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Il Sindacato di Base e Indipendente

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01/10/02

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Rassegna Stampa RdB CUB
dall'11 al 20settembre 2002

20 settembre 2002 - Il Messaggero Veneto

«Volontari antincendio boschivi
vittime di carenze organizzative»

In riferimento a un articolo firmato da esponenti sindacali della Cgil vigili del fuoco dove venivano “bacchettati” i volontari antincendio boschivi per ritardi su un intervento in data 8 settembre in località Medeazza, la rappresentanza sindacale di base ritiene poco sensato accusare i volontari stessi, quali soggetti che prestano la loro opera volontariamente e quindi non legati a “contratti” vincolanti, semmai, soggetti ultimi di una mancanza di gestione di coordinamento e organizzazione che va ricercata molto più in alto. Attualmente la legislazione demanda la lotta gli incendi boschivi alle Regioni che tramite il corpo forestale gestisce e coordina i volontari antincendio boschivi. I vigili del fuoco, ai quali è stata tolta la competenza, i fondi, il personale e i mezzi, dovrebbero limitarsi a intervenire in aree non boscate ed erborate come prevede la legge 353/2000 anche se in realtà, per la rapidità d’intervento dovuta alla strutturazione e competenza professionale, intervengono sempre e dovunque vi sia necessità.
È bene ricordare che il dipartimento della protezione civile creato con la legge 300/99 (cancellato dal consiglio dei ministri il 7 settembre 2001) è stato fortemente voluto dall’allora sottosegretario Barberi, dall’allora coordinatore nazionale della Cgil vigili del fuoco Fabrizio Cola esonerando il Corpo nazionale dei vigili del fuoco con le sue strutture, con le sue capacità e conoscenze professionali dal coordinamento di questo importante settore per il soccorso, nonostante l’Rdb avesse presentato un disegno di legge dove si chiedeva l’applicazione della legge 225/92 che prevede il Corpo nazionale dei vigili del fuoco quale componente fondamentale della Protezione civile. È quindi doveroso, semmai, puntare il dito sulla scelta del legislatore, sui soggetti politici nazionali e locali, che è stata quella di emarginare Il Corpo nazionale dei vigili del fuoco da questa materia attribuendo ad altri soggetti il coordinamento e la ripartizione di copiose risorse che vanno ad alimentare un circolo vizioso lontano dal dare risposte adeguate al problema della prevenzione ed estinzione degli incendi boschivi e, infine, ai soggetti sindacali “tradizionali” che in questi anni non hanno saputo affrontare in modo energico questi cambiamenti.
Sebbene il governo continui a tagliare i fondi per il soccorso tecnico urgente svolto dai vigili del fuoco, anche quest’anno vengono sperperati parecchi miliardi delle vecchie lire per pagare i vigili del fuoco, che liberi dal servizio in ore straordinarie, effettuano vigilanza antincendio boschiva. L’Rdb evidenzia inoltre come in questi anni non vi siano state sostanziali assunzioni sia nei vigili del fuoco sia nel Corpo forestale per far fronte in modo competente e professionale alle richieste della comunità, aumentando il precariato, ingrossando le fila dei disoccupati e lasciando sulla “strada” tanti bravi ragazzi che hanno prestato il servizio militare alternativo nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco in cerca di lavoro ai quali non resta altro che iscriversi come volontari e... disoccupati!
Massimiliano Gregori
per il coord. reg. Rdb


20 settembre 2002 - Il Tirreno

«Asl, risanare non bloccare le assunzioni»
Allocca (Rdb) parla di un buco tra i 90 e 110 miliardi di vecchie lire
«L'obiettivo è potenziare la qualità dei servizi»

GROSSETO - Le rappresentanze sindacali di base confermano quanto era stato già detto da altri rappresentanti politici maremmani relativi allo stato negativo dei conti dell'Azienda sanitaria.
Salvatore Allocca, che parla a nome della segreteria provinciale delle Rdb, dice infatti: «Certamente sarà necessario approfondire l'entità del disavanzo dell'Asl 9 che, comunque, sconfessa ogni previsione dei precedenti dirigenti».
Allocca ipotizza, ed è il primo a farlo, anche l'entità del buco. «Che siano 90 o 110 miliardi di vecchie lire - afferma - comunque poco cambia rispetto ad un giudizio complessivo sui risultati della 'Grande stagione dell'aziendalizzazione della sanità' che, anche in Toscana ed anche nella nostra provincia, non solamente ha prodotto un aumento della spesa complessiva che gli italiani, attraverso la fiscalità generale ed attraverso l'esborso diretto, destinano alla promozione ed alla tutela della salute, ma che ha visto travolgere ogni limite di spesa pubblica. Una situazione che richiederebbe riflessioni complessive e coraggiose sugli attuali modelli di sanità».
Tornando alla situazione economica dell'Asl 9, dice di «condividere, pienamente, l'intenzione manifestata dal direttore generale di non scaricare le conseguenze di tale emergenza sui servizi e quindi sui cittadini, ma nemmeno si può accettare che a fare le spese di una situazione non certo rosea sia come al solito il personale del comparto».
Allocca dice di volere capire meglio che cosa intenda il nuovo direttore generale, Giuseppe Ricci, quando afferma che «Anche le relazioni sindacali dovranno essere improntate al recupero del disavanzo».
«Sarebbe infatti inaccettabile - dice - che, dopo una stagione di interventi manageriali, il cui asse portante sono stati gli 'incentivi' ai dirigenti si lesinasse su quei provvedimenti che i livelli più bassi aspettano da tempo per rimettere in moto una carriera da sempre ferma alla stazione di partenza o che, peggio, si riducesse tutto al blocco di nuove assunzioni che in molti casi sono decisive, queste sì, a garantire qualità e quantità dei servizi».


20 settembre 2002 - Il Giornale di Vicenza

«Volontari e rimborsati? Non al pronto soccorso
Polemica Rdb-Cub, il primario risponde

( p. r .) La collaborazione tra pubblico e volontariato al pronto soccorso dell’Ulss 4 non va giù alle Rappresentanze sindacali di base. Da diversi mesi, il servizio di pronto soccorso negli ospedali di Schio e Thiene vede l’attivo impiego anche di volontari, provenienti da diverse organizzazioni e raggruppati nell’associazione Servos. Dopo essere stati formati, i volontari partecipano all’attività sanitaria affiancando il personale dipendente e svolgendo attività specifiche, come i trasporti cosiddetti "freddi" o i servizi a gare e manifestazioni.
Ad aver parecchio da ridire su tale organizzazione è la Rdb-Cub, che per bocca di Germano Raniero fa le pulci all’innovativo progetto del dott. Francesco Motteran, primario del pronto soccorso e presidente di Servos.
«Le norme vigenti prevedono l’utilizzo dei volontari fuori organico, e non sostitutivo dello stesso - afferma Raniero - Riguardo al posizionamento di un’ambulanza a Posina, poi, tale scelta non compete nè al primario nè all’Ulss, bensì al 118 provinciale. Riguardo al Servos, infine, presidente ne è il dott. Motteran, che è anche primario del pronto soccorso e che quindi dovrebbe sovrintendere i lavori svolti dall’associazione: in pratica controllare se stesso».
Le osservazioni della Rdb riguardano inoltre la presenza, nell’associazione, dei volontari del Sovrano militare Ordine di Malta. «Come mai un organo così potente è interessato a fare volontariato "previo rimborso spese" in pronto soccorso ed in emergenza? -si chiede Raniero-. Vogliono accaparrarsi in futuro l’appalto del servizio, con lavoratori volontari che non avranno diritti, stipendio, ma solo rimborso spese, mentre le multinazionali del lucro si aggiudicano la polpa delle specializzazioni e della sanità che rende? Queste sono cose che riteniamo di dover far sapere, al fine di contrastare progetti di smantellamento della sanità pubblica».
«L’inserimento dei volontari non ha avuto ne avrà il fine di sostituire i dipendenti - replica il dott. Motteran -: la partecipazione di volontari, intesa come attività generosa e solidale di cittadini verso chi soffre, è da ricercare e valorizzare sempre più, affiancando e non sostituendo l’infermiere o l’operatore specializzato. Il posizionamento di ambulanze con equipaggi di volontari era previsto dalla prima stesura del Piano provinciale per l’emergenza 118, che la dovrà recepire, ma al primario compete la facoltà di proporre iniziative utili al benessere della popolazione. Riguardo a Servos, tutte le associazioni che vi partecipano hanno come obbiettivo statutario l’aiuto gratuito in qualsiasi situazione di difficoltà, concorrendo a garantire il diritto alla salute».
«Come ultima considerazione -conclude Motteran-, che un primario si occupi, oltre che di pronto soccorso, anche di protezione civile nel più assoluto disinteresse personale, può apparire impossibile al signor Raniero; per i volontari e per me rappresenta la manifestazione visibile di un impegno forte verso la comunità locale alla quale ci onoriamo di appartenere».


19 settembre 2002 - Il Messaggero

Il titolare della Funzione Pubblica si impegna a riferire domani nella riunione di governo. Soddisfatti i sindacati: c’è spazio per discutere
Contratti, Frattini “apre” agli statali
Il ministro: «Vanno rispettati gli accordi, ma anche tutelate le retribuzioni»

di LUCIANO COSTANTINI

ROMA — La partita non é ancora chiusa, tutt’altro, ma lo scontro tra governo e sindacati per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego sembra trasformarsi in dialogo costruttivo. Perchè ieri sera il ministro, Franco Frattini, ha dato la sua disponibilità ad apportare ritocchi agli aumenti retributivi già fissati. Il titolare della Funzione Pubblica non ha potuto precisare la quantità e la qualità degli incrementi perché comunque dovrà fare i conti con il Tesoro, ma si è impegnato a portare la questione sul tavolo del Consiglio dei ministri che si riunirà domani. Un passaggio certo obbligato, che tuttavia non sarà decisivo in quanto dovrà passare al vaglio della nuova Finanziaria. Verosimilmente la trattativa dovrebbe essere sbloccata dal vertice con le parti sociali che l’esecutivo convocherà la prossima settimana. «Né io nè i sindacati abbiamo parlato di ricette - ha precisato Frattini-. In Consiglio presenterò l’esigenza di una soluzione rispettosa degli accordi in vigore ma, come chiedono i sindacati, idonea tutelare il potere di acquisto delle reribuzioni». Cioè il Patto el ’93 (contratti rinnovati sull’inflazione programmata e recupero di quella reale a fine biennio) non si tocca, ma vanno riconosciute anche le richieste delle organizzazioni dei lavoratori.
Come trovare allora la quadratura del cerchio? Il governo potrebbe accettare l’idea di concedere un "acconto" sul differenziale di inflazione. Che è un po’ il progetto della Uil e per certi aspetti della Cisl e comunque si tratterebbe di un intervento correttivo già sperimentato nelle passate tornate contrattuali. Soddisfatti i sindacati. Secondo il cigiellino, Gianpaolo Patta «non c’è chiusura, ma un ministro che riconosce alcune ragioni del sindacato». Per Antonio Foccillo della Uil «si è passati da un blocco ad una disponibilità di Frattini a portare la questione in Consiglio dei ministri». Anche per Rino Tarelli della Cisl «l’incontro è stato estremamente utile».
Le posizioni dei sindacati confederali sono note. La Cgil chiede una "ricontrattazione" dell’accordo del febbraio scorso che dovrebbe, in sostanza, più che raddoppiare la posta messa a disposizione dall’Aran aggiungendo altri 800 milioni ai 700 già fissati. La Cisl propone una "clausola di salvaguardia" che dovrebbe scattare automaticamente nel caso il differenziale tra inflazione programmata e reale fosse troppo alto. Infine, la Uil punta ad una sorta di "compensazione preventiva", cioè un acconto (per esempio, dello 0,3-0,4%) sui futuri aumenti da conguagliare poi alla scadenza del contratto, nel 2003. Ma tutte e tre le organizzazioni su un punto sono d’accordo: il tetto di inflazione programmata dal governo per il prossimo anno (l’1,4%) è «basso e irrealistico».
Oggi il ministro Frattini (o chi per lui) incontrerà i rappresentanti delle confederazioni autonome Confsal, Cisal, Confedir, che contestano il metodo del negoziato, cioè il meccanismo dei tavoli separati. I segretari generali Nigi, Carbone e Confalonieri denunciano la tecnica dei «due tavoli» che «smentisce clamorosamente» gli impegni assunti da Berlusconi «circa la contestualità delle contrattazioni sindacali». Non ci sarà, invece, alcun tavolo per le rappresentanze sindacali di base, semplicemente perché le Rdb (una rappresentanza ieri ha protestato sotto palazzo Vidoni) lo hanno rifiutato. Ed ora annunciano uno sciopero per chiedere il ripristino della scala mobile e risorse che garantiscano aumenti medi di 260 euro al mese. Qualcosa come 500mila lire.


19 settembre 2002 - Il Tirreno

Echi della visita del capo dello Stato

LUCCA. Echi della visita del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. I sindacati autonomi Rdb protestano per non essere stati informati dell'incontro sulla sicurezza nei posti di lavoro. Da altre scolaresche, come quelle dell'Esedra, arrivano nuove manifestazioni di stima e riconoscenza per l'interesse del Capo dello Stato. Stasera infine, alle 20,45 su Canale 50, Giulio Torcigliani condurrà in studio la trasmissione, di un'ora, dedicata alla visita del presidente.


