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Crisi e dintorni: parliamo di economia


dal 1 febbraio 2010


9 febbraio 2010 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 5 - Anno VII
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Cnr, il bilancio di previsione prevede il passato ma spaventa per il futuro Un servizio di qualità per meglio informare
* Boschi:"Anacapri serve alla ricerca scientifica"
* Si privatizza l'acqua. A quando l'aria?
* Ispra, la Corte d'Apello non reintegra i direttori
* Solo la metà dei dipendenti risponde all'Istat
* Chi ha paura di Ipazia di Alessandria?
* A Pisa, il carro attrezzi traina la ricerca


9 febbraio 2010 - La Repubblica

La vertenza La Coop Saragozza a rischio chiusura

Bologna - «La coop Saragozza rischia il fallimento per debiti. Ma noi non moriremo in silenzio». A denunciare la crisi della storica cooperativa di traslochi sono le Rdb, ieri in presidio sotto la sede di Legacoop, che da parte sua non nasconde una situazione «oggettivamente difficile» ma lavora certa «di poter dare garanzie ai lavoratori». «Il bilancio è in attivo ma i debiti ammontano a 7-800mila euro, di cui 3-400mila scadono a giugno - spiega Alberto Rambaldi delle Rdb - la soluzione però non è il fallimento e la cassa integrazione». Ed è la stessa "Lega" a riconoscere le «serie difficoltà» della ex "Facchini di Santa Caterina", che ha radici nell´Ottocento, 35 soci e nel suo futuro probabilmente una fusione. «Sul timore di fallimento sarei più cauto - ribatte Tiziano Tassoni, responsabile logistica delle coop - la nostra priorità è la salvaguardia dei lavoratori, ma ci saranno cambiamenti».(m.b.)

I genitori assediano l´assessore
Nidi, l´ultima protesta "Mancano i lettini per il sonnellino"
di MICHELA BOMPANI

Genova - Esplode il caso "part-time" negli asili nido comunali. «Il Comune fornisce dati e dimostra di aver inserito molti più bimbi dell´anno scorso, in molti casi però lo ha fatto con il part-time. I bambini pranzano, intorno a mezzogiorno, ma alcuni di loro non possono fare il riposino perché non ci sono i lettini. Sono i protagonisti dei nuovi inserimenti, quelli che dovrebbero essere fortunati perché il Comune, con il piano Veardo, ha aumentato i posti negli asili. Le madri, però, sono disperate», lo denuncia il neonato coordinamento dei genitori dei bimbi degli asili nido del Comune che collega un migliaio di famiglie. «Quei bimbi sono appena stati inseriti: in teoria dovrebbero uscire alle 13.30 dopo aver pranzato - spiega Fabrizio Tringali, portavoce del coordinamento - ma le maestre hanno consigliato di riprenderli prima, i piccoli non resistono, non ci sono brandine previste per loro e sono costretti a stare svegli. E molte mamme sono pentite di aver accettato il posto». Ieri pomeriggio, negli uffici del Matitone, circondato da un presidio di Cobas e Rdb contro il "piano asili" di Tursi, si è svolto l´incontro previsto tra l´assessore alla Scuola Paolo Veardo e i rappresentanti dei comitati di partecipazione degli asili. Una riunione fiume.

Cinzia-gate, Delbono questa settimana di nuovo in Procura
Appalto, la difesa del Cup "Con Divani risparmiammo"

Bologna - CONSULENTE, coordinatore per il "Progetto Sole" e, in qualche occasione, venditore di stampanti al Cup: c´è anche questo fra le carte raccolte dalla Procura sulle attività di Mirco Divani, il titolare del bancomat fatto avere da Flavio Delbono alla ex compagna Cinzia Cracchi. Ieri Divani, che presto sarà ascoltato in Procura, ma solo dopo l´interrogatorio dell´ex sindaco, è stato nuovamente visto negli uffici di via Borgo San Pietro. Contratti lautamente retribuiti, ma ieri, in un incontro che l´assessore alla Sanità Giovanni Bissoni ha avuto coi rappresentati Rdb dei lavoratori Cup sotto la sede della Regione, è emerso che col lavoro esternalizzato il Cup ha speso meno di quanto previsto. Cup 2000, affidando alla ditta di Divani i servizi di installazione dei pc per i medici aderenti al "Progetto sole", ha speso meno «rispetto ai costi precedentemente definiti nell´accordo contrattuale», dice una nota della Regione, nella quale si dà conto della verifica straordinaria che viale Aldo Moro sta facendo su alcuni servizi appaltati dal Cup. La Regione la settimana scorsa aveva bloccato i finanziamenti al progetto, in attesa di conoscere dal Cup i nomi delle ditte alle quali erano stati affidati i lavori, sette in tutto. Di questa attività nulla è stato comunicato alla Regione, «né in sede di programmazione né di rendicontazione», perché l´ufficio di via Borgo San Pietro non riteneva di doverlo fare, trattandosi di una scelta «effettuata a supporto di un´attività direttamente svolta». Per la Regione, però, si trattò di attività che «sulla base della convenzione sono da considerare a tutti gli effetti esternalizzazioni»: dunque vanno comunicate, e «il Cup - dicono in Regione - in futuro si atterrà a tale indirizzo». Intanto in via Borgo San Pietro si sta procedendo a «rimodulare il contenuto dei documenti di rendicontazione per consentire la liquidazione dei relativi stati di avanzamento lavori».


9 febbraio 2010 - Il Bologna

L'indagine. I dati del Sole 24 Ore: + 25,5% di inquilini buttati fuori di casa
Sfratti e fallimenti in aumento la crisi bussa sempre più forte
Crescono anche del 10,9% i pignoramenti mobiliarie e del 118,5 quelli immobiliari
di Giusi Marcante

Bologna - Se ci fosse bisogno di una conferma al fatto che anche a Bologna la crisi ha picchiato duro nel 2009, nessun numero poteva essere più limpido e chiaro di questo. L’aumento dei fallimenti, dei pignoramenti e soprattutto degli sfratti per morosità segnalato dall’indagine pubblicata ieri da Il Sole 24Ore non ammette altre interpretazioni e fotografa un territorio che ha sofferto parecchio lo scorso anno rispetto ad altre città della regione come Modena o Ferrara dove il numero dei fallimenti è diminuito. Mettendo in ordine i numeri conviene probabilmente iniziare da quello che è l’aumento più impressionante, quello degli sfratti per morosità. Nel 2009 sono stati 2.040, il 25,5% in più rispetto al 2008, per una media di quasi sei al giorno e 170 al mese. Un dato che non era sfuggito alle associazioni degli inquilini che più volte hanno richiamato le istituzioni sul fenomeno. Lo ha fatto ad esempio l’associazione Asia-Rdb in occasione di diversi presidi antisfratto. Il numero di questi sfratti proietta Bologna sulla vetta nazionale al livello di metropoli come Roma (nella capitale ci sono stati 7359 sfratti), Milano e Torino. In città il numero che è cresciuto di più è stato però quello dei fallimenti. Un gran lavoro per il tribunale fallimentare che si è trovato una media di circa cinquanta istanze di fallimento al mese. In totale sono state 588 le istanze presentate con un aumento del 31% rispetto al 2008. Anche a Parma si è registrato un aumento, +12,7%, mentre le altre province hanno avuto numeri nettamente più soddisfacenti. L’aumento dei pignoramenti, mobiliari e immobiliari, ha rappresentato indubbiamente un segnale della crisi. I numeri, di nuovo, parlano chiaro: aumento del 10,9% dei pignoramenti mobiliari che sono stati poco più di cinque mila e del 18,5% di quelli immobiliari, in tutto 789. In questo caso il capoluogo è in buona compagnia, negli altri capoluoghi di provincia ci sono stati aumenti maggiori che sotto le due torri. Chiude questa rassegna poco tranquillizzante il numero dei decreti ingiuntivi: sono stati 10.209 con un aumento dell’8,1%. Ovvero, a Bologna, ogni giorno del 2009 sono arrivate una trentina di ingiunzioni di pagamento.


9 febbraio 2010 - Il Resto del Carlino

Bissoni: «La verifica non interferisce sul futuro del Cup»

Bologna - «LA VERIFICA in corso da parte della Regione non interferisce né nei programmi di sviluppo delle attività di Cup 2000 in relazione alla convenzione regionale, né sul personale occupato». Ad assicurarlo è stato l'assessore alle politiche per la salute dell'Emilia-Romagna Giovanni Bissoni incontrando una delegazione delle Rdb, che avevano chiesto il faccia a faccia dopo le voci di un eventuale blocco dei rimborsi, erogati dalla Regione, per i progetti commissionati al Cup che si sono diffuse dopo l'inchiesta sul Cinzia-gate. Come riferisce una nota della Regione, nel corso di una verifica straordinaria disposta dallo stesso ente, il Cup ha risposto alle osservazioni sollevate da viale Aldo Moro e ha chiarito che le aziende fornitrici di cui si è avvalso per l'installazione delle postazioni informatiche di medici e pediatri sono sette. Queste ditte, di cui cinque principali (tra cui la Connex Card Technologies' di Mirko Divani, amico dell'ex sindaco Delbono) e due minori per valore delle forniture, hanno realizzato gran parte del Progetto Sole'. Il Cup ha poi spiegato di non aver comunicato la scelta dei sette fornitori (sia in sede di programmazione sia di rendicontazione) ritenendola non dovuta, perché fatta a supporto di un'attività svolta direttamente.


9 febbraio 2010 - Marketpress

EMILIA ROMAGNA: DALLA VERIFICA IN CORSO NESSUNA INTERFERENZA SUL FUTURO DI CUP 2000

Bologna, 9 febbraio 2010 – "La verifica in corso da parte della Regione non interferisce né nei programmi di sviluppo delle attività di Cup 2000 in relazione alla convenzione regionale né sul personale occupato". E’ quanto sottolineato dall’assessore regionale alle Politiche per la salute Giovanni Bissoni, nel corso dell’incontro con una delegazione delle Rappresentanze sindacali di base, ricevute ieri. In merito alla verifica straordinaria che la Regione sta portando avanti sulle modalità procedurali che intercorrono nei rapporti con la Società Cup 2000 S. P. A, la stessa società Cup ha risposto alle osservazioni, comunicando che sono sette le aziende fornitrici di cui si è avvalsa per l’installazione delle postazioni informatiche dei Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta. Cup 2000 ha motivato la mancata comunicazione di tale scelta (sia in sede di programmazione sia di rendicontazione) ritenendola non dovuta in quanto effettuata a supporto di un’attività direttamente svolta. La Regione ha precisato che tali attività, sulla base della vigente convenzione, sono da considerare a tutti gli effetti esternalizzazioni, come tali soggette a comunicazione preventiva alla Regione ed elemento costitutivo nella determinazione della valutazione finanziaria dei singoli progetti. A tale indirizzo Cup 2000, pertanto, si atterrà nel futuro e, per quanto riguarda le attività previste dai sette contratti in questione, la società sta provvedendo a rimodulare il contenuto dei documenti di rendicontazione per consentire la liquidazione dei relativi stati avanzamento lavori (Sal). Anche tenendo conto del fatto che l’istruttoria in corso ha evidenziato un costo inferiore sostenuto da Cup 2000, per effetto della esternalizzazione, rispetto ai costi precedentemente definiti nell’accordo contrattuale fra la Regione e la stessa società.


8 febbraio 2010 - Apcom

Protezione Civile/ Appello sindacati e associazioni: 'no' alla spa
Il 18 bebbraio 'No Bertolaso day'

(Apcom) Il 18 febbraio sarà un "no Bertolaso day". L'Osservatorio civile, rete di volontari, associazioni, comitati territoriali, sindacati, partiti, si mobilita contro l'approvazione del decreto che istituisce la Protezione civile Spa. Il 18 febbraio, nel pomeriggio è stata indetta, all'università La Sapienza, una assemblea pubblica, per dire no al decreto 195 in discussione in Parlamento. "C'è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze; per impedire che il governo porti a compimento l'opera di snaturamento di uno strumento fondamentale, in un Paese a rischio come il nostro: la Protezione Civile. Con l'obiettivo di governare il territorio, fuori da ogni controllo democratico, sfruttando le emergenze", si legge nell'appello di lancio dell'iniziativa (accessibile sul sito www.osservatoriocivile.org), che ha raccolto già oltre 3mila adesioni. "La Spa potrà agire da general contractor, detenere immobili, fare utili. Così si rendono le emergenze un business", è scritto nel testo. Alla protesta ieri hanno aderito, con una lettera, anche 60 parlamentari del Pd, che si aggiungono alla lunga lista di sottoscrizioni: il responsabile ambiente della Cgil Claudio Falasca, Carlo Podda e Antonio Crispi della Fp Cgil, la Fp Cgil presidenza del Consiglio dei Ministri, il sindacato di base Rdb, le organizzazioni sindacali dei vigili del fuoco, rappresentati dei partiti della sinistra (Prc, Verdi, Pdci, SeL), il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando, le associazioni dei terremotati aquilani, il Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano, la Rete No Ponte di Reggio Calabria, rappresentati dei No Tav, intellettuali e decine di movimenti e comitati, volontari e realtà locali di Protezione civile. La Spa, si legge nelal letera dei parlamentari dell'opposizione, "potrà agire in qualsiasi circostanza, avvalendosi del potere potere di emanare ordinanze in deroga ad ogni legge e disposizione vigente. Si produce così uno snaturamento istituzionale. Il presidente del consiglio interviene su qualsiasi opera con strumenti discrezionali, coperto dal marchio positivo di migliaia di volontari e associazioni. Ci batteremo contro conversione ed esprimiamo solidarietà a tutti coloro che si stanno muovendo per informare i cittadini della gravissima distorsione che l'approvazione di questo atto può portare alla vita democratica del Paese". La Protezione civile, sostiene la rete Osservatorio civile, da una risorsa per il Paese sta diventando un pericolo per la democrazia. Dal 2001, quando Bertolaso è diventato capo della Protezione civile, sono state varate quasi 700 ordinanze in deroga al codice degli appalti pubblici, ai piani regolatori, alle norme su salute e sicurezza del lavoro, alle leggi ambientali. La protezione civile ha abbandonato previsione e prevenzione delle calamità naturali per diventare un grande ente appaltatore delle opere pubbliche legate ai grandi eventi, libero dal controllo della Corte dei Conti. Con risultati, com'è possibile vedere alla Maddalena, tutt'altro che efficienti. La Protezione civile "ha militarizzato interi pezzi del territorio: le discariche campane e l'inceneritore di Acerra sono state definite siti d'interesse strategico nazionale, per nascondere i gravi rischi per la salute causati dalla violazione delle norme in materia di salute dei cittadini. Nei campi dell'Aquila è stato impossibile anche solo fare assemblee o volantinare ed è stato imposto, senza neppure consultare cittadini, il Piano case, che produrrà gravi danni sul tessuto urbanistico della città. Ancora oggi, in Abruzzo, circa 8mila cittadini vivono negli alberghi sulla coste, e non sono partiti i lavori di ricostruzione, neppure per le case con danni lievi.« La Protezione civile che ci serve deve fare tutt'altro. Prevenire le calamità naturali, partecipare all'unica grande opera utile al Paese: la messa in sicurezza del territorio», è scritto nell'appello". Di questi temi, insieme a lavoratori, associazioni, volontari, partiti, parleranno nell'assemblea pubblica del 18 febbraio. Nella mattina della stessa giornata i Vigili del fuoco dell'Rdb Cub hanno indetto, contro la Protezione civile Spa, un presidio di protesta davanti al Parlamento.


8 febbraio 2010 - Agi

SANITA': INDAGINE CUP 2000, PER BISSONI NESSUNA INTERFERENZA

(AGI) - Bologna, 8 feb - "La verifica in corso da parte della Regione non interferisce né nei programmi di sviluppo delle attività di Cup 2000 in relazione alla convenzione regionale né sul personale occupato". E' quanto sottolineato dall'ssessore regionale alle Politiche per la salute Giovanni Bissoni, nel corso dell'incontro con una delegazione delle Rappresentanze sindacali di base, ricevute oggi. L'incontro era stato sollecitato dai lavoratori dopo l'avvio dell'indagine sul sindaco dimissionario di Bologna, Delbono, e sui rapporti tra il Cup e la regione.
"In merito alla verifica straordinaria che la Regione sta portando avanti sulle modalità procedurali che intercorrono nei rapporti con la Società Cup 2000 S.p.A, la stessa società Cup ha risposto alle osservazioni - si legge in una nota della Regione - comunicando che sono sette le aziende fornitrici di cui si è avvalsa per l'installazione delle postazioni informatiche dei Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta. CUP 2000 ha motivato la mancata comunicazione di tale scelta (sia in sede di programmazione sia di rendicontazione) ritenendola non dovuta in quanto effettuata a supporto di un'attività direttamente svolta.
La Regione ha precisato che tali attività, sulla base della vigente convenzione, sono da considerare a tutti gli effetti esternalizzazioni, come tali soggette a comunicazione preventiva alla Regione ed elemento costitutivo nella determinazione della valutazione finanziaria dei singoli progetti. A tale indirizzo CUP 2000, pertanto, si atterrà nel futuro e, per quanto riguarda le attività previste dai sette contratti in questione, la società sta provvedendo a rimodulare il contenuto dei documenti di rendicontazione per consentire la liquidazione dei relativi stati avanzamento lavori (SAL). Anche tenendo conto del fatto che l'istruttoria in corso ha evidenziato un costo inferiore sostenuto da CUP 2000, per effetto della esternalizzazione, rispetto ai costi precedentemente definiti nell'accordo contrattuale fra la Regione e la stessa società".


8 febbraio 2010 - Repubblica.it

La protesta del Cup

Bologna - Oggi alle 15.30 sit-in dei lavoratori Cup sotto la sede della Regione. I rappresentanti sindacali delle Rdb e di Fenasalc Cisal chiedono rassicurazioni sul futuro della struttura e dei finanziamenti regionali dopo il Cinzia-gate.


8 febbraio 2010 - Aprile on line

Il 18 febbraio: "no Bertolaso day"
Politica L'Osservatorio civile, rete di volontari, associazioni, comitati territoriali, sindacati, partiti, si mobilita contro l'approvazione del decreto che istituisce la Protezione civile Spa. Il 18 febbraio, nel pomeriggio è stata indetta, all'università La Sapienza di Roma, un'assemblea pubblica, per dire no al decreto195 in discussione in Parlamento

"C'è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze; per impedire che il governo porti a compimento l'opera di snaturamento di uno strumento fondamentale, in un Paese a rischio come il nostro: la Protezione Civile. Con l'obiettivo di governare il territorio, fuori da ogni controllo democratico, sfruttando le emergenze", afferma l'appello di lancio dell'iniziativa (accessibile sul sito www.osservatoriocivile.org), che ha raccolto già oltre 3mila adesioni. "La Spa potrà agire da general contractor, detenere immobili, fare utili. Così si rendono le emergenze un business", è scritto nel testo. Alla protesta ieri hanno aderito, con una lettera, anche 60 parlamentari del Pd, che si aggiungono alla lunga lista di sottoscrizioni: il responsabile ambiente della Cgil Claudio Falasca, Carlo Podda e Antonio Crispi della Fp Cgil, la Fp Cgil presidenza del Consiglio dei Ministri, il sindacato di base Rdb, le organizzazioni sindacali dei vigili del fuoco, rappresentati dei partiti della sinistra (Prc, Verdi, Pdci, SeL), il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando, le associazioni dei terremotati aquilani, il Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano, la Rete No Ponte di Reggio Calabria, rappresentati dei No Tav, intellettuali e decine di movimenti e comitati, volontari e realtà locali di Protezione civile. La Spa "potrà agire in qualsiasi circostanza, avvalendosi del potere di emanare ordinanze in deroga ad ogni legge e disposizione vigente. Si produce così uno snaturamento istituzionale. Il presidente del consiglio interviene su qualsiasi opera con strumenti discrezionali, coperto dal marchio positivo di migliaia di volontari e associazioni. Ci batteremo contro conversione ed esprimiamo solidarietà a tutti coloro che si stanno muovendo per informare i cittadini della gravissima distorsione che l'approvazione di questo atto può portare alla vita democratica del Paese", afferma la lettera dei parlamentari dell'opposizione. La Protezione civile, sostiene la rete Osservatorio civile, da una risorsa per il Paese sta diventando un pericolo per la democrazia. Dal 2001, quando Bertolaso è diventato capo della Protezione civile, sono state varate quasi 700 ordinanze in deroga al codice degli appalti pubblici, ai piani regolatori, alle norme su salute e sicurezza del lavoro, alle leggi ambientali. La protezione civile ha abbandonato previsione e prevenzione delle calamità naturali per diventare un grande ente appaltatore delle opere pubbliche legate ai grandi eventi, libero dal controllo della Corte dei Conti. Con risultati, com'è possibile vedere alla Maddalena, tutt'altro che efficienti. La Protezione civile ha militarizzato interi pezzi del territorio: le discariche campane e l'inceneritore di Acerra sono state definite siti d'interesse strategico nazionale, per nascondere i gravi rischi per la salute causati dalla violazione delle norme in materia di salute dei cittadini. Nei campi dell'Aquila è stato impossibile anche solo fare assemblee o volantinare ed è stato imposto, senza neppure consultare cittadini, il Piano case, che produrrà gravi danni sul tessuto urbanistico della città. Ancora oggi, in Abruzzo, circa 8mila cittadini vivono negli alberghi sulla coste, e non sono partiti i lavori di ricostruzione, neppure per le case con danni lievi. "La Protezione civile che ci serve deve fare tutt'altro. Prevenire le calamità naturali, partecipare all'unica grande opera utile al Paese: la messa in sicurezza del territorio", è scritto nell'appello. Di questi temi, insieme a lavoratori, associazioni, volontari, partiti, si parlerà nell'assemblea pubblica del 18 febbraio. Nella mattina della stessa giornata i Vigili del fuoco dell'Rdb Cub hanno indetto, contro la Protezione civile Spa, un presidio di protesta davanti al Parlamento.


8 febbraio 2010 - Inviato Speciale

La protesta dei vigili del fuoco
Il 18 febbraio manifesteranno a Roma, contro la costituenda "Protezione civile spa"

Il prossimo 18 febbraio la RdB Vigili del Fuoco sarà in piazza Montecitorio per protestare contro la mortificazione del Corpo Nazionale e contro la costituenda "Protezione Civile S.p.A", in discussione in questi giorni nelle aule parlamentari. "Finito lo scenario del terremoto, di Viareggio, di Messina, i vigili del fuoco sono diventati pacchi", denuncia Antonio Jiritano, della Direzione nazionale RdB Pubblico Impiego VVF. "Per la carenza di organico veniamo mobilitati senza alcun criterio solo per tappare i buchi delle defezioni create dal governo. Le assunzioni vanno sempre più a rilento, il contratto di lavoro cosi come si è aperto è stato immediatamente chiuso: le risorse non ci sono, e quelle messe a disposizione non vanno oltre l’elemosina; dal 2008 ad oggi gli aumenti non superano i 50 euro a fronte di stipendi da fame. Inoltre, dopo la riforme di militarizzazione del corpo nazionale le nostre carriere bloccate da anni". La RdB VVF ha scritto al Ministro dell’Interno per richiedere l’ennesimo incontro che possa dare risposte alla categoria. "Ma intanto – sottolinea Jiritano – il Ministero dell’Ambiente si crea una struttura per interventi urgenti in situazioni di rischio idrogeologico e, non ultimo, una Protezione Civile che già ha sottratto competenze al Corpo Nazionale creando un dualismo che non fa certo bene alle attività di soccorso, sta per essere trasformata in società per azioni, diventando un comitato di affari ed emarginando definitivamente i vigili del fuoco dalla cabina di regia della gestione di emergenze e calamità". "Siamo stanchi ed umiliati – incalza il dirigente RdB – ma la mattina del 18 febbraio scenderemo di nuovo in piazza per rivendicare la nostra dignità. Nel pomeriggio daremo poi il nostro contributo all’assemblea contro la Protezione civile SpA. presso l’Università La Sapienza di Roma, lanciata dalle Rete Osservatorio Civile il cui appello abbiamo sottoscritto e sosteniamo", conclude Jiritano.


8 febbraio 2010 - Il Secolo XIX on line

"No Bertolaso Day", la protesta arriva in piazza il 18 febbraio

Il 18 febbraio sarà un «no Bertolaso day». L’Osservatorio civile - rete di volontari, associazioni, comitati territoriali, sindacati, partiti - si mobilita contro l’approvazione del decreto che istituisce la Protezione civile Spa. Il 18 febbraio, nel pomeriggio è stata indetta, all’università La Sapienza, una assemblea pubblica, per dire no al decreto 195 in discussione in Parlamento. «C’è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze; per impedire che il governo porti a compimento l`opera di snaturamento di uno strumento fondamentale, in un Paese a rischio come il nostro: la Protezione Civile. Con l’obiettivo di governare il territorio, fuori da ogni controllo democratico, sfruttando le emergenze», si legge nell`appello di lancio dell`iniziativa, che ha raccolto già oltre 3mila adesioni. «La Spa potrà agire da general contractor, detenere immobili, fare utili. Così si rendono le emergenze un business», è scritto nel testo. Alla protesta ieri hanno aderito, con una lettera, anche 60 parlamentari del Pd, che si aggiungono alla lunga lista di sottoscrizioni: il responsabile ambiente della Cgil Claudio Falasca, Carlo Podda e Antonio Crispi della Fp Cgil, la Fp Cgil presidenza del Consiglio dei Ministri, il sindacato di base Rdb, le organizzazioni sindacali dei vigili del fuoco, rappresentati dei partiti della sinistra (Prc, Verdi, Pdci, SeL), il portavoce dell`Idv Leoluca Orlando, le associazioni dei terremotati aquilani, il Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano, la Rete No Ponte di Reggio Calabria, rappresentati dei No Tav, intellettuali e decine di movimenti e comitati, volontari e realtà locali di Protezione civile. La Spa, si legge nella lettera dei parlamentari dell’opposizione, «potrà agire in qualsiasi circostanza, avvalendosi del potere di emanare ordinanze in deroga ad ogni legge e disposizione vigente. Si produce così uno snaturamento istituzionale. Il presidente del consiglio interviene su qualsiasi opera con strumenti discrezionali, coperto dal marchio positivo di migliaia di volontari e associazioni. Ci batteremo contro conversione ed esprimiamo solidarietà a tutti coloro che si stanno muovendo per informare i cittadini della gravissima distorsione che l’approvazione di questo atto può portare alla vita democratica del Paese». La Protezione civile, sostiene la rete Osservatorio civile, da una risorsa per il Paese sta diventando un pericolo per la democrazia. Dal 2001, quando Bertolaso è diventato capo della Protezione civile, sono state varate quasi 700 ordinanze in deroga al codice degli appalti pubblici, ai piani regolatori, alle norme su salute e sicurezza del lavoro, alle leggi ambientali. La protezione civile ha abbandonato previsione e prevenzione delle calamità naturali per diventare un grande ente appaltatore delle opere pubbliche legate ai grandi eventi, libero dal controllo della Corte dei Conti. Con risultati, com’è possibile vedere alla Maddalena, tutt’altro che efficienti. La Protezione civile «ha militarizzato interi pezzi del territorio: le discariche campane e l`inceneritore di Acerra sono state definite siti d`interesse strategico nazionale, per nascondere i gravi rischi per la salute causati dalla violazione delle norme in materia di salute dei cittadini. Nei campi dell’Aquila è stato impossibile anche solo fare assemblee o volantinare ed è stato imposto, senza neppure consultare cittadini, il Piano case, che produrrà gravi danni sul tessuto urbanistico della città. Ancora oggi, in Abruzzo, circa 8mila cittadini vivono negli alberghi sulla coste, e non sono partiti i lavori di ricostruzione, neppure per le case con danni lievi. «La Protezione civile che ci serve deve fare tutt’altro. Prevenire le calamità naturali, partecipare all’unica grande opera utile al Paese: la messa in sicurezza del territorio», è scritto nell’appello». Di questi temi, insieme a lavoratori, associazioni, volontari, partiti, parleranno nel’assemblea pubblica del 18 febbraio. Nella mattina della stessa giornata i Vigili del fuoco dell’Rdb Cub hanno indetto, contro la Protezione civile Spa, un presidio di protesta davanti al Parlamento.


8 febbraio 2010 - Giornal.it

Denunciano disagi e disservizi
Atm, la parola ai lavoratori

Alessandria - Un'assemblea per denunciare e discutere dei problemi dell'Atm alessandrina, che ha visto riuniti i lavoratori e i membri dell'RdB-CUB. Nel corso dell'incontro sarebbero emerse diverse tematiche che riguarderebbero innanzitutto gli autisti, ma anche i passeggeri. Tra gli argomenti trattati, le problematiche ai mezzi di trasporto come l'insufficienza di manutenzione dei veicoli e la mancanza di un relativo archivio che descriva tutti gli interventi effettuati sui mezzi. Poi i disagi e disservizi che ciò comporta per l'utenza con molteplici soppressioni di corse giornaliere, a causa appunto della reimmissione di veicoli non a norma. Senza dimenticare i problemi degli autisti che lamentano turni di lavoro che non lasciano spazio alle dovute pause, assunzioni dirette e non attraverso regolari concorsi, oppure integrando non il settore del personale viaggiante bensì quello di vigilanza, a loro parere non necessario.


8 febbraio 2010 - La Gazzetta di Reggio

QUATTRO ORE
Oggi sciopero dei trasporti

Uno sciopero di 4 ore è stato indetto per oggi dalla Cub Trasporti per il rinnovo del contratto aziendale di Autolinee dell’Emilia.


8 febbraio 2010 - Il Cittadino

Codogno, l’Asl interviene sulle morti in corsia
«Nessun legame con i trasferimenti dalla Rsa»
di Luisa Luccini

CODOGNO - Amareggiato «dalle speculazioni su eventi luttuosi per fini che non appartengono alla nostra cultura». E pronto a dirsi obbligato a prendere una posizione per il reiterarsi «della strumentalizzazione di tali accadimenti». Il direttore generale dell’Asl Emilio Triaca interviene all’indomani delle dichiarazioni del sindacalista delle rappresentanze sindacali di base (Rdb) Gianfranco Bignamini, che aveva parlato di «mattanza» alla notizia di un nuovo decesso (il quinto dall’inizio dell’anno) di una delle anziani ospiti dell’ex psichiatrico di Codogno. Triaca parte dai numeri: «In data 6, 7 e 14 gennaio sono decedute a San Colombano tre ospiti provenienti dalla Rsa di Codogno, donne di 96, 84 e 86 anni. Il 20 gennaio- prosegue il direttore generale dell’Asl- è deceduta una paziente di 80 anni all’ospedale di Codogno e il 3 febbraio una signora di 81 anni presso la Rsa». Triaca, dunque, smentisce che al Fatebenefratelli di San Colombano siano morte quattro donne, come invece dichiarato dal sindacalista, puntualizzando inoltre come «l’età e la presenza di un quadro clinico importante spieghino ampiamente i decessi». Triaca sottolinea poi come la «direzione dell’Asl e dell’Rsa di Codogno non hanno intenzione di trasferire, nell’immediato, ulteriori ospiti, avendo ottemperato agli accordi con il Fatebenefratelli e le organizzazioni sindacali». In merito, il direttore generale dell’Asl si dice convinto che «tutto il personale che da anni segue con dedizione le ospiti della Rsa di Codogno non abbia parlato alle degenti di imminenti trasferimenti», così come invece ipotizzato da Bignamini. Il sindacalista aveva anche invitato all’allerta i dipendenti dell’Rsa: per Bignamini, i piani dell’Asl di privatizzare la struttura, se confermati, comporterebbero a una modifica (peggiorativa) di stipendio. In merito, Triaca ritiene «non degne di commento queste "fughe in avanti", con computo delle eventuali diminuzioni di stipendio per fantasiose ipotesi di riconversione o chiusura della Rsa stessa».


8 febbraio 2010 - Il Messaggero

Alatri. Accordo sottoscritto tra Multiservizi, sindacati e amministrazione comunale...
di MASSIMO CECI

Alatri - Accordo sottoscritto tra Multiservizi, sindacati e amministrazione comunale di Alatri, in presenza di Carlo De Dominiciis, amministratore delegato della società Multiservizi, Costantino Magliocca, sindaco di Alatri, Gianni Retrosi della Cgil-Fp e Francesco Bragalone, rappresentante SdL intercategoriale: cassa integrazione in deroga per 14 lavoratori e per almeno 10 settimane, durante le quali il Comune procederà alla revisione dei servizi.
«Premesso che l’amministrazione comunale di Alatri - si legge nel verbale dell’accordo - ha più volte evidenziato alle parti come sopra indicate la necessità di rivedere i contratti stipulati con la società Multiservizi, al fine di renderli maggiormente aderenti alle esigenze economiche ed organizzative dell’Ente medesimo; che le organizzazioni sindacali hanno posto il problema della salvaguardia dei livelli occupazionali; che la società Multiservizi ha rappresentato l’esigenza di mantenere l’equilibrio di bilancio; dopo ampia discussione, l’amministrazione comunale di Alatri, nella persona del sindaco pro tempore, pur comprendendo le istanze provenienti dalle organizzazione sindacali e dalla società Multiservizi, propone di far ricorso alla Cassa integrazione in deroga, autorizzata dalla Regione Lazio, per 14 lavoratori, a rotazione e per mansioni fungibili tra i dipendenti, ferma restando la facoltà di richiesta volontaria da parte delle maestranze di usufruire della Cig».
I sindacati, al termine della discussione hanno preso atto «favorevolmente della proposta avanzata dall’Amministrazione comunale». Le parti hanno deciso di incontrarsi di nuovo almeno 15 giorni prima della scadenza del periodo di cassa integrazione e comunque non oltre il 10 aprile 2010, per procedere al riesame dell’accordo. La Cig in deroga, oggetto del accordo firmato ad Alatri, sarà momentanea ed avrà durata di almeno dieci settimane, periodo nel quale il comune di Alatri procederà alla revisione di tutti i servizi conferiti. Una tregua dunque che al momento contempera le esigenze di tutti a cominciare dai lavoratori che malgrado l’ennesimo sacrificio evitano almeno per ora di perdere il lavoro.


7 febbraio 2010 - Il Manifesto

DIRITTI Esternalizzazioni fasulle? Qualcosa si può fare. Un caso illustre a Bologna
Hotel Carlton, il giudice dà ragione ai lavoratori
di Francesco Piccioni

Bologna - Chi l'ha detto che contro le esternalizzazioni non c'è niente da fare? Sentite questa. L'hotel Royal Carlton di Bologna aveva licenziato 24 dipendenti che si erano rifiutati di passare sotto agenzie di servizio (Manutencoop e Gesconet). In pratica i servizi al «rifacimento camere», guardaroba, facchini e pulizia e manutenzione venivano ceduti in appalto a queste cooperative-holding, già protagoniste di numerose vertenze in mezza Italia.
Il Carlton, come noto, non è un alberghetto qualsiasi. Fa capo alla Ega, una società del gruppo Monrif, attiva anche nel campo dell'editoria (possiede il Resto del Carlino, la Nazione, Il Giorno, ecc). Ma soprattutto non è affatto in crisi. L'esternalizzazione viene infatti giustificata con non meglio precisate «esigenze di ammodernamento e innovazione» dell'organizzazione del lavoro. In pratica si tratta di trasformare dei contratti a tempo indeterminato (o «ipergarantiti», come direbbe l'ineffabile Brunetta) in contrattucci usa-e-getta, pagati un soldo al chilo. Non essendoci crisi, non vengono chiesti neppure gli ammortizzatori sociali o riduzioni d'orario. C'è solo da ricavare un bel risparmio gestionale per l'azienda, in barba a legi e contratti in vigore. Non proprio «ammodernamento e innovazione», ma un salto nei secoli bui del lontanissimo passato.
Cgil e Cisl, presenti con qualche iscritto, firmano un'ipotesi d'accordo con l'azienda. Con un referendum i lavoratori respingono nettamente l'accordo e seguono le indicazioni del sindacato di base RdB. Il Carlton non gradisce e prima licenzia il delegato sindacale, poi tutti e 24 i dipendenti. Parte naturalmente un lunga serie di mobilitazioni. Infine si arriva in tribunale del lavoro. Che giovedì ha sentenziato: i 24 dipendenti vanno reintegrati dal Carlton, che dovrà apagare anche le spese processuali. Luigi Marinelli (Rdb), è decisamente soddisfatto: «Questa sentenza è un importante precedente per estendere il contrasto ai processi di precarizzazione selvaggia». Le preoccupazioni, però vanno ora tutte al dpl collegato al lavoro che andrà in ultima lettura al Senato la prossima settimana. Nel silenzio più totale dei media padronali (e si capisce perché). Ma anche di sindacati e opposizione parlamentare.


7 febbraio 2010 - Liberazione

Appello per un'assemblea contro la privatizzazione
18 febbraio: "No alla protezionecivile Spa"

Il 18 febbraio sarà un "no Bertolaso day". L'Osservatorio civile, rete di volontari, associazioni, comitati territoriali, sindacati, partiti, si mobilita contro l'approvazione del decreto che istituisce la Protezione civile Spa. Il 18 febbraio, nel pomeriggio, è stata indetta,all'università La Sapienza una assemblea pubblica per dire no al decreto 195 in discussione in Parlamento. «C'è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze; per impedire che il governo porti a compimento l'opera di snaturamento di uno strumento fondamentale, in un Paese a rischio come il nostro: la Protezione Civile. Con l'obiettivo di governare il territorio, fuori da ogni controllo democratico, sfruttando le emergenze», afferma l'appello di lancio dell'iniziativa ( www.osservatoriocivile.org ), che ha raccolto già oltre 3mila adesioni. «La Spa potrà agire da general contractor , detenere immobili, fare utili. Così si rendono le emergenze un business», è scritto nel testo.
Alla protesta hanno aderito, con una lettera, anche 60 parlamentari del Pd, che si aggiungono alla lunga lista di sottoscrizioni: il responsabile ambiente della Cgil Claudio Falasca, Carlo Podda e Antonio Crispi della Fp Cgil, la Fp Cgil presidenza del Consiglio dei Ministri, il sindacato di base Rdb, le organizzazioni sindacali dei vigili del fuoco, rappresentati dei partiti della sinistra (Prc, Verdi, Pdci, SeL), il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando, le associazioni dei terremotati aquilani, il Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano, la Rete No Ponte di Reggio Calabria, rappresentati dei No Tav, intellettuali e decine di movimenti e comitati, volontari e realtà locali di Protezione civile. La Spa «potrà agire in qualsiasi circostanza, avvalendosi del potere di emanare ordinanze in deroga ad ogni legge e disposizione vigente. Si produce così uno snaturamento istituzionale. Il presidente del consiglio interviene su qualsiasi opera con strumenti discrezionali, coperto dal marchio positivo di migliaia di volontari e associazioni. Ci batteremo contro conversione ed esprimiamo solidarietà a tutti coloro che si stanno muovendo per informare i cittadini della gravissima distorsione che l'approvazione di questo atto può portare alla vita democratica del Paese», afferma la lettera dei parlamentari dell'opposizione.
La Protezione civile, sostiene la rete Osservatorio civile, da una risorsa per il Paese sta diventando un pericolo per la democrazia. Dal 2001, quando Bertolaso è diventato capo della Protezione civile, sono state varate quasi 700 ordinanze in deroga al codice degli appalti pubblici, ai piani regolatori, alle norme su salute e sicurezza del lavoro, alle leggi ambientali. La protezione civile ha abbandonato previsione e prevenzione delle calamità naturali per diventare un grande ente appaltatore delle opere pubbliche legate ai grandi eventi, libero dal controllo della Corte dei Conti. Con risultati, com'è possibile vedere alla Maddalena, tutt'altro che efficienti. La Protezione civile ha militarizzato interi pezzi del territorio: le discariche campane e l'inceneritore di Acerra sono state definite siti d'interesse strategico nazionale, per nascondere i gravi rischi per la salute causati dalla violazione delle norme in materia di salute dei cittadini. Nei campi dell'Aquila è stato impossibile anche solo fare assemblee o volantinare ed è stato imposto, senza neppure consultare cittadini, il Piano case, che produrrà gravi danni sul tessuto urbanistico della città. Ancora oggi, in Abruzzo, circa 8mila cittadini vivono negli alberghi sulle coste, e non sono partiti i lavori di ricostruzione, neppure per le case con danni lievi. «La Protezione civile che ci serve deve fare tutt'altro. Prevenire le calamità naturali, partecipare all'unica grande opera utile al Paese: la messa in sicurezza del territorio», è scritto nell'appello.
Di questi temi, insieme a lavoratori, associazioni, volontari, partiti, si parlerà nell'assemblea pubblica del 18 febbraio. Nella mattina della stessa giornata i Vigili del fuoco dell'Rdb Cub hanno indetto, contro la Protezione civile Spa, un presidio di protesta davanti al Parlamento.
Per adesioni: noallaprotezionecivilespa@gmail.com
www.osservatoriocivile.org


7 febbraio 2010 - La Città di Salerno

In occasione della visita di Marcegaglia
Precari indagati per la proteste davanti al "Verdi"

Denunciati dalla Questura di Salerno per aver manifestato in maniera "scorretta e disdicevole" e per aver "turbato" l'ordine pubblico in occasione dell'annunciato arrivo in città del ministro Giulio Tremonti e di Emma Marcegaglia, presidente Confindustria, lo scorso 10 ottobre. Questo quanto avvenuto a tre docenti precari e a un sindacalista della Confederazione Cobas attualmente sotto indagine per aver manifestato, in occasione di un convegno organizzato al Teatro Verdi di Salerno, il loro dissenso verso i tagli attuati dal Governo nel mondo della scuola. «Se la Questura ritiene che bisogna manifestare su un altro pianeta, e con il silenziatore, dimostra di ignorare la drammatica situazione in cui sono precipitata i docenti e gli Ata precari e disoccupati della nostra provincia, sfruttati per anni e adesso cacciati da una scuola che senza di loro sta affondando». Questo il commento giunto dai sindacati RdB e SdL in seguito alla notizia della denuncia ai danni dei manifestanti. «Alla repressione del diritto costituzionale di libera espressione - continuano i membri della federazione provinciale RdB e SdL - rispondiamo con una grande battaglia politica e culturale. Le istituzioni nel loro totale ambito di responsabilità devono dare risposte alle lotte per il lavoro e non attaccare con viltà i diritti delle persone per contrastare legittime rappresentazioni organizzate di protesta». I precari dicono sono pronti a rilanciare da subito. «Costruiremo lo sciopero generale della scuola del 12 marzo e la grande manifestazione nazionale che lo stesso giorno attraverserà Roma».(f.l.)


7 febbraio 2010 - La Stampa

I COMUNALI IN STATO DI AGITAZIONE
L’assessore: mancato accordo non solo colpa nostra

Alessandria - La Rsu del Comune in accordo con le segreterie Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Sulpm hanno dichiarato lo stato di agitazione di tutto il personale comunale esprimendo rammarico «per l’atteggiamento della amministrazione che rifiuta il dialogo sui tanti problemi del personale». Sulla vicenda interviene l’assessore comunale al Personale, Evaldo Pavanello: «L’amministrazione si è sempre resa disponibile al dialogo con il sindacato cercando punti di incontro che soddisfino le richieste e le esigenze di entrambe le parti. Al dialogo, purtroppo, non è seguito l’accordo e questo non può essere imputato ad una sola delle parti». L’assessore ricorda che occorre avere attenzione al contesto economico del Comune «con progetti di miglioramento dei servizi che creino anche diminuzione della spesa pubblica». «Così - dice - sono state decise modifiche alla struttura organizzativa riducendo da 22 a 16 i dirigenti, inoltre la parte variabile del trattamento della dirigenza non ha subito aumenti, anzi in alcuni casi è stata operata una riduzione». Pavanello, dato atto che i sindacati hanno diritto a far sentire le loro ragioni «auspica di arrivare presto ad un accordo che sia corretto e soddisfacente per tutti e che dia serenità sia ai dipendenti che ai cittadini che devono usufruire dei servizi del Comune».


7 febbraio 2010 - Corriere Adriatico

Provincia, comitato per i dipendenti

Fermo - E' nato il comitato provvisorio dei dipendenti della Provincia. L'iniziativa è stata promossa dal sindacato dei lavoratori intercategoriale per discutere con gli impiegati e addetti trasferiti da Ascoli a Fermo, le problematiche relative alla loro situazione lavorativa. Introdotta e coordinata dal dirigente Sdl Andrea Quaglietti, l'assemblea ha visto l'intervento diretto e aperto di molti dipendenti della nuova amministrazione provinciale.


6 febbraio 2010 - Agi

SALUTE: POLVERINI, CHIARIRE USO IMPROPRIO ESTERNALIZZATI

(AGI) - Roma, 6 feb. - "Bisogna chiarire se e’ vero che alcune figure professionali vengono utilizzate per svolgere attivita’ diverse da quelle per le quali sono assunte e pagate. E’ il primo aspetto su cui fare chiarezza perche’ sarebbe un fatto grave". Lo ha detto la candidata alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, a margine di un evento elettorale organizzato da una federazione del ‘Popolo della Vita’. La candidata ha risposto a chi le chiedeva un commento sulle proteste dei lavoratori esternalizzati della sanita’ del Lazio che ieri, con un comunicato a firma Rdb-Cub, hanno nuovamente denunciato il problema. "L’aspetto peggiore di questa storia e’ proprio questo - ha aggiunto Polverini - non tanto il processo di stabilizzazione interna, al quale ovviamente i lavoratori hanno diritto.


6 febbraio 2010 - Primadanoi

No alla Protezione civile $pa. La protesta di sindacati, volontari, associazioni
ROMA. 60 parlamentari del Pd aderiscono all'appello. Il 18 febbraio assemblea contro la Spa di Bertolaso

Il 18 febbraio sarà un "no Bertolaso day". L’Osservatorio civile, rete di volontari, associazioni, comitati territoriali, sindacati, partiti, si mobilita contro l’approvazione del decreto che istituisce la Protezione civile Spa.
Il 18 febbraio, nel pomeriggio è stata indetta, all’università La Sapienza, una assemblea pubblica, per dire no al decreto195 in discussione in Parlamento.
Anche se formalmente questa nuova spa non esiste ancora nei giorni scorsi Bertolaso ha fatto capire che si è quasi in dirittura d'arrivo.
«C’è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze; per impedire che il governo porti a compimento l’opera di snaturamento di uno strumento fondamentale, in un Paese a rischio come il nostro: la Protezione Civile. Con l’obiettivo di governare il territorio, fuori da ogni controllo democratico, sfruttando le emergenze», afferma l’appello di lancio dell’iniziativa, che ha raccolto già oltre 3mila adesioni. «La Spa potrà agire da general contractor, detenere immobili, fare utili. Così si rendono le emergenze un business», è scritto nel testo.
Alla protesta di giovedì hanno aderito, con una lettera, anche 60 parlamentari del Pd, che si aggiungono alla lunga lista di sottoscrizioni: il responsabile ambiente della Cgil Claudio Falasca, Carlo Podda e Antonio Crispi della Fp Cgil, la Fp Cgil presidenza del Consiglio dei Ministri, il sindacato di base Rdb, le organizzazioni sindacali dei vigili del fuoco, rappresentati dei partiti della sinistra (Prc, Verdi, Pdci, SeL), il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando, le associazioni dei terremotati aquilani, il Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano, la Rete No Ponte di Reggio Calabria, rappresentati dei No Tav, intellettuali e decine di movimenti e comitati, volontari e realtà locali di Protezione civile.
La Spa «potrà agire in qualsiasi circostanza, avvalendosi del potere potere di emanare ordinanze in deroga ad ogni legge e disposizione vigente. Si produce così uno snaturamento istituzionale. Il presidente del consiglio interviene su qualsiasi opera con strumenti discrezionali, coperto dal marchio positivo di migliaia di volontari e associazioni. Ci batteremo contro conversione ed esprimiamo solidarietà a tutti coloro che si stanno muovendo per informare i cittadini della gravissima distorsione che l’approvazione di questo atto può portare alla vita democratica del Paese», afferma la lettera dei parlamentari dell’opposizione.
La Protezione civile, sostiene la rete Osservatorio civile, da una risorsa per il Paese «sta diventando un pericolo per la democrazia».
«Dal 2001, quando Bertolaso è diventato capo della Protezione civile, sono state varate quasi 700 ordinanze in deroga al codice degli appalti pubblici, ai piani regolatori, alle norme su salute e sicurezza del lavoro, alle leggi ambientali. La protezione civile ha abbandonato previsione e prevenzione delle calamità naturali per diventare un grande ente appaltatore delle opere pubbliche legate ai grandi eventi, libero dal controllo della Corte dei Conti. Con risultati, com’è possibile vedere alla Maddalena, tutt’altro che efficienti».
«Nei campi dell’Aquila», ricorda il coordinamento, «è stato impossibile anche solo fare assemblee o volantinare ed è stato imposto, senza neppure consultare cittadini, il Piano case, che produrrà gravi danni sul tessuto urbanistico della città. Ancora oggi, in Abruzzo, circa 8mila cittadini vivono negli alberghi sulla coste, e non sono partiti i lavori di ricostruzione, neppure per le case con danni lievi».


6 febbraio 2010 - Il Manifesto

GIUSTIZIA
Sciopero nazionale e tribunali presidiati

Migliaia di lavoratori della Giustizia scesi in piazza ieri in tutta Italia. Molte le manifestazioni che si sono svolte davanti alle Corti d'Appello in occasione dello sciopero nazionale. In base alle prime stime di fonte sindacale, avrebbe registrato un'adesione media del 75%, bloccando l'attività dei tribunali e degli uffici giudiziari.
L'agitazione, proclamata dalla RdB Pubblico Impiego insieme a Cgil FP, Uilpa e Flp, è stata indetta per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, riqualificazione economica e professionale; e per protestare contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata da una minoranza delle organizzazioni sindacali. «La grande partecipazione allo sciopero di oggi dimostra che i lavoratori giudiziari non sono più disposti a continuare ad operare in condizioni insostenibili e chiedono a gran voce di proseguire nella lotta», ha dichiarato Pina Todisco, della RdB. «Oggi sono scese in piazza insieme a noi anche organizzazioni sindacali che per anni hanno praticato la concertazione, a dimostrazione che la strada da percorrere è quella del conflitto. La nostra lotta andrà avanti fino a che l'amministrazione non si accorgerà che questo personale, altamente professionale e qualificato, non deve essere trattato come un popolo di invisibili. I lavoratori rispediscono al mittente un contratto integrativo che rappresenta solo un ritorno al passato e contraddice la necessità di un'amministrazione moderna, in grado di fornire un servizio di qualità ai cittadini».


