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Il Sindacato di Base e Indipendente

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11/04/02

2002
22/31 marzo
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Rassegna Stampa RdB CUB
22/31 marzo 2002

31 marzo 2002 - Il Nuovo

Echi di guerra tra Ghetto e comunità palestinese
Presidio spontaneo a piazza San Marco, sotto la sede dell'Onu. I manifestani annunciano lo sciopero della fame per protestare contro l'esercito israeliano. Ebrei in lutto

ROMA-Un presidio spontaneo, rilanciato dai microfoni di Radio Onda Rossa e dal tam-tam di associazioni, volontari. In piazza San Marco, sotto la sede dell'Onu, si è radunata la comunità palestinese presente a Roma. Chiedono l'immediata fine delle ostilità in Medio Oriente e hanno annunciato lo sciopero della fame per protestare contro le operazioni militari dell'esercito israeliano. A sostenere la manifestazione stanno sopraggiungendo anche i militanti dei centri sociali, dei Cobas, delle Rdb. Il gruppo ha esposto uno striscione che recita "Sharon boia" e un altro in cui è scritto "Con la resistenza arabo-palestinese. Intifada fino alla vittoria.
Proprio da Roma è partito per il Medio Oriente un drappello di volontari , tra cui il consigliere Nunzio D'Erme e il deputato verde Paolo Cento. Stamane a Gerusalemme è stato scarcerato il pacifista romano Mario fermato dalla polizia mentre  partecipava ad una manifestazione davanti alla Orient House  (sede chiusa dell'Organizzazione per la liberazione della  Palestina) a Gerusalemme est. Era accusato di resistenza a pubblico ufficiale,  manifestazione non autorizzata e esposizione della bandiera  palestinese. I manifestanti di Roma sono in costante collegamento con i pacifisti che si trovano a Ramallah, Gerusalemme e a Betlemme.
Ma l'eco della guerra  si percepisce anche al Ghetto, all'ombra della Sinagoga,  dove Amos Luzzatto, presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche commenta: "Noi ebrei italiani piangiamo angosciati per le centinaia di giovani vite, di tutte le parti, che sono distrutte quotidianamente tra il Giordano e il Mediterraneo".


30 marzo 2002 - La Repubblica - Roma

E Verdi e Rifondazione manifestano davanti a Palazzo Chigi In diecimila seguono la Via Crucis del Papa e la sua preghiera per Gerusalemme. La Caritas: "Un impegno per tutta la città"
Dal Colosseo alla Palestina: "Pace"

di FERRUCCIO SANSA GIOVANNA VITALE

«Pace a te, Gerusalemme, città amata dal Signore». La voce del Papa è ormai poco più che un sussurro, è di per sé Passione. Ma a sentire quel nome, Gerusalemme, in molti d'istinto alzano gli occhi. Sembra impossibile che quella luna, brillante e immobile nel cielo di Roma, sia la stessa che illumina Ramallah. Davanti al Colosseo, ieri sera, tutti pregavano per la pace. Parola che torna di continuo nelle preghiere dei fedeli, rimbalza negli slogan di quanti, nello stesso momento, manifestano davanti a Palazzo Chigi: Rifondazione e Verdi, Cobas e Roma Social Forum, associazioni e comunità per dire la stessa cosa: fermiamo la guerra che insanguina la Palestina. Anime diverse, toni differenti, un impegno comune.
In diecimila, le torce in mano, si sono stretti intorno a Giovanni Paolo II. Diecimila a cercare di leggere da lontano il suo sguardo. A osservare quella gamba malata, il tremore incessante del corpo. C'è Giovanna, 53 anni, arrivata sin qui dalla Garbatella, che ha il figlio in Israele: «Mi vergogno: non avevo mai pensato alla guerra finora, me ne accorgo adesso che Luigi è lì, e ogni volta che lo chiamo, mentre il telefono squilla, ho sempre paura che lui non risponda». C'è Paulette, 33 anni, che viene dal Ruanda e oggi fa la colf ai Parioli; è una tutsi, l'etnia massacrata nel '94 a colpi di machete: «Stanotte prego Dio perché, dopo quello che ho visto nel mio paese, mi faccia di nuovo pensare che non esiste solo l'odio». E poi c'è Giulio, sciarpa della Roma allacciata intorno ai suoi 18 anni: «La guerra, la violenza anche per chi vive a Roma non sono più parole astratte».
La pace e molti altri sogni che si accendono insieme alle candele. Chissà che cosa spera Marina, 15 anni di Centocelle, con quegli occhi grandi e il trucco che luccica al bagliore del fuoco. Oppure Lorenzo, 76 anni, del Quadraro, che da 20 anni arriva tre ore prima per avere un posto in prima fila: «Un lavoro, un lavoro per mio figlio», invoca. Pensieri privati, speranze comuni. E il desiderio di fare. «Noi romani dobbiamo contribuire alla pace con la preghiera e con l'impegno, ma anche con gesti piccoli e concreti nella vita di tutti i giorni, in famiglia, sul lavoro, fra amici» suggerisce monsignor Guerino Di Tora, direttore della Caritas diocesana. E se Mario Marazziti, presidente della comunità di S. Egidio, dice che «la Via Crucis di quest'anno ci impone di ricordare lo scandalo di cinquant'anni di massacri, non solo in Medio Oriente, ma anche in Africa dove 25 milioni di persone stanno morendo di aids: è dalla croce che comincia la resurrezione», il sindaco Veltroni invita a vivere quell'incessante processione lungo il calvario di Cristo come «un momento di riflessione universale sulla sofferenza».
Intanto, davanti a Palazzo Chigi, si radunano in mille Cobas e Rdb, curdi e palestinesi delle comunità romane, centri sociali e associazioni per dire insieme: pace. Tra loro gli assessori Esposito e Nieri: «Roma, oggi, in forme diverse chiede un impegno reale per far cessare l'Intifada». (ha collaborato beatrice rutiloni)


30 marzo 2002 - La Nuova Sardegna

Martedì 9 aprile la trentesima astensione dal lavoro
Ctm, guerra infinita: 'Dirigenza senza progetti'

CAGLIARI. Ctm, un altro sciopero all'orizzonte. Per martedì 9 aprile la rappresentanza di base e la Uil hano confermato altre 15 ore di astensione dal lavoro: Dalle 3 alle 6, dalle 10 alle 17 e dalle 21 a fine turno. E si tratta del trentesimo sciopero di una infinita vertenza che a questo punto non si sa quando finirà. Motivo? I lavoratori contestano le scelte della dirigenza e lo fanno capire in un comumicato: «Viste le dichiarazioni del presidente del consiglio d'amministrazione Corona e quelle del presidente della Provincia Balletto, i lavoratori del CTM sono costretti ancora una volta a manifestare contro l'arroganza finora dimostrata da una direzione politica aziendale di comodo. Gli anatemi espressi da più parti pongono gli enti proprietari a ritenersi, a turno, defeudati dalla decisione di poter porre fine alla vertenza: e da questo si evidenzia la loro concordata indisponibilità per potersi riunire in un solo tavolo per sentire le ragioni dei lavoratori. Da ultimo il 22 l'impegno sottoscritto dagli assessori comunali Lippi e Onorato, a nome del sindaco Floris, di convocare davanti al Consiglio di amministrazione la RdB e la UIL subito gettato alle ortiche dalle affermazioni di indisponibilità del presidente Balletto. La RdB e la UIL Trasporti da tempo chiedono di poter esporre la propria piattaforma rivendicativa ponendo così fine anche al malcontento generale originato dall'attuale disorganizzazione del lavoro. La piattaforma risulta infatti riprendere tutta l'organizzazione del lavoro, migliorandola, con costi uguali a quella attuale. Pare evidente l'obiettivo di questa direzione di allungare i tempi affinché, in pochi, possano poi gestire un bene che è della collettività incuranti dei posti di lavoro e del servizio reso all'Utenza. La RdB e la UIL continueranno ad opporsi alle imposizioni di comodo, non accettando accordi di comodo partoriti senza il mandato della maggioranza dei lavoratori, ricercando, comunemente, la parola fine a questa vertenza». Infien una postilla: le organizzazione sindacali vchiedono scusa per l'ennesima volta ai cittadini per gli ulteriori disagi creati dallo sciopero. Ma vengono annunciate anche altre e più incisive azioni di lotta.


30 marzo 2002 - La Nazione - Firenze

Il novanta per cento delle busta paga
di Luigi Caroppo

Il novanta per cento delle busta paga dei cinquemila dipendenti dell'Azienda ospedaliera di Careggi contiene errori. Chi ha piccole inesattezze, chi si è ritrovato lo stipendio decurato della metà,chi, anche, non ha ricevuto nemmeno un euro nonostante abbia lavorato regolarmente. E ancora conteggio delle ferie saltato, premi di produzione sballati, indennità notturna o di area critica cancellte.
E non è la prima volta, ma da tre mesi l'appuntamento con la busta paga è diventato un incubo: da gennaio la gestione informatica dei consuntivi lavorativi, con conseguente eleborazione degli stipendi, è stato passato dall'interno dei servizi amministrativi del policlicnico a una ditta esterna che ha vinto l'appalto: la Infoline di Parma.
Da allora sono iniziati i problemi seri, sottolineano all'unisono i sindacati Cgil e
RdB, che da ieri, una volta visti gli ennesimi errori, sono sulle barricate.
«Non si può andare avanti così — commenta indignato Roberto Vangelisti, delegato Cgil nella Rsu — siamo di fronte a una Azienda che assomiglia sempre più alla 'Corrida': dilettanti allo sbaraglio. E chi ci rimette sono i lavoratori, quelli cioè che portano avanti la baracca ogni giorno e che in fondo al mese non hanno nemmeno quello che gli spetta».
E rincara la dose Aurelio Minichiello, delegato Rdb: «Per il terzo mese consecutivo siamo di fronte non ad errori, ma ad orrori».
Sono pronte le azioni sindacali. «Se non cambia niente siano pronti ad rivolgerci al nostro legale: ognuno farà una denuncia e chiederà i danni all'Azienda» spiega Minichiello.
E Vangelisti oltre alla denuncia, annuncia: «Vogliamo segnali forti e chiari di un cambiamento di rotta altrimenti in un minuto troviamo un migliaio di lavoratori pronti ad occupare la sede della direzione».
I sindacati chiedono che entro i primi dieci giorni di aprile, «al massimo», siano consegnati ai lavoratori i modelli Cud per la dichiarazione dei redditi ed entro marzo siano resi «normali» tutti gli stipendi. Insomma chi deve avere i soldi li abbia, chi deve avere il conteggio giusto delle ferie e degli straordinari idem.
RdB, Cgil e anche gli altri sindacati (Cisl, Uil e Cobas) chiedono che si sia revocato, inoltre, l'appalto all'esterno e che la gestione di conseguenza torni in mano al settore amministrativo interno («che qualche errore, ogni tanto lo faceva, ma non di questo gravità» sottolinea Vangelisti).
Insomma sul caso «buste paga impazzite» il fronte sindacale è unito e pronto a farne una battaglia se le condizioni non cambieranno. Solidarietà è stata espressa da Cgil e
RdB agli impiegati del settore amministrativo che stanno ricevendo in questi giorni le proteste dei lavoratori: «Loro non c'entrano niente: gli sbagli sono fatti dalla ditta esterna».
E ieri si è aperto anche un altro fronte di protesta.
Sono gli operai (elettricisti, manovali) dipendenti di Careggi ad alzare la voce. Sono stati riuniti in assemblea dalla
RdB.
«Vogliono essere messi in condizione di lavorare» ha detto Minichiello «non di fare i servi agli operai e ai capicantiere delle ditte private che imperversano qua dentro».
E più di una persona ha sottolineato che «per i privati i soldi si trovano sempre a suon di appalti costosi mentre per i lavoratori non si investe in niente per ammodernare le attrezzarture con le quali poter intervenire»


30 marzo 2002 - La Nazione - Firenze

Cardiochirurgia - Letti tagliati - E' polemica

«I letti intramoenia sono un obbligo di legge, fanno parte integrante delle dotazioni di reparto e non hanno niente a vedere con forme di privatizzazione». Questa la risposta della Direzione aziendale alla polemica presa di posizione della RdB di Careggi sul caso Cardiochirurgia. «Forse sarebbe opportuna una rilettura della normativa da parte dei responsabili dell'organizzazione sindacale — aggiungono in direzione —. Si renderebbero conto che il paziente paga l'intervento della specifica professionalità richiesta, non l'assistenza che rientra nei normali parametri di ospedalizzazione. Si tratta insomma dell'esatto opposto di quanto affermato, perché la misura tende a trattenere pazienti nel servizio pubblico, e non l'inverso. E non è vero che si riducono i posti letto, perché un letto viene occupato dal paziente operato, il secondo è a disposizione di un eventuale accompagnatore solo nel caso che non serva per un altro malato». Per quanto riguarda l'attività del reparto, si cita un solo dato esemplare: nel periodo settembre-dicembre 2001 sono stati effettuati 325 interventi, contro i 379 del periodo antecedente gennaio-agosto. Quindi negli ultimi quattro mesi dell'anno trascorso, sotto la nuova direzione di Pierluigi Stefano, è stato effettuato quasi lo stesso numero di interventi degli otto mesi precedenti».
Ma ieri ha preso posizione su ciò anche la Cgil: «L'Azienda faccia svolgere pure l'attività intramoenia, ma deve trovare spazi che non ostacolino l'attività pubblica e sopratutto l'intervento a pagamento non può essere il primo della lista giornaliera» sostiene Roberto Vengelisti.
Sulla situazione del Pronto soccorso, la direzione di Careggi «ribadisce la disponibilità alla trattativa, che però deve interessare i problemi veri dell'organizzazione».