19 settembre 2002 - La Repubblica - Palermo

Solo un pompiere ogni tremila abitanti, i sindacati insorgono: "Occorrono altri 200 uomini"
I vigili del fuoco sotto stress
"Dateci più mezzi e personale"

di LUIGI LUZZIO

Un organico ridotto al minimo. Le continue richieste d'intervento che intasano ogni giorno la centrale operativa e poi le verifiche per accertare i danni causati da terremoto che impegnano squadre anche per due e tre ore. In una situazione dove tutti sono costretti a fare tutto con turni da 24 ore, al comando provinciale dei vigili del fuoco è scattata l'emergenza. Anche prima la situazione non era tranquilla, ma adesso la dichiarazione dello stato di calamità l'ha aggravata, e i sindacati rompono il silenzio, minacciando di passare dallo stato d'agitazione a forme di lotta più drastiche.
I sindacati confederati e la rappresentanza denunciano ciò che mette «il comando in condizione di non potere garantire la sicurezza dei cittadini» e snocciolano i numeri dell'emergenza. In tutta la provincia sono 550 i vigili che lavorano divisi in quattro turni, ovvero uno per ogni 3 mila abitanti. Da questa cifra vanno esclusi i 90 pompieri che, a seconda del ruolino, sono impegnati all'aeroporto FalconeBorsellino. A essi si devono aggiungere una ventina di unità che svolgono mansioni di sussistenza e i funzionari. A chiusura dei conti, a quello che rimane bisogna sottrarre ancora un 40 per cento che rappresenta il personale in licenza e in riposo. Risultato? A ogni turno sono una sessantina i vigili che salgono sui mezzi e rispondono alla «chiamata». Poi c'è il problema delle sedi distaccate come quella di Cefalù che da oltre trent'anni aspetta di diventare operativa in modo continuato e non stagionale, oppure Corleone, dove solo dopo cinquant'anni è stata aperta una piccola caserma. Se a questo si aggiunge la questione delle zone, soprattutto nelle Madonie, dove in caso d'incendio devono partire le squadre da Palermo, il quadro peggiora.
«È inutile girare attorno alle questioni - spiega Giovanni Saccone della Cisl regionale - la mancanza di organico è il vero problema che bisogna risolvere. A causa di questa situazione il personale non può seguire corsi di formazione per conoscere nuovi prodotti da usare oppure nuove tecniche da mettere in pratica per svolgere particolari mansioni. Sono almeno dieci anni che noi e tutte le altre sigle sindacali di categoria facciamo presente questo genere di situazione e chiediamo un intervento concreto per porvi fine».
Sulla stessa linea anche Melchiorre Sciurba della
Rdb, Salvatore Avola della Uil, Pietro Traina della Cisl e Nicola Pesca della Cgil, gli stessi che da anni firmano documenti e richieste d'intervento spedite dappertutto, dal ministro dell'Interno in carica al comandante provinciale e agli ispettori regionali. Ogni volta la richiesta è la stessa: la creazione di un tavolo tecnico permanente per la soluzione del problema e lo spostamento di categoria del comando provinciale. Uno scatto in avanti che significherebbe fare arrivare a Palermo almeno altri 200 uomini in più e quindi nuovi mezzi e una maggiore possibilità di gestire le emergenze.
Emergenze che in una cittàpolveriera come Palermo non mancano, al di là del sisma e del suo strascico di danni. «Per l'incendio di Legno Market dell'anno scorso - rincarano i sindacalisti - sono dovuti venire i colleghi di Trapani, Caltanissetta, Enna e Agrigento. Con questi numeri non possiamo coprire due emergenze in contemporanea. Continuare cosi significa mettere a rischio la sicurezza delle persone».


19 settembre 2002 - La Gazzetta del Mezzogiorno

L'Usppi ottiene l'impegno dell'Inps
A ottobre gli arretrati ai disoccupati ex Ccr

BARI - Saranno pagati entro i primi giorni di ottobre gli stipendi arretrati da maggio ad agosto scorso ai 1800 ex lavoratori delle Ccr. Lo comunica il segretario nazionale dell'Usppi Nicola Brescia che durante una manifestazione davanti alla sede dell'Inps ha incontrato il direttore provinciale Onofrio Poliseno. «A seguito dell'incontro si è giunti alla formulazione di un verbale in cui è scritto che entro oggi sarà completata l'operazione di pagamento delle indennità di mobilità di tutti i dipendenti a cui nei prossimi giorni perverranno gli assegni bancari. C'è l'impegno scritto dell'Inps: un successo per il nostro sindacato». Risolta una vertenza, i sindacati Usppi e Rdb incontreranno martedì 24 alle 16 i rappresentanti della Regione, il presidente dell'Arel, Filippo Barattolo, il capo di gabinetto, Mario De Donatis e il coordinatore del settore Formazione professionale, Gaetano Volpe. Oggetto principale dell'incontro a cui interveranno Brescia e il coordinatore delle Rdb Sabino De Razza sarà la discussione su tempi e modalità per l'emissione del bando per l'avvio dei corsi di riqualificazione dei 1800 disoccupati previsti dalla legge 172.  (e.m.)


19 settembre 2002 - Il Centro

Vertenza Parco nazionale d'Abruzzo
Sindacati: i contratti dei precari vanno subito rinnovati

di Cristina Notarantonio

PESCASSEROLI. Il contratto ai 51 lavoratori precari del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise deve essere rinnovato. Questa la richiesta che i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Cisal, Rdb e Ugl, hanno fatto ieri mattina al presidente del parco, Fulco Pratesi, che li ha incontrati insieme al direttore Aldo Di Benedetto, per risolvere il problema dei dipendenti precari. Lavoratori che rischiano di ritrovarsi senza occupazione perché il loro contratto, in scadenza il 30 settembre, non sarà più rinnovato. «Abbiamo chiesto alla giunta» afferma Liberati della Uil «il mantenimento dell'attuale livello occupazionale con la stipula di nuovi contratti di assunzione a tempo determinato o di formazione lavoro, in base alla nuova normativa e in base alla reale funzione che il lavoratore ha all'interno dell'ente. Cosa che il parco può fare subito in attesa che si doti di una nuova pianta organica oggi sottodimensionata, e che emani i concorsi pubblici ai quali poi i precari, potranno accedere riservando loro eventuali opzioni». I nuovi contratti proposti dai sindacati hanno una durata di un minimo di 7 mesi e possono essere poi rinnovati per un massimo di tre anni. Una soluzione immediata quindi che per i sindacati, il Pnalm può adottare senza problemi. «Il consiglio d'amministrazione - afferma Traniello della Cisl - si deve assumere le proprie responsabilità e non scaricarle sul ministero. Abbiamo chiesto interventi previsti dalla legge e l'ente può autonomamente decidere di metterli in pratica. Senza personale il Pnalm viene meno alla sua funzione istituzionale». Entro la prossima settimana è attesa la risposta del consiglio direttivo, intanto, ieri, i 51 precari ai quali si sono aggiunti altri sei lavoratori che già sono stati mandati via, con un documento hanno chiesto il mantenimento dei posti di lavoro e il sostegno di tutte le forze politiche e sociali.


18 settembre 2002 - Il Messaggero Veneto

Oggi i sindacati da Frattini
Verifica delle disponibilità per il contratto del pubblico impiego

ROMA – L'incontro di oggi con i sindacati sui contratti del pubblico impiego servirà al governo per capire se esistono margini di manovra. Lo ha detto il ministro della Funzione pubblica Franco Frattini, precisando che la riunione è stata fissata per le 18. «Ho la necessità di capire - ha spiegato il ministro a margine di una conferenza stampa - qual è la reale posizione dei sindacati e voglio capire se c'è un margine su cui io possa già riferire questa settimana in Consiglio dei ministri. È chiaro - ha aggiunto - che c'è la consapevolezza che siamo in una fase di politica di rigore finanziario, ma c'è anche l'assoluta garanzia che il governo vuole mantenere gli impegni presi, dall'accordo del febbraio del 2002 a quanto previsto nel Patto per l'Italia».
«Il governo - ha spiegato il ministro - vuole ascoltare la posizione dei sindacati. Ci sono state ultimamente anticipazioni giornalistiche sulla proposta della Cisl e sulle richieste della Cgil che ho giudicato inaccettabili. Ma ora ho la necessità di capire in sede istituzionale cosa realmente i sindacati vogliono».
In particolare, sulla richiesta di Cgil, Cisl e Uil di modificare il tasso di inflazione programmata, fissato all'1,4% per il 2003 nel Dpef, il ministro ridisce che «modificare in corsa il tasso programmato porterebbe ad una alterazione degli accordi del luglio '93 e dell'accordo sul pubblico impiego del febbraio del 2002. Io invece voglio capire come si possono rispettare quei patti garantendo il potere d'acquisto delle retribuzioni».
I sindacati minacciano lo sciopero? «Credo che mentre si tratta non si debbano fare scioperi. Dire scioperiamo senza aver trattato - prosegue Frattini - non mi sembra una cosa giusta». Il ministro, tuttavia, assicura di aver colto «valutazioni diverse tra i sindacati su come reagire. Tutti - ha detto - sono d'accordo che l'1,4% è un obiettivo difficilmente attendibile, ma vedo ricette diverse su come risolvere il problema. Vedremo».
La rappresentanza sindacale di base (Rdb) del pubblico impiego rifiuta la convocazione del ministro e annuncia uno sciopero a sostegno dei contratti di settore per il mese di ottobre. La
Rdb chiede il ripristino della scala mobile e risorse sufficienti per dare aumenti medi almeno 260 euro al mese.
«Non c'è alcun margine di trattativa con il Governo - si legge in una nota del sindacato autonomo - riguardo alle risorse per il rinnovo dei contratti pubblici. È quindi inutile e priva di significato la convocazione del ministro. La Rdb rispedisce la convocazione al mittente. Tra l'altro - sottolinea il sindacato - il ministro continua a usare l'ignobile strumento dei tavoli separati (Cgil, Cisl e Uil sono stati convocati per il 18, ndr), violando apertamente la legge sulla rappresentanza nel pubblico impiego».


18 settembre 2002 - Liberazione

Venerdì il sì del direttivo Cgil. Il passaggio di testimone tra Cofferati e Epifani coinciderà con l'avvio della campagna d'autunno
Sciopero generale il 18 ottobre
di Roberto Farnet

Lo sciopero generale, già deciso a luglio dalla Cgil, si farà il 18 ottobre. E' questa la data che Sergio Cofferati proporrà al comitato direttivo di venerdì prossimo, ultimo atto ufficiale del "cinese" alla guida del più grande sindacato italiano. La decisione che segnerà il via della campagna d'autunno della Cgil contro il governo coinciderà infatti con il passaggio di consegne, dopo otto anni e due mesi di onorato servizio, tra Cofferati e l'attuale numero due Guglielmo Epifani. Una scelta non casuale, che serve a lanciare un messaggio chiaro: chi spera in cambiamenti rispetto alla linea conflittuale decisa nell'ultimo congresso è destinato a rimanere deluso.
Per il momento l'indicazione è chiara: il 18 ottobre tutti i lavoratori italiani saranno invitati a incrociare le braccia per otto ore e a partecipare alle manifestazioni che saranno organizzate in tutte le città. «Facciamo lo sciopero generale per le ragioni ben note - ha spiegato Sergio Cofferati ieri a Belluno, nella sua ultima uscita pubblica - alle quali se ne sono aggiunte ulteriori. Ci sarà, nei prossimi giorni, in Parlamento, il tentativo del governo di cancellare l'art.18 per tanti giovani, recependo un testo di legge, quello che era stato firmato senza la Cgil nel mese di luglio. Ma c'è anche - ha sottolineato Cofferati - il fallimento di tutta una politica economica che non soltanto priva dei giovani che non hanno lavoro delle prospettive serene per il futuro, ma sta creando difficoltà consistenti anche per l'occupazione che c'è», come testimonia «la crisi di molti settori produttivi e della stessa Fiat». C'è inoltre «la delusione cocente di chi vive nel Mezzogiorno e vorrebbe lavorare, perché non c'è un provvedimento efficace in campo». Ci sono dunque, ha concluso Cofferati, «tante ragioni a cui si sono aggiunte anche quelle che riguardano il tentativo smaccato del governo di comprimere i salari con operazioni ormai note sull'inflazione».
Il riferimento è al famigerato 1, 4% per il 2003 fissato nel Dpef, stima totalmente irrealistica rispetto all'attuale andamento dei prezzi e che rischia di aprire lo scontro per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. Oggi il ministro della Funzione Pubblica Franco Frattini ascolterà le ragioni di Cgil Cisl e Uil ma il governo ha già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di mettere più soldi sul piatto della trattativa, anche perché non ce li ha. Tanto basta alla Rdb, sindacato di base del pubblico impiego, per rispedire «al mittente» la convocazione di Frattini per la giornata di domani e annunciare uno sciopero a ottobre. La Rdb chiede il ripristino della scala mobile e risorse sufficienti per dare aumenti medi almeno 260 euro al mese. Giampaolo Patta, segretario confederale Cgil, detta le condizioni per un accordo: «I 700 milioni di euro previsti dovranno essere raddoppiati, se Berlusconi vuole davvero mantenere la promessa fatta a Rimini di contratti rinnovati sulla base dell'aumento reale del costo della vita. In caso contrario contrario, proporremo a tutte le organizzazioni lo sciopero generale unitario della categoria».
Resta da vedere se Cisl e Uil seguiranno la Cgil almeno in questa battaglia. I rapporti tra i sindacati restano infatti tesissimi. Ieri il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta ha attaccato duramente lo sciopero generale annunciato dalla Cgil: «E' uno sciopero contro il Patto per l'Italia e quindi - ha tagliato corto - anche contro di noi». Pezzotta può consolarsi con una notizia. Il 18 ottobre, è vero, milioni di lavoratori incroceranno le braccia, ma la Cisl potrà almeno contare sull'appoggio di un crumiro d'eccezione: il ministro del Welfare Roberto Maroni. «Sarà un venerdì e ci sarà il Consiglio dei ministri, quindi sarò in ufficio a lavorare», ha detto Maroni a proposito dello sciopero. Scontato il commento della Confindustria: «La Cgil - sostiene il direttore generale Stefano Parisi - si è messa fuori dal dialogo sociale, dalla politica dei redditi, dall'attività sindacale, scegliendo la strada dell'impegno politico. Aspettiamo che torni a discutere di temi sociali».
Scuote la testa Giampaolo Patta: «Lo sciopero generale - replica il segretario nazionale della Cgil - è stato indetto a difesa dei diritti contro le deleghe che il governo intende tradurre in legge. Quindi non è uno sciopero contro altre organizzazione sindacali, ma tende a aprire un confronto diretto con il governo per fargli cambiare opinione. Non è uno sciopero di protesta - precisa Patta -, noi vogliamo ottenere risultati concreti e se il governo insiste, insisteremo anche noi: non è esclusa infatti una ulteriore iniziativa di lotta in tempi ravvicinati e se nel frattempo le deleghe diventassero legge - avverte il dirigente della Cgil -, noi proporremo un referendum abrogativo».