6 febbraio 2010 - Il Bologna

Il caso. Rdb denuncia: una delegata avrebbe ricevuto minacce dai superiori.
Confermato il sit-in alla Regione
Sindacato contro Cup: «Pressioni da dirigenti»

Bologna - Clima pesante, in via Borgo di San Pietro. Rdb, uno dei sindacati rappresentati tra i 562 addetti, a 5 giorni dalla presa di posizione sulla vicenda che ha coinvolto Cup 2000 e messo in discussione i suoi rapporti con la ?egione denuncia un episodio accaduto ieri mattina, che racconta lo stato d'animo di una fetta dei lavoratori: «La nostra delegata Valentina Delussu - spiega Gianni Marinelli a nome del sindacato -, è stata raggiunta dal caporeparto, che le ha ordinato di seguirlo in un'altra stanza». Qui l'impiegata si sarebbe «trovata da sola davanti a tre dirigenti», che le avrebbero «ordinato di ritirare immediatamente dalla circolazione e dalle bacheche sindacali l'appello che i lavoratori Cup di Rdb hanno indirizzato al Presidente della Regione Vasco Errani». Pena la denuncia, per via dell'affermazione «in merito allo scandalo che ha coinvolto l'ex Sindaco di Bologna Delbono e Cup 2000», contenuta nell'appello, oltre che nella lettera indirizzata a inizio settimana allo stesso Errani. «Queste minacce» prosegue Marinelli nella nota «sono segno di un clima inaccettabile, che fa a cazzotti con la tranquillità e la trasparenza paventata pubblicamente in questi giorni dal direttore Mauro Moruzzi e dal presidente Luciano Vandelli». A loro due, ora, le Rdb chiedono «un incontro urgente e l'immediata dissociazione dai fatti», oltre che di prendere «provvedimenti nei confronti dei dirigenti coinvolti». E così Rdb, che sarebbe osteggiata nell'azienda anche da Cgil e Cisl, per tutto il pomeriggio ha raccolto nelle varie sedi firme contro la presunta ingerenza dei vertici Cup, e annuncia che va comunque avanti: lunedì alle 15.30 presidio sotto la Regione, mentre prosegue lo stato di agitazione dei lavoratori, che potrebbe sfociare nello sciopero. Il sindacato, in particolare, chiede che venga fatta chiarezza sui rapporti tra Regione e azienda, e sulle modalità degli appalti.


6 febbraio 2010 - Il Bergamo

La manifestazione. Protesta ieri mattina degli operatori della giustizia
Lo sciopero dei dipendenti blocca Tribunale e Procura
I sindacati: «Hanno incrociato le braccia oltre il novanta per cento degli impiegati»

Bergamo - Tribunale e Procura "congelate". Lo sciopero degli operatori della giustizia, dai cancellieri al personale amministrativo, ha bloccato quasi tutti i processi e l'attività dei palazzi della giustizia bergamasca. L'adesione, secondo i sindacati Cgil, Uil, Rdb e Flb, è stata di oltre il ?0%: «Un'adesione così imponente - hanno sottolineato Giuseppe Castagliuolo e Francesca Mezzanotte di Cgil e Rdb - non si era mai vista sia a livello locale, che nazionale». Gli operatori della giustizia si sono ritrovati poco prima delle 11 davanti all'ingresso del Tribunale con striscioni e bandiere per protestare contro i tagli: «Riqualificare i lavoratori per riqualificare la giustizia», recitava uno dei volantini distribuiti all'ingresso di Procura e Tribunale e proseguiva «Siamo maltrattati, malpagati, ignorati e insultati, con pesanti carenze di organico, strumenti e risorse. Nella legge finanziaria non è stato previsto nemmeno un centesimo per i lavoratori giudiziari». Secondo quanto denunciato dalla Cgil il numero dei lavoratori in servizio presso il Tribunale di Bergamo, che vede al lavoro 97 persone, potrebbe scendere a 87, mentre la pianta organica ne prevede 125. In Procura la situazione non è migliore: in servizio ci sono 47 operatori, in cinque anni ne sono andati "persi" e mai sostituiti 13 e altri 14 potrebbero essere tagliati. «Non si può ignorare la grave situazione in cui siamo costretti a lavorare - hanno commentato i sindacalisti - bisogna fare capire che il nostro lavoro è al servizio dei cittadini, se ci sono dei ritardi, molto spesso sono dovuti alla mancanza di attrezzature adeguate e di personale. Continuando di questo passo la situazione peggiorerà». Solidarietà è stata espressa dalla sezione bergamasca dell'Associazione nazionale magistrati: «Le piante organiche del Tribunale e della Procura di Bergamo, già sottodimensionate all'origine, rispetto ad altri Circondari, hanno subito, negli ultimi anni, drastiche ed indiscriminate riduzioni - si legge in un comunicato dell'Anm - Occorre un progetto di revisione delle piante organiche e di riqualificazione professionale, nella consapevolezza che sonale amministrativo guono l'obiettivo comune una giustizia efficiente, tempestiva ed autenticamente al servizio della comunità».(MA.SC.)


6 febbraio 2010 - Corriere della Sera

Tribunale, sciopero dei cancellieri
Rinviati i processi

Milano - Numerosi uffici e cancellerie del tribunale di Milano sono rimasti chiusi, ieri mattina, per lo sciopero del personale amministrativo giudiziario indetto a livello nazionale da RdB pubblica amministrazione, Fpcgil, Uilpa e Flp. Altissima l'adesione. Per l'astensione dei lavoratori, che chiedono migliori condizioni di lavoro, nuove assunzioni e protestano contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo, sono saltate diverse udienze e molti processi sono stati rinviati: alla Quarta sezione penale della Corte d'Appello ne sono saltati sette su dieci. Il personale amministrativo ha organizzato anche un presidio davanti al tribunale e ha inscenato il funerale della giustizia. Sulle porte di molte cancellerie e uffici sono stati appesi cartelli con la scritta «chiuso per sciopero». «Difendiamo la dignità del nostro lavoro spiega Felicia Russo, coordinatrice regionale Fpcgil giustizia il nuovo profilo professionale proposto ci crea un danno economico e ci riporta indietro di dieci anni. Altro che processo breve... Se non arriveranno investimenti la giustizia in Italia si può dire morta».


6 febbraio 2010 - Corriere del Veneto

Tribunali, i lavoratori incrociano le braccia «Nuove assunzioni»
A Venezia, Vicenza e Padova
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VENEZIA - Hanno bloccato gli uffici giudiziari di mezzo Veneto, tra Venezia, Padova e Vicenza. In alcuni casi, come per esempio al giudice di pace di Mestre, chi si è presentato per depositare atti o documenti, ha trovato la porta chiusa. I cancellieri dei tribunali per tutta la giornata di ieri hanno incrociato le braccia per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni e il giusto riconoscimento professionale. A questo si aggiunge anche la protesta contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo firmata da una minoranza delle organizzazioni sindacali (Cisl e Unsa), «la prima volta che ciò accade ed è un grave vulnus per la democrazia». Lo sciopero è stato voluto dalle sigle Fp-Cgil, Uil-Pa Fpl e Rdd Cub per dire «no» a un accordo che per i sindacati peggiorerà il servizio e renderà le condizioni lavorative ancora più difficili.

Braccia incrociate nei tribunali veneti
I lavoratori chiedono più assunzioni

VENEZIA - Hanno bloccato gli uffici giudiziari di mezzo Veneto, tra Venezia, Treviso, Padova e Vicenza. In alcuni casi, come per esempio al giudice di pace di Mestre, chi si è presentato per depositare atti o documenti, ha trovato la porta chiusa. I cancellieri dei tribunali per tutta la giornata di ieri hanno incrociato le braccia per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni e il giusto riconoscimento professionale. A questo si aggiunge anche la protesta contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo firmata da una minoranza delle organizzazioni sindacali (Cisl e Unsa), «la prima volta che ciò accade ed è un grave vulnus per la democrazia». Lo sciopero è stato voluto dalle sigle Fp-Cgil, Uil-Pa Fpl e Rdd Cub per dire «no» a un accordo che per i sindacati peggiorerà il servizio e renderà le condizioni lavorative ancora più difficili. A Venezia una cinquantina di lavoratori hanno manifestato in corteo per la città fino alla prefettura, dove sono stati ricevuti dal capo di gabinetto.


6 febbraio 2010 - Libertà

Dipendenti tribunale chiedono le riforme

Più del 60 per cento dei lavoratori dell'organizzazione giudiziaria del Ministero della Giustizia in Emilia Romagna hanno partecipato allo sciopero nazionale indetto da Funzione Pubblica Cgil, Uilpa, Flp, Rdb. Anche nel nostro tribunale diversi uffici ieri mattina erano chiusi.
Nel corso dello sciopero si sono svolti presidi di lavoratori (a Piacenza un volantinaggio davanti alla sede del tribunale) e a Bologna c'è stato un incontro con il rappresentante del prefetto a cui sono stati illustrati i motivi dell'iniziativa di lotta.
Lo sciopero è stato indetto per protestare contro un accordo firmato solo da due sindacati, la Cisl e un sindacato autonomo che rappresentano una minoranza dei lavoratori e contro la perdita di professionalità, il taglio delle retribuzioni e la mancata riqualificazione che il personale attende da 20 anni. Si è voluto dire no alla politica di tagli del Ministero della Giustizia, e si ad investimenti per riorganizzare e rendere più efficiente la macchina giudiziaria. Le proposte: riqualificazione di tutto il personale, ricomposizione dei profili professionali, riforma e modernizzazione della Giustizia, democrazia per i lavoratori che devono poter decidere sugli accordi sindacali.


6 febbraio 2010 - Il Centro

«Uffici senza personale»
Tribunale, dipendenti in sciopero: «Fuori uso i computer»

PESCARA - «Il tempio della legalità è sinonimo di ingiustizia». I lavoratori degli uffici giudiziari, ieri, sono scesi dalle stanze all’atrio del tribunale per protestare contro le «pesantissime carenze di organico», l’«indifferenza» del ministero della Giustizia, i «decenni di mancata riqualificazione». E per dire che il palazzo di giustizia cade a pezzi, non è sicuro ed è sporco.
L’oggetto dello sciopero dei lavoratori degli uffici giudiziari di Pescara, Penne e San Valentino è stato il nuovo ordinamento professionale siglato dal ministero della Giustizia con due sigle sindacali e le condizioni definite «mortificanti» sui posti di lavoro.
La protesta è stata indetta dai sindacati Fp-Cgil, Uil-Pa, Flp e Rdb all’ingresso del tribunale cinturato di striscioni: «Vede? Il palazzo di giustizia», si fa notare, «nonostante sia di recente costruzione è carente per la sicurezza, la manutenzione e l’igiene».
«L’accordo sul contratto collettivo nazionale integrativo», osserva Ivana Giardino, coordinatrice regionale abruzzese Cgil giustizia, «ci riporta indietro di vent’anni, demansiona il personale e creerà ulteriori difficoltà all’attività giudiziaria».
Dai lavoratori arriva la denuncia, affidata a una lettera aperta, che «a fronte dei continui pensionamenti e del blocco delle assunzioni, il personale in servizio è costretto a far fronte a una mole di lavoro sempre maggiore. Mobilità, trasferimenti, corsi di formazione e avanzamenti di carriera sono inesistenti. Inoltre, a causa della riduzione dei fondi, le ore di straordinario sono state ridotte. Il diritto alla carriera è stato mortificato».
«Avvocati e magistrati conoscono quanto siano inadeguati, privi di assistenza tecnica e obsoleti i mezzi a disposizione», prosegue la lettera che punta il dito contro i computer lumaca. «Il processo di informatizzazione è un flop colossale. Così», dicono i lavoratori, «nessuna riforma determinerà l’accelerazione dei tempi dei processi».(p.l.)


6 febbraio 2010 - Gazzetta del Sud

«I precari storici non sono nell'agenda politica»
di Salvatore Giuseppe Alessio

Petrizzi - «I lavoratori precari storici Lsu – Lpu non sono nell'agenda politica dei governi». Questo è stato il "sordo grido" scandito dal presidio delle Rappresentanze sindacali di base aderente alla Confederazione unitaria di base (Rdb/Cub) che si è ritrovato presso la sede della Giunta regionale. È stata, purtroppo, un'attesa del tutto vana quella del drappello, in quanto il presidente Agazio Loiero e il proprio esecutivo erano riuniti all'"Astronave" a Reggio Calabria, dove in stato di mobilitazione c'erano la stessa organizzazione sindacale con altro gruppo di lsu/lpu. Nonostante ciò la protesta del sit-in tra i cui componenti erano presenti, tra gli altri, lavoratori impegnati in attività socialmente utili nei Comuni di Soverato, Tiriolo, Marcellinara e Settingiano, è proseguita lo stesso. «Un altro anno di precarietà – si legge in una nota diramata dall'Rdb/Cub – che non lascia presagire nulla di buono. Prorogati i pagamenti dall'Inps fino a febbraio, restano da firmare le convenzioni tra Ministero e Regioni per i finanziamenti del 2010. Mentre i lavoratori fanno i conti solo con la condizione di precarietà e non hanno nell'immediato prospettive di superare lo svantaggio economico e sociale, il dibattito politico si arena sulle discussioni interne alle coalizioni per restare sulle poltrone». In questi anni, nessuna Giunta regionale «si è fatta carico della stabilizzazione dei lavoratori – precisa ancora il sindacato – se non mettendo in campo incentivi per gli enti locali, derivanti da trasferimenti statali, per assunzioni part time, per bassi profili, ma senza assunzioni dirette a creare occupazione nei settori e negli enti di competenza regionale. Di fronte alla ripresa di coscienza della propria precarietà e delle lotte che i precari hanno fatto scegliendo di battersi per l'assunzione invece delle "proroghe – contentino ricattatorie", dobbiamo registrare il disimpegno delle varie amministrazioni regionali e la totale ostilità del Governo. Né possiamo aspettarcelo spontaneamente dal Governo Berlusconi (che vuole incrementare i lavori socialmente utili, gratuitamente, con l'utilizzo dei carcerati) ma dipenderà soprattutto dalle azioni che sapremo mettere in campo, con il Governo e la Regione. Vogliamo ancora assistere allo stillicidio delle promesse preelettorali, degli annunci di assunzione, che in passato e da 15 anni hanno significato solo rinvio della stabilizzazione di migliaia di Lsu/Lpu? Così nelle Regioni di centrosinistra, incartate sui problemi interni alle nomine dei candidati anziché assumersi le responsabilità degli atti mancati per risolvere il lavoro nero pubblico, così come il candidato calabrese Scopelliti del centrodestra, fallimentare sull'impegno assunto a favore di lsu/lpu il 18 dicembre '09, al pari del Governo che non vuole sentire le ragioni e le proposte per la contrattualizzazione e il riconoscimento d'ufficio dei contributi per la pensione». Rdb denuncia l'oscenità che viene consumata «sulle vite degli Lsu/Lpu – conclude il documento – e non risparmia critiche a chi governa per aver trascurato o ignorato l'opportunità di sanare il lavoro nero».

Tribunale, adesione massiccia allo sciopero

Siracusa - Organici ridotti – in valore assoluto – anche rispetto ad una quindicina di anni fa quando si ha memoria dell'ultimo concorso e, di contro, un carico medio di lavoro cresciuto di circa il 40 per cento. Potrebbe essere sintetizzato soltanto in questo dato lo stato della giustizia nella nostra provincia: circa 400 dipendenti dislocati nella maggior parte nel palazzo di Giustizia di viale Santa Panagia ed il resto nelle sezioni distaccate (e dunque comprendendo in questa cifra anche il personale in servizio negli uffici dei giudici di pace) che devono ogni giorno fronteggiare carichi di lavoro in continua crescita. Per dire no a questo stato di cose ieri mattina anche nella nostra città i lavoratori del settore giustizia hanno deciso di incrociare le braccia nell'ambito di una giornata nazionale di manifestazione e di protesta proclamata dalle organizzazioni sindacali. Ieri mattina diversi lavoratori si sono ritrovati per una sorta di simbolico "presidio" davanti al varco principale di ingresso del palazzo di giustizia, molti con le bandiere delle diverse organizzazioni sindacali di appartenenza in mano per dare, se mai fosse stato necessario, maggiore visibilità alla manifestazione. Stime esatte sulla percentuale di adesione alla giornata di protesta non è stato possibile farne. Tuttavia dati diffusi, sia pur non ufficialmente, da parte di fonti diversi parlano di una partecipazione decisamente massiccia, con una quota oscillante tra il 70 e l'80 per cento. Tantissime le cancellerie e gli uffici chiusi ieri mattina al "Palazzaccio", sulle porte copie dei volantini che spiegavano i motivi e le ragioni della giornata di protesta. Il risultato è stato che, di fatto, tutte le attività - sia di ufficio che in aula (ad eccezione dei processi che, per diverse ragioni, presentavano profili di urgenza ed emergenza dinanzi alle quali la protesta dei lavoratori ha segnato il passo) – sono state sostanzialmente paralizzate. A promuovere la giornata di astensione dal lavoro dei dipendenti del comparto giustizia sono state la Fp-Cgil insieme alla Uil-Pa, Flp e Rdb. Davanti al Tribunale durante il sit-in di ieri mattina è stato anche effettuato un volantinaggio per chiarire, anche a chi non è direttamente coinvolto dalle vicissitudini del "pianeta-Giustizia", le rivendicazioni. Vale a dire "tagli" agli organici insostenibili e mancato riconoscimento dell'impegno e della professionalità dei lavoratori. Problematica quest'ultima che si salda con la mancanza, ormai da troppo tempo, di adeguati percorsi di formazione e, dove necessario, anche di riqualificazione dei lavoratori.

Personale giudiziario, anche nella Locride adesione allo sciopero
di Emanuela Ientile

Locri - Anche il personale giudiziario della Locride, ha aderito ieri allo sciopero indetto da Uil Giustizia, Cgil-Flp ed Rdb-Cub per la mancata riqualificazione o ricollocazione dei lavoratori giudiziari . Il presidente dell'ufficio studi Uil Giustizia, Francesco Tomaselli, funzionario della Procura di Locri, precisa che «grazie a un accordo siglato da solo due sindacati Cisl-Fp e Confsal-Unsa, che non rappresentano la maggioranza dei lavoratori, l'amministrazione ha varato un'ipotesi di accordo stralcio del contratto collettivo nazionale integrativo e del nuovo ordinamento professionale del personale non dirigenziale, penalizzante per tutti i lavoratori, in quanto si nega una piena e reale meritata riqualificazione e/o ricollocazione, conquistata negli anni presso gli uffici giudiziari dove si opera». «Si dimentica – scrive la Uil – che il ministero della Giustizia forse è l'unica amministrazione dello Stato in cui il personale non ha beneficiato di detta opportunità, pur espletando mansioni di fatto superiori a quelle della propria qualifica formale e ciò al fine di mandare avanti, senza creare disservizi, la macchina della giustizia ormai obsoleta e non più marciante». «Dopo un decennio – prosegue Tomaselli – ecco l'elemosina che hanno ottenuto i lavoratori della giustizia con un solo scatto della fascia economico di appena 30/40 euro, soldi di cui il personale già usufruiva annualmente con il Fondo unico di amministrazione». Viene anche ricordato che l'Uil Giustizia «ha più volte ribadito e proposto di dare al personale amministrativo di elevata professionalità la possibilità di esercitare compiti paragiurisdizionali per via contrattuale e legislativa, come avviene nelle legislazioni di molti paesi Europei e nell'ambito dell'esperienza nord-americana. Vi sono, infatti, cancellieri e funzionari in possesso di laurea in giurisprudenza ed altre abilitazioni e, quindi, in grado di contribuire all'efficienza della macchina giudiziaria. Purtroppo – conclude Tomaselli – il nostro Paese è sempre ultimo nelle riforme, specialmente nel settore giustizia, ormai un pianeta non più esplorabile».

Uffici giudiziari, dipendenti in piazza
«Difendiamo la dignità di lavoratori» Nel mirino il nuovo contratto collettivo. Il problema della riqualificazione
di Paolo Toscano

Reggio - L'accordo sul contratto collettivo nazionale integrativo del comparto amministrazione giudiziaria ha spaccato il fronte sindacale. Da una parte Cisl e Unsa-Sag che l'hanno siglato, dall'altra Cgil-Fp, Uil Pubblica amministrazione, Flp e Rdb-pubblico impiego che hanno reagito portando i propri iscritti in piazza. In occasione della giornata di protesta a livello nazionale, ieri al Cedir si è svolto un sit-in che ha registrato una partecipazione massiccia. Tutti gli uffici giudiziari sono rimasti chiusi. Il personale ha assicurato solo le urgenze. Sono saltate quasi tutte le udienze e si è celebrato solo qualche processo con imputati detenuti. Durante la manifestazione, con tanto di cartelli e bandiere delle organizzazioni sindacali, è stato distribuito un volantino contenente le rivendicazioni: «Ci troviamo di fronte – si legge nel documento – a un ipotesi contrattuale che viola le regole della rappresentatività, della democrazia, che cancella la professionalità del personale , che lo mortifica e non lo qualifica. Ipotesi contrattuale firmata solo dalle organizzazioni sindacali di minoranza e dall'Amministrazione». Cgil-Fp, Uil Pubblica amministrazione, Flp e Rdb-pubblico impiego ricordano che «con il precedente Governo la soluzione sembrava a portata di mano, si aveva la volontà di inserire la riqualificazione del personale nel progetto della formazione dell'Ufficio per il processo». Ma l'iter parlamentare si è fermato all'approvazione in commissione alle Camere del disegno di legge Ligotti: «Non solo Non solo non si è dato più seguito, ma si è proceduto a tagli delle piante organiche, a riduzione delle risorse economiche, in pratica a determinare lo sfascio della giustizia». Le sigle che hanno indetto la protesta bollano l'accordo, con la convinzione che «peggiorerà il servizio e renderà le condizioni lavorative ancora più difficili». Una realtà inconciliabile con l'aumento di domanda di tutela giudiziaria, di aumento di servizi legali: «La risposta è un silenzio dell'amministrazione – spiega il documento – che invece di trovare mezzi finanziari e economici, procede a tagli. E al momento dell'approvazione della finanziaria 2009 la giustizia è stata dichiarata settore non strategico». Il comparto dell'amministrazione giudiziaria continua a perdere i pezzi: dal 1996 gli addetti sono diminuiti di oltre 8 mila unità: «Noi siamo – sostengono le organizzazioni sindacali – per la riqualificazione di tutto il personale giudiziario, per la ricomposizione dei profili professionali, per la modernizzazione della giustizia e per la democrazia del personale che deve poter decidere sugli accordi sindacali». Gli organizzatori della manifestazione hanno ringraziato quanti hanno solidarizzato con i dipendenti in lotta per difendere la dignità della categoria. Comunicati di solidarietà sono arrivati dall'Associazione nazionale magistrati, dalla Giunta sezionale reggina dell'Anm, dalla sottosezione Anm di Reggio Emilia a dal Consiglio dell'ordine degli avvocati di Reggio.


6 febbraio 2010 - L'Eco di Bergamo

Uffici giudiziari, il 90% fa sciopero

Bergamo - Un'adesione massiccia, intorno al 90%, e il blocco quasi totale delle udienze e delle attività di routine del Tribunale e della Procura di Bergamo: questo l'ottimo risultato ieri in città dello sciopero – nazionale – indetto dalle rappresentanze sindacali di Fp-Cgil, Uilpa-Uil, Rdb e Flb per il pubblico impiego.
«Lavoriamo in condizioni disastrose, ci manca tutto: risorse, cancelleria, personale. E ora si parla di tagli all'organico, mentre non si sente parlare in Finanziaria di soldi destinati al compartimento della Giustizia – lamenta il personale amministrativo di Procura e Tribunale, da settimane ormai sul piede di guerra –. Il lavoro continua ad aumentare, si fanno riforme per snellire i tempi della Giustizia e non si interviene mai dove è necessario, e cioè in favore del personale: i nostri stipendi sono fermi in media a 20 mila euro lordi all'anno, e non si parla di concorsi per assumere nuove persone. Il nuovo contratto integrativo poi è squalificante».
Ieri la protesta è arrivata in strada: dopo le assemblee di dicembre e gennaio del personale, e l'ultima assemblea martedì – a cui hanno partecipato anche il presidente del Tribunale Ezio Siniscalchi, quello della sezione bergamasca dell'Anm Vittorio Masia e il procuratore Adriano Galizzi, portando la loro solidarietà – ieri i dipendenti della Giustizia hanno allestito un picchetto con volantinaggio, bandiere e striscioni per gridare a tutti i loro problemi e farsi sentire. Le udienze e il lavoro di cancelleria, a dimostrazione del ruolo fondamentale del personale amministrativo, si sono di conseguenza fermate per tutta la giornata (fatta eccezione per le udienze in direttissima, con gli arrestati).
I manifestanti sono rimasti davanti al Tribunale di via Borfuro, incuranti di pioggia e nevischio, dalle 8,30 fino alle 11, denunciando la loro situazione di «maltrattati, mal pagati, ignorati, insultati» e sottolineando come il loro lavoro «è svolto al servizio dei cittadini», perché interviene nella vita delle persone.
Pieno sostegno dai magistrati anche ieri: «La sottosezione dell'Anm di Bergamo esprime la propria solidarietà a tutto il personale amministrativo che oggi (ieri, ndr) sciopera per manifestare il grave disagio e le enormi difficoltà nelle quali è chiamato a svolgere il delicato e insostituibile servizio offerto alla collettività, per la tutela giurisdizionale dei diritti, lamentando i tagli indiscriminati delle piante organiche, il demansionamento e la dequalificazione. Le piante organiche del Tribunale e della Procura di Bergamo sono passate rispettivamente dal 2000 a oggi da 126 a 112 e da 60 a 57: di questi ne sono in servizio a oggi 93 in Tribunale e 48 in Procura».
Anche il deputato Antonio Misiani (Pd) ha incontrato ieri gli operatori della giustizia in sciopero, e ha sottolineato come le loro ragioni siano «sacrosante»: «La condizione particolarmente preoccupante della realtà bergamasca, denunciata con forza dai rappresentanti dei lavoratori, spiega l'adesione massiccia allo sciopero. Come Pd riporteremo la questione all'attenzione del Parlamento, ma è chiaro che la responsabilità decisionale ricade innanzitutto sui partiti di governo».


6 febbraio 2010 - Romagna Oggi

Sciopero della giustizia, in Emilia-Romagna adesione al 60%

BOLOGNA - Sciopero riuscito per i lavoratori della giustizia in Emilia-Romagna: l'adesione e' stata superiore al 60%, scrive in una nota il sindacato della Fp-Cgil, che lo aveva indetto insieme a Uilpa, Flp ed Rdb. "Nel corso dello sciopero si sono svolti presidi di lavoratori e a Bologna- spiega il segretario regionale della Fp Cgil, Gianni Paoletti- c'e' stato un incontro con il rappresentante del prefetto a cui sono stati illustrati i motivi dell'iniziativa di lotta". I lavoratori della giustizia protestavano "contro la perdita di professionalita', il taglio delle retribuzioni e la mancata riqualificazione che il personale attende da 20 anni", ma soprattutto "contro un accordo firmato solo da due sindacati, la Cisl e un sindacato autonomo che rappresentano una minoranza dei lavoratori". La richiesta che e' partita alla volta dell'Amministrazione e' di "riaprire le trattative". Dalle citta' dell'Emilia-Romagna, assistenti e cancellieri hanno detto "no" alla "politica di tagli del ministero della Giustizia", chiedendo invece "investimenti per riorganizzare e rendere piu' efficiente la macchina giudiziaria". Inoltre, prosegue la nota della Cgil, la protesta odierna ha voluto gridare che "per una questione di giustizia e democrazia, un accordo vale solo se a firmarlo sono sindacati che rappresentano la maggioranza dei lavoratori".


6 febbraio 2010 - La Repubblica

Dipendenti del tribunale in piazza
Giustizia senza soldi le toghe nuove arrivano dopo un anno
di LAURA NICASTRO

Genova - Per un anno sono andati in udienza, davanti ai giudici del tribunale, con le toghe lise, bucate e completamente sbrindellate. Hanno fatto i turni per prestarsele, le hanno chieste ai colleghi togati, agli avvocati. Ora finalmente, il ministero della Giustizia ha autorizzato la procura di Genova a comprare 10 toghe nuove per i Vpo, i vice procuratori onorari, che svolgono le attività di pm nei processi del capoluogo ligure. Il ministero ha dato il via libera al procuratore capo Francesco Lalla a spendere la cifra di 3 mila euro, per "vestire" i vpo. Ma le toghe che arriveranno nei prossimi giorni, non saranno comunque sufficienti. L´organico genovese dei pm onorari è infatti di 24 persone. «A volte - spiegano - ce le siamo fatte prestare dai colleghi togati, altre volte siamo andati al consiglio dell´ordine degli avvocati per farcele dare, ma per un anno quelle che avevamo erano persino bucate». Anche per presenziare alle udienze davanti al giudice di pace, per le cause di minore valore, i vpo avrebbero l´obbligo di indossare la toga, secondo quanto previsto da una circolare del coordinatore dei gdp. «Ma viste le carenze e le difficoltà a recuperarle - concludono - siamo riusciti a ottenere di andare in aula anche senza.» Intanto, ieri stanze chiuse e processi saltati anche in Liguria per lo sciopero nazionale del personale amministrativo giudiziario, indetto da RdB pubblica amministrazione, Fpcgil, Uilpa e Flp. Alta l´adesione, con punte superiori al 70% a Genova ed in tutta la regione. Sfidando la pioggia i lavoratori a Genova hanno sfilato in corteo dal Tribunale fino al palazzo della Regione, in piazza De Ferrari, per poi arrivare in prefettura. A fianco dei dipendenti è sceso il sostituto procuratore Francesco Pinto, presidente della sezione ligure della Associazione nazionale dei magistrati.


6 febbraio 2010 - La Nuova Sardegna

Critiche all’accordo sull’integrativo
Tribunali bloccati per lo sciopero dei dipendenti

ORISTANO - Non si è fermata solamente la Sardegna delle fabbriche e delle industrie. O quella che chiede lavoro e soluzioni per la crisi. Ieri mattina infatti c’è stato lo sciopero anche dei dipendenti del settore giustizia, eccezion fatta per quelli della Cisl che continuano a seguire una linea diversa e che fa irritare il resto delle rappresentanze di categoria. Sciopero che ha praticamente paralizzato l’attività amministrativa all’interno dei tribunali, dove, le uniche udienze che si sono svolte sono state quelle con detenuti e quindi con carattere di urgenza.
Allo sciopero hanno aderito la Cgil Funzione Pubblica, la Uil Pubblica amministrazione, la Federazione Lavoratori Pubblici e le Rappresentanze di Base del pubblico impiego. Queste ultime, nei giorni scorsi avevano avuto anche un incontro con la coordinatrice nazionale per la Giustizia, Pina Todisco, in cui erano state rilanciate le accuse che già nei mesi scorsi erano state rivolte al governo, colpevole di smantellare l’intero sistema giudiziario italiano attraverso dei tagli indiscriminati al personale amministrativo.
E proprio su questi aspetti hanno indetto lo sciopero, legato anche all’accordo firmato da alcune organizzazioni sindacali e ritenuto pessimo, per quanto riguarda l’aspetto del contratto integrativo.


6 febbraio 2010 - Il Giorno

IMPIEGATI IN SCIOPERO, SALTANO I PROCESSI

Milano - UFFICI CHIUSI e numerosi processi saltati, ieri, per lo sciopero del personale amministrativo giudiziario indetto da RdB pubblica amministrazione, Fpcgil, Uilpa e Flp. I lavoratori hanno organizzato un presidio davanti al Palazzo di giustizia, chiedendo migliori condizioni di lavoro, nuove assunzioni e contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo.

Sciopero dei dipendenti in Tribunale: saltate quasi tutte le udienze

BERGAMO - OLTRE IL 90% del personale amministrativo del Tribunale e della Procura ha partecipato ieri allo sciopero nazionale di 8 ore indetto da Fp-Cgil, Uilpa-Uil e Rdb e Flb per protestare contro la nuova proposta di ordinamento professionale dell'amministrazione giudiziaria e il nuovo contratto di lavoro che prevede un aumento in busta paga di 8 euro lordi. I lavoratori (alcune decine di persone si sono ritrovate all'esterno del palazzo di giustizia dalle 8,30 alle 11) hanno ricevuto la solidarietà della sezione di Bergamo dell'Associazione Nazionale Magistrati, presieduta dal giudice Vittorio Masia. La protesta (nella foto De Pacale)ha fatto saltare praticamente tutte le udienze: agli avvocati e a tutti quelli che entravano in Tribunale sono stati consegnati dei volantini per spiegare le motivazioni dell'agitazione. «Per quel che riguarda i tagli - sottolinea Giuseppe Castagliuolo, della Cgil - per il palazzo di giustizia, dai 97 in servizio, i lavoratori potrebbero scendere a 87, quando la pianta organica effettiva sarebbe invece di 125 unità. Come si fa a mandare avanti un Tribunale così?». «Fino ad ora - affermano i sindacati - questi lavoratori non si sono mai risparmiati per responsabilità. Ora però non ce la fanno più. A Bergamo poi è stato avviato il processo telematico: i lavoratori stanno facendo fronte alle carenze di organico e alle nuove procedure senza un corso di formazione specifico. E la situazione non è migliore in Procura. Ci risulta che in servizio ci siano 47 lavoratori e che negli ultimi 5 anni ne siano andati persi, cioè mai sostituiti, 13. Ora col decreto Brunetta alte 14 unità saranno tagliate».(M.A.)


6 febbraio 2010 - La Provincia Pavese

IN TRIBUNALE
Cancellieri in sciopero, udienze rinviate

PAVIA - Cancellerie chiuse e udienze rinviate ieri in Tribunale a Pavia per lo sciopero del personale amministrativo, indetto a livello nazionale da Rdb pubblica amministrazione, Cgil Funzione pubblica, Uilp ed Flp.
All’astensione ha aderito a Pavia circa l’80 per cento del personale. La protesta riguarda l’ipotesi di accordo sul contratto integrativo, non cindivisa dalle associazione di categoria. I lavoratori chiedono nuove assunzioni e migliori condizioni di lavoro. «Uno sciopero giusto», lo definisce la Cgil-Funzione pubblica, con il segretario provinciale Massimiliano Preti. «Questi lavoratori - si legge nel comunicato sindacale - hanno il sostegno, oltre che della Cgil, anche di una larga fetta di società civile».(m.fio.)


6 febbraio 2010 - Il Giornale di Brescia

Dipendenti della Giustizia in sciopero: «Al collasso»
I lavoratori di RdB, Flp, Cgil e Uil protestano al Palagiustizia contro la dequalificazione e per migliori condizioni di lavoro
di Alessandra Stoppini
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Brescia - Uno sciopero per la Giustizia, per denunciare nuovamente «un problema cronico che penalizza il personale dei Tribunali. Sembra davvero non ci sia la volontà politica di far funzionare la Giustizia». Ad affermarlo Francesca Baruffaldi, funzionaria della Camera del Lavoro di Brescia.
Hanno infatti organizzato un presidio davanti al Palagiustizia sin dalle 8 i lavoratori di RdB (Sindacato di base indipendente), Flp, Cgil e Uil, contro l’ipotesi di accordo sottoscritta, lo scorso 15 dicembre, tra Aran - agenzia statale che cura la firma dei contratti per la Pubblica Amministrazione - e le altre organizzazioni sindacali, Cisl e Sag.
Un’ipotesi che non è andata giù a molti, implicando essa anche il de-mansionamento degli addetti: dopo la firma dello stralcio al contratto integrativo, i dirigenti nazionali dei sindacati non sono rimasti a guardare, hanno perciò incrociato le braccia. I lavoratori giudiziari pretendono condizioni di lavoro migliori (perfino la cancelleria scarseggia) e più investimenti per un settore al collasso, «ormai in paralisi, dove il commesso svolge il lavoro dell’assistente giudiziario, o il cancelliere copre anche altre mansioni non sue - ha sottolineato Giuseppe Giuffrida, responsabile amministrativo della Procura distrettuale antimafia -. Da ben 12 anni non ci sono concorsi per il personale amministrativo addetto alle cancellerie e segreterie dei Pubblici Ministeri presso le Procure. L’età media è di 50 anni. Perché il Ministero delle Finanze è giunto al contrario alla quarta riqualificazione? Per le carriere non ci sono né ingressi né sbocchi». Un circolo vizioso. «Vogliamo poi parlare dell’informatizzazione? Ci hanno fornito pc usati del 2001 - rincara Antonella Tenchini, Rsu Cgil della Corte D’Appello -. La sala server del Palagiustizia è di quelle interdistrettuali, ossia serve anche Veneto, Friuli e, a breve, Trentino. Ci vorrebbero 20 tecnici: invece ne abbiamo solo 3». Straordinari non pagati, professionalità frustrate e «svendute, per l’interesse di pochi» tuonano i dipendenti, totalmente appoggiati dall’Associazione nazionale magistrati, proprio perché il lavoro dei giudici non potrebbe essere «efficiente» senza un’azione amministrativa di supporto.


6 febbraio 2010 - Il Gazzettino

OPERATORI DI GIUSTIZIA IN SCIOPERO
Uffici giudiziari deserti: «Svilite le figure professionali»

Venezia - Si è attestata tra il 50 e il 60 per cento la partecipazione allo sciopero degli operatori della giustizia, che ieri hanno manifestato in campo San Maurizio e in corteo si sono recati in Prefettura per portare le loro istanze. Chiusi parecchi uffici del Tribunale, della Corte d’Appello e dell’Unep, l’ufficio che si occupa delle notifiche, se si escludono i presidi deputati alle urgenze. Quattro le sigle sindacali che hanno manifestato contro l’accordo stretto tra il Ministro della Giustizia con Cisl e Unsa-Sag, che violerebbe il contratto integrativo della giustizia e mortificherebbe alcune figure professionali, come ad esempio quella del cancelliere.
«Altro che processo breve - stigmatizzano i rappresentanti sindacali di Cgil, che insieme a Uil, Flp e Rdb hanno promosso l’agitazione - qui si va verso rallentamenti e doppioni delle funzioni, con evidenti rallentamenti dell’attività giudiziaria».

LA PROTESTA
Cancellieri, volantini contro la riforma

Udine - (ev) Volantini di protesta e vignette satiriche sulle proposte di riforma al sistema della giustizia al centro del tormentone degli ultimi tempi. E’ così che ieri mattina, davanti all’ingresso del tribunale di Udine, una quarantina di cancellieri, insieme ai colleghi degli uffici giudiziari e dei giudici di pace di Cividale, Tarcento e Palmanova, di Cgil funzione pubblica, Uil Pa, Flp e Rdb Cub, hanno dato voce alla loro protesta contro una bozza di accordo di contratto collettivo nazionale integrativo che giudicano iniqua. Alta l’adesione allo sciopero, stimata oltre il 60%, che a Udine, ad esempio, ha fatto saltare quasi tutte le udienze penali. Con la protesta, cui non hanno aderito Cisl e Unsa che hanno firmato l’accordo, i lavoratori hanno contestato i tagli indiscriminati e hanno chiesto, invece, la riqualificazione del personale, la ricomposizione dei profili professionali e la riforma e modernizzazione della giustizia.

Lo sciopero ferma la giustizia
L’adesione è stata massiccia. In Tribunale saltate le udienze civili

PORDENONE - È stata molto alta l’adesione allo sciopero del personale dell’amministrazione giudiziaria proclamato da Fp-Cgil, UIl-Pa, Flp e RdB. Si chiede la riapertura del contratto integrativo firmato solo dalla Cisl. Sul "piatto" ci sono il demansionamento e l’impossibilità di avanzamenti di carriera. Da vent’anni la categoria - contrariamente ai lavoratori impiegati negli altri ministeri - insegue la riqualificazione del personale e la ricomposizione dei profili professionali. Ieri la maggior parte degli uffici erano chiusi sia in Procura sia in Tribunale (è stato comunque garantito il presidio previsto in questi casi). Saltate le udienze civili, mentre è stato possibile celebrare le udienze fissate al Tribunale collegiale.
A Pordenone l’astensione era stata preceduta da un’assemblea in cui il personale ha chiesto ancora una volta ai sindacati di battersi per risorse e investimenti adeguati, per una giustizia rapida ed efficiente, nonchè per condizioni di lavoro più dignitose.

GIUSTIZIA
Nessun investimento: personale in sciopero

Padova - (M.B.) Per protestare contro i mancati investimenti nel settore-Giustizia e per contestare l’accordo per il contratto integrativo firmato lo scorso novembre solo dalla Cisl, i lavoratori del Tribunale iscritti alla Cgil, alla Uil, alle Rdb e alla Flp, ieri mattina hanno incrociato le braccia.
"In un momento in cui la Giustizia richiederebbe maggiori investimenti, il Governo non solo continua a non investire nemmeno un euro, ma non presenta nemmeno una riorganizzazione del personale", spiega Enrico Ciligot, sindacalista Cgil. Che poi sottolinea: "I mezzi a disposizione dei lavoratori tecnico-amministrativi impiegati nei palazzi di Giustizia sono assolutamente inadeguati, spesso obsoleti, e anche scarsi. Con persone che devono fare la fila per usare un computer".
"Però – riprende il sindacalista – si continua a parlare di processo breve e di snellire i tempi della giustizia. Viene da domandarsi in che modo se all’interno dei tribunali il personale è sempre più ridotto". E anche demotivato da una mancanza di incentivi denunciata ieri dalle quattro sigle sindacali scese in sciopero: "Da anni non vengono riconosciuti passaggi di livello a chi ne avrebbe diritto. Ma in questo modo non si fa altro che peggiorare la qualità della vita, non solo economica, delle persone".


6 febbraio 2010 - Corriere Adriatico

Protestano i dipendenti della giustizia
Sciopero in tribunale "Adesioni al 50%"

Ancona - I lavoratori del settore giustizia hanno scioperato ieri anche nel distretto della Corte d’appello di Ancona per reclamare risorse ed investimenti adeguati a una giustizia rapida ed efficiente e condizioni di lavoro migliori. Davanti al tribunale dorico, dalle dieci a mezzogiorno, c’è stato anche un presidio di lavoratori. Le organizzazioni sindacali che hanno indetto lo sciopero - Fp Cgil, Uil-Pa, RdB e Flp - ieri stimavano un’adesione allo sciopero nei tribunali e nelle procure marchigiane intorno al 50%, anche tenendo conto che in alcuni uffici cancellieri e impiegati erano precettati per garantire servizi essenziali e udienze con indagati detenuti. Secondo dati forniti dalla Fp Cisl, che non aderiva allo sciopero nazionale, l’adesione sarebbe stata nelle Marche appena del 21%. "Nella Rregione hanno aderito alla protesta 180 addetti su un organico di 850 lavoratori in servizio fra tribunali e procure - si legge in una nota della Fp Cisl -. Ad Ancona hanno scioperato in 20 su 80. Anche se legittima l’iniziativa ha avuto un esito molto contenuto".
Un’uscita, quella della Cisl, che non è piaciuta ai promotori dello sciopero. "Dimostra il nervosismo che hanno - dice Alberto Beltrani della Fp Cgil - per non aver aderito e organizzato uno scioepero che i lavoratori ci chiedono da tempo". Con la protesta di ieri il personale chiede anche la riapertura della trattativa sul contratto integrativo, con il ritiro dell’accordo sottoscritto solo da una parte dei sindacati.(l.s.)


6 febbraio 2010 - La Sicilia

RINVIATI I PROCESSI PER LA PROTESTA DEI CANCELLIERI
Tribunale, massiccia adesione allo sciopero
di Pino Guastella

Siracusa - E' stata massiccia l'adesione dei lavoratori della giustizia allo sciopero indetto dalla Federazione Nazionale RdB Cub, nonchè dalle organizzazioni sindacali Cgil, Uil, Flt «per denunciare che i carichi di lavoro complessivi, per numero di procedimenti iscritti e provvedimenti emessi sia in materia penale quanto in materia civile, sono aumentati di circa il 40% mentre il numero del personale amministrativo è passato dalle circa 51.200 unità del 1999 alle circa 40.700 di oggi (dati ministeriali). Nello stesso periodo le risorse per la gestione quotidiana del Sistema Giustizia sono passate da 343.207.787 a 167.441.177 euro (fonte ministeriale)». Nel documento distribuito dai cancellieri e dai lavoratori della giustizia si sottolinea che sul contratto integrativo «l'amministrazione giudiziaria ha rifiutato di aprire un confronto sulla proposta di accordo presentata dalla maggioranza delle organizzazioni sindacali per attuare le riforme in programma e quelle già avviate, per dare il giusto riconoscimento professionale al personale giudiziario e di procedere a 3000 nuove assunzioni, per sopperire alle gravi carenze di organico del personale amministrativo». Per effetto dello sciopero, ieri sono saltati tutti i processi a ruolo davanti al Tribunale penale che davanti al Giudice Monocratico, eccezion fatta per i due procedimenti nei quali si trovavano alla sbarra alcuni detenuti. Rinvii a nuovo ruolo si sono registrati anche nel settore del Civile.

tribunali e uffici amministrativi
Sciopero della Giustizia, alta l'adesione

Trapani - Sono state alte le adesioni allo sciopero che ieri ha interessato il personale delle cancellerie e degli uffici amministrativi della Giustizia. In provincia di Trapani il risultato è stato positivo per le sigle che hanno promosso l'astensione e cioè Uil, Cgil, Flp e Rdb. Isolata è rimasta la Cisl che si è posta invece dall'altra parte della barricata sindacale. La vertenza aperta riguarda il contratto, per la Cisl il risultato ottenuto dovrebbe soddisfare i lavoratori, di altro avviso gli altri sindacati che invece lamentano che nessuna richiesta è stata accolta.
«Siamo dinanzi – ha detto Gioacchino Veneziano della Uil – ad una perdita di professionalità a danno di tutti i lavoratori giudiziari, l'azione condotta è grave perchè poi tende a dividere i lavoratori, ma c'è di più – prosegue Veneziano – dobbiamo contrastare il taglio delle retribuzioni nonchè impedire che si torni ad un'organizzazione del lavoro basata sulla gerarchia e non sulla professionalità acquisita».
«La realtà – affermano le altre sigle promotrici dello sciopero, Cgil e Flp, Urso e Piazza – è quella che molti degli uffici sono spesso privi di mezzi indispensabili per un buon andamento del lavoro, lo sciopero è contro la politica di tagli del ministero della Giustizia, che ha portato allo sfascio gli uffici giudiziare. È stato firmato un contratto – dice Urso della Cgil – con organizzazioni sindacali che non hanno la maggioranza della rappresentanza dei lavoratori».
A Trapani a causa dello sciopero dei lavoratori giudiziari è saltata l'udienza del processo a carico dell'ex funzionario del Demanio Francesco Nasca, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. In programma c'era l'audizione di due testi.
«Nel circondario di Trapani e Marsala lo sciopero ha trovato l'adesione di oltre il 50 per cento del personale amministrativo del settore Giustizia, mentre a Castelvetrano l'adesione è dell'80 per cento». Lo ha dichiarato Giovannello Camorani, del coordinamento provinciale Flp e cancelliere responsabile alla sezione distaccata di Castelvetrano del Tribunale di Marsala. Camorani ha aggiunto: «I continui tagli alle risorse economiche e umane, la mancata riqualificazione del settore, l'assenza delle progressioni professionali e di fondi per lo straordinario non ci mettono più nelle condizioni di potere operare. Le piante organiche non registrano posti vacanti, ma solo perché qualche anno fa sono state rivisitate e sono stati tagliati i posti all'epoca non coperti».(r.g.M.L.)

tribunale
Adesione allo sciopero della metà dei dipendenti

Marsala (a.p.) È stata piuttosto elevata, ieri, anche al Tribunale di Marsala, l'adesione allo sciopero indetto dai sindacati del personale della Giustizia. Su 152 dipendenti, infatti, hanno incrociato le braccia ben 64, mentre altrettanti si sono recati al lavoro. Gli assenti per altra causa sono stati 24. Lo sciopero è stato indetto per protestare contro il ''demansionamento'' e la perdita di professionalità, per non frammentare le figure professionali ed evitare il taglio delle retribuzioni.


6 febbraio 2010 - Il Mattino

Salerno. Con lo sciopero di ieri mattina il personale amministrativo della giustizia...
di Antonella Barone

Salerno - Con lo sciopero di ieri mattina il personale amministrativo della giustizia ha voluto far sentire forte la propria voce contro i tagli agli organici e alle risorse. Una giornata di lotta decisa a livello nazionale, che anche a Salerno ha visto la partecipazione dei lavoratori del settore. È stato organizzato un sit in davanti al Palazzo di Giustizia dal lato di corso Vittorio Emanuele, dove sono stati distribuiti ai cittadini volantini in cui sono spiegate le ragioni della protesta. Ad aderire allo sciopero sono state alcune sigle sindacali, Uil, Cgil, Rdb e Flp, che sono scese in campo contro l'accordo integrativo firmato a livello nazionale da Cisl e Unsa. «Siamo contrari perchè è un accordo che ha previsto solo progressioni economiche e non giuridiche, penalizzando il personale della giustizia che da anni svolge mansioni superiori», ha affermato Carlo Sorrentino, della Uil Pubblica Amministrazione. E ha aggiunto: «In questi anni sono stati chiesti sacrifici, abnegazione e ora si continua a penalizzare il personale non prevedendo alcuna riqualificazione». Poi senza nascondere una certa amarezza ha affermato: «Nessun magistrato ci ha manifestato solidarietà». Il problema del personale amministrativo a Salerno è uno dei più urgenti da risolvere, per le notevoli carenze esistenti nelle diverse sedi giudiziarie del distretto, in particolare dove operano i giudici di pace, come si rileva dalla stessa relazione del presidente della Corte d'Appello, Umberto Marconi in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. «Come si fa a parlare di processo breve con un sistema come questo che è inevitabilmente votato al fallimento? I cittadini devono sapere la verità. Sono anni che non vengono banditi concorsi, gli organici già sottodimensionati, sono stati ora ulteriormente ridotti di 60 unità», ha dichiarato Carlo Sorrentino. Il prossimo passo delle sigle sindacali, che ieri hanno scioperato, è quello di chiedere al presidente della Corte d'Appello, Umberto Marconi e al procuratore generale Lucio Di Pietro di operare una razionalizzazione della situazione in ambito locale e rendersi promotori di una «proposta di chiusura delle sezioni distaccate minori in modo da poter recuperare personale da quelle sedi».

Salerno. «Non ci toglieranno anche il diritto di manifestare»...
di Gianluca Sollazzo

Salerno - «Non ci toglieranno anche il diritto di manifestare». Scelgono questo slogan Comitato insegnanti e Ata precari e i rappresentanti dei Comitati di Base della Scuola di Salerno per manifestare con un comunicato stampa la loro forte disapprovazione in merito alla decisione della Questura di Salerno di inoltrare una denuncia nei confronti di tre docenti precari salernitani e di un sindacalista della Confederazione Cobas. Un provvedimento riconducibile ai fatti avvenuti in occasione del convegno che si è svolto al Teatro Verdi lo scorso 10 ottobre e che prevedeva la partecipazione del ministro Giulio Tremonti (poi saltata) e del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Secondo quanto viene reso noto nella nota dei Cobas inviata alla stampa «contro tre docenti precari e un sindacalista della Confederazione Cobas è stata inoltrata una denuncia e avviata un’indagine per aver manifestato in maniera scorretta e disdicevole e disturbato qualche carnevalata governativa». In quella occasione più di una ventina di docenti manifestarono il loro dissenso con cori e striscioni contro le politiche del governo inerenti il piano tagli al settore dell'istruzione. «A rigor di logica le manifestazioni di protesta servono proprio per richiamare i responsabili dei danni ai loro doveri - continuano i Cobas Scuola - se la Questura di Salerno ritiene che bisogna manifestare su di un altro pianeta e con il silenziatore sta sognando manifestazioni virtuali, ignorando la drammatica situazione in cui sono precipitati i docenti e gli Ata precari e disoccupati della nostra Provincia, sfruttati per anni e adesso cacciati da una scuola che senza di loro sta affondando». Esprimono solidarietà ai precari della scuola i sindacati Rdb ed Sdl pronti a rimarcare il «valore del diritto di manifestare quale regolatore dei rapporti sociali e unica forza contrattuale dei blocchi sociali più deboli e svantaggiati». Si mette in movimento la macchina della mobilitazione dei docenti precari della provincia di Salerno che annunciano per il prossimo 12 marzo lo sciopero generale della scuola a Roma. Intanto si accende la protesta dei docenti precari salernitani legata al ritardo dell'assegnazione della disoccupazione prevista da decreto governativo che approva i contratti di disponibilità. I docenti fanno sapere inoltre che i fondi regionali destinati al sostegno al reddito dei precari non sono stati ancora sbloccati. «Nelle prossime settimane centinaia di insegnanti salernitani resteranno senza un sostegno al reddito per questa ragione intensificheremo la nostra lotta».