30 marzo 2002 - Il Piccolo - Trieste

Finisce con la minaccia del ricorso al pretore il vertice alla Trieste trasporti Bus, sicurezza e manutenzioni scintille tra azienda e le Rdb

Di nuovo bollenti le relazioni industriali tra i sindacati autonomi delle RdB e la dirigenza della Trieste trasporti. Qualche giorno fa l’ultimo incidente di percorso con la brusca conclusione di un tavolo di trattativa che ha visto il sindacato autonomo abbandonare la stanza dopo ben tre ore di discussione, sbattendo la porta. Le motivazioni sono riassunte in un lungo e dettagliato comunicato delle Rdb che ora annunciano anche un possibile ricorso al pretore del lavoro.
All’esame, spiega la segreteria delle RdB, tutta una serie di questioni delicate e importanti. Come la situazione della sicurezza sugli autobus e le manutenzioni. Temi che stanno molto a cuore delle RdB che di questi problemi hanno fatto delle vere bandiere di lotta. «Abbiamo perso tre ore di tempo – commenta deluso Willy Puglia della segreteria – quando è venuto il momento di affrontare nel concreto i problemi ci sono state date risposte pietose ed evasive. Volevamo controllare di persona tutte le misure di sicurezza adottate, conoscere l’elenco preciso delle parti degli autobus sottoposte a omologazione. Ma anche volevamo verificare gli assetti organizzativi dei reparti manutentivi in particolare di Prosecco, San Sabba e Opicina. Abbiamo chiesto di vedere le carte, servono per verificare che gli accordi che abbiamo preso sulla sicurezza e le manutenzioni vengano rispettate».
Stando alle RdB però non è stato possibile verificare nulla. «Come accade da mesi – conclude la nota – il dirigente incaricato continua a evitare un serio confronto avanzando scuse, non dando risposte e sollevando eccezioni persino sull’ordine del giorno e la sede dei lavori».


30 marzo 2002 - Il Messagero

Parlamentari, sindacati e Comune
Tutti d’accordo: evitare che Baiano sia privatizzata

UMBRIA - All’incontro sui problemi dello stabilimento militare di baiano erano presenti i parlamentari Pierluigi Castellani, Domenico Benedetti Valentini e Marina Sereni (assente Maurizio Ronconi per impegni parlamentari) la Rappresentanza sindacale unitaria e i rappresentanti territoriali di Cgil (Carlo Giannini), Cisl (Ivano Borscia), Uil, Ugl (Gianluca Speranza) e RdB (Ettore Magrini). Il sindaco Massimo Brunini, il vicesindaco Vanni Castellana e l’assessore Giampiero Calabresi hanno ribadito il proprio impegno affinchè lo stabilimento di Baiano rimanga nel comparto della pubblica amministrazione e venga mantenuta la piena occupazione dei lavoratori. Confermato anche l’impegno della Regione sulla delicata vertenza, ma la Rsu, nel denunciare la superficialità con cui l’Agenzia industrie difesa sta lavorando al piano industriale, ha avanzato una proposta ai parlamentari affinchè venga modificato il decreto con cui è stata costituita l’Agenzia stessa nei punti in cui è prevista la privatizzazione dei vari stabilimenti o, in alternativa, che Baiano venga dichiarato ente di preminente importanza per il ministero della Difesa sventando con ciò ogni eventuale privatizzazione dello stesso.
Tutte le organizzazioni sindacali hanno dichiarato la necessità di utilizzare ogni strumento a salvaguardia delle richieste dei lavoratori, a cominciare da quanto sottoscritto tra Governo e sindacati nel recentissimo rinnovo del contratto per il pubblico impiego. I parlamentari, preso atto delle informazioni e delle proposte, hanno ribadito la massima attenzione sul problema e l’impegno a verificare celermente la fattibilità tecnica e politica di dette richieste.
In conclusione, il sindaco, nel ribadire la preoccupazione per i 58 esuberi annunciati, ha proposto che il tavolo di partecipazione istituito nell’occasione diventi permanente fino a quando la vertenza non sarà conclusa.


30 marzo 2002 - La Nazione - Umbria

SPOLETO — Un tavolo permanente di confronto fino al termine della vertenza in atto è quello che si è formato nel corso dell'ultima riunione promossa dall'amministrazione comunale per fare il punto della situazione per il destino dello stabilimento di Baiano e dei suoi dipendenti. Lo riferiscono in una nota i rappresentanti della Rsu dichiarando che all'incontro erano presenti i parlamentari del comprensorio Castellani, Benedetti Valentini e Sereni (assente Ronconi per impegni parlamentari) i rappresentanti territoriali della Cgil (Carlo Giannini) della Cisl (Ivano Borscia) della Uil, dell'Ugl (Gianluca Speranza) e della RdB (Ettore Magrini). «L'amministrazione comunale, guidata dal sindaco _ dicono dicono i rappresentanti della Rsu _ con la partecipazione del vice sindaco Castellana e dell'assessore Calabresi, ha ribadito il proprio impegno affinchè lo stabilimento rimanga nel comparto della pubblica amministrazione e venga mantenuta la piena occupazione dei lavoratori quali dipendneti pubblici, accogliendo così la piattaforma votata all'unanimità dalle maestranze. Il sindaco ha inoltre confermato l'impegno della Regione sulla delicata vertenza, ricordando quali impegni aveva assunto il direttore generale dell'agenzia, ingegner Scerch, nell'incontro tenutosi in ottobre a Perugia proprio di fronte ai rappresentanti di regione e comune». La Rsu nel denunciare la «superficialità con cui l'agenzia industrie difesa sta lavorando al piano industriale» ha avanzato una proposta ai parlamentari perché venga modificato il decreto del presidente della Repubblica con cui si è costituita l'agenzia stessa nel punto in cui è prevista la privatizzazione degli strabilimenti.


30 marzo 2002 - Il Giorno

Il 25 Aprile? Sarà di guerra
di Mario Borra

CODOGNO — «Saremo anche noi in piazza per celebrare il 25 Aprile e saremo in tanti. Parteciperanno ragazzi dei centro sociali e dei gruppi antagonisti. Inoltre presidieremo la piazza per impedire che Forza Nuova promuova le sue iniziative per ricordare i morti della Repubblica sociale». Sono parole di fuoco quelle pronunciate ieri da Gianfranco Bignamini del sindacato autonomo RdB, il quale preannuncia una presenza massiccia alle prossime manifestazioni della Festa della Liberazione. «Chiederemo all'Anpi di poter accodarci al loro corteo, ma se non avessimo il via libera, promuoveremmo una nostra iniziativa», dice Bignamini.
Il clima, già caldo, in vista del prossimo appuntamento per ricordare la fine della Seconda guerra mondiale, si surriscalda ancora: Bignamini partecipò, insieme ad un gruppo del centro sociale Leoncavallo, al corteo per il 25 Aprile di due anni fa e allora la città fu presidiata da una nutrita rappresentanza di forze dell'ordine. Sarà così anche questa volta? Non è escluso quindi che in città si svolgano quattro iniziative distinte: da una parte il centro sinistra, l'Anpi e Rifondazione comunista, dall'altra l'amministrazione comunale di centro destra, mentre, oltre alla dichiarata presenza del sindacato autonomo e dei giovani dei centro sociali, è prevista la presenza anche di Forza Nuova. Lo stato di tensione attuale scaturisce dal via libera, da parte della giunta di centrodestra, di intitolare una via della città a Sergio Ramelli, il 17enne del Fronte della Gioventù, ucciso nel 1975 a Milano da un gruppo di estremisti di sinistra.
Alcune settimane fa la targa è comparsa nella zona produttiva, a fianco della statale 234, a due anni dall'approvazione in giunta e dopo una serie di ricorsi ed appelli. La sezione dell'Anpi locale, che presenterà le proprie iniziative il 6 aprile in municipio, ha chiesto al Comune di fare un passo indietro, chiedendo di dedicare una strada alle vittime della violenza. «In caso contrario il 25 Aprile prossimo si svolgerà da separati in casa». L'amministrazione ha detto no ed ora sembra inevitabile il muro contro muro.
A rendere ancora più incandescente il clima, Forza Nuova, per bocca del leader lodigiano Gianmario Invernizzi, ha ribadito di voler partecipare ad una messa in città per commemorare anche i caduti della Repubblica di Salò. Ieri è arrivata l'ultima dichiarazione non certamente rassicurante, in vista della prossima festa della Liberazione. «Saremo in piazza - spiega Bignamini - e saremo in tanti».


30 marzo 2002 - Il Giorno - Bergamo e Brescia

«Basta con doppi turni e con i riposi

«Basta con doppi turni e con i riposi saltati. L'emergenza infermieristica è un dato concreto e va affrontata di petto».
I sindacati di base dichiarano guerra alla direzione del Gaetano Pini, glorioso ospedale monospecialistico ortopedico di Milano. Denunciano turni di lavoro massacranti, non più sostenibili. «Ci propongono di saltare i riposi - spiega la Lab-
RdB - e di pagarci 25 euro lorde l'ora. Inaccettabile. I riposi già si saltano, i turni si allungano di 5, 6 ore».
Oltre 100 infermieri che turnano nelle corsie hanno aderito all'invito della Lab allo stato di agitazione. «A fine anno si sono dimessi 15 infermieri - precisa il direttore sanitario, dottor Colombo -. Ammetto, c'è emergenza. Ma stiamo trovando le soluzioni. Non possiamo pensare di chiudere le sale operatori e ridurre l'operatività». Cinquanta gli operatori che mancano all'appello. «Alcuni reparti, come la reumatologia - spiegano gli infermieri del Pini - sono in grave carenza. Quattro, cinque infermieri in organico per 40 letti. Così la sesta divisione, dove solo da poco sono in servizio infermieri convenzionato con uno studio esterno. Il personale scoppia, le risse con i pazienti sono all'ordine del giorno».
Ammette l'emergenza anche il coordinatore Rsu, Ignazio Algeri (Uil): «Non tutti gli infermieri sono contrari a saltare i turni di riposo. Ne abbiamo già recuperati una trentina. La proposta deve però avere il via libero dalla Regione».


30 marzo 2002 - La Repubblica - Firenze

l servizio è stato appaltato, le lettere non contengono le specifiche delle voci Centinaia in fila alle sedi del sindacato per farsi spiegare compensi, detrazioni, ferie. La Cgil: "Dilettanti allo sbaraglio"
Careggi, cinquemila buste paga nel caos

di MICHELE BOCCI

Carlo, Marco e Andrea lavorano a Careggi in amministrazione. Hanno la stessa anzianità e la stessa qualifica ma nella busta paga di marzo accanto alla voce «saldo incentivi» per uno c'è scritto 300 euro, per l'altro 20 e per l'ultimo meno 40. Il caos degli stipendi travolge il più grande ospedale della Toscana: per il terzo mese consecutivo le buste paga sono molto diverse fra loro ma in maniera incomprensibile perché non contengono il riepilogo delle specifiche mensili. I dipendenti, più di 5000, non sanno, per fare un esempio, a quante ore di straordinario o di lavoro notturno corrisponde quella determinata cifra. Fra i lavoratori regna la confusione. Chissà se è giusto quanto percepito da Carlo oppure da Marco, chissà se uno dei due riceverà altri soldi tra un mese per essere messo in pari. E Andrea? In questa situazione a Careggi regna il sospetto: centinaia di persone si mettono in fila davanti alle sedi delle associazioni sindacali convinte di non aver ricevuto lo stipendio per intero. Dalla portiera sicura che il lavoro del primo gennaio (giorno festivo) non gli sia stato ancora riconosciuto, all'infermiere che si chiede quanti giorni di ferie deve ancora fare.
Ma non è finita qui: in questi giorni è venuto fuori un altro problema. L'azienda non ha ancora consegnato i Cud, ossia i moduli per la dichiarazione dei redditi che la maggior parte dei dipendenti porta nelle sedi dei sindacati (ai cosiddetti Caf) per farli compilare. Gli sportelli dei Caf prendono già le prenotazioni per i primi di aprile ma sembra che l'azienda fino alla fine del mese non sarà in grado di consegnare i moduli. «Non vorrei - dice Roberto Vangelisti della Cgil - che i lavoratori fossero costretti a fare la dichiarazione dal commercialista e quindi a pagare. Sarebbe uno scandalo».
In questi giorni i sindacati raccolgono lo sconcerto dei lavoratori. «Siamo di fronte a dei dilettanti allo sbaraglio - commenta ancora Vangelisti - Tutti i problemi derivano dalla decisione di appaltare all'esterno il servizio buste paga presa dell'azienda alcuni mesi fa. Certo, anche quando era Careggi ad occuparsi della cosa non filava tutto liscio, ma adesso è troppo. Non mi interessa se l'azienda incolpa dei problemi la ditta appaltatrice, se anche il prossimo mese si ripete il problema porteremo mille lavoratori su alla villa Medicea (sede dell'azienda, ndr). Su questo punto c'è poco da scherzare: è da gennaio che i lavoratori non sono certi di ricevere tutto quelle che gli spetta alla fine del mese. Adesso poi c'è anche il ritardo nella consegna dei moduli per la dichiarazione dei redditi, altro servizio gestito dalla stessa ditta appaltatrice. Mi chiedo perché l'azienda prima di cedere il servizio non l'ha messa alla prova. Avrebbero velocemente capito che le cose andavano meglio quando se ne occupavano gli uffici amministrativi di Careggi». Un'altra sede sindacale dove arrivano decine di persone infuriate è quella delle
RdB. «E' una cosa gravissima - dice Aurelio Minichiello - I diritti dei lavoratori non vengono garantiti e viene meno il rapporto di fiducia con l'azienda. Chiediamo che la gestione del servizio di buste paga torni in mano a Careggi. In trent'anni una cosa del genere non l'avevo mai vista».