18 settembre 2002 - Il Messaggero

Pubblico impiego
Contratti, oggi i sindacati
da Frattini per una verifica

ROMA — Riparte il confronto sui contratti del pubblico impiego. Oggi i sindacati incontreranno il ministro della Funzione pubblica Frattini che ha fissato la riunione nel pomeriggio, alle 18. L'incontro servirà al governo per capire se esistono margini di manovra.
«Ho la necessità di capire - ha spiegato il ministro a margine di una conferenza stampa - qual è la reale posizione dei sindacati e voglio capire se c'è un margine su cui io possa già riferire questa settimana in Consiglio dei ministri. È chiaro - ha aggiunto - che c'è la consapevolezza che siamo in una fase di politica di rigore finanziario, ma c'è anche l'assoluta garanzia che il governo vuole mantenere gli impegni presi, dall'accordo del febbraio del 2002 a quanto previsto nel Patto per l'Italia».
In particolare, sulla richiesta di Cgil, Cisl e Uil di modificare il tasso di inflazione programmata, fissato all'1,4% per il 2003 nel Dpef, il ministro ribadisce che «modificare in corsa il tasso programmato porterebbe ad una alterazione degli accordi del luglio '93 e dell'accordo sul pubblico impiego del febbraio del 2002. Io invece voglio capire come si possono rispettare quei patti garantendo il potere d'acquisto delle retribuzioni».
I sindacati minacciano lo sciopero? «Credo che mentre si tratta non si debbano fare scioperi. Dire scioperiamo senza aver trattato - prosegue Frattini - non mi sembra una cosa giusta». Il ministro, tuttavia, assicura di aver colto «valutazioni diverse tra i sindacati su come reagire».
La Rdb ha intanto annunciato che rifiuta l’incontro con il ministro fissato per domani e lo accusa di utilizzare «tavoli separati» per cercare un accordo in extremis con la Cgil.


18 settembre 2002 - Liberazione

Referendum abrogativo contro i buoni-scuola: convinci un amico ad andare al seggio
Un voto per difendere l'istruzione pubblica
Walter Mancini, del dipartimento Scuola del Prc

L'anno scolastico che è appena iniziato sarà sicuramente ricco di mobilitazioni per la difesa ed il rilancio della scuola pubblica.
La scuola è in agitazione su tutti i versanti, da quello sindacale per il rinnovo contrattuale, a quello parlamentare dove mai si è spenta l'eco della battaglia, già iniziata, contro la legge delega, voluta dal Governo, per la riforma della scuola, per finire con il versante sociale mobilitato per gran parte dell'estate nella raccolta delle firme per l'abrogazione parziale della legge di parità.
Dopo lo sciopero di un'ora indetto, per il primo giorno di scuola, in Lombardia, l'altro appuntamento di rilievo riguarda il referendum abrogativo, che si terrà in Veneto, il 6 ottobre, della legge regionale che istituisce il buono-scuola.
Il Comitato promotore - composto oltre che dal Prc, dal Comitato Scuola e Costituzione, dal Comitato per la Scuola della Repubblica, dal Coordinamento Genitori Democratici, dai Ds, dai Verdi, dal Pdci, dai Cobas, dai Cub, dalle Rdb, da Lavoro Società Cambiare Rotta area programmatica Cgil e da altri soggetti - ha raccolto le 30.000 firme necessarie per la presentazione del quesito.
Un referendum questo che non solo è teso ad abrogare una legge profondamente ingiusta, ma anche al ripristino della legalità costituzionale, con il rispetto dell'articolo 33 della Costituzione Repubblicana.
Le cifre parlano da sole. Ai 24.300 studenti della scuola privata sono andati 15.135 buoni scuola, pari a 17 miliardi e 300 milioni di vecchie lire, mentre ai 490 mila studenti della scuola pubblica sono andati 249 buoni scuola, pari a 178 milioni di lire. Come se non bastasse, il 45 per cento dei buoni scuola
sono andati a famiglie con redditi netti da 40 a 100 milioni l'anno.
L'altro elemento disdicevole e di selezione di classe, della legge voluta dal presidente Galan, è relativo all'introduzione della franchigia.
Il buono viene erogato alle famiglie che per iscrivere i figli a scuola spendono oltre 150 euro (300 mila lire), questa clausola esclude di fatto chi frequenta la scuola pubblica da ogni possibilità di rimborso, in quanto la tassa di iscrizione è notevolmente più bassa.
Nonostante i dati siano chiarissimi, su questa tornata referendaria si registra anche un forte attivismo degli ambienti clericali che sono usciti allo scoperto, con le dichiarazioni rilasciate alla stampa locale dal vescovo di Vicenza, Monsignor Nonis, il quale ha esplicitamente invitato gli elettori a disertare le urne.
Segno questo di quanto il quesito referendario sia vissuto come pericoloso da chi di fatto poi possiede scuole di tendenza.
Sul versante opposto troviamo l'appello lanciato dall'associazione nazionale "Per la Scuola della Repubblica" che non solo invita i cittadini a recarsi alle urne per votare "si", ma sollecita i cittadini italiani che hanno amici, parenti, conoscenti iscritti nelle liste elettorali della Regione Veneto a contattarli per invitarli ad andare a votare per l'abrogazione di una legge ingiusta e truffaldina.


18 settembre 2002 - Il Messaggero

Ritorno tra i banchi per 500 mila studenti, per un centinaio sarà l’anno della sperimentazione. I sindacati annunciano un ottobre di scioperi
Sostegno ai disabili: il problema sale in cattedra
A Roma 12 mila alunni disagiati e meno di 6 mila insegnanti

di RAFFAELLA TROILI

ROMA - Oggi non c’è più scampo. E’ il 18 settembre e la scuola apre ufficialmente i battenti per quasi mezzo milione di alunni a Roma e altri 200 mila nel Lazio (dalle materne alle superiori). Si parte, dunque, con i sindacati che annunciano un ottobre caldo di scioperi (Cub il 14, Cobas il 18), con la sperimentazione dell’anticipo che ogni giorno prende tempo, e con «70 posti vacanti e altri 130 per insegnanti di sostegno da trovare alle elementari», lancia l’allarme Saverio Pantuso della Uil scuola, che segnala cattedre ancora scoperte anche alla materna.
Sperimentazione. «Entro domani - ha annunciato ieri il direttore scolastico regionale, Francesco de Sanctis - il ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, dovrebbe firmare il decreto di attuazione della nuova sperimentazione scolastica. Contestualmente saranno designati i 10 istituti (due per ogni provincia) che nel Lazio la applicheranno. Il progetto riguarderà complessivamente un centinaio di allievi, sei o sette per aula, che saranno integrati nelle classi miste già partite». Nel “rush" finale del toto-nomine restano in corsa (perché ogni giorno ci sono proposte, sopralluoghi e ritiri) gli istituti Caproni, Palombini (Trieste-Africano), circolo didattico Eur, Solidati Tiburzi (Portuense), via Puglie, Cagliero (Appio-Tuscolano), Purificato (via Meravigliosa), Ruggero Bonghi (via Guicciardini), via della Palombella, Annibale Tona (Casilino), Istituto comprensivo Monterotondo.
Sos-Handicap
. Cresce il numero dei portatori di handicap, ma diminuiscono costantemente le ore di sostegno e gli insegnanti a disposizione. E’ la lamentela che arriva da parte di molte famiglie. Nel Lazio sono quasi 16mila i portatori di handicap, di cui quasi 12 mila a Roma (11.741 minorati psicofisici, 451 dell'udito e 217 della vista). A loro disposizione, 5.877 insegnanti di sostegno. Gli alunni stranieri sono 12.768, anche qui Roma fa la parte del leone con 10.319 studenti (14,8% romeni, 13,5 albanesi, 6,5 polacchi, 5,5 peruviani). Il rapporto alunni per classe va dai 23 delle materne ai 19 delle elementari, mentre sono 10,5 in tutto il Lazio, gli alunni per ogni docente. «Un dato - ha sottolineato de Sanctis - chiaramente inferiore alla media europea. Ciò nonostante i nostri docenti sono ai primi posti continentali per numero di ore di lavoro».
Nomine. Conferiti 756 incarichi di dirigenza scolastica, «altri 202 devono essere selezionati a breve - ancora de Sanctis - Conferite invece le supplenze: quasi 5mila, di cui più di 3mila a Roma». Stefano De Caro, segretario generale Cgil scuola: «Tutti noi sindacati siamo ancora in attesa che de Sanctis ci convochi per coinvolgerci su sperimentazione e altro. Non tutte le nomine sono andate in porto, ci sono classi scoperte e presto comincerà il balletto degli insegnanti perché molte nomine annuali sono state inficiate da sentenze del Tar». E le immissioni in ruolo bloccate? Per Antonino Petrolino, presidente Associazione nazionale presidi, sono un’incognita: «Sì, se ne parla il prossimo anno. Ma se nel frattempo ci sono restrizioni negli organici?».


18 settembre 2002 - Il Resto del Carlino

Count-down per la scuola sperimentale

ROMA — La campanella è squillata ieri nella maggior parte delle regioni italiane. L'anno scolastico è entrato nel vivo: restano ancora fuori dalle aule, ma per poco, gli studenti di Lazio e Liguria (che riprenderanno le lezioni domani), quelli della Puglia (giovedì) e della Calabria (lunedì 23). Chiuderanno i ragazzi siciliani, per i quali la scuola ricomincerà il 30 settembre.
Aule piene, mentre è cominciato il conto alla rovescia per il test di sperimentazione della riforma, che coinvolgerà 200 plessi scolastici. La data annunciata è il 20 settembre. E oggi sarà una giornata calda di appuntamenti. Prevista anche la ripresa dell'iter del disegno dilegge di riforma in commissione al Senato.
In mattinata, i sindacati sono convocati al ministero dell'Istruzione per un'informativa sull'avvio della sperimentazione. Il decreto al quale sta lavorando il ministro Moratti, dopo i pareri del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione che aveva contestato vari punti del progetto, e dell'Anci, dovrebbe subire varie modifiche rispetto alla bozza iniziale.
Tra le novità — come richiesto da Cnpi e sindacati — dovrebbe esserci la conferma della non riapertura delle iscrizioni per le ammissioni anticipate a materne ed elementari e una minore rigidità nell'individuazione delle istituzioni scolastiche da ammettere alla sperimentazione, con una possibile applicazione anche parziale dei contenuti della riforma stessa.
Nel pomeriggio, la Moratti sarà in commissione Istruzione al Senato, dove riprenderà l'iter del ddl di riforma. Sempre per oggi, è anche prevista una conferenza stampa dei senatori dell'Ulivo per illustrare i punti della battaglia politica contro il disegno di legge di riforma.
In concomitanza con l'avvio dell'anno scolastico, partono anche le proteste di studenti e sindacati. L'Unione degli studenti (Uds) ha annunciato manifestazioni di protesta in molte città per dire no alla politica scolastica del ministro. Anche i sindacati di base contestano il ministro e la Cub Scuola ha annunciato un probabile sciopero della categoria entro ottobre. La Gilda ha già proclamato uno sciopero per il 14 ottobre.


