensionato».
A fronte di questa situazione «vista la insostenibile carenza di fondi stanziati, necessari ad assicurare soprattutto l’alimentazione e la manutenzione degli automezzi di soccorso nonché la formazione del personale al quale si chiedono prestazioni sempre più specializzate, e dato che la dirigenza provinciale continua a dimostrarsi totalmente sorda alle esigenze del personale e nei confronti dell’azione sindacale delle organizzazioni maggiormente rappresentative e’ dichiarato presso il Comando provinciale VV.F. di Varese lo stato di agitazione di tutto il personale».
Dalla caserma di Varese fanno sapere che ulteriori motivazioni della protesta verranno rese note successivamente in una conferenza stampa


8 febbraio 2008 - Tuttoggi

GIORNALISTI SPOLETINI LICENZIATI IN TRONCO: OGGI LA PRIMA UDIENZA
Ma la proprietà e l'editore non si presentano. Il secondo caso in due mesi

Spoleto - E' terminata poco fa a Perugia la prima udienza della causa di lavoro che riguarda alcuni giornalisti spoletini licenziati in tronco la scorsa estate da un quotidiano on line del comprensorio. In pratica la pressochè totale redazione fu esautorata senza che alla stessa fosse data una minima spiegazione da parte del direttore editoriale nè tanto meno della proprietà. Che si erano invece spesi in mille modi nel garantire il rispetto di ogni diritto, quando il quotidiano fu lanciato un paio di mesi prima nel corso di una pomposa conferenza stampa. Una vicenda che registrò l’indignazione di tutti i sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil, gli autonomi della RdB e i vertici politici dei maggiori partiti, a cominciare da Ds e An. Ne seguì anche una denuncia alla guardia di finanza (che sul caso ha aperto una inchiesta seguita dalla procura della repubblica di Spoleto) e la relativa causa di lavoro, affidata all’avvocato Roberto Coricelli. Sì perchè la redazione lavorava senza uno straccio di contratto di lavoro e annessi contributi previdenziali e assicurativi.Questa mattina, si diceva, il primo appuntamento presso l’Ufficio Provinciale del lavoro di Perugia dove, per legge, è obbligatorio tentare di trovare una conciliazione fra le parti. Che nella fattispecie è stata impossibile da trovare vista l’assenza della controparte. La vicenda quindi passa ora al Tribunale di Spoleto. Ma quello di oggi non è che l’ultimo episodio del genere. Due mesi fa un altro quotidiano on line spoletino si è ritrovato dinannzi alla Commissione Provinciale. Questa volta la legale rappresentante si è presentata, respingendo però ogni addebito. Anche in questo caso sarà l’ufficio del Giudice del lavoro di Spoleto a decidere le ragioni dell’una o dell’altra parte. Presso il cui ufficio, se non bastasse, sono pendenti, a quanto è dato sapere, un paio di vertenze di altrettanti giornalisti nei confronti di un conosciutissimo giornale della carta stampata umbra. Insomma, pare proprio che il mestiere di giornalista a Spoleto è un’impresa più unica che rara. Mentre aumenta a vista d’occhio i nuovi imprenditori editoriali. Capaci di chiedere persino contributi pubblici, loro che non pagano contributi e salari. Povera informazione. Povera categoria. Basta dare uno sguardo alle città vicine, dove si possono contare qualche decina di giornalisti professionisti, per capire come su questo fronte Spoleto è riuscita a costruire davvero ben poco. E fra i pochi, molti sono dovuti emigrare fuori regione.


8 febbraio 2008 - La Repubblica

Vertice sul bilancio con le categorie economiche fino a tardi. "Caleranno le multe, nessuna tassa per il metrò"
Bottoni: "La Tarsu non è un tabù"
Ma l´assessore non convince l´Ascom. Cna più disponibile
di SILVIA BIGNAMI

Bologna - Nessun aumento sulla Tarsu, se non entro il tasso di inflazione. Questa la proposta con cui il Comune è entrato ieri sera nella fase finale della trattativa con sindacati confederali e Rdb. Una riunione cominciata alle 16 e proseguita fino a tarda serata. Ma l´apertura non convince tutti, a partire dalle categorie economiche. Con Ascom che parla di un bilancio «più di ombre che di luci» e che mostra «poca attenzione per le imprese e poca voglia di investire».
Lo spiraglio più importante aperto dall´assessore al Bilancio Paola Bottoni è quello sulla tassa dei rifiuti, la Tarsu. «Il rialzo al 4% non è un tabù inviolabile» spiega l´assessore, ma «a due condizioni»: che il ritocco al ribasso non intacchi «i due obiettivi necessari e importanti per l´amministrazione», cioè quello di portare la raccolta differenziata al 35% e l´estensione dei chilometri di portico puliti da Hera. Più difficile è invece che il Comune possa intervenire, come chiedono i sindacati, sulla no tax area per l´Irpef (oggi ne beneficiano 102 mila contribuenti, uno su tre, con un reddito entro i 12 mila euro) per far sì che sia articolata per fasce.
Confermato invece il rialzo dell´Ici per le attività produttive su negozi e laboratori. Un rincaro che, secondo l´assessore, «si aggirerà, per strutture di medie dimensioni, sui 25-30 euro all´anno». Restano invece congelate le tariffe dei servizi: nidi, refezione scolastica, centri diurni, assistenza domiciliare. Calerà invece la percentuale di introiti da multe, «che il prossimo anno sarà ancora più accentuata». Mentre non ci sarà nessuna tassa di scopo per il metrò.
Ma la proposta dell´amministrazione, nonostante le aperture sulla Tarsu, non convince tutte le associazioni di categoria, che la Bottoni ha incontrato nel pomeriggio. Cna incassa rassicurazioni sul fatto che le proprie proposte verranno, quanto meno, prese in considerazione. I costruttori edili di Unindustria chiedono certezze sulla quota di competenza del Comune per il finanziamento della metropolitana. Mentre particolarmente critica è Ascom, che parla di «più ombre che luci». «Quello del Comune - osserva il direttore generale, Giancarlo Tonelli - è un bilancio nel quale verso il mondo delle imprese si nota poca attenzione e ancora meno voglia di investire». A fronte dell´aumento dell´Ici per negozi e attività commerciali, della Tarsu e della tassa sulla pubblicità «non si trovano segnali di investimento né a favore delle imprese del commercio, né a favore di quelle del turismo». Il segretario provinciale di Cna, Loretta Ghelfi, invece, lascia il summit raccogliendo l´apertura dell´assessore a valutare le proposte avanzate ieri dall´associazione, a cominciare dalla richiesta di esenzione dall´Ici delle giovani imprese con meno di tre anni di vita. Cna ha posto anche il tema della Tarsu. «Un aumento del 4% - osserva il segretario degli artigiani "rossi" - è eccessivo, anche perché già lo scorso anno c´era stato un aumento pari al tasso dell´inflazione. In questo modo non si promuovono comportamenti verso la raccolta differenziata». Per recuperare i 90 milioni di euro necessari per la realizzazione del metrò il Comune propone tre strade: il ricorso all´indebitamento, la cessione di partecipazioni azionarie, la discussione con la Regione perché partecipi al finanziamento dell´opera. «L´importante - ribadisce il direttore del Collegio edile Carmine Preziosi - è che il Comune assicuri al consiglio, ai cittadini e alle associazioni di categoria che la propria quota per fare il bando entro il 2008 sarà coperta».


8 febbraio 2008 - Varese news

Malpensa - Cgil, Cisl e Uil hanno comunicato che si fermeranno il prossimo 19 febbraio; Flai Trasporti e Servizi, Slai Cobas e Cub Trasporti il 29 febbraio
Due scioperi generali in vista

Pioggia di scioperi in vista a Malpensa. Da una parte Cgil, Cisl e Uil hanno comunicato che i lavoratori di tutte le categorie a livello regionale si fermeranno il prossimo 19 febbraio per quattro ore dalle 10 alle 14: obiettivo, rimettere al centro della questione il lavoro delle migliaia di persone che rischiano il posto. Dall’altra, Flai Trasporti e Servizi, Slai Cobas e Cub Trasporti che, ancora una volta discostandosi dalla linea dei sindacati confederali, hanno indetto uno sciopero generale sia a Linate che a Malpensa per il prossimo 29 febbraio, dalle 12 alle 16. Le tre sigle contestano una serie di mancanze alla società di gestione aeroportuale: «Lo sciopero è indetto visto che sia Sea che il Comune di Milano, in quanto maggior azionista, continuano a glissare la richiesta sindacale di rinnovare gli impegni sulle garanzie occupazionali – si legge in una lunga nota firmata Flai Trasporti e Servizi, Slai Cobas e Cub Trasporti -; vista la volontà della Sea di richiedere prioritariamente gli ammortizzatori sociali, come soluzione di tutti i mali, e al tempo stesso di continuare con le terziarizzazioni di importanti settori; visto che si richiede l’utilizzo degli ammortizzatori sociali non con criteri congiunturali, ma piuttosto con criteri strutturali per far fuoriuscire il lavoro stabile ed inserire negli aeroporti il lavoro precario; visto che Sea non vuole arrivare ad un accordo per il superamento dei contratti a termine, atipici ed interinali, con l’assunzione di questi lavoratori a tempo indeterminato; viste le politiche della SEA di progressivi ridimensionamenti dell’Handling con la perdita di contratti di importanti Compagnie Aeree e di una sostanziale mancanza di prospettive che fa pensare soltanto ad una SEA immobiliare orientata a sfruttare il monopolio aeroportuale a favore di pochi e a danno di molti; viste le politiche della Sea in merito agli appalti dei settori Sicurezza di Linate e Malpensa, alla promozione di continui appalti nei settori dell’assistenza passeggeri, del trasporto equipaggi e passeggeri alla ditta Air Pullman a cui è stato concesso anche il servizio navetta dal Terminal uno al 2 e viceversa; vista l’impossibilità di conoscere l’entità degli appalti in altri settori della Sea (tecnici, informatici, manutentivi, amministrativi) per mancanza di informazione da parte dell’Azienda alle Rsu; visto la mancata informazione e consultazione, su tutti i problemi, alle Rsu da parte di Sea».


7 febbraio 2008 - Ansa

CONTRATTI: PRESIDIO LAVORATORI AGENZIE FISCO ANCONA

(ANSA) - ANCONA, 7 FEB - Oltre un centinaio di lavoratori di Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio e Dogane hanno manifestato stamani per un'ora davanti agli uffici di via Palestro ad Ancona per protestare contro il mancato rinnovo del contratto che attendono da 26 mesi. Dopo il sit-in, promosso da Cgil, Cisl, Uil funzione pubblica e Rdb-Cub, una delegazione dei lavoratori si è recata dai tre direttori regionali per chiedere di sensibilizzare i vertici degli enti e l'Aran sul caso. «L'assurdità della vicenda» e «la necessità di provvedere al più presto al rinnovo del contratto, sia per la parte economica sia per quella normativa» è stata ribadita durante la manifestazione da Tiziano Bosi (Uil fp), Fabio Lodolini (Cisl fp), Sandro Giannini (Cgil fp) e Crescenzo Papale (Rdb Cub). «I rinnovi contrattuali - recitava un cartello esposto dai manifestanti - sono finiti a Napoli nell'immondizia e spenditi in Germania per lo smaltimento». I sindacalisti hanno sottolineato come proprio il lavoro dei dipendenti del fisco abbia permesso di recuperare il cosiddetto «tesoretto» che va a vantaggio dei cittadini e come «paradossalmente» proprio loro debbano essere penalizzati col mancato rinnovo contrattuale.


7 febbraio 2008 - Omniroma

COLLI ALBANI, ASIA-RDB: SFRATTO 86ENNE RINVIATO DI UNA SETTIMANA

(OMNIROMA) Roma, 07 feb - «Questa mattina, decine di attivisti della Rete precaria metropolitana e del sindacato Asia-RdB si sono mobilitati per difendere il diritto di un inquilino a rimanere nell'appartamento di via Giuseppe De Leva 39, dove abita da oltre quarant'anni. Il signor Giovanni Battista Zito, un uomo di 86 anni, ha rischiato di finire per strada in assenza di qualunque tutela di tipo legislativo perché i proprietari, eredi del costruttore Corina, non sono disponibili a rinnovargli il contratto di affitto a meno di 1.500 euro al mese». Lo comunica, in una nota, l'Asia Rdb-Cub. «Ad attendere l'ufficiale giudiziario, insieme agli attivisti - prosegue la nota - c'erano anche il consigliere Fabio Nobile e il presidente del Municipio IX Susi Fantino, che si sono attivati per chiedere al Prefetto Mosca di fermare l'esecuzione dello sfratto. Di fronte all'indisponibilità del commissariato di polizia a concedere la forza pubblica, l'ufficiale giudiziario e l'avvocato dei proprietari, con a seguito un medico e il fabbro, hanno provato comunque a forzare il blocco degli attivisti, alcuni dei quali si erano nel frattempo barricati dentro l'appartamento insieme al signor Zito. Fallito il tentativo di passare, hanno chiesto l'intervento delle forze dell'ordine nei confronti degli attivisti. Dopo alcuni momenti di tensione, l'ufficiale giudiziario si è allontanato concedendo un rinvio al 14 febbraio. La breve proroga mira evidentemente ad anticipare l'eventuale decreto antisfratto in discussione la prossima settimana nel »mille proroghe« governativo e dimostra, se ce ne fosse bisogno, l'accanimento delle proprietà (piccole e grandi) anche contro le cosiddette categorie protette. A seguito delle nostre mobilitazioni il Prefetto ha deciso di incontrarci lunedì 11 febbraio. In quest'incontro rappresenteremo la drammaticità della situazione e chiederemo un provvedimento d'urgenza. Così come l'abbiamo chiesto ai capigruppo della maggioranza capitolina incontrati quest'oggi. Dalla prossima settimana presidieremo in forma permanente la Camera dei Deputati per chiedere l'immediata approvazione di un blocco generalizzato degli sfratti e domani, venerdì 8 febbraio, manifesteremo in Campidoglio dalle 15».


7 febbraio 2008 - Corriere della Sera

Casa L'emergenza continua
Sfratti e proteste aspettando un'altra proroga

Roma - Mentre il consiglio dei ministri affida al «milleproroghe» il disegno di legge sull'emergenza abitativa (potrebbe entrare in vigore a giorni con la nuova proroga) movimenti e comunità denunciano un'impennata di sfratti, eseguiti con l'aiuto delle forze dell'ordine. È intervenuta la polizia, ieri mattina in via Agostino Bertani dove un'inquilino ottantatreenne, con un figlio semi-invalido, ha beneficiato in extremis dell'intervento dei servizi sociali municipali (ha ancora un mese di tempo prima di sgomberare).
E ancora: tre poliziotti hanno assistito l'ufficiale giudiziario, venerdì scorso a Cinecittà. Dove è stata sfrattata la signora Maria Concetta Sisinni, una donna di 75 anni, vedova, che con mille euro di pensione mensile è rimasta, ovviamente, senza alternativa. Suo figlio, all'oscuro, «picchettava» un civico di via di Donna Olimpia dal mattino presto. Fatalità.
Il destino non c'entra invece, con l'impossibilità di trovare alternative all'inquilino di via Bertoni.
«Tutti i tentativi sperimentati finora sono andati a vuoto: nessun proprietario ha voluto stipulare un contratto a un ottantenne con un figlio che ha una disabilità» è la sconcertante esperienza dei volontari di Sant'Egidio, che hanno seguito la vicenda. Un mercato impermeabile alle regole (oltre che all'etica) denunciavano ancora due giorni fa, durante una protesta, i consiglieri Fabio Nobile del Pdci, Adriana Spera di Rifondazione e Nando Simeone di sinistra critica. La delgazione dei manifestanti, tra cui movimenti e rappresentanze di base, è ancora in attesa di essere ricevuta dal prefetto Carlo Mosca. Intanto martedì pomeriggio, le famiglie delle palazzine di via dei Colli Portuense (sulla via dello sfratto) hanno occupato l'aula del consiglio municipale (Sedicesimo) e ottenuto l'impegno della proprietà (un fondo pensionistico bancario) ad avviare un dialogo. Ma a questo punto si prega intensamente per il «milleproroghe» e relativo congelamento degli sfrattifino al 31 ottobre. Giusto per allontanare la pistola dalla tempia.(Il.Sa.)


7 febbraio 2008 - Emilianet

Venerdì sciopero dei trasporti
I servizi di trasporto urbano, extraurbano e ferroviario di Reggio e provincia potranno subire disagi

REGGIO EMILIA - Nuovo sciopero dei trasporti domani, venerdì 8 febbraio, a Reggio. La Direzione di ACT ha infatti annunciato nei giorni scorsi uno stop di 2 ore proclamato dall’Organizzazione sindacale CUB TRASPORTI di Reggio Emilia.
I servizi di trasporto urbano, extraurbano e ferroviario di Reggio Emilia e provincia potranno pertanto subire disagi nelle fasce orarie interessate.
Lo sciopero si svolgerà con le seguenti modalità: il personale viaggiante addetto al trasporto ferroviario passeggeri di ACT e il personale viaggiante addetto al trasporto passeggeri di AE Autolinee dell’Emilia Spa, TIL Trasporti Integrati Logistica, Aziende del Consorzio Orfeo si asterrà dal lavoro dalle 9.00 alle 11.00.
Il personale addetto agli impianti fissi (uffici ed officina) di AE, ACT, TIL e Dinazzano Po sospenderà le attività per le ultime due ore del turno. Rripercussioni potranno aversi anche sulle corse immediatamente precedenti o successive.


7 febbraio 2008 - Il Messaggero

Roma. Il buco è stato certificato: 80 milioni di euro...
di VALENTINA ERRANTE

Roma - Il buco è stato certificato: 80 milioni di euro. E così, mentre la procura di Roma sta accertando come sia stato gestito il patrimonio dell'Associazione nazionale Combattenti e Reduci-Istituto di Vigilanza Urbe, i dipendenti hanno aderito in massa al presidio organizzato dal Savip, Sdl, Rdb e Cisal. Una protesta andata in scena ieri mattina, davanti alla sede del più antico istituto di vigilanza, in via Rina Monti sulla Prenestina.
Da tempo i lavoratori tentano di richiamare l'attenzione sulle vicende che hanno portato al commissariamento dell'Istituto, nato come ente morale, con obbligo di redistribuzione degli utili in attività socio-assistenziali, e finito insolvente. Gli esposti sulla cattiva gestione dell’ente, che ha messo a rischio mille posti di lavoro, sono all’esame della Corte dei Conti, della procura e dei ministeri. Secondo la relazione di Lucio Francario, commissario straordinario nominato dal Tribunale fallimentare, il buco certificato è «di oltre 80 milioni di euro». Nella relazione al Tribunale si punta il dito su «comportamenti negligenti o dolosi perpetrati a livello dirigenziale». E così le indagini, che il pm Paolo D’Ovidio ha delegato la Guardia di Finanza, puntano sulla "svendita" di alcuni immobili a Trastevere e sul presunto svuotamento delle casse dell’associazione. E adesso potrebbero profilarsi le ipotesi di bancarotta fraudolenta o appropriazione indebita. All’esame della procura, anche l’ipotizzata cessione in blocco della società a un’azienda di vigilanza privata. Il pm tiene conto anche della particolare natura sociale dell’istituto, un ente morale, che ha finora incassato contributi dal ministero della Difesa e della Presidenza del consiglio dei ministri e finanziamenti Ue per corsi di formazione.
L’inspiegabile crisi sarebbe cominciata dopo il 2005. Poi la vendita degli immobili, la perdita degli appalti, fino all’amministrazione controllata. E il deficit da 30 milioni è arrivato a 80.
«I lavoratori - spiega Vincenzo Del Vicario segretario del sindacato Savip - chiedono l’analisi dei bilanci degli ultimi anni, per chiarire che fine abbiano fatto i fondi ricavati dalla vendita di società e immobili di grande valore. Ma anche di verificare se i dirigenti abbiano compiuto scelte negligenti a svantaggio dell'Urbe, mentre, in palese conflitto d'interesse, ricoprivano cariche sociali in altre società interessate all'acquisto dell'istituto». Ma non solo. Secondo il sindacalista «L'Urbe di fatto è stato privatizzato sebbene, come accertato dai tribunali, la natura sociale dell’ente non consentisse la vendita.
I manifestanti, ieri, hanno anche denunciano l’illegittima applicazione della legge Prodi. «Perché l'ente morale - sostengono - non rientra tra le categorie interessate da quella misura». Poi il passaggio dei dipendenti a una nuova azienda. «La direzione - dicono - ha proposto ai lavoratori di confluire nella Federazione Provinciale dell'Ancr, appena creata, che proporrebbe ai lavoratori dei contratti peggiori di quelli attuali. I dipendenti dell'istituto hanno lo stipendio congelato, percepiscono solo acconti. Nel frattempo però la nuova società, creata dai vertici dell'Ancr, sta assumendo 150 nuovi dipendenti. Questa è la Parmalat della vigilanza italiana».


7 febbraio 2008 - Il Mattino di Padova

Traffico: mattinata di disagi alla Stanga
La protesta del personale delle agenzie fiscali in lotta per il contratto

STANGA - In mattinata il sindacato di base Rdbi, con tanto di megafono e bandiere e alla guida di Celestino Giacon, è sceso a fianco dei dipendenti pubblici delle agenzie fiscali (circa 600) il cui contratto nazionale è paralizzato da ben 25 mesi, bloccando il traffico alla Stanga per sensibilizzare la gente e rendere note le fasi dello scontro. Sono stati distribuiti in tal senso agli automobilisti alcuni volantini unitari esplicativi al grido «in lotta per un contratto decente».
C’è stata una breve interruzione del traffico ma non si sono registrati incidenti. La decisione di uscire allo scoperto è stata presa al termine dell’assemblea generale degli uffici finanziari di Padova, indetta in via Turazza da tutte le organizzazioni sindacali. E proprio in tale contesto c’è stata la proposta fatta da RdB, ossia di andare a volantinare alla Stanga. Oggi intanto i dipendenti di tutti gli uffici finanziari anticiperanno di mezz’ora la chiusura dei front-office degli uffici, mentre sono in corso le trattative a Roma tra Governo e sindacati. L’agitazione permanente dei dipendenti è promossa alle organizzazioni sindacali Cgil-Fpl, Fp-Cisl, Uilpa, Rsu e Rdb interne.

Il Consorzio Corso assumerà 60 lavoratori
«Stop al turno di notte, la sede TNT di Limena declassata a semplice filiale»
di CRISTINA SALVATO

LIMENA - Continuano gli incontri in prefettura per risolvere la vertenza dei lavoratori del magazzino di TNT di Limena. Da lunedì sono stati avviati dei tavoli di trattativa, che vedono seduti a discutere TNT, sindacati, lavoratori, il consorzio uscente Gesconet e quello entrante Corso.
Proprio quest’ultimo si è fatto garante per il reintegro di sessanta lavoratori della Fast Coop, che da dieci giorni non hanno più un posto di lavoro.
Altri trentaquattro dovrebbero trovare occupazione da parte di Gesconet in altre aziende. Una decina sono già stati reintegrati, altri dieci troveranno un nuovo impiego a Padova, mentre una ventina di loro dovranno trasferirsi probabilmente in altre città venete.
«Non è possibile per il nostro consorzio reintegrare la totalità dei lavoratori, perché nel frattempo TNT ha cambiato la destinazione della sede di Limena - spiega il responsabile tecnico commerciale di Corso, Guido Rosa - Da Hub, ovvero centro di smistamento, è stata "declassata" a semplice filiale, con la soppressione del turno di notte, che comporta necessariamente una minor necessità di personale».
Anche oggi si tornerà tutti di fronte al prefetto, per continuare a trovare la definitiva sistemazione della vertenza. «Il prefetto ha garantito che si troverà soluzione a tutti i novantaquattro lavoratori - dichiara Gianni Boetto, rappresentate Adl Cobas, all’uscita dall’incontro in Prefettura, che si è protratto dal mattino fino a tardo pomeriggio - Importante è la definizione di domani (oggi, ndr) della copertura economica che i lavoratori otterranno anche per queste giornate in cui sono stati impossibilitati a lavorare. Può sicuramente essere interpretato come un segnale positivo il fatto che ora colloquiamo direttamente con TNT».
Tolti i lucchetti ai cancelli, da lunedì ha ripreso a funzionare la sede di Limena, compreso il customer service. Poi la situazione gradatamente dovrebbe normalizzarsi. In primo luogo per il centinaio di lavoratori, la normalizzazione avverrà già da venerdì e comunque dovrà risolversi, secondo quanto stabilito dal prefetto, entro il 15 marzo. A gestire il magazzino arriverà il consorzio Corso, che fa parte della Legacoop: questo a garanzia del fatto che i contratti con i lavoratori saranno regolari e la retribuzione in base al contratto nazionale di categoria.
«Non è nel nostro stile e nelle nostre abitudini svolgere la nostra attività con funzioni di caporalato e intermediazione di manodopera - sottolinea Guido Rosa - Ma agiamo sempre nel rispetto delle regole».
L’ultima questione riguarda la nuova sede della TNT di Limena: nella prossima seduta del consiglio comunale, che si terrà la prossima settimana, in discussione e approvazione, sarà portato anche il piano guida dell’area dove TNT insedierà la nuova struttura.
In questo caso l’ampliamento potrebbe tradursi in una riclassificazione come centro di smistamento e l’attivazione di maggiori attività.


7 febbraio 2008 - Il Tirreno

Eletta la delegazione delle trattative Rsu-Asl

GROSSETO - Massimo Coppola eletto presidente della Rsu dell’Asl 9. La delegazione trattante è costituita al 100% da infermieri. L’assemblea della Rsu riunitasi ieri ha eletto: presidente, Massimo Coppola, infermiere presso il reparto di Ortopedia dell’Ospedale Misericordia di Grosseto; vice presidente, Andrea Pecorini, infermiere al 118 di Follonica.
Comitato esecutivo: Massimo Coppola (Cisl), Andrea Pecorini (Cgil), Franci Luca (Uil), Fiorani Maria Pia (Nursing Up), Cecchini Manuela (Rdb), Norcini Edgardo (Fials).
L’assemblea ha inoltre provveduto ad eleggere la delegazione che rappresenterà la Rsu al tavolo delle trattative con la direzione aziendale e le componenti sindacali territoriali titolate, che sarà formata da Massimo Coppola, Andrea Pecorini e Luca Franci.
Dopo la nomina degli organi statutari, l’assemblea ha fissato i punti principali da affrontare fin dalla prossima riunione, che saranno inseriti in una piattaforma da presentare alla Direzione Aziendale della Asl, partendo dalla chiusura delle partite "pendenti", quali ad esempio: Le progressioni di carriera verticale; l’articolazione dell’orario per tutto il personale turnista, la copertura dei posti di Coordinamento, sia quelli attualmente vacanti, sia quelli generati dal nuovo piano organizzativo; le posizioni organizzative.
Una volta chiusa, rapidamente questa partita, dovranno poi essere affrontati, ci auguriamo il più presto possibile, gli istituti contrattuali generati dal prossimo rinnovo contrattuale.


7 febbraio 2008 - La Nazione

«Non dimentichiamo i morti sul lavoro»
Corteo in ricordo degli operai Thyssen

Firenze - NON DIMENTICARE i morti sul lavoro a due mesi esatti dalla tragedia della Thyssen Krupp. Con questo obiettivo alcuni rappresentati di Rsu, Rdb, Cobas e Slai-Cobas si sono dati appuntamento ieri pomeriggio a Firenze davanti alla sede della prefettura e del Consiglio regionale della Toscana. Secondo i manifestanti «non si può morire di lavoro. Occorre costituire un coordinamento permanente sul tema degli incidenti sul lavoro con l’obiettivo più ampio di uno sciopero nazionale contro le morti bianche».
«QUELLA della Thyssen Krupp — hanno aggiunto — non è che la punta di un iceberg di un’infinita serie di morti e infortuni. Basti pensare che dall’inizio dell’anno, secondo quanto riporta il sito internet articolo21.info, si sono registrati 94 incidenti mortali, quasi 100 mila infortuni di cui oltre 2300 invalidanti».


7 febbraio 2008 - IMG Press

LA NOTA DEL CUB SUL PIANO REGOLATORE PORTUALE

Messina - La Confederazione Unitaria di Base (CUB) congiuntamente alla Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti (Flmu), aderente alla Cub, esprimono un "vivo ringraziamento" a quegli organi di informazione che hanno voluto "solidarizzare" con le preoccupazioni dei lavoratori, dando ampio risalto al nostro comunicato del 03/02/08 (come peraltro avviene ormai da tempo!!!), ma come trattenere l’indignazione per quella testata, che pretende di detenere il monopolio della "carta stampata" cittadina e che manipola i comunicati, che le vengono inviati per difendere (in modo sempre più palese) gli interessi di chi vuol mettere (o lo ha già fatto) le mani sulla città!!! Si precisa, anche se le parole che investono un muro di gomma rimbalzano, al caro articolista, che i lavoratori della Zona Falcata di Messina, non sono, in via di principio, contro la riqualificazione della "Falce"; hanno già pagato abbastanza e di persona per le speculazioni, che, su di essa, si sono fatte, ma non hanno subito in silenzio. Il silenzio purtroppo è sempre stato quello di "certa stampa"…! Si sottolinea alla stessa: Se la Magistratura è intervenuta, lo si deve anche alle loro proteste! I lavoratori chiedono solo di poter continuare a lavorare ed in sicurezza. A proposito alla stampa ben informata si chiede, dove sono i milioni di euro stanziati per la bonifica della Zona Falcata e chi li gestisce? Visto che nessuna area, fin’ora, è stata bonificata, ma si è proceduto, solo allo sgombero di tutte le attività produttive con la conseguente perdita di posti di lavoro. I lavoratori sono contro chi, sventagliando miraggi, vuole ridurre la Zona Falcata in un deserto, destinato ad attracco di una società di navigazione per il trasporto del gommato e, nel tempo, a strutture alberghiere con porticciolo turistico, gestiti,ovviamente, dai ben noti soci della stessa. Difenderemo a denti stretti i nostri posti di lavoro, vogliamo vivere della nostra opera e non di elemosina ed assistenze varie, che ci giungeranno, forse, dopo vari mesi di anticamera nelle segreterie dei vari politici del momento. Non siamo più disposti ad accettare coccodrillesche manifestazioni di solidarietà, quando si verificano tragiche morti sul lavoro. Vogliamo ricordare a chi spudoratamente continua a disinteressarsi delle gravi condizioni in cui versano i lavoratori dei cantieri navali, che, anche questa tornata elettorale può essere per loro causa di perdita del lavoro, ultimamente rivelatosi meno decoroso del nostro. La CUB insieme alla Flmu chiede, pertanto, che S.E. il Prefetto, nella sua sensibilità, già manifestata verso i problemi di questa città, si faccia interprete anche di questo e convochi, prima che venga perpetrato un altro scempio illegale, un tavolo di concertazione tra tutti i soggetti interessati:i lavoratori, l’Autorità Portuale, l’Ente Autonomo Portuale, il Comune,la Regione ed l’Agenzia del Demanio, perché venga dato un definitivo e concertato assetto della Zona Falcata, al fine di riportarla a fonte di ricchezza per tutti e non per pochissimi, affamando altri!
per la CUB provinciale per la Flmu/Cub provinciale - Filippo Sutera - Federico Magro


6 febbraio 2008 - Adnkronos

BOLOGNA: IN 70 A SIT-IN PER RINNOVO CONTRATTO AGENZIE FISCALI
DELEGAZIONE LAVORATORI E SINDACATI RICEVUTA IN PREFETTURA

Bologna, 6 feb. - (Adnkronos) - Circa una settantina di lavoratori della Agenzie fiscali statali di Bologna, accompagnati dai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil della funzione pubblica, hanno manifestato pacificamente, con bandiere e fischietti, sotto la prefettura cittadina, per chiedere il rinnovo del contratto nazionale, scaduto da quasi 26 mesi. Il sit-in, andato in scena in piazza Roosevelt dalle 11 alle 12 circa, si e' sciolto dopo che una delegazione di circa 10 manifestanti e' stata ricevuta in prefettura. Nel corso dell'incontro, lavoratori e parti sociali hanno esposto le ragioni della mobilitazione, raccontando di non avere non solo il rinnovo del biennio economico, ma neanche i mezzi adeguati per mandare avanti le pratiche in ufficio, compresa la cancelleria. Ai rappresentanti del governo sul territorio, hanno parlato di "situazione di lavoro mortificante". Nel pomeriggio, replichera' un presidio dello stesso tenore e sugli stessi problemi, questa volta, organizzato dalle Rdb.