30 marzo 2002 - La Repubblica - Bari

la manifestazione
Un sitin a Bari contro Sharon

Erano un centinaio, ieri alle 18,30, a manifestare contro l'occupazione israeliana in Palestina. Di fronte alla Prefettura si sono riuniti esponenti della Comunità Palestinese, Rifondazione Comunista, Forum dei Diritti, Arca, Cgil Scuola ed RdB. "Palestina si scrive pace: due popoli per due stati. Il Governo israeliano ha deciso di rispondere all'offerta di pace della Lega Araba ed al cessate il fuoco palestinese attraverso l'espulsione del presidente Arafat": così recitavano i volantini distribuiti dai manifestanti. "Il governo italiano e la comunità internazionale devono intervenire: la scelta di guerra perpetrata da presidente israeliano, Ariel Sharon, è una follia", ha spiegato Sabino De Razza, di Rifondazione Comunista. "Sono soddisfatto ha commentato Taysir, palestinese E' un segnale importante. Continueremo a chiedere la fine dell'occupazione israeliana: la comunità palestinese ha indetto a Bari, per venerdì 5 aprile, una manifestazione regionale".
(a.mass.)


29 marzo 2002 - Libertà - Piacenza

Scrivono due lavoratrici
Ex arsenale, i sindacati si contraddicono 
di Guia Valisa Angela Cervini

Egregio direttore,
coma lavoratrici del Polo di Mantenimento Pesante Nord di Piacenza (ex Arsenale Esercito) abbiamo letto, da "Libertà" del 21 marzo, con incredulità e stupore la presa di posizione unitaria di Cgil, Cisl, Uil, a proposito dell'utilizzo dell'ex ospedale militare di via Palmerio. Incredulità e stupore per i seguenti motivi: l'iniziativa volta ad inserire l'ex ospedale nelle aree dismissibili e, di conseguenza, renderlo disponibile ad un eventuale uso da parte del comune di Piacenza è partita dalla rappresentanza sindacale di base del Polo per essere poi condivisa e sostenuta dal sindacato confederale territoriale, tanto che nel giugno 2001, è stato prodotto un documento unitario in merito.
Documento che, in sintesi, ribadiva l'inutilità della struttura per i fini produttivi del Polo e invitava, nel contempo, all'apertura di un confronto, tra i soggetti interessati, al fine di favorire la consegna dell'ex ospedale e dell'area di pertinenza ai cittadini di Piacenza.
Diventa utile rimarcare come il progetto originario di creazione del Polo di Mantenimento Nord (attraverso l'accorpamento di ex Staveco ed ex Arsenale Esercito) non prevedeva in alcun modo l'utilizzo dell'area dell'ex ospedale militare. Tale utilizzo è invece stato deciso solo in un secondo momento, in base a valutazioni personali del precedente direttore del Polo, valutazioni che il sindacato, unitariamente, ha ritenuto errate. Questo, sostanzialmente, l'antefatto. Diventa evidente ora la profonda contraddizione di Cgil, Cisl, Uil leggendo quanto riportato nel comunicato pubblicato da "Libertà": come si può definire inaccettabile la decisione del comune di Piacenza di avviare una trattativa con il ministero per acquisire aree militari di pertinenza del Polo?
Ma se sono state le rappresentanze sindacale di base e il sindacato confederale a muoversi per primi affinchè l'area dell'ex ospedale fosse dichiarata dismissibile! Non esiste nessun problema occupazionale legato al destino del complesso di via Palmerio. Così come il comune non può fare progetti di riorganizzazione del Polo perché la questione esula dalle sue competenze. Invece di avvitarsi in contraddizioni inspiegabili bene sarebbe confrontarsi per discutere, globalmente e senza posizioni preconcette, delle aree attualmente interessate dall'attività del Polo (ex Pertite, ex Staveco, ex Arsenale) al fine di ricercare le soluzioni più idonee per garantire, da un lato l'occupazione e dall'altro il miglioramento della nostra città.


29 marzo 2002 - Il Gazzettino online

Ben venga la verifica sul campo, ...

Ben venga la verifica sul campo, anzi sull'acqua. Cgil, Cisl e Uil si dicono d'accordo con il sindaco Paolo Costa, che nel suo ruolo di commissario al moto ondoso ha emesso l'ordinanza che modifica i limiti di velocità nei canali: in primo piano si devono mettere gli interessi degli utenti dell'Actv. Così il sindacato ha deciso di partecipare alla commissione tecnica che avrà il compito di verificare i tempi di percorrenza in base ai nuovi limiti. Così pure l'associazione dei piloti dell'Actv «ritiene positiva la volontà di risolvere le problematiche inerenti i limiti di velocità segnalate dalla categoria, riconoscendo il carattere di priorità del servizio pubblico di trasporto» e condivide la «necessità di una commissione tecnica paritetica finalizzata alla verifica della compatibilità dei limiti di velocità con gli orari ufficiali di percorrenza Actv». Potrebbe essere questa l'occasione per superare l'impasse causata dalla vertenza sui turni di lavoro e, quindi, i disagi causati dai vaporetti-lumaca. Inoltre i piloti giudicano positivamente «l'assegnazione delle competenze alla commissione nella definizione di un criterio di precedenza per l'installazione dei doppi pontili».
Intanto i "duri" della Rdb-Cub contestano le affermazioni del presidente dell'Actv, Valter Vanni, che ha annunciato «provvedimenti nei confronti di coloro che venissero beccati a "barare" sui limiti di velocità per arrivare in ritardo a tutti i costi». Secondo la Rdb-Cub, invece, «i capitani e i piloti dell'Actv in questi mesi hanno fatto la loro parte, come sempre, per rispettare gli orari di servizio»: si tratta quindi «non di protesta ma del rispetto dei limiti imposti dalle varie ordinanze esistenti». E il sindacato accusa l'azienda e in particolare Vanni: «Getta fango sui lavoratori». Il comitato sorto tra gli utenti della Giudecca, invece, se la prende proprio con il personale: i passeggeri - alcuni dei quali pensano di attuare lo "sciopero dell'abbonamento" - segnaleranno tutti i ritardi registrati dai vaporetti al quartiere e all'Actv.


29 marzo 2002 - La Repubblica - Firenze

la sanità
Fraticini, chiude un reparto di riabilitazione E' polemica

di MICHELE BOCCI

Il canto del cigno dei Fraticini e l'ennesimo scontro tra i sindacati di Careggi e l'azienda. La sanità fiorentina ieri ha vissuto due eventi diversi e significativi. Il primo è di portata quasi storica: l'Inrca (Istituto nazionale ricovero e cura degli anziani con sede ad Ancona) decide di chiudere uno dei suoi tre reparti a Firenze, un gesto che per molti, Cgil in testa, prelude all'addio dell'istituto alla città. Fino ad ora ai Fraticini erano attive una unità operativa per la diagnostica da 20 letti e due per la riabilitazione da 24. Una di queste da oggi è chiusa. «Non ci hanno spiegato nemmeno perché racconta Valerio Olivieri della Cgil E' logico che sulla decisione abbia influito una cronica carenza di infermieri, ma secondo me c'è dell'altro. Il centro fiorentino è stato smantellato un po' alla volta, lo hanno snaturato piano piano facendo andare via tutto il personale. Figurarsi che la proprietà non ha nemmeno partecipato ai concorsi per l'assunzione di infermieri». La fama della struttura (che fino al '96 era sulle colline di Careggi) si è sempre retta sulla riabilitazione: negli anni migliaia di anziani fiorentini, soprattutto quelli che dovevano recuperare dopo un ictus, sono stati curati nei suoi reparti. Adesso i Fraticini sono giudicati un guscio vuoto e molto caro: ogni anno la Asl paga più di 5 milioni di euro per convenzionarsi con l'istituto (chissà che succederà ora che questo ha ridotto la mole di lavoro) e contemporaneamente gli «presta» una ventina di infermieri. A lungo si è pensato di far collaborare i Fraticini con Montedomini ma il progetto non è mai andato in porto e adesso c'è chi auspica che l'Inrca abbandoni definitivamente Firenze. Con tutti quei soldi la Asl, è il commento più diffuso, potrebbe fare un reparto geriatrico con i fiocchi.
A Careggi intanto i sindacati attaccano: «L'azienda crea il caos nei rapporti sindacali dice Aurelio Minichiello delle Rdb Hanno messo due letti per la libera professione nel reparto di cardiochirurgia comunicandocelo a cosa già avvenuta. Tra l'altro la decisione è singolare se si considera che quel reparto ha problemi di carenza di spazio. Si sacrifica il servizio pubblico per l'attività privata dei medici». Anche la Cgil è infuriata e tira in ballo un'altra questione: «Hanno mandato agli infermieri del pronto soccorso il verbale di un incontro spacciandolo per un accordo raggiunto dice Roberto Vangelisti Il personale se l'è presa con noi perché credeva che avessimo firmato un documento che prevedeva meno infermieri di quelli concordati per il loro reparto. Roba da abbandonare il tavolo delle trattative e scioperare».


29 marzo 2002 - La Nazione

Cardiochirurgia: bufera
di Luigi Caroppo

FIRENZE - E' bufera a Careggi per le novità organizzative nel reparto di cardiochirurgia. Due posti letto sono stati tagliati e sono stati messi a disposizione dell'attività intramoenia del cardiochirurgo Stefano, primario del reparto. La novità è stata varata con una delibera della direzione datata 4 marzo 2002 ed è stata scoperta dai sindacati alcuni giorni fa. Immediatamente è scattata le protesta. In prima fila la Rappresentanza sindacale di base che parla apertamente di «privatizzazione strisciante in uno dei reparti più importanti di tutto l'ospedale».
La novità ha ulteriormente inasprito il confronto sindacale che in queste ultime settimane è ripreso, ma è apparso subito in salita. Sia la Rdb che la Cgil hanno parlato apertamente di «rapporti sindacali scorretti». La contrattazione sarebbe stata cancellata, secondo i sindacati, perché «verbali di sedute — spiega Aurelio Minichiello, delegato della Rdb — sarebbero stati fatti passare dalla direzione aziendale per veri e propri accordi e quindi sarebbero stati inviati alle Unità operative quando invece di stabilito e di sottoscritto non c'era assolutamente niente». L'ultimo episodio riguarda il personale e l'organizzazione del lavoro al Dipartimento emergenza accettazione (pronto soccorso): «Hanno fatto passare per già fatta l'intesa su organico e orari: cosa assolutamente non vera».
Secondo Rdb e Cgil «non si può andare avanti così» e nelle prossime ore potrebbe essere annunciata una mobilitazione degli oltre cinquemila lavoratori di Careggi.
La vicenda Cardiochirurgia di inserisce, quindi, in un clima che si è fatto sempre più incandescente.
L'attività intramoenia, introdotta dalla riforma Bindi, è assicurata e garantita. «Ma non deve limitare l'attività pubblica» sottolinea Minichiello.
E invece? «Adesso, con la nuova organizzazione lo fa e fortemente».
L'attività libero professionale deve svolgersi secondo la Rdb in orari extralavorativi e i malati che pagano devono essere ospitati in letti del reparto, appunto, paganti e non nei letti a disposizione del sistema sanitario nazionale. Un intervento di alta chirurgia, nel reparto di Stefano, costa diverse decine di milioni di lire e circa il sette per cento va all'Azienda.
«Non è certo così che si combattono le liste di attesa — tuona Minichiello — non è certo così che si assicura la sanità a tutti».
Secondo la Rdb tale novità «doveva essere sottoposta a trattativa sindacale e non poteva essere liquidata in questo modo».
Il reparto di cardiochirurgia è uscito da una difficile fase ed è stato rilanciato, secondo l'Azienda di Careggi, proprio con l'ingaggio di Stefano, cardiochirurgo che arriva da Milano. Ha vinto la selezione riuscendo a strappare il posto a Calamai che aveva retto il reparto anche durante il difficilissimo momento dell'inchiesta giudiziaria sulla tangentopoli sanitaria.
Calamai si è opposto al risultato ricorrendo al tribunale amministrativo regionale. Ma non ottenne la sospensiva.
Il reparto è stato storicamente in mano a Marino Vaccari, protagonista dell'inchiesta giudiziaria.
Dopo il suo pensionamento, Calamai ha preso le redini dell'organizzazione e delle operazioni. Poi è arrivato Stefano. E' primario da circa un anno. La sua attività in sala operatoria è iniziata alla fine dell'estate scorsa.
Ha lasciato la sanità lombarda per «potenziare» Careggi. E molto probabilmente aveva già stabilito le assicurazioni per poter svolgere l'attività libero professionale con certe modalità.


29 marzo 2002 - La Nazione

Il caso Baiano alla Corte dei Conti
Sotto accusa la gestione del personale

SPOLETO — Saranno le procure della Corte dei conti di mezza Italia a dire la loro sul regolamento amministrativo emanato dalla Agenzia industrie difesa, l'organo nel quale è stato inserito lo stabilimento militare di Baiano di Spoleto. Si moltiplicano dunque le iniziative e i commenti contro l'ente presieduto dall'ingegner Giovanni Scherch. Dopo le parole dei politici, si comincia quindi a passare alle «vie legali» come ha fatto la segreteria nazionale della Rdb che in queste ore ha trasmesso un esposto alla procura generale della Corte dei conti, a tutte le procure regionali interessate, al Consiglio di Stato e allo stesso ministro Frattini. Dal testo dell'esposto si evincono da subito molti dubbi circa la leggitimità degli atti posti che, secondo fonti molto vicine all'Agenzia, sarebbero invece del tutto conformi alla vigente legislazione e per di più avallati proprio dalla Corte dei conti. Ai regolamenti viene contestata, tra l'altro, la non rispondenza alle normative vigenti in termini operativi e di gestione del personale.