17 settembre 2002 - Comunicato della Federazione Nazionale RdB Pubblico Impiego

CONTRATTI PUBBLICI:
LA RdB RIFIUTA LA CONVOCAZIONE
DEL MINISTRO FRATTINI
E PREPARA LO SCIOPERO GENERALE DEI DIPENDENTI PUBBLICI CON
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

 Non c’è alcun margine di trattativa con il Governo riguardo alle risorse per il rinnovo dei contratti pubblici, è quindi inutile e priva di significato la convocazione del Ministro Frattini per il prossimo giovedì 19 Settembre a Palazzo Vidoni.
La RdB Pubblico Impiego rispedisce al mittente la convocazione del Ministro che tra le altre cose continua pervicacemente ad utilizzare l’ignobile strumento dei " tavoli separati" - violando apertamente la legge sulla rappresentanza nel pubblico impiego che certamente non stabilisce tavoli di contrattazione di valenza diversa - forse per cercare in extremis un accordo con Cgil Cisl Uil che insieme al Governo hanno sottoscritto l’Accordo del 4 Febbraio scorso che ha gravemente ipotecato la trattativa sui rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici.
Non si tratta infatti di strappare al Governo lo zero virgola qualcosa sull’inflazione programmata, stabilita dal Governo all’1,4%, a fronte di un vertiginoso aumento di prezzi e tariffe e di una perdita di salario dei lavoratori pubblici che in dieci anni ha raggiunto il 30%.
L’unica trattativa possibile per Rdb Pubblico Impiego è quella sul ripristino di un meccanismo di tutela dei salari - una nuova scala mobile- e su risorse sufficienti a dare aumenti di almeno 260 euro al mese per tutti per avvicinare le retribuzione pubbliche italiane a quelle europee.
La RdB Pubblico Impiego prepara quindi lo sciopero generale dei dipendenti pubblici quando la Finanziaria sarà in discussione al Parlamento prevedendo anche un calendario di iniziative di lotta e di sciopero per i singoli comparti per il mese di Ottobre.


17 settembre 2002 - Comunicato della Federazione Nazionale RdB

I LAVORATORI DI "PALERMO ENERGIA"
OCCUPANO DA 9 GIORNI LA PROVINCIA DI PALERMO!

23 lavoratori della Palermo Energia, azienda a capitale misto costituita un anno e mezzo fa, per il 60% di proprietà della Provincia Regionale di Palermo e per il 40% della COGECA di Caserta, da 9 giorni occupano la Sala Giunta che, ricordiamo, è presieduta da Musotto, contro la ventilata liquidazione di quest’ azienda.
Decisione davvero strana questa, visto che Palermo Energia si occupa di controllo dei gas di scarico e delle emissioni in aria in una città che per inquinamento non è certo agli ultimi posti.
I 23 lavoratori, tutti provenienti dalla mobilità, passati poi per i Lavori Socialmente Utili, denunciano la volontà politica della Giunta Provinciale di Palermo, di mandare all’aria un’esperienza che ha grandi possibilità di espansione industriale.
Che non ci sia sotto l’oscuro disegno di far fallire Palermo Energia per poi affidare ad altre imprese private gli stessi servizi?
La Federazione delle Rappresentane Sindacali di Base esprime tutto il suo sostegno alla lotta dei lavoratori di Palermo Energia e si batterà affinché gli oscuri disegni della Giunta Musotto falliscano completamente.


17 settembre 2002 - La Gazzetta del Sud

MARINARSEN E MARISICILIA
Ammiragliato verso l'addio

MESSINA - Il primo ottobre l'ammiraglio e il comando di Marisicilia, storicamente ubicati nella zona falcata, passeranno definitivamente da Messina ad Augusta. «Si compie così – si legge in una nota della Rdb-Cub di Marinarsen e Marisicilia – l'ennesima e irrimediabile autosconfitta politica che umilia la città e spalanca scenari economici e sociali preoccupanti per l'avvenire della città dello Stretto. Durante l'elaborazione del piano per la riorganizzazione della Difesa, tutte le forze politiche si sono attivate per salvaguardare il rispettivo territorio dalle soppressioni e per avere i maggiori vantaggi possibili dal riassetto organizzativo, che così si è trasformato in un progetto funzionale soprattutto agli interessi politici, dai quali è stata scartata proprio Messina, indifesa e abbandonata da tutti i suoi rappresentanti politici. Questa negligenza ha consentito la sottrazione dell'Arsenale e il prossimo spostamento dell'Ammiragliato e di Marisicilia ad Augusta, con una decisione sconsiderata che non ha tenuto conto non solo delle incertezze occupazionali evitabili, ma anche del fatto che queste istituzioni amministrano un esteso e complesso territorio di cui Messina rappresenta l'evidente baricentro. Piuttosto che valorizzare questa centralità funzionale, viene smantellato l'esistente, disperdendo le varie istituzioni in diversi punti dell'Isola, in condizioni anche precarie, senza dismissioni di prelievo, con svantaggi logistici e con costi più elevati per ricostituire in zone più decentrate gli impianti dismessi a Messina. Il ministero della Difesa dovrebbe spiegare come si può pensare di abbandonare lo Stretto, considerato uno dei punti chiave del Mediterraneo, e programmare persino la vendita a privati proprio della base più ideale per l'assistenza ai navigli e dalla quale si controlla, sotto costa, una parte rilevante dei movimenti nel Mediterraneo».


17 settembre 2002 - La Sicilia

Addio Marisicilia
L'Ammiragliato sta smobilitando L'RdB protesta

MESSINA - Le Rappresentanze sindacali di base di Marinarsen e Marisicilia, con l'approssimarsi dell'1 ottobre, giorno in cui è previsto il trasferimento dell'Ammiragliato dalla città dello Stretto ad Augusta, denunciano l'immobilismo della classe politica messinese che «durante l'elaborazione del piano per la riorganizzazione della Difesa – scrivono – ha abbandonato al suo destino la città. Una negligenza che ha consentito la sottrazione dell'Arsenale ed il prossimo spostamento dell'Ammiragliato, determinando una sensibile caduta occupazionale e disconosciuto la storica centralità della città dello Stretto, naturale cerniera tra la Sicilia e la Calabria». Il timore finale del sindacato è che, adesso, si proceda alla privatizzazione delle aree della Zona falcata.


17 settembre 2002 - Il Giorno

Infermieri, c'è l'accordo
di Laura De Benedetti

LODI — Siglato, la settimana scorsa in Prefettura, un accordo provvisorio tra sindacati e azienda ospedaliera per risolvere l'emergenza infermieri.
Ore mancanti «La Regione - spiega Vincenzo Volpicelli, infermiere sindacalista delle
Rdb dell'ospedale Maggiore - ha riconosciuto all'azienda ospedaliera di Lodi 10mila ore mancanti (in quanto necessarie ma non coperte da personale) di servizio infermieristico, fino a dicembre. Ciò significa che la Regione erogherà i finanziamenti per coprire tali ore e, con l'accordo siglato, le prestazioni potranno essere in buona parte coperte dai turnisti tra i circa 2.400 addetti del comparto (tra infermieri professionali, generici, puericultrici) in regime di libera professione, come previsto dalla legge Sirchia n. 1 del 2002».
Trattativa L'accordo prevede, per le prestazioni orarie aggiuntive (massimo 24 al mese a lavoratore, pari a tre turni) offerte su base volontaria da parte del personale, una retribuzione lorda in busta paga di 30 euro all'ora. «L'azienda - spiega Volpicelli - voleva riconoscere 25 euro, equivalente a ciò che dà alle cooperative esterne. In realtà il lavoro delle cooperative non è ritenuto soddisfacente: il personale non conosce i reparti, capita che talvolta non si presenti e spesso lavora per 16 ore di file in diversi ospedali, cosa che riteniamo preoccupante per la tutela dei pazienti e dei nostri operatori. Abbiamo ottenuto dunque 30 euro (gli straordinari attuali vanno dagli 11 ai 14 euro) anche se indifferenziati per festivi, feriali, notturni. A gennaio, poi, andremo a rivedere il tutto».
Convitto Tutto ciò, conclude Volpicelli, «è importante perché il personale aziendale disponibile verrà utilizzato per le carenze programmate e quello delle cooperative per le emergenze. L'esatto contrario di quanto avvenuto finora. Ora, stiamo pensando a predisporre un convitto maschile e uno femminile per almeno 12 posti letto ciascuno per consentire l'arrivo di personale anche da lontano. L'attuale convitto, di 8 posti, è utilizzato da personale delle cooperative».


17 settembre 2002 - Il Cittadino

Una soluzione per ovviare alla drammatica carenza negli ospedali, mentre entra in vigore l'accordo sulla libera professione
Infermieri stranieri anche nel Lodigiano
I primi arrivano dalla Romania, avranno un alloggio garantito

di Cristina Vercellone

Anche nel Lodigiano arrivano gli infermieri stranieri. Tra l'1 e il 16 ottobre l'ospedale di Lodi potrà contare su un paio di rumene. Ma questi sono solo i primi di un gruppo di dieci nuovi specialisti in arrivo dall'Europa dell'Est. «Un modo - spiega dalla direzione sanitaria Angela Bocconi - per porre fine al problema dell'emergenza infermieristica. Personale straniero era già previsto in passato, ma poi i problemi burocratici hanno bloccato tutto. Adesso manca solo il visto della provincia di Lodi». I reparti che attualmente risentono maggiormente della mancanza di infermieri sono, secondo le valutazioni dell'Azienda ospedaliera, medicina prima, pneumologia, cardiologia e pronto soccorso, per un totale di trenta unità. «Per ospitare gli stranieri - spiega il commissario straordinario Paolo Messina - abbiamo affittato degli spazi, in via Serravalle, di proprietà del collegio San Francesco e avviato i lavori per la sistemazione di mini alloggi, nello stabile del Fissiraga». L'alloggio di via Serravalle, bagno, cucina, soggiorno e 5 camere da letto, di cui una doppia, ospita già delle dipendenti di Lodi. L'appartamento in via Cavour, per 4 persone, sarà pronto, invece, alla fine di settembre. «Gli affitti sono agevolati - spiega Bocconi -. Abbiamo avviato poi dei contatti per affittare altri appartamenti, per far fronte alle esigenze degli infermieri che arrivano dal sud». Contemporaneamente l'Azienda ha bandito un concorso per l'immissione in ruolo di personale infermieristico e le iscrizioni hanno raggiunto quota 20. «La soluzione della carenza infermieristica - aggiunge Bocconi - passa anche attraverso l'accordo siglato in questi giorni con i sindacati, sulla libera professione degli infermieri, oltre a fare affidamento sui nuovi diplomandi di novembre. Saranno 12 e poco più della metà dovrebbero fermarsi in provincia. Trenta infermieri in meno, non sembra, ma sono una grave carenza. Con queste iniziative speriamo di tirare un po' il respiro». L'accordo sulla libera professione, siglato il 12 settembre tra Azienda ospedaliera, Asl e Rsu, consiste sostanzialmente nell'applicazione della legge Sirchia: «Questa legge - commenta Gianni Grazioli della Cgil - di fatto non è una buona legge, ma consente all'ospedale di investire delle risorse sul proprio personale, invece di ricorrere ai dipendenti delle cooperative, che solitamente arrivano al lavoro stanchi, senza conoscere la realtà locale. Il finanziamento però arriva fino al 2003, poi cosa succederà?». Gli infermieri potranno svolgere prestazioni straordinarie per 30 euro all'ora, ma senza effettuare più di tre turni aggiuntivi al mese. «Un buon accordo - aggiungono Vincenzo Volpicelli e Gianfranco Bignamini di Rdb - anche se la regione pensa di risolvere il problema con 4 soldi. Adesso per fare gli infermieri ci vuole una laurea, ma gli stipendi sono bassi. Sono in pochi a scegliere questo mestiere».