6 febbraio 2008 - Omniroma

AGENZIE FISCALI, SINDACATI: DOMANI IN PRESIDIO ALL'ARAN

(OMNIROMA) Roma, 06 feb - I lavoratori della Agenzie Fiscali domani scenderanno in piazza dalle 11 per manifestare con un presidio fuori dalla sede dell'Aran, in via del Corso, all'interno della quale ripartirà la trattativa per il rinnovo del loro contratto di categoria, scaduto da 26 mesi. I sindacati confederali, assieme con le sigle di base Rdb ed Sdl, hanno presentato all'Aran, l'Agenzia statale che cura il rinnovo del loro contratto, una piattaforma nella quale richiedono un aumento mensile di 117 euro lordi e la revisione dei termini delle decurtazioni salariali previste durante i giorni di malattia anche i per periodi inferiori a 15 giorni. I sindacati chiedono inoltre la stabilizzazione di un'ulteriore quota del fondo sul salario tabellare, l'armonizzazione dell'indennità di amministrazione per tutti i profili retributivi e la diminuzione di questi ultimi. Questa mattina si è svolta un'assemblea sindacale unitaria nella sede dell'Agenzia delle Dogane al Laurentino nella quale ha avuto luogo un confronto tra i lavoratori ed i vertici delle agenzie fiscali. «Ci avevano detto che erano stati frapposti degli ostacoli al rinnovo di questo contratto da parte della direzione delle agenzie fiscali - dice Cristiano Spera della FP Cgil - ma oggi loro ci hanno assicurato che non è così. Domani speriamo di chiudere questo rinnovo contrattuale, ma a condizione che vengano rispettate le nostre proposte».

APPIO, BLOCCO PRECARIO: «DOMANI PRESIDIO CONTRO SFRATTO 86ENNE»

(OMNIROMA) Roma, 06 feb - «Domani il signor Giovanni Battista Zito, di 86 anni, verrà sfrattato con l'intervento della forza pubblica dall'appartamento in cui abita da quarant'anni, in via Giuseppe De Leva 39, a Colli Albani. I proprietari, eredi del costruttore Corina, hanno bisogno di liberare l'appartamento per riaffittarlo a canone libero, come sta avvenendo nello stesso stabile. Dopo l'indecente sfratto della signora Maria Concetta Sisinni di 77 anni, sbattuta brutalmente fuori dal suo appartamento lo scorso 1 febbraio, invitiamo tutti a presidiare casa del signor Giovanni a partire dalle 8 del mattino per difendere il diritto all'abitare». Lo rendono noto il Blocco precario metropolitano e Asia Rdb.

VIGILANZA URBE,PRESIDIO LAVORATORI CHIEDE CHIAREZZA SU BILANCI

(OMNIROMA) Roma, 06 feb - Tornano in piazza i dipendenti dell'Associazione nazionale Combattenti e Reduci-Istituto di Vigilanza Urbe, con un presidio organizzato da Savip, Sdl, Rdb e Cisal, che da questa mattina alle 7 si è posizionato di fronte alla loro sede di via Rina Monti. Il presidio sta creando ripercussioni anche sul traffico in via Prenestina, con rallentamenti all'altezza dell'imbocco del Gra. I lavoratori dell'Ancr stanno manifestando per richiamare l'attenzione sulle vicende che hanno portato al commissariamento dell'Istituto, nato Ente morale con obbligo di redistribuzione degli utili in attività socio-assistenziali. Il curatore fallimentare Lucio Francario ha certificato un buco di oltre 80 milioni di euro nel bilancio dell'Ancr-Ivu, nella relazione che ha presentato al tribunale fallimentare di Roma si legge che, tra le cause che hanno prodotto l'insolvenza dell'Ivu ci sono «comportamenti negligenti o dolosi perpetrati a livello dirigenziale». I manifestanti denunciano due questioni: l'applicazione della legge Prodi sulle procedure fallimentari alla loro associazione «nonostante si tratti di un Ente morale che non rientra nella categoria prevista da quella legge», ed il passaggio dei dipendenti dall'Ancr-Ivu ad una nuova azienda. «La direzione aziendale ha proposto ai dipendenti di confluire nella Federazione Provinciale dell'Ancr - dice Vincenzo Del Vicario del Savip - un'azienda nuova di zecca, e non un Ente morale, che proporrebbe ai lavoratori dei contratti peggiori di quelli che hanno attualmente. I dipendenti dell'istituto hanno lo stipendio congelato da settembre ed hanno percepito solo degli acconti. Nel frattempo però la nuova società creata dai vertici dell'Ancr entro questo mese assumerà 150 nuovi dipendenti, si è fatta fallire l'Ancr con scelte dirigenziali sbagliate e ora se ne vogliono accollare i debiti ai lavoratori. Questa vicenda è la Parmalat della vigilanza italiana». Un altro manifestante aggiunge «nel 2005 avevamo 45 milioni di euro di fatturato, inoltre l'azienda ha venduto diversi immobili negli ultimi anni, vogliamo sapere dove sono finiti tutti questi soldi. Sappiamo che ci sono delle indagini in corso da parte del sostituto procuratore D'Ovidio, perché non è possibile che negli ultimi anni, durante il commissariamento, il buco di bilancio dell'associazione sia passato da 30 a 80 milioni di euro, speriamo che le responsabilità di chi ha sbagliato vengano chiarite».


6 febbraio 2008 - Dire

AEROPORTO BOLOGNA. RDB: GUALTIERI METTE TESTA SOTTO SABBIA
BETTI: MA COSI' NON RISOLVERA' CONFLITTI SU GESTIONE APPALTI

(DIRE) Bologna, 6 feb. - Giuseppina Gualtieri, presidente di Sab (societa' di gestione dell'aeroporto "Marconi" di Bologna) "sbaglia a pensare che la politica dello struzzo non procuri conflitti crescenti e di difficile gestione". E' il rimprovero-avvertimento spedito dalle Rdb al numero uno del Marconi che ieri ha respinto le ennesime critiche sulle varie falle del sistema degli appalti mosse dal sindacato di base. "Noi- ha detto Gualtieri- riconosciamo le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto nazionale di lavoro. Questa scelta crea inevitabilmente delle tensioni. E' naturale che alcuni possano cercare di fare azioni per avere piu' peso nell'azienda". Pronta dunque la replica delle Rdb che accusano Gualtieri di mettere la testa sotto la sabbia. E questo e' uno dei tre errori che le Rappresentanze sindacali di base imputano alla presidente Sab. "Sbaglia a credere che il piano industriale si possa portare avanti a prescindere dai lavoratori, lasciando fuori dalla porta il sindacato piu' rappresentativo, le Rdb e discutendo solo con i soliti sindacati amici seppur poco rappresentativi tra i lavoratori", dichiara Massimo Betti, responsabile Rdb. Ancora: Gualtieri "sbaglia a voler agire a 'prescindere' dal malaffare con implicazioni criminogene alla base della gestione degli appalti handling". Per Betti, pero', "il problema grave e' che questi sbagli sono volontari e a danno dei lavoratori e del territorio di cui l'aeroporto e' un importante patrimonio". E' poi "stravagante che Gualtieri si lamenti del fatto che le varie gravi problematiche inerenti l'aeroporto vengano rese pubbliche prima di discuterle con lei". Specie dopo che ha "rifiutato ogni relazione con la nostra organizzazione. Noi- le fa notare Betti in una nota- non siamo in grado di trasmetterle telepaticamente le nostre posizioni e convinzioni". Le Rdb tornano poi a mettere sotto accusa "il silenzio inquietante delle cariche istituzionali" rispetto a cio' che sta emergendo dall'inchiesta della magistratura sugli appalti. "Ci chiediamo- rileva Betti- che credibilita' abbia un sindaco o un procuratore capo della repubblica, che tuonano contro lavavetri e scritte murali ma che tacciono quando la criminalita' mette le mani sugli appalti di un azienda di importanza pubblica". Al sindacato di base non resta che sperare che "possano emergere presto diversi atteggiamenti dalla dirigenza dell'aeroporto e dell'amministrazione comunale".


6 febbraio 2008 - Prima

GENOVA: PREVISTA PER OGGI LA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DELLE AGENZIE DEL FISCO

(PRIMA) GENOVA – "Il contratto delle Agenzie Fiscali è ormai scaduto da 767 giorni. Nessun governo, fosse di centro destra o di centro sinistra, ha voluto rispettare il grande lavoro svolto dai lavoratori del fisco". Questa le parole di protesta e indignazione dei dipendenti delle Agenzie Fiscali. A tal proposito: "Oggi alle ore 10.30 le RdB/CUB saranno con i lavoratori delle Agenzie Fiscali della Provincia di Genova, davanti al Palazzo degli Ufficio Finanziari in Via Fiume da dove partirà un corteo che raggiungerà Vai Roma per effettuare un presidio davanti alla Prefettura per avere un incontro con il Prefetto per richiedere che la discussione sul rinnovo contrattuale riprenda subito, e che la parte economica venga disgiunta da quella normativa, riconoscendo immediatamente, con un accordo separato, gli aumenti salariali; il rinvio della parte normativa ad un momento successivo in cui vi sarà una parte politica. Quando avremo un interlocutore autorevole con cui trattare – hanno detto gli esponenti sindacali - allora le nostre proposte saranno: l’armonizzazione dell’indennità di amministrazione per tutti i profili; la riduzione dei profili retributivi; l’eliminazione della "tassa sulla malattia"; che venga inserita una norma specifica che preveda i passaggi di area per un’alta percentuale di personale".


6 febbraio 2008 - EPolis Roma

Emergenza abitativa. Soluzione in vista per le le famiglie sotto sfratto. Vertice con Touadi e Galloro
Gli inquilini occupano il Municipio per i Colli Portuensi c'è l'incontro
Paolo Di Vetta, Asia Rdb: «La proprietà deve bloccare la vendita degli appartamenti a terzi»
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Roma - È stato fissato per il 13 febbraio l'incontro tra il Comune, la Regione, il Fondo pensioni Unicredit e il Comitato degli inquilini dei Colli Portuensi 187, per trovare una soluzione alle 35 famiglie i cui appartamenti sono stati messi in vendita dalla proprietà. Già ieri mattina, il sindacato Asia-RdB insieme con gli inquilini, aveva occupato per protesta l’aula del XVI Municipio. Nel pomeriggio, l'incontro con il presidente del XVI municipio Fabio Bellini, il consigliere delegato all'Emergenza abitativa del Comune, Nicola Galloro, e l'assessore alla Sicurezza, Jean Leonard Touadi. «Abbiamo incontrato i due rappresentanti del Comune che sono venuti qui in municipio per parlare della situazione - ha detto Paolo Di Vetta dell’Asia RdB - noi abbiamo ribadito le nostre richieste anche di fronte al presidente del municipio Bellini presente all’incontro: la proprietà deve bloccare il meccanismo dei rogiti a terzi. Tutte le famiglie sono disposte ad acquistare gli appartamenti ma non a pagare cifre esorbitanti per la presenza di mediatori». Solo al termine dell’incontro i manifestanti hanno lasciato l’aula del municipio. «È stato deciso - si legge nella nota del municipio - d’avviare un tavolo di confronto tra il comitato Inquilini e Asia, il Fondo Pensione ex-Cassa di Risparmio di Trieste Unicredit, proprietario delle palazzine, Municipio, Comune di Roma e Regione Lazio, che si riunirà entro la fine della prossima settimana nella sede del Municipio». «L'occupazione dell’aula municipale dimostra quanto sia grave l’emergenza abitativa nella capitale», ha detto Barbara Saltamartini, coordinatrice nazionale del dipartimento Pari opportunità di An e consigliere alla Provincia. «Un’emergenza causata dalle grandi difficoltà economiche in cui versano le famiglie. L'ex governo aveva promesso di intervenire per individuare una serie di misure economiche, ma a distanza di un anno questa promessa è rimasta senza seguito».(M.R.)

La Storia. In vendita da febbraio

Le palazzine sono abitate da 67 nuclei familiari, di proprietà di Unicredit, messo in vendita alla fine di febbraio 2007. In 32 comprano l'appartamento, ma 35 non possono permetterselo: lo scorso 16 gennaio è partita la raccolta delle firme e solo ieri è stato ottenuto l'incontro con la proprietà.


6 febbraio 2008 - Il Bologna

Il caso. Il sindacato: «Rigida lettura della Finanziaria, a casa dopo tre mesi i lavoratori a tempo determinato»
Precari licenziati a fine marzo, rischio di paralisi per il Comune
Assemblea venerdì per decidere come protestare. Gli asili nido i servizi più a rischio"
di Diego Costa
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Bologna - Di Rete Precaria, nata nel 2006, non c'è più traccia. Un anno fa i precari della cultura si riunirono in Cappella Farnese per spiegare le loro ragioni. E raccontarono di condizioni demotivanti e ingiuste, di invisibilità, di solitudine; di scelte politiche mancanti o discutibili. Oggi se la Rete si è sfilacciata non è perchè le condizioni dei precari sono cambiate. Semmai proprio per il contrario: incontrarsi, una volta al mese, almeno, voleva dire contare le perdite e ripetere ad libitum problemi senza alcuna soluzione. Ne parliamo perchè la Legge Finanziaria 2008 provocherà a marzo un ulteriore taglio del personale precario. E quello che doveva essere un aut aut positivo, mettendo cioè i datori di lavoro alle strette (basta con i contratti a tempo determinato, ora o si licenzia o si assume) diventa - soprattutto nella pubblica amministrazione - una sentenza di condanna. Lo denunciano le rappresentanze sindacali di base con un documento firmato da Vilma Fabbiani. La quale dà appuntamento all'8 febbraio alle 15.30, nella sede dell'RdB di via san Felice per un'assemblea dei precari del Comune in modo da stabilire forme e modalità di una mobilitazione. In base infatti a ciò che viene imposto dalla Legge Finanziaria non ci sarà alcuna proroga al limite di tre mesi per coloro che sono stati assunti il primo gennaio scorso. Eccezion fatta per chi vanta un contrattoscuola. Nell'ambito sindacale c'è chi interpreta la questione senza addossare responsabilità all'Amministrazione comunale, sottolineando che un accordo unitario sindacale con il Comune stesso per la stabilizzazione di buona parte dei contratti di collaborazione è stato comunque raggiunto. Se il documento Rdb fa riferimento a circa 500 lavoratori precari comunali che il 31 marzo si troveranno senza un lavoro, c'è chi ritiene che alla fine - proprio in base alla stabilizzazione appena citata - il problema riguarderà poco più di 200 dipendenti con contratto a tempo determinato. La caduta del Governo, e quindi l'impossibilità di ricorrere a decreti attuativi, ha determinato la situazione delicata più della stessa volontà dell'Amministrazione. Resta un punto interrogativo che riguarda la tenuta dei servizi comunali laddove i dipendenti comunali con contratto a tempo sono strategici se non indispensabili. «Per esempio nei nidi» sottolinea la nota della Fabbiani «che restano aperti grazie ai precari che a scadenza saranno licenziati».

I dati
Francesco, 37 anni
«Ho famiglia, un'età, ma sono giovane». Un precario della cultura percepisce 770 euro per 34 ore, o 900 euro al mese se se ne lavorano 40.
Sono 256mila in tutto
La cifra aggiornata al 2007 dei lavoratori precari in Emilia Romagna. Era nata una Rete: esperimento chiuso perchè «troppo sotto traccia».


6 febbraio 2008 - Leggo

Roma. L’Ente vende gli alloggi e gli inquilini occupano il Municipio

Roma - L’Ente vende gli alloggi e gli inquilini occupano il Municipio. Una protesta forte, quella di 35 famiglie di via dei Colli Portuensi 187 e dell’Asia RdB, che è arrivata ieri ad occupare l’aula consiliare del XVI Municipio contro l’imminente vendita degli appartamenti di proprietà del Fondo Pensione dipendenti ex-Cassa di Risparmio di Trieste, oggi Unicredit: 15 inquilini hanno atteso in Municipio l’arrivo del Presidente Bellini, dell’assessore alla sicurezza Touadi e del delegato alla sicurezza Galloro.
Un appartamento è già stato venduto e per bloccare la possibile ed imminente vendita di tutti gli altri è stato fissato un nuovo incontro con tutte le parti in causa, compreso l’ente di proprietà, per martedì prossimo.(L.Loi./ass)


6 febbraio 2008 - La Repubblica

LE RDB
"Domenici come Della Valle, dacci subito l´aumento"
di ERNESTO FERRARA

Firenze - «Domenici, non essere da meno rispetto a Della Valle: aumenta lo stipendio ai dipendenti comunali fin da marzo, senza aspettare che il teatrino della politica decida di occuparsi dei problemi veri del paese». Ovvero che si chiuda la vertenza del contratto nazionale delle pubbliche amministrazioni, scaduto da più di due anni. E´ l´appello-provocazione che arriva dai sindacati di base (Rdb) di Palazzo Vecchio, che hanno scritto una lettera aperta al sindaco e presidente dell´Anci Leonardo Domenici per chiedergli di aumentare di 100 euro - salvo conguaglio - a partire a marzo la busta paga dei 4.700 dipendenti comunali. Seguendo in qualche modo quella catena di aumenti unilaterali in busta paga inaugurata dall´amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne e poi seguita dal vice di Confindustria Alberto Bombassei per la sua azienda, la Brembo. Aumenti che mandarono su tutte le furie i sindacati confederali. Ma che alle Rdb di Stefano Cecchi evidentemente non sono dispiaciuti: «Crediamo - scrivono - che il datore di lavoro pubblico, di un´amministrazione di centro sinistra oltre che presidente nazionale Anci, non possa davvero essere da meno di Diego Della Valle nel riconoscere ai suoi dipendenti la dignità professionale che meritano». Il patron della Fiorentina ha infatti concesso ai suoi dipendenti (Tod´s) 1.400 euro come contributo una tantum. «Siamo passati da stangata a stangata, da finanziaria lacrime e sangue a finanziaria lacrime e sangue ma la politica dei redditi è rimasta sempre la stessa - è la tesi Rdb - da oltre due anni i dipendenti aspettano quei famosi 100 euro che l´intesa del maggio 2007 tra governo e Cgil, Cisl e Uil ha promesso invano: l´amministrazione fiorentina si assuma le responsabilità che le spettano e conceda l´aumento, pur nella consapevolezza che non basterà ad affrontare un costo della vita sempre più asfissiante». Ma la Cgil non si associa. E anzi critica: «E´ una proposta ridicola, propagandistica. Snaturerebbe il ruolo del sindacato - dice Chiara Tozzi dalla Cgil funzione pubblica - il nostro appello a Domenici è che faccia di tutto per chiudere una vertenza nazionale che dura da 28 mesi».

Roma. È stato fissato per il 13 febbraio...

Roma - È stato fissato per il 13 febbraio l´incontro tra il Comune, la Regione, il Fondo pensioni Unicredit e il Comitato degli inquilini dei Colli Portuensi 187 per trovare una soluzione alle 35 famiglie di via dei Colli Portuensi i cui appartamenti sono stati messi in vendita dalla proprietà. Per protesta ieri mattina il sindacato Asia-RdB aveva occupato, insieme agli inquilini, l´aula del XVI Municipio: «La proprietà - dice Paolo Di Vetta dell´Asia RdB - deve bloccare il meccanismo dei rogiti a terzi. Tutte le famiglie sono disposte ad acquistare gli appartamenti ma non a pagare cifre esorbitanti per la presenza di mediatori».

La presidente dell´aeroporto ha presentato il piano industriale e ha parlato dell´inchiesta in corso
Gualtieri punta sull´orgoglio-Marconi "Siamo tra i migliori scali italiani"
Un nuovo terminal per 10 milioni di passeggeri
di LUIGI SPEZIA

Bologna - E´ uno scatto d´orgoglio che anima la presidente dell´Aeroporto Giuseppina Gualtieri, nel presentare il piano industriale del prossimo quinquennio, non solo numeri ma il senso di una svolta. Bisogna darle atto della fermezza nel rispettare questo impegno nel pieno della bufera portata dall´inchiesta sui servizi di handling. Mission possibile: portare il Marconi fuori dalla bufera. Alla conferenza ci sono tutte le autorità, compresi il sindaco Cofferati, il procuratore capo Di Nicola, il presidente Sangalli della Camera di Commercio, azionista di maggioranza. C´è Giuliano Gotti, nuovo manager di Marconi Handling, prima azienda del Marconi, al posto di Sante Cordeschi, indagato. Anche per il 2007 Marconi Handling chiuderà in rosso, ma l´inchiesta non c´entra. Era previsto, il problema è anche la concorrenza al ribasso con la Bas dell´ex presidente Sab Angelo Nicoletti, «ma sono parecchie in Italia le società di handling in perdita», precisa Gualtieri. Ora Sab lascerà Bas, le due società sono in Tribunale.
L´inchiesta comunque pesa sulla cerimonia, lo dice in apertura la stessa presidente: «Siamo sotto i riflettori, tutti i giorni. Non è facile gestire l´immagine dell´azienda in questo momento, anche perché è stata chiamata in causa anche quando non c´entrava». E finisce con un richiamo a separare il grano dal loglio: «Non mescolate aspetti aziendali con altri che non c´entrano. Dobbiamo confrontarci con il mercato, avere contatti con le compagnie aeree, gli operatori finanziari per sostenere lo sviluppo». Dice che «fuori Bologna il Marconi è considerato uno dei migliori aeroporti italiani», non dice invece che in passato Sab s´era posto l´obiettivo di mantenersi tra i primi cinque scali italiani ed è scivolato molto più in giù, con una forte concorrenza da scali agguerriti ai margini del proprio bacino di utenza: Treviso, Venezia, Verona, Bergamo, Pisa. E poi Rimini. Ma del passato non si parla oggi, nemmeno del perchè i voli low cost, oggi riconsiderati a forza come punto qualificante nel piano industriale, in concorrenza anche con Forlì (dove Sab ha il 16 per cento), siano stati così negletti nelle vecchie gestioni.
Lo sguardo è verso il futuro, al traguardo di una ricettività per dieci milioni di passeggeri, che già prevista in vecchi piani per il 2010, ora si sposta molto più in là, una capacità simile si raggiungerà nel 2022, con addirittura un nuovo terminal, più arretrato rispetto alla pista per dare spazio a nuovi piazzali di sosta, che si affiancherà a quello attuale «posizionato male e con poco spazio per i piazzali», ammette il direttore generale Armando Brunini. Un primo pezzo sarà costruito lungo pista verso la testata 33 (Bargellino). L´obiettivo è di arrivare a 5,3 milioni di passeggeri nel 2012 (6 con una crescita media dell´8%). Servono, come noto, 200 milioni, metà dei quali autofinanziati. «La Sab comunque è sana»: i ricavi al 2012 dovrebbero salire da 54,3 a 72 milioni ed il margine operativo lordo passare da 18,5 a 27.9 milioni.
Per migliorare il già buono funzionamento dello smistamento bagagli, ne sarà creato uno completamente innovativo. Alla fine una stoccata alle RdB: «Alcuni sindacati si muovono in modo strumentale per guadagnare spazio in questo frangente - dice la presidente Gualtieri -. Se ci sono mezzi di lavoro obsoleti vedremo di risolvere». E ancora: «Di fronte ai problemi si cercano le soluzioni: non si dichiarano i problemi alla stampa prima di averli affrontati». Questa è anche per Enac.


6 febbraio 2008 - Libero

Sfrattati occupano il municipio XVI: si apre una trattativa
di FRANCESCO DI MAJO

Roma - Si è aperto uno spiraglio di speranza per le 35 famiglie di via dei Colli Portuensi che rischiano di rimanere senza casa dopo che la banca Unicredit, titolare dell'operazione di vendita agli inquilini, ha deciso di incassare liquidi derivanti da un totale di 67 appartamenti dove vivono famiglie che pagavano l'affitto (fra gli 800 e i 1.000 euro al mese) e che ora rischiano, se non saranno capaci di acquistare gli immobili, di rientrare in quella popolazione romana investita dall'emergenza casa. La disperazione, dettata dalla potenziale perdita della dimora (alcuni inquilini anziani abitano lì da 40 anni), ha portato ieri mattina le persone in questione ad occupare l'Aula consiliare del XVI municipio, per chiedere l'aiuto, in estrema ratio, anche del presidente Fabio Bellini. Alla fine del pomeriggio, dopo aver anche ricevuto la visita dell'as sessore capitolino alla Sicurezza, Jean Leonard Touadi, i residenti hanno lasciato via Fabiola, solo dopo che un incontro fra Banca, residenti, rappresentanza del Comune e sindacati è stata fissata per il prossimo mercoledì proprio nella sede del municipio. Alcuni nuclei hanno effettuato il rogito, così come da accordi privati con la banca, ma i restanti 35 non hanno la capacità monetaria di farlo e chiedono che sia rimandata la decisione o che quantomeno siano ritrattati i termini di tutta l'opera zione. «Questi residenti avevano fatto anche una proposta buona», hanno spiegato Angelo Fascetti e Paolo Di Vetta, entrambi appartenenti ad Asia-Rdb, «costituendosi in cooperativa e proponendo l'acquisto in blocco delle case ad un prezzo ribassato del 14,5% ma la banca non ha accettato. In più, convocata la rappresentanza della banca in Campidoglio dal sindaco Veltroni in persona, loro non si sono presentati», ha continuato, «adducendo la motivazione che non sono loro i responsabili ma il Fondo pensione legato alla banca e titolare di tutta la vicenda». Ieri mattina, oltre al presidente Bellini erano presenti tutte le componenti politiche del consiglio, da Antonio Aumenta e Marco Valente di An, fino a Luca Crisciotti (Udc) e Massimiliano Ortu (Prc), per dare solidarietà ai cittadini e per impegnarsi a trovare una soluzione percorribile. «Abbiamo fatto il possibile», ha dichiarato in serata Touadi, «ma la trattativa è privata e il Comune può solo catalizzare gli incontri delle parti. È naturale che i rogiti partiti in questi giorni e che arriveranno nei gironi a seguire, saranno anch'essi oggetto della discussione che avverrà mercoledì. Speriamo di trovare una soluzione ottima per tutti, in primis per i residenti».


6 febbraio 2008 - Il Sole 24 Ore

Per lo scalo di Bologna piano di crescita da 200 milioni
Il Marconi punta sul low cost
di Emilio Bonicelli

BOLOGNA - Decolla nella bufera il nuovopiano industriale per l'aeroporto Marconi di Bologna con due contrapposte conferenze stampa. Da una parte la presidente dello scalo emiliano, Giuseppina Gualtieri, annuncia 200 milioni di investimenti per riqualificare il terminal passeggeri, ampliare il piazzale aeromobili, potenziare i parcheggi e arrivare così nel 2012a 5,3 milioni di passeggeri. Una cifra che potrebbe salire a 6,3 milioni se vi sarà un forte incremento dei voli low cost.
Dall'altra i sindacati confederali che, pur apprezzando l'impegno per lo sviluppo, scendono sul piede di guerra. Si parte venerdì con una manifestazione per denunciare la situazione di 179 ex dipendenti di Gesticoop, filiazione di Doro Group che su appalto di Marconi Handling gestiva i servizi di terra in aeroporto. I lavoratori reclamano stipendi arretrati, contributi non versati e altre somme intascate da Doro che così riusciva a offrire servizi a basso costo. Già avviato lo stato di agitazione. Pronte allo sciopero anche le combattive Rdb, mentre tra gli ex dipendenti Gesticoop c'è chi minaccia di occupare il Marconi.
Sullo sfondo le indagini della magistratura, partite da due denunce di sindacati ed Enac, da cui emerge che Doro operava all'interno dello scalo senza le necessarie autorizzazioni. L'inchiesta si sta allargando con Sante Cordeschi, ex amministratore delegato di Marconi Handling, partecipata al 100% da Sab, società di gestione dello scalo emiliano, indagato per corruzione. La Sab gli ha ritirato le deleghe e ieri si è insediato il nuovo a.d, Giuliano Gotti. Intanto il pm bolognese, Antonello Gustapane, ha sentito Gian Carlo Sangalli, presidente dello scalo prima della Gualtieri, che si è giustificato dicendo di ignorare che la Doro, scelta dal Cordeschi per le operazioni di terra, fosse priva delle necessarie autorizzazioni.
Una giornata, quella di ieri, resa più complessa dal caso di un MD88 dell'Iberiafinito fuori pista in fase di decollo, per fortuna senza conseguenze per i 132 passeggeri. Giuseppina Gualtieri viene avvisata dell'accaduto mentre ancora parla con i giornalisti. Confermata la decisione di cercare un partner strategico per Marconi Handling. Infine i conti, con ricavi che dovrebbero salire dai 54,3 milioni del 2007 ai 72 previsti per il 2012 e il margine operativo lordo passare dal 34 al 39 per cento.


