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Speciale MIGRANTI
da maggio 2005 a maggio 2006

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23 maggio 2006 - Il Giornale di Vicenza

Il Coordinamento immigrati si dimette: «Ora un sindacato autonomo»

Vicenza - (al. mo.) Salutano, se ne vanno e si mettono in proprio. Perché, dicono, nessuno li ascolta: né le istituzioni e neanche i sindacati. E anzi si sentono sempre più discriminati. Così i rappresentanti degli immigrati nel Consiglio territoriale per l’immigrazione della Provincia annunciano le dimissioni in massa da quell’organo consultivo che ritengono inutile. Per proseguire la loro battaglia con altri mezzi.
Risultato finale: la nascita di una specie di sindacato autonomo formato direttamente da extracomunitari e collegato a quello già esistente a Verona. A far precipitare le cose la delibera del Comune sulla cosiddetta "residenzialità" che favorisce i vicentini di lunga data (residenti da almeno 25 anni) per gli alloggi popolari. Una norma che ha fatto arrabbiare perfino An che non accetta di vedere penalizzati gli italiani. E parla di delibera ad hoc per i leghisti.
Figurarsi allora come potevano prenderla gli immigrati. «Questo è solo l’ultimo di una lunga serie di provvedimenti discriminatori» dice una nota del Coordinamento. E giù il lungo elenco di misfatti: «L’obbligo di chiusura domenicale dei call center, l’allontanamento delle badanti moldave da piazzale Bologna, il rifiuto di concedere un’area inutilizzata come parcheggio per il Centro Islamico, il no a una sede per gli immigrati, i 78 euro richiesti per rilasciare il certificato di idoneità dell’alloggio, l’accesso a pagamento all’Ufficio comunale per le pratiche del permesso di soggiorno, il divieto di bivaccare nei parchi, la repressione contro gli ambulanti e la criminalizzazione dei mendicanti».
Così la partecipazione nella Commisione territoriale della Provincia di una dozzina di associazioni in rappresentanza di decine di Paesi è diventata, spiegano, quasi una beffa. «Non ci ascoltano - dice Morteza Nirou, portavoce del Coordinamento immigrati -. Una volta mi hanno anche impedito di parlare o mi davano del bugiardo. Intanto passano provvedimenti che sembrano avere l’unico scopo di rendere sempre più difficile la vita agli stranieri».
Si legge sempre nel comunicato: «Noi rappresentanti degli immigrati abbiamo sempre cercato con lealtà e serietà di portare la voce dei migranti e le loro leggittime richieste dentro le istituzioni». Ma «dopo anni di impegno siamo costretti a constatare il fallimento di questo strumento consultivo, a causa del quadro normativo nazionale e locale che non facilita certo le politiche di integrazione».
Da questa storia per Morteza Nirou non ne escono bene neanche i sindacati confederali: «Non hanno fatto nulla, sono rimasti immobili anche di fronte a tutte queste cose. Così fonderemo un sindacato nostro, in collaborazione con quello nato a Verona alcuni mesi fa. E con l’appoggio delle Rdb, le rappresentanze di base. Insomma è l’ora di passare all’autogestione».


21 maggio 2006 - Corriere del Veneto

Movimenti antagonisti, coordinamento migranti, rappresentanze di base a congresso contro la precarietà
Parte da Verona la riscossa degli « invisibili»
Workshop il 3 giugno in sala Lucchi. Nasce la nuova rete europea del sindacato
« INVISIBILI » Da tutta Europa a Verona per gettare le basi di una piattaforma europea sui diritti e la cittadinanza
IL FUTURO Costruiamo le rivendicazioni contro lo sfruttamento e le discriminazioni
di Angiola Petronio

VERONA — Sono g l i I. W. W. Acronimo inglese che sta per « Invisible workers of the world » , i lavoratori invisibili del mondo.
Che da quell'invisibilità giocata su diritti negati e identità non riconosciute hanno deciso di uscire.
Sarà a Verona, il 3 giugno, i n s a l a L u c c h i , u n workshop europeo per la costruzione di una « rete contro la precarietà, il razzismo e per i diritti sociali e di cittadinanza del lavoro migrante, intermittente e precario » .
Con un tavolo dei lavori a cui siederanno docenti universitari italiani ed europei, rappresentanti dei migranti e dei precari del vecchio continente. Organizzati dal coordinamento migranti di Verona, federato alle rappresentanze di base, che ha voluto il convegno proprio allo scopo di organizzare un sindacato di base.
In sala Lucchi parleranno Manuela Bojadzijev, dell'università di Francoforte, Sandro Chignola, dell'ateneo di Padova e Sandro Mezzadra, di quello di Bologna. Ma anche Judith Revel dell'università di Parigi, dove è ancora viva la rivolta delle banlieu, Nico Sguiglia di Indymedia Estracho di Malaga e altri rappresentanti di realtà non solo cul turali e politiche europee.
In un'assemblea che vede la partecipazione anche di Adl ( associazione difesa lavoratori) di Padova, RdB-Cub Veneto, Razzismo Stop, movimento antagonista toscano. Ma anche di tutta la rete nordestina.
Al centro dei lavori loro, gli I. W. W. Che non sono solo, o per forza, immigrati.
Ma anche chi vive di lavoro precario.
E sul riconoscimento dei diritti e dell'identità si muoveranno i lavori che hanno lo scopo di arrivare a una piattaforma di rivendicazio ne che si muoverà su sei punti cardine e che verrà portata avanti come forma di lotta sindacale, a partire dall'abolizione del sistema d'ingresso tramite le quote, con la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro.
Una piattaforma a cui il coordinamento dei migranti di Verona sta lavorando da tempo.
« Si tratta - spiegano - di accettare il fatto che i processi di autorganizzazione del lavoro precario e migrante hanno raggiunto una soglia dalla quale non è dato retrocedere » . Una via di non ritorno nel riconoscimento dei diritti che per gli I. W. W., gli « invisibili » passa dal diritto di voto ai migranti e il riconoscimento della cittadinanza per i figli nati sul territori italiano e una sanatoria non subordinata al possesso di un lavoro per tutti gli irregolari, con un'amnistia per i reati legati alla vendita di merce contraffatta e alle espulsioni.
Per i precari anche l'abrogazione delle norme che consentono alle cooperative di licenziare i lavoratori anche senza giusto motivo e la restituzione dei contributi versati per la pensione senza aspettare i 65 anni.
Una piattaforma articolata. Ma soprattutto netta nelle richieste. « Riteniamo che precarietà e migrazione rappresentino il terreno di maggiore radicamento e di maggiore espressività del conflitto sociale della nuova fase di movimento.
Che attorno alle esperienze di lotta che si sono mosse debbano annodarsi le reti di un nuovo spazio politico europeo » .
Uno spazio europeo che comincerà a prendere forma proprio a Verona, il 3 giugno. « E' tempo di dare vita a una rete degli invisibili e dei precari che agisca sui nostri territori come parte e come punto delle lotte e del conflitto. Il nostro tempo è qui e comincia adesso » . E per ribadirlo a Verona arriveranno da tutta Italia e da mezza Europa.


20 maggio 2006 - Il Gazzettino

NODO EXTRACOMUNITARI Ultimatum di dieci componenti della Commissione territoriale per l’immigrazione
«Niente integrazione, ci dimettiamo»
Sono settantamila in tutta la provincia (12.000 in città): i loro rappresentanti protestano
di Roberto Cervellin

Vicenza - "L'integrazione a Vicenza è sempre più difficile. Non è escluso che ci dimettiamo dagli incarichi che abbiamo all'interno del Consiglio territoriale per l'immigrazione coordinato dal prefetto". Ormai sfiorano le settantamila unità. Di questi, dodicimila vivono nel capoluogo (undici per cento della popolazione). Nel Vicentino gli immigrati sono in aumento. "Eppure, nonostante abbiano contribuito in modo rilevante allo sviluppo economico di Vicenza, non è avvenuta l'attesa integrazione sociale. Le istituzioni non ci hanno ascoltato e non ci ascoltano", lamenta Morteza Nirou, iraniano sposato con una vicentina, due figli, componente dell'associazionismo straniero locale nonché sindacalista delle Rappresentanze di Base Rdb-Cub. Così per protesta, i dieci rappresentati degli stranieri in seno al Consiglio territoriale per l'immigrazione, organismo coordinato dal prefetto che vede riuniti attorno allo stesso tavolo esponenti del mondo economico, sociale, amministrativo e rappresentanti degli immigrati, minacciano di dimettersi dai propri incarichi. Se ne saprà di più nel corso di una conferenza stampa annunciata per mercoledì prossimo 23 maggio presso la sede Rdb-Cub. "Il rischio di dimissioni è reale - sottolienea ancora Nirou, componente del suddetto consiglio - Non abbiamo alternative, a meno che non ci sia un'inversione di rotta nel dialogo con le istituzioni. Da anni gli immigrati del Vicentino si impegnano e lottano per ottenere migliori condizioni di vita e integrazione e più voce in questioni che li riguardano. Ma gli sforzi si sono finora scontrati contro un muro di gomma che a parole non nega la legittimità delle richieste, ma in pratica non ha dato nessuna risposta concreta. In momenti di tensione e incertezza come quelli che stiamo vivendo, è importante che una società riesca a mettere in atto politiche serie di integrazione".


17 maggio 2006 - Comunicato RdB CUB Immigrazione

Ministro Ferrero, abrogare subito la Bossi Fini !

Nel fare i nostri auguri al nuovo Ministro delle Politiche Sociali, On. Paolo Ferrero, cogliamo l’occasione per ricordare che la famigerata Bossi Fini ha creato un esercito di cittadini immigrati clandestini, tutti alla mercè del lavoro nero e di chi specula sulla loro condizione.
Tutto il movimento degli immigrati e antirazzista del nostro paese, con grandi mobiltazioni, ne ha chiesto con forza l’abrogazione.
Una politica di vera accoglienza deve necessariamente partire dalla regolarizzazione di chi è entrato nel nostro paese, fuggendo guerre, fame carestia, torture, eliminando tutte le norme che impediscono la libera circolazione degli immigrati nel nostro paese, riconoscendo loro diritti umani, sociali e politici.
Ci aspettiamo molto al riguardo dal Governo Prodi e siamo pronti ad incalzarlo con proposte ed iniziative.


30 aprile 2006 - La Repubblica

"GLI IMMIGRATI NON POSSONO PRESENTARSI"
di ANTONIO TRICOMI

Napoli - Non sono cittadini italiani e dunque non godono del diritto di voto, né attivo né passivo: non possono eleggere né essere eletti. E allora? Hanno perso tempo? Si sono sbagliati? «Ma no, sapevamo benissimo quello che stavamo facendo. Abbiamo presentato la lista solo per mettere in evidenza lo stato di esclusione a cui sono condannati i 120mila immigrati che vivono in Campania, il 57 per cento dei quali a Napoli», spiega il 25enne Aboubakar Soumahoro, ivoriano, in Italia da sei anni e mezzo, componente del Comitato Immigrati Napoli. Aboubakar è tra quelli che hanno messo in moto una complessa macchina organizzativa solo per evidenziare quella che sentono come un´ingiustizia. Per dimostrare una tesi.
«Diversamente da quanto accade in altri paesi europei, in Italia non esiste la cittadinanza di residenza: quella condizione che ti permette di essere cittadino del paese nel quale vivi e lavori da anni, anche se hai un´altra nazionalità. È un paradosso - sottolinea il giovane immigrato - che gli italiani all´estero possano, come abbiamo visto, votare e farsi votare. E che invece chi si trova nella condizione di non essere nato qui, ma di conoscere benissimo la realtà di questo paese, non possa godere degli stessi diritti».
Chi presentava la lista sapeva dunque che non sarebbe mai passata. E lo ha fatto appunto per questo. Ma quelle contro cui questi migranti si battono sono leggi nazionali: perché dunque portare la provocazione nel cuore della campagna elettorale per il sindaco di Napoli? «Non è una provocazione, non è quello che ci interessa. Vogliamo piuttosto suscitare indignazione. E puntare il dito sulla realtà locale. Nel 2001 la Regione Campania ha stanziato per l´immigrazione 13 milioni e mezzo di euro, di cui 45 per cento destinati alle strutture di accoglienza. Che fine hanno fatto quei soldi, dove sono le strutture? La legge regionale è del ‘94, non sarebbe il caso di farne un´altra?».
Il programma di "Fuori dall´ombra" parla di casa e sicurezza. La lista virtuale si colloca con decisione nell´area del centro-sinistra, ma senza apparentamenti. «La Iervolino ci conosce da anni, eppure ci ha cercato solo una volta: per invitarci al forum sull´immigrazione, all´inizio della sua campagna elettorale. Ma non ci sembrava fosse opportuno andarci, è il caso di dirlo, giusto per fare colore». E per la stessa ragione le donne e gli uomini di "Fuori dall´ombra" non avrebbero accettato di candidarsi da indipendenti con i partiti dell´Unione. Ivoriani, somali e senegalesi ingaggiati per dare un tocco di nero a quelle istituzioni da cui si sentono ignorati? «No, non basta mangiare il kebab per dire che Napoli è una città multietnica. La multietnicità è un´altra cosa: passa attraverso le leggi. Avessero per assurdo approvato la nostra lista, avremmo preso un mare di voti. Non solo da immigrati, ma da molti napoletani: giovani, disoccupati, precari, padri di famiglia. Il colore non conta».
Ma ormai il sindaco virtuale Sawa Mohammad è uscita fuori dall´ombra. Domani saranno in piazza con il simbolo e il programma della lista che non c´è: appuntamento alle 16 in piazza Garibaldi. «Arriva la primavera antirazzista», annuncia un volantino scritto in inglese e in francese e firmato dal Comitato immigrati Napoli, da Medicina Democratica, dalla Federazione nazionale Rdb/Cub, da Assopace e da No Border. «Non rimanete a casa il Primo Maggio», prosegue il volantino. «Le comunità di immigrati della Campania manifesteranno, insieme a tutti i lavoratori precari, contro lo sfruttamento». Seguono i punti del programma: chiusura dei Cpt, regolarizzazione dei migranti, abolizione della Bossi-Fini, diritto alla casa. I migranti si battono contro le demolizioni, per i permessi di soggiorno sganciati dai contratti di lavoro, contro il lavoro nero. E contro le intimidazioni e le violenze che subiscono da privati: «Esiste un caso Giugliano - denunciano - un immigrato di recente è stato ucciso e altri vengono regolarmente aggrediti. Durante il nostro corteo del Primo Maggio si parlerà anche di questo. E di molto altro». Napoli non avrà un sindaco di colore: non questa volta. Ma, per chi ha disegnato quest´operazione mediatica, non è che un inizio.


30 aprile 2006 - Il Gazzettino

In libertà i nigeriani che avevano picchiato il datore di lavoro

MIRANO, Venezia - Sono stati rimessi in libertà, ma con l'obbligo di dimora nel comune di residenza, i tre nigeriani accusati di aver aggredito il loro datore di lavoro e di averlo poi rinchiuso in uno sgabuzzino. Lo ha deciso ieri il giudice per le indagini preliminari Daniela Defazio, di fronte alla quale sono comparsi Peter Uhunoma, 29 anni e Francia Amuanmwonsa, 26 entrambi residenti a Treviso. Monday Isimarhen, trentottenne, è invece residente nel Padovano. difensori hanno sostenuto che la loro sarebbe stata la reazione allo sfruttamento del lavoro dei loro assistiti da parte di M.M., 32 anni, di Camposampiero. Questi è infatti titolare dell'impresa di pulizie Cmmi, che ha sede in via della Stazione a Ballò di Mirano. Da qualche tempo i tre lavoravano alle sue dipendenze. Secondo la loro deposizione, stanchi di chiedergli con le buone il pagamento del loro salario, i tre nigeriani avevano deciso di usare maniere più sbrigative. Così, dopo aver parlato animatamente, i tre avrebbero cominciato a colpirlo a pugni per poi chiuderlo nel ripostiglio.
L'associazione per la difesa dei lavoratori (Adl) esprime grande soddisfazione per la scarcerazione dei tre. «Da tempo li seguiamo - spiegano all'Adl - e vorremmo ora che il giudice del lavoro si occupasse della vicenda».


30 aprile 2006 - La Gazzetta di Modena

Oggi la manifestazione ai Quadrati
Musica antirazzista senza parco Braida e tre associazioni

Sassuolo - Dunque oggi nel parcheggio de I Quadrati, proprio sotto gli uffici della Polizia Municipale, si terrà la "Festa multi-etnica per la fratellanza tra i popoli". Ieri mattima dopo un ultimo lungo vertice in municipio, è arrivata l’autorizzazione che mancava. Con la soluzione già descritta ieri: festa fuori dal parco Braida, ma vicino al Parco.
«L’impasse creatasi per difficoltà di interpretare recenti concessioni e disposizioni normative - assicurano gli organizzatori Lapadula e Anceschi - è stata superata con l’intervento del sindaco nel pomeriggio di venerdì. Le strutture usate saranno rispettose del verde, e saranno poste sul cortile de «I Quadrati», a lato dell’ingresso del Parco su via Circonvallazione, a diretto contatto ed in continuità con il Parco stesso».
La manifestazione, che si terrà a partire dalle 16 con gruppi musicali, ha ricevuto l’adesione di Rete Lilliput, Social Forum, Giuristi Democratici, Rifondazione, Verdi, Libera, Comitato San Pietro, Rdb-Cub, Cam, Carc, Cs Allende, Cantiere per il bene comune. Incerta l’adesione dell’Associazione Giovani Musulmani, mentre ieri, con una nota, si sono in qualche modo dissociati il Circolo Culturale Farenheit 451, l’Associazione Psyche Zenobia, l’associazione Dama Bianca Teatro che "non aderiscono a nessuna piattaforma politica veicolata dalla manifestazione. Il carattere delle nostre associazioni non è politico, e non lo può e vuole essere". Nota poi la presa di distanza del Comitato del Parco Braida.
«Il clima a Sassuolo - commentano Lapadula e Anceschi - può cambiare e migliorare a partire da queste iniziative, che invertono derive giustizialiste e xenofobe, inutili quanto pericolose, per intraprendere finalmente una diversa e più credibile strada di reale soluzione delle tensioni. L’utilizzo del territorio come luogo di incontro è uno degli aspetti fondamentali del processo di integrazione. Seguirà il concerto di tre complessi musicali: «Galimatia», «Mila serve ai tavoli», «Dakka Marrakshya»; un momento di incontro fra gruppi di giovani di varia nazionalità che si parleranno con il linguaggio naturale ed a tutti comprensibile della musica. L’iniziativa di oggi sarà la prima di una serie a Braida e in città».


28 aprile 2006 - Il Resto del Carlino

SASSUOLO Rischio tensioni al corteo antirazzista
Braida, il parco inagibile ai manifestanti anarchici
di Andrea Antonietti

SASSUOLO — Niente autorizzazione per l’utilizzo del Parco di Braida domenica prossima, la giornata multietnica annunciata da Carc (per il comunismo) e varie sigle di associazioni giovanili non si svolgerà. Motivazione: il rischio di possibili momenti di tensione. L’eco degli slogan che inneggiavano alla lotta armata contro l’Occidente, già scanditi durante il corteo dei giorni scorsi dalla stazione fino ai casermoni, ha fatto il resto. Se a questo aggiungiamo il clima di manifesta ostilità, come testimoniano anche scritte oltraggiose verso i militari italiani impegnati in missione e altri comportamenti sopra le righe, si possono intuire i motivi che stanno dietro il diniego. Luciano Biolchini, volontario del sodalizio che tutela l’ area verde del quartiere Braida afferma: «Si vuole dare un’ impronta politica al raduno di domenica, ma questo nostro spazio deve rimanere fruibile dalla cittadinanza; come esponente dell’ associazione non posso che ritenermi soddisfatto, la propaganda di partito la facciano altrove». A conclusione del suo intervento, Biolchini riferisce: «Certi raduni contribuiscono a esacerbare gli animi, c’è bisogno di serenità, non è il momento di inscenare proteste; non capisco il legame tra un giardino, di una zona degradata finchè vuoi, con questioni globali che interessano immigrazione e precariato del lavoro passando per la speculazione edilizia fino a giungere ad una discriminazione razziale, la quale francamente non esiste. Le strade da percorrere sulla via della legalità sono altre».
La festa multietnica doveva svolgersi domenica dalle 16 in poi. Tra gli altri avevano aderito Rete Lilliput, Comitato via San Pietro, CS Allende, Gruppo immigrazione del social forum di Modena, Cam, Giuristi Democratici di Modena, RdB CUB, Carc, Partito di Rifondazione comunista, Verdi, Cantiere p. il bene comune, Associazione Giovani Musulmani, Associazione Dama Bianca, Associazione Psichezenobia, Libera e Fahrenheit 451.
Temi della festa erano la convivenza e il rispetto reciproco; si alla difesa dei diritti di chi lavora, sia esso italiano o straniero. Più salario, meno flessibilità e precariato per tutti, italiani e stranieri. Si alla predisposizione di una politica abitativa sul medio periodo in grado da una parte di superare i ghetti-diretta conseguenza di un modello di sviluppo economico e urbano funzionale solamente alle esigenze del mercato e dall’altra salvaguardare il diritto alla casa per tutti, italiani e stranieri residenti sul territorio. No a ogni forma di discriminazione razziale, etnica o religiosa.


26 aprile 2006 - La Repubblica

Gli ivoriani di Napoli al funerale di Désirée
LA RACCOLTA DEI SOLDI
di Valerio Petrarca

Napoli - L´associazione degli immigrati della Costa d´Avorio in Campania ha più di dieci anni, raggruppa 435 lavoratori, ma le sue riunioni vanno spesso deserte. Gli ivoriani non hanno tempo e voglia di incontrarsi: lavorano anche 15 ore al giorno ed evitano le occasioni di riprodurre a "Napoli Centrale" i contrasti che li dividono in patria. Dal 19 settembre del 2002, la guerra, come la geografia, ha diviso il loro paese in due parti: l´area della foresta a Sud, controllata dall´esercito governativo, e l´area della savana al Nord, controllata dagli eserciti ribelli, poi detti delle "Forze Nuove".
La Costa d´Avorio era chiamata la Svizzera o l´America dell´Africa, per la sua vitalità economica e per la coesistenza pressoché pacifica di molte differenze (religiose, etniche e culturali). Ora si è allineata: ha conosciuto le mattanze umane, i soldati bambini, gli eccidi (compiuti anche dai soldati francesi), al pari di altri paesi d´Africa su cui il nostro sguardo è meno distratto.
Mi è stato più facile lì, in Costa d´Avorio, discutere contemporaneamente con giovani appartenenti ai diversi schieramenti in lotta che qui a Napoli. Qui ho dovuto approfittare di un´occasione triste, della morte di Désirée, un´ivoriana del Sud che faceva la parrucchiera.
Da morta, è riuscita a riunire i suoi connazionali attraverso l´assillo che in patria e fuori maggiormente li accomuna: la cura per il cadavere.
Ho assistito, in una stanza della "Federazione delle Rappresentanze sindacali di base" nel pressi di piazza Garibaldi a Napoli, alla cerimonia di raccolta dei soldi per spedire il corpo di Désirée a casa sua, per i funerali tradizionali. La cerimonia, chiamata "cotisation" (colletta), lasciava scorgere la sua antica origine di villaggio, la sua parentela con la civiltà del dono, che ha la sua massima evidenza proprio durante i lunghi e complicati funerali.
In Africa i doni non sono regali, ma un sistema di oggetti e di simboli con cui si fa e si dice l´intera vita sociale, nella sua infinita gamma di espressione, dalla solidarietà all´antagonismo: si dona il giusto per esprimere prossimità e il troppo o il troppo poco per esprimere ostilità o disprezzo, per mettere il ricevente nell´impossibilità di ricambiare o per disconoscere il suo grado sociale.
Al posto in cui in un villaggio sarebbe stato il corpo di Désirée (in buona posizione per "osservare" il proprio funerale), compariva una sua fotografia attaccata a un manifesto funebre, di quelli che si usano qui da noi. E al posto del capo-famiglia, ad accettare i doni, c´era il presidente dell´"Unione degli Ivoriani della Regione Campania", Marc Dan.
La cifra donata e il discorso del donatore facevano capire le cose più importanti, che però non venivano dette esplicitamente, per evitare le conseguenze di un´aggressività dichiarata. Un giovane poteva presentarsi, benché tutti lo conoscessero bene, come uomo del Nord (ma voleva dire musulmano) e offrire per la sorella cristiana Désirée dieci euro perché potesse tornare al Sud, nella terra dei suoi antenati. In questo dire e donare poteva indirettamente segnalare una precedente freddezza dell´associazione nei confronti di un immigrato del Nord etnicamente e religiosamente a lui più prossimo, fino a esprimere "ostilità" donando più di quanto avessero ricevuto i suoi in una precedente occasione funebre.
Un giovane, in un francese eccellente e secondo la raffinata retorica del suo gruppo etnico di appartenenza, ha posto due problemi; a volerli brutalmente riassumere, suonano così: perché ci preoccupiamo solo dei morti?
Perché le cariche della nostra associazione non sono state mai rinnovate?
Ma ha detto tutto questo attraverso la presentazione dei doni offerti a un cadavere, che dovrà aspettare ancora prima di partire, non sarà facile raggiungere 3.200 euro per le spese del suo trasporto.
Quasi tutti gli immigrati ivoriani che ho conosciuto qui a Napoli hanno studiato in città africane, hanno prossimità, già nella famiglia di provenienza, con almeno tre religioni (quella tradizionale, quelle cristiane e quella musulmana), parlano più di tre lingue (un paio locali, il francese, bene o male l´italiano e un po´ di napoletano), sono vissuti in patria a stretto contatto con gli immigrati (un abitante su quattro in Costa d´Avorio è straniero). I nostri riflessi mentali ce li fanno immaginare come un portato del passato perché sono poveri come lo erano i nostri emigranti. Dal punto di vista culturale, essi prefigurano però il nostro avvenire. Dei prefissi "multi" (etnico, linguistico, culturale, religioso), con cui ci riempiamo la bocca, loro avevano fatto una pratica di vita, fino a qualche anno fa. Cosa è successo nella loro patria perché da un giorno all´altro si passasse dalle parole e dai doni al machete e al kalashnikov?

1 aprile 2006 - Il Giornale di Vicenza

Gli estremisti di destra erano una quarantina. La contromanifestazione si limita agli striscioni esposti dalle finestre di un palazzo
Il presidio si sgonfia con gli slogan
Nessuno scontro alla fiaccolata di Alternativa sociale in via Torino
di Alessandro Mognon

Vicenza - I guastatori misteriosi sono entrati in azione poco dopo le 20: giù due striscioni dall'ultimo piano del palazzo che ospita l'Ufficio provinciale del lavoro con scritto «Libertà per i migranti» e mano all'altoparlante: «Razzisti, vergognatevi». E così è andata avanti per quasi un'ora, fra cori e slogan.
Ma ieri sera in via Torino fra il presidio-fiaccolata di Alternativa sociale e il gruppetto di contestatori guidati dall'esponente sindacale dei Rdb-Cub Germano Raniero e dall'ex rappresentante dei diritti degli immigrati Mortesa Nirou non è successo nient'altro. E lo schieramento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa con tanto di jeep e furgoni ha fatto solo presenza.
Anche perché non erano più di una quarantina, gli estremisti di destra. Teste rasate, cinque-sei fiaccole, un fumogeno, ogni tanto un saluto romano, qualche bandiera tricolore e qualcuna con il simbolo di Alternativa sociale con Alessandra Mussolini. La protesta anti-extracomunitari, organizzata dal coordinatore regionale di Azione sociale Alex Cioni e da Alessandro Fontebasso, non risparmiava nessuno. Dalle «false politiche dell'accoglienza del centrodestra» fino «all'ipocrisia della Chiesa». Il resto era per «i rossi». Slogan: «Italia agli italiani, Vicenza ai vicentini, fuori i rossi e i clandestini».
Ad ascoltarli, però, non c'era quasi nessuno. Né i residenti, chiamati «a scendere in strada» contro stranieri, delinquenza e degrado; né gli extracomunitari. Solo qualche curioso alla finestra, che poi è tornato a guardare la tv.
I più preoccupati sembrano polizia e carabinieri, ci sono il commissario Loris Cecchetto e il questore Dario Rotondi che camminano nervosamente avanti e indietro. Tanto perfino lo scambio di insulti fra il presidio in strada e il gruppetto sul palazzo è soft. Tipo «vergognatevi, razzisti» contro un «avete perso storicamente». Insomma un presidio più noioso che altro, anche perché verso le 22 spariscono gli striscioni dal palazzo. Un maresciallo dei carabinieri va a parlare con i "guastatori" del palazzo, nessuno ha capito bene se sono dentro un ufficio o un appartamento. Polizia e carabinieri si schierano fra i giovani di Alternativa sociale e il cancello, esce Raniero sorridente: «Quanti siamo lassù? In sette, i magnifici sette. Abbiano fatto quello che dovevamo - spiega - una bella manifestazione pacifica. Dove eravamo? Nella sede dell’associazione "Donna chiama donna", sono sale comunali, abbiamo chiesto l'autorizzazione».


1 aprile 2006 - Gazzetta del Mezzogiorno

Ieri la presentazione da parte del neonato Comitato di cittadini extracomunitari
Contro il Cpt il primo corteo di immigrati
Domani alle 17 la marcia antirazzista da piazza Umberto alla Prefettura

Bari - L'Europa rifletterà sule derive razziste, Bari vedrà sfilare il primo corteo dal «basso» di immigrati. Appuntamento domani alle 17 in Piazza Umberto: corteo fino a Piazza Prefettura per ribadire il «no» al Centro di permanenza temporanea (Cpt) di Bari e delle altre città perché strutture illegali; l'abrogazione della Bossi- Fini ma superando anche la Turco Napolitano; il «no» al soggiorno legato al contratto di lavoro; e il «sì» a una legge sul diritto di asilo. Sono queste alcune delle richieste alla base della giornata europea antirazzista che quest'anno per la prima volta verrà celebrata anche a Bari su iniziativa del «neonato» Comitato immigrati (comitatoimmigrati.bari@yahoo.it) e lo sportello Immigrati Rdb/Cub (sportellodiritti@yahoo.it). Ieri in Comune a presentare l'appuntamento di domani pomeriggio sono stati alcuni degli organizzatori. Amadou Ngom, senegalese spiega: «Vogliamo rilanciare il comitato degli immigrati che si è da poco costituito cercando di dare maggiore protagonismo agli immigrati dando spazio anche a quelli di seconda generazione». Sela Mawit, eritrea, studentessa universitaria in farmacia, fa un altro ragionamento e parla della necessità di costruire processi di inclusione nei quali il protagonismo non debba trasformarsi in «settarismo etcnico». Ma una cosa è certa. E' la prima volta che gli immigrati si organizzano dal basso, senza cioè la «protezione» di un «cartello» sindacale o associazionistico. Ed ecco perché l'occasione presentare la manifestazione di domani è anche quella per denunciare problemi quotidiani. «Da quando hanno aperto il Cpt, gli immigrati hanno paura a uscire di casa. Ormai assistiamo a veri rastrellamenti di immigrati nei luoghi di lavoro», dice Bouchaib Chtiwi, del Marocco. Aggiunge: «Le forze del'ordine vanno mirate e vanno a prendere gli immigrati al termine delle ore di lavoro sapendo che hanno il permesso di soggiorno scaduto». «Un'operazione fatta per riempire il Cpt di Bari e per dimostrare in questo periodo elettorale che iu rimpatri funzionano», fa eco Amadou. E Uddin Mohammed Kafil, studi giuridici in Bangladesh e ambulante qui in città, lamenta: «Non è facile lavorare nemmeno coi documenti a posto. Non ci sono posti per gli ambulanti che hanno le licenze e i call center stano chiudendo da quando la legge Pisanu antiterrorismo obbliga alla schedatura delle persone che telefonano». Domani il corteo. Per chiedere non favori. Ma la possibilità di vivere da cittadini.(g.d.v.)


31 marzo 2006 - Gazzetta di Modena

‘Stranieri, sì all’accoglienza’
Le ragioni dei promotori di una delle 2 manifestazioni
CASO BRAIDA Il comunicato di Cam, Rdb e Carc

Sassuolo - Domani, come riferito nei giorni scorsi, si terranno le due manifestazioni organizzate contro gli atti di violenza di cui sono accusati due carabinieri di via Adda ripresi nel filmato durante l’arresto di un extracomunitario. Alle 15, con concentramento alla stazione ferroviaria, ci sarà un corteo per la città organizzato dal Collettivo Autogestito Modenese, Rappresentanze di Base e i Carc. Un presidio sarà invece in Piazza Garibaldi promosso da Prc, Comitato San Pietro, Verdi, Lilliput, Il cantiere per il bene comune, il Centro Studi per l’unità popolare Salvador Allende, Fiom nazionale, Fausto Gianelli. "Saremo a Sassuolo - scrivono Cam, Rdb e Carc - per dire sì ad una politica dell’accoglienza in grado di valorizzare la convivenza ed il rispetto reciproco; alla difesa dei diritti di chi lavora, sia esso italiano o straniero. Più salario, meno flessibilità e precariato per tutti, italiani e stranieri. Chiediamo la predisposizione di una politica abitativa sul medio periodo in grado da una parte di superare i ghetti, che sono la diretta conseguenza di un modello di sviluppo economico ed urbano funzionale solamente alle esigenze del capitale industriale, e, dall’altra, di salvaguardare il diritto alla casa per tutti, italiani e stranieri residenti sul nostro territorio. Chiediamo una politica di pari diritti e pari doveri. Invece diciamo no ad ogni discriminazione razziale, etnica o religiosa, che sono funzionali a giustificare politiche di guerra internazionale e pratiche neoliberiste (salari di accesso, orari, flessibilità), ad esclusivo vantaggio del capitale e dei profitti; ad una forsennata campagna di criminalizzazione degli stranieri in quanto tali, elemento che rischia di suscitare solamente paura e diffidenza generalizzate (una sorta di «far west»), impedendo ogni sorta di approccio razionale e progressista. Diciamo no all’equazione automatica tra immigrazione e sicurezza e alla repressione".


21 marzo 2006 - Il Gazzettino

Nasce lo sportello legale per gli immigrati
di Nicola Zanella

Rovigo - A partire da sabato anche Rovigo avrà il proprio sportello di consulenza legale per immigrati. Ad annunciarlo è la rete di associazioni formata da Immigrati nel Polesine, Adl-Cobas invisibili, Migro diritti senza confini, Bianco e nero per i diritti civili, Martin Luther King, Rovigo Opera Nomadi, Arci-solidarietà, Asilo notturno arcobaleno e Amiche per la pelle, che insieme si sono battute per il raggiungimento di questo traguardo. Lo sportello nasce dall'esigenza di chiarimenti per chi non padroneggia al meglio la nostra lingua in riferimento ad alcune questioni legislative relative alla legge Bossi-Fini. Da sabato (lo sportello rimarrà aperto a settimane alterne dalle 16 alle 18 al Centro servizio volontariato di viale Trieste) un avvocato dello studio legale Formenton di Monselice, specializzato nelle tematiche dell'immigrazione, sarà a disposizione degli immigrati.
Negli ultimi anni il flusso migratorio a Rovigo è passato dalle 400 persone del 1996 alle oltre 10.000 dello scorso anno: ciononostante resta sempre un solo sportello in questura a rilasciare i permessi di soggiorno. «A Rovigo possono passare anche sei o sette mesi per il rinnovo di un permesso di soggiorno - ha detto Samb Serigne, dell'associzione Immigrati nel Polesine - mentre in altre città come Verona e Padova grazie alla collaborazione dell'amministrazione comunale passa al massimo una settimana. Il mancato rinnovo del permesso crea un fortissimo disagio sociale a noi immigrati, che ne abbiamo bisogno per trovare una casa, trovare un lavoro e mandare i soldi alle nostre famiglie, anche per l'assistenza sanitaria. Spesso i tempi si allungano per qualche cavillo burocratico o per banali difficoltà interpretative».
Lo sportello di consulenza legale, esperienza totalmente autogestita e autofinanziata dalla associazioni promotrici, sarà a disposizione anche per la denuncia dei soprusi subiti dagli immigrati. «Non vogliamo solamente effettuare una semplice consulenza - ha dichiarato Claudio Milan dell'Adl-Cobas invisibili - ma vogliamo anche essere un osservatorio dei problemi degli immigrati rodigini e delle ingiustizie cui sono costretti a causa di una burocrazia troppe volte applicata in maniera estremamente rigida».