6 febbraio 2010 - La Città di Salerno

Tribunali bloccati in tutta la provincia
Sciopero dei cancellieri «Vogliamo riforme vere»

Hanno incrociato le braccia ieri i lavoratori dei tribunali del distretto di Salerno in segno di protesta contro la difficile situazione della giustizia. Uno sciopero che ha raccolto circa il quaranta per cento delle adesioni. Dinnanzi al Palazzo di Giustizia di Salerno c'è stato anche un sit-in dei dipendenti, tramite il quale si è voluto parlare direttamente ai cittadini e spiegare loro i perché della criticità del sistema di giustizia italiano. «E'un modo per alzare finalmente la testa e dire basta - dice Pio Antonio De Felice, del coordinamento giustizia della Rdb. Basta alla politica che finora ha previsto esclusivamente tagli alle risorse e non investimenti; basta al blocco delle assunzioni che di fatto hanno agevolato l'esternalizzazione e la privatizzazione del servizio; basta alle riforme a costo zero, alle le'ggi improntate sul "momento" che hanno reso caviliose e farraginose le procedure». Il sindacato parla di «proposte per gettare fumo negli occhi dei dipendenti e dell'opinione pubblica», di una riforma che è solo uno specchietto per le allodole «per tenere buoni i lavoratori, mentre in realtà si lavorava per l'ennesima riforma delle norme senza alcun investimento, riforma che una volta conclusa metterebbe definitivamente a terra gli uffici giudiziari ed i lavoratori». Così i lavoratori dei tribunali di Salerno, di Nocera Inferiore, di Eboli e delle altre sedi della provincia, hanno deciso di chiudere gli uffici «per non tacere» e per «chiedere e pretendere dalla classe politica maggiore attenzione ai problemi della giustizia e dei lavoratori» per dare al cittadino «finalmente un servizio efficace ed efficiente».


6 febbraio 2010 - Cronache del Mezzogiorno

Scuola I sindacati solidali con gli insegnanti respingono anche raccordo del Governo
Dopo i tagli arrivano nuovi guai per i precari
Alle proteste segue la denuncia della Questura

Salerno - Non c'è pace per i precari della scuola della provincia di Salerno. All'amarezza peeraccordo con il Ministero per i contratti ora si aggiunge anche una denuncia della Questura di Salemo. Su quest'ultima vicenda sono intervenuto i sindacati RdB e SdL i quali hanno espresso solidarietà ai precari della scuola e al sindacalista dei Cobas che "a Salerno sono oggetto di un vergognoso tentativo di intimidazione messo in atto con una denuncia da parte della Questura. Alla repressione del diritto costituzionale di libera espressione rispondiamo con una grande battaglia politica e culturale tesa alla difesa delle agibilità democratiche, dei diritti sindacali e per la piena libertà di movimento e di espressione, per fermare sul nascere ogni tentativo di criminalizzazione del conflitto sociale nella provincia di Salerno. Le istituzioni nel loro totale ambito di responsabilità devono dare risposte alle lotte per il lavoro e non attaccare con viltà i diritti delle persone per contrastare legittime rappresentazioni organizzate di protesta. Difenderemo con tutte le nostre forze il diritto di manifestare e il conflitto come regolatore dei rapporti sociali e unica forza contrattualedei blocchi sociali più deboli e svantaggiati". Intanto lo scorso 4 febbraio una delegazione RdB SdL è intervenuta presso l'assessorato al lavoro guidato da Corrado Gabriele. L'incontro con le parti sociali è stato tenuto per affrontare l'applicazione dell'accordo Regione Campania - Miur (ministero istruzione, università e ricerca) sul decreto che prevede i contratti di disponibilità peri precari della scuola. La delegazione del sindacalismo di base ha confermato tutte le critiche e la sua ferma opposizione ai contratti di disponibilità che l'assessorato, in pieno accordo con il ministro Gelmini, intende offrire tramite progetti regionali, a circa 4.000 precari tra insegnanti e personale ATA. Queste "integrazioni al reddito" si traducono in 500 euro lordi al mese per i cinque che restano quest'anno alla chiusura estiva della scuola pubblica. I progetti riguarderanno l'impegno degli aventi diritto in percorsi complementari alla formazione di base per gli studenti e/o corsi di specializzazione per gli insegnanti. E cosa succederà negli anni a venire? RdB - SdL hanno chiesto al governo regionale di rompere raccordo con il ministero visto che: i propagandati 10 milioni di euro che dovevano essere finanziati dal governo nazionale non arriveranno; l'Inps non eroga i sussidi di disoccupazione perché il Ministero gli ha fornito elenchi incompleti e senza istruzioni; tanti precari non sono rientrati nei criteri per avere i contratti di disponibilità e da febbraio saranno senza il sussidio di disoccupazione ordinaria; Come abbiamo denunciato da settembre, raccordo firmato dalla Regione Campania è una truffa ai danni dei precari, della scuola e di tutti i cittadini. Si tengono parcheggiati i lavoratori nei corsi di formazione (gestiti da chi?)mentre la scuola pubblica non svolge la sua funzione istituzionale e aumentano le scuole private. Basta con la demagogia elettoralistica sulla pelle dei lavoratori! Come avviene in altri settori, la Regione può finanziare contratti nazionali statali e non un elemosina una tantum. Lo stanziamento regionale può essere usato per finanziare il lavoro vero e stabile, rilanciando la funzione della scuola pubblica. A differenza di tutte le altre organizzazioni sindacali presenti, RdB SdL non intendere sottoscrivere nessuna intesa che abbia come merito i criteri di attribuzione/selezione di questi contratti di disponibilità che già dalle norme previste dal cosiddetto decreto salvaprecari rende discriminatorio ogni tipo di soluzione".

No ai tagli e al blocco delle assunzioni: i lavoratori della giustizia alzano la voce

Salerno - Ieri il sit-in di protesta davanti al Tribunale cittadino: chiesta la valorizzazione e la riqualificazione del personale, investimenti e un progetto di modernizzazione Giornata di mobilitazione in tutta Italia, quella di ieri, per i lavoratori del settore giustizia. Anche a Salerno, così come in molte città, i dipendenti hanno incrociato le braccia e si sono incontrati ieri mattina presso la sede del Palazzo di Giustizia. Obiettivo dire basta "alla politica che finora ha previsto esclusivamente tagli alle risorse e non investimenti, al blocco delle assunzioni che hanno agevolato l'esternalizzazione e la privatizzazione del servizio, alle riforme a costo zero, alle leggi improntate sul 'momento' che hanno reso caviliose e farraginose le procedure". I lavoratori giudiziari chiedono una giustizia rapida ed efficiente, la valorizzazione e la riqualificazione del personale, nuove assunzioni, investimenti adeguati,un progetto di modernizzazione, uno stop ai tagli indiscriminati. "A questo punto - si legge sul comunicato ufficiale diramato dalla Rdb Cub - la responsabilità diventa nostra se continuiamo a tacere, se non gridiamo tutti insieme che la loro gestione è fallimentare: dobbiamo chiedere e pretendere dalla classe politica maggiore attenzione ai problemi della Giustizia e dei lavoratori.Dobbiamo pretendere che ci mettano in condizione di dare al cittadino un servizio efficace ed efficiente; dobbiamo farci dare il conto di quanti soldi sono stati sperperati in appalti, consulenze e mancate informatizzazioni, visto che hanno esclusivamente arricchito le aziende private e lasciato invariata la tecnologia negli uffici creando solo precariato, ed infine dobbiamo pretendere il pagamento ed riconoscimento della nostra professionalità".


6 febbraio 2010 - La Gazzetta di Reggio

Processi saltati e uffici chiusi
Personale giudiziario: alta adesione allo sciopero
di TIZIANO SORESINA

Reggio E. - Processi penali e civili saltati, cancellerie chiuse come del resto tanti altri uffici giudiziari, un «deserto» - ieri mattina - davvero inusuale per il palazzo di giustizia che solitamente ha un’attività frenetica in tutti i piani.
Una «paralisi» che è l’effetto dell’alta adesione del personale amministrativo giudiziario allo sciopero che è stato indetto - in tutta Italia - dai sindacati Fp-Cgil, Uil-Pa, Rdb e Flp per reclamare risorse ed investimenti adeguati ma anche nuove assunzioni per una giustizia rapida ed efficiente, nonché condizioni di lavoro migliori.
Per legge sono stati accolti solo gli atti urgenti e si sono tenuti solo i procedimenti penali coinvolgenti detenuti (due processi per direttissima e un’udienza di convalida dell’arresto) grazie all’apposito «presidio» composto da due cancellieri, un operatore giudiziario ed un ausiliario. Ovviamente chi non ha scioperato non ha potuto supplire alle attività di chi (la maggioranza) ha aderito all’astensione, con conseguenti problemi sugli atti in scadenza ieri e proteste da parte degli avvocati che temono ripercussioni negativi sulle azioni legali che intendevano intraprendere. Tensioni e irritazione che «giriamo» alla dottoressa Rosaria Savastano, da pochi giorni presidente «facente funzioni» del tribunale. «In ragione dello sciopero - spiega al cronista nel suo ufficio - il dirigente amministrativo Ivonne Pavignani inoltrerà al Ministero l’istanza per prorogare i termini in scadenza: solitamente vengono accorati 15 giorni di slittamento». I «numeri» delle sofferenze della macchina giudiziaria reggiana sono evidenti: cancellerie con organici inferiori del 30%, giudici che mancano sia sul versante civile che penale, risorse talmente ridotte che anche la carta per le fotocopie diventa un problema. «Non me la sento di fare prospettive rosee - conclude il presidente "reggente" - perché l’organico si riduce sempre di più mentre la mole di lavoro è in costante aumento e ha già superato le realtà giudiziarie di Parma e Modena che hanno organici ben diversi. E mi dispiace vedere un tribunale come quello di Reggio così in affanno».

DISAGI PER I VIAGGIATORI
Nel pomeriggio di lunedì sciopero del personale Act

Reggio E. - A causa dello sciopero di quattro ore proclamato dalla Rdb Trasporti e dalle Rsu di autolinee dell’Emilia per il pomeriggio di dopodomani i servizi di trasporto urbano ed extraurbano potranno subire disagi. Il personale addetto al trasporto potrebbe astenersi dal lavoro dalle ore 17.30 alle 21.30. Il personale degli uffici, invece, sospenderà le attività per le ultime quattro ore del turno. Per esigenze organizzative - comunicano da Act - potrebbero quindi aversi ripercussioni sulle corse immediatamente precedenti o successive.


6 febbraio 2010 - Il Piccolo

PROTESTA DAVANTI AL TRIBUNALE
Personale giudiziario contro la riforma

Trieste - «Senza personale non c’è amministrazione della giustizia». Questo lo slogan che recitava uno dei cartelloni esposti ieri dai lavoratori e le lavoratrici dell’amministrazione giudiziaria che hanno manifestato contro la proposta di riforma dell’ordinamento professionale ipotizzata dal governo. Si sono radunati in una trentina, all’esterno del Palazzo di giustizia, per partecipare allo sciopero indetto dalla Cgil - Funzione pubblica, dalla Uil - Pubblica amministrazione, dalla Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche e dalle Rdb pubblico impiego. Nel mirino della protesta anche quel contratto collettivo nazionale integrativo «siglato - si legge tra le motivazioni della mobilitazione - dall’amministrazione e da due organizzazioni sindacali» e con cui «si è inteso sancire il progressivo smantellamento del sistema giudiziario».


6 febbraio 2010 - Il Messaggero Veneto

Alla protesta ha aderito un quarto del personale: semideserti gli uffici penali Nuove assunzioni giustizia rapida e più investimenti
Tribunale, sciopero dei cancellieri e i processi si fermano
LE RICHIESTE
di LUANA DE FRANCISCO

Udine - Tutti i processi penali rinviati e un quarto del personale giudiziario a casa. O meglio, davanti al portone d’ingresso del tribunale di largo Ospedale vecchio, per distribuire volantini alla popolazione e spiegare le ragioni della protesta che, ieri, ha visto migliaia di lavoratori di tutta Italia incrociare le braccia. A Udine, dove la mobilitazione ha interessato soprattutto la sezione penale, su 120 dipendenti, compresi gli ufficiali giudiziari e il personale delle sedi distaccate di Cividale e Palmanova, a fine mattinata erano 33 quelli assenti per sciopero.
Numeri sufficienti a portare alla semi-paralisi dell’attività penale e alla chiusura totale, nell’ala vecchia, dell’Ufficio spese giustizia. Due le aule nelle quali, ieri, avrebbero dovuto essere celebrati i processi della giornata e che, invece, i giudici monocratici Angelica Di Silvestre e Daniele Faleschini, in assenza di cancellieri, hanno deciso di rinviare. Tutti, tranne una delle due direttissime (l’altra è stata spostata a oggi) per le quali era stato comunque garantito un presidio di cancelleria. Attorno al 50 per cento l’adesione anche al piano dei Gip-Gup, dove però il venerdì, in genere, non si tengono udienze. Pur impedendo il regolare svolgimento delle attività, la protesta non ha comunque rallentato l’andirivieni di magistrati, avvocati e testi (a cominciare da quelli dei procedimenti rinviati) in tribunale. Dando così agio ai manifestanti d’illustrare le ragioni dello sciopero. Al mini-presidio hanno partecipato una quarantina di lavoratori, provenienti anche dalle sedi di Palmanova, Cividale, Tolmezzo e Latisana.
Proclamato da Fp-Cgil, Uil-Pa, Flp e Rdb, lo sciopero puntava a reclamare «una giustizia rapida ed efficiente», «la valorizzazione e la riqualificazione del personale e nuove assunzioni», «investimenti adeguati e un progetto di modernizzazione». Oltre che contrarietà a «tagli indiscriminati». Accanto ai lavoratori, tra gli altri, anche Fabio Giacometti, della Cgil. «Si protestava contro quel che sta succedendo nella giustizia – ha detto – e in particolare contro il blocco delle assunzioni. A Udine, la pianta organica, per essere a regime, dovrebbe contare almeno 160 lavoratori». Fuori dalla protesta i dipendenti iscritti a Cisl e Unsa: entrambi i sindacati, il 15 dicembre scorso, avevano sottoscritto l’ipotesi sul Contratto integrativo per il quale, ora, le altre quattro sigle chiedono il ritiro. E la conseguente riapertura della trattativa.


6 febbraio 2010 - Il Giornale di Vicenza

Tribunale, impiegati in corteo

Vicenza - LA PROTESTA. Oltre 50 impiegati del palazzo di giustizia su 70 hanno aderito allo sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali Cgil, Uil, Rdb-Cub ed Flpo. In corteo, sotto l’acqua, hanno raggiunto la prefettura. La mancata riqualificazione al centro della protesta.


6 febbraio 2010 - Il Secolo XIX

In piazza per salvare la giustizia
senza toga metà pm "onorari"
lo sciopero dei lavoratori del tribunale

Genova - STANZE chiuse e processi saltati anche in Liguria per lo sciopero nazionale del personale amministrativo giudiziario, indetto da Rdb pubblica amministrazione, Fpcgil, Uilpa e Flp. Alta l'adesione, con punte superiori al 70% a Genova e in tutta la regione. Sfidando la pioggia i lavoratori a Genova hanno sfilato in corteo dal Tribunale fino al palazzo della Regione, in piazza De Ferrari, per poi arrivare in Prefettura. I dipendenti sono stati ricevuti dall'assessore regionale ai Trasporti Enrico Vesco, in rappresentanza del presidente, che si è impegnato a raccogliere le istanze dei lavoratori e a scrivere una lettera al ministro della Giustizia; e in Prefettura dal vicecapo di gabinetto Flavia Anania. A fianco dei dipendenti è sceso il pm Francesco Pinto, presidente della sezione ligure della Associazione nazionale dei magistrati, esprimendo la solidarietà e l'appoggio da parte della magistratura, a sostegno dei bisogni dei lavoratori ma anche dei cittadini per il servizio di cui fruiscono ogni giorno. Prima della partenza del corteo, i lavoratori hanno depositato davanti all'ingresso del Palazzo di giustizia uno striscione bianco con la scritta "Giustizia" in rosso. Proprio oggi, il ministero ha autorizzato la procura di Genova a comprare 10 toghe nuove per i Vpo, i vice procuratori onorari che per un anno sono andati in udienza con le toghe lise, bucate e completamente sbrindellate. Hanno fatto i turni per prestarsele, le hanno chieste ai colleghi togati, agli avvocati. Ora ne avranno dieci nuove di zecca, da condividere, visto che l'organico dei pm onorari è di 24 unità.


6 febbraio 2010 - Il Resto del Carlino

CUP 2000
Le Rdb accusano: «Sindacalista minacciata dai dirigenti»

Bologna - LE RDB in un comunicato affermano che dirigenti del Cup avrebbero minacciato una sua delegata sindacale. «Ieri mattina riferisce Rdb/Cub Bologna la nostra delegata sindacale, Valentina Delussu, che si trovava al lavoro nella sua postazione, è stata raggiunta dal suo caporeparto che le ha ordinato di seguirla in una stanza. Qui si è trovata da sola davanti a tre dirigenti del Cup che le hanno ordinato di ritirare dalla circolazione e dalle bacheche sindacali, l'appello che i lavoratori Cup hanno indirizzato al presidente della Regione, Vasco Errani. I dirigenti del Cup hanno minacciato di denuciarla penalmente per diffamazione, in quanto sarebbe diffamante scrivere in premessa all'appello quanto segue: in merito allo scandalo che ha coinvolto l'ex sindaco di Bologna Delbono e Cup 2000', questo perché non si può dire ciò che è ovvio a tutta la città». Dal Cup, interpellato, nessuna risposta.

TRIBUNALE
Ieri c'è stato lo sciopero del personale amministrativo

Rovigo - SI È TENUTO ieri anche a Rovigo lo sciopero del personale amministrativo giudiziario - indetto a livello nazionale da RdB pubblica amministrazione, Fpcgil, Uilpa e Flp. I lavoratori aderenti alla iniziativa chiedevano migliori condizioni di lavoro, nuove assunzioni e protestavano contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo. La Cgil nazionale ha espresso soddisfazione per la riuscita dello sciopero: «le questioni poste a base della mobilitazione costituiscono i veri problemi da risolvere per dare ai cittadini italiani il diritto ad una giustizia rapida, efficiente e giusta». La Cisl-Fp ha sottolineato che i dati rilevati nei posti di lavoro evidenziano una partecipazione molto inferiore a quella annunciata dai promotori.

Sciopero al Tribunale, protesta dei lavoratori

Ancona - MANIFESTAZIONE davanti a Palazzo di Giustizia, ieri, dei lavoratori giudiziari iscritti a Fp-Cgil, Rdb, Flp e Uilpa. Al presidio di Ancona, allestito tra le 10 e le 12, era presente anche Alberto Beltrani della Funzione pubblica di Cgil, che ha spiegato come la manifestazione fosse finalizzata a «chiedere una giustizia rapida ed efficiente, per la valorizzazione e la riqualificazione del personale, per investimenti adeguati ed un progetto di rilancio che riporti al centro il servizio pubblico, contro i tagli indiscriminati, per nuove assunzioni». Al Tribunale di Ancona, ieri mattina, erano garantite solo le udienze per i soggetti in stato di detenzione.


6 febbraio 2010 - Il Tempo

Vigilantes Urbe, firmato un accordo con Comune, Provincia e Regione
Il sindaco Alemanno e i sindacati Rdb-Cub, Sinav Cisal, Ugl Sicurezza civile e Sdl hanno siglato un protocollo di intesa per la mobilità dei circa 300 lavoratori dell'associazione nazionale combattenti e reduci ex Istituto di Vigilanza dell'Urbe

Roma - Sette di questi lavoratori, il 14 agosto scorso, erano saliti sul Colosseo in segno di protesta contro il trasferimento nel nuovo istituto. Il protocollo si inserisce nell'ambito di un accordo già siglato fra i sindacati e Comune, Provincia e Regione, e fa seguito alla mozione approvata all'unanimità giovedì pomeriggio in Consiglio comunale che dà mandato al sindaco di occuparsi della vicenda. Nel testo si legge che il Comune si impegna a «porre in essere un percorso di recupero delle professionalità dei dipendenti dell'Ancr che non si sono opposti al licenziamento, accettando la collocazione in mobilità, presso aziende collegate e/o partecipate del Comune, laddove si verifichi la necessità di assunzione di figure professionali riconducibili alla categoria professionale di guardia giurata (mansioni di vigilanza, sicurezza e compiti ispettivi) compatibilmente con le previsioni dei rispettivi piani occupazionali e nel rispetto della normativa vigente». Per il sindaco aver raggiunto questo accordo è «una grande gratificazione. Erano diversi mesi che questi lavoratori protestavano in strada salendo anche sul Colosseo - ha detto Alemanno - Il fatto di aver trovato una soluzione compatibile con le leggi per poterli riassorbire è veramente un grande orgoglio e i loro applausi sono stati un bel segnale».

Uffici giudiziari paralizzati dallo sciopero del personale
E dopo gli avvocati tocca al personale degli uffici giudiziari di Pescara, Penne e San Valentino incrociare le braccia, in adesione allo sciopero nazionale a sostegno della vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall'amministrazione con una minoranza delle organizzazioni sindacali

Pescara - A Pescara l'adesione alla giornata di mobilitazione, indetta da Cgil funzione pubblica, Uil pubblica amministrazione, Flp, RdB Cub, e' stata del 98%. I lavoratori, che hanno protestato davanti all'ingresso del tribunale pescarese, ritengono «mortificante la situazione in cui versa il personale amministrativo giudiziario». Ivana Giardino, della delegazione nazionale Cgil giustizia, ha detto che con «l'accordo sul Contratto nazionale integrativo siglato dall'amministrazione e da due sigle sindacali non rappresenta la maggioranza dei lavoratori. Si è inteso sancire definitivamente il progressivo smantellamento del sistema giudiziario, riportando un'organizzazione del lavoro obsoleta e in evidente contrasto con l'efficientismo e l'interfungibilita». I lavoratori del tribunale di Pescara lamentano decenni di mancata riqualificazione, pesantissime carenze di organico, indifferenza da parte dei ministri. Inoltre hanno detto che il Palazzo di Giustiza è gravemente carente sotto il profilo della sicurezza, della manutenzione ed igiene.

No ai tagli, in piazza i lavoratori del settore giustizia
Presidio davanti al Tribunale per una riforma reale del comparto e contro il nuovo contratto

CAMPOBASSO - In piazza per chiedere l'attuazione di una riforma vera del sistema giudiziario e manifestare contro il nuovo contratto collettivo del settore, che secondo Fp Cgil, Uil Pa, Flp e RdB, le sigle sindacali che hanno indetto la protesta, prevede il demansionamento e la perdita di professionalità per la generalità dei lavoratori del comparto. Con queste motivazioni i dipendenti del settore giustizia hanno scioperato ieri mattina, a Campobasso come in molte altre città italiane. Nel capoluogo regionale i lavoratori hanno manifestato sotto la piogga, davanti alla sede del Tribunale di piazza Municipio, dove dalle 10 alle 12 hanno tenuto un presidio, finalizzato ad informare la cittadinanza sulla vertenza, «contro la mancata riqualificazione del settore, contro il nuovo ordinamento professionale e il nuovo contratto collettivo nazionale integrativo, siglato dall'Amministrazione della Giustizia con una minoranza delle organizzazioni sindacali di categoria». «Nessuna riforma - ha sintetizzato per il sindacato Guglielmo Di Lembo - è possibile senza la valorizzazione del personale, senza nuove assunzioni, senza investimenti adeguati per ottenere la modernizzazione, l'efficacia e la funzionalità del sistema». Al contrario, ha aggiunto il segretario della Funzione pubblica della Cgil, negli ultimi anni sono stati operati tagli alle risorse umane ed economiche del Ministero della Giustizia, «mentre la mancata valorizzazione delle figure che da anni lavorano negli uffici giudiziari, la mancanza di mezzi indispensabili per un buon andamento del lavoro, sono tutti elementi che marciano nella direzione opposta a ciò che viene propagandato con la politica del processo breve». La protesta di ieri si è conclusa con la richiesta, indirizzata sempre al Ministero, di riaprire le trattative sul contratto nazionale di lavoro e avviare «un serio progetto di riforma che attraverso una politica di investimenti concreti assicuri la modernizzazione, l'efficacia e la funzionalità del sistema».(Ca.Se.)


6 febbraio 2010 - Il Messaggero

Roma. Il sindaco, Gianni Alemanno, e le Organizzazioni sindacali Rdb...

Roma - Il sindaco, Gianni Alemanno, e le Organizzazioni sindacali Rdb-Cub, Sinav Cisal, Ugl Sicurezza civile e Sdl Intercategorial, hanno siglato, un protocollo di intesa per la mobilità dei circa 300 lavoratori appartenenti all’Associazione nazionale Combattenti e Reduci ex Istituto di Vigilanza dell’Urbe. Il protocollo, che segue un accordo già siglato fra i sindacati, Comune, Provincia e Regione, fa seguito alla mozione approvata all’unanimità in consiglio comunale e che dà mandato al sindaco di occuparsi di questa vicenda. I sindacati hanno espresso il loro ringraziamento per il lungo lavoro di concertazione che ha visto in prima fila il sindaco Alemanno e l’assessore alle Attività produttive, Bordoni.


6 febbraio 2010 - Il Padova

L'iniziativa. Il 1° marzo anche a Padova la manifestazione nazionale antirazzista
Migranti, migliaia in corteo «Sciopero per un giorno»
Un presidio in piazza Antenore e dalle 17 una marcia attraverso le strade del centro storico
di Silvia Fabbi

Padova - Ventiquattr'ore di passione per cooperative della logistica, imprese di pulizie, istituti scolastici ma anche esercizi commerciali in genere. Il prossimo 1 marzo anche Padova parteciperà allo sciopero nazionale dei lavoratori stranieri ma non solo. In migliaia, italiani e immigrati, si daranno appuntamento davanti alla Prefettura in piazza Antenore. Obiettivo: «Far vedere con un'azione concreta il peso nostro e in generale quello di tutti i precari nella società italiana, che senza l'apporto di tutti è destinata a bloccarsi» spiega Barack, lavoratore della logistica e sindacalista Adl Cobas. Proprio la condizione di precarietà porterà molti stranieri a non poter scioperare, per timore di ritorsioni da parte del datore di lavoro. «Ma tutti troveranno il modo di far sentire la propria voce» spiega Nicola Grigion di Adl Cobas, tra i promotori della manifestazione. Così le madri di studenti stranieri non manderanno i propri figli a scuola, lo sciopero dei consumi sarà generalizzato, i negozi di alimentari, i phone center e gli etnici in genere terranno aperto ad oltranza per invitare il maggior numero di cittadini italiani a entrarvi e conoscerli, i venditori ambulanti senegalesi usciranno "allo scoperto" davanti alla Prefettura, «finalmente senza timore di essere seguiti e identificati dalla polizia» spiega Luca Bertolino di Razzismo Stop. «La protesta non vuole essere uno "sciopero etnico" perchè a fare le spese della crisi economica siamo tutti noi precari e non solo gli stranieri, che spesso ci ostiniamo a chiamare stranieri dal colore della pelle ma che il più delle volte vivono in Italia da 10, 20 anni o addirittura ci sono nati» spiega Nicola Grigion. L'appuntamento del primo marzo inizierà la mattina con un presidio davanti alla Prefettura. Verso le 15 una delegazione incontrerà il prefetto o un suo rappresentante, mentre per le 17 è previsto un corteo che potrebbe partire da piazza Antenore e snodarsi per tutte le principali strade cittadine del centro storico.

La richiesta
"In arrivo mille sfratti, moratoria per il 2010"

Padova - Una moratoria degli sfratti per il 2010, almeno dino alla fine della crisi economica. La chiederanno i migranti e la Rete anti-sfratto di Padova al prefetto Ennio Mario Sodano. La richiesta è stata protocollata nei giorni scorsi. «Chiediamo al rappresentante del governo di risponderci proprio il 1 marzo, nell'incontro che avremo con lui in prefettura» spiega Nicola Grigion di Adl Cobas. Nel giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario dalla Procura è emerso un dato allarmante: per il 2010 sono 350 le procedure di sfratto in programma. A queste i sommano almeno altrettante procedure in corso dagli anni precedenti o in sospeso. «A fare le spese della crisi economica non sono solo gli stranieri ma tutti i precari, per questo chiediamo una sospensione degli sfratti» spiega Grigion.


6 febbraio 2010 - Il Tirreno

Il tribunale senza carta igienica
I sindacati di Massa: i lavoratori si riforniscono a casa

MASSA - Nel tribunale di Massa manca il materiale di cancelleria e il personale si porta da casa le risme per le fotocopie, le penne e la carta igienica. Lo denunciano i sindacati in occasione dello sciopero dei lavoratori giudiziari.
Allo sciopero hanno aderito 32 lavoratori del tribunale su 39.
A Massa, al centro delle rivendicazioni della protesta di ieri (che sono poi quelle di tantissime altre città coinvolte nell’agitazione), non c’era solo la questione della riqualificazione del personale, ma anche la richiesta di misure rivolte a rimpinguare l’organico e a dotare il tribunale di risorse finanziarie adeguate per fornire ai cittadini una giustizia rapida.
Secondo la Fp-Cgil, ha una carenza di oltre il 30% del personale e sono in corso, inoltre, numerosi pensionamenti a cui non corrispondono ricambi. «Grande soddisfazione per Cgil Funzione pubblica e le altre organizzazioni sindacali (Uil-Flp e Rdb) per l’adesione allo sciopero odierno dei giudiziari.
Al Tribunale di Massa l’adesione è stata del 79,49 % dei lavoratori. «Anche a livello nazionale lo sciopero ha avuto ampie adesioni - scrive la Cgil -. Di ciò la Cisl e l’Unsa Sag, nel rispetto della democrazia di mandato, devono tener conto mediante la disdetta della firma apposta a un contratto integrativo di lavoro che di fatto delude le aspettative di migliaia di lavoratori che aspettavano un contratto che finalmente desse giustizia alle legittime aspettative deluse negli ultimi 8 anni».
E aggiunge il sindacato: «Ricordiamo infatti che nel panorama nazionale solo i lavoratori facenti capo all’organizzazione giudiziaria non hanno potuto accedere ai percorsi di riqualificazione stabili dalle norme del contratto collettivo del Comparto ministeri. È solo con un personale a cui l’amministrazione giudiziaria riconosca i sacrosanti diritti che si possono creare le condizioni per un migliore funzionamento della giustizia».
La protesta ha coinvolto anche il capoluogo regionale. A Firenze alcune decine di lavoratori amministrativi del settore giustizia hanno partecipato, in mattinata, al corteo organizzato nelle strade del centro da Cgil, Uil e rappresentanze sindacali.
La manifestazione fiorentina ha fatto tappe di fronte alle sedi della prefettura e del consiglio regionale, dove una delegazione di rappresentanti sindacali è stata ricevuta prima dal responsabile dell’ufficio di gabinetto della prefettura e poi dal presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini.
Il corteo si è concluso di fronte alla sede della corte d’appello, dove la delegazione dei lavoratori ha avuto un incontro con i dirigenti amministrativi della struttura.


6 febbraio 2010 - La Nazione

MASSA. CARENZA del personale di oltre il 30%...
di MANUELA D'ANGELO

MASSA - CARENZA del personale di oltre il 30%, numerosi pensionamenti che con molta probabilità non verranno sostituiti e dipendenti costretti a portarsi da casa anche la carta igienica. È questa la situazione in cui si trova il Tribunale di Massa, i cui dipendenti ieri hanno incrociato le braccia per l'intera giornata, aderendo allo sciopero proclamato dai sindacati di categoria contro le carenze di personale e per il rinnovo del contratto. I DATI ufficiali arrivano dai settori funzione pubblica di Cgil, Uil e Rdb, che sprimono anche grande soddisfazione per l'adesione alla giornata di protesta che ha coinvolto, spiegano, il 79,49% dei lavoratori. In particolare, lo sciopero degli operatori giudiziari all'interno del Tribunale di Massa ha visto partecipare 32 lavoratori su 39. Al centro delle rivendicazioni dei sindacati non c'era solo la questione della carenza e della riqualificazione del personale, ma anche la richiesta di misure rivolte a rimpinguare l'organico e a dotare gli uffici del Tribunale della nostra città di risorse finanziarie adeguate, per fornire ai cittadini una giustizia che possa essere rapida. PER QUANTO riguarda il contratto integrativo di lavoro «di fatto delude le aspettative di migliaia di lavoratori sostengono le organizzazioni sindacali di categoria , che aspettavano un contratto che desse giustizia alle legittime aspettative deluse negli ultimi 8 anni». Attenzione anche per le scarsissime risorse finanziarie: «I dipendenti sono costretti a portarsi da casa il materiale di cancelleria; le risme di carta per fare le fotocopie e anche la carta igienica ha concluso Salvatore Cantone della segreteria della funzione Pubblica Cgil di Massa Carrara uno scandalo che non può continuare».

ASSEMBLEA «CALDA» DEI TECNICI-AMMINISTRATIVI
«Mobilità, sì allo sciopero bianco»
Annuncio dei sindacati che fanno irruzione in cda per leggere un documento
di LAURA VALDESI

Siena - «NON pagheremo per tutti essendo stati esecutori di decisioni assunte da chi oggi sostiene che siamo troppi. La crisi non è colpa nostra». Parole capaci di scatenare un applauso convinto (non accadeva da tempo) all'assemblea dei tecnici-amministrativi dell'Università. Che al mattino hanno dato mandato ai sindacati riuniti con circa 200 persone nell'aula magna di effettuare un blitz in cda per portare le loro ragioni. E annunciare, com'è poi stato fatto, l'intenzione di indire uno sciopero bianco (svolgendo pedissequamente le mansioni), una volta proclamato lo stato di agitazione. Il clima si scalda all'Ateneo, finalmente molti hanno capito che il posto è a rischio. E che se mobilità deve essere, andrà regolamentata nei criteri con i sindacati. E' questo che hanno detto al cda, forzando la mano per entrare (il blitz alle 15,30) quando la seduta era iniziata da una decina di minuti. «Bussiamo e poi entriamo», la parola d'ordine. Ma quando si presentano e chiedono di leggere un documento l'accoglienza è gelida. Si sente da fuori che la professoressa Maria Muscettola si arrabbia: «Così non va, questo è un consiglio extra... tutto!», sembra di capire. Interviene allora Mariano Bianca, l'ultimo ingresso nell'organo di governo, per consigliare una breve consultazione. «Poi vi richiamiamo», dice ai sindacalisti che infatti escono. L'attesa è breve. Due minuti dopo esce il rettore Silvano Focardi, li invita a illustrare la mozione. «Però premette non la discutiamo». Cala il silenzio. A scandire le ragioni di Rsu, Cisal, Cisapuni, Cisl-Università, Flc-Cgil, Rdb, Ugl e Uil è la voce da presentatrice tivvù di Eleonora Scricciolo. UNA PAGINA dove si chiede «che gli interventi da adottare ricadano sul personale tutto, sia docente che tecnico-amministrativo. C'è chi riesce ad essere equanime con tutto il personale. Noi non possiamo. Non c'è ingiustizia peggiore, né peggiore ipocrisia che fare parti uguali fra diseguali». Patti chiari: ogni novità (leggi le procedure di mobilità in primis) vanno portate avanti attraverso il confronto con le sigle. A partire dal piano di risanamento e dalle manovre che comporterà, fermo restando che chi non ha competenza (ossia il Senato il quale non ha voce sulle politiche del personale) si astenga da intromissioni. Guai a commissioni dove si parla dei tecnici-amministrativi senza consultare i sindacati. Va considerato anche chi lavora nelle sedi distaccate ma, soprattutto, «la mobilità esterna non può prescindere da quella interna, come dalla riorganizzazione dei servizi e dai reali costi-risparmi e vantaggi-svantaggi che ogni misura sul personale provocherà sull'intera gestione delle attività di Ateneo». Non vola una mosca in cda quando Scricciolo denuncia l'efficacia di interventi legati al Piano di risanamento (prepensionamento docenti e mancato ok del ministero al finanziamento della Banca Mps che oggi tramonta definitivamente) e la mancata proroga di contratti di lavoro per i tecnici-amministrativi. Nel j'accuse anche l'incertezza «sul presente della Certosa di Pontignano e sul suo possibile futuro fra vendita e riqualificazione a struttura alberghiera con cogestione di enti esterni». FORSE ORA il cda ascolterà i tecnici. «Siamo in periodo di campagna elettorale era emerso in assemblea , nessuno dirà quanto e come intende tagliare. Ma fra sei mesi vedrete che scatteranno i primi provvedimenti». Una chiamata alle armi, quella dei sindacati. «Pensiamo commentavano i dipendenti che qualcuno abbia pronto e chiuso in un cassetto il piano di mobilità». «Nessuno può licenziarci se aderiremo allo sciopero conclude una donna , dobbiamo farci sentire e non avere paura. Scommette che se ci fosse stato il pericolo di non avere lo stipendio saremmo stati centinaia?» Manca unità d'intenti, c'è scollamento. Lo spettro della mobilità cementerà la protesta. Questione di tempo.


6 febbraio 2010 - Il Mattino di Padova

IL 1º MARZO
Gli stranieri si preparano allo sciopero

Padova - Una moratoria immediata per sospendere gli sfratti esecutivi nella provincia di Padova, con tanto di firma del prefetto. Questo l’obiettivo principale dello «sciopero degli immigrati», previsto per il 1º marzo. Anche in città gli organizzatori puntano a ricordare, se ce ne fosse bisogno, l’importanza del lavoro svolto da chi è ospite nel nostro Paese. Ma non solo: «Molto spesso si definiscono come "stranieri" anche persone che hanno ormai la cittadinanza italiana, o che sono qua da molti anni», spiega Nicola Grigion di Adl Cobas. Fulcro della manifestazione padovana («alla quale sono invitati anche tutti i precari, non solo gli stranieri») sarà piazza Antenore. Il clou della giornata è previsto attorno alle 17, con il presidio che sfocerà probabilmente in un corteo per le vie cittadine.
Il problema degli sfratti in provincia sta assumendo proporzioni enormi: «Sono un migliaio quelli in arrivo, di questi 350 si stanno discutendo nelle aule di tribunale», ricorda Grigion. Che assieme all’associazione «Razzismo stop» ha creato una rete anti-sfratti che sarà in azione martedì prossimo a Brugine, venerdì ad Albignasego e in altre tre occasioni a Padova.
Sempre in piazza Antenore ci sarà l’invasione pacifica dei venditori ambulanti, che «distribuiranno le loro merci per una volta senza paura, a viso aperto», come ricorda Luca Bertolino di Razzismo stop. Ma non si tratterà solo di un’astensione dal lavoro, che colpirebbe soprattutto alcune aziende di corrieri come Tnt, Bartolini e Dhl, ma anche di uno «sciopero alla rovescia» effettuato dai venditori dei negozi etnici. Che terranno aperto anche più dell’orario normale, invitando i residenti a far compere, o solo una visita, alla propria bottega. «I negozi in questione esporranno un cartello giallo, ampiamente visibile, per dimostrare il loro appoggio all’iniziativa del primo marzo», conclude Bertolino.(e.a.)


6 febbraio 2010 - Caserta news

Amministrazione comunale incontra i lavoratori della RDB

Bellona - Si è svolta ieri nella Sala Consiliare del Comune di Bellona una riunione tra i lavoratori della RDB di Bellona e l'Amministrazione, stabilita a seguito dello sciopero tenutosi giovedì 4 febbraio, che ha visto la presenza diretta del Sindaco Giancarlo Della Cioppa. Lo sciopero è stato indetto dai lavoratori per porre all'attenzione delle Istituzioni la difficile situazione in cui versa l'azienda che potrebbe essere costretta al licenziamento dei dipendenti, anche di quelli con contratto a tempo indeterminato, e nel caso più estremo essere addirittura costretta alla chiusura. All'incontro di oggi, alla presenza dei sindacati (CGIL di Caserta), il sindaco Della Cioppa ha espresso la sua vicinanza ai lavoratori e ha affermato: "L'Ente si assume l'impegno concreto di essere parte attiva in questa lotta che riguarda l'intera città perchè ha risvolti e conseguenze sull'occupazione e l'economia del paese". Dopo l'intervento del primo cittadino, a prendere la parola è stato un rappresentante dei lavoratori RSU Fiorello Iadicicco che ha esposto l'iter della vicenda e la situazione attuale dell'azienda "Non abbiamo coinvolto prima le Istituzioni – queste le sue parole - perchè l'opportunità di poter beneficiare almeno della cassa integrazione ci lasciava relativamente tranquilli, ma per un problema di esubero, ci troviamo ora a non avere neanche diritto ad essa. Si parla di crisi aziendale, ma in realtà ciò che va fatto è ripartire il lavoro tra i quattro stabilimenti presenti sul territorio, senza dover necessariamente penalizzare la RDB di Bellona". Come rappresentanti sindacali erano presenti anche Giovanni De Luca e Roberto Russo. L'unica certezza dunque è quella di scongiurare una chiusura che vedrebbe tante famiglie catapultate in una difficile situazione. A pianificare le prossime azioni è stato Della Cioppa che ha stabilito già un prossimo incontro con i lavoratori per stabilire la strada da intraprendere quando il 17 febbraio si svolgerà un incontro con i responsabili dell'azienda. "I sindacati devono operare da collante tra lavoratori e amministrazione così che si possa operare in un'ottica comune e si attivi una filiera che conduca alla risoluzione del problema". – queste le parole del sindaco. Ora non resta che attendere i prossimi sviluppi della vicenda fermo restando quanto dichiarato dal sindaco che "se l'incontro del 17 febbraio non dovesse portare risultati positivi, la questione verrà posta all'attenzione della Regione Campania".


5 febbraio 2010 - Agi

GIUSTIZIA: IN PIAZZA IL PERSONALE AMMINISTRATIVO

(AGI) - Roma, 5 feb. - Una delegazione dei manifestanti del personale amministrativo della giustizia e' stato ricevuto poco fa dal capo dipartimento dell'organizzazione giudiziaria Luigi Birritteri. "Attendiamo - ha detto Antonino Nasone, segretario generale della Uil-Giustizia - una riqualificazione del personale giudiziario che da circa 25 anni non ha una progressione in carriera. Siamo gli unici in tutto il pubblico impiego a non essere stati riqualificati. Entro il prossimo dicembre andranno in pensione altre 1.500 persone e chiediamo per questo l'assunzione immediata di almeno 3mila nuove unita'. Mentre continuano a tagliare organici e risorse finanziarie abbiamo un carico di lavoro che negli ultimi 5 anni si e' quintuplicato". "Il ministero - ha detto Pino Todisco della Direzione Nazionale delle Rappresentanze Sindacali di Base - con un patto siglato con sole due sigle sindacali ha fatto un ritorno al passato ed ha riciclato una figura professionale vecchia di oltre 20 anni. Si parla tanto di processo telematico ma abbiamo solo 433 informatici su oltre mille uffici giudiziari. Abbiamo edifici fatiscenti e attrezzature obsolete".

GIUSTIZIA: A PESCARA HA SCIOPERATO 98% DIPENDENTI

(AGI) - Pescara, 5 feb. - Anche il personale degli uffici giudiziari di Pescara, Penne e San Valentino, ha aderito allo sciopero nazionale a sostegno 'della vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall'amministrazione con una minoranza delle organizzazioni sindacali.
A Pescara l'adesione alla giornata di mobilitazione, indetta da Cgil funzione pubblica, Uil pubblica amministrazione, Flp, RdB Cub, e' stata del 98 per cento.
I lavoratori, che hanno protestato davanti all'ingresso del tribunale pescarese , ritengono «mortificante la situazione in cui versa il personale amministrativo giudiziario».
Ivana Giardino, della delegazione nazionae Cgil giustizia, ha detto che con «l'accordo sul Contratto nazionale integrativo siglato dall'amministrazione e da due sigle sindacali non rappresentanti la maggioranza dei lavoratori. Si e' inteso sancire definitivamente il progressivo smantellamento del sistema giudiziario, riportando - ha sottolineato - un'organizzazione del lavoro obsoleta e in evidente contrasto con l'efficientismo e l'interfungibilità».
Per la rappresentante sindacale si «torna indietro di 20 anni, si demansiona il personale e si creano ulteriori difficoltà per l'attività giudiziaria».
I lavoratori del tribunale di Pescara lamentano «decenni di mancata riqualificazione, pesantissime carenze di organico, indifferenza da parte dei ministri. Inoltre hanno detto che il Palazzo di Giustiza di Pescara e' gravemente carente sotto il profilo della sicurezza, della manutenzione ed igiene».

GIUSTIZIA: ANM ROMA, SOLIDARIETA' A SCIOPERO AMMINISTRATIVI

(AGI) - Roma, 4 feb - La "piena e convinta solidarieta' a tutto il personale amministrativo" in occasione dello sciopero del personale Giustizia proclamato per domani e' stato espressa a nome della giunta Anm di Roma dal suo presidente Marco Mancinetti. Esprime solidarieta' "alle migliaia di uomini e donne che lavorano negli uffici giudiziari del Lazio, costretti a fronteggiare carichi di lavoro divenuti non piu' sopportabili, con carenze e vuoti di organico in continuo aumento, nell'auspicio che vengano accolte le istanze, non piu' differibili, di nuove assunzioni e di valorizzazione e riqualificazione del personale".


5 febbraio 2010 - Asca

LAZIO: PRECARI SANITA' MANIFESTANO DAVANTI GIUNTA. UDC, RIPENSARE SSR

(ASCA) - Roma, 5 feb - Lavoratori esternalizzati della sanita' laziale appartenenti ai sindacati Rdb-Cub si sono riuniti questa mattina a Roma, davanti alla giunta regionale, per la stabilizzazione del loro posto di lavoro. ''Riprogettare l'organizzazione sanitaria esistente e ripensare il Sistema Sanitario Regionale e' un'operazione necessaria da attuare in tempi brevi ha commentato il Segretario Regionale dell'Udc, Luciano Ciocchetti - Il sistema inteso nella duplice logica di servizi ospedalieri ed extraospedalieri, non funziona anche a causa di un retaggio culturale della politica che ha sempre inteso la sanita' come servizio ospedaliero. In questo modo, i servizi extraospedalieri si sono configurati come un insieme frammentato''. Una protesta ''sacrosanta'', e' stata invece definita da Ivano Peduzzi, portavoce alla Pisana della Federazione della Sinistra (Prc, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro e solidarieta'). ''Lo stop al processo di stabilizzazione voluto con il piano di rientro - afferma Peduzzi - e' una nefandezza che si aggiunge al colpevole ritardo di questi anni. Dopo tante promesse e impegni ampiamente disattesi dal governo come dall'amministrazione regionale, troppo intenta a inseguire logiche affaristiche, non resta che la mobilitazione per ottenere la modifica del decreto commissariale. Noi continueremo a fianco dei lavoratori la lotta per la stabilizzazione, che ci ha visto impegnati in Consiglio fin dall'inizio della legislatura''. ''A fronte dell'immobilismo della Regione - conclude l'esponente della Federazione di Sinistra - nei confronti del precariato, siamo indignati per operazioni clientelari e discriminatorie che stanno praticando in Giunta a poche settimane dal voto''.


5 febbraio 2010 - Adnkronos

Sanità: 5 precari sul tetto, protesta davanti a sede Giunta Lazio

Roma, 5 feb. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Protesta a Roma degli operatori precari ed esternalizzati della sanita' laziale. Uniti e compatti nel rivendicare il diritto di vedere stabilizzato il loro posto di lavoro, si sono dati appuntamento davanti al palazzo sede della Giunta. "Siamo circa 300, malgrado le pesanti precettazioni effettuate dalle aziende sanitarie. Un gruppetto di 5 lavoratori e' anche salito sul tetto del palazzo. C'e' stato anche qualche momento di tensione con le forze dell'ordine. Tra poco, comunque, dovremmo essere ricevuti dal vicepresidente della Regione, Esterino Montino, e dall'assessore al Lavoro, Alessandra Tibaldi. Ma al momento non c'e' ancora nulla di ufficiale". A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE e' Maria Teresa Pascucci, della Federazione Rdb-Cub del Lazio, sindacato che ha organizzato il presidio. Nel mirino il decreto inserito nel nuovo Piano di rientro dal deficit messo a punto dal commissario della sanita' laziale, Elio Guzzanti, che a detta loro "blocca di fatto il processo di stabilizzazione avviato la scorsa estate. "Guzzanti - afferma la Pascucci - ci ha fatto sapere che e' disponibile ad incontrarci la prossima settimana. Nell'incontro con Montino e Tibaldi si dovrebbe stabilire il giorno esatto. Ma ancora - conclude - non c'e' ancora nulla di ufficiale. Piu' tardi ne sapremo di piu'".

Roma: Comune, firmato protocollo intesa per mobilità istituto vigilanza urbe

Roma, 5 feb. - (Adnkronos) - Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e le Organizzazioni sindacali Rdb-Cub, Sinav Cisal, Ugl Sicurezza civile e Sdl Intercategorial, hanno siglato, questa mattina, un protocollo di intesa per la mobilita' dei circa 300 lavoratori appartenenti all'Associazione nazionale Combattenti e Reduci ex Istituto di Vigilanza dell'Urbe. Il protocollo, che segue un accordo gia' siglato fra i sindacati e Comune, Provincia e Regione, fa seguito alla mozione approvata all'unanimita' ieri pomeriggio in Consiglio Comunale e che da' mandato al sindaco di occuparsi di questa vicenda. Nel testo si legge che il Comune di Roma si impegna a "porre in essere un percorso di recupero delle professionalita' dei dipendenti dell'Ancr che non si sono opposti al licenziamento, accettando la collocazione in mobilita', presso aziende collegate e/o partecipate del Comune di Roma, laddove si verifichi la necessita' di assunzione di figure professionali riconducibili alla categoria professionale di Guardia Giurata (mansioni di vigilanza/sicurezza/compiti ispettivi) compatibilmente con le previsioni dei rispettivi piani occupazionali e nel rispetto della normativa vigente". I sindacati hanno espresso il loro ringraziamento per il lungo lavoro di concertazione che ha visto in prima fila il sindaco Alemanno e l'assessore alle Attivita' produttive, Davide Bordoni. Al momento dell'annuncio dell'avvenuta firma del Protocollo, le famiglie dei lavoratori hanno festeggiato il Sindaco con una ovazione.