6 febbraio 2008 - Liberazione

Trentadue sono senza posto, gli altri hanno avuto contratti a termine con altre ditte. Senza alcun rimborso
Bologna, l'Odissea dei 178 dell'aeroporto finisce in corteo
di Benedetta Aledda

Bologna - Mentre i vertici dell'aeroporto di Bologna presentavano il piano industriale del Marconi, ieri mattina un'aereo Iberia ha sbagliato la curva ed è finito nell'erba, con grande spavento per un centinaio di passeggeri. Il presagio non è bello ma la Società Aeroporto di Bologna non si scoraggia e vola alto, puntando a raggiungere i 10 milioni di passeggeri all'anno nel 2022.
La Sab non si pronuncia, invece, sull'inchiesta della Procura che sta indagando 13 persone per truffa ai danni dei lavoratori che caricano e scaricano le valigie (due indagati sono accusati anche di corruzione). Le vicende penali e le condizioni di lavoro (e per qualcuno di perdita del posto) denunciate dai sindacati sono polvere da nascondere sotto il tappeto per uno scalo che ha bisogno di farsi bello, visto che nei prossimi mesi «sarà sotto i riflettori delle compagnie aeree che devono decidere se lavorare con noi», spiega la presidente di Sab Giuseppina Gualtieri, «e degli operatori finanziari che devono sostenere economicamente lo sviluppo dello scalo», aggiunge. In programma, infatti, ci sono una nuova aerostazione, più voli low cost e un nuovo sistema di smistamento dei bagagli, per una spesa da 200mila euro che Sab può sostenere solo a metà e il resto va cercato all'esterno.
La Provincia di Bologna, uno dei soci pubblici di Sab, vuole vederci chiaro e ha già chiesto a Gualtieri una presentazione del piano. Anche sulla vicenda penale la Provincia aveva chiesto un resoconto a Sab, mentre il Comune, altro socio, ha preferito stare in silenzio. Un atteggiamento che i lavoratori non riescono ad accettare: per due volte hanno interrotto il consiglio comunale per chiedere una presa di posizione, ma il sindaco Cofferati ha detto che aspetta il lavoro della magistratura.
Le denunce dei lavoratori, però, vanno più in là della truffa ipotizzata finora dal pm Antonello Gustapane. Nei racconti di chi lavora ai servizi a terra ci sono turni improponibili, mansioni variabili, mancanza di attrezzatura, mezzi obsoleti e, per 33 di loro, anche la perdita del posto.
I 178 ex lavoratori di Doro Group, il consorzio indagato per truffa, rimangono senza contributi versati, senza le ultime due mensilità, senza tfr. Per la maggior parte sono stati assunti dalla nuova ditta esterna, Giacchieri, ma con contratti a termine o part-time. Giuliano Lannuzza, come altri 32, è stato lasciato a casa; come tutti gli altri aveva un contratto a tempo indeterminato: «Ho fatto i conti e a me devono 8.850 euro». La ditta Giacchieri sostiene di averne richiamato al lavoro 24 tramite un telegramma al quale i lavoratori non avrebbero risposto; sarebbe questa la ragione per cui li ha sostituiti con alcuni stagionali a tempo determinato.
«Non ci ascolta nessuno, il sindaco che dovrebbe essere il primo a starci vicino, dopo quattro mesi e mezzo dice ancora che bisogna stare zitti», dice Andrea Giatti. Soprattutto gli dà fastidio sentirsi dire che le proteste vanno tenute nell'alveo della legalità: «L'anno scorso ad agosto ho fatto una cosa illegale, ho lavorato 27 ore e mezzo consecutive per dare una mano alla mia azienda e soprattutto all'aeroporto, perché mancava personale anche di coordinamento», denuncia. «Fra 15 giorni mi sbattono fuori casa, perché devo vivere con tre figlie e 850 euro al mese, ma l'affitto costa 750».
Da anni i lavoratori indicano chiaramente che il problema è il sistema degli appalti, portato dalla liberalizzazione dei servizi a terra nel 1999: al di là dei soldi che ha intascato il consorzio ora indagato per truffa, «com'è possibile che in un mese i lavoratori costino all'azienda 600mila euro, se questa ne percepisce 450mila?», chiede Giatti. Insomma, chi c'era prima lavorava in perdita (rifacendosi però sui contributi non versati ai dipendenti) e chi c'è ora continua a lavorare in perdita, quindi deve risanare i propri conti, non può assumere e invece spreme la manodopera con turni impossibili e chiedendo fino a 150 ore di straordinari complessivi al giorno.
Venerdì i lavoratori esclusi dal Marconi faranno un corteo in centro fin sotto la Prefettura, promosso da Cgil, Cisl Uil, mentre il sindacato di base RdB ha annunciato fra due settimane uno sciopero di tutti i settori.
Non tutti, però, credono ancora nei cortei, già sperimentati più volte l'estate scorsa quando il gestore ora indagato non pagava gli stipendi. 24 ex dipendenti sono sotto sfratto e potrebbero decidere di andare a dormire dentro all'aeroporto. Florian Braia, cittadino albanese, lavorava dal 1999 al carico e scarico dei bagagli. Aveva un contratto a tempo indeterminato, è stato lasciato a terra e ora dorme in auto con la famiglia. «Sto facendo il rinnovo del permesso di soggiorno per mio figlio che ha due anni», racconta, «ma non ho più il contratto di lavoro come garanzia».


6 febbraio 2008 - Il Resto del Carlino

A rischio 500 precari

Bologna - IL COMUNE ‘taglia’ 500 precari. A lanciare l’allarme sono le Rdb, dopo che l’amministrazione ha diramato una circolare in cui, secondo la sindacalista Vilma Fabbiani, spiega che intende applicare rigidamente quanto dispone la Finanziaria per i lavoratori a tempo determinato, cioè «prevedendo il limite di tre mesi di contratto per ogni lavoratore, senza possibilità di proroga». Unica eccezione riguarda chi ha il contratto scuola. Insomma, un contratto stipulato il primo gennaio 2008 scade inderogabilmente il 31 marzo, mentre quelli sottoscritti nel 2007 «alla loro scadenza non verranno rinnovati».
Secondo i calcoli del sindacato di base, «complessivamente questa decisione interesserà almeno 500 precari comunali. E’ un fatto di enorme gravità, non solo per i lavoratori, ma anche per la tenuta stessa dei servizi comunali», avverte la Fabbiani. Un esempio: «Gli asili nido restano aperti grazie ai precari, che alla scadenza dei contratti saranno semplicemente licenziati».
«NON C’E’ che dire — prosegue la sindacalista — il governo Prodi e la giunta Cofferati hanno mantenuto la promessa di eliminare il precariato. Peccato che invece di assumerli in pianta stabile li licenzino». Le Rdb, comunque, promettono di continuare «la lotta contro queste scelte, senza escludere il ricorso allo sciopero». Venerdì alle 15.30, al circolo dipendenti comunali di via San Felice, si terrà un’assemblea dei precari di Palazzo d’Accursio. Lì, avverte Fabbiani, «decideremo le forme e i tempi della mobilitazione».
Una parziale schiarita è arrivata però dall’assessore al Bilancio, Paola Bottoni. «Ha capito il problema — dice Massimo Betti (Rdb) — e si potrebbe risolvere almeno parzialmente con regole per dare occupazione a 300 precari, occupati soprattutto nella scuola e negli asili».

«Pendolini ad alto rischio» Vertice da Trenitalia
Oggi i sindacati a Firenze dopo la loro denuncia
di RITA BARTOLOMEI

BOLOGNA — IL GIALLO dei guasti ai Pendolini si potrebbe chiarire oggi a Firenze. I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza — otto ferrovieri, capitreno e macchinisti di mezza Italia, da Verona a Napoli — sono stati convocati da Gervasio Galiena, capo delle relazioni industriali di Trenitalia. Lunedì le Rls avevano scritto anche al ministro Alessandro Bianchi e ai vertici dell’azienda per comunicare una sorta di ‘sciopero bianco’. DOPO una serie di guasti — quattro su cinque sulla Direttissima Roma-Firenze, con i Pendolini lanciati ad alta velocità — i ferrovieri avevano raccomandato ai colleghi di rallentare. Per precauzione. Non superare i 160 chilometri all’ora con gli Etr 460, 480 e 485; non andare oltre i 140 con gli Etr 470. Troppi casi non ancora chiariti, è l’accusa delle Rls. Episodi «causati dalla rottura e dalla perdita di importanti parti meccaniche e da principi di incendi, anche in galleria». L’ULTIMO il 25 gennaio, vicino a Firenze. Dopo la denuncia — inviata anche alle procure di Roma, Firenze, Bologna e Orvieto — Trenitalia aveva fatto sapere di aver individuato e analizzato le cause all’origine degli «inconvenienti», e di aver «già intrapreso tutte le azioni correttive necessarie a garantire la circolazione in sicurezza». Parola chiave. Ma i ferrovieri aspettano ancora spiegazioni convincenti. «SONO PASSATE quasi due settimane dall’ultimo episodio ma non ci sentiamo affatto rassicurati, vogliamo capire cos’è successo e quali soluzioni ha deciso l’azienda», ragiona Roberto Santi, tra i firmatari di un esposto alla procura bolognese. Qualche giorno fa è stato sentito, con altri colleghi, anche dai magistrati di Orvieto che indagano sul guasto del 7 gennaio. Quando centinaia di viaggiatori di un Etr 485 si ritrovarono a piedi. MA PERCHÉ almeno quattro dei casi segnalati dagli Rls si sono concentrati sulla Roma-Firenze? «Quello è l’unico tratto, lungo, che consente di superare i 200 chilometri all’ora — è la ricostruzione di Santi —. Non può essere casuale. Perché sulla Roma-Napoli l’azienda non fa circolare i Pendolini. E sulla linea di Novara il percorso è breve. I motori, così, non vanno sotto sforzo. Saremo soddisfatti solo se Trenitalia ci dimostrerà che su quei Pendolini, che a quanto ci risulta sono una quarantina, sono stati fatti gli interventi necessari. Un Etr di quel tipo ha dodici motori». Alessandro Pellegatta, macchinista di Varese, rls e sindacalista del Cub, annota che «il comune denominatore di questi episodi è l’alta velocità. Per questo abbiamo chiesto ai colleghi di rallentare. Lo farei anch’io, anche se in questo periodo non mi è capitato di guidare un Pendolino. Sciopero bianco? No, non mi pare una definizione appropriata. Chiamiamola iniziativa di autotutela. Ci aspettiamo un chiarimento definitivo dall’incontro di Firenze. Vogliamo sapere nei dettagli cos’è successo e soprattutto quali precauzioni sono state prese. Cosa faremo se non saremo convinti? Lo valuteremo tutti insieme». Giuseppe Pinto, capotreno bolognese, s’aspetta di capire «quello che è stato chiesto all’azienda ormai molte settimane fa, notizie precise sull’origine di queste avarie, che per fortuna non hanno avuto conseguenze pesantissime». «NON È allarmismo — insiste— è la legge che mi dice di farlo. Abbiamo spedito la prima lettera il 13 gennaio, non abbiamo mai avuto risposta. Alcuni di questi treni erano al loro primo viaggio dopo la sostituzione dei motori per normale revisione. I motivi dei guasti possono essere tanti. Ce li devono spiegare».


6 febbraio 2008 - Il Mattino di Padova

FAST COOP, TAVOLO DI TRATTATIVA
Licenziati, si apre uno spiraglio
Riassorbimento per 55 lavoratori: dislocati altri 39
di Sergio Campofiorito

LIMENA - Dopo giorni di serrate polemiche si è giunti ieri mattina ad aprire un tavolo di trattativa per i quasi cento ex addetti alle consegne della cooperativa Fast Gesconet che si occupa, in appalto, di recapitare pacchi, lettere e buste per conto della multinazionale di distribuzioni TNT. La vertenza nasce lo scorso 25 gennaio, quando gli operai della Fast Coop, che iniziavano il turno pomeridiano nel magazzino Tnt di Limena, si sono trovati a sorpresa i locali chiusi e vuoti.
Motivo? A partire dal 28 gennaio cessava l’appalto di Gesconet con la Tnt. Da quel giorno molti manifestanti hanno bloccato ogni accesso ai magazzini della discordia in varie località della provincia, fino ad arrivare alla giornata di ieri.
Il tavolo di trattativa si è aperto nella Prefettura di Padova dove, in una sala gremita, sedevano delegazioni di lavoratori, Cobas, Associazione Lavoratori invisibili, rappresentanti della cooperativa uscente Gesconet e di quella entrante Corso, l’assessore provinciale al Lavoro Roberto Tosetto ed il viceprefetto Eugenio Soldà.
Fuori, in piazza Antenore, decine di manifestanti, tra italiani, tunisini, nigeriani, rumeni ed indiani, esponevano striscioni, urlavano slogan di protesta e consegnavano volantini ai passanti. Tra loro, anche, Cumar Samantha, venticinque anni originario dello Sri Lanka, che da un anno vive all’Arcella. Per lui un destino disgraziato: oltre ad essere senza occupazione, l’altro giorno è rimasto coinvolto in un brutto incidente stradale che gli ha causato la frattura di una spalla. «Guadagnavo 1100 euro circa al mese» - denuncia l’uomo - e senza un’assicurazione sanitaria adeguata. Per venticinque giorni dovrò portare questo gesso e non posso cercarmi un altro lavoro. In Sri Lanka ho una moglie e un figlio piccolo da mantenere».
Intanto, due piani più su, dopo quasi due ore e mezza di trattativa, si è giunti ad una proposta che consiste nel riassorbimento di cinquantacinque uomini, a cui si aggiungerebbero altri trentanove da dislocare nei vari magazzini TNT di Venezia e Treviso.
Si tratta indubbiamente di un buon passo avanti rispetto a quanto era stato offerto nei giorni scorsi: cancellazione del turno di notte, dispersione dei lavoratori a livello regionale e rinuncia alle più elementari e recenti conquiste sindacali. Questa mattina, stessa ora e stesso luogo, verrà formulata la controproposta dei sindacati. «Siamo intervenuti una prima volta - commenta Luca Trivellato dell’Associazione Difesa Lavoratori - per mettere in regola le loro buste paga, che prima venivano elargite per metà in nero. Questo pomeriggio (ieri, ndr) vaglieremo la proposta dei lavoratori».
Caustico Gianni Biasetto, coordinatore del settore Lavoratori invisibili: «Tnt tratta le persone peggio dei pacchi. I diritti di queste persone vengono continuamente irrisi, adesso sono stati buttati fuori senza spiegazione alcuna. E’ tutta gente che paga regolarmente l’affitto e che ha famiglie da mantenere. Siamo qui per restituire loro la dignità». In comunicato diffuso ieri pomeriggio la Cgil esprime «la ferma convinzione che tutti i soggetti debbano assumersi le loro responsabilità e farsi parte attiva affinché i lavoratori oggi sospesi (non licenziati), e lasciati sulla strada dalla sera alla mattina, venga trovata una giusta soluzione».


6 febbraio 2008 - Lameziaweb

Sindacati e Regione, Rdb/Cub rivendica il suo ruolo

«È un momento positivo per il sindacato Rdb/Cub costituito delle passate elezioni Rsu, dove il sindacato ha riscontrato un'importante crescita in tutti i settori, malgrado il chiaro ostruzionismo che ha dovuto subire in tutti i posti di lavoro, ad opera sia dei dirigenti che degli altri sindacati, intenti solo a coltivare il proprio orticello». Questo è stato detto in una riunione dell'esecutivo regionale del sindacato autonomo allargata alle federazioni provinciali. Particolare attenzione è stata posta sui rapporti con le istituzioni e con la giunta regionale in particolare, con la richiesta chiara e forte del «giusto riconoscimento politico che questa organizzazione sindacale rivendica. Si prenda atto dell'accresciuto peso politico conquistato sempre più nei mesi scorsi, che ha portato il sindacato ad essere soggetto sindacale riconosciuto nelle trattative con il governo nazionale, ma non dal governo regionale». L'assemblea ha deciso di mettere in atto tutte le iniziative necessarie «per superare questo boicottaggio che così tanto penalizza i lavoratori ed i loro rappresentanti». Gli interventi dei numerosi delegati, hanno portato l'esecutivo a calendarizzare alcune prossime scadenze e ad individuare i grandi obiettivi che guideranno le RdB/Cub nei prossimi mesi, tesi a rafforzare ulteriormente il sindacato «la cui presenza e la cui attività all'interno della Calabria è una realtà consolidata dalla quale non si può prescindere».


6 febbraio 2008 - La Stampa

L'Istituto alle prese con la gestione degli uffici regionali
e il problema delle sedi rimaste vacanti

di FLAVIA AMABILE

Tutti sappiamo che cosa è l'Istat, l'istituto che elabora le statistiche nazionali. Da alcuni anni nei suoi uffici regionali accadono cose strane: vengono a mancare i direttori e invece di sostituirli l'interim viene affidato ad altri. Con risultati un po' cervellotici a giudicare da quanto denuncia l'Usi/Rdb, il sindacato di base della ricerca. Perché, ad esempio, l'ufficio di Milano deve essere gestito da Cagliari quando esistono sedi regionali molto più vicine come Torino, Bologna o Venezia? E perché Napoli deve scomodare il dirigente di Perugia invece di quello di Campobasso o di Roma, ben più a portata di mano? Bologna si occupa di Potenza, che proprio dietro l'angolo non è. E Bari è affidata a Palermo invece che a Campobasso o Pescara che non richiederebbero l'attraversamento di uno stretto. Non abbiamo nulla contro i gemellaggi fra regioni diverse dell'Italia potrebbe anche diffondere lo spirito patrio almeno all'interno dell'Istituto di statistica ma perchè farlo facendo pagare i biglietti e le diarie agli italiani?


6 febbraio 2008 - La Gazzetta di Reggio

Maggioranza sfilacciata, ma l’Irpef passa
Delrio convince i suoi (tranne il Pdci): l’imposta comunale aumenterà
di MICHELA SCACCHIOLI

Reggio E. - Nonostante gli sfilacciamenti interni alla maggioranza, ieri alla fine in consiglio la manovra è passata. E stavolta è certo: l’addizionale comunale Irpef sale dallo 0,2 allo 0,5%. Due conti in tasca: chi guadagna 2mila euro al mese ora dovrà sborsare 120 euro l’anno, e non più 44. Ma siccome la medicina può risultare amara da ingurgitare, la giunta di contro ha cosparso di miele l’orlo del bicchiere.
Perché è vero che l’Irpef aumenta - è stato il parto dell’amministrazione - ma allo stesso tempo aumenta pure la fascia di esenzione: da 7.500 a 15mila euro di reddito annuo. Ma è stato proprio tale limite, ieri, a scatenare le bordate tanto dell’opposizione quanto di alcune frange della maggioranza.
A prendere le distanze dalla delibera sull’Irpef (quella comunale, lo si rammenta, non è modulabile, e dunque mette sullo stesso piano chi supera appena i 15mila euro e chi guadagna molto di più) sono stati sia i Comunisti italiani (che hanno chiesto un innalzamento della fascia a 16.500 euro) sia i socialisti: entrambi i gruppi, infatti, alla fine hanno votato contro la manovra di bilancio - atto amministrativo tra i più importanti - nonostante il sindaco di Reggio, Graziano Delrio, abbia tentato in extremis di convincere la sua coalizione a non dividersi: «Le famiglie - ha tuonato in sala del Tricolore - non si aiutano con 50 euro all’anno in più, ma con più servizi. Perché non è un trasferimento monetario di questo tipo a cambiare la vita di una famiglia. Ciò che a Reggio fa la differenza è il poter disporre di nidi e scuole per l’infanzia, servizi per i minori e per gli anziani, ospedali, rette scontate e accompagnamento. Questi sono i costi altrimenti insostenibili per una famiglia reggiana, sono queste le misure che consentono di non lasciarla sola e che fanno sì che le donne possano andare a lavorare. Questa è una politica di centrosinistra».
E ancora: «La decisione di innalzare l’Irpef non è stata presa a cuor leggero, ma è stata accompagnata da misure impegnative. Ricordo che dal 2002 al 2007 è diminuito del 30% l’importo delle consulenze. Dal bilancio 2007 al bilancio 2008 è in forte diminuzione la spesa corrente in molti settori, con l’obiettivo di finalizzarla a settori strategici ed emergenti, come ha colto il sindacato siglando il patto». E se ieri proprio la Cisl reggiana è intervenuta sottolineando quanto questo bilancio alla fine «sia il migliore possibile», contro l’incremento dell’imposta si è invece scagliata la Cub (sindacato di base).
Ma Delrio ha continuato ancora, chiedendo di poter rubare all’aula qualche minuto in più tra l’insofferenza di alcuni consiglieri di opposizione: «Sono pronto - ha detto - a una comparazione sulle spese per opere pubbliche, facendo un benchmarking sui costi come lo si fa in America. L’amministrazione è sempre disponibile al miglioramento». E sempre per restare in tema di costi della politica, Delrio ha lanciato la «sfida»: «Sono pronto al confronto con qualsiasi altro sindaco d’Italia».
Il discorso, però, non è riuscito a convincere il Pdci. Che, vistosi bocciato il proprio emendamento (in cui peraltro si chiedeva di diminuire il fondo di riserva per controbilanciare i mancati entroiti da Irpef: un aspetto, questo, che a Delrio non è andato proprio giù) ha optato per il pollice verso. Astenuti, inoltre, due ex consiglieri dielle (oggi Italia Popolare): Franco Colosimo e Marco Fornaciari.


5 febbraio 2008 - Ansa

CASA: COMITATO COLLI PORTUENSI OCCUPA AULA XVI MUNICIPIO

(ANSA) - ROMA, 5 FEB - Circa 15 inquilini del comitato di viale dei Colli Portuensi insieme ad esponenti dall'AS.I.A RdB hanno occupato l'aula consiliare del XVI Municipio. Lo ha reso noto lo stesso comitato sottolineando che la protesta nasce «dal negato incontro con il Presidente Bellini, incontro richiesto dal Comitato e dall'AS.I.A per affrontare il problema che vede 35 famiglie dei Colli Portuensi a imminente rischio di perdita dell'alloggio dove hanno vissuto per oltre 40 anni, di propriet… del Fondo Pensione dipendenti ex-Cassa di Risparmio di Trieste, oggi Unicredit». Gli occupanti hanno sollecitato il coinvolgimento del sindaco Veltroni e hanno reso noto che rimarranno nell'aula consiliare fino a che non otterranno l'incontro richiesto.


5 febbraio 2008 - Adnkronos

BOLOGNA: RDB, 500 PRECARI IN COMUNE A RISCHIO LICENZIAMENTO
FABBIANI, NON POTRANNO ESSERE GARANTITI I SERVIZI COMUNALI

Bologna, 5 feb. - (Adnkronos) - Sono circa 500 i lavoratori precari del Comune di Bologna che rischiano il licenziamento. A denunciarlo le Rdb, ricordando che in una circolare diramata dall'amministrazione si chiarisce l'intenzione di «applicare rigidamente a legge finanziaria 2008 per quanto attiene i lavoratori a tempo determinato, prevedendo il limite di tre mesi di contratto per ogni lavoratore, senza possibilità di alcuna proroga (ad eccezione di chi ha il contratto scuola). Questo vuol dire che un contratto stipulato il primo gennaio 2008 scade inderogabilmente il 31 marzo, mentre i contratti stipulati nel 2007 alla loro scadenza non verranno rinnovati». Qualora venisse dato seguito all'annuncio daranno circa 500 i diretti interessati e questo «è di una enorme gravità - scrive Vilma Fabbiani delle Rdb - non solo per i lavoratori, ma anche per la tenuta stessa dei servizi comunali». In particolare Fabbiani fa riferimento «agli asili nido che riescono ad essere aperti grazie ai precari i quali alla scadenza dei contratti saranno semplicemente licenziati». «Non c'è che dire - afferma scarstica - il Governo Prodi e la Giunta Cofferati hanno mantenuto la promessa di eliminare il precariato. Peccato che invece di assumerli in pianta stabile li licenzino. Da parte nostra - assicura Fabbiani infine - continuiamo la lotta contro queste scelte, per l'assunzione del precariato presente ancora massicciamente nel Comune di Bologna e senza escludere il ricorso allo sciopero». Venerdì alle 15,30 alla sala di Via San Felice è indetta l'assemblea dei precari del Comune di Bologna dove verranno decisi le forme e i tempi della mobilitazione.

CASA: ROMA, COMITATO COLLI PORTUENSI OCCUPA AULA CONSILIARE XVI MUNICIPIO
CHIEDONO INCONTRO CON BELLINI, IN ARRIVO ASSESSORE TOUADI

Roma, 5 feb. (Adnkronos) - Circa 15 inquilini del Comitato di viale dei Colli Portuensi 187 insieme ad esponenti dall'Asia RdB hanno da poco occupato l'aula consiliare del XVI Municipio di Roma. «La protesta - si legge in una nota di Asia RdB - nasce dal negato incontro con il presidente Bellini, incontro richiesto dal Comitato e dall'Asia per affrontare il problema che vede 35 famiglie dei Colli Portuensi a imminente rischio di perdita dell'alloggio dove hanno vissuto per oltre 40 anni, di proprietà del Fondo Pensione dipendenti ex-Cassa di Risparmio di Trieste, oggi Unicredit». «Nell'aula del Consiglio occupato si sono verificati momenti di tensione a fronte della dichiarata impossibilità da parte del presidente del XVI ad intervenire sulla questione. Gli occupanti hanno dunque sollecitato il coinvolgimento del sindaco Veltroni e rendono noto che permarranno nell'aula consiliare fino a che non otterranno l'incontro richiesto. L'assessore alla Sicurezza Jean Leonard Touadi sta intanto raggiungendo la sede del Consiglio del XVI Municipio», conclude Asia Rdb.

CASA: SOLDÀ (IDV), A ROMA SERVE PIANO GESTIONE PER EMERGENZA ABITATIVA

Roma, 5 feb. - (Adnkronos) - «Purtroppo ci troviamo ancora una volta alle prese con l'emergenza casa, questione che da tempo crea disagio sociale a Roma. È necessario un piano condiviso dall'Amministrazione comunale, dagli enti e dai costruttori per cercare di capovolgere la situazione attuale. Inoltre, si dovrebbe valutare l'elaborazione di un disegno di legge specifico». Lo ha dichiarato Roberto Soldà, segretario romano dell'Italia dei valori, commentando la manifestazione, organizzata ieri a Roma in piazza Ss Apostoli sotto la Prefettura da un gruppo di senza casa e Asia RdB, per chiedere un intervento sugli sfratti da parte del prefetto Carlo Mosca. «Spesso - ha concluso Soldà - sono i cittadini disagiati a trovarsi travolti dal dramma degli sfratti ed è nostro dovere stare vicino ai cittadini, soprattutto a quelli in difficoltà».

CASA: ROMA, TAVOLO CONFRONTO CON COMITATO INQUILINI COLLI PORTUENSI
PRESIDENTE MUNICIPIO XVI, DA SEMPRE SEGUIAMO VICENDA DA VICINO

Roma, 5 feb. - (Adnkronos) - I rappresentanti del Comitato Inquilini dei Colli Portuensi 187 e dell'Asia RdB sono stati ricevuti a via Fabiola nel pomeriggio dal presidente del Municipio Roma XVI, Fabio Bellini, insieme al consigliere delegato all'Emergenza abitativa del Comune di Roma, Nicola Galloro, e all'assessore capitolino alla Sicurezza, Jean Leonard Touadi. È stato deciso d'avviare un tavolo di confronto tra il Comitato Inquilini e Asia, il Fondo Pensione ex-Cassa di Risparmio di Trieste Unicredit, proprietario delle palazzine, Municipio, Comune di Roma e Regione Lazio, che si riunirà entro la fine della prossima settimana nella sede del Municipio. «Abbiamo sempre seguito da vicino la vicenda delle 35 famiglie di residenti che rischiano di perdere la casa - afferma il presidente Fabio Bellini - Ciò è dimostrato da atti e fatti».

CASA: ROMA, TOLTA OCCUPAZIONE AL CONSIGLIO DEL MUNICIPIO XVI
COMITATO INQUILINI E ASIA-RDB OTTENGONO TAVOLO CON PROPRIETÀ E ISTITUZIONI

Roma, 5 feb. (Adnkronos) - È cessata nel tardo pomeriggio l'occupazione dell'aula consiliare del XVI Municipio di Roma, attuata questa mattina dai rappresentanti del Comitato Inquilini dei Colli Portuensi 187 e dell'Asia RdB, per protestare contro il mancato incontro richiesto al presidente Fabio Bellini sul problema delle 35 famiglie di residenti a imminente rischio di perdita dell'alloggio. Al Consiglio del XVI sono giunti il delegato all'Emergenza abitativa del Comune di Roma Nicola Galloro e l'assessore alla Sicurezza Jean Leonard Touadi, che insieme al presidente del Municipio Bellini hanno incontrato gli occupanti. Dall'incontro, riferisce Asia Rdb, «è emerso il significativo impegno all'avvio di un tavolo di confronto per il prossimo 12 febbraio, che riunirà Municipio XVI, Comune di Roma, Regione Lazio, Comitato Inquilini e Asia, unitamente alla proprietà delle palazzine, il Fondo Pensione ex-Cassa di Risparmio di Trieste - Unicredit, che fino ad oggi non aveva dato disponibilità al dialogo». L'Asia RdB ììribadisce la necessità di bloccare vendite e rogiti delle abitazioni dei Colli Portuensi e considera il risultato odierno come un passo importante nel percorso di mobilitazione per il diritto all'abitare«.


5 febbraio 2008 - Omniroma

CASA, INQUILINI COLLI PORTUENSI OCCUPANO SEDE MUNICIPIO XVI

(OMNIROMA) Roma, 05 feb - Occupata questa mattina la sede del XVI Municipio di via Fabiola da una quindicina di famiglie del «Comitato inquilini Colli Portuensi 187» insieme al sindacato Asia Rdb. Gli occupanti chiedono un incontro con il Comune per discutere la situazione delle famiglie che vivono nelle case in vendita di via dei Colli Portuensi. «Vista l'inadeguatezza del Municipio ad affrontare la situazione abbiamo chiesto l'intervento del Comune - ha detto Paolo Di Vetta dell'Asia Rdb - La proprietà sta già vendendo alcuni appartamenti e l'amministrazione municipale non vuole fare niente. Incontreremo in giornata l'assessore comunale alle Politiche della sicurezza, Jean Léonard Touadi». Fuori dal Municipio gli occupanti hanno issato striscioni e bandiere mentre c'è stato qualche momento di tensione durante l'irruzione dei manifestanti.

CASA, INQUILINI COLLI PORTUENSI OCCUPANO AULA MUNICIPIO XVI

(OMNIROMA) Roma, 05 feb - È stato fissato per il 13 febbraio l'incontro tra il Comune, la Regione, il Fondo pensioni Unicredit e il Comitato degli inquilini dei Colli Portuensi 187, per trovare una soluzione alle 35 famiglie di via dei Colli Portuensi i cui appartamenti sono stati messi in vendita dalla proprietà. A dare notizia della data dell'incontro è il sindacato Asia-RdB che stamani, insieme agli inquilini, aveva occupato per protesta l'aula del XVI Municipio. «Abbiamo incontrato i due rappresentanti del Comune che sono venuti qui in municipio per parlare della situazione - ha detto Paolo Di Vetta dell'Asia RdB - noi abbiamo ribadito le nostre richieste anche di fronte al presidente del municipio Bellini presente all'incontro: la proprietà deve bloccare il meccanismo dei rogiti a terzi. Tutte le famiglie sono disposte ad acquistare gli appartamenti ma non a pagare cifre esorbitanti per la presenza di mediatori». Al termine dell'incontro, terminato pochi minuti fa, i manifestanti hanno lasciato l'aula del municipio.

CASA, BELLINI (MUN. XVI) RICEVE COMITATO COLLI PORTUENSI

(OMNIROMA) Roma, 05 feb - «I rappresentanti del comitato inquilini dei Colli portuensi 187 e dell'Asia Rdb, sono stati ricevuti a via Fabiola nel pomeriggio dal presidente del Municipio XVI, Fabio Bellini, insieme al consigliere delegato all'Emergenza abitativa del Comune di Roma, Nicola Galloro, e all'assessore capitolino alla Sicurezza, Jean Leonard Touadi». Lo comunica, in una nota, il Municipio XVI. È stato deciso - prosegue la nota - d'avviare un tavolo di confronto tra il comitato Inquilini e Asia, il Fondo Pensione ex-Cassa di Risparmio di Trieste Unicredit, proprietario delle palazzine, Municipio, Comune di Roma e Regione Lazio, che si riunirà entro la fine della prossima settimana nella sede del Municipio«. »Abbiamo sempre seguito da vicino la vicenda delle delle 35 famiglie di residenti che rischiano di perdere la casa - afferma il presidente Fabio Bellini - Ciò è dimostrato da atti e fatti«.


5 febbraio 2008 - Dire

MUNICIPIO XVI. COMITATO COLLI PORTUENSI OCCUPA AULA

(DIRE) Roma, 5 feb. - Circa 15 inquilini del Comitato di viale dei Colli Portuensi 187 insieme ad esponenti dall'Asia-Rdb hanno da poco occupato l'aula consiliare del XVI Municipio. Lo fa sapere una nota degli stessi occupanti, precisando che la protesta nasce "dal negato incontro con il presidente Bellini, incontro richiesto dal Comitato e dall'Asia per affrontare il problema che vede 35 famiglie dei Colli Portuensi a imminente rischio di perdita dell'alloggio dove hanno vissuto per oltre 40 anni, di proprieta' del Fondo Pensione dipendenti ex-Cassa di Risparmio di Trieste, oggi Unicredit". Nell'aula del Consiglio occupato -spiega la nota- si sono verificati momenti di tensione a fronte della dichiarata impossibilita' da parte del presidente del XVI ad intervenire sulla questione. Gli occupanti hanno dunque sollecitato il coinvolgimento del sindaco Veltroni e rendono noto che permarranno nell'aula consiliare fino a che non otterranno l'incontro richiesto. L'assessore alla Sicurezza, Jean Leonard Touadi', sta intanto raggiungendo la sede del Consiglio del XVI Municipio.