16 settembre 2002 - Il Gazzettino del Mezzogiorno

Spostamento degli uffici dei servizi sociali nel nuovo Centro Direzionale: infuria la polemica
«I vigili meritano spazio»
I sindacati contestano le decisioni dell'amministrazione
di Nicola Pepe

Se una persona arrestata dovrà «sfilare» davanti a un ambulatorio, o se per cambiare un'arma, un vigile dovrà passare per le stanze di un servizio sociale, qualcuno dovrà pure dirlo.
Sulla caserma troppo stretta, i sindacati della Polizia municipale chiamano il sindaco. Dopo la decisione di destinare un'area del nuovo Direzionale di Japigia a servizi sociali, sottraendo un po' di superficie all'area destinata al Corpo, Cgil, Cisl, Uil e Rdb chiedono maggiore chiarezza.
L'idea di «dividere» la palazzina destinata al Corpo con altre attività, ha messo un po' in allarme i sindacati che invitano a una maggiore vigilanza sull'eventuale destinazione di spazi ad altre realtà. Nessun atteggiamento di «chiusura» nei confronti di tale decisione, ma un invito al dialogo e al confronto, evitando decisione unilaterali senza tener conto di esigenze che potrebbero vanificare ogni scelta.
Bisogna evitare, insomma, che quella del Direzionale diventi una «falsa soluzione» del problema-caserma dei vigili. E cioè che, a distanza di poco tempo, i nostri agenti si ritrovino ad affrontare l'annosa questione della sede.
Attualmente il comando di Polizia municipale è ospitato in una palazzina di via Quasimodo, una traversa di via Gentile. Il Comune paga oltre 350 mila euro di fitto ogni anno. La soluzione-Direzionale avrebbe soddisfatto tutte le esigenze del Corpo che, da decenni, chiede una sede tutta sua, alla pari di altre realtà metropolitane italiane.
I sindacati, oltre ad evidenziare le numerose attività svolte dal Corpo (infortunistica, polizia giudiziaria, edilizia, ecologia, tributi e così via), evidenziano come, ogni giorno, gli spazi per un comando efficiente, siano un aspetto davvero importante.
E non è tutto. «E' opportuno evidenziare - scrivono i sindacati - che l'attività di polizia, spesso comporta lo stato di fermo di persone che devono essere trattenute in adeguati locali con sistemi particolari di accesso. Altresì - aggiungono - molti ignorano che nel comando di Polizia municipale è prevista l'armeria, la sala operativa collegata con sistemi tecnologicamente complessi, con particolare riferimento alla sicurezza degli stessi impianti ed inoltre si determinano anche situazioni di emergenza per il personale in servizio in entrata e in uscita».
Di qui la richiesta dei sindacati che, oltre a un incontro con il primo cittadino, chiedono di avere «dai tecnici preposti, risposte concrete relative alla compatibilità della struttura destinata alla Polizia municipale per l'espletamento di tutte le funzioni attribuitele, in considerazione della destinazione d'uso della stessa nella quale dovranno essere contestualmente svolte attività in favore di soggetti deboli bisognosi di assistenza sanitaria con il rischio di essere coinvolti purtroppo in momenti particolari dell'attività di polizia (fermi, arresti, sequestri, e altro)». Ma per fare il punto su tutto questo occorre una verifica, prima che sia troppo tardi.


15 settembre 2002 - La Nuova Sardegna

VERTENZA
Ctm, un nuovo stop alla trattativa
I sindacati di base e la Uil: «Attentato al contratto di lavoro»

CAGLIARI. Trentuno scioperi, alla fine punteggiati da 15 ore di astensione dal lavoro e bus fermi in deposito. Una conflittualità tra lavoratori e azienda che ha raggiunto livelli elevati, con frequenti e roventi scambi di accuse. E disagi su disagi per la cittadinanza, costretta a rastare a terra troppo spesso. Ma prima dell'estate qualcosa sembrava muoversi per la vertenza del Ctm, una vertenza infinita che oppone dal 1997 le rappesentanze di base (alle quali si è unita ultimamante la Uil trasporti) e la dirigenza. A aprile - dopo alcuni faticosi tentativi di incontro - le parti si sono incontrate nuovamente, facendo ripartire il tavolo delle trattative, almeno quello, con programmi e prospettive nuove. Poi sono arrivati i tentativi di mediazione del sindaco di Cagliari Emilio Floris e quelli dei sindacati confederali, con ulteriori e lunghe discussioni per trovare una sorta di compromesso tra le posizioni in campo. Infine alla fine di luglio è stata presentata una «proposta di accordo» da parte dell'azienda.
Ma è tutto ritornato in alto mare, rappresentanze di base e Uil trasporti hanno respinto le proposte aziendali, giudicandole «un autentico attacco ai diritti acquistiti in decenni di lotta che mette in forse anche la certezza del posto di lavoro».
Ovvero, a breve scadenza sono attese nuove e più incisive azioni di lotta. «Non è però possibile agire in modo diverso - hanno sottolineato in un documento presentato ieri Rdb e Uil - Nel programma aziendale dello scorso luglio si prevede una flessibilità delle prestazioni lavorative che aggravano i già insopportabili carichi di lavoro che sono all'origine delle nostre azioni di lotta e degli scioperi. Non basta: è previsto un salario flessibile, mettendo mani nelle tasche dei lavoratori attraverso operazioni impropriamente giustificate dalle previsioni del contratto di lavoro sul riordino delle retribuzioni. Ma si parla anche di rivolgersi all'esterno dell'azienda per una lunga serie di lavori, introducendo una banca ore e orari di lavoro che superano le previsioni del contratto».
Insomma, trattative nuovamente rotte e rischio incombente di scioperi dei bus del Ctm: «Si punta allo scompaginamento del contratto unico degli autoferrotranvieri ma tutto questo non può essere condiviso da Uil e Rdb. La proposta aziendale deve essere respinta nella sua interezza». Critiche sono state rivolte agli enti che gestiscono il Ctm. Come dire: in un amen si è ritornati indietro di mesi e mesi.


15 settembre 2002 - Il Gazzettino di Venezia

LA PROTESTA «Siamo penalizzati. E se l’azienda non cambierà i programmi bloccheremo i bus»
Nuove linee, ultimatum all'Actv
Riunione caldissima al rione Pertini dove gli abitanti contestano il piano dei trasporti
di Raffaele Rosa

VENEZIA - "Se Actv non cambierà i suoi programmi scenderemo per strada e bloccheremo gli autobus". I residenti del quartiere Pertini hanno le idee ben chiare e non ci stanno al nuovo piano dell'Actv che prevede la soppressione di alcune linee urbane che andrebbero a penalizzare fortemente il servizio nel popoloso rione mestrino. Il no, rumoroso e deciso, alla rivoluzione dei percorsi dei bus è arrivato venerdì sera nel corso dell'assemblea pubblica organizzata dalle Rdb (Rappresentanze Sindacali di Base) e Cub (Confederazione Unitaria di Base) nella sede di via Camporese, all'interno dello stesso rione Pertini.
C'era almeno un centinaio di persone: massaie, nonne, anziani, giovani, lavoratori, operai, studenti. Tutti con lo stesso problema da esporre e con il desiderio di ricevere presto delle risposte.
Secondo il piano Actv che prenderà il via domani è prevista la soppressione delle linee 22, 23, 1, 1/, 12, 12/. Una decisione che per i residenti del rione Pertini significa non consentire un accesso diretto a zone chiave della città come il distretto sanitario di Favaro, l'anagrafe, il cimitero, le poste, le sedi in centro città di Vesta, Inps, Gerico, soprattutto l'ospedale Umberto I e il servizio terapie a cui fanno ricorso molti anziani e che si trova dislocato a Marghera.
La gente sostiene che le future linee che prenderanno il posto di quelle soppresse come le circolari 31 e 32, 11 e 12 non sostituiranno il servizio e creeranno solo disagi. All'assemblea di venerdì sera c'era anche Sandro Simionato, presidente del quartiere Carpenedo-Bissuola, che è stato oggetto di pesanti critiche da parte delle persone in sala in considerazione del fatto che il quartiere, a conoscenza da tempo dei nuovi piani Actv, non avrebbe fatto nulla, nemmeno informato i residenti, per tentare di convincere la dirigenza Actv a non cambiare la rete del servizio pubblico.
"Actv mi ha assicurato che ci sarà una prima fase di sperimentazione che durerà per un breve periodo - ha detto Simionato in assemblea - L'azienda ha già preso atto del problema relativo al collegamento con l'ospedale e probabilmente interverrà in questo senso. Per quanto riguarda il resto affronteremo le questioni e i problemi che sono stati sollevati in questa assemblea in un prossimo incontro che avverrà dopo questa prima fase di monitoraggio".
Ma i soldi e la politica sembrano interessare poco ai residenti del rione che malgrado le assicurazioni di Simionato hanno gridato la loro preoccupazione. "Pullman elettrici ogni venti minuti anziché ogni mezz'ora per portare a scuola i nostri figli - spiega una mamma - Bene, anzi benissimo, se non fosse che tutto si svolgerà in orari diversi e i bus trasporteranno solo 40 persone e non più 100 come prima. Molti residenti non usano la macchina, ma solo l'autobus: adesso che ci vengono tolte alcune linee per arrivare in centro e in zone importanti per i servizi come andremmo al lavoro?".
"Se è questo il prezzo da pagare per aver ospitato il nuovo deposito Actv non ci stiamo. Invece che vantaggi qui arrivano solo tagli e disagi - sbotta un altro cittadino - Però i soldi, quelli dell'abbonamento, li vogliono sempre".


15 settembre 2002 - La Città

In ospedale il sindacato si spacca
E la Uil chiede una nuova inchiesta

SALERNO - Uil da un lato, Cgil dall'altro: la riunione della rsu di pochi giorni fa ha di fatto aumentato la spaccatura tra le rappresentanze sindacali dell'ospedale di San Leonardo. L'ultimo terreno di scontro è la delibera con cui il dirigente del personale, Pasquale Rocco, ha bloccato le sostituzioni del personale in aspettativa e il rinnovo di duecento contratti di infermieri. La Uil ha chiesto la rimozione del funzionario, la Cgil ha invece assunto una posizione di difesa del dirigente, pur invitandolo a tornare sulle proprie decisioni. In un documento firmato dai delegati rsu di Cgil, Fials e Rdb si chiede la revoca della circolare firmata da Rocco e della direttiva del direttore amministrativo che fonderebbe il provvedimento contestato e che è invece ritenuta legittima dalla Uil. La divisione tra le due sigle sindacali è profonda. E su questa si è innestata ieri anche la vertenza per la carenza di organico nel settore della medicina nucleare. Dopo l'inaugurazione di un anno fa, il servizio è garantito da un solo medico di ruolo e tre medici volontari, oltre ad un infermiere professionale e due tecnici di radiologia. Il concorso per l'assunzione di altri due medici, necessari a smaltire le lunghe liste d'attesa, è stato bandito, ma per l'espletamento manca la deroga della Regione. E' qui che si inserisce il nuovo elemento di polemica all'interno del sindacato. Secondo il responsabile aziendale della Uil, Enzo Maddaloni, la responsabilità del disservizio sarebbe ancora una volta del capo del personale, che di questa deroga non avrebbe mai fatto richiesta. «Abbiamo parlato con il competente funzionario regionale - spiega Maddaloni - Ci ha riferito che se la Regione non ha ancora autorizzato lo svolgimento della prova d'esame è perché dall'azienda ospedaliera di Salerno non è pervenuta in merito alcuna richiesta. Tutto ciò, a più di un anno di distanza dall'emissione del bando, è assolutamente inconcepibile e si ripercuote sui carichi di lavoro del personale e sui tempi per gli accertamenti. Un motivo in più per ribadire la richiesta di rimozione dell'avvocato Rocco e sollecitare un'inchiesta interna che accerti le responsabilità del mancato funzionamento efficiente della medicina nucleare».


15 settembre 2002 - Il Giorno

Sanità: presidi di protesta

LODI — Presidi e manifestazioni con assemblee si svolgeranno domani, dalle 12 alle 15, davanti a tutti gli ospedali e alle sedi Asl del Lodigiano. Ad organizzare la protesta, che ha carattere regionale, sono Cgil,Cisl e Uil del comparto sanità. La mobilitazione è stata indetta «per il mancato raggiungimento dell'accordo regionale inerente alla risorse aggiuntive che consentirebbe lo sviluppo professionale dei lavoratori». Contro Cgil, Cisl e Uil si schiera la RdB del pubblico impiego che denuncia che «i tre sindacati firmano accordi nazionali contro i lavoratori. Poi invitano i lavoratori alla protesta». La RdB, a seguito di una concilazioni su altre rivendicazioni, ha revocato da venerdì lo stato di agitazione.


14 settembre 2002 - La Nazione

Careggi, ecco gli aumenti in busta paga
di Luigi Caroppo

E' pace sindacale almeno fino all'inizio del prossimo anno a Careggi. La pre-intesa firmata ieri è diventato accordo e lo sciopero del 20 è stato, come preannunciato ieri, è stato revocato.
La Rappresentanza sindacale unitaria lo ha deciso «per il risultato politico politico ottenuto dal riconoscimento delle necessità per l'Azienda di concordare le modifiche dell'organizzazione del lavoro». Questi i punti che hanno portato la Rsu alla firma: riconoscimento da parte aziendale delle emergenza infermieristiche, con l'invito alla riorganizzazione «prioritariamente orientata a far rientrare le grave carenza del personale all'assistenza»; invito all'azienda a non abusare delle mobilità del personale per esigenze di servizio anche improvvise. «Qualora l'azienda non contratti con la Rsu le regole di flessibilità necessarie e gli eventuali sostegni ai lavoratori coinvolti la Rsu si sentirà libera di proclamare un nuovo, intenso piano di agitazione».
Questi gli aumenti previsti per quanto riguarda i turni aggiuntivi prestati in forma volontaria dal personale. Un turno di sei ore 68 euro per personale ausiliario, 78 euro per infermieri; turno di sette ore: 78 euro per ausiliari, 89 euro per infermieri, turno di undici ore: 122 euro per ausiliari, 137 euro per infermieri. L'incentivo, secondo l'accordo, non potrà comportare un vantaggio economico per ogni dipendente superiore a 310 euro per ausiliari e 362 per infermieri. Si tratta di un accordo-ponte,valido fino al 31 dicembre perché a gennaio, hanno voluto con forza i sindacati, si dovrà mettere mano a un piano molto più appropriato che riguardi i carichi di lavoro e la complessa organizzazione quotidiana delle Unità operative del più grande ospedale della Toscana. Intanto i sindacati incassano un buon risultato. Soddisfazione è espressa da tutte le componenti della Rappresentanza sindacale unitaria con Cgil, Cisl e Rdb in testa. Il bonus sarà goduto da chi farà rientri per un massimo di 24 ore al mese. Dall'accordo sono esclusi gli infermieri che svolgono attività di libera professione: quindi su un totale di 2409 ne dovrebbero godere oltre 1500. E a gennaio si faranno i conti totali sul lavoro all'ospedale di Careggi. Secondo i dati forniti dalla direzione gli infermieri sono attualmente 2409 per 1888 posti letto (1,27 infermiere per posto letto). «E' improtante — sostiene la Rsu — che sia stata riconosciuta l'emergenza infermieristica. Le carenze andranno coperte necessariamente».