29 marzo 2002 - Il Giornale di Sicilia

Ospedali. In duemila senza stipendi
Sanità. Pasqua senza quattrini per tutto il personale dell'Asl.
Il direttore amministrativo: la disponibilità entro il 4 aprile.
Il sindacato dichiara lo stato di agitazione per gli arretrati

di Giorgio Dore

Vertenza stipendi all'Azienza sanitaria locale 2, dove si protesta per il mancato versamento delle spettanze maturate dai lavoratori e per la mancata riscossione dello stipendio del mese di marzo. In campo sono scesi quasi tutti i sindacati Fp-Cgil, Fps-Cisl, Fpl-Uil, Rdb, Rsu, Fase con un comunicato indirizzato al direttore generale dell'Azienda, dove si comunica che a tutt'oggi nonostante le assicurazioni verbali non sono state corrisposte al personale le spettanze previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro, del biennio economico 2000/2001, nè sono state corrisposte a gran parte del personale le spettanze a saldo ed in acconto dovute per l'istituto della produttività collettiva 2000/2001. Il sindacato riscontra che gli stipendi di marzo sono senza le relative indennità variabili per il personale, mentre lo stesso stipendio è in atto non riscuotibile. Tutto ciò determina un grave disagio e di malessere tra i lavoratori dell'Asl. Per questo motivo il sindacato ha diffidato l'amministrazione dell'Asl. Nel caso non si provveda a pagare lo stipendio entro i termini stabiliti per legge e a saldare entro e non oltre il mese di aprile le spettanze contrattuali dovute comprensive degli arretrati, nel dichiarare fin da ora lo stato di agitazione, il sindacato organizzerà assemblee di base e forme di protesta, che i lavoratori decideranno di avviare affinchè siano garantiti i legittimi diritti dei lavoratori.
"Quanto succede - dichiara il segretario generale della Fase, Salvatore Costanzo - è un fatto grave per noi sindacati che rappresentiamo i circa duemila lavoratori dell'Azienda e sappiamo che la Regione non ha approvato il bilancio non permettendo ai dipententi di passare una serena Pasqua, questo denota la scarsa sensibilità verso i problemi dei lavoratori da parte dell'amministrazione dell'Asl".
"Non capisco la ragione di questa protesta - replica il direttore amministrativo dell'Asl Renato Nasta - fino a pochi giorni fà in merito alle richieste dei sindacati ci siamo riuniti con i rappresentanti l'RSU ed abbiamo garantito il pagamento del dovuto entro il 3 aprile anche se la Regione non ha erogato il contante necessario abbiamo richiesto anticipazioni alle varie banche che ci hanno garantito la copertura. Per quanto riguarda i saldi retroattivi bisogna aspettare un pò".


29 marzo 2002 - La Repubblica - Bari

Tornano i Nas a 'Villa Lucia'

Nuovi sopralluoghi, da parte dei Nas e dell'Ispettorato del lavoro, nella clinica privata Villa Lucia di Gioia del Colle. I carabinieri del nucleo antisofisticazioni e gli ispettori del lavoro hanno verificato la fondatezza delle denunce presentate dalle RdB sulle irregolarità sanitarie e sulle eventuali anomalie contrattuali del personale. Sulla struttura, intanto, sono in corso accertamenti da parte della Regione, mentre l'Asl ha ritirato l'autorizzazione sanitaria per il cucinino.


28 marzo 2002 - La Nuova Venezia

SCIOPERI
Polemiche sulle regole nei trasporti

VENEZIA. E' polemica da parte della segreteria provinciale delle rappresentanze sindacali di base dei trasporti, sulle nuove regole per gli scioperi locali di autobus e vaporetti, fissate in via provvisoria dalla Commissione nazionale di garanzia, in mancanza di un accordo tra aziende e sindacati.
Il segretario del sindacato autonomo Giampietro Antonini - a proposito delle dichiarazioni del segretario regionale della Uil Trasporti Brunero Zacchei - che riteneva che la nuova regolamentazione non metta al riparo soprattutto i collegamenti con le isole dai possibili scioperi spontanei - ricorda che non è mai stato stipulato un accordo in questo senso - che prevedesse la garanzia di servizi minimi anche per le agitazioni di meno di tre ore - nonostante gli impegni degli stessi sindacati, mentre sul mancato accordo generale raggiunto tra aziende e sindacati, rimanda alle responsabilità delle organizzazioni sindacali maggiori.
Zacchei, da parte sua, ribadisce che la Commissione di garanzia avrebbe dovuto muoversi per favorire un accordo tra le parti, invece di fissare nuove regole in assenza di esso.
La nuova situazione, comunque, non sembra soddisfare nessuno e - nel caso veneziano - non pare comunque fornire agli utenti garanzie maggiori in caso di future agitazioni. La verifica, per valutarlo, è attesa alla prima occasione utile.


28 marzo 2002 - La Repubblica

Gabriella Olivieri, della Rdb Lombardia, nel 2001 presentò l'esposto dal quale nacque il caso. l'intervista
"Io, impiegata rompiscatole contro scandali e favoritismi"

di Marco Mensurati

«Possono dire tutto ciò che vogliono, quelli lì. La realtà è una sola: all'Inpdap tutti sapevano tutto. E c'era una connivenza, anzi una complicità evidente tra dirigenti e sindacalisti». A parlare è Gabriella Olivieri sindacalista Inpdap della Rdb Lombardia. Una persona che questa storia la conosce davvero bene: «Fui io ad avviarla quando, nel giugno del 2001 mi convinsi e andai a presentare un esposto per abuso di ufficio nei confronti di Fabio De Angelis».
Cosa era successo?
«Niente: che avevo chiesto di essere trasferita, mi spettava di diritto, e siccome ero una rompiscatole facevano di tutto per non accontentarmi. Continuavano a trasferire gente che non aveva diritto. Così feci la mia denuncia. Ed è venuto fuori tutto questo».
Che vuol dire rompiscatole?
«Vuol dire che a me piace fare le cose secondo la legge. E a quel dirigente lì no. Dava gli alloggi a chi voleva lui e senza rispettare le procedure. Faceva quello che voleva con chi voleva. Metteva la gente nei posti chiave e poi la comprava dandogli appartamenti. Così si era costruito un feudo...»
Possibile che nessuno abbia mai detto niente?
«Figurarsi. Un giorno viene un'ispezione interna. Io ero stata emarginata, quindi mi dico: bene, chiedo di parlare con l'ispettore. Lo informo subito del mio esposto e di una serie di cose che non vanno; gli spiego che questo dirigente si è costituito il feudo. L'ispettore mi guarda e mi chiede: "Ma lei l'ha avuta una casa?". Io strabuzzo gli occhi e quello insiste: "No perché De Angelis è una brava persona. Non si fidi di chi ne parla male, sono persone poco credibili. Faccia così: si rivolga al dottor De Angelis a nome mio e si faccia dare una casa"».
Almeno i sindacati...
«Peggio che mai. I sindacati ci sono dentro fino al collo. Ad agosto De Angelis ha deciso di creare un compartimento per gestire gli affari Inpdap in Lombardia, cinquemila case a Milano e provincia, diecimila nel resto della Regione. Un ufficio strategico. A chi lo ha messo in mano? A Gullo, che è il rappresentante sindacale della Cisl, e a Gioffré che è un uomo segnalato dalla Cgil. Tutti e due, ovviamente, appena sono stati messi nel posto chiave, hanno ricevuto l'alloggio nuovo. E adesso sono ai domiciliari».
Loro dicono che hanno solo eseguito e che erano nuovi dell'Inpdap.
«Lo dicano pure. La verità è che erano lì da anni. E li hanno filmati mentre stracciavano un'offerta e ne compilavano un'altra nuova di zecca».
Va bene, ma è vero che le case venivano «regalate»?
«Certo che è vero. E all'Inpdap lo sapevano tutti quanti».
A chi?
«A vip e non vip. Io conosco i nomi solamente di gente di seconda fascia perché mi tenevano lontana dai luoghi che contano. So di parecchi sindacalisti. Mi ricordo, appena arrivata in quell'ufficio, nel '99, c'erano i lavoratori che facevano la coda per chiedere favori al dirigente, case da assegnare, parenti da sistemare, appalti da favorire. A un certo punto, durante una riunione (l'ultima alla quale ho partecipato) un rappresentante dell'Rsu della Cgil chiese davanti a tutti se De Angelis poteva assegnare una casa a una dipendente del ministero del Tesoro. Come se fosse la cosa più naturale del mondo. Mi ribellai e da allora De Angelis non mi ha più convocato».
Lei della storia della Porsche che un imprenditore avrebbe dato in uso a De Angelis per ottenere in cambio un appalto, ha mai sentito nulla?
«Solamente voci di corridoio. Ma qui in istituto tutti sanno che De Angelis cambiava macchina una volta ogni due o tre mesi. D'altronde lui si vantava molto anche di altre cose. Diceva spesso di avere molti amici che contano, magistrati, finanzieri...»
Scusi l'insistenza: a chi sono state assegnate quelle case?
«I nomi li farò al pubblico ministero».


28 marzo 2002 - La Gazzetta del Mezzogiorno

RdB, aperta una nuova sede

SAN SEVERO Aperta in via Minuziano 134 (tel. e fax 0882/335035) la sede della Confederazione unitaria di base delle RdB. A lavoratori e disoccupati vengono forniti patrocinio legale gratuito, assistenza Caaf, pratiche per disoccupazione e patronato. Alla Cub aderiscono vari sindacati di base; la sede è aperta a tutti i pensionati e lavoratori ma anche alle associazioni che operano sul territorio.


28 marzo 2002 - Il Gazzettino di Venezia

CHIOGGIA La Regione paga un contributo all’azienda per garantire un servizio che nella realtà è molto minore
Actv, 90mila chilometri fantasma
È la distanza non coperta in un anno. L’assessore: «Importante è non peggiorare la situazione»
di Raffaella Vittadello

Chioggia  - Funziona così: la Regione sgancia un contributo di quasi tre miliardi di lire, previsto per gli anni 2001, 2002, 2003 come corrispettivo del contratto di servizio firmato tra il Comune di Chioggia e l'Actv che prevede l'effettuazione di un milione 104mila chilometri all'anno per gli autobus del trasporto locale. In realtà gli autobus non è che li fanno proprio tutti questi chilometri. E quelli che non fanno non sono proprio pochissimi: 90mila in un anno. Farne di più non potrebbero - da quanto si legge nella relazione che accompagna la bozza di bilancio di previsione per il 2002 della spa di trasporto - parlando in termini di condizioni economiche sostenibili e tutto sommato al Comune il servizio va bene così com'è. Senza contare che Chioggia è l'unico posto, di tutto il bacino servito dall'azienda (di cui il Comune detiene una partecipazione al capitale sociale del 10 per cento) in cui è stato introdotto un seppur minimo aumento tariffario.
Dunque bisogna parlare a bassa voce, perché se la Regione si dovesse accorgere dell'inghippo potrebbe chiedere indietro circa 130mila euro. Ma ci sono altre cose che non quadrano e che sono entrate nel mirino dei sindacati: nel contratto si parla all'articolo 4 di applicazione del contratto collettivo nazionale, ma non si fa esplicitamente riferimento alla categoria degli autoferrotramvieri. Lo sottolinea con forza il responsabile delle rappresentanze di base venete Giampietro Antonini, che asserisce di aver posto sul tappeto il problema ma di essere ancora in attesa di risposta. Ma evidentemente ci dev'essere un malinteso, perché anche l'assessore ai trasporti del Comune di Chioggia, Sergio Vianello, di Rifondazione comunista dice di essere in attesa di una telefonata da parte delle Rdb e si dichiara favorevole a un incontro.
Nel frattempo Vianello "spiega": «Il contratto di servizio è stato firmato il 28 dicembre 2001, ma solo a posteriori si sta valutando la portata del chilometraggio, e non è escluso che ci siano degli aggiustamenti. In particolare è necessario tener conto di problemi alla viabilità che potrebbero allungare la percorrenza degli autobus, quindi bisognerà trattare con la Provincia la questione dei trasporti extraurbani». Vale a dire che i 98mila chilometri servono come "bonus" di imprevisti e che gli utenti, in particolare i pendolari tra Venezia e Chioggia, potranno godersi più chilometri in pullman allo stesso prezzo a causa di un allungamento delle percorrenze, ma non avranno servizi migliori o più frequenti. «L'importante è non peggiorare la situazione - prosegue Vianello - per il momento siamo in una fase transitoria, se è vero che dal 2003, con il prossimo contratto di servizio, potrebbero esserci delle novità importanti, come l'esternalizzazione di una quota del chilometraggio in base a una gara d'appalto».


28 marzo 2002 - Giornale di Brescia

Ieri sciopero di 4 ore contro le carenze di personale, attrezzature e formazione   
Vigili del fuoco: «Più uomini»

Urgente necessità di rimediare alla cronica carenza di personale, automezzi e attrezzature. Istituzione di corsi di formazione professionale. Apertura delle nuove sedi di Gardone Valtrompia e Manerbio. Assegnazione di personale qualificato all’aeroporto di Montichiari, senza distogliere uomini dalla sede di Brescia e dai distaccamenti di Darfo e Salò. Con queste motivazioni, che hanno lo scopo di migliorare la qualità e la sicurezza del servizio, i Vigili del fuoco della nostra provincia hanno partecipato allo sciopero di quattro ore indetto, dalle 9 alle 13, dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Conapo. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, si è svolto un corteo da via Scuole, dove si trova il comando provinciale, fino a piazza della Loggia. Attualmente i Vigili del fuoco permanenti sono solo 200, suddivisi in quattro turni e ripartiti nelle sedi di Brescia, Darfo, Salò e Montichiari. Un numero inadeguato, tenendo conto anche delle assenze per ferie e malattie. E pure del costante aumento degli interventi di soccorso, passati dai 6.574 del 1997 agli 8.905 del 2001.