COMUNE BOLOGNA. RDB: LICENZIAMENTO INCOMBE SU 500 PRECARI
FABBIANI: DOPO 3 MESI I CONTRATTI NON VENGONO PIU' RINNOVATI

(DIRE) Bologna, 5 feb. - Il Comune di Bologna "taglia" 500 lavoratori precari. A lanciare questo allarme sono le Rappresentanze sindacali di base (Rdb) dopo che l'amministrazione ha diramato una circolare in cui, racconta Vilma Fabbiani (sindacalista delle Rdb), spiega che intende applicare rigidamente quanto disposto dalla Finanziaria per i lavoratori a tempo determinato, cioe' "prevedendo il limite di tre mesi di contratto per ogni lavoratore, senza possibilita' di alcuna proroga". L'unica eccezione riguarda chi ha il contratto scuola. In altre parole, un contratto stipulato l'1 gennaio di quest'anno scade inderogabilmente il 31 marzo, mentre quelli sottoscritti nel 2007 "alla loro scadenza non verranno rinnovati". Ebbene, secondo i calcoli del sindacato di base, "complessivamente questa decisione interessera' almeno 500 precari comunali" ed e' un fatto di "enorme gravita' non solo per le lavoratrici e i lavoratori precari ma anche per la tenuta stessa dei servizi comunali", avverte Fabiani. Un esempio: gli asili nido "riescono ad essere aperti grazie ai precari i quali alla scadenza dei contratti saranno semplicemente licenziati". L'orientamento di Palazzo D'Accursio ispira quindi una caustica amarezza nel sindacato di base: "Non c'e' che dire, il Governo Prodi e la Giunta Cofferati hanno mantenuto la promessa di eliminare il precariato. Peccato che invece di assumerli in pianta stabile li licenzino", scrive Fabbiani in una nota. Le Rdb, comunque, non vogliono restare a guardare mentre i precari dell'amministrazione perdono il posto. Promettono quindi di continuare "la lotta contro queste scelte, per l'assunzione del precariato presente ancora massicciamente nel Comune di Bologna e senza escludere il ricorso allo sciopero". Venerdi' prossimo, alle 15.30 nel circolo dei dipendenti comunali di via San Felice, si terra' un'assemblea dei precari di Palazzo D'Accursio e in quella sede, avverte Fabbiani, "decideremo le forme e i tempi della mobilitazione".

MUNICIPIO XVI. TERMINATA OCCUPAZIONE AULA CONSIGLIO

(DIRE) Roma, 5 feb. - E' terminata nel tardo pomeriggio l'occupazione dell'aula consiliare del XVI Municipio, attuata questa mattina dai rappresentanti del Comitato Inquilini dei Colli Portuensi 187 e dell'Asia-Rdb, "per protestare contro il mancato incontro richiesto al presidente Fabio Bellini sul problema delle 35 famiglie di residenti a imminente rischio di perdita dell'alloggio". Al Consiglio del XVI sono giunti il Delegato all'emergenza abitativa del Comune di Roma Nicola Galloro e l'assessore alla Sicurezza Jean Leonard Touadi', che insieme al presidente del Municipio Bellini hanno incontrato gli occupanti. Dall'incontro -spiega una nota di Asia-Rdb- e' emerso il significativo impegno all'avvio di un tavolo di confronto per il 12 febbraio, che riunira' Municipio XVI, Comune di Roma, Regione Lazio, Comitato Inquilini e Asia, unitamente alla proprieta' delle palazzine, il Fondo Pensione ex-Cassa di Risparmio di Trieste-Unicredit, "che fino ad oggi non aveva dato disponibilita' al dialogo". L'Asia-Rdb ribadisce "la necessita' di bloccare vendite e rogiti delle abitazioni dei Colli Portuensi e considera il risultato odierno come un passo importante nel percorso di mobilitazione per il diritto all'abitare".

COMUNE BOLOGNA. RDB: C'E' SPIRAGLIO PER I PRECARI A RISCHIO
DOPO VERTICE CON BOTTONI; ALTRI SPIGOLI AEROPORTO E DEVOLUTION

(DIRE) Bologna, 5 feb. - Parziale schiarita sulla vertenza che riguarda i circa 500 lavoratori precari del Comune di Bologna, a rischio licenziamento secondo il sindacato di base Rdb in virtu' di una norma della Finanziaria. Oggi qualche chiarimento e' venuto dall'assessore comunale al Bilancio Paola Bottoni, incontrata dalle Rdb nell'ambito del confronto con le parti sociali sul bilancio 2008. "L'assessore ha capito il problema- riferisce Massimo Betti di Rdb- che si potrebbe risolvere parzialmente con regole per dare occupazione a 300 dei lavoratori precari, occupati soprattutto nella scuola e in particolare negli asili". Venerdi' comunque, come previsto, si terra' un'assemblea dei precari coinvolti. Alla trattativa sul bilancio, le Rdb portano con forza anche la questione aeroporto, con la richiesta di un tavolo ad hoc e di un'authority che controlli tutte le societa' partecipate da palazzo D'Accursio. Ma c'e' anche la devolution dei quartieri, bocciata in una consultazione tenuta dal sindacato tra i lavoratori. Rdb e Comune torneranno a confrontarsi il 17 febbraio, ma "se non ci verranno incontro- mette in chiaro Betti- la trattativa e' in salita". Sembra invece volgere al sereno il confronto dell'amministrazione con Cgil, Cisl e Uil.


5 febbraio 2008 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 5 - Anno V
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Maiani arriva a piazzale Aldo Moro. Sono in tanti a chiedersi: quanto durerà?
* Dal ministro Mussi auspici inaccettabili
* Boschi: "Da Parisi giustificazioni grottesche"
* Dopo "Caos calmo", "Trasparenza oscura"
* All'Istat non sono bravi in geografia
* Inrim, studiosi in fuga verso Istituti europei
* Le circolari non erano mai cadute così in basso
* Usi/RdB contesta un articolo di Repubblica


5 febbraio 2008 - Corriere della Sera

Emergenza casa
Sfratti, slogan e cori sotto la Prefettura aspettando la proroga
di Ilaria Sacchettoni

Roma - Marco, il figlio, «picchettava» un civico di via di Donna Olimpia dal mattino presto. Sua madre, Maria Concetta Sisinni - anni 75, vedova, ex donna delle pulizie, 1000 euro di pensione al mese - veniva fatta uscire dalla sua abitazione di Cinecittà, dall'ufficiale giudiziario e tre poliziotti in borghese. La cronaca di un venerdì qualunque (l' 1 febbraio scorso) diventa così una piattaforma di protesta. Si chiede al prefetto Carlo Mosca di intervenire «affinchè gli sfratti vengano bloccati soprattutto quando colpiscono persone anziane e con problemi di salute o famiglie con bambini» (per inciso: i problemi circolatori della signora Sisinni non hanno pesato nell'esecuzione del provvedimento). Al sit-in sotto palazzo Valentini, sono presenti rappresentanze sindacali di base, famiglie sotto sfratto e altre titolari delle vette più alte nella graduatoria comunale (quindi già senza alloggio). Più i consiglieri Fabio Nobile del Pdci, Adriana Spera di Rifondazione e Nando Simeone di sinistra critica.
Ma l'unico spiraglio di una giornata, per il resto improduttiva - il prefetto, fuori sede, riceverà una delegazione di manifestanti oggi - è venuto dal ministero della Solidarietà Sociale: «Il disegno di legge sull'emergenza abitativa sarà inserito nel "milleproroghe"» spiegano dal gabinetto di Paolo Ferrero. Insomma dovrebbe essere approvato con altri provvedimenti che l'esecutivo uscente voterà alla camera nelle prossime ore. In tal caso, famiglie ed enti locali, respireranno per qualche mese ancora: il provvedimento congela gli sfratti della piccola proprietà fino al 31 ottobre 2008 (per gli enti è tuttora in vigore una proroga fino al 31 agosto). Ma eviterebbe anche il naufragio di un disegno di legge sulla casa che difficilmente potrebbe sedurre il centrodestra.


5 febbraio 2008 - Il Giornale

Dall’Asia Rdb Cub appello al prefetto: «Stop agli sfratti e agli sgomberi»

Roma - Una trentina di rappresentanti del sindacato Asia RdB Cub hanno manifestato ieri mattina davanti a Palazzo Valentini, sede della Prefettura. Sullo striscione esposto la frase «Stop: sfratti e sgomberi» in particolare per le categorie protette. A dare sostegno ai manifestanti il capogruppo dei Comunisti italiani in Campidoglio Fabio Nobile e il consigliere provinciale di Sinistra critica Nando Simeone. I manifestanti hanno ottenuto di essere ricevuti dal prefetto. L’incontro dovrebbe avvenire in queste ore.


5 febbraio 2008 - EPolis Roma

Sfratti, un presidio permanente "se il prefetto non interviene"
AS.I.A. RdB in piazza Santi Apostoli chiede un incontro a Carlo Mosca
di Marta Rossi
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Roma - Un incontro dal Prefetto e un picchetto in piazza Santi Apostoli. Le Asia Rdb si mobilitano contro gli sfratti e si preparano, spiegano a presidiare in modo permanente la Prefettura se non dovessero essere ascoltate le esigenze della gente. Il simbolo di questa protesta è Maria Concetta Sisinni, 77 anni che fino a venerdì scorso viveva in via dei Salesiani, a Cinecittà. Viveva perché il nuovo proprietario dell’appartamento (ex proprietà Ina) l’ha sfrattata, mettendola alla porta, "senza nemmeno farle prendere le medicine", racconta il figlio (attivista delle Rdb che in quel momento partecipava a un picchetto antisfratto a Monteverde), "o la biancheria" spiega lei. Che racconta: "Non sapevo che sarei stata sfrattata il 1 febbraio. Mi avevano detto che l’ufficiale giudiziario sarebbe arrivato l’11. Ora sono ospite di una vicina di casa ma ho problemi per prendere i miei effetti personali. Nessuno dal Comune è venuto a parlare con me". La storia della signora Maria Concetta è l’ennesimo pezzo di un puzzle che a Roma si va componendo mese dopo mese: l’incubo degli sfratti. Perché nella Capitale ci sono 2.850 provvedimenti esecutivi, e solo entro questo mese ne verranno effettuati venti: il 27 a San Lorenzo riguarderanno due persone di 78 e 82 anni. "Il 52 per cento di queste persone sono ultrasessantacinquenni" spiega Paolo Di Vetta, attivista dell’Asia Rdb. "Le dimissioni di Prodi hanno prodotto una situazione paradossale per l’emergenza abitativa- spiega- Il disegno di legge in discussione non è più andato avanti e il Consiglio dei ministri il 1 febbraio ha deciso per un provvedimento urgente a salvaguardia delle cosiddette categorie protette, proprio mentre la signora Maria Concetta di settantasette anni veniva sfrattata a Roma. Le ultime notizie ci dicono che l’orientamento è quello di inserire il provvedimento sugli sfratti nel decreto mille proroghe e che ci vorranno 15-20 giorni perché sia operativo- prosegue-. Nel frattempo non conosciamo le intenzioni della Prefettura e della Questura per i prossimi accessi". Alla mobilitazione in piazza Santi Apostoli ci sono anche Fabio Nobile, capogruppo dei Comunisti italiani in Campidoglio e Adriana Spera, di Rifondazione. "Va fatto subito il decreto per bloccare gli sfratti oltre all’incontro con il prefetto. Insieme con il lavoro, la precarietà, il salario, la casa è un argomento importante da inserire nell’agenda di governo", dice Nobile. Attacca Spera: "E’ da rivedere la legge 431, oltre a usare i 20 miliardi del tesoretto per ricostruire case popolari. E poi, in questa città serve un piano di edilizia per gli studenti". Con loro anche Nando Simeone, della Sinistra critica: "Intervenga il prefetto affinché gli sfratti forzati vengano bloccati soprattutto quando colpiscono persone anziane e con problemi di salute o famiglie con bambini". Anche Luigi Camilloni, dell’Osservatorio sociale, chiede "un vero e proprio programma abitativo, reperendo le aree da destinare alla costruzione di nuovi alloggi popolari e requisendo gli immobili degli enti pubblici e previdenziali sfitti per l’emergenza abitativa in modo da evitare tensioni". Perché " le soluzioni ci sono". Quello che manca, invece, "è la volontà politica".

La chiave:
1. Gli appartamenti per gli studenti

Racconta la signora Bruna, affittuaria di un appartamento in via della Lega Lombarda e con uno sfratto esecutivo: "La proprietà ci sta mandando via per affittare le case agli studenti, per 500 euro a posto letto".

2. I provvedimenti a San Lorenzo

Il 27 febbraio in via dei Marrucini verranno eseguiti due sfratti, con l’uso della forza pubblica. Tra questi, quello della signora Maria Luisa, alla quale è stato proposto un alloggio in un istituto di suore.


5 febbraio 2008 - Liberazione

Tra appalti e subappalti tagliati «pezzi di stipendio
L'aeroporto di Cofferati lascia a terra i lavoratori
di Benedetta Aledda

Bologna - Un viaggiatore che passa per l'aeroporto Marconi di Bologna difficilmente si chiede cosa c'è dietro a uno scalo da 4,3 milioni di passeggeri nel 2007, aumentati del 9% rispetto all'anno precedente. A parte le attese medie al ceck-in di un quarto d'ora, il passeggero si trova in una delle migliori strutture aeroportuali per metriquadri a sua disposizione (2,5 secondo i dati diffusi il 4 febbraio dalla Fondazione Civicum), per numero di cancelli, banchi per il ceck-in e nastri trasportatori per i bagagli. Il nostro passeggero forse non sa che questo aeroporto è «in esercizio provvisorio» da settembre, perché l'Enac, l'autorità per l'aviazione civile, non ha ancora ricevuto la documentazione completa da parte degli handler, le società che gestiscono i servizi a terra, necessaria per concedere loro tutte le autorizzazioni. E forse non sa che questo scalo è finito sotto la lente della Procura cittadina, che ha iscritto 13 persone nel registro degli indagati (tra queste un ex ufficiale dei carabinieri) con l'ipotesi di associazione a delinquere per truffa ai danni dei lavoratori e frode in pubbliche forniture; per alcuni di loro si è aggiunta l'ipotesi di corruzione. Si tratta di esponenti del consorzio Doro Group, che fino a settembre ha gestito i servizi di carico e scarico bagagli, poi se n'è andata lasciando un buco all'Inps (che potrebbe ammontare a 2 milioni di euro), 178 lavoratori senza due mensilità e molto lavoro al pm Antonello Gustapane; ma ci sono anche un manager di una delle società che gestiscono lo scalo (Marconi Handling), Sante Cordeschi, e un ex presidente nazionale dell'Enac, Alfredo Roma, attuale responsabile per conto del governo del progetto Galileo per la navigazione satellitare civile (finanziato dall'Agenzia spaziale europea e avversario del sistema statunitense GPS), entrambi accusati di corruzione.
Secondo la ricostruzione fatta finora dagli inquirenti e supportata da perquisizioni di sedi aziendali e abitazioni, il consorzio che ha intascato i contributi dei suoi dipendenti si è accreditato presso i vertici dell'aeroporto facendo regali costosi come auto sportive, cellulari, mobili antichi. A mettere il pm e la guardia di finanza sulle tracce dei doni è stato un pentito di mafia ai vertici del consorzio truffaldino, che ha iniziato a collaborare alle indagini per non perdere i benefici di una precedente collaborazione, tra cui il nome di copertura.
Quali erano i rapporti tra il manager accusato di corruzione e gli altri dirigenti dell'aeroporto? Per capirlo il pm in settimana riascolterà due ex presidenti della Sab, la società che controlla i due handler Bas (40%) e Marconi Handling (100%) e il presidente di Bas, mentre a Cordeschi il suo consiglio di amministrazione ha revocato la delega per «agevolare l'indagine penale».
«Possibile che i vertici dell'aeroporto non sapessero in che mani avevano affidato il carico-scarico», chiede Roberto Baroni, delegato RdB, «e quindi in che mani eravamo finiti noi, visto che un'azienda con un capitale sociale intorno ai 10 mila euro non poteva dare grosse garanzie?».
I vertici dell'aeroporto, però, tirano dritti e oggi dovrebbero presentare il nuovo piano industriale. Ieri la presidente di Sab Giuseppina Gualtieri ha anticipato ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil un'inversione di tendenza sui low cost (finora al Marconi sono appena l'8% dei voli) e la volontà di rivedere il rapporto con Bas e Marconi Handling. «A noi interessa capire quali ripercussioni ci saranno sui lavoratori, su carichi di lavoro», precisa Maurizio Lunghi della Filt-Cgil.
Sul futuro dei lavoratori dell'aeroporto Marconi il sindacato di base RdB chiede una svolta. Ai tre gestori dello scalo propone una piattaforma di contrattazione integrativa unica. Mensa, sicurezza dei mezzi, turni regolari e trattamento economico uniforme sono tra le principali richieste, ma prima ancora il sindacato che conta il maggior numero di tessere al Marconi chiede alla presidente Gualtieri di essere ricevuto. Se non saranno aperte le relazioni sindacali, già fra due settimane potrebbe esserci uno sciopero in tutti i settori dello scalo. E a uno dei soci pubblici dell'aeroporto, il sindaco Sergio Cofferati che preferisce aspettare le conclusioni dell'inchiesta prima di pronunciarsi, le RdB, per voce di Massimo Betti, ricordano che «la magistratura indaga perché qualcuno non è stato zitto», visto che da anni i lavoratori e i sindacati denunciano gli effetti della liberalizzazione del 1999. A ogni passaggio di testimone nella catena di appalti e subappalti che da allora ha fatto funzionare i servizi a terra «abbiamo perso un pezzo di stipendio, ma non la dignità», dice Luisa Fiore, delegata RdB.
Rifondazione comunista, con una nota della federazione bolognese, ha chiesto ai soci pubblici di Sab (regione Emilia-Romagna, comune e provincia di Bologna) di «svolgere una funzione di partecipazione pubblica effettiva e concreta» per riportare dentro Sab le attività affidate a ditte esterne.


5 febbraio 2008 - Il Gazzettino

SINDACATO RDBCUB
Germano Raniero: «Hllweck e Costa discutono e litigano sul futuro non della città ma di una pista inutile»

Vicenza - «Perché Hllweck non ha mai chiesto l'area del Dal Molin al ministero del Tesoro? Visto che è stata regalata agli Usa, potevano regalarla alla città». La domanda arriva da Germano Raniero, segretario vicentino del sindacato RdbCub, che attacca anche dell'ordine del giorno con il quale Palazzo Trissino ha detto il suo sì condizionato alla base Usa bis: «Quell'odg è superato dai fatti ed è stato una furbata, un trucco ben congegnato. Non ci siamo cascati allora, perché dovremo cascarci adesso? Cosa ci importa di quelle condizioni, se vengono o no rispettate? Hllweck e Costa discutendo di lato ovest, lato est, pista civile, complanare, falde acquifere, non hanno nessuna intenzione di perdere la partita, cioè di non fare la base». E ancora. «A Vicenza da bravi provincialotti pur di non perdere la partita i nostri discutono, litigano, viaggiano per il futuro non della città ma di una pista (quella dell'aeroporto, ndr) che alla città non è mai servita».

Limena. "Confidiamo nel tempestivo intervento delle istituzioni...
di Barbara Turetta

Limena - "Confidiamo nel tempestivo intervento delle istituzioni affinché si arrivi ad una veloce e positiva conclusione della vicenda che si è creata alla Tnt di Limena. È una situazione che non può andare tanto oltre". È Enzo Solaro segretario generale della Fedit, l'associazione che raccogliere la totalità dei corrieri espressi e alla quale è consociata anche la Tnt Express Italy, a fare chiarezza sulla posizione dell'azienda. Da una settimana la Tnt sta affrontando il blocco dei lavori nella filiale di Limena in seguito alla protesta messa in atto dagli ottanta ex dipendenti della Fast Coop che si sono ritrovati senza lavoro dopo che la Cooperativa, che aveva in appalto il lavoro di magazzino, ha deciso di sciogliere il contratto con la ditta limenese. La notizia del licenziamento è stata data ai lavorati da un giorno all'altro e gli ex dipendenti della Fast Coop, tutti iscritti all'Adl Cobas, per protesta hanno bloccato il lavoro alla Tnt. "La Fast Coop, per motivi suoi, ha disdetto il contratto che aveva in essere con la Tnt - ha spiegato Solaro -, l'azienda ha comunicato regolarmente alle organizzazioni sindacali di categoria l'avvenuta disdetta della cooperativa, ha individuato un nuovo fornitore e comunicato la scelta come prevede il contratto nazionale. L'azienda, che in questa vicenda è soggetto terzo, si è attivata per mettere in contatto la cooperativa cessante con quella subentrante e favorire l'individuazione di una soluzione occupazionale per gli ex dipendenti della Fast Coop". Il segretario della Fidet spiega che si è trovata un'intesa con il sindacato confederale per garantire l'occupazione di tutti gli ex lavoratori, che sarebbero stati distribuiti nelle altre filiali. Piano di reintegro che non ha contributo a sbloccare la protesta avviata a Limena da parte di lavoratori e Cobas, coinvolgendo anche altre filiali, e che sta mettendo in difficoltà tutti i lavoratori impegnati nella Tnt di Limena. "La protesta impedisce alla Tnt di svolgere il proprio lavoro configurabile a tutti gli effetti come servizio pubblico - spiega Solaro - impedendo il regolare svolgimento del lavoro non solo dei dipendenti diretti, ma anche degli interinale e del customer service e per i quali l'azienda sta garantendo comunque la retribuzione che però non potrà essere sostenuta con il protrarsi della situazione. C'era un'intesa per gli ex lavoratori della cooperativa e la protesta avviata con il blocco della Tnt è una lotta che non abbiamo condiviso, si ha l'impressione che sia un'iniziativa politica estranea al contesto della vertenza. E' una situazione che crea disagio a tutti i lavoratori e c'è la necessità di ripristinare al più presto la legalità con l'intervento delle istituzioni". Una settimana di blocco dell'attività che ha già causato all'azienda un danno di 300.000 euro, per quanto riguarda i costi operativi. Il lavoro precario sarà il tema dell'incontro in programma alle 17.30 di domani al Dipartimento Studi Storici dell'Università di Padova dove si parlerà anche del caso TNT di Limena.


5 febbraio 2008 - Il Manifesto

La logistica della delocalizzazione: modello Tnt in Veneto
Presidio davanti allo stabilimento e assemblea con altri lavoratori assunti presso «coop» alquanto dubbie. Il ruolo dei migranti
di Orsola Casagrande

Venezia - Hanno discusso sul che fare e alla fine hanno deciso di prendere in prestito il modello Vicenza. I cento lavoratori licenziati in tronco la settimana scorsa dalla cooperativa Fast-Coop (che lavora per il colosso Tnt) hanno deciso di allestire, davanti al loro vecchio magazzino, un presidio permanente. Proprio come il presidio del «no Dal Molin». Nel segno di una contaminazione che qui nel nord est sempre più sembra espandersi.
La vicenda è nota. Una decina di giorni fa, i dipendenti della Fast-Coop si sono recati al lavoro ma hanno trovato il magazzino di Limena (in provincia di Padova) vuoto e chiuso. Alla richiesta di spiegazioni si sono visti consegnare una lettera che dichiarava la fine dell'appalto da parte di Fast Coop Gesconet con Tnt a partire dal 28 gennaio. Una rappresaglia, hanno sottolineato anche domenica, in un'affollata assemblea al presidio. Già in estate, con il sostegno dell'Adl (associazione difesa lavoratori, federata Cobas) i dipendenti della cooperativa si erano mobilitati per richiedere i diritti minimi. Avevano vinto. Ma la rappresaglia non si è fatta attendere. I lavoratori hanno deciso di bloccare anche le attività di altri stabilimenti. Così nei giorni scorsi sono andati in trasferta sia a Vicenza che a Treviso. Anche qui hanno incontrato la solidarietà di altri dipendenti.
Ieri in assemblea si è discusso delle offerte emerse nell'incontro avuto in prefettura, venerdì scorso, con il consorzio Corso e con Gesconet. Offerte sostanzialmente respinte dai lavoratori. La cooperativa subentrante a Fast Coop si era detta disponibile a assorbire 43 lavoratori presso il cantiere di Limena, ma verrebbe eliminato il turno notturno. Le condizioni dell'appalto sono sperimentali, dato che Tnt firmerebbe un contratto di sei mesi; dopo di che il futuro rimane incerto. Gesconet ha invece parlato di una disponibilità a riassorbire in altri siti e altre città (Treviso e Venezia) circa 39 lavoratori. Quelli del presidio permanente hanno dunque respinto quanto emerso dagli incontri e hanno formulato delle proposte alternative. In sintesi individuano come controparte Tnt ed è con Tnt che vogliono interloquire, «anche perché queste cooperative sono intermediari con una funzione di vero e proprio caporalato». I lavoratori hanno chiesto solidarietà anche ai sindaci di Limena e Padova. Dall'assemblea di domenica, alla quale hanno partecipato anche lavoratori di altre cooperative, è emersa invece una piattaforma attorno alla quale costruire una mobilitazione per la metà di febbraio. Sui cambi di appalto, ritengono che sia necessario - in un percorso che coinvolga prefetture e province - arrivare alla firma di un accordo con gli enti appaltanti che renda quantomeno verificabile la reale necessità di un cambio di appalto e che comunque consenta ai lavoratori di mantenere il posto di lavoro alle stesse condizioni. Altri due punti riguardano gli ammortizzatori sociali e tempi di preavviso per eventuali cambi di appalto.
Tre punti che per i lavoratori, quasi tutti migranti, possono rappresentare, come è stato detto domenica, «l'inizio di un percorso di lotta unitario che consenta di arrivare con la mobilitazione a una condizione di parità con tutti gli altri lavoratori, che preveda il pagamento al 100% degli istituti contrattuali, del lavoro straordinario e notturno e l'integrazione per la malattia».
All'assemblea al presidio hanno partecipato anche lavoratori che operano nei magazzini di Tnt, Ceva, Dhl, Gsl, Bartolini, Danone, Cab Log, Carraro. E' stata anche istituita una cassa di resistenza per consentire ai lavoratori, molti dei quali con famiglia, di mantenere la lotta al presidio.


5 febbraio 2008 - Libero

Gli sfrattati si appellano a Mosca

Roma - «Non sapevo che sarei stata sfrattata il 1 febbraio. Mi avevano detto che l'ufficiale giudiziario sarebbe arrivato l'11. Ora sono ospite di una vicina di casa ma ho problemi per prendere i miei effetti personali. Nessuno del Comune è venuto a parlare con me». Si asciuga le lacrime la signora Maria Concetta, 77 anni, che venerdì scorso è stata sfrattata dalla sua casa in via dei Salesiani mentre il figlio, attivista delle Rdb, inconsapevole di quello che stava accadendo alla madre, partecipava nello stesso momento ad un picchetto antisfratto a Monteverde. Ieri mattina Maria Concetta, insieme a un'altra trentina di senza casa ha manifestato sotto la prefettura, in piazza Ss Apostoli insieme all'Asia Rdb e ha chiesto un incontro con Carlo Mosca per un intervento sugli sfratti. «Chiediamo al prefetto che blocchi gli sfratti», ha detto Irene Di Noto, del Blocco precario metropolitano, «sappiamo che il Consiglio dei ministri ha discusso un provvedimento ad hoc e che in una settimana si dovrà individuare lo strumento legislativo adatto». Il sindacato ha anche informato che il 27 febbraio prossimo a via dei Marrucini a San Lorenzo una donna di 78 anni sarà sfrattata con l'uso della forza pubblica.


5 febbraio 2008 - Il Mattino

«Pochissimi vigili, servono forze nuove»
di MICHELANGELO DE NIGRIS

Avellino - Nessuna rivendicazione economica, ma solo un appello: «Siamo rimasti in pochi, non riusciamo più a far fronte alle richieste di intervento che arrivano al 115. Chiediamo un incremento dell’organico, null’altro». È il grido d’allarme dei caschi rossi di Benevento. A lanciarlo sono stati ieri, nel corso di una conferenza stampa, gli esponenti sindacali di categoria, Mario Palumbo della Cgil, Francesco De Felice della Cisl, Giulio Musco della Uil e Antonio Arcopinto della Rdb-Cub; conferenza organizzata, appunto, in vista delle quattro giornate di sciopero che si svolgeranno domani mercoledì 6 e, quindi, l’11, il 13, infine, il 20 sempre di febbraio. Durante lo sciopero, ovviamente, saranno garantiti gli interventi esterni, ovvero il soccorso ai cittadini. L’astensione si protrarrà dalle ore 10 alle ore 14 per il personale operativo, mentre quello amministrativo si fermerà nell’ultima ora. «Il motivo esclusivo per il quale i sindacati hanno indetto queste quattro giornate di sciopero - ha affermato Antonio Arcopinto della Rds-Cub - è da attenersi esclusivamente alla carenza di organico che ci impedisce di far fronte oramai alle tantissime incombenze che siamo quotidianamente chiamati ad assolvere. Infatti, al di là delle chiamate al 115 per situazioni di emergenza, come incendi, soccorsi stradali, calamità di ogni genere, il compito dei caschi rossi è molto più ampio e spesso sottrae notevoli risorse proprio ai compiti primari». Il "buco" del personale, è stato sottolineato sempre nel corso della conferenza di ieri, è evidenziato dal fatto che spesso non si riesce nemmeno a formare la seconda squadra di partenza che è composta, in genere, da quattro effettivi e da un discontinuo in quanto, per problemi economici, in più di una occasione non viene autorizzato l’effettuazione dello straordinario per mancanza di fondi. «La carenza di organico è la diretta conseguenza della "fuga" del personale - ha ancora tenuto a sottolineare Antonio Arcopinto -, con in maggioranza capisquadra, capireparto e vigili anziani, che si registra al comando provinciale. Poi, oltre alle esigenze locali, dobbiamo anche far fronte al servizio di elisoccorso di Pontecagnano con personale specializzato Saf (speleo-alpino-fluviale) che è in emergenza continua ed è praticamente è chiamato in servizio ogni giorno. Non dobbiamo dimenticare che durante la "scorsa estate di fuoco", alcuni colleghi hanno riportato anche incidenti dovuti alla stanchezza per i quali sono ancora in convalescenza». L’attuale organico del comando provinciale è di circa centoventi unità con i quali bisogna far fronte, è stato sempre sottolineato nel corso dei vari interventi, alle esigenze di servizio del comando provinciale di Capodimonte e dei distaccamenti di Telese Terme, San Marco dei Cavoti e Bonea, divisi, personale che, ovviamente, deve essere diviso per quattro turni giornalieri. In definitiva per ogni turno di servizio è presente un massimo di trenta unità su tutto il territorio. Infatti bisogna anche tener conto delle ferie, dei permessi vari e delle malattie».