21 marzo 2006 - Il Resto del Carlino

da Rovigo
di Nicola Passarotto

A partire da sabato sarà attivo al ‘Centro Servizio Volontariato’ di Rovigo uno sportello di consulenza legale gratuita per gli immigrati. «Lo sportello nasce dalla volontà di dare un aiuto agli immigrati della zona — dice Samb Serigne, rappresentante dell’associazione immigrati nel Polesine — La maggior parte degli immigrati della provincia subisce disuguaglianze e ritardi amministrativi». I promotori dell’iniziativa sono l’associazione immigrati nel Polesine, la Adl Cobas-invisibili, l’associazione Migro diritti senza confini, la ‘Bianco e nero’ per i diritti civili, l’associazione Martin Luther King, la Rovigo Opera Nomadi, l’Arci-Solidaietà, l’Asilo notturno arcobaleno, Amiche per la pelle. «A Verona un immigrato attende per il rilascio del permesso di soggiorno circa un giorno, a Padova una settimana, a Rovigo almeno 6 mesi — racconta Claudio Milan di ‘Cobas-invisibili — La situazione è tragica. L’apertura dello sportello determinerà un miglioramento tangibile». Al Centro Servizio Volontariato presterà servizio, a cadenza quindicinale, lo studio ‘Formenton’ di Monselice. Lo sportello rimane aperto dalle 16 alle 18.


16 marzo 2006 - Comunicati RdB CUB - Napoli

"A TUTTI I LAVORATORI AUTONOMI IMMIGRATI ED ITALIANI"

L'iniziativa di mobilitazione dell'RdB/CUB immigrati affinché si realizzasse un "Mercato interetnico" presso le Scale di Montessanto, ha raggiunto un positivo risultato con l'apertura del "Bando Pubblico" per le concessioni del Suolo per tutti gli interessati, sia immigrati che italiani.
LUNEDI 20 MARZO 2006 ORE 16.30
INCONTRO PUBBLICO
PRESSO FEDERAZIONE REGIONALE RdB-CUB

VIA CARRIERA GRANDE 32 CITOFONO 30 PIANO N°4 SCALA B
Partecipano:
Aboubakar Soumahoro: Responsabile immigrazione RdB-CUB
Comune di Napoli: Assessorato al Commercio e Artigianato
Pino de Stasio: Consigliere Circ.Avvocata/Montecalvario PRC
Maria Luisa Rega: Consigliera Circ. Avvocata/Montecalvario PDCI
Isadora D'Aimmo: Assessora Provinciale all'immigrazione
Enzo De Vincenzo: Segreteria Regionale RdB-CUB
Sono invitati a partecipare e ad intervenire:
I lavoratori autonomi immigrati ed Italiani, i disoccupati, le comunità immigrati, le associazioni culturali, i movimenti di lotta, le forse politiche e Sociali, nonché tutta la Stampa, ecc.
Info: 3479250741


15 marzo 2006 - Il Mattino

Immigrati, corsa alle Poste per diecimila
di LUISA RUSSO

L’onda d’urto all’apertura dei cancelli è stata subito neutralizzata dalla polizia, che ha garantito l’ingresso ai primi arrivati, quelli che avevano trascorso la notte all’addiaccio, scaglionando poi l’accesso degli altri - a gruppi di dieci/venti persone - per alleggerire la calca delle centinaia di immigrati che premevano già da mezz’ora ben sapendo che soltanto i primi a consegnare i kit avrebbero avuto qualche possibilità di farcela. Poi le operazioni sono continuate nella massima calma nel Palazzo delle Poste anche grazie alla dedizione di impiegati e coadiutori che fornivano delucidazioni a chi ne aveva bisogno. La fila che alle 14,30 contava circa trecento persone in poco più di mezz’ora - per l’esattezza alle 15,06 - si era già tutta risolta (operativi nove sportelli). Poi sono arrivati altri stranieri, alla spicciolata, e alle 17.45 c’erano ancora alcuni ritardatari che stavano finendo di compilare le schede nel «salone corrispondenze» in un’atmosfera di grande cordialità con la polizia. L’associazione «3 febbraio» ha denunciato che nei giorni scorsi c’erano stati fenomeni di bagarinaggio. I servizi della Polposta erano stati potenziati. Smentita ogni previsione: né nella sede centrale di piazza Matteotti né nelle filiali ci sono state emergenze di ordine pubblico. A Napoli e nella provincia secondo i dati confluiti per via informatica al ministero degli Interni sono state presentate 10.217 domande (e complessivamente 27.449 in Campania, a fronte di una quota di 7095 nuovi arrivi di estracomunitari fissata per il 2006 per l’intera regione). A livello nazionale, alcune associazioni avevano calcolato che il tetto di 170mila domande sarebbe stato bruciato in pochi attimi e che solo le prime 26 persone che fossero riuscite a consegnare i kit nei 6244 uffici postali aperti in tutt’Italia avrebbero avuto speranza di farcela, un dato non dissimile da quello fornito ieri dal ministro Pisanu, che ha parlato di poco più di 30 persone. Perciò la corsa contro il tempo. In fila dall’altra notte per consegnare le domande d’assunzione non c’erano i datori di lavoro (le buste chiuse possono essere consegnate da chiunque) ma gli immigrati, in molti già regolari - presentavano il kit per un figlio, per un fratello - ma anche clandestini con la speranza irrealizzabile di poter trovare poi comunque un escamotage per restare in Italia (la legge prevede che sarà nei Paesi d’origine che gli extracomunitari rientranti nelle quote dovranno firmare i contratti di lavoro e ottenere i visti dalle ambasciate italiane). «Il 99% degli stranieri che dovrebbero essere chiamati dai loro Paesi già stanno in Italia», aveva detto l’altro ieri Jamal Quaddora, responsabile immigrati della Cgil. «La politica delle quote introdotta nel 1998 dal governo di centrosinistra con la legge Turco-Napolitano e ripresa dal governo di centro destra è una ipocrisia», commentava ieri il responsabile della Rdb/Cub, Aboubakar Soumahuro, che chiede «una regolarizzazione generalizzata, sganciata dalla necessità di avere un contratto di lavoro» prefigurando una situazione di sfruttamento e di precarietà che «riguarda anche il tessuto sociale italiano: studenti, disoccupati, neolaureati, giovani mamme». Contrariamente a quanto avvenuto in altre città, niente volontari durante la notte davanti alla Posta ad assistere gli immigrati (ieri mattina però i dirigenti del circolo Soccavo di An hanno portato colazioni al sacco agli stranieri in fila in via Montagna Spaccata). L’associazione «3 febbraio» qualche ora dopo ha denunciato fenomeni di bagarinaggio («ci risulta direttamente che due fratelli immigrati si sono rivolti a noi per denunciare il pagamento di kit a 100 euro l’uno e a 130 l’altro»), preannunciando un esposto in Procura. Effettivamente il 14 febbraio, quando iniziò la distribuzione, i kit sparirono subito, ma dopo un paio di giorni gli uffici delle Poste già si erano di nuovo approvvigionati e ieri ce n’erano tantissimi non ancora ritirati.


15 marzo 2006 - Il Gazzettino

LA CITTÀ E GLI IMMIGRATI Alle 14.30 di ieri si sono aperti i 65 sportelli postali abilitati all'accettazione dei kit: molte le polemiche tra le lunghe code
In fila per un pugno di permessi. «Ma è un'ipocrisia»
Rebesani (Sunia): «Le richieste dovevano essere fatte dai datori di lavoro, ma ad aspettare si sono visti soltanto extracomunitari»
di Roberto Cervellin

Vicenza - Alcuni si sono presentati ventiquattr'ore prima dell'apertura degli uffici. Altri si sono organizzati dandosi il cambio. Tra loro, africani, orientali e molti clandestini dell'Est, in particolare badanti. È stato un vero e proprio assalto agli sportelli postali quello che ieri ha avuto per protagonisti gli stranieri in cerca di regolarizzazione. In palio c'era l'accettazione delle domande di nulla osta per l'assunzione di stranieri non comunitari residenti all'estero relativamente al lavoro subordinato, domestico o stagionale. E visto che il numero previsto dai flussi d'ingresso 2006 è chiuso (170 mila posti in tutta Italia, di cui circa 4 mila nel Vicentino), si è innescata una sorta di gara per arrivare prima all'appuntamento. E l'appuntamento era alle 14.30 di ieri, momento in cui i 65 sportelli postali berici abilitati hanno cominciato a ricevere i moduli. Per ridurre disagi ed evitare disordini sono state organizzate unità di strada per l'assistenza notturna e attivate le forze dell'ordine. Gli uffici si sono chiusi tre ore dopo, alle 17.30.
Non sono mancate le polemiche: «È una sanatoria mascherata che nasconde molta ipocrisia», ha attaccato Fulvio Rebesani, segretario provinciale del Sunia, sindacato degli inquilini. «È inutile fissare regole rigorose e poi accettare che vengano dribblate. In coda avrebbero dovuto esserci italiani con le domande di regolarizzazione dello straniero che vive all'estero. Invece gli stranieri sono già qui».
Il datore di lavoro che intendeva assumere un lavoratore extracomunitario residente all'estero, a tempo determinato o indeterminato, doveva compilare la domanda di nulla osta, indirizzata al competente Sportello unico per l'immigrazione. Gli sportelli sono stati dotati di un sistema di rilevazione elettronico centralizzato che stabilisce data e ora di accettazione. Ogni persona in fila allo sportello postale poteva consegnare fino a un massimo di 5 domande alla volta. E questo ha scatenato anche la corsa all'accaparramento dei moduli, esauriti però già da giorni, tanto che, denuncia Morteza Nirou dello sportello casa delle Rappresentanze sindacali di base Rdb-Cub, è nato una specie di mercato nero delle domande: «Per un modulo sono stati pagati anche 200 euro».
Solo che lunedì, cioè il giorno prima dell'apertura, negli uffici postali i kit sono improvvisamente ricomparsi. «Questo metodo di regolarizzazione non è giusto», prosegue Nirou. «Bisognerebbe porre termini di scadenza senza problemi di orario. Nel Vicentino il lavoro sommerso è diffuso: ogni tre famiglie c'è una badante. Purtroppo alle frontiere mancano i controlli e all'estero non è difficile avere un visto falso». Tra le pratiche che l'immigrato deve espletare, c'è quella relativa all'idoneità dell'alloggio. Ma per Rebesani nasconde un rischio: «Alcuni stranieri, per motivi di tempo, potrebbero avere preso una casa in affitto a prezzi elevati. Probabile che per qualcuno scatti lo sfratto». In città e provincia gli immigrati regolari sono oltre sessantaseimila.


14 marzo 2006 - Agi

IMMIGRATI: SULLE CODE ALLE POSTE I SINDACATI SI DIVIDONO

Roma - "Le lunghissime file davanti agli uffici postali, da Nord a Sud Italia, a partire da ieri, portano probabilmente a farci rivedere per difetto le valutazioni espresse nei giorni scorsi dalla Uil, quando calcolavamo in mezzo milione il numero di persone interessate a questa sorta di sanatoria mal mascherata che e' il decreto flussi 2006". E' quanto ha affermato Guglielmo Loy, segretario confederale Uil che aggiunge: "Questo vuol dire che la Bossi-Fini ha fallito - ha aggiunto -, certo, ma vuol dire molto di piu': significa che virtualmente una buona parte degli immigrati regolarizzati nel 2003 (furono 650 mila) sono di nuovo in condizioni di irregolarita' e di lavoro nero; significa che altre centinaia di migliaia di migranti sono comunque entrati; significa che sono le rigidita' di questa legge a creare i clandestini, e che non serve appesantire le pene (magari minacciando la galera) per fermare il viaggio della speranza di milioni di esseri umani".
"Far finta di non vedere cosa succede in questo mondo (dove i due terzi della popolazione soffre la fame), ed in Italia (dove la popolazione diminuisce) - aggiunge Loy -, serve solo a non governare un fenomeno - quello dei flussi migratori - sempre piu' macroscopico ed importante per il futuro sociale ed economico del nostro Paese. E costringe all'ipocrisia di chi continua a dire che il decreto flussi serve a fare entrare regolarmente chi sta fuori dai confini, e per convincersene chiude gli occhi davanti alle code chilometriche alle poste, o magari fa finta di non vedere i volti ed il colore della pelle di chi sta in fila".
Infine, le RdB/CUB. "Come era prevedibile, il tetto delle quote aggravato dalla Bossi Fini ha prodotto una vergognosa lotteria Italia", ha dichiara Emiddia Papi del coordinamento nazionale delle rappresentanze di base. "Gli esseri umani - ha proseguito - sono stati trattati peggio delle merci: le notti in attesa e le code fuori dagli uffici postali sono indegne di un paese che si definisce civile".


14 marzo 2006 - Agi

IMMIGRATI: SULLE CODE ALLE POSTE I SINDACATI SI DIVIDONO

Roma - "Le lunghissime file davanti agli uffici postali, da Nord a Sud Italia, a partire da ieri, portano probabilmente a farci rivedere per difetto le valutazioni espresse nei giorni scorsi dalla Uil, quando calcolavamo in mezzo milione il numero di persone interessate a questa sorta di sanatoria mal mascherata che e' il decreto flussi 2006". E' quanto ha affermato Guglielmo Loy, segretario confederale Uil che aggiunge: "Questo vuol dire che la Bossi-Fini ha fallito - ha aggiunto -, certo, ma vuol dire molto di piu': significa che virtualmente una buona parte degli immigrati regolarizzati nel 2003 (furono 650 mila) sono di nuovo in condizioni di irregolarita' e di lavoro nero; significa che altre centinaia di migliaia di migranti sono comunque entrati; significa che sono le rigidita' di questa legge a creare i clandestini, e che non serve appesantire le pene (magari minacciando la galera) per fermare il viaggio della speranza di milioni di esseri umani".
"Far finta di non vedere cosa succede in questo mondo (dove i due terzi della popolazione soffre la fame), ed in Italia (dove la popolazione diminuisce) - aggiunge Loy -, serve solo a non governare un fenomeno - quello dei flussi migratori - sempre piu' macroscopico ed importante per il futuro sociale ed economico del nostro Paese. E costringe all'ipocrisia di chi continua a dire che il decreto flussi serve a fare entrare regolarmente chi sta fuori dai confini, e per convincersene chiude gli occhi davanti alle code chilometriche alle poste, o magari fa finta di non vedere i volti ed il colore della pelle di chi sta in fila".
Infine, le RdB/CUB. "Come era prevedibile, il tetto delle quote aggravato dalla Bossi Fini ha prodotto una vergognosa lotteria Italia", ha dichiara Emiddia Papi del coordinamento nazionale delle rappresentanze di base. "Gli esseri umani - ha proseguito - sono stati trattati peggio delle merci: le notti in attesa e le code fuori dagli uffici postali sono indegne di un paese che si definisce civile".


12 marzo 2006 - Corriere del Veneto

PROTESTA DEI DISOBBEDIENTI
Famiglie sotto sfratto per l'arrivo della Tav

PADOVA – « Cinque famiglie di origini nigeriane rischiano di restare senza un tetto. Le vogliono cacciare di casa anche se non esiste alcun provvedimento di sfratto » . A lanciare l'allarme è Luca Bertolino di Razzismo Stop che assieme ad altri militanti dell'associazione e dello Sportello « invisibili » dell'Adl Cobas ieri mattina ha presidiato la palazzina al civico 1 di via Annibale da Bassano dove vivono questi cinque nuclei familiari.
L'edificio di tre piani, noto come palazzo Maruffi ( dal nome della proprietaria, Libia Paglianti Maruffi di Dosson di Casier in provincia di Treviso) è destinato ad essere abbattuto nel giro di un anno al massimo in conseguenza all'arrivo a Padova della Tav. Sarà la più imponente costruzione mai rasa al suolo nel Comune negli ultimi anni. Deve lasciare posto alla nuova viabilità prevista per smistare il traffico in via Avanzo e in via Annibale da Bassano. Al suo posto è prevista una rotatoria che è destinata a ridisegnare la viabilità della zona e a raccordare le nuove strade con il cavalcavia Sarpi- Dalmazia.
Opera che Palazzo Moroni conta di avviare nel giro di sei mesi.
L'operazione tuttavia è partita diversi anni fa con la stesura del Prusst Sarpi che rivoluziona tutta l'area lungo via Sarpi. Inizialmente non era previsto l'abbattimento della palazzina in questione. Che si è reso necessario nel 1999 quando in Comune è arrivato il progetto per l'alta velocità ferroviaria. Il disegno infatti ha costretto Palazzo Moroni a ripensare alla viabilità della zona e a eliminare l'edificio. Cambiamento che comportato un accordo tra Comune e Trenitalia che ha versato nelle casse di Palazzo Moroni circa 5.000.000 di euro per l'esproprio della palazzina.
« I soldi sono già arrivati — sottolinea l'ex assessore all'Urbanistica e consigliere comunale azzurro, Tommaso Riccoboni — ora sarebbe il caso che Zanonato e la sua giunta si dessero da fare e iniziassero a lavorare » . Opposta la speranza di Razzismo Stop e dello Sportello invisibili. « Da giorni queste persone sono sotto pressione — spiega Bertolino – — con continue visite delle forze di polizia. Gli inquilini sono stati portati a più riprese in questura per le verifiche dei loro documenti che sono tutti in regola. E' una sorta di intimidazione per fargli liberare la casa » .
Immediata la replica dell'assessore alle Politiche abitative Daniela Ruffini. « Razzismo Stop e Adl hanno contattato l'ufficio casa — spiega — . E' stato detto loro di accompagnare inComune queste persone per verificarne i requisiti. Ma in tre giorni non abbiamo visto nessuno. Tra l'altro a noi risulta un solo appartamento occupato. In più gli sfratti non sono fatti dal Comune e non abbiamo ancora la disponibilità dell'edificio. Certo è che questa amministrazione finora non ha mai lasciato senza casa nessuno di coloro che hanno diritto e bisogno di tutela ».(M. D. R.)


11 marzo 2006 - Il Gazzettino

Casa - Padova

Padova - (M.A.) I Disobbedienti corrono in soccorso di dodici nigeriani, che vivono in un paio di appartamenti di un palazzo in via Annibale da Bassano 1. L'edificio di proprietà di Libia Maruffi Paglianti residente a Dosson di Casier in provincia di Treviso, sta per essere espropriato dal Comune. Motivo, le Ferrovie dello Stato devono attuare un progetto di alta velocità (5 milioni di euro) e, inoltre, la zona rientra nel piano regolatore per il cambiamento della viabilità in prospettiva dell'avvento del metrotram. In definitiva, al posto dello stabile verrà costruita una rotatoria che unirà via Annibale da Bassano con via Avanzo. «I dodici nigeriani - spiega Luca Bertolino di Adl casa - hanno tutti regolare permesso di soggiorno e, tranne ovviamente un paio di bambini, gli altri lavorano a tempo indeterminato. E' da un paio di mattine che la polizia arriva in via Annibale da Bassano 1 per controllarli e portarli in questura. Quindi li ha invitati ripetutamente a lasciare immediatamente i loro alloggi. Noi - continua Bertolino - oltre a non comprenderne il motivo, rimarremo qui per proteggere questi cittadini migranti. Loro, ricordo, avevano chiesto alla proprietaria di rinnovargli il contratto. Mi sono recato all'ufficio casa del Comune per capire cosa si può fare nell'immediato per questi nigeriani, ma mi hanno risposto che prima di dieci giorni non se ne fa nulla. Loro, però, non hanno più tempo». La risposta ai no global dell'assessore alla Casa, Daniela Ruffini. «Avevo chiaramente detto che i dodici cittadini immigrati avrebbero dovuto presentarsi all'ufficio casa del Comune e, invece, da quanto mi risulta nessuno li ha mai visti».


11 marzo 2006 - Il Mattino di Padova

Tre famiglie di immigrati regolari rischiano lo sfratto causa metrobus

ARCELLA - Tredici nigeriani, in tutto tre famiglie alcune con bambini, rischiano di trovarsi senza una casa per lo sfratto dall’immobile di via Annibale da Bassano 1-bis. Lo denunciano gli attivisti di Adl-Casa. La palazzina, ai piedi del cavalcavia Borgomagno, dovrà essere abbattuta per il progetto di riqualificazione legato al metrobus. «Non è mai partita la procedura di sfratto, ma da tre settimane gli inquilini, tutti col permesso di soggiorno e il lavoro fisso, sono oggetto di interventi intimidatori da parte delle forze di polizia», denuncia di Luca Bertolino. «L’immobile è stato acquistato dal Comune ma non è ancora di nostra disponibilità» replica l’assessore Ruffini «avuta la segnalazione del caso, abbiamo invitato gli inquilini per verificarne i requisiti, ma non si è presentato nessuno».(c.mal.)


7 marzo 2006 - Il Gazzettino

Vicenza - Casa

Vicenza - (r.c.) «È un provvedimento discriminatorio che stravolge il senso alla base del bando di assegnazione di alloggi di edilizia pubblica, che è quello di privilegiare chi ha più bisogno e di una casa e non chi risiede da più anni in provincia». È polemica sul nuovo bando comunale per l'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (erp) che avrà come novità principale la revisione dei criteri di attribuzione dei punteggi, destinata a favorire chi abita nel Vicentino da almeno 25 anni, tra cui genitori soli, nubili o celibi con figli a carico e anziani che hanno come unico reddito la pensione minima.
In attesa che l'iniziativa, proposta dall'assessore agli Interventi Sociali Davide Piazza, ottenga il via libera del consiglio comunale, ecco la reazione dello sportello casa delle Rappresentanze sindacali di base (Rdb-Cub) che ha sede in via Del Grande. «Questa novità provocherà discriminazione non solo verso gli immigrati, ma anche verso gli italiani non vicentini. Non è certo con uno spot elettorale che si risolve il problema casa, un'emergenza che colpisce tutti indiscriminatamente: da una parte gli italiani che non riescono ad arrivare a fine mese a causa del carovita, dall'altra gli stranieri che, in base alla legge "Bossi-Fini", per lavorare devono avere pure un alloggio idoneo».
Al centro dell'attenzione, un bando che ogni anno raccoglie 900 domande di famiglie a basso reddito a fronte di circa 120 consegne annue di appartamenti da affittare a canone agevolato. La sua pubblicazione è prevista per aprile o maggio. «Questi criteri rendono un po' giustizia e mettono un po' di ordine. Molti comuni del Veneto, tra cui Treviso e Bassano del Grappa, li hanno già adottati», hanno commentato il sindaco Enrico Hullweck e l'assessore Piazza all'indomani dell'approvazione della suddetta modifica da parte della giunta di Vicenza. «In pratica si dà colpa agli stranieri se ci sono famiglie vicentine che aspettano una casa da tanti anni. Questo non è che il tentativo di attribuire responsabilità ad altri e di nascondere l'assenza di interventi concreti da parte del Comune, vero motivo per cui le famiglie rimangono in attesa per anni di un alloggio - replicano allo sportello Rdb-Cub - C'è bisogno di una politica abitativa reale, di maggiori fondi e della valorizzazione del patrimonio esistente in modo da arginare il fenomeno delle case sfitte».


5 marzo 2006 - Il Gazzettino

Corteo contro a Gorizia. Il Sap: non ci sono i tempi

Gradisca d'Isonzo - Almeno 600 persone, secondo gli organizzatori, poco più di 250, secondo la Polizia, hanno partecipato ieri mattina, a Gorizia, a una manifestazione contro l' apertura del Centro di Permanenza Temporanea (CPT) di Gradisca d'Isonzo, che si è conclusa senza tensioni e incidenti. All'iniziativa hanno aderito Rifondazione comunista, Verdi, le associazioni Razzismo stop, i coordinamenti libertari, Centri sociali, movimenti anti razzisti e per la tutela dei diritti degli immigrati, studenti e organizzazioni sindacali fra le quali Fiom Cgil e Rdb.I manifestanti hanno dato vita a un corteo che ha percorso le strade del centro di Gorizia esponendo striscioni e scandendo slogan contro l'apertura del Cpt e contro la politica del Governo sull'immigrazione. Al corteo hanno partecipato l' assessore regionale alla Cultura e migranti del Friuli Venezia Giulia, Roberto Antonaz (Rc), l'europarlamentare Roberto Musacchio (Rc), il consigliere regionale Alessandro Metz (Verdi), rimasto contuso tre giorni fa in tafferugli con le forze dell'ordine davanti al Cpt di Gradisca, e il segretario regionale di Rc Giulio Lauri.Dopo aver attraversato, sotto una pioggia battente, le vie principali della città (dai partecipanti si sono levati fischi quando il corteo è passato nei pressi della sede di Alleanza nazionale) i manifestanti si sono arrestati dinanzi alla sede della Prefettura dove era schierato un cordone delle forze dell' ordine. Il corteo si è concluso all'interno dell'Auditorium di via Roma dove si è svolta un'assemblea pubblica durante la quale è stato avviato il progetto di organizzare per il 18 marzo un corteo di protesta contro il Cpt a Gradisca, nell' ambito della Giornata mondiale contro la guerra.
Da registrare anche la netta opposizione del sindacato di polizia alla notizia dell'avvio del Centro martedì prossimo (v. a fianco): «Non siamo d'accordo sull' apertura del Cpt di Gradisca già dal 7 marzo. Non ci sono i tempi tecnici affinché possano essere assegnati alla Questura gli agenti in più da destinare al servizio di vigilanza»: lo ha affermato il segretario provinciale del Sap di Gorizia, Angelo Obit.
Il Sap goriziano, nei giorni scorsi, aveva denunciato al Ministero dell'Interno il problema nell'insufficienza numerica del personale, un organico che - a detta del sindacato - sarebbe stato inadeguato a garantire la sicurezza interna al Cpt. «Aprire la struttura gradiscana martedì - ha proseguito Obit - sarebbe un atto di irresponsabilità politica, in quanto obbligherebbe a destinare temporaneamente al Cpt un elevato numero di agenti, in servizio attualmente operativi a Gorizia. In questo modo la Questura del capoluogo isontino vedrebbe il proprio organico fortemente ridotto e finirebbe letteralmente in ginocchio».

I No-global si sono ritrovati alle 10 al Portello, poi hanno raggiunto la Fiera aprendosi la strada con nove carrelli della spesa rubati in un supermercato trasformati in scudi
«Ci hanno caricato per far finire la manifestazione»
Max Gallob attacca le forze dell’ordine: «Solo il coraggio di alcuni nostri compagni ha impedito il dilagare della violenza»
di Marco Aldighieri

Padova - Nonostante l'aspetto minaccioso dei Disobbedienti, armati di casco e con la sciarpa alzata fino al naso, la manifestazione anti-Borghezio sembrava andare liscia come l'olio. Invece, a pochi minuti dalla fine della protesta, alle 12.15, una incomprensione tra forze dell'ordine e no global fa scattare un'insana violenza durata per almeno cinque minuti.
Ma partiamo dall'inizio. I Disobbedienti guidati da Max Gallob insieme ai militanti delle associazioni Ya Basta, Razzismo Stop, Adl, Cobas della scuola e studenti medi, in tutto duecento persone, si sono ritrovati ieri mattina al Portello. Scopo, marciare verso la fiera per disturbare con musica e discorsi sparati a tutto volume, il convegno "La condizione dei cristiani nel mondo islamico" organizzato dall'associazione cattolica della Padania cristiana nella sala Carraresi, a cui ha partecipato l'europarlamentare del Carroccio, Mario Borghezio. I no global si sono preparati all'evento costruendo con una ventina di carrelli per la spesa (secondo Max Gallob donati da un supermercato anti-razzista), dove sulla parte anteriore hanno agganciato dei panelli fatti di materiale di plastica e legno, delle barriere protettive. Il corteo, quindi, si è posizionato dietro i rudimentali scudi e ha marciato compatto e con estrema calma per via Bassi, con l'intento di raggiungere la parte della fiera che dà su via Tommaseo.
Tutto questo, mentre un camion attrezzato con delle potenti casse faceva partire il controconvegno anti-Lega promosso da GlobalProject. Meeting via etere e via internet (www.globalproject.info), moderato per radio dal leader dei centri sociali del Nordest Luca Casarini, a cui sono intervenuti la filosofa Judith Revel, Michael Hardt il coautore con Toni Negri del libro Impero e Dario Fo. Premio Nobel che ha concluso il suo monologo con la frase: "Bisogna sempre combattere l'ignoranza". Verso le 11.45, dopo un serrato dialogo tra Max Gallob e le forze dell'ordine, i no global riescono a conquistare una fetta di via Tommaseo di fronte alla fiera. Levati i caschi e tolte le sciarpe, gli indiani padani accendono dei fumogeni e fanno partire alcuni razzi di capodanno (uno per sbaglio cade vicino alla polizia, ma non succede nulla). Successivamente, scrivono per terra con della vernice nera degli insulti a Borghezio. A questo punto sembra tutto finito, ma alle 12.15 verso via Venezia le forze dell'ordine caricano un gruppetto di no global che voleva fare delle altre scritte contro la fiera. I manifestanti scappano verso via Bassi, e fanno partire un fitto lancio di sassi e di bottiglie di birra contro le forze di polizia. I Disobbedienti incalzati dai carabinieri indietreggiano, ma prima di tornare in zona Portello danno alle fiamme la vernice avanzata. «La verità sugli incidenti è che - commenta Max Gallob - una pattuglia dei carabinieri per far finire in fretta la nostra azione di protesta ci ha caricato. Solo il coraggio di alcuni nostri compagni, che si sono affrettati ad utilizzare gli scudi, ha impedito il dilagare della violenza da parte delle forze dell'ordine».


5 marzo 2006 - Il Gazzettino

Corteo contro a Gorizia. Il Sap: non ci sono i tempi

Gradisca d'Isonzo - Almeno 600 persone, secondo gli organizzatori, poco più di 250, secondo la Polizia, hanno partecipato ieri mattina, a Gorizia, a una manifestazione contro l' apertura del Centro di Permanenza Temporanea (CPT) di Gradisca d'Isonzo, che si è conclusa senza tensioni e incidenti. All'iniziativa hanno aderito Rifondazione comunista, Verdi, le associazioni Razzismo stop, i coordinamenti libertari, Centri sociali, movimenti anti razzisti e per la tutela dei diritti degli immigrati, studenti e organizzazioni sindacali fra le quali Fiom Cgil e Rdb.I manifestanti hanno dato vita a un corteo che ha percorso le strade del centro di Gorizia esponendo striscioni e scandendo slogan contro l'apertura del Cpt e contro la politica del Governo sull'immigrazione. Al corteo hanno partecipato l' assessore regionale alla Cultura e migranti del Friuli Venezia Giulia, Roberto Antonaz (Rc), l'europarlamentare Roberto Musacchio (Rc), il consigliere regionale Alessandro Metz (Verdi), rimasto contuso tre giorni fa in tafferugli con le forze dell'ordine davanti al Cpt di Gradisca, e il segretario regionale di Rc Giulio Lauri.Dopo aver attraversato, sotto una pioggia battente, le vie principali della città (dai partecipanti si sono levati fischi quando il corteo è passato nei pressi della sede di Alleanza nazionale) i manifestanti si sono arrestati dinanzi alla sede della Prefettura dove era schierato un cordone delle forze dell' ordine. Il corteo si è concluso all'interno dell'Auditorium di via Roma dove si è svolta un'assemblea pubblica durante la quale è stato avviato il progetto di organizzare per il 18 marzo un corteo di protesta contro il Cpt a Gradisca, nell' ambito della Giornata mondiale contro la guerra.
Da registrare anche la netta opposizione del sindacato di polizia alla notizia dell'avvio del Centro martedì prossimo (v. a fianco): «Non siamo d'accordo sull' apertura del Cpt di Gradisca già dal 7 marzo. Non ci sono i tempi tecnici affinché possano essere assegnati alla Questura gli agenti in più da destinare al servizio di vigilanza»: lo ha affermato il segretario provinciale del Sap di Gorizia, Angelo Obit.
Il Sap goriziano, nei giorni scorsi, aveva denunciato al Ministero dell'Interno il problema nell'insufficienza numerica del personale, un organico che - a detta del sindacato - sarebbe stato inadeguato a garantire la sicurezza interna al Cpt. «Aprire la struttura gradiscana martedì - ha proseguito Obit - sarebbe un atto di irresponsabilità politica, in quanto obbligherebbe a destinare temporaneamente al Cpt un elevato numero di agenti, in servizio attualmente operativi a Gorizia. In questo modo la Questura del capoluogo isontino vedrebbe il proprio organico fortemente ridotto e finirebbe letteralmente in ginocchio».

I No-global si sono ritrovati alle 10 al Portello, poi hanno raggiunto la Fiera aprendosi la strada con nove carrelli della spesa rubati in un supermercato trasformati in scudi
«Ci hanno caricato per far finire la manifestazione»
Max Gallob attacca le forze dell’ordine: «Solo il coraggio di alcuni nostri compagni ha impedito il dilagare della violenza»
di Marco Aldighieri

Padova - Nonostante l'aspetto minaccioso dei Disobbedienti, armati di casco e con la sciarpa alzata fino al naso, la manifestazione anti-Borghezio sembrava andare liscia come l'olio. Invece, a pochi minuti dalla fine della protesta, alle 12.15, una incomprensione tra forze dell'ordine e no global fa scattare un'insana violenza durata per almeno cinque minuti.
Ma partiamo dall'inizio. I Disobbedienti guidati da Max Gallob insieme ai militanti delle associazioni Ya Basta, Razzismo Stop, Adl, Cobas della scuola e studenti medi, in tutto duecento persone, si sono ritrovati ieri mattina al Portello. Scopo, marciare verso la fiera per disturbare con musica e discorsi sparati a tutto volume, il convegno "La condizione dei cristiani nel mondo islamico" organizzato dall'associazione cattolica della Padania cristiana nella sala Carraresi, a cui ha partecipato l'europarlamentare del Carroccio, Mario Borghezio. I no global si sono preparati all'evento costruendo con una ventina di carrelli per la spesa (secondo Max Gallob donati da un supermercato anti-razzista), dove sulla parte anteriore hanno agganciato dei panelli fatti di materiale di plastica e legno, delle barriere protettive. Il corteo, quindi, si è posizionato dietro i rudimentali scudi e ha marciato compatto e con estrema calma per via Bassi, con l'intento di raggiungere la parte della fiera che dà su via Tommaseo.
Tutto questo, mentre un camion attrezzato con delle potenti casse faceva partire il controconvegno anti-Lega promosso da GlobalProject. Meeting via etere e via internet (www.globalproject.info), moderato per radio dal leader dei centri sociali del Nordest Luca Casarini, a cui sono intervenuti la filosofa Judith Revel, Michael Hardt il coautore con Toni Negri del libro Impero e Dario Fo. Premio Nobel che ha concluso il suo monologo con la frase: "Bisogna sempre combattere l'ignoranza". Verso le 11.45, dopo un serrato dialogo tra Max Gallob e le forze dell'ordine, i no global riescono a conquistare una fetta di via Tommaseo di fronte alla fiera. Levati i caschi e tolte le sciarpe, gli indiani padani accendono dei fumogeni e fanno partire alcuni razzi di capodanno (uno per sbaglio cade vicino alla polizia, ma non succede nulla). Successivamente, scrivono per terra con della vernice nera degli insulti a Borghezio. A questo punto sembra tutto finito, ma alle 12.15 verso via Venezia le forze dell'ordine caricano un gruppetto di no global che voleva fare delle altre scritte contro la fiera. I manifestanti scappano verso via Bassi, e fanno partire un fitto lancio di sassi e di bottiglie di birra contro le forze di polizia. I Disobbedienti incalzati dai carabinieri indietreggiano, ma prima di tornare in zona Portello danno alle fiamme la vernice avanzata. «La verità sugli incidenti è che - commenta Max Gallob - una pattuglia dei carabinieri per far finire in fretta la nostra azione di protesta ci ha caricato. Solo il coraggio di alcuni nostri compagni, che si sono affrettati ad utilizzare gli scudi, ha impedito il dilagare della violenza da parte delle forze dell'ordine».