28 marzo 2002 - La Nazione

Firenze - Anche le rappresentanze sindacali di base del pubbligo impiego di Palazzo Vecchio aderiscono allo sciopero generale di martedì 16 aprile «contro il governo e il liberismo, per difendere la concertazione e la democrazia. Le delegazioni fiorentine di Cub, Cobas e Slai Cobas hanno organizzato un pullman, che partirà dal teatro Tenda, per partecipare alla manifestazione nazionale di Roma. Per informazioni e prenotazioni telefonare ai numeri 055 2768845 oppure 055 2768962, dalle 9 alle 13 sabato escluso


27 marzo 2002 - La Stampa

DECISIONE UNITARIA: OTTO ORE DI PROTESTA COME NON SUCCEDEVA DA VENT´ANNI. CGIL: SI CREANO ULTERIORI DIVISIONI FRA ESECUTIVO E PAESE. OGGI LE FIACCOLATE
«Il 16 aprile sciopero generale contro i licenziamenti»

Era da venti anni - governava Spadolini, nel mirino c´era la disdetta della scala mobile decisa da Confindustria - che il sindacato non proclamava uno sciopero generale di otto ore. Il paese, nelle intenzioni di Cgil-Cisl-Uil, si fermerà il 16 aprile. Per protestare contro le riforme dell´articolo 18, dell´arbitrato e contro la decontribuzione delle pensioni per i nuovi assunti. Una decisione, quella di Cofferati, Pezzotta e Angeletti, corroborata dalle polemiche scatenate dalle dichiarazioni di alcuni ministri sui rapporti tra sindacato e terrorismo. E se possibile, motivata a posteriori dalle affermazioni del presidente del Consiglio, che ha confermato l´assoluta determinazione del governo a procedere e ha minimizzato l´importanza e l´effetto dello sciopero generale.
Le segreterie di Cgil-Cisl-Uil hanno deciso di anticipare di un giorno la riunione che doveva fissare la data dello sciopero generale, convocandosi in contemporanea al vertice di maggioranza richiesto da Fini. La discussione tra i vertici sindacali è stata breve e senza polemiche. Come ha spiegato a nome di tutti il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, sono state confermate per oggi le fiaccolate contro il terrorismo: la manifestazione principale si terrà a Roma, dal Campidoglio a Piazza Navona, cui interverranno i tre segretari generali. Ancora, il primo maggio la festa del lavoro vedrà una manifestazione nazionale a Bologna, città colpita dal terrorismo che il 19 marzo scorso ha ucciso Marco Biagi. Il segretario della Cisl sottolinea come l´impegno del sindacato contro i terrorismo «non sia mai venuto, né verrà meno», che le tre confederazioni non hanno bisogno né di «sollecitazioni, né di inviti». E poi, lo sciopero generale. Ancora una volta, contro le modifiche all´articolo 18, l´arbitrato, e la decontribuzione previdenziale. Le modalità organizzative dell´astensione dal lavoro verrà definita in un secondo momento, ma Pezzotta nega che la scelta della data abbia un particolare valore politico. Cofferati insiste nel richiedere - senza fortuna - una smentita formale da parte del governo delle affermazioni di Bossi, Martino e Sacconi. Ed è dunque chiaro che lo sciopero generale - a parte le motivazioni di merito - diventerà per Cgil-Cisl-Uil anche un momento di difesa del ruolo del sindacato e della sua storia. E dopo il 16 aprile? Per Pezzotta, «dopo lo sciopero generale non c'è il buio: o il governo ripristina le condizioni per la ripresa del dialogo, ed è quello che io auspico, oppure proseguiremo nella lotta, valutando al momento quali nuove strade intraprendere». La condizione è sempre la solita: lo stralcio della riforma dell´articolo 18. E il 16 incroceranno le braccia anche i
Cub, lo Slai-Cobas e il Sin.Cobas; e quel che è più significativo anche l´Ugl, il sindacato vicino ad Alleanza Nazionale. Per l'Ugl, lo sciopero generale mira «a difendere con ogni mezzo la dignità ed il ruolo dei lavoratori», con una protesta che vuole dimostrare «che la bandiera del lavoro non ha colore». Nel pomeriggio, le affermazioni del premier hanno ulteriormente rinfocolato la polemica. «Berlusconi dica pure che lo sciopero sarà parzialissimo, l'importante è che riesca, e sono sicuro che riuscirà, perché i lavoratori vogliono lasciare in eredità ai loro figli quello che hanno conquistato con le loro lotte», dice al «Tg3» Pezzotta. Per il leader cislino, «le parole di Berlusconi non aiutano a rasserenare gli animi». «Dal presidente del Consiglio - afferma il numero due Uil Adriano Musi - è arrivata la risposta di chi vuole chiudere il dialogo, di chi vede il dialogo come un fastidio e non è disposto ad ascoltare le ragioni degli altri. Berlusconi deve sapere che forse potrà comandare, ma questo non significa governare un paese». Durissima la replica della Cgil, affidata a una nota, che parla di «affermazioni del presidente del Consiglio gravi e inquietanti», che manifestano un «disprezzo destinato a creare ulteriori divisioni tra il governo nella sua funzione istituzionale e il paese e a provocare l'inasprimento del conflitto sociale». Per la Cgil, l'accostamento tra la piazza e le pistole è «inaccettabile», un accostamento che «ripropone l'idea che l'esercizio di un diritto costituzionale sia equivalente alla pratica distruttiva del terrorismo». r. gi.


27 marzo 2002 - La Gazzetta del Mezzogiorno

Ha riaperto ieri mattina il centro commerciale che resta ancora sotto sequestro
Pianeta, un mese per sperare
Scende in campo il vescovo, le paure dei dipendenti
di Angelo Ciavarella

SAN SEVERO -  Tutti sanno che è una riapertura a tempo, ma nessuno preferisce trattare questo argomento. Quasi si trattasse di una iattura, parole che portano male. Aria di apparente normalità, ieri mattina, al "Pianeta Conad", il centro commerciale sequestrato il 18 marzo scorso dal gip Antonio Diella perché sarebbe stato costruito abusivamente su un terreno destinato ad attività artigianale e riaperto, ma solo per un mese, dal gip Diella per consentire l'attività e soluzioni alternative alla vendita.
Alle 8.30 in punto, impiegati, commesse, inservienti, capireparto e titolari dei negozi sono tornati a varcare i cancelli di via Zannotti riaperti temporaneamente. «Era ora - commenta Silvana Cota, impiegata presso un negozio di abbigliamento -, mi è sembrata la fine di un incubo, in questi giorni ho temuto per il mio futuro e per quello della mia famiglia. È successo tutto così all'improvviso e soprattutto non riuscivo ad intravedere nessuna via di uscita, perché a 46 anni difficilmente riuscirei a trovare un'altra occupazione».
Per il momento tutti vogliono dimenticare e si prodigano per rendere il centro commerciale più bello e accogliente per la Pasqua imminente. Anche i sindacati, esprimono soddisfazione per gli sviluppi positivi della vicenda. Infatti Filcams-Cgil,
Cub-Rdb, Fisascat-- Cisl e Ugl, sin dai primi giorni di sequestro, si sono attivati per la salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti della mega struttura di vendita. «La chiusura forzata - aggiunge Caterina Conenno, un'altra dipendente - è stata per tutti noi un fulmine a ciel sereno. Vogliamo essere ottimisti per il futuro e sperare che nei prossimi giorni la vicenda assuma toni più concilianti almeno per noi dipendenti».
Sulla "vicenda Pianeta Conad" scende in campo anche il vescovo di San Severo, mons. Michele Seccia che esprime solidarietà «a tutti coloro che, senza alcuna responsabilità, vedono in pericolo il posto di lavoro tanto atteso».
Tanti i motivi elencati dal presule. «Rivolgo un accorato appello alle autorità competenti - spiega - perché individuino in tempi brevi le soluzioni per ridare serenità a tante famiglie pur salvaguardando la legalità, fondamento della civile convivenza». Si rivolge anche alle forze politiche ricordando «che il dialogo e il rispetto dei valori etici sono sempre premesse e garanzia della vera promozione sociale, culturale ed economica della popolazione e del territorio».
Non manca di rivolgersi alla magistratura. «nel rispetto delle drastiche decisioni assunte - aggiunge il vescovo - esprimo fiducia per la tutela della legalità, non disgiunta da seria attenzione alle problematiche sociali ed economiche ricadute sulla gente semplice, quando vede dissolversi in pochi attimi attese e speranze coltivate a lungo»: Solidarietà viene espressa anche alle famiglie dei lavoratori che temono per il loro posto di lavoro.
Anche perché la vertenza non è affatto risolta nonostante la riapertura del centro commerciale. Il gip Diella ha concesso una limitazione del sequestro finalizzata «ad evitare danni economici rilevanti e verosimilmente irrimediabili nell'immediato per gli operatori interessati e dall'altro a consentire» ai titolari delle attività situati nel centro commerciale «di attivarsi per ricercare e realizzare una diversa ed alternativa collocazione degli stessi».


27 marzo 2002 - La Nuova Sardegna

No al trasferimento degli uffici finanziari nella '554'
Agenzia delle Entrate, i Ds contro il trasloco

CAGLIARI. Cinque consiglieri regionali del centrosinistra: Nazareno Pacifico, Emanuele Sanna, Carlo dore, Paolo Fadda e Raimondo Ibba hanno presentato un'interpellanza sul trasferimento degli uffici dell'Agenzia delle Entrate di Cagliari 1 e Cagliari 2 dalla sede di via Vesalio a quella del Centro di servizio situata sulla strada statale 554. I firmatari chiedono al presidente della Regione, Mauro Pili, quale iniziativa politica e istituzionale intenda promuovere verso il governo nazionale per impedire il trasferimento, quali provvedimenti intenda assumere e quali misure voglia adottare per evitare che la decisione dell'amministrazione finanziaria possa arrecare un grave pregiudizio ai cittadini contribuenti. "Il trasferimento in una sede fuori città è incomprensibile - afferma Pacifico - oltre che punitivo per l'utenza che ora si trova invece in una posizione ottimale". "Per andare al Centro di servizio sulla 554 - continua il consigliere dei Ds - i contribuenti debbono impiegare un'intera mattinata, perchè non è stato possibile modificare la frequenza dei mezzi pubblici, nonostante le richieste già avanzate in tal senso dalla Motorizzazione Civile, per motivi di economicità evidenziati dall'azienda trasporti".
Pacifico contesta i motivi di economicità perchè "sia per i locali di via Vesalio che per quelli del Centro, si dovrebbe pagare un affitto che, seppure fosse inferiore per questi ultimi, la scelta operata non sarebbe comunque mai giustificabile a fronte dei disservizi che essa procura".
Anche la
Rdb del Pubblico impiego condanna, in un documento, la chiusura del centro di servizio di Cagliari. E invita cittadini e associazioni ad attivarsi per impedire il trasferimento degli uffici.


27 marzo 2002 - Il Giorno

Rottura sindacale tra le Rsu e le Rdb nell'azienda ospedaliera

LEGNANO — Muro contro muro tra le diverse sigle sindacali. A sancire lo "strappo" all'interno dell'azienda ospedaliera è un comunicato stampa al vetriolo firmato dalle Rsu e indirizzato alle Rdb. Queste ultime avevano organizzato giorni fa una manifestazione, con tanto di girotondo, lanciando bordate contro la dirigenza ma anche contro i "colleghi" di Cgil, Cisl, Uil, Sin.Pa, Nursing-Up e Snaatos. «A una parte delle Rdb - si legge nella nota - non interessa fare il sindacato, ma solo che la Rsu di oggi non funzioni. Proprio adesso che l'intera Rsu ha ritrovato un'unità di percorsi e proposte mai vista prima, c'è chi (non tutti i rappresentanti però) alla Rdb rema contro e con l'intento di dividerci». Organizzazioni sindacali ai ferri corti, quindi, e nubi nere all'orizzonte. «Bisogna ricordare - si legge ancora nel comunicato - che la Rdb è in minoranza e che vive solo grazie a una povera e miope avanguardia che non rappresenta i più deboli, ma solo i più sprovveduti che si fanno ingannare. Oggi Rdb dimostra tutta la sua incapacità nel collaborare con gli altri perchè incapace di capire qualsiasi cosa abbia a che fare con un sindacato». E intanto le Rsu proseguono sulla strada della trattativa, annunciando che sono pronte a forme di protesta se non si giunge in tempi brevi ad un accordo. Da.Ge.


27 marzo 2002 - Il Messaggero

La segreteria di Cgil, Cisl e Uil proclama la protesta unitaria dopo venti anni e conferma il «no» alla ripresa del dialogo con il governo
Sciopero generale: otto ore il 16 aprile
Questa sera manifestazioni e fiaccolate nelle città contro il terrorismo. ”Primo maggio” a Bologna
di LUCIANO COSTANTINI