5 febbraio 2010 - Ansa

GIUSTIZIA: SCIOPERO AMMINISTRATIVI; CGIL, ADESIONE ALTISSIMA
PROTESTA PER CHIEDERE PIU' RISORSE E MIGLIORI CONDIZIONI LAVORO

(ANSA) - ROMA, 5 FEB - E' stata "altissima" l'adesione dei lavoratori giudiziari allo sciopero indetto da FPCGIL, UIL-PA, RdB e FLP per reclamare risorse ed investimenti adeguati a una giustizia rapida ed efficiente e condizioni di lavoro migliori; Una protesta con la quale il personale chiede anche la riapertura della trattativa sul contratto integrativo, con il ritiro dell'accordo sottoscritto solo da una parte dei sindacati. A sottolineare la riuscita dell'astensione dal lavoro é il segretario nazionale FPCGIL Antonio Crispi. In particolare a Milano- secondo il sindacato- metà degli uffici sono rimasti chiusi; a Genova, Torino e Roma c'é stata un'adesione dell'80%, a Palermo del 70%, a Napoli del 60%, in Toscana del 75%, a Foggia dell'83% , a Pescara del 90%, a del Trento 70%,a Bari 60%.Chiusi anche gli uffici della Procura e del Tribunale di Bergamo e Padova. In tutta Italia, davanti a uffici giudiziari e prefetture e nelle piazze i lavoratori hanno manifestato "numerosi anche con l'adesione di associazioni di cittadini", fa sapere ancora Crispi, secondo il quale "la riuscita dello sciopero dimostra che le organizzazioni sindacali che hanno firmato l'Accordo sul Contratto Integrativo, che "sancisce un Ordinamento professionale che dequalifica il personale e peggiora il servizio, non rappresentano la volontà dei lavoratori". Di qui la richiesta all'Amministrazione della giustizia di ritirare l'accordo e "riaprire la trattativa a partire dalla proposta delle organizzazioni sindacali che hanno indetto lo sciopero, e che i lavoratori hanno dimostrato di sostenere con lo sciopero della giornata di oggi". Al governo il sindacato chiede inoltre di "reperire le risorse già richieste nel DPEF 2010/13 per una vera riqualificazione del personale e 3000 nuove assunzioni", anche perché "se si vuole fare una riforma che garantisca un'accelerazione dei processi ci vuole un progetto di modernizzazione e investimenti adeguati per il personale. Di uno "sciopero giusto per i lavoratori e necessario per il Paese parla Carlo Podda, segretario Generale FP CGIL Nazionale, che dice: "gli italiani hanno capito che tra 'processo breve' e "legittimo impedimento" si sta giocando una partita d'azzardo sulla pelle della povera gente per garantire pochi potenti". E invita il governo "a fare marcia indietro, perché in questo settore nessuna riforma è possibile senza investimenti per il personale e per l'ammodernamento".


5 febbraio 2010 - Radio Città Aperta

Roma: oggi in piazza con le RdB precari della Sanità,
Lsu, Lpu e lavoratori della Giustizia
di Marco Santopadre

Roma - Oggi a Roma hanno protestato gli operatori precari ed esternalizzati della Sanità del Lazio. Uniti e compatti nel rivendicare il diritto di vedere stabilizzato il loro posto di lavoro, si sono dati appuntamento davanti al palazzo sede della Giunta Regionale in Via Rosa Raimondi Garibaldi a partire dalle 10 del mattino. "Siamo circa 300, malgrado le pesanti precettazioni e le intimidazioni effettuate dalle diverse aziende sanitarie. Un gruppo di 5 lavoratori è anche salito sul tetto del palazzo per protestare contro il rifiuto di riceverci da parte degli esponenti della Giunta, mentre un altro gruppo di lavoratori e lavoratrici ha bloccato il traffico" ha raccontato ai microfoni di Radio Città Aperta Maurizio Fusà, delegato delle RdB. Nel mirino della manifestazione e dello sciopero il decreto inserito nel nuovo Piano di rientro dal deficit messo a punto dal commissario della Sanità laziale, Elio Guzzanti, che a detta del sindacato di base "blocca di fatto il processo di stabilizzazione avviato la scorsa estate". Nelle interviste realizzate da Mila Pernice per Radio Città Aperta a numerose lavoratrici che stavano protestando sotto il palazzo della giunta regionale sono emerse denunce sulle assurde condizioni di precarietà e ricattabilità alle quali sono costretti migliaia di lavoratori della Sanità in una regione in cui le aziende sanitarie ed i manager intascano un fiume di denaro pubblico. Denaro che non va certo ai lavoratori, molti dei quali nonostante i turni massacranti percepiscono salari da fame, poco sopra gli 800 euro al mese.
Sotto al palazzo della Regione Lazio a manifestare questa mattina c’erano anche i Lavoratori Socialmente Utili e i Lavoratori di Pubblica Utilità che hanno scioperato anche in questo caso rispondendo all’appello delle RdB a livello nazionale. Un’agitazione indetta per chiedere un intervento immediato del Governo per la regolarizzazione dei Lsu/Lpu presso gli enti locali che li utilizzano, attraverso l’assunzione con risorse statali, con riconoscimento dell’anzianità di servizio e dei contributi utili per la pensione. Spiega il sindacato: "Transitati dalla cassa integrazione e dalla mobilità nei progetti di pubblica utilità, migliaia di Lsu/Lpu sono presenti da circa 15 anni negli Enti locali dove svolgono le funzioni proprie degli enti: dalla raccolta dei rifiuti a mansioni amministrative; dall’assistenza agli anziani al funzionamento delle mense e dell’assistenza scolastica; dai servizi socio-culturali fino al controllo del traffico. Il tutto senza un contratto di lavoro, senza ricevere contributi pensionistici, ed a fronte di un sussidio INPS molto al di sotto della soglia di povertà: 529,00 Euro per i Lsu e 400,00 per i Lpu". Secondo la RdB si tratta di una vera e propria condizione di sfruttamento nel Pubblico Impiego, che concretamente si traduce in lavoro nero legalizzato per lo Stato. La regolarizzazione della categoria è stata lasciata alla mercé degli Enti locali che, per assicurare gratuitamente i servizi e non potendo superare limiti di spesa imposti dal Governo per le stabilizzazioni, finiscono per condividere la linea del ‘tirare a sfruttare’. Per di più, nelle ultime settimane, oltre alla proposta governativa di utilizzare i carcerati gratuitamente in attività socialmente utili a basso costo, si sta nei fatti concretizzando una nuova ondata di Lsu, in barba alle dichiarazioni del Ministro Sacconi che aveva annunciato ‘mai più Lsu’: in alcune province del nord i cassintegrati sono già stati assegnati agli uffici della Giustizia per coprire carenza di personale amministrativo. La principale richiesta del sindacato di base è che tutti i lavoratori precari, Lsu e Lpu, vengano stabilizzati per iniziativa del Governo e con una adeguata copertura economica, cessando uno scaricabarile con gli enti locali che è durato anche troppo.
E a proposito delle intimidazioni subite dai lavoratori che oggi hanno deciso di scioperare con le RdB dall’Emilia Romagna si denuncia che in mattinata una delegata sindacale del sindacato di base, Valentina Delussu, che si trovava al lavoro nella sua postazione, è stata raggiunta dal suo caporeparto che le ha ordinato di seguirla in una stanza. Entrata nella stanza la delegata si è trovata da sola davanti a tre dirigenti del CUP: "alla nostra delegata sindacale è stato ordinato di ritirare immediatamente, dalla circolazione e dalle bacheche sindacali, l'appello che i lavoratori CUP hanno indirizzato al Presidente della Regione, Vasco Errani. Alle proteste della nostra delegata per i contenuti e le modalità di questa convocazione, i dirigenti CUP hanno minacciato di denunciarla penalmente per diffamazione. Per i dirigenti CUP sarebbe diffamante scrivere in premessa all'appello quanto segue: ‘in merito allo scandalo che ha coinvolto l'ex Sindaco di Bologna Delbono e Cup 2000’, questo perché non si può dire ciò che è ovvio a tutta la città. Dopo la ‘diffida’ di CGIL-CISL alle RdB, ora arriva la minaccia di querela del CUP: un clima inaccettabile, che fa a cazzotti con la tranquillità e la trasparenza paventata pubblicamente in questi giorni dal Direttore Moruzzi e dal Presidente Vandelli".
E sempre oggi in tutta Italia sono scesi in piazza migliaia i lavoratori della Giustizia scesi nelle tante manifestazioni che si sono svolte davanti alle Corti d'Appello in occasione dell'odierno sciopero nazionale che ha registrato un'adesione media del 75% bloccando l'attività dei tribunali e degli uffici giudiziari. L'agitazione, proclamata dalla RdB Pubblico Impiego insieme a Cgil FP, UILPA e FLP, è stata indetta per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, riqualificazione economica e professionale, e per protestare contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata dalla minoranza delle organizzazioni sindacali che oggi non hanno partecipato alla mobilitazione. "La grande partecipazione allo sciopero di oggi dimostra che i lavoratori giudiziari non sono più disposti a continuare ad operare in condizioni insostenibili e chiedono a gran voce di proseguire nella lotta", dichiara Pina Todisco, della direzione Nazionale RdB Pubblico Impiego che poi aggiunge: "Oggi sono scese in piazza con le RdB anche organizzazioni sindacali che per anni hanno praticato la concertazione, a dimostrazione che la strada da percorrere è quella del conflitto. La nostra lotta andrà avanti fino a che l'Amministrazione non si accorgerà che questo personale, altamente professionale e qualificato, non deve essere trattato come un popolo di invisibili e non ci possono essere riforme che non passino attraverso una riqualificazione di tutti i lavoratori della Giustizia. La giornata di oggi dimostra inoltre che i lavoratori rispediscono al mittente un contratto integrativo che rappresenta solo un ritorno al passato e che contraddice la necessità di un'amministrazione moderna, in grado di fornire un servizio di qualità ai cittadini. Per questo la battaglia proseguirà in tutti i posti di lavoro, con tutte le iniziative necessarie".


5 febbraio 2010 - Roma Notizie

SCIOPERO GIUSTIZIA: RDB, LA LOTTA PROSEGUIRA’ IN TUTTI I POSTI DI LAVORO

Sono migliaia i lavoratori della Giustizia scesi in piazza in tutta Italia nelle tante manifestazioni che si sono svolte davanti alle Corti d’Appello in occasione dell’odierno sciopero nazionale che, in base alle prime stime, ha registrato un’adesione media del 75% bloccando l’attività dei tribunali e degli uffici giudiziari. L’agitazione, proclamata dalla RdB Pubblico Impiego insieme a Cgil FPCGIL, UILPA e FLP, è stata indetta per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, riqualificazione economica e professionale, e per protestare contro l’ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata dalla minoranza delle organizzazioni sindacali. "La grande partecipazione allo sciopero di oggi dimostra che i lavoratori giudiziari non sono più disposti a continuare ad operare in condizioni insostenibili e chiedono a gran voce di proseguire nella lotta", dichiara Pina Todisco, della direzione Nazionale RdB Pubblico Impiego. Sottolinea Todisco: "Oggi sono scese in piazza con RdB anche organizzazioni sindacali che per anni hanno praticato la concertazione, a dimostrazione che la strada da percorrere è quella del conflitto. La nostra lotta andrà avanti fino a che l’Amministrazione non si accorgerà che questo personale, altamente professionale e qualificato, non deve essere trattato come un popolo di invisibili e non ci possono essere riforme che non passino attraverso una riqualificazione di tutti i lavoratori della Giustizia". "La giornata di oggi – prosegue Todisco – dimostra inoltre che i lavoratori rispediscono al mittente un contratto integrativo che rappresenta solo un ritorno al passato e che contraddice la necessità di un’amministrazione moderna, in grado di fornire un servizio di qualità ai cittadini. Per questo la battaglia proseguirà in tutti i posti di lavoro, con tutte le iniziative necessarie", conclude la dirigente RdB P.I.


5 febbraio 2010 - Il Messaggero.it

Regione Lazio, tensione tra polizia e lavoratori "esterni"della sanità
Una delegazione non è stata ricevuta e i manifestanti hanno cercato di avvicinarsi agli uffici ma sono stati bloccati

ROMA (5 febbraio) - Momenti di tensione tra manifestanti e polizia durante il sit-in Rdb-Cub dei lavoratori esternalizzati della sanità. I manifestanti, riuniti davanti all'ingresso della Regione, non sono stati ricevuti e hanno tentato di percorrere via Genocchi, dove sono stati bloccati dalle forze dell'ordine. Alcuni hanno tentato di scavalcare i cancelli. «Noi siamo esasperati - hanno spiegato i lavoratori - qui non ci riceve nessuno». Negli striscioni esposti in via Rosa Raimondi Garibaldi si legge "No agli sprechi e agli appalti illeciti", "assunzioni per tutti". «Nel Lazio ci sono 2 mila lavoratori esternalizzati nella sanità - spiega un rappresentate del sindacato Rdb, Maurizio Fusà - si tratta di ausiliari, centralinisti e portantini che campano con 700 euro al mese lavorando tutti i giorni, anche a Natale e capodanno. Questi lavoratori guadagnano sei euro all'ora rispetto ai 18-20 che le aziende pagano, il resto se lo intascano le cooperative». I manifestanti chiedono di essere internalizzati nelle Asl e nelle aziende sanitarie. «Questo era un processo che era partito al San Camillo, senza costi aggiuntivi per l'azienda - prosegue Fusà - ora ci sembra tutto bloccato e chiediamo risposte sia alla Regione che al commissario Guzzanti».


5 febbraio 2010 - Roma Uno

Vigilanza urbe, Campidoglio: firmato protocollo intesa mobilità

Roma - "Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e le Organizzazioni sindacali Rdb-Cub, Sinav Cisal, Ugl Sicurezza civile e Sdl Intercategoriale, hanno siglato, questa mattina, un protocollo di intesa per la mobilità dei circa 300 lavoratori appartenenti all'Associazione nazionale Combattenti e Reduci ex Istituto di Vigilanza dell'Urbe. Il protocollo - che segue un accordo già siglato fra i sindacati e Comune, Provincia e Regione - fa seguito alla mozione approvata all'unanimità ieri pomeriggio in Consiglio Comunale e che dà mandato al Sindaco di occuparsi di questa vicenda". Lo comunica il Campidoglio. "Nel testo - continua la nota - si legge che il Comune di Roma si impegna a 'porre in essere un percorso di recupero delle professionalità dei dipendenti dell'Ancr che non si sono opposti al licenziamento, accettando la collocazione in mobilità, presso aziende collegate e/o partecipate del Comune di Roma, laddove si verifichi la necessità di assunzione di figure professionali riconducibili alla categoria professionale di Guardia Giurata (mansioni di vigilanza/sicurezza/compiti ispettivi) compatibilmente con le previsioni dei rispettivi piani occupazionali e nel rispetto della normativa vigente'. I sindacati hanno espresso il loro ringraziamento per il lungo lavoro di concertazione che ha visto in prima fila il sindaco Alemanno e l'assessore alle Attività produttive, Davide Bordoni. Al momento dell'annuncio dell'avvenuta firma del Protocollo, le famiglie dei lavoratori hanno festeggiato il Sindaco con una ovazione".


5 febbraio 2010 - L'Eco di Bergamo.it

Tribunale, per lo sciopero saltate quasi tutte le udienze
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Bergamo - Tribunale «chiuso» per sciopero. La protesta dei lavoratori del Tribunale e della Procura, per lo sciopero proclamato a livello nazionale, ha fatto saltare praticamente tutte le udienze. I dipendenti, alcune decine di persone, si sono ritrovati all'esterno con le bandiere di Cgil, Uil, Rdb e Flb dalle 8,30 all'incirca alle 11. Agli avvocati e a tutti quelli che entravano sono stati consegnati volantini per spiegare le motivazioni dell'agitazione: la mancanza di risorse, il taglio del personale con il lavoro sempre in aumento, e poi il fatto che l'ultimo concorso per assumere risale al 1996 . E non ultima la questione degli stipendi: quello di un cancelliere arriva in media a 20 mila euro annui lordi. Così il personale amministrativo della Giustizia ha deciso di lanciare l'allarme, raccogliendo anche il sostegno dei magistrati. E così a Bergamo si è fermato tutto, tranne che per detenuti e atti in scadenza: l'adesione, secondo i sindacati, è stata all'incirca del 90 per cento. «Le riforme che il Governo sta discutendo in materia, sono inutili per risolvere i problemi della Giustizia – ha sostenuto nei giorni scorsi Giovanni Martina, per Fp-Cgil –. Bisogna invece mettere a disposizione risorse e strutture, e soprattutto personale». «Condivido tutto quanto state sostenendo – aveva aggiunto Adriano Galizzi, procuratore della Repubblica –. È chiaro che l'amministrazione della Giustizia si basa su due pilastri fondamentali: se ne manca uno crolla. E questi pilastri sono i magistrati e il personale». Vittorio Masia, presidente della locale sezione Anm, aveva portato la solidarietà dei magistrati: «Si tratta di individuare soluzioni e proposte concrete». Il presidente del Tribunale di Bergamo Ezio Siniscalchi: «Siamo sulla stessa barca, ed è una barca che va male». Secondo la Uil, come si legge in un comunicato stampa, «ha superato il 90%, al Tribunale e alla Procura di Bergamo, il livello delle adesioni allo sciopero nazionale indetto per la giornata di oggi dai sindacati di categoria di Uilpa Uil, Fp Cgil, Flp e Rdb. La quasi totalità dei cancellieri, del personale amministrativo e degli operatori del Palazzo di Giustizia ha quindi deciso di astenersi dal lavoro, provocando il conseguente rinvio di quasi tutte le udienze, a sostegno della vertenza che i sindacati stanno portando avanti per garantire un sistema della giustizia rapido ed efficiente, una valorizzazione e riqualificazione del personale e, soprattutto, nuove assunzioni. Soddisfatto il segretario provinciale della Uilpa di Bergamo, Livio Paris: "L'opinione pubblica – afferma – deve sapere che da ormai 15 anni non si programmano nuove assunzioni nel comparto della giustizia e da 20 anni non si parla di riqualificazione degli operatori, senza alcuna progressione di carriera. Il reddito annuo lordo di un cancelliere è di circa 20 mila euro". I sindacati, in sostanza, chiedono al Governo "di riaprire la trattativa sul nuovo ordinamento partendo dalla proposta unitaria già presentata. Questo – conclude Paris – chiedono i lavoratori nell'interesse anche dei cittadini, a cui bisogna dare risposte rapide e certe"».


5 febbraio 2010 - IVG Il Vostro Giornale

Sciopero giustizia, in Liguria adesione oltre il 70%:
Vesco assicura che scriverà al Governo
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Liguria. La manifestazione del personale dell’amministrazione giudiziaria ha avuto adesioni altissime in tutta la Liguria. Lo confermano le segreterie regionali di Fp Cgil, Uil Pa, Flp e Rdb che comunicano che lo sciopero ha avuto un altissimo gradimento con punte di adesione che hanno superato il 70%. Lo sciopero, indetto a livello nazionale, si protrarrà per l’intera giornata. A Genova i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e i lavoratori sono stati ricevuti prima dall’assessore regionale Enrico Vesco e poi dal Vice Capo di Gabinetto della Prefettura Flavia Anania. In entrambi gli incontri i manifestanti hanno illustrato le ragioni della protesta. L’assessore Vesco ha assicurato che un documento contenente le richieste sindacali, tra le quali la riapertura del tavolo di trattativa, saranno oggetto di un documento indirizzato al Governo. A fianco dei dipendenti è sceso il sostituto procuratore Francesco Pinto, presidente della sezione ligure della Associazione nazionale dei magistrati, esprimendo la solidarietà e l’appoggio da parte della magistratura, a sostegno dei bisogni dei lavoratori ma anche dei cittadini per il servizio di cui fruiscono ogni giorno. Prima della partenza del corteo, i lavoratori hanno depositato davanti all’ingresso del Palazzo di giustizia genovese uno striscione bianco con la scritta "Giustizia" in rosso.

Savona, sciopero lavoratori giudiziari: "Risorse scarse per dare servizi adeguati"

Savona - Nemmeno la pioggia, il vento e il freddo hanno fermato la protesta dei lavoratori giudiziari del Palazzo di Giustizia di Savona che, stamattina, hanno quindi aderito allo sciopero del comparto indetto a livello nazionale. Una manifestazione per dire no ai tagli al sistema della giustizia. Per far sentire la loro voce i lavoratori del tribunale savonese, così come molti altri colleghi italiani, hanno anche organizzato un presidio, iniziato alle 8 di questa mattina, che sarà portato avanti fino alle 11. "L'adesione a Savona è piuttosto alta e il numero degli scioperanti è rilevante. Per un bilancio preciso aspettiamo i dati definitivi ma per quello che abbiamo visto possiamo già dire che i numeri sono significativi" spiega Bruno Brignone della Cgil. Secondo le prime stime infatti sarebbero più del 90% dei dipendenti ad aver aderito alla manifestazione. Una protesta che il personale della giustizia porta avanti per chiedere che venga promossa la loro professionalità e che siano potenziati gli organici. "Questa volta si vedono unite diverse sigle sindacali e autonome: Cgil, Uil, Flp, Rdb Cub. E' una svolta, si potrebbe definire storica, ma è arrivata proprio perché si deve raggiungere un'obiettivo comune che è quello della partecipazione di tutti i lavoratori ad una battaglia giusta che ha lo scopo di tutelare non solo i nostri diritti ma anche i cittadini. Con l'ipotesi di accordo firmata solo da altre due sigle, Cisl e Unsa Sag, infatti vengono sottratte delle professionalità e questo danneggia il servizio" aggiunge Mariangela Modaffari della Cgil. "Il problema più grosso riguarda i tagli del personale, questa ostinata voglia di non assumere ci danneggia molto. Quello che viene detto in televisione non è vero, altro che riforma della Giustizia, se non ci danno i mezzi sarà difficile portare avanti un discorso sull'utenza, sul cittadino e sui servizi che già oggi non sono adeguati. Presumo che andremo sempre peggio se le cose non cambiano. Siamo stufi di essere usati e spremuti senza avere nulla in cambio. Con le risorse che abbiamo non siamo in grado di portare avanti un servizio per i cittadini" conclude Lorenza Munari della Rdb Cub.


5 febbraio 2010 - Siracusa news

Tribunale di Siracusa in "agitazione sindacale",
stamane lo sciopero degli Amministrativi
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Siracusa - CGIL,UIL, FLP e RdB sono le sigle sindacali che hanno mobilitato i lavoratori per una giornata di protesta contro "l’accordo taglia gambe" come si legge nel volantino distribuito all’ingresso della struttura giudiziaria. Un invito allo sciopero compatto ed alla costituzione di un Comitato dei lavoratori per "ripartire da capo, ricominciare a ragionare tra noi per rimuovere gli ostacoli normativi e comportamentali che ci rendono sempre di più la vita impossibile (pensione a 65 anni per le donne, malattia gestita come una colpa, FUA eliminato, organici sguarniti ecc. ecc.). E' necessario dare un nuovo vigore alla funzione sindacale perché ricominci ad essere al nostro servizio. E’ necessario unirsi per valutare ricorsi legale per recuperare i nostri diritti. E’ necessario ritrovare compattezza". "Lo sciopero degli amministrativi – ha dichiarato il Direttore di Cancelleria del Tribunale di Siracusa, Renato Mangiafico - è stato uno sciopero sentito. Sono più di dieci anni che è tutto fermo , non si procede ad assunzioni nel settore pubblico e gli organici sono sempre più sguarniti". Una giornata di protesta che è riuscita a mobilitare l’attenzione generale ma soprattutto quella particolare dell’attività svolta, impedendo il regolare svolgimento delle udienze proprio per l’assenza degli amministrativi , la struttura portante dell’attività giudiziaria.


5 febbraio 2010 - Catanzaro Informa

Tribunale di Catanzaro, sciopero del personale giudiziario
All'entrata del Palazzo di Giustizia è stato esposto uno striscione
con su scritto: "Contratto giustizia vergogna di Stato"
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Catanzaro - Oggi, anche nel distretto giudiziario di Catanzaro, il personale amministrativo giudiziario ha incrociato le braccia per l'intera giornata. All'entrata del Palazzo di Giustizia è stato esposto uno striscione con su scritto: ''Contratto giustizia vergogna di Stato'. Lo sciopero nazionale è stato proclamato dalle RdB insieme a Cgil, Uil e Flp. L'agitazione è stata indetta per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, il giusto riconoscimento professionale e per protestare contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata dalla minoranza delle organizzazioni sindacali. Le attività del tribunale della città capoluogo di Regione non hanno, però, subito alcun disservizio e le udienze civili si sono regolarmente tenute. Il personale amministrativo ha, invece, garantito la presenza in aula soltanto per i processi con imputati detenuti, e il presidio per le udienze di convalida degli arresti. La Direzione nazionale RdB ha espresso più volte la necessità di procedere alla riqualificazione di cancellieri, ausiliari e operatori anche sul piano formativo. ''Manca del tutto il turn over: chi va in pensione non viene sostituito mentre i carichi di lavoro aumentano sempre di più. - spiegano i rappresentanti sindacali che denunciano da anni come il personale amministrativo sia assolutamente insufficiente - All'assenza di risorse e al taglio del personale si aggiunge il fatto che l'ultimo concorso per assumere risale al 1996. E non ultima la questione degli stipendi: quello di un cancelliere arriva in media a 20 mila euro annui lordi. Da 20 anni non si parla più di riqualificazione degli operatori e, al contempo, non si provvede ad alcuna progressione di carriera'.(D.I.)


5 febbraio 2010 - Nuova Società

Tribunale di Pescara, si accende la protesta

Protesta dei lavoratori degli uffici giudiziari di Pescara davanti al tribunale: oggetto della contestazione, il nuovo ordinamento professionale siglato dal Ministero della Giustizia con due sigle sindacali e le condizioni in cui si lavora. La manifestazione, che si svolge contemporaneamente in altri tribunali d'Italia, è stata indetta da Fp Cgil, Uil Pa, Flp, Rdb. «L'accordo sul contratto collettivo nazionale integrativo - spiega Ivana Giardino, coordinatrice regionale abruzzese e delegata nazionale della Cgil giustizia - ci riporta indietro di vent'anni, demansiona il personale e creerà ulteriori difficoltà all'attività giudiziaria». Riguardo alla situazione degli uffici di Pescara e, in provincia, di Penne e San Valentino in Abruzzo Citeriore, i lavoratori lamentano «pesantissime» carenze di organico, decenni di mancata riqualificazione e indifferenza dai Ministeri di competenza. «Il tempo della legalità è diventato sinonimo di palese ingiustizia - recitano alcuni volantini -. Nessuna riforma determinerà l'accelerazione dei tempi dei processi e il buon andamento degli uffici giudiziari». Sindacalisti e lavoratori fanno presente che il palazzo di giustizia di Pescara, nonostante sia di recente costruzione, è gravemente carente dal punto di vista della sicurezza, della manutenzione e dell'igiene.


5 febbraio 2010 - Il Paese Nuovo

Lecce, dipendenti della Giustizia in sciopero davanti al Tribunale
Lecce (Salento) – Questa mattina davanti al Tribunale di Giustizia di Lecce, numerosi dipendenti hanno scioperato per opporsi all'accordo sull'Integrativo firmato il 15 dicembre del 2009, ma non ancora in vigore
di Ines De Marco
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Lecce - Uno sciopero nazionale che non ha escluso i dipendenti della Giustizia di Lecce tra i manifestanti attivi di una protesta contro "condizioni di lavoro inaccettabili". E questa mattina puntuali le loro rivendicazioni davanti al Tribunale di Lecce, appoggiate dai sindacati e sindacalisti Cgil – Funzione pubblica, Uil - Pubblica Amministrazione, Flp (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzione Pubbliche) e RdB Cub (Impiego Pubblico). "Perchè è giusto scioperare?". È la domanda ben evidente sul volantino che si sta distribuendo non solo ai passanti, ma agli avvocati che si affrettano sul posto di lavoro, per lo più d'accordo sulle rivendicazioni che gli stessi dipendenti cercano di esprimere in pochi minuti concessi. "Si sciopera per protestare contro il demansionamento e la perdita di professionalità che viene prospettata alla generalità dei lavoratori giudiziari; per evitare il taglio delle retribuzioni e impedire che si torni alla gerarchia e non alla professionalità acquisita; per dire no alla politica dei tagli del Ministro della Giustizia, che ha portato allo sfascio gli uffici giudiziari, privi di mezzi indispensabili ad attuare continue riforme, a dimostrazione che si marcia in direzione opposta a quello che viene propagato con la politica del "processo breve"". Tutto a monte dell'accordo sul Contratto Collettivo Nazionale Integrativo siglato il 15 dicembre scorso dall'Amministrazione e da due organizzazioni sindacali. Un accordo che secondo i lavoratori "demansiona e mortifica la professionalità dei dipendenti giudiziari". "Quello che è stato firmato il 15 dicembre è un processo che vede ricambiare il settore di cui facciamo parte, ma in peggio – ha dichiarato Cosimo Rizzo, dipendente giudiziario e rappresentante della Uil Giustizia - Chiediamo dunque una riqualificazione vera del personale, il diritto alla carriera, una riforma che modernizzi veramente la Giustizia, che continua a essere vittima di continui tagli. E poi ci opponiamo ad una realtà caratterizzata dal blocco dei trasferimenti del personale, fuori sede già da troppi anni. Siamo soffocati da tanto lavoro nonostante il ministro Brunetta ci definisca fannulloni e sembra che il blocco delle assunzioni sia ormai una certezza". E alla domanda: "Siete ottimisti sulla riuscita dello sciopero?", la risposta di uno dei dipendenti ha unito l'opinione di tutti: "L'accordo non è stato firmato dall'Aran (che rappresenta la pubblica amministrazione nei confronti dei sindacati dei dipendenti pubblici ) e questo è una speranza per tutti noi. Con questa mobilitazione nazionale possiamo respingere le ipotesi preannunciate e riaprire la trattativa partendo da un disegno di Legge già presentato ma non preso in considerazione dall'Amministrazione. Siamo ottimisti".


5 febbraio 2010 - Blitz Quotiziano

Oggi 5 febbraio scioperano i cancellieri e il personale giudiziario
L'agitazione è stata indetta per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, il giusto riconoscimento professionale e per protestare contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata dalla minoranza delle organizzazioni sindacali - Secondo Pina Todisco della Direzione nazionale RdB: «Fino ad adesso abbiamo ricevuto solo tagli di risorse, blocco del turn over e riforme realizzate a costo zero; in questo contesto il processo breve si inserisce con tutte le sue contraddizioni»

Oggi 5 febbraio incroceranno le braccia per l’intera giornata i lavoratori giudiziari. Lo sciopero nazionale è stato proclamato dalle RdB insieme a Cgil, Uil e Flp. L’agitazione è stata indetta per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, il giusto riconoscimento professionale e per protestare contro l’ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata dalla minoranza delle organizzazioni sindacali. Ci saranno manifestazioni in tutta Italia: a Roma ci sarà una manifestazione davantial Ministero della giustizia. Previsti disagi nei Tribunali di tutta Italia. Spiega Pina Todisco della Direzione nazionale RdB: «Un’ organizzazione moderna avrebbe bisogno di cancellieri, ausiliari e operatori riqualificati anche sul piano formativo e di nuovi informatici e sistemisti. Avrebbe bisogno di un vero e proprio ricambio generazionale, con l’assunzione di almeno 10.000 unità; di uffici dotati di strumenti idonei; di edifici giudiziari nuovi e della messa a norma dei vecchi, per garantire sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro. Inoltre, data la delicatezza delle funzioni, i servizi oggi affidati all’esterno devono essere gestiti dal personale interno salvaguardando le professionalità acquisite». «Fino ad adesso – aggiunge Todisco -abbiamo ricevuto solo tagli di risorse, blocco del turn over e riforme realizzate a costo zero. In questo contesto il processo breve si inserisce con tutte le sue contraddizioni».


5 febbraio 2010 - Corriere.it

ALLARME OCCUPAZIONE
In piazza i lavoratori del personale giudiziario
Una manifestazione partita da piazza Venezia per raggiungere Palazzo di Giustizia

ROMA - Sono partiti da piazza Venezia e sono diretti al ministero di Giustizia i lavoratori del personale giudiziario che chiedono più «risorse», «nuove assunzioni» e la «riqualificazione del loro impiego». Una manifestazione indetta nel giorno dello sciopero nazionale e organizzata da Flp, Cgil Fp, Rdb e Rdb, in varie piazze d'Italia. Con bandiere e fischietti i manifestanti stanno procedendo in via Arenula.
RISORSE E RIQUALIFICAZIONE DEL PERSONALE - «Risorse, riqualificazioni e assunzioni» recita un grosso striscione dell'Flp, un altro «i dipendenti del Dog nel '98 erano 52mila, oggi sono 40mila e domani quanti saremo? Avatar aiutaci tu». «Servono più risorse e la riqualificazione del personale - spiega Nicoletta Grieco, rappresentante della Cgil Fp - in queste condizioni non si può fare nessuna riforma». Gli fa eco il segretario generale Flp, Piero Piazza che ha detto: «Chiediamo la sospensione dell'accordo sull'ordinamento professionale siglato Cisl ed Unsa che sono sindacati che rappresentano la minoranza dei lavoratori. Chiederemo un incontro al ministro». D'accordo Rossella Lamina dell'Rdb: «Servono nuovi assunzioni con nuove figure professionali interne come informatici. Il servizio informatico sia interno, è un aspetto che fa parte dell'ammodernamento del sistema giudiziario».(Omniroma)


5 febbraio 2010 - Repubblica.it

GIUSTIZIA: IN PIAZZA IL PERSONALE AMMINISTRATIVO

Roma, 11:49 - Il personale amministrativo della giustizia e' sceso in piazza questa mattina a Roma per chiedere migliori condizioni di lavoro e una riqualificazione del loro impiego. Almeno 2.000 impiegati si sono ritrovati in piazza San Marco dove poco fa ha preso il via il corteo che giungera' in via Arenula, davanti al ministero di Grazia e giustizia. Il personale aministrativo della giustizia protesta oggi in tutte le citta' d'Italia con una adesione, secondo i sindacati promotori (Cgil, Flp giustizia, Uil e Rdb), del 75%.


5 febbraio 2010 - Primadanoi

«Giustizia sotto scacco», 98% dei dipendenti ha protestato questa mattina
PESCARA. Tutti in piazza per denunciare le carenze del settore «che marciano nella direzione opposta a ciò che viene propagandato con la politica del processo breve»

Anche il personale degli uffici giudiziari abruzzesi, dopo le assemblee tenutesi a L’Aquila, Pescara, Chieti, Sulmona, Avezzano, ha decretato in larga maggioranza la propria adesione allo sciopero indetto per venerdì 5 febbraio, per l’intera giornata, proclamato dalle sigle sindacali Fp-Cgil, Uil-Pa, Flp, Rdb, a sostegno della "vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall’amministrazione con una minoranza delle organizzazioni sindacali."
«La politica di tagli alle risorse umane ed economiche del Ministero della Giustizia», dicono i lavoratori, «la mancata valorizzazione delle figure che da anni lavorano negli uffici giudiziari, la situazione di sfascio presente in molti degli uffici stessi spesso privi di mezzi indispensabili per un buon andamento del lavoro, sono tutti elementi che marciano nella direzione opposta a ciò che viene propagandato con la politica del "processo breve"».
Con l’accordo sul Contratto Collettivo Nazionale Integrativo siglato dall’Amministrazione e da due sigle sindacali «non rappresentanti la maggioranza dei lavoratori», raccontano i dipendenti, «si è inteso sancire definitivamente il progressivo smantellamento del sistema giudiziario, riportando un’organizzazione del lavoro obsoleta e in evidente contrasto con l’efficientismo e l’interfungibilità tanto cari (a parole) a questo Governo; ma, forse, la giustizia è meglio che non sia efficiente. Nessuna riforma della giustizia è possibile senza la valorizzazione del personale, nuove assunzioni, investimenti adeguati ed un serio progetto di riforma che assicuri la modernizzazione, l’efficacia e la funzionalità del sistema».
Così oggi i lavoratori degli uffici giudiziari di Pescara e di tutto il circondario effettueranno un presidio nel piazzale nei pressi dell’ingresso al tribunale del palazzo di giustizia dalle 8.00 alle 12.00 per spiegare alla cittadinanza i motivi della protesta,
Nel corso della manifestazione il segretario generale della Cgil Abruzzo, Gianni Di Cesare, ed il segretario della funzione pubblica-Cgil, Carmine Ranieri, spiegheranno i problemi e le difficoltà in regione.


5 febbraio 2010 - Prima Pagina Molise

I lavoratori della giustizia in piazza: no al dimensionamento, sì ad una riforma vera
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Quattro sigle sindacali che oggi sono scese in piazza a protestare in tutta Italia non hanno firmato il contratto nazionale integrativo per il comparto giustizia. Secondo Cgil, Uil, Flp e RdB, quel contratto prevede un dimensionamento e la perdita di professionalità per la generalità dei lavoratori del settoee. "Non vogliamo dividere i dipendenti, frammentare le figure professionali, vogliamo evitare il taglio delle retribuzioni e impedire che si torni ad un'organizzazione del lavoro basata sulla gerarchia e non sulla professionalità acquisita". Queste le ragioni della manifestazione che si è tenuta a Campobasso, davanti al Tribunale di viale Elena anche sotto la pioggia. Un accordo che non rappresenta la maggioranza dei lavoratori perchè siglato solo da due organizzazioni sindacali - attaccano - per questo chiedono al ministero della Giustizia di riaprire le trattative. "Con questo quadro si smantella definitivamente il sistema giudiziario in Italia, noi invece - propongono - vogliamo la riqualificazione del personale e soprattutto una riforma vera e una modernizzazione nei fatti della giustizia".(ritai)


5 febbraio 2010 - La Voce

Chiedono "Risorse, riqualificazioni e assunzioni"
La 'marcia su Roma' del personale giudiziario
Manifestazione partita da piazza Venezia per raggiungere Palazzo di Giustizia

Roma - Sono partiti da piazza Venezia e sono diretti al ministero di Giustizia i lavoratori del personale giudiziario che chiedono più "risorse", "nuove assunzioni" e la "riqualificazione del loro impiego". Una manifestazione indetta nel giorno dello sciopero nazionale e organizzata da Flp, Cgil Fp, Rdb e Rdb, in varie piazze d'Italia. Con bandiere e fischietti i manifestanti stanno procedendo in via Arenula. "Risorse, riqualificazioni e assunzioni" recita un grosso striscione dell'Flp, un altro "i dipendenti del Dog nel '98 erano 52mila, oggi sono 40mila e domani quanti saremo? Avatar aiutaci tu". "Servono più risorse e la riqualificazione del personale" spiega Nicoletta Grieco, rappresentante della Cgil Fp "in queste condizioni non si può fare nessuna riforma". Gli fa eco il segretario generale Flp, Piero Piazza che ha detto: "Chiediamo la sospensione dell'accordo sull'ordinamento professionale siglato Cisl ed Unsa che sono sindacati che rappresentano la minoranza dei lavoratori. Chiederemo un incontro al ministro". D'accordo Rossella Lamina dell'Rdb: "Servono nuove assunzioni con nuove figure professionali interne come informatici. Il servizio informatico sia interno, è un aspetto che fa parte dell'ammodernamento del sistema giudiziario".(R.R.)


5 febbraio 2010 - Il Punto online

Adesione altissima allo sciopero degli amministrativi
E' stata ''altissima'' l' adesione dei lavoratori giudiziari allo sciopero indetto dai sindacati FPCGIL, UIL-PA, RdB e FLP per reclamare risorse ed investimenti adeguati a una giustizia rapida ed efficiente e condizioni di lavoro migliori

Toscana - Una protesta con la quale il personale chiede anche la riapertura della trattativa sul contratto integrativo, con il ritiro dell'accordo sottoscritto solo da una parte dei sindacati. In Toscana l'adesione e' stata del 75%. I lavoratori hanno protestato davanti alla Prefettura di Firenze. 'La riuscita dello sciopero, dicono i sindacati, dimostra che le organizzazioni sindacali che hanno firmato l'Accordo sul Contratto Integrativo, che ''sancisce un Ordinamento professionale che dequalifica il personale e peggiora il servizio, non rappresentano la volonta' dei lavoratori''. Da qui la richiesta all'Amministrazione della giustizia di ritirare l'accordo e ''riaprire la trattativa a partire dalla proposta delle organizzazioni sindacali che hanno indetto lo sciopero, e che i lavoratori hanno dimostrato di sostenere con lo sciopero della giornata di oggi''. Al governo il sindacato chiede inoltre di ''reperire le risorse gia' richieste nel DPEF 2010/13 per una vera riqualificazione del personale e 3000 nuove assunzioni'', anche perche' ''se si vuole fare una riforma che garantisca un'accelerazione dei processi ci vuole un progetto di modernizzazione e investimenti adeguati per il personale. Sciopero oggi anche dei lavoratori dell'aeroporto di Peretola con presidio nel piazzale e sui marciapiedi del terminal. Nel mirino degli scioperanti gli aumenti dei carichi di lavoro anche a scapito della sicurezza. I lavoratori dell'aeroporto inoltre chiedono la stabilizzazione e la riassunzione dei lavoratori a tempo determinato, l'appplicazione e corresponsione delle pregresse maggiorazioni contrattuali, l'erogazione del premio di produttivita' e un confronto sul piano industriale e sull'organizzazione del lavoro nello scalo.


5 febbraio 2010 - Liberazione

Annullato il consiglio che avrebbe dovuto approvarlo. Ma la speculazione avanza
Roma, contro il piano casa occupato l'assessorato
di Daniele Nalbone

Roma - Occupato l'assessorato alla Casa del Comune di Roma. Ieri mattina oltre trecento persone, sfrattati, senza casa, assegnatari di alloggio popolare in perenne attesa e attivisti dei movimenti di lotta per la casa hanno preso possesso degli uffici dell'assessore, nonché europarlamentare, Alfredo Antoniozzi. «Non è un'occupazione simbolica» spiegano i portavoce della Rete romana per il diritto all'abitare «e, soprattutto, è un'occupazione ad oltranza». Mentre Liberazione va in stampa, infatti, decine di persone sono ancora all'interno dell'edificio mentre in strada, dove dal 23 dicembre è stata allestita una tendopoli per denunciare il lassismo politico in tema di emergenza abitativa, oltre duecento persone sono a presidio dell'assessorato. Dal tetto degli uffici di Lungotevere dè Cenci, dove dalle 10 di ieri mattina stazionano diversi attivisti, sono stati calati quattro striscioni. Il più significativo: "A Roma per avere casa serve un miracolo". La protesta che da ieri mattina sta paralizzando il traffico sul Lungotevere ha intanto portato i primi frutti: dopo poche ore è infatti arrivata notizia che la Giunta comunale ha annullato il consiglio straordinario di lunedì prossimo in cui si sarebbe dovuto approvare, «ma sarebbe meglio dire imporre» precisano dalla Rete per il diritto all'abitare, il Piano Casa di Alemanno. «Hanno tentato in tutti modi di far approvare un piano casa non discusso e non condiviso con la città» spiegano Paolo Di Vetta di Asia Rdb e Luca Fagiano del Coordinamento «e siamo riusciti a fermare la forzatura rappresentata dal consiglio comunale straordinario, ma nonostante questo continueremo ad aspettare il sindaco Alemanno e l'assessore Antoniozzi all'interno dell'assessorato, presidiandone il tetto».
«Siamo con i movimenti che lottano contro l'emergenza abitativa nella nostra città e che hanno deciso di occupare l'assessorato alla Casa» spiega Fabio Nobile, portavoce della Federazione della Sinistra di Roma: «il Sindaco e la sua Giunta, che ricordo aver sbandierato in campagna elettorale numeri come 40mila case popolari, continuano a non prendere in considerazione la gravità della crisi che coinvolge Roma. Per questo è giunto il momento di alzare il livello della lotta». Così, durante l'assemblea che nel primo pomeriggio di ieri si è tenuta dentro l'assessorato si è lanciata una mobilitazione per il prossimo 10 febbraio sotto la Prefettura mentre, all'interno di palazzo Valentini Comune e Provincia di Roma, Regione Lazio, Governo, sindacati e parti sociali si riuniranno per trovare una soluzione alla crisi nel mondo del lavoro. «"Roma si ribella alla crisi" sarà invece in piazza SS Apostoli» si legge nell'appello della Rete romana per il diritto all'abitare, dei sindacati di base, della Federazione della Sinistra e di altre realtà "in lotta", da Eutelia ai precari della scuola, «per rompere con l'idea di città che ci vogliono propinare, dove la strada maestra immaginata dalla rendita ci condanna all'emergenza permanente». Emergenza che, quando si parla di "casa" a Roma, marcia sempre più spedita verso una vera e propria privatizzazione. La dimostrazione di questo si sta avendo proprio in relazione al Piano Casa presentato alla stampa, prima ancora che discusso in Consiglio e con la città, già lo scorso 18 novembre. Ben quattro mesi fa. «Quel giorno, in pompa magna, il sindaco in persona, affiancato da tutta la parte di giunta competente in materia, ha presentato alla stampa qualcosa che, ad oggi, non è altro che una bozza che hanno tentato di far piovere sulla testa dei cittadini per favorire i soliti costruttori» commentano dalla Rete. Solo la dura reazione delle realtà politiche e sociali "resistenti" della città ha impedito che ciò avvenisse già lunedì prossimo. Bloccata quindi, «almeno per ora» commenta Mario Fontana del Comitato Obiettivo Casa, quella che è ormai stata ribattezzata la "delibera della vergogna" secondo la quale il Comune dovrebbe cedere alla società Cam srl ben quattro edifici tra parcheggi e servizi commerciali per un valore di 26 milioni e 827mila euro in cambio di 88 appartamenti da 50 mq da costruire (!) nella zona di Casal Bertone - Ponte Mammolo. Peccato che questi 88 appartamenti verrebbero comunque acquistati, "su carta", dal Comune per la (poco) modica cifra di 300mila euro l'uno. Eccolo il classico esempio di "privatizzazione dell'emergenza alla romana" che parla di 52.700 richieste di sfratto nell'ultimo anno (aumentate del 172% rispetto al 2007) che è passato ormai alla storia per l'aumento del 113% degli sfratti per morosità. «Ecco, quindi, che occupare l'assessorato è l'unico modo per far sì che "qualcuno" si ponga il problema dell'emergenza abitativa in questa città» commentano i portavoce dei movimenti: «Non ce ne andremo finché questa Giunta non mostrerà un impegno reale verso un piano di edilizia residenziale pubblica calendarizzando dei tavoli di discussioni veri». Il senso della protesta è chiaro: «Non accetteremo generiche buone intenzioni di incontro».


5 febbraio 2010 - EPolis

Il blitz. I movimenti di lotta chiedono un tavolo con sindaco e assessore
Antoniozzi: "Reazione scomposta"
Senza casa sul tetto occupato l'assessorato

Roma - In dieci sul tetto, armati di tende per restarci a oltranza. Il resto, almeno un centinaio ha occupato gli uffici dell'assessorato alla Casa. Il blitz, scattato ieri mattina è stato fatto dai movimenti di lotta per casa capitolini per chiedere un incontro con il sindaco e l'assessore, Alfredo Antoniozzi. Il quale, durante la mattinata, si è detto «meravigliato per l'occupazione scomposta ed inutile dell'assessorato, in un momento di dialogo anche con i movimenti per il diritto all'abitare. Stiamo lavorando su emendamenti migliorativi del testo che compone il Piano casa». «Ci hanno proposto un incontro per lunedì prossimo ma abbiamo rifiutato - spiega Paolo Di Vetta, dei Blocchi precari metropolitani - noi vogliamo incontrare oggi il sindaco e l'assessore Antoniozzi. Questa non è un'occupazione simbolica, siamo disposti a rimanere ad oltranza» «Questa maggioranza continua ad essere sorda e cieca; nonostante la promessa di un percorso partecipato per la costruzione di un documento teso alla soluzione dell'emergenza abitativa presenta con un blitz una delibera assolutamente non condivisa», dice Andrea Alzetta, capogruppo di Roma in Action. «È necessario aprire al più presto un percorso partecipato al fine di arrivare a una soluzione condivisa dell'emergenza abitativa nella nostra città e a un piano sulle case popolari, che non sia l'ennesimo regalo ai costruttori», aggiunge Gianluca Peciola, Sel. Federcasa, intanto, scrive una lettera al prefetto per chiedere «una sospensione temporanea dell'utilizzo della forza pubblica nell'esecuzione degli sfratti, in attesa che l'emendamento presentato al Senato al decreto legge definito milleproroghe, che prevede la proroga degli sfratti fino al 31 dicembre 2010 venga approvato». «Condivido l'appello - dice il delegato all'emergenza casa Marco Visconti -. La sospensione, a mio giudizio, va accordata almeno fino al 3 marzo».(M.R.)


5 febbraio 2010 - Left

SCIOPERO GIUSTIZIA

Un corteo da piazza san Marco al ministero guidato da Alfano per una vera politica sulla giustizia, e mobilitazioni in molte Corti d’appello italiane. Sono gli appuntamenti di venerdì 5 febbraio, giornata di sciopero dei lavoratori della giustizia indetta dai confederali e dalle RdB Pubblico impiego. Si chiedono nuove assunzioni e valorizzazione delle figure esistenti, per dire no ai tagli indiscriminati e per una riforma seria del settore, non le scorciatoie del processo breve.

SFRATTI, NON PAROLE
Sono 600mila le domande per un alloggio popolare in tutta Italia ma le abitazioni non ci sono. Intanto aumentano gli interventi degli ufficiali giudiziari per morosità
di Daniele Nalbone

Abitare nella crisi? Una vera impresa, non c’è dubbio. Bastano pochi numeri per comprendere la gravità della situazione nel panorama nazionale: negli oltre ottomila comuni italiani ci sono, in giacenza, circa 600mila domande per un alloggio popolare. Ma il dato che meglio fotografa la situazione è quello degli sfratti per morosità: l’80 per cento sul totale dei procedimenti, quindici anni fa erano il 20. Negli ultimi cinque anni, sui 230mila provvedimenti di sfratto emessi, sono ben 175mila quelli dovuti a uno stipendio insufficiente per vivere e pagare l’affitto o un mutuo sempre più insostenibile. In questo lasso di tempo gli sfratti eseguiti sono stati 12mila. Ebbene, quelli per morosità superano, di poco, le 10mila unità. E le previsioni dell’Unione inquilini per il triennio 2009-2011 non fanno sperare in un miglioramento: in questi 36 mesi, infatti, si calcola che altri 150mila nuclei perderanno la propria abitazione. E chi ha tentato di acquistarla, una casa, non vive in una situazione più tranquilla: secondo l’Adusbef, sono circa 350mila le famiglie che hanno stipulato un mutuo a rischio di insolvenza. Nel triennio 2007-2009 i pignoramenti sono cresciuti del 60 per cento.
Solo a Roma, nel 2008, le richieste di sfratto sono state 52.699, con un aumento del 171 per cento rispetto all’anno precedente, di cui l’80 per cento per morosità (dati del ministero dell’Interno). Una richiesta di sfratto ogni dieci minuti. Ecco, allora, che un vero intervento delle istituzioni, che non si limiti soltanto all’ennesima proroga degli sfratti per finita locazione in difesa delle categorie deboli, «è assolutamente necessario» spiegano da Action. «In questi anni - dice Andrea Alzetta, consigliere comunale di "Roma in action" - è mancata a tutti i livelli amministrativi una politica pubblica del diritto all’abitare, che garantisse l’accesso al diritto alla casa per tutti i cittadini all’interno di un disegno urbano sostenibile». Così, anche il tanto pubblicizzato "Piano casa" «rispecchia il totale abbandono del governo pubblico del territorio e del disagio abitativo, in quanto non stanzia soldi pubblici e nasconde dietro la locuzione "housing sociale" un meccanismo di finanziarizzazione basato su fondi immobiliari, emissioni di titoli e cessioni di cubature ai costruttori».
Il movimento di lotta per la casa romano, che può contare su decine di occupazioni a scopo abitativo, non resta in silenzio: nella capitale è nata la Rete romana contro la crisi, composta dalla Federazione della sinistra, dai lavoratori di Eutelia e Italtel, passando per i ricercatori dell’Ispra, i cassaintegrati Alitalia e il Coordinamento precari della scuola, fino alla Rete romana per il diritto all’abitare. Tutti saranno in piazza, sotto la prefettura, il prossimo 11 febbraio, per una prima giornata di mobilitazione. «Il nostro obiettivo - spiegano Luca Fagiano del Coordinamento cittadino di lotta per la casa e Paolo Di Vetta di Asia Rdb - è far cambiare passo alle amministrazioni comunale, provinciale e regionale». Seguendo l’esempio romano, anche in altre città le lotte per il diritto alla casa si sono unite a quelle contro la crisi. Non è raro, quindi, vedere i movimenti manifestare insieme ai precari, ai disoccupati, ai sindacati di base e ai partiti della sinistra. È quanto accaduto a Bologna in occasione della manifestazione contro la crisi del 23 gennaio. Un grande corteo che, partito da piazza dell’Unità, dove si sono avvicendati musica e interventi, ha attraversato il capoluogo emiliano fino a piazza Verdi. Quasi duemila le persone in piazza «per una giornata - spiega Lidia Triossi della rete "Bologna prende casa" - che vuole mettere al centro dell’agenda politica gli interessi popolari, superando le vertenze di settore per costruire un fronte comune di lotta». Contemporaneamente, sempre il 23 gennaio, circa mille persone hanno attraversato il centro di Firenze «contro il crescente clima di odio razziale post Rosarno» spiegano dal Movimento di lotta per la casa toscano «e in risposta agli annunciati sgomberi degli stabili occupati». In testa al corteo, i bambini dell’ex ospedale Luzzi occupato e oggi sotto sgombero e i richiedenti asilo somali che nella struttura avevano trovato rifugio. Una mobilitazione che non ha lesinato critiche al Pd, dopo lo sgombero di due campi rom nell’hinterland di Firenze e le dichiarazioni del candidato presidente alle Regione Toscana, Enrico Rossi (Pd), favorevole all’apertura dei Centri di identificazione ed espulsione in Toscana.
Ma quali sono le soluzioni possibili per riuscire ad abitare nella crisi? Dalla rete Diritti in casa e dalla Società di riappropriazione urbana di Parma arrivano alcune proposte che nelle ultime settimane sono state portate, con manifestazione e presidi, all’attenzione del prefetto Scarpis e della giunta del sindaco Vignali (Pdl) : blocco degli sfratti, estensione retroattiva della sospensione del pagamento delle rate di mutuo per le famiglie in difficoltà, finanziamenti per l’edilizia residenziale pubblica, requisizione degli alloggi sfitti e una politica fiscale rigorosa nei confronti dei grandi proprietari immobiliari. Tutto questo, ovviamente, sommato al blocco di nuove costruzioni per fermare la cementificazione inutile del territorio. Le proposte che arrivano da Parma sono, ovviamente, le stesse dei movimenti dalle altre città. Ma proprio in quanto provenienti dalla città emiliana, luogo eretto a modello del social housing e delle politiche abitative, assumono un valore maggiore: «Negli ultimi nove mesi - dicono dalla rete Diritti in casa - in Emilia Romagna c’è stato un aumento degli sfratti del 21 per cento: siamo a quota seimila». A Parma, in particolare, l’aumento degli sfratti esecutivi è stato del 30 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2008. La città presa a modello, nella prima metà del 2009, ha avuto 259 fratti per morosità, molto più dei 197 di tutto il 2008. Tutto ciò in un Paese dove esistono solo quattro case popolari ogni cento famiglie. Un quarto della media europea.