5 marzo 2006 - L'Unità

IMMIGRAZIONE
Vendola a Pisanu: stop al Cpt di Bari
Gorizia, corteo contro quello di Gradisca

«SIGNOR MINISTRO, facciamo una tregua elettorale, come ha chiesto il sindaco di Bari, e lasciamo per il momento sospese le questioni che riguardano l’accoglienza dei migranti dentro il recinto blindato dei Cpt. Ne discuteremo all’indomani delle elezioni. È proprio un atto di responsabilità». È l’appello che il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha rivolto al ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, perchè si sospenda l’apertura del nuovo Centro di permanenza temporanea realizzato nel capoluogo pugliese: l’apertura del Cpt è prevista per domani, a gestire il tutto dovrebbero essere le Misericordie. «Tra l'altro - ha proseguito Vendola - abbiamo visto queste fotografie e sentito i racconti di alcuni parlamentari che dicono che questa nuova costruzione un po’ paurosa, un po’ da incubo, che è il Cpt di Bari, è precaria. Ci piove dentro mentre ancora non è abitata da nessuno, è piena di crepe: si tratterebbe di una scelta troppo affrettata». «Ma non lo diciamo - ha concluso - perchè abbiamo un velleitario e vago umanitarismo, ma perchè ci sentiamo corresponsabili con voi, con tutti, nella lotta contro i fenomeni illegali e contro la clandestinità. E un modo per affrontarla di petto è quello di poter cogliere tutti gli elementi che rendono conveniente la fuoriuscita dalla clandestinità. E i soldi sono un punto decisivo».
E ieri la polemica contro i Cpt ha avuto il suo secondo fronte a Gorizia, dove si è manifestato contro l’apertura della struttura di Gradisca D’Isonzo. Circa 300 persone hanno partecipato al raduno che si è concluso senza tensioni e incidenti. All’iniziativa hanno aderito Rifondazione Comunista, Verdi, le associazioni Razzismo stop, i coordinamenti libertari, centri sociali, movimenti antirazzisti e per la tutela dei diritti degli immigrati, studenti e organizzazioni sindacali fra cui Rdb, Cgil e Fiom. Il corteo ha percorso le vie del centro cittadino sino alla prefettura con striscioni e scandendo slogan contro l’atteggiamento del governo sull’apertura del Cpt e sull’immigrazione. Quindi circa 150 persone hanno partecipato all’assemblea discutendo nuove proposte di lotta. Il Cpt di Gradisca d’Isonzo - secondo quanto annunciato dal senatore Giovanni Collino (An) - dovrebbe aprire martedì 7 marzo. «Non riesco a comprendere il senso di aprire un Cpt a un mese dalle elezioni» ha commentato il presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy. Inoltre ha aggiunto di non condividere l'avvio del Cpt «sapendo - ha precisato - che il ministro si è impegnato a trattenere solo clandestini intercettati nel territorio regionale, e sapendo che il numero in questo periodo è di una decina alla settimana, forse meno». E quanto all'ipotesi che nella struttura possano essere portati clandestini da altre parti d'Italia, Illy ha concluso di non voler «nemmeno prendere in considerazione che il ministro Pisanu venga meno alla sua parola».


5 marzo 2006 - Il Messaggero Veneto

Gli organizzatori hanno proposto un’altra iniziativa analoga per sabato 18. In seicento sfilano per dire no al Cpt
Il corteo attraversa vie e piazze: «Vogliamo che le ruspe demoliscano quel centro»
La manifestazione dei no-global si è svolta ieri mattina in maniera pacifica
di Piero Tallandini

Gradisca - Sotto una pioggia battente e inesorabile che ha caratterizzato buona parte della mattinata, almeno 600 persone (stando agli organizzatori, poco più di 250 secondo la polizia) hanno preso parte, ieri, alla manifestazione regionale contro l’apertura del Centro di permanenza temporanea per immigrati clandestini di Gradisca. Un corteo colorato e pacifico che ha sfilato attraverso corso Italia e corso Verdi per arrivare poi davanti alla Prefettura e terminare nell’auditorium di via Roma, dove si è svolta l’assemblea.Il corteo è partito alle 9.40 dal piazzale Martiri della Libertà, dove, a cominciare dalle 9, i partecipanti alla manifestazione (alla quale hanno aderito Rifondazione comunista, Verdi, le associazioni Razzismo stop, i coordinamenti libertari, centri sociali, movimenti anti-razzisti e per la tutela dei diritti dei migranti e poi studenti e sindacati come Fiom-Cgil e Rdb, oltre a numerosi immigrati) hanno cominciato a radunarsi. Tra i presenti anche l’assessore regionale Roberto Antonaz, l’europarlamentare di Rc, Roberto Musacchio, il consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz e il segretario regionale di Rc, Giulio Lauri.
I manifestanti hanno sfilato accompagnati dagli stessi striscioni, ormai immancabili, che avevano fatto capolino negli ultimi dodici mesi nel corso dei tre cortei contro il Cpt svoltisi a Gradisca a cominciare da "No ai lager nelle nostre terre" in un clima assolutamente tranquillo, ritmato dalla musica e dagli slogan. Quando, poi, il corteo è transitato dinanzi alla sede di Alleanza nazionale, in corso Italia, dai manifestanti si sono levati i fischi.
Ma il momento di vera e propria contestazione ha coinciso essenzialmente con il breve presidio dinanzi alla sede della Prefettura, in piazza Vittoria. Qui il corteo si è arrestato e dal megafono dei manifestanti sono partiti proclami indirizzati alla sede governativa: «Siamo qui per dire al prefetto che siamo contro le leggi ingiuste come la Bossi-Fini, questa moltitudine di persone non vuole i Centri di permanenza temporanea».
Dopo qualche minuto, il corteo si è rimesso in marcia percorrendo via Roma fino all’auditorium, dove si è svolta l’assemblea pubblica.
A presiedere l’incontro sono stati Cristian Massimo di Razzismo stop, Dario Antonaz e Jenny Fabrizio. «Abbiamo saputo – ha affermato quest’ultima durante l’assemblea – che gli operatori della Minerva (la cooperativa goriziana che gestisce il Cpt, ndr) hanno dipinto i muri dell’ex caserma "Polonio" con i colori dell’arcobaleno della pace, ma noi non ci facciamo prendere in giro, non si può umanizzare un lager. Chiediamo le ruspe per demolire il Cpt». «Ci amareggia il fatto che qualcuno, a proposito delle nostre critiche alla Minerva, ci abbia accusato di essere contro i lavoratori – ha sottolineato il portavoce della Rete del precariato sociale Andrea Olivieri –. Noi siamo dell’idea che la Minerva abbia dimostrato di essere un’azienda e non una cooperativa».
Olivieri ha lanciato la proposta, accolta dagli altri partecipanti all’assemblea, di organizzare per il 18 marzo un nuovo maxi-corteo di protesta contro il Cpt a Gradisca, nell’ambito della Giornata mondiale contro la guerra. Nel corso dell’assemblea sono intervenuti anche il presidente regionale della Lega cooperative sociali, Luigi Bettoli, che ha letto un documento sottoscritto da almeno una ventina di cooperative sociali regionali contro il Cpt, «una struttura – ha affermato – contraria ai diritti universali dell’uomo e ai principii cooperativistici», e il rappresentante della Cgil Abdou Faye: «Dobbiamo cercare – ha detto quest’ultimo – di convincere la Minerva ad aprire gli occhi. Intanto il fatto che il Cpt non abbia ancora aperto è già una prima vittoria».
All’assemblea hanno partecipato, infine, rappresentanti delle associazioni slovene per la tutela dei diritti degli immigrati che hanno annunciato la loro presenza alla manifestazione del 18 marzo.


4 marzo 2006 - Ansa

IMMIGRAZIONE: MANIFESTAZIONE CONTRO APERTURA CPT GRADISCA

GORIZIA - Almeno 600 persone, secondo gli organizzatori, poco piu' di 250, secondo la Polizia, hanno partecipato stamani, a Gorizia, a una manifestazione contro l'apertura del Centro di Permanenza Temporanea (CPT) di Gradisca d' Isonzo, che si e' conclusa senza tensioni e incidenti.All' iniziativa hanno aderito Rifondazione comunista, Verdi, le associazioni Razzismo stop, i coordinamenti libertari, Centri sociali, movimenti anti razzisti e per la tutela dei diritti degli immigrati, studenti e organizzazioni sindacali fra le quali Fiom Cgil e RdB.I manifestanti hanno dato vita a un corteo che ha percorso le strade del centro di Gorizia esponendo striscioni e scandendo slogan contro l' apertura del Cpt e contro la politica del Governo sull' immigrazione. Al corteo hanno partecipato l'assessore regionale alla Cultura e migranti del Friuli Venezia Giulia, Roberto Antonaz (Rc), l' europarlamentare Roberto Musacchio (Rc), il consigliere regionale Alessandro Metz (Verdi), rimasto contuso tre giorni fa in tafferugli con le forze dell' ordine davanti al Cpt di Gradisca, e il segretario regionale di Rc Giulio Lauri.Dopo aver attraversato, sotto una pioggia battente, le vie principali della citta' (dai partecipanti si sono levati fischi quando il corteo e' passato nei pressi della sede di Alleanza nazionale) i manifestanti si sono arrestati dinanzi alla sede della Prefettura dove era schierato un cordone delle forze dell'ordine. Il corteo si e' concluso all' interno dell' Auditorium di via Roma dove si e' svolta un' assemblea pubblica durante la quale e' stato avviato il progetto di organizzare per il 18 marzo un corteo di protesta contro il Cpt a Gradisca, nell'ambito della Giornata mondiale contro la guerra.


4 marzo 2006 - Agi

CPT GRADISCA: MANIFESTAZIONE CON ASSEMBLEA SENZA TENSIONI

Gradisca d'Isonzo (Gorizia), 4 mar. - Manifestazione con assemblea finale questa mattina a Gorizia contro l'apertura del Cpt (Centro Permanenza Temporanea) di Gradisca D'Isonzo. Circa 300 persone hanno partecipato al raduno che si e' concluso senza tensioni e incidenti. All'iniziativa hanno aderito Rifondazione Comunista, Verdi, le associazioni Razzismo stop, i coordinamenti libertari, centri sociali, movimenti antirazzisti e per la tutela dei diritti degli immigrati, studenti e organizzazioni sindacali fra cui RdB, Cgil e Fiom. Il corteo, cui hanno partecipato l'assessore regionale alla cultura Roberto Antonaz (Rc), l'europarlamentare Roberto Musacchio (Rc), il consigliere regionale Alessandro Metz (Verdi) e il segretario regionale di Rc Giulio Lauri, ha percorso le vie del centro cittadino sino alla prefettura con striscioni e scandendo slogan contro l'atteggiamento del governo sull'apertura del Cpt e sull'immigrazione. Quindi circa 150 persone hanno partecipato all'assemblea discutendo nuove proposte di lotta per la prossima settimana. Il Cpt di Gradisca d'Isonzo - secondo quanto annunciato dal senatore Giovanni Collino (An) - dovrebbe aprire il 7 marzo. Sul Cpt di Gradisca il l'europarlamentare della Margherita Enrico Letta, oggi a Trieste, ha annunciato, se il centrosinistra vincesse le elezioni "una forte innovazione per quanto riguarda le politiche sull'immigrazione con una radicale riforma della Bossi-Fini ed una gestione attiva dei flussi migratori".


4 marzo 2006 - Il Messaggero Veneto

Gradisca. Anche sindacati e studenti oggi nel capoluogo isontino Annunciate le presenze dell’europarlamentare Musacchio (Rifondazione), dell’assessore regionale Antonaz e del consigliere Alessandro Metz
Atteso un migliaio di manifestanti al corteo anti-Cpt
di Marco Ceci

GRADISCA - «Ci attendiamo almeno un migliaio di persone, per aver ancora più voce nel dire no al Cpt di Gradisca d’Isonzo». La previsione è dei rappresentanti dell’"assemblea permanente contro l’apertura del Cpt", la sigla sotto cui sono confluiti tutti i movimenti e associazioni che da ormai due anni sono in prima linea nella protesta contro il centro per immigrati isontino, alla vigilia della manifestazione generale prevista per oggi a Gorizia.
Un’iniziativa nata il 1 marzo, al termine del presidio permanente che per tre giorni ha visto il Cpt di via Udine "sorvegliato" dai manifestanti, ma già capace di vantare numerose adesioni anche nell’universo sindacale e in quello studentesco. Oggi, infatti, a Rimini, il congresso nazionale della Cgil voterà un documento di consenso e adesione alla manifestazione goriziana, aggiungendosi a quanto già fatto ieri, fra gli altri, dalla Fiom regionale, dal Cobas (Comitati di base della scuola) del Friuli Venezia Giulia, Rdb (Realtà di base) e Cub (Comitati unitari di base).
Tra i primi a garantire il loro appoggio anche le sezioni regionali dei partiti della Rifondazione comunista e Verdi, con questi ultimi che oggi a Gorizia saranno rappresentati anche dal consigliere regionale Alessandro Metz, reduce dal ferimento avvenuto negli scontri fra manifestanti e forze dell’ordine avvenuti lo scorso 28 febbraio davanti al Cpt di Gradisca. «Sarà un momento di bilancio che culminerà in un’assemblea nella quale decideremo come andare avanti, anche se una cosa è già certa e cioè che la battaglia contro il Cpt continuerà. La scelta di Gorizia? Perché è nel capoluogo che ha sede la Prefettura, che ha ovviamente un ruolo centrale nella vicenda del Cpt. Il corteo si fermerà proprio davanti alla Prefettura, dove ci saranno anche interventi. Oltre alla presenza dei sindacati, ritengo fondamentale la presenza degli studenti e dei rappresentanti del mondo scolastico, per esprimere con la più ampia partecipazione possibile la contrarietà di tutto un territorio al Cpt di Gradisca».
Come prevedibile (oltre alla forte contrarietà al Cpt di Gradisca ribadita ieri in una nota da parte di una ventina di coop sociali del Fvg), intanto, adesioni a valanga sono pervenute in queste ore agli organizzatori da parte di movimenti e associazioni antirazzisti del Norditalia, da Brescia, Bergamo, Bologna, Padova, Milano e Venezia. Hanno annunciato la loro presenza anche "Dostje" e "Kraula Mir", associazioni giovanili della vicina Slovenia.
Confermati, intanto, gli orari per la manifestazione: appuntamento alle 9 alla stazione ferroviaria di Gorizia, da dove, alle 9.30, partirà il corteo che sfilerà per le vie cittadine fino a raggiungere piazza Vittoria, dove ha sede la Prefettura. Alle 11.30-12, l’assemblea generale nell’auditorium di via Roma.
Oltre all’assessore regionale a cultura e immigrazione, Roberto Antonaz (Rc), al corteo parteciperà anche l’europarlamentare di Rifondazione comunista Roberto Musacchio, che, a seguire, prenderà la via di Gradisca per far visita al Cpt, dove il suo ingresso è previsto per le 12.30.


4 marzo 2006 - Il Gazzettino

L'europarlamentare della Lega Nord parteciperà questa mattina al convegno promosso dall'associazione cattolica della Padania cristiana
Borghezio: «Confermo il mio arrivo a Padova»
Manifestazioni di no global, Rifondazione e immigrati. Possibile blocco del traffico nelle vie attorno alla Fiera

Padova - (M.A.) "Confermo il mio arrivo a Padova". Un telegrafico e risoluto Mario Borghezio, assicura la sua presenza oggi in città, dopo che erano girate voci su un suo cambio di programma. L'europarlamentare della Lega Nord parteciperà questa mattina, nella sala Carraresi della fiera, al convegno organizzato dall'associazione cattolica della Padania cristiana su:"La condizione dei cristiani nel mondo islamico". Ad accoglierlo, oltre al popolo leghista, ci saranno i Disobbedienti insieme a tutti i movimenti che gravitano attorno alla realtà no global. Una situazione che si annuncia incandescente, tanto che il Comune con un'ordinanza ha previsto il possibile blocco del traffico dalle 9 alle 13 nelle vie: Tommaseo, Goldoni, Gozzi, Venezia e Rismondo. I Disobbedienti guidati da Max Gallob insieme alle associazioni Ya Basta, CopyRiot Cafè, Razzismo Stop, Adl, Cobas della Scuola e studenti medi, organizzeranno di fronte alla fiera un contro-convegno promosso da GlobalProjetc (strumento mediatico no global) per assaltare culturalmente Mario Borghezio e la Lega Nord. In pratica, con musica e discorsi sparati a tutto volume gli indiani padani cercheranno di coprire le parole del politico del carroccio. Al meeting disobbediente moderato dal leader dei centri sociali del Nordest Luca Casarini, che forse sfiderà per l'ennesima volta il provvedimento di "foglio di via", hanno aderito Dario Fo, la filosofa Judith Revel, Michale Hardt coautore del libro Impero insieme a Toni Negri, il poeta Lello Voce e l'attore Bebo Storti. I no global si troveranno al Portello alle 9. Il convegno della Lega Nord dovrebbe iniziare alle 10 e terminare dopo circa tre ore. Protestano per l'arrivo di Borghezio a Padova, anche Rifondazione Comunista, i giovani comunisti, l'Asu, la Rete del lavoro migrante e l'Assopace. A differenza dei Disobbedienti, la loro manifestazione intitolata "Giornata padovana antirazzista" si terrà in piazza delle Erbe alle 16.30, dove sarà presente l'assessore alla Casa Daniela Ruffini. "Scenderemo in piazza per contrastare Borghezio, politico della Lega razzista e xenofobo. Insieme a noi ci saranno i lavoratori migranti che non sono solo forza lavoro, ma anche storia, cultura e intelligenza della nostra società". Oltre alla musica, il sit-in in piazza offrirà una mostra di vignette in tema di razzismo e guerra sotto il volto della Corda.


2 marzo 2006 - Il Gazzettino

I Disobbedienti, assieme ad altre associazioni, organizzano sabato un contro-convegno in Fiera, dove alle 10 parlerà l’europarlamentare leghista
«Assalteremo culturalmente Borghezio»
Alla provocatoria iniziativa, affidata a GlobalProject, hanno aderito tra gli altri Dario Fo e la filosofa francese Judith Revel
di Marco Aldighieri

Padova - "Assalteremo culturalmente Borghezio". Questo il grido di battaglia dei Disobbedienti che, insieme alle associazioni Razzismo Stop, Ya Basta, Adl (associazione difesa lavoratori), CopyRiot Cafè e studenti medi, cercheranno di fermare sabato mattina con un contro-convegno organizzato da GlobalProject (uno dei tanti strumenti mediatici no global) l'arrivo di Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord. L'onorevole leghista, infatti, nonostante le ripetute minacce lanciategli dai movimenti legati ai centri sociali, ha ugualmente annunciato la sua presenza al meeting "La condizione dei cristiani nel mondo islamico", voluto dall'associazione cattolica della Padania cristiana e che si svolgerà nella sala Carraresi della fiera a partire dalle 10. Luogo prescelto dalla Lega Nord padovana, dopo che il centro congressi papa Luciani ha rinunciato ad ospitare l'appuntamento per motivi di ordine pubblico.
«La vicenda Borghezio - commenta Max Gallob, leader dei Disobbedienti - va oltre la figura di razzista e xenofobo che ha l'europarlamentare leghista. A questo bisogna aggiungere la provocazione lanciata dall'ex ministro Roberto Calderoli con la maglietta con stampigliate le vignette anti-Islam. La Lega è diventata un partito simbolo del razzismo e gioca ad aumentare il fondamentalismo religioso, sia islamico che cristiano. Noi vogliamo liberarci della morsa dei fondamentalismi - sottolinea Gallob - e per questo sabato mattina combatteremo Borghezio e la Lega con un contro-convegno. Faremo tanto di quel rumore da coprire le parole dei razzisti e tenteremo di avvicinarci il più possibile alla fiera e alla sala Carraresi. Il nostro contro-convegno eliminerà i discorsi sporchi di sangue e di ingiustizia del palcoscenico leghista». Il simposio no global sarà moderato dal portavoce dei centri sociali del Nordest Luca Casarini, che potrebbe sfidare per l'ennesima volta il provvedimento di "foglio di via" dal comune di Padova (oltre che Monselice e Trieste), che verrà meno il 12 novembre di quest'anno.
«Al nostro contro-convegno - spiega Barbara Barbieri di GlobalProject - hanno aderito la filosofa francese Judith Revel, il premio nobel Dario Fo, l'attore Bebo Storti, il poeta Lello Voce e Raffaella Bolini di Arci. Sarà possibile ascoltare la nostra azione di assedio culturale alla Lega Nord in tutta Europa, grazie alle frequenze satellitari di GlobalRadio e in streaming audio sul sito www.globalproject.info. Per il Veneto, invece, verrà ripetuto dalle frequenze di radio Sherwood». Parteciperanno alla manifestazione disobbediente contro Mario Borghezio e la Lega Nord anche i lavoratori migranti di Adl, mentre Wilma Mazza di Ya Basta invita tutte le donne ad unirsi alla forma di protesta. «Noi donne dobbiamo combattere ogni tipo di fondamentalismo».
I no global si riuniranno sabato mattina alle 9 al Portello, appuntamento anticipato alle 7.45, invece, per gli studenti medi disobbedienti che si troveranno al liceo artistico Modigliani.


1 marzo 2006 - Il Manifesto

Le cariche non aprono il cpt
Botte della polizia a Gradisca, ferito un consigliere verde. Ma il centro rimane chiuso
di CINZIA GUBBINI

GRADISCA D'ISONZO (Gorizia) - Pericolo scampato, per ora: il mega centro di permanenza di Gradisca d'Isonzo ieri non ha aperto le porte, come invece aveva assicurato il ministro dell'interno Giuseppe Pisanu, che sulla struttura blindata per espellere gli immigrati «clandestini» punta tutto in vista della tornata elettorale che qui, in Friuli Venezia Giulia, si gioca sul filo di lana almeno al senato. Ma impedire ai lavoratori della cooperativa Minerva - vincitrice dell'appalto del centro - di mettere piede nel cpt è costato qualche ferito, e uno di loro è un nome «eccellente»: si tratta del consigliere dei Verdi Alessandro Metz, ricoverato in ospedale con un trauma cranico. Tutto si è scatenato in pochi minuti, intorno alle nove: i manifestanti, accampati con tende e roulotte proprio di fronte ai cancelli del cpt, dalle prime ore della mattina hanno iniziato a distribuire volantini a tutti gli automobilisti di passaggio e a ostacolare l'ingresso nel centro delle macchine e dei furgoni della cooperativa. Operazione riuscita, in parte: un furgone è tornato indietro e due macchine con a bordo i lavoratori della coop hanno fatto retromarcia quando la Digos ha assicurato loro che il «capo» Adriano Ruchini aveva dato disposizione di non forzare il blocco («noi li chiamiamo contractors per dire che sono mercenari, ma questi sono contractors veri, militari. Noi a dirgli: spostatevi, che vi frega. E loro: non abbiamo ricevuto disposizioni», racconta Luca Casarini). Ma qualcuno ha voluto comunque passare: un'auto con a bordo una donna ha puntato dritto verso il cancello, dove un gruppo di Disobbedienti si era piazzato per vigilare che nessuno filtrasse il blocco. Ed è a questo punto che la polizia è intervenuta: da dietro si vedeva solo un turbinio di manganelli. Ma non è qui che Metz ha preso la botta più grave. Il bastone è piombato sulla nuca del consigliere quando il «contatto» tra manifestanti e polizia era finito.
Completamente diversa la versione della polizia, che invece parla di «un'operazione chirurgica» per impedire ai Disobbedienti di «rovesciare le macchine». Due gli agenti medicati alle mani («fuoco amico», replicano i manifestanti). Il faccia a faccia con i lavoratori della Minerva, poi, ha svelato l'ennesima peculiarità del cpt friulano: tra di loro c'erano anche immigrati, alcuni africani, altri dell'Europa dell'est. A parte le botte, la consapevolezza di aver rovinato la festa al ministero ha scaldato l'atmosfera del presidio, nonostante le temperature polari: «Dobbiamo essere contenti perché le persone cominciano a cambiare atteggiamento, non c'è più freddezza: non so quanti volantini abbiamo distribuito stamattina, e il 90% delle persone ci ha sorriso, qualcuno ci ha incoraggiato, ci ha detto di tenere duro», racconta Luca, uno dei ragazzi che anima il presidio.
Non si può certo dire che il paese di Gradisca stia partecipando alla protesta, ma di certo chi abita nei pressi del centro non sembra entusiasta dell'idea di vedersi aprire un simil-carcere sul proprio territorio: «Io non so neanche cosa sia, non è che possa parlare - dice un signore venuto a curiosare in bicicletta - mi piacerebbe vederlo dentro, ma ho l'impressione che questi soldi si potevano spendere meglio». «Non si capisce perché il Viminale abbia deciso di alzare la tensione a questo livello - dice l'assessore regionale all'immigrazione Adriano Antonaz (Prc) - E' un atteggiamento irresponsabile, faccio appello affinché la decisione sia rimandata a dopo le elezioni». E' lui ad essere stato delegato ad occuparsi della questione dal presidente regionale Riccardo Illy. Quest'ultimo è molto criticato, visto che sembra subire supinamente lo schiaffo del Viminale. Per questo i manifestanti rilanciano, e chiedono alla Regione di mettersi in mezzo intanto offrendo per sabato a Gorizia una sala per un'assemblea pubblica, mentre spunta anche l'idea di organizzare uno «sciopero sociale» con l'aiuto di Cobas, Rdb e Fiom, che appoggiano il presidio. L'appuntamento è per stamattina alle 7,30. Perché il pericolo è scampato, ma non del tutto.


21 febbraio 2006 - Il Gazzettino

Vicenza - Immigrati
di Roberto Cervellin

Vicenza - «Gli stranieri stanno vivendo una situazione di profondo disagio. Per avere un appuntamento con la questura per una pratica qualsiasi devono attendere molti mesi. Per una Carta di soggiono, per esempio, serve circa un anno. Questo si ripercuote negativamente sulla loro vita e sul loro lavoro».
Sono quasi sessantaseimila, cioè l'otto per cento dei vicentini. Di questi, dodicimila vivono nel capoluogo (undici per cento della popolazione). Arrivano soprattutto da ex Jugoslavia, Marocco, Ghana, Nigeria, Pakistan, Filippine, Bangladesh, Tunisia, Albania, Algeria e India. Aumenta il numero degli immigrati della provincia così come i problemi per la loro regolarizzazione. Almeno secondo Morteza Nirou, iraniano, sindacalista dello sportello Area immigrati Rdb-Cub che denuncia ritardi per gli appuntamenti in questura legati al rinnovo di un permesso di soggiorno o al ricongiungimento familiare. «Riceviamo diverse segnalazioni. Ho fatto anche un giro in viale Mazzini per conoscere da vicino la questione. Purtroppo la burocrazia e le lunghe attese stanno creando più di una difficoltà. Qualcuno perde il lavoro, altri sono costretti a chiedere tanti permessi per regolarizzare la posizione».
Il problema, non nuovo, di recente sembrava essere stato risolto. Dagli otto mesi di qualche tempo fa si era passati a un mese. In più era migliorato il servizio in modo da consentire all'immigrato di ottenere il permesso nel giorno dell'appuntamento in questura. Ma ora, replica Nirou, l'emergenza è tornata. «Speriamo che ci sia più flessibilità da parte degli addetti ai lavori. Ci auguriamo anche di incontrare presto il nuovo prefetto per illustrargli il caso. In altri capoluoghi come Padova e Verona le cose vanno meglio».
I poli provinciali che fissano gli appuntamenti in questura sono 6: si trovano a Vicenza, Arzignano, Bassano del Grappa, Chiampo, Schio e Tezze sul Brenta. Tra i progetti futuri riservati agli stranieri, come stabilito dall'ultimo Consiglio territoriale per l'immigrazione, ci sono l'attivazione nelle Ulss provinciali di ambulatori medico-sanitari e di servizi di mediazione linguistico-culturale e l'omogeneizzazione del rilascio della certificazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica.


17 febbraio 2006 - Il Gazzettino

Padova - Appalto Aps Acegas

Padova - (L.I.) E' riuscito ad ottenere un incontro con la ditta appaltatrice. Lunedì prossimo il sindacato di base Adl-Rdb andrà a discutere con i dirigenti della Miorelli Spa, società con sede a Trento, il destino delle dodici lavoratrici immigrate trattate alla stregua di pacchi postali al punto da essere costrette a licenziarsi. In attesa dell'incontro chiarificatore i Cobas hanno voluto richiamare ancora una volta l'attenzione dell'opinione pubblica sulla jungla degli appalti per i servizi di pulizia. Hanno inscenato un volantinaggio davanti alla mensa di via Corrado incassando la solidarietà dei lavoratori di Aps Acegas. «E' giusto - ha ribadito Gianni Boetto (Adl-Rdb) - che la Miorelli dopo essersi aggiudicata la gara per le sedi di Aps Acegas ed aver assicurato la riconferma alle dipendenti, da qualche giorno cambi uniteralmente l'organizzazione del lavoro, recapitando telegrammi e comunicazioni verbali?». Le lavoratrici hanno già effettuato due giornate di sciopero in segno di protesta contro quest'operazione che mira a costringere gran parte delle addette all'autolicenziamento. La Miorelli ha deciso infatti in maniera unilaterale la modifica dei tempi e dei luoghi di lavoro, riducendo in molti casi anche l'orario. In assenza di una schiarita, il sindacato di base chiederà ad Aps Acegas la rescissione del contratto d'appalto con la Miorelli.


10 gennaio 2006 - Comunicato RdB CUB Immigrazione

PROCESSO DI MERCIFICAZIONE
"la regolarizzazione dei flussi d’ingresso di immigrati è un vero e proprio processo di mercificazione di uomini e donne, lavoratori italiani e non"

La politica delle quote, ovvero dei decreti flussi – parte integrante della riforma Martelli del 1980 - fu introdotta anche nel Testo Unico sull’Immigrazione del 1998 (legge Turco - Napoletano), a cura del governo di Centro Sinistra.
Il governo Berlusconi, ispirandosi all’eredità del centro sinistra, ha rilanciato anche quest’anno la politica delle quote attraverso il decreto flussi, con la seguente premessa: " rilevato che per far fronte alle esigenze del mercato del lavoro subordinato in Italia, è necessario ed urgente consentire l’ingresso, per il 2006, di una quota di lavoratori subordinati a carattere stagionale e non stagionale…" chiarendo in questo modo come la politica delle quote non sia null’ altro che un vero e proprio atto di mercificazione dei migranti, a loro discapito, necessario a soddisfare le richieste dell’imprenditoria e delle politiche neo liberiste.
La cancellazione di questa operazione, che riteniamo schiavizzante, non può (e non avverrà mai) arrivare dal presidente della Confindustria, Luca Montezemolo, in quanto imprenditore; e non c’è neanche da illuderci sulla mobillitazione di chi ieri ha firmato "il patto per l’Italia", ed oggi, insieme ad altri, cammina a braccetto con la medesima Confindustria nella speranza di potersi sedere di nuovo alla tavola della concertazione.
Arriverà, se mai, dalle lotte dei lavoratori immigrati e non, in quanto primi interessati e vittime della presente legislazione, ma in questa battaglia andranno coinvolti in maniera articolata anche i lavoratori italiani, i precari e i disoccupati ecc…, altrimenti anche per loro la precarietà e lo sfruttamento si rafforzeranno in maniera ineluttabile.
Il silenzio e l’ambiguità del sindacalismo confederale, senza distinzione, ci fanno capire qual è la loro posizione su questo tema; la stessa CGIL, a seguito delle mobilitazioni antirazziste, ha dovuto riconoscere che è uno strumento sbagliato e non soddisfacente neppure per le esigenze delle imprese, però si è ben guardata dal condannare la norma. Ogni volta che entrano in vigore, i flussi - siano essi varati da un governo di centro sinistra o di centro destra - non fanno altro che limitare, se non annullare, la libertà di circolazione delle persone, cancellando e invertendo le norme sul lavoro che regolavano (visto ch’è un processo continuo) il rapporto di tra datore e lavoratore.
Per essere più chiari, vogliamo dire che lo strumento dei flussi ha come obbiettivo primario, partendo dal migrante stesso, la sperimentazione delle nuove forme di precarizzazione nel mondo del lavoro per poi raggiungere un secondo, ma fondamentale obbiettivo, che si nasconde dietro queste politiche, l’apice delle nuove forme di schiavitù contemporanea, selezionando e quindi mercificando i stessi migranti e infine i lavoratori tutti.
La nostra posizione come sindacato di base, già espressa nella partecipata e ricca di contenuti manifestazione del 3 dicembre 2005 ( marcata dalla determinazione e dal protagonismo dei migranti), è per l’abrogazione della legge Bossi-Fini (compreso il contratto di soggiorno), contemporaneamente ribadiamo il "No" alla legge Turco - Napoletano e alla filosofia che l’ha ispirata, semplicemente perché noi consideriamo che la libertà di movimento delle persone non può e non deve essere condizionato a nessun tipo di sfruttamento che in fin dei conti, non fa altro che alimentare il razzismo.
Riteniamo, anzi, che la libertà di circolazione deve sempre essere alla base delle rivendicazione delle lotte contro ogni legge di derive xenofoba e neo - liberista.
Rivendichiamo, inoltre, anche l’abrogazione della legge 30 riferita al mercato del lavoro, che si sta configurando come completamento, nel modo peggiore possibile, del "Pacchetto Treu".
Ecco perché diciamo e sosteniamo, che far fronte alle esigenze del mercato del lavoro subordinato in Italia con la regolarizzazione dei flussi d’ingresso di immigrati come sostengono gli ideatori della politica dei flussi, è un vero e proprio processo di mercificazione di uomini e donne.