ROMA — Un’altra giornata convulsa, nervosa, frenetica: due segreterie sindacali (di Cisl e Cgil); una segreteria unitaria; due conferenze stampa (del governo e delle tre confederazioni); una comunicazione per lettera, ma senza conferenza stampa (di Confindustria). Polemiche al curaro, prima e dopo gli appuntamenti con i media. Insomma, una giornata normale (nella anormalità degli ultimi tempi) consumata nel frullatore di uno scontro senza quartiere e senza raziocinio. Comunque, in serata, le notizie dal fronte sindacale parlavano di una manifestazione unitaria contro il terrorismo; di uno sciopero generale di otto ore fissato per il 16 aprile; di un "primo maggio" a Bologna; di possibili iniziative di carattere regionale; e soprattutto della conferma della parola d’ordine: «nessun dialogo con il governo, senza un’esplicità smentita formale del presidente del Consiglio delle affermazioni dei suoi ministri».
Una segreteria unitaria, quella di Cgil, Cisl, Uil, che è durata pochissimo e che è servita solo a definire i dettagli dell’azione sindacale: la manifestazione di questa sera, innanzi tutto, che sarà aperta a tutte le forze politiche e sociali (a Roma una marcia con fiaccolata dal Campidoglio a piazza Navona e comizio finale dei leader confederali). Invitati anche i presidenti del Senato e della Camera, Pera e Casini. Sulla data dello sciopero l’accordo è stato trovato abbastanza rapidamente, sarà il 16 aprile, a venti anni di distanza dall’ultima protesta unitaria. La protesta sarà così generale che vi prenderanno parte anche gli iscritti all’Ugl, alle
Rdb, allo Slai, ai Cobas. Organizzazioni di destra e di sinistra, insomma. La Cisal ha poclamato invece lo stato di mobilitazione. Concordi, Cofferati, Pezzotta ed Angeletti anche nell’indicare Bologna come sede della prossima giornata del "primo maggio". I tre leader, in conferenza stampa, hanno puntato soprattutto a valorizzare la risposta al terrorismo che partirà questa sera dalle piazze italiane. Poi, ovviamente, la conferma che sull’articolo 18 non si tratta, tanto più dopo le "uscite" dei rappresentanti dell’esecutivo.
«Al governo - ha sottolineato Pezzotta - abbiamo posto dei problemi e quello che vediamo è che manca una risposta alle nostre proposte, alle nostre valutazioni o contestazioni. Invece le improvvide parole arrivate dai ministri fanno pensare che più che a un dialogo, si miri allo scontro». Certo, ha confermato Cofferati, se non ci sarà un atto formale di rettifica da parte del premier, riterremo il governo responsabile delle dichiarazioni di alcuni ministri perchè a quel punto il silenzio equivale alla condivisione. «La nota di ieri l’altro - ha spiegato - non era per nulla riferita alle dichiarazioni dei ministri e del sottosegretario e per questo l’abbiamo ritenuta insufficiente». Durissimo anche Angeletti: «Una parte dell’esecutivo pensa che il sindacato sia inutile, qualcosa da eliminare. E comunque la Uil è pronta a promuovere un referendum abrogativo qualora il Parlamento approvasse le modifiche all’articolo 18».
Finiva così la conferenza stampa, ma non lo scontro dialettico. Anzi. La dichiarazioni di Berlusconi, provocavano in casa sindacale una nuova sventagliata di dichiarazioni, facile immagnare di quale tenore. Cominciava la Uil per bocca del numero due, Adriano Musi: «Era meglio tacere. Dal presidente del Consiglio è arrivata la risposta di chi vuole chiudere il dialogo, di chi vede il dialogo come un fastidio e non è disposto ad ascoltare le ragioni degli altri». Proseguiva la Cisl con il segretario confederale, Raffaele Bonanni: «Berlusconi deve capire che è ora di dire basta al circolo vizioso degli slogan, delle provocazioni e delle contumelie. Serve serenità e soprattutto concretezza e il premier non ha dato le risposte che attendevamo». Infine una nota della segreteria della Cgil: «Le affermazioni fatte dal presidente del Consiglio in conferenza stampa sono gravi e inquietanti. L’accostamento tra la piazza e le pistole è inaccettabile. Ripropone l’idea che l’esercizio di un diritto costituzionale sia equivalente alla pratica distruttiva del terrorismo». Secondo la confederazione di corso d’Italia, Berlusconi ha consentito a un suo ministro di confermare, in sostanza, le accuse di contiguità tra terrorismo e sindacato, ha offeso milioni di cittadini che partecipano a iniziative sindacali, ha irriso alla dichiarazione unitaria di sciopero generale. «Questo disprezzo - conclude la nota - verso le persone e le organizzazioni è destinato a creare ulteriori divisioni tra il governo nella sua funzione istituzionale e il paese e a provocare l’inasprimento del conflitto sociale».


25 marzo 2002 - la Repubblica

scuola
La difficile vita del precario Un'assemblea all'Avogadro

Una assemblea per discutere della difficile e variegata situazione dei cosiddetti precari della scuola, gli insegnanti supplenti, per un anno o per periodi di tempo inferiori, veri esempi di flessibilità del lavoro in classe. Per loro la Cub, sindacato di base che ha molti aderenti nelle scuole torinesi, ha indetto per oggi pomeriggio alle 17 nell'aula magna dell'istituto Avogadro in via Rossini, i primi «Stati generali dei precari».
L'incontro, spiega il responsabile della Cub Scuola, Cosimo Scarinzi, «vuole fare il punto complessivo di questa negletta categoria di insegnanti. Anche se ovviamente non si parlerà solo di loro». Molti i temi sul tavolo: «Per esempio continua Scarinzi la questione delle ferie non pagate o dei ritardi nel versamento degli stipendi o dei molti problemi che si sono verificati quest'anno nell'assegnazione dei posti e nella compilazione delle graduatorie. Infine la questione degli insegnanti di sostegno ai disabili tra cui, in Piemonte, i precari sono la grande maggioranza»


25 marzo 2002 - Il Giornale di Sicilia

Dipendente comunale morto
La vedova: "Non voglio i soldi della causa vinta da Marino"

"Non voglio quei soldi. Nulla potrà alleviare il dolore per la perdita di mio marito". Sono le parole di Maria Miceli, vedova di Vincenzo Cottone, il funzionario della ragioneria comunale morto cinque anni fa in seguito ad un ictus che lo colpì mentre era in ufficio. La donna risponde così alle intenzioni del ragioniere generale del Comune Salvatore Marino che aveva detto che avrebbe destinato alla famiglia Cottone l'ammontare del risarcimento che gli sarà riconosciuto dopo aver vinto la causa penale contro il sindacato Rdb che lo aveva ritenuto indirettamente responsabile del malanno del funzionario, per i suoi bruschi e severi modi di agire. "In seguito a quel tragico episodio _ racconta la vedova _ ho vinto una causa di servizio che dimostra come la morte di mio marito non sia stata casuale".


23 marzo 2002 - la Repubblica

"Ho espresso idee di sinistra ma armi in casa, mai"
di MICHELE BOCCI

Alfredo Allegri è una delle quattro persone perquisite ieri dalla Digos di Firenze. Cinquantottenne, iscritto alle Rappresentanze sindacali di base (Rdb) di Palazzo Vecchio, da almeno vent'anni lavora al Comune, prima si è occupato del sociale ed ora di sicurezza sui luoghi del lavoro. Il dirigente del personale che ha lavorato con lui per anni parla di un uomo assolutamente non violento. Allegri scrive poesie e l'altra sera ha letto le sue opere alle Giubbe Rosse.
Perché l'hanno perquisita?
«Non lo so. Ho sempre espresso le mie idee politiche di sinistra, solo questo. Armi in casa mia non ne sono mai entrate, tantomeno ho mai avuto contatti con gruppi eversivi. In più sono incensurato. L'ipotesi che io possa essere coinvolto nei fatti di Bologna è diffamatoria. Chissà da dove salta fuori, chissà quale fonte ha suggerito alla Digos di venire da me. Questo mi preoccupa».
Come è andata ieri mattina?
«Sono arrivati molto presto. Hanno controllato sia la mia casa nel Valdarno che quella di Firenze dove vive mia madre e dove alcune volte mi fermo a dormire. Mi hanno spiegato che agivano in base all'articolo 41, ossia cercavano armi senza mandato della procura».
Dove hanno controllato?
«Dappertutto. Non si sono limitati a sincerarsi che non ci fossero armi. Hanno aperto il computer e hanno guardato la mia posta elettronica, hanno rovistato tra i miei libri, le mie carte e le mie fotografie. Mi è sembrata una perquisizione vera e propria, altro che articolo 41. Si sono solo trascritti alcuni indirizzi di posta elettronica».


23 marzo 2002 - Il Mattino di Padova

«Più garanzie ai dipendenti»
I sindacati chiedono maggiore trasparenza aziendale
L'ALLARME Cala il numero dei lavoratori

«La trasformazione di Aps deve diventare un'occasione per valorizzare il ruolo dei dipendenti, per incoraggiarne la partecipazione rispetto ai problemi dell'impresa, per offrire ai cittadini-clienti una situazione trasparente». Nell'analizzare il piano strategico della multiutilities cittadina, il fronte sindacale è decisamente compatto: difesa della maggioranza del capitale azionario in mani pubbliche e richiesta di un incontro urgente con il sindaco, Giustina Destro, e con il presidente di Aps, Gabriele Del Torchio. I leader sindacali vogliono aprire un confronto.
A firmare un documento con le linee-guida per il confronto con il Comune e con l'azienda è l'intero arco sindacale (Cgil, Cisl, Uil, Cisal, Cnl, Rdb-Cobas e Ugl), che annuncia per il 10 aprile in Fiera un'assemblea generale dei dipendenti Aps. Riuniti attorno al tavolo Nello Cum, Ilario Simonaggio, Stefano Pieretti, Ennio Agostini, Gianfranco Destro e Franco Frazzarin. Quest'ultimo spiega: «A Padova la situazione è complicata ed aggravata dal fatto che il partito di maggioranza ha scelto il terreno delle multiutilities non come occasione per dimostrare una forte capacità di aggregazione e di ulteriore sviluppo del sistema delle imprese esistenti, ma come campo di battaglia le cui spese saranno sostenute dagli utenti e dai dipendenti». «Va ribadito a chiare lettere - spiega Simonaggio, Cgil - che tutte le organizzazioni sindacali ritengono fondamentale il mantenimento della maggioranza delle azioni (51%) nelle mani del Comune». Secondo Cum, nel piano industriale dev'essere coinvolta a pieno titolo anche la Provincia.
Dure le accuse di Gianfranco Destro, sindacalista Uil. «Da quando si è insediato Del Torchio - rileva - sono 190 i lavoratori rimasti a casa. Nonostante la creazione di diverse società, ognuna con compiti specifici, sono progressivamente aumentati solo i dirigenti e i responsabili. Tutto ciò ci preoccupa».
Infine, i sindacati lanciano la proposta di inserire nei bandi di gara, dopo una preventiva verifica di fattibilità, una clausola sociale, cioè un corpus di tutela per i lavoratori dipendenti.


23 marzo 2002 - la Repubblica

La Digos ha trovato solo carte, protesta Rifondazione Dopo l'omicidio di Marco Biagi, gli agenti si sono mossi alla ricerca di armi che non sono state trovate.
Nomi nuovi tra i perquisiti

di MAURIZIO BOLOGNI

Sei perquisizioni, all'alba, nella case e negli uffici di quattro uomini, dopo l'omicidio firmato dalla Br di Marco Biagi. Una ventina di agenti della Digos si sono mossi tra Firenze e il Valdarno in base dell'articolo 41 del testo unico di pubblica sicurezza, che consente agli investigatori di rovistare in abitazioni e uffici alla ricerca di armi senza un mandato della magistratura. Si cercava la pistola che ha ucciso il professore bolognese? «No, nessun sospetto del genere», hanno smentito gli investigatori. E né altre armi né materiale riferibile all'omicidio Biagi sarebbero stati trovati dagli investigatori. La Digos dovrà comunque esaminare bene, nei prossimi giorni, le carte prelevate in alcuni appartamenti e uffici, mentre non sarebbe stato sequestrato materiale informatico, computer e floppy disk. Ma il fatto nuovo, il più interessante, è un altro. Tra le persone perquisite ieri ce n'è più di una che compare per la prima volta in inchieste sul terrorismo. Riserbo assoluto della Digos sugli spunti investigativi che hanno portato a questi nomi.
Le perquisizioni di ieri mattina fanno seguito ai controlli scattati poche decine di minuti dopo l'omicidio di Biagi, per verificare la presenza a Firenze e i movimenti di persone già finite nel mirino delle inchieste sul terrorismo. Dall'omicidio di Massimo D'Antona nel maggio 1999 fino ad oggi sono tra le 40 e le 50 le persone sottoposte ad indagini dalla procura di Firenze con l'accusa di associazione con finalità di terrorismo e dell'ordine democratico. Tutti sospettati di far parte delle nuove Br o di organizzazioni vicine. Tra loro nomi nuovi ed elementi delle vecchie Brigate Rosse. Le indagini non hanno ancora prodotto né rinvii a giudizio né archiviazioni. «Non abbiamo mai abbassato la guardia sul terrorismo» ha spiegato il questore Giuseppe De Donno. «Le indagini sono proseguite nei mesi e il grave episodio del pacco bomba recapitato al prefetto Achille Serra ci ha spinto anche ad aumentare la nostra attività».
Ma gli accertamenti di ieri mattina hanno sollevato anche forti critiche, tra cui quelle del gruppo consiliare in Regione di Rifondazione comunista, che ha protestato con il prefetto e il questore per «perquisizioni nei confronti di cittadini incensurati colpevoli solo di aver espresso giudizi su fatti sociali e politici», e quelle delle Rappresentanze sindacali di base di Regione e Comune, a cui è iscritto una delle persone che hanno ricevuto la visita della Digos. «Si ripropone lo stesso clima di caccia alle streghe indiscriminata nei confronti di ogni forma di dissenso sociale e politico già vissuto ai tempi dell'assassinio D'Antona» scrive il sindacato. «E' il caso di un dipendente comunale che si è trovato soggetto a perquisizioni sia nella propria abitazione che in quella della madre, senza alcun mandato della magistratura e senza motivazione alcuna. Le Rdb «esprimono la ferma convinzione che la lotta al terrorismo debba svolgersi senza abdicare né arretrare di un centimetro dalle garanzie dello stato di diritto nella piena accettazione delle differenze, delle critiche anche aspre, del conflitto sociale».


23 marzo 2002 - La Nazione

La base replica «No repressione Pronti a reagire»

Ferma la reazione della Rappresentanza sindacali di base appresa la notizia delle perquisizioini.
«Semplici cittadini e lavoratori perché contrari al capitalismo, al liberismo e alla concertazione sono diventati oggetto di repressione.
Abbiamo denunciato l'uso cinico che viene fatto dell'omicidio del professor Biagi e abbiamo chiamato i lavoratori a mobilitarsi per non permettere che questo venga preso a pretesto per ulteriori restringimenti degli spazi democratici e sindacali e che non fermi le mobilitazioni in corso perché democrazia e diritti si difendono non fermando ma estendendo la lotta.
Ci sentiamo di solidarizzare con quanti, ingiustificatamente e illegalmente hanno subito violazioni del proprio domicilio e della propria persona ribadendo il nostro impegno a continuare la mobilitazione contro le scelte di governo e Confindustria» si legge in comunicato della
Rdb.
E si rimandano al mittente eventuali accuse: «Si accusano i sindacati di base e movimenti di una inesistente 'contiguità con il terrorismo'».
Ma la
Rdb lancia anche proclami e rinnova l'appello alla mobilitazione: pronti a scendere in piazza e a «reagire» se monterà la repressione.