14 settembre 2002 - La Repubblica - Firenze

L'accordo risolverebbe la carenza degli organici, revocato lo sciopero del 20
Incentivi agli infermieri per lavorare di più

di MICHELE BOCCI

FIRENZE - Si allenta la tensione tra azienda e sindacati a Careggi: ieri la Rsu ha votato la revoca dello sciopero annunciato per il 20 settembre. Soldi e modifiche organizzative hanno portato alla retromarcia di Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Cobas che, per la prima volta nella storia dell'ospedale, hanno firmato tutti insieme un documento steso con la direzione per programmare il futuro delle relazioni sindacali e gli aumenti agli infermieri che pur non essendo in turno rientrano al lavoro.
Da mesi sindacati e azienda si scontrano riguardo agli organici. Da una parte la Rsu dice che ci sono pochi lavoratori per mandare avanti l'ospedale, dall'altra il direttore generale Andrea Des Dorides controbatte che gli infermieri ci sono, basta trasferirli dai reparti meno impegnati a quelli più attivi. Si è partiti da questo punto di rottura per risolvere la situazione, con l'aiuto dei soldi. Fino al 31 dicembre gli infermieri che decideranno di rientrare in servizio perché il loro reparto ha difficoltà di organico non guadagneranno solo la paga straordinaria, come è stato fino ad adesso, ma anche un incentivo che a seconda della durata del turno va da 68 a 137 euro. In tutto l'aumento non potrà superare i 362 euro al mese. «Si tratta di un modo per riconoscere indirettamente che i lavoratori a Careggi non sono poi così tanti - riflette Roberto Vangelisti della Cgil - Se l'azienda è disposta a sborsare quelle cifre vuol dire che non ci sono infermieri per le sostituzioni e bisogna rivolgersi a chi ha il giorno di riposo. Evidentemente gli organici non sono completi. Ora ascolteremo le proposte riorganizzative dell'azienda, che comunque non deve ridurre ulteriormente il numero dei lavoratori e quindi il livello di assistenza». Il sistema degli incentivi sarà sperimentato fino al 31 dicembre, poi si rifletterà su come ha funzionato. Potrebbe anche rivelare che gli infermieri che lavorano a Careggi sono abbastanza.
Nel documento firmato da Rsu e azienda si sottolinea anche che i problemi che hanno portato allo sciopero «sono in gran parte riconducibili alla fase di complessa riorganizzazione che l'ospedale sta attraversando». I sindacati saranno parte di questo processo e parteciperanno ad un tavolo tecnico per discutere dei cambiamenti. Per quanto riguarda i trasferimenti del personale da un reparto all'altro, un altro dei punti che negli ultimi mesi hanno infuocato le relazioni sindacali, si stabiliscono i criteri da seguire, salvaguardando esigenze personali e professionali dei lavoratori. Verranno dato spazio agli spostamenti volontari pescando dalle liste gestite dall'ufficio infermieristico.


14 settembre 2002 - L'Unione Sarda

««Il sindaco ci snobba»
I sindacati proclamano due ore di sciopero

QUARTU (CA) - Stato di agitazione in Municipio. I sindacati dei dipendenti comunali hanno indetto uno sciopero di 2 ore, dalle 11 alle 13, per martedì 24 settembre. La decisione è stata presa ieri durante l’assemblea generale che ha visto una massiccia partecipazione del personale:«Si è dibattuto a lungo sulla situazione di grave disorganizzazione in cui versano alcuni settori - spiegano i rappresentanti della Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Cisna in un documento indirizzato al sindaco e al direttore generale -e sulla totale assenza dell’amministrazione nei confronti delle problematiche del lavoro».
Durante le 2 ore di sciopero si terrà un’assemblea pubblica nello spazio antistante l’ingresso del municipio per spiegare ai cittadini i motivi del disagio.
«Se non si muove niente andremo avanti ad oltranza - spiega Giorgio Matta della
Rdb: «Il sindaco deve prenderci più in considerazione». Tra le rivendicazioni gli aumenti degli stipendi, la retribuzione degli straordinari e la riorganizzazione del lavoro nel comando di Polizia municipale: «Il Comune ha le risorse finanziarie»- spiega Nino Cois della Cgil: «Abbiamo chiesto diversi incontri col sindaco ma non ci ha mai ricevuto». Allo stato di agitazione aderiscono tutte le sigle presenti nella Rsu. Ma la Uil deve ancora valutare quale forma di protesta e durante l’assemblea non ha risparmiato frecciate alla Cgil: «Questo sciopero ha una matrice politica» - attacca Paolo Palmas: «Con l’amministrazione Milia la situazione era peggiore però non si è arrivati a uno sciopero». (g.mdn)


13 settembre 2002 - La Repubblica - Firenze

Minacciato lo sciopero, chiedono al Comune nuove assunzioni
I dipendenti dei cimiteri: "La domenica si chiude"

di ANTONIO FRASCHILLA

FIRENZE - «La domenica i cimiteri saranno chiusi. Non faremo più straordinari anche se mancherà il personale per le sepolture»: sono le azioni che Stefano Cecchi responsabile dell'Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) minaccia se l'amministrazione comunale non darà risposte chiare alle richieste dei lavoratori dei cimiteri. Il sindacato chiede in particolare l'aumento del personale, facendo assunzioni, e chiarimenti riguardo il futuro della gestione del servizio, se rimarrà al Comune o se sarà ceduta tramite un project financing a privati.
«Lavoriamo in pessime condizioni afferma Cecchi secondo la legge sulla sicurezza del lavoro, la 626, occorrono quattro persone per una sepoltura invece siamo spesso solo due o tre e dobbiamo chiedere aiuto ai familiari. Negli ultimi due anni dieci lavoratori sono stati esonerati perché hanno avuto problemi alla schiena e alle ginocchia a causa dei grossi pesi alzati». Secondo l'Rsu il personale non è aumentato per le incertezze che l'amministrazione comunale ha riguardo alla cessione o meno della gestione dei servizi cimiteriali.
Nei 12 cimiteri comunali, tra i quali Trespiano, Peretola, Sollicciano e Rifredi, lavorano 59 operai e 18 impiegati: «Dal 1996 afferma Giovanni Giuliani, delegato sindacale dell'Rsu il Comune non ha indetto alcun concorso e nel 2001 la graduatoria è stata terminata. Hanno assunto otto lavoratori interinali ma non è certo questo il modo di risolvere la carenza di personale nel nostro servizio».
I cimiteri fiorentini sono aperti tutti i giorni la mattina, dalle 8 alle 12 e il pomeriggio dalle 15 alle 18 e a parte il cimitero di Trespiano, il più grande, sono gli operai edili polivalenti che curano l'ordine e la pulizia: «Lavoriamo 365 giorni l'anno afferma Cecchi sempre con la stessa intensità, per noi non esiste un periodo dell'anno dove il lavoro diminuisce. La nostra non è una protesta per il salario, che attualmente è di circa mille euro, ma per avere delle condizioni di lavoro dignitose». I rappresentanti sindacali hanno già fatto un'assemblea con i lavoratori dei cimiteri e hanno deciso che se entro dieci giorni Palazzo Vecchio non li convocherà cominceranno, a partire da domenica 29 settembre, il blocco del lavoro festivo e degli straordinari: «Abbiano chiesto a maggio di essere convocati dal Comune afferma Mauro Comi, sindacalista Rsu sono passati quattro mesi e non abbiamo avuto risposte. Attendiamo ancora dieci giorni e poi cominceremo la protesta e non garantiamo l'ordine e la pulizia dei cimiteri in occasione del 2 novembre, la ricorrenza dei defunti».
Tra i rappresentanti dell'amministrazione comunale è stato chiamato in causa l'assessore alla sanità pubblica, Graziano Cioni: «Convocheremo i dipendenti dei cimiteri il più presto possibile risponde Cioni e l'incontro non sarà solo una formalità: daremo risposte concrete alle richieste dei sindacati e dei lavoratori».


13 settembre 2002 - Il Gazzettino di Venezia

RIONE PERTINI Dibattito organizzato da Rdb e Comitato residenti che denunciano il loro "isolamento"
Nuovi tracciati, vecchie polemiche
«Mancano collegamenti diretti con servizi essenziali come il distretto sanitario»

di
Raffaella Vittadello

VENEZIA - Le nuove linee devono ancora partire, in compenso fioccano già le prime proteste.Ai residenti del rione Pertini non piacciono granchè le future circolari 31 e 32 e le linee 11 e 12 perchè i tracciati, se rimarranno così come sono stati ipotizzati dall'azienda, non consentiranno la mobilità verso alcuni servizi ritenuti essenziali per la cittadinanza. Non che prima il quartiere in cui si trova il nuovo deposito degli autobus, quartiere costituito in gran parte da abitazioni di edilizia popolare abitate soprattutto da persone anziane, fosse servito dai mezzi pubblici con frequenza invidiabile.
Ma le recenti scelte dell'azienda hanno suscitato la riflessione delle
Rdb
, le rappresentanze unitarie di base che tra l'altro da poco più di un mese hanno spostato da queste parti la nuova sede.Stasera venerdì alle 20,30, nei locali del sindacato si terrà un'assemblea pubblica al quale sono stati invitati anche i rappresentanti del consiglio di quartiere, oltre che i residenti, per fare il punto della situazione. Sul tappeto i disagi della sostituzione delle linee 22, 23, 1, 1 barrato, 12 e 12 barrato con nuove linee con nuovi percorsi.
Secondo
Rdb per i residenti del rione Pertini non ci saranno mezzi per raggiungere senza trasbordi ad esempio il distretto sanitario di Favaro, il servizio anagrafe del Comune, il cimitero e nemmeno l'ufficio postale, di cui il rione è privo. Niente linee dirette neanche per via Cappuccina, dove si trovano gli uffici dell'Inps, di Vesta, della Gerico e anche di Actv, niente autobus per Marghera, dove sono state dislocate le terapie sanitarie, nè per andare a fare la spesa ai centri commerciali della zona Panorama, nè per via Miranese, dove ha sede l'assessorato casa.
Tra i tanti argomenti sarà probabilmente affrontato anche quello del parcheggio dell'istituto Foscari, che l'anno scorso tante polemiche aveva suscitato, zona completamente dissestata dovuti alla scarsa manutenzione stradale (eppure nelle vicinanze si trova, ironia della sorte, l'assessorato provinciale alla Mobilità) in cui gli autobus faticano a sostare.
Il dibattito ha l'obiettivo di raccogliere i suggerimenti della gente in modo che l'azienda possa adeguare il servizio che entrerà in vigore da lunedì prossimo.


13 settembre 2002 - La Nazione

Stop sciopero, 360 euro in più
di Luigi Caroppo

FIRENZE - La battaglia dei sindacati di Careggi ha portato a un risultato concreto: gli infermieri che effettueranno fino a 24 ore di plus orario, otterranno in busta paga, 362 euro in più.
E' questo il nocciolo dell'ipotesi d'accordo che ieri i rappresentanti della Rappresentanza sindacale unitaria hanno firmato con la direzione aziendale. Una svolta importante nel lungo e difficile percorso di confronto (e scontro) di questi mesi. Una svolta che dovrebbe portare, con ogni probabilità, alla sospensione dello sciopero, proclamato per l'intera giornata del 20 settembre.
Le decisioni ufficiali sono rimandate ad oggi quando si riunirà la Rappresentanza sindacale unitaria per valutare l'ipotesi per poi presentarla all'assemblea dei lavoratori che dovrà esprimersi.
Ma l'ottimismo è evidente: lo sciopero, se non ci saranno colpi di scena, non si farà.
Si tratta di un accordo-ponte: sarà valido fino al 31 dicembre perché a gennaio, hanno voluto con forza i sindacati, si dovrà mettere mano a un piano molto più generale che riguardi i carichi di lavoro e la complessa organizzazione quotidiana delle Unità operative del più grande ospedale della Toscana.
Intanto i sindacati incassano un buon risultato: «Finora gli infermieri lavoravano ben oltre il normale orario e prendevano solo i soldi degli straordinari quando andava bene, adesso, tutte le volte che l'azienda richiede un plus orario saranno pagati adeguatamente» spiega Aurelio Minichiello, delegato Rdb nella Rsu.
Il bonus di 362 euro al mese sarà goduto da chi farà rientri per un massimo di 24 ore al mese. Dall'accordo sono esclusi gli infermieri che svolgono attività di libera professione: quindi su un totale di 2409 ne dovrebbero godere oltre 1500.
E a gennaio si faranno i conti totali sul lavoro all'ospedale di Careggi. Secondo i dati forniti dalla direzione gli infermieri sono 2409 per 1888 posti letto (1,27 infermiere per posto letto) mentre nel '99 erano 2207 gli infermieri per 2055 posti letto (1,07 infermiere per posto letto).
Ma la Rsu contesta: non è vero che ci sono troppi infermieri, non è vero che si tratta di cattiva organizzazione.
E snocciola altri dati per dimostrare che il personale non risce a coprire le esigenze quotidiane: «Bisogna tener conto delle dipendenti in gravidanza, delle malattie lunghe, dei congedi straordinari, delle aspettative, degli infortuni in continua crescita — spiega Minichiello — sono state perse migliaia e migliaia di giornate all'anno. A gennaio bisognerà ridiscutere tutto».