28 dicembre 2005 - Il Gazzettino

STRANIERI
Certificato di idoneità dell'alloggio Mesi d'attesa
di Roberto Cervellin

Vicenza - «Per avere il certificato di idoneità dell'alloggio bisogna attendere mesi. Questo sta creando diversi disagi agli immigrati. Non si può più andare avanti così». Morteza Nirou del Coordinamento stranieri di Vicenza nonché sindacalista della Confederazione unitaria di base Rdb-Cub torna a contestare il pagamento di 78 euro per il rilascio dei certificati di idoneità all'alloggio necessari agli stranieri che abitano in città (circa 12mila) per il rinnovo dei permessi. «Penalizzano i nuclei familiari destinati ad allargarsi. In altri comuni vicentini come Villaverla e Creazzo questo non accade». Ad aggravare la situazione, dice, ci sono anche i ritardi del rilascio dei documenti, che farebbero perdere molte ore di lavoro agli stranieri interessati. «Ripeto, in altri comuni la musica è diversa. Si rilascia il certificato nel giorno della richiesta perché è sufficiente esibire il contratto di affitto. Sono numerosi i permessi di soggiorno bloccati per l'assenza di idoneità». L'assessore agli Interventi Sociali Davide Piazza ha già replicato che i 78 euro sono necessari per coprire le spese d'ufficio, mentre i parametri dell'ampiezza degli alloggi sono stati fissati dalla legge "Bossi-Fini" e valgono per i ricongiungimenti familiari. «Lo scopo è evitare che più famiglie si concentrino in monolocali in condizioni non igieniche» ha fatto sapere. Ma Nirou non ci sta. «In altri comuni le spese sono inferiori. Inoltre l'iter per compilare il certificato è lungo. Prima bisogna andare in via del Grande a ritirare il modulo e poi all'Ufficio casa di contra' delle Morette per l'appuntamento. L'immigrato perde giorni di lavoro per ricevere la visita dei tecnici». E conclude: «ll Comune deve rivedere i parametri o andare incontro agli immigrati in difficoltà. Questi non possono cambiare continuamente casa».


6 dicembre 2005 - Comunicato Reti Migranti e Antirazziste

Una giornata particolare
a Roma in 30.000 per le libertà e i diritti dei migranti

Quella di sabato 3 dicembre è stata una manifestazione che ha dimostrato la crescita del movimento contro la Bossi-Fini e la maturazione di un protagonismo migrante sui temi delle libertà e dei diritti.
La lunga preparazione nei territori è riuscita a portare in piazza tantissime realtà provenienti da tutto il paese, un corteo dai toni colorati e determinati, ricco di contenuti concreti e rivendicazioni generali: dalla chiusura definitiva dei lager CPT alla cancellazione delle norme sui contratti di soggiorno, dal diritto effettivo di asilo ai diritti civili e politici, dal no alla guerra fino al riconoscimento della libertà di circolazione per tutti.
Sfidando la pioggia migranti, antirazzisti, associazioni, centri sociali, sindacati di base, RdBCUB, Cobas, Sincobas, realtà confederali, FIOM, forze politiche come il Prc, hanno espresso con forza la denuncia delle inaccettabili condizioni di sfruttamento, di precarietà e razzismo istituzionale, e non solo, subite da milioni di cittadini in Italia e in Europa.
Un corteo composto da delegazioni provenienti dalla Lombardia come dal Veneto e dall’Emilia che si è unito alle realtà della Campania e della Sicilia, e che insieme hanno incontrato i migranti di Roma: tanti anche quelli che si sono uniti lungo il percorso che ha attraversato l’Esquilino e Piazza Vittorio.
Il successo della manifestazione è la dimostrazione che è possibile nel nostro paese continuare una mobilitazione radicale contro la Bossi Fini e contro la mercificazione delle vite dei migranti determinata dalle politiche dei flussi di ingresso e iniziata con la Legge Turco Napolitano.
Le provocazioni e la gravità degli arresti di tre compagni a fine manifestazione confermano la necessità di difendere questa e le altre lotte sociali da un processo crescente di criminalizzazione, chiedendo l'abrogazione della Legge Pisanu, la cancellazione di  tutti i reati connessi alla clandestinità e l'amnistia-indulto per i reati legati alle lotte sociali.
Una manifestazione necessaria e preziosa ma non ancora sufficiente come capacità di mobilitazione, rispetto ai problemi che ci attendono
Le reti migranti e le realtà sindacali e sociali che hanno voluto ed organizzato tenacemente questa manifestazione continueranno questo percorso di lotta già nelle prossime settimane cercando di allargare il consenso costruito, a partire dalla nostra piattaforma, radicandosi ancor più nei territori, imponendo la centralità delle proprie tematiche all’interno del movimento e nell’agenda politica italiana ed europea, senza perdere nulla della propria radicalità e della propria determinazione:

- per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione
- per l'abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che se torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l'ha ispirata
- per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
- per una legge in materia di asilo politico che tuteli realmente i richiedenti asilo ed i rifugiati
- per la cittadinanza di residenza e il diritto al voto per tutti i migranti.
- per il rilascio ed il rinnovo immediati di tutti i permessi di soggiorno, per la regolarizzazione permanente di tutti i migranti in Italia, per la libertà di circolazione
- per fermare tutte le espulsioni e gli accordi di riammissione
- per l'abrogazione di tutti i reati connessi alla clandestinità, per la non punibilità ovvero l'amnistia-indulto per i reati legati alle lotte sociali
- contro la guerra e per l'abrogazione della legge Pisanu.


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Roma - 3 dicembre 2005

4 dicembre 2005 - Liberazione

Sfidano Bossi, Fini, Turco e Napolitano (e anche la pioggia, i bianchi e il potere)
Ieri migliaia di persone hanno manifestato per le vie di Roma in sostegno dei diritti e della libertà dei migranti.
Protagonisti i cittadini stranieri, solidali i cittadini italiani, insieme hanno denunciato la precarietà, la repressione e la guerra
di Checchino Antonini

Roma - La televisione non se n’è accorta ma a Roma, ieri, sono scesi in piazza migliaia e migliaia di migranti. Anzi di migranti, accompagnati da un po’ di italiani. Quarantamila, dicono - in fondo a Via dei Fori Imperiali - gli organizzatori soddisfatti per una manifestazione preparata con pazienza dalle reti territoriali di movimenti, comunità, sindacati di base e pezzi di sinistra. Neppure il tg regionale si accorge di loro, non fosse che per lamentare le ripercussioni sul traffico romano, preso com’è da imprevedibili fenomeni: il maltempo e il Natale.
Peccato per i tg perché il corteo con la sua piattaforma precisa parlava a tutti: chiudere i Cpt, abrogare la legge Bossi-Fini ma senza tornare alla Turco-Napolitano e farla finita con la guerra e la repressione, libertà di movimento, diritto d’asilo e di voto.
Peccato perché è stata una bella prova di partecipazione con i manifestanti giunti da tutta Italia, spesso a bordo di treni a prezzi politici strappati con lunghe trattative con Trenitalia. Un corteo che ha sfidato la pioggia e dalla pioggia è stato graziato dopo i primi passi. Ed ha attraversato il quartiere dell’Esquilino, simbolo della presenza migrante nella Capitale prima di fermarsi al margine di Piazza Venezia, blindata per evitare il contatto con i 200 neofascisti che, con fiaccole così simili a mazze, manifestavano in contemporanea per la revisione della sentenza sulla strage del 1980 alla Stazione di Bologna.
Da Napoli e Caserta, dalla Sicilia e dalle città del Nordest le delegazioni più significative in termini numerici. Gli unici a rendersi visibili con i caratteri nazionali sono stati i cinesi che contagiavano con certi tamburelli colorati i manifestanti. Solo il loro spezzone era etnico ma è importante comunque che la loro comunità rompa l’isolamento e traduca in ideogrammi comprensibili nella Chinatown dell’Esquilino le parole della manifestazione. Il resto sono striscioni di realtà "miste", come le occupazioni di case, le associazioni territoriali, con in mezzo bandiere di Rifondazione, Rdb, Cobas, Fiom e SinCobas seguite da parlamentari e portavoce italiani in ordine sparso.
E’ passato un anno meno un giorno dal corteo analogo del 4 dicembre 2004 quando il movimento contò per la prima volta la predominanza di stranieri in una manifestazione nazionale. Ieri il trend è stato confermato assieme a un altro dato, la crescita della soggettività politica migrante. E’ un movimento che ha superato la fase dell’antirazzismo generico e anche la rivendicazione del solo permesso di soggiorno per articolare una piattaforma complessiva su cittadinanza, diritti e lavoro da far marciare sui territori e in connessione coi lavoratori italiani. In questo senso il corteo di ieri è la prosecuzione del corteo delle tute blu del giorno precedente. E non soltanto perché alcuni attori sono gli stessi - le delegazioni Fiom dell’Emilia, del Veneto e di Brescia sono restate a Roma un giorno in più - ma perché la critica alla Bossi-Fini viene agganciata alla denuncia della precarietà aggravata dalla legge 30. «Sia lo sciopero generale del 25 ottobre che quello dei metalmeccanici hanno coinvolto i lavoratori migranti - spiega Ibrahim Djalla della Cgil bresciana - ma avrei voluto vedere più lavoratori italiani in piazza anche oggi, perché, nel momento in cui si colpiscono gli anelli più deboli del mercato del lavoro, i più forti dovrebbero subito alzarsi. Se non altro perché poi toccherà a loro».
E' vero - aggiunge Michele De Palma, coordinatore nazionale dei Giovani comunisti - ci sono pochi "visi pallidi" della sinistra. E quelli che dicono che i Cpt vanno tenuti aperti dovrebbero arrossire». Infatti, i soli politici presenti sono esponenti della sinistra radicale (parlamentari, dirigenti e amministratori locali del Prc e verdi, portavoce sindacali ed esponenti di movimento) come radicali sono i soggetti che si sono più spesi per la riuscita della manifestazione a cui, con propri appelli hanno aderito anche Arci e numerose Rsu. Presto un elenco del genere includerà cognomi stranieri impronunciabili «perché la presenza migrante non è più un’eccezione - dice Sene Bazir, per tutti Bas, senegalese di Bologna, libraio e attivista nel coordinamento cittadino - il movimento è stato "inventato" dalla Bossi-Fini che chiude ogni spazio di progettazione del futuro per noi e per gli italiani». «L’autorganizzazione dei migranti serve a intercettare l’autorganizzazione degli italiani», dice Edda, peruviana, operatrice di call centre a Milano, attiva nell’associazione "Todo cambia". E se le domandi cosa si aspetta da un eventuale cambio di governo, risponde così: «Che non rifaccia la Turco-Napolitano, che non pensi all’immigrazione come a un fenomeno da gestire. E’ una questione globale che sta mutando le società. Non vederlo significa non vedere che i nostri figli crescono con rabbia». «E’ vero, la soggettività migrante non è più un episodio - riconosce Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Prc per l’immigrazione - la presenza nei sindacati e nei coordinamenti ha assunto un carattere strutturale che fa crescere la consapevolezza politica di tutti e la richiesta di un conflitto da costruire in comune sui terreni del lavoro e della cittadinanza». E questo avviene anche in periferia. «Veniamo da dove più forti sono il precariato, il razzismo e la criminalizzazione delle lotte sociali», spiega Abu della rete napoletana che ha portato a Roma 3mila persone tra braccianti, colf e richiedenti asilo. Più di uno striscione richiama il carico di rivolta delle banlieue francesi. «Ma nelle nostre cinture metropolitane, i percorsi di autorganizzazione crescono connettendosi con i movimenti sociali senza incorrere nelle forme di autolesionismo che abbiamo visto in Francia», avverte Francesco Caruso.
Di ritorno nelle rispettive città riprenderà da oggi il tran-tran di emergenze e mobilitazioni quotidiane. Come quella di Daniel e Zvonko, giovanissimi zingari nati a Roma, per sfuggire alla clandestinità a cui sono condannati dalla burocrazia italiana. O quella contro l’apertura di nuovi Cpt. Non è un caso se il corteo di ieri è stato preceduto di pochissime ore dal blitz di 150 studenti nella sede nazionale delle Misericordie, la confraternita che s’è aggiudicata l’affare della gestione del Cpt di Bari prossimo all’inaugurazione. Lo slogan era lo stesso del corteo: nessuna misericordia per i Cpt.


4 dicembre 2005 - Il Manifesto

Pochi diritti, ma molte voci
Sfilano in 30 mila a Roma, immigrati e non solo. Chiedono politiche più giuste, ma anche la piena cittadinanza
di CINZIA GUBBINI

ROMA - «Sono molto lieto di vedere queste manifestazioni, non conosco bene la legge Bossi-Fini, ma quando c'è di mezzo Fini con l'immigrazione so di che si tratta: di xenofobia e di un atteggiamento becero». A parlare, sul marciapiede di via Cavour nel bel mezzo della manifestazione che ieri ha portato 30 mila persone in piazza a Roma per i diritti e le libertà dei migranti, è un distinto signore con cappotto e il cappello calato sugli occhi. Sembra un cittadino qualsiasi interessato al corteo, e invece dietro c'è la sorpresa: «Vede, io sono colombiano. Sì insomma, anch'io sono un immigrato. Vivo in Italia da trent'anni, ho visto passare il tempo e tante leggi. Quando eravamo in pochi ci facevano l'inchino, adesso che siamo in tanti l'Italia sta tirando fuori il suo volto razzista». Un piccolo episodio che la dice lunga su come è cambiato il paese, alla faccia di chi continua a dire che il nostro è un paese di recente immigrazione e che per questo insiste a propinare leggi emergenziali. Un gioco che non sta più in piedi, e contro cui per fortuna ieri sono scesi in piazza non soltanto i migranti, ma anche tantissimi italiani. Una rinnovata «alleanza» a cui forse hanno contribuito anche gli episodi di quest'estate a Ceuta e Melilla e le rivolte nelle banlieues francesi, che hanno rimesso al centro una questione essenziale: le politiche migratorie modellano le politiche degli stati, dall'analisi di cosa succede lì non si può prescindere. Ma c'è anche qualcos'altro. «Gli italiani hanno smesso di essere altezzosi, di pensare che le nostre battaglie riguardano solo noi», dice Andrès del Vittorio occupato di Roma. «La nostra battaglia contro la precarizzazione del lavoro nelle università ci porta necessariamente vicino ai migranti, che scontano sulla loro pelle la precarietà più assoluta», dice ad esempio Gigi Roggero, ricercatore dell'Università della Calabria. «I migranti, come noi, sono protagonisti delle lotte sociali. Lotte criminalizzate e lo dico a poca distanza dall'ennesima dichiarazione del ministro Pisanu, in particolare sul movimento contro l'Alta velocità in Val di Susa. Per questo oggi siamo qui, tutti insieme, a chiedere anche l'amnistia per i reati connessi alle lotte sociali», dichiara invece Luca Casarini, che cammina sotto uno striscione che recita «Allons énfants de la banlieue». E se questo può sembrare un vezzo non lo è per nulla, visto che nel comizio finale, a piazza Venezia, sono stati in molti a riferirsi alle rivolte francesi per spiegare come «nessuno di noi vuole che quel livello di scontro sociale si raggiunga anche in Italia, ma se va avanti così, è inevitabile». Un modo per dire: ci siamo anche noi, dovete farci i conti.
Perché in Italia si fa finta di niente, si chiudono gli occhi, ma le persone esistono e sanno come farsi rispettare. Esempio emblematico lo spezzone dei rifugiati dell'occupazione di via Lecco a Milano. «Io non la voglio chiamare occupazione, abbiamo esercitato un nostro diritto: siamo rifugiati, dormivamo per strada, quello stabile era vuoto. Ci siamo solo entrati - sottolinea Siraj, eritreo - lo stato ha riconosciuto che ce ne siamo andati dai nostri paesi perché abbiamo subìto persecuzioni politiche e religiose, ma adesso non ci spetta niente. Invece chiediamo una casa, un lavoro, sanuità gratuita».
Ma attraverso le storie degli immigrati si parla anche di tante altre cose, come le condizioni di lavoro e questa strana globalizzazione. Hamid, marocchino di Padova, racconta del tormento di rinnovare il permesso di soggiorno ogni tre o sei mesi visto che con le agenzie interinali i contratti durano quindici giorni. Lui fino a un anno fa lavorava per una ditta che costruiva tende parasole, finché la ditta non è emigrata dove non ci sono diritti sindacali e la manodopera costa zero: «Sì - fa Hamid - alla fine ci hanno detto che in Italia ci sono pochi clienti e troppe tasse, e quindi si sono trasferiti in Romania». Ora chiede di abrogare la Bossi-Fini, ma anche di «non tornare alla Turco-Napolitano». Lui non voterà, ma sono in tanti lungo il corteo, compresi striscioni e cartelli, che chiedono il diritto di voto.
La presenza africana è certamente la più grande, enorme lo spezzone di Napoli e Caserta che non ha smesso un attimo di ballare e lanciare slogan e che in piazza ha portato uno striscione che dice «Non ci avrete mai come vorrete voi». E poi ci sono anche realtà più piccole, come la Lipa di Roma, un'associazione che riunisce le donne dell'est Europa e che distribuisce un volantino con su scritto «Quand'è l'ultima volta che ci siamo confidate? Ribellate? Che ci siamo sentite cittadine a pieno titolo?». Nel corteo anche la Federazione anarchica italiana, tante bandiere delle RdB, ovviamente il Comitato immigrati, striscioni che arrivano dalle Marche e dall'Alto vicentino, dalla Sicilia e da Torino. Lo striscione arcobaleno della Fiom, quello dell'Arci, parlamentari dei Verdi, di Rifondazione del Pdci. «E' una manifestazione che parla di politica, che sottolinea una soggettività non passeggera», dice Roberta Fantozzi, responsabile immigrazione di Rifondazione. Uno dei primi pullmini da cui parte musica che fa ballare porta lo striscione «Chiudere i cpt», una delle questioni su cui nessuno è disposto a fare sconti. Quando la manifestazione arriva nei pressi di piazza Venezia non riesce ad andare molto più in là. Come era prevedibile le rassicurazioni della questura sulla non contemporaneità della manifestazione dei migranti e quella organizzata da «L'ora della verità», un comitato di destra per la «verità sulla strage di piazza Bologna», non è stata rispettata. Nessuna conseguenza, se non gli slogan antifascisti urlati da dietro il Vittoriano.


4 dicembre 2005 - La Padania

Migliaia di partecipanti sponsorizzati da Rifondazione, Verdi, no global e Disobbedienti
Corteo di immigrati inneggia alle banlieue

Roma - Viva la rivolta delle banlieue, adesso siamo qua, guai a voi se solo provate a mandarci via. All’insegna di "Libertà e diritti per i migranti. Abrogare la Bossi-Fini, firmato Reti Migranti", come riportava lo striscione, ieri c’è stato il corteo nazionale degli extracomunitari a Roma tra le strade del centro.
Lavoro, casa e permesso di soggiorno sono state le "parole d’ordine" di un corteo variopinto, composto da stranieri arrivati a Roma da tante regioni dell’Italia e residenti nella capitale. «No alla repressione, no all’espulsione, uniti contro la legge Bossi-Fini», «Amnistia per tutti i reati sociali, chiudere i Cpt senza se e senza ma» e «Casa, accoglienza, lavoro, siamo stanchi di aspettare» sono alcuni degli altri striscioni innalzati dai migranti che protestano. I migranti non hanno dimenticato di inneggiare minacciosamente ai "fratelli francesi" e la recentissima battaglia nelle banlieue parigine. Sventolano alcune bandiere dei Cobas e delle Rdb.
Tanti i movimenti e le organizzazioni che sono a fianco degli immigrati che vivono in Italia. Africani e asiatici, tutti insieme, hanno chiesto «un mondo di tutti i colori, di tutte le etnie, di tutte le religioni» e di spingere i cittadini a solidarizzare con gli extracomunitari. Hanno ricordato i problemi contro cui ogni giorno devono combattere per il permesso di soggiorno, il contratto di lavoro ed una casa. Problemi che però hanno anche molti cittadini italiani. Il tragitto della manifestazione ha toccato anche un quartiere, l’Esquilino, particolarmente importante per gli immigrati perché fulcro del loro concentramento a Roma. Gli stranieri, infatti, hanno attraversato piazza Vittorio - quartiere in mano ai cinesi - dove sono rimasti fermi per alcuni minuti. Dal coordinamento dei migranti di tante città italiane come Vicenza, Bologna, Roma e Caserta all’associazione Emergency, alle donne in nero, a rappresentanti di Rifondazione hanno gridato le proprie ragioni per le strade di Roma. Secondo gli organizzatori vi avrebbero partecipato migliaia di stranieri. A sfilare, i rappresentanti politici, tra cui Paolo Cento dei Verdi, Giovanni Russo Spena di Rifondazione, l'euro parlamentare Vittorio Agnoletto, Piero Bernocchi dei Cobas, e i leader dei Disobbedienti Nunzio D’Erme e Luca Casarini.


3 dicembre 2005 - Il Gazzettino

CASA E INTEGRAZIONE Oggi a Roma alla manifestazione per sostenere «la libertà e i diritti dei migranti» anche il Coordinamento stranieri di Vicenza
«Standard alloggi? Troppo rigidi per gli immigrati»
Ma il suo rappresentante, Morteza Nirou, contesta due nodi locali: i 78 euro per il rilascio dei certificati di idoneità e i parametri abitativi
di Roberto Cervellin

Oggi, sabato 3 dicembre, saranno a Roma per sostenere "la libertà e i diritti dei migranti". Parole d'ordine saranno diritto di voto, regolarizzazione permanente, blocco delle espulsioni e una nuova legge in materia di asilo politico. Ma Morteza Nirou del Coordinamento stranieri di Vicenza nonché sindacalista della Confederazione unitaria di base Rdb-Cub e altri rappresentanti degli immigrati vicentini dicono anche "no" a due questioni locali: al pagamento di 78 euro per il rilascio dei certificati di idoneità all'alloggio necessari per il rinnovo dei permessi e agli standard sull'ampiezza degli appartamenti privati che, precisano, penalizzano i nuclei familiari destinati "ad allargarsi". «Stiamo ricevendo molte proteste. Almeno un centinaio di permessi di soggiorno sono fermi per l'assenza di idoneità», attacca Nirou. Ma l'assessore agli Interventi Sociali Davide Piazza replica: «I 78 euro? Sono spese d'ufficio necessarie. I parametri? Sono stati fissati dalla legge "Bossi-Fini e valgono per i ricongiungimenti familiari. Lo scopo è evitare che più famiglie si concentrino in monolocali in condizioni non igieniche».
CERTIFICATI. Il sindacalista contesta le spese, ritenute eccessive, per il rilascio del certificato di idoneità degli alloggi previsto dalla "Bossi-Fini". Si tratta di 78 euro per la copertura soprattutto di spese per personale e sopralluogo. «Nelle altre città italiane queste spese non esistono - osserva - Servizi del genere dovrebbero essere gratis. Gli immigrati pagano già le tasse».
PARAMETRI. La questione dei parametri riguarda l'ampiezza stabilita dalla legge e recepita dalla giunta comunale per gli appartamenti privati del capoluogo destinati agli extracomunitari (in locazione o di loro proprietà) che chiedono il ricongiungimento familiare. Per esempio a una coppia gli standard minimi sono fino a 46 metri quadrati, per tre persone da 46 a 60 metri quadrati e così via. Secondo Nirou questi creano diversi problemi agli stranieri perché li discriminano e li obbligano a cambiare casa. «Il Comune deve rivedere i parametri o andare incontro agli immigrati in difficoltà. Questi non possono cambiare continuamente casa. Gli standard sono troppo rigidi. Ci sono persone che per motivi economici non riescono a rispettare le disposizioni. I disagi sono notevoli. Mi sembra che si faccia di tutto per impedire l'integrazione».


2 dicembre 2005 - Il Manifesto

Gli immigrati dicono basta
Domani a Roma un corteo nazionale contro le politiche razziste
di CINZIA GUBBINI

ROMA - L'anno scorso, il 4 dicembre, in molti si stupirono della quantità di persone - soprattutto immigrati - che arrivarono da ogni parte d'Italia a Roma per manifestare contro le politiche italiane sull'immigrazione. Quest'anno si replica, e con sempre maggior convinzione, vista la campagna elettorale in corso, ma non solo. A fare da sfondo al corteo che partirà alle 14 da piazza Esedra ci sono le vicende di Ceuta e Melilla in Marocco, il rogo all'aeroporto di Schipol in Olanda, le continue stragi nel mar Mediterraneo. A Roma arriveranno donne e uomini che sperimentano una cittadinanza a metà, erosa nei diritti e nelle libertà dal paradigma dello «straniero». Ma non sarà una manifestazione che parla solo di immigrazione, visto che a protestare sarà una parte viva del paese. La piattaforma - alla manifestazione aderisce anche il manifesto - accanto alla richiesta del rinnovo immediato di tutti i permessi di soggiorno bloccati da mesi nelle questure, l'abrogazione della legge Bossi-Fini senza ritornare alla Turco Napolitano, la chiusura di tutti i centri di permanenza temporanea e la fine delle espulsioni, si schiera anche contro la guerra e per l'amnistia-indulto di tutti i reati connessi alle lotte sociali. «Il nostro è un movimento autonomo tanto rispetto al governo in carica che rispetto all'Unione. Nei nostri piatti non ci sono dolci per nessuno», spiega Aboubakar Soumahoro della Rete antirazzista campana «domani ci saranno le mille voci di cittadini che oggi sono visibili solo quando sono sfruttati con il contratto di lavoro, nei campi di raccolta, nel lavoro domestico nella precarietà che colpisce anche gli italiani - continua - Queste persone confermano ancora una volta che se le periferie italiane non assomigliano architettonicamente alle banlieues francesi, il disagio sociale, la precarietà diffusa e il razzismo esistono anche in Italia. Per questo ribadiremo la nostra netta opposizione alla legge Bossi-Fini e alla legge Turco-Napolitano».
Treni, pullman e auto stanno arrivando da tutta Italia. Un posto di primo piano quest'anno spetta a Milano, dove dal 16 novembre un gruppo molto compatto e motivato di rifugiati politici occupa uno stabile nel bel mezzo della città, a via Lecco. «La loro voce sarà in piazza - spiega Edda Pando dell'associazione milanese Todo Cambia - accanto a questo manifesteremo con forza contro la totale indifferenza con cui le istituzioni stanno rispondendo all'emergenza del rinnovo dei contratti di soggiorno. Qui ancora aspettiamo un anno prima di vedere i nostri permessi rinnovati, e le misure messe in campo dalla questura sono state deboli e insufficienti». Alla manifestazione aderiscono una miriade di realtà locali - non esclusivamente legate al mondo dell'immigrazione - le RdB, i Sincobas e i Cobas, Verdi, Rifondazione e Pdci. I sindacati confederali non hanno aderito ma ci sarà la Fiom insieme a diverse organizzazioni sindacali locali della Cgil. Unica preoccupazione la contemporanea fiaccolata organizzata dal comitato «L'ora della verità» in difesa di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti e per «la verità sulla strage di piazza Bologna». Gli organizzatori del corteo per la libertà dei migranti hanno inviato una lettera a prefettura, questura e gabinetto del sindaco per esprimere il loro disappunto.


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>>> ADESIONI ALLA MANIFESTAZIONE


30 novembre 2005 - Comunicato RdB CUB

Tutti in piazza alla manifestazione per i diritti dei migranti
Roma 3 dicembre 2005

Sabato 3 dicembre a Roma, il movimento dei migranti, gli antirazzisti, l’associazionismo e il sindacalismo di base scendono in piazza, per la libertà e i diritti dei cittadini immigrati.
Questa giornata rappresenterà un momento importante e decisivo, per denunciare e ribadire con forza e determinazione, la lotta a tutte le forme di razzismo, schiavitù e precarietà -istituzionalizzati e non- alle quali milioni di cittadini, in gran parte migranti continuano a vivere in Europa e in Italia.
Se le periferie italiane, non sempre assomigliano a quelle delle banlieue parigine, di certo, le ingiustizie sociali che hanno portato alle rivolte sono ben presenti anche nel nostro paese.
I lavoratori migranti sono stati e sono oggi quel terreno di sperimentazione di nuove forme di schiavitù, precarietà che sta calpestando i diritti dell’insieme del mondo del lavoro senza distinzioni.
Sarà anche l’occasione per esprimere il nostro dissenso alla politica dei flussi d’ingresso, le cosiddette "quote", che rappresenta un vero processo di mercificazione prodotto e ricercato delle Leggi Turco-Napoletano e Bossi-Fini.
La RdB/CUB, tra i promotori della giornata del 3 dicembre 2005, invita tutte le sue strutture territoriale, comprese quelle federati alla mobilitazione, nonché alla partecipazione:
- per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione
- per l'abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che se torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l'ha ispirata
- per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
- per una legge in materia di asilo politico che tuteli realmente i richiedenti asilo ed i rifugiati
- per la cittadinanza di residenza e il diritto al voto per tutti i migranti.
- per il rilascio ed il rinnovo immediati di tutti i permessi di soggiorno, per la regolarizzazione permanente di tutti i migranti in Italia, per la libertà di circolazione
- per fermare tutte le espulsioni e gli accordi di riammissione
- per l'abrogazione di tutti i reati connessi alla clandestinità, per la non punibilità ovvero l'amnistia-indulto per i reati legati alle lotte sociali
- contro la guerra e per l'abrogazione della legge Pisanu.


28 novembre 2005 - Comunicato RdB CUB

Per la libertà e i diritti dei migranti

Il 3 dicembre 2005 le lavoratrici e i lavoratori migranti saranno in piazza a Roma per una grande manifestazione nazionale rivendicando:
- per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione;
- per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l’ha ispirata;
- per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro;
- per una legge in materia di asilo politico che tuteli realmente i richiedenti asilo e i rifugiati;
- per la cittadinanza di residenza e il diritto di voto per tutti i migranti;
- per il rilascio e il rinnovo immediati di tutti i permessi di soggiorno, per la regolarizzazione permanente di tutti i migranti in Italia, per la libertà di circolazione;
- per fermare tutte le espulsioni e gli accordi di riammissione;
- per l’abrogazione di tutti i reati connessi alla clandestinità, per la non punibilità ovvero l’amnistia-indulto per i reati legati alle lotte sociali;
- contro la guerra e per l’abrogazione della legge Pisanu.
Si tratta di una mobilitazione contro le condizioni di vita e di lavoro determinate dalla legge Bossi-Fini. Ormai è chiaro a tutti che questa legge non riguarda solo i migranti. Essa ha rappresentato un’anticipazione dei processi di ristrutturazione e precarizzazione del lavoro che oggi la legge 30 e la direttiva Bolkenstein stanno estendendo a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori. Legando il contratto di lavoro al permesso di soggiorno, la legge Bossi-Fini ha prodotto le condizioni di ricattabilità e di sfruttamento che oggi ancora ci impediscono di prendere parola insieme. La precarizzazione dei lavoratori migranti, infatti, trascina verso il basso le condizioni di vita e di lavoro di tutti. Le mobilitazioni dei migranti degli ultimi anni, le iniziative militanti contro i centri di detenzione, ma ormai anche le lotte condotte insieme dai lavoratori migranti e da quelli italiani in fabbrica e negli altri luoghi di lavoro stanno però cambiando questo stato di cose. Mobilitandosi insieme per i precontratti, per le condizioni di lavoro e salariali nelle fabbriche come nelle cooperative, per la difesa dei posti di lavoro contro la delocalizzazione degli impianti, i lavoratori italiani e quelli migranti hanno imparato a conoscersi condividendo lotte per obiettivi comuni.
La Rete dei Movimenti dei migranti e antirazzisti chiede perciò alle RSU, ma anche a singoli militanti sindacali, di sostenere e partecipare alla giornata del 3 dicembre per dire NO alla legge Bossi-Fini nella consapevolezza che essa costituisce un attacco a tutta la classe operaia in questo paese.
Movimenti dei migranti e antirazzisti www.retimigranti.org
Per adesioni
: reti.migranti@libero.it


28 novembre 2005 - Comunicato RdB CUB

Per la libertà e i diritti dei migranti

Il 3 dicembre 2005 le lavoratrici e i lavoratori migranti saranno in piazza a Roma per una grande manifestazione nazionale rivendicando:
- per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione;
- per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l’ha ispirata;
- per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro;
- per una legge in materia di asilo politico che tuteli realmente i richiedenti asilo e i rifugiati;
- per la cittadinanza di residenza e il diritto di voto per tutti i migranti;
- per il rilascio e il rinnovo immediati di tutti i permessi di soggiorno, per la regolarizzazione permanente di tutti i migranti in Italia, per la libertà di circolazione;
- per fermare tutte le espulsioni e gli accordi di riammissione;
- per l’abrogazione di tutti i reati connessi alla clandestinità, per la non punibilità ovvero l’amnistia-indulto per i reati legati alle lotte sociali;
- contro la guerra e per l’abrogazione della legge Pisanu.
Si tratta di una mobilitazione contro le condizioni di vita e di lavoro determinate dalla legge Bossi-Fini. Ormai è chiaro a tutti che questa legge non riguarda solo i migranti. Essa ha rappresentato un’anticipazione dei processi di ristrutturazione e precarizzazione del lavoro che oggi la legge 30 e la direttiva Bolkenstein stanno estendendo a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori. Legando il contratto di lavoro al permesso di soggiorno, la legge Bossi-Fini ha prodotto le condizioni di ricattabilità e di sfruttamento che oggi ancora ci impediscono di prendere parola insieme. La precarizzazione dei lavoratori migranti, infatti, trascina verso il basso le condizioni di vita e di lavoro di tutti. Le mobilitazioni dei migranti degli ultimi anni, le iniziative militanti contro i centri di detenzione, ma ormai anche le lotte condotte insieme dai lavoratori migranti e da quelli italiani in fabbrica e negli altri luoghi di lavoro stanno però cambiando questo stato di cose. Mobilitandosi insieme per i precontratti, per le condizioni di lavoro e salariali nelle fabbriche come nelle cooperative, per la difesa dei posti di lavoro contro la delocalizzazione degli impianti, i lavoratori italiani e quelli migranti hanno imparato a conoscersi condividendo lotte per obiettivi comuni.
La Rete dei Movimenti dei migranti e antirazzisti chiede perciò alle RSU, ma anche a singoli militanti sindacali, di sostenere e partecipare alla giornata del 3 dicembre per dire NO alla legge Bossi-Fini nella consapevolezza che essa costituisce un attacco a tutta la classe operaia in questo paese.
Movimenti dei migranti e antirazzisti www.retimigranti.org
Per adesioni
: reti.migranti@libero.it


20 novembre 2005 - L'Arena

Mille persone hanno risposto all’appello dei sindacati a manifestare per i diritti. Incontro con Merolla
Questura, intesa per i lavoratori
Pratiche inevase da 16mila a 2.500. Il sindaco: «Impegno per la casa»
Zanotto deciso ad affrontare uno dei bisogni più pressanti. Intanto si spegne la polemica del coordinamento dei migranti
di Anna Zegarelli

Verona - Sono stati un migliaio i lavoratori che hanno risposto all’appello promosso dalle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil per manifestare a favore del diritto dei cittadini immigrati al lavoro, alla cittadinanza e alla casa.
Ancora una volta sotto accusa è la legge Bossi-Fini che a detta dei sindacati «anziché considerare i lavoratori immigrati una risorsa per la nostra economia e per la società italiana in generale, ha determinato provvedimenti che vedono nell’immigrazione un male da cui difendersi».
E proprio per uscire da quella che è considerata da tutti un’emergenza, viste le precarie condizioni in cui versano migliaia di lavoratori immigrati presenti sul nostro territorio, nelle prime ore del pomeriggio i cittadini veronesi accanto ai «nuovi veronesi» si sono trovati di fronte alla Questura in lungadige Galtarossa, per chiedere la semplificazione dei procedimenti necessari per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno. Poi in corteo sono arrivati a Palazzo Barbieri dove li ha accolti il sindaco Paolo Zanotto.
È stata una giornata fatta di richieste e di confronto per gli oltre 70 mila lavoratori stranieri che lavorano e vivono a Verona e provincia.
A dire basta alle polemiche che hanno accompagnato in questi giorni la manifestazione promossa dai sindacati, che doveva essere affiancata da un’altra voluta dal coordinamento migranti ma negata dal prefetto, sono gli stessi componenti del coordinamento veronese. A mezzogiorno di fronte al Comune Moustapha Wagne del coordinamento migranti ha precisato che nonostante i coordinamenti di altre città italiane fossero pronti a scendere in piazza per chiedere la parità dei diritti tra lavoratori italiani e migranti, loro non si sentivano penalizzati: «Usate tranquillamente i nostri slogan, ma applicateli».
Il nodo della discordia sembra sia dovuto alla nascita di un nuovo sindacato voluto dagli stessi migranti e che conta già 700 mila iscritti a livello nazionale, tra le diverse categorie. A Verona, Rdb-Cub, così si chiama la nuova sigla che rappresenterà i lavoratori migranti e non, aprirà la sede in via Tiberghien 42 giovedì prossimo.
Che l’unica arma per ottenere eguali diritti sia il voto lo afferma Wagne, che aggiunge: «Il 3 dicembre a Roma i coordinamenti migranti di tutta Italia e il sindacato manifesteranno nuovamente per chiedere il superamento e l’abrogazione della legge Bossi-Fini e rivendicare il diritto di cittadinanza. La nostra volontà è collaborare con tutti anche se oggi c’è chi ha voluto cancellare l’effettiva voce degli immigrati».
Una mezza pace fatta quindi, che non ha comunque comportato alcun problema al presidio promosso dai sindacati confederali davanti alla Questura. Manifestazione alla quale hanno aderito anche i sindacati di polizia Siulp, Silp, la confederazione italiana agricoltori, i Ds, Rifondazione Comunista, Il nuovo partito comunista, il Cestim, l’Arci di Verona.
Poco dopo le 14.30 percussioni, musica e bandiere hanno caratterizzato il lungadige, creando per qualche minuto un rallentamento del traffico. Agli slogan scritti e detti a gran voce dai lavoratori delle tante nazionalità che in questi ultimi anni hanno cambiato volto alla città, è seguito un incontro con il questore Luigi Merolla che ha ricevuto i delegati sindacali. Un incontro proficuo, visto che ne è subito nato un comunicato congiunto nel quale si legge che grazie ai contratti dei lavoratori interinali operativi presso la questura è stato possibile smaltire buona parte delle pratiche dei permessi di soggiorno.
«Dalle 16mila pratiche inevase di aprile si è passati a 2mila 500», spiegano i segretari provinciali Roberto Fasoli (Cgil), Mario De Amicis (Uil), Sergio Facchinetti (Cisl). Soddisfatto anche Merolla che dice: «In attesa di soluzioni definitive che potrebbero venire adottate grazie alla stipula di un protocollo di intesa tra ministero dell’Interno e patronati è stato convenuto di consentire alle organizzazioni sindacali maggiori spazi per la trattazione delle pratiche relative ai propri assistiti. Con l’ufficio immigrazione ci siamo impegnati a rivedere i criteri di accreditamento e di ripartizione degli orari di apertura degli sportelli rivolti alle associazioni di assistenza agli immigrati, secondo la loro effettiva e certificata rappresentatività».
Tutto bene dunque, almeno per quanto riguarda l’aspetto burocratico del rinnovo e rilascio del permesso di soggiorno, anche se precisa il questore: «Le oltre 2mila pratiche inevase dovranno seguire i tempi dettati dal Tar in quanto sono ferme per conflittualità legali».
Un lungo corteo ha poi attraversato il centro per poi arrivare in Comune. Qui il sindaco Paolo Zanotto ha accolto i manifestanti e dalle scalinate di Palazzo Barbieri ha detto: «Ci impegniamo ad ascoltare le vostre esigenze, soprattutto per quanto riguarda il bisogno di casa. Fate parte del tessuto sociale cittadino. Il primo impegno è una reale politica di integrazione. La nostra è una città accogliente che vuole offrire servizi e qualità».