23 marzo 2002 - La Nazione

Perquisito il sindacalista poeta
di Paolo de Anna

Gli agenti hanno bussato alle 7 e 10 del mattino a casa di Alfredo Allegri, 57 anni, dipendente di Palazzo Vecchio ed ex sindacalista della Rdb che abita a Figline in corso Mazzini 100, e contemporaneamente nell'appartamento fiorentino dove vive la sua mamma, in via Dosio 147. L'indagine, di iniziativa della polizia, sarebbe legata all'omicidio di Marco Biagi: gli agenti hanno perquisito le due abitazioni alla ricerca di armi in base all'articolo 41 del Testo unico delle leggi sulla pubblica sucurezza ma non avrebbero sequestrato nulla. Alfredo Allegri non era presente perché era partito da poco per raggiungere il suo posto di lavoro, in via Palazzuolo 12, in un ufficio della Sicurezza sociale.
Barba grigia corta e curata e lunghi capelli d'argento, Allegri si occupa della promozione sociale e, a favore dei propri colleghi, della sicurezza nei luoghi di lavoro. Vicino a Rifondazione comunista ma non iscritto al partito, è stato attivista del sindacato
Rdb. Si occupa di letteratura e poesia. «C'è un aspetto personale che mi preme: ho subìto una forte umiliazione e una limitazione della mia libertà: hanno frugato nella mia vita privata, hanno acceso il computer e hanno cercato tra i miei scritti e la posta elettronica, hanno operato uno screening delle mie opinioni. Non ho nulla da nascondere, ma se la perquisizione fosse stata autorizzata dal magistrato avrei potuto difendermi e chiamare un avvocato. Così è stata solo una intimidazione, una azione per me diffamatoria. Voglio sapere come posso difendermi, conoscere quale origine ha questa operazione di polizia e perché sono stato oggeto di attenzioni».
La perquisizione ha avuto reazioni politiche: in una nota i capigruppo di Rc in Regione Giovanni Barbagli e in Comune Monica Sgherri definiscono «inquietante» il ricorso all'articolo 41 «nei confronti di cittadini incensurati, colpevoli solo di aver espresso opinioni e giudizi su fatti politici» e denunciano l'accaduto al prefetto e al questore.


23 marzo 2002 - Il Gazzettino (Venezia)

ACTV Sono state garantite le spole tra le isole nonostante l’adesione dell’80 per cento all’agitazione Rdb Cub
Sciopero, evitata la paralisi
Intanto il sindaco annuncia l’ordinanza che consente ai vaporetti di derogare ai limiti di velocità

Non è stata la paralisi totale. Ma poco ci è mancato. Lo sciopero proclamato ieri dalla sola Rdb Cub ha raccolto l'80 per cento di adesioni a Venezia, mentre a Mestre la partecipazione è stata di molto inferiore, arrivando appena al 30 per cento. Non è difficile spiegarsi il motivo di tanta disparità. A Venezia il clima è rovente a causa di un accordo sindacale firmato dai confederali sulla flessibilità nella turnistica, che non è stato mai digerito dai lavoratori Actv. Così, si sciopera indipendentemente dalla sigla sindacale che proclama l'agitazione. Mentre i conducenti di autobus mestrini sono più tranquilli e scioperano soltanto se condividono le ragioni e se "tifano" per quel determinato sindacato.
A differenza dell'analoga agitazione proclamata da Rdb Cub a metà febbraio che aveva registrato il 100 per cento di adesione, ieri a Venezia sono state garantite le spole tra le isole evitando di lasciare isolati gli abitanti di Murano, Burano, Lido e Giudecca. Una novità positiva che ha fatto mugugnare un po' meno gli inviperiti veneziani, stanchi di un servizio di trasporto pubblico che va a singhiozzo, a causa di ritardi costanti e fastidiosi. Tanto è vero che ieri pomeriggio, quando il servizio era ripreso, i lidensi verso le 16 si sono visti sfilare sotto il naso due vaporetti che non hanno caricato passeggeri e sono ripartiti vuoti per recuperare i ritardi.
Il segretario provinciale del sindacato autonomo, Giampietro Antonini, si dichiara soddisfatto e si prende una pausa di riflessione prima di mettere in campo le nuove mosse. «Voglio coinvolgere la città e il consiglio comunale sul problema del moto ondoso e dei servizi Actv» preannuncia.
Intanto il sindaco - commissario per la lotta al moto ondoso, Paolo Costa, ha annunciato ieri che nonostante il parere contrario dei sindacati aziendali e dell'associazione capitani procederà lunedì alla firma della nuova ordinanza che consentirà ai vaporetti di derogare, all'occorrenza, ai limiti di velocità. «Costa - spiega il suo consigliere personale, Statis Tsuroplis - illustrerà l'ordinanza alla commissione consultiva che si riunirà in Prefettura, e poi la firmerà».
I sindacati avevano chiesto, invece, l'istituzione di una commissione paritetica per verificare sul campo, per una decina di giorni, i tempi di percorrenza di ogni singola corsa Actv, e Costa in effetti lo farà pur avendo deciso di andare comunque avanti con l'ordinanza. «È pur sempre provvisoria - spiega Tsuroplis - e sarà seguita da un'ordinanza definitiva che terrà conto anche dei risultati della verifica». I capitani, invece, si erano opposti alle deroghe per non scontentare gondolieri, motoscafisti e soprattutto associazioni ambientaliste. Sono stati facili profeti, perché già ieri i Verdi ambiente società si sono mobilitati protestando con Costa. «Come sindaco - afferma Severino Benetelli - dovrà anche preoccuparsi dei bilanci dell'Actv, ma come commissario per la lotta al moto ondoso deve solo difendere la città, e dunque non può firmare ordinanze che autorizzino i vaporetti a correre di più»!


23 marzo 2002 - L'Unione Sarda

Primo risultato per i dipendenti del Ctm: la giunta promette un incontro entro marzo
La rabbia degli autisti blocca la città
Traffico impazzito per il lungo sit-in davanti al Comune
di Giuseppe Meloni

Al ventinovesimo giorno di battaglia, l’operazione Sciopero Infinito conquista il primo risultato. Dopo un lungo sit-in che ha paralizzato il centro, i lavoratori del Ctm guadagnano terreno sulla frontiera del Comune: da ieri l’amministrazione sembra accettare un ruolo di mediazione tra le varie sigle sindacali, all’interno dell’azienda trasporti.
Sta tutto in un documento di nove righe manoscritte, firmate da Francesco Lippi e Maurizio Onorato, assessori della giunta di Emilio Floris. Si legge che il Comune si impegna a promuovere entro marzo un incontro tra il consiglio d’amministrazione del Ctm e «tutte le sigle sindacali presenti» nel Consorzio trasporti e mobilità. Un impegno approvato dallo stesso Floris («sentito il sindaco», precisano i due assessori nel documento), una svolta nella vertenza.
Nel frattempo la vertenza ha comunque portato allo sciopero numero 29: quasi un mese di astensione dal lavoro in tre anni. Sul terreno problemi non di natura economica, ma prevalentemente sull’organizzazione del lavoro: turni, ferie, riposi, pause tra una corsa e l’altra e così via. A scioperare sono le Rappresentanze di base e la Uiltrasporti, i due sindacati più rappresentati nel Consorzio, mentre Cgil e Cisl sono vicini a un accordo con la dirigenza.
Ieri erano un centinaio, sul tragitto tra il deposito di viale Ciusa e il municipio di via Roma. Cento giacche blu, cento cravatte rosse a ripetere che «è umiliante vedere che i vertici dell’azienda rifiutano ogni confronto con i dipendenti», come sintetizzano Marco Bullita e Aldo Serra, rappresentanti di Rdb e Uiltrasporti. «E gli enti proprietari, che si comportano allo stesso modo, sono irresponsabili». Nel mirino la Provincia e i Comuni di Cagliari e Quartu, soci del Consorzio.
Ieri l’obiettivo da raggiungere a tutti i costi era un incontro col sindaco. Le cravatte rosse hanno occupato l’incrocio tra largo Carlo Felice e via Roma, paralizzando il traffico: «Non ci muoviamo finché non ci riceve Emilio Floris». La lunga trattativa è stata agevolata dalla mediazione dei funzionari della questura che curavano il servizio d’ordine. Alla fine una delegazione ha potuto parlare con Lippi e Onorato, in filo diretto col sindaco. Da qui la promessa di un incontro in tempi brevissimi tra tutte le sigle sindacali: «Un atto democratico dovuto di confronto», commentano Uiltrasporti e Rdb. «Un fatto positivo», aggiunge Marco Bullita, che però non esulta: «Abbiamo solo ottenuto la possibilità di spiegare le nostre ragioni. E per fare questo abbiamo dovuto paralizzare la città».
Compatta l’adesione allo sciopero: secondo i manifestanti, su 140 autobus in servizio solo una dozzina è rimasta in circolazione durante lo sciopero. «Una trentina», ribatte il presidente del Ctm Giovanni Corona, che comunque apre un piccolo spiraglio: «Forse già lunedì chiuderemo con Cgil e Cisl un accordo, secondo noi molto buono per il personale. Poi ci si potrà anche confrontare con gli altri due sindacati». Ma le posizioni sono distanti: «Le loro richieste comportano spese per cinque milioni di euro all’anno: insostenibile». Cgil e Cisl, intanto, sono in mezzo al guado: trovano ascolto dall’azienda, non tra i lavoratori. «Le rivendicazioni di Uil e Rdb fanno presa», spiega Antonio Fanni, segretario territoriale Cgil trasporti, «ma non le condividiamo: rischiano ci compromettere la difesa dei posti di lavoro, per noi prioritaria. Ricordiamoci che il primo piano presentato dall’azienda prevedeva 200 tagli: un pericolo che ora abbiamo scongiurato».


23 marzo 2002 - La Nuova di Venezia e Mestre

Sciopero riuscito, ma l'azienda ha mantenuto in piedi i servizi minimi. I vaporetti hanno fatto servizio facendo spola verso le isole
«Actv antisindacale, la denunceremo»
Moto ondoso, piloti e comandanti: «Impraticabile il piano del sindaco»
Ha aderito alla protesta il 75% del personale

VENEZIA. Sciopero della Navigazione riuscito, seppur con strascico polemico e denuncia contro l'Actv per (presunto) comportamento antisindacale. A far saltare la mosca al naso dei vertici di Rdb-Cub, il fatto che - con la piena soddisfazione dei residenti nelle isole - l'azienda abbia comunque mantenuto in piedi i servizi minimi che aveva organizzato in vista dello sciopero di quattro ore indetto dalla Cisal a livello nazionale, per il rinnovo del contratto. Agitazione revocata alle 17 di giovedì. Ma i collegamenti con le isole - per quanto non previsti in caso di astensione di 3 ore, come quella indetta dai Cobas dei trasporti - sono rimasti in piedi. «Ricorreremo subito al giudice del lavoro», protesta Giampietro Antonini, segretario Rdb.
Così, ieri, hanno sostanzialmente scioperato tutti quelli che erano in servizio e non impegnati nelle spole con le isole: circa il 75 per cento degli equipaggi della Navigazione. E' evidente, però, che questa volta l'impatto sull'utenza è stato meno traumatico. Fermo anche un autobus su due.
«Noi siamo pronti a riprendere la discussione con l'azienda, a partire dalla questione dei turni compensativi fino a tutte le altre voci del contenzioso, dal trattamento degli inidonei al nuovo deposito di terraferma», prosegue Antonini, «i lavoratori hanno dimostrato di non gradire l'accordo sottoscritto tra azienda e sindacati confederali. Nel contempo, però, manteniamo l'agitazione: passati i 10 giorni di moratoria previsti dalla legge dopo uno sciopero, trascorsa la Pasqua, indiremo un'altra agitazione. Siamo pronti a discuterne con tutte le organizzazioni sindacali».
Cgil, Cisl e Uil trasporti decideranno la prossima settimana il da farsi. L'idea è quella di proseguire con le assemblee degli iscritti, per illustrare quell'accordo che non è stato possibile presentare sinora, per le intemperanze di alcuni all'ultima assemblea.
L'utenza, dunque, si prepari: il fronte caldo dei trasporti non si è affatto raffreddato. Neppure sul versante di «vaporetto lumaca» e del rapporto tra orari di servizio e limiti di velocità, per quanto ieri da Ca' Farsetti e dall'Actv siano giunti segnali rassicuranti, dopo l'annuncio fatto dal sindaco-commissario alle organizzazioni sindacali e alle associazioni di piloti e comandanti, con il quale Costa autorizza - di fatto - i comandanti a superare i limiti di velocità ogniqualvolta siano in ritardo, oltre a promettere il raddoppio di quei pontili dove le linee si accavallano, come San Marcuola o l'Arsenale. Dura la risposta dei diretti interessati, che le associazioni di capitani e piloti affidano a una lettera a sindaco, prefetto e Actv, firmata dai presidenti Eugenio Magliulo e Claudio Bullo. «Insoddisfacente e comunque irrealizzabile» viene definito il rispetto dell'attuale orario generale «che fotografa lo status quo dei limiti in deroga riconosciuti al trasporto pubblico di linea». «Non idoneo» viene poi ritenuto il «percorso prospettato dal commissario, in quanto non recepisce le valutazioni dei rappresentanti dei lavoratori, laddove non si tiene conto dell'aumento esponenziale, negli ulti anni, del traffico acqueo, dei maggiori flussi turistici e pendolari e della diversa organizzazione dei servizi Actv». «Questo», osserva Magliulo, mentre gli orari «sono sostanzialmente gli stessi da 50 anni. Come si fa, ad esempio, a prevedere arrivo e partenza dalla Ca' d'Oro nello stesso minuto? Come non tenere conto dei passaggi delle gondole o delle obiezioni manifestate dal comandante dei vigili rispetto alla possibilità di superare i limiti in caso di una necessità non verificabile dall'esterno? Quella riunione è partita bene, ma poi si è persa. Siamo qui a chiedere un tavolo tecnico: verificati i tempi di percorrenza reali, si metta mano agli orari o ai servizi».