12 settembre 2002 - La Nuova Sardegna

LA LETTERA
Le Rdb all'Asl: avete cancellato
l'assistenza infermieristica domiciliare

Rappresentanze di base Pubblico impiego

Riceviamo e pubblichiamo:
L'Asl 2 con la precedente amministrazione vantava il merito di aver attivato, prima ancora che venissero approvati i progetti di assistenza domiciliare integrata (Adi), l'assistenza infermieristica a domicilio su richiesta del medico di famiglia. Attualmente vanta il merito di aver privato l'utente, allettato o impossibilitato a recarsi nelle strutture ospedaliere, di quelle prestazioni che il medico di famiglia non garantisce, costringendo l'utente a ricorrere ancora una volta al privato. Da otto mesi non viene più garantito il prelievo a domicilio da parte del personale infermieristico dell'Asl.
La recente delibera per l'Adi del marzo 2002 recita: «Riorganizzazione dell'Adi», individuandone i responsbili dichiara di voler affidare il servizio a soggetti esterni e non più al personale dipendente, con il quale il servizio infermieristico della medicina di base era stato avviato. L'Asl 2 nel 1998 avviò il servizio infermieristico anche con l'utilizzazione dei progetti regionali Lpu (lavori di pubblica utilità) coinvolgendo operatori che hanno garantito un numero di prestazioni infermieristiche, riabilitative e tutelari, con formazione adeguata. Finito l'incarico, quei lavoratori non hanno usufruito di alcun percorso prioritario per l'assegnazione di tale servizio.
Il direttore generale nel programma aziendale 2002-2004, presentato alla conferenza dei sindaci, recita: «L'Azienda favorirà le attività territoriali mediante il potenziamento delle strutture vicine al cittadino...», e ancora «attivazione di una capillare assistenza domiciliare integrata...». A sei mesi dalla data della delibera, non si è ancora provveduto a firmare il protocollo d'intesa con i comuni. Olbia, peraltro, si trovi in una situazione virtuosa, essendo il suo sindaco anche medico di famiglia e quindi figura centrale dell'Adi (soltanto se il medico di famiglia lo richiede il paziente può usufruire dell'assistenza). Egli avrebbe quindi dovuto attivare e addirittura sollecitare il direttore generale Asl, suo datore di lavoro. Anche negli anni 1999 e 2000, quando il dottor Nizzi era già sindaco, non è mai stato avviato il protocollo tra il comune e l'Asl, senza il quale non si ha l'integrazione tra il sanitario e il sociale, ritenuta indispensabile per una risposta domiciliare all'utente efficace e rispondente ai suoi bisogni; integrazione tra l'ospedale e il territorio, come recita il programma aziendale, ma ancora non ha neppure provveduto ad integrare fra loro i servizi territoriali all'interno dello stesso distretto.
L'utenza e i sindaci della Gallura devono sapere che, mesi fa, la Regione ha versato nelle casse dell'Asl circa un miliardo e mezzo di vecchie lire per l'Adi grazie alla maggior parte delle prestazioni degli infermieri dipendenti e del progetto dei lavori di pubblica utilità che la precedente amministrazione ha saputo gestire, dando risposta alla crescente richiesta di interventi infermieristici e riabilitativi.
Nonostante ci siano le risorse, La Maddalena, che può contare solo su 39 posti letto, non ha visto l'attivazione dell'assistenza domiciliare né l'assegnazione di infermieri dipendenti in loco che potessero cominciare a garantire tali prestazioni.
Per dare un'idea su come vengono utilizzate le risorse basti pensare che mentre il direttore generale può avere a disposizione un autista aziendale nei suoi spostamenti, l'infermiere domiciliare utilizza il mezzo pubblico, impegnando la maggior parte delle ore lavorative nel percorso soprattutto quando deve recarsi da un utente residente magari in uno «stazzo» e deve sperare nella disponibilità del familiare per effettuare i percorsi non serviti dai mezzi pubblici.
Il dottor Scarteddu non può dire «non ne sapevo niente». Il sindacato può dimostrare quanto asserito. Forse bisogna aspettare che arrivi qualche «facoltoso» o «politico» in auge, bisognoso di assistenza per qualche suo conoscente o amico magari residente in una di quelle località, per cominciare a utilizzare quelle risorse in modo ottimale. Quando si invitano i dipendenti ad una corretta gestione delle risorse aziendali, si è molto più credibili con l'esempio, persona, dando priorità ai servizi che erogano prestazioni che rispondono ai bisogni dell'utenza.


12 settembre 2002 - Il Giorno

Sciopero in vista per ottobre

Milano - Agitazioni in vista nelle materne comunali. Le Rappresentanze sindacali di base hanno già avviato la procedura per la proclamazione di uno sciopero ai primi di ottobre. Se entro domani non verranno convocati in Prefettura e non otterranno risposta alle loro richieste i sindacati di base daranno il via allo sciopero.
All'origine dell'agitazione c'è la verifica del rapporto numerico fra insegnanti e alunni delle materne comunali. L'amministrazione - sostengono - ha innalzato la media delle classi a 28 alunni, contro il rapporto uno (insegnante) a 25 (alunni) previsto dalla legge.
Al di là dello sciopero le RdB hanno in programma di sostenere le cause individuali che verranno intentate dalle educatrici che si troveranno a gestire classi con più di 25 alunni.


12 settembre 2002 - Corriere della Sera

ASILI - MILANO

Le rappresentanze sindacali di base dei 283 asili comunali milanesi sono sul piede di guerra. Lamenta Daniela Cavallotti, delegata RdB: «Il nostro contratto nazionale stabilisce che a ogni educatrice non possano essere affidati più di 25 bambini. Non solo si contravviene regolarmente a questa regola. Oggi il Comune ha addirittura formalizzato in un documento che il rapporto insegnante/studenti deve essere di 1/28». Il sindacato ha dichiarato lo stato di agitazione dei servizi e ha intrapreso la procedura per indire uno sciopero i primi giorni di ottobre.


12 settembre 2002 - Liberazione

liguria

Dibattito "Articolo 18: sciopero in autunno, referendum in primavera", oggi alle 17.30 alla festa di Genova, con Piero Falanga, del Coordinamento Rdb; Nicola Fratoianni, coordinatore dei Gc; Franco Grisolia, della Direzione del Prc; Maurizio Zipponi, della Fiom; Stefano Boero.


11 settembre 2002 - Comunicato stampa Coordinamento RdB Vigili del Fuoco

In risposta alle dichiarazioni del Sottosegretario Balocchi
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Risposta della RdB alle dichiarazioni rilasciate alla TV dal Sottosegretario Balocchi il 10 settembre a Genova in occasione della inaugurazione di nuove sedi.
Riportiamo il testo integrale della lettera inviata al sottosegretario dal coordinamento provinciale RdB Pubblico Impiego settore Vigili del Fuoco di Genova:

Sig. Sottosegretario,
rimaniamo basiti dalle affermazioni fatte in data 10/09/2002 dalla S.V. in occasione dell’inaugurazione del distaccamento Nucleo elicotteri al Comando di Genova.
La domanda in merito a dove fosse la RdB quindici anni fa, la dice lunga sulla Sua scarsa conoscenza in merito alle richieste espresse dai lavoratori del Corpo nazionale e, in particolare, sulle rivendicazioni che la nostra O.S. ha portato avanti, da sempre in prima linea.
Dal lontano 1980, (ventidue anni fa !), con scioperi e manifestazioni, senza alcuna subalternità ai vari Governi in carica, le Rappresentanze di Base stanno lottando affinché il personale possa lavorare in sicurezza, garantendo così, un efficiente servizio di soccorso ai cittadini.
Poteva Ella evitare una battuta che sarà giudicata con cognizione di causa dal personale, che conosce l’impegno della nostra O.S. ed a noi guarda con fiducia e rispetto.
Rispettosi saluti, per il Coordinamento Provinciale RdB Vigili del Fuoco Genova Franco Cerri
Genova 10/09/2002


11 settembre 2002 - Il Piccolo di Trieste

Le ruote di uno dei due carrelli sono uscite dal binario, era fuori servizio e a bordo c’era solo il frenatore. Da giorni era in atto una guerra tra azienda e un sindacato
A cento anni suonati il tram di Opicina deraglia
Il direttore generale: «Abbiamo aperto un’inchiesta. Mi aspettavo qualche brutto scherzo per le feste...»
di Claudio Ernè

Ore 9: deposito dei tram di Opicina. Una vettura esce dal capannone. Al posto di manovra il meccanico Marco Piccini che deve riportare il tram all’interno, su un altro binario per effettuare ulteriori verifiche.
Il tram si muove: il primo carrello si avvicina allo scambio, lo affronta. E’ un attimo e le ruote escono dai binari, finiscono sull’asfalto. I ceppi del freno bloccano il tram che comunque procedeva a passo d’uomo.
«Deragliamento» dirà più tardi la rappresentanza sindacale di base che aveva più volte richiamato l’attenzione delle autorità sullo stato di manutenzione della linea. «Non è deragliamento» ribattono i vertici tecnici della «Trieste Trasporti» che comunque confermano l’uscita dai binari.
L’eco dell’incidente a Opicina poco dopo raggiunge anche la sala di via Caduti sul lavoro dove stanno uscendo di scena i vecchi amministratori, «invitati» dal Centrodestra a rassegnare le dimissioni prima della scadenza del loro mandato «per omogeneità con il nuovo indirizzo politico dei trasporti comunali».
Sull’onda del deragliamento entrano così in scena i nuovi amministratori, insediati per volontà della Casa delle Libertà prima nella stanza dei bottoni all’Acegas, poi dell’Act, ora della Trieste Trasporti.
Un brutto segno l’uscita dal binario proprio in un giorno così importante. Ieri il tram di Opicina oltre al «cambio della guardia» festeggiava anche l’inizio dei suoi secondi cent’anni di vita. Qualcuno non credendo al caso guarderà alle coincidenze della «cabala», altri giocheranno al Lotto, rifacendosi alla smorfia; molti invece citeranno per l’ennesima volta un verso dell’antica canzone raccolta dal maestro Cattalan. «E anca el tram de Opcina xe nato disgrazià».
In effetti l’incidente è accaduto nel momento meno propizio, quando le vetture, la linea, i carri scudo,la fune d’acciaio, le fermate e i semafori assieme agli scambi, sono sotto i riflettori delle cerimonie pubbliche, delle commemorazioni, dei discorsi, delle mostre fotografiche, delle iniziative editoriali. Non c’è giorno che non si parli del tram di Opicina, magnificandone la storia e l’aneddotica, il bel tempo che fu e le grandi prospettive future.
Invece un sassolino finito nello scambio nel corso delle festa di lunedì, rischia di vanificare un attento lavoro d’immagine.
«Quello della sicurezza è un nostro pallino. Saremmo dei cretini se non facessimo periodici lavori di manutenzione alla linea e alle vetture» ha affermato ieri l’ingegner Aldo de Robertis, direttore generale della Trieste Trasporti. «Il tram uscito per 20 centimetri dai binari era fuori servizio, manovrato da un meccanico. Nessuno ha subito danni. Anzi il tram è ritornato sui binari con i propri mezzi, senza l’intervento di operai, di gru e martinetti idraulici. Nessuno ha visto l’uscita dal binario, chissà come quel sindacato è riuscito a saperlo».
L’ingegner de Robertis promette «inchieste disciplinari» e «verifiche sul comportamento di chi era ai comandi del tram». In sintesi, secondo le procedure, il meccanico prima dello scambio doveva fermare la vettura, scendere a terra e muovere manualmente i meccanismi. Marco Piccini ha agito in questo modo o ha saltato qualche passaggio?»
«È un fatto increscioso, non diffondiamo notizie sconsiderate, non creiamo allarmismi ingiustificati. La nostra linea Trieste-Opicina è stata sottoposta a verifiche dall’ente tedesco di certificazione e tutto è risultato a norma Iso. Ritengo che qualcuno voglia strumentalizzare ciò che è accaduto. Comunque mi aspettavo qualche brutto scherzo in questi giorni di festa. Avevo raccomandato ai dipendenti la massima vigilanza, la massima attenzione. Lo scambio non era usurato. Funzionava, forse è stato preso male...».
Altro il dirigente non dice. Il segretario della Rappresentanza unitaria di base Willy Puglia, ha diffuso sul deragliamento un corposo comunicato.
«Una vettura della trenovia è deragliata a causa dell’usura dello scambio che consente l’accesso al capolinea di Opicina, confermando così inequivocabilmente la fondatezza dei timori abbondantemente espressi nei giorni scorsi dalla nostra organizzazione sindacale».
Sabato scorso la RdB aveva richiamato pubblicamente l’attenzione del Comune, della Provincia, della Prefettura, dell’Inail e dell’Azienda sanitaria sullo stato di manutenzione della linea e di alcune vetture. I vertici della «Trieste Trasporti» e le altre organizzazioni sindacali avevano smentito le affermazioni con altre dichiarazioni pubbliche del tutto rassicuranti. Ieri l’uscita del tram dai binari proprio su uno scambio.
«Non sono valsi a nulla neppure gli interventi di manutenzione che la società aveva deciso di eseguire in fretta e furia all’indomani della denuncia sindacale, nell’intento di limitare le possibili fonti di rischio che in ogni modo persistono sull’impianto» si legge nella lettera inviata dalla RdB alle autorità politiche e amministrative.
Ma non basta. Il sindacato di base rincara la dose e aggiunte nuovi elementi che a suo dire «destano notevoli perplessità». Sempre riferiti alla trenovia.
Vengono citati, i «rifiuti nocivi residuali delle operazioni di pulizia», «l’inadeguatezza del servizio di manutenzione domenicale affidato a un solo operaio», «la permanenza di rivestimenti di amianto all’interno dei tram».
Parole pesanti, anzi pesantissime che, se confermate da verifiche e analisi, rischiano di far uscire non solo dai binari ma anche per sempre di scena il vecchio amato tram «nato disgrazià» il 9 settembre 1902.