14 novembre 2005 - Comunicato Movimenti dei migranti e antirazzisti

Per la libertà e i diritti dei migranti
Manifestazione nazionale a Roma
3 dicembre 2005 ore 14 Piazza della Repubblica

La vita di molte migliaia di persone è quotidianamente negata da una legislazione razzista, dalle politiche proibizioniste e repressive, dalle logiche emergenziali.
Donne e uomini migranti continuano a morire in un’Europa sempre più disseminata di carceri: nel rogo di Amsterdam, sulle frontiere di Ceuta e Melilla, nelle tragedie del mare.
Donne e uomini migranti vengono quotidianamente privati della propria libertà e di ogni diritto nei centri di permanenza temporanea: il diritto speciale dei migranti, la detenzione amministrativa, sono l’espressione massima di quello "stato di eccezione" che sta minando la democrazia.
Sui migranti si sperimenta oggi la costruzione di una società dell’esclusione in cui si intrecciano precarietà del lavoro e della vita, autoritarismo e repressione.
La legge Bossi-Fini, che subordina il rinnovo dei permessi di soggiorno a un contratto di lavoro ha reso ancora più evidente quello che era chiaro già da tempo: i migranti non sono considerati persone, soggetti che vogliono affermare i propri diritti sociali e politici, ma mera forza lavoro, da usare, costringere nei centri di detenzione o espellere a seconda delle esigenze del mercato e di un modello economico e sociale sempre più iniquo.
L’intreccio con la legge 30 sul mercato del lavoro non ha fatto altro che aumentare drammaticamente la precarietà, imponendo di ripetere le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno sempre più spesso, aggravando i tempi di attesa, mentre il vincolo della certificazione delle condizioni abitative dà ai datori di lavoro un ulteriore strumento di ricatto sulla vita di donne e uomini migranti.
Le vicende degli ultimi mesi con l’acuirsi delle logiche emergenziali, l’approvazione del pacchetto Pisanu e la proposizione dell’equazione fra immigrazione clandestina e terrorismo, non hanno fatto che aggravare questa condizione. Le logiche di guerra hanno sempre bisogno di capri espiatori. Allo stesso tempo centinaia di persone subiscono con sempre maggiore accanimento le conseguenze penali delle legittime azioni, portate avanti in questi anni per cancellare dai nostri territori i CPT e i Centri di Identificazione e per chiederne la chiusura dentro e fuori l’Europa. È parte del nostro percorso la rivendicazione dell’amnistia per i reati legati alla clandestinità e alle lotte sociali.
Ma è cresciuta anche la consapevolezza dell’inaccettabilità di tutto questo, della necessità di aprire una stagione nuova che conquisti diritti e libertà per i migranti, che ponga fine all’imbarbarimento della società.
Le mobilitazioni dei migranti contro la legge Bossi Fini, per i propri diritti, le iniziative delle realtà sociali e sindacali che hanno costruito vertenze contro la precarietà, le esperienze istituzionali partecipative hanno contribuito in maniera decisiva ad affermare la necessità di un cambiamento radicale delle scelte politiche e legislative.
La netta opposizione alla legge Bossi-Fini, a qualsiasi ipotesi di ritorno della Turco Napolitano, al legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, ai CPT e alle espulsioni e deportazioni di massa, la rivendicazione della libertà di muoversi e di restare per i migranti potranno trovare forza solo se uomini e donne migranti saranno ancora una volta, in massa, protagonisti delle loro lotte.
Per questo chiamiamo il movimento dei migranti, il movimento antirazzista, antiliberista e pacifista, a una nuova mobilitazione generale, a una settimana di iniziative territoriali a novembre contro il decreto di attuazione della Bossi-Fini, alla manifestazione nazionale il 3 dicembre a Roma:
- per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione
- per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l’ha ispirata
- per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
- per una legge in materia di asilo politico che tuteli realmente i richiedenti asilo e i rifugiati
- per la cittadinanza di residenza e il diritto di voto per tutti i migranti
- per il rilascio e il rinnovo immediati di tutti i permessi di soggiorno, per la regolarizzazione permanente di tutti i migranti in Italia, per la libertà di circolazione
- per fermare tutte le espulsioni e gli accordi di riammissione
- per l’abrogazione di tutti i reati connessi alla condizione di clandestinità, per la non punibilità ovvero l’amnistia-indulto per i reati legati alle lotte sociali
- contro la guerra e per l’abrogazione della legge Pisanu.
www.retimigranti.org


13 novembre 2005 - L'Arena

Era il Coordinamento e rappresenta 2000 stranieri
Un sindacato sociale per lavoratori migranti
Si occuperà di permessi, case e potrà intervenire nelle fabbriche

Verona - Sono africani, pakistani, bengalesi, srilankesi e maghrebini che lavorano nelle fabbriche metalmeccaniche, in qualche conceria, nei grandi magazzini e nei centri commerciali del veronese, tutti regolari, i circa 2000 iscritti al Coordinamento Migranti di Verona, l’associazione che, fiduciosa di sapersi autorappresentare, ha scelto di federarsi alla Cub (Confederazione Unitaria di Base).
Per il legale dei migranti, l’avvocato Roberto Malesani, «il dato associativo non basta più, con il patto federativo pensiamo di intervenire sui luoghi di lavoro, presso le aziende e in ogni luogo dove gli immigrati avanzino rivendicazioni basate sui loro bisogni: è un sindacato di tipo sociale, la Cub ha esattamente questo spirito, da qui la nostra scelta».
I problemi degli immigrati veronesi sono quelli di tutta la manodopera d’oltre frontiera: tempi, modi e criteri per ottenere il contratto di soggiorno, ed inoltre l’emergenza casa: sfratti, mercato nero degli affitti, accesso all’edilizia pubblica. Per questo, rileva Malesani, all’assemblea indetta dal Coordinamento Migranti erano presenti anche rappresentanze di sportelli di immigrati già federati alla Rdb (Rappresentanza sindacale di Base) della Cub, soprattutto dal Nordest: Padova, Venezia, Treviso, Monfalcone, Gorizia, Vicenza.
Ma è Verona a far scuola, spiega Malesani, perchè qui il rilascio dei permessi di soggiorno avviene in tempi «sopportabilmente rapidi» grazie al lavoro dell’associazione.
Da aprile, sottolinea, «è in corso un esperimento: le situazioni consolidate vengono valutate con rapidità, i permessi vengono rilasciati in giornata. Adesso la nuova emergenza è dove la Bossi-Fini prevede per i contratti di soggiorno che l’immigrato debba dare certificazione di avere una casa idonea, secondo i criteri della residenza pubblica».
Ma, per capire davvero cosa succede a Verona, rileva Germano Raniero, lavoratore ospedaliero da dieci anni nella Cub, di cui è adesso coordinatore regionale per il Veneto, «bisogna tenere presente che la città è un po’ particolare, ci sono stati vari episodi di intolleranza anche grave, momenti di forte scontro sociale, con tra l’altro la Lega Nord sempre in prima linea contro gli immigrati, sposata spesso con frange neonaziste veronesi». Secondo Raniero, la scelta di federarsi con il sindacalismo di base è dovuta al fatto che gli immigrati «si sono riconosciuti nelle parole d’ordine Cub, nel suo discorso politico: dalla contestazione dei Cpt e della Bossi Fini, ma anche della Turco-Napolitano di cui è il prolungamento, all’affermazione della libertà di circolazione dei migranti. In materia sindacale, noi siamo perchè tutti abbiano gli stessi diritti, lo stesso trattamento, in fabbrica non ci sono soggetti di serie B, che finirebbero per essere gli immigrati che pagano i contributi Inps e non possono più riscattarli».
«Molti immigrati che lavorano sia nella zona industriale di Verona che di San Bonifacio», rileva ancora Malesani, «si sono accorti che in questi ultimi anni la politica di Cgil Cis Uil li sta un po’ abbandonando. I sindacati confederali non sono più come cinque o dieci anni fa, quando facevano una politica molto attiva sui diritti dei lavoratori stranieri, adesso con la crisi e le ristrutturazioni se c’è la cassa integrazione nove su dieci sono immigrati. La nostra impressione è che non si vogliano mobilitare sui nostri temi, fanno una politica autoconservativa».
«Nemmeno per sogno», la replica del segretario regionale della Cgil, Diego Gallo, «tant’è che gli immigrati iscritti aumentano in modo rilevante, stiamo facendo migliaia di congressi di base e verifichiamo una partecipazione attiva di moltissimi immigrati, senza rilevare nessuna difficoltà. Anzi gli immigrati riconoscono in Cgil e nelle confederazioni l’unico punto di riferimento sindacale. Adesso ci saranno i congressi di camere del lavoro e di categoria: abbiamo assunto il principio di inserire nei nostri organismi dirigenti la quota proporzionale di immigrati e spero che arrivino ad assumere massime responsabilità».


13 novembre 2005 - Liberazione

Verona, il coordinamento migranti si federa con Cub

Il coordinamento migranti di Verona, circa 2mila iscritti, si è federato alla Cub, come ha deciso l'assemblea di ieri a Verona. L'adesione alla Rdb spiegano «nasce dall'esigenza di dare più forza alle rivendicazioni relative a tempi, modalità e criteri di ottenimento dei permessi di soggiorno, e ai temi dell'emergenza casa».


12 novembre 2005 - Ansa

SINDACATI: COORDINAMENTO MIGRANTI VERONA SI FEDERA A CUB
MALESANI, IMPRESSIONE E' CHE CONFEDERALI LONTANI DA NOSTRI TEMI

VERONA - Il Coordinamento Migranti di Verona, circa 2000 iscritti, si federa alla Cub (Confederazione Unitaria di Base): lo ha annunciato Roberto Malesani, il rappresentante legale dell'associazione degli immigrati, nel corso di un' assemblea aperta a rappresentanze di stranieri presenti in tutto il Veneto, in corso a Verona. Partecipano inoltre, ha reso noto il legale, ''delegazioni di altri sportelli di immigrati gia' federati alla Rdb soprattutto nel Nordest, a Padova, Venezia, Treviso, Monfalcone, Gorizia, Vicenza''. L'adesione alla Rdb, la rappresentanza sindacale di base, ha spiegato Malesani, ''nasce dall'esigenza di dare piu' forza alle rivendicazioni relative a tempi, modalita' e criteri di ottenimento dei permessi di soggiorno, e ai temi dell'emergenza casa: sfratti, accesso all'edilizia pubblica, denuncia del mercato nero degli affitti''. Riguardo ai sindacati confederali, Malesani afferma che ''non sono piu' come cinque o dieci anni fa, quando facevano una politica molto attiva sui diritti dei lavoratori stranieri, adesso con la crisi e le ristrutturazioni se c'e' la cassa integrazione nove su dieci sono immigrati''. ''La nostra impressione - dice - e' che non si vogliano mobilitare sui nostri temi, fanno una politica autoconservativa''. ''Con l'atto federativo - afferma da parte sua Germano Raniero, uno dei due coordinatori regionali Cub del Veneto - i migranti mantengono la loro specificita', noi siamo un sindacato che tutela le specificita', non che le annulla. Non abbiamo una funzione 'normalizzatrice'''.

IMMIGRATI:A VERONA TRA PRECARIETA' E AUTORAPPRESENTANZA

VENEZIA - Sono africani, pakistani, bengalesi, srilankesi e maghrebini che lavorano nelle fabbriche metalmeccaniche, in qualche conceria, nei grandi magazzini e nei centri commerciali del veronese, tutti regolari, i circa 2000 iscritti al Coordinamento Migranti di Verona, l'associazione che, fiduciosa di sapersi autorappresentare, ha scelto di federarsi alla Cub (Confederazione Unitaria di Base). Per il legale dei migranti, l'avv.Roberto Malesani, ''il dato associativo non basta piu', con il patto federativo pensiamo di intervenire sui luoghi di lavoro, presso le aziende e in ogni luogo dove gli immigrati avanzino rivendicazioni basate sui loro bisogni: e' un sindacato di tipo sociale, la Cub ha esattamente questo spirito, da qui la nostra scelta''. I problemi degli immigrati veronesi sono quelli di tutta la manodopera d'oltre frontiera: tempi, modi e criteri per ottenere il contratto di soggiorno, ed inoltre l'emergenza casa: sfratti, mercato nero degli affitti, accesso all'edilizia pubblica. Per questo, rileva Malesani, all'assemblea indetta dal Coordinamento Migranti erano presenti anche rappresentanze di sportelli di immigrati gia' federati alla Rdb (Rappresentanza sindacale di Base) della Cub, soprattutto dal Nordest: Padova, Venezia, Treviso, Monfalcone, Gorizia, Vicenza. Ma e' Verona a far scuola, spiega Malesani, perche' qui il rilascio dei permessi di soggiorno avviene in tempi ''sopportabilmente rapidi'' grazie al lavoro dell'associazione. Da aprile, sottolinea, ''e' in corso un esperimento: le situazioni consolidate vengono valutate con rapidita', i permessi vengono rilasciati in giornata. Adesso la nuova emergenza e' dove la Bossi-Fini prevede per i contratti di soggiorno che l'immigrato debba dare certificazione di avere una casa idonea, secondo i criteri della residenza pubblica''. Ma, per capire davvero cosa succede a Verona, rileva Germano Raniero, lavoratore ospedaliero da dieci anni nella Cub, di cui e' adesso coordinatore regionale per il Veneto, ''bisogna tenere presente che la citta' e' un po' particolare, ci sono stati vari episodi di intolleranza anche grave, momenti di forte scontro sociale, con tra l'altro la Lega Nord sempre in prima linea contro gli immigrati, sposata spesso con frange neonaziste veronesi''. Secondo Raniero, la scelta di federarsi con il sindacalismo di base e' dovuta al fatto che gli immigrati ''si sono riconosciuti nelle parole d'ordine Cub, nel suo discorso politico: dalla contestazione dei Cpt e della Bossi Fini, ma anche della Turco-Napolitano di cui e' il prolungamento, all'affermazione della liberta' di circolazione dei migranti''. ''In materia sindacale, inoltre - sottolinea Raniero, - noi siamo perche' tutti abbiano gli stessi diritti, lo stesso trattamento, in fabbrica non ci sono soggetti di serie B, che finirebbero per essere gli immigrati che pagano i contributi Inps e non possono piu' riscattarli''. ''Molti immigrati che lavorano sia nella zona industriale di Verona che di San Bonifacio - rileva ancora Malesani - si sono accorti che in questi ultimi anni la politica di Cgil Cis Uil li sta un po' abbandonando. I sindacati confederali non sono piu' come cinque o dieci anni fa, quando facevano una politica molto attiva sui diritti dei lavoratori stranieri, adesso con la crisi e le ristrutturazioni se c'e' la cassa integrazione nove su dieci sono immigrati''. ''La nostra impressione - dice - e' che non si vogliano mobilitare sui nostri temi, fanno una politica autoconservativa''. ''Nemmeno per sogno - ribatte il segretario regionale della Cgil, Diego Gallo - tanto e' vero che gli immigrati iscritti aumentano in modo rilevante, stiamo facendo migliaia di congressi di base e verifichiamo una partecipazione attiva di moltissimi immigrati, senza rilevare nessuna difficolta'''. ''Anzi - aggiunge il responsabile della Cgil del Veneto - gli immigrati riconoscono in Cgil e nelle confederazioni l'unico punto di riferimento sindacale''. ''Adesso - conclude - ci saranno i congressi delle camere del lavoro e delle categorie: abbiamo assunto il principio di inserire nei nostri organismi dirigenti la quota proporzionale di immigrati e spero che arrivino ad assumere massime responsabilita'''.


12 novembre 2005 - Il Giornale

Gli immigrati scappano dalla Cgil e si fanno un sindacato tutto loro
di STEFANO FILIPPI

Verona - Gli immigrati stanno mettendo in piedi il loro sindacato. In silenzio, sempre più numerosi, i lavoratori stranieri si staccano dalle confederazioni che li hanno accolti a braccia aperte al loro arrivo in Italia (in particolare la Cgil) e cominciano a strutturare i propri Cobas. Il fenomeno nasce nel Nordest, dove si concentra buona parte della manodopera di provenienza extracomunitaria. Da Venezia a Vicenza, da Verona a Treviso, alcune associazioni di migranti attive da anni hanno deciso di federarsi alle Rdb, le Rappresentanze di base. La prospettiva è quella di creare un vero sindacato, tutto di immigrati auto-organizzati, con una catena di patronati che sottraggano alle strutture «storiche» la montagna di pratiche relative alla regolarizzazione. Il business degli stranieri, molto redditizio per la Triplice.
Il cuore dei nuovi Cobas è a Verona, dove il Coordinamento migranti conta 2mila iscritti su quasi 70mila stranieri regolari. In primavera l'associazione ottenne dalla questura scaligera il rinnovo in giornata dei permessi di soggiorno.
Un grande risultato conseguito dopo lunghe proteste. «In qualsiasi città d'Italia - dice l'avvocato Roberto Malesani, consulente legale del coordinamento - ci vogliono anche più di sei mesi mentre la legge Bossi-Fini fissa un termine di 20 giorni. A Verona adesso bastano sei ore, anche se il meccanismo sta rallentando per la carenza di personale».
Il rafforzamento degli organici è la prima richiesta del neonato Cobas. La seconda è una maggiore elasticità nell'applicare il nuovo regolamento della legge che obbliga i lavoratori stranieri ad abitare in case che abbiano una superficie minima, secondo i parametri dell'edilizia residenziale pubblica: per esempio, alloggi di almeno 46 metri quadrati per una persona, 60 per due, e così via. «Vogliamo parametri meno restrittivi e discriminanti», protesta l'avvocato veronese.
Ma è la prima questione, la gestione delle pratiche, il vero nodo sindacale. Lo snellimento burocratico in questura è un disastro per le confederazioni: meno code, meno lungaggini, meno scartoffie significano meno stranieri che si rivolgono ai patronati. «Io non voglio fare nessuna polemica - anticipa Malesani - sarei contentissimo se Cgil Cisl e Uil volessero davvero difendere gli stranieri. Ma non lo fanno, è un dato di fatto, e i migranti gli voltano le spalle. I sindacati non hanno mai sostenuto le nostre rivendicazioni, non sono mai venuti in piazza a fianco degli stranieri a ribellarsi contro le lentezze, anzi chiedono di tornare al vecchio sistema. Perché la burocrazia, ai sindacati, conviene».
Che fa uno straniero appena giunto in Italia? Bussa a un patronato sindacale, la porta d'accesso ai segreti del Belpaese, che insegna come ottenere documenti e certificati, ma anche case popolari e sussidi di disoccupazione, indennità di accompagnamento, posti negli asili nido eccetera. La legge stabilisce che consulenze e informazioni siano gratis; tuttavia i patronati ci guadagnano: più pratiche aprono, maggiore sarà il punteggio accumulato in vista della spartizione dei finanziamenti pubblici. I patronati infatti si sostengono con una quota (lo 0,226 per cento) del gettito previdenziale di Inps, Inpdap, Inail e Ipsema. Soldi delle pensioni che, per il 2005, supereranno i 320 milioni di euro.
Ma ci sono pratiche che si pagano care. Per esempio, proprio il rinnovo del permesso di soggiorno. E se queste pratiche vengono sveltite gli incassi crollano. «Il patronato Cgil chiede 60 euro a fascicolo - dice Malesani -, noi invece ci autofinanziamo con una tessera di 30 euro che comprende consulenza legale (che fa il sottoscritto) totale e gratuita. E quando anche noi apriremo un patronato e attingeremo al fondo statale, non faremo pagare nulla a nessuno, nemmeno i 30 euro. I sindacati tradizionali non fanno più gli interessi degli stranieri. Solo patronati, solo affari».


7 novembre 2005 - Comunicato ASSEMBLEA DEI MIGRATI ED ANTIRAZZISTI

Verso la manifestazione del 3 dicembre

L’Assemblea Nazionale dei movimenti dei migranti ed antirazzisti, riunitasi a Roma domenica 6 Novembre, rilancia il percorso di mobilitazione e di lotta che porterà alla grande manifestazione del 3 Dicembre prossimo a Roma per la libertà e i diritti dei migranti.
Le manifestazioni di Gradisca e di Bari dello scorso 22 Ottobre contro l’apertura dei nuovi CPT hanno costituito il primo segnale; dal 19 al 26 Novembre prossimi in tutt’Italia si terranno iniziative di lotta relative ai problemi causati dai decreti attuativi emanati in applicazione della Bossi Fini e agli ostacoli amministrativo/burocratici che complicano ulteriormente la possibilità di permanenza regolare nel nostro paese dei migranti spingendo verso la clandestinità e l’illegalità.
L’Assemblea dei movimenti dei migranti ed antirazzisti fa appello a tutte le realtà di lotta che in questi mesi hanno attraversato il paese, dagli studenti ai senza casa, dai lavoratori ai precari e disoccupati, contestando un modello di società che risponde ai bisogni con la sola logica della repressione e dell’esclusione, come sta avvenendo in tutta Europa, da Bologna alla Francia, alla Spagna., perché vogliano partecipare e rendere ancora più complessiva e conflittuale la manifestazione del 3 Dicembre.


2 novembre 2005 - Comunicato Rete Migranti

3 dicembre, Roma. Libertà e diritti ai migranti

Dal Tavolo migranti dei fori sociali: "La vita di molte migliaia di persone è quotidianamente negata da una legislazione razzista, dalle politiche proibizioniste e repressive, dalle logiche emergenziali.
Donne e uomini migranti continuano a morire in un'Europa sempre più disseminata di carceri: nel rogo di Amsterdam, sulle frontiere di Ceuta e Melilla, nelle tragedie del mare.
Donne e uomini migranti vengono quotidianamente privati della propria libertà e di ogni diritto nei centri di permanenza temporanea: il diritto speciale dei migranti, la detenzione amministrativa, sono l'espressione massima di quello 'stato di eccezione' che sta minando la democrazia.
Sui migranti si sperimenta oggi la costruzione di una società dell'esclusione in cui si intrecciano precarietà del lavoro e della vita, autoritarismo e repressione.
La legge Bossi-Fini, che subordina il rinnovo dei permessi di soggiorno a un contratto di lavoro ha reso ancora più evidente quello che era chiaro già da tempo: i migranti non sono considerati persone, soggetti che vogliono affermare i propri diritti sociali e politici, ma mera forza lavoro, da usare, costringere nei centri di detenzione o espellere a seconda delle esigenze del mercato e di un modello economico e sociale sempre più iniquo.
L'intreccio con la legge 30 sul mercato del lavoro non ha fatto altro che aumentare drammaticamente la precarietà, imponendo di ripetere le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno sempre più spesso, aggravando i tempi di attesa, mentre il vincolo della certificazione delle condizioni abitative dà ai datori di lavoro un ulteriore strumento di ricatto sulla vita di donne e uomini migranti.
Le vicende degli ultimi mesi con l'acuirsi delle logiche emergenziali, l'approvazione del pacchetto Pisanu e la proposizione dell'equazione fra immigrazione clandestina e terrorismo, non hanno fatto che aggravare questa condizione. Le logiche di guerra hanno sempre bisogno di capri espiatori. Allo stesso tempo centinaia di persone subiscono con sempre maggiore accanimento le conseguenze penali delle legittime azioni, portate avanti in questi anni per cancellare dai nostri territori i CPT e i Centri di Identificazione e per chiederne la chiusura dentro e fuori l'Europa. E' parte del nostro percorso la rivendicazione dell'amnistia per i reati legati alla clandestinità e alle lotte sociali.
Ma è cresciuta anche la consapevolezza dell'inaccettabilità di tutto questo, della necessità di aprire una stagione nuova che conquisti diritti e libertà per i migranti, che ponga fine all'imbarbarimento della società.
Le mobilitazioni dei migranti contro la legge Bossi Fini, per i propri diritti, le iniziative delle realtà sociali e sindacali che hanno costruito vertenze contro la precarietà, le esperienze istituzionali partecipative hanno contribuito in maniera decisiva ad affermare la necessità di un cambiamento radicale delle scelte politiche e legislative.
La netta opposizione alla legge Bossi-Fini, a qualsiasi ipotesi di ritorno della Turco Napolitano, al legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, ai CPT e alle espulsioni e deportazioni di massa, la rivendicazione della libertà di muoversi e di restare per i migranti potranno trovare forza solo se uomini e donne migranti saranno ancora una volta, in massa, protagonisti delle loro lotte.
Per questo chiamiamo il movimento dei migranti, il movimento antirazzista, antiliberista e pacifista, a una nuova mobilitazione generale, a una settimana di iniziative territoriali a novembre contro il decreto di attuazione della Bossi-Fini, alla manifestazione nazionale il 3 dicembre a Roma:
- per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione
- per l'abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l'ha ispirata
- per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
- per una legge in materia di asilo politico che tuteli realmente i richiedenti asilo e i rifugiati
- per la cittadinanza di residenza e il diritto di voto per tutti i migranti
- per il rilascio e il rinnovo immediati di tutti i permessi di soggiorno, per la regolarizzazione permanente di tutti i migranti in Italia, per la libertà di circolazione
- per fermare tutte le espulsioni e gli accordi di riammissione
- per l'abrogazione di tutti i reati connessi alla clandestinità, per la non punibilità ovvero l'amnistia-indulto per i reati legati alle lotte sociali
- per l'abrogazione della legge Pisanu".

Tavolo Migranti, Comitato Immigrati in Italia, Movimento dei migranti e dei rifugiati di - Caserta,Coordinamento Immigrati Bergamo, Coordinamento Migranti Bologna e provincia, Associazione Essalam Marocco Montello Bergamo, Coordinamento Migranti Vicenza, Gruppo Immigrazione Brescia, Associazione interculturale Todo Cambia, Associazione Sri Lankesi in Italia, Comitato Immigrati Roma,Associazione Albanese Iliria - Roma,Associazione Bangladesh - Roma, Comunita' immigrati Indiani e Pakistani - Roma, Comunita' immigrati romeni - Roma, Comunita' immigrati marocchini - Roma, Associazione Latino-Americana "El Condor", Umangat-Filippini Workers,Vittorio Occupato Ostia,Associazione Dhuumcatu,Coordinamento Cittadino di Lotta per Casa - Roma, Action - Roma,Action Migranti - Roma, C.S.A. "ex canapificio" Caserta, Sincobas, Red Link, RdB/CUB Immigrati, Laboratorio Zeta - Palermo, Partito della Rifondazione Comunista, Federazione RdB-CUB ,Attac Italia, Fiom, Rete 28 Aprile,Coordinamento Migranti della CGIL di Vicenza, Camera del Lavoro di Vicenza, Mantova Antagonista, Confederazione Cobas, Gruppo Migranti Sinistra Critica-PRC, , ADL Invisibili di Padova, Treviso, Monselice, Mestre, Associazione Razzismo Stop - Padova, Centro sociale Pedro - Padova, Copyriot cafè - Padova,Centro sociale Rivolta - Marghera, Laboratorio Morion - Venezia, Capannone sociale - Vicenza, Spazio sociale Cà Oddo - Monselice, Centro Sociale Clandestino - Gorizia, Associazione Razzismo Stop- Venezia Giulia, ADLInvisibili federata RdB-CUB - Venezia-Giulia, Casa delle Culture - Trieste, Federazione Regionale dei Verdi - Friuli Venezia Giulia, Giovani Comunisti - Brescia, Migro-diritti senza confini - Rovigo, Commissione immigrazione Rifondazione Comunista - Bologna, Associazione federativa femminista, Giovani Comunisti - Mantova , Cittadini per il Comune di Gradisca, PdCI e FGCI Napoli e Campania, Gruppo migranti Torino Social Forum, Centro antirazzista l'Incontro - La Spezia, Rete Migrante - Padova, Rete Migrante Altapadovana, Associazione Senzaconfine, Gruppo Immigrazione del Forum Sociale di Modena, Collettivo NoBorder- Napoli, Laboratorio Occupato Ska, Laboratorio Occupato Insurgencia, Centro Sociale Terra Terra, Damm, Centro Sociale Tempo Rosso - Caserta, Associazione Senza Frontiere, Associazione MigrAzioni, Associazione Comunità Araba in Campania,Studenti in Movimento - Napoli, Area Antagonista napoletana, Centro Sociale Depistaggio - Benevento, Rete no-cpt - Bari, Rete antirazzista catanese, Rete del Friuli Venezia giulia contro i cpt, CSOA La Talpa e l'orologio - Imperia, Movimento Indipendenti Friuli Venezia Giulia, Associazione Officine Culturali Indipendenti,Unione degli Studenti - Friuli Venezia Giulia, Circolo ARCI Thomas Sankara - Messina, ARCI Blob - Arcore, Sud Pontino Social Forum, Donne in Nero - Tuscia, Ya Basta! - Bologna, Centro sociale TPO - Bologna, Collettivo Passepartout - Bologna, Coordinamento Lombardo Nord Sud del mondoCoordinamento Migranti Verona - Federato RdB, Coordinamento Migranti Verona - Action Casa,Gruppo Wambe, Comunità San Benedetto al Porto di Genova, Sincobas Migranti - Livorno,Associazione Ya Basta! - Genova, Csoa Terra di Nessuno - Genova, Csoa Zapata - Genova,Laboratorio sociale Buridda - Genova,Associazione Garabombo l'Invisibile, Csoa la Talpa e l'Orologio, Rete Antirazzista Venezia,Laboratorio Vesuvio Zona Rossa - S. Anastasia Napoli, Bastaguerra, Rebeldia - Pisa, Laboratorio Politico - L'Aquila, Cooperativa sociale Shannara - Portici Napoli,Laboratorio sociale aq16 - Reggio Emilia, Associazione Ya Basta! - Reggio Emilia, Associazione comunale Verdi - Reggio Emilia, CSA Barattolo - Pavia

Adesioni individuali:
Don Andrea Gallo, Laura Spezia (segretaria generale Fiom Piemonte), Maurizio Angelini (cons. comunale DS, Cadoneghe - PD), Tommaso Vitale (Università di Milano - Bicocca), Alberto Giasanti (Università di Milano - Bicocca), Enrico Vesco (Ass.re reg.le alle politiche attive del lavoro e alle politiche dell'immigrazione - Liguria), Lorenzo Castè (Cons. reg.le PRC - Liguria), Gigi Malabarba (Capogruppo al Senato - PRC), Vittorio Agnoletto (euro parlamentare gruppo GUE - Sinistra unitaria europea), Pietro Folena (deputato ind. PRC - Rete "Uniti a Sinistra"), Daniele Barbieri (giornalista)
Per aderire: reti.migranti@libero.it, http://www.retimigranti.org


30 ottobre 2005 - Il Gazzettino

Un anno fa l'ordinanza di divieto
«Riaprite i call center il giorno di domenica»
Stranieri: riparte una crociata
di Roberto Cervellin

Vicenza - "Riaprite i call center di domenica". A oltre un anno dall'ordinanza che, per motivi di sicurezza e ordine pubblico, vieta l'apertura festiva dei centri di telefonia, gli stranieri chiedono all'Amministrazione comunale di fare un passo indietro e ritirare il provvedimento "che sta creando molti disagi agli immigrati che vivono in città". La "crociata" è promossa da Morteza Nirou, del coordinamento stranieri del capoluogo nonché sindacalista delle Rappresentanze sindacali di base Rdb-Cub. "Vicenza è l'unica città del Veneto con i call center chiusi di domenica. Non si capisce perché. Gli stranieri ogni weekend sono costretti ad emigrare altrove per telefonare nei loro paesi d'origine. Non è giusto".
Quello dei call center è un problema scoppiato negli ultimi anni, specie dopo la veloce fioritura di un'attività che, solo nella zona di viale Milano, ha portato all'apertura di dodici negozi, spesso trasformati in bazar. E altri ne stanno spuntando nelle aree limitrofe. Le vivaci proteste dei residenti, stanchi di rumori, risse e del degrado in cui era caduto il quartiere, avevano indotto il Comune ad emettere una discussa ordinanza che vieta in particolare lo svolgimento di più attività commerciali negli stessi negozi e stabilisce un'apertura massima di 13 ore al giorno tra le 7 le 22 (obbligo di chiusura domenicale o festiva), pena multe da 25 a 500 euro. "Ghetto? Violenza? - Non è vero - riprende Nirou - La verità è che in città manca un punto di riferimento culturale che dia modo agli stranieri di ritrovarsi. Rumori? Se ci fossero si sentirebbero anche negli altri giorni della settimana. Bisognerebbe avviare un dialogo con i residenti. E poi i call center che davano preoccupazione sono stati chiusi. A creare problemi non sono i negozianti, ma chi sta fuori. A quel punto devono intervenire le forze dell'ordine".
Norou annuncia inoltre che le RdB Cub   hanno chiesto un incontro con la Questura per questioni legate al rilascio della carta di soggiorno. "La Questura chiede il nulla osta del tribunale per accertarsi che l'immigrato non abbia condanne penali. Ma stranamente quei documenti non vengono accettati. Altro nodo da sciogliere con le autorità competenti è quello del certificato di idoneità dell'alloggio in cui lo straniero vive. Rilasciato dall'Ulss, costa 70 euro. L'idoneità potrebbe essere rilasciata dal Comune in modo da evitare che l'immigrato spenda soldi".