23 marzo 2002 - La Nuova di Venezia e Mestre

Durante la giornata nessun incidente
Veneziani pazienti
solo qualche protesta
di Sebastiano Giorgi

VENEZIA. Malgrado la massiccia adesione allo sciopero la città non si è fermata completamente. La garanzia dei servizi navetta con le isole ha infatti consentito ai veneziani di muoversi seppur con i comprensibili disagi senza rimanere bloccati per ore, come avvenuto invece durante altri scioperi, nei punti nevralgici della città. Murano, Giudecca, Lido e le altre isole sono così rimaste collegate a Venezia permettendo gli spostamenti minimi a pendolari, mamme con carrozzine, studenti e turisti che avevano l'assoluta necessità di andare e venire durante le tre ore dell'agitazione (10-13).
«I piloti non hanno avuto particolari problemi a spiegare agli utenti le ragioni della nostra protesta e quali mezzi utilizzare durante l'agitazione». Claudio Bullo rappresentante dei piloti Actv sottolinea come ieri non si siano registrate particolari intemperanze tra i dipendenti Actv e l'utenza. «Io ero alle Fondamenta Nuove e la situazione è rimasta tranquilla grazie soprattutto all'istituzione dei servizi minimi» spiega Bullo confermando le sensazioni che giungono anche dai residenti dell'altra parte della città. «Per fortuna durante lo sciopero c'erano ben tre collegamenti con la Giudecca: San Zaccaria-Zitelle, Zattere-Palanca e San Basilio-Sacca Fisola, servizi che l'Actv ha anche ben segnalato ai pontili con dei cartelli», afferma la consigliera del Cdq2 Gianna Masi. «Sì è vero le spole con le isole hanno funzionato ma sono state una brutta forzatura dell'azienda che non mancheremo di denunciare come comportamento antisindacale», annunciano in coro Eugenio Magliulo, rappresentante dei capitani e Giampiero Antonini della Rdb-Cub. La giornata di sciopero è così filata liscia e i veneziani questa volta non sono andati oltre qualche colorita espressione contro i vertici dell'Actv.
Ieri sera intanto un gruppo di cittadini della Giudecca, che per protestare contro i ritardi dei mezzi Actv aveva smesso di pagare l'abbonamento, si è ritrovato presso pressoil centro civico con l'obiettivo d'individuare il destinatario migliore (probabilmente saranno inviate sia al sindaco Costa che al presidente di Actv Valter Vanni) cui inviare le numerose multe prese negli ultimi mesi.


22 marzo 2002 - la Repubblica

"Ora speriamo che non si ripetano gli errori che ostacolarono l'inchiesta D'Antona"
L'Antiterrorismo: "Assassini mimetizzati tra i Cobas"
Almeno una decina di sigle complici dei nuovi terroristi

di CARLO BONINI

ROMA - L'investigatore è didascalico. Al limite della brutalità. E non c'entrano le poche ore di sonno e i litri di caffè ingurgitati da martedì notte. Dice: "Esiste un network malato, autistico, del sindacalismo di base che, pur radicalizzandosi, non ha mai interrotto il dialogo con i soggetti istituzionali del conflitto sociale: ministero del Welfare e sindacato confederale. E' un area circoscritta di addetti ai lavori, mimetizzata e resa impermeabile dalle sue doppie e triple appartenenze, da professioni esercitate alla luce del sole, capace di assumere informazioni sconosciute ai più, perché a quelle informazioni ha accesso. Capace di convincersi, non a caso, che il "nemico" è proprio negli attori di questo conflitto: il sindacato e i consulenti del ministero. Chiamatele pure come vi pare: talpe, infiltrati... La sostanza non cambia: gli assassini di Marco Biagi e, verosimilmente, di Massimo D'Antona odiano chi "vedono" e si nascondo in questo network. Una decina di sigle, non di più. La nostra paura è che oggi a morire è stato un professore. Domani, potrebbe essere un sindacalista[bb].
Quarantotto ore sono evidentemente poche per dare solidità a un'ipotesi investigativa che, nell'indicare in ambienti di "prossimità sindacale" l'area dei possibili mandanti della nuova stagione del terrore, sollecita di fatto opposte strumentalizzazioni. Ma che sia proprio questo il sentiero stretto infilato dall'indagine lo raccontano le "evidenze" su cui ragiona in queste ore chi sta tentando di abbozzare un "profilo politico" degli assassini di Roma e Bologna. Vediamo.
La presenza ossessiva del tema del lavoro nella prolissa produzione documentale delle sigle che oggi compongono la holding che si è stretta intorno alle Br-Pcc (i Nuclei proletari rivoluzionari di Milano, i Nuclei di Iniziativa proletaria di Roma, i Nuclei Territoriali Antimperialisti del Nord-Est) non è accidentale.
Gli analisti dell'Antiterrorismo vi leggono non solo un'indicazione dell'estrazione politica degli autori, ma anche una inequivoca traccia
del loro bacino di reclutamento. Se è vero infatti che sono almeno cinquecento gli indirizzi di posta elettronica raggiunti dalla rivendicazione di ieri, è altrettanto vero che pressoché "unica" è la qualità politica dei destinatari. Rappresentanze sindacali di base, il comparto metalmeccanico della Cgil, sedi territoriali di Rifondazione Comunista.
Gli assassini di Biagi parlano di quel che conoscono. Parlano a chi conoscono. Con un linguaggio quantomeno riconoscibile, evocativo, nei temi come nel gergo. Ma gli assassini di Biagi -ecco un'altra coincidenza che in queste ore interpella la curiosità degli inquirenti - parlano nei luoghi in cui "il network radicale del sindacato di base" ha immediato ascolto. Lo sconosciuto sito web cui per primo, ieri, è giunta la rivendicazione delle Br-Pcc ha la sua sede a Caserta.
In un'area dove più avvertito è lo scontro sulla ridefinizione dei contratti di lavoro, sulla flessibilità e dove già nella stagione del centro- sinistra sono state sperimentate nuove forme di lavoro interinale. Il fatto potrebbe certo restare nel bozzolo della suggestione, se non fosse che a dargli respiro - almeno seguendo il filo del ragionamento degli inquirenti - sono altre circostanze che si consumano proprio seguendo la linea di confine tra il Casertano e il Napoletano.
Mercoledì, a sole ventiquattro ore dalla morte di Biagi, in una bacheca della Fiat di Pomigliano d'Arco, un documento firmato Slai- Cobas sottolineava che non una lacrima sarebbe stata versata su quel cadavere. E ieri, in una nota consegnata alle agenzie per annunciare querele contro chi quel documento ha stigmatizzato (il ministro Maroni e il sindacato confederale), lo stesso Slai-Cobas, "pur esprimendo cordoglio umano per Marco Biagi e Massimo D'Antona e condannando il terrorismo", denunciava ogni tentativo di "omologante buonismo di circostanza".
L'investigatore si fa serio: "L'effervescenza lungo l'asse Napoli-Caserta ci fa pensare. Da Napoli partì la spedizione multipla dei documenti di rivendicazione dell'omicidio D'Antona destinati alle fabbriche del Nord. E Caserta non è per noi città neutra". Nella sua provincia è nato Nicola Bortone, militante delle Br-Pcc, entrato in clandestinità nel '92, finito in manette l'11 marzo scorso su un marciapiede di Zurigo, oggi in un carcere svizzero, dove si è dichiarato "prigioniero politico".
Quarantotto ore fa, la Procura di Roma ne ha chiesto l'estradizione, ma il suo nome, e quantomeno la sua presenza, erano stati registrati in Italia lo scorso anno, a Milano, dall'indagine condotta dal Ros dei carabinieri sui militanti di "Iniziativa comunista", sigla ritenuta partecipe di quel network opaco da cui gli assassini di D'Antona e Biagi provengono e a cui si rivolgono. Insomma, il filo di ragionamento dell'indagine dell'Antiterrorismo sembra sufficientemente chiaro.
Esiste una zona grigia, radicale e radicata a sinistra e fuori del sindacato, nella cintura industriale Milanese e nelle fabbriche del mezzogiorno, le cui suggestioni non solo percorrono la pubblicistica di "Npr", "Nipr" e "Nta", ma hanno trovato saldatura con quel che restava, nei primi anni '90, dei militanti fuoriusciti delle Br-Pcc. La scommessa, al Viminale, è che questa volta "non si ricada negli errori e nelle incomprensioni dell'inchiesta D'Antona", quando la circostanza che il presunto telefonista Geri lavorasse per una cooperativa di servizi con accesso ai locali della Cgil sollecitò un'immediata e comprensibile reazione della Camera del Lavoro contro "ogni illazione".
A Cofferati, sembra di capire, verrà chiesto qualcosa di non diverso di quanto venne chiesto nel momento più cupo della stagione brigatista alla Cgil di Lama e al Pci di Berlinguer. Guardare non in casa propria, ma immediatamente fuori dal proprio uscio. Ascoltare quelle "voci di prossimità" cui in tre anni nessuna indagine, nessuna cimice, nessun testimone è riuscito a dare un nome.


22 marzo 2002 - comunicato stampa Coordinamento nazionale RdB

ORA DELLE PROVOCAZIONI VERSO IL SINDACALISMO DI BASE E I SUOI MILITANTI

Frasi dette a mezza bocca nelle interviste radiotelevisive, pagine di quotidiani nazionali dedicate all’ ”indagine” cercano di indicare il sindacalismo di base come uno dei possibili soggetti interessati dalle inchieste degli inquirenti sull’omicidio Biagi.
Dal canto loro le forze dell’ordine utilizzano il famigerato articolo 41 – che consente perquisizioni senza mandato in caso di ricerca di armi – per fare irruzione in casa di pacifici dipendenti pubblici e mettere a soqquadro ogni cosa, cercando pervicacemente armi nel computer e tra le pagine dei libri!
E’ quanto accaduto questa notte ad un nostro aderente del Comune di Firenze.
La Federazione nazionale delle Rappresentanze Sindacali di Base nel condannare l’operato della DIA di Firenze, ed auspicando che si tratti di un caso isolato, esprime la propria totale solidarietà al collega perquisito e annuncia che ha dato mandato ai propri legali di rispondere alle calunnie verso l’organizzazione e agli abusi nei confronti dei propri associati con ogni mezzo legale disponibile.


22 marzo 2002 - comunicato stampa Coordinamento aziendale RdB Comune di Firenze

Le Rappresentanze Sindacali di Base del Comune di Firenze nel condannare nuovamente ogni forma di terrorismo che niente ha a che fare con la storia delle lotte dei lavoratori, esprimono preoccupazione e sconcerto per l’imbarbarimento della vita democratica che sembra scaturire dall’omicidio del prof. Biagi.
Infatti si ripropone lo stesso clima di caccia alle streghe indiscriminata nei confronti di ogni forma di dissenso sociale e politico che abbiamo già vissuto ai tempi dell’assassinio di Massimo D’Antona.
E’ il caso di un dipendente del Comune di Firenze, attivo anche personalmente come operatore culturale, che si è trovato soggetto a perquisizioni sia nella propria abitazione che in quella della madre, senza alcun mandato della magistratura, senza motivazione alcuna e in una condizione nella quale non risulta neppure indiziato di fatti specifici attinenti fenomeni eversivi.
Il dipendente, incensurato, ha visto sottoposto a minuziosi controlli da parte di agenti della Dia, il proprio computer, i libri, gli scritti riconducibili alla sua passione di scrittore.
Le Rappresentanze Sindacali di Base del Comune di Firenze esprimono la ferma convinzione che la lotta al terrorismo debba svolgersi senza abdicare né arretrare di un centimetro dalle garanzie dello Stato di Diritto nella piena accettazione delle differenze, delle critiche anche aspre, del  conflitto sociale.


20 marzo 2002 - comunicato stampa Coordinamento nazionale RdB

VOGLIONO FERMARE LE LOTTE

La Federazione Nazionale delle Rappresentanze Sindacali di Base condanna senza appello l’omicidio del professor Marco Biagi, collaboratore del Ministro del Welfare Maroni, avvenuto ieri sera a Bologna ed esprime le proprie condoglianze alla moglie e ai figli.
Questo omicidio è avvenuto nel momento in cui milioni di lavoratori riassumevano il conflitto come strumento di regolazione democratica dei propri interessi rilanciando il movimento dei lavoratori di fronte al proseguire dell’attacco ai diritti e alle tutele del mondo del lavoro.
La singolare coincidenza del recente ritiro della scorta alla vittima, il suo essere figura non pubblica e quindi poco conosciuta, le recentissime note del SISDE che "acutamente" prevedevano nuovi atti terroristici verso "personalità…maggiormente impegnate nelle riforme economico-sociali...con ruoli chiave di tecnici e consulenti", dicono che, come avvenuto tragicamente negli anni passati, non si possa escludere che dietro questo omicidio ci siano quelle stesse forze occulte che hanno imperversato per anni nel nostro Paese da Piazza Fontana in poi.
L’analogia con quanto accaduto a Milano nel ‘69 è impressionante e deve far riflettere.
Con puntualità anche questa volta si è ucciso per fermare le lotte in corso, per favorire oggettivamente il capitale rispetto al lavoro, per cercare di rendere inutili le battaglie di questi mesi.
L’immediata scomposta reazione del presidente del Consiglio e di quello di Confindustria, che hanno immediatamente cercato di attribuire alla "campagna di odio" di questi mesi la responsabilità oggettiva dell’omicidio, è già la dimostrazione della determinazione del Governo e dei padroni di utilizzare l’omicidio del Professor Biagi per accelerare i processi di destrutturazione del mondo del lavoro, intimidendo pesantemente quanti non intendano arretrare dalla strenua difesa dei diritti e delle tutele del mondo del lavoro.

La Federazione Nazionale RdB, nell’invitare tutte le proprie strutture alla massima vigilanza per respingere ogni provocazione, proclama per oggi 20 marzo 2 ORE DI SCIOPERO NAZIONALE a fine di ogni turno di lavoro contro l’ omicidio del professor Biagi, per difendere le ragioni del movimento dei lavoratori, contro la campagna di strumentalizzazione tesa a fermare le lotte in corso contro le scelte di trasformazione sociale.

Rassegna stampa RdB CUB 22-31 marzo 2002

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