5 febbraio 2010 - Uno Notizie

GIUSTIZIA, OGGI 5 FEBBRAIO SCIOPERO NAZIONALE LAVORATORI GIUDIZIARI
manifestazioni in tutte le corti d'appello d'Italia
A Roma corteo da Piazza San Marco (Piazza Venezia)
al Ministero della Giustizia (via Arenula) – ore 10.00

Giustizia, ultime notizie Italia - La RdB Pubblico Impiego ha indetto, insieme a FPCGIL, UILPA e FLP, lo sciopero nazionale dei lavoratori giudiziari per venerdì 5 febbraio. Sono previste manifestazioni in tutte le Corti d’Appello d’Italia; a Roma si svolgerà un corteo da Piazza San Marco Al Ministero di via Arenula. "La RdB torna nuovamente a scioperare perché l’unica risposta venuta dall’Amministrazione riguardo ai tanti i problemi che affliggono i lavoratori della Giustizia consiste in un ordinamento professionale che, rispolverando figure professionali vecchie di vent’anni, rappresenta soltanto un ritorno al passato", spiega Pina Todisco della Direzione nazionale RdB P.I.. "Inoltre l’ipotesi di contratto integrativo è stata approvata da due sole sigle sindacali, che non rappresentano la maggioranza dei lavoratori, portando così un grave attacco alla democrazia nei luoghi di lavoro". "Per la RdB – sottolinea Todisco - è indispensabile invece che l’Amministrazione riqualifichi i servizi e tutti i lavoratori, i quali attendono da trent’anni un passaggio di livello economico e giuridico. Un’organizzazione moderna avrebbe bisogno di cancellieri, ausiliari e operatori riqualificati anche sul piano formativo e di nuovi informatici e sistemisti. Avrebbe bisogno di un vero e proprio ricambio generazionale, con l’assunzione di almeno 10.000 unità; di uffici dotati di strumenti idonei; di edifici giudiziari nuovi e della messa a norma dei vecchi, per garantire sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro. Inoltre, data la delicatezza delle funzioni, i servizi oggi affidati all’esterno devono essere gestiti dal personale interno salvaguardando le professionalità acquisite". "Fino ad adesso – aggiunge Todisco - abbiamo ricevuto solo tagli di risorse, blocco del turn over e riforme realizzate a costo zero. In questo contesto il processo breve si inserisce con tutte le sue contraddizioni. Dal punto di vista di chi opera negli uffici giudiziari, con il personale ed i mezzi che sono effettivamente a diposizione, il risultato sarà quello di un’amnistia mascherata. Solo una minima parte dei processi verrà portata a compimento: probabilmente quelli di chi ha rubato una mela, mentre chi è accusato di falso in bilancio e avrà avvocati con i fiocchi ne uscirà indenne", conclude la dirigente RdB P.I..


5 febbraio 2010 - Il Manifesto

PROTEZIONE CIVILE SPA
In Senato, trovata la copertura finanziaria. A Roma, il 18 febbraio, un'assemblea e un sit-in
Bertolaso si prepara a lasciare il doppio incarico per il ministero

(E.Ma.) Come era prevedibile, lo scoglio della mancanza di copertura finanziaria alla norma che istituisce la nuova Protezione civile Spa è stato superato. Il decreto legge si avvia ora rapidamente verso la conclusione dell'iter di conversione in Senato (il voto finale è previsto per martedì o mercoledì prossimi). E ai tanti che si oppongono alla privatizzazione di un pezzo importante dello Stato non rimane che manifestare. Appuntamento per un sit-in e un'assemblea, a Roma, il 18 febbraio.
Dopo un giorno di lavoro, infatti, alla fine ieri il relatore di maggioranza Antonio D'Alì è riuscito ad ottenere il via libera della commissione Bilancio di Palazzo Madama con un emendamento all'articolo 16 del decreto legge, il cuore del provvedimento che definisce la nuova società in house. Ora il problema si fa più squisitamente politico, come dimostra l'acceso dibattito che si è scatenato in Aula quando si è arrivati all'analisi dell'articolo 15, quello che concentra nella stessa persona il ruolo istituzionale di Sottosegretario e quello amministrativo di capo della Protezione civile. Interrotti i lavori, l'Assemblea si è riaggiornata a martedì prossimo per concludere l'esame del dl che norma anche il passaggio di consegne nell'emergenza terremoto in Abruzzo e in quella rifiuti in Campania. Un dibattito vivace che si è svolto «nella plateale assenza del governo», come ha fatto notare la senatrice Adamo del Pd. Peggio: «Era presente solo Guido Bertolaso che è membro dell'esecutivo solo in virtù proprio di questo decreto che il Parlamento deve ancora approvare». Bertolaso però - «l'uomo che non deve chiedere mai», come l'ha ribattezzato il democratico Gasbarri che ha fatto notare come il compenso del capo della Protezione civile lievita ogni volta che gestisce un "grande evento" - ha annunciato che presto verrà sostituito al vertice del Dipartimento di Pc, e che per intanto sarà affiancato da un vice a cui trasmettere il proprio prezioso know how. Una promessa che però non ha fatto scendere la temperatura. Se il Pd Zanda denuncia l'uso politico della Protezione civile e invita l'Aula a non votare l'articolo 15 perché affida a Bertolaso «troppo potere», Rutelli invece ovviamente si defila su una materia, quella del doppio incarico, che definisce tutta «politica» e annuncia perciò la sua astensione. Come lui, ma con un po' di coraggio in più, farà il senatore Pdl Baldassarri, presidente della commissione Finanze, che avverte: «Stiamo attenti a non trasformare un organismo tecnico in un organismo politico, soggetto allo spoil system».
Perfettamente convinti, invece, che la nuova Spa produca «un vero snaturamento istituzionale dell'azione amministrativa e di governo», oltre 60 parlamentari Pd hanno inviato una lettera di condivisione di intenti con i tanti cittadini, movimenti, sindacati e partiti che hanno aderito alla mobilitazione indetta per il 18 febbraio a Roma dalla rete osservatoriocivile.org. Con un sit-in al mattino davanti Montecitorio organizzato dal sindacato Rdb dei Vigili del fuoco e un'assemblea nel pomeriggio all'università La Sapienza, invitano a partecipare. Perché: «C'è poco tempo...».


5 febbraio 2010 - Spoleto online

VIGILI DEL FUOCO: RdB P.I.: MAI TRATTATI COSI MALE

Roma - Presidio in piazza di Monte Citorio - ore 10.00. Nel pomeriggio assemblea all'Università La Sapienza con la rete "Osservatorio Civile". Il prossimo 18 febbraio la RdB P.I. Vigili del Fuoco sarà in piazza di Monte Citorio per protestare contro la mortificazione del Corpo Nazionale e contro la costituenda "Protezione Civile S.p.A", in discussione in questi giorni nelle aule parlamentari. Finito lo scenario del terremoto, di Viareggio, di Messina, i Vigili del Fuoco sono diventati "pacchi". Per la carenza di organico veniamo mobilitati senza alcun criterio solo per tappare i buchi delle defezioni create dal governo. Le assunzioni vanno sempre più a rilento, il contratto di lavoro cosi come si è aperto è stato immediatamente chiuso: le risorse non ci sono, e quelle messe a disposizione non vanno oltre l'elemosina; dal 2008 ad oggi gli aumenti non superano i 50 ? a fronte di stipendi da fame. Inoltre dopo la riforme di militarizzazione del Corpo Nazionale le nostre carriere bloccate da anni. La RdB VVF ha scritto al Ministro dell'Interno per richiedere l'ennesimo incontro che possa dare risposte alla categoria. Ma intanto il Ministero dell'Ambiente si crea una struttura per interventi urgenti in situazioni di rischio idrogeologico e, non ultimo, una Protezione Civile che già ha sottratto competenze al Corpo Nazionale creando un dualismo che non fa certo bene alle attività di soccorso, sta per essere trasformata in società per azioni, diventando un comitato di affari ed emarginando definitivamente i Vigili del Fuoco dalla cabina di regia della gestione di emergenze e calamità. Siamo stanchi ed umiliati la mattina del 18 febbraio scenderemo di nuovo in piazza per rivendicare la nostra dignità. Nel pomeriggio daremo poi il nostro contributo all'assemblea contro la Protezione civile SpA. presso l'Università La Sapienza di Roma, lanciata dalle Rete Osservatorio Civile il cui appello abbiamo sottoscritto e sosteniamo.
notizie@vigilidelfuoco.rdbcub.it


5 febbraio 2010 - La Nazione

La giustizia si ferma per un giorno
E' sciopero di cancellieri e dipendenti

PERUGIA - UNA GIORNATA di «protesta» dei «lavoratori della Giustizia» che scioperano contro la «politica che finora ha previsto esclusivamente tagli alle risorse e non investimenti» è quella a cui aderiranno oggi le sigle sindacali RdB, Cigl, Uil, Flp e Ugl. Il personale amministrativo che parteciperà alla protesta farà saltare le udienze in tribunale. Una nota del Rdb Pubblico impiego critica il contratto integrativo che «in cambio di un piatto di lenticchie ci dequalifica, non riconosce la professionalità acquisita e introduce massima flessibilità nelle mansioni». Le «promesse» del ministro della Giustizia «erano specchietti per le allodole per tenere buoni i lavoratori, mentre in realtà si lavorava per l'ennesima riforma senza alcun investimento. Dobbiamo pretendere dalla classe politica attenzione ai problemi della Giustizia».

Firenze. OGGI sciopero nazionale dei lavoratori giudiziari...

Firenze - OGGI sciopero nazionale dei lavoratori giudiziari proclamato da RdB P.I. con FpCgil, Uilpa e Flp e indetto per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, giusto riconoscimento professionale e per protestare contro l'ipotesi di accordo sull'integrativo, firmata dalla minoranza del sindacato. Dalle 10 si svolgerà un presidio davanti alla prefettura cui seguirà un corteo fino alla corte d'Appello in via Cavour.


5 febbraio 2010 - Il Messaggero Veneto

Giustizia: personale in sciopero Udienze a rischio

Pordenone - Udienze a rischio, oggi, a causa dello sciopero generale del personale della giustizia. I dipendenti del tribunale di Pordenone ieri hanno partecipato in massa all’assemblea sindacale convocata da Cgil, Uil, Rdb e Flp (sigle che rappresentano circa il 70 per cento dei lavoratori) per discutere l’ipotesi di accordo dell’integrativo già sottoscritta solo da Cisl e Unsa.
«La proposta firmata – hanno fatto presente Alberto Ponticello (Flp), Laura Baseggio (Uil) e Francesco De Rosa (Rdb) anche in rappresentanza di Flavio Venturoso della Cgil – mortifica il personale, soprattutto la figura del cancelliere, tanto da sollevare dubbi sull’effettiva volontà del ministro della Giustizia di fare funzionare efficacemente il comparto». Quella del cancelliere, infatti, è una delle figure centrali dell’apparato: coordina i contatti con gli avvocati e gli ufficiali giudiziari, verbalizza le udienze e assiste il giudice. «D’ora in poi – dicono i sindacati – per verbalizzare e assistere un giudice in udienza non serve più il cancelliere, sono mansioni che può espletare qualsiasi operatore».
I lavoratori del comparto, inoltre, domandano perché gli investimenti non arrivano sebbene il Dpef approvato sei mesi fa abbia previsto 4 milioni di euro per la Giustizia. I dipendenti, inoltre, «non sono mai stati riqualificati, mentre in tutti gli altri uffici sono avvenuti gli avanzamenti di carriera».
Pordenone, poi, soffre ancora di più: «E’ tra gli uffici – sostengono i sindacati – con un sotto organico notevole, sia in tribunale sia in procura». E’ dagli anni Ottanta, aggiungono, che non vengono più espletati concorsi e quindi reintegrati, se non in minima parte, i lavoratori in quiescenza.
«La sburocratizzazione tanto annunciata – ancora le organizzazioni sindacali – in concreto non è avvenuta». Inoltre, un appello alle forze dell’ordine: «Laddove c’è carenza di personale nel comparto giustizia si ricorre all’ausilio del personale delle forze dell’ordine, che invece dovrebbero dedicarsi, per ovvie ragioni, ad altro». E che dire della «formazione: un altro buco nero, vera formazione e vero aggiornamento ne vengono fatti molto di rado».
Oggi il personale della giustizia del tribunale di Pordenone si trasferirà in piazzale Roma alle 10, a Venezia, per unirsi al corteo triveneto che raggiungerà la prefettura lagunare dove una rappresentanza sindacale consegnerà un documento di sintesi sulle rivendicazioni al prefetto.(e.l.)


5 febbraio 2010 - L'Unione Sarda

Giustizia. Ieri in Tribunale l'assemblea dei lavoratori
Tagli e organici insufficienti «Servono nuove assunzioni»

Cagliari - Affollata assemblea ieri mattina in Tribunale: i dipendenti del ministero della Giustizia protestano per i continui tagli e chiedono un incremento degli organici. «I carichi di lavoro sono eccessivi».
Alle 11 l'aula della Corte d'Assise d'appello inizia a riempirsi, tanto che dopo mezz'ora non c'è più posto a sedere e qualcuno pensa bene di accomodarsi all'interno delle gabbie. La rabbia dei dipendenti del Tribunale trova subito una sintesi perfetta nelle parole dei rappresentanti sindacali. «Siamo qui perché vogliamo dire che è ora di finirla con questo massacro della giustizia - grida Pina Todisco, rappresentante nazionale delle RdB del pubblico impiego -, non vogliamo sentire più nessuno che ci chiama fannulloni, se non ci fossimo noi la barca sarebbe già affondata da tempo».
L'assemblea, convocata da tutte le sigle - eccetto Cisl e Confisal - in vista dello sciopero nazionale di tutti i lavoratori giudiziari proclamato per oggi, scorre via veloce. A turno prendono la parola Pietro Corona, segretario provinciale della Flp, Nicoletta Grieco, responsabile nazionale della Cgil per la giustizia, e tantissimi altri dipendenti delle cancellerie. Solidali con loro i magistrati: «Un recente studio indipendente - spiegano Alessandro Castello e Cristina Ornano dell'Anm - ha dimostrato che i giudici italiani sono i più produttivi d'Europa e questo lo si deve soprattutto allo sforzo quotidiano del personale amministrativo, per questo vi siamo vicini in questa battaglia, avete la nostra solidarietà e il nostro appoggio». I problemi sul tappeto sono gli stessi da anni: mancata riqualificazione del personale, tagli indiscriminati, organici insufficienti.
TROPPO LAVORO Ma è soprattutto l'eccessivo carico di lavoro che grava sugli uffici a risultare intollerabile: «Sono entrata a lavorare nel Tribunale di Cagliari dodici anni fa - racconta Maria Giorga Vargiu, della Uilpa - Uidg -, e se allora dovevo occuparmi di cinque fascicoli importanti al giorno ora sono arrivata a quota venticinque». Insomma, in poco tempo il lavoro per ogni singolo cancelliere si è quintuplicato. La colpa? «Da anni non si fanno bandi per nuove assunzioni - le fa eco Pino Corona, della RdB -, le piante organiche sono ridotte all'osso tanto che nel circondario di Cagliari siamo passati in pochi anni da oltre 600 addetti a 435 e i carichi di lavoro non sono diminuiti, anzi».
PENSIONAMENTI «Vanno via soprattutto i livelli più alti - rincara la Vargiu -, e per sostituirli si fa ricorso a stagisti che restano appena sei mesi, oppure addirittura al personale della polizia giudiziaria, che invece di occuparsi delle indagini viene messo a fare lavoro di cancelleria». Ma se il barometro già oggi segna brutto tempo, per l'immediato futuro è addirittura in arrivo la tempesta. «Attualmente - prosegue la rappresentante della Uil - a Cagliari la scopertura reale, non quella sulla carta delle piante organiche del ministero, è in media del 15 - 20 per cento, con picchi del 30 in alcuni uffici. Ma di questo passo arriveremo rapidamente al 50 per cento». A un passo dalla bancarotta.(m.le.)


5 febbraio 2010 - Il Quotidiano Calabria

Tribunale in tilt. Oggi si sciopera
di ROSSELLA MONTEMURRO

«NON c'è un progetto serio sul futuro: sono dieci anni che il personale del tribunale si riduce e non viene rimpinguato. I concorsi non vengono indetti dalla fine degli anni Ottanta. L'area penale dal 2003 ad oggi ha sei unità in meno. Il contenzioso penale e civile è aumentato, affiorano sempre nuove istanze.
La digitalizzazione del processo non è mai partita davveri: insomma, siamo trattati alla stregua dell'ultima ruota del carro».
Dalle parole di Rocco Rivelli, cancelliere presso la Procura della Repubblica, emergono solo alcuni dei motivi alla base dello sciopero a sostegno dei lavoratori dell'amministrazione giudiziaria proclamato da Fp Cgil, Uil Pubblica Amministrazione, Flp e Rdb Cub.
Una protesta, aggiunge Rivelli, strettamente legata alla condizione critica degli operatori del sistema giudiziario.
«Nel tribunale di Matera - gli fa eco Michele Ruggieri, ufficiale giudiziario - i problemi riguardano sia le strutture, non adeguate al servizio che svolgiamo, sia il personale. Negli anni Ottanta, quando il tribunale è stato progettato, erano stati previsti gli spazi per ubicare un bar e una banca ma non quelli per gli ufficiali giudiziari. La banca fu istituita in un secondo momento e, nell'attesa, furono ubicati i locali per l'ufficiale giudiziario: siamo stati relegati in una stanza quattro per quattro in un tribunale nuovo».
Nel corso del tempo, i problemi non si sono risolti: «Proprio per le funzioni particolari che svolgiamo sarebbe necessario avere una stanza singola. Invece i colloqui sono effettuati alla presenza di altri colleghi. Qualche anno fa, inoltre, per la scarsa luminosità e areazione, fu segnalata all'Azienda Sanitaria l'insalubrità dei locali. Furono inviati i tecnici del ministero del Lavoro: dichiararono che i locali erano inadatti all'attività lavorativa permanente.
Altro problema pluridecennale è l'utilizzo della nostra auto per svolgere il servizio. In realtà dovremmo utilizzare i mezzi pubblici ma sarebbe impossibile per un'attività come questa.
In più, non si vuole riconoscere all'ufficiale giudiziario il diritto ad avere un orario di lavoro ben determinato ma si lascia tutto all'indeterminatezza, come se dovessimo lavorare 24 ore al giorno».
A Matera gli ufficiali giudiziari sono sette più due distaccati (uno a Roma e uno a Lecce). Quattro più un applicato, invece, gli operatori: «Avremmo dovuto essere 15 ma alcune unità sono state soppresse perchè la pianta organica è legata alla riqualificazione del personale», conclude Ruggieri.
Si registra, insomma una diminuzione del personale a fronte di un aumento dell'attività lavorativa sia in termini oggettivi che qualitativi.
Stessa storia negli uffici del giudice di pace, come spiega Rocco Simone, operatore giudiziario del Giudice di pace di Matera: «E' un ufficio nato per sveltire le cause ma attualmente i tempi sono gli stessi del tribunale. Nonostante l'aumento di competenze, con l'aggiunta del procedimento penale, il personale è ridotto: di sei giudici sono presenti tre amministrativi e un solo cancelliere. E' una realtà drammatica se pensiamo alle migliaia di cause per il Telepass e, più recentemente, a quelle per viale Italia. I carichi di lavoro sono triplicati sia per le pendenze sia per le nuove competenze».
Anche per Filomena Perrone, responsabile area penale del tribunale «la maggiore difficoltà è data dall'esiguità del personale rispetto ai carichi di lavoro».
In mattinata è previsto il presidio, dalle 9 alle 14, nel piazzale davanti al tribunale.
Fp Cgil, Uil Pubblica Amministrazione, Flp e Rdb Cub propongono la riqualificazione di tutto il personale, la ricomposizione dei profili professionali, la riforma e la modernizzazione della Giustizia, la democrazia per i lavoratori che devono poter decidere sugli accordi sindacali.
Tra le ragioni dello sciopero: «ridare speranza alla maggioranza dei lavoratori che con le proposte dell'amministrazione perdono qualsiasi possibilità di riqualificazione a partire dall'annullamento dei passaggi di area; dire no alla politica di tagli del Ministero della Giustizia, alla situazione di sfascio presente in molti degli uffici spesso privi di mezzi indispensabili per un buon andamento del lavoro; dire no alla politica di tagli del Ministero della Giustizia, che ha portato allo sfascio gli uffici giudiziari, privi di mezzi ed investimenti indispensabili ad attuare le continue riforme, a dimostrazione che si marcia in direzione opposta a quello che viene propagandato con la politica del "processo breve"».


5 febbraio 2010 - Il Tirreno

Dipendenti in agitazione
Giustizia, oggi lo sciopero
Sit in a Firenze davanti alla Prefettura e corteo verso la Corte d’Appello

LUCCA - Sciopero generale (Cgil, Uil pubblica amministrazione, Flp, Rdb pubblico impiego) dei lavoratori giudiziari e del Ministero della Giustizia. Oggi con presidio davanti alla prefettura di Firenze e successivo corteo fino alla Corte d’Appello di Firenze. Per una giustizia rapida ed efficiente; per la valorizzazione e riqualificazione del personale; per le nuove assunzioni; contro i tagli indiscriminati; per investimenti adeguati e un progetto di modernizzazione.
«Il Governo, invece di finanziare il settore con adeguati investimenti e risorse - dice il sindacato -, ha proposto riforme come quella sul "processo breve" che, in queste condizioni, inevitabilmente determinerà l’estinzione dei processi penali, senza alcun miglioramento per l’efficienza del servizio. Il ministro Alfano ha affermato durante la sua relazione alla Inaugurazione dell’anno giudiziario di aver firmato, dopo 10 anni, un accordo per la progressione professionale del personale. Ciò è falso: L’amministrazione della Giustizia ha recentemente firmato con due Cisl e Unsa-Sag un’ipotesi di accordo sul contratto integrativo che sancisce un nuovo ordinamento professionale che viola il contratto nazionale e, separando le funzioni e demansionando il personale, porterà ad un peggioramento del servizio e a una divisione del lavoro che va contro ogni principio di buona organizzazione». I sindacati chiedono di procedere a 3000 nuove assunzioni, per sopperire alle gravi carenze di organico e garantire la prosecuzione del servizio.


5 febbraio 2010 - La Sicilia

PALAZZO DI GIUSTIZIA
Oggi sono in sciopero cancellieri e lavoratori aderenti a 4 sindacati

Siracusa - Quella di oggi dovrebbe essere la giornata della paralisi totale dell'attività giudiziaria per lo sciopero dei cancellieri aderenti ai sindacati RdB Cub, Cgil, Uil e Flt. Le quattro organizzazioni sindacali hanno proclamato infatti per l'odierna giornata lo sciopero dei lavoratori della giustizia che operano negli uffici del Tribunale e delle sedi distaccate, della Procura della Repubblica, del Magistrato di Sorveglianza e del Giudice di Pace. All'iniziativa non aderiscono gli iscritti ai sindacati Unsa e Cisl. I lavoratori aderenti allo sciopero, in un comunicato «denunciano la situazione di degrado in cui versano da tempo tutti gli uffici giudiziari del Paese dove mancano le risorse umane che li facciano funzionare a pieno regime», nonchè sottolineano «mancano le risorse economiche e non vi sono progetti di modernizzazione che possano garantire una accelerazione dei tempi dei processi tanto in materia penale quanto in materia civile. Il governo invece di finanziare il settore con adeguati investimenti e risorse sceglie un disegno di legge sul cosiddetto «processo breve» aggiungendo tale scelta all'ipotesi di «accordo» sul Contratto Integrativo che sancisce un nuovo ordinamento professionale che viola il contratto collettivo nazionale e che, separando le funzioni con il demansionamento del personale, porterà ad un ulteriore peggioramento del servizio e ad una divisione del lavoro che va contro ogni principio di buona organizzazione».(p.g.)


5 febbraio 2010 - Il Gazzettino

Condizioni inaccettabili. Oggi lo sciopero

PORDENONE - Nel palazzo di giustizia di Pordenone, come nel resto d’Italia, la carenza di organico è del 25/30 per cento, le condizioni di lavoro sono inaccettabili, mancano nuove assunzioni e il giusto riconoscimento professionale. I cancellieri, figure cruciali in perenne attesa di riqualificazione, si sentono mortificati dall’ipotesi di contratto integrativo firmato a dicembre dalla Cisl con il ministro. È per questi motivi che oggi Cgil Fp, Uilpa, Flp e RdB scioperano. Una rappresentanza sarà presente al corteo che alle 10 partirà da piazzale Roma, a Venezia, per raggiungere la prefettura.


5 febbraio 2010 - La Nuova Sardegna

I sindacati dopo il vertice al ministero
«Non ci serve l’inviato ma dirigenti e pc»
di VALERIA GIANOGLIO

NUORO - I più ottimisti dicono che quanto meno, il canale con il ministero della Giustizia, è stato aperto. I più realisti e pratici, lo bocciano senza troppi giri di parole.
Ma su un punto sono tutti d’accordo: altro che processo telematico tanto sbandierato, al Palazzo di giustizia nuorese, al momento, è difficile anche avere un misero computer per ognuno dei dipendenti. Il giorno dopo il vertice romano tra ordine forense nuorese e il big del dipartimento della giustizia, i sindacati dei lavoratori oscillano tra la sonora arrabbiatura, una profonda delusione, e una flebile speranza nel futuro. L’ordine forense è andato nella Capitale carico di richieste. Ma il direttore del dipartimento, Luigi Birritteri, ha opposto una motivazione semplice: sulla carta, il Palazzo di giustizia nuorese, è a postissimo sul fronte organico, quindi non ha bisogno di rinforzi ma di una riorganizzazione del servizio. Per questo, il ministero, a maggio, invierà un suo uomo. «Più che una riorganizzazione, qui ci serve un dirigente vero e stabile - esordisce Natalina Farris, dell’Rdb-Cub - non ci serve uno che venga da Roma, con la valigia, e che dopo aver "riorganizzato" vada via. Qui siamo due anni senza un dirigente. Altro capitolo è quello del processo telematico. Siamo nella fase in cui dovremmo inserire tutti i dati cartacei nel computer. Il problema è che i pc sono così pochi che ce li dobbiamo contendere tra più colleghi. E lo stesso esperto informatico viene ogni due settimane e ce lo dobbiamo dividere tra più uffici».
«Chiediamo un dirigente, esperti informatici, rinforzi per il personale - conclude la Farris - sulla carta risultiamo a posto solo perché hanno ridotto la pianta organica senza rendersi conto dei carichi di lavoro». «I computer, il personale che va in pensione e non viene sostituito, gli strumenti che mancano: questi sono i nostri problemi» dice Angela Sanna, della Cgil. Un po’ più morbida, sulla questione, invece, è la Cisl. «Ma sia chiaro - spiega il sindacalista, Giorgio Mustaro - non siamo comunque soddisfatti del vertice, però almeno si è aperto un canale di ascolto con il ministero. Certo è che il ministero fa le sue valutazioni sulla base di dati non aggiornati e che non corrispondono alla realtà. Ben venga una riorganizzazione, ma c’è bisogno anche di computer, personale, formazione. Non è possibile che in un tribunale di una città di 40mila abitanti, ci sia solo una persona che può fare un atto notorio».


5 febbraio 2010 - Il Tempo

Sul piede di guerra anche in Abruzzo il personale degli uffici giudiziari

Pescara - Il personale degli uffici giudiziari, dopo le assemblee tenutesi a L'Aquila, Pescara, Chieti, Sulmona, Avezzano, ha deciso a larga maggioranza la propria adesione allo sciopero indetto per il 5 febbraio, per l'intera giornata, proclamato dalle sigle sindacali Fp-Cgil, Uil-Pa, Flp, Rdb, a sostegno della «vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall'amministrazione con una minoranza delle organizzazioni sindacali». In una nota i sindacati spiegano che «la politica di tagli alle risorse umane ed economiche del Ministero della Giustizia, la mancata valorizzazione delle figure che da anni lavorano negli uffici giudiziari, la situazione di sfascio presente in molti degli uffici, spesso privi di mezzi indispensabili per un buon andamento del lavoro, sono tutti elementi che marciano nella direzione opposta a ciò che viene propagandato con la politica del "processo breve"». Con l'accordo sul contratto collettivo nazionale integrativo siglato dall'amministrazione e da due sigle sindacali non rappresentanti la maggioranza dei lavoratori, «si è inteso sancire definitivamente il progressivo smantellamento del sistema giudiziario, riportando un'organizzazione del lavoro obsoleta e in evidente contrasto con l'efficientismo e l'interfungibilità tanto cari (a parole) a questo Governo; ma, forse, la giustizia è meglio che non sia efficiente! Nessuna riforma della giustizia è possibile senza la valorizzazione del personale, nuove assunzioni, investimenti adeguati ed un serio progetto di riforma che assicuri la modernizzazione, l'efficacia e la funzionalità del sistema».


5 febbraio 2010 - Libertà

volantinaggio
Tribunale, sciopero lavoratori giudiziari

Piacenza - «Il sistema del funzionamento della giustizia italiana è noto essere in gravi difficoltà per problemi e criticità, legati alla politica dei tagli indiscriminati, operati dal Governo, che a tutt'oggi non hanno trovato soluzione e che concorrono al serio rischio di collasso di tutto il sistema». Fp Cgil, Uilpa-Uidag, Flp e Rdb con queste motivazioni organizzano oggi uno sciopero dei lavoratori giudiziari anche nel nostro tribunale. In programma anche un volantinaggio dalle 8 alle 9 in vicolo del Consiglio (tra tribunale e procura). L'iniziativa di oggi ha ottenuto l'appoggio anche dall'Associazione nazionale magistrati.


5 febbraio 2010 - La Gazzetta di Reggio

In sciopero il personale della giustizia
Oggi protestano cancellieri e impiegati per l’accordo integrativo

Reggio E. - Scatta questa mattina, venerdì, lo sciopero proclamato dal personale del comparto della giustizia (cancellieri, segretari, impiegati e operatori), nonchè personale amministrativo di tribunali, procure e giudici di pace, aderenti ai sindacati Cgil, Uil e Rappresentanze di base.
«Chiediamo di lavorare meglio - dice Salvatore Coda, 51 anni, funzionario della Cgil Fp e cancelliere in aspettativa del tribunale -, ma chiediamo anche risorse adeguate: più personale, fondi, materiale di cancelleria e strumenti d’ufficio».
«Tre mesi fa a Reggio - conclude Coda - il Ministero ha ridotto la pianta organica del personale addetto alla giustizia, tagliando i posti rimasti vacanti».
Il Tribunale di Reggio è attualmente dotato di un organico di 63 unità per 23 giudici e circa 1000 avvocati, a fronte di un organico nel vicino Tribunale di Parma di 80 unità per 24 giudici. Questi dati rappresentano la situazione critica dei lavoratori della giustizia, che si trovano a fronteggiare un carico di lavoro in costante aumento con piante organiche inadeguate e ulteriormente ridotte.
Sulla protesta prende posizione anche l’Associazione nazionale dei magistrati (Anm), in un documento firmato dalla presidente della sottosezione reggiana, Annamaria Casadonte, e dal segretario Marco Imperato.
«La sottosezione reggiana dell’Associazione nazionale dei magistrati - si legge nella nota del sindacato dei magistrati - esprime la propria vicinanza e solidarietà a tutto il personale amministrativo degli uffici giudiziari che oggi incrocia le braccia per manifestare il grave disagio e le enormi difficoltà nelle quali è chiamato a svolgere una fondamentale funzione di collaborazione e sostegno a coloro che accedono alla tutela giurisdizionale dei loro diritti. Continuando su questa strada non è difficile prevedere che gli uffici giudiziari non potranno garantire una funzionalità adeguata alla esigenze della realtà socio-economica reggiana e quindi non potranno assicurare un servizio adeguato a tutti i cittadini. Il miglioramento del servizio giustizia dovrebbe partire proprio dall’analisi dell’accresciuta domanda di tutela giudiziaria che ha caratterizzato tutti i settori (civili e penale) spiegando ai cittadini perché, a fronte di un aumento della domanda di servizi legali, lo Stato, che è l’ imprenditore cui spetta di predisporre le risorse umane e i materiali, ritenga di tagliare il personale e gli investimenti».(sab)


5 febbraio 2010 - La Stampa

PROTESTA.IL PERSONALE DEGLI UFFICI
Sciopero in Tribunale. Oggi udienze a rischio

Il Tribunale di Vercelli oggi è a rischio paralisi: sciopera il personale di uffici e cancellerie, che aderisce a Cgil, Uil, Rdb e Flp, con l’astensione a titolo personale anche di iscritti alla Cisl. Salteranno, con tutta probabilità, udienze agrarie, penali e civili, esecuzioni e sfratti. Saranno garantiti, con la precettazione, solo i processi con imputati detenuti o sottoposti a misure cautelari.
Le Rsu del personale di Palazzo di giustizia valutano intorno al 90 per cento l’adesione alla protesta, indetta contro la firma del contratto integrativo, siglato soltanto da una parte dei sindacati, ma soprattutto per sottolineare lo stato di disagio - «se non di degrado», sottolineano negli uffici di piazza Amedeo IX - in cui versa la giustizia: «Si discute tanto di processo breve ma del personale giudiziario parlano in pochi. Siamo i soli rimasti a difendere i diritti della categoria».
La pianta organica del Tribunale prevede 42 persone in servizio negli uffici, ma ad oggi sono in 26 al lavoro. I tre dipendenti andati in pensione a fine anno non sono stati rimpiazzati e un quarto che lascerà a giugno difficilmente lo sarà. «Non ci sono concorsi, e neppure passaggi di qualifica o economici - sostengono i rappresentanti sindacali a Palazzo di giustizia -. Si parla di aumenti della retribuzione ma non ci sono i fondi. E da dieci anni viene promessa la riqualificazione del personale».
Sulle porte di uffici e cancellerie che oggi resteranno chiusi verrà affisso un cartello che spiega l’adesione allo sciopero: «Diciamo no alla politica di tagli del ministero, che ha portato allo sfascio degli uffici giudiziari, privi di mezzi e investimenti indispensabili per attuare le continue riforme. Si marcia in direzione opposta a quello che viene propagandato con la politica del processo breve».

VALENZA. POLEMICHE SU CASA DI RIPOSO
Precari all’Ospedalino un’ipotesi di soluzione. Ma l’rdb: "Scherzate?"

«Vabbè che siamo sotto carnevale ma non mascherateci la verità». E' ironico e polemico il sindacato Rdb Cub nei riguardi dell'ipotesi avanzata dal Comune per risolvere il problema dell'occupazione per i precari dell'Uspidalì: «A distanza di più di un anno, dopo varie richieste di incontro con l'attuale amministrazione di centrosinistra per discutere delle problematiche delle lavoratrici e dei lavoratori a tempo indeterminato e precari delle case di riposo (una quarantina in tutto; ndr), finalmente, alla scadenza naturale del mandato elettorale, come a voler mettere una zeppa ad una sedia traballante, siamo stati convocati per un’ipotesi - spiega Giovanni Maccarino - che è ancora vaga e approssimativa, emersa in modo occasionale per una sorta di fondazione formata da tre partner, Comune, Valenza anziani, privati no profit, da sottoporre al prossimo consiglio comunale».
Sarà l’ultimo consiglio prima del voto: «Ci siamo riservati di prenderne visione per comprendere dove si vuole andare a parare e, visto che la politica del prendere o lasciare, a nostro avviso ricattatoria, non rientra nelle nostre abitudini, abbiamo voluto ribadire fortemente la nostra posizione». Così hanno indetto un'assemblea per lunedì sera, in via Zuffi 12.
Replica il vice sindaco: «Da tempo l'amministrazione cerca una soluzione per la gestione della Casa di Riposo che mantenga il controllo pubblico della struttura, diminuisca il deficit e persegua il valore sociale del servizio - spiega Marilena Griva - l'idea di costruire un nuovo soggetto, già annunciata lo scorso anno ai sindacati, adesso si può concretizzare perché è stato trovato un accordo con la Fondazione Valenza Anziani. Stiamo procedendo e non rispondiamo alle provocazioni, preferiamo lavorare per gli anziani ricoverati, le loro famiglie e la salvaguardia dei posti di lavoro».


5 febbraio 2010 - Il Centro

Giustizia, lavoratori in piazza

«Giustizia sotto smacco». Il personale degli uffici giudiziari abruzzesi scenderanno oggi in piazza dopo le assemblee tenute all’Aquila, Pescara, Sulmona e Avezzano per aderire allo sciopero di Cgil, Uil, Flp e Rdb a sostegno della «vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale».


5 febbraio 2010 - Il Cittadino

Sciopero generale della giustizia: il tribunale si ferma

Lodi - Paralisi annunciata oggi per il tribunale di Lodi. Sembra infatti massiccia l’intenzione di aderire allo sciopero generale promosso da Cgil, Uil, Flp e Rdb da parte del personale amministrativo del palazzo di viale Milano, e i responsabili delle cancellerie hanno già da tempo avvertito che saranno garantiti solo i procedimenti che riguardano detenuti, misure cautelari e altre particolari situazioni. Nella sezione penale saranno celebrate solamente udienze per direttissima, un processo con un testimone dall’Abruzzo, un altro a rischio di prescrizione e uno con un detenuto. «Violando ogni regola sindacale i responsabili nazionali Cisl hanno firmato un contratto integrativo dequalificante», sintetizza Leo Piccione, nelle Rsu per la Cgil.

Rsa, Bignamini denuncia: «È morta un’altra anziana»

Codogno - «Siamo assistendo ad una mattanza ma nessuno dice nulla, nessuno si muove. Né il sindaco di Codogno, né il presidente della Provincia. Per assurdo, nemmeno i medici responsabili della salute mentale del nostro territorio». Non nasconde rabbia il sindacalista delle rappresentanze sindacali di base (Rdb) Gianfranco Bignamini nel dare notizia di un nuovo decesso (il quinto dall'inizio dell'anno) di una delle anziane (una cinquantina in tutto) dell'ex psichiatrico di viale Gandolfi, le stesse che entro l'anno saranno spostate al Fatebenefratelli di San Colombano. «Le prime quattro anziane decedute facevano parte del primo gruppo di 11 donne spostate in gran segreto già a fine dicembre al Fatebenefratelli - spiega Bignamini -. La quinta anziana, invece, è morta qui in Rsa a Codogno: nei giorni scorsi aveva saputo del suo imminente trasferimento a San Colombano, si è lasciata praticamente andare, non ha più voluto mangiare». Conti alla mano, il sindacalista non ha dubbi: «Cinque morti in quaranta giorni sono un dato agghiacciante. Lo ripeto: è in atto una mattanza. Ma perché il sindaco Dossena tace, perché sta in silenzio pure il presidente della Provincia Foroni? Inaccettabile è poi l'indifferenza dei responsabili e dei medici del settore lodigiano della salute mentale». A complicare il "caso" della Rsa di Codogno c'è poi anche tutto il risvolto sindacale. «Parliamoci chiaro: l'accordo per il Fatebenefratelli è fatto sulle spalle dei lavoratori dell'Rsa di Codogno e della stessa comunità codognese - rimarca Bignamini -. La dirigenza Asl nelle scorse settimane ci ha detto chiaro e tondo che l'Rsa sarà trasformata in Fondazione privata. Con questa prospettiva e senza più le donne psico-geriatriche da assistere, i lavoratori dell'Rsa non hanno davanti a sé grande futuro. I dipendenti a tempo indeterminato vedranno il proprio contratto trasformato secondo i criteri della sanità privata, e già si prevede una riduzione mensile media intorno ai 100-150 euro. I dipendenti a tempo determinato, che hanno il proprio contratto in scadenza a marzo e giugno, corrono invece seri rischi di licenziamento. Del resto, i primi 4 lavoratori interinali (due infermieri e due operatori socio-sanitari, ndr) sono stati già licenziati, contestualmente allo spostamento a San Colombano delle prime 11 donne dell'Rsa».(L.L.)


5 febbraio 2010 - Il Giorno

Deceduta un'altra anziana al Fatebenefratelli
Per Bignamini la colpa è del trasferimento
CODOGNO LA DONNA ERA UNA DELLE OSPITI DELLA RSA DI VIALE GALNDOLFI

CODOGNO - «SONO MORTE cinque donne in circa un mese. È in atto una vera e propria mattanza. E nessuno dice nulla». Gianfranco Bignamini, sindacalista Rdb, non usa mezzi termini quando parla della situazione alla Residenza sanitaria assistenziale (Rsa) di viale Gandolfi a Codogno dove, in virtù del progetto di riqualificare la struttura in casa di riposo per anziani, sono state trasferite già unidici pazienti psicogeriatriche. «SONO DONNE che sono rimaste a Codogno per decenni con un sistema assistenziale diverso da quello, per esempio, del Fatebenefratelli dove sono stati reinserite» spiega Bignamini - È ovvio che il trasferimento, per loro è un trauma. Mi chiedo cosa ne pensano di tutta questa vicenda medici e psicologici». Poi il sindacaliusta critica anche l'accordo raggiunto che penalizza l'Rsa codognese. «La maggior parte dei lavoratori a Codogno non sono soddisfatti. In totale vi sono una tentina di dipendenti in carico all'Asl, quattro dei quali, essendo a tempo determinato, tra marzo e giugno saranno lasciati a casa poichè il contratto non sarà rinnovato. Le dodici figure interinali sono a rischio e quattro di loro non sono più in organico nel momento in cui sono state trasferite le donne da Codogno a San Colombano». BIGNAMINI chiama in causa il presidente della Provincia di Lodi Pietro Foroni e il sindaco di Codogno Emanuele Dossena. «Non hanno proprio nulla da dire? Ed anche la conferenza dei sindaci non è stata interpellata?» Posizione assai critica anche contro l'ormai certezza, secondo Bignamini, che l'Rsa si trasformerà in Fondazione. «Se è vero che i lavoratori che rimarranno non perderanno il posto, è pur vero che il loro contratto cambierà, da pubblico a privato. In busta paga si vedranno decurtati parecchi soldi. Prenderanno almeno 120 euro in meno».(M.B.)

Incentivi tagliati: sciopero di 2 ore di tutti i dipendenti
di MARTINO AGOSTONI

Monza - I DIPENDENTI del Comune hanno annunciato uno sciopero di due ore per il 17 febbraio. È fallito il tentativo di conciliazione con l'amministrazione sul premio incentivante, il premio di produzione annuo per tutti i circa 1.200 dipendenti che, per il 2009, ammonta a circa 900mila euro. All'unanimità e con tutte le sigle sindacali unite, ieri l'assemblea dei lavoratori ha deciso lo stato d'agitazione «per farci ridare tutto il premio, senza ricatti». Il conflitto è aperto da novembre, quando non è stato pagato l'acconto del premio che verrà saldato a giugno. «Mancano 600mila euro - denuncia Gianni Romano, sindacalista dell'RdB -. Per il 2009 il Comune ha stanziato solo 900mila euro, invece di circa 1,5 milioni previsti. Già nel 2008 era stato tagliato di 700mila euro e per quest'anno abbiamo chiesto che si tornasse ai livelli del 2007, quando il premio era di oltre 1,7 milioni. Ci è stato risposto che se volevamo i 600mila euro dovevamo firmare un accordo per accettare le nuove regole previste dal decreto Brunetta. E' un ricatto: prima vogliamo i soldi che ci spettano, e poi si tratta sulle nuove regole». Lo sciopero del 17 febbraio prevede lo stop per le prime 2 ore di ogni turno in tutti i settori e il presidio dei in piazza Trento. L'assessore al Personale, Alfonso Di Lio, è critico sulla scelta dei sindacati. «Stiamo dando il massimo possibile, compatibilmente con le norme - spiega Di Lio -. Ci sono limiti di legge stabiliti dalle ultime norme del ministro Brunetta sulle spese del personale. E il fondo da cui si attinge per il premio incentivante serve anche per le nuove assunzioni, i contratti a tempo determinato, le progressioni verticali o i riconoscimenti a professionalità specifiche». Ma i sindacati denunciano che più di 400mila euro del fondo sono stati destinati alle cosiddette posizioni organizzative, «alcuni capiufficio - esemplifica Romano -: sono una cinquantina e ognuno riceve un bonus di circa 700 euro al mese. Danno a loro tanti soldi, togliendo agli altri mille lavoratori". Respinge questa interpretazione l'assessore Di Lio che chiarisce che «stiamo riconoscendo qualcosa in più alle alte professionalità e a chi ha particolari responsabilità. In questo modo premiamo i meriti, e non solo diamo premi in maniera estensiva a tutti».


5 febbraio 2010 - Gazzetta del Sud

Uffici giudiziari al collasso mancano personale e risorse
Denunciata la mancanza di una "seria politica di ammodernamento"
Lavoratori della giustizia in sciopero

Siracusa - È prevista una paralisi delle attività giudiziarie oggi al Tribunale di Siracusa con l'iniziativa nazionale dei dipendenti degli uffici giudiziari. Lo sciopero, che durerà tutta la giornata, è indetto da Fp Cgil insieme a Uil Pa, Flp ed Rdb. Davanti al tribunale alle 10 si terrà un sit in ed un volantinaggio per chiarire le rivendicazioni: tagli ormai non più sostenibili; mancato riconoscimento dell'impegno e della professionalità dei lavoratori. «Una situazione giudiziaria al collasso – ha affermato Francesco Genovese, cancelliere della sezione del giudice per le indagini preliminari –. Tredici mila unità in meno nell'organico: chi va in pensione non è sostituito, manca la carta, la strumentazione non è adeguata. Gli esempi negativi sono quotidiani: è stato fissato un incidente probatorio per venerdì ma non ci sono i finanziamenti per trasferire una teste da Latina a Siracusa». Mancano le risorse umane, mancano le risorse economiche e non vi sono progetti di modernizzazione che possano garantire un'accelerazione dei tempi dei processi, tanto in materia penale quanto in materia civile. «L'amministrazione giudiziaria – ha affermato Michele Spinella, funzionario della Procura della Repubblica di Siracusa – si è rifiutata di aprire un confronto sulla proposta di accordo presentata dalla maggioranza delle organizzazioni sindacali. È necessario dare il giusto riconoscimento professionale al personale giudiziario e procedere a tre mila nuove assunzioni per sopperire alle gravi carenze di organico». I lavoratori chiedono che sia riconosciuto il diritto alla carriera ed agli aumenti retributivi e pensionistici. Hanno denunciato che il carico di lavoro complessivo, per numero di procedimenti iscritti e provvedimenti emessi sia in materia penale quanto in materia civile, è aumentato di circa il 40 per cento mentre il numero del personale amministrativo è passato dalle 51 mila 200 unità del '99 alle circa 40 mila 700 di oggi. «La lotta alla criminalità organizzata passano necessariamente attraverso un sistema giudiziario efficiente – si legge in una nota diffusa dai lavoratori – anche e soprattutto nelle sedi periferiche». I lavoratori hanno ricevuto attestati di solidarietà da parte dell'avvocatura italiana e dall'associazione nazionale magistrati. E questa mattina, accanto ai lavoratori, è prevista la presenza del presidente dell'ordine degli avvocati Glauco Reale. Così come il presidente del Tribunale Paolo Vittorio Lucchese e il procuratore capo della Repubblica Ugo Rossi hanno sottolineato che condividono le ragioni della protesta. Oggi saranno celebrati solo i processi con detenuti, in campo penale, ed i provvedimenti d'urgenza in materia civile. Poi tutto il resto sarà rinviato d'ufficio.(a.r.)

Regione, Provincia e Comune se ci sono battano un colpo

Catanzaro - «... nessun amministratore locale si indigna, nessuno che si preoccupa della salute dei ragazzi, ma soprattutto della loro situazione economica». La Rappresentntanza sindacale di Base (Rdb) torna sulla vertenza Phonemedia e si dice «sconcertata» per l'atteggiamento degli amministratori locali di fronte a una vertenza che riguarda 2.500 lavoratorie mentre continua l'occupazione dello stabile sede del call center. – e nessun amministratore locale si indigna, nessuno che si preoccupa della salute dei ragazzi, ma soprattutto della loro situazione economica. «Siamo veramente sdegnati – afferma in una nota la Rdb – dal "silenzio assordate" del presidente della regione, di quello della provincia e del sindaco della città, riteniamo che il loro silenzio sia eloquente di come sono trattati i cittadini catanzaresi – solo portatori di voti. Cosi come è sconcertate l'atteggiamento di tutti quei politici che fino a ieri quando il call center funzionava facevano a gara per raccomandare i loro adepti a frequentare corsi fuori regione e per essere inseriti nelle attività lavorative; ora tutti fanno silenzio, in attesa delle liste per le elezioni regionali dopodiché di nuovo a promettere e dispensare pacche sulle spalle. Questo silenzio ci ha portato a pensare che forse qualche politico nostrano è socio in questo sistema di precariato. A pensar male spesso si indovina! (diceva qualcuno)». «Nei giorni scorsi – insiste la Rdb – abbiamo avuto l'incontro in prefettura con impegni da parte dell'ente di rintracciare i fantomatici proprietari e verificare dove sono andati a finire i finanziamenti e le possibilità lavorative. Ora abbiamo richiesto un incontro alle massime autorità locali (Regione, Provincia, Comune ) per verificare un possibile percorso per ridare dignità lavorativa a questi precari, e salvaguardare un minimo di occupazione».