5 febbraio 2008 - Corriere di Bologna

Il pm riconvoca gli ex vertici del Marconi
Le coop di servizi non erano autorizzate: in Procura Clò e Sangalli. Dovranno chiarire anche i rapporti con Cordeschi, il manager che favorì le coop sotto accusa Le Rdb pronte allo sciopero

Bologna - Le ultime testimonianze hanno tolto i dubbi. Nel luglio 2004, quando ottenne per la prima volta da Marconi Handling l'appalto per i servizi a terra dell'aeroporto di Bologna, il consorzio Doro Group non aveva le autorizzazioni per operare all'interno dello scalo. Così hanno spiegato al pm Antonello Gustapane Luisa Barsanti, all'epoca dirigente Enac (Ente nazionale per l'aviazione civile) e Raffaele Di Lella, allora direttore della security Enac. Nessuno aveva quelle autorizzazioni. Quindi potevano lavorare, grazie a una deroga prevista dalla legge, solo i soggetti già autorizzati in base alla precedente normativa, come la cooperativa L'Operosa alla quale però fu preferita Doro. Il nuovo consorzio di cooperaive costava poco, il 40 per cento in meno, forse anche perché — secondo quanto è emerso nell'inchiesta — non versava i contributi previdenziali e lasciava i dipendenti senza stipendio per mesi.
Alla luce delle recenti acquisizioni il pm in questi giorni ascolterà di nuovo come testimoni Alberto Clò e Gian Carlo Sangalli, che poco dopo l'ingresso di Doro Group si avvicendarono alla presidenza della Sab, la società di gestione dell'aeroporto in parte in mano pubblica che controlla al 100 per cento Marconi Handling, e Alberto Nicoletti, prima numero uno di Sab e poi di Bas (altra società di Handling controllata da Sab, ma solo al 60 per cento mentre il resto è del gruppo Caltagirone). Se ormai sembra accertato il ruolo di Sante Cordeschi, il direttore generale di Marconi Handling ora sospeso perché indagato per corruzione per aver favorito Doro in cambio di denaro e altri benefici (mobili antichi, la metà di una Ford Focus in regalo, auto di lusso come Ferrari e Bmw serie 7 in comodato gratuito), il pm a questo punto vuole capire meglio quale sia stato il comportamento dei vertici della società madre, che docilmente si affidarono a Cordeschi. È piuttosto difficile credere che il direttore di Marconi Handling abbia fatto tutto da solo e sia riuscito, così, a consegnare i servizi di pulizie e facchinaggio a un consorzio estraneo agli ambienti aeroportuali così come alle grandi centrali cooperative, guidato da un ex ufficiale dei carabinieri come Mario Paschetta e da un pentito di mafia che era sotto protezione e si presentava come dipendente del ministero dell'Interno.
Dalle indagini emerge che Doro Group non faceva regali solo a Cordeschi, né solo ad Alfredo Roma, ex presidente dell'Enac, che si sarebbe adoperato per far avere ai dipendenti delle coop consorziate i cartellini per operare in aeroporto (le Cia, carte d'identità aeroportuale) benché in assenza delle autorizzazioni. Anche lui avrebbe ricevuto una Bmw e la Procura indaga sui fondi che Roma gestisce, attualmente, in qualità di responsabile per la Presidenza del Consiglio del Progetto Galileo, finalizzato all'elaborazione di un nuovo sistema di controllo e navigazione satellitare in alternativa al Gps americani. Altri, anche privi della qualifica di pubblici ufficiali, avrebbero ricevuto gli stessi regali.
E intanto tornano alla carica le Rappresentanze sindacali di base (Rdb) del Marconi che denunciano le difficili condizioni di lavoro in aeroporto, le gravi carenze logistiche dello scalo (compresi i carrelli e i condizionatori che si rompono ogni settimane) e la latitanza del Comune di Bologna che ha una quota di Sab. Le Rdb chiedono un contratto unico per tutti i dipendenti e assuzioni a tempo indeterminato, altrimenti minacciano lo sciopero entro 15 giorni.
Alessandro Mantovani Ex numero uno
Gian Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio, è stato a capo della società di gestione dell'aeroporto (Sab) fino all'estate 2007 quando le coop di Doro Group, ora sotto accusa, avevano l'appalto per le pulizie e il facchinaggio al Marconi.


5 febbraio 2008 - La Sicilia

Ragusa. I lavoratori che si espongono sul problema della sicurezza...
di Michele Barbagallo

Ragusa - I lavoratori che si espongono sul problema della sicurezza nei luoghi di lavoro, rischiano il proprio posto nella maggior parte dei casi. E' questa la denuncia avanzata nei giorni scorsi al prefetto, dai rappresentanti della Confederazione unitaria di base che si sono recati in Prefettura. Era presenti il coordinatore provinciale della Cub, Roberto La Terra e il coordinatore della Cub Trasporti, Pippo Gurrieri. Sono state espresse le difficolta' in cui si trovano ad operare le organizzazioni sindacali rispetto alla frammentarieta' del mondo produttivo e la precarizzazione diffusa dei rapporti di lavoro. Aspetti che frenano, e' stato detto nel corso del confronto con il prefetto Francesco Giovanni Monteleone.
"I lavoratori non possono esporsi – dice Pippo Gurrieri, della Cub Trasporti – in quanto rischiano il loro posto di lavoro. Per questo abbiamo auspicato la nascita delle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza, figure assenti nella maggioranza delle aziende. Crediamo infatti che questo tipo di rappresentanze, una volta istituzionalizzati, potranno consentire anche alla prefettura di poter controllare all'interno dei luoghi di lavoro la reale situazione relativa alla questione sicurezza. Una questione fondamentale alla luce degli ultimi gravi incidenti".
Il sindacato di base ha avanzato anche altre proposte soprattutto per quei casi, nelle piccole imprese, in cui non e' possibile effettuare delle nomine relative alle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza. "Abbiamo avanzato anche altre proposte in merito – continua ancora Gurrieri – l'idea e' quella di sviluppare una nuova fase di confronto garantendo, attraverso un intervento esterno, il controllo nelle aziende in cui non e' possibile giungere all'elezione di rappresentanti per la sicurezza. Crediamo infatti che i lavoratori debbano essere sempre garantiti".


5 febbraio 2008 - La Repubblica

La manifestazione Sfrattati e sindacati protesta in prefettura

Roma - Sfrattati e sindacati ieri mattina hanno manifestato davanti a Palazzo Valentini, sede della prefettura. La richiesta dei rappresentanti del sindacato Asia RdB Cub è quella di un incontro urgente con il prefetto Carlo Mosca. Sullo striscione la frase "Stop: a sfratti e sgomberi, soprattutto delle categorie protette". Quella del sindacato è una lotta che dura da tempo e che è stata rilanciata dopo lo sfratto fatto dalle forze dell´ordine venerdì scorso nei confronti di una signora di 77 anni. «È stata buttata fuori di casa dall´ufficiale giudiziario e da tre poliziotti che hanno accompagnato il padrone di casa e il medico della signora». Sostegno ai manifestanti dal capogruppo dei comunisti italiani al comune Fabio Nobile e dal consigliere provinciale di sinistra critica Nando Simeone.

Il sindacato di base minaccia uno sciopero che bloccherebbe lo scalo. "Vogliamo risposte sulla crisi"
Le Rdb accusano per i disservizi "Mezzi obsoleti, ritardi fantasma"
registri "Ci chiedono di modificare gli orari dei voli"
di luigi spezia

Bologna - DI pari passo con il terremoto giudiziario, si scuotono anche i sindacati, anzi uno solo, le RdB, che affermano di essere diventati il primo sindacato al Marconi dopo lo la bufera Doro Group. Le Rdb annunciano un altro sciopero: se entro venerdì non arriveranno le risposte di Sab o dalle istituzioni, nel giro di 15 giorni, nei termini cioè legali, nuovo sciopero all´aeroporto Marconi, questa volta in tutti i settori. Di questi tempi, non è il massimo da augurarsi da parte della Sab, ma le RdB sembrano decise a bloccare lo scalo. Partendo da una premessa, lanciata dal segretario Massimo Betti: «Dalla presidente Giuseppina Gualtieri e dal sindaco Sergio Cofferati abbiamo avuto solo il silenzio». Quanto a Cofferati, per Betti «sta sbagliando tutto. Gli è stato chiesto di esprimere almeno disappunto per la vicenda dell´aeroporto, invece il sindaco ha addirittura chiesto il silenzio per facilitare l´opera della magistratura, quando quell´inchiesta è aperta solo perché qualcuno in silenzio non c´è stato». Betti si riferisce ai lavoratori, ai sindacati e anche al presidente dell´Enac Generoso Coraggio.
Lunga è la lista delle rivendicazioni e lunga anche la serie di critiche alla gestione Sab e anche ai sindacati confederali Cgil e Cisl, accusati «di aver cogestito una politica che ha coperto il malaffare, dovrebbero chiedere scusa ai lavoratori e alla città». C´è un´accusa dura contro la gestione operativa dei voli. Riguarda i ritardi delle partenze. Secondo Tommaso Muccio di Bas «a volte ci sono voli che alle compagnie aeree risultano partiti in ritardo, ma che l´azienda dà ordine di registrare come partiti in orario». Questo succederebbe per ritardi di 5 o 10 minuti «ma anche oltre e a volte ci è capitato di dover aspettare anche 40 minuti per sapere che tipo di ritardo dovevamo scrivere». Le Rdb sono sicure: «Ci limitiamo a raccontare fatti».
Nella sua piattaforma, il sindacato della sinistra antagonista mette al primo punto il reintegro dei 37 lavoratori rimasti esclusi nel passaggio a settembre da Doro Group a Giacchieri, il pagamento degli stipendi arretrati di agosto e settembre ma soprattutto la trasformazione di tutti i contratti a tempo indeterminato. «Con la presidente Sab e il sindaco non siamo riusciti a parlarne». Vogliono che sia unica per tutte le aziende la contrattazione, «perchè la realtà dell´aeroporto è unica e indivisibile» dice Tommaso Muccio di Bas. «L´aeroporto di Bologna non è affatto quel gioiellino di cui molti continuano a vantarsi». Disorganizzazione e disagi continui tra i lavoratori «costretti a turni massacranti», siano di Bas o di Marconi Handling. «Lavoratori spesso precari e dunque ricattabili», dice Luisa Fiore, che lavorano otto ore di fila senza pausa, con turni a volte distanziati solo da 11 ore. Chiedono anche una mensa, la riduzione del periodo utile per le ferie, informazioni in materia di sicurezza e corsi di formazione. E fine alla stagione degli appalti: debbono essere Sab, Bas e Marconi handling a gestire direttamente i servizi di terra.
E poi la denuncia che i mezzi di lavoro «sono obsoleti, sono pieni di problemi, a volte i freni non funzionano e ci sono guasti frequenti», afferma Tommaso Muccio di Bas. E´ paradossale, abbiamo un aeroporto che si vanta degli investimenti per l´allargamento delle piste e il numero dei voli, ma l´assistenza è rimasta ferma a 40 anni fa».


5 febbraio 2008 - Il Resto del Carlino

LA DENUNCIA RDB: «ASPETTIAMO RISPOSTE DA SAB. COFFERATI? SBAGLIA A TACERE»
«Sicurezza zero e lavoratori ricattabili: pronti a scioperare»

Bologna - UNA FOTOGRAFIA quella scattata dalle Rdb sul ‘Marconi’ veramente desolante: carrelli, autobus su pista e carrelli vecchi di 40 anni, lavoratori («molti dei quali precari e quindi ricattabili»), costretti a turni di otto ore senza pause e in attesa ancora di stipendi arretrati e ritardi nella partenza dei voli che sulla carta vengono registrati come puntuali. In altre parole, l’accusa di Tommaso Muccio delle Rdb si traduce in ‘registri truccati’. Per questo le Rdb promettono: «Se entro venerdì non arriveranno le risposte di Sab e delle istituzioni incroceremo le braccia». «E questa volta — specificano — a scioperare saranno tutti i dipendenti dello scalo». La lista delle richieste è pronta da tempo a partire dal reintegro dei 37 lavoratori che nel passaggio da Doro Group a Giacchieri «sono stati fatti fuori» fino al pagamento degli stipendi arretrati ma soprattutto la trasformazione di tutti i contratti a tempo indeterminato. Sono tre questioni su cui le Rdb vogliono parlare con la presidente di Sab, Giuseppina Gualtieri e con il sindaco Sergio Cofferati. Da entrambi, dice Massimo Betti, «non abbiamo avuto alcuna risposta». E, se «oggi è previsto un incontro con la Giunta» le Rdb mandano a dire Cofferati che «sta sbagliando tutto». «Gli era stato chiesto di esprimere disappunto per ciò che sta emergendo sul ‘Marconi’ invece ha addirittura chiesto il silenzio».

TRASPORTO PUBBLICO
Confermato lo sciopero dell' Act. Autobus fermi venerdì mattina
La Cub Trasporti ha annunciato la protesta di venerdì: dalle 9 alle 11 per il personale di guida, le ultime due ore del turno per gli impiegati e gli operai. "Abbiamo più volte richiesto un incontro con la dirigenza - scrive il sindacato in una nota - ma l'azienda continua a ignorare un sindacato che gode di un ampio seguito fra i dipendenti

Reggio E. - La Cub Trasporti di Reggio conferma lo sciopero di due ore indetto per venerdì 8 febbraio dai lavoratori di Act Group. Il personale di guida si asterrà dal lavoro dalle 9 alle 11, mentre gli impiegati e gli operai sciopereranno le ultime due ore del turno. ''Abbiamo più volte richiesto un incontro con la dirigenza aziendale e la proprietà (Comune e Provincia) - scrive in una nota il sindacato - che a tutt'oggi non hanno fornito risposte e continuano a comportarsi come se i problemi posti dal personale fossero inesistenti e i disagi che la cittadinanza dovrà di nuovo subire non le riguardassero. I lavoratori del Gruppo Act protestano ancora una volta contro l'arroganza di un'azienda che si confronta solo coi sindacati concertativi scegliendo di ignorare un sindacato che gode di ampio seguito fra i lavoratori, come la riuscita di tutti gli scioperi precedenti dimostra ampiamente''.


5 febbraio 2008 - Il Tirreno

CONTRATTO E DIRITTI
Agenzie fiscali giovedì sciopero

PISTOIA - Spostata a giovedì (era in programma per stamani) la protesta dei lavoratori delle Agenzie delle entrate e del territorio degli uffici di Pistoia e di Pescia.
Il personale del comparto Agenzie fiscali è senza contratto nazionale ormai da 25 mesi e «a tutt’oggi le trattative sono in una intollerabile situazione di stallo» come scrivono in un comunicato i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Salfi e RdB.
Per sbloccare le trattative e opporsi ad alcune ventilate novità come un giro di vite in materia di diritti dei lavoratori (leggi licenziamento dopo una condanna penale in primo grado), i dipendenti del settore hanno dichiarato lo stato di agitazione.
L’apice di questa iniziativa di lotta ci sarà giovedì mattina, con una assemblea dalle 10 alle 12,30, durante la quale si svolgerà anche un presidio e una manifestazione da piazza Gavinana fino in piazza del Duomo, dove una delegazione chiederà di incontrare il prefetto Recchioni.


5 febbraio 2008 - Il Secolo XIX

In sosta a Brignole i bus sfrattati da Boccadasse
Oggi costano a Tursi 160 mila euro al mese. In parte saranno divisi tra le due rimesse. E gli altri? Davanti alla stazione
di daniele grillo

Genova - METTI trenta bus, ogni notte, davanti alla stazione di Brignole in piazza Verdi. Si tratta di qualcosa di più che un'ipotesi, perché a proporla è stata Amt di concerto col Comune di Genova. Perché? La rimessa di Boccadasse va sgombrata prima della fine dell'anno - la cooperativa che l'ha acquistata l'anno scorso per 33,5 milioni di euro attende gli spazi per costruirvi residenze di lusso - e soprattutto quel ricovero per bus già venduto per ripianare parte del deficit del trasporto pubblico genovese sta costando alle casse di palazzo Tursi la bellezza di 160 mila euro al mese.
E così dall'assessorato alla Mobilità retto da Paolo Pissarello è partita la richiesta di accelerare il processo, e possibilmente iniziare il "trasloco" già a settembre 2008. Il problema, però, è dove sistemare i bus. L'ultima proposta in odine di tempo parla di dividerli in due rimesse già esistenti, quella delle Gavette e la Mangini. Ma, conti alla mano, si sa già che è impossibile che questa scelta risolva tutti i problemi. Già, perché dai conti rimarranno sempre fuori una trentina di bus. Amt e Comune non hanno una soluzione "coperta" per questo problema. E così trenta mezzi pubblici verranno posteggiati in piazza Verdi, con tutte le problematiche che ne potranno derivare. Già, perché anche se l'intento è quello di far sostare il meno possibile gli autobus in quest'area (saranno gli ultimi ad arrivare, la sera, e i primi a ripartire la mattina) non sarà facile gestire manutenzione, rifornimento e movimentazione di una quantità di mezzi di questo tipo. Il Comune conferma che l'ipotesi è reale, Amt fa sapere che alla soluzione da adottare si sta ancora lavorando. Eventuali modifiche a questa parte del piano della logistica (ci sarebbe un'altra area, sempre all'aperto a pochi passi dalla rimessa Guglielmetti) verranno discusse nella riunione convocata per domani a palazzo Tursi, presenti sindacati, parti comunali e vertici di Amt. Nello stesso giorno verranno riprese le trattative per il rientro dei dipendenti di Ami in Amt o in aziende comunali, un percorso ripreso venerdì scorso dopo la minaccia di uno sciopero e l'occupazione della sala rossa da parte di più di trecento dipendenti.
Intanto, tornando alla rimessa di Boccadasse, è già iniziata la dismisssione del sito. Il bar-ricreatorio Cral è stato chiuso per il mancato rinnovo della concessione a servire panini, caffè e altri generi di conforto. Da Boccadasse si leva anche la denuncia del sindacato di base Cub Trasporti. «Questa rimessa è stata venduta, altre faranno la stessa fine - dice Mauro Milani rappresentante del sindacato - non si tratta solo di un problema per quei lavoratori che dovranno spostarsi altrove per mantenere il posto di lavoro, ma di un bene pubblico che viene svenduto a privati che di certo non faranno qui case popolari. Un danno che, come sempre, tocca ai cittadini sostenere».


5 febbraio 2008 - La Gazzetta di Reggio

Sindacati confederali e poteri forti hanno sfiancato i lavoratori

Reggio E. - Quello che era sotto gli occhi di tutti e che da anni abbiamo denunciato, oggi viene certificato dalla Banca d’Italia. Dal 2000 al 2006 il reddito netto delle famiglie dei lavoratori dipendenti è rimasto al palo, mentre crescevano i redditi degli autonomi e i profitti e mentre l’inflazione vera falcidiava i salari soprattutto a causa dell’introduzione dell’euro e dell’aumento spropositato dei servizi pubblici, acqua, gas, trasporti, ecc, nonostante ci avessero assicurato che con le privatizzazioni, le liberalizzazioni e la concorrenza avremmo avuto tariffe più basse. Ai lavoratori dipendenti, i cui salari sono tassati ben più delle rendite finanziarie, unico caso in Europa, è stato rubato tutto, mentre per gli altri sono stati varati condoni fiscali a ripetizione, aiuti alle imprese, cunei fiscali oltre alla facoltà di sfruttare e precarizzare spregiudicatamente il lavoro. Per anni i Governi di qualunque colore, la Confindustria, gli economisti ed i giornali hanno rivolto invettive contro l’ingordigia di lavoratori e pensionati, di chi chiedeva reddito per i disoccupati, poiché con le nostre pretese di una vita migliore impedivamo al sistema Italia di competere sul piano economico internazionale. Cgil, Cisl e Uil ben volentieri si sono assoggettati al dominio del mercato e del profitto, permettendo con anni di concertazione, di tenere bassi i salari, di sorvolare sulla tutela della salute sui posti di lavoro, sull’aumento dello sfruttamento, salvo poi versare lacrime di coccodrillo a cui nessuno più crede in occasione dei tragici eventi rappresentati dalle morti sul lavoro. Anche negli ultimi contratti, rinnovati o in via di definizione, hanno continuato a chiedere cifre ridicole, tra gli 85 e i 115 euro, spalmati ben oltre i due anni di vigenza contrattuale, e senza alcun risarcimento adeguato per i periodi di vacanza contrattuale. Oggi tutti piangono sul fatto che i consumi sono bloccati, ma come dovrebbero crescere se la stragrande maggioranza delle famiglie ogni mese non arriva neppure alla terza settimana? La Cub da anni denuncia questa situazione e si batte per l’allineamento dei nostri salari a quelli degli altri paesi europei. Da 15 anni noi lavoratori paghiamo il risanamento dei conti pubblici in attesa perenne di un secondo tempo, che non arriva mai, in cui si sarebbe dovuto beneficiare dei frutti del risanamento con la redistribuzione ai redditi da lavoro dipendente di parte della ricchezza sociale prodotta. Ma occorre smettere di lamentarsi senza individuare i responsabili di questo stato di cose: i governi, di qualunque colore, piegati alle logiche dei poteri forti economici; gli imprenditori e le banche che hanno sperperato in azzardate speculazioni finanziarie i profitti realizzati sulla nostra pelle; i sindacati confederali, complici del sistema, che hanno assolto bene al compito di sfiancare con la politica dei redditi e la concertazione la forza e l’unità dei lavoratori. Oggi si vede chi sta in crisi e chi no, chi ha pagato il risanamento e chi ne ha goduto. Rilanciamo con forza le nostre parole d’ordine per veri aumenti contrattuali, contro le elemosine chieste da Cgil, Cisl e Uil per l’introduzione di un meccanismo automatico di rivalutazione dei salari e delle pensioni per la sicurezza sui posti di lavoro per una vera democrazia sindacale che tolga il monopolio della rappresentanza a chi non sa difendere più gli interessi dei lavoratori.
Cub - Confederazione unitaria di base


5 febbraio 2008 - Il Mattino di Padova

LA FEDERAZIONE TRASPORTATORI
«Garantiamo lo stipendio a tutti ma le cose possono cambiare»

LIMENA - «TNT sta garantendo lo stipendio a tutti i lavoratori, pur bloccati dalla protesta in corso, ma se non intervengono governo ed istituzioni la situazione potrebbe cambiare». Si appella alle istituzioni locali e centrali Enzo Solaro, segretario generale di Fedit, la Federazione Italiana dei Trasportatori, cui è associata TNT Express Italy. La situazione cui sta andando incontro l’azienda rischia a lungo andare di degenerare, a scapito dei lavoratori del magazzino, ma anche del customer service e dei trasportatori, che lavorano con la filiale limenese di TNT. «L’azienda sta garantendo attualmente la retribuzione ai dipendenti e anche agli interinali - spiega Solaro Non disponendo però di ammortizzatori sociali e in ragione del numero di lavoratori coinvolti, TNT non potrà sostenere questo trattamento se la situazione si protrarrà ancora a lungo». Quello che sta costando a TNT questo blocco di una settimana può essere quantificato in 300 mila euro di spese operative, cui vanno a sommarsi gli stipendi di 160 operatori del servizio clienti, i danni indotti ai 70 autotrasportatori, senza contare possibili richieste di danni da parte di clienti insoddisfatti per l’inottemperanza al contratto. A detta della Fedit, nonostante sia stato presentato il piano di reintegro della totalità dei lavoratori al prefetto, la situazione non è stata sbloccata, ma anzi la protesta da parte dei Cobas ha coinvolto anche le filiali di Vicenza, Verona e Treviso: quest’ultima ieri è stata bloccata. «Quando Fast Coop ha rescisso il contratto con TNT, sono state informate le sigle sindacali confederate e con loro si era giunti alla soluzione di reintegrare a Padova gran parte dei lavoratori del magazzino, mentre gli altri potevano essere impiegati in altre province venete - precisa il segretario - Soluzione, questa, che i Cobas non hanno accettato, dando origine a questa situazione illegittima. Non vorremmo che questa vertenza con TNT fosse rimasta impigliata nelle maglie della situazione politica locale e c’entrasse poco o nulla con la realtà dei lavoratori. Chiediamo pertanto alle autorità di ripristinare la legalità entro brevissimo tempo». Niente pugno di ferro, ma mediazione ferma, in maniera da garantire il lavoro a tutti i trecentocinquanta lavoratori che gravitano attorno alla sede di Limena. Stamani, alle 10, è previsto un nuovo incontro in prefettura fra le parti. (cri.s.)


5 febbraio 2008 - La Tribuna di Treviso

Famiglia marocchina sfrattata Manifestazione Cobas a Casale

CASALE - Manifestazione questa mattina a partire dalle 8 a Casale dell’associazione Difesa Lavoratori, aderente ai Cobas, per impedire che l’Ater esegua lo sfratto di una famiglia marocchina con due figli di 3 e 5 anni e la moglie invalida.
L’alloggio al centro del provvedimento si trova in via Belvedere 14. «Questa famiglia ha sempre pagato regolarmente l’affitto e lo sfratto è per fine locazione, cioè il contratto è scaduto, ma al proprietario non interessano le necessità della famiglia e rivuole immediatamente la casa» spiega l’associazione Difesa Lavoratori.
Il sindaco di Casale Bruna Battaglion non era stata informata dall’Ater sullo sfratto di questa mattina, ma non perde occasione per rilanciare il nodo dell’emergenza casa. «Tutti gli alloggi popolari di via Montenero sono al momento occupati e comunque sono estremamente pochi rispetto alle reali esigenze della popolazione» chiarisce il primo cittadino. Il caso della famiglia marocchina solleva in tutta la sua gravità il problema delle case popolari. (ru.b.)


4 febbraio 2008 - Ansa

CASA: SFRATTATI E SINDACATI MANIFESTANO DAVANTI PREFETTURA

(ANSA) - ROMA, 4 FEB - Chiedono un incontro con il prefetto di Roma Carlo Mosca i rappresentanti del sindacato Asia RdB Cub, circa una trentina, che questa mattina si sono dati appuntamento davanti a palazzo Valentini, sede della Prefettura. Sullo striscione esposto la frase «Stop: sfratti e sgomberi», soprattutto delle persone appartenenti alle categorie protette. Quella del sindacato è una lotta che dura da molto tempo e che, oggi, è stato spiegato, è stata rafforzata dallo sfratto, attraverso la forza pubblica, di una signora di 77 anni che, venerdì scorso, «è stata buttata fuori di casa dall'ufficiale giudiziario e da tre poliziotti che hanno accompagnato il padrone di casa e il medico della signora». A dare sostegno ai manifestanti il capogruppo dei Comunisti italiani in Campidoglio Fabio Nobile e il consigliere provinciale di Sinistra critica Nando Simeone. Entrambi sollecitano «un intervento del prefetto affinchè gli sfratti forzati vengano bloccati soprattutto quando colpiscono persone anziane e con problemi di salute o famiglie con bambini. Questo dovrebbe essere un provvedimento da attuare in attesa dell'intervento del governo che regoli la materia».«I rappresentanti del sindacato Rdb Cub saranno ricevuti dal prefetto di Roma Carlo Mosca oggi pomeriggio o domani per discutere della cessazione degli sfratti forzati soprattutto per le categorie protette». Lo hanno riferito i capigruppo in consiglio comunale dei Comunisti Italiani Fabio Nobile e del Prc Adriana Spera e il consigliere provinciale di Sinistra Critica Nando Simeone uscendo da un incontro con i funzionari del gabinetto del Prefetto che, questa mattina, li hanno ricevuti mentre davanti a Palazzo Valentini era in corso una manifestazione dei rappresentati del sindacato e di alcuni sfrattati. «Il Prefetto - hanno fatto sapere - ha già dato indicazioni perchè non si verifichino più casi come quello della signora Maria Concetta, 77 anni, buttata fuori dall'appartamento di Cinecittà».


4 febbraio 2008 - Omniroma

CASA, PRESIDIO ANTI-SFRATTO RDB DAVANTI PREFETTURA

(OMNIROMA) Roma, 04 feb - «Non sapevo che sarei stata sfrattata il 1 febbraio. Mi avevano detto che l'ufficiale giudiziario sarebbe arrivato l'11. Ora sono ospite di una vicina di casa ma ho problemi per prendere i miei effetti personali. Nessuno del Comune è venuto a parlare con me». Si asciuga le lacrime la signora Maria Concetta, 77 anni, che venerdì scorso è stata sfrattata dalla sua casa in via dei Salesiani mentre il figlio, attivista delle Rdb, inconsapevole di quello che stava accadendo alla madre, partecipava nello stesso momento ad un picchetto anti-sfratto a Monteverde. Questa mattina Maria Concetta, insieme a un'altra trentina di senza casa ha manifestato sotto la prefettura, in piazza Ss Apostoli insieme all'Asia Rdb e ha chiesto un incontro con Carlo Mosca per un intervento sugli sfratti. «Chiediamo al prefetto che blocchi gli sfratti - ha detto Irene Di Noto, del Blocco precario metropolitano, che partecipa al presidio - sappiamo che il Consiglio dei ministri ha discusso un provvedimento ad hoc e che in una settimana si dovrà individuare lo strumento legislativo adatto. Si devono sbrigare perché c'è stata una recrudescenza anche delle categorie protette: purtroppo in un vuoto di potere come quello che si è verificato a Roma, prefetto e pretore possono autonomamente prendere in mano le decisioni su sfratti e sgomberi». Il sindacato ha anche informato che il 27 febbraio prossimo a via dei Marrucini a San Lorenzo una donna di 78 anni sarà sfrattata con l'uso della forza pubblica.


4 febbraio 2008 - Dire

AEROPORTO BOLOGNA. RDB INVOCANO SVOLTA, "OPPURE SCIOPERIAMO"
SFOGO ADDETTI: AZIENDE CAMBIANO DI CONTINUO, I MEZZI SONO VECCHI

(DIRE) Bologna, 4 feb. - L'elenco delle richieste e' pronto: se entro venerdi' non arriveranno le risposte di Sab o dalle istituzioni, allora nel giro di 15 giorni si arrivera' ad uno sciopero all'aeroporto Marconi di Bologna. E questa volta a incrociare le braccia non saranno soltanto i lavoratori dei servizi di assistenza a terra, ma tutti i dipendenti dello scalo. E' la promessa delle Rdb che, in cima alla lista della piattaforma presentata oggi alla stampa, chiedono prima di tutto il reintegro dei 37 lavoratori rimasti esclusi nel passaggio da Doro group a Giacchieri, il pagamento degli stipendi arretrati di agosto e settembre ma soprattutto la trasformazione di tutti i contratti a tempo indeterminato. Sono tre questioni su cui le Rdb vogliono parlare con la presidente di Sab, Giuseppina Gualtieri, e con il sindaco del Comune di Bologna, Sergio Cofferati. Da entrambi, finora, dice Massimo Betti, "non abbiamo avuto nessuna risposta, solo il silenzio assoluto". E, se gia' domani e' previsto un altro incontro con la Giunta, annuncia Betti, le Rdb mandano a dire Cofferati che "sta sbagliando tutto". Gli era stato chiesto, prosegue Betti, di "esprimere almeno disappunto per la vicenda dell'aeroporto, invece il sindaco ha addirittura chiesto il silenzio per facilitare l'opera della Magistratura, quando quell'inchiesta e' aperta solo perche' qualcuno in silenzio non c'e' stato". A tutte le istituzioni, poi, le Rdb vogliono dire forte e chiaro che "l'aeroporto di Bologna non e' affatto quel gioiellino di cui molti continuano a vantarsi". Tutt'altro. Carrelli e mezzi vecchi di 40 anni, condizionatori che si rompono una volta alla settimana, disorganizzazione e disagi continui tra i lavoratori. E' una lista di doglianze molto lunga quella delle Rdb, che nella piattaforma di contrattazione ("vogliamo che sia unica per tutte le aziende, perche' la realta' dell'aeroporto e' unica e indivisibile" scandisce Tommaso Muccio) hanno scritto punto per punto tutto cio' che non va. Chiedono innanzitutto un contratto uguale per tutti i lavoratori dell'aeroporto, perche', spiega ancora Muccio, "al momento ci sono almeno tre diversi livelli contrattuali". Ma chiedono anche una mensa, la riduzione del periodo utile per le ferie, informazioni in materia di sicurezza e corsi di formazione. E poi, ancora, il sindacato vuole la parificazione del trattamento economico per i lavoratori e la riduzione del personale che presta servizio con un contratto di lavoro interinale. Infine si invoca la fine della stagione degli appalti: siano Sab e i due handler, Bas e Marconi handling, a gestire direttamente i servizi di terra. "Occorre- si legge infatti nel testo della piattaforma- avviare una procedura per favorire il rientro dei subaffidamenti per una gestione diretta e senza appalti dei servizi a terra". Una lista di richieste che, sottolinea Luisa Fiore (che lavora per Marconi handling), "non sono chissa' cosa, chiediamo solo di non continuare a perdere i nostri diritti". E' una storia di disagi e problemi quella dei lavoratori dell'aeroporto Marconi, "basti pensare che dal luglio 2003 ad oggi al Marconi abbiamo avuto cinque procedure di mobilita'", ricapitola Fiore. "Ci sono lavoratori tra noi- prosegue la sindacalista- che in quattro anni hanno passato quattro aziende. E in ognuno di questi passaggi, comunque, si e' perso qualcosa: qualche lavoratore, una parte di stipendio o un vantaggio acquisito". E' desolante il ritratto dell'aeroporto Marconi che viene fuori dalle parole degli esponenti delle Rdb. A partire dalle condizioni dei lavoratori, molti dei quali precari ("e dunque ricattabili" dice Fiore) costretti a lavorare per otto ore di fila senza pausa, con turni a volte distanziati solo dalle canoniche 11 ore. Chi aspetta ancora gli stipendi arretrati, poi, sta cominciando ad accusare problemi economici. Ma e' sul piano della sicurezza che le parole delle Rdb portano piu' sconcerto. "I mezzi in uso all'aeroporto Marconi sono tutti obsoleti, hanno sulle spalle tra i 30 e i 40 anni di eta', sono pieni di problemi, a volte i freni non funzionano e ci sono guasti frequenti", afferma Muccio. Ecco l'elenco: "Autobus, automobili, carrelli, caricatori non funzionano bene- dice Muccio- per non parlare dei gruppi elettrogeni, degli starter e dei condizionatori per gli aerei, alcuni si rompono una volta alla settimana. E' paradossale, abbiamo un aeroporto che si vanta degli investimenti per l'allargamento delle piste e il numero dei voli, ma l'assistenza e' rimasta ferma a 40 anni fa". E una dura conferma arriva poi dalla voce diretta di un operaio che lavora in un cantiere: "Nessuno pensa alla nostra sicurezza, gli incidenti sono continui. Inoltre sono stati mandati via lavoratori che avevano 20 anni di esperienza e sono entrati al Marconi persone che non hanno fatto neanche un corso di formazione: lavorano sotto gli aerei e sul piazzale senza avere un minimo di preparazione per farlo. Al Marconi la sicurezza e' zero". Le Rdb hanno la maggioranza assoluta in Bas, mentre in Marconi handling per il momento, dice Fiore, hanno la maggioranza degli iscritti: chiedono risposte e non mancano di accusare gli altri sindacati ("Dovrebbero chiedere scusa ai lavoratori e alla citta'" dice Betti).