11 settembre 2002 - La Nazione

Inchiesta su Rianimazione
di Luigi Caroppo

FIRENZE - Non si è fermata al semplice sopralluogo e all'acquisizione di atti l'indagine dei carabinieri del Nas sulla Rianimazione ex Pagni di Careggi. Nei giorni scorsi sono stati ascoltati alcuni sindacalisti che hanno presentato dati e testimoniato su quanto avevano raccolto dalle denunce degli infermieri che lavorano in quel delicato settore di terapia intensiva. In particolare, pare che, sia stata focalizzata l'attenzione sui carichi di lavoro, sulla congruità del personale addetto alla cura dei malati post intervento e anche sul rispetto delle norme igieniche.
I sindacalisti hanno denunciato alcune condizioni «precarie» dei locali: nella terapia intensiva post trapianto manca un punto lavaggio tanto che le padelle sarebbero lavate nello stesso lavabo dove vengono puliti gli strumenti.
I carabinieri del Nas avrebbero acquisito anche una relazione sull'organizzazione del lavoro.
I militari si erano presentati all'ospedale di Careggi il 6 agosto. All'Ufficio infermieristico hanno chiesto una serie di documentazioni, relative alle presenze nel reparto di Rianimazione 1, dalla fine di luglio. Sotto esame il numero e il tipo di personale (le qualifiche e le specializzazioni del personale).
Il fronte investigativo si è aperto dopo la denuncia della Rappresentanza sindacale di base che chiedeva di verificare i carichi di lavoro e l'organizzazione propria di quella unità operativa, una delle più importanti e delicate. Nella Rianimazione vengono curati post operati o persone in gravissime condizioni tanto che devono essere supportate, nelle funzioni fondamentali, sia cardiocircolatorie che respiratorie.
I Nas hanno richiesto copia dei documenti relativi alle presenze sia per i turni della mattina, che del pomeriggio che della sera. Secondo l'organizzazione tradizionale i turni dovrebbero essere appunto tre con queste coperture di personale: la mattina sei infermieri, il pomeriggio cinque, la notte quattro. «Abbiamo sollevato un problema e grosso — tuona Aurelio Minichiello, delegato aziendale della
Rdb, che ha dato il via alla denuncia ai carabinieri — gli infermieri erano sottoposti a carichi di lavoro troppo pesanti e i degenti hanno pagato questa precaria organizzazione. A qualcuno ha dato noia che noi ci siamo fatti carico della situazione facendola uscire allo scoperto».
Secondo la denuncia, oltre a un numero di personale insufficiente, l'unità operativa si avvarrebbe anche, in parte, di personale che non avrebbe la necessaria specializzazione per operare con la strumentazione e per seguire patologie particolarmente gravi. «Non si può pensare di creare un infermiere addetto alla Rianimazione dall'oggi al domani, ma ci vuole una preparazione assolutamente specializzata» sottolinea ancora Minichiello. E la Rdb snocciola i numeri dell'esodo: nell'arco di pochi mesi sono andati via da quel servizio su 26 infermieri ben dieci.
Nel frattempo, dopo la denuncia, la situazione alla Rianimazione 1 è migliorata. L'Azienda, insomma, si è mossa e anche le proteste dei lavoratori si sono attenuate.Ma l'indagine su eventuali negligenze e carenze va avanti.


11 settembre 2002 - La Nuova Sardegna

Ora i sindacati 'ribelli' del Ctm
tendono la mano ai Confederali
«Strategia comune dopo la bocciatura del documento»

CAGLIARI. I sindacati 'ribelli' del Ctm - le Rdb e la Uiltrasporti - tendono la mano a Cgil e Cisl: con una nota firmata da Aldo Serra e Giorgio Scrofani hanno chiesto un incontro ai confederali, dopo che sulla proposta di accordo aziendale presentata dalla direzione il fronte sindacale sembra essersi ricompattato: la bocciatura è stata unanime. Da qui il tentativo di definire una strategia comune.
La nota si conclude con un «saluto fraterno», a conferma di un ritrovato clima di collaborazione fra le diverse sigle sindacali. Nei giorni scorsi il segretario generale della Cgil Giorgio Asuni si era dichiarato disponibile a sedersi a un tavolo comune con Rdb e Uiltrasporti, ma soltanto per concludere la vertenza con un accordo.
Dal canto suo il direttore del Ctm Ezio Castagna ha ribadito che la proposta dell'azienda contenuta nel documento di luglio non è 'chiusa' ma è ampiamente discutibile.


11 settembre 2002 - Comunicato stampa RSU Vigili del Fuoco - Ravenna

undici settembre

La Rappresentanza sindacale unitaria dei vigili del fuoco di Ravenna ritiene il dovere esprimere il proprio cordoglio verso i colleghi scomparsi l’undici settembre nonché tutti i caduti in servizio. Noi rappresentanti dei lavoratori abbiamo deciso (con molta sofferenza) di non partecipare a pubbliche commemorazioni in quanto riteniamo strumentale questo atteggiamento da parte delle istituzioni che si ricordano di noi solo in occasione di tristi eventi e non già quando siamo a parlare dei problemi della nostra organizzazione. Il ricordo dei nostri morti è costantemente con noi ogni qualvolta saliamo sui camion. Riteniamo di disertare tali manifestazioni per denunciare i tagli di bilancio che si traducono in grave scadimento della qualità del servizio e della sicurezza sul nostro territorio, come peraltro, per gli stessi motivi, hanno deciso di fare i nostri colleghi americani


11 settembre 2002 - Il Corriere di Romagna

Rsu dei pompieri, niente celebrazioni

RAVENNA - “Noi rappresentanti dei lavoratori abbiamo deciso, con molta sofferenza, di non partecipare oggi a pubbliche commemorazioni”. Con questa nota, la Rappresentanza sindacale unitaria dei Vigili del fuoco ha diffuso la propria decisione di non aderire alle manifestazioni, in programma a Ravenna, in ricordo della tragedia avvenuta un anno fa a New York. Una decisione motivata, continua il comunicato, “in quanto riteniamo strumentale questo atteggiamento da parte delle istituzioni, che si ricordano di noi solo in occasione di tristi eventi e non già quando siamo a parlare dei problemi della nostra organizzazione”. La rappresentanza sindacale, pur ribadendo il suo “cordoglio verso i colleghi scomparsi, nonchè a tutti i caduti in servizio”, ha aggiunto di voler disertare tali manifestazioni “per denunciare i tagli di bilanci che si traducono in grave scadimento della qualità del servizio e della sicurezza sul nostro territorio”. A margine di questa scelta, uno dei rappresentanti sindacali, Massimo Marendon, sottolinea che “la nostra non è un’istigazione a non partecipare e che ci saranno di sicuro molti vigili del fuoco che aderiranno alle manifestazioni. La mancata adesione riguarda solo i rappresentanti sindacali, i quali non vogliono contribuire alla costruzione di una facciata distorta di efficienza voluta dalle autorità”. I problemi denunciati da Marendon sono infatti numerosi e riguardano campi importanti come il rinnovo dei contratti e l’usura dei mezzi utilizzati dai vigili del fuoco. “In questo momento - sostiene il rappresentante sindacale - servono maggiori assunzioni e minori tagli alle risorse. Per quanto riguarda poi la sede di Cervia, l’aumento dell’organico è stato assorbito dai prepensionamenti effettuati negli ultimi tempi, per cui siamo ritornati al numero di pompieri precedente. E’ per questo motivo che non partecipiamo alle celebrazioni, anche perchè vogliamo che i cittadini conoscano la nostra posizione e ci diano il loro sostegno”.


11 settembre 2002 - Il Resto del Carlino

«Le istituzioni si ricordano di noi soltanto alle commemorazioni»

«Il ricordo dei nostri morti è costantemente con noi ogni qualvolta saliamo sui camion»: la Rsu provinciale dei vigili del fuoco — in una nota — esprime il cordoglio per i colleghi scomparsi l'11 settembre e per tutti i caduti in servizio, ma annuncia di aver deciso «con molta sofferenza» di non voler partecipare a pubbliche commemorazioni in quanto ritiene «strumentale l'atteggiamento delle istituzioni che si ricordano di noi soltanto in occasione di tristi eventi». Da questa decisione si è dissociata la componente Cisl.

Tanti rischi, pochi vigili del fuoco

Da poco più di un anno dirige il comando provinciale dei Vigili del Fuoco, in una scrivania occupata anni addietro dall'ingegner Cesare Sangiorgi (poi arrivato al vertice nazionale del Corpo) e dall'ingegner Mauro Marchini (ora uno dei maggiori esperti nazionali in materia di sicurezza e di prevenzione antincendi). L'ingegner Roberto Lupica non nasconde le difficoltà e le problematiche legate al nostro territorio e soprattutto ai grandi rischi della zona portuale di Ravenna. Il discorso inizia con l'annoso problema del distaccamento permanente di Cervia: «C'è l'okay del Ministero; è già stata individuata l'area, nella zona artigianale, ed ora siamo in attesa che il Comune compia i suoi passi per quanto riguarda la costruzione della caserma, ultimata la quale si potrà completare l'iter riguardante questa struttura indispensabile. Ma non vorrei che il problema del comando provinciale si riducesse soltanto o in gran parte all'istituzione del distaccamento di Cervia, per quanto fondamentale possa essere».
L'attenzione si volge quindi all'organico del comando provinciale: poco più di duecento vigili (Ravenna Centrale 91, Ravenna Porto 41, Faenza 29, Lugo 33, suddivisi in quattro turni), con l'aggiunta di 24 amministrativi e di una decina di vigili ausiliari (i giovani che assolvono al servizio militare). A dirigerli, oltre al comandante, sette fra ispettori e cta (coordinatori tecnici antincendi): Mario Rambelli (vicecomandante), Michelangelo Borino, Giovanni De Rosa, Sergio Gambi, Maurizio Palazzi, Luigi Terdoslavi e Gianni Vitali. «L'organico teorico, deciso dal comando nazionale e dal ministero degli Interni, è superiore a quello effettivo, cioè a quello odierno, ma è comunque sottodimensionato — afferma l'ingegner Lupica — alle reali esigenze di Ravenna e della provincia. Gli sforzi attuali sono per arrivare all' organico 'teorico', una dozzina di vigili in più. Almeno quello ci consentirebbe un'attività più incisiva anche se non certamente ottimale».
Dove sono i maggiori punti di carenza? «Penso innanzitutto al porto ed al distaccamento di Faenza. Ravenna è la città italiana con la maggior densità di siti a rischio rilevante di incidente, quasi tutti situati in un porto, sede di polo chimico, che ha chilometri e chilometri di banchine. Non è assolutamente possibile che dal distaccamento ci si debbano impiegare al minimo venti minuti per raggiungere, via acqua, alcuni stabilimenti: un discorso nuovo quindi andrà fatto così come per la riqualificazione del distaccamento faentino per un territorio, su cui sono situate distillerie e grandi fabbriche e che ha un entroterra collinare con una vasta superficie boschiva. Chiedo soltanto che, a livello di personale, venga trattata come realtà viciniori a lei simili come Cesena ed Imola, che usufruiscono di maggior personale. Ci vuole lo sforzo di tutti per poter incidere sulle scelte a livello nazionale».
E su questo fronte la stessa Rsu del comando provinciale non manca di sottolineare che «i tagli di bilancio del Ministero si traducono in grave scadimento della qualità del servizio e della sicurezza sul nostro territorio».
Umberto Suprani


Rassegna stampa RdB CUB 11-20 settembre 2002

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