5 febbraio 2010 - La Provincia di Varese

il presidio/ieri a Villa Recalcati
Malpensa, si alza la rabbia dei lavoratori
Presidio dei dipendenti di Eurofly: «Dove sono i difensori dell'ex hub?». Incontro con Bottini (Pdl)

La crisi occupazionale di Malpensa sbarca a Villa Recalcati. «Dove sono finiti i difensori di un aeroporto che si sta svuotando?». Politici locali e promesse mancate di rilancio di Malpensa nel mirino nel presidio organizzato ieri mattina da Cgil, Uil e SdL di fronte alla sede dell'amministrazione provinciale: in piazza con fischietti, striscioni e bandiere una cinquantina di lavoratori Eurofly che contestano il trasferimento a Olbia richiesto dal piano di ristrutturazione seguito alla fusione con Meridiana.
120 IN TUTTO - Sono circa 120 in tutto i dipendenti Eurofly che rischiano il posto di lavoro se non accettano di spostarsi ad Olbia. Di qui uno degli slogan più gettonati del presidio, ?in Sardegna tutti al mare, a Malpensa a lavorare?. «Non possono chiederci di trasferirci a Olbia come se fosse dietro l'angolo» protestano i dipendenti della compagnia aerea. Tutte persone che con le loro famiglie hanno compiuto scelte di vita sul territorio varesino e lombardo investendo sulla loro occupazione in Eurofly e che dovrebbero stravolgere tutti i loro progetti per andare a Olbia. Senza "rete", tra l'altro, dato che le premesse sono tutt'altro che promettenti. «Guarda caso - fanno notare i sindacalisti - nel piano industriale presentato da Meridiana si prevedono 120 esuberi a Olbia, premessa per un licenziamento collettivo». Per i sindacati la richiesta di trasferimento coatto non sono altro che «licenziamenti mascherati». Per Aldo Pignataro, di SdL, «i lavoratori sono messi nelle condizioni di non accettare». Non solo, il problema va a intrecciarsi con la più ampia questione Malpensa: «Un altro vettore che se ne va e depaupera Malpensa, nell'assenza delle istituzioni locali che dopo le promesse della campagna elettorale, Lega e non solo, non hanno fatto niente per salvaguardare l'occupazione nello scalo». Il tutto mentre la Regione Sardegna incentiverebbe Meridiana a mantenere i posti di lavoro a Olbia.
«FATE PRESSIONI» - Cosa chiedono dunque i sindacati a Villa Recalcati? «Che sia consapevole dell'ennesimo svuotamento dello scalo e faccia pressioni sulla compagnia affinché non si sottovaluti un problema sociale che tocca 120 famiglie - chiarisce Stefano Croce, della Filt-Cgil - non è accettabile che un'operazione di abbattimento dei costi venga fatta pagare interamente ai lavoratori». Intanto il presidio ha ottenuto l'esito atteso: una delegazione di lavoratori Eurofly è stata ricevuta dal vicepresidente della Provincia, Gianfranco Bottini, che ha assicurato l'interessamento dell'istituzione da lui rappresentata nella vertenza in corso. «Ho recepito le implicazioni sociali e l'incidenza che i trasferimenti potrebbero avere sulle famiglie dei dipendenti coinvolti. Seguiremo con attenzione l'evoluzione del problema, affiancando Regione Lombardia nelle iniziative che vorrà intraprendere dopo l'incontro con i lavoratori, che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni». Prossima tappa, il Pirellone, sperando di ottenere rassicurazioni concrete sul futuro dei lavoratori. Ma qualche spiraglio potrebbe esserci, a partire dalla notizia del differimento di una riunione sul settore "maintenance" prevista per oggi.


4 febbraio 2010 - Asca

PROTEZIONE CIVILE: RDB VIGILI FUOCO, SPA MORTIFICA CORPO NAZIONALE

(Asca) Scenderanno in piazza i vigili del fuoco aderenti ai sindacati di base per protestare contro la costituenda ''Protezione Civile spa'', in discussione in questi giorni al Senato. La protesta, annunciata per il 18 febbraio in piazza Montecitorio, e' stata indetta contro quella che viene definita ''la mortificazione del Corpo Nazionale''. ''Finito lo scenario del terremoto, di Viareggio, di Messina, i vigili del fuoco sono diventati pacchi. - denuncia Antonio Jiritano, della Direzione nazionale RdB Pubblico Impiego VVF. Per la carenza di organico veniamo mobilitati senza alcun criterio solo per tappare i buchi delle defezioni create dal governo. Le assunzioni vanno sempre piu' a rilento, il contratto di lavoro cosi come si e' aperto e' stato immediatamente chiuso: le risorse non ci sono, e quelle messe a disposizione non vanno oltre l'elemosina; dal 2008 ad oggi gli aumenti non superano i 50 Euro a fronte di stipendi da fame. Inoltre dopo la riforme di militarizzazione del corpo nazionale le nostre carriere bloccate da anni''. La RdB VVF annuncia poi di aver scritto al Ministro dell'Interno per richiedere un incontro ''che possa dare risposte alla categoria''. ''Ma intanto - sottolinea Jiritano - il Ministero dell'Ambiente si crea una struttura per interventi urgenti in situazioni di rischio idrogeologico e, non ultimo, una Protezione Civile che gia' ha sottratto competenze al Corpo Nazionale creando un dualismo che non fa certo bene alle attivita' di soccorso, sta per essere trasformata in societa' per azioni, diventando un comitato di affari ed emarginando definitivamente i vigili del fuoco dalla cabina di regia della gestione di emergenze e calamita'''.


4 febbraio 2010 - Apcom

Giustizia/ Domani lavoratori in sciopero: Chiediamo efficienza
Pd porterà la solidarietà alla manifestazione di Roma

(Apcom) Domani incroceranno le braccia per l'intera giornata i lavoratori giudiziari per lo sciopero nazionale proclamato da Rdb P.I. insieme a FpCgil, Uilpa e Flp. L'agitazione - spiega una nota - è stata indetta per "rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, il giusto riconoscimento professionale" e per protestare "contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata dalla minoranza delle organizzazioni sindacali, in cui si sancisce un ordinamento che demansiona e mortifica la professionalità dei lavoratori giudiziari". Manifestazioni accompagneranno in molte piazze d'Italia la protesta dei lavoratori che chiedono, quindi, una giustizia più efficiente e rapida, senza tagli indiscriminati, e la riqualificazione del lavoro. Alla manifestazione indetta a Roma dai sindacati porteranno il saluto e la solidarietà del Partito democratico Donatella Ferranti, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera, e Sandro Favi, coordinatore del Forum giustizia del Pd.


4 febbraio 2010 - Leggimi

SCIOPERO DOMANI VENERDI' 5 DEL PERSONALE GIUDIZIARIO

Anche il personale degli uffici giudiziari abruzzesi, dopo le assemblee tenutesi a L'Aquila, Pescara, Chieti, Sulmona, Avezzano, ha decretato in larga maggioranza la propria adesione allo sciopero indetto per domani 5 febbraio, per l'intera giornata, proclamato dalle sigle sindacali FP-CGIL, UIL-PA, FLP, RDB, a sostegno della "vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall'amministrazione con una minoranza delle organizzazioni sindacali." La politica di tagli alle risorse umane ed economiche del Ministero della Giustizia, la mancata valorizzazione delle figure che da anni lavorano negli uffici giudiziari, la situazione di sfascio presente in molti degli uffici stessi spesso privi di mezzi indispensabili per un buon andamento del lavoro - denunciano i sindacati - sono tutti elementi che marciano nella direzione opposta a cio' che viene propagandato con la politica del "processo breve". Con l'accordo sul Contratto Collettivo Nazionale Integrativo siglato dall'Amministrazione e da due sigle sindacali non rappresentanti la maggioranza dei lavoratori, si e' inteso sancire definitivamente il progressivo smantellamento del sistema giudiziario, riportando un'organizzazione del lavoro obsoleta e in evidente contrasto con l'efficientismo e l'interfungibilita' tanto cari (a parole) a questo Governo; ma, forse, la giustizia e' meglio che non sia efficiente! Nessuna riforma della giustizia e' possibile - dicono ancora i sindacati - senza la valorizzazione del personale, nuove assunzioni, investimenti adeguati ed un serio progetto di riforma che assicuri la modernizzazione, l'efficacia e la funzionalita' del sistema. Intanto i sindacati hanno reso noto che domani i lavoratori degli uffici giudiziari di Pescara e di tutto il circondario effettueranno un presidio nel piazzale nei pressi dell'ingresso al Tribunale del Palazzo di Giustizia dalle 8.00 alle 12.00 per spiegare alla cittadinanza i motivi della protesta.


4 febbraio 2010 - Il Cittadino online

Pompieri in piazza contro Protezione Civile Spa

ROMA. Scenderanno in piazza i vigili del fuoco aderenti ai sindacati di base per protestare contro la costituenda ‘‘Protezione Civile spa’‘, in discussione in questi giorni al Senato. La protesta, annunciata per il 18 febbraio in piazza Montecitorio, e’ stata indetta contro quella che viene definita ‘‘la mortificazione del Corpo Nazionale’‘. ‘Finito lo scenario del terremoto, di Viareggio, di Messina, i vigili del fuoco sono diventati pacchi – denuncia Antonio Jiritano, della Direzione nazionale RdB Pubblico Impiego VVF. Per la carenza di organico veniamo mobilitati senza alcun criterio solo per tappare i buchi delle defezioni create dal governo. Le assunzioni vanno sempre piu’ a rilento, il contratto di lavoro cosi come si e’ aperto e’ stato immediatamente chiuso: le risorse non ci sono, e quelle messe a disposizione non vanno oltre l’elemosina; dal 2008 ad oggi gli aumenti non superano i 50 Euro a fronte di stipendi da fame. Inoltre dopo la riforme di militarizzazione del corpo nazionale le nostre carriere bloccate da anni’‘. La RdB VVF annuncia poi di aver scritto al Ministro dell’Interno per richiedere un incontro ‘‘che possa dare risposte alla categoria’‘. ‘‘Ma intanto – sottolinea Jiritano – il Ministero dell’Ambiente si crea una struttura per interventi urgenti in situazioni di rischio idrogeologico e, non ultimo, una Protezione Civile che gia’ ha sottratto competenze al Corpo Nazionale creando un dualismo che non fa certo bene alle attivita’ di soccorso, sta per essere trasformata in societa’ per azioni, diventando un comitato di affari ed emarginando definitivamente i vigili del fuoco dalla cabina di regia della gestione di emergenze e calamita’‘’.


4 febbraio 2010 - Traniweb

Mobilitazione del personale giudiziario, si sciopera anche a Trani
Gli uffici del tribunale si fermano venerdì 5 febbraio

Anche gli Uffici Giudiziari del Circondario di Trani si fermeranno il prossimo 5 febbraio per lo sciopero indetto dalle Organizzazioni Sindacali del personale giudiziario FP CGIL, UILPA, FLP e RdB CUB. «Gli uffici giudiziari del paese versano in condizioni gravi - spiegano le organizzazioni sindacali - senza le persone che li facciano funzionare, senza risorse e senza progetti di modernizzazione che possano garantire una accelerazione dei tempi dei processi. Il Governo, invece di finanziare il settore con adeguati investimenti e risorse, ha proposto riforme come quella sul "processo breve" che, in queste condizioni, inevitabilmente determinerà l’estinzione dei processi penali, senza alcun miglioramento per l’efficienza del servizio. Il Ministro Alfano ha affermato durante la sua relazione alla Inaugurazione dell’anno giudiziario di aver firmato, dopo 10 anni, un accordo per la progressione professionale del personale. Ciò è falso: L’'Amministrazione della Giustizia ha recentemente firmato con due OO.SS minoritarie (CISL e UNSA-SAG) una ipotesi di accordo sul Contratto Integrativo che sancisce un nuovo ordinamento professionale che viola il Contratto Nazionale e, separando le funzioni e demansionando il personale, porterà ad un ulteriore peggioramento del servizio e ad una divisione del lavoro che va contro ogni principio di buona organizzazione. L’Amministrazione, dimostrando di avere in spregio la democrazia, ha rifiutato di aprire un confronto sulla proposta di accordo presentata dalle scriventi OO.SS, che rappresentano la maggioranza dei lavoratori e che è improntata all’efficienza del servizio e basata su un documento emanato dallo stesso Governo, ovvero l’allegato al dpef 2010/13, nel quale si afferma la necessità, per attuare le riforme in programma e quelle già avviate, di dare il giusto riconoscimento professionale al personale e di procedere a 3000 nuove assunzioni, per sopperire alle "gravi carenze di organico" e garantire la prosecuzione del servizio». I lavoratori giudiziari venerdì 5 scioperano per chiedere all’Amministrazione di fare un passo indietro e di riaprire la trattativa ripartendo dalla proposta delle OO.SS maggioritarie. Chiedono inoltre risorse sufficienti al corretto funzionamento della giustizia, contestando i tagli indiscriminati; rivendicano il diritto al giusto riconoscimento professionale e una vera riqualificazione denunciando che in queste condizioni nessuna riforma determinerà l'accelerazione dei tempi dei processi e il buon andamento degli uffici giudiziari. Chiedono al Governo di prendere in considerazione le proposte contenute nel "Patto per la giustizia e per i cittadini", firmato a Roma lo scorso luglio con l’ANM, l’Oua, le Magistrature associate e i dirigenti.


4 febbraio 2010 - Caserta 24 Ore

GIUSTIZIA: SCIOPERO NAZIONALE DEI LAVORATORI GIUDIZIARI

Domani, 5 febbraio, incroceranno le braccia per l’intera giornata i lavoratori giudiziari per lo sciopero nazionale proclamato da RdB P.I. insieme a FPCGIL, UILPA e FLP. L’agitazione è stata indetta per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, il giusto riconoscimento professionale e per protestare contro l’ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata dalla minoranza delle organizzazioni sindacali, in cui si sancisce un ordinamento che demansiona e mortifica la professionalità dei lavoratori giudiziari. Ecco le principali manifestazioni organizzate in tutta Italia:
ROMA: corteo da piazza San Marco (piazza Venezia) fino al Ministero della Giustizia (via Arenula) - ore 10.00
MILANO: presidio davanti al Palazzo di Giustizia - ore 10.00
BERGAMO: presidio davanti al Tribunale - dalle ore 8.30
TRENTO: sit-in davanti al Palazzo di Giustizia dalle ore 9.00; poi corteo fino al Commissariato del Governo
GENOVA: corteo da Palazzo di Giustizia alla Prefettura - ore 9,30
TORINO: presidio davanti a Palazzo di Giustizia - dalle 8.00 alle 12.00
VENEZIA: presidio a Piazza Roma - ore 10.00
VICENZA: presidio davanti Palazzo di Giustizia e corteo fino alla Prefettura - dalle ore 9.30
PADOVA: presidio davanti Palazzo di Giustizia - dalle 9.30
FORLI’: presidio davanti agli uffici giudiziari
FERRARA: presidio davanti al Tribunale - dalle 9.00
ANCONA: presidio davanti a Palazzo di Giustizia - dalle 10.00 alle 12.00
FIRENZE: presidio davanti alla Prefettura e corteo fino alla Corte di Appello dalle ore 10.00
PESCARA: presidio a Palazzo di Giustizia - dalle 8.00 alle 12.00
NAPOLI: presidio al Centro Direzionale, piazza Cenni, Ingresso Tribunale - dalle ore 9,30.
SALERNO: sit-in davanti Palazzo di Giustizia - dalle ore 09.30 alle ore 12.00
BENEVENTO: presidio davanti agli uffici giudiziari
AVELLINO: presidio davanti al Tribunale
MATERA: presidio a Palazzo di Giustizia - dalle ore 9.00 alle ore 14.00.
CAMPOBASSO: presidio davanti al Tribunale - dalle 10.00 alle 12.00
BARI: Presidio davanti al Tribunale Penale, Via Nazariants
TARANTO: presidio davanti al Palazzo di Giustizia
FOGGIA: presidio davanti al Palazzo di Giustizia
LECCE: presidio davanti al Palazzo di Giustizia - dalle 7,30 alle 10.00.
TRANI: presidio davanti al Tribunale Penale di Trani, Piazza Duomo
CATANZARO: corteo da Corte di Appello alla Prefettura - ore 9.00
REGGIO CALABRIA: sit-in al Centro Direzionale, davanti agli uffici giudiziari.
PALERMO: manifestazione in Piazza della Memoria, cittadella Giudiziaria- dalle ore 9.00
CATANIA: presidio davanti al Palazzo di Giustizia - dalle ore 10.00
TRAPANI: presidio davanti il Palazzo di Giustizia
SIRACUSA: presidio davanti agli uffici giudiziari
Roma, 4 febbraio 2010
Rappresentanze Sindacali di Base Pubblico Impiego
Via dell’Aeroporto, 129 - 00175 - tel. 06/762821, fax 06/7628233
portale: www.rdbcub.it


4 febbraio 2010 - GoMarche

Ancona: sciopero della giustizia, picchetto davanti al tribunale
La RdB Pubblico Impiego ha indetto, insieme a FP CGIL, UIL PA e FLP, lo sciopero nazionale dei lavoratori giudiziari per venerdì 5 febbraio. Sono previste manifestazioni in tutte le Corti d'Appello d'Italia

Nelle Marche si svolgerà ad Ancona l'iniziativa promossa dalle organizzazioni sindacali. L'appuntamento è per le ore 10,00, quando insieme ai lavoratori che aderiranno alla manifestazione terranno un presidio presso il piazzale antistante il Tribunale in Corso Mazzini. La RdB torna nuovamente a scioperare perché di fronte i problemi della giustizia l'amministrazione ha proposto un contratto integrativo che in cambio di un "piatto di lenticchie" ci dequalifica, non riconosce la professionalità acquisita e introduce massima flessibilità nelle mansioni. "Vogliamo che il 5 febbraio debba essere la giornata di protesta di tutti i lavoratori della Giustizia per sollevare finalmente la testa e dire basta" dichiara Luigi Curcetti della RdB P.I. -settore Giustizia delle Marche "...è rimasto inascoltato, infatti, il grido di allarme che la RdB P.I. ha lanciato in questi anni: se non si investe riqualificando il personale e i servizi, se non si investe in nuove assunzioni, se non si investe in tecnologia adeguata e nelle strutture edilizie, si arriverà al collasso". Quindi nessuno stupore se nel rapporto sull'efficienza dei sistemi giudiziari, della Banca Mondiale, l?Italia si colloca al 156° posto su 180, dopo il Gabon e sorpassando di poco il Bangladesh. "Fino ad adesso - aggiunge Curcetti - abbiamo ricevuto solo tagli di risorse, blocco del turn over che di fatto hanno agevolato l'esternalizzazione e la privatizzazione del servizio e riforme realizzate a costo zero. In questo contesto il processo breve si inserisce con tutte le sue contraddizioni. Dal punto di vista di chi opera negli uffici giudiziari, infatti, con il personale ed i mezzi che sono effettivamente a diposizione, il risultato sarà quello di un'amnistia mascherata perché di investimenti non se ne parla?! Dobbiamo pretendere che ci mettano in condizione di dare al cittadino un servizio efficace ed efficiente; dobbiamo farci dare il conto di quanti soldi sono stati sperperati in appalti, consulenze e mancate informatizzazioni, visto che hanno esclusivamente arricchito le aziende private e lasciato invariata la tecnologia negli uffici creando solo precariato, ed infine dobbiamo pretendere il pagamento e il riconoscimento della nostra professionalità", conclude il dirigente RdB P.I.
RdB/CUB Marche


4 febbraio 2010 - Corriere di Rieti

Gli Lsu incrociano le braccia
Domani sciopero e presidio di fronte alla Regione

La rappresentanza di base ha proclamato per domani una giornata di sciopero nazionale dei lavoratori socialmente utili con manifestazione alla Regione Lazio a partire dalle 10. "La mobilitazione del 5 febbraio - dice la Rappresentanza di base - non è una manifestazione di rito o fatta tanto per fare. Né ci sono le condizioni di delegare ad altri le lotte, con la convinzione che ‘tanto qualcuno ci va’ e se è un diritto ce lo devono dare a tutti". L’allarme lanciato dal sindacato riguarda l'allargamento dello strumento degli ammortizzatori sociali, con migliaia di lavoratori espulsi dal ciclo produttivo che, teme la Rdb, "potrebbero trovare alloggio nelle tanto care attività socialmente utili sottopagate dallo Stato". "In alcune province del Nord - aggiunge - i cassintegrati sono già stati assegnati agli uffici della Giustizia per coprire carenza di personale amministrativo. E gli lsu storici (e più anziani) rischiano di essere dimenticati". Ecco dunque l’appello "all'intelligenza e al proprio spirito di sopravvivenza per aderire allo sciopero e al presidio a difesa di quanto finora conquistato e per avere prospettive nell'immediato: chiediamo soldi veri per tutti e certezza di futuro". "L'integrazione regionale voluta da RdB - conclude il sindacato - non è stato un miraggio ed è stata presa da tutti e deve essere approvata ancora, senza intermediazione degli enti. Ma per questo c'è bisogno della forza dei lavoratori, e non delle lacrime di coccodrillo che ci hanno abituato a vedere in televisione. Nel vostro interesse vi invitiamo a partecipare". Al presidio dovrebbe essere presente il giornalista di Report per una trasmissione sui lavoratori socialmente utili e sulla questione dei contributi.


4 febbraio 2010 - Il Mattino

Benevento. Anche i lavoratori socialmente utili di Benevento e del Sannio...

Benevento - Anche i lavoratori socialmente utili di Benevento e del Sannio parteciperanno domani alla manifestazione regionale in programma a Napoli. «Un altro anno di precarietà, e non si presagisce nulla di buono»: così esordisce la nota diramata dalla federazione provinciale del sindacato Rdb/Cub. Infatti le attività dei lavoratori socialmente utili sono state prorogate fino al 31 marzo, ma restano da firmare le convenzioni tra Governo e Regioni per tutto il 2010. Preoccupa anche ciò che è accaduto nei giorni scorsi tra Ministero del Lavoro ed Inpdap: l’istituto previdenziale, spiega il sindacato, «ha emanato un dispositivo attraverso il quale si richiede, agli enti che avevano effettuato la stabilizzazione, la restituzione dell’incentivo statale utilizzato per assunzioni effettuate dopo il 2003. Incredibile!». Grande è l’amarezza, inoltre, per il fatto che il tema del lavoro e del precariato sia praticamenta assente dal dibattito politico: «Si discute di tutto, tranne che di risolvere il problema occupazionale dei lavoratori socialmente utili precari. Di fronte alla ripresa di coscienza della propria precarietà, e delle lotte che questa categoria di lavoratori ha saputo mettere in campo, scegliendo di battersi per l0assunzione invece che delle proroghe-contentino ricattatorie, dobbiamo registrare il totale disimpegno delle regioni e la totale ostilità del Governo nel procedere alla stabilizzazione dei lsu. Sicuramente non ci possiamo aspettare che il Governo Berlusconi avvii, spontaneamente, queste procedure (peraltro vuole incrementare i lavori socialmente utili, gratuitamente, con l0utilizzo dei carcerati), e per questo la stabilizzazione dipenderà, soprattutto, dalle azioni che sapremo mettere in campo, con il Governo e con la Regione Campania».


4 febbraio 2010 - Il Gazzettino

Tribunale: «Dequalificati» Domani personale in sciopero

PORDENONE - Domani lo sciopero, oggi l’assemblea dalle 12.30 alle 14. Anche il personale degli uffici giudiziari di Pordenone che aderisce a Cgil Fp, Uilpa, Flp e RdB contesta il nuovo ordinamento professionale che «dequalifica il personale». Con la protesta si punta a riaprire la trattativa sulle norme firmate a dicembre solo da Cisl e Unsa, non ancora vistate. Il nuovo ordinamento prevede un taglio del 60% di cancellieri, ufficiali giudiziari e introduce demansionamenti. Secondo i sindacati il sistema subirà un rallentamento nei servizi.


4 febbraio 2010 - La Nuova Ferrara

La protesta del personale amministrativo
Domani c’è lo sciopero del settore giustizia

Ferrara - Dopo lo sciopero degli avvocati e la protesta della Magistratura in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario è la volta del personale amministrativo attivare forme di protesta. Domani ci sarà lo sciopero del personale della Giustizia indetto da Fp Cgil, Uilpa, Fpl e RdB. «Il Sistema-Giustizia - scrivono in una nota i sindacati - versa in condizioni critiche: a fronte dell’aumento del numero di processi il personale è passato da 50mila a 40mila unità nel giro di 10 anni, con un trend di 1000 pensionamenti all’anno e zero assunzioni. Da dieci anni viene disatteso un accordo nazionale sulla riqualificazione che dovrebbe finalmente valorizzare personale che da tempo fronteggia carenze di organico e novità legislative auto-formandosi, mentre la realtà quotidiana che vivono gli addetti ai lavori è la situazione di sfascio di uffici spesso privi di mezzi indispensabili per un buon andamento del lavoro (sintomatico in tal senso il black out di questi giorni). In questo contesto è avvenuta la firma di un contratto integrativo fra Ministero e due sigle sindacali minoritarie (Cisl e Unsa), che sancisce un vero e proprio salto nel passato, demansionando i lavoratori, separando le funzioni e ripristinando un’organizzazione del lavoro obsoleta e in evidente contrasto con l’efficientismo e l’interfungibilità, a danno per l’utenza».

PORTOMAGGIORE
Comune in sciopero

L’organizzazione sindacale RdB/Cub ha proclamato uno sciopero riguardante i lavori socialmente utili per domani. Il Comune garantirà solo i servizi indispensabili previsti dalla normativa vigente: vigilanza urbana; assistenza domiciliare e assistenza scuolabus e Stato Civile.


4 febbraio 2010 - Il Secolo XIX

lo sciopero
In piazza contro la riforma della giustizia

Genova - TUTTO il personale degli uffici giudiziari domani si asterrà dal lavoro. A partire dalle 8.30, si terrà un presidio davanti al palazzo del tribunale. Alle nove partirà un corteo in direzione piazza De Ferrari dove è previsto un incontro con il presidente della Regione Claudio Burlando e il prefetto. Lo sciopero, informa una nota di Cgil, Uil e Flp e Rdb, è stato indetto «a sostegno della vertenza sulla mancata riqualificazione e contro il nuovo ordinamento professionale siglato dall'amministrazione e dalla minoranza delle organizzazioni sindacali che demansiona e dequalifica i lavoratori, peggiora ndo il servizio, e contro il rallentamento dei processi».


4 febbraio 2010 - Il Giornale di Vicenza

IL CASO. Domani sciopereranno e da contrà Santa Corona si recheranno in Prefettura per far sentire la loro voce contro il Governo
Giustizia, i dipendenti sono sul piede di guerra
Personale ridotto, nessuna riqualificazione, diminuzione di stipendio e i soldi dirottati alle carceri. Vicenza è quasi alla paralisi
di Ivano Tolettini

Vicenza - Sono arrabbiati e domani sciopereranno per il nuovo contratto integrativo. Ci sono ragioni nazionali e locali per astenersi dal lavoro. Sono sul piede di guerra i dipendenti del tribunale di Vicenza che partiranno dal palazzo di contrà Santa Corona per dirigersi verso la Prefettura per far sentire la loro voce a causa di una situazione che avvertono non più tollerabile.
Il quadro della giustizia vicentina, com’è risaputo, è drammatico. Manca il personale di cancelleria, la riqualificazione avvenuta per gli altri dipendenti pubblici non c’è stata per loro e nei fatti accusano una diminuzione di stipendio, anche perché una parte dei fondi destinati al personale sono stati dirottati ai fondi per la costruzione di nuove carceri.
Ad eccezione della Cisl, che rappresenta una fetta importante di iscritti e che ha firmato la proposta del Governo, tutte le altre sigle sindacali sono compatte sul fronte del no. Si tratta di Cgil, Uil, Flpo e Rdb Cub per un fronte unitario sconosciuto.
ASSEMBLEA. Lunedì nell’aula della Corte d’Assise si sono riuniti gli impiegati del palazzo alla presenza dei rappresentanti nazionali Nicoletta Grieco (Fp Cgil), Enrico Strati (Uil Pa) e Pina Todisco (Rdb Cub) che hanno manifestato la loro ferma contrarietà alla proposta governativa.
«Un’organizzazione moderna - hanno detto - avrebbe bisogno di cancellieri, ausiliari e operatori riqualificati anche sul piano formativo e di nuovi informatici e sistemisti». I rappresentanti sindacali pur sottolineando che le carenze di personale ci sono ovunque, il Veneto e la provincia di Vicenza in particolare rappresentano un unicum negativo. Se le cause civili durano di più è anche perché oltre che pochi giudici ci sono pochi impiegati.
SOLO TAGLI. Da anni, in concomitanza con la conflittualità tra esecutivo e magistratura, negli uffici giudiziari esiste solo il verbo tagliare. Le risorse sono scarse e uno dei servizi primari alla collettività ne soffre.Chi va in pensione non viene sostituito e da qualche tempo in tribunale ci sono i carabinieri in pensione che si sono offerti volontari per alleviare i problemi di taluni uffici. Una soluzione pratica che non è stata vista di buon occhio dai sindacati nazionali perché a loro dire penalizza la professionalità del personale. Le disfunzioni si traducono in una sorta di amnistia mascherata perché non tutti i processi possono essere celebrati.
La mancanza di personale all’Ufficio del giudice di pace è un’altra delle tante note dolenti di un pianeta giudiziario che da anni vive un momento buio. «Ecco perché domani chiudiamo gli uffici e scendiamo in piazza - spiegano i sindacalisti -, perchè è doveroso il pagamento e il riconoscimento della nostra professionalità».


4 febbraio 2010 - Il Bisturi.it

Lazio: Guzzanti, sul tema precari incontrerò i sindacati nella prossima settimana

Roma - "Non abbiamo ancora fissato il giorno, ma la prossima settimana certamente mi incontrerò con i rappresentanti sindacali per affrontare la questione precari". A comunicarlo è il commissario della sanità laziale, Elio Guzzanti.
A richiedere urgentemente l'incontro con il commissario, sono i medici e gli operatori sanitari con contratti a termine che operano nelle strutture sanitarie laziali, vittime del blocco del turnover stabilito dal Piano di rientro. "Circa 7 mila" per il sindacato di base Rdb-Cub. Sigla che, su questo problema, ha anche indetto per venerdì uno sciopero regionale e un presidio a Roma davanti alla sede della Giunta. Nel mirino dei precari, il decreto inserito nel nuovo Piano di rientro dal deficit messo a punto da Guzzanti che, a detta loro, "blocca di fatto il processo di stabilizzazione avviato la scorsa estate".


4 febbraio 2010 - Gazzetta del Sud

Ora si dovranno spegnere le fiamme della protesta
di Gabriella Passariello

Catanzaro - «Dopo aver affrontato sacrifici immani a causa delle emergenze eccezionali provocate dal terremoto in Abruzzo, dal disastro idreogeologico di Messina e dopo aver prestato servizio per il gli smottamenti e le alluvioni regionali raddoppiando i turni e sottoposti ad infinite ore di lavoro straordinario, ci troviamo con un contratto scaduto da più di due anni. Non abbiamo lo stato d'animo per garantire il soccorso alla popolazione». È quanto hanno affermato i Vigili del fuoco che ieri si sono uniti in un sit-in di protesta a Piazza Matteotti per vedersi riconosciuto il diritto-dovere ad un soccorso pubblico efficiente contro un sistema che li priva di un' indennità di soccorso proporzionale alla attività lavorativa prestata, con pagamenti «per i turni notturni e festivi fermi a dodici anni fa».I Vigili del fuoco hanno lamentato l'assenza di una adeguata organizzazione del servizio: squadre di soccorso in numero insufficiente, automezzi usurati dal loro uso ormai trentennale e la mancanza di un servizio mensa che i dipendenti sono costretti pagare a proprie spese. «Siamo preoccupati- hanno aggiunto Salvatore Cosentino e Alessandro Costantinelli rispettivamente coordinatore provinciale e regionale della Rdb dei Vigili del fuoco-, non si tiene conto che questo tipo di lavoro necessita di mezzi e di risorse, un problema che investe l'intera categoria a livello nazionale». Ma c'è di più. I Vigili del fuoco hanno manifestato il loro disappunto contro la gestione portata avanti dal dirigente Gaetano Vallefuoco, che a loro dire, avrebbe riorganizzato la struttura arbitrariamente, senza rispettare alcune disposizioni normative. «La mobilità è stata effettuata occultando le regole sull'anzianità. Il dirigente Vallefuoco - hanno dichiarato Cosentino e Costantinelli - non rispetta le risultanze emerse nelle ripetute riunioni sindacali, destabilizzando il soccorso e attuando una mobilità che noi definiamo selvaggia». Persone in servizio da vent'anni sarebbero state trasferite da Catanzaro a Chiaravalle e altre con solo un anno di lavoro sulle spalle sarebbero rimaste nella sede di Catanzaro. Una delegazione di lavoratori ha chiesto di essere ricevuta dal prefetto Giuseppina Di Rosa per consegnarle una lettera in cui i Vigili hanno messo nero su bianco i motivi della protesta e le richieste di intervento. Il prefetto, assente in quel momento per motivi istituzionali, fisserà una riunione per concordare un tavolo tecnico. Oggi ci sarà il tentativo di raffreddamento dello stato di agitazione: i Vigili del fuoco sono convocati per le 10 nella sede della direzione regionale in via Barlaam da Seminara per un incontro tra le organizzazioni sindacali e il direttore regionale Guido Parisi.

In sciopero i dipendenti degli uffici giudiziari

ROMA - L'ordinamento professionale dei circa 41 mila dipendenti degli uffici giudiziari dequalifica il personale e provocherà l'ulteriore peggioramento del servizio: sono le motivazioni dello sciopero nazionale proclamato per domani da Fp Cgil, Uilpa, Rdb e Flp. La protesta – ha detto Nicoletta Grieco – «punta a riaprire la trattativa sulle nuove norme, ancora al vaglio degli organi di controllo, firmate il 15 dicembre da Cisl e Unsa, che non rappresentano la maggioranza dei lavoratori». Alla protesta parteciperà anche l'Ugl. «I problemi legati all'organizzazione e al personale giudiziario – ha detto il segretario della Ugl Ministeri, Paola Saraceni – non sono fini a se stessi in quanto si ripercuotono anche sul lavoro dei magistrati, sull'affollamento delle carceri e, di conseguenza, sui cittadini. Non condividiamo l'ipotesi di accordo firmata solo da due sindacati che impoverisce il fondo unico di ministero e lascia al palo l'annoso problema delle funzioni di tutto il personale». Secondo i promotori dello sciopero, «il numero delle figure alle quali la legge attribuisce le mansioni centrali di cancelliere e ufficiale giudiziario subiranno un tagli del 60 per cento; altre due figure che prima svolgevano queste funzioni saranno demansionate: quella più in basso nella scala gerarchica non porta più fare la certificazione, la copia conforme e il depositato ma solo l'assistenza all'udienza». A pagarne le conseguenze, sottolinea la Grieco, saranno i cittadini che si troveranno a fare i conti con un servizio ulteriormente rallentato. Tra l'altro, il nuovo ordinamento «è in totale contrasto con quanto dice il governo a proposito degli obiettivi del processo breve: non sarà possibile assicurare un accelerazione dei procedimenti. Nel dpf 2010-2013 il governo affermava che per fare le riforme servivano tremila nuove assunzioni e si doveva riqualificare il personale. Con questo ordinamento il personale si dequalifica e nella finanziaria non c' è un centesimo per i lavoratori giudiziari e, ovviamente, nemmeno le assunzioni». Dal canto suo, l'Associazione nazionale magistrati esprime solidarietà ai lavoratori giudiziari in sciopero, sottolineando che «nessuna riforma della giustizia appare possibile senza la valorizzazione della professionalità del personale amministrativo, senza investimenti adeguati e senza nuove assunzioni».

Sul Consorzio autostradale siciliano indaga l'Ispettorato del lavoro
di Sebastiano Caspanello

Messina - L'Ispettorato del lavoro ha deciso di accendere i riflettori sulla gestione del personale nel Consorzio autostrade siciliane. Un Cas dove regna la precarietà, sia tra i lavoratori sia ai vertici, in balia delle continue evoluzioni che coinvolgono i commissariamenti stabiliti dalla Regione e i paralleli procedimenti giudiziari. E sul quale oggi si punta l'attenzione dell'Ispettorato, dopo mesi di battaglie da parte della Cub trasporti. Sit-in di protesta, presidi e campagne divulgative ai caselli autostradali hanno portato a questo risultato: ieri il Capo servizio Ispettorato provinciale del lavoro Elio Coletta ha comunicato ufficialmente di aver «iniziato gli accertamenti di propria competenza nei confronti del Consorzio», confermando che «sono state accertate irregolarità sull'effettuazione delle ore di straordinario di parte del personale dipendente, infatti è emerso che detto personale ha superato il limite massimo di ore annuali di lavoro straordinario». Nulla di nuovo per chi denuncia queste anomalie da mesi. La battaglia della Cub punta, soprattutto, a stabilizzare i 150 precari Ate (agenti tecnici esattori), un esercito di dipendenti che da 20 anni lavorano con contratti a tempo determinato di 90 giorni. Una condizione resa paradossale da alcuni dati di fatto: una carenza di organico accertata per ben 238 unità, un monte ferie del personale di ruolo che di fatto non viene fruito nei termini dettati dalla legge, la continua mancata fruizione dei riposi fisiologici, uno sproposito di ore di straordinario e di ore di lavoro supplementari, il tutto mentre il Cas continua ad essere in regime di bilancio provvisorio. Un esempio eclatante era stato segnalato all'Ispettorato e al prefetto dai rappresentanti sindacali della Cub, Piero Garozzo e Filippo Sutera: una lavoratrice costretta, nell'arco di 24 ore, ad una prestazione lavorativa di ben 16 ore. E' presto per dire in cosa si concretizzeranno i provvedimenti dell'Ispettorato (sanzioni pecuniarie?), certo è che il Cas è una polveriera. Lo ha riconosciuto lo stesso commissario straordinario Matteo Zapparrata, che in una deliberazione del 28 dicembre scorso parla di «inaccettabile condizione relativa all'inquadramento del personale dipendente e alla corresponsione dei relativi emolumenti» e di «mancata programmazione dei flussi finanziari, con accumulo di quantità abnorme di pagamenti non effettuati (ritardo che rappresenta pure potenziale fonte di responsabilità erariale)». Zapparrata scrive anche che «l'ente vive un grave stato di disagio finanziario, funzionale ed organizzativo, oltre che di relazioni tra gli uffici. La mancata programmazione provoca condizioni di costante emergenza. Senza un progetto complessivo preposto, unitariamente esaminato, emendato e condiviso, non vi potrà essere alcuna possibilità di rilancio che possa favorire la soluzione dei tanti problemi che meritano soluzioni definitive». Relativamente al personale il commissario pone anche degli obiettivi, tra cui «la copertura di posti vacanti in pianta organica».


4 febbraio 2010 - Il Messaggero

Rieti. Udienze a rischio domani in tribunale...

Rieti - Udienze a rischio domani in tribunale, ma questa volta non saranno gli avvocati a scioperare. In campo scendono i cancellieri che lamentano carenze di organico, sovraccarichi di lavoro e, soprattutto, la mancata riqualificazione. Questi punti, in aggiunta a quelli che riguardano le difficoltà operative della giustizia, rappresentano la piattaforma delle rivendicazioni messe in campo dai lavoratori aderenti alle sigle sindacali di Cgil-Fp, Uil-Ap, Flp e RdB-Cub. La protesta è indirizzata verso "il demansionamento e la perdita di professionalità e per ridare speranza alla maggioranza dei lavoratori che con le proposte dell’amministrazione perdono qualsiasi possibilità di riqualificazione, a partire dall’annullamento dei passaggi di area". Gli scioperanti dissentono dalla sottoscrizione dell’accordo integrativo, firmato invece da altre rappresentanze sindacali, che mortifica e penalizza la categoria dei cancellieri.


4 febbraio 2010 - Il Resto del Carlino

La protesta di Fp-Cgil, Uilpa, Fpl e Rdb: domani sciopera il personale della giustizia

Ferrara - DOPO lo sciopero degli avvocati e la protesta della magistratura in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario è la volta del personale amministrativo: domani ci sarà lo sciopero del personale della Giustizia indetto da Fp Cgil, Uilpa, Fpl e RdB. «Il Sistema-Giustizia versa in condizioni critiche: a fronte dell'aumento del numero di processi il personale è passato da 50mila a 40mila unità nel giro di 10 anni, con un trend di 1000 pensionamenti all'anno e zero assunzioni dice Francesca Battista per Fp-Cgil . Da dieci anni viene disatteso un accordo nazionale sulla riqualificazione che dovrebbe valorizzare personale che da tempo fronteggia carenze di organico e novità legislative auto-formandosi, mentre la realtà che vivono gli addetti è la situazione di sfascio di uffici spesso privi di mezzi indispensabili per un buon andamento del lavoro (sintomatico in tal senso il black out di questi giorn). In questo contesto è avvenuta la firma di un contratto integrativo fra Ministero e due sigle minoritarie (Cisl e Unsa), che sancisce un salto nel passato, separando le funzioni e ripristinando un'organizzazione del lavoro obsoleta, a danno del servizio reso all'utenza. Nessuna riforma della Giustizia è possibile senza le risorse, umane ed economiche, necessarie per farla funzionare. La Giustizia, come tutti i servizi pubblici, è preposta alla tutela di diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, e allora forse non è difficile comprendere come le offese ai lavoratori pubblici e ai magistrati, i contratti che peggiorano le condizioni firmati in violazione di leggi sulla rappresentanza sindacale non sono problemi degli addetti ai lavori, ma di tutti».

Al Cup l'ordine di Cgil e Cisl: «Colleghi, manteniamo i nervi saldi»
Affollata assemblea per rintuzzare le Rdb e sopire le polemiche. LA COPPIA Luciano Vandelli, presidente di Cup 2000 e Mauro Moruzzi, direttore generale: ieri sono stati ascoltati in commissione comunale
di Renata Ortolani

Bologna - CIRCA 200 (sui complessivi 562) dipendenti di Cup 2000 hanno riempito ieri mattina il salone a piano terra della sede Cisl, in via Milazzo. Al 90% donne tra i 30 e i 45 anni, la forza lavoro del Centro unificato prenotazioni sanitarie che si riconosce nei sindacati confederali s'è detta d'accordo con i vertici Cisl e Cgil. I quali hanno ribadito più volte la loro distanza dalle Rappresesentanze di base che, giocando d'anticipo, qualche giorno fa hanno preso una posizione sostanzialmente critica verso i manager dell'azienda; e lanciato la proposta di un sit in per lunedì prossimo, davanti alla Regione. Al centro delle preoccupazioni dei lavoratori e delle lavoratrici del Cup c'è, ovviamente, la questione dei finanziamenti che l'assessorato regionale alla Sanità avrebbe momentaneamente «congelato», in attesa dei chiarimenti chiesti come socio di maggioranza (ha il 30%), al direttore e al presidente del Cup, rispettivamente Mauro Moruzzi e Luciano Vandelli. Il cardine delle risposte che Cgil e Cisl, con Giuriolo e Schincaglia in testa, hanno fornito, è in sostanza questo: «Non facciamoci del male, non diamoci addosso. Lasciamo lavorare la magistratura, nella quale abbiamo tutti fiducia». Se saranno accertate responsabilità penali, hanno detto i molti rappresentanti al tavolo dei sindacati, con Malgara Cappelli (segretario regionale Fisascat), «si sa, sono solo personali. L'importante, ora, è non aumentare il polverone. Quindi, nessuno stato di agitazione (come invece hanno pubblicizzato le Rdb ndr). E non dimenticare, anzi valorizzare, ciò che il Cup 2000 fa e ha fatto, il ruolo sociale che svolge e ha svolto, la sua efficienza e professionalità». Dalla platea rimbalzano, per tutta la durata dell'assemblea, tre domande che sanno di obiezione. La prima: «Certo, le Rdb non rappresentano tutti i lavoratori del Cup, ma neanche questa sala, pur piena di gente, lo può fare». La seconda: «Che posizione prendiamo, da che parte stiamo? Con l'azienda o con la Regione e quanti chiedono di vederci più chiaro negli appalti?». E infine, dalla base più giovane e preoccupata, un interrogativo pieno di preoccupazione: «Se Cup 2000 dovesse avere problemi di finanziamenti, che fine faremo noi, che ci lavoriamo?». Schincaglia, Cappelli e gli altri sindacalisti rassicurano, invitano alla calma e alla fiducia nei magistrati. Poi si vota un documento che dovrà fare da contraltare a quello sfornato dalle Rdb. Tutti evitano, per due ore filate, di parlare direttamente della bomba-Cracchi: però la bionda-che-non-perdona aleggia sul dibattito. Al termine del quale una delle sindacaliste più controllate ha un lapsus: chiama Cinzia una bionda coi capelli quasi corti che ha preso la parola.


4 febbraio 2010 - Uno Notizie

LAZIO, ELEZIONI REGIONALI 2010 / crescono le adesioni alla RETE DEI CITTADINI, lista civica indipendente del Lazio

Roma - Crescono le adesioni alla RETE DEI CITTADINI, lista civica indipendente, che, vicina alle esigenze del cittadino, si batte contro la penuria di asili nido con proposte concrete. RETE DEI CITTADINI, a differenza dei soliti politici di mestiere, ormai chiaramente troppo lontani dalle reali esigenze di cittadini per comprenderle, si impegna nel suo programma a risolvere il problema della non piu sostenibile carenza di posti negli asili nido della regione. Limpegno della RETE DEI CITTADINI nasce dalla consapevolezza, vissuta nell'esperienza quotidiana dei cittadini, dellassoluta indifferenza con cui le amministrazioni succedutesi negli anni al governo della regione Lazio hanno affrontato il problema asili-nido. E', difatti, una notizia di questi giorni lo stato di agitazione ad oltranza proclamato dal personale degli asili nido comunali di Roma aderente al sindacato RdB contro il "silenzio" del Sindaco Alemanno. La protesta, nata come reazione alla fase di stallo in cui ormai sono impantanate le trattative concernenti la riorganizzazione del servizio degli asili nido pubblici nel Comune di Roma, rivendica un intervento diretto del sindaco Alemanno, che, seppur tardivo, accolga finalmente le istanze espresse dalle famiglie romane e dagli addetti al settore nella direzione di un miglioramento del servizio e di una lotta a sprechi e logiche clientelari.La situazione non si rivela migliore negli altri Comuni della Regione Lazio, al punto che il tragico stato in cui versa il servizio di asilo pubblico nel territorio e testimoniato da dati incontrovertibili sotto gli occhi di tutti, quali limpossibilita per unelevata percentuale di bambini (circa 1 su 3) di accedere a strutture pubbliche di nido (indagine CittadinanzAttiva), lincubo delle liste dattesa, nonche levidente sproporzione nel rapporto tra il personale educatore, numericamente troppo esiguo, e leccessivo numero di bambini dei quali sono chiamati a prendersi cura, il tutto a scapito della sicurezza e della qualita dellassistenza riservata ai piccoli. RETE DEI CITTADINI si impegna nel suo programma (frutto di un confronto aperto e democratico accessibile a tutti sul forum dellassociazione http://retedeicittadini.it ) a risolvere tale problema attraverso proposte concrete, quali la garanzia di un posto in asilo nido ogni 100 abitanti mediante la creazione di nuovi asili nido pubblici, incentivi alla creazione di asili-nido aziendali con il 50% di posti riservati ai dipendenti ed il 50% pubblici, lincentivazione dei micro-nidi e la promozione di mini asili nido a domicilio sul modello francese. Cio nella profonda convinzione che nellesperienza del nido si configuri unimportantissima valenza pedagogica, nonche un diritto delle famiglie. Per presentarsi alle prossime elezioni regionali e sostenere la candidatura di Marzia Marzoli alla presidenza del Lazio, i ragazzi della RETE DEI CITTADINI invitano tutti i cittadini a sottoscrivere la lista civica entro meta febbraio 2010 consultando il sito http://retedeicittadini.it per qualsiasi informazioni.


3 febbraio 2010 - Asca

LAZIO/SANITA': VENERDI' SCIOPERO PER STABILIZZAZIONE LAVORATORI PRECARI

(ASCA) - Roma, 2 feb - Per chiedere la stabilizzazione e la reinternalizzazione di tutti quei lavoratori che ''da anni operano nella sanita' pubblica e malgrado il pesante blocco del turn-over, contribuiscono a garantire i livelli essenziali di assistenza'', la Rdb ha indetto per venerdi' lo sciopero regionale dell'intera giornata con presidio davanti alla sede della Giunta Regionale del Lazio. ''Le lotte degli ultimi anni - dichiara Maria Teresa Pascucci, della Federazione Regionale Rdb - hanno imposto alla Regione la ricerca di soluzioni concrete, malgrado in cinque anni le promesse siano state maggiori dei fatti. La stabilizzazione di una parte dei precari della Asl H e l'avvio delle procedure di reinternalizzazione al S. Andrea - continua la sindacalista Rdb - rappresentano un primo importante risultato che pero' dovra' essere esteso a tutti. Nel frattempo, mentre il processo viene avviato, il Commissario Guzzanti lo ha gia' bloccato, impedendo di dare risposte certe e definitive a tutti e rischiando di trasformare il poco fatto in un mero spot elettorale''.

CALABRIA: RDB, SODDISFAZIONE PER SISTEMAZIONE LSU/LPU REGIONE

(ASCA) - Catanzaro, 3 feb - ''Moderata soddisfazione'' per i primi interventi in Commissione Bilancio della Regione Calabria, sulla questione inerente ai 354 dipendenti regionali ex lsu/lpu e' stat espressa dal Sindacato RdB. ''Il riferimento - spiega una nota - e' relativo alla decisione di dislocare i dipendenti nelle sedi provinciali, per come richiesto dal sindacato; ma sulla scia delle grandi iniziative messe in campo, unitamente ai lavoratori, nei mesi scorsi, RdB ribadisce con forza la necessita' che la massima assise regionale trovi le risorse per soddisfare anche la richiesta primaria, permettendo anche l'immediato passaggio di tutti i lavoratori al tempo pieno, fermo restando l'impegno al graduale ripristino delle qualifiche di entrata dei 354 dipendenti. Pur di essere assunti, infatti, i lavoratori avevano accettato sia di lavorare per sole 24 ore, anziche' 36, sia di essere accentrati tutti nel capoluogo calabrese, sia di essere sotto inquadrati ai livelli piu' bassi, dopo aver svolto da precari anni di mansioni superiori''. La RdB richiama il Consiglio Regionale al senso di responsabilita'.


3 febbraio 2010 - Adnkronos

Genova, venerdì sciopero a Palazzo di Giustizia

Genova, 3 feb. - (Adnkronos) - Sciopero del personale degli uffici giudiziari di Genova per l'intera giornata di venerdi'. Lo sciopero e' stato indetto Fpcgil, Uil Pa e Flp Rdb a sostegno della vertenza sulla riqualificazione e il nuovo ordinamento professionale. Si terra' un presidio davanti a Palazzo di Giustizia a partire dalle 8,30.