AEROPORTO BOLOGNA. RDB: VOLI RITARDANO MA RISULTANO PUNTUALI
SINDACATO ACCUSA: DICONO DI REGISTRARLI COME SE FOSSERO IN ORARIO

(DIRE) Bologna, 4 feb. - Non bastavano i carrelli e gli autobus vecchi di 30 anni, con freni rotti e guasti continui. E non bastavano neanche i lavoratori affaticati, costretti a turni pesantissimi. Per rendere il panorama dell'aeroporto Marconi di Bologna ancora piu' desolante le Rdb non perdono l'occasione di lanciare nello stagno anche un altro sasso, quello dei "ritardi dei voli taciuti dall'azienda" e fatti in realta' "registrare come partenze puntuali". Emerge anche questa accusa nella conferenza stampa tenuta oggi pomeriggio dalle Rdb per rilanciare la lotta dei lavoratori dello scalo bolognese e annunciare l'imminente sciopero qualora le loro richieste- raccolte nero su bianco in un documento di contrattazione integrativa- non ricevessero presto risposte. "A volte ci sono voli che alle compagnie aeree risultano partiti in ritardo ma che l'azienda da' ordine di registrare come partiti in orario" accusa Tommaso Muccio. Registri ritoccati, e' di questo che parlano le Rdb, anche se lo dicono sottovoce. Ritardi, in pratica, che sulla carta spariscono per trasformarsi in voli partiti perfettamente puntuali. Perche', aggiunge Muccio, "a qualsiasi azienda non fa comodo un aereo che parte in ritardo". E in ogni caso, dice senza troppi giri di parole Muccio, "se l'aereo parte in ritardo il prezzo dovuto dalla compagnia aerea allo scalo si abbassa consistentemente". Inoltre, quando un ritardo viene registrato, prosegue Muccio, e' sempre l'azienda a stabilire che genere di ritardo inserire nel registro. "A volte ci e' capitato di dover aspettare anche 40 minuti per sapere che tipo di ritardo dovevamo scrivere". A chi gli fa notare che sta denunciando un reato, le Rdb rispondono: "Noi ci limitiamo a raccontare fatti che sono avvenuti".


4 febbraio 2008 - Asca

CALABRIA: RIUNIONE ESECUTIVO REGIONALE RDB/CUB

(ASCA) - Catanzaro, 4 feb - Si e' svolta, a Lamezia Terme, nella sede regionale delle RdB/Cub, la riunione dell'Esecutivo Regionale di Federazione, allargato alle Federazioni Provinciali. La riunione, e' partita analizzando il momento positivo, costituito delle passate elezioni RSU, dove il sindacato ha riscontrato una importante crescita in tutti i settori, malgrado il chiaro ostruzionismo - si legge in una nota - che ha dovuto subire in tutti i posti di lavoro, ad opera sia dei dirigenti che degli altri sindacati, intenti solo a coltivarsi il proprio ''orticello''. Particolare attenzione e' stata posta alle questioni - continua la nota - inerenti ai temi dei rapporti con le istituzioni e con la Giunta regionale in particolare, con la richiesta chiara e forte del giusto riconoscimento politico che questa organizzazione sindacale rivendica. L'accresciuto peso politico, conquistato sempre piu' nei mesi scorsi, che l'ha portato ad essere soggetto sindacale riconosciuto nelle trattative con il governo nazionale, non ha infatti trovato, sinora, eguale riscontro nel governo regionale. L'assemblea ha deciso, pertanto, di mettere in atto tutte le iniziative necessarie per superare questo boicottaggio, che cosi' tanto penalizza i lavoratori ed i loro rappresentanti. Gli interventi dei numerosi delegati, hanno portato l'Esecutivo a ''calendarizzare'' - spe'iega la nota - alcune prossime scadenze e ad individuare i grandi obiettivi che guideranno le RdB/Cub nei prossimi mesi, tesi a rafforzare ulteriormente questo sindacato, la cui presenza e la cui attivita' all'interno della regione Calabria e' una realta' ormai consolidata e dalla quale non si puo' prescindere. A margine della riunione e' stata costituita una commissione regionale per il mobbing, che fungera' da osservatorio e da punto di riferimento per i tanti lavoratori costretti a subire sempre piu' angherie nei propri posti di lavoro.


4 febbraio 2008 - Il Padova

Limena. Gli addetti del settore si sono trovati davanti all'azienda per avere «condizioni di lavoro più dignitose»
Duecento facchini in piazza
Il sindacalista Boetto: «Bisogna aprire un tavolo per discutere i problemi del comparto»

Limena - Sono arrivati in circa duecento per portare la loro solidarietà ai lavoratori della Tnt, da una settimana in presidio permanente per difendere il posto di lavoro. I lavoratori del comparto facchinaggio-logistica di Padova e Provincia si sono ritrovati ieri intorno alle 15 davanti all'azienda di Limena, convocati da Adl Cobas. Hanno chiesto a gran voce l'apertura di un tavolo fra gli imprenditori del settore della logistica e i rappresentanti dei lavoratori. «La vicenda della Tnt deve portarci ad aprire una riflessione più ampia sulle condizioni e le prospettive degli addetti del settore», spiega Gianni Boetto di Adl Cobas. L'assemblea di ieri è stata l'occasione per presentare una piattaforma di proposte per rispondere ai problemi che vivono quotidianamente i tanti facchini impiegati nei magazzini padovani. «Una delle proposte che intendiamo portare al tavolo - spiega Boetto - consiste nell'introduzione, in caso di mancato rinnovo del contratto di fornitura con le cooperative, dell'obbligo di avvisare la Prefettura con comunicazione motivata». Per scongiurare il ripetersi di situazioni simili a quelle che hanno coinvolto i lavoratori della Fast Coop, Adl Cobas chiede poi che il tour over delle cooperative incaricate di gestire i magazzini non comprometta i livelli occupazionali: «È necessario - aggiunge infatti Boetto - vincolare le cooperative subentranti a riassumere tutti i lavoratori precedentemente impiegati». Tutta da ridiscutere anche la condizione lavorativa degli addetti, per la maggior parte immigrati. «Spesso - conclude il rappresentante di Adl Cobas - si trovano a lavorare in condizioni di sfruttamento».(RO.VO.)

La vertenza
Adl Cobas: «Chiediamo un incontro con la Tnt»

«Nei prossimi giorni - spiega Gianni Boetto di Adl Cobas - organizzeremo uno sciopero dei lavoratori del facchinaggio, per esprimere solidarietà agli addetti della Tnt e per dire basta alle situazioni di sfruttamento». Il delegato di Adl Cobas torna poi a chiedere un incontro con Tnt: «Venerdì abbiamo parlato con i rappresentanti dei consorzi Corso e Gesconet, mentre Tnt ci ha fatto sapere di non avere intenzione di sedersi al tavolo». Eppure, secondo Boetto, «solo un incontro con Tnt, da cui emergano le motivazioni delle scelte fatte e i piani futuri, potrebbe stemperare il clima e aprire qualche spiraglio». La situazione è ancora lontana da una soluzione: il consorzio Corso, che subentra ora a Fast Coop nella gestione del magazzino, garantirebbe infatti il riassorbimento solo della metà dei lavoratori.(RO.VO.)

Posto garantito per 43 persone
La prospettiva

Se 43 lavoratori potranno ottenere il reintegro nel magazzino della Tnt, gli altri 39 rischiano di essere spostati in strutture di altre provincie. Una situazione criticata dai Cobas.


4 febbraio 2008 - Il Mattino di Padova

Tutti in sciopero per la Fast Coop
L’intero settore delle spedizioni chiede maggiori garanzie

LIMENA - Il fronte della protesta degli ottanta ex dipendenti della Fast Coop, che lavoravano nel magazzino della Tnt limenese, si allarga: alla partecipata assemblea organizzata ieri pomeriggio davanti ai cancelli della Tnt, chiusi da catene ormai da una settimana, hanno preso parte duecento persone, rappresentanti di tutte le principali ditte di spedizioni di città e provincia. I lavoratori hanno deciso di chiedere maggiori garanzie, ma soprattutto organizzeranno a breve una giornata di sciopero dell’intero settore del facchinaggio in supporto alle ditte di spedizioni. «Erano rappresentate le maggiori aziende del settore che operano nel Padovano - racconta il delegato Adl Cobas, Gianni Boetto - Si intensifica pertanto la lotta dei lavoratori della Fast Coop, che oltre a mantenere il presidio permanente difronte alla Tnt, hanno allagato la protesta coinvolgendo l’intero settore». La protesta degli ex soci della Fast Coop è destinata a diventare un simbolo delle rivendicazioni di tutti tutti i lavoratori impiegati nei magazzini di spedizioni, in mano alle cooperative, che spesso non garantiscono i diritti minimi ai dipendenti e spariscono nel giro di pochi giorni, chiudono magari per riaprire con altri nomi. «Proprio per evitare il ripetersi ancora di simili situazioni abbiamo deciso di coinvolgere il Prefetto - continua Boetto - Quello che cercheremo ora è di ottenere la convocazione delle ditte di spedizioni da parte del Prefetto, nel ruolo di mediatore. Dovrebbero siglare poi un protocollo, con il quale assicurare maggiori garanzie per i lavoratori». Il nuovo coordinamento per le cooperative del settore della logistica e dei trasporti, quindi, nato con l’assemblea di ieri, mira ad ottenere che di ogni cambio di appalto venga informata la Prefettura. Le cooperative di facchinaggio devono motivare seriamente la decisione di chiudere, mentre, dal canto loro, le ditte di trasporti devono impegnarsi a riassorbire i lavoratori, mantenendo le condizioni contrattuali e salariali che avevano al momento della fine dell’appalto. (cri.s.)


4 febbraio 2008 - La Nuova Ferrara

I sindacati felsinei: è certo che se Ferrara non si mette a pari non si procede
Acft-Atc, ostacoli alla fusione
Bologna vuole da subito parcheggi e bigliettazione. AUTOBUS Venerdì sciopero solo delle Rdb

Venerdì 8 febbraio a far sciopero in Atc e Acft, le società di bus di Bologna e Ferrara, sono rimaste le sole Rdb, che in città lamentano l’indisponibilità dell’azienda a trattenere in busta paga i 9 euro al mese di contributo sindacale, come vorrebbero i suoi 9 iscritti. I sindacati confederali e la Faisa di Bologna hanno invece sospeso lo sciopero contro le modalità di fusione tra Atc e Acft, dopo un incontro «rassicurante» con le istituzioni felsinee. Rassicurante in che senso? «Abbiamo ottenuto tra l’altro la clausola sociale, cioè il mantenimento di occupazione e integrativo in caso di fusione - spiega Daniele Galletti, segretario della Faiba - Ma soprattutto gli assessori Zamboni e Venturi hanno garantito che non si procederà se Acft non otterrà quanto Atc ha mantenuto, cioè i servizi di sosta e l’incasso diretto dei biglietti». Si tratta dei due nodi già indicati dallo studio di fattibilità che hanno due nomi: Ferrara Tua e Agenzia della mobilità. In sostanza, i bolognesi dicono che il Comune di Ferrara dovrebbe rinunciare agli incassi dei parcheggi per conferirli ad Acft, e che all’Ami dovrebbero essere sottratti i soldi dei biglietti. Entrambe le condizioni sembrano molto difficili da realizzare, perchè da una parte Palazzo Municipale non è oggi come oggi in condizioni di sostituire gli introiti dei parcheggi, e dall’altra è la struttura della gara sul trasporto pubblico ad assegnare all’Ami i biglietti. Gara che assicura ad Acft e alleati il servizio fino al 2010.
Bisognerà aspettare almeno due anni, quindi? Non è questo l’intendimento degli enti locali ferraresi, che hanno anzi messo per iscritto di voler concludere entro metà 2008. I sindacati bolognesi hanno ottenuto tra l’altro il rinvio a fine 2008 della deadline sulla decisione se fare o no la gara, che la Regione vuole fortemente. Si farà tutto senza sapere cosa ne sarà di Atc?


4 febbraio 2008 - Tempo Stretto

Cub e Flmu su Prg del Porto: "Occorre difendere la destinazione industriale della Zona Falcata"

Messina - Alla luce della discussione che dovrebbe avvenire prossimamente per la definitiva approvazione del Piano Regolatore del Porto, la Confederazione Unitaria di Base e la Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti, intendono esprimere la preoccupazione di coloro che operano nella Zona Falcata di Messina. "Questa – si legge nella nota - è stata da sempre, la sede propulsiva delle attività portuali della città ed, in particolare, della cantieristica che anche in tempi recenti, è stata il vanto di Messina ed ha fatto conoscere la città in tutto il mondo, ed in atto vi operano varie aziende di diversa dimensione, che occupano oltre 1.200 lavoratori. Nel piano regolatore, in questione, le aree destinate ad attività industriali, sono limitate a solo quelle occupate dall'arsenale militare (ridimensionato), dal Bacino di Carenaggio e dal Cantiere Rodriquez mentre scompare il cantiere di costruzione ex Cassaro; le attività commerciali si concentrano al solo Molo Norimberga, al momento adibito al trasporto dei mezzi gommati pesanti ad utilizzo esclusivo dalla Caronte & Tourist. Insomma, le aree produttive della Zona sono ridotte ad una piccola fascia verso il lato interno del bacino portuale, strozzate e senza un sufficiente collegamento con la città e le autostrade e circondate da aree destinate tutte ad attività ludiche, sportive, parchi pubblici ed archeologici, da un nuovo quartiere urbano con residenze alberghiere, parco pubblico attrezzato,polo turistico con relativo porticciolo. Il piano regolatore del porto, così, viene ad essere snaturato, sovrapponendosi al Piano Regolatore Generale del Comune di Messina. Bisogna rilevare,inoltre, che le banchine del porto vengono destinate, quasi esclusivamente, all'attracco di navi da crociera e per il trasporto del gommato, cosa de declasserebbe il porto di Messina, che diverrebbe porto turistico per navi da crociera e da diporto ed eliminerebbe la stessa Autorità Portuale. La CUB e la FLMU rendono noto che assieme ai lavoratori, difenderanno ad oltranza la destinazione industriale della Zona Falcata, riconosciuta anche da disposizioni normative,sin dal 1918, non facendosi illudere da vane prospettive di future occupazioni, che scaturirebbero dalla riconversione della Zona, che, comunque, per le attuali condizioni ambientali e territoriali, richiederebbe tempi biblici. I lavoratori messinesi vogliono poter avere un'occupazione che permetta loro di mantenere decorosamente le loro famiglie ora e non passeggiare in un'area deserta, per l'abbandono di tutte le attività produttive, rese impossibili dal nuovo Piano Regolatore Portuale, pur con un bel panorama e che la Zona falcata torni ad essere il centro propulsore dell'economia cittadina. La CUB e la FLMU chiedono, pertanto all'Autorità Portuale di conoscere in virtù di quale normativa, tale ente abbia elaborato, per usare un eufemismo, un "Piano Regolatore di così ampio respiro". Restiamo in attesa di incontro con il nuovo presidente per proseguire l'approfondimento della materia di cui sopra e non ancora definita con i precedenti responsabili dell'ente in indirizzo".


3 febbraio 2008 - Liberazione

Riuscita la manifestazione di solidarietà e condivisione con i tredici imputati del Sud ribelle.
C'è chi dice che sia l'inizio di un nuovo ciclo, chi l'ha letta come una festa d'addio, chi come la ripresa di riflessione
Cosenza, diecimila in corteo. Una festa per la libertà e la giustizia
di Checchino Antonini

Cosenza - Una festa per più di diecimila in nome delle libertà e della giustizia sociale, dicono le cronache di ieri a Cosenza, in solidarietà coi 13 "cospiratori" del Sud ribelle per i quali la requisitoria, appena pronunciata, reclama 76 anni tra galera e libertà vigilata. Li incolpa di aver turbato il G8 di Genova. Reato non indultabile, per altro, grazie all'astensione di una deputata verde in commissione Giustizia all'epoca del provvedimento di parziale clemenza. I 13 sono alla testa del corteo. Oggi uno fa il deputato, Caruso. Ma tutti stanno dove li avevano scovati digos e ros quel 15 novembre 2002, al ritorno dal fse di Firenze. Qualcuno coi Cobas, altri tra le aree figlie della disobbedienza, tra gli antagonisti, ultras, cani sciolti, ambientalisti radicali, precari dell'università, a Napoli, nel Nordest, Taranto, Roma, Cosenza. Cinque anni fa, non avevano potuto farlo, al corteo dei 70mila per la loro libertà, sbattuti com'erano in carceri speciali dal pm Fiordalisi, l'unico a sposare un teorema imbastito dai Ros dei carabinieri all'indomani dei massacri genovesi. Agnoletto fu avvertito il 25 luglio 2001, «guarda che vi stanno venendo ad arrestare, te e Casarini per primi. C'è un dossier». Ma non se ne fece nulla perché la procura di Genova si rifiutò di dar credito a intercettazioni di dubbia legittimità. Altre 21 porte e spunterà il discusso Fiordalisi, quello che chiuse l'inchiesta sulla nave portarifiuti Jolly Rosso, vecchia conoscenza delle ispezioni del Csm.
Una festa, s'è detto, a vedere molti manifestanti che si tenevano per mano, danzando, in una città curiosa e solidale, coi giovani filippini e i volontari del commercio equo, quasi tutti i portavoce dell'allora Gsf, i napoletani di Rifiutizero che il giorno prima hanno rischiato di essere caricati per aver osato depositare rifiuti differenziati, i comitati di quartiere di Taranto, quelli della Sata di Melfi che, in 18 sono ancora indagati per la presunta violenza privata durante i 21 giorni di lotta del 2004. E la Fiat continua a intensificare i ritmi, racconta Manuele, e a licenziare sindacalisti. Marciavano gli studenti di Uds e Udu, i collettivi della Sapienza, i centri sociali, anarchici, antagonisti, sinistre arcobaleno e critiche e eretiche, giovani comunisti, arcisti, Cgil, Cobas, Slai ed Rdb. I più visibili gli ultras del Cosenza, antirazzisti e antifascisti, che lasciano uno striscione sotto lo studio di Giuseppe Mazzotta, penalista di rilievo, militante, scomparso due anni fa. E cantano fino alla fine gli ultras e convincono gli irriducibili tra i bottegai a sollevare le saracinesche: «Nessuno ha commesso reato - si sente cantare - si tratta di mentalità!». Come nel 2002, il presidente della Provincia, il sindaco di Cosenza e il suo collega di Lametia. L'unico a metterci faccia e fascia è Giovanni Manoccio e guida una giunta di sinistra-sinistra all'ombra del Pollino. Parla Scalzone dal camion centrale, suonano gli Zion Tribe sotto la Città vecchia, passano disoccupati salernitani, precari di tutto il Sud, ex detenuti e familiari, No Ince, tanta Calabria, molto meridione, un bel po' di Rifondazione (anche il segretario regionale Pino Scarpelli, il capogruppo Guagliardi, i parlamentari Mantovani e Angela Lombardi coi loro capigruppo, Di Palma della segreteria nazionale e i coordinatori dei Gc, ecc…), bandiere e vertenze da ovunque e piomba, al cellulare di Luca Casarini la notizia degli avvisi di garanzia a quattro No Dal Molin. «Non è solidarietà - spiegano in molti - è condivisione. Respingiamo le divisioni tra buoni e cattivi. A Genova e altrove c'eravamo tutti». E' andata. I volti si distendono e ci si comincia a chiedere come andare avanti.
Una festa, s'è detto. Ma è la «festa di addio» che vede una preoccupatissima Haidi Giuliani, oppure è l'«inizio di un nuovo ciclo contro il governo Montezemolo- Berlusconi- Veltroni», che intravede Giorgio Cremaschi, il fiommino. Interloquisce con entrambi Michele Di Palma: «Credo sia un momento di passaggio, dovrebbe riprendere una riflessione collettiva». «I giorni che abitiamo ci promette tempi cupi ma oggi vedo la speranza di un ciclo unitario di mobilitazioni», interviene il coordinatore dei Gc, Federico Tomasello. «Mica era scontato questo corteo - dice Agnoletto, ora eurodeputato Prc - nel pieno della crisi di governo e nel punto di massima distanza tra il governo che nemmeno ha concesso la commissione sul G8 e i movimenti». Non sarà d'accordo Gennaro Migliore, presidente dei deputati Prc che, sfilando, prende ad esempio Vicenza, preoccupato dal «clima di intimidazione in quella città: avremmo potuto essere avvisati anche noi. Impossibile da pensare una sinistra senza rapporto coi movimenti». Per l'imputato cosentino Luca Casarini, gli avvisi vicentini sono lo «scatto vendicativo di chi è debole: il governo non c'è più, le comunità si autodeterminano, lo stato si vendica». Perugini, sindaco di Cosenza, rimprovera alla politica di non essersi interrogata su certi tipi di reato, vecchi arnesi del Codice Rocco, «riciclati contro le lotte - aggiunge Bernocchi dei Cobas. Gli risponde Russo Spena, capogruppo Prc a Palazzo Madama: «Speravamo andasse in porto la revisione dei codici. Erano passate in commissione (presidente Pisapia, ndr) le depenalizzazioni e le riduzioni di pena. La crisi ha interrotto quel lavoro».
Prossime stazioni. «Firenze, prima di tutto - dice Raffaella Bolini dell'Arci - perché la sentenza sui fatti del '99 al consolato Usa (fino a 7anni per resistenza, il doppio di quanto chiesto da Fiordalisi a Cosenza) ci ha gelato, con quel collegamento esplicito, nella requisitoria alla storia di Genova». Potrebbe succedere il 2 marzo, all'indomani della venuta a Roma contro le missioni di guerra,. «Servirà a ragionare sul futuro», accenna il condannato fiorentino Bruno Paladini. Bernocchi ricorda l'idea di un grande primo maggio. Ma intanto, «da qui alla sentenza, c'è da lavorare su Cosenza e nei territori», avverte Italo Di Sabato dell'Osservatorio contro la repressione del Prc.


3 febbraio 2008 - Il Mattino di Padova

Oggi un’assemblea all’aperto davanti ai cancelli della TNT
di Cristina Salvato

LIMENA - Oggi alle 15, di fronte ai cancelli della TNT di Limena, sarà organizzata un’assemblea per tutti i lavoratori che operano nei principali centri di smistamento merci di Padova e provincia, per costruire un percorso di lotta che porti al superamento dell’attuale situazione limenese. Venerdì i lavoratori dell’ex Fast Coop hanno avuto un colloquio con il Consorzio Corso e con Gesconet. «La cooperativa subentrante assorbirebbe 43 lavoratori a Limena, dove verrebbe eliminato il turno notturno - fanno sapere Adl Cobas e il presidio permanente - Le condizioni di questo appalto sono di tipo sperimentale, in quanto TNT firmerebbe un contratto per soli sei mesi. Gesconet, invece, sarebbe disposto a riassorbire a Treviso e Venezia 39 lavoratori, applicando il contratto lì presente e quindi senza i miglioramenti ottenuti a Limena». I lavoratori non hanno accettato queste soluzioni, proponendo un colloquio diretto con TNT e ponendo come condizioni quelle della salvaguardia del posto di lavoro per tutti e alle stesse condizioni esistenti in TNT al 26 gennaio, con buste paga regolari, scatti di anzianità, buoni pasto. «Al momento è in atto un tavolo negoziale al quale TNT Express Italy partecipa unicamente in veste di osservatore - rende noto l’azienda - TNT non è una controparte dei lavoratori, ma solo delle cooperative cui essi fanno capo e non può accettare o rifiutare qualsivoglia tipo di dialogo».


3 febbraio 2008 - Il Gazzettino

Solidarietà ai lavoratori della Fast-Coop

Padova - Come lavoratori della sanità pubblica volevamo esprimere la nostra vicinanza e solidarietà alle 80 famiglie dei lavoratori licenziati dalla cooperativa Fast-Coop aderente al consorzio Gesconet, licenziamento avvenuto di punto in bianco senza alcun preavviso. Come si è potuto leggere sui giornali di questi giorni, questi lavoratori erano impiegati come magazzinieri alla TNT di Limena, l'unica loro "colpa" è stata quella di avere intrapreso nei mesi scorsi una lotta per il riconoscimento dei loro diritti minimi quali scatti di anzianità, straordinari,buoni pasto,servizi igienici a norma una busta paga leggibile.Ottenere questi diritti ha consentito di riscattare questi lavoratori dalla loro condizione di schiavitù rispetto alla cooperativa e di essere riconosciuti come persone all'interno della società e della loro famiglia. Tutto ciò forse la Fastcoop e la TNT non potevano accettarlo perchè loro hanno bisogno di manodopera ricattabile e "invisibile", appeni alzi la testa sei licenziato: questo è il mondo delle cooperative, moderne imprese di sfruttamento. L'80% dei lavoratori delle cooperative sono immigrati e quindi ricattabili perchè se licenziati perdono il lavoro ma anche il diritto a rimanere in Italia ossia il permesso di soggiorno. Chiediamo a tutti i cittadini di questa città e alle istituzioni di mobilitarsi affinchè questi 80 lavoratori ri-trovino un lavoro il più presto possibile e che le loro famiglie possano ri-trovare serenità e fiducia nel loro futuro!
RdB CUB Sanità Padova - Delegati ULSS 16 e Az. Ospedaliera


3 febbraio 2008 - Corriere del Mezzogiorno

Il caso Pazienti dirottati al Cardarelli. Fermo da 3 anni l'impianto del primo ospedale dell'Ateneo
Policlinico, iperbarica chiusa
Decisione della Asl: locali inadeguati ad ospitare la struttura. Le ispezioni e le verifiche sono state sollecitate dalle rappresentanze sindacali di base
di Alessandra Barone

NAPOLI — Sarà chiusa da domani per 15 giorni la camera iperbarica al secondo Policlinico. Il servizio è sospeso per due settimane a causa di lavori imposti dall'Asl Napoli 1. Nei locali dove c'è l'impianto nell'edificio otto dell'azienda ospedaliera della Federico II, i tecnici di prevenzione, medicina e igiene sul lavoro dell'Asl hanno riscontrato delle violazioni delle leggi sulla sicurezza e igiene dei luoghi di lavoro. I vertici aziendali hanno così accettato di far fronte ai lavori di adeguamento del centro di medicina iperbarica. Tutti i pazienti (circa 20 avevano già fatto la prenotazione) verranno dirottati nel centro iperbarico del Cardarelli, inaugurato nel 2003. La camera iperbarica del nuovo Policlinico (dove si curano circa 200 malati ogni mese) si trova al piano terra dell'edificio della rianimazione, è l'unica pubblica, oltre a quella del Cardarelli (l'altra è al Santobono, ma funziona solo per i bambini). Le ispezioni, prima del servizio di prevenzione della stessa azienda ospedaliera universitaria, poi degli ingegneri dell'Asl, sono state sollecitate dalle rappresentanze sindacali di base. Tra le denunce: la mancanza di un impianto di riscaldamento, la mancanza di una sala d'attesa e degli spogliatoi per gli infermieri (in servizio in realtà c'è solo un infermiere).
Dopo il sopralluogo a fine novembre del 2007 da parte dei tecnici dello stesso Policlinico, gli esperti dell'Asl hanno fatto visita al centro di terapia iperbarica di via Pansini e hanno ordinato lo sgombero della stanza. Tra le motivazioni contenute nella relazione sono citate alcune violazioni delle leggi sulla sicurezza degli ambienti di lavoro: la rottura dell'impianto di climatizzazione, l'erronea collocazione degli estintori e la mancata revisione degli stessi, la presenza di rubinetteria non regolamentare e la non efficace manutenzione. I lavori sono una vittoria soprattutto per i sindacati che hanno inviato la prima denuncia alla direzione generale dell'azienda a novembre. «Sono tante le cose da fare al Policlinico — dicono i rappresentanti Rdb Pietro Di Gennaro e Antonio Lucignano — ora lottiamo anche per ottenere gli aggiornamenti contrattuali che aspettiamo da anni».
Al vecchio Policlinico, invece, la camera iperbarica è inutilizzata da circa tre anni. Donata alla Seconda Università da un'associazione di beneficenza, con tanto di inaugurazione in pompa magna nel 2005, la nuova struttura non è mai entrata in funzione. Dopo che la vecchia era diventata inutilizzabile in seguito alle nuove norme di sicurezza, l'ospedale era stato fornito di una nuova, che però è ancora depositata all'esterno, alle spalle dell'edificio di piazza Miraglia.


3 febbraio 2008 - La Repubblica

Da 14 anni hanno un trattamento diverso dai dipendenti regionali
I quindici della Forestale la riserva indiana di Errani
Da tempo chiedono un adeguamento, ora si sono rivolti alle RdB
di VALERIO VARESI

Bologna - Da quattordici anni vivono in una sorta di riserva indiana dentro la Regione con trattamento differente rispetto agli altri colleghi. Sono quindici in tutto, una specie in via d´estinzione che tuttavia non rinuncia a battagliare. Si tratta degli ex dipendenti dell´Agenzia regionale delle foreste che, allo scioglimento di quest´ultima, sono rimasti in un limbo: non dipendenti a tutti gli effetti di viale Aldo Moro, ma ancora vincolati da un contratto di tipo privatistico privo di alcune tutele e delle integrazioni di stipendio che hanno i dipendenti con contratto regionale. La vicenda inizia nel ´94 quando in viale Moro viene decisa la liquidazione di alcuni enti dipendenti. Tra questi anche la citata Azienda forestale, l´Ersa e altre. A questo punto, la maggior parte dei lavoratori viene gradatamente riassorbita tra le fila della Regione con l´adeguamento del trattamento economico nel caso fosse stato diverso.
«Hanno adeguato lo stipendio di tutti tranne che il nostro - lamenta - Pietro Bagnacavalli uno della quindicina lasciata fuori dall´adeguamento - tanto che abbiamo ancora un contratto di tipo privatistico molto più lacunoso di quello dei colleghi. Per esempio - elenca - dopo tre giorni di malattia, la nostra paga scende al 60%, abbiamo meno contributi previdenziali, nessun buono pasto e le ferie sono limitate a 26 giorni contro 31. Credo che tutto questo sia davvero inaccettabile».
I quindici hanno abbandonato la tutela dei sindacati confederali («nel corso di questi anni si sono disinteressati completamente») per affidarsi alle Rappresentanze sindacali di base (Rdb) che hanno immediatamente iniziato un´azione sindacale nei confronti della Regione. «È stato a quel punto - riprende Bagnacavalli - che abbiamo appreso di essere gli unici non riassorbiti tra i ranghi della Regione con il contratto degli enti locali». Nemmeno ha funzionato la legge per la regolarizzazione dei precari varata dal Consiglio regionale nel luglio scorso: anche da questo provvedimento sono rimasti fuori gli ex dell´azienda regionale foreste. A questo, almeno sul piano dei propositi, ha rimediato un ordine del giorno successivo che prevedeva il passaggio agli enti locali entro la fine del 2007. Ma a tutt´oggi non è ancora successo niente per un «irrigidimento dell´ufficio personale che ha praticamente bloccato ogni possibilità di trattativa respingendo le richieste dei nostri rappresentanti, malgrado la Regione abbia più volte ribadito di voler tutelare i lavoratori da forme di precariato» spiega ancora Bagnacavalli. «Eppure - continua - una sentenza dei tribunale di Ferrara ha stabilito che siamo dipendenti pubblici a tutti gli effetti».
I quindici lavoratori, con età media 45-50 anni, lavorano in maggioranza nei vivai sparsi da Piacenza a Rimini, mentre altri sono stati immessi in altri settori.


3 febbraio 2008 - Il Reso del Carlino

Protesta il Cub dei vigili del fuoco: «Senza organico non c’è sicurezza»

Ravenna - Il CUB/RdB dei vigili del fuoco denuncia il paradosso secondo cui, mentre da una parte viene firmato in Prefettura il protocollo sulla sicurezza che vede i sindacati Cgil, Cisl e Uil e anche i vigili del fuoco in prima fila, dall’altra continua la riduzione dell’organico presso le sedi dei vigili del fuoco. Già è avvenuta la riduzione di personale presso i distaccamenti di Lugo e Faenza, e adesso «le stesse sigle sindacali che l’altro giorno hanno sottoscritto l’accordo sulla sicurezza», hanno ritenuto nel contempo di «avallare la proposta del dirigente provinciale dei vigili del fuoco — reca una nota dei Cub/Rdb — di un programma di ridimensionamento che porta allo smembramento del nucleo sommozzatori e all’erosione del personale del distaccamento del porto», mentre «il distaccamento di Cervia è inoperativo da tempo immemorabile».


3 febbraio 2008 - La Provincia di Cremona

Palazzo Pignano Elezioni sindacali alla Sister, i nomi

PALAZZO PIGNANO — Sciolte le rappresentanze sindacali di base per decadenza, si rinnovano le Rsu presso la Sister di Palazzo Pignano. Le consultazioni per la nomina dei rappresentanti sindacali si sono svolte. Su 292 persone convocate, hanno votato in 169. Sei i membri designati: 4 della Cgil (Marco Cavanna, Antonella Cividini, Luciana Piazza, Maria Teresa Toscani), uno alla Cisl (Biagio Palladino) e uno per l’Allca Cub (Paolo Nichetti). Anche se le designazioni nel numero hanno sollevato una questione di legittimità all’interno degli stessi Sindacati, sempre più ai ferri corti tra loro. «Assecondando la volontà popolare noi avremmo dovuto avere un rappresentante in più (Fabio Sbarbaro, ndr) — spiega Carmine Fioretti, rappresentante provinciale per l’Allca Cub —, purtroppo in base all’odiosa regola del terzo, due membri sono nominati d’ufficio dalle tre sigle sindacali unificate: in pratica due membri non sono stati eletti democraticamente. Un aspetto discriminatorio, da noi contestato. Come contestiamo l’atteggiamento discriminatorio nei nostri confronti nelle trattative con l’azienda, dove non veniamo proprio considerati, accettati».


3 febbraio 2008 - IMG Press / Il Cittadino di Messina

ZONA FALCATA & MESSINA CHE PRODUCE /
Piano Regolatore del Porto e Comitato Portuale

Mesina - La Confederazione Unitaria di Base (CUB) congiuntamente alla Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti (Flmu), aderente alla Cub, avendo appreso che, nei prossimi giorni, sarà discussa dal Comitato Portuale, per la sua definitiva approvazione, il Piano Regolatore Portuale, ritiene di dover esprimere la propria preoccupazione a nome dei lavoratori del settore, e, in generale, di tutti i lavoratori, che operano nella Zona Falcata di Messina. La Zona Falcata di Messina, infatti,è stata da sempre, la sede propulsiva delle attività portuali della città ed, in particolare, della cantieristica che anche in tempi recenti, è stata il vanto di Messina ed ha fatto conoscere la città in tutto il mondo, ed in atto vi operano varie aziende di diversa dimensione, che occupano oltre 1.200 lavoratori. Nel piano regolatore, in questione, le aree destinate ad attività industriali, sono limitate a solo quelle occupate dall'arsenale militare (ridimensionato) Bacino di Carenaggio e dal Cantiere Rodriquez mentre scompare il cantiere di costruzione ex Cassaro e quelle commerciali al solo Molo Norimberga, al momento adibito al trasporto dei mezzi gommati pesanti ad utilizzo esclusivo dalla Caronte & Tourist. Insomma, le aree produttive della Zona sono ridotte ad una piccola fascia verso il lato interno del bacino portuale, strozzate e senza un sufficiente collegamento con la città e le autostrade e circondate da aree destinate tutte ad attività ludiche, sportive, parchi pubblici ed archeologici, da un nuovo quartiere urbano con residenze alberghiere, parco pubblico attrezzato,polo turistico con relativo porticciolo. Il piano regolatore, così, viene ad essere snaturato, sovrapponendosi al Piano Regolatore Generale. Bisogna rilevare,inoltre, che le banchine del porto vengono destinate, quasi esclusivamente, all’attracco di navi da crociera e per il trasporto del gommato, cosa de declasserebbe il porto di Messina, che diverrebbe porto turistico per navi da crociera e da diporto ed eliminerebbe la stessa Autorità Portuale, così come previsto dal combinato disposto degli art. 4,comma 3,lettera e) e dell’art. 5 della L. n. 84 del 28/01/94, che ha istituito le Autorità Portuali. Si sottolinea, inoltre, che il P.R.P. in questione contrasta anche con le stesse direttive della circolare del Ministero dei Trasporti n. 1778 del 15/10/04,che dà le direttive per la predisposizione del Piano stesso, la quale, espressamente, esclude, per esso, la definizione e l’assetto delle funzioni turistiche e da diporto. La CUB e la FLMU rendono noto che assieme ai lavoratori, difenderanno ad oltranza la destinazione industriale della Zona Falcata, riconosciuta anche da disposizioni normative,sin dal 1918, pur col riconoscimento dei vincoli imposti dalla Soprintendenza dei BB. CC. AA., non facendosi illudere da vane prospettive di future occupazioni, che scaturirebbero dalla riconversione della Zona, che, comunque, per le attuali condizioni ambientali e territoriali, richiederebbe tempi biblici. I lavoratori messinesi vogliono poter avere un’occupazione che permetta loro di mantenere decorosamente le loro famiglie ora e non passeggiare in un’area deserta, per l’abbandono di tutte le attività produttive, rese impossibili dal nuovo Piano Regolatore Portuale, pur con un bel panorama e che la Zona falcata torni ad essere il centro propulsore dell’economia cittadina. La CUB e la FLMU chiedono, pertanto all’Autorità Portuale di conoscere in virtù di quale normativa, tale ente abbia elaborato, per usare un eufemismo, un "Piano Regolatore di così ampio respiro". Restiamo in attesa di incontro con il nuovo presidente per proseguire l’approfondimento della materia di cui sopra e non ancora definita con i precedenti responsabili dell’ente in indirizzo.
Filippo Sutera, per il Coordinamento provinciale


3 febbraio 2008 - La Sicilia

L'altra faccia della medaglia
Tutte le scommesse perse

Ragusa - Lento ma continuo. E' lo stillicidio che riguarda da vicino la ferrovia iblea. Già da un mese senza la possibilità di poter contare sull'operatività dello scalo merci della stazione di Ragusa che ha chiuso i battenti lo scorso 1 gennaio. Una scelta che, abbinata ad altre che hanno penalizzato altri tratti di rete sul territorio provinciale, disegnano un quadro disarmante sullo stato della ferrovia in provincia di Ragusa. E mentre a Milano completano gli ultimi tratti dell'elettrificazione per l'alta velocità che collega la Lombardia con la Francia, via Piemonte, in Sicilia, e più in particolare nell'area iblea, ci si chiede fino a quando manterranno in vita alcune corse che, ancora oggi, tutto sommato, danno la opportunità ad alcune decine di pendolari di utilizzare il mezzo ferroviario. Interrogativi che potranno ricevere risposte nel corso di una serie di incontri che, già programmati all'inizio dell'anno, dovrebbero tenersi, con i vertici dell'azienda ferrovia da un lato, i rappresentanti istituzionali dell'area iblea, accompagnati dai sindacati di categoria, dall'altro, tra qualche giorno. "La nostra - ha sempre detto Pippo Gurrieri della Cub Trasporti - rischia di diventare una battaglia di retroguardia. Non possiamo neppure difendere dalla soppressione lo scalo merci della stazione del capoluogo quando lo stesso, negli ultimi mesi, aveva dato incoraggianti segnali di ripresa. Un quadro disarmante che non agevola la strada per lo sviluppo infrastrutturale da tutti auspicato. Come sindacato continueremo a batterci finchè non otterremo delle risposte concrete. Ma la strada sembra essere tutta in salita". La stazione di Ragusa continua ad essere uno dei principali punti di riferimento per la rete ferroviaria iblea, obsoleta e oggettivamente alle prese con la necessità di un rinnovamento che, quanto meno, non la faccia diventare troppo superata rispetto ad altri tratti siciliani. Neppure la marcia della ferrovia, la protesta che istituzioni e cittadini avevano animato negli anni scorsi, con tragitto a piedi da Modica e Ragusa, è servita a cambiare qualcosa. Le decisioni, infatti, vengono prese sempre dall'alto, motivate con esigenze aziendali, mentre il territorio è costretto a subire. Fin quando dovremo subire? E' la domanda che si fanno i cittadini i quali, però, scelgono, come mezzo di trasporto alternativo all'automobile, il gommato per gli spostamenti da e per l'area iblea. Del resto, avete mai provato a prendere il treno per recarvi da Ragusa a Catania o, peggio ancora, a Palermo? Non è certo una passeggiata.(G.L.)


2 febbraio 2008 - Dire

BOLOGNA. APPUNTAMENTI DI LUNEDI' 4 FEBBRAIO

(DIRE) Bologna, 2 feb. - Questi gli appuntamenti a Bologna e Provincia:
.... 15.30- Bologna (Rdb Cub/via Monterumici 32\10)- Conferenza stampa di presentazione delle prossime iniziative di lotta e di sciopero di tutti i lavoratori delle societa' Bas-Sab-Marconi Handling e dei lavoratori degli appalti dei servizi di terra dell'aeroporto Marconi. ....


2 febbraio 2008 - Liberazione

In sciopero i dipendenti dell'Arcobaleno, contratti in bilico
Appalti irregolari al policlinico Tor Vergata? I primi a rischiare sono sempre i lavoratori

Roma - Lunedì 28 gennaio i dipendenti della Arcobaleno Srl in servizio al Policlinico di Tor Vergata hanno scioperato per l'intera giornata chiedendo il riconoscimento delle mansioni socio-sanitarie effettivamente svolte e il conseguente adeguamento dei contratti: «La protesta - fanno sapere le Rdb-Cub - ha visto la partecipazione di circa 70-80 lavoratori. È un buon risultato, tenendo conto del fatto che questi lavoratori subiscono pressioni e ricatti da parte dell'azienda, con frequenti lettere di richiamo e continui cambi di turno». I 280 dipendenti della Arcobaleno sono da anni inquadrati come operai pulitori (con il contratto multiservizi), ma di fatto svolgono mansioni da ausiliari e operatori socio-sanitari percependo 6,5 euro lordi l'ora a fronte dei 18 erogati dalla Regione Lazio alla società. Perciò il primo obiettivo dei lavoratori è il riconoscimento della qualifica di operatore socio-sanitario e il passaggio al contratto della sanità: «Da mesi - dichiara Pio Congi della Federazione Rdb-Cub - abbiamo investito del problema l'assessore regionale alla Sanità, senza altro risultato che un rimpallo di responsabilità con i dirigenti del Policlinico. Il 6 febbraio ci sarà un incontro con il direttore generale del Policlinico Bollero, vorremmo che ci fosse anche l'assessore Battaglia». C'è voluto l'Ispettorato del lavoro per richiedere alla Arcobaleno di inquadrare i lavoratori con un contratto di tipo sanitario, riconoscendo come inadeguato quello multiservizi.
La settimana scorsa infatti, su richiesta delle Rdb, gli Ispettori del lavoro si sono recati presso il Policlinico di Tor Vergata per verificare la liceità degli appalti dell'ospedale romano, ovvero per verificare che dietro gli appalti di Beni e Servizi non si nasconda un'intermediazione di mano d'opera, vietata dalla legge. «Qualora venisse accertata l'illiceità dell'appalto in questione - prosegue Congi - non solo centinaia di lavoratori rischierebbero il posto di lavoro, ma tutto il Policlinico si troverebbe nell'impossibilità di continuare a fornire le prestazioni sanitarie». Una decisione dell'Ispettorato in tal senso avrebbe effetti dirompenti su tutti gli altri ospedali del Lazio: basti pensare che oltre il 70% del bilancio regionale è assorbito dal Servizio Sanitario, e la gran parte di questa percentuale va ai privati per l'acquisto di Beni e Servizi. Si presenterebbe finalmente l'occasione per abbandonare la logica degli appalti milionari ai privati e cominciare un percorso di reinternalizzazione dei servizi appaltati e di tutti quei lavoratori che li svolgono da anni in maniera precaria.(I.R.)


2 febbraio 2008 - La Repubblica

IL CORTEO. In 4mila con un tir di plastica e bottiglie sfilano fino alla piazza della prefettura. E la marcia con Caruso e Scalzone diventa beffa
Un Plebiscito per la differenziata
Spazzatura da riciclare davanti al balcone di De Gennaro
di ANGELO CAROTENUTO

Napoli - I rifiuti arrivano tre minuti prima delle otto sotto il balcone di Gianni De Gennaro. Carta, vetro, plastica e alluminio scaraventati a terra, accompagnati da 4mila persone e tre parole. «Si può fare». Nel senso di differenziata. Attraversano il centro della città, tagliano i vicoli, aumentano strada facendo, sfidano la questura e sfilano composti sotto il naso delle statue dei re, munnezza e nobiltà, prima di chiudere la loro corsa dove volevano chiuderla, e dove il sindaco voleva evitare che finissero. Al Plebiscito. Se i simboli hanno un senso, questi quintali e quintali di materiale raccolto dalla rete campana "Salute e ambiente" vengono a chiudere un ciclo dove il ciclo cominciò, stessa piazza, e il primo cartone poggiato a terra scivola dalle mani di un ragazzo che si chiama Antonio.
Si sono tassati, 2mila euro per portarli qui, sotto le luci dell´installazione d´arte contemporanea che ancora abbraccia il colonnato, e beffardamente invita in tutte le lingue ad «amare le differenze». Duemila euro per le coreografie e il noleggio del tir, pagati alla ditta Cangiano, compreso l´autista, un fenomeno che guida il rimorchio svoltando tra le vie strette del centro, coi poliziotti che alzano il pollice e gli dicono bravo, come fai, gli chiedono come ti chiami, e lui non risponde: «Me vulite fa´ caccià ‘a Bassolino?». Gente ai balconi. Commessi sull´uscio dei negozi. A Sant´Anna dei Lombardi e in via Toledo, altezza civico 34, scendono dai palazzi con delle buste tra le mani. «Possiamo aggiungere?». Potete, potete. Altra carta, altra plastica, altro vetro sopra quello partito da piazza del Gesù. «Una tonnellata», dicono. Ma non l´hanno pesata. Hanno raccolto tutto ai presidi di via Arenaccia, via Vecchia San Rocco, la stessa piazza del Gesù. «E sarebbe stata anche di più - dicono - se quella all´ex manifattura dei tabacchi non fosse sotto sequestro». La domanda alle dieci di sera è una: ora dal Plebiscito chi la toglie?
Una marcia che ha due obiettivi. Violare il Plebiscito e sfidare De Gennaro, l´uomo del G8, e dentro il corteo sono in tanti a ricordarlo. Ne hanno fatto un manichino e lo hanno messo in piedi su un furgone, tra un megafono e l´altro, vestito da superpoliziotto con tre medaglie al collo. Sulla prima c´è scritto: Diaz. La caserma degli scontri. Sull´ultima: Marigliano. Cinque donne e un uomo sfilano dentro tute bianche, mascherine alla bocca. Portano cartelli coi volti di commissari, governatori, ministri; e sotto la faccia di Rastrelli, Bassolino, Losco, Pecoraro, Pansa e De Gennaro c´è scritto: soggetto altamente pericoloso. Urlano contro Berlusconi e i «suoi amici napoletani». Protestano contro le discariche che fanno venire i tumori. Però fumano. Avevano un accordo per arrivare con il camion in piazza Trieste e Trento, la Digos li ferma prima. Piazza Matteotti. Enzo De Vincenzo (Rdb): «Nessun motivo di ordine pubblico. I politici non vogliono farci arrivare in piazza». Allora vanno a comprare sacchetti neri in un negozio in via Monteoliveto, li riempiono, li caricano sulle spalle e vanno a piedi. C´è chi scarica e torna indietro. La questura schiera uomini in assetto antisommossa. Strada paralizzata. L´ultimo a passare è un vecchio col bastone. «Niente scontri, non è il Global Forum». Proseguono. «Siete i servi dei servi dei servi». C´è uno che urla perché vuole parlare «co´ ´o ggiurnalista ‘e Ballarò». Pazienza se è Anno Zero. Non vogliono politici, nel corteo. Deroghe solo per i consiglieri di municipalità «che hanno lottato con noi». Ci sono i sindacati, Oreste Scalzone, il meet up di Grillo, amici di Zanotelli (lui arriva dopo), docenti universitari, coppie che si baciano, i comitati che oggi accolgono a Napoli Paul Connett, il teorico dei rifiuti zero. Tiene un incontro in centro, domani è in una scuola a Pianura, lunedì all´Orientale. Disobbedisce come al solito Francesco Caruso, che brandisce un sacchetto e lo abbandona sotto palazzo San Giacomo, in spregio a quella giunta con cui governa anche il partito che gli consente di sedere in Parlamento.
Un palazzo dentro il quale non c´è ancora un gruppo del Pd e dove finanche una cosa semplice come la differenziata crea sconquassi. Ecco come. La riunione dei capigruppo fissa per l´11 febbraio la seduta di consiglio monotematica. Vito Lupo (Margherita) rilancia il piano presentato l´ultima volta in aula. L´opposizione fa mettere in agenda un Consiglio ogni settimana sulla differenziata. «La giunta era contraria», fa sapere il centrodestra, «ma a consiglieri dell´Unione hanno rotto il fronte». Borriello (Ds) smentisce tutto: «Nessuna riunione settimanale». Ambrosino (Fi) replica: «Borriello mente. Diffonderò il verbale in cui Santangelo è stato messo in minoranza dalla Margherita». Circostanza confermata da un consigliere della Margherita: «Abbiamo votato con Forza Italia: a Firenze la giunta si riunisce ogni lunedì pomeriggio, perché noi una sola volta nel mese di gennaio?». E chi lo sa.


2 febbraio 2008 - Il Messaggero

Roma, difende donna da sfratto ma intanto gli sfrattano la madre

ROMA (1 febbraio) - Partecipa ad un "picchetto" per evitare lo sfratto di una donna e un bambino e non sa che in quegli stessi minuti la madre viene sfrattata dall'altra parte della città. E' accaduto a Marco, attivista del sindacato Asia-RdB, che si era recato stamani in via di Donna Olimpia, dove la forza pubblica avrebbe dovuto sgomberare una donna spagnola col figlio. Dopo alcuni momenti di tensione con gli attivisti, si è trovato un accordo tra le parti e lo sfratto è stato rinviato a marzo. A quel punto la sorpresa: Marco è stato informato con telefonata, che l'anziana madre veniva sfrattata dall'appartamento Ina in via dei Salesiani, dove abitava dal 1975. «E' l'ennesima vergogna, quegli appartamenti sono stati messi in vendita a prezzi esorbitanti, chi non ha la possibilità di comprarli viene buttato in mezzo alla strada senza pietà».
Un'altro episodio che spiega il disagio abitativo è avvenuto a Torbellamonaca dove, una donna con tre figli, si è vista occupare abusivamente l'appartamento in via dell'Archeologia, di cui è assegnataria, mentre erano in corso lavori di ristrutturazione da parte dell'Ater. «Auspichiamo che entro oggi il Consiglio dei Ministri vari un provvedimento per il blocco degli sfratti - ha concluso Di Vetta - altrimenti organizzeremo un presidio permanente sotto la Prefettura di Roma».


2 febbraio 2008 - EPolis Roma

La beffa. Partecipa ad un sit-in contro lo sgombero di una donna, intanto sua mamma finisce in strada
Lui al picchetto, la madre sfrattata

Roma - Partecipa ad un "picchetto" per evitare lo sfratto di una donna e un bambino (poi rinviato) e non sa che in quegli stessi minuti la madre viene sfrattata dall’altra parte della città. Vittima di questa beffa Marco, attivista del sindacato Asia-RdB, che si trovava in via di Donna Olimpia dove la forza pubblica, con l’ufficiale giudiziario, avrebbe dovuto sgomberare una donna spagnola col figlio minore che soffre di epilessia. Dopo alcuni momenti di tensione con gli attivisti, si è trovato un accordo. Sfratto rinviato a marzo. A quel punto l’amara sorpresa: attraverso una telefonata, l’attivista sindacale veniva informato che l’anziana madre, Maria Concetta Sisinni, 77 anni, veniva sloggiata dall’appartamento Ina di via dei Salesiani dove abitava dal 1975. «È l’ennesima vergogna - ha detto Paolo Di Vetta di Asia RdB - quegli appartamenti sono stati messi in vendita a prezzi davvero esorbitanti e chi non ha la possibilità di acquistarli, come la signora Maria Concetta, viene buttato in mezzo alla strada senza pietà». La donna, aggiunge il sindacato, si è trovata con mobili ed effetti personali sul marciapiede dove ha incontrato il delegato comunale per l’emergenza abitativa, Nicola Galloro.


2 febbraio 2008 - Il Sole 24 Ore

SINDACATI IN CAMPO
Enasarco, saga infinita

C 'è fermento tra i dipendenti di Enasarco, la cassa previdenziale degli agenti di commercio. In un comunicato del sindacato Rdb/Cub si fa riferimento all'articolo apparso su «Plus24», il 19 gennaio scorso, dal titolo «Vendita diretta delle case agli inquilini di Enasarco». I rappresentanti dei dipendenti, nel documento, hanno denunciato l'assenza di informazione da parte dei dirigenti sulla futura cessione dei 17mila alloggi (l'85% a uso residenziale). Molti lavoratori Enasarco, infatti, sono anche inquilini. In seconda battuta, ci sono numerosi interrogativi sul destino degli 80 lavoratori del servizio gestione immobiliare e dei circa 400 portieri degli stabili che fanno capo all'Ente previdenziale. Da qui la richiesta al presidente della Cassa, Brunetto Boco, di un incontro per avere chiarimenti sulla vendita del patrimonio in mattoni.(V.D'A.)


2 febbraio 2008 - Il Giornale

Malpensa, partiti i primi 87 licenziamenti
di Giannino della Frattina

Malpensa - Sei milioni di passeggeri in meno l’anno, movimenti giornalieri ridotti da 360 ad appena 105 al giorno, un danno economico che solo per la Sea sarà di 70 milioni di euro ogni dodici mesi. Senza contare i danni all’indotto e l’effetto sull’intera economia del nord, quella che traina l’intero Paese. È a dir poco a tinte fosche il quadro disegnato dal presidente della Sea, la società che gestisce il sistema aeroportuale lombardo, dopo l’annuncio di Alitalia che cede gli slot, i diritti di atterraggio e decollo. Ulteriore conferma, se ce ne fosse stato bisogno, dell’intenzione di abbandonare lo scalo.
Decisione che costerà alla Lombardia «oltre 20mila imprese e un giro d’affari di 3 miliardi in meno nei prossimi otto anni», denuncia Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza che cita una stima dell’ufficio studi della Camera di commercio su dati Registro delle imprese, Deposito bilanci e Comitato Malpensa.
Ma sarà emergenza occupazione anche per la Sea. «L’impatto sociale e i tagli al personale - è costretto ad ammettere Bonomi - sono gli effetti più nefasti. Ci sono contratti a tempo determinato in scadenza che non sarà possibile rinnovare. E per altri dipendenti la necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali». Già da ieri, denuncia la Cub Trasporti Lombardia, la Sea «ha lasciato a casa» 87 lavoratori assunti a Malpensa con contratto di somministrazione (i cosiddetti interinali reperiti tramite agenzie di collocamento) per lo smistamento e il carico e scarico di bagagli. La preoccupazione è che altri 500 «precari» perdano il posto a marzo. Agli 87, ricorda il sindacato di base, si aggiungono i 35 (di cui 9 a Linate) che dal 21 gennaio scorso hanno perso il posto. In tutto fa già 122 in meno. E potrebbe essere solo l’inizio «dato che il 57 per cento del bilancio di Sea handling - ricorda Bonomi - è fatto proprio da Alitalia». La compagnia di bandiera che ha «improvvisamente e improvvidamente deciso di cambiare il proprio atteggiamento nei confronti dell’hub lombardo, nonostante l’accordo generale di partnership e una pluralità di accordi particolari sottoscritti». Fatti che costringono la Sea, annuncia Bonomi, a promuovere un’azione legale e la richiesta monstre di 1 miliardo e 250 milioni di euro di danni. «Per portare in tribunale tutti gli atti a nostro favore - anticipa il presidente - non basterà un’automobile». Un risarcimento approvato da Palazzo Marino, azionista di controllo della Sea. «Un atto dovuto», le parole del sindaco Letizia Moratti che non ha mai nascosto di ritenere un gravissimo errore l’abbandono di Malpensa per cedere Alitalia ad Air France. «Il progetto di fare di Malpensa un hub - ricorda - è nato e si è sviluppato sulla base di un accordo sottoscritto nel 2002 da Alitalia che lo ha confermato per anni». Dunque «le sue responsabilità contrattuali ed extra-contrattuali sono evidenti». L’azione legale è «una mossa legittima» anche per il segretario nazionale della Lega Nord-Lega Lombarda Giancarlo Giorgetti che conferma la manifestazione del 17 febbraio a sostegno di Malpensa.


2 febbraio 2008 - VR Videoregione

INCONTRO TRA LA CUB ED IL PREFETTO PER PARLARE DI SICUREZZA SICUREZZA SUL LAVORO

Ragusa - È stata ricevuta ieri dal prefetto di Ragusa la delegazione della Confederazione unitaria di base composta dal coordinatore provinciale Roberto La Terra e dal coordinatore CUB Trasporti Pippo Gurrieri. L’incontro era stato richiesto dalla CUB inseguito agli incidenti sul lavoro che hanno interessato il territorio ibleo. I rappresentanti della CUB hanno espresso le grandi difficoltà in cui si trovano ad agire le organizzazioni sindacali. Il Prefetto Monteleone ha rassicurato che si stanno attivando iniziative verso la diffusione degli RLS i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza ma anche per potenziare le ispezioni attraverso una maggiore sinergia degli organi preposti.


1 febbraio 2008 - Omniroma

MONTEVERDE, PICCHETTO RDB CONTRO SFRATTO: SUL POSTO PS E POMPIERI

(OMNIROMA) Roma, 01 feb - Uno sfratto esecutivo è in corso a via di Donna Olimpio 152, a Monteverde. Un «picchetto» organizzato dalle Rdb si trova sotto l'abitazione della donna sfrattata. «La polizia ci ha impedito di entrare - ha detto Marco delle Rdb - sappiamo che qualcuno al momento si è sporto dal balcone minacciando di gettarsi nel vuoto per evitare lo sfratto». È lo stesso rappresentante Rdb a raccontare la vicenda della donna. «La signora Maria Esmeralda spagnola, con un bambino epilettico di 15 anni, ha sempre pagato regolarmente l'affitto - ha detto - invece con carte false la si vuole sfrattare per morosità. La stessa Maria Emeralda aveva chiesto un pò di tempo per trasferirsi in un appartamento che sarà libero ad aprile ma non c'è stato nulla da fare. Qui ci sono anche i suoi avvocati che possono dimostrare non solo la falsa morosità ma anche che il contratto d'affitto non è mai stato registrato». Il «picchetto» antisfratto continua. Sul posto sono intervenuti polizia e vigili del fuoco.

CASA, DIFENDE DONNA DA SFRATTO E INTANTO GLI SFRATTANO LA MADRE

(OMNIROMA) Roma, 01 feb - Partecipa ad un «picchetto» per evitare lo sfratto di una donna e un bambino (poi rinviato) e non sa che in quegli stessi minuti la madre viene sfrattata dall'altra parte della città. La singolare vicenda è accaduta questa mattina a Marco, attivista del sindacato Asia-RdB, che si era recato stamani in via di Donna Olimpia dove la forza pubblica, assieme all'ufficiale giudiziario, avrebbe dovuto sgomberare una donna spagnola col figlio minore sofferente di crisi epilettiche. Dopo alcuni momenti di tensione con gli attivisti (uno di essi si era arrampicato sul balcone minacciando di gettarsi), si è trovato un accordo tra le parti e lo sfratto veniva rinviato a marzo. A quel punto l'amara sorpresa: attraverso una telefonata, l'attivista sindacale veniva informato che l'anziana madre, Maria Concetta Sisinni, 77 anni, veniva sloggiata dall'appartamento Ina di via dei Salesiani dove abitava dal 1975. «È l'ennesima vergogna - ha detto Paolo Di Vetta di Asia RdB - quegli appartamenti sono stati messi in vendita a prezzi esorbitanti e chi non ha la possibilità di acquistarli, come la signora Maria Concetta, viene buttato in mezzo alla strada senza pietà». Ora la donna, continua ancora il sindacato, si trova con i suoi mobili ed effetti personali sul marciapiede dove ha incontrato il delegato comunale per l'emergenza abitativa, Nicola Galloro. Ma un altro episodio che spiega il disagio abitativo è accaduto a Torbellamonaca dove una donna con tre figli, assegnataria di un alloggio in via dell'Archeologia, si è vista occupare abusivamente l'appartamento mentre erano in corso lavori di ristrutturazione da parte dell'Ater. «Auspichiamo che entro oggi il Consiglio dei Ministri vari un provvedimento per il blocco degli sfratti - ha concluso Di Vetta - altrimenti da lunedì organizzeremo un presidio permanente sotto la prefettura di Roma».

MONTEVERDE, SFRATTO RINVIATO A MARZO

(OMNIROMA) Roma, 01 feb - È stato rinviato a marzo lo sfratto in esecuzione questa mattina a via di Donna Olimpia 152. Il Municipio XVI, intervenuto sul luogo appresa la notizia, ha contattato il capo di gabinetto del questore che, attraverso il commissariato di Monteverde, ha ritirato la forza pubblica. «Il nostro impegno - ha detto l'assessore alla Scuola del XVI Municipio Valentina Steri - non finisce qui, ci mobiliteremo entro quella data per trovare una soluzione per l'inquilina che vive una grande condizione di disagio». Maria Esmeralda Martin Ramirez, una spagnola di 47 anni, è infatti madre di un ragazzo epilettico di 15 anni e soffre di una sindrome depressiva. La signora, all'arrivo della forza pubblica si è chiusa nell'appartamento insieme ai suoi due legali Barbara Pelosi e Roberta Nuccio e al compagno Ezio Cappola, minacciando di gettarsi dalla finestra. Sul posto sono prontamente intervenuti i pompieri e la polizia di Stato. «Ora la signora sta meglio - ha detto Steri - è stata visitata da un medico dopo aver accusato un malore. Ma quando siamo arrivati la situazione era drammatica, lei era chiusa nell'appartamento e minacciava gesti estremi». Sul posto, dove era in corso un «picchetto» organizzato dalle Rdb, è intervenuto anche il consigliere capitolino Fabio Nobile che ha commentato la vicenda come «l'ennesimo situazione di disagio». «Ormai - ha aggiunto Nobile - non si parla più di emergenza abitativa ma di urgenza. Serve una legge nazionale ma anche un progetto serio di edilizia residenziale pubblica. A Roma - ha continuato - ci sono 240 mila alloggi sfitti, molti dei quali in mano ai grandi proprietari con i quali urge aprire una trattativa». Secondo quanto riferito dal legale dell'inquilina, Barbara Pelosi, alla donna veniva contestata la morosità della mensilità di dicembre-gennaio, ora saldata. «Ma questo - ha spiegato Pelosi - è già il quinto tentativo di sfratto». Sul posto ora sono state ripristinate le condizioni di normalità, sono andate via le vetture della polizia ed i mezzi dei vigili del fuoco. A quanto si apprende l'inquilina ora «sta meglio», come ha dichiarato il suo compagno, Ezio Cappola «ma prima era davvero disperata» ha concluso.


1 febbraio 2008 - Adnkronos

ROMA: NOBILE (PDCI) SU SFRATTO VIA DONNA OLIMPIA, TUTELARE I PIÙ DEBOLI

Roma, 1 feb. - (Adnkronos) - «Quanto accaduto questa mattina è l'ennesima situazione di disagio. Ormai non si tratta più di emergenza abitativa ma di urgenza. Non è tollerabile che si buttino le famiglie per strada. In caso di sfratto occorre garantire il passaggio da casa a casa, soprattutto alle persone più deboli e svantaggiate». Lo ha dichiarato Fabio Nobile, segretario romano del partito dei comunisti italiani e capogruppo consiliare capitolino dei comunisti italiani, che questa mattina ha preso parte, insieme ai rappresentanti di Asia-rdb, al picchetto antisfratto in difesa della signora Maria Esmeralda Martin Ramirez, in via di Donna Olimpia 152 a Roma. «Serve subito una legge nazionale - ha aggiunto Nobile - ma anche un progetto serio di edilizia residenziale pubblica. A Roma ci sono 240 mila alloggi sfitti, molti dei quali in mano ai grandi proprietari con i quali urge aprire una trattativa».


1 febbraio 2008 - Dire

CASA. SFRATTI, NOBILE: GARANTIRE ALTERNATIVE A FASCE DEBOLI

(DIRE) Roma, 1 feb. - "Quanto accaduto questa mattina e' l'ennesima situazione di disagio. Ormai non si tratta piu' di emergenza abitativa ma di urgenza. Non e' tollerabile che si buttino le famiglie per strada. In caso di sfratto occorre garantire il passaggio da casa a casa, soprattutto alle persone piu' deboli e svantaggiate". E' quanto afferma Fabio Nobile, segretario romano del Pdci e capogruppo consiliare capitolino dei Comunisti Italiani, che questa mattina e' stato presente, insieme ai rappresentanti di Asia-Rdb, al picchetto antisfratto in difesa della signora Maria Esmeralda Martin Ramirez, in via di Donna Olimpia 152.


1 febbraio 2008 - Ansa

MALPENSA: CUB; OGGI MENO 87 LAVORATORI, A RISCHIO 500

(ANSA) - MILANO, 1 FEB - Da oggi la società di gestione degli scali di Linate e Malpensa, la Sea «ha lasciato a casa» 87 lavoratori assunti, nell'aeroporto in provincia di Varese, con contratto di somministrazione (i cosiddetti interinali reperiti tramite agenzie di collocamento) per lo smistamento e il carico e scarico di bagagli. Lo denuncia la Cub Trasporti Lombardia che teme che altri 500 «precari» perdano il posto a marzo e sottolinea che «si parla solo di slot in merito alle dismissioni di Alitalia e non dei dipendenti». Agli 87 - ricorda il sindacato di base - si aggiungono i 35 (di cui 9 a Linate) che dal 21 gennaio scorso hanno perso il posto: siamo a 122 posti in meno in questi giorni. Dal raffronto degli organici complessivi di Sea degli ultimi mesi - afferma ancora la Cub - ci sono 221 lavoratori in meno, otteniamo che dal febbraio dello scorso anni ad oggi risultano 343 lavoratori in meno alla Sea di Malpensa e Linate (si è scesi da 5460 nel febbraio 2007 a 5239 di oggi meno i 122 interinali). «È inammissibile - afferma Renzo Canavesi segretario lombardo della Cub Trasporti - che dipendenti in servizio anche 12 o 13 ore al giorno vengano allontanati in questo modo. Prima di tutto tutti i precari vanno assorbiti in Sea e comunque in caso di riduzione di personale vanno applicati anche a loro gli ammortizzatori sociali».


1 febbraio 2008 - Il Padova

IERI MATTINA UN NUOVO INCONTRO IN PREFETTURA
Tnt, il grido dei facchini «Ridateci il nostro lavoro»
Continua il presidio permanente davanti all'azienda di Limena, che ieri ha promesso il reintegro della metà degli addetti. Domenica i Cobas hanno indetto una manifestazione di tutti i dipendenti delle cooperative del settore della logistica
di Roberta Voltan
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Limena - Salvatore è siciliano e si definisce «un italiano-straniero». La sua giornata lavorativa alla Tnt di Limena inizia alle 21 e finisce alle sette del mattino. Quando è fortunato, arriva nella sua casa di Zero Branco alle dieci. In tasca un diploma di odontotecnico, ha lasciato il lavoro e la sua Messina per poter stare accanto alla figlia nata dalla relazione, ormai conclusa, con una trevigiana. A Limena ha fatto subito amicizia con gli altri 90 facchini, per lo più stranieri e precari, che con lui condividono le fatiche e le amarezze di una professione tutt'altro che facile. Anche ieri Salvatore, Labri, Amid e molti altri erano fianco a fianco, davanti alla Tnt, decisi a difendere con i denti quel posto strappato loro senza un perchè. I loro interrogativi sono ancora appesi a quel cancello che si è chiuso venerdì, quando arrivando alla sede del magazzino come ogni giorno hanno trovato le porte chiuse e hanno scoperto così, nel modo più doloroso e brutale, di aver perso il lavoro: la cooperativa Fast Coop e la Tnt avevano rescisso il contratto di fornitura. Oltre al danno, la beffa: essendo socilavoratori della cooperativa non possono accedere agli ammortizzatori sociali. Chi, come Has, sognava di ottenere finalmente il riconongiungimento familiare e riabbracciare i tre figli rimasti ad Agadir (Marocco) vede ora svanire ogni speranza. Labri non fa che pensare all'affitto da pagare e al figlio di dieci anni da mantenere. Se hanno perso le loro certezze, i facchini della Fast Coop non hanno perso il coraggio della denuncia. Dai loro racconti, emerge il quadro di una condizione lavorativa difficile, ai limiti della sopportazione. Sono organizzati in tre squadre, una delle quali impegnata tutte le notti. Nel giugno scorso, le prime battaglie sindacali, le prime importanti conquiste. «I lavoratori non disponevano di uno spogliatoio, di uno spazio comune dove potersi incontrare», racconta Gianni Boetto di Adl Cobas. Se fino allo scorso anno i cento lavoratori dovevano accontentarsi di uno spazio di pochi metri quadrati, dove mangiavano in piedi a turno, ora hanno ottenuto l'uso di una sala comune. «Gli orari di lavoro - continua Boetto - erano massacranti, veniva riconosciuto loro un reddito di circa 6mila euro all'anno, mentre la parte restante figurava come indennità di trasferta. Lo scorso anno siamo finalmente riusciti a cambiare le cose». Ieri, da un incontro fra il Prefetto e i rappresentanti dei Cobas è arrivato qualche segnale di schiarita. La Tnt, che si è dichiarata indisponibile a incontrare i lavoratori, ha garantito l'impegno a reintegrare, attraverso l'affidamento della commessa a un'altra cooperativa, i facchini impegnati durante il giorno. Per i lavoratori del turno notturno si prospetterebbe invece il trasferimento in altre sedi, anche fuori Provincia. Se ieri una delegazione dei Verdi capeggiata dall'onorevole Luana Zanella ha incontrato i lavoratori in presidio permanente, per domenica Adl Cobas alle 15 ha indetto davanti alla Tnt un'assemblea di tutti i lavoratori del settore del facchinaggio. Un'occasione per denunciare «le condizioni di semischiavitù nella quale si trovano centinaia di soci-lavoratori».


1 febbraio 2008 - Il Mattino di Padova

LA VERTENZA SINDACALE DI LIMENA
Un nuovo consorzio per Tnt
Assorbirebbe solo metà dei lavoratori Fast Coop
di Cristina Salvato

LIMENA - Ieri il prefetto e il questore hanno incontrato la delegazione del presidio dei lavoratori della Fast Coop (nella foto Piran). C’erano anche Stefano Pieretti e Gianni Boetto dell’Adl-Cobas. I lavoratori sono stati informati che un nuovo consorzio denominato Corso è stato contattato da Tnt per entrare a gestire il magazzino di Limena. Questo per soli turni giornalieri. Pertanto i lavoratori impiegabili in futuro a Limena sarebbero soltanto una quarantina degli ottanta attuali.
Il consorzio Gesconet, di cui fa parte la cooperativa Fast Coop, avrebbe formulato l’intenzione di riassorbire una quindicina di loro in altri magazzini di Padova e il restante numero di lavoratori fuori città; Tnt comunque non avrebbe alcuna intenzione di incontrare i magazzinieri in lotta. «La decisione di Tnt di non volerci incontrare rimane un fatto molto grave - commentano i rappresentanti di Adl Cobas -. Le proposte fatte sono insufficienti e mirano a dividere i lavoratori fra buoni e cattivi. E’ comunque intenzione di questa organizzazione sindacale e dei lavoratori di organizzare quanto prima un incontro esplorativo con la nuova e la vecchia cooperativa, per verificare la consistenza delle proposte. In tutti i casi, ogni tipo di soluzione che verrà prospettata, dovrà garantire a tutti i lavoratori occupati nel magazzino di Limena le stesse condizioni esistenti al momento della chiusura dell’impianto. Per il momento rimane il presidio davanti alla Tnt, dove domenica alle 15 si riunirà un’assemblea di tutti i lavoratori del settore facchinaggio di Padova e Provincia per costruire assieme un percorso di lotta che porti al superamento di questa situazione di semischiavitù in cui si trovano i soci-lavoratori».
Intanto continuano ad arrivare attestazioni di solidarietà: sostegno all’iniziativa arriva dai delegati RdB Cub della sanità padovana, mentre ieri mattina c’è stato l’incontro con una delegazione dei Verdi guidata dalla deputata Luana Zanella, disponibile a presentare un’interrogazione parlamentare. La Zanella ha portato loro anche un contributo per la cassa di solidarietà istituita. I soldi li tiene il tesoriere del gruppo, Aloysius Odinnuta, nigeriano, da dieci anni nel magazzino della Tnt limenese, ma che in realtà in tasca ha una laurea in Economia.


1 febbraio 2008 - Corriere del Mezzogiorno

Federico II. Per Rdb-Cub gli stipendi sono fermi al 2000 e il numero dei lavoratori non riesce a garantire più l'attività dei reparti
Policlinico, infermieri in stato di agitazione

NAPOLI — Momento delicatissimo per il Secondo Policlinico. Nel giorno delle polemiche per la decisione contenuta nell'atto aziendale di aumentare il numero dei primari — i responsabili delle aree funzionali diventeranno in futuro oltre 200, mentre ora sono 167 — il personale infermieristico dell'ospedale della Federico II annuncia lo stato di agitazione. «Una scelta — dice Antonio Lucignano, esponente delle rappresentanze sindacali di base — determinata dalla chiusura della direzione generale nei confronti delle richieste contrattuali. Gli stipendi sono fermi al 2000 e il numero dei lavoratori non riesce a garantire più l'attività dei reparti». Sulla questione dei primari — se dovesse essere applicato il nuovo atto aziendale, ce ne sarebbe uno ogni tre pazienti, dato che in media ci sono 500 ricoverati — interviene anche il capigruppo di An al Consiglio regionale, Enzo Rivellini. «Nella discussione sul piano ospedaliero — dice il componente della commissione Sanità — dopo una mia interrogazione in aula, si è scoperto lo scandalo del Policlinico: all'epoca 196 primari, 1000 medici dirigenti, 500 dipendenti amministrativi ed altrettanti tra infermieri e portantini per 650 posti letto. Un esercito, gestito totalmente dai "Baroni" della medicina.
Ho denunciato anche la "parentopoli" al Policlinico: non è sospetta la statistica che vede per lo più nomine primariati per figli di primari?». C'è anche un'altra denuncia di Rivellini: nel luglio del 2007 l'assessorato alla Sanità ha istituito per le otto Asl e le tre aziende ospedaliere che avevano raggiunto il diciottesimo mese del loro mandato dal loro insediamento, una commissione giudicatrice.
«La commissione presieduta dal professore Romano ha bocciato tutte le strutture perché nessuna ha superato la sufficienza — dice il consigliere di An — ma i dati sono rimasti segretati nel cassetto dell'assessore alla Sanità».(Ale.Ba.)


1 febbraio 2008 - Liberazione

Domani il corteo nazionale contro il teorema Fiordalisi. E a Roma rinvio del processo per i "rapinatori" di S.Precario
Cosenza, il giorno del ritorno
In piazza per la giustizia sociale e la libertà di movimento
di Checchino Antonini

Non sarà come cinque anni fa che scesero in 70mila senza contare una città intera alla finestra e per le strade ad accogliere i no global, ma sarà una manifestazione «importante, c'è attesa a Cosenza e in provincia», prevede Raffaella Caruso, «una compagna del movimento, una compagna di Rifondazione». Domani sarà il giorno del ritorno dei movimenti nella città che, suo malgrado, è ospite del "teorema", la clamorosa mossa dei Ros del generale Ganzer che, dopo aver bussato invano a 22 procure, pare, trovarono un pm cosentino, Fiordalisi, disposto a sposare un'idea semplice quanto terribile: incriminare i movimenti sociali per cospirazione a Genova, nel luglio 2001, contro l'ordine costituito, sia politico che economico.
La settimana scorsa, a oltre cinque anni dagli arresti, questo teorema ha dato i primi frutti con la richiesta di 76 anni tra galera e libertà vigilata, per 13 attivisti delle reti che promossero i percorsi di movimento verso Genova. Casarini e Caruso, senz'altro, i più famosi oltre i confini della Calabria. Gli altri sono ricercatori precari, operai tarantini, militanti di lungo corso, giovanissimi, maestri, operatori sociali, ultras del Cosenza, antirazzisti, antifascisti, ambientalisti, sindacalisti dei Cobas.
La digos ha preso lo spunto di un museo all'aperto in Corso Mazzini per provare a dirottare il corteo dal percorso richiesto. C'è un gazebo, da un mese, in Piazza 11 Settembre a funzionare da punto di riferimento del coordinamento "Liberi tutti", assieme al centro sociale Rialzo, ex deposito delle Ferrovie della Calabria, il più giovane centro sociale di Cosenza, unico spazio pubblico, compromesso dall'amianto e dal degrado, nella zona della cementificazione selvaggia.
Concentramento in Piazza Zumbini alle 14.30 da dove si muoverà per raggiungere il Municipio in piazza dei Bruzi. Finale con concerto di Zion Train (info: www.cosenza2febbraio.org ). Oggi Haidi Giuliani e Silvia Baraldini inaugureranno alle 15 alla Casa delle Culture la mostra di quadri di Francesco Cirillo, uno dei 13 "cospiratori". Alle 17 tutti si sposteranno al capannone del Dlf per un dibattito. «Loro si raccontano, noi ci raccontiamo», dice un altro imputato, Claudio Dionesalvi. Aumentano le adesioni dopo l'appello dei Nobel e del Forum sociale mondiale in sintonia con le parole d'ordine del corteo: le libertà di movimento e la giustizia sociale. Ad aderire, con una dichiarazione di correità, lo scrittore Erri De Luca. Rifondazione in Regione ha proposto l'adesione del Consiglio regionale contro i «segnali di una deriva sicuritaria e repressiva» come le spropositate condanne di Firenze per chi dovette resistere alle cariche di una manifestazione del maggio '99 contro la guerra in Kosovo. Nella sfilata, a sorpresa, anche il sindaco Perugini (Pd) in vesti di privato cittadino. «Come a Genova - avverte il Supporto legale - non lasceremo che sia un tribunale a decidere se legittimare o meno le nostre proteste». Intanto, nella città calabrese - altro pessimo segnale - s'è insediato alla guida della Squadra mobile Fabio Ciccimarra, già sotto la luce dei riflettori per le violenze di polizia al Global Forum di Napoli e per i fatti della Diaz.
E c'è Cosenza anche dietro il rinvio del processo romano contro i 39 "rapinatori" del Panorama, le azioni di shopsurfing metropolitano nel S.Precario del 6 novembre 2004. A presiedere il collegio giudicante la sorella del pm Fiordalisi che, codice di procedura alla mano, s'è dovuta astenere.


1 febbraio 2008 - Il Gazzettino

LIMENA. DIPENDENTI LICENZIATI DELLA FASTCOOP INCONTRANO IL PREFETTO
TNT, solo metà da riassorbire e solo di giorno

limena - (M.A.) Il prefetto Paolo Padoin, il questore Alessandro Marangoni e alcuni funzionari della Digos, ieri mattina in prefettura, hanno ricevuto una delegazione dei dipendenti della Fastcoop di Limena accompagnati da esponenti dell'Adl cobas (associazione difesa lavoratori). Ricordiamo che venerdì scorso circa ottanta lavoratori hanno trovato la sede della Fastcoop chiusa, pare per cambio di appalto, e di fatto è da allora che non lavorano. In pratica sono stati licenziati. La cooperativa in questione, che è del consorzio Gesconet, opera all'interno del cantiere della TNT, sempre di Limena. "Dall'incontro è emerso - ha spiegato Gianni Boetto dell'Adl - che la TNT non vuole parlare né con noi né con i lavoratori. Sembra poi che la TNT abbia contattato un nuovo consorzio chiamato Corso, che dovrebbe assorbire 40 degli ex dipendenti della Fastcoop. Tutti però con il turno giornaliero, perchè quello serale è stato cancellato. Infine la Gesconet sarebbe pronta a spedire altri 15 lavoratori, sempre ex Fastcoop, in alcuni magazzini di Padova. Il fatto che TNT non voglia incontrarci - ha proseguito Boetto - è molto grave. Le risposte che ci sono state fornite sono insufficienti e vogliamo il prima possibile andare a incontrare i responsabili della Fastcoop e quelli della Corso. Il tutto è poco chiaro". L'Adl e i lavoratori, dunque, non sono soddisfatti per cui rimarrà il presidio davanti alla TNT di Limena e verranno mantenute le iniziative di protesta già programmate. Inoltre per domenica alle 15 di fronte alle TNT, è stata organizzata una assemblea di tutti i lavoratori del settore facchinaggio di Padova e provincia. Scopo, sempre secondo Adl, quello di costruire un percorso di lotta che porti al superamento di questa situazione di semi schiavitù nella quale si trovano a lavorare i soci-lavoratori delle cooperative.


1 febbraio 2008 - Il Messaggero

Latina.L’esito della commissione Ambiente...

Latina - L’esito della commissione Ambiente sul piano finanziario della Latina Ambiente e sul caso dei lavoratori precari della società lascia la maggioranza spaccata. Da una parte Alleanza nazionale che vota con il Partito democratico un documento che impegna il Comune ad approvare il piano, dall’altra FI con il consigliere Sandro Boccatonda che lancia una proposta shock: bloccare la differenziata ai livelli di conferimento raggiunti oggi con l’obiettivo di diminuire i costi di quel piano finanziario da 20 milioni. Intorno al tavolo, accanto ai commissari, siedono anche i sindacati. Sono loro che, in apertura dei lavori, richiamano l’amministrazione al dovere di approvare il piano economico della società: «Così – spiega Patrizio Cacciotti, Rdb-Cub – non lo useranno più come alibi per temporeggiare sulla stabilizzazione dei precari».
Intanto, proprio quei precari hanno ottenuto la proroga di un altro mese. Ma certo non basta e sul tavolo di discussione resta la proposta avanzata dal consigliere del Pd Giorgio De Marchis: impegnare il Comune ad approvare il piano entro il 29 febbraio, ma con un protocollo aggiuntivo che programmi la stabilizzazione di una buona parte di interinali. L’accordo con Angelo Tripodi e Gianni Chiarato di An è a portata di mano. C’è il tempo sufficiente, un mese, per studiare ed emendare il piano. Ma Boccatonda propone di rivedere l’intero sistema di raccolta differenziata, lasciandolo in via temporanea alle percentuali raggiunte oggi senza programmare ulteriori investimenti. «Ce n’è abbastanza – commenta De Marchis – per creare davvero l’emergenza. Bloccando la raccolta la discarica avrà non più di cinque mesi di vita. Se Fi lascia passare questo messaggio il progetto è destinato a fallire».
Alla fine, l’accordo di Pd e An si trova su un documento da cui scompare la data del 29 febbraio, ma che impegna il Comune ad approvare il piano entro un vago «breve tempo». In commissione si torna giovedì prossimo.(La.Pe.)


1 febbraio 2008 - Il Giornale di Vicenza

SANITÀ. La riconferma del direttore generale permette di riaprire subito il tavolo delle trattative per il personale
Alessandri-bis, i sindacati presentano i loro desiderata
di Franco Pepe

Vicenza - Sindacati, Alessandri e Ulss. Nel mandato scorso il rapporto era iniziato in modo burrascoso fra lampi, tuoni e contumelie, ma poi si è man mano rasserenato fino a diventare quasi un idillio. Ora la corsa è ripresa con gli stessi protagonisti, ma non è tutta festa. Parecchie le vertenze in corso. Ma ecco cosa sollecitano Cgil, Cisl, Uil, Rdb-Cub e Nursind al direttore generale appena confermato al soglio.
Gino Masenello (Cgil-Fp): «Prima richiesta: gli organici, un problema cronico, trasversale a tutte le categorie. Ci sono carenze in tutti i profili. Poi i carichi di lavoro. Siamo a limiti insopportabili. L'Amministrazione deve riorganizzare i dipartimenti e rivedere i regolamenti con i sindacati. Aver messo insieme alcuni reparti ha complicato le cose. Non sono funzionali e non sono ben recepiti dal personale. Per il 2008 non ne accetteremo più».
Flavio Cristofori (Cisl-Fps): «La priorità numero uno é la sinergia fra ospedale e territorio. Ci vogliono percorsi chiari per tutelare gli utenti in ordine all'accesso ai servizi dentro l'ospedale e alla continuità assistenziale fuori del S. Bortolo. La seconda è il personale. I servizi per essere di qualità hanno bisogno di gente idonea e motivata attraverso una formazione continua. L'alta tecnologia dell'Ulss va fatta funzionare al massimo della sua potenzialità, e i servizi territoriali non devono essere privati delle professionalità necessarie. Alt poi alle esternalizzazioni. Si stanno rivelando una scelta antieconomica. Il personale va assunto direttamente dall'Ulss, in particolare per quei servizi delegati dai Comuni che sono erogati dal settore sociale».
Claudio Scambi (Uil-Fpl): «Al primo posto il personale. L'Ulss deve riacquistare il potere di decidere in autonomia sulle risorse umane. Ci sono poi gli eterni dimenticati degli operatori socio-sanitari. Restano delle figure ibride, e invece bisogna integrarle e riqualificarle. La gente è poca, non può andare in ferie, fa centinaia di ore straordinarie che non vengono pagate da anni, e anche i recuperi diventano problematici perché si rischia di sguarnire i servizi. Non parliamo dei carichi di lavoro: un calvario. Un esempio ? La neuroradiologia. Fra reperibilità e chiamate i tecnici impazziscono. Chiedo infine ad Alessandri di farci sapere qualcosa sul seminario, quali servizi trasferirà, chi li gestirà, quando ci darà il parcheggio».
Germano Raniero (Rdb-Cub): «Chiediamo di rompere il patto di stabilità per assumere il personale che manca in tutti i ruoli, e di far ritornare all'interno dell'Ulss appalti che si stanno rivelando troppo costosi. Ne cito due: le cartelle cliniche e il magazzino. E poi, attenzione: non vogliamo che la professionalità venga schiantata da orari e carichi di lavoro impossibili».
Andrea Gregari (Nursind): «Chiediamo più assunzioni di infermieri e meno di medici. Negli ultimi anni l'azienda ha destinato le maggiori risorse alla dirigenza. Vogliamo un'inversione di tendenza. Siamo inoltre spaventati per il calo della qualità dell'assistenza nei reparti. Vengono avanti ipotesi di riduzione del personale con manovre di benchmarking, vale a dire confronti con altre aziende, per cui ad esempio a Vicenza avremmo troppo personale rispetto a Treviso. Noi non siamo disposti a recedere, perché il numero degli addetti è proporzionale alla qualità. Su questo non transigeremo mai».


1 febbraio 2008 - Corriere di Bologna

Sicurezza In manette l'albanese che ha colpito due accertatori. Sempre sulla linea 13 una donna è stata palpeggiata
Botte ai controllori Atc. E i passeggeri: facciamo tardi
di Alberto Giuffrè

Bologna - Viaggiava sulla linea 13 senza biglietto. Quando lo hanno scoperto e gli hanno chiesto i documenti, ha iniziato a gridare e ad agitarsi, creando scompiglio a bordo. Ne hanno fatto le spese due controllori: un veneziano di 32 anni e un bolognese suo coetaneo, presi rispettivamente a calci e schiaffi (sei giorni la prognosi per entrambi). È accaduto alle 13.50 di mercoledì in via Saffi, all'angolo con via Vittorio Veneto. La polizia è intervenuta identificando e denunciando a piede libero per lesioni personali un albanese clandestino di 26 anni.
«Quando ha visto arrivare gli agenti, ha capito di averla fatta grossa — racconta il controllore bolognese — e ha cercato di trattare dicendoci: "datemi un pugno e lasciatemi andare"». Niente di straordinario, stando alla vittima. Episodi come questo, anche se non denunciati, sarebbero diffusi. «Lavoro in Atc da dieci anni e faccio l'accertatore da due», racconta. «Mesi fa mi è capitato di essere stato morso al collo da una passeggera e un'altra volta un ragazzino ha reagito male alla richiesta di esibire il biglietto. Il risultato? Due costole incrinate». Anche il suo collega rimasto ferito era appena rientrato da un infortunio causato da un'altra aggressione. «La cosa più incredibile — conclude — è non avere la solidarietà dei passeggeri. Mercoledì mentre bloccavo le porte per evitare che il ragazzo fuggisse una signora si è lamentata con me perché stava facendo tardi a lavoro».
All'episodio si aggiunge la denuncia di una bolognese di 49 anni che, domenica in pieno giorno sulla linea 13, sarebbe stata palpeggiata da un passeggero a bordo dell'autobus. E, secondo la donna che ha sporto denuncia solo mercoledì, non sarebbe stata difesa da nessuno dei passeggeri. Torna in primo piano, dunque, dopo le aggressioni dell'estate scorsa agli autisti Atc, la questione sicurezza. «Siamo in attesa di conoscere il protocollo disciplinare raggiunto tra prefettura, questura e l'azienda», spiega Maurizio Lunghi, segretario della Filt Cgil di Bologna. Tra le misure in ballo ci sono la costruzione di barriere che impediscano il contatto fisico tra autista e passeggero; l'istituzione di un numero dedicato delle forze dell'ordine per velocizzare gli interventi; e le telecamere, in parte già installate, che entro la fine dell'anno, dovrebbero controllare tutti i mezzi pubblici bolognesi. Per Michele Liberatore delle Rdb le telecamere vanno bene, ma non possono bastare: «Sono un palliativo. Fanno da deterrente, ma per chi? Non certo per il delinquente. L'azienda dovrebbe puntare sulla formazione dei nostri controllori affinché possano fare il loro lavoro senza rischi».


1 febbraio 2008 - Il Giorno

«Un nuovo lavoro per i cassintegrati rimasti all’ex Alfa»
di CLAUDIA CANGEMI

ARESE — UNA SOLUZIONE è possibile, l’accordo si può e si deve fare. È l’appello riassunto nel comunicato dei sindacati Flm uniti Cub Arese dopo l’incontro avvenuto l’altro giorno con Fiat per valutare la situazione dei lavoratori in Cigs. Un incontro definito positivo dai sindacalisti della storica fabbrica di Arese nel corso del quale sono emersi diversi punti interessanti. «L’azienda - affermamo i rappresentanti sindacali - ha affermato che pagherà ai lavoratori lo stipendio pieno anche nel mese di febbraio e questo è senza dubbio un fatto positivo. Inoltre sempre nel corso dell’incontro i dirigenti di Fiat hanno affermato che continueranno ad offrire l’incentivo di 70mila euro». Non solo condizioni economiche: nel corso della riunione svoltasi nella sede di Assolombarda tra i sindacalisti dell’Alfa Romeo e i vertici di Fiat si è parlato anche del futuro dei lavorati che sono ancora in cassa integrazione. «PER QUESTI lavoratori - dicono i sindacalisti dell’Alfa - l’azienda ha ribadito ancora una volta che non chiederà la proroga della cassa integrazione e non farà più ricorso alla mobilità lunga, nonostante il ministero abbia aperto alla possibilità per il 2008. I vertici di Fiat ci hanno informato che esiste un piano dell’agenzia del lavoro per collocare gli 88 lavoratori in Cigs, piano che prevede la collocazione preventiva in mobilità con le seguenti opportunità: 20 lavoratori presso le aziende Abp (tra cui 10 Gree-Fluff, 3 Sitra e 5 nuova mensa); 15 lavoratori presso il Comune di Milano; 10 lavoratori presso la Provincia; 43 lavoratori con un piano a carico della Regione di autoplacement per collocazione presso i Comuni di appartenenza». Sempre nel corso della riunione, dopo aver contestato il fatto di essere stati informati del progetto da Fiat e non dalla Regione Lombardia, i lavoratori hanno chiesto di fare un accordo. «Fiat può e deve far rientrare tutti o quasi i 43 lavoratori la cui collocazione è indefinita, Abp e Comune di Milano possono adeguare i numeri. Ma devono essere definiti tempi certi e rapidi e ogni singolo lavoratore deve avere la certezza scritta della sua collocazione lavorativa».


1 febbraio 2008 - La Stampa

Vertenza alla Sacra Famiglia. Addetti in sciopero per 4 ore

Verbania - Sciopero di 4 ore del personale dell’Istituto Sacra Famiglia delle sedi di Verbania, Milano, Varese, Lecco e Savona. La protesta, che si concluderà con un sit-in, alle 14, in piazza Ranzoni, è stata promossa da Cgil, Cisl, Uil Fials e Cub. I lavoratori lamentano carichi di lavoro stressanti e temono una riduzione dei posti letto con ricadute sull’occupazione. Chiedono, inoltre, l’applicazione del contratto della sanità pubblica ed il ripristino del contratto aziendale.


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