24 ottobre 2005 - Bari live

Bari dice no ai Cpt
di Danilo Calabrese

Bari - Hanno sfilato in poco più di cinquecento sabato all'horror tour, per protestare contro l'apertura del Centro di permanenza temporanea, costruito nel quartiere San Paolo di Bari.
Si sperava, in realtà, che la manifestazione nazionale meridionale (quella settentrionale si è svolta in contemporanea a Gradisca d'Isonzo in Friuli) potesse contare su un migliaio di persone, ma l'operazione è comunque riuscita nell'intento: coinvolgere più gente possibile, oltre i soliti, per puntare i riflettori sulla questione Cpt.
L'appuntamento era alle 13.00 alla "roulottopoli" di Bari-Palese.
C'erano tutti: movimenti (di Bari, Lecce, Napoli, Roma e persino Sicilia), che da anni "intrecciano le maglie" della Rete no Cpt, e istituzioni, rappresentate da assessori e consiglieri regionali, provinciali e comunali. Presenti anche il presidente della provincia, Vincenzo Divella, e il sindaco di Bari, Michele Emiliano, oltre i deputati Alba Sasso e Russo Spena.
Tra i partecipanti anche Rifondazione comunista, i Cobas, Rdb, Arci, Acli e Caritas regionale. Unico assente Nichi Vendola all'estero per altri impegni.
Dopo aver atteso più di un'ora l'arrivo degli ultimi pullman provenienti da altre città, il corteo si è mosso verso il Cpt, struttura attigua alla cittadella della Guardia di Finanza.
In testa al corteo, lo striscione della Rete no Cpt di Bari "Nessuna persona è illegale. Né qui né altrove", seguito da altri slogan come "I diritti non hanno confini. Nessun Cpt né qui né altrove" o "Apriamo le frontiere, chiudiamo i Cpt".
Raggiunto l'edificio "sotto processo", protetto da un cordone di poliziotti, alcuni manifestanti hanno acceso dei fumogeni ed intonato qualche coro, mentre tutti assieme hanno percorso l'intero perimetro esterno del Centro di permanenza temporanea.
La manifestazione si è poi spostata nel centro della città: prima un'occupazione simbolica della scuola "Quasimodo", spazio pubblico ormai inutilizzato, poi una seconda marcia verso la sede della Croce Rossa a Bari Vecchia, passando per la Questura e la Prefettura.
Sono stati differenti i commenti provenienti dalle due realtà, che per questa volta hanno camminato lungo lo stesso percorso.
Così, Emiliano, ribadendo l'incostituzionalità di una struttura del genere, dichiara che "se dovesse essere aperto, mi auguro che come sindaco potrò andarci tutte le volte che riterrò opportuno", mentre Divella pensa alla sua trasformazione: "Vanno trasformati in centri di smistamento: tre giorni al massimo, ma poi in centri di accoglienza per ospitarli e avviarli al lavoro".
Nasce da presupposti diversi, invece, la contestazione della Rete no Cpt, che continua ad invitare gli amministratori locali a compiere atti di "disobbedienza amministrativa", come l'esclusione dai finanziamenti delle organizzazione che partecipano al bando per la gestione del Cpt.
Ma soprattutto non ammette alcuna forma di umanizzazione di "queste galere etniche", chiedendone esclusivamente il superamento tramite azioni forti dei politici.


23 ottobre 2005 - Il Manifesto

Bari in piazza contro il nuovo cpt
Il «laboratorio Puglia» sfila per dire no a quello che diventerà il più grande «lager» per immigrati d'Italia. In corteo il sindaco Emiliano e la giunta regionale, capofila della campagna per la chiusura
di CINZIA GUBBINI

BARI - Il centro di permanenza di Bari Palese sembra già una cattedrale in mezzo al deserto. I muri di cinta sono color ocra, e sono praticamente l'unica cosa che è possibile osservare fatta eccezione per un cancello d'entrata elettronico con l'inquietante targa "Centro di Permanenza per Immigrati Irregolari". Il nuovissimo cpt è solo l'ultimo pezzo di una lunga catena che sorge su un territorio di servitù militari. Prima la roulottopoli circondata di reti dove alloggiano al momento 500 richiedenti asilo, poi l'aeroporto militare, poi la "cittadella della Finanza", un enorme fortino. E infine il cpt. Un capolavoro di architettura securitaria che fa a cazzotti con l'altra immagine della Puglia e di Bari, quella che è scesa in piazza ieri, quella dei movimenti antirazzisti ma anche dei rappresentanti degli enti locali, primo fra tutti il sindaco Michele Emiliano. Nichi Vendola, il governatore paladino del fronte anti-cpt non c'è. «Purtroppo è a Parigi», fanno sapere i suoi. Però ci sono gli assessori della giunta regionale, tutti pronti a dire che Bari non vuole quel centro. E' partito dalla roulottopoli l'«horror tour», un giro panoramico per vedere in che posto il governo ha pensato di piazzare il cpt più grande del sud. «Qui vicino sorge il quartiere San Paolo - spiega don Angelo Cassano, da sempre al fianco delle lotte per i diritti - e io che sono stato parroco di quel quartiere degradato posso dire che soffro, perché è incredibile pensare che siano stati spesi 5 milioni di euro per costruire questo luogo». A manifestare davanti al centro sono arrivate persone da Roma, da Napoli, da Palermo. Ci sono le bandiere delle Rdb, dei Cobas, della Cgil, dell'Arci e soprattutto gli striscioni della Rete No Cpt e del Comitato immigrati. Ci sono la deputata dei Ds Alba Sasso, Giovanni Russo Spena e Titti De Simone del Prc. Tutti in piazza per una manifestazione che non fa sconti a nessuno: chiudere tutti i cpt, slegare il permesso di soggiorno dal contratto di lavoro. E non è un caso che i numeri non siano esaltanti: le elezioni sono vicine e si vede.
Il sindaco Emiliano, ex giudice e volto simbolo di una Puglia che si è lasciata alle spalle dieci anni di destra ribadisce la sua posizione: «Io ritengo che i cpt siano anticostituzionali. Come amministratore ho espresso molto chiaramente la contrarietà mia e di tutta la giunta a che il centro venga aperto. Ma la situazione è paradossale: ho chiesto al prefetto con una lettera pubblica di essere informato su quando hanno intenzione di aprire il cpt e su chi lo gestirà. Al telefono mi ha risposto con voce imbarazzata. Se le cose stanno così si prepara un grave scontro istituzionale».
Il sindaco però non condivide la richiesta che arriva dalla Rete No Cpt, che Andrea Russo sintetizza così: «Dopo il Forum dei governatori organizzato da Vendola, che è stato un passo molto importante, chiediamo di vedere i fatti: disobbedienza amministrativa. Il comune impedisca l'allaccio di acqua, luce e gas». «Il Comune non deve subire ricatti ma non li deve neanche esercitare», risponde Emiliano. Un'opposizione istituzionale, dunque, che però si trova a suo agio in una mobilitazione che porta in piazza gli striscioni: "Chiudere i lager, aprire le frontiere". Cofferati è lontano anni luce. Intanto il corteo circonda il centro, attraversando quel poco di terra ancora coltivata a cavoli, finocchi e alberi da frutto perché i contadini sono stati espropriati per fare spazio al simil-carcere. Non succede nulla, neanche una scritta imbratta i muri immacolati. Chi voleva impegnarsi in un'azione più diretta lo ha fatto il giorno prima, occupando la sede della Croce Rossa per chiedere che l'ente non partecipi al bando per la gestione del centro. «L'esperienza pugliese può essere un laboratorio, capace di spostare in avanti le politiche nazionali - dice Nicola Fratoianni, segretario regionale del Prc - qui abbiamo visto un fronte istituzionale che non solo ha lanciato una parola d'ordine, ma se ne è fatta carico».
Nel pomeriggio il corteo si sposta in centro, attraversa il quartiere Libertà dove si riappropria di una scuola abbandonata che viene drappeggiata con uno striscione che dice: "Chiudere i cpt, aprire spazi sociali". I ragazzini del quartiere si impossessano immediatamente del campetto di calcio. I numeri crescono rispetto alla mattina e il laboratorio pugliese mostra tutti i suoi volti. Ci sono persino le Acli e poco più avanti i passamontagna arcobaleno dei senzavolto. Il corteo passa sotto al Comune e sono applausi per il sindaco Emiliano, che alla fine riscende in strada in maniche di camicia. Sull'asfalto restano le scritte contro i cpt ma anche contro don Cesare Lo Deserto, condannato per le violenze nel cpt di Lecce. Il corteo finisce di fronte alla sede della Croce rossa. Tutti si danno appuntamento è per la manifestazione nazionale del 3 dicembre a Roma.


23 ottobre 2005 - Gazzetta del Mezzogiorno

Sfilano anche il sindaco, il presidente della Provincia, assessori e deputati. Le manifestazioni a Palese e in centro
Due cortei per dire no al «Cpt»
Un popolo in marcia con le istituzioni: «Nessuna persona è illegale»
di Gianluigi De Vito

Bari - Nessuno alla vigilia aveva lanciato il guanto di sfida sul terreno delle cifre. E alla fine i cinquecento e passa (ma non molto di più) che hanno animato lo spezzone sudista (quello nordista è andato in scena a Gradisca d'Isonzo, in Friuli) della giornata del «No ai Cpt» hanno centrato il bersaglio: allargare sempre di più il fronte d'opposizione alla «detenzione amministrativa» nei Cpt, «perché nessuna persona è illegale». Cinquecento dall'una alle tre e mezza, dalla roulottopoli di Palese al rione San Paolo dove è stato costruito il nuovo Cpt, e cinquecento dalle quattro e mezzo alle sette del pomeriggio dal PalaMartino, con un'occupazione simbolica della scuola «Melo Quasimodo», fino a piazza Mercantile davanti alla sede della Croce Rossa. Per ribadire quel che già venerdì un gruppo di «senzavolto» della rete barese è riuscito a dire: adesso, l'unico modo per non far partire il Cpt di Bari è premere affinché la Croce Rossa ritiri la sua candidatura a gestire il Centro, così come la Croce Verde ha fatto a Gradisca d'Isonzo. L'importante per gli organizzatori era avere in «trincea» anche le istituzioni (Comune, Provincia e Regione) che hanno marcato il dissenso aprendo uno scontro politico nazionale. Sfilano deputati, da Alba Sasso a Russo Spena, consiglieri e assessori comunali, provinciali e regionali. Il presidente della Provincia, Vincenzo Divella, dice: «Siamo contro l'apertura, ma se proprio devono esserci che siano trasformati in centri di smistamento immediato dove chi entra nel nostro territorio deve sostare per un massimo di tre giorni. Dopo di che una politica dell' immigrazione deve preoccuparsi di dove queste persone debbano alloggiare e di che tipo di lavoro possa essere loro offerto». Ma per il resto del «popolo» sceso in piazza «nessuna umanizzazione dei Cpt è possibile», perché un «lager» va chiuso e basta. Due cortei in due momenti diversi, animazione di strada con siparietti curiosi come quello del sindaco Emiliano in camicia che incontra i «senzavolto» siciliani e napoletani sotto il Palazzo di città. C'è Rifondazione, la Cgil, ci sono i Cobas, le Rdb, le Acli, l'Arci, la Caritas regionale. Si commenta, si slogheggia, si denuncia e ci si interroga sul dopo. La leva sarà sempre più quella delle istituzioni. Difficile perché fin qui da Vendola, Emiliano e Divella solo dichiarazioni. Nicola Occhiofino assessore provinciale ma soprattutto vicepresidente nazionale del Coordinamento degli Enti locali per la pace e i diritti umani, va oltre: propone che l'«opposizione alle carceri postmoderne che detengono immigrati violando diritti primari come la libertà di movimento sia praticata dalle istituzioni sollevando la questione giudiziaria: Comune, Provincia e Regioni portino il governo nelle sedi giudiziarie». E un tavolo interistituzionale di tecnici che «concertino un'azione giudiziaria contro i Centri da una parte e un sistema di accoglienza alternativo dall'altra» lo chiede anche padre Michele Stragapede, missionario dei comboniani di Bari che a giugno, proprio al San Paolo davanti al Cpt, praticarono tre giorni di pane e acqua contro le politiche di esclusione verso i migranti. Incalza Matteo Magnisi, portavoce dei Cristiano sociali baresi e tra i più attivi organizzatori dei cortei di ieri: «Ma perché Emiliano, Divella e Vendola non promuovono il ricorso di anticostituzionalità della legge Bossi Fini?»

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L'assessore Losappio: «Ruppi dica cosa pensa dei Centri»
Istituzioni e no global insieme per dire «no» ai Cpt a Bari
di Gianluigi De Vito

Bari - Il «matrimonio» c'è stato. I rappresentanti di Comune, Provincia e Regione, ma anche sindacati e associazioni al fianco dei cinquecento e passa che hanno risposto all'«horror tour» organizzato dalla Rete No Cpt. Due round per ribadire il «no» all'apertura del Centro di permenza temporanea (Cpt) costruito nel quartiere «San Paolo», a ridosso della Guardia di Finanza: prima un corteo dalla roulottopoli di Palese (che trattiene richiedenti asilo sbarcati a Lampedusa) fino al Cpt del San Paolo; poi, dalla scuola «Quasimodo» (occupata e liberata simbolicamente) fino alla Città vecchia davanti alla sede della Croce Rossa, candidata a gestire il Cpt barese. Dalla scuola ai gestori, passando da questura e prefettura, un «gioco dell'oca», un «horror tour» simile a quello al quale è costretto l'immigrato che bussa alla soglia dell'Italia per continuare a vivere, ma che viene respinto per il solo fatto di non avere documenti in regola. Cinquecento nel primo round, cinquecento nel secondo per gridare «Vogliamo un mondo senza confini». Dalla Puglia, dalla Basilicata, ma anche da Campania, Lazio e Sicilia in concomitanza con l'altra manifestazione contro il Cpt di Gradisca di Isonzo, in Friuli. C'è tutto l'arcipelago che rifiuta «la detenzione amministrativa» nei Cpt, giustificata con «uno stato d'eccezione» fatto di leggi che limitano diritti essenziali come la libertà di movimento. Da Rifondazione alla Cgil, dai Cobas e Rdb all'Arci, Acli e Caritas regionale. Istituzioni, partiti e associazioni (dirigenti tanti, iscritti pochissimi). E ci sono i «senza volto». Con il passamontagna arcobaleno «che non nasconde terrore, nè eserciti mercenari, nè kamikaze, nè guerre umanitarie». Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ripete quel che ha detto in una lettera inviata al prefetto Blonda: «Chiederò al ministro Pisanu che il Cpt di Bari sia un luogo di agibilità democratica. Spero di poterci entrare quando voglio». Il presidente della Provincia, Vincenzo Divella pensa al dopo: «I Cpt vanno trasformati in centri di smistamento: tre giorni al massimo, ma poi in centri di accoglienza organizzati per ospitarli e avviarli al lavoro». Plaude il segretario regionale di Rifondazione comunista, Nicola Fratoianni per la partecipazione degli amministratori locali. Ma rintuzza: «Penso però che l'unica forma di agibilità democratica o di conversione stia nel cancellare per sempre queste galere etniche». Tocca all'assessore regionale Michele Losappio rappresentare il governatore della Puglia, Nichi Vendola, in missione all'estero. E Losappio affonda: «Molti si sono espressi sui Cpt in modo favorevole o contrario ma una personalità resta in silenzio. È il presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, mons. Ruppi, in altre occasioni molto loquace. Da lui aspettiamo di sapere che cosa ne pensa di questi carcere per immigrati». Fa eco Iside Gjergj dell'Asgi (Associazione studi guridici immigrazione): «La Puglia non deve dimenticare la sentenza di condanna per lesioni e violenze dei gestori dell'ex cpt Regina Pacis. Le analogie con quello che il giornalista dell'Espresso ha denunciato a Lampedusa sono emblematiche».


22 ottobre 2005 - Ansa

24 ottobre - ore 10.30 - Napoli - davanti Prefettura - piazza del Plebiscito

Presidio del Comitato Immigrati di Napoli - Comunita' pakistana di Napoli - Fed. regionale Rdb/Cub ed altri per accelerare le pratiche di rinnovo dei permessi di soggiorno dei cittadini stranieri provenienti dalla zone colpite dal sisma che vorranno raggiungere le proprie famiglie in questo momento.

IMMIGRAZIONE:UN MIGLIAIO PERSONE A BARI IN CORTEO CONTRO CPT

BARI - ''Vogliamo un mondo senza confini, siamo tutti clandestini''. Con questo slogan, circa un migliaio di persone ha partecipato al corteo promosso dalla Rete no cpt che ha preso il via dalla scuola Quasimodo in via Napoli e ha attraversato il centro della citta', toccando questura, prefettura e sede della Croce rossa, definiti ''luoghi simbolo del triste gioco dell'oca dei migranti''. In precedenza quasi duecento persone avevano partecipato alla manifestazione di protesta di fronte alla roulottopoli di Bari-Palese e al cpt di prossima apertura al quartiere San Paolo. La manifestazione - alla quale hanno preso parte persone provenienti da tutto il Centro-sud, in particolare Lazio, Campania, Calabria e Sicilia e Puglia - si e' svolta in concomitanza con quella contro il cpt di Gradisca di Isonzo, in Friuli. Al corteo hanno partecipato rappresentanti di Rifondazione, Cgil, Cobas, Rdb, Acli, esponenti dell'associazionismo e del volontariato, dei centri sociali, dei movimenti antirazzisti. Tra i manifestanti alcuni giovani 'senza volto', con il passamontagna arcobaleno ''che - hanno detto - non nasconde terrore, ne' eserciti mercenari, ne' kamikaze, ne' guerre umanitarie''. Presenti anche esponenti di partiti e il sindaco di Bari, Michele Emiliano, il presidente della provincia, Vincenzo Divella e rappresentanti della Regione. Soddisfatto il segretario regionale di Rifondazione comunista, Nicola Fratoianni ''per la riuscita della manifestazione e per la partecipazione degli amministratori locali. Penso, pero' - ha detto - che l'unica forma di agibilita' democratica o di conversione stia nel cancellare per sempre queste galere etniche''. ''Noi - ha aggiunto - continueremo a perseguire i nostri obiettivi: la non apertura di nuovi centri e la chiusura di quelli esistenti, che non possono essere umanizzati, ne' riformati. La detenzione amministrativa che punisce una condizione e non un comportamento rappresenta la sconfitta della classe politica e della civilta' giuridica''. Soddisfatto per la manifestazione anche Matteo Magnisi, tra i primi attivisti a Bari della Rete no cpt. ''Un segnale positivo - ha detto - viene dal Friuli, dove la Croce verde si e' ritirata dalla gara di appalto per la gestione del centro. Speriamo che si produca un effetto imitativo e la Croce rossa faccia lo stesso a Bari''.


22 ottobre 2005 - L'Unità

Recuperato il gommone disperso a largo di Lampedusa, a bordo un neonato
di red

Un gommone, che risultava disperso da due giorni al largo di Lampedusa, è stato avvistato sabato mattina dalla Guardia Costiera. A bordo 24 migranti, tutti somali, tra cui un neonato di un mese e sei donne. Allo sbarco, in porto, c'erano ad attenderli le aumbulanze. Ma quando ancora l'imbarcazione era in mare un elicottero ha caricato a bordo un uomo in gravi condizioni che doveva essere subito trasferito nell'ospedale più vicino, quello di Lampedusa.
I migranti che non saranno ricoverati in ospedale saranno internati nel terribile cpt dell'isola che sta suscitando tante polemiche per i trattamenti che vi vengono riservati alle persone che vi sono rinchiusi.
Intanto, dopo che una cinquantina di senza-volto ha occupato venerdì la sede della Croce Verde di Gradisca d'Isonzo, cittadina del goriziano destinata a ospitare uno dei Centri di permanenza temporanea per immigrati clandestini, il presidente dell'ente ha annunciato la decisione di ritirare il suo dossier dalla gara d'appalto per la gestione della struttura. Era già successo a Cormons, dove dopo l'occupazione da parte dei senza-volto la locale Misericordia aveva deciso di ritirarsi dalla gestione del centro.
Occupata, sempre ieri, anche la Croce rossa di Bari, uno dei quattro enti che dovrebbe gestire il Cpt di Bari-San Paolo. A Bari sabato ci sarà una protesta contro il Cpt alla quale aderisce un cartello lunghissimo di associazioni nazionali e locali, anche del Nord, dal coordinamento migranti di Bologna, a quello di Bergamo, Vicenza, Brescia, Padova, oltre ad Action Roma, Attac, Sincobas, Rdb, Fiom, Prc, centri sociali di Trieste e Gorizia, Napoli e Caserta, Messina, Genova e Pisa, l’associazione Senzaconfine, la Tavola migranti, circoli locali dell’Arci e una quantità di personalità a titolo individuale, da Alba Sanno, senatrice ds e i 110 parlamentari del centrosinistra che hanno sottoscritto una petizione per la chiusura di tutti i Cpt, a don Gallo e don Poletti dei padri comboniani, all’assessori regionale ligure Enrico Vesco, sindacalisti, professori, giornalisti.
A Gradisca, invece, ci sarà un nuovo raduno sempre sabato direttamente davanti alla sede nuova del cpt/centro di identificazione di Gradisca d’Isonzo. La richiesta in ambedue i casi è di non aprire i nuovi due centri di permanenza.


19 ottobre 2005 - Comunicato CUB Bologna

COFFERATI SGOMBERA CON LE RUSPE LE BARACCHE SUL LUNGORENO DI BOLOGNA
ECCO LA "RUSPOSTA" AI LAVORATORI IMMIGRATI CHE CHIEDEVANO GIUSTIZIA

Questa mattina alle 7.00, con una operazione di polizia, il sindaco Cofferati ha ordinato lo sgombero forzato e immediato delle baracche presenti nella zona del Lungoreno alla periferia ovest di Bologna. Le ruspe sono intervenute sgombrando l’area e i fabbricati dove vivevano più di 300 persone, in maggioranza lavoratori rumeni impiegati nel settore dell’edilizia, operai che sono da tempo schiavizzati dal caporalato e dal lavoro nero.
La maggior parte degli abitanti è riuscita a scappare, ma risultano fermati ed accompagnati in Questura una ventina di persone, comprese donne insieme ai loro bambini, e per alcuni di loro è già previsto l’invio al CPT di Via Mattei.
Lo sgombero è stato disposto, a quanto risulta, senza nessuna ordinanza e senza neppure avvisare la vicesindaco Adriana Scaramuzzino, con delega alle politiche sociali, e difatti non era presente all’azione nessun operatore dei servizi sociali del comune, per assistere eventualmente le famiglie colpite dal provvedimento: non ci si è preoccupato neanche di salvare le apparenze "umanitarie" di una operazione comunque drammaticamente cinica e brutale.
Chi dovrebbe affrontare e cercare soluzioni sociali, il sindaco e la giunta, opera invece nel segno di una distorta concezione di legalità (senza giustizia) e di decoro (senza dignità), nella piena e pignola applicazione della Bossi-Fini e delle sue logiche.
Da mesi si stava denunciando questa situazione di sfruttamento e di miseria, si chiedeva un intervento di tipo sociale e politico per assicurare dignità e giustizia a questi lavoratori e alle loro famiglie, la risposta è arrivata ed è stata una risposta di repressione.
Nonostante diverse iniziative sullo scandalo del mercato delle braccia nel settore delle costruzioni, le denuncie degli stessi lavoratori, che spesso non venivano neppure pagati, le commissioni comunali che si sono riunite per discutere della situazione, la risposta è stata quella di sgomberare i diritti, di seppellire sotto le ruspe le denuncie e le richieste di dignità e di libertà di centinaia di persone.
Si riconferma, purtroppo, la necessità di una ampia mobilitazione sui temi delle libertà e dei diritti dei lavoratori immigrati a partire dagli appuntamenti di sabato prossimo, 22 ottobre, con le manifestazioni di Gradisca D’Isonzo e a Bari contro i CPT, in preparazione della manifestazione nazionale contro la Bossi-Fini e le politiche razziste del 3 dicembre a Roma.
Per tutti il primo appuntamento lanciato a Bologna è per domani pomeriggio:

PRESIDIO CITTADINO
GIOVEDI’ 20 ALLE ORE 17.00
P.ZZA NETTUNO - BOLOGNA


19 ottobre 2005 - Il Resto del Carlino

IMMIGRAZIONE
Ruspe pronte allo sgombero delle baracche sul Lungoreno

BOLOGNA- Sgomberate le baracche sul Lungoreno a Bologna. Le ruspe hanno cominciato la loro azione intorno alle sette di questa mattina in un'ampia zona sulle sponde del fiume dove vivevano gli immigrati rumeni. Sul posto c'era, tra gli altri, il consigliere comunale di Rifondazione comunista, Valerio Monteventi che racconta: "Hanno preso sette uomini in via Agucchi e cinque tra donne e bambini in via Triumvirato e a quanto ci risulta gli altri sono riusciti a scappare". Ma, prosegue Monteventi, "lo sgombero e' stato effettuato senza la presenza dei servizi sociali. Non c'era un'ordinanza che lo prevedesse e lo stesso vicesindaco Adriana Scaramuzzino e' stato avvertito dopo. L'abbattimento delle baracche e' praticamente terminato".
Sul Lungoreno c'erano oltre ai militanti del Prc, anche i Verdi, le Rdb e altre organizzazioni sindacali. La Polizia rimanda il bilancio dell'operazione a piu' tardi.
"Quando sono arrivato io le ruspe avevano gia' ammassato tutte le baracche e gli stranieri non c'erano piu'", racconta il consigliere comunale dei Verdi Roberto Panzacchi, presidente della commissione Cultura in Comune, di ritorno dal luogo dell'operazione.
Lo sgombero, a quanto si apprende, avrebbe interessato anche la zona attorno a via della Birra, sempre nel quartiere Borgo Panigale, dove solo la settimana scorso un gruppo di consiglieri comunali in visita aveva "scoperto" un altro insediamento abusivo di immigrati.
L'azione sul Lungoreno prefigura i primi strascichi politici.
Le forze della sinistra radicale, in testa il Prc, protestano perche' non sarebbe stata messa a disposizione una sistemazione alternativa per i rumeni sgomberati. In queste ore si sta tenendo un vertice a Palazzo D'Accursio.


9 ottobre 2005 - Appello dell'Assemblea nazionale delle reti Migranti e Antirazziste

Saremo di nuovo in piazza il 22 ottobre a Gradisca d’Isonzo e Bari, a novembre in tutti i territori, a Roma il prossimo 3 dicembre, per affermare i diritti delle migranti e dei migranti

A un anno dalla manifestazione nazionale del 4 dicembre 2004, dopo gli incontri di Bari dello scorso luglio e il campeggio di Licata di questa estate oggi la necessità di una nuova mobilitazione generale è ancora più impellente. La vita di molte migliaia di donne e uomini è quotidianamente negata da una legislazione razzista, dalle politiche proibizioniste e repressive, dalle logiche emergenziali.
Il decreto di attuazione della legge Bossi-Fini, che subordina il rinnovo dei permessi alla stipula del contratto di soggiorno con i datori di lavoro ha reso ancora più evidente quello che era chiaro già da tempo: che uomini e donne migranti sono considerati solo forza lavoro, da usare, costringere nei centri di permanenza temporanea o espellere a seconda delle esigenze del mercato. Il decreto di attuazione ha reso la vita dei migranti in questo paese ancora più difficile. L’intreccio con la legge 30 sul mercato del lavoro non fa altro che aumentare la precarietà, e impone di ripetere le pratiche per il rinnovo sempre più spesso, aggravando le file e i tempi di attesa, mentre il vincolo della certificazione delle condizioni abitative dà ai datori di lavoro un ulteriore strumento di ricatto e di potere sulla vita di uomini e donne migranti.
La legge Pisanu non ha fatto che aggravare questa condizione. La criminalizzazione dei migranti e l’equazione tra migrante e terrorista corrispondono alla logica di identificazione di un capro espiatorio per le conseguenze della guerra in atto, e alle pratiche di controllo e repressione che arbitrariamente colpiscono anche quei migranti che in questi anni si sono battuti per migliorare le loro condizioni di lavoro e di vita in questo paese.
Mentre la Sicilia ha continuato a essere teatro di detenzioni ed espulsioni di massa, l’enclaves spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco mostrano il massimo livello di violenza armata cui i migranti sono esposti, i continui sbarchi e tentativi di attraversamento delle frontiere sono il chiaro segno che né il mare né la militarizzazione dei controlli sono in grado di fermare quella libertà di movimento che i migranti continuano ogni giorno a praticare.  Allo stesso tempo centinaia di militanti e attivisti subiscono con sempre maggiore accanimento le conseguenze penali della loro legittima lotta per cancellare dai nostri territori i CPT e i Centri di Identificazione, per chiederne la chiusura dentro e fuori l’Europa e per opporsi praticamente alla clandestinità cui sono condannati i migranti dentro e fuori i centri i detenzione. La lotta per l’amnistia per i reati sociali è parte integrante del percorso che abbiamo intrapreso. Le mobilitazioni dei migranti contro la legge Bossi Fini, per i propri diritti, le iniziative delle realtà sociali e sindacali che hanno costruito vertenze contro la precarietà. Le esperienze istituzionali partecipative hanno contribuito in maniera decisiva ad affermare la necessità di un cambiamento radicale delle scelte politiche e legislative.    
La valenza politica delle pratiche di libertà che i migranti esprimono deve tornare in piazza con forza a livello nazionale. L’assemblea dei movimenti dei migranti e antirazzisti dello scorso luglio a Bari ha indicato un percorso chiaro: il 22 ottobre, a Bari e Gradisca di Isonzo, contro l’apertura di due nuovi Cpt e per la chiusura di tutti i centri di permanenza temporanea e i centri di identificazione; una settimana di mobilitazione territoriale che abbia al centro la lotta contro le nuove forme di ricatto imposte dal decreto di attuazione della Bossi Fini;  3 dicembre a Roma, contro ogni politica di sfruttamento e coercizione dei migranti che i governi, a prescindere dal loro colore, hanno messo in atto, e contro la criminalizzazione di coloro che in Italia hanno sempre sostenuto le lotte e il movimento dei migranti.
La netta opposizione alla legge Bossi-Fini, a qualsiasi ipotesi di ritorno della Turco Napolitano, al legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, ai centri di permanenza temporanea e alle espulsioni e deportazioni di massa, la rivendicazione della libertà di muoversi e di restare per tutti i migranti  potranno trovare forza solo se uomini e donne migranti saranno ancora una volta, in massa, protagonisti delle loro lotte.  
Per questo chiamiamo tutto il movimento dei migranti, il movimento antirazzista,antiliberista e pacifista, tutte/i le lavoratrici e i lavoratori migranti a una nuova mobilitazione generale il 22 ottobre a Bari e Gradisca di Isonzo, ad una settimana di iniziative territoriali e di lotta a novembre contro il decreto di attuazione, e il 3 dicembre a Roma
- per la chiusura definitiva dei Centri di Permanenza Temporanea e dei Centri di Identificazione
- per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla precedente Turco-Napolitano e alla cultura che l’ha ispirata
- per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
- per una legge in materia di asilo politico che tuteli realmente i richiedenti e i rifugiati
- per la cittadinanza di residenza e il diritto di voto per tutti i migranti
- per il rilascio e il rinnovo immediati di tutti i permessi di soggiorno, per la regolarizzazione permanente di titti i migranti in Italia, per la libertà di circolazione
- per fermare tutte le espulsioni e gli accordi di riammissione
- per l’abrogazione di tutti i reati connessi alla clandestinità, la non punibilità dei reati connessi alle lotte sociali, amnistia-indulto generalizzati
- per  l’abrogazione della legge Pisanu.

 Assemblea nazionale dei Movimenti per la libertà di circolazione e per la chiusura dei centri di detenzione dei migranti 

per adesioni reti.migranti@libero.it


29 settembre 2005 - La Sicilia

Sindacati di base: nasce il settore migranti
Anche nella nostra città uno sportello per immigrati

Caltanissetta - Nasce in città il coordinamento territoriale di Gela, settore migranti, delle rappresentanze sindacali di base. Sarà ospitato nella sede di Rifondazione comunista in corso Salvatore Aldisio 162. L'inaugurazione avrà luogo domenica alle 17. L'iniziativa è opera di un gruppi di cittadini immigrati e di italiani tra cui un'avvocatessa e un dottore commercialista organizzati nel sindacato Rdb/ Cub. L'attività precipua del gruppo è quella di battersi contro la legge Bossi-Fini e la precedente legge sull'immigrazione la Turco - Napolitano perché causano disagi alla dignità e alla vita dei cittadini immigrati. Il gruppo si è organizzato per rivendicare la salvaguardia dei diritti di tutti i lavoratori, e in particolare dei cittadini immigrati con o senza il permesso di soggiorno.
Nella sede di corso Aldisio sarà aperto uno sportello per dare informazioni e assistenza sulle pratiche di soggiorno, le vertenze di lavoro, l'assistenza sanitaria, fornire le consulenze legale e fiscali. I volantini di annuncio dell'iniziativa sono stati scritti in tre lingue italiano, inglese e francese. L'iniziativa nasce in un momento particolare per la comunità gelese che ha vissuto la tragedia degli undici giovani immigrati morti annegati al termine di una lunga traversata su una carretta del mare. Le vittime sono state sepolte nel cimitero e dichiarate, dopo la morte, cittadini onorari di Gela. E' il primo sportello per immigrati che si apre in città dopo l'iniziativa dei Servizi Sociali che ha censito la presenza di immigrati a Gela e preso contatti con le donne elaborando il progetto «Con gli occhi delle donne».(M.C.G.)


27 settembre 2005 - Ansa

IMMIGRAZIONE:BOLOGNA; MIGRANTI,SGOMBERATI DONNE E LAVORATORI

BOLOGNA - Una serie di realta' che associano 'migranti' e centri sociali come il Tpo, insieme a Prc, Verdi e sindacati Cobas e Rdb, hanno criticato - in una nota - lo sgombero di trenta 'abusivi' da Villa Salus a Bologna. ''Un ingente corpo di polizia - si rileva nella nota - si e' presentato a Villa Salus per trattenere e condurre in questura trenta lavoratori e lavoratrici rumene. Di questi, una donna e' stata trattenuta in carcere perche' in possesso di un precedente decreto d'espulsione, tre persone sono state condotte al Centro di Permanenza Temporanea, due donne con figli a seguito sono state segnalate al Comune in attesa di soluzione, due minori sono stati inseriti in comunita', mentre alle rimanenti persone e' stato rilasciato un ordine di espulsione da eseguire entro cinque giorni, al termine del quale subentrera' l'arresto immediato. Sottolineiamo - prosegue la nota - che si tratta prevalentemente di bambini e donne, lavoratrici in nero o mamme e mogli di lavoratori privi di un permesso di soggiorno, ma certamente non privi di un lavoro schiavista e inumano''.


21 settembre 2005 - Comunicato RdB CUB - Ravenna

Contro la caccia alle streghe

La RdB/CUB Sindacato di Base, stigmatizza lo sfratto esecutivo e il processo di espulsione sociale ai danni della comunità senegalese di Viale Alfieri Lido Adriano.
Questa città benpensante, con una giunta "rossa", si allinea alle politiche di emarginazione del diverso, messe in campo dal governo delle destre attraverso le "leggi razziali" Bossi-Fini ed i provvedimenti di legge straordinari, dopo gli efferati attentati di Londra.
Il tentativo di rimuovere il problema "nascondendolo sotto il tappeto", attraverso il tentativo di disgregare una "comunità scomoda" è perfettamente in linea con quanto perpetrato dal Sindaco di Bologna Sergio Gaetano Cofferati, che ha inteso criminalizzare il dissenso dei precari, sgomberato in maniera coatta le case occupate dagli immigrati, favorito la permanenza dei CPT, sbandierando la sua politica di law & order.
Lo spettro "agitato" del terrorismo, la caccia alle streghe, alimentata ad arte per gonfiare l’odio, il sospetto, verso coloro che hanno il difetto di avere la pelle più scura, proseguirà verso altri punti di aggregazione delle comunità straniere a Ravenna, i cosiddetti call-center.
Per questo motivo chiediamo al Sindaco di Ravenna di intervenire favorendo una soluzione di vera politica sociale che permetta a questi cittadini immigrati dal Senegal di rimanere in comunità, anche attraverso l’acquisto agevolato di uno stabile.


9 settembre 2005 - Ansa

ABITANTI LUNGORENO BOLOGNA, RIPULIREMO FIUME DA RIFIUTI
LE LEGGI ITALIANE CI SPINGONO IN CLANDESTINITA' E BARACCHE

BOLOGNA - Domenica mattina, armati di guanti da lavoro, pale e sacchi ripuliranno le rive del Reno, a Bologna, da rifiuti e sporcizia. E' la risposta che i lavoratori e le lavoratrici precari e in nero del Lungoreno hanno dato al sindaco Sergio Cofferati, che nei giorni scorsi ha annunciato nuove demolizioni degli alloggi abusivi. Lo hanno annunciato con un documento che ha raccolto la solidarieta' dell'assemblea dello scalo internazionale migranti, del coordinamento migranti di Bologna, dell'Unione sindacale italiana, di RdB-Cub, di Rifondazione comunista, delle lavoratrici e dei lavoratori anarchici e dell'associazione 'Ya basta'. ''Cambiano i colori delle giunte - si legge nel documento - le ruspe rimangono le stesse. Come cambiando i colori dei governi, le Bossi-Fini e le Turco-Napolitano rimangono leggi xenofobe e persecutorie. Siamo venuti a conoscenza, tramite i quotidiani, che la decisione di demolire le nostre abitazioni e' stata presa dopo che Hera si e' rifiutata di raccogliere le immondizie da noi radunate, per questo abbiamo deciso di cominciare a rimuovere i depositi e spostarli in luoghi raggiungibili dai mezzi''. Per questo domenica mattina s' impegneranno in questa iniziativa invitando chi ha a cuore la loro causa ad unirsi a loro. ''Non vorremmo - prosegue il documento - che l'unica risposta che ci verra' data dalle istituzioni sia quella dello sgombero e del Cpt. Non e' per nostra volonta' che viviamo con le nostre famiglie ed i nostri bambini in condizioni precarie e situazioni igieniche insalubri. Partiamo dal nostro paese per cercare lavoro in Italia. Lavoriamo nei cantieri, spesso in nero, per costruire un futuro per noi e per i nostri figli. Le legge italiani ci spingono nella clandestinita' e ci impediscono una vita dignitosa. Le leggi italiane ci costringono a vivere in baracche''.


7 settembre 2005 - Comunicato RdB CUB Immigrazione

"In nome del pacchetto sicurezza, caccia alle streghe"

Il prelevamento del cittadino Bouriqui Bouchta (Imam di una delle mosche di Torino), è una vera operazione di polizia condotta dal ministero dell’interno in nome della lotta al terrorismo.
Bouchta in Italia da circa vent’anni, nessun reato contestato, diventa cosi l’ennesima vittima del pacchetto Pisanu approvato in parlamento con "un applauso bipartisan".
E’ evidente che questo provvedimento è un vero attacco alla libertà di espressione, sopratutto quando si è immigrato "musulmano".
Questa vergognosa ed ingiustificata operazione, rientra nella strategia d’immagine che il governo Berlusconi sta costruendo, in ciò utilizzando la cortina fumogena del terrorismo per dispiegare, a partire dall’attacco verso gli immigrati, quelle norme liberticide e repressive utili al clima di paura e d’insicurezza – di cui sono vittime anche i cittadini immigrati - che s’intende imporre nel paese per giustificare le leggi razziste come la Turco-Napolitano e la Bossi-Fini che, attraverso il legame tra contratto di lavoro e permesso dì soggiorno, stanno portando alla clandestizzazione migliaia di cittadini immigrati finora considerati "legali" nel nostro paese, ributtandoli nel lavoro irregolare e precario.
L’RdB/Cub Immigrazione condanna questo episodio repressivo ed invita tutti a mobilitarsi affinché il provvedimento venga annullato immediatamente unitamente a tutta la legislazione anti-immigrati.
Esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia di Bouchta, a tutta la comunità e a tutti coloro che ogni giorno si battono per una società basata e fondata sui principi multi etnici-culturali e religiosi.


7 settembre 2005 - Ansa

ore 11.00 - Bari - Presidenza Consiglio comunale, via Cairoli (1/o piano) - Conferenza stampa indetta dallo Sportello dei diritti degli immigrati, aderente alle RdB/Cub, per illustrare le proposte dell' associazione sui temi del diritto di voto agli immigrati, dell' accoglienza e della creazione di alloggi autogestiti per i richiedenti asilo.


30 agosto 2005 - Il Gazzettino

LA CITTÀ CHE HA PROBLEMI Domani in viale Mazzini viene sfrattata una famiglia, lui egiziano con lavoro part-time, lei albanese disoccupata
Non hanno i soldi per pagare l'affitto: fuori
Sportello Casa: «Tenteremo di far slittare di qualche mese il provvedimento. Serve una politica sociale più efficace»
di Roberto Cervellin

Vicenza - Lui, egiziano, ha un lavoro part-time che gli frutta 600 euro al mese. Lei, albanese, convivente, è attualmente disoccupata, avendo perso di recente l'impiego. Abitano in un appartamento in viale Mazzini ma da qualche mese non riescono più a pagare l'affitto. Domani uscirà l'ufficiale giudiziario per notificare lo sfratto esecutivo chiesto dal proprietario dell'immobile. Ma all'appuntamento sarà presente anche una delegazione dello Sportello casa aperto all'inizio dell'anno dalle rappresentanze sindacali di base Rdb-Cub presso la sede di via Del Grande 24 per dare consulenza e informazioni su questioni abitative.
Dopo i tre casi di "occupazione pacifica" avvenuti qualche mese fa in occasione di altrettanti sfratti, i rappresentanti del suddetto servizio tornano alla carica per sostenere un altro caso di disagio abitativo che vede protagonista ancora una volta una famiglia di extracomunitari. «Ma la nostra sarà sempre una presenza pacifica», anticipa Morteza Nirou, uno dei portavoce del suddetto servizio che ha tra i sostenitori anche il Coordinamento stranieri e il gruppo "Invisibili" dei centri sociali. «Cercheremo un punto di incontro con il proprietario. Per questa famiglia pagare l'affitto è diventato impossibile. Chiederemo che lo sfratto venga rinviato per consentire alla convivente di trovare un lavoro».
Casi come quello del nucleo familiare di viale Mazzini, spiega Nirou, in città sono sempre più frequenti. «Da quando è nato lo sportello ne abbiamo contati almeno una trentina. Quasi tutti per morosità. Il fenomeno si sta pericolosamente aggravando. Le segnalazioni che ci giungono sono innumerevoli». Di qui la nascita dello sportello per fare fronte a una piaga che l'anno scorso ha registrato circa 150 sfratti solo a Vicenza. Per lo Spotello casa è il momento di pensare ad una politica della casa più efficace che invece di affrontare l'emergenza con contributi a pioggia e alloggi temporanei metta a disposizione delle famiglie disagiate appartamenti pubblici. «Il nostro obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica», conclude Nirou. «L'accoglienza di emergenza va abbandonata perché ogni giorno costa quanto costerebbe un mese di affitto in un alloggio».
Lo sportello è aperto nella sede Rdb-Cub di via Del Grande (sotto lo stadio "Menti") ogni martedì dalle 15.30 alle 18. Telefono 0444.514937, e-mail: sportellocasa@inventati.org.


27 agosto 2005 - Liberazione

A Napoli, per Ibrahim, ma anche per Moussa e gli altri
Lunedì mattina si scende in piazza

Napoli è chiamata a scendere in piazza per Ibrahim, ma anche per Moussa, per gli immigrati naufragati nelle acque del mediterraneo e sommersi dall'indifferenza dell'informazione, e per tutti coloro che sono deboli "per legge". Ibrahim Diop, 24 anni, venditore ambulante proveniente dal Senegal, è stato aggredito e accoltellato in un call center nei pressi della stazione centrale di Napoli la scorsa settimana.
L'unico testimone, un senegalese che oggi rischia anche l'espulsione, ha raccontato di un tentativo di rapina da parte di un gruppo di italiani. Ibrahim, colpito ad un polmone, è morto dopo poco per emorragia. Mercoledì notte a Scafati, è stato dato alle fiamme un call center, punto di riferimento per molti extracomunitari della zona. Pochi mesi prima a Giugliano è stato gambizzato in strada Moussa Munkaila, nigeriano. Si faceva chiamare Job Augustine, Job stava per quel lavoro che cercava. E aveva dichiarato di essere liberiano, convinto che così, con una storia di guerra alle spalle, avrebbe evitato l'espulsione. E' morto cinque giorni dopo la vile aggressione, in ospedale. La cronaca di Napoli, della Campania e dell'intero Bel Paese continua a riempirsi di immigrati rapinati, feriti ed uccisi. «I soprusi sui migranti - dice Alfonso De Vita, del comitato degli immigrati di Napoli - aumentano sempre di più perché sono i più facili, perché la vittima è vulnerabile per legge. Rapinare un migrante, magari clandestino, è facile e sicuro. Si sta rapinando qualcuno che già lo Stato ha definito come un senza diritti, un senza volto, un potenziale criminale». Mentre le indagini sull'assassinio di Ibrahim Diop continuano e le istituzioni si prodigano per sostenere il fratello Madiop (giunto da Verona dove lavora come metalmeccanico e dove stamattina avrebbe accolto Ibrahim) lunedì mattina si scende in piazza per la manifestazione "Quanto vale la vita di un immigrato? ".
I promotori sono la comunità senegalese di Napoli, l'associazione 3 Febbraio, Cgil, Prc, Pdci, Confederazione Cobas, Rdb, Precari autorganizzati, Rdb, Centri sociali napoletani, Collettivo No_Border Napoli, Comitato Immigrati in Italia, Rdb-immigrati, Assopace, Liberatorio Politico, SR, Comunità dello Sry Lanka, Sinistra Giovanile, Uds, Studenti in Movimento, Comunità Palestinese, Gesco, Dedalus, Opera Nomadi.(A. P.)


26 agosto 2005 - Ansa

OMICIDIO SENEGALESE: LUNEDI' MANIFESTAZIONE SOLIDARIETA'
TANTE ADESIONI PER APPUNTAMENTO IN PIAZZA GARIBALDI

NAPOLI - Tante adesioni per la manifestazione organizzata per lunedi' prossimo a Napoli, con appuntamento in piazza Garibaldi, in segno di solidarieta' con la famiglia di Ibrahim Diop, il giovane senegalese ucciso nei giorni scorsi nei pressi di un call center. Nell'appello dei promotori si sottolinea che si tratta ''dell'ennesima vittima di una violenza che non risparmia nessuno''. ''Come capita troppo spesso volevano derubarlo e lo hanno accoltellato. Purtroppo questi episodi in citta' sono all'ordine del giorno ma quando succedono ad un immigrato rischiano di passare inosservati - si afferma nell'appello - Solo due mesi fa un altro migrante, richiedente asilo, Moussa Munkaila, e' morto in ospedale dopo essere stato aggredito e gambizzato in strada a Giugliano''. ''Facciamo appello alla societa' civile, alle persone sinceramente democratiche, di unirsi in questa battaglia di civilta', di solidarieta', di fratellanza che oggi tocca non solo la comunita' senegalese ma l' intera citta' - scrivono i promotori della manifestazione - Per questo e' importante che Ibrahim Diop abbia giustizia''. Alla manifestazione in programma lunedi' alle 9 in piazza Garibaldi hanno finora aderito: Comunita' dei Senegalesi a Napoli, Associazione 3 Febbraio, Cgil, Prc, Pdci, Confederazione Cobas, Rdb, Precari autorg. Rdb, Centri sociali napoletani, Collettivo No_Border Napoli, Comitato Immigrati in Italia, Assopace, Liberatorio Politico, SR, Comunita' dello Sry Lanka, Sinistra Giovanile, Uds, Comunita' Palestinese, Arci, Consorzio Gesco, Dedalus, Priscilla, Lega delle Cooperative, Coop. Casba, Ass.Costa d'Avorio, Anolf, Ass. Marocchini in Campania, Attac Napoli, Uil, Comitato Panafrica.


4 agosto 2005 - Comunicati RdB CUB - Immigrati

Il Governo contro il diritto di voto agli immigrati

Il Consiglio dei Ministri ha annullato la delibera del Consiglio comunale di Genova che prevedeva l’estensione del diritto di voto, attivo e passivo, ai cittadini immigrati per le elezioni comunali e di circoscrizione.
Questa grave iniziativa segue di pochi giorni quella del Consiglio di Stato che, su richiesta del ministro dell’Interno Pisanu, aveva bloccato analoghe iniziative dei altri comuni come quello di Torino.
La decisione "straordinaria" del governo rappresenta un pesante intervento contro i diritti degli immigrati e contro l’autonomia di diverse amministrazioni comunali che stanno procedendo in questi mesi ad predisporre delibere sulla concessione del diritto di voto agli immigrati.
Il Governo ha giustificato formalmente l’iniziativa, che di fatto è in contraddizione con il tanto sbandierato federalismo, per "illegittimità e a tutela dell’unità dell’ordinamento".
Il ministro delle Riforme Calderoli (Lega), come sempre, è intervenuto in maniera diretta: "non abbiamo dato uno schiaffo al federalismo ma uno schiaffo all’illegalità e a quelli che pensano che i terroristi sono ’compagni che sbagliano’.
Emergono chiare le ragioni dell’accanimento di questo Governo nei confronti dei cittadini e lavoratori immigrati, oltre al razzismo istituzionale della Legge Bossi-Fini siamo di fronte ad una campagna politica che vuole rilanciare all’infinito l’allarme immigrazione come pericolo sociale e addirittura di tipo terroristico.
Sono chiari anche i fini "elettorali" del soffiare sul fuoco delle paure e dell’insicurezza dei cittadini, dell’indicare il "nemico" straniero da poter sfruttare nel lavoro, regolare e irregolare, da tenere sotto il costante ricatto dell’arresto e dell’espulsione, calpestando così ogni minimo diritto giuridico nel nostro paese.
Di fronte ad una realtà sociale come la nostra, riteniamo che il riconoscimento del diritto di voto agli immigrati sia un passo necessario per ripristinare un reale ordinamento democratico.
Tutti i cittadini residenti in Italia, nati nel nostro paese o immigrate, devono avere uguali diritti politici e sociali, nel lavoro e nella vita.
Il movimento antirazzista deve respingere con forza questo attacco, rilanciando, come deciso all’assemblea di Bari, la propria mobilitazione per la chiusura dei CPT, per l’abolizione della Legge Bossi-Fini, per il riconoscimento dei diritti e delle libertà agli immigrati.


1 agosto 2005 - Comunicato del 31 luglio

Irruzione della Polizia ai danni degli immigrati del Vittorio Occupato di Ostia
Tutela o libertà vigilata?

Venerdì scorso, 29 Luglio 2005, intorno alle sei di mattina, con un imponente spiegamento di agenti, le forze dell’ordine hanno fatto irruzione all’interno dei locali del "Vittorio", struttura di accoglienza autogestita attiva da più di dieci anni ad Ostia, all’interno di una operazione antiterrorismo tesa a colpire soprattutto la folta comunità di immigrati provenienti dai paesi del Sud –Est asiatico ed in modo particolare dal Pakistan..
Un vero e proprio blitz che ha portato, senza che venisse esibito alcun mandato, ad una vera e propria caccia al Pakistano durata quasi un’ora, con incursioni generalizzate in moltissime stanze, perquisizioni a tappeto, pistole puntante al volto, intimidazioni di ogni sorta, persone rastrellate nelle loro stanze e nei bagni mentre si preparavano ad una nuova giornata di lavoro. Operazione conclusa con il fermo di 14 persone di cui 13 sono stata rilasciate ( 8 con provvedimento di espulsione), una trattenuta in stato di fermo per 24 ore. Un pakistano di 44 anni, gravemente malato al cuore, venditore ambulante, rilasciato nella serata di ieri ( 30 \7 \2005), oggetto di una grave montatura giornalistica.
Un tentativo di coprire un’operazione indiscriminata che ha avuto, piuttosto, il sapore di un vero e proprio tentativo di intimidazione e provocazione ai danni di una realtà da sempre impegnata nelle lotte sociali, per il diritto alla casa, per la chiusura dei CPT ed il riconoscimento dei diritti di cittadinanza a tutti i migranti.
E’ chiaro che questa grave azione è il frutto di un disegno politico che intende strumentalizzare l’emergenza terrorismo alimentando paure e pregiudizi in modo particolare nei confronti dei migranti di origine musulmana. E’ evidente la volontà di determinare un vero e proprio stato di polizia, mettendo tutti in stato di libertà vigilata, sottoposti ad un controllo permanente giustificato dalla "necessità" di tutelare la sicurezza dei cittadini minacciati da un nemico invisibile.
Quanto accaduto segnala la svolta autoritaria che si sta realizzando e che si è materializzata con l’approvazione del "pacchetto sicurezza". In questo senso riteniamo quantomeno preoccupante l’apertura di credito, nei confronti del governo, di parte del Centro-Sinistra. Denunciamo il clima sociale che accompagna questa svolta: ambulanti che vengono rastrellati ed allontanati dalle fermate della metropolitana e non solo, irruzioni negli appartamenti, una situazione che induce al sospetto, alla paura, alla discriminazione.
Un clima che intende alimentare un inesistente scontro di civiltà, gettandoci in uno stato di guerra ed insicurezza permanente, giustificando l’occupazione in Iraq e più in generale la logica della guerra preventiva e permanente.
Non vorremmo, fra l’altro, che la grave intimidazione avvenuta ai danni del Vittorio di Ostia, possa segnare l’accelerazione degli attacchi già in atto nei confronti del movimento di lotta per la casa e di tutte le esperienze di lotta per i diritti negati. In modo particolare temiamo che quanto accaduto ad Ostia, possa dare avvio ad una nuova stagione di sgomberi, soprattutto nei confronti di chi si organizza dal basso per far fronte alla devastante emergenza abitativa.

CONFERENZA STAMPA
MARTEDI’ 2 agosto ’05 ALLE ORE 12.00

In Campidoglio (da confermare)

Hanno già dichiarato la loro partecipazione:
On. Giovannni Russo Spena (Senatore), On. Paolo Cento ( Deputato), Patrizia Sentinelli (Consigliere Comunale Roma), Gianluca Peciola ( Assessore XI Municipio alle Politiche Giovanili e l’Intercultura).

Prime adesioni:
Vittorio Occupato di Ostia, Coordinamento Cittadino di Lotta per la casa, Action, Confederazione Cobas, Senza Confine, Arci Roma, Red Link, Corrispondenze Metropolitane, L.O.A. Acrobax, Partito della Rifondazione Comunista Federazione Romana, Federazione dei Verdi, Lunaria, Comitato Immigrati Roma, Comitato Immigrati Italia, Mercedes Frias (Assessore Intercultura Comuna di Prato), CUB Lazio, RDB federazione
Tel. 0656030162 - Cell 349 \ 7117095


23 luglio 2005 - AGI

ROMA: AL VIA LA CAMPAGNA PER IL VOTO AGLI IMMIGRATI

Roma - E' stata ufficialmente inaugurata a Roma la campagna cittadina per l' introduzione del diritto di voto per i cittadini stranieri alle elezioni comunali e municipali. A promuovere l' iniziativa un largo gruppo di organizzazioni di migranti e antirazziste: tra queste Arci Roma, Senza confine, Lunaria, Fcei, Comitato immigrati, NODI, Comunità di S. Egidio, Cgil, Pax Christi, Antigone, Action, Fondazione Astalli, RDB e molte altre. "Le politiche sull' immigrazione debbono essere indirizzate all' inserimento sociale degli immigrati e tendere alla piu' ampia partecipazione democratica di tutte le persone che fanno parte della comunita' cittadina, indipendentemente dalla loro provenienza - spiegano gli organizzatori - occorre mutare il segno delle politiche migratorie e sull' immigrazione, abbandonando le priorita' sicuritarie e privilegiando i diritti delle persone". Fine ultimo della campagna e' l' approvazione di una legge nazionale che, attraverso la ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo, introduca l' elettorato attivo e passivo alle elezioni comunali e municipali in tutto il territorio italiano.


20 luglio 2005 - Inform

Roma: al via una campagna cittadina per il diritto di voto attivo e passivo dei cittadini immigrati alle elezioni comunali e municipali
di Francesca Mascellini

ROMA - E’ stata inaugurata a Roma, a Palazzo Valentini, una campagna cittadina per l’introduzione del diritto di voto per i cittadini stranieri alle elezioni comunali e municipali. L’iniziativa, promossa da un largo gruppo di organizzazioni di migranti e antirazziste, da Arci Roma a Senza confine, da Lunaria alla Fcei, dal Comitato immigrati al NODI, dalla Comunità di S. Egidio alla CGIL, da Pax Christi ad Antigone, da Action alla Fondazione Astalli alle RDB e molte altre, ha visto la partecipazione di un ragguardevole numero di persone.
I promotori hanno evidenziato che la campagna cittadina ha come obiettivo finale l’approvazione di una legge nazionale che, attraverso la ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo, introduca l’elettorato attivo e passivo alle elezioni comunali e municipali in tutto il territorio italiano.
La consapevolezza della difficoltà di arrivare in tempi brevi all’approvazione di una legge nazionale, ha spinto le associazioni romane a promuovere dal basso una campagna che solleciti il comune di Roma ad affiancare altri comuni (Ancona, Genova, Brescia, Venezia) e a schierarsi in modo deciso con chi vuole la garanzia piena dei diritti di cittadinanza per tutte le donne e gli uomini che risiedono.
Questi i punti qualificanti delle due delibere di iniziativa popolare:
- l’introduzione del diritto di elettorato attivo e passivo per il Consiglio comunale per i cittadini stranieri non comunitari che abbiano compiuto il 18 anno di età residenti nel territorio comunale;
- la predisposizione di una apposita lista elettorale di elettori stranieri, elaborata sulla base dei dati rilevati dai servizi anagrafici, per rendere effettivo tale diritto, costituita e aggiornata d’ufficio;
- la richiesta al Sindaco e al Consiglio comunale di proporre una modifica dello Statuto comunale al fine di ampliare l’elettorato attivo e passivo ai cittadini stranieri non comunitari e apolidi residenti nel Comune di Roma secondo i principi sopra elencati;
- la richiesta al Consiglio comunale di Roma di un impegno a sollecitare il Governo e il Parlamento ad approvare una legge nazionale per la garanzia del diritto di voto attivo e passivo ai cittadini stranieri non comunitari in tutto il territorio nazionale.
Le politiche sull’immigrazione debbono essere indirizzate all’inserimento sociale degli immigrati e tendere alla più ampia partecipazione democratica di tutte le persone che fanno parte della comunità cittadina indipendentemente dalla loro provenienza.


17 luglio 2005 - AGI

ROMA: AL VIA LA CAMPAGNA PER IL VOTO AGLI IMMIGRATI

Roma - E' stata ufficialmente inaugurata a Roma la campagna cittadina per l' introduzione del diritto di voto per i cittadini stranieri alle elezioni comunali e municipali. A promuovere l' iniziativa un largo gruppo di organizzazioni di migranti e antirazziste: tra queste Arci Roma, Senza confine, Lunaria, Fcei, Comitato immigrati, NODI, Comunità di S. Egidio, Cgil, Pax Christi, Antigone, Action, Fondazione Astalli, RDB e molte altre. "Le politiche sull' immigrazione debbono essere indirizzate all' inserimento sociale degli immigrati e tendere alla piu' ampia partecipazione democratica di tutte le persone che fanno parte della comunita' cittadina, indipendentemente dalla loro provenienza - spiegano gli organizzatori - occorre mutare il segno delle politiche migratorie e sull' immigrazione, abbandonando le priorita' sicuritarie e privilegiando i diritti delle persone". Fine ultimo della campagna e' l' approvazione di una legge nazionale che, attraverso la ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo, introduca l' elettorato attivo e passivo alle elezioni comunali e municipali in tutto il territorio italiano.


16 luglio 2005 - Unimondo.org

Migranti: Roma, parte la campagna per diritto di voto

E' partita la campagna cittadina per l'introduzione del diritto di voto per i cittadini stranieri alle elezioni comunali e municipali. L'iniziativa, promossa da un largo gruppo di organizzazioni di migranti e antirazziste, da Arci Roma a Senza confine, da Lunaria alla Fcei, dal Comitato immigrati al NODI, dalla Comunità di S. Egidio alla CGIL, da Pax Christi ad Antigone, da Action alla Fondazione Astalli alle RdB e molte altre, ha visto la partecipazione di circa 80 persone. "Le politiche sull'immigrazione debbano essere indirizzate all'inserimento sociale degli immigrati e tendere alla più ampia partecipazione democratica di tutte le persone che fanno parte della comunità cittadina - hanno spiegato i promotori dell'iniziativa- indipendentemente dalla loro provenienza. Occorre mutare il segno delle politiche migratorie e sull'immigrazione, abbandonando le priorità sicuritarie e privilegiando i diritti delle persone." I promotori hanno evidenziato che la campagna cittadina ha come obiettivo finale l'approvazione di una legge nazionale che, attraverso la ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo, introduca l'elettorato attivo e passivo alle elezioni comunali e municipali in tutto il territorio italiano.
La consapevolezza della difficoltà di arrivare in tempi brevi all'approvazione di una legge nazionale, ha spinto le associazioni romane a promuovere dal basso una campagna che solleciti il comune di Roma ad affiancare altri comuni (Ancona, Genova, Brescia, Venezia) e a schierarsi in modo deciso con chi vuole la garanzia piena dei diritti di cittadinanza per tutte le donne e gli uomini che risiedono in un determinato territorio.
Questi i punti qualificanti delle due delibere di iniziativa popolare:
- l'introduzione del diritto di elettorato attivo e passivo per il Consiglio Comunale per i cittadini stranieri non comunitari che abbiano compiuto il 18 anno di età residenti nel territorio comunale;
- la predisposizione di una apposita lista elettorale di elettori stranieri, elaborata sulla base dei dati rilevati dai servizi anagrafici, per rendere effettivo tale diritto, costituita e aggiornata d'ufficio;
- la richiesta al Sindaco e al Consiglio Comunale di proporre una modifica dello Statuto Comunale al fine di ampliare l'elettorato attivo e passivo ai cittadini stranieri non comunitari e apolidi residenti nel Comune di Roma secondo i principi sopra elencati.
- la richiesta al Consiglio Comunale di Roma di un impegno a sollecitare il Governo e il Parlamento ad approvare una legge nazionale per la garanzia del diritto di voto attivo e passivo ai cittadini stranieri non comunitari in tutto il territorio nazionale.
A partire dalla prossima settimana verrà avviata la raccolta di firme nelle principali feste cittadine e presso le organizzazioni promotrici. Il comitato promotore invita tutte e tutti a partecipare alla prossima riunione che si terrà martedì 19 luglio alle ore 19,00 presso la sede di Senzaconfine.
Per informazioni e adesioni: votoimmigratiroma@yahoo.it
COMITATO PROMOTORE
Associazioni: Antigone, Arci Roma, Attac Roma, Lunaria, Progetto diritti, RdB, Senzaconfine, Servizio Rifugiati e Migranti Fcei Roma, ICS, Comunità S. Egidio, Comitato Immigrati in Italia, Comitato Immigrati Roma, Bashani Sriti (Bangladesh), Action, Dhuumcatu, Centro Astalli, Associazione Giuristi Democratici, OMCVI - Donne Capoverdiane, Acrobax, Csoa Vittorio Occupato di Ostia, Casa dei diritti sociali Focus, Pax Christi Roma, ADBI (Donne brasiliane), Associazione culturale Piero Bruno, NO.DI., Carta, Chiama l'Africa, Associazione Illiria, Associazione Mediterranea, Casa delle culture, Ass. LIPA - Donne slave del Sud, CGIL di Roma e Lazio; Ass. Griot, Ass. Lavoratori Pakistani in Italia, Medici contro la tortura, Confederazione Cobas;


15 luglio 2005 - Comunicato RdB CUB Immigrati

Pacchetto Sicurezza e caccia all’immigrato
La versione militare della Bossi-Fini

Il "Pacchetto Sicurezza" presentato in Parlamento dà il via libera alla completa criminalizzazione degli immigrati, basata sull’equiparazione tra immigrazione, terrorismo e criminalità, equazione negata a parole ma confermata dai fatti e dalle proposte concrete.
Utilizzando la "minaccia terroristica", con la giustificazione delle bombe di Londra, che hanno ucciso anche cittadini immigrati, in tutto il paese stiamo assistendo ad una vera operazione di repressione e di caccia alle streghe con rastrellamenti militari e perquisizioni arbitrarie e, pesantemente, umilianti.
Riteniamo grave che le ultime dichiarazione del ministro dell’interno Pisanu, siamo state accolte con soddisfazione da quasi tutte le forze politiche della maggioranza e dell’opposizione.
Abbiamo assistito ad un applauso "bipartisan" all’intervento di Pisanu che promette la costruzione di nuovi CPT, aumento dei voli charter per le espulsioni forzate, modifiche repressive del codice penale, aumento dei poteri della polizia.
Provvedimenti in palese contrasto con le dichiarazioni di facciata sul "mantenimento delle libertà dei cittadini" e sul "rifiuto delle leggi di emergenza", ma che vengono accolti positivamente dal centrosinistra: basti ascoltare le dichiarazioni di Piero Fassino che ha apprezzato l’intervento del ministro Pisanu e quelle di Romano Prodi che ha definito le parola del Ministro "un discorso saggio".
Inoltre, sempre il segretario dei DS, ha ammonito che sarebbe un grave errore chiedere la chiusura dei CPT, ignorando totalmente la recente iniziativa promossa da 14 tra presidenti e assessori regionali sulla messa in discussione dei centri di permanenza.
Denunciamo queste misure repressive che non solo criminalizzano i cittadini immigrati e chi lotta al loro fianco ( lo dimostra la conferma delle condanne sulle azioni contro il CPT di Trieste), ma trasmettono un messaggio di voluta confusione e di paura all’intera popolazione italiana.
Riteniamo che le iniziative promosse dall’Assemblea dei movimenti antirazzisti per la chiusura immediata dei CPT/CPA, svoltasi il 10 Luglio scorso a Bari siano un punto di forza per organizzare una risposta di massa all’azione repressiva del governo, contro la Legge Bossi-Fini, e la Legge Turco –Napolitano.


12 luglio 2005 - Comunicato RdB CUB

BARI - assemblea nazionale contro i CPT

All'appuntamento eravamo presenti per dare il nostro contributo alla discussione ed alla predisposizione delle prossime iniziative.
Come deciso nel recente congresso nazionale l'impegno sulla questione immigrati è una delle priorità della nostra organizzazione.
Segnaliamo le scadenze uscite fuori dall'assemblea:
- settembre: giornata di mobilitazione nazionale con iniziative locali
- ottobre: due manifestazioni contro l'apertura di nuovi CPT
- novembre: manifestazione nazionale contro la Bossi-Fini
Riportiamo il documento conclusivo

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Documento dell’assemblea dei movimenti per la chiusura dei CPT

Bari 10 luglio 2005
I movimenti per la libertà di circolazione e per la chiusura dei centri di detenzione per migranti accolgono positivamente l’iniziativa dei presidenti di regione e rivendicano il percorso di movimento che l’ha resa possibile.
Il Forum di oggi dimostra che si è aperto un profondo conflitto istituzionale. La legge Bossi-Fini e il ministro dell’interno Pisanu hanno trasformato il problema politico dell’immigrazione in guerra permanente contro tutti i migranti, amplificando gli aspetti negativi della legge Turco-Napolitano, che comunque rifiutiamo.
Ad una settimana dagli attentati di Londra diventa prioritario rifiutare ogni misura antiterrorismo emergenziale, penale o amministrativa che fa dei migranti le prime vittime ed i capri espiatori di una criminalizzazione preventiva. Infatti, l’attuale politica sull’immigrazione è basata su una razionalità emergenziale e securitaria. La chiusura delle frontiere, la restrizione dei canali di ingresso legale, il restringimento delle possibilità di ricongiungimento familiare, l’esasperazione della precarietà della condizione dei migranti a causa di una rigida connessione tra la durata (e il rinnovo) del permesso di soggiorno ed il rapporto di lavoro, la negazione del diritto d’asilo stanno producendo clandestinità, ricattabilità, irregolarità.
Le misure restrittive della libera circolazione e l’uso mediatico di un’associazione continua di clandestino e criminale, hanno portato ad una progressiva clandestinizzazione dei migranti e reso di fatto il clandestino un criminale sui generis, un criminale d’eccezione che non può semplicemente essere arrestato, ma deve essere internato pur non avendo commesso reato alcuno. Tutto questo sta continuando ad alimentare un falso allarme, per indurre ed amplificare una domanda sociale di esclusione, di restringimento dei diritti di cittadinanza che riguardano tutte e tutti. Il trattamento del migrante è diventato il prototipo del controllo sociale e della precarizzazione del lavoro e della vita di tutti, istituzionalizzati anche dalla legge 30. Il perverso intreccio tra contratto di soggiorno e precarizzazione del lavoro mette i migranti in una condizione di continuo rischio di clandestinità rendendo più ricattabili tutti.
Le politiche di repressione sono servite a sperimentare un diritto speciale e separato per categorie di persone (migranti, tossicodipendenti, prostitute, attivisti). Dal 1998 – anno in cui la legge Turco-Napolitano ha istituito i centri di permanenza temporanea – un’ampia rete di attivisti ha attuato una critica pratica alla detenzione-deportazione che li sorregge. Il normale funzionamento di queste galere etniche è stato messo in discussione ed è stato rifiutato sia dall’esterno sia dai migranti detenuti all’interno. In forme diversificate è stata praticata la legittima disobbedienza ad una legge ingiusta, riaffermando la contrarietà alla detenzione etnica ed amministrativa, alla distinzione tra persone legali ed illegali, sanabili ed insanabili, e denunciando l’impossibilità di una riforma umanitaria dei CPT.
E’ per questo che consideriamo e chiediamo siano dichiarati illegittimi i procedimenti giudiziari tutt’ora pendenti a carico di centinaia di migranti e di attivisti che, in questi anni, dall’interno e dall’esterno dei centri hanno messo radicalmente in discussione la detenzione amministrativa. I CPT così come i CDI (Centri d’identificazione per richiedenti asilo) sono istituzioni europee e si assiste al loro proliferare dentro e fuori l’Europa. Chiudere ogni campo di detenzione per i migranti vuol dire opporsi in Italia, in Europa ed al di fuori dello spazio Schengen: ad ogni dispositivo che rende clandestini i movimenti di popolazione alle deportazioni, ai rimpatri, ai respingimenti alle delocalizzazioni delle politiche di controllo dei flussi all’allestimento dei campi all’esterno dell’UE. Vuol dire cancellare l’istituto della detenzione amministrativa ed ogni forma di diritto differenziale. Vuol dire ripensare radicalmente e completamente le migrazioni perché l’unica forma di opposizione ai centri di detenzione è la libertà di circolazione.
Chiediamo: La chiusura di tutti i centri di detenzione dentro e fuori l’Europa La non apertura di quelli in costruzione Amnistia e depenalizzazione di tutti i reati sociali Abrogazione di tutti i reati connessi alla condizione di irregolarità dei migranti sul territorio Rilanciamo la ripresa delle iniziative per la chiusura dei centri di detenzione con due manifestazioni nazionali e la ripresa delle campagne contro gli enti gestori dei centri. Chiediamo ai presidenti di regione riuniti in questo Forum, iniziative di boicottaggio gestionale delle strutture di detenzione. Rilanciamo la ripresa delle iniziative per l’abrogazione della Bossi-Fini, il non ritorno alla Turco-Napolitano, la revoca dei regolamenti attuativi, l’elaborazione di una legge organica sull’asilo.
Proponiamo a tutti:
giornata di mobilitazione ed azioni articolate nei territori a settembre
manifestazione per l’abrogazione della legge Bossi-Fini a novembre

I movimenti per la libertà di circolazione e per la chiusura dei centri di detenzione per migranti


12 luglio 2005 - Il Gazzettino

SPORTELLO CASA
Gli immigrati pagano più di tutti l'emergenza
di Roberto Cervellin

Vicenza - Francesca, 43 anni, nigeriana, sola con due figli a carico, vive in una casa di riposo privata e ha un lavoro part-time. Susanna, 53 anni, albanese, prossima allo sfratto, è senza lavoro: non riesce a trovarlo perché, dice, è considerata "anziana". Salah, 46 anni, marocchino, sposato, due figli, ha gravi problemi fisici, è senza lavoro ed è costretto a vivere separato dalla famiglia.
Sono alcuni dei casi di disagio sociale che quotidianamente bussano alla porta dello Sportello casa delle rappresentanze sindacali di base Rdb-Cub di via Del Grande 24 (sotto lo stadio). Una piaga che, denunciano Morteza Nirou e Teo Molin Fop, tra i rappresentanti del servizio nato di recente per dare consulenza e informazioni su questioni abitative, si sta progressivamente aggravando. Sono decine le segnalazioni di italiani e stranieri che, con impiego precario o senza lavoro, non riescono a pagare l'affitto e rischiano lo sfratto. Secondo gli ultimi dati, dal 1999 al 2003 a Vicenza gli sfratti sono più che raddoppiati. L'anno scorso sono stati circa 150.
Che cosa fare? Per i due rappresentanti dello sportello bisogna pensare ad una politica della casa più efficace che invece di affrontare l'emergenza con contributi a pioggia e alloggi temporanei metta a disposizione delle famiglie disagiate appartamenti pubblici sfitti (duecento, secondo stime comunali). «Ci sono sfitti che, con pochi restauri, diventerebbero subito abitabili», commenta Molin Fop. «Le persone perdono il lavoro facilmente. Il mercato privato per alcuni è diventato ormai inaccessibile. Non resta che l'alloggio pubblico». Aggiunge Nirou: «Serve un fondo di garanzia pubblico-privato che tuteli chi è difficoltà. Mancano risorse? Si possono trovare utilizzando al meglio quelle disponibili».
Contro gli sfratti, esponenti delle Rdb-Cub, Coordinamento stranieri e gruppo "Invisibili" dei centri sociali di recente hanno bloccato pacificamente due sfratti esecutivi. «Lo scopo non è creare ma risolvere il problema. Cerchiamo un dialogo», conclude Molin Fop. «Rimpatrio e separazione del nucleo familiare non sono la soluzione».


3 luglio 2005 - Il Giornale di Vicenza

La manifestazione. Circa 400 immigrati hanno sfilato per le vie del centro chiedendo più tutele
«I rifugiati devono poter lavorare»
«Chi chiede asilo politico resta nel limbo per mesi»
di Marino Smiderle

Vicenza - Cantano e ballano, 3-400 africani arrivati a Vicenza da diverse città d’Italia. Cantano e ballano ma non hanno niente da festeggiare. Chi chiede asilo politico all’Italia non può lavorare. Pazienza se passano settimane, mesi, a volte un anno, senza che arrivi il pronunciamento. Che spesso derubrica l’asilo politico in asilo umanitario, con conseguente durata limitata e successiva spedizione al mittente dell’immigrato.
Di questo parlano i giovani arrivati dal Sudan, dal Togo, dalla Sierra Leone, dalla Liberia, terre martoriate dalla violenza e dalla povertà.
Poco dopo le 17 partono dalla stazione, scortati dalla polizia. In mezzo a loro diversi rappresentanti delle organizzazioni che hanno messo in piedi i dettagli di questa manifestazione, tra cui il coordinamento immigrati Cgil, il Tavolo migranti dei social forum del Vicentino e il Cub berico. Secondo gli organizzatori, il regolamento di attuazione della legge Bossi-Fini, entrato in vigore a febbraio, «prevede norme ancor più vessatorie per ottenere il famigerato contratto di soggiorno».
Ma lungo via Roma si manifesta per il diritto di asilo e per chi si trova nella scomoda situazione di non poter lavorare. «Questi giovani - spiega Germano Raniero, dei Cub - fuggono da realtà in cui sono perseguitati, in cui regnano regimi dittatoriali, e chiedono asilo all’Italia. Da noi aspettano mesi senza poter lavorare e poi, spesso, trovano risposte contraddittorie, che li costringono a darsi alla clandestinità. Non si può andare a avanti così».
Negli ultimi tempi decine di richiedenti asilo sono saliti verso il nord, Vicenza compresa. In teoria non potrebbero lavorare, in pratica devono mangiare: e quindi sono come nel limbo, un piede al di qua e un altro al di là della legge.
Dicko Mamadou è a Vicenza da 14 anni. Lui non ha problemi, ha tutti i timbri sulle carte giuste. Però sceglie di sfilare per solidarietà con tutti quelli che non hanno avuto la sua fortuna. «Ma li vede questi ragazzi - dice -, le paiono delinquenti, gente che non ha voglia di far niente? No, questi vogliono lavorare, si adattano a fare qualsiasi cosa. Io credo che bisognerebbe dare a tutti un permesso di soggiorno, nell’interesse dell’Italia. Nome, cognome, residenza, così si possono controllare: chi sgarra, espulsione. Ma chi dimostra lealtà alle leggi deve essere considerato un cittadino come tutti gli altri. Questa è la difficoltà maggiore, anche a Vicenza, dove spesso vengo fermato solo perché ho la pelle scura e vengo scambiato per un potenziale delinquente. La cosa mi dà parecchio fastidio».
Prosegue il corteo, lungo via Roma, poi lungo corso San Felicie, viale Milano e sosta finale davanti alla questura. Qui una delegazione è stata ricevuta dal vicequestore Giuseppe Sinatra. Il quale più di tanto non può fare, né promettere: le leggi sono queste e c’è chi deve applicarle. Alla fine, qualche problema col traffico per l’assembramento in piazzale Tiro a segno.


2 luglio 2005 - Il Gazzettino

EMERGENZA CASA Rappresentanti di Rdb-Cub, componenti del gruppo "Invisibili" hanno manifestato in via Galizzi per aiutare una famiglia di tunisini per la quale ora verrà trovata una soluzione
Sit-in in quindici per impedire lo sfratto. Rinviato

Vicenza - (R.C.) Hanno sfidato la pioggia per dire "no" a uno sfratto. Ieri mattina una quindicina di persone tra esponenti delle Rappresentanze sindacali di base (Rdb-Cub), del Coordinamento stranieri e del gruppo "Invisibili" dei centri sociali hanno bloccato pacificamente lo sfratto esecutivo a carico della famiglia tunisina composta da quattro persone (coniugi e due figli piccoli) residente in via Galizzi 38, a Parco Città. Non sono mancati momenti di tensione, tanto che hanno dovuto intervenire le forze dell'ordine. Il blocco a quanto pare ha dato i suoi frutti, visto che il proprietario dell'appartamento ha concesso la proroga dello sfratto fino a fine luglio. «Il tempo necessario per trovare una nuova sistemazione», ha commentato soddisfatto Morteza Nirou del Coordinamento stranieri, presente al sit-in. Si apre uno spiraglio di speranza dunque per la famiglia di immigrati sulla quale pendeva uno sfratto per morosità. Il padre, Hammani Rashid, trent'anni, per motivi di salute è stato costretto a lasciare il lavoro e non ha più pagato l'affitto. «E' una situazione di emergenza di fronte alla quale ci si doveva attivare. Non potevamo permettere che due bimbi piccoli finissero sulla strada», ha sottolineato Nirou. Così, dopo un lungo colloquio con i proprietari della casa, è stato raggiunto un compromesso per un breve rinvio dello sfratto. «Dispiace che all'appuntamento non siano stati presenti rappresentanti dei Servizi sociali del Comune - ha aggiunto Nirou - Speriamo che l'assessorato agli Interventi sociali riesca a trovare un alloggio temporaneo».
Nella sede Rdb-Cub di via Del Grande (sotto lo stadio "Menti") è stato allestito uno sportello che fornisce informazioni gratuite su materie quali migranti, sfratti, casa. E' aperto ogni martedì dalle 15.30 alle 18. Telefono 0444.514937, e-mail: sportellocasaÌinventati.org.

Lavoratori migranti

Vicenza - Oggi a con inizio alle 17 nel piazzale della stazione di Vicenza,si terrà un manifestazione "Per la libertà dei richiedenti asilo", organizzato dal Tavolo migranti dei social forum italiani, Tavolo migranti dei social forum del vicentino, CGIL-Vicenza CUB, Coordinamento immigrati CGIL, Partito dei Comunisti Italiani, Cobas migranti, Palermo Movimento immigrati e richiedenti asilo, Caserta Sincobas migranti, Livorno Coordinamento migranti Bologna, Gruppo immigrazione del Brescia social forum, Sincobas Giovani comunisti - Mantova, Mantova antagonista, Tavolo migranti del Torino social forum USI, Lavoratori e lavoratrici anarchici.


1 luglio 2005 - Il Gazzettino

Vicenza - Sfratti
di Roberto Cervellin

Vicenza - L'Ufficiale giudiziario si presenterà alle 8 di oggi, venerdì 1 luglio. Ad attenderlo, in via Galizzi 38, non solo una famiglia straniera su cui pende lo sfratto per morosità, ma anche esponenti delle Rappresentanze sindacali di base (Rdb-Cub), del Coordinamento stranieri e del gruppo "Invisibili" dei centri sociali che bloccheranno pacificamente lo sfratto esecutivo.Accadrà davanti all'abitazione di una famiglia di tunisini con due figli a carico, nel quartiere di Parco Città. Un famiglia, spiega Moreza Nirou del Coordinamento stranieri, con gravi problemi economici legati al precario stato di salute del marito: «Non sta bene ed è stato licenziato. Quindi non ha più potuto pagare l'affitto». Di qui il sit-in di protesta per chiedere la proroga dello sfratto in modo che nel frattempo si trovi un'altra sistemazione per la famiglia di immigrati. «Purtroppo siamo venuti a conoscenza del caso solo pochi giorni fa e non abbiamo potuto muoverci per tempo. Abbiamo chiesto al Comune un'accoglienza di emergenza in qualche struttura».
Non è la prima volta che Rdb-Cub, stranieri e "Invisibili" inscenano quelle che chiamano "azioni di resistenza passiva". Poco più di un mese fa la stessa iniziativa fu promossa in corso Santi Felice e Fortunato per difendere una famiglia egiziana sfrattata. Ora per questa è stata trovata una nuova casa. «Non siamo così ingenui da credere che le contestazioni siano la soluzione del problema, ma uno strumento in grado di creare un dibattito serio», osserva Nirou. Obiettivo è dunque quello di sensibilizzare l'opinione pubblica a un problema che, conclude, non riguarda solo gli stranieri ma anche i cittadini italiani. Dal 1999 al 2003 a Vicenza gli sfratti sono più che raddoppiati. Cinque anni fa quelli convalidati furono 69, saliti a 154 nel 2003.


1 luglio 2005 - La Provincia

L'appello delle associazioni
«Straniero uguale criminale, un'equazione che non ci piace»

(s.bar.) "Equazione straniero-delinquente: io non ci sto!". E' la presa di posizione dell'Agenzia per la pace, un'associazione che sottolinea come «a seguito di alcuni gravi episodi di criminalità è scattata in grande stile una vera e propria caccia all'immigrato». Negli ultimi giorni, infatti, «gli immigrati sono accusati di essere la causa prima di un forte aumento della criminalità, di mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini italiani e, soprattutto, di essere protagonisti di stupri e omicidi». In questo clima di «linciaggio degli stranieri» i sottoscrittori della lettera aperta invitano la comunità provinciale a respingere l'equazione straniero-stupratore «perché essa non ha alcun fondamento». Le statistiche dicono che gli stupratori abituali sono quasi tutti italiani, bianchi e in grande maggioranza parenti o amici o fidanzati delle vittime. Negli episodi che sono stati presi a pretesto per l'apertura di questa nuova campagna xenofoba la notizia sta nella rarità dell'evento, non certo nella sua frequenza. E' del tutto infondata l'equazione «immigrazione uguale maggiore delinquenza. Il rapporto Annuale Caritas evidenzia come l'incidenza statistica dei reati commessi dagli immigrati non è superiore a quella degli italiani, cioè se su cento italiani ce ne sono 5 che commettono reati, su cento immigrati ve ne sono approssimativamente altrettanti». I primi firmatari sono Agenzia per la Pace, Cisl, Cgil, Arci, Auser, La Bottega della Solidarietà, Rifondazione Comunista, Ds, Rdb, Osservatorio sulla Precarietà, Giovani Comunisti e i consiglieri comunali Enzo Orsingher, Carlo Ruina, Matteo Russo, Dante Tentori, Enrico Bongiolatti, Pierluigi Passerini, Nicola Copes, e Simone Bertolino. L'appello è aperto ad altre adesioni che possono essere comunicate all'Agenzia per la pace


1 luglio 2005 - Carta

Roma. Appello per la chiusura del Cpt di Ponte Galeria
APPELLO PER LA COSTITUZIONE DI UN FORUM CITTADINO
PER LA CHIUSURA DI PONTE GALERIA

La legge 40 del '98, che ha istituito i centri di permanenza temporanea in Italia, ha prodotto una aberrazione giuridica non più tollerabile. I CPT sono (non) luoghi interdetti alla società civile e utilizzati ai fini della detenzione "amministrativa" dei cittadini stranieri presenti in maniera irregolare sul territorio italiano prima di procedere alla loro espulsione coattiva. E' palese il contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione, l'esistenza di questi centri dove rinchiudere persone responsabili di una violazione amministrativa che non può essere sanzionata con la privazione della libertà personale (art. 13 Costituzione italiana) e perchè questa violazione riguarda i soli cittadini stranieri, producendo una discriminazione degli stessi rispetto alla popolazione autoctona(art. 3 Cost. ital.).
Con l'entrata in vigore, lo scorso 21 aprile, del decreto di attuazione delle norme di modifica del T.U. 286/98 relative alla procedura di richiesta dello status di rifugiato è prevista inoltre, la creazione di centri di identificazione per richiedenti asilo contigui fisicamente ai CpT e di fatto coincidenti con questi ultimi. Insomma, per i richiedenti asilo, cioè potenziali rifugiati, si apprestano ulteriori misure repressive invece di offrire loro protezione per quello che hanno già subito nei paesi da cui scappano.
Non a caso nelle ultime settimane si susseguono le denunce e condanne di Acnur, Medici senza frontiere, Onu, consiglio d'Europa, parlamento europeo e Amnesty International contro il governo italiano, in relazione ai modi con cui questo risponde alle migliaia di persone che giungono nel nostro paese per sfuggire alle persecuzioni e violazioni dei diritti umani nei paesi d'origine. La "democratica repubblica italiana", in palese contraddizione alle convenzioni internazionali e al suo stesso dettato costituzionale, ha consentito espulsioni di massa verso paesi non sicuri, valutazioni collettive delle richieste d'asilo omettendo l'esame di ciascuna domanda come previsto dalla convenzione di Ginevra. La stragrande maggioranza dei richiedenti asilo è segregata nei lager-pstmoderni, chiamati, eufemisticamente, centri di identificazione.
Alla luce di quanto sopraesposto e alle porte del Forum contro i Cpt che si svolgerà l'11 luglio a Bari (promosso dal presidente pugliese Nichi Vendola e a cui hanno aderito altri 14 presidenti di regione, Magistartura democratica e Asgi - associazione studi giuridici sull'immigrazione-), alcune realtà di movimento, partiti politici ed associazioni romane, quali Sportello Migranti De Lollis, Action, Esc, Astra, c.s. La Strada, c.s. Corto Circuito, Rdb Cub, Associazione Senza-confine, Arci Roma, Lunaria, Progetto diritti, Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani, si sono costituiti in Forum per la chiusura immediata del più grande CPT/centro di identificazione d'Italia, Ponte Galeria, invitando tutte le associazioni, realtà di movimento partiti e cittadini interessati ad aderire. Questo comitato promotore, i cui partecipanti da anni si battono contro la vigente legislazione antiimmigrati, ritiene doveroso avviare una battaglia dal basso, e quanto più ampia e partecipata possibile, per:
- l'eliminazione di queste vergognose strutture di detenzione per cittadini stranieri, richiedenti asilo e migranti presenti irregolarmente sul territorio
- una nuova legislazione sull'immigrazione che superi l'attuale meccanismo di regolazione dei flussi migratori inefficace sia in relazione alle esigenze del mercato del lavoro che al contrasto dell'azione di organizzazioni dedite al traffico di esseri umani.
- una nuova politica migratoria rispettosa dei diritti e della dignità delle persone indipendentemente dalla loro nazionalità
- riaprire una campagna, da coordinare a livello nazionale, che tenga conto di quanto è già stato fatto sul terreno della mobilitazione anti cpt che riporti al centro del dibattito politico questi temi e la necessità di sospendere quasisi provvedimento giudiziario a carico di chi in è sotto processo per reati connessi alle lotte contro la bossi-fini
MANIFESTAZIONE AL CENTRO PONTE GALERIA MARTEDI 5 LUGLIO ORE 11.00
PROMUOVONO : Sportello Migranti De Lollis, Action, Esc, Astra, c.s. La Strada, c.s. Corto Circuito, Rdb Cub, Associazione Senza-confine, Arci Roma, Lunaria, Progetto diritti, Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani, On. Giovanni Russo Spena, On. Paolo Cento, On. Gianfranco Pagliarulo, On. Francesco Martone, Consigleri regionali Anna Pizzo, Peppe Mariani, Consiglieri comunali Patrizia Sentinelli, Nunzio D'Erme, Sandro Medici Presidente X municipio, Fabio Galati Assessore X municipio, Massimiliano Smeriglio Presidente XI municipio, Gianluca Peciola Assessore XI municipio, Luciano Ummarino Cosigliere XI municipio, Rino Fabiano Consigliere III municipio, Paolo Di Vetta delegato casa III municipio.


29 giugno 2005 - Comunicato RdB CUB

DECRETI ATTUATIVI DELLA BOSSI-FINI
UNA NORMATIVA RICATTATORIA E SCHIAVISTICA

Il Regolamento di attuazione della Legge Bossi-Fini e le Circolari ministeriali di applicazione sono una vergogna inaccettabile per tutti i lavoratori stranieri e italiani e per tutti i cittadini di questo paese. Il Governo è riuscito a peggiorare ulteriormente la normativa sugli immigrati che dalla Legge Turco-Napolitano alla Bossi-Fini sta trasformando questo paese in un regime razzista.
Siamo di fronte ad una normativa ricattatoria e schiavistica:
- per ogni contratto di lavoro si pretende la stipula di un "contratto di soggiorno", che lega il lavoratore al padrone per la regolare permanenza nel paese
- per ogni contratto di soggiorno si pretende di avere una abitazione che rispetti i parametri della normativa per l’edilizia residenziale pubblica, sotto la garanzia del padrone, e questo vale anche per il ricongiungimento familiare o la nascita di un figlio
Le Questure e le Prefetture applicando in maniera ferrea questa normativa, trasformano, ancora di più, tutte le lavoratrici e lavoratori immigrati in potenziali clandestini da inviare ai CPT.
Questa è la legalità che non possiamo accettare: si nega il diritto alla casa, si nega il diritto ad un lavoro stabile e retribuito bene, e poi si mette sotto stretto e pesante ricatto tutti i lavoratori immigrati, e i padroni diventano padroni non solo del lavoro ma della stessa vita e dignità.
E’ questa la vera criminalità legata all’immigrazione: lo sfruttamento, il lavoro nero, il caporalato, il razzismo. Per le libertà e la dignità dei lavoratori immigrati chiediamo:

- il rilascio e il rinnovo immediati di tutti i permessi e delle carte di soggiorno
- il trasferimento del rilascio dei documenti dalle Questure agli enti locali.
- chiusura definitiva dei centri di permanenza temporanea (CPT)
- abrogazione totale della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla precedente legge Turco - Napolitano e alla cultura che l’ha ispirata;
- una legge in materia d’asilo che tuteli realmente i richiedenti asilo e i rifugiati;
- la libertà di circolazione e la regolarizzazione permanente senza condizioni di tutti gli immigrati, una cittadinanza di residenza e il diritto di voto per tutti gli immigrati.

LIBERTA’ E DIRITTI PER I LAVORATORI IMMIGRATI


23 giugno 2005 - Comunicato RdB CUB Immigrazione

"Quando la violazione dei diritti umani diventa modello di governo"

Mentre illustri ministri dello stato ed alcuni esponenti dell’opposizione incitano a l’odio nei confronti dei migranti, mettendo immigrazione e delinquenza su lo stesso piano.
Il ministro Pisanu risponde puntuale con una ennesima operazione di deportazione verso la Libia.
Questo ennesimo gesto non solo testimonia il fallimento della politica del governo, ma mette in evidenza alcuni elementi e fatti vergognosi e gravissimi, tra cui la violazione dei diritti umani con le deportazioni, diventate ormai modello di governo, malgrado i richiami della Corte di Strasburgo e dei trattati delle Nazioni Uniti sulla liberta e la protezione delle persone.
La seconda riguarda le misure repressive e l’odio nei confronti dei cittadini immigranti, in particolare Romeni, Marocchini, Albanesi, ecc… Marciando così sull’onda degli episodi di cronaca che hanno visto coinvolti alcuni immigrati, si è passati alla criminalizzazione di un’intera comunità e far esplodere di conseguenza una vera e ingiustificata caccia all’immigrato.
La terza è l’ambiguità nell’Unione che non trova un'unica voce nel condannare queste misure non degne della nostra società. Questa preoccupazione si legge nelle dichiarazione dell’ex sottosegretario all’estero della Margherita Giannicola Sinisi, che chiede di "garantire il funzionamento dei CPT, potenziandone nel caso, le capacita"
Le RdB/CUB condannano tutte le forme di deportazione e chiede con forza l’abrogazione della Bossi-Fini, ma anche il "NO" alla precedente legge Turco - Napolitano che hanno portato a queste vergognose strutture dei CPT/CPA.
Posizione che porteremo al convegno l’11 luglio a Bari, dove chiederemo di opporci anche alle misure repressive del ministro Pisanu, che stanno colpendo chi come noi è contrario a queste strutture.


21 giugno 2005 - Caserta24ore

Sospesa l'espulsione di Jihad Mohammed Issa

Sospesa l'espulsione di Jihad Mohammed Issa, ma deve rimanere a Ponte Galeria. Presentata la richiesta di asilo politico. Il giudice di pace ha sospeso l'espulsione di Jihad Mohammad Issa in attesa del pronunciamento del tribunale ordinario, previsto per il prossimo 7 luglio, ma ha disposto che rimanga trattenuto nel CPT romano di Ponte Galeria, dove è stato rinchiuso dopo aver scontato 20 anni di carcere nel nostro Paese. L'avvocato di Jihad, Maria Luisa D'Addabbo, è stata molto critica sulla decisione del giudice di pace, rilevando che comunque il problema resta la legge Bossi - Fini, che mantiene aperta la possibilità che il palestinese possa ancora essere espulso verso Paesi dove la sua stessa vita sarebbe a rischio, nonostante si trovi in Italia da vent'anni, abbia un lavoro e una residenza e non abbia mai mostrato di essere un pericolo per la nostra società. Per tutti questi motivi, è stata presentata la richiesta di asilo politico e verrà inviato un ricorso alla corte europea per i diritti umani di Strasburgo. Le associazioni, i comitati di solidarietà con il popolo palestinese, le associazioni per la difesa dei diritti umani e dei migranti, gli amici ed i colleghi di Jihad e tutti coloro e tutti coloro che si stanno impegnando contro la sua espulsione dall'Italia ritengono che questo primo livello di mobilitazione democratica abbia scongiurato il pericolo di un'espulsione alla chetichella, ma che sia indispensabile portare la vicenda di Jihad a conoscenza di un numero ancora maggiore di persone e costruire, da qui al 7 luglio, iniziative ovunque sia possibile. Per ora, rendiamo noto un elenco parziale delle adesioni all'appello contro l'epulsione di Jihad, ricordando che la sottoscrizione delle firme continua all'indirizzo: forumpalestina@libero.it. Fra le adesioni, segnaliamo quelle di: Luisa Morgantini (Europarlamentare indipendente), Paolo Cento (deputato dei Verdi), Mauro Bulgarelli (deputato dei Verdi), Ramon Mantovani (deputato del PRC), Luciano Pettinari (deputato DS), Giovanni Russo Spena (deputato del PRC), Luigi Malabarba (Senatore del PRC), Fioriello Cortiana (senatore-verdi), Adriana Spera (Consigliera comunale di Roma del PRC), Nunzio D'Erme (Consigliere comunale di Roma, indipendente), Raniero La Valle, Ettore Masina (già Presidente del comitato per i diritti umani della Camera dei Deputati), Giorgio Cremaschi, Falco Accame, PdCI dipartimento Esteri, Nacera Benali (Il Messaggero, El Watan), la redazione politica editoriale di Radio Onda Rossa, Marco Santopadre, Mila Pernice, Radio Namir, Maurizio Musolino (La Rinascita), I Radiodervish, Carta, Coordinamento di solidarietà con l'Intifada, Area Antagonista (Napoli), Movimento Antagonista (Toscana), CSOA Officina 99, CSOA Terra Terra, Laboratorio Occupato Ska, Forum Palestina, Comitato "Con la Palestina nel cuore" (Roma), Coordinamento napoletano di sostegno all'Intifada, Collettivo Antagonista Primavalle (Roma), Comitato pugliese di solidarietà con la Palestina, Comitato di quartiere per l'autorganizzazione sociale (Taranto), Studenti radioattivi (Roma), Radio Città Aperta, Radio Ciroma (Cosenza), Federazione delle Rappresentanze di Base, Comitato Donne RdB, Circolo ARCI Agorà (Pisa), Coordinamento toscano di solidarietà con la Palestina, CPA Firenze sud, Collettivo politico di Scienze politiche (Firenze), Mariano Mingarelli (Presidente dell'Associazione di amicizia italo-palestinese), Alessandro Aruffo, Fulvio Grimaldi, Bianca Maria Scarcia, Wasim Dahmash, Fabio Marcelli (associazione giuristi democratici), c.s.o.a. SPARO (Palermo), arabmonitor.info, Coordinamento Milano-Palestina, UDAP, medioriente.net - laboratorio autogestito di comunicazione sul Medioriente e Mediterraneo, Bruno Steri (Dipartimento Esteri del PRC), Francesco Andreini (Capogruppo PRC del Comune di Siena), Associazione 100 idee per la pace, Fabio Nobile (Coordinatore segreteria romana del PdCI), CSA Asilo Politico (Salerno), Giuseppina Bonuccelli (Pisa), Gualtiero Via (Rete Lilliput Bologna), Marco Mais, Corrado Mercuriali, Associazione Enzimi di pace, Miriam Pellegrini Ferri, Marie-Claude Jacquet, Comitato "Per non dimenticare Chatila", Paola Peraro, Marco Paquini, Pier Luigi Barberini, Cesira Taranto, Lia Barberini, Simona Barberini, Donatella Sacconi, Alberto Orlandi, Simone Carella, Romana Sturz, Maurizio De Pillis, Luisa Tremonti, Roberto Antimi, Paola Febbraio, Roberto De Angelis, Vittorio Vitolo, Emiliano Vitolo, Ernesto Barberini, Annica Bolognini, Silvano Bolognini, Arianna Bertocci, Arianna Bolognini, Luca Galassi, Luigi Rigoni, Federica Tonin, Luigi Blasucci, Luigi Frassi, Ultimo Barberini, Fulvia Riannessi, Vittorio Carli, Alessio Carli, Matteo Carli, Angela Fruzzetti, Lorenza Erlicher, sezione Università e Ricerca "Bruno Pontecorvo PdCI" di Roma e Fgci Roma, gruppo universitario di studenti della Sapienza "Resistenza Universitaria", Paola Lori, Donne in Nero di Grosseto, Sancia Gaetani, Ippolita Gaetani, Romano Costa, Caterina Costa, Cristina Fuga, Franco Maurizi, Caterina Patti, Claudio Ortale, Francesco Confini, Andrea Genovali (presidente Associazione Puntocritico), Associazione L'Altra Lombardia SU LA TESTA, Gaetano Minardo e Titina Capotorto della Comunità di S.Paolo, Corrispondenze Metropolitane, Giuseppe Allevi (insegnante, Pavia), Juan Josè Allevi (studente, Pavia), Ramona Calderon (impiegata, Pavia), Irene Melis (Nuoro), Alidina Marchettini (Firenze), Fiamma Bianchi Bandinelli (Siena), Giancarla Ceppi, Associazione culturale Il Geranio, Giancarlo Costa, associazione culturale di volontariato TENDA PER LA PACE di Brindisi, Sara Michieletto, Delphine Regnauld, Federico Schiavi Laura Colini, Alessandro D'ambrosi (Verona), Donatella Massimilla (Centro Europeo Teatro e Carcere), Enrico Padovan (Sala Baganza - Parma), Gaetano Colantuono (Grumo Appula - Bari), c.s.a. Vittoria (Milano), collettivo NoBorder (Napoli), Francesca Schiavone (Bari), Agnese Ginocchio-cantautrice per la pace, Chiara Addis (Sassari), Fabrizio Guerra, Stefano Garroni, (Ricercatore CNR - Roma), Lucina Ferraria (Ricercatrice CNR - Roma), Michele Garroni (studente), Adriana Garroni (studente), Maria Pia De Luca (insegnante), Maurizio Franceschini (pensionato), Associazione la Villetta per Cuba, Adriana Sabbatini, Comitato promotore "Campagna contro l'art. 270 e contro tutti i reati associativi", Redazione "Senza Censura", Centro di Documentazione "Krupskaja" (Bologna), Enrica Gissi, Luca Veglianti, RdB/CUB Immigrati, Anna Rita Di Blasi, Giuseppina Tedde,Antonio Casolaro(Caserta), Giuseppe Zambon (Editore, scrittore), Adriana Chiaia (Scrittrice, traduttrice), Gian Luigi Nespoli (poeta, scrittore), Demetrio Morabito (Vice Sindaco Sesto San Giovanni), Rene' Terrasi (Responsbile Unione Inquilini Novara), Fabrizio Bencini, Fiorenzo Parziale (dottorando di ricerca in sociologia, univ. Federico II Napoli), Gennaro Varriale (Formia), Fausto Sorini (direzione nazionale PRC), Kiwan Kiwan (Ferrara) Roma, 20 giugno 2005


17 giugno 2005 - Comunicato RdB CUB P.I. - Min.Interno

Al via gli sportelli per l'immigrazione. 250 Interinali

L’amministrazione ha nei giorni scorsi fornito l’informazione sulla Circolare congiunta : Ministero del Lavoro e Ministero dell’Interno per l’individuazione dei responsabili degli sportelli a livello provinciale. Gli sportelli unici sono in pratica l’unico strascico dell’inattuata legge 300/99 che aveva stabilito che tutte le competenze amministrative periferiche dovessero confluire sotto l’egida del Ministero dell’Interno e cioè delle ex Prefetture. La procedura per la costituzione degli sportelli unici era già partita, quando si è data l’inversione di marcia rispetto alla legge ‘300. Lo sportello unico negli UTG rappresenta un "front office " ( ricezione pratiche e inoltro agli uffici competenti) che si occuperà di rilascio del nulla osta al lavoro con consegna del permesso di soggiorno per lavoro e di rilascio di nulla osta per il ricongiungimento familiare e consegna. Per il resto " L’attività istruttoria è svolta invece dagli Uffici della Direzione Provinciale del lavoro e delle Questure…la conclusione dei relativi procedimenti avviene con provvedimento del responsabile dello sportello unici adottato a seguito di riunioni …" Gli organici degli sportelli unici sono determinati dal prefetto ( si raccomanda l’assegnazione di un dipendente di livello C) e disporranno grazia ad un’Ordinanza della presidenza del Consiglio del 20 aprile scorso di un congruo budget di straordinario ( 40 ore pro – capite). Inoltre a partire dal 1° luglio verranno assegnati altri 250 lavoratori interinali , questa volta agli UTG, assunti sempre tramite l’agenzia Obiettivo Lavoro, dislocati a seconda delle esigenze nei vari UTG, per un minimo di 1 lavoratore per UTG.
L’individuazione dei dirigenti ( prefettizio o dirigente DPL) dei vari sportelli ha ritardato l’emanazione della circolare, denuncia sicuramente un interesse politico particolare verso questa problematica. Non è un caso che in alcune città chiave Milano , Roma , Torino a dirigere gli sportelli saranno dirigenti del DPL e non già prefettizi.
Commenti: Questi sportelli non nascono sotto una buona stella e rischiano di trasformarsi da front-office a uffici passa-carte Secondo un’ulteriore circolare ad iter concluso i permessi di soggiorno potranno continuare ad essere consegnati agli immigrati dai vari commissariati ecc. Si prevede una lotta di competenze non solo tra Ministero del Lavoro e Ministero dell’Interno ( il minimo) quanto tra Sportello e Questure .
Rdb denuncia:
1) La gestione dell’immigrazione continua ad essere "emergenziale" dove le esigenze di ordine pubblico hanno comunque il sopravvento sulla " gestione civile" della materia;
2) Si prosegue con l’assunzione di interinali, quindi le carenze di organico vengono colmate solo con lavoro precario che rende precari anche i lavoratori a tempo indeterminato;
3) Lo straordinario previsto per questi uffici crea ulteriori divisioni economiche tra il personale, tanto più che viene premiata l’emergenza a prescindere dai carichi di lavoro. Solo per fare un esempio lo straordinario viene attribuito alle periferie , ma non in un ufficio a competenza strettamente civile, ma oberato di lavoro , quale la cittadinanza a livello centrale. Non c'è alcun progetto né meritocratico , né di altro tipo c'è solo distribuzione discrezionale di denaro pubblico.

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