3 febbraio 2010 - Terra

Lazio inabile con i lavoratori
SANITA’. La Pisana sempre più contestata per i tagli da operatori e familiari dei disabili
di Ylenia Sina

Roma - Braccio di ferro tra il consorzio Ri.Rei, la Regione Lazio e i lavoratori impegnati nel servizio di assistenza ai disabili. La proposta sul tavolo delle trattative di lunedì ha posto lavoratori e sindacati a un bivio: cassa integrazione in deroga dal primo marzo per oltre duecento lavoratori oppure, in mancanza di un accordo condiviso, l’attuazione delle procedure di licenziamento concluse il 24 gennaio scorso. In ballo anche gli stipendi arretrati di oltre tre mesi: solo nel primo caso sarebbe stata valida la promessa di versarli entro il 28 febbraio. Con queste premesse, al termine di una giornata di sciopero indetto da RdB-Cub, «ma a cui hanno aderito anche lavoratori di altre sigle», specifica Simona, lavoratrice del centro di Majorana, si è giunti a un accordo firmato da tutte le sigle sindacali presenti (Cgil, Cisl, RdB): la decisione di accettare le procedure per avviare la cassa integrazione è subordinata alla volontà dei lavoratori che si confronteranno con i sindacati e verrà definita in base alle verifiche che le Asl di competenza faranno per stabilire il numero esatto degli esuberi. «Solo dopo aver fissato queste premesse», dichiara Teresa Pascucci di RdB-Cub, «sarà possibile tornare al tavolo degli accordi. Inoltre, dovrebbe essere il servizio pubblico a definire quanti servizi erogare, e di conseguenza a fissare anche il numero degli esuberi, e non il privato a cui il servizio viene appaltato». A pesare sulle trattative la delibera approvata dalla giunta regionale il 29 gennaio che apre la strada a un percorso di accreditamento definitivo del consorzio Ri.Rei. «Come dimostrano i documenti prodotti dalle autorità competenti », afferma Teresa Pascucci. «Ri.Rei. non adempie ai doveri contrattuali di risanamento delle strutture». Oltre ai lavoratori, le proteste dei familiari. Lunedì, in occasione della visita a Civitavecchia del reggente della Regione Lazio, Esterino Montino, un gruppo di genitori ha srotolato uno striscione di protesta per denunciare che ancora una volta i diritti dei più deboli sono stati calpestati.


3 febbraio 2010 - Il Giornale di Rieti

Lsu, RdB: «Sveglia, la musica è cambiata»
Verso lo sciopero nazionale del prossimo 5 febbraio alla Regione Lazio

Rieti - RdB, rappresentanze sindacali di base, ha proclamato una giornata di sciopero nazionale dei lsu il 5 febbraio con una manifestazione alla Regione Lazio sin dalle 10 del mattino. «La mobilitazione non è una manifestazione di rito o fatta tanto per fare. – spiega Marco Salini, delegato RdB/Cub Rieti - Né ci sono le condizioni di delegare ad altri le lotte, con la convinzione che "tanto qualcuno ci va’" e se è un diritto ce lo devono dare a tutti "dei soliti qualunquisti che sono i primi a piangersi addosso». «Sveglia, la musica è cambiata: siamo di fronte all’allargamento dello strumento degli ammortizzatori sociali e migliaia di lavoratori espulsi dal ciclo produttivo potrebbero trovare alloggio nelle tanto care attività socialmente utili sottopagate dallo Stato. In alcune province del Nord – aggiunge Salini - i cassintegrati sono già stati assegnati agli uffici della Giustizia per coprire carenza di personale amministrativo. E gli lsu storici (e più anziani) rischiano di essere dimenticati. Perciò facciamo appello all’intelligenza e al proprio spirito di sopravvivenza per aderire allo sciopero e al presidio a difesa di quanto finora conquistato e per avere prospettive nell’immediato: chiediamo soldi veri per tutti e certezza di futuro». «L’integrazione regionale voluta da RdB – conclude il sindacalista - non è stato un miraggio ed è stata presa da tutti e deve essere approvata ancora, senza intermediazione degli enti. Ma per questo c’è bisogno della forza dei lavoratori, e non delle lacrime di coccodrillo che ci hanno abituato a vedere in televisione. Nel vostro interesse vi invitiamo a partecipare». Prevista la presenza al presidio di un giornalista di Report «per una trasmissione sui LSU e sulla questione dei contributi».


3 febbraio 2010 - Gazzetta del Mezzogiorno

Gravi carenze in tilt tribunale

MATERA - Carenze di organico, mancato rinnovo degli organici e condizioni di lavoro sempre più difficili sono i motivi alla base, anche a Matera, dello sciopero proclamato per il 5 febbraio dai lavoratori dell’amministrazione giudiziaria aderenti a Funzione pubblica della Cgil, Uil Pubblica amministrazione, Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche (Flp) e Rdb-Cub Pubblico Impiego. Lo hanno ribadito oggi a Matera, in un incontro con i giornalisti, i segretari provinciali della Cgil, Manuela Taratutofo, della Cgil funzione pubblica, Vito Maragno, e Filomena Liuzzi e Carmela Lapadula in rappresentanza dei settori giustizia e funzione pubblica del sindacato. "Si lavora – hanno detto i rappresentanti dei lavoratori – in una situazione difficile a causa delle mancate risposte ai veri bisogni della giustizia e del personale, che è sottodimensionato rispetto ai bisogni del distretto e del territorio". Il sindacato ha anche sottolineato i suggerimenti venuti da più parti di rivedere la dislocazione degli uffici del giudice di pace, decisa in base a un’articolazione ferma a decine di anni fa, allo scopo di recuperare risorse finanziare e umane. Sono state denunciate la mancata applicazione della riforma sulla informatizzazione e la decisione del Governo di firmare un accordo contrattuale con Cisl e un altro sindacato autonomo, rifiutando la bozza di Cgil, Uil, Flp, Rdb di rilanciare il settore giustizia con la possibilità di procedere a tremila assunzioni.


3 febbraio 2010 - Vita di Donna

Lazio: medici e precari in protesta

Roma - Medici e operatori precari della sanità laziale in rivolta. Contestano la politica del commissario Elio Guzzanti. Nel mirino il decreto inserito nel nuovo Piano di rientro dal deficit messo a punto da Guzzanti che, a detta loro, "blocca di fatto il processo di stabilizzazione avviato la scorsa estate. Processo che aveva dato qualche frutto". Uno stop mal digerito, che ha portato il sindacato di base Rdb-Cub ha proclamare per venerdì uno sciopero regionale e un presidio a Roma davanti alla sede della Giunta. "Questo provvedimento - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Maria Teresa Pascucci, della Federazione Rdb-Cub del Lazio - blocca la stabilizzazione di circa 7 mila tra medici, infermieri, amministrativi che operano nelle strutture sanitarie laziali con contratti a tempo determinato. Anche in quelle aziende sanitarie dove già era stato avviato un processo di stabilizzazione, come la Asl Rm H". La Rdb-Cub ha anche chiesto un incontro con Guzzanti e il vicepresidente della Regione, Esterino Montino. "Speriamo che si rendano disponibili. Al momento però - conclude la Pascucci - non abbiamo ricevuto alcuna risposta". A promuovere azioni di protesta anche i precari della Asl Rm H, che hanno deciso di indire uno sciopero di tutto il personale precario intorno ai primi di marzo, "qualora non ci fossero sviluppi apprezzabili sulla vicenda". Anche loro chiedono un incontro con il commissario Guzzanti. "Solo nella nostra azienda - spiega Ernesto Ferrara, dirigente medico del centro trasfusionale della Asl Rm H - siamo 180 camici bianchi precari. Circa il 70% di tutto il personale medico dell'azienda". Guzzanti si è comunque mostrato disponibile al dialogo: "Non abbiamo ancora fissato il giorno, ma la prossima settimana - ha riferito all'AdnKronos - certamente mi incontrerò con i rappresentanti sindacali per affrontare la questione precari".


3 febbraio 2010 - Il Gazzettino

Cancellieri in sciopero. Venerdì udienze a rischio

Venezia - Dipendenti dell’amministrazione giudiziaria in sciopero venerdì 5 febbraio, per protestare contro il demansionamento e la perdita di professionalità prospettata dal nuovo ordinamento professionale. Lo sciopero è stato proclamato da quattro sigle sindacali, Cgil, Uil, Flp e RdB Cub, le quali contestano la bozza di accordo siglata dal ministero della Giustizia con le sole organizzazioni Cisl e Unsa, ritenuta illegittima e priva di valore in quanto espressione di una minoranza della categoria.
Ieri mattina i cancellieri di Mestre e Venezia del Tribunale si sono riuniti in due distinte assemblee e alle 13.30 hanno organizzato un presidio all’esterno del Palazzo di Giustizia di Rialto, alla presenza di rappersentanti locali e nazionali dei quattro sindacati che rappresentanto la maggioranza della categoria, oltre il 58 per cento.
Lo sciopero si prefigge l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di una vera riforma della giustizia, che deve passare attraverso lo stanziamento di maggiori risorse; la valorizzazione del personale amministrativo; la dotazione di strumenti adeguati di lavoro e una maggiore attenzione alla formazione dei dipendenti.


3 febbraio 2010 - Il Mattino

La protesta In assemblea avvocati e dipendenti in servizio nella sede di via Prudente
Giudici di pace tra organici carenti e rischio sicurezza
AIGA e sindacati UIL e RdB «Potenziare i ruoli amministrativi. Montera: sarà lotta dura
di Gianluca Sollazzo

Salerno - «Totale inefficienza del servizio reso dagli uffici del giudice di pace all'utenza e una chiara difficoltà da parte degli avvocati di operare in condizioni mortificanti per la categoria, con l'insorgere di inevitabili disagi e tensioni». È la denuncia dell'Aiga, (Associazione italiana giovani avvocati), nell’assemblea pubblica presso la sede dei Giudici di pace in via Prudente. Intervenuto anche il presidente dell'Ordine forense Americo Montera che ha sottolineato la «necessità di rendere pubbliche le disfunzioni con cui sono costretti a misurarsi gli avvocati, soprattutto nell'interesse dell'utenza che affolla ogni giorni la sede del Giudice di pace». I legali lamentano «tempi biblici per il rilascio di copie conforme agli atti o mesi di attesa per l'apposizione delle formule esecutive», paventando il rischio di una «paralisi della quotidiana attività giudiziaria». Chiedono il ripristino dei vecchi orari di apertura (9-13 ogni cinque giorni, anziché tre, come avviene attualmente). Insorgono rappresentanti sindacali del coordinamento giustizia, invitati a prendere parte al confronto pubblico: «Siamo con organico sottodimensionato, da 23 unità siamo passati a 15 unità in nove anni, mentre dai 7 cancellieri che assistono il giudice si è passati a tre unità», afferma Pio Antonio De Felice, cancelliere e sindacalista della Rdb. Gli fa eco Antonio Buonocore, segretario Uil Giustizia che ritiene urgente una «copertura dell'organico a fronte dell'allargamento delle competenze del Giudice di pace nell’ambito del processo civile e penale». Viaggio tra i disagi. Ma la pianta organica carente non è l'unico punto di doglianza. Nel corso del confronto di ieri indetto dall'Aiga, guidata da Marco Del Vecchio, è emersa la problematica sul grave degrado strutturale dell'ufficio giudiziario di via Prudente adiacente l'istituto d'arte Filiberto Menna. Una situazione che si tocca con mano. A cominciare dall'entrata dello stabile. Portone con vetri visibilmente danneggiati e pericolosi per l'utenza. Una maniglia sorretta alla meno peggio da un elastico. Tutto molto artigianale. Nel cuore dell'atrio, accatastate dietro una tenda, ci sono camuffate delle casse di bottiglie, vuote. Sempre al piano-terra, percorrendo il corridoio che conduce all'Ufficio copie e iscrizioni al ruolo, si trova una lunga teoria di armadi desolatamente vuoti. A fare da cornice registri dei contenziosi sparsi qua e là e una fila di mugugni tra avvocati e utenti, in attesa di depositare la documentazione necessaria per i procedimenti giudiziari. «Sono i soliti tempi biblici per il rilascio di una cartella, una situazione insostenibile per noi giovani avvocati», afferma rassegnato Marco De Vecchio, dell'Aiga. Procedure che potrebbero essere bypassate tramite recapiti via fax. «Manca anche quello, è stato richiesto un mese fa», laconico il cancelliere De Felice. Da un piano all'altro dello stabile la situazione di certo non cambia. Primo piano. Una ressa di gente si fa spazio tra vecchi armadi trasbordanti di fascicoli. Risalgono a più di un decennio fa. Tutti liberamente consultabili. Ore 10.50. In alcune aule si stanno svolgendo delle udienze. Spazi angusti. Giudici, legali, utenti addossati in un carnaio insostenibile. Secondo piano. «Di solito le udienze si tengono qui», dice De Felice. Ma intorno neanche l'ombra di una pedana con scivolo per disabili. Figuriamoci di un'ascensore. E' la più grave delle barriere architettoniche. «Così quando arriva un invalido per un'udienza spostiamo tutto al piano terra», appunta De Felice. Terzo e ultimo piano: anche qui, come nel resto dell'edificio, alcuni fili elettrici che spuntano sulle pareti, assenza di vie di fuga in caso di calamità. E finestroni ingabbiati in inferriate. «Se scoppia un incendio restiamo qui come dei topi in trappola», sussurra una impiegata. «E' tutto fuorilegge - sostiene Antonio Buonocore, Uil Giustizia - a nulla sono valse le segnalazioni al Prefetto, al presidente della Corte D'Appello e al presidente del Tribunale». E perchè nulla manchi, si scopre che l'ufficio giudiziario è stato anche oggetto di sei furti nell'ultimo anno. Senza sistemi di sicurezza e vigilanza chiunque può accedere allo stabile e agire indisturbato.


3 febbraio 2010 - La Sicilia

Sindacale. Sciopero del settore «Giustizia»

Trapani - Sit in di protesta sono previsti per venerdì prossimo davanti ai Tribunali di Trapani e Marsala per lo sciopero nazionale indetto dai sindacati di categoria della Cgil, Uil, Flp e Rdb Cub pubblico impiego. Gioacchino Veneziano della Uil spiega che lo sciopero è per protestare contro la perdita di professionalità che viene prospettata ai danni dei lavoratori giudiziari. Paventato anche il pericolo di provocare una divisione tra gli stessi lavoratori per via delle procedure seguite per il rinnovo contrattuale contestato dalla maggioranza dei dipendenti del ministero e contro la politica dei tagli: «Vogliamo – dice Veneziano – che sia restituita la parola ai lavoratori e chiedere che l'amministrazione riapra le trattative a partire dalla nostra piattaforma. Con l'accordo sul contratto collettivo nazionale integrativo siglato dall'Amministrazione e da due organizzazioni sindacali, si è inteso sancire il progressivo smantellamento del sistema giudiziario».


3 febbraio 2010 - Liberazione

Roma, presidio delle educatrici precarie

Un presidio di circa 150 educatrici precarie organizzato dal sindacato di base Rdb-Cub si è tenuto ieri sotto le finestre del Comune di Roma in Campidoglio dove ha sede il Dipartimento delle Risorse umane. Le educatrici contestano l'attacco alla pianta organica e l'uso indiscriminato del part-time contenuti nel nuovo piano industriale (così è stato chiamato dall'assessorato). Le precarie hanno mandato all'assessore, riunito con le organizzazioni sindacali, una torta augurale con su scritto a pancia piena si ragiona meglio . Le loro istanze sono arrivate al tavolo del confronto attraverso i rappresentanti sindacali delle Rdb-Cub. In piazza sono stati stesi decine di pannolini. Le educatrici hanno voluto sottolineare che il Comune di Roma sta azzerando con il nuovo piano la qualità pedagogica del servizio.


3 febbraio 2010 - Centro Calabria news

I Vigili del fuoco contro chi li priva di prestare un soccorso efficiente

Catanzaro - Sul piede di guerra i Vigili del fuoco che stamattina hanno manifestato a Piazza Matteotti contro il Governo nazionale che non riconosce ai lavoratori un soccorso efficiente e contro il dirigente provinciale di Catanzaro "che presta poca attenzione alla normativa vigente in materia di anzianità. Dopo aver affrontato sacrifici immani a causa delle emergenze eccezionali -hanno detto i lavoratori-provocate dal terremoto in Abruzzo, dal disastro idreogeologico di Messina e dopo aver prestato servizio per il  gli smottamenti e le alluvioni regionali raddoppiando i turni e sottoposti ad infinite ore di  lavoro straordinario, ci troviamo con un contratto scaduto da più di due anni". I Vigili del fuoco vogliono vedersi riconosciuto il diritto-dovere ad un soccorso pubblico efficace contro un sistema che li priva di un' indennità di soccorso proporzionale alla attività lavorativa prestata, con pagamenti "per i turni notturni e festivi fermi a dodici anni fa". Hanno lamentato l'assenza di una adeguata organizzazione del servizio: squadre di soccorso in numero esiguo, automezzi usurati dal loro uso ormai trentennale e la mancanza di un servizio mensa che i dipendenti sono costretti pagare a proprie spese."Siamo preoccupati- hanno aggiunto Salvatore Cosentino e Alessandro Costantinelli rispettivamente coordinatore provinciale e regionale della Rdb dei Vigili del fuoco-, non si tiene conto che questo tipo di lavoro necessita di mezzi e di risorse, un problema che investe l'intera categoria a livello nazionale".Ma c'è di più. I Vigili del fuoco hanno manifestato il loro disappunto contro la gestione portata avanti dal dirigente Gaetano Vallefuoco, che a loro dire, avrebbe riorganizzato la struttura arbitrariamente, senza rispettare alcune disposizioni normative. "La mobilità provinciale è stata effettuata occultando le regole sull'anzianità. Il dirigente Gaetano Vallefuoco- hanno dichiarato Cosentino e Costantinelli- non rispetta le risultanze emerse nelle ripetute riunioni sindacali,destabilizzando il soccorso e attuando una mobilità provinciale che noi definiamo selvaggia". Persone in servizio da vent'anni sarebbero state trasferite da Catanzaro a Chiaravalle e altre con solo un anno di lavoro sulle spalle sarebbero rimaste nella sede di Catanzaro. Una delegazione di lavoratori ha chiesto di essere ricevuta dal prefetto Giuseppina Di Rosa per consegnarle una lettera in cui i Vigili hanno messo nero su bianco i motivi della protesta e le richieste di intervento. Il prefetto, assente in quel momento per motivi istituzionali, fisserà una riunione per concordare un tavolo tecnico. Domani ci sarà il tentativo di raffreddamento dello stato di agitazione: i Vigili del fuoco sono stati convocati per le 10 nella sede della direzione regionale.


3 febbraio 2010 - Catanzaro Informa

Vigili del Fuoco Catanzaro, stamattina protesta in piazza
Al centro della discussione vi sono le disposizioni impartite riguardo gli ultimi trasferimenti del personale

Catanzaro - Si è svolta questa mattina la manifestazione di protesta del settore Vigili del Fuoco a seguito degli avvenimenti che stanno penalizzando le attività di soccorso nella provincia di Catanzaro. I rappresentanti del coordinamento regionale ''RdB Pubblico Impiego', nell'occasione, sono intervenuti in città distribuendo volantini per informare la cittadinanza e le autorità degli attuali disagi che hanno condotto alla proclamazione dello stato di agitazione del settore.
Al centro della discussione vi sono ''le disposizioni impartite riguardo gli ultimi trasferimenti del personale', effettuati d'ufficio dal dirigente provinciale dei Vvf. La protesta si allarga, inoltre, alle situazioni igienico-sanitarie precarie della struttura in cui il corpo operativo lavora da tempo. E' prevista un'altra manifestazione pubblica in città di tutto il personale dei Vigili del Fuoco per il prossimo 11 febbraio.


3 febbraio 2010 - Uno Notizie

GIUSTIZIA, 5 FEBBRAIO SCIOPERO NAZIONALE DEI LAVORATORI GIUDIZIARI
Italia, manifestazioni in tutte le corti d'appello
A Roma corteo da Piazza San Marco (Piazza Venezia) al Ministero della Giustizia (via Arenula) – ore 10.00

Giustizia, ultime notizie Italia - La RdB Pubblico Impiego ha indetto, insieme a FPCGIL, UILPA e FLP, lo sciopero nazionale dei lavoratori giudiziari per venerdì 5 febbraio. Sono previste manifestazioni in tutte le Corti d’Appello d’Italia; a Roma si svolgerà un corteo da Piazza San Marco Al Ministero di via Arenula. "La RdB torna nuovamente a scioperare perché l’unica risposta venuta dall’Amministrazione riguardo ai tanti i problemi che affliggono i lavoratori della Giustizia consiste in un ordinamento professionale che, rispolverando figure professionali vecchie di vent’anni, rappresenta soltanto un ritorno al passato", spiega Pina Todisco della Direzione nazionale RdB P.I.. "Inoltre l’ipotesi di contratto integrativo è stata approvata da due sole sigle sindacali, che non rappresentano la maggioranza dei lavoratori, portando così un grave attacco alla democrazia nei luoghi di lavoro". "Per la RdB – sottolinea Todisco - è indispensabile invece che l’Amministrazione riqualifichi i servizi e tutti i lavoratori, i quali attendono da trent’anni un passaggio di livello economico e giuridico. Un’organizzazione moderna avrebbe bisogno di cancellieri, ausiliari e operatori riqualificati anche sul piano formativo e di nuovi informatici e sistemisti. Avrebbe bisogno di un vero e proprio ricambio generazionale, con l’assunzione di almeno 10.000 unità; di uffici dotati di strumenti idonei; di edifici giudiziari nuovi e della messa a norma dei vecchi, per garantire sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro. Inoltre, data la delicatezza delle funzioni, i servizi oggi affidati all’esterno devono essere gestiti dal personale interno salvaguardando le professionalità acquisite". "Fino ad adesso – aggiunge Todisco - abbiamo ricevuto solo tagli di risorse, blocco del turn over e riforme realizzate a costo zero. In questo contesto il processo breve si inserisce con tutte le sue contraddizioni. Dal punto di vista di chi opera negli uffici giudiziari, con il personale ed i mezzi che sono effettivamente a diposizione, il risultato sarà quello di un’amnistia mascherata. Solo una minima parte dei processi verrà portata a compimento: probabilmente quelli di chi ha rubato una mela, mentre chi è accusato di falso in bilancio e avrà avvocati con i fiocchi ne uscirà indenne", conclude la dirigente RdB P.I..


3 febbraio 2010 - Il Mattino di Padova

SCIOPERI
Venerdì tribunali chiusi

Padova - Venerdì 5 febbraio rischia la paralisi l’intera attività a palazzo di Giustizia. Scioperano, infatti i 400 lavoratori simpatizzanti di Cgil, Uil, Rdb/Cub e Flp, che hanno indetto uno sciopero nazionale sia contro il governo sia contro l’accordo per il rinnovo del contratto nazionale siglato solo dalla Cisl e dal sindacato autonomo Unsa. Lo sciopero coinvolgerà anche i Tribunali di Este e Cittadella. Ci saranno presidi di lotta. Lunedì mattina si è svolta nel Tribunale di via Tommaseo, un’affollatissima assemblea coordinata anche da Salvatore Livorno (Cgil) e da Celeste Giacon (Cobas) in cui i dipendenti hanno attaccato la Riforma della Giustizia che sta per essere varata dal ministro Alfano: «Il governo, invece, di assicurare più risorse alla Giustizia, sta cercando di umiliare i profili professionali dei lavoratori e di tagliare anche le retribuzioni».


3 febbraio 2010 - La Nuova Ferrara/Gazzetta di Reggio-Modena

IL TRIBUNALE: TORNINO AL LAVORO
Hotel Carlton, hanno vinto i 24 licenziati

BOLOGNA - Il Tribunale del lavoro ha dato ragione ai 24 lavoratori dell’Hotel Royal Carlton licenziati a novembre: dovranno essere reintegrati e la Emiliana Grandi Alberghi dovrà pagare le spese per la causa, sui 2.500 euro. Lo ha deciso il giudice del lavoro Mauro Dallacasa, a cui i 24 licenziati avevano presentato ricorso urgente. I 24 dipendenti vennero ‘tagliati’ dopo aver rifiutato l’esternalizzazione (scelsero di non dimettersi volontariamente dal posto di lavoro per poi essere riassorbiti da un’agenzia che fa capo a Manutencoop e che li avrebbe impiegati ancora al Carlton). Alla luce della sentenza del giudice, le Rdb puntano il dito contro gli enti locali che non avrebbero sostenuto la protesta. Le Rdb non risparmiano una frecciata a Cgil e Cisl, firmatari dell’accordo per l’esternalizzazione.
Le Rdb ricordano quindi il percorso della protesta, fatta di scioperi e manifestazioni, al Carlton ma anche alla sede dell’Ascom, che seguì la vertenza per conto dell’albergo. Ora la direzione dell’hotel e l’Ascom dovranno applicare la sentenza, esecutiva. Se questo non succederà, le Rdb sperano in una reazione delle istituzioni.


3 febbraio 2010 - L'Unione Sarda

Tribunale. Venerdì lo sciopero dei lavoratori giudiziari

Cagliari - Il pianeta della giustizia resta in subbuglio. Dopo i continui scontri tra Governo e magistratura, culminati nella protesta dell'Anm durante le cerimonie d'inaugurazione dell'anno giudiziario, ora sono i lavoratori dei Tribunali a scendere sul sentiero di guerra. Venerdì anche a Cagliari si terrà lo sciopero dei dipendenti giudiziari aderenti a Cgil, Uil, Flp e RdB, che daranno vita anche a una manifestazione. I lavoratori delle cancellerie chiedono una giustizia più rapida ed efficiente, la valorizzazione e riqualificazione del personale, nuove assunzioni, investimenti adeguati e progetti di modernizzazione, ma soprattutto dicono basta ai tagli indiscriminati. Allo sciopero nazionale di venerdì aderisce anche l'Ugl.

Tribunale. La protesta contro il nuovo contratto e le riforme senza investimenti
Lavoratori della giustizia: venerdì lo sciopero

Oristano - Già da qualche tempo avevano annunciato malcontento e stato di agitazione. Ora i lavoratori della giustizia, accanto agli altri dipendenti, hanno deciso di scioperare: l'appuntamento è per venerdì. In previsione di questa azione di protesta, proclamata da Rdb pubblico impiego, Cgil, Uil e Flp (i sindacati cioè che non hanno firmato l'ipotesi di accordo del nuovo contratto integrativo), ieri al palazzo di giustizia si è tenuta un'assemblea del lavoratori. Nel corso della riunione è intervenuta anche Pina Todisco, la coordinatrice nazionale Rdb per la giustizia che in questi giorni sta facendo tappa nei più importanti tribunali del Paese. «La proposta presentata dall'Amministrazione e sottoscritta solo dalla Cisl e dal sindacato Sag Unsa, è peggiorativa da qualsiasi lato la si guardi» ha detto Pina Todisco. «Si peggiorano le condizioni di lavoro attuali, non è prevista alcuna nuova assunzione per colmare le carenze di personale e non si pone rimedio alla sperequazione creata con i colleghi degli altri dipartimenti, riqualificati anche più di una volta». Altro argomento spinoso quello del "processo breve". «Il governo si è mosso per risolvere il problema della lentezza della Giustizia» ha detto la coordinatrice nazionale Rdb. «Cancellare con un colpo di spugna i circa otto milioni di processi civili e penali pendenti, attraverso la legge sul processo breve. Resta inascoltato il grido di allarme che la Rdb ha lanciato in questi anni: se non si investe riqualificando il personale in servizio, se non si investe con le nuove assunzioni, in tecnologia adeguata e nelle strutture edilizie si arriverà al collasso». Il problema del personale è particolarmente sentito: «Ci troviamo davanti a riforme imminenti» ha detto LucianoGhiani, Rdb, «senza avere gli strumenti adeguati per far fronte alle innovazioni legislative. L'età media del personale è 55 anni: non si può pretendere di avere risposte nuove con risorse umane pronte ad andare in pensione».(p.m.)


3 febbraio 2010 - Il Messaggero

S.Severa. Via libera alla cassa integrazione...
di MONICA MARTINI

S.Severa - Via libera alla cassa integrazione per il personale in esubero che opera nei centri per disabili gestiti dal consorzio Ri.Rei. Il provvedimento che scatterà a metà marzo colpirà numerosi dipendenti della struttura di Santa Severa. La notizia fa seguito alla firma di un accordo tra sindacati e vertici del consorzio e contrasta in parte con quanto aveva annunciato il vice presidente della regione Montino che, in occasione della sua visita a Civitavecchia, alla presenza di un gruppo di manifestanti, tutti lavoratori senza stipendio dei centri Ri.Rei, aveva parlato della possibilità di inserire in una lista speciale di mobilità i circa 140 dipendenti in esubero che avrebbero avuto priorità assoluta per essere reimpiegati in altre strutture sanitarie e assistenziali.
Quasi in contemporanea con le dichiarazioni di Montino in Regione però veniva siglato un accordo tra l’assessore alle politiche sociali Alessandra Tibaldi ed i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil Rdb. In pratica il consorzio ha aderito alla proposta della Regione ed attiverà le procedure della cosiddetta cassa integrazione straordinaria prevedendo nel caso anche una rotazione tra personale della stessa qualifica.
L’accordo di lunedì affronta anche il nodo delle mancate retribuzioni per tutti i dipendenti. Il consorzio si è impegnato a versare una prima mensilità arretrata entro il prossimo 8 febbraio, provvedendo alla liquidazione degli ulteriori due stipendi entro la prima decade di marzo. L’intesa fa seguito alla delibera approvata dalla giunta regionale che avvia le procedure di accreditamento dei centri per disabili a favore del consorzio Ri.Rei come invocato anche dall’Associazione genitori ex Anni verdi. Di parere opposto la presidente dell’Associazione familiari utenti disabili che ha scritto una lettera al direttore generale della Asl Rm F Squarcione, chiedendo un intervento urgente volto a tutela dei disabili ricoverati presso il centro di Santa Severa dove da oltre 15 giorni non sarebbe più presente il direttore sanitario. Sul caso l’associazione presenterà una ulteriore denuncia alla Procura della Repubblica.


3 febbraio 2010 - L'Eco di Bergamo

«Tribunale senza forze» Venerdì lo sciopero

Bergamo - «Ci mancano risorse, siamo sempre meno, l'ultimo concorso per assumere è stato fatto nel 1996 e il lavoro è sempre in aumento. Gli stipendi di un cancelliere arrivano in media a 20 mila euro annui lordi. E come se non bastasse ora hanno tagliato l'organico». È un grido di aiuto quello del personale amministrativo della Giustizia, illustrato ieri in un'assemblea al Tribunale di via Borfuro dai rappresentanti sindacali di Fp-Cgil, Uilpa-Uil, Rdb e Flb, in vista dello sciopero proclamato a livello nazionale per venerdì: si fermerà, tranne che per detenuti e atti in scadenza, anche l'attività di Tribunale e Procura, e l'invito è di partecipare in modo massiccio. «Le riforme che il Governo sta discutendo in materia, sono inutili per risolvere i problemi della Giustizia – ha detto Giovanni Martina, per Fp-Cgil –. Bisogna invece mettere a disposizione risorse e strutture, e soprattutto personale». «Condivido tutto quanto state sostenendo – ha detto Adriano Galizzi, procuratore della Repubblica –. È chiaro che l'amministrazione della Giustizia si basa su due pilastri fondamentali: se ne manca uno crolla. E questi pilastri sono i magistrati e il personale». «Porto la solidarietà dell'Associazione nazionale Magistrati – ha dichiarato Vittorio Masia, presidente della locale sezione Anm –. Si tratta di individuare soluzioni e proposte concrete. Noi vi siamo vicini e vi daremo il masismo supporto». Sulla stessa linea d'onda anche il presidente del Tribunale di Bergamo Ezio Siniscalchi: «Siamo sulla stessa barca, ed è una barca che va male. Non dovete arrendervi».

ALLARME DEGLI OPERATORI DI GIUSTIZIA
«Uno stipendio da fame E siamo sempre meno»
Venerdì scioperano 144 dipendenti del Tribunale

BERGAMO - PROTESTARE contro la nuova proposta di ordinamento professionale dell'amministrazione giudiziaria e contro il nuovo contratto di lavoro che prevede un aumento in busta paga di 8 euro lordi. È questo l'obiettivo dello sciopero nazionale del personale amministrativo della giustizia indetto da Fp-Cgil, Uilpa-Uil e Rdb e Flb, in programma venerdì e che a Bergamo coinvolgerà 144 lavoratori distribuiti tra il Tribunale di via Borfuro e la Procura di piazza Dante. PER L'OCCASIONE si fermerà tutta l'attività, tranne che per i processi con detenuti e gli atti in scadenza. Ieri mattina gli operatori, una sessantina circa, si sono riuniti in assemblea nel Palazzo di giustizia per discutere dei tanti problemi che investono il settore. «Ci mancano risorse, siamo sempre meno, l'ultimo concorso per assumere è stato indetto nel 1996 e il lavoro è sempre in aumento. Gli stipendi di un cancelliere, invece, arrivano in media a 20 mila euro annui lordi. E, come se non bastasse, ora hanno tagliato l'organico»: è questo il grido d'allarme lanciato dai rappresentanti sindacali. «Le riforme che il Governo sta discutendo in materia sono inutili per risolvere i problemi della giustizia - ha affermato Giovanni Martina, della Fp-Cgil -. Bisogna invece mettere a disposizione risorse e strutture, e soprattutto personale. DAL 1996 ad oggi il numero degli addetti è sceso da 53 mila a 43 mila, mentre la mole di lavoro è aumentata. E il decreto Brunetta ora taglia del 10 per cento gli organici, mentre l'accordo integrativo sottoscritto un mese fa mortifica la professionalità degli operatori giudiziari». ALL'ASSEMBLEA di ieri sono intervenuti il procuratore Adriano Galizzi, il presidente della sezione di Bergamo dell'Associazione nazionale magistrati Vittorio Masia e il presidente del Tribunale Ezio Siniscalchi. «Condivido le lamentele del personale - ha dichiarato Galizzi -. L'amministrazione della giustizia poggia su due pilastri fondamentali: i magistrati e il personale». Il giudice Masia ha invece portato la solidarietà dell'Anm, mentre Ezio Siniscalchi ha invitato i lavoratori «a non arrendersi. Il vostro lavoro merita ben altra sorte».(M.A.)


3 febbraio 2010 - La Nuova Venezia

Assemblea e presidio in Tribunale prima dello sciopero
Dopo i giudici, protesta il personale giudiziario

Vnezia - Dopo i magistrati, protesta anche il personale degli uffici giudiziari. Ieri, Cgil, Uil, Flp e Rdb-Cub hanno indetto un’assemblea e un presidio davanti al Tribunale in vista dello sciopero del 5 febbraio. Con la loro mobilitazione voglione contestare la politica del ministro Alfano, che non punta alla loro riqualificazione professionale, che sarebbe utile alla maggiore efficienza della giustizia in vista dell’informatizzazione, e procede al demansionamento. Inoltre, vogliono dire no ai tagli che «portano allo sfascio gli uffici giudiziari, privi di mezzi e personale». «E’ necessario asseumere 3000 addetti, altrimenti i tribunali chiuderanno. I finanziamenti si possono trovare recuperando crediti e vendendo i beni sequestrati».


3 febbraio 2010 - Il Cittadino

Giustizia: «Con il nuovo contratto 500 euro in meno»

Lodi - Quella che per la presidenza del tribunale di Lodi è «una gravissima carenza di personale amministrativo» per i sindacalisti della Cgil si traduce nella mancanza di un addetto su due in settori chiave del palazzo di giustizia di Lodi. Ieri in viale Milano si è tenuta un’infuocata assemblea dei lavoratori, promossa da Cgil Funzione pubblica, Uil pubblica amministrazione, Flp e Rdb Cub pubblico impiego, in cui nel mirino è finita la bozza di rinnovo contrattuale firmata da altre sigle sindacali, tra le quali la Cisl, e si sono poste le basi per un’adesione massiccia allo sciopero dei lavoratori della Giustizia annunciato per domani. Tra lavoratori con inquadramento "B2" che temono di vedersi aggiungere il ruolo di cancellieri di udienza alle mansioni già affidate, «e senza riconoscimento della qualifica», denuncia uno di loro, e il rischio che con il nuovo contratto si perdano fino a 500 euro lordi all’anno in busta paga, il quadro che emerge è di sfiducia e incertezza. «Stanno ponendo le basi per una Giustizia che non funziona - denuncia Felicia Russo, coordinatore regionale per la Giustizia della Fp Cgil, ieri a Lodi per l’assemblea dei lavoratori - tra peggioramenti economici e demansionamenti, che si aggiungono ai provvedimenti del ministro Brunetta, nei quali si prevede che in ogni ufficio pubblico un 25 per cento dei lavoratori vadano premiati economicamente e un altro 25 per cento, tassativamente, vada dichiarato "non produttivo". Uno status che non solo si traduce in mancati riconoscimenti economici ma che, se reiterato per tre anni, è giusta causa per il licenziamento. Un sistema che rischia di mettere i lavoratori uno contro l’altro».Il contratto di settore è scaduto e tutte le sigle che non hanno firmato la bozza di rinnovo appaiono intenzionate a sollevare l’illegittimità dell’accordo che deve essere ancora vistato da Funzione pubblica e Ragioneria dello Stato: Cgil e Uil propongono al ministero della Giustizia di assumere 3mila amministrativi, a fronte di una riduzione dell’organico effettivo nazionale da 53mila a 43mila addetti negli ultimi 15 anni, ma lo scenario da anni resta quello del blocco delle assunzioni. «In queste condizioni - proseguono i sindacalisti - il processo breve si tradurrà nell’estinzione in massa dei processi penali, con buona pace di chi ha subito un torto e non potrà mai avere un risarcimento». Non si esclude neanche la prospettiva di un referendum sul rinnovo contrattuale. Venerdì ci sarà un corteo di protesta, a Milano, cui diversi lavoratori della giustizia lodigiana potrebbero aderire.


3 febbraio 2010 - La Provincia di Cremona

Protesta venerdì
‘Giustizia al collasso’ Operatori in sciopero

Cremona - Venerdì, a Cremona e in tutta Italia sciopereranno gli operatori del settore giudiziario. La protesta è organizzata da Fp Cgil, Uil Pa, Flp e Rdb. «Le difficoltà di funzionamento della giustizia italiana non sono una novità e nel corso degli anni sono peggiorate vorticosamente — si legge nel documento —: i rapporti di istituzioni nazionali ed internazionali, da ultimo il Consiglio d’Europa, denunciano una situazione di degrado al limite del collasso e una durata eccessiva dei processi. A causa di ciò il cittadino si trova in una situazione di impotenza per la negazione del suo diritto costituzionale alla giustizia». «Da tempo — prosegue la nota — gli uffici giudiziari del paese versano in condizioni gravi, mancano le persone che li facciano funzionare, mancano le risorse e non vi sono progetti di modernizzazione che possano garantire una accelerazione dei tempi dei processi. Il Governo, invece di finanziare il settore con adeguati investimenti e risorse, propone un Ddl sul cosiddetto ‘processo breve’ che, in queste condizioni, inevitabilmente determinerà l’estinzione dei processi penali, senza alcun miglioramento per l’efficienza del servizio».


3 febbraio 2010 - La Repubblica

"In Comune rischiamo di ammalarci"
Pioggia di lamentele dei dipendenti sulla nuova sede alla Bolognina
Da un parte fa troppo freddo e dall´altra si cuoce così da favorire le malattie
di VALERIO VARESI

Bologna - Alla reception, ai piedi della torre B, Giuseppe s´è slacciato la giacca a vento e allentato la sciarpa al collo: «Oggi abbiamo raggiunto i 18 gradi» annuncia trionfante. Sembra arrivata la primavera in piazza Liber paradisus nella nuova sede del Comune luccicante di ferrovetro. In tutto l´inverno, mai era stata raggiunta una temperatura accettabile. All´infopoint, poco più in alto, confermano, ma l´altalena del termometro non è l´unico problema. I rilevamenti hanno appurato che dentro alle tre torri aleggia una miscela di inquinanti in grado di provocare irritazioni degli occhi e delle mucose, sonnolenza e mal di testa. In tale cocktail spicca la formaldeide (benché dieci volte sotto il livello di sicurezza) contenuta nei pannelli che servono a dividere gli uffici. «Il fatto è che l´edificio era stato progettato per ospitare spazi aperti (il famoso «open space») e successivamente ha subito una suddivisione» spiega Vilma Fabbiani delle Rdb. «L´ingegner Raffaela Bruni, responsabile dei Lavori pubblici, si è dimostrata molto disponibile a risolvere i problemi, ma mica può abbattere le pareti».
Sembra questo il peccato originale del nuovo Comune turrito. Un progetto modificato che rischia scompensi climatici e difficoltà nel ricambio d´aria. Proprio ciò che pare essere capitato in piazza Liber paradisus e adesso, mettere a punto quell´enorme alveare è un´impresa titanica. L´ingegner Bruni ci proverà con un´areazione più potente, con tendaggi, armadietti anti-spiffero e lame d´aria calda per neutralizzare i soffioni gelidi. Nel frattempo piovono proteste. L´intera facciata ovest della torre B soffre il freddo e qualcuno ha installato stufe elettriche in ufficio in barba ai regolamenti che le vietano. Al contrario, nel settore Mobilità nella torre A, si soffre il caldo già a marzo, così come all´Urp dove il 17 di quel mese, un dipendente ha registrato 24,8 gradi, mentre nell´ufficio di un suo collega del terzo piano, il termometro è arrivato a 26 gradi. Sempre nella stessa torre, due dipendenti hanno subito focolai di broncopolmonite e un altro scrive ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls): «Rientro dopo due giorni di febbre: ho avuto più problemi qui in pochi mesi che in tutta la mia vita di ex fumatore». Le mail giungono come se piovesse. Adelaide Dassiè, una delle "Rls", cita i casi di due colleghe colpite alle vie respiratorie, una dei Servizi sociali alla torre C e una del settore Entrate nella torre B. «I malesseri sono molto diffusi sia per le sostanze respirate, che per il clima». Dentro al nuovo Comune si patisce freddo anche d´estate. «In certe parti esposte c´è troppo caldo, i dipendenti si lamentano e allora si aumenta la potenza dell´impianto di condizionamento col risultato che in altri uffici più al riparo si scende a soli 20 gradi».
Insomma, visto dalla parte di chi ci lavora, la costruzione progettata (interni esclusi) da Mario Cucinella, non appare delle più vivibili. Un questionario distribuito nel maggio scorso ha espresso giudizi negativi su molti settori. Mensa, parcheggi, trasporti, locali, clima, illuminazione, areazione, arredi e servizi igienici. Stando alla definizione della Medicina del lavoro, la sede comunale soffre della «sindrome dell´edificio malato». E questo si aggiunge al fatto che è solo di classe energetica «B» (in Europa gli edifici pubblici nuovi sono di «A»), ed è stata collocata in un luogo dal quale (in attesa della nuova stazione) non passa un´infrastruttura di trasporto ad alta capacità. «Dalla Barca ci vuole un´ora di bus» Commenta Dassiè.

Messaggio al governo: intervenite subito per fare fronte al dissesto di molti istituti.
Ieri in piazza anche la questione asili
Scuole: "Non ci sono i soldi per finire l´anno"

Genova - La sezione ligure dell´Associazione Nazionale Presidi lancia un nuovo allarme sul dissesto finanziario che minaccia la scuola, contesta le scelte del ministero e presenta tre proposte.
Una presa di posizione che deriva anche dal clima di insicurezza che si sta diffondendo tra gli insegnanti a seguito di una circolare del dicembre scorso che, secondo alcune interpretazioni, vincolerebbe i fondi per i supplenti in base al tasso medio di assenze dei docenti dei singoli istituti.
«A causa delle drastiche riduzioni dei finanziamenti ministeriali relativi al "normale" svolgimento delle attività scolastiche - recita il comunicato a firma del presidente dell´Anp Santo Deldio - le risorse finanziarie assegnate per la predisposizione del programma annuale 2010 sono assolutamente inadeguate. L´intera disponibilità in molti casi viene completamente assorbita dagli impegni già assunti per il pagamento dei supplenti (della cui nomina le scuole non possono fare a meno), lasciando scoperto, sotto il profilo finanziario, il secondo quadrimestre ed escludendo ogni disponibilità per il funzionamento didattico e amministrativo».
La sezione ligure dell´Associazione Presidi formula tre richieste al Ministero: «Intanto la revisione del fabbisogno per supplenze brevi e saltuarie, evitando di ricorrere a tassi medi di assenteismo e attivando un efficace sistema di rilevazione telematica che riesca a rilevare l´effettivo fabbisogno degli istituti. Ogni giorno, via internet possiamo far sapere al Ministero assenze e necessità di supplenze senza dover ricorrere a procedure simili agli studi di settore». Gli insegnanti chiedono poi «una decisione definitiva riguardo ai crediti delle scuole dei precedenti esercizi finanziari». L´ultimo punto riguarda «l´aggiornamento del decreto ministeriale 21/07 alla attuale situazione finanziaria, rivedendo i parametri di quantificazione delle risorse, ma garantendo a tutti gli istituti una dotazione certa ed adeguata per le spese di funzionamento». Ieri intanto, davanti a Tursi, nuova manifestazione di RdB e Cub per il caso asili.(m.p.)


3 febbraio 2010 - Il Secolo XIX

Asili, protesta davanti al Comune
genitori e insegnanti

Genova - UN PRESIDIO di genitori ed insegnanti delle scuole materne genovesi si è tenuto ieri davanti a Palazzo Tursi, mentre erano in corso i lavori del consiglio comunale. Al centro della protesta la riforma dell'organizzazione delle strutture dedicate ai bambini da zero a sei anni (quelle di competenza dell'amministrazione comunale) varata all'inizio dell'anno scolastico e pesantemente contestata da una parte delle rappresentanze sindacali e dei genitori. «Così gli asili diventano esclusivamente un parcheggio - ha detto Annamaria Rosaspini, delegata Rdb in Comune - in queste condizioni non c'è alcun modo di organizzare una vera attività educativa per i bambini più piccoli». Al presidio hanno aderito i Cobas e l'associazione "genitori.org".


3 febbraio 2010 - Il Tirreno

Giustizia al collasso, venerdì sciopero
La denuncia dei sindacati: «Così si autorizza l’illegalità»
di ALESSANDRA AGRATI

PRATO - «La giustizia italiana, e quindi anche quella di Prato, rischia il collasso, si sta autorizzando l’illegalità. Una bestemmia in uno stato di diritto come il nostro».
Fabrizio Gorelli responsabile funzione pubblica Cgil, spiega così lo sciopero indetto a livello nazionale, insieme a Uil pubblica, Flp e Rdb, per venerdì prossimo. I dipendenti amministrativi recriminano una mancanza di organizzazione e soprattutto la carenza di organico; al tribunale di Prato, che ha competenze anche nel territorio di Calenzano, il personale degli uffici giudiziali, del tribunale e della procura è formato da ottanta persone (sotto organico del 40 per cento), negli ultimi tre anni sono andati in pensione otto dipendenti ed ne è stato assunto uno solo.
E ancora, rispetto a Pistoia, provincia più piccola e con alcuni distaccamenti, sono impiegate dieci persone in meno. In queste condizioni la paralisi è ormai prossima; non è possibile fare gli straordinari., tuttavia è obbligatoria la turnazione al pomeriggio pagata 1,84 euro lordi, liquidati in una sola soluzione a dicembre.
«L’impressione - spiega Walter Vizzini delegato Rsu Tribunale - è che non si voglia investire nella giustizia, da 16 anni non viene indetto un concorso per cancelliere, mentre per l’agenzia delle entrate negli ultimi anni ne sono stati fatti almeno quattro».
In aumento anche i tempi, a Prato nelle controversie minori per avere la prima data dell’udienza servono almeno otto mesi. «A questo - spiega Salvatore Pennisi delegato Cgil alla Procura - si aggiunge anche la quantità di lavoro legata alle pratiche degli immigrati. Da che è entrata il vigore la legge sul reato di clandestinità abbiamo avviato almeno 700 pratiche, ciascuna ha un costo di almeno 2.500 euro. Il rimpatrio in business class costa sicuramente meno».
I sindacati chiedono anche un intervento diretto da parte delle amministrazioni locali, utilizzando ad esempio per un primo periodo, la cessione di personale. «Siamo anche preoccupati per come il Governo sta privatizzando la giustizia - ha spiegato Valeria Santiti delegata Cgil - molti servizi a livello nazionale, come ad esempio quello dei certificati penali,sono affidati a strutture esterne private, per tanto i costi lievitano».
Per tutte queste ragioni i dipendenti venerdì sciopereranno e organizzeranno un presidio davanti alla prefettura di Firenze e poi in corteo si sposteranno davanti alla Corte d’Appello di Firenze.

I COBAS E L’ESONDAZIONE
Assemblea pubblica al Comune di S. Giuliano

SAN GIULIANO - Domani assemblea pubblica, con inizio alle ore 15, nella sala consiliare del Comune di San Giuliano. La indicono i Cobas e le rappresentanze sindacali di base sul tema della protezione civile e l’esondazione.
I Cobas si battono per il no alla gestione "privata" delle emergenze, per una protezione civile non militarizzata con l’apporto del volontariato e della pubblica amministrazione.
Interverranno Manuele Bonaccorsi, autore del libro "Potere assoluto, la protezione civile al tempo di Bertolaso", Paolo Catola, rdb vigili del fuoco, Federico Giusti, Cobas Pubblico Impiego, rappresentanti del volontariato locale, Federico Meini vicesindaco del Comune di Vecchiano e Andrea Ferrara, Sava volontariato. Sono invitati ad intervenire cittadini e amministratori.
I Cobas e le rappresentanze di base sono molto critici verso Guido Bertolaso «che è sulla scena - dicono - da oltre un decennio ed è rimasto in auge sopravvivendo ai governi dei due schieramenti».


3 febbraio 2010 - La Nazione

Una contro-assemblea sui risarcimenti

SAN GIULIANO TERME - CRITICI per l'operato di Guido Bertolaso e rivendicazione del ruolo del volontariato. In sintesi questi i tempi dell'assemblea pubblica indetta dai Cobas e dalla Rdb Pubblico impiego per domani, alle 15, nella sala consiliare del Comune. Si parlerà anche dei risarcimenti per la popolazione colpita dall'esondazione del Serchio. Sono previsti gli interventi di Manuele Bonaccorsi, autore del libro Potere assoluto. La Protezione Civile al tempo di Bertolaso'; Paolo Catolam, Rdb Vigili del fuoco; Federico Giustm, Cobas Pubblico impiego; Federico Meini, vicesindaco Comune Vecchiano.


2 febbraio 2010 - Apcom

Giustizia/ Rdb,il 5 febbraio sciopero lavoratori giudiziari
Manifestazioni in tutte le corti d'appello d'Italia

(Apcom) Il prossimo 5 febbraio la RdB Pubblico Impiego ha indetto, insieme a FPCGIL, UILPA e FLP, lo sciopero nazionale dei lavoratori giudiziari. Si prevedono manifestazioni in tutte le corti d'appello d'Italia. A Roma, un corteo da Piazza San Marco (Piazza Venezia) al Ministero della Giustizia (via Arenula). "La RdB torna nuovamente a scioperare perché l'unica risposta venuta dall'Amministrazione riguardo ai tanti i problemi che affliggono i lavoratori della Giustizia - spiega Pina Todisco della Direzione nazionale RdB P.I.- consiste in un ordinamento professionale che, rispolverando figure professionali vecchie di vent'anni, rappresenta soltanto un ritorno al passato". "Fino ad adesso - aggiunge Todisco - abbiamo ricevuto solo tagli di risorse, blocco del turn over e riforme realizzate a costo zero. In questo contesto il processo breve si inserisce con tutte le sue contraddizioni. Dal punto di vista di chi opera negli uffici giudiziari, con il personale ed i mezzi che sono effettivamente a diposizione, il risultato sarà quello di un'amnistia mascherata. Solo una minima parte dei processi verrà portata a compimento: probabilmente quelli di chi ha rubato una mela, mentre chi è accusato di falso in bilancio e avrà avvocati con i fiocchi ne uscirà indenne", conclude la dirigente RdB P.I..


2 febbraio 2010 - Asca

LAZIO/SANITA': VENERDI' SCIOPERO PER STABILIZZAZIONE LAVORATORI PRECARI

(ASCA) - Roma, 2 feb - Per chiedere la stabilizzazione e la reinternalizzazione di tutti quei lavoratori che ''da anni operano nella sanita' pubblica e malgrado il pesante blocco del turn-over, contribuiscono a garantire i livelli essenziali di assistenza'', la Rdb ha indetto per venerdi' lo sciopero regionale dell'intera giornata con presidio davanti alla sede della Giunta Regionale del Lazio. ''Le lotte degli ultimi anni - dichiara Maria Teresa Pascucci, della Federazione Regionale Rdb - hanno imposto alla Regione la ricerca di soluzioni concrete, malgrado in cinque anni le promesse siano state maggiori dei fatti. La stabilizzazione di una parte dei precari della Asl H e l'avvio delle procedure di reinternalizzazione al S. Andrea - continua la sindacalista Rdb - rappresentano un primo importante risultato che pero' dovra' essere esteso a tutti. Nel frattempo, mentre il processo viene avviato, il Commissario Guzzanti lo ha gia' bloccato, impedendo di dare risposte certe e definitive a tutti e rischiando di trasformare il poco fatto in un mero spot elettorale''. ''La Corte dei Conti ha fortemente criticato le Regioni per la gestione economica della Sanita' - sottolinea Pascucci - ed oggi e' noto a tutti che il rapporto di lavoro precario, e ancor piu' il sistema delle esternalizzazioni dei servizi, producono sprechi economici a carico dell'assistenza sanitaria pubblica. I contratti d'appalto mascherano illegalmente la fornitura di mano d'opera con costi estremamente superiori per le strutture sanitarie, profitti ingiustificati per ditte e cooperative, violazione dei diritti contrattuali e salariali dei lavoratori. L'attuale Giunta - prosegue Pascucci - sta per concludere la legislatura ed ancora non si e' assunta la responsabilita' di risolvere definitivamente questo problema, ma invece continua a far pagare il deficit ai lavoratori e ai cittadini della regione. Per questo, in concomitanza con lo sciopero regionale del 5 febbraio - conclude Pascucci - abbiamo chiesto un incontro con gli assessori competenti e il Commissario straordinario''. Al presidio di protesta davanti alla sede della Giunta regionale saranno presenti anche i lavoratori socialmente utili e i lavoratori di pubblica utilita' del Lazio che aderiscono allo sciopero nazionale degli Lsu indetto dalla Rdb sempre per il 5 febbraio, per ottenere dalla Regione adeguati incrementi degli assegni Asu anche per il 2010 e promuovere la definitiva assunzione dei precari Lsu/Lpu.


2 febbraio 2010 - Dire

Sanità. RdB: Venerdì sciopero e presidio davanti a Regione

(Dire) Roma, 2 feb. - "Sono migliaia i lavoratori precari ed esternalizzati che da anni operano nella sanita' pubblica i quali, malgrado il pesante blocco del turnover, contribuiscono a garantire i livelli essenziali di assistenza. Per chiedere la stabilizzazione e la reinternalizzazione di tutti questi lavoratori, la RdB ha indetto per venerdi', alle 9.30, lo sciopero regionale dell'intera giornata con presidio davanti alla sede della Giunta Regionale del Lazio, in via Rosa Raimondi Garibaldi". Lo comunica in una nota lo stesso sindacato. "Le lotte degli ultimi anni- dichiara Maria Teresa Pascucci, della Federazione Regionale RdB- hanno imposto alla Regione la ricerca di soluzioni concrete, malgrado in cinque anni le promesse siano state maggiori dei fatti. La stabilizzazione di una parte dei precari della Asl H e l'avvio delle procedure di reinternalizzazione al Sant'Andrea rappresentano un primo importante risultato, che pero' dovra' essere esteso a tutti. Nel frattempo, mentre il processo viene avviato, il commissario Guzzanti lo ha gia' bloccato, impedendo di dare risposte certe e definitive a tutti e rischiando di trasformare il poco fatto in un mero spot elettorale". Al presidio di protesta, conclude la nota, "saranno presenti anche i lavoratori socialmente utili ed i lavoratori di pubblica utilita' del Lazio, che aderiscono allo sciopero nazionale degli Lsu indetto dalla RdB sempre per venerdi' prossimo, per ottenere dalla Regione adeguati incrementi degli assegni Asu anche per il 2010 e promuovere la definitiva assunzione dei precari Lsu/Lpu".


2 febbraio 2010 - Guida al Diritto de Il Sole 24 Ore

GIUSTIZIA: Nuovo sciopero, manifestazione a Roma

Il prossimo 5 febbraio la RdB Pubblico Impiego ha indetto, insieme a Fpcgil, Uilpa e Flp, lo sciopero nazionale dei lavoratori giudiziari. Si prevedono manifestazioni in tutte le corti d'appello d'Italia. A Roma, un corteo da piazza San Marco (Piazza Venezia) al ministero della Giustizia (via Arenula).
"La RdB torna nuovamente a scioperare perché l'unica risposta venuta dall'Amministrazione riguardo ai tanti i problemi che affliggono i lavoratori della Giustizia - spiega Pina Todisco della Direzione nazionale RdB P.I.- consiste in un ordinamento professionale che, rispolverando figure professionali vecchie di vent'anni, rappresenta soltanto un ritorno al passato".
"Fino ad adesso - aggiunge Todisco - abbiamo ricevuto solo tagli di risorse, blocco del turn over e riforme realizzate a costo zero. In questo contesto il processo breve si inserisce con tutte le sue contraddizioni. Dal punto di vista di chi opera negli uffici giudiziari, con il personale e i mezzi che sono effettivamente a diposizione, il risultato sarà quello di
un'amnistia mascherata".


2 febbraio 2010 - Il Gazzettino

Assemblea e presidio degli uffici giudiziari

Venezia - Una manifestazione-presidio è stata organizzata dai dipendenti degli uffici giudiziari veneziani al termine dell’assemblea sindacale che si terrà nella tarda mattinata di oggi alle 12, nell’aula Carnesecchi del Tribunale. L'agitazione culminerà con una giornata di sciopero nazionale proclamato dalle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali presenti per venerdì 5 febbraio. La protesta – della Fp Cgil,Uil-PA, FLP, e Rdb-Cub – si inquadra contro l'accordo nazionale firmato dal ministero della Giustizia con le sole organizzazioni sindacali Cisl e Unsa – sul nuovo ordinamento professionale dei dipendenti degli uffici giudiziari. «Questo accordo – si legge in una nota dei sindacati – vanifica anni di vertenze sindacali unitarie finalizzate a riconoscere finalmente ai lavoratori giudiziari sia la riqualificazione professionale che attendono da dieci anni che una collocazione nei nuovi profili professionali in grado di valorizzare in pieno la loro professionalità e la funzione sociale del loro lavoro».


2 febbraio 2010 - L'Eco di Bergamo.it

Stipendi bassi e organico all'osso per il personale della Giustizia

Bergamo - «Ci mancano risorse, siamo sempre meno, l'ultimo concorso per assumere è stato fatto nel 1996 e il lavoro è sempre in aumento. Gli stipendi di un cancelliere arrivano in media a 20 mila euro annui lordi. E come se non bastasse ora hanno tagliato l'organico». E' un grido di aiuto quello del personale amministrativo della Giustizia, illustrato martedì mattina in un'assemblea al Tribunale di via Borfuro dai rappresentanti sindacali di Fp-Cgil, Uilpa-Uil, Rdb e Flb, in vista dello sciopero proclamato a livello nazionale per venerdì 5 febbraio: si fermerà, tranne che per detenuti e atti in scadenza, anche l'attività di Tribunale e Procura, e l'invito è di partecipare in modo massiccio. «Le riforme che il Governo sta discutendo in materia, sono inutili per risolvere i problemi della Giustizia - ha detto Giovanni Martina, per Fp-Cgil - Bisogna invece mettere a disposizione risorse e strutture, e soprattutto personale. Dal 1996 a oggi il numero degli addetti è sceso da 53mila a 43mila, mentre la mole di lavoro è aumentata». «Condivido sostanzialmente tutto quanto state sostenendo: l'ho sempre detto pubblicamente - ha dato il suo supporto Adriano Galizzi, procuratore della Repubblica - E' chiaro che l'amministrazione della Giustizia si basa su due pilastri, entrambi fondamentali: se ne manca uno crolla. E questi pilastri sono i magistrati e il personale».


2 febbraio 2010 - Bergamo news

La vertenza - Gli operatori di giustizia scendono in piazza. I lavoratori di tribunali e preture sciopereranno venerdì 5 febbraio contro la nuova proposta di ordinamento professionale
Operatori di giustizia, venerdì protesta in piazza

Gli operatori di giustizia scendono in piazza. I lavoratori di tribunali e preture sciopereranno venerdì 5 febbraio contro la nuova proposta di ordinamento professionale dell’amministrazione giudiziaria e, soprattutto, contro il nuovo contratto di lavoro che prevede un aumento in busta paga di 8 euro lorde. Lo sciopero, indetto da Fp-Cgil, Uilpa-Uil, Rdb e FLP, coinvolge a Bergamo 144 lavoratori distribuiti tra Tribunale e Procura. Martedì mattina i lavoratori – una sessantina circa - si sono riuniti in assemblea al Tribunale di Bergamo per discutere dei tanti problemi che investono il loro settore. In particolare di problemi di organici, di risorse carenti in tribunale e procure, di tagli, che secondo i sindacati, il nuovo ordinamento non farebbe altro che aumentare ancora di più. "Il servizio – dicono le organizzazioni sindacali - verrebbe danneggiato da un ordinamento che riporta l’amministrazione indietro di dieci anni". E Giovanni Di Martina della Fp Cg butta lì qualche numero: 1996 l’ultimo concorso per cancelliere, 53.000 i lavoratori che si contavano allora. Oggi sono 43.000. "E il decreto Brunetta – spiega – ora taglia del 10% gli organici degli operatori di giustizia". E poi il problema degli stipendi. "Un operatore di giustizia – aggiunge Di Martina – guadagna 20.000 euro lordi all’anno, che al mese sono 1.250 euro netti. Si tratta di una figura centrale nel comparto della giustizia. Quando un cancelliere non c’è per consentire le udienze può essere sostituito da notai e segretari comunali, ha un ruolo molto importante. E non può essere dequalificato . L’accordo integrativo sottoscritto un mese fa - incalza Di Martina - mortifica la professionalità degli operatori giudiziari". E su questo punto concorda anche il Procuratore della Repubblica, Adriano Galizzi. "L’amministrazione della giustizia – dice - si appoggia su due pilastri, i magistrati e il personale amministrativo. Non ci può essere un buon funzionamento della giustizia senza questi due pilastri. Soprattutto in alcune zone italiane, come la Lombardia e il Veneto, che da anni soffrono la carenza di personale". E Vittorio Masia, in rappresentanza dell’Associazione nazionale magistrati di Bergamo, aggiunge che il vero problema sono "le risorse che non si intravedono. Le riforme vengono fatte senza risorse". E il presidente del Tribunale, Ezio Siniscalchi, punta il dito sul processo breve "che aggrava questa situazione. La giustizia meriterebbe ben altro".


2 febbraio 2010 - Toscana Tv/Il Punto online

Sciopero dei lavoratori dell'amministrazione giudiziaria
Si torna a parlare di carenze di organico nel palazzo di giustizia di Prato, in occasione dello sciopero indetto dalla Cgil Funzione Pubblica, insieme a Uil, Flp, Rdb

Prato - La mobilitazione si terra' il 5 febbraio per protestare contro l'accordo sul contratto collettivo nazionale integrativo siglato tra l'Amministrazione della Giustizia e le organizzazioni sindacali di Cisl e Unsa Sag, che non rappresentano la maggioranza dei lavoratori. Questo per i sindacati comporta una perdita di professionalita' per i lavoratori del settore. Venerdi' e' in programma un presidio davanti alla sede della Prefettura di Firenze, seguito da un corteo che raggiungera' la Corte d'Appello.Nell'occasione i sindacati, che non hanno sottoscritto l'intesa, protestano contro la politica del Ministero della Giustizia e della Pubblica Amministrazione. In particolare per quanto riguarda la situazione del palazzo della giustizia di Prato la Cgil denuncia ancora una volta una carenza di organico del 40% circa per tutto il personale amministrativo, dagli autisti ai direttori di cancelleria. Sono ottanta in tutti i lavoratori del settore del tribunale, della procura e degli uffici giudiziari. A livello nazionale sono 16 anni, spiegano alla Cgil, che non ci sono concorsi per l'assunzione di cancellieri. Per i rappresentanti sindacali, le istituzioni locali dovrebbero sollevare il problema a livello centrale. La macchina della giustizia di Prato e' sottostimata, oltre ad essere carente nei numeri, rispetto alla popolazione e alle problematiche del territorio, come l'immigrazione. Per la Cgil, se non si procedera' ad assunzioni e alla riorganizzazione di tutta la macchina della giustizia, il sistema e' destinato al collasso e il palazzo della Giustizia di Prato e' gia' a buon punto in questo senso.


2 febbraio 2010 - Modena 2000

Reggio, lunedì 8 febbraio sciopero di 4 ore di CUB e Autolinee dell’Emilia: possibili disagi

La Direzione di ACT comunica che, a causa dello sciopero di 4 ore proclamato dalla RdB Trasporti – CUB e dalle RSU aziendali di Autolinee dell’Emilia per la giornata di lunedì 8 febbraio, i servizi di trasporto urbano ed extraurbano del bacino reggiano potranno subire disagi nelle fasce orarie interessate. Lo sciopero si svolgerà con le seguenti modalità: il personale viaggiante addetto al trasporto passeggeri di AE Autolinee dell’Emilia Spa si asterrà dal lavoro dalle 17.30 alle 21.30. Il personale addetto agli impianti fissi (uffici) di AE, sospenderà le attività per le ultime quattro ore del turno o della giornata lavorativa. Pertanto, per esigenze organizzative, ripercussioni potranno aversi anche sulle corse immediatamente precedenti o successive.


2 febbraio 2010 - Il Mattino

Benevento. Molta comprensione per la situazione attuale...

Benevento - Molta comprensione per la situazione attuale e una forte volontà di impegnarsi per migliorarla, ma non ancora un’ipotesi concreta di soluzione: è il bilancio dell’incontro che ieri i rappresentanti dei lavoratori dei Consorzi Bn1, Bn2 e Bn3 hanno avuto con il prefetto di Benevento Michele Mazza. Tre i nodi da sciogliere: il pagamento degli stipendi di gennaio, la definizione delle dotazioni organiche dei Consorzi (destinati a sopravvivere fino al 31 dicembre) e delle attività da affidare loro nell’ambito del sistema integrato del ciclo di gestione dei rifiuti; le modalità di transito dei lavoratori dei Consorzi alla società provinciale. Alcune risposte potrebbero giungere da Salerno: l’intesa lì raggiunta tra amministrazione provinciale, Consorzi e organizzazioni sindacali è proprio in queste ore al vaglio della prefettura per verificarne la percorribilità anche per Benevento. Il rappresentante del Governo, stando al resoconto dei sindacati, ha inoltre spiegato di essere in attesa di nuove notizie relative alla questione sia dall’Unità Stralcio che dal Governo, alla luce delle quali si è impegnato ad attivarsi immediatamente mantenendo stretti contatti con il Presidente della Provincia e tutti gli altri soggetti attori della questione. Inoltre la Prefettura intenderebbe indire, già in settimana, una riunione operativa con la Provincia, i presidenti dei Consorzi e tutti i soggetti investiti di responsabilità nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti per definire gli strumenti possibili al fine di erogare gli stipendi futuri ai lavoratori. «Le organizzazioni sindacali - spiega Marcelo Amendola a nome di Fp Cgil, Uil Trasporti, Fit Cisl, Ugl Ambiente, Flaica Cub e Filas Confsal - ritengono interlocutoria la riunione che si è tenuta, e fondamentale che l’amministrazione provinciale, quale soggetto deputato alla programmazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti, assuma un ruolo politicamente rilevante e determinante per la soluzione dei problemi relativi all’oggi ed al futuro dei lavoratori dei Consorzi di Bacino, impegnandosi per il reperimento delle risorse necessarie e per un percorso trasparente durante la fase di transizione dalla gestione dei Consorzi alla gestione provincializzata dei rifiuti». Amendola sottolinea inoltre che «i lavoratori, come le rappresentanze sindacali, devono tenere alta l'attenzione su quanto le istituzioni metteranno in campo, al fine di evitare comportamenti dilatori che rinviano sine die la soluzione delle gravi problematiche lavorative e sociali». Concetti ribaditi anche da Giovanni Venditti (Rdb Cub): «Abbiamo avuto. da parte del Prefetto assicurazione ed ampia disponibilità a trovare la soluzione immediata nel pagamento delle spettante; e ad avviare, con responsabilità di tutti, un tavolo di confronto per definire l’aspetto occupazionale, visto, anche l’ambiguità della norma che qui interessa ed in relazione degli emendamenti, in discussione in ambito governativo, alla legge stessa. Resteremo vigili a che questo si possa realizzare al più presto».


2 febbraio 2010 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 4 - Anno VII
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Tagli alla ricerca scientifica dal Cnr che nel 2010 si butta nella finanza Sos a Maiani dall'Area della ricerca di Pisa
* Emergenza lavoro e risorse mal spese
* Per il salario accessorio le novità slittano al 2011
* Boschi per altri 4 anni alla presidenza dell'Ingv
* Pistella sempre in corsa ha fatto tappa all'Aran
* Lavoratore esterno indifeso nella P.A.
* Usi/RdB assicura la privacy dei direttori Istat


2 febbraio 2010 - Il Bologna

Cinzia-gate. I dipendenti prendono posizione sulla vicenda che ha portato Delbono a dimettersi
Cup, lavoratori verso lo sciopero: «Lo scaricabarile ci danneggia»
Per ora stato di agitazione. E sul caso finanziamenti bloccati «sdegno e preoccupazione»
di Renzo Sanna

Bologna - I lavoratori del Cup 2000 si fanno sentire. E si faranno vedere, lunedì, quando si ritroveranno sotto la Regione a chiedere di incontrare l’assessore alla Sanità, per chiarire le loro posizioni e preoccupazioni e domandare all’ente di dire quanto prima cosa vuole fare. Il Cinzia-gate ha scoperchiato un pentolone in ebollizione, i cui fumi ieri pomeriggio si sono avvertiti chiari, nella sala riunioni di via Borgo di San Pietro. Trasparenza nella questione degli appalti, regole certe su assunzioni e trasferimenti del personale, chiarezza sulle risorse che la regione destina al Cup e sui finanziamenti che minaccia di bloccare: queste le richieste dei lavoratori, che saranno presentate in viale Aldo Moro e costituiscono l’ossatura di una mozione votata all’unanimità dai presenti.
Erano 80, in una stanza troppo angusta per i loro dubbi, ed erano comunque una fetta piccola degli oltre 550 addetti sparsi per le sedi territoriali del centro che gestisce le prenotazioni sanitarie. Hanno deliberato, alla fine, di uscire allo scoperto, trascinati da Rdb, e deciso oltre all’iniziativa di lunedì prossimo lo stato di agitazione, con decorrenza immediata, e la stesura di un «percorso informativo», una lettera che sarà consegnata agli utenti, in cui «lo sdegno e la preoccupazione» saranno espressi insieme a qualche numero esplicativo. Il coinvolgimento del Cup nell’inchiesta che ha trascinato Flavio Delbono alle dimissioni da sindaco ha fatto accendere i riflettori sulla società, sui suoi rapporti con gli enti pubblici, sulla gestione degli appalti: «Questi avvenimenti - dice Massimo Betti, Rdb - hanno messo in luce la totale mancanza di trasparenza e di regole certe nella gestione del bene pubblico e in quella del personale. Sono fatti gravi, che chiamano direttamente in causa i vertici del Cup e la Giunta regionale, e che non possono essere scaricati sulle spalle dei lavoratori, che svolgono il proprio lavoro con correttezza e professionalità». Di qui le decisioni dell’assemblea.
Gli 80 non indulgono sulla società di Mirko Divani, l’amico di Delbono titolare del celebre bancomat e della società intestataria di appalti per 900mila euro in 5 anni, nè sulla figura di Cinzia Cracchi, loro collega e personaggio chiave dell’inchiesta: al Cup venne trasferita, dopo la rottura della relazione, l’ex compagna ed ex segretaria quando il docente universitario era vicepresidente della Regione, e del Cup è consulente lo stesso Divani, titolare del conto corrente online acceso in Farbanca, la cui tessera Delbono aveva dato in uso a Cinzia. I lavoratori puntano, piuttosto, sulla Regione: «Non ne comprendiamo il ruolo nel sistema che sta emergendo, del quale ora chiediamo conto». Non ci sarebbero ripercussioni, per il momento, di natura economica, ma i dipendenti vogliono vederci chiaro: «Non accettiamo più che ci dicano che non ci sono risorse, mentre certe cifre parlano da sole. Da due anni abbiamo aperte alcune vertenze per questioni legate alle mansioni, su cui si dovrà esprimere il giudice di pace. Le vittime dello scaricabarile sono solo i lavoratori». E di riflesso gli utenti, fa capire il sindacato, che chiederà al Prefetto di convocare le parti e si dice pronto allo sciopero.


2 febbraio 2010 - Redattore Sociale

CASA
Residence, il sogno di una casa "vera"
C'è chi non trova un lavoro, chi non l'ha mai avuto; chi vive con la famiglie, chi nei residence ne ha trovata una nuova: è variegata la popolazione che vive negli immobili per l'assistenza temporanea di Roma

ROMA - "Prima vivevamo in una roulotte, sotto il campo nomadi Casilino 900. sono andato dal presidente del V municipio e ho lasciato la famiglia lì: ora crescila tu. Ci hanno assegnato un mini appartamento e ora da un anno e 3 mesi vivo qui, con due bambini piccoli. Lavoravo per una cooperativa delle poste italiane ma ha perso l'appalto. Ora sono in mezzo a una strada". E' difficile trovare lavoro, tanto più per chi, come F., ha la fedina penale non immacolata: "Ho fatto un po' di reati quando ero giovane: spaccio, furto. Poi mi sono calmato, ma adesso tutti mi sbattono la porta in faccia. La mattina vado per secchioni, poi vado al mercato e vendo quello che trovo". Un modo per mettere in tasca "quattro, cinque euro, quando dieci euro, quando niente. Ma mai più di dieci euro". Circa 3 anni fa F. ha fatto domanda per una casa popolare, ma "oggi come oggi non so nulla". P. vive da otto mesi in macchina, subito fuori dal residence di Pietralata. Da quando fu allontanato dal residence, nel quale viveva insieme al padre, di cui si prendeva cura. "Mio padre ha avuto un ictus, è un paziente a rischio, prende otto pasticche al giorno ci racconta Una sera abbiamo litigato, è intervenuta la vigilanza. E mi hanno mandato via. Ora mio padre vive da solo, e io qui in macchina". Sì, perché nel residence le regole sono rigide e chi non le rispetta è fuori. Per dirne solo qualcuna, se viene un ospite deve consegnare il documento alla reception e deve lasciare il residence entro mezzanotte. Gli inquilini invece, quando escono, non possono lasciare le chiavi con sé, ma devono depositarle in portineria. E negli appartamenti non possono cambiare nulla: né un mobile, né un quadro, né un colore alle pareti. La popolazione dei residence è variegata, così come variegata è la popolazione di coloro che vivono ogni giorno il problema della casa. "A Roma vivono 35.00 persone sotto sfratto, per morosità, che è aumentata del 1055 ci spiega Massimo Muccari, di Asia-Rdb, anche lui abitante di un residence, a Pietralata - Con la 431, gli affitti che prima costavano 400.000 lire arrivano a 800 euro. E la gente con 1000 euro di stipendio non ce la fa: il problema riguarda anche il ceto medio. Al nostro sportello di via Capraia si rivolgono sempre più famiglie, anche con regolare busta paga". A Casal Lumbroso c'è un altro residence, incastonato tra nuove costruzioni e belle villette. Qui abitano 40 famiglie, di cui alcune sono relegate nel seminterrato, che una volta era una discoteca. G. vive qui da anni: in un appartamento piccolissimo, 30 mq appena, per il quale il comune paga 1.200 euro di affitto al mese. "Ora ci stanno dicendo che dovremo pagare 150 euro al mese: noi le paghiamo, ma vogliamo pagare in base al reddito. E con un regolare contratto d'affitto. Io, a 53 anni, lavoro in nero, perché nessuno mi mette in regola. Guadagno 6-700 euro al mese. Qui la situazione è tranquilla, ma in un residence proprio qui dietro la situazione è molto peggiore. Si sono sparati". Al seminterrato, gli appartamenti sono lunghi e con un'unica finestra in fondo. La condensa e l'umidità si vedono e si sentono. "Mio figlio ha 4 mesi. Da quando è nato è sotto antibiotici e cortisone, perchè sta sempre male. Questo non è un posto in cui possa vivere un bambino così piccolo".(cl)

CASA
Residence, "da soluzione temporanea a ghetto"
Santori (Pdl): "Per 12 anni, un investimento a fondo perduto. Ma non esistono vizi di forma né inadempienze, che permettano di sciogliere i contratti"

ROMA - "Sono nati come centri di assistenza abitativa temporanea, ma nel tempo si sono trasformati in ghetti, in cui vengono rinchiuse persone e famiglie per lunghissimi periodi di tempo". Così Fabrizio Santori, consigliere capitolino e autore del Dossier sui residence per l'assistenza temporanea, definisce queste strutture, che in questo momento ospitano circa 1.240 famiglie senza casa. "Per questi residence, il comune è costretto a pagare cifre milionarie per 12 anni. ci riferisce Ho provato a chiedere all'Avvocatura se fosse possibile rescindere questi contratti, ma la risposta è negativa, perché non esistono vizi di forma né inadempienze. L'attenzione da parte nostra, però, resta alta". Il dossier, presentato nel 2008, piacque all'assessore Antoniozzi, che allora "si assunse alcuni impegni, sulla base delle nostre proposte riferisce ancora Santori Abbiamo indicato soluzioni alternative per l'accoglienza temporanea, che si potrebbe spostare in strutture di cui il comune dispone gratuitamente. Strutture come le caserme, per esempio, che proprio recentemente sono state cedute all'amministrazione comunale. Per ora non ci sono novità su questo, anche perché la cessione è recentissima. Ma seguiremo la vicenda". Santori ha inoltre proposto l'acquisto delle strutture attualmente in locazione: "Con la cifra che spende ogni mese, il comune potrebbe pagare un mutuo: l'affitto è un investimento a fondo perduto, con cui l'amministrazione ha piegato la testa di fronte ai grandi potentati della città, che in questo momento continuano a incassare fondi pubblici. Di fatto, però, se i contratti non si possono rescindere, la strada dell'acquisto non può essere percorsa". C'è poi qualche dubbio anche sui criteri di assegnazione degli alloggi nei residence: "C'era favoritismo nell'assegnazione delle case popolari, è probabile che ce ne sia anche nei residence. Di sicuro c'è una certa discrezionalità". Sul futuro dei residence, dunque, regna l'incertezza. Se i contratti non si possono rescindere, se le case popolari non esistono, se l'emergenza abitativa aumenta, è difficile pensare che potranno essere superati in tempi brevi. Intanto, la lista di coloro che avrebbero diritto a un alloggio popolare conta quasi 45.000 nomi: si questi, almeno 3.000 hanno 10 punti. Proprio in questi giorni il Piano Casa è al centro dei lavori dell'assessorato e del Consiglio comunale: sembra lontano, però, quel rilancio dell'edilizia residenziale pubblica e una nuova politica degli affitti, che sarebbero indispensabili per superare la soluzione emergenziale dei residence. L'unica novità, al loro riguardo, potrebbe essere l'introduzione di una "tassa" di 150 euro al mese. "Se questo accadesse riferisce Massimo Muccari, di Asia Rdb i residence sarebbero sempre meno temporanei', mentre sempre più diventerebbero posti in cui tanta gente vive e, forse, vivrà per sempre".(cl)


2 febbraio 2010 - Il Resto del Carlino

STATO DI AGITAZIONE
Cup 2000, dipendenti contro i vertici

Bologna - AL CUP 2000 , la società di via Borgo San Pietro finita al centro del Cinzia-gate, ieri è stato il giorno dei lavoratori. Riuniti in assemblea (programmata da più di una settimana), hanno dato voce a tutto il loro «sdegno» e la loro «preoccupazione» per i «gravi fatti» delle ultime settimane (le dimissioni di Flavio Delbono e il blocco dei fondi da parte della Regione), ma soprattutto per la «totale mancanza di trasparenza» che questi eventi hanno evidenziato. I lavoratori si chiamano fuori, annunciano lo stato di agitazione e puntano il dito contro i vertici del Cup e contro la giunta regionale. Lo ha spiegato ieri una nota delle Rappresentanze sindacali di base (Rdb), che al termine dell'assemblea hanno proclamato lo «stato di agitazione del personale» e annunciano le prossime mosse: un presidio sotto la Regione che si terrà lunedì prossimo e l'avviamento di un «percorso informativo all'utenza», per mettere al corrente i cittadini di quanto sta accadendo. L'esito dell'assemblea («partecipatissima», hanno riferito le Rdb) non lascia spazi di dubbio: i lavoratori sono sdegnati per l'accaduto e non vogliono finirci in mezzo. I «gravi fatti accaduti non possono in alcun modo essere scaricati sulle spalle dei lavoratori Cup, che svolgono quotidianamente il proprio lavoro con correttezza e professionalità» dichiara Massimo Betti, segretario Rdb. «Gli avvenimenti delle ultime settimane prosegue hanno messo in luce la totale mancanza di trasparenza e di regole certe nella gestione del bene pubblico come in quello del personale. E la questione Intercent Er, dove controllato e controllore sono in pratica la stessa cosa, è lampante in questo senso».


2 febbraio 2010 - La Repubblica

La scuola Sciopero Cobas "Blocchiamo gli scrutini"

Genova - Due giorni di sciopero nelle scuole della Provincia di Genova, con l´intento di bloccare gli scrutini e protestare contro i tagli governativi indirizzati alla scuola pubblica. Lo sciopero provinciale è organizzato dai Cobas e sarà attuato domani e giovedì. «Dal momento che la legge di autoregolamentazione e gli allegati al contratto di lavoro non consentono di bloccare gli scrutini, allora chiunque voglia farlo, dovrà dichiararsi in sciopero - spiega Sebastiano Franchina, dei Cobas - ovviamente, non è possibile scioperare per più di 48 ore». La protesta è a sostegno dei precari: dei 750 supplenti che quest´anno sono stati tagliati in Liguria, di cui 350 nel Genovesato. I Cobas chiedono la riassunzione in servizio dei "licenziati", da collocare sui posti vacanti. Intanto, oggi, alle 15, Cobas ed Rdb, insieme al coordinamento dei genitori, attua un presidio davanti a Palazzo Tursi: nel mirino dei dipendenti degli asili nido (zero-sei anni) è il "Piano Veardo", il progetto dell´assessore comunale che ridisegna il servizio.

Presidio in Regione dopo lo stop ai finanziamenti da via Aldo Moro
Il centro sociale in via Mattei per un anno e mezzo, protesta il Pdl
Cup, stato d´agitazione delle Rdb
"Fare chiarezza sui contratti" Il Lazzaretto "strappa" l´ex Dazio siglata la convenzione col Comune

Bologna - Stato di agitazione del personale, un presidio sotto la Regione l´8 febbraio e un percorso informativo per gli utenti: lo hanno deciso i lavoratori Rdb del Cup riuniti in assemblea per discutere delle vicende nate dal caso Cinzia gate. «Esprimiamo sdegno e preoccupazione per i gravi fatti emersi in queste settimane che hanno portato alle dimissioni del sindaco e al blocco dei finanziamenti regionali al Cup. Questi avvenimenti hanno messo in luce la totale mancanza di trasparenza e di regole certe nella gestione del bene pubblico e in quello del personale. Sono fatti gravi che chiamano direttamente in causa i vertici Cup e la Giunta regionale e che non possono in alcun modo essere scaricati sui lavoratori». Nonostante le dimissioni del sindaco, il Lazzaretto ce l´ha fatta: il centro sociale protagonista del braccio di ferro col Comune ha firmato la convenzione grazie alla quale avrà per un anno e mezzo l´ex Dazio in via Mattei. La firma è arrivata il 27 gennaio. «Abbiamo le chiavi del nuovo spazio», annunciano gli attivisti sul loro sito web. La convenzione è firmata dalla direttrice del settore cultura Paola Pasotto, ma in via Mattei si potranno fare solo seminari e laboratori: «vietate le attività rumorose». L´associazione non pagherà alcun affitto, ma solo le spese delle utenze. Protesta il Pdl. «Anche se la giunta decade, presenterò un esposto alla Corte dei conti», annuncia il consigliere Michele Facci.


2 febbraio 2010 - Il Secolo XIX

«Costretti a chiederepiù soldi alle famiglie»
Oggi vertice presidi-direzione regionale. Scuole e bilanci, il caso dei fondi insufficienti per le supplenze. I Cobas bloccano gli scrutini e allargano la protesta agli asili
di Francesco Margiocco

Genova - DALLE SCUOLE genovesi arriva un appello disperato. O lo Stato ci aiuta, oppure «saremo costretti a chiedere ulteriori contributi volontari ai genitori». Lo scrive, in una lettera indirizzata ai suoi docenti, il preside della Don Milani-Colombo, Paolo Cortigiani, e il tema sarà al centro questa mattina di un vertice tra i dirigenti scolastici di Genova e La Spezia e il direttore dell'Ufficio scolastico regionale, Anna Maria Dominici.
«Siamo stremati. Dobbiamo ridurre il servizio al minimo essenziale. E mi domando se tutto ciò sia legittimo». È lo sfogo di Marco Adezzati, responsabile della direzione didattica di Castelletto. Costretto, come tutti i suoi colleghi a Genova e nel resto d'Italia, a far quadrare i conti con un bilancio sempre più povero, a rinunciare ai supplenti e a ricorrere alla pratica dello "scorporo": dividere la classe , in caso di assenza di un insegnante, in gruppetti di sei-sette alunni, da distribuire in altre aule. «Ma così - dice Adezzati - le classi si gonfiano a dismisura, gli insegnanti non riescono a lavorare bene, i bambini non sono seguiti come dovrebbero. Il servizio è ridotto, la qualità della didattica peggiora. È giusto quello che stiamo facendo?».
Nel tentativo di trovare una via d'uscita è stata convocata oggi il vertice al liceo Cassini. «Sottoporremo alla Dominici tutti i nostri problemi - spiega Adezzati - nella speranza che lei possa fare pressione sul ministero e ottenere qualcosa». Una speranza, però, flebile. Soltanto in Liguria, le scuole vantano un credito nei confronti dello Stato di 12 milioni di euro. Sono i residui attivi per supplenze brevi e saltuarie, spese per il personale e altro. «Continuiamo ad anticipare quel denaro - dice Adezzati - come se avessimo una super carta di credito. Il ministero, dal 2006 ad oggi, deve restituire alla mia direzione didattica la cifra di 88mila euro». In più, il ministro Mariastella Gelmini ha tagliato i finanziamenti alla scuola. Come spiega Paola Pongiglione, preside della media D'Oria, «quest'anno abbiamo ricevuto i due terzi rispetto all'anno scorso». Con un effetto-domino. «Abbiamo dovuto ridurre drasticamente le gite scolastiche, e non abbiamo più i fondi per le attività alternative all'ora di religione. Siamo stati costretti a mettere la lezione di religione alla prima o all'ultima ora, in modo da permettere a chi non la segue di entrare dopo o uscire prima. Mi rendo conto che non è l'ideale, ma non c'era altra scelta».
In segno di protesta, domani e dopo gli insegnanti iscritti ai Cobas e al Comitato precari si asterranno dagli scrutini, che in molte scuole della città sono ancora in atto. Una prima prova della protesta più generale che a giugno potrebbe minare gli scrutini di fine anno. Il Comitato precari è in allerta. «Era stato firmato un accordo con la Regione che dava il via a progetti per reintegrare nelle scuole una parte dei precari. Nessuno di loro, che per inciso sta finendo l'indennità di disoccupazione, ha più sentito parlare di quell'iniziativa», è il resoconto di Paolo Fasce, portavoce del Comitato.
Gli ultimi segnali, poi, sono inquietanti. «Come il caso di quel precario - ricorda Fasce - a cui è stata accorciata la supplenza perché il dirigente non aveva soldi». I dirigenti sono costretti ad escogitare piccoli rimedi: scorporare le classi, far uscire i ragazzi prima, chiedere un contributo volontario ai genitori. «Che ne sarà - si chiede Paola Repetto, segretaria regionale della Flc-Cgil scuola - della qualità delle nostre scuole?». Intanto la protesta si allarga agli asili: Cobas e Rdb manifesteranno oggi «contro la riorganizzazione del servizio, che grava pesantemente sulle lavoratrici e sulle famiglie».


2 febbraio 2010 - La Nazione

Venerdì prossimo sciopero del personale giudiziario

Pisa - LE ORGANIZZAZIONI sindacali Fp-Cgil, Uil.Pa, Rdb-Pi Flp e Ugl hanno proclamato lo sciopero nazionale del personale dell'amministrazione giudiziaria per l'intera giornata di venerdì 5 febbraio. Pertanto le attività degli uffici giudiziari potrebbero subire disservizi e rinvii.


2 febbraio 2010 - L'Eco di Bergamo

Venerdì sciopero dei lavoratori di Tribunale e Procura

Bergamo - Anche i lavoratori giudiziari, cioé della Procura e del Tribunale, di Bergano, aderiscono allo sciopero nazionale proclamato per venerdì dai sindacati Fp-Cgil, Uilpa-Uil, Rdb e Flp. Al centro dell'agitazione (che riguarda 144 persone a Bergamo), la proposta di ordinamento professionale dell'Amministrazione giudiziaria, considerata dai sindacati «sbagliata».


2 febbraio 2010 - La Gazzetta di Mantova

PROTESTA
Sciopero in ospedale «Possibili disagi»

Mantova - Venerdì l’attività dell’ospedale potrebbe subire qualche variazione. Questo per via dello sciopero nazionale indetto dal sindacato Rdb-Cub per protestare contro la situazione di precarietà dei lavoratori socialmente utili e dei lavoratori di pubblica utilità. L’annuncio arriva dalla stessa azienda ospedaliera, anche se al momento non si può stabilire che effetto avrà sulla normale attività del Poma. In particolare perché all’ospedale non risulta presente la categoria dei Lsu protagonista della protesta. Lo sciopero, contro la mancata stabilizzazione di queste forme di lavoro precario, non ha ottenuto l’adesione delle altre sigle sindacali.


2 febbraio 2010 - Corriere di Bologna

Il Cinzia-gate agita i dipendenti Cup: assemblea e presidio
«Sdegno e preoccupazione» dei lavoratori dopo i fatti delle ultime settimane. E lunedì vanno in Regione
di Cinzia Amaduzzi
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Bologna - È già sul tavolo dell'assessore regionale alla Sanità Giovanni Bissoni la relazione di Cup 2000 sugli appalti del progetto Sole. In particolare quelli da migliaia di euro affidati aMirco Divani, amico del sindaco dimissionario Flavio Delbono. Intanto il personale è in stato di agitazione e l'8 febbraio Rdb farà un presidio sotto la Regione. Il clima è pesante, in via del Borgo San Pietro. Capita anche che il centralino, o lo sportello, ricevano insulti e offese di vario tipo, alle quali la società risponderà con querele.


2 febbraio 2010 - Spoleto City

NONA UDIENZA BRUSHWOOD
da Comitato 23 Ottobre

Anche questa mattina una udienza molto veloce. Sono stati sentiti 15 testimoni della difesa. In particolare gli avvocati di Dinucci hanno convocato gli esperti di Roma che hanno effettuato le perizie calligrafiche e biologiche sulle presunte rivendicazioni COOP-FAI dell’incendio ad un cantiere edile e della lettera con proiettili inviata alla Presidente umbra Lorenzetti. I quattro testi – che la Procura ha omesso di ascoltare – hanno confermato che non sono state trovate tracce biologiche sulle rivendicazioni. E’ stata invece trovata, in un caso, una impronta digitale all’interno della busta. Risultato: non appartiene a nessuno degli imputati! Inoltre, hanno confermato le donne interrogate dai legali di Andrea, è stata fatta una comparazione con la segretaria del giornale che ha aperto la missiva; questo significa che non è possibile che quelle impronte le abbia lasciate lei. Il PM Comodi si è semplicemente limitata a chiedere se la comparazione sia stata fatta anche nei confronti della molteplicità di impiegati postali che possono aver toccato la lettera. Ovviamente la risposta era negativa, quindi relativamente a favore dell’Accusa, ma ci pare assurdo che un postino possa toccare l’interno di una busta chiusa.   Quattro testimoni sono stati ascoltati anche dalla difesa di Fabiani. La loro testimonianza, come quella di due settimane fa del sindacalista della RdB Magrini, è andata a confermare l’alibi di Michele per l’episodio che lo vede imputato come presunto autore dell’incendio dell’Ecomostro di via della Posterna. Due in particolare hanno fornito un quadro molto dettagliato a favore di Michele: il primo, Maurizio Getti, non poteva non ricordare quella data, poiché il 24 luglio era il suo compleanno che ha festeggiato in compagnia di Michele e di altre persone, alcuni di questi citati infatti dalla difesa, mentre il 27 luglio è morto suo padre, quindi non poteva non ricordare quella notte come l’ultima veramente felice prima di quel lutto; l’altro, Carlo Romagnoli, era colui che presiedeva il dibattito ambientalista nel quale Michele era ospite, quindi non poteva essere andato ad incendiare alcunché. La prossima udienza è fissata per il 30 marzo. La Corte proverà ad esaurire i testimoni della difesa, che però sono ancora molti, oltre quaranta. Un’altra udienza infatti è già stata fissata per il 20 aprile.


1 febbraio 2010 - Il Giornale di Vicenza

SANITÀ. Rdb-Cub sugli stipendi a rischio
«Ulss, meno sprechi. E fate più assunzioni»

Vicenza - Stipendi in bilico per i dipendenti Ulss. Attacca Rdb-Cub. «Siamo becchi e bastonati" denuncia il segretario Germano Raniero, che elenca quelli che, secondo il sindacato, sono i vari guai della sanità veneta: «Tagli delle assunzioni, dei posti letto, dei finanziamenti per la non autosufficienza e, infine, mancata approvazione degli stanziamenti per gli stipendi. Se a gennaio, tra raschiamenti del barile e prestiti tra Ulss, quasi tutti sono stati pagati, alcuni in ritardo, per febbraio, senza atti formali della giunta veneta, lavoreremo gratis proprio noi dipendenti, costretti da questa politica regionale a lavorare sotto organico, a saltare turni di riposo, a fare anche 18 ore al giorno di lavoro».
«II buon modello di sanità veneto - continua - che qualche anno fa le altre Regioni invidiavano, sta scadendo: la spesa sanitaria privata acquista sempre maggior rilievo, emergono inefficienze, liste di attesa infinite, carenze di posti letto e di servizi territoriali, mentre i pronto soccorso non riescono ad arginare l'emergenza, causando malcontento e condizioni di lavoro intollerabili per gli operatori».
Raniero porta altri numeri: «Nel Veneto il 70 per cento della sanità è pubblica, il 30 per cento privata, comunque anch'essa pagata con denaro pubblico. I posti letto nel settore pubblico sono circa il 40 per cento di quelli di trent'anni fa. Più del 50 per cento della spesa per farmaci è ormai a carico dei privati. Solo per consulenze e incarichi esterni le Ulss bruciano cifre astronomiche. Il deficit della sanità veneta ha raggiunto cifre decisamente preoccupanti. Nel 2008 è di oltre 620 milioni».
«E sono proprio le Ulss - puntualizza il segretario Rdb- Cub - i peggiori pagatori delle aziende fornitrici: in una spirale di continui ritardi creano incredibili costi aggiuntivi, e da sole rappresentano oltre il 50 per cento dei crediti esigibili della pubblica amministrazione».
Da Rdb-Cub, infine, un grido di battaglia: «Non accettiamo di essere merce di scambio tra i vari palazzi veneziani. Lo stipendio é un diritto irrinunciabile. Il diritto alla salute pubblica indiscutibile. Nuove assunzioni, meno sprechi, meno privatizzazioni: questo vogliamo. Non staremo a guardare».(F.P.)


1 febbraio 2010 - Corriere di Bologna

assemblea rbd
Lavoratori del Cup in agitazione: «sdegnati» dal Cinzia-gate
Lunedì prossimo previsto un presidio sotto la Regione

Bologna - Al Cup 2000, la società di via Borgo San Pietro finita al centro dello scandalo Cinzia-gate, è stato il giorno dei lavoratori. Riuniti in assemblea, hanno dato voce a tutto il loro «sdegno» e la loro «preoccupazione» per i «gravi fatti» delle ultime settimane (le dimissioni di Flavio Delbono e il blocco dei fondi da parte della Regione Emilia-Romagna), ma soprattutto per la «totale mancanza di trasparenza», dicono, che questi eventi hanno evidenziato.
STATO DI AGITAZIONE - I lavoratori annunciano lo stato di agitazione e puntano il dito contro i vertici del Cup e contro la giunta regionale. Lo spiega una nota delle Rappresentanze sindacali di base (Rdb), che al termine dell’assemblea proclama lo «stato di agitazione del personale» e annuncia le prossime mosse: un presidio sotto la Regione che si terrà lunedì prossimo e l’avviamento di un «percorso informativo all’utenza», per mettere al corrente i cittadini di quanto sta accadendo.
TRASPARENZA - «Gli avvenimenti delle ultime settimane-dice il segretario Rdb Massimo Betti- hanno messo in luce la totale mancanza di trasparenza e di regole certe nella gestione del bene pubblico come in quello del personale». Nella mozione approvata dai lavoratori, trovano posto le parole «sdegno» e «preoccupazione», in riferimento alla parabola che ha portato alle dimissioni del sindaco e al blocco dei finanziamenti da viale Aldo Moro.


1 febbraio 2010 - Leggo

Roma. Senza stipendio da mesi...
di Lorena Loiacono

Roma - Senza stipendio da mesi e con una procedura di licenziamento che incombe per buona parte dei lavoratori del Consorzio Ri.Rei: oggi il servizio di assistenza ai disabili si blocca, per portare la protesta sotto le finestre della Regione. Non incroceranno le braccia i dipendenti dell’ex Anni Verdi, affiancati anche da molti genitori dei ragazzi disabili in cura presso le strutture di assistenza, ma saranno in presidio alla Regione dalle 9,30 alle 14 per ribadire la loro protesta. «Il nostro obbiettivo è ottenere l’immediato pagamento degli stipendi degli ultimi tre mesi, bloccare i licenziamenti per oltre 200 dei 400 operatori in servizio e garantire la continuità dell’assistenza ai disabili – spiega Maria Teresa Pascucci della federazione regionale RdB – le strutture di via Maiorana, Santa Severa, Lavinio, via Sbricoli al Portuense, via Taldi e via Dionisio garantiranno comunque i servizi minimi essenziali per i disabili in cura, oltre un migliaio, tra servizi di degenza, assistenza diurna, ambulatoriale e domiciliare. E’ previsto l’incontro con l’assessore al lavoro e abbiamo chiesto d’incontrare il vice presidente Montino e il commissario speciale Guzzanti».


1 febbraio 2010 - Rassegna.it

Giustizia, domani presidio lavoratori tribunale Venezia

Domani, martedì 2 febbraio, a Venezia al termine dell’assemblea sindacale in programma nella tarda mattinata nell’aula Carnesecchi del Tribunale si terrà una manifestazione-presidio organizzata dai dipendenti degli Uffici Giudiziari veneziani. Lo rende noto la Cgil di Venezia in una nota. "Nel corso del presidio - si legge nella nota - tra le 13.30 e le 14, i delegati sindacali, insieme ai membri delle segreterie territoriali e nazionali, terranno una conferenza stampa per spiegare nel dettaglio le motivazioni dell'agitazione che culminerà con una giornata di sciopero nazionale proclamato dalle Segreterie Nazionali delle organizzazioni sindacali presenti per venerdì 5 febbraio 2010". La protesta – della Fp Cgil,Uil-Pa, Flp, e Rdb-Cub – si inquadra nella mobilitazione contro l'accordo nazionale firmato dal Ministero della Giustizia con le sole Organizzazioni Sindacali Cisl e Unsa – sul nuovo ordinamento professionale dei dipendenti degli Uffici Giudiziari. "Questo accordo – si legge in una nota dei sindacati – vanifica anni di vertenze sindacali unitarie finalizzate a riconoscere finalmente ai lavoratori giudiziari sia la riqualificazione professionale che attendono da dieci anni che una collocazione nei nuovi profili professionali in grado di valorizzare in pieno la loro professionalità e la funzione sociale del loro lavoro".


1 febbraio 2010 - Il Quaderno

Consorzi Rifiuti: i lavoratori hanno presidiato la Prefettura
per difendere il salario e il domani

Benevento - Convocare un tavolo di concertazione tra i differenti portatori d’interessi e i sodalizi sindacali, entro la settimana. È questo l'impegno assunto dal Prefetto di Benevento, Michele Mazza, sulla questione dei lavoratori dei Consorzi Rifiuti Bn1, 2 e 3, a seguito della manifestazione che si è tenuta, questa mattina, presso il Palazzo del Governo lungo il Corso Garibaldi. I lavoratori sono da tempo inquieti sul destino dei loro salari a causa delle difficoltà economiche dei Consorzi e della difficile transizione nella gestione del ciclo rifiuti. Col passaggio di quest’ultimo alla Provincia la situazione va a complicarsi, vista l’impossibilità, per la Rocca dei Rettori, di assumere i lavoratori e di procedere, conseguentemente, al pagamento. Al presidio, indetto dalle associazioni sindacali RdB, Confsal Sindacato Azzurro, UAP, Cesil, Slai Cobas e Fesica Confsal, hanno partecipato anche alcuni esponenti di Uil, Cgil e Cisl e del Comitato autonomo lavoratori. Tra le altre, si è registrata la presenza di Vincenzo Guidotti, segretario nazionale della Confsal Sindacato Azzurro. Nella sua dichiarazione è emerso come lo scopo principale della manifestazione sia stato consegnare al Prefetto un documento, già trasmesso alla Guardia di Finanza di Benevento, in cui sono denunciate le ‘manchevolezze istituzionali’ che hanno caratterizzato la vicenda. Richieste, inoltre, immediate verifiche e misure atte a lenire la difficile situazione in cui versano le 150 famiglie sannite. I lavoratori, dal loro canto, hanno tenuto a ribadire: "Molti di noi, appartenenti a nuclei monoreddito, rischiano la strada! Oggi possiamo resistere. Domani?". Lo stesso interrogativo pieno d’angoscia è stato posto da Alfonsina Cioffi De Luca e Vincezo Carfora, dopo aver superato l'imbarazzo nel rilasciare dichiarazioni. "Che faremo domani? Dobbiamo diventar delinquenti o ammazzarci? Vogliamo, però, tentare comunque la difesa dei nostri diritti, conquistati dopo 10 anni di lavoro".(G.D.A